summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 21:55:40 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-27 21:55:40 -0800
commit23e8b17a89b5c8e004e16d5c3ca24c963ca5362c (patch)
tree77db6c7902b7f47f19bf58ced8e31b3ae8cda8b1
parent0b7e94cc6e4f6b0d29733453f78e89e0a8e3565e (diff)
NormalizeHEADmain
-rw-r--r--.gitattributes4
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md2
-rw-r--r--old/61304-0.txt11691
-rw-r--r--old/61304-0.zipbin281304 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/61304-h.zipbin394170 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/61304-h/61304-h.htm15339
-rw-r--r--old/61304-h/images/cover.jpgbin98088 -> 0 bytes
8 files changed, 17 insertions, 27030 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..d7b82bc
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,4 @@
+*.txt text eol=lf
+*.htm text eol=lf
+*.html text eol=lf
+*.md text eol=lf
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6312041
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..17b7327
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1,2 @@
+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #61304 (https://www.gutenberg.org/ebooks/61304)
diff --git a/old/61304-0.txt b/old/61304-0.txt
deleted file mode 100644
index 1f66576..0000000
--- a/old/61304-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,11691 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
-(of 2), by Salimbene de Adam
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I (of 2)
-
-Author: Salimbene de Adam
-
-Translator: Carlo Cantarelli
-
-Release Date: February 2, 2020 [EBook #61304]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- CRONACA
- DI
- FRA SALIMBENE PARMIGIANO
-
- DELL'ORDINE DEI MINORI
-
-
- VOLGARIZZATA DA
- CARLO CANTARELLI
-
- SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857
- CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO
- INDICE PER MATERIE
-
-
-
- PARMA
- LUIGI BATTEI EDITORE
- 1882
-
-
-
-
- Parma, Tip. Adorni Michele.
-
-
-
-
- AL
- NOBILLIMO
-
- MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE
-
- DI PARMA
-
- CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO
- AI FIGLI ED AI NEPOTI
- VEGLIA CUSTODE E VINDICE
- DELLE GLORIE DEGLI AVI
- QUESTO VOLGARIZZAMENTO
-
- DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE
-
- NARRATORE PRIMO E STUPENDO
- DELLE VALOROSE GESTA
- ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO
- FRANCARONO L'ITALIA
- DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO
- CARLO CANTARELLI
- A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA
- DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA
-
-
-
-
- DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA
-
- DISCORSO
- DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO
- DI PARMA
-
- PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE
-
-
-Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del retaggio di S. Tommaso,
-di S. Bonaventura e di altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero,
-era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra noi, sì che ognuno,
-il quale si avesse da natura sortito fervido lume di mente, era vago
-di rovistare nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare a'
-futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti suoi proprii, a
-tale che tu, leggendo le scritture di que' dì, ne diresti gli autori
-presi da una smania, da una febbre di apprendere e d'insegnare.
-Fra questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate, di cui
-pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa conoscenza venuto.
-Nato egli in Parma, surto appena il quinto lustro di quel secolo,
-da padre che fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto ad
-alto cuore e ribollente animo; basti a darne un sentore la vigoria
-con cui, giovinetto ancora, tenne fermo contro l'opposizione, che ben
-può dirsi, più che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione sua
-di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato, il narra ei
-medesimo, nel suo decimoquinto anno vestì, per intercessione di Fra
-Gherardo Boccabadati, l'abito religioso in Fano all'insaputa di Guido
-padre suo; venutone questi a conoscenza, dolente che la famiglia sua,
-detta _di Adamo_, perdesse così ogni speranza di perpetuazione, giacchè
-l'altro, maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già reso frate,
-corse all'Imperatore, ed implorò ed ottenne ch'ei s'interponesse presso
-frate Elia Generale dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia
-rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di ritornare al secolo.
-Volò Guido a Salimbene, lo pregò, scongiurollo, fecegli ampie promesse;
-invano; vinto dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse;
-il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio, e stette saldo. Partì il
-meschino genitore; e Salimbene poi nelle sacre ed umane lettere, nella
-gentile arte del canto andò liberamente educando e mente ed animo,
-onde poi salito in alta stima ebbe agio d'intrattenersi con assaissimi
-de' personaggi più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito sino
-a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo. Giovanil talento indotto
-avealo a vagheggiar le dottrine di Gioachino; e veramente quella sua
-fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni, parea creata a
-simili speculazioni; ma più robusto fatto il pensiero, abbandonolle,
-e ne rise: amante del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente
-poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi in copia, ora
-perduti. Non pochi paesi viaggiò, notando tutto quel che lesse, vide,
-udì, e a tutto aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo
-appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla fine del 1221
-sin oltre il 1287, e fors'anche fin dopo il 1290: però da questo solo
-ben potrebbe ognun farsi una sufficiente idea della importanza della
-presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate pressochè
-tutte le impressioni in que' varii modi ricevute ne' suoi più belli
-anni. Di questa mio primo pensiero era stato di porre qui una specie
-di rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne distolsero:
-l'una, la qualità del suo latino, che (sebben barbaro, ma pur di
-elegante barbarie) tanto fluidamente scorre da rendersi di facilissima
-intelligenza anche a men pratici della favella del Lazio, sì che da
-quest'ultimo lato ben può paragonarsi al divin libro di quel Tommaso
-da Kempis, che per ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo
-di nostra favella; l'altra, la persuasione che male avrei potuto
-rendere l'evidenza del suo dire, la quale dalla mia insufficienza
-attenuata, n'avrebbe avuti dilavati quei vivi colori con che ne
-pinge i più importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti de'
-suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella sua favella risorgere
-d'innanzi a te animo e persona.
-
-Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità gli altri più
-eminenti pregi del suo lavoro, e ciò solo m'induco a fare per eccitar
-desiderio di leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza
-sua, e credesse doversi questa Cronaca mettere a paro delle tante
-fredde e noiose pei più, le quali furon opera di volgari intelletti.
-Della efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini ho detto
-testè; ma ciò che in questo pure è più maraviglioso aggiungo ora: nella
-dipintura de' primi in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che,
-mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla il loro racconto,
-esso al contrario, oltre al calor generale che intero avviva il suo
-lavoro, ti balza fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là
-dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le irruzioni de' barbari
-in Italia, giunto all'ultima, ripiglia: _utinam ultima!_ Quanto a'
-ritratti poi è impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo,
-senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte ond'era dilacerata
-questa misera nostra terra: frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico
-di Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse dei
-contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose:
-frate, applaude alla virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e
-vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione si
-presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che merita
-biasimo, e sia pur anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera
-della fazione.
-
-Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto notizie italiane; da'
-suoi confrati, che avean visitate altre terre, avidamente suggeva le
-novelle, e notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie d'Oriente;
-ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia, ove fu ben affetto, tiene
-ricordi minuti in modo da porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti
-e le costumanze de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive la
-partenza dalla piaggia natale di Lodovico volto al riscatto del gran
-Sepolcro, in maniera talmente esatta, che inutilmente cerchi l'eguale
-negli annalisti contemporanei di quella nazione.
-
-Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa,
-nelle varie età, troverà qui ampia messe; la dottrina delle vaghe
-speculazioni profetiche, tanto fervente a que' giorni, occupa qui
-appunto un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà chi vada
-in traccia di ricordi letterarii; e talora avrà cagione di fare a
-sè stesso strani quesiti, come quando legga il brano ove Salimbene
-racconta di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca versi non
-pochi, e cui si contendono parecchi paesi. Egli il dichiara vivente del
-1238 circa: come potrassi por questa data in armonia colla attribuzione
-che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che rivelansi di per
-sè nate ai dì del Barbarossa? e come poi ciò stesso colla novella del
-Boccaccio (ripetitor gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti
-perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa conoscere come
-Primasso appunto capitasse a Cluny al tempo che il famoso monastero
-era retto da un abate largo e splendido? questo abate altri non poteva
-essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la cluniacense
-famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258; e ciò darebbe la causa vinta
-al mio Salimbene; ma dopo quello che intorno a Primasso ha detto
-l'illustre Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener le ragioni
-del mio compaesano con sì minime forze e sì lieve addentellato?
-
-Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto la manifestazione
-del desiderio, che ho vivissimo, che questo mio povero ed inculto
-dire metta pungente brama in chi lesse di tutto ponderare il volume,
-perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano riuscire lo studio
-principalmente alla tutt'ora desiderata storia generale d'Italia.
-
- A. BERTANI
-
-
-
-
-AVVERTIMENTO
-
-
-_Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta in divisamento
-di publicare una continuazione agli_ Scriptores Rerum Italicarum _si
-volse al celebre Monsignor Gaetano Marini per ottenere suggerimenti
-non solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici
-chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte di simile nuova
-collezione. Aderì di buon grado il Marini, e senza più diedesi a far
-trascrivere dall'Abate Amati, siccome importantissima, la Cronaca
-che noi ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa consegnò
-all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che gran parte d'Europa posero
-a soqquadro alla fine del passato ed al principio del presente secolo,
-impedirono a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno:
-venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca venduta a pubblica
-auzione, e con questa la copia della Cronaca Salimbeniana e di altre.
-Buon per noi che l'acquirente di tale copia fosse un personaggio
-dedito all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore
-Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, il quale, saputo come
-il mio ottimo ed amatissimo zio Commendatore Pezzana nutrisse gran
-desiderio di averne pur copia per collocarla, siccome patrio monumento,
-nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela concedette._
-
-_E questa ultima è quella che ha servito, insieme con alcuni
-estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, curata per la
-massima parte, essendo io da troppe altre occupazioni distratto, dal
-valentissimo mio buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio
-Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì publico segno
-di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò dichiarare do sicurezza a'
-lettori della fedeltà scrupolosa della edizion medesima, m'è pur
-d'uopo avvertirli del come io sia dolente del doverla presentare con
-non poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo egli da'
-principii degli storiografi de' tempi suoi, reputò inutili, e però da
-non trascriversi, cose che oggi terrebbersi in gran pregio a seconda
-dei meglio vantaggiati metodi dello studiare le fonti storiche. Tali
-sarebbero, fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, de'
-quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, a suscitare i nostri
-e desiderii e lamenti, parecchie canzoni popolari e satire, ed altro:
-il che tutto avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei
-tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò nulla meno, la Dio
-mercè, tanto ne rimane da renderla uno stupendo monumento._
-
- A. BERTANI
-
-
-
-
-AI LETTORI
-
-
-LA CRONACA DI FRA SALIMBENE, monumento storico tanto celebrato, quanto
-lettura per secoli invano desiderata, perchè sepolto prima nelle
-librerie dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano, ove si
-otteneva il permesso di leggerlo, ma non di copiarlo, fu finalmente
-pubblicato in Parma nel 1857, prima, e, finora, unica edizione di non
-molti esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione bastò al
-vivo desiderio di pochi eruditi, che intendono il latino medioevale
-del testo Salimbeniano, era ben lungi dal contentare que' molti, che
-pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità colla
-lingua latina scritta nei tempi di mezzo, e tutti quegli altri, cui
-pungeva la nobil brama di conoscere almeno i più cospicui documenti
-della storia patria, ma alla coltura anche non poca che possedevano,
-mancava la conoscenza del latino di qualunque fosse tempo. Ora poi
-che le crescenti generazioni trovano una larghissima messe di coltura
-generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti tecnici, militari, di
-marina, e nelle Scuole di tanti altri insegnamenti speciali, ne' cui
-programmi allo studio delle lingue classiche è sostituito lo studio
-delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta coltura generale
-è diventato per una parte più vivo il desiderio e il bisogno di cercare
-la storia patria nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi
-le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente moltiplicato il numero
-di quelli, a cui manca il mezzo d'intenderle. Io perciò ho creduto
-fare cosa non inutile traducendo questa celebratissima Cronaca, in cui
-quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone ai lettori non tanto
-come narratore veridico e critico giudizioso, quanto come scrittore
-che avviva sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante,
-e ti balza fuori collo slancio di un'anima che trascina. _Quanto a'
-ritratti poi è impareggiato_, dice l'editore parmense, Cav. Antonio
-Bertani Vice-bibliotecario: _imparziale, dispensa lode e biasimo senza
-macchiarsi della vergogna delle ire di parte, ond'era dilacerata questa
-nostra misera terra: Frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico di
-Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse de' suoi
-contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose;
-Frate, applaude alle virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo
-e vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione
-si presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che
-merita biasimo, e sia pur anche l'uomo, il cui nome sta scritto sulla
-bandiera della fazione._ Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario,
-che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati, nè d'aver elaborato
-un'opera di critica, nè di illustrazione, chè, foss'anche ne avessi
-avuto intelletto, me ne sarebbero mancati assolutamente e tempo e
-mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente posto cura a volgarizzare
-e ridurre a lezione popolare un documento preziosissimo per la nostra
-storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento, s'imporrà
-e s'aprirà la via da sè il racconto: e nutro fiducia che a me non si
-defraudi il merito del buon volere.
-
- CARLO CANTARELLI
-
-
-
-
-CRONACA
-
-DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI
-
-
-D'or innanzi[1] noi ci incontreremo in un linguaggio incolto, rude,
-grossolano ed esuberante, che in molte parti non conosce leggi di
-grammatica; ma che segue però la storia con ordine appropriato.
-E perciò sarà necessario che per opera vostra ora si assesti, si
-migliori, si aggiunga, si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca
-alle corrette leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa
-cronaca manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi ove
-abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente, _delle
-quali_ alcune sono state introdotte da copisti.... che falsificano
-molte cose; altre poi furono inserite dai primi compilatori. Chi poi
-dopo loro fece qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza
-star a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse
-a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente fu
-meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque..... di quello
-che nulla facessero. Perchè almeno sappiamo da loro in che anno sono
-avvenute le cose di cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero
-intorno a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che forse
-non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare come le rivelò a
-Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse, a Metodio martire quand'era
-chiuso in prigione, e a molti altri, a cui furono predette le cose
-future e aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice che
-al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che può: chi porta
-oro, argento, pietre preziose; chi bisso, porpora, cocco, giacinto.
-Per noi sarà già gran che, se potremo offrire pelliccie e lana di
-capra. Ma l'Apostolo dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde
-tutto quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per mezzo di
-appropriati simboli è figura della chiesa presente e della futura, è
-velato di pelli e di cilizii. Sono le cose più vili quelle che servono
-a riparare dagli ardori del sole e dalla molestia delle pioggie. Simile
-cosa abbiamo fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed
-emendate.
-
-
-a. 1212
-
-Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia col conte di
-Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere alla guerra insieme
-agli altri crociati, preparò quello stesso esercito che s'era
-battuto in Ispagna quando l'Imperatore de' Saraceni, che aveva seco
-cinquanta Re, fu sconfitto presso Muradal[2] da tre Re di Spagna;
-quel di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati dai
-Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima battaglia. Nel
-medesimo anno 1212, entusiasmata dal racconto di tre ragazzi di circa
-dodici anni, i quali _dicevano_ d'aver veduto in sogno.... assumer....
-il segno della croce.... dalle parti di Colonia.... una moltitudine
-innumerevole di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che
-pellegrinavano in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato il
-mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra Santa e
-Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi tutti. Lo stesso anno
-infierì una fame sì grande, specialmente in Puglia e nella Sicilia, che
-le madri facevano sin pasto de' loro ragazzi.
-
-
-a. 1213
-
-L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste, che cadde nella
-festa dei santi martiri Marcellino e Pietro cioè ai due di giugno,
-i Cremonesi, col solo aiuto di trecento militi Bresciani, accorsero
-unanimi col loro carroccio in soccorso dei Pavesi, molti de' quali
-erano stati fatti prigionieri dai Milanesi, presso Castelleone[3]
-come s'è detto più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona.
-Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i Milanesi,
-che col loro carroccio venivano volando come saette, e come folgori
-irrompevano. E in loro aiuto erano accorsi militi Piacentini, arcieri
-Lodigiani, Cremonesi fanti e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e
-de' Bresciani altrettanti o più di quelli che abbiam già detto essere
-andati a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime furore
-e clamore, con coraggio ed impeto, compatta come un sol uomo, urtarono,
-respinsero, fugarono, imprigionarono ed annientarono i Cremonesi e la
-milizia dei fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria
-sui Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per m.... con
-gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona. Lo stesso anno, a'
-13 di Giugno, il Comune di Bologna promise giurando di far guerra ai
-Modenesi a favore e servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace
-coi Modenesi senza il consentimento dei Reggiani.
-
-
-a. 1214
-
-L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi e dei
-Parmigiani si recarono sulla diocesi di Piacenza per devastare
-le possessioni dei Piacentini, e posero gli alloggiamenti presso
-_Colomba_,[4] che è un monastero dell'ordine de' Cisterciensi.
-
-
-a. 1215
-
-L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne concilio a
-S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed ordinò l'ufficio
-ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo, e tolse di quel che altri vi
-aveva intruso; _ma non_ è ancora bene ordinato secondo il desiderio di
-alcuni, _nè_ eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono
-molte cose superflue, che inducono più noia che divozione in quelli
-che le ascoltano come in quelli, che le recitano. Tale sarebbe la _ora
-prima della domenica_, al momento che i sacerdoti dovrebbero dire le
-loro messe, e il popolo le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè
-i sacerdoti sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il
-recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica prima di
-arrivare al _Te Deum laudamus_, d'estate, quando le pulci molestano,
-e le notti son brevi, e il caldo è intenso, e d'inverno per freddo,
-non fa che annoiare. Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio
-nell'ufficio ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo di
-grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti.
-
-
-a. 1216
-
-L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia in Luglio, ed è
-sepolto nella chiesa episcopale. Al suo tempo fiorì rigogliosa la
-Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero romano, e sopra i Re ed i
-Principi di tutta la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e
-chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto, scismatico,
-eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo, perchè seminò nelle
-città italiane tanto seme di divisione e di discordia, che dura
-tuttora; sicchè i figli, riguardo a' padri loro, possono ripetere
-il lamento profetico di Ezechiele 18.º: _I padri hanno mangiato
-l'agresto, ed i denti de' figliuoli ne sono allegati._ E parimente
-Geremia nell'ultimo de' treni: _I nostri padri hanno peccato, e non
-sono più: noi abbiam portate le loro iniquità._ Quindi pare verificata
-in Federico la profezia dell'abbate Gioacchino[5] all'Imperatore
-Enrico padre di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor
-giovinetto: _Il figlio tuo sarà perverso_, gli disse: _iniquo sarà
-il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè, diventato padrone,
-metterà sossopra il mondo, e calpesterà i santi dell'altissimo._
-Perciò si attaglia benissimo a Federico ciò che il signore per bocca
-di Isaia 10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: _Penserà nel cuor
-suo di distruggere e di sterminare genti non poche._ Tutte queste
-cose si avverarono in Federico, come abbiamo veduto noi cogli occhi
-nostri, noi, che, ora che scriviamo, siamo nel giorno che è vigilia
-della Maddalena del 1283. Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di
-aver deposto Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona
-intenzione, secondo il detto del salmo: _l'uno umilia, l'altro esalta._
-E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso e _mag.... dis_. Perocchè
-una volta accostò a sè stesso stesa pel lungo la tunica inconsutile del
-signore per misurarla coll'altezza della propria persona, e gli parve
-che Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene, si trovò
-più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo una reverenza, che lo
-mosse a venerarla come era conveniente. Così quando predicava al popolo
-soleva tenersi sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani
-gli domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente e letterato
-facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi, per dare esempio a
-voi, che siete ignoranti e avete rossore di studiare. Ad Innocenzo
-successe Onorio III.
-
-L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri andarono in
-aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo[6] contro quei di Rimini, e
-posero assedio a quel castello, e vi stettero lungo tempo, tanto che fu
-poi fatta la pace; e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri
-di quei di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde
-quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo intenso,
-sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò e su quel ghiaccio
-le donne menavano le danze; e i cavalieri facevano correndo loro
-torneamenti; e i campagnuoli passavano il Po co' loro carri, barocci e
-treggie. Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si vendeva
-nove di quegli imperiali che erano in corso e lo staio della spelta
-quattro imperiali. E la Regina, moglie di Federico Imperatore, figlio
-del fu Imperatore Enrico, passò per Reggio di ritorno dalle Puglie,
-e in viaggio per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune di
-Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua sosta in città.
-
-
-a. 1217
-
-L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò un concilio,
-in cui decretò che per virtù di quel solo decreto incorressero la
-scomunica tutti quelli che facessero una legge qualunque restrittiva
-della libertà della chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse
-giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a Parigi; depose un
-Vescovo, che non aveva letto il Donato[7]; e ordinò che stesse sempre
-acceso un lume davanti all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel
-portarla agli infermi la tenesse sempre davanti al petto.
-
-
-a. 1218
-
-L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro esercito in aiuto
-de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello[8] contro i Milanesi e loro
-alleati; e fu gran combattimento tra loro il giovedì tra le tempora;
-e molti d'ambe le parti ne morirono, e molti furono i prigionieri;
-e fu giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio era
-allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini cristiani cinsero
-d'assedio Damiata.
-
-
-a. 1220
-
-L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico fu incoronato
-nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa Onorio III il dì di S.
-Cecilia vergine e martire; e sua moglie la Regina Costanza fu coronata
-Imperatrice con buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di
-altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni; e morì il
-giorno compleanno della sua incoronazione in una piccola città della
-Puglia, che si chiama Fiorentino[9] presso Nocera[10] de' Saraceni.
-Nel millesimo suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto
-assedio a Gonzaga[11], che era occupata da' Mantovani e dal conte
-Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia. E l'anno stesso si
-fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi si immise il Po[12]; fu preso
-il castello di Bondeno[13] un martedì 16 di Giugno da' Mantovani,
-Veronesi, Ferraresi e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo,
-i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri da
-quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico[4] e da Campagnola[4] per
-depredare e incendiare Bedullo[14] stesso.
-
-
-a. 1221
-
-L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto. Ed io frate Salimbene
-di Adamo di Parma nacqui quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di
-S. Dionigi e Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia,
-che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II, mi tenne a
-battesimo, come mi dicevano i miei, nel battistero di Parma, che era
-accanto a casa mia. E me lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare,
-della città di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che
-vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone, come addetto
-alla sua famiglia e compagno di viaggio.
-
-
-a. 1222
-
-L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini le fosse della
-città di Imola, e ne furon portate le porte a Bologna. E lo stesso
-anno, a Reggio si sentì una fortissima scossa di terremoto, mentre
-Nicolò Vescovo di Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e
-fu sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto specialmente
-terremoto di Brescia, perchè ivi si fece sentire più terribilmente;
-sicchè fuggiti i Bresciani dalla città, se ne stavano all'aperto
-sotto padiglioni per non morire sepolti sotto le ruine delle case. E
-ne ruinarono molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi
-si erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando cadeva il
-pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a guardare e scrosciavano
-dalle risa. Onde un tale disse in versi:
-
- Mille ducentis viginti Christe duobus,
- Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis
- Talia fecisti miracula Rex benedicte:
- Stella comis variis augusti fine refulsit;
- Septembris pluvia vites submersit et uvas,
- Destruxitque domos, fluvii de more rapacis;
- Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris;
- Christi natalis media quasi luce diei
- Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter;
- Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt;
- Exanimes dominos fecerunt moenia multos;
- Flumina mutarunt cursum repetentia fontes.
-
- L'anno mille e dugento e venti e due
- Dacchè vestisti le mortali spoglie,
- Queste rifulser maraviglie tue,
- O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie.
- L'arso Lion suo regno al fin volgea
- E il crin chiomata stella all'aura sciolse;
- La vergine dal grembo acque scotea
- E i tralci e l'uve ne percosse e tolse;
- E l'onde in fiume accolte, alto, vorace,
- Del colono atterraro il dolce albergo;
- Vide lo Scorpio la notturna face
- Ritrarsi oscura della terra a tergo;
- E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese,
- Scossa tremò fra gemiti la terra,
- Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese
- Come ne fosse ogni elemento in guerra.
- Case crollar, crollar cittadi e tempi;
- Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte,
- E i fiumi ancor con inauditi esempi
- Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte.
-
-Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel terremoto io era
-nella mia cuna: ed essa si pigliò le mie due sorelle, ciascuna sotto
-un'ascella, perocchè erano piccine. E, lasciato me nella cuna, corse
-a casa di suo padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa
-diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì accanto a
-casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente perchè doveva curarsi
-più di me, come maschio, che delle femmine. Ma essa diceva che le
-poteva portar meglio perchè grandicelle.
-
-
-a. 1223
-
-L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero i Cremonesi, che
-conducevano quasi cento barche onerarie cariche di sale, e le posero a
-guasto e a ruba e le colarono in un fondaccio del Bondeno[15].
-
-
-a. 1224
-
-L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare la strada
-Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata e fecero cataste di legne per
-abbruciare i ponti e le navi, che erano in Ranfreda[16]. E fu allora
-che morì Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia tra
-que' da Palù e[17] que' da Fogliano.
-
-
-a. 1225
-
-L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani per
-intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona Podestà di Reggio.
-
-
-a. 1226
-
-L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato Francesco
-istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori passò dal naufragio di
-questa vita alle sfere celesti; e fu sepolto la domenica in Assisi,
-fregiato delle Stimmate di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio
-della sua conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo
-III Papa, di cui si canta:
-
- Coepit sub Innocentio,
- Cu sumque sub Onorio
- Perfecit gloriosum.
-
- Succedens his Gregorius
- Magnificavit amplius
- Miraculis formosum.
-
- Raggiar vide Innocenzo l'alma stella,
- Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella
- Compì gloriosa.
-
- Gregorio a lor successe, e a niun secondo,
- Per opre e per virtù mostrolla al mondo
- Maravigliosa.
-
-Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di Canossa Ugolino da
-Fogliano[18] e Guido da Baiso[19].
-
-
-a. 1227
-
-L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni vittovaglia, sicchè lo
-staio del frumento si vendeva 12 sino a 15 soldi imperiali correnti; lo
-staio della spelta 5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi
-imperiali, e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali.
-
-
-a. 1228
-
-L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono attorno al castello
-di Bazzano[20], e contro loro corsero i Modenesi, i Parmigiani e
-i Cremonesi, e misero a fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono
-sino nell'alveo del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando
-tornavano indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono loro
-incontro nella contrada di S. Maria in Strada[21], e s'ingaggiò tra
-loro un fierissimo combattimento, onde molti ne furon morti dell'una e
-dell'altra parte. Nel detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno
-a Bazzano, i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono
-Piumazzo[22]. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo, cominciò a
-nevicare smodatamente; e sino a quel giorno era stato un sì bel tempo,
-e l'inverno tanto caldo che le strade ne erano polverose. E nel detto
-anno fu celebrata la prima messa nella chiesa della S. Trinità di
-Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore, protettore e
-censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente funzioni di Legato in
-Lombardia. E morì Onorio; e l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato
-Cardinale Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX. Questo
-Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e ne serbò materia
-per uno solo. Costui fu eziandio lungo tempo in rotta coll'Imperatore
-Federico II, che fece tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva
-allevato e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa la nave
-di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel che disse dei Pontefici
-romani l'abbate Gioachino, cioè che alcuni avranno a usar gran forza
-per tener testa ai Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di
-fatto Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo IV ebbero
-molte e dure lotte coi Principi della terra; Onorio III, Alessandro
-IV, e Clemente IV vissero in pace. Così il patrimonio di S. Pietro
-fu quasi tutto occupato dall'Imperatore Federico; e per la nequizia
-dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero molti pericoli
-in terra e in mare. Anche l'Ungheria in quell'anno fu assai devastata
-dai Tartari[23] e dai Cumani[24]. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci
-perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine dello Spirito
-Santo, e perchè non vogliono obbedire al Capo della santa romana
-Chiesa. Lo stesso anno ai 16 di Luglio il beato Francesco fu ascritto
-all'albo dei Santi e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò
-anche la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie del
-Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli miracoli......
-risuscitò 16 morti e diede la vista ad un cieco nato, e dal suo corpo
-sino ad oggi si vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del
-marito, visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu sempre
-devota.
-
-
-a. 1229
-
-L'anno 1229 i Bolognesi assediarono nel mese d'Agosto il castello di
-S. Cesario[25], e lo presero sotto gli occhi stessi de' Parmigiani,
-Modenesi e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti. Perocchè i
-Bolognesi s'erano fatto un trincieramento, sicchè quelli che erano
-di parte contraria, non potevano avvicinarvisi. Vi fu però una notte
-gran combattimento tra loro e i Bolognesi. Ma questi avevano sui carri
-manganelle, arnesi fino allora inusati ne' combattimenti, e scagliavano
-sassi contro il carroccio de' Parmigiani e contro le milizie loro
-alleate. Perciò il carroccio restò senza uomini a difenderlo, tranne
-Giacomo Boveri, a cui gridando i suoi che discendesse per non restare
-ucciso, esso se ne gloriava dicendo di morir volentieri ad onore del
-Comune di Parma. Ma l'Ecclesiaste VI dice: _Non essere stolto per non
-morire fuori del tuo tempo. — Perocchè è prudenza temere tutto ciò che
-può avvenire_, dice S. Girolamo. Tuttavia non restò ucciso, perchè
-il carroccio de' Parmigiani fu prontamente soccorso dai Cremonesi;
-chè Parmigiani e Cremonesi si amavano allora intimamente. Difatto
-in un altro combattimento, quando i Cremonesi ritornando dal Reno
-s'incontrarono co' Bolognesi e s'azzuffarono e furono sconfitti presso
-S. Maria in Strada, ebbero prontissimo aiuto dai Parmigiani, che pur
-essi tornavano dal Reno. Noto che in questa guerra si aveva anche
-fanteria, ma al combattimento presso Santa Maria in Strada non prese
-parte che la sola cavalleria. Nella battaglia.... a S. Cesario.... morì
-Bernardo di Oliviero di Adamo parmigiano, giudice facondo, e valente
-guerriero. La sua salma fu trasportata a Parma e posta nel battistero
-che era presso casa sua, e vi si lasciò sul feretro sino a che vi si
-raccolsero attorno i parenti e gli amici; poscia fu deposta nel suo
-monumento davanti alla porta della chiesa di S Agata[26], che è una
-cappella contigua alla chiesa Maggiore di Parma sul fianco meridionale.
-Questi era cugino di mio padre da parte di fratello; perocchè erano
-figli di due fratelli. E mio padre era Guido di Adamo, bell'uomo e
-robusto, che una volta, prima che io nascessi, andò oltre mare per la
-liberazione di Terra Santa, a tempi di Baldovino conte di Fiandra,
-della cui spedizione ho già parlato più sopra. Ed ho saputo da mio
-padre che altri lombardi in quelle contrade d'oltremare interrogavano
-gli indovini intorno allo stato delle loro famiglie, ma che egli non
-volle mai interrogarli; e quando tornò, trovò casa sua in tale stato
-che era una consolazione; e gli altri tutto di tristo trovarono, come
-avevan detto gli indovini. Da lui ho saputo anche che per bello e per
-buono fu lodato assai, sopra quanti ne aveva la sua compagnia, quel suo
-destriero, che seco condusse in Terra Santa. Mi raccontava poi anche
-che quando si ponevano le fondamenta del battistero, egli di sua mano
-vi pose pietre commemorative; e che ove fu edificato il battistero,
-ivi erano le casamenta de' miei parenti, i quali, dopo l'atterramento
-delle loro case, andarono a Bologna, ove ottennero la cittadinanza,
-e vi si chiamavano que' della _Cocca_. Quelli però del mio casato in
-antico si chiamavano Grenoni, come ho trovato in vecchie pergamene;
-poi sono stati detti di Adamo. Vi furono altri in Parma detti Greloni,
-scritto coll'_l_, che abitavano in co' di ponte, sulla strada che va
-a Borgo San Donnino, i quali davanti alla porta di casa avevano un
-olmo diventato famoso, e si diceva l'olmo di Giovanni Grelone. Quando
-dunque si dice che Oliviero Grenoni fondò il consorzio di S. Maria in
-Parma, fu Oliviero di Adamo, padre del giudice sunnominato. Imperocchè
-Adamo Grenoni ebbe due figli; l'uno detto Oliviero di Adamo; l'altro
-Giovanni di Adamo. Di Oliviero di Adamo nacquero due figli, cioè:
-Bernardo di Oliviero il sunnominato giudice, e Rolando di Oliviero.
-Da Bernardo di Oliviero poi vennero Leonardo, Emblanato, Bonifazio e
-Oliviero, quattro maschi; e quattro femmine, cioè: Aica, che è monaca
-di S. Paolo, Ricca, e Romagna, che è suora a Bologna nel monastero di
-S. Chiara, e Mabilia che morì nubile. Da Rolando di Oliviero nacquero
-sei figli: Bartolomeo, Francesco, Oliviero, Guido, Pino e Rolandino; e
-due figlie: Mabilia e Alberta. Giovanni di Adamo poi ebbe due figli,
-cioè: Adamino, che diventò uomo valente, cortese, splendido, e non
-lasciò figli; e Guido di Adamo, che ebbe quattro figli; primo de'
-quali fu Guido di Adamo, che stette sino alla morte nell'Ordine de'
-frati Minori. Questi ebbe per moglie una nobil donna di nome Adelasia,
-figlia di Gerardo Baratti; d'onde ebbe una figlia sola detta suor
-Agnese. Ambedue, madre e figlia chiusero lodatamente i loro giorni
-nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma. Frate Guido poi nel
-secolo fu marito, padre e giudice, e nell'Ordine de' frati Minori fu
-sacerdote e predicatore. Questi Baratti si recano a gloria la loro
-parentela colla Contessa Matilde, e si vantano d'aver quaranta del
-loro casato sotto le armi a servizio del Comune di Parma. Il secondo
-figlio di Guido di Adamo fu Nicolò, che morì ragazzo, secondo quel
-detto: _Fu tronco lo stame di vita mia mentre era ancora in orditura._
-Il terzo figlio fu quell'io che scrive, frate Salimbene, che giunto
-al bivio della lettera pitagorica[27], cioè al terzo lustro compito,
-sendo che tre lustri chiudono il ciclo delle indizioni, mi feci
-frate dell'Ordine de' Minori, nel quale vissi molti anni sacerdote e
-predicatore, e molte cose vidi, e abitai in molte provincie, e molte
-cose imparai. Nel secolo io era chiamato da alcuni Baliano di Saetta,
-e volean dire di Sidone, dal nome del prenominato personaggio, che mi
-fu padrino al fonte battesimale; ma i compagni mi chiamavano Ognibene;
-e con tal nome fui ammesso nell'Ordine per un anno intero. Andando poi
-dalla Marca d'Ancona ad abitare in Toscana, e _passando_ per la città
-di Castello[28], trovai in un romitaggio un nobile frate, antico e
-pieno d'anni e di meriti, che aveva nel secolo quattro figli militari,
-ed era stato come mi disse, l'ultimo frate che il beato Francesco
-aveva vestito e ricevuto nell'Ordine. Questi all'udire ch'io avevo
-nome Ognibene, rimase stupefatto e disse: Figlio, nessuno è buono,
-tranne Dio solo. Del resto tuo nome sia frate Salimbene, perchè _tu
-bene_ salisti, entrando in religione. E me ne rallegrai, intendendo
-che era mosso da ragioni, e vedendo che mi si imponeva il nome da
-così santo uomo. Però non ebbi quel nome che mi sarebbe stato tanto
-caro. Io avrei voluto esser chiamato Dionigi, non solo per reverenza
-a quell'esimio dottore, che fu discepolo dell'Apostolo Paolo, ma anche
-perchè nacqui il dì di S. Dionigi. E così ebbi a vedere l'ultimo frate,
-che il beato Francesco ricevette nell'Ordine, dopo il quale altri
-nessuno ricevette, nè vestì. Vidi anche il primo, cioè frate Bernardo
-di Quintavalle, col quale ho coabitato un inverno nel convento di
-Siena; e fu mio intimo amico, e raccontava a me e ad altri giovani
-molte e grandi meraviglie del beato Francesco: e da lui imparai molte
-e buone cose. Mio padre, durante tutta vita sua, si dolse del mio
-ingresso nell'Ordine de' frati Minori; nè mai se ne racconsolò, perchè
-non aveva altro figlio da lasciare erede. Anzi, venuto a Parma allora
-l'Imperatore, a lui sporse querela che i frati Minori gli avessero
-rapito il figlio. Perciò l'Imperatore scrisse a frate Elia ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori che, se tenevasi cara la sua grazia,
-lo esaudisse restituendo me a mio padre. Perocchè era stato frate Elia,
-che mi aveva ricevuto nell'Ordine, quando l'anno 1238 egli, mandato da
-Papa Gregorio IX, andava a Cremona dall'Imperatore. Allora mio padre
-corse ad Assisi[29] ove era frate Elia, e gli presentò la lettera
-dell'Imperatore, che cominciava così: _Per mitigare il dolore di Guido
-di Adamo, nostro fedele_, ecc. E frate Illuminato, che era in quel
-tempo segretario di frate Elia, e trascriveva in un quaderno a parte
-tutte le lettere più cospicue, che i principi della terra inviavano al
-ministro Generale, mi fece vedere una tal lettera, quando in processo
-di tempo ebbi ad abitare seco nel convento di Siena. Questo frate
-Illuminato fu poi anch'esso ministro della provincia di S. Francesco,
-e poi, fatto vescovo di Assisi, ivi morì. Frate Elia, letta la lettera
-dell'Imperatore, scrisse subito ai frati del convento di Fano, dove
-io abitava, che, se non si violentasse la mia volontà, in virtù di
-santa obbedienza, senza frappor tempo in mezzo, mi restituissero tosto
-a mio padre; ma che però se io non volessi ritornare con mio padre,
-mi tenesser caro come la pupilla del loro occhio. Arrivarono pertanto
-con mio padre molti cavalieri vicino al luogo ove era il convento di
-Fano per veder la cosa finire. Ai quali io fui fatto spettacolo; ma
-per me fu causa della mia salute. Radunati adunque i frati con que'
-secolari in capitolo, e dette molte parole dall'una parte e dall'altra,
-mio padre tirò fuori la lettera del ministro Generale, e la mostrò
-ai frati. E, lettala, frate Geremia custode del convento, a udita di
-tutti, rispose a mio padre: Signor Guido, noi non siamo insensibili
-alla voce del vostro dolore, e siamo pronti ad obbedire alla lettera
-del padre nostro. Or dunque vostro figlio è qui; l'età gli conferisce
-il diritto di disporre di se stesso; parli; interrogatenelo. Se vuol
-venir vosco, in nome del Signore ei se ne venga; ma se non vuol venire,
-noi non possiamo fargliene violenza. Mio padre allora mi domandò se io
-volessi ir seco. A cui io risposi; No; perchè il Signore dice in Luca
-IX: _Niuno, il quale, messa la mano all'aratro, riguarda indietro, è
-atto al regno di Dio._ E mio padre soggiunse: Tu non ti curi di tuo
-padre, nè di tua madre, che sono afflitti per te da tanti dolori.
-Ed io replicai: Veramente non me ne curo, perchè il Signore dice in
-Matteo X: _Chi ama padre e madre più che me, non è degno di me._ E
-anche di te dice: _Chi ama figliuolo, o figliuola più di me, non è
-degno di me._ Tu devi dunque, o padre mio, dare ascolto alla voce
-di colui, che fu appeso alla croce per conquistarci la vita eterna.
-Imperocchè è quel desso che dice in Matteo X: _Io son venuto a mettere
-in discordia il figliuolo contro al padre, e la figliuola contro alla
-madre, e la nuora contro la suocera. Ed i nemici dell'uomo saranno i
-suoi famigliari stessi. Ogni uomo adunque, che mi avrà riconosciuto
-davanti agli uomini, io altresì lo riconoscerò davanti al padre mio,
-che è ne' cieli; ma chiunque mi avrà rinnegato davanti agli uomini,
-io altresì lo rinnegherò davanti al padre mio, che è ne' cieli._ E se
-ne meravigliavano i frati, e ne godevano ch'io dicessi tali cose a
-mio padre. Il quale disse ai frati: Voi feste incantesimo al figlio
-mio, e lo traeste in inganno inducendolo a non fidare in me. Moverò
-contro voi nuove querele all'Imperatore e al ministro Generale. Del
-resto permettetemi di parlare col figlio mio in disparte e senza che
-voi siate presenti; e vedrete che incontanente verrà con me. E i frati
-acconsentirono ch'io parlassi con mio padre all'infuori della loro
-presenza, perchè pel linguaggio già tenuto da me, fidavano sulla mia
-fermezza. Ascoltavano però di dietro a una parete i discorsi che tra
-noi due si alternavano; e tremavano come giunchi in acqua per timore
-che mio padre co' suoi blandimenti mi piegasse. E non solo temevano per
-la salute dell'anima mia; ma eziandio perchè il mio ritiro poteva dare
-motivo ad altri di non entrare nell'Ordine. Disse adunque mio padre
-a me: Figlio mio diletto, non prestar fede a questi pisciintonaca di
-frati (cioè che scompisciano le tonache), che ti fecero inganno; ma
-vienne meco, e te ne darò ogni mio avere. Ma io risposi: Vanne, vanne,
-o padre mio. La sapienza dice ne' Proverbi III: _Non impedire di fare
-il bene a chi lo può: se puoi fallo anche tu._ E il padre mio colle
-lagrime agli occhi mi rispondeva dicendo: Che avrò dunque a dire alla
-madre tua, che è per te in continua afflizione? E gli replicai: Le
-dirai da parte mia: _Il padre mio e la madre mia mi abbandonarono; ma
-il Signore mi accolse tra le sue braccia._ Ed il Signore dice anche
-in Geremia III: _Tu mi chiamerai padre, e non cesserai di venire
-dietro a me._ E in Geremia III: _È un bene per quell'uomo, che si sarà
-sottomesso a disciplina sino dalla sua adolescenza._ Udendo mio padre
-queste risposte, e disperando del mio ritorno a casa, si gettò a terra
-al cospetto dei frati e dei secolari, che l'avevano accompagnato, e
-disse: Vanne a mille diavoli, maledetto figlio, e teco venga questo
-tuo frate, che è qui teco, e t'ha ingannato. La mia maledizione pesi
-sopra di voi in perpetuo, e vi getti in potere degli spiriti infernali.
-E si partì oltremisura turbato. Ma noi ne restammo assai consolati
-ringraziandone Iddio e dicendo: _Quelli ne malediranno, e tu ne
-benedirai. Perocchè chi è benedetto sopra la terra, sarà benedetto in
-seno a Dio, e così sia._ Si ritirarono pertanto anche i secolari assai
-bene edificati della mia costanza. Ma anche i frati se ne rallegrarono
-vivamente, perchè il Signore aveva mostrato la sua potenza per mezzo di
-me suo fanciullo; e conobbero la verità di quelle parole del Signore,
-che dice in Luca XXI: _Mettetevi adunque in cuore di non premeditare
-come risponderete a vostra difesa; perciocchè io vi darò bocca e
-sapienza, alla quale non potranno mai contrastare, nè contradire
-tutti i vostri avversari._ La notte susseguente poi me ne ricompensò
-la Vergine Beata. Mi pareva di essere in preghiera chinato a terra
-davanti l'altare, e udii la voce della beata Vergine, che mi chiamava.
-Alzata la fronte, vidi la beata Vergine seduta sull'altare, nel luogo
-appunto in cui si colloca l'ostia e il calice. E aveva il suo bambino
-in grembo, e me lo sporgeva dicendo: Accostati e sta sicuro, e bacia
-il figlio mio, cui tu ieri riconoscesti al cospetto degli uomini. Ma
-standomi io in atteggiamento di timida reverenza, vidi che il bambino
-stendeva le braccia festosamente aspettandomi. Fidente allora nella
-festevolezza e nella innocenza del bambino, non meno che in tanta
-degnazione della madre sua, m'accostai, e lo abbracciai, e lo baciai;
-e la madre sua benigna per buon tratto me lo lasciò tra le braccia. Ma
-non potendo soddisfare intera l'insaziabilità della mia brama, la beata
-Vergine mi benedisse e soggiunse: Vanne, figlio diletto, e riposa,
-chè i frati che si alzano pel mattutino non ti trovino qui con noi.
-Posai, e la visione disparve; ma nel mio cuore ne rimase una ineffabile
-dolcezza; e veramente confesso che non ebbi mai nel secolo a provare
-tanta delizia. Il che mi fece riconoscere la verità di quel detto
-della scrittura, che dice: _Per chi gusta lo spirito, non han sapore
-le cose carnali._ In quel torno, mentre io era ancora in Fano, vidi in
-sogno che un figlio di Tommaso Armari parmigiano uccideva un monaco,
-e contai il sogno al mio frate. Dopo pochi dì passava da Fano Amizone
-Amici, che andava in Puglia a prender dell'oro, e venne al convento de'
-frati, e mi fece visita perchè era un noto mio buon amico e vicino.
-E allora, girando col discorso alla larga, arrivai a domandare che
-fosse di quel tale (si chiamava Gerardo de' Senzanesii), e mi disse:
-Gran guaio gli pende sul capo, perchè l'altro dì ha ucciso un monaco.
-D'onde conoscemmo che talvolta i sogni sono veridici. Così pure intorno
-a quel tempo, quando mio padre passò da Fano per andare ad Assisi, i
-frati nascosero me e il mio frate per più giorni in casa di Martino
-di Fano, dottore di leggi; ed il suo palazzo era a mare. E talora
-veniva da noi, e con noi parlava di Dio e della divina Scrittura, e sua
-madre ne serviva il pranzo. Io poi, in processo di tempo, cioè quando
-Giacomo de' Penazzi era Podestà di Reggio e di Sesso, avuta autorità
-di eleggere un savio di qual paese mi piacesse, che accordasse in una
-certa questione Reggiani e Bolognesi, memore del beneficio ricevuto
-elessi lui. I Reggiani ne furono ben soddisfatti, ed egli ebbe poi
-stipendio da' Modenesi per insegnar leggi in Modena. In seguito,
-forse due anni dopo, i Genovesi lo elessero loro Podestà. Compiuto il
-tempo di questo suo ufficio, entrò nell'Ordine de' frati Predicatori,
-e vi chiuse lodata la sua vita. Perocchè ardeva a que' dì nella sua
-terra natale una gran guerra. E mentre viveva ancora nell'Ordine
-de' Predicatori, alcuni lo nominarono vescovo della sua città. Ma
-i Predicatori non volendolo perdere, non gli permisero di accettare
-l'episcopato. Io gli feci visita a Rimini nel convento de' Predicatori;
-e congratulandomi secolui e rallegrandomene, dissi: Tu hai fatto ora
-quello che una volta disse il Patriarca Giacobbe, cioè: _È giusto che
-talvolta io provvegga anche a casa mia._ Ed ebbe molto a grado questa
-citazione, e volle notarla. Egli sarebbe entrato nell'ordine de' frati
-Minori, se non ne l'avesse dissuaso il nostro confratello Taddeo di
-Buoncompagno, il quale essendo vessato dai frati perchè restituisse il
-mal tolto, se voleva essere riammesso in convento, disse a Martino:
-Tanto faranno anche a te se entrerai nell'Ordine. E così Martino per
-timore si diede all'Ordine de' Predicatori; e forse fu meglio per
-lui e per noi. A quel tempo stesso frate Elia avendo saputo ch'io
-aveva mostrata fortezza di proposito e m'era fermato nell'Ordine, mi
-mandava un saluto e un segno della sua grazia, notificandomi che se mi
-fosse piaciuto abitare in qualche altra provincia dell'Ordine, glielo
-facessi sapere, chè egli avrebbe subito disposto ch'io andassi dove
-volessi. E gli feci conoscere che avrei desiderato appartenere alla
-provincia di Toscana. Erano allora meco in convento a Fano due frati
-Toscani, dal cui consiglio mi lasciai guidare: ed erano frate Vitale da
-Volterra, che era ripetitore di frate Umile da Milano nostro lettore;
-e frate Mansueto da Castiglione Aretino, che diventarono poi lettori
-e uomini di gran valore nell'Ordine. E siccome il convento dei frati
-Minori di Fano era fuori di città a mare, e mio padre aveva promesso
-denaro ai corsari d'Ancona se mi rapissero, trovandomi a passeggio
-sulla spiaggia, come anche n'avea promesso ai famigli del Podestà di
-Fano, che erano venuti là da Cremona, io andai per una quaresima ad
-abitare nel convento di Jesi, finchè dopo Pasqua arrivò la lettera del
-ministro Generale. Jesi è la città, ove è nato l'Imperatore Federico,
-il quale, corse fama, che fosse figlio di un beccaio di Jesi; perchè
-donna Costanza Imperatrice era molto innanzi negli anni[30] quando
-l'Imperatore Enrico la sposò; nè, a quanto si dice, ebbe mai altro
-figlio nè figlia che questo. Laonde si diffuse voce che, ricevutolo
-dal padre vero dopo una simulata gravidanza, se lo pose sotto per
-farlo credere partorito da lei. E tre cose mi persuadono che sia
-vero: 1. perchè ricordo d'aver letto che ciò fecero più altre donne;
-2. perchè Merlino scrisse di lui: _Federico II di nascita insperata e
-miracolosa_; 3. perchè Re Giovanni, che fu Re di Gerusalemme e suocero
-dell'Imperatore, un dì con animo irato e ciglia agrottate, in sua
-lingua francese, lo chiamò figlio di un beccaio, perchè voleva uccidere
-Gualterotto suo consanguineo. E perchè non poteva avvelenarlo, gli era
-necessità ucciderlo di spada, quando sedesse a giocare agli scacchi
-coll'Imperatore, perchè questi temeva che non avvenisse caso, in cui il
-regno di Gerusalemme si devolvesse a Gualterotto. Re Giovanni lo seppe;
-e andò, prese per un braccio il nipote, che giocava coll'Imperatore, lo
-tirò lungi dal tavolo del gioco, e bruscamente nel suo francese lanciò
-all'Imperatore questo rimprovero: _Figlio d'un diavolo di beccaio._
-E l'Imperatore s'intimidì, e non osò risponder verbo; perocchè
-Re Giovanni era alto di statura e tarchiato, e robusto e destro a
-battersi, tanto da essere creduto un altro Carlo figlio di Pipino.
-E quando in guerra colla clava ferrata batteva colpi a destra e a
-sinistra, fuggivano i Saraceni dal suo cospetto, come se avessero visto
-il diavolo, o un leone all'assalto per divorarli. Di fatto a suo tempo
-correva voce che non vi fosse soldato migliore di lui. Laonde in lode
-sua e di maestro Alessandro, che era il più dotto chierico del mondo,
-e apparteneva all'Ordine de' frati Minori, ed insegnava a Parigi, fu
-composta una canzone parte in francese e parte in latino, ch'io stesso
-cantai molte volte, e incominciava così: _Avent tutt mantenent n....
-piz._ Questo Re Giovanni, quando i suoi gli vestivano le armi prima di
-andare alla battaglia, tremava come giunco in acqua; ed interrogato
-talvolta perchè tremasse, egli che in guerra era robusto e poderoso
-combattente, rispondeva che del corpo suo non si pigliava pensiero; ma
-temeva che non fossero giusti i conti dell'anima sua con Dio. Questo
-è quello che dice la Sapienza ne' Proverbi 28: _Beato l'uomo che si
-spaventa del continuo; ma chi indura il suo cuore caderà nel male._
-E l'Ecclesiastico 18: _Il sapiente teme sempre._ Anche S. Girolamo
-dice: _È prudenza temere tutto ciò che può accadere._ Ma i peccatori
-temono quando non c'è ragion di temere; e quando c'è di che temere
-(cioè l'offesa di Dio) allora non temono, siccome temeva Giobbe, che
-di sè stesso diceva 31: _Perocchè temei sempre Dio come una piena di
-acque sospesa sopra di me, e la maestà di Lui non poteva io sostenere._
-Tale fu Re Giovanni. Perciò gli accadde ciò che dice l'Ecclesiastico
-33: _A chi teme il Signore nulla avverrà di male, ma nella tentazione
-Iddio lo salverà e lo libererà dai mali._ E così fu. Perocchè si fece
-frate Minore, e sarebbe stato nell'Ordine per tutta vita sua, se la
-vita gli avesse data lunga Iddio. Lo ammise all'Ordine, e gli fece
-la vestizione il ministro della Grecia frate Benedetto di Arezzo,
-santo uomo. Questo Re Giovanni fu avo materno del Re Corrado figlio
-dell'Imperatore Federico. Un'altra figlia di Re Giovanni si maritò con
-Baldoino Imperatore di Costantinopoli, dopo la cui morte Re Giovanni
-fu Balì dell'impero pel nipote ancor minore. Quando questo Re Giovanni
-sguainava la spada e nel forte della pugna si infiammava, nessuno
-osava star di piè fermo al suo cospetto, ma lo fuggivano vedendo quanto
-vigoroso e prode guerriero ei fosse. A cui si può applicare quel che
-di Giuda Macabeo leggiamo I. 3: _Egli nel suo fare era simile ad un
-leone, e ad un lioncello che rugge veggendo la preda._ Ricevuta adunque
-la lettera di frate Elia ministro Generale, partii per la Toscana,
-e vi abitai ott'anni; due a Lucca, due a Siena, quattro a Pisa. Nel
-primo anno della mia dimora a Lucca scadde da ministro Generale frate
-Elia, e fu creato frate Alberto da Pisa. E il sole si ecclissò, come
-vidi io co' miei occhi, nel mattino dei 3 Giugno a nona 1239. Quando
-io abitava in Pisa era giovinetto, e mi condusse una volta a cerca del
-pane un certo frate laico, sporco e d'animo leggero, ed era Pisano, che
-poi andato ad abitare nel convento di Fiesole, non so per quale follia
-o disperazione si gettò nel pozzo, d'onde lo estrassero i frati; ma
-pochi giorni dopo, sparve, e non fu possibile rinvenirlo in nessuna
-parte del mondo. Perciò i frati sospettarono che se l'avesse portato
-via il diavolo; egli se lo saprà. Essendo io dunque secolui in Pisa,
-e andando insieme colle nostre sporte a questua di pane, c'imbattemmo
-in un cortile, nel quale entrammo tutt'e due; ed eravi una vite
-frondosa, tutta distesa al di sopra, il cui verde era dilettevolissimo
-a vedere, e sotto all'ombra era una soavità a riposare. Ivi erano
-leopardi e molte altre fiere d'oltremare, che lungamente guardammo,
-perchè ogni cosa nuova e bella si guarda volentieri. Eranvi anche
-fanciulli e fanciulle di età già idonea, a cui la ricchezza delle
-vesti, e l'avvenenza del volto aggiungevano ornamento ed amabilità.
-Ed avevano in mano, sì gli uni che le altre, violoni, viole, cetre e
-diversi altri strumenti musicali, da cui traevano dolcissimi suoni, e
-li accompagnavano con una mimica appropriata. Ivi nessuno si moveva,
-nessuno parlava: tutti ascoltavano in silenzio. E il canto era sì nuovo
-e delizioso e per le parole, e per la varietà delle voci e il metodo
-di cantare, che inondava il cuore di giocondità. Nulla dissero a noi;
-nulla noi dicemmo a loro. E la musica tanto vocale che instrumentale
-non cessò mai per tutto il tempo che ci fermammo là; e ci stemmo
-gran tempo e non sapevamo dipartircene. Non so (sallo Iddio) d'onde
-venisse tale apparato di tanta letizia; perocchè nè prima ne avevamo
-mai visto un simile, nè dopo ne fu mai dato vederlo. Usciti di là, mi
-venne incontro un uomo, ch'io non conosceva, e che si disse parmigiano;
-e cominciò a trattenermi, e a sgridarmi acremente, e ad insultarmi,
-e a dire: Vanne, vanne, o miserabile. Molti mercenarii in casa di
-tuo padre hanno abbondanza di pane e di carne; e tu vai di porta in
-porta a mendicare il pane da chi non ne ha, mentre tu potresti darne
-di tuo a molti poveri. Sarebbe meglio che tu ora sul tuo destriero
-caracollassi per Parma, e rendessi lieti i tristi, con torneamenti, e
-fossi spettacolo alle donne e solazzo agl'istrioni. Sappi che tuo padre
-è consunto dal dolore, e tua madre, perchè non può più veder te, che
-sei il suo amore, quasi più non ispera in Dio. A cui io risposi: Vanne
-tu, miserabile che sei, vanne; tu non sai di quelle cose, che sono
-di Dio, ma soltanto di quelle che sono degli uomini carnali. Ciò che
-dici, la carne e il sangue lo rivelò a te, non già il padre celeste.
-Invero consigliando tu tali cose, tu credi dir bene; ma non t'avvedi
-che sei misero, e povero, e cieco, e nudo. Perocchè dei peccatori del
-mondo dice la divina Scrittura: _Camminarono al seguito della vanità,
-e diventarono vani. Vanità di vanità,_ dice la Sapienza, _e tutto
-vanità._ E altrove: _Nella vanità s'affrettarono a venir meno i giorni
-e gli anni loro._ E soggiunge Giobbe 21: _Essi alzano la voce col
-tamburo e con la cetera; e si rallegrano al suon dell'organo; logorano
-la loro età in piacere, e poi in un momento scendono nel sepolcro._
-Ma perchè l'uomo animale non sente le cose che sono dello spirito di
-Dio (perocchè è stolto e non può intendere), udite queste mie parole,
-partì confuso per non saper che rispondere. Pertanto terminata la
-nostra questua, cominciai la sera a pensare e ripensare nella mia mente
-quelle cose che avevo vedute e udite, perchè se avessi avuto a vivere
-nell'Ordine cinquant'anni così questuando, non solo sarebbe stato
-per me troppo lunga carriera, ma eziandio una fatica che mi avrebbe
-fatto diventar rosso di vergogna, e sarebbe stata insopportabile alle
-mie forze. E per tali pensieri avendo passato quasi tutta la notte in
-veglia, quando piacque a Dio presi un po' di sonno, nel quale Iddio
-mi mandò una bellissima visione, che mi diede una consolazione, una
-giocondità, una dolcezza ineffabile. E allora conobbi che è necessario
-l'aiuto di Dio, quando più non può l'aiuto dell'uomo. E così mi pareva
-di andare da porta a porta in cerca del pane, come sogliono fare i
-frati; e camminava per via S. Michele di Pisa dalla parte dei Visconti;
-perchè dall'altra parte i mercanti parmigiani avevano una casa, ove
-ospitavano, detta dai Pisani _Fondaco_, e da quella mi teneva lontano,
-in parte per vergogna, non essendo io ancora bene fortificato in
-Cristo, e perchè chi teme Dio, nulla trascura; in parte perchè temeva
-di udirmi dire, a nome di mio padre, parole, che scuotessero il mio
-proponimento. E mio padre, vita sua durante, mi ha sempre tentato,
-mi ha sempre tese insidie per togliermi dall'Ordine di S. Francesco;
-nè mai s'è riconciliato meco perseverando sempre nella sua durezza.
-Scendendo poi dalla parte dell'Arno per borgo S. Michele, ecco che
-d'improvviso guardai e vidi il Figlio di Dio, che usciva d'una casa,
-e mi portava pane, e me lo poneva nella sporta. Altrettanto faceva
-la beata Vergine, altrettanto Giuseppe nutricatore del bambino Gesù,
-e che aveva sposata la beata Vergine, seguitando finchè fu terminata
-la cerca e piena la sporta. È di uso in quel paese che la sporta
-si lascia a pie' delle scale, coperta di un panno e il frate sale a
-domandare il pane, e' lo porta giù e lo ripone nella sporta. Quando poi
-fu terminata la cerca e piena la sporta, il Figliuol di Dio mi disse
-ecc.... La visione adunque or ora raccontata è vera, e nulla ha di
-falso; ma qualche osservazione vi si aggiunse relativa al questuare,
-quando maestro Guglielmo del Santo Amore fece un opuscolo, cui Papa
-Alessandro IV riprovò e distrusse, perchè in quello diceva che tutti i
-religiosi e predicatori della parola di Dio, che vivevano di limosina
-non potevano salvarsi. Dopo dunque la predetta visione, mi feci così
-saldo in Cristo, che quando venivano, mandati da mio padre, o istrioni,
-o cavalieri, di que' che si dicono di curia, per distaccare il mio
-cuore da Dio, io mi curava tanto di loro, come della quinta ruota del
-carro. Un giorno venne uno da me, e disse: Vostro padre vi saluta, e
-manda a dire che vostra madre vi vuole un giorno vedere anche a costo
-d'aver a morire il giorno dopo. E credette d'aver detto cosa più che
-potente a piegarmi. Ma sdegnato risposi: Partiti da me, o miserabile,
-perchè io non ti darò più ascolto. Mio padre è Amoreo[31]; mia madre è
-Cetea[32]. E ritirossi confuso, nè si vide più. Dopo otto anni passati
-in Toscana andai nella provincia di Bologna, ove fui ricevuto e fatto
-uno dei loro. E nel tempo che io abitava nel convento di Cremona, e
-l'Imperatore Federico, già deposto dall'Impero, si trovava a Torino in
-viaggio per Lione allo scopo di imprigionare il Papa coi Cardinali,
-come era comune opinione, ed il figlio di lui Enzo era coi Cremonesi
-all'assedio di Quinzano[33], castello dei Bresciani, Parma, la mia
-città natale, si ribellò all'Impero, e si diede in tutto alla Chiesa,
-e fu una domenica 16 Giugno 1247. E allora venni ad abitare a Parma,
-dove era Legato Gregorio di Montelungo, che poi resse molti anni la
-chiesa di Aquileia. E l'anno stesso essendo la mia città assediata
-da Federico Imperatore deposto, partii per Lione e vi arrivai il dì
-d'Ognissanti. E subito il Papa mandò cercandomi, e tenne meco in sua
-camera famigliare colloquio, poichè dal tempo della mia partenza da
-Parma sino a quel momento, nè eragli arrivato alcun messo, nè aveva
-ricevuto lettere. E mi fece molte grazie, esaudì cioè le mie suppliche,
-perchè era uomo cortese assai e liberale. Or diciamo ciò che resta
-della mia parentela. Il quarto figlio di mio padre, natogli da una
-concubina, che aveva nome Rechelda, fu chiamato Maestro Giovanni, ed
-era bell'uomo e prode guerriero. Questi uscì volontario da Parma,
-e fece adesione al partito imperiale. Ma poi pentitosene, fece il
-pellegrinaggio di S. Giacomo di Compostella, d'onde ritornando, di
-piena e sola sua volontà si fermò a Tolosa; e avutane la cittadinanza,
-prese moglie, da cui ebbe figli e figlie. In seguito poi malò, e,
-confessatosi dai frati, morì, e fu sepolto nel convento dei frati
-Minori di Tolosa. Egli era tanto cortese e liberale, che soccorreva
-di assai buon animo tutti gli italiani; li conduceva in casa sua
-e dava loro lauti banchetti; specialmente ai conoscenti, ai poveri
-ed ai pellegrini, i quali di ritorno poi mi riferivano queste cose.
-Inoltre mio padre ebbe tre figlie, belle donne e nobilmente maritate.
-La prima avea nome Maria[34]; la seconda Caracosa, che, mortole il
-marito, entrò nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma; e,
-dopo alcuni anni, si associò alcune suore del monastero di Parma, le
-condusse a Reggio, dove non erano monache dell'Ordine di S. Chiara, e
-fu loro Priora. Finalmente si fece esonerare dall'ufficio, e ritornò
-al monastero di Parma, ove finì lodatamente la sua vita. Ella fu donna
-amabile, saggia, onesta e cara tanto a Dio che agli uomini: l'anima sua
-riposi in pace. La terza mia sorella fu Egidia, dalla quale nacquero
-quattro figli, che morirono tutti, eccetto il primo, chiamato Andrea
-da Puzulesio, e fu gran legista. La madre di mio padre, mia nonna,
-aveva nome Ermengarda, donna saggia e morì centenaria. Con essa abitai
-quindici anni in casa di mio padre; e quante volte mi consigliò di
-schivare le male compagnie, e di farmene delle buone, e che fossi
-savio, morigerato e buono, altrettante essa sia benedetta da Dio; e sì
-che spesso lo faceva. Fu deposta nel sepolcro surricordato, comune a
-noi e a quelli del nostro casato. Tuttavia mio padre ebbe un monumento
-proprio e nuovo, in cui nessuno ancora era stato sepolto, nella piazza
-vecchia, davanti alla porta del battistero, essendo il primo già tutto
-occupato. La sorella di mio padre aveva nome Gisla, che, maritata, ebbe
-due figlie Crisopola e Vilana, espertissime nel canto. Il padre loro
-Martino di Ottolino degli Stefani fu uomo solazzevole, soave e giocondo
-e passionato di ber vino; abilissimo a cantare con accompagnamento
-di strumenti musicali; non però menestrello. Questi una volta gabbò
-e canzonò in Cremona maestro Gerardo Patecelo, che fece un libro
-intitolato i _Tristi_. E ben gli stette; se lo meritava. La madre di
-frate Guido, mio fratello, fu Gisla Marsilii, che furono in antico
-gentiluomini e potenti in Parma; e abitavano nella parte inferiore di
-piazza vecchia accanto all'episcopio; famiglia numerosa assai, e de'
-quali conobbi molti, e alcuni di loro vestivano di colore scarlatto,
-specialmente quelli che erano giudici. Io aveva anche parenti da parte
-di mia madre, che era figlia di Gerardo da Cassio, bel vecchio, e
-morto, credo, centenario, sepolto nella chiesa di S. Pietro. Ed ebbe
-tre figli: Gerardo che fece un libro intorno al comporre; perocchè fu
-gran maestro di stile nobile; Bernardo uomo senza lettere, ma semplice
-e puro; ed Ugo, uomo di lettere, giudice e assessore, solazzevole,
-che era sempre in compagnia dei Podestà essendo loro avvocato.
-Questi ebbe un figlio, che nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote
-e predicatore, letterato, onesto, costumato e buon religioso; e si
-chiamava frate Giacomo da Cassio, e morì in Sicilia, credo, a Messina.
-Mia madre poi aveva nome Imelda, umile, devota, limosiniera, e che
-spesso digiunava. Non fu mai vista in collera, non battè mai alcuna
-sua fantesca. D'inverno voleva sempre, per amore di Dio, tener qualche
-povera montanara a svernare in casa sua, e le dava vitto e vestito
-quantunque avesse sempre altre persone pel servizio della famiglia.
-Per lei Papa Innocenzo a Lione mi diede una lettera di ammissione
-all'Ordine di S. Chiara. Ne diede un'altra a mio fratello Guido, quando
-i Parmigiani lo mandarono inviato al Papa. Essa è sepolta nel monastero
-di quelle donne dell'Ordine di S. Chiara; e l'anima sua per grazia
-della misericordia di Dio riposi in pace; e così sia. Mia nonna, madre
-di mia madre, aveva nome Maria, bella e paffuta, sorella di Aicardo
-di Ugo di Aimerico, che furono in Parma giudici, ricchi e potenti, ed
-abitano presso la chiesa di S. Giorgio[35]. E rifacendomi più indietro
-dirò che Bernardo di Oliviero, e Rolando di Oliviero di Adamo, che
-erano due fratelli germani, la cui madre aveva nome Vitella, ch'io ho
-veduta centenaria, ebbero due sorelle, belle donne e saggie, ch'io ho
-conosciute: e l'una aveva nome Giacoma, che sposò Guido Pecorari, e
-non ebbe figli; l'altra Caracosa, che sposò Naimerio Panizzari, e le
-nacque un figlio, cui pose nome Gerardo, che fu poi a sua volta padre
-di molti figli e figlie. Il primo de' quali fu chiamato frate Giacomo
-oltremarino, perchè stette molti anni oltremare. Questi era figlio
-d'un mio cugino, e nell'Ordine de' frati Minori fu uomo di gran vaglia,
-sacerdote, predicatore, gran letterato, sapeva l'arabo, o saraceno, ed
-il francese. Nel ministero della prelatura fu uomo valente, onesto,
-buono e santo. Morì a Modena e fu sepolto nel convento de' frati
-Minori. Un altro fratello di lui aveva nome Bernardo. Degli altri non
-parlo. Prima loro sorella fu Avanza, donna bellissima, da cui nacque
-una figlia, che nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma, si
-chiama Caracosa onesta e devota. Seconda loro sorella fu Gisa, che ebbe
-due mariti e figli e figlie. Terza, Maria, bella donna, saggia, onesta,
-che morì nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Imola. Inoltre del
-mio casato nel monastero di S. Benedetto, tra il Po e il Larione[36],
-ove è sepolta la Contessa Matilde, nella diocesi di Mantova, vi fu un
-sacerdote, santo uomo e personaggio cospicuo, ch'avea nome Villano.
-Nel monastero poi di Brescello vi fu Corrado figlio di Bernardo, figlio
-di quel Leonardo giudice, da cui incominciammo, che morì in _guerra_,
-la cui donna avvenentissima fu Caracosa, prudentissima e sagacissima
-donna, che governò benissimo casa sua dopo la morte del marito, ed era
-della famiglia Zampironi. Ma io frate Salimbene e mio fratello Guido
-di Adamo, entrando in religione senza figli nè maschi, nè femmine,
-spegnemmo il nostro casato per riaccenderlo in cielo. E di renderlo
-luminoso si degni concedermelo Colui che vive e regna col Padre e
-collo Spirito Santo ne' secoli, de' secoli e così sia. Ecco che senza
-volerlo ho descritto la genealogia della mia famiglia; molti però ne
-ommisi per brevità sì antichi, che moderni. Ma, avendola cominciata,
-mi parve bene compirla per cinque ragioni: 1. perchè suor Agnese, mia
-nipote, che è nel monastero di S. Chiara in Parma, ove andò a chiudersi
-per amor di Gesù quando era ancora ragazza, mi pregò di tessere questa
-genealogia, perchè non aveva mai potuto aver contezza della madre di
-suo padre; e così da questa edotta, conoscerà da quali progenitori
-discende tanto per padre come per madre. Ed ora dalla suddescritta
-genealogia saprà che per padre discende da quelli che si denominavano
-di Adamo, e che in antico si appellavano de' Grenoni; per madre
-discende dai Baratti, i quali si biforcano in due casati. Perocchè vi
-sono i Baratti così detti i Negri, che parteggiarono per l'Impero; e
-vi sono i Baratti, chiamati i Rossi, che tennero sempre per la Chiesa,
-dai quali discendeva Suor Agnese, come più sopra è detto. E tutti
-questi Baratti, i Negri e i Rossi, nati da un sol ceppo, ossia da una
-sola radice, erano figli di due donne, l'una a nome Barattina, l'altra
-Ghibertina, di cui abbiamo scritto largamente più sopra... La seconda
-ragione della suddescritta genealogia è perchè suor Agnese sappia per
-chi debba pregare Iddio.... Il che si può dimostrare nei molti, che
-la morte rapì a nostri giorni. E tutti quelli, che ho nominati nella
-genealogia del mio parentado, li vidi tutti, eccetto pochi, nel breve
-giro di sessant'anni. Perocchè non ho visto Adamo de' Grenoni, che fu
-padre di mio nonno paterno; nè ho veduto i suoi due figli, Oliviero e
-Giovanni di Adamo, il quale ultimo fu mio nonno; nè Adamino figlio di
-lui, fratello di mio padre, militare, come anche Emblavato e Rolando
-di Oliviero; nè ho visto il monaco di S. Benedetto. Tutti gli altri
-che ho nominato, e conobbi, or non son più..... Diciamo ora perchè ho
-premesso queste cose. Ho visto a' miei giorni in molte parti del mondo
-molti casati spenti. E per non toglierne esempi di lontano, in Parma
-il casato di quei da Cassio, d'onde uscì mia madre, non ha più maschi.
-Il casato de' Pagani, ch'io conobbi gentiluomini ricchi e potenti, è
-spento. Così il legnaggio de' Stefani, famiglia numerosissima, ricca
-e potente, è sfumato..... Ora ritorniamo all'Ordine ed al corso della
-nostra storia, e ripigliamola là dove lasciammo. Dicemmo di sopra che
-nel 1229 nel mese d'Agosto i Bolognesi assediarono il castello di S.
-Cesario e lo presero sotto gli occhi stessi dei Modenesi, Parmigiani
-e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti, e che una notte vi fu
-gran battaglia tra loro e i Bolognesi. Furono allora portate via ai
-Bolognesi moltissime manganelle, ch'io ancor fanciullo vidi nella
-piazza vecchia di Parma, tra il battistero, l'episcopio e la facciata
-del Duomo. E quella battaglia fu combattuta accanitamente e con
-grande strage di fanteria e di cavalleria d'ambe le parti. I Bolognesi
-che ne restarono malconci, stanchi e affannati diedero le spalle al
-nemico, e fuggirono abbandonando sul campo il carroccio loro e quanto
-avevano. I Modenesi vollero torre il carroccio de' Bolognesi e tirarlo
-a Modena, ma i Parmigiani non acconsentirono, dicendo che non è bene
-fare ai nemici tutto il male che si può; e che tal cosa sarebbe un'onta
-incancellabile e provocativa di grandi mali. E i Modenesi accolsero il
-consiglio dei Parmigiani come di amici ed alleati; quindi lo mandarono
-in Piumazzo, castello de' Bolognesi, e ritornarono alla loro città.
-(È da sapere che nell'esercito de' Bolognesi, in detta battaglia, che
-fu combattuta contro i Parmigiani, i Modenesi e i Cremonesi, v'erano
-anche i Milanesi, i Piacentini, i Bresciani e tutti i Romagnoli). In
-questo esercito Pagano di Alberto di Egidio de' Pagani, che era Podestà
-di Modena, fece cavaliere suo figlio Enrico, e dissegli: Va, assalta
-il nemico, e battiti valorosamente. E così fece; ma sul principio
-della battaglia, ferito di lancia, grondava sangue dal suo corpo,
-come mosto da un bigoncio, a cui sia stato levato via lo zipolo, e
-poco dopo spirò. Saputolo suo padre, disse: D'aver fatto cavaliere
-mio figlio non son pentito, essendo morto battendosi da valoroso;
-e l'ho udito io dal padre stesso. Nel combattimento di S. Maria in
-Strada morì anche Zangaro Sanvitali di Parma, famoso cavaliere e gran
-guerriero. Della stessa famiglia morì pure nella battaglia di San
-Cesario Guarino gran soldato e dotto nell'armi, ed era cognato di Papa
-Innocenzo IV. Perocchè ebbe moglie una sorella di questo Papa, dalla
-quale gli nacquero sei figli ed una figlia, ch'io conobbi tutti, ed
-erano belli, robusti e paffuti. Il primo ebbe nome Ugo Sanvitali, il
-secondo Alberto, che fu molt'anni canonico del Duomo: poi fu molti
-anni l'Eletto (vescovo) della chiesa parmense. Non fu sacerdote,
-perchè non volle, e morì diacono, nè fu consacrato Vescovo. Fu sepolto
-nell'ala del Duomo dove soleva tenersi il carroccio, di dietro al
-coro dei Canonici, dalla parte del convento de' frati Minori; e Obizzo
-di Lavagna[37], che fu vescovo di Parma e zio di Papa Innocenzo IV è
-sepolto inferiormente. Questo Alberto, Eletto della chiesa parmense,
-era bell'uomo poco istruito, ma onesto. Fu mio conoscente ed amico, e
-mi disse che mio padre sperava di ottenere la mia uscita dall'Ordine
-de' frati Minori per mezzo di Papa Innocenzo. Ma la morte troncò ogni
-sua speranza. Papa Innocenzo conosceva mio padre, perchè era stato
-canonico della Chiesa parmense, ed era uomo di molta memoria; e mio
-padre abitava vicino al Duomo. Inoltre aveva maritata sua figlia Maria
-con Azzone fratello consanguineo di Guarino cognato del Papa; e perciò
-sperava che col mezzo dei nipoti del Papa, e della famigliarità che
-aveva col Papa stesso, questi m'avrebbe restituito a lui, specialmente
-perchè non aveva altri maschi. La qual cosa il Papa non avrebbe mai
-fatta; al più forse per consolare mio padre m'avrebbe conferito un
-vescovado, od altra dignità. Perocchè era uomo liberale assai, come
-appare nelle dichiarazioni fatte alla Regola de' frati Minori, e in
-altre molte cose. Teneva sempre seco gran numero di frati Minori, ai
-quali fabbricò anche un convento e una bella chiesa presso Lavagna,
-sua terra nativa, dove avrebbe voluto tenere sempre venticinque
-frati Minori, e li avrebbe provveduti di libri e d'ogni altra cosa
-necessaria; ma i frati Minori non vollero accettare, e il Papa lo diede
-ad altri religiosi. Questi a Lione in sua camera mi conferì l'ufficio
-di predicatore, mi assolvette da tutti i miei peccati, e mi fece molte
-altre grazie l'anno dell'Incarnazione del Signore 1247. Egli spogliò
-del vescovado di Parma frate Bernardo da Vizio, che era della famiglia
-Scotti, e creò l'Ordine dei frati di Martorano. Detto vescovado frate
-Bernardo avealo avuto da Gregorio di Montelungo Legato di Lombardia;
-e il Papa lo diede al ridetto Alberto proprio nipote. Papa Innocenzo
-IV favoreggiò molto i suoi parenti. Ed ebbe tre sorelle maritate a
-Parma, che gli diedero molti nipoti, a cui conferì grasse prebende, e
-secondo il grido del profeta: _Hanno fatto Chiesa il loro parentado._
-Terzo figlio di Guarino fu Anselmo, bell'uomo, ma quanto all'armi
-inettissimo, come quello che era stato allevato nella corte romana in
-mezzo ai Cardinali, da cui apprese gli ozii e i costumi dei preti.
-Quarto fu Guglielmo, che aveva, quando morì, credo vent'anni. Era
-giovane di assai delicata coscienza, e voleva confessarsi almeno una
-volta la settimana. Quinto fu Obizzo II, che ora è vescovo di Parma, ma
-prima è stato molt'anni vescovo di Tripoli. Costui fu uomo quasi alla
-militare, e il suo carattere è come quello che più su abbiam fatto di
-Nicolò vescovo di Reggio. Perocchè era chierico coi chierici, religioso
-coi religiosi, laico coi laici, cavaliere coi cavalieri, barone coi
-baroni; gran barattiere, spenditore largo, liberale e cortese. In
-principio abusò di molte terre e possessioni della mensa vescovile, e
-le diede ad alcuni truffatori. Perciò fu accusato presso Papa Urbano
-da Ghiberto da Gente come barattiere, dissipatore e alienatore de'
-beni della mensa vescovile. Ma in processo di tempo ricuperò le terre
-alienate e fece molti restauri all'episcopio. Egli fu uomo di molta
-dottrina, specialmente nel diritto canonico, ed assai esperto nel
-ministero ecclesiastico. Conosceva il gioco degli scacchi, e teneva a
-bacchetta il clero secolare; e conferiva le parocchie a quelli, che gli
-facevano del bene. Amò i religiosi e specialmente i frati Minori. Fece
-però una bruttissima azione; perchè essendo egli vescovo di Tripoli, si
-dimise, e coll'aiuto del Cardinale Ottobono, che fu poi Papa Adriano,
-spogliò del vescovado di Parma maestro Giovanni di donna Rifida, che
-era Arciprete del Duomo, dotto in diritto civile ed ecclesiastico, e
-che molt'anni l'aveva insegnato, persona onesta e buona, e che cantava
-e predicava bene. Per di più era stato anche suo maestro di diritto
-canonico; ed era stato eletto regolarmente e canonicamente dagli altri
-canonici a Vescovo di Parma dopo la morte di Alberto suo fratello.
-Finalmente sesto ed ultimo figlio di Guarino, cognato di Papa Innocenzo
-IV, fu Tedisio, grosso, pingue e robusto. Sorella di tutti questi fu
-Cecilia, che stette molt'anni nel monastero di S. Chiara in Parma. Poi,
-tolta di qui, fu promossa a Badessa nel convento di Chiavari, fatto
-fabbricare a proprie spese presso Lavagna, sua terra, dal Cardinale
-Guglielmo, nipote di Papa Innocenzo: monastero ricchissimo ove abitano
-frati e suore dell'Ordine de' Minori. Questa Badessa Cecilia, colpita
-da Dio per la sua ruvidezza ed avarizia, finì malamente: ed ecco
-come. Frate Bonifacio dell'Ordine de' Minori, visitatore dei monasteri
-dell'Ordine di S. Chiara della provincia di Lombardia, aveva alcune
-donne da collocare nei monasteri; perocchè a Torino, città appartenente
-alla provincia di Lombardia, a cagione di guerre non potevano stare. E
-dopo averle allegate, eccetto due, in varii monasteri, con quelle due
-andò a Genova; ed una la collocò nel monastero di Genova col consenso
-delle suore e della Badessa; l'altra nel monastero di Chiavari col
-solo dissenso della Badessa. Ed ecco che subito mentre il visitatore
-stava a mensa in casa dei frati, che ivi abitavano, la Badessa con
-animo infuocato d'ira, e la fronte aggrottata, insorse contro la nuova
-ospite, dicendo ed ordinando alle suore di espellerla dal convento,
-perchè non voleva che in nessun modo dimorasse nel suo monastero. Ma
-le suore pregando la Badessa colle lagrime agli occhi per la nuova
-consorella, essa rispose: Ah! vilissime femmine; credete ch'io non
-abbia un perchè di ciò fare? Lo faccio per vostro bene, e per bene del
-nostro monastero. E presala per una mano, la cacciò fuori, operando
-secondo il detto di un poeta;
-
- Turpius ejicitur, quam non
- admittitur hospes.
-
- All'ospite l'onor ben più si toglie
- Se si discaccia, che se non s'accoglie
-
-La suora espulsa si recò dunque e stette al cospetto del visitatore,
-che era a mensa in casa dei frati che ivi abitavano; e colle lagrime
-agli occhi gli riferì quanto le aveva detto la Badessa. Il visitatore,
-udite queste cose, si alzò turbato dalla mensa, andò e scomunicò la
-Badessa, perchè perseverando nella sua durezza chiudeva le viscere
-della pietà ad una sua consorella, che era stretta da dura necessità.
-E prendendo per mano la tribolata suora la consolò, e la ricondusse
-seco a Genova, e pregò la Badessa e le suore di quel monastero ad
-accoglierla per amore di Dio e suo, avendo già loro prima parlato della
-malignità, della durezza, dell'avarizia e della follìa della Badessa
-di Chiavari. Tali cose avendo udito le suore del monastero di Genova,
-si mossero a compassione della loro consorella, e la abbracciarono
-festosamente. In quel monastero poi vi era una suora vecchia molto
-e divota e di gran merito presso Dio, a cui dispiacque assai il
-contegno di quella Badessa verso una suora tribolata e già collocata
-in convento. Ed essendo già di quel dì sera avanzata, e le altre
-suore andate a letto, essa s'inginocchiò davanti all'altare, e con
-molte lagrime pregò Iddio....... Il visitatore mandò subito un messo
-velocissimo a Chiavari per sapere che cosa fosse accaduto a quella
-badessa: e la trovò morta, maledetta, scomunicata e senza assoluzione.
-Nell'intervallo tra la partenza del visitatore e l'arrivo del messo,
-Cecilia, Badessa di Chiavari, cominciò a malare gravemente e svenir
-di languore; e soffrendo dolori di più maniere, si pose a letto, si
-ridusse agli estremi, e cominciò a gridare: Io muoio. Sorelle correte,
-aiutatemi, datemi qualche rimedio. Accorsero le suore incontanente,
-e, com'è dovere, ebbero compassione della loro Badessa. Della salute
-dell'anima sua non si fe' cenno, di confessione non se ne parlò. Le
-si strinse la gola, e appena poteva trar respiro. E quando s'accorse
-che moriva, disse alle suore adunate: Andate e ricevete quella suora;
-andate e ricevete quella suora; andate e ricevete quella suora. Per lei
-Iddio mi percosse; e in così dire spirò........ Ricordo che essendo
-io a Lione, ove era anche Papa Innocenzo IV, arrivarono alcuni frati
-Minori di Bordeaux a dire al Papa che le suore dell'Ordine di S. Chiara
-di Bordeaux avevano eletta suora Cecilia, sua nipote, a loro Badessa.
-E il Papa ne diede loro lettera di conferma, dicendo che andassero a
-ritrovarla a Parma. Ma l'Eletto di Parma, nipote del Papa, e fratello
-della prenominata donna, essendo pur esso a Lione, e avendo saputo la
-cosa, si presentò al Papa e fece annullare la data conferma. E forse,
-se fosse andata colà, si sarebbe diportata meglio tra forestieri che
-in mezzo a parenti e conoscenti. Ora ripigliamo il corso della nostra
-storia, e incominciamo là dove la lasciammo. L'anno 1229, segnato
-anche più su, Nazario di Ghirardino di Lucca fu Podestà di Reggio, e
-fece fare il ponte e le imposte di porta Bernone. Allora si cominciò
-a cinger di mura la città di Reggio. E fece fare cento braccia di
-muraglia, dalla detta porta in giù verso porta S. Stefano. Così
-successivamente ogni anno gli altri Podestà fecero duecento braccia di
-muraglia finchè la città tutta fu murata. Però, per la frequenza delle
-guerre, qualche anno restò interrotta la continuazione del lavoro.
-Questo Nazario ha il suo ritratto in pietra sopra la porta Bernone,[38]
-fatto fare da lui stesso, ed ha in Reggio la sua statua a cavallo.
-Fu bel cavaliere e ricco assai; mio conoscente ed amico quando io
-dimorava a Lucca nell'Ordine de' frati Minori. Donna Fior d'Oliva, sua
-moglie, era bella, paffuta e mia famigliare e devota. Era di Trento,
-moglie di un notaio, da cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la
-rapì al marito suo quando fu Podestà a Trento, e, consentendolo essa,
-la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che viveva ancora, in un
-certo suo castello, dove stette sino alla morte. Nazario morì senza
-figli, e lasciò molte ricchezze a quella donna, che in seguito si
-maritò a Reggio, e, come mi disse, fu ingannata. E l'ebbe in moglie
-Enrico figlio di Antonio di Musso, e vive ancora oggi, festa di S.
-Lorenzo, martedì, 1283, anno in cui scriviamo queste cose. Tutti e due
-costoro, cioè Nazario e Fior d'Oliva fecero molto bene ai frati Minori
-di Lucca, quando la Badessa di Gattaiola[39] dell'Ordine di S. Chiara
-provocò e aizzò tutta Lucca contro i frati, calunniando gli innocenti.
-E cagione ne fu che frate Giacomo da Iseo non la voleva assolvere
-perchè non si comportava bene nel suo ufficio. Essa era figlia di una
-fornaia di Genova, e il suo governo era turpe, crudele e disonesto.
-E, per assicurarsi meglio quel ministero, era larga di regaluzzi e
-di leccornie a giovani, e a uomini, e a donne secolari, specialmente
-a chi aveva qualche parente nel monastero. Ai quali eziandio andava
-dicendo: I frati Minori non mi vogliono dare l'assoluzione perchè......
-E così, come è detto, calunniava gli innocenti. Ma mentiva apertamente.
-Tuttavia essa fu assolta, e i frati ricuperarono il loro onore e la
-loro buona fama, e la città la sua calma.
-
-
-a. 1230
-
-L'anno 1230 si celebrò in Assisi un capitolo generale de' frati Minori,
-e si fece il trasporto del corpo del beato Francesco il giorno 25
-Maggio, e frate Giacomo da Iseo, che agli inguini e ai genitali era
-tutto guasto, riacquistò sanità completa. Molti altri miracoli degni
-d'essere narrati fece in quel giorno Iddio per mezzo del suo servo ed
-amico Francesco, che potrai conoscere leggendo la sua biografia.
-
-
-a. 1231
-
-L'anno 1231, ai 14 di Giugno, Venerdì, il beatissimo padre e frate
-Antonio spagnuolo, che era nel convento di Padova, nella quale città
-l'Altissimo magnificò il suo nome per mezzo di quel Santo, abbandonando
-in Arcella[40] il corpo alla dimora di tutte le reliquie mortali
-dell'uomo, volò felicemente alla sede degli Spiriti celesti. Questi fu
-dell'Ordine de' frati Minori e compagno del beato Francesco, e, se ci
-basterà la vita, ne riparleremo e ne tesseremo più ampiamente le lodi
-altrove.
-
-
-a. 1232
-
-L'anno 1232, ai 16 di Ottobre, sabbato, fu rotto e messo in fuga il
-Marchese di Cavalcabò da Bonacorso da Palù e da quei di Sesso[41]
-presso Mancasale[42].
-
-
-a. 1233
-
-L'anno 1233 si fabbricò il palazzo del vescovo di Parma, che è rimpetto
-alla facciata del Duomo; e allora reggeva la Chiesa di Parma il vescovo
-Grazia di Fiorenza, che fece costruire anche molti altri palazzi in
-più luoghi della diocesi. E perciò i Parmigiani lo stimavano un buon
-vescovo; perchè non dissipava i beni della Chiesa, anzi li conservava e
-moltiplicava. Egli era amico di mio padre Guido di Adamo, e stando alla
-finestra di casa sua ragionava con lui del suo palazzo, e gli mandava
-spesso regali, come ho veduto io co' miei occhi. Amò mio fratello
-Guido; ma dopo che entrò nell'Ordine de' frati Minori, non si curò più
-di lui. Prima di lui fu vescovo Obizzo di Lavagna genovese, bell'uomo
-ed onesto, come dicono, e fu zio di Papa Innocenzo IV; ma non ricordo
-d'averlo veduto. Dopo Grazia fu vescovo un certo Gregorio Romano,
-che ebbe vita breve, e morì a Mantova eretico e maledetto. E quando
-malato gli portarono l'ostia consacrata, non volle riceverla, dicendo
-che non credeva nulla di tal fede; e interrogato perchè accettasse il
-Vescovado, rispose: per le ricchezze e gli onori; e così spirò senza
-comunicarsi. Dopo lui fu vescovo maestro Martino da Colorno,[43]
-di famiglia meno che cospicua. Gli successe Bernardo Vizio, di cui
-ricordo d'aver già fatta menzione, come anche de' suoi successori. Dopo
-Bernardo venne Alberto Sanvitali, nipote di Papa Innocenzo IV. Dopo fu
-eletto canonicamente e concordemente maestro Giovanni di donna Rifida,
-Arciprete del Duomo; e gli successe Obizzo, vescovo di Tripoli, pur
-esso nipote del predetto Papa, e fratello del sunnominato Alberto. Per
-frodi fu investito del Vescovado di Parma, e vive ancora e lo tiene.
-E come lo tiene oggi, tengaselo pure finchè se ne faccia un'altro. Ed
-oggi, che queste cose scriviamo, corre il 1283, giorno di S. Lorenzo,
-martedì. Che cosa sia per avvenire d'ora innanzi dei vescovi di Parma,
-sallo Iddio. In questo stesso anno 1233 fu Podestà di Reggio Giliolo di
-donna Agnese di Parma. In quell'anno Reggio cominciò a coniar moneta;
-e Nicolò vescovo di Reggio viveva ancora. Io conobbi quest'Egidiolo,
-chè eravamo della stessa città, ed ebbe due cognomi. Fu detto di donna
-Agnese, o da parte di madre, o da parte di moglie, perchè fu donna
-valente (come un certo ponte, che è in Parma, fu chiamato ponte di
-donna Egidia da Palù, perchè essa lo fece fare; ponte che ora rifanno
-di muro, invece di legno.) Fu pur detto da Gente, perchè quand'era
-oltremare, ogni volta che si parlava d'eserciti, usava dire: La nostra
-gente fece così. Questo l'ho saputo da Gherardo Rangone di Modena, che
-era frate Minore. Gigliolo da Gente poi ebbe due fratelli. Il primo
-fu Tedaldo, e, quand'io era ancora ragazzo, l'ho veduto assai vecchio
-e carico d'anni; ed ebbe sette figli, de' quali il quarto, Manfredo,
-sposò mia sorella Caracosa, che, mortole il marito, finì lodatamente
-la vita nel monastero di S. Chiara in Parma. Il secondo aveva nome
-Beretta, bel cavaliere e prode guerriero, forte, e tant'alto di statura
-da far la meraviglia degli uomini e delle donne. Giliolo fu anche padre
-di Ghiberto da Gente, di cui parleremo a suo luogo. E quando nel detto
-anno Giliolo era Podestà di Reggio cominciò l'_alleluia_. E i posteri
-chiamarono _alleluia_ un certo periodo di tempo, in cui, posate le
-armi, predominò la giocondità, l'allegria, il gaudio, l'esultanza il
-giubilo ed ogni dimostrazione d'animo contento. E tutti, cavalieri e
-fanti, e cittadini, e campagnuoli, e giovinetti, e giovinette, e vecchi
-e giovani ne cantavano inni e lodi a Dio. In tutte le città d'Italia vi
-fu questa divozione; e vidi che nella mia città di Parma ogni parocchia
-voleva avere il proprio gonfalone da portare nelle processioni, e, sul
-gonfalone, dipinto la specie di martirio del santo suo titolare. Così,
-p. e. la scorticazione di S. Bartolomeo era ritratta nello stendardo
-della parocchia, che da lui si nominava; e così via via delle altre. E
-dalle ville venivano in città co' loro confaloni in gran frotte uomini
-e donne, ragazzi e ragazze ad ascoltare le prediche ed a lodare Iddio;
-e cantavano con voci divine più che umane. E così le genti camminavano
-sulla via della salute, tanto che sembrava adempiuto quel detto del
-Profeta: _Ricorderanno (la mia parola) e si convertiranno a Dio tutte
-le nazioni, e adoreranno davanti a lui tutti i popoli._ E portavano
-in mano rami d'alberi e candele accese; E si predicava di mattina,
-a mezzodì, verso sera, secondo il Profeta: _Di sera, di mattina, di
-mezzodì narrerò e annunzierò, ed esaudirà la mia voce. Redimerà in
-pace l'anima mia da coloro che s'avvicinano a me, poichè tra molti era
-meco._ E si facevano soste nelle chiese e nelle piazze; e si alzavano
-le mani al cielo per lodare Iddio e benedirlo ne' secoli. E non
-sapevano intermettere le laudi, tanto erano entusiasmati dall'amor di
-Dio; e beato chi poteva far più di bene, e inneggiare a Dio. Nessun'ira
-era tra loro, nessun turbamento d'animo, nessun rancore; ogni cosa tra
-loro passava in pace ed amore. _Alziamo a Dio, che siede ne' cieli,
-i nostri cuori e le nostre mani._ E così realmente facevano, come ho
-visto io. E poichè la Sapienza dice ne' Proverbii. II. _Il popolo si
-travolgerà in ruina, se non vi sia chi lo governi,_ affinchè non si
-creda che queste moltitudini fossero senza guida, parliamo ora di chi
-dirigeva queste ragunate. Primo venne a Parma fra Benedetto, che si
-chiamava di Cornetta, uomo semplice ed illetterato, di buona innocenza
-e di vita onesta, ch'io vidi, ed ebbi seco famigliarità in Parma, e poi
-a Pisa; ed era o di Valle spoletana, o di Romagna. Non apparteneva ad
-alcun Ordine religioso, viveva a sè, e solo si studiava di piacere a
-Dio. Era molto amico de' frati Minori; pareva quasi un altro Giovanni
-Battista, che precorresse avanti al Signore a preparargli un popolo
-perfetto. Portava in testa un cappello all'Armena, aveva barba lunga e
-nera, e teneva una trombetta metallica (cioè di oricalco) colla quale
-suonava; e quella sua tromba reboava terribilmente, ma pure non senza
-qualche dolcezza; andava cinto di una fascia di vello; vestiva abito
-nero, a foggia di sacco tessuto di peli di diversi animali, e lungo
-sino ai piedi. La tonaca era fatta a guisa di guascappa, e davanti e di
-dietro aveva una croce lunga, larga, e di color rosso, che discendeva
-dal collo sino a' piedi, come suole nelle pianete de' sacerdoti.
-Così vestito egli andava colla sua tromba, e predicava nelle chiese,
-nelle piazze, e lodava Iddio, e aveva sempre seguace una gran turba
-di ragazzi con in mano, il più delle volte, rami d'alberi e candele
-accese. Ed io stesso stando su una muraglia del palazzo vescovile, che
-allora era in costruzione, l'ho veduto più volte a predicare e cantare
-le lodi del Signore. E cominciava le sue lodi dicendo in suo volgare:
-_Laudato, et benedetto, et glorificato sia lo Patre._ Ed i ragazzi a
-voce alta ripetevano quello che egli aveva detto. E poi ripeteva le
-stesse parole, e aggiungeva: _Sia lo Fijo._ Ed i ragazzi riassumevano
-cantando le stesse parole. Finalmente per la terza volta replicava
-le stesse parole e vi aggiungeva: _Sia lo Spiritu Sancto;_ e dopo:
-_alleluja, alleluja, alleluja._ Di poi trombettava, e dopo predicava,
-dicendo buone parole a lode del Signore. E dopo tutto cantava un saluto
-alla beata Vergine così:
-
- Ave Maria — Clemens et pia,
- Gratia plena — Virgo serena:
- Dominus tecum — Tu mane mecum.
- Tu benedicta in mulieribus,
- Quae peperisti pacem hominibus
- Et angelis gloriam.
-
- Et benedictus fructus ventris tui,
- Qui coeredes ut essemus sui,
- Nos fecit per gratiam.
-
- Ave, Maria — Clemente e pia,
- Di grazia piena — Vergin serena:
- Iddio è teco — Tu resta meco.
- In fra le donne — Tu benedetta
- All'uom portasti — Pace perfetta
- E gloria agli Angeli.
-
- E benedetto — Lo Figlio tuo
- Che di far parte — Del regno suo
- Larginne il merito.
-
-Ora parliamo degli eminenti predicatori, che furono famosi al tempo di
-quella divozione: ed anzi tutto di due dell'ordine de' Predicatori,
-cioè di frate Giovanni da Bologna, nativo di Vicenza, e di frate
-Giacomino da Seggio, oriondo di Parma. Imperocchè il beato Domenico non
-era ancora canonizzato, ma era morto e sotterra, come si canta in una
-prosa:
-
- Iacet granum occultatum,
- Sydus latet obumbratum;
- Sed plasmator omnium
-
- Ossa Ioseph pullulare,
- Sydus iubet radiare
- In salutem gentium.
-
- Sta un grano ancor sepolto.
- Sta un astro in ombra involto:
- Ma il Dio che suscita
-
- Or Giuseppe a morte invola,
- Or dell'astro l'ombra assola,
- E salva i popoli.
-
-E veramente si trova che S. Domenico restò dodici anni sepolto senza
-che si facesse parola della sua santità; ma per cura di cotesto frate
-Giovanni sunnominato, che, al tempo di tale divozione, ebbe facoltà
-di predicare in Bologna, ne fu fatta la canonizzazione. Per questa
-canonizzazione s'adoperò anche il vescovo di Modena, che era un
-Piemontese, il quale, fatto poi Cardinale, prese nome Guglielmo, cui
-io vidi predicare e officiare la vigilia di Pasqua nella chiesa de'
-frati Minori a Lione, quando ivi si trovava Papa Innocenzo e tutta la
-sua corte. Questo frate Giovanni era per verità un uomo di nessuna
-coltura, e si voleva porre tra quelli che fanno miracoli. Fece in
-quel tempo un gran predicare tra Castel Leone e Castel Franco[44]. Ma
-frate Giacomino da Reggio, oriondo però di Parma, fu uomo assai colto,
-lettore di teologia, predicatore facondo, copioso e grazioso; uomo
-pronto, benigno, caritatevole, affabile, cortese, liberale e largo.
-Ed una volta fummo compagni di viaggio di giorno e di notte da Parma
-a Modena in un momento di gran guerra; ed era anche meco il frate mio
-compagno, ed egli aveva il suo. Questi al tempo di quelle divozioni,
-di cui abbiamo parlato più sopra, aveva molta grazia nel predicare,
-e fece molto di bene. Nell'anno stesso ebbe principio in Reggio la
-costruzione della chiesa del Gesù de' frati Predicatori; e se ne fondò
-la prima pietra, consacrata dal vescovo Nicolò, il dì di S. Giacomo. E
-ad erigere quel tempio accorrevano i Reggiani, uomini, donne, militi di
-cavalleria, di fanteria, campagnuoli, cittadini; e portavano pietre,
-sabbia, calce sulle spalle entro varie specie di pelli e di tessuti.
-E beato chi più ne poteva portare; e fecero le fondamenta della
-chiesa e del caseggiato annesso, e alzarono una parte delle muraglie.
-Al terz'anno compirono tutto il lavoro. E allora frate Giacomino ne
-dirigeva la buona esecuzione. Questo frate Giacomino fece nella diocesi
-di Parma tra Calerno[45] e S. Ilario, al disotto dell'Emilia, una gran
-predicazione, alla quale accorse una grandissima folla d'uomini, donne,
-ragazzi, da Parma, da Reggio, dal monte, dal piano e da diverse ville.
-Ed una donna povera e gravida, ivi partorì un maschio; e per istanze e
-preghiere di frate Giacomino molte persone diedero non pochi soccorsi a
-quella povera donna. Perocchè tra le donne, chi regalava una sottana,
-chi una camicia, chi una veste, chi una benda; sicchè ne raccolse da
-caricare un asino. E dagli uomini n'ebbe cento soldi imperiali. E chi
-era presente e vide, riferì a me queste cose dopo tempo assai, quando
-ebbi a passare con lui per quei luoghi: Cose che ho saputo poi anche da
-altri. A questo frate Giacomino, malato a Bologna nell'infermeria de'
-frati Predicatori, ritto a sedere sul letto, verso il mezzodì, e desto,
-apparve frate Giraldo da Modena dell'Ordine dei frati Minori, quello
-stesso giorno in cui morì, dicendo: Io sono alla visione della gloria
-di Dio, alla quale Cristo chiamerà presto anche te a ricevere il premio
-delle tue fatiche, e soggiornerai sempre presso chi hai devotamente
-servito. Ciò detto, frate Giraldo disparve; e frate Giacomino raccontò
-a' suoi frati quanto aveva veduto, che se ne rallegrarono. Ed a frate
-Giacomino avvenne per punto quanto avevagli predetto frate Giraldo;
-poichè pochi giorni dopo s'addormentò nel Signore; e il suo corpo fu
-sepolto a Mantova. Frate Giovanni poi da Vicenza, più sopra menzionato,
-chiuse i suoi giorni in Puglia. Ebbero anche i frati Predicatori in
-Parma, nel tempo di quella divozione, che si chiamò _alleluia_, un
-frate Bartolomeo da Vicenza, che fece molto di bene, come ho veduto co'
-miei occhi; ed era buon uomo, prudente ed onesto; e dopo molto tempo
-fu fatto Vescovo della sua città natale, ove fece fabbricare un bel
-convento pe' frati del suo Ordine, che prima ivi non abitavano. I frati
-Minori poi ebbero un frate Leone milanese, predicatore famoso, che
-perseguitò potentemente, e confutò e confuse gli eretici. Fu molti anni
-ministro provinciale nell'Ordine de' frati Minori, e poi Arcivescovo
-di Milano. Costui era di tanto singolare coraggio, anzi audacia, che
-una volta da solo andò collo stendardo in mano alla testa dell'esercito
-Milanese contro l'Imperatore, e passato il ponte d'un fiume, solo,
-stette a lungo di piè fermo squassando lo stendardo; mentre i Milanesi
-non osavano passare perchè vedevano l'esercito imperiale in ordine di
-battaglia. Questo frate Leone confessò un amministratore dell'ospedale
-di Milano, uomo che godeva gran nome e fama di santità. E quando esso
-fu agli estremi della vita Leone si fece promettere che sarebbe tornato
-dopo morte a dargli contezza dello stato in cui si trovava. E promise
-di buon grado. Verso sera si sparge in città la voce della sua morte.
-Frate Leone invita due frati suoi compagni particolari, ch'egli aveva
-come ministro Provinciale, a vegliare seco quella sera in un angolo
-dell'orto, nella camera dell'ortolano. Vegliando tutti e tre insieme,
-frate Leone fu preso un momento da un lieve sonno; e, volendo dormire,
-pregò i compagni che, se qualche cosa sentissero, lo svegliassero.
-Ed ecco che subito odono uno venire disperatamente urlando, e lo
-videro rotar giù dal cielo come un globo di fuoco, e precipitarsi sul
-comignolo della casetta come uno sparviero sull'anitra. Pel rumore,
-e scosso dai frati, Leone si svegliò. E continuando colui i lamenti
-Ahi! Ahi!. frate Leone gli domandò come si trovasse. Ed egli rispose
-dicendo che era dannato, perchè era stato causa che morissero senza
-battesimo alcuni bambini nati da unione illeggittima, avendoli egli
-con isdegno reietti dall'ospedale, perchè vedeva che per accoglierli
-l'Ospizio andava incontro a spese e disagi. E domandandogli frate
-Leone perchè non si fosse confessato di questa colpa, rispose: o
-perchè me ne sono dimenticato, o perchè non credetti che la fosse
-da confessarsene. Quindi frate Leone soggiunse: Giacchè nulla hai a
-che fare con noi, partiti da noi, e vanne per la tua strada. Ed egli
-gridando e urlando dipartissi. Pertanto questo Frate Leone nel tempo
-di quella divozione, che i posteri chiamarono poi l'_alleluia_, molto
-s'adoperò, e molto fece di bene. Vi fu anche un cert'altro frate Minore
-di Padova che nel tempo di quella divozione fece molto di bene. Questi
-predicando una festa a Como, e facendo un usuraio murare una sua torre,
-disturbato il frate dal martellare degli operai, disse al popolo,
-che l'ascoltava: Vi predico che nel tal tempo quella torre ruinerà,
-e sin dalle fondamenta sarà divelta. Ed accadde, e fu giudicato un
-gran miracolo. Perciò l'Ecclesiastico dice 37: _L'anima di un uomo
-pio scopre talora la verità meglio che sette sentinelle, che stanno
-alla vedetta in luogo elevato._ Così ne' Proverbii 17: _Chi molto
-alta fa la casa sua, va cercando ruine._ Miracolo eguale a quello
-della profezia della torre che doveva ruinare, è quello pel figlio di
-Grilla, e delle tre zucche, e del sorcio in una zucca. E tutto diceva
-così a casaccio, a sorte, e perciò fu chiamato l'indovino. Vi fu anche
-Girardo da Modena dell'Ordine de' frati Minori, che a' tempi della
-suddetta divozione, operò cose miracolose e fece molto di bene, come
-ho veduto io co' miei occhi. Questi nel secolo si chiamava Girardo
-Maletta. Nacque di potente e ricca famiglia, cioè dai Boccabadati. Fu
-uno dei primi frati dell'Ordine dei Minori, non però uno dei dodici.
-Fu amico ed intimo del beato Francesco, e talvolta compagno: uomo
-cortese assai, liberale, splendido, religioso, onesto, di costumi
-assai castigato, e misurato nelle parole e nelle opere. Non ebbe che
-poca coltura di lettere: Tuttavia fu grande oratore, e predicatore
-ottimo e pieno di grazia. Voleva andare in giro per tutto il mondo.
-Fu egli che pregò per me frate Elia ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, che mi ricevesse nell'Ordine; e accolse l'istanza
-in Parma l'anno 1238. Fui talvolta suo compagno di viaggio. Al tempo
-della detta divozione i Parmigiani affidarono a lui la signoria di
-Parma, acclamandolo Podestà, con potere di accordare in pace fra loro
-quelli, che per rancori erano in dissidio. E così fece, e, molti che
-per discordie erano nemici, ricompose in pace ed amicizia. Tuttavia
-in un caso di composta pacificazione, incorse in calunnia, avendo
-irritato Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV,
-per non aver data sufficiente soddisfazione ad alcuni di lui amici.
-Frate Girardo tenea molto dalla parte dell'Impero; ma nulla ostante
-egli _camminò al cospetto di Dio in pace ed equità, e molti ritrasse
-dalle vie dell'iniquità,_ come disse Malachia II. E qui a proposito
-richiamati alla mente la storia di quei tre compagni, de' quali uno
-volle pensare a sè solo, e a sè solo vivere, e fare il solitario; il
-secondo amò curare i malati; il terzo riamicare i nemici. Del primo
-dice S. Girolamo: _La santa selvatichezza_ giova a sè soltanto,
-e di quanto vantaggia la Chiesa di Cristo coi meriti della vita,
-d'altrettanto le nuoce, se non faccia opera di resistenza a' suoi
-demolitori. Perciò ricordati bene di S. Sindonio, a cui un Angelo del
-Signore comandò di andare attorno a predicare contro gli eretici.
-Del beato Francesco ancora fu scritto che non vuol _vivere per sè
-solo, ma giovare gli altri, indottovi da amore di Dio._ Ogni volta
-che mi torna a mente frate Girardo da Modena, mi torna a mente anche
-quella sentenza dell'Ecclesiastico XIX: _È da preferirsi l'uomo che
-manca di sagacità, ed è privo di scienza, ma è timorato, a quello
-che abbonda di avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo._
-Io mi trovai malato a Ferrara con frate Girardo di una malattia, di
-cui egli morì dopo essere venuto a Modena verso l'anno nuovo; e fu
-sepolto in un sarcofago di marmo nella chiesa de' frati Minori. E
-Iddio si degnò di operare per mezzo di lui molti miracoli, che per
-brevità tralascio di narrare, perchè può esservene occasione altrove.
-Una cosa però non vuolsi passare sotto silenzio, ed è che questi
-frati, valenti predicatori, al tempo della prenominata divozione, si
-adunavano talvolta in qualche luogo, e insieme prestabilivano per le
-loro prediche il luogo, il giorno, l'ora e l'argomento. E l'uno diceva
-all'altro: Tien fermo ogni cosa dell'accordo preso; sicchè le cose
-immanchevolmente accadevano come erano state prefisse. Stava dunque
-frate Girardo, come l'ho visto io co' miei occhi, nella piazza del
-Comune di Parma, o altrove quando voleva, sopra un palchetto portatile
-di legno, fatto a posta per uso delle concioni; e, quando il popolo era
-tutto intento, ad un tratto interrompeva la predica, e s'incappucciava,
-quasi in atto di pensare a Dio. Poi, dopo lunga pezza, scappucciatosi,
-parlava al popolo meravigliato, quasi dicesse coll'Apocalisse I: _Io
-era in Ispirito nel giorno della domenica,_ ed ascoltai il dilettissimo
-nostro fratello Giovanni da Vicenza, che predicava vicin di Bologna,
-nella ghiaia del Reno, ed aveva un affollatissimo uditorio, e queste
-furono le prime parole della sua predica: _Beata la gente che per
-suo signore ha Dio, beato il popolo eletto da Dio per sua eredità._
-Altrettanto diceva di frate Giacomino. E quelli sapevan dire parimente
-di lui. Meravigliavano i presenti, e, punti da curiosità, spedivano
-messi per sapere se era vero ciò che loro si diceva. E trovando che sì,
-vieppiù restavano meravigliati; sicchè molti, abbandonando il secolo,
-entravano nell'Ordine de' frati Minori, e de' Predicatori. E in diversi
-altri modi, e in molte parti del mondo gran bene si fece a tempo di
-quella divozione, come ho visto io co' miei occhi. Vi furono però
-anche a que' tempi molti barattieri e gabbamondi, che facevan di tutto
-per calunniare gli innocenti. De' quali fu un Boncompagno fiorentino,
-rinomato maestro di grammatica in Bologna, che compose libri intitolati
-_Del comporre._ Costui, che tra' fiorentini era il più arguto nel
-mettere in canzone la gente, compose una rima in derisione di frate
-Giovanni da Vicenza, di cui non ricordo nè il principio, nè la fine,
-perchè da molto tempo non l'ho letta, e quando la lessi non mi curai
-tanto d'impararla bene a memoria. V'erano però questi versi, che mi
-ricorrono a mente:
-
- _Et Johannes johannizat,_
- _Et saltando choreizat,_
- _Modo salta, modo salta_
- _Qui coelorum petis alta:_
- _Saltat iste saltat ille,_
- _Resaltant choortes mille;_
- _Saltat chorus dominarum,_
- _Saltat dux Venetiarum ecc._
-
- E Giovanni giovanneggia
- E ballando caroleggia,
- Or tu salta, vola, sali,
- Tu ch'al cielo batti l'ali;
- Saltan questi, saltan quelli,
- Saltan pur mille drappelli;
- Danzan donne in giro, in coro
- Danza il Sir del Bucintoro ecc.
-
-Così pure questo maestro Boncompagno vedendo che frate Giovanni s'era
-messo in capo di far miracoli, anch'egli volle provarsi a farne, e
-annunziò ai Bolognesi che voleva volare sotto i loro occhi. Non ci
-volle altro. La notizia corre per Bologna; arriva il giorno prefisso;
-si raduna tutta la città, uomini, donne, vecchi, fanciulli, alle
-falde d'un colle, che si chiama S. Maria in monte. S'era fatte due
-ali, e stava sulla vetta del monte guardando la folla. Ed essendosi
-reciprocamente a lungo guardati, proferì queste parole: _Andatevene
-colla benedizione di Dio, e vi basti aver veduta la faccia di
-Boncompagno._ E ne ritornarono derisi. Questo maestro Boncompagno,
-essendo un ottimo scrittore, per consiglio de' suoi amici andò a
-Roma, volendo provare se per avventura potesse colla sua abilità
-nelle lettere, trovar grazia nella corte romana. Ma non avendo trovato
-favore, se ne partì, e divenuto già vecchio, si era ridotto a tanta
-miseria, che fu costretto a chiudere i suoi giorni in un ospedale a
-Firenze. A frate Giovanni da Vicenza poi più sopra menzionato, gli
-onori ricevuti e la grazia nel predicare gli avevano siffattamente
-beccato il cervello da avernelo travolto e credere di poter fare veri
-miracoli anche senza l'aiuto del braccio di Dio. Il che era somma
-stoltezza, perchè il Signore dice in Giovanni 15. _Senza me nulla
-potete fare._ Parimente ne' Proverbii 26. _Chi dà gloria allo stolto fa
-come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi._ Essendo
-frate Giovanni rimproverato delle sue fatuità da' suoi confrati,
-rispondeva loro, dicendo: Se non la finite, io vi infamerò pubblicando
-le vostre azioni. Per ciò lo tollerarono sino che morì, non trovando
-modo di contrastargli. Questi essendo venuto un giorno al convento de'
-frati Minori, ed avendogli il barbiere rasa la barba, s'ebbe a male
-che i frati non ne avessero raccolti i peli da serbare per reliquie.
-Ma frate Diotisalvi da Fiorenza dell'Ordine dei Minori, che, secondo
-il costume de' Fiorentini era prontissimo a canzonare la gente, a
-capello _rispose allo stolto come si conviene alla sua follìa, chè
-talora non gli paresse d'esser savio._ Proverbii 26. Perocchè andato un
-giorno al convento de' Predicatori, ed essendo stato da loro invitato
-a pranzo, disse che in niun modo accetterebbe, se non dessero a lui
-un lembo della tonaca di frate Giovanni, che stava in quel convento,
-da conservare come reliquia. Promisero e diedero una larga pezza di
-tonaca, colla quale, sgravatosi dopo pranzo il ventre, forbissi l'ano,
-poi la gittò nello sterco. Poscia, presa una pertica, rimestava lo
-sterco gridando e dicendo: Ahi! Ahi! aiutatemi o fratelli, che cerco
-la reliquia del santo che ho smarrita nella latrina. E guardando essi
-in giù dalle finestre delle celle, egli rimestava più forte perchè
-ne sentisser l'odore. Pertanto nauseati da tali esalazioni, ed inteso
-che erano stati scherniti da quel canzonatore, ne restarono confusi e
-svergognati. Questo frate Diotisalvi una volta fu comandato di andare
-per obbedienza ad abitare nella provincia di Penne, in Puglia. Egli
-allora andò nell'infermeria, si cavò nudo, e, scucito un materasso,
-vi si nascose dentro e vi stette tutto un giorno involto nelle penne.
-Cercato da' frati, ivi lo trovarono, e disse che aveva adempiuto
-all'obbedienza impostagli. Perciò, a cagione di questa spiritosità,
-gli fu condonata l'obbedienza, e non andò. Così un giorno d'inverno
-camminando per Firenze scivolò per ghiaccio, e stramazzò disteso sulla
-via. Vedendo questa scena i fiorentini, che è gente nata per dar la
-beffa, cominciarono a ridere. Ma uno chiese anche al frate se volesse
-un cuscino da mettersi sotto. A cui il frate rispose che sì, che sì,
-purchè da mettersi sotto gli si desse per cuscino la moglie del suo
-interlocutore. I fiorentini udendo questa risposta non ne ebbero
-scandalo; anzi lodarono il frate, dicendo: quest'è veramente de'
-nostri. (Alcuni attribuirono questa risposta ad un altro fiorentino,
-che si chiamava frate Paolo Millemosche dell'Ordine de' Minori). Ma
-noi dobbiamo piuttosto domandare a noi stessi, se il frate facesse
-bene, o male a rispondere in quel modo: e sosteniamo che per molte
-ragioni rispose male..... Però frate Diotisalvi, che diede occasione
-a questo racconto, per molte altre ragioni si può anche scusare. La
-sua risposta però non deve trarsi ad esempio, che altri la ripeta...
-La terza ragione è che parlò tra suoi concittadini, i quali non se ne
-scandolezzarono essendo eglino tutti uomini sollazzevoli ed usi alle
-beffe. Ma in altro paese avrebbe suonato male quella risposta del
-frate. Di questo frate Diotisalvi inoltre io so molte cose, come anche
-del conte Guido, di cui da molti molte e varie cose sogliono contarsi,
-che, essendo più scandalose che edificanti, io non racconto. Tuttavia
-frate Diotisalvi andò oltremare coll'arcivescovo di Ravenna, chiamato
-Teodorico, che fu sant'uomo e persona assai onesta. Dopo lui fu
-Arcivescovo di Ravenna Filippo di Pistoia, o di Lucca, a cui successe
-frate Bonifacio dell'Ordine de' Predicatori, nativo di Parma, che ebbe
-l'Arcivescovado da Papa Gregorio X non in grazia dell'Ordine suo, ma
-perchè era suo parente; ed ora è Arcivescovo anch'esso, grande oratore,
-e tenace sostenitore del partito della Chiesa. Una cosa però non è da
-tacere, ed è, che i Fiorentini non si scandalizzano se taluno esce
-dell'Ordine dei Minori, ed anzi dicono di far le meraviglie come vi
-sia stato tanto tempo, stantechè i frati Minori sono una gente povera,
-che si impone mille maniere di penitenze. Questi Fiorentini avendo un
-giorno udito che frate Giovanni da Vicenza dell'Ordine dei Predicatori,
-di cui è parlato più sopra, voleva andare a Firenze, dissero: Oh! Dio!
-non venga quà. Perochè si dice che risusciti i morti, e noi siamo già
-tanti che la città non ci potrà contenere. Ed il parlare de' Fiorentini
-suona assai grazioso in loro dialetto. Sia benedetto Iddio che abbiam
-finita questa parte. Vi fu a questi tempi un canonico Primasso di
-Colonia, argutissimo a mettere in canzone e dar la baia alla gente
-e versaggiatore facile e potente, che se si fosse dedicato di cuore
-a servire Iddio sarebbe stato grande nella letteratura religiosa, e
-utile alla Chiesa di Dio. Fece un'Apocalisse, ch'io ho veduto, e molte
-altre opere. Costui condotto un giorno dal suo Arcivescovo ai campi,
-non a meditare, ma a passeggiare, e avendo veduto i buoi del podere
-dell'Arcivescovo, che aravano, belli, forti e grassi, e avendogli detto
-l'Arcivescovo: Se, prima che i buoi arrivino quì, saprai far versi
-intorno ad un regalo di buoi, io te li donerò: Primasso soggiunse: Sta
-fermo ciò che hai detto? Fermissimo, rispose l'Arcivescovo. E allora
-subito cantò:
-
- _Indigeo bobus — ad rura colenda duobus,_
- _Pontificis munus — Veniat bos unus et unus_
-
- Per arar mio campo bene
- Aggiogar due buoi conviene:
- L'uno in dono dal Prelato,
- Così l'altro mi sia dato.
-
-Altra volta, quand'era alla Corte, volendo fare un presente ad un certo
-Cardinale, fece fare dodici pani bianchissimi, grossi e belli, di cui
-la fornaia gliene rubò uno. Nullameno mandò gli undici restanti con una
-cartolina, che diceva;
-
- _Ne Spernas munus — si desit apostolus unus;_
- _Ut verbis ludam — rapuit fornaria Iudam._
-
- No, non sgradir questo mio tenue dono
- Se dodici gli apostoli non sono;
- Chè Giuda, e forse di scherzar s'intese,
- La birba di fornaia se lo prese.
-
-Un'altra volta ancora avendogli l'Arcivescovo mandato un regalo di
-pesce senza vino, disse:
-
- _Mittitur in disco — mihi piscis ab Archiepisco._
- _Me non inclino — quia missio fit sine vino._
-
- Un piatto l'Arcivescovo m'invia
- Con entro il più bel pesce che si dia.
- No, non l'accetto, se con lui non viene
- Un vin che grilli e fumi per le vene.
-
-Parimenti in altra occasione fece questi versi:
-
- _His vaccis parcam, — quae sacri foederis arcam_
- _Olim duxerunt — sed aquis comedi meruerunt._
-
- Queste rispetterò vacche ch'han tratte
- La nave trionfal del sacro patto;
- Ma il mondo reo con un nefando eccesso
- Ingrato al merto lor le mangia a lesso
-
-Un'altra volta gli fu porto del vino molto annacquato. E cominciò a
-dire:
-
- _In cratere meo, — Thetis est sociata Liaeo:_
- _Est Dea juncta Deo, — Sed Dea major eo._
- _Nil valet hic, vel ea — nisi quando sit Pharesea;_
- _Amodo propterea, — sit Deus ubsque Dea._
-
- In questo nappo mio ch'or or s'empieo
- Misti in amplesso son Teti e Lieo:
- Un Dio con una Dea si mesce e avvince,
- Che maggiore di lui lo slomba e vince.
- Nè l'uno nulla val, nè l'altra un punto,
- Se l'un coll'altra insiem trovi congiunto,
- Frema dunque Lieo nell'inguistare,
- E Teti baci il suo Nettuno in mare.
-
-Parimente in altra occasione improvvisò i seguenti versi intorno al
-vino:
-
- _Fertur in convivio — vinus, vina, vinum;_
- _Masculinum displicet, — atque foemininum:_
- _In neutro genere — ipsum est divinum,_
- _Loquens variis linguis — optimum latinum._
-
- Vino, vinel, vinella al desco è data;
- Lungi da me sta femmina scempiata:
- Lungi da me l'eunuco suo germano;
- M'innondi il padre lor che è Dio sovrano
- Che pizzica, che morde, ed un latino
- Fa le lingue parlar vivo, divino.
-
-Così pure egli accusato dal suo Arcivescovo di tre colpe, cioè; di
-essere donnaiolo, giuocatore e taverniere, fece in versi una sua
-giustificazione che diceva;
-
- Aestuans intrinsecum — ira vehementi
- In amaritudine — loquor meae menti,
- Factus de materia — vilis elementi,
- Folio sum similis — de quo ludunt venti.
- Cum sit enim proprium — viro sapienti
- Super petram ponere — sedem fundamenti,
- Stultus ego comparor — fluvio labenti
- Sub codem aere — nunquam permanenti.
- Feror ego veluti — sine nauta navis,
- Ut per vias aeris — vaga fertur avis.
- Non me tenent vincula — nec me tenet clavis
- Quaero mei similes — et adiungor pravis.
- Mihi cordis gravitas — res videtur gravis;
- Iocus est amabilis — dulciorque favis.
- Quidquid venus imperat — labor es suavis,
- Quae nunquam in cordibus — habitat ignavis
- Via lata gradior, — via iuventutis;
- Implico me vitiis — immemor virtutis
- Mortuus in anima — curam gero cutis,
- Voluptatis avidus — magis quam salutis.
- Praesul discretissime, — veniam te precor:
- Morte bona morior, — dulci nece necor;
- Meum pectus sauciat — puellarum decor,
- Et quas tactu nequeo, — saltem corde mecor.
- Rest est paratissima — vincere naturam?
- In aspectu virginis — menten esse puram?
- Iuvenes non possumus — legem sequi duram,
- Leviumque corporum — non habere curam.
- Quis in igne positus — igne non uratur?
- Quis Papiae commorans — castus habeatur?
- Ubi Venus digito — iuvenes venatur,
- Oculis illaqueat, — facie praedatur.
- Si ponas Ipolitum — hodie Papiae,
- Non erit Ipolitus — in sequenti die.
- Veneris in talamos ducunt omnes viae
- Non est in tot turribus — turris Alachiae.
- Secundo redarguor — etiam de ludo:
- Sed cum ludus corpore — me dimittat nudo,
- Frigidus exterius — mentis aestu sudo.
- Tunc versus et carmina — meliora cudo.
- Tertio capitulo — memoro tabernam;
- Illam nullo tempore — sprevi nec spernam,
- Donec sanctos — veniente cernam angelos
- Cantantes pro mortuis — requiem aeternam.
- Poculis accenditur — animi lucerna;
- Cor imbutum nectare — volat ad superna.
- Mihi sapit dulcius — vinum de taberna
- Quam quod aqua miscuit — Praesulis pincerna.
- Loca vitant pubblica — quidam poetarum
- Et secretas eligunt — sedes latebrarum.
- Student, instant, vigilant — nec laborant parum,
- Et vix tandem reddere — possunt opus clarum.
- Student, instant, vigilant — poetarum chori,
- Vitant rixas pubblicas — et tumultus fori;
- Et ut opus faciant — quod non possit mori
- Moriuntur studio — subditi labori.
- Unicuiqe proprium — dat natura donum;
- Ego versus faciens — bibo vinum bonum,
- Et quod habent purius — dolia cauponum.
- Vinum tale generat — copiam sermonum:
- Unicuique proprium — dat natura munus
- Ego nunquam potui — scribere ieiunus.
- Me ieiunum vincere — posset puer unus.
- Sitim et ieiunium — odi quasi funus.
- Tales versus facio — quale vinum bibo.
- Nihil possum facere — nisi sumpto cibo,
- Nihil valent penitus — quae ieiunus scribo.
- Nasonem post calicem — carmine praeibo.
- Mihi nunquam spiritus — poetriae datur,
- Nisi prius fuerit — venter bene satur.
- Dum in arca cerebri — Baccus dominatur
- In me Foebus irruit — et miranda fatur
- Meum est propositum — in taberna mori
- Ut sint vina proxima — morientis ori.
- Tunc occurrent citius — angelorum cori.
- Sit Deus propitius — mihi peccatori.
- Ecce meae proditor — pravitatis fui,
- De qua me redarguunt inservientes tui.
- Sed eorum nullus — est accusator sui,
- Quamvis velint ludere — saeculoque frui
- Iam nunc in praesentia — praesulis beati
- Mittat in me lapidem — neque parcat vati,
- Cujus non est animus — conscius peccati.
- Sum locutus contra me — quid quid de me novi,
- Et virus evomui — quod tam diu fovi,
- Vetus vita displicet — mores placent novi,
- Homo videt faciem, — sed cor patet Iovi.
- Iam virtutes diligo, — vitiis irascor;
- Quasi modo genitus — novo lacte pascor,
- Ne sit meum amplius — vanitatis vas cor.
- Electe Coloniae — parce poenitenti,
- Et da poenitentiam — culpam confitenti;
- Feram quid quid iusseris — animo libenti.
- Parcit enim subditis — leo rex ferarum
- Et est erga subditos — immemor irarum.
- Et vos idem facite, — Principes terrarum.
- Quod caret dulcedine — nimis est amarum.
-
- Con un rovello in cor d'ira bollente
- Meco ragiono in duol colla mia mente.
- Plasmato d'un vilissimo elemento
- Somiglio a foglia, che sia scherzo al vento.
- Al saggio, è ver, convien saldar sua legge
- Su quella pietra che in eterno regge;
- Ma sovra un fiume che mai posa e guizza
- Lo stolto, che son io, sua sede rizza.
- Nave senza nocchier cui l'onda aggira,
- Augel travolto da Aquilon che spira,
- Non àncora mi tien non chiavistello
- Co' pari miei m'imbranco nel bordello.
- Ogni grave pensier l'alma mi strugge,
- E sol dal gioco sua dolcezza sugge.
- Opra soave sol ne impon Ciprigna,
- Ciprigna a cor gelato ognora arcigna.
- Volo per largo in giovanil furore;
- Guazzo nel male e al bene aduggio il fiore.
- Morto nell'alma, al corpo sol ridotto,
- Più del piacer che di virtù son ghiotto.
- Deh! mi perdona, o mio signor preclaro!
- Ov'è un morir più dolce? Ov'è più caro?
- Fior di fanciulle al cor dardi mi scocca,
- E se 'l tatto non può, desio le tocca.
- Chi può domare il cor? Chi la natura?
- Chi le belle guardar con mente pura?
- La giovanile età la legge rompe,
- E sbriglia il corpo, che qual tauro irrompe.
- Fu paglia in foco mai ch'arsa non sia?
- Fu casto niuno mai dentro Pavia?
- Ove il cinto di Venere t'allaccia,
- E il guardo, il dito, il volto dà la caccia?
- Vada pur oggi Ippolito a Pavia,
- Ippolito diman certo non fia.
- Venere ha nido in ogni via che scorri,
- Niuna è d'Alachia[46] fra tante torri.
- Poi di giocar, su me, l'accusa grava;
- Ma quel troppo giocar nudo mi cava,
- Mi gela fuor, m'infiamma entro la mente,
- E allor so verseggiar divinamente.
- M'accusan d'andar troppo all'osteria
- Fu sempre il mio gran gusto e ognor lo fia
- Sinchè verran l'angeliche coorti
- A cantare per me l'inno dei morti.
- Face dell'alma son del vin le spume,
- Che per volare al ciel danno le piume.
- E a me più piace il vin della taverna
- Che 'l pisciarel di vescovil pincerna.
- Vedi poeta a martellar sull'arte,
- Chiuso, solingo, starsene in disparte,
- E suda, dura, veglia e si martoria
- E in fin ne miete a pena un po' di gloria.
- Suda e s'affanna de' poeti il coro,
- Fugge teatri e strepiti di foro;
- E per comporre un carme imperituro,
- Dorme anzi tempo tra color che furo.
- Ad ogni uom suo don le stelle danno:
- Ed io poeta del miglior tracanno
- Che spilli a me dell'oste la cantina,
- Che da facondia ricca, alta, divina,
- Ad ogni uom suo don le stelle diero;
- Ed io digiun non so trovar pensiero;
- E me digiuno anche un fanciullo atterra;
- Odio sete e digiun più che la guerra.
- Bei versi io detto se il mio nappo è vasto;
- E nulla posso far che dopo il pasto.
- Ciancie da nulla sol, digiuno, io vergo:
- Dopo i bicchier mi lascio i grandi a tergo.
- Poetica scintilla non m'accende
- Se pria buon cibo il ventre non mi stende.
- Quando nel mio cervello è Bacco in trono
- Febo mi fa del suo cantare un dono.
- Morire all'osteria io bramo e voglio,
- Per morire tra 'l vin qual viver soglio.
- Allor verran l'angeliche legioni,
- E Dio mi tocchi il cuore e mi perdoni.
- Ed ecco che di quel son reo confesso
- Che a carico di me le spie han messo:
- Ma nessuna di lor sè stessa accusa;
- Eppur di Bacco e di Ciprigna abusa.
- Ora dunque, o Signore, al tuo cospetto
- Lanci una pietra quì contra 'l mio petto,
- Nè d'un poeta il colga o tema o cura,
- Chi si sente di lor coscienza pura.
- Ecco quanto so dir a danno mio:
- Ecco le colpe che il mio sen nutrio.
- Ora il vecchio si spogli e si rinnove;
- Chè l'uom la faccia, il cor lo vede Giove.
- Già già virtude adoro, e il vizio fuggo;
- Quasi rinato nuovo latte suggo,
- A fin che il cor non serva, or fatto mondo,
- Ad albergar le vanità del mondo.
- Deh! perdona, o Signore, a chi s'emenda;
- Pari all'error su me la pena scenda.
- Sommesso al tuo volere umilemente
- Farò come colui che a pien si pente.
- Una fiera minor non la molesta
- Il biondo imperador della foresta.
- Per voi, o Prenci, ecco un solenne esempio:
- Incrudelir dall'alto, è vile ed empio.
-
-L'anno sopranotato, cioè 1233, nel pontificato di Gregorio IX, di
-Maggio, ne' giorni dell'_alleluja_, Federico Imperatore de' Romani,
-incarcerò Enrico suo figlio Re di Lamagna, perchè contro la volontà del
-padre aveva fatto adesione ai Lombardi, e lo tenne a lungo prigione.
-E mentre da Castel S. Felice lo conducevano al carcere di un altro
-castello, vinto dal tedio e dalla melanconia, si precipitò da un
-burrone, e morì. Si adunarono perciò, in assenza del padre, i principi,
-i baroni, i cavalieri e i giudici per dargli sepoltura. E con loro si
-trovò presente anche frate Luca pugliese dell'Ordine de' Minori, di
-cui è il libro intitolato ==_Sermonum Memoria_==, per farne, secondo
-l'uso de' Pugliesi, l'orazione funebre. E dal libro della Genesi capo
-22º prese il tema, che dice: _Abraam stese la mano, e prese il coltello
-per iscannare il suo figliuolo._ Ed i giudici e le persone colte che
-erano presenti dissero: questo frate dice tali cose, che l'Imperatore
-gli farà tagliare la testa. Ma se la passò altrimenti; perchè fece
-una tanto splendida orazione in lode della giustizia, che l'Imperatore
-avendola udita celebrare, volle averne copia.
-
-
-a. 1234
-
-Nell'anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto il mese di
-Gennaio che ne gelarono le vigne e le piante da frutta. E di freddo
-morirono anche animali selvatici; e i lupi entravano sino entro la
-città di notte, e di giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a
-spettacolo, nelle piazze delle città. E per il gelo eccessivo gli
-alberi si spaccavano dall'alto al basso, e molte piante perdettero la
-forza vegetativa e perirono. E vi fu gran battaglia nella diocesi di
-Cremona fra Cremonesi, Parmigiani, Pavesi, Piacentini e Modenesi da una
-parte, e dall'altra Milanesi, Bresciani e loro alleati.
-
-
-a. 1235
-
-L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido e cadde una neve
-freddissima, e la notte successiva vi fu gran brinata, che distrusse
-i vigneti. Il 23 d'Aprile di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne
-rimasero completamente morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che si
-passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu ucciso, un lunedì
-14 Maggio, _Guidotto_ vescovo di Mantova, figlio del fu _Frugerio_
-da Correggio della famiglia degli Avvocati di Mantova. Sua sorella
-Sofia moglie di Rainerio degli Adelardi di Modena, fu mia divota.
-Ed è notabile che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova
-mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno speciale ed
-eloquentissimo messo; il quale, quantunque fosse giovane, parlò tanto
-splendidamente al cospetto del Papa e de' Cardinali, che ne restarono
-meravigliati. E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora
-insanguinata, che il prenominato vescovo di Mantova indossava quando
-fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò davanti al Papa,
-dicendo: Guarda, o Santo Padre, e osserva e riconosci se questa sia,
-o no, la tunica del figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i
-Cardinali e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a muoversi
-a compassione, e che aveva viscere di pietà. Perciò la famiglia
-Avvocati di Mantova, uccisori del loro vescovo furono espulsi dalla
-città; nè più furono richiamati, e sino ad oggi vagano quà e là in
-esiglio, affinchè i perversi, de' quali come degli stolti è infinito
-il numero, ed i malfattori che funestano le città e difficilmente
-si correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare ai
-voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio colpisce più severamente
-l'ingiuria fatta a' suoi servi, che quella che è fatta a lui stesso.
-Nota quel che i Toscani dicono in loro volgare: _Dohmo alevadizo, et
-de pioclo apicadhizo non po lohm gaudere_: cioè da uomo raccattato,
-e da pidocchio rivestito non si può aver mai buon costrutto; che è
-quanto dire che non avrai mai una consolazione da un meschino, che ti
-si mette a' panni, e da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece
-palese anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo pupillo, e
-poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse in molte maniere. Ma
-contro se stesso alzò il calcagno. Perocchè fu violentemente deposto,
-nè dalla sua malignità trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più
-sopra si mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este, e in
-molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece vindice, fu il beato
-Tomaso vescovo di Cantorbery, di cui si legge nella sua biografia:
-«La vendetta divina fu tanto severa contro i persecutori del martire
-che in breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti di
-morte subitanea senza confessione e comunione; altri, lacerandosi
-a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti di tabe da tutto il
-corpo, dilaniati prima di morire da inauditi tormenti; altri, colti
-da paralisi, altri impazziti; altri, spirando furibondi, provarono
-luminosamente che pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un
-premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio, Tomaso, soffrì
-il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle undici ore, dell'anno,
-secondo Dionisio, 1170, affinchè quel tempo che fu principio della
-passione pel Signore, fosse pel martire principio della beatitudine
-celeste, alla quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio
-e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre e collo Spirito
-santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel sopradetto anno poi 1235
-i Parmigiani, i Cremonesi, i Piacentini ed i Pontremolesi, andarono
-ad aiutare i Modenesi che volevano fare un cavo a monte di Bologna,
-onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco
-per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro: Chi scavava, chi
-trasportava, nobiltà e popolo insieme. Lo stesso anno l'Imperatore
-Federico mandò in Lombardia un elefante con molti dromedarii, camelli,
-leopardi, girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li vidi, e
-si fermarono a Cremona.
-
-
-a. 1236
-
-L'anno 1236 in Settembre arrivò l'Imperatore Federico, ed invase la
-Lombardia a malgrado dei Padovani, Vicentini, Trivigiani, Milanesi,
-Bresciani, Mantovani, Ferraresi, Bolognesi e Faentini. Ma i Cremonesi,
-i Parmigiani ed i Reggiani co' loro eserciti e duecento cavalieri
-Modenesi gli andarono incontro. Passò il Mincio e l'Oglio, prese e
-distrusse Marcaria[47] mantovana, e poi subito la ricostruì e la affidò
-da difendere ai Cremonesi. Poi andò coi detti eserciti alla volta
-di Mantova, e la tenne alquanti dì assediata. Prese Moso[48] della
-provincia di Brescia, e lo diede anch'esso da difendere ai Cremonesi.
-E allora quei di Gonzaga[49] restituirono Gonzaga all'Imperatore. Lo
-stesso anno andò a Vicenza, la prese e la distrusse il 1º di novembre,
-e fece un concordato con Salinguerra e i Ferraresi. Lo stesso anno la
-vigilia di Natale i Mantovani corsero all'improvviso sopra Marcaria
-e la ripresero con tutti i Cremonesi che la difendevano, e molti ne
-trassero prigionieri a Mantova, molti ne uccisero.
-
-
-a. 1237
-
-L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma, fu Podestà di
-Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore Federico coi
-Parmigiani e i Cremonesi coi loro carrocci; e passarono da Castel di
-Moso, che era in mano dei Cremonesi, e presero Redondesco[50] bresciano
-e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.[51] E trovandosi ivi l'Imperatore
-fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono fanti e balestrieri in
-aiuto per l'assedio di Montechiaro[52]. E, mentre si recarono alla
-volta di Montechiaro, incendiarono Guidizzolo[53]. Ed i Reggiani da
-soli, assediato Carpenedolo[54] lo presero il 5 ottobre, come pure due
-castelli di Casaloldo[55], uno che era dei Conti, e l'altro era dei
-terrazzani di quel luogo; e li misero a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre
-l'Imperatore strinse l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme
-al suo seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso
-a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro fecero
-una sortita e diedero battaglia, e nel giorno seguente l'Imperatore
-completò l'assedio di Montechiaro dall'una e dall'altra parte, e
-lo batterono con manganelle e due baliste; e il giorno 22 Ottobre,
-un giovedì, quei del castello si arresero all'Imperatore; e furono
-tutti condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva nel suo
-esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre prese Gambara[56],
-Castel Gottolengo, Pralboino e Pavone, e furono messi a ruba, a
-ferro e a fuoco. E prima del dì di S. Martino venne coll'esercito a
-Pontevico[57]. Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che
-aveva a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a foggia del
-carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben formata, e aveva quattro
-bandiere, una ad ogni angolo, e nel centro un gran confalone, e dentro
-chi conduceva la bestia con molti Saraceni. Di questa materia ne parla
-abbastanza il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di questi
-animali, la cui natura e le cui proprietà espose a sufficienza frate
-Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei Minori, in un libro che scrisse
-intorno alla natura delle cose, diviso in dicianove capitoli. Fu
-chierico grande e spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel
-millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col suo esercito
-a Pontevico,[58] corsero i Milanesi contro di lui coll'esercito loro,
-e stettero gran tempo a campo. Allora i bolognesi ai 25 di novembre
-presero Castel Leone[59], che era de' Modenesi sulla strada presso
-Castel Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco,
-appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre e le altre cose;
-e gli uomini che trovarono in Castel Leone li trassero in prigione
-a Bologna. A Castel Leone vi era una bellissima torre, che cadendo
-sbattè con tanta violenza le acque della fossa, che ne lanciarono
-fuori un luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in
-regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed uno che vide
-queste cose le raccontò a me una volta che ebbi occasione di passare
-di là in sua compagnia. E mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del
-Comune di Parma cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava
-su e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo per la Via
-di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani, accorrete e aiutate i
-Modenesi; e vedutolo ed uditolo, io lo presi ad amare, perchè procurava
-di far del bene a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente
-esaudito ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani,
-correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri; sicchè
-all'udir quelle parole, io ne era commosso sino alle lacrime. Perocchè
-io andava pensando che Parma era senza uomini; nè erano rimasti a
-casa che i ragazzi, le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e
-le donne. Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri
-eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua impresa. E lo
-stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi furono rotti dall'esercito
-dell'Imperatore, che ne fece massacro, e perdettero presso
-Cortenuova[60] il carroccio, cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i
-Romani per oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva
-d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli favorevoli.
-In quel combattimento fu fatta grande strage di Milanesi; ed anche il
-figlio del Doge di Venezia, che era allora Podestà di Milano, fu preso
-dall'esercito dell'Imperatore, e mandato prigione a Cremona. E così
-l'Imperatore conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca Trivigiana.
-
-
-a. 1238
-
-L'anno 1238 l'Imperatore cinse d'assedio Brescia. E con lui e col suo
-esercito erano i Parmigiani, i Cremonesi, i Bergamaschi, i Pavesi,
-mille fanti e duecento cavalieri Reggiani, e Saraceni, e Tedeschi ed
-altra gente diversa e innumerevole. E vi stettero a campo lungo tempo;
-e allora l'Imperatore fece costruire castelli di legno per battere
-i Bresciani, e posevi sopra i prigionieri fatti a Montechiaro. I
-Bresciani manganarono quei castelli e li distrussero senza far male di
-sorta ai prigionieri, che vi erano sopra; ma per rappresaglia appesero
-per le braccia all'esterno dello steccato della città i prigionieri
-imperiali che avevano tra mani. Nè l'Imperatore potè prendere la detta
-città di Brescia, perchè fece validissima difesa. E l'Imperatore si
-ritirò confuso con tutti gli alleati che aveva seco nell'esercito.
-
-
-a. 1239
-
-L'anno 1239 l'Imperatore Federico fu scomunicato da Gregorio IX; i
-Francesi oltremare furono sconfitti; fu deposto frate Elia ministro
-Generale dell'Ordine dei Minori, e gli fu sostituito frate Alberto
-da Pisa; vi fu eclisse di sole con orribile e terribile oscurità,
-tanto che si videro le stelle; ed io stesso frate Salimbene da Parma,
-che era a Lucca di Toscana, lo vidi co' miei occhi. E già da un'anno
-io era nell'Ordine de' frati Minori, e più quel tanto di tempo che
-corre dalla festa della Purificazione, sino al giorno in cui si vide
-l'eclisse il venerdì tre giugno, a nove ore antimeridiane; e pareva
-notte scura, e uomini e donne ebbero grande spavento; e quà e là, come
-pazzi, correvano percossi da affanno e da paura. E il gran timore ne
-fece correr molti a confessarsi, e far penitenza de' loro peccati; e
-molti si rappacificarono che erano tra loro in discordia. E Manfredo
-Cornazzani Parmigiano, allora Podestà di Lucca, presa in mano una
-croce, andava processionalmente per la città co' frati Minori ed altri
-religiosi regolari e secolari; ed il Podestà stesso predicava intorno
-alla passione di Cristo, e rimetteva in concordia i nemici. Questa
-cosa ho veduto io testimonio presente. E mio fratello, frate Guido di
-Adamo, e frate Fasso anch'esso di Parma, erano là con me. E Domafolo
-di Miano[61] e Giacomo di Maluso, cugino di mia madre, erano avvocati,
-ossia assessori del predetto Manfredo Podestà di Lucca. Questo
-Manfredo e donna Auda moglie sua e sorella di Bartolo Tavernieri erano
-i principali benefattori dell'Ordine de' Minori. Queste beneficenze
-le ho vedute io co' miei proprii occhi nel convento de' frati Minori
-di Medesano[62], nel qual castello erano altri nobili cavalieri e
-nobili donne che facevano di molto bene ai frati Minori. E Iddio ne li
-rimeriti colla retribuzione dei giusti. Nello stesso anno l'Imperatore
-Federico coi Parmigiani e i Modenesi e con mille fanti e duecento
-cavalieri Reggiani ne' mesi di Luglio, Agosto, Settembre tenne in
-assedio Piumazzo e Crevalcore[63], ambidue castelli dei Bolognesi; ed
-ambidue furono smantellati: onde i giocatori degli scacchi derivarono
-il proverbio; _scacco per Vignola aven_[64] _Plumazo_. E nello stesso
-anno mentre l'Imperatore stava assediando Piumazzo e Crevalcore coi
-Parmigiani e Modenesi e Reggiani, arrivarono i Bolognesi e incendiarono
-borgo S. Pietro[65] fuori porta della città di Modena, e misero a fuoco
-anche quanto trovarono tra il detto borgo e la città. Lo stesso anno
-i Bolognesi furono sconfitti presso Vignola[66] dai Parmigiani e dai
-Modenesi, che ne uccisero molti e li sommersero nel fiume, e molti ne
-fecero prigionieri. Vi fu anche ribellione di alcuni Principi e Baroni
-nella Marca Trivigiana, principale de' quali fu Azzone Marchese d'Este
-con tutti quelli di parte sua e con quei di Treviso.
-
-
-a. 1240
-
-L'anno 1240 morì frate Alberto da Pisa, ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, e fu eletto a sostituirlo frate Aimone d'Inghilterra,
-poichè frate Elia aveva apostatato e fatta adesione a Federico. In
-Gennaio dello stesso anno gelò si forte il Po che si passava dall'una
-all'altra parte del fiume a piedi e a cavallo. E nei mesi di Febbraio,
-Marzo e Aprile fu assediata Ferrara con grande oste da Azzone Marchese
-d'Este, e da Gregorio da Montelungo, Legato in Lombardia, e dal Doge
-di Venezia; e ognuno di loro aveva seco grosso esercito. E allora
-era Podestà di Ferrara Raimondo da Sesso. E i Ferraresi fecero la
-dedizione della loro città, e consegnarono il Salinguerra in mano ai
-prenominati Gregorio di Montelungo, Marchese d'Este, e Doge di Venezia.
-Il Salinguerra poi e con lui altri nobili suoi partigiani furono
-mandati prigionieri a Venezia; ove il Salinguerra stette a confino, e
-vi morì, e vi ebbe sepoltura. Egli fu uomo potente e famoso e celebre
-e stimato per gran sapienza. Resse benissimo la Signoria di Ferrara,
-come una volta l'aveva retta Guglielmo di Marchesella, e l'aveva
-data al Marchese d'Este, che prima non aveva avuto mai in Ferrara
-nulla che fosse suo. Ma realmente la città di Ferrara è del Papa, ed
-è terra della Chiesa; e l'ho udito io dire le cento volte, perchè io
-vi ho soggiornato sette anni, e l'ho udito anche da Papa Innocenzo IV
-in pubblica predica, stante che, quando egli predicava dal balcone
-del palazzo del vescovo di Ferrara, io era sempre al suo fianco.
-Tuttavia il Salinguerra usava dire: Il cielo è di Dio, ma la terra è
-degli uomini: Quasi con questo intendesse di gloriarsi come potente
-sulla terra. Ma nulla ostante egli morì nella laguna di Venezia. Era
-sapiente, ma ebbe un figlio stolto, come Salomone ebbe Roboamo. Quel
-suo figlio si chiamava Giacomo Torello, e anch'esso usava frequente
-un suo proverbio, che diceva: _L'asen dà per la parè; botta dà, botta
-receve;_ che vuol dire: L'asino quando tira calci batte sulla muraglia;
-dà un colpo, e un colpo riceve, cioè, percuote ed è ripercosso. Ed i
-contadini giudicavano sapientissimo quel motto, perchè credevano che
-fosse detto a capello del Papa e dell'Imperatore, che allora erano tra
-loro discordi. In quel tempo era Papa Gregorio IX e Imperatore Federico
-II: dal quale fu presa Ravenna dopo la morte di Paolo Traversari. Qui
-è da notare che in antico eranvi a Ravenna quattro nobili casati, come
-ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, dove ho dimorato cinque
-anni. Ed ora tutti que' casati, che erano i più nobili, e primeggiavano
-sugli altri, sono spenti; e l'ultimo a venir meno fu quello di Paolo
-Traversari, che a' miei giorni si estinse completamente. Questo Paolo
-Traversari fu bellissimo cavaliere, gran barone, straricco e ben
-voluto da' suoi concittadini; ma tuttavia ebbe in Ravenna un emulo ed
-avversario, che fu un certo Anastasio. Paolo ebbe un figlio, che lasciò
-una figlia non legittima, detta Traversaria dal nome del casato di lui.
-Io l'ho veduta assai volte, ed era bellissima donna ben costumata, di
-mezzana statura, cioè nè alta nè bassa. Papa Innocenzo IV la legittimò
-affinchè potesse reditare, e la diede per moglie a Tomaso Fogliani
-di Reggio, suo parente, cui fece anche conte nelle Romagne, e fu
-caro ai Ravennati. Questo Tomaso poi generò di quella un figlio, di
-nome Paolo, ch'io ho conosciuto bellissimo fanciullo ed avvenente, il
-quale, giunto al bivio della lettera pitagorica, morì lasciando erede
-Matteo Fogliani, che ne occupò poi i beni. Dopo la morte di Tomaso, la
-moglie sua si rimaritò col nipote del Marchese d'Este, cioè Stefano,
-figlio del Re d'Ungheria, fratello di Sant'Elisabetta, ma soltanto da
-parte di padre. Di questo matrimonio nacque un bel fanciullo, che in
-processo di tempo morì. E la moglie di Stefano morì e fu sepolta nel
-sepolcreto di Paolo Traversari nella chiesa di San Vitale in Artica a
-Ravenna. Stefano poi andò a Venezia ove chiuse i suoi giorni miserrimo
-e poverissimo. E, come disse Giuseppe parlando di Erode Agrippa, non
-era veramente uomo, per cui riguardo sia molto da rimproverare di sua
-mutabilità la fortuna. E come Giuseppe narra di tre speciali disgrazie
-d'Erode Agrippa, così noi possiamo dire di altrettante che colpirono
-Stefano. Prima sventura ad incoglierlo fu che sua madre, dopo la
-morte di Andrea Re d'Ungheria, fuggì dall'Ungheria incinta per timore
-di essere uccisa dagli Ungheresi, come avevano ucciso altra regina,
-cioè la madre di Sant'Elisabetta. Secondo, gli fu messo a carico
-che la madre lo avesse concepito da un tal Dionisio; epperciò non lo
-riconoscevano per figlio del re d'Ungheria, e non lo ammettevano alla
-successione. E questa cosa restò per molti anni dubbia nella mente del
-re d'Ungheria. E molti frati Minori Ungheresi, passando per Ferrara,
-volevano vederlo, e dicevano che si assomigliava perfettamente al re
-d'Ungheria suo padre. Terzo, perchè essendo allevato in Ferrara alla
-corte del Marchese d'Este, ed essendo tenuto appartato, perchè per
-diritto di più prossimo parente doveva essergliene il successore, come
-figlio di una nipote, che era figlia del fratello di lui Aldobrandino,
-fu portato in frattanto dalla Puglia sopra un asino un bambino, nato
-da una certa nobildonna di Napoli e di un certo principe Rainaldo,
-figlio di Azzone marchese d'Este già defunto, come si disse allora, ma
-in vero l'Imperatore teneva lo stesso Rainaldo in prigione a Napoli,
-come ostaggio. Se questo fatto sia fittizio, e inventato a malizia, o
-se sia vero, non so. Ma comunque fosse, Stefano fu espulso da Ferrara,
-e andò a dimorare a Ravenna: e il fanciulletto ultimo condotto tenne
-la signoria del Marchese d'Este....... E fu pessimo uomo...... Questi è
-Obizzo Marchese d'Este, che ora signoreggia in Ferrara, e che pe' suoi
-peccati..... è guercio. Perocchè caracollando in un torneo la vigilia
-di Pasqua, spezzatasi l'asta, si offese l'occhio destro e ne perdette
-la vista. E tali caracollamenti faceva perchè era innamorato di una
-donna, che era presente. Così pure fu detto di lui che... stuprava in
-Ferrara le mogli de' nobili e de' plebei. Alcuni dissero che questo
-Obizzo fosse figlio.... Inoltre spogliò la famiglia Fontana, che lo
-aveva esaltato e sublimato, e la espulse da Ferrara. Molto male fece,
-e molto ne riceverà da Dio, se non si emenda. Con Ottobono, che diventò
-poi Papa Adriano, ebbe sì intima amicizia che sposò poi una parente di
-lui, d'onde gli nacquero tre figli ed una figlia. Il primogenito fu
-Azzone, che prese per moglie una parente di Papa Nicolò III, romano,
-che, quand'era Cardinale, si chiamava Giovanni Gaetani; e al posto
-di Cardinale subentrò Matteo Rossi, figlio di Orso, fratello germano
-del Papa. Questo Matteo Rossi era governatore, protettore e censore
-dell'Ordine de' frati Minori a seconda della loro regola. E Papa
-Nicolò lo designò e lo diede all'Ordine, quantunque i frati avessero
-già prima fatta domanda di avere Girolamo, stato già loro ministro
-Generale. Secondo Cardinale parente del Papa fu Giacomo Colonna, che
-è favorevolissimo all'Ordine de' Minori. E quando era ancor giovane e
-cittadino privato, quando cioè non era ancora stato elevato ad alcuna
-dignità, da Bologna ove era a studio, andò a Ravenna a visitare per
-divozione le chiese; perchè in Ravenna, tutto il mese di Maggio, vi
-sono amplissime indulgenze; e molti vi accorrono dalle diverse parti
-del mondo per conseguire colle preghiere quelle indulgenze che sempre
-desiderarono. Perciò dunque Giacomo venne a Ravenna, ove io allora
-abitava nel convento de' frati Minori della Chiesa di S. Pietro
-maggiore, in cui si venera il corpo di S. Liberio, eletto per mezzo di
-una colomba, e fui designato ad accompagnarlo, e lo condussi a tutti
-i Santuarii dentro e fuori della città. Terzo Cardinale, parente di
-Papa Nicolò III fu Latino dell'Ordine de' frati Predicatori. Questi,
-in quanto alla fisonomia, a mio giudizio, si assomigliava pienamente
-a Pietro Lambertini di Bologna. Papa Nicolò lo fece Legato per la
-Lombardia, e con una certa sua ordinanza diede assai su' nervi a tutte
-le donne, comandando che le loro vesti fossero sol tanto lunghe da
-arrivare a terra, più la giunta di un palmo. Perocchè prima traevano
-per terra la coda delle vesti con uno strascico di un braccio e mezzo.
-Onde al proposito dice Patecelo:
-
- _Et drappi longhi ke la polver menna._
- La lunga vesta che la polve innalza.
-
-E lo fece pubblicare nelle chiese, e l'impose alle donne come precetto,
-ordinando anche che nessun sacerdote potesse assolvere quelle che non
-vi si attenevano; la qual cosa fu alle donne più amara che la morte. Ed
-una mi disse in confidenza che si teneva più cara quella coda che tutto
-il resto del vestiario. Oltrecciò il Cardinale Latino comandò che tutte
-le donne, giovinette, donzelle, maritate, vedove e matrone uscissero di
-casa col capo velato. La qual cosa fece loro orrore. Ma pure a questa
-vessazione seppero trovare un rimedio, mentre non era possibile averlo
-per le code. Perocchè fecero fare veli di bisso e di seta intessuta con
-oro, coi quali acquistavano un'apparenza dieci volte più seducente, e
-provocavano maggiormente a lascivia coloro che le riguardavano. Quarto
-Cardinale parente di Papa Nicolò fu Giordano, suo fratello germano,
-uomo di poca dottrina e quasi laico. E creò questi quattro Cardinali
-suoi parenti per esaltare que' del suo sangue e della sua carne. E così
-fece la Chiesa cosa della sua famiglia, come fecero talvolta alcuni
-Pontefici romani, de' quali dice Michea.... Ed io in mia coscienza
-credo certissimo che l'Ordine del beato Francesco, del quale io sono
-un umile, anzi il minimo fraticello, abbia ben mille frati Minori, che
-per ragione di scienza e di santità sarebbero più degni del cardinalato
-che molti di quelli, che per parentela ne furono insigniti dai romani
-Pontefici. E ve n'è un esempio recente. Papa Urbano IV di Troyes
-promosse al cardinalato Angero suo nipote, lo esaltò e lo sublimò,
-quanto a ricchezze e ad onori, sopra tutti i Cardinali della corte;
-mentre prima non era che un vilissimo scolaretto, tanto che portava a
-casa dal macello le carni anche per altri scolari, coi quali studiava.
-In seguito poi s'è saputo che era figlio del Papa. Quarta sventura di
-Stefano fu la morte di suo figlio e di donna Traversaria sua moglie,
-dalla quale aveva avuto in Ravenna e per le Romagne ricchezze, onore e
-gloria. Laonde dovette rifuggirsi a Venezia, ove morì nella desolazione
-e nella miseria. Dopo questo, cioè dopo la morte di Stefano, venne un
-certo Guglielmotto dalla Puglia con una certa donna, che lo seguiva,
-e che prima si chiamava _Pasquetta_, e le pose poi nome Aica, e la
-diceva sua moglie, e figlia di Paolo Traversari. Ma sta di fatto che
-l'Imperatore Federico aveva presa l'Aica figlia di Paolo Traversari, e
-l'aveva mandata come ostaggio in Puglia, e poi, sdegnato ardentemente
-contro il padre della fanciulla, la fece gettare in una fornace accesa,
-e così essa volò al cielo. E vi era presente, e la confessò, un frate
-Minore di nome Ubaldino, nobil uomo di Ravenna, fratello di Sigorello,
-e che dimorava in Puglia. Era bellissima giovane; nè vi è punto da
-meravigliare perchè ebbe un bellissimo padre. Guarda Paolo Traversari,
-e guarda Re Giovanni, e giudica, se sai, chi di loro sia più bello. Ma
-questa Pasquetta, che si dava per figlia di Paolo, e s'era assunto il
-nome di Aica, era brutta donna, deforme, misera e oltremisura avara.
-Ed io lo so, chè ho parlato secolei in Ravenna, dove io abitava quando
-venne colà, e l'ho vista le centinaia di volte. Essa aveva imparato a
-conoscere da una sua donna i costumi di colui, che voleva far credere
-suo padre; come anche le condizioni di Ravenna. Inoltre un certo
-tale di Ravenna, ch'io ben conosceva, e che andava frequentemente
-in Puglia, di dette cose maliziosamente la istrusse, sperando, se la
-fortuna la portava in alto, di ottenerne da lei un premio. Costui si
-chiamava volgarmente Ugo di Barco, ed io lo conosceva. Giunse pertanto
-Guglielmotto con sua moglie; e i Ravennati, avendone avuta notizia,
-si rallegrarono e andarono loro incontro per fare a loro una festosa
-accoglienza. Uscii anch'io col frate mio compagno sin fuori porta S.
-Lorenzo, e stetti sul ponte del fiume aspettando per vedere come la
-finisse. E intanto mi venne incontro un giovane correndo, e disse: E
-perchè non sono venuti gli altri frati? In verità sin anche il Papa, se
-fosse a Ravenna, dovrebbe venire a vedere tanta letizia. Ciò udendo,
-lo guardai, e sorrisi, e dissi: Che tu sii benedetto, o figlio; hai
-parlato bene. Entrato in Ravenna, si recarono tosto alla Chiesa di
-S. Vitale a visitare innanzi tutto la tomba di Paolo Traversari. E
-Pasquetta, stando davanti all'arca di Paolo, cominciò a piangere a
-udita di tutti, quasi piangesse per Paolo, personaggio nobile, valoroso
-e prudente, come se fosse stato suo padre. Spiacque però quel mostrarsi
-sdegnosa di vedere che anche Traversaria fosse sepolta nel sepolcro di
-suo padre. Poscia andarono agli alberghi già per loro allestiti. Queste
-particolarità me le raccontò Giovanni monaco sagrista di S. Vitale,
-amico mio, che era presente e vide. Il giorno dopo, Guglielmotto
-tenne un'allocuzione davanti al Consiglio de' Ravennati. Egli era bel
-cavaliere e magnifico oratore. E, terminata la sua orazione, e fatte
-nella concione le sue proposte, i Ravennati gli offrirono e promisero
-più di quello che aveva richiesto. Perocchè erano lieti che rivivesse
-il casato di Paolo. Gli stessi sensi provò anche Filippo Arcivescovo
-di Ravenna, oriondo toscano. E Guglielmotto entrò in possesso di tutti
-i beni e di tutte le terre di Paolo con sicurezza maggiore di quella,
-colla quale li aveva posseduti Paolo stesso. Ed ebbe abbondanza di
-denaro e di rendite; e fabbricò corti, casali, mura e palazzi, e molti
-anni, come ho visto io, gli arrise la prospera fortuna. Ma dopo si levò
-contro la Chiesa, e perciò fu espulso da Ravenna, e si smantellarono
-tutti i suoi palazzi e tutti i suoi edifizii. Quella Pasquetta sua
-moglie, che si faceva chiamare Aica, da lui non ebbe figli; però mandò
-in Puglia e si fece condurre due ragazzi, uno di cinque e l'altro di
-sette anni, che diceva essere suoi figli. Finalmente ne morì uno, e
-fattolo seppellire nel sepolcreto di Paolo, cominciò a mandar grida
-di dolore, e a dire esclamando: Oh! magnificenze di Paolo, ove vi
-abbandono? Oh! magnificenze di Paolo ove vi abbandono? Oh magnificenze
-di Paolo, ove vi abbandono? Finalmente, insorgendo molte guerre, chiuse
-i suoi giorni a Forlì, e Guglielmotto se ne tornò in Puglia spogliato e
-nudo; sicchè gli si potrebbe applicare il detto del poeta;
-
- _Non eodem cursu respondent ultima primis._
- Non gira sempre egual la cieca Dea;
- Or lieta t'accarezza, ed or t'è rea.
-
-Che poi di queste frodi, di queste simulazioni e di queste corbellature
-ne possano avvenire al mondo, non è punto da dubitare, perchè ne
-abbiamo molti esempi. Ed anzi tutto il finto Alessandro, ai tempi
-di Cesare Augusto, di cui parlano le storie. Così si dica del conte
-di Fiandra, che morì oltremare. Dopo molti anni arrivò un tale, che
-assomigliava in tutto al conte, e si presentò alla contessa di Fiandra
-dicendole ch'egli era suo padre; e sapeva dire cose dalle quali si
-poteva congetturare che dicesse la verità. Ma avendogli essa, per
-suggerimento dei suoi, chiesto chi lo avesse fatto cavaliere, non
-seppe rispondere, e quindi lo fece impiccare. Il terzo caso è di
-Federico Imperatore deposto, dopo la cui morte si trovò un eremita,
-che era di aspetto somigliantissimo all'Imperatore, e conosceva punto
-per punto le cose del regno, dell'impero e della corte Reale. Alcuni
-principi e baroni della Puglia, volendo invadere ed occupare il regno,
-coll'assenso di lui lo tolsero dal romitaggio, e divulgarono che
-l'Imperatore viveva ancora. E l'eremita si prestava col suo assenso a
-queste cose, perchè sperava acquistarne ricchezze ed onori. Ma Manfredi
-figlio di Federico, che era chiamato principe, lo fece prendere e
-ordinò che fosse sottoposto a tormenti e fatto morire. Nota che questa
-frode, riguardo a Federico, si presumeva facile a condursi a buon fine,
-perchè nella Sibilla si legge: _Si divolgherà in mezzo ai popoli: vive
-e non vive._ Laonde anch'io per molto tempo stentava a credere che
-fosse morto; se non che l'udii poi co' miei orecchi dalla bocca stessa
-di Innocenzo IV, quando nel suo ritorno da Lione egli predicava al
-popolo affollato in Ferrara. Perocchè io era sempre al suo fianco, e
-disse nella predica: _Quel Signore che una volta fu Imperatore, nostro
-nemico, e avverso a Dio e alla Chiesa, è morto, come per sicuro è stato
-annunziato a noi._ L'udirlo mi riempì di stupore, e appena ancora potei
-crederlo. Perocchè io era Gioachimita, e credeva, e m'aspettava, e
-sperava che Federico fosse per fare ancora mali maggiori di quelli che
-aveva già fatti, sebbene non fossero pochi. Quarto esempio ne è quello
-di un certo, che diceva di essere Manfredi, figlio di Federico, quel
-Manfredi che era stato debellato da Re Carlo, fratello di Lodovico re
-di Francia. E perciò Re Carlo ordinò che quel finto principe Manfredi,
-che gli si era presentato, fosse ucciso. E fece uccidere a que' dì
-molti che s'infingevano Manfredi. Ma di ciò basti. Perocchè queste cose
-non le ho dette di proposito, ma soltanto trattovi dal caso di Paolo
-Traversari. _Perchè lo spirito spira quando vuole,_ e non è in potere
-dell'uomo impedirnelo. Ora ritorniamo all'anno di cui si cominciò a
-parlare. Nel 1240 adunque l'Imperatore assediò Faenza, che si arrese a
-patti, ma, entratovi, ruppe la fede loro data.
-
-
-a. 1241
-
-L'anno 1241 fu presa Faenza, cioè si arrese di accordo all'Imperatore,
-il quale, come si disse, non serbò la fede data. Morì Papa Gregorio IX,
-che fu amico e padre e benefattore dell'Ordine de' frati Minori, e a
-lui successe Celestino IV milanese, che morì subito; cioè diciasette
-giorni dopo. E la sede restò vacante dal 1241 sino al 1243, perchè i
-Cardinali erano discordi e dispersi. E Federico aveva chiuse le vie,
-tanto che molti ne furono presi; e ciò faceva per timore che alcuno di
-quei che passassero, diventasse Papa. Ed io stesso in quel tempo fui
-preso più volte. E allora pensai e studiai modo di scrivere lettere
-come, in cifra.
-
-
-a. 1242
-
-L'anno 1242 fu Podestà di Reggio Lambertesco dei Lamberteschi
-Fiorentino, che aveva amore a far ragione e giustizia ai cittadini; e
-appunto perchè il detto Podestà aveva amore a far ragione e giustizia
-alcuni reggiani fecero questi versi:
-
- Venuto è 'l liòne
- De terra fiorentina
- Per tenire raxone
- In la città regina.
-
-E allora il Consiglio municipale di Reggio a quasi unanimità di voti
-gli concesse facoltà di fare quel che volesse. E nello stesso anno fece
-fare la strada di Reggiolo, i ponti sul cavo Tagliata, le fossa attorno
-al castello di Reggiolo[67], e trenta braccia della torre.
-
-
-a. 1243
-
-L'anno 1243, sul finir di Giugno, il dì di S. Pietro, fu eletto
-Papa Innocenzo IV, Lombardo, dei conti di Lavagna[68] nella diocesi
-di Genova. E governò la Chiesa 11 anni, 5 mesi e 10 giorni. Questi
-era stato canonico di Parma, e causa dello smantellamento di questa
-città. Per poter adunare un concilio fuggì a Lione, nobile città della
-Francia, nella Borgogna, sul Rodano, ove stette molti anni, cioè sino
-alla morte di Federico, e vi era andato l'anno 1244. Questi a suo
-tempo stipulò un gran trattato con Federico per ricondurre le cose a
-pace, e in pendenza della contumacia dell'Imperatore contro la Chiesa,
-coll'aiuto de' Genovesi andò in Francia; e celebrando un concilio
-a Lione condannò Federico come nemico della Chiesa, e lo depose
-dall'Impero, e procurò che fosse eletto re d'Allemagna il Langravio
-della Turingia; dopo la cui morte fu eletto Guglielmo d'Olanda. Questo
-Papa canonizzò a Lione S. Emondo confessore. Arcivescovo di Cantorbery.
-Canonizzò anche a Perugia il beato Pietro[69] dell'Ordine de' frati
-Predicatori, Veronese, ucciso dagli eretici tra Como e Milano pel suo
-predicare contro di loro. Canonizzò eziandio in Assisi nella chiesa
-del beato Francesco, S. Stanislao vescovo di Cracovia, fatto uccidere
-dall'iniquo Principe (Federico?). Innocenzo, morto l'Imperatore
-Federico, entrò in Puglia con un grande esercito, e poco dopo morì
-a Napoli, ove ebbe sepoltura. E queste cose sono dette qui per
-anticipazione. A questi tempi fiorì venerabile per vita e per scienza
-il Cardinale Ugo, frate dell'Ordine de' Predicatori, che, dottore in
-teologia, con dottrina sana e lucidissima commentò tutta la Bibbia. Fu
-primo autore delle Concordanze bibliche. Ma in seguito furono fatte
-concordanze migliori. Papa Innocenzo lo creò Cardinal prete di santa
-Sabina; nella quale dignità si comportò lodevolmente sino alla morte.
-Così nel sunnotato millesimo, alla corte dell'Imperatore Federico, morì
-Nicolò vescovo di Peggio, a Melfi[70] in Puglia, ove fu anche sepolto.
-Nello stesso anno, e contemporaneamente, furono eletti vescovi di
-Reggio Guizzolo degli Albiconi, Prevosto di S. Prospero di Castello,
-e Guglielmo Fogliani. Perciò nel mese di Settembre vi fu gran contesa
-tra gli Albiconi, i Fogliani e il Podestà. Ma fu poi confermato vescovo
-di Reggio Guglielmo Fogliani, perchè era parente del Papa Innocenzo
-IV, che allora reggeva la Chiesa romana. Così pure il prenominato
-Papa spogliò del vescovado di Parma Bernardo Vizio Scotti, che era de'
-frati del Martorano, e che già lo possedeva come datogli da Gregorio
-di Montelungo Legato in Lombardia, per darlo ad Alberto Sanvitali, suo
-nipote di sorella. E Re Enzo figlio dell'Imperatore Federico occupò il
-palazzo del vescovo di Reggio, e, in odio del Papa e del partito ostile
-non lasciò che il sunnominato Guglielmo vi abitasse.
-
-
-a. 1244
-
-L'anno 1244 morì frate Aimone Inglese, ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, e gli succedette frate Crescenzio della Marca
-d'Ancona, già molto vecchio. Questi ordinò a frate Tomaso di Cellano
-(che fu il primo a scrivere la vita del beato Francesco) che la
-scrivesse di nuovo perchè in quella prima erano state ommesse molte
-cose. E fece un bellissimo libro dei miracoli e della vita del santo
-intitolato: _Memoriale del beato Francesco in mancanza della sua
-persona:_ sul quale ne compilò poscia uno eccellente il ministro
-Generale frate Bonaventura. E pure vi sono ancora molte cose, che
-non sono notate; perchè il Signore tutti i giorni, e in tutte le
-parti del mondo, non cessa di operare grandi miracoli per mezzo
-del suo servo Francesco. Questi fu invitato al concilio, che si
-tenne per la detronizzazione di Federico, da Papa Innocenzo IV con
-lettera particolare, ch'io ho veduta; ma egli se ne scusò per la
-sua vecchiezza; e in sua vece mandò frate Giovanni da Parma, uomo
-santo e letterato; e che gli successe poi nel governo dell'Ordine.
-In quest'anno furono inviate da Roberto Patriarca di Gerusalemme a
-tutta la cristianità lettere, che portavano gravissime notizie, ed
-erano di questo tenore: Io Roberto Patriarca, sebbene indegno, di
-Gerusalemme, notifico a tutti quelli che sono inscritti nell'albo de'
-cristiani che nell'anno del Signore 1244 ai 17 di Ottobre, cioè la
-vigilia di S. Luca Evangelista si fecero quì da noi, cioè in Terra
-Santa, molti massacri e molte tradigioni. Un primo massacro avvenne
-in Agosto, quando Gerusalemme fu distrutta dai Colisimini. Un secondo,
-la vigilia di Santa Lucia, nella pianura di Gadar, cioè sabbia bianca,
-ove furono trucidati 312 frati militanti, e 324 difensori delle torri.
-Del convento di S. Giovanni furono massacrati 325 frati militanti
-e 200 guardie delle torri. Del convento degli Alemanni sopravissero
-alla strage soli tre frati; gli altri, ed erano 400, furono passati
-a fil di spada. Dell'ospizio di S. Lazzaro furono uccisi tutti i
-militi lebbrosi. Caifasso fu ucciso con tutta la sua gente. Il conte
-Gualterio di Giaffa restò prigioniero, e di tutti i suoi uomini
-fu fatta strage. I militi del Principe d'Antiochia, ch'erano 300,
-incontrarono la stessa sorte. Quelli del Re di Cipro, 300 anch'essi,
-uccisi. L'Arcivescovo di Tiro con tutti i suoi fu vittima. Parimenti
-il vescovo di Rama. Inoltre, e questo è più desolante, 16000 Francesi
-versarono il loro sangue per la fede di Cristo, e così tanto numero di
-crociati d'altre nazioni da non potersi contare. Ed è da notare che il
-Soldano di Damasco, e il Soldano di Camele, e un grande de' Saraceni,
-che si chiama Nas, e tutta la milizia del Signore di Allap, che avevano
-giurato a noi fedeltà, ed erano più che 25000 Saraceni, sul finire del
-combattimento ci tradirono, e i loro nomi saranno maledetti ne' secoli
-de' secoli; e così sia.
-
-
-a. 1245
-
-L'anno 1245 il predetto Imperatore Federico fu detronizzato da Papa
-Innocenzo IV in pieno concilio a Lione, città della Francia. Per la
-qual cosa Federico esiliò principalmente da Parma e da Reggio tutti
-gli amici più stretti del detto Papa, e alcuni li fece prigionieri;
-poi raccolse l'esercito su Milano, e non gli tornò bene. Nello stesso
-anno Lodovico Re di Francia andò a Cluny da Papa Innocenzo IV: ed
-ebbe con lui un famigliare colloquio. Parimenti nello stesso anno,
-il primo di Gennaio, giorno di Domenica, nella città di Reggio vi fu
-grande stormo intorno alla casa di Scazano; e il lunedì successivo vi
-fu armeggiamento tra i Roberti e que' da Sesso; dal qual fatto questi
-ritrassero disonore. E fu bruciata la casa dei Calegari; e perciò
-vennero espulsi dalla città Giberto de' Tarasconi, Aschiero degli
-Aschierì e Viviano Meliorati, che era imputato d'averla incendiata,
-o almeno di aver consentito che vi si appiccasse il fuoco. E furono
-rigorosamente puniti. Un lunedì poi, 3 Luglio, arrivarono sopra Reggio
-Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi, e Maravone de' Bonici
-con moltissimi fanti e balestrieri, ed incendiarono porta San Pietro
-ed entrarono in città per violenza. E quello stesso lunedì e martedì
-successivo vi furono di nuovo grossi stormi per città. Quindi furono
-espulsi per ordine dell'Imperatore, tutti i Roberti, i Fogliani,
-i Lupicini, i figli di Giovanni di Bonifacio, Manfredo da Palù,
-i Canini e moltissimi Parmigiani di quel partito. De' Reggiani ne
-furono condotti via molti dall'Imperatore. In quello stesso anno Papa
-Innocenzo IV era a Lione sul Rodano colla sua Corte e i Cardinali,
-e depose l'Imperatore Federico dal trono imperiale, e lo scomunicò;
-e l'Imperatore pubblicò un bando contro il Papa, e i Cardinali e i
-Legati. E allora in Ottobre l'Imperatore marciò contro i Milanesi sul
-Ticino, ed Enzo di lui figlio sulla Tagliata dell'Adda con Parmigiani,
-Cremonesi e Reggiani; e presero Gorgonzola[71], nell'assedio della
-quale fu fatto prigioniero il Re, che fu poi liberato dai Parmigiani e
-dai Reggiani[72].
-
-
-a. 1246
-
-L'anno 1246 Tebaldo Francesco e molti altri baroni della Puglia si
-ribellarono contro il deposto Imperatore Federico. E furono fatti
-prigionieri dopo lungo assedio nel castello di Capaccio[73]; e uomini,
-donne e fanciulli furono duramente trattati. Lo stesso anno per
-intromissione dell'Imperatore Federico fu eletto podestà di Reggio il
-Marchese Uberto Pallavicini, che andò all'assedio di Rossena[74] e di
-Felina[75] nella diocesi di Reggio; e le ebbe per capitolazione. Il
-prenominato Tebaldo Francesco fu poi una volta Podestà di Parma.
-
-
-a. 1247
-
-L'anno 1247 l'Imperatore Federico già deposto perdette Parma sul finir
-di Giugno. Questa è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, e la
-tenne stretta di assedio dal Luglio al Febbraio successivo. Lo stesso
-anno durante l'assedio, io uscii di Parma, e andai a Lione, e avendolo
-il Papa saputo, subito il dì d'Ogni Santi mandò cercandomi; perocchè,
-dal dì della mia partenza sino a quello del mio arrivo a Lione, il Papa
-non aveva saputo nulla di Parma nè per notizie sicure, nè per voci
-vaghe; e stava aspettando l'esito della contesa. E avendo io parlato
-da solo a solo in camera con lui, molte cose si dissero, e poi egli mi
-assolse da tutti i miei peccati e mi diede la facoltà di predicare. Lo
-stesso anno in cui Parma si ribellò all'Imperatore, fu fatto ministro
-Generale frate Giovanni da Parma in un Capitolo generale tenutosi a
-Lione in Agosto, mentre ivi ancora soggiornava Papa Innocenzo IV. Lo
-stesso anno Boso di Dovara fu podestà di Reggio; e tenne due mesi i
-Reggiani col Re nei pressi di Guastalla. E nello stesso anno il Re
-con Ezzelino fecero prigione Ugo de' Roberti da Reggio insieme a molti
-altri presso Fano[76]. Fano poi è una piccola terra nella diocesi di
-Reggio presso l'Enza; come pure vi è Bibiano, Tortigliano e Cavigliano,
-ove sono canali e prati. E distrussero Brescello[77], Berceto[78] e
-tutta la diocesi di Parma verso Brescello al di qua dell'Enza[79], e
-occuparono il ponte che avevano fatto i Mantovani. E lo stesso anno
-fu catturata una squadra di barche dei Mantovani presso Brescello, ed
-un'altra presso Gramignazzo[80], e furono uccisi molti Mantovani. Ed
-i Mantovani incendiarono quanto apparteneva alla diocesi di Cremona
-da Torricella[81] in giù. E i Milanesi, i Bresciani, i Bolognesi e
-i Veneziani stettero due mesi a campo presso Luzzara[82]; perocchè
-eravi una guerra grossa, intricata e piena di pericoli, essendo che la
-Repubblica co' suoi alleati contro la Chiesa, e questa contro quelli,
-s'erano con grande ardore levati in armi. E morì a Lione il Patriarca
-d'Antiochia, che era de' Roberti di Reggio, ed era stato vescovo di
-Brescia a' tempi di un gran terremoto; in occasione del quale essendo
-uscito di camera per le grida di un frate Minore, che dimorava nella
-corte vescovile, subito dopo per scossa di terremoto rovinò la camera
-stessa; d'onde riconobbe da Dio la sua salvezza, e si convertì a lui
-pienamente. Perciò fece voto, e promise di fermo, che per tutta la
-sua vita avrebbe serbata intatta quella castità che per lo innanzi
-non mantenne illibata, e che in vita sua non mangerebbe più carni; e
-tenne il voto. Tuttavia colla sua famiglia usava largo trattamento,
-secondo il consiglio di Grisostomo ecc. Faceva quel che dice l'Apostolo
-ai Romani 12: _Rallegratevi con quelli che sono allegri, e piangete
-con quelli che piangono;_ e faceva bene; e sapeva sollazzarsi a tempo
-e luogo. Onde, essendo un dì a tavola con tutta la sua corte e molti
-altri, vide che un certo giocoliere ascose di furto un cucchiaio
-d'argento. Pertanto chiamò il suo servo, e gli disse: Non renderò a
-te il mio cucchiaio, se prima ciascuno de' commensali non ti abbia
-renduto il suo; giacchè dice l'Apostolo agli Efesii IV: _Chi rubava non
-rubi più._ E così con queste parole mise sull'avviso il siniscalco, e
-ricuperò il cucchiaio. Questo Patriarca fu uomo di poca dottrina; ma
-il molto bene che faceva compensava il difetto della scienza. Perocchè
-fu largo limosiniere e recitava ogni dì l'uffizio dei morti con nove
-lezioni. Perchè adunque il Patriarca d'Antiochia perdurò in bontà di
-vita, dacchè aveva rivolto il cuore all'amor di Dio, Iddio per mezzo
-di miracoli mostrò alla sua morte che era stato suo servo ed amico
-degno di gloria; de' quali miracoli non parlo per brevità, e perchè
-mi affretto a parlar d'altre cose. Col Patriarca poi d'Antiochia visse
-molt'anni frate Enrico da Pisa dell'Ordine de' Minori, che tante volte
-parlò assai favorevolmente del prenominato Patriarca a me e agli altri
-frati. Questo frate Enrico da Pisa fu bell'uomo, di mezzana statura,
-largo, cortese, liberale e franco. Sapeva star bene a conversazione
-con tutti, acconciandosi al fare d'ognuno, ben accetto ai frati e ai
-secolari; il che è di pochi. Così pure fu predicatore rinomatissimo
-e grazioso al clero e al popolo. Sapeva scrivere, miniare, o, come
-dicono, lumeggiare (perchè col minio il libro si lumeggia), scrivere
-musica, comporre bellissime e deliziose cantiche non meno a canto
-fermo che a canto modulato, cioè note rotte e doppie. Fu distintissimo
-nell'arte del cantare. Aveva voce profonda, sonante, che riempiva tutto
-il coro. Aveva poi una doppia nota sottile, altissima, acuta, dolce,
-soave, dilettevolissima. Fu mio custode nella custodia di Siena, e mio
-maestro di canto a' tempi di Papa Gregorio IX. E allora viveva anche
-frate Luca di Puglia, dell'Ordine de' frati Minori, di cui è il libro
-intitolato: _Sermonum memoria_. Quest'ecclesiastico fu letterato e
-dotto in filosofia scolastica, e in Puglia dottore esimio in teologia,
-rinomato, solenne e di gran fama; e l'anima sua per la misericordia
-di Dio riposi in pace, e così sia. Frate Enrico da Pisa fu uomo
-morigerato, divoto a Dio e a S.ª Maria Maddalena. Nè è da meravigliarsi
-perchè questa Santa era la titolare della sua parocchia in Pisa. Nella
-città poi di Pisa la beata Vergine è la titolare della chiesa matrice,
-nella quale io fui ordinato diacono dall'Arcivescovo di Pisa. Frate
-Enrico compose molti inni e molte sequenze. Perocchè fece e musicò per
-canto la seguente composizione:
-
- _Christe Deus — Christe meus,_
- _Christe Rex et Domine._
-
-Per la voce d'una sua divota che andava cantando per la chiesa maggiore
-di Pisa musicò:
-
- _E tu no cure de me; — e no curaro de te._
-
-Così fece l'altra a tre voci:
-
- _Miser homo — cogita facta Creatoris._
-
-Musicò pure per canto quel componimento di maestro Filippo Cancelliere
-di Parigi:
-
- _Homo quam sit pura — mihi de te cura._
-
-E perchè, quand'era custode, si trovò malato nell'infermeria del
-convento di Siena, e non poteva scrivere musica, chiamò me, e fui il
-primo a scrivere le note del suo canto, mentre egli cantava. Così mise
-in musica per canto quell'altra composizione del cancelliere, cioè:
-
- _Crux, de te volo conqueri._
- _E... Virgo, tibi respondeo._
- _E... Centrum capit circulus._
- _E... Quisquis cordis et oculi._
-
-E per quella sequenza..... _Iesse virgam humi Davit_ compose un canto
-delizioso, che si canta con assai diletto, mentre, prima della sua,
-aveva una musica rude e dissonante. La composizione della sequenza
-l'aveva fatta Riccardo di S. Vittore, come ne compose tante altre.
-Musicò anche deliziosamente per canto gli inni di S.ª Maria Maddalena,
-composti dal cancelliere di Parigi, cioè:
-
- _Pange, lingua Magdalenae._
-
-con altri inni. Parimente intorno alla risurrezione del Signore fece la
-sequenza, composizione e musica, cioè:
-
- _Natus, passus Dominus_
- _Resurexit hodie._
-
-Il secondo canto poi che l'accompagna, ossia il concanto, lo compose
-frate Vita Lucchese dell'Ordine de' frati Minori, il miglior cantore
-che si conoscesse nell'uno e nell'altro canto, cioè nel canto fermo, e
-nel canto a note rotte, o doppie. Aveva voce sottile, ma piacevolissima
-a udirsi, nè vi era persona tanto severa che non l'ascoltasse con
-diletto. Cantava alla presenza di Vescovi, Arcivescovi, Cardinali e
-Papi e l'ascoltavano volentieri. E se alcuno avesse chiacchierato
-quando frate Vita cantava, tosto si udiva ripetere il detto
-dell'Ecclesiastico XXXII: _Non interrompere la musica_. E se talvolta
-un usignuolo cantava in un cespuglio, o in una siepe, taceva se udiva
-cantare il frate, e l'ascoltava attentamente, e poi ripigliava il suo
-canto, e così alternamente cantando risuonavano per l'aria soavissime
-voci. E della sua perizia fu tanto cortese, che invitato a cantare non
-se ne scusava mai, nè per voce impedita da infreddatura, nè per altra
-cagione. E perciò non si potevano applicare a lui que' versi soliti a
-dirsi, cioè:
-
- _Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos_
- _Ut nunquam inducant animum cantare rogati._
- D'ogni cantor brutto difetto è questo
- Di non voler cantar quand'è richiesto.
-
-Anche sua madre e sua sorella furono abilissime nel canto. Egli fece
-anche la nota sequenza, composizione e musica:
-
- _Ave mundi — spes, Maria_
-
-e compose molte cantiche con musica melodica, della quale si
-deliziavano assai i chierici secolari. Costui fu mio maestro di canto
-in Lucca l'anno 1239, quando avvenne quella orribile oscurità di sole.
-E quando Tomaso da Capua Cardinale della corte romana, e il più insigne
-scrittore della corte stessa, compose quella sequenza:
-
- _Virgo parens gaudeat_
-
-e pregò frate Enrico da Pisa di musicarla per canto, e ne fece una
-musica bella, dilettevole e soave a udirsi, frate Vita ne compose il
-secondo canto, ossia il concanto. Ed ogni volta che trovava qualche
-canto semplice di frate Enrico, volentieri vi applicava il concanto.
-Perciò Filippo Arcivescovo di Ravenna volle che frate Vita facesse
-parte della sua famiglia, quand'era Legato nei Patriarcati di Aquileia,
-di Grado, di Ragusa, di Ravenna e delle diocesi e provincie di Milano
-e di Genova, e in generale di Lombardia, Romagna e Marca Trivigiana. E
-gli piacque averlo, tanto perchè era suo concittadino, quanto perchè
-era frate Minore, ed anche perchè sapeva cantare e comporre. Morì
-a Milano, e fu sepolto nel convento dei frati Minori. Fu di persona
-magro, gracile e di statura maggiore di quella di Frate Enrico; aveva
-voce più da camera che da coro. Più volte uscì dall'Ordine, più volte
-vi rientrò; e, quando ne usciva, entrava nell'Ordine di S. Benedetto.
-E quando poi voleva essere riammesso, il Papa gli usava indulgenza per
-amore del beato Francesco, e per la dolcezza del suo cantare. Ed una
-volta cantò tanto soavemente che una certa suora, che l'udiva, saltò
-giù da una finestra per andare con lui; ma non potè perchè si ruppe una
-gamba. Però fu molto bene pesata quella sentenza di frate Egidio, detto
-da Perugia non perchè fosse Perugino, ma perchè lungamente ci visse
-e vi morì, uomo sempre trasportato da estasi e tutto santo, quarto
-frate nell'Ordine de' Minori, compresovi il beato Francesco, quando
-disse: _È una grazia grande non aver grazia_. E intendeva parlare non
-della grazia di Dio, ma della grazia acquisita a studio, e da natura,
-per la quale molti fanno male i fatti loro. In vero frate Enrico da
-Pisa fu mio intimo amico, e tale quale la Sapienza descrive l'amico
-ne' Proverbi 18. _Un uomo che ha degli amici dee portarsi da amico;
-e v'è tale amico che è più congiunto che un fratello_. Imperocchè ed
-egli aveva nell'Ordine un fratello mio coetaneo, ed io vi aveva un
-fratello coetaneo di lui, e mi amava, disse, come il proprio fratello;
-e, fatto ministro Provinciale in Grecia, Provincia di Romanìa, mi diede
-una lettera di obbedienza, in virtù della quale io poteva, quando mi
-piacesse, recarmi da lui a far parte de' frati della sua provincia con
-qualunque compagno mi fosse stato a grado. Inoltre promise di regalarmi
-una Bibbia e molti altri libri. Ma non vi andai, perchè lo stesso anno
-che arrivò là, vi morì mentre presiedeva un Capitolo provinciale a
-Corinto, dove è sepolto e riposa in pace. Profetò, ossia predisse il
-futuro, quando a udita de' frati a Capitolo, disse: «Ora dividiamo
-i libri dei frati defunti, ma può essere che tra breve s'abbiano
-a dividere i nostri» — E s'avverò, poichè nella stessa adunanza
-capitolare furono divisi i suoi. Noi non possiamo raccontare le storie
-altrimenti da quello che furono di fatto, e come vedemmo le cose cogli
-occhi nostri a tempo dell'Impero di Federico e molti anni dopo la
-morte di Federico, sino a giorni in cui scriviamo, anno del Signore
-1284. Io poi, scrivendo diverse cronache, mi sono valso di stile
-semplice e chiaro, acciochè mia nipote, per cui le scriveva, potesse
-intendere quel che leggesse; nè curai lo splendore delle parole, ma
-la sola verità dei fatti, che io esponeva. Mia nipote poi era suor
-Agnese, figlia di mio fratello, la quale giunta alla biforcazione della
-lettera pitagorica, entrò nel monastero di Santa Chiara in Parma, e
-sino ad oggi, giorno in cui scrivo, anno 1284, continua a restarvi
-per servire a Gesù Cristo. Questa mia nipote ebbe elevatissimo lo
-spirito d'intelletto della Sacra Scrittura, ingegno buono, memoria, e
-un favellare grazioso e facondo. Or dunque essendo stato l'Imperatore
-Federico deposto da Papa Innocenzo IV, erane irritatissimo, come orsa
-a cui siano rapiti i figli, e inferocisca nel bosco. E s'aggrupparono
-intorno a lui tutti quelli che erano spiantati, e, carichi di debiti,
-avevano l'animo amareggiato; e divenne loro capo. Ma ascolta ciò che
-dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Scontrisi pure un uomo in un'orsa,
-a cui sien rapiti i figli, anzi che in un pazzo nella sua pazzia_: qual
-fu Federico, che non riconobbe i beneficii ricevuti dalla Chiesa. Ma
-non senza punizione. Perocchè dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Il
-malanno non si dipartirà mai dalla casa di chi rende il mal per lo
-bene_. Il che si è verificato evidentemente in Federico, la cui casa è
-totalmente distrutta. L'anno dunque del Signore 1247 pochi cavalieri
-di Parma che, banditi dall'Imperatore, soggiornavano a Piacenza, ed
-erano di gran cuore, robusti, forti e a trattar le armi esperti, ed
-avevano il veleno in petto, tanto perchè le loro case in Parma erano
-state smantellate, quanto perchè era duro quel dover ospitare ora in
-una casa or in un'altra, (perocchè erano in esiglio e in bando, ed
-avevano numerosa famiglia e poco denaro, fuggiti da Parma a miracolo
-per non restare prigionieri dell'Imperatore) vennero da Piacenza,
-entrarono in Parma ai 15 di Giugno, ed espulsero que' di parte
-imperiale. Prima però arrivati da Piacenza a Noceto[83], adunatisi in
-un prato, e armati su' loro cavalli, tennero una concione, ed elessero
-Ugo Sanvitali loro Capitano e vessillifero, ben sapendo che, quando
-non vi è chi governa, il popolo cade a ruina. Ed era quell'Ugo uomo
-forte, e saggio ed esperto nell'armi. Tra loro eravi pure Ghiberto da
-Gente oratore affascinante, che disse: Assaltiamo ora compatti i nostri
-nemici come unanimi abbiamo eletto il nostro capitano. E Gherardo da
-Arcile soggiunse. «Sia in noi ardire e prontezza a vivere o a morire
-da forti: niuno fugga, niuno tremi di paura; perocchè il Signore
-combatterà coi forti, e il suo aiuto verrà su voi dal cielo». Inanimiti
-adunque a tali parole, corsero all'assalto e diedero gran battaglia al
-Podestà e ai militi Parmigiani a Borghetto di Taro[84]; ed ivi cadde
-morto Enrico Testa d'Arezzo Podestà di Parma, mio conoscente ed amico,
-che voleva bene a tutti i frati Minori. E parimente restarono sul
-campo il suo scudiere, e Manfredo Cornazzani, e Ugo di Magnarotto de'
-Visdomini, e molti altri; e Bartolo Tavernieri, ferito, rifuggissi a
-Costamezzana[85] con alcuni suoi amici. E allora alcuni tedeschi del
-partito imperiale dissero ai fuorusciti: Venite a Parma, e sicuramente
-occuperete la città, che noi non faremo resistenza. Ed incontanente i
-predetti Cavalieri Parmigiani, banditi dall'Imperatore, mossero sopra
-Parma, e la presero, e la tennero. I Parmigiani allora convocarono
-un consiglio, ed elessero loro Podestà Gherardo da Correggio. E
-questo accadde ai 16 di Giugno, Domenica. E il Lunedì successivo i
-Parmigiani mandarono ambasciatori al Comune di Reggio Armanno Scotti
-ed un altro in sua compagnia a domandare che si dessero liberi nelle
-loro mani que' prigionieri di Parma, che si sostenevano nelle carceri
-di Reggio. Ma Buoso Podestà di Reggio negossi di concederli. E questi
-fuorusciti riuscirono per molte ragioni ad invadere facilmente ed
-occupare Parma, 1º perchè il Re Enzo, a cui il padre aveva commessa la
-difesa di Parma, era andato coi Cremonesi ad assediare Quinzano[86]
-nella diocesi di Brescia; 2º perchè l'Imperatore era in una città di
-Lombardia, che si chiama Torino, per correre a Lione a far prigionieri
-il Papa e i Cardinali; chè, come si dice, alcuni avevano promesso
-di dargli in mano tutta la Corte Romana. Ma nutrirono propositi, che
-non poterono effettuare. Perchè? Perchè Giobbe nel libro V ha detto
-che Dio: _Disperde i pensieri degli astuti, e fa che le lor mani non
-possono far nulla di bene ordinato_; 3º perchè Bartolo Tavernieri in
-quel dì celebrava le nozze di sua figlia Maria con un Bresciano, che
-per questo motivo s'era recato a Parma; e quelli che andarono contro ai
-Parmigiani fuorusciti, che sopravenivano, erano per le succolentissime
-imbandigioni servite al pranzo, intorpiditi, e brilli di vino; e
-s'alzarono da tavola colla cieca arroganza di avvilupparli al primo
-scontro; ma essendo presso che briachi, tanto al Borghetto quanto nella
-ghiaia del Taro n'ebbero la peggio, e molti di loro vi lasciarono la
-vita; 4º perchè la città di Parma era da ogni parte aperta, nè aveva
-cinta di sorta; 5º perchè que' fuorusciti che si avvicinavano per
-entrare, facevano il segno della croce, e a mani giunte gridavano: Per
-amore di Dio e della beata Vergine sua madre, che è la nostra patrona
-in questa città, vi piaccia lasciarne entrare nella città nostra,
-d'onde senza colpa fummo espulsi e cacciati in bando; e del resto il
-nostro ritorno non turberà la pace d'alcuno, nè vogliamo ad alcuno fare
-ingiuria. Udendo queste cose i Parmigiani di dentro, che per la via,
-senza armi, erano andati ad incontrarli, vinti dalla loro umiltà, furon
-tocchi da compassione, ed anche riconoscendo che venivano con propositi
-di pace, dissero loro: Entrate in città sicuri nel nome del Signore,
-ed avrete il nostro aiuto in tutto; 6º perchè quelli che erano in città
-non si pigliavano briga di queste contese, nè avevano parteggiato prima
-per la fazione di quelli che ritornavano, nè mai avevano impugnate
-le armi per l'Imperatore. Ma sia banchieri, sia cambiavalute, sia
-artigiani, non smettevano per questo di stare a' loro banchi, o alle
-officine, come se nulla accadesse; 7º perchè que' nobili e potenti, che
-erano in città partigiani dell'Impero, subito, abbandonata la città,
-si sparsero per le diocesi ai loro castelli e al loro fortilizii, per
-timore di perderli; 8º perchè anche i tedeschi dell'Imperatore, avendo
-saputo che da que' fuorusciti era stato ucciso il Podestà di Parma,
-temendo anche per la lor vita, li invitavano a fare pacificamente
-della città quello che fosse loro in grado. Fecero altrettanto le
-guardie del palazzo e della torre del Comune..... Quasi due Re furono
-Enrico Testa Podestà di Parma e Paolo Tavernieri Capitano della parte
-imperiale in Parma a favore dello Imperatore. Questi due non poterono
-star di piè fermo alla sua presenza venendo con un esercito che era
-assai sottile; 9º perchè principalmente speravano di ricevere tra breve
-soccorsi da diverse parti. E 1º da Papa Innocenzo IV, che aveva in
-Parma molti parenti e affini; e perchè i Parmigiani volevano battere
-l'Imperatore nemico di lui, anzi avevano già cominciate le ostilità; 2º
-da Gregorio Montelungo Legato per la Lombardia, che era già preparato
-in Milano a venire co' milanesi e con Bernardo di Rolando de' Rossi
-Parmigiano e cognato di Papa Innocenzo IV...; 3º dai Piacentini; 4º
-dal Conte di S. Bonifazio di Verona; 5º dai Bolognesi e dai Ferraresi
-e da tutto il partito della Chiesa. Ma qui è da notare, (perchè subito
-si conosca quel grande intrico di cose) che i Modenesi partigiani
-del Papa erano fuori di città, e i partigiani dell'Imperatore erano
-dentro. Così era in Reggio; poco dopo anche in Cremona. E perciò in
-quel tempo si ebbe grossa e lunga guerra. Nè i contadini potevano
-arare, nè seminare, nè mietere, nè piantar vigne, nè vendemmiare, nè
-abitare nelle ville; specialmente nell'agro parmigiano e reggiano,
-modenese e cremonese. Tuttavia vicino alle città i contadini lavoravano
-difesi dai militi delle città stesse, che si spartivano in quartieri
-secondo le porte delle città. Ed i militi armati difendevano tutta la
-giornata gli operai che coltivavano i campi. E questo era necessario
-a farsi a cagione degli assassini, dei ladroni e dei predoni, che
-si erano moltiplicati a dismisura. E facevano prigionieri gli uomini
-per costringerli a riscattarsi con denaro; e rapivano, e mangiavano,
-e vendevano i bovini. E se i ricattati non pagavano il prezzo del
-riscatto, li appendevano per i piedi, o per le mani, e schiantavano
-loro i denti, o mettevan loro, per indurli a riscattarsi, rospi in
-bocca; la qual cosa era più dolorosa e abborrita di ogni sorta di
-supplizio. Ed erano più crudeli che i demonii. E il vedere a que' dì
-passare un uomo sconosciuto per la via, era come vedere il diavolo.
-Perocchè l'uno sospettava sempre che l'altro il volesse catturare
-e incarcerare, perchè, secondo il detto de' Proverbii 13, _fossero
-riscatto della vita dell'uomo le sue ricchezze._ E il territorio
-era ridotto ad una solitudine, non trovandovisi nè agricoltori, nè
-passeggieri. Perocchè ai tempi di Federico, specialmente dopo che fu
-deposto dall'Impero, e Parma gli si era ribellata, e avevagli dato
-il calcio, le strade maestre erano deserte, ed i viandanti andavano
-per sentieri fuori di strada, e si moltiplicarono i mali sulla
-terra. E sovrabbondarono gli uccelli e le bestie selvatiche, come
-i fagiani, le pernici, le quaglie, le lepri, i cavrioli, i corvi,
-i bufali, i cinghiali e i lupi. E i lupi, che non trovavano presso
-le ville, secondo il consueto, animali da divorare, come agnelli e
-pecore, essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi
-numerosissimi ululavano per fame fin presso alle fosse delle città,
-e sbranavano uomini, donne, ragazzi, che trovavano a dormire sotto i
-portici, o sui carri; e talora, rompendo, penetravano attraverso le
-muraglie delle case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere
-senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose che in quel
-tempo si facevano tanto dagli uomini, come dalle fiere d'ogni specie.
-Anche le volpi s'erano di tanto moltiplicate, che ne ascesero due
-sul tetto dell'infermeria a Faenza, in quaresima, per ghermire due
-galline che erano nel solaio. Delle quali ne fu presa una nello stesso
-convento de' frati Minori, dove io era, ed ho veduto co' miei occhi.
-Ed io ho dimorato cinque anni a Faenza, cinque a Ravenna, e più anni
-or quà, or là per la Romagna, un anno a Bagnacavallo[87], ed un'altro
-a Montereale[88]. E quella maledetta guerra invase, corse e distrusse
-tutta la Romagna nel tempo, in cui io vi dimorava; e quando i Bolognesi
-coi Lombardi ed altri, che erano accorsi in loro aiuto, assediarono
-Forlì, io era con loro. Ma non la poterono prendere, come piacque a
-Dio e al beato Francesco, alla cui vigilia cessò l'assedio. E dimorando
-io in villa, un certo secolare mi disse che aveva preso alla trappola
-in alcuni villaggi incendiati ventisette gatti grossi e belli, e ne
-aveva vendute le pelli a chi le conciava, e non vi ha dubbio alcuno
-che una volta in tempo di pace fossero domestici in quelle ville. Il
-sesto aiuto poi che ebbero i Parmigiani fuorusciti, che entrarono in
-città, fu che non solo l'Imperatore era stato scomunicato e deposto
-dall'Impero; ma Papa Innocenzo IV aveva eziandio prosciolti tutti dalla
-sudditanza di lui, come appare chiaro sulla fine di quel decreto,
-che fu redatto nel Concilio generale, in cui fu proclamata la sua
-deposizione, ove si dice: «Prosciogliendo in perpetuo dal giuramento
-tutti quelli che per giuramento di fedeltà sono a lui vincolati, e
-proibendolo colla nostra autorità apostolica, fermamente comandiamo che
-nessuno ubbidisca a lui quale Imperatore e Re; e se alcuno a lui come
-Imperatore e Re presterà consiglio, aiuto, o favore, sia per questo
-fatto solo scomunicato». E per la sua ingratitudine a tutta ragione
-meritò l'Imperatore questa pena. Perocchè aveva osato alzare la fronte
-e ricalcitrare contro la Chiesa, che lo aveva allevato, difeso da'
-nemici e innalzato al fastigio dell'Impero. E perseguitava la Chiesa,
-e le moveva accanita guerra; il che era ingratitudine grandissima.
-E tale fu Federico; e perciò a ragione deposto dall'Impero; perocchè
-non riconobbe i favori ricevuti. E nota che tutte quelle surricordate
-maledizioni di guerre, sterilità di campi, moltitudine di bestie
-selvaggie, quantunque io le abbia narrate in anticipazione, a tempo
-loro furono vere, cioè dopo che Parma la ruppe coll'Imperatore, e
-parteggiò per la Chiesa. Ora ripigliamo il filo della nostra storia.
-L'anno adunque 1247 Re Enzo, che era all'assedio di Quinzano coi
-Cremonesi, avendo saputo che i banditi da suo padre, che erano a
-Piacenza, avevano occupato la città di Parma, si disanimò talmente
-che, sciolto l'assedio di Quinzano, s'affrettò a partire marciando
-tutta la notte, non con canti, ma muto e gemente, come quando un
-esercito si dà alla fuga dopo una rotta. Io soggiornava allora nel
-convento de' frati Minori a Cremona, perchè io era frate Minore; e
-perciò seppi benissimo queste cose. Sino dalla prim'alba i Cremonesi
-si trovarono col Re Enzo ad una conferenza che durò sin a mattina
-inoltrata; e dopo in tutta fretta presero cibo, e uscirono insieme col
-carroccio in testa. Nessuno atto a portar l'armi e a battersi restò
-in Cremona. Ed io credo di fermo che se difilato fossero corsi sopra
-Parma, e avessero coraggiosamente combattuto, senza dubbio l'avrebbero
-ripresa; sia perchè Parma era d'ogni parte aperta, sia perchè non era
-ancor giunto a' Parmigiani alcun aiuto; e molto più perchè la maggior
-parte dei cittadini se ne stavano indifferenti; nè parteggiavano per
-quelli che di recente erano rientrati, nè per quelli che erano fuggiti,
-ma si curavano soltanto de' fatti loro. E se l'uno de' belligeranti
-conoscesse lo stato del suo nemico bene spesso potrebbe sconfiggerlo.
-Ma per volere di Dio Re Enzo s'attendò coll'esercito Cremonese presso
-il Taro morto, e non corse su Parma, aspettando che il Signore la
-colpisse colla sua destra. Voleva anche quivi attendere l'arrivo
-dell'Imperatore suo padre, che era a Torino, città sui confini della
-Lombardia; chè la Lombardia si estende sino a Susa e al Moncenisio. Di
-là comincia la signoria del Conte di Savoia, e continuando si entra nel
-Ducato di Borgogna, ove è la città di Lione, che è la prima metropoli
-della Francia. Ed ivi soggiornava allora Papa Innocenzo IV, co' suoi
-Cardinali. Taro morto poi si chiama una massa d'acqua, che esce dal
-Taro vivo o corrente allorchè esso ribocca, e forma un bacino d'acque
-stagnanti, come di lago, in cui abbondano le scardove, i lucci, le
-anguille, e le tinche; e si trova presso il convento dei Cisterciensi,
-chiamato da loro Fontevivo[89], che dista sette miglia da Parma. Ma
-intanto che ivi Re Enzo aspettava l'arrivo del padre, da ogni parte
-ed ogni giorno sopravvenivano aiuti ai Parmigiani fuorusciti, che
-erano rientrati in città. E Rizzardo Conte di S. Bonifacio di Verona,
-strenuo e prode guerriero, quando Parma si ribellò all'Imperatore, per
-primo accorse in aiuto de' Parmigiani; i quali per riconoscenza del
-segnalato servizio loro fatto, gli assegnarono per alloggio il palazzo
-imperiale, che è all'Arena[90], e gli affidarono la guardia di quella
-parte della città che è volta verso Seggio. Il giorno dopo arrivarono
-i Piacentini, che erano trecento cavalieri bene equipaggiati d'armi e
-di cavalli. Questi ebbero a difendere la città accampati nella ghiaia
-del torrente, tenendosi anche di piè fermo lunghe ore in sella, se le
-mosse del nemico lo rendevano necessario. E tale servizio era per loro
-più un divertimento che una fatica. Talora restavano anche nei loro
-alloggiamenti, o se ne ivano per città sollazzandosi a piacere. Tre
-giorni dopo l'arrivo del Conte di S. Bonifacio giunsero da Milano con
-mille cavalli Gregorio di Montelungo Legato del Papa, e Bernardo di
-Rolando Rossi, cognato di Innocenzo IV. E questi facevano la guardia,
-quand'era necessario, nella ghiaia del torrente a monte della città.
-Ed i Parmigiani col Legato si appostarono fuori Città lungo la strada
-che va a Borgo S. Donnino; e per ripararvisi dalle incursioni del
-nemico si munirono di fossa e di steccato. Ma l'Imperatore infiammato
-d'ira e furibondo per le cose accadutegli, volò verso Parma, e in una
-villa, che si chiama Grola (era ricca di vigneti, che producevano
-buon vino, chè il vino di quella terra è ottimo) costruì una città
-cinta da ampie fosse, e la chiamò Vittoria, come presagio degli
-eventi futuri; e le monete coniatevi fece chiamare Vittorini, e la
-chiesa maggiore, S. Vittorio. Ivi stanziavano l'Imperatore col suo
-esercito e Re Enzo coi Cremonesi. E l'Imperatore mandò pregando i
-suoi partigiani di accorrere subito a grandi giornate, in suo aiuto.
-Il primo ad arrivare fu Ugo Botteri Parmigiano, nipote, da parte di
-sorella, di Innocenzo IV, Podestà allora di Pavia, e condusse tutti
-i Pavesi atti a portar l'armi. Nè il Papa potè mai nè con promesse,
-nè con preghiere staccare questo suo nipote da Federico; quantunque
-dimostrasse sempre maggior predilezione alla madre di lui che alle
-altre due sorelle, ch'ella aveva, anch'esse maritate a Parma. Dopo lui
-arrivò Ezzelino da Romano[91], Signore allora della Marca Trivigiana,
-conducendo seco numerosissimo esercito. Questi incuteva più terrore che
-il diavolo; chè per lui era niente uccidere uomini, donne, ragazzi, e
-incrudelire atrocemente. Neppur Nerone fu pari a lui nella efferatezza,
-nè Domiziano, nè Decio, nè Diocleziano, sebbene fossero stati i più
-crudeli tiranni. Perocchè fece bruciare in un sol giorno undici mila
-Padovani nella piazza di S. Giorgio a Verona[92], appiccando il fuoco
-all'edifizio entro cui erano, e mentre le fiamme li struggevano,
-caracollava attorno a loro, e correva torneamenti co' suoi cavalieri.
-Sarebbe lunga e miseranda la narrazione di tutte le sue atrocità, e ci
-vorrebbe un grosso volume. E credo di fermo che siccome il Figlio di
-Dio volle avere uno specialissimo amico e fatto a sua somiglianza, cioè
-il beato Francesco; così il diavolo volle Ezzelino. Del beato Francesco
-si dice che a lui solo Iddio diede cinque talenti. Perocchè nessuno mai
-visse in terra, tranne il beato Francesco, a cui Cristo imprimesse a
-sua somiglianza le cinque piaghe. Sicchè, come disse a me frate Leone
-suo compagno, che era presente al lavacro del suo corpo fattosi prima
-di seppellirlo, pareva appuntino un Crocifisso deposto dalla Croce.
-Perciò gli si attaglia benissimo il detto dell'Apocalisse I: _Vidi uno
-somigliante ad un figliuol d'uomo._ In che poi fosse simile non ridico,
-poichè l'ho già scritto altrove, e mi affretto ad altro. E siccome
-sembra suonar male il dire che un uomo è simile a Dio, principalmente
-perchè la Scrittura dice in Giobbe XXXII: _Non confronterò Dio ad un
-uomo_, sappi che la scrittura dice in altro luogo: _Vi sarà uno simile
-a Dio tra i figli di Dio?_ Ma Ezzelino in molte malizie e atrocità fu
-pienamente simile al diavolo. Dopo Ezzelino arrivarono a soccorso di
-Federico molte genti, cioè i Reggiani e i Modenesi di parte Imperiale,
-banditi dalle loro città, e que' di Bergamo e d'altre città della
-Lombardia e della Toscana e d'altre parti del mondo, che non erano
-del partito della Chiesa. Inoltre a lui ne vennero di Borgogna, di
-Calabria, di Puglia, di Sicilia, di Terra di lavoro, di Grecia, e di
-Lucera de' Saraceni, e quasi d'ogni nazione, che è sotto il padiglione
-del cielo. E così adunò uno smisurato esercito. Con tanta gente però
-non gli fu possibile occupare che la strada che va a Borgo S. Donnino:
-le altre parti della città non s'accorgevano quasi d'essere assediate.
-E perchè l'Imperatore s'avea fatto proposito di distruggere sin dalle
-fondamenta la città di Parma, e trasportarne gli abitanti a Vittoria,
-e rasa Parma al suolo, in pena di ribellione, e per segno di perpetua
-vergogna, e per esempio alle altre città, sullo spianato seminarvi
-il sale come simbolo di sterilità, tutte le donne Parmigiane ricche,
-nobili e potenti, tutte si recarono a pregare la beata Vergine che
-liberasse Parma dall'Imperatore e dagli altri nemici: perocchè i
-Parmigiani tenevano in grande reverenza il nome di lei, come titolare
-della chiesa matrice. E, per essere più facilmente esaudite, fecero
-fare d'argento il modello in rilievo d'una città, e lo offrirono come
-dono e voto alla beata Vergine. Tale opera rappresentava in argento,
-ed io l'ho vista, tutti i principali edifici di Parma, il duomo, ma
-non quale era, il battistero, il palazzo del vescovo, il palazzo del
-Comune ed altri molti edifizi, che insieme raffiguravano la città. La
-Madre pregò il Figlio; il Figlio esaudì la Madre, a cui per ragione
-nulla poteva negare. E avendo la Madre della misericordia pregato il
-Figlio di liberare la città da quel nembo di nemici che le soprastava,
-e già era sul punto di dar fiato alle trombe per la pugna...... Nel
-tempo però che corse tra la cacciata degli imperiali dalla città e
-la sconfitta che i Parmigiani inflissero all'Imperatore a Vittoria,
-uscivano ogni dì dall'una e dall'altra città i balestrieri, gli arcieri
-o saettatori, i frombolieri, e, come ho visto io co' miei occhi,
-si battevano accanitamente. Ma anche gli assassini scorrazzavano
-quotidianamente per la diocesi, portando in ogni luogo rapina e
-incendio; e Parmigiani, Reggiani e Cremonesi reciprocamente si
-danneggiavano il più che potevano. Sopragiunsero poi anche i Mantovani,
-e li ho visti io co' miei occhi incendiare tutto Casalmaggiore[93]. E
-l'Imperatore ogni mattina si recava co' suoi nell'alveo della Parma,
-e, sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, per disanimarli col terrore,
-faceva decapitare tre o quattro, e anche più se ne aveva il maltalento,
-de' Parmigiani, o Modenesi, o Reggiani di parte della Chiesa, ch'egli
-avea prigioni. E questa decapitazione si eseguiva nell'alveo del
-torrente più in su del ponte di Donna Egidia[94], in un luogo detto
-Biduzzano[95]. E intanto tutta la milizia dell'Imperatore stava in
-armi, per timore che i Parmigiani cogli alleati loro, che erano sempre
-coll'armi in mano, irrompessero alla vendetta. Ma è proverbio che dice:
-
- _Non faciunt anni, quod facit una dies_
- Non fan molt'anni — quanto può fare un giorno.
-
-E questo giorno fu quello in cui i Parmigiani costrinsero l'Imperatore
-a fuggire ignominiosamente dalla sua città di Vittoria. E bene lo
-meritò, perchè fece subire morte tormentosa a molti innocenti. E ne
-sono prova Andrea da Trezzo, nobile cavaliere Cremonese, e Corrado
-da Berceto, chierico e prode guerriero, cui in molti e varii modi
-tormentò col fuoco, coll'acqua e con altre maniere di supplizii.
-Anche duecento militi mandati dai Parmigiani a Modena per guardia di
-quella città, prima che Parma la rompesse coll'Imperatore, furono
-dai Modenesi di parte imperiale incarcerati, e incatenati tostochè
-seppero che Parma s'era ribellata all'Impero. Altrettanto fecero i
-Reggiani a que' Parmigiani, che colà per lo stesso motivo si trovavano.
-L'Imperatore dunque mandò a prendere que' militi per averli prigionieri
-in Vittoria. E quando ne aveva pel capo il bestiale talento, il che
-accadeva principalmente quando lanciava insulti alla città di Parma con
-ingiuriose parole, o una battaglia gli era riuscita sinistra, sfogava
-la sua ira feroce nel sangue di alcuni di que' prigionieri. Perocchè
-molte volte tentò di sorprendere ed occupare la città col nerbo delle
-sue forze. Talvolta però anche manipoli di soldati della Marca di
-Ancona disertarono dal campo dell'Imperatore, e fuggendo entrarono
-in Parma, dicendo di volersi unire al partito della Chiesa; e furono
-lietamente e festosamente accolti. Ma a dir vero disertavano perchè
-l'Imperatore sui primi giorni della ribellione di Parma, temendo che
-gli sfuggisse di mano la Marca d'Ancona, aveva fatto mettere sotto
-custodia molti militi Anconitani; parte de' quali nelle pubbliche
-prigioni, e parte confinati in una zona della città, in cui godevano
-qualche maggiore libertà; e questi, che erano sotto più larga custodia,
-avevano, sebbene da loro non conosciuto, un marchio d'infamia. Ma un
-giorno arrivò un messo dell'Imperatore a comandare che cinque militi
-Marchigiani, che erano a Cremona in una certa casa (ed era appunto
-il momento in cui si lavavano le mani per pranzare) subito, senza
-indugio montassero a cavallo, e insieme col messo si recassero ove era
-l'Imperatore. E giunti fuori di città ad una piazza, che si chiama
-Mosa[96], li fece condurre ove erano le forche, ed impiccare. Ed i
-carnefici andavano ripetendo: così comanda l'Imperatore, perchè siete
-traditori. Eppure erano accorsi a sostenerlo. Il giorno dopo, i frati
-Minori andarono, li deposero e seppellirono, e a pena potevano tener
-lontano i lupi, che non li divorassero ancor pendenti dal patibolo.
-Tutte queste cose io le ho vedute, perchè di quel tempo, parte l'ho
-passato a Parma, parte a Cremona. Sarebbe lungo raccontare quanta
-strage menasse l'Imperatore sopra quelli che tenevano le parti della
-Chiesa. Perocchè Gerardo da Canale di Parma lo mandò in Puglia, e lo
-fece sommergere in alto mare con al collo legata una mola da macino.
-Eppure era stato prima uno de' suoi più intimi, e aveva avuto da lui
-molte podesterie, ed era rimasto sempre con lui a campo nei pressi di
-Parma. Unico motivo di sospettare di lui ebbe l'Imperatore il vedere
-che in Parma non atterravano la torre della casa di lui. Laonde talora
-l'Imperatore fingendo scherzare, e ironicamente ridendo, gli diceva: Ci
-amano molto, o Gerardo, i Parmigiani, e ne è prova che mentre atterrano
-dalle fondamenta i palazzi di quei loro concittadini, che tengon fede
-all'Impero, non hanno ancor toccato nè la vostra torre, nè quel mio
-palazzo, che ho all'Arena. Ma parlava ironicamente, nè Gerardo lo
-intendeva, credendo che ogni tempo corresse sempre eguale. Ma non è
-così, anzi:
-
- _Non eodem cursu respondent ultima primis._
- Non gira sempre egual la cieca Dea;
- Or ride e t'accarezza, ed or t'è rea.
-
-Quando poi al tempo dell'assedio partii da Parma per andare in Francia,
-io passai da Fontanellato[97], ove allora soggiornava Gerardo da
-Canale; e mi vide, e mi confidò che procurava di rendersi utile ai
-Parmigiani assediati. Ed io gli risposi: Or che il vostro Imperatore
-assedia Parma, o siate tutto suo, o tutto nostro. Questa fede divisa
-non vi gioverà. Perocchè la Scrittura dice ecc. Ma non badò a me, e non
-fece quello ch'io gli aveva consigliato. Quindi con una mola da macino
-appesa al collo fu sommerso in alto mare, come più sopra è detto. Ma
-Bernardo di Rolando Bossi Parmigiano, cognato di Papa Innocenzo IV,
-come marito di una sorella del Papa, intese il valore di un'allegoria
-dell'Imperatore meglio che non ne avesse compresa l'altra Gerardo da
-Canale. Cavalcando un dì in compagnia dell'Imperatore, ed avendo il
-suo cavallo incespicato, l'Imperatore gli disse: Bernardo, avete un
-cattivo cavallo; ma spero e prometto di darvene tra pochi giorni un
-migliore, che non incespicherà di sicuro. Ma Bernardo intese subito
-il senso nascosto di quel linguaggio, e che si alludeva alla forca;
-e infiammato di sdegno contro l'Imperatore, l'abbandonò. E raccolti
-alcuni militi di...... tra i quali era Gerardo da Correggio.... vidi,
-e Ghiberto da Gente...... E tanta rottura avvenne, quantunque il
-detto Bernardo fosse stato compare dell'Imperatore ed amicissimo e da
-lui amatissimo. Sicchè quando voleva parlare coll'Imperatore nessuna
-porta era chiusa. Ma Federigo non sapeva tenersi amico alcuno. Che
-anzi stoltamente si vantava di non aver mai nutrito alcun maiale, di
-cui non avesse poi avuto la sugna. E voleva dire che non aveva mai
-porta occasione ad alcuno di straricchire senza avergliene poscia
-arraffato il marsupio, o il tesoro. La qual vanteria era da vile e
-da folle. Ma ciò apparve chiaro in Pier delle Vigne, che nella Corte
-dell'Imperatore fu primo consigliere e segretario e gran tesoriere.
-L'avea tratto dal nulla, e al nulla lo volle ridurre. E a questo fine
-studiò modo di poter seco lui attaccar briga e di apporgli un'accusa.
-Ed ecco come. Federico inviò a Lione presso Papa Innocenzo IV il
-Giudice Taddeo e Pier delle Vigne, come suo affezionatissimo, e tenuto
-in più conto d'ogni altro alla Corte, e, con questi alcuni altri,
-perchè rattenessero il Papa dall'affrettar troppo l'esecuzione del
-proposito che aveva di deporlo. Perocchè aveva saputo che appunto per
-questo era stato convocato un concilio. Ed aveva comandato che nessuno
-degli inviati conferisse col Papa senza che ve ne fosse presente
-almeno un altro, o senza l'intervento di tutti insieme. Ma, dopo il
-ritorno, i colleghi calunniarono Pier delle Vigne di aver avuto più
-volte colloquii confidenziali col Papa senza che alcuno di loro fosse
-presente. Perciò l'Imperatore mandò a prenderlo, lo fece incarcerare
-e uccidere. E, come a giustificazione, Federico andava dicendo con
-Giobbe XIX: _Tutti i miei consiglieri segreti mi abbominano; e quelli
-ch'io amava si sono rivolti contro di me._ L'Imperatore in quel
-tempo era facile a turbarsi, perchè era stato deposto dall'Impero,
-e Parma gli si era ribellata, ed egli colle sue soperchierie e colle
-ingannevoli promesse credeva di soppiantare la Chiesa, e rattenerla
-dal procedere contro di lui. Ma vedendo che l'evento non riesciva a
-seconda della malizia del suo cuore, nessuna meraviglia se anche una
-cosa da nulla lo facea uscir di cervello. Giacchè secondo il detto
-de' Proverbii 29º _L'uomo iracondo move contese, e l'uomo collerico
-commette molti misfatti._ Diffatto mandava a morte Principi, Baroni e
-Consiglieri suoi, incolpandoli di tradimento. Ed a Federico, che molti
-uccise e molti fece uccidere, si può giustamente applicare ciò che
-dice dell'Anticristo Daniele 8º: _E' sarà rotto senza opera di mano._
-(E qui l'abbate Gioachimo parlando di Federico aggiunge: sottintendi
-_umana_.) _E la visione de' giorni di sera, e di mattina, che è stata
-detta, è verità. Or tu serra la visione, perciocchè è di cose che
-avverranno di quì a molto tempo._ Parimenti si deve sapere che Federico
-non potè trarre in inganno la Chiesa, perchè è detto ne' Proverbii
-28º: _La sua malignità sarà palesata in piena adunanza._ Il che ebbe
-pieno adempimento nel concilio di Lione, che lo depose dall'Impero; e
-ne divulgò per tutto il mondo la malignità. È vero però che non vidi
-mai uomo che meglio di lui avesse le qualità di gran Principe; e ne
-aveva l'apparenza e la sostanza. Perocchè quando brandiva la spada in
-battaglia, o colla clava ferrata calava fendenti a destra e a sinistra,
-i nemici lo schivavano e lo fuggivano come un diavolo. E quando mi
-voglio raffigurare alla mente la sua persona, mi si presenta l'immagine
-di Carlo Magno, quale ce l'hanno descritta i suoi contemporanei, e la
-sua, quale la ho vista io co' miei occhi. Dice il Poeta:
-
- _Obsequio quoniam dulces retinentur amici._
- Amico tuo sarà chi tu rispetti.
-
-La qual cosa Federico non sapeva fare, o non voleva, a cagione della
-sua grettezza ed avarizia. Anzi finiva per avvilirli tutti, gettar loro
-sul viso il fango della vergogna ed ucciderli per carpire, e avere
-per sè, e per i proprii figli i loro tesori, le loro sostanze e le
-loro possessioni. Perciò al bisogno trovò pochi amici. Ora ritorniamo
-a Federico, che dal 1247 sul terminar del Giugno sino al Martedì 16
-Febbraio del 1248, giorno in cui fu presa Vittoria, andò sfogando
-contro Parma la maledetta ira che tutto l'infiammava.
-
-Nel detto giorno i Parmigiani tutti, militi e popolani, pronti in
-armi per la battaglia uscirono dalla città, e con loro le donne,
-i ragazzi, le fanciulle, i giovani, le donzelle, i vecchi e gli
-imberbi; e cacciarono, virilmente pugnando, l'Imperatore da Vittoria,
-e sconfissero l'innumerevole sua fanteria e cavalleria; e grande
-fu la strage che se ne fece, e il numero de' prigionieri che se ne
-condusse a Parma; liberarono i Parmigiani che l'Imperatore aveva
-prigionieri a Vittoria; trassero a Parma il carroccio de' Cremonesi,
-che era pure a Vittoria, e lo posero a trionfo nel Battistero. E
-quelli che avevano in uggia i Cremonesi per offese da loro ricevute,
-come i Milanesi, i Mantovani e non pochi altri, quando venivano a
-visitare il nostro Battistero, e vedevano il carroccio de' loro nemici,
-strappavano e portavan seco per isfregio e per ricordo le tappezzerie
-che ornavano Berta, chè tal era il nome del detto carroccio; sicchè
-col tempo rimasero solo le ruote e il letto del carro sul pavimento,
-e l'asta dello stendardo ritta e appoggiata al muro. Così pure i
-Parmigiani fecero bottino e preda di tutto il tesoro dell'Imperatore,
-che era ricco d'oro, argento, pietre preziose, vasi e indumenti; e
-s'impossessarono di tutti i suoi ornamenti, di tutta la suppellettile
-e sino della corona imperiale, che era di gran peso e valore, tutta
-d'oro, tempestata di pietre preziose, cesellata e con figure a
-rilievo....... Era grande come un'olla; tenevala più a simbolo, a pompa
-e come tesoro, che quale ornamento del capo; perchè, messa sul capo
-senza adatti limbelli trasversali fermi sul cerchio, avrebbe chiusa
-dentro di sè tutta la testa appoggiandosi sulle spalle. Ed io lo so,
-chè la ho avuta in mano, quando si custodiva nel Duomo di Parma. Questa
-corona la trovò un ometto di piccola statura, chiamato a derisione
-Passocorto, perchè era piccino, e la portava per le pubbliche vie in
-mano, come si porta un vaso, per mostrarla a chi la voleva vedere,
-come trionfo della riportata vittoria, ed a sempiterna ignominia
-di Federico. Perchè tutto ciò che uno poterà trovare era suo; nè
-alcuno osava toglierlo a lui. E, cosa singolare, in tanta avidità di
-ricerca, non si ebbe a deplorare alcuna contesa, nè fu udita parola
-offensiva. Quella corona la comprarono poi i Parmigiani da quel loro
-concittadino, e gliela pagarono duecento lire imperiali, colla giunta
-di un caseggiato presso la chiesa di S. Cristina, ove era in antico
-la guazzatoia de' cavalli. E fecero poi legge che chiunque possedesse
-alcun che de' tesori di Vittoria, metà fosse sua, e metà del Comune.
-Ed i poveri si arricchirono molto delle spoglie di un Principe tanto
-dovizioso. Gli oggetti personali dell'Imperatore, e d'uso della guerra,
-come il padiglione e simili, li ebbe il Legato Gregorio di Montelungo.
-Le immagini e le reliquie, che l'Imperatore aveva, furono collocate
-a custodia nella sacristia della chiesa maggiore dedicata alla beata
-Vergine. Perocchè, quantunque vi fossero altri guerrieri a debellare e
-cacciar in fuga l'Imperatore, pure dessa fu che col suo braccio operò
-come quella donna Ebrea, che scatenò lo scompiglio nella magione di
-Re Nabuccodonosor. Duci dell'esercito furono il Legato Gregorio di
-Montelungo, uomo saggio ed esperto in molte cose; e Filippo Visdomini
-Piacentino, personaggio di probità distinta e di valore, allora Podestà
-di Parma, come ho detto in altra cronaca, in cui parlai delle dodici
-scelleratezze dell'Imperatore Federico. E sappiano i posteri, che dei
-tesori, che si trovarono a Vittoria, pochi ne rimasero a Parma; atteso
-che mercanti accorsi da diverse parti li comprarono e li ebbero a buon
-mercato e li esportarono; cioè vasi d'oro e d'argento, gemme, perle,
-margherite, pietre preziose, indumenti di porpora e di seta, ed ogni
-sorta di roba che serve ad uso e ad ornamento delle persone. E si sa
-che molti altri tesori in oro, argento e pietre preziose sotterrati
-in orci, cassette e sepolcri restarono nel luogo ove sorgeva la città
-di Vittoria, ma non si conosce ove sieno sepolti. Ed è notabile che
-quando i mercanti comprarono il ricco bottino che i Parmigiani fecero a
-Vittoria, si adempì quel detto de' Proverbi ecc. E noto per giunta che
-dopo lo smantellamento di Vittoria, tutti i proprietarii riconobbero
-sì chiaro il luogo ove ciascuno aveva la sua vigna, che non ebbe a
-sorgere tra loro contesa o lite di sorta. Così quando Federico fu
-cacciato in fuga dai Parmigiani si verificò la sentenza biblica dei
-Proverbii 10º.: _Come il turbine passa via di subito, così l'empio non
-è più_. E perchè? _Perchè l'empio è espulso dalla sua malignità_. Di
-fatto in pieno concilio a Lione lo depose dall'Impero Papa Innocenzo IV
-l'anno 1245. Inoltre è da sapere di Federico che dopo la distruzione
-di Vittoria, e dopo ch'egli ebbe fatte tutte quelle altre cose ch'io
-narrai in altra cronaca, ritornossene in Puglia, d'onde meglio per lui
-se non fosse tornato indietro, e non avesse mosso guerra ai Lombardi.
-Daniele IIº...... questo si può appropriare a Corrado figlio di
-Federico, che sopravisse pochi giorni al padre, e morì di un clistere
-avvelenato. Quello poi che segue: _E starà in luogo di lui lo sprezzo_,
-può applicarsi a Manfredi, che nacque illegittimo da una figlia d'una
-sorella del Marchese Lancia e dall'Imperatore, che poi la sposò in
-punto di morte. E quel che si aggiunge: _Non gli saran fatti onori
-da Re_ ebbe suo adempimento quando Re Carlo lo uccise in battaglia.
-Ciò poi che, più sopra, Daniele disse di Federico: _E farà cessare il
-principe del suo vitupero_, si può attribuire a Papa Innocenzo IV,
-che per timore di Federico lasciò Roma e pose sua stanza a Lione. E
-fu veramente il Principe del suo vitupero, perchè in pieno concilio a
-Lione lo spodestò dell'Impero. Quello poi che segue: _E il suo vitupero
-si rivolgerà contro lui stesso_, questo lo vedemmo verificato noi
-co' nostri occhi. Or mi ricorda di quelle cose, che ho ommesse nella
-rubrica dell'anno passato, perchè l'animo mio era tutto e solo intento
-a scrivere di quanto riguardava Federico. Ma meritando di essere
-raccontate, e avendo promesso di farlo ai molti, che me ne fanno ressa,
-non è bene ch'io manchi alla mia parola, e per cagione mia rimangano
-ignorate. L'anno dunque 1247 partii da Parma e andai a Lione, ove
-parlai in famigliarità con Papa Innocenzo IV in sua camera. Dopo la
-festa d'Ogni Santi poi incominciai il mio viaggio per la Francia[98],
-e lo stesso dì in cui giunsi al primo convento di frati Minori che
-s'incontra dopo Lione, arrivò colà frate Giovanni da Magione[99],
-reduce dalla Tartaria, ove era andato per missione di Papa Innocenzo
-IV. Frate Giovanni era uomo socievole, letterato, oratore facondo,
-destro in molte cose, ed una volta fu ministro Provinciale nell'Ordine.
-Egli mostrò a me e ad altri frati una coppa di legno, che aveva portata
-da regalare al Papa, nel fondo della quale eravi il ritratto di una
-bellissima regina, non dipintovi, o impressovi con altro artificio, ma
-formatovisi per influenza di una costellazione. E se anche cento volte
-la si fosse segata a sottilissimi strati, avrebbe pur sempre mostrato
-lo stesso ritratto. E perchè a taluno non paia questa cosa incredibile,
-lo possiamo assicurare con un altro fatto, e provarne la credibilità.
-Infatti l'Imperatore Federico donò in Puglia ai frati Minori una
-chiesa vetustissima, diroccata e da tutti abbondanata; e nell'area,
-dove prima era l'altare, era cresciuto un noce di smisurata grossezza
-che, segato longitudinalmente, presentava in ogni tavola la figura
-di nostro Signor Gesù Cristo; e se cento volte tu l'avessi risegato,
-cento volte avrebbe ripresentato tale figura. Il che in vero è avvenuto
-per miracolo, essendo cresciuto il noce in quel luogo, nel quale si
-rinnovava la passione dell'immacolato Agnello nell'ostia salutare, e
-nel venerabile sacrifizio; tuttavia alcuni sono di fermo parere che
-ciò possa anche essere effetto dell'influenza di una costellazione.
-Inoltre lo stesso frate Giovanni ci disse che portava a regalare al
-Papa una bellissima cappella, e per cappella intendeva il complesso
-degli indumenti pontificali, che occorrono a celebrare la messa nelle
-solennità. Disse pure a noi frate Giovanni, che, per arrivare sino
-alla residenza del gran Signore dei Tartari, aveva durato gran fatica,
-e aveva patito di fame, di freddo, e di caldo. Disse finalmente che
-que' popoli si chiamano Tattari, non Tartari; che mangiano carne di
-cavallo, e bevono latte di asina; che vide colà gente d'ogni nazione
-che è sotto il padiglione del cielo, eccetto che di due; che non gli fu
-permesso presentarsi all'udienza del gran Signore dei Tattari, se non
-vestito di porpora; che fu accolto da lui e trattato onorificamente,
-con gentilezza e cortesia; e che gli domandò quanti erano i dominatori
-dell'Occidente. Al che rispose che due: cioè il Papa e l'Imperatore, e
-che tutti gli altri ricevevano i loro poteri da questi due. Poi volle
-sapere quale dei due fosse il più potente. E frate Giovanni, detto che
-il Papa, tirò fuori una lettera credenziale del Papa stesso, e gliela
-diede. Dopo averla fatta leggere, disse che avrebbe scritta anch'egli
-una lettera di risposta al Papa, e la darebbe a lui da consegnare:
-come poi fece. Questo frate Giovanni scrisse un grosso libro sui
-costumi dei Tartari, e intorno a tante altre mirabili cose del mondo,
-che co' proprii occhi aveva vedute. Ed, ogni volta che gli gravava
-riparlare delle costumanze dei Tartari, faceva leggere quel libro, come
-molte volte ho udito io e veduto. E quando gli uditori ne restavano
-meravigliati, o non intendevano, esso faceva l'esposizione e la
-spiegazione d'ogni cosa non intesa, o poco creduta. Da quel libro non
-trassi copia di nulla, tranne che della lettera suaccennata, perchè io
-non aveva tempo di scrivere. E la lettera era del tenore seguente:
-
- =Lettera del Signore dei Tattari a Papa Innocenzo IV.=
-
- _La Fortezza di Dio, l'Imperatore di tutti gli uomini manda al Gran
- Papa questa lettera autentica e vera. Tenuto consiglio intorno
- al modo di aver pace con Noi, Tu Papa, e Voi tutti, o Cristiani,
- mandaste a Noi un Vostro ambasciatore, siccome da lui stesso
- sapemmo, e stava scritto nella Vostra lettera. Se dunque desiderate
- vivere in pace con Noi, Tu, Papa, e Voi tutti, Re e Monarchi, non
- tralasciate per nulla di recarvi da Me, per definire i patti della
- pace, e allora udirete la Nostra risposta, e nello stesso tempo
- conoscerete la Nostra volontà. Tra l'altre cose la Tua lettera dice
- che Noi dobbiamo ricevere il battesimo e farci cristiani. A che con
- poche parole rispondiamo di non intendere perchè dobbiamo abiurare
- la Nostra fede. Ad un'altra cosa, che si legge nella Tua lettera,
- cioè che Ti meravigli di tanta strage d'uomini specialmente
- cristiani, e principalmente di Polacchi, di Moravi e di Ungheresi,
- parimente rispondiamo di non intendere neppur questo. Tuttavia
- perchè non paia che non si voglia neppure parlare di questa accusa,
- per risposta Ti diciamo che non obbedirono nè alla parola scritta
- di Dio, nè agli ordini di Cuinis-Kan e Kan; che anzi, consigliatisi
- in una numerosa assemblea, ne uccisero i rappresentanti. Perciò
- Iddio comandò di sterminarli, e li pose nelle Nostre mani.
- Altrimenti se ciò non avesse comandato Iddio, che avrebbe potuto
- fare un uomo ad un altro uomo? Ma Voi, uomini d'Occidente, Voi
- credete d'essere i soli cristiani e tenete in dispregio gli altri
- Ma come mai potete conoscere a chi Iddio siasi degnato di conferire
- la sua grazia? Noi adorando Dio, colla fortezza di Dio sterminammo
- ogni terra dall'oriente sino all'occidente, e se questa forza
- non ci venisse da Dio, che mai avrebbero potuto fare gli uomini?
- Però se Voi deponete le armi, e volete consegnare a Noi le Vostre
- fortezze, Tu, o Papa, insieme con tutti i Re del cristianesimo,
- affrettatevi di venire da Me, chè tratteremo di pace; e allora
- conosceremo che effettivamente volete pace con Noi. Se poi non
- darete ascolto nè alla parola di Dio, nè alla Nostra lettera, nè
- ai Nostri consigli, allora si mostrerà chiaro che con Noi volete
- guerra. Che cosa sia per avvenire poi dopo, Noi non lo sappiamo:
- Iddio solo lo sa. — Cuinis-Kan[100] primo Imperatore — secondo
- Thaday-Kan — Terzo Tujuk-Kan(?)_
-
-Nulla più era scritto nella lettera del signore dei Tattari mandata
-al Papa. E qui si noti che questa infelice Italia prima la invasero i
-Vandali, che vennero dall'Africa e trassero seco prigioniero Paolino
-vescovo di Nola, di cui parla ampiamente il beato Gregorio nel
-principio del 3º libro _Dei dialoghi_. Secondi le piombarono sopra
-gli Unni, il cui Re era Attila flagello di Dio, che venne nell'anno
-medesimo del pontificato di Leone I. Papa, e distrusse Acquileia, la
-prima città che incontrasse in Italia. E tutta l'Italia e Roma avrebbe
-messo a sacco e a fuoco, se Papa Leone non avesse osato corrergli
-contro, e coll'aiuto della destra di Dio non avesse ottenuto di
-fiaccarne l'orgoglio e ricacciarlo in Ungheria. Tale era Leone I, il
-quale a giudizio dell'abbate Gioachimo, si rassomiglia a Giosafatte Re
-di Giuda (Vedi libro _Delle Figure_, e il libro _Delle Concordanze_ di
-Gioachimo). Terzi a invadere e devastare l'Italia furono i Goti, de'
-quali parla in un dialogo il beato Gregorio. E molti Re Goti regnarono
-in Italia, tra' quali fu grandissimo Teodorico in Ravenna; tanto che,
-quando insorgevano discordie per l'elezione del Papa, sin da Roma si
-veniva a Ravenna per domandarne a lui consiglio ed aiuto. Egli fece
-erigere a Ravenna la chiesa dei Goti; e si vede ancor oggi in quella
-città la torre del suo palazzo[101]. Fece fabbricare anche la chiesa
-di S. Martino in cielo d'oro[102], che ora si chiama di S. Apollinare
-nuovo, perchè vi fu trasportato dalla città di Chiassi[103] il corpo
-del ridetto Santo. Fondò anche fuori di Ravenna la chiesa di S. Maria
-Rotonda, che è coperta da una pietra di un sul pezzo. Ivi egli fu
-sepolto in un'arca di porfido, che anche oggi si vede, ma vuota, perchè
-il beato Gregorio Papa, quando andò a Ravenna, fece levarne le ceneri e
-gettarle in una fogna. E ciò fece fare per quattro ragioni: 1º perchè
-sebbene quegli fosse cristiano, era però Ariano; 2º perchè condannò a
-morire tre grandi uomini, cioè Boezio, Simmaco e Giovanni Papa......
-4º perchè fu sepolto dai demonii in un'urna di colore del fuoco,
-come dice il beato Gregorio nel quarto libro dei dialoghi. Quarti
-a saccheggiare e disertare l'Italia furono i Longobardi, de' quali
-parla Paolo istoriografo nel primo libro della loro istoria: «Spesso
-innumerevoli torme di schiavi condotti via dalla Germania sono or quà
-or là dai popoli meridionali comprate a prezzo. Spesso anche molta
-gente emigra da quella regione, perchè è tanto prolifica da non poterli
-tutti alimentare, e quindi innondano e disertano l'Asia, e specialmente
-la vicina Europa. E ad ogni passo ne fanno testimonianza le smantellate
-città dell'Illirio e della Gallia, principalmente dell'infelice Italia,
-che ebbe a provare la ferocia di quasi tutte quelle orde. Anche i
-Goti, i Vandali i Rugi, gli Eruli, i Turcilingi ed altre barbariche
-genti sbucarono dalla Germania. Parimenti dalla Germania derivano la
-loro origine i Vinuli, o Longobardi, che poi regnarono felicemente
-in Italia; però si assicura che furono diverse le cause della loro
-emigrazione. Anche dall'isola che si chiama Scandinavia ne vennero ad
-assalirci; della quale isola ne parla anche Plinio il Giovane ne' libri
-_intorno alla natura delle cose_.» Fin qui Paolo. Quinti ed ultimi (e
-voglia il cielo che siano gli ultimi!) si preparano a venire i Tattari,
-come racconta frate Giovanni da Magione, il quale ha avuto famigliari
-colloquii col gran Signore dei Tattari. Magione poi.....: e nella
-provincia di Perugia. E si noti che queste vaghe voci d'invasioni dei
-Tattari cominciarono a correre la prima volta a' tempi di Papa Gregorio
-IX. Poi Papa Innocenzo IV mandò in ambasciata al loro Imperatore frate
-Giovanni da Magione. — Finalmente Papa Giovanni XXI di nuovo mandò a
-loro un'ambasciata composta di sei frati Minori; due della provincia di
-Bologna, de' quali uno era lettore, frate Antonio da Parma, l'altro suo
-compagno e confidente, frate Giovanni da S. Agata; due della provincia
-della Marca d'Ancona, e due della provincia di Toscana, tutti frati
-lettori, accompagnati da tre frati di confidenza. Uno de' lettori
-della Toscana, che andò in Tattaria, fu frate Gerardo da Prato, col
-quale io aveva coabitato nel convento di Pisa, quando eravamo giovani.
-Questi era fratello di frate Arlotto, che si dottorò a Parigi ed ebbe
-una cattedra. Ritornarono poi questi frati Minori dalla Tattaria in
-buonissima salute, e dicevano meraviglie di quel paese, come ho udito
-io co' miei orecchi. Quando frate Giovanni da Magione, reduce dalla
-Tattaria, giunse a Lione da Papa Innocenzo IV, e fece la relazione
-delle sua missione, e presentò la lettera e i doni di quell'Imperatore,
-il Papa gliene dimostrò la sua riconoscenza in cinque modi: 1º lo
-trattò con molta cortesia, dolcezza e famigliarità; 2º lo tenne
-presso di sè in Corte tre mesi, (fino a che fu dai Parmigiani presa e
-distrutta la città di Vittoria, e l'Imperatore Federico ne fu sloggiato
-e cacciato in fuga) perocchè aveva sempre seco sei frati Minori, e li
-volle avere fin che visse, come io ho visto co' miei occhi; 3º il Papa
-commendò l'opera e la fedeltà di lui, e gli disse; Sia tu benedetto,
-o figlio, da nostro Signor Gesù Cristo e da me suo Vicario, perchè
-veggo in te adempiuto il detto di Salomone ne' Proverbii 25.º che
-dice: ecc.; 4º gli conferì l'Arcivescovado di Antivari, secondo quel
-che dice Matteo 25º: ecc; 5º lo spedì di nuovo come suo Legato presso
-Lodovico Re di Francia. A che fare fosse poi inviato al Re di Francia,
-frate Giovanni interrogatone non volle mai dirlo, ma è opinione comune
-che la causa della sua legazione fosse la seguente. Papa Innocenzo
-aveva deposto Federico dall'Impero, e i Parmigiani s'erano ribellati
-all'Imperatore e per soprassello l'avevano sconfitto e cacciato in fuga
-ignominiosa, e gli avevano così rasa al suolo la città di Vittoria,
-che esso aveva fatto costruire vicino a Parma, che non ne restava
-traccia. E perciò era irritatissimo, e come orsa che inferocisce al
-bosco se le sono rapiti i figli, fiammava d'ira e di furore. E ridotto
-a fuggire si ritrasse a Cremona, poi corse sopra Torricella[104], e
-scorrazzava sul parmigiano, e faceva ogni maggior danno che poteva;
-quel che non poteva, minacciava di farlo. E prima di ritornare al
-suo regno ne fece di gravissimi, come diremo tra breve, e come già
-narrammo in altra cronaca. Il Papa dunque riconoscendo Federico come
-il terribile persecutore della Chiesa, e pronto a seminare veleno ove
-potesse, e temendo non poco per la propria persona, mandò pregando il
-Re di Francia a differire la sua crociata in Terra Santa, fino a che si
-riconoscesse che cosa finalmente avesse Iddio decretato per Federico.
-Allegava anche che in Italia scorrazzavano masnade d'uomini infedeli,
-perversi, pessimi, pestiferi, rapinanti, nudi di tutto e oppressi
-dai debiti, che, raggruppatisi intorno a Federico, lo seguivano come
-loro principe, e portavano la devastazione sui beni della Chiesa. Che
-si poteva dire di più? Ma pure il Papa fece pregare invano, nè potè
-distogliere il Re dal proposito di andar oltremare, essendo già pronti
-i crociati e i denari per l'impresa. E mandò rispondendo che il Papa
-abbandonasse Federico al giudizio di Dio, perchè Dio solo può atterrare
-i superbi. Lodovico dunque Re di Francia con animo saldo, proponimento
-irrevocabile, e mente pronta e divota si disponeva al viaggio e a
-soccorrere, quanto più presto potesse, Terra Santa. Quando adunque
-vidi la prima volta frate Giovanni da Magione, reduce dalla Tattaria,
-il dì successivo andò a Lione da Papa Innocenzo, che lo aveva mandato,
-ed io mi posi in viaggio per la Francia. E mi fermai a Briançon, che
-è nella Sciampagna, poi a Troyes quindici giorni, ove trovai molti
-mercanti Lombardi e Toscani; perocchè, come anche a Provins, vi si
-fa una fiera che dura due mesi. Troyes poi è la città natale di Papa
-Urbano IV, e di maestro Pietro, prete, storiografo. Poscia mi recai
-a Provins, ove soggiornai dal giorno di santa Lucia sino al giorno
-della Purificazione. Il giorno della Purificazione arrivai a Parigi,
-e vi stetti otto giorni, e vidi molte cose che mi piacquero. Dopo ne
-partii per fermarmi nel convento di Sens, perchè i frati Francesi mi
-tenevano volentieri in loro compagnia, essendo io giovane, pacifico,
-vivace, e facile a lodare i fatti loro. E trovandomi io nell'infermeria
-per infreddatura, alcuni frati Francesi di quel convento corsero
-festosamente da me con una lettera in mano e dissero: Ottime notizie
-da Parma; i Parmigiani cacciarono l'Imperatore Federico dalla città di
-Vittoria, lo costrinsero a precipitosa e vergognosa fuga, distrussero
-la sua Vittoria dalle fondamenta, fecero bottino di tutto il tesoro
-dell'Imperatore, appresero il carroccio dei Cremonesi e lo tirarono
-in Parma; e questa è una copia della lettera mandata in Lione al Papa
-dai Parmigiani. E mi interrogavano a che serviva quel carroccio. Ed io
-risposi che i Lombardi chiamano carroccio quel carro, su cui in tempo
-di guerra innalzano lo stendardo; e, se una città perde in battaglia
-il suo carroccio, se lo reca ad onta tanto, quanto farebbero i
-Francesi e il loro Re, se in battaglia fosse strappato loro dalle mani
-l'orifiamma. Questa cosa suscitò nell'animo loro sorpresa e maraviglia,
-ed esclamarono: Oh Dio! quale mirabile parola abbiamo udito! Questa
-notizia mi fece star subito meglio di salute. Ed in quel punto ecco
-presentarsi frate Giovanni da Magione, reduce dal Re di Francia,
-presso il quale l'aveva mandato il Papa in missione. Ed aveva seco
-un libro da lui composto intorno al paese e ai costumi e al carattere
-dei Tattari; e i frati lo leggevano in sua presenza avidamente ed egli
-spiegava e chiariva quelle cose, che s'incontravano oscure, difficili
-ad intendersi e a credersi. Io fui commensale di frate Giovanni tanto
-nella casa dei frati Minori, che altrove più volte nelle abbazie e ne'
-principali monasteri. Perocchè egli era spesso invitato a pranzi e a
-cene, sia perchè Legato del Papa, sia perchè inviato al Re di Francia,
-e perchè reduce dai Tattari, ed anche perchè era dell'Ordine de'
-Minori e tenuto in riputazione di sant'uomo. E quando andai a Clugny,
-dissero a me i monaci di quel paese: Dio volesse che i Papi avessero
-mandato sempre Legati quale era quel frate Giovanni, che tornò dalla
-Tattaria. Perocchè di questi Legati ve me sono, che, se vi riescono,
-spogliano le Chiese, e portano via tutto quello che possono. Ma frate
-Giovanni, quando passò da qui, non volle accettar nulla, tranne quanto
-panno occorreva per fare una tonaca al suo compagno. E tu che leggi,
-sappi che quello di Clugny è un nobilissimo monastero dei monaci neri
-di S. Benedetto in Borgogna. In questo chiostro vi sono più Priori,
-e vi ha tanto numero di stanze da potervi ospitare il Papa co' suoi
-Cardinali e tutta la sua Corte, e contemporaneamente l'Imperatore
-colla sua, senza disagio de' monaci; chè non sarebbe perciò necessario
-che nessun frate dovesse lasciare la sua cella, nè sopportare altro
-disturbo. E nota che la Regola di S. Benedetto, quanto ai monaci neri,
-è meglio osservata nelle provincie d'oltremonte, che in Italia. Nota
-inoltre che l'Ordine di S. Benedetto, quanto ai Monaci neri, ha quattro
-cospicui monasteri, uno in Borgogna, a Clugny, uno in Allemagna, a
-S. Gallo[105]; un altro in Lombardia nella diocesi di Mantova a S.
-Benedetto di Polirone, dove è sepolta la Contessa Metilde in un arca di
-marmo; finalmente il quarto, che è capo di tutti, a Montecassino[106].
-Dal convento di Sens poi, ove io mi trovava quando la città di Vittoria
-fu presa e distrutta dai Parmigiani e l'Imperatore ne fu cacciato in
-vergognosa fuga, passai ad Auxerre, ed ivi fermai mia stanza, perchè il
-ministro Provinciale di Francia mi aveva addetto specialmente a quel
-convento. Questa città poi fu detta in latino _Altisiodorum_, quasi
-volesse significare alta sede degli Dei, o alta stella, perchè molti
-vi subirono il martirio. Qui evvi anche il monastero e il corpo di S.
-Germano, Vescovo della città, che fu chiarissimo astro di gloria, ed
-iride fulgida dipinta sulle nubi, come ben sanno coloro che hanno letto
-la sua biografia. Fu oriondo di Auxerre anche maestro Guglielmo, che
-scrisse la _Somma_, poi compose un'altra _Somma_, intorno agli uffici
-della Chiesa, ed io frequentai casa sua. Questo maestro Guglielmo, come
-mi dicevano molti sacerdoti della diocesi di Auxerre, disputava con
-molta grazia; e quando sosteneva dispute a Parigi, nessuno lo superava,
-poichè era logico stringentissimo, e dottissimo teologo. Ma quando
-voleva predicare, non sapeva quello che si dicesse; eppure nella sua
-_Somma_ aveva saputo dare molti e buoni avviamenti al comporre......
-Esempio dell'abbate Giovachino, che dice di aver ricevuto da Dio la
-virtù d'intendere la Bibbia, e la conoscenza delle cose future. Maestro
-Guglielmo di Auxerre adunque ebbe la grazia di disputare, ma non quella
-di predicare al popolo. Così ogni uomo ha suo dono da Dio, come p. e.
-quel ciabattino, che nel paese de' Saraceni traslocò un monte, e liberò
-i cristiani. Ricercalo in quel sermone di frate Luca, che incomincia:
-_Aspettiamo il Salvatore........_ Cosa diversa è l'interpretazione de'
-sermoni. E nota che l'interpretazione de' sermoni può essere di due
-maniere. L'una è quella degli interpreti o traduttori, che trasportano
-i libri da una in altra lingua, de' quali ho detto quanto basta
-allorchè scrissi la storia dell'Imperatore Adriano, essendosene offerta
-l'occasione, perchè a' tempi di lui visse Aquila, che fu il primo
-che facesse traduzioni. Di che cercane in una cronaca che comincia:
-_Ottaviano Cesare Augusto:_ ch'io compilai nel convento di Ferrara
-l'anno che Lodovico Re di Francia fu fatto prigioniero oltremare dai
-Saraceni, cioè nel 1250; cronaca, che io, spigolando da parecchie
-memorie scritte, condussi avanti sino alla dominazione dei Longobardi.
-Dopo deposi la penna, e la troncai lì, perchè io era tanto povero che
-mi mancava sin la carta o la pergamena. Ed ora volge l'anno 1284. Non
-tralasciai però di ritoccare altre cronache, che, a mio giudicio, mi
-erano riuscite ben composte, e procurai di migliorarle risecandone le
-superfluità, riducendone a maggiore proprietà la dizione, appurando i
-fatti, e levandone le contradizioni. Non potei però purgare al tutto
-la dizione, perchè alcune parole, che si scrivono, sono tanto radicate
-nell'uso, che nessuno potrebbe cancellarle dall'animo del popolo, che
-così le ha imparate. Delle quali potrei citare molti esempi. Ma agli
-zotici ed ignoranti non vale alcun esempio; perchè _chi ammaestra uno
-stolto fa come chi volesse rimettere insieme un vaso di terra rotto_,
-Ecclesiastico XXII. Perocchè _chi fa parole con uno che non ascolta,_
-cioè che non intende, _fa come chi vuole svegliare il dormiente dal
-suo letargo. Chi collo stolto ragiona di sapienza, parla con uno che
-dorme, il quale in fine del ragionamento dice: Chi è costui?_ Perciò
-ad un cotale, canzonandolo, si potrebbe dire: _Erla ke le farina(?)_
-Ora ritorniamo ad Auxerre. Mi ricorda che, quando io era nel convento
-di Cremona, l'anno in cui Parma mia città nativa si ribellò al deposto
-Imperatore Federico, frate Gabriele da Cremona dell'Ordine de' frati
-Minori, che era un celebre lettore ed uomo di santissima vita, disse a
-me che Auxerre aveva maggiore quantità di vigne e di vino che Cremona
-e Parma e Reggio e Modena insieme. All'udirlo rifuggì l'animo mio
-dal prestarvi fede; non mi pareva credibile: Ma quando poi fui di
-stanza ad Auxerre, mi persuasi che egli non aveva esagerato, perchè
-quella diocesi comprende un largo territorio, e i colli, i monti e
-le pianure sono tutti a viti. Essendo che i coloni di quel paese non
-seminano grani, non mietono, nè colmano i granai, ma invece mandano i
-loro vini a Parigi giù pel vicino fiume[107], che entra nella Senna,
-ove li vendono ad alto prezzo, e ne ricavano quanto loro bisogna pel
-vitto e pel vestiario. Ed io tre volte uscendo dalla città ho girato
-tutta la Diocesi di Auxerre; una volta con un frate che andava qua
-e là predicando, e fregiava della croce quelli che erano per andare
-in Terra Santa al seguito del Re di Francia. Un'altra volta con un
-altro frate, che predicò nel Giovedì Santo ai monaci Cistercensi in
-un magnifico monastero. E si fece pasqua in casa di una contessa, che
-ci servì, cioè fece servire a tutti i commensali, dodici pietanze;
-e se il conte suo marito fosse stato a casa, l'imbandigione sarebbe
-stata più lauta. Questo frate mi fece vedere il monastero di Pontigny,
-ove Papa Alessandro III, che soggiornava a Sens, mandò con speciale
-raccomandazione il beato Tomaso Arcivescovo di Cantorbery, quando Re
-Artaldo lo espulse dall'Inghilterra. La terza volta la visitai con
-frate Stefano, e vidi e imparai molte cose degnissime di storia; ma
-per brevità le tralascio e mi affretto a dirne altre. E sappi che nella
-provincia di Francia, parlo per quel che ha attinenza coi frati Minori,
-vi sono otto conventi, in quattro de' quali si beve birra, negli altri
-quattro bevono vino. Sappi anche che sono tre le regioni francesi
-che abbondano di vino, cioè la Rochelle, Beaune[108], ed Auxerre. Ad
-Auxerre però i vini rossi sono poco pregiati, perchè non sono così
-buoni come i vini rossi italiani. Perciò coltivano per lo più le uve
-bianche e talora color d'oro, che danno un vino aromatico, confortante
-e di squisito sapore, e chi ne beve diventa allegro e franco; sicchè
-del vino d'Auxerre si può dire benissimo quel de' Proverbii 21.º ecc.
-ed è così forte che, se lo lasci alcun tempo nel fiasco, trasuda. E
-sappi finalmente che i Francesi usano dire con un lor gioco di parole
-che il vino buono deve avere tre _t_, e sette _f_ il buonissimo.
-Perocchè dicono scherzando:
-
- El vin bon et bel sel dance
- Forte et fer et fin et france
- Froist et fras et fromijant
-
- Buono e bello è 'l vin che grilla,
- Bello e buon quel che si spilla
- Forte, fin, fresco, frizzante,
- Fiero, fervido, fragrante.
-
-E Maestro Morando, che insegnò grammatica a Padova, fece, a seconda del
-suo gusto, il panegirico del vino cantando:
-
- Vinum dulce gloriosum
- Pingue facit et carnosum
- Atque pectas aperit.
- Et maturum gustu plenum
- Valde nobis est amoenum
- Quia sensus acuit.
- Vinum forte vinum purum
- Reddit hominem securum
- Et depellit frigora.
- Sed acerbum linguas mordet,
- Intestina cuncta sordet,
- Corrumpendo corpora.
- Vinum vero quod est glaucum
- Potatorem facit raucum
- Et frequenter mingere.
- Vinum vero turbolentum
- Solet dare corpus lentum
- Et colorem tingere.
- Vinum rubeum subtile
- Non est reputandum vile
- Nam colorem generat.
- Auro simile citrinum
- Valde fovet intestinum
- Et languores suffocat.
-
- Il vin dolce, onor del mondo,
- Mi fa tondo, rubicondo,
- E cuor contento.
- Quel severo a gusto piano
- Fa sereno, rende ameno,
- E dà talento.
- Un vin forte, un vino puro
- Fa sicuro, imperituro,
- E 'l sen m'avvampa.
- Ne corrode quell'agresto,
- N'è molesto, greve, infesto,
- E non si campa.
- Chi 'l vin beve verde mare
- A me pare gracidare,
- E piscia ognora.
- Quel pisciancio turbolento
- Rende lento, sonnolento
- E ne scolora.
- Il rubino non è vile,
- È sottile, è gentile
- E fa bel sangue.
- Quello poi ch'al sol s'indora
- Fiero incuora, fier ristora
- L'uomo che langue.
-
-I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da meravigliare,
-perchè il vino _rallegra Dio e gli uomini_, è detto nel 21º dei
-Giudici........ Senza punto esagerare i Francesi e gli Inglesi vanno
-pazzi per vuotar calici. Quindi è che i Francesi patiscono flussione
-d'occhi, e il troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi,
-cisposi e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la mente
-dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno da un sacerdote,
-che abbia detto messa, e lo pregano di far cadere sui loro occhi stille
-di quell'acqua, che gli ha servito per il _lavabo_. Ai quali diceva a
-Provins frate Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso più
-volte: _Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe in les vin, non in
-les ocli: Andate che Dio vi mandi alla malora; mettete acqua nel vino,
-non negli occhi._ Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia,
-e ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa, e la ingolla
-tutta, poi dice: _Ge bui; a vu._ Che è come dire; Berrete anche voi
-quanto berrò io; e se n'ha molto per male se l'altro fa diversamente
-da quello ch'egli insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma
-così operando si contravviene a quello che dice la Sacra Scrittura nel
-libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo agli Inglesi se nuotano
-nel buon vino, quando possono, perchè a casa loro di vino ne hanno
-poco. Sono meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per iscusa
-non tengasi la sentenza: _È difficile abbandonare le cose a cui siamo
-avvezzi._ Nota che in una poesia si legge:
-
- Det vobis piscem Normandia terra marinum;
- Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum;
- Silva feras, aer volucres, armenta butirum;
- Hortus delitias, nemus umbra, stagna papyrum.
-
- Tutto per voi feconda e vi matura
- Il chimico fornel della natura.
- Il mar di Normandia vi pesca il pesce;
- L'Inghilterra per voi le spiche cresce;
- Pingue la Scozia il latte a voi distilla;
- Ricca la Francia a fiumi il vin vi spilla;
- Moltiplica la preda a' vostri strali
- Quanto la selva ormeggia o va sull'ali;
- L'orto frutta vi fa, l'ovil butiro,
- Lo stagno e 'l bosco danno ombra e papiro.
-
-..... E qui è da notare che in certi mesi la parte del giorno
-illuminata dal sole è più lunga in Francia che in Italia, come sarebbe
-nel mese di maggio; e nell'inverno è più breve, e n'ho fatto io
-l'esperienza in persona. Ritorniamo ora sulla nostra via, e continuiamo
-a parlare del Re di Francia.
-
-
-a. 1248
-
-L'anno dunque 1248, poco dopo la Pentecoste, da Auxerre passai
-al convento di Sens, perchè quivi si doveva adunare il capitolo
-provinciale a discutere gli interessi dell'Amministrazione della
-provincia di Francia, e stava anche per arrivare Lodovico Re de'
-Francesi. Adunatosi pertanto il capitolo, il ministro della provincia
-di Francia coi definitori si avvicinò al cospetto di frate Giovanni
-da Parma ministro Generale, che era in quel convento; e disse: Padre,
-noi abbiamo esaminati ed approvati quaranta frati venuti al capitolo
-per ottenere la facoltà di predicare, e l'abbiamo loro conferita, e li
-abbiamo rinviati ai loro conventi, perchè questo nostro, ove si tiene
-il capitolo, non risenta disagio da troppa agglomerazione di frati.
-E il ministro Generale rispose loro che avevano operato male, senza
-conoscere la Regola, che prescrive non potersi conferire la facoltà
-di predicare dai ministri provinciali quand'è presente il ministro
-Generale. «E aggiunse: L'esame fatto l'approvo; ma comando che siano
-richiamati, e ricevano da me la chiesta facoltà a norma della nostra
-Regola. Così fu fatto» e si fermarono poi a Sens finchè fu terminato il
-capitolo. Partito il Re di Francia da Parigi per onorare il capitolo
-di sua presenza, quando si seppe che era poco lunge dal convento,
-uscirono tutti i frati Minori ad incontrarlo, e fare a lui onorifico
-ricevimento. E frate Rigaldo dell'Ordine de' Minori, maestro cattedrato
-a Parigi, e Arcivescovo di Rouen, vestito pontificalmente uscì dal
-convento, ed in fretta andava incontro al Re interrogando ad alta voce:
-Ov'è il Re? Ov'è il Re? Ed io gli tenea dietro, perchè solo e smarrito
-errava colla mitra in capo e il pastorale in mano. Aveva egli perduto
-tempo nell'appararsi, sicchè gli altri frati erano già usciti e stavano
-allineati a destra e a sinistra sui ciglioni della strada colle spalle
-volte alla città, volendo vedere il primo spuntare del corteggio reale.
-Ed io vidi spettacolo che mi fece vivissimamente meravigliare, e meco
-stesso andava ragionando: Ho pur letto non una, nè due volte sole, che
-i Galli Senoni furono un popolo nobile e potente, e che, capitanati da
-Re Brenno, entrarono di forza in Roma; ma veramente ora le loro donne,
-per la più parte, somigliano a tante fantesche. E sì che se il Re di
-Francia passasse per Pisa e per Bologna tutto il fiore delle nostre
-matrone gli correrebbe incontro. Ma in quel punto mi tornò a mente
-d'aver udito dire d'un uso dei Francesi, e lo riconobbi vero. Ed è che
-in Francia i cavalieri e le loro nobili dame abitano le castella delle
-loro ville; in città soggiorna soltanto la borghesia. Il Re poi era
-mingherlino, gracile, macilente, e di statura in proporzione troppo
-alta, di volto angelico e raggiante di grazia. E veniva alla chiesa
-de' frati Minori non in pompa reale, non a cavallo, ma a piedi, ed
-in abito da pellegrino, col bordone e la bisaccia al collo, che dava
-decoro agli omeri reali; e colla stessa umiltà e conforme vestiario lo
-seguivano i suoi tre fratelli germani: primo de' quali era Roberto,
-e l'ultimo si chiamava Carlo, che fece poi meravigliose prodezze
-degnissime di storia. Il Re non si prendeva cura del corteo de' nobili,
-ma piuttosto delle orazioni e de' voti de' poveri; ed era di fatto
-più monaco nelle divozioni, che soldato nell'armi. Entrato pertanto
-nella chiesa de' frati, e fatta una devotissima genuflessione, pregò
-davanti all'altare. E mentre usciva di chiesa, giunto sulla soglia
-della porta, io mi gli trovai vicino. Quand'ecco gli fu offerto, e, per
-mezzo del tesoriere della chiesa di Sens, presentato un grosso luccio
-ancor vivo in acqua, dentro una conca d'abete, che i Toscani chiamano
-bigoncio, e che serve loro per bagni e per lavacro ai fanciulli, che
-sono ancora in culla. Per vero in Francia il luccio è un pesce, che
-si paga caro e si giudica squisito. Il Re ringraziò il donatore e
-il presentatore del dono; poi disse ad alta voce, da tutti intesa,
-che nessuno entrerebbe nell'aula capitolare, tranne i cavalieri e i
-frati, ai quali voleva parlare nell'adunanza. Radunato il capitolo,
-il Re cominciò a fare la sua confessione, a raccomandare a Dio sè
-stesso, i suoi fratelli, la Regina sua madre, tutto il suo seguito,
-e inginocchiatosi divotissimamente invocò le orazioni ed i suffragi
-de' frati. E alcuni frati francesi che mi stavano a fianco, ammirando
-tanta pietà e divozione, piangevano dirottamente di consolazione.
-Dopo il Re, sorse a parlare il Cardinale della Corte romana, Oddone,
-che era stato una volta gran Cancelliere di Parigi, e voleva andare
-col Re in Terra Santa, e in poche parole si sbrigò. Terzo a parlare
-s'alzò frate Giovanni da Parma, ministro Generale, a cui per ufficio
-toccava rispondere, e disse: L'ecclesiastico 32º dice: _Parla tu con
-eletto discorso, tu che in grado avanzi gli altri, poichè a te spetta
-la prima parola._ Il Re, padre e benefattore, che si degnò di parlare
-affabilmente ad un'adunanza di poveri, venne in mezzo a noi umile e
-benigno. E come ben conveniva parlò primo tra noi; nè ci domandò oro,
-nè argento, di cui, la Dio mercè, il suo tesoro abbonda; ma desidera
-vivamente le nostre orazioni ed i nostri suffragi per uno scopo che è
-lodevolissimo. Di fatto il Re nostro imprese questo pellegrinaggio e
-questa crociata a gloria di nostro Signor Gesù Cristo, a soccorso di
-Terra Santa, a sterminio de' nemici della fede e della croce di Cristo,
-ad onore di tutta la Chiesa Cattolica e di tutto il Cristianesimo, a
-salute dell'anima sua e di tutti coloro che seco lui vanno oltremare.
-Laonde, sia perchè fu il nostro principale benefattore e sostenitore
-non solo a Parigi, ma eziandio in tutto il suo regno; sia perchè
-volle degnarsi di venire tra noi tanto umilmente e con tanto nobile
-corteo, e chiede a noi di pregare per un santo fine, è doveroso e
-conveniente che noi ricambiamo a lui, almeno per quanto possiamo, i
-segnalati benefici, e l'alto onore che abbiamo ricevuto. E siccome i
-frati Francesi sono lieti e prontissimi di fare tutto il possibile a
-questo scopo, anzi sono d'animo disposti a più di quello ch'io sapessi
-decretare, perciò non impongo loro comandamenti di sorta. Avendo
-però io incominciato a visitare tutti i conventi dell'Ordine, mi sono
-proposto nell'animo di prescrivere a ciascun sacerdote di celebrare
-quattro messe pel Re e pel suo corteggio: Una dello Spirito Santo;
-un'altra della Croce; la terza della beata Vergine; la quarta della
-Trinità. E se fatalmente accadesse che il Figlio di Dio lo richiamasse
-al seno del Padre eterno, altri più fervidi suffragi aggiungeranno i
-frati. E se per parte mia non ho abbastanza soddisfatto al desiderio
-del re, il Re comandi; chè tra noi non manca chi obbedisca; può solo
-mancare chi comandi. Udite il Re queste parole, ringraziò il ministro
-Generale, ed accolse con tanto gradimento quelle disposizioni che
-le volle scritte in una lettera autografa del Generale stesso e
-autenticate col suo sigillo. Così fu fatto. E le spese di quel dì le
-fece il Re e pranzò coi frati in refettorio. Al pranzo intervennero
-i tre fratelli, del Re, il Cardinale della Corte romana, il ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori, frate Rigaldo Arcivescovo di Rouen, il
-ministro Provinciale di Francia, i Custodi, i Definitori, i frati di
-fiducia, tutti quelli che erano ammessi al capitolo, e i frati nostri
-ospiti, che chiamiamo forestieri. Riconoscendo pertanto il ministro
-Generale la nobiltà e dignità del reale corteggio, cioè tre Conti, il
-Cardinale Legato della Chiesa romana e Arcivescovo di Rouen, non volle
-arrogarsi gli onori di preminenza dovuti alla sua dignità, quantunque
-il Re lo invitasse a sedergli a fianco; ma volle piuttosto dimostrare
-col fatto quella cortesia e quella umiltà, che il Signore predicò colla
-parola e coll'esempio; e prese posto alla mensa de' poveri, la quale
-dalla sua presenza acquistò splendore, e tutti ne restarono edificati,
-e ne ebbero buon insegnamento. E in quel dì il Re fece quel che
-insegna la Sacra scrittura, Ecclesiastico IV; _Renditi affabile nella
-conversazione de' poveri._ La prima imbandigione servita in quel dì a
-mensa furono le ciliegie; poi pane bianchissimo, e vino abbondante e di
-qualità veramente degna della magnificenza reale. E, secondo l'usanza
-de' Francesi, eranvi molti che invitavano, in modo da costringere a
-bere, anche chi non voleva. Poi si portarono innanzi le fave fresche
-cotte nel latte, pesci, granchi, pasticci d'anguille, riso con latte
-di mandorle e polvere di cinamomo, anguille rosolate con squisitissima
-salsa, torte giuncate e frutta in abbondanza e bellissima. Ed ogni
-cosa fu servita con molto garbo, e molta compitezza. Il dì successivo
-poi il Re intraprese il suo viaggio; ed io, chiuso il capitolo, lo
-seguii, poichè io aveva ricevuta dal ministro Generale l'obbedienza
-di andare a dimorare nella Provenza. E mi riescì agevole trovarmi
-dove era il Re, perchè spesso egli deviava dalla strada diretta per
-andare ai romitaggi dei frati Minori e di altri religiosi, di quà di
-là vagando a destra a sinistra, per raccomandarsi alle loro orazioni.
-E così andò facendo sinchè giunto al mare s'imbarcò per Terra Santa.
-E facendo io una visita ai frati di Auxerre al cui convento io aveva
-appartenuto, un dì mi recai a Vezellay[109], nobile castello della
-Borgogna, ove in quei tempi si credeva che vi fosse il corpo della
-Maddalena. L'indomani era domenica. E la mattina per tempissimo il Re
-si recò al convento de' frati per raccomandarsi alle loro preghiere, ed
-aveva lasciato il suo corteo nel castello, che era vicino al convento.
-Condusse seco soltanto i suoi tre fratelli ed alcuni staffieri a
-custodire i cavalli; e fatta una reverente genuflessione davanti
-all'altare, i frati teneano gli occhi volti agli scanni su' quali
-sedere; ma il Re sedette in terra e nella polvere, come ho visto io
-co' miei occhi, perocchè quella chiesa non aveva un piano lastricato.
-E ne chiamò presso di sè dicendo: Avvicinatevi a me, frati miei
-carissimi, e ascoltate le mie parole. Allora facemmo corona intorno
-a lui, e come lui sedemmo in terra, e fecero altrettanto i suoi tre
-fratelli germani. E si raccomandò ai frati, invocò le loro orazioni e
-li pregò de' loro suffragi. All'uscire di chiesa gli fu detto che suo
-fratello Carlo pregava ancora con fervore, e il Re se ne compiacque,
-e, per aspettarlo, non montò a cavallo; e gli altri due fratelli in sua
-compagnia parimente aspettavano fuori della porta della chiesa col Re.
-Carlo era il fratello minore, Conte di Provenza, marito d'una sorella
-della Regina; e faceva molte genuflessioni davanti ad un altare che
-era su un fianco della chiesa vicino alla porta. Ed io mi trovava in un
-punto da poter osservare tanto Carlo che pregava fervidamente, quanto
-il Re che fuori aspettava pazientemente; e ne rimasi molto edificato.
-Dopo continuò il Re la sua via, e dato sesto alle sue cose, si affrettò
-al naviglio, che era pronto. Io poi andai a Lione, ove trovai ancora
-Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. In seguito discesi sino ad Arles,
-distante cinque miglia dal mare, ed era la festa del beato Pietro
-Apostolo. In que' giorni arrivò a quel convento anche frate Raimondo
-ministro della Provenza, che poi fu fatto Vescovo, e mi ricevette
-onorificamente, ed era con lui il lettore di Mompellier. Di lì passai
-per mare a Marsiglia, e da Marsiglia andai a Jeres[110] per fare visita
-a frate Ugo da Digne[111] o da Bariols[112], cui i Lombardi chiamano
-frate Ugo da Mompellier. Egli era uno de' più illustri chierici del
-mondo, predicatore affascinante, gradito dal clero e dal popolo, forte
-a disputare e pronto a discutere di ogni cosa. Tutti gli avversarii
-inviluppava, e, stringendo gli argomenti, conchiudeva in proprio
-senso; aveva parola facondissima, e voce sonante come di tromba, o di
-tuono, o di gonfio torrente in cascata: non mai indietreggiava, non
-mai s'intricava, era sempre pronto a rispondere a tutto. Erano come
-il sole fiammeggianti le sue parole, se parlava della corte celeste e
-della gloria del paradiso, erano terribili, se discorreva delle pene
-infernali. Nativo della Provenza, aveva statura mediocre, e tinta
-bruna, ma non era brutto. Era uomo acceso in sommo grado delle cose
-spirituali, sicchè ti pareva di vedere e di ascoltare un altro Paolo,
-un secondo Eliseo; ed ognuno sentivasi il tremito quando predicava.
-Ed ecco le parole che ardiva pronunciare al cospetto del Papa o de'
-Cardinali in concistoro, nè solo a Lione, ma anche molto prima quando
-la Corte pontificia era a Roma: «..... Papa Innocenzo IV, vi ha dato
-il cappello rosso affinchè, come ragion vuole, abbiate una distinzione
-tra gli altri cappellani. Ma in passato non eravate chiamati Cardinali,
-sibbene diaconi della Corte romana, e i preti si ritenevano vostri
-pari, e vostri predecessori..... Frate Ugo era solito dire che aveva
-quattro amici, ch'egli amava sopra tutti gli altri; primo de' quali
-era frate Giovanni da Parma ministro Generale (ed era naturale, perchè
-furono ambedue illustri chierici, cultori dello spirito, e caldissimi
-Gioachimiti); e per l'amicizia di frate Giovanni da Parma, e poi,
-perchè s'accorse ch'io aveva fede nella dottrina di Gioachimo Abbate
-dell'Ordine che è a Flora,[113] ebbe anche per me molta deferenza ed
-intrinsichezza. Il secondo amico era l'Arcivescovo di Vienna[114],
-uomo santo, letterato, onesto, che amava assai l'Ordine del beato
-Francesco. Perciò in servigio dei frati Minori fece costruire un ponte
-di pietra sul Rodano, perchè aveva dato nella sua diocesi un convento
-da abitare ai frati, che stavano al di là del fiume. E trovandomi io
-una volta a Vienna, venne da Lione, per confessare e predicare, frate
-Guglielmo dell'Ordine dei Predicatori, autore della _Somma dei vizii
-e delle virtù;_ ed ospitò presso i frati Minori, perchè i Predicatori
-in quella città non avevano convento. E piacque al Guardiano ch'io gli
-fossi compagno, e ci trattammo con reciproca famigliarità, perchè era
-uomo umile e cortese, sebbene di piccola statura[115]. Io gli domandai
-com'era che i frati Predicatori non avessero convento a Vienna; ed
-egli rispose che, piuttosto che due o tre conventi, amavano averne
-uno solo, ma buono, a Lione. E pregato da me di predicare ai frati
-nell'imminente giorno della Annunciazione della beata Vergine, perchè
-io desiderava vivamente di udirlo, avendo egli oltre la _Somma_ scritto
-anche un trattato _De' Sermoni_, rispose che volentieri, purchè lo
-invitasse il Guardiano. E lo invitò, e fece una bellissima orazione
-intorno all'Annunziazione della beata Vergine, il cui tema, od esordio
-era: _Missus est Angelus: È stato inviato un Angelo._ Un altro giorno,
-mentre io soggiornava ancora a Vienna, giunse frate Guglielmo Britto
-dell'Ordine de' Minori, autore del libro _Della memoria_, e per
-piccolezza di statura si assomigliava all'altro Guglielmo, di cui ho
-fatto menzione più su, ma non in quanto al carattere, che pareva più
-impaziente e impastato di furia, come di solito i piccoli. D'onde quel
-detto:
-
- Vix humilis parvus. Vix longus cum ratione.
- Vix reperitur homo ruffus sine proditione.
-
- L'uom piccino di statura
- È superbo di natura.
- L'uomo lungo di persona
- Egli è raro se ragiona.
- Chi di rosso ha tinto il pelo
- Tradirà la terra e il cielo.
-
-Nel convento di Lione io l'ho udito aver la prontezza di fare il
-correttore a tavola in presenza di frate Giovanni ministro Generale
-e di Papa Innocenzo IV; e allora non aveva ancora composto quel suo
-libro, che da lui s'intitola. Il terzo amico poi che diceva d'avere
-frate Ugo era Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, uno dei più
-eminenti chierici del mondo. Questi, dopo che li aveva già volgarizzati
-Borgondione giudice Pisano, tradusse di nuovo il Damasceno ed i
-testamenti dei dodici patriarchi, e molte altre opere. Il quarto amico
-di Ugo era frate Adamo da Marisco[116] dell'Ordine dei Minori, uno
-dei più illustri chierici del mondo. Fu chiarissimo in Inghilterra e
-scrisse di molte cose, come quello di Lincoln.[117] Ambedue Inglesi,
-e, compagni in vita, furono ambedue sepolti nella chiesa episcopale.
-Terzo compagno di questi due fu maestro Alessandro dell'Ordine de'
-frati Minori Inglese, e maestro con cattedra a Parigi, che compose
-molte opere, e, come dicevano quelli che lo conoscevano a fondo, non
-ebbe al suo tempo uno pari a lui sulla terra. Io ricordo che, quando
-io era ancor giovane ed abitava nel convento di Siena in Toscana,
-frate Ugo che era di ritorno dalla Corte romana, parlò mirabilmente
-intorno alla gloria del paradiso e al disprezzo del mondo al cospetto
-de' frati Minori e Predicatori, che erano accorsi ad ascoltarlo; e di
-qualunque cosa fosse interrogato, subito, senza por tempo in mezzo,
-aveva in pronto la risposta. E chi l'udiva si meravigliava di tanta
-sapienza e prontezza. Trovandosi egli a Pistoja nel tempo in cui era
-imminente la convocazione di un concilio a Lucca nel giorno delle
-Ceneri, nè avendo i frati di Lucca chi predicasse, ricorsero a frate
-Ugo pregandolo di favorirli in quella ricorrenza. Egli lo promise e
-attenne. Arrivò pertanto a Lucca per la via di Pescia appunto in quel
-momento, in cui doveva egli andare alla chiesa episcopale. E tutta
-radunanza gli andò incontro per accompagnarlo, per fargli onore, e
-per desiderio di ascoltarlo. Ma vedendo que' frati fuori di porta,
-meravigliato disse: Ah! Dio dove vanno costoro? E dettogli che i frati
-gli facevano quel ricevimento per onorarlo, e perchè desideravano di
-udirlo, rispose: Non pretendo tanto onore, perchè non sono Papa; se
-poi vogliono udirmi, vengano quando io sarò alla chiesa. Ora io anderò
-avanti con un compagno solo, chè non voglio trovarmi in mezzo a tanta
-caterva di gente. E, quando giunse alla chiesa, li trovò tutti raccolti
-e pronti ad udirlo. Sermocinò adunque frate Ugo, e disse tante mirabili
-cose e tanto mirabilmente ad edificazione e consolazione del clero,
-che tutti rimasero stupefatti della sua graziosa e calda orazione. Ed
-i chierici della diocesi di Lucca sino a molti anni dopo hanno sempre
-ripetuto di non aver mai udito uomo parlare tanto eloquentemente.
-Perocchè altri oratori avevano declamato il loro sermone come un salmo
-che avessero imparato a memoria. E per lungo tempo suonarono le lodi
-di frate Ugo e della sua predica, e, in grazia di lui, crebbe la buona
-opinione e la reverenza per tutto l'ordine de' Minori. Io l'ho udito
-predicare un'altra volta al popolo nella Provenza, vicino al Rodano,
-a Tarascon[118], e a quella predicazione vi fu immenso concorso di
-nomini e donne di Tarascon e di Beaucaire[119], che sono due bellissimi
-castelli l'uno di fronte all'altro sulle due opposte rive del Rodano.
-In ciascuno de' due castelli vi è un convento di frati Minori. A quella
-predicazione vi ebbe anche numerosa affluenza d'uomini e donne sin di
-Avignone e di Arles. E parlò loro, come ho udito io coi miei orecchi,
-non vuote ciancie, ma parole piene di utili insegnamenti, che, per
-la dolcezza dell'animo e il calore e la forza del convincimento che
-le inspirava, scendevano a toccare il cuore. Egli era stimato come
-un profeta........ Sarebbe ridicolo assai ch'io non volessi credere
-che altri non sia Vescovo, o Papa, perchè nol sono io... Vi era anche
-alla Corte del Conte di Provenza un maestro Rainero da Pisa, che si
-spacciava per filosofo universale, e confondeva per modo i notai, i
-medici, e i giudici della Corte che nessuno poteva ivi più salvare la
-propria riputazione. Esposta dunque a frate Ugo la loro inquietudine,
-lo pregarono di andare in loro soccorso, e difenderli da quel molesto
-avversario. Ai quali frate Ugo rispose: Fissate col Conte un giorno per
-una disputa in palazzo, e insieme col Conte vi si trovino cavalieri,
-cittadini cospicui, giudici, notai e fisici; e disputate secolui, e
-il Conte mandi in cerca di me; e mostrerò e proverò a quel maestro
-ch'egli è un asino, e che il cielo è una padella. Tutto fu pronto; e lo
-inviluppò così, e così gli chiuse la bocca, che si vergognò di essere
-nella Corte del Conte, e, senza salutare alcuno, scappò via, nè osò più
-mai ivi dimorare, non che presentarsi. Perocchè null'altro era che un
-acuto sofista, e credeva di intricare tutti co' suoi sofismi. Liberò
-pertanto frate Ugo da un soverchiatore quei meschini che non avevano
-alcun aiuto, e perciò baciavano mani e piedi al loro liberatore. E
-qui conviene si noti che questo Conte di Provenza è chiamato Raimondo
-di Berengario; ed era bell'uomo, benevolo ai frati Minori, e padre
-della Regina d'Inghilterra e della Regina di Francia, ed una terza sua
-figlia era moglie del fratello del Re d'Inghilterra, ed una quarta era
-moglie di Carlo fratello del Re di Francia, dalla quale ricevette la
-Contea di Provenza. Nella Provenza poi vi è un castello molto popolato
-tra Marsiglia e Ventimiglia, ossia Nizza a mare, lungo la strada che
-mena a Genova, dove si trovano aie per fare il sale, e quindi prende
-nome da queste aie. Ivi abita gran numero d'uomini e di donne che
-fanno penitenza nelle loro case in abito secolare, e sono devoti assai
-ai frati Minori, e ascoltano volentieri le loro prediche. I frati
-Predicatori, ivi non hanno convento, perchè si dilettano e vogliono
-la consolazione di stare soltanto in monasteri grandiosi, e non ne'
-piccoli. In questo castello il più del tempo abitava frate Ugo. Ivi
-erano molti notai e giudici, e medici e letterati che ne' giorni di
-solennità avevano loro comvegno alla cella di frate Ugo per udirlo
-parlare della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ed insegnare e spiegare
-i misteri della Sacra Scrittura, e predire il futuro. Perocchè era
-un tenacissimo Gioachimita, e possedeva tutti i libri dell'Abbate
-Gioachimo. Ed anch'io una volta vi intervenni per udire come frate Ugo
-esponeva quella dottrina, di cui anche prima, quando io era a Pisa,
-aveva udito già un'altra esposizione fatta da un Abbate dell'Ordine
-di Flora, che era un vecchietto e santo uomo, il quale per timore che
-l'Imperatore desse alle fiamme il convento ov'egli abitava, che era
-tra Lucca e Pisa, sulla strada che va a Luni[120], aveva collocato,
-come in luogo sicuro nel convento di Pisa, tutti i libri pubblicati da
-Gioachimo, e che egli possedeva. Poichè egli credeva che in Federico
-a quel tempo si dovessero adempire tutti i misteri, perchè era in
-discordia vivissima colla Chiesa. Anche frate Rodolfo di Sassonia,
-lettore a Pisa, che era un logico stringente, un insigne teologo ed
-un impareggiabile disputatore, smesso lo studio della teologia per
-meditare su que' libri dell'Abbate Gioachimo, che erano depositati
-nel nostro convento, divenne passionatissimo Gioachimita. Ed anche
-quando il Re di Francia era sulle mosse per andare in Terra Santa,
-ed io mi trovava nel convento di Provins[121], erano ivi due frati,
-che professavano tutte le dottrine di Gioachimo, e che con ogni loro
-potere tentavano di farmele abbracciare. Uno era di Parma e si chiamava
-frate Bartolomeo Guiscolo; uomo cortese, dedito onninamente alle cose
-dello spirito, oratore eminente, Gioachimita, e di parte imperiale.
-Fu una volta guardiano del convento di Capua. In ogni sua cosa era
-spigliatissimo; e morì in un capitolo generale convocato a Roma. Da
-secolare insegnò grammatica; frate, scrisse, miniò, insegnò e fece
-tante altre cose. In vita sua fece prodigi, ed in morte operò miracoli
-ancor maggiori. E di vero quando l'anima sua si sciolse dal corpo, i
-frati che erano presenti, videro meraviglie da restarne stupefatti.
-L'altro era Gherardino da Borgo S. Donnino[122], che fu allevato in
-Sicilia, e insegnava grammatica; giovane morigerato, onesto e buono,
-eccessivo soltanto nella tenacità con cui seguiva irremovibilmente le
-opinioni e gli insegnamenti di Gioachimo. Questi due mi sollecitavano
-ad aver fede nelle scritture dell'Abbate Gioachimo, e a studiarle, e ne
-possedevano l'esposizione su Geremia ed altre opere. E stando appunto
-allora il Re di Francia in fare i preparativi per andar oltremare
-con un esercito di crociati, eglino lo motteggiavano e lo deridevano
-dicendo che la impresa gli sarebbe andata male, come poi dimostrò
-l'evento; e mi facevano vedere così star scritto nell'esposizione di
-Gioachimo sopra Geremia, e perciò doversi aspettare che s'adempisse.
-E, leggendosi per tutta la Francia nella messa conventuale d'ogni dì
-il salmo: _Oh! Dio le nazioni sono entrate nella tua eredità_ ecc.
-eglino parimente mettevano questa sentenza in beffa, e dicevano:
-È necessità che si effettui ciò che dice la Scrittura, che ha ne'
-Treni 3º: _Tu hai distesa una nuvola attorno a te perchè l'orazione
-non passasse_; perocchè il Re di Francia sarà fatto prigioniero, e i
-Francesi saranno disfatti, e molti periranno di pestilenza. E perciò
-questi due vennero in odio ai frati Francesi, i quali rispondevano
-che queste cose si erano verificate nelle crociate precedenti. Eravi
-anche contemporaneamente a noi nel convento di Provins frate Maurizio
-lettore, bell'uomo, nobile e letterato distinto, che da scolare aveva
-fatto studi a Parigi, e da frate aveva fatto un corso di studi di otto
-anni. Costui era del territorio di Provins, essendochè in Francia i
-nobili dimorano nelle loro ville e castella, e i borghesi nelle città.
-Provins poi è nobile castello della Sciampagna distante da Parigi
-venticinque leghe. Questo frate Maurizio adunque, che da poco era
-diventato mio amico, m'andava dicendo: Frate Salimbene, non aggiustar
-fede a questi Gioachimiti, perchè essi turbano la coscienza dei loro
-confratelli colle loro dottrine; piuttosto aiutami a scrivere, ch'io
-voglio provarmi a fare un buon libro di precetti che sia utile a
-predicare. Allora i Gioachimiti si separarono spontaneamente; ed io
-andai ad Auxerre[123]; frate Gherardino al convento di Sens[124]; frate
-Ghirardino fu mandato a Parigi a studiare per missione della provincia
-di Sicilia, alla quale era stato destinato. A Parigi dunque studiò
-quattr'anni, e commise una follia, componendo un libello, divulgandolo
-e distribuendolo ai frati più ignoranti. Di questo libello parlerò
-di nuovo, quando scriverò di Papa Alessandro 4º, che lo proibì. E
-siccome per quel libello furono mossi rimproveri all'Ordine sì a
-Parigi che altrove, il prenominato Bartolomeo, che ne era l'autore,
-fu sospeso dall'ufficio di lettore, di predicatore, di confessore
-e da ogni altra incombenza che poteva legittimamente esercitare
-nell'Ordine. E perchè non volle venire a rescipiscenza e riconoscere
-la sua colpa, ma perdurò ostinato e procace nella sua pertinacia
-e contumacia, i frati Minori lo misero in prigione ai ceppi, e lo
-sostentavano del pane della tribolazione e dell'acqua dell'angustia.
-Quel miserabile neppur per questo volle rimuoversi dal proposito
-della sua ostinazione, e morì piuttosto in carcere, e fu privato dalla
-sepoltura ecclesiastica, sotterrato in un angolo dell'Orto. Sappiano
-dunque tutti che nell'Ordine de' frati Minori si applica il rigore
-della legge contro i trasgressori della Regola; nè si deve imputare a
-tutto l'Ordine la stoltizia di uno solo. L'anno poi 1248 trovandomi
-a Ieres[125] con frate Ugo, ed accortosi egli ch'io lo interrogava
-con viva passione intorno alle dottrine dell'Abbate Gioachimo, e che
-avidamente io ne udiva parlare, e ne aveva piacere, un dì mi disse: Ne
-sei tu infatuato di queste dottrine, come altri che ne sono seguaci?
-E in realtà da molti sono stimate follie. Perocchè quantunque l'Abbate
-Gioachimo fosse un sant'uomo, tuttavia ha tre cose, nelle quali bisogna
-contrastargli. Primo fu la proibizione del suo opuscolo, che pubblicò
-contro il maestro Pietro Lombardo, nel quale lo chiamò eretico e
-pazzo, come ho scritto in altra cronaca. All'Abbate Gioachimo pareva
-che Pietro Lombardo ammettesse la quaternità nella Trinità, dove dice:
-_Poichè è un tutt'insieme il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
-e quell'insieme non è nè generante, nè generato, nè procedente._
-Onde l'Abbate Gioachimo deduce che Pietro Lombardo trovava in Dio
-non solo una Trinità, ma una quaternità, cioè tre persone distinte,
-e di più quella essenza di tutte tre le persone unite, che quasi ne
-formavano una quarta. Ma di questa quistione ne ho parlato in un'altra
-cronaca più breve, come sta ne' Decretali, nella quale notai anche
-otto punti, ne' quali il maestro Pietro Lombardo nelle sue sentenze è
-caduto in errore. Guarda nella cronaca «_Delle similitudini e degli
-esempi, dei simboli e delle figure, e dei misteri del vecchio e del
-nuovo testamento._» Seconda cosa per cui non si doveva aggiustar fede
-all'Abbate Gioachimo, fu la predizione delle tribolazioni future....
-La quale fu cagione che i Giudici uccidessero i profeti. Perocchè gli
-uomini carnali non ascoltano volontieri chi parla delle tribolazioni
-future. Ed è perciò che l'Abbate Gioachimo quando tenne parola delle
-tribolazioni, soggiunse: «Queste cose non le credono coloro a cui
-l'ambizione ha ottuso il cuore; non vogliono che perisca il regno del
-mondo quelli a cui rifugge l'animo dal sopportare il giogo, che conduce
-al regno del cielo; nè che finisca l'impero degli Egiziani, coloro che
-non si affrattellano cogli abitatori di Gerusalemme.» Terza cagione,
-per cui non si possono condividere tutte le opinioni dell'Abbate
-Gioachimo, furono i suoi seguaci, i quali vollero anticipare i termini
-da lui indicati. E di loro disse: Ho timore che mi accada quello per
-cui il Patriarca Giacobbe si lamentava de' suoi figli, dicendo Genesi
-34º ecc. Nè l'Abbate Gioachimo fissò alcun termine certo, quantunque a
-taluno paia che sì; ma accennò soltanto più termini, dicendo: «Iddio
-può mostrare ancora più chiaramente i suoi misteri; e lo vedranno
-coloro che sopravviveranno a noi.» Quando poi vidi che nella cella di
-frate Ugo si univano giudici e notai, fisici e letterati per udirlo
-esporre le dottrine dell'Abbate Gioachimo, mi ricorse alla memoria
-il fatto di Eliseo, di cui si legge nel libro dei Re 6.º _Eliseo
-sedeva nella sua casa, e i vecchi sedevano con lui_. In que' giorni
-giunsero due Gioachimiti dal convento di Napoli; l'un de' quali si
-chiamava frate Giovanni di Francia; l'altro frate Giovannino Pigolino
-di Parma, cantore napoletano. Eglino vennero a Jeres per vedere frate
-Ugo e udirlo parlare di queste dottrine. Sopravvennero anche due frati
-Predicatori reduci da un loro capitolo generale celebratosi a Parigi,
-chiamati l'uno frate Pietro di Puglia, lettore nel convento del loro
-Ordine a Napoli, uomo di lettere ed oratore esimio, ed aspettava il
-momento di imbarcarsi, perchè non avevano in quel paese un convento
-del loro Ordine. A costui un dì dopo il pranzo disse frate Giovannino
-cantore napoletano, che lo conosceva davvicino: Frate Pietro, che ve
-ne pare della dottrina dell'Abbate Gioachimo? A cui rispose: Mi curo
-tanto di Gioachimo e della sua dottrina, come della quinta ruota del
-carro. (Anche Gregorio in un'omelia sopra Gioachimo al luogo che dice:
-_Vi saranno segnali nel sole, nella luna e nelle stelle_, credette che
-fosse imminente la fine del mondo, perchè al suo tempo erano arrivati
-i Longobardi, e distruggevano ogni cosa). Andò dunque subito frate
-Giovannino alla cella di frate Ugo, e alla presenza del più volte
-nominato uditorio, gli disse: È qui un certo frate Predicatore, che
-non crede nulla di questa vostra dottrina. A cui frate Ugo rispose: Che
-importa a me se non crede? Disgrazia sua: Egli se ne accorgerà quando
-la discussione aprirà l'intelletto a chi ascolta: tuttavia chiamatelo
-a disputare con me, e vedremo di che dubiti. Invitato adunque andò,
-ma a malincuore, tanto perchè stimava poco Gioachimo, quanto perchè
-giudicava che in quel convegno nessuno potesse stare al pari di lui in
-letteratura e nella scienza delle Sacre Scritture. Vedendolo pertanto
-frate Ugo, gli rivolse subito la parola dicendo: Se' tu colui che ha
-dubbii intorno alla dottrina di Gioachimo? Quell'io, rispose frate
-Pietro. A cui frate Ugo domandò: Leggestu mai Gioachimo? E frate
-Pietro: L'ho letto, e letto bene. E frate Ugo di rimando: Credo che tu
-l'abbia letto come una donnetta legge il salterio, che giunta al fine
-ignora, o non ricorda ciò che abbia letto in principio. Così molti
-leggono e non intendono, o perchè non tengono in pregio le cose che
-leggono, o perchè s'è indurato il loro cuore insipiente. Or dimmi che
-cosa ti piaccia udire intorno agli insegnamenti di Gioachimo, affinchè
-io sappia di che vai dubbiando. E frate Pietro disse: Vorrei che tu
-mi provassi con Isaia alla mano, come pretende insegnar Gioachimo,
-che la vita di Federico debba terminare a settant'anni, mentre vive
-ancora; e come non possa morire che per mano di Dio, cioè di morte
-naturale, e non violenta. A cui rispose frate Ugo: Volentieri il farò;
-ma ascolta con pazienza, e non con esclamazioni e cavilli; perocchè
-in questa dottrina è necessario che colui, che le si inizia, abbia
-fede. L'Abbate Gioachimo fu un sant'uomo, e dice che le cose da lui
-predette gli furono rivelate da Dio a vantaggio degli uomini, secondo
-il verbo che è scritto ecc. Della santità poi di Gioachimo, oltre
-ciò che si legge nella sua biografia, te ne posso recare innanzi una
-splendida prova, la quale dimostra la sua somma pazienza. Prima di
-essere Abbate, quando era ancora un infimo fraticello, sdegnato il
-refettoriere contro di lui, per un anno intero mise nel fiaschetto di
-lui a tavola acqua per vino da bere, volendolo sostentare col pane
-della tribolazione e coll'acqua delle angustie; e questa punizione
-tollerò pazientemente sebbene ingiusta, e non reclamò. Sedendo sulla
-fine dell'anno a mensa presso l'Abbate, questi gli disse: Perchè bevi
-vino bianco, e non me ne dai? È questa la tua cortesia? A cui il santo
-Gioachimo rispose: Io, o Padre, aveva vergogna a profferirvene, perchè
-_il mio secreto sta in me_. Allora l'Abbate prese la coppa di lui
-e assaggiò, ma s'accorse che era un cattivo cambio. E avendo bevuto
-acqua, e non convertita in vino, disse: Che è l'acqua, se non acqua?
-E dimandogli: E col permesso di chi, usi tu questa bevanda? Padre,
-rispose Gioachimo, l'acqua è bevanda sobria, che non lega la lingua,
-che non dà il capogiro, nè la parlantina. Avendo poi l'Abbate saputo
-in capitolo che questa era un'ingiusta punizione ed una vendetta
-impostagli dalla malignità e da rancore del refettoriere, voleva
-espellerlo dall'Ordine, ma Gioachimo si prostrò ai piedi dell'abbate
-e tanto ne lo pregò, che risparmiò a quel converso l'espulsione.
-Tuttavia lo biasimò e lo rimbrottò acremente e duramente, dicendo:
-Perchè tu non hai fatto nel servizio ciò che è di regola, ti do in
-penitenza di non bere per tutto un anno intero che acqua, come tu hai
-fatto ingiustamente bere al tuo prossimo e confratello. Che poi la
-vita dell'Imperatore Federico termini, secondo Isaia, come tu trovi ove
-parla della ruina di Tiro, nota che in queste parole l'Abbate Gioachimo
-per la terra de' Caldei prende ed intende l'Impero Romano; per Assur,
-lo stesso Imperatore Federico; per Tiro, la Sicilia; per i giorni
-di un sol Re, tutta la vita di Federico: per i settant'anni, intende
-il periodo della vita fissato da Merlino. Che poi Federico non debba
-morire per mano d'uomo, ma soltanto per opera di Dio, così dice Isaia
-31º ecc. E, aggiunse frate Ugo, queste cose ebbero il loro adempimento
-in Federico, specialmente presso Parma, quando fu messo in rotta e
-fuga dai Parmigiani, e la sua città di Vittoria fu rasa al suolo; e i
-Principi e i Baroni del suo Impero, più volte hanno voluto ucciderlo
-ma non hanno potuto. Udendo frate Pietro queste cose, sorrise e disse:
-queste cose puoi contarle a chi ti crede, ma non potrai indurre me
-a crederle. E frate Ugo soggiunse: E perchè? Non credi ai profeti? E
-frate Pietro: veramente ai profeti io credo: ma dimmi se questo che
-tu di',sia il concetto principale del profeta, o il secondario, o se
-sia un concetto estorto dal principale e tradotto ad altro senso, e in
-qualche modo applicato all'Imperatore. A cui frate Ugo rispose: Ottime
-osservazioni; epperciò ti dico che se n'è fatta applicazione, come
-quando nel giorno dei Santi Gervaso e Protaso si canta l'introito: _Il
-Signore parla la pace in mezzo al suo popolo_ ecc. perchè nella festa
-di questi Santi fu conchiusa la pace tra la Chiesa e i Longobardi.....
-A quanto s'è detto possiamo ancora aggiungere: Noi vediamo che della
-mano sinistra, oltre al comune uso, conosciuto anche dagli idioti e
-illetterati, se ne fa un uso moltiplice. Perocchè essa serve a notare
-il numero, e al numerare, all'arte musicale, al calendario, al numero
-d'oro, e alla determinazione del giorno di Pasqua. Similmente nella
-divina Scrittura, oltre il senso letterale e storico, si trova anche
-un concetto allegorico, anagogico, tropologico, morale e mistico; e
-perciò è stimata più feconda e più nobile che se fosse ristretta ad un
-solo senso, e servisse ad un solo concetto. Lo credi vero tutto questo,
-disse Ugo, o dubiti ancora? E frate Pietro: Credo, e queste stesse cose
-ho insegnate più volte, perchè sono dette dai dottori; ma vorrei che
-con più convincenti ragioni mi argomentassi dei settant'anni, che Isaia
-indica sotto la figura di Tiro. Frate Ugo rispose: Quelle cose che
-Merlino, indovino Inglese, predisse di Federico I., di Enrico figlio
-di lui, e di Federico II. figlio dell'Imperatore Enrico, hanno tutta
-l'apparenza del vero. Ma smettiamo di andar divagando, e ritorniamo là
-d'onde mosse a principio la nostra disputa. Pognamo dunque i quattro
-termini di numeri fissati da Merlino[126] parlando di Federico II. Il
-primo de' quali lo fissa, dicendo: _In trentadue anni cadrà._ Il che
-si può intendere a partire dalla sua incoronazione sino alla morte,
-perchè fu imperatore trent'anni e undici giorni, e non si credeva ancor
-morto; e doveva essere così affinchè si verificasse il vaticinio della
-Sibilla, che dice: _Volerà fama tra le nazioni: vive e non vive._ Il
-secondo termine di Merlino è: _Vivrà nella sua prosperità settantadue
-anni_; il che come sia per verificarsi, vedranno i posteri ed i
-superstiti, poichè Federico vive tutt'ora. Il terzo termine di Merlino
-è: _E due volte quinquagenario sarà trattato con ogni deferenza._ Il
-che non si deve intendere per due volte cinquanta, sicchè arrivi al
-centinaio, ma per cinquanta più due, cioè cinquantadue anni. Il qual
-numero si verifica a partire dal giorno delle nozze di sua madre sino
-al diciottesimo anno del suo Impero, che fanno cinquantadue anni a
-punto. Intorno a che si ha: L'imperatore Federico I diede moglie a suo
-figlio Enrico, Costanza figlia del Re di Sicilia, che, ancor nubile,
-aveva trent'anni d'età, ed Enrico ne aveva ventuno. E le nozze si
-celebrarono a Milano l'anno 1185, diciasettesimo del suo regno. E nota
-che diventò Re a quattro anni d'età, e fu coronato Imperatore il 1191.
-E Federico figlio di Enrico fu coronato Imperatore nel 1220. Il quarto
-termine di Merlino intorno a Federico è: _E diciott'anni dopo la sua
-incoronazione terrà la Monarchia vincendo l'invidia._ Questo ha avuto
-il suo adempimento in Papa Gregorio 9º, col quale si ruppe al segno
-che questi lo scomunicò, e, dopo, contro la volontà del Papa e de'
-Cardinali, e de' Principi del regno, fu Imperatore. Udendo queste cose,
-frate Pietro cominciò a parlare ambiguo, dicendo: _Molti cibi vi sono
-nel campo de' Padri; ed un cibo è migliore dell'altro._ A cui frate
-Ugo rispose: Non alterare la Scrittura, ma le autorità riportale come
-stanno nel testo. Perocchè tu ommettesti l'ultima parte del versetto
-incominciato e la prima del susseguente. Ripetila dunque come la disse
-il Savio ne' Proverbii 13.º Udendo ciò, frate Pietro fece come usano
-alcuni, i quali allora che in una disputa non si reggono, passano agli
-insulti, e disse: Sarebbe da eretico addurre come argomento la parola
-degli infedeli; e parlo di Merlino, della cui autorità ti servisti.
-Frate Ugo sentissi provocato, e di rimando rispose: Tu menti; e proverò
-che hai più volte mentito. Ciò che sta scritto di Balaam e di Elia, e
-di Caifa, e della Sibilla, e di Merlino, e di Metodio non è appuntato
-dalla Chiesa. A ciò si può applicare ciò che dice il poeta:
-
- _Non rosa da spinas, quamvis sit filia spinæ;_
- _Nec violæ pungunt; nec paradisus obest_
-
- Figlia di spin la rosa
- Spine giammai non rende;
- Nè la violetta ascosa
- In modo alcuno offende,
- Nè mai del paradiso
- Dolor conturba il riso.
-
-Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il vero,
-l'utile non è da disgradare, sia pure che venga insegnato da un cattivo
-dottore..... Così comincia un poeta volendo lodare un suo opuscolo:
-
- _Utilis est rudibus præsentis cura libelli,_
- _Et facilem pueris præbet in arte viam,_
-
- Questo libretto, a chi non sa, dimostra
- La via che mena dritto all'arte nostra.
-
-Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi originali dei
-santi scrittori e alle sentenze dei filosofi. E su questo campo, frate
-Ugo, che era dottissimo, subito lo intricò e gli chiuse la bocca.
-Vedendo questo il compagno di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio
-e buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di malefitte. Ma
-frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non che, riconosciutosi vinto,
-si volse a commendare la vastissima dottrina del suo avversario. Finita
-la disputa, ecco subito arrivare un messo del capitano della nave
-a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al porto. E,
-partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano presenti, e avevano udita
-la disputa: Non scandalizzatevi se qualche cosa dicemmo di meno che
-conveniente; perocchè quelli, che disputano con audacia già montata
-nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo della licenza. E
-aggiunse: Questi buoni uomini di irati Predicatori si gloriano sempre
-della loro scienza, e si millantano che nell'ordine loro è la fontana
-della sapienza, come dice l'Ecclesiastico I: _La fonte della Sapienza
-è la parola di Dio in cielo._ Quando poi alloggiano nei conventi de'
-frati Minori, ne' quali trovano sempre carità, premure e cortesie,
-dicono d'aver albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè,
-ora non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti, perchè
-ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º ecc. Poi ch'ebbe
-finito di dire, l'uditorio secolare se ne dipartì molto edificato e
-consolato, dicendo: Oggi abbiamo udito mirabili cose; ma domenica
-ventura abbiamo desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro
-Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia il cielo ch'io
-stia bene, vi contenterò di buon grado; venite pure. Poco dopo, i due
-frati Predicatori ritornarono, perchè il tempo non permetteva alla nave
-di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia. Dopo cena
-frate Ugo trattò con loro cordialmente e famigliarmente. E frate Pietro
-sedette in terra a' piedi di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse
-a farlo alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo;
-neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente. Frate
-Pietro adunque non più disputatore nè contradditore, ma umile e attento
-ascoltava le dolci e in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo,
-che sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per brevità le
-tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in quella sera che il
-compagno di frate Pietro in disparte mi disse: Per amor di Dio, frate
-Salimbene, favorite dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano,
-Custode, o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne vuole;
-fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice frate, ma uno de'
-più dotti chierici del mondo, e per tale è giudicato da tutti quelli
-che lo conoscono. Ed egli rispose: Lo credo ben vero, perchè io non
-ho mai udito uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così
-dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia addetto ad
-uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi: La sua umiltà e la sua
-santità si consolano di albergare nell'oscurità de' piccoli luoghi. E
-soggiunse: Sia egli benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del
-cielo. Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres fino a
-che il mare permise di sciogliere la vela. E al momento della partenza
-frate Pietro disse a frate Ugo: In verità vi assicuro che starei sempre
-volentieri con voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo
-il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori partirono
-consolati ed edificati. La domenica successiva alla loro partenza tutti
-gli uomini di lettere di Jeres convennero alla cella di frate Ugo per
-ascoltare i suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare
-del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato presente
-durante la conferenza, si levò e pregò frate Ugo che si degnasse di
-riceverlo nell'Ordine de' frati Minori. È da sapere che frate Ugo per
-essere persona spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo
-nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso Ministro, aveva
-dal Provinciale facoltà di ammettere persone nell'Ordine. Quest'uomo
-che domandava di farsi frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed
-aveva un compagno che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati
-da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate Ugo. Ai
-quali frate Ugo rispose: _Andate ai boschi, e imparate a vivere di
-radici, perocchè il tempo delle tribolazioni è vicino._ Andarono, si
-fecero mantelli brizzolati, come anticamente usavano portare i frati
-di servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a mendicare il
-pane per quel paese, nel quale avevano convento i frati Minori, e ne
-raccattavano in abbondanza; perchè noi e i frati Predicatori demmo a
-tutti l'esempio del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio,
-vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si moltiplicarono
-prestissimo; e dai frati Minori della Provenza erano chiamati
-ironicamente e per beffa i Boscaioli. Ma frate Ugo aveva molti nemici e
-detrattori nel suo Ordine, e particolarmente in Provenza, sia in causa
-della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè
-gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli. Ma non
-l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva data occasione, dicendo:
-_Andate ai boschi, e imparate a campar di radici, perchè il tempo
-delle tribolazioni è vicino_; finalmente perchè non volle ammetterli
-nell'Ordine del beato Francesco, quantunque ne avesse facoltà. In
-seguito poi vestirono una cocolla a sacco non di tutta lana, anzi
-di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano buonissime tuniche a sacco
-anch'esse, onde furono poi detti frati Saccati; e calzarono i sandali,
-come li hanno i frati Minori.
-
-E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola, toglie sempre qualcosa
-dai frati Minori, chi i sandali, chi il cordone, chi anche il vestiario
-completo. Ma finalmente l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un
-privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in modo da poter
-essere scambiato con un frate Minore. E quest'ordinanza fu promossa dal
-fatto che i frati detti Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare
-un abito in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro
-IV li unì in una congregazione sola cogli altri Eremiti, mentre prima
-gli Eremiti erano divisi in cinque varie comunioni; e vi erano Eremiti
-detti di S. Agostino, Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i
-Britti e i Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente
-a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza in Mantova,
-e che aveva istituita una congregazione di Eremiti; ed io ho veduto
-e conosciuto un suo figlio, che era molto pingue e si chiamava frate
-Matteo da Modena. Tutte le altre congregazioni furono incorporate in
-quella di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni
-unite. E così si avverò la scrittura che dice in Geremia XV:
-_Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone e 'l rame?_ Perocchè:
-
- _Quod nova testa capit,_
- _Inveterata sapit._
-
- Invecchi pur se sa invecchiar la botte:
- Ognor saprà di quel che nuova inghiotte.
-
-Questi Saccati, appena costituiti, si erano diffusi rapidamente per le
-città d'Italia, ove comperavano case per abitarvi, e nel predicare,
-nel confessare, nel questuare usavano que' modi stessi, che solevano
-i frati Minori ed i Predicatori; perchè, come già dissi, sì noi che
-i Predicatori abbiamo sempre insegnato che tutti gli uomini debbono
-mendicare. D'onde i secolari si sentivano non poco gravati; e un giorno
-donna Giuditta degli Adelardi di Modena, che era una divota de' frati
-Minori, avendo veduti que' nuovi frati andare di porta in porta alla
-cerca del pane, disse ai frati Minori: In verità n'avevamo già tante
-delle bisaccie e dei sacchi, che ci vuotavano i granai, che non c'era
-punto bisogno dell'Ordine dei Saccati. Ma in processo di tempo Papa
-Gregorio X, Piacentino, inspirato da Dio, in pieno concilio di Lione
-ne soppresse l'Ordine, volendo che non esistessero tanti Ordini di
-mendicanti a carico del popolo cristiano, e che quelli che predicano
-il Vangelo vivessero del Vangelo, come l'Apostolo Paolo dice aver
-comandato Iddio, 1.ª ai Corinzii 9.º Volle anche sopprimere, anzi far
-perdere sino la memoria degli Eremiti, ma si astenne dal farlo per
-intromissione di Riccardo Cardinale della Chiesa romana, che presiedeva
-al loro governo. Disse però che si riservava di dare in proposito
-quelle disposizioni che avrebbe giudicate migliori. Ma sorpreso dalla
-morte, il suo progetto non effettuossi. [Il primo dell'Ordine dei
-Saccati fu Raimondo di Atanulfo, oriondo provenzale, del castello
-di Jeres ove presso il mare si fa il sale. Nel secolo fu soldato
-ed entrò nell'Ordine de' frati Minori, ma durante il noviziato fu
-dimesso dall'Ordine, perchè malaticcio. Ebbe un figlio nell'Ordine de'
-Saccati, che fu poi Arcivescovo di Arles. Frate Bertrando da Manara
-fu il primo compagno del suddetto Raimondo. E Manara è una contrada
-presso il summentovato castello, dove era un monastero delle Bianche,
-che erano devote dei frati Minori, e le sono tutt'ora un giorno più
-che l'altro]. Soppresse anche quella congrega di ribaldi e di porcai
-stolti ed abbietti, che chiamano sè stessi apostoli e non li sono,
-ma sono piuttosto una famiglia di Satana: _Perocchè essi non erano
-del seme di quegli uomini, pe' quali è stata operata la redenzione in
-Israello_, I. Macabei V. Poichè non sono utili nè a predicare, nè a
-confessare, nè a dir messa, nè a cantare l'ufficio ecclesiastico, nè
-a fare i maestri, nè per dar consigli, e nemmeno a pregare pe' loro
-benefattori; perchè tutto il dì vanno su e giù per le strade delle
-città a guardare le donne. In che dunque servano la Chiesa di Dio e
-siano utili al popolo cristiano, non so vedere. Tutto il giorno oziosi
-e vagabondi non lavorano nè pregano. La prima loro istituzione fu in
-Parma. E fu appunto quando io soggiornava nel convento de' frati Minori
-di Parma, e che io era già sacerdote e predicatore, che si presentò
-un giovine parmigiano di bassi natali, illetterato, laico, idiota e
-sciocco, per nome Gherardino Segalello, e domandò d'essere ricevuto
-nell'Ordine de' frati Minori. Il quale, non essendo esaudito, tutto
-il giorno, quando poteva, stava nella chiesa de' frati, e pensava a
-cosa, che poscia pazzamente eseguì. Sopra la coperta della lampada
-della congregazione e frateria del beato Francesco erano in giro
-dipinti gli apostoli co' sandali ai piedi e co' mantelli avvolti
-attorno alle spalle, secondo la tradizione de' pittori, raccolta dagli
-antichi e arrivata sino a noi. Attorno a questa lampada, egli stava in
-contemplazione, e, preso il suo partito, si lasciò crescere la barba
-ed i capelli, calzò i sandali de' frati Minori, e ne cinse il cordone;
-perchè, come già dissi, tutti coloro che si propongono di fondare
-un nuovo Ordine di Regolari, prendon sempre qualcosa dall'ordine de'
-Minori. E si fece una tonaca di bigietto e un mantello di grosso filo
-bianco, che portava avvolto attorno alle spalle, credendo di imitare
-il vestire degli apostoli. E, venduta una sua casetta, e riscossone
-il prezzo, si pose su una tavola di pietra, sopra la quale solevano
-in antico tenere le loro concioni i Podestà di Parma, e tenendosi il
-sacchetto dei danari in mano, non li distribuì ai poverelli, nè con
-loro si accomunò; ma, chiamati que' ribaldi che lì vicino stavano a
-giocare in piazza, li gittò in mezzo a loro, gridando: Chi ne vuole,
-se ne prenda, e se li tenga. Raccolsero pertanto molto lesti que'
-ribaldi le monete, e andarono a giocarle ai dadi, e a udita di chi le
-aveva date, bestemmiavano il Dio vivente. Egli credette di adempiere
-rigorosamente il consiglio del Signore, Matteo XIX. ecc. Ma nota bene
-che dice: _Dà ai poveri_, non ai ribaldi. Quest'uomo dunque cominciò
-male, continuò peggio, e finì pessimamente, poichè la sua congregazione
-fu riprovata in pieno concilio di Lione da Papa Gregorio X. Ed a
-ragione, e secondo il merito loro; perchè i Gabaoniti, che colle loro
-astuzie ingannarono i figli d'Israele, furono giudicati e condannati
-a perpetua schiavitù. Così questi guardiani di porci e di vacche
-tentarono di soppiantare i frati Minori e i Predicatori, campando, in
-un beato ozio e senza fatica, delle limosine di coloro, cui i Minori e
-i Predicatori avevano educato colle lunghe fatiche e coll'esempio. Di
-Gherardino Segalello pertanto, che fu il loro fondatore, è da sapere
-che voleva somigliare al figlio di Dio. Perciò si fece circoncidere
-contro l'insegnamento dell'Apostolo, che dice, ai Galati V. ecc. Così
-volle giacere in una culla avvolto tra le fasce, e suggere il latte
-dalle mammelle di una donna. Dopo si recò ad un castello, sulla via
-che da Parma va a Fornovo, chiamato Collecchio o Collecchiello, perchè
-appunto là, dopo la pianura, cominciano i colli; e di questo castello
-parleremo ancora a tempo opportuno. E stando in mezzo alla strada,
-colla sua semplicezza andava dicendo a chiare note a chi passava:
-Andate anche voi nella mia vigna. Chi lo conosceva lo giudicava pazzo,
-sapendo che ivi non aveva alcuna vigna; ma i montanari, che non lo
-conoscevano, entravano in una gran vigna, ch'egli additava colla mano
-stesa, e mangiavano uve che non erano di lui, credendo che l'invito
-venisse dal vero padrone della vigna. Un giorno avendo ricevuto
-ospitalità da una donnetta vedova, che aveva una bella ragazza nubile,
-diedele a credere che Dio gli avesse rivelato di dormire quella notte
-nudo con quella ragazza nuda, per far prova se avesse, o no, virtù
-bastante a mantenere il voto di castità. La madre acconsentì, e se
-ne tenne beata, e la ragazza non si rifiutò. Questo non insegnò il
-beato Giobbe, che dice nel 31.º ecc. Questo Gherardino Segalello
-rimase molti giorni solo per Parma senza trovar compagno. E portava il
-suo mantello avvolto attorno alle spalle, non parlava a nessuno, non
-salutava nessuno, credendo di adempire la parola di Dio, Luca X. ecc.
-E spesso pronunciava ad alta voce quella parola del Signore, dicendo:
-_Penitenzagite_, cioè fate penitenza, nè la sapeva dire come veramente
-suona: _Poenitentiam agite_. E così la pronunziarono in seguito molto
-tempo i suoi seguaci, che erano tutti campagnuoli e idioti. Se talvolta
-era invitato a pranzo, a cena, o ad ospitare presso alcuno, rispondeva
-sempre ambiguamente: O verrò, o non verrò. Il che era contrario a
-quella parola del Signore, Mattia V. ecc. Perciò quando egli veniva
-al convento de' frati Minori cercando se il tal frate fosse in casa,
-o no, il portinaio canzonando e sberteggiandolo, rispondeva: o c'è
-in convento, o non c'è. Questo modo di parlare non è conforme agli
-insegnamenti della grammatica, la quale vuole che la risposta si faccia
-precisa come richiede la domanda. Quando queste cose accadevano, i
-frati Minori di Parma avevano un inserviente di nome Roberto, che era
-un giovane disobbediente e protervo. E a proposito di tali qualità
-disse benissimo un tiranno: Questa genia di servi non si corregge
-che col supplizio. Quel Roberto pertanto, famiglio de' frati Minori,
-come vedremo in seguito, fu in qualche modo simile a Giuda Iscariota,
-che consegnò Cristo ai Giudei. Gherardino Segalello lo indusse ad
-abbandonare i frati Minori, e farsi suo compagno. Accettò il partito,
-e fu una fortuna per noi, chè, dopo, avemmo un famiglio assai buono.
-Ma, partendo dai frati Minori, portò via la coppa, il coltello e la
-tovaglia, che per uso suo aveva ricevuta dai frati. Andavano pertanto
-ambedue tutta la giornata co' loro mantelli girovagando per la città,
-ed i Parmigiani ne facevano le meraviglie. Quand'ecco che quasi tutto
-ad un tratto si moltiplicarono sino a trenta, e convenivano in una
-certa casa a mangiare e a dormire; e frate Roberto, che era stato
-famiglio de' frati Minori, era il loro provveditore. Ed i Parmigiani
-miei concittadini, uomini e donne, elargivano di buon grado e in
-maggior copia a loro che ai frati Minori e ai Predicatori, quantunque
-quelli non pregassero pe' loro benefattori, nè dicessero messa, nè
-predicassero, nè confessassero, nè dessero buoni consigli e buoni
-esempi; perchè erano ignoranti affatto, a tutto inetti, non avvezzi
-alle lotte dello spirito colla carne, e, per mancanza di abitudine,
-non potevano mostrare, camminando, quel dignitoso contegno d'incesso
-che hanno sempre i frati Minori e i Predicatori; ma erano puri e
-semplici guardiani di porci e di vacche. Si distinguevano soltanto per
-il loro girovagare in città a guardare le donne; il resto del tempo
-poltrivano senza far nulla, come dice l'Apostolo ecc. Colle quali
-parole l'Apostolo stesso dipinge la vita e il fare di coloro, che
-si spacciano per apostoli, e non sono che congreghe di Satana. Frate
-Roberto adunque era un ladro, e aveva ripostigli, ove, rubate le cose
-che si mandavano al convento, le riponeva. Dopo qualche tempo io ebbi
-a soggiornare a Faenza, ove egli pure abitava in casa di un certo
-frate della Penitenza, chiamato Glutto; e, il venerdì santo, all'ora
-in cui il figlio di Dio fu crocifisso, apostatò, si fece tagliare i
-capelli, radere la barba, e sposò una eremitessa. Queste cose io le
-aveva già udite raccontare, ma non le aveva volute credere prima di
-parlar seco. Interrogatonelo adunque, Roberto non negò d'aver fatto
-quanto s'andava dicendo. Io allora ne lo rimproverai fortemente; ed
-egli, scusandosene, cominciò a rivelare le colpe di quelli che si
-spacciavano per Apostoli. E prima di tutto disse che frate Gherardino
-Segalello, primo loro istitutore, non aveva mai voluto saperne del
-governo della loro congregazione, sebbene ne lo pregassero; e diceva
-loro che ciascuno operasse bene da sè; che chi lavora, lavora per sè,
-e ognuno riceverà mercede commisurata all'opera sua, ciascuno porterà
-il proprio fardello, e ciascuno darà ragione di se stesso a Dio. Perciò
-quella società, non avendo un capo, andò dispersa. In secondo luogo
-mi disse che, intorno al modo di regolarsi allo scopo di eleggersi
-un rettore, avevano consultato maestro Alberto da Parma, che era uno
-dei sette notai della Corte romana e che egli aveva rimessa la cosa
-all'Abbate del monastero de' Cisterciensi di Fontevivo nella diocesi
-di Parma; il quale se la sbrigò alla spiccia dicendo loro: Non fate
-conventi, non assembratevi in case, ma, come avevate cominciato, andate
-vagando pel mondo, portate i capelli lunghi, la barba intonsa, la
-testa nuda, mantello avvolto attorno le spalle, e cercate ospitalità
-giornaliera per le case. Il che fu causa della loro dispersione.
-In terzo luogo mi raccontò che Guido Putagio, mio concittadino,
-compagno ed amico, entrato nel loro Ordine, e veduto che Gherardino
-Segalello non voleva saperne del regime della comunità, ne assunse egli
-coraggiosamente l'incarico, e lo tenne molti anni........ Ma siccome
-in viaggio faceva sfoggio di troppa pompa, di molte cavalcature, di
-largo spendere e di lauti banchetti, come usano i Legati e Cardinali
-della Corte romana, dispiacque a suoi, e nominarono un altro Superiore,
-che fu frate Matteo, nella Marca d'Ancona. D'onde nacque rottura e
-lotta fra loro, perchè ognuno voleva presiedere a quelli di parte sua.
-Frate Guido Putagio diceva; Io ho assunto l'incarico del governo della
-comunità perchè mi è stato dato; e perciò non debbo abbandonarla. Si
-tenne pertanto tra loro una lunga discussione, e la finì che a Faenza
-si bastonarono reciprocamente gli apostoli di frate Matteo e gli
-apostoli di frate Guido Putagio, e fu uno scandalo per Faenza. Ivi io
-pure soggiornava allora, e posso quindi fare testimonianza di quanto
-accadde. E la causa di questo conflitto e delle bastonature fu questa.
-Frate Guido Putagio a Faenza dimorava presso una chiesuola limitrofa
-al giardino degli Albrighetti e degli Acarisii, e con lui erano
-pochissimi altri frati, e tra loro Gherardino Segalello. Pareva adunque
-ai frati della Marca che se avessero potuto avere tra loro Gherardino
-Segalello, primo loro fondatore, avrebbero avuto il sopravento, e
-perciò, sebbene non vi riuscissero, tentarono di rapirlo e trarlo nella
-Marca, d'onde avvenne che si bastonarono scambievolmente. Subito dopo
-venne da me frate Guido Putagio, e, gettandosi costernato a miei piedi,
-mi riferì il fatto, ed egli, che la conosceva, perchè l'aveva vista
-sino dalle origini, mi rifece la storia e mi espose la condizione del
-suo Ordine. E mi pregò di aiutarlo a svignarsela da Faenza, perchè
-temeva che i Faentini, gonfi di sdegno, d'un subito insorgessero e
-gli mettessero le mani addosso, sia pel tafferuglio suesposto, sia
-perchè aveva nel suo Ordine dei nemici e degli accusatori mordenti,
-sia finalmente perchè Rolando Putagio suo fratello consanguineo era
-Podestà di Bologna, e i Bolognesi erano già in marcia per avvicinarsi
-a Faenza ed assediarla; e mi disse che, se poteva uscirne incolume,
-aveva intenzione di entrare nell'Ordine dei Templari, perchè Gregorio
-10.º in pieno Concilio a Lione aveva soppresso l'Ordine degli Apostoli.
-E ciò che promise, mantenne. Quel frate Roberto poi, che era stato
-famiglio dei Minori, per iscusare la sua uscita dal convento, il
-suo fallo e la sua apostasia, aggiungeva che non s'era mai vincolato
-nè all'obbedienza nè alla castità; e perciò, a suo modo di vedere,
-era libero di prender moglie. Ed avendogli io osservato che non gli
-era lecito per nulla sposare un'eremitessa dedicatasi a Dio, che
-aveva molti anni vestito pubblicamente l'abito religioso, ed alle
-ragioni, per arrota, unendo esempi e pareri di autorevoli scrittori
-per convincerlo della sua follia e malignità........ Poi gli citai
-il fatto del Re Irtaco, che volle prender moglie Ifigenia, figlia del
-suo predecessore, nulla ostante che dall'Apostolo Matteo fosse stata
-dedicata al Signore, e fosse stata Badessa di più che duecento vergini;
-del qual fallo essa ne scontò la pena vendicatrice. Perocchè il Re
-fece uccidere l'Apostolo, che non gli aveva consentito il matrimonio
-con Ifigenia, e fece accendere un alto fuoco attorno al monastero,
-perchè essa colle altre vergini vi rimanesse dentro incenerita........
-In sesto luogo finalmente dimostrai a Roberto che tutti gli apostati,
-allontanandosi da Dio, finiscono di mala morte; e glielo provai tanto
-coll'esperienza, che, con fede non cieca, io ne ho veduta in altri,
-e da altri udito, quanto coll'autorità della Scrittura. Roberto,
-udendo tutte queste cose cominciò a dar segno di non tenere in niun
-conto...... Ma ritorniamo a Gherardino Segalello, che fu il fondatore
-dell'Ordine di cotestoro, che si spacciano per apostoli e non li sono,
-e paiono piuttosto una congrega di ribaldi stolti e bestiali, che
-vogliono papparsi il frutto della fatica e del sudore altrui senza
-essere utili in nulla a chi fa loro elemosina. Di fatti adunatisi da
-diverse parti vennero a far visita a frate Gherardino Segalello, come
-primo loro istitutore; e lo alzarono a cielo con tanti elogi, che egli
-stesso si ebbe a meravigliare di tanto plauso. E raccolti attorno a
-lui, null'altro dicevano se non che ben cento volte l'acclamarono ad
-alta voce: Padre, Padre, Padre. E dopo breve tempo di nuovo ripeterono:
-Padre, Padre, Padre; come que' fanciulli che vanno a lezione nelle
-scuole di grammatica, che ad intervalli ripetono, simultaneamente
-gridando, ciò che è stato insegnato dal maestro. Ed egli di tanto
-onore li ricambiò col cavarsi nudo, e far cavar nudi tutti loro......
-e perchè folleggiò in loro presenza, e feceli folleggiare anch'essi...
-Dopo ciò li mandò a mostrarsi al mondo; ed alcuni si avviarono verso
-la sede della Corte romana; altri a S. Giacomo; altri a S. Michele
-Arcangiolo; e taluni oltremare. Egli restò a Parma, d'onde era nativo,
-e vi fece molte mattezze. Perocchè svestì e gettò via il mantello, in
-cui s'avvolgeva, e si fece fare una sopraveste bianca, senza maniche,
-di filo grossolano, di cui vestitosi, pareva un ciarlatano anzi che
-un religioso. Aveva poi ai piedi le scarpe e alle mani i guanti. —
-Il suo parlare era scurrile, turpe, vacuo, osceno, futile e degno di
-scherno, più per fatuità che per malizia. Per la sua fatuità adunque
-e pel suo parlare osceno e insulso, pel suo giacere a letto nudo con
-donne nude per mettere a prova la resistenza della sua castità, Obizzo
-Vescovo di Parma, che fu nipote da parte di sorella di Papa Innocenzo
-IV, lo fece prendere, incarcerare e mettere a ceppi. Ma poi ne lo
-liberò e lo tenne seco in palazzo. E quando pranzava il vescovo, aveva
-anch'esso suo pranzo in una sala del palazzo alla bassa tavola, alla
-quale altri pure mangiavano a vista del Vescovo, e voleva buon vino
-e cibi delicati. E quando il Vescovo beveva vino nobile, esso gridava
-che ne voleva di quello; ed il Vescovo subito gliene mandava. Quando
-poi era pieno di buon vino e cibi delicati, faceva le pazzie. E il
-Vescovo di Parma, che era un uomo amante del sollazzo, per gli atti
-ed i motti di quello stolto rideva, chè lo reputava più un giocoliere
-fatuo ed insensato che un religioso. In questo tempo eravi anche un
-frate Minore, che aveva un nipote, che non era ancor giunto all'età
-della biforcazione della lettera pitagorica; e lo faceva istruire
-perchè entrasse poscia nell'Ordine de' Minori. Frattanto egli copiava
-per lo zio frate dei sermoni, de' quali quattro o cinque ne imparò
-a memoria sino alle virgole; ma non essendo stato ammesso subito
-all'Ordine, come desiderava, si fece inscrivere alla congregazione
-o piuttosto alla dispersione di coloro che si vantano apostoli e non
-li sono. E lo facevano predicare anche nelle chiese cattedrali que'
-sermoni che aveva imparato; e molti di quegli apostoli imponevano
-il silenzio mentre il giovanetto parlava al popolo accorso. In quel
-frattempo accadde che frate Bonaventura d'Iseo, che predicava a Ferrara
-nel convento dei Minori, vide una parte del suo uditorio alzarsi
-d'improvviso e correr via in fretta; e ne restò meravigliato; perocchè
-era un predicatore famoso e tutto grazia, onde di solito lo ascoltavano
-tanto volentieri che nessuno si moveva se non era terminata la predica.
-Onde egli domandò ad uno de' pochi rimasti, come mai gli altri si
-fossero affrettati a partire; e gli fu risposto che un giovinetto
-degli apostoli stava per fare una predica nella chiesa madre del beato
-Giorgio, ove il popolo ora si raguna, e perciò ognuno s'affretta per
-trovar posto. A cui rispose frate Bonaventura: «Veggo che avete l'animo
-in agitazione e preoccupato d'altro, perciò vi lascio subito tutti in
-libertà, chè predicherei invano se continuassi, dicendo la Scrittura
-ecc. Ma questo insegnare che fanno quegli apostoli cose che non sanno,
-e che per giunta non sanno nemmeno di non saperle, urta i nervi, e sono
-scempiaggini simili a quelle dei ciarlatani. Sarebbe ora veramente
-grande disgrazia se comparisse sulla terra l'Anticristo, perchè tra
-il popolo cristiano avrebbe troppi seguaci.» Ed aggiunse: «Il beato
-Giovanni nell'Apocalisse 11.º dice in persona del Signore: _Ed io
-darò a' miei due testimonii di profetizzare; e profetizzeranno 1260
-giorni, vestiti di sacchi._ Il che quantunque in primo e principale
-luogo si debba applicare ad Enoc e ad Elia, pure non ne pare disadatta
-l'interpretazione dell'Abbate Gioachimo, il quale con esuberanza
-di argomenti l'applicò a due Ordini di frati, cioè ai Minori e ai
-Predicatori, contro i quali, come egli dice, al tempo dell'Anticristo,
-insorgerà il popolo cristiano, e de' quali dice: «E gli abitanti della
-terra goderanno, e si gioconderanno, e si scambieranno reciprocamente
-i doni, perchè questi due profeti seminarono l'afflizione sopra
-coloro che abitano sulla terra.» La qual cosa l'Abbate Gioachimo,
-riferisce ai due Ordini prenominati, e aggiunge che deve avere suo
-adempimento all'epoca dell'Anticristo» E inoltre frate Bonaventura
-disse: «Veramente in voi si verifica quello che scrisse Seneca (?):
-Le mosche volano al miele, i lupi si gettano sui cadaveri, e le
-formiche corrono al frumento: Questa turba va in cerca della preda,
-non dell'uomo. L'Ecclesiastico 10º dice: _Guai alla terra che ha un
-fanciullo per Re._ Andate pur dunque da quel vostro fanciullo che
-desiderate d'ascoltare, e vi confessi de' vostri peccati.» Allora,
-licenziati da lui, se ne partirono subito a rapidi passi senza che
-l'uno aspettasse l'altro. Altra volta, soggiornava io allora a Ravenna,
-fecero predicare il sunnominato ragazzo nella Chiesa Orsiana[127], che
-è la chiesa arcivescovile di Ravenna, e fu sì affollato il concorso
-e la fretta d'arrivarvi de' cittadini d'ambo i sessi, che l'uno non
-aspettava l'altro. E una nobile matrona di quella terra, che era una
-devota dei frati Minori, donna Giulietta moglie di Guido Rizzuti da
-Polenta[128], si lamentò co' frati, perchè a pena aveva potuto trovare
-una compaesana, colla quale andare in compagnia; e la Chiesa Orsiana,
-quando vi giunse, era così piena zeppa, che dovette starsene fuori
-della porta. Eppure la chiesa cattedrale è tanto vasta, che ha quattro
-navate, oltre la maggiore in mezzo. Questi che si chiamano apostoli,
-conducevano anche attorno per le città questo fanciullo, e lo facevano
-predicare nelle chiese vescovili; e vi accorreva sempre gran folla di
-popolo d'ambo i sessi, e ne restavano altamente meravigliati, perchè i
-moderni si piacciono molto delle novità. Epperciò non è senza mistero
-che la chiesa tolleri che l'eletto de' fanciulli segga nel trono del
-Vescovo il dì degli Innocenti. L'Abbate Gioachimo....... Ma queste
-cose si addicono all'Ordine de' Minori e dei Predicatori, ne' quali
-entrano fanciulli iniziati alle lettere, nobili e di onesti costumi.
-Che poi cotesti apostoli non si trovino in istato di salute, possiamo
-provarlo con esuberanza di argomenti: Perchè dovrebbero obbedire
-al Papa..... Ma Papa Gregorio X, Piacentino, in pieno Concilio a
-Lione, soppresse, disperse e sradicò completamente la congregazione e
-l'Ordine, che costoro avevano cominciato a fondare, come anche quello
-de' Saccati, non volendo che stessero a carico del popolo cristiano
-tanti Ordini di mendicanti; trovando solo ragionevole che quelli, a
-cui ordinò Iddio di vivere del Vangelo, perchè annunziano il Vangelo,
-abbiano a vivere del Vangelo stesso. I Saccati veramente obbedirono
-al Sommo Pontefice; e perciò vanno lodati e commendati, perchè possono
-benissimo cercare la salute dell'anime loro entrando in altri Ordini,
-od anche permanendo nell'Ordine loro, purchè, attenendosi puramente
-a quanto è loro permesso, non facciano nuove vestizioni, e così
-gradatamente si riducano al nulla, e vengano meno da sè stessi. Ma
-quegli stolti, bestiali e idioti, che si chiamano apostoli, non sono
-punto disposti ad obbedire. Anzi preparano vestiari conformi al loro
-abito, e li stendono in mostra, in disparte, ma sotto gli occhi di
-coloro che vorrebbero essere ammessi all'Ordine, e dicono loro: Noi
-non osiamo invitarvi perchè ne è proibito, ma non è proibito a voi
-d'entrare, e perciò fate pur quel che vi aggrada. E così crebbero e si
-moltiplicarono innumerevolmente; nè quietano, nè si ristaranno dalla
-loro stoltizia, finchè non sorga qualche Pontefice, che, fiammante di
-sdegno contro di loro, non cancelli perfino la loro memoria di sotto
-il cielo. Perocchè si deve obbedire ai Sommi Pontefici della Corte
-romana, perchè il Signore dice in Luca X. ecc. La seconda ragione è
-che alcuni di loro non mantengono la castità, a cui sono tenuti tutti
-i religiosi. Fidenti nell'autorità degli Apostoli, e credendo di
-essere Apostoli anch'essi menavano seco donna Tripia, sorella di frate
-Guido Putagio, che fu molti anni loro Prefettessa, e così molte altre
-donne, che furono la causa della ruina del loro Ordine. Terza ragione
-è che eglino, o almeno alcuni di loro, vendono le casette, gli orti,
-i campi, la vigna, e ne portano seco i fiorini d'oro........ Sono
-acefali; e alcuni di loro vanno isolati, senza disciplina, senza guida.
-(Però in un certo castello di Puglia, ove i contadini s'arrogarono di
-proclamarsi tutti capitani e buona gente, furono poi messi in fuga
-da un barone di Francia, che si recava alla Corte dell'Imperatore.
-Essi volevano che pagasse un pedaggio, e l'avrebbe anche pagato se
-avesse trovato il loro capo.) Poichè lasciano il mestiere, a cui sono
-adatti, quello cioè di guardiani delle vacche e de' porci, e il lavoro
-della terra. Debbono adunque ridar di piglio alla vanga e voltare la
-terra, la quale è vasta e manca di braccia a coltivarla..... Io era
-già arrivato al punto di biforcazione della lettera pitagorica, e
-aveva già compiuto il terzo lustro, cioè aveva percorso il circolo di
-un'indizione, e già sin dalla culla avevan cominciato ad insegnarmi
-e a pestarmi in capo la grammatica, quando entrai nell'Ordine de'
-frati Minori, e subito nel mio noviziato, nella Marca d'Ancona, nel
-convento di Fano, ebbi maestro di Teologia frate Umile da Milano, che
-aveva studiato alla scuola di frate Aimone a Bologna. Il quale frate
-Aimone poi, che era Inglese, già vecchio, fu fatto Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori e lo restò sino alla morte, cioè tre anni. E, il
-primo anno ch'io entrai nell'Ordine, ho udito spiegare nella scuola di
-teologia i libri di Isaia e di Matteo, e l'interprete ne era il detto
-frate Umile; e d'allora in poi non desistetti mai dallo studiare ed
-essere uditore nelle scuole. E come i Giudei dissero a Cristo, Giovanni
-2.º. In quarantasei anni è stato edificato questo tempio, così posso
-dir io, che oggi venerdì, giorno di S. Gilberto, in cui scrivo queste
-cose, sono appunto quarantasei anni che sono entrato nell'Ordine de'
-frati Minori, e corre l'anno 1284. E non cessai più di studiare; eppure
-nemmen così ho potuto raggiungere la scienza de' miei maggiori......
-Dell'ignoranza de' sapienti di questo mondo...... Una prova ne hai
-in Gherardo Rozzi, il quale predisse che avrebbero avuto prospera la
-fortuna quelli che erano andati a Colorno, perchè vi erano entrati
-sotto il segno dello Scorpione. Ma era in errore, perchè vi entrarono
-il giorno di S. Domenico, quando il sole non è in iscorpione; e poi
-ne furono subito espulsi. Che se poi si riferisca non al sole, ma alla
-luna, allora disse vero che entrarono in Colorno sotto il segno dello
-Scorpione; perchè la luna due giorni e più per mese si trova sotto
-ciascun segno dello zodiaco. Tuttavia si potrebbe ancor sostenere che
-ha errato per tre ragioni: La prima è, come lo prova il fatto, che
-ne furono subito espulsi; la seconda è che lo scorpione è un animale
-retrogrado, e quindi doveva segnare un pronostico sinistro; la terza
-perchè il Signore dice in Isaia 44º: _Io sono il Signore ec. che
-annullo i segni de' bugiardi, e fo impazzare gli indovini_............
-Il che intendeva di fare Papa Gregorio 10.º che in pieno Concilio a
-Lione soppresse e riprovò la congrega degli apostoli; ma la debolezza
-e la pigrizia dei Vescovi li lascia vagare pel mondo senza che portino
-alcun frutto a nessuno. Così, non perchè esista ancora la corporazione
-di Gherardino Segalello, ma anche dopo che è stata dispersa, vi sono
-tali che si danno a predicare, i quali se appartenessero all'Ordine
-dei frati Minori, appena si permetterebbe che servissero a tavola, e
-lavassero le stoviglie, o andassero per pane da porta a porta........
-Perocchè non è ragionevole il loro ossequio, accontentandosi di una
-sola tonaca, e credendo che ciò sia loro comandato da Dio. Ma realmente
-sbagliano quegli apostoli, perchè quando il Signore dice: _Nè abbiate
-due tonache_, condanna il superfluo, non proibisce il necessario, nè
-ce ne priva. È chiaro dunque da quanto s'è detto, che quando il Signore
-disse ecc. non volle inteso letteralmente che l'uomo, che n'ha bisogno,
-non potesse averne più d'una, sia per il bucato, sia per ripararsi dal
-freddo....... Si dice, ed è vero, anzi è cosa onnimamente superflua,
-che il patriarca di Aquileia, il primo dì di quaresima, fa servire
-alla sua mensa quaranta pietanze, cioè qualità diverse di camangiari, e
-così via via, giorno per giorno, sino al sabbato santo, ne fa diminuire
-l'imbandigione di una ogni giorno, e dice che lo fa per onore e gloria
-del suo patriarcato. È chiaro dunque che gli apostoli di Gherardino
-Segalello sono stolti, contentandosi di una sola tonaca, ed esponendosi
-a pericolo di freddo, di malattie, ed anche di morte. Così pure con una
-sola tonaca, che usano, si insudiciano per immondizie, o di pidocchi,
-che non possono scuotere, o di sudore, o di polvere, e mandano fetore,
-non potendola nè lavare, nè sbattere senza restar nudi. Onde un giorno
-disse, scherzando, una donnetta a due frati Minori: Sappiate che ho
-un apostolo nudo nel mio letto, e vi starà fino a che sia asciutta la
-tonaca che gli ho lavata. Udendo ciò i frati Minori si risero della
-leggerezza della donna, e della stoltezza dell'apostolo. L'Apostolo
-dice ai Galati 6.º: _Colui che è ammaestrato nella parola, faccia
-parte d'ogni suo bene a colui che l'ammaestra._ E significa che, chi è
-ammaestrato deve mettere il mastro a parte di tutti i suoi beni.
-
-La qual cosa si fa in Francia, ove, quando io vi era, i preti mi
-dissero che di tutti i beni dei loro parocchiani riscuotono la decima,
-sin anche degli agnelli e dei polli. Tuttavia saviamente agiva frate
-Boncompagno da Prato dell'Ordine dei Minori, che era sacerdote,
-predicatore, buon chierico e letterato e uomo dedito alle cose
-spirituali. Quando io seco abitai nel convento di Pisa, ove ogni anno
-ciascun frate riceveva due tonache nuove di panno di garbo[129], egli
-non volevano che una, e quella vecchia. Ed avendolo io interrogato,
-perchè così facesse, mi rispose: Frate Salimbene, l'Apostolo dice ecc;
-e appena per questa io potrò ricambiarne Iddio. Ma tra gli apostoli
-di Gherardino Segalello si trovano ribaldi, seduttori, ingannatori,
-ladroni, fornicatori, che fanno turpissime cose colle donne e sin co'
-fanciulli, poi ritornano al loro covile di ribaldi. Quale giudizio
-adunque cadrà su alcuni chierici del nostro tempo che non predicano
-il vangelo, e vivono oziosi del pane dell'altare? Non faticano come
-i campagnuoli, non si battono come i militari, non annunziano il
-Vangelo, come debbono fare i chierici, e, siccome non serbano ordine
-alcuno, andranno là _ove nessun ordine_ ecc. Il Segalello pertanto
-non deve osare di intromettersi nelle cose che spettano ai due Ordini,
-dei Minori cioè e dei Predicatori, i quali sono adombrati da Geremia
-sotto il titolo di pescatori e di cacciatori....... Salva l'esposizione
-dell'Abbate Gioachimo, ch'io da molti anni non ho letta. Cacciatori
-sono i Predicatori, principalmente oltremare, quantunque altrettanto
-faccia anche l'altro Ordine. Essendo che in Italia se ne escusano se
-non escono dalle città, ove abitano i cavalieri, i nobili, i potenti,
-mentre nelle ville e per le castella hanno romitaggi, ove dimorano
-frati Minori e possono bastare al bisogno de' secolari. L'Ordine del
-beato Francesco è simboleggiato dai parvoli, che quando si avvicinavano
-a Gesù Cristo, i discepoli li sgridavano. Così ne' primi tempi alcuni
-Cardinali non erano favorevoli alla istituzione di quest'Ordine. Ma
-come Gesù aveva detto ai discepoli, il Sommo Pontefice Innocenzo III
-disse ai Cardinali: _Lasciateli venire da me questi parvoli, e non
-vogliate impedirneli; di loro è il regno de' cieli._ Queste parole
-pronunciò Innocenzo III, dopo che ebbe avuta una visione mostratagli
-da Dio, nella quale vedeva la chiesa di Laterano minacciare ruina
-per vetustà, e che, un poverello umile e spregiato, miracolosamente
-la puntellava che non ruinasse. E la Scrittura nel Nuovo Testamento
-aggiunge: _Poi che ebbe su loro stese le mani, partì._ E fu perciò che
-allora Innocenzo III ordinò chierici que' dodici che il beato Francesco
-aveva condotti seco al cospetto del Papa, il quale ne confermò la
-Regola e l'Ordine, e conferì loro il ministero della predicazione
-(correva l'anno 1207); dopo di che tanto i Cardinali della Corte
-romana, quanto i Sommi Pontefici predilessero sempre l'Ordine del
-beato Francesco, riconoscendo e vedendo a prova che i frati Minori
-erano utili alla Chiesa e alla salvezza del mondo ......... Intorno
-al peccato di superbia del primo padre Adamo....... Parimente un tale
-disse:
-
- O lasso me, ke fu' temptato,
- Com fo Adam nel paradhiso,
- Chi volse plu ke nò i fo dato,
- Perdè lo bene o' era miso.
- Perzò ne prego ogne amadhore,
- Ke no alze tanto lo core
- Ke cadha interra e sia damnato ecc.
-
-Altri ancora disse:
-
- Boni suno li spareci e li funze,
- E mejo sun le pècor ki le munze.
- Ki ponze troppo ad alto e no' li zunze,
- Kade in terra, e tutto se dezunze.
-
-Nè alcunchè di buono so vedere negli apostoli di Segalello tranne
-la foggia esteriore dell'abito, che sembrano portare uniforme a
-quello degli Apostoli, secondo la tradizione che i pittori, da
-Cristo sino a noi, hanno mantenuta viva, rappresentando sempre
-gli Apostoli del Nazareno co' capelli lunghi, con barba intonsa,
-e mantello avvolto attorno alle spalle. Poi di buono si può notare
-in loro che cominciarono a comparire circa l'anno 1260, quando in
-Italia ebbe luogo la divozione delle flagellazioni, anno, in cui,
-al dire de' Gioachimiti, cominciò il regno dello Spirito Santo, che
-nel terzo stadio del mondo, per mezzo de' monaci, doveva raffigurare
-una specie particolare di mistero, come in seguito spiegheremo più
-diffusamente[130]. Mi fa meraviglia però che l'Abbate Gioachimo non
-abbia fatta, da quanto pare, menzione alcuna di questi apostoli ne'
-suoi scritti, come fece dell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori,
-che, deducendolo da molti simboli del Vecchio Testamento, predisse,
-molto prima che sorgesse, la istituzione de' loro Ordini; come più
-volte, e chiaramente, dimostrai in questa cronaca, e in un'altra, e in
-una terza, e in una quarta, non che in un trattato che scrissi sopra
-Eliseo. Laonde la istituzione di questi apostoli mi diventa molto
-sospetta e spregevole; chè se fossero stati mandati da Dio, l'Abbate
-Gioachimo ne avrebbe sicuramente parlato. Perocchè nel libro _Delle
-figure_, come ho letto assai volte, designa come futuri sette Ordini
-dopo la venuta dell'Anticristo, de' quali niuno è apparso ancora
-al mondo; e si riconoscerebbe facilmente, perchè egli ce ne dipinge
-il modo di vestire, di conversare, e di digiunare. Ma ritorniamo a
-frate Ugo Provenzale dell'Ordine dei Minori, uno dei più illustri
-chierici del mondo, tutto dedito alle cose dello spirito, predicatore
-famoso, Gioachimita fanatico, e così seguitiamo quello che resta da
-dirne. L'anno 1248 trovandomi io in Provenza a Castel Jeres, ove i
-Saccati esordirono la loro costituzione, e dove soggiornava frate Ugo,
-imparai da lui tutto quello che egli sapeva dell'interpretazione fatta
-dall'Abbate Gioachimo sui quattro Evangelisti, e dopo andai ad Aix,
-ove dimorai nel convento de' frati Minori, e scrissi coll'aiuto del
-mio compagno l'esposizione della dottrina dell'Abbate Gioachimo per
-il Ministro Generale frate Giovanni da Parma, Gioachimita anch'esso
-passionatissimo. Aix è città arcivescovile, sanissima, molto fertile di
-frumento, a quindici miglia da Marsiglia, ove fu primo Arcivescovo S.
-Massimino, uno de' settantadue discepoli di Cristo. Qui condusse seco
-Marta e Maria Maddalena e Lazzaro, quando fu di ritorno da oltremare
-espulso dai Giudei in odio a Cristo, e posto su d'una nave senza vele
-e senza remi. Ma per volere divino approdarono a Marsiglia, dove in
-seguito, Lazzaro, ch'era risuscitato da morte per miracolo di Dio, fu
-fatto Vescovo, e scrisse un libro intorno alle _Pene dell'inferno_,
-quali egli le aveva vedute coi propri occhi; ma quando io andai a
-Marsiglia e cercai di quel libro, seppi che per incuria del custode
-della chiesa era restato preda di un incendio. Parimente S. Massimino
-aveva condotto seco il beato Cedonico, che era un cieco nato, a cui
-Iddio aveva dato la vista, onde i discepoli dissero a Gesù Cristo:
-_Maestro, chi peccò, costui o i suoi genitori, onde nacque cieco?_
-Aveva anche Massimino in sua compagnia Marcella, fantesca di Marta,
-che fu la donna, che quando Gesù predicava, sclamò in mezzo al popolo
-affollato: _Beato il ventre_ ecc. Questa Marcella, fantesca di Marta,
-ne scrisse poi la vita, e andata a Vienna, vi predicò il Vangelo
-di Cristo, e volò alla pace eterna dieci anni dopo che Marta s'era
-addormentata nel Signore. Nella città di Aix ebbe sede, il più del
-suo tempo, il Conte di Provenza, padre della Regina d'Inghilterra, e
-della Regina di Francia, moglie di Lodovico, che andò oltremare due
-volte; e vi dimorava, tanto perchè la città era sanissima, quanto per
-devozione a San Massimino, che n'era stato il primo Arcivescovo. Quivi
-il Conte morì, e fu sepolto fuori di città in una piccola chiesetta,
-e deposto in un bellissimo e magnifico sarcofago, ch'io ho visto co'
-miei occhi, fatto fare da sua figlia la Regina di Francia. Desiderava
-vivamente d'essere sepolto nella chiesa de' frati Minori; ma i frati
-non consentirono, perchè in quel tempo non ammettevano nella loro
-chiesa sepoltura d'estranei all'Ordine, sia per evitare i disturbi,
-sia per non avere controversie col clero secolare. E per questi motivi
-non vollero sepolta in una loro chiesa nemmeno S. Elisabetta. Avendo
-io dunque terminato di scrivere il lavoro che aveva intrapreso, e
-che aveva durato sette mesi di fatica, sopravvenne il settembre,
-circa il giorno dell'Esaltazione della Croce, quando frate Raimondo
-Ministro Provinciale di Provenza, mi scrisse di andare ad incontrare
-il Ministro Generale, che veniva di Francia dopo avere visitato
-l'Inghilterra, la Francia e la Borgogna, e voleva anche fare una
-visita in Ispagna. Lo stesso invito ricevette per lettera anche frate
-Ugo, e lo trovammo a Tarascon, ove è il corpo di S. Marta, ed ove la
-Contessa madre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra
-soleva per lo più dimorare. E andammo col Ministro Generale a visitare
-il corpo di S. Marta, ed eravamo dodici frati oltre il Generale; ed i
-Canonici ci offersero a baciare un braccio della Santa. Operandosi a
-quella tomba in antico moltissimi miracoli, Clodoveo Re dei Franchi,
-fattosi cristiano per battesimo ricevuto da San Remigio, una volta che
-soffriva di grave mal di reni venne alla tomba della Santa, e ne guarì
-completamente; epperciò ne dotò la chiesa di tre miglia di terreno
-all'ingiro, di quà e di là dal Rodano, donando tutto, terre, ville e
-castella, e rese quel territorio libero ed indipendente. Nel convento
-de' frati Minori di questo castello, una sera, dopo che si era recitata
-compieta coll'intervento del Generale, e che erano già stati in quella
-casa designati i letti a tutti per dormire, compreso il Generale
-stesso, questi uscì per andare a pregare nel chiostro. Intanto i frati
-forestieri, per rispetto, si astennero dall'andare a letto, aspettando
-che prima ritornasse e si coricasse il Generale. Ma io, accortomi
-della loro irrequietudine pel troppo ritardo, e de' loro brontolamenti,
-perchè avevano bisogno di riposare, e anche coricandosi non avrebbero
-potuto dormire perchè i locali, in aspettazione del Generale, erano
-illuminati da un cero, andai dal Generale, che era mio famigliare
-ed intimo amico, e inoltre mio concittadino e parente dei parenti, e
-lo trovai nel chiostro che pregava, e gli dissi: Padre, i forestieri
-stanchi dalla fatica del viaggio avrebbero bisogno di riposare, ma per
-rispetto vostro non vogliono coricarsi ne' letti loro, se prima voi
-non v'adagiate nel vostro. Ed egli rispose: Va a dir loro da parte mia
-che se ne dormano pure colla benedizione di Dio; e così fecero. Ma a
-me parve volere la convenienza di aspettare il Generale per indicargli
-il suo letto; e, ritornato egli dalla preghiera, gli dissi: Padre,
-questo è il vostro letto, che per voi è stato allestito. E dissemi:
-Figlio, in questo letto che mi additi, potrebbe dormire un Papa; frate
-Giovanni da Parma non dormirà punto in questo letto, e si coricò in
-quello ch'era stato designato per me. Allora io ripigliai: Padre, ve lo
-perdoni Iddio, che mi toglieste quel letto dove sperava di dormire io,
-perchè era stato assegnato a me. Ed egli di rimando: Dormi, dormi tu in
-quel letto papale. Ed avendolo io a sua imitazione ricusato, conchiuse:
-Voglio che tu ti corichi lì, e te lo comando; e mi convenne obbedire.
-All'indomani arrivò il Guardiano di Beaucaire, che abitava sull'altra
-sponda del Rodano in Beaucaire, nobilissimo castello, pregando il
-Generale di andare, quando fosse spedito da Tarascon, a visitare con
-tutto il suo seguito que' suoi figli che abitavano a Beaucaire. E
-così fece. Intanto che eravamo là, arrivarono dall'Inghilterra due
-frati, cioè frate Stefano lettore, che ancor garzoncello era entrato
-nell'Ordine del beato Francesco, ed era bell'uomo, tutto consacrato
-alle cose spirituali, letterato, prudentissimo ne' consigli, sempre
-pronto a predicare al clero, ed aveva bonissimi scritti di frate Adamo
-da Marisco, di cui col mezzo del detto Stefano, potei udire una lezione
-sul Genesi. A costui frate Giovanni da Parma aveva promesso che,
-terminata la visita dell'Inghilterra, l'avrebbe per sua consolazione
-mandato lettore a Roma. Il suo compagno era un altro Inglese, frate
-Iocelino, bell'uomo anch'esso, letterato e tutto dedito alle cose
-dello spirito. Poi arrivarono altri due frati a pregare il Generale
-che provvedesse il convento di Genova di un dotto lettore. I frati
-venuti da Genova erano frate Enrico di Bobbio cantore del convento
-di Genova, e da madre, zio di frate Guglielmo, che fu poi lettore
-e Ministro; dell'altro non mi ricorda il nome. Eglino caldamente
-pregarono il Generale che per amore di Dio esaudisse i frati del
-convento di Genova, non che frate Nantelino loro Ministro Provinciale.
-E subito il Generale, che sapeva in poco tempo spedir molte cose,
-che era uomo pieno di senno, e aveva sempre in pronto un giudizio
-pesato, disse a frate Stefano: Ecco una lettera, colla quale i frati
-del convento di Genova mi supplicano di provvedere loro un dotto
-lettore; se vi piacesse di andare lettore colà, se l'avrebbero per
-un regalo; io poi, quando verrò là, vi manderò a Roma. A cui frate
-Stefano rispose: Di buon grado e con mia consolazione sono pronto ad
-obbedirvi. E il Generale di rimando: Sia tu benedetto o figlio; hai
-fatto buona risposta. Andrai dunque con questi frati, che ti avranno
-per molto raccomandato; e così fu. Dopo ciò lasciammo Beaucaire,
-discendemmo pel Rodano ad Arles, che è poco lontana da Tarascon; e
-que' frati si rallegrarono dell'arrivo del Generale, perchè era uomo
-molto esemplare ed edificante. Un giorno trovandosi il Generale da
-solo, mi appressai a lui, ed ecco sorvenire il mio compagno, frate
-Giovannino dalle Olle Parmigiano, e dire al Ministro: Padre, fate
-in modo che io e frate Salimbene possiamo avere l'aureola. A questa
-domanda il Generale si mise a ridere, e disse al mio compagno: E come
-posso fare che abbiate l'aureola? E frate Giovannino rispose; Dando a
-noi l'ufficio di predicatori. Allora frate Giovanni Ministro Generale
-soggiunse recisamente. Foste anche miei fratelli, non l'avreste
-giammai senza prova d'esame. A questo punto presi la parola, e in
-presenza del Ministro dissi al mio compagno: Vanne, vanne colla tua
-aureola; io l'ebbi già l'ufficio di predicatore l'anno passato a Lione
-da Innocenzo IV; e lo dovrei riavere ora da frate Giovannino da S.
-Lazzaro?[131]. Mi basta averlo ricevuto da chi aveva l'autorità suprema
-di conferirmelo. Or debbo dire che frate Giovanni si chiamava maestro
-Giovannino quando da secolare insegnava logica, e si appellava anche
-da S. Lazzaro, perchè da bambino fu allevato in una casa posta in S.
-Lazzaro, presso Parma, da uno zio paterno, che era sacerdote, ed era
-custode di un Oratorio di S. Lazzaro, e che a sue spese mantenne a
-studio questo nipote. Ma accadde che questo ragazzo si malò a morte,
-come ne pareva a quelli che l'assistevano; ed un giorno, confortatosi
-in Dio, disse a udita dei presenti: _Il Signore mi ha colpito col suo
-castigo, e non mi ha messo nelle mani della morte; no, non morrò,
-ma camperò e narrerò le opere del Signore_. Ciò detto, tosto il
-fanciullo si alzò sano, e cominciò a studiare con grande ardore, e
-camminò fortissimamente nelle vie del Signore, finchè si fece frate
-Minore; e da allora crebbe sempre maggiormente di virtù in virtù,
-e ogni dì più si fortificava nella pienezza della sapienza e della
-grazia di Dio. Era di statura mezzana, che tenea però più al basso
-che all'alto; aveva belle forme in tutto il corpo, ben complesso,
-sano e forte a sostenere le fatiche de' viaggi e dello studio; aveva
-volto grazioso, angelico, sempre giocondo; carattere largo, liberale,
-cortese, caritatevole, umile, mansueto, benigno, paziente, divoto
-a Dio, sempre in preghiere, pio, clemente, compassionevole. Diceva
-messa ogni dì, e tanto divotamente, che coloro che l'ascoltavano ne
-ricevevano sempre qualche grazia. Predicava così bene e con tanto fuoco
-sì al clero che al popolo che in molti dell'uditorio, e l'ho visto io
-più volte, provocava le lagrime; aveva la parola facondissima, sempre
-giusta; possedeva scienza profonda, giacchè era buon grammatico, e
-nel secolo, era stato distinto maestro di logica, e nell'Ordine de'
-frati Minori, teologo e dissertatore insigne. Insegnò sentenze a
-Parigi, e fu molti anni lettore nel convento di Bologna e di Napoli.
-Quando passava da Roma i frati lo facevano ogni volta o predicare,
-o disputare davanti ai Cardinali, perchè era da loro riputato gran
-filosofo. Era specchio ed esempio a quanti lo guardavano, perchè
-tutta la sua vita splendeva come un luminare di onestà, di santità,
-di buoni, anzi perfetti costumi. Caro a Dio e agli uomini conosceva
-bene la musica, e cantava benissimo. Non ho mai visto un tanto rapido
-scrittore, e così bello scultore della verità, e con un carattere
-facilissimo a leggersi. Quando n'aveva impegno, fu nelle sue lettere
-nobilissimo modello di stile forbito e sentenzioso. Fu il primo
-Ministro Generale, che cominciò a girare attorno per visitare tutte
-le provincie dell'Ordine; cosa per lo innanzi insolita, tranne che
-frate Aimone una volta andò in Inghilterra, d'onde era nativo. E
-quando frate Buonagrazia volle pure visitare tutto l'Ordine, seguendo
-l'esempio di frate Giovanni da Parma, non potè durarne la fatica, e
-prima della fine del quarto mese del suo ministero, malatosi a morte,
-cessò di vivere in Avignone. Con pure frate Giovanni da Parma fu il
-primo Ministro Generale, che ammettesse i devoti e le devote dei frati
-Minori ai benefici dell'Ordine, rilasciando loro lettere segnate dal
-suo sigillo di Generale, per le quali molti si fecero devoti a Dio e
-all'Ordine del beato Francesco; e forse questa concessione servì a loro
-come occasione di abbandonare il peccato, e di convertirsi a Dio, tanto
-per effetto della loro devozione, quanto anche delle preghiere che i
-frati facevano per loro; perocchè come dice Agostino: _È impossibile
-che non siano esaudite le preghiere dei molti_. La lettera, che loro
-dava era la seguente, colla sola differenza del nome delle persone:
-«Ai dilettissimi in Cristo amici e divoti dei frati Minori Giacomo
-dei Bussoli, donna Mabilia sua moglie, nonchè ad Angelica amatissima
-loro figlia, frate Giovanni Ministro Generale e servo dell'Ordine
-de' Minori augura salute e pace sempiterna in Dio. Accogliendo con
-sincero affetto di carità la divozione che avete all'Ordine nostro, e
-che conobbi per mezzo di una pia relazione de' frati, e desiderando
-di ricambiarvi dell'amore vostro verso di noi, io vi ammetto a
-partecipare di tutti i singoli suffragi della nostra Religione tanto
-in vita che in morte, e in virtù della presente lettera, vi concedo la
-compartecipazione piena a tutti i beni, che la clemenza del Redentore
-si degnerà di operare per mezzo de' nostri frati in qualunque parte
-del mondo sia che dimorino. Iddio vi conservi sempre sani. Data
-a Ferrara 6 settembre 1254». E si noti che non voleva rilasciare
-questa lettera se non a chi la domandava, e a chi domandandola, fosse
-riconosciuto veramente divoto a Dio, o uno de' principali benefattori
-dell'Ordine, o che almeno avesse disposizione a diventarlo. Frate
-Giovanni da Parma diede anche licenza a frate Bonaventura da Bagnorea
-di far scuola a Parigi, quantunque non l'avesse mai fatta altrove,
-perchè era semplice baccelliere, non per anco dottore. E fu allora
-che frate Bonaventura scrisse le sue lezioni sul Vangelo di S. Luca,
-che sono bellissime e sapientissime; e compose quattro libri sopra _Le
-Sentenze_, che anche oggi sono riputati di singolare utilità (volgeva
-allora l'anno 1248, ed ora corre l'anno 1284); dettò eziandio in
-seguito molti altri libri, che vanno per le mani di molte persone. E
-quando maestro Guglielmo da Santo Amore provocò l'ira dell'Università
-di Parigi contro l'Ordine de' Frati Minori e de' Predicatori, frate
-Giovanni da Parma Ministro Generale, convocata l'Università a piena
-adunanza, parlò agli scolari e ai Professori, e, tenuto loro uno
-splendidissimo sermone utile e divoto, in fine disse: «Questi, che è
-il Re dei Re, è il celeste agricoltore; il suo giardino è la Chiesa,
-o la Religione del beato Francesco. Ricevette da voi il seme di una
-pianta, perchè voi siete maestri e padroni nostri, e da voi imparammo
-la scienza, e noi dì e notte ve ne ricambiamo il beneficio, e siamo
-pronti a ricambiarvene sempre, sia pregando per voi, sia predicando,
-sia curando in ogni maniera l'utilità delle anime vostre. Laonde se
-volete pure schiantarla questa vostra pianta, schiantatela pure, se
-per avventura non si opponga colui che dice ecc. Io sono il Ministro
-Generale de' frati Minori, sebbene indegno, impari all'altezza di tanto
-ufficio, e mio malgrado. Voi siete i padroni e maestri nostri. Noi
-vostri servi, figli e discepoli; e se qualche cosa sappiamo, a voi ne
-dobbiamo riconoscenza. Eccoci: Io sottopongo me stesso, e questi frati
-miei dipendenti, alla vostra disciplina e al castigo, che ne vorrete
-infliggere. Eccoci, siamo nelle vostre mani; fate di noi quel che ve ne
-pare buono e giusto». Udite queste parole, tutti le accolsero bene e
-le acclamarono, e si calmò quello spirito, che s'era sollevato contro
-i frati; e si alzò uno che aveva ufficio di rispondere per tutti, e
-disse al Ministro Generale: Benedetto che tu sia, e benedetto che sia
-la tua eloquenza. La Religione del beato Francesco, che è professata
-dai frati Minori, è buon seme seminato nel campo della Chiesa. È
-maligno uomo chiunque s'adopera a distruggere questa Religione; come
-fece frate Guglielmo da Santo Amore, che scrisse un opuscolo, in cui
-sosteneva che tutti i religiosi e i predicatori della parola di Dio,
-che vivono accattando limosina, non possono salvarsi, e distolse
-molti dall'entrare nell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori.
-Ma in seguito Papa Alessandro IV ne riprovò e condannò l'opuscolo;
-e S. Lodovico Re di Francia, di buona memoria, fece irrevocabilmente
-espellere da Parigi Guglielmo da Santo Amore, perchè seminò la calunnia
-sopra gli innocenti. Tutte le suddescritte cose io le ho sapute da
-maestro Benedetto di Faenza, dottore di scienze fisiche, che era
-presente, e le ebbe udite, perchè si trovava a Parigi, ove fu molti
-anni a studio, e amava e lodava frate Giovanni da Parma. Altra volta i
-Ministri e i custodi adunati in Capitolo generale a Metz, proposero a
-frate Giovanni di riformare la loro Regola aggiungendo nuovi articoli
-allo Statuto. E frate Giovanni rispose loro: Non moltiplichiamo gli
-articoli della nostra Costituzione, ma osserviamo piuttosto fedelmente
-quelli che vi sono. Sappiate che i poveri fraticelli si lamentano
-della moltiplicità delle vostre leggi, che imponete loro sul collo;
-ma voi, che le fate, non le volete osservare, ed essi guardano più
-alle opere che alle parole dei Superiori. Vi sia maestra la storia,
-nella quale non si legge mai che Giulio Cesare abbia detto alle sue
-legioni: Andate, pugnate: ma diceva: Andiamo e combattiamo. Quindi,
-decamparono in questo Capitolo dalle proposte riforme. Tuttavia
-frate Giovanni Ministro Generale scrisse una circolare che inviò ad
-ogni convento dell'Ordine, colla quale comandava che tutti i frati
-uniformemente adempiessero agli uffici ecclesiastici secondo la
-rubrica dell'Ordinario; il che prima non si faceva; perchè se avevano
-nel convento di buon mattino qualche messa da morto, in alcuni luoghi
-s'accontentavan di quella; e l'altra che correva in quel giorno, fosse
-pur anche della domenica, o di altra festa, la rimandavano sino a
-circa l'ora di terza; e molte altre cose si facevano, come ho visto coi
-miei occhi, or contro la rubrica, ora estranee alla rubrica stessa; le
-quali per opera del Padre nostro Ministro Generale frate Giovanni da
-Parma sono state in meglio riformate. Egli, a cagione della dottrina
-dell'Abbate Gioachimo, alla quale era troppo attaccato, venne in odio
-a certi Ministri, a Papa Alessandro IV, e a Papa Nicolò III; i quali
-Papi, quand'eran Cardinali furono governatori, protettori e censori
-dell'Ordine, e allora lo amavano come sè stessi per la sua scienza
-e santità di vita. Onde, dopo lungo tempo, Giovanni Gaetani, che era
-Papa Nicolò III, lo prese per mano un giorno, e conducendolo qua e là
-per le sale del palazzo, gli disse: Essendo tu uomo di gran senno,
-non sarebbe meglio per te e per l'Ordine a cui appartieni, che tu
-fossi qui con noi a Corte, anzichè seguire la dottrina degli stolti, i
-quali profeteggiano a seconda della loro stoltezza? Ma frate Giovanni
-rispondendo disse al Papa: Io non ambisco le vostre dignità, e di
-questa cosa ne è lodato ogni Santo, a cui onore la Chiesa canta: _Non
-cercò la pompa delle dignità della terra, ma volò al regno de' cieli_.
-In quanto alla saviezza de' consigli, di cui voi mi parlate, vi dico
-ch'io l'avrei sicuramente un savio consiglio da dare, se vi fosse chi
-volesse ascoltarlo...... All'udir queste cose il papa sospirò........
-Dopo ciò, frate Giovanni, lasciato libero, ritornò al romitaggio di
-Greccio[132], ove era solito soggiornare. Una volta, quando io dimorava
-a Ravenna, frate Bartolomeo Calaroso di Mantova, che era lettore e
-Ministro a Milano, e lo era già stato a Roma, e allora si trovava
-meco nel convento di Ravenna come semplice frate, cioè senza alcun
-ufficio, mi disse: Frate Salimbene, io vi dico che frate Giovanni da
-Parma ha guastato sè e il suo Ordine, perchè egli aveva tanta scienza,
-santità, ed eccellenza di vita, che avrebbe potuto riformare i costumi
-della Corte romana, e a lui avrebbero prestato ascolto; ma dopo che
-si diede in braccio alle profezie d'uomini fanatici, fece disonore
-a sè, e offese non poco i suoi ammiratori. A cui io risposi: Pare
-anche a me, e me ne duole vivamente, perchè egli mi amava di cuore; ma
-che volete? I Gioachimiti vanno dicendo: Non vogliate tenere in poco
-conto le profezie. Udita questa risposta, frate Bartolomeo replicò:
-Ma anche tu fosti Gioachimita; ed io risposi: Tu di' vero. Ma dopo
-che è morto Federico, che fu già Imperatore e già è trascorso l'anno
-1260, abbandonai al tutto quella dottrina, e inclino a non credere se
-non quello che vedrò. Onde mi disse: Sia tu benedetto; se così avesse
-fatto frate Giovanni avrebbe portato la pace nell'animo de' suoi
-frati. Ma io soggiunsi: non lo poteva. Sai che vi sono taluni che sono
-così legati alle massime addottate, che dopo, per non mostrarsi in
-contraddizione con se stessi, hanno vergogna a ritrattare le dottrine
-professate, e quindi non hanno la forza di ritornare indietro. Tu sai
-che quando la Contessa di Caserta rimproverò l'Imperatore Federico
-di aver fatto male ad impacciarsi nelle guerre di Lombardia, mentre
-poteva godersi ogni sorta di beni nel suo regno, e passarvi una vita
-piena di dolcezze, egli le rispose: Riconosco, o Contessa, che avete
-ragione, ma mi sono già spinto tanto innanzi che non posso più in
-nessuna maniera ritrarmene senza vitupero. Avessi pur io sempre seguito
-il vostro consiglio, che non sarei andato incontro a tanti disastri.
-A cui aggiunse di ripiglio la Contessa: E vitupero maggiore avrete,
-se vi accadrà di peggio (non era ancora stato deposto, nè vinto e
-cacciato in fuga dai Parmigiani). E l'Imperatore: Io non mi aspetto di
-peggio; anzi nutro fiducia di pigliarmi vendetta su' miei nemici. E la
-Contessa di rimando: Vendica male l'ingiuria ricevuta, chi la rende più
-oltraggiosa, epperciò un tale disse:
-
- _Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte_
- _Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte._
-
- Male al danno appien provvede
- Ohi da folle se lo incoglie;
- Ma se al peggio volge il piede
- Danno ed onta ne raccoglie.
-
-Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale sulle mosse per
-dar di piglio all'armi quell'ultima volta, che restò sconfitto, chiese
-consiglio a' suoi se doveva passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi
-co' nemici; ma nulla ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che
-giudicate meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi aperti
-corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate Giovanni da Castelvetro
-Ministro a Roma, quand'egli andava ad un Capitolo generale a
-Strasbourg, che frate Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva
-nelle sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere che, se mi
-trovassi con lui, farei tanto da sperare di ritrarnelo, mi soggiunse:
-Vanne dunque a lui, che è nella mia provincia al convento di Greccio;
-(ove il beato Francesco il giorno della natività del Signore cantò il
-Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un presepio col fieno e
-con un bambino); perocchè frate Giovanni elesse per suo soggiorno quel
-convento, quantunque possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro
-della provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo amico,
-perchè il beato Giacomo dice: _Se alcuno di voi svia dalla verità, ed
-altri lo converte, sappia costui che chi avrà convertito un peccatore
-dall'errore della sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un
-velo sopra una moltitudine di peccati_. Questo frate Giovanni da Parma
-però, che aveva molti nemici per cagione della dottrina dell'Abbate
-Gioachimo, ebbe anche molti che, lo stimavano e l'amavano; tra'
-quali maestro Pietro di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e
-teologo, che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò cercandolo,
-perchè lo riconosceva fornito di tante ed esimie virtù. Volle dunque
-il Papa che stesse sempre alla sua Corte, e aveva stabilito di
-crearlo Cardinale, ma la morte gli tolse di mandare ad effetto il
-suo proponimento, poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto le
-ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV amava frate Giovanni come
-l'anima propria, e, quando andava da lui, lo ammetteva al bacio del
-volto, ed ebbe pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo.
-Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza della santità di
-frate Giovanni da Parma, mandò pregando Papa Innocenzo IV d'inviargli
-frate Giovanni Ministro Generale, sperando che per opera sua i Greci
-sarebbero tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni
-andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che volle colmarlo
-di doni, che poi non furono accettati. Allora lo pregò di portare in
-mano un certo scudiscio ogni volta che col suo seguito cavalcava per
-la Grecia, e glielo diede. Ed egli pensando che dovesse servire per
-sollecitare il cavallo, l'accettò, memore di quel verso:
-
- _Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo._
-
- Se galoppa il caval più che veloce,
- Un nuovo sprone al cavalier non nuoce
-
-Vedendo dunque nelle sue mani quell'arnese, che era un emblema
-imperiale, tutti s'inginocchiavano, quando passava frate Giovanni,
-come usano i latini quando nella messa si fa l'elevazione del Corpo di
-Cristo; e facevano per lui e per il suo seguito le spese del viaggio.
-E, dopo tante onorificenze, Frate Giovanni ritornò al Papa, che lo
-aveva incaricato di quella missione. Vattazio fu l'Imperatore, a cui
-successe Paleologo, non perchè avesse secolui alcuna attinenza di
-parentela, ma occupò il trono per usurpazione, dopo avere ucciso il
-figlio di Vattazio. In un Capitolo provinciale celebratosi a Sens,
-conobbi quanto il Re di Francia, di buona memoria, S. Lodovico tenesse
-in venerazione frate Giovanni. E i tre fratelli del Re, ed il Cardinale
-della Corte romana Oddone, che in occasione di quel Capitolo pranzarono
-nel convento de' frati, tutti gareggiarono nel mostrargli la loro
-reverenza. Parimente trovandosi frate Giovanni in Inghilterra, ed
-essendosi fatto annunziare per una visita al Re nell'ora che era del
-pranzo, subito il Re s'alzò da tavola, discese di palazzo, in fretta
-gli andò incontro, lo abbracciò e lo baciò. Ed essendone rimproverato
-da' suoi cortigiani, perchè s'era abbassato troppo, correndo incontro
-ad un tale omiciattolo, il Re rispose: Io l'ho fatto per onorare Iddio
-e il beato Francesco, ed anche quest'uomo, di cui ho udito celebrare
-l'insigne santità, e che è un vero servo ed amico del Dio Sommo ed
-Eccelso, e non si degrada guari chi onora i servi di Dio; perocchè il
-signore disse loro; Chi riceve voi, riceve me. E fu bene accolta la
-risposta del Re, e lodaronlo della deferenza usata per un uomo tanto
-rispettabile. Questo Re fu il padre di Odoardo Re d'Inghilterra e
-passava per un sempliciotto; onde, un giorno che era a tavola co' suoi
-cavalieri, un giocoliere della Corte a udita di tutti disse: Ascoltate,
-ascoltate: Il nostro Re è simile a Gesù Cristo. Provò molta compiacenza
-il Re a udire che era assomigliato all'Uomo-Dio; ed insisteva perchè il
-giocoliere spiegasse in che egli fosse simile a Gesù Cristo (tanto il
-Re che il giocoliere parlavano francese, e sulle loro labbra suonava
-grazioso il volgare francese). Allora il giocoliere disse: Del Signor
-nostro Gesù Cristo si dice che tanta sapienza avesse al momento della
-sua concezione, quanta all'età di trent'anni; similmente il nostro Re è
-tanto sapiente ora, quanto lo era da bambino. Si turbò l'animo del Re,
-e sdegnato ordinò, a chi era presente, di far appendere il giocoliere
-alla forca. Ma quando que' cavalieri che erano presenti furono col
-giocoliere in disparte, non eseguirono il comando del Re; gli legarono
-soltanto una fune al collo, e lo fecero sollevare a braccia alquanto
-da terra, e gli dissero: partiti di qui intanto che si calmi l'ira
-del Re, e non infierisca su di noi e su di te. E ritornando a Corte
-dissero che avevano eseguiti appuntino gli ordini. Quando poi frate
-Giovanni da Parma era lettore a Napoli, prima che fosse Generale, e
-passò da Bologna, un giorno che era alla mensa della foresteria con
-altri forestieri, sopravvennero alcuni frati, e con violenza lo fecero
-alzare da tavola per condurlo a pranzare nell'infermeria. Ma vedendo
-egli che il suo compagno restava, nè era invitato a lasciare quella
-mensa, si volse al compagno stesso dicendogli: Io non mangerò in nessun
-luogo senza il mio compagno. La qual cosa fu giudicata una villania
-da parte di que' frati, ed una somma cortesia e grazia pel proprio
-compagno da parte di frate Giovanni. Un'altra volta, quand'era Generale
-e volle prendersi un po' di vacanze, venne al convento di Ferrara,
-dove io soggiornai sette anni; ed osservando che a fargli compagnia
-d'onore erano sempre invitati alla sua mensa, sì a pranzo che a cena,
-gli stessi frati, gli entrò in animo il sospetto che il Guardiano
-frate Guglielmo da Buzea, Parmigiano, avesse i suoi beniamini, e
-gliene spiacque. Ora, una sera, mentre si lavava le mani per andare
-a cena, il frate che lo dovea servire disse al Guardiano: Chi dovrò
-invitare stasera? A cui il Guardiano rispose: Chiamerai frate Giacomo
-da Pavia, frate Avanzo, e il tale, e il tale altro. E nota che c'era
-già stata intesa preventiva, perchè i prenominati s'erano già lavate
-le mani, e stavan già pronti a tergo del Generale, che li aveva già
-scorti. Allora, con tutto l'ardore dell'anima sua accesa dallo Spirito
-divino, cominciò a parlare come in parabola; così e così; chiamerai
-frate Giacomo da Pavia, chiamerai frate Avanzo, inviterai il tale e il
-tale altro; prendi per te dieci porzioni; questa è la fola dell'oca.
-All'udir questo parlare restarono confusi e ne arrossirono quelli che
-erano stati invitati alla mensa; e non ne rimase meno in vergogna il
-Guardiano, il quale disse al ministro: Padre, io invitava costoro a
-farvi compagnia d'onore, perchè io ne li reputava più degni. Ma il
-Ministro rispose: Forse che la divina Scrittura.......? Io udiva tutto
-essendo lì vicino. Allora ripigliò colui che dovea fare il servizio:
-Chi dunque ho da invitare? E il Guardiano: Prendi gli ordini dal
-Ministro. E il Ministro disse: Mi chiamerai i più umili fraticelli,
-perchè il far compagnia al Ministro è un ministero che tutti sanno
-farlo. Andò dunque il frate inserviente al refettorio, e chiamò i più
-umili e poveri fraticelli, dicendo: Il Ministro Generale invita voi a
-cenar seco, io vi comando a nome suo di andare immediatamente da lui;
-e così fu fatto. Perocchè frate Giovanni da Parma Ministro Generale,
-quando arrivava di passaggio ad un convento di frati Minori, voleva
-che sedessero seco a mensa anche i più poveri ed umili fraticelli, o
-tutti simultaneamente, ovvero divisi in gruppi, che si alternassero fra
-loro, perchè al suo arrivare godessero anch'essi qualche cosa, (prima,
-s'intende, che la sua foresteria fosse finita, cioè prima di mettersi a
-mangiare alla mensa comune in refettorio, alla quale, quando si fermava
-in un convento, era solito andare sempre, subito dopo che si era
-riposato dalla fatica del viaggio). Frate Giovanni da Parma fu persona
-accostevole a tutti, senza predilezione per nessuno; alla mensa,
-liberale e cortese assai, tanto che se aveva a tavola varie specie di
-vini scelti, ne faceva d'ogni specie mescere a tutti, acciocchè tutti
-godessero. La qual cosa era reputata cortesia e grazia distintissima.
-I compagni, che aveva frate Giovanni da Parma quand'era Ministro
-Generale, sono i seguenti: Primo, frate Marco da Montefeltro,[133] uomo
-onesto e santo, che ebbe una longevità straordinaria; e fu compagno di
-frate Crescenzio, di frate Giovanni da Parma e di frate Bonaventura:
-Egli era di Modigliana,[134] ed è sepolto ad Urbino; la sua fama è
-cinta da fulgentissima aureola di miracoli. Modigliana è un castello
-nel distretto di Massa di S. Pietro: Urbino è città sui monti, per
-la quale si va a Cagli, che è la chiave della provincia della Marca
-d'Ancona, per dove si va ad Assisi, nella Valle di Spoleto, all'eremo
-del beato Francesco. Frate Marco fu anche Ministro Provinciale nella
-Marca d'Ancona, ove fu lodatissimo il suo ministero. Fu buon scrittore,
-rapido e chiaro, e per le fatiche che sopportò, servendo di compagno
-e da segretario di tre Ministri Generali, si meritò, e in un Capitolo
-generale si decretò, che alla sua morte ciascun sacerdote dell'Ordine
-celebrasse per l'anima sua una messa da morto. Morì poi l'anno del
-Signore 1284. Egli era mio specialissimo amico, ed amò tanto il
-Ministro Generale frate Bonaventura, che quando, dopo la morte di lui,
-gli tornavano a memoria le sue graziose maniere nel conversare e i
-suoi meriti letterari, per dolce commozione gli piovevan le lagrime
-dagli occhi. Eppure, quando frate Bonaventura Ministro Generale
-doveva predicare al clero, frate Marco gli si presentava e dicevagli:
-Tu sei come un mercenario; e non ricordi che, quando l'altra volta
-predicasti, non sapevi quel che ti dicessi? Ma spero che questa volta
-la non anderà così: E frate Marco gli parlava in questo modo per
-ispronarlo a predicar sempre meglio. Tuttavia frate Marco scriveva e
-voleva aver copia di tutti i sermoni di frate Bonaventura, il quale
-del resto, quando frate Marco gli parlava quel linguaggio ingiurioso,
-ne godeva per cinque motivi: 1.º perchè era uomo benigno e sapiente;
-2.º perchè così imitava il beato Francesco; 3.º perchè era sicuro che
-frate Marco lo amava di tutto cuore; 4.º perchè quel fare gli spegnerà
-ogni seme di vanagloria; 5.º perchè ne riceveva stimolo ad essere
-più accurato. Degli altri compagni di frate Giovanni diremo altrove
-a luogo opportuno. Così quando suonava la campanella che chiamava chi
-n'era incaricato dal convento, a mondare i legumi e gli erbaggi, frate
-Giovanni, anche quando era Ministro Generale, accorreva e lavorava
-cogli altri frati, come ho visto co' miei occhi; e perchè io aveva
-secolui famigliarità, gli diceva: Padre, voi fate quello che insegnò
-il Signore in Luca 22, ecc; e rispondeva: È così che noi dobbiamo
-esercitare la perfetta umiltà, e quella giustizia davanti alla quale
-dobbiamo essere tutti eguali. Parimente non mancava mai nè di giorno nè
-di notte all'ufficio ecclesiastico, specialmente poi al mattutino, al
-vespro e alla messa conventuale; checchè il guardacoro gli accennava,
-subito lo eseguiva, intonare antifone, cantare lezioni e responsorii,
-e dire le messe conventuali. Nel convento di Lione, come ho veduto io,
-predicò due volte ai frati nel Giovedì Santo; una volta la mattina,
-e l'altra volta all'ora che gli fu prefissa, ed eranvi ad ascoltarlo
-Vescovi e Ministri dell'Ordine nostro. E ciò avvenne quando Papa
-Innocenzo IV risiedeva a Lione co' suoi Cardinali. Il Venerdì Santo
-poi avrebbe officiato, se Guglielmo, Vescovo di Modena e Cardinale,
-non si fosse offerto di fare l'officiatura, a cui, come conveniva,
-cedette per gentilezza. Nel Sabato Santo il guardacoro gli accennò di
-cantare l'ultima profezia e la cantò. Insomma era ricco d'ogni virtù,
-e, sin anche quand'era Generale, voleva fare le parti dell'amanuense
-per guadagnare di che vestirsi colle proprie mani. Ma i frati non
-glielo permettevano, perchè lo vedevano occupatissimo per il regime
-dell'Ordine, e quindi gli davano di buon grado tutto il necessario. Fu
-eletto Ministro Generale l'anno 1247 in un Capitolo generale adunatosi
-a Lione in Agosto, tempo in cui aveva ivi trasportata la sua residenza
-Papa Innocenzo IV. Governò lodevolmente dieci anni l'Ordine de' frati
-Minori; e anticipò l'ultimo Capitolo generale celebratosi sotto il suo
-Generalato, per affrettare il giorno delle sue dimissioni, non volendo
-più saperne d'essere Generale, e si tenne il giorno della Purificazione
-del 1257. I Ministri, i custodi ed i deputati soprassedettero un giorno
-intero senza dar corso a nessuno degli affari del Capitolo, perchè non
-volevano saperne di accettare le dimissioni. Allora entrato in Capitolo
-motivò, secondo che seppe meglio e volle, la sua deliberazione, e,
-quelli a cui spettava l'elezione, facendo ragione alla angustia, da
-cui era premuto l'animo di lui, quantunque a malincuore, gli dissero:
-Padre, voi che visitaste tutti i conventi dell'Ordine, e conoscete
-le virtù e le doti dei singoli frati, indicatene uno idoneo a questo
-ufficio, e sia vostro successore. E subito designò frate Buonaventura
-da Bagnorea; e aggiunse che uno più degno di quello non lo conosceva
-in tutto l'Ordine; e per voto unanime fu eletto. Pregarono poi frate
-Giovanni di tenere la presidenza del Capitolo fino alla sua chiusura,
-ed accettò. Il successore frate Bonaventura resse l'Ordine diciassette
-anni, e fece molto di bene. Frate Giovanni, esonerato dall'ufficio,
-andò ad abitare nel romitaggio di Greccio, dove il beato Francesco,
-il dì della Natività del Signore, aveva rappresentata la scena del
-presepio, di che è parlato estesamente nella sua biografia. Ed ivi
-frate Giovanni abitando, vennero due uccelli selvatici da una vicina
-boscaglia, grossi come oche, e fecero loro nido, deposero le uova, e
-covarono i pulcini sotto il tavolo che gli serviva a continuo studio,
-e da lui si lasciavano senza renitenza accarezzare. Ed andato un
-giorno a fargli visita un Vescovo, desiderò di avere, ed ebbe da lui
-per favore, uno di que' pulcini. Inoltre una mattina frate Giovanni,
-svegliato per tempissimo il suo camillo, perchè voleva dir messa,
-questi rispose che s'alzerebbe subito; ma siccome si trovava ancora
-mezzo tra il sonno e la veglia, di nuovo cadde in preda al sopore.
-Dopo qualche tempo si risvegliò, si vergognò della sua sonnolenza, e,
-accorso alla chiesa, trovò che frate Giovanni diceva messa, e aveva
-un camillo in cotta, che lo serviva benissimo; e, finita la messa,
-senza dir verbo si ritirarono. Nel corso della giornata però frate
-Giovanni disse al suo camillo: sia tu benedetto, o figlio, perchè
-oggi mi hai servito messa con tanta attenzione e devozione, che son di
-credere avermi perciò Iddio conceduta la straordinaria consolazione,
-che oggi ho provato nel dir messa. A cui il camillo rispose: Padre,
-perdonate se quando mi chiamaste io era così vinto dal sonno che non
-potei accorrere prontamente a servirvi; e quando arrivai vidi che altri
-vi serviva. Eppure io so che non c'è nel convento nessun forestiero,
-ed ho interrogato ad uno ad uno tutti i frati di casa se mai alcuno
-di loro vi avesse servito alla messa, ed ognuno ha risposto che no.
-A cui frate Giovanni rispose: Io credeva che fossi tu, ma chicchè
-sia stato, sia egli benedetto, e sia benedetto il nostro Creatore in
-tutti i suoi doni. Molte altre bellissime e buonissime cose vidi,
-udii e conobbi di Frate Giovanni da Parma, già Ministro Generale,
-degne di essere tramandato ai posteri, ma che passo in silenzio, sia
-per brevità, sia perchè mi affretto a parlare d'altro, sia perchè
-la Scrittura dice nell'Ecclesiastico 11. _Prima che muoia non lodare
-nessun uomo_. E frate Giovanni vive tuttora, sebbene carico d'anni, ed
-ora, che questi fatti affido alla carta, volge l'anno del Signore 1284,
-giorno successivo alla festa dell'invenzione di S. Michele, anno IV
-del Pontificato di Martino IV, indizione 12, mese di Maggio, martedì.
-Il padre di frate Giovanni si chiamò Alberto Uccellatore perchè si
-dilettava di andare a caccia d'uccelli, e ne faceva professione.
-Dunque, come più su è stato detto, gloriandomi io in Arles, al cospetto
-di frate Giovanni d'aver ricevuto la facoltà di predicare a Lione
-da Papa Innocenzo IV, il mio compagno frate Giovannino dalle Olle
-soggiunse: Preferirei d'averla dal Ministro Generale anzichè da un
-Papa qualunque; e se è necessario passare sotto la prova di un esame,
-ci esamini frate Ugo, e alludeva a quell'illustre Ugo Provenzale, che
-si trovava allora nel convento di Arles in occasione dell'arrivo del
-Ministro Generale, di cui era intimo amico. Ma frate Giovanni rispose:
-Non permetto che vi esamini frate Ugo vostro amico, che sarebbe vosco
-indulgente; chiamatemi invece il lettore e il ripetitore di questo
-convento. Chiamati, accorsero, e il Generale disse loro: Ritiratevi in
-disparte con questi due frati e sottoponeteli ad esame sulle materie
-e sull'arte del predicare; e riferitemi se meritano di avere facoltà
-di predicare. E a me la conferì, al mio compagno la negò, perchè era
-ignorante. Il generale tuttavia gli disse: Ciò che si differisce, non
-è perduto; studia, o figlio mio, e dammi la consolazione di prepararti
-a rispondere meglio a chi ti esaminerà. In quel frattempo arrivarono
-due frati Toscani; uno di Prato, frate Gherardo fratello di frate
-Arlotto, ed uno da Colle[135], frate Benedetto, che andavano a studio a
-Tolosa. Eglino erano allora diaconi ed erano buoni scolari, ed avevano
-studiato meco più anni nel convento di Pisa. Essi, volendo partire
-all'indomani, mandarono frate Marco dal Generale, di cui era compagno,
-a pregarlo che volesse conferire loro la facoltà di predicare, e
-di essere promossi al sacerdozio. Quella sera il Generale recitava
-compieta, ed io solo era con lui quando in quel momento arrivò frate
-Marco, e interruppe la nostra compieta per fare la sua ambasciata. Ma
-il Generale col calore e coll'enfasi di quello spirito, che soleva
-avere quando gli pareva d'essere eccitato da zelo divino, rispose
-a frate Marco suo compagno: Fanno male que' frati, ed è impudenza
-domandar tanto, mentre l'Apostolo dice: _Nessuno arroghi a se stesso
-gli onori_. Ecco: Essi sono or or partiti dal Ministro loro, che
-conosceva la loro abilità, e poteva loro conferire quanto domandano a
-me; vadano dunque a Tolosa, dove sono mandati a studiare, ed imparino,
-che ivi non sono necessarie le loro prediche; a tempo debito potranno
-ottenere quello che desiderano. Allora frate Marco, vedendo il Generale
-conturbato, diede un'altra piega al discorso e disse: Padre, dovete
-credere che non eglino mi hanno mandato, ma frate Salimbene può avermi
-detto ch'io parlassi a voi per loro. E il Generale di rimando: Frate
-Salimbene è sempre stato quì con me a recitare compieta; quindi son
-certo che non ha dato a te questa incumbenza. Si ritirò adunque frate
-Marco dicendo: Così volete, così si faccia. Io mi accorsi che frate
-Marco non aveva accolta con animo sereno quella risposta; e, finita
-la compieta, andai per confortarlo, e mi disse: Frate Salimbene,
-ha fatto male frate Giovanni a farmi diventar rosso la faccia, e
-non ascoltare la mia preghiera per sì poca cosa. Anch'io fatico per
-l'Ordine nostro, sono suo compagno e segretario, sebbene io mi trovi
-in età avanzata. È vero che sono partiti or ora dal loro Ministro,
-che li conosce a pieno, e appunto perchè li conosce buoni di indole
-e di ingegno li manda a studio a Tolosa, perchè vadano poi a Parigi.
-Ma questi frati gradivano più d'avere la facoltà di predicare dalla
-santità e dignità di frate Giovanni, che da frate Piero da Cori[136]
-loro Ministro. Volevano poi essere promossi al sacerdozio perchè la
-città di Pisa, dove abitarono, da trent'anni, come sapete, è interdetta
-delle ufficiature ecclesiastiche, avendo i Pisani fatto prigionieri
-in mare molti Cardinali ed altri Prelati, e per giunta occupano di
-forza sui monti dieci castelli del Vescovo di Lucca, ed hanno invaso
-la Garfagnana contro la volontà della Chiesa. (La Garfagnana è un
-territorio montano tra il Lucchese e il Lombardo). Laonde, trovandosi
-eglino a Pisa, non si presero pensiero della promozione al sacerdozio;
-ma ora desidererebbero d'esser fatti preti per dir messa pe' vivi e
-pe' morti ed essere più utili ai frati, presso i quali si recano; e
-questi giovani se lo avrebbero in tutta loro vita per un benefizio,
-ed ora sarebbero riconoscenti della grazia se l'avessero conseguita;
-e sallo Iddio con qual rossore sulla fronte mi presento a loro per
-annunziare che sono state vane le mie preghiere. A cui io breve risposi
-e dissi: Mi piacciono le tue considerazioni più che la risposta del
-Generale; ma abbi pazienza, chè la pazienza per l'uomo è perfezione.
-Quella sera stessa il Generale fece chiamar me e il mio compagno, e
-ne disse: Figliuoli; spero di partirmi presto da voi, perchè mi sono
-proposto di fare una visita ai frati della Spagna. Perciò sceglietevi
-un convento, qualunque esso sia fra tutti quelli dell'Ordine, ove vi
-piaccia andare, eccetto però quello di Parigi, e là vi manderò; avete
-tempo tutta notte a pensare, a scegliere, a deliberare; domani me
-ne farete cenno. E l'indomani al primo incontrarci, ne disse: Quale
-deliberazione avete presa? quale scelta avete fatto? A cui io risposi:
-Nulla deliberammo a proposito della scelta d'un convento ove andare
-per non essere noi stessi la causa del nostro dolore; ci rimettiamo al
-vostro volere; mandatene ove a voi piace, e noi obbediremo. Accolta
-per virtuosa la nostra risposta, ne soggiunse: Andatene ve dunque al
-convento di Genova, ove vi troverete in compagnia di frate Stefano
-Inglese, che manderò colà. Intanto scriverò al Ministro e a que' frati,
-che vi usino que' riguardi che userebbero a me stesso; e che tu, frate
-Salimbene, sia promosso al sacerdozio, e il tuo compagno Giovannino
-al diaconato. E quando verrò là, se vi troverò contenti, n'avrò tanta
-consolazione, se no, troverò modo di contentarvi; e tutto fu fatto.
-Poi quel giorno stesso il Generale disse a frate Ugo amico suo: Che ne
-dite, frate Ugo? Dobbiamo andarcene insieme in Ispagna per adempire il
-consiglio dell'Apostolo? E frate Ugo rispose; Anderete voi, Padre; io
-desidero chiudere i miei giorni nella terra de' padri miei. E subito
-lo accompagnammo alla barca che l'aspettava sul Rodano. Era la festa
-di S. Michele, dopo nona, e, datone l'addio, si mosse per arrivare in
-giornata a S. Egidio. Noi per mare andammo a Marsiglia, ove trovammo
-frate Stefano Inglese, che mi pregò di dire al Guardiano che per la
-festa del beato Francesco avrebbe predicato volentieri al clero e ai
-frati. Ma il Guardiano rispose che l'avrebbe udito di molto buon grado,
-se non avesse temuto di fare uno sfregio al Vescovo, che doveva andare
-a rendere quella festa più solenne del solito. Passata la solennità
-del beato Francesco, prendemmo il mare e andammo a Jeres, al convento
-di frate Ugo; e frate Stefano, che non potè trovare imbarco col suo
-compagno s'avviò per terra al convento di Genova. Io poi ed il mio
-compagno facemmo sosta a Jeres per godere la compagnia di frate Ugo,
-dalla festa del beato Francesco sino al giorno d'Ognissanti. Ed io
-era ben lieto dell'occasione di starmi in conversazione di frate Ugo,
-col quale tutta la giornata si parlava della dottrina dell'Abbate
-Gioachimo. Perocchè egli ne possedeva tutte le opere pubblicate, era
-uno de' suoi più caldi seguaci, uno de' chierici più illustri del mondo
-per scienza e santità incomparabile. Tuttavia io era in dispiacere
-perchè il mio compagno era malato morto e non voleva aversi riguardi,
-e per l'una parte l'inverno rendeva più difficile la navigazione, e
-per l'altra, quell'anno, il soggiorno di Jeres era malsano pel vento
-marino, ed anch'io, non malato, appena poteva respirare di notte,
-anche stando all'aperto. Ma la notte si udivano lupi a torme ululare,
-e li ho uditi più volte; perciò dissi al mio compagno, che era un
-giovane sempre inchiodato nelle sue idee: Tu non vuoi averti riguardi
-da ciò che ti fa male, e sempre fai ricadute. Io riconosco questo
-paese molto insalubre, e non vorrei morire ora, perchè vorrei arrivare
-a vedere le cose che predice frate Ugo. Perciò sappi che, se trovo
-tra' nostri frati una compagnia che mi garbi, partirommi con quella.
-Allora rispose: Mi piace la proposta, verrò anch'io con te; ma si
-arrese perchè sperava che nessun frate fosse per mettersi in viaggio
-con noi. Quand'ecco, per grazia di Dio, subito presentarsi un certo
-frate Ponzio, sant'uomo, che aveva dimorato con noi nel convento di
-Aix, ed andava a Nizza, del cui convento era stato eletto Guardiano.
-Quando ci vide, mostrossi tutto festoso, e gli dissi: Vogliamo venir
-con voi, giacchè noi dobbiamo andare a Genova. Egli se ne mostrò molto
-lieto, e disse: Vado subito a procurarmi un imbarco. L'indomani, dopo
-il pranzo, ci recammo alla nave, che era distante dal convento dei
-frati un miglio. Ma il mio compagno non voleva seguirmi. Veduto però
-ch'io assolutamente partiva, si licenziò dal Guardiano del convento, e,
-dopo noi, si mise in via. E dandogli io la mano per aiutarlo a salire
-a bordo, si trasse indietro, come io gli facessi orrore, e disse:
-Non sia che tu mi tocchi, tu che non mi hai serbata nè fede, nè buona
-compagnia. Ed io di rimando: Miserabile, sii riconoscente alla bontà
-di Dio verso di te, la quale mi ha rivelato che se tu fossi rimaso qui,
-ne saresti morto. Ma egli era tanto protervo che non aggiustò fede alle
-mie parole finchè il morbo colla sua gravità non glielo fece intendere.
-Difatto tutto l'inverno non potè liberarsi dalla malattia, che aveva
-contratta in Provenza. .... e mi imbarcai il giorno di S. Mattia, e, da
-Genova al convento di frate Ugo, navigai quattro giorni; e trovai morti
-e sepolti sei frati di quel convento; primo de' quali il Guardiano,
-che aveva accompagnato alla nave il mio compagno; un altro fu frate
-Guglielmo da Pertuis[137], eccellente predicatore, che una volta
-aveva soggiornato nel convento di Parma, ed altri quattro che non è
-necessario nominare. Quando poi, al mio ritorno al convento di Genova,
-dissi al mio compagno che erano morti i suddetti frati, mi rese molte
-grazie d'averlo tratto dalle fauci della morte. Finalmente guarì, e
-dopo alcuni anni andò in una provincia d'oltremare, (quell'anno in cui
-per la seconda volta partì per una crociata il Re di Francia) e andò a
-Tunisi, ove fu fatto custode, e, come custode, venne poi ad un Capitolo
-generale celebratosi ad Assisi, in cui fu creato Ministro Generale
-frate Bonagrazia, e fu distribuita ai frati una chiosa della Regola.
-E avendo poi i cristiani che erano in Egitto prigionieri dei Saraceni
-mandato a pregare Papa Nicolò III che per amore di Dio inviasse loro un
-buono ed adatto sacerdote, a cui potere confidenzialmente confessare
-i proprii peccati, il Papa incaricò il Ministro Generale di designare
-un frate, ed il Generale Bonagrazia volle che quel sunnominato mio
-compagno, in virtù di salutare obbedienza, e per la remissione di
-tutti i suoi peccati, andasse dai prigionieri cristiani, che erano in
-Egitto. Egli poi ottenne dal Ministro Bonagrazia di poter venire al
-primo Capitolo generale, e poscia andare nella provincia di Bologna,
-alla quale a principio apparteneva. Ed ogni cosa fu fatta a dovere.
-Perocchè e per opera sua e coll'aiuto d'altri ne venne molto di bene
-a quei cristiani. E vide il rinoceronte, e la vigna del balsamo, e
-portò manna in un vaso di vetro, ed acqua della fontana di S. Maria,
-senza la cui irrigazione la vigna del balsamo non può fruttare, e portò
-seco pezzi del legno del balsamo, e molte altre cose nuove per noi,
-e le faceva vedere ai frati; e riferiva come i prigionieri cristiani
-erano trattati dai Saraceni, i quali li fanno scavare le fosse de'
-loro castelli, e asportarne la terra in corbelli, e non si danno loro
-che tre piccoli pani per testa al giorno. Dopo dunque che fu celebrato
-il primo Capitolo generale in Alemagna, a Strasbourg, al quale egli
-era intervenuto, fu colto da morte nel primo convento che trovò sulla
-via del suo ritorno presso Strasbourg, e rifulse per miracoli che
-operò. Tale era frate Giovannino dalle Olle di Parma, che appartenne
-alla provincia di Romagna, ossia dell'Esarcato Greco, alla provincia
-di Bologna, e alla provincia di Terra Santa; e fu mio compagno in
-Francia, in Borgogna, in Provenza e nel convento di Genova; scrittore
-buono, buon cantore, buon predicatore, buono, onesto ed utile uomo, la
-cui anima riposi in pace. Nel convento ove morì v'era un frate minore
-malato di malattia incurabile, per quel che ne san fare i medici, il
-quale si diede a pregare Iddio affinchè per amore di frate Giovannino
-volesse concedergli piena salute, e subito guarì. Ho udito raccontarlo
-da frate Paganino da Ferrara, che era presente. Trovandomi io adunque
-con lui e con frate Ponzio, nuovo Guardiano di Nizza, quel giorno
-stesso che lasciammo frate Ugo e Jeres, approdammo a Nizza, che è città
-sul mare; e vedemmo ed imparammo a conoscere frate Simone Pugliese
-da Montesarchio[138], che era procuratore dell'Ordine alla Corte
-pontificia, che allora aveva residenza a Lione. Egli voleva andare a
-Genova ed aspettava al lido in compagnia del refettoriere di Lione, se
-mai potessero trovare una nave a loro conveniente, e dissi loro: Noi
-la nostra nave l'abbiamo già noleggiata, e domani prenderemo il mare.
-Ed eglino se ne congratularono con noi. Tutta la giornata seguente
-e tutta la notte si navigò, e al primo mattino si entrò in porto a
-Genova, che è presso il mare, ed era una domenica. I frati, quando
-ci videro, ne fecero i loro rallegramenti, e mostrarono di gradire il
-nostro arrivo; ma in ispecie frate Stefano Inglese, che era lettore,
-cui poscia il Ministro Generale mandò a Roma, come gli aveva promesso,
-e vi fu lettore, e vi morì col suo compagno frate Iocelino, dopo che
-ebbero appagato il loro desiderio di vedere la città eterna co' suoi
-santuarii; e allora era Ministro di quella provincia frate Giacomo
-da Iseo[139]. Nel convento di Genova, quando vi arrivai, c'era anche
-frate Taddeo Romano, già canonico di S. Pietro di Roma; era vecchio,
-vecchissimo, e dai frati stimato per santo. Altrettanto è da dire di
-frate Marzio da Milano, che era stato Ministro, e di frate Rabuino di
-Asti. Questi era stato Ministro della provincia di Terra di Lavoro e
-della provincia della Marca di Treviso, ed aveva soggiornato a lungo
-con frate Giovanni da Parma nel convento di Napoli. Nel Capitolo di
-Lione si adoperò a far nominare Generale frate Giovanni da Parma,
-sollecitandone i frati; e Iddio appagò il suo desiderio. Trovai pure
-a Genova frate Bartolino custode del convento, che poi fu Ministro;
-frate Pentecoste, santo uomo; e frate Matteo da Cremona, anch'egli
-un santo; i quali tutti ne usarono gentilezze e carità. Il Guardiano
-poi diede a me due tonache, una più fina, l'altra meno, ed altre due
-parimente ne diede al mio compagno. Il Ministro, frate Nantelmo da
-Milano, che era stato lettore, uomo santo e consacrato a Dio, disse
-che m'avrebbe procurato qualunque piacere e grazia gli avessi mostrato
-di desiderare, e delegò frate Guglielmo Piemontese suo compagno,
-uomo valente in letteratura e santo, ad insegnarmi a dir messa ed a
-cantare. Tutti costoro salirono già da questo mondo al Padre eterno; e
-i loro nomi sono scritti nel libro della vita; chè buona e lodatissima
-fu sempre la loro condotta. Non ho mai visto uomo che, più di frate
-Nantelmo Ministro di Genova, si assomigliasse a frate Vitale Ministro
-di Bologna, sia nella persona che nel carattere, ne' costumi, in tutto;
-ed era molto nella grazia di frate Giovanni da Parma. In questo anno
-1248 era a Genova un Vescovo di Corsica, che era stato monaco nero
-dell'Ordine di S. Benedetto, piacentino per padre, e parmigiano per
-madre, la quale era della famiglia degli Scarpa. Rè Enzo, o Federico
-suo padre ex Imperatore, lo aveva fatto espellere dalla Corsica, che
-è vicina alla Sardegna, in odio alla Chiesa, e dimorava a Genova,
-ed era ridotto a fare l'amanuense per guadagnarsi il vitto, e ogni
-dì veniva alla messa dei frati Minori, e dopo andava in iscuola ad
-ascoltare la lezione di frate Stefano Inglese. E causa dell'espulsione
-fu che l'Imperatore Federico aveva dato ad Enzo od Enrico, suo figlio
-illegittimo, una donna Sarda in moglie, che si chiamava Donzella.
-Questo Vescovo adunque mi consacrò Sacerdote nella chiesa di S.
-Onorato, che ora è annessa al convento de' frati Minori di Genova,
-ma allora non apparteneva ai frati; chè quantunque fosse eretta su di
-un'area che era di proprietà dei frati, pure l'aveva occupata un prete
-e la teneva senza che avesse parrocchiani. Quando i frati si coricavano
-nelle loro celle dopo il mattutino per riposare, quel buon uomo, colle
-sue campane, non li lasciava posare; ed ogni notte era di quella. Per
-cui i frati del convento di Genova seccati troppo, si adoperarono
-presso Papa Alessandro IV per avere quella chiesa, e la ebbero. Ma
-quando Papa Alessandro canonizzò S.ª Chiara, nella celebrazione della
-prima messa di detta Santa, recitatane l'orazione, gli si avvicinò
-quel sacerdote e disse: Per amore della beata Chiara, Padre, vi prego
-di non privarmi della chiesa di S. Onorato. E il Papa, toltegli dalla
-bocca le parole, in suo dialetto cominciò a dire ripetutamente: Per
-amore di S.ª Chiara voglio che la abbiano i frati; e lo ridisse tante
-volte che pareva quasi un pazzarello; e quel prete, udendo quella
-risposta e in tal modo data, sospirò e partissene. Nel tempo in cui
-io abitai a Genova, eravi pure un Arcivescovo, basso di persona, molto
-vecchio e avaro, e sul conto suo correvano anche altre sinistre voci;
-si diceva cioè che non fosse in tutto cattolico. Egli un giorno convocò
-nel suo palazzo il clero regolare e secolare, quasi volesse fare un
-sinodo, ma lo scopo vero era quello di ascoltare, come desiderava,
-un'orazione di frate Stefano Inglese dell'Ordine de' Minori, poichè
-l'aveva sentito lodare altamente per celebre oratore ed illustre
-chierico. Vi fui anch'io, e riferisco quanto ho udito. Primo fu egli
-a predicare; dopo di lui non permise che altri parlasse tranne frate
-Stefano, il cui sermone magnificò con lodi. Encomiò frate Stefano anche
-per la sua scienza, bontà, onestà e santità di vita, aggiungendo che un
-chierico tanto illustre aveva onorato assai la città di Genova venendo
-dall'Inghilterra in Italia, e che, se egli fosse stato ancor giovane,
-avrebbe volentieri, ogni volta che l'avesse potuto, assistito nella
-scuola alle lezioni di lui. Poi fece i suoi elogi al Vescovo di Corsica
-come religioso, e santa ed onorata persona, e come distintamente abile
-a leggere, scrivere, porre in carta le note musicali, cantare, e come
-rispettabile per ogni maniera di virtù; ed aggiunse che era povero,
-perchè l'Imperatore lo aveva cacciato dal suo episcopio, e raccomandò
-a tutti che lo aiutassero in ogni possibile maniera. Vi fu chi osservò
-che l'Arcivescovo con questa raccomandazione fece vergogna a sè stesso,
-perchè egli doveva soccorrere un Vescovo bisognoso tenerlo presso
-di sè nella sua Corte, e n'avrebbe avuto merito, premio ed onore. Ma
-Seneca dice: _L'avarizia del vecchio è simile ad un mostro._ Parimente
-Marziale Coco dice:
-
- _Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;_
- _Illis cum multum; his breve restat iter._
-
- È un fatto in vero sovra ogni altro strano
- Che scialacqui il garzon lunge da morte,
- E ammassi poi con appetito insano
- Chi già del cimiter bussa alle porte.
-
-Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il povero
-Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma la sua avarizia e
-tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia partenza da Genova seppi poi
-che l'avevano ucciso. Simile a lui per avarizia ed esosità era il
-Vescovo di Ferrara. Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme,
-arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi alla Corte
-pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò di ospitarlo una
-notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. Ma arrivato a Corte, e,
-fermatovisi alquanto tempo, vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV
-oriondo di Troyes; e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di
-questo tenore: Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu voluto
-accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo dica: Il Vescovo deve
-essere ospitale, dell'avarizia e tircheria tua potrei ricambiartene
-a misura del merito ecc. Non si è però mai saputo che il Papa ne
-lo abbia punito. Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua
-trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. Il Vescovo
-suaccennato era oriondo di Brescia, medico, poi Vescovo di Piacenza.
-Finalmente andò a Roma, ove ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A
-Piacenza teneva in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava
-un vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che risiedeva
-a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone da Montesarchio,
-procuratore dell'Ordine dei frati Minori, di cui ho parlato più su, in
-Puglia, perchè sottraesse il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio
-di Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti volse ad
-abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che l'Imperatore lo fece
-prendere, e gli fece subire diciotto torture, sostenute tutte da quel
-frate con una fiera rassegnazione, senza che i tormentatori potessero
-estorcere nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio operò
-per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il cielo che sia
-intercessore anche per noi, e così sia. Questi fu mio amico e venne
-meco dal Papa alla Corte di Lione, e passando da Nizza a Genova per
-mare, ci raccontammo molti fatti. Era di statura mezzana e bruno,
-somigliante a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di
-buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche un altro frate
-Simone, detto della Contessa, cui Iddio rese illustre, cingendolo di
-una raggiante aureola di miracoli; e frate Giovanni da Parma lo fece
-Ministro della provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo
-fu mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in cui il Re
-di Francia andò la prima volta oltremare, cioè l'anno 1248, anno in
-cui i fuorusciti di Reggio, partigiani della Chiesa, presero di viva
-forza tutti i castelli della montagna; e i Parmigiani ricuperarono
-Bibbianello[140], Cavriago[141], Guardasone[142] e Rivalta[143], e
-infierì anche una estesa moria, della quale restò vittima l'Abbate
-di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore già deposto
-riconquistò Vercelli; e fu ucciso Bonacorso da Palù; e furono mandati
-ostaggi in Puglia Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri
-Reggiani. Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece
-aprire un gran cavo verso la Scalopia[144] sino al Po; e il Vescovo di
-Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì in Parma, e fu sepolto
-nella Basilica cattedrale, che è dedicata alla Beata Vergine; e
-Bernardo di Rolando dei Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV,
-fu preso e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il
-suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore l'avesse
-avuto in mano vivo......... e la guerra era grossa. L'Imperatore aveva
-il suo quartiere a Cremona, e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro
-parmigiano, e si soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi
-tedeschi ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi de'
-Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e distrutta Vittoria sua
-città, costrutta presso Parma, in una località chiamata Grola. E in
-quel tempo teneva la signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que'
-cittadini di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, vagolavano
-al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno suindicato Lodovico
-Re di Francia passò il mare per battere i Saraceni d'Oriente, e prese
-loro Damiata;[145]; i Bolognesi assediarono Bazano, castello de'
-Modenesi, lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. Così
-la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal
-diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò quasi tutta la Marca
-d'Ancona. Nell'anno predetto, come già accennai, Lodovico Re di Francia
-co' suoi tre fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di
-volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, presa la croce,
-incominciò il suo viaggio e passò il mare per debellare i Saraceni e
-ricuperare Terra Santa. E a prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le
-colpe dei Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del Re,
-ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato dalla fortuna
-del primo fatto d'armi, ciecamente credette di avviluppare tutti i
-Saraceni, e d'un colpo solo distruggerli tutti. Nella vallata di S.
-Giovanni di Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a Lione,
-tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) ad una lega di
-distanza da Ciamberì vi è una pianura, che si chiama propriamente valle
-di Savoia, sopra la quale alzava il capo un monte altissimo, che in
-quell'anno una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; e quella
-frana si vede ancora lunga una lega, e larga una e mezzo, e sotto vi
-restarono sepolte sette parocchie con quattromila abitanti. Quando
-accadde questo disastro io era a soggiornare nel convento di Genova,
-ove udii la voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella
-contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo tempo poi, abitando
-io nel convento di Ravenna, ne interrogai frate Guglielmo Ministro
-Provinciale di Borgogna, che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo
-generale, e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che ne
-seppi.
-
-
-a. 1249
-
-L'anno del Signore 1249, dimorando io nel convento di Genova, il
-Ministro frate Nantelmo volle ch'io mi recassi dal Ministro Generale
-per affari della provincia di Genova. M'imbarcai il giorno di S. Mattia
-Apostolo, e in quattro giorni arrivai a Jeres al convento di frate
-Ugo. Egli al vedermi fece vivissima festa, ed, essendo Vicario del
-Guardiano, pranzò con me e col mio compagno come in famiglia, senza
-che nessun altro vi fosse presente, tranne il frate che ne serviva;
-e ne fece imbandire un pranzo di pesci di mare e d'ogni altra cosa
-lautissimo. Eravamo al principio di quaresima; e il mio compagno, che
-era Genovese, e i frati di quel convento fecero le meraviglie per
-la famigliarità e dimestichezza usatami, sapendo che frate Ugo non
-era uso pranzare in quelle ricorrenze in compagnia d'alcuno; forse
-perchè era quaresima. Durante il pranzo si parlò molto di Dio, della
-dottrina dell'Abbate Gioachimo, e delle cose future; e seppi, come
-più sopra ho detto, che erano morti in quel convento sei frati, che,
-circa al dì d'Ognissanti, io vi aveva lasciati vivi e sani. E, quando
-io partii da Genova, vi era vicino alla sagristia un mandorlo fiorito;
-ed in Provenza vidi le mandorle grosse col mallo verde; trovai anche
-fave grosse e fresche ne' baccelli. Dopo pranzo mi avviai alla volta
-del Ministro Generale, che, dopo il tempo necessario pel viaggio,
-trovai in Avignone, reduce dalla Spagna, d'onde era stato richiamato
-da Papa Innocenzo IV, residente allora a Lione, per affidargli una
-missione presso i Greci, i quali si sperava di ricondurre, coll'aiuto
-di Vattacio, in seno della Chiesa romana. Avignone è una città della
-Provenza, non lunge dal Rodano, nella quale in processo di tempo morì
-frate Bonagrazia Ministro Generale. Poscia andai a Lione col Ministro
-Generale stesso, e quando arrivammo a Vienna, incontrammo il nunzio,
-che Vattacio aveva mandato al Papa, per domandargli la missione del
-Ministro Generale in Grecia. Quel nunzio era un frate de' Minori, e si
-chiamava col mio nome, frate Salimbene, ed era Greco per parte di un
-genitore, latino per parte dell'altro, e, per laico, parlava benissimo
-il latino classico, e conosceva benissimo anche quella lingua latina
-e greca che si parla volgarmente; e il Generale lo condusse seco a
-Lione. Presentatosi il Generale all'udienza, il Papa lo ammise al bacio
-del volto, e gli disse: Iddio ti perdoni, o figlio, il tuo indugio;
-e perchè non venisti a cavallo per arrivare più presto? forse perchè
-non posso farti le spese della cavalcatura, tu non la prendesti? E
-frate Giovanni: Padre, veduta la vostra lettera, m'affrettai quant'era
-possibile, ma i frati pe' cui conventi io passava, avevano bisogno
-di consigli e m'intrattenevano. E il Papa gli disse: Frate Giovanni,
-abbiamo buone notizie; pare che i Greci siano proclivi ad accordarsi
-colla Chiesa Romana. Laonde vorrei che tu ti recassi tra loro con
-buona compagnia di frati del tuo Ordine, e può essere che Iddio per
-opera tua si degni concederne questa consolazione. Per parte mia ti
-sarà concessa ogni grazia che domanderai. A cui frate Giovanni di
-rimando: Padre, non mancherà chi obbedisca, quando non manchi chi
-comandi. Io sono prontissimo, e non mi conturba il pensiero del grave
-incarico d'eseguire i tuoi comandi. E il Papa: Sia tu benedetto,
-o figlio, la tua risposta è saggia e santa. Era allora a Lione il
-lettore di Costantinopoli frate Tomaso, oriondo Greco, dell'Ordine
-de' Minori, che era un sant'uomo e parlava benissimo il greco ed il
-latino. Il Generale lo prese per condurlo seco in Grecia, perocchè
-appunto per questo scopo lo aveva mandato Vattacio. Condusse seco
-anche frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, nobil uomo,
-bello, letterato, santo, lettore dottissimo in teologia, che ogni
-giorno voleva predicare ai frati. Prese pure con sè frate Bonaventura
-d'Iseo, uomo famoso e Ministro da molto tempo in diverse provincie; e
-condusse in sua compagnia molti altri frati di distinta abilità, cui
-ora non occorre nominare. Finita la settimana di Pasqua, si mosse da
-Lione. Eravi allora a Lione anche frate Ruffino, Ministro di Bologna
-in compagnia di frate Bonaventura di Forlì e di frate Bassetto.
-E frate Ruffino Ministro mi disse: Io ti ho mandato in Francia a
-studiare perchè tu fossi onore e splendore della mia provincia, e
-tu andasti a soggiornare a Genova; sappi che me l'ho avuto per male
-assai, poichè pel lustro della mia provincia mi do cura di far venire
-a Bologna frati studiosi sin anche da altre provincie. Ed io risposi:
-Padre, perdonatemelo, io non avrei creduto che ve ne offendeste. Ed
-egli di rimando: Te lo perdono, purchè tu prometta, quì, subito, per
-iscritto, di obbedire e ritornare col tuo compagno, che è a Genova,
-alla provincia di Bologna, a cui eri già addetto. Così fu fatto; e
-di quest'ordine di obbedienza nulla seppe il Generale finchè stette a
-Lione. In quel tempo era a Lione anche frate Rainaldo di Arezzo della
-provincia di Toscana, che era venuto dal Papa per farsi dispensare
-dall'accettare un Vescovato che gli era stato conferito. Ed era quel
-di Rieti, ove, essendo lettore al tempo in cui morì il Vescovo di
-quella diocesi, i canonici per l'alta opinione che avevano di lui, lo
-elessero ad unanimità per loro Vescovo. Ma Papa Innocenzo, informato
-della scienza e santità di lui, non solo non volle dispensarlo, che
-anzi, giusta il parere de' suoi fratelli i Cardinali, gli comandò di
-sobbarcarsi a quell'ufficio. Dopo poi, ed io era ancora a Lione, gli
-fece l'onore di consacrarlo egli in persona. Poscia io presi la via di
-Vienne, distante da Lione 15 miglia; in seguito passai per Grenoble,
-attraversai la valle del Conte di Savoia, ed ebbi notizie particolari
-della frana, e della ruina di quel monte, ed entrai in una chiesa,
-che aveva per titolare S. Gherardo, la quale era piena di camicie da
-ragazzi. Continuando il mio viaggio arrivai ad Embrun[146], dove era
-Arcivescovo un Piacentino, che ogni giorno voleva avere commensali due
-frati Minori, e faceva sempre apparecchiare anche per loro alla sua
-tavola, e li serviva d'ogni vivanda, che a lui si portava; e quando non
-aveva a pranzo i frati Minori, quel tanto che sarebbe occorso per loro,
-se vi fossero stati, lo faceva distribuire ai poveri. In quella Terra
-dimoravano otto frati; e il Guardiano del convento, venutomi incontro,
-mi disse: Fratello, piacciavi d'andare oggi a pranzo dall'Arcivescovo,
-che se l'avrà molto caro, poichè da tempo non ha avuto frati Minori
-alla sua mensa; perocchè quell'essere con lui a pranzo a' miei frati fa
-troppa soggezione. A cui risposi: Padre, perdonateci e non abbiatevelo
-per male, se non accettiamo, perchè dopo pranzo vogliamo senza
-indugio partire; ed esso, sapendo che veniamo dalla Corte del Papa,
-probabilmente ci vorrebbe intrattenere, e, cercando a noi notizie,
-ritarderebbe il nostro viaggio. Il Guardiano, udita la mia risposta,
-non aggiunse verbo; ed io sottovoce dissi al mio compagno: Ho pensato
-che sia meglio tirar dritto per la nostra strada, giacchè abbiamo tempo
-opportuno e lettere commendatizie; e così potremo portare più sollecita
-risposta a chi ne ha mandati, e il Generale non ne precorrerà col suo
-arrivo al convento di Genova; il che spiacerebbe al nostro Ministro
-frate Antelmo. Piacquero al mio compagno quelle osservazioni, e così si
-fece. Questa è la città, il cui Arcivescovo fu miracolosamente convinto
-di simonia a Lione da Ildebrando Priore di Clunì, quando fungeva
-da Legato, come abbiam detto di sopra. In seguito poi l'Arcivescovo
-di questa Terra fu creato Cardinale della Corte romana; ed era uomo
-valente nelle scienze, nel canto, in letteratura e per vita onesta e
-santa. Una volta suonando un menestrello la viella in sua presenza, e
-pregandolo che gli desse qualche cosa, gli rispose: Se vuoi mangiare,
-per amore di Dio te ne darò volentieri; ma nulla ti darei pel tuo
-canto e per lo strimpellìo della tua viella, perchè cantare e suonare
-la viella, come tu fai, so anch'io. Questo Arcivescovo teneva sempre
-in compagnia due frati Minori; non è però il Piacentino sunnominato.
-Partimmo da questa città, attraversammo il Delfinato, ed arrivammo a
-Susa, che appartiene alla provincia di Genova. Giunti ad Alessandria
-di Lombardia, trovammo due frati del convento di Genova, frate Martino
-cantore, e frate Ruffino d'Alessandria, ai quali il mio compagno frate
-Guglielmo Biancardo, disse: Sappiate che voi perdete frate Salimbene
-e il suo compagno che è a Genova, perchè frate Ruffino Ministro
-di Bologna li richiama alla sua provincia. Io poi, quantunque sia
-Genovese, non voglio tornare a Genova, ma voglio andare al mio convento
-di Novara, d'onde mi tolse il Ministro Provinciale, quando mi mandò dal
-Generale. Noi abbiamo compiuta la nostra missione con fede e con zelo,
-abbiamo fatto, a nostro avviso, ogni cosa per bene, e lasciammo a Lione
-frate Pietro Lanerio Guardiano di Genova, che vide colà il Generale,
-e frate Buiolo, il quale alloggia in casa il Papa, ed è addetto alla
-Corte; e se alcunchè non fosse stato da noi adempiuto al tutto bene,
-speriamo che sarà corretto da loro. Inoltre tra breve passerà da
-Genova anche il Ministro Generale, che va inviato del Papa in Grecia,
-domandato dai Greci stessi. Frattanto pigliate questa lettera, e, a
-nome del Generale, consegnatela a frate Nantelmo Ministro. Dette queste
-cose, tirò fuori la lettera che aveva, e la diede a' miei compagni.
-L'indomani si passò da Alessandria a Tortona, un viaggio di dieci
-miglia, e il giorno successivo da Tortona a Genova, viaggio lungo
-assai. Quando i frati mi videro, fecero le feste, perchè io ritornava
-di lontano, e perchè io era apportatore di buone notizie. Il Ministro
-e frate Stefano Inglese mi domandarono se il Ministro Generale aveva
-visitato la Spagna. A cui risposi che no, perchè il Papa l'aveva
-richiamato in seguito all'invito de' Greci; e lo manda in Grecia
-perchè i Greci, come ha scritto Vattacio, desiderano di ritornare nel
-grembo della Chiesa romana: e spero che presto passerà da Genova, e
-lo vedrete, e il vostro cuore ne giubilerà per la consolazione che
-ne proverete. Dopo pochi giorni, arrivò poi, reduce da Lione, frate
-Rainaldo Vescovo, e nel giorno dell'Ascensione predicò al popolo, e
-celebrò messa colla mitra nella chiesa dei frati Minori di Genova; ed
-io, che era già sacerdote, servii alla messa, quantunque vi fossero già
-il diacono e il suddiacono e gli altri inservienti; e fece imbandire
-ai frati un buon pranzo di pesci di mare ed altre cose, e pranzò in
-refettorio con noi molto famigliarmente. La notte successiva, dopo
-mattutino, frate Stefano Inglese predicò ai frati ed era a udirlo
-anche quel Vescovo, e tra le altre melliflue parole, che di solito
-gli sgorgavano dalle labbra, a confusione del detto Vescovo, riportò
-un esempio del seguente tenore: «Ben disse una volta in Inghilterra
-un frate Minore, laico, ma uomo santo, che il cero pasquale quando
-si accende in chiesa, rifulge e illumina; ma quando poi se gli pone
-su lo spegnitoio, si smorza e manda cattivo odore: Così è di qualche
-frate Minore; quando nell'Ordine del beato Francesco è acceso ed arde
-d'amor di Dio, allora risplende ed è per gli altri un luminare di
-buono esempio....» Io aveva osservato che il nostro Vescovo al pranzo
-permetteva che i suoi frati facessero davanti a lui le genuflessioni,
-quando gli servivano le pietanze; e perciò s'attagliava appuntino a
-lui quanto quel frate aveva detto del cero pasquale. All'udire tale
-linguaggio il Vescovo trasse dal cuore un grosso sospiro, e terminato
-il sermone, genuflesso, in assenza del Ministro Provinciale, pregò
-frate Bertolino custode, che era uomo di natura dolce e che era già
-stato Ministro, di concedergli licenza di parlare. Ed ottenutala, si
-giustificò dicendo: Per vero io nell'Ordine del beato Francesco sono
-stato come un cero acceso, ardente, splendido, luminoso, e di buon
-esempio ai veggenti, siccome ben sa frate Salimbene, che abitò con me
-due anni nel convento di Siena, e conosce quale concetto abbiano della
-mia vita passata i frati di Toscana; ed anche i frati più vecchi di
-questo convento conoscono la mia condotta, per la quale, ad onore di
-questo convento stesso, fui mandato a studio a Parigi. Se i frati al
-pranzo vollero onorarmi con le genuflessioni, questo non è da imputare
-a mia ambizione, perchè io ho loro ripetuto a sazietà di non farle, nè
-io ho potuto loro imporre, nè era di mia convenienza, nè avrei osato,
-di batterli colla verga. Laonde accogliete, ve ne prego, per amor di
-Dio le mie scuse, e assicuratevi che in me non vi fu nè ambizione nè
-vanagloria. E dette queste cose, genuflesso, a mia veduta e udita,
-confessò quella qualunque che mai vi fosse stata sua colpa, se mai
-egli avesse data ad alcuno involontaria occasione di cattivo esempio,
-e promise di lanciar via da sè, tosto che il potesse, lo spegnitoio,
-che gli avevano imposto sul capo. Dopo si raccomandò ai frati, e noi
-lo conducemmo fuori, e per segno d'onore l'accompagnammo sino ad un
-convento di monaci bianchi ne' pressi di Genova, ove soggiornava un
-vecchio che s'era spontaneamente dimesso da Vescovo di Torino per
-potere con maggiore agio in quel chiostro pensare a Dio e all'anima
-sua. Questi avendo udito che Rainaldo era uomo dottissimo e che di
-recente era stato eletto Vescovo, trasse un sospiro e gli disse: Mi fa
-meraviglia che tu, uomo saggio, sia stato travolto a tanta follìa di
-assumerti un vescovado, mentre eri addetto ad un nobilissimo Ordine,
-quello cioè del beato Francesco, che è l'Ordine de' frati Minori;
-Ordine di altissima perfezione, nel quale chi dura tutta la vita, senza
-dubbio è salvo; Ordine, in cui certamente era meglio per te _essere
-umile di spirito co' mansueti, che spartir le spoglie cogli altieri_.
-Prov. 16º. A mio avviso tu hai fatto un grave errore, direi quasi
-un'apostasia, perchè trovandoti in uno stato di perfezione e nella
-vita contemplativa, ritornasti alla vita attiva. Anch'io fui Vescovo,
-come sei tu; ma veggendo ch'io non aveva potere di correggere la
-scostumatezza de' miei preti, che camminavano per le vie della vanità,
-_l'anima mia preferì il laccio_[147]. Lasciai pertanto l'episcopato e i
-miei preti per salvare l'anima mia; e l'ho fatto seguendo l'esempio del
-beato Benedetto, che abbandonò alcuni monaci per averli riconosciuti
-discoli e maligni. Avendo frate Rainaldo attentamente ascoltato
-queste considerazioni, che gli piacevano e non erano nuove nella sua
-coscienza, e riconoscendo che quel Vescovo aveva ragione, non fece
-verbo di risposta. Perciò presi io la parola, perchè il Vescovo di
-Torino non avesse la superbia di credere d'aver operato da savio, e
-dissi a lui: Padre, or tu hai detto d'aver abbandonato i tuoi preti;
-ma pensa un po' se tu hai fatto bene. Papa Innocenzo III tra le tante
-sentenze che ha lasciate ai posteri, ne ha una per un Vescovo che
-voleva essere dispensato dal ministero, libro delle Decretali 1º alla
-rubrica _della rinuncia_, che comincia: _Nè pensare_. ecc. Mentre io
-diceva queste cose, pendevano dalle mie labbra i due Vescovi, nè frate
-Rainaldo osò prendere la parola per non parere di compiacersi della sua
-dignità episcopale; ma in suo cuore andava sempre più radicandosi il
-proposito di deporre l'ufficio impostogli, e affrettava col desiderio
-il momento opportuno di farlo. Andò adunque alla sua diocesi: ed
-arrivatovi, accorsero i canonici a fargli visita, e gli parlarono di
-un loro collega giovane e lascivo, che aveva più il fare laico che
-del sacerdote, e che si lasciava crescere i capelli lunghi e li tenea
-sciolti sulle spalle, nè voleva farsi la tonsura. E il Vescovo lo prese
-pe' capelli, e gli affibbiò uno schiaffo, e, fatti chiamare i genitori
-e i parenti di lui, che erano nobili, ricchi e potenti, disse loro:
-O questo vostro figlio si dia alla vita laicale, o porti abito che si
-addica ad un sacerdote; io non posso punto tollerare che vesta a questo
-modo. Ed i genitori risposero: A noi piace che sia prete, e voi fate
-di lui quello che ve ne pare bene e dicevole. Allora il Vescovo di
-sua mano stessa gli tagliò i capelli, e gli fece fare la chierica in
-forma di cerchio, larga e rotonda, affinchè la tonsura presente facesse
-ammenda della capellatura passata. Il chierico ne restò profondamente
-mortificato, ma i canonici ne ebbero piena soddisfazione. Frate
-Rainaldo però non potendo con coscienza tranquilla dissimulare quella
-sbrigliatezza del clero, e riconoscendo di non poterlo ritornare alla
-rettitudine ed all'onestà, si presentò a Papa Innocenzo IV, che era
-venuto a Genova, e rassegnò l'ufficio, che gli era stato conferito
-a Lione, protestando che non sarebbe più stato Vescovo. E il Papa,
-facendo ragione al turbamento dell'animo di Rainaldo, gli promise che
-ne lo dispenserebbe, quando arrivasse in Toscana, sperando che il tempo
-maturasse un cambiamento di proposito; ma non avvenne. Andò dunque
-frate Rainaldo e si fermò alcuni giorni a Bologna colla speranza che
-il Papa vi passasse per recarsi in Toscana. Quando poi seppe che era a
-Perugia, frate Rainaldo si presentò al Papa, al cospetto de' Cardinali
-in concistoro, rassegnò l'ufficio e il beneficio, e depose a piedi del
-Papa gli indumenti pontificali, il pastorale, la mitra e l'anello. I
-Cardinali se ne maravigliarono e se ne conturbarono, parendo loro che
-il frate con questa determinazione facesse sfregio alle loro dignità,
-quasi che chi trovasi insignito dell'onore di alti uffici nella
-prelatura non potesse salvare l'anima sua. Se ne conturbò anche il Papa
-tanto perchè lo aveva egli in persona con particolare onore consacrato,
-quanto perchè aveva la persuasione, come tutti la condividevano, e
-così era in fatto, d'aver provveduto la Chiesa di Rieti di un Vescovo
-degnissimo. Quindi i Cardinali e il Papa lo pregarono vivamente
-che per amore di Dio, per riguardo alla loro dignità, per l'utilità
-della Chiesa e per la salute delle anime non rinunciasse. Ma egli
-rispose che insistevano invano, e invano pregavano. Allora i Cardinali
-conchiusero: Che s'ha a dire se a lui ha parlato un Angelo, e se Iddio
-gli ha fatta questa rivelazione? E il Papa trovandolo tanto fermo gli
-disse: Sebbene tu ti sia proposto di non volere su la tua coscienza le
-sollecitudini e le cure pastorali, almeno restino a te gli indumenti
-pontificali, la facoltà, la dignità e l'autorità di amministrare
-il sacramento dell'Ordine, affinchè i frati ritraggano da te alcun
-benefizio. E risoluto rispose: Io non mi terrò nulla. Dispensato, si
-recò subito al convento, e dato di piglio ad un sacchetto, o ad una
-bisaccia, o sporta che fosse, pregò il frate destinato alla questua,
-che quel giorno stesso lo volesse aver seco alla cerca del pane. E
-mentre andava così a mendicare per la città di Perugia, s'imbattè in
-un Cardinale, che ritornava dal Concistoro, (forse per disposizione
-divina), affinchè vedesse, imparasse, ed udisse. E riconosciutolo,
-si volse a lui dicendo: Non era meglio che tu fossi restato Vescovo,
-che andar accattando di porta in porta? A cui frate Rainaldo rispose:
-Il savio dice ne' proverbii ecc. Udendo il Cardinale queste parole,
-e riconoscendo che era Dio che parlava per mezzo del suo santo, si
-allontanò, e il giorno dopo in Concistoro riferì al Papa e ai Cardinali
-le cose, che aveva imparate dal Vescovo mendicante; e tutti ne furono
-meravigliati. Frate Rainaldo poi disse a frate Giovanni da Parma
-Ministro Generale che lo destinasse a quel qualunque convento gli
-piacesse, e lo mandò a Siena, ove era noto a molti, e vi restò dal
-dì d'Ognissanti fin dopo Natale, quando morì e volò in grembo a Dio.
-Mentre egli era malato della malattia di cui morì, eravi a Siena un
-canonico della Chiesa maggiore, che da sei anni giaceva per paralisi
-in letto, e con tutto il divoto fervore dell'animo invocava l'aiuto di
-frate Rainaldo. Un giorno, sul far dell'alba, udì in sogno una voce
-a dire: sappi che frate Rainaldo volò di questa vita al cielo, e pe'
-meriti di lui Iddio ti risanò completamente; e tosto svegliatosi, e
-sentitesi sciolte e sane le membra, chiamò il famiglio che gli portasse
-gli abiti, e recandosi in camera di un suo amico e canonico collega,
-gli raccontò del miracolo. E tutti e due incontanente, e in tutta
-fretta, andarono dai frati per narrare il miracolo tanto manifesto, che
-Dio quella notte s'era degnato operare pei meriti di frate Rainaldo. Ed
-essendo usciti da una porta della città, udirono i frati, che cantando
-ne trasportavano la salma alla chiesa; assistettero alle esequie, e poi
-proclamarono il miracolo. E i frati giubilanti anch'eglino sclamarono:
-Sia benedetto Dio. Tale fu frate Rainaldo di Arezzo, miracoloso
-in vita e dopo morte, che amò piuttosto umiliarsi...... Fu uomo
-coltissimo in letteratura, insigne lettore di teologia, predicatore
-esimio, graditissimo al clero e al popolo, fecondissimo di pensiero,
-e di parola sempre fluida e sgorgante calda dal cuore. Io abitai seco
-due anni nel convento di Siena, e l'ho incontrato molte volte nel
-convento di Lione e di Genova, e mi fece ordinare suddiacono quando
-egli, non era ancora investito d'alcun ufficio. Non potrei aggiustar
-fede a nessuno che mi dicesse che la Toscana ha dato tale uomo, se non
-l'avessi visto io co' miei occhi. Egli ebbe un fratello nell'Ordine
-di Valle Ambrosiana ossia Vallombrosa, che fu Abbate nelle Romagne,
-nel convento di Bertinoro[148], santo, letterato, buono, amico intimo
-dei frati Minori: Che l'anima sua riposi in pace. Nota qui che due
-persone di Brettagna ritornavano in compagnia dalla Corte di Roma, ove
-erano andati a visitare per divozione i Santuarii; e arrivati nelle
-Romagne, si fermarono su di un monte ad alloggiare in alcune celle,
-coll'intendimento di far vita da eremiti. Col tempo si agglomerò molta
-gente ad abitare attorno a loro, e si fecero un bel castello, che
-sino ad oggi si chiama Brettinoro da que' due eremiti che vi posero
-stanza, e che erano nativi della Brettagna. Una volta io sapeva i
-loro nomi, ma ora mi sono fuggiti dalla memoria: si hanno per santi.
-L'anno del Signore 1249 era Podestà di Genova Alberto Malavolta di
-Bologna, e venne al convento dei frati Minori a sentir messa. Ed io
-era colà, e frate Pentecoste, che era sagrista, uomo santo, onesto e
-buono, volendo suonar le campane per far onore al Podestà, questi gli
-disse: Anzi tutto porgete orecchio ad una cosa che voglio annunziarvi,
-ed è una buonissima notizia: Sappiate dunque che il 26 di Marzo i
-Bolognesi fecero prigioniero Re Enzo e con lui un numero grandissimo
-di Cremonesi, Modenesi e Tedeschi. Re Enzo, che si dice anche Enrico,
-è figlio naturale, cioè non legittimo, di Federico Imperatore deposto,
-ed è uomo di singolare valore e coraggio, e guerriero prode, e
-sollazzevole quando gli piace, compositore di canzoni, e che in guerra
-sa andare audacemente incontro ai pericoli; è bell'uomo e di statura
-mezzana. Quand'egli fu fatto prigioniero aveva sotto la sua signoria
-Reggio, Cremona e Modena. I Bolognesi lo tennero molti anni prigione
-nelle carceri del palazzo municipale, ove morì. Non avendogli un giorno
-i custodi voluto dar da mangiare, si recò da loro frate Albertino da
-Verona, che era un celebre predicatore dell'Ordine de' frati Minori,
-pregandoli che, per amor suo e di Dio, non lo volessero lasciar morir
-di fame. Ma non piegandosi eglino punto alle preghiere di lui, propose:
-Giuochiamo insieme a' dadi; se vincerò, avrò licenza di dargli da
-mangiare. Giuochiamo, risposero. Giuocò dunque, vinse, e gli diede
-da mangiare, standosi con quel Re in famigliare colloquio. E tutti
-quelli che ne ebbero contezza lodarono il frate della sua carità,
-cortesia e liberalità. In quella giornata campale, in cui il Re, e
-col Re moltissimi del suo esercito furono sconfitti, vi furono anche
-alcuni che, voltisi in fuga, sguizzarono dalle mani del vincitore,
-alcuni che caddero sul campo, altri rimasero prigionieri, e condotti
-alle carceri sotto sicura custodia vi stettero tra ceppi. Guido da
-Sesso, che era il principale Reggiano di parte imperiale, morì nella
-fuga, precipitando insieme col suo destriero in una fogna dell'Ospedale
-de' lebbrosi di Modena. Egli era il più acerbo nemico dei partigiani
-della Chiesa; tanto che essendone stati una volta dal Re fatti molti
-prigionieri nel castello di Rolo[149], che è nella diocesi di Reggio,
-ed essendo essi stati condannati alla forca, e desiderando confessarsi,
-non volle concedere loro tanto di indugio che bastasse a confessarsi,
-anzi disse: Non avete bisogno di confessarvi, voi partigiani della
-Chiesa, chè siete santi, e quindi volerete subito senz'altro in
-paradiso; e, pel suo diniego, fu subito eseguita la sentenza, nè
-poterono confessare le loro colpe. Egli, in quel tempo in cui tra
-la Chiesa e la Repubblica avvampava più grossa la guerra, veniva al
-convento dei frati Minori con altri suoi scherrani, e radunando i frati
-a capitolo, domandava a ciascuno d'onde fosse, e facevane notare i
-nomi ad uno scrivano che conduceva seco, poi diceva: tu vanne al tuo
-paese, tu farai altrettanto, nè osare di farti più vedere in questo
-convento, nè per questa città. E così furono tutti espulsi, tranne
-pochi lasciati custodi del convento; ai quali poi, allorchè andavano
-per città mendicando pe' bisogni di loro sussistenza, si faceva ogni
-sorta oltraggi, e si lanciavano loro maledizioni, imputandoli di
-portare lettere false, e di essere nemici dell'Imperatore. Nè i frati
-Minori, nè i Predicatori, che passavano pel territorio, osavano entrare
-nelle città di Modena, di Reggio e di Cremona; e se talora alcuni,
-ignari della condizione delle cose, per caso entrarono, furono subito
-presi, condotti al palazzo del Comune, tenuti sotto guardia, nutriti
-per alcuni giorni del pane della tribolazione e dell'angoscia, poi
-obbrobriosamente cacciati, espulsi, tormentati, e taluni anche uccisi.
-Difatto più d'uno è stato sottoposto alla tortura in Cremona e a Borgo
-S. Donnino; a Modena presero alcuni frati Predicatori, che portavano
-con sè alcuni ferri che servono a fare le ostie, e li condussero al
-palazzo del Comune, e a loro disonore si fece credere al popolo,
-che avevano stamponi per coniare moneta falsa. Nè la perdonavano
-neppure a que' frati, i cui parenti erano in opinione d'appartenere al
-partito imperiale, ed essi stessi ne erano tenaci fautori, tra' quali
-fu ignominiosamente espulso frate Giacomo di Pavia, frate Giovanni
-di Bibbiano[150], frate Giacomo di Brescello, e molti altri; e per
-dir tutto in poco, furono licenziati dal convento di Cremona tutti
-coloro che parteggiavano per la Chiesa. Ed io vi era presente, e fu
-in quell'anno, in cui Parma mia città nativa si ribellò all'Impero.
-In seguito fermarono e trattennero a lungo alla porta della città
-di Reggio frate Ugolino da Gavassa[151], nè gli permisero d'entrare,
-quantunque avesse in città più d'un fratello di parte imperiale. Che
-più? Era gente diabolica; e sovra tutti pessimo in malizia Giuliano da
-Sesso, maestro in leggi, vecchio, e inveterato nel male; e, nominato
-da Re Enzo giudice supremo di Cremona, Reggio e Modena, fece impiccare
-alcuni da Foliano, e molti altri ne condannò a morte, come partigiani
-della Chiesa, e se ne gloriava, e diceva: Guardate come li conciamo noi
-questi ladroni. Questo Giuliano era veramente un membro del diavolo;
-e perciò Dio lo colpì di paralisi, e ne diventò da una parte rigido
-inaridito; gli uscì dell'occhiaia un occhio, che, sporgendo fuori,
-pareva una saetta, e faceva ribrezzo a guardarlo; diventò eziandio
-tanto fetido, che ognuno si guardava bene dall'avvicinarsegli, tranne
-una giovinetta tedesca, la cui bellezza era tanto ammaliante, che
-bisognava ben essere molto severi per non guardarla con compiacenza.
-Questo Giuliano era figlio di uno spurio di quei da Sesso, onde un
-poeta scrisse:
-
- _Spurius ille puer nullum suadebit honestum_
-
- Di spurio seme, reo rampollo è questo,
- Nè mai ti saprà dar consiglio onesto.
-
-Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte in pubblica
-adunanza che era meglio essere ridotti a mangiar della calce, che
-vivere in pace coi partigiani della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava
-i buoni capponi, ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo mondo non
-dura a lungo la fortuna de' malvagi: Mutò vento, e chi parteggiava per
-la chiesa cominciò ad averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile
-venne il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto dalla
-città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto, senza
-confessarsi, senza comunicarsi, e senza fare la penitenza sacramentale
-de' suoi peccati, e fu sepolto in un fossato della villa di
-Campagnola[152]. Nello stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti
-Reggiani bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo
-d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone; il 10 di Giugno,
-il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e inondò sino alla Modolena[153].
-Lo stesso anno in Agosto, Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi
-occupò Novi, Rolo e S. Stefano[154] Terre o Ville della diocesi di
-Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo, bello, forte,
-amico mio, e, in tempo di grossa guerra, valoroso guerriero; e gli si
-erano aggruppati attorno molti, che cacciati dalle loro case, avevano
-il veleno nel cuore e seguivano lui come capo; e si era divulgata
-molto la fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi, di
-invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava la barbarie
-della guerra di que' tempi. Così pure nel settembre di quell'anno,
-tra nona e vespro, si sentì un orribile terremoto; e i Bolognesi e i
-fuorusciti Modenesi e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono
-i subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed Ezzelino da
-Romano prese Este[155], castello del Marchese d'Este, ed altre Terre
-dello stesso Marchese, per vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone
-prestava ai Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello.
-I Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi,
-e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono que' loro
-prigionieri, che si tenevano stretti nei ceppi. In quell'anno, dopo la
-festa di Sant'Antonio di Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine
-da' frati Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova, ed
-arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle idrie, nelle quali era
-stata l'acqua che il Signore trasmutò in vino per le nozze di Cana
-Galilea. Almeno si dice che sia una di quelle; se realmente la sia,
-sallo Iddio, che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono
-collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero di Bobbio,
-dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie di S. Colombano. Dopo,
-ci avviammo alla volta di Parma, d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le
-nostre faccende. Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà
-frate Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del convento
-di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste di que' vostri frati,
-che avevate mandati quì? Noi eravamo lietissimi di averli quì con noi
-per amor vostro, per la loro bontà, per la consolazione che ne davano,
-e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale rispose: E dove
-sono? Che? non sono forse più in questo convento? E i frati: Padre,
-no, non vi sono più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna,
-li richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse: Iddio sa,
-se io aveva alcuna notizia di questo ordine di obbedienza; anzi io
-teneva sì per fermo di trovarli in questo convento, ch'io cominciava
-a far le meraviglie, perchè non mi si erano presentati. In seguito ci
-trovò a Parma, e con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per
-di quà e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna,
-altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi a Parma con
-inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi io posare, come voi lo
-potreste, non vorrei essere sempre in su' viaggi. E gli risposi: A voi,
-Padre, toccano i disagi del viaggiare per ragioni di ministero; a noi
-tocca viaggiare per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo
-sempre per ragione di pura e vera obbedienza. Udito ciò, rimase
-soddisfatto, specialmente per effetto dell'amore che aveva per noi.
-Quando poi fummo a Bologna, un giorno in camera disse a frate Ruffino
-Ministro Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento di
-Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate Ruffino rispose:
-Padre, questo l'ho fatto per far piacere a loro. Io li aveva mandati
-in Francia, quando l'Imperatore stava a campo intorno a Parma. Perciò
-richiamandoli, io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi al
-Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro Ruffino l'ha esposta.
-E il Generale ripigliò: Cura dunque ora di collocarli ove sia che
-s'accontentino, e si dedichino a studio, e non vaghino tanto di quà
-e di là. Di buon grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò
-a contentarli e per l'amore che nutro in cuore per voi e per l'amore
-che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno a Bologna, perchè gli
-correggesse la sua Bibbia, e mandò me a Ferrara, ove dimorai sette anni
-continui senza mutar mai di convento.
-
-
-a. 1250
-
-L'anno del Signore 1250 fu fatto prigioniero dai Saraceni Lodovico
-Re di Francia, e la più parte dell'esercito Francese, che l'aveva
-seguito oltre mare, fu passato a fil di spada. Anche prima però molti
-ne avevano mietuto la pestilenza e l'inedia, che furono effetto del
-cambiamento di clima, e della caristia e penuria di vettovaglia. Infine
-poi, restituita Damiata ai Saraceni, il Re fu restituito a libertà, e
-ritornando in regione di fedeli, edificò Balbek e molte altre Terre,
-cingendole di muraglia, costruendovi case, ed innalzandovi torri. Ma
-mentre l'esercito era diviso in quattro corpi, mandati in diverse parti
-all'opera delle preaccennate costruzioni, i Saraceni in uno di quei
-luoghi piombarono sopra gli operai inermi, e li massacrarono tutti. La
-qual cosa risaputa, il Re, che si trovava altrove, accorse in fretta,
-fece scavare una fossa, e, non ritenutone dalla fatica, nè distoltone
-dal fetore, li seppellì colle proprie mani. E tutte le milizie ne
-rimasero meravigliate, ond'è che a pieno gli si attaglia quello che è
-detto di Booz nel 2º libro di Ruth: _Sia benedetto dal Signore ecc_.
-Questo stesso anno in Giugno i Bolognesi, i Modenesi, i fuorusciti di
-Reggio, i Parmigiani, i Romagnoli, i Toscani e i Ferraresi portarono
-in S. Vito devastazione e saccheggio al territorio Reggiano dalla
-strada di sopra sino alle fosse della città, e vendettero il bottino
-ai Parmigiani: ed i Reggiani corsero sopra Novi, e ne posero a fuoco e
-fiamma i sobborghi e il circondario: devastarono ogni dove, e fecero
-preda d'uomini e giumenti, e s'impadronirono di Campagnola facendo
-duecento prigionieri. Poscia, un giovedì, dopo la festa della Beata
-Vergine, ai 18 d'Agosto, i fuorusciti Parmigiani di parte imperiale,
-che erano di stanza a Borgo S. Donnino, i Modenesi e il Marchese Uberto
-Pallavicini, Capitano e condottiero loro, piombarono sopra Parma; ma
-i Parmigiani uscendo contro loro di città col carroccio, s'azzuffarono
-in un luogo detto Grola, ove una volta sorgeva la città di Vittoria, e
-vi ingaggiarono un accanito combattimento, ma sulla strada soltanto,
-perchè a cagione de' fossati non potevano stendersi nei campi, e
-presero parte alla pugna i soli militi dell'una e dell'altra parte,
-e questi non tutti, atteso che la strada non lasciava spazio a larga
-fronte. E il Marchese Monte Lupo, che era dotto dell'armi ed un leone
-in guerra, fece mordere la polve sulla strada a molti Parmigiani
-fuorusciti e Cremonesi; ma finalmente cadde egli stesso a terra ucciso.
-Questi ed altri suoi fratelli, da parte di sorella, furono nipoti di
-Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV. Erano gran
-Baroni, ed abitavano a Parma in Cò di Ponte. Primo de' fratelli era
-Ugo; secondo, Guido; terzo, Rolando; quarto, Monte, di cui è parola;
-quinto, Goffredo. Quest'ultimo fu nell'Ordine de' Templari, illustre,
-potente, ed era tenuto in gran considerazione anche perchè era
-Marchese. Io li ho veduti e conosciuti tutti, e si chiamavano Marchesi
-Lupi di Soragna, Villa ove avevano le loro possessioni, cinque miglia
-al di sotto di Borgo S. Donnino. Ma i fuorusciti Parmigiani, che
-parteggiavano per l'Impero, vedendo che i loro si avevano la peggio e
-andavan cedendo terreno, girarono di fianco, e minacciarono d'assalto
-la città; correndo e sclamando: Alla città, alla città. Ma i popolani,
-che erano usciti di Parma alla battaglia, udendo questo, lasciarono
-il carroccio e i loro, che si battevano sulla strada come leoni, di
-corsa s'incamminarono verso la città, ma nell'entrare si ruppe il ponte
-della fossa, e molti vi si affogarono. E questa fu una vera provvidenza
-divina, che impedì in quel modo ai nemici di entrare in città, poichè
-la beata Vergine, che in Parma ha culto vivo e fervente, non volle
-abbandonare i suoi. Tuttavia e per pena de' peccati loro, e per la
-natura de' tempi che correvano, i Parmigiani che erano dentro la città,
-l'ebbero per un disastro. Di fatto i loro nemici s'impadronirono del
-carroccio, che era stato abbandonato sulla strada, e restarono sul
-terreno tremila popolani, e molti militi. Podestà dei Parmigiani di
-dentro la città era allora Catellano de' Carbonisi di Bologna, che
-non restò prigioniero perchè seppe guardarsi bene. I prigionieri li
-incatenarono nella ghiaia del Taro, come disse a me Glaratto, uno degli
-incatenati; e disse anche che parevano tanti da far credere che tutti i
-Parmigiani fossero prigioni. Li condussero a Cremona, e, per vendicarsi
-e indurli a pagare il prezzo del riscatto, nelle carceri li posero ai
-ceppi, fecero loro molti oltraggi, li sospendevano per le mani e pei
-piedi, in terribile ed orribile maniera schiantavano loro i denti,
-ponevano rospi in bocca, e fuvvi anche chi si dilettò d'inventare
-tormenti di nuovo genere. I Cremonesi incrudelirono atrocemente contro
-i prigionieri Parmigiani; ma i Parmigiani di parte imperiale fecero
-ancora di peggio contro i loro concittadini di parte della Chiesa,
-chè ad alcuni tolsero anche la vita. Ma col tempo arrivò il giorno
-delle vendette e del ricambio, e i Parmigiani che erano di parte
-della Chiesa se le presero terribili tanto sui Cremonesi, quanto sui
-Parmigiani che stanziavano a Borgo S. Donnino, e sul Pallavicino.....
-Perciò pare sia stato detto apposta da Geremia II ecc. Il che si fece
-manifesto nel Re Enzo, quando dai Bolognesi fu fatto prigioniero in
-una coi Cremonesi e co' suoi Tedeschi; ed a ragione perchè unitamente
-ai Pisani aveva catturato nelle acque di Pisa i Prelati della Chiesa,
-che si recavano al Concilio ai tempi di Papa Gregorio III. (.......
-Parimente gli ecclesiastici serbano nelle chiese e negli oratorii
-l'ostia consacrata per tre motivi....... E alcuni sagristi, quando
-i frati comunicano nella messa vogliono sempre rinnovare l'ostia
-consacrata nella pisside e nel tabernacolo, in cui si serba; e credono
-di far bene, ma s'ingannano a partito per quattro ragioni. Primo,
-perchè ne viene allungata la messa, e i frati s'impazientano, e i
-secolari ne ricevono scandalo. Secondo, questa cosa potrebbe farla
-egli stesso il sagrista, se è sacerdote, con due ceroferarii in una
-messa privata, senza che sia presente tutto il convento. Terzo, perchè
-talvolta l'ostia che adopera è della stessa infornata che quella
-che fa consumare, che è quanto dire non fece ostie fresche; e tanto
-meglio si deve conservare un'ostia consacrata che una non consacrata,
-serbandosi quella chiusa e non esposta all'atmosfera, e per arrota
-contiene Dio, che è il conservatore di tutte le cose. E di ciò se
-ne ha prova. Nella città di Reggio si atterrò una chiesa, sul cui
-altare, invece di reliquie, era stata collocata un'ostia consacrata, e
-quell'ostia la trovarono bianca e bella, come se ve l'avessero messa
-il giorno innanzi, quantunque una memoria scritta diceva che vi era
-stata trecent'_anni_(?). Questo l'ho saputo da frate Pellegrino da
-Bologna, che era presente e vide. A me non piace che il Corpo del
-Signore stia per reliquia chiuso nel tabernacolo di un altare, come
-non mi è mai piaciuto l'uso del beato Benedetto di porre il Corpo del
-Signore sulla salma di un defunto e seppellirlo con quella sotterra.
-Il Sagrista dirà forse che talvolta si consacrano più ostie di quelle
-che si consumano, perciò le restanti bisogna riporle nel tabernacolo
-ove si serba il Corpo del Signore. Ma a questo si può provvedere in due
-modi, o mandando, al momento che si canta l'epistola della messa in cui
-si communicano i frati, in giro l'accolito pel coro a contare quelli
-che vogliono fare la comunione, ed ordinando al suddiacono di porre
-sulla patena solamente quante ostie bisognano; o disponendo che gli
-accoliti, che tengono le tovagliole, siano gli ultimi a comunicarsi,
-e il celebrante dia a loro da consumare tutte le ostie consacrate che
-restano. Fanno dunque benissimo i sagristi a far le ostie col più
-puro fior di farina... Il moggio parmigiano è di otto sestarii; il
-Ferrarese di venti, perchè hanno maggior abbondanza di frumento). Ora
-è tempo di ritornare a Federico e parlare della sua morte. Federico
-II ex Imperatore, quantunque grande, ricco, e potente, pure ebbe
-molte disgrazie; 1.º Enrico suo figlio primogenito, che a lui doveva
-succedere, fece adesione ai Lombardi contro il volere di lui; e perciò
-lo prese, lo incatenò, l'imprigionò e finì col morire malamente; 2.º
-volle soppiantare la Chiesa, e ridurre il Papa, i Cardinali e gli altri
-Prelati ad essere poveri e andare a piedi; e questo non intendeva già
-di farlo per zelo verso Dio, ma perchè non era buon cattolico, e poi
-perchè era molto avaro e agognava cupidamente le richezze e i tesori
-della Chiesa per sè e suoi figli, e voleva deprimere il potere degli
-ecclesiastici, acciocchè nulla tentassero contro di lui; e lo diceva
-apertamente con alcuni suoi segretarii, da' quali s'è poi saputo; ma
-Dio non permise che mandasse a compimento questi propositi contro i
-suoi ministri. 3.º Volle soggiogare i Lombardi, ma gli fallì l'impresa;
-chè quando aveva su loro vantaggio per un verso, altrettanto ne perdeva
-per altro verso. I Lombardi non si pigliano agevolmente; sono molto
-obbliqui e sguizzevoli, e dicono una cosa e ne fanno un'altra, sicchè
-è come voler stringere colla mano un'anguilla o una murena; quanto più
-forte stringi, tanto più facilmente sguiscia. 4.º Il Papa Innocenzo IV
-lo depose in pieno Concilio a Lione, e pubblicò tutte le malizie e le
-iniquità di lui. 5.º In suo vivente, vide l'Impero dato ad altri, cioè
-al Langravio della Turingia, cui poi la morte tolse presto di mezzo.
-Tuttavia provò Federico gran dolore a vedere l'Impero dato ad altre
-mani, e ne bevve tutta la tazza dell'amarezza; anzi fu detto e creduto
-che lo avesse fatto uccidere, ed avrebbe fatto opera meritoria, perchè
-il Langravio era uomo impastato di malignità. 6.º Parma gli si ribellò,
-e parteggiò completamente per la Chiesa; il che fu cagione della totale
-di lui ruina. 7.º I Parmigiani posero a sacco e fuoco la sua città
-Vittoria, ch'egli aveva fatta fabbricare presso Parma, e la rasero al
-suolo e ne otturarono le fosse, sicchè non ne restò vestigio di sorta,
-e lui e il suo esercito costrinsero a vergognosa fuga, e molti de' suoi
-uccisero, e molti ne trassero in Parma prigionieri, e lo spogliarono
-di tutto il tesoro...... La quale (corona di Federico) fu trovata da un
-Parmigiano. Io l'ho visto quell'uomo, e l'ho conosciuto; ho visto anche
-ed avuta in mano la corona ed era di gran peso e di gran valsente, e i
-Parmigiani gliela pagarono duecento lire imperiali, e gli diedero per
-giunta un caseggiato presso la chiesa di Sª. Cristina, ove in antico
-era la guazzatoia e l'abbeveratoio de' cavalli; e quell'uomo, per
-essere piccino, si chiamava Cortopasso. 8.º Gli si ribellarono i Baroni
-ed i Principi; come fece Tebaldo Francesco che si chiuse in Capaccio, e
-poi finì malamente, perchè fattigli cavare gli occhi, e in molte guise
-martoriare, gli fece togliere anche la vita; così Pietro delle Vigne e
-molti altri che sarebbe lungo nominare. Il più amato di tutti fu Pier
-delle Vigne, cui innalzò dal nulla; mentre prima era un pover uomo,
-l'Imperatore lo fece suo segretario e lo nominò, a maggior onore, suo
-_logoteta_. Questa parola è composta di _logos_ e di _theta_ che vuol
-dir posizione, ed è maschile e femminile, e significa colui che tiene
-discorso in pubblico, o colui che pubblica un editto dell'Imperatore,
-o di altro Principe. 9.º La cattura di Re Enzo suo figlio fatta da'
-Bolognesi, la quale fu giusta e meritata da Federico II, che aveva
-catturati in mare i Prelati che andavano al Concilio indetto da
-Gregorio IX. Quindi la spada del dolore per la prigionia di suo figlio
-non potè non toccarlo, specialmente per essere stata operata da tali
-nemici, e in tale condizione di tempi, che gli troncavano ogni filo di
-speranza d'una vittoria a riscossa. 10º La conquista della Signoria dei
-Lombardi, ch'egli non aveva mai potuto afferrare, fatta di leggieri
-dal Marchese Uberto Pallavicini, quantunque fosse suo partigiano, e
-per di più fosse anche vecchio, gracile, debole e guercio, per avergli,
-quand'era ancor bambino in culla, un gallo beccato un occhio, cioè col
-becco lo cavò dal capo del bambino, e se lo ingollò. (A queste dieci
-disgrazie di Federico ex-imperatore possiamo aggiungerne altre due,
-e così fare le dodici: 1.º la scomunica lanciatagli da Papa Gregorio
-IX; 2.º il tentativo, da parte della Chiesa, di spogliarlo del regno
-di Sicilia. E questo non accadeva senza sua colpa. Poichè avendolo la
-Chiesa mandato oltremare al riscatto di Terra Santa, egli si rappaciò
-coi Saraceni senza alcun vantaggio dei cristiani, e, per fellonia, fece
-_onorare con canti_ il nome di Maometto nel tempio del Signore, come
-narrammo in altra cronaca, nella quale passammo a rassegna le dodici
-scelleratezze di Federico). Il Pallavicini ebbe in Lombardia dominio su
-le città seguenti: Brescia, Cremona, Piacenza, Tortona, Alessandria,
-Pavia, Milano, Como e Lodi. A tanto non arrivò mai l'Imperatore.
-Oltracciò Vercelli, Novara e Bergamo gli davano soldati, quando per
-qualche impresa voleva formare un esercito. Parimente i Parmigiani
-gli davano fanteria e cavalleria, più però per timore, che per amore,
-tenendo eglino per la Chiesa, ed esso per l'Impero; e si riscattarono
-poi da quell'onere pagandogli duemila lire imperiali all'anno. Ogni
-cosa ha suo tempo; e i Parmigiani, regolandosi prudentemente a norma
-di questa sentenza, quando soffiò il vento propizio, fecero pesare su
-lui le proprie vendette, e gli smantellarono il palazzo, che aveva in
-Parma sulla piazza di S. Alessandro[156], e quel di Soragna, che pareva
-un castello, e, ancor vivente, gli confiscarono le Terre e le Ville
-che possedeva nella diocesi di Parma; d'onde ricuperarono il balzello
-che gli avevano pagato. Il Pallavicino era cittadino Parmense, uomo di
-animo grande, che spendeva largamente, e perciò era ridotto ad essere
-così al verde che se poteva avere, quando cavalcava, due scudieri,
-che lo accompagnassero su due cavalli magrissimi, come l'ho veduto io,
-se ne contentava, e se lo teneva per un gran che. Ma quando poi ebbe
-in sua mano la Signoria delle sunnominate città, e la tenne ventidue
-anni, spendeva ogni dì alla sua Corte venticinque lire imperiali senza
-il pane e il vino. Agognò di dominare su tutti, e su tutto. Prima
-signoreggiò in Cremona, e ridusse al niente quella famiglia dei Sommo,
-che gli aveva posto in mano il dominio di Cremona, ed erano del suo
-partito e suoi consanguinei. Ma que' Cremonesi che teneano le parti
-della Chiesa, come avevano fatto i Parmigiani, gliene diedero pieno
-ricambio, spogliandolo e distruggendo quel di lui fortissimo castello
-di Busseto, che aveva fatto murare in mezzo alle acque de' paduli, in
-un bosco, sul confine dei territorii di Parma, Piacenza e Cremona. E
-credevalo sì forte da non potere essere distrutto da tutto il mondo
-congiurato. Parimente lo spogliarono i Piacentini, come avevano fatto i
-Parmigiani e i Cremonesi, e devastarono le sue Terre. Egli bandì molta
-gente da Cremona, molta ne martoriò, e molta ne uccise. Repudiò sua
-moglie, donna Berta, figlia del Conte Rainerio di Pisa, perciocchè di
-essa non poteva aver prole; e ne sposò un'altra datagli da Ezzelino di
-Romano, da cui gli nacquero due figli e tre leggiadrissime figlie, che
-stettero lungo tempo senza maritarsi. La memoria di tali avversità gli
-addensò tanta nebbia di malinconia attorno all'animo, che cominciò a
-malare gravemente di quella malattia, che lo trasse poi al sepolcro,
-e fece quello che si legge di Antioco I, Macabei VI ecc. Federico
-poi ex-Imperatore chiuse i suoi giorni l'anno 1250 in Puglia, in una
-piccola città chiamata Torre Fiorentina[157], distante dieci miglia
-da Lucera dei Saraceni; nè il cadavere, per l'ammorbante fetore che
-mandava, potè trasportarsi a Palermo, dove sono le tombe, in cui si
-seppelliscono i Reali di Sicilia. Molte però furono le cagioni, per
-cui non ebbe sepoltura nelle tombe dei Re di Sicilia: 1º Il doversi
-verificare la divina scrittura, nella quale Isaia 14. ecc. 2º Il
-fetore ammorbante che tramandava il suo cadavere; il che è detto di
-Antioco nel 2º Macabei 9º ecc. e si verificò appuntino in Federico; 3º
-Lo studio del Principe Manfredi di lui figlio ad occultarne la morte
-per occupare il regno di Sicilia e della Puglia prima che il fratello
-Corrado arrivasse dalla Germania. D'onde avvenne che molti non lo
-credettero morto, sebbene realmente lo fosse. Quindi si verificò quel
-vaticinio della Sibilla, che dice: _Correrà voce tra le genti: vive e
-non vive_, e premette che la morte di lui sarà tenuta occulta. E morì
-il giorno di Sª. Cecilia Vergine, l'anno 1250, giorno anniversario
-della sua incoronazione, avvenuta l'anno 1220. Alcuni dissero che morì
-il giorno di Sª. Lucia; che se mai fosse stato vero, sarebbe stato
-ancora un avvenimento misterioso; stantechè S. Lucia disse un giorno
-in presenza di tutto il popolo di Siracusa: «Annunzio a voi che la
-pace è data alla Chiesa di Dio: Diocleziano è stato detronizzato,
-Massimiano è morto oggi» Similmente, quando morì Federico, molti mali
-scomparvero dal mondo, giusta la parola scritta ne' Proverbii 22º
-ecc. E nota che quelle cose che sono dette nel capitolo 14º di Isaia
-intorno alla distruzione di Babilonia, e intorno a Lucifero, possono
-essere appuntino applicate a Federico... E più sotto aggiunge altre
-cose che sembrano dette appositamente per Federico e pe' suoi figli.
-E Dio fece opera di altissima provvidenza spegnendo la stirpe de'
-figli di Federico, che furono una generazione malvagia e crudele, una
-generazione, che non tenne al retto il suo cuore; e il suo spirito non
-si crede che sia salito a Dio. E qui si noti che Federico quasi sempre
-si compiacque d'essere in rotta colla Chiesa, e in mille guise osteggiò
-colei che l'aveva allevato, difeso ed esaltato. Non aveva alcuna fede
-in Dio; fu uomo astuto, fino, avaro, lussurioso, collerico, maliziato.
-Talora assunse anche le apparenze del gentiluomo, quando gli piacque
-far mostra di bontà e di cortesia. Sapeva leggere, scrivere, cantare,
-e comporre canzoni e canzonette; bell'uomo, ben proporzionato, ma
-di statura mezzana. Io l'ho veduto, e vi fu anche un momento in cui
-gli volli bene, quando cioè scrisse a frate Elia Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori che in grazia sua mi restituisse a mio padre.
-Parlava anche varie lingue e non poche, e, per farla breve, se fosse
-stato buon cattolico e amante di Dio e della Chiesa, avrebbe avuto
-pochi pari a lui nel Regno e nel mondo. Ma siccome è scritto che un
-sol po' di fermento basta per corrompere tutta una gran massa, egli
-ecclissò ogni sua virtù col perseguitare la Chiesa; e non l'avrebbe
-perseguitata se avesse amato Dio, e voluto provvedere alla salute
-dell'anima propria. Quale realmente fosse l'ex Imperatore Federico,
-egli se lo saprà, e se peccando contro Dio ebbe a perdere molti
-beni presenti e futuri, ne incolpi se stesso. Per questo fu deposto
-dall'Impero e finì malamente. «Con lui sarà finito anche l'Impero, e
-se pure avrà successori, non avranno nè autorità nè grado d'Imperatori
-romani». Questa è predizione, dicono, di una Sibilla; ma io non
-l'ho mai letta ne' libri della Sibilla Eritrea, nè in quelli della
-Tiburtina; libri di altre non vidi mai, e le Sibille furono dieci. Che
-questo vaticinio si avverasse, appare chiaramente sia per la parte che
-riguarda l'Impero, sia per la parte che si riferisce alla Chiesa. Per
-quello che riguarda l'Impero successe Corrado, figlio, da legittimo
-matrimonio, di Federico con una figlia del Re Giovanni.
-
-Questo Corrado non ebbe mai l'Impero, nè gli volsero mai prospere le
-sorti. A lui successe Manfredi, suo fratello, ma figlio di un'altra
-donna di Federico, che era nipote del Marchese Lanza, sposata da
-Federico quando egli era sul punto di morte. Questi non ebbe mai
-l'Impero, ma solo il titolo di Principe da quelli che erano amici di
-suo padre; e tenne molti anni la Signoria in Calabria, in Sicilia e in
-Puglia dopo la morte del padre e del fratello. A lui tentò succedere
-Corradino, figlio di Corrado, figlio di Federico ex-Imperatore, ma
-tanto Manfredi che Corradino furono tratti a morte da Carlo, fratello
-del Re di Francia. Per parte della Chiesa poi, i successori nell'Impero
-per volontà del Papa, dei Cardinali, dei Prelati e degli Elettori,
-furono il Langravio di Turingia, Guglielmo d'Olanda, e Rodolfo di
-Germania. Ma a nessuno di loro arrisero mai tanto propizie le sorti
-da raggiungere, più che il titolo, la piena potestà imperiale. Quindi
-il surriportato vaticinio pare che siasi adempiuto. Ora è da dire
-qualche cosa delle strambezze di Federico. E la prima fu che fece
-tagliare il pollice ad uno scrivano, perchè aveva scritto il nome di
-lui altramente dal come egli volevalo; perocchè s'era fitto in capo
-che nella prima sillaba del suo nome mettesse un _i, Friderico_,
-e lo scrivano aveva messo un _e, Frederico_. Altra stranezza si fu
-quella di voler esperimentare che linguaggio, o che modo di esprimere
-i proprii pensieri, avessero i bambini cresciuti senza udir persona
-parlare. Perciò diede ordine ad alcune balie e nutrici che dessero ai
-loro bambini da suggere il latte delle mammelle, che li lavassero e
-li pulissero, ma non li carezzassero, nè parlassero a loro udita. Con
-questo mezzo credeva di poter riuscire a conoscere se que' bambini
-parlerebbero la lingua ebraica, la greca o la latina, o quella de'
-loro genitori. Ma era opera vana, perchè que' bambini morivano tutti,
-nè potrebbero vivere senza le voci, i gesti, il sorriso, le carezze
-delle balie e nutrici loro; ond'è che hanno nome di fascino delle
-nutrici quelle cantilene che la donna canta cullando il suo bimbo per
-addormentarlo; senza di che il fanciullo non potrebbe nè quietare,
-nè dormire. Terza stranezza fu quella che quando vide oltremare quel
-paese che era la Terra Promessa, tante volte da Dio magnificata col
-chiamarla terra stillante di latte e miele e la più ubertosa di tutte
-le terre, a lui per contrario non piacque, e disse che il Dio de'
-Giudei non dovea aver mai veduto il paese d'ond'egli veniva, cioè
-Terra di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia, perchè altrimenti non
-avrebbe più celebrata tanto quella terra che aveva promessa, e che
-diede agli Ebrei, de' quali poi si dice anche che poco apprezzarono
-la terra del loro desiderio. Perciò dice l'Ecclesiaste 5.º _Non
-esser precipitoso nel tuo parlare, e il tuo cuore non s'affretti di
-proferire alcuna parola nel cospetto di Dio_. Quarta stramberia fu di
-mandare più volte sino al fondo dello Stretto di Messina, benchè fosse
-renitente, un certo Nicola, d'onde poi sempre ritornò incolume. Ma
-volendosi a pieno assicurare, se realmente avesse toccato il fondo, e
-sin di là avesse potuto ritornare, gettò una sua coppa d'oro là dove
-credeva che l'acqua fosse più alta; ed esso mandato giù la pescò e la
-riportò all'Imperatore, che ne restò molto meravigliato. Finalmente
-volendolo mandare un'altra volta, Nicola gli rispose: Non obbligatemi
-a discendere ora laggiù, perchè il mare al fondo è tanto tempestoso
-ch'io non potrei salvarmi. Nulla ostante lo costrinse a calarsi giù,
-ma non si rivide: poichè in quel fondo di mare, vi sono scogli, e
-quando infuria la tempesta, vi nuotano grossi pesci, e, come il Nicola
-riferiva, vi si trovano navi naufragate. Costui poteva ripetere a
-Federico ciò che si legge in Giona 2.º _Mi gettasti nel profondo_
-ecc. Questo Nicola era un Siciliano, ed un giorno offese gravemente
-ed irritò sua madre, la quale gli imprecò che abiterebbe sempre nelle
-acque e di rado riapparirebbe a terra; e così gli accadde. Si noti
-che lo Stretto di Messina in Sicilia è un braccio di mare presso
-Messina, ove talora la corrente è così impetuosa e vorticosa, che
-aggira, ingoia e sommerge le navi; e in quello Stretto vi sono anche
-Scilla e Cariddi, e grossi scogli; onde frequenti disastri. Sul lido,
-che vi si stende di fronte, sta la città di Reggio, di cui parla il
-beato Luca, quando narra che dalla Giudea andava a Roma coll'Apostolo
-Paolo, negli Atti degli Apostoli 28.º _Quindi costeggiando_ (cioè da
-Siracusa, che è la città di S.ª Lucia) _giungemmo a Reggio._ Tutto
-ciò, che ora ho contato, l'ho udito cento volte dai frati di Messina,
-che erano de' miei migliori amici. Io poi aveva nell'Ordine de'
-frati Minori anche un mio fratello consanguineo, frate Giacomino da
-Cassio[158], Parmigiano, che dimorava a Messina, e queste stesse cose
-mi riferiva. Molte altre furono le stranezze, le manìe, le maledizioni,
-le atrocità, le perversità e le soperchierie di Federico, di cui alcune
-notai in altra cronaca, come sarebbe quella di chiudere un uomo vivo
-entro una botte finchè vi morisse, volendo con ciò dimostrare che
-anche l'anima era mortale.... Perocchè era epicureo, e tutto ciò che
-poteva trovare nella divina Scrittura o per sue ricerche, o per mezzo
-de' suoi sapienti, che servisse a dimostrare che dopo morte non vi è
-altra vita, tutto raccoglieva.... Il che prova che Federico e i suoi
-sapienti non avevano fede, e credevano che al di là della presente
-non esistesse altra vita, per non avere ritegno a secondare più
-sfrenatamente le loro passioni e la loro libidine. Perciò abbracciarono
-l'epicureismo, che ripone la pienezza della felicità dell'uomo nella
-sola voluttà carnale, per contrapposizione allo stoicismo, che la
-fa derivare dalla sola dolcezza della virtù.... La sesta pazzia, o
-ribalderia di Federico fu quella di dar bene da mangiare in un pranzo a
-due uomini, poi mandarne l'uno a dormire, l'altro a caccia, e la sera
-far loro aprire sotto a' suoi occhi il ventricolo per conoscere quale
-dei due avesse fatto miglior digestione; e da' medici fu giudicato
-aver meglio digerito colui che aveva dormito. La settima stranezza fu
-la seguente, che raccontai già in altra cronaca. Trovandosi egli un
-giorno in palazzo, interrogò Michele Scoto suo astrologo, quanto era
-egli distante dal cielo, e gliene rispose quel che ne pensava. Dopo
-la risposta, col pretesto di fare un viaggio, lo condusse in altre
-parti del Regno, e ve lo intrattenne per più mesi, e comandò a' suoi
-architetti e falegnami che nel frattempo abbassassero la sala del
-palazzo stesso in modo che nessuno potesse addarsene; e così fu fatto.
-Ritornato di nuovo l'Imperatore dopo il viaggio al medesimo palazzo,
-e dimoratovi alcuni giorni col prenominato astrologo, un dì condusse
-bellamente il discorso a domandargli se erano allora tanto distanti
-dal cielo, quanto aveva detto altra volta. E Michele Scoto, fattasi
-sua ragione, rispose che o il cielo doveva essersi alzato, o la terra
-abbassata. D'onde l'Imperatore dedusse che esso era un vero astrologo.
-Molte altre consimili stranezze ho udito contare di lui, e so, cui io
-non ridico per brevità, per premura di passar ad altro, e poi perchè
-mi secca parlare di tante scioccherie. Federico usava anche talora
-scherzare in casa co' suoi domestici, e pigliando l'aria canzonatoria,
-contraffaceva, discorrendo e gesticolando, quegli ambasciatori
-Cremonesi che di volta in volta erano inviati a lui da' loro
-concittadini; i quali ambasciatori solevano sempre prendere le mosse
-del discorso dal lodarsi reciprocamente, e dal dire l'un dell'altro a
-vicenda: Questi è nobile; Questi è un sapiente; Quegli è straricco;
-Quell'altro è potente; e, dopo le scambievoli lodi e presentazioni,
-cominciavano a trattare degli affari loro. Parimente tollerava le
-beffe, i lazzi, e le risposte pungenti de' giocolieri, e li ascoltava
-senza punirli, o dissimulava di averli uditi. E questa è una lezione
-contro altri, che si pigliano subita vendetta dei motti che toccano le
-loro persone. Ond'è che egli trovandosi una volta a Cremona, dopo che
-i Parmigiani ebbero rasa al suolo la sua città di Vittoria, e battendo
-colla mano sulla gobba di un giocoliere, di quelli che si chiamano
-cavalieri di Corte, e intanto dicendogli: O mio Dallio, quand'è che
-si aprirà questo cofanetto? Egli rispose: Non si potrà aprire così
-facile, perchè ho smarrita la chiave fuggendo da Vittoria. L'Imperatore
-sentendosi rinfacciare l'onta patita, e rinnovarne il dolore, trasse
-un sospiro e disse: _Sono stato turbato, ma non ho fiatato_; e non si
-prese alcuna vendetta. Questo Dallio era Ferrarese, mio conoscente ed
-amico; prese moglie una Parmigiana, e, subito dopo la distruzione di
-Vittoria, venne a dimorare a Parma. Sua moglie era sorella di frate
-Egidio Budello dell'Ordine de' Minori. Se la detta risposta l'avesse
-fatta ad Ezzelino da Romano, era sicuro d'averne cavati gli occhi, e
-d'esserne impiccato. Altra volta, quand'era all'assedio di Berceto,
-lo beffò e lo prese in canzone Villano Ferri, e non se ne offese.
-L'Imperatore gli domandò che nome avessero i mangani e i trabucchi che
-erano là; e Villano Ferri con certe parole canzonatorie rispose che si
-chiamavano _sbegni e sbegnoini_. Al che l'Imperatore sorrise soltanto,
-e si allontanò. Qui pare luogo opportuno, di dire come l'Imperatore
-Federico sia nato, cioè di quali genitori. Dirò dunque che suo padre
-si chiama Enrico VI, sua madre Regina Costanza, che era Siciliana,
-figlia di Guglielmo Re di Sicilia; ma, per conoscere meglio l'origine
-di Federico, ti fa d'uopo guardare più sopra. L'anno del Signore 1075
-fu fatto Papa Gregorio VII; si chiamava Ildebrando monaco, e tenne il
-Pontificato 13 anni, un mese e quattro giorni. Fu fatto prigioniero la
-notte di Natale presso S.ª Maria Maggiore. Dopo di che, il ventun di
-Maggio, venne a Roma Re Enrico; e nell'anno medesimo dell'apostolato
-d'Ildebrando, entrò pure in Roma, il ventotto di Maggio, Roberto
-Guiscardo Re de' Normanni. E mentre soggiornava in Roma, arrivò
-Enrico III Imperatore con Guiberto Arcivescovo di Ravenna per deporre
-Gregorio, e far Papa Guiberto; ma il popolo romano, per pretesto di
-riguardi ai Papa, non voleva aprire le porte all'Imperatore, che era
-un maledetto, e, finchè visse, osteggiò la Chiesa. Ma l'Imperatore
-arietando aprì una breccia nella muraglia di cinta della città, e
-
- Depopulans urbem, Papam statuit ibi turpem.
- In cathedra locat hunc, falso Clemens vocitatur:
- Hic est Guibertus fallax, vastator apertus
- Ecclesiae Christi, merito quem signat abyssi
- Bestia, quam vidit dilectus in Apocalypsi.
- Regis et illa falanx Romam totam maculabat.
- Pervigil et rector Gregorius ex grege fesso,
- Pollutae cathedrae multum quoque condolet aeque,
- Sperans in Petrum, rogitat pugnare Robertum
- Normannum quemdam, qui Regem depulit extra
- Urbem, qui voluti per stratam damula fugit
- Francigenam, montes ultra rediens malus hospes:
- Papa suus Clemens, romanis praemia praebens
- Raptor, terrenam Petri rapit ipse cathedram.
- Quamquam se monstret, quod sit quasi pastor in urbe:
- Ipsi nulla tamen pars in coeli manet arce.
- Hic heresis limes mundum seduxit inique,
- Iussa Dei sprevit, Sanctorum verba neglexit,
- Praevaricat leges, divinas destruit aedes.
- Persequitur dignum dominum, Papamque magistrum,
- Qui, monitis sacris plenus, manet in Lateranis.
- Illic consistens spermologus optimus iste
- Actibus et verbis exprobrat schisma Guiberti,
- Perpetuo damnans anathemate schismata tanta.
- Nascitur hinc cunctis ingens tribulatio iustis.
- Mucronem Regis pia pars quam maxime sentit.
- Sedibus expulsi sunt Pontifices quoque multi,
- Flagris afflicti, vinclis in carcere stricti.
- Rex et Guibertus faciunt juvenescere tempus
- Neronis prisci, qui praecepit crucifigi
- Petrum, cervicem Pauli gladio ferit idem,
- Et propriae ventrem proscindere matris ab ense
- Fecit, ut inspiceret requievit ubi malus ipse.
- Sic propriae matris palmas, calcaribus actis,
- Transfodit, missus Sathanae, Guibertus iniquus:
- Nullum quippe virum timuit nisi Nero magistrum.
- Venis incisis in aqua, vitam tulit ipsi.
- Hi duo praescripti, fidei fere nomen obliti,
- Perdere nituntur doctorem denique summum.
- Symon eis doctor Magus extat et hyspidus auctor.
- Ignorant forsan quod, dum fortuna reportat
- Iniustos seorsum, ruituros esse deorsum
- Quandoque plus ipsos, ideo patitur Deus illos.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Pugna fuit, donec potuit saevire Guibertus,
- Perfidiae dux, ecclesiae vastator apertus etc.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Hic per viginti tres annos denique Christi
- Ecclesiam nisu toto turbarat iniquus.
- Dum potuit multos animos seducere stultos,
- Destitit infelix nunquam. Nec corpora laedit
- Illius magnus mundus iam despicit actus.
- Ecclesiae cunctae Petre iam praebe promoconde,
- Iste senex ut hebes homines sinat esse fideles.
- Post annos binos Urbanus erat quod ab isto
- Saeclo portatus, coelique choro sociatus;
- Iste dolore gravi tactus, Guibertus inanis
- Mortuus est, secum portans anathema per aevum;
- Propterea coeli populus, pariterque fideles
- Exultentque boni, periit quia perdicionis
- Filius. Ut surgat similis non det Deus unquam. Amen.
-
- L'Imperador dell'Alemagna algente,
- Il fuoco, il sacco in Roma e un Papa addusse,
- Che si chiamò, ma non fu mai, Clemente.
- Guiberto ei fu, che bestemmiando strusse
- La Chiesa dell'Agnel d'amore ardente.
- Guiberto ei fu, che a dimostrar qual fusse,
- Pinse una belva di lontan prevista
- Il rapito di Patmo Evangelista.
-
- Furto, rapina, e strupo, e sangue e vampa
- Del Re Tedesco in Roma eran diletto.
- Del barbaro corsier la ferrea zampa
- Il Santo atterra; ma, da Pier sorretto,
- Il Normanno leon contro s'accampa;
- E del sacro Pastor con dolce affetto,
- Del santo gregge, che s'affanna e geme,
- A più lieto destino alza la speme.
-
- Urta, rompe, disperde il Re, che vile,
- Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme,
- L'alpi ricerca e torna al suo covile.
- Ma l'intruso pastor il gregge a torme,
- Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile
- Con mille di terror e mille forme.
- Quale pastore in Roma abbia ei pur sede!
- Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede.
-
- D'eretico venen coll'alma infetta
- Ei guasta il mondo ed ogni cor corrompe;
- E la santa parola in cor negletta,
- Iddio bestemmia ed ogni legge rompe;
- E contra 'l ciel la tracotanza eretta,
- Contro la Chiesa e contro il Papa irrompe,
- Che maestro del ver splende qual sole
- Di Laterano entro l'augusta mole.
-
- Ove, raggiante del divino spiro,
- Del ver, del buon spande e feconda il seme.
- E Guiberto scismatico deliro,
- Con argomento che l'incalza e preme,
- Giudica e danna e si l'avvolge in giro,
- Che fulminato orrendamente freme.
- Orge, ricade, sbuffa tosco e bile
- E lutto e pianto invade il sacro ovile.
-
- Del Re sente nel cor fitta la spada
- Il popolo fedel, che Cristo adora;
- E lunga schiera di Pastor la strada
- Calca del bando e del dolore ognora;
- Oppure avvien che tra catene cada;
- Ed ai tormenti invan pietade implora.
- Ch'oggi Guiberto e il Re, Nerone fanno
- Parere a noi poco crudel tiranno.
-
- Neron, che a Pietro fa salir la croce,
- Neron, che a Paulo fa balzar la testa,
- Neron, che mostro dispietato, atroce,
- Ogni moto del cor crudo calpesta,
- E di natura ogni ragione e voce;
- E la viltade all'empietà contesta,
- Nel seno di sua madre un ferro intride,
- Che per orrore si ritorce e stride.
-
- Più che Neron, fello Guiberto ed empio
- Alla nutrice sua Chiesa di Dio
- Trafisse il sen con esecrando esempio,
- E se l'antico, di cui niun più rio,
- Del suo maestro fece scherno e scempio;
- Il Nerone novel, che lo seguio,
- Al Vicario di Cristo, al suo maestro
- Ministra il duolo, il fele ed il capestro.
-
- Guiberto e Arrigo infin, scossa ogni fede,
- Scosso l'ossequio al successor di Piero,
- Colui che il Cristo a prezzo compra e cede,
- Seguono dottore in lor sentiero.
- Nè san che se fortuna ad alta sede
- Porta il reo talor, con gioco fiero
- Lo balza poi dall'alto a precipizio.
- Questo matura in ciel giusto giudizio.
-
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Arse la pugna, s'incrudì, s'espanse;
- E allor dell'ire s'ammorzò l'ardore
- Che la spada del ciel, toccando, franse
- Di tanto scisma il perfido dottore, ecc
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
-
- Ventitrè volte il sol vide, e rivolse
- Da tanto orrore l'atterrito ciglio.
- Nè quel lupo cessò fin che nol tolse
- Seco la morte al doloroso esiglio.
- Ah! quanti ne sedusse e ne travolse
- Al regno del dolor, od in periglio!
- Ma la vendetta non è lenta; e copre
- L'infamia omai di lui l'audacia e l'opre.
-
- O Divo, o tu, che delle eteree sedi
- Volgi le chiavi alla virtù che sale,
- Ed alla Chiesa universal provvedi,
- Soffia su la caligine mortale,
- Che 'l mondo ingombra, e 'l rasserena. Or vedi
- Che vacilla la fè, l'error prevale;
- Or che d'Urbano, dopo due soli anni,
- L'alma spiegò sino alle stelle i vanni.
-
- Or che del cielo la saetta ardente
- Toccò Guiberto con eterno danno,
- Del paradiso la beata gente,
- E chi del mondo dura ancor l'affanno,
- E la lotta sostien forte e fidente,
- Tra plausi e grazie a Dio, gridando vanno:
- Il gran vermo di Satana perio!
- Da un altro egual difenda il mondo Iddio.
-
-Della morte dell'Imperatore Enrico III.
-
- Dictus iamdudum Rex quo sit fine solutus,
- Scilicet Henricus, volo mundi discat amicus.
- Cum scierit, noscat faciendum quid sibi constat.
- Rex supra fatus, vivens erat illaqueatus
- Actibus in pravis. Semel at se dissimulavit
- Converti; pleno quod fecit corde veneno.
- Schismaticos semper coluit, tenuitque libenter;
- Hic exordescens minor eius filius enses
- Elevat adversus genitorem. Tollere regnum
- Quaerit ei, duram secum committere pugnam,
- Non piguit campi, quem bellando superavit.
- Mesticia multa per totum tempus abundans,
- Undique confossus, quassatus et undique tortus;
- Mortem non sperans; demum tamen ipsa catena
- Mortis eum strinxit, rapuit de corpore tristi.
- Augusti quarto defungit id in anno
- Christi milleno, centeno, denique seno
- Ad templum Spirae dormit, quod struxerat idem.
-
- Come pur morto sia lo terzo Enrico
- Che 'l mondo sappia io vo', del mondo amico.
-
- Lo sappia, e faccia quel che far gli giova.
- In vita sua diè luminosa prova
-
- D'intelletto e di cor pien di malizia
- Tanta da degradarne ogni nequizia.
-
- Di rinsavir finse talora il Sire
- Ma solo per unir perfidia all'ire.
-
- Chi lo scisma seguìa tenne in onore,
- E lo cinse di gloria e di splendore:
-
- Di che 'l figlio minor inorridito
- Levò le spade contro il padre, ardito.
-
- Aspra la pugna fu, lungo lo sdegno;
- Il figlio al padre agogna torre il regno.
-
- Non cura il sol, la neve, la tempesta,
- Dura sui campi e vittorioso ei resta.
-
- E l'ugna del dolor il padre artiglia,
- E a fronte, a' fianchi, a tergo ognor lo piglia;
-
- Sì che per fino di morir dispera.
- Ma 'n fin precipitò nell'onda nera,
-
- Nel mille centosei, allor ch'il giorno
- Quattro d'Agosto a noi fa suo ritorno.
-
- Un tempio eccelso aveva eretto a Spira:
- Or vi riposa in fino al dì dell'ira.
-
-Papa Gregorio VII era amico della Contessa Matilde, e da Roma recavasi
-al castello di Canossa, e, per utilità della Chiesa, soggiornava talora
-con essa tre mesi, e avrebbe potuto fermarsi anche più a lungo, se gli
-fosse piaciuto. Egli era sant'uomo, ella santissima donna e divota
-a Dio, ed aiutava la Chiesa Romana co' denari e coll'armi, facendo
-guerra contro l'Imperatore Enrico III suo cugino, che aveva creato
-Ghiberto, Arcivescovo di Ravenna, Antipapa col nome di Clemente, invece
-di chiamarlo empio e demente. I quali due, durante tutta la vita loro,
-osteggiarono la Chiesa, distolsero molte anime dalle vie del Signore,
-e le trassero con loro a casa del diavolo. E ciascuno di loro morì
-nella vergogna e nell'amarezza dell'anima propria Ghiberto tornò a
-Ravenna e riprese la podestà e il titolo che vi aveva prima. Riguardo
-poi a quel maledetto Imperatore Enrico III, trovi in Isaia XIV ecc. Il
-che si è avverato nell'Antipapa Ghiberto, detto Clemente, non che in
-Enrico III. E la Chiesa, col tempo, per grazia di Dio, ebbe piena pace.
-Dunque Roberto Guiscardo per aver dato aiuto a Gregorio VII nel momento
-più stringente, cacciando l'Imperatore da Roma, si ebbe in feudo, per
-ricambio del beneficio fatto, la Sicilia e la Puglia, spettanti alla
-Chiesa romana; purchè se le conquistasse contro i Greci e i Saraceni,
-che le occupavano. Egli dunque andò prima, a modo di esploratore, per
-vedere gli abitanti di quelle terre; e, ritornato, raccolse l'esercito,
-chiamò a sè i due fratelli che aveva, e i suoi consiglieri, e disse
-loro: La sapienza dice ne' proverbi 11.º ecc. Poi aggiunse: Tutte
-queste virtù deve possedere franche nell'animo colui, che vuol mettersi
-alla testa di un esercito e far guerra ad un nemico; virtù, di cui, per
-grazia di Dio, faranno mostra i nostri soldati. La Puglia e la Sicilia
-sono state cedute a noi dal Papa, e là vidi uomini che hanno i piedi
-di legno e parlano in gola. _Or su sagliamo contro a quella gente:
-perciocchè noi abbiam veduto il paese, ed egli è grandemente ubertoso.
-E voi ve ne state a bada? Non siate pigri a mettervi in cammino per
-andare a prendere possessione di quel paese. Quando voi giungerete là
-(conciossiachè Iddio ve l'abbia dato nelle mani) verrete ad un popolo,
-che se ne sta sicuro, e 'l paese è largo, è un luogo nel quale non
-v'è mancanza di cosa alcuna che sia sulla terra_. Giudici 18.º Nota
-che Roberto chiamava piedi di legno le pianelle o zoccoli che usavano
-que' Pugliesi e Siciliani, e che li giudicava gente cachetica, color
-di merda e di niun valore. Disse poi che parlavano in gola, perchè
-quando volevan domandare: Che cosa volete? dicevano: _Ke bulì_? Li
-giudicò adunque uomini da nulla, imbelli, accasciati e senza perizia
-alcuna dell'arte della guerra; Giuditta 5.º........ Perchè erano tre
-fratelli, Roberto, Guiscardo, Ambrogio, che era monaco; a cui gli
-altri due dissero: Tu combatterai colle tue armi, cioè ne aiuterai
-colle tue preghiere; noi impugneremo il brando, e se Dio vorrà, li
-soggiogheremo subito. E così fu. L'Imperatore de' Greci, sapendo
-questo, e temendo che Roberto volesse correre sino a Costantinopoli,
-a ridurre al nulla la Grecia, fece sotto i propii occhi in alcuni
-luoghi avvelenare le acque, e ne morì Roberto; sopravvisse Guiscardo
-di lui fratello, d'onde ebbe origine la dinastia dei Re Normanni in
-Sicilia. Da Guiscardo discese Guglielmo Re di Sicilia; e da questo,
-Guglielmo II, che ebbe parecchi figli ed una figlia di nome Costanza.
-Egli alla sua morte, non so per qual ragione, comandò a' suoi figli di
-non maritare la sorella Costanza; i quali, per ossequio agli ordini
-del padre, la tennero secoloro sino all'anno trentesimo dell'età di
-lei. Ma essa era donna di indole focosa e indomabile, disturbava e
-rodeva le cognate e tutta la famiglia. Perciò considerando che la
-Sapienza dice benissimo ne' Proverbii 25.º ecc. si deliberarono di
-darle un marito, e mandarla lontano da loro[159]. E la diedero moglie
-a Re Enrico, che fu l'Imperatore Enrico VI, figlio del primo grande
-Federico, la quale a Iesi, nella Marca d'Ancona, gli partorì un figlio,
-Federico II, del quale più sopra s'è detto ch'era figlio di un beccaio,
-e che la Regina Costanza, dopo una finta gravidanza, se l'era messo
-sotto, dando a credere d'esserne madre. Perciò Merlino aveva detto
-che il secondo Federico _nascerebbe inaspettato e per miracolo_,
-sia perchè la madre era già avanzata negli anni, e certamente perchè
-quel figlio era di parto suppositizio, e raccattato con frode. Quindi
-l'Imperatore Enrico, sotto colore dei diritti della moglie, invase la
-Sicilia e la Puglia, e occupò tutto il regno unito di quelle provincie.
-Ritornato poi in Alemagna, e udito che i regnicoli, cioè i Pugliesi e
-i Siciliani, lo avevano tradito, corse di nuovo al regno, ne asportò
-i tesori, ne distrusse i maggiorenti. Laonde conturbata e infiammata
-la Regina Costanza contro il marito, cominciò co' suoi a prendere
-le difese del regno; onde tra loro nacque rottura e guerra, sicchè
-i saggi ed i letterati dicevano: Questi non sono marito e moglie che
-abbiano un'anima sola, secondo l'insegnamento dell'Ecclesiastico 25.º
-Ed i giocolieri poi dicevano: Se ora alcuno desse scacco a Re, la
-Regina non si moverebbe a coprirlo. L'Imperatore Enrico finalmente
-rioccupò il regno, fece strage de' maggiorenti, e secondo l'uso degli
-Imperatori Tedeschi, osteggiò la Chiesa. Dopo di che passò di questa
-vita, e rimase Federico, ancora pupillo, sotto la tutela della Chiesa,
-che lo allevò ed esaltò, sperandolo migliore del padre. Ma qual padre,
-tal figlio; anzi fu di gran lunga peggiore. Le cose dette da Merlino
-riguardanti a Federico II sono: «Federico I ne' peli un agnello, ne'
-velli un leone; sarà saccheggiatore di città; nell'esecuzione di questo
-proposito terminerà in corvo e in cornacchia: vivrà in _H_, e cadrà nel
-Porto di Milazzo. Federico II poi, di nascita insperata e miracolosa,
-tra le capre agnello da dilaniare, non sarà assorbito da loro; gonfierà
-il letto di lui, e frutterà nelle vicinanze dei Mori, e respirerà
-in loro; poi sarà involto nel suo sangue, ma non ne sarà intinto a
-lungo; tuttavia porrà radici in quello; sarà esaltato nel terzo nido,
-che divorerà i precedenti: sarà leone che rugge tra i suoi; confiderà
-assai nella sua prudenza; disperderà i figli di Ceylan; disgregherà
-Roma e la snerverà; terrà lo spirito in Gerosolima; in trentadue anni
-cadrà; vivrà nella sua prospera ventura settantadue anni, e due volte
-quinquagenario sarà trattato blandamente; volgerà torvo l'occhio
-a Roma; vedrà le sue viscere fuori di sè. Nel suo tempo il mare
-rosseggierà di sangue santo, ed i comuni avversarii arriveranno sino
-a Partenope; dipoi raccolto da lui un aiuto nelle parti d'Aquilone,
-vendicherà il sangue sparso. E guai a quelli che non potranno avere
-ricorso ai vasi; e dopo che sarà nel decimo ottavo anno, contando a
-partire dal suo crisma, tornerà la Monarchia negli occhi degli invidi;
-e nella sua morte saranno in lui resi vani gli sforzi di coloro che
-lo avranno maledetto. E qui finisce. Nota che Enrico VI Imperatore
-fu amico dell'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora, il quale,
-richiestone, scrisse una lettura sopra Isaia intorno ai doveri, e per
-comando di lui, una lettura sopra Geremia, volendo intendere i misteri
-di Daniele nascosti sotto la figura della statua, dell'albero, della
-scure, della pietra, e della successione futura. Scrisse anche per sè,
-l'anno del Signore 1198, un' — Esposizione dei libri della Sibilla e
-di Merlino — Conclusione finale di Geremia profeta —. Ecco, Cesare, la
-verga del furore di Dio» Geremia è abbastanza aperto, ma nell'adombrare
-le afflizioni del secolo è dapertutto involuto: Dio voglia che anche tu
-non sia tanto sprovvisto del timore di Dio quando stia per calare la
-scure evangelica sulla radice dell'albero Imperiale» — Presagi futuri
-sulla Lombardia, Toscana, Romagna, ed altre contrade, dichiarati da
-maestro Michele Scoto:
-
- Regis vexilla timens, fugiet velamine Brixa,
- Et suos non poterit filios propriosque tueri.
- Brixia stans fortis, secundi certamine Regis.
- Post Mediolani sternentur moenia griphi.
- Mediolanum territum cruore fervido necis,
- Resuscitabit, viso cruore mortis.
- In numeris errantes erunt atque sylvestres.
- Deinde Vercellus venient, Novaria, Laudum.
- Affuerint dies, quod aegra Papia erit.
- Vastata curabitur, moesta dolore fiendo
- Munera quae meruit diu parata vicinis.
- Pavida mandatis parebit Placentia Regis.
- Oppressa resiliet, passa damnosa strage.
- Cum fuerit unita, in firmitate manebit.
- Placentia patebit grave pondus sanguine mixtum
- Parma parens viret, totisque frondibus uret.
- Serpens in obliquo, tumida exitque draconi.
- Parma Regi parens, tumida percutiet illum
- Vipera draconem. Florumque virescet amoenum.
- Tu ipsa, Cremona, patieris flammae dolorem.
- In fine praedito, conscia tanti mali,
- Et Regis partes insimul mala verba tenebunt.
- Paduae magnatum plorabunt filii necem
- Duram ed horrendam, datam catuloque Veronae.
- Marchia succumbet, gravi servitute coacta.
- Ob viam Antenoris, quamque secuti erunt,
- Languida resurget, catulo moriente, Verona.
- Mantua, vae tibi tanto dolore plena.
- Cur ne vacillas, nam tui pars ruet?
- Ferraria fallax, fides falsa nil tibi prodest
- Subire te cunctis, cum tua facta ruent
- Peregre missura, quos tua mala parant
- Faventia iniet tecum, videns tentoria, pacem.
- Corruet in pestem, ducto velamine pacis.
- Bononia renuens ipsam, vastabitur agmine circa,
- Sed dabit immensum, purgato agmine, censum.
- Mutina fremescet, sibi certando sub lima,
- Quae, dico, tepescet, tandem traetur ad ima.
- Pergami deorsum excelsa moenia cadent.
- Rursum et amoris ascendet stimulus arcem.
- Trivisii duae partes afferent non signa salutis.
- Gaudia fugantes, vexilla praebendo ruinae.
- Roma diu titubans, longis terroribus acta,
- Corruet, et mundi desinet esse caput.
- Fata monent, stellaeque docent, aviumque volatus
- Quod Fridericus malleus orbis erit.
- Vivet draco magnus cum immenso turbine mundi.
- Fata silent, stellaeque tacent, aviumque volatus
- Quod Petri navis desinet esse caput.
- Reviviscet mater: malleabit caput draconis.
- Non diu stolida florebit Florentia florum;
- Corruet in feudum, dissimulando vivet.
- Venecia aperiet venas, percutiet undique Regem.
- Infra millenos, ducenos, sexque decenos
- Erunt sedata immensa turbina mundi
- Morietur gripho, aufugient undique pennae.
-
- Brescia, che teme la reale insegna,
- Fugge col velo al capo e si rassegna,
-
- Nè i figli suoi, nè i suoi fautor difende;
- Che, la tema, vilissima la rende.
-
- Brescia sta salda colla lancia in resta
- Contro del Re che a battagliar s'appresta.
-
- Del Grifo di Milan cadran le mura.
- Atterrita Milan per la paura
-
- Di fieri colpi e di fumante sangue
- Trema, s'accascia, china 'l capo e langue.
-
- Ma paura maggior gli batte l'anca
- Ei si ribella e il reagir l'affranca.
-
- Poscia arriva Vercelli, e vien Novara,
- Lodi s'aggiunge, e 'l tempo si prepara.
-
- Pioverà su Pavia dolore, affanno.
- Risorgerà sulla tristezza e il danno.
-
- Questo ricambio di perfidia usata
- Ai vicini l'attende, e già la guata.
-
- Piacenza al Rege inchinerassi ancella.
- Ma scosso il giogo, s'ergerà novella.
-
- Libera vivrà se fia concorde
- Ma, sangue e schiavitù berrà, discorde.
-
- Parma, devota, al ciel s'erge superba,
- Ma, per foco struttor, fronda non serba.
-
- Barcamenando va contro il Dragone;
- Ma vipera divien, e a morte il pone.
-
- Non ignara del mal, che si previde,
- La fiamma anche su te, Cremona, stride.
-
- La parte imperïal, che in te risiede,
- Le lingue arrota, si dilania e fiede.
-
- De' magnati di Padova la prole,
- Commovendo la terra, il mare, il sole,
-
- De' padri piangerà l'orrenda morte,
- Che di Verona il Can lor serba in sorte.
-
- Sulla Marca cadrà vasta ruina;
- Sui Marchigiani schiavitù, rapina.
-
- Lungo la via d'Antenore l'antico
- E di lor che 'l seguir qual duce amico,
-
- Languida sorgerà nuova Verona,
- Defunto il Can, che di martir la sprona.
-
- Mantova ahi! colma di dolori e guai!.
- Cadran tanti de' tuoi, tu non cadrai?
-
- Oh! Ferrara, che sei d'inganni un nido,
- A te non giova il destreggiare infido.
-
- Di tutti il giogo avrai sulla cervice,
- Se pure erranti al piano, alla pendice,
-
- Quelli che 'l mal oprar faratti avversi
- In tua ruina, vuoi mandar dispersi.
-
- Viste Faenza armi, cavalli e tende,
- A pace ed amistà la mano stende;
-
- Ma cinto al capo della pace il velo,
- Su lei seminerà la peste il cielo.
-
- Bologna altera, che la pace sprezza,
- Di guerra avrà la morbida carezza
-
- E posato di Marte il fiero ballo,
- Gran censo spillerà, se pure avrallo.
-
- Modena freme, si corrode e lima
- S'alza, ricade, e in ritentar s'adima.
-
- Di Bergamo cadrà l'alta muraglia:
- Amor la sprona, e ridarà battaglia.
-
- Da furor di discordia in due diviso,
- Sogni di morte par che dia Treviso.
-
- Roma, che ninna per terror mortale,
- Del mondo più non fia la capitale.
-
- Le stelle, il fato e degli uccelli il volo
- Parlan concordi ed un accento solo.
-
- Chè Federigo con fatal rovello
- Sarà del mondo orribile martello.
-
- Il Dragone vivrà, da capo a fondo
- Orribilmente turbinando il mondo.
-
- Le stelle, il fato e degli uccelli il volo,
- Muti, non fanno un verbo, un segno solo;
-
- Chè naufraga di Pier la navicella
- Del mondo non sarà più l'alma stella.
-
- Risorgerà la Madre in sua ragione
- Il capo a martellar del reo Dragone.
-
- Ebbra Firenze, non a lungo, e folle
- Rifiorirà sul piano a piè del colle.
-
- Ma d'un Signor, ch'in feudo se la stringe,
- Il ceppo soffre, e non soffrir s'infinge.
-
- Venezia tingerà di sangue il mare,
- E fiere avranne il Re percosse amare.
-
- Entro ai mille dugento sessant'anni
- Guerra non più, non turbini, non danni.
-
- Chè, tocco il Grifo da mortal bipenne.
- Gioco del vento ne saran le penne.
-
-Sino a che punto si siano verificati i suesposti presagi, molti hanno
-potuto vederlo; ed anch'io l'ho veduto e n'ho udito ragionare, ed
-entro la mia mente ci ho studiato sopra molto a fondo, e so che si
-sono avverati, ad eccezione di pochi; p. e. che Federico, in generale,
-non fu il martello del mondo quantunque molto di male abbia fatto.
-Nè la nave di Pietro naufragò, se per avventura non vogliasi alludere
-alla lunga vacanza della sede pontificia avvenuta, per discordia tra i
-Cardinali. Ma che poi entro il 1260 tutti i turbini che sconvolgevano
-il mondo avrebbero sedate le loro ire, non s'è verificato punto, come
-pare, da qualunque parte si guardi; perocchè tuttora infuriano guerre,
-discordie e maledizioni sotto ogni plaga di cielo. Tuttavia nel 1260
-cominciò la divozione dei flagellanti, e gli uomini si rappaciavano
-reciprocamente, e smorzavano le ire, e si faceva molto di bene, come
-ho visto io co' miei occhi. Or resta da dire chi fossero coloro che
-ebbero signoria in Lombardia ed in Romagna. In Piemonte il Marchese
-di Monferrato; a Vercelli, Pietro Becherio; a Milano, Napoleone
-Dalla Torre e Tassone suo figlio; in Alessandria, Lanzavecchia; a
-Piacenza, Uberto d'Iniquità; a Parma, per il partito della Chiesa,
-Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo VI, (ebbe per
-moglie una sorella del detto Papa, ed era un bellissimo Principe);
-per il partito imperiale, Bertolo Tavernieri. In seguito poi dominò
-in Parma Ghiberto da Gente molti anni, ed era cittadino Parmense, che
-ebbe anche Reggio sotto la sua signoria. In Reggio, per il partito
-della Chiesa, Ugo De' Roberti; per gli imperiali, Guido da Sesso e Re
-Enzo figlio di Federico; in Modena, Giacomino Rangone e Manfredo da
-Sassuolo, ossia da Rosa, suo nipote, per la parte della Chiesa; per la
-parte dell'Impero, i Pio, Lanfranco e Gherardino; in Cremona, Uberto
-Marchese Pallavicino, e Boso di Dovaria signoreggiarono lungamente,
-e diedero il bando a molti cittadini, e ridussero al nulla molte
-famiglie; e tennero sempre viva una grossa guerra, e danneggiarono
-molto gli altri, ma alla lor volta ne ricevettero anch'eglino a usura
-il ricambio; a Mantova, Pinamonte, cittadino mantovano, che dominò
-lungamente e duramente; a Ferrara, Salinguerra; dopo il quale, Azzone
-Marchese d'Este; e dopo questo, Obizzo figlio di Rainaldo, che era
-figlio del predetto Azzone, morto in una prigione della Puglia,
-ostaggio dell'Imperatore. Quest'Obizzo poi era figlio di una ignota
-napoletana e di Rainaldo figlio del prenominato Azzone, e fu portato
-ancor fanciullo dalla Puglia, ed io ne sono testimonio oculare, e fu
-uomo magnanimo ma non buono, e commise non poche iniquità. Espulse da
-Ferrara i Fontana, che lo avevano sublimato, e signoreggiò lungo tempo
-con una durezza, che era fuor d'ogni misura. La città di Ferrara era
-di pertinenza della Chiesa, come ho udito io dalle labbra di Innocenzo
-IV, quando predicava al popolo Ferrarese; ma siccome i Marchesi d'Este
-sono stati ab antico sempre amici della Chiesa romana, perciò la
-Chiesa li appoggia e lascia che ne abbiano in loro mano il dominio. A
-Treviso signoreggiò a lungo Alberico da Romano, la cui Signoria, come
-ben se lo sanno coloro che la sperimentarono, fu durissima e crudele.
-Questi fu veramente un membro del diavolo e figlio dell'iniquità, ma
-finirono malamente egli, la moglie, i figli e le figlie. Perocchè
-i loro uccisori divelsero le gambe e le braccia dal corpo di que'
-bambini ancor vivi, e sotto gli occhi dei loro genitori, per usarne
-a schiaffeggiare la faccia del padre e della madre loro; e poscia
-legarono la madre e le figlie ad un palo, e le abbruciarono, quantunque
-esse fossero nobili, e le più belle ragazze del mondo, ed innocenti,
-e, per odio al padre e alla madre, non la perdonarono nè all'innocenza
-nè alla leggiadria loro. E in vero i loro genitori avevano con terrore
-orribile afflitti e tormentati i Trivigiani. Laonde accorrevano essi in
-piazza frementi contro Alberico, e vivo ancora, ogni cittadino colla
-tanaglia gli stracciava un boccone delle carni; e così tra ludibri,
-vituperi e tormenti, ne scarnificarono il corpo. Perocchè a chi aveva
-tolto di mezzo un consanguineo, a chi il fratello, a questo aveva
-morto il padre, a quello un figlio, e imponeva tributi e multe così
-gravi e così di frequente, da essere ridotti a distruggere le loro
-case, ed imbarcarne i mattoni, le asse, i mobili, le botti, i bigonci
-e mandarli a vendere a Ferrara per far denaro, pagare, e riscattarsi.
-Queste cose sono accadute sotto i miei occhi. E, per poterle fare con
-più sicurezza, simulava di essere in guerra con Ezzelino da Romano
-suo fratello. E non risparmiava ai cittadini suoi sudditi neppure la
-vita. E in un sol giorno ne fece impiccare venticinque de' notabili di
-Treviso, senza che gli avessero fatto in nulla nè sfregio, nè danno;
-ma se li tolse di sotto gli occhi mandandoli brutalmente al patibolo
-per timore che gli potessero nuocere. E fece trascinare trenta nobili
-donne, madri, o mogli, o figlie, o sorelle di loro, perchè li vedessero
-ad impiccare, e perchè eglino avessero sotto gli occhi chi ne avrebbe
-fatta più straziante la morte. Aveva anche comandato che a quelle donne
-fosse tagliato il naso; ma per istratagemma di un tale[160] che in
-quell'occasione fece credere spurio un suo figlio, sebbene realmente
-non lo fosse, fu ritirato l'ordine; invece però furon tagliate loro le
-vesti, all'altezza delle mammelle, sicchè tutto il corpo restò nudo,
-e in quello stato le videro que' loro cari che dovevano salire sul
-patibolo; e furono sospesi a studio così vicino a terra, che fosse
-possibile forzar quelle donne a passar tra le gambe de' loro cari, i
-quali mentre esse passavano, per non essere ancora spenti gli ultimi
-spiriti vitali, battevano loro il volto co' piedi e colle tibie, che
-ancora si contraevano: ed esse vivevano nello strazio e nello schianto
-del cuore in mezzo a tanto atroce ludibrio. Nè spettacolo di più
-feroce brutalità fu mai veduto nè udito. Poscia, che nulla bastava
-a sbramare tanta ferocia, le fece trasportare di là dal Sile[161],
-e andassero dove volessero. Elle allora di quel po' di veste, che
-restava attorno alle mammelle, composero un qualche cosa da velare
-le pudende, e tutta la giornata vagarono per quindici miglia di una
-landa deserta tra spine, triboli, ortiche, lappoli, ronchi, e carzeti
-pungenti; e camminando scalze, e a corpo nudo, le martoriava anche
-il morso e il pungiglione di molti insetti; e andavano piangendo, e
-n'avevan ben d'onde, chè al resto si aggiunse che nulla avevano di che
-cibarsi se non del proprio pianto. Ah! quale colmo di miseria, o Dio!
-Volgi a loro il tuo benigno sguardo, e vedi. Alla tua misericordia
-tocca prestare soccorso; la tua misericordia sola può essere pronta,
-presente ad aiutarle. Io le ho vedute quelle figlie del dolore, le
-ho vedute riservate, per aver consolazione, alla tua destra pietosa;
-le ho vedute a te solo abbandonate; chè è ben necessario che provegga
-la potenza divina, ove manca ogni provvidenza umana. Questo si mostrò
-palese in Susanna......... Ma ritorniamo alla storia. Arrivarono lo
-stesso giorno alla laguna di Venezia ad ora già tarda; ed ecco che
-videro subito un pescatore, solo nella sua barchetta, e lo chiamarono
-che s'avvicinasse a loro. Ma egli, credendo che le apparenze che
-aveva in lontano davanti agli occhi fossero ombre, o fantasmi del
-demonio, oppure mostri marini usciti al lido, se ne spaventò, e
-inorridì. Ma poi per ispirazione divina, e per la loro insistenza,
-s'andò avvicinando. E, dopo che esse gli ebbero narrata per punto la
-loro dolorosa istoria e sventura, egli sclamò: Voi mi avete straziata
-l'anima; ed io non vi abbandonerò mai, finchè la provvidenza divina
-non vi abbia procacciato di meglio. Ma siccome questa mia barchetta
-peschereccia è tanto angusta che appena ve ne sta una, vi traghetterò
-ad una, ad una, sicchè vi trasporterò tutte, e vi collocherò in un
-isolotto che si va ora formando, ove però la terra è già soda, perchè
-se stanotte restaste qui al lido, sareste preda de' lupi. Domani poi
-per tempissimo, provveduto di barca più capace, vi porterò e collocherò
-nella chiesa di S. Marco, ove spero che Dio rivolgerà sopra di voi
-lo sguardo della sua misericordia. Che più? Dopo dunque che le ebbe
-trasportate tutte, tranne una, quell'ultima la condusse alla sua casa
-da pescatore, ove le apprestò buona mensa, e la trattò con bontà di
-cuore, cortesia, umanità, amorevolezza ed onestà. L'indomani, pronto
-adempì la promessa. E condottele nella chiesa di S. Marco, si presentò
-al Cardinale della Corte romana Ottaviano, Legato in Lombardia, che
-allora si trovava a Venezia; gli narrò tutta la storia di queste donne,
-tutte le loro sventure, e gli disse dov'erano. Udita questa cosa, il
-Cardinale volò subito a loro, le servì di una refezione; e fece bandir
-voce per la città, che subito, in fretta, senz'indugio di sorta,
-tutti, uomini, donne, piccoli e adulti, garzoni e donzelle, vecchi e
-ragazzi, tutti accorressero a S. Marco, che udirebbero cosa non mai
-più udita, e farebbe loro vedere spettacolo non mai più veduto. E,
-più presto che non si dice, tutta Venezia si trovò stivata in Piazza
-S. Marco, e udirono narrarsi tutta la inumana istoria; e dopo averla
-narrata, fece venire quelle donne così malconcie e nude, come aveva
-saputo malconciarle la efferatezza del maledetto di Alberico. Ed il
-Cardinale volle questa scena per irritare più vivamente i Veneziani
-contro di lui, e destare negli animi maggior compassione per loro.
-Quando i Veneziani ne ebbero udita la storia, e vedute le donne così
-nude, ad alte grida sclamarono: Morte, morte a quel maledetto; bruci
-vivo colla sua consorte; e tutta la sua progenie sia estirpata. A
-questo punto il Cardinale soggiunse: La divina Scrittura....... E
-tutti gridarono: Si faccia, si faccia. Poscia, secondando il desiderio
-di tutta la città, bandì una crociata contro quella maledizione di
-Alberico; e che chiunque vi prendesse parte, e andasse, o mandasse in
-vece sua altra persona a proprie spese per sterminarlo, avrebbe piena
-indulgenza de' proprii peccati. La quale indulgenza data a tutti,
-egli pienamente la confermò coll'autorità di Dio onnipotente, e dei
-beati Apostoli Pietro e Paolo, non che della Legazione conferitagli
-dalla sede Apostolica. Tutti dunque s'infiammarono, e presero parte
-alla crociata, giovani, vecchi, uomini, donne, sovreccitati dalla
-allocuzione del Cardinale, che era persona di alto merito e di
-sì elevato ufficio rivestito; dalle atrocità di quel maledetto di
-Alberico; dalla condanna a morte di que' nobili ed innocenti cittadini;
-dalla pietà che facevano quelle donne, che avevano ancora sotto gli
-occhi turpemente malconcie; e dalla promessa indulgenza che andavano
-ad acquistarsi. Il Cardinale Legato per isvegliare ne' Veneziani più
-risoluto furore, si valse anche dell'esempio della moglie del Levita,
-della morte, e vitupero, e abuso della quale il popolo ebraico, per
-volere di Dio, prese sì aspra vendetta, che ne rimase distrutta una
-tribù quasi intera. Corsero dunque unanimi contro di lui; molto lo
-danneggiarono, ma non lo ridussero a completo sterminio. Però non molto
-tempo dopo questa crociata, fu sterminato con tutta la sua famiglia,
-e soffrì i ludibrii, i tormenti e gli strazii, di cui è parlato più
-sopra. E ne fu ben degno. Perocchè un dì che aveva smarrito un suo
-sparviero, trovandosi all'aperto, calò le brache, e mostrò il culo a
-Dio per oltraggio, insulto ed irrisione, credendo con ciò di vendicarsi
-contro Dio; e quando fu a casa cacò sull'altare, precisamente in
-quello spazio ove si consacra il corpo del Signore. Sua moglie poi
-dava delle puttane e delle meretrici alle matrone e nobili donne. Nè
-mai il marito ne la rimproverò; che anzi essa lo faceva per fidanza
-che aveva del consenziente marito. Perciò meritamente di loro si
-vendicarono i Trevigiani. Dopo la allocuzione, che ebbe fatta ai
-Veneziani, il Cardinale raccomandò loro quelle donne come sè stesso;
-ed essi di buon grado e con larga liberalità le provvidero di vitto
-e di vestito. A quell'uomo poi, per cui stratagemma quelle donne non
-ebbero mozzo il naso, i Trevigiani perdonarono, e gli lasciarono la
-vita, anzi lo beneficarono assai, chè ben lo meritava, perchè spesso
-aveva distolto Alberico e i suoi da molte tristizie, di cui avevano
-concepito il pensiero. Nell'altra Marca poi signoreggiò Ezzelino,
-fratello di questo Alberico, come anche in Padova, Vicenza e Verona.
-Fu costui un membro del diavolo e figlio dell'iniquità; e un giorno
-nel campo di S. Giorgio in Verona, dove talvolta io sono andato, fece
-bruciare undicimila Padovani in un ampio edifizio, nel quale li teneva
-a' ceppi in carcere; e mentre bruciavano, faceva, cantando attorno a
-loro, un torneo co' suoi cavalieri. Veramente fu egli il peggior uomo
-che si trovasse sulla faccia della terra; nè un sì pessimo credo siavi
-mai stato dal principio del mondo sino a noi. Tutti tremavano al suo
-cospetto, come trema un giunco nell'acqua corrente. E n'avevano ben
-d'onde; poichè chi era vivo oggi, non era al sicuro d'esserlo ancora
-all'indomani. Per piacere ad Ezzelino, si era arrivati al punto che
-un padre cercava la morte d'un figlio, un figlio quella del padre,
-o d'altro parente; e sterminò tutti i maggiorenti, i migliori, i più
-potenti, i più ricchi e i più nobili della Marca Trivigiana. Castrava
-le mogli altrui, e co' figli e colle figlie le cacciava in prigione,
-e ve le lasciava morire di fame e di dolore. Fece trarre a morte molti
-religiosi, e molti li tenne lungamente nelle carceri, tanto dell'Ordine
-dei frati Minori e Predicatori, che d'altri Ordini....... Pari a lui
-per feroce atrocità non furono nè Decio, nè Nerone, nè Diocleziano,
-nè Massimiano; e nemmeno Erode ed Antioco, che furono i più crudeli
-mostri del mondo. Veramente questi due fratelli furono due demonii,
-per ciascun de' quali io potrei scrivere un grosso volume, se avessi
-tempo, e non mi mancasse la pergamena. Alberico però sul punto di morte
-fu tocco dal pentimento; nel che si mostrò grandissima la misericordia
-di Dio, stendendo in morte le braccia anche a uomo tanto brutale; ma
-Ezzelino non s'è mai convertito a Dio. Ad Ezzelino successe nella
-Signoria di Verona un tal Mastino, Veronese, che fu poi ucciso da
-assassini. E il Conte di S. Bonifacio, a cui era devoluta la Signoria
-di Verona, andava vagando pel mondo, come io ho veduto; ed era tutto
-del partito della Chiesa, buon uomo, santo, saggio, onesto, d'animo
-forte, prode dell'armi e dotto nell'arte della guerra. Suo padre aveva
-nome Guicciardo, egli Lodovico, e il figlio maggiore, Vinciguerra.
-A Rimini signoreggiò il Malatesta, che s'attenne sempre fidissimo al
-partito della Chiesa. La Signoria di Forlì la ebbe in mano il Conte
-Guido da Montefeltro, che era un battagliero possente e dotto nell'arte
-della guerra, e non poche vittorie sui Bolognesi, che parteggiavano
-per la Chiesa, riportò, quand'ebbe a trovarsi loro di fronte. Molti
-anni in tempo di grossa guerra tenne la Signoria di Forlì, ma in fine
-si esaurirono le forze sue e de' Forlivesi, quando Papa Martino IV si
-intromise in quella lotta con pertinace ed irremovibile proponimento di
-entrare vittorioso in quella città. Per cui, venuto Legato in Romagna
-Bernardo Cardinale della Corte romana, ed i Forlivesi datisi a lui,
-mandò a confino il Conte Guido di Montefeltro, prima a Chioggia, poi
-in Lombardia, ad Asti, ed obbedì sommessamente. A Ravenna dominò,
-di parte della Chiesa, Paolo Traversari, nobiluomo, ricco, potente
-e saggio; di parte dell'Impero, un certo Anastasio. Poi, dopo Paolo
-Traversari, dominò in Ravenna Tomaso Fogliari di Reggio, fatto da Papa
-Innocenzo IV Conte delle Romagne, perchè era suo parente; ed ebbe
-moglie una nipote di Paolo Traversari, figlia d'un figlio, di nome
-Traversaria, legittimata dal Papa perchè potesse ereditare. La sposò
-poi, dopo la morte di Tomaso, Stefano, figlio del Re d'Ungheria, che
-assunse la Signoria di Ravenna. Dopo la morte di lui venne di Puglia
-un certo Guglielmotto, che conduceva seco una donna, e diceva che
-era sua moglie e figlia di Paolo Traversari Ravennate, la quale era
-in Puglia come ostaggio dell'Imperatore. E signoreggiò molti anni,
-ed ebbe integralmente tutte le possessioni di Paolo Traversari: ma
-fu creduto che tutto fosse un'ingannevole e frodolenta finzione sì
-dell'uomo che della donna. Ma non era di parte della Chiesa, e quindi
-fu espulso in una colla moglie da Ravenna, e spogliato di tutti i beni,
-che aveva occupato. A Faenza signoreggiarono gli Alberghetti, chiamati
-anche Manfredi, di parte della Chiesa, principale de' quali Ugolino
-Buzola, e suo figlio, frate Alberico dell'Ordine dei Gaudenti; di parte
-dell'Impero, signoreggiò Accarisio e suo figlio Guido di Accarisio.
-Il partito poi della Chiesa in Faenza prendeva nome dai Zambrasi, e
-non erano che in due di quella famiglia, cioè frate Zambrasino, che
-fu, ed è, dell'Ordine de' frati Gaudenti, e Tebaldello di lui fratello
-illegittimo, che godeva molta stima, essendo uomo forte, bello,
-ed anche ricco, perchè Zambrasino, unico erede, quale figlio solo
-legittimo, volle dividere con lui a parti eguali il patrimonio paterno.
-Costui fu due volte traditore della sua città di Faenza. La prima
-volta la pose in mano ai Forlivesi, e in quel tempo abitava io appunto
-a Forlì; la seconda, restituilla alla Chiesa; ma poco dopo morì nella
-fossa della città, affogato col suo cavallo e molte altre persone. In
-Imola, i principali partigiani della Chiesa erano i Nurduli; e capo del
-partito imperiale, Ugucione dei Binicli, cui Re Carlo fece prigioniero
-nella guerra contro il Principe Manfredi, e gli fece tagliar la testa.
-A lui succedette in Imola suo fratello Giovanni de' Binicli; ma nella
-parte montuosa della provincia signoreggiava Pietro Pagano, di parte
-imperiale, e risiedeva in un castello, che si chiamava Susinana[162];
-ed era personaggio magnanimo, di singolare reputazione e rinomanza,
-e dotto nell'arte della guerra. Aveva moglie una buona donna di nome
-Diana, ed una buona sorella di nome Galla Placidia, che erano ambedue
-mie divote. In Alconio signoreggiava il Conte Bernardo, magnifico
-Signore e potente, partigiano della Chiesa. Il Conte Rugiero di
-Bagnacavallo, di parte imperiale, dominava in Ravenna; ed era sagace,
-furbo, astuto, ed una volpe frodolenta e di tutti i colori. Questi fu
-mio famigliare; aveva una figlia unica, nè ebbe maschi, e in sul morire
-disse che la voleva maritare con uno che sostenesse risolutamente gli
-imperiali. E frate Gherardino Gualengo avendogli detto che quello non
-era tempo di scherzare, rispose: Perchè? Non sono io un uomo? Ed il
-frate di rimando: Voi siete bene un uomo; ma in punto di morte dovete
-perdonare a tutti, nè parteggiare per nessuno, ma pensare solo a Dio,
-come dice il Profeta: _O Signore, parte della mia eredità, e del mio
-calice; tu sei quello che restituirà a me la mia eredità_. Parimente in
-Romagna, di parte dell'Impero, fu grande il Conte Taddeo Boncompagni.
-Questi era avanti in età, ed entrò nell'Ordine de' frati Minori.
-Anche Giacomo di Bernardo parteggiò un tempo per l'Impero; ma dopo che
-l'Imperatore fece tagliare la testa al figlio di lui, passò al partito
-della Chiesa, e poi si fece frate dell'Ordine de' Minori. E tanto in
-Romagna che in Lombardia molti ve ne furono di nobili e potenti, sì
-di parte della Chiesa che dell'Impero, che sarebbero degni di essere
-ricordati, se fossero stati buoni e amanti di Dio, e di sè stessi. Così
-in Bologna per la Chiesa hanno signoreggiato i Geremei; e per l'Impero
-i Lambertazzi, tra' quali fu principale Castellano di Andalò, che
-poi morì miseramente, perchè i Bolognesi partigiani della Chiesa, in
-occasione di una guerra intestina, lo presero e lo cacciarono tra ceppi
-nelle carceri del palazzo del Comune. Ed i Geremei espulsero da Bologna
-i Lambertazzi, che andarono in quel tempo a dimorare a Faenza; d'onde
-furono poi cacciati, quando Tebaldello la rimise in mano al partito
-della Chiesa. Questa città, cioè Bologna, fu l'ultima a bere il calice
-dell'ira di Dio, e ne ingollò fino alla feccia, affinchè, restando
-illesa, non si vantasse di essere sempre stata giusta e non insultasse
-alle altre città, che avevano già trangugiato il calice dell'ira,
-anzi del furore dello sdegno di Dio; giacchè dentro di essa vi erano
-assassini, nè si imponeva a loro.......... In Cremona, que' che
-parteggiavano per la Chiesa si chiamavano Cappellini, o Cappelletti;
-que' che tenevano per l'Impero, si nominavano Barbarasi. Ho letto
-più volte, cioè nè una nè due soltanto, nel pontificale di Ravenna:
-_Verranno i Barbarasi; incrudeliranno assai_; ed è incerto se si abbia
-da riferire ai presenti, o ai futuri. Tuttavia i presenti incrudelirono
-assai quando chiamarono l'Imperatore in Lombardia ed a Cremona, e
-da Cremona espulsero quelli che tenevano le parti della Chiesa; e
-l'Imperatore col loro aiuto tenne viva in Lombardia una lunga guerra.
-Di che si moltiplicarono i mali sulla terra; nè è finita ancora, nè
-parne vicina la fine. In Parma, dopo la distruzione di Vittoria e la
-fuga dell'Imperatore, chiunque non aderiva saldamente al partito della
-Chiesa si chiamava di Malafucina, cioè di cattiva fabbrica, così detti
-perchè spacciavano monete false; ma siccome v'ha differenza da bue a
-bue, così si conosceva......... Parimente quelli che tenevano allora
-le parti dell'Impero non potevano ristarsi dal parlare del proprio
-partito, e così si conoscevano da ciò che dicevano.
-
-In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito imperiale, che
-risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono i loro concittadini di parte
-della Chiesa che per amore di Dio, e della beata Vergine gloriosa,
-li accogliessero in città, poichè, essendo morto l'Imperatore,
-desideravano riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono
-ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma quando videro
-le loro case atterrate (si noti che eglino altrettanto avevano fatto
-ai partigiani della Chiesa, allora che anch'essi furono espulsi)
-cominciarono a voler contendere, trattar da pari a pari, e insultare
-il partito della Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva
-in mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si proposero
-di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto aspirava ed ogni sua
-cura rivolgeva, e volevano mandare in bando sino all'ultimo tutti
-i partigiani della Chiesa, e ridurli siffattamente al nulla che non
-potessero mai più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta
-a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare come giunchi
-nell'acqua, ed a nascondere le cose che s'avevano più care. Ed io
-pure nascosi i miei libri, poichè in quel tempo io dimorava a Parma;
-e molti Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già a
-partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino, arrivando,
-li incogliesse nella rete, rapisse loro ogni bene, e li costringesse
-di forza al bando. Quando dunque cominciò a diffondersi in Parma la
-voce che il Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde
-si vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi, (ed
-il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato di impadronirsi
-prima di Colorno e di Borgo S. Donnino, come realmente fece; sia per
-entrare in Parma con maggiore trionfo; sia, perchè, occupate quelle due
-posizioni, i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero voluto
-fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi; e così avrebbero
-essi ricevuto scacco matto, essi che s'erano allevato il serpente in
-seno) ecco d'improvviso sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò
-di Ponte, tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine
-de' Templarii[163]. Costui era un sartore, e si chiamava Giovanni
-Barisello, ed era figlio d'un contadino della famiglia Tebaldi, di
-que' contadini che i Parmigiani chiamano mezzadri. E, presa in mano
-una croce e il libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case
-di coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero
-a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li faceva giurare di
-obbedire alle leggi del Papa e aderire al partito della Chiesa. Egli
-aveva seguaci un cinquecento uomini in armi, che l'avevano fatto loro
-Capitano, e lo seguivano come fosse un principe o un condottiero.
-E molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle leggi
-del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa;
-parte de' quali lo fecero con sincerità, e parte per il timore, che
-li incoglieva, al vedersi tanta gente armata alla porta della casa.
-Quelli poi che non avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla
-chetichella se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare in Borgo S.
-Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma discordia tra cittadini,
-chi fuggiva trovava sempre quel castello aperto; ed i Borghigiani
-esultavano sempre delle discordie che s'accendevano in Parma, e
-l'esultanza loro sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al
-suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di buon occhio la
-città di Parma; anzi, quando Parma era in guerra, in Borgo S. Donnino
-si raccoglievano tutti gli assassini di Lombardia, ove erano di buon
-grado ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure i Parmigiani
-avevano fatto ai Borghigiani i seguenti benefici, come ho visto io co'
-miei occhi, chè ivi ho abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno
-l'Italia fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne, ed
-Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi e da quelli de'
-loro alleati che si trovavano al campo). Il primo beneficio fu che
-ogni anno mandavano loro un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne
-pagavano la metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che
-è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano andare
-al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione alcuna da parte de'
-Parmigiani; e così Borgo S. Donnino aveva il concorso d'un territorio
-di dieci miglia, appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani
-restava la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani
-accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o i Cremonesi, o
-chicchè altri fosse, moveva loro guerra. Quarto, che quantunque in
-Borgo non vi fossero che due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i
-Verzoli, mentre le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli,
-pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito le loro nobili
-donzelle; il che non era poco onore. Io credo d'averne vedute quivi
-di donne Parmigiane ben venti, che vestivano pelliccie di vaio[164],
-o stoffe di colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per
-loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani; epperciò
-questi, e a gran ragione, quando se ne presentò l'occasione opportuna,
-distrussero Borgo S. Donnino...... Girando dunque Giovanni Barisello
-per Parma a intimare di prendere giuramento alle persone sospette,
-arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava in Cò di
-Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso; e, chiamatolo fuori di
-casa, gli impose di giurare subito, senza indugio, e di abbracciare
-il partito della Chiesa, se volesse aver salva la vita, altrimenti
-partisse da Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi era
-di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore molte Podesterie).
-Or egli veduta tanta radunata di gente, che esigeva tale giuramento,
-e lo minacciava del bando, fece secondo il consiglio del Savio ne'
-Proverbii 22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma gli
-scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò dunque e disse: Giuro
-di stare ed obbedire agli ordini del romano Pontefice, e di aderire
-al partito della Chiesa per tutta la mia vita, a scorno di quel
-partito, di cui nessun altro più miserabile e più abbietto si trova
-sotto il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito, cioè
-a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato, e lo lasciavano
-tanto vituperosamente conculcare dagli avversari. E gli ecclesiastici
-Parmigiani lo amarono...... Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero
-tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne vennero a capo,
-perchè il Pallavicino e que' Parmigiani di parte imperiale che erano
-profughi dalla città l'occuparono e lo tenevano sotto buona guardia.
-Quel castello era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse,
-che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno lo ripresero
-prestissimo, e molti imperiali vi caddero morti di spada, tra quali
-Francesco figlio di Giovanni Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e
-Manfredino da Cànoli[165] di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto
-Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena, ed era
-di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe vinto in bellezza
-Assalonne figlio di Davide. Molti altri, e degni di essere ricordati,
-morirono, ma per ragione di brevità corro innanzi, e mi affretto
-a dir d'altro. Il Pallavicino perciò depose il pensiero di correre
-su Parma, perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli
-intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie, e quindi
-si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino ciò che il Savio dice
-ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello fu il povero e saggio uomo
-che si trovò in Parma, e per virtù della sua saggezza si mantenne
-libera la città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi
-riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo ricambiarono.
-Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono; poi, gli diedero
-moglie una nobil donzella, che era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo
-nominarono consigliere perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia
-e attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero
-facoltà di poter sempre fare adunata di gente in armi, di condurla
-seco, e di apporre alla compagnia il suo nome, purchè avesse per
-iscopo l'onore e l'utilità della città e del Comune di Parma. Questa
-compagnia di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese,
-che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da Rosa[166], che si chiama
-anche da Sassuolo, come si chiama suo padre, per mostrarsi premuroso
-dell'onore de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani
-si denominassero da tal uomo e da tal nome. E tanto zelo provenne
-dall'amore che Parmigiani e Modenesi si hanno scambievole, intimo e
-caldo. Manfredino adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a'
-fatti suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di uomini
-d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo egli Podestà di
-Parma, voleva governare la città a suo talento. E Barisello ubbidì
-sommessamente; e il giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò
-alla sua bottega, e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a
-cucire vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà era un mio
-conoscente, e sua madre e sua moglie erano mie divote. Nulla ostante
-i Parmigiani usarono sempre deferenza a Giovanni Barisello, e fu
-sempre tenuto in considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione.
-In processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia S.
-Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra Santa, avendo udito
-che i Parmigiani erano prodi guerrieri e suoi amici, e sempre pronti
-ad aiutare la Chiesa, mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio
-e della santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse dalla
-croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto; e bramava che in
-tale compagnia si fondessero tutte le altre che vi fossero in Parma,
-e che stessero sempre pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno.
-Ed i Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi la
-compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte al quaderno che
-registrava i nomi degli ascritti, segnarono a lettere d'oro il nome
-di Re Carlo, proclamandolo loro Capitano, primicerio, principe,
-condottiero, compagno, Re e trionfatore magnifico. E se in Parma,
-chi non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli che vi
-sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno le api, a difesa
-del consocio, e si aiutano reciprocamente, e subito corrono alla casa
-dell'offensore e la smantellano radicalmente, sicchè non se ne vede
-più pietra su pietra. Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia
-vivono in continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene
-mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La quale perciò crebbe
-numerosissima. Ed ora i Parmigiani non sono più denominati da Giovanni
-Barisello, ma da Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo,
-a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia.
-
-E, giacchè la nostra penna scrive ancora di Parma, resta che parliamo
-dei Pallavicini. Eglino hanno il titolo di Marchesi, ed elessero
-per soggiorno il territorio di Parma e di Piacenza. Nella diocesi
-Piacentina, sui confini di quella di Parma, hanno due castelli,
-quello di Pellegrino[167], in cui abitò Uberto Pallavicini (che fu
-bell'uomo e sollazzevole e compositore di canzoni, e lasciò parecchi
-figli), e il castello di Scipione[168], presso Borgo S. Donnino, a
-cinque miglia. In questo castello abitò Manfredo, fratello germano del
-sunnominato Pallavicini, che fu padre di sette figli, quattro maschi
-e tre femmine, leggiadrissime donzelle, nobilmente maritate in varie
-parti del mondo. La moglie di lui, e madre di cotestoro, fu Clara dei
-Conti di Lomello[169], avvenentissima donna, saggissima e sollazzevole.
-Primogenito dei detti figli fu Guglielmo, bell'uomo e amante della
-quiete, come suo padre; restò sempre in concordia coi Parmigiani, e
-abitava in Parma. Moglie sua era Costanza di Azzone Marchese d'Este,
-nè da essa potè aver prole; ebbe altri due mariti, ma non figliò mai.
-Manfredo poi aveva un bel palazzo in Parma, ch'io ho veduto, presso
-la piazza del Comune, ove sorgeva una volta il palazzo de' Pagani;
-ma in tempo di guerra, i Parmigiani rasero al suolo l'uno e l'altro,
-ed i beccai vi eressero un macello. Ora....... vi è la piazza del
-Comune. Questo Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso. Amava i
-religiosi e le loro Regole, e specialmente i frati Minori, e a tutti
-i conventi regalava in abbondanza il sale; essendochè possedeva,
-vicini al castello di Scipione, molti pozzi di acque salse, d'onde
-s'è arricchito e fatto grande. Il secondogenito era Enrico, guerriero
-dotto nell'arte, e credo che se fosse campato più a lungo, avrebbe
-ridotta sotto la sua dominazione tutta la Lombardia; giacchè si può
-dire di lui quello che de' Macabei ecc. Questa conquista la tentò
-un tempo anche il Marchese di Monferrato, che cadde poi ucciso nella
-guerra contro Re Carlo, combattendo egregiamente e coraggiosamente,
-come addetto, quale principe e condottiero, all'esercito di Manfredi,
-figlio di Federico Imperatore deposto. Il terzogenito fu Uberto, pari
-in tutto al precedente, sicchè quanto è detto a lode di quello, si può
-ripetere di questo[170]. _E n'ebbe molte prove il Marchese Guglielmo di
-Monferrato, che non poteva mai uscire da' suoi fortilizii, perchè era
-in guerra con suo zio, Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in
-Cremona, e dava a questo suo nipote trecento militi spesati affinchè
-guerreggiasse validamente contro il Marchese di Monferrato._ Causa
-di queste guerre erano le città di Alessandria e Tortona, di cui,
-ciascuno de' due Marchesi, voleva il dominio. Questi fu ucciso dai
-Piacentini presso il castello di Fiorenzuola[171], una volta che era
-andato a predare in su quel di Piacenza insieme ai Parmigiani di parte
-imperiale. E questa depredazione la faceva quantunque non vi fosse
-guerra tra lui e quelli a cui portava via la rapina fatta; ma finì col
-perdere il bottino, la battaglia e la vita. Quarto ed ultimo figlio di
-lui era Guidotto, che vive tuttora, ed è uno dei grandi della Corte
-di Spagna. Uberto Pallavicino dunque, che signoreggiò in Cremona, fu
-fratello germano dei sunnominati, cioè del Pallavicini da Pellegrino,
-e di Manfredo da Scipione. Egli ebbe due castelli nella diocesi di
-Piacenza, cioè Landasio[172] e Ghisaleggio[173]; ma siccome di costui
-abbiamo parlato abbastanza più sopra, qui non occorre parlarne. Fu
-di animo grande, e gonfiava la cupidigia sino a voler occupare tutto
-il mondo. Il padre di questi tre fu detto il Pallavicino, che ebbe
-due fratelli germani, cioè Marchesopolo e Rubino, che abitarono in
-Soragna, Villa fertile della diocesi di Parma, distante cinque miglia
-a settentrione di Borgo S. Donnino. Marchesopolo ebbe moglie una
-Borgognona, dalla quale non gli nacquero maschi, ma due sole femmine;
-alle quali la madre volle porre nomi presi dalla lingua del suo paese
-nativo, cioè _Mabelon_ e _Isabelon_, che in lingua lombarda suonano
-Mabilia e Isabella. Il padre maritò la primogenita Mabilia, quando io
-era ancora nel secolo, cioè prima ch'io entrassi nell'Ordine de' frati
-Minori, l'anno 1238, e venne da Soragna a Parma, e ospitò nella casa di
-quei da Colorno, accanto alla Chiesa di S. Paolo. Le furono assegnate
-in dote mille lire imperiali, e sposò Azzone Marchese d'Este, che era
-buon uomo, cortese, umile, dolce, pacifico e mio amico; ed una volta
-gli lessi l'esposizione dell'Abbate Gioachimo, intorno ai doveri di
-Isaia; ed era solo con me sotto ad un fico, e nosco un altro frate
-Minore. Donna Mabilia anch'essa fu mia divota, come la fu anche di
-tutti i religiosi, specialmente frati Minori, dai quali si confessava,
-e recitava sempre il loro ufficio ecclesiastico, ed è sepolta presso
-suo marito e riposa in pace nel convento de' Minori presso Ferrara. In
-vita sua fece molto di bene, e alla sua morte fece distribuire molte
-limosine, e lasciò ai poveri parte dei possedimenti, che il padre
-le aveva lasciati in Soragna. Io abitai sette anni in Ferrara, dove
-abitava anch'ella. Fu bella donna, saggia, clemente, benigna, cortese,
-onesta, pia, umile, paziente, pacifica, e sempre divota a Dio. Aveva
-un fornello in luogo appartato del suo palazzo, come ho visto io co'
-miei occhi, ed essa stessa distillava l'acqua di rose, e la dava ai
-malati; e perciò i medici ivi residenti ed i farmacisti l'avevano in
-uggia; ma essa non s'impensieriva di loro, purchè soccorresse i malati
-e facesse opera meritevole al cospetto di Dio. Visse molti anni col
-marito, e non ebbe mai figli; dopo la morte poi del marito si fece
-fare una casa presso il convento dei frati Minori di Ferrara, e in
-quella abitò in sua vedovanza, finchè fu sepolta, come s'è già detto,
-accanto a suo marito nel convento de' frati Minori di Ferrara; e la
-sua anima per la grazia di Dio riposi in pace, che fu buona donna.
-Dopo la morte del Marchese però venne a Parma, e la vidi, e udii da
-lei che ne provava mirabile consolazione, perchè si trovava presso il
-convento dei frati Minori, e presso la chiesa della Vergine gloriosa.
-Non conobbi mai altra donna, che quanto questa si assomigliasse alla
-Contessa Metilde, per quanto di essa si legge. Veramente, per me, tre
-sono le donne ammirabilissime, che forse da altri non sono tenute
-in molta reputazione; e sono: Elena, madre di Costantino; Galla
-Placidia, madre di Valentiniano; e la Contessa Matilde. Marchesopolo
-poi, dopo che ebbe maritata Mabilia, andò in Romanìa, ove si diede
-a perseguitare i Greci, li aggrediva, li catturava e uccideva, come
-Davide i Filistei. Altrettanto faceva Marchesopolo coi Greci, onde con
-insidie ingegnosamente tese fu dai Greci ucciso in casa sua; perocchè
-tutto cede alla potenza dell'oro. Egli aveva maritata la sua seconda
-figlia Isabella ad un ricco, nobile e potente di Romanìa. Essa era
-bella donna e saggia, ma zoppa e sterile; e dopo la morte del marito
-le restò il castello di Bonicea, che ella con accorgimento, coraggio
-e cautela seppe difendere contro i Greci. Il motivo poi della partenza
-di Marchesopolo da Parma si dice sia questo: Che essendo egli nobile,
-e di cuore magnanimo, lo moveva a sdegno e sopportava di mal animo che
-un popolano qualunque, borghese o campagnuolo che fosse, mandandogli
-a casa un usciere in berretto rosso, lo potesse citare al palazzo
-del Comune e chiamarlo in giudizio. Suo fratello Rubino abitò in
-Soragna, ed ebbe in moglie Ermengarda da Palù, sorella di Guidotto de'
-Canini, che era bella donna, ma lasciva. Ebbe cinque maschi e cinque
-femmine. La prima di nome Mabilia, bellissima (e qualche volta la
-ho confessata). Uberto Pallavicino la maritò a Pontremoli, sperando
-così di ridurre in suo dominio quella Terra. Rubino era vecchio
-carico d'anni, quando l'anno in cui imperversò quella mortalissima
-pestilenza preaccennata, cioè nel 1249, e che Ezzelino da Romano fu
-fatto prigioniero in guerra, mi mandò a chiamare, si confessò da me,
-aggiustò i conti dell'anima sua, e morì in una lodevole vecchiaia,
-passando da questo mondo in grembo a Dio. Sua moglie poi si rimaritò
-e prese Egidio Scorza; poscia precipitò da un solaio e ne fu morta e
-sepolta. Altri Pallavicini ancora abitavano nella diocesi di Parma,
-in una Terra che si chiama Varano[174], bel paese tra Medesano[175],
-Miano[176], Costamezzana, e Borgo S. Donnino. Ve ne sono ivi
-moltissimi, ricchi, potenti, cortesi, pacifici; stanno sempre di buon
-accordo coi Parmigiani, perchè sono anch'essi cittadini di Parma. Uno
-di loro era quel Delfino Pallavicini, che l'anno 1238 fa Podestà di
-Reggio e fece fare duecento braccia delle mura della città, di seguito
-a quella già fatta, come ogni Podestà aveva obbligo di fare ogni anno.
-Tanto basti aver detto dei Pallavicini. In Verona, come s'è detto,
-dopo la morte di Ezzelino da Romano, signoreggiò Mastino, morto da
-alcuni Veronesi forti e pugilatori, per la speranza di avere dopo lui
-la signoria di Verona. Ma s'ingannarono, perchè a lui succedette suo
-fratello germano, Alberto dalla Scala, che vendicò il fratello colla
-morte degli uccisori di lui. Questi vive tuttora, ed ha in mano la
-signoria, ed è amato dai Veronesi, perchè si comporta bene. È persona
-accostevole, fa giustizia, ama i poveri, come faceva suo fratello; pur
-tuttavia è Podestà altra persona. In Imola, que' che tengono le parti
-della Chiesa si chiamano Bricci; quelli che parteggiano per l'Impero,
-Mèndoli. Ma il partito imperiale in Imola è spento; e il partito della
-Chiesa, per invidia ed ambizione, s'è diviso in due campi, perchè gli
-Audaci vogliono in mano il potere, come prima lo avevano quelli che si
-chiamavano Nurduli. Questa maledetta discordia s'è già infiltrata in
-Modena, e comincia a far capolino in Reggio. Dio voglia che non metta
-radici in Parma, di che già si comincia a temere..... Ora passiamo a
-parlare della Toscana, e spediamoci lesti; poichè molto di altro resta
-che non deve essere taciuto. Le due più nobili città della Toscana
-sono, a parer mio, Firenze e Pisa. A Pisa hanno tenuto signoria Conti
-e Vice-Conti; ed i Pisani furono molto attaccati all'Impero; e, come in
-Lombardia i Cremonesi avevano impugnate le armi a sostegno dell'Impero
-così avevan fatto i Pisani in Toscana. A Firenze poi per parte della
-Chiesa hanno tenuta la signoria i Guelfi; per parte dell'Impero i
-Ghibellini; e da queste due fazioni hanno preso nome tutti i partiti
-in Toscana; e sussistono tuttora. E gli uni e gli altri bevvero del
-calice dell'ira di Dio, e ne ingollarono sino alla feccia; e chi se la
-passò meno male, non può vantarsi d'aver in tutto declinata la spada
-dello sdegno e della vendetta divina; perchè se eglino provocarono
-scissure e divisioni nelle loro città, anch'essi furono divisi tra loro
-dall'ira del volto di Dio..... Quanto vero sia ciò che dico, lo videro
-i miei occhi, e gli occhi di moltissimi altri; ma sopratutto coloro
-che ne fecero sui loro corpi esperienza. Pertanto tutte le suaccennate
-fazioni, scissure, divisioni e maledizioni, tanto in Toscana che in
-Lombardia, in Romagna, nella Marca d'Ancona, nella Marca Trivigiana
-e in tutta Italia, le provocò quel Federico che si chiamò Imperatore:
-e perciò fu a piena ragione punito, e la mano di Dio aggravò i colpi
-su tutti i peccati di lui, percuotendolo nell'anima e nel corpo;
-e i Principi del suo regno, che aveva tolti dal nulla ed esaltati
-dalla polve, gli diedero il calcio, non gli tennero fede, anzi lo
-tradirono..... «Non è prudenza in lui» cioè in Federico, quantunque
-si vantasse tanto prudente. Così lo trattarono i tirannelli suoi, di
-cui abbiam fatto menzione più sopra; ma anch'essi ricevettero il colpo
-della vendetta, non perchè spodestarono Federico, che riconobbero per
-malvagio, ma perchè anch'essi peccarono di molto. Conobbi quasi tutti
-quelli che ho nominato, e in breve tempo disparvero dal mondo, e i
-più terminarono malamente la loro vita, _perchè folleggiarono_ _in
-vanità_..... Or resta da parlare dei Legati che la Corte Romana mandò
-ai nostri giorni in Lombardia. Primo de' quali fu Ugolino, Cardinale
-dell'Ordine dei Minori, cioè governatore, protettore e censore della
-Frateria e della Regola del beato Francesco, del quale egli era stato
-intimo amico, e che poscia diventò Papa Gregorio IX. Fece molte buone
-cose, delle quali parleremo più innanzi ampiamente. Il secondo fu
-Rainaldo Vescovo di Ostia, anch'egli Cardinale dell'Ordine de' Minori,
-come è stato detto altrove, e che diventò poi Papa Alessandro IV. E
-quando era Legato in Lombardia aveva seco come Vice-Legato il Cardinale
-Tomaso, che era di Capua. Papa Gregorio IX summenzionato compose ad
-onore del beato Francesco un inno: _Dal ciel discese un figlio_; ed un
-responsorio: _Dal granaio della povertà_; ed una prosa: _Ultima testa
-del Dragone_, ed un'altra prosa per la passione di Cristo: _Piangete,
-anime dei fedeli_; e, ad istanza de' frati Minori, nominò Cardinale
-Rainaldo, che fu poi Papa Alessandro IV; il quale Papa Alessandro
-canonizzò santa Chiara, e compose gli inni e le collette di lei. Il
-Cardinal Tomaso, che era di Capua, fu il più bello scrittore della
-Corte, e dettò quella lettera, che il sommo Pontefice mandò a Federico
-Imperatore spodestato, rimproverando lui de' molti e svariati eccessi,
-e giustificando se stesso e la Chiesa romana delle accuse che le erano
-mosse, e rammentogli i servigi e i benefici, che la Chiesa gli aveva
-conferiti. E la lettera cominciava così: _Viva impressione fece la
-nostra lettera sull'animo tuo, come hai scritto; ma più viva ancora
-la fece sull'animo nostro la lettera tua_. Compose anche ad onore del
-beato Francesco l'inno: _Tra i celesti cori_; e l'altro: _Splendore
-de' costumi_; ed il responsorio: _Spica della carne_; e parimente fece
-quella sequenza per la Beata Vergine, che comincia: _La Vergine che
-figlia si rallegri_. E ne fece la composizione letteraria soltanto; la
-musica per canto la fece, a sua preghiera, frate Enrico da Pisa, che
-fu mio custode e maestro di canto. Il contraccanto lo compose fra Vita
-da Lucca, dell'Ordine de' Minori, altro mio maestro di canto. Dopo i
-prenominati, venne Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal diacono.
-Egli era bello e nobile, cioè uno dei figli di Ubaldino da Mugello
-nella diocesi fiorentina. Fu reputato molto partigiano dell'Impero,
-ma a difesa del suo onore faceva talvolta qualche cosa a vantaggio
-della Chiesa, non dimenticando che questo era il suo mandato. Onde, un
-giorno, quando l'Imperatore teneva Parma stretta d'assedio, io, che era
-a Lione, interrogato da Guglielmo Fieschi Cardinal diacono, nipote di
-Papa Innocenzo IV, che cosa dicevano i Parmigiani del Legato Ottaviano,
-risposi: I Parmigiani s'aspettano che sarà traditore di Parma, come lo
-fu di Faenza. Allora Guglielmo sclamò: Ah! per Dio non è da credere.
-A cui io replicai: Se sia credibile, o non credibile, non so; è certo
-che i Parmigiani lo dicono. Bene, bene, soggiunse Guglielmo..... Ma ivi
-i presenti erano tanta moltitudine, che l'uno s'innalzava sulle spalle
-dell'altro, per udire notizie di Parma. Imperocchè da questo dipendeva
-la sorte della Chiesa romana, come in una battaglia, dalla quale l'uno
-e l'altro dei contendenti spera vittoria. L'Imperatore era allora già
-deposto dall'Impero, e la Corte romana era fuori della sua sede, ed
-esulava in Francia, a Lione. E Parma aveva dato di piglio all'armi a
-difesa della Chiesa, e si batteva valorosamente, sperando dal cielo
-aiuto e vittoria; e Federico Imperatore accanitamente la assediava....
-Avendomi dunque gli astanti udito a sostener tali cose, restarono
-ammirati, e l'un l'altro, a mia udita, si dicevano: In vita nostra non
-abbiamo mai udito un frate a parlare tanto franco e così sicuro. Ma
-esprimevano questi sensi perchè mi vedevano seduto tra il Patriarca
-di Costantinopoli e il Cardinale, dal quale io invitato a sedere,
-non giudicai conveniente di rifiutare, e tenere in poco conto l'onore
-offertomi, e l'accennata ammirazione nasceva anche dall'udirmi parlare
-apertamente d'un uomo costituito in sì alta carica, e al cospetto di
-tanti cospicui dignitari della Chiesa. Io allora era diacono e di 25
-anni..... Ritornato in Lombardia, ed essendo ancora, dopo molti anni,
-Ottaviano Legato a Bologna, io pranzai molte volte con lui; e mi faceva
-sempre sedere in capo della sua mensa, sicchè tra me e lui non vi era
-che il frate mio compagno, ed egli occupava il terzo posto, contando
-dal capo della mensa. In tali circostanze io faceva come insegna il
-Savio ne' proverbii 23.º ecc; ed era opportuno regolarsi in quel modo,
-perchè tutta la sala del palazzo era gremita di commensali. Eppure ce
-n'era per tutti da star bene e in abbondanza, e si mesceva in copia
-vino scelto, ed ogni cosa era squisita. Allora cominciai a voler bene
-al Cardinale. In seguito poi invitò me e il mio compagno a pranzare con
-lui ogni giorno che ne piacesse; ma pensai di stare all'ammaestramento
-dell'Ecclesiastico 13.º ecc. Di questo Cardinale corse voce che fosse
-figlio di Papa Gregorio IX, forse perchè gli usava speciali deferenze.
-Così io ho conosciuta una figlia di questo Cardinale, monaca in un
-certo convento, la quale mi invitò, e pregò con molta insistenza, ch'io
-fossi devoto a lei, ch'ella voleva essere devota a me; e non sapeva
-di chi fosse figlia, e chi fosse suo padre. Ma io il sapeva bene, e le
-risposi: io non ti voglio per amica, perchè Pateclo scrive:
-
- É 'n tedianza cu'no posso parlare:
-
-e vuol dire che secca l'avere un'amica, a cui l'amico suo non può
-parlare, quale sei tu chiusa in un monastero. Ed ella rispose: «Se
-non può passare tra noi mutuo colloquio, almeno amiamoci col cuore, e
-preghiamo l'uno per l'altro a fine di salvarci»; Giacobbe nell'ultimo
-libro. E mi parve che a poco a poco volesse tirarmi a sè, e adescarmi
-ad amarla; perciò le dissi: Il beato Arsenio.... Ottaviano fu uomo
-sagacissimo. Di fatto facendosi un giorno una solenne processione, un
-giocoliere nel momento ch'egli passava, disse a voce sì alta che il
-Cardinale udiva: Largo, largo, toglietevi di quà, e lasciate passare
-quell'uomo, che fu traditore della Corte Romana, e molte volte ingannò
-la Chiesa. Udite il Cardinale queste cose, ordinò sottovoce ad uno
-de' suoi di chiudere la bocca al giocoliere con monete, ben sapendo
-che tutto cede alla potenza dell'oro. E così si liberò da quella
-vessazione. Anzi il giocoliere, intascati i danari, si portò subito su
-di un'altra strada, per la quale dovea passare il Cardinale, e ne fece
-mille elogi, dicendo che nessun Cardinale meglio di lui aveva la Corte
-Romana, e che era veramente degno del papato. Parimente ho udito dire
-che, se Papa Innocenzo IV avesse vissuto un po' più, avrebbe deposto
-Ottaviano dal cardinalato, perchè era troppo partigiano dell'Impero, e
-non trattava con fedeltà gli interessi della Chiesa. Ma egli che sapeva
-di non essere nelle grazie del Papa, e che molti cortigiani ed altre
-persone lo avevano divulgato, si studiava di far mostra di godere la
-confidenza papale. Perciò quando i Cardinali uscivano dal quotidiano
-concistoro che il Papa soleva tenere, e andavano affrettandosi ai
-loro alberghi, Ottaviano, o in anticamera, o sul passeggio, che era
-subito fuori della porta del palazzo del Papa, si fermava a parlare
-con qualche chierico sino a tanto che vedeva che i Cardinali se
-n'erano andati tutti, sicchè paresse che, di quelli che erano nella
-sala del palazzo al cospetto del Papa, egli fosse stato l'ultimo, a
-uscire, e con ciò voleva far credere che il Papa l'avesse trattenuto a
-confidenziale colloquio per trattare seco di affari importantissimi,
-e così tutti lo stimassero il Cardinale più influente in Corte, e il
-più potente presso il Papa, e quindi con lui largheggiassero in regali,
-come a uomo, che avrebbe potuto giovarli assai negli affari che avevano
-col Papa...... In quel tempo che Ottaviano fu Legato in Lombardia, fu
-Legato in Lombardia stessa anche Gregorio Montelungo. Egli era una
-volta uno dei sette notai della Corte Romana, e fu un antico Legato
-di Lombardia. Di fatto quando Ferrara fu tolta dalle mani e dalla
-signoria del Salinguerra, vi era presente; e quando l'Imperatore
-assediava Parma, era ivi Legato, e alzava la sua tenda sempre di
-fronte alla tenda dell'Imperatore. Egli era uomo coraggiosissimo,
-dotto nelle armi e aveva composto un libro intitolato: _Della sagacia
-nell'arte della guerra_. Sapeva condurre e ordinare le milizie alla
-battaglia; sapeva simulare e dissimulare; conosceva quando s'aveva a
-star cheti, e quando si dovea irrompere contro il nemico. L'Apostolo
-nell'epistola agli Ebrei 5º dice: _Ma il cibo sodo è per li compiuti_
-ecc; de' quali uno era Gregorio da Montelungo, che aveva tanta pratica
-di battaglie, che sapeva discernere e quando una battaglia la s'avea
-da ingaggiare, e quand'era il momento di finirla..... E così faceva
-Gregorio da Montelungo, perchè era dotto nell'arte della guerra, e
-sperava ed aspettava la vittoria da Dio; e la ebbe segnalata quando
-s'impossessò di Vittoria.......... Anche Vegezio, ne' libri dell'arte
-militare a Teodosio Imperatore, insegna mille accorgimenti atti a ben
-condurre una battaglia, libri ch'io ho veduti e letti, e sono molto
-utili a chi deve sostenere una guerra contro i suoi nemici. Similmente
-il Legato Gregorio di Montelungo, quando si trovava in Parma assediata
-da Federico, udendo che i Parmigiani mormoravano, perchè non arrivavano
-soccorsi contro le astuzie del dragone, cioè di Federico, egli ne
-teneva alti gli animi con suoi scaltrimenti. Perciò invitava talora
-seco a pranzo alcuni militari dei maggiorenti della città, tra' quali
-io fui talora commensale alla sua tavola nel palazzo del Vescovo di
-Parma, e mentre si pranzava, ecco arrivare un messo alla porta, che ad
-alta voce chiamava e voleva entrare. Allora uno de' famigli del Legato,
-a udita di tutti, annunziava al Legato l'arrivo di un nuovo messo.
-Egli comandava che subito senza indugio si facesse venire alla sua
-presenza; e si presentava un uomo succinto, come in abito da viaggio
-di persona che arrivasse da lontano paese, colle scarpe polverose, e
-alla cintura la valigia delle lettere; e, prese le lettere, il Legato
-comandava che conducessero il messo in disparte a rifocillarsi e
-riposare, e che gli imbandissero un buon pasto. Ma il Legato faceva
-così per darsi l'aria d'aver compassione della stanchezza del messo,
-mentre lo scopo diretto era di impedire che i commensali cercassero
-al messo notizie, che poi esso non avrebbe saputo dare, oppure, per
-dire qualche cosa, sarebbe caduto in qualche scempiaggine. Nè qui
-era finita. Il Legato leggeva le lettere ai commensali, nelle quali
-si preavvisava dell'arrivo di soccorsi. Queste cose que' militari
-le divulgavano per la città, e il popolo ne faceva le feste, e senza
-rincrescimento aspettava. Ma due frati Minori di Milano, cioè frate
-Giacomo e frate Gregorio, che stavano permanentemente in casa del
-Legato, mi assicurarono che le accennate lettere erano state scritte
-la sera antecedente nella camera del Legato. Ma egli, a cautela e con
-accorgimento, faceva spesso queste cose per tener vivo lo spirito nel
-popolo; e tanto in varii modi tenne alti gli animi de' suoi guerrieri
-contro la città di Vittoria edificata da Federico, che la fu presa,
-e si completamente rasa al suolo, da non trovarsene più una pietra. È
-poi da sapere che l'Imperatore tentò più volte la costanza di Gregorio
-con insistenti preghiere, per tirarlo dalla sua, e far seco amicizia,
-e gli prometteva di crearlo primo ministro della Corte, sicchè sarebbe
-stato secondo dopo lui primo; ma invano Federico s'ingegnava cogli
-inganni e colle tentazioni di vincere Gregorio, perchè più facilmente
-e più presto si sarebbe fatto deviare dal suo corso il sole (la qual
-cosa è creduta impossibile), che corrompere Fabrizio. Così nessuno mai
-potè distogliere Gregorio dalla fede data. Questo Legato soleva abitare
-o a Milano, o a Parma, o a Ferrara. Ed una volta, ora è già passato
-molto tempo, che era a Ferrara, aveva un certo corvo, cui al bisogno
-dava in pegno per grosse somme di danaro, e che poi dopo riscattava,
-restituendo il danaro ricevuto. Quello era un corvo, che parlava come
-un uomo, e si prendeva gabbo di tutti. Di notte sorgeva e chiamava alle
-loro stanze gli ospiti forestieri, gridando: Chi vuol venire a Bologna?
-Chi vuol venire a Doiolo? Chi vuol venire a Peola? Venga, venga, venga,
-presto, presto: sorgete, alzatevi, correte; andiamo, andiamo; alla
-barca, alla barca: _voga, voga, arranca, arranca:_ al largo: Timoniere,
-prendi la rotta, la rotta. S'alzavano dunque i forestieri novelli,
-che non sapevano delle canzonature e delle gabbature di questo corvo,
-e colle loro robe e co' bagagli quasi tutta la notte aspettavano in
-riva al Po la barca, che li trasportasse ove volevano andare; e non
-trovando ivi nessuno restavano tra lo sdegno e la meraviglia di non
-sapere da chi fossero stati in tal modo giocati. Così pure questo corvo
-era tanto molesto ad un cieco, che quando andava a piedi e a gambe
-nude mendicando lungo la riva del Po, gli beccava le calcagna e le
-gambe, e poi fuggiva, e, beffandosi del cieco, gli diceva: Or pigliati
-questa, or abbiti quest'altra. Ma un dì il povero cieco lo colse col
-bastone sull'ala, e disse: Or tocca a te; or tocca a te. E il corvo
-rispose: Or tocca a me; or tocca a me. E il cieco: Tienla; prendi la
-tua e vanne; i simulatori e gli astuti provocano l'ira di Dio; ti ho
-colpito una volta; non sarà necessaria la seconda; va dal medico a
-vedere se ti può guarire, giacchè la tua frattura è immedicabile, la
-piaga è maligna. Ma il Legato diede in pegno il corvo per danaro, nè
-volle più riscattarlo, perchè era ferito. Altrettanto fanno molti, che
-licenziano i loro servi quando cominciano a malare. Come fece quello
-del 1º dei Re 30º ecc. Operò bene il Centurione, che disse al Signore
-Mattia 8º ecc. Così il Legato Gregorio fu un personaggio pari a quello
-che descrive l'Ecclesiastico 34º dicendo: _Uomo in molte cose esperto._
-Trattò con fedeltà e con accorgimenti gli interessi della Chiesa, e
-meritossi il Patriarcato di Aquileia, e lo tenne molti anni sino alla
-morte. Ebbe in un certo luogo un colloquio famigliare con Ezzelino
-da Romano, e molti fecero le meraviglie che tali due uomini potessero
-avere tra loro un colloquio, stantechè Ezzelino era in fama d'essere
-un membro del diavolo, e figlio di Belial, a cui nessuno potesse
-parlare; e il Legato si reputava un alto cedro del Libano. Tuttavia è
-da sapere che Gregorio di Montelungo patì di podagra, e non fu casto;
-ed io ho conosciuto alcuna delle sue amanti. Intorno al raccomandare
-la castità a molti chierici secolari..... Così è da sapere di Ezzelino
-da Romano che Papa Alessandro IV trattava con lui e lo preparava a
-diventare d'un membro del Diavolo un figlio di Dio, e un amico della
-Chiesa. Ma due ostacoli si frapposero: 1.º che l'ecclesiastico dice,
-7º: _Considera le opere di Dio_ ecc; 2.º che Ezzelino, l'anno 1259,
-fu fatto prigioniero di guerra, e l'anno stesso morì e fu sepolto nel
-castello di Soncino[177], nella diocesi di Cremona. L'anno successivo
-poi, 1260, appena cominciata la devozione dei flagellanti, morì
-Papa Alessandro IV; e fu ordinato di celebrarne l'anniversario nella
-vigilia della traslazione del beato Francesco, cioè ai 24 di Maggio.
-Dopo Gregorio da Montelungo fu eletto Legato della Sede Apostolica
-Filippo, per grazia apostolica e divina, Arcivescovo di Ravenna;
-il quale parla ne' seguenti termini della circoscrizione della sua
-Legazione in una sua Notificazione: «E perchè non si sollevi alcun
-dubbio sulla circoscrizione della nostra Legazione, sappiano tutti che
-a noi è pienamente affidato l'ufficio di Legazione nei patriarcati
-di Aquileia e di Grado; nelle città, diocesi e provincie di Ragusa,
-Milano, Genova, e Ravenna; ed in generale in Lombardia, in Romagna
-e nella Marca di Treviso». Questo Legato era oriondo di Toscana, nel
-distretto della città di Pistoia; e, povero qual era, andò scolare a
-Toledo, volendo imparare l'arte della negromanzia. Assiso un giorno
-sotto un porticato di quella città, un soldato gli domandò che
-cercasse; ed avendogli esposto che era Lombardo, e il motivo che lo
-aveva condotto là, lo presentò ad un maestro togato di quell'arte,
-vecchio, bruttissimo, e glielo raccomandò, pregandolo che per amor suo
-lo istruisse diligentemente nell'arte che professava. Quel vecchio lo
-fece entrare in camera sua, gli porse un libro e gli disse: Quand'io
-mi sarò ritirato, tu potrai quì studiare. E partendosene chiuse bene
-la porta e la camera. Ma quando questo giovane cominciò a leggere, gli
-apparvero demoni sotto varie forme, di sorci, di gatti, di cani, di
-porci, e n'era piena la camera, e per la camera quà e là saltellavano
-e scorrazzavano. In mezzo a quella scena egli non osò aprir bocca,
-quando d'improvviso si trovò fuori della camera seduto in istrada.
-E, sopravvenuto il maestro, gli disse: Che fai quì o figlio mio?
-Allora egli raccontò al maestro quanto era accaduto, ed il maestro
-lo ricondusse dentro ancora, e, come prima, partissene chiudendo
-diligentemente la porta. Ma, riprendendo il giovanetto la sua lettura,
-eccogli comparire molti garzoncelli e donzellette ballonzolanti per la
-camera. E di nuovo non osando dir verbo, si trovò fuori seduto sulla
-via. Ciò vedendo il maestro, gli disse: Voi Lombardi non siete fatti
-per quest'arte; lasciatela a noi Spagnuoli, che siamo uomini fieri
-e simili ai demonii. Tu poi, o figlio, vattene a Parigi, e studia
-la divina Scrittura, che puoi diventar grande anche nella Chiesa di
-Dio. Andò dunque a Parigi, e studiò, e imparò assai; e, ritornato
-in Lombardia, dimorò a Ferrara in casa del Vescovo Garsendino, che
-era uno dei figli di Manfredo di Modena, e fratello dell'Abbate di
-Pomposa[178]. Diventò poi camerlengo del Vescovo, che, morto, ebbe
-un successore, e morto anche il successore, costui fu eletto Vescovo
-di Ferrara, e restò molt'anni l'eletto di Ferrara, finchè fu poi
-creato Vescovo di Ravenna. E quando Papa Innocenzo IV da Lione venne a
-Ferrara, costui ivi...... Fatto dunque Legato l'Arcivescovo di Ravenna
-Filippo, si recò a Ferrara nel tempo, in cui i Re sogliono cominciare
-le guerre. (Il tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre è il
-mese di Maggio, perchè la stagione è serena, ridente, temperata, nella
-quale l'usignolo canta quasi sempre, e si trova erba in abbondanza
-pe' buoi e pe' cavalli). Venuto a Ferrara convocò tutti gli abitanti
-della città e i Padovani fuorusciti, che ivi erano ospiti, e arringò
-dalla porta principale della chiesa madre, dedicata a S. Giorgio,
-(quella della diocesi poi era dedicata a S. Romano) e vi si trovarono
-tutti i religiosi e i popolani, ragazzi e adulti, i quali speravano
-di udir parlare della grandezza delle opere di Dio. Anch'io vi era,
-e mi trovava a fianco dell'Arcivescovo, e con me, e seduto accanto
-a me, vi era Bongiorno Giudeo, che era mio famigliare, e desiderava
-anch'egli di udire. Ritto adunque il Legato sulla porta della casa del
-Signore, cominciò a parlare a voce alta; e l'arringa fu breve, perchè
-poche parole, e molte opere, debbono farsi, quando sono da tradurre
-in atto le imprese di cui si parla. Notificò adunque al popolo che
-egli era stato fatto Legato dal papa per andare contro Ezzelino da
-Romano, e che perciò voleva fare una crociata per riconquistare Padova,
-e ricondurre nella loro città i Padovani espulsi; e che chiunque si
-facesse inscrivere soldato nell'esercito, che voleva levare per quella
-impresa, acquisterebbe l'indulgenza, il perdono e l'assoluzione di
-tutti i proprii peccati. E nessuno osi dire: È impossibile che noi
-possiamo sconfiggere quell'uomo diabolico, temuto dai diavoli stessi;
-perchè ciò non sarà impossibile a Dio, che combatterà per noi. E
-aggiunse: Io dico a Voi, ad onore e gloria di Dio onnipotente, e dei
-beati Pietro e Paolo di lui Apostoli, nonchè del beato Antonio, che
-si venera in Padova, che se anche io non avessi con me che orfani,
-pupilli e vedove, e le persone bersagliate da Ezzelino, non mi verrebbe
-meno la speranza di riportare vittoria sopra quel membro del diavolo
-e figlio dell'iniquità; poichè già le grida della sua iniquità sono
-salite al cielo, e dal cielo si roterà la spada contro di lui. Queste
-parole del Legato fecero esultare di allegrezza gli ascoltatori; e,
-raccolto un esercito, a tempo opportuno marciò all'espugnazione di
-Padova, fortemente munita da Ezzelino di mille cinquecento armati,
-uomini robusti ed espertissimi della guerra. Ma Ezzelino era altrove,
-e temeva tanto di perdere Padova, quanto Iddio teme che cada il cielo,
-specialmente perchè era cinta da triplice muraglia, ed aveva fosse ed
-acque all'esterno ed all'interno, ed, oltre i soldati, una moltitudine
-di popolo; e, per giunta, Ezzelino, anzi che potenti ad espugnare e
-prendere quella città, giudicava i suoi nemici, imbelli, senza valore
-e senza perizia dell'arte della guerra. Ma in questo esercito vi era un
-frate laico dell'Ordine dei Minori, nativo di Padova, di nome Clarello,
-da me veduto e conosciuto a fondo, che aveva cuor di leone, e ardeva di
-desiderio che i Padovani, profughi già da tanto tempo, fossero rimessi
-nella loro città. Questi, riconosciuto che il momento era favorevole,
-e sapendo che: «_Dio si vale dei più deboli per umiliare i forti_» si
-fece portabandiera dell'esercito, per provare se mai per caso volesse
-Iddio per mano di lui salvare tanta gente. Si mise dunque alla testa
-dell'esercito, e, trovato un campagnuolo che aveva tre cavalle, gliene
-tolse a forza una, e montatala, impugnò una pertica che gli servisse
-come di lancia: e cominciò a scorrazzare di quà e di là, e gridare
-altamente: Su via, coraggio, soldati di Cristo; su via, coraggio,
-soldati del beato Pietro; su via, coraggio, soldati del beato Antonio;
-scuotetevi di dosso il timore, e confortatevi in Dio. Non ci volle
-di più. Alle parole di lui si inanimò e infiammò tanto la milizia che
-si deliberò di seguirlo ovunque andasse. E ripigliava frate Clarello:
-Andiamo, andiamo; Addosso, addosso; la salvezza è nelle mani di Dio;
-sorga Iddio.......... Andò dunque l'esercito seguendo Clarello che
-precedeva e col vessillo in mano e coll'accesa parola infocava gli
-animi alla guerra, e campeggiò all'assedio della città. A quelli
-poi che eran dentro svegliò Iddio la paura in cuore, e non osarono
-resistere. In quell'esercito eravi anche un altro frate Minore, uomo
-santo e devoto a Dio, che da secolare era stato ingegnere meccanico di
-Ezzelino coll'incarico di costruire macchine, trabucchi, gatti e arieti
-per diroccare le città e le castella. Il Legato, stantechè costui non
-voleva uscire dall'Ordine, gli comandò, in virtù di santa obbedienza,
-di svestire l'abito del beato Francesco, e indossare un vestiario
-bianco, e fabbricare un gatto così potente da poter aprire subito le
-muraglie della città. Il frate obbedì umilmente, e prestissimo inventò
-un gatto, che nella parte anteriore gettava fuoco, e dentro vi stavano
-rimpiattati uomini in armi; e così la città fu presa incontanente.
-Entrati in città, i partigiani della Chiesa non vollero fare offesa
-ad alcuno, nè uccidere, nè imprigionare, nè spogliare, nè rapinare,
-ma perdonarono a tutti, e li lasciarono tutti liberamente uscire.
-E si tenevano ben felici di potersene partire schivando offese e
-catture. Pertanto tutta la città si levò in allegria ed esultanza.
-Erano uomini pestiferi quelli che se la svignarono da Padova; erano
-distruttori e dissipatori quelli che da Padova fuggirono; e furono
-riparatori quelli che vi rientrarono...... E siccome la vittoria
-l'ebbero riportata e la città fu presa l'ottava di S. Antonio, perciò
-i Padovani festeggiano più solennemente l'ottava che la festa di S.
-Antonio. Quindi s'attaglia ottimamente a questo fatto ciò, che si
-legge sulla fine del libro di Ester: _Perocchè questo giorno_ ecc.
-sino all'ultimo versetto, che parla di cose consimili. Ma così non
-cantano i Bolognesi di parte della Chiesa, che non vogliono sentirlo
-nominare questo Santo in Bologna, perchè l'anno 1275 furono, appunto
-il dì di S. Antonio, dai Bolognesi fuorusciti, cioè dai Lambertazzi,
-e dai Faentini, e dai Forlivesi, al ponte di S. Procolo, sconfitti in
-battaglia, morti, fugati, fatti prigionieri e incatenati nelle carceri.
-E l'anno avanti, cioè nel 1274, gli stessi Lambertazzi furono espulsi
-di Bologna dal partito della Chiesa il 1º di Giugno, dopo aver avuto
-tra loro guerra civile......... Ed il Legato, che anche prima era uomo
-di gran rinomanza e riputazione, dopo la presa della città di Padova,
-riacquistò fama che risuonò altissima ed amplissima. Egli molto tempo
-prima era stato Legato in Alemagna, allorchè, dopo la deposizione di
-Federico, fu eletto Imperatore il Langravio. (Al tempo di quella sua
-Legazione vi erano in Alemagna tre provincie, nelle quali dimoravano
-alcuni famigerati religiosi, che dato un calcio alle discipline del
-loro Ordine, non volevano obbedire ai Ministri. E, andando eglino a
-consultare il Legato, li faceva sostenere e consegnare nelle mani de'
-Ministri, perchè li giudicassero, e su loro pesasse quella sentenza,
-che era conforme agli Statuti dell'Ordine). Or avvenne che il Langravio
-morì; ed egli, che era in altra città, udito della morte del Langravio,
-e temendo di Corrado figlio di Federico, che faceva tener molto vigili
-gli occhi sull'Alemagna, comandò ad uno de' suoi domestici che per
-parecchi giorni non aprisse la camera di lui a nessuno, macchinando
-egli di fuggire per non restare prigioniero; e con mentito vestiario
-e un solo compagno occultamente andò al convento de' frati Minori, e
-chiamato il Guardiano in disparte, gli disse: Mi conosci tu? A cui egli
-rispose: No. E il Legato ripigliò: Conosco ben io te; e ti comando in
-virtù d'obbedienza di tenere in te e non rivelare a nessuno le cose
-che ti dirò, sino a che non ne avrai licenza da me; e di non parlare
-a nessuno se non in mia presenza, e non in tua lingua tedesca, ma
-sempre in latino. Or ti dico che il Langravio è morto, ed io sono il
-Legato: darai dunque a me e al mio compagno un abito del tuo Ordine,
-e senza indugio ci trafugherai e condurrai in luogo sicuro, chè io
-fuggo per non cader prigioniero di Corrado. Questo bastò perchè ogni
-cosa fosse subito e di buon grado eseguita. Ma volendolo condurre
-fuori di città, trovò una porta chiusa; trovò chiusa la seconda e la
-terza. Ma alla terza videro che un cane grosso usciva fuori per un
-vano che era sotto tra l'imposta e la soglia, e parve loro di poter
-per quello uscire anch'essi. Ma provandovisi, il Legato per la sua
-grossezza non poteva sbucare. Allora il Guardiano puntò con un piede
-su le natiche del Legato e spingendo lo fece passare. Usciti per quel
-pertugio tutti e quattro, presero la via, ed in giornata arrivarono
-ad una città, ove era un convento di sessanta frati Minori; dai quali,
-interrogato il Guardiano che cercava ospitalità chi fossero quei frati
-che conduceva seco, egli rispondeva: Sono Grandi di Lombardia; per amor
-di Dio mostratevi con loro liberali e cortesi, fate a loro servizio
-e onore a voi; giacchè l'onore non è solo e tutto di quelli a cui si
-fa, ma la miglior parte è di chi lo fa, ed è da reputarsi veramente
-cortese colui, che di buon animo e con fronte lieta e serena, e senza
-speranza di ricambio, è liberale di servigi a persone sconosciute.
-Si presentò dunque il Guardiano di quel convento con dieci frati del
-convento stesso, e pranzò col Legato e compagni in foresteria con tutta
-famigliarità e allegramente, mostrando di ricevere molta consolazione
-dalla presenza di quegli ospiti. Or conoscendo il Legato di essere in
-sicuro, e di aver sfuggito ogni pericolo, dopo il pranzo diede facoltà
-al Guardiano che lo aveva accompagnato di farlo conoscere. Perciò quel
-Guardiano forestiere disse ai frati: Sappiate, fratelli carissimi, che
-questo frate, col quale avete pranzato, è il Legato del Papa; e l'ho
-condotto qui da voi perchè è morto il Langravio, e qui non c'è punto da
-temere di Corrado. Nessuno finora ne sapeva nulla, neppure il compagno
-mio, che è venuto qui meco. Udendo queste cose i frati, cominciarono a
-tremare come giunchi nell'acqua corrente; ma il Legato disse loro: Non
-abbiate timore, o frati; io ho conosciuto che voi albergate negli animi
-vostri l'amor di Dio; ci serviste con prontezza; ci accoglieste con
-festa e cortesia; Iddio ve ne rimeriti. Io era amico dell'Ordine del
-beato Francesco, e lo sarò in tutta la mia vita. E di fatto fu così.
-Diede ai frati Minori la chiesa di S. Pietro maggiore di Ravenna; ne
-concedeva ogni grazia che si domandava, di predicare, di confessare,
-di assolvere da tutti i peccati a lui riservati. Aveva una caterva
-di servidorame terribile e feroce, ma tutti erano reverenti verso i
-frati Minori, come fossero stati gli Apostoli di Cristo, sapendo che
-eravamo addentro nelle grazie del loro padrone; ed erano ben quaranta
-uomini armati, che aveva sempre seco a guardia della sua persona, e lo
-temevano come il diavolo. Ed Ezzelino da Romano era poco più temuto.
-Imponeva a' suoi servi severissime punizioni. Di fatto andando un
-giorno ad Argenta[179], che è castello arcivescovile, fece legare un
-servo con una fune ed immergerlo nell'acqua, e, così legato ad una
-barca, lo fece trascinare per le acque delle valli, come se fosse
-stato uno storione. E tutto questo perchè s'era dimenticato di portar
-seco il sale. Altra volta ne fece legare uno ad una grossa pertica,
-e girare come allo spiedo vicinissimo al fuoco. E piangendo gli altri
-servi per compassione e per pietà al vedere quel crudele spettacolo, si
-rivolse a loro dicendo; A che piangete, o miserabili? e comandò che si
-allontanasse dal fuoco; ma ne aveva già avuto spavento e scottature.
-Gettò in una prigione legato un suo castaldo di nome Ammanato,
-Toscano, per accusa d'aver consumate le rendite di lui, e i sorci lo
-rosicchiarono tutto. Molte altre crudeltà commise colle persone del suo
-servizio per vendetta, per punizioni e per esempio agli altri. Perciò
-Iddio permise che restasse prigioniero di Ezzelino, quando era tuttavia
-Legato; e lo teneva sotto buona guardia e lo conduceva seco ovunque
-andava per sicurezza che non gli sfuggisse. Però Ezzelino lo trattava
-con reverenza e onorificamente, sebbene gli avesse rapita di mano la
-città di Padova. Ma Colui che liberò dal carcere Manasse, e lo restituì
-nel suo regno, liberò anche costui nel modo che segue. Un certo
-Gerardo, banchiere di Reggio, lo cavò dalla prigione di Ezzelino, e
-con una fune lo fece calar giù dal solaio, e così nel nome del Signore
-evase dalle mani di Ezzelino. Egli poi non fu immemore del beneficio,
-o piuttosto del servigio ricevuto, e ne lo ricambiò nominandolo
-Cardinale di Ravenna. E a frate Enverardo di Brescia, dell'Ordine de'
-Predicatori, e lettore magno, diede il Vescovado di Cesena, perchè
-apparteneva alla sua Corte, e fu fatto insieme a lui prigioniero; il
-qual frate Enverardo uscì di carcere dopo la morte di Ezzelino, quando
-furono scarcerati anche tutti gli altri, che quel maledetto di Ezzelino
-teneva prigioni. Questo Arcivescovo aveva due nipoti, cioè Francesco
-e Filippo; ma veramente Filippo era suo figlio, ed aveva venticinque o
-trent'anni, avvenente e bello come un Assalonne; e Filippo Arcivescovo
-di Ravenna e Legato della Chiesa romana lo amava come l'anima sua.....
-Chiunque pertanto voleva empir le mani di quei due, poteva avere o
-una prebenda, o qualunque altra cosa avesse voluto dall'Arcivescovo;
-onde ne diventarono ricchissimi. Ebbe anche una figlia bellissima, cui
-volle dare in moglie a Giacomo di Bernardo, ma non la volle, perchè non
-era figlia legittima, e poi non voleva in dote beni che erano della
-Chiesa, ed anche perchè inclinava dell'animo a farsi frate Minore,
-e morire nell'Ordine del beato Francesco, come poi avvenne. Questo
-Arcivescovo era poi talora tanto melanconico, triste e furioso e
-figlio di Belial, che nessuno gli poteva parlare. A me però fu sempre
-benevolo, famigliare, cortese e liberale; e mi regalò quelle reliquie
-del beato Eliseo, che erano in S. Maria del Fortico presso Ravenna, nel
-monastero di S. Lorenzo, in un'urna di marmo nella cappella reale; ed
-io ne portai le ossa principali e più cospicue a Parma, e le collocai
-nell'altar maggiore della chiesa dei frati Minori, e vi sono tutt'ora
-colla seguente epigrafe, oltre un'altra che vi avevano apposta in
-piombo:
-
- HIC VIRTUTE DEI
- PATRIS OSSA MANENT HELYSEI,
- QUAE SALIMBENE
- DETULIT OSSA BENE
-
- URNA
- DELLE OSSA DEL PADRE ELISEO
- DONO SACRO
- DELLA PIETÀ DI FRATE SALIMBENE
-
-Ma non potei avere la testa di Eliseo, perchè gli Eremitani, di abuso,
-l'avevano levata, e portata via; e l'Arcivescovo si curava più di
-guerra che di religione. Una volta venne a Faenza, quand'era Legato,
-dove io pure abitava, e dovendo entrare nel convento di S.ª Chiara,
-perchè la Badessa voleva conferire a lungo con lui, mandò cercando
-alcuni frati, che, tanto per far tacere la maldicenza, quanto per
-onor suo, l'accompagnassero. Credo che nessuno al mondo più di lui
-ambisse ricevere dimostrazioni d'onore, e nessuno più di lui sapesse
-farla da gran Signore e da Barone, come ho giudicato io stesso, ed ho
-udito anche da altri. Andammo dunque, dieci frati, a fargli corteggio
-d'onore, e dopo che ci fummo scaldati, (era un sabato di Gennaio, a
-buon mattino, festa di S. Timoteo) vestì gli indumenti sacerdotali per
-entrare nel monastero coi riguardi dovuti alla decenza e all'onestà.
-E, mettendosi un camice che aveva le maniche strette, s'inquietava.
-Ed il Vescovo di Faenza gli disse: A me non è stretto, e me l'infilo
-nelle braccia comodamente. A cui l'Arcivescovo rispose; Come? È forse
-tuo questo camice? È mio, disse il Vescovo. E il mio dov'è dunque?
-ripigliò l'Arcivescovo; e si scoprì che uno dei servi l'aveva portato
-a Ravenna. In vero, disse l'Arcivescovo, mi meraviglio io stesso della
-pazienza, che ho; ma lo punirò poi, giacchè, non essendo quì, non
-posso punirlo ora: cosa differita non è perduta. A questo punto io
-dissi all'Arcivescovo: Padre, portate pazienza; la pazienza è virtù di
-perfezione; e il Savio ne' Proverbii 25.º dice: _Il Principe si piega
-con sofferenza, e la lingua dolce rompe l'ossa_. Allora l'Arcivescovo
-soggiunse: Il savio ne' Proverbii 23º dice anche: _Chi risparmia la
-verga, non vuol bene a suo figlio_. Accortomi che l'Arcivescovo aveva
-fermo il proposito di infliggere al servo una punizione, soggiunsi:
-Padre, lasciamo questo discorso, e parliamo d'altro. Celebrate, voi,
-oggi la messa? E disse: No; voglio che la canti tu. Ed io risposi:
-Obbedirò e la canterò. Allora l'Arcivescovo riprese: Volete ch'io vi
-predica qualche cosa del Papa futuro? (per la morte di Papa Urbano IV
-di Troyes era vacante la cattedra di S. Pietro). Sì, Padre, rispondemmo
-in coro, ditene chi sarà il Papa futuro. E disse: Papa Gregorio IX amò
-assai l'Ordine del beato Francesco; ora succederà Gregorio X, che amerà
-di gran cuore i frati Minori. (E voleva alludere a sè medesimo, perchè
-ambiva molto di avere il Papato, e lo sperava anche, sia perchè aveva
-molta deferenza pe' frati Minori; sia perchè il maestro in negromanzia
-di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande nella
-Chiesa di Dio; e gli prestava fede, trovandosi già in eminente grado
-collocato; sia perchè i Cardinali erano talvolta discordi nell'elezione
-del Pontefice; e più ancora perchè già si buccinava qualche cosa di
-lui a questo proposito). Allora io presi la parola e soggiunsi: Padre,
-per grazia di Dio sarete voi quel Gregorio X: Voi ne avete prediletti
-sin ora; Voi ne porterete ancora più amore per l'avvenire. Ma così
-non avvenne; non successe un Gregorio X, sibbene un Clemente IV; nè
-l'Arcivescovo di Ravenna ebbe il Papato. Fatte dunque queste ciarle,
-l'Arcivescovo, che era anche Legato, soggiunse: I frati che verranno
-meco nel monastero saranno tutti quelli che si trovano quì presenti;
-de' miei nessuno entrerà, tranne il Vescovo di Faenza, l'Arcidiacono
-di Ravenna, e il Podestà di questa Terra. Era allora Podestà di Faenza
-Lambertino dei Samaritani, Bolognese, che era figlio di una sorella
-della Badessa di Faenza; la quale era nativa di Faenza stessa, e
-sapeva, quando le piaceva, col gentile e accorto parlare e co' doni,
-cattivarsi il cuore di tutti; ed aveva così allacciato l'animo del
-Cardinale Ottaviano che in ogni cosa che gli domandava se lo aveva
-favorevole, benevolo e condiscendente. Arrivati alla porta della
-chiesa, trovammo ivi un frate converso con un incensiere che mandava
-globi di fumo, ed incensato il Legato, questi prese l'incensiere
-dalle mani di lui, ed incensò tutti i frati, che entravano in Chiesa,
-dicendo: _de lincenso ali frati me: de lincenso ali frati me: de
-lincenso ali frati me._ Che era come dire: Incenso i miei frati. Dopo
-ci inviammo alla scala, e nel salire, poi nello scendere ed uscire,
-si appoggiava a me, in parte per boria, e in parte per bisogno; ed
-io lo reggeva a destra, e l'Arcidiacono di Ravenna a sinistra. Nella
-chiesa, che non era al piano terreno, si trovò raccolto tutto il
-convento di quelle donne, in numero di settantadue; e celebratasi la
-messa solennemente, e sbrigati gli affari, e dati i consigli opportuni,
-usciti dal monastero, trovammo un buon fuoco. E subito suonò nona;
-ed il Legato, mentre svestiva gli abiti pontificali, disse: Vi invito
-tutti meco a pranzo. E credo che ben dieci volte in quel suo dialetto
-toscano ripetesse _Mo è ve 'nvito, e sì ve renvito._ Che era come dire:
-Vi invito a pranzo, e vi prego di non mancare. Erano però que' frati
-tanto timidi e in soggezione, che non potei condurne meco che due;
-gli altri andarono a pranzare al convento dei frati. Quando arrivai al
-palazzo del Vescovo, il Legato mi disse: Oggi è sabato, e il Vescovo e
-il Podestà vogliono mangiare di grasso; lasciamoli, e andiamo alla sala
-del mio palazzo, chè troveremo imbandito un buon pranzo. Mi condusse
-dunque seco, mi fece sedere a tavola accanto a sè, e più volte mi
-disse che s'aveva avuto molto per male ch'io non l'avessi onorato di
-condurre meco gli altri frati, e che li aveva invitati tutti. Ed io
-non aveva coraggio di dirgli che non erano voluti venire; perchè se
-ne sarebbe impermalito ancor più; invece io risposi che un'altra volta
-avrebbe commensali tutti i frati del convento. Ed egli ci teneva molto
-alle dimostrazioni d'onore, che gli si facevano. Anche l'Arcidiacono
-venne con noi, ma sedette in disparte alla tavola bassa. Era egli
-un mio conoscente ed amico, e mi mandò un regalo. Questo Filippo
-Arcivescovo di Ravenna, per ordine di Papa Alessandro IV, poichè di
-nuovo correvano voci di invasioni di Tartari, convocò a Concilio in
-Ravenna, nella Chiesa Orsiana, che è la Chiesa Arcivescovile, tutti i
-Vescovi suoi suffraganei per discutere e deliberare intorno al modo di
-provvedere all'utilità della Chiesa, e per raccomandare che tutte le
-Chiese e le prebende fossero pronte a soccorrere colle rendite loro
-la cristianità contro i Tartari, quando il Papa lo ordinasse; e che
-intanto facessero preghiere per tener lontano da loro e dal popolo
-cristiano le nazioni barbare. A questo Sinodo intervennero i Preti,
-gli Arcipreti, i Canonici, e gran numero di altri chierici. Aveva
-anche l'Arcivescovo mandato dicendo a tutti i Guardiani dell'Ordine
-de' frati Minori della provincia di Bologna che andassero al Sinodo
-co' loro lettori. Ed erano già sull'andare, quando frate Bonagrazia,
-che era Ministro, non volle che nessuno vi intervenisse, tranne frate
-Aldobrando da Fojano[180], che era già stato Ministro, ed allora era
-lettore a Modena: ed io l'accompagnai fino a Ferrara. Frate Bonagrazia
-però, che era Ministro, e non volle andarvi, conferì tutti i suoi
-poteri a frate Aldobrando, e mandò con lui frate Claro di Firenze
-e frate Manfredo di Tortona, che erano ambidue chierici e dottori
-illustri. In quel Concilio il clero secolare colse l'occasione di
-sfogarsi contro i frati Minori e i Predicatori, accusandoli di non
-predicare l'obbligo di pagar le decime; di confessare i parocchiani che
-dovrebbero confessarsi dai parroci; di fare le esequie e dar sepoltura,
-quando muoiono, ai fedeli dipendenti dalle parocchie; e di esercitare
-l'ufficio di predicatori, che spetta ai parroci; conchiudendo che,
-per questi quattro motivi, erano cagione che il clero secolare non
-potrebbe soccorrere di denaro le imprese della cristianità. A questo
-punto s'alzò Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma e nipote del fu Papa
-Innocenzo IV di buona memoria, e difese benissimo i frati Minori
-e Predicatori, sostenendo che le accuse lanciate contro questi due
-Ordini, e le colpe che loro s'imputavano, non solo non erano di nessuno
-impedimento al clero secolare, ma piuttosto di aiuto a godere con più
-libertà i proprii beni. E, in molte maniere argomentando, confutò que'
-chierici e giustificò i frati Minori e i Predicatori, per cui venne
-in odio al clero secolare, che lo reputava suo mortale nemico. Anche
-l'Arcivescovo vedendo che pei suaccennati motivi i frati Minori e i
-Predicatori avevano molti nemici mordaci, prese la parola e ne fece
-una forte difesa, e tra l'altre cose disse: «Miserabili e stolti, io
-non vi ho qui convocati per aguzzare le lingue velenose contro questi
-due Ordini, che sono stati dati da Dio alla Chiesa in aiuto vostro, e
-a salute del popolo cristiano e di tutti, ma vi chiamai per deliberare
-qualche cosa contro i Tartari, come a me e agli altri Metropolitani
-comandò il Papa.» E udendo che tuttavia borbottavano, riprese le sue
-prime parole e soggiunse: «Miserabili e stolti, a chi affiderò io il
-ministero di confessare i secolari, se non confessano i frati Minori e
-i Predicatori?..... Affiderò io dunque al prete Gerardo, ch'è qui che
-m'ascolta, le donne da confessare, mentre io so che ha la casa piena
-di figli suoi e di figlie? E volesse il cielo che il prete Gerardo
-fosse solo, e in tanta bruttura non avesse compagni!......» Avendo
-l'Arcivescovo toccato questo tasto in pubblico, tutti quelli che si
-sentivano la coscienza brutta diventarono rossi di vergogna.......
-In quei giorni io abitava a Modena; ed uscito di Modena, in viaggio
-per Bologna, ecco lungo la via farmisi innanzi tre Arcipreti, miei
-famigliari ed amici, reduci dal Concilio. Ed uno era l'Arciprete di
-Campogalliano[181]; l'altro era un fratello di frate Bonifacio de'
-Guidi, dotto decretalista, ed Arciprete di Cittanova[182]; il terzo
-era Arciprete di Trebbio[183], che è tra l'Apennino, dove una volta io
-andai a casa sua. E li interrogai del perchè era stato convocato quel
-Sinodo d'onde tornavano, e di che avevano trattato, se pure potevano
-dirmene. E mi risposero che il Sinodo era stato fatto per provvedere
-al caso di una invasione dei Tartari, e fu ordinato, che, al bisogno,
-il clero secolare, che gode di prebende, dovrà dare soccorso alla
-Chiesa romana pel bene comune della cristianità contro la malignità
-dei Tartari. E allora molti di noi sorsero a parlare con fuoco contro
-i frati Minori e i Predicatori, e ci siamo lamentati, e vi abbiamo
-accusati di quattro danni, che ne fate, e che noi non possiamo in modo
-alcuno tollerare. Ma non si diede retta alle nostre querele, nè le
-nostre ragioni trovarono alcuna soddisfazione; e per arrota, il nostro
-Metropolitano e il Vescovo di Parma, che assunsero le vostre difese,
-ne caricarono d'oltraggi e di vitupero. Laonde vi preghiamo di venire a
-trovarci, quando sia che vi piaccia, e ne abbiate tempo, per conferire
-intorno a quelle quattro cose, e disputando e discutendo, cercare da
-che parte stia la ragione. A cui risposi: Verrò volentieri. E, quando
-poi ci trovammo a convegno, mi dissero: Noi e con noi tutti i chierici
-e prebendati ci lamentiamo che i vostri due Ordini ci rechino danni
-che noi reputiamo gravi. Il primo, riguarda le decime, delle quali
-dovreste parlare di frequente nelle vostre predicazioni, acciocchè i
-laici secolari non manchino di pagarle, specialmente che sono obbligati
-a darle di precetto divino. Il secondo, riguarda le sepolture, chè
-voi volete fare esequie e dar sepoltura a' morti, che quando vivevano
-erano sotto la nostra giurisdizione parocchiale; e perciò le nostre
-chiese vengono spogliate di molti proventi temporali. Il terzo è che
-voi con nostro dispiacere e contro la nostra volontà vi arrogate di
-confessare i nostri parocchiani. Il quarto ed ultimo si è che voi vi
-siete onninamente usurpato il ministero della predicazione, cosicchè
-il popolo non ci vuol più ascoltare. A che io di rimando: Noi non
-abbiamo la missione di predicare le decime; ma voi che dovete averle
-e goderle, voi potrete richiamare a memoria del popolo il dovere di
-pagarvele; nè pare conveniente che quando noi, predicando, siamo sul
-parlare di qualche Apostolo, o di qualche altro gran Santo, si abbia
-da interrompere il discorso di quella solennità per raccomandare
-che si paghino le decime; anzi ci meravigliamo di voi, e ci abbiam
-per male che voi vogliate imporci queste brighe. A questa stregua
-potreste anche lamentarvi perchè non veniamo a mietere e a trebbiare
-per voi le vostre biade...... Gli interessi secolari debbono essere
-curati e trattati da persone di meno considerazione. Noi eleviamo
-più alto lo scopo della nostra predicazione, e quando parliamo della
-restituzione del mal tolto, veniamo a dire anche delle decime. Non
-siamo però obbligati di inserire in ogni nostra predica parole sulle
-decime, perchè sarebbe grave sconvenienza, e il popolo sdegnerebbe
-di ascoltarci. Allora solo potreste con ragione dolervi, quando si
-insegnasse che le decime non sono da pagare; il che nessuno di noi
-ha fatto mai, principalmente perchè il Signore in Malachia 3º, dice:
-_Nelle decime e nelle primizie_ ecc. Ma quando ripenso a qual fine e
-con quale intendimento Iddio disse: _Portate le decime nel mio granaio,
-perchè non manchi vitto in casa mia;_ mentre io so che in casa di
-certi prebendati il vitto vi è in superflua abbondanza, e che hanno
-tanta terra da non bastare venti paia di buoi ad ararla, non intendo
-con quale coscienza osino predicare che si paghino loro le decime,
-specialmente poi perchè elargiscono le ricchezze ecclesiastiche ai già
-ricchi parenti, alle amanti, alle concubine, alle amiche, anzi che ai
-poverelli di Cristo. E in tutto l'anno, quando vado alla cerca, dalle
-case di que' cotali non posso avere un solo pane; che anzi ammettono
-piuttosto alla loro famigliarità le compagnie degli istrioni e dei
-giullari. Passiamo al secondo appunto, che riguarda le sepolture;
-intorno alla qual cosa dirò che non senza un'alta ragione i Romani
-Pontefici hanno consentito a chiunque di aver sepoltura ove sia che
-voglia...... Della giustizia di quelle chiese, che ricevono le salme
-dei defunti...... Se contro la volontà del proprio parroco, sia lecito
-confessarsi da altro prete prudente, o se vi sia obbligo di confessarsi
-dal proprio parroco...... Che in cinque casi se ne deve ritenere
-come ottenuta la licenza...... Nota che i frati Minori ebbero da Papa
-Gregorio IX il privilegio di confessare. Frate Bonaventura Ministro
-Generale interrogò Papa Alessandro IV se gli piacesse che i frati
-Minori confessassero, ed egli rispose: Anzi lo voglio, e ti narrerò un
-fatto orribile, e che par quasi inventato per canzonare. [Narrazione
-canzonatoria, ma vera, fatta da Alessandro IV a frate Bonaventura
-Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, riguardante ad un sacerdote
-che sollecitava......]. Altro doloroso racconto. Conobbi un frate Umile
-da Milano, che fu custode a Parma. Questi, quando dimorava nel convento
-de' frati Minori di Fanano[184], in tempo di quaresima era tutto in sul
-predicare e confessare. Il che udendo quegli abitanti dell'Appennino,
-uomini e donne mandarono pregandolo che per amor di Dio e per la salute
-delle anime loro, avesse la degnazione di recarsi tra loro, perchè
-volevano confessarsi da lui, e, preso un compagno, si recò tra quegli
-alpigiani, predicò, confessò molti giorni, fece molte buone cose, e
-diede utili consigli. Un dì gli si presentò una donna, che si voleva
-confessare...... Il frate gli diede l'assoluzione, e le disse: Che
-significa questo coltello, che hai in mano, ed a che lo tieni in mano
-in quest'ora, in questo momento? La quale rispose: Padre, veramente io
-aveva proposto di togliermi la vita, se mi aveste invitata a peccare,
-come fecero altri sacerdoti...... Operò dirittamente Papa Martino
-IV, quando conferì all'Ordine de' frati Minori l'utile privilegio
-di predicare e di confessare liberamente, nulla ostante che la loro
-Regola prescrivesse ai frati di non predicare in nessuna diocesi senza
-il permesso del Vescovo. Ora che scrivo volge l'anno 1284, giorno
-della vigilia di S. Giovanni Battista; ma quando io parlava con quegli
-Arcipreti correva il tempo del pontificato di Alessandro IV di buona
-memoria. In risposta poi alla quarta accusa, che ne movono i sacerdoti
-secolari, cioè di esserci usurpato il ministero della predicazione,
-mentre eglino ne hanno l'obbligo, come investiti delle prelature......
-noi diciamo che realmente ne correva loro il dovere, quando non ve
-n'erano dei migliori di loro che predicassero; ma siccome essi se
-n'erano resi indegni per la mala vita che conducevano, e per la poca
-scienza che avevano, perciò il Signore ne fece sorgere de' migliori di
-loro...... Tali sono i sacerdoti e i chierici del nostro tempo; e non
-vogliono che i frati Minori e Predicatori possano campare la vita, il
-che è un eccesso di crudeltà; e non vorrebbero nemmeno che potessimo
-vivere di quelle limosine, che a gran fatica e col rossore sul volto
-raccogliamo accattando. Eppure nell'Ordine de' frati Minori e de'
-Predicatori molti vi sono, che se vivessero nel secolo meriterebbero
-le prebende, e forse più di loro; perchè tra i frati se ne trovarono,
-e se ne trovano oggi di nobili, di ricchi, di potenti, di letterati,
-di saggi come tra loro, e al pari di loro potrebbero diventare preti,
-Arcipreti, Canonici, Arcidiaconi, Vescovi, Arcivescovi, e fors'anche
-Patriarchi, Cardinali e Papi. E perciò dovrebbero essere riconoscenti
-verso di noi, che tutte queste dignità abbandonammo a loro, e,
-per vivere giorno per giorno, andiamo mendicando; nè possediamo le
-cantine di vino, nè i granai di frumento, che sono pieni in casa loro;
-nullameno sosteniamo predicando una fatica che spetterebbe a loro,
-e per giunta dobbiamo ingollarci bocconi amari; ed essi dormono in
-letti fregiati d'avorio, e non hanno nessuna compassione de' frati,
-che hanno fatto il gran rifiuto di tutti i beni temporali...... I
-sacerdoti e i chierici secolari si erano lamentati con Papa Innocenzo
-IV che nelle messe non potevano ricevere offerte, perchè questi due
-Ordini celebrano le loro messe in modo che tutto il popolo corre da
-loro: perciò domandavano che fosse loro fatta ragione. A cui il Papa
-rispose: Alcuni de' frati dicono messa sul far del giorno, altri a
-mezza terza, altri dopo cantata terza; non saprei dunque, a sentir
-voi altri, quando mai dovessero eglino dirla la messa. Dopo pranzo
-non debbono dir messa, nè dopo nona, nè all'ora di vespro, e quindi
-non saprei come fare ad esaudirvi. Tuttavia volendo il Papa dar loro
-qualche soddisfazione, perchè ne lo seccavano troppo, e perchè sperava
-di svincolarne poscia i frati Minori, scrisse che questi due Ordini,
-almeno ne' giorni delle feste solenni, non aprissero le porte delle
-loro chiese, che dopo terza, affinchè i sacerdoti secolari, le chiese
-parocchiali e le chiese madri non fosser defraudate delle oblazioni. Ma
-avendo poi frate Giovanni da Parma Ministro Generale mandato dal Papa
-frate Ugo Zampoldo di Piacenza, che era un fisico distinto e lettore
-di teologia nell'Ordine de' Minori, e dimorava presso Ottobuono nipote
-del Papa, che fu poi anch'esso Papa Adriano V, a pregarlo che per amor
-di Dio e del beato Francesco, ed anche per onore e vantaggio suo, e per
-la salute di tutto il popolo cristiano, annullasse quella disposizione,
-non lo esaudì...... ed era così malato morto Papa Innocenzo IV; ed
-ivi erano presenti due frati Minori tedeschi, che dissero al Papa:
-Certamente, Santo Padre, noi stemmo in questo paese molti mesi per
-avere un colloquio con voi, e con voi ordinare le cose nostre; ma
-i vostri portieri non ci permettevano di entrare a vedere la vostra
-persona. Ora non si curano più d'avervi i dovuti riguardi, perchè nulla
-più da voi aspettano. Ma noi laveremo il vostro corpo...... Dopo pochi
-giorni fu eletto Papa Alessandro IV, che era il Cardinale protettore,
-governatore e censore dell'Ordine de' Minori, che subito annullò la
-detta ordinanza. Tuttavia un certo Parmigiano, maestro Guglielmo da
-Gattatico[185], che fu vice-cancelliere sotto Papa Innocenzo IV, che
-era stato promotore e sollecitatore di questi danni nostri, e non
-amava i religiosi, non se la passò impunemente. E quando malato si
-fece portare al paese nativo colla speranza che quell'aria lo facesse
-guarire, morì in Assisi, e fu sepolto nel convento del beato Francesco.
-Argomentando io a questo modo intorno alle preaccennate accuse, quegli
-Arcipreti miei amici, si maravigliarono, e dissero: Noi non abbiamo
-mai udito tali cose: _Beati quelli che ti ascoltarono, e sono onorati
-della tua amicizia_, 1º Ecclesiastico 48: Eramo amici, e amici sempre
-più saremo. Ebbi dunque vitto e alloggio e predicai più volte nelle
-chiese parrocchiali di quegli arcipreti; e li tenni come intimi amici.
-Avvenne dopo molti anni, che io dimorava a Faenza, e che Matteo dei
-Pio, Vescovo di Modena, mio amico, espulso da Modena, venne a Faenza
-ed era ospitato nel convento de' frati Minori, ora in Faenza, ora a
-Forlì, ora a Ravenna, passando di convento in convento; e seco aveva,
-come addetto alla sua Curia, l'Arciprete di Campogalliano, uno dei tre
-sunnominati, e mi dissero: Frate Salimbene, siamo stati espulsi di casa
-nostra dal partito imperiale, come voi sapete, e siamo vagabondi pel
-mondo; e abbiam sempre fitte nella memoria le vostre parole, e i nostri
-peccati ci privarono d'ogni bene. In quel tempo, prima che Faenza fosse
-data in mano ai Forlivesi, dimorando io quivi, e passeggiando un dì
-per l'orto col pensiero a Dio, mi sentii chiamare da un certo secolare
-di Ferrara, chiamato Matolino, celebre oratore, compositore di canzoni
-e di serventesi, ossequioso e ad un tempo maldicente de' religiosi.
-Era esso seduto con due frati all'ombra di una ficaia, e moveva
-loro interrogazioni; e mi disse: Frate, venite qui a sedere con noi.
-Sedutomi, mi disse: Io stava qui movendo alcune interrogazioni a questi
-frati, ma declinano l'incarico di rispondere, e mi dicono di movere
-le mie quistioni a voi, che siete pronto a rispondere a tutto. Perciò
-vi prego che vogliate per bontà vostra soddisfare al mio desiderio. A
-cui io risposi: Dite pure francamente tutto quello che volete. Allora
-cominciò: Sappiate che voi frati Minori e Predicatori siete oggetto
-di odio e di scandalo ai chierici e ai sacerdoti secolari. L'altro
-giorno io pranzava col Vescovo di Forlì, ed aveva commensali chierici
-e sacerdoti, che dicevano molto male di voi; ed io presi nota esatta di
-tutto per riferirvelo, e sapere se avete modo, o no, di giustificare il
-vostro procedere verso di loro, ch'essi chiamano iniquo: primo........:
-quinto, perchè colle vostre messe conventuali, specialmente ne'
-giorni di solennità, impedite loro di poter raccogliere oblazioni;
-sesto, dicono che voi siete troppo donnaiuoli, e colle donne state
-con compiacenza a colloquio, e, sulle donne, tenete fissi gli occhi;
-il che è contrario a ciò che insegna la Scrittura. Allora io dissi:
-Avete più nulla da dire? E rispose: Basta ben questo sì. «Bada a' vizii
-tuoi, non a quei d'altri.» Queste parole, o Matolino, sono dette per
-te. Del Vescovo di Forlì poi, sappi ch'egli odia i religiosi, e per
-conseguenza egli pure non è ben voluto da Dio. Così io soddisfeci alle
-inchieste di Matolino intorno alle ingiuste accuse mosse a noi; e se
-ne tenne soddisfatto, e diventò mio amico intimo e fido. Riguardo poi
-al secondo punto, quello cioè delle sepolture, dirò che da lungo tempo
-prima di noi i frati Predicatori diedero nelle loro chiese sepoltura
-a chi lo desiderava, e altrettanto potevamo ben fare anche noi; ma
-ce ne astenevamo per amore dei chierici, e per evitare contese con
-loro...... Finora rinunciammo a questo beneficio, ma oggi riconosciamo
-che commettemmo uno sgarbo imperdonabile, rifiutando di accogliere
-nella nostra chiesa santa Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria, e
-di dare luogo di riposo nel nostro convento alla salma del Conte di
-Provenza, padre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra,
-che voleva essere sepolto nel convento de' frati Minori di Aix, dove
-io allora soggiornava, ed era stato nostro liberalissimo amico. Se
-alcuno volesse ora aprire una discussione intorno a questo argomento,
-(come fece il beato Gregorio pe' sacerdoti del suo tempo) meno poche
-eccezioni, troverebbe di gran lunga più feccia che uomini santi......
-Conosco sacerdoti che fanno gli usurai per formare un patrimonio
-da lasciare ai loro spurii; altri che tengono osteria coll'insegna
-del collare e vendono vino...... i messali, gli indumenti sacri, i
-corporali li hanno indecenti, grossolani, macchiati e nerastri; i
-calici di stagno, rugginosi e piccoli; il vino per la messa agresto,
-o acetoso; l'ostia tanto piccola che a pena si vede tra le dita, nè è
-rotonda ma quadra, e tutta sucida d'escrementi di mosche. E, come ho
-visto io co' miei occhi, molte donne hanno le legacce delle sottane e
-delle scarpe più decenti dei cingoli, dei manipoli, e delle stole di
-molti sacerdoti. Un giorno di festa dovendo un frate Minore dir messa
-nella chiesa di un certo sacerdote, gli bisognò valersi, per fermaglio,
-della coreggiuola che serviva alla cuoca del prete per tener unito
-un mazzo di chiavi; e quando il frate, cui io ho conosciuto molto
-davvicino, si voltava per dire il Dominus vobiscum, il popolo udiva il
-tintinnìo delle chiavi....... Intorno a che osserviamo eziandio che
-noi, secondo nostra Regola, siamo obbligati ad officiare secondo il
-rito della santa Chiesa romana, nè accettiamo offerte nella messa, e
-supponendo anche che nessun secolare venisse, quando diciamo messa, noi
-la canteremmo egualmente con solennità. Alla sesta accusa con troppo
-fina malizia lanciatane, cioè che siamo donnaiuoli, e che fissiamo con
-compiacenza gli occhi sopra le donne, e secoloro volentieri stiamo a
-colloquio famigliare, rispondo che queste sono maldicenze di coloro
-che denigrano gli innocenti, cioè di giullari, di istrioni, e di
-quelli che si chiamano sgherri della Curia, i quali calunniando gli
-altri credono di scusare le loro lascivie e le loro vanità. Allora
-rispose Matolino: In verità vi assicuro, frate Salimbene, che queste
-sono le parole del Vescovo di Forlì, e non di istrioni...... Noi e
-i Predicatori siamo poveri mendicanti, che viviamo di limosine, e
-tra l'altre persone nostre benefattrici vi sono le donne, che sono
-molto pietose e misericordiose; e perciò, quando mandano a cercarne,
-dobbiamo andar da loro, sia pe' loro malati, sia per qualunque altra
-tribolazione che abbiano....... Nè alterchiamo tra i bicchieri con
-alcuna donna, perchè secondo la nostra Costituzione, nelle città non
-osiamo bere se non coi prelati, coi religiosi e colle autorità del
-paese...... Io poi ho conosciuto quel tal Vescovo..... ed era vecchio e
-invecchiato nella malignità, e dopo pochi giorni una notte fu soffocato
-da uno de' suoi, che ne portò via tutto il tesoro; anzi assistetti
-alle di lui esequie (Egli fu Vescovo di Faenza, al quale succedette
-un giovine dell'Ordine de' frati Minori, che era a studio in Padova,
-e che venuto a Faenza ottenne subito la consacrazione, e fece sontuoso
-trattamento tanto ai religiosi che ai secolari suoi concittadini. Egli
-era nativo di Faenza, ed imbandì mense per tutti quelli che volessero
-andarvi, poichè aveva il tesoro del suo predecessore in casa de' suoi
-fratelli, ed era del partito degli Alberghetti, e fu fatto Vescovo
-per violenza, simonia, denaro e minaccie. Le quali cose furono la
-cagione del decadimento di Faenza, stante che il partito contrario,
-cioè quello de' figli di Alcarisio e loro seguaci provocati per questo
-fatto ad odio e ad invidia, chiamò i Forlivesi, ed espulsero dalla
-città i loro avversarii. Ed il Vescovo si ritirò a Bagnacavallo, e
-per timore degli stormi notturni stava chiuso di notte nel campanile
-di quella chiesa plebana, tremando per la sua pelle; ma sopravvisse
-pochi giorni e fu nominato un altro Vescovo). Ho conosciuto anche
-un certo canonico, che fu strangolato dal diavolo e seppellito in
-un letamaio accanto ai porci. Quando i frati Minori andavano per
-qualche motivo a cercarlo di mattino per tempissimo, lo trovavano più
-volte a letto con una nobil donna sua amante. (Era costui Giovanni
-del Bondeno Ferrarese, che stette dieci anni nell'Ordine de' frati
-Predicatori, e poi apostatò ed entrò nell'Ordine de' Canonici di S.
-Frediano di Lucca, e si fermò alcuni anni con loro; poi, uscitone,
-fu fatto Canonico della chiesa matrice di Ferrara. Quando poi nella
-chiesa di S. Alessio, ove teneva con sè, come amante, una nobil donna,
-ma povera, di Padova, espulsa da Ezzelino, fu trovato nel suo letto
-soffocato dal diavolo senza confessione e senza viatico. La chiesa di
-S. Alessio era nella parocchia, in cui aveva in antico i suoi palazzi
-Guglielmo di Marchesella). Dopo che io ebbi fatta l'esposizione di
-tutte le mie ragioni ed osservazioni, soggiunse Matolino: Hai risposto
-benissimo a tutte le mie inchieste, e per me siete giustificati voi
-e i frati Predicatori; e sarò vostro difensore contro i sacerdoti
-e chierici secolari, che si sforzano di calunniarvi; poichè io sono
-persuaso che parlano contro di voi per invidia e per malevolenza. Io
-poi diedi l'assalto a Matolino e dissi: Io ho abitato cinque anni in
-Ravenna, nè ho mai posto piede in casa di Marco di Michele, che è uno
-dei maggiorenti, de' più nobili e de' più ricchi di quella città. Io
-vi sono andato le cento volte, mi rispose, ed ho pranzato con lui,
-Allora io ripigliai: Dimmi un po', Chi è dunque più donnaiuolo, tu, od
-io? E rispose: Veggo che lo sono io[186]; e tu mi chiudesti la bocca,
-e mi hai dato scacco, nè posso più rispondere nulla. Questo bastò
-perchè Matolino diventasse mio amico, e lo trovassi sempre pronto a
-farmi servigio. Ma per questo battibecco neppur egli ebbe a perdere
-nulla, perchè, coll'aiuto delle raccomandazioni e sollecitazioni di
-Guido, da Polenta e di Adegherio di Fontana presso un certo Marchese
-di Ferrara, che abitava a Ravenna, gliene diedi per moglie la figlia,
-d'onde ricevette una gran dote. Io era confessore del padre di quella
-fanciulla nel tempo di quella malattia, che lo trasse al sepolcro, ed
-ho fatto quel matrimonio di sua volontà ed assenso, anzi ebbe a dirmi:
-Frate Salimbene, Iddio ve ne rimuneri, perchè mia figlia dopo la mia
-morte sarebbe rimasta in una taverna e forse diventata una meretrice,
-se non foste stato voi che l'aveste maritata. Ora muoio contento, chè
-so che mia figlia è bene allogata. Ed ora ritorniamo all'argomento
-principale. Obizzo dunque Vescovo di Parma teneva molto i suoi chierici
-a bacchetta, e vedeva di buon occhio i frati Minori, e li difendeva
-contro le male lingue. Altrettanto fece Filippo Arcivescovo di Ravenna,
-il quale dopo molte guerre e molte vittorie, già invecchiato e oppresso
-dagli anni, malò di quella malattia, che lo trasse al sepolcro. E
-desiderando di chiudere i suoi giorni nella Terra natale, vi si faceva
-portare su un letto di legno da venti uomini, che si alternavano dieci
-per volta, e giunto ad Imola, dove io era allora, volle soffermarsi nel
-convento de' frati Minori; e gli cedemmo tutto il refettorio; ma non
-restò con noi che una giornata. Giunto poi a Pistoia, mandò cercando
-frate Tomaso da Pavia, mio vecchio conoscente ed amico, si confessò
-da lui, aggiustò con lui le cose dell'anima sua, chiuse gli occhi in
-pace, e fu sepolto nella chiesa de' frati Minori di Pistoia. Quel frate
-Tomaso di Pavia, fu un buono e sant'uomo, chierico illustre, e lettore
-di teologia molti anni a Parma, a Bologna, a Ferrara; era uno dei più
-vecchi dell'Ordine de' frati Minori, saggio, prudente, e uomo di sani
-consigli; era anche socievole, pronto, umile, dolce, divoto a Dio,
-predicatore di forza, e di grazia. Fu molti anni Ministro Provinciale
-in Toscana; compose una cronaca ampia, perchè abbondava di materia
-ed era prolisso. Scrisse un trattato Dei Sermoni, ed una amplissima
-opera di teologia, cui egli, per la grossezza del volume, chiamava
-Bue. Ridusse a buoni costumi la provincia di Toscana, e fu mio intimo
-amico, perchè abitammo insieme per molti anni nel convento di Ferrara;
-e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia.
-Filippo poi, l'Arcivescovo di Ravenna e Legato del Papa, quando era
-nella sua villeggiatura d'Argenta[187] presso al Po, passeggiava
-pel suo palazzo cantando responsorii e antifone in lode della beata
-Vergine, e ad ogni angolo del palazzo, di estate, si soffermava a
-bere, ed a questo fine teneva in ogni angolo del palazzo stesso, entro
-un vaso di acqua fresca, un'inguistara d'ottimo vino; poichè era un
-gran bevitore, nè voleva acqua nel vino, e perciò si teneva molto caro
-il trattato di Primasso intorno al non annacquare il vino, che forse
-trascriverò in questo libro per notizia e piacevole lettura. Però è
-da sapere che per molte ragioni l'acqua nel vino fa bene. Comincia il
-trattato di Primasso intorno al non mescolare acqua col vino:
-
- Denudata veritate,
- Succinctaque brevitate
- Ratione varia,
-
- Dico quod non copulari
- Debent, immo separari,
- Quae sunt adversaria ecc.
-
- Messo a nudo, tutto il vero,
- Dirò breve, ma sincero:
- Per argomenti e per ragion moltissime
- Non si denno mai sposare,
- Anzi s'han da separare
- Le nature tra lor dissimilissime. ecc.
-
-Vi fu un tempo che l'Arcivescovo di Ravenna stette chiuso
-spontaneamente nel suo palazzo d'Argenta[188], a cagione della rottura
-che aveva col marchese d'Este e col Pallavicino, e non permetteva
-che nessuno andasse alla sua presenza salvo che pochi famigliari
-ed inservienti. Eravi a compagnia dell'Arcivescovo un certo Pisano,
-maestro di grammatica, di nome Pellegrino, buono e sant'uomo, e faceva
-scuola ai ragazzi d'Argenta. Egli era una mia conoscenza ed amicizia,
-ed amava dal fondo del cuore tutti i frati Minori; e, servendomi
-a tavola, a pian terreno del palazzo dell'Arcivescovo, presso il
-Po, perchè io era giunto di recente da Ravenna, gli dissi: Maestro
-Pellegrino, parlerei volentieri coll'Arcivescovo, se mi si permettesse
-d'entrare, chè avrei delle novità da raccontargli. E maestro Pellegrino
-rispose: Ditele a me le nuove che avete, ch'io le riporterò a lui,
-perchè non vuole che nessuno entri a lui, se non è della famiglia.
-Allora gli narrai che Papa Urbano IV era morto; e corse subito a
-riferirlo all'Arcivescovo, che se ne rallegrò assai, perchè sperava
-di diventar Papa, tanto perchè era Legato, e uomo di gran rinomanza,
-e che aveva lavorato molto per la Chiesa, quanto perchè il maestro di
-Negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande
-nella Chiesa. Udita dunque la notizia della morte del Papa, mi mandò
-un servito di pesci di mare ed una mezza torta; e il famiglio che
-portava le vivande disse: Il mio Signore vi manda del suo pranzo, e
-per mezzo mio vi domanda se crediate che il Papa sia veramente morto.
-Ed erano presenti tre o quattro della famiglia, che erano accorsi per
-udire. Allora io gli dissi: So di certo che è morto, ed è vacante la
-sede pontificia. La quale assicurazione riportata al loro Signore, mi
-mandò un'altra pietanza, poi una terza, facendomi sempre domandare se
-veramente fosse morto il Papa. E seccandomi di ripetere tante volte
-la stessa cosa, dissi ai messi dell'Arcivescovo: Volete voi ch'io
-vi spedisca in poche parole? Accogliendo eglino di buon grado la mia
-proposta, soggiunsi: In quella barca che vedete là in Po, vi si trova
-un frate Minore malato, che in quattro giorni arrivò dalla Corte a
-Ravenna, e fu presente alla sepoltura del Papa, e vi dirà egli tutto
-quanto desiderate sapere. S'affrettarono adunque alla barca in Po e
-udirono da lui confermata la notizia; ed io col mio compagno pranzammo
-in pace. E giunti a Ferrara col frate malato, tutta la città era
-già piena della morte del Papa; poichè l'Arcivescovo volendo l'onore
-d'averlo per primo fatto sapere, aveva mandato annunziando a Ferrara
-quello, che aveva saputo da noi. Dopo questo, fu fatto Legato maestro
-Martino da Parma, perchè predicasse una crociata, e designasse quelli
-che dovevano predicarla, e fregiasse della croce chi fosse accorso
-in aiuto di Terra Santa. Questi fu allevato in casa de' Pozzolesi
-di Parma. Papa Innocenzo IV lo nominò Vescovo di Mantova; e fu uomo
-cortese, umile, benigno, liberale e largo. Invitava volentieri, con
-cortesia, e molta garbatezza persone a pranzo, ed era un insaziabile
-bevitore. Fece sontuoso trattamento a frate Regaldo in Mantova, e a
-tutto il seguito che aveva, quando passò di là per andare alla Corte, e
-lo fece precedere dal suo siniscalco coll'incarico di fargli le spese
-sino a Bologna. Ma frate Regaldo non lo permise, dicendo che colla
-metà delle rendite proprie poteva vivere splendidamente con tutta la
-famiglia ch'era seco, e che aveva di superfluo l'altra metà. Eppure
-aveva ottanta cavalcature in quel viaggio, oltre ad una proporzionata
-famiglia di servi; e quando pranzò a Ferrara ebbe commensali quattro
-frati Minori, che erano andati a fargli visita. E teneva davanti a sè
-alla mensa due conche d'argento, entro le quali metteva da mangiare
-pei poveri; e chi serviva a tavola portava sempre due piatti d'ogni
-specie di vivande, e li poneva davanti a frate Regaldo, dei quali
-uno teneva per sè e ne mangiava, l'altro lo versava nelle conche dei
-poveri; e così faceva ad ogni servito e varietà di pietanze. Frate
-Regaldo era dell'Ordine dei Minori e Arcivescovo di Rouen, ed uno de'
-più illustri chierici del mondo. Fu maestro con cattedra a Parigi;
-lettore di teologia nel convento de' frati; valentissimo nelle dispute,
-e grazioso oratore. Fece un'opera intorno alle sentenze; fu amico del
-Re di Francia S. Lodovico, il quale s'adoperò per fargli ottenere
-l'Arcivescovado di Rouen. Amò molto l'Ordine de' Predicatori, come
-anche quello de' Minori, di cui è sempre stato benefattore. Era brutto
-d'aspetto, ma graziosissimo de' modi e de' costumi; fu uomo santo, a
-Dio divoto, e chiuse santamente la sua vita; che per la misericordia di
-Dio l'anima sua riposi in pace, e così sia. Ebbe un fratello germano
-nell'Ordine, bell'uomo e chierico dottissimo, che si appellava frate
-Adamo _le Rigalde_. Li ho veduti in più luoghi tutti e due. Maestro
-Martino poi nativo di Parma e Vescovo di Mantova e Legato del Papa, per
-un affare a lui raccomandato, venne a Ravenna, e ricevette ospitalità
-nel monastero di S. Giovanni Evangelista, opera dell'Imperatrice Galla
-Placidia; e dimorando io allora a Ravenna, mi recai a fargli visita,
-perchè era amico di frate Guido di Adamo, mio fratello, che morì
-nell'Ordine de' frati Minori. E dopo essere stati a lungo a sedere,
-io ed il Vescovo Legato ci accostammo ad una finestra del palazzo, e
-mi dimandò da che parte era il convento de' frati Minori. Allora gli
-mostrai a dito un edifizio con una magnifica chiesa e un campanile
-fabbricato a guisa di alta torre, e gli dissi: Quello è il nostro
-convento, e ce lo diede Filippo Arcivescovo di Ravenna, il quale ha
-molta deferenza per l'Ordine de' frati Minori, ed è con noi liberale. E
-il Vescovo soggiunse: Sia egli benedetto, chè opera bene e saggiamente.
-Poi ripigliò: E credete voi, frate Salimbene, che noi Vescovi, oppressi
-da tante difficoltà, sollecitudini ed affanni pel nostro gregge, e
-pe' sudditi nostri, possiamo salvarci, se voi religiosi, che siete in
-continua comunicazione con Dio, non ci aiutate colle vostre cappe e co'
-vostri cappucci? A che, per confortarlo, risposi: Il savio ecc. Ciò
-detto, il Vescovo soggiunse: Iddio ve ne ricambii, frate Salimbene,
-del conforto che mi date...... Dopo questo, fu mandato in Lombardia
-un altro Legato un certo Cardinale, che era stato Arcivescovo di
-Ambrun[189], e del quale avendo parlato più sopra, sono d'avviso che
-ora non s'abbia a riparlarne. Solo dirò che essendo buon cantore, e
-buon chierico, e piacendogli l'inno del beato Francesco _O Patriarca
-pauperum_, ne volle imitare il ritmo componendone uno ad onore della
-Vergine gloriosa, che è:
-
- O consolatrix pauperum,
- Maria, tuis precibus
- Auge tuorum numerum
- In caritate Christi;
-
- Quos tu de mortis manibus
- Per filium humillimum,
- Mater, eripuisti.
-
- Àncora fida di chi piange e spera
- Con un sorriso, tu Vergine pia,
- Moltiplica de' tuoi la santa schiera,
- Dolce Maria.
-
- De' tuoi, che hai tolti al doloroso ostello
- Pe' merti di Colui, dolce Maria,
- Cui ti piacque plasmar d'amor suggello,
- Vergine pia.
-
-Compose anche una Somma che si denomina Copiosa. Poscia fu mandato
-dal Papa, come Legato, un certo Cappellano, che coscrisse soldati da
-ogni città in aiuto di Re Carlo contro Manfredi figlio di Federico. E
-pronti mandarono i Lombardi e i Romagnoli buona quantità di armati,
-che nella battaglia combattuta da Carlo e dall'esercito Francese
-riportarono vittoria contro Manfredi. Essendo quel Legato venuto a
-Faenza per la levata di soldati, convocò i frati Minori e i Predicatori
-in una sala, ove era il Vescovo di Faenza co' suoi canonici; ed io
-pure fui presente, e in poche parole ci sbrigò, alla francese, che
-taglian corto a parole; non alla Cremonese, che non la rifinano mai
-più. Disse vituperi di Manfredi, e in nostra presenza lo diffamò in
-molte maniere. Poi soggiunse che l'esercito Francese veniva marciando
-a grandi giornate; e disse vero, come vidi io co' miei occhi nella
-vicina festa del Natale di Cristo. Finalmente assicurò che lo scopo,
-per cui si movevano, si conseguirebbe presto con una pronta vittoria.
-E così fu; sebbene però alcuni di quelli che l'ascoltavano non gli
-prestassero fede e prendessero a canzonarlo dicendo: Ver, ver, cum
-bon baton; cioè i Francesi con buoni bastoni riporteranno vittoria.
-Dopo costui venne un altro Cappellano per Legato in Lombardia, che
-seppe con molta destrezza ricondurre in Cremona i Cremonesi di parte
-della Chiesa fuorusciti, che, da lungo tempo espulsi, erravano esuli
-e vagabondi. Con molta sagacia trovò anche modo di scacciarne Bosio di
-Dovara[190] e il Pallavicino, e tolse loro la Signoria di Cremona, che
-tenevano da lungo tempo, facendo immensa strage d'uomini e di cose.
-Ma i Cremonesi fuorusciti, rientrati nella loro città, diedero agli
-avversarii pan per focaccia, atterrando le loro torri, smantellandone
-case e palazzi, occupandone terre e possessioni a uso longobardico.
-In seguito fu mandato il Cardinale Latino, un giovinetto mingherlino,
-dell'Ordine de' Predicatori, eletto da Papa Nicolò III Cardinale,
-e poi Legato, in grazia della parentela che aveva con lui. Questo
-Legato colle sue ordinanze diede vivamente sui nervi alle donne,
-comandando che non indossassero più vesti a lunga coda, come usavano
-prima. Ordinò anche che le donne dovessero andare col capo velato, e
-irritò poi specialmente le Bolognesi l'ordinanza di smettere un certo
-fregio che a pompa e vanagloria portavano alla spalla sul manto, e che
-in loro volgare chiamavano _regolio_. Dopo i sunnominati, fu Legato
-in Lombardia e Romagna Bernardo nativo della Provenza, Cardinale
-della Chiesa romana. Questi, mandato da Papa Martino IV, inviò frate
-Fatebene, Guardiano de' Minori di Forlì, a Mantova con molte sue
-lettere per Pinamonte, colle quali lo pregava di rappacificare i suoi
-vicini e i suoi concittadini, affinchè potessero vivere tranquilli e
-quieti. E Pinamonte fece ai messi cortese accoglienza come frati Minori
-e come rappresentanti di un potente Signore, quantunque avess'egli già
-da tempo fatta legge per la quale dovesse aver mozzo il capo chiunque
-portasse lettere a Mantova. E in occasione dell'arrivo di questi messi
-mandò, dono ai frati Minori, un carro di buon vino, ed una mezza
-mezzina di lardo; ed uno de' suoi figli regalò ai frati stessi una
-larghissima e buonissima torta e molte altre cose. Furono finalmente
-di ritorno al Cardinale, riportando lettere di Pinamonte. Che cosa
-dicessero, Dio lo sa. Ciò avvenne l'anno 1283, verso il dì d'Ognisanti.
-Pinamonte era un Mantovano, che si aveva usurpato la Signoria della
-sua città nativa, espellendone que' cittadini che reputava ostili,
-impadronendosi de' loro beni, smantellandone le torri e le case. Era
-temuto come il diavolo, vecchio co' capelli tutti bianchi e padre di
-una turba di figli; tra quali uno, frate Minore, di nome Filippo, buono
-ed onest'uomo, e lettore di teologia. Questi fu un tempo inquisitore
-degli eretici, molti ne imprigionò e molti ne estirpò e cacciò in fuga
-dalla Terra che si chiamava Sermione[191]. Quel Pinamonte era solito
-menar vanto di non aver mai avuto nella sua signoria alcun infortunio,
-e che ogni cosa gli era sempre andata a seconda. Questa vanteria era
-però una stoltezza, perchè il Savio dice ecc. Poi sta scritto in una
-Novella poetica:
-
- Si bene successit, non prima sed ultima spectes.
- A casu describe diem, non solis ab ortu.
-
- Se tristo fu l'evento, oppur felice
- Non il principio, ma la fin lo dice.
- Non quando s'alza il sol, quando s'abbassa
- Giudicare convien del dì che passa.
-
-Parleremo poi ancora di questo Legato, quando arriveremo a Papa Martino
-IV, che lo inviò Legato in Romagna a fine di riconquistarla, e per
-la guerra vi si spese 1,400,000 fiorini d'oro; e pel solo assedio di
-Meldola[192], durato cinque mesi, Papa Martino IV sciupò 300,000 lire
-imperiali. Questa somma era il frutto di un balzello del decimo della
-rendita imposto a tutte le chiese da Papa Gregorio X, da erogarsi in
-soccorso di Terra Santa, e che, stornato, si usò per questa impresa.
-I sunnominati furono i dodici più cospicui Principi e Legati della
-Chiesa, mandati in Lombardia ed in Romagna, non solo per la salute
-delle anime, ma anche contro l'astuzia del Dragone, cioè di Federico,
-che co' suoi Principi e aderenti tentava con ogni sforzo di incatenare
-la libertà della Chiesa, e disrompere l'unità de' fedeli. Perciò
-pensai utile nominare anche alcuni de' Principi di Federico per dare
-notizia delle cose passate. Perocchè come dice Daniele 5º _L'Iddio
-altissimo aveva dato Regno, e grandezza, e gloria, e magnificenza_
-(a Federico); _e per la magnificenza che gli aveva data, tutti i
-popoli, nazioni e lingue tremavano e temevano nella sua presenza_ ecc.
-Federico ex-Imperatore uccise completamente e disperse i nobili del
-regno di Sicilia, Apuglia, Calabria e Terra di Lavoro, ed altri ne
-surrogò. Questi sono i Principi che ebbe Federico: Il conte Gualterio
-di Manopello[193]; Conte Tomaso di Acerra[194]; Conte Rizzardo di
-Caserta; Marchese Umborgo Bertoldo; Marchese Lancia, Lombardo di
-Piemonte (la cui sorella, o nipote fu madre del Principe Manfredi,
-che occupò il regno dopo la morte del padre, e del fratello Corrado,
-e che fu debellato, ucciso, e privato del regno da Carlo); Rizzardo di
-Montenegro[195]; Marino di Eboli[196]; Rizzardo di Filangieri; Tebaldo
-Francese; Pietro di Calabria Maliscalco; Pandolfo di Fasanella[197];
-Pietro delle Vigne (questi fu segretario imperiale, assai potente
-nella Corte dell'Imperatore, che lo nominò suo tesoriere); Taddeo di
-Sessa[198] giudice; Aldobrandino Cazaconte. N'ebbe anche molti altri
-per le città d'Italia, a difesa dell'Impero, ed a martello degli
-ecclesiastici; ma l'istoria loro disdegno di raccontarla..... E nota
-che quando l'Imperatore elevava a potenza qualcuno, se si accorgeva
-che avesse abbondanza di ricchezze e d'onori, usava dire: Non ho
-mai ingrassato un porco, da cui io non ne abbia tratta la sugna,
-e voleva significare che lo spogliava poi degli onori impartiti, e
-delle ricchezze accumulate. Ed era alla lettera così. Tanta era la
-sua avarizia, che trovava sempre appigli per accusare or l'uno or
-l'altro de' Principi di tradimento dell'Impero. Con tali imputazioni
-calunniava la persona, e tolto di mezzo il Principe, ne occupava i
-beni. Ma non impunemente. Per lui fu letteralmente scritto: _Con lui
-finirà l'Impero, perchè, sebbene siano per esservi successori, saranno
-privi dei titoli e della dignità d'Imperatori romani_. Questo vaticinio
-pare che si avverasse. Or seguendo l'Abbate Gioachimo parliamo di
-quel diavolo di Dragone, di cui parla nell'Apocalisse 12º.......
-L'abbate Gioachimo nel libro _Delle Figure_ pone le seguenti parole
-sopra i capi del Dragone suaccennato: «Prima persecuzione..... Quarta,
-dei Saraceni; il tempo delle vergini; Macometto; il quarto sigillo.
-Quinta, dei figli di Babilonia, secondo lo spirito, non alla lettera;
-_Muthselmutus_[199]; quinto sigillo. La sesta è la presente; Saladino;
-sesto sigillo; sono dieci Re, e un altro sorgerà dopo loro, che
-sarà più potente dei primi. Segue la settima; tempo di calamità e di
-miseria; questo è il settimo Re, che propriamente si chiama Anticristo,
-quantunque ne sia per venire un altro dopo lui di non minore malignità,
-designato dalla coda...... Della Esposizione di Aimone sopra Isaia alla
-fine del ventesimo capitolo......... È chiaro che la Repubblica deve
-sottostare al Pontefice romano. Parimente maestro Filippo cancelliere
-di Parigi descrive ad evidenza la vita del Prelato e dei sudditi sotto
-l'immagine delle membra del corpo umano..... Ora passiamo a Corrado,
-figlio di Federico ex-imperatore.
-
-L'anno 1250 Re Corrado figlio di Federico, la cui madre era figlia
-del Re Giovanni, morto il padre, arrivò per mare in Puglia a prendere
-possesso del Regno di Sicilia; e, presa Napoli, ne distrusse sino alle
-fondamenta le mura. Ma l'anno successivo del suo regno cominciatosi a
-malare, un serviziale, che si credeva dato dai medici come curativo,
-per veleno commistovi, lo trasse al sepolcro. E trasportandosene la
-salma a Palermo per darle sepoltura, perchè quivi sono le tombe dei
-Re, arrivato a Messina, i Messinesi per odio e vendetta contro il
-padre di lui, che una volta aveva oppressi ed uccisi i più cospicui e
-migliori loro concittadini, ne gettarono le ossa in mare. Anche Corrado
-stesso aveva fatto loro grave offesa, e finalmente in questo modo ne
-presero vendetta. Nello stesso anno, in Danimarca, Enrico, inclito Re
-dei Danesi, fu affogato in mare da suo fratello Abele per rapirgli il
-Regno, che poi ne ricavò poco onore e vantaggio, poichè l'anno seguente
-lo uccisero i Frisoni, cui aveva tentato di soggiogare.
-
-
-a. 1251
-
-L'anno 1251 si radunò in Francia una moltitudine innumerevole di
-pastori, che dicevano di dover andar oltremare allo sterminio de'
-Saraceni per vendicare il Re di Francia. E molta gente dalle varie
-città della Francia si metteva al loro seguito, nè alcuno osava
-fare loro resistenza; si davano loro vittovaglie e tutto quello che
-volevano, onde i mandriani abbandonavano i loro armenti per correr
-loro dietro. E, per affascinarli, colui, che s'era messo alla loro
-testa, affermava che Dio gli aveva rivelato che il mare si aprirebbe,
-e che egli condurrebbeli a vendicare il Re di Francia. Ed io, all'udir
-narrarmi quelle cose, sclamava: _Guai ai pastori che abbandonano
-il proprio gregge!_ E potranno costoro quello che il Re di Francia
-col suo esercito non ha potuto fare? Prestò loro fede il volgo de'
-francesi e terribile insorgeva contro i religiosi, e specialmente
-contro i Predicatori ed i Minori, perchè essi, avevano predicato la
-crociata, e apposta la croce al petto di chi seguiva quel Re, che fu
-poi debellato dai Saraceni. S'arrovellavano dunque i Francesi rimasti a
-casa contro Cristo, tanto che non mancava loro l'empietà di bestemiarne
-il nome, che è sopra ogni altro nome benedetto. E quando in quel tempo
-i frati Minori e i Predicatori cercavano la limosina ai Francesi,
-questi digrignavano contro loro i denti; e quando vedevano frati, che
-accattavano, chiamavano qualche altro povero, gli davano danari, e
-dicevano: Prendi in nome di Macometto, che è più potente di Cristo.
-E con ciò si adempiva quel detto del Signore, Luca 8º _Un momento
-credono, e al tempo della tentazione si ritraggono indietro_. Miseranda
-miseria! Mentre il Re di Francia non si turbava per i passati eventi,
-quel volgo sommoveva una terribile turbolenza! E quella accozzaglia di
-pastori, perchè i frati Predicatori in una certa città avevano osato
-lasciarsi sfuggire dalle labbra qualche parola contro di loro, ne
-smaltellarono siffattamente il convento, che non ne rimase più pietra
-sopra pietra...... Ma..... l'anno stesso furon ridotti al nulla, e
-quella ragunata fu distrutta. Lo stesso anno fu preso il castello di
-Castellarano[200], nella diocesi di Reggio, sulla Secchia. Parimente lo
-stesso anno il Marchese Uberto Pallavicino andò a Piacenza e concordò
-fra loro i Piacentini e i Cremonesi; ed i militi uscirono di Piacenza
-a malgrado del popolo, e stettero il mese di Maggio per le castella
-dei Piacentini; e Uberto Iniquità, di Piacenza, fu Podestà del popolo
-Piacentino. L'anno stesso Papa Innocenzo IV, Genovese, venne a Genova
-da Lione, città di Francia nella Borgogna, ove aveva tenuta la sua
-sede parecchi anni. Arrivò là il mese di Maggio, e vi ammogliò un suo
-nipote, alle cui nozze egli assistette con ottanta Vescovi e i suoi
-Cardinali; ed a mensa furono servite molte varietà d'imbandigioni,
-e vini di varie specie di tralci, e de' più squisiti e più allegri;
-eppure ogni servito costava molte marche. Non si videro mai a' dì
-nostri nozze più sontuose in nessun luogo, sia per altezza di grado
-de' commensali, sia per la squisitezza e quantità delle imbandigioni,
-sicchè se l'avesse viste la Regina Saba, anch'ella ne avrebbe fatte
-le meraviglie. Dopo, il Papa andò a Milano, dove si soffermò un mese
-e più. In quel tempo della sua dimora a Milano, i Milanesi corsero
-sopra Lodi e se ne impossessarono. Ma avuta di ciò notizia il Marchese
-Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in Cremona, con un grosso
-esercito di Cremonesi e parte di Piacentini, corse, la riprese e
-s'impadronì del Castello che l'Imperatore s'aveva fatto ivi costrurre
-(in ogni città, in cui signoreggiò, l'Imperatore volle avere un palazzo
-o castello). Stettero dunque quivi per bene un mese. E stando quivi
-a campo il mese di Luglio e di Agosto l'uno di fronte all'altro co'
-loro eserciti i Milanesi e i Cremonesi, avvenne che i Cremonesi misero
-a fuoco alcune contrade di quella città, spianarono parte del muro di
-cinta e le fosse, poi se ne tornarono senza conflitto al loro paese; e
-i Milanesi ne rimasero padroni. Poscia Innocenzo andò a Brescia, dipoi
-a Mantova, poi al monastero di S. Benedetto, che è tra il Po ed il
-Lirone, ove riposa la Contessa Metilde sepolta in un'arca di marmo. E
-il Papa coi Cardinali, memori dei benefici della Contessa alla Chiesa
-e ai romani Pontefici, recitarono sulla tomba di lei il salmo: _De
-profundis_. Di là passò Innocenzo IV a Ferrara, ove io mi trovava. E
-mandò avvisando i frati Minori che al suo ingresso in città l'andassero
-ad incontrare, e gli facessero ala; il che fu lungo tutta la via di S.
-Paolo. Nunzio di questi ordini fu un frate Minore di Parma, chiamato
-Buiolo, che era addetto al servizio del Papa, e che dimorava a Corte.
-Confessore del Papa era poi un'altro frate Minore, di nome Nicola, mio
-amico, cui poi il Papa creò Vescovo di Assisi; e frate Lorenzo, pure
-mio amico e compagno, anch'esso dimorava in Corte del Papa, e lo fece
-Arcivescovo di Antivari; ed, oltre i sunnominati, anche due altri frati
-Minori erano addetti al servizio del Papa. Il quale si fermò più giorni
-in Ferrara fra l'ottava del beato Francesco, e predicò dal balcone del
-palazzo del Vescovo, e gli facevano ala quinci e quindi i Cardinali,
-e uno di loro, cioè Guglielmo di lui nipote, dopo la predica fece la
-sua confessione pubblica. E vi era immensa folla di popolo accorsa,
-quasi adunata al supremo giudizio; e il Papa s'era preso per tema della
-predica: _Beata la gente che ha Dio per suo Signore; beato il popolo
-designato da Dio suo erede_. Dopo la predica, il Papa soggiunse: Iddio
-fu mio custode quand'io partiva d'Italia e quando soggiornai a Lione;
-ora che in Italia ritorno, sia egli benedetto per tutti i secoli. E
-aggiunse: Questa città è mia, vi conforto a vivere in pace, poichè
-l'ex-Imperatore, che perseguitava la Chiesa, è morto. Io poi era così a
-costa del Papa, che poteva toccarlo quand'io voleva, perchè egli andava
-lieto d'avere frati Minori attorno. In quel momento frate Gerardino
-da Parma, che fu maestro di frate Bonagrazia, mi toccò di gomito, e
-mi disse: Senti che è morto l'Imperatore, che non l'hai mai voluto
-credere. Lascia dunque in disparte il tuo Gioachimo, _e fatti saggio,
-o figlio mio, dammene la consolazione, acciochè tu possa ora rispondere
-qualche cosa a me, che ti rimproverava_. I Cardinali, nei giorni della
-loro fermata a Ferrara, mandarono più volte regalandoci maiali uccisi e
-già pelati, stati loro donati; e noi a volta nostra, ne facevamo parte
-alle nostre sorelle dell'Ordine di S. Chiara. Anche il dispensiere
-del Papa mandonne a dire: Domani il Papa è di partenza per Bologna;
-mandatemi i vostri barcaiuoli che vi darò il pane e il vino che ne
-resta, di cui non abbiamo più bisogno. E così si fece. All'arrivo a
-Bologna i Bolognesi fecero al Papa una festosissima accoglienza; si
-fermò poco tra loro, e partissene turbato e quasi improvviso, perchè
-domandarono che cedesse loro in dono Medicina[201], che è una Terra
-della Chiesa nella diocesi di Bologna, cui i Bolognesi da lungo tempo
-avevano violentemente occupata. Ma il Papa non li esaudì, nè gliela
-donò, anzi rispose: Di forza tenete una Terra della Chiesa, ed ora
-volete che ve la doni? Andatevene con Dio, ch'io non posso nè voglio
-darvela. Nulla ostante però, alla sua partenza il Papa trovò molte
-nobili e belle donne Bolognesi, accorse dalle lor ville alla strada,
-per cui doveva passare, bramose di vederlo; le benedisse nel nome
-del Signore, continuò sua via e fece sosta a Perugia. Lo stesso anno
-arrivò in Lombardia Re Corrado, prima a Verona, poi a Cremona, d'onde
-ritornò a Verona, e da Verona partì per la Puglia; e fu in Novembre.
-L'anno stesso fu preso il castello che era nella città di Lodi, e
-tutti i Lodigiani che vi erano dentro ne ebbero mozza la testa, ed
-i Pavesi, che pur vi si trovavano, li lasciarono andare liberi senza
-molestia. Lo stesso anno furono fatti prigioni la maggior parte degli
-uomini di Tortona dagli Alessandrini e dai Milanesi; e dal Marchese
-Uberto Pallavicini e dai Cremonesi fu preso in Ottobre il castello
-di Brescello. Brescello è una Terra posta nella Diocesi di Parma; una
-volta era città, e fu distrutta sino alle fondamenta dai Longobardi.
-
-
-a. 1252
-
-L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma, coll'aiuto dei
-beccai di Parma si fece Signore della città e lo fu molt'anni. Egli
-fece due buone cose durante la sua signoria: Rappacificò tra loro i
-Parmigiani, e fece murare alcune porte della città. Ma ne fece anche
-di cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente si
-levarono contro di lui, gli rapirono di mano la signoria, atterrarono
-le sue case nella villa di Campeggine[202] e in Parma, e lo mandarono
-in esiglio ad Ancona, dove stette sino alla morte. Prima però di
-essere definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato della
-signoria e ridotto a vivere come privato cittadino, ebbe la Podesteria
-di Pisa, e poi quella di Padova; e vi si trovava quando fu trasportato
-il corpo del beato Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche
-frate Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da Gente
-erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare della sua
-fede al partito della Chiesa, che anzi teneva più per la parte del
-Pallavicino; e siccome aspirava egli alla signoria di Parma, per ciò
-solo non permetteva che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era troppo
-ingordamente avaro, tanto che nel tempo della sua Signoria nessuno
-poteva vendere vittovaglie se non per conto del Comune; e si faceva poi
-socio con quelli, che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da
-ciascuno parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la sua avarizia,
-che avendogli un milite della Corte domandato che gli desse qualche
-cosa, gli offerse un _Bolognino_ per comperarsi i fichi. Ed io stesso
-ho veduta, conosciuta, provata e misurata la sua abbietta grettezza
-a Campeggine, quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato colà
-con frate Bernardino da _Buzea_........ Terzo, che delle ricchezze de'
-suoi concittadini si fabbricò alti e magnifici palazzi nella villa di
-Campeggine ed in Parma, mentre prima non era che un povero soldato;
-con che provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto, ebbe
-la follìa di condannare iniquamente alcuni nella persona, come si
-disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza; altri, nella borsa;
-e interrogane, che te lo dirà, Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni,
-per denaro, perdonava; contro altri, che non volevano spillarne,
-infieriva... Il Signore dice Levitico 19º. _Abbiate bilancie giuste,
-peso giusto, moggio giusto, e staio giusto._ Tutte queste cose egli
-falsificò. Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo
-troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel governo della
-città, assegno maggiore di quello che Parma usava pagare agli altri
-Podestà. La qual cosa non c'era delicatezza a farla, essendo egli
-nel proprio paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò
-fu espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria
-quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del Comune, tenere
-una concione, e insignorirsi della città per sè e pe' suoi figli in
-perpetuo...... (L'utile rettore viene da Dio). Non tale fu Ghiberto
-da Gente, che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria
-di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le monete, e
-impicciolirle riducendole a minor valore effettivo; alterazione, per
-la quale, dicono i banchieri che i Parmigiani ebbero un danno maggiore
-di un quarto del valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente
-che le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo, sono la
-carestia del frumento, e la falsificazione delle monete. Fece dunque
-un male assai grave Ghiberto da Gente falsificando le monete più
-direttamente a fine del vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per
-dare maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la pazza
-vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini armati, che gli
-facessero sempre corteggio, quando che a lui piacesse. Io li ho visti
-quegli uomini in armi, la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione,
-per pompa, per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre andava
-coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa matrice. Poi s'era
-proposto di far Vescovo di Parma un suo fratello germano, Abbate nel
-monastero di S. Benedetto di Leno[203], nella diocesi di Brescia.
-Ebbe l'ingordigia di voler aggiungere alla sua Signoria le due vicine
-città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi maneggiassi di fargli
-aver Modena; ma io non mi ci volli immischiare, perchè nella seconda
-Epistola a Timoteo l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo
-in sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono presto, e lo
-spogliarono del potere per le angherie e le perversità che in seguito
-esporremo. Ricordo che, deposto dai Parmigiani dalla Signoria di
-Parma, nella sua villa di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate
-Ghiberto? Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose:
-Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed io soggiunsi: Dareste
-ad altri il buon esempio di operar bene, e salvereste l'anima vostra.
-Al che egli di rimando: Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma
-non posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre cose.....
-Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non volle saperne di mettersi
-sul buon sentiero: _perocchè aveva meditato iniquità dentro di sè._ Di
-fatto nutriva speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani,
-che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi, diede
-per moglie sua figlia Mabilia a Guido da Correggio..... E nota che
-siccome Ghiberto da Gente diede il bando ed espulse da Parma Bertolino,
-figlio di Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai
-Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove è sepolto. Ed
-assegnò per un certo numero d'anni le rendite annue di alcune praterie,
-che aveva nella diocesi di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a
-risarcimento di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima
-sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. Lo stesso
-anno 1252, per la mediazione del Vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani,
-e di frate Egidio della Religione della Santa Trinità da Campagnola,
-oriondo di Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e
-tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne alla metà
-d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E, per il meglio della città di
-Reggio, furono creati gli Anziani, estraendoli a sorte dal Consiglio
-generale; e a principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di
-Dio e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene della loro
-città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato, sedici Agosto,
-convocati di volontà del Consiglio, secondo l'uso e la consueta formola
-di convocazione, e radunati nel palazzo del Comune, giurarono pace e
-concordia col prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani
-fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che erano in città. E
-quell'anno una gran brinata, ai diciotto di Maggio, giorno di domenica,
-distrusse in più luoghi il frutto dei vigneti.
-
-
-a. 1253
-
-L'anno 1253, indizione 11ª, Guido da Gente, Parmigiano, fu eletto
-Podestà di Reggio per arti di Ghiberto da Gente suo fratello, allora
-Podestà di Parma, e per accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i
-Reggiani che erano dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto
-d'Ottobre, Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda, Ghiberto
-da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani del Consorzio di Santa
-Maria Vergine della città di Parma, e con altri probi uomini della
-medesima città, si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli
-stendali, coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce con
-tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio, insieme cogli
-altri fuorusciti, condussero il Venerabile Guglielmo Fogliani, che ne
-era stato eletto Vescovo. E il Mercoledì, 29 dello stesso mese, il
-prenominato Ghiberto Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo
-convocato a suono di trombe e di campane, nella piazza del Comune di
-Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e que' di dentro, il quale
-concordato fu scritto e inserto nello Statuto del Comune; e fu nel
-giorno stesso 29 Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato
-Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà di Reggio.
-Quell'anno stesso 1253, ai sette di Dicembre, a sera, poco dopo il
-crepuscolo, l'anno dodicesimo del suo pontificato, morì a Napoli
-Innocenzo IV, Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì
-Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere; e i loro corpi,
-sepolti nella chiesa Napoletana, riposino in pace, e così sia. E
-Bertolino Tavernieri di Parma, che era allora Podestà di Napoli, fece
-chiudere le porte della città per ritenere i Cardinali dall'andare
-altrove, e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il
-nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano concordare ad
-eleggerlo per voti, che le urne davano sempre molto divisi, fu eletto
-per compromesso. E Ottaviano Cardinal diacono impose il manto al più
-degno uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo Vescovo
-di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV, eletto verso la vigilia
-di Natale; sicchè il giorno di S. Tomaso di Cantorbery ne giunse la
-notizia a Ferrara. Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa
-l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad Anagni, e si
-chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu molti anni Cardinale dell'Ordine
-de' frati Minori, e Papa Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza
-e preghiera de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo dei
-Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal beato Francesco;
-e ne compose la colletta e gli inni. Aveva una sorella nell'Ordine
-di Santa Chiara, ed un nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non
-creò nè quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo
-pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero rimasi solo
-in otto. Fu uomo di lettere, amante dello studio della teologia, e
-spesso volentieri predicava, celebrava, e consacrava chiese. Fuse in
-uno solo i cinque Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì
-all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella _Mare magno_.
-Manteneva costantissima l'amicizia, come appare chiaro da quel che
-faceva con frate Rainaldo da Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò
-tanto, che all'amicizia di lui non si può paragonare nè quella di
-Gionata con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche tutto
-il mondo avesse detto qualche cosa di male contro frate Rainaldo, il
-Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure ascoltato; e quando bussava
-all'uscio della camera, il Papa gli andava ad aprire anche a piedi
-nudi. Questa cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era solo
-in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione Aretino, mio
-amico, dalle cui labbra io l'ho saputo. Questo Papa non s'immischiò in
-guerre, e passò pacificamente i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento
-e grasso, come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio, giusto,
-timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato, Manfredi figlio
-del fu Imperatore Federico, infingendosi l'educatore di Corradino
-nipote di Federico, e divulgato ovunque che Corradino era morto, si
-pose in capo la corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del
-Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di lui un grosso
-esercito. Tanto è vero che la menzogna a nulla approda). Questi,
-come è già detto, canonizzò ad Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S.
-Francesco. Ai tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far
-partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico Imperatore,
-figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da Papa Innocenzo IV, cominciò
-a vacare l'Impero romano, nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna
-si facessero parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il
-Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di Olanda, i quali
-morirono prima di essere consacrati Imperatori. Dopo la morte poi di
-Federico II, gli elettori, divisi in due, una parte elevò alla dignità
-dell'Impero il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia,
-fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la divisione di
-quegli elettori durò molti anni. Questo Papa riprovò due pestiferi
-libelli, de' quali uno sosteneva che tutti i Religiosi e predicatori
-della parola di Dio, che vivono di limosine, non possono salvarsi.
-Autore di questo libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò
-a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare nell'Ordine
-de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore non ne restò impunito; ed
-il Papa Alessandro IV e il Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da
-Parigi, senza che potesse avere speranza di ritornarvi _mai più in
-eterno, e più oltre_...... L'altro libello conteneva molte cose false
-contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo, cose che l'Abbate non aveva
-scritte; p. e. che il Vangelo e la dottrina del Nuovo Testamento non
-aveva condotto nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo
-ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello fu frate
-Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo fu allevato in Sicilia,
-e vi insegnò grammatica. Ed entrato poi nell'Ordine de' Minori, dopo
-tempo fu mandato a Parigi per la provincia di Sicilia[204], e fatto
-lettore di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello, e
-all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente punito, come
-ho detto più su........ Pur tuttavia fu rimandato nella sua provincia,
-e perchè non volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale,
-che era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per Modena, ove
-io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità, giacchè ero stato
-seco a Provins e a Sens, quell'anno che il Re di Francia S. Lodovico
-di buona memoria andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo,
-se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo. E rispose: Non
-disputiamo, ma comunichiamoci le nostre opinioni, e perciò ritiriamoci
-in luogo appartato. Lo condussi nell'orto, di dietro al dormitorio, ci
-mettemmo a sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando e
-dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed adulto, e presto
-eserciterà il suo ministero d'iniquità. E ripigliai: Lo conosci tu?
-Non l'ho visto di persona, rispose, ma lo conosco bene per quel che
-se ne scrive. E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia,
-mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la Bibbia la conosco
-bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto, se prima non avremo fra mani
-la Bibbia. Andai pertanto a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala,
-conobbi che egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re
-di Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva: _Guai al
-paese che fa ombra coll'ale_ ecc. sino alla fine. E gli domandai: Tu
-dunque dici che questo Re di Castiglia, ora regnante, è l'Anticristo? E
-rispose: Senza dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono
-tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa materia. E
-cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che t'accorgerai d'essere caduto
-in errore. E mentre io pronunciava queste parole, ecco comparire molti
-frati e secolari nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano
-tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono, perchè hanno
-l'apparenza di chi porta tristi notizie. Andai, e, ritornandone, disse:
-Dicono che Filippo Arcivescovo di Ravenna è prigioniero di Ezzelino.
-Allora replicò: Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò s'io
-conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma, e che possedeva
-lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro. Sì, lo conosco, e lo
-conosco bene, io dissi, ed ho anche veduto le sue scritture. E allora,
-vedrei volontieri, mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi,
-di provvedermeli. E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero
-quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto molte omelie, ch'io
-ho lette; e, smesso il mestiere di tesserandolo, di cui campava in
-Parma, è andato nel monastero dei Cisterciensi di Fontevivo[205], ove
-tutto il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli
-dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero; e potrai
-andare a vederlo, poichè è distante sol due miglia al di sotto della
-strada. Allora osservò che i suoi compagni non vorrebbero deviare,
-e che quindi mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto
-grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho mai più visto.
-Io poi andai a quel monastero, quando n'ebbi tempo, e vi trovai un
-cotal mio amico, frate Alberto Cremonella, entrato con me nell'Ordine
-de' frati Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da
-frate Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma, durante il
-noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò fisica, e finalmente entrò
-nell'Ordine e nel monastero di Fontevivo, ove tutti lo stimarono
-dottissimo. E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un
-angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente. Allora gli
-dissi che mi farebbe un segnalato favore se mi prestasse tutti gli
-scritti di quel Veronese. E rispose: Sappiate, frate Salimbene, che io
-sono tenuto in molta considerazione e posso molto in questo monastero,
-e i frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica, mi
-vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi tutti i libri del
-beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è morto, e de' suoi scritti
-neppure una sillaba rimase al mondo; perchè io di mia mano ho abraso
-tutti gli scritti suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in
-questo monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte del raspare
-le carte, e disse all'Abbate: Padre...... giacchè è più chiaro della
-luce del sole ch'io debbo morire, poichè io non sono punto migliore
-de' padri miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi alcuni
-alunni, che amino di imparare a raspar le carte, perchè, morto io,
-potranno tornare utili a questo monastero. Ma non trovandosi nessuno
-che volesse imparare, tranne io, così dopo la morte del mio maestro,
-e di quel Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non ne
-rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle abrasioni, parte
-anche perchè quelle profezie avevano sollevato troppo grave scandalo.
-Udito questo, io dissi in mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta
-una volta fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito,
-come si legge in Geremia 36º; anche la legge di Mosè fu bruciata dai
-Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato dallo Spirito Santo. Così
-sorse in Parma un uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto
-chiaro delle cose future, _perché Iddio parla ai semplici di cuore_,
-Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad Imola, venne nella
-mia cella frate Arnolfo mio Guardiano con un certo libretto scritto
-sul papiro, e mi disse: Un notaio di questa Terra, amico dei frati,
-mi diede a prestito da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma,
-quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna, e se lo tiene
-molto caro, perchè lo compose e lo scrisse frate Girardino di Borgo
-S. Donnino. Voi leggetelo, che avete studiato sui libri dell'Abbate
-Gioacchimo, e sappiatemi dire se vi abbia qualche cosa di buono.
-Lettolo e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non ha lo
-stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose degne di riso; per
-cui il libro fu diffamato e riprovato, e vi do il consiglio di gettarlo
-nel fuoco a bruciare, e a quel vostro amico dite che porti pazienza
-per amor di Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu
-bruciato. È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo,
-dava argomento di credere che avesse in sè qualche cosa di buono. Era
-famigliare, cortese, liberale, religioso, onesto, costumato, temperante
-di parole, di cibo, e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso
-con umiltà e mansuetudine; _Un uomo veramente amichevole in società,
-più amico ancora che un fratello_, come disse il Savio ne' Proverbi
-18º; ma la protervia nella sua opinione eclissava tutte quelle buone
-qualità..... E per cagione di questo frate Girardino si fece legge che
-nessuno nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima non è
-stato approvato dal Ministro e dai definitori nel Capitolo provinciale;
-e se alcuno contravvenga, digiuni tre giorni a pane ed acqua, e siagli
-tolta l'opera sua....................................
-
-
-a. 1254
-
-L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente, fu fatto Podestà di
-Reggio, e vi morì nell'anno stesso, e fu sepolto nel convento vecchio
-dei frati Minori, ove ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S.
-Chiara. Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si può
-ascrivere a questo millesimo, come al precedente, perchè fu eletto tre
-o quattro giorni prima di Natale, e ne arrivarono le notizie a Ferrara
-da Napoli il dì di S. Tomaso di Cantorbery.
-
-
-a. 1255
-
-L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria della città di Reggio
-a Ghiberto da Gente, che era anche Podestà di Parma, e mandovvi, come
-Vicario, un suo nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il
-Vicario e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della Reggenza
-della città di Reggio dal collegio dei Giudici, i quali, senza il
-concorso del Consiglio municipale, elessero Podestà Penazzo, figlio
-del fu Giliolo da Sesso, il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima.
-E perciò sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di Parma e
-il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio, figlio del fu Giacomo
-da Canossa, stando e tenendo occupata la Rocca detta di Canossa contro
-l'assenso del Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo
-figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà e il
-Comune raccolsero un esercito di montanari attorno alla rocca stessa,
-e l'assediarono, e vi costruirono trabucchi e màngani, a seconda della
-volontà di quei di fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di
-Canossa, e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della fu Contessa
-Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi di Ottone I, Imperatore, e
-si chiamava _Canusia_.
-
-
-a. 1256
-
-L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo Penazzo da Sesso
-fu eletto e confermato Podestà di Reggio a voce di popolo e degli
-Anziani. E lo stesso anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di
-Reggio vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un convento, il
-palazzo che l'Imperatore aveva donato a Nicolò di lui predecessore,
-riserbandosi soltanto il diritto di ospitarvi quando si trovasse in
-quella città. Ed i frati lo comprarono e pagarono coi denari riscossi
-dalle suore dell'Ordine di Santa Chiara, alle quali avevano venduto
-il Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa Alessandro IV).
-Ma siccome i frati Minori comprarono il detto palazzo coll'onere di
-ospitalità all'Imperatore, in processo di tempo dissero a Rodolfo,
-che era stato eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X,
-che possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, e che
-desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. Ed egli
-rispose che gradiva assai che il suo palazzo avesse tali ospiti,
-e per amore de' frati Minori rinunziò liberalmente ad ogni diritto
-ch'egli s'era riservato. E perciò diede loro due lettere segnate col
-suo sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese per
-il possesso dell'Impero volgessero prospere, avrebbe più validamente
-confermata la sua concessione. Ma siccome il suaccennato convento era
-angusto, i frati Minori comprarono ancora all'intorno terra e case.
-
-
-a. 1257
-
-L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a forza dal Comune di
-Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano[206], e molti furono i morti e
-molti i prigioni. E que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si
-trovarono nel castello furono tormentati e uccisi.
-
-
-a. 1258
-
-L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, fu Podestà di
-Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento si vendeva cinque soldi
-e mezzo imperiali, ma clandestinamente e in privato fu venduto anche
-sei, sette, otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali.
-
-
-a. 1259
-
-L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, i Ferraresi, il
-Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. Bonifazio, tutti insieme, ad
-unanimità, giurarono guerra ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno,
-Ezzelino mosse con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e
-dai Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, ferito,
-morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene ai Cremonesi.
-Ma prima di morire, visse più giorni in quel castello, malato di
-ferite, di dolore e di crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del
-castello. Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai avuto il
-diavolo persona così somigliante a sè in ogni più raffinata malizia
-di dar la morte. Era fratello di Alberico; e furono due demonii; ma
-di loro abbiamo già parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo,
-Costantinopoli, che era stata già da tempo presa ed occupata dai
-Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata da
-Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, in Toscana d'Italia, ai
-Fiorentini ed ai Lucchesi[207] toccò un miserando disastro. Fidenti sul
-numero e sul valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi
-calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, uscirono loro
-incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i Lucchesi ebbero tradigione da
-parte dei loro. Poichè a principio della battaglia, i capi principali
-dei Fiorentini passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi
-infuriarono contro i loro concittadini. Si dice anche che di Fiorentini
-e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul campo più di seimila.
-Quell'anno stesso io abitava a Borgo S. Donnino, e composi e scrissi
-un altro lavoro _Delle tristezze_, alla maniera di Pateclo. Così pure
-nel detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini e di donne,
-sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in chiesa due morti. E quella
-maledizione cominciò la settimana di passione, di modo che in tutta
-la provincia di Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non
-poterono ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa peste
-durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di Soragna, zio di Uberto
-Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, ed io lo confessai. In Borgo
-S. Donnino perirono di quella pestilenza trecento e più; in Milano
-molte migliaia; a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per non
-atterrire i malati, non si suonavano più le campane a morto.
-
-
-a. 1260
-
-L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e
-tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per
-le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi,
-a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal
-tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena
-avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più
-che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini
-s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore
-e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano
-flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti
-i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena,
-il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si
-recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i
-più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti.
-E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni
-parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà
-di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso
-s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa
-benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de'
-frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto
-uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a
-Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già
-vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda;
-e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto
-severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E
-chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo,
-e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma
-quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o
-di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona,
-e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè
-come dice l'Ecclesiastico 10º, _Quale è il Reggitore d'una città,
-tali ne sono anche gli abitanti_. E fece innalzare le forche lungo
-il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con
-queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la
-salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio.
-Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare
-colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la
-fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo
-col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il
-cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio:
-Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole
-la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi
-pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete
-saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma
-comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che
-nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori.
-In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo
-di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando
-Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si
-cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo
-stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate,
-nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta
-dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni.
-E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi,
-in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi,
-il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei
-profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel
-secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini
-apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni _Il
-padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero_. Nel terzo periodo,
-opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate
-Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo
-incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260,
-indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi
-voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per
-quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito,
-di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi
-popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli
-testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è
-fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi
-sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli
-sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un
-uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto
-il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si
-diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne
-restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma
-avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto
-di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che
-era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per
-l'avvenire l'antica amicizia.
-
-
-a. 1261
-
-L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, morì Simone
-Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. Costui fu mio amico, di
-parte della Chiesa, e in occasione di una grossa guerra si mostrò prode
-e valoroso campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione
-e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine Maria,
-per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, che era stato molti
-anni Ministro a Bologna, e allora era Penitenziere nella Corte
-del Papa, e si trovava a Bologna per affari della Corte stessa. E
-ad ordinarla concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi:
-Loterengo Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; Gruamonte;
-Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo da Sesso ed Egidio
-di lui fratello; Fizaimone Baratti da Parma; Schianca degli Eleazari
-da Reggio, e Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per
-beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se volessero
-dire che si sono fatti frati perchè nessun altri pigli parte ai loro
-beni, e volessero goderseli da per sè soli, secondo le parole di
-quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico 11.º: _C'è chi arrichisce
-con poca fatica, e questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in
-quanto che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò de'
-miei beni da solo_. Ricordo che quest'Ordine fu costituito in Parma
-nel tempo dell'_Alleluia_, a tempo cioè di quell'altra fanatizzante
-divozione, nella quale si cantava l'_Alleluia_, e i frati Minori
-e Predicatori davano a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto
-il pontificato di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate
-Bartolomeo da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che allora era
-tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; poscia diventò Vescovo
-della Terra d'ond'era nativo. Ed i predetti frati vestivano lo stesso
-abito che questi, con mantello bianco e croce rossa. In questo solo
-differivano, che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi
-militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, poi venner meno,
-ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; chè pochi si ascrissero al
-loro Ordine. Parimente questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono
-come il pane in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran
-che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la stessa foggia
-di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono stimati poco. E ciò per
-cinque motivi: 1.º perchè di loro ricchezze non costruirono mai nè
-monasteri, nè ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano
-mai fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto di quel
-d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal tolto; 3.º perchè
-dopo aver sciupate le proprie ricchezze e fatte molte e grosse spese
-in vanità e in pranzi, accogliendo alle loro mense gli istrioni anzi
-che i poverelli di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e
-vogliono ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei migliori
-Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle loro abitazioni; 4.º
-perchè sono avarissimi, e _la radice d'ogni male è l'avarizia_; 5.º ed
-ultimo, perchè non veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che
-siano utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual cosa
-da Girolamo si chiama _santa rusticità_.... Di questo adunque basti.
-Ora _è da godere coi godenti e da piangere coi piangenti_........ Papa
-Alessandro IV morì l'anno 1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede
-la Regola di questi Gaudenti.
-
-
-a. 1262
-
-L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa Urbano IV, e a
-suo tempo fece due cose: Per opera dei crociati mise in fuga l'esercito
-di Saraceni, che Manfredi, figlio di Federico II Imperatore spodestato,
-aveva lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a Carlo
-Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di ritogliere il Regno
-di Sicilia a Manfredi che l'occupava.
-
-
-a. 1263
-
-L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede e confermò
-l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e ne privò il sunnominato
-Manfredi, che lo teneva di forza.
-
-
-a. 1264
-
-L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve una maravigliosa
-cometa, quale nessuno mai, che allora vivesse, l'avea veduta. Sorgeva
-con vivacissimo splendore dall'oriente, e allungava una lucidissima
-coda sino a metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse
-mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse parti del mondo;
-questo solo almeno di chiaro si è veduto che, avendo durato tre mesi,
-al suo apparire Papa Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa
-notte in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena da
-Ferrara il Marchese d'Este con forte numero di fanti e di cavalli, e
-una Domenica, che fu il 20 Dicembre, arrivarono da Firenze 200 militi
-Guelfi, ad istanza di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo e
-di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà di Modena,
-Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla città la fazione di quei da
-Gorzano, che erano del partito imperiale, e tutti i loro aderenti,
-e restò morto Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e
-distrussero tutto il castello di Gorzano[209]; il qual fatto produsse
-forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. Lo stesso anno morì
-anche Papa Urbano IV.
-
-
-a. 1265
-
-L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa Clemente IV, che
-era allora oltre monti, ed apparteneva al collegio de' Cardinali,
-e non volle recarsi a ricevere l'investitura del papato senza aver
-prima visitato in Assisi la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo
-del beato Francesco. Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del
-Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia e di Sicilia,
-d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato da Papa Urbano per
-la riconquista della Sicilia, venne a Roma per mare, ove era anche
-stato eletto Senatore. Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale
-tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo stesso anno, i
-Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena, un venerdì 6 Marzo, corsero
-sopra Reggio, e quei di Fogliano ed i Roberti ruppero con gran violenza
-Porta Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono in
-città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con furore ed isterminio
-li espulsero da Reggio. Perciò quei da Sesso coi loro partigiani si
-ritirarono a Reggiolo, e quasi tutti i popolani, che tenevano dalla
-parte di quei di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra
-della città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà,
-tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti nominarono
-subito Podestà Giacomino Rangone di Modena, deponendo Marco Gradenigo
-di Venezia. In quell'anno, que' di Sesso presero il castello di
-Canolo[210], che dopo fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente
-in quell'anno fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani, che
-occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati, a cominciare
-dal giorno di San Pietro sino a San Michele; e la convenzione fu
-stabilita per mezzo de' frati Predicatori, cioè frate Federico Priore
-di detti frati, frate Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e
-alcuni frati Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue
-le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso esercito
-Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di Francia, che era a Roma.
-Ed io li ho veduti arrivare mentre andava a predicare in S. Procolo
-di Faenza, nella festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia
-contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto, per debellarlo,
-e lo uccisero e spogliarono di quanto aveva, l'anno 1266, verso Pasqua.
-E fu gran miracolo che l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè
-gelo, nè ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima era
-la strada, facile e commoda, come fosse il mese di Maggio. E questo
-avveniva per disposizione di Dio, perchè accorrevano in aiuto della
-Chiesa, ed a sterminio di quel maledetto Manfredi, che per le sue
-iniquità fu ben degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come
-se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello Corrado.
-E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui fratello, nato a Ravenna
-da un'Inglese, moglie di Federico Imperatore, mentre Corrado gli era
-nato da una figlia del Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito,
-da una spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da una
-figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte. Ma tra
-tutti i figli dell'Imperatore Federico, a mio avviso, il più valente
-fu Enzo Re di Sardegna, fatto prigioniero dai Bolognesi, e per molti
-anni sino alla morte tenuto in carcere. Questi non era legittimo.
-Anche un altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò Re in
-Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà di Cremona, coi
-Cremonesi e con ogni sua possa tentò di impedire il passo al Conte di
-Fiandra, Capitano della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte
-sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo[211], distrusse il castello di
-Capriolo[212], e gli abitanti del castello, perchè avevano impiccato
-uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e femmine, sino ai ragazzi,
-li fece passare a fil di spada. Il Conte passò poi vicino a Brescia,
-prese e distrusse Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a
-Mantova.
-
-
- FINE DEL PRIMO VOLUME
-
-
-
-
-_Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria_
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Errori Correzioni
-
- Pag. 2 peliccie pelliccie
- » 7 sudarono andarono
- » 14 lni lui
- » 14 fondamento fondamenta
- » 30 dei Stefani degli Stefani
- » 34 1225 1229
- » 43 Tebaldo Tedaldo
- » 58 Luigi Pizzi Italo Pizzi
- » 82 Roberto Giberto
- » 96 Sonio Senio
- » 98 qnando quando
- » 116 delle provincie della provincia
- » 123 Adriano III Alessandro III
- » 129 Cantorbery Rouen
- » 140 Bartolomeo Gherardino
- » 141 quatunque quantunque
- » 145 Isaia XXXII Isaia XXXI
- » 160 qnando quando
- » 164 Prefetessa Prefettessa
- » 196 Provvincia Provincia
- » 196 Perrocchè Perocchè
- » 207 Raimoudo Rainaldo
- » 222 Balbekie Balbek
- » 259 sovraccitati sovreccitati
- » 305 Adriano III Adriano V
- » 323 diocesi Reggio diocesi di Reggio
- » 328 cinquanta cinquecento
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense
-dell'originale) che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto
-ciò che leggesi da carte 208 (prima dell'acefalo codice Vaticano) a
-215 non essendo la narrazione in esse compresa che un estratto della
-Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori (Rer. Ital. t. 7.).
-Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre Monsignor
-Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo
-salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta
-l'edizione di Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli,
-canzoni popolari, satire inserte nella cronaca, perchè a suo avviso
-erano inutili, mentre potevano servire a far meglio conoscere il
-movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se, come
-pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e
-aggiunte in appendice a questa edizione. C. C.
-
-[2] Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova
-Castiglia ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori.
-
-[3] Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia.
-
-[4] Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è
-una stazione della ferrovia Piacenza-Parma.
-
-[5] Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel
-1202; ei spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e
-molte altre opere, che suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed
-oppugnatori. La Chiesa nel concilio di Laterano indetto da Innocenzo
-III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità perchè conducevano
-al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di santa vita; e
-prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse.
-
-[6] Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per
-chi parte da Bologna.
-
-[7] Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare
-S. Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e
-lasciò i commenti di Terenzio e Virgilio.
-
-[8] Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino.
-
-[9] Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene
-lo chiama Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario
-geografico universale compilato da una società di dotti italiani dice
-Firentina. Ora non restano che pochi ruderi e un tratto di cortina del
-castello a cui è addossata una fattoria della famiglia Romano, e si
-chiama in paese Torre fiorentina.
-
-[10] Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio
-e Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera.
-
-[11] Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla.
-
-[12] Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto
-il Po morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il
-territorio, si conquistarono alla coltivazione ubertosissime campagne,
-a spese de' Cremonesi padroni di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata
-è aperta ed utile tuttora.
-
-[13] Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in
-quel di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora
-le frazioni di Bondanello e Ronchi.
-
-[14] Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era
-nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio
-del secolo corrente fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima
-reliquia, che era soggetta alla parrocchia di Fabbrico.
-
-[15] Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese
-e il Mantovano.
-
-[16] Cioè nella gora delle acque.
-
-[17] Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia
-de' Conti da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in
-un luogo detto Motta di Fabbrico, o Valle di Padulo.
-
-[18] Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano.
-
-[19] Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro.
-
-[20] Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia.
-
-[21] A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro.
-
-[22] Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al
-disopra dell'Emilia vicino al Samoggia e al Panaro.
-
-[23] Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural.
-
-[24] Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente
-al Caspio.
-
-[25] Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte.
-
-[26] Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la
-canonica, o casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale
-prolungando a settentrione due ali con portici all'interno, correva
-ad appoggiarsi al fianco meridionale del Duomo e formava un chiostro.
-Nel portico orientale, detto _Paradiso_, e attigua al Duomo stava
-la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo, che
-atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata
-incorporandola col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre
-cappelle, che sono opere posteriori appiccicate alle navate minori,
-come un fuor d'opera dell'edifizio o disegno primitivo e principale.
-Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione dell'attuale
-cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si
-valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già
-da tempo cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta
-da Aurelio Barili, del cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone.
-La prima di dette cappelle fu eretta nel 1285 della nobile famiglia
-Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore conte Girolamo,
-proprietario e restauratore di quel monumento della religione de' suoi
-antenati.
-
-[27] La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita,
-e colla sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si
-faceva a quindici anni compiti, ed anche il bivio al bene e al male.
-
-[28] Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo.
-
-[29] A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno.
-
-[30] Aveva più che 50 anni, dice G. Villani.
-
-[31] Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai
-lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto;
-anzi sostenne molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie
-mura, e non ristette mai dal tentarne il riscatto dopo le perdite
-sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato come il tipo della
-costanza spinta sino all'ostinazione.
-
-[32] Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale:
-quindi dati come il tipo della bontà e dell'ospitalità.
-
-[33] Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia.
-
-[34] Moglie di Azzone Sanvitali.
-
-[35] S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città
-nell'area di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato
-a strada S. Lucia, strada che allora non esisteva, e fu aperta nel
-1283.
-
-[36] Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e
-il Lirone formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo
-della contessa Matilde edificò la chiesa e una parte del monastero di
-S. Benedetto di Polirone.
-
-[37] Presso Chiavari e al mare.
-
-[38] Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta _Brennone_.
-
-[39] Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu
-monaca anche una figlia di Castruccio Castracani.
-
-[40] Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova,
-fuori di porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di
-monache. S. Antonio reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato
-presso quel monastero di Cella vi fu ospitato e vi morì.
-
-[41] Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio.
-
-[42] Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio.
-
-[43] Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma
-stessa, non lunge dal Po.
-
-[44] A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per
-Bologna.
-
-[45] A mezza circa via tra Parma e Reggio.
-
-[46] Dopo molte indagini, di cui nessuna mi ha condotto a sapere chi
-fosse questo _Alachia_, mi sono rivolto a congetturare se mai _Alachia_
-fosse un nome astratto significativo di castità, derivante da qualche
-lingua straniera, e probabilmente orientale. Interrogatone perciò
-un giovane e già illustre poliglotto parmigiano, che fu mio scolare
-al Ginnasio, P. Italo Pizzi ha gentilmente risposto, che la parola
-_Alachia_ nel senso di castità può derivare dall'arabo; e il movimento
-della scienza orientale verso l'occidente operatosi nel medio evo, o
-il contatto dell'occidente coll'oriente per mezzo delle crociate, può
-facilmente aver data la detta voce al dizionario del canonico Primasso.
-C. C.
-
-[47] Alla sinistra dell'Oglio sulla strada da Cremona a Mantova. Il suo
-castello è ridotto a civile abitazione.
-
-[48] Alla sinistra dell'Oglio all'oriente e non lunge di Canneto.
-
-[49] Grosso paese alla destra del Pò non lunge da Guastalla.
-
-[50] Alla sinistra dell'Oglio, pieno Nord di Marcaria.
-
-[51] In mezzo tra il Chiese e il Mella sul canale Naviglio, se pure,
-come sì crede, sia il _castrum de Geo_ del testo salimbeniano.
-
-[52] Sul Chiese, pochi chilometri sotto la strada Brescia-Lonato.
-
-[53] A Nord-ovest di Mantova sulla strada che va a Castiglione della
-Stiviere.
-
-[54] Sul Chiese poco lunge da Castiglione delle Stiviere.
-
-[55] Tra il Chiese e il Mincio pieno Sud di Castel Goffredo.
-
-[56] Gambara, Gottolengo, Pralboino e Pavone nello stretto territorio
-che è nel basso corso del Mella e del Chiese.
-
-[57] Sulla sinistra dell'Oglio e sulla strada da Cremona a Brescia.
-
-[58] Al Nord di Cremona sull'Ogiio e sulla strada Cremona — Brescia.
-
-[59] Castel Leone fatto fabbricare nel 1227 da Bernardo da Cornazzano,
-allora Podestà di Modena, a fianchi di Castelfranco che si stava
-costruendo da' Bolognesi, e pare che fosse precisamente ove ora sorge
-il forte Urbano. Nulla restando Castel Leone.
-
-[60] Cortenuova villa al sud sud-est di Bergamo, destra dell'Oglio tra
-Romano e Martinengo.
-
-[61] Alla sinistra del Taro una dozzina di chilometri a monte
-dell'Emilia.
-
-[62] Alla sinistra del Taro otto circa chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[63] A 18 miglia Nord Nord-Ovest di Bologna tra il Panaro e il Reno.
-
-[64] _aven_, dal latino _habet_ nacque l'italiano antico, e non ancor
-morto, _ave_, così dal latino _habent_ ebbero _avene_, e, troncato,
-_aven_ per hanno, ora totalmente disusato.
-
-[65] Di poco fuori della porta orientale di Modena.
-
-[66] Sulla sinistra del Panaro a dieci circa chilometri a monte
-dell'Emilia. Patria dell'illustro architetto Barozzi, detto il Vignola,
-e di Lodovico Muratori.
-
-[67] Sei chilometri circa ad oriente di Guastalla.
-
-[68] Sulla riviera ligure orientale vicinissimo a Chiavari Est.
-
-[69] Questo Pietro Veronese inquisitore colle suo incessanti ricerche
-contro gli eretici, coi roghi, coi bandi, colla demolizione delle
-case, e la confisca de' beni degli inquisiti, si era reso odiosissimo
-a chiunque temeva d'essere accusato di opinioni eterodosse. Tra tanti
-era stato messo al bando come eretico, Stefano Confaloniere di Alliate,
-e gli si doveva diroccare la casa e confiscare il patrimonio. Avvisato
-_come per fra Pietro era stato misso nel bando_, dice il Corio, si
-concertò con altri malcontenti nelle terre di Giussano, ed erano
-Manfredo Chiroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tomaso
-Giuliano, Carlo da Balsamo, Alberto Porro, e lo uccisero il 6 Aprile
-1252 presso Barlassina con un colpo di falce.
-
-[70] Quasi nell'asse dell'Apennino sul parallelo di Caserta.
-
-[71] A dodici miglia Nord-Est di Milano.
-
-[72] Non colla forza dell'armi, ma colle pratiche fatte presso i
-milanesi, che lo restituirono a patto che nè esso nè il padre movessero
-mai più guerra contro Milano.
-
-[73] Fatto distruggere dai ministri di Federico II dopo aver dato asilo
-ai baroni ribelli, ora non resta che un piccolo villaggio. Gli abitanti
-però in seguito lo rifabbricarono a 12 chilometri circa di distanza
-vicino al mare e a trenta chilometri Sud-Est di Salerno, ed è città di
-qualche considerazione.
-
-[74] Sul cucuzzolo di un alto colle a Sud-Sud-Ovest di Reggio sulla
-destra dell'Enza.
-
-[75] Al Sud di Reggio, Comune di Castelnovo ne' monti, versante
-dell'Enza.
-
-[76] Sud-Ovest di Reggio nei pressi di Bibianello.
-
-[77] A pieno Nord di Reggio sulla destra dal Po.
-
-[78] Castello dell'alto Apennino Sud-Ovest di Parma sulla via che va a
-Spezia.
-
-[79] Cioè sulla destra dell'Enza.
-
-[80] A Nord-Nord-Ovest di Parma presso la foce del Taro in Po.
-
-[81] Sul Po ad Oriente della foce del Taro.
-
-[82] Sul Po a pieno Nord di Guastalla.
-
-[83] Sulla sinistra del Taro a monte dell'Emilia circa dodici
-chilometri da Parma.
-
-[84] Sulla sinistra del Taro a pochi chilometri Ovest di Noceto.
-
-[85] Alla sinistra del Taro, a Sud-Ovest di Parma a monte dell'Emilia,
-e a 20 circa chilometri da Parma.
-
-[86] A pieno Nord di Cremona sulla sinistra dell'Oglio, e sulla strada
-Crema Brescia.
-
-[87] Tra il Lamone e il Senio ed Ovest e non lungi da Ravenna.
-
-[88] Nell'agro di Forlì.
-
-[89] Alla sinistra del Taro poco più che due chilometri al disotto
-dell'Emilia.
-
-[90] Nella parte orientale della città, circa sull'area dell'attuale
-collegio Maria Luigia.
-
-[91] Due miglia al Nord di Bassano sul Brenta. È questo il castello,
-d'onde ha tratto nome e origine di potenza la famiglia di Ezzelino.
-
-[92] Piazza S. Giorgio trovasi a pieno Nord di Verona, sulla sinistra
-dell'Adige; e, sul murello di cinta del convento di S Giorgio, leggesi
-anche oggi su pietra la seguente iscrizione:
-
- _Ezzelino III da Romano_
- _sospettandoli a parte Guelfa legati_
- _Fece trucidare undicimila Padovani_
- _Inermi e prigioni_
- 1256.
-
-[93] A Nord di Parma sulla sinistra del Po.
-
-[94] Ora detto ponte di Caprazucca, allora di Donna Egidia, perchè
-Egidia da Palù lo fece costruire a proprie spese.
-
-[95] Quel Biduzzano corrisponde al luogo, ove ora la Baganza mette foce
-nel torrente Parma, quasi sotto le attuali mura di cinta della città
-di Parma. Ora non sussiste più un luogo col nome di Biduzzano. Molti
-cambiamenti deve avere avuto quel punto d'incontro delle acque dei due
-torrenti, e quindi n'è scomparso sino il nome.
-
-[96] A Cremona tra le attuali Porta Romana e Porta Po era aperta
-un'altra Porta, detta Porta Mosa, e subito fuori di quest'ultima vi
-era uno spianato o una piazza che prendeva nome dalla porta che vi
-metteva. Su quello spiazzo o campo erano le forche. Ora di Porta Mosa,
-per ricostruzione delle mura avvenuta sulla fine del secolo passato,
-non resta più traccia; ma in città la strada, che conduceva alla porta
-soppressa, ritiene ancora il nome di Via a Porta Mosa; ed era, su
-quell'antico campo, o spiazzo, vi è il tiro a segno.
-
-[97] Ad Ovest-Ovest-Nord di Parma a valle dell'Emilia, 18 chilometri
-distante da Parma. Ha un magnifico castello, in cui si reca a
-villeggiare la famiglia de' Conti Sanvitali, a cui appartiene.
-
-[98] _Partì da Lione per la Francia_. Vuol dire pel regno di Francia
-quale aia allora politicamente costituito, di cui Lione non faceva
-parte, ed era uno stato a sè, retto dagli Arcivescovi pro tempore di
-Lione stessa.
-
-[99] Salimbene chiama Planum Carpi il paese nativo dell'illustre
-viaggiatore fra Giovanni. Nell'Umbria in seguito lo dissero Pian di
-Carpine. Ora è valle di Magione; e Magione siede presso il Trasimeno
-sulla ferrovia a 21 chilometri da Perugia, alla cui Provincia e
-circondario appartiene.
-
-[100] Figlio e successore del famoso Gengis-Kan.
-
-[101] Questa torre, detta egregia in una cronaca Ravennate, sorgerà in
-quell'area che si stende dalla strada del Corso a porta Alberoni, e,
-restaurata da Federico II nel 1240, fu atterrata secondo il Riccobaldi,
-nel 1295.
-
-[102] Detta in cielo d'oro perchè il soffitto era ornato di stucchi
-dorati.
-
-[103] A quattro chilometri circa da Ravenna C. G. Cesare cavò a mani un
-porto per stanza di una flotta romana, e sul lido di fronte costruì un
-_castrum stativum_ un accampamento stabile per alloggio di una legione
-in servizio della flotta. Trasportato il centro dell'Impero romano a
-Costantinopoli, fu ritirata flotta e la legione; restò l'accampamento,
-che era già fornito di non pochi edifizii, e il popolo di Ravenna lo
-invase, e mutò in una città, che sorse non inferiore a Ravenna, e, da
-_classis_ flotta, prese il nome di Chiassi. Distrutta poi, rimase il
-nome stesso al luogo e al circondario dove era stata.
-
-[104] Al Nord-Nord-Ovest di Parma sulla destra del Po; però ve ne ha
-un'altra di rimpetto a questa sulla sinistra.
-
-[105] Città e Cantone della Svizzera tedesca: La celebre Abbazia fu
-fondata nel 700.
-
-[106] Montecassino, a' cui piedi è S. Germano, che, sulla ferrovia Roma
-Napoli, dista da questa città 111 chilometri. La magnifica Abbazia, che
-è sull'altura, fu fondata nel 529.
-
-[107] Il Yonne.
-
-[108] Beaune: Bella città del dipartimento Costa d'Oro, posta in
-fertilissima pianura, e ricca di celebri vigne.
-
-[109] Vezellay; pochi chilometri distante da Auxerre.
-
-[110] Jeres dista ora quattro chilometri dal mare di fronte alle isole
-omonime.
-
-[111] Digne: Capoluogo del dipartimento Basse Alpi, sul Bleone
-influente della Duranza.
-
-[112] Bariols: Nel dipartimento del Varo, sulla Duranza, ad Ovest di
-Draguignan, che n'è il capoluogo.
-
-[113] L'Abbate Gioachimo sativo di Celico, villaggio vicino e ad Est di
-Cosenza, fece professione monastica nel monastero di Coraci, villaggio
-vicino e al Sud di Cosenza. Era nato nel 1111. Comandato da Clemente
-III di continuare i commentarii sulla sacra scrittura, si ritirò col
-suo discepolo Rainiero in un luogo solitario detto Flora, sulla vetta
-d'un monte presso Cosenza, ove eresse un oratorio e qualche cella. Ivi
-si moltiplicò il numero de' suoi discepoli, e fondò un nuovo monastero,
-e una congregazione con Regola più austera di quella dei Cisterciensi,
-a cui egli apparteneva, e la chiamò Congregazione di Flora o Florense,
-e ne fu proclamato Abbate.
-
-[114] Vienna: Città sul Rodano, dipartimento dell'Isero.
-
-[115] _Sebbene di piccola statura_: Vedine la ragione nei seguenti
-versi.
-
-[116] Marisco: Paese della diocesi di Bath in Inghilterra, sul canale
-di Bristol, Ovest di Londra. Bath è antica e cospicua città romana.
-
-[117] Lincoln: Città che possiede molti monumenti Sassoni e Normanni,
-posta su ripido colle a pieno Nord di Londra verso il mare del Nord, a
-53 circa di latitudine.
-
-[118] Tarascon: è sulla sinistra del basso Rodano, a circa 15
-chilometri Nord di Arles.
-
-[119] Beaucaire: sulla destra del basso Rodano unita con ponte a
-Tarascon.
-
-[120] Antica città distrutta, che era alla foce della Magra, che si
-versa in mare subito fuori del golfo di Spezia all'Est.
-
-[121] Provins. Alla destra della Senna Sud-Est e non lontano di Parigi.
-
-[122] A 22 chilometri Ovest di Parma sull'Emilia.
-
-[123] Sull'Yonne alla sinistra della Senna, sud di Parigi.
-
-[124] Al confluente del Yonne e del Vannes Sud-Est di Parigi.
-
-[125] Ieres: Paese sulla sponda del Mediterraneo di fronte alle Isole
-omonime, dipartimento del Varo.
-
-[126] Merlino, secondo le cronache antiche, è il frutto misterioso
-di un incubo d'una religiosa, figlia d'un re di Scozia, nei monti
-della Caledonia. Sebbene la sua origine sia favolosa, pure non si può
-dubitare della sua esistenza, e pare si debba fissare al quarto secolo,
-e forse toccò anche il quinto. D'alto ingegno, di lunghe meditazioni,
-ricco di cognizioni, versatissimo nelle matematiche e nelle scienze
-naturali, era uomo di molto superiore al suo tempo; e quindi nessuna
-meraviglia che la leggenda tessutane in que' secoli d'ignoranza
-attribuisse ad ispirazione del cielo, ed a spirito di profezia, quanto
-era in lui effetto della scienza e della previdenza calcolata dall'uomo
-che medita. Ebbe la fiducia dei principi, che mi giovarono della sua
-prudenza e sagacia nelle loro imprese. Tra gli storici chi ne parla
-come d'un santo, e d'un profeta; chi come d'un mago e d'un incantatore.
-E, divenuto l'uomo leggendario nel secolo quinto, lo rimase sino alla
-fine del medio evo. Fu soggetto di molte tradizioni popolari nel ciclo
-del re Arturo e dei cavalieri della _Tavola Rotonda_.
-
-[127] La cattedrale di Ravenna è detta Chiesa Orsiana, perchè S. Orso
-nel IV secolo la fondò, o almeno la fece restaurare ed ampliare.
-
-[128] Polenta: Castello sui colli sud-ovest di Cesena.
-
-[129] Erano a Firenze due vie, l'una nominata di Garbo dalla illustre
-famiglia omonima, l'altra di S. Martino, nelle quali avevano sede
-fabbriche di panni. In via di Garbo si confezionavano panni fini,
-nell'altra grossolani. Onde ebbe origine l'uso di chiamare panno di
-garbo il panno fino, e panno di S. Martino il grossolano. Dalle cose la
-frase passò alle persone, e si chiamarono di garbo le persone gentili e
-di fina educazione.
-
-[130] Seguendo la dottrina de' ternari, i Gioachimiti in tre ordini o
-stati dividevano gli uomini, i tempi, la sapienza, la vita. Abbracciava
-il primo tre stati, o tre ordini d'uomini: cioè quello dei coniugati,
-che aveva avuto luogo sotto il regno del Padre eterno, e sotto l'Antico
-Testamento; quello dei chierici, sotto il regno del figliuolo, e sotto
-la legge di grazia; e quello dei monaci, che perdurar doveva nel tempo
-della maggior grazia per via dello Spirito Santo. Il secondo ternario
-era quello della sapienza: cioè il Vecchio Testamento dato dal Padre;
-il Nuovo che è opera del figliuolo; e l'Evangelio eterno, che doveva
-venire dallo Spirito Santo. Il ternario de' tempi costituiva i tre
-regni summentovati: del Padre, o lo spirito della legge mosaica; del
-Figlio, o lo spirito di grazia; dello Spirito Santo, ossia la somma
-grazia, o la rivelazione della verità. Sotto il primo erano vissuti gli
-uomini secondo la carne; sotto il secondo tra la carne e lo spirito;
-sotto il terzo, sino al finire del mondo, vissuto avrebbero secondo lo
-Spirito puro. Nella quale ultima epoca dovevano, secondo loro, cessare
-i sacramenti, le figure, e quanti vi aveva simboli o segni sensibili, e
-mostrarsi nuda la verità.
-
-[131] Villaggio sull'Emilia ad oriente di Parma e distante dalla città
-poco più d'un chilometro.
-
-[132] Greccio è sulla sinistra del Velino al di sotto di Rieti circa 12
-chilometri.
-
-[133] Montefeltro, ora Sasso Feltrio, tra il Conca ed il Marecchia a
-Sud e vicinissimo alla Repubblica di S. Marino, è un piccolo tratto
-di paese che diede nome ad un'illustre famiglia principesca, che ebbe
-signoria in Urbino, Pesaro, Sinigallia, Gubbio ed altre Terre vicine.
-
-[134] A pieno sud di Faenza, tra' colli.
-
-[135] Circa 20 chilometri da Siena ad Ovest e a pochissima distanza
-della ferrovia Siena-Empoli.
-
-[136] Dista 9 miglia sud-Est da Velletri. Cori è antica città dei
-Volsci, ha mura ciclopiche e avanzi considerevoli di templi antichi.
-
-[137] Pertuis: Sulla destra della Duranza, pieno Nord di Marsiglia.
-
-[138] Montesarchio: Paese al Sud-Ovest e non lunge di Benevento.
-
-[139] Paese al Sud del lago omonimo e a Ovest-Nord di Brescia.
-
-[140] Bibbianello, ed ora per accorciamento Bianello, dista 11 miglia
-al Sud-Ovest di Reggio, sui colli. Non lunge da Bibbianello più d'un
-tiro di balestra e tutti in amenissima postura erano anche altri tre
-castelli, detti Montevecchio (poi Montevetro, Montevedro); Monteluncilo
-(poi Monte Lucio, Monteluzo); Montegiovanni (poi Montezano):
-Appartenevano tutti alla Contessa Matilde di Canossa. Ora restano
-pochi ruderi di tre; ma Bianello sorge ancora magnifica villeggiatura
-e proprietà del Professore Cavaliere Luigi Caggiati, che con molto
-spendio lo ha sottratto a ruina, e con molto buon gusto l'ha fornito di
-un ricco mobilio di stile antico.
-
-[141] A Sud-Ovest di Reggio; e da Reggio dista cinque miglia.
-
-[142] A venti chilometri Sud-Sud-Est da Parma sulla sinistra dell'Enza.
-
-[143] Tre castelli nel territorio reggiano portavano questo nome:
-uno, verso Bismantova; un altro, sul confine del mantovano; finalmente
-quello che è quì nominato, a tre miglia Sud di Reggio.
-
-[144] Due cavi si conoscono col nome di Scalopia: uno nel territorio
-di Brescello con direzione verso Guastalla; l'altro nel territorio di
-Reggio, che solca le ville di Cadelbosco, dell'Argine e il distretto
-di Castelnuovo di sotto fin presso Gualtieri, al Nord di Reggio con
-direzione al Pò. Questo si chiama la Parmesana, e di questo Cavo pare
-si debba intendere parlato dal Salimbene.
-
-[145] Alla foce del ramo orientale del Nilo.
-
-[146] Embrun: Sulla Duranza, Dipartimento Alte Alpi, Nord-Est di Gap.
-
-[147] Espressione enfatica di Giobbe usata da questo Vescovo per
-indicare che piuttosto che fare il Vescovo avrebbe sopportato ogni
-sorta di fatiche e di dolori sin anche la morte.
-
-[148] Pochi chilometri a monte dell'Emilia tra Cesena e Forlimpopoli.
-
-[149] A pieno Nord e a circa 10 chilometri da Correggio.
-
-[150] A sud-ovest di Reggio sopra l'Emilia a piè dell'Apennino.
-
-[151] Poco distante da Reggio verso Modena.
-
-[152] A 20 chilometri circa da Reggio a Nord, Nord-Est.
-
-[153] Sei chilometri distante da Reggio alla sinistra del torrente
-Crostolo.
-
-[154] A Nord Nord-Est di Reggio stanno Novi, Rolo e S. Stefano, il
-quale pare fosse alla destra della Secchia nelle vicinanze della
-Mirandola.
-
-[155] Dista 17 miglia al Sud di Padova a piedi de' colli Euganei.
-
-[156] Questo palazzo fu poi riedificato dalla famiglia, e nel 1500, o
-poco dopo, fu comperato e atterrato per innalzare su tutta, o su parte
-dell'area, il bel tempio detto della Steccata.
-
-[157] Di quella città nulla più resta che qualche rudere, e un tratto
-di cortina del castello imperiale, a cui è addossata una cascina della
-famiglia Romano.
-
-[158] Cassio è sul fianco settentrionale dell'Apennino a mezzo circa
-della strada postale, che da Parma mette a Pontremoli.
-
-[159] Molte e varie cose, tra vera e false, intorno a questa Costanza,
-tramandarono ai posteri i Cronisti a lei contemporanei, a seconda
-delle passioni di partito, ond'erano mossi. Tra l'altro fu scritto
-dal Cranzio, dal Villani e da altri, che quando l'Imperatrice Costanza
-era grossa di Federico II in Sicilia e in Puglia s'avea sospetto che
-per la sua grande età la potesse realmente essere; per la qual cosa
-quando venne a partorire, fece tendere un padiglione in su la piazza di
-Palermo, e mandò bando che, qual donna volesse, v'andasse a vederla, e
-molte v'andarono e videro, e quindi cessò il sospetto. Ma tutto questo
-è favola, e se non d'altronde, si desume dal fatto che Federico II è
-nato a Iesi. Salimbene dice che a trent'anni d'età i fratelli cercarono
-di collocarla a marito. Giovanni Villani e più altri narrano che si
-maritasse a cinquant'anni ed oltre. Ma gli uni e gli altri possono
-accordarsi; poichè può essere vero il racconto del Salimbene che a
-trent'anni la volessero maritare, ma che poi, non avendole allora
-trovato un partito conveniente, e pur volendola allontanare dalla
-Corte, per aver pace in famiglia, la collocassero in un convento,
-da cui uscisse quando si maritò a circa cinquant'anni d'età, e si
-effettuasse il matrimonio nell'età appunto, a cui lo riportano gli
-altri Cronisti. Di fatto tutti convengono nel raccontare che ha passato
-una parte de' suoi anni in un monastero di Palermo.
-
-[160] Questo tale, come si può ragionevolmente arguire da quel
-che segue, pare dovesse essere uno de' cagnotti di Alberigo, il
-quale sensibile ai dolori di tanto strazio, credette di potere col
-suo stratagemma far decampare Alberico da quell'ordine brutale,
-inducendogli nella mente il pensiero che fra quelle donne ve ne
-potessero essere alcune, che non avessero coi condannati quelle
-attinenze di parentela, che comunemente si credeva, e per cui se ne
-voleva dilaniare il cuore.
-
-[161] Il Sile è piccolo fiume che passa vicino a Treviso e si getta
-nell'Adriatico.
-
-[162] È alle scaturigini del torrente Senio nell'alto Apennino, pieno
-Sud di Imola. Conserva tuttora l'antico castello.
-
-[163] Due chiese sull'attuale Strada S. Francesco; la prima, soppressa
-da tempo, mostra tuttora un suo fianco in via detta Guasti di Santa
-Cecilia; la seconda, che era sin'ora conosciuta col nome di chiesa
-dei Cappuccini, perchè chiesa del loro convento, resta soppressa
-quest'anno, per conseguenza della legge sulle Corporazioni religiose.
-
-[164] Animale del genere dello scoiattolo. Pare che del vaio siasi
-perduta la specie.
-
-[165] Canoli: A Nord-Est di Reggio, da cui dista circa 15 chilometri.
-
-[166] Rosa, o Rosola, castello alla destra del Panaro al Sud di Modena,
-d'onde dista circa trenta chilometri.
-
-[167] Circa 25 chilometri a Sud di Borgo S. Donnino presso le
-scaturigini dello Stirone.
-
-[168] A Sud-Sud-Ovest di sopra l'Emilia.
-
-[169] A pieno Ovest di Pavia, su di un crocicchio Lomello Pavia,
-Lomello Mortara, Lomello Valenza, Lomello Tortona.
-
-[170] Nessuna delle ricerche storiche fatte, ha condotto a dare piena
-luce al presente periodo, la cui traduzione letterale sta scritta
-in corsivo. Forse a togliere l'apparente contraddizione gioverebbe
-supporre che quel Marchese Guglielmo di Monferrato sia un cadetto
-della famiglia de' Marchesi di Monferrato, signore di alcuni castelli,
-e l'altro, che è semplicemente indicato col titolo di Marchese di
-Monferrato, sia il capo della famiglia, il vero signore della Marca, o
-del Marchesato di questo nome; e supporre eziandio che il Pallavicino
-contro il capo della famiglia dei Marchesi di Monferrato armasse il
-cadetto Guglielmo, il quale poi mancasse alla fede data al Pallavicino.
-E in tal caso la traduzione dovrebbe dire non _il Marchese Guglielmo di
-Monferrato; ma Guglielmo de' Marchesi di Monferrato_.
-
-[171] A 22 chilometri da Piacenza sulla Ferrovia Piacenza-Parma.
-
-[172] Landasio era alle scaturigini della Mozzola, che è un influente
-di sinistra del Taro nell'alto Apennino. Ora è scomparso il castello e
-anche il nome. Se non che i pastori di quelle vette chiamano ancora con
-tal nome un greppo roccioso, a cui d'opera d'uomo non resta altro segno
-che una cisterna.
-
-[173] Ghisalecchio sull'alta Mozzola alla sinistra. Ne resta il nome ad
-una Villa, nella quale è una località detta anche oggi il Castello.
-
-[174] Circa 20 chilometri a monte dell'Emilia sulla sponda sinistra del
-Ceno, che è un influente di sinistra del Taro.
-
-[175] Circa 12 chilometri a monte dell'Emilia sulla sinistra del Taro.
-
-[176] Miano e Costamezzana sono nei pressi di Medesano.
-
-[177] Sull'Oglio e sulla via Lodi-Crema-Brescia.
-
-[178] A 13 miglia Est di Ferrara alla sinistra del Po di Volano, ove
-era un antichissimo e ricchissimo monastero, detto di S. Maria di
-Comacchio.
-
-[179] Sulla sinistra del Po di Trimaro a Nord-Ovest di Ravenna.
-
-[180] Resta incerto se frate Aldobrando sia di quel Foiano che è nel
-distretto di Campobasso nel Napoletano: o dell'altro che è in Val di
-Chiana ad Ovest Ovest-Nord del Lago di Perugia.
-
-[181] Di pochi chilometri sotto l'Emilia Ovest di Modena.
-
-[182] Di pochissimo sopra l'Emilia Ovest di Modena.
-
-[183] Sulla destra del Panaro un trenta chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[184] Sull'alto Appennino a sud di Modena tra le scaturigini del Leo e
-la Scoltenna o Panaro.
-
-[185] Villa posta sulla destra dell'Enza a tre chilometri circa al
-disotto dell'Emilia.
-
-[186] Per ispiegare l'asserto di Salimbene e di Matolino, e le
-conseguenze a cui arriva l'uno e l'altro, è necessario ammettere
-che nella casa di Marco di Michele vi fossero donne di facili
-condiscendenze.
-
-[187] Sulla destra del Po di Primaro a Nord-Ovest di Ravenna.
-
-[188] Sulla sinistra del Po di Primaro.
-
-[189] Sulla Duranza del Delfinato.
-
-[190] Dovara o Dovera è un cospicuo villaggio tra Lodi e Crema.
-
-[191] Sulla penisola che tra Lonato e Peschiera si stende nel lago di
-Garda.
-
-[192] Sulla sinistra del fiume Ronco, otto miglia al sud di Forlì, tra
-monti.
-
-[193] Sulla Strada che dal mare corre rasente la destra del Pescara per
-andare ad Aquila.
-
-[194] Circa 12 chilometri Nord-Est di Napoli sulla strada che va a
-Caserta.
-
-[195] A pochi chilometri dall'adriatico sulla via che da Vasto conduce
-a Campobasso.
-
-[196] A ottanta chilometri da Napoli sulla ferrovia del mediterraneo.
-
-[197] Federico II distrusse Fasanella per vendicarsi dei conti omonimi,
-e gli abitanti si ricoverarono a S. Angelo su un monte vicino che prese
-nome di Sant'Angelo a Fasanella a 32 miglia Nord Nord-Est di Salerno.
-
-[198] Sessa presso a Teano sulla Ferrovia Roma-Napoli a 67 chilometri
-da Napoli.
-
-[199] Per quante indagini, e lunghe, io abbia fatte, non ho potuto aver
-notizia di un personaggio storico di questo nome; il quale, dice il
-Prof. Luigi Pizzi, se vogliasi spiegare da una etimologia ebraica od
-araba, significherebbe ombra di morte, o morte di morte; significazioni
-non disadatte ad indicare i segni del vicino finimondo, a seconda delle
-opinioni prevalenti in que' tempi. Tale qualificazione e denominazione,
-potrebbe anch'essere che Giovachino se la fosse coniata di suo per
-indicare qualche personaggio, cui la prudenza consigliasse di non
-indicare col nome proprio.
-
-[200] Sulla sinistra della Secchia a monte dell'Emilia, e più su circa
-20 chilometri.
-
-[201] Di pochissimo al di sotto dell'Emilia a Nord di Castel S. Pietro
-che è sulla ferrovia Bologna Ancona.
-
-[202] Alla destra e a poca distanza dall'Enza due chilom. a valle
-dell'Emilia.
-
-[203] Alla sinistra del Mella, Sud di Brescia.
-
-[204] Il capo di tutti i Minoriti sparsi nel mondo era il Ministro
-Generale, o semplicemente il Generale. Ma l'amministrazione era
-divisa per provincia, e il capo di ciascuna Provincia era il Ministro
-Provinciale, o semplicemente Provinciale. Il capo poi di ciascun
-convento della Provincia si chiamava Guardiano. Ora ogni Provincia
-ambiva ed aveva interesse morale e materiale di avere qualche frate,
-che per ingegno e per dottrina le desse lustro; e perciò quando vi era
-un giovane che offrisse speranza di riescire eminente per lettere o
-per iscienza, lo mandavano alla celeberrima Università di Parigi per
-gli studi di perfezionamento. Per la Provincia della Sicilia fu dunque
-inviato frate Gerardino di Borgo S. Donnino.
-
-[205] Sulla sinistra del Taro a due chilometri Nord della stazione di
-Castel Guelfo.
-
-[206] Sulla Secchia circa 20 chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[207] Intendi i Fiorentini ed i Lucchesi di parte Guelfa furono
-fieramente battuti dai Sanesi e da fuorusciti Fiorentini di parte
-Ghibellina. Ed i Guelfi furono traditi da Farinata degli Uberti e da
-Gherardo Ciccia dei Lamberti, Ghibellini; i quali col mezzo di due
-frati Minori proposero ai Rettori Guelfi di Firenze la consegna di una
-porta della città di Siena nelle loro mani, purchè mandassero un regalo
-di 10,000 fiorini d'oro, e andassero con un forte esercito a prenderne
-possesso. I Rettori di Firenze morsero all'amo dell'inganno; raccolsero
-i denari e l'esercito, ma la porta promessa non fu consegnata, anzi
-furono rovinosamente sbaragliati a Montaperti sull'Arbia; e Firenze
-ritornò a signoria Ghibellina. La strage fu grande, e la si può
-misurare, quantunque vi sia palese esagerazione, da ciò, che gli Annali
-di Pisa fanno ascendere a 10,000 i morti, e a 20,000 i prigionieri
-di guerra; e il Cronista Saba Malaspina dice di 15,000 prigionieri;
-Roncioni nello sue Storie Pisane nota 12,000 tra morti e prigionieri;
-fra Leonardo Aretino dà 30,000 morti, 4,000 prigioni; Bartolomeo
-Spina 10,000 morti, e 20,000 prigionieri. La battaglia fu combattuta
-il 4 settembre 1260 secondo Giovanni Villani; il 4 settembre 1261,
-secondo Rainieri Sardo nella sua Cronaca Pisana, inserta nell'Archivio
-storico, pag. 88 del Tomo 6º, parte 2ª, dispensa 1; Salimbene la
-assegna al 1259; ed è più attendibile che gli altri, poichè Salimbene
-era contemporaneo e già scrittore di cronache; gli altri sono tutti
-scrittori posteriori al tempo in cui il fatto avvenne.
-
-[208] Venti chilometri a Sud Ovest di Modena sui colli.
-
-[209] A sette miglia Sud da Modena sul Tiepido, e restano ancora avanzi
-del castello.
-
-[210] A dieci miglia Nord-Est di Reggio.
-
-[211] Sull'Oglio e sulla strada da Bergamo a Brescia.
-
-[212] Sulla sinistra dell'Oglio poco distante alla punta Sud del lago
-di Iseo.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano
-vol. I (of 2), by Salimbene de Adam
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 ***
-
-***** This file should be named 61304-0.txt or 61304-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61304/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
diff --git a/old/61304-0.zip b/old/61304-0.zip
deleted file mode 100644
index 0fb7533..0000000
--- a/old/61304-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/61304-h.zip b/old/61304-h.zip
deleted file mode 100644
index 58ffd33..0000000
--- a/old/61304-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/61304-h/61304-h.htm b/old/61304-h/61304-h.htm
deleted file mode 100644
index f883736..0000000
--- a/old/61304-h/61304-h.htm
+++ /dev/null
@@ -1,15339 +0,0 @@
-<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
-"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
-
-<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
-<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
- <title>
- Cronaca di Fra Salimbene parmigiano, vol. I, di Salimbene de Adam
- </title>
- <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
- <style type="text/css">
-body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
-
-p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
-.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;}
-p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;}
-.center {text-align: center; text-indent: 0;}
-.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
-
-div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
-div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
-div.titlepage p {text-align: inherit;}
-div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
-div.verso p {text-align: inherit;}
-div.dedica {page-break-before: always; text-align: center; padding-top: 3em; padding-bottom: 3em;}
-div.dedica p {text-align: inherit; line-height: 1.75em;}
-div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
-
-h1,h2 {text-align: center; font-style: normal;
-font-weight: normal; line-height: 1.5;}
-h1 {font-size: 150%;}
-h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
-h2.anni {font-size: 120%; margin-top: 2em; margin-bottom: 1em;}
-
-span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;}
-
-hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
-hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
-hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
-@media handheld {
-hr.silver {display: none;}
-}
-
-a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;}
-div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;}
-.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;}
-div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;}
-div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;}
-div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;}
-
-.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
-
-.pad4 {margin-top: 4em;}
-.pad2 {margin-top: 2em;}
-.pad1 {margin-top: 1em;}
-
-.x-small {font-size: 70%;}
-.small {font-size: 85%;}
-.large {font-size: 115%;}
-.x-large {font-size: 130%;}
-.main-t {font-size: 200%;}
-.smcap {font-variant: small-caps;}
-
-table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
-.errata {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 95%;}
-.errata td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
-.errata td.num {text-align: right; vertical-align: top; white-space: nowrap; padding-right: 1em;}
-
-.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
- margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
-.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
-.tnote p {padding: 0 1em;}
-.covernote {visibility: hidden; display: none;}
-@media handheld {
- .covernote {visibility: visible; display: block;}
-}
-
-.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1.5em 10%;}
-.stanza {margin: 1em auto;}
-.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
-.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;}
-.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;}
-.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;}
-.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;}
-.poem p.i10 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 6em;}
-.dotted {letter-spacing: .2em;}
-
- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
-(of 2), by Salimbene de Adam
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I (of 2)
-
-Author: Salimbene de Adam
-
-Translator: Carlo Cantarelli
-
-Release Date: February 2, 2020 [EBook #61304]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-CRONACA<br />
-DI<br />
-FRA SALIMBENE
-<span class="smaller">VOLUME I</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-CRONACA<br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="small">FRA SALIMBENE PARMIGIANO</span>
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-DELL'ORDINE DEI MINORI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VOLGARIZZATA DA<br />
-<span class="large">CARLO CANTARELLI</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857<br />
-CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO<br />
-INDICE PER MATERIE
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="x-large">PARMA</span><br />
-LUIGI BATTEI EDITORE<br />
-<span class="large">1882</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Parma, Tip. Adorni Michele.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="dedica">
-<p>
-AL<br />
-NOBILLIMO
-</p>
-
-<p class="x-large">
-MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE
-</p>
-
-<p>
-DI PARMA<br />
-CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO<br />
-AI FIGLI ED AI NEPOTI<br />
-VEGLIA CUSTODE E VINDICE<br />
-DELLE GLORIE DEGLI AVI<br />
-QUESTO VOLGARIZZAMENTO
-</p>
-
-<p class="x-large">
-DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE
-</p>
-
-<p>
-NARRATORE PRIMO E STUPENDO<br />
-DELLE VALOROSE GESTA<br />
-ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO<br />
-FRANCARONO L'ITALIA<br />
-DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO<br />
-CARLO CANTARELLI<br />
-A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA<br />
-DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-</p>
-
-<h2 id="discorso">DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA</h2>
-
-<p class="title">
-DISCORSO<br />
-DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO<br />
-DI PARMA<br /><br />
-<span class="small">PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE</span>
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del
-retaggio di S. Tommaso, di S. Bonaventura e di
-altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero,
-era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra
-noi, sì che ognuno, il quale si avesse da natura
-sortito fervido lume di mente, era vago di rovistare
-nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare
-a' futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti
-suoi proprii, a tale che tu, leggendo le scritture di
-que' dì, ne diresti gli autori presi da una smania,
-da una febbre di apprendere e d'insegnare. Fra
-questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate,
-di cui pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa
-conoscenza venuto. Nato egli in Parma, surto appena
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-il quinto lustro di quel secolo, da padre che
-fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto
-ad alto cuore e ribollente animo; basti a darne un
-sentore la vigoria con cui, giovinetto ancora, tenne
-fermo contro l'opposizione, che ben può dirsi, più
-che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione
-sua di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato,
-il narra ei medesimo, nel suo decimoquinto
-anno vestì, per intercessione di Fra Gherardo Boccabadati,
-l'abito religioso in Fano all'insaputa di
-Guido padre suo; venutone questi a conoscenza,
-dolente che la famiglia sua, detta <i>di Adamo</i>, perdesse
-così ogni speranza di perpetuazione, giacchè l'altro,
-maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già
-reso frate, corse all'Imperatore, ed implorò ed
-ottenne ch'ei s'interponesse presso frate Elia Generale
-dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia
-rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di
-ritornare al secolo. Volò Guido a Salimbene, lo pregò,
-scongiurollo, fecegli ampie promesse; invano; vinto
-dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse;
-il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio,
-e stette saldo. Partì il meschino genitore; e Salimbene
-poi nelle sacre ed umane lettere, nella gentile
-arte del canto andò liberamente educando e
-mente ed animo, onde poi salito in alta stima ebbe
-agio d'intrattenersi con assaissimi de' personaggi
-più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-sino a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo.
-Giovanil talento indotto avealo a vagheggiar le
-dottrine di Gioachino; e veramente quella sua
-fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni,
-parea creata a simili speculazioni; ma più robusto
-fatto il pensiero, abbandonolle, e ne rise: amante
-del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente
-poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi
-in copia, ora perduti. Non pochi paesi viaggiò,
-notando tutto quel che lesse, vide, udì, e a tutto
-aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo
-appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla
-fine del 1221 sin oltre il 1287, e fors'anche fin
-dopo il 1290: però da questo solo ben potrebbe ognun
-farsi una sufficiente idea della importanza della
-presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate
-pressochè tutte le impressioni in que' varii
-modi ricevute ne' suoi più belli anni. Di questa mio
-primo pensiero era stato di porre qui una specie di
-rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne
-distolsero: l'una, la qualità del suo latino, che (sebben
-barbaro, ma pur di elegante barbarie) tanto
-fluidamente scorre da rendersi di facilissima intelligenza
-anche a men pratici della favella del Lazio,
-sì che da quest'ultimo lato ben può paragonarsi
-al divin libro di quel Tommaso da Kempis, che per
-ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo
-di nostra favella; l'altra, la persuasione che male
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-avrei potuto rendere l'evidenza del suo dire, la quale
-dalla mia insufficienza attenuata, n'avrebbe avuti
-dilavati quei vivi colori con che ne pinge i più
-importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti
-de' suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella
-sua favella risorgere d'innanzi a te animo e persona.
-</p>
-
-<p>
-Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità
-gli altri più eminenti pregi del suo lavoro, e
-ciò solo m'induco a fare per eccitar desiderio di
-leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza
-sua, e credesse doversi questa Cronaca
-mettere a paro delle tante fredde e noiose pei più,
-le quali furon opera di volgari intelletti. Della
-efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini
-ho detto testè; ma ciò che in questo pure è più
-maraviglioso aggiungo ora: nella dipintura de' primi
-in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che,
-mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla
-il loro racconto, esso al contrario, oltre al calor
-generale che intero avviva il suo lavoro, ti balza
-fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là
-dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le
-irruzioni de' barbari in Italia, giunto all'ultima,
-ripiglia: <i>utinam ultima!</i> Quanto a' ritratti poi è
-impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo,
-senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte
-ond'era dilacerata questa misera nostra terra: frate,
-s'ei ti ragiona del secondo Federico di Svevia, il
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse
-dei contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare
-le doti grandiose: frate, applaude alla virtù del
-guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e vizi e colpe,
-inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione
-si presenta quasi una scena del supremo giudizio.
-Guai a colui che merita biasimo, e sia pur
-anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera
-della fazione.
-</p>
-
-<p>
-Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto
-notizie italiane; da' suoi confrati, che avean visitate
-altre terre, avidamente suggeva le novelle, e
-notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie
-d'Oriente; ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia,
-ove fu ben affetto, tiene ricordi minuti in modo da
-porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti e le costumanze
-de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive
-la partenza dalla piaggia natale di Lodovico
-volto al riscatto del gran Sepolcro, in maniera talmente
-esatta, che inutilmente cerchi l'eguale negli
-annalisti contemporanei di quella nazione.
-</p>
-
-<p>
-Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa,
-nelle varie età, troverà qui ampia
-messe; la dottrina delle vaghe speculazioni profetiche,
-tanto fervente a que' giorni, occupa qui appunto
-un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà
-chi vada in traccia di ricordi letterarii; e talora
-avrà cagione di fare a sè stesso strani quesiti, come
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-quando legga il brano ove Salimbene racconta
-di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca
-versi non pochi, e cui si contendono parecchi paesi.
-Egli il dichiara vivente del 1238 circa: come potrassi
-por questa data in armonia colla attribuzione
-che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che
-rivelansi di per sè nate ai dì del Barbarossa? e
-come poi ciò stesso colla novella del Boccaccio (ripetitor
-gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti
-perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa
-conoscere come Primasso appunto capitasse a Cluny
-al tempo che il famoso monastero era retto da un
-abate largo e splendido? questo abate altri non poteva
-essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la
-cluniacense famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258;
-e ciò darebbe la causa vinta al mio Salimbene; ma
-dopo quello che intorno a Primasso ha detto l'illustre
-Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener
-le ragioni del mio compaesano con sì minime
-forze e sì lieve addentellato?
-</p>
-
-<p>
-Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto
-la manifestazione del desiderio, che ho vivissimo, che
-questo mio povero ed inculto dire metta pungente
-brama in chi lesse di tutto ponderare il volume,
-perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano
-riuscire lo studio principalmente alla tutt'ora
-desiderata storia generale d'Italia.
-</p>
-
-<p class="indr">
-A. BERTANI
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="avvertimento">AVVERTIMENTO</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta
-in divisamento di publicare una continuazione agli</i>
-Scriptores Rerum Italicarum <i>si volse al celebre Monsignor
-Gaetano Marini per ottenere suggerimenti non
-solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici
-chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte
-di simile nuova collezione. Aderì di buon grado il Marini,
-e senza più diedesi a far trascrivere dall'Abate
-Amati, siccome importantissima, la Cronaca che noi
-ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa
-consegnò all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che
-gran parte d'Europa posero a soqquadro alla fine del
-passato ed al principio del presente secolo, impedirono
-a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno:
-venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca
-venduta a pubblica auzione, e con questa la copia della
-Cronaca Salimbeniana e di altre. Buon per noi che
-l'acquirente di tale copia fosse un personaggio dedito
-all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore
-Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria,
-il quale, saputo come il mio ottimo ed amatissimo zio
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-Commendatore Pezzana nutrisse gran desiderio di averne
-pur copia per collocarla, siccome patrio monumento,
-nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela
-concedette.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>E questa ultima è quella che ha servito, insieme con
-alcuni estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione,
-curata per la massima parte, essendo io da
-troppe altre occupazioni distratto, dal valentissimo mio
-buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio
-Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì
-publico segno di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò
-dichiarare do sicurezza a' lettori della fedeltà scrupolosa
-della edizion medesima, m'è pur d'uopo avvertirli del
-come io sia dolente del doverla presentare con non
-poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo
-egli da' principii degli storiografi de' tempi suoi,
-reputò inutili, e però da non trascriversi, cose che oggi
-terrebbersi in gran pregio a seconda dei meglio vantaggiati
-metodi dello studiare le fonti storiche. Tali sarebbero,
-fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli,
-de' quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli,
-a suscitare i nostri e desiderii e lamenti, parecchie
-canzoni popolari e satire, ed altro: il che tutto
-avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei
-tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò
-nulla meno, la Dio mercè, tanto ne rimane da renderla
-uno stupendo monumento.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">A. Bertani</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-</p>
-
-<h2 id="lettori"><span class="smcap">Ai Lettori</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="smcap">La Cronaca di Fra Salimbene</span>, monumento
-storico tanto celebrato, quanto lettura per secoli
-invano desiderata, perchè sepolto prima nelle librerie
-dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano,
-ove si otteneva il permesso di leggerlo, ma non
-di copiarlo, fu finalmente pubblicato in Parma nel
-1857, prima, e, finora, unica edizione di non molti
-esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione
-bastò al vivo desiderio di pochi eruditi, che
-intendono il latino medioevale del testo Salimbeniano,
-era ben lungi dal contentare que' molti, che
-pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità
-colla lingua latina scritta nei tempi di
-mezzo, e tutti quegli altri, cui pungeva la nobil
-brama di conoscere almeno i più cospicui documenti
-della storia patria, ma alla coltura anche non poca
-che possedevano, mancava la conoscenza del latino
-di qualunque fosse tempo. Ora poi che le crescenti
-generazioni trovano una larghissima messe di coltura
-generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-tecnici, militari, di marina, e nelle Scuole di tanti
-altri insegnamenti speciali, ne' cui programmi allo
-studio delle lingue classiche è sostituito lo studio
-delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta
-coltura generale è diventato per una parte più vivo
-il desiderio e il bisogno di cercare la storia patria
-nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi
-le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente
-moltiplicato il numero di quelli, a cui manca il mezzo
-d'intenderle. Io perciò ho creduto fare cosa non
-inutile traducendo questa celebratissima Cronaca,
-in cui quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone
-ai lettori non tanto come narratore veridico
-e critico giudizioso, quanto come scrittore che avviva
-sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante,
-e ti balza fuori collo slancio di un'anima
-che trascina. <i>Quanto a' ritratti poi è impareggiato</i>,
-dice l'editore parmense, Cav. Antonio Bertani Vice-bibliotecario:
-<i>imparziale, dispensa lode e biasimo
-senza macchiarsi della vergogna delle ire di parte,
-ond'era dilacerata questa nostra misera terra: Frate,
-s'ei ti ragiona del secondo Federico di Svevia, il
-compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse
-de' suoi contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare
-le doti grandiose; Frate, applaude alle virtù
-del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e vizi e colpe,
-inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione
-si presenta quasi una scena del supremo giudizio.
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-Guai a colui che merita biasimo, e sia pur anche
-l'uomo, il cui nome sta scritto sulla bandiera della
-fazione.</i> Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario,
-che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati,
-nè d'aver elaborato un'opera di critica, nè di
-illustrazione, chè, foss'anche ne avessi avuto intelletto,
-me ne sarebbero mancati assolutamente e
-tempo e mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente
-posto cura a volgarizzare e ridurre a lezione
-popolare un documento preziosissimo per la nostra
-storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento,
-s'imporrà e s'aprirà la via da sè il racconto:
-e nutro fiducia che a me non si defraudi il
-merito del buon volere.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Carlo Cantarelli</span>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cronaca">CRONACA
-<span class="smaller">DI FRA SALIMBENE DI ADAMO<br />
-PARMIGIANO<br />
-DELL'ORDINE DE' MINORI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-D'or innanzi<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> noi ci incontreremo in un linguaggio
-incolto, rude, grossolano ed esuberante, che in molte parti
-non conosce leggi di grammatica; ma che segue però la
-storia con ordine appropriato. E perciò sarà necessario
-che per opera vostra ora si assesti, si migliori, si aggiunga,
-si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca alle corrette
-leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa cronaca
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi
-ove abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente,
-<i>delle quali</i> alcune sono state introdotte da
-copisti.... che falsificano molte cose; altre poi furono
-inserite dai primi compilatori. Chi poi dopo loro fece
-qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza star
-a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse
-a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente
-fu meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque.....
-di quello che nulla facessero. Perchè almeno
-sappiamo da loro in che anno sono avvenute le cose di
-cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero intorno
-a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che
-forse non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare
-come le rivelò a Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse,
-a Metodio martire quand'era chiuso in prigione,
-e a molti altri, a cui furono predette le cose future e
-aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice
-che al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che
-può: chi porta oro, argento, pietre preziose; chi bisso,
-porpora, cocco, giacinto. Per noi sarà già gran che, se
-potremo offrire pelliccie e lana di capra. Ma l'Apostolo
-dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde tutto
-quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per
-mezzo di appropriati simboli è figura della chiesa presente
-e della futura, è velato di pelli e di cilizii. Sono le cose
-più vili quelle che servono a riparare dagli ardori del
-sole e dalla molestia delle pioggie. Simile cosa abbiamo
-fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed
-emendate.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1212">a. 1212</h2>
-
-<p>
-Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia
-col conte di Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere
-alla guerra insieme agli altri crociati, preparò quello
-stesso esercito che s'era battuto in Ispagna quando l'Imperatore
-de' Saraceni, che aveva seco cinquanta Re, fu
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-sconfitto presso Muradal<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> da tre Re di Spagna; quel
-di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati
-dai Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima
-battaglia. Nel medesimo anno 1212, entusiasmata dal
-racconto di tre ragazzi di circa dodici anni, i quali <i>dicevano</i>
-d'aver veduto in sogno.... assumer.... il segno della croce....
-dalle parti di Colonia.... una moltitudine innumerevole
-di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che pellegrinavano
-in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato
-il mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra
-Santa e Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi
-tutti. Lo stesso anno infierì una fame sì grande, specialmente
-in Puglia e nella Sicilia, che le madri facevano sin
-pasto de' loro ragazzi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1213">a. 1213</h2>
-
-<p>
-L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste,
-che cadde nella festa dei santi martiri Marcellino e Pietro
-cioè ai due di giugno, i Cremonesi, col solo aiuto di trecento
-militi Bresciani, accorsero unanimi col loro carroccio in
-soccorso dei Pavesi, molti de' quali erano stati fatti prigionieri
-dai Milanesi, presso Castelleone<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> come s'è detto
-più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona.
-Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i
-Milanesi, che col loro carroccio venivano volando come
-saette, e come folgori irrompevano. E in loro aiuto erano
-accorsi militi Piacentini, arcieri Lodigiani, Cremonesi fanti
-e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e de' Bresciani altrettanti
-o più di quelli che abbiam già detto essere andati
-a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime
-furore e clamore, con coraggio ed impeto, compatta
-come un sol uomo, urtarono, respinsero, fugarono, imprigionarono
-ed annientarono i Cremonesi e la milizia dei
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria sui
-Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per
-m.... con gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona.
-Lo stesso anno, a' 13 di Giugno, il Comune di Bologna
-promise giurando di far guerra ai Modenesi a favore e
-servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace coi
-Modenesi senza il consentimento dei Reggiani.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1214">a. 1214</h2>
-
-<p>
-L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi
-e dei Parmigiani si recarono sulla diocesi di
-Piacenza per devastare le possessioni dei Piacentini, e
-posero gli alloggiamenti presso <i>Colomba</i>,<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> che è un
-monastero dell'ordine de' Cisterciensi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1215">a. 1215</h2>
-
-<p>
-L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne
-concilio a S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed
-ordinò l'ufficio ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo,
-e tolse di quel che altri vi aveva intruso; <i>ma non</i> è
-ancora bene ordinato secondo il desiderio di alcuni, <i>nè</i>
-eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono
-molte cose superflue, che inducono più noia che divozione
-in quelli che le ascoltano come in quelli, che le recitano.
-Tale sarebbe la <i>ora prima della domenica</i>, al momento
-che i sacerdoti dovrebbero dire le loro messe, e il popolo
-le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè i sacerdoti
-sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il
-recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica
-prima di arrivare al <i>Te Deum laudamus</i>, d'estate,
-quando le pulci molestano, e le notti son brevi, e il caldo
-è intenso, e d'inverno per freddo, non fa che annoiare.
-Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio nell'ufficio
-ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo
-di grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1216">a. 1216</h2>
-
-<p>
-L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-in Luglio, ed è sepolto nella chiesa episcopale. Al suo
-tempo fiorì rigogliosa la Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero
-romano, e sopra i Re ed i Principi di tutta
-la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e
-chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto,
-scismatico, eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo,
-perchè seminò nelle città italiane tanto seme di divisione
-e di discordia, che dura tuttora; sicchè i figli, riguardo
-a' padri loro, possono ripetere il lamento profetico
-di Ezechiele 18.º: <i>I padri hanno mangiato l'agresto,
-ed i denti de' figliuoli ne sono allegati.</i> E parimente
-Geremia nell'ultimo de' treni: <i>I nostri padri hanno
-peccato, e non sono più: noi abbiam portate le loro
-iniquità.</i> Quindi pare verificata in Federico la profezia
-dell'abbate Gioacchino<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> all'Imperatore Enrico padre
-di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor
-giovinetto: <i>Il figlio tuo sarà perverso</i>, gli disse: <i>iniquo
-sarà il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè,
-diventato padrone, metterà sossopra il mondo, e calpesterà
-i santi dell'altissimo.</i> Perciò si attaglia benissimo
-a Federico ciò che il signore per bocca di Isaia
-10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: <i>Penserà nel
-cuor suo di distruggere e di sterminare genti non poche.</i>
-Tutte queste cose si avverarono in Federico, come abbiamo
-veduto noi cogli occhi nostri, noi, che, ora che scriviamo,
-siamo nel giorno che è vigilia della Maddalena del 1283.
-Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di aver deposto
-Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona
-intenzione, secondo il detto del salmo: <i>l'uno umilia,
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-l'altro esalta.</i> E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso
-e <i>mag.... dis</i>. Perocchè una volta accostò a sè stesso
-stesa pel lungo la tunica inconsutile del signore per misurarla
-coll'altezza della propria persona, e gli parve che
-Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene,
-si trovò più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo
-una reverenza, che lo mosse a venerarla come era conveniente.
-Così quando predicava al popolo soleva tenersi
-sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani gli
-domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente
-e letterato facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi,
-per dare esempio a voi, che siete ignoranti e avete rossore
-di studiare. Ad Innocenzo successe Onorio III.
-</p>
-
-<p>
-L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri
-andarono in aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
-contro quei di Rimini, e posero assedio a quel castello,
-e vi stettero lungo tempo, tanto che fu poi fatta la pace;
-e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri di quei
-di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde
-quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo
-intenso, sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò
-e su quel ghiaccio le donne menavano le danze; e i cavalieri
-facevano correndo loro torneamenti; e i campagnuoli
-passavano il Po co' loro carri, barocci e treggie.
-Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si
-vendeva nove di quegli imperiali che erano in corso e
-lo staio della spelta quattro imperiali. E la Regina, moglie
-di Federico Imperatore, figlio del fu Imperatore Enrico,
-passò per Reggio di ritorno dalle Puglie, e in viaggio
-per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune
-di Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua
-sosta in città.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1217">a. 1217</h2>
-
-<p>
-L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò
-un concilio, in cui decretò che per virtù di quel solo
-decreto incorressero la scomunica tutti quelli che facessero
-una legge qualunque restrittiva della libertà della
-chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse
-giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a
-Parigi; depose un Vescovo, che non aveva letto il Donato<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>;
-e ordinò che stesse sempre acceso un lume davanti
-all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel portarla agli
-infermi la tenesse sempre davanti al petto.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1218">a. 1218</h2>
-
-<p>
-L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro
-esercito in aiuto de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>
-contro i Milanesi e loro alleati; e fu gran combattimento
-tra loro il giovedì tra le tempora; e molti d'ambe le
-parti ne morirono, e molti furono i prigionieri; e fu
-giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio
-era allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini
-cristiani cinsero d'assedio Damiata.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1220">a. 1220</h2>
-
-<p>
-L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico
-fu incoronato nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa
-Onorio III il dì di S. Cecilia vergine e martire; e sua
-moglie la Regina Costanza fu coronata Imperatrice con
-buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di
-altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni;
-e morì il giorno compleanno della sua incoronazione in
-una piccola città della Puglia, che si chiama Fiorentino<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>
-presso Nocera<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> de' Saraceni. Nel millesimo
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto
-assedio a Gonzaga<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>, che era occupata da' Mantovani
-e dal conte Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia.
-E l'anno stesso si fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi
-si immise il Po<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>; fu preso il castello di Bondeno<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>
-un martedì 16 di Giugno da' Mantovani, Veronesi, Ferraresi
-e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo,
-i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri
-da quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico
-e da Campagnola per depredare e incendiare Bedullo<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>
-stesso.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1221">a. 1221</h2>
-
-<p>
-L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto.
-Ed io frate Salimbene di Adamo di Parma nacqui
-quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di S. Dionigi e
-Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia,
-che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II,
-mi tenne a battesimo, come mi dicevano i miei, nel
-battistero di Parma, che era accanto a casa mia. E me
-lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare, della città
-di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che
-vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone,
-come addetto alla sua famiglia e compagno di viaggio.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1222">a. 1222</h2>
-
-<p>
-L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini
-le fosse della città di Imola, e ne furon portate le porte
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-a Bologna. E lo stesso anno, a Reggio si sentì una fortissima
-scossa di terremoto, mentre Nicolò Vescovo di
-Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e fu
-sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto
-specialmente terremoto di Brescia, perchè ivi si fece
-sentire più terribilmente; sicchè fuggiti i Bresciani dalla
-città, se ne stavano all'aperto sotto padiglioni per non
-morire sepolti sotto le ruine delle case. E ne ruinarono
-molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi si
-erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando
-cadeva il pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a
-guardare e scrosciavano dalle risa. Onde un tale disse
-in versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mille ducentis viginti Christe duobus,</p>
-<p class="i01">Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis</p>
-<p class="i01">Talia fecisti miracula Rex benedicte:</p>
-<p class="i01">Stella comis variis augusti fine refulsit;</p>
-<p class="i01">Septembris pluvia vites submersit et uvas,</p>
-<p class="i01">Destruxitque domos, fluvii de more rapacis;</p>
-<p class="i01">Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris;</p>
-<p class="i01">Christi natalis media quasi luce diei</p>
-<p class="i01">Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter;</p>
-<p class="i01">Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt;</p>
-<p class="i01">Exanimes dominos fecerunt moenia multos;</p>
-<p class="i01">Flumina mutarunt cursum repetentia fontes.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> L'anno mille e dugento e venti e due</p>
-<p class="i01">Dacchè vestisti le mortali spoglie,</p>
-<p class="i01">Queste rifulser maraviglie tue,</p>
-<p class="i01">O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie.</p>
-<p class="i02"> L'arso Lion suo regno al fin volgea</p>
-<p class="i01">E il crin chiomata stella all'aura sciolse;</p>
-<p class="i01">La vergine dal grembo acque scotea</p>
-<p class="i01">E i tralci e l'uve ne percosse e tolse;</p>
-<p class="i02"> E l'onde in fiume accolte, alto, vorace,</p>
-<p class="i01">Del colono atterraro il dolce albergo;</p>
-<p class="i01">Vide lo Scorpio la notturna face</p>
-<p class="i01">Ritrarsi oscura della terra a tergo;</p>
-<p class="i02"> E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese,</p>
-<p class="i01">Scossa tremò fra gemiti la terra,</p>
-<p class="i01">Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese</p>
-<p class="i01">Come ne fosse ogni elemento in guerra.</p>
-<p class="i02"> Case crollar, crollar cittadi e tempi;</p>
-<p class="i01">Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte,</p>
-<p class="i01">E i fiumi ancor con inauditi esempi</p>
-<p class="i01">Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel
-terremoto io era nella mia cuna: ed essa si pigliò le
-mie due sorelle, ciascuna sotto un'ascella, perocchè erano
-piccine. E, lasciato me nella cuna, corse a casa di suo
-padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa
-diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-accanto a casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente
-perchè doveva curarsi più di me, come maschio,
-che delle femmine. Ma essa diceva che le poteva portar
-meglio perchè grandicelle.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1223">a. 1223</h2>
-
-<p>
-L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero
-i Cremonesi, che conducevano quasi cento barche onerarie
-cariche di sale, e le posero a guasto e a ruba e le colarono
-in un fondaccio del Bondeno<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1224">a. 1224</h2>
-
-<p>
-L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare
-la strada Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata
-e fecero cataste di legne per abbruciare i ponti e le
-navi, che erano in Ranfreda<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. E fu allora che morì
-Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia
-tra que' da Palù e<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> que' da Fogliano.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1225">a. 1225</h2>
-
-<p>
-L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani
-per intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona
-Podestà di Reggio.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1226">a. 1226</h2>
-
-<p>
-L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato
-Francesco istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori
-passò dal naufragio di questa vita alle sfere celesti; e
-fu sepolto la domenica in Assisi, fregiato delle Stimmate
-di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio della sua
-conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo
-III Papa, di cui si canta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Coepit sub Innocentio,</p>
-<p class="i01">Cu sumque sub Onorio</p>
-<p class="i05"> Perfecit gloriosum.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Succedens his Gregorius</p>
-<p class="i01">Magnificavit amplius</p>
-<p class="i05"> Miraculis formosum.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Raggiar vide Innocenzo l'alma stella,</p>
-<p class="i01">Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella</p>
-<p class="i10"> Compì gloriosa.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Gregorio a lor successe, e a niun secondo,</p>
-<p class="i01">Per opre e per virtù mostrolla al mondo</p>
-<p class="i10"> Maravigliosa.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di
-Canossa Ugolino da Fogliano<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> e Guido da Baiso<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1227">a. 1227</h2>
-
-<p>
-L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni
-vittovaglia, sicchè lo staio del frumento si vendeva 12
-sino a 15 soldi imperiali correnti; lo staio della spelta
-5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi imperiali,
-e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1228">a. 1228</h2>
-
-<p>
-L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono
-attorno al castello di Bazzano<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>, e contro loro corsero
-i Modenesi, i Parmigiani e i Cremonesi, e misero a
-fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono sino nell'alveo
-del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando tornavano
-indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono
-loro incontro nella contrada di S. Maria in Strada<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>,
-e s'ingaggiò tra loro un fierissimo combattimento, onde
-molti ne furon morti dell'una e dell'altra parte. Nel
-detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno a Bazzano,
-i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono
-Piumazzo<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo,
-cominciò a nevicare smodatamente; e sino a quel giorno
-era stato un sì bel tempo, e l'inverno tanto caldo che
-le strade ne erano polverose. E nel detto anno fu celebrata
-la prima messa nella chiesa della S. Trinità di
-Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore,
-protettore e censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente
-funzioni di Legato in Lombardia. E morì Onorio; e
-l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato Cardinale
-Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX.
-Questo Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-ne serbò materia per uno solo. Costui fu eziandio lungo
-tempo in rotta coll'Imperatore Federico II, che fece
-tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva allevato
-e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa
-la nave di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel
-che disse dei Pontefici romani l'abbate Gioachino, cioè
-che alcuni avranno a usar gran forza per tener testa ai
-Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di fatto
-Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo
-IV ebbero molte e dure lotte coi Principi della terra;
-Onorio III, Alessandro IV, e Clemente IV vissero in
-pace. Così il patrimonio di S. Pietro fu quasi tutto occupato
-dall'Imperatore Federico; e per la nequizia
-dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero
-molti pericoli in terra e in mare. Anche l'Ungheria in
-quell'anno fu assai devastata dai Tartari<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> e dai
-Cumani<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci
-perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine
-dello Spirito Santo, e perchè non vogliono obbedire al
-Capo della santa romana Chiesa. Lo stesso anno ai 16
-di Luglio il beato Francesco fu ascritto all'albo dei Santi
-e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò anche
-la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie
-del Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli
-miracoli...... risuscitò 16 morti e diede la
-vista ad un cieco nato, e dal suo corpo sino ad oggi si
-vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del marito,
-visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu
-sempre devota.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1229">a. 1229</h2>
-
-<p>
-L'anno 1229 i Bolognesi assediarono nel mese d'Agosto
-il castello di S. Cesario<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, e lo presero sotto gli occhi
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-stessi de' Parmigiani, Modenesi e Cremonesi, che ivi erano
-co' loro eserciti. Perocchè i Bolognesi s'erano fatto un
-trincieramento, sicchè quelli che erano di parte contraria,
-non potevano avvicinarvisi. Vi fu però una notte gran
-combattimento tra loro e i Bolognesi. Ma questi avevano
-sui carri manganelle, arnesi fino allora inusati ne' combattimenti,
-e scagliavano sassi contro il carroccio de' Parmigiani
-e contro le milizie loro alleate. Perciò il carroccio
-restò senza uomini a difenderlo, tranne Giacomo Boveri,
-a cui gridando i suoi che discendesse per non restare
-ucciso, esso se ne gloriava dicendo di morir volentieri ad
-onore del Comune di Parma. Ma l'Ecclesiaste VI dice:
-<i>Non essere stolto per non morire fuori del tuo tempo. — Perocchè
-è prudenza temere tutto ciò che può avvenire</i>,
-dice S. Girolamo. Tuttavia non restò ucciso, perchè
-il carroccio de' Parmigiani fu prontamente soccorso dai
-Cremonesi; chè Parmigiani e Cremonesi si amavano allora
-intimamente. Difatto in un altro combattimento, quando
-i Cremonesi ritornando dal Reno s'incontrarono co' Bolognesi
-e s'azzuffarono e furono sconfitti presso S. Maria
-in Strada, ebbero prontissimo aiuto dai Parmigiani, che
-pur essi tornavano dal Reno. Noto che in questa guerra
-si aveva anche fanteria, ma al combattimento presso Santa
-Maria in Strada non prese parte che la sola cavalleria.
-Nella battaglia.... a S. Cesario.... morì Bernardo di Oliviero
-di Adamo parmigiano, giudice facondo, e valente guerriero.
-La sua salma fu trasportata a Parma e posta nel battistero
-che era presso casa sua, e vi si lasciò sul feretro sino a
-che vi si raccolsero attorno i parenti e gli amici; poscia
-fu deposta nel suo monumento davanti alla porta della
-chiesa di S Agata<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, che è una cappella contigua alla
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-chiesa Maggiore di Parma sul fianco meridionale. Questi
-era cugino di mio padre da parte di fratello; perocchè
-erano figli di due fratelli. E mio padre era Guido di
-Adamo, bell'uomo e robusto, che una volta, prima che
-io nascessi, andò oltre mare per la liberazione di Terra
-Santa, a tempi di Baldovino conte di Fiandra, della cui
-spedizione ho già parlato più sopra. Ed ho saputo da
-mio padre che altri lombardi in quelle contrade d'oltremare
-interrogavano gli indovini intorno allo stato delle
-loro famiglie, ma che egli non volle mai interrogarli; e
-quando tornò, trovò casa sua in tale stato che era una
-consolazione; e gli altri tutto di tristo trovarono, come
-avevan detto gli indovini. Da lui ho saputo anche che
-per bello e per buono fu lodato assai, sopra quanti ne
-aveva la sua compagnia, quel suo destriero, che seco
-condusse in Terra Santa. Mi raccontava poi anche che
-quando si ponevano le fondamenta del battistero, egli di
-sua mano vi pose pietre commemorative; e che ove fu
-edificato il battistero, ivi erano le casamenta de' miei
-parenti, i quali, dopo l'atterramento delle loro case, andarono
-a Bologna, ove ottennero la cittadinanza, e vi si
-chiamavano que' della <i>Cocca</i>. Quelli però del mio casato
-in antico si chiamavano Grenoni, come ho trovato in
-vecchie pergamene; poi sono stati detti di Adamo. Vi
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-furono altri in Parma detti Greloni, scritto coll'<i>l</i>, che
-abitavano in co' di ponte, sulla strada che va a Borgo
-San Donnino, i quali davanti alla porta di casa avevano
-un olmo diventato famoso, e si diceva l'olmo di Giovanni
-Grelone. Quando dunque si dice che Oliviero Grenoni fondò
-il consorzio di S. Maria in Parma, fu Oliviero di Adamo,
-padre del giudice sunnominato. Imperocchè Adamo Grenoni
-ebbe due figli; l'uno detto Oliviero di Adamo; l'altro
-Giovanni di Adamo. Di Oliviero di Adamo nacquero due
-figli, cioè: Bernardo di Oliviero il sunnominato giudice,
-e Rolando di Oliviero. Da Bernardo di Oliviero poi vennero
-Leonardo, Emblanato, Bonifazio e Oliviero, quattro maschi;
-e quattro femmine, cioè: Aica, che è monaca di
-S. Paolo, Ricca, e Romagna, che è suora a Bologna nel
-monastero di S. Chiara, e Mabilia che morì nubile. Da
-Rolando di Oliviero nacquero sei figli: Bartolomeo, Francesco,
-Oliviero, Guido, Pino e Rolandino; e due figlie:
-Mabilia e Alberta. Giovanni di Adamo poi ebbe due
-figli, cioè: Adamino, che diventò uomo valente, cortese,
-splendido, e non lasciò figli; e Guido di Adamo, che ebbe
-quattro figli; primo de' quali fu Guido di Adamo, che
-stette sino alla morte nell'Ordine de' frati Minori. Questi
-ebbe per moglie una nobil donna di nome Adelasia, figlia
-di Gerardo Baratti; d'onde ebbe una figlia sola detta
-suor Agnese. Ambedue, madre e figlia chiusero lodatamente
-i loro giorni nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in
-Parma. Frate Guido poi nel secolo fu marito, padre e
-giudice, e nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote e
-predicatore. Questi Baratti si recano a gloria la loro
-parentela colla Contessa Matilde, e si vantano d'aver
-quaranta del loro casato sotto le armi a servizio del
-Comune di Parma. Il secondo figlio di Guido di Adamo
-fu Nicolò, che morì ragazzo, secondo quel detto: <i>Fu
-tronco lo stame di vita mia mentre era ancora in orditura.</i>
-Il terzo figlio fu quell'io che scrive, frate Salimbene,
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-che giunto al bivio della lettera pitagorica<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>,
-cioè al terzo lustro compito, sendo che tre lustri chiudono il
-ciclo delle indizioni, mi feci frate dell'Ordine de' Minori, nel
-quale vissi molti anni sacerdote e predicatore, e molte cose
-vidi, e abitai in molte provincie, e molte cose imparai.
-Nel secolo io era chiamato da alcuni Baliano di Saetta,
-e volean dire di Sidone, dal nome del prenominato personaggio,
-che mi fu padrino al fonte battesimale; ma i
-compagni mi chiamavano Ognibene; e con tal nome fui
-ammesso nell'Ordine per un anno intero. Andando poi
-dalla Marca d'Ancona ad abitare in Toscana, e <i>passando</i>
-per la città di Castello<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, trovai in un romitaggio un
-nobile frate, antico e pieno d'anni e di meriti, che aveva
-nel secolo quattro figli militari, ed era stato come mi
-disse, l'ultimo frate che il beato Francesco aveva vestito
-e ricevuto nell'Ordine. Questi all'udire ch'io avevo nome
-Ognibene, rimase stupefatto e disse: Figlio, nessuno è
-buono, tranne Dio solo. Del resto tuo nome sia frate
-Salimbene, perchè <i>tu bene</i> salisti, entrando in religione.
-E me ne rallegrai, intendendo che era mosso da ragioni,
-e vedendo che mi si imponeva il nome da così santo uomo.
-Però non ebbi quel nome che mi sarebbe stato tanto
-caro. Io avrei voluto esser chiamato Dionigi, non solo
-per reverenza a quell'esimio dottore, che fu discepolo
-dell'Apostolo Paolo, ma anche perchè nacqui il dì
-di S. Dionigi. E così ebbi a vedere l'ultimo frate, che
-il beato Francesco ricevette nell'Ordine, dopo il quale
-altri nessuno ricevette, nè vestì. Vidi anche il primo,
-cioè frate Bernardo di Quintavalle, col quale ho coabitato
-un inverno nel convento di Siena; e fu mio intimo
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-amico, e raccontava a me e ad altri giovani molte e
-grandi meraviglie del beato Francesco: e da lui imparai
-molte e buone cose. Mio padre, durante tutta vita sua,
-si dolse del mio ingresso nell'Ordine de' frati Minori;
-nè mai se ne racconsolò, perchè non aveva altro figlio
-da lasciare erede. Anzi, venuto a Parma allora l'Imperatore,
-a lui sporse querela che i frati Minori gli
-avessero rapito il figlio. Perciò l'Imperatore scrisse a
-frate Elia ministro Generale dell'Ordine de' Minori che,
-se tenevasi cara la sua grazia, lo esaudisse restituendo
-me a mio padre. Perocchè era stato frate Elia, che mi
-aveva ricevuto nell'Ordine, quando l'anno 1238 egli,
-mandato da Papa Gregorio IX, andava a Cremona dall'Imperatore.
-Allora mio padre corse ad Assisi<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> ove
-era frate Elia, e gli presentò la lettera dell'Imperatore,
-che cominciava così: <i>Per mitigare il dolore di Guido
-di Adamo, nostro fedele</i>, ecc. E frate Illuminato, che
-era in quel tempo segretario di frate Elia, e trascriveva
-in un quaderno a parte tutte le lettere più cospicue,
-che i principi della terra inviavano al ministro Generale,
-mi fece vedere una tal lettera, quando in processo di
-tempo ebbi ad abitare seco nel convento di Siena.
-Questo frate Illuminato fu poi anch'esso ministro della
-provincia di S. Francesco, e poi, fatto vescovo di Assisi,
-ivi morì. Frate Elia, letta la lettera dell'Imperatore,
-scrisse subito ai frati del convento di Fano, dove io
-abitava, che, se non si violentasse la mia volontà, in
-virtù di santa obbedienza, senza frappor tempo in mezzo,
-mi restituissero tosto a mio padre; ma che però se io
-non volessi ritornare con mio padre, mi tenesser caro
-come la pupilla del loro occhio. Arrivarono pertanto
-con mio padre molti cavalieri vicino al luogo ove era
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-il convento di Fano per veder la cosa finire. Ai quali
-io fui fatto spettacolo; ma per me fu causa della mia
-salute. Radunati adunque i frati con que' secolari in
-capitolo, e dette molte parole dall'una parte e dall'altra,
-mio padre tirò fuori la lettera del ministro Generale, e
-la mostrò ai frati. E, lettala, frate Geremia custode del
-convento, a udita di tutti, rispose a mio padre: Signor
-Guido, noi non siamo insensibili alla voce del vostro
-dolore, e siamo pronti ad obbedire alla lettera del padre
-nostro. Or dunque vostro figlio è qui; l'età gli conferisce
-il diritto di disporre di se stesso; parli; interrogatenelo.
-Se vuol venir vosco, in nome del Signore ei se ne venga;
-ma se non vuol venire, noi non possiamo fargliene violenza.
-Mio padre allora mi domandò se io volessi ir seco.
-A cui io risposi; No; perchè il Signore dice in Luca IX:
-<i>Niuno, il quale, messa la mano all'aratro, riguarda
-indietro, è atto al regno di Dio.</i> E mio padre soggiunse:
-Tu non ti curi di tuo padre, nè di tua madre, che sono
-afflitti per te da tanti dolori. Ed io replicai: Veramente
-non me ne curo, perchè il Signore dice in Matteo X:
-<i>Chi ama padre e madre più che me, non è degno di
-me.</i> E anche di te dice: <i>Chi ama figliuolo, o figliuola
-più di me, non è degno di me.</i> Tu devi dunque, o padre
-mio, dare ascolto alla voce di colui, che fu appeso alla
-croce per conquistarci la vita eterna. Imperocchè è quel
-desso che dice in Matteo X: <i>Io son venuto a mettere
-in discordia il figliuolo contro al padre, e la figliuola
-contro alla madre, e la nuora contro la suocera. Ed i
-nemici dell'uomo saranno i suoi famigliari stessi. Ogni
-uomo adunque, che mi avrà riconosciuto davanti agli
-uomini, io altresì lo riconoscerò davanti al padre mio,
-che è ne' cieli; ma chiunque mi avrà rinnegato davanti
-agli uomini, io altresì lo rinnegherò davanti al padre
-mio, che è ne' cieli.</i> E se ne meravigliavano i frati, e
-ne godevano ch'io dicessi tali cose a mio padre. Il quale
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-disse ai frati: Voi feste incantesimo al figlio mio, e lo
-traeste in inganno inducendolo a non fidare in me.
-Moverò contro voi nuove querele all'Imperatore e al
-ministro Generale. Del resto permettetemi di parlare col
-figlio mio in disparte e senza che voi siate presenti; e
-vedrete che incontanente verrà con me. E i frati acconsentirono
-ch'io parlassi con mio padre all'infuori della
-loro presenza, perchè pel linguaggio già tenuto da me,
-fidavano sulla mia fermezza. Ascoltavano però di dietro
-a una parete i discorsi che tra noi due si alternavano;
-e tremavano come giunchi in acqua per timore che mio
-padre co' suoi blandimenti mi piegasse. E non solo temevano
-per la salute dell'anima mia; ma eziandio perchè
-il mio ritiro poteva dare motivo ad altri di non entrare
-nell'Ordine. Disse adunque mio padre a me: Figlio mio
-diletto, non prestar fede a questi pisciintonaca di frati
-(cioè che scompisciano le tonache), che ti fecero inganno;
-ma vienne meco, e te ne darò ogni mio avere. Ma io
-risposi: Vanne, vanne, o padre mio. La sapienza dice
-ne' Proverbi III: <i>Non impedire di fare il bene a chi lo
-può: se puoi fallo anche tu.</i> E il padre mio colle
-lagrime agli occhi mi rispondeva dicendo: Che avrò
-dunque a dire alla madre tua, che è per te in continua
-afflizione? E gli replicai: Le dirai da parte mia: <i>Il
-padre mio e la madre mia mi abbandonarono; ma il
-Signore mi accolse tra le sue braccia.</i> Ed il Signore
-dice anche in Geremia III: <i>Tu mi chiamerai padre, e
-non cesserai di venire dietro a me.</i> E in Geremia III:
-<i>È un bene per quell'uomo, che si sarà sottomesso a
-disciplina sino dalla sua adolescenza.</i> Udendo mio
-padre queste risposte, e disperando del mio ritorno a
-casa, si gettò a terra al cospetto dei frati e dei secolari,
-che l'avevano accompagnato, e disse: Vanne a mille
-diavoli, maledetto figlio, e teco venga questo tuo frate,
-che è qui teco, e t'ha ingannato. La mia maledizione
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-pesi sopra di voi in perpetuo, e vi getti in potere degli
-spiriti infernali. E si partì oltremisura turbato. Ma noi
-ne restammo assai consolati ringraziandone Iddio e dicendo:
-<i>Quelli ne malediranno, e tu ne benedirai. Perocchè
-chi è benedetto sopra la terra, sarà benedetto in seno a
-Dio, e così sia.</i> Si ritirarono pertanto anche i secolari assai
-bene edificati della mia costanza. Ma anche i frati se
-ne rallegrarono vivamente, perchè il Signore aveva mostrato
-la sua potenza per mezzo di me suo fanciullo; e
-conobbero la verità di quelle parole del Signore, che dice
-in Luca XXI: <i>Mettetevi adunque in cuore di non premeditare
-come risponderete a vostra difesa; perciocchè
-io vi darò bocca e sapienza, alla quale non potranno
-mai contrastare, nè contradire tutti i vostri avversari.</i>
-La notte susseguente poi me ne ricompensò la Vergine
-Beata. Mi pareva di essere in preghiera chinato a terra
-davanti l'altare, e udii la voce della beata Vergine, che
-mi chiamava. Alzata la fronte, vidi la beata Vergine
-seduta sull'altare, nel luogo appunto in cui si colloca
-l'ostia e il calice. E aveva il suo bambino in grembo,
-e me lo sporgeva dicendo: Accostati e sta sicuro, e bacia
-il figlio mio, cui tu ieri riconoscesti al cospetto degli
-uomini. Ma standomi io in atteggiamento di timida reverenza,
-vidi che il bambino stendeva le braccia festosamente
-aspettandomi. Fidente allora nella festevolezza
-e nella innocenza del bambino, non meno che in tanta
-degnazione della madre sua, m'accostai, e lo abbracciai,
-e lo baciai; e la madre sua benigna per buon tratto me
-lo lasciò tra le braccia. Ma non potendo soddisfare intera
-l'insaziabilità della mia brama, la beata Vergine mi
-benedisse e soggiunse: Vanne, figlio diletto, e riposa, chè
-i frati che si alzano pel mattutino non ti trovino qui
-con noi. Posai, e la visione disparve; ma nel mio cuore
-ne rimase una ineffabile dolcezza; e veramente confesso
-che non ebbi mai nel secolo a provare tanta delizia. Il
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-che mi fece riconoscere la verità di quel detto della
-scrittura, che dice: <i>Per chi gusta lo spirito, non han
-sapore le cose carnali.</i> In quel torno, mentre io era
-ancora in Fano, vidi in sogno che un figlio di Tommaso
-Armari parmigiano uccideva un monaco, e contai il
-sogno al mio frate. Dopo pochi dì passava da Fano Amizone
-Amici, che andava in Puglia a prender dell'oro,
-e venne al convento de' frati, e mi fece visita perchè
-era un noto mio buon amico e vicino. E allora, girando
-col discorso alla larga, arrivai a domandare che fosse di
-quel tale (si chiamava Gerardo de' Senzanesii), e mi
-disse: Gran guaio gli pende sul capo, perchè l'altro dì
-ha ucciso un monaco. D'onde conoscemmo che talvolta i
-sogni sono veridici. Così pure intorno a quel tempo, quando
-mio padre passò da Fano per andare ad Assisi, i frati
-nascosero me e il mio frate per più giorni in casa di
-Martino di Fano, dottore di leggi; ed il suo palazzo era
-a mare. E talora veniva da noi, e con noi parlava di
-Dio e della divina Scrittura, e sua madre ne serviva
-il pranzo. Io poi, in processo di tempo, cioè quando
-Giacomo de' Penazzi era Podestà di Reggio e di Sesso,
-avuta autorità di eleggere un savio di qual paese mi
-piacesse, che accordasse in una certa questione Reggiani
-e Bolognesi, memore del beneficio ricevuto elessi lui. I
-Reggiani ne furono ben soddisfatti, ed egli ebbe poi
-stipendio da' Modenesi per insegnar leggi in Modena. In
-seguito, forse due anni dopo, i Genovesi lo elessero loro
-Podestà. Compiuto il tempo di questo suo ufficio, entrò
-nell'Ordine de' frati Predicatori, e vi chiuse lodata la
-sua vita. Perocchè ardeva a que' dì nella sua terra natale
-una gran guerra. E mentre viveva ancora nell'Ordine
-de' Predicatori, alcuni lo nominarono vescovo della sua
-città. Ma i Predicatori non volendolo perdere, non gli
-permisero di accettare l'episcopato. Io gli feci visita a
-Rimini nel convento de' Predicatori; e congratulandomi
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-secolui e rallegrandomene, dissi: Tu hai fatto ora quello
-che una volta disse il Patriarca Giacobbe, cioè: <i>È giusto
-che talvolta io provvegga anche a casa mia.</i> Ed ebbe
-molto a grado questa citazione, e volle notarla. Egli
-sarebbe entrato nell'ordine de' frati Minori, se non ne
-l'avesse dissuaso il nostro confratello Taddeo di Buoncompagno,
-il quale essendo vessato dai frati perchè restituisse
-il mal tolto, se voleva essere riammesso in convento,
-disse a Martino: Tanto faranno anche a te se
-entrerai nell'Ordine. E così Martino per timore si diede
-all'Ordine de' Predicatori; e forse fu meglio per lui e
-per noi. A quel tempo stesso frate Elia avendo saputo
-ch'io aveva mostrata fortezza di proposito e m'era
-fermato nell'Ordine, mi mandava un saluto e un segno
-della sua grazia, notificandomi che se mi fosse piaciuto
-abitare in qualche altra provincia dell'Ordine, glielo
-facessi sapere, chè egli avrebbe subito disposto ch'io
-andassi dove volessi. E gli feci conoscere che avrei desiderato
-appartenere alla provincia di Toscana. Erano allora
-meco in convento a Fano due frati Toscani, dal cui
-consiglio mi lasciai guidare: ed erano frate Vitale da
-Volterra, che era ripetitore di frate Umile da Milano
-nostro lettore; e frate Mansueto da Castiglione Aretino,
-che diventarono poi lettori e uomini di gran valore nell'Ordine.
-E siccome il convento dei frati Minori di Fano
-era fuori di città a mare, e mio padre aveva promesso
-denaro ai corsari d'Ancona se mi rapissero, trovandomi
-a passeggio sulla spiaggia, come anche n'avea promesso
-ai famigli del Podestà di Fano, che erano venuti là da
-Cremona, io andai per una quaresima ad abitare nel
-convento di Jesi, finchè dopo Pasqua arrivò la lettera
-del ministro Generale. Jesi è la città, ove è nato l'Imperatore
-Federico, il quale, corse fama, che fosse figlio
-di un beccaio di Jesi; perchè donna Costanza Imperatrice
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-era molto innanzi negli anni<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> quando l'Imperatore
-Enrico la sposò; nè, a quanto si dice, ebbe mai
-altro figlio nè figlia che questo. Laonde si diffuse voce
-che, ricevutolo dal padre vero dopo una simulata gravidanza,
-se lo pose sotto per farlo credere partorito da
-lei. E tre cose mi persuadono che sia vero: 1. perchè
-ricordo d'aver letto che ciò fecero più altre donne; 2.
-perchè Merlino scrisse di lui: <i>Federico II di nascita
-insperata e miracolosa</i>; 3. perchè Re Giovanni, che fu
-Re di Gerusalemme e suocero dell'Imperatore, un dì
-con animo irato e ciglia agrottate, in sua lingua francese,
-lo chiamò figlio di un beccaio, perchè voleva uccidere
-Gualterotto suo consanguineo. E perchè non poteva
-avvelenarlo, gli era necessità ucciderlo di spada, quando
-sedesse a giocare agli scacchi coll'Imperatore, perchè
-questi temeva che non avvenisse caso, in cui il regno
-di Gerusalemme si devolvesse a Gualterotto. Re Giovanni
-lo seppe; e andò, prese per un braccio il nipote, che
-giocava coll'Imperatore, lo tirò lungi dal tavolo del
-gioco, e bruscamente nel suo francese lanciò all'Imperatore
-questo rimprovero: <i>Figlio d'un diavolo di beccaio.</i>
-E l'Imperatore s'intimidì, e non osò risponder
-verbo; perocchè Re Giovanni era alto di statura e tarchiato,
-e robusto e destro a battersi, tanto da essere
-creduto un altro Carlo figlio di Pipino. E quando in
-guerra colla clava ferrata batteva colpi a destra e a sinistra,
-fuggivano i Saraceni dal suo cospetto, come se
-avessero visto il diavolo, o un leone all'assalto per divorarli.
-Di fatto a suo tempo correva voce che non vi
-fosse soldato migliore di lui. Laonde in lode sua e di
-maestro Alessandro, che era il più dotto chierico del
-mondo, e apparteneva all'Ordine de' frati Minori, ed
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-insegnava a Parigi, fu composta una canzone parte in
-francese e parte in latino, ch'io stesso cantai molte volte,
-e incominciava così: <i>Avent tutt mantenent n.... piz.</i>
-Questo Re Giovanni, quando i suoi gli vestivano le armi
-prima di andare alla battaglia, tremava come giunco in
-acqua; ed interrogato talvolta perchè tremasse, egli che
-in guerra era robusto e poderoso combattente, rispondeva
-che del corpo suo non si pigliava pensiero; ma temeva
-che non fossero giusti i conti dell'anima sua con Dio.
-Questo è quello che dice la Sapienza ne' Proverbi 28:
-<i>Beato l'uomo che si spaventa del continuo; ma chi
-indura il suo cuore caderà nel male.</i> E l'Ecclesiastico
-18: <i>Il sapiente teme sempre.</i> Anche S. Girolamo dice:
-<i>È prudenza temere tutto ciò che può accadere.</i> Ma i
-peccatori temono quando non c'è ragion di temere; e
-quando c'è di che temere (cioè l'offesa di Dio) allora
-non temono, siccome temeva Giobbe, che di sè stesso
-diceva 31: <i>Perocchè temei sempre Dio come una piena
-di acque sospesa sopra di me, e la maestà di Lui non
-poteva io sostenere.</i> Tale fu Re Giovanni. Perciò gli
-accadde ciò che dice l'Ecclesiastico 33: <i>A chi teme il
-Signore nulla avverrà di male, ma nella tentazione
-Iddio lo salverà e lo libererà dai mali.</i> E così fu.
-Perocchè si fece frate Minore, e sarebbe stato nell'Ordine
-per tutta vita sua, se la vita gli avesse data lunga
-Iddio. Lo ammise all'Ordine, e gli fece la vestizione il
-ministro della Grecia frate Benedetto di Arezzo, santo
-uomo. Questo Re Giovanni fu avo materno del Re Corrado
-figlio dell'Imperatore Federico. Un'altra figlia di
-Re Giovanni si maritò con Baldoino Imperatore di Costantinopoli,
-dopo la cui morte Re Giovanni fu Balì dell'impero
-pel nipote ancor minore. Quando questo Re
-Giovanni sguainava la spada e nel forte della pugna si
-infiammava, nessuno osava star di piè fermo al suo cospetto,
-ma lo fuggivano vedendo quanto vigoroso e prode
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-guerriero ei fosse. A cui si può applicare quel che di
-Giuda Macabeo leggiamo I. 3: <i>Egli nel suo fare era
-simile ad un leone, e ad un lioncello che rugge veggendo
-la preda.</i> Ricevuta adunque la lettera di frate
-Elia ministro Generale, partii per la Toscana, e vi abitai
-ott'anni; due a Lucca, due a Siena, quattro a Pisa. Nel
-primo anno della mia dimora a Lucca scadde da ministro
-Generale frate Elia, e fu creato frate Alberto da
-Pisa. E il sole si ecclissò, come vidi io co' miei occhi,
-nel mattino dei 3 Giugno a nona 1239. Quando io abitava
-in Pisa era giovinetto, e mi condusse una volta a
-cerca del pane un certo frate laico, sporco e d'animo
-leggero, ed era Pisano, che poi andato ad abitare nel
-convento di Fiesole, non so per quale follia o disperazione
-si gettò nel pozzo, d'onde lo estrassero i frati;
-ma pochi giorni dopo, sparve, e non fu possibile rinvenirlo
-in nessuna parte del mondo. Perciò i frati sospettarono
-che se l'avesse portato via il diavolo; egli se lo
-saprà. Essendo io dunque secolui in Pisa, e andando
-insieme colle nostre sporte a questua di pane, c'imbattemmo
-in un cortile, nel quale entrammo tutt'e due;
-ed eravi una vite frondosa, tutta distesa al di sopra, il
-cui verde era dilettevolissimo a vedere, e sotto all'ombra
-era una soavità a riposare. Ivi erano leopardi e
-molte altre fiere d'oltremare, che lungamente guardammo,
-perchè ogni cosa nuova e bella si guarda volentieri.
-Eranvi anche fanciulli e fanciulle di età già idonea, a
-cui la ricchezza delle vesti, e l'avvenenza del volto aggiungevano
-ornamento ed amabilità. Ed avevano in mano,
-sì gli uni che le altre, violoni, viole, cetre e diversi
-altri strumenti musicali, da cui traevano dolcissimi suoni,
-e li accompagnavano con una mimica appropriata. Ivi nessuno
-si moveva, nessuno parlava: tutti ascoltavano in
-silenzio. E il canto era sì nuovo e delizioso e per le
-parole, e per la varietà delle voci e il metodo di cantare,
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-che inondava il cuore di giocondità. Nulla dissero a noi;
-nulla noi dicemmo a loro. E la musica tanto vocale che
-instrumentale non cessò mai per tutto il tempo che ci
-fermammo là; e ci stemmo gran tempo e non sapevamo
-dipartircene. Non so (sallo Iddio) d'onde venisse tale
-apparato di tanta letizia; perocchè nè prima ne avevamo
-mai visto un simile, nè dopo ne fu mai dato vederlo.
-Usciti di là, mi venne incontro un uomo, ch'io non
-conosceva, e che si disse parmigiano; e cominciò a trattenermi,
-e a sgridarmi acremente, e ad insultarmi, e a
-dire: Vanne, vanne, o miserabile. Molti mercenarii in
-casa di tuo padre hanno abbondanza di pane e di carne;
-e tu vai di porta in porta a mendicare il pane da chi
-non ne ha, mentre tu potresti darne di tuo a molti
-poveri. Sarebbe meglio che tu ora sul tuo destriero caracollassi
-per Parma, e rendessi lieti i tristi, con torneamenti,
-e fossi spettacolo alle donne e solazzo agl'istrioni.
-Sappi che tuo padre è consunto dal dolore, e tua madre,
-perchè non può più veder te, che sei il suo amore, quasi
-più non ispera in Dio. A cui io risposi: Vanne tu, miserabile
-che sei, vanne; tu non sai di quelle cose, che
-sono di Dio, ma soltanto di quelle che sono degli uomini
-carnali. Ciò che dici, la carne e il sangue lo rivelò a te,
-non già il padre celeste. Invero consigliando tu tali cose,
-tu credi dir bene; ma non t'avvedi che sei misero, e
-povero, e cieco, e nudo. Perocchè dei peccatori del mondo
-dice la divina Scrittura: <i>Camminarono al seguito della
-vanità, e diventarono vani. Vanità di vanità,</i> dice la
-Sapienza, <i>e tutto vanità.</i> E altrove: <i>Nella vanità s'affrettarono
-a venir meno i giorni e gli anni loro.</i> E
-soggiunge Giobbe 21: <i>Essi alzano la voce col tamburo
-e con la cetera; e si rallegrano al suon dell'organo;
-logorano la loro età in piacere, e poi in un momento
-scendono nel sepolcro.</i> Ma perchè l'uomo animale non
-sente le cose che sono dello spirito di Dio (perocchè è
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-stolto e non può intendere), udite queste mie parole,
-partì confuso per non saper che rispondere. Pertanto terminata
-la nostra questua, cominciai la sera a pensare e
-ripensare nella mia mente quelle cose che avevo vedute
-e udite, perchè se avessi avuto a vivere nell'Ordine cinquant'anni
-così questuando, non solo sarebbe stato per
-me troppo lunga carriera, ma eziandio una fatica che mi
-avrebbe fatto diventar rosso di vergogna, e sarebbe stata
-insopportabile alle mie forze. E per tali pensieri avendo
-passato quasi tutta la notte in veglia, quando piacque a
-Dio presi un po' di sonno, nel quale Iddio mi mandò
-una bellissima visione, che mi diede una consolazione,
-una giocondità, una dolcezza ineffabile. E allora conobbi
-che è necessario l'aiuto di Dio, quando più non può
-l'aiuto dell'uomo. E così mi pareva di andare da porta
-a porta in cerca del pane, come sogliono fare i frati; e
-camminava per via S. Michele di Pisa dalla parte dei
-Visconti; perchè dall'altra parte i mercanti parmigiani
-avevano una casa, ove ospitavano, detta dai Pisani <i>Fondaco</i>,
-e da quella mi teneva lontano, in parte per vergogna,
-non essendo io ancora bene fortificato in Cristo, e perchè
-chi teme Dio, nulla trascura; in parte perchè temeva di
-udirmi dire, a nome di mio padre, parole, che scuotessero
-il mio proponimento. E mio padre, vita sua durante, mi
-ha sempre tentato, mi ha sempre tese insidie per togliermi
-dall'Ordine di S. Francesco; nè mai s'è riconciliato meco
-perseverando sempre nella sua durezza. Scendendo poi
-dalla parte dell'Arno per borgo S. Michele, ecco che
-d'improvviso guardai e vidi il Figlio di Dio, che usciva
-d'una casa, e mi portava pane, e me lo poneva nella
-sporta. Altrettanto faceva la beata Vergine, altrettanto
-Giuseppe nutricatore del bambino Gesù, e che aveva
-sposata la beata Vergine, seguitando finchè fu terminata
-la cerca e piena la sporta. È di uso in quel paese che
-la sporta si lascia a pie' delle scale, coperta di un panno
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-e il frate sale a domandare il pane, e' lo porta giù e lo
-ripone nella sporta. Quando poi fu terminata la cerca
-e piena la sporta, il Figliuol di Dio mi disse ecc.... La
-visione adunque or ora raccontata è vera, e nulla ha di
-falso; ma qualche osservazione vi si aggiunse relativa al
-questuare, quando maestro Guglielmo del Santo Amore
-fece un opuscolo, cui Papa Alessandro IV riprovò e distrusse,
-perchè in quello diceva che tutti i religiosi e
-predicatori della parola di Dio, che vivevano di limosina
-non potevano salvarsi. Dopo dunque la predetta visione,
-mi feci così saldo in Cristo, che quando venivano, mandati
-da mio padre, o istrioni, o cavalieri, di que' che si dicono
-di curia, per distaccare il mio cuore da Dio, io mi curava
-tanto di loro, come della quinta ruota del carro. Un giorno
-venne uno da me, e disse: Vostro padre vi saluta, e manda
-a dire che vostra madre vi vuole un giorno vedere anche
-a costo d'aver a morire il giorno dopo. E credette d'aver
-detto cosa più che potente a piegarmi. Ma sdegnato risposi:
-Partiti da me, o miserabile, perchè io non ti darò più
-ascolto. Mio padre è Amoreo<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>; mia madre è Cetea<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
-E ritirossi confuso, nè si vide più. Dopo otto anni passati
-in Toscana andai nella provincia di Bologna, ove fui ricevuto
-e fatto uno dei loro. E nel tempo che io abitava
-nel convento di Cremona, e l'Imperatore Federico, già
-deposto dall'Impero, si trovava a Torino in viaggio per
-Lione allo scopo di imprigionare il Papa coi Cardinali,
-come era comune opinione, ed il figlio di lui Enzo era
-coi Cremonesi all'assedio di Quinzano<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, castello dei
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-Bresciani, Parma, la mia città natale, si ribellò all'Impero,
-e si diede in tutto alla Chiesa, e fu una domenica 16
-Giugno 1247. E allora venni ad abitare a Parma, dove
-era Legato Gregorio di Montelungo, che poi resse molti
-anni la chiesa di Aquileia. E l'anno stesso essendo la
-mia città assediata da Federico Imperatore deposto, partii
-per Lione e vi arrivai il dì d'Ognissanti. E subito il Papa
-mandò cercandomi, e tenne meco in sua camera famigliare
-colloquio, poichè dal tempo della mia partenza da
-Parma sino a quel momento, nè eragli arrivato alcun
-messo, nè aveva ricevuto lettere. E mi fece molte grazie,
-esaudì cioè le mie suppliche, perchè era uomo cortese
-assai e liberale. Or diciamo ciò che resta della mia parentela.
-Il quarto figlio di mio padre, natogli da una
-concubina, che aveva nome Rechelda, fu chiamato Maestro
-Giovanni, ed era bell'uomo e prode guerriero. Questi uscì
-volontario da Parma, e fece adesione al partito imperiale.
-Ma poi pentitosene, fece il pellegrinaggio di S. Giacomo
-di Compostella, d'onde ritornando, di piena e sola sua
-volontà si fermò a Tolosa; e avutane la cittadinanza, prese
-moglie, da cui ebbe figli e figlie. In seguito poi malò,
-e, confessatosi dai frati, morì, e fu sepolto nel convento
-dei frati Minori di Tolosa. Egli era tanto cortese e liberale,
-che soccorreva di assai buon animo tutti gli italiani;
-li conduceva in casa sua e dava loro lauti banchetti;
-specialmente ai conoscenti, ai poveri ed ai pellegrini, i
-quali di ritorno poi mi riferivano queste cose. Inoltre mio
-padre ebbe tre figlie, belle donne e nobilmente maritate. La
-prima avea nome Maria<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>; la seconda Caracosa, che, mortole
-il marito, entrò nel monastero dell'Ordine di S. Chiara
-in Parma; e, dopo alcuni anni, si associò alcune suore
-del monastero di Parma, le condusse a Reggio, dove non
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-erano monache dell'Ordine di S. Chiara, e fu loro Priora.
-Finalmente si fece esonerare dall'ufficio, e ritornò al monastero
-di Parma, ove finì lodatamente la sua vita. Ella
-fu donna amabile, saggia, onesta e cara tanto a Dio che
-agli uomini: l'anima sua riposi in pace. La terza mia
-sorella fu Egidia, dalla quale nacquero quattro figli, che
-morirono tutti, eccetto il primo, chiamato Andrea da
-Puzulesio, e fu gran legista. La madre di mio padre,
-mia nonna, aveva nome Ermengarda, donna saggia e morì
-centenaria. Con essa abitai quindici anni in casa di mio
-padre; e quante volte mi consigliò di schivare le male
-compagnie, e di farmene delle buone, e che fossi savio,
-morigerato e buono, altrettante essa sia benedetta da Dio;
-e sì che spesso lo faceva. Fu deposta nel sepolcro surricordato,
-comune a noi e a quelli del nostro casato. Tuttavia
-mio padre ebbe un monumento proprio e nuovo, in
-cui nessuno ancora era stato sepolto, nella piazza vecchia,
-davanti alla porta del battistero, essendo il primo già
-tutto occupato. La sorella di mio padre aveva nome Gisla,
-che, maritata, ebbe due figlie Crisopola e Vilana, espertissime
-nel canto. Il padre loro Martino di Ottolino degli
-Stefani fu uomo solazzevole, soave e giocondo e passionato
-di ber vino; abilissimo a cantare con accompagnamento
-di strumenti musicali; non però menestrello. Questi una
-volta gabbò e canzonò in Cremona maestro Gerardo Patecelo,
-che fece un libro intitolato i <i>Tristi</i>. E ben gli
-stette; se lo meritava. La madre di frate Guido, mio
-fratello, fu Gisla Marsilii, che furono in antico gentiluomini
-e potenti in Parma; e abitavano nella parte inferiore di
-piazza vecchia accanto all'episcopio; famiglia numerosa
-assai, e de' quali conobbi molti, e alcuni di loro vestivano
-di colore scarlatto, specialmente quelli che erano giudici.
-Io aveva anche parenti da parte di mia madre, che era
-figlia di Gerardo da Cassio, bel vecchio, e morto, credo,
-centenario, sepolto nella chiesa di S. Pietro. Ed ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-tre figli: Gerardo che fece un libro intorno al comporre;
-perocchè fu gran maestro di stile nobile; Bernardo uomo
-senza lettere, ma semplice e puro; ed Ugo, uomo di
-lettere, giudice e assessore, solazzevole, che era sempre
-in compagnia dei Podestà essendo loro avvocato. Questi
-ebbe un figlio, che nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote
-e predicatore, letterato, onesto, costumato e buon religioso;
-e si chiamava frate Giacomo da Cassio, e morì in Sicilia,
-credo, a Messina. Mia madre poi aveva nome Imelda, umile,
-devota, limosiniera, e che spesso digiunava. Non fu mai
-vista in collera, non battè mai alcuna sua fantesca. D'inverno
-voleva sempre, per amore di Dio, tener qualche povera
-montanara a svernare in casa sua, e le dava vitto e vestito
-quantunque avesse sempre altre persone pel servizio della
-famiglia. Per lei Papa Innocenzo a Lione mi diede una
-lettera di ammissione all'Ordine di S. Chiara. Ne diede
-un'altra a mio fratello Guido, quando i Parmigiani lo
-mandarono inviato al Papa. Essa è sepolta nel monastero
-di quelle donne dell'Ordine di S. Chiara; e l'anima sua
-per grazia della misericordia di Dio riposi in pace; e
-così sia. Mia nonna, madre di mia madre, aveva nome
-Maria, bella e paffuta, sorella di Aicardo di Ugo di Aimerico,
-che furono in Parma giudici, ricchi e potenti,
-ed abitano presso la chiesa di S. Giorgio<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. E rifacendomi
-più indietro dirò che Bernardo di Oliviero, e Rolando
-di Oliviero di Adamo, che erano due fratelli germani, la
-cui madre aveva nome Vitella, ch'io ho veduta centenaria,
-ebbero due sorelle, belle donne e saggie, ch'io ho conosciute:
-e l'una aveva nome Giacoma, che sposò Guido
-Pecorari, e non ebbe figli; l'altra Caracosa, che sposò
-Naimerio Panizzari, e le nacque un figlio, cui pose nome
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-Gerardo, che fu poi a sua volta padre di molti figli e
-figlie. Il primo de' quali fu chiamato frate Giacomo oltremarino,
-perchè stette molti anni oltremare. Questi era
-figlio d'un mio cugino, e nell'Ordine de' frati Minori fu
-uomo di gran vaglia, sacerdote, predicatore, gran letterato,
-sapeva l'arabo, o saraceno, ed il francese. Nel ministero
-della prelatura fu uomo valente, onesto, buono e santo. Morì
-a Modena e fu sepolto nel convento de' frati Minori. Un altro
-fratello di lui aveva nome Bernardo. Degli altri non parlo.
-Prima loro sorella fu Avanza, donna bellissima, da cui nacque
-una figlia, che nel monastero dell'Ordine di S. Chiara
-in Parma, si chiama Caracosa onesta e devota. Seconda loro
-sorella fu Gisa, che ebbe due mariti e figli e figlie. Terza,
-Maria, bella donna, saggia, onesta, che morì nel monastero
-dell'Ordine di S. Chiara in Imola. Inoltre del mio
-casato nel monastero di S. Benedetto, tra il Po e il Larione<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>,
-ove è sepolta la Contessa Matilde, nella diocesi di
-Mantova, vi fu un sacerdote, santo uomo e personaggio
-cospicuo, ch'avea nome Villano. Nel monastero poi di
-Brescello vi fu Corrado figlio di Bernardo, figlio di quel
-Leonardo giudice, da cui incominciammo, che morì in
-<i>guerra</i>, la cui donna avvenentissima fu Caracosa, prudentissima
-e sagacissima donna, che governò benissimo casa
-sua dopo la morte del marito, ed era della famiglia Zampironi.
-Ma io frate Salimbene e mio fratello Guido di
-Adamo, entrando in religione senza figli nè maschi, nè femmine,
-spegnemmo il nostro casato per riaccenderlo in cielo.
-E di renderlo luminoso si degni concedermelo Colui che vive
-e regna col Padre e collo Spirito Santo ne' secoli, de' secoli
-e così sia. Ecco che senza volerlo ho descritto la genealogia
-della mia famiglia; molti però ne ommisi per brevità
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-sì antichi, che moderni. Ma, avendola cominciata, mi
-parve bene compirla per cinque ragioni: 1. perchè suor
-Agnese, mia nipote, che è nel monastero di S. Chiara in
-Parma, ove andò a chiudersi per amor di Gesù quando
-era ancora ragazza, mi pregò di tessere questa genealogia,
-perchè non aveva mai potuto aver contezza della madre
-di suo padre; e così da questa edotta, conoscerà da quali
-progenitori discende tanto per padre come per madre.
-Ed ora dalla suddescritta genealogia saprà che per padre
-discende da quelli che si denominavano di Adamo, e che
-in antico si appellavano de' Grenoni; per madre discende
-dai Baratti, i quali si biforcano in due casati. Perocchè
-vi sono i Baratti così detti i Negri, che parteggiarono per
-l'Impero; e vi sono i Baratti, chiamati i Rossi, che tennero
-sempre per la Chiesa, dai quali discendeva Suor
-Agnese, come più sopra è detto. E tutti questi Baratti,
-i Negri e i Rossi, nati da un sol ceppo, ossia da una
-sola radice, erano figli di due donne, l'una a nome Barattina,
-l'altra Ghibertina, di cui abbiamo scritto largamente
-più sopra... La seconda ragione della suddescritta
-genealogia è perchè suor Agnese sappia per chi debba
-pregare Iddio.... Il che si può dimostrare nei molti, che
-la morte rapì a nostri giorni. E tutti quelli, che ho nominati
-nella genealogia del mio parentado, li vidi tutti,
-eccetto pochi, nel breve giro di sessant'anni. Perocchè
-non ho visto Adamo de' Grenoni, che fu padre di mio
-nonno paterno; nè ho veduto i suoi due figli, Oliviero e
-Giovanni di Adamo, il quale ultimo fu mio nonno; nè
-Adamino figlio di lui, fratello di mio padre, militare, come
-anche Emblavato e Rolando di Oliviero; nè ho visto il
-monaco di S. Benedetto. Tutti gli altri che ho nominato,
-e conobbi, or non son più..... Diciamo ora perchè
-ho premesso queste cose. Ho visto a' miei giorni in
-molte parti del mondo molti casati spenti. E per non
-toglierne esempi di lontano, in Parma il casato di quei
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-da Cassio, d'onde uscì mia madre, non ha più maschi.
-Il casato de' Pagani, ch'io conobbi gentiluomini ricchi
-e potenti, è spento. Così il legnaggio de' Stefani, famiglia
-numerosissima, ricca e potente, è sfumato.....
-Ora ritorniamo all'Ordine ed al corso della nostra storia,
-e ripigliamola là dove lasciammo. Dicemmo di sopra
-che nel 1229 nel mese d'Agosto i Bolognesi assediarono
-il castello di S. Cesario e lo presero sotto gli occhi stessi
-dei Modenesi, Parmigiani e Cremonesi, che ivi erano
-co' loro eserciti, e che una notte vi fu gran battaglia tra
-loro e i Bolognesi. Furono allora portate via ai Bolognesi
-moltissime manganelle, ch'io ancor fanciullo vidi
-nella piazza vecchia di Parma, tra il battistero, l'episcopio
-e la facciata del Duomo. E quella battaglia fu
-combattuta accanitamente e con grande strage di fanteria
-e di cavalleria d'ambe le parti. I Bolognesi che
-ne restarono malconci, stanchi e affannati diedero le spalle
-al nemico, e fuggirono abbandonando sul campo il carroccio
-loro e quanto avevano. I Modenesi vollero torre
-il carroccio de' Bolognesi e tirarlo a Modena, ma i Parmigiani
-non acconsentirono, dicendo che non è bene fare
-ai nemici tutto il male che si può; e che tal cosa sarebbe
-un'onta incancellabile e provocativa di grandi
-mali. E i Modenesi accolsero il consiglio dei Parmigiani
-come di amici ed alleati; quindi lo mandarono in Piumazzo,
-castello de' Bolognesi, e ritornarono alla loro città.
-(È da sapere che nell'esercito de' Bolognesi, in detta
-battaglia, che fu combattuta contro i Parmigiani, i Modenesi
-e i Cremonesi, v'erano anche i Milanesi, i Piacentini,
-i Bresciani e tutti i Romagnoli). In questo esercito
-Pagano di Alberto di Egidio de' Pagani, che era
-Podestà di Modena, fece cavaliere suo figlio Enrico, e
-dissegli: Va, assalta il nemico, e battiti valorosamente.
-E così fece; ma sul principio della battaglia, ferito di
-lancia, grondava sangue dal suo corpo, come mosto da
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-un bigoncio, a cui sia stato levato via lo zipolo, e poco
-dopo spirò. Saputolo suo padre, disse: D'aver fatto cavaliere
-mio figlio non son pentito, essendo morto battendosi
-da valoroso; e l'ho udito io dal padre stesso. Nel
-combattimento di S. Maria in Strada morì anche Zangaro
-Sanvitali di Parma, famoso cavaliere e gran guerriero.
-Della stessa famiglia morì pure nella battaglia di San
-Cesario Guarino gran soldato e dotto nell'armi, ed era
-cognato di Papa Innocenzo IV. Perocchè ebbe moglie
-una sorella di questo Papa, dalla quale gli nacquero sei
-figli ed una figlia, ch'io conobbi tutti, ed erano belli,
-robusti e paffuti. Il primo ebbe nome Ugo Sanvitali, il
-secondo Alberto, che fu molt'anni canonico del Duomo:
-poi fu molti anni l'Eletto (vescovo) della chiesa parmense.
-Non fu sacerdote, perchè non volle, e morì diacono, nè
-fu consacrato Vescovo. Fu sepolto nell'ala del Duomo
-dove soleva tenersi il carroccio, di dietro al coro dei
-Canonici, dalla parte del convento de' frati Minori; e
-Obizzo di Lavagna<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>, che fu vescovo di Parma e zio
-di Papa Innocenzo IV è sepolto inferiormente. Questo
-Alberto, Eletto della chiesa parmense, era bell'uomo
-poco istruito, ma onesto. Fu mio conoscente ed amico,
-e mi disse che mio padre sperava di ottenere la mia
-uscita dall'Ordine de' frati Minori per mezzo di Papa
-Innocenzo. Ma la morte troncò ogni sua speranza. Papa
-Innocenzo conosceva mio padre, perchè era stato canonico
-della Chiesa parmense, ed era uomo di molta memoria;
-e mio padre abitava vicino al Duomo. Inoltre
-aveva maritata sua figlia Maria con Azzone fratello consanguineo
-di Guarino cognato del Papa; e perciò sperava
-che col mezzo dei nipoti del Papa, e della famigliarità
-che aveva col Papa stesso, questi m'avrebbe restituito
-a lui, specialmente perchè non aveva altri maschi. La
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-qual cosa il Papa non avrebbe mai fatta; al più
-forse per consolare mio padre m'avrebbe conferito un
-vescovado, od altra dignità. Perocchè era uomo liberale
-assai, come appare nelle dichiarazioni fatte alla Regola
-de' frati Minori, e in altre molte cose. Teneva sempre
-seco gran numero di frati Minori, ai quali fabbricò anche
-un convento e una bella chiesa presso Lavagna, sua terra
-nativa, dove avrebbe voluto tenere sempre venticinque frati
-Minori, e li avrebbe provveduti di libri e d'ogni altra
-cosa necessaria; ma i frati Minori non vollero accettare,
-e il Papa lo diede ad altri religiosi. Questi a Lione in
-sua camera mi conferì l'ufficio di predicatore, mi assolvette
-da tutti i miei peccati, e mi fece molte altre grazie
-l'anno dell'Incarnazione del Signore 1247. Egli spogliò
-del vescovado di Parma frate Bernardo da Vizio,
-che era della famiglia Scotti, e creò l'Ordine dei frati
-di Martorano. Detto vescovado frate Bernardo avealo
-avuto da Gregorio di Montelungo Legato di Lombardia;
-e il Papa lo diede al ridetto Alberto proprio nipote.
-Papa Innocenzo IV favoreggiò molto i suoi parenti. Ed
-ebbe tre sorelle maritate a Parma, che gli diedero molti
-nipoti, a cui conferì grasse prebende, e secondo il grido
-del profeta: <i>Hanno fatto Chiesa il loro parentado.</i> Terzo
-figlio di Guarino fu Anselmo, bell'uomo, ma quanto
-all'armi inettissimo, come quello che era stato allevato
-nella corte romana in mezzo ai Cardinali, da cui apprese
-gli ozii e i costumi dei preti. Quarto fu Guglielmo, che
-aveva, quando morì, credo vent'anni. Era giovane di
-assai delicata coscienza, e voleva confessarsi almeno una
-volta la settimana. Quinto fu Obizzo II, che ora è vescovo
-di Parma, ma prima è stato molt'anni vescovo
-di Tripoli. Costui fu uomo quasi alla militare, e il suo
-carattere è come quello che più su abbiam fatto di
-Nicolò vescovo di Reggio. Perocchè era chierico coi chierici,
-religioso coi religiosi, laico coi laici, cavaliere coi
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-cavalieri, barone coi baroni; gran barattiere, spenditore
-largo, liberale e cortese. In principio abusò di molte
-terre e possessioni della mensa vescovile, e le diede ad
-alcuni truffatori. Perciò fu accusato presso Papa Urbano
-da Ghiberto da Gente come barattiere, dissipatore e
-alienatore de' beni della mensa vescovile. Ma in processo
-di tempo ricuperò le terre alienate e fece molti restauri
-all'episcopio. Egli fu uomo di molta dottrina, specialmente
-nel diritto canonico, ed assai esperto nel ministero
-ecclesiastico. Conosceva il gioco degli scacchi, e teneva
-a bacchetta il clero secolare; e conferiva le parocchie a
-quelli, che gli facevano del bene. Amò i religiosi e
-specialmente i frati Minori. Fece però una bruttissima
-azione; perchè essendo egli vescovo di Tripoli, si dimise,
-e coll'aiuto del Cardinale Ottobono, che fu poi Papa
-Adriano, spogliò del vescovado di Parma maestro Giovanni
-di donna Rifida, che era Arciprete del Duomo, dotto in
-diritto civile ed ecclesiastico, e che molt'anni l'aveva
-insegnato, persona onesta e buona, e che cantava e predicava
-bene. Per di più era stato anche suo maestro di
-diritto canonico; ed era stato eletto regolarmente e
-canonicamente dagli altri canonici a Vescovo di Parma
-dopo la morte di Alberto suo fratello. Finalmente sesto
-ed ultimo figlio di Guarino, cognato di Papa Innocenzo
-IV, fu Tedisio, grosso, pingue e robusto. Sorella di tutti
-questi fu Cecilia, che stette molt'anni nel monastero di
-S. Chiara in Parma. Poi, tolta di qui, fu promossa a
-Badessa nel convento di Chiavari, fatto fabbricare a
-proprie spese presso Lavagna, sua terra, dal Cardinale
-Guglielmo, nipote di Papa Innocenzo: monastero ricchissimo
-ove abitano frati e suore dell'Ordine de' Minori.
-Questa Badessa Cecilia, colpita da Dio per la sua ruvidezza
-ed avarizia, finì malamente: ed ecco come. Frate
-Bonifacio dell'Ordine de' Minori, visitatore dei monasteri
-dell'Ordine di S. Chiara della provincia di Lombardia,
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-aveva alcune donne da collocare nei monasteri; perocchè
-a Torino, città appartenente alla provincia di Lombardia,
-a cagione di guerre non potevano stare. E dopo averle
-allegate, eccetto due, in varii monasteri, con quelle due
-andò a Genova; ed una la collocò nel monastero di
-Genova col consenso delle suore e della Badessa; l'altra
-nel monastero di Chiavari col solo dissenso della Badessa.
-Ed ecco che subito mentre il visitatore stava a mensa
-in casa dei frati, che ivi abitavano, la Badessa con
-animo infuocato d'ira, e la fronte aggrottata, insorse
-contro la nuova ospite, dicendo ed ordinando alle suore di
-espellerla dal convento, perchè non voleva che in nessun
-modo dimorasse nel suo monastero. Ma le suore
-pregando la Badessa colle lagrime agli occhi per la nuova
-consorella, essa rispose: Ah! vilissime femmine; credete
-ch'io non abbia un perchè di ciò fare? Lo faccio per
-vostro bene, e per bene del nostro monastero. E presala
-per una mano, la cacciò fuori, operando secondo il detto
-di un poeta;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Turpius ejicitur, quam non</p>
-<p class="i03"> admittitur hospes.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">All'ospite l'onor ben più si toglie</p>
-<p class="i01">Se si discaccia, che se non s'accoglie</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La suora espulsa si recò dunque e stette al cospetto del
-visitatore, che era a mensa in casa dei frati che ivi
-abitavano; e colle lagrime agli occhi gli riferì quanto
-le aveva detto la Badessa. Il visitatore, udite queste
-cose, si alzò turbato dalla mensa, andò e scomunicò la
-Badessa, perchè perseverando nella sua durezza chiudeva
-le viscere della pietà ad una sua consorella, che era
-stretta da dura necessità. E prendendo per mano la
-tribolata suora la consolò, e la ricondusse seco a Genova,
-e pregò la Badessa e le suore di quel monastero ad
-accoglierla per amore di Dio e suo, avendo già loro
-prima parlato della malignità, della durezza, dell'avarizia
-e della follìa della Badessa di Chiavari. Tali cose avendo
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-udito le suore del monastero di Genova, si mossero a
-compassione della loro consorella, e la abbracciarono
-festosamente. In quel monastero poi vi era una suora
-vecchia molto e divota e di gran merito presso Dio, a
-cui dispiacque assai il contegno di quella Badessa verso
-una suora tribolata e già collocata in convento. Ed
-essendo già di quel dì sera avanzata, e le altre suore
-andate a letto, essa s'inginocchiò davanti all'altare, e
-con molte lagrime pregò Iddio....... Il visitatore
-mandò subito un messo velocissimo a Chiavari per sapere
-che cosa fosse accaduto a quella badessa: e la trovò
-morta, maledetta, scomunicata e senza assoluzione. Nell'intervallo
-tra la partenza del visitatore e l'arrivo del
-messo, Cecilia, Badessa di Chiavari, cominciò a malare
-gravemente e svenir di languore; e soffrendo dolori di
-più maniere, si pose a letto, si ridusse agli estremi,
-e cominciò a gridare: Io muoio. Sorelle correte, aiutatemi,
-datemi qualche rimedio. Accorsero le suore incontanente,
-e, com'è dovere, ebbero compassione della loro
-Badessa. Della salute dell'anima sua non si fe' cenno,
-di confessione non se ne parlò. Le si strinse la gola, e
-appena poteva trar respiro. E quando s'accorse che
-moriva, disse alle suore adunate: Andate e ricevete
-quella suora; andate e ricevete quella suora; andate e
-ricevete quella suora. Per lei Iddio mi percosse; e in
-così dire spirò........ Ricordo che essendo io a
-Lione, ove era anche Papa Innocenzo IV, arrivarono
-alcuni frati Minori di Bordeaux a dire al Papa che le
-suore dell'Ordine di S. Chiara di Bordeaux avevano
-eletta suora Cecilia, sua nipote, a loro Badessa. E il
-Papa ne diede loro lettera di conferma, dicendo che
-andassero a ritrovarla a Parma. Ma l'Eletto di Parma,
-nipote del Papa, e fratello della prenominata donna, essendo
-pur esso a Lione, e avendo saputo la cosa, si presentò
-al Papa e fece annullare la data conferma. E forse, se
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-fosse andata colà, si sarebbe diportata meglio tra forestieri
-che in mezzo a parenti e conoscenti. Ora ripigliamo
-il corso della nostra storia, e incominciamo là dove la
-lasciammo. L'anno 1229, segnato anche più su, Nazario
-di Ghirardino di Lucca fu Podestà di Reggio, e fece
-fare il ponte e le imposte di porta Bernone. Allora si
-cominciò a cinger di mura la città di Reggio. E fece
-fare cento braccia di muraglia, dalla detta porta in giù
-verso porta S. Stefano. Così successivamente ogni anno
-gli altri Podestà fecero duecento braccia di muraglia
-finchè la città tutta fu murata. Però, per la frequenza
-delle guerre, qualche anno restò interrotta la continuazione
-del lavoro. Questo Nazario ha il suo ritratto in
-pietra sopra la porta Bernone,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> fatto fare da lui
-stesso, ed ha in Reggio la sua statua a cavallo. Fu bel
-cavaliere e ricco assai; mio conoscente ed amico quando
-io dimorava a Lucca nell'Ordine de' frati Minori. Donna
-Fior d'Oliva, sua moglie, era bella, paffuta e mia famigliare
-e devota. Era di Trento, moglie di un notaio, da
-cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la rapì al
-marito suo quando fu Podestà a Trento, e, consentendolo
-essa, la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che
-viveva ancora, in un certo suo castello, dove stette sino
-alla morte. Nazario morì senza figli, e lasciò molte
-ricchezze a quella donna, che in seguito si maritò a
-Reggio, e, come mi disse, fu ingannata. E l'ebbe in
-moglie Enrico figlio di Antonio di Musso, e vive ancora
-oggi, festa di S. Lorenzo, martedì, 1283, anno in cui
-scriviamo queste cose. Tutti e due costoro, cioè Nazario
-e Fior d'Oliva fecero molto bene ai frati Minori di
-Lucca, quando la Badessa di Gattaiola<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> dell'Ordine
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-di S. Chiara provocò e aizzò tutta Lucca contro i frati,
-calunniando gli innocenti. E cagione ne fu che frate
-Giacomo da Iseo non la voleva assolvere perchè non si
-comportava bene nel suo ufficio. Essa era figlia di una
-fornaia di Genova, e il suo governo era turpe, crudele e
-disonesto. E, per assicurarsi meglio quel ministero, era
-larga di regaluzzi e di leccornie a giovani, e a uomini,
-e a donne secolari, specialmente a chi aveva qualche
-parente nel monastero. Ai quali eziandio andava dicendo:
-I frati Minori non mi vogliono dare l'assoluzione perchè......
-E così, come è detto, calunniava gli innocenti.
-Ma mentiva apertamente. Tuttavia essa fu assolta,
-e i frati ricuperarono il loro onore e la loro buona fama,
-e la città la sua calma.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1230">a. 1230</h2>
-
-<p>
-L'anno 1230 si celebrò in Assisi un capitolo generale
-de' frati Minori, e si fece il trasporto del corpo del
-beato Francesco il giorno 25 Maggio, e frate Giacomo
-da Iseo, che agli inguini e ai genitali era tutto guasto,
-riacquistò sanità completa. Molti altri miracoli degni
-d'essere narrati fece in quel giorno Iddio per mezzo
-del suo servo ed amico Francesco, che potrai conoscere
-leggendo la sua biografia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1231">a. 1231</h2>
-
-<p>
-L'anno 1231, ai 14 di Giugno, Venerdì, il beatissimo
-padre e frate Antonio spagnuolo, che era nel convento
-di Padova, nella quale città l'Altissimo magnificò il suo
-nome per mezzo di quel Santo, abbandonando in Arcella<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-il corpo alla dimora di tutte le reliquie mortali
-dell'uomo, volò felicemente alla sede degli Spiriti celesti.
-Questi fu dell'Ordine de' frati Minori e compagno del
-beato Francesco, e, se ci basterà la vita, ne riparleremo
-e ne tesseremo più ampiamente le lodi altrove.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1232">a. 1232</h2>
-
-<p>
-L'anno 1232, ai 16 di Ottobre, sabbato, fu rotto e
-messo in fuga il Marchese di Cavalcabò da Bonacorso
-da Palù e da quei di Sesso<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> presso Mancasale<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1233">a. 1233</h2>
-
-<p>
-L'anno 1233 si fabbricò il palazzo del vescovo di
-Parma, che è rimpetto alla facciata del Duomo; e allora
-reggeva la Chiesa di Parma il vescovo Grazia di Fiorenza,
-che fece costruire anche molti altri palazzi in più
-luoghi della diocesi. E perciò i Parmigiani lo stimavano
-un buon vescovo; perchè non dissipava i beni della
-Chiesa, anzi li conservava e moltiplicava. Egli era amico
-di mio padre Guido di Adamo, e stando alla finestra di
-casa sua ragionava con lui del suo palazzo, e gli mandava
-spesso regali, come ho veduto io co' miei occhi.
-Amò mio fratello Guido; ma dopo che entrò nell'Ordine
-de' frati Minori, non si curò più di lui. Prima di lui
-fu vescovo Obizzo di Lavagna genovese, bell'uomo ed
-onesto, come dicono, e fu zio di Papa Innocenzo IV;
-ma non ricordo d'averlo veduto. Dopo Grazia fu vescovo
-un certo Gregorio Romano, che ebbe vita breve, e morì
-a Mantova eretico e maledetto. E quando malato gli
-portarono l'ostia consacrata, non volle riceverla, dicendo
-che non credeva nulla di tal fede; e interrogato perchè
-accettasse il Vescovado, rispose: per le ricchezze e gli
-onori; e così spirò senza comunicarsi. Dopo lui fu
-vescovo maestro Martino da Colorno,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> di famiglia
-meno che cospicua. Gli successe Bernardo Vizio, di cui
-ricordo d'aver già fatta menzione, come anche de' suoi
-successori. Dopo Bernardo venne Alberto Sanvitali, nipote
-di Papa Innocenzo IV. Dopo fu eletto canonicamente e
-concordemente maestro Giovanni di donna Rifida, Arciprete
-del Duomo; e gli successe Obizzo, vescovo di
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-Tripoli, pur esso nipote del predetto Papa, e fratello del
-sunnominato Alberto. Per frodi fu investito del Vescovado
-di Parma, e vive ancora e lo tiene. E come lo tiene
-oggi, tengaselo pure finchè se ne faccia un'altro. Ed
-oggi, che queste cose scriviamo, corre il 1283, giorno
-di S. Lorenzo, martedì. Che cosa sia per avvenire d'ora
-innanzi dei vescovi di Parma, sallo Iddio. In questo
-stesso anno 1233 fu Podestà di Reggio Giliolo di donna
-Agnese di Parma. In quell'anno Reggio cominciò a
-coniar moneta; e Nicolò vescovo di Reggio viveva ancora.
-Io conobbi quest'Egidiolo, chè eravamo della stessa città,
-ed ebbe due cognomi. Fu detto di donna Agnese, o da
-parte di madre, o da parte di moglie, perchè fu donna
-valente (come un certo ponte, che è in Parma, fu chiamato
-ponte di donna Egidia da Palù, perchè essa lo
-fece fare; ponte che ora rifanno di muro, invece di
-legno.) Fu pur detto da Gente, perchè quand'era oltremare,
-ogni volta che si parlava d'eserciti, usava dire:
-La nostra gente fece così. Questo l'ho saputo da Gherardo
-Rangone di Modena, che era frate Minore. Gigliolo da
-Gente poi ebbe due fratelli. Il primo fu Tedaldo, e,
-quand'io era ancora ragazzo, l'ho veduto assai vecchio
-e carico d'anni; ed ebbe sette figli, de' quali il quarto,
-Manfredo, sposò mia sorella Caracosa, che, mortole il
-marito, finì lodatamente la vita nel monastero di S.
-Chiara in Parma. Il secondo aveva nome Beretta, bel
-cavaliere e prode guerriero, forte, e tant'alto di statura
-da far la meraviglia degli uomini e delle donne. Giliolo
-fu anche padre di Ghiberto da Gente, di cui parleremo
-a suo luogo. E quando nel detto anno Giliolo era Podestà
-di Reggio cominciò l'<i>alleluia</i>. E i posteri chiamarono
-<i>alleluia</i> un certo periodo di tempo, in cui, posate le armi,
-predominò la giocondità, l'allegria, il gaudio, l'esultanza
-il giubilo ed ogni dimostrazione d'animo contento. E
-tutti, cavalieri e fanti, e cittadini, e campagnuoli, e
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-giovinetti, e giovinette, e vecchi e giovani ne cantavano
-inni e lodi a Dio. In tutte le città d'Italia vi fu questa
-divozione; e vidi che nella mia città di Parma ogni
-parocchia voleva avere il proprio gonfalone da portare
-nelle processioni, e, sul gonfalone, dipinto la specie di
-martirio del santo suo titolare. Così, p. e. la scorticazione
-di S. Bartolomeo era ritratta nello stendardo della
-parocchia, che da lui si nominava; e così via via delle
-altre. E dalle ville venivano in città co' loro confaloni
-in gran frotte uomini e donne, ragazzi e ragazze ad
-ascoltare le prediche ed a lodare Iddio; e cantavano
-con voci divine più che umane. E così le genti camminavano
-sulla via della salute, tanto che sembrava adempiuto
-quel detto del Profeta: <i>Ricorderanno (la mia
-parola) e si convertiranno a Dio tutte le nazioni, e
-adoreranno davanti a lui tutti i popoli.</i> E portavano
-in mano rami d'alberi e candele accese; E si predicava
-di mattina, a mezzodì, verso sera, secondo il Profeta:
-<i>Di sera, di mattina, di mezzodì narrerò e annunzierò,
-ed esaudirà la mia voce. Redimerà in pace l'anima
-mia da coloro che s'avvicinano a me, poichè tra molti
-era meco.</i> E si facevano soste nelle chiese e nelle piazze;
-e si alzavano le mani al cielo per lodare Iddio e benedirlo
-ne' secoli. E non sapevano intermettere le laudi,
-tanto erano entusiasmati dall'amor di Dio; e beato chi
-poteva far più di bene, e inneggiare a Dio. Nessun'ira
-era tra loro, nessun turbamento d'animo, nessun rancore;
-ogni cosa tra loro passava in pace ed amore. <i>Alziamo
-a Dio, che siede ne' cieli, i nostri cuori e le nostre
-mani.</i> E così realmente facevano, come ho visto io. E
-poichè la Sapienza dice ne' Proverbii. II. <i>Il popolo si
-travolgerà in ruina, se non vi sia chi lo governi,</i> affinchè
-non si creda che queste moltitudini fossero senza guida,
-parliamo ora di chi dirigeva queste ragunate. Primo
-venne a Parma fra Benedetto, che si chiamava di Cornetta,
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-uomo semplice ed illetterato, di buona innocenza
-e di vita onesta, ch'io vidi, ed ebbi seco famigliarità in
-Parma, e poi a Pisa; ed era o di Valle spoletana, o di
-Romagna. Non apparteneva ad alcun Ordine religioso,
-viveva a sè, e solo si studiava di piacere a Dio. Era
-molto amico de' frati Minori; pareva quasi un altro
-Giovanni Battista, che precorresse avanti al Signore a
-preparargli un popolo perfetto. Portava in testa un
-cappello all'Armena, aveva barba lunga e nera, e teneva
-una trombetta metallica (cioè di oricalco) colla quale
-suonava; e quella sua tromba reboava terribilmente, ma
-pure non senza qualche dolcezza; andava cinto di una
-fascia di vello; vestiva abito nero, a foggia di sacco
-tessuto di peli di diversi animali, e lungo sino ai piedi.
-La tonaca era fatta a guisa di guascappa, e davanti e
-di dietro aveva una croce lunga, larga, e di color rosso,
-che discendeva dal collo sino a' piedi, come suole nelle
-pianete de' sacerdoti. Così vestito egli andava colla sua
-tromba, e predicava nelle chiese, nelle piazze, e lodava
-Iddio, e aveva sempre seguace una gran turba di ragazzi
-con in mano, il più delle volte, rami d'alberi e candele
-accese. Ed io stesso stando su una muraglia del palazzo
-vescovile, che allora era in costruzione, l'ho veduto più
-volte a predicare e cantare le lodi del Signore. E cominciava
-le sue lodi dicendo in suo volgare: <i>Laudato, et
-benedetto, et glorificato sia lo Patre.</i> Ed i ragazzi a
-voce alta ripetevano quello che egli aveva detto. E poi
-ripeteva le stesse parole, e aggiungeva: <i>Sia lo Fijo.</i> Ed
-i ragazzi riassumevano cantando le stesse parole. Finalmente
-per la terza volta replicava le stesse parole e vi
-aggiungeva: <i>Sia lo Spiritu Sancto;</i> e dopo: <i>alleluja,
-alleluja, alleluja.</i> Di poi trombettava, e dopo predicava,
-dicendo buone parole a lode del Signore. E dopo tutto
-cantava un saluto alla beata Vergine così:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ave Maria — Clemens et pia,</p>
-<p class="i01">Gratia plena — Virgo serena:</p>
-<p class="i01">Dominus tecum — Tu mane mecum.</p>
-<p class="i01">Tu benedicta in mulieribus,</p>
-<p class="i01">Quae peperisti pacem hominibus</p>
-<p class="i06"> Et angelis gloriam.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Et benedictus fructus ventris tui,</p>
-<p class="i01">Qui coeredes ut essemus sui,</p>
-<p class="i06"> Nos fecit per gratiam.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ave, Maria — Clemente e pia,</p>
-<p class="i01">Di grazia piena — Vergin serena:</p>
-<p class="i01">Iddio è teco — Tu resta meco.</p>
-<p class="i01">In fra le donne — Tu benedetta</p>
-<p class="i01">All'uom portasti — Pace perfetta</p>
-<p class="i06"> E gloria agli Angeli.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> E benedetto — Lo Figlio tuo</p>
-<p class="i01">Che di far parte — Del regno suo</p>
-<p class="i06"> Larginne il merito.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ora parliamo degli eminenti predicatori, che furono
-famosi al tempo di quella divozione: ed anzi tutto di
-due dell'ordine de' Predicatori, cioè di frate Giovanni
-da Bologna, nativo di Vicenza, e di frate Giacomino da
-Seggio, oriondo di Parma. Imperocchè il beato Domenico
-non era ancora canonizzato, ma era morto e sotterra,
-come si canta in una prosa:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Iacet granum occultatum,</p>
-<p class="i01">Sydus latet obumbratum;</p>
-<p class="i05"> Sed plasmator omnium</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ossa Ioseph pullulare,</p>
-<p class="i01">Sydus iubet radiare</p>
-<p class="i05"> In salutem gentium.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sta un grano ancor sepolto.</p>
-<p class="i01">Sta un astro in ombra involto:</p>
-<p class="i05"> Ma il Dio che suscita</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Or Giuseppe a morte invola,</p>
-<p class="i01">Or dell'astro l'ombra assola,</p>
-<p class="i05"> E salva i popoli.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E veramente si trova che S. Domenico restò dodici anni
-sepolto senza che si facesse parola della sua santità; ma
-per cura di cotesto frate Giovanni sunnominato, che, al
-tempo di tale divozione, ebbe facoltà di predicare in
-Bologna, ne fu fatta la canonizzazione. Per questa canonizzazione
-s'adoperò anche il vescovo di Modena, che
-era un Piemontese, il quale, fatto poi Cardinale, prese
-nome Guglielmo, cui io vidi predicare e officiare la
-vigilia di Pasqua nella chiesa de' frati Minori a Lione,
-quando ivi si trovava Papa Innocenzo e tutta la sua
-corte. Questo frate Giovanni era per verità un uomo di
-nessuna coltura, e si voleva porre tra quelli che fanno
-miracoli. Fece in quel tempo un gran predicare tra
-Castel Leone e Castel Franco<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Ma frate Giacomino
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-da Reggio, oriondo però di Parma, fu uomo assai colto,
-lettore di teologia, predicatore facondo, copioso e grazioso;
-uomo pronto, benigno, caritatevole, affabile, cortese, liberale
-e largo. Ed una volta fummo compagni di viaggio
-di giorno e di notte da Parma a Modena in un momento
-di gran guerra; ed era anche meco il frate mio compagno,
-ed egli aveva il suo. Questi al tempo di quelle divozioni,
-di cui abbiamo parlato più sopra, aveva molta grazia
-nel predicare, e fece molto di bene. Nell'anno stesso
-ebbe principio in Reggio la costruzione della chiesa del
-Gesù de' frati Predicatori; e se ne fondò la prima pietra,
-consacrata dal vescovo Nicolò, il dì di S. Giacomo. E
-ad erigere quel tempio accorrevano i Reggiani, uomini,
-donne, militi di cavalleria, di fanteria, campagnuoli, cittadini;
-e portavano pietre, sabbia, calce sulle spalle
-entro varie specie di pelli e di tessuti. E beato chi più
-ne poteva portare; e fecero le fondamenta della chiesa
-e del caseggiato annesso, e alzarono una parte delle
-muraglie. Al terz'anno compirono tutto il lavoro. E
-allora frate Giacomino ne dirigeva la buona esecuzione.
-Questo frate Giacomino fece nella diocesi di Parma tra
-Calerno<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> e S. Ilario, al disotto dell'Emilia, una gran
-predicazione, alla quale accorse una grandissima folla
-d'uomini, donne, ragazzi, da Parma, da Reggio, dal
-monte, dal piano e da diverse ville. Ed una donna povera
-e gravida, ivi partorì un maschio; e per istanze e preghiere
-di frate Giacomino molte persone diedero non
-pochi soccorsi a quella povera donna. Perocchè tra le
-donne, chi regalava una sottana, chi una camicia, chi
-una veste, chi una benda; sicchè ne raccolse da caricare
-un asino. E dagli uomini n'ebbe cento soldi imperiali.
-E chi era presente e vide, riferì a me queste cose dopo
-tempo assai, quando ebbi a passare con lui per quei
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-luoghi: Cose che ho saputo poi anche da altri. A questo
-frate Giacomino, malato a Bologna nell'infermeria de' frati
-Predicatori, ritto a sedere sul letto, verso il mezzodì, e
-desto, apparve frate Giraldo da Modena dell'Ordine dei
-frati Minori, quello stesso giorno in cui morì, dicendo:
-Io sono alla visione della gloria di Dio, alla quale Cristo
-chiamerà presto anche te a ricevere il premio delle tue
-fatiche, e soggiornerai sempre presso chi hai devotamente
-servito. Ciò detto, frate Giraldo disparve; e frate Giacomino
-raccontò a' suoi frati quanto aveva veduto, che se
-ne rallegrarono. Ed a frate Giacomino avvenne per punto
-quanto avevagli predetto frate Giraldo; poichè pochi
-giorni dopo s'addormentò nel Signore; e il suo corpo fu
-sepolto a Mantova. Frate Giovanni poi da Vicenza, più
-sopra menzionato, chiuse i suoi giorni in Puglia. Ebbero
-anche i frati Predicatori in Parma, nel tempo di quella
-divozione, che si chiamò <i>alleluia</i>, un frate Bartolomeo
-da Vicenza, che fece molto di bene, come ho veduto
-co' miei occhi; ed era buon uomo, prudente ed onesto;
-e dopo molto tempo fu fatto Vescovo della sua città
-natale, ove fece fabbricare un bel convento pe' frati del
-suo Ordine, che prima ivi non abitavano. I frati Minori
-poi ebbero un frate Leone milanese, predicatore famoso,
-che perseguitò potentemente, e confutò e confuse gli
-eretici. Fu molti anni ministro provinciale nell'Ordine
-de' frati Minori, e poi Arcivescovo di Milano. Costui era
-di tanto singolare coraggio, anzi audacia, che una volta
-da solo andò collo stendardo in mano alla testa dell'esercito
-Milanese contro l'Imperatore, e passato il ponte
-d'un fiume, solo, stette a lungo di piè fermo squassando
-lo stendardo; mentre i Milanesi non osavano passare
-perchè vedevano l'esercito imperiale in ordine di battaglia.
-Questo frate Leone confessò un amministratore
-dell'ospedale di Milano, uomo che godeva gran nome e
-fama di santità. E quando esso fu agli estremi della
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-vita Leone si fece promettere che sarebbe tornato dopo
-morte a dargli contezza dello stato in cui si trovava. E
-promise di buon grado. Verso sera si sparge in città la
-voce della sua morte. Frate Leone invita due frati suoi
-compagni particolari, ch'egli aveva come ministro Provinciale,
-a vegliare seco quella sera in un angolo dell'orto,
-nella camera dell'ortolano. Vegliando tutti e tre insieme,
-frate Leone fu preso un momento da un lieve sonno; e,
-volendo dormire, pregò i compagni che, se qualche cosa
-sentissero, lo svegliassero. Ed ecco che subito odono uno
-venire disperatamente urlando, e lo videro rotar giù dal
-cielo come un globo di fuoco, e precipitarsi sul comignolo
-della casetta come uno sparviero sull'anitra. Pel rumore,
-e scosso dai frati, Leone si svegliò. E continuando colui
-i lamenti Ahi! Ahi!. frate Leone gli domandò come si
-trovasse. Ed egli rispose dicendo che era dannato, perchè
-era stato causa che morissero senza battesimo alcuni
-bambini nati da unione illeggittima, avendoli egli con
-isdegno reietti dall'ospedale, perchè vedeva che per accoglierli
-l'Ospizio andava incontro a spese e disagi. E
-domandandogli frate Leone perchè non si fosse confessato
-di questa colpa, rispose: o perchè me ne sono dimenticato,
-o perchè non credetti che la fosse da confessarsene.
-Quindi frate Leone soggiunse: Giacchè nulla hai a che
-fare con noi, partiti da noi, e vanne per la tua strada.
-Ed egli gridando e urlando dipartissi. Pertanto questo
-Frate Leone nel tempo di quella divozione, che i posteri
-chiamarono poi l'<i>alleluia</i>, molto s'adoperò, e molto fece
-di bene. Vi fu anche un cert'altro frate Minore di Padova
-che nel tempo di quella divozione fece molto di bene.
-Questi predicando una festa a Como, e facendo un usuraio
-murare una sua torre, disturbato il frate dal martellare
-degli operai, disse al popolo, che l'ascoltava: Vi predico
-che nel tal tempo quella torre ruinerà, e sin dalle fondamenta
-sarà divelta. Ed accadde, e fu giudicato un gran
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-miracolo. Perciò l'Ecclesiastico dice 37: <i>L'anima di
-un uomo pio scopre talora la verità meglio che sette
-sentinelle, che stanno alla vedetta in luogo elevato.</i>
-Così ne' Proverbii 17: <i>Chi molto alta fa la casa sua,
-va cercando ruine.</i> Miracolo eguale a quello della profezia
-della torre che doveva ruinare, è quello pel figlio di
-Grilla, e delle tre zucche, e del sorcio in una zucca. E
-tutto diceva così a casaccio, a sorte, e perciò fu chiamato
-l'indovino. Vi fu anche Girardo da Modena dell'Ordine
-de' frati Minori, che a' tempi della suddetta divozione,
-operò cose miracolose e fece molto di bene, come ho
-veduto io co' miei occhi. Questi nel secolo si chiamava
-Girardo Maletta. Nacque di potente e ricca famiglia,
-cioè dai Boccabadati. Fu uno dei primi frati dell'Ordine
-dei Minori, non però uno dei dodici. Fu amico ed intimo del
-beato Francesco, e talvolta compagno: uomo cortese assai,
-liberale, splendido, religioso, onesto, di costumi assai
-castigato, e misurato nelle parole e nelle opere. Non
-ebbe che poca coltura di lettere: Tuttavia fu grande
-oratore, e predicatore ottimo e pieno di grazia. Voleva
-andare in giro per tutto il mondo. Fu egli che pregò
-per me frate Elia ministro Generale dell'Ordine de' frati
-Minori, che mi ricevesse nell'Ordine; e accolse l'istanza
-in Parma l'anno 1238. Fui talvolta suo compagno di
-viaggio. Al tempo della detta divozione i Parmigiani
-affidarono a lui la signoria di Parma, acclamandolo
-Podestà, con potere di accordare in pace fra loro quelli,
-che per rancori erano in dissidio. E così fece, e, molti
-che per discordie erano nemici, ricompose in pace ed
-amicizia. Tuttavia in un caso di composta pacificazione,
-incorse in calunnia, avendo irritato Bernardo di Rolando
-Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV, per non aver data
-sufficiente soddisfazione ad alcuni di lui amici. Frate
-Girardo tenea molto dalla parte dell'Impero; ma nulla
-ostante egli <i>camminò al cospetto di Dio in pace ed
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-equità, e molti ritrasse dalle vie dell'iniquità,</i> come
-disse Malachia II. E qui a proposito richiamati alla
-mente la storia di quei tre compagni, de' quali uno volle
-pensare a sè solo, e a sè solo vivere, e fare il solitario;
-il secondo amò curare i malati; il terzo riamicare i
-nemici. Del primo dice S. Girolamo: <i>La santa selvatichezza</i>
-giova a sè soltanto, e di quanto vantaggia la
-Chiesa di Cristo coi meriti della vita, d'altrettanto le
-nuoce, se non faccia opera di resistenza a' suoi demolitori.
-Perciò ricordati bene di S. Sindonio, a cui un
-Angelo del Signore comandò di andare attorno a predicare
-contro gli eretici. Del beato Francesco ancora fu
-scritto che non vuol <i>vivere per sè solo, ma giovare gli
-altri, indottovi da amore di Dio.</i> Ogni volta che mi
-torna a mente frate Girardo da Modena, mi torna a
-mente anche quella sentenza dell'Ecclesiastico XIX: <i>È
-da preferirsi l'uomo che manca di sagacità, ed è privo
-di scienza, ma è timorato, a quello che abbonda di
-avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo.</i> Io
-mi trovai malato a Ferrara con frate Girardo di una
-malattia, di cui egli morì dopo essere venuto a Modena
-verso l'anno nuovo; e fu sepolto in un sarcofago di
-marmo nella chiesa de' frati Minori. E Iddio si degnò
-di operare per mezzo di lui molti miracoli, che per
-brevità tralascio di narrare, perchè può esservene occasione
-altrove. Una cosa però non vuolsi passare sotto silenzio,
-ed è che questi frati, valenti predicatori, al tempo della
-prenominata divozione, si adunavano talvolta in qualche
-luogo, e insieme prestabilivano per le loro prediche il
-luogo, il giorno, l'ora e l'argomento. E l'uno diceva
-all'altro: Tien fermo ogni cosa dell'accordo preso; sicchè
-le cose immanchevolmente accadevano come erano state
-prefisse. Stava dunque frate Girardo, come l'ho visto io
-co' miei occhi, nella piazza del Comune di Parma, o
-altrove quando voleva, sopra un palchetto portatile di
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-legno, fatto a posta per uso delle concioni; e, quando il
-popolo era tutto intento, ad un tratto interrompeva la
-predica, e s'incappucciava, quasi in atto di pensare a
-Dio. Poi, dopo lunga pezza, scappucciatosi, parlava al
-popolo meravigliato, quasi dicesse coll'Apocalisse I: <i>Io
-era in Ispirito nel giorno della domenica,</i> ed ascoltai
-il dilettissimo nostro fratello Giovanni da Vicenza, che
-predicava vicin di Bologna, nella ghiaia del Reno, ed
-aveva un affollatissimo uditorio, e queste furono le prime
-parole della sua predica: <i>Beata la gente che per suo
-signore ha Dio, beato il popolo eletto da Dio per sua
-eredità.</i> Altrettanto diceva di frate Giacomino. E quelli
-sapevan dire parimente di lui. Meravigliavano i presenti,
-e, punti da curiosità, spedivano messi per sapere se era
-vero ciò che loro si diceva. E trovando che sì, vieppiù
-restavano meravigliati; sicchè molti, abbandonando il
-secolo, entravano nell'Ordine de' frati Minori, e de' Predicatori.
-E in diversi altri modi, e in molte parti del
-mondo gran bene si fece a tempo di quella divozione,
-come ho visto io co' miei occhi. Vi furono però anche a
-que' tempi molti barattieri e gabbamondi, che facevan
-di tutto per calunniare gli innocenti. De' quali fu un
-Boncompagno fiorentino, rinomato maestro di grammatica
-in Bologna, che compose libri intitolati <i>Del comporre.</i>
-Costui, che tra' fiorentini era il più arguto nel mettere
-in canzone la gente, compose una rima in derisione di
-frate Giovanni da Vicenza, di cui non ricordo nè il
-principio, nè la fine, perchè da molto tempo non l'ho
-letta, e quando la lessi non mi curai tanto d'impararla
-bene a memoria. V'erano però questi versi, che mi
-ricorrono a mente:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Et Johannes johannizat,</i></p>
-<p class="i01"><i>Et saltando choreizat,</i></p>
-<p class="i01"><i>Modo salta, modo salta</i></p>
-<p class="i01"><i>Qui coelorum petis alta:</i></p>
-<p class="i01"><i>Saltat iste saltat ille,</i></p>
-<p class="i01"><i>Resaltant choortes mille;</i></p>
-<p class="i01"><i>Saltat chorus dominarum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Saltat dux Venetiarum ecc.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E Giovanni giovanneggia</p>
-<p class="i01">E ballando caroleggia,</p>
-<p class="i01">Or tu salta, vola, sali,</p>
-<p class="i01">Tu ch'al cielo batti l'ali;</p>
-<p class="i01">Saltan questi, saltan quelli,</p>
-<p class="i01">Saltan pur mille drappelli;</p>
-<p class="i01">Danzan donne in giro, in coro</p>
-<p class="i01">Danza il Sir del Bucintoro ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così pure questo maestro Boncompagno vedendo che
-frate Giovanni s'era messo in capo di far miracoli,
-anch'egli volle provarsi a farne, e annunziò ai Bolognesi
-che voleva volare sotto i loro occhi. Non ci volle altro.
-La notizia corre per Bologna; arriva il giorno prefisso;
-si raduna tutta la città, uomini, donne, vecchi, fanciulli,
-alle falde d'un colle, che si chiama S. Maria in monte.
-S'era fatte due ali, e stava sulla vetta del monte guardando
-la folla. Ed essendosi reciprocamente a lungo
-guardati, proferì queste parole: <i>Andatevene colla benedizione
-di Dio, e vi basti aver veduta la faccia di
-Boncompagno.</i> E ne ritornarono derisi. Questo maestro
-Boncompagno, essendo un ottimo scrittore, per consiglio
-de' suoi amici andò a Roma, volendo provare se per
-avventura potesse colla sua abilità nelle lettere, trovar
-grazia nella corte romana. Ma non avendo trovato favore,
-se ne partì, e divenuto già vecchio, si era ridotto a tanta
-miseria, che fu costretto a chiudere i suoi giorni
-in un ospedale a Firenze. A frate Giovanni da Vicenza
-poi più sopra menzionato, gli onori ricevuti e la
-grazia nel predicare gli avevano siffattamente beccato
-il cervello da avernelo travolto e credere di poter fare
-veri miracoli anche senza l'aiuto del braccio di Dio. Il
-che era somma stoltezza, perchè il Signore dice in Giovanni
-15. <i>Senza me nulla potete fare.</i> Parimente ne' Proverbii
-26. <i>Chi dà gloria allo stolto fa come chi gittasse
-una pietra preziosa in una mora di sassi.</i> Essendo frate
-Giovanni rimproverato delle sue fatuità da' suoi confrati,
-rispondeva loro, dicendo: Se non la finite, io vi infamerò
-pubblicando le vostre azioni. Per ciò lo tollerarono sino
-che morì, non trovando modo di contrastargli. Questi
-essendo venuto un giorno al convento de' frati Minori,
-ed avendogli il barbiere rasa la barba, s'ebbe a male
-che i frati non ne avessero raccolti i peli da serbare per
-reliquie. Ma frate Diotisalvi da Fiorenza dell'Ordine dei
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-Minori, che, secondo il costume de' Fiorentini era prontissimo
-a canzonare la gente, a capello <i>rispose allo stolto
-come si conviene alla sua follìa, chè talora non gli
-paresse d'esser savio.</i> Proverbii 26. Perocchè andato un
-giorno al convento de' Predicatori, ed essendo stato da
-loro invitato a pranzo, disse che in niun modo accetterebbe,
-se non dessero a lui un lembo della tonaca di
-frate Giovanni, che stava in quel convento, da conservare
-come reliquia. Promisero e diedero una larga pezza di
-tonaca, colla quale, sgravatosi dopo pranzo il ventre, forbissi
-l'ano, poi la gittò nello sterco. Poscia, presa una
-pertica, rimestava lo sterco gridando e dicendo: Ahi! Ahi!
-aiutatemi o fratelli, che cerco la reliquia del santo che
-ho smarrita nella latrina. E guardando essi in giù dalle
-finestre delle celle, egli rimestava più forte perchè ne
-sentisser l'odore. Pertanto nauseati da tali esalazioni,
-ed inteso che erano stati scherniti da quel canzonatore,
-ne restarono confusi e svergognati. Questo frate Diotisalvi
-una volta fu comandato di andare per obbedienza ad
-abitare nella provincia di Penne, in Puglia. Egli allora
-andò nell'infermeria, si cavò nudo, e, scucito un materasso,
-vi si nascose dentro e vi stette tutto un giorno
-involto nelle penne. Cercato da' frati, ivi lo trovarono, e
-disse che aveva adempiuto all'obbedienza impostagli.
-Perciò, a cagione di questa spiritosità, gli fu condonata
-l'obbedienza, e non andò. Così un giorno d'inverno camminando
-per Firenze scivolò per ghiaccio, e stramazzò
-disteso sulla via. Vedendo questa scena i fiorentini, che
-è gente nata per dar la beffa, cominciarono a ridere. Ma
-uno chiese anche al frate se volesse un cuscino da mettersi
-sotto. A cui il frate rispose che sì, che sì, purchè
-da mettersi sotto gli si desse per cuscino la moglie del
-suo interlocutore. I fiorentini udendo questa risposta non
-ne ebbero scandalo; anzi lodarono il frate, dicendo: quest'è
-veramente de' nostri. (Alcuni attribuirono questa
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-risposta ad un altro fiorentino, che si chiamava frate
-Paolo Millemosche dell'Ordine de' Minori). Ma noi dobbiamo
-piuttosto domandare a noi stessi, se il frate facesse
-bene, o male a rispondere in quel modo: e sosteniamo
-che per molte ragioni rispose male..... Però frate
-Diotisalvi, che diede occasione a questo racconto, per
-molte altre ragioni si può anche scusare. La sua risposta
-però non deve trarsi ad esempio, che altri la ripeta...
-La terza ragione è che parlò tra suoi concittadini, i
-quali non se ne scandolezzarono essendo eglino tutti uomini
-sollazzevoli ed usi alle beffe. Ma in altro paese
-avrebbe suonato male quella risposta del frate. Di questo
-frate Diotisalvi inoltre io so molte cose, come anche del
-conte Guido, di cui da molti molte e varie cose sogliono
-contarsi, che, essendo più scandalose che edificanti, io
-non racconto. Tuttavia frate Diotisalvi andò oltremare
-coll'arcivescovo di Ravenna, chiamato Teodorico, che fu
-sant'uomo e persona assai onesta. Dopo lui fu Arcivescovo
-di Ravenna Filippo di Pistoia, o di Lucca, a cui successe
-frate Bonifacio dell'Ordine de' Predicatori, nativo di Parma,
-che ebbe l'Arcivescovado da Papa Gregorio X non
-in grazia dell'Ordine suo, ma perchè era suo parente;
-ed ora è Arcivescovo anch'esso, grande oratore, e tenace
-sostenitore del partito della Chiesa. Una cosa però non è
-da tacere, ed è, che i Fiorentini non si scandalizzano se
-taluno esce dell'Ordine dei Minori, ed anzi dicono di far
-le meraviglie come vi sia stato tanto tempo, stantechè i
-frati Minori sono una gente povera, che si impone mille
-maniere di penitenze. Questi Fiorentini avendo un giorno
-udito che frate Giovanni da Vicenza dell'Ordine dei Predicatori,
-di cui è parlato più sopra, voleva andare a Firenze,
-dissero: Oh! Dio! non venga quà. Perochè si dice
-che risusciti i morti, e noi siamo già tanti che la città
-non ci potrà contenere. Ed il parlare de' Fiorentini suona
-assai grazioso in loro dialetto. Sia benedetto Iddio che
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-abbiam finita questa parte. Vi fu a questi tempi un
-canonico Primasso di Colonia, argutissimo a mettere in
-canzone e dar la baia alla gente e versaggiatore facile e
-potente, che se si fosse dedicato di cuore a servire Iddio
-sarebbe stato grande nella letteratura religiosa, e utile
-alla Chiesa di Dio. Fece un'Apocalisse, ch'io ho veduto,
-e molte altre opere. Costui condotto un giorno dal suo
-Arcivescovo ai campi, non a meditare, ma a passeggiare,
-e avendo veduto i buoi del podere dell'Arcivescovo, che
-aravano, belli, forti e grassi, e avendogli detto l'Arcivescovo:
-Se, prima che i buoi arrivino quì, saprai far versi
-intorno ad un regalo di buoi, io te li donerò: Primasso
-soggiunse: Sta fermo ciò che hai detto? Fermissimo, rispose
-l'Arcivescovo. E allora subito cantò:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Indigeo bobus — ad rura colenda duobus,</i></p>
-<p class="i01"><i>Pontificis munus — Veniat bos unus et unus</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Per arar mio campo bene</p>
-<p class="i01">Aggiogar due buoi conviene:</p>
-<p class="i01">L'uno in dono dal Prelato,</p>
-<p class="i01">Così l'altro mi sia dato.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Altra volta, quand'era alla Corte, volendo fare un
-presente ad un certo Cardinale, fece fare dodici pani bianchissimi,
-grossi e belli, di cui la fornaia gliene rubò uno.
-Nullameno mandò gli undici restanti con una cartolina,
-che diceva;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ne Spernas munus — si desit apostolus unus;</i></p>
-<p class="i01"><i>Ut verbis ludam — rapuit fornaria Iudam.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">No, non sgradir questo mio tenue dono</p>
-<p class="i01">Se dodici gli apostoli non sono;</p>
-<p class="i01">Chè Giuda, e forse di scherzar s'intese,</p>
-<p class="i01">La birba di fornaia se lo prese.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Un'altra volta ancora avendogli l'Arcivescovo mandato
-un regalo di pesce senza vino, disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Mittitur in disco — mihi piscis ab Archiepisco.</i></p>
-<p class="i01"><i>Me non inclino — quia missio fit sine vino.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Un piatto l'Arcivescovo m'invia</p>
-<p class="i01">Con entro il più bel pesce che si dia.</p>
-<p class="i01">No, non l'accetto, se con lui non viene</p>
-<p class="i01">Un vin che grilli e fumi per le vene.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Parimenti in altra occasione fece questi versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>His vaccis parcam, — quae sacri foederis arcam</i></p>
-<p class="i01"><i>Olim duxerunt — sed aquis comedi meruerunt.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Queste rispetterò vacche ch'han tratte</p>
-<p class="i01">La nave trionfal del sacro patto;</p>
-<p class="i01">Ma il mondo reo con un nefando eccesso</p>
-<p class="i01">Ingrato al merto lor le mangia a lesso</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un'altra volta gli fu porto del vino molto annacquato.
-E cominciò a dire:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>In cratere meo, — Thetis est sociata Liaeo:</i></p>
-<p class="i01"><i>Est Dea juncta Deo, — Sed Dea major eo.</i></p>
-<p class="i01"><i>Nil valet hic, vel ea — nisi quando sit Pharesea;</i></p>
-<p class="i01"><i>Amodo propterea, — sit Deus ubsque Dea.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">In questo nappo mio ch'or or s'empieo</p>
-<p class="i01">Misti in amplesso son Teti e Lieo:</p>
-<p class="i01">Un Dio con una Dea si mesce e avvince,</p>
-<p class="i01">Che maggiore di lui lo slomba e vince.</p>
-<p class="i01">Nè l'uno nulla val, nè l'altra un punto,</p>
-<p class="i01">Se l'un coll'altra insiem trovi congiunto,</p>
-<p class="i01">Frema dunque Lieo nell'inguistare,</p>
-<p class="i01">E Teti baci il suo Nettuno in mare.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Parimente in altra occasione improvvisò i seguenti
-versi intorno al vino:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Fertur in convivio — vinus, vina, vinum;</i></p>
-<p class="i01"><i>Masculinum displicet, — atque foemininum:</i></p>
-<p class="i01"><i>In neutro genere — ipsum est divinum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Loquens variis linguis — optimum latinum.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vino, vinel, vinella al desco è data;</p>
-<p class="i01">Lungi da me sta femmina scempiata:</p>
-<p class="i01">Lungi da me l'eunuco suo germano;</p>
-<p class="i01">M'innondi il padre lor che è Dio sovrano</p>
-<p class="i01">Che pizzica, che morde, ed un latino</p>
-<p class="i01">Fa le lingue parlar vivo, divino.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Così pure egli accusato dal suo Arcivescovo di tre
-colpe, cioè; di essere donnaiolo, giuocatore e taverniere,
-fece in versi una sua giustificazione che diceva;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Aestuans intrinsecum — ira vehementi</p>
-<p class="i01">In amaritudine — loquor meae menti,</p>
-<p class="i01">Factus de materia — vilis elementi,</p>
-<p class="i01">Folio sum similis — de quo ludunt venti.</p>
-<p class="i01">Cum sit enim proprium — viro sapienti</p>
-<p class="i01">Super petram ponere — sedem fundamenti,</p>
-<p class="i01">Stultus ego comparor — fluvio labenti</p>
-<p class="i01">Sub codem aere — nunquam permanenti.</p>
-<p class="i01">Feror ego veluti — sine nauta navis,</p>
-<p class="i01">Ut per vias aeris — vaga fertur avis.</p>
-<p class="i01">Non me tenent vincula — nec me tenet clavis</p>
-<p class="i01">Quaero mei similes — et adiungor pravis.</p>
-<p class="i01">Mihi cordis gravitas — res videtur gravis;</p>
-<p class="i01">Iocus est amabilis — dulciorque favis.</p>
-<p class="i01">Quidquid venus imperat — labor es suavis,</p>
-<p class="i01">Quae nunquam in cordibus — habitat ignavis</p>
-<p class="i01">Via lata gradior, — via iuventutis;</p>
-<p class="i01">Implico me vitiis — immemor virtutis</p>
-<p class="i01">Mortuus in anima — curam gero cutis,</p>
-<p class="i01">Voluptatis avidus — magis quam salutis.</p>
-<p class="i01">Praesul discretissime, — veniam te precor:</p>
-<p class="i01">Morte bona morior, — dulci nece necor;</p>
-<p class="i01">Meum pectus sauciat — puellarum decor,</p>
-<p class="i01">Et quas tactu nequeo, — saltem corde mecor.</p>
-<p class="i01">Rest est paratissima — vincere naturam?</p>
-<p class="i01">In aspectu virginis — menten esse puram?</p>
-<p class="i01">Iuvenes non possumus — legem sequi duram,</p>
-<p class="i01">Leviumque corporum — non habere curam.</p>
-<p class="i01">Quis in igne positus — igne non uratur?</p>
-<p class="i01">Quis Papiae commorans — castus habeatur?</p>
-<p class="i01">Ubi Venus digito — iuvenes venatur,</p>
-<p class="i01">Oculis illaqueat, — facie praedatur.</p>
-<p class="i01">Si ponas Ipolitum — hodie Papiae,</p>
-<p class="i01">Non erit Ipolitus — in sequenti die.</p>
-<p class="i01">Veneris in talamos ducunt omnes viae</p>
-<p class="i01">Non est in tot turribus — turris Alachiae.</p>
-<p class="i01">Secundo redarguor — etiam de ludo:</p>
-<p class="i01">Sed cum ludus corpore — me dimittat nudo,</p>
-<p class="i01">Frigidus exterius — mentis aestu sudo.</p>
-<p class="i01">Tunc versus et carmina — meliora cudo.</p>
-<p class="i01">Tertio capitulo — memoro tabernam;</p>
-<p class="i01">Illam nullo tempore — sprevi nec spernam,</p>
-<p class="i01">Donec sanctos — veniente cernam angelos</p>
-<p class="i01">Cantantes pro mortuis — requiem aeternam.</p>
-<p class="i01">Poculis accenditur — animi lucerna;</p>
-<p class="i01">Cor imbutum nectare — volat ad superna.</p>
-<p class="i01">Mihi sapit dulcius — vinum de taberna</p>
-<p class="i01">Quam quod aqua miscuit — Praesulis pincerna.</p>
-<p class="i01">Loca vitant pubblica — quidam poetarum</p>
-<p class="i01">Et secretas eligunt — sedes latebrarum.</p>
-<p class="i01">Student, instant, vigilant — nec laborant parum,</p>
-<p class="i01">Et vix tandem reddere — possunt opus clarum.</p>
-<p class="i01">Student, instant, vigilant — poetarum chori,</p>
-<p class="i01">Vitant rixas pubblicas — et tumultus fori;</p>
-<p class="i01">Et ut opus faciant — quod non possit mori</p>
-<p class="i01">Moriuntur studio — subditi labori.</p>
-<p class="i01">Unicuiqe proprium — dat natura donum;</p>
-<p class="i01">Ego versus faciens — bibo vinum bonum,</p>
-<p class="i01">Et quod habent purius — dolia cauponum.</p>
-<p class="i01">Vinum tale generat — copiam sermonum:</p>
-<p class="i01">Unicuique proprium — dat natura munus</p>
-<p class="i01">Ego nunquam potui — scribere ieiunus.</p>
-<p class="i01">Me ieiunum vincere — posset puer unus.</p>
-<p class="i01">Sitim et ieiunium — odi quasi funus.</p>
-<p class="i01">Tales versus facio — quale vinum bibo.</p>
-<p class="i01">Nihil possum facere — nisi sumpto cibo,</p>
-<p class="i01">Nihil valent penitus — quae ieiunus scribo.</p>
-<p class="i01">Nasonem post calicem — carmine praeibo.</p>
-<p class="i01">Mihi nunquam spiritus — poetriae datur,</p>
-<p class="i01">Nisi prius fuerit — venter bene satur.</p>
-<p class="i01">Dum in arca cerebri — Baccus dominatur</p>
-<p class="i01">In me Foebus irruit — et miranda fatur</p>
-<p class="i01">Meum est propositum — in taberna mori</p>
-<p class="i01">Ut sint vina proxima — morientis ori.</p>
-<p class="i01">Tunc occurrent citius — angelorum cori.</p>
-<p class="i01">Sit Deus propitius — mihi peccatori.</p>
-<p class="i01">Ecce meae proditor — pravitatis fui,</p>
-<p class="i01">De qua me redarguunt inservientes tui.</p>
-<p class="i01">Sed eorum nullus — est accusator sui,</p>
-<p class="i01">Quamvis velint ludere — saeculoque frui</p>
-<p class="i01">Iam nunc in praesentia — praesulis beati</p>
-<p class="i01">Mittat in me lapidem — neque parcat vati,</p>
-<p class="i01">Cujus non est animus — conscius peccati.</p>
-<p class="i01">Sum locutus contra me — quid quid de me novi,</p>
-<p class="i01">Et virus evomui — quod tam diu fovi,</p>
-<p class="i01">Vetus vita displicet — mores placent novi,</p>
-<p class="i01">Homo videt faciem, — sed cor patet Iovi.</p>
-<p class="i01">Iam virtutes diligo, — vitiis irascor;</p>
-<p class="i01">Quasi modo genitus — novo lacte pascor,</p>
-<p class="i01">Ne sit meum amplius — vanitatis vas cor.</p>
-<p class="i01">Electe Coloniae — parce poenitenti,</p>
-<p class="i01">Et da poenitentiam — culpam confitenti;</p>
-<p class="i01">Feram quid quid iusseris — animo libenti.</p>
-<p class="i01">Parcit enim subditis — leo rex ferarum</p>
-<p class="i01">Et est erga subditos — immemor irarum.</p>
-<p class="i01">Et vos idem facite, — Principes terrarum.</p>
-<p class="i01">Quod caret dulcedine — nimis est amarum.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Con un rovello in cor d'ira bollente</p>
-<p class="i01">Meco ragiono in duol colla mia mente.</p>
-<p class="i01">Plasmato d'un vilissimo elemento</p>
-<p class="i01">Somiglio a foglia, che sia scherzo al vento.</p>
-<p class="i01">Al saggio, è ver, convien saldar sua legge</p>
-<p class="i01">Su quella pietra che in eterno regge;</p>
-<p class="i01">Ma sovra un fiume che mai posa e guizza</p>
-<p class="i01">Lo stolto, che son io, sua sede rizza.</p>
-<p class="i01">Nave senza nocchier cui l'onda aggira,</p>
-<p class="i01">Augel travolto da Aquilon che spira,</p>
-<p class="i01">Non àncora mi tien non chiavistello</p>
-<p class="i01">Co' pari miei m'imbranco nel bordello.</p>
-<p class="i01">Ogni grave pensier l'alma mi strugge,</p>
-<p class="i01">E sol dal gioco sua dolcezza sugge.</p>
-<p class="i01">Opra soave sol ne impon Ciprigna,</p>
-<p class="i01">Ciprigna a cor gelato ognora arcigna.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span></p>
-<p class="i01">Volo per largo in giovanil furore;</p>
-<p class="i01">Guazzo nel male e al bene aduggio il fiore.</p>
-<p class="i01">Morto nell'alma, al corpo sol ridotto,</p>
-<p class="i01">Più del piacer che di virtù son ghiotto.</p>
-<p class="i01">Deh! mi perdona, o mio signor preclaro!</p>
-<p class="i01">Ov'è un morir più dolce? Ov'è più caro?</p>
-<p class="i01">Fior di fanciulle al cor dardi mi scocca,</p>
-<p class="i01">E se 'l tatto non può, desio le tocca.</p>
-<p class="i01">Chi può domare il cor? Chi la natura?</p>
-<p class="i01">Chi le belle guardar con mente pura?</p>
-<p class="i01">La giovanile età la legge rompe,</p>
-<p class="i01">E sbriglia il corpo, che qual tauro irrompe.</p>
-<p class="i01">Fu paglia in foco mai ch'arsa non sia?</p>
-<p class="i01">Fu casto niuno mai dentro Pavia?</p>
-<p class="i01">Ove il cinto di Venere t'allaccia,</p>
-<p class="i01">E il guardo, il dito, il volto dà la caccia?</p>
-<p class="i01">Vada pur oggi Ippolito a Pavia,</p>
-<p class="i01">Ippolito diman certo non fia.</p>
-<p class="i01">Venere ha nido in ogni via che scorri,</p>
-<p class="i01">Niuna è d'Alachia<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> fra tante torri.</p>
-<p class="i01">Poi di giocar, su me, l'accusa grava;</p>
-<p class="i01">Ma quel troppo giocar nudo mi cava,</p>
-<p class="i01">Mi gela fuor, m'infiamma entro la mente,</p>
-<p class="i01">E allor so verseggiar divinamente.</p>
-<p class="i01">M'accusan d'andar troppo all'osteria</p>
-<p class="i01">Fu sempre il mio gran gusto e ognor lo fia</p>
-<p class="i01">Sinchè verran l'angeliche coorti</p>
-<p class="i01">A cantare per me l'inno dei morti.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
-<p class="i01">Face dell'alma son del vin le spume,</p>
-<p class="i01">Che per volare al ciel danno le piume.</p>
-<p class="i01">E a me più piace il vin della taverna</p>
-<p class="i01">Che 'l pisciarel di vescovil pincerna.</p>
-<p class="i01">Vedi poeta a martellar sull'arte,</p>
-<p class="i01">Chiuso, solingo, starsene in disparte,</p>
-<p class="i01">E suda, dura, veglia e si martoria</p>
-<p class="i01">E in fin ne miete a pena un po' di gloria.</p>
-<p class="i01">Suda e s'affanna de' poeti il coro,</p>
-<p class="i01">Fugge teatri e strepiti di foro;</p>
-<p class="i01">E per comporre un carme imperituro,</p>
-<p class="i01">Dorme anzi tempo tra color che furo.</p>
-<p class="i01">Ad ogni uom suo don le stelle danno:</p>
-<p class="i01">Ed io poeta del miglior tracanno</p>
-<p class="i01">Che spilli a me dell'oste la cantina,</p>
-<p class="i01">Che da facondia ricca, alta, divina,</p>
-<p class="i01">Ad ogni uom suo don le stelle diero;</p>
-<p class="i01">Ed io digiun non so trovar pensiero;</p>
-<p class="i01">E me digiuno anche un fanciullo atterra;</p>
-<p class="i01">Odio sete e digiun più che la guerra.</p>
-<p class="i01">Bei versi io detto se il mio nappo è vasto;</p>
-<p class="i01">E nulla posso far che dopo il pasto.</p>
-<p class="i01">Ciancie da nulla sol, digiuno, io vergo:</p>
-<p class="i01">Dopo i bicchier mi lascio i grandi a tergo.</p>
-<p class="i01">Poetica scintilla non m'accende</p>
-<p class="i01">Se pria buon cibo il ventre non mi stende.</p>
-<p class="i01">Quando nel mio cervello è Bacco in trono</p>
-<p class="i01">Febo mi fa del suo cantare un dono.</p>
-<p class="i01">Morire all'osteria io bramo e voglio,</p>
-<p class="i01">Per morire tra 'l vin qual viver soglio.</p>
-<p class="i01">Allor verran l'angeliche legioni,</p>
-<p class="i01">E Dio mi tocchi il cuore e mi perdoni.</p>
-<p class="i01">Ed ecco che di quel son reo confesso</p>
-<p class="i01">Che a carico di me le spie han messo:</p>
-<p class="i01">Ma nessuna di lor sè stessa accusa;</p>
-<p class="i01">Eppur di Bacco e di Ciprigna abusa.</p>
-<p class="i01">Ora dunque, o Signore, al tuo cospetto</p>
-<p class="i01">Lanci una pietra quì contra 'l mio petto,</p>
-<p class="i01">Nè d'un poeta il colga o tema o cura,</p>
-<p class="i01">Chi si sente di lor coscienza pura.</p>
-<p class="i01">Ecco quanto so dir a danno mio:</p>
-<p class="i01">Ecco le colpe che il mio sen nutrio.</p>
-<p class="i01">Ora il vecchio si spogli e si rinnove;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span></p>
-<p class="i01">Chè l'uom la faccia, il cor lo vede Giove.</p>
-<p class="i01">Già già virtude adoro, e il vizio fuggo;</p>
-<p class="i01">Quasi rinato nuovo latte suggo,</p>
-<p class="i01">A fin che il cor non serva, or fatto mondo,</p>
-<p class="i01">Ad albergar le vanità del mondo.</p>
-<p class="i01">Deh! perdona, o Signore, a chi s'emenda;</p>
-<p class="i01">Pari all'error su me la pena scenda.</p>
-<p class="i01">Sommesso al tuo volere umilemente</p>
-<p class="i01">Farò come colui che a pien si pente.</p>
-<p class="i01">Una fiera minor non la molesta</p>
-<p class="i01">Il biondo imperador della foresta.</p>
-<p class="i01">Per voi, o Prenci, ecco un solenne esempio:</p>
-<p class="i01">Incrudelir dall'alto, è vile ed empio.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-L'anno sopranotato, cioè 1233, nel pontificato di Gregorio
-IX, di Maggio, ne' giorni dell'<i>alleluja</i>, Federico
-Imperatore de' Romani, incarcerò Enrico suo figlio Re di
-Lamagna, perchè contro la volontà del padre aveva fatto
-adesione ai Lombardi, e lo tenne a lungo prigione. E mentre
-da Castel S. Felice lo conducevano al carcere di un altro
-castello, vinto dal tedio e dalla melanconia, si precipitò
-da un burrone, e morì. Si adunarono perciò, in assenza
-del padre, i principi, i baroni, i cavalieri e i giudici per
-dargli sepoltura. E con loro si trovò presente anche frate
-Luca pugliese dell'Ordine de' Minori, di cui è il libro
-intitolato ==<i>Sermonum Memoria</i>==, per farne, secondo
-l'uso de' Pugliesi, l'orazione funebre. E dal libro della
-Genesi capo 22º prese il tema, che dice: <i>Abraam
-stese la mano, e prese il coltello per iscannare il suo
-figliuolo.</i> Ed i giudici e le persone colte che erano
-presenti dissero: questo frate dice tali cose, che l'Imperatore
-gli farà tagliare la testa. Ma se la passò altrimenti;
-perchè fece una tanto splendida orazione in lode della
-giustizia, che l'Imperatore avendola udita celebrare, volle
-averne copia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1234">a. 1234</h2>
-
-<p>
-Nell'anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto
-il mese di Gennaio che ne gelarono le vigne e le piante
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-da frutta. E di freddo morirono anche animali selvatici;
-e i lupi entravano sino entro la città di notte, e di
-giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a spettacolo, nelle
-piazze delle città. E per il gelo eccessivo gli alberi si
-spaccavano dall'alto al basso, e molte piante perdettero
-la forza vegetativa e perirono. E vi fu gran battaglia
-nella diocesi di Cremona fra Cremonesi, Parmigiani,
-Pavesi, Piacentini e Modenesi da una parte, e dall'altra
-Milanesi, Bresciani e loro alleati.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1235">a. 1235</h2>
-
-<p>
-L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido
-e cadde una neve freddissima, e la notte successiva vi
-fu gran brinata, che distrusse i vigneti. Il 23 d'Aprile
-di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne rimasero completamente
-morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che
-si passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu
-ucciso, un lunedì 14 Maggio, <i>Guidotto</i> vescovo di Mantova,
-figlio del fu <i>Frugerio</i> da Correggio della famiglia degli
-Avvocati di Mantova. Sua sorella Sofia moglie di Rainerio
-degli Adelardi di Modena, fu mia divota. Ed è notabile
-che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova
-mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno
-speciale ed eloquentissimo messo; il quale, quantunque
-fosse giovane, parlò tanto splendidamente al cospetto del
-Papa e de' Cardinali, che ne restarono meravigliati.
-E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora insanguinata,
-che il prenominato vescovo di Mantova indossava
-quando fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò
-davanti al Papa, dicendo: Guarda, o Santo Padre, e
-osserva e riconosci se questa sia, o no, la tunica del
-figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i Cardinali
-e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a
-muoversi a compassione, e che aveva viscere di pietà.
-Perciò la famiglia Avvocati di Mantova, uccisori del loro
-vescovo furono espulsi dalla città; nè più furono richiamati,
-e sino ad oggi vagano quà e là in esiglio, affinchè
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-i perversi, de' quali come degli stolti è infinito il numero,
-ed i malfattori che funestano le città e difficilmente si
-correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare
-ai voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio
-colpisce più severamente l'ingiuria fatta a' suoi servi,
-che quella che è fatta a lui stesso. Nota quel che i
-Toscani dicono in loro volgare: <i>Dohmo alevadizo, et de
-pioclo apicadhizo non po lohm gaudere</i>: cioè da uomo
-raccattato, e da pidocchio rivestito non si può aver mai
-buon costrutto; che è quanto dire che non avrai mai una
-consolazione da un meschino, che ti si mette a' panni, e
-da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece palese
-anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo
-pupillo, e poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse
-in molte maniere. Ma contro se stesso alzò il calcagno.
-Perocchè fu violentemente deposto, nè dalla sua malignità
-trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più sopra si
-mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este,
-e in molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece
-vindice, fu il beato Tomaso vescovo di Cantorbery, di
-cui si legge nella sua biografia: «La vendetta divina
-fu tanto severa contro i persecutori del martire che in
-breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti
-di morte subitanea senza confessione e comunione; altri,
-lacerandosi a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti
-di tabe da tutto il corpo, dilaniati prima di morire da
-inauditi tormenti; altri, colti da paralisi, altri impazziti;
-altri, spirando furibondi, provarono luminosamente che
-pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un
-premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio,
-Tomaso, soffrì il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle
-undici ore, dell'anno, secondo Dionisio, 1170, affinchè
-quel tempo che fu principio della passione pel Signore,
-fosse pel martire principio della beatitudine celeste, alla
-quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre
-e collo Spirito santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel
-sopradetto anno poi 1235 i Parmigiani, i Cremonesi, i
-Piacentini ed i Pontremolesi, andarono ad aiutare i Modenesi
-che volevano fare un cavo a monte di Bologna,
-onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco
-per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro:
-Chi scavava, chi trasportava, nobiltà e popolo insieme.
-Lo stesso anno l'Imperatore Federico mandò in Lombardia
-un elefante con molti dromedarii, camelli, leopardi,
-girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li
-vidi, e si fermarono a Cremona.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1236">a. 1236</h2>
-
-<p>
-L'anno 1236 in Settembre arrivò l'Imperatore Federico,
-ed invase la Lombardia a malgrado dei Padovani,
-Vicentini, Trivigiani, Milanesi, Bresciani, Mantovani,
-Ferraresi, Bolognesi e Faentini. Ma i Cremonesi, i Parmigiani
-ed i Reggiani co' loro eserciti e duecento cavalieri
-Modenesi gli andarono incontro. Passò il Mincio e
-l'Oglio, prese e distrusse Marcaria<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> mantovana, e poi
-subito la ricostruì e la affidò da difendere ai Cremonesi.
-Poi andò coi detti eserciti alla volta di Mantova, e la
-tenne alquanti dì assediata. Prese Moso<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> della provincia
-di Brescia, e lo diede anch'esso da difendere ai Cremonesi.
-E allora quei di Gonzaga<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> restituirono Gonzaga
-all'Imperatore. Lo stesso anno andò a Vicenza, la prese
-e la distrusse il 1º di novembre, e fece un concordato
-con Salinguerra e i Ferraresi. Lo stesso anno la vigilia
-di Natale i Mantovani corsero all'improvviso sopra Marcaria
-e la ripresero con tutti i Cremonesi che la difendevano,
-e molti ne trassero prigionieri a Mantova, molti
-ne uccisero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1237">a. 1237</h2>
-
-<p>
-L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma,
-fu Podestà di Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore
-Federico coi Parmigiani e i Cremonesi coi
-loro carrocci; e passarono da Castel di Moso, che era in
-mano dei Cremonesi, e presero Redondesco<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> bresciano
-e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E trovandosi
-ivi l'Imperatore fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono
-fanti e balestrieri in aiuto per l'assedio di Montechiaro<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>.
-E, mentre si recarono alla volta di Montechiaro,
-incendiarono Guidizzolo<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Ed i Reggiani da
-soli, assediato Carpenedolo<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> lo presero il 5 ottobre,
-come pure due castelli di Casaloldo<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>, uno che era dei
-Conti, e l'altro era dei terrazzani di quel luogo; e li misero
-a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre l'Imperatore strinse
-l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme al suo
-seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso
-a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro
-fecero una sortita e diedero battaglia, e nel giorno
-seguente l'Imperatore completò l'assedio di Montechiaro
-dall'una e dall'altra parte, e lo batterono con manganelle
-e due baliste; e il giorno 22 Ottobre, un giovedì, quei
-del castello si arresero all'Imperatore; e furono tutti
-condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva
-nel suo esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre
-prese Gambara<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>, Castel Gottolengo, Pralboino e
-Pavone, e furono messi a ruba, a ferro e a fuoco. E prima
-del dì di S. Martino venne coll'esercito a Pontevico<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che aveva
-a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a
-foggia del carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben
-formata, e aveva quattro bandiere, una ad ogni angolo, e
-nel centro un gran confalone, e dentro chi conduceva la bestia
-con molti Saraceni. Di questa materia ne parla abbastanza
-il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di
-questi animali, la cui natura e le cui proprietà espose
-a sufficienza frate Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei
-Minori, in un libro che scrisse intorno alla natura delle
-cose, diviso in dicianove capitoli. Fu chierico grande e
-spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel
-millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col
-suo esercito a Pontevico,<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> corsero i Milanesi contro
-di lui coll'esercito loro, e stettero gran tempo a campo.
-Allora i bolognesi ai 25 di novembre presero Castel
-Leone<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, che era de' Modenesi sulla strada presso Castel
-Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco,
-appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre
-e le altre cose; e gli uomini che trovarono in Castel Leone
-li trassero in prigione a Bologna. A Castel Leone vi era
-una bellissima torre, che cadendo sbattè con tanta violenza
-le acque della fossa, che ne lanciarono fuori un
-luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in
-regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed
-uno che vide queste cose le raccontò a me una volta che
-ebbi occasione di passare di là in sua compagnia. E
-mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del Comune di Parma
-cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava su
-e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-per la Via di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani,
-accorrete e aiutate i Modenesi; e vedutolo ed uditolo,
-io lo presi ad amare, perchè procurava di far del bene
-a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente esaudito
-ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani,
-correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri;
-sicchè all'udir quelle parole, io ne era commosso sino
-alle lacrime. Perocchè io andava pensando che Parma
-era senza uomini; nè erano rimasti a casa che i ragazzi,
-le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e le donne.
-Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri
-eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua
-impresa. E lo stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi
-furono rotti dall'esercito dell'Imperatore, che ne fece
-massacro, e perdettero presso Cortenuova<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> il carroccio,
-cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i Romani per
-oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva
-d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli
-favorevoli. In quel combattimento fu fatta grande strage
-di Milanesi; ed anche il figlio del Doge di Venezia, che
-era allora Podestà di Milano, fu preso dall'esercito dell'Imperatore,
-e mandato prigione a Cremona. E così l'Imperatore
-conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca
-Trivigiana.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1238">a. 1238</h2>
-
-<p>
-L'anno 1238 l'Imperatore cinse d'assedio Brescia.
-E con lui e col suo esercito erano i Parmigiani, i Cremonesi,
-i Bergamaschi, i Pavesi, mille fanti e duecento
-cavalieri Reggiani, e Saraceni, e Tedeschi ed altra gente
-diversa e innumerevole. E vi stettero a campo lungo tempo;
-e allora l'Imperatore fece costruire castelli di legno per
-battere i Bresciani, e posevi sopra i prigionieri fatti a Montechiaro.
-I Bresciani manganarono quei castelli e li distrussero
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-senza far male di sorta ai prigionieri, che vi erano sopra;
-ma per rappresaglia appesero per le braccia all'esterno
-dello steccato della città i prigionieri imperiali che avevano
-tra mani. Nè l'Imperatore potè prendere la detta
-città di Brescia, perchè fece validissima difesa. E l'Imperatore
-si ritirò confuso con tutti gli alleati che aveva
-seco nell'esercito.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1239">a. 1239</h2>
-
-<p>
-L'anno 1239 l'Imperatore Federico fu scomunicato
-da Gregorio IX; i Francesi oltremare furono sconfitti;
-fu deposto frate Elia ministro Generale dell'Ordine dei
-Minori, e gli fu sostituito frate Alberto da Pisa; vi fu
-eclisse di sole con orribile e terribile oscurità, tanto che
-si videro le stelle; ed io stesso frate Salimbene da Parma,
-che era a Lucca di Toscana, lo vidi co' miei occhi. E
-già da un'anno io era nell'Ordine de' frati Minori, e più
-quel tanto di tempo che corre dalla festa della Purificazione,
-sino al giorno in cui si vide l'eclisse il venerdì
-tre giugno, a nove ore antimeridiane; e pareva notte scura,
-e uomini e donne ebbero grande spavento; e quà e là, come
-pazzi, correvano percossi da affanno e da paura. E il gran
-timore ne fece correr molti a confessarsi, e far penitenza
-de' loro peccati; e molti si rappacificarono che erano tra
-loro in discordia. E Manfredo Cornazzani Parmigiano,
-allora Podestà di Lucca, presa in mano una croce, andava
-processionalmente per la città co' frati Minori ed
-altri religiosi regolari e secolari; ed il Podestà stesso
-predicava intorno alla passione di Cristo, e rimetteva in
-concordia i nemici. Questa cosa ho veduto io testimonio
-presente. E mio fratello, frate Guido di Adamo, e frate
-Fasso anch'esso di Parma, erano là con me. E Domafolo
-di Miano<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> e Giacomo di Maluso, cugino di mia madre,
-erano avvocati, ossia assessori del predetto Manfredo Podestà
-di Lucca. Questo Manfredo e donna Auda moglie
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-sua e sorella di Bartolo Tavernieri erano i principali benefattori
-dell'Ordine de' Minori. Queste beneficenze le ho
-vedute io co' miei proprii occhi nel convento de' frati
-Minori di Medesano<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, nel qual castello erano altri
-nobili cavalieri e nobili donne che facevano di molto bene
-ai frati Minori. E Iddio ne li rimeriti colla retribuzione
-dei giusti. Nello stesso anno l'Imperatore Federico coi
-Parmigiani e i Modenesi e con mille fanti e duecento
-cavalieri Reggiani ne' mesi di Luglio, Agosto, Settembre
-tenne in assedio Piumazzo e Crevalcore<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>, ambidue
-castelli dei Bolognesi; ed ambidue furono smantellati:
-onde i giocatori degli scacchi derivarono il proverbio;
-<i>scacco per Vignola aven</i><a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> <i>Plumazo</i>. E nello stesso anno
-mentre l'Imperatore stava assediando Piumazzo e Crevalcore
-coi Parmigiani e Modenesi e Reggiani, arrivarono
-i Bolognesi e incendiarono borgo S. Pietro<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> fuori porta
-della città di Modena, e misero a fuoco anche quanto
-trovarono tra il detto borgo e la città. Lo stesso anno i
-Bolognesi furono sconfitti presso Vignola<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> dai Parmigiani
-e dai Modenesi, che ne uccisero molti e li sommersero
-nel fiume, e molti ne fecero prigionieri. Vi fu
-anche ribellione di alcuni Principi e Baroni nella Marca
-Trivigiana, principale de' quali fu Azzone Marchese d'Este
-con tutti quelli di parte sua e con quei di Treviso.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1240">a. 1240</h2>
-
-<p>
-L'anno 1240 morì frate Alberto da Pisa, ministro
-Generale dell'Ordine de' frati Minori, e fu eletto a sostituirlo
-frate Aimone d'Inghilterra, poichè frate Elia
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-aveva apostatato e fatta adesione a Federico. In Gennaio
-dello stesso anno gelò si forte il Po che si passava dall'una
-all'altra parte del fiume a piedi e a cavallo. E nei
-mesi di Febbraio, Marzo e Aprile fu assediata Ferrara
-con grande oste da Azzone Marchese d'Este, e da Gregorio
-da Montelungo, Legato in Lombardia, e dal Doge
-di Venezia; e ognuno di loro aveva seco grosso esercito.
-E allora era Podestà di Ferrara Raimondo da Sesso. E
-i Ferraresi fecero la dedizione della loro città, e consegnarono
-il Salinguerra in mano ai prenominati Gregorio
-di Montelungo, Marchese d'Este, e Doge di Venezia. Il
-Salinguerra poi e con lui altri nobili suoi partigiani furono
-mandati prigionieri a Venezia; ove il Salinguerra
-stette a confino, e vi morì, e vi ebbe sepoltura. Egli fu
-uomo potente e famoso e celebre e stimato per gran sapienza.
-Resse benissimo la Signoria di Ferrara, come
-una volta l'aveva retta Guglielmo di Marchesella, e l'aveva
-data al Marchese d'Este, che prima non aveva
-avuto mai in Ferrara nulla che fosse suo. Ma realmente
-la città di Ferrara è del Papa, ed è terra della Chiesa;
-e l'ho udito io dire le cento volte, perchè io vi ho soggiornato
-sette anni, e l'ho udito anche da Papa Innocenzo
-IV in pubblica predica, stante che, quando egli
-predicava dal balcone del palazzo del vescovo di Ferrara,
-io era sempre al suo fianco. Tuttavia il Salinguerra usava
-dire: Il cielo è di Dio, ma la terra è degli uomini: Quasi
-con questo intendesse di gloriarsi come potente sulla
-terra. Ma nulla ostante egli morì nella laguna di Venezia.
-Era sapiente, ma ebbe un figlio stolto, come Salomone
-ebbe Roboamo. Quel suo figlio si chiamava Giacomo
-Torello, e anch'esso usava frequente un suo proverbio,
-che diceva: <i>L'asen dà per la parè; botta dà, botta
-receve;</i> che vuol dire: L'asino quando tira calci batte
-sulla muraglia; dà un colpo, e un colpo riceve, cioè, percuote
-ed è ripercosso. Ed i contadini giudicavano sapientissimo
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-quel motto, perchè credevano che fosse detto a
-capello del Papa e dell'Imperatore, che allora erano tra loro
-discordi. In quel tempo era Papa Gregorio IX e Imperatore
-Federico II: dal quale fu presa Ravenna dopo la morte
-di Paolo Traversari. Qui è da notare che in antico eranvi
-a Ravenna quattro nobili casati, come ho letto più volte
-nel pontificale di Ravenna, dove ho dimorato cinque anni.
-Ed ora tutti que' casati, che erano i più nobili, e primeggiavano
-sugli altri, sono spenti; e l'ultimo a venir
-meno fu quello di Paolo Traversari, che a' miei giorni
-si estinse completamente. Questo Paolo Traversari fu
-bellissimo cavaliere, gran barone, straricco e ben voluto
-da' suoi concittadini; ma tuttavia ebbe in Ravenna un
-emulo ed avversario, che fu un certo Anastasio. Paolo
-ebbe un figlio, che lasciò una figlia non legittima, detta
-Traversaria dal nome del casato di lui. Io l'ho veduta
-assai volte, ed era bellissima donna ben costumata, di
-mezzana statura, cioè nè alta nè bassa. Papa Innocenzo IV
-la legittimò affinchè potesse reditare, e la diede per moglie
-a Tomaso Fogliani di Reggio, suo parente, cui fece
-anche conte nelle Romagne, e fu caro ai Ravennati.
-Questo Tomaso poi generò di quella un figlio, di nome
-Paolo, ch'io ho conosciuto bellissimo fanciullo ed avvenente,
-il quale, giunto al bivio della lettera pitagorica,
-morì lasciando erede Matteo Fogliani, che ne occupò poi
-i beni. Dopo la morte di Tomaso, la moglie sua si rimaritò
-col nipote del Marchese d'Este, cioè Stefano, figlio
-del Re d'Ungheria, fratello di Sant'Elisabetta, ma soltanto
-da parte di padre. Di questo matrimonio nacque
-un bel fanciullo, che in processo di tempo morì. E la
-moglie di Stefano morì e fu sepolta nel sepolcreto di
-Paolo Traversari nella chiesa di San Vitale in Artica a
-Ravenna. Stefano poi andò a Venezia ove chiuse i suoi
-giorni miserrimo e poverissimo. E, come disse Giuseppe
-parlando di Erode Agrippa, non era veramente uomo,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-per cui riguardo sia molto da rimproverare di sua mutabilità
-la fortuna. E come Giuseppe narra di tre speciali
-disgrazie d'Erode Agrippa, così noi possiamo dire
-di altrettante che colpirono Stefano. Prima sventura ad
-incoglierlo fu che sua madre, dopo la morte di Andrea
-Re d'Ungheria, fuggì dall'Ungheria incinta per timore
-di essere uccisa dagli Ungheresi, come avevano ucciso
-altra regina, cioè la madre di Sant'Elisabetta. Secondo,
-gli fu messo a carico che la madre lo avesse concepito
-da un tal Dionisio; epperciò non lo riconoscevano per
-figlio del re d'Ungheria, e non lo ammettevano alla successione.
-E questa cosa restò per molti anni dubbia
-nella mente del re d'Ungheria. E molti frati Minori
-Ungheresi, passando per Ferrara, volevano vederlo, e dicevano
-che si assomigliava perfettamente al re d'Ungheria
-suo padre. Terzo, perchè essendo allevato in Ferrara
-alla corte del Marchese d'Este, ed essendo tenuto
-appartato, perchè per diritto di più prossimo parente
-doveva essergliene il successore, come figlio di una nipote,
-che era figlia del fratello di lui Aldobrandino, fu
-portato in frattanto dalla Puglia sopra un asino un bambino,
-nato da una certa nobildonna di Napoli e di un
-certo principe Rainaldo, figlio di Azzone marchese d'Este
-già defunto, come si disse allora, ma in vero l'Imperatore
-teneva lo stesso Rainaldo in prigione a Napoli, come
-ostaggio. Se questo fatto sia fittizio, e inventato a malizia,
-o se sia vero, non so. Ma comunque fosse, Stefano
-fu espulso da Ferrara, e andò a dimorare a Ravenna: e
-il fanciulletto ultimo condotto tenne la signoria del Marchese
-d'Este....... E fu pessimo uomo...... Questi è Obizzo
-Marchese d'Este, che ora signoreggia in Ferrara, e che
-pe' suoi peccati..... è guercio. Perocchè caracollando in un
-torneo la vigilia di Pasqua, spezzatasi l'asta, si offese
-l'occhio destro e ne perdette la vista. E tali caracollamenti
-faceva perchè era innamorato di una donna, che
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-era presente. Così pure fu detto di lui che... stuprava
-in Ferrara le mogli de' nobili e de' plebei. Alcuni dissero
-che questo Obizzo fosse figlio.... Inoltre spogliò la famiglia
-Fontana, che lo aveva esaltato e sublimato, e la
-espulse da Ferrara. Molto male fece, e molto ne riceverà
-da Dio, se non si emenda. Con Ottobono, che diventò
-poi Papa Adriano, ebbe sì intima amicizia che
-sposò poi una parente di lui, d'onde gli nacquero tre
-figli ed una figlia. Il primogenito fu Azzone, che prese
-per moglie una parente di Papa Nicolò III, romano, che,
-quand'era Cardinale, si chiamava Giovanni Gaetani; e
-al posto di Cardinale subentrò Matteo Rossi, figlio di
-Orso, fratello germano del Papa. Questo Matteo Rossi
-era governatore, protettore e censore dell'Ordine de' frati
-Minori a seconda della loro regola. E Papa Nicolò lo
-designò e lo diede all'Ordine, quantunque i frati avessero
-già prima fatta domanda di avere Girolamo, stato
-già loro ministro Generale. Secondo Cardinale parente
-del Papa fu Giacomo Colonna, che è favorevolissimo all'Ordine de' Minori. E quando era ancor giovane e cittadino
-privato, quando cioè non era ancora stato elevato
-ad alcuna dignità, da Bologna ove era a studio, andò a
-Ravenna a visitare per divozione le chiese; perchè in
-Ravenna, tutto il mese di Maggio, vi sono amplissime
-indulgenze; e molti vi accorrono dalle diverse parti del
-mondo per conseguire colle preghiere quelle indulgenze che
-sempre desiderarono. Perciò dunque Giacomo venne
-a Ravenna, ove io allora abitava nel convento de' frati
-Minori della Chiesa di S. Pietro maggiore, in cui si
-venera il corpo di S. Liberio, eletto per mezzo di una
-colomba, e fui designato ad accompagnarlo, e lo condussi
-a tutti i Santuarii dentro e fuori della città. Terzo Cardinale,
-parente di Papa Nicolò III fu Latino dell'Ordine
-de' frati Predicatori. Questi, in quanto alla fisonomia, a
-mio giudizio, si assomigliava pienamente a Pietro Lambertini
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-di Bologna. Papa Nicolò lo fece Legato per la
-Lombardia, e con una certa sua ordinanza diede assai
-su' nervi a tutte le donne, comandando che le loro vesti
-fossero sol tanto lunghe da arrivare a terra, più la giunta
-di un palmo. Perocchè prima traevano per terra la coda
-delle vesti con uno strascico di un braccio e mezzo. Onde
-al proposito dice Patecelo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Et drappi longhi ke la polver menna.</i></p>
-<p class="i02"> La lunga vesta che la polve innalza.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E lo fece pubblicare nelle chiese, e l'impose alle donne
-come precetto, ordinando anche che nessun sacerdote
-potesse assolvere quelle che non vi si attenevano; la
-qual cosa fu alle donne più amara che la morte. Ed
-una mi disse in confidenza che si teneva più cara quella
-coda che tutto il resto del vestiario. Oltrecciò il Cardinale
-Latino comandò che tutte le donne, giovinette, donzelle,
-maritate, vedove e matrone uscissero di casa col capo
-velato. La qual cosa fece loro orrore. Ma pure a questa
-vessazione seppero trovare un rimedio, mentre non era
-possibile averlo per le code. Perocchè fecero fare veli di
-bisso e di seta intessuta con oro, coi quali acquistavano
-un'apparenza dieci volte più seducente, e provocavano
-maggiormente a lascivia coloro che le riguardavano.
-Quarto Cardinale parente di Papa Nicolò fu Giordano,
-suo fratello germano, uomo di poca dottrina e quasi
-laico. E creò questi quattro Cardinali suoi parenti per
-esaltare que' del suo sangue e della sua carne. E così
-fece la Chiesa cosa della sua famiglia, come fecero talvolta
-alcuni Pontefici romani, de' quali dice Michea....
-Ed io in mia coscienza credo certissimo che l'Ordine
-del beato Francesco, del quale io sono un umile, anzi il
-minimo fraticello, abbia ben mille frati Minori, che per
-ragione di scienza e di santità sarebbero più degni del
-cardinalato che molti di quelli, che per parentela ne
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-furono insigniti dai romani Pontefici. E ve n'è un
-esempio recente. Papa Urbano IV di Troyes promosse
-al cardinalato Angero suo nipote, lo esaltò e lo sublimò,
-quanto a ricchezze e ad onori, sopra tutti i Cardinali
-della corte; mentre prima non era che un vilissimo
-scolaretto, tanto che portava a casa dal macello le carni
-anche per altri scolari, coi quali studiava. In seguito
-poi s'è saputo che era figlio del Papa. Quarta sventura
-di Stefano fu la morte di suo figlio e di donna Traversaria
-sua moglie, dalla quale aveva avuto in Ravenna e
-per le Romagne ricchezze, onore e gloria. Laonde dovette
-rifuggirsi a Venezia, ove morì nella desolazione e nella
-miseria. Dopo questo, cioè dopo la morte di Stefano,
-venne un certo Guglielmotto dalla Puglia con una certa
-donna, che lo seguiva, e che prima si chiamava <i>Pasquetta</i>,
-e le pose poi nome Aica, e la diceva sua moglie, e figlia
-di Paolo Traversari. Ma sta di fatto che l'Imperatore
-Federico aveva presa l'Aica figlia di Paolo Traversari,
-e l'aveva mandata come ostaggio in Puglia, e poi, sdegnato
-ardentemente contro il padre della fanciulla, la
-fece gettare in una fornace accesa, e così essa volò al
-cielo. E vi era presente, e la confessò, un frate Minore
-di nome Ubaldino, nobil uomo di Ravenna, fratello di
-Sigorello, e che dimorava in Puglia. Era bellissima
-giovane; nè vi è punto da meravigliare perchè ebbe un
-bellissimo padre. Guarda Paolo Traversari, e guarda Re
-Giovanni, e giudica, se sai, chi di loro sia più bello. Ma
-questa Pasquetta, che si dava per figlia di Paolo, e s'era
-assunto il nome di Aica, era brutta donna, deforme,
-misera e oltremisura avara. Ed io lo so, chè ho parlato
-secolei in Ravenna, dove io abitava quando venne colà,
-e l'ho vista le centinaia di volte. Essa aveva imparato a
-conoscere da una sua donna i costumi di colui, che voleva
-far credere suo padre; come anche le condizioni di Ravenna.
-Inoltre un certo tale di Ravenna, ch'io ben conosceva,
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-e che andava frequentemente in Puglia, di dette cose
-maliziosamente la istrusse, sperando, se la fortuna la
-portava in alto, di ottenerne da lei un premio. Costui
-si chiamava volgarmente Ugo di Barco, ed io lo conosceva.
-Giunse pertanto Guglielmotto con sua moglie; e
-i Ravennati, avendone avuta notizia, si rallegrarono e
-andarono loro incontro per fare a loro una festosa accoglienza.
-Uscii anch'io col frate mio compagno sin fuori
-porta S. Lorenzo, e stetti sul ponte del fiume aspettando
-per vedere come la finisse. E intanto mi venne incontro
-un giovane correndo, e disse: E perchè non sono venuti
-gli altri frati? In verità sin anche il Papa, se fosse a
-Ravenna, dovrebbe venire a vedere tanta letizia. Ciò
-udendo, lo guardai, e sorrisi, e dissi: Che tu sii benedetto,
-o figlio; hai parlato bene. Entrato in Ravenna,
-si recarono tosto alla Chiesa di S. Vitale a visitare innanzi
-tutto la tomba di Paolo Traversari. E Pasquetta,
-stando davanti all'arca di Paolo, cominciò a piangere
-a udita di tutti, quasi piangesse per Paolo, personaggio
-nobile, valoroso e prudente, come se fosse stato suo
-padre. Spiacque però quel mostrarsi sdegnosa di vedere
-che anche Traversaria fosse sepolta nel sepolcro di suo
-padre. Poscia andarono agli alberghi già per loro allestiti.
-Queste particolarità me le raccontò Giovanni monaco
-sagrista di S. Vitale, amico mio, che era presente
-e vide. Il giorno dopo, Guglielmotto tenne un'allocuzione
-davanti al Consiglio de' Ravennati. Egli era bel cavaliere
-e magnifico oratore. E, terminata la sua orazione,
-e fatte nella concione le sue proposte, i Ravennati gli
-offrirono e promisero più di quello che aveva richiesto.
-Perocchè erano lieti che rivivesse il casato di Paolo. Gli
-stessi sensi provò anche Filippo Arcivescovo di Ravenna,
-oriondo toscano. E Guglielmotto entrò in possesso di tutti
-i beni e di tutte le terre di Paolo con sicurezza maggiore
-di quella, colla quale li aveva posseduti Paolo
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-stesso. Ed ebbe abbondanza di denaro e di rendite; e
-fabbricò corti, casali, mura e palazzi, e molti anni, come
-ho visto io, gli arrise la prospera fortuna. Ma dopo si
-levò contro la Chiesa, e perciò fu espulso da Ravenna,
-e si smantellarono tutti i suoi palazzi e tutti i suoi edifizii.
-Quella Pasquetta sua moglie, che si faceva chiamare
-Aica, da lui non ebbe figli; però mandò in Puglia
-e si fece condurre due ragazzi, uno di cinque e l'altro
-di sette anni, che diceva essere suoi figli. Finalmente
-ne morì uno, e fattolo seppellire nel sepolcreto di Paolo,
-cominciò a mandar grida di dolore, e a dire esclamando:
-Oh! magnificenze di Paolo, ove vi abbandono? Oh! magnificenze
-di Paolo ove vi abbandono? Oh magnificenze
-di Paolo, ove vi abbandono? Finalmente, insorgendo molte
-guerre, chiuse i suoi giorni a Forlì, e Guglielmotto se
-ne tornò in Puglia spogliato e nudo; sicchè gli si potrebbe
-applicare il detto del poeta;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Non eodem cursu respondent ultima primis.</i></p>
-<p class="i01">Non gira sempre egual la cieca Dea;</p>
-<p class="i01">Or lieta t'accarezza, ed or t'è rea.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Che poi di queste frodi, di queste simulazioni e di
-queste corbellature ne possano avvenire al mondo, non
-è punto da dubitare, perchè ne abbiamo molti esempi.
-Ed anzi tutto il finto Alessandro, ai tempi di Cesare
-Augusto, di cui parlano le storie. Così si dica del conte
-di Fiandra, che morì oltremare. Dopo molti anni arrivò
-un tale, che assomigliava in tutto al conte, e si presentò
-alla contessa di Fiandra dicendole ch'egli era suo padre;
-e sapeva dire cose dalle quali si poteva congetturare che
-dicesse la verità. Ma avendogli essa, per suggerimento dei
-suoi, chiesto chi lo avesse fatto cavaliere, non seppe rispondere,
-e quindi lo fece impiccare. Il terzo caso è di
-Federico Imperatore deposto, dopo la cui morte si trovò
-un eremita, che era di aspetto somigliantissimo all'Imperatore,
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-e conosceva punto per punto le cose del regno,
-dell'impero e della corte Reale. Alcuni principi e baroni
-della Puglia, volendo invadere ed occupare il regno, coll'assenso
-di lui lo tolsero dal romitaggio, e divulgarono
-che l'Imperatore viveva ancora. E l'eremita si prestava
-col suo assenso a queste cose, perchè sperava acquistarne
-ricchezze ed onori. Ma Manfredi figlio di Federico, che
-era chiamato principe, lo fece prendere e ordinò che
-fosse sottoposto a tormenti e fatto morire. Nota che questa
-frode, riguardo a Federico, si presumeva facile a
-condursi a buon fine, perchè nella Sibilla si legge: <i>Si
-divolgherà in mezzo ai popoli: vive e non vive.</i> Laonde
-anch'io per molto tempo stentava a credere che fosse
-morto; se non che l'udii poi co' miei orecchi dalla bocca
-stessa di Innocenzo IV, quando nel suo ritorno da Lione
-egli predicava al popolo affollato in Ferrara. Perocchè
-io era sempre al suo fianco, e disse nella predica: <i>Quel
-Signore che una volta fu Imperatore, nostro nemico, e
-avverso a Dio e alla Chiesa, è morto, come per sicuro
-è stato annunziato a noi.</i> L'udirlo mi riempì di stupore,
-e appena ancora potei crederlo. Perocchè io era
-Gioachimita, e credeva, e m'aspettava, e sperava che
-Federico fosse per fare ancora mali maggiori di quelli
-che aveva già fatti, sebbene non fossero pochi. Quarto
-esempio ne è quello di un certo, che diceva di essere
-Manfredi, figlio di Federico, quel Manfredi che era
-stato debellato da Re Carlo, fratello di Lodovico re di
-Francia. E perciò Re Carlo ordinò che quel finto principe
-Manfredi, che gli si era presentato, fosse ucciso. E
-fece uccidere a que' dì molti che s'infingevano Manfredi.
-Ma di ciò basti. Perocchè queste cose non le ho dette
-di proposito, ma soltanto trattovi dal caso di Paolo Traversari.
-<i>Perchè lo spirito spira quando vuole,</i> e non è
-in potere dell'uomo impedirnelo. Ora ritorniamo all'anno
-di cui si cominciò a parlare. Nel 1240 adunque l'Imperatore
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-assediò Faenza, che si arrese a patti, ma, entratovi,
-ruppe la fede loro data.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1241">a. 1241</h2>
-
-<p>
-L'anno 1241 fu presa Faenza, cioè si arrese di accordo
-all'Imperatore, il quale, come si disse, non serbò
-la fede data. Morì Papa Gregorio IX, che fu amico e
-padre e benefattore dell'Ordine de' frati Minori, e a lui
-successe Celestino IV milanese, che morì subito; cioè
-diciasette giorni dopo. E la sede restò vacante dal 1241
-sino al 1243, perchè i Cardinali erano discordi e dispersi.
-E Federico aveva chiuse le vie, tanto che molti ne furono
-presi; e ciò faceva per timore che alcuno di quei che
-passassero, diventasse Papa. Ed io stesso in quel
-tempo fui preso più volte. E allora pensai e studiai
-modo di scrivere lettere come, in cifra.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1242">a. 1242</h2>
-
-<p>
-L'anno 1242 fu Podestà di Reggio Lambertesco dei
-Lamberteschi Fiorentino, che aveva amore a far ragione
-e giustizia ai cittadini; e appunto perchè il detto Podestà
-aveva amore a far ragione e giustizia alcuni reggiani
-fecero questi versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Venuto è 'l liòne</p>
-<p class="i01">De terra fiorentina</p>
-<p class="i01">Per tenire raxone</p>
-<p class="i01">In la città regina.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E allora il Consiglio municipale di Reggio a quasi unanimità
-di voti gli concesse facoltà di fare quel che volesse.
-E nello stesso anno fece fare la strada di Reggiolo, i
-ponti sul cavo Tagliata, le fossa attorno al castello di
-Reggiolo<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, e trenta braccia della torre.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1243">a. 1243</h2>
-
-<p>
-L'anno 1243, sul finir di Giugno, il dì di S. Pietro,
-fu eletto Papa Innocenzo IV, Lombardo, dei conti di
-Lavagna<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> nella diocesi di Genova. E governò la
-Chiesa 11 anni, 5 mesi e 10 giorni. Questi era stato
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-canonico di Parma, e causa dello smantellamento di
-questa città. Per poter adunare un concilio fuggì a Lione,
-nobile città della Francia, nella Borgogna, sul Rodano,
-ove stette molti anni, cioè sino alla morte di Federico,
-e vi era andato l'anno 1244. Questi a suo tempo stipulò
-un gran trattato con Federico per ricondurre le cose a
-pace, e in pendenza della contumacia dell'Imperatore
-contro la Chiesa, coll'aiuto de' Genovesi andò in Francia;
-e celebrando un concilio a Lione condannò Federico come
-nemico della Chiesa, e lo depose dall'Impero, e procurò
-che fosse eletto re d'Allemagna il Langravio della Turingia;
-dopo la cui morte fu eletto Guglielmo d'Olanda.
-Questo Papa canonizzò a Lione S. Emondo confessore.
-Arcivescovo di Cantorbery. Canonizzò anche a Perugia
-il beato Pietro<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> dell'Ordine de' frati Predicatori,
-Veronese, ucciso dagli eretici tra Como e Milano pel
-suo predicare contro di loro. Canonizzò eziandio in Assisi
-nella chiesa del beato Francesco, S. Stanislao vescovo di
-Cracovia, fatto uccidere dall'iniquo Principe (Federico?).
-Innocenzo, morto l'Imperatore Federico, entrò in Puglia
-con un grande esercito, e poco dopo morì a Napoli, ove
-ebbe sepoltura. E queste cose sono dette qui per anticipazione.
-A questi tempi fiorì venerabile per vita e per
-scienza il Cardinale Ugo, frate dell'Ordine de' Predicatori,
-che, dottore in teologia, con dottrina sana e lucidissima
-commentò tutta la Bibbia. Fu primo autore
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-delle Concordanze bibliche. Ma in seguito furono fatte
-concordanze migliori. Papa Innocenzo lo creò Cardinal
-prete di santa Sabina; nella quale dignità si comportò
-lodevolmente sino alla morte. Così nel sunnotato millesimo,
-alla corte dell'Imperatore Federico, morì Nicolò
-vescovo di Peggio, a Melfi<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> in Puglia, ove fu anche
-sepolto. Nello stesso anno, e contemporaneamente, furono
-eletti vescovi di Reggio Guizzolo degli Albiconi, Prevosto
-di S. Prospero di Castello, e Guglielmo Fogliani.
-Perciò nel mese di Settembre vi fu gran contesa tra
-gli Albiconi, i Fogliani e il Podestà. Ma fu poi confermato
-vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani, perchè era
-parente del Papa Innocenzo IV, che allora reggeva la
-Chiesa romana. Così pure il prenominato Papa spogliò
-del vescovado di Parma Bernardo Vizio Scotti, che era
-de' frati del Martorano, e che già lo possedeva come
-datogli da Gregorio di Montelungo Legato in Lombardia,
-per darlo ad Alberto Sanvitali, suo nipote di sorella.
-E Re Enzo figlio dell'Imperatore Federico occupò il
-palazzo del vescovo di Reggio, e, in odio del Papa e
-del partito ostile non lasciò che il sunnominato Guglielmo
-vi abitasse.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1244">a. 1244</h2>
-
-<p>
-L'anno 1244 morì frate Aimone Inglese, ministro
-Generale dell'Ordine de' frati Minori, e gli succedette
-frate Crescenzio della Marca d'Ancona, già molto vecchio.
-Questi ordinò a frate Tomaso di Cellano (che fu
-il primo a scrivere la vita del beato Francesco) che la
-scrivesse di nuovo perchè in quella prima erano state
-ommesse molte cose. E fece un bellissimo libro dei miracoli
-e della vita del santo intitolato: <i>Memoriale del
-beato Francesco in mancanza della sua persona:</i> sul
-quale ne compilò poscia uno eccellente il ministro Generale
-frate Bonaventura. E pure vi sono ancora molte
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-cose, che non sono notate; perchè il Signore tutti i giorni,
-e in tutte le parti del mondo, non cessa di operare
-grandi miracoli per mezzo del suo servo Francesco. Questi
-fu invitato al concilio, che si tenne per la detronizzazione
-di Federico, da Papa Innocenzo IV con lettera
-particolare, ch'io ho veduta; ma egli se ne scusò per la
-sua vecchiezza; e in sua vece mandò frate Giovanni da
-Parma, uomo santo e letterato; e che gli successe poi
-nel governo dell'Ordine. In quest'anno furono inviate
-da Roberto Patriarca di Gerusalemme a tutta la cristianità
-lettere, che portavano gravissime notizie, ed erano
-di questo tenore: Io Roberto Patriarca, sebbene indegno,
-di Gerusalemme, notifico a tutti quelli che sono
-inscritti nell'albo de' cristiani che nell'anno del Signore
-1244 ai 17 di Ottobre, cioè la vigilia di S. Luca Evangelista
-si fecero quì da noi, cioè in Terra Santa, molti
-massacri e molte tradigioni. Un primo massacro avvenne
-in Agosto, quando Gerusalemme fu distrutta dai Colisimini.
-Un secondo, la vigilia di Santa Lucia, nella pianura
-di Gadar, cioè sabbia bianca, ove furono trucidati
-312 frati militanti, e 324 difensori delle torri. Del convento
-di S. Giovanni furono massacrati 325 frati militanti
-e 200 guardie delle torri. Del convento degli Alemanni
-sopravissero alla strage soli tre frati; gli altri, ed
-erano 400, furono passati a fil di spada. Dell'ospizio
-di S. Lazzaro furono uccisi tutti i militi lebbrosi. Caifasso
-fu ucciso con tutta la sua gente. Il conte Gualterio
-di Giaffa restò prigioniero, e di tutti i suoi uomini fu
-fatta strage. I militi del Principe d'Antiochia, ch'erano
-300, incontrarono la stessa sorte. Quelli del Re di Cipro,
-300 anch'essi, uccisi. L'Arcivescovo di Tiro con tutti i
-suoi fu vittima. Parimenti il vescovo di Rama. Inoltre,
-e questo è più desolante, 16000 Francesi versarono il loro
-sangue per la fede di Cristo, e così tanto numero di
-crociati d'altre nazioni da non potersi contare. Ed è da
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-notare che il Soldano di Damasco, e il Soldano di Camele,
-e un grande de' Saraceni, che si chiama Nas, e
-tutta la milizia del Signore di Allap, che avevano giurato
-a noi fedeltà, ed erano più che 25000 Saraceni,
-sul finire del combattimento ci tradirono, e i loro nomi
-saranno maledetti ne' secoli de' secoli; e così sia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1245">a. 1245</h2>
-
-<p>
-L'anno 1245 il predetto Imperatore Federico fu detronizzato
-da Papa Innocenzo IV in pieno concilio a
-Lione, città della Francia. Per la qual cosa Federico
-esiliò principalmente da Parma e da Reggio tutti gli
-amici più stretti del detto Papa, e alcuni li fece prigionieri;
-poi raccolse l'esercito su Milano, e non gli tornò bene.
-Nello stesso anno Lodovico Re di Francia andò a Cluny
-da Papa Innocenzo IV: ed ebbe con lui un famigliare
-colloquio. Parimenti nello stesso anno, il primo di Gennaio,
-giorno di Domenica, nella città di Reggio vi fu
-grande stormo intorno alla casa di Scazano; e il lunedì
-successivo vi fu armeggiamento tra i Roberti e que' da
-Sesso; dal qual fatto questi ritrassero disonore. E fu
-bruciata la casa dei Calegari; e perciò vennero espulsi
-dalla città Giberto de' Tarasconi, Aschiero degli Aschierì
-e Viviano Meliorati, che era imputato d'averla incendiata,
-o almeno di aver consentito che vi si appiccasse
-il fuoco. E furono rigorosamente puniti. Un lunedì poi,
-3 Luglio, arrivarono sopra Reggio Simone di Giovanni
-di Bonifacio de' Manfredi, e Maravone de' Bonici con
-moltissimi fanti e balestrieri, ed incendiarono porta San
-Pietro ed entrarono in città per violenza. E quello stesso
-lunedì e martedì successivo vi furono di nuovo grossi
-stormi per città. Quindi furono espulsi per ordine dell'Imperatore,
-tutti i Roberti, i Fogliani, i Lupicini, i
-figli di Giovanni di Bonifacio, Manfredo da Palù, i Canini
-e moltissimi Parmigiani di quel partito. De' Reggiani
-ne furono condotti via molti dall'Imperatore. In
-quello stesso anno Papa Innocenzo IV era a Lione sul
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-Rodano colla sua Corte e i Cardinali, e depose l'Imperatore
-Federico dal trono imperiale, e lo scomunicò; e
-l'Imperatore pubblicò un bando contro il Papa, e i Cardinali
-e i Legati. E allora in Ottobre l'Imperatore marciò
-contro i Milanesi sul Ticino, ed Enzo di lui figlio sulla
-Tagliata dell'Adda con Parmigiani, Cremonesi e Reggiani;
-e presero Gorgonzola<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, nell'assedio della quale
-fu fatto prigioniero il Re, che fu poi liberato dai Parmigiani
-e dai Reggiani<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1246">a. 1246</h2>
-
-<p>
-L'anno 1246 Tebaldo Francesco e molti altri baroni
-della Puglia si ribellarono contro il deposto Imperatore
-Federico. E furono fatti prigionieri dopo lungo assedio
-nel castello di Capaccio<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>; e uomini, donne e fanciulli
-furono duramente trattati. Lo stesso anno per intromissione
-dell'Imperatore Federico fu eletto podestà di Reggio
-il Marchese Uberto Pallavicini, che andò all'assedio di
-Rossena<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> e di Felina<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> nella diocesi di Reggio; e le
-ebbe per capitolazione. Il prenominato Tebaldo Francesco
-fu poi una volta Podestà di Parma.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1247">a. 1247</h2>
-
-<p>
-L'anno 1247 l'Imperatore Federico già deposto perdette
-Parma sul finir di Giugno. Questa è la mia città,
-quella cioè di cui sono nativo, e la tenne stretta di assedio
-dal Luglio al Febbraio successivo. Lo stesso anno
-durante l'assedio, io uscii di Parma, e andai a Lione, e
-avendolo il Papa saputo, subito il dì d'Ogni Santi mandò
-cercandomi; perocchè, dal dì della mia partenza sino a
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-quello del mio arrivo a Lione, il Papa non aveva saputo
-nulla di Parma nè per notizie sicure, nè per voci vaghe;
-e stava aspettando l'esito della contesa. E avendo io
-parlato da solo a solo in camera con lui, molte cose si
-dissero, e poi egli mi assolse da tutti i miei peccati e mi
-diede la facoltà di predicare. Lo stesso anno in cui Parma
-si ribellò all'Imperatore, fu fatto ministro Generale frate
-Giovanni da Parma in un Capitolo generale tenutosi a
-Lione in Agosto, mentre ivi ancora soggiornava Papa
-Innocenzo IV. Lo stesso anno Boso di Dovara fu podestà
-di Reggio; e tenne due mesi i Reggiani col Re nei
-pressi di Guastalla. E nello stesso anno il Re con Ezzelino
-fecero prigione Ugo de' Roberti da Reggio insieme
-a molti altri presso Fano<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Fano poi è una piccola
-terra nella diocesi di Reggio presso l'Enza; come pure
-vi è Bibiano, Tortigliano e Cavigliano, ove sono canali
-e prati. E distrussero Brescello<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>, Berceto<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> e tutta
-la diocesi di Parma verso Brescello al di qua dell'Enza<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>,
-e occuparono il ponte che avevano fatto i Mantovani.
-E lo stesso anno fu catturata una squadra di barche dei
-Mantovani presso Brescello, ed un'altra presso Gramignazzo<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>,
-e furono uccisi molti Mantovani. Ed i Mantovani
-incendiarono quanto apparteneva alla diocesi di
-Cremona da Torricella<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> in giù. E i Milanesi, i Bresciani,
-i Bolognesi e i Veneziani stettero due mesi a
-campo presso Luzzara<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>; perocchè eravi una guerra
-grossa, intricata e piena di pericoli, essendo che la Repubblica
-co' suoi alleati contro la Chiesa, e questa contro
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-quelli, s'erano con grande ardore levati in armi. E morì
-a Lione il Patriarca d'Antiochia, che era de' Roberti di
-Reggio, ed era stato vescovo di Brescia a' tempi di un
-gran terremoto; in occasione del quale essendo uscito di
-camera per le grida di un frate Minore, che dimorava
-nella corte vescovile, subito dopo per scossa di terremoto
-rovinò la camera stessa; d'onde riconobbe da Dio la sua
-salvezza, e si convertì a lui pienamente. Perciò fece
-voto, e promise di fermo, che per tutta la sua vita avrebbe
-serbata intatta quella castità che per lo innanzi
-non mantenne illibata, e che in vita sua non mangerebbe
-più carni; e tenne il voto. Tuttavia colla sua famiglia
-usava largo trattamento, secondo il consiglio di Grisostomo
-ecc. Faceva quel che dice l'Apostolo ai Romani 12:
-<i>Rallegratevi con quelli che sono allegri, e piangete con
-quelli che piangono;</i> e faceva bene; e sapeva sollazzarsi
-a tempo e luogo. Onde, essendo un dì a tavola con tutta
-la sua corte e molti altri, vide che un certo giocoliere
-ascose di furto un cucchiaio d'argento. Pertanto chiamò
-il suo servo, e gli disse: Non renderò a te il mio cucchiaio,
-se prima ciascuno de' commensali non ti abbia
-renduto il suo; giacchè dice l'Apostolo agli Efesii IV:
-<i>Chi rubava non rubi più.</i> E così con queste parole
-mise sull'avviso il siniscalco, e ricuperò il cucchiaio.
-Questo Patriarca fu uomo di poca dottrina; ma il molto
-bene che faceva compensava il difetto della scienza.
-Perocchè fu largo limosiniere e recitava ogni dì l'uffizio
-dei morti con nove lezioni. Perchè adunque il Patriarca
-d'Antiochia perdurò in bontà di vita, dacchè aveva
-rivolto il cuore all'amor di Dio, Iddio per mezzo di
-miracoli mostrò alla sua morte che era stato suo servo
-ed amico degno di gloria; de' quali miracoli non parlo
-per brevità, e perchè mi affretto a parlar d'altre cose.
-Col Patriarca poi d'Antiochia visse molt'anni frate
-Enrico da Pisa dell'Ordine de' Minori, che tante volte
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-parlò assai favorevolmente del prenominato Patriarca a
-me e agli altri frati. Questo frate Enrico da Pisa fu
-bell'uomo, di mezzana statura, largo, cortese, liberale e
-franco. Sapeva star bene a conversazione con tutti, acconciandosi
-al fare d'ognuno, ben accetto ai frati e ai secolari;
-il che è di pochi. Così pure fu predicatore rinomatissimo
-e grazioso al clero e al popolo. Sapeva scrivere, miniare,
-o, come dicono, lumeggiare (perchè col minio il libro si
-lumeggia), scrivere musica, comporre bellissime e deliziose
-cantiche non meno a canto fermo che a canto modulato,
-cioè note rotte e doppie. Fu distintissimo nell'arte del
-cantare. Aveva voce profonda, sonante, che riempiva tutto
-il coro. Aveva poi una doppia nota sottile, altissima,
-acuta, dolce, soave, dilettevolissima. Fu mio custode nella
-custodia di Siena, e mio maestro di canto a' tempi di
-Papa Gregorio IX. E allora viveva anche frate Luca di
-Puglia, dell'Ordine de' frati Minori, di cui è il libro
-intitolato: <i>Sermonum memoria</i>. Quest'ecclesiastico fu
-letterato e dotto in filosofia scolastica, e in Puglia dottore
-esimio in teologia, rinomato, solenne e di gran fama; e
-l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e
-così sia. Frate Enrico da Pisa fu uomo morigerato,
-divoto a Dio e a S.ª Maria Maddalena. Nè è da meravigliarsi
-perchè questa Santa era la titolare della sua
-parocchia in Pisa. Nella città poi di Pisa la beata Vergine
-è la titolare della chiesa matrice, nella quale io fui ordinato
-diacono dall'Arcivescovo di Pisa. Frate Enrico compose
-molti inni e molte sequenze. Perocchè fece e musicò per
-canto la seguente composizione:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Christe Deus — Christe meus,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Christe Rex et Domine.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Per la voce d'una sua divota che andava cantando per
-la chiesa maggiore di Pisa musicò:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>E tu no cure de me; — e no curaro de te.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così fece l'altra a tre voci:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Miser homo — cogita facta Creatoris.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Musicò pure per canto quel componimento di maestro
-Filippo Cancelliere di Parigi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Homo quam sit pura — mihi de te cura.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E perchè, quand'era custode, si trovò malato nell'infermeria
-del convento di Siena, e non poteva scrivere
-musica, chiamò me, e fui il primo a scrivere le note
-del suo canto, mentre egli cantava. Così mise in musica
-per canto quell'altra composizione del cancelliere, cioè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> <i>Crux, de te volo conqueri.</i></p>
-<p class="i01"><i>E... Virgo, tibi respondeo.</i></p>
-<p class="i01"><i>E... Centrum capit circulus.</i></p>
-<p class="i01"><i>E... Quisquis cordis et oculi.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E per quella sequenza..... <i>Iesse virgam humi Davit</i>
-compose un canto delizioso, che si canta con assai
-diletto, mentre, prima della sua, aveva una musica rude
-e dissonante. La composizione della sequenza l'aveva
-fatta Riccardo di S. Vittore, come ne compose tante
-altre. Musicò anche deliziosamente per canto gli inni di
-S.ª Maria Maddalena, composti dal cancelliere di Parigi,
-cioè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Pange, lingua Magdalenae.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-con altri inni. Parimente intorno alla risurrezione del
-Signore fece la sequenza, composizione e musica, cioè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Natus, passus Dominus</i></p>
-<p class="i02"> <i>Resurexit hodie.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il secondo canto poi che l'accompagna, ossia il concanto,
-lo compose frate Vita Lucchese dell'Ordine de' frati
-Minori, il miglior cantore che si conoscesse nell'uno e
-nell'altro canto, cioè nel canto fermo, e nel canto a note
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-rotte, o doppie. Aveva voce sottile, ma piacevolissima a
-udirsi, nè vi era persona tanto severa che non l'ascoltasse
-con diletto. Cantava alla presenza di Vescovi, Arcivescovi,
-Cardinali e Papi e l'ascoltavano volentieri. E se alcuno
-avesse chiacchierato quando frate Vita cantava, tosto si
-udiva ripetere il detto dell'Ecclesiastico XXXII: <i>Non
-interrompere la musica</i>. E se talvolta un usignuolo
-cantava in un cespuglio, o in una siepe, taceva se
-udiva cantare il frate, e l'ascoltava attentamente, e poi
-ripigliava il suo canto, e così alternamente cantando
-risuonavano per l'aria soavissime voci. E della sua
-perizia fu tanto cortese, che invitato a cantare non se
-ne scusava mai, nè per voce impedita da infreddatura,
-nè per altra cagione. E perciò non si potevano applicare
-a lui que' versi soliti a dirsi, cioè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos</i></p>
-<p class="i01"><i>Ut nunquam inducant animum cantare rogati.</i></p>
-<p class="i02"> D'ogni cantor brutto difetto è questo</p>
-<p class="i02"> Di non voler cantar quand'è richiesto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Anche sua madre e sua sorella furono abilissime nel
-canto. Egli fece anche la nota sequenza, composizione e
-musica:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ave mundi — spes, Maria</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-e compose molte cantiche con musica melodica, della
-quale si deliziavano assai i chierici secolari. Costui fu
-mio maestro di canto in Lucca l'anno 1239, quando avvenne
-quella orribile oscurità di sole. E quando Tomaso
-da Capua Cardinale della corte romana, e il più insigne
-scrittore della corte stessa, compose quella sequenza:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Virgo parens gaudeat</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-e pregò frate Enrico da Pisa di musicarla per canto, e
-ne fece una musica bella, dilettevole e soave a udirsi,
-frate Vita ne compose il secondo canto, ossia il concanto.
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-Ed ogni volta che trovava qualche canto semplice di
-frate Enrico, volentieri vi applicava il concanto. Perciò
-Filippo Arcivescovo di Ravenna volle che frate Vita facesse
-parte della sua famiglia, quand'era Legato nei
-Patriarcati di Aquileia, di Grado, di Ragusa, di Ravenna
-e delle diocesi e provincie di Milano e di Genova, e in
-generale di Lombardia, Romagna e Marca Trivigiana. E
-gli piacque averlo, tanto perchè era suo concittadino,
-quanto perchè era frate Minore, ed anche perchè sapeva
-cantare e comporre. Morì a Milano, e fu sepolto nel
-convento dei frati Minori. Fu di persona magro, gracile
-e di statura maggiore di quella di Frate Enrico; aveva
-voce più da camera che da coro. Più volte uscì dall'Ordine,
-più volte vi rientrò; e, quando ne usciva, entrava
-nell'Ordine di S. Benedetto. E quando poi voleva essere
-riammesso, il Papa gli usava indulgenza per amore del
-beato Francesco, e per la dolcezza del suo cantare. Ed
-una volta cantò tanto soavemente che una certa suora,
-che l'udiva, saltò giù da una finestra per andare con
-lui; ma non potè perchè si ruppe una gamba. Però fu
-molto bene pesata quella sentenza di frate Egidio, detto
-da Perugia non perchè fosse Perugino, ma perchè lungamente
-ci visse e vi morì, uomo sempre trasportato da
-estasi e tutto santo, quarto frate nell'Ordine de' Minori,
-compresovi il beato Francesco, quando disse: <i>È una
-grazia grande non aver grazia</i>. E intendeva parlare non
-della grazia di Dio, ma della grazia acquisita a studio,
-e da natura, per la quale molti fanno male i fatti loro.
-In vero frate Enrico da Pisa fu mio intimo amico, e tale
-quale la Sapienza descrive l'amico ne' Proverbi 18. <i>Un
-uomo che ha degli amici dee portarsi da amico; e v'è
-tale amico che è più congiunto che un fratello</i>. Imperocchè
-ed egli aveva nell'Ordine un fratello mio coetaneo,
-ed io vi aveva un fratello coetaneo di lui, e mi amava,
-disse, come il proprio fratello; e, fatto ministro Provinciale
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-in Grecia, Provincia di Romanìa, mi diede una
-lettera di obbedienza, in virtù della quale io poteva,
-quando mi piacesse, recarmi da lui a far parte de' frati
-della sua provincia con qualunque compagno mi fosse
-stato a grado. Inoltre promise di regalarmi una Bibbia
-e molti altri libri. Ma non vi andai, perchè lo stesso
-anno che arrivò là, vi morì mentre presiedeva un Capitolo
-provinciale a Corinto, dove è sepolto e riposa in
-pace. Profetò, ossia predisse il futuro, quando a udita
-de' frati a Capitolo, disse: «Ora dividiamo i libri dei
-frati defunti, ma può essere che tra breve s'abbiano a
-dividere i nostri» — E s'avverò, poichè nella stessa adunanza
-capitolare furono divisi i suoi. Noi non possiamo
-raccontare le storie altrimenti da quello che furono di
-fatto, e come vedemmo le cose cogli occhi nostri a tempo
-dell'Impero di Federico e molti anni dopo la morte di
-Federico, sino a giorni in cui scriviamo, anno del Signore
-1284. Io poi, scrivendo diverse cronache, mi sono valso
-di stile semplice e chiaro, acciochè mia nipote, per cui
-le scriveva, potesse intendere quel che leggesse; nè curai
-lo splendore delle parole, ma la sola verità dei fatti, che
-io esponeva. Mia nipote poi era suor Agnese, figlia di
-mio fratello, la quale giunta alla biforcazione della lettera
-pitagorica, entrò nel monastero di Santa Chiara in
-Parma, e sino ad oggi, giorno in cui scrivo, anno 1284,
-continua a restarvi per servire a Gesù Cristo. Questa
-mia nipote ebbe elevatissimo lo spirito d'intelletto della
-Sacra Scrittura, ingegno buono, memoria, e un favellare
-grazioso e facondo. Or dunque essendo stato l'Imperatore
-Federico deposto da Papa Innocenzo IV, erane irritatissimo,
-come orsa a cui siano rapiti i figli, e inferocisca
-nel bosco. E s'aggrupparono intorno a lui tutti quelli
-che erano spiantati, e, carichi di debiti, avevano l'animo
-amareggiato; e divenne loro capo. Ma ascolta ciò che
-dice la Sapienza ne' Proverbii 17: <i>Scontrisi pure un
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-uomo in un'orsa, a cui sien rapiti i figli, anzi che in
-un pazzo nella sua pazzia</i>: qual fu Federico, che non
-riconobbe i beneficii ricevuti dalla Chiesa. Ma non senza
-punizione. Perocchè dice la Sapienza ne' Proverbii 17:
-<i>Il malanno non si dipartirà mai dalla casa di chi
-rende il mal per lo bene</i>. Il che si è verificato evidentemente
-in Federico, la cui casa è totalmente distrutta.
-L'anno dunque del Signore 1247 pochi cavalieri di
-Parma che, banditi dall'Imperatore, soggiornavano a
-Piacenza, ed erano di gran cuore, robusti, forti e a
-trattar le armi esperti, ed avevano il veleno in petto,
-tanto perchè le loro case in Parma erano state smantellate,
-quanto perchè era duro quel dover ospitare ora in
-una casa or in un'altra, (perocchè erano in esiglio e in
-bando, ed avevano numerosa famiglia e poco denaro,
-fuggiti da Parma a miracolo per non restare prigionieri
-dell'Imperatore) vennero da Piacenza, entrarono in Parma
-ai 15 di Giugno, ed espulsero que' di parte imperiale.
-Prima però arrivati da Piacenza a Noceto<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>, adunatisi
-in un prato, e armati su' loro cavalli, tennero una concione,
-ed elessero Ugo Sanvitali loro Capitano e vessillifero, ben
-sapendo che, quando non vi è chi governa, il popolo
-cade a ruina. Ed era quell'Ugo uomo forte, e saggio ed
-esperto nell'armi. Tra loro eravi pure Ghiberto da Gente
-oratore affascinante, che disse: Assaltiamo ora compatti
-i nostri nemici come unanimi abbiamo eletto il nostro
-capitano. E Gherardo da Arcile soggiunse. «Sia in noi
-ardire e prontezza a vivere o a morire da forti: niuno
-fugga, niuno tremi di paura; perocchè il Signore combatterà
-coi forti, e il suo aiuto verrà su voi dal cielo».
-Inanimiti adunque a tali parole, corsero all'assalto e
-diedero gran battaglia al Podestà e ai militi Parmigiani
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-a Borghetto di Taro<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>; ed ivi cadde morto Enrico Testa
-d'Arezzo Podestà di Parma, mio conoscente ed amico,
-che voleva bene a tutti i frati Minori. E parimente
-restarono sul campo il suo scudiere, e Manfredo Cornazzani,
-e Ugo di Magnarotto de' Visdomini, e molti altri;
-e Bartolo Tavernieri, ferito, rifuggissi a Costamezzana<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>
-con alcuni suoi amici. E allora alcuni tedeschi del partito
-imperiale dissero ai fuorusciti: Venite a Parma, e
-sicuramente occuperete la città, che noi non faremo
-resistenza. Ed incontanente i predetti Cavalieri Parmigiani,
-banditi dall'Imperatore, mossero sopra Parma, e
-la presero, e la tennero. I Parmigiani allora convocarono
-un consiglio, ed elessero loro Podestà Gherardo da Correggio.
-E questo accadde ai 16 di Giugno, Domenica. E
-il Lunedì successivo i Parmigiani mandarono ambasciatori
-al Comune di Reggio Armanno Scotti ed un altro in
-sua compagnia a domandare che si dessero liberi nelle
-loro mani que' prigionieri di Parma, che si sostenevano
-nelle carceri di Reggio. Ma Buoso Podestà di Reggio
-negossi di concederli. E questi fuorusciti riuscirono per
-molte ragioni ad invadere facilmente ed occupare Parma,
-1º perchè il Re Enzo, a cui il padre aveva commessa
-la difesa di Parma, era andato coi Cremonesi ad assediare
-Quinzano<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> nella diocesi di Brescia; 2º perchè
-l'Imperatore era in una città di Lombardia, che si
-chiama Torino, per correre a Lione a far prigionieri il
-Papa e i Cardinali; chè, come si dice, alcuni avevano
-promesso di dargli in mano tutta la Corte Romana. Ma
-nutrirono propositi, che non poterono effettuare. Perchè?
-Perchè Giobbe nel libro V ha detto che Dio: <i>Disperde
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-i pensieri degli astuti, e fa che le lor mani non possono
-far nulla di bene ordinato</i>; 3º perchè Bartolo
-Tavernieri in quel dì celebrava le nozze di sua figlia
-Maria con un Bresciano, che per questo motivo s'era recato
-a Parma; e quelli che andarono contro ai Parmigiani fuorusciti,
-che sopravenivano, erano per le succolentissime
-imbandigioni servite al pranzo, intorpiditi, e brilli di
-vino; e s'alzarono da tavola colla cieca arroganza di
-avvilupparli al primo scontro; ma essendo presso che
-briachi, tanto al Borghetto quanto nella ghiaia del Taro
-n'ebbero la peggio, e molti di loro vi lasciarono la vita;
-4º perchè la città di Parma era da ogni parte aperta,
-nè aveva cinta di sorta; 5º perchè que' fuorusciti che si
-avvicinavano per entrare, facevano il segno della croce,
-e a mani giunte gridavano: Per amore di Dio e della
-beata Vergine sua madre, che è la nostra patrona in
-questa città, vi piaccia lasciarne entrare nella città nostra,
-d'onde senza colpa fummo espulsi e cacciati in
-bando; e del resto il nostro ritorno non turberà la pace
-d'alcuno, nè vogliamo ad alcuno fare ingiuria. Udendo
-queste cose i Parmigiani di dentro, che per la via, senza
-armi, erano andati ad incontrarli, vinti dalla loro umiltà,
-furon tocchi da compassione, ed anche riconoscendo che
-venivano con propositi di pace, dissero loro: Entrate in
-città sicuri nel nome del Signore, ed avrete il nostro
-aiuto in tutto; 6º perchè quelli che erano in città non
-si pigliavano briga di queste contese, nè avevano parteggiato
-prima per la fazione di quelli che ritornavano,
-nè mai avevano impugnate le armi per l'Imperatore.
-Ma sia banchieri, sia cambiavalute, sia artigiani, non
-smettevano per questo di stare a' loro banchi, o alle
-officine, come se nulla accadesse; 7º perchè que' nobili
-e potenti, che erano in città partigiani dell'Impero,
-subito, abbandonata la città, si sparsero per le diocesi
-ai loro castelli e al loro fortilizii, per timore di perderli;
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-8º perchè anche i tedeschi dell'Imperatore, avendo saputo
-che da que' fuorusciti era stato ucciso il Podestà di
-Parma, temendo anche per la lor vita, li invitavano a
-fare pacificamente della città quello che fosse loro in
-grado. Fecero altrettanto le guardie del palazzo e della
-torre del Comune..... Quasi due Re furono Enrico
-Testa Podestà di Parma e Paolo Tavernieri Capitano
-della parte imperiale in Parma a favore dello
-Imperatore. Questi due non poterono star di piè fermo
-alla sua presenza venendo con un esercito che era assai
-sottile; 9º perchè principalmente speravano di ricevere
-tra breve soccorsi da diverse parti. E 1º da Papa Innocenzo
-IV, che aveva in Parma molti parenti e affini; e
-perchè i Parmigiani volevano battere l'Imperatore nemico
-di lui, anzi avevano già cominciate le ostilità; 2º
-da Gregorio Montelungo Legato per la Lombardia, che
-era già preparato in Milano a venire co' milanesi e con
-Bernardo di Rolando de' Rossi Parmigiano e cognato di
-Papa Innocenzo IV...; 3º dai Piacentini; 4º dal Conte
-di S. Bonifazio di Verona; 5º dai Bolognesi e dai Ferraresi
-e da tutto il partito della Chiesa. Ma qui è da
-notare, (perchè subito si conosca quel grande intrico di
-cose) che i Modenesi partigiani del Papa erano fuori di
-città, e i partigiani dell'Imperatore erano dentro. Così
-era in Reggio; poco dopo anche in Cremona. E perciò
-in quel tempo si ebbe grossa e lunga guerra. Nè i contadini
-potevano arare, nè seminare, nè mietere, nè piantar
-vigne, nè vendemmiare, nè abitare nelle ville; specialmente
-nell'agro parmigiano e reggiano, modenese e
-cremonese. Tuttavia vicino alle città i contadini lavoravano
-difesi dai militi delle città stesse, che si spartivano
-in quartieri secondo le porte delle città. Ed i militi
-armati difendevano tutta la giornata gli operai che
-coltivavano i campi. E questo era necessario a farsi a
-cagione degli assassini, dei ladroni e dei predoni, che si
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-erano moltiplicati a dismisura. E facevano prigionieri
-gli uomini per costringerli a riscattarsi con denaro; e
-rapivano, e mangiavano, e vendevano i bovini. E se i
-ricattati non pagavano il prezzo del riscatto, li appendevano
-per i piedi, o per le mani, e schiantavano loro
-i denti, o mettevan loro, per indurli a riscattarsi, rospi
-in bocca; la qual cosa era più dolorosa e abborrita di
-ogni sorta di supplizio. Ed erano più crudeli che i demonii.
-E il vedere a que' dì passare un uomo sconosciuto
-per la via, era come vedere il diavolo. Perocchè l'uno
-sospettava sempre che l'altro il volesse catturare e incarcerare,
-perchè, secondo il detto de' Proverbii 13, <i>fossero
-riscatto della vita dell'uomo le sue ricchezze.</i> E
-il territorio era ridotto ad una solitudine, non trovandovisi
-nè agricoltori, nè passeggieri. Perocchè ai tempi
-di Federico, specialmente dopo che fu deposto dall'Impero,
-e Parma gli si era ribellata, e avevagli dato il
-calcio, le strade maestre erano deserte, ed i viandanti
-andavano per sentieri fuori di strada, e si moltiplicarono
-i mali sulla terra. E sovrabbondarono gli uccelli e le
-bestie selvatiche, come i fagiani, le pernici, le quaglie,
-le lepri, i cavrioli, i corvi, i bufali, i cinghiali e i lupi.
-E i lupi, che non trovavano presso le ville, secondo il
-consueto, animali da divorare, come agnelli e pecore,
-essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi
-numerosissimi ululavano per fame fin presso alle
-fosse delle città, e sbranavano uomini, donne, ragazzi,
-che trovavano a dormire sotto i portici, o sui carri; e
-talora, rompendo, penetravano attraverso le muraglie delle
-case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere
-senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose
-che in quel tempo si facevano tanto dagli uomini, come
-dalle fiere d'ogni specie. Anche le volpi s'erano di tanto
-moltiplicate, che ne ascesero due sul tetto dell'infermeria
-a Faenza, in quaresima, per ghermire due galline che erano
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-nel solaio. Delle quali ne fu presa una nello stesso convento
-de' frati Minori, dove io era, ed ho veduto co' miei occhi.
-Ed io ho dimorato cinque anni a Faenza, cinque a Ravenna,
-e più anni or quà, or là per la Romagna, un anno a Bagnacavallo<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>,
-ed un'altro a Montereale<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. E quella
-maledetta guerra invase, corse e distrusse tutta la Romagna
-nel tempo, in cui io vi dimorava; e quando i
-Bolognesi coi Lombardi ed altri, che erano accorsi in
-loro aiuto, assediarono Forlì, io era con loro. Ma non la
-poterono prendere, come piacque a Dio e al beato Francesco,
-alla cui vigilia cessò l'assedio. E dimorando io in
-villa, un certo secolare mi disse che aveva preso alla
-trappola in alcuni villaggi incendiati ventisette gatti
-grossi e belli, e ne aveva vendute le pelli a chi le conciava,
-e non vi ha dubbio alcuno che una volta in tempo
-di pace fossero domestici in quelle ville. Il sesto aiuto poi
-che ebbero i Parmigiani fuorusciti, che entrarono in città,
-fu che non solo l'Imperatore era stato scomunicato e
-deposto dall'Impero; ma Papa Innocenzo IV aveva
-eziandio prosciolti tutti dalla sudditanza di lui, come
-appare chiaro sulla fine di quel decreto, che fu redatto
-nel Concilio generale, in cui fu proclamata la sua deposizione,
-ove si dice: «Prosciogliendo in perpetuo dal
-giuramento tutti quelli che per giuramento di fedeltà
-sono a lui vincolati, e proibendolo colla nostra autorità
-apostolica, fermamente comandiamo che nessuno ubbidisca
-a lui quale Imperatore e Re; e se alcuno a lui come
-Imperatore e Re presterà consiglio, aiuto, o favore, sia
-per questo fatto solo scomunicato». E per la sua ingratitudine
-a tutta ragione meritò l'Imperatore questa pena.
-Perocchè aveva osato alzare la fronte e ricalcitrare contro
-la Chiesa, che lo aveva allevato, difeso da' nemici e
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-innalzato al fastigio dell'Impero. E perseguitava la Chiesa,
-e le moveva accanita guerra; il che era ingratitudine
-grandissima. E tale fu Federico; e perciò a ragione
-deposto dall'Impero; perocchè non riconobbe i favori
-ricevuti. E nota che tutte quelle surricordate maledizioni
-di guerre, sterilità di campi, moltitudine di bestie selvaggie,
-quantunque io le abbia narrate in anticipazione,
-a tempo loro furono vere, cioè dopo che Parma la ruppe
-coll'Imperatore, e parteggiò per la Chiesa. Ora ripigliamo
-il filo della nostra storia. L'anno adunque 1247 Re Enzo,
-che era all'assedio di Quinzano coi Cremonesi, avendo
-saputo che i banditi da suo padre, che erano a Piacenza,
-avevano occupato la città di Parma, si disanimò talmente
-che, sciolto l'assedio di Quinzano, s'affrettò a partire
-marciando tutta la notte, non con canti, ma muto e
-gemente, come quando un esercito si dà alla fuga dopo
-una rotta. Io soggiornava allora nel convento de' frati
-Minori a Cremona, perchè io era frate Minore; e perciò
-seppi benissimo queste cose. Sino dalla prim'alba i Cremonesi
-si trovarono col Re Enzo ad una conferenza che
-durò sin a mattina inoltrata; e dopo in tutta fretta
-presero cibo, e uscirono insieme col carroccio in testa.
-Nessuno atto a portar l'armi e a battersi restò in Cremona.
-Ed io credo di fermo che se difilato fossero corsi
-sopra Parma, e avessero coraggiosamente combattuto,
-senza dubbio l'avrebbero ripresa; sia perchè Parma
-era d'ogni parte aperta, sia perchè non era ancor giunto
-a' Parmigiani alcun aiuto; e molto più perchè la
-maggior parte dei cittadini se ne stavano indifferenti; nè
-parteggiavano per quelli che di recente erano rientrati, nè
-per quelli che erano fuggiti, ma si curavano soltanto de' fatti
-loro. E se l'uno de' belligeranti conoscesse lo stato del
-suo nemico bene spesso potrebbe sconfiggerlo. Ma per
-volere di Dio Re Enzo s'attendò coll'esercito Cremonese
-presso il Taro morto, e non corse su Parma, aspettando
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-che il Signore la colpisse colla sua destra. Voleva anche
-quivi attendere l'arrivo dell'Imperatore suo padre, che
-era a Torino, città sui confini della Lombardia; chè la
-Lombardia si estende sino a Susa e al Moncenisio. Di là
-comincia la signoria del Conte di Savoia, e continuando
-si entra nel Ducato di Borgogna, ove è la città di Lione,
-che è la prima metropoli della Francia. Ed ivi soggiornava
-allora Papa Innocenzo IV, co' suoi Cardinali. Taro
-morto poi si chiama una massa d'acqua, che esce dal
-Taro vivo o corrente allorchè esso ribocca, e forma un
-bacino d'acque stagnanti, come di lago, in cui abbondano
-le scardove, i lucci, le anguille, e le tinche; e si trova
-presso il convento dei Cisterciensi, chiamato da loro
-Fontevivo<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>, che dista sette miglia da Parma. Ma
-intanto che ivi Re Enzo aspettava l'arrivo del padre, da
-ogni parte ed ogni giorno sopravvenivano aiuti ai Parmigiani
-fuorusciti, che erano rientrati in città. E Rizzardo
-Conte di S. Bonifacio di Verona, strenuo e prode guerriero,
-quando Parma si ribellò all'Imperatore, per primo
-accorse in aiuto de' Parmigiani; i quali per riconoscenza
-del segnalato servizio loro fatto, gli assegnarono per
-alloggio il palazzo imperiale, che è all'Arena<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, e gli
-affidarono la guardia di quella parte della città che è
-volta verso Seggio. Il giorno dopo arrivarono i Piacentini,
-che erano trecento cavalieri bene equipaggiati d'armi e
-di cavalli. Questi ebbero a difendere la città accampati
-nella ghiaia del torrente, tenendosi anche di piè fermo
-lunghe ore in sella, se le mosse del nemico lo rendevano
-necessario. E tale servizio era per loro più un divertimento
-che una fatica. Talora restavano anche nei loro alloggiamenti,
-o se ne ivano per città sollazzandosi a piacere.
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-Tre giorni dopo l'arrivo del Conte di S. Bonifacio giunsero
-da Milano con mille cavalli Gregorio di Montelungo
-Legato del Papa, e Bernardo di Rolando Rossi, cognato
-di Innocenzo IV. E questi facevano la guardia, quand'era
-necessario, nella ghiaia del torrente a monte della città.
-Ed i Parmigiani col Legato si appostarono fuori Città
-lungo la strada che va a Borgo S. Donnino; e per ripararvisi
-dalle incursioni del nemico si munirono di fossa
-e di steccato. Ma l'Imperatore infiammato d'ira e furibondo
-per le cose accadutegli, volò verso Parma, e in
-una villa, che si chiama Grola (era ricca di vigneti,
-che producevano buon vino, chè il vino di quella terra
-è ottimo) costruì una città cinta da ampie fosse, e la
-chiamò Vittoria, come presagio degli eventi futuri; e le
-monete coniatevi fece chiamare Vittorini, e la chiesa
-maggiore, S. Vittorio. Ivi stanziavano l'Imperatore col suo
-esercito e Re Enzo coi Cremonesi. E l'Imperatore mandò
-pregando i suoi partigiani di accorrere subito a grandi giornate,
-in suo aiuto. Il primo ad arrivare fu Ugo Botteri Parmigiano,
-nipote, da parte di sorella, di Innocenzo IV, Podestà
-allora di Pavia, e condusse tutti i Pavesi atti a portar
-l'armi. Nè il Papa potè mai nè con promesse, nè con preghiere
-staccare questo suo nipote da Federico; quantunque
-dimostrasse sempre maggior predilezione alla madre di
-lui che alle altre due sorelle, ch'ella aveva, anch'esse
-maritate a Parma. Dopo lui arrivò Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>,
-Signore allora della Marca Trivigiana, conducendo
-seco numerosissimo esercito. Questi incuteva più terrore
-che il diavolo; chè per lui era niente uccidere uomini,
-donne, ragazzi, e incrudelire atrocemente. Neppur Nerone
-fu pari a lui nella efferatezza, nè Domiziano, nè Decio,
-nè Diocleziano, sebbene fossero stati i più crudeli tiranni.
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-Perocchè fece bruciare in un sol giorno undici mila
-Padovani nella piazza di S. Giorgio a Verona<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>, appiccando
-il fuoco all'edifizio entro cui erano, e mentre le
-fiamme li struggevano, caracollava attorno a loro, e
-correva torneamenti co' suoi cavalieri. Sarebbe lunga e
-miseranda la narrazione di tutte le sue atrocità, e ci
-vorrebbe un grosso volume. E credo di fermo che siccome
-il Figlio di Dio volle avere uno specialissimo amico e
-fatto a sua somiglianza, cioè il beato Francesco; così il
-diavolo volle Ezzelino. Del beato Francesco si dice che
-a lui solo Iddio diede cinque talenti. Perocchè nessuno
-mai visse in terra, tranne il beato Francesco, a cui
-Cristo imprimesse a sua somiglianza le cinque piaghe.
-Sicchè, come disse a me frate Leone suo compagno, che
-era presente al lavacro del suo corpo fattosi prima di
-seppellirlo, pareva appuntino un Crocifisso deposto dalla
-Croce. Perciò gli si attaglia benissimo il detto dell'Apocalisse
-I: <i>Vidi uno somigliante ad un figliuol d'uomo.</i>
-In che poi fosse simile non ridico, poichè l'ho già scritto
-altrove, e mi affretto ad altro. E siccome sembra suonar
-male il dire che un uomo è simile a Dio, principalmente
-perchè la Scrittura dice in Giobbe XXXII: <i>Non confronterò
-Dio ad un uomo</i>, sappi che la scrittura dice
-in altro luogo: <i>Vi sarà uno simile a Dio tra i figli
-di Dio?</i> Ma Ezzelino in molte malizie e atrocità fu
-pienamente simile al diavolo. Dopo Ezzelino arrivarono
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-a soccorso di Federico molte genti, cioè i Reggiani e i
-Modenesi di parte Imperiale, banditi dalle loro città, e
-que' di Bergamo e d'altre città della Lombardia e della
-Toscana e d'altre parti del mondo, che non erano del
-partito della Chiesa. Inoltre a lui ne vennero di Borgogna,
-di Calabria, di Puglia, di Sicilia, di Terra di lavoro, di
-Grecia, e di Lucera de' Saraceni, e quasi d'ogni nazione,
-che è sotto il padiglione del cielo. E così adunò uno
-smisurato esercito. Con tanta gente però non gli fu
-possibile occupare che la strada che va a Borgo S.
-Donnino: le altre parti della città non s'accorgevano
-quasi d'essere assediate. E perchè l'Imperatore s'avea
-fatto proposito di distruggere sin dalle fondamenta la
-città di Parma, e trasportarne gli abitanti a Vittoria, e
-rasa Parma al suolo, in pena di ribellione, e per segno
-di perpetua vergogna, e per esempio alle altre città,
-sullo spianato seminarvi il sale come simbolo di sterilità,
-tutte le donne Parmigiane ricche, nobili e potenti, tutte
-si recarono a pregare la beata Vergine che liberasse
-Parma dall'Imperatore e dagli altri nemici: perocchè i
-Parmigiani tenevano in grande reverenza il nome di lei,
-come titolare della chiesa matrice. E, per essere più
-facilmente esaudite, fecero fare d'argento il modello in
-rilievo d'una città, e lo offrirono come dono e voto alla
-beata Vergine. Tale opera rappresentava in argento, ed
-io l'ho vista, tutti i principali edifici di Parma, il
-duomo, ma non quale era, il battistero, il palazzo del
-vescovo, il palazzo del Comune ed altri molti edifizi,
-che insieme raffiguravano la città. La Madre pregò il
-Figlio; il Figlio esaudì la Madre, a cui per ragione nulla
-poteva negare. E avendo la Madre della misericordia
-pregato il Figlio di liberare la città da quel nembo di
-nemici che le soprastava, e già era sul punto di dar
-fiato alle trombe per la pugna...... Nel tempo però che
-corse tra la cacciata degli imperiali dalla città e la
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-sconfitta che i Parmigiani inflissero all'Imperatore a
-Vittoria, uscivano ogni dì dall'una e dall'altra città i
-balestrieri, gli arcieri o saettatori, i frombolieri, e, come
-ho visto io co' miei occhi, si battevano accanitamente.
-Ma anche gli assassini scorrazzavano quotidianamente
-per la diocesi, portando in ogni luogo rapina e incendio;
-e Parmigiani, Reggiani e Cremonesi reciprocamente si
-danneggiavano il più che potevano. Sopragiunsero poi
-anche i Mantovani, e li ho visti io co' miei occhi incendiare
-tutto Casalmaggiore<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. E l'Imperatore ogni
-mattina si recava co' suoi nell'alveo della Parma, e,
-sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, per disanimarli col
-terrore, faceva decapitare tre o quattro, e anche più se
-ne aveva il maltalento, de' Parmigiani, o Modenesi, o
-Reggiani di parte della Chiesa, ch'egli avea prigioni. E
-questa decapitazione si eseguiva nell'alveo del torrente
-più in su del ponte di Donna Egidia<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, in un luogo
-detto Biduzzano<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. E intanto tutta la milizia dell'Imperatore
-stava in armi, per timore che i Parmigiani
-cogli alleati loro, che erano sempre coll'armi in mano,
-irrompessero alla vendetta. Ma è proverbio che dice:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Non faciunt anni, quod facit una dies</i></p>
-<p class="i02"> Non fan molt'anni — quanto può fare un giorno.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E questo giorno fu quello in cui i Parmigiani costrinsero
-l'Imperatore a fuggire ignominiosamente dalla sua
-città di Vittoria. E bene lo meritò, perchè fece subire
-morte tormentosa a molti innocenti. E ne sono prova
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-Andrea da Trezzo, nobile cavaliere Cremonese, e Corrado
-da Berceto, chierico e prode guerriero, cui in molti e
-varii modi tormentò col fuoco, coll'acqua e con altre
-maniere di supplizii. Anche duecento militi mandati
-dai Parmigiani a Modena per guardia di quella città,
-prima che Parma la rompesse coll'Imperatore, furono
-dai Modenesi di parte imperiale incarcerati, e incatenati
-tostochè seppero che Parma s'era ribellata all'Impero.
-Altrettanto fecero i Reggiani a que' Parmigiani, che
-colà per lo stesso motivo si trovavano. L'Imperatore
-dunque mandò a prendere que' militi per averli prigionieri
-in Vittoria. E quando ne aveva pel capo il bestiale
-talento, il che accadeva principalmente quando lanciava
-insulti alla città di Parma con ingiuriose parole, o una battaglia
-gli era riuscita sinistra, sfogava la sua ira feroce nel
-sangue di alcuni di que' prigionieri. Perocchè molte volte tentò
-di sorprendere ed occupare la città col nerbo delle sue forze.
-Talvolta però anche manipoli di soldati della Marca di
-Ancona disertarono dal campo dell'Imperatore, e fuggendo
-entrarono in Parma, dicendo di volersi unire al partito della
-Chiesa; e furono lietamente e festosamente accolti. Ma a
-dir vero disertavano perchè l'Imperatore sui primi giorni
-della ribellione di Parma, temendo che gli sfuggisse di
-mano la Marca d'Ancona, aveva fatto mettere sotto custodia
-molti militi Anconitani; parte de' quali nelle
-pubbliche prigioni, e parte confinati in una zona della
-città, in cui godevano qualche maggiore libertà; e questi,
-che erano sotto più larga custodia, avevano, sebbene
-da loro non conosciuto, un marchio d'infamia. Ma un giorno
-arrivò un messo dell'Imperatore a comandare che cinque
-militi Marchigiani, che erano a Cremona in una certa casa
-(ed era appunto il momento in cui si lavavano le mani per
-pranzare) subito, senza indugio montassero a cavallo, e insieme
-col messo si recassero ove era l'Imperatore. E
-giunti fuori di città ad una piazza, che si chiama
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-Mosa<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, li fece condurre ove erano le forche, ed impiccare.
-Ed i carnefici andavano ripetendo: così comanda l'Imperatore,
-perchè siete traditori. Eppure erano accorsi a
-sostenerlo. Il giorno dopo, i frati Minori andarono, li
-deposero e seppellirono, e a pena potevano tener lontano
-i lupi, che non li divorassero ancor pendenti dal patibolo.
-Tutte queste cose io le ho vedute, perchè di quel
-tempo, parte l'ho passato a Parma, parte a Cremona.
-Sarebbe lungo raccontare quanta strage menasse l'Imperatore
-sopra quelli che tenevano le parti della Chiesa.
-Perocchè Gerardo da Canale di Parma lo mandò in
-Puglia, e lo fece sommergere in alto mare con al collo
-legata una mola da macino. Eppure era stato prima
-uno de' suoi più intimi, e aveva avuto da lui molte podesterie,
-ed era rimasto sempre con lui a campo nei
-pressi di Parma. Unico motivo di sospettare di lui ebbe
-l'Imperatore il vedere che in Parma non atterravano
-la torre della casa di lui. Laonde talora l'Imperatore
-fingendo scherzare, e ironicamente ridendo, gli diceva:
-Ci amano molto, o Gerardo, i Parmigiani, e ne è prova
-che mentre atterrano dalle fondamenta i palazzi di quei
-loro concittadini, che tengon fede all'Impero, non hanno
-ancor toccato nè la vostra torre, nè quel mio palazzo,
-che ho all'Arena. Ma parlava ironicamente, nè Gerardo
-lo intendeva, credendo che ogni tempo corresse sempre
-eguale. Ma non è così, anzi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Non eodem cursu respondent ultima primis.</i></p>
-<p class="i02"> Non gira sempre egual la cieca Dea;</p>
-<p class="i02"> Or ride e t'accarezza, ed or t'è rea.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando poi al tempo dell'assedio partii da Parma per
-andare in Francia, io passai da Fontanellato<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, ove
-allora soggiornava Gerardo da Canale; e mi vide, e mi
-confidò che procurava di rendersi utile ai Parmigiani
-assediati. Ed io gli risposi: Or che il vostro Imperatore
-assedia Parma, o siate tutto suo, o tutto nostro. Questa
-fede divisa non vi gioverà. Perocchè la Scrittura dice
-ecc. Ma non badò a me, e non fece quello ch'io gli
-aveva consigliato. Quindi con una mola da macino appesa
-al collo fu sommerso in alto mare, come più sopra
-è detto. Ma Bernardo di Rolando Bossi Parmigiano,
-cognato di Papa Innocenzo IV, come marito di una sorella
-del Papa, intese il valore di un'allegoria dell'Imperatore
-meglio che non ne avesse compresa l'altra
-Gerardo da Canale. Cavalcando un dì in compagnia dell'Imperatore,
-ed avendo il suo cavallo incespicato, l'Imperatore
-gli disse: Bernardo, avete un cattivo cavallo; ma
-spero e prometto di darvene tra pochi giorni un migliore,
-che non incespicherà di sicuro. Ma Bernardo intese subito
-il senso nascosto di quel linguaggio, e che si alludeva
-alla forca; e infiammato di sdegno contro l'Imperatore,
-l'abbandonò. E raccolti alcuni militi di...... tra i
-quali era Gerardo da Correggio.... vidi, e Ghiberto
-da Gente...... E tanta rottura avvenne, quantunque
-il detto Bernardo fosse stato compare dell'Imperatore
-ed amicissimo e da lui amatissimo. Sicchè quando voleva
-parlare coll'Imperatore nessuna porta era chiusa.
-Ma Federigo non sapeva tenersi amico alcuno. Che anzi
-stoltamente si vantava di non aver mai nutrito alcun
-maiale, di cui non avesse poi avuto la sugna. E voleva
-dire che non aveva mai porta occasione ad alcuno di
-straricchire senza avergliene poscia arraffato il marsupio,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-o il tesoro. La qual vanteria era da vile e da folle. Ma
-ciò apparve chiaro in Pier delle Vigne, che nella Corte
-dell'Imperatore fu primo consigliere e segretario e gran
-tesoriere. L'avea tratto dal nulla, e al nulla lo volle
-ridurre. E a questo fine studiò modo di poter seco lui
-attaccar briga e di apporgli un'accusa. Ed ecco come.
-Federico inviò a Lione presso Papa Innocenzo IV il
-Giudice Taddeo e Pier delle Vigne, come suo affezionatissimo,
-e tenuto in più conto d'ogni altro alla Corte, e,
-con questi alcuni altri, perchè rattenessero il Papa dall'affrettar
-troppo l'esecuzione del proposito che aveva
-di deporlo. Perocchè aveva saputo che appunto per questo
-era stato convocato un concilio. Ed aveva comandato che
-nessuno degli inviati conferisse col Papa senza che ve
-ne fosse presente almeno un altro, o senza l'intervento
-di tutti insieme. Ma, dopo il ritorno, i colleghi calunniarono
-Pier delle Vigne di aver avuto più volte colloquii
-confidenziali col Papa senza che alcuno di loro fosse
-presente. Perciò l'Imperatore mandò a prenderlo, lo
-fece incarcerare e uccidere. E, come a giustificazione,
-Federico andava dicendo con Giobbe XIX: <i>Tutti i miei
-consiglieri segreti mi abbominano; e quelli ch'io amava
-si sono rivolti contro di me.</i> L'Imperatore in quel tempo
-era facile a turbarsi, perchè era stato deposto dall'Impero,
-e Parma gli si era ribellata, ed egli colle sue soperchierie
-e colle ingannevoli promesse credeva di soppiantare
-la Chiesa, e rattenerla dal procedere contro di
-lui. Ma vedendo che l'evento non riesciva a seconda
-della malizia del suo cuore, nessuna meraviglia se anche
-una cosa da nulla lo facea uscir di cervello. Giacchè
-secondo il detto de' Proverbii 29º <i>L'uomo iracondo move
-contese, e l'uomo collerico commette molti misfatti.</i>
-Diffatto mandava a morte Principi, Baroni e Consiglieri
-suoi, incolpandoli di tradimento. Ed a Federico, che
-molti uccise e molti fece uccidere, si può giustamente
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-applicare ciò che dice dell'Anticristo Daniele 8º: <i>E' sarà
-rotto senza opera di mano.</i> (E qui l'abbate Gioachimo
-parlando di Federico aggiunge: sottintendi <i>umana</i>.)
-<i>E la visione de' giorni di sera, e di mattina, che
-è stata detta, è verità. Or tu serra la visione, perciocchè
-è di cose che avverranno di quì a molto tempo.</i>
-Parimenti si deve sapere che Federico non potè trarre
-in inganno la Chiesa, perchè è detto ne' Proverbii 28º:
-<i>La sua malignità sarà palesata in piena adunanza.</i>
-Il che ebbe pieno adempimento nel concilio di Lione,
-che lo depose dall'Impero; e ne divulgò per tutto il
-mondo la malignità. È vero però che non vidi mai
-uomo che meglio di lui avesse le qualità di gran Principe;
-e ne aveva l'apparenza e la sostanza. Perocchè quando
-brandiva la spada in battaglia, o colla clava ferrata
-calava fendenti a destra e a sinistra, i nemici lo schivavano
-e lo fuggivano come un diavolo. E quando mi voglio
-raffigurare alla mente la sua persona, mi si presenta
-l'immagine di Carlo Magno, quale ce l'hanno descritta
-i suoi contemporanei, e la sua, quale la ho vista io
-co' miei occhi. Dice il Poeta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Obsequio quoniam dulces retinentur amici.</i></p>
-<p class="i02"> Amico tuo sarà chi tu rispetti.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La qual cosa Federico non sapeva fare, o non voleva,
-a cagione della sua grettezza ed avarizia. Anzi finiva
-per avvilirli tutti, gettar loro sul viso il fango della vergogna
-ed ucciderli per carpire, e avere per sè, e per i
-proprii figli i loro tesori, le loro sostanze e le loro possessioni.
-Perciò al bisogno trovò pochi amici. Ora ritorniamo
-a Federico, che dal 1247 sul terminar del Giugno sino
-al Martedì 16 Febbraio del 1248, giorno in cui fu presa
-Vittoria, andò sfogando contro Parma la maledetta ira
-che tutto l'infiammava.
-</p>
-
-<p>
-Nel detto giorno i Parmigiani tutti, militi e popolani,
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-pronti in armi per la battaglia uscirono dalla città, e
-con loro le donne, i ragazzi, le fanciulle, i giovani, le
-donzelle, i vecchi e gli imberbi; e cacciarono, virilmente
-pugnando, l'Imperatore da Vittoria, e sconfissero l'innumerevole
-sua fanteria e cavalleria; e grande fu la strage
-che se ne fece, e il numero de' prigionieri che se ne
-condusse a Parma; liberarono i Parmigiani che l'Imperatore
-aveva prigionieri a Vittoria; trassero a Parma il carroccio
-de' Cremonesi, che era pure a Vittoria, e lo posero
-a trionfo nel Battistero. E quelli che avevano in uggia
-i Cremonesi per offese da loro ricevute, come i Milanesi,
-i Mantovani e non pochi altri, quando venivano a visitare
-il nostro Battistero, e vedevano il carroccio de' loro nemici,
-strappavano e portavan seco per isfregio e per ricordo le
-tappezzerie che ornavano Berta, chè tal era il nome del
-detto carroccio; sicchè col tempo rimasero solo le ruote
-e il letto del carro sul pavimento, e l'asta dello stendardo
-ritta e appoggiata al muro. Così pure i Parmigiani fecero
-bottino e preda di tutto il tesoro dell'Imperatore, che
-era ricco d'oro, argento, pietre preziose, vasi e indumenti;
-e s'impossessarono di tutti i suoi ornamenti, di tutta la
-suppellettile e sino della corona imperiale, che era di
-gran peso e valore, tutta d'oro, tempestata di pietre
-preziose, cesellata e con figure a rilievo....... Era grande
-come un'olla; tenevala più a simbolo, a pompa e come
-tesoro, che quale ornamento del capo; perchè, messa sul
-capo senza adatti limbelli trasversali fermi sul cerchio,
-avrebbe chiusa dentro di sè tutta la testa appoggiandosi
-sulle spalle. Ed io lo so, chè la ho avuta in mano, quando
-si custodiva nel Duomo di Parma. Questa corona la trovò
-un ometto di piccola statura, chiamato a derisione Passocorto,
-perchè era piccino, e la portava per le pubbliche
-vie in mano, come si porta un vaso, per mostrarla a chi la
-voleva vedere, come trionfo della riportata vittoria, ed a
-sempiterna ignominia di Federico. Perchè tutto ciò che
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-uno poterà trovare era suo; nè alcuno osava toglierlo a
-lui. E, cosa singolare, in tanta avidità di ricerca, non si
-ebbe a deplorare alcuna contesa, nè fu udita parola
-offensiva. Quella corona la comprarono poi i Parmigiani
-da quel loro concittadino, e gliela pagarono duecento lire
-imperiali, colla giunta di un caseggiato presso la chiesa
-di S. Cristina, ove era in antico la guazzatoia de' cavalli.
-E fecero poi legge che chiunque possedesse alcun che
-de' tesori di Vittoria, metà fosse sua, e metà del Comune.
-Ed i poveri si arricchirono molto delle spoglie di un
-Principe tanto dovizioso. Gli oggetti personali dell'Imperatore,
-e d'uso della guerra, come il padiglione e simili,
-li ebbe il Legato Gregorio di Montelungo. Le immagini
-e le reliquie, che l'Imperatore aveva, furono collocate a
-custodia nella sacristia della chiesa maggiore dedicata
-alla beata Vergine. Perocchè, quantunque vi fossero altri
-guerrieri a debellare e cacciar in fuga l'Imperatore, pure
-dessa fu che col suo braccio operò come quella donna
-Ebrea, che scatenò lo scompiglio nella magione di Re
-Nabuccodonosor. Duci dell'esercito furono il Legato
-Gregorio di Montelungo, uomo saggio ed esperto in molte
-cose; e Filippo Visdomini Piacentino, personaggio di
-probità distinta e di valore, allora Podestà di Parma,
-come ho detto in altra cronaca, in cui parlai delle dodici
-scelleratezze dell'Imperatore Federico. E sappiano i posteri,
-che dei tesori, che si trovarono a Vittoria, pochi
-ne rimasero a Parma; atteso che mercanti accorsi da
-diverse parti li comprarono e li ebbero a buon mercato
-e li esportarono; cioè vasi d'oro e d'argento, gemme,
-perle, margherite, pietre preziose, indumenti di porpora
-e di seta, ed ogni sorta di roba che serve ad uso e ad
-ornamento delle persone. E si sa che molti altri tesori
-in oro, argento e pietre preziose sotterrati in orci, cassette
-e sepolcri restarono nel luogo ove sorgeva la città di
-Vittoria, ma non si conosce ove sieno sepolti. Ed è
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-notabile che quando i mercanti comprarono il ricco
-bottino che i Parmigiani fecero a Vittoria, si adempì
-quel detto de' Proverbi ecc. E noto per giunta che dopo
-lo smantellamento di Vittoria, tutti i proprietarii riconobbero
-sì chiaro il luogo ove ciascuno aveva la sua
-vigna, che non ebbe a sorgere tra loro contesa o lite di
-sorta. Così quando Federico fu cacciato in fuga dai
-Parmigiani si verificò la sentenza biblica dei Proverbii 10º.:
-<i>Come il turbine passa via di subito, così l'empio non
-è più</i>. E perchè? <i>Perchè l'empio è espulso dalla sua
-malignità</i>. Di fatto in pieno concilio a Lione lo depose
-dall'Impero Papa Innocenzo IV l'anno 1245. Inoltre è
-da sapere di Federico che dopo la distruzione di Vittoria,
-e dopo ch'egli ebbe fatte tutte quelle altre cose ch'io
-narrai in altra cronaca, ritornossene in Puglia, d'onde
-meglio per lui se non fosse tornato indietro, e non avesse
-mosso guerra ai Lombardi. Daniele IIº...... questo si può
-appropriare a Corrado figlio di Federico, che sopravisse
-pochi giorni al padre, e morì di un clistere avvelenato.
-Quello poi che segue: <i>E starà in luogo di lui lo sprezzo</i>,
-può applicarsi a Manfredi, che nacque illegittimo da una
-figlia d'una sorella del Marchese Lancia e dall'Imperatore,
-che poi la sposò in punto di morte. E quel che si aggiunge:
-<i>Non gli saran fatti onori da Re</i> ebbe suo adempimento
-quando Re Carlo lo uccise in battaglia. Ciò poi che, più
-sopra, Daniele disse di Federico: <i>E farà cessare il principe
-del suo vitupero</i>, si può attribuire a Papa Innocenzo
-IV, che per timore di Federico lasciò Roma e
-pose sua stanza a Lione. E fu veramente il Principe del
-suo vitupero, perchè in pieno concilio a Lione lo spodestò
-dell'Impero. Quello poi che segue: <i>E il suo vitupero
-si rivolgerà contro lui stesso</i>, questo lo vedemmo verificato
-noi co' nostri occhi. Or mi ricorda di quelle cose,
-che ho ommesse nella rubrica dell'anno passato, perchè
-l'animo mio era tutto e solo intento a scrivere di quanto
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-riguardava Federico. Ma meritando di essere raccontate,
-e avendo promesso di farlo ai molti, che me ne fanno
-ressa, non è bene ch'io manchi alla mia parola, e per
-cagione mia rimangano ignorate. L'anno dunque 1247
-partii da Parma e andai a Lione, ove parlai in famigliarità
-con Papa Innocenzo IV in sua camera. Dopo la
-festa d'Ogni Santi poi incominciai il mio viaggio per
-la Francia<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, e lo stesso dì in cui giunsi al primo
-convento di frati Minori che s'incontra dopo Lione, arrivò
-colà frate Giovanni da Magione<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, reduce dalla
-Tartaria, ove era andato per missione di Papa Innocenzo
-IV. Frate Giovanni era uomo socievole, letterato, oratore
-facondo, destro in molte cose, ed una volta fu ministro
-Provinciale nell'Ordine. Egli mostrò a me e ad altri
-frati una coppa di legno, che aveva portata da regalare
-al Papa, nel fondo della quale eravi il ritratto di una
-bellissima regina, non dipintovi, o impressovi con altro
-artificio, ma formatovisi per influenza di una costellazione.
-E se anche cento volte la si fosse segata a sottilissimi
-strati, avrebbe pur sempre mostrato lo stesso
-ritratto. E perchè a taluno non paia questa cosa incredibile,
-lo possiamo assicurare con un altro fatto, e provarne
-la credibilità. Infatti l'Imperatore Federico donò
-in Puglia ai frati Minori una chiesa vetustissima, diroccata
-e da tutti abbondanata; e nell'area, dove prima
-era l'altare, era cresciuto un noce di smisurata grossezza
-che, segato longitudinalmente, presentava in ogni tavola
-la figura di nostro Signor Gesù Cristo; e se cento volte
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-tu l'avessi risegato, cento volte avrebbe ripresentato tale
-figura. Il che in vero è avvenuto per miracolo, essendo
-cresciuto il noce in quel luogo, nel quale si rinnovava
-la passione dell'immacolato Agnello nell'ostia salutare,
-e nel venerabile sacrifizio; tuttavia alcuni sono di fermo
-parere che ciò possa anche essere effetto dell'influenza
-di una costellazione. Inoltre lo stesso frate Giovanni ci
-disse che portava a regalare al Papa una bellissima cappella,
-e per cappella intendeva il complesso degli indumenti
-pontificali, che occorrono a celebrare la messa
-nelle solennità. Disse pure a noi frate Giovanni, che,
-per arrivare sino alla residenza del gran Signore dei
-Tartari, aveva durato gran fatica, e aveva patito di fame,
-di freddo, e di caldo. Disse finalmente che que' popoli
-si chiamano Tattari, non Tartari; che mangiano carne
-di cavallo, e bevono latte di asina; che vide colà gente
-d'ogni nazione che è sotto il padiglione del cielo, eccetto
-che di due; che non gli fu permesso presentarsi
-all'udienza del gran Signore dei Tattari, se non vestito
-di porpora; che fu accolto da lui e trattato onorificamente,
-con gentilezza e cortesia; e che gli domandò quanti erano
-i dominatori dell'Occidente. Al che rispose che due: cioè
-il Papa e l'Imperatore, e che tutti gli altri ricevevano
-i loro poteri da questi due. Poi volle sapere quale dei
-due fosse il più potente. E frate Giovanni, detto che il
-Papa, tirò fuori una lettera credenziale del Papa stesso,
-e gliela diede. Dopo averla fatta leggere, disse che avrebbe
-scritta anch'egli una lettera di risposta al Papa,
-e la darebbe a lui da consegnare: come poi fece. Questo
-frate Giovanni scrisse un grosso libro sui costumi dei
-Tartari, e intorno a tante altre mirabili cose del mondo,
-che co' proprii occhi aveva vedute. Ed, ogni volta che
-gli gravava riparlare delle costumanze dei Tartari, faceva
-leggere quel libro, come molte volte ho udito io e
-veduto. E quando gli uditori ne restavano meravigliati,
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-o non intendevano, esso faceva l'esposizione e la spiegazione
-d'ogni cosa non intesa, o poco creduta. Da quel
-libro non trassi copia di nulla, tranne che della lettera
-suaccennata, perchè io non aveva tempo di scrivere. E
-la lettera era del tenore seguente:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-<b>Lettera del Signore dei Tattari a Papa Innocenzo IV.</b>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Fortezza di Dio, l'Imperatore di tutti gli uomini
-manda al Gran Papa questa lettera autentica
-e vera. Tenuto consiglio intorno al modo di aver pace
-con Noi, Tu Papa, e Voi tutti, o Cristiani, mandaste
-a Noi un Vostro ambasciatore, siccome da lui stesso
-sapemmo, e stava scritto nella Vostra lettera. Se dunque
-desiderate vivere in pace con Noi, Tu, Papa, e
-Voi tutti, Re e Monarchi, non tralasciate per nulla di
-recarvi da Me, per definire i patti della pace, e allora
-udirete la Nostra risposta, e nello stesso tempo conoscerete
-la Nostra volontà. Tra l'altre cose la Tua
-lettera dice che Noi dobbiamo ricevere il battesimo e
-farci cristiani. A che con poche parole rispondiamo di
-non intendere perchè dobbiamo abiurare la Nostra fede.
-Ad un'altra cosa, che si legge nella Tua lettera, cioè
-che Ti meravigli di tanta strage d'uomini specialmente
-cristiani, e principalmente di Polacchi, di Moravi e
-di Ungheresi, parimente rispondiamo di non intendere
-neppur questo. Tuttavia perchè non paia che non si
-voglia neppure parlare di questa accusa, per risposta
-Ti diciamo che non obbedirono nè alla parola scritta
-di Dio, nè agli ordini di Cuinis-Kan e Kan; che anzi,
-consigliatisi in una numerosa assemblea, ne uccisero
-i rappresentanti. Perciò Iddio comandò di sterminarli, e
-li pose nelle Nostre mani. Altrimenti se ciò non avesse
-comandato Iddio, che avrebbe potuto fare un uomo ad
-un altro uomo? Ma Voi, uomini d'Occidente, Voi credete
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-d'essere i soli cristiani e tenete in dispregio gli altri
-Ma come mai potete conoscere a chi Iddio siasi degnato
-di conferire la sua grazia? Noi adorando Dio, colla
-fortezza di Dio sterminammo ogni terra dall'oriente
-sino all'occidente, e se questa forza non ci venisse da
-Dio, che mai avrebbero potuto fare gli uomini? Però
-se Voi deponete le armi, e volete consegnare a Noi le
-Vostre fortezze, Tu, o Papa, insieme con tutti i Re
-del cristianesimo, affrettatevi di venire da Me, chè tratteremo
-di pace; e allora conosceremo che effettivamente
-volete pace con Noi. Se poi non darete ascolto nè alla
-parola di Dio, nè alla Nostra lettera, nè ai Nostri
-consigli, allora si mostrerà chiaro che con Noi volete
-guerra. Che cosa sia per avvenire poi dopo, Noi non
-lo sappiamo: Iddio solo lo sa. — Cuinis-Kan<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> primo
-Imperatore — secondo Thaday-Kan — Terzo Tujuk-Kan(?)</i>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Nulla più era scritto nella lettera del signore dei Tattari
-mandata al Papa. E qui si noti che questa infelice Italia
-prima la invasero i Vandali, che vennero dall'Africa e
-trassero seco prigioniero Paolino vescovo di Nola, di cui
-parla ampiamente il beato Gregorio nel principio del 3º
-libro <i>Dei dialoghi</i>. Secondi le piombarono sopra gli Unni,
-il cui Re era Attila flagello di Dio, che venne nell'anno
-medesimo del pontificato di Leone I. Papa, e distrusse
-Acquileia, la prima città che incontrasse in Italia. E
-tutta l'Italia e Roma avrebbe messo a sacco e a fuoco,
-se Papa Leone non avesse osato corrergli contro, e coll'aiuto
-della destra di Dio non avesse ottenuto di fiaccarne
-l'orgoglio e ricacciarlo in Ungheria. Tale era Leone I,
-il quale a giudizio dell'abbate Gioachimo, si rassomiglia
-a Giosafatte Re di Giuda (Vedi libro <i>Delle Figure</i>, e il
-libro <i>Delle Concordanze</i> di Gioachimo). Terzi a invadere
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-e devastare l'Italia furono i Goti, de' quali parla in un
-dialogo il beato Gregorio. E molti Re Goti regnarono in
-Italia, tra' quali fu grandissimo Teodorico in Ravenna;
-tanto che, quando insorgevano discordie per l'elezione
-del Papa, sin da Roma si veniva a Ravenna per domandarne
-a lui consiglio ed aiuto. Egli fece erigere a Ravenna
-la chiesa dei Goti; e si vede ancor oggi in quella città
-la torre del suo palazzo<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Fece fabbricare anche la
-chiesa di S. Martino in cielo d'oro<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, che ora si chiama
-di S. Apollinare nuovo, perchè vi fu trasportato dalla
-città di Chiassi<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> il corpo del ridetto Santo. Fondò
-anche fuori di Ravenna la chiesa di S. Maria Rotonda,
-che è coperta da una pietra di un sul pezzo. Ivi egli fu
-sepolto in un'arca di porfido, che anche oggi si vede,
-ma vuota, perchè il beato Gregorio Papa, quando andò
-a Ravenna, fece levarne le ceneri e gettarle in una fogna.
-E ciò fece fare per quattro ragioni: 1º perchè sebbene
-quegli fosse cristiano, era però Ariano; 2º perchè condannò
-a morire tre grandi uomini, cioè Boezio, Simmaco e Giovanni
-Papa...... 4º perchè fu sepolto dai demonii in un'urna
-di colore del fuoco, come dice il beato Gregorio nel quarto
-libro dei dialoghi. Quarti a saccheggiare e disertare l'Italia
-furono i Longobardi, de' quali parla Paolo istoriografo
-nel primo libro della loro istoria: «Spesso innumerevoli
-torme di schiavi condotti via dalla Germania sono or quà
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-or là dai popoli meridionali comprate a prezzo. Spesso
-anche molta gente emigra da quella regione, perchè è
-tanto prolifica da non poterli tutti alimentare, e quindi
-innondano e disertano l'Asia, e specialmente la vicina
-Europa. E ad ogni passo ne fanno testimonianza le smantellate
-città dell'Illirio e della Gallia, principalmente
-dell'infelice Italia, che ebbe a provare la ferocia di quasi
-tutte quelle orde. Anche i Goti, i Vandali i Rugi, gli
-Eruli, i Turcilingi ed altre barbariche genti sbucarono
-dalla Germania. Parimenti dalla Germania derivano la
-loro origine i Vinuli, o Longobardi, che poi regnarono
-felicemente in Italia; però si assicura che furono diverse
-le cause della loro emigrazione. Anche dall'isola che si
-chiama Scandinavia ne vennero ad assalirci; della quale
-isola ne parla anche Plinio il Giovane ne' libri <i>intorno
-alla natura delle cose</i>.» Fin qui Paolo. Quinti
-ed ultimi (e voglia il cielo che siano gli ultimi!) si preparano
-a venire i Tattari, come racconta frate Giovanni
-da Magione, il quale ha avuto famigliari colloquii col
-gran Signore dei Tattari. Magione poi.....: e nella provincia
-di Perugia. E si noti che queste vaghe voci d'invasioni
-dei Tattari cominciarono a correre la prima volta a' tempi
-di Papa Gregorio IX. Poi Papa Innocenzo IV mandò in
-ambasciata al loro Imperatore frate Giovanni da Magione. — Finalmente
-Papa Giovanni XXI di nuovo mandò a
-loro un'ambasciata composta di sei frati Minori; due
-della provincia di Bologna, de' quali uno era lettore, frate
-Antonio da Parma, l'altro suo compagno e confidente,
-frate Giovanni da S. Agata; due della provincia della
-Marca d'Ancona, e due della provincia di Toscana, tutti
-frati lettori, accompagnati da tre frati di confidenza.
-Uno de' lettori della Toscana, che andò in Tattaria, fu
-frate Gerardo da Prato, col quale io aveva coabitato nel
-convento di Pisa, quando eravamo giovani. Questi era
-fratello di frate Arlotto, che si dottorò a Parigi ed ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-una cattedra. Ritornarono poi questi frati Minori dalla
-Tattaria in buonissima salute, e dicevano meraviglie di
-quel paese, come ho udito io co' miei orecchi. Quando
-frate Giovanni da Magione, reduce dalla Tattaria, giunse
-a Lione da Papa Innocenzo IV, e fece la relazione delle
-sua missione, e presentò la lettera e i doni di quell'Imperatore,
-il Papa gliene dimostrò la sua riconoscenza in
-cinque modi: 1º lo trattò con molta cortesia, dolcezza e
-famigliarità; 2º lo tenne presso di sè in Corte tre mesi,
-(fino a che fu dai Parmigiani presa e distrutta la città
-di Vittoria, e l'Imperatore Federico ne fu sloggiato e
-cacciato in fuga) perocchè aveva sempre seco sei frati
-Minori, e li volle avere fin che visse, come io ho visto
-co' miei occhi; 3º il Papa commendò l'opera e la fedeltà
-di lui, e gli disse; Sia tu benedetto, o figlio, da nostro
-Signor Gesù Cristo e da me suo Vicario, perchè veggo
-in te adempiuto il detto di Salomone ne' Proverbii 25.º
-che dice: ecc.; 4º gli conferì l'Arcivescovado di Antivari,
-secondo quel che dice Matteo 25º: ecc; 5º lo spedì di
-nuovo come suo Legato presso Lodovico Re di Francia.
-A che fare fosse poi inviato al Re di Francia, frate
-Giovanni interrogatone non volle mai dirlo, ma è opinione
-comune che la causa della sua legazione fosse la seguente.
-Papa Innocenzo aveva deposto Federico dall'Impero, e i
-Parmigiani s'erano ribellati all'Imperatore e per soprassello
-l'avevano sconfitto e cacciato in fuga ignominiosa,
-e gli avevano così rasa al suolo la città di Vittoria, che
-esso aveva fatto costruire vicino a Parma, che non ne
-restava traccia. E perciò era irritatissimo, e come orsa
-che inferocisce al bosco se le sono rapiti i figli, fiammava
-d'ira e di furore. E ridotto a fuggire si ritrasse a Cremona,
-poi corse sopra Torricella<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>, e scorrazzava sul
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-parmigiano, e faceva ogni maggior danno che poteva;
-quel che non poteva, minacciava di farlo. E prima di
-ritornare al suo regno ne fece di gravissimi, come diremo
-tra breve, e come già narrammo in altra cronaca. Il Papa
-dunque riconoscendo Federico come il terribile persecutore
-della Chiesa, e pronto a seminare veleno ove potesse, e
-temendo non poco per la propria persona, mandò pregando
-il Re di Francia a differire la sua crociata in Terra Santa,
-fino a che si riconoscesse che cosa finalmente avesse
-Iddio decretato per Federico. Allegava anche che in
-Italia scorrazzavano masnade d'uomini infedeli, perversi,
-pessimi, pestiferi, rapinanti, nudi di tutto e oppressi dai
-debiti, che, raggruppatisi intorno a Federico, lo seguivano
-come loro principe, e portavano la devastazione sui beni
-della Chiesa. Che si poteva dire di più? Ma pure il Papa
-fece pregare invano, nè potè distogliere il Re dal proposito
-di andar oltremare, essendo già pronti i crociati e
-i denari per l'impresa. E mandò rispondendo che il
-Papa abbandonasse Federico al giudizio di Dio, perchè
-Dio solo può atterrare i superbi. Lodovico dunque Re
-di Francia con animo saldo, proponimento irrevocabile,
-e mente pronta e divota si disponeva al viaggio e a
-soccorrere, quanto più presto potesse, Terra Santa. Quando
-adunque vidi la prima volta frate Giovanni da Magione,
-reduce dalla Tattaria, il dì successivo andò a Lione da
-Papa Innocenzo, che lo aveva mandato, ed io mi posi in
-viaggio per la Francia. E mi fermai a Briançon, che è
-nella Sciampagna, poi a Troyes quindici giorni, ove
-trovai molti mercanti Lombardi e Toscani; perocchè,
-come anche a Provins, vi si fa una fiera che dura due
-mesi. Troyes poi è la città natale di Papa Urbano IV, e
-di maestro Pietro, prete, storiografo. Poscia mi recai a
-Provins, ove soggiornai dal giorno di santa Lucia sino al
-giorno della Purificazione. Il giorno della Purificazione
-arrivai a Parigi, e vi stetti otto giorni, e vidi molte
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-cose che mi piacquero. Dopo ne partii per fermarmi
-nel convento di Sens, perchè i frati Francesi mi tenevano
-volentieri in loro compagnia, essendo io giovane, pacifico,
-vivace, e facile a lodare i fatti loro. E trovandomi io
-nell'infermeria per infreddatura, alcuni frati Francesi
-di quel convento corsero festosamente da me con una
-lettera in mano e dissero: Ottime notizie da Parma; i
-Parmigiani cacciarono l'Imperatore Federico dalla città
-di Vittoria, lo costrinsero a precipitosa e vergognosa
-fuga, distrussero la sua Vittoria dalle fondamenta, fecero
-bottino di tutto il tesoro dell'Imperatore, appresero il
-carroccio dei Cremonesi e lo tirarono in Parma; e questa
-è una copia della lettera mandata in Lione al Papa dai
-Parmigiani. E mi interrogavano a che serviva quel
-carroccio. Ed io risposi che i Lombardi chiamano carroccio
-quel carro, su cui in tempo di guerra innalzano
-lo stendardo; e, se una città perde in battaglia il suo
-carroccio, se lo reca ad onta tanto, quanto farebbero i
-Francesi e il loro Re, se in battaglia fosse strappato loro
-dalle mani l'orifiamma. Questa cosa suscitò nell'animo
-loro sorpresa e maraviglia, ed esclamarono: Oh Dio!
-quale mirabile parola abbiamo udito! Questa notizia mi
-fece star subito meglio di salute. Ed in quel punto ecco
-presentarsi frate Giovanni da Magione, reduce dal Re
-di Francia, presso il quale l'aveva mandato il Papa in
-missione. Ed aveva seco un libro da lui composto intorno
-al paese e ai costumi e al carattere dei Tattari; e i
-frati lo leggevano in sua presenza avidamente ed egli
-spiegava e chiariva quelle cose, che s'incontravano
-oscure, difficili ad intendersi e a credersi. Io fui commensale
-di frate Giovanni tanto nella casa dei frati
-Minori, che altrove più volte nelle abbazie e ne' principali
-monasteri. Perocchè egli era spesso invitato a pranzi e
-a cene, sia perchè Legato del Papa, sia perchè inviato
-al Re di Francia, e perchè reduce dai Tattari, ed anche
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-perchè era dell'Ordine de' Minori e tenuto in riputazione
-di sant'uomo. E quando andai a Clugny, dissero a me
-i monaci di quel paese: Dio volesse che i Papi avessero
-mandato sempre Legati quale era quel frate Giovanni,
-che tornò dalla Tattaria. Perocchè di questi Legati ve
-me sono, che, se vi riescono, spogliano le Chiese, e portano
-via tutto quello che possono. Ma frate Giovanni, quando
-passò da qui, non volle accettar nulla, tranne quanto
-panno occorreva per fare una tonaca al suo compagno.
-E tu che leggi, sappi che quello di Clugny è un nobilissimo
-monastero dei monaci neri di S. Benedetto in
-Borgogna. In questo chiostro vi sono più Priori, e vi ha
-tanto numero di stanze da potervi ospitare il Papa
-co' suoi Cardinali e tutta la sua Corte, e contemporaneamente
-l'Imperatore colla sua, senza disagio de' monaci;
-chè non sarebbe perciò necessario che nessun frate dovesse
-lasciare la sua cella, nè sopportare altro disturbo. E nota
-che la Regola di S. Benedetto, quanto ai monaci neri,
-è meglio osservata nelle provincie d'oltremonte, che in
-Italia. Nota inoltre che l'Ordine di S. Benedetto, quanto
-ai Monaci neri, ha quattro cospicui monasteri, uno in
-Borgogna, a Clugny, uno in Allemagna, a S. Gallo<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>;
-un altro in Lombardia nella diocesi di Mantova a S.
-Benedetto di Polirone, dove è sepolta la Contessa Metilde
-in un arca di marmo; finalmente il quarto, che è capo
-di tutti, a Montecassino<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Dal convento di Sens poi,
-ove io mi trovava quando la città di Vittoria fu presa
-e distrutta dai Parmigiani e l'Imperatore ne fu cacciato
-in vergognosa fuga, passai ad Auxerre, ed ivi fermai
-mia stanza, perchè il ministro Provinciale di Francia mi
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-aveva addetto specialmente a quel convento. Questa città
-poi fu detta in latino <i>Altisiodorum</i>, quasi volesse significare
-alta sede degli Dei, o alta stella, perchè molti vi
-subirono il martirio. Qui evvi anche il monastero e il
-corpo di S. Germano, Vescovo della città, che fu chiarissimo
-astro di gloria, ed iride fulgida dipinta sulle nubi,
-come ben sanno coloro che hanno letto la sua biografia.
-Fu oriondo di Auxerre anche maestro Guglielmo, che
-scrisse la <i>Somma</i>, poi compose un'altra <i>Somma</i>, intorno
-agli uffici della Chiesa, ed io frequentai casa sua. Questo
-maestro Guglielmo, come mi dicevano molti sacerdoti
-della diocesi di Auxerre, disputava con molta grazia; e
-quando sosteneva dispute a Parigi, nessuno lo superava,
-poichè era logico stringentissimo, e dottissimo teologo.
-Ma quando voleva predicare, non sapeva quello che si
-dicesse; eppure nella sua <i>Somma</i> aveva saputo dare
-molti e buoni avviamenti al comporre...... Esempio
-dell'abbate Giovachino, che dice di aver ricevuto da Dio
-la virtù d'intendere la Bibbia, e la conoscenza delle
-cose future. Maestro Guglielmo di Auxerre adunque ebbe
-la grazia di disputare, ma non quella di predicare al
-popolo. Così ogni uomo ha suo dono da Dio, come p. e.
-quel ciabattino, che nel paese de' Saraceni traslocò un
-monte, e liberò i cristiani. Ricercalo in quel sermone di
-frate Luca, che incomincia: <i>Aspettiamo il Salvatore........</i>
-Cosa diversa è l'interpretazione de' sermoni. E nota che
-l'interpretazione de' sermoni può essere di due maniere.
-L'una è quella degli interpreti o traduttori, che trasportano
-i libri da una in altra lingua, de' quali ho detto
-quanto basta allorchè scrissi la storia dell'Imperatore
-Adriano, essendosene offerta l'occasione, perchè a' tempi
-di lui visse Aquila, che fu il primo che facesse traduzioni.
-Di che cercane in una cronaca che comincia: <i>Ottaviano
-Cesare Augusto:</i> ch'io compilai nel convento di Ferrara
-l'anno che Lodovico Re di Francia fu fatto prigioniero
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-oltremare dai Saraceni, cioè nel 1250; cronaca, che io,
-spigolando da parecchie memorie scritte, condussi avanti
-sino alla dominazione dei Longobardi. Dopo deposi la
-penna, e la troncai lì, perchè io era tanto povero che
-mi mancava sin la carta o la pergamena. Ed ora volge
-l'anno 1284. Non tralasciai però di ritoccare altre cronache,
-che, a mio giudicio, mi erano riuscite ben
-composte, e procurai di migliorarle risecandone le superfluità,
-riducendone a maggiore proprietà la dizione,
-appurando i fatti, e levandone le contradizioni. Non
-potei però purgare al tutto la dizione, perchè alcune
-parole, che si scrivono, sono tanto radicate nell'uso, che
-nessuno potrebbe cancellarle dall'animo del popolo, che
-così le ha imparate. Delle quali potrei citare molti
-esempi. Ma agli zotici ed ignoranti non vale alcun
-esempio; perchè <i>chi ammaestra uno stolto fa come chi
-volesse rimettere insieme un vaso di terra rotto</i>, Ecclesiastico
-XXII. Perocchè <i>chi fa parole con uno che non
-ascolta,</i> cioè che non intende, <i>fa come chi vuole svegliare
-il dormiente dal suo letargo. Chi collo stolto ragiona
-di sapienza, parla con uno che dorme, il quale in fine
-del ragionamento dice: Chi è costui?</i> Perciò ad un
-cotale, canzonandolo, si potrebbe dire: <i>Erla ke le farina(?)</i>
-Ora ritorniamo ad Auxerre. Mi ricorda che,
-quando io era nel convento di Cremona, l'anno in cui
-Parma mia città nativa si ribellò al deposto Imperatore
-Federico, frate Gabriele da Cremona dell'Ordine de' frati
-Minori, che era un celebre lettore ed uomo di santissima
-vita, disse a me che Auxerre aveva maggiore quantità
-di vigne e di vino che Cremona e Parma e Reggio e
-Modena insieme. All'udirlo rifuggì l'animo mio dal
-prestarvi fede; non mi pareva credibile: Ma quando
-poi fui di stanza ad Auxerre, mi persuasi che egli non
-aveva esagerato, perchè quella diocesi comprende un
-largo territorio, e i colli, i monti e le pianure sono tutti
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-a viti. Essendo che i coloni di quel paese non seminano
-grani, non mietono, nè colmano i granai, ma invece
-mandano i loro vini a Parigi giù pel vicino fiume<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>,
-che entra nella Senna, ove li vendono ad alto prezzo, e
-ne ricavano quanto loro bisogna pel vitto e pel vestiario.
-Ed io tre volte uscendo dalla città ho girato tutta la
-Diocesi di Auxerre; una volta con un frate che andava
-qua e là predicando, e fregiava della croce quelli che
-erano per andare in Terra Santa al seguito del Re di
-Francia. Un'altra volta con un altro frate, che predicò
-nel Giovedì Santo ai monaci Cistercensi in un magnifico
-monastero. E si fece pasqua in casa di una contessa,
-che ci servì, cioè fece servire a tutti i commensali, dodici
-pietanze; e se il conte suo marito fosse stato a casa,
-l'imbandigione sarebbe stata più lauta. Questo frate mi
-fece vedere il monastero di Pontigny, ove Papa Alessandro
-III, che soggiornava a Sens, mandò con speciale raccomandazione
-il beato Tomaso Arcivescovo di Cantorbery,
-quando Re Artaldo lo espulse dall'Inghilterra. La terza
-volta la visitai con frate Stefano, e vidi e imparai molte
-cose degnissime di storia; ma per brevità le tralascio e
-mi affretto a dirne altre. E sappi che nella provincia di
-Francia, parlo per quel che ha attinenza coi frati Minori,
-vi sono otto conventi, in quattro de' quali si beve birra,
-negli altri quattro bevono vino. Sappi anche che sono
-tre le regioni francesi che abbondano di vino, cioè la
-Rochelle, Beaune<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, ed Auxerre. Ad Auxerre però i vini
-rossi sono poco pregiati, perchè non sono così buoni
-come i vini rossi italiani. Perciò coltivano per lo più le
-uve bianche e talora color d'oro, che danno un vino
-aromatico, confortante e di squisito sapore, e chi ne beve
-diventa allegro e franco; sicchè del vino d'Auxerre si
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-può dire benissimo quel de' Proverbii 21.º ecc. ed è così
-forte che, se lo lasci alcun tempo nel fiasco, trasuda. E
-sappi finalmente che i Francesi usano dire con un lor
-gioco di parole che il vino buono deve avere tre <i>t</i>, e
-sette <i>f</i> il buonissimo. Perocchè dicono scherzando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">El vin bon et bel sel dance</p>
-<p class="i01">Forte et fer et fin et france</p>
-<p class="i01">Froist et fras et fromijant</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Buono e bello è 'l vin che grilla,</p>
-<p class="i01">Bello e buon quel che si spilla</p>
-<p class="i01">Forte, fin, fresco, frizzante,</p>
-<p class="i01">Fiero, fervido, fragrante.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E Maestro Morando, che insegnò grammatica a Padova,
-fece, a seconda del suo gusto, il panegirico del vino
-cantando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vinum dulce gloriosum</p>
-<p class="i01">Pingue facit et carnosum</p>
-<p class="i03"> Atque pectas aperit.</p>
-<p class="i01">Et maturum gustu plenum</p>
-<p class="i01">Valde nobis est amoenum</p>
-<p class="i03"> Quia sensus acuit.</p>
-<p class="i01">Vinum forte vinum purum</p>
-<p class="i01">Reddit hominem securum</p>
-<p class="i03"> Et depellit frigora.</p>
-<p class="i01">Sed acerbum linguas mordet,</p>
-<p class="i01">Intestina cuncta sordet,</p>
-<p class="i03"> Corrumpendo corpora.</p>
-<p class="i01">Vinum vero quod est glaucum</p>
-<p class="i01">Potatorem facit raucum</p>
-<p class="i03"> Et frequenter mingere.</p>
-<p class="i01">Vinum vero turbolentum</p>
-<p class="i01">Solet dare corpus lentum</p>
-<p class="i03"> Et colorem tingere.</p>
-<p class="i01">Vinum rubeum subtile</p>
-<p class="i01">Non est reputandum vile</p>
-<p class="i03"> Nam colorem generat.</p>
-<p class="i01">Auro simile citrinum</p>
-<p class="i01">Valde fovet intestinum</p>
-<p class="i03"> Et languores suffocat.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Il vin dolce, onor del mondo,</p>
-<p class="i01">Mi fa tondo, rubicondo,</p>
-<p class="i03"> E cuor contento.</p>
-<p class="i01">Quel severo a gusto piano</p>
-<p class="i01">Fa sereno, rende ameno,</p>
-<p class="i03"> E dà talento.</p>
-<p class="i01">Un vin forte, un vino puro</p>
-<p class="i01">Fa sicuro, imperituro,</p>
-<p class="i03"> E 'l sen m'avvampa.</p>
-<p class="i01">Ne corrode quell'agresto,</p>
-<p class="i01">N'è molesto, greve, infesto,</p>
-<p class="i03"> E non si campa.</p>
-<p class="i01">Chi 'l vin beve verde mare</p>
-<p class="i01">A me pare gracidare,</p>
-<p class="i03"> E piscia ognora.</p>
-<p class="i01">Quel pisciancio turbolento</p>
-<p class="i01">Rende lento, sonnolento</p>
-<p class="i03"> E ne scolora.</p>
-<p class="i01">Il rubino non è vile,</p>
-<p class="i01">È sottile, è gentile</p>
-<p class="i03"> E fa bel sangue.</p>
-<p class="i01">Quello poi ch'al sol s'indora</p>
-<p class="i01">Fiero incuora, fier ristora</p>
-<p class="i03"> L'uomo che langue.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da
-meravigliare, perchè il vino <i>rallegra Dio e gli uomini</i>,
-è detto nel 21º dei Giudici........ Senza punto esagerare i
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-Francesi e gli Inglesi vanno pazzi per vuotar calici.
-Quindi è che i Francesi patiscono flussione d'occhi, e il
-troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi, cisposi
-e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la
-mente dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno
-da un sacerdote, che abbia detto messa, e lo pregano di
-far cadere sui loro occhi stille di quell'acqua, che gli
-ha servito per il <i>lavabo</i>. Ai quali diceva a Provins frate
-Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso
-più volte: <i>Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe
-in les vin, non in les ocli: Andate che Dio vi mandi
-alla malora; mettete acqua nel vino, non negli occhi.</i>
-Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia, e
-ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa,
-e la ingolla tutta, poi dice: <i>Ge bui; a vu.</i> Che è come
-dire; Berrete anche voi quanto berrò io; e se n'ha molto
-per male se l'altro fa diversamente da quello ch'egli
-insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma così
-operando si contravviene a quello che dice la Sacra
-Scrittura nel libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo
-agli Inglesi se nuotano nel buon vino, quando possono,
-perchè a casa loro di vino ne hanno poco. Sono
-meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per
-iscusa non tengasi la sentenza: <i>È difficile abbandonare
-le cose a cui siamo avvezzi.</i> Nota che in una poesia si
-legge:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Det vobis piscem Normandia terra marinum;</p>
-<p class="i01">Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum;</p>
-<p class="i01">Silva feras, aer volucres, armenta butirum;</p>
-<p class="i01">Hortus delitias, nemus umbra, stagna papyrum.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutto per voi feconda e vi matura</p>
-<p class="i01">Il chimico fornel della natura.</p>
-<p class="i01">Il mar di Normandia vi pesca il pesce;</p>
-<p class="i01">L'Inghilterra per voi le spiche cresce;</p>
-<p class="i01">Pingue la Scozia il latte a voi distilla;</p>
-<p class="i01">Ricca la Francia a fiumi il vin vi spilla;</p>
-<p class="i01">Moltiplica la preda a' vostri strali</p>
-<p class="i01">Quanto la selva ormeggia o va sull'ali;</p>
-<p class="i01">L'orto frutta vi fa, l'ovil butiro,</p>
-<p class="i01">Lo stagno e 'l bosco danno ombra e papiro.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-..... E qui è da notare che in certi mesi la parte del
-giorno illuminata dal sole è più lunga in Francia che
-in Italia, come sarebbe nel mese di maggio; e nell'inverno
-è più breve, e n'ho fatto io l'esperienza in persona. Ritorniamo
-ora sulla nostra via, e continuiamo a parlare
-del Re di Francia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1248">a. 1248</h2>
-
-<p>
-L'anno dunque 1248, poco dopo la Pentecoste, da Auxerre
-passai al convento di Sens, perchè quivi si doveva
-adunare il capitolo provinciale a discutere gli interessi
-dell'Amministrazione della provincia di Francia, e
-stava anche per arrivare Lodovico Re de' Francesi. Adunatosi
-pertanto il capitolo, il ministro della provincia di
-Francia coi definitori si avvicinò al cospetto di frate
-Giovanni da Parma ministro Generale, che era in quel
-convento; e disse: Padre, noi abbiamo esaminati ed approvati
-quaranta frati venuti al capitolo per ottenere la
-facoltà di predicare, e l'abbiamo loro conferita, e li
-abbiamo rinviati ai loro conventi, perchè questo nostro,
-ove si tiene il capitolo, non risenta disagio da troppa
-agglomerazione di frati. E il ministro Generale rispose
-loro che avevano operato male, senza conoscere la Regola,
-che prescrive non potersi conferire la facoltà di
-predicare dai ministri provinciali quand'è presente il
-ministro Generale. «E aggiunse: L'esame fatto l'approvo;
-ma comando che siano richiamati, e ricevano da me la
-chiesta facoltà a norma della nostra Regola. Così fu
-fatto» e si fermarono poi a Sens finchè fu terminato il
-capitolo. Partito il Re di Francia da Parigi per onorare
-il capitolo di sua presenza, quando si seppe che era poco
-lunge dal convento, uscirono tutti i frati Minori ad incontrarlo,
-e fare a lui onorifico ricevimento. E frate Rigaldo
-dell'Ordine de' Minori, maestro cattedrato a Parigi,
-e Arcivescovo di Rouen, vestito pontificalmente uscì dal
-convento, ed in fretta andava incontro al Re interrogando
-ad alta voce: Ov'è il Re? Ov'è il Re? Ed io gli tenea
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-dietro, perchè solo e smarrito errava colla mitra in capo
-e il pastorale in mano. Aveva egli perduto tempo nell'appararsi,
-sicchè gli altri frati erano già usciti e stavano
-allineati a destra e a sinistra sui ciglioni della
-strada colle spalle volte alla città, volendo vedere il primo
-spuntare del corteggio reale. Ed io vidi spettacolo che
-mi fece vivissimamente meravigliare, e meco stesso andava
-ragionando: Ho pur letto non una, nè due volte
-sole, che i Galli Senoni furono un popolo nobile e potente,
-e che, capitanati da Re Brenno, entrarono di forza
-in Roma; ma veramente ora le loro donne, per la più
-parte, somigliano a tante fantesche. E sì che se il Re
-di Francia passasse per Pisa e per Bologna tutto il fiore
-delle nostre matrone gli correrebbe incontro. Ma in quel
-punto mi tornò a mente d'aver udito dire d'un uso dei
-Francesi, e lo riconobbi vero. Ed è che in Francia i
-cavalieri e le loro nobili dame abitano le castella delle loro
-ville; in città soggiorna soltanto la borghesia. Il Re poi era
-mingherlino, gracile, macilente, e di statura in proporzione
-troppo alta, di volto angelico e raggiante di grazia.
-E veniva alla chiesa de' frati Minori non in pompa reale,
-non a cavallo, ma a piedi, ed in abito da pellegrino, col
-bordone e la bisaccia al collo, che dava decoro agli omeri
-reali; e colla stessa umiltà e conforme vestiario lo seguivano
-i suoi tre fratelli germani: primo de' quali era
-Roberto, e l'ultimo si chiamava Carlo, che fece poi
-meravigliose prodezze degnissime di storia. Il Re non si
-prendeva cura del corteo de' nobili, ma piuttosto delle
-orazioni e de' voti de' poveri; ed era di fatto più monaco
-nelle divozioni, che soldato nell'armi. Entrato pertanto nella
-chiesa de' frati, e fatta una devotissima genuflessione,
-pregò davanti all'altare. E mentre usciva di chiesa,
-giunto sulla soglia della porta, io mi gli trovai vicino.
-Quand'ecco gli fu offerto, e, per mezzo del tesoriere della
-chiesa di Sens, presentato un grosso luccio ancor vivo
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-in acqua, dentro una conca d'abete, che i Toscani chiamano
-bigoncio, e che serve loro per bagni e per lavacro ai
-fanciulli, che sono ancora in culla. Per vero in Francia
-il luccio è un pesce, che si paga caro e si giudica squisito.
-Il Re ringraziò il donatore e il presentatore del dono;
-poi disse ad alta voce, da tutti intesa, che nessuno entrerebbe
-nell'aula capitolare, tranne i cavalieri e i frati, ai
-quali voleva parlare nell'adunanza. Radunato il capitolo,
-il Re cominciò a fare la sua confessione, a raccomandare
-a Dio sè stesso, i suoi fratelli, la Regina sua madre, tutto
-il suo seguito, e inginocchiatosi divotissimamente invocò
-le orazioni ed i suffragi de' frati. E alcuni frati francesi
-che mi stavano a fianco, ammirando tanta pietà e divozione,
-piangevano dirottamente di consolazione. Dopo il Re,
-sorse a parlare il Cardinale della Corte romana, Oddone,
-che era stato una volta gran Cancelliere di Parigi, e
-voleva andare col Re in Terra Santa, e in poche parole
-si sbrigò. Terzo a parlare s'alzò frate Giovanni da Parma,
-ministro Generale, a cui per ufficio toccava rispondere,
-e disse: L'ecclesiastico 32º dice: <i>Parla tu con eletto
-discorso, tu che in grado avanzi gli altri, poichè a te
-spetta la prima parola.</i> Il Re, padre e benefattore, che
-si degnò di parlare affabilmente ad un'adunanza di poveri,
-venne in mezzo a noi umile e benigno. E come ben
-conveniva parlò primo tra noi; nè ci domandò oro, nè
-argento, di cui, la Dio mercè, il suo tesoro abbonda; ma
-desidera vivamente le nostre orazioni ed i nostri suffragi
-per uno scopo che è lodevolissimo. Di fatto il Re nostro
-imprese questo pellegrinaggio e questa crociata a gloria
-di nostro Signor Gesù Cristo, a soccorso di Terra Santa,
-a sterminio de' nemici della fede e della croce di Cristo,
-ad onore di tutta la Chiesa Cattolica e di tutto il Cristianesimo,
-a salute dell'anima sua e di tutti coloro che seco lui
-vanno oltremare. Laonde, sia perchè fu il nostro principale
-benefattore e sostenitore non solo a Parigi, ma eziandio
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-in tutto il suo regno; sia perchè volle degnarsi di venire
-tra noi tanto umilmente e con tanto nobile corteo, e
-chiede a noi di pregare per un santo fine, è doveroso e
-conveniente che noi ricambiamo a lui, almeno per quanto
-possiamo, i segnalati benefici, e l'alto onore che abbiamo
-ricevuto. E siccome i frati Francesi sono lieti e prontissimi
-di fare tutto il possibile a questo scopo, anzi sono d'animo
-disposti a più di quello ch'io sapessi decretare, perciò
-non impongo loro comandamenti di sorta. Avendo però
-io incominciato a visitare tutti i conventi dell'Ordine,
-mi sono proposto nell'animo di prescrivere a ciascun
-sacerdote di celebrare quattro messe pel Re e pel suo
-corteggio: Una dello Spirito Santo; un'altra della Croce;
-la terza della beata Vergine; la quarta della Trinità. E
-se fatalmente accadesse che il Figlio di Dio lo richiamasse
-al seno del Padre eterno, altri più fervidi suffragi
-aggiungeranno i frati. E se per parte mia non ho abbastanza
-soddisfatto al desiderio del re, il Re comandi;
-chè tra noi non manca chi obbedisca; può solo mancare
-chi comandi. Udite il Re queste parole, ringraziò il
-ministro Generale, ed accolse con tanto gradimento quelle
-disposizioni che le volle scritte in una lettera autografa
-del Generale stesso e autenticate col suo sigillo. Così fu
-fatto. E le spese di quel dì le fece il Re e pranzò coi
-frati in refettorio. Al pranzo intervennero i tre fratelli,
-del Re, il Cardinale della Corte romana, il ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori, frate Rigaldo Arcivescovo
-di Rouen, il ministro Provinciale di Francia, i
-Custodi, i Definitori, i frati di fiducia, tutti quelli che
-erano ammessi al capitolo, e i frati nostri ospiti, che
-chiamiamo forestieri. Riconoscendo pertanto il ministro
-Generale la nobiltà e dignità del reale corteggio, cioè
-tre Conti, il Cardinale Legato della Chiesa romana e
-Arcivescovo di Rouen, non volle arrogarsi gli onori di
-preminenza dovuti alla sua dignità, quantunque il Re
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-lo invitasse a sedergli a fianco; ma volle piuttosto dimostrare
-col fatto quella cortesia e quella umiltà, che il
-Signore predicò colla parola e coll'esempio; e prese
-posto alla mensa de' poveri, la quale dalla sua presenza
-acquistò splendore, e tutti ne restarono edificati, e ne
-ebbero buon insegnamento. E in quel dì il Re fece quel
-che insegna la Sacra scrittura, Ecclesiastico IV; <i>Renditi
-affabile nella conversazione de' poveri.</i> La prima imbandigione
-servita in quel dì a mensa furono le ciliegie;
-poi pane bianchissimo, e vino abbondante e di qualità
-veramente degna della magnificenza reale. E, secondo
-l'usanza de' Francesi, eranvi molti che invitavano, in
-modo da costringere a bere, anche chi non voleva. Poi si
-portarono innanzi le fave fresche cotte nel latte, pesci,
-granchi, pasticci d'anguille, riso con latte di mandorle
-e polvere di cinamomo, anguille rosolate con squisitissima
-salsa, torte giuncate e frutta in abbondanza e bellissima.
-Ed ogni cosa fu servita con molto garbo, e molta compitezza.
-Il dì successivo poi il Re intraprese il suo viaggio;
-ed io, chiuso il capitolo, lo seguii, poichè io aveva ricevuta
-dal ministro Generale l'obbedienza di andare a
-dimorare nella Provenza. E mi riescì agevole trovarmi
-dove era il Re, perchè spesso egli deviava dalla strada diretta
-per andare ai romitaggi dei frati Minori e di altri
-religiosi, di quà di là vagando a destra a sinistra, per
-raccomandarsi alle loro orazioni. E così andò facendo
-sinchè giunto al mare s'imbarcò per Terra Santa. E
-facendo io una visita ai frati di Auxerre al cui convento
-io aveva appartenuto, un dì mi recai a Vezellay<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>,
-nobile castello della Borgogna, ove in quei tempi si credeva
-che vi fosse il corpo della Maddalena. L'indomani era domenica.
-E la mattina per tempissimo il Re si recò al convento
-de' frati per raccomandarsi alle loro preghiere, ed aveva
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-lasciato il suo corteo nel castello, che era vicino al convento.
-Condusse seco soltanto i suoi tre fratelli ed alcuni
-staffieri a custodire i cavalli; e fatta una reverente genuflessione
-davanti all'altare, i frati teneano gli occhi
-volti agli scanni su' quali sedere; ma il Re sedette in
-terra e nella polvere, come ho visto io co' miei occhi,
-perocchè quella chiesa non aveva un piano lastricato. E
-ne chiamò presso di sè dicendo: Avvicinatevi a me, frati
-miei carissimi, e ascoltate le mie parole. Allora facemmo
-corona intorno a lui, e come lui sedemmo in terra, e fecero
-altrettanto i suoi tre fratelli germani. E si raccomandò
-ai frati, invocò le loro orazioni e li pregò de' loro
-suffragi. All'uscire di chiesa gli fu detto che suo fratello
-Carlo pregava ancora con fervore, e il Re se ne compiacque,
-e, per aspettarlo, non montò a cavallo; e gli altri
-due fratelli in sua compagnia parimente aspettavano
-fuori della porta della chiesa col Re. Carlo era il fratello
-minore, Conte di Provenza, marito d'una sorella della
-Regina; e faceva molte genuflessioni davanti ad un altare
-che era su un fianco della chiesa vicino alla porta. Ed
-io mi trovava in un punto da poter osservare tanto Carlo
-che pregava fervidamente, quanto il Re che fuori aspettava
-pazientemente; e ne rimasi molto edificato. Dopo
-continuò il Re la sua via, e dato sesto alle sue cose, si
-affrettò al naviglio, che era pronto. Io poi andai a Lione,
-ove trovai ancora Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali.
-In seguito discesi sino ad Arles, distante cinque miglia
-dal mare, ed era la festa del beato Pietro Apostolo. In
-que' giorni arrivò a quel convento anche frate Raimondo
-ministro della Provenza, che poi fu fatto Vescovo, e mi
-ricevette onorificamente, ed era con lui il lettore di Mompellier.
-Di lì passai per mare a Marsiglia, e da Marsiglia
-andai a Jeres<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> per fare visita a frate Ugo da Digne<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-o da Bariols<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, cui i Lombardi chiamano frate Ugo da
-Mompellier. Egli era uno de' più illustri chierici del
-mondo, predicatore affascinante, gradito dal clero e dal
-popolo, forte a disputare e pronto a discutere di ogni
-cosa. Tutti gli avversarii inviluppava, e, stringendo gli
-argomenti, conchiudeva in proprio senso; aveva parola
-facondissima, e voce sonante come di tromba, o di tuono,
-o di gonfio torrente in cascata: non mai indietreggiava,
-non mai s'intricava, era sempre pronto a rispondere a
-tutto. Erano come il sole fiammeggianti le sue parole,
-se parlava della corte celeste e della gloria del paradiso,
-erano terribili, se discorreva delle pene infernali. Nativo
-della Provenza, aveva statura mediocre, e tinta bruna,
-ma non era brutto. Era uomo acceso in sommo grado
-delle cose spirituali, sicchè ti pareva di vedere e di ascoltare
-un altro Paolo, un secondo Eliseo; ed ognuno
-sentivasi il tremito quando predicava. Ed ecco le parole
-che ardiva pronunciare al cospetto del Papa o de' Cardinali
-in concistoro, nè solo a Lione, ma anche molto
-prima quando la Corte pontificia era a Roma: «.....
-Papa Innocenzo IV, vi ha dato il cappello rosso affinchè,
-come ragion vuole, abbiate una distinzione tra gli altri
-cappellani. Ma in passato non eravate chiamati Cardinali,
-sibbene diaconi della Corte romana, e i preti si ritenevano
-vostri pari, e vostri predecessori..... Frate Ugo
-era solito dire che aveva quattro amici, ch'egli amava
-sopra tutti gli altri; primo de' quali era frate Giovanni
-da Parma ministro Generale (ed era naturale, perchè
-furono ambedue illustri chierici, cultori dello spirito, e
-caldissimi Gioachimiti); e per l'amicizia di frate Giovanni
-da Parma, e poi, perchè s'accorse ch'io aveva
-fede nella dottrina di Gioachimo Abbate dell'Ordine che
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-è a Flora,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> ebbe anche per me molta deferenza ed
-intrinsichezza. Il secondo amico era l'Arcivescovo di
-Vienna<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>, uomo santo, letterato, onesto, che amava assai
-l'Ordine del beato Francesco. Perciò in servigio dei frati
-Minori fece costruire un ponte di pietra sul Rodano,
-perchè aveva dato nella sua diocesi un convento da abitare
-ai frati, che stavano al di là del fiume. E trovandomi
-io una volta a Vienna, venne da Lione, per confessare
-e predicare, frate Guglielmo dell'Ordine dei
-Predicatori, autore della <i>Somma dei vizii e delle virtù;</i>
-ed ospitò presso i frati Minori, perchè i Predicatori in
-quella città non avevano convento. E piacque al Guardiano
-ch'io gli fossi compagno, e ci trattammo con reciproca
-famigliarità, perchè era uomo umile e cortese,
-sebbene di piccola statura<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. Io gli domandai com'era
-che i frati Predicatori non avessero convento a Vienna;
-ed egli rispose che, piuttosto che due o tre conventi,
-amavano averne uno solo, ma buono, a Lione. E pregato
-da me di predicare ai frati nell'imminente giorno della
-Annunciazione della beata Vergine, perchè io desiderava
-vivamente di udirlo, avendo egli oltre la <i>Somma</i> scritto
-anche un trattato <i>De' Sermoni</i>, rispose che volentieri,
-purchè lo invitasse il Guardiano. E lo invitò, e fece una
-bellissima orazione intorno all'Annunziazione della beata
-Vergine, il cui tema, od esordio era: <i>Missus est Angelus:
-È stato inviato un Angelo.</i> Un altro giorno, mentre
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-io soggiornava ancora a Vienna, giunse frate Guglielmo
-Britto dell'Ordine de' Minori, autore del libro <i>Della
-memoria</i>, e per piccolezza di statura si assomigliava
-all'altro Guglielmo, di cui ho fatto menzione più su,
-ma non in quanto al carattere, che pareva più impaziente
-e impastato di furia, come di solito i piccoli. D'onde
-quel detto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vix humilis parvus. Vix longus cum ratione.</p>
-<p class="i01">Vix reperitur homo ruffus sine proditione.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">L'uom piccino di statura</p>
-<p class="i03"> È superbo di natura.</p>
-<p class="i01">L'uomo lungo di persona</p>
-<p class="i03"> Egli è raro se ragiona.</p>
-<p class="i01">Chi di rosso ha tinto il pelo</p>
-<p class="i03"> Tradirà la terra e il cielo.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nel convento di Lione io l'ho udito aver la prontezza
-di fare il correttore a tavola in presenza di frate Giovanni
-ministro Generale e di Papa Innocenzo IV; e allora
-non aveva ancora composto quel suo libro, che da lui
-s'intitola. Il terzo amico poi che diceva d'avere frate
-Ugo era Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, uno dei
-più eminenti chierici del mondo. Questi, dopo che li aveva
-già volgarizzati Borgondione giudice Pisano, tradusse di
-nuovo il Damasceno ed i testamenti dei dodici patriarchi,
-e molte altre opere. Il quarto amico di Ugo era frate
-Adamo da Marisco<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> dell'Ordine dei Minori, uno dei
-più illustri chierici del mondo. Fu chiarissimo in Inghilterra
-e scrisse di molte cose, come quello di Lincoln.<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>
-Ambedue Inglesi, e, compagni in vita, furono ambedue
-sepolti nella chiesa episcopale. Terzo compagno di questi
-due fu maestro Alessandro dell'Ordine de' frati Minori
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-Inglese, e maestro con cattedra a Parigi, che compose
-molte opere, e, come dicevano quelli che lo conoscevano
-a fondo, non ebbe al suo tempo uno pari a lui sulla
-terra. Io ricordo che, quando io era ancor giovane ed
-abitava nel convento di Siena in Toscana, frate Ugo che
-era di ritorno dalla Corte romana, parlò mirabilmente
-intorno alla gloria del paradiso e al disprezzo del mondo
-al cospetto de' frati Minori e Predicatori, che erano accorsi
-ad ascoltarlo; e di qualunque cosa fosse interrogato,
-subito, senza por tempo in mezzo, aveva in pronto la
-risposta. E chi l'udiva si meravigliava di tanta sapienza
-e prontezza. Trovandosi egli a Pistoja nel tempo in cui
-era imminente la convocazione di un concilio a Lucca
-nel giorno delle Ceneri, nè avendo i frati di Lucca chi
-predicasse, ricorsero a frate Ugo pregandolo di favorirli
-in quella ricorrenza. Egli lo promise e attenne. Arrivò
-pertanto a Lucca per la via di Pescia appunto in quel
-momento, in cui doveva egli andare alla chiesa episcopale.
-E tutta radunanza gli andò incontro per accompagnarlo,
-per fargli onore, e per desiderio di ascoltarlo.
-Ma vedendo que' frati fuori di porta, meravigliato disse:
-Ah! Dio dove vanno costoro? E dettogli che i frati gli
-facevano quel ricevimento per onorarlo, e perchè desideravano
-di udirlo, rispose: Non pretendo tanto onore,
-perchè non sono Papa; se poi vogliono udirmi, vengano
-quando io sarò alla chiesa. Ora io anderò avanti con un
-compagno solo, chè non voglio trovarmi in mezzo a tanta
-caterva di gente. E, quando giunse alla chiesa, li trovò
-tutti raccolti e pronti ad udirlo. Sermocinò adunque frate
-Ugo, e disse tante mirabili cose e tanto mirabilmente
-ad edificazione e consolazione del clero, che tutti rimasero
-stupefatti della sua graziosa e calda orazione. Ed i
-chierici della diocesi di Lucca sino a molti anni dopo
-hanno sempre ripetuto di non aver mai udito uomo parlare
-tanto eloquentemente. Perocchè altri oratori avevano
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-declamato il loro sermone come un salmo che avessero
-imparato a memoria. E per lungo tempo suonarono le
-lodi di frate Ugo e della sua predica, e, in grazia di lui,
-crebbe la buona opinione e la reverenza per tutto l'ordine
-de' Minori. Io l'ho udito predicare un'altra volta
-al popolo nella Provenza, vicino al Rodano, a Tarascon<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>,
-e a quella predicazione vi fu immenso concorso di
-nomini e donne di Tarascon e di Beaucaire<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, che sono
-due bellissimi castelli l'uno di fronte all'altro sulle due
-opposte rive del Rodano. In ciascuno de' due castelli vi
-è un convento di frati Minori. A quella predicazione vi
-ebbe anche numerosa affluenza d'uomini e donne sin di
-Avignone e di Arles. E parlò loro, come ho udito io coi miei
-orecchi, non vuote ciancie, ma parole piene di utili insegnamenti,
-che, per la dolcezza dell'animo e il calore e la forza
-del convincimento che le inspirava, scendevano a toccare
-il cuore. Egli era stimato come un profeta........ Sarebbe
-ridicolo assai ch'io non volessi credere che altri non sia
-Vescovo, o Papa, perchè nol sono io... Vi era anche alla
-Corte del Conte di Provenza un maestro Rainero da Pisa,
-che si spacciava per filosofo universale, e confondeva per
-modo i notai, i medici, e i giudici della Corte che nessuno
-poteva ivi più salvare la propria riputazione. Esposta
-dunque a frate Ugo la loro inquietudine, lo pregarono
-di andare in loro soccorso, e difenderli da quel
-molesto avversario. Ai quali frate Ugo rispose: Fissate
-col Conte un giorno per una disputa in palazzo, e insieme
-col Conte vi si trovino cavalieri, cittadini cospicui,
-giudici, notai e fisici; e disputate secolui, e il Conte
-mandi in cerca di me; e mostrerò e proverò a quel
-maestro ch'egli è un asino, e che il cielo è una padella.
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-Tutto fu pronto; e lo inviluppò così, e così gli chiuse
-la bocca, che si vergognò di essere nella Corte del Conte,
-e, senza salutare alcuno, scappò via, nè osò più mai ivi
-dimorare, non che presentarsi. Perocchè null'altro era che
-un acuto sofista, e credeva di intricare tutti co' suoi sofismi.
-Liberò pertanto frate Ugo da un soverchiatore
-quei meschini che non avevano alcun aiuto, e perciò
-baciavano mani e piedi al loro liberatore. E qui conviene
-si noti che questo Conte di Provenza è chiamato
-Raimondo di Berengario; ed era bell'uomo, benevolo ai
-frati Minori, e padre della Regina d'Inghilterra e della
-Regina di Francia, ed una terza sua figlia era moglie del
-fratello del Re d'Inghilterra, ed una quarta era moglie di
-Carlo fratello del Re di Francia, dalla quale ricevette la
-Contea di Provenza. Nella Provenza poi vi è un castello
-molto popolato tra Marsiglia e Ventimiglia, ossia
-Nizza a mare, lungo la strada che mena a Genova, dove
-si trovano aie per fare il sale, e quindi prende nome da
-queste aie. Ivi abita gran numero d'uomini e di donne
-che fanno penitenza nelle loro case in abito secolare,
-e sono devoti assai ai frati Minori, e ascoltano volentieri
-le loro prediche. I frati Predicatori, ivi non
-hanno convento, perchè si dilettano e vogliono la consolazione
-di stare soltanto in monasteri grandiosi, e non
-ne' piccoli. In questo castello il più del tempo abitava
-frate Ugo. Ivi erano molti notai e giudici, e medici e
-letterati che ne' giorni di solennità avevano loro comvegno
-alla cella di frate Ugo per udirlo parlare della
-dottrina dell'Abbate Gioachimo, ed insegnare e spiegare
-i misteri della Sacra Scrittura, e predire il futuro. Perocchè
-era un tenacissimo Gioachimita, e possedeva tutti
-i libri dell'Abbate Gioachimo. Ed anch'io una volta vi
-intervenni per udire come frate Ugo esponeva quella
-dottrina, di cui anche prima, quando io era a Pisa, aveva
-udito già un'altra esposizione fatta da un Abbate dell'Ordine
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-di Flora, che era un vecchietto e santo uomo, il quale
-per timore che l'Imperatore desse alle fiamme il convento
-ov'egli abitava, che era tra Lucca e Pisa, sulla strada
-che va a Luni<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, aveva collocato, come in luogo sicuro
-nel convento di Pisa, tutti i libri pubblicati da Gioachimo,
-e che egli possedeva. Poichè egli credeva che in Federico
-a quel tempo si dovessero adempire tutti i misteri,
-perchè era in discordia vivissima colla Chiesa. Anche
-frate Rodolfo di Sassonia, lettore a Pisa, che era un
-logico stringente, un insigne teologo ed un impareggiabile
-disputatore, smesso lo studio della teologia per meditare
-su que' libri dell'Abbate Gioachimo, che erano depositati
-nel nostro convento, divenne passionatissimo Gioachimita.
-Ed anche quando il Re di Francia era sulle mosse per
-andare in Terra Santa, ed io mi trovava nel convento di
-Provins<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>, erano ivi due frati, che professavano tutte
-le dottrine di Gioachimo, e che con ogni loro potere
-tentavano di farmele abbracciare. Uno era di Parma e
-si chiamava frate Bartolomeo Guiscolo; uomo cortese,
-dedito onninamente alle cose dello spirito, oratore eminente,
-Gioachimita, e di parte imperiale. Fu una volta
-guardiano del convento di Capua. In ogni sua cosa era
-spigliatissimo; e morì in un capitolo generale convocato
-a Roma. Da secolare insegnò grammatica; frate, scrisse,
-miniò, insegnò e fece tante altre cose. In vita sua fece
-prodigi, ed in morte operò miracoli ancor maggiori.
-E di vero quando l'anima sua si sciolse dal corpo, i frati
-che erano presenti, videro meraviglie da restarne stupefatti.
-L'altro era Gherardino da Borgo S. Donnino<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>,
-che fu allevato in Sicilia, e insegnava grammatica; giovane
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-morigerato, onesto e buono, eccessivo soltanto nella
-tenacità con cui seguiva irremovibilmente le opinioni e
-gli insegnamenti di Gioachimo. Questi due mi sollecitavano
-ad aver fede nelle scritture dell'Abbate Gioachimo, e
-a studiarle, e ne possedevano l'esposizione su Geremia
-ed altre opere. E stando appunto allora il Re di Francia
-in fare i preparativi per andar oltremare con un esercito di
-crociati, eglino lo motteggiavano e lo deridevano dicendo
-che la impresa gli sarebbe andata male, come poi dimostrò
-l'evento; e mi facevano vedere così star scritto nell'esposizione
-di Gioachimo sopra Geremia, e perciò doversi
-aspettare che s'adempisse. E, leggendosi per tutta la
-Francia nella messa conventuale d'ogni dì il salmo: <i>Oh!
-Dio le nazioni sono entrate nella tua eredità</i> ecc. eglino
-parimente mettevano questa sentenza in beffa, e dicevano:
-È necessità che si effettui ciò che dice la Scrittura, che
-ha ne' Treni 3º: <i>Tu hai distesa una nuvola attorno a
-te perchè l'orazione non passasse</i>; perocchè il Re di
-Francia sarà fatto prigioniero, e i Francesi saranno
-disfatti, e molti periranno di pestilenza. E perciò questi
-due vennero in odio ai frati Francesi, i quali rispondevano
-che queste cose si erano verificate nelle crociate precedenti.
-Eravi anche contemporaneamente a noi nel convento
-di Provins frate Maurizio lettore, bell'uomo, nobile e
-letterato distinto, che da scolare aveva fatto studi a Parigi,
-e da frate aveva fatto un corso di studi di otto anni.
-Costui era del territorio di Provins, essendochè in Francia
-i nobili dimorano nelle loro ville e castella, e i borghesi
-nelle città. Provins poi è nobile castello della Sciampagna
-distante da Parigi venticinque leghe. Questo frate
-Maurizio adunque, che da poco era diventato mio amico,
-m'andava dicendo: Frate Salimbene, non aggiustar fede
-a questi Gioachimiti, perchè essi turbano la coscienza
-dei loro confratelli colle loro dottrine; piuttosto aiutami
-a scrivere, ch'io voglio provarmi a fare un buon libro
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-di precetti che sia utile a predicare. Allora i Gioachimiti
-si separarono spontaneamente; ed io andai ad Auxerre<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>;
-frate Gherardino al convento di Sens<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; frate
-Ghirardino fu mandato a Parigi a studiare per missione
-della provincia di Sicilia, alla quale era stato destinato.
-A Parigi dunque studiò quattr'anni, e commise una
-follia, componendo un libello, divulgandolo e distribuendolo
-ai frati più ignoranti. Di questo libello parlerò di
-nuovo, quando scriverò di Papa Alessandro 4º, che lo
-proibì. E siccome per quel libello furono mossi rimproveri
-all'Ordine sì a Parigi che altrove, il prenominato
-Bartolomeo, che ne era l'autore, fu sospeso dall'ufficio
-di lettore, di predicatore, di confessore e da ogni altra
-incombenza che poteva legittimamente esercitare nell'Ordine.
-E perchè non volle venire a rescipiscenza e
-riconoscere la sua colpa, ma perdurò ostinato e procace
-nella sua pertinacia e contumacia, i frati Minori lo misero
-in prigione ai ceppi, e lo sostentavano del pane
-della tribolazione e dell'acqua dell'angustia. Quel miserabile
-neppur per questo volle rimuoversi dal proposito
-della sua ostinazione, e morì piuttosto in carcere, e fu
-privato dalla sepoltura ecclesiastica, sotterrato in un
-angolo dell'Orto. Sappiano dunque tutti che nell'Ordine
-de' frati Minori si applica il rigore della legge contro i
-trasgressori della Regola; nè si deve imputare a tutto
-l'Ordine la stoltizia di uno solo. L'anno poi 1248 trovandomi
-a Ieres<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> con frate Ugo, ed accortosi egli ch'io
-lo interrogava con viva passione intorno alle dottrine
-dell'Abbate Gioachimo, e che avidamente io ne udiva
-parlare, e ne aveva piacere, un dì mi disse: Ne sei tu
-infatuato di queste dottrine, come altri che ne sono
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-seguaci? E in realtà da molti sono stimate follie. Perocchè
-quantunque l'Abbate Gioachimo fosse un sant'uomo,
-tuttavia ha tre cose, nelle quali bisogna contrastargli.
-Primo fu la proibizione del suo opuscolo, che pubblicò
-contro il maestro Pietro Lombardo, nel quale lo chiamò
-eretico e pazzo, come ho scritto in altra cronaca. All'Abbate
-Gioachimo pareva che Pietro Lombardo ammettesse
-la quaternità nella Trinità, dove dice: <i>Poichè è un tutt'insieme
-il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e
-quell'insieme non è nè generante, nè generato, nè procedente.</i>
-Onde l'Abbate Gioachimo deduce che Pietro
-Lombardo trovava in Dio non solo una Trinità, ma una
-quaternità, cioè tre persone distinte, e di più quella
-essenza di tutte tre le persone unite, che quasi ne formavano
-una quarta. Ma di questa quistione ne ho parlato
-in un'altra cronaca più breve, come sta ne' Decretali,
-nella quale notai anche otto punti, ne' quali il maestro Pietro
-Lombardo nelle sue sentenze è caduto in errore. Guarda
-nella cronaca «<i>Delle similitudini e degli esempi, dei simboli
-e delle figure, e dei misteri del vecchio e del nuovo
-testamento.</i>» Seconda cosa per cui non si doveva aggiustar
-fede all'Abbate Gioachimo, fu la predizione delle tribolazioni
-future.... La quale fu cagione che i Giudici uccidessero i
-profeti. Perocchè gli uomini carnali non ascoltano volontieri
-chi parla delle tribolazioni future. Ed è perciò che l'Abbate
-Gioachimo quando tenne parola delle tribolazioni,
-soggiunse: «Queste cose non le credono coloro a cui
-l'ambizione ha ottuso il cuore; non vogliono che perisca
-il regno del mondo quelli a cui rifugge l'animo dal
-sopportare il giogo, che conduce al regno del cielo; nè
-che finisca l'impero degli Egiziani, coloro che non si
-affrattellano cogli abitatori di Gerusalemme.» Terza
-cagione, per cui non si possono condividere tutte le
-opinioni dell'Abbate Gioachimo, furono i suoi seguaci,
-i quali vollero anticipare i termini da lui indicati. E di
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-loro disse: Ho timore che mi accada quello per cui il
-Patriarca Giacobbe si lamentava de' suoi figli, dicendo
-Genesi 34º ecc. Nè l'Abbate Gioachimo fissò alcun termine
-certo, quantunque a taluno paia che sì; ma accennò
-soltanto più termini, dicendo: «Iddio può mostrare
-ancora più chiaramente i suoi misteri; e lo vedranno
-coloro che sopravviveranno a noi.» Quando poi vidi che
-nella cella di frate Ugo si univano giudici e notai, fisici
-e letterati per udirlo esporre le dottrine dell'Abbate
-Gioachimo, mi ricorse alla memoria il fatto di Eliseo,
-di cui si legge nel libro dei Re 6.º <i>Eliseo sedeva nella
-sua casa, e i vecchi sedevano con lui</i>. In que' giorni
-giunsero due Gioachimiti dal convento di Napoli; l'un
-de' quali si chiamava frate Giovanni di Francia; l'altro
-frate Giovannino Pigolino di Parma, cantore napoletano.
-Eglino vennero a Jeres per vedere frate Ugo e udirlo
-parlare di queste dottrine. Sopravvennero anche due frati
-Predicatori reduci da un loro capitolo generale celebratosi
-a Parigi, chiamati l'uno frate Pietro di Puglia,
-lettore nel convento del loro Ordine a Napoli, uomo di
-lettere ed oratore esimio, ed aspettava il momento di
-imbarcarsi, perchè non avevano in quel paese un convento
-del loro Ordine. A costui un dì dopo il pranzo
-disse frate Giovannino cantore napoletano, che lo conosceva
-davvicino: Frate Pietro, che ve ne pare della dottrina
-dell'Abbate Gioachimo? A cui rispose: Mi curo
-tanto di Gioachimo e della sua dottrina, come della
-quinta ruota del carro. (Anche Gregorio in un'omelia
-sopra Gioachimo al luogo che dice: <i>Vi saranno segnali
-nel sole, nella luna e nelle stelle</i>, credette che fosse
-imminente la fine del mondo, perchè al suo tempo erano
-arrivati i Longobardi, e distruggevano ogni cosa). Andò
-dunque subito frate Giovannino alla cella di frate Ugo,
-e alla presenza del più volte nominato uditorio, gli disse:
-È qui un certo frate Predicatore, che non crede nulla
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-di questa vostra dottrina. A cui frate Ugo rispose: Che
-importa a me se non crede? Disgrazia sua: Egli se ne
-accorgerà quando la discussione aprirà l'intelletto a chi
-ascolta: tuttavia chiamatelo a disputare con me, e vedremo
-di che dubiti. Invitato adunque andò, ma a
-malincuore, tanto perchè stimava poco Gioachimo, quanto
-perchè giudicava che in quel convegno nessuno potesse
-stare al pari di lui in letteratura e nella scienza delle
-Sacre Scritture. Vedendolo pertanto frate Ugo, gli rivolse
-subito la parola dicendo: Se' tu colui che ha dubbii
-intorno alla dottrina di Gioachimo? Quell'io, rispose
-frate Pietro. A cui frate Ugo domandò: Leggestu mai
-Gioachimo? E frate Pietro: L'ho letto, e letto bene. E
-frate Ugo di rimando: Credo che tu l'abbia letto come
-una donnetta legge il salterio, che giunta al fine ignora,
-o non ricorda ciò che abbia letto in principio. Così molti
-leggono e non intendono, o perchè non tengono in pregio
-le cose che leggono, o perchè s'è indurato il loro cuore
-insipiente. Or dimmi che cosa ti piaccia udire intorno
-agli insegnamenti di Gioachimo, affinchè io sappia di
-che vai dubbiando. E frate Pietro disse: Vorrei che tu
-mi provassi con Isaia alla mano, come pretende insegnar
-Gioachimo, che la vita di Federico debba terminare a
-settant'anni, mentre vive ancora; e come non possa
-morire che per mano di Dio, cioè di morte naturale, e
-non violenta. A cui rispose frate Ugo: Volentieri il farò;
-ma ascolta con pazienza, e non con esclamazioni e cavilli;
-perocchè in questa dottrina è necessario che colui, che
-le si inizia, abbia fede. L'Abbate Gioachimo fu un
-sant'uomo, e dice che le cose da lui predette gli furono
-rivelate da Dio a vantaggio degli uomini, secondo il
-verbo che è scritto ecc. Della santità poi di Gioachimo,
-oltre ciò che si legge nella sua biografia, te ne posso
-recare innanzi una splendida prova, la quale dimostra
-la sua somma pazienza. Prima di essere Abbate, quando
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-era ancora un infimo fraticello, sdegnato il refettoriere
-contro di lui, per un anno intero mise nel fiaschetto di
-lui a tavola acqua per vino da bere, volendolo sostentare
-col pane della tribolazione e coll'acqua delle angustie;
-e questa punizione tollerò pazientemente sebbene ingiusta,
-e non reclamò. Sedendo sulla fine dell'anno a mensa
-presso l'Abbate, questi gli disse: Perchè bevi vino
-bianco, e non me ne dai? È questa la tua cortesia? A
-cui il santo Gioachimo rispose: Io, o Padre, aveva vergogna
-a profferirvene, perchè <i>il mio secreto sta in me</i>.
-Allora l'Abbate prese la coppa di lui e assaggiò, ma
-s'accorse che era un cattivo cambio. E avendo bevuto
-acqua, e non convertita in vino, disse: Che è l'acqua,
-se non acqua? E dimandogli: E col permesso di chi,
-usi tu questa bevanda? Padre, rispose Gioachimo, l'acqua
-è bevanda sobria, che non lega la lingua, che non dà il
-capogiro, nè la parlantina. Avendo poi l'Abbate saputo
-in capitolo che questa era un'ingiusta punizione ed una
-vendetta impostagli dalla malignità e da rancore del
-refettoriere, voleva espellerlo dall'Ordine, ma Gioachimo
-si prostrò ai piedi dell'abbate e tanto ne lo pregò, che
-risparmiò a quel converso l'espulsione. Tuttavia lo biasimò
-e lo rimbrottò acremente e duramente, dicendo:
-Perchè tu non hai fatto nel servizio ciò che è di regola,
-ti do in penitenza di non bere per tutto un anno intero
-che acqua, come tu hai fatto ingiustamente bere al tuo
-prossimo e confratello. Che poi la vita dell'Imperatore
-Federico termini, secondo Isaia, come tu trovi ove parla
-della ruina di Tiro, nota che in queste parole l'Abbate
-Gioachimo per la terra de' Caldei prende ed intende
-l'Impero Romano; per Assur, lo stesso Imperatore Federico;
-per Tiro, la Sicilia; per i giorni di un sol Re,
-tutta la vita di Federico: per i settant'anni, intende il
-periodo della vita fissato da Merlino. Che poi Federico
-non debba morire per mano d'uomo, ma soltanto per
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-opera di Dio, così dice Isaia 31º ecc. E, aggiunse frate
-Ugo, queste cose ebbero il loro adempimento in Federico,
-specialmente presso Parma, quando fu messo in rotta e
-fuga dai Parmigiani, e la sua città di Vittoria fu rasa
-al suolo; e i Principi e i Baroni del suo Impero, più volte
-hanno voluto ucciderlo ma non hanno potuto. Udendo frate
-Pietro queste cose, sorrise e disse: queste cose puoi contarle
-a chi ti crede, ma non potrai indurre me a crederle. E
-frate Ugo soggiunse: E perchè? Non credi ai profeti? E
-frate Pietro: veramente ai profeti io credo: ma dimmi
-se questo che tu di',sia il concetto principale del profeta,
-o il secondario, o se sia un concetto estorto dal principale
-e tradotto ad altro senso, e in qualche modo applicato
-all'Imperatore. A cui frate Ugo rispose: Ottime
-osservazioni; epperciò ti dico che se n'è fatta applicazione,
-come quando nel giorno dei Santi Gervaso e Protaso
-si canta l'introito: <i>Il Signore parla la pace in
-mezzo al suo popolo</i> ecc. perchè nella festa di questi
-Santi fu conchiusa la pace tra la Chiesa e i Longobardi.....
-A quanto s'è detto possiamo ancora aggiungere:
-Noi vediamo che della mano sinistra, oltre al comune
-uso, conosciuto anche dagli idioti e illetterati, se ne fa
-un uso moltiplice. Perocchè essa serve a notare il
-numero, e al numerare, all'arte musicale, al calendario,
-al numero d'oro, e alla determinazione del giorno di
-Pasqua. Similmente nella divina Scrittura, oltre il senso
-letterale e storico, si trova anche un concetto allegorico,
-anagogico, tropologico, morale e mistico; e perciò è
-stimata più feconda e più nobile che se fosse ristretta
-ad un solo senso, e servisse ad un solo concetto. Lo credi
-vero tutto questo, disse Ugo, o dubiti ancora? E frate
-Pietro: Credo, e queste stesse cose ho insegnate più
-volte, perchè sono dette dai dottori; ma vorrei che con
-più convincenti ragioni mi argomentassi dei settant'anni,
-che Isaia indica sotto la figura di Tiro. Frate Ugo rispose:
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-Quelle cose che Merlino, indovino Inglese, predisse
-di Federico I., di Enrico figlio di lui, e di Federico
-II. figlio dell'Imperatore Enrico, hanno tutta l'apparenza
-del vero. Ma smettiamo di andar divagando, e
-ritorniamo là d'onde mosse a principio la nostra disputa.
-Pognamo dunque i quattro termini di numeri fissati da
-Merlino<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> parlando di Federico II. Il primo de' quali
-lo fissa, dicendo: <i>In trentadue anni cadrà.</i> Il che si
-può intendere a partire dalla sua incoronazione sino
-alla morte, perchè fu imperatore trent'anni e undici
-giorni, e non si credeva ancor morto; e doveva essere
-così affinchè si verificasse il vaticinio della Sibilla, che
-dice: <i>Volerà fama tra le nazioni: vive e non vive.</i> Il
-secondo termine di Merlino è: <i>Vivrà nella sua prosperità
-settantadue anni</i>; il che come sia per verificarsi,
-vedranno i posteri ed i superstiti, poichè Federico vive
-tutt'ora. Il terzo termine di Merlino è: <i>E due volte
-quinquagenario sarà trattato con ogni deferenza.</i> Il
-che non si deve intendere per due volte cinquanta, sicchè
-arrivi al centinaio, ma per cinquanta più due, cioè cinquantadue
-anni. Il qual numero si verifica a partire dal
-giorno delle nozze di sua madre sino al diciottesimo
-anno del suo Impero, che fanno cinquantadue anni a
-punto. Intorno a che si ha: L'imperatore Federico I
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-diede moglie a suo figlio Enrico, Costanza figlia del Re
-di Sicilia, che, ancor nubile, aveva trent'anni d'età, ed
-Enrico ne aveva ventuno. E le nozze si celebrarono a
-Milano l'anno 1185, diciasettesimo del suo regno. E nota
-che diventò Re a quattro anni d'età, e fu coronato Imperatore
-il 1191. E Federico figlio di Enrico fu coronato
-Imperatore nel 1220. Il quarto termine di Merlino intorno
-a Federico è: <i>E diciott'anni dopo la sua incoronazione
-terrà la Monarchia vincendo l'invidia.</i> Questo
-ha avuto il suo adempimento in Papa Gregorio 9º, col
-quale si ruppe al segno che questi lo scomunicò, e, dopo,
-contro la volontà del Papa e de' Cardinali, e de' Principi
-del regno, fu Imperatore. Udendo queste cose, frate Pietro
-cominciò a parlare ambiguo, dicendo: <i>Molti cibi vi
-sono nel campo de' Padri; ed un cibo è migliore dell'altro.</i>
-A cui frate Ugo rispose: Non alterare la Scrittura,
-ma le autorità riportale come stanno nel testo.
-Perocchè tu ommettesti l'ultima parte del versetto incominciato
-e la prima del susseguente. Ripetila dunque
-come la disse il Savio ne' Proverbii 13.º Udendo ciò,
-frate Pietro fece come usano alcuni, i quali allora che
-in una disputa non si reggono, passano agli insulti, e
-disse: Sarebbe da eretico addurre come argomento la
-parola degli infedeli; e parlo di Merlino, della cui autorità
-ti servisti. Frate Ugo sentissi provocato, e di rimando
-rispose: Tu menti; e proverò che hai più volte mentito.
-Ciò che sta scritto di Balaam e di Elia, e di Caifa, e
-della Sibilla, e di Merlino, e di Metodio non è appuntato
-dalla Chiesa. A ciò si può applicare ciò che dice il poeta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Non rosa da spinas, quamvis sit filia spinæ;</i></p>
-<p class="i01"><i>Nec violæ pungunt; nec paradisus obest</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Figlia di spin la rosa</p>
-<p class="i01">Spine giammai non rende;</p>
-<p class="i01">Nè la violetta ascosa</p>
-<p class="i01">In modo alcuno offende,</p>
-<p class="i01">Nè mai del paradiso</p>
-<p class="i01">Dolor conturba il riso.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-vero, l'utile non è da disgradare, sia pure che venga
-insegnato da un cattivo dottore..... Così comincia un
-poeta volendo lodare un suo opuscolo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Utilis est rudibus præsentis cura libelli,</i></p>
-<p class="i01"><i>Et facilem pueris præbet in arte viam,</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Questo libretto, a chi non sa, dimostra</p>
-<p class="i01">La via che mena dritto all'arte nostra.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi
-originali dei santi scrittori e alle sentenze dei filosofi.
-E su questo campo, frate Ugo, che era dottissimo, subito
-lo intricò e gli chiuse la bocca. Vedendo questo il compagno
-di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio e
-buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di
-malefitte. Ma frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non
-che, riconosciutosi vinto, si volse a commendare la vastissima
-dottrina del suo avversario. Finita la disputa,
-ecco subito arrivare un messo del capitano della nave
-a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al
-porto. E, partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano
-presenti, e avevano udita la disputa: Non scandalizzatevi
-se qualche cosa dicemmo di meno che conveniente; perocchè
-quelli, che disputano con audacia già montata
-nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo
-della licenza. E aggiunse: Questi buoni uomini di irati
-Predicatori si gloriano sempre della loro scienza, e si
-millantano che nell'ordine loro è la fontana della sapienza,
-come dice l'Ecclesiastico I: <i>La fonte della
-Sapienza è la parola di Dio in cielo.</i> Quando poi
-alloggiano nei conventi de' frati Minori, ne' quali trovano
-sempre carità, premure e cortesie, dicono d'aver
-albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè, ora
-non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti,
-perchè ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º
-ecc. Poi ch'ebbe finito di dire, l'uditorio secolare se
-ne dipartì molto edificato e consolato, dicendo: Oggi
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-abbiamo udito mirabili cose; ma domenica ventura abbiamo
-desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro
-Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia
-il cielo ch'io stia bene, vi contenterò di buon grado;
-venite pure. Poco dopo, i due frati Predicatori ritornarono,
-perchè il tempo non permetteva alla nave
-di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia.
-Dopo cena frate Ugo trattò con loro cordialmente
-e famigliarmente. E frate Pietro sedette in terra a' piedi
-di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse a farlo
-alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo;
-neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente.
-Frate Pietro adunque non più disputatore nè
-contradditore, ma umile e attento ascoltava le dolci e
-in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo, che
-sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per
-brevità le tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in
-quella sera che il compagno di frate Pietro in disparte
-mi disse: Per amor di Dio, frate Salimbene, favorite
-dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano, Custode,
-o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne
-vuole; fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice
-frate, ma uno de' più dotti chierici del mondo, e per
-tale è giudicato da tutti quelli che lo conoscono. Ed egli
-rispose: Lo credo ben vero, perchè io non ho mai udito
-uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così
-dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia
-addetto ad uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi:
-La sua umiltà e la sua santità si consolano di albergare
-nell'oscurità de' piccoli luoghi. E soggiunse: Sia egli
-benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del cielo.
-Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres
-fino a che il mare permise di sciogliere la vela. E al
-momento della partenza frate Pietro disse a frate Ugo:
-In verità vi assicuro che starei sempre volentieri con
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo
-il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori
-partirono consolati ed edificati. La domenica successiva
-alla loro partenza tutti gli uomini di lettere di
-Jeres convennero alla cella di frate Ugo per ascoltare i
-suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare
-del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato
-presente durante la conferenza, si levò e pregò frate
-Ugo che si degnasse di riceverlo nell'Ordine de' frati
-Minori. È da sapere che frate Ugo per essere persona
-spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo
-nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso
-Ministro, aveva dal Provinciale facoltà di ammettere
-persone nell'Ordine. Quest'uomo che domandava di farsi
-frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed aveva un compagno
-che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati
-da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate
-Ugo. Ai quali frate Ugo rispose: <i>Andate ai boschi, e
-imparate a vivere di radici, perocchè il tempo delle
-tribolazioni è vicino.</i> Andarono, si fecero mantelli brizzolati,
-come anticamente usavano portare i frati di
-servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a
-mendicare il pane per quel paese, nel quale avevano
-convento i frati Minori, e ne raccattavano in abbondanza;
-perchè noi e i frati Predicatori demmo a tutti l'esempio
-del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio,
-vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si
-moltiplicarono prestissimo; e dai frati Minori della Provenza
-erano chiamati ironicamente e per beffa i Boscaioli.
-Ma frate Ugo aveva molti nemici e detrattori nel suo Ordine,
-e particolarmente in Provenza, sia in causa della dottrina
-dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè
-gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli.
-Ma non l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva
-data occasione, dicendo: <i>Andate ai boschi, e imparate
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-a campar di radici, perchè il tempo delle tribolazioni
-è vicino</i>; finalmente perchè non volle ammetterli nell'Ordine
-del beato Francesco, quantunque ne avesse
-facoltà. In seguito poi vestirono una cocolla a sacco non
-di tutta lana, anzi di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano
-buonissime tuniche a sacco anch'esse, onde furono poi
-detti frati Saccati; e calzarono i sandali, come li hanno
-i frati Minori.
-</p>
-
-<p>
-E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola,
-toglie sempre qualcosa dai frati Minori, chi i sandali,
-chi il cordone, chi anche il vestiario completo. Ma finalmente
-l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un
-privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in
-modo da poter essere scambiato con un frate Minore. E
-quest'ordinanza fu promossa dal fatto che i frati detti
-Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare un abito
-in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro
-IV li unì in una congregazione sola cogli altri
-Eremiti, mentre prima gli Eremiti erano divisi in cinque
-varie comunioni; e vi erano Eremiti detti di S. Agostino,
-Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i Britti e i
-Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente
-a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza
-in Mantova, e che aveva istituita una congregazione di
-Eremiti; ed io ho veduto e conosciuto un suo figlio, che
-era molto pingue e si chiamava frate Matteo da Modena.
-Tutte le altre congregazioni furono incorporate in quella
-di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni
-unite. E così si avverò la scrittura che dice in
-Geremia XV: <i>Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone
-e 'l rame?</i> Perocchè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Quod nova testa capit,</i></p>
-<p class="i01"><i>Inveterata sapit.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Invecchi pur se sa invecchiar la botte:</p>
-<p class="i01">Ognor saprà di quel che nuova inghiotte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Questi Saccati, appena costituiti, si erano diffusi rapidamente
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-per le città d'Italia, ove comperavano case per
-abitarvi, e nel predicare, nel confessare, nel questuare
-usavano que' modi stessi, che solevano i frati Minori ed
-i Predicatori; perchè, come già dissi, sì noi che i Predicatori
-abbiamo sempre insegnato che tutti gli uomini
-debbono mendicare. D'onde i secolari si sentivano non
-poco gravati; e un giorno donna Giuditta degli Adelardi
-di Modena, che era una divota de' frati Minori, avendo
-veduti que' nuovi frati andare di porta in porta alla
-cerca del pane, disse ai frati Minori: In verità n'avevamo
-già tante delle bisaccie e dei sacchi, che ci vuotavano i
-granai, che non c'era punto bisogno dell'Ordine dei
-Saccati. Ma in processo di tempo Papa Gregorio X,
-Piacentino, inspirato da Dio, in pieno concilio di Lione
-ne soppresse l'Ordine, volendo che non esistessero tanti
-Ordini di mendicanti a carico del popolo cristiano, e che
-quelli che predicano il Vangelo vivessero del Vangelo,
-come l'Apostolo Paolo dice aver comandato Iddio, 1.ª ai
-Corinzii 9.º Volle anche sopprimere, anzi far perdere
-sino la memoria degli Eremiti, ma si astenne dal farlo
-per intromissione di Riccardo Cardinale della Chiesa
-romana, che presiedeva al loro governo. Disse però che
-si riservava di dare in proposito quelle disposizioni che
-avrebbe giudicate migliori. Ma sorpreso dalla morte, il
-suo progetto non effettuossi. [Il primo dell'Ordine dei
-Saccati fu Raimondo di Atanulfo, oriondo provenzale,
-del castello di Jeres ove presso il mare si fa il sale. Nel
-secolo fu soldato ed entrò nell'Ordine de' frati Minori,
-ma durante il noviziato fu dimesso dall'Ordine, perchè
-malaticcio. Ebbe un figlio nell'Ordine de' Saccati, che fu
-poi Arcivescovo di Arles. Frate Bertrando da Manara fu
-il primo compagno del suddetto Raimondo. E Manara
-è una contrada presso il summentovato castello, dove
-era un monastero delle Bianche, che erano devote dei
-frati Minori, e le sono tutt'ora un giorno più che l'altro].
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-Soppresse anche quella congrega di ribaldi e di porcai
-stolti ed abbietti, che chiamano sè stessi apostoli e non
-li sono, ma sono piuttosto una famiglia di Satana: <i>Perocchè
-essi non erano del seme di quegli uomini, pe'
-quali è stata operata la redenzione in Israello</i>, I.
-Macabei V. Poichè non sono utili nè a predicare, nè a
-confessare, nè a dir messa, nè a cantare l'ufficio ecclesiastico,
-nè a fare i maestri, nè per dar consigli, e
-nemmeno a pregare pe' loro benefattori; perchè tutto il
-dì vanno su e giù per le strade delle città a guardare
-le donne. In che dunque servano la Chiesa di Dio e
-siano utili al popolo cristiano, non so vedere. Tutto il
-giorno oziosi e vagabondi non lavorano nè pregano. La
-prima loro istituzione fu in Parma. E fu appunto quando
-io soggiornava nel convento de' frati Minori di Parma,
-e che io era già sacerdote e predicatore, che si presentò
-un giovine parmigiano di bassi natali, illetterato, laico,
-idiota e sciocco, per nome Gherardino Segalello, e domandò
-d'essere ricevuto nell'Ordine de' frati Minori.
-Il quale, non essendo esaudito, tutto il giorno, quando
-poteva, stava nella chiesa de' frati, e pensava a cosa,
-che poscia pazzamente eseguì. Sopra la coperta della
-lampada della congregazione e frateria del beato Francesco
-erano in giro dipinti gli apostoli co' sandali ai piedi e
-co' mantelli avvolti attorno alle spalle, secondo la tradizione
-de' pittori, raccolta dagli antichi e arrivata sino a noi.
-Attorno a questa lampada, egli stava in contemplazione,
-e, preso il suo partito, si lasciò crescere la barba ed i
-capelli, calzò i sandali de' frati Minori, e ne cinse il
-cordone; perchè, come già dissi, tutti coloro che si propongono
-di fondare un nuovo Ordine di Regolari, prendon
-sempre qualcosa dall'ordine de' Minori. E si fece una
-tonaca di bigietto e un mantello di grosso filo bianco,
-che portava avvolto attorno alle spalle, credendo di
-imitare il vestire degli apostoli. E, venduta una sua
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-casetta, e riscossone il prezzo, si pose su una tavola di
-pietra, sopra la quale solevano in antico tenere le loro
-concioni i Podestà di Parma, e tenendosi il sacchetto
-dei danari in mano, non li distribuì ai poverelli, nè con
-loro si accomunò; ma, chiamati que' ribaldi che lì vicino
-stavano a giocare in piazza, li gittò in mezzo a
-loro, gridando: Chi ne vuole, se ne prenda, e se li tenga.
-Raccolsero pertanto molto lesti que' ribaldi le monete,
-e andarono a giocarle ai dadi, e a udita di chi le aveva
-date, bestemmiavano il Dio vivente. Egli credette di
-adempiere rigorosamente il consiglio del Signore, Matteo
-XIX. ecc. Ma nota bene che dice: <i>Dà ai poveri</i>, non
-ai ribaldi. Quest'uomo dunque cominciò male, continuò
-peggio, e finì pessimamente, poichè la sua congregazione
-fu riprovata in pieno concilio di Lione da
-Papa Gregorio X. Ed a ragione, e secondo il merito
-loro; perchè i Gabaoniti, che colle loro astuzie ingannarono
-i figli d'Israele, furono giudicati e condannati
-a perpetua schiavitù. Così questi guardiani
-di porci e di vacche tentarono di soppiantare i frati
-Minori e i Predicatori, campando, in un beato ozio e
-senza fatica, delle limosine di coloro, cui i Minori e i
-Predicatori avevano educato colle lunghe fatiche e coll'esempio.
-Di Gherardino Segalello pertanto, che fu il
-loro fondatore, è da sapere che voleva somigliare al
-figlio di Dio. Perciò si fece circoncidere contro l'insegnamento
-dell'Apostolo, che dice, ai Galati V. ecc. Così
-volle giacere in una culla avvolto tra le fasce, e suggere
-il latte dalle mammelle di una donna. Dopo si recò ad
-un castello, sulla via che da Parma va a Fornovo, chiamato
-Collecchio o Collecchiello, perchè appunto là, dopo
-la pianura, cominciano i colli; e di questo castello parleremo
-ancora a tempo opportuno. E stando in mezzo
-alla strada, colla sua semplicezza andava dicendo a chiare
-note a chi passava: Andate anche voi nella mia vigna.
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-Chi lo conosceva lo giudicava pazzo, sapendo che ivi
-non aveva alcuna vigna; ma i montanari, che non lo
-conoscevano, entravano in una gran vigna, ch'egli additava
-colla mano stesa, e mangiavano uve che non erano
-di lui, credendo che l'invito venisse dal vero padrone
-della vigna. Un giorno avendo ricevuto ospitalità da una
-donnetta vedova, che aveva una bella ragazza nubile,
-diedele a credere che Dio gli avesse rivelato di dormire
-quella notte nudo con quella ragazza nuda, per far prova
-se avesse, o no, virtù bastante a mantenere il voto di
-castità. La madre acconsentì, e se ne tenne beata, e la
-ragazza non si rifiutò. Questo non insegnò il beato Giobbe,
-che dice nel 31.º ecc. Questo Gherardino Segalello
-rimase molti giorni solo per Parma senza trovar compagno.
-E portava il suo mantello avvolto attorno alle
-spalle, non parlava a nessuno, non salutava nessuno,
-credendo di adempire la parola di Dio, Luca X. ecc.
-E spesso pronunciava ad alta voce quella parola del
-Signore, dicendo: <i>Penitenzagite</i>, cioè fate penitenza, nè
-la sapeva dire come veramente suona: <i>Poenitentiam
-agite</i>. E così la pronunziarono in seguito molto tempo
-i suoi seguaci, che erano tutti campagnuoli e idioti. Se
-talvolta era invitato a pranzo, a cena, o ad ospitare presso
-alcuno, rispondeva sempre ambiguamente: O verrò, o non
-verrò. Il che era contrario a quella parola del Signore,
-Mattia V. ecc. Perciò quando egli veniva al convento
-de' frati Minori cercando se il tal frate fosse in casa, o
-no, il portinaio canzonando e sberteggiandolo, rispondeva:
-o c'è in convento, o non c'è. Questo modo di parlare
-non è conforme agli insegnamenti della grammatica, la
-quale vuole che la risposta si faccia precisa come richiede
-la domanda. Quando queste cose accadevano, i
-frati Minori di Parma avevano un inserviente di nome
-Roberto, che era un giovane disobbediente e protervo.
-E a proposito di tali qualità disse benissimo un tiranno:
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-Questa genia di servi non si corregge che col supplizio.
-Quel Roberto pertanto, famiglio de' frati Minori, come
-vedremo in seguito, fu in qualche modo simile a Giuda
-Iscariota, che consegnò Cristo ai Giudei. Gherardino
-Segalello lo indusse ad abbandonare i frati Minori, e
-farsi suo compagno. Accettò il partito, e fu una fortuna
-per noi, chè, dopo, avemmo un famiglio assai buono.
-Ma, partendo dai frati Minori, portò via la coppa, il
-coltello e la tovaglia, che per uso suo aveva ricevuta dai
-frati. Andavano pertanto ambedue tutta la giornata co'
-loro mantelli girovagando per la città, ed i Parmigiani
-ne facevano le meraviglie. Quand'ecco che quasi tutto
-ad un tratto si moltiplicarono sino a trenta, e convenivano
-in una certa casa a mangiare e a dormire; e frate Roberto,
-che era stato famiglio de' frati Minori, era il loro
-provveditore. Ed i Parmigiani miei concittadini, uomini
-e donne, elargivano di buon grado e in maggior
-copia a loro che ai frati Minori e ai Predicatori, quantunque
-quelli non pregassero pe' loro benefattori, nè dicessero
-messa, nè predicassero, nè confessassero, nè dessero
-buoni consigli e buoni esempi; perchè erano ignoranti
-affatto, a tutto inetti, non avvezzi alle lotte dello spirito
-colla carne, e, per mancanza di abitudine, non potevano
-mostrare, camminando, quel dignitoso contegno d'incesso
-che hanno sempre i frati Minori e i Predicatori; ma
-erano puri e semplici guardiani di porci e di vacche. Si
-distinguevano soltanto per il loro girovagare in città a
-guardare le donne; il resto del tempo poltrivano senza
-far nulla, come dice l'Apostolo ecc. Colle quali parole
-l'Apostolo stesso dipinge la vita e il fare di coloro, che si spacciano
-per apostoli, e non sono che congreghe di Satana.
-Frate Roberto adunque era un ladro, e aveva ripostigli,
-ove, rubate le cose che si mandavano al convento, le
-riponeva. Dopo qualche tempo io ebbi a soggiornare a
-Faenza, ove egli pure abitava in casa di un certo frate
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-della Penitenza, chiamato Glutto; e, il venerdì santo,
-all'ora in cui il figlio di Dio fu crocifisso, apostatò, si
-fece tagliare i capelli, radere la barba, e sposò una eremitessa.
-Queste cose io le aveva già udite raccontare,
-ma non le aveva volute credere prima di parlar seco.
-Interrogatonelo adunque, Roberto non negò d'aver fatto
-quanto s'andava dicendo. Io allora ne lo rimproverai
-fortemente; ed egli, scusandosene, cominciò a rivelare le
-colpe di quelli che si spacciavano per Apostoli. E prima
-di tutto disse che frate Gherardino Segalello, primo loro
-istitutore, non aveva mai voluto saperne del governo
-della loro congregazione, sebbene ne lo pregassero; e
-diceva loro che ciascuno operasse bene da sè; che chi
-lavora, lavora per sè, e ognuno riceverà mercede commisurata
-all'opera sua, ciascuno porterà il proprio fardello,
-e ciascuno darà ragione di se stesso a Dio. Perciò quella
-società, non avendo un capo, andò dispersa. In secondo
-luogo mi disse che, intorno al modo di regolarsi allo
-scopo di eleggersi un rettore, avevano consultato maestro
-Alberto da Parma, che era uno dei sette notai della
-Corte romana e che egli aveva rimessa la cosa all'Abbate
-del monastero de' Cisterciensi di Fontevivo nella
-diocesi di Parma; il quale se la sbrigò alla spiccia dicendo
-loro: Non fate conventi, non assembratevi in case,
-ma, come avevate cominciato, andate vagando pel mondo,
-portate i capelli lunghi, la barba intonsa, la testa nuda,
-mantello avvolto attorno le spalle, e cercate ospitalità giornaliera
-per le case. Il che fu causa della loro dispersione. In
-terzo luogo mi raccontò che Guido Putagio, mio concittadino,
-compagno ed amico, entrato nel loro Ordine, e
-veduto che Gherardino Segalello non voleva saperne del
-regime della comunità, ne assunse egli coraggiosamente
-l'incarico, e lo tenne molti anni........ Ma siccome in
-viaggio faceva sfoggio di troppa pompa, di molte cavalcature,
-di largo spendere e di lauti banchetti, come
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-usano i Legati e Cardinali della Corte romana, dispiacque
-a suoi, e nominarono un altro Superiore, che fu
-frate Matteo, nella Marca d'Ancona. D'onde nacque
-rottura e lotta fra loro, perchè ognuno voleva presiedere
-a quelli di parte sua. Frate Guido Putagio diceva; Io
-ho assunto l'incarico del governo della comunità perchè
-mi è stato dato; e perciò non debbo abbandonarla. Si
-tenne pertanto tra loro una lunga discussione, e la finì
-che a Faenza si bastonarono reciprocamente gli apostoli
-di frate Matteo e gli apostoli di frate Guido Putagio, e
-fu uno scandalo per Faenza. Ivi io pure soggiornava allora,
-e posso quindi fare testimonianza di quanto accadde.
-E la causa di questo conflitto e delle bastonature fu
-questa. Frate Guido Putagio a Faenza dimorava presso
-una chiesuola limitrofa al giardino degli Albrighetti e
-degli Acarisii, e con lui erano pochissimi altri frati, e
-tra loro Gherardino Segalello. Pareva adunque ai frati
-della Marca che se avessero potuto avere tra loro Gherardino
-Segalello, primo loro fondatore, avrebbero avuto
-il sopravento, e perciò, sebbene non vi riuscissero, tentarono
-di rapirlo e trarlo nella Marca, d'onde avvenne
-che si bastonarono scambievolmente. Subito dopo venne
-da me frate Guido Putagio, e, gettandosi costernato a
-miei piedi, mi riferì il fatto, ed egli, che la conosceva,
-perchè l'aveva vista sino dalle origini, mi rifece la storia
-e mi espose la condizione del suo Ordine. E mi pregò
-di aiutarlo a svignarsela da Faenza, perchè temeva che
-i Faentini, gonfi di sdegno, d'un subito insorgessero e
-gli mettessero le mani addosso, sia pel tafferuglio suesposto,
-sia perchè aveva nel suo Ordine dei nemici e
-degli accusatori mordenti, sia finalmente perchè Rolando
-Putagio suo fratello consanguineo era Podestà di Bologna,
-e i Bolognesi erano già in marcia per avvicinarsi a
-Faenza ed assediarla; e mi disse che, se poteva uscirne
-incolume, aveva intenzione di entrare nell'Ordine dei
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-Templari, perchè Gregorio 10.º in pieno Concilio a Lione
-aveva soppresso l'Ordine degli Apostoli. E ciò che promise,
-mantenne. Quel frate Roberto poi, che era stato
-famiglio dei Minori, per iscusare la sua uscita dal convento,
-il suo fallo e la sua apostasia, aggiungeva che
-non s'era mai vincolato nè all'obbedienza nè alla castità;
-e perciò, a suo modo di vedere, era libero di
-prender moglie. Ed avendogli io osservato che non gli
-era lecito per nulla sposare un'eremitessa dedicatasi a
-Dio, che aveva molti anni vestito pubblicamente l'abito
-religioso, ed alle ragioni, per arrota, unendo esempi e
-pareri di autorevoli scrittori per convincerlo della sua
-follia e malignità........ Poi gli citai il fatto del Re Irtaco,
-che volle prender moglie Ifigenia, figlia del suo
-predecessore, nulla ostante che dall'Apostolo Matteo fosse
-stata dedicata al Signore, e fosse stata Badessa di più
-che duecento vergini; del qual fallo essa ne scontò la
-pena vendicatrice. Perocchè il Re fece uccidere l'Apostolo,
-che non gli aveva consentito il matrimonio con Ifigenia,
-e fece accendere un alto fuoco attorno al monastero,
-perchè essa colle altre vergini vi rimanesse dentro
-incenerita........ In sesto luogo finalmente dimostrai a
-Roberto che tutti gli apostati, allontanandosi da Dio,
-finiscono di mala morte; e glielo provai tanto coll'esperienza,
-che, con fede non cieca, io ne ho veduta in altri, e da
-altri udito, quanto coll'autorità della Scrittura. Roberto,
-udendo tutte queste cose cominciò a dar segno di non
-tenere in niun conto...... Ma ritorniamo a Gherardino
-Segalello, che fu il fondatore dell'Ordine di cotestoro, che
-si spacciano per apostoli e non li sono, e paiono piuttosto
-una congrega di ribaldi stolti e bestiali, che vogliono papparsi
-il frutto della fatica e del sudore altrui senza essere
-utili in nulla a chi fa loro elemosina. Di fatti adunatisi da
-diverse parti vennero a far visita a frate Gherardino
-Segalello, come primo loro istitutore; e lo alzarono a cielo
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-con tanti elogi, che egli stesso si ebbe a meravigliare di
-tanto plauso. E raccolti attorno a lui, null'altro dicevano
-se non che ben cento volte l'acclamarono ad alta voce:
-Padre, Padre, Padre. E dopo breve tempo di nuovo ripeterono:
-Padre, Padre, Padre; come que' fanciulli che vanno
-a lezione nelle scuole di grammatica, che ad intervalli
-ripetono, simultaneamente gridando, ciò che è stato
-insegnato dal maestro. Ed egli di tanto onore li ricambiò
-col cavarsi nudo, e far cavar nudi tutti loro...... e perchè
-folleggiò in loro presenza, e feceli folleggiare anch'essi...
-Dopo ciò li mandò a mostrarsi al mondo; ed alcuni si
-avviarono verso la sede della Corte romana; altri a S.
-Giacomo; altri a S. Michele Arcangiolo; e taluni oltremare.
-Egli restò a Parma, d'onde era nativo, e vi fece
-molte mattezze. Perocchè svestì e gettò via il mantello,
-in cui s'avvolgeva, e si fece fare una sopraveste bianca,
-senza maniche, di filo grossolano, di cui vestitosi, pareva
-un ciarlatano anzi che un religioso. Aveva poi ai piedi
-le scarpe e alle mani i guanti. — Il suo parlare era
-scurrile, turpe, vacuo, osceno, futile e degno di scherno,
-più per fatuità che per malizia. Per la sua fatuità adunque
-e pel suo parlare osceno e insulso, pel suo giacere
-a letto nudo con donne nude per mettere a prova
-la resistenza della sua castità, Obizzo Vescovo di Parma,
-che fu nipote da parte di sorella di Papa Innocenzo IV,
-lo fece prendere, incarcerare e mettere a ceppi. Ma poi
-ne lo liberò e lo tenne seco in palazzo. E quando pranzava
-il vescovo, aveva anch'esso suo pranzo in una sala
-del palazzo alla bassa tavola, alla quale altri pure mangiavano
-a vista del Vescovo, e voleva buon vino e cibi
-delicati. E quando il Vescovo beveva vino nobile, esso
-gridava che ne voleva di quello; ed il Vescovo subito
-gliene mandava. Quando poi era pieno di buon vino e
-cibi delicati, faceva le pazzie. E il Vescovo di Parma,
-che era un uomo amante del sollazzo, per gli atti ed i
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-motti di quello stolto rideva, chè lo reputava più un
-giocoliere fatuo ed insensato che un religioso. In questo
-tempo eravi anche un frate Minore, che aveva un nipote,
-che non era ancor giunto all'età della biforcazione
-della lettera pitagorica; e lo faceva istruire perchè entrasse
-poscia nell'Ordine de' Minori. Frattanto egli copiava
-per lo zio frate dei sermoni, de' quali quattro o
-cinque ne imparò a memoria sino alle virgole; ma non
-essendo stato ammesso subito all'Ordine, come desiderava,
-si fece inscrivere alla congregazione o piuttosto
-alla dispersione di coloro che si vantano apostoli e non
-li sono. E lo facevano predicare anche nelle chiese cattedrali
-que' sermoni che aveva imparato; e molti di quegli
-apostoli imponevano il silenzio mentre il giovanetto parlava
-al popolo accorso. In quel frattempo accadde che
-frate Bonaventura d'Iseo, che predicava a Ferrara nel
-convento dei Minori, vide una parte del suo uditorio
-alzarsi d'improvviso e correr via in fretta; e ne restò
-meravigliato; perocchè era un predicatore famoso e tutto
-grazia, onde di solito lo ascoltavano tanto volentieri che
-nessuno si moveva se non era terminata la predica. Onde
-egli domandò ad uno de' pochi rimasti, come mai gli
-altri si fossero affrettati a partire; e gli fu risposto che
-un giovinetto degli apostoli stava per fare una predica
-nella chiesa madre del beato Giorgio, ove il popolo ora
-si raguna, e perciò ognuno s'affretta per trovar posto.
-A cui rispose frate Bonaventura: «Veggo che avete
-l'animo in agitazione e preoccupato d'altro, perciò vi
-lascio subito tutti in libertà, chè predicherei invano se
-continuassi, dicendo la Scrittura ecc. Ma questo insegnare
-che fanno quegli apostoli cose che non sanno,
-e che per giunta non sanno nemmeno di non saperle,
-urta i nervi, e sono scempiaggini simili a quelle dei
-ciarlatani. Sarebbe ora veramente grande disgrazia se
-comparisse sulla terra l'Anticristo, perchè tra il popolo
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-cristiano avrebbe troppi seguaci.» Ed aggiunse: «Il beato
-Giovanni nell'Apocalisse 11.º dice in persona del Signore:
-<i>Ed io darò a' miei due testimonii di profetizzare; e
-profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi.</i> Il che
-quantunque in primo e principale luogo si debba applicare
-ad Enoc e ad Elia, pure non ne pare disadatta
-l'interpretazione dell'Abbate Gioachimo, il quale con
-esuberanza di argomenti l'applicò a due Ordini di frati,
-cioè ai Minori e ai Predicatori, contro i quali, come
-egli dice, al tempo dell'Anticristo, insorgerà il popolo
-cristiano, e de' quali dice: «E gli abitanti della terra
-goderanno, e si gioconderanno, e si scambieranno reciprocamente
-i doni, perchè questi due profeti seminarono
-l'afflizione sopra coloro che abitano sulla terra.» La qual
-cosa l'Abbate Gioachimo, riferisce ai due Ordini prenominati,
-e aggiunge che deve avere suo adempimento all'epoca
-dell'Anticristo» E inoltre frate Bonaventura disse: «Veramente
-in voi si verifica quello che scrisse Seneca (?): Le
-mosche volano al miele, i lupi si gettano sui cadaveri, e le
-formiche corrono al frumento: Questa turba va in cerca
-della preda, non dell'uomo. L'Ecclesiastico 10º dice:
-<i>Guai alla terra che ha un fanciullo per Re.</i> Andate
-pur dunque da quel vostro fanciullo che desiderate d'ascoltare,
-e vi confessi de' vostri peccati.» Allora, licenziati
-da lui, se ne partirono subito a rapidi passi senza che
-l'uno aspettasse l'altro. Altra volta, soggiornava io allora
-a Ravenna, fecero predicare il sunnominato ragazzo nella
-Chiesa Orsiana<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>, che è la chiesa arcivescovile di Ravenna,
-e fu sì affollato il concorso e la fretta d'arrivarvi
-de' cittadini d'ambo i sessi, che l'uno non aspettava
-l'altro. E una nobile matrona di quella terra, che era
-una devota dei frati Minori, donna Giulietta moglie di
-Guido Rizzuti da Polenta<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, si lamentò co' frati, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-a pena aveva potuto trovare una compaesana, colla quale
-andare in compagnia; e la Chiesa Orsiana, quando vi
-giunse, era così piena zeppa, che dovette starsene fuori
-della porta. Eppure la chiesa cattedrale è tanto vasta,
-che ha quattro navate, oltre la maggiore in mezzo. Questi
-che si chiamano apostoli, conducevano anche attorno
-per le città questo fanciullo, e lo facevano predicare
-nelle chiese vescovili; e vi accorreva sempre gran folla
-di popolo d'ambo i sessi, e ne restavano altamente
-meravigliati, perchè i moderni si piacciono molto delle
-novità. Epperciò non è senza mistero che la chiesa tolleri
-che l'eletto de' fanciulli segga nel trono del Vescovo
-il dì degli Innocenti. L'Abbate Gioachimo....... Ma
-queste cose si addicono all'Ordine de' Minori e dei
-Predicatori, ne' quali entrano fanciulli iniziati alle lettere,
-nobili e di onesti costumi. Che poi cotesti apostoli
-non si trovino in istato di salute, possiamo provarlo con
-esuberanza di argomenti: Perchè dovrebbero obbedire al
-Papa..... Ma Papa Gregorio X, Piacentino, in pieno Concilio
-a Lione, soppresse, disperse e sradicò completamente
-la congregazione e l'Ordine, che costoro avevano cominciato
-a fondare, come anche quello de' Saccati, non
-volendo che stessero a carico del popolo cristiano tanti
-Ordini di mendicanti; trovando solo ragionevole che
-quelli, a cui ordinò Iddio di vivere del Vangelo, perchè
-annunziano il Vangelo, abbiano a vivere del Vangelo
-stesso. I Saccati veramente obbedirono al Sommo Pontefice;
-e perciò vanno lodati e commendati, perchè possono
-benissimo cercare la salute dell'anime loro entrando
-in altri Ordini, od anche permanendo nell'Ordine loro,
-purchè, attenendosi puramente a quanto è loro permesso,
-non facciano nuove vestizioni, e così gradatamente si
-riducano al nulla, e vengano meno da sè stessi. Ma
-quegli stolti, bestiali e idioti, che si chiamano apostoli,
-non sono punto disposti ad obbedire. Anzi preparano
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-vestiari conformi al loro abito, e li stendono in mostra,
-in disparte, ma sotto gli occhi di coloro che vorrebbero
-essere ammessi all'Ordine, e dicono loro: Noi non osiamo
-invitarvi perchè ne è proibito, ma non è proibito a voi
-d'entrare, e perciò fate pur quel che vi aggrada. E così
-crebbero e si moltiplicarono innumerevolmente; nè quietano,
-nè si ristaranno dalla loro stoltizia, finchè non
-sorga qualche Pontefice, che, fiammante di sdegno contro
-di loro, non cancelli perfino la loro memoria di sotto il
-cielo. Perocchè si deve obbedire ai Sommi Pontefici
-della Corte romana, perchè il Signore dice in Luca X.
-ecc. La seconda ragione è che alcuni di loro non mantengono
-la castità, a cui sono tenuti tutti i religiosi.
-Fidenti nell'autorità degli Apostoli, e credendo di essere
-Apostoli anch'essi menavano seco donna Tripia, sorella
-di frate Guido Putagio, che fu molti anni loro Prefettessa,
-e così molte altre donne, che furono la causa
-della ruina del loro Ordine. Terza ragione è che eglino,
-o almeno alcuni di loro, vendono le casette, gli orti, i
-campi, la vigna, e ne portano seco i fiorini d'oro........
-Sono acefali; e alcuni di loro vanno isolati, senza
-disciplina, senza guida. (Però in un certo castello di
-Puglia, ove i contadini s'arrogarono di proclamarsi tutti
-capitani e buona gente, furono poi messi in fuga da un
-barone di Francia, che si recava alla Corte dell'Imperatore.
-Essi volevano che pagasse un pedaggio, e l'avrebbe
-anche pagato se avesse trovato il loro capo.) Poichè
-lasciano il mestiere, a cui sono adatti, quello cioè di
-guardiani delle vacche e de' porci, e il lavoro della terra.
-Debbono adunque ridar di piglio alla vanga e voltare
-la terra, la quale è vasta e manca di braccia a coltivarla.....
-Io era già arrivato al punto di biforcazione della
-lettera pitagorica, e aveva già compiuto il terzo lustro,
-cioè aveva percorso il circolo di un'indizione, e già sin
-dalla culla avevan cominciato ad insegnarmi e a pestarmi
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-in capo la grammatica, quando entrai nell'Ordine de'
-frati Minori, e subito nel mio noviziato, nella Marca
-d'Ancona, nel convento di Fano, ebbi maestro di Teologia
-frate Umile da Milano, che aveva studiato alla
-scuola di frate Aimone a Bologna. Il quale frate Aimone
-poi, che era Inglese, già vecchio, fu fatto Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori e lo restò sino alla morte,
-cioè tre anni. E, il primo anno ch'io entrai nell'Ordine,
-ho udito spiegare nella scuola di teologia i libri di Isaia
-e di Matteo, e l'interprete ne era il detto frate Umile;
-e d'allora in poi non desistetti mai dallo studiare ed
-essere uditore nelle scuole. E come i Giudei dissero a
-Cristo, Giovanni 2.º. In quarantasei anni è stato edificato
-questo tempio, così posso dir io, che oggi venerdì, giorno
-di S. Gilberto, in cui scrivo queste cose, sono appunto
-quarantasei anni che sono entrato nell'Ordine de' frati
-Minori, e corre l'anno 1284. E non cessai più di studiare;
-eppure nemmen così ho potuto raggiungere la
-scienza de' miei maggiori...... Dell'ignoranza de' sapienti
-di questo mondo...... Una prova ne hai in Gherardo Rozzi,
-il quale predisse che avrebbero avuto prospera la fortuna
-quelli che erano andati a Colorno, perchè vi erano entrati
-sotto il segno dello Scorpione. Ma era in errore,
-perchè vi entrarono il giorno di S. Domenico, quando il
-sole non è in iscorpione; e poi ne furono subito espulsi.
-Che se poi si riferisca non al sole, ma alla luna, allora
-disse vero che entrarono in Colorno sotto il segno
-dello Scorpione; perchè la luna due giorni e più per
-mese si trova sotto ciascun segno dello zodiaco. Tuttavia si
-potrebbe ancor sostenere che ha errato per tre ragioni:
-La prima è, come lo prova il fatto, che ne furono subito
-espulsi; la seconda è che lo scorpione è un animale retrogrado,
-e quindi doveva segnare un pronostico sinistro;
-la terza perchè il Signore dice in Isaia 44º: <i>Io sono il
-Signore ec. che annullo i segni de' bugiardi, e fo impazzare
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-gli indovini</i>............ Il che intendeva di fare
-Papa Gregorio 10.º che in pieno Concilio a Lione soppresse
-e riprovò la congrega degli apostoli; ma la debolezza
-e la pigrizia dei Vescovi li lascia vagare pel mondo
-senza che portino alcun frutto a nessuno. Così, non perchè
-esista ancora la corporazione di Gherardino Segalello,
-ma anche dopo che è stata dispersa, vi sono tali che si
-danno a predicare, i quali se appartenessero all'Ordine
-dei frati Minori, appena si permetterebbe che servissero
-a tavola, e lavassero le stoviglie, o andassero per pane
-da porta a porta........ Perocchè non è ragionevole il loro
-ossequio, accontentandosi di una sola tonaca, e credendo
-che ciò sia loro comandato da Dio. Ma realmente sbagliano
-quegli apostoli, perchè quando il Signore dice:
-<i>Nè abbiate due tonache</i>, condanna il superfluo, non
-proibisce il necessario, nè ce ne priva. È chiaro dunque
-da quanto s'è detto, che quando il Signore disse ecc.
-non volle inteso letteralmente che l'uomo, che n'ha bisogno,
-non potesse averne più d'una, sia per il bucato,
-sia per ripararsi dal freddo....... Si dice, ed è vero, anzi
-è cosa onnimamente superflua, che il patriarca di Aquileia,
-il primo dì di quaresima, fa servire alla sua mensa
-quaranta pietanze, cioè qualità diverse di camangiari, e
-così via via, giorno per giorno, sino al sabbato santo, ne
-fa diminuire l'imbandigione di una ogni giorno, e dice che
-lo fa per onore e gloria del suo patriarcato. È chiaro
-dunque che gli apostoli di Gherardino Segalello sono
-stolti, contentandosi di una sola tonaca, ed esponendosi
-a pericolo di freddo, di malattie, ed anche di morte.
-Così pure con una sola tonaca, che usano, si insudiciano
-per immondizie, o di pidocchi, che non possono scuotere,
-o di sudore, o di polvere, e mandano fetore, non potendola
-nè lavare, nè sbattere senza restar nudi. Onde un giorno
-disse, scherzando, una donnetta a due frati Minori: Sappiate
-che ho un apostolo nudo nel mio letto, e vi starà
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-fino a che sia asciutta la tonaca che gli ho lavata. Udendo
-ciò i frati Minori si risero della leggerezza della
-donna, e della stoltezza dell'apostolo. L'Apostolo dice
-ai Galati 6.º: <i>Colui che è ammaestrato nella parola,
-faccia parte d'ogni suo bene a colui che l'ammaestra.</i>
-E significa che, chi è ammaestrato deve mettere il mastro
-a parte di tutti i suoi beni.
-</p>
-
-<p>
-La qual cosa si fa in Francia, ove, quando io vi era,
-i preti mi dissero che di tutti i beni dei loro parocchiani
-riscuotono la decima, sin anche degli agnelli e
-dei polli. Tuttavia saviamente agiva frate Boncompagno
-da Prato dell'Ordine dei Minori, che era sacerdote, predicatore,
-buon chierico e letterato e uomo dedito alle
-cose spirituali. Quando io seco abitai nel convento di
-Pisa, ove ogni anno ciascun frate riceveva due tonache
-nuove di panno di garbo<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, egli non volevano che una,
-e quella vecchia. Ed avendolo io interrogato, perchè così
-facesse, mi rispose: Frate Salimbene, l'Apostolo dice
-ecc; e appena per questa io potrò ricambiarne Iddio.
-Ma tra gli apostoli di Gherardino Segalello si trovano
-ribaldi, seduttori, ingannatori, ladroni, fornicatori, che
-fanno turpissime cose colle donne e sin co' fanciulli, poi
-ritornano al loro covile di ribaldi. Quale giudizio adunque
-cadrà su alcuni chierici del nostro tempo che non predicano
-il vangelo, e vivono oziosi del pane dell'altare?
-Non faticano come i campagnuoli, non si battono come
-i militari, non annunziano il Vangelo, come debbono fare
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-i chierici, e, siccome non serbano ordine alcuno, andranno
-là <i>ove nessun ordine</i> ecc. Il Segalello pertanto non deve
-osare di intromettersi nelle cose che spettano ai due
-Ordini, dei Minori cioè e dei Predicatori, i quali sono
-adombrati da Geremia sotto il titolo di pescatori e di
-cacciatori....... Salva l'esposizione dell'Abbate Gioachimo,
-ch'io da molti anni non ho letta. Cacciatori sono
-i Predicatori, principalmente oltremare, quantunque altrettanto
-faccia anche l'altro Ordine. Essendo che in
-Italia se ne escusano se non escono dalle città, ove
-abitano i cavalieri, i nobili, i potenti, mentre nelle ville
-e per le castella hanno romitaggi, ove dimorano frati
-Minori e possono bastare al bisogno de' secolari. L'Ordine
-del beato Francesco è simboleggiato dai parvoli, che
-quando si avvicinavano a Gesù Cristo, i discepoli li sgridavano.
-Così ne' primi tempi alcuni Cardinali non erano
-favorevoli alla istituzione di quest'Ordine. Ma come
-Gesù aveva detto ai discepoli, il Sommo Pontefice Innocenzo
-III disse ai Cardinali: <i>Lasciateli venire da me
-questi parvoli, e non vogliate impedirneli; di loro è il
-regno de' cieli.</i> Queste parole pronunciò Innocenzo III,
-dopo che ebbe avuta una visione mostratagli da Dio,
-nella quale vedeva la chiesa di Laterano minacciare
-ruina per vetustà, e che, un poverello umile e spregiato,
-miracolosamente la puntellava che non ruinasse. E la
-Scrittura nel Nuovo Testamento aggiunge: <i>Poi che ebbe
-su loro stese le mani, partì.</i> E fu perciò che allora
-Innocenzo III ordinò chierici que' dodici che il beato
-Francesco aveva condotti seco al cospetto del Papa, il
-quale ne confermò la Regola e l'Ordine, e conferì loro
-il ministero della predicazione (correva l'anno 1207);
-dopo di che tanto i Cardinali della Corte romana, quanto
-i Sommi Pontefici predilessero sempre l'Ordine del beato
-Francesco, riconoscendo e vedendo a prova che i frati
-Minori erano utili alla Chiesa e alla salvezza del mondo
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-......... Intorno al peccato di superbia del primo
-padre Adamo....... Parimente un tale disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O lasso me, ke fu' temptato,</p>
-<p class="i02"> Com fo Adam nel paradhiso,</p>
-<p class="i02"> Chi volse plu ke nò i fo dato,</p>
-<p class="i02"> Perdè lo bene o' era miso.</p>
-<p class="i01">Perzò ne prego ogne amadhore,</p>
-<p class="i02"> Ke no alze tanto lo core</p>
-<p class="i02"> Ke cadha interra e sia damnato ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Altri ancora disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Boni suno li spareci e li funze,</p>
-<p class="i02"> E mejo sun le pècor ki le munze.</p>
-<p class="i02"> Ki ponze troppo ad alto e no' li zunze,</p>
-<p class="i02"> Kade in terra, e tutto se dezunze.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nè alcunchè di buono so vedere negli apostoli di Segalello
-tranne la foggia esteriore dell'abito, che sembrano
-portare uniforme a quello degli Apostoli, secondo la
-tradizione che i pittori, da Cristo sino a noi, hanno
-mantenuta viva, rappresentando sempre gli Apostoli del
-Nazareno co' capelli lunghi, con barba intonsa, e mantello
-avvolto attorno alle spalle. Poi di buono si può notare
-in loro che cominciarono a comparire circa l'anno 1260,
-quando in Italia ebbe luogo la divozione delle flagellazioni,
-anno, in cui, al dire de' Gioachimiti, cominciò il
-regno dello Spirito Santo, che nel terzo stadio del mondo,
-per mezzo de' monaci, doveva raffigurare una specie
-particolare di mistero, come in seguito spiegheremo più
-diffusamente<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. Mi fa meraviglia però che l'Abbate
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Gioachimo non abbia fatta, da quanto pare, menzione
-alcuna di questi apostoli ne' suoi scritti, come fece dell'Ordine
-de' frati Minori e de' Predicatori, che, deducendolo
-da molti simboli del Vecchio Testamento, predisse,
-molto prima che sorgesse, la istituzione de' loro Ordini;
-come più volte, e chiaramente, dimostrai in questa cronaca,
-e in un'altra, e in una terza, e in una quarta, non che
-in un trattato che scrissi sopra Eliseo. Laonde la istituzione
-di questi apostoli mi diventa molto sospetta e
-spregevole; chè se fossero stati mandati da Dio, l'Abbate
-Gioachimo ne avrebbe sicuramente parlato. Perocchè nel
-libro <i>Delle figure</i>, come ho letto assai volte, designa
-come futuri sette Ordini dopo la venuta dell'Anticristo,
-de' quali niuno è apparso ancora al mondo; e si riconoscerebbe
-facilmente, perchè egli ce ne dipinge il modo
-di vestire, di conversare, e di digiunare. Ma ritorniamo
-a frate Ugo Provenzale dell'Ordine dei Minori, uno dei
-più illustri chierici del mondo, tutto dedito alle cose
-dello spirito, predicatore famoso, Gioachimita fanatico, e
-così seguitiamo quello che resta da dirne. L'anno 1248
-trovandomi io in Provenza a Castel Jeres, ove i Saccati
-esordirono la loro costituzione, e dove soggiornava frate
-Ugo, imparai da lui tutto quello che egli sapeva dell'interpretazione
-fatta dall'Abbate Gioachimo sui quattro
-Evangelisti, e dopo andai ad Aix, ove dimorai nel convento
-de' frati Minori, e scrissi coll'aiuto del mio compagno
-l'esposizione della dottrina dell'Abbate Gioachimo
-per il Ministro Generale frate Giovanni da Parma, Gioachimita
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-anch'esso passionatissimo. Aix è città arcivescovile,
-sanissima, molto fertile di frumento, a quindici
-miglia da Marsiglia, ove fu primo Arcivescovo S. Massimino,
-uno de' settantadue discepoli di Cristo. Qui condusse
-seco Marta e Maria Maddalena e Lazzaro, quando
-fu di ritorno da oltremare espulso dai Giudei in odio a
-Cristo, e posto su d'una nave senza vele e senza remi.
-Ma per volere divino approdarono a Marsiglia, dove
-in seguito, Lazzaro, ch'era risuscitato da morte per miracolo
-di Dio, fu fatto Vescovo, e scrisse un libro intorno
-alle <i>Pene dell'inferno</i>, quali egli le aveva vedute
-coi propri occhi; ma quando io andai a Marsiglia e
-cercai di quel libro, seppi che per incuria del custode
-della chiesa era restato preda di un incendio. Parimente
-S. Massimino aveva condotto seco il beato Cedonico,
-che era un cieco nato, a cui Iddio aveva
-dato la vista, onde i discepoli dissero a Gesù Cristo:
-<i>Maestro, chi peccò, costui o i suoi genitori, onde nacque
-cieco?</i> Aveva anche Massimino in sua compagnia
-Marcella, fantesca di Marta, che fu la donna, che quando
-Gesù predicava, sclamò in mezzo al popolo affollato:
-<i>Beato il ventre</i> ecc. Questa Marcella, fantesca di Marta,
-ne scrisse poi la vita, e andata a Vienna, vi predicò il
-Vangelo di Cristo, e volò alla pace eterna dieci anni dopo
-che Marta s'era addormentata nel Signore. Nella città di
-Aix ebbe sede, il più del suo tempo, il Conte di Provenza,
-padre della Regina d'Inghilterra, e della Regina
-di Francia, moglie di Lodovico, che andò oltremare due
-volte; e vi dimorava, tanto perchè la città era sanissima,
-quanto per devozione a San Massimino, che n'era stato
-il primo Arcivescovo. Quivi il Conte morì, e fu sepolto
-fuori di città in una piccola chiesetta, e deposto in un
-bellissimo e magnifico sarcofago, ch'io ho visto co' miei
-occhi, fatto fare da sua figlia la Regina di Francia. Desiderava
-vivamente d'essere sepolto nella chiesa de' frati
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-Minori; ma i frati non consentirono, perchè in quel tempo
-non ammettevano nella loro chiesa sepoltura d'estranei
-all'Ordine, sia per evitare i disturbi, sia per non avere
-controversie col clero secolare. E per questi motivi non
-vollero sepolta in una loro chiesa nemmeno S. Elisabetta.
-Avendo io dunque terminato di scrivere il lavoro che
-aveva intrapreso, e che aveva durato sette mesi di fatica,
-sopravvenne il settembre, circa il giorno dell'Esaltazione
-della Croce, quando frate Raimondo Ministro
-Provinciale di Provenza, mi scrisse di andare ad incontrare
-il Ministro Generale, che veniva di Francia dopo
-avere visitato l'Inghilterra, la Francia e la Borgogna, e
-voleva anche fare una visita in Ispagna. Lo stesso invito
-ricevette per lettera anche frate Ugo, e lo trovammo a
-Tarascon, ove è il corpo di S. Marta, ed ove la Contessa
-madre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra
-soleva per lo più dimorare. E andammo col Ministro
-Generale a visitare il corpo di S. Marta, ed eravamo dodici
-frati oltre il Generale; ed i Canonici ci offersero a baciare un
-braccio della Santa. Operandosi a quella tomba in antico
-moltissimi miracoli, Clodoveo Re dei Franchi, fattosi cristiano
-per battesimo ricevuto da San Remigio, una volta che
-soffriva di grave mal di reni venne alla tomba della Santa,
-e ne guarì completamente; epperciò ne dotò la chiesa di
-tre miglia di terreno all'ingiro, di quà e di là dal Rodano,
-donando tutto, terre, ville e castella, e rese quel
-territorio libero ed indipendente. Nel convento de' frati
-Minori di questo castello, una sera, dopo che si era recitata
-compieta coll'intervento del Generale, e che erano
-già stati in quella casa designati i letti a tutti per dormire,
-compreso il Generale stesso, questi uscì per andare
-a pregare nel chiostro. Intanto i frati forestieri, per rispetto,
-si astennero dall'andare a letto, aspettando che prima
-ritornasse e si coricasse il Generale. Ma io, accortomi
-della loro irrequietudine pel troppo ritardo, e de' loro
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-brontolamenti, perchè avevano bisogno di riposare, e
-anche coricandosi non avrebbero potuto dormire perchè i
-locali, in aspettazione del Generale, erano illuminati da
-un cero, andai dal Generale, che era mio famigliare ed
-intimo amico, e inoltre mio concittadino e parente dei parenti,
-e lo trovai nel chiostro che pregava, e gli dissi: Padre,
-i forestieri stanchi dalla fatica del viaggio avrebbero bisogno
-di riposare, ma per rispetto vostro non vogliono coricarsi
-ne' letti loro, se prima voi non v'adagiate nel vostro.
-Ed egli rispose: Va a dir loro da parte mia che se ne
-dormano pure colla benedizione di Dio; e così fecero.
-Ma a me parve volere la convenienza di aspettare il
-Generale per indicargli il suo letto; e, ritornato egli dalla
-preghiera, gli dissi: Padre, questo è il vostro letto, che
-per voi è stato allestito. E dissemi: Figlio, in questo letto
-che mi additi, potrebbe dormire un Papa; frate Giovanni
-da Parma non dormirà punto in questo letto, e si coricò
-in quello ch'era stato designato per me. Allora io ripigliai:
-Padre, ve lo perdoni Iddio, che mi toglieste quel
-letto dove sperava di dormire io, perchè era stato assegnato
-a me. Ed egli di rimando: Dormi, dormi tu in
-quel letto papale. Ed avendolo io a sua imitazione ricusato,
-conchiuse: Voglio che tu ti corichi lì, e te lo comando;
-e mi convenne obbedire. All'indomani arrivò il
-Guardiano di Beaucaire, che abitava sull'altra sponda
-del Rodano in Beaucaire, nobilissimo castello, pregando
-il Generale di andare, quando fosse spedito da Tarascon,
-a visitare con tutto il suo seguito que' suoi figli che abitavano
-a Beaucaire. E così fece. Intanto che eravamo là,
-arrivarono dall'Inghilterra due frati, cioè frate Stefano
-lettore, che ancor garzoncello era entrato nell'Ordine del
-beato Francesco, ed era bell'uomo, tutto consacrato alle
-cose spirituali, letterato, prudentissimo ne' consigli, sempre
-pronto a predicare al clero, ed aveva bonissimi scritti di
-frate Adamo da Marisco, di cui col mezzo del detto Stefano,
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-potei udire una lezione sul Genesi. A costui frate
-Giovanni da Parma aveva promesso che, terminata la
-visita dell'Inghilterra, l'avrebbe per sua consolazione
-mandato lettore a Roma. Il suo compagno era un altro
-Inglese, frate Iocelino, bell'uomo anch'esso, letterato e
-tutto dedito alle cose dello spirito. Poi arrivarono altri
-due frati a pregare il Generale che provvedesse il convento
-di Genova di un dotto lettore. I frati venuti da
-Genova erano frate Enrico di Bobbio cantore del convento
-di Genova, e da madre, zio di frate Guglielmo, che fu
-poi lettore e Ministro; dell'altro non mi ricorda il nome.
-Eglino caldamente pregarono il Generale che per amore
-di Dio esaudisse i frati del convento di Genova, non che
-frate Nantelino loro Ministro Provinciale. E subito il
-Generale, che sapeva in poco tempo spedir molte cose,
-che era uomo pieno di senno, e aveva sempre in pronto
-un giudizio pesato, disse a frate Stefano: Ecco una lettera,
-colla quale i frati del convento di Genova mi supplicano
-di provvedere loro un dotto lettore; se vi piacesse
-di andare lettore colà, se l'avrebbero per un regalo; io
-poi, quando verrò là, vi manderò a Roma. A cui frate
-Stefano rispose: Di buon grado e con mia consolazione
-sono pronto ad obbedirvi. E il Generale di rimando: Sia
-tu benedetto o figlio; hai fatto buona risposta. Andrai
-dunque con questi frati, che ti avranno per molto raccomandato;
-e così fu. Dopo ciò lasciammo Beaucaire, discendemmo
-pel Rodano ad Arles, che è poco lontana da
-Tarascon; e que' frati si rallegrarono dell'arrivo del Generale,
-perchè era uomo molto esemplare ed edificante.
-Un giorno trovandosi il Generale da solo, mi appressai
-a lui, ed ecco sorvenire il mio compagno, frate Giovannino
-dalle Olle Parmigiano, e dire al Ministro: Padre,
-fate in modo che io e frate Salimbene possiamo avere
-l'aureola. A questa domanda il Generale si mise a ridere,
-e disse al mio compagno: E come posso fare che abbiate
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-l'aureola? E frate Giovannino rispose; Dando a noi
-l'ufficio di predicatori. Allora frate Giovanni Ministro
-Generale soggiunse recisamente. Foste anche miei fratelli,
-non l'avreste giammai senza prova d'esame. A
-questo punto presi la parola, e in presenza del Ministro
-dissi al mio compagno: Vanne, vanne colla tua aureola;
-io l'ebbi già l'ufficio di predicatore l'anno passato a Lione
-da Innocenzo IV; e lo dovrei riavere ora da frate Giovannino
-da S. Lazzaro?<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. Mi basta averlo ricevuto da
-chi aveva l'autorità suprema di conferirmelo. Or debbo
-dire che frate Giovanni si chiamava maestro Giovannino
-quando da secolare insegnava logica, e si appellava anche
-da S. Lazzaro, perchè da bambino fu allevato in una
-casa posta in S. Lazzaro, presso Parma, da uno zio paterno,
-che era sacerdote, ed era custode di un Oratorio
-di S. Lazzaro, e che a sue spese mantenne a studio questo
-nipote. Ma accadde che questo ragazzo si malò a morte,
-come ne pareva a quelli che l'assistevano; ed un giorno,
-confortatosi in Dio, disse a udita dei presenti: <i>Il Signore
-mi ha colpito col suo castigo, e non mi ha messo nelle
-mani della morte; no, non morrò, ma camperò e narrerò
-le opere del Signore</i>. Ciò detto, tosto il fanciullo
-si alzò sano, e cominciò a studiare con grande ardore, e
-camminò fortissimamente nelle vie del Signore, finchè si
-fece frate Minore; e da allora crebbe sempre maggiormente
-di virtù in virtù, e ogni dì più si fortificava
-nella pienezza della sapienza e della grazia di Dio. Era
-di statura mezzana, che tenea però più al basso che
-all'alto; aveva belle forme in tutto il corpo, ben complesso,
-sano e forte a sostenere le fatiche de' viaggi e
-dello studio; aveva volto grazioso, angelico, sempre giocondo;
-carattere largo, liberale, cortese, caritatevole, umile,
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-mansueto, benigno, paziente, divoto a Dio, sempre in
-preghiere, pio, clemente, compassionevole. Diceva messa
-ogni dì, e tanto divotamente, che coloro che l'ascoltavano
-ne ricevevano sempre qualche grazia. Predicava così
-bene e con tanto fuoco sì al clero che al popolo che in
-molti dell'uditorio, e l'ho visto io più volte, provocava le
-lagrime; aveva la parola facondissima, sempre giusta; possedeva
-scienza profonda, giacchè era buon grammatico, e
-nel secolo, era stato distinto maestro di logica, e nell'Ordine
-de' frati Minori, teologo e dissertatore insigne. Insegnò
-sentenze a Parigi, e fu molti anni lettore nel convento
-di Bologna e di Napoli. Quando passava da Roma i frati
-lo facevano ogni volta o predicare, o disputare davanti
-ai Cardinali, perchè era da loro riputato gran filosofo.
-Era specchio ed esempio a quanti lo guardavano, perchè
-tutta la sua vita splendeva come un luminare di onestà,
-di santità, di buoni, anzi perfetti costumi. Caro a Dio e
-agli uomini conosceva bene la musica, e cantava benissimo.
-Non ho mai visto un tanto rapido scrittore, e così
-bello scultore della verità, e con un carattere facilissimo
-a leggersi. Quando n'aveva impegno, fu nelle sue lettere
-nobilissimo modello di stile forbito e sentenzioso. Fu il
-primo Ministro Generale, che cominciò a girare attorno
-per visitare tutte le provincie dell'Ordine; cosa per lo
-innanzi insolita, tranne che frate Aimone una volta andò
-in Inghilterra, d'onde era nativo. E quando frate Buonagrazia
-volle pure visitare tutto l'Ordine, seguendo
-l'esempio di frate Giovanni da Parma, non potè durarne
-la fatica, e prima della fine del quarto mese del suo ministero,
-malatosi a morte, cessò di vivere in Avignone.
-Con pure frate Giovanni da Parma fu il primo Ministro
-Generale, che ammettesse i devoti e le devote dei frati
-Minori ai benefici dell'Ordine, rilasciando loro lettere
-segnate dal suo sigillo di Generale, per le quali molti si
-fecero devoti a Dio e all'Ordine del beato Francesco; e
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-forse questa concessione servì a loro come occasione di
-abbandonare il peccato, e di convertirsi a Dio, tanto per
-effetto della loro devozione, quanto anche delle preghiere
-che i frati facevano per loro; perocchè come dice Agostino:
-<i>È impossibile che non siano esaudite le preghiere
-dei molti</i>. La lettera, che loro dava era la seguente, colla
-sola differenza del nome delle persone: «Ai dilettissimi
-in Cristo amici e divoti dei frati Minori Giacomo dei
-Bussoli, donna Mabilia sua moglie, nonchè ad Angelica
-amatissima loro figlia, frate Giovanni Ministro Generale
-e servo dell'Ordine de' Minori augura salute e pace
-sempiterna in Dio. Accogliendo con sincero affetto di
-carità la divozione che avete all'Ordine nostro, e che
-conobbi per mezzo di una pia relazione de' frati, e desiderando
-di ricambiarvi dell'amore vostro verso di noi,
-io vi ammetto a partecipare di tutti i singoli suffragi
-della nostra Religione tanto in vita che in morte, e in virtù
-della presente lettera, vi concedo la compartecipazione
-piena a tutti i beni, che la clemenza del Redentore si
-degnerà di operare per mezzo de' nostri frati in qualunque
-parte del mondo sia che dimorino. Iddio vi conservi
-sempre sani. Data a Ferrara 6 settembre 1254». E si noti
-che non voleva rilasciare questa lettera se non a chi
-la domandava, e a chi domandandola, fosse riconosciuto
-veramente divoto a Dio, o uno de' principali benefattori
-dell'Ordine, o che almeno avesse disposizione a diventarlo.
-Frate Giovanni da Parma diede anche licenza a
-frate Bonaventura da Bagnorea di far scuola a Parigi,
-quantunque non l'avesse mai fatta altrove, perchè era
-semplice baccelliere, non per anco dottore. E fu allora
-che frate Bonaventura scrisse le sue lezioni sul Vangelo
-di S. Luca, che sono bellissime e sapientissime; e compose
-quattro libri sopra <i>Le Sentenze</i>, che anche oggi
-sono riputati di singolare utilità (volgeva allora l'anno
-1248, ed ora corre l'anno 1284); dettò eziandio in seguito
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-molti altri libri, che vanno per le mani di molte
-persone. E quando maestro Guglielmo da Santo Amore
-provocò l'ira dell'Università di Parigi contro l'Ordine
-de' Frati Minori e de' Predicatori, frate Giovanni da
-Parma Ministro Generale, convocata l'Università a
-piena adunanza, parlò agli scolari e ai Professori, e, tenuto
-loro uno splendidissimo sermone utile e divoto, in
-fine disse: «Questi, che è il Re dei Re, è il celeste agricoltore;
-il suo giardino è la Chiesa, o la Religione del
-beato Francesco. Ricevette da voi il seme di una pianta,
-perchè voi siete maestri e padroni nostri, e da voi imparammo
-la scienza, e noi dì e notte ve ne ricambiamo
-il beneficio, e siamo pronti a ricambiarvene sempre, sia
-pregando per voi, sia predicando, sia curando in ogni
-maniera l'utilità delle anime vostre. Laonde se volete
-pure schiantarla questa vostra pianta, schiantatela pure,
-se per avventura non si opponga colui che dice ecc. Io
-sono il Ministro Generale de' frati Minori, sebbene indegno,
-impari all'altezza di tanto ufficio, e mio malgrado. Voi siete
-i padroni e maestri nostri. Noi vostri servi, figli e discepoli;
-e se qualche cosa sappiamo, a voi ne dobbiamo riconoscenza.
-Eccoci: Io sottopongo me stesso, e questi frati
-miei dipendenti, alla vostra disciplina e al castigo, che
-ne vorrete infliggere. Eccoci, siamo nelle vostre mani;
-fate di noi quel che ve ne pare buono e giusto». Udite
-queste parole, tutti le accolsero bene e le acclamarono,
-e si calmò quello spirito, che s'era sollevato contro i
-frati; e si alzò uno che aveva ufficio di rispondere per
-tutti, e disse al Ministro Generale: Benedetto che tu sia,
-e benedetto che sia la tua eloquenza. La Religione del
-beato Francesco, che è professata dai frati Minori, è
-buon seme seminato nel campo della Chiesa. È maligno
-uomo chiunque s'adopera a distruggere questa Religione;
-come fece frate Guglielmo da Santo Amore, che scrisse
-un opuscolo, in cui sosteneva che tutti i religiosi e i
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-predicatori della parola di Dio, che vivono accattando
-limosina, non possono salvarsi, e distolse molti dall'entrare
-nell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori. Ma in
-seguito Papa Alessandro IV ne riprovò e condannò l'opuscolo;
-e S. Lodovico Re di Francia, di buona memoria,
-fece irrevocabilmente espellere da Parigi Guglielmo da
-Santo Amore, perchè seminò la calunnia sopra gli
-innocenti. Tutte le suddescritte cose io le ho sapute
-da maestro Benedetto di Faenza, dottore di scienze fisiche,
-che era presente, e le ebbe udite, perchè si trovava
-a Parigi, ove fu molti anni a studio, e amava e lodava
-frate Giovanni da Parma. Altra volta i Ministri e i
-custodi adunati in Capitolo generale a Metz, proposero
-a frate Giovanni di riformare la loro Regola aggiungendo
-nuovi articoli allo Statuto. E frate Giovanni rispose
-loro: Non moltiplichiamo gli articoli della nostra
-Costituzione, ma osserviamo piuttosto fedelmente quelli
-che vi sono. Sappiate che i poveri fraticelli si lamentano
-della moltiplicità delle vostre leggi, che imponete loro
-sul collo; ma voi, che le fate, non le volete osservare, ed
-essi guardano più alle opere che alle parole dei Superiori.
-Vi sia maestra la storia, nella quale non si legge mai
-che Giulio Cesare abbia detto alle sue legioni: Andate,
-pugnate: ma diceva: Andiamo e combattiamo. Quindi,
-decamparono in questo Capitolo dalle proposte riforme.
-Tuttavia frate Giovanni Ministro Generale scrisse una
-circolare che inviò ad ogni convento dell'Ordine, colla
-quale comandava che tutti i frati uniformemente adempiessero
-agli uffici ecclesiastici secondo la rubrica dell'Ordinario;
-il che prima non si faceva; perchè se avevano
-nel convento di buon mattino qualche messa da morto,
-in alcuni luoghi s'accontentavan di quella; e l'altra che
-correva in quel giorno, fosse pur anche della domenica,
-o di altra festa, la rimandavano sino a circa l'ora di
-terza; e molte altre cose si facevano, come ho visto coi
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-miei occhi, or contro la rubrica, ora estranee alla rubrica
-stessa; le quali per opera del Padre nostro Ministro
-Generale frate Giovanni da Parma sono state in meglio
-riformate. Egli, a cagione della dottrina dell'Abbate
-Gioachimo, alla quale era troppo attaccato, venne in
-odio a certi Ministri, a Papa Alessandro IV, e a Papa
-Nicolò III; i quali Papi, quand'eran Cardinali furono
-governatori, protettori e censori dell'Ordine, e allora lo
-amavano come sè stessi per la sua scienza e santità di
-vita. Onde, dopo lungo tempo, Giovanni Gaetani, che era
-Papa Nicolò III, lo prese per mano un giorno, e conducendolo
-qua e là per le sale del palazzo, gli disse:
-Essendo tu uomo di gran senno, non sarebbe meglio per
-te e per l'Ordine a cui appartieni, che tu fossi qui con
-noi a Corte, anzichè seguire la dottrina degli stolti, i
-quali profeteggiano a seconda della loro stoltezza? Ma
-frate Giovanni rispondendo disse al Papa: Io non ambisco
-le vostre dignità, e di questa cosa ne è lodato ogni Santo,
-a cui onore la Chiesa canta: <i>Non cercò la pompa delle
-dignità della terra, ma volò al regno de' cieli</i>. In quanto
-alla saviezza de' consigli, di cui voi mi parlate, vi dico
-ch'io l'avrei sicuramente un savio consiglio da dare, se
-vi fosse chi volesse ascoltarlo...... All'udir queste
-cose il papa sospirò........ Dopo ciò, frate Giovanni,
-lasciato libero, ritornò al romitaggio di Greccio<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>, ove
-era solito soggiornare. Una volta, quando io dimorava a
-Ravenna, frate Bartolomeo Calaroso di Mantova, che era
-lettore e Ministro a Milano, e lo era già stato a Roma,
-e allora si trovava meco nel convento di Ravenna come
-semplice frate, cioè senza alcun ufficio, mi disse: Frate
-Salimbene, io vi dico che frate Giovanni da Parma ha
-guastato sè e il suo Ordine, perchè egli aveva tanta scienza,
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-santità, ed eccellenza di vita, che avrebbe potuto riformare
-i costumi della Corte romana, e a lui avrebbero
-prestato ascolto; ma dopo che si diede in braccio alle
-profezie d'uomini fanatici, fece disonore a sè, e offese
-non poco i suoi ammiratori. A cui io risposi: Pare anche
-a me, e me ne duole vivamente, perchè egli mi amava
-di cuore; ma che volete? I Gioachimiti vanno dicendo:
-Non vogliate tenere in poco conto le profezie. Udita
-questa risposta, frate Bartolomeo replicò: Ma anche tu
-fosti Gioachimita; ed io risposi: Tu di' vero. Ma dopo
-che è morto Federico, che fu già Imperatore e già è
-trascorso l'anno 1260, abbandonai al tutto quella dottrina,
-e inclino a non credere se non quello che vedrò. Onde
-mi disse: Sia tu benedetto; se così avesse fatto frate
-Giovanni avrebbe portato la pace nell'animo de' suoi
-frati. Ma io soggiunsi: non lo poteva. Sai che vi sono
-taluni che sono così legati alle massime addottate, che
-dopo, per non mostrarsi in contraddizione con se stessi,
-hanno vergogna a ritrattare le dottrine professate, e
-quindi non hanno la forza di ritornare indietro. Tu sai
-che quando la Contessa di Caserta rimproverò l'Imperatore
-Federico di aver fatto male ad impacciarsi nelle guerre
-di Lombardia, mentre poteva godersi ogni sorta di beni
-nel suo regno, e passarvi una vita piena di dolcezze,
-egli le rispose: Riconosco, o Contessa, che avete ragione,
-ma mi sono già spinto tanto innanzi che non posso più
-in nessuna maniera ritrarmene senza vitupero. Avessi
-pur io sempre seguito il vostro consiglio, che non sarei
-andato incontro a tanti disastri. A cui aggiunse di ripiglio
-la Contessa: E vitupero maggiore avrete, se vi accadrà
-di peggio (non era ancora stato deposto, nè vinto e cacciato
-in fuga dai Parmigiani). E l'Imperatore: Io non
-mi aspetto di peggio; anzi nutro fiducia di pigliarmi
-vendetta su' miei nemici. E la Contessa di rimando:
-Vendica male l'ingiuria ricevuta, chi la rende più oltraggiosa,
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-epperciò un tale disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte</i></p>
-<p class="i01"><i>Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Male al danno appien provvede</p>
-<p class="i01">Ohi da folle se lo incoglie;</p>
-<p class="i01">Ma se al peggio volge il piede</p>
-<p class="i01">Danno ed onta ne raccoglie.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale
-sulle mosse per dar di piglio all'armi quell'ultima volta,
-che restò sconfitto, chiese consiglio a' suoi se doveva
-passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi co' nemici; ma nulla
-ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che giudicate
-meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi
-aperti corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate
-Giovanni da Castelvetro Ministro a Roma, quand'egli
-andava ad un Capitolo generale a Strasbourg, che frate
-Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva nelle
-sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere
-che, se mi trovassi con lui, farei tanto da sperare di
-ritrarnelo, mi soggiunse: Vanne dunque a lui, che è
-nella mia provincia al convento di Greccio; (ove il beato
-Francesco il giorno della natività del Signore cantò il
-Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un
-presepio col fieno e con un bambino); perocchè frate Giovanni
-elesse per suo soggiorno quel convento, quantunque
-possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro della
-provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo
-amico, perchè il beato Giacomo dice: <i>Se alcuno di voi
-svia dalla verità, ed altri lo converte, sappia costui
-che chi avrà convertito un peccatore dall'errore della
-sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un
-velo sopra una moltitudine di peccati</i>. Questo frate Giovanni
-da Parma però, che aveva molti nemici per cagione
-della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ebbe anche molti
-che, lo stimavano e l'amavano; tra' quali maestro Pietro
-di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e teologo,
-che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò
-cercandolo, perchè lo riconosceva fornito di tante ed
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-esimie virtù. Volle dunque il Papa che stesse sempre
-alla sua Corte, e aveva stabilito di crearlo Cardinale, ma
-la morte gli tolse di mandare ad effetto il suo proponimento,
-poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto
-le ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV
-amava frate Giovanni come l'anima propria, e, quando
-andava da lui, lo ammetteva al bacio del volto, ed ebbe
-pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo.
-Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza
-della santità di frate Giovanni da Parma, mandò pregando
-Papa Innocenzo IV d'inviargli frate Giovanni Ministro
-Generale, sperando che per opera sua i Greci sarebbero
-tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni
-andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che
-volle colmarlo di doni, che poi non furono accettati. Allora
-lo pregò di portare in mano un certo scudiscio ogni volta
-che col suo seguito cavalcava per la Grecia, e glielo diede.
-Ed egli pensando che dovesse servire per sollecitare il
-cavallo, l'accettò, memore di quel verso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo.</i></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Se galoppa il caval più che veloce,</p>
-<p class="i01">Un nuovo sprone al cavalier non nuoce</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vedendo dunque nelle sue mani quell'arnese, che era
-un emblema imperiale, tutti s'inginocchiavano, quando
-passava frate Giovanni, come usano i latini quando nella
-messa si fa l'elevazione del Corpo di Cristo; e facevano
-per lui e per il suo seguito le spese del viaggio. E, dopo
-tante onorificenze, Frate Giovanni ritornò al Papa, che
-lo aveva incaricato di quella missione. Vattazio fu l'Imperatore,
-a cui successe Paleologo, non perchè avesse
-secolui alcuna attinenza di parentela, ma occupò il trono
-per usurpazione, dopo avere ucciso il figlio di Vattazio.
-In un Capitolo provinciale celebratosi a Sens, conobbi
-quanto il Re di Francia, di buona memoria, S. Lodovico
-tenesse in venerazione frate Giovanni. E i tre fratelli
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-del Re, ed il Cardinale della Corte romana Oddone, che
-in occasione di quel Capitolo pranzarono nel convento de'
-frati, tutti gareggiarono nel mostrargli la loro reverenza.
-Parimente trovandosi frate Giovanni in Inghilterra, ed
-essendosi fatto annunziare per una visita al Re nell'ora
-che era del pranzo, subito il Re s'alzò da tavola, discese
-di palazzo, in fretta gli andò incontro, lo abbracciò e lo
-baciò. Ed essendone rimproverato da' suoi cortigiani, perchè
-s'era abbassato troppo, correndo incontro ad un tale
-omiciattolo, il Re rispose: Io l'ho fatto per onorare Iddio
-e il beato Francesco, ed anche quest'uomo, di cui ho
-udito celebrare l'insigne santità, e che è un vero servo
-ed amico del Dio Sommo ed Eccelso, e non si degrada
-guari chi onora i servi di Dio; perocchè il signore disse
-loro; Chi riceve voi, riceve me. E fu bene accolta la
-risposta del Re, e lodaronlo della deferenza usata per un
-uomo tanto rispettabile. Questo Re fu il padre di Odoardo
-Re d'Inghilterra e passava per un sempliciotto; onde,
-un giorno che era a tavola co' suoi cavalieri, un giocoliere
-della Corte a udita di tutti disse: Ascoltate, ascoltate:
-Il nostro Re è simile a Gesù Cristo. Provò molta compiacenza
-il Re a udire che era assomigliato all'Uomo-Dio;
-ed insisteva perchè il giocoliere spiegasse in che egli
-fosse simile a Gesù Cristo (tanto il Re che il giocoliere
-parlavano francese, e sulle loro labbra suonava grazioso
-il volgare francese). Allora il giocoliere disse: Del Signor
-nostro Gesù Cristo si dice che tanta sapienza avesse al
-momento della sua concezione, quanta all'età di trent'anni;
-similmente il nostro Re è tanto sapiente ora,
-quanto lo era da bambino. Si turbò l'animo del Re, e
-sdegnato ordinò, a chi era presente, di far appendere il
-giocoliere alla forca. Ma quando que' cavalieri che erano
-presenti furono col giocoliere in disparte, non eseguirono
-il comando del Re; gli legarono soltanto una fune al
-collo, e lo fecero sollevare a braccia alquanto da terra,
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-e gli dissero: partiti di qui intanto che si calmi l'ira
-del Re, e non infierisca su di noi e su di te. E ritornando
-a Corte dissero che avevano eseguiti appuntino gli ordini.
-Quando poi frate Giovanni da Parma era lettore a Napoli,
-prima che fosse Generale, e passò da Bologna, un giorno
-che era alla mensa della foresteria con altri forestieri,
-sopravvennero alcuni frati, e con violenza lo fecero alzare
-da tavola per condurlo a pranzare nell'infermeria. Ma
-vedendo egli che il suo compagno restava, nè era invitato
-a lasciare quella mensa, si volse al compagno stesso
-dicendogli: Io non mangerò in nessun luogo senza il
-mio compagno. La qual cosa fu giudicata una villania
-da parte di que' frati, ed una somma cortesia e grazia
-pel proprio compagno da parte di frate Giovanni. Un'altra
-volta, quand'era Generale e volle prendersi un po'
-di vacanze, venne al convento di Ferrara, dove io soggiornai
-sette anni; ed osservando che a fargli compagnia
-d'onore erano sempre invitati alla sua mensa, sì a pranzo
-che a cena, gli stessi frati, gli entrò in animo il sospetto
-che il Guardiano frate Guglielmo da Buzea, Parmigiano,
-avesse i suoi beniamini, e gliene spiacque. Ora, una sera,
-mentre si lavava le mani per andare a cena, il frate che
-lo dovea servire disse al Guardiano: Chi dovrò invitare
-stasera? A cui il Guardiano rispose: Chiamerai frate
-Giacomo da Pavia, frate Avanzo, e il tale, e il tale altro.
-E nota che c'era già stata intesa preventiva, perchè i
-prenominati s'erano già lavate le mani, e stavan già
-pronti a tergo del Generale, che li aveva già scorti. Allora,
-con tutto l'ardore dell'anima sua accesa dallo Spirito
-divino, cominciò a parlare come in parabola; così e così;
-chiamerai frate Giacomo da Pavia, chiamerai frate Avanzo,
-inviterai il tale e il tale altro; prendi per te dieci porzioni;
-questa è la fola dell'oca. All'udir questo parlare restarono
-confusi e ne arrossirono quelli che erano stati invitati alla
-mensa; e non ne rimase meno in vergogna il Guardiano,
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-il quale disse al ministro: Padre, io invitava costoro a
-farvi compagnia d'onore, perchè io ne li reputava più
-degni. Ma il Ministro rispose: Forse che la divina Scrittura.......?
-Io udiva tutto essendo lì vicino. Allora
-ripigliò colui che dovea fare il servizio: Chi dunque ho
-da invitare? E il Guardiano: Prendi gli ordini dal Ministro.
-E il Ministro disse: Mi chiamerai i più umili
-fraticelli, perchè il far compagnia al Ministro è un
-ministero che tutti sanno farlo. Andò dunque il frate
-inserviente al refettorio, e chiamò i più umili e poveri
-fraticelli, dicendo: Il Ministro Generale invita voi a cenar
-seco, io vi comando a nome suo di andare immediatamente
-da lui; e così fu fatto. Perocchè frate Giovanni da Parma
-Ministro Generale, quando arrivava di passaggio ad un
-convento di frati Minori, voleva che sedessero seco a
-mensa anche i più poveri ed umili fraticelli, o tutti
-simultaneamente, ovvero divisi in gruppi, che si alternassero
-fra loro, perchè al suo arrivare godessero anch'essi
-qualche cosa, (prima, s'intende, che la sua foresteria
-fosse finita, cioè prima di mettersi a mangiare alla mensa
-comune in refettorio, alla quale, quando si fermava in
-un convento, era solito andare sempre, subito dopo che
-si era riposato dalla fatica del viaggio). Frate Giovanni
-da Parma fu persona accostevole a tutti, senza predilezione
-per nessuno; alla mensa, liberale e cortese assai,
-tanto che se aveva a tavola varie specie di vini scelti,
-ne faceva d'ogni specie mescere a tutti, acciocchè tutti
-godessero. La qual cosa era reputata cortesia e grazia distintissima.
-I compagni, che aveva frate Giovanni da Parma
-quand'era Ministro Generale, sono i seguenti: Primo, frate
-Marco da Montefeltro,<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> uomo onesto e santo, che ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-una longevità straordinaria; e fu compagno di frate Crescenzio,
-di frate Giovanni da Parma e di frate Bonaventura:
-Egli era di Modigliana,<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> ed è sepolto ad Urbino;
-la sua fama è cinta da fulgentissima aureola di miracoli.
-Modigliana è un castello nel distretto di Massa di S.
-Pietro: Urbino è città sui monti, per la quale si va a Cagli,
-che è la chiave della provincia della Marca d'Ancona,
-per dove si va ad Assisi, nella Valle di Spoleto, all'eremo
-del beato Francesco. Frate Marco fu anche Ministro Provinciale
-nella Marca d'Ancona, ove fu lodatissimo il suo
-ministero. Fu buon scrittore, rapido e chiaro, e per le
-fatiche che sopportò, servendo di compagno e da segretario
-di tre Ministri Generali, si meritò, e in un Capitolo
-generale si decretò, che alla sua morte ciascun sacerdote
-dell'Ordine celebrasse per l'anima sua una messa da
-morto. Morì poi l'anno del Signore 1284. Egli era mio
-specialissimo amico, ed amò tanto il Ministro Generale
-frate Bonaventura, che quando, dopo la morte di lui, gli
-tornavano a memoria le sue graziose maniere nel conversare
-e i suoi meriti letterari, per dolce commozione
-gli piovevan le lagrime dagli occhi. Eppure, quando frate
-Bonaventura Ministro Generale doveva predicare al clero,
-frate Marco gli si presentava e dicevagli: Tu sei come
-un mercenario; e non ricordi che, quando l'altra volta
-predicasti, non sapevi quel che ti dicessi? Ma spero che
-questa volta la non anderà così: E frate Marco gli parlava
-in questo modo per ispronarlo a predicar sempre
-meglio. Tuttavia frate Marco scriveva e voleva aver
-copia di tutti i sermoni di frate Bonaventura, il quale
-del resto, quando frate Marco gli parlava quel linguaggio
-ingiurioso, ne godeva per cinque motivi: 1.º perchè era
-uomo benigno e sapiente; 2.º perchè così imitava il beato
-Francesco; 3.º perchè era sicuro che frate Marco lo amava
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-di tutto cuore; 4.º perchè quel fare gli spegnerà ogni
-seme di vanagloria; 5.º perchè ne riceveva stimolo ad essere
-più accurato. Degli altri compagni di frate Giovanni
-diremo altrove a luogo opportuno. Così quando suonava
-la campanella che chiamava chi n'era incaricato dal
-convento, a mondare i legumi e gli erbaggi, frate Giovanni,
-anche quando era Ministro Generale, accorreva e
-lavorava cogli altri frati, come ho visto co' miei occhi; e
-perchè io aveva secolui famigliarità, gli diceva: Padre,
-voi fate quello che insegnò il Signore in Luca 22, ecc;
-e rispondeva: È così che noi dobbiamo esercitare la perfetta
-umiltà, e quella giustizia davanti alla quale dobbiamo
-essere tutti eguali. Parimente non mancava mai
-nè di giorno nè di notte all'ufficio ecclesiastico, specialmente
-poi al mattutino, al vespro e alla messa conventuale;
-checchè il guardacoro gli accennava, subito lo eseguiva,
-intonare antifone, cantare lezioni e responsorii, e
-dire le messe conventuali. Nel convento di Lione, come
-ho veduto io, predicò due volte ai frati nel Giovedì Santo;
-una volta la mattina, e l'altra volta all'ora che gli fu
-prefissa, ed eranvi ad ascoltarlo Vescovi e Ministri dell'Ordine
-nostro. E ciò avvenne quando Papa Innocenzo IV
-risiedeva a Lione co' suoi Cardinali. Il Venerdì Santo poi
-avrebbe officiato, se Guglielmo, Vescovo di Modena e Cardinale,
-non si fosse offerto di fare l'officiatura, a cui, come
-conveniva, cedette per gentilezza. Nel Sabato Santo il guardacoro
-gli accennò di cantare l'ultima profezia e la cantò.
-Insomma era ricco d'ogni virtù, e, sin anche quand'era
-Generale, voleva fare le parti dell'amanuense per guadagnare
-di che vestirsi colle proprie mani. Ma i frati
-non glielo permettevano, perchè lo vedevano occupatissimo
-per il regime dell'Ordine, e quindi gli davano di buon
-grado tutto il necessario. Fu eletto Ministro Generale l'anno
-1247 in un Capitolo generale adunatosi a Lione in Agosto,
-tempo in cui aveva ivi trasportata la sua residenza Papa
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-Innocenzo IV. Governò lodevolmente dieci anni l'Ordine
-de' frati Minori; e anticipò l'ultimo Capitolo generale
-celebratosi sotto il suo Generalato, per affrettare il giorno
-delle sue dimissioni, non volendo più saperne d'essere
-Generale, e si tenne il giorno della Purificazione del 1257.
-I Ministri, i custodi ed i deputati soprassedettero un
-giorno intero senza dar corso a nessuno degli affari del
-Capitolo, perchè non volevano saperne di accettare le
-dimissioni. Allora entrato in Capitolo motivò, secondo che
-seppe meglio e volle, la sua deliberazione, e, quelli a cui
-spettava l'elezione, facendo ragione alla angustia, da cui
-era premuto l'animo di lui, quantunque a malincuore,
-gli dissero: Padre, voi che visitaste tutti i conventi dell'Ordine,
-e conoscete le virtù e le doti dei singoli frati, indicatene
-uno idoneo a questo ufficio, e sia vostro successore.
-E subito designò frate Buonaventura da Bagnorea;
-e aggiunse che uno più degno di quello non lo conosceva
-in tutto l'Ordine; e per voto unanime fu eletto. Pregarono
-poi frate Giovanni di tenere la presidenza del Capitolo
-fino alla sua chiusura, ed accettò. Il successore frate
-Bonaventura resse l'Ordine diciassette anni, e fece molto
-di bene. Frate Giovanni, esonerato dall'ufficio, andò ad
-abitare nel romitaggio di Greccio, dove il beato Francesco,
-il dì della Natività del Signore, aveva rappresentata la
-scena del presepio, di che è parlato estesamente nella sua
-biografia. Ed ivi frate Giovanni abitando, vennero due
-uccelli selvatici da una vicina boscaglia, grossi come oche,
-e fecero loro nido, deposero le uova, e covarono i pulcini
-sotto il tavolo che gli serviva a continuo studio, e da lui
-si lasciavano senza renitenza accarezzare. Ed andato un
-giorno a fargli visita un Vescovo, desiderò di avere, ed
-ebbe da lui per favore, uno di que' pulcini. Inoltre una
-mattina frate Giovanni, svegliato per tempissimo il suo
-camillo, perchè voleva dir messa, questi rispose che s'alzerebbe
-subito; ma siccome si trovava ancora mezzo tra
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-il sonno e la veglia, di nuovo cadde in preda al sopore.
-Dopo qualche tempo si risvegliò, si vergognò della sua
-sonnolenza, e, accorso alla chiesa, trovò che frate Giovanni
-diceva messa, e aveva un camillo in cotta, che lo
-serviva benissimo; e, finita la messa, senza dir verbo si
-ritirarono. Nel corso della giornata però frate Giovanni
-disse al suo camillo: sia tu benedetto, o figlio, perchè
-oggi mi hai servito messa con tanta attenzione e devozione,
-che son di credere avermi perciò Iddio conceduta
-la straordinaria consolazione, che oggi ho provato nel dir
-messa. A cui il camillo rispose: Padre, perdonate se
-quando mi chiamaste io era così vinto dal sonno che non
-potei accorrere prontamente a servirvi; e quando arrivai
-vidi che altri vi serviva. Eppure io so che non c'è nel
-convento nessun forestiero, ed ho interrogato ad uno ad
-uno tutti i frati di casa se mai alcuno di loro vi avesse
-servito alla messa, ed ognuno ha risposto che no. A cui
-frate Giovanni rispose: Io credeva che fossi tu, ma chicchè
-sia stato, sia egli benedetto, e sia benedetto il nostro
-Creatore in tutti i suoi doni. Molte altre bellissime e
-buonissime cose vidi, udii e conobbi di Frate Giovanni
-da Parma, già Ministro Generale, degne di essere tramandato
-ai posteri, ma che passo in silenzio, sia per
-brevità, sia perchè mi affretto a parlare d'altro, sia perchè
-la Scrittura dice nell'Ecclesiastico 11. <i>Prima che
-muoia non lodare nessun uomo</i>. E frate Giovanni
-vive tuttora, sebbene carico d'anni, ed ora, che questi
-fatti affido alla carta, volge l'anno del Signore 1284,
-giorno successivo alla festa dell'invenzione di S. Michele,
-anno IV del Pontificato di Martino IV, indizione
-12, mese di Maggio, martedì. Il padre di frate
-Giovanni si chiamò Alberto Uccellatore perchè si dilettava
-di andare a caccia d'uccelli, e ne faceva professione.
-Dunque, come più su è stato detto, gloriandomi
-io in Arles, al cospetto di frate Giovanni d'aver ricevuto
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-la facoltà di predicare a Lione da Papa Innocenzo IV,
-il mio compagno frate Giovannino dalle Olle soggiunse:
-Preferirei d'averla dal Ministro Generale anzichè da un
-Papa qualunque; e se è necessario passare sotto la prova
-di un esame, ci esamini frate Ugo, e alludeva a quell'illustre
-Ugo Provenzale, che si trovava allora nel
-convento di Arles in occasione dell'arrivo del Ministro
-Generale, di cui era intimo amico. Ma frate Giovanni
-rispose: Non permetto che vi esamini frate Ugo vostro
-amico, che sarebbe vosco indulgente; chiamatemi invece
-il lettore e il ripetitore di questo convento. Chiamati,
-accorsero, e il Generale disse loro: Ritiratevi in disparte
-con questi due frati e sottoponeteli ad esame sulle materie
-e sull'arte del predicare; e riferitemi se meritano
-di avere facoltà di predicare. E a me la conferì, al mio
-compagno la negò, perchè era ignorante. Il generale tuttavia
-gli disse: Ciò che si differisce, non è perduto; studia,
-o figlio mio, e dammi la consolazione di prepararti
-a rispondere meglio a chi ti esaminerà. In quel frattempo
-arrivarono due frati Toscani; uno di Prato, frate Gherardo
-fratello di frate Arlotto, ed uno da Colle<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, frate Benedetto,
-che andavano a studio a Tolosa. Eglino erano
-allora diaconi ed erano buoni scolari, ed avevano studiato
-meco più anni nel convento di Pisa. Essi, volendo partire
-all'indomani, mandarono frate Marco dal Generale,
-di cui era compagno, a pregarlo che volesse conferire
-loro la facoltà di predicare, e di essere promossi al sacerdozio.
-Quella sera il Generale recitava compieta, ed
-io solo era con lui quando in quel momento arrivò frate
-Marco, e interruppe la nostra compieta per fare la sua
-ambasciata. Ma il Generale col calore e coll'enfasi di
-quello spirito, che soleva avere quando gli pareva d'essere
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-eccitato da zelo divino, rispose a frate Marco suo compagno:
-Fanno male que' frati, ed è impudenza domandar
-tanto, mentre l'Apostolo dice: <i>Nessuno arroghi a se
-stesso gli onori</i>. Ecco: Essi sono or or partiti dal Ministro
-loro, che conosceva la loro abilità, e poteva loro
-conferire quanto domandano a me; vadano dunque a
-Tolosa, dove sono mandati a studiare, ed imparino, che
-ivi non sono necessarie le loro prediche; a tempo debito
-potranno ottenere quello che desiderano. Allora frate
-Marco, vedendo il Generale conturbato, diede un'altra
-piega al discorso e disse: Padre, dovete credere che non
-eglino mi hanno mandato, ma frate Salimbene può avermi
-detto ch'io parlassi a voi per loro. E il Generale di rimando:
-Frate Salimbene è sempre stato quì con me a recitare
-compieta; quindi son certo che non ha dato a te
-questa incumbenza. Si ritirò adunque frate Marco dicendo:
-Così volete, così si faccia. Io mi accorsi che frate Marco
-non aveva accolta con animo sereno quella risposta; e,
-finita la compieta, andai per confortarlo, e mi disse: Frate
-Salimbene, ha fatto male frate Giovanni a farmi diventar
-rosso la faccia, e non ascoltare la mia preghiera per sì
-poca cosa. Anch'io fatico per l'Ordine nostro, sono suo
-compagno e segretario, sebbene io mi trovi in età avanzata.
-È vero che sono partiti or ora dal loro Ministro,
-che li conosce a pieno, e appunto perchè li conosce buoni
-di indole e di ingegno li manda a studio a Tolosa, perchè
-vadano poi a Parigi. Ma questi frati gradivano più d'avere
-la facoltà di predicare dalla santità e dignità di frate
-Giovanni, che da frate Piero da Cori<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> loro Ministro.
-Volevano poi essere promossi al sacerdozio perchè la città
-di Pisa, dove abitarono, da trent'anni, come sapete, è interdetta
-delle ufficiature ecclesiastiche, avendo i Pisani fatto
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-prigionieri in mare molti Cardinali ed altri Prelati, e per
-giunta occupano di forza sui monti dieci castelli del
-Vescovo di Lucca, ed hanno invaso la Garfagnana contro
-la volontà della Chiesa. (La Garfagnana è un territorio
-montano tra il Lucchese e il Lombardo). Laonde, trovandosi
-eglino a Pisa, non si presero pensiero della promozione
-al sacerdozio; ma ora desidererebbero d'esser fatti preti
-per dir messa pe' vivi e pe' morti ed essere più utili ai
-frati, presso i quali si recano; e questi giovani se lo
-avrebbero in tutta loro vita per un benefizio, ed ora sarebbero
-riconoscenti della grazia se l'avessero conseguita;
-e sallo Iddio con qual rossore sulla fronte mi presento
-a loro per annunziare che sono state vane le mie preghiere.
-A cui io breve risposi e dissi: Mi piacciono le
-tue considerazioni più che la risposta del Generale; ma
-abbi pazienza, chè la pazienza per l'uomo è perfezione.
-Quella sera stessa il Generale fece chiamar me e il mio
-compagno, e ne disse: Figliuoli; spero di partirmi presto
-da voi, perchè mi sono proposto di fare una visita ai
-frati della Spagna. Perciò sceglietevi un convento, qualunque
-esso sia fra tutti quelli dell'Ordine, ove vi piaccia
-andare, eccetto però quello di Parigi, e là vi manderò;
-avete tempo tutta notte a pensare, a scegliere, a deliberare;
-domani me ne farete cenno. E l'indomani al primo incontrarci,
-ne disse: Quale deliberazione avete presa? quale
-scelta avete fatto? A cui io risposi: Nulla deliberammo a
-proposito della scelta d'un convento ove andare per non
-essere noi stessi la causa del nostro dolore; ci rimettiamo al
-vostro volere; mandatene ove a voi piace, e noi obbediremo.
-Accolta per virtuosa la nostra risposta, ne soggiunse:
-Andatene ve dunque al convento di Genova, ove vi troverete
-in compagnia di frate Stefano Inglese, che manderò
-colà. Intanto scriverò al Ministro e a que' frati, che vi
-usino que' riguardi che userebbero a me stesso; e che tu,
-frate Salimbene, sia promosso al sacerdozio, e il tuo compagno
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-Giovannino al diaconato. E quando verrò là, se vi
-troverò contenti, n'avrò tanta consolazione, se no, troverò
-modo di contentarvi; e tutto fu fatto. Poi quel giorno
-stesso il Generale disse a frate Ugo amico suo: Che ne
-dite, frate Ugo? Dobbiamo andarcene insieme in Ispagna
-per adempire il consiglio dell'Apostolo? E frate Ugo
-rispose; Anderete voi, Padre; io desidero chiudere i miei
-giorni nella terra de' padri miei. E subito lo accompagnammo
-alla barca che l'aspettava sul Rodano. Era la
-festa di S. Michele, dopo nona, e, datone l'addio, si mosse
-per arrivare in giornata a S. Egidio. Noi per mare andammo
-a Marsiglia, ove trovammo frate Stefano Inglese,
-che mi pregò di dire al Guardiano che per la festa del
-beato Francesco avrebbe predicato volentieri al clero e
-ai frati. Ma il Guardiano rispose che l'avrebbe udito di
-molto buon grado, se non avesse temuto di fare uno sfregio
-al Vescovo, che doveva andare a rendere quella festa
-più solenne del solito. Passata la solennità del beato
-Francesco, prendemmo il mare e andammo a Jeres, al
-convento di frate Ugo; e frate Stefano, che non potè trovare
-imbarco col suo compagno s'avviò per terra al convento
-di Genova. Io poi ed il mio compagno facemmo
-sosta a Jeres per godere la compagnia di frate Ugo, dalla
-festa del beato Francesco sino al giorno d'Ognissanti.
-Ed io era ben lieto dell'occasione di starmi in conversazione
-di frate Ugo, col quale tutta la giornata si parlava
-della dottrina dell'Abbate Gioachimo. Perocchè egli ne
-possedeva tutte le opere pubblicate, era uno de' suoi più
-caldi seguaci, uno de' chierici più illustri del mondo per
-scienza e santità incomparabile. Tuttavia io era in dispiacere
-perchè il mio compagno era malato morto
-e non voleva aversi riguardi, e per l'una parte l'inverno
-rendeva più difficile la navigazione, e per l'altra,
-quell'anno, il soggiorno di Jeres era malsano pel vento
-marino, ed anch'io, non malato, appena poteva respirare
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-di notte, anche stando all'aperto. Ma la notte si udivano
-lupi a torme ululare, e li ho uditi più volte; perciò dissi
-al mio compagno, che era un giovane sempre inchiodato
-nelle sue idee: Tu non vuoi averti riguardi da ciò che ti
-fa male, e sempre fai ricadute. Io riconosco questo paese
-molto insalubre, e non vorrei morire ora, perchè vorrei
-arrivare a vedere le cose che predice frate Ugo. Perciò
-sappi che, se trovo tra' nostri frati una compagnia che
-mi garbi, partirommi con quella. Allora rispose: Mi piace
-la proposta, verrò anch'io con te; ma si arrese
-perchè sperava che nessun frate fosse per mettersi in
-viaggio con noi. Quand'ecco, per grazia di Dio, subito
-presentarsi un certo frate Ponzio, sant'uomo, che aveva
-dimorato con noi nel convento di Aix, ed andava a
-Nizza, del cui convento era stato eletto Guardiano. Quando
-ci vide, mostrossi tutto festoso, e gli dissi: Vogliamo
-venir con voi, giacchè noi dobbiamo andare a Genova.
-Egli se ne mostrò molto lieto, e disse: Vado subito a
-procurarmi un imbarco. L'indomani, dopo il pranzo, ci
-recammo alla nave, che era distante dal convento dei
-frati un miglio. Ma il mio compagno non voleva seguirmi.
-Veduto però ch'io assolutamente partiva, si licenziò dal
-Guardiano del convento, e, dopo noi, si mise in via. E
-dandogli io la mano per aiutarlo a salire a bordo, si
-trasse indietro, come io gli facessi orrore, e disse: Non
-sia che tu mi tocchi, tu che non mi hai serbata nè fede,
-nè buona compagnia. Ed io di rimando: Miserabile, sii
-riconoscente alla bontà di Dio verso di te, la quale mi
-ha rivelato che se tu fossi rimaso qui, ne saresti morto.
-Ma egli era tanto protervo che non aggiustò fede alle
-mie parole finchè il morbo colla sua gravità non glielo
-fece intendere. Difatto tutto l'inverno non potè liberarsi
-dalla malattia, che aveva contratta in Provenza. ....
-e mi imbarcai il giorno di S. Mattia, e, da Genova al convento
-di frate Ugo, navigai quattro giorni; e trovai morti
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-e sepolti sei frati di quel convento; primo de' quali il
-Guardiano, che aveva accompagnato alla nave il mio
-compagno; un altro fu frate Guglielmo da Pertuis<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>,
-eccellente predicatore, che una volta aveva soggiornato
-nel convento di Parma, ed altri quattro che non è necessario
-nominare. Quando poi, al mio ritorno al convento
-di Genova, dissi al mio compagno che erano morti i suddetti
-frati, mi rese molte grazie d'averlo tratto dalle
-fauci della morte. Finalmente guarì, e dopo alcuni anni
-andò in una provincia d'oltremare, (quell'anno in cui
-per la seconda volta partì per una crociata il Re di
-Francia) e andò a Tunisi, ove fu fatto custode, e, come
-custode, venne poi ad un Capitolo generale celebratosi
-ad Assisi, in cui fu creato Ministro Generale frate Bonagrazia,
-e fu distribuita ai frati una chiosa della Regola.
-E avendo poi i cristiani che erano in Egitto prigionieri
-dei Saraceni mandato a pregare Papa Nicolò III che per
-amore di Dio inviasse loro un buono ed adatto sacerdote,
-a cui potere confidenzialmente confessare i proprii
-peccati, il Papa incaricò il Ministro Generale di
-designare un frate, ed il Generale Bonagrazia volle che
-quel sunnominato mio compagno, in virtù di salutare
-obbedienza, e per la remissione di tutti i suoi peccati,
-andasse dai prigionieri cristiani, che erano in Egitto.
-Egli poi ottenne dal Ministro Bonagrazia di poter venire
-al primo Capitolo generale, e poscia andare nella provincia
-di Bologna, alla quale a principio apparteneva.
-Ed ogni cosa fu fatta a dovere. Perocchè e per opera
-sua e coll'aiuto d'altri ne venne molto di bene a quei
-cristiani. E vide il rinoceronte, e la vigna del balsamo,
-e portò manna in un vaso di vetro, ed acqua della fontana
-di S. Maria, senza la cui irrigazione la vigna del
-balsamo non può fruttare, e portò seco pezzi del legno
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-del balsamo, e molte altre cose nuove per noi, e le faceva
-vedere ai frati; e riferiva come i prigionieri cristiani
-erano trattati dai Saraceni, i quali li fanno scavare
-le fosse de' loro castelli, e asportarne la terra in corbelli,
-e non si danno loro che tre piccoli pani per testa al
-giorno. Dopo dunque che fu celebrato il primo Capitolo
-generale in Alemagna, a Strasbourg, al quale egli era
-intervenuto, fu colto da morte nel primo convento che
-trovò sulla via del suo ritorno presso Strasbourg, e rifulse
-per miracoli che operò. Tale era frate Giovannino
-dalle Olle di Parma, che appartenne alla provincia di
-Romagna, ossia dell'Esarcato Greco, alla provincia di
-Bologna, e alla provincia di Terra Santa; e fu mio compagno
-in Francia, in Borgogna, in Provenza e nel convento
-di Genova; scrittore buono, buon cantore, buon predicatore,
-buono, onesto ed utile uomo, la cui anima riposi
-in pace. Nel convento ove morì v'era un frate minore
-malato di malattia incurabile, per quel che ne san
-fare i medici, il quale si diede a pregare Iddio affinchè
-per amore di frate Giovannino volesse concedergli piena
-salute, e subito guarì. Ho udito raccontarlo da frate
-Paganino da Ferrara, che era presente. Trovandomi io
-adunque con lui e con frate Ponzio, nuovo Guardiano
-di Nizza, quel giorno stesso che lasciammo frate Ugo e
-Jeres, approdammo a Nizza, che è città sul mare; e
-vedemmo ed imparammo a conoscere frate Simone Pugliese
-da Montesarchio<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>, che era procuratore dell'Ordine
-alla Corte pontificia, che allora aveva residenza a
-Lione. Egli voleva andare a Genova ed aspettava al lido
-in compagnia del refettoriere di Lione, se mai potessero
-trovare una nave a loro conveniente, e dissi loro: Noi la
-nostra nave l'abbiamo già noleggiata, e domani prenderemo
-il mare. Ed eglino se ne congratularono con noi.
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-Tutta la giornata seguente e tutta la notte si navigò, e
-al primo mattino si entrò in porto a Genova, che è presso
-il mare, ed era una domenica. I frati, quando ci videro,
-ne fecero i loro rallegramenti, e mostrarono di
-gradire il nostro arrivo; ma in ispecie frate Stefano Inglese,
-che era lettore, cui poscia il Ministro Generale
-mandò a Roma, come gli aveva promesso, e vi fu lettore,
-e vi morì col suo compagno frate Iocelino, dopo che ebbero
-appagato il loro desiderio di vedere la città eterna
-co' suoi santuarii; e allora era Ministro di quella provincia
-frate Giacomo da Iseo<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Nel convento di Genova,
-quando vi arrivai, c'era anche frate Taddeo Romano,
-già canonico di S. Pietro di Roma; era vecchio, vecchissimo,
-e dai frati stimato per santo. Altrettanto è da dire
-di frate Marzio da Milano, che era stato Ministro, e
-di frate Rabuino di Asti. Questi era stato Ministro della
-provincia di Terra di Lavoro e della provincia della Marca
-di Treviso, ed aveva soggiornato a lungo con frate
-Giovanni da Parma nel convento di Napoli. Nel Capitolo
-di Lione si adoperò a far nominare Generale frate Giovanni
-da Parma, sollecitandone i frati; e Iddio appagò
-il suo desiderio. Trovai pure a Genova frate Bartolino
-custode del convento, che poi fu Ministro; frate Pentecoste,
-santo uomo; e frate Matteo da Cremona, anch'egli
-un santo; i quali tutti ne usarono gentilezze e carità. Il
-Guardiano poi diede a me due tonache, una più fina,
-l'altra meno, ed altre due parimente ne diede al mio
-compagno. Il Ministro, frate Nantelmo da Milano, che era
-stato lettore, uomo santo e consacrato a Dio, disse che
-m'avrebbe procurato qualunque piacere e grazia gli avessi
-mostrato di desiderare, e delegò frate Guglielmo
-Piemontese suo compagno, uomo valente in letteratura
-e santo, ad insegnarmi a dir messa ed a cantare. Tutti
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-costoro salirono già da questo mondo al Padre eterno; e
-i loro nomi sono scritti nel libro della vita; chè buona
-e lodatissima fu sempre la loro condotta. Non ho mai
-visto uomo che, più di frate Nantelmo Ministro di Genova,
-si assomigliasse a frate Vitale Ministro di Bologna,
-sia nella persona che nel carattere, ne' costumi, in tutto;
-ed era molto nella grazia di frate Giovanni da Parma.
-In questo anno 1248 era a Genova un Vescovo di Corsica,
-che era stato monaco nero dell'Ordine di S. Benedetto,
-piacentino per padre, e parmigiano per madre, la quale
-era della famiglia degli Scarpa. Rè Enzo, o Federico suo
-padre ex Imperatore, lo aveva fatto espellere dalla Corsica,
-che è vicina alla Sardegna, in odio alla Chiesa, e
-dimorava a Genova, ed era ridotto a fare l'amanuense
-per guadagnarsi il vitto, e ogni dì veniva alla messa dei
-frati Minori, e dopo andava in iscuola ad ascoltare la
-lezione di frate Stefano Inglese. E causa dell'espulsione
-fu che l'Imperatore Federico aveva dato ad Enzo od
-Enrico, suo figlio illegittimo, una donna Sarda in moglie,
-che si chiamava Donzella. Questo Vescovo adunque mi
-consacrò Sacerdote nella chiesa di S. Onorato, che ora è
-annessa al convento de' frati Minori di Genova, ma allora
-non apparteneva ai frati; chè quantunque fosse eretta su
-di un'area che era di proprietà dei frati, pure l'aveva
-occupata un prete e la teneva senza che avesse parrocchiani.
-Quando i frati si coricavano nelle loro celle dopo
-il mattutino per riposare, quel buon uomo, colle sue campane,
-non li lasciava posare; ed ogni notte era di quella.
-Per cui i frati del convento di Genova seccati troppo, si
-adoperarono presso Papa Alessandro IV per avere quella
-chiesa, e la ebbero. Ma quando Papa Alessandro canonizzò
-S.ª Chiara, nella celebrazione della prima messa
-di detta Santa, recitatane l'orazione, gli si avvicinò quel
-sacerdote e disse: Per amore della beata Chiara, Padre,
-vi prego di non privarmi della chiesa di S. Onorato. E
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-il Papa, toltegli dalla bocca le parole, in suo dialetto
-cominciò a dire ripetutamente: Per amore di S.ª Chiara
-voglio che la abbiano i frati; e lo ridisse tante volte che
-pareva quasi un pazzarello; e quel prete, udendo quella
-risposta e in tal modo data, sospirò e partissene. Nel
-tempo in cui io abitai a Genova, eravi pure un Arcivescovo,
-basso di persona, molto vecchio e avaro, e sul
-conto suo correvano anche altre sinistre voci; si diceva
-cioè che non fosse in tutto cattolico. Egli un giorno convocò
-nel suo palazzo il clero regolare e secolare, quasi
-volesse fare un sinodo, ma lo scopo vero era quello di
-ascoltare, come desiderava, un'orazione di frate Stefano
-Inglese dell'Ordine de' Minori, poichè l'aveva sentito
-lodare altamente per celebre oratore ed illustre chierico.
-Vi fui anch'io, e riferisco quanto ho udito. Primo fu
-egli a predicare; dopo di lui non permise che altri parlasse
-tranne frate Stefano, il cui sermone magnificò con
-lodi. Encomiò frate Stefano anche per la sua scienza,
-bontà, onestà e santità di vita, aggiungendo che un chierico
-tanto illustre aveva onorato assai la città di Genova
-venendo dall'Inghilterra in Italia, e che, se egli fosse stato
-ancor giovane, avrebbe volentieri, ogni volta che l'avesse
-potuto, assistito nella scuola alle lezioni di lui. Poi fece
-i suoi elogi al Vescovo di Corsica come religioso, e santa
-ed onorata persona, e come distintamente abile a leggere,
-scrivere, porre in carta le note musicali, cantare,
-e come rispettabile per ogni maniera di virtù; ed aggiunse
-che era povero, perchè l'Imperatore lo aveva
-cacciato dal suo episcopio, e raccomandò a tutti che lo
-aiutassero in ogni possibile maniera. Vi fu chi osservò
-che l'Arcivescovo con questa raccomandazione fece vergogna
-a sè stesso, perchè egli doveva soccorrere un Vescovo
-bisognoso tenerlo presso di sè nella sua Corte, e
-n'avrebbe avuto merito, premio ed onore. Ma Seneca
-dice: <i>L'avarizia del vecchio è simile ad un mostro.</i>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-Parimente Marziale Coco dice:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;</i></p>
-<p class="i01"><i>Illis cum multum; his breve restat iter.</i></p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">È un fatto in vero sovra ogni altro strano</p>
-<p class="i01">Che scialacqui il garzon lunge da morte,</p>
-<p class="i01">E ammassi poi con appetito insano</p>
-<p class="i01">Chi già del cimiter bussa alle porte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il
-povero Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma
-la sua avarizia e tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia
-partenza da Genova seppi poi che l'avevano ucciso. Simile
-a lui per avarizia ed esosità era il Vescovo di Ferrara.
-Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme,
-arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi
-alla Corte pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò
-di ospitarlo una notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto.
-Ma arrivato a Corte, e, fermatovisi alquanto tempo,
-vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV oriondo di Troyes;
-e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di questo tenore:
-Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu
-voluto accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo
-dica: Il Vescovo deve essere ospitale, dell'avarizia e
-tircheria tua potrei ricambiartene a misura del merito ecc.
-Non si è però mai saputo che il Papa ne lo abbia punito.
-Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua
-trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione.
-Il Vescovo suaccennato era oriondo di Brescia, medico,
-poi Vescovo di Piacenza. Finalmente andò a Roma, ove
-ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A Piacenza teneva
-in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava un
-vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che
-risiedeva a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone
-da Montesarchio, procuratore dell'Ordine dei frati Minori,
-di cui ho parlato più su, in Puglia, perchè sottraesse
-il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio di
-Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti
-volse ad abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-l'Imperatore lo fece prendere, e gli fece subire diciotto
-torture, sostenute tutte da quel frate con una fiera rassegnazione,
-senza che i tormentatori potessero estorcere
-nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio
-operò per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il
-cielo che sia intercessore anche per noi, e così sia. Questi
-fu mio amico e venne meco dal Papa alla Corte di Lione,
-e passando da Nizza a Genova per mare, ci raccontammo
-molti fatti. Era di statura mezzana e bruno, somigliante
-a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di
-buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche
-un altro frate Simone, detto della Contessa, cui Iddio
-rese illustre, cingendolo di una raggiante aureola di miracoli;
-e frate Giovanni da Parma lo fece Ministro della
-provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo fu
-mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in
-cui il Re di Francia andò la prima volta oltremare, cioè
-l'anno 1248, anno in cui i fuorusciti di Reggio, partigiani
-della Chiesa, presero di viva forza tutti i castelli
-della montagna; e i Parmigiani ricuperarono Bibbianello<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>,
-Cavriago<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, Guardasone<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> e Rivalta<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>, e infierì
-anche una estesa moria, della quale restò vittima
-l'Abbate di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore
-già deposto riconquistò Vercelli; e fu ucciso
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-Bonacorso da Palù; e furono mandati ostaggi in Puglia
-Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri Reggiani.
-Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece
-aprire un gran cavo verso la Scalopia<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> sino al Po; e
-il Vescovo di Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì
-in Parma, e fu sepolto nella Basilica cattedrale, che è
-dedicata alla Beata Vergine; e Bernardo di Rolando dei
-Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV, fu preso
-e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il
-suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore
-l'avesse avuto in mano vivo......... e la guerra era
-grossa. L'Imperatore aveva il suo quartiere a Cremona,
-e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro parmigiano, e si
-soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi tedeschi
-ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi
-de' Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e
-distrutta Vittoria sua città, costrutta presso Parma, in
-una località chiamata Grola. E in quel tempo teneva la
-signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que' cittadini
-di queste città, che parteggiavano per la Chiesa,
-vagolavano al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno
-suindicato Lodovico Re di Francia passò il mare
-per battere i Saraceni d'Oriente, e prese loro Damiata;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>;
-i Bolognesi assediarono Bazano, castello de' Modenesi,
-lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio.
-Così la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia
-Ottaviano Cardinal diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò
-quasi tutta la Marca d'Ancona. Nell'anno predetto,
-come già accennai, Lodovico Re di Francia co' suoi tre
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di
-volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste,
-presa la croce, incominciò il suo viaggio e passò il mare
-per debellare i Saraceni e ricuperare Terra Santa. E a
-prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le colpe dei
-Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del
-Re, ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato
-dalla fortuna del primo fatto d'armi, ciecamente
-credette di avviluppare tutti i Saraceni, e d'un colpo
-solo distruggerli tutti. Nella vallata di S. Giovanni di
-Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a
-Lione, tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì)
-ad una lega di distanza da Ciamberì vi è una pianura,
-che si chiama propriamente valle di Savoia, sopra la
-quale alzava il capo un monte altissimo, che in quell'anno
-una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle;
-e quella frana si vede ancora lunga una lega, e larga una
-e mezzo, e sotto vi restarono sepolte sette parocchie con
-quattromila abitanti. Quando accadde questo disastro io
-era a soggiornare nel convento di Genova, ove udii la
-voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella
-contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo
-tempo poi, abitando io nel convento di Ravenna, ne interrogai
-frate Guglielmo Ministro Provinciale di Borgogna,
-che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo generale,
-e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che
-ne seppi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1249">a. 1249</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1249, dimorando io nel convento
-di Genova, il Ministro frate Nantelmo volle ch'io mi
-recassi dal Ministro Generale per affari della provincia
-di Genova. M'imbarcai il giorno di S. Mattia Apostolo,
-e in quattro giorni arrivai a Jeres al convento di frate
-Ugo. Egli al vedermi fece vivissima festa, ed, essendo
-Vicario del Guardiano, pranzò con me e col mio compagno
-come in famiglia, senza che nessun altro vi fosse presente,
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-tranne il frate che ne serviva; e ne fece imbandire un
-pranzo di pesci di mare e d'ogni altra cosa lautissimo.
-Eravamo al principio di quaresima; e il mio compagno,
-che era Genovese, e i frati di quel convento fecero le
-meraviglie per la famigliarità e dimestichezza usatami,
-sapendo che frate Ugo non era uso pranzare in quelle
-ricorrenze in compagnia d'alcuno; forse perchè era quaresima.
-Durante il pranzo si parlò molto di Dio, della
-dottrina dell'Abbate Gioachimo, e delle cose future; e
-seppi, come più sopra ho detto, che erano morti in quel
-convento sei frati, che, circa al dì d'Ognissanti, io vi
-aveva lasciati vivi e sani. E, quando io partii da Genova,
-vi era vicino alla sagristia un mandorlo fiorito; ed in
-Provenza vidi le mandorle grosse col mallo verde; trovai
-anche fave grosse e fresche ne' baccelli. Dopo pranzo mi
-avviai alla volta del Ministro Generale, che, dopo il
-tempo necessario pel viaggio, trovai in Avignone, reduce
-dalla Spagna, d'onde era stato richiamato da Papa Innocenzo
-IV, residente allora a Lione, per affidargli una
-missione presso i Greci, i quali si sperava di ricondurre,
-coll'aiuto di Vattacio, in seno della Chiesa romana. Avignone
-è una città della Provenza, non lunge dal Rodano,
-nella quale in processo di tempo morì frate Bonagrazia
-Ministro Generale. Poscia andai a Lione col Ministro
-Generale stesso, e quando arrivammo a Vienna, incontrammo
-il nunzio, che Vattacio aveva mandato al Papa,
-per domandargli la missione del Ministro Generale in
-Grecia. Quel nunzio era un frate de' Minori, e si chiamava
-col mio nome, frate Salimbene, ed era Greco per parte
-di un genitore, latino per parte dell'altro, e, per laico,
-parlava benissimo il latino classico, e conosceva benissimo
-anche quella lingua latina e greca che si parla volgarmente;
-e il Generale lo condusse seco a Lione. Presentatosi
-il Generale all'udienza, il Papa lo ammise al bacio
-del volto, e gli disse: Iddio ti perdoni, o figlio, il tuo
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-indugio; e perchè non venisti a cavallo per arrivare più
-presto? forse perchè non posso farti le spese della cavalcatura,
-tu non la prendesti? E frate Giovanni: Padre,
-veduta la vostra lettera, m'affrettai quant'era possibile,
-ma i frati pe' cui conventi io passava, avevano bisogno di
-consigli e m'intrattenevano. E il Papa gli disse: Frate
-Giovanni, abbiamo buone notizie; pare che i Greci siano proclivi
-ad accordarsi colla Chiesa Romana. Laonde vorrei
-che tu ti recassi tra loro con buona compagnia di frati
-del tuo Ordine, e può essere che Iddio per opera tua si
-degni concederne questa consolazione. Per parte mia ti
-sarà concessa ogni grazia che domanderai. A cui frate
-Giovanni di rimando: Padre, non mancherà chi obbedisca,
-quando non manchi chi comandi. Io sono prontissimo,
-e non mi conturba il pensiero del grave incarico d'eseguire
-i tuoi comandi. E il Papa: Sia tu benedetto, o figlio,
-la tua risposta è saggia e santa. Era allora a Lione
-il lettore di Costantinopoli frate Tomaso, oriondo Greco,
-dell'Ordine de' Minori, che era un sant'uomo e parlava
-benissimo il greco ed il latino. Il Generale lo prese
-per condurlo seco in Grecia, perocchè appunto per questo
-scopo lo aveva mandato Vattacio. Condusse seco anche
-frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna,
-nobil uomo, bello, letterato, santo, lettore dottissimo in
-teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati. Prese
-pure con sè frate Bonaventura d'Iseo, uomo famoso e
-Ministro da molto tempo in diverse provincie; e condusse
-in sua compagnia molti altri frati di distinta abilità,
-cui ora non occorre nominare. Finita la settimana di
-Pasqua, si mosse da Lione. Eravi allora a Lione anche
-frate Ruffino, Ministro di Bologna in compagnia di frate
-Bonaventura di Forlì e di frate Bassetto. E frate Ruffino
-Ministro mi disse: Io ti ho mandato in Francia a studiare
-perchè tu fossi onore e splendore della mia provincia,
-e tu andasti a soggiornare a Genova; sappi che
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-me l'ho avuto per male assai, poichè pel lustro della
-mia provincia mi do cura di far venire a Bologna frati
-studiosi sin anche da altre provincie. Ed io risposi: Padre,
-perdonatemelo, io non avrei creduto che ve ne offendeste.
-Ed egli di rimando: Te lo perdono, purchè tu prometta,
-quì, subito, per iscritto, di obbedire e ritornare col
-tuo compagno, che è a Genova, alla provincia di Bologna,
-a cui eri già addetto. Così fu fatto; e di quest'ordine
-di obbedienza nulla seppe il Generale finchè stette a
-Lione. In quel tempo era a Lione anche frate Rainaldo
-di Arezzo della provincia di Toscana, che era venuto dal
-Papa per farsi dispensare dall'accettare un Vescovato
-che gli era stato conferito. Ed era quel di Rieti, ove,
-essendo lettore al tempo in cui morì il Vescovo di quella
-diocesi, i canonici per l'alta opinione che avevano
-di lui, lo elessero ad unanimità per loro Vescovo.
-Ma Papa Innocenzo, informato della scienza e santità
-di lui, non solo non volle dispensarlo, che anzi, giusta
-il parere de' suoi fratelli i Cardinali, gli comandò di
-sobbarcarsi a quell'ufficio. Dopo poi, ed io era ancora a
-Lione, gli fece l'onore di consacrarlo egli in persona.
-Poscia io presi la via di Vienne, distante da Lione 15
-miglia; in seguito passai per Grenoble, attraversai la
-valle del Conte di Savoia, ed ebbi notizie particolari
-della frana, e della ruina di quel monte, ed entrai in
-una chiesa, che aveva per titolare S. Gherardo, la quale
-era piena di camicie da ragazzi. Continuando il mio
-viaggio arrivai ad Embrun<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, dove era Arcivescovo un
-Piacentino, che ogni giorno voleva avere commensali due
-frati Minori, e faceva sempre apparecchiare anche per
-loro alla sua tavola, e li serviva d'ogni vivanda, che a
-lui si portava; e quando non aveva a pranzo i frati
-Minori, quel tanto che sarebbe occorso per loro, se vi
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-fossero stati, lo faceva distribuire ai poveri. In quella
-Terra dimoravano otto frati; e il Guardiano del convento,
-venutomi incontro, mi disse: Fratello, piacciavi d'andare
-oggi a pranzo dall'Arcivescovo, che se l'avrà molto caro,
-poichè da tempo non ha avuto frati Minori alla sua
-mensa; perocchè quell'essere con lui a pranzo a' miei
-frati fa troppa soggezione. A cui risposi: Padre, perdonateci
-e non abbiatevelo per male, se non accettiamo,
-perchè dopo pranzo vogliamo senza indugio partire; ed
-esso, sapendo che veniamo dalla Corte del Papa, probabilmente
-ci vorrebbe intrattenere, e, cercando a noi notizie,
-ritarderebbe il nostro viaggio. Il Guardiano, udita la mia
-risposta, non aggiunse verbo; ed io sottovoce dissi al
-mio compagno: Ho pensato che sia meglio tirar dritto
-per la nostra strada, giacchè abbiamo tempo opportuno
-e lettere commendatizie; e così potremo portare più
-sollecita risposta a chi ne ha mandati, e il Generale non
-ne precorrerà col suo arrivo al convento di Genova; il
-che spiacerebbe al nostro Ministro frate Antelmo. Piacquero
-al mio compagno quelle osservazioni, e così si fece. Questa
-è la città, il cui Arcivescovo fu miracolosamente convinto
-di simonia a Lione da Ildebrando Priore di Clunì,
-quando fungeva da Legato, come abbiam detto di sopra.
-In seguito poi l'Arcivescovo di questa Terra fu creato
-Cardinale della Corte romana; ed era uomo valente nelle
-scienze, nel canto, in letteratura e per vita onesta e
-santa. Una volta suonando un menestrello la viella in
-sua presenza, e pregandolo che gli desse qualche cosa,
-gli rispose: Se vuoi mangiare, per amore di Dio te ne
-darò volentieri; ma nulla ti darei pel tuo canto e per
-lo strimpellìo della tua viella, perchè cantare e suonare
-la viella, come tu fai, so anch'io. Questo Arcivescovo
-teneva sempre in compagnia due frati Minori; non è
-però il Piacentino sunnominato. Partimmo da questa
-città, attraversammo il Delfinato, ed arrivammo a Susa,
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-che appartiene alla provincia di Genova. Giunti ad Alessandria
-di Lombardia, trovammo due frati del convento
-di Genova, frate Martino cantore, e frate Ruffino d'Alessandria,
-ai quali il mio compagno frate Guglielmo Biancardo,
-disse: Sappiate che voi perdete frate Salimbene
-e il suo compagno che è a Genova, perchè frate Ruffino
-Ministro di Bologna li richiama alla sua provincia. Io
-poi, quantunque sia Genovese, non voglio tornare a
-Genova, ma voglio andare al mio convento di Novara,
-d'onde mi tolse il Ministro Provinciale, quando mi mandò
-dal Generale. Noi abbiamo compiuta la nostra missione
-con fede e con zelo, abbiamo fatto, a nostro avviso, ogni
-cosa per bene, e lasciammo a Lione frate Pietro Lanerio
-Guardiano di Genova, che vide colà il Generale, e frate
-Buiolo, il quale alloggia in casa il Papa, ed è addetto
-alla Corte; e se alcunchè non fosse stato da noi adempiuto
-al tutto bene, speriamo che sarà corretto da loro. Inoltre
-tra breve passerà da Genova anche il Ministro Generale,
-che va inviato del Papa in Grecia, domandato dai Greci
-stessi. Frattanto pigliate questa lettera, e, a nome del
-Generale, consegnatela a frate Nantelmo Ministro. Dette
-queste cose, tirò fuori la lettera che aveva, e la diede
-a' miei compagni. L'indomani si passò da Alessandria a
-Tortona, un viaggio di dieci miglia, e il giorno successivo
-da Tortona a Genova, viaggio lungo assai. Quando
-i frati mi videro, fecero le feste, perchè io ritornava di
-lontano, e perchè io era apportatore di buone notizie. Il
-Ministro e frate Stefano Inglese mi domandarono se il
-Ministro Generale aveva visitato la Spagna. A cui risposi
-che no, perchè il Papa l'aveva richiamato in seguito
-all'invito de' Greci; e lo manda in Grecia perchè i Greci,
-come ha scritto Vattacio, desiderano di ritornare nel
-grembo della Chiesa romana: e spero che presto passerà
-da Genova, e lo vedrete, e il vostro cuore ne giubilerà
-per la consolazione che ne proverete. Dopo pochi giorni,
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-arrivò poi, reduce da Lione, frate Rainaldo Vescovo, e nel
-giorno dell'Ascensione predicò al popolo, e celebrò messa
-colla mitra nella chiesa dei frati Minori di Genova; ed
-io, che era già sacerdote, servii alla messa, quantunque
-vi fossero già il diacono e il suddiacono e gli altri
-inservienti; e fece imbandire ai frati un buon pranzo
-di pesci di mare ed altre cose, e pranzò in refettorio
-con noi molto famigliarmente. La notte successiva, dopo
-mattutino, frate Stefano Inglese predicò ai frati ed era
-a udirlo anche quel Vescovo, e tra le altre melliflue parole,
-che di solito gli sgorgavano dalle labbra, a confusione
-del detto Vescovo, riportò un esempio del seguente
-tenore: «Ben disse una volta in Inghilterra un frate
-Minore, laico, ma uomo santo, che il cero pasquale quando
-si accende in chiesa, rifulge e illumina; ma quando poi
-se gli pone su lo spegnitoio, si smorza e manda cattivo
-odore: Così è di qualche frate Minore; quando nell'Ordine
-del beato Francesco è acceso ed arde d'amor di Dio,
-allora risplende ed è per gli altri un luminare di buono
-esempio....» Io aveva osservato che il nostro Vescovo al
-pranzo permetteva che i suoi frati facessero davanti a
-lui le genuflessioni, quando gli servivano le pietanze; e
-perciò s'attagliava appuntino a lui quanto quel frate
-aveva detto del cero pasquale. All'udire tale linguaggio
-il Vescovo trasse dal cuore un grosso sospiro, e terminato
-il sermone, genuflesso, in assenza del Ministro Provinciale,
-pregò frate Bertolino custode, che era uomo di natura
-dolce e che era già stato Ministro, di concedergli licenza
-di parlare. Ed ottenutala, si giustificò dicendo: Per vero
-io nell'Ordine del beato Francesco sono stato come un
-cero acceso, ardente, splendido, luminoso, e di buon esempio
-ai veggenti, siccome ben sa frate Salimbene, che abitò
-con me due anni nel convento di Siena, e conosce quale
-concetto abbiano della mia vita passata i frati di Toscana;
-ed anche i frati più vecchi di questo convento conoscono
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-la mia condotta, per la quale, ad onore di questo convento
-stesso, fui mandato a studio a Parigi. Se i frati al pranzo
-vollero onorarmi con le genuflessioni, questo non è da
-imputare a mia ambizione, perchè io ho loro ripetuto a
-sazietà di non farle, nè io ho potuto loro imporre, nè
-era di mia convenienza, nè avrei osato, di batterli colla
-verga. Laonde accogliete, ve ne prego, per amor di Dio
-le mie scuse, e assicuratevi che in me non vi fu nè
-ambizione nè vanagloria. E dette queste cose, genuflesso,
-a mia veduta e udita, confessò quella qualunque
-che mai vi fosse stata sua colpa, se mai egli avesse
-data ad alcuno involontaria occasione di cattivo esempio,
-e promise di lanciar via da sè, tosto che il potesse,
-lo spegnitoio, che gli avevano imposto sul capo. Dopo si
-raccomandò ai frati, e noi lo conducemmo fuori, e per
-segno d'onore l'accompagnammo sino ad un convento
-di monaci bianchi ne' pressi di Genova, ove soggiornava
-un vecchio che s'era spontaneamente dimesso
-da Vescovo di Torino per potere con maggiore agio in
-quel chiostro pensare a Dio e all'anima sua. Questi
-avendo udito che Rainaldo era uomo dottissimo e che di
-recente era stato eletto Vescovo, trasse un sospiro e gli
-disse: Mi fa meraviglia che tu, uomo saggio, sia stato
-travolto a tanta follìa di assumerti un vescovado, mentre
-eri addetto ad un nobilissimo Ordine, quello cioè del
-beato Francesco, che è l'Ordine de' frati Minori; Ordine
-di altissima perfezione, nel quale chi dura tutta la vita,
-senza dubbio è salvo; Ordine, in cui certamente era
-meglio per te <i>essere umile di spirito co' mansueti, che
-spartir le spoglie cogli altieri</i>. Prov. 16º. A mio avviso
-tu hai fatto un grave errore, direi quasi un'apostasia,
-perchè trovandoti in uno stato di perfezione e nella vita
-contemplativa, ritornasti alla vita attiva. Anch'io fui
-Vescovo, come sei tu; ma veggendo ch'io non aveva
-potere di correggere la scostumatezza de' miei preti, che
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-camminavano per le vie della vanità, <i>l'anima mia preferì
-il laccio</i><a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Lasciai pertanto l'episcopato e i miei
-preti per salvare l'anima mia; e l'ho fatto seguendo
-l'esempio del beato Benedetto, che abbandonò alcuni
-monaci per averli riconosciuti discoli e maligni. Avendo
-frate Rainaldo attentamente ascoltato queste considerazioni,
-che gli piacevano e non erano nuove nella sua
-coscienza, e riconoscendo che quel Vescovo aveva ragione,
-non fece verbo di risposta. Perciò presi io la parola, perchè
-il Vescovo di Torino non avesse la superbia di credere
-d'aver operato da savio, e dissi a lui: Padre, or tu hai
-detto d'aver abbandonato i tuoi preti; ma pensa un po'
-se tu hai fatto bene. Papa Innocenzo III tra le tante
-sentenze che ha lasciate ai posteri, ne ha una per un
-Vescovo che voleva essere dispensato dal ministero, libro
-delle Decretali 1º alla rubrica <i>della rinuncia</i>, che comincia:
-<i>Nè pensare</i>. ecc. Mentre io diceva queste cose,
-pendevano dalle mie labbra i due Vescovi, nè frate Rainaldo
-osò prendere la parola per non parere di compiacersi
-della sua dignità episcopale; ma in suo cuore andava
-sempre più radicandosi il proposito di deporre l'ufficio
-impostogli, e affrettava col desiderio il momento opportuno
-di farlo. Andò adunque alla sua diocesi: ed arrivatovi,
-accorsero i canonici a fargli visita, e gli parlarono di
-un loro collega giovane e lascivo, che aveva più il fare
-laico che del sacerdote, e che si lasciava crescere i capelli
-lunghi e li tenea sciolti sulle spalle, nè voleva farsi la
-tonsura. E il Vescovo lo prese pe' capelli, e gli affibbiò
-uno schiaffo, e, fatti chiamare i genitori e i parenti di
-lui, che erano nobili, ricchi e potenti, disse loro: O questo
-vostro figlio si dia alla vita laicale, o porti abito
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-che si addica ad un sacerdote; io non posso punto tollerare
-che vesta a questo modo. Ed i genitori risposero:
-A noi piace che sia prete, e voi fate di lui quello che
-ve ne pare bene e dicevole. Allora il Vescovo di sua mano
-stessa gli tagliò i capelli, e gli fece fare la chierica in
-forma di cerchio, larga e rotonda, affinchè la tonsura presente
-facesse ammenda della capellatura passata. Il chierico
-ne restò profondamente mortificato, ma i canonici ne
-ebbero piena soddisfazione. Frate Rainaldo però non potendo
-con coscienza tranquilla dissimulare quella sbrigliatezza
-del clero, e riconoscendo di non poterlo ritornare
-alla rettitudine ed all'onestà, si presentò a Papa
-Innocenzo IV, che era venuto a Genova, e rassegnò l'ufficio,
-che gli era stato conferito a Lione, protestando che
-non sarebbe più stato Vescovo. E il Papa, facendo ragione
-al turbamento dell'animo di Rainaldo, gli promise
-che ne lo dispenserebbe, quando arrivasse in Toscana,
-sperando che il tempo maturasse un cambiamento di proposito;
-ma non avvenne. Andò dunque frate Rainaldo e
-si fermò alcuni giorni a Bologna colla speranza che il
-Papa vi passasse per recarsi in Toscana. Quando poi
-seppe che era a Perugia, frate Rainaldo si presentò al Papa,
-al cospetto de' Cardinali in concistoro, rassegnò l'ufficio
-e il beneficio, e depose a piedi del Papa gli indumenti
-pontificali, il pastorale, la mitra e l'anello. I Cardinali
-se ne maravigliarono e se ne conturbarono, parendo loro
-che il frate con questa determinazione facesse sfregio
-alle loro dignità, quasi che chi trovasi insignito dell'onore
-di alti uffici nella prelatura non potesse salvare l'anima
-sua. Se ne conturbò anche il Papa tanto perchè lo
-aveva egli in persona con particolare onore consacrato,
-quanto perchè aveva la persuasione, come tutti la condividevano,
-e così era in fatto, d'aver provveduto la Chiesa
-di Rieti di un Vescovo degnissimo. Quindi i Cardinali e
-il Papa lo pregarono vivamente che per amore di Dio,
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-per riguardo alla loro dignità, per l'utilità della Chiesa
-e per la salute delle anime non rinunciasse. Ma egli rispose
-che insistevano invano, e invano pregavano. Allora
-i Cardinali conchiusero: Che s'ha a dire se a lui ha parlato
-un Angelo, e se Iddio gli ha fatta questa rivelazione?
-E il Papa trovandolo tanto fermo gli disse: Sebbene
-tu ti sia proposto di non volere su la tua coscienza le
-sollecitudini e le cure pastorali, almeno restino a te gli
-indumenti pontificali, la facoltà, la dignità e l'autorità
-di amministrare il sacramento dell'Ordine, affinchè i frati
-ritraggano da te alcun benefizio. E risoluto rispose: Io
-non mi terrò nulla. Dispensato, si recò subito al convento,
-e dato di piglio ad un sacchetto, o ad una bisaccia, o
-sporta che fosse, pregò il frate destinato alla questua, che
-quel giorno stesso lo volesse aver seco alla cerca del pane.
-E mentre andava così a mendicare per la città di
-Perugia, s'imbattè in un Cardinale, che ritornava dal
-Concistoro, (forse per disposizione divina), affinchè vedesse,
-imparasse, ed udisse. E riconosciutolo, si volse a
-lui dicendo: Non era meglio che tu fossi restato Vescovo,
-che andar accattando di porta in porta? A cui frate Rainaldo
-rispose: Il savio dice ne' proverbii ecc. Udendo il Cardinale
-queste parole, e riconoscendo che era Dio che parlava
-per mezzo del suo santo, si allontanò, e il giorno dopo
-in Concistoro riferì al Papa e ai Cardinali le cose, che
-aveva imparate dal Vescovo mendicante; e tutti ne furono
-meravigliati. Frate Rainaldo poi disse a frate Giovanni
-da Parma Ministro Generale che lo destinasse a quel
-qualunque convento gli piacesse, e lo mandò a Siena,
-ove era noto a molti, e vi restò dal dì d'Ognissanti fin
-dopo Natale, quando morì e volò in grembo a Dio. Mentre
-egli era malato della malattia di cui morì, eravi a
-Siena un canonico della Chiesa maggiore, che da sei anni
-giaceva per paralisi in letto, e con tutto il divoto fervore
-dell'animo invocava l'aiuto di frate Rainaldo. Un giorno,
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-sul far dell'alba, udì in sogno una voce a dire: sappi che
-frate Rainaldo volò di questa vita al cielo, e pe' meriti
-di lui Iddio ti risanò completamente; e tosto svegliatosi,
-e sentitesi sciolte e sane le membra, chiamò
-il famiglio che gli portasse gli abiti, e recandosi
-in camera di un suo amico e canonico collega, gli
-raccontò del miracolo. E tutti e due incontanente, e in
-tutta fretta, andarono dai frati per narrare il miracolo
-tanto manifesto, che Dio quella notte s'era degnato
-operare pei meriti di frate Rainaldo. Ed essendo usciti
-da una porta della città, udirono i frati, che cantando
-ne trasportavano la salma alla chiesa; assistettero alle
-esequie, e poi proclamarono il miracolo. E i frati giubilanti
-anch'eglino sclamarono: Sia benedetto Dio. Tale fu
-frate Rainaldo di Arezzo, miracoloso in vita e dopo morte,
-che amò piuttosto umiliarsi...... Fu uomo coltissimo
-in letteratura, insigne lettore di teologia, predicatore
-esimio, graditissimo al clero e al popolo, fecondissimo
-di pensiero, e di parola sempre fluida e sgorgante calda
-dal cuore. Io abitai seco due anni nel convento di Siena,
-e l'ho incontrato molte volte nel convento di Lione e
-di Genova, e mi fece ordinare suddiacono quando egli,
-non era ancora investito d'alcun ufficio. Non potrei
-aggiustar fede a nessuno che mi dicesse che la Toscana
-ha dato tale uomo, se non l'avessi visto io co' miei occhi.
-Egli ebbe un fratello nell'Ordine di Valle Ambrosiana
-ossia Vallombrosa, che fu Abbate nelle Romagne, nel
-convento di Bertinoro<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>, santo, letterato, buono, amico
-intimo dei frati Minori: Che l'anima sua riposi in pace.
-Nota qui che due persone di Brettagna ritornavano in compagnia
-dalla Corte di Roma, ove erano andati a visitare
-per divozione i Santuarii; e arrivati nelle Romagne, si
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-fermarono su di un monte ad alloggiare in alcune celle,
-coll'intendimento di far vita da eremiti. Col tempo
-si agglomerò molta gente ad abitare attorno a loro, e si
-fecero un bel castello, che sino ad oggi si chiama Brettinoro
-da que' due eremiti che vi posero stanza, e che
-erano nativi della Brettagna. Una volta io sapeva i loro
-nomi, ma ora mi sono fuggiti dalla memoria: si hanno
-per santi. L'anno del Signore 1249 era Podestà di
-Genova Alberto Malavolta di Bologna, e venne al convento
-dei frati Minori a sentir messa. Ed io era colà, e
-frate Pentecoste, che era sagrista, uomo santo, onesto e
-buono, volendo suonar le campane per far onore al Podestà,
-questi gli disse: Anzi tutto porgete orecchio ad
-una cosa che voglio annunziarvi, ed è una buonissima
-notizia: Sappiate dunque che il 26 di Marzo i Bolognesi
-fecero prigioniero Re Enzo e con lui un numero grandissimo
-di Cremonesi, Modenesi e Tedeschi. Re Enzo,
-che si dice anche Enrico, è figlio naturale, cioè non
-legittimo, di Federico Imperatore deposto, ed è uomo di
-singolare valore e coraggio, e guerriero prode, e sollazzevole
-quando gli piace, compositore di canzoni, e che
-in guerra sa andare audacemente incontro ai pericoli; è
-bell'uomo e di statura mezzana. Quand'egli fu fatto
-prigioniero aveva sotto la sua signoria Reggio, Cremona
-e Modena. I Bolognesi lo tennero molti anni prigione
-nelle carceri del palazzo municipale, ove morì. Non
-avendogli un giorno i custodi voluto dar da mangiare,
-si recò da loro frate Albertino da Verona, che era un
-celebre predicatore dell'Ordine de' frati Minori, pregandoli
-che, per amor suo e di Dio, non lo volessero
-lasciar morir di fame. Ma non piegandosi eglino
-punto alle preghiere di lui, propose: Giuochiamo insieme
-a' dadi; se vincerò, avrò licenza di dargli da mangiare.
-Giuochiamo, risposero. Giuocò dunque, vinse, e gli diede
-da mangiare, standosi con quel Re in famigliare colloquio.
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-E tutti quelli che ne ebbero contezza lodarono il
-frate della sua carità, cortesia e liberalità. In quella
-giornata campale, in cui il Re, e col Re moltissimi del
-suo esercito furono sconfitti, vi furono anche alcuni che,
-voltisi in fuga, sguizzarono dalle mani del vincitore,
-alcuni che caddero sul campo, altri rimasero prigionieri,
-e condotti alle carceri sotto sicura custodia vi stettero
-tra ceppi. Guido da Sesso, che era il principale Reggiano
-di parte imperiale, morì nella fuga, precipitando insieme
-col suo destriero in una fogna dell'Ospedale de' lebbrosi
-di Modena. Egli era il più acerbo nemico dei partigiani
-della Chiesa; tanto che essendone stati una volta dal
-Re fatti molti prigionieri nel castello di Rolo<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>, che è
-nella diocesi di Reggio, ed essendo essi stati condannati
-alla forca, e desiderando confessarsi, non volle concedere
-loro tanto di indugio che bastasse a confessarsi, anzi
-disse: Non avete bisogno di confessarvi, voi partigiani
-della Chiesa, chè siete santi, e quindi volerete subito
-senz'altro in paradiso; e, pel suo diniego, fu subito eseguita
-la sentenza, nè poterono confessare le loro colpe.
-Egli, in quel tempo in cui tra la Chiesa e la Repubblica
-avvampava più grossa la guerra, veniva al convento dei
-frati Minori con altri suoi scherrani, e radunando i frati
-a capitolo, domandava a ciascuno d'onde fosse, e facevane
-notare i nomi ad uno scrivano che conduceva seco, poi
-diceva: tu vanne al tuo paese, tu farai altrettanto, nè
-osare di farti più vedere in questo convento, nè per
-questa città. E così furono tutti espulsi, tranne pochi
-lasciati custodi del convento; ai quali poi, allorchè
-andavano per città mendicando pe' bisogni di loro sussistenza,
-si faceva ogni sorta oltraggi, e si lanciavano loro
-maledizioni, imputandoli di portare lettere false, e di
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-essere nemici dell'Imperatore. Nè i frati Minori, nè i
-Predicatori, che passavano pel territorio, osavano entrare
-nelle città di Modena, di Reggio e di Cremona; e se
-talora alcuni, ignari della condizione delle cose, per caso
-entrarono, furono subito presi, condotti al palazzo del
-Comune, tenuti sotto guardia, nutriti per alcuni giorni
-del pane della tribolazione e dell'angoscia, poi obbrobriosamente
-cacciati, espulsi, tormentati, e taluni anche
-uccisi. Difatto più d'uno è stato sottoposto alla tortura
-in Cremona e a Borgo S. Donnino; a Modena presero
-alcuni frati Predicatori, che portavano con sè alcuni
-ferri che servono a fare le ostie, e li condussero al palazzo
-del Comune, e a loro disonore si fece credere al
-popolo, che avevano stamponi per coniare moneta falsa.
-Nè la perdonavano neppure a que' frati, i cui parenti
-erano in opinione d'appartenere al partito imperiale, ed
-essi stessi ne erano tenaci fautori, tra' quali fu ignominiosamente
-espulso frate Giacomo di Pavia, frate Giovanni
-di Bibbiano<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>, frate Giacomo di Brescello, e molti
-altri; e per dir tutto in poco, furono licenziati dal
-convento di Cremona tutti coloro che parteggiavano per
-la Chiesa. Ed io vi era presente, e fu in quell'anno, in
-cui Parma mia città nativa si ribellò all'Impero. In
-seguito fermarono e trattennero a lungo alla porta della
-città di Reggio frate Ugolino da Gavassa<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>, nè gli
-permisero d'entrare, quantunque avesse in città più
-d'un fratello di parte imperiale. Che più? Era gente
-diabolica; e sovra tutti pessimo in malizia Giuliano da
-Sesso, maestro in leggi, vecchio, e inveterato nel male;
-e, nominato da Re Enzo giudice supremo di Cremona,
-Reggio e Modena, fece impiccare alcuni da Foliano, e
-molti altri ne condannò a morte, come partigiani della
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-Chiesa, e se ne gloriava, e diceva: Guardate come li
-conciamo noi questi ladroni. Questo Giuliano era veramente
-un membro del diavolo; e perciò Dio lo colpì di
-paralisi, e ne diventò da una parte rigido inaridito; gli
-uscì dell'occhiaia un occhio, che, sporgendo fuori, pareva
-una saetta, e faceva ribrezzo a guardarlo; diventò eziandio
-tanto fetido, che ognuno si guardava bene dall'avvicinarsegli,
-tranne una giovinetta tedesca, la cui bellezza
-era tanto ammaliante, che bisognava ben essere molto
-severi per non guardarla con compiacenza. Questo Giuliano
-era figlio di uno spurio di quei da Sesso, onde un poeta
-scrisse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Spurius ille puer nullum suadebit honestum</i></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di spurio seme, reo rampollo è questo,</p>
-<p class="i01">Nè mai ti saprà dar consiglio onesto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte
-in pubblica adunanza che era meglio essere ridotti a
-mangiar della calce, che vivere in pace coi partigiani
-della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava i buoni capponi,
-ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo
-mondo non dura a lungo la fortuna de' malvagi:
-Mutò vento, e chi parteggiava per la chiesa cominciò ad
-averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile venne
-il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto
-dalla città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto,
-senza confessarsi, senza comunicarsi, e senza
-fare la penitenza sacramentale de' suoi peccati, e fu sepolto
-in un fossato della villa di Campagnola<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Nello
-stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti Reggiani
-bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo
-d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone;
-il 10 di Giugno, il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e
-inondò sino alla Modolena<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Lo stesso anno in Agosto,
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi occupò
-Novi, Rolo e S. Stefano<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> Terre o Ville della diocesi di
-Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo,
-bello, forte, amico mio, e, in tempo di grossa guerra,
-valoroso guerriero; e gli si erano aggruppati attorno molti,
-che cacciati dalle loro case, avevano il veleno nel cuore
-e seguivano lui come capo; e si era divulgata molto la
-fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi,
-di invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava
-la barbarie della guerra di que' tempi. Così pure
-nel settembre di quell'anno, tra nona e vespro, si sentì
-un orribile terremoto; e i Bolognesi e i fuorusciti Modenesi
-e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono i
-subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed
-Ezzelino da Romano prese Este<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>, castello del Marchese
-d'Este, ed altre Terre dello stesso Marchese, per
-vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone prestava ai
-Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello. I
-Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi,
-e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono
-que' loro prigionieri, che si tenevano stretti nei
-ceppi. In quell'anno, dopo la festa di Sant'Antonio di
-Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine da' frati
-Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova,
-ed arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle
-idrie, nelle quali era stata l'acqua che il Signore trasmutò
-in vino per le nozze di Cana Galilea. Almeno si dice
-che sia una di quelle; se realmente la sia, sallo Iddio,
-che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono
-collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero
-di Bobbio, dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-di S. Colombano. Dopo, ci avviammo alla volta di Parma,
-d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le nostre faccende.
-Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà frate
-Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del
-convento di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste
-di que' vostri frati, che avevate mandati quì? Noi eravamo
-lietissimi di averli quì con noi per amor vostro,
-per la loro bontà, per la consolazione che ne davano,
-e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale
-rispose: E dove sono? Che? non sono forse più in
-questo convento? E i frati: Padre, no, non vi sono
-più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna, li
-richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse:
-Iddio sa, se io aveva alcuna notizia di questo ordine di
-obbedienza; anzi io teneva sì per fermo di trovarli in questo
-convento, ch'io cominciava a far le meraviglie, perchè non
-mi si erano presentati. In seguito ci trovò a Parma, e
-con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per di quà
-e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna,
-altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi
-a Parma con inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi
-io posare, come voi lo potreste, non vorrei essere sempre
-in su' viaggi. E gli risposi: A voi, Padre, toccano i disagi
-del viaggiare per ragioni di ministero; a noi tocca viaggiare
-per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo
-sempre per ragione di pura e vera obbedienza.
-Udito ciò, rimase soddisfatto, specialmente per effetto
-dell'amore che aveva per noi. Quando poi fummo a Bologna,
-un giorno in camera disse a frate Ruffino Ministro
-Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento
-di Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate
-Ruffino rispose: Padre, questo l'ho fatto per far piacere
-a loro. Io li aveva mandati in Francia, quando l'Imperatore
-stava a campo intorno a Parma. Perciò richiamandoli,
-io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-al Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro
-Ruffino l'ha esposta. E il Generale ripigliò: Cura dunque
-ora di collocarli ove sia che s'accontentino, e si dedichino
-a studio, e non vaghino tanto di quà e di là. Di buon
-grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò a contentarli
-e per l'amore che nutro in cuore per voi e per
-l'amore che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno
-a Bologna, perchè gli correggesse la sua Bibbia, e mandò
-me a Ferrara, ove dimorai sette anni continui senza
-mutar mai di convento.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1250">a. 1250</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1250 fu fatto prigioniero dai Saraceni
-Lodovico Re di Francia, e la più parte dell'esercito
-Francese, che l'aveva seguito oltre mare, fu passato a fil di
-spada. Anche prima però molti ne avevano mietuto la
-pestilenza e l'inedia, che furono effetto del cambiamento
-di clima, e della caristia e penuria di vettovaglia. Infine
-poi, restituita Damiata ai Saraceni, il Re fu restituito a
-libertà, e ritornando in regione di fedeli, edificò Balbek
-e molte altre Terre, cingendole di muraglia, costruendovi
-case, ed innalzandovi torri. Ma mentre l'esercito era
-diviso in quattro corpi, mandati in diverse parti all'opera
-delle preaccennate costruzioni, i Saraceni in uno di quei
-luoghi piombarono sopra gli operai inermi, e li massacrarono
-tutti. La qual cosa risaputa, il Re, che si trovava
-altrove, accorse in fretta, fece scavare una fossa, e, non
-ritenutone dalla fatica, nè distoltone dal fetore, li seppellì
-colle proprie mani. E tutte le milizie ne rimasero meravigliate,
-ond'è che a pieno gli si attaglia quello che è
-detto di Booz nel 2º libro di Ruth: <i>Sia benedetto dal
-Signore ecc</i>. Questo stesso anno in Giugno i Bolognesi,
-i Modenesi, i fuorusciti di Reggio, i Parmigiani, i Romagnoli,
-i Toscani e i Ferraresi portarono in S. Vito
-devastazione e saccheggio al territorio Reggiano dalla
-strada di sopra sino alle fosse della città, e vendettero
-il bottino ai Parmigiani: ed i Reggiani corsero sopra
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-Novi, e ne posero a fuoco e fiamma i sobborghi e il circondario:
-devastarono ogni dove, e fecero preda d'uomini
-e giumenti, e s'impadronirono di Campagnola facendo
-duecento prigionieri. Poscia, un giovedì, dopo la festa della
-Beata Vergine, ai 18 d'Agosto, i fuorusciti Parmigiani
-di parte imperiale, che erano di stanza a Borgo S. Donnino,
-i Modenesi e il Marchese Uberto Pallavicini, Capitano
-e condottiero loro, piombarono sopra Parma; ma i
-Parmigiani uscendo contro loro di città col carroccio,
-s'azzuffarono in un luogo detto Grola, ove una volta
-sorgeva la città di Vittoria, e vi ingaggiarono un accanito
-combattimento, ma sulla strada soltanto, perchè a cagione
-de' fossati non potevano stendersi nei campi, e presero
-parte alla pugna i soli militi dell'una e dell'altra parte,
-e questi non tutti, atteso che la strada non lasciava spazio
-a larga fronte. E il Marchese Monte Lupo, che era
-dotto dell'armi ed un leone in guerra, fece mordere la
-polve sulla strada a molti Parmigiani fuorusciti e Cremonesi;
-ma finalmente cadde egli stesso a terra ucciso.
-Questi ed altri suoi fratelli, da parte di sorella, furono
-nipoti di Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa
-Innocenzo IV. Erano gran Baroni, ed abitavano a Parma
-in Cò di Ponte. Primo de' fratelli era Ugo; secondo, Guido;
-terzo, Rolando; quarto, Monte, di cui è parola; quinto,
-Goffredo. Quest'ultimo fu nell'Ordine de' Templari, illustre,
-potente, ed era tenuto in gran considerazione anche
-perchè era Marchese. Io li ho veduti e conosciuti tutti,
-e si chiamavano Marchesi Lupi di Soragna, Villa ove
-avevano le loro possessioni, cinque miglia al di sotto
-di Borgo S. Donnino. Ma i fuorusciti Parmigiani,
-che parteggiavano per l'Impero, vedendo che i loro
-si avevano la peggio e andavan cedendo terreno, girarono
-di fianco, e minacciarono d'assalto la città; correndo
-e sclamando: Alla città, alla città. Ma i popolani,
-che erano usciti di Parma alla battaglia, udendo questo,
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-lasciarono il carroccio e i loro, che si battevano sulla
-strada come leoni, di corsa s'incamminarono verso la
-città, ma nell'entrare si ruppe il ponte della fossa, e
-molti vi si affogarono. E questa fu una vera provvidenza
-divina, che impedì in quel modo ai nemici di entrare in
-città, poichè la beata Vergine, che in Parma ha culto
-vivo e fervente, non volle abbandonare i suoi. Tuttavia
-e per pena de' peccati loro, e per la natura de' tempi
-che correvano, i Parmigiani che erano dentro la città,
-l'ebbero per un disastro. Di fatto i loro nemici s'impadronirono
-del carroccio, che era stato abbandonato sulla
-strada, e restarono sul terreno tremila popolani, e molti
-militi. Podestà dei Parmigiani di dentro la città era
-allora Catellano de' Carbonisi di Bologna, che non restò
-prigioniero perchè seppe guardarsi bene. I prigionieri li
-incatenarono nella ghiaia del Taro, come disse a me
-Glaratto, uno degli incatenati; e disse anche che parevano
-tanti da far credere che tutti i Parmigiani fossero
-prigioni. Li condussero a Cremona, e, per vendicarsi e
-indurli a pagare il prezzo del riscatto, nelle carceri li posero
-ai ceppi, fecero loro molti oltraggi, li sospendevano
-per le mani e pei piedi, in terribile ed orribile maniera
-schiantavano loro i denti, ponevano rospi in bocca, e fuvvi
-anche chi si dilettò d'inventare tormenti di nuovo genere.
-I Cremonesi incrudelirono atrocemente contro i prigionieri
-Parmigiani; ma i Parmigiani di parte imperiale fecero
-ancora di peggio contro i loro concittadini di parte della
-Chiesa, chè ad alcuni tolsero anche la vita. Ma col tempo
-arrivò il giorno delle vendette e del ricambio, e i
-Parmigiani che erano di parte della Chiesa se le presero
-terribili tanto sui Cremonesi, quanto sui Parmigiani che
-stanziavano a Borgo S. Donnino, e sul Pallavicino.....
-Perciò pare sia stato detto apposta da Geremia II ecc.
-Il che si fece manifesto nel Re Enzo, quando dai Bolognesi
-fu fatto prigioniero in una coi Cremonesi e co' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-Tedeschi; ed a ragione perchè unitamente ai Pisani
-aveva catturato nelle acque di Pisa i Prelati della
-Chiesa, che si recavano al Concilio ai tempi di Papa
-Gregorio III. (....... Parimente gli ecclesiastici serbano
-nelle chiese e negli oratorii l'ostia consacrata per tre
-motivi....... E alcuni sagristi, quando i frati comunicano
-nella messa vogliono sempre rinnovare l'ostia consacrata
-nella pisside e nel tabernacolo, in cui si serba;
-e credono di far bene, ma s'ingannano a partito per
-quattro ragioni. Primo, perchè ne viene allungata la
-messa, e i frati s'impazientano, e i secolari ne ricevono
-scandalo. Secondo, questa cosa potrebbe farla egli stesso
-il sagrista, se è sacerdote, con due ceroferarii in una
-messa privata, senza che sia presente tutto il convento.
-Terzo, perchè talvolta l'ostia che adopera è della
-stessa infornata che quella che fa consumare, che
-è quanto dire non fece ostie fresche; e tanto meglio
-si deve conservare un'ostia consacrata che una non
-consacrata, serbandosi quella chiusa e non esposta
-all'atmosfera, e per arrota contiene Dio, che è il conservatore
-di tutte le cose. E di ciò se ne ha prova. Nella
-città di Reggio si atterrò una chiesa, sul cui altare, invece
-di reliquie, era stata collocata un'ostia consacrata,
-e quell'ostia la trovarono bianca e bella, come se ve
-l'avessero messa il giorno innanzi, quantunque una memoria
-scritta diceva che vi era stata trecent'<i>anni</i>(?).
-Questo l'ho saputo da frate Pellegrino da Bologna, che
-era presente e vide. A me non piace che il Corpo del
-Signore stia per reliquia chiuso nel tabernacolo di un
-altare, come non mi è mai piaciuto l'uso del beato Benedetto
-di porre il Corpo del Signore sulla salma di un
-defunto e seppellirlo con quella sotterra. Il Sagrista dirà
-forse che talvolta si consacrano più ostie di quelle che
-si consumano, perciò le restanti bisogna riporle nel tabernacolo
-ove si serba il Corpo del Signore. Ma a questo
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-si può provvedere in due modi, o mandando, al momento
-che si canta l'epistola della messa in cui si communicano
-i frati, in giro l'accolito pel coro a contare quelli che vogliono
-fare la comunione, ed ordinando al suddiacono di porre
-sulla patena solamente quante ostie bisognano; o disponendo
-che gli accoliti, che tengono le tovagliole, siano gli
-ultimi a comunicarsi, e il celebrante dia a loro da consumare
-tutte le ostie consacrate che restano. Fanno dunque benissimo
-i sagristi a far le ostie col più puro fior di farina...
-Il moggio parmigiano è di otto sestarii; il Ferrarese di
-venti, perchè hanno maggior abbondanza di frumento).
-Ora è tempo di ritornare a Federico e parlare della sua
-morte. Federico II ex Imperatore, quantunque grande,
-ricco, e potente, pure ebbe molte disgrazie; 1.º Enrico suo
-figlio primogenito, che a lui doveva succedere, fece adesione
-ai Lombardi contro il volere di lui; e perciò lo prese,
-lo incatenò, l'imprigionò e finì col morire malamente;
-2.º volle soppiantare la Chiesa, e ridurre il Papa, i Cardinali
-e gli altri Prelati ad essere poveri e andare a piedi;
-e questo non intendeva già di farlo per zelo verso Dio,
-ma perchè non era buon cattolico, e poi perchè era molto
-avaro e agognava cupidamente le richezze e i tesori
-della Chiesa per sè e suoi figli, e voleva deprimere il potere
-degli ecclesiastici, acciocchè nulla tentassero contro
-di lui; e lo diceva apertamente con alcuni suoi segretarii,
-da' quali s'è poi saputo; ma Dio non permise che mandasse
-a compimento questi propositi contro i suoi ministri.
-3.º Volle soggiogare i Lombardi, ma gli fallì l'impresa;
-chè quando aveva su loro vantaggio per un verso,
-altrettanto ne perdeva per altro verso. I Lombardi non
-si pigliano agevolmente; sono molto obbliqui e sguizzevoli,
-e dicono una cosa e ne fanno un'altra, sicchè è come
-voler stringere colla mano un'anguilla o una murena;
-quanto più forte stringi, tanto più facilmente sguiscia.
-4.º Il Papa Innocenzo IV lo depose in pieno Concilio a
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-Lione, e pubblicò tutte le malizie e le iniquità di lui.
-5.º In suo vivente, vide l'Impero dato ad altri, cioè al
-Langravio della Turingia, cui poi la morte tolse presto
-di mezzo. Tuttavia provò Federico gran dolore a vedere
-l'Impero dato ad altre mani, e ne bevve tutta la tazza
-dell'amarezza; anzi fu detto e creduto che lo avesse fatto
-uccidere, ed avrebbe fatto opera meritoria, perchè il
-Langravio era uomo impastato di malignità. 6.º Parma
-gli si ribellò, e parteggiò completamente per la Chiesa;
-il che fu cagione della totale di lui ruina. 7.º I Parmigiani
-posero a sacco e fuoco la sua città Vittoria, ch'egli aveva
-fatta fabbricare presso Parma, e la rasero al suolo e ne
-otturarono le fosse, sicchè non ne restò vestigio di sorta,
-e lui e il suo esercito costrinsero a vergognosa fuga, e
-molti de' suoi uccisero, e molti ne trassero in Parma
-prigionieri, e lo spogliarono di tutto il tesoro...... La
-quale (corona di Federico) fu trovata da un Parmigiano.
-Io l'ho visto quell'uomo, e l'ho conosciuto; ho visto anche
-ed avuta in mano la corona ed era di gran peso e di gran
-valsente, e i Parmigiani gliela pagarono duecento lire
-imperiali, e gli diedero per giunta un caseggiato presso la
-chiesa di Sª. Cristina, ove in antico era la guazzatoia e
-l'abbeveratoio de' cavalli; e quell'uomo, per essere piccino,
-si chiamava Cortopasso. 8.º Gli si ribellarono i Baroni
-ed i Principi; come fece Tebaldo Francesco che si chiuse
-in Capaccio, e poi finì malamente, perchè fattigli cavare
-gli occhi, e in molte guise martoriare, gli fece togliere
-anche la vita; così Pietro delle Vigne e molti altri
-che sarebbe lungo nominare. Il più amato di tutti fu
-Pier delle Vigne, cui innalzò dal nulla; mentre prima era
-un pover uomo, l'Imperatore lo fece suo segretario e lo
-nominò, a maggior onore, suo <i>logoteta</i>. Questa parola è
-composta di <i>logos</i> e di <i>theta</i> che vuol dir posizione, ed
-è maschile e femminile, e significa colui che tiene discorso
-in pubblico, o colui che pubblica un editto dell'Imperatore,
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-o di altro Principe. 9.º La cattura di Re Enzo suo figlio
-fatta da' Bolognesi, la quale fu giusta e meritata da
-Federico II, che aveva catturati in mare i Prelati che
-andavano al Concilio indetto da Gregorio IX. Quindi la
-spada del dolore per la prigionia di suo figlio non potè
-non toccarlo, specialmente per essere stata operata da
-tali nemici, e in tale condizione di tempi, che gli troncavano
-ogni filo di speranza d'una vittoria a riscossa.
-10º La conquista della Signoria dei Lombardi, ch'egli
-non aveva mai potuto afferrare, fatta di leggieri dal
-Marchese Uberto Pallavicini, quantunque fosse suo partigiano,
-e per di più fosse anche vecchio, gracile, debole
-e guercio, per avergli, quand'era ancor bambino in culla,
-un gallo beccato un occhio, cioè col becco lo cavò dal
-capo del bambino, e se lo ingollò. (A queste dieci disgrazie
-di Federico ex-imperatore possiamo aggiungerne
-altre due, e così fare le dodici: 1.º la scomunica lanciatagli
-da Papa Gregorio IX; 2.º il tentativo, da parte
-della Chiesa, di spogliarlo del regno di Sicilia. E questo
-non accadeva senza sua colpa. Poichè avendolo la Chiesa
-mandato oltremare al riscatto di Terra Santa, egli si
-rappaciò coi Saraceni senza alcun vantaggio dei cristiani,
-e, per fellonia, fece <i>onorare con canti</i> il nome di Maometto
-nel tempio del Signore, come narrammo in altra
-cronaca, nella quale passammo a rassegna le dodici
-scelleratezze di Federico). Il Pallavicini ebbe in Lombardia
-dominio su le città seguenti: Brescia, Cremona,
-Piacenza, Tortona, Alessandria, Pavia, Milano, Como e
-Lodi. A tanto non arrivò mai l'Imperatore. Oltracciò
-Vercelli, Novara e Bergamo gli davano soldati, quando
-per qualche impresa voleva formare un esercito. Parimente
-i Parmigiani gli davano fanteria e cavalleria, più
-però per timore, che per amore, tenendo eglino per la
-Chiesa, ed esso per l'Impero; e si riscattarono poi da
-quell'onere pagandogli duemila lire imperiali all'anno.
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-Ogni cosa ha suo tempo; e i Parmigiani, regolandosi
-prudentemente a norma di questa sentenza, quando
-soffiò il vento propizio, fecero pesare su lui le proprie
-vendette, e gli smantellarono il palazzo, che aveva in
-Parma sulla piazza di S. Alessandro<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, e quel di
-Soragna, che pareva un castello, e, ancor vivente, gli
-confiscarono le Terre e le Ville che possedeva nella diocesi
-di Parma; d'onde ricuperarono il balzello che gli avevano
-pagato. Il Pallavicino era cittadino Parmense, uomo di
-animo grande, che spendeva largamente, e perciò era
-ridotto ad essere così al verde che se poteva avere, quando
-cavalcava, due scudieri, che lo accompagnassero su due
-cavalli magrissimi, come l'ho veduto io, se ne contentava,
-e se lo teneva per un gran che. Ma quando poi ebbe in
-sua mano la Signoria delle sunnominate città, e la tenne
-ventidue anni, spendeva ogni dì alla sua Corte venticinque
-lire imperiali senza il pane e il vino. Agognò di dominare
-su tutti, e su tutto. Prima signoreggiò in Cremona,
-e ridusse al niente quella famiglia dei Sommo, che gli
-aveva posto in mano il dominio di Cremona, ed erano
-del suo partito e suoi consanguinei. Ma que' Cremonesi
-che teneano le parti della Chiesa, come avevano fatto i
-Parmigiani, gliene diedero pieno ricambio, spogliandolo
-e distruggendo quel di lui fortissimo castello di Busseto,
-che aveva fatto murare in mezzo alle acque de' paduli,
-in un bosco, sul confine dei territorii di Parma, Piacenza
-e Cremona. E credevalo sì forte da non potere essere
-distrutto da tutto il mondo congiurato. Parimente lo
-spogliarono i Piacentini, come avevano fatto i Parmigiani
-e i Cremonesi, e devastarono le sue Terre. Egli bandì
-molta gente da Cremona, molta ne martoriò, e molta ne
-uccise. Repudiò sua moglie, donna Berta, figlia del Conte
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-Rainerio di Pisa, perciocchè di essa non poteva aver
-prole; e ne sposò un'altra datagli da Ezzelino di Romano,
-da cui gli nacquero due figli e tre leggiadrissime figlie,
-che stettero lungo tempo senza maritarsi. La memoria
-di tali avversità gli addensò tanta nebbia di malinconia
-attorno all'animo, che cominciò a malare gravemente di
-quella malattia, che lo trasse poi al sepolcro, e fece
-quello che si legge di Antioco I, Macabei VI ecc. Federico
-poi ex-Imperatore chiuse i suoi giorni l'anno 1250
-in Puglia, in una piccola città chiamata Torre Fiorentina<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>,
-distante dieci miglia da Lucera dei Saraceni;
-nè il cadavere, per l'ammorbante fetore che mandava,
-potè trasportarsi a Palermo, dove sono le tombe, in cui
-si seppelliscono i Reali di Sicilia. Molte però furono le
-cagioni, per cui non ebbe sepoltura nelle tombe dei
-Re di Sicilia: 1º Il doversi verificare la divina scrittura,
-nella quale Isaia 14. ecc. 2º Il fetore ammorbante che tramandava
-il suo cadavere; il che è detto di Antioco nel 2º
-Macabei 9º ecc. e si verificò appuntino in Federico;
-3º Lo studio del Principe Manfredi di lui figlio ad occultarne
-la morte per occupare il regno di Sicilia e della
-Puglia prima che il fratello Corrado arrivasse dalla Germania.
-D'onde avvenne che molti non lo credettero morto,
-sebbene realmente lo fosse. Quindi si verificò quel vaticinio
-della Sibilla, che dice: <i>Correrà voce tra le genti:
-vive e non vive</i>, e premette che la morte di lui sarà tenuta
-occulta. E morì il giorno di Sª. Cecilia Vergine,
-l'anno 1250, giorno anniversario della sua incoronazione,
-avvenuta l'anno 1220. Alcuni dissero che morì il giorno
-di Sª. Lucia; che se mai fosse stato vero, sarebbe stato
-ancora un avvenimento misterioso; stantechè S. Lucia
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-disse un giorno in presenza di tutto il popolo di Siracusa:
-«Annunzio a voi che la pace è data alla Chiesa di Dio:
-Diocleziano è stato detronizzato, Massimiano è morto oggi»
-Similmente, quando morì Federico, molti mali scomparvero
-dal mondo, giusta la parola scritta ne' Proverbii 22º
-ecc. E nota che quelle cose che sono dette nel capitolo
-14º di Isaia intorno alla distruzione di Babilonia, e intorno
-a Lucifero, possono essere appuntino applicate a Federico...
-E più sotto aggiunge altre cose che sembrano dette appositamente
-per Federico e pe' suoi figli. E Dio fece opera
-di altissima provvidenza spegnendo la stirpe de' figli di
-Federico, che furono una generazione malvagia e crudele,
-una generazione, che non tenne al retto il suo cuore; e
-il suo spirito non si crede che sia salito a Dio. E qui si
-noti che Federico quasi sempre si compiacque d'essere
-in rotta colla Chiesa, e in mille guise osteggiò colei che
-l'aveva allevato, difeso ed esaltato. Non aveva alcuna
-fede in Dio; fu uomo astuto, fino, avaro, lussurioso, collerico,
-maliziato. Talora assunse anche le apparenze del
-gentiluomo, quando gli piacque far mostra di bontà e di
-cortesia. Sapeva leggere, scrivere, cantare, e comporre
-canzoni e canzonette; bell'uomo, ben proporzionato, ma
-di statura mezzana. Io l'ho veduto, e vi fu anche un
-momento in cui gli volli bene, quando cioè scrisse a frate
-Elia Ministro Generale dell'Ordine de' Minori che in
-grazia sua mi restituisse a mio padre. Parlava anche
-varie lingue e non poche, e, per farla breve, se fosse stato
-buon cattolico e amante di Dio e della Chiesa, avrebbe
-avuto pochi pari a lui nel Regno e nel mondo. Ma siccome
-è scritto che un sol po' di fermento basta per corrompere
-tutta una gran massa, egli ecclissò ogni sua
-virtù col perseguitare la Chiesa; e non l'avrebbe perseguitata
-se avesse amato Dio, e voluto provvedere alla
-salute dell'anima propria. Quale realmente fosse l'ex
-Imperatore Federico, egli se lo saprà, e se peccando contro
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-Dio ebbe a perdere molti beni presenti e futuri, ne incolpi
-se stesso. Per questo fu deposto dall'Impero e finì
-malamente. «Con lui sarà finito anche l'Impero, e se pure
-avrà successori, non avranno nè autorità nè grado d'Imperatori
-romani». Questa è predizione, dicono, di una
-Sibilla; ma io non l'ho mai letta ne' libri della Sibilla
-Eritrea, nè in quelli della Tiburtina; libri di altre non
-vidi mai, e le Sibille furono dieci. Che questo vaticinio
-si avverasse, appare chiaramente sia per la parte che
-riguarda l'Impero, sia per la parte che si riferisce alla
-Chiesa. Per quello che riguarda l'Impero successe Corrado,
-figlio, da legittimo matrimonio, di Federico con
-una figlia del Re Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-Questo Corrado non ebbe mai l'Impero, nè gli volsero
-mai prospere le sorti. A lui successe Manfredi, suo fratello,
-ma figlio di un'altra donna di Federico, che era
-nipote del Marchese Lanza, sposata da Federico quando
-egli era sul punto di morte. Questi non ebbe mai l'Impero,
-ma solo il titolo di Principe da quelli che erano
-amici di suo padre; e tenne molti anni la Signoria in
-Calabria, in Sicilia e in Puglia dopo la morte del padre
-e del fratello. A lui tentò succedere Corradino, figlio di
-Corrado, figlio di Federico ex-Imperatore, ma tanto Manfredi
-che Corradino furono tratti a morte da Carlo, fratello
-del Re di Francia. Per parte della Chiesa poi, i
-successori nell'Impero per volontà del Papa, dei Cardinali,
-dei Prelati e degli Elettori, furono il Langravio di
-Turingia, Guglielmo d'Olanda, e Rodolfo di Germania.
-Ma a nessuno di loro arrisero mai tanto propizie le sorti
-da raggiungere, più che il titolo, la piena potestà imperiale.
-Quindi il surriportato vaticinio pare che siasi
-adempiuto. Ora è da dire qualche cosa delle strambezze
-di Federico. E la prima fu che fece tagliare il pollice
-ad uno scrivano, perchè aveva scritto il nome di lui
-altramente dal come egli volevalo; perocchè s'era fitto
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-in capo che nella prima sillaba del suo nome mettesse
-un <i>i, Friderico</i>, e lo scrivano aveva messo un <i>e, Frederico</i>.
-Altra stranezza si fu quella di voler esperimentare che
-linguaggio, o che modo di esprimere i proprii pensieri,
-avessero i bambini cresciuti senza udir persona parlare.
-Perciò diede ordine ad alcune balie e nutrici che dessero
-ai loro bambini da suggere il latte delle mammelle,
-che li lavassero e li pulissero, ma non li carezzassero,
-nè parlassero a loro udita. Con questo mezzo credeva di
-poter riuscire a conoscere se que' bambini parlerebbero
-la lingua ebraica, la greca o la latina, o quella de' loro
-genitori. Ma era opera vana, perchè que' bambini morivano
-tutti, nè potrebbero vivere senza le voci, i gesti, il
-sorriso, le carezze delle balie e nutrici loro; ond'è che
-hanno nome di fascino delle nutrici quelle cantilene che
-la donna canta cullando il suo bimbo per addormentarlo;
-senza di che il fanciullo non potrebbe nè quietare, nè
-dormire. Terza stranezza fu quella che quando vide oltremare
-quel paese che era la Terra Promessa, tante volte
-da Dio magnificata col chiamarla terra stillante di latte
-e miele e la più ubertosa di tutte le terre, a lui per
-contrario non piacque, e disse che il Dio de' Giudei non
-dovea aver mai veduto il paese d'ond'egli veniva, cioè
-Terra di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia, perchè altrimenti
-non avrebbe più celebrata tanto quella terra che
-aveva promessa, e che diede agli Ebrei, de' quali poi si
-dice anche che poco apprezzarono la terra del loro desiderio.
-Perciò dice l'Ecclesiaste 5.º <i>Non esser precipitoso
-nel tuo parlare, e il tuo cuore non s'affretti di proferire
-alcuna parola nel cospetto di Dio</i>. Quarta stramberia
-fu di mandare più volte sino al fondo dello Stretto
-di Messina, benchè fosse renitente, un certo Nicola,
-d'onde poi sempre ritornò incolume. Ma volendosi a
-pieno assicurare, se realmente avesse toccato il fondo, e
-sin di là avesse potuto ritornare, gettò una sua coppa
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-d'oro là dove credeva che l'acqua fosse più alta; ed
-esso mandato giù la pescò e la riportò all'Imperatore,
-che ne restò molto meravigliato. Finalmente volendolo
-mandare un'altra volta, Nicola gli rispose: Non obbligatemi
-a discendere ora laggiù, perchè il mare al fondo è
-tanto tempestoso ch'io non potrei salvarmi. Nulla ostante
-lo costrinse a calarsi giù, ma non si rivide: poichè in
-quel fondo di mare, vi sono scogli, e quando infuria la
-tempesta, vi nuotano grossi pesci, e, come il Nicola riferiva,
-vi si trovano navi naufragate. Costui poteva ripetere
-a Federico ciò che si legge in Giona 2.º <i>Mi gettasti
-nel profondo</i> ecc. Questo Nicola era un Siciliano, ed un
-giorno offese gravemente ed irritò sua madre, la quale
-gli imprecò che abiterebbe sempre nelle acque e di rado
-riapparirebbe a terra; e così gli accadde. Si noti che lo
-Stretto di Messina in Sicilia è un braccio di mare presso
-Messina, ove talora la corrente è così impetuosa e vorticosa,
-che aggira, ingoia e sommerge le navi; e in quello
-Stretto vi sono anche Scilla e Cariddi, e grossi scogli;
-onde frequenti disastri. Sul lido, che vi si stende di fronte,
-sta la città di Reggio, di cui parla il beato Luca, quando
-narra che dalla Giudea andava a Roma coll'Apostolo
-Paolo, negli Atti degli Apostoli 28.º <i>Quindi costeggiando</i>
-(cioè da Siracusa, che è la città di S.ª Lucia) <i>giungemmo
-a Reggio.</i> Tutto ciò, che ora ho contato, l'ho udito
-cento volte dai frati di Messina, che erano de' miei
-migliori amici. Io poi aveva nell'Ordine de' frati Minori
-anche un mio fratello consanguineo, frate Giacomino da
-Cassio<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>, Parmigiano, che dimorava a Messina, e queste
-stesse cose mi riferiva. Molte altre furono le stranezze,
-le manìe, le maledizioni, le atrocità, le perversità e le
-soperchierie di Federico, di cui alcune notai in altra
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-cronaca, come sarebbe quella di chiudere un uomo vivo
-entro una botte finchè vi morisse, volendo con ciò dimostrare
-che anche l'anima era mortale.... Perocchè era
-epicureo, e tutto ciò che poteva trovare nella divina
-Scrittura o per sue ricerche, o per mezzo de' suoi sapienti,
-che servisse a dimostrare che dopo morte non vi è altra
-vita, tutto raccoglieva.... Il che prova che Federico e i
-suoi sapienti non avevano fede, e credevano che al di
-là della presente non esistesse altra vita, per non avere
-ritegno a secondare più sfrenatamente le loro passioni e
-la loro libidine. Perciò abbracciarono l'epicureismo,
-che ripone la pienezza della felicità dell'uomo nella sola
-voluttà carnale, per contrapposizione allo stoicismo, che
-la fa derivare dalla sola dolcezza della virtù.... La sesta
-pazzia, o ribalderia di Federico fu quella di dar bene
-da mangiare in un pranzo a due uomini, poi mandarne
-l'uno a dormire, l'altro a caccia, e la sera far loro aprire
-sotto a' suoi occhi il ventricolo per conoscere quale dei
-due avesse fatto miglior digestione; e da' medici fu giudicato
-aver meglio digerito colui che aveva dormito. La
-settima stranezza fu la seguente, che raccontai già in
-altra cronaca. Trovandosi egli un giorno in palazzo, interrogò
-Michele Scoto suo astrologo, quanto era egli distante
-dal cielo, e gliene rispose quel che ne pensava. Dopo la
-risposta, col pretesto di fare un viaggio, lo condusse in
-altre parti del Regno, e ve lo intrattenne per più mesi,
-e comandò a' suoi architetti e falegnami che nel frattempo
-abbassassero la sala del palazzo stesso in modo che nessuno
-potesse addarsene; e così fu fatto. Ritornato di nuovo
-l'Imperatore dopo il viaggio al medesimo palazzo, e dimoratovi
-alcuni giorni col prenominato astrologo, un dì
-condusse bellamente il discorso a domandargli se erano
-allora tanto distanti dal cielo, quanto aveva detto altra
-volta. E Michele Scoto, fattasi sua ragione, rispose che
-o il cielo doveva essersi alzato, o la terra abbassata.
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-D'onde l'Imperatore dedusse che esso era un vero astrologo.
-Molte altre consimili stranezze ho udito contare di
-lui, e so, cui io non ridico per brevità, per premura di passar
-ad altro, e poi perchè mi secca parlare di tante scioccherie.
-Federico usava anche talora scherzare in casa co' suoi
-domestici, e pigliando l'aria canzonatoria, contraffaceva,
-discorrendo e gesticolando, quegli ambasciatori Cremonesi
-che di volta in volta erano inviati a lui da' loro concittadini;
-i quali ambasciatori solevano sempre prendere le
-mosse del discorso dal lodarsi reciprocamente, e dal dire
-l'un dell'altro a vicenda: Questi è nobile; Questi è un
-sapiente; Quegli è straricco; Quell'altro è potente; e, dopo
-le scambievoli lodi e presentazioni, cominciavano a
-trattare degli affari loro. Parimente tollerava le beffe, i
-lazzi, e le risposte pungenti de' giocolieri, e li ascoltava
-senza punirli, o dissimulava di averli uditi. E questa è
-una lezione contro altri, che si pigliano subita vendetta
-dei motti che toccano le loro persone. Ond'è che egli
-trovandosi una volta a Cremona, dopo che i Parmigiani
-ebbero rasa al suolo la sua città di Vittoria, e battendo colla
-mano sulla gobba di un giocoliere, di quelli che si chiamano
-cavalieri di Corte, e intanto dicendogli: O mio
-Dallio, quand'è che si aprirà questo cofanetto? Egli rispose:
-Non si potrà aprire così facile, perchè ho smarrita
-la chiave fuggendo da Vittoria. L'Imperatore sentendosi
-rinfacciare l'onta patita, e rinnovarne il dolore, trasse
-un sospiro e disse: <i>Sono stato turbato, ma non ho fiatato</i>;
-e non si prese alcuna vendetta. Questo Dallio era Ferrarese,
-mio conoscente ed amico; prese moglie una Parmigiana,
-e, subito dopo la distruzione di Vittoria, venne a dimorare
-a Parma. Sua moglie era sorella di frate Egidio
-Budello dell'Ordine de' Minori. Se la detta risposta l'avesse
-fatta ad Ezzelino da Romano, era sicuro d'averne
-cavati gli occhi, e d'esserne impiccato. Altra volta,
-quand'era all'assedio di Berceto, lo beffò e lo prese in
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-canzone Villano Ferri, e non se ne offese. L'Imperatore
-gli domandò che nome avessero i mangani e i trabucchi
-che erano là; e Villano Ferri con certe parole canzonatorie
-rispose che si chiamavano <i>sbegni e sbegnoini</i>. Al
-che l'Imperatore sorrise soltanto, e si allontanò. Qui pare
-luogo opportuno, di dire come l'Imperatore Federico
-sia nato, cioè di quali genitori. Dirò dunque che suo padre
-si chiama Enrico VI, sua madre Regina Costanza,
-che era Siciliana, figlia di Guglielmo Re di Sicilia; ma,
-per conoscere meglio l'origine di Federico, ti fa d'uopo
-guardare più sopra. L'anno del Signore 1075 fu fatto
-Papa Gregorio VII; si chiamava Ildebrando monaco, e
-tenne il Pontificato 13 anni, un mese e quattro giorni.
-Fu fatto prigioniero la notte di Natale presso S.ª Maria
-Maggiore. Dopo di che, il ventun di Maggio, venne a
-Roma Re Enrico; e nell'anno medesimo dell'apostolato
-d'Ildebrando, entrò pure in Roma, il ventotto di Maggio,
-Roberto Guiscardo Re de' Normanni. E mentre soggiornava
-in Roma, arrivò Enrico III Imperatore con
-Guiberto Arcivescovo di Ravenna per deporre Gregorio, e
-far Papa Guiberto; ma il popolo romano, per pretesto
-di riguardi ai Papa, non voleva aprire le porte all'Imperatore,
-che era un maledetto, e, finchè visse, osteggiò
-la Chiesa. Ma l'Imperatore arietando aprì una breccia
-nella muraglia di cinta della città, e
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Depopulans urbem, Papam statuit ibi turpem.</p>
-<p class="i01">In cathedra locat hunc, falso Clemens vocitatur:</p>
-<p class="i01">Hic est Guibertus fallax, vastator apertus</p>
-<p class="i01">Ecclesiae Christi, merito quem signat abyssi</p>
-<p class="i01">Bestia, quam vidit dilectus in Apocalypsi.</p>
-<p class="i01">Regis et illa falanx Romam totam maculabat.</p>
-<p class="i01">Pervigil et rector Gregorius ex grege fesso,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span></p>
-<p class="i01">Pollutae cathedrae multum quoque condolet aeque,</p>
-<p class="i01">Sperans in Petrum, rogitat pugnare Robertum</p>
-<p class="i01">Normannum quemdam, qui Regem depulit extra</p>
-<p class="i01">Urbem, qui voluti per stratam damula fugit</p>
-<p class="i01">Francigenam, montes ultra rediens malus hospes:</p>
-<p class="i01">Papa suus Clemens, romanis praemia praebens</p>
-<p class="i01">Raptor, terrenam Petri rapit ipse cathedram.</p>
-<p class="i01">Quamquam se monstret, quod sit quasi pastor in urbe:</p>
-<p class="i01">Ipsi nulla tamen pars in coeli manet arce.</p>
-<p class="i01">Hic heresis limes mundum seduxit inique,</p>
-<p class="i01">Iussa Dei sprevit, Sanctorum verba neglexit,</p>
-<p class="i01">Praevaricat leges, divinas destruit aedes.</p>
-<p class="i01">Persequitur dignum dominum, Papamque magistrum,</p>
-<p class="i01">Qui, monitis sacris plenus, manet in Lateranis.</p>
-<p class="i01">Illic consistens spermologus optimus iste</p>
-<p class="i01">Actibus et verbis exprobrat schisma Guiberti,</p>
-<p class="i01">Perpetuo damnans anathemate schismata tanta.</p>
-<p class="i01">Nascitur hinc cunctis ingens tribulatio iustis.</p>
-<p class="i01">Mucronem Regis pia pars quam maxime sentit.</p>
-<p class="i01">Sedibus expulsi sunt Pontifices quoque multi,</p>
-<p class="i01">Flagris afflicti, vinclis in carcere stricti.</p>
-<p class="i01">Rex et Guibertus faciunt juvenescere tempus</p>
-<p class="i01">Neronis prisci, qui praecepit crucifigi</p>
-<p class="i01">Petrum, cervicem Pauli gladio ferit idem,</p>
-<p class="i01">Et propriae ventrem proscindere matris ab ense</p>
-<p class="i01">Fecit, ut inspiceret requievit ubi malus ipse.</p>
-<p class="i01">Sic propriae matris palmas, calcaribus actis,</p>
-<p class="i01">Transfodit, missus Sathanae, Guibertus iniquus:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span></p>
-<p class="i01">Nullum quippe virum timuit nisi Nero magistrum.</p>
-<p class="i01">Venis incisis in aqua, vitam tulit ipsi.</p>
-<p class="i01">Hi duo praescripti, fidei fere nomen obliti,</p>
-<p class="i01">Perdere nituntur doctorem denique summum.</p>
-<p class="i01">Symon eis doctor Magus extat et hyspidus auctor.</p>
-<p class="i01">Ignorant forsan quod, dum fortuna reportat</p>
-<p class="i01">Iniustos seorsum, ruituros esse deorsum</p>
-<p class="i01">Quandoque plus ipsos, ideo patitur Deus illos.</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Pugna fuit, donec potuit saevire Guibertus,</p>
-<p class="i01">Perfidiae dux, ecclesiae vastator apertus etc.</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Hic per viginti tres annos denique Christi</p>
-<p class="i01">Ecclesiam nisu toto turbarat iniquus.</p>
-<p class="i01">Dum potuit multos animos seducere stultos,</p>
-<p class="i01">Destitit infelix nunquam. Nec corpora laedit</p>
-<p class="i01">Illius magnus mundus iam despicit actus.</p>
-<p class="i01">Ecclesiae cunctae Petre iam praebe promoconde,</p>
-<p class="i01">Iste senex ut hebes homines sinat esse fideles.</p>
-<p class="i01">Post annos binos Urbanus erat quod ab isto</p>
-<p class="i01">Saeclo portatus, coelique choro sociatus;</p>
-<p class="i01">Iste dolore gravi tactus, Guibertus inanis</p>
-<p class="i01">Mortuus est, secum portans anathema per aevum;</p>
-<p class="i01">Propterea coeli populus, pariterque fideles</p>
-<p class="i01">Exultentque boni, periit quia perdicionis</p>
-<p class="i01">Filius. Ut surgat similis non det Deus unquam. Amen.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">L'Imperador dell'Alemagna algente,</p>
-<p class="i01"> Il fuoco, il sacco in Roma e un Papa addusse,</p>
-<p class="i02"> Che si chiamò, ma non fu mai, Clemente.</p>
-<p class="i02"> Guiberto ei fu, che bestemmiando strusse</p>
-<p class="i02"> La Chiesa dell'Agnel d'amore ardente.</p>
-<p class="i02"> Guiberto ei fu, che a dimostrar qual fusse,</p>
-<p class="i02"> Pinse una belva di lontan prevista</p>
-<p class="i02"> Il rapito di Patmo Evangelista.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Furto, rapina, e strupo, e sangue e vampa</p>
-<p class="i02"> Del Re Tedesco in Roma eran diletto.</p>
-<p class="i02"> Del barbaro corsier la ferrea zampa</p>
-<p class="i02"> Il Santo atterra; ma, da Pier sorretto,</p>
-<p class="i02"> Il Normanno leon contro s'accampa;</p>
-<p class="i02"> E del sacro Pastor con dolce affetto,</p>
-<p class="i02"> Del santo gregge, che s'affanna e geme,</p>
-<p class="i02"> A più lieto destino alza la speme.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Urta, rompe, disperde il Re, che vile,</p>
-<p class="i02"> Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme,</p>
-<p class="i02"> L'alpi ricerca e torna al suo covile.</p>
-<p class="i02"> Ma l'intruso pastor il gregge a torme,</p>
-<p class="i02"> Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile</p>
-<p class="i02"> Con mille di terror e mille forme.</p>
-<p class="i02"> Quale pastore in Roma abbia ei pur sede!</p>
-<p class="i02"> Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">D'eretico venen coll'alma infetta</p>
-<p class="i02"> Ei guasta il mondo ed ogni cor corrompe;</p>
-<p class="i02"> E la santa parola in cor negletta,</p>
-<p class="i02"> Iddio bestemmia ed ogni legge rompe;</p>
-<p class="i02"> E contra 'l ciel la tracotanza eretta,</p>
-<p class="i02"> Contro la Chiesa e contro il Papa irrompe,</p>
-<p class="i02"> Che maestro del ver splende qual sole</p>
-<p class="i02"> Di Laterano entro l'augusta mole.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ove, raggiante del divino spiro,</p>
-<p class="i02"> Del ver, del buon spande e feconda il seme.</p>
-<p class="i02"> E Guiberto scismatico deliro,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span></p>
-<p class="i02"> Con argomento che l'incalza e preme,</p>
-<p class="i02"> Giudica e danna e si l'avvolge in giro,</p>
-<p class="i02"> Che fulminato orrendamente freme.</p>
-<p class="i02"> Orge, ricade, sbuffa tosco e bile</p>
-<p class="i02"> E lutto e pianto invade il sacro ovile.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Del Re sente nel cor fitta la spada</p>
-<p class="i02"> Il popolo fedel, che Cristo adora;</p>
-<p class="i02"> E lunga schiera di Pastor la strada</p>
-<p class="i02"> Calca del bando e del dolore ognora;</p>
-<p class="i02"> Oppure avvien che tra catene cada;</p>
-<p class="i02"> Ed ai tormenti invan pietade implora.</p>
-<p class="i02"> Ch'oggi Guiberto e il Re, Nerone fanno</p>
-<p class="i02"> Parere a noi poco crudel tiranno.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Neron, che a Pietro fa salir la croce,</p>
-<p class="i02"> Neron, che a Paulo fa balzar la testa,</p>
-<p class="i02"> Neron, che mostro dispietato, atroce,</p>
-<p class="i02"> Ogni moto del cor crudo calpesta,</p>
-<p class="i02"> E di natura ogni ragione e voce;</p>
-<p class="i02"> E la viltade all'empietà contesta,</p>
-<p class="i02"> Nel seno di sua madre un ferro intride,</p>
-<p class="i02"> Che per orrore si ritorce e stride.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Più che Neron, fello Guiberto ed empio</p>
-<p class="i02"> Alla nutrice sua Chiesa di Dio</p>
-<p class="i02"> Trafisse il sen con esecrando esempio,</p>
-<p class="i02"> E se l'antico, di cui niun più rio,</p>
-<p class="i02"> Del suo maestro fece scherno e scempio;</p>
-<p class="i02"> Il Nerone novel, che lo seguio,</p>
-<p class="i02"> Al Vicario di Cristo, al suo maestro</p>
-<p class="i02"> Ministra il duolo, il fele ed il capestro.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Guiberto e Arrigo infin, scossa ogni fede,</p>
-<p class="i02"> Scosso l'ossequio al successor di Piero,</p>
-<p class="i02"> Colui che il Cristo a prezzo compra e cede,</p>
-<p class="i02"> Seguono dottore in lor sentiero.</p>
-<p class="i02"> Nè san che se fortuna ad alta sede</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p>
-<p class="i02"> Porta il reo talor, con gioco fiero</p>
-<p class="i02"> Lo balza poi dall'alto a precipizio.</p>
-<p class="i02"> Questo matura in ciel giusto giudizio.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i02"> Arse la pugna, s'incrudì, s'espanse;</p>
-<p class="i02"> E allor dell'ire s'ammorzò l'ardore</p>
-<p class="i02"> Che la spada del ciel, toccando, franse</p>
-<p class="i02"> Di tanto scisma il perfido dottore, ecc</p>
-<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ventitrè volte il sol vide, e rivolse</p>
-<p class="i02"> Da tanto orrore l'atterrito ciglio.</p>
-<p class="i02"> Nè quel lupo cessò fin che nol tolse</p>
-<p class="i02"> Seco la morte al doloroso esiglio.</p>
-<p class="i02"> Ah! quanti ne sedusse e ne travolse</p>
-<p class="i02"> Al regno del dolor, od in periglio!</p>
-<p class="i02"> Ma la vendetta non è lenta; e copre</p>
-<p class="i02"> L'infamia omai di lui l'audacia e l'opre.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">O Divo, o tu, che delle eteree sedi</p>
-<p class="i02"> Volgi le chiavi alla virtù che sale,</p>
-<p class="i02"> Ed alla Chiesa universal provvedi,</p>
-<p class="i02"> Soffia su la caligine mortale,</p>
-<p class="i02"> Che 'l mondo ingombra, e 'l rasserena. Or vedi</p>
-<p class="i02"> Che vacilla la fè, l'error prevale;</p>
-<p class="i02"> Or che d'Urbano, dopo due soli anni,</p>
-<p class="i02"> L'alma spiegò sino alle stelle i vanni.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Or che del cielo la saetta ardente</p>
-<p class="i02"> Toccò Guiberto con eterno danno,</p>
-<p class="i02"> Del paradiso la beata gente,</p>
-<p class="i02"> E chi del mondo dura ancor l'affanno,</p>
-<p class="i02"> E la lotta sostien forte e fidente,</p>
-<p class="i02"> Tra plausi e grazie a Dio, gridando vanno:</p>
-<p class="i02"> Il gran vermo di Satana perio!</p>
-<p class="i02"> Da un altro egual difenda il mondo Iddio.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p>
-Della morte dell'Imperatore Enrico III.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Dictus iamdudum Rex quo sit fine solutus,</p>
-<p class="i01">Scilicet Henricus, volo mundi discat amicus.</p>
-<p class="i01">Cum scierit, noscat faciendum quid sibi constat.</p>
-<p class="i01">Rex supra fatus, vivens erat illaqueatus</p>
-<p class="i01">Actibus in pravis. Semel at se dissimulavit</p>
-<p class="i01">Converti; pleno quod fecit corde veneno.</p>
-<p class="i01">Schismaticos semper coluit, tenuitque libenter;</p>
-<p class="i01">Hic exordescens minor eius filius enses</p>
-<p class="i01">Elevat adversus genitorem. Tollere regnum</p>
-<p class="i01">Quaerit ei, duram secum committere pugnam,</p>
-<p class="i01">Non piguit campi, quem bellando superavit.</p>
-<p class="i01">Mesticia multa per totum tempus abundans,</p>
-<p class="i01">Undique confossus, quassatus et undique tortus;</p>
-<p class="i01">Mortem non sperans; demum tamen ipsa catena</p>
-<p class="i01">Mortis eum strinxit, rapuit de corpore tristi.</p>
-<p class="i01">Augusti quarto defungit id in anno</p>
-<p class="i01">Christi milleno, centeno, denique seno</p>
-<p class="i01">Ad templum Spirae dormit, quod struxerat idem.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Come pur morto sia lo terzo Enrico</p>
-<p class="i02"> Che 'l mondo sappia io vo', del mondo amico.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Lo sappia, e faccia quel che far gli giova.</p>
-<p class="i02"> In vita sua diè luminosa prova</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">D'intelletto e di cor pien di malizia</p>
-<p class="i02"> Tanta da degradarne ogni nequizia.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di rinsavir finse talora il Sire</p>
-<p class="i02"> Ma solo per unir perfidia all'ire.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chi lo scisma seguìa tenne in onore,</p>
-<p class="i02"> E lo cinse di gloria e di splendore:</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di che 'l figlio minor inorridito</p>
-<p class="i02"> Levò le spade contro il padre, ardito.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Aspra la pugna fu, lungo lo sdegno;</p>
-<p class="i02"> Il figlio al padre agogna torre il regno.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Non cura il sol, la neve, la tempesta,</p>
-<p class="i02"> Dura sui campi e vittorioso ei resta.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E l'ugna del dolor il padre artiglia,</p>
-<p class="i02"> E a fronte, a' fianchi, a tergo ognor lo piglia;</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Sì che per fino di morir dispera.</p>
-<p class="i02"> Ma 'n fin precipitò nell'onda nera,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nel mille centosei, allor ch'il giorno</p>
-<p class="i02"> Quattro d'Agosto a noi fa suo ritorno.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Un tempio eccelso aveva eretto a Spira:</p>
-<p class="i02"> Or vi riposa in fino al dì dell'ira.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Papa Gregorio VII era amico della Contessa Matilde,
-e da Roma recavasi al castello di Canossa, e, per utilità
-della Chiesa, soggiornava talora con essa tre mesi, e
-avrebbe potuto fermarsi anche più a lungo, se gli fosse
-piaciuto. Egli era sant'uomo, ella santissima donna e divota
-a Dio, ed aiutava la Chiesa Romana co' denari e
-coll'armi, facendo guerra contro l'Imperatore Enrico III
-suo cugino, che aveva creato Ghiberto, Arcivescovo di
-Ravenna, Antipapa col nome di Clemente, invece di chiamarlo
-empio e demente. I quali due, durante tutta la
-vita loro, osteggiarono la Chiesa, distolsero molte anime
-dalle vie del Signore, e le trassero con loro a casa del
-diavolo. E ciascuno di loro morì nella vergogna e nell'amarezza
-dell'anima propria Ghiberto tornò a Ravenna e riprese
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-la podestà e il titolo che vi aveva prima. Riguardo
-poi a quel maledetto Imperatore Enrico III, trovi in
-Isaia XIV ecc. Il che si è avverato nell'Antipapa Ghiberto,
-detto Clemente, non che in Enrico III. E la Chiesa,
-col tempo, per grazia di Dio, ebbe piena pace. Dunque
-Roberto Guiscardo per aver dato aiuto a Gregorio VII
-nel momento più stringente, cacciando l'Imperatore da
-Roma, si ebbe in feudo, per ricambio del beneficio fatto,
-la Sicilia e la Puglia, spettanti alla Chiesa romana; purchè
-se le conquistasse contro i Greci e i Saraceni, che
-le occupavano. Egli dunque andò prima, a modo di esploratore,
-per vedere gli abitanti di quelle terre; e, ritornato,
-raccolse l'esercito, chiamò a sè i due fratelli che aveva,
-e i suoi consiglieri, e disse loro: La sapienza dice ne' proverbi
-11.º ecc. Poi aggiunse: Tutte queste virtù deve
-possedere franche nell'animo colui, che vuol mettersi alla
-testa di un esercito e far guerra ad un nemico; virtù, di
-cui, per grazia di Dio, faranno mostra i nostri soldati. La
-Puglia e la Sicilia sono state cedute a noi dal Papa, e
-là vidi uomini che hanno i piedi di legno e parlano in
-gola. <i>Or su sagliamo contro a quella gente: perciocchè
-noi abbiam veduto il paese, ed egli è grandemente
-ubertoso. E voi ve ne state a bada? Non siate pigri
-a mettervi in cammino per andare a prendere possessione
-di quel paese. Quando voi giungerete là (conciossiachè
-Iddio ve l'abbia dato nelle mani) verrete ad un
-popolo, che se ne sta sicuro, e 'l paese è largo, è un luogo
-nel quale non v'è mancanza di cosa alcuna che sia
-sulla terra</i>. Giudici 18.º Nota che Roberto chiamava
-piedi di legno le pianelle o zoccoli che usavano que' Pugliesi
-e Siciliani, e che li giudicava gente cachetica, color
-di merda e di niun valore. Disse poi che parlavano
-in gola, perchè quando volevan domandare: Che cosa volete?
-dicevano: <i>Ke bulì</i>? Li giudicò adunque uomini da
-nulla, imbelli, accasciati e senza perizia alcuna dell'arte
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-della guerra; Giuditta 5.º........ Perchè erano tre fratelli, Roberto,
-Guiscardo, Ambrogio, che era monaco; a
-cui gli altri due dissero: Tu combatterai colle tue armi,
-cioè ne aiuterai colle tue preghiere; noi impugneremo il
-brando, e se Dio vorrà, li soggiogheremo subito. E così
-fu. L'Imperatore de' Greci, sapendo questo, e temendo
-che Roberto volesse correre sino a Costantinopoli, a ridurre
-al nulla la Grecia, fece sotto i propii occhi in alcuni
-luoghi avvelenare le acque, e ne morì Roberto; sopravvisse
-Guiscardo di lui fratello, d'onde ebbe origine
-la dinastia dei Re Normanni in Sicilia. Da Guiscardo
-discese Guglielmo Re di Sicilia; e da questo, Guglielmo
-II, che ebbe parecchi figli ed una figlia di nome Costanza.
-Egli alla sua morte, non so per qual ragione, comandò
-a' suoi figli di non maritare la sorella Costanza; i quali,
-per ossequio agli ordini del padre, la tennero secoloro
-sino all'anno trentesimo dell'età di lei. Ma essa era
-donna di indole focosa e indomabile, disturbava e rodeva
-le cognate e tutta la famiglia. Perciò considerando che
-la Sapienza dice benissimo ne' Proverbii 25.º ecc. si deliberarono
-di darle un marito, e mandarla lontano da
-loro<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. E la diedero moglie a Re Enrico, che fu l'Imperatore
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-Enrico VI, figlio del primo grande Federico, la
-quale a Iesi, nella Marca d'Ancona, gli partorì un figlio,
-Federico II, del quale più sopra s'è detto ch'era figlio
-di un beccaio, e che la Regina Costanza, dopo una finta
-gravidanza, se l'era messo sotto, dando a credere d'esserne
-madre. Perciò Merlino aveva detto che il secondo
-Federico <i>nascerebbe inaspettato e per miracolo</i>, sia perchè
-la madre era già avanzata negli anni, e certamente
-perchè quel figlio era di parto suppositizio, e raccattato
-con frode. Quindi l'Imperatore Enrico, sotto colore dei
-diritti della moglie, invase la Sicilia e la Puglia, e occupò
-tutto il regno unito di quelle provincie. Ritornato poi in
-Alemagna, e udito che i regnicoli, cioè i Pugliesi e i
-Siciliani, lo avevano tradito, corse di nuovo al regno, ne
-asportò i tesori, ne distrusse i maggiorenti. Laonde conturbata
-e infiammata la Regina Costanza contro il marito,
-cominciò co' suoi a prendere le difese del regno; onde
-tra loro nacque rottura e guerra, sicchè i saggi ed i letterati
-dicevano: Questi non sono marito e moglie che abbiano
-un'anima sola, secondo l'insegnamento dell'Ecclesiastico
-25.º Ed i giocolieri poi dicevano: Se ora alcuno
-desse scacco a Re, la Regina non si moverebbe a coprirlo.
-L'Imperatore Enrico finalmente rioccupò il regno, fece
-strage de' maggiorenti, e secondo l'uso degli Imperatori
-Tedeschi, osteggiò la Chiesa. Dopo di che passò di questa
-vita, e rimase Federico, ancora pupillo, sotto la tutela
-della Chiesa, che lo allevò ed esaltò, sperandolo migliore
-del padre. Ma qual padre, tal figlio; anzi fu di gran lunga
-peggiore. Le cose dette da Merlino riguardanti a Federico
-II sono: «Federico I ne' peli un agnello, ne' velli un leone;
-sarà saccheggiatore di città; nell'esecuzione di questo
-proposito terminerà in corvo e in cornacchia: vivrà in <i>H</i>,
-e cadrà nel Porto di Milazzo. Federico II poi, di nascita
-insperata e miracolosa, tra le capre agnello da dilaniare,
-non sarà assorbito da loro; gonfierà il letto di lui, e frutterà
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-nelle vicinanze dei Mori, e respirerà in loro; poi
-sarà involto nel suo sangue, ma non ne sarà intinto a
-lungo; tuttavia porrà radici in quello; sarà esaltato nel
-terzo nido, che divorerà i precedenti: sarà leone che rugge
-tra i suoi; confiderà assai nella sua prudenza; disperderà
-i figli di Ceylan; disgregherà Roma e la snerverà; terrà lo
-spirito in Gerosolima; in trentadue anni cadrà; vivrà nella
-sua prospera ventura settantadue anni, e due volte quinquagenario
-sarà trattato blandamente; volgerà torvo l'occhio
-a Roma; vedrà le sue viscere fuori di sè. Nel suo
-tempo il mare rosseggierà di sangue santo, ed i comuni
-avversarii arriveranno sino a Partenope; dipoi raccolto
-da lui un aiuto nelle parti d'Aquilone, vendicherà il
-sangue sparso. E guai a quelli che non potranno avere
-ricorso ai vasi; e dopo che sarà nel decimo ottavo anno,
-contando a partire dal suo crisma, tornerà la Monarchia
-negli occhi degli invidi; e nella sua morte saranno in lui
-resi vani gli sforzi di coloro che lo avranno maledetto.
-E qui finisce. Nota che Enrico VI Imperatore fu amico
-dell'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora, il quale, richiestone,
-scrisse una lettura sopra Isaia intorno ai doveri, e
-per comando di lui, una lettura sopra Geremia, volendo intendere
-i misteri di Daniele nascosti sotto la figura della statua,
-dell'albero, della scure, della pietra, e della successione futura.
-Scrisse anche per sè, l'anno del Signore 1198, un' — Esposizione
-dei libri della Sibilla e di Merlino — Conclusione
-finale di Geremia profeta —. Ecco, Cesare, la verga del furore
-di Dio» Geremia è abbastanza aperto, ma nell'adombrare
-le afflizioni del secolo è dapertutto involuto: Dio voglia
-che anche tu non sia tanto sprovvisto del timore di Dio
-quando stia per calare la scure evangelica sulla radice
-dell'albero Imperiale» — Presagi futuri sulla Lombardia,
-Toscana, Romagna, ed altre contrade, dichiarati da
-maestro Michele Scoto:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Regis vexilla timens, fugiet velamine Brixa,</p>
-<p class="i01">Et suos non poterit filios propriosque tueri.</p>
-<p class="i01">Brixia stans fortis, secundi certamine Regis.</p>
-<p class="i01">Post Mediolani sternentur moenia griphi.</p>
-<p class="i01">Mediolanum territum cruore fervido necis,</p>
-<p class="i01">Resuscitabit, viso cruore mortis.</p>
-<p class="i01">In numeris errantes erunt atque sylvestres.</p>
-<p class="i01">Deinde Vercellus venient, Novaria, Laudum.</p>
-<p class="i01">Affuerint dies, quod aegra Papia erit.</p>
-<p class="i01">Vastata curabitur, moesta dolore fiendo</p>
-<p class="i01">Munera quae meruit diu parata vicinis.</p>
-<p class="i01">Pavida mandatis parebit Placentia Regis.</p>
-<p class="i01">Oppressa resiliet, passa damnosa strage.</p>
-<p class="i01">Cum fuerit unita, in firmitate manebit.</p>
-<p class="i01">Placentia patebit grave pondus sanguine mixtum</p>
-<p class="i01">Parma parens viret, totisque frondibus uret.</p>
-<p class="i01">Serpens in obliquo, tumida exitque draconi.</p>
-<p class="i01">Parma Regi parens, tumida percutiet illum</p>
-<p class="i01">Vipera draconem. Florumque virescet amoenum.</p>
-<p class="i01">Tu ipsa, Cremona, patieris flammae dolorem.</p>
-<p class="i01">In fine praedito, conscia tanti mali,</p>
-<p class="i01">Et Regis partes insimul mala verba tenebunt.</p>
-<p class="i01">Paduae magnatum plorabunt filii necem</p>
-<p class="i01">Duram ed horrendam, datam catuloque Veronae.</p>
-<p class="i01">Marchia succumbet, gravi servitute coacta.</p>
-<p class="i01">Ob viam Antenoris, quamque secuti erunt,</p>
-<p class="i01">Languida resurget, catulo moriente, Verona.</p>
-<p class="i01">Mantua, vae tibi tanto dolore plena.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p>
-<p class="i01">Cur ne vacillas, nam tui pars ruet?</p>
-<p class="i01">Ferraria fallax, fides falsa nil tibi prodest</p>
-<p class="i01">Subire te cunctis, cum tua facta ruent</p>
-<p class="i01">Peregre missura, quos tua mala parant</p>
-<p class="i01">Faventia iniet tecum, videns tentoria, pacem.</p>
-<p class="i01">Corruet in pestem, ducto velamine pacis.</p>
-<p class="i01">Bononia renuens ipsam, vastabitur agmine circa,</p>
-<p class="i01">Sed dabit immensum, purgato agmine, censum.</p>
-<p class="i01">Mutina fremescet, sibi certando sub lima,</p>
-<p class="i01">Quae, dico, tepescet, tandem traetur ad ima.</p>
-<p class="i01">Pergami deorsum excelsa moenia cadent.</p>
-<p class="i01">Rursum et amoris ascendet stimulus arcem.</p>
-<p class="i01">Trivisii duae partes afferent non signa salutis.</p>
-<p class="i01">Gaudia fugantes, vexilla praebendo ruinae.</p>
-<p class="i01">Roma diu titubans, longis terroribus acta,</p>
-<p class="i01">Corruet, et mundi desinet esse caput.</p>
-<p class="i01">Fata monent, stellaeque docent, aviumque volatus</p>
-<p class="i01">Quod Fridericus malleus orbis erit.</p>
-<p class="i01">Vivet draco magnus cum immenso turbine mundi.</p>
-<p class="i01">Fata silent, stellaeque tacent, aviumque volatus</p>
-<p class="i01">Quod Petri navis desinet esse caput.</p>
-<p class="i01">Reviviscet mater: malleabit caput draconis.</p>
-<p class="i01">Non diu stolida florebit Florentia florum;</p>
-<p class="i01">Corruet in feudum, dissimulando vivet.</p>
-<p class="i01">Venecia aperiet venas, percutiet undique Regem.</p>
-<p class="i01">Infra millenos, ducenos, sexque decenos</p>
-<p class="i01">Erunt sedata immensa turbina mundi</p>
-<p class="i01">Morietur gripho, aufugient undique pennae.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Brescia, che teme la reale insegna,</p>
-<p class="i02"> Fugge col velo al capo e si rassegna,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nè i figli suoi, nè i suoi fautor difende;</p>
-<p class="i02"> Che, la tema, vilissima la rende.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Brescia sta salda colla lancia in resta</p>
-<p class="i02"> Contro del Re che a battagliar s'appresta.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Del Grifo di Milan cadran le mura.</p>
-<p class="i02"> Atterrita Milan per la paura</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di fieri colpi e di fumante sangue</p>
-<p class="i02"> Trema, s'accascia, china 'l capo e langue.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma paura maggior gli batte l'anca</p>
-<p class="i02"> Ei si ribella e il reagir l'affranca.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Poscia arriva Vercelli, e vien Novara,</p>
-<p class="i02"> Lodi s'aggiunge, e 'l tempo si prepara.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Pioverà su Pavia dolore, affanno.</p>
-<p class="i02"> Risorgerà sulla tristezza e il danno.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Questo ricambio di perfidia usata</p>
-<p class="i02"> Ai vicini l'attende, e già la guata.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Piacenza al Rege inchinerassi ancella.</p>
-<p class="i02"> Ma scosso il giogo, s'ergerà novella.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Libera vivrà se fia concorde</p>
-<p class="i02"> Ma, sangue e schiavitù berrà, discorde.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Parma, devota, al ciel s'erge superba,</p>
-<p class="i02"> Ma, per foco struttor, fronda non serba.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Barcamenando va contro il Dragone;</p>
-<p class="i02"> Ma vipera divien, e a morte il pone.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Non ignara del mal, che si previde,</p>
-<p class="i02"> La fiamma anche su te, Cremona, stride.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">La parte imperïal, che in te risiede,</p>
-<p class="i02"> Le lingue arrota, si dilania e fiede.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">De' magnati di Padova la prole,</p>
-<p class="i02"> Commovendo la terra, il mare, il sole,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">De' padri piangerà l'orrenda morte,</p>
-<p class="i02"> Che di Verona il Can lor serba in sorte.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Sulla Marca cadrà vasta ruina;</p>
-<p class="i02"> Sui Marchigiani schiavitù, rapina.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Lungo la via d'Antenore l'antico</p>
-<p class="i02"> E di lor che 'l seguir qual duce amico,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Languida sorgerà nuova Verona,</p>
-<p class="i02"> Defunto il Can, che di martir la sprona.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Mantova ahi! colma di dolori e guai!.</p>
-<p class="i02"> Cadran tanti de' tuoi, tu non cadrai?</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh! Ferrara, che sei d'inganni un nido,</p>
-<p class="i02"> A te non giova il destreggiare infido.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di tutti il giogo avrai sulla cervice,</p>
-<p class="i02"> Se pure erranti al piano, alla pendice,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quelli che 'l mal oprar faratti avversi</p>
-<p class="i02"> In tua ruina, vuoi mandar dispersi.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Viste Faenza armi, cavalli e tende,</p>
-<p class="i02"> A pace ed amistà la mano stende;</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma cinto al capo della pace il velo,</p>
-<p class="i02"> Su lei seminerà la peste il cielo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Bologna altera, che la pace sprezza,</p>
-<p class="i02"> Di guerra avrà la morbida carezza</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">E posato di Marte il fiero ballo,</p>
-<p class="i02"> Gran censo spillerà, se pure avrallo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Modena freme, si corrode e lima</p>
-<p class="i02"> S'alza, ricade, e in ritentar s'adima.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Di Bergamo cadrà l'alta muraglia:</p>
-<p class="i02"> Amor la sprona, e ridarà battaglia.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Da furor di discordia in due diviso,</p>
-<p class="i02"> Sogni di morte par che dia Treviso.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Roma, che ninna per terror mortale,</p>
-<p class="i02"> Del mondo più non fia la capitale.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le stelle, il fato e degli uccelli il volo</p>
-<p class="i02"> Parlan concordi ed un accento solo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chè Federigo con fatal rovello</p>
-<p class="i02"> Sarà del mondo orribile martello.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Il Dragone vivrà, da capo a fondo</p>
-<p class="i02"> Orribilmente turbinando il mondo.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Le stelle, il fato e degli uccelli il volo,</p>
-<p class="i02"> Muti, non fanno un verbo, un segno solo;</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chè naufraga di Pier la navicella</p>
-<p class="i02"> Del mondo non sarà più l'alma stella.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Risorgerà la Madre in sua ragione</p>
-<p class="i02"> Il capo a martellar del reo Dragone.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ebbra Firenze, non a lungo, e folle</p>
-<p class="i02"> Rifiorirà sul piano a piè del colle.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma d'un Signor, ch'in feudo se la stringe,</p>
-<p class="i02"> Il ceppo soffre, e non soffrir s'infinge.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Venezia tingerà di sangue il mare,</p>
-<p class="i02"> E fiere avranne il Re percosse amare.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Entro ai mille dugento sessant'anni</p>
-<p class="i02"> Guerra non più, non turbini, non danni.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chè, tocco il Grifo da mortal bipenne.</p>
-<p class="i02"> Gioco del vento ne saran le penne.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Sino a che punto si siano verificati i suesposti presagi,
-molti hanno potuto vederlo; ed anch'io l'ho veduto
-e n'ho udito ragionare, ed entro la mia mente ci ho studiato
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-sopra molto a fondo, e so che si sono avverati, ad
-eccezione di pochi; p. e. che Federico, in generale, non
-fu il martello del mondo quantunque molto di male abbia
-fatto. Nè la nave di Pietro naufragò, se per avventura
-non vogliasi alludere alla lunga vacanza della sede
-pontificia avvenuta, per discordia tra i Cardinali. Ma che
-poi entro il 1260 tutti i turbini che sconvolgevano il
-mondo avrebbero sedate le loro ire, non s'è verificato
-punto, come pare, da qualunque parte si guardi; perocchè
-tuttora infuriano guerre, discordie e maledizioni sotto
-ogni plaga di cielo. Tuttavia nel 1260 cominciò la divozione
-dei flagellanti, e gli uomini si rappaciavano reciprocamente,
-e smorzavano le ire, e si faceva molto di bene,
-come ho visto io co' miei occhi. Or resta da dire chi
-fossero coloro che ebbero signoria in Lombardia ed in
-Romagna. In Piemonte il Marchese di Monferrato; a
-Vercelli, Pietro Becherio; a Milano, Napoleone Dalla
-Torre e Tassone suo figlio; in Alessandria, Lanzavecchia;
-a Piacenza, Uberto d'Iniquità; a Parma, per il partito della
-Chiesa, Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo
-VI, (ebbe per moglie una sorella del detto Papa, ed
-era un bellissimo Principe); per il partito imperiale, Bertolo
-Tavernieri. In seguito poi dominò in Parma Ghiberto
-da Gente molti anni, ed era cittadino Parmense, che
-ebbe anche Reggio sotto la sua signoria. In Reggio, per
-il partito della Chiesa, Ugo De' Roberti; per gli imperiali,
-Guido da Sesso e Re Enzo figlio di Federico; in Modena,
-Giacomino Rangone e Manfredo da Sassuolo, ossia da
-Rosa, suo nipote, per la parte della Chiesa; per la parte
-dell'Impero, i Pio, Lanfranco e Gherardino; in Cremona,
-Uberto Marchese Pallavicino, e Boso di Dovaria signoreggiarono
-lungamente, e diedero il bando a molti cittadini,
-e ridussero al nulla molte famiglie; e tennero
-sempre viva una grossa guerra, e danneggiarono molto
-gli altri, ma alla lor volta ne ricevettero anch'eglino a
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-usura il ricambio; a Mantova, Pinamonte, cittadino
-mantovano, che dominò lungamente e duramente; a
-Ferrara, Salinguerra; dopo il quale, Azzone Marchese
-d'Este; e dopo questo, Obizzo figlio di Rainaldo, che
-era figlio del predetto Azzone, morto in una prigione
-della Puglia, ostaggio dell'Imperatore. Quest'Obizzo poi
-era figlio di una ignota napoletana e di Rainaldo figlio
-del prenominato Azzone, e fu portato ancor fanciullo dalla
-Puglia, ed io ne sono testimonio oculare, e fu uomo
-magnanimo ma non buono, e commise non poche iniquità.
-Espulse da Ferrara i Fontana, che lo avevano sublimato,
-e signoreggiò lungo tempo con una durezza, che era fuor
-d'ogni misura. La città di Ferrara era di pertinenza
-della Chiesa, come ho udito io dalle labbra di Innocenzo
-IV, quando predicava al popolo Ferrarese; ma siccome i
-Marchesi d'Este sono stati ab antico sempre amici della
-Chiesa romana, perciò la Chiesa li appoggia e lascia che
-ne abbiano in loro mano il dominio. A Treviso signoreggiò
-a lungo Alberico da Romano, la cui Signoria, come ben
-se lo sanno coloro che la sperimentarono, fu durissima e
-crudele. Questi fu veramente un membro del diavolo e
-figlio dell'iniquità, ma finirono malamente egli, la moglie,
-i figli e le figlie. Perocchè i loro uccisori divelsero le
-gambe e le braccia dal corpo di que' bambini ancor vivi,
-e sotto gli occhi dei loro genitori, per usarne a schiaffeggiare
-la faccia del padre e della madre loro; e poscia
-legarono la madre e le figlie ad un palo, e le abbruciarono,
-quantunque esse fossero nobili, e le più belle ragazze
-del mondo, ed innocenti, e, per odio al padre e alla madre,
-non la perdonarono nè all'innocenza nè alla leggiadria
-loro. E in vero i loro genitori avevano con terrore
-orribile afflitti e tormentati i Trivigiani. Laonde accorrevano
-essi in piazza frementi contro Alberico, e vivo
-ancora, ogni cittadino colla tanaglia gli stracciava un
-boccone delle carni; e così tra ludibri, vituperi e tormenti,
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-ne scarnificarono il corpo. Perocchè a chi aveva
-tolto di mezzo un consanguineo, a chi il fratello, a questo
-aveva morto il padre, a quello un figlio, e imponeva
-tributi e multe così gravi e così di frequente, da essere
-ridotti a distruggere le loro case, ed imbarcarne i mattoni,
-le asse, i mobili, le botti, i bigonci e mandarli a
-vendere a Ferrara per far denaro, pagare, e riscattarsi.
-Queste cose sono accadute sotto i miei occhi. E, per poterle
-fare con più sicurezza, simulava di essere in guerra
-con Ezzelino da Romano suo fratello. E non risparmiava
-ai cittadini suoi sudditi neppure la vita. E in un sol
-giorno ne fece impiccare venticinque de' notabili di Treviso,
-senza che gli avessero fatto in nulla nè sfregio, nè
-danno; ma se li tolse di sotto gli occhi mandandoli brutalmente
-al patibolo per timore che gli potessero nuocere.
-E fece trascinare trenta nobili donne, madri, o mogli, o
-figlie, o sorelle di loro, perchè li vedessero ad impiccare,
-e perchè eglino avessero sotto gli occhi chi ne
-avrebbe fatta più straziante la morte. Aveva anche comandato
-che a quelle donne fosse tagliato il naso; ma
-per istratagemma di un tale<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> che in quell'occasione
-fece credere spurio un suo figlio, sebbene realmente non
-lo fosse, fu ritirato l'ordine; invece però furon tagliate
-loro le vesti, all'altezza delle mammelle, sicchè tutto il
-corpo restò nudo, e in quello stato le videro que' loro
-cari che dovevano salire sul patibolo; e furono sospesi a
-studio così vicino a terra, che fosse possibile forzar quelle
-donne a passar tra le gambe de' loro cari, i quali mentre
-esse passavano, per non essere ancora spenti gli ultimi
-spiriti vitali, battevano loro il volto co' piedi e colle tibie,
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-che ancora si contraevano: ed esse vivevano nello strazio
-e nello schianto del cuore in mezzo a tanto atroce ludibrio.
-Nè spettacolo di più feroce brutalità fu mai veduto
-nè udito. Poscia, che nulla bastava a sbramare tanta
-ferocia, le fece trasportare di là dal Sile<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>, e andassero
-dove volessero. Elle allora di quel po' di veste, che restava
-attorno alle mammelle, composero un qualche cosa da
-velare le pudende, e tutta la giornata vagarono per quindici
-miglia di una landa deserta tra spine, triboli, ortiche,
-lappoli, ronchi, e carzeti pungenti; e camminando scalze,
-e a corpo nudo, le martoriava anche il morso e il pungiglione
-di molti insetti; e andavano piangendo, e n'avevan
-ben d'onde, chè al resto si aggiunse che nulla
-avevano di che cibarsi se non del proprio pianto. Ah!
-quale colmo di miseria, o Dio! Volgi a loro il tuo
-benigno sguardo, e vedi. Alla tua misericordia tocca
-prestare soccorso; la tua misericordia sola può essere
-pronta, presente ad aiutarle. Io le ho vedute quelle figlie
-del dolore, le ho vedute riservate, per aver consolazione,
-alla tua destra pietosa; le ho vedute a te solo abbandonate;
-chè è ben necessario che provegga la potenza divina,
-ove manca ogni provvidenza umana. Questo si mostrò
-palese in Susanna......... Ma ritorniamo alla storia.
-Arrivarono lo stesso giorno alla laguna di Venezia ad
-ora già tarda; ed ecco che videro subito un pescatore,
-solo nella sua barchetta, e lo chiamarono che s'avvicinasse
-a loro. Ma egli, credendo che le apparenze che
-aveva in lontano davanti agli occhi fossero ombre, o
-fantasmi del demonio, oppure mostri marini usciti al
-lido, se ne spaventò, e inorridì. Ma poi per ispirazione
-divina, e per la loro insistenza, s'andò avvicinando. E,
-dopo che esse gli ebbero narrata per punto la loro dolorosa
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-istoria e sventura, egli sclamò: Voi mi avete straziata
-l'anima; ed io non vi abbandonerò mai, finchè la provvidenza
-divina non vi abbia procacciato di meglio. Ma
-siccome questa mia barchetta peschereccia è tanto angusta
-che appena ve ne sta una, vi traghetterò ad una,
-ad una, sicchè vi trasporterò tutte, e vi collocherò in un
-isolotto che si va ora formando, ove però la terra è già soda,
-perchè se stanotte restaste qui al lido, sareste preda de' lupi.
-Domani poi per tempissimo, provveduto di barca più capace,
-vi porterò e collocherò nella chiesa di S. Marco, ove spero
-che Dio rivolgerà sopra di voi lo sguardo della sua misericordia.
-Che più? Dopo dunque che le ebbe trasportate tutte,
-tranne una, quell'ultima la condusse alla sua casa da
-pescatore, ove le apprestò buona mensa, e la trattò con
-bontà di cuore, cortesia, umanità, amorevolezza ed onestà.
-L'indomani, pronto adempì la promessa. E condottele
-nella chiesa di S. Marco, si presentò al Cardinale della
-Corte romana Ottaviano, Legato in Lombardia, che allora
-si trovava a Venezia; gli narrò tutta la storia di queste
-donne, tutte le loro sventure, e gli disse dov'erano. Udita
-questa cosa, il Cardinale volò subito a loro, le servì di
-una refezione; e fece bandir voce per la città, che subito,
-in fretta, senz'indugio di sorta, tutti, uomini, donne,
-piccoli e adulti, garzoni e donzelle, vecchi e ragazzi,
-tutti accorressero a S. Marco, che udirebbero cosa non
-mai più udita, e farebbe loro vedere spettacolo non mai
-più veduto. E, più presto che non si dice, tutta Venezia
-si trovò stivata in Piazza S. Marco, e udirono narrarsi
-tutta la inumana istoria; e dopo averla narrata, fece
-venire quelle donne così malconcie e nude, come aveva
-saputo malconciarle la efferatezza del maledetto di Alberico.
-Ed il Cardinale volle questa scena per irritare più
-vivamente i Veneziani contro di lui, e destare negli
-animi maggior compassione per loro. Quando i Veneziani
-ne ebbero udita la storia, e vedute le donne così nude,
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-ad alte grida sclamarono: Morte, morte a quel maledetto;
-bruci vivo colla sua consorte; e tutta la sua progenie
-sia estirpata. A questo punto il Cardinale soggiunse: La
-divina Scrittura....... E tutti gridarono: Si faccia,
-si faccia. Poscia, secondando il desiderio di tutta la città,
-bandì una crociata contro quella maledizione di Alberico;
-e che chiunque vi prendesse parte, e andasse, o mandasse
-in vece sua altra persona a proprie spese per sterminarlo,
-avrebbe piena indulgenza de' proprii peccati.
-La quale indulgenza data a tutti, egli pienamente la
-confermò coll'autorità di Dio onnipotente, e dei beati
-Apostoli Pietro e Paolo, non che della Legazione conferitagli
-dalla sede Apostolica. Tutti dunque s'infiammarono,
-e presero parte alla crociata, giovani, vecchi, uomini,
-donne, sovreccitati dalla allocuzione del Cardinale, che
-era persona di alto merito e di sì elevato ufficio rivestito;
-dalle atrocità di quel maledetto di Alberico; dalla
-condanna a morte di que' nobili ed innocenti cittadini;
-dalla pietà che facevano quelle donne, che avevano
-ancora sotto gli occhi turpemente malconcie; e dalla
-promessa indulgenza che andavano ad acquistarsi. Il
-Cardinale Legato per isvegliare ne' Veneziani più risoluto
-furore, si valse anche dell'esempio della moglie del
-Levita, della morte, e vitupero, e abuso della quale il
-popolo ebraico, per volere di Dio, prese sì aspra vendetta,
-che ne rimase distrutta una tribù quasi intera. Corsero
-dunque unanimi contro di lui; molto lo danneggiarono,
-ma non lo ridussero a completo sterminio. Però non
-molto tempo dopo questa crociata, fu sterminato con
-tutta la sua famiglia, e soffrì i ludibrii, i tormenti e gli
-strazii, di cui è parlato più sopra. E ne fu ben degno.
-Perocchè un dì che aveva smarrito un suo sparviero,
-trovandosi all'aperto, calò le brache, e mostrò il culo a
-Dio per oltraggio, insulto ed irrisione, credendo con ciò
-di vendicarsi contro Dio; e quando fu a casa cacò sull'altare,
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-precisamente in quello spazio ove si consacra il
-corpo del Signore. Sua moglie poi dava delle puttane e
-delle meretrici alle matrone e nobili donne. Nè mai il
-marito ne la rimproverò; che anzi essa lo faceva per
-fidanza che aveva del consenziente marito. Perciò meritamente
-di loro si vendicarono i Trevigiani. Dopo la
-allocuzione, che ebbe fatta ai Veneziani, il Cardinale
-raccomandò loro quelle donne come sè stesso; ed essi di
-buon grado e con larga liberalità le provvidero di vitto
-e di vestito. A quell'uomo poi, per cui stratagemma
-quelle donne non ebbero mozzo il naso, i Trevigiani perdonarono,
-e gli lasciarono la vita, anzi lo beneficarono
-assai, chè ben lo meritava, perchè spesso aveva distolto
-Alberico e i suoi da molte tristizie, di cui avevano concepito
-il pensiero. Nell'altra Marca poi signoreggiò Ezzelino,
-fratello di questo Alberico, come anche in Padova,
-Vicenza e Verona. Fu costui un membro del diavolo e
-figlio dell'iniquità; e un giorno nel campo di S. Giorgio
-in Verona, dove talvolta io sono andato, fece bruciare
-undicimila Padovani in un ampio edifizio, nel quale li
-teneva a' ceppi in carcere; e mentre bruciavano, faceva,
-cantando attorno a loro, un torneo co' suoi cavalieri. Veramente
-fu egli il peggior uomo che si trovasse sulla faccia
-della terra; nè un sì pessimo credo siavi mai stato dal
-principio del mondo sino a noi. Tutti tremavano al suo
-cospetto, come trema un giunco nell'acqua corrente. E
-n'avevano ben d'onde; poichè chi era vivo oggi, non era
-al sicuro d'esserlo ancora all'indomani. Per piacere ad
-Ezzelino, si era arrivati al punto che un padre cercava
-la morte d'un figlio, un figlio quella del padre, o d'altro
-parente; e sterminò tutti i maggiorenti, i migliori, i più
-potenti, i più ricchi e i più nobili della Marca Trivigiana.
-Castrava le mogli altrui, e co' figli e colle figlie
-le cacciava in prigione, e ve le lasciava morire di fame
-e di dolore. Fece trarre a morte molti religiosi, e molti
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-li tenne lungamente nelle carceri, tanto dell'Ordine dei
-frati Minori e Predicatori, che d'altri Ordini.......
-Pari a lui per feroce atrocità non furono nè Decio, nè
-Nerone, nè Diocleziano, nè Massimiano; e nemmeno
-Erode ed Antioco, che furono i più crudeli mostri del
-mondo. Veramente questi due fratelli furono due demonii,
-per ciascun de' quali io potrei scrivere un grosso volume,
-se avessi tempo, e non mi mancasse la pergamena. Alberico
-però sul punto di morte fu tocco dal pentimento;
-nel che si mostrò grandissima la misericordia di Dio,
-stendendo in morte le braccia anche a uomo tanto brutale;
-ma Ezzelino non s'è mai convertito a Dio. Ad
-Ezzelino successe nella Signoria di Verona un tal Mastino,
-Veronese, che fu poi ucciso da assassini. E il Conte di
-S. Bonifacio, a cui era devoluta la Signoria di Verona,
-andava vagando pel mondo, come io ho veduto; ed era
-tutto del partito della Chiesa, buon uomo, santo, saggio,
-onesto, d'animo forte, prode dell'armi e dotto nell'arte
-della guerra. Suo padre aveva nome Guicciardo, egli
-Lodovico, e il figlio maggiore, Vinciguerra. A Rimini
-signoreggiò il Malatesta, che s'attenne sempre fidissimo
-al partito della Chiesa. La Signoria di Forlì la ebbe in
-mano il Conte Guido da Montefeltro, che era un battagliero
-possente e dotto nell'arte della guerra, e non poche
-vittorie sui Bolognesi, che parteggiavano per la Chiesa,
-riportò, quand'ebbe a trovarsi loro di fronte. Molti anni
-in tempo di grossa guerra tenne la Signoria di Forlì,
-ma in fine si esaurirono le forze sue e de' Forlivesi,
-quando Papa Martino IV si intromise in quella lotta
-con pertinace ed irremovibile proponimento di entrare
-vittorioso in quella città. Per cui, venuto Legato in
-Romagna Bernardo Cardinale della Corte romana, ed i
-Forlivesi datisi a lui, mandò a confino il Conte Guido
-di Montefeltro, prima a Chioggia, poi in Lombardia, ad
-Asti, ed obbedì sommessamente. A Ravenna dominò, di
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-parte della Chiesa, Paolo Traversari, nobiluomo, ricco,
-potente e saggio; di parte dell'Impero, un certo Anastasio.
-Poi, dopo Paolo Traversari, dominò in Ravenna Tomaso
-Fogliari di Reggio, fatto da Papa Innocenzo IV Conte
-delle Romagne, perchè era suo parente; ed ebbe moglie
-una nipote di Paolo Traversari, figlia d'un figlio, di
-nome Traversaria, legittimata dal Papa perchè potesse
-ereditare. La sposò poi, dopo la morte di Tomaso, Stefano,
-figlio del Re d'Ungheria, che assunse la Signoria
-di Ravenna. Dopo la morte di lui venne di Puglia un
-certo Guglielmotto, che conduceva seco una donna, e
-diceva che era sua moglie e figlia di Paolo Traversari
-Ravennate, la quale era in Puglia come ostaggio dell'Imperatore.
-E signoreggiò molti anni, ed ebbe integralmente
-tutte le possessioni di Paolo Traversari: ma fu
-creduto che tutto fosse un'ingannevole e frodolenta finzione
-sì dell'uomo che della donna. Ma non era di parte
-della Chiesa, e quindi fu espulso in una colla moglie
-da Ravenna, e spogliato di tutti i beni, che aveva occupato.
-A Faenza signoreggiarono gli Alberghetti, chiamati
-anche Manfredi, di parte della Chiesa, principale de' quali
-Ugolino Buzola, e suo figlio, frate Alberico dell'Ordine
-dei Gaudenti; di parte dell'Impero, signoreggiò Accarisio
-e suo figlio Guido di Accarisio. Il partito poi della
-Chiesa in Faenza prendeva nome dai Zambrasi, e non
-erano che in due di quella famiglia, cioè frate Zambrasino,
-che fu, ed è, dell'Ordine de' frati Gaudenti, e Tebaldello
-di lui fratello illegittimo, che godeva molta stima, essendo
-uomo forte, bello, ed anche ricco, perchè Zambrasino,
-unico erede, quale figlio solo legittimo, volle dividere con
-lui a parti eguali il patrimonio paterno. Costui fu due
-volte traditore della sua città di Faenza. La prima volta
-la pose in mano ai Forlivesi, e in quel tempo abitava
-io appunto a Forlì; la seconda, restituilla alla Chiesa;
-ma poco dopo morì nella fossa della città, affogato col
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-suo cavallo e molte altre persone. In Imola, i principali
-partigiani della Chiesa erano i Nurduli; e capo del partito
-imperiale, Ugucione dei Binicli, cui Re Carlo fece
-prigioniero nella guerra contro il Principe Manfredi, e
-gli fece tagliar la testa. A lui succedette in Imola suo
-fratello Giovanni de' Binicli; ma nella parte montuosa
-della provincia signoreggiava Pietro Pagano, di parte
-imperiale, e risiedeva in un castello, che si chiamava
-Susinana<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>; ed era personaggio magnanimo, di singolare
-reputazione e rinomanza, e dotto nell'arte della
-guerra. Aveva moglie una buona donna di nome Diana,
-ed una buona sorella di nome Galla Placidia, che erano
-ambedue mie divote. In Alconio signoreggiava il Conte
-Bernardo, magnifico Signore e potente, partigiano della
-Chiesa. Il Conte Rugiero di Bagnacavallo, di parte imperiale,
-dominava in Ravenna; ed era sagace, furbo, astuto,
-ed una volpe frodolenta e di tutti i colori. Questi fu
-mio famigliare; aveva una figlia unica, nè ebbe maschi,
-e in sul morire disse che la voleva maritare con uno
-che sostenesse risolutamente gli imperiali. E frate Gherardino
-Gualengo avendogli detto che quello non era
-tempo di scherzare, rispose: Perchè? Non sono io un
-uomo? Ed il frate di rimando: Voi siete bene un uomo;
-ma in punto di morte dovete perdonare a tutti, nè parteggiare
-per nessuno, ma pensare solo a Dio, come dice
-il Profeta: <i>O Signore, parte della mia eredità, e del
-mio calice; tu sei quello che restituirà a me la mia
-eredità</i>. Parimente in Romagna, di parte dell'Impero,
-fu grande il Conte Taddeo Boncompagni. Questi era
-avanti in età, ed entrò nell'Ordine de' frati Minori.
-Anche Giacomo di Bernardo parteggiò un tempo per
-l'Impero; ma dopo che l'Imperatore fece tagliare la
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-testa al figlio di lui, passò al partito della Chiesa, e
-poi si fece frate dell'Ordine de' Minori. E tanto in Romagna
-che in Lombardia molti ve ne furono di nobili
-e potenti, sì di parte della Chiesa che dell'Impero, che
-sarebbero degni di essere ricordati, se fossero stati buoni
-e amanti di Dio, e di sè stessi. Così in Bologna per la
-Chiesa hanno signoreggiato i Geremei; e per l'Impero i
-Lambertazzi, tra' quali fu principale Castellano di Andalò,
-che poi morì miseramente, perchè i Bolognesi
-partigiani della Chiesa, in occasione di una guerra intestina,
-lo presero e lo cacciarono tra ceppi nelle carceri
-del palazzo del Comune. Ed i Geremei espulsero da
-Bologna i Lambertazzi, che andarono in quel tempo a
-dimorare a Faenza; d'onde furono poi cacciati, quando
-Tebaldello la rimise in mano al partito della Chiesa.
-Questa città, cioè Bologna, fu l'ultima a bere il calice
-dell'ira di Dio, e ne ingollò fino alla feccia, affinchè,
-restando illesa, non si vantasse di essere sempre stata
-giusta e non insultasse alle altre città, che avevano già
-trangugiato il calice dell'ira, anzi del furore dello sdegno
-di Dio; giacchè dentro di essa vi erano assassini, nè si
-imponeva a loro.......... In Cremona, que' che parteggiavano
-per la Chiesa si chiamavano Cappellini, o
-Cappelletti; que' che tenevano per l'Impero, si nominavano
-Barbarasi. Ho letto più volte, cioè nè una nè due
-soltanto, nel pontificale di Ravenna: <i>Verranno i Barbarasi;
-incrudeliranno assai</i>; ed è incerto se si abbia
-da riferire ai presenti, o ai futuri. Tuttavia i presenti
-incrudelirono assai quando chiamarono l'Imperatore in
-Lombardia ed a Cremona, e da Cremona espulsero quelli
-che tenevano le parti della Chiesa; e l'Imperatore col
-loro aiuto tenne viva in Lombardia una lunga guerra.
-Di che si moltiplicarono i mali sulla terra; nè è finita
-ancora, nè parne vicina la fine. In Parma, dopo la distruzione
-di Vittoria e la fuga dell'Imperatore, chiunque
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-non aderiva saldamente al partito della Chiesa si chiamava
-di Malafucina, cioè di cattiva fabbrica, così detti
-perchè spacciavano monete false; ma siccome v'ha differenza
-da bue a bue, così si conosceva.........
-Parimente quelli che tenevano allora le parti dell'Impero
-non potevano ristarsi dal parlare del proprio partito, e
-così si conoscevano da ciò che dicevano.
-</p>
-
-<p>
-In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito
-imperiale, che risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono
-i loro concittadini di parte della Chiesa che per amore
-di Dio, e della beata Vergine gloriosa, li accogliessero in
-città, poichè, essendo morto l'Imperatore, desideravano
-riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono
-ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma
-quando videro le loro case atterrate (si noti che eglino
-altrettanto avevano fatto ai partigiani della Chiesa, allora
-che anch'essi furono espulsi) cominciarono a voler contendere,
-trattar da pari a pari, e insultare il partito della
-Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva in
-mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si
-proposero di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto
-aspirava ed ogni sua cura rivolgeva, e volevano mandare
-in bando sino all'ultimo tutti i partigiani della Chiesa,
-e ridurli siffattamente al nulla che non potessero mai
-più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta
-a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare
-come giunchi nell'acqua, ed a nascondere le cose che
-s'avevano più care. Ed io pure nascosi i miei libri,
-poichè in quel tempo io dimorava a Parma; e molti
-Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già
-a partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino,
-arrivando, li incogliesse nella rete, rapisse loro
-ogni bene, e li costringesse di forza al bando. Quando
-dunque cominciò a diffondersi in Parma la voce che il
-Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde si
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi,
-(ed il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato
-di impadronirsi prima di Colorno e di Borgo S. Donnino,
-come realmente fece; sia per entrare in Parma con maggiore
-trionfo; sia, perchè, occupate quelle due posizioni,
-i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero
-voluto fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi;
-e così avrebbero essi ricevuto scacco matto, essi
-che s'erano allevato il serpente in seno) ecco d'improvviso
-sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò di Ponte,
-tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine
-de' Templarii<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. Costui era un sartore, e si chiamava
-Giovanni Barisello, ed era figlio d'un contadino della
-famiglia Tebaldi, di que' contadini che i Parmigiani
-chiamano mezzadri. E, presa in mano una croce e il
-libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case di
-coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero
-a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li
-faceva giurare di obbedire alle leggi del Papa e aderire
-al partito della Chiesa. Egli aveva seguaci un cinquecento
-uomini in armi, che l'avevano fatto loro Capitano, e lo
-seguivano come fosse un principe o un condottiero. E
-molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle
-leggi del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito
-della Chiesa; parte de' quali lo fecero con sincerità,
-e parte per il timore, che li incoglieva, al vedersi tanta
-gente armata alla porta della casa. Quelli poi che non
-avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla chetichella
-se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare
-in Borgo S. Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-discordia tra cittadini, chi fuggiva trovava sempre quel
-castello aperto; ed i Borghigiani esultavano sempre delle
-discordie che s'accendevano in Parma, e l'esultanza loro
-sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al
-suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di
-buon occhio la città di Parma; anzi, quando Parma era
-in guerra, in Borgo S. Donnino si raccoglievano tutti
-gli assassini di Lombardia, ove erano di buon grado
-ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure
-i Parmigiani avevano fatto ai Borghigiani i seguenti
-benefici, come ho visto io co' miei occhi, chè ivi ho
-abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno l'Italia
-fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne,
-ed Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi
-e da quelli de' loro alleati che si trovavano al campo).
-Il primo beneficio fu che ogni anno mandavano loro
-un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne pagavano la
-metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che
-è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano
-andare al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione
-alcuna da parte de' Parmigiani; e così Borgo S. Donnino
-aveva il concorso d'un territorio di dieci miglia,
-appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani restava
-la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani
-accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o
-i Cremonesi, o chicchè altri fosse, moveva loro guerra.
-Quarto, che quantunque in Borgo non vi fossero che
-due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i Verzoli, mentre
-le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli,
-pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito
-le loro nobili donzelle; il che non era poco onore. Io
-credo d'averne vedute quivi di donne Parmigiane ben
-venti, che vestivano pelliccie di vaio<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>, o stoffe di
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per
-loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani;
-epperciò questi, e a gran ragione, quando se ne presentò
-l'occasione opportuna, distrussero Borgo S. Donnino......
-Girando dunque Giovanni Barisello per Parma
-a intimare di prendere giuramento alle persone sospette,
-arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava
-in Cò di Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso;
-e, chiamatolo fuori di casa, gli impose di giurare subito,
-senza indugio, e di abbracciare il partito della Chiesa,
-se volesse aver salva la vita, altrimenti partisse da
-Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi
-era di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore
-molte Podesterie). Or egli veduta tanta radunata di
-gente, che esigeva tale giuramento, e lo minacciava del
-bando, fece secondo il consiglio del Savio ne' Proverbii
-22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma
-gli scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò
-dunque e disse: Giuro di stare ed obbedire agli ordini
-del romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa
-per tutta la mia vita, a scorno di quel partito, di cui
-nessun altro più miserabile e più abbietto si trova sotto
-il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito,
-cioè a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato,
-e lo lasciavano tanto vituperosamente conculcare dagli
-avversari. E gli ecclesiastici Parmigiani lo amarono......
-Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero
-tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne
-vennero a capo, perchè il Pallavicino e que' Parmigiani
-di parte imperiale che erano profughi dalla città l'occuparono
-e lo tenevano sotto buona guardia. Quel castello
-era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse,
-che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno
-lo ripresero prestissimo, e molti imperiali vi caddero
-morti di spada, tra quali Francesco figlio di Giovanni
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e Manfredino
-da Cànoli<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto
-Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena,
-ed era di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe
-vinto in bellezza Assalonne figlio di Davide. Molti altri,
-e degni di essere ricordati, morirono, ma per ragione
-di brevità corro innanzi, e mi affretto a dir d'altro. Il
-Pallavicino perciò depose il pensiero di correre su Parma,
-perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli
-intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie,
-e quindi si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino
-ciò che il Savio dice ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello
-fu il povero e saggio uomo che si trovò in Parma,
-e per virtù della sua saggezza si mantenne libera la
-città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi
-riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo
-ricambiarono. Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono;
-poi, gli diedero moglie una nobil donzella, che
-era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo nominarono consigliere
-perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia e
-attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero
-facoltà di poter sempre fare adunata di gente
-in armi, di condurla seco, e di apporre alla compagnia
-il suo nome, purchè avesse per iscopo l'onore e l'utilità
-della città e del Comune di Parma. Questa compagnia
-di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese,
-che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da
-Rosa<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>, che si chiama anche da Sassuolo, come si
-chiama suo padre, per mostrarsi premuroso dell'onore
-de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani
-si denominassero da tal uomo e da tal nome. E
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-tanto zelo provenne dall'amore che Parmigiani e Modenesi
-si hanno scambievole, intimo e caldo. Manfredino
-adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a' fatti
-suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di
-uomini d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo
-egli Podestà di Parma, voleva governare la città
-a suo talento. E Barisello ubbidì sommessamente; e il
-giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò alla sua bottega,
-e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a cucire
-vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà
-era un mio conoscente, e sua madre e sua moglie erano
-mie divote. Nulla ostante i Parmigiani usarono sempre
-deferenza a Giovanni Barisello, e fu sempre tenuto in
-considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione. In
-processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia
-S. Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra
-Santa, avendo udito che i Parmigiani erano prodi guerrieri
-e suoi amici, e sempre pronti ad aiutare la Chiesa,
-mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio e della
-santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse
-dalla croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto;
-e bramava che in tale compagnia si fondessero tutte le
-altre che vi fossero in Parma, e che stessero sempre
-pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno. Ed i
-Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi
-la compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte
-al quaderno che registrava i nomi degli ascritti, segnarono
-a lettere d'oro il nome di Re Carlo, proclamandolo
-loro Capitano, primicerio, principe, condottiero, compagno,
-Re e trionfatore magnifico. E se in Parma, chi
-non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli
-che vi sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno
-le api, a difesa del consocio, e si aiutano reciprocamente,
-e subito corrono alla casa dell'offensore e la smantellano
-radicalmente, sicchè non se ne vede più pietra su pietra.
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia vivono in
-continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene
-mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La
-quale perciò crebbe numerosissima. Ed ora i Parmigiani
-non sono più denominati da Giovanni Barisello, ma da
-Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo,
-a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia.
-</p>
-
-<p>
-E, giacchè la nostra penna scrive ancora di Parma,
-resta che parliamo dei Pallavicini. Eglino hanno il titolo
-di Marchesi, ed elessero per soggiorno il territorio di
-Parma e di Piacenza. Nella diocesi Piacentina, sui confini
-di quella di Parma, hanno due castelli, quello di Pellegrino<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>,
-in cui abitò Uberto Pallavicini (che fu
-bell'uomo e sollazzevole e compositore di canzoni, e
-lasciò parecchi figli), e il castello di Scipione<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>, presso
-Borgo S. Donnino, a cinque miglia. In questo castello
-abitò Manfredo, fratello germano del sunnominato Pallavicini,
-che fu padre di sette figli, quattro maschi e tre
-femmine, leggiadrissime donzelle, nobilmente maritate
-in varie parti del mondo. La moglie di lui, e madre di
-cotestoro, fu Clara dei Conti di Lomello<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, avvenentissima
-donna, saggissima e sollazzevole. Primogenito dei
-detti figli fu Guglielmo, bell'uomo e amante della quiete,
-come suo padre; restò sempre in concordia coi Parmigiani,
-e abitava in Parma. Moglie sua era Costanza di
-Azzone Marchese d'Este, nè da essa potè aver prole;
-ebbe altri due mariti, ma non figliò mai. Manfredo poi
-aveva un bel palazzo in Parma, ch'io ho veduto, presso
-la piazza del Comune, ove sorgeva una volta il palazzo
-de' Pagani; ma in tempo di guerra, i Parmigiani rasero
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-al suolo l'uno e l'altro, ed i beccai vi eressero un macello.
-Ora....... vi è la piazza del Comune. Questo
-Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso. Amava i
-religiosi e le loro Regole, e specialmente i frati Minori,
-e a tutti i conventi regalava in abbondanza il sale;
-essendochè possedeva, vicini al castello di Scipione, molti
-pozzi di acque salse, d'onde s'è arricchito e fatto grande.
-Il secondogenito era Enrico, guerriero dotto nell'arte, e
-credo che se fosse campato più a lungo, avrebbe ridotta
-sotto la sua dominazione tutta la Lombardia; giacchè si
-può dire di lui quello che de' Macabei ecc. Questa conquista
-la tentò un tempo anche il Marchese di Monferrato,
-che cadde poi ucciso nella guerra contro Re Carlo,
-combattendo egregiamente e coraggiosamente, come addetto,
-quale principe e condottiero, all'esercito di Manfredi,
-figlio di Federico Imperatore deposto. Il terzogenito fu
-Uberto, pari in tutto al precedente, sicchè quanto è detto
-a lode di quello, si può ripetere di questo<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. <i>E n'ebbe
-molte prove il Marchese Guglielmo di Monferrato, che
-non poteva mai uscire da' suoi fortilizii, perchè era in
-guerra con suo zio, Uberto Pallavicino, che allora
-signoreggiava in Cremona, e dava a questo suo nipote
-trecento militi spesati affinchè guerreggiasse validamente
-contro il Marchese di Monferrato.</i> Causa di
-queste guerre erano le città di Alessandria e Tortona,
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-di cui, ciascuno de' due Marchesi, voleva il dominio.
-Questi fu ucciso dai Piacentini presso il castello di
-Fiorenzuola<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>, una volta che era andato a predare in
-su quel di Piacenza insieme ai Parmigiani di parte imperiale.
-E questa depredazione la faceva quantunque
-non vi fosse guerra tra lui e quelli a cui portava via la
-rapina fatta; ma finì col perdere il bottino, la battaglia
-e la vita. Quarto ed ultimo figlio di lui era Guidotto,
-che vive tuttora, ed è uno dei grandi della Corte di
-Spagna. Uberto Pallavicino dunque, che signoreggiò in
-Cremona, fu fratello germano dei sunnominati, cioè del
-Pallavicini da Pellegrino, e di Manfredo da Scipione.
-Egli ebbe due castelli nella diocesi di Piacenza, cioè
-Landasio<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> e Ghisaleggio<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>; ma siccome di costui
-abbiamo parlato abbastanza più sopra, qui non occorre
-parlarne. Fu di animo grande, e gonfiava la cupidigia
-sino a voler occupare tutto il mondo. Il padre di questi
-tre fu detto il Pallavicino, che ebbe due fratelli germani,
-cioè Marchesopolo e Rubino, che abitarono in Soragna,
-Villa fertile della diocesi di Parma, distante cinque miglia
-a settentrione di Borgo S. Donnino. Marchesopolo ebbe
-moglie una Borgognona, dalla quale non gli nacquero
-maschi, ma due sole femmine; alle quali la madre volle
-porre nomi presi dalla lingua del suo paese nativo, cioè
-<i>Mabelon</i> e <i>Isabelon</i>, che in lingua lombarda suonano
-Mabilia e Isabella. Il padre maritò la primogenita Mabilia,
-quando io era ancora nel secolo, cioè prima ch'io
-entrassi nell'Ordine de' frati Minori, l'anno 1238, e venne
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-da Soragna a Parma, e ospitò nella casa di quei da Colorno,
-accanto alla Chiesa di S. Paolo. Le furono assegnate
-in dote mille lire imperiali, e sposò Azzone Marchese
-d'Este, che era buon uomo, cortese, umile, dolce,
-pacifico e mio amico; ed una volta gli lessi l'esposizione
-dell'Abbate Gioachimo, intorno ai doveri di Isaia; ed
-era solo con me sotto ad un fico, e nosco un altro frate
-Minore. Donna Mabilia anch'essa fu mia divota, come
-la fu anche di tutti i religiosi, specialmente frati Minori,
-dai quali si confessava, e recitava sempre il loro
-ufficio ecclesiastico, ed è sepolta presso suo marito e
-riposa in pace nel convento de' Minori presso Ferrara. In
-vita sua fece molto di bene, e alla sua morte fece distribuire
-molte limosine, e lasciò ai poveri parte dei possedimenti,
-che il padre le aveva lasciati in Soragna. Io
-abitai sette anni in Ferrara, dove abitava anch'ella. Fu
-bella donna, saggia, clemente, benigna, cortese, onesta,
-pia, umile, paziente, pacifica, e sempre divota a Dio.
-Aveva un fornello in luogo appartato del suo palazzo,
-come ho visto io co' miei occhi, ed essa stessa distillava
-l'acqua di rose, e la dava ai malati; e perciò i medici
-ivi residenti ed i farmacisti l'avevano in uggia; ma essa
-non s'impensieriva di loro, purchè soccorresse i malati
-e facesse opera meritevole al cospetto di Dio. Visse molti
-anni col marito, e non ebbe mai figli; dopo la morte poi
-del marito si fece fare una casa presso il convento dei
-frati Minori di Ferrara, e in quella abitò in sua vedovanza,
-finchè fu sepolta, come s'è già detto, accanto a
-suo marito nel convento de' frati Minori di Ferrara; e
-la sua anima per la grazia di Dio riposi in pace, che
-fu buona donna. Dopo la morte del Marchese però venne
-a Parma, e la vidi, e udii da lei che ne provava mirabile
-consolazione, perchè si trovava presso il convento
-dei frati Minori, e presso la chiesa della Vergine gloriosa.
-Non conobbi mai altra donna, che quanto questa si assomigliasse
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-alla Contessa Metilde, per quanto di essa si
-legge. Veramente, per me, tre sono le donne ammirabilissime,
-che forse da altri non sono tenute in molta reputazione;
-e sono: Elena, madre di Costantino; Galla
-Placidia, madre di Valentiniano; e la Contessa Matilde.
-Marchesopolo poi, dopo che ebbe maritata Mabilia, andò
-in Romanìa, ove si diede a perseguitare i Greci, li aggrediva,
-li catturava e uccideva, come Davide i Filistei.
-Altrettanto faceva Marchesopolo coi Greci, onde con
-insidie ingegnosamente tese fu dai Greci ucciso in casa
-sua; perocchè tutto cede alla potenza dell'oro. Egli aveva
-maritata la sua seconda figlia Isabella ad un ricco, nobile
-e potente di Romanìa. Essa era bella donna e saggia,
-ma zoppa e sterile; e dopo la morte del marito le restò
-il castello di Bonicea, che ella con accorgimento, coraggio
-e cautela seppe difendere contro i Greci. Il motivo poi
-della partenza di Marchesopolo da Parma si dice sia
-questo: Che essendo egli nobile, e di cuore magnanimo,
-lo moveva a sdegno e sopportava di mal animo che un
-popolano qualunque, borghese o campagnuolo che fosse,
-mandandogli a casa un usciere in berretto rosso, lo potesse
-citare al palazzo del Comune e chiamarlo in giudizio.
-Suo fratello Rubino abitò in Soragna, ed ebbe in
-moglie Ermengarda da Palù, sorella di Guidotto de' Canini,
-che era bella donna, ma lasciva. Ebbe cinque maschi e
-cinque femmine. La prima di nome Mabilia, bellissima (e
-qualche volta la ho confessata). Uberto Pallavicino la
-maritò a Pontremoli, sperando così di ridurre in suo
-dominio quella Terra. Rubino era vecchio carico d'anni,
-quando l'anno in cui imperversò quella mortalissima
-pestilenza preaccennata, cioè nel 1249, e che Ezzelino
-da Romano fu fatto prigioniero in guerra, mi mandò a
-chiamare, si confessò da me, aggiustò i conti dell'anima
-sua, e morì in una lodevole vecchiaia, passando da questo
-mondo in grembo a Dio. Sua moglie poi si rimaritò
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-e prese Egidio Scorza; poscia precipitò da un solaio e
-ne fu morta e sepolta. Altri Pallavicini ancora abitavano
-nella diocesi di Parma, in una Terra che si chiama Varano<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>,
-bel paese tra Medesano<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>, Miano<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>, Costamezzana,
-e Borgo S. Donnino. Ve ne sono ivi moltissimi,
-ricchi, potenti, cortesi, pacifici; stanno sempre di buon
-accordo coi Parmigiani, perchè sono anch'essi cittadini
-di Parma. Uno di loro era quel Delfino Pallavicini, che
-l'anno 1238 fa Podestà di Reggio e fece fare duecento
-braccia delle mura della città, di seguito a quella già
-fatta, come ogni Podestà aveva obbligo di fare ogni anno.
-Tanto basti aver detto dei Pallavicini. In Verona, come
-s'è detto, dopo la morte di Ezzelino da Romano, signoreggiò
-Mastino, morto da alcuni Veronesi forti e pugilatori,
-per la speranza di avere dopo lui la signoria di
-Verona. Ma s'ingannarono, perchè a lui succedette suo
-fratello germano, Alberto dalla Scala, che vendicò il
-fratello colla morte degli uccisori di lui. Questi vive
-tuttora, ed ha in mano la signoria, ed è amato dai Veronesi,
-perchè si comporta bene. È persona accostevole,
-fa giustizia, ama i poveri, come faceva suo fratello; pur
-tuttavia è Podestà altra persona. In Imola, que' che
-tengono le parti della Chiesa si chiamano Bricci; quelli
-che parteggiano per l'Impero, Mèndoli. Ma il partito
-imperiale in Imola è spento; e il partito della Chiesa,
-per invidia ed ambizione, s'è diviso in due campi, perchè
-gli Audaci vogliono in mano il potere, come prima
-lo avevano quelli che si chiamavano Nurduli. Questa
-maledetta discordia s'è già infiltrata in Modena, e comincia
-a far capolino in Reggio. Dio voglia che non
-metta radici in Parma, di che già si comincia a temere.....
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-Ora passiamo a parlare della Toscana, e
-spediamoci lesti; poichè molto di altro resta che non
-deve essere taciuto. Le due più nobili città della Toscana
-sono, a parer mio, Firenze e Pisa. A Pisa hanno
-tenuto signoria Conti e Vice-Conti; ed i Pisani furono
-molto attaccati all'Impero; e, come in Lombardia i
-Cremonesi avevano impugnate le armi a sostegno dell'Impero
-così avevan fatto i Pisani in Toscana. A Firenze
-poi per parte della Chiesa hanno tenuta la signoria i
-Guelfi; per parte dell'Impero i Ghibellini; e da queste
-due fazioni hanno preso nome tutti i partiti in Toscana;
-e sussistono tuttora. E gli uni e gli altri bevvero del
-calice dell'ira di Dio, e ne ingollarono sino alla feccia;
-e chi se la passò meno male, non può vantarsi d'aver
-in tutto declinata la spada dello sdegno e della vendetta
-divina; perchè se eglino provocarono scissure e divisioni
-nelle loro città, anch'essi furono divisi tra loro dall'ira
-del volto di Dio..... Quanto vero sia ciò che dico,
-lo videro i miei occhi, e gli occhi di moltissimi altri;
-ma sopratutto coloro che ne fecero sui loro corpi esperienza.
-Pertanto tutte le suaccennate fazioni, scissure,
-divisioni e maledizioni, tanto in Toscana che in Lombardia,
-in Romagna, nella Marca d'Ancona, nella Marca
-Trivigiana e in tutta Italia, le provocò quel Federico
-che si chiamò Imperatore: e perciò fu a piena ragione
-punito, e la mano di Dio aggravò i colpi su tutti i peccati
-di lui, percuotendolo nell'anima e nel corpo; e i
-Principi del suo regno, che aveva tolti dal nulla ed esaltati
-dalla polve, gli diedero il calcio, non gli tennero
-fede, anzi lo tradirono..... «Non è prudenza in
-lui» cioè in Federico, quantunque si vantasse tanto
-prudente. Così lo trattarono i tirannelli suoi, di cui abbiam
-fatto menzione più sopra; ma anch'essi ricevettero
-il colpo della vendetta, non perchè spodestarono Federico,
-che riconobbero per malvagio, ma perchè anch'essi peccarono
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-di molto. Conobbi quasi tutti quelli che ho nominato,
-e in breve tempo disparvero dal mondo, e i più
-terminarono malamente la loro vita, <i>perchè folleggiarono</i>
-<i>in vanità</i>..... Or resta da parlare dei Legati che la
-Corte Romana mandò ai nostri giorni in Lombardia.
-Primo de' quali fu Ugolino, Cardinale dell'Ordine dei
-Minori, cioè governatore, protettore e censore della Frateria
-e della Regola del beato Francesco, del quale egli
-era stato intimo amico, e che poscia diventò Papa Gregorio
-IX. Fece molte buone cose, delle quali parleremo
-più innanzi ampiamente. Il secondo fu Rainaldo Vescovo
-di Ostia, anch'egli Cardinale dell'Ordine de' Minori,
-come è stato detto altrove, e che diventò poi Papa Alessandro
-IV. E quando era Legato in Lombardia aveva
-seco come Vice-Legato il Cardinale Tomaso, che era di
-Capua. Papa Gregorio IX summenzionato compose ad
-onore del beato Francesco un inno: <i>Dal ciel discese un
-figlio</i>; ed un responsorio: <i>Dal granaio della povertà</i>;
-ed una prosa: <i>Ultima testa del Dragone</i>, ed un'altra
-prosa per la passione di Cristo: <i>Piangete, anime dei
-fedeli</i>; e, ad istanza de' frati Minori, nominò Cardinale
-Rainaldo, che fu poi Papa Alessandro IV; il quale Papa
-Alessandro canonizzò santa Chiara, e compose gli inni
-e le collette di lei. Il Cardinal Tomaso, che era di Capua,
-fu il più bello scrittore della Corte, e dettò quella
-lettera, che il sommo Pontefice mandò a Federico Imperatore
-spodestato, rimproverando lui de' molti e svariati
-eccessi, e giustificando se stesso e la Chiesa romana
-delle accuse che le erano mosse, e rammentogli i servigi
-e i benefici, che la Chiesa gli aveva conferiti. E la lettera
-cominciava così: <i>Viva impressione fece la nostra
-lettera sull'animo tuo, come hai scritto; ma più viva
-ancora la fece sull'animo nostro la lettera tua</i>. Compose
-anche ad onore del beato Francesco l'inno: <i>Tra i
-celesti cori</i>; e l'altro: <i>Splendore de' costumi</i>; ed il responsorio:
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-<i>Spica della carne</i>; e parimente fece quella
-sequenza per la Beata Vergine, che comincia: <i>La Vergine
-che figlia si rallegri</i>. E ne fece la composizione
-letteraria soltanto; la musica per canto la fece, a sua
-preghiera, frate Enrico da Pisa, che fu mio custode e
-maestro di canto. Il contraccanto lo compose fra Vita
-da Lucca, dell'Ordine de' Minori, altro mio maestro di
-canto. Dopo i prenominati, venne Legato in Lombardia
-Ottaviano Cardinal diacono. Egli era bello e nobile, cioè
-uno dei figli di Ubaldino da Mugello nella diocesi fiorentina.
-Fu reputato molto partigiano dell'Impero, ma
-a difesa del suo onore faceva talvolta qualche cosa a
-vantaggio della Chiesa, non dimenticando che questo
-era il suo mandato. Onde, un giorno, quando l'Imperatore
-teneva Parma stretta d'assedio, io, che era a Lione,
-interrogato da Guglielmo Fieschi Cardinal diacono, nipote
-di Papa Innocenzo IV, che cosa dicevano i Parmigiani
-del Legato Ottaviano, risposi: I Parmigiani s'aspettano
-che sarà traditore di Parma, come lo fu di Faenza. Allora
-Guglielmo sclamò: Ah! per Dio non è da credere. A
-cui io replicai: Se sia credibile, o non credibile, non so;
-è certo che i Parmigiani lo dicono. Bene, bene, soggiunse
-Guglielmo..... Ma ivi i presenti erano tanta moltitudine,
-che l'uno s'innalzava sulle spalle dell'altro,
-per udire notizie di Parma. Imperocchè da questo dipendeva
-la sorte della Chiesa romana, come in una
-battaglia, dalla quale l'uno e l'altro dei contendenti
-spera vittoria. L'Imperatore era allora già deposto dall'Impero,
-e la Corte romana era fuori della sua sede,
-ed esulava in Francia, a Lione. E Parma aveva dato di
-piglio all'armi a difesa della Chiesa, e si batteva valorosamente,
-sperando dal cielo aiuto e vittoria; e Federico
-Imperatore accanitamente la assediava.... Avendomi
-dunque gli astanti udito a sostener tali cose, restarono
-ammirati, e l'un l'altro, a mia udita, si dicevano: In
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-vita nostra non abbiamo mai udito un frate a parlare
-tanto franco e così sicuro. Ma esprimevano questi sensi
-perchè mi vedevano seduto tra il Patriarca di Costantinopoli
-e il Cardinale, dal quale io invitato a sedere,
-non giudicai conveniente di rifiutare, e tenere in poco
-conto l'onore offertomi, e l'accennata ammirazione nasceva
-anche dall'udirmi parlare apertamente d'un uomo
-costituito in sì alta carica, e al cospetto di tanti cospicui
-dignitari della Chiesa. Io allora era diacono e di 25
-anni..... Ritornato in Lombardia, ed essendo ancora,
-dopo molti anni, Ottaviano Legato a Bologna, io pranzai
-molte volte con lui; e mi faceva sempre sedere in capo
-della sua mensa, sicchè tra me e lui non vi era che il
-frate mio compagno, ed egli occupava il terzo posto,
-contando dal capo della mensa. In tali circostanze io
-faceva come insegna il Savio ne' proverbii 23.º ecc; ed
-era opportuno regolarsi in quel modo, perchè tutta la
-sala del palazzo era gremita di commensali. Eppure ce
-n'era per tutti da star bene e in abbondanza, e si mesceva
-in copia vino scelto, ed ogni cosa era squisita.
-Allora cominciai a voler bene al Cardinale. In seguito
-poi invitò me e il mio compagno a pranzare con lui
-ogni giorno che ne piacesse; ma pensai di stare all'ammaestramento
-dell'Ecclesiastico 13.º ecc. Di questo Cardinale
-corse voce che fosse figlio di Papa Gregorio IX,
-forse perchè gli usava speciali deferenze. Così io ho conosciuta
-una figlia di questo Cardinale, monaca in un certo
-convento, la quale mi invitò, e pregò con molta insistenza,
-ch'io fossi devoto a lei, ch'ella voleva essere
-devota a me; e non sapeva di chi fosse figlia, e chi fosse
-suo padre. Ma io il sapeva bene, e le risposi: io non ti
-voglio per amica, perchè Pateclo scrive:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">É 'n tedianza cu'no posso parlare:</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e vuol dire che secca l'avere un'amica, a cui l'amico
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-suo non può parlare, quale sei tu chiusa in un monastero.
-Ed ella rispose: «Se non può passare tra noi
-mutuo colloquio, almeno amiamoci col cuore, e preghiamo
-l'uno per l'altro a fine di salvarci»; Giacobbe nell'ultimo
-libro. E mi parve che a poco a poco volesse tirarmi
-a sè, e adescarmi ad amarla; perciò le dissi: Il beato
-Arsenio.... Ottaviano fu uomo sagacissimo. Di fatto
-facendosi un giorno una solenne processione, un giocoliere
-nel momento ch'egli passava, disse a voce sì alta che
-il Cardinale udiva: Largo, largo, toglietevi di quà, e
-lasciate passare quell'uomo, che fu traditore della Corte
-Romana, e molte volte ingannò la Chiesa. Udite il Cardinale
-queste cose, ordinò sottovoce ad uno de' suoi di
-chiudere la bocca al giocoliere con monete, ben sapendo
-che tutto cede alla potenza dell'oro. E così si liberò da
-quella vessazione. Anzi il giocoliere, intascati i danari,
-si portò subito su di un'altra strada, per la quale dovea
-passare il Cardinale, e ne fece mille elogi, dicendo che
-nessun Cardinale meglio di lui aveva la Corte Romana,
-e che era veramente degno del papato. Parimente ho
-udito dire che, se Papa Innocenzo IV avesse vissuto un
-po' più, avrebbe deposto Ottaviano dal cardinalato, perchè
-era troppo partigiano dell'Impero, e non trattava
-con fedeltà gli interessi della Chiesa. Ma egli che sapeva
-di non essere nelle grazie del Papa, e che molti cortigiani
-ed altre persone lo avevano divulgato, si studiava
-di far mostra di godere la confidenza papale. Perciò
-quando i Cardinali uscivano dal quotidiano concistoro
-che il Papa soleva tenere, e andavano affrettandosi ai
-loro alberghi, Ottaviano, o in anticamera, o sul passeggio,
-che era subito fuori della porta del palazzo del Papa,
-si fermava a parlare con qualche chierico sino a tanto
-che vedeva che i Cardinali se n'erano andati tutti, sicchè
-paresse che, di quelli che erano nella sala del palazzo
-al cospetto del Papa, egli fosse stato l'ultimo, a uscire, e
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-con ciò voleva far credere che il Papa l'avesse trattenuto
-a confidenziale colloquio per trattare seco di affari
-importantissimi, e così tutti lo stimassero il Cardinale
-più influente in Corte, e il più potente presso il Papa,
-e quindi con lui largheggiassero in regali, come a uomo,
-che avrebbe potuto giovarli assai negli affari che avevano
-col Papa...... In quel tempo che Ottaviano fu
-Legato in Lombardia, fu Legato in Lombardia stessa
-anche Gregorio Montelungo. Egli era una volta uno dei
-sette notai della Corte Romana, e fu un antico Legato
-di Lombardia. Di fatto quando Ferrara fu tolta dalle
-mani e dalla signoria del Salinguerra, vi era presente;
-e quando l'Imperatore assediava Parma, era ivi Legato,
-e alzava la sua tenda sempre di fronte alla tenda dell'Imperatore.
-Egli era uomo coraggiosissimo, dotto nelle
-armi e aveva composto un libro intitolato: <i>Della sagacia
-nell'arte della guerra</i>. Sapeva condurre e ordinare le
-milizie alla battaglia; sapeva simulare e dissimulare;
-conosceva quando s'aveva a star cheti, e quando si dovea
-irrompere contro il nemico. L'Apostolo nell'epistola agli
-Ebrei 5º dice: <i>Ma il cibo sodo è per li compiuti</i> ecc;
-de' quali uno era Gregorio da Montelungo, che aveva
-tanta pratica di battaglie, che sapeva discernere e quando
-una battaglia la s'avea da ingaggiare, e quand'era il
-momento di finirla..... E così faceva Gregorio da Montelungo,
-perchè era dotto nell'arte della guerra, e sperava
-ed aspettava la vittoria da Dio; e la ebbe segnalata
-quando s'impossessò di Vittoria.......... Anche
-Vegezio, ne' libri dell'arte militare a Teodosio Imperatore,
-insegna mille accorgimenti atti a ben condurre una battaglia,
-libri ch'io ho veduti e letti, e sono molto utili a chi
-deve sostenere una guerra contro i suoi nemici. Similmente
-il Legato Gregorio di Montelungo, quando si trovava
-in Parma assediata da Federico, udendo che i Parmigiani
-mormoravano, perchè non arrivavano soccorsi
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-contro le astuzie del dragone, cioè di Federico, egli ne
-teneva alti gli animi con suoi scaltrimenti. Perciò invitava
-talora seco a pranzo alcuni militari dei maggiorenti della
-città, tra' quali io fui talora commensale alla sua tavola
-nel palazzo del Vescovo di Parma, e mentre si pranzava,
-ecco arrivare un messo alla porta, che ad alta voce chiamava
-e voleva entrare. Allora uno de' famigli del Legato,
-a udita di tutti, annunziava al Legato l'arrivo di un
-nuovo messo. Egli comandava che subito senza indugio
-si facesse venire alla sua presenza; e si presentava un
-uomo succinto, come in abito da viaggio di persona che
-arrivasse da lontano paese, colle scarpe polverose, e alla
-cintura la valigia delle lettere; e, prese le lettere, il Legato
-comandava che conducessero il messo in disparte
-a rifocillarsi e riposare, e che gli imbandissero un buon
-pasto. Ma il Legato faceva così per darsi l'aria d'aver
-compassione della stanchezza del messo, mentre lo scopo
-diretto era di impedire che i commensali cercassero al
-messo notizie, che poi esso non avrebbe saputo dare,
-oppure, per dire qualche cosa, sarebbe caduto in qualche
-scempiaggine. Nè qui era finita. Il Legato leggeva le
-lettere ai commensali, nelle quali si preavvisava dell'arrivo
-di soccorsi. Queste cose que' militari le divulgavano
-per la città, e il popolo ne faceva le feste, e senza rincrescimento
-aspettava. Ma due frati Minori di Milano,
-cioè frate Giacomo e frate Gregorio, che stavano permanentemente
-in casa del Legato, mi assicurarono che le
-accennate lettere erano state scritte la sera antecedente
-nella camera del Legato. Ma egli, a cautela e con accorgimento,
-faceva spesso queste cose per tener vivo lo spirito
-nel popolo; e tanto in varii modi tenne alti gli animi
-de' suoi guerrieri contro la città di Vittoria edificata da
-Federico, che la fu presa, e si completamente rasa al
-suolo, da non trovarsene più una pietra. È poi da sapere
-che l'Imperatore tentò più volte la costanza di Gregorio
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-con insistenti preghiere, per tirarlo dalla sua, e far seco
-amicizia, e gli prometteva di crearlo primo ministro della
-Corte, sicchè sarebbe stato secondo dopo lui primo; ma
-invano Federico s'ingegnava cogli inganni e colle tentazioni
-di vincere Gregorio, perchè più facilmente e più
-presto si sarebbe fatto deviare dal suo corso il sole (la
-qual cosa è creduta impossibile), che corrompere Fabrizio.
-Così nessuno mai potè distogliere Gregorio dalla fede
-data. Questo Legato soleva abitare o a Milano, o a Parma,
-o a Ferrara. Ed una volta, ora è già passato molto tempo,
-che era a Ferrara, aveva un certo corvo, cui al bisogno
-dava in pegno per grosse somme di danaro, e che poi
-dopo riscattava, restituendo il danaro ricevuto. Quello
-era un corvo, che parlava come un uomo, e si prendeva
-gabbo di tutti. Di notte sorgeva e chiamava alle loro
-stanze gli ospiti forestieri, gridando: Chi vuol venire a
-Bologna? Chi vuol venire a Doiolo? Chi vuol venire a
-Peola? Venga, venga, venga, presto, presto: sorgete, alzatevi,
-correte; andiamo, andiamo; alla barca, alla barca:
-<i>voga, voga, arranca, arranca:</i> al largo: Timoniere, prendi
-la rotta, la rotta. S'alzavano dunque i forestieri novelli,
-che non sapevano delle canzonature e delle gabbature
-di questo corvo, e colle loro robe e co' bagagli quasi tutta
-la notte aspettavano in riva al Po la barca, che li trasportasse
-ove volevano andare; e non trovando ivi nessuno
-restavano tra lo sdegno e la meraviglia di non sapere
-da chi fossero stati in tal modo giocati. Così pure questo
-corvo era tanto molesto ad un cieco, che quando
-andava a piedi e a gambe nude mendicando lungo la
-riva del Po, gli beccava le calcagna e le gambe, e poi
-fuggiva, e, beffandosi del cieco, gli diceva: Or pigliati
-questa, or abbiti quest'altra. Ma un dì il povero cieco lo
-colse col bastone sull'ala, e disse: Or tocca a te; or tocca a
-te. E il corvo rispose: Or tocca a me; or tocca a me. E il
-cieco: Tienla; prendi la tua e vanne; i simulatori e gli
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-astuti provocano l'ira di Dio; ti ho colpito una volta;
-non sarà necessaria la seconda; va dal medico a vedere
-se ti può guarire, giacchè la tua frattura è immedicabile,
-la piaga è maligna. Ma il Legato diede in pegno il corvo
-per danaro, nè volle più riscattarlo, perchè era ferito.
-Altrettanto fanno molti, che licenziano i loro servi quando
-cominciano a malare. Come fece quello del 1º dei Re
-30º ecc. Operò bene il Centurione, che disse al Signore
-Mattia 8º ecc. Così il Legato Gregorio fu un personaggio
-pari a quello che descrive l'Ecclesiastico 34º dicendo:
-<i>Uomo in molte cose esperto.</i> Trattò con fedeltà e con
-accorgimenti gli interessi della Chiesa, e meritossi il
-Patriarcato di Aquileia, e lo tenne molti anni sino alla
-morte. Ebbe in un certo luogo un colloquio famigliare
-con Ezzelino da Romano, e molti fecero le meraviglie
-che tali due uomini potessero avere tra loro un colloquio,
-stantechè Ezzelino era in fama d'essere un membro del
-diavolo, e figlio di Belial, a cui nessuno potesse parlare;
-e il Legato si reputava un alto cedro del Libano. Tuttavia
-è da sapere che Gregorio di Montelungo patì di
-podagra, e non fu casto; ed io ho conosciuto alcuna
-delle sue amanti. Intorno al raccomandare la castità a
-molti chierici secolari..... Così è da sapere di Ezzelino
-da Romano che Papa Alessandro IV trattava con lui e
-lo preparava a diventare d'un membro del Diavolo un
-figlio di Dio, e un amico della Chiesa. Ma due ostacoli
-si frapposero: 1.º che l'ecclesiastico dice, 7º: <i>Considera
-le opere di Dio</i> ecc; 2.º che Ezzelino, l'anno 1259, fu
-fatto prigioniero di guerra, e l'anno stesso morì e fu
-sepolto nel castello di Soncino<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>, nella diocesi di Cremona.
-L'anno successivo poi, 1260, appena cominciata la devozione
-dei flagellanti, morì Papa Alessandro IV; e fu ordinato
-di celebrarne l'anniversario nella vigilia della
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-traslazione del beato Francesco, cioè ai 24 di Maggio.
-Dopo Gregorio da Montelungo fu eletto Legato della Sede
-Apostolica Filippo, per grazia apostolica e divina, Arcivescovo
-di Ravenna; il quale parla ne' seguenti termini
-della circoscrizione della sua Legazione in una sua Notificazione:
-«E perchè non si sollevi alcun dubbio sulla
-circoscrizione della nostra Legazione, sappiano tutti che
-a noi è pienamente affidato l'ufficio di Legazione nei
-patriarcati di Aquileia e di Grado; nelle città, diocesi e
-provincie di Ragusa, Milano, Genova, e Ravenna; ed in
-generale in Lombardia, in Romagna e nella Marca di
-Treviso». Questo Legato era oriondo di Toscana, nel distretto
-della città di Pistoia; e, povero qual era, andò
-scolare a Toledo, volendo imparare l'arte della negromanzia.
-Assiso un giorno sotto un porticato di quella
-città, un soldato gli domandò che cercasse; ed avendogli
-esposto che era Lombardo, e il motivo che lo aveva condotto
-là, lo presentò ad un maestro togato di quell'arte,
-vecchio, bruttissimo, e glielo raccomandò, pregandolo
-che per amor suo lo istruisse diligentemente nell'arte
-che professava. Quel vecchio lo fece entrare in
-camera sua, gli porse un libro e gli disse: Quand'io
-mi sarò ritirato, tu potrai quì studiare. E partendosene
-chiuse bene la porta e la camera. Ma quando questo
-giovane cominciò a leggere, gli apparvero demoni sotto
-varie forme, di sorci, di gatti, di cani, di porci, e n'era
-piena la camera, e per la camera quà e là saltellavano
-e scorrazzavano. In mezzo a quella scena egli non osò
-aprir bocca, quando d'improvviso si trovò fuori della
-camera seduto in istrada. E, sopravvenuto il maestro,
-gli disse: Che fai quì o figlio mio? Allora egli raccontò
-al maestro quanto era accaduto, ed il maestro lo ricondusse
-dentro ancora, e, come prima, partissene chiudendo
-diligentemente la porta. Ma, riprendendo il giovanetto
-la sua lettura, eccogli comparire molti garzoncelli e donzellette
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-ballonzolanti per la camera. E di nuovo non
-osando dir verbo, si trovò fuori seduto sulla via. Ciò
-vedendo il maestro, gli disse: Voi Lombardi non siete
-fatti per quest'arte; lasciatela a noi Spagnuoli, che siamo
-uomini fieri e simili ai demonii. Tu poi, o figlio,
-vattene a Parigi, e studia la divina Scrittura, che puoi
-diventar grande anche nella Chiesa di Dio. Andò dunque
-a Parigi, e studiò, e imparò assai; e, ritornato in Lombardia,
-dimorò a Ferrara in casa del Vescovo Garsendino,
-che era uno dei figli di Manfredo di Modena, e fratello
-dell'Abbate di Pomposa<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. Diventò poi camerlengo del
-Vescovo, che, morto, ebbe un successore, e morto anche
-il successore, costui fu eletto Vescovo di Ferrara, e restò
-molt'anni l'eletto di Ferrara, finchè fu poi creato
-Vescovo di Ravenna. E quando Papa Innocenzo IV da
-Lione venne a Ferrara, costui ivi...... Fatto dunque
-Legato l'Arcivescovo di Ravenna Filippo, si recò a Ferrara
-nel tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre.
-(Il tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre
-è il mese di Maggio, perchè la stagione è serena, ridente,
-temperata, nella quale l'usignolo canta quasi sempre, e
-si trova erba in abbondanza pe' buoi e pe' cavalli). Venuto
-a Ferrara convocò tutti gli abitanti della città e
-i Padovani fuorusciti, che ivi erano ospiti, e arringò dalla
-porta principale della chiesa madre, dedicata a S. Giorgio,
-(quella della diocesi poi era dedicata a S. Romano) e vi
-si trovarono tutti i religiosi e i popolani, ragazzi e adulti,
-i quali speravano di udir parlare della grandezza delle
-opere di Dio. Anch'io vi era, e mi trovava a fianco dell'Arcivescovo,
-e con me, e seduto accanto a me, vi era
-Bongiorno Giudeo, che era mio famigliare, e desiderava
-anch'egli di udire. Ritto adunque il Legato sulla porta
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-della casa del Signore, cominciò a parlare a voce alta;
-e l'arringa fu breve, perchè poche parole, e molte opere,
-debbono farsi, quando sono da tradurre in atto le imprese
-di cui si parla. Notificò adunque al popolo che egli era
-stato fatto Legato dal papa per andare contro Ezzelino
-da Romano, e che perciò voleva fare una crociata per
-riconquistare Padova, e ricondurre nella loro città i Padovani
-espulsi; e che chiunque si facesse inscrivere soldato
-nell'esercito, che voleva levare per quella impresa,
-acquisterebbe l'indulgenza, il perdono e l'assoluzione
-di tutti i proprii peccati. E nessuno osi dire: È impossibile
-che noi possiamo sconfiggere quell'uomo diabolico,
-temuto dai diavoli stessi; perchè ciò non sarà impossibile
-a Dio, che combatterà per noi. E aggiunse: Io dico
-a Voi, ad onore e gloria di Dio onnipotente, e dei beati
-Pietro e Paolo di lui Apostoli, nonchè del beato Antonio,
-che si venera in Padova, che se anche io non avessi con
-me che orfani, pupilli e vedove, e le persone bersagliate
-da Ezzelino, non mi verrebbe meno la speranza di riportare
-vittoria sopra quel membro del diavolo e figlio
-dell'iniquità; poichè già le grida della sua iniquità sono
-salite al cielo, e dal cielo si roterà la spada contro di
-lui. Queste parole del Legato fecero esultare di allegrezza
-gli ascoltatori; e, raccolto un esercito, a tempo
-opportuno marciò all'espugnazione di Padova, fortemente
-munita da Ezzelino di mille cinquecento armati, uomini
-robusti ed espertissimi della guerra. Ma Ezzelino era
-altrove, e temeva tanto di perdere Padova, quanto
-Iddio teme che cada il cielo, specialmente perchè era
-cinta da triplice muraglia, ed aveva fosse ed acque all'esterno
-ed all'interno, ed, oltre i soldati, una moltitudine
-di popolo; e, per giunta, Ezzelino, anzi che
-potenti ad espugnare e prendere quella città, giudicava
-i suoi nemici, imbelli, senza valore e senza perizia dell'arte
-della guerra. Ma in questo esercito vi era un frate
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-laico dell'Ordine dei Minori, nativo di Padova, di nome
-Clarello, da me veduto e conosciuto a fondo, che aveva
-cuor di leone, e ardeva di desiderio che i Padovani, profughi
-già da tanto tempo, fossero rimessi nella loro città.
-Questi, riconosciuto che il momento era favorevole, e
-sapendo che: «<i>Dio si vale dei più deboli per umiliare
-i forti</i>» si fece portabandiera dell'esercito, per provare
-se mai per caso volesse Iddio per mano di lui salvare
-tanta gente. Si mise dunque alla testa dell'esercito, e,
-trovato un campagnuolo che aveva tre cavalle, gliene
-tolse a forza una, e montatala, impugnò una pertica che
-gli servisse come di lancia: e cominciò a scorrazzare di
-quà e di là, e gridare altamente: Su via, coraggio, soldati
-di Cristo; su via, coraggio, soldati del beato Pietro;
-su via, coraggio, soldati del beato Antonio; scuotetevi
-di dosso il timore, e confortatevi in Dio. Non ci volle
-di più. Alle parole di lui si inanimò e infiammò tanto
-la milizia che si deliberò di seguirlo ovunque andasse.
-E ripigliava frate Clarello: Andiamo, andiamo; Addosso,
-addosso; la salvezza è nelle mani di Dio; sorga Iddio..........
-Andò dunque l'esercito seguendo Clarello
-che precedeva e col vessillo in mano e coll'accesa parola
-infocava gli animi alla guerra, e campeggiò all'assedio
-della città. A quelli poi che eran dentro svegliò Iddio
-la paura in cuore, e non osarono resistere. In quell'esercito
-eravi anche un altro frate Minore, uomo santo e
-devoto a Dio, che da secolare era stato ingegnere meccanico
-di Ezzelino coll'incarico di costruire macchine,
-trabucchi, gatti e arieti per diroccare le città e le castella.
-Il Legato, stantechè costui non voleva uscire
-dall'Ordine, gli comandò, in virtù di santa obbedienza,
-di svestire l'abito del beato Francesco, e indossare un
-vestiario bianco, e fabbricare un gatto così potente da
-poter aprire subito le muraglie della città. Il frate obbedì
-umilmente, e prestissimo inventò un gatto, che
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-nella parte anteriore gettava fuoco, e dentro vi stavano
-rimpiattati uomini in armi; e così la città fu presa
-incontanente. Entrati in città, i partigiani della Chiesa
-non vollero fare offesa ad alcuno, nè uccidere, nè imprigionare,
-nè spogliare, nè rapinare, ma perdonarono a
-tutti, e li lasciarono tutti liberamente uscire. E si tenevano
-ben felici di potersene partire schivando offese e
-catture. Pertanto tutta la città si levò in allegria ed
-esultanza. Erano uomini pestiferi quelli che se la svignarono
-da Padova; erano distruttori e dissipatori quelli
-che da Padova fuggirono; e furono riparatori quelli che
-vi rientrarono...... E siccome la vittoria l'ebbero
-riportata e la città fu presa l'ottava di S. Antonio, perciò
-i Padovani festeggiano più solennemente l'ottava che la
-festa di S. Antonio. Quindi s'attaglia ottimamente a
-questo fatto ciò, che si legge sulla fine del libro di
-Ester: <i>Perocchè questo giorno</i> ecc. sino all'ultimo versetto,
-che parla di cose consimili. Ma così non cantano
-i Bolognesi di parte della Chiesa, che non vogliono sentirlo
-nominare questo Santo in Bologna, perchè l'anno
-1275 furono, appunto il dì di S. Antonio, dai Bolognesi
-fuorusciti, cioè dai Lambertazzi, e dai Faentini, e dai
-Forlivesi, al ponte di S. Procolo, sconfitti in battaglia,
-morti, fugati, fatti prigionieri e incatenati nelle carceri.
-E l'anno avanti, cioè nel 1274, gli stessi Lambertazzi
-furono espulsi di Bologna dal partito della Chiesa il 1º
-di Giugno, dopo aver avuto tra loro guerra civile.........
-Ed il Legato, che anche prima era uomo di gran
-rinomanza e riputazione, dopo la presa della città di Padova,
-riacquistò fama che risuonò altissima ed amplissima.
-Egli molto tempo prima era stato Legato in Alemagna,
-allorchè, dopo la deposizione di Federico, fu eletto Imperatore
-il Langravio. (Al tempo di quella sua Legazione
-vi erano in Alemagna tre provincie, nelle quali dimoravano
-alcuni famigerati religiosi, che dato un calcio
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-alle discipline del loro Ordine, non volevano obbedire
-ai Ministri. E, andando eglino a consultare il Legato,
-li faceva sostenere e consegnare nelle mani de' Ministri,
-perchè li giudicassero, e su loro pesasse quella sentenza,
-che era conforme agli Statuti dell'Ordine). Or avvenne
-che il Langravio morì; ed egli, che era in altra città,
-udito della morte del Langravio, e temendo di Corrado
-figlio di Federico, che faceva tener molto vigili gli occhi
-sull'Alemagna, comandò ad uno de' suoi domestici che
-per parecchi giorni non aprisse la camera di lui a nessuno,
-macchinando egli di fuggire per non restare prigioniero;
-e con mentito vestiario e un solo compagno
-occultamente andò al convento de' frati Minori, e chiamato
-il Guardiano in disparte, gli disse: Mi conosci
-tu? A cui egli rispose: No. E il Legato ripigliò: Conosco
-ben io te; e ti comando in virtù d'obbedienza di tenere
-in te e non rivelare a nessuno le cose che ti dirò, sino
-a che non ne avrai licenza da me; e di non parlare a
-nessuno se non in mia presenza, e non in tua lingua
-tedesca, ma sempre in latino. Or ti dico che il Langravio
-è morto, ed io sono il Legato: darai dunque a
-me e al mio compagno un abito del tuo Ordine, e senza
-indugio ci trafugherai e condurrai in luogo sicuro, chè
-io fuggo per non cader prigioniero di Corrado. Questo
-bastò perchè ogni cosa fosse subito e di buon grado
-eseguita. Ma volendolo condurre fuori di città, trovò
-una porta chiusa; trovò chiusa la seconda e la terza. Ma
-alla terza videro che un cane grosso usciva fuori per
-un vano che era sotto tra l'imposta e la soglia, e parve
-loro di poter per quello uscire anch'essi. Ma provandovisi,
-il Legato per la sua grossezza non poteva sbucare. Allora
-il Guardiano puntò con un piede su le natiche del Legato
-e spingendo lo fece passare. Usciti per quel pertugio
-tutti e quattro, presero la via, ed in giornata arrivarono
-ad una città, ove era un convento di sessanta frati
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-Minori; dai quali, interrogato il Guardiano che cercava
-ospitalità chi fossero quei frati che conduceva seco, egli
-rispondeva: Sono Grandi di Lombardia; per amor di
-Dio mostratevi con loro liberali e cortesi, fate a loro
-servizio e onore a voi; giacchè l'onore non è solo e tutto
-di quelli a cui si fa, ma la miglior parte è di chi lo
-fa, ed è da reputarsi veramente cortese colui, che di
-buon animo e con fronte lieta e serena, e senza speranza
-di ricambio, è liberale di servigi a persone sconosciute.
-Si presentò dunque il Guardiano di quel convento con
-dieci frati del convento stesso, e pranzò col Legato e
-compagni in foresteria con tutta famigliarità e allegramente,
-mostrando di ricevere molta consolazione dalla
-presenza di quegli ospiti. Or conoscendo il Legato di
-essere in sicuro, e di aver sfuggito ogni pericolo, dopo il
-pranzo diede facoltà al Guardiano che lo aveva accompagnato
-di farlo conoscere. Perciò quel Guardiano forestiere
-disse ai frati: Sappiate, fratelli carissimi, che
-questo frate, col quale avete pranzato, è il Legato del
-Papa; e l'ho condotto qui da voi perchè è morto il
-Langravio, e qui non c'è punto da temere di Corrado.
-Nessuno finora ne sapeva nulla, neppure il compagno
-mio, che è venuto qui meco. Udendo queste cose i frati,
-cominciarono a tremare come giunchi nell'acqua corrente;
-ma il Legato disse loro: Non abbiate timore, o
-frati; io ho conosciuto che voi albergate negli animi
-vostri l'amor di Dio; ci serviste con prontezza; ci accoglieste
-con festa e cortesia; Iddio ve ne rimeriti. Io era
-amico dell'Ordine del beato Francesco, e lo sarò in tutta
-la mia vita. E di fatto fu così. Diede ai frati Minori
-la chiesa di S. Pietro maggiore di Ravenna; ne concedeva
-ogni grazia che si domandava, di predicare, di confessare,
-di assolvere da tutti i peccati a lui riservati. Aveva una
-caterva di servidorame terribile e feroce, ma tutti erano
-reverenti verso i frati Minori, come fossero stati gli
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-Apostoli di Cristo, sapendo che eravamo addentro nelle
-grazie del loro padrone; ed erano ben quaranta uomini
-armati, che aveva sempre seco a guardia della sua persona,
-e lo temevano come il diavolo. Ed Ezzelino da
-Romano era poco più temuto. Imponeva a' suoi servi
-severissime punizioni. Di fatto andando un giorno ad
-Argenta<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>, che è castello arcivescovile, fece legare un
-servo con una fune ed immergerlo nell'acqua, e, così
-legato ad una barca, lo fece trascinare per le acque delle
-valli, come se fosse stato uno storione. E tutto questo
-perchè s'era dimenticato di portar seco il sale. Altra
-volta ne fece legare uno ad una grossa pertica, e girare
-come allo spiedo vicinissimo al fuoco. E piangendo gli
-altri servi per compassione e per pietà al vedere quel
-crudele spettacolo, si rivolse a loro dicendo; A che piangete,
-o miserabili? e comandò che si allontanasse dal
-fuoco; ma ne aveva già avuto spavento e scottature.
-Gettò in una prigione legato un suo castaldo di nome
-Ammanato, Toscano, per accusa d'aver consumate le
-rendite di lui, e i sorci lo rosicchiarono tutto. Molte
-altre crudeltà commise colle persone del suo servizio per
-vendetta, per punizioni e per esempio agli altri. Perciò
-Iddio permise che restasse prigioniero di Ezzelino, quando
-era tuttavia Legato; e lo teneva sotto buona guardia e
-lo conduceva seco ovunque andava per sicurezza che non
-gli sfuggisse. Però Ezzelino lo trattava con reverenza e
-onorificamente, sebbene gli avesse rapita di mano la
-città di Padova. Ma Colui che liberò dal carcere Manasse,
-e lo restituì nel suo regno, liberò anche costui
-nel modo che segue. Un certo Gerardo, banchiere di
-Reggio, lo cavò dalla prigione di Ezzelino, e con una
-fune lo fece calar giù dal solaio, e così nel nome del
-Signore evase dalle mani di Ezzelino. Egli poi non fu
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-immemore del beneficio, o piuttosto del servigio ricevuto,
-e ne lo ricambiò nominandolo Cardinale di Ravenna. E
-a frate Enverardo di Brescia, dell'Ordine de' Predicatori,
-e lettore magno, diede il Vescovado di Cesena, perchè
-apparteneva alla sua Corte, e fu fatto insieme a lui
-prigioniero; il qual frate Enverardo uscì di carcere dopo
-la morte di Ezzelino, quando furono scarcerati anche
-tutti gli altri, che quel maledetto di Ezzelino teneva
-prigioni. Questo Arcivescovo aveva due nipoti, cioè Francesco
-e Filippo; ma veramente Filippo era suo figlio, ed
-aveva venticinque o trent'anni, avvenente e bello come
-un Assalonne; e Filippo Arcivescovo di Ravenna e Legato
-della Chiesa romana lo amava come l'anima sua.....
-Chiunque pertanto voleva empir le mani di quei
-due, poteva avere o una prebenda, o qualunque altra
-cosa avesse voluto dall'Arcivescovo; onde ne diventarono
-ricchissimi. Ebbe anche una figlia bellissima, cui volle
-dare in moglie a Giacomo di Bernardo, ma non la volle,
-perchè non era figlia legittima, e poi non voleva in dote
-beni che erano della Chiesa, ed anche perchè inclinava
-dell'animo a farsi frate Minore, e morire nell'Ordine
-del beato Francesco, come poi avvenne. Questo Arcivescovo
-era poi talora tanto melanconico, triste e furioso
-e figlio di Belial, che nessuno gli poteva parlare. A me
-però fu sempre benevolo, famigliare, cortese e liberale;
-e mi regalò quelle reliquie del beato Eliseo, che erano
-in S. Maria del Fortico presso Ravenna, nel monastero
-di S. Lorenzo, in un'urna di marmo nella cappella
-reale; ed io ne portai le ossa principali e più cospicue
-a Parma, e le collocai nell'altar maggiore della chiesa
-dei frati Minori, e vi sono tutt'ora colla seguente epigrafe,
-oltre un'altra che vi avevano apposta in piombo:
-</p>
-
-<p class="center">
-HIC VIRTUTE DEI<br />
-PATRIS OSSA MANENT HELYSEI,<br />
-QUAE SALIMBENE<br />
-DETULIT OSSA BENE
-</p>
-
-<p class="center">
-URNA<br />
-DELLE OSSA DEL PADRE ELISEO<br />
-DONO SACRO<br />
-DELLA PIETÀ DI FRATE SALIMBENE
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma non potei avere la testa di Eliseo, perchè gli Eremitani,
-di abuso, l'avevano levata, e portata via; e l'Arcivescovo
-si curava più di guerra che di religione. Una
-volta venne a Faenza, quand'era Legato, dove io pure
-abitava, e dovendo entrare nel convento di S.ª Chiara,
-perchè la Badessa voleva conferire a lungo con lui,
-mandò cercando alcuni frati, che, tanto per far tacere la
-maldicenza, quanto per onor suo, l'accompagnassero.
-Credo che nessuno al mondo più di lui ambisse ricevere
-dimostrazioni d'onore, e nessuno più di lui sapesse farla
-da gran Signore e da Barone, come ho giudicato io
-stesso, ed ho udito anche da altri. Andammo dunque,
-dieci frati, a fargli corteggio d'onore, e dopo che ci
-fummo scaldati, (era un sabato di Gennaio, a buon mattino,
-festa di S. Timoteo) vestì gli indumenti sacerdotali
-per entrare nel monastero coi riguardi dovuti alla decenza
-e all'onestà. E, mettendosi un camice che aveva le
-maniche strette, s'inquietava. Ed il Vescovo di Faenza
-gli disse: A me non è stretto, e me l'infilo nelle braccia
-comodamente. A cui l'Arcivescovo rispose; Come? È
-forse tuo questo camice? È mio, disse il Vescovo. E il
-mio dov'è dunque? ripigliò l'Arcivescovo; e si scoprì
-che uno dei servi l'aveva portato a Ravenna. In vero,
-disse l'Arcivescovo, mi meraviglio io stesso della pazienza,
-che ho; ma lo punirò poi, giacchè, non essendo quì, non
-posso punirlo ora: cosa differita non è perduta. A questo
-punto io dissi all'Arcivescovo: Padre, portate pazienza;
-la pazienza è virtù di perfezione; e il Savio ne' Proverbii
-25.º dice: <i>Il Principe si piega con sofferenza, e la
-lingua dolce rompe l'ossa</i>. Allora l'Arcivescovo soggiunse:
-Il savio ne' Proverbii 23º dice anche: <i>Chi risparmia la
-verga, non vuol bene a suo figlio</i>. Accortomi che l'Arcivescovo
-aveva fermo il proposito di infliggere al servo
-una punizione, soggiunsi: Padre, lasciamo questo discorso,
-e parliamo d'altro. Celebrate, voi, oggi la messa? E disse:
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-No; voglio che la canti tu. Ed io risposi: Obbedirò e la
-canterò. Allora l'Arcivescovo riprese: Volete ch'io vi
-predica qualche cosa del Papa futuro? (per la morte di
-Papa Urbano IV di Troyes era vacante la cattedra di
-S. Pietro). Sì, Padre, rispondemmo in coro, ditene chi
-sarà il Papa futuro. E disse: Papa Gregorio IX amò
-assai l'Ordine del beato Francesco; ora succederà Gregorio
-X, che amerà di gran cuore i frati Minori. (E
-voleva alludere a sè medesimo, perchè ambiva molto di
-avere il Papato, e lo sperava anche, sia perchè aveva
-molta deferenza pe' frati Minori; sia perchè il maestro
-in negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe
-diventato grande nella Chiesa di Dio; e gli prestava
-fede, trovandosi già in eminente grado collocato; sia
-perchè i Cardinali erano talvolta discordi nell'elezione
-del Pontefice; e più ancora perchè già si buccinava
-qualche cosa di lui a questo proposito). Allora io presi
-la parola e soggiunsi: Padre, per grazia di Dio sarete
-voi quel Gregorio X: Voi ne avete prediletti sin ora;
-Voi ne porterete ancora più amore per l'avvenire. Ma così
-non avvenne; non successe un Gregorio X, sibbene un
-Clemente IV; nè l'Arcivescovo di Ravenna ebbe il Papato.
-Fatte dunque queste ciarle, l'Arcivescovo, che era
-anche Legato, soggiunse: I frati che verranno meco nel
-monastero saranno tutti quelli che si trovano quì presenti;
-de' miei nessuno entrerà, tranne il Vescovo di
-Faenza, l'Arcidiacono di Ravenna, e il Podestà di questa
-Terra. Era allora Podestà di Faenza Lambertino dei
-Samaritani, Bolognese, che era figlio di una sorella della
-Badessa di Faenza; la quale era nativa di Faenza stessa,
-e sapeva, quando le piaceva, col gentile e accorto parlare
-e co' doni, cattivarsi il cuore di tutti; ed aveva così
-allacciato l'animo del Cardinale Ottaviano che in ogni
-cosa che gli domandava se lo aveva favorevole, benevolo
-e condiscendente. Arrivati alla porta della chiesa, trovammo
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-ivi un frate converso con un incensiere che mandava
-globi di fumo, ed incensato il Legato, questi prese
-l'incensiere dalle mani di lui, ed incensò tutti i frati,
-che entravano in Chiesa, dicendo: <i>de lincenso ali frati
-me: de lincenso ali frati me: de lincenso ali frati me.</i>
-Che era come dire: Incenso i miei frati. Dopo ci inviammo
-alla scala, e nel salire, poi nello scendere ed uscire,
-si appoggiava a me, in parte per boria, e in parte per
-bisogno; ed io lo reggeva a destra, e l'Arcidiacono di
-Ravenna a sinistra. Nella chiesa, che non era al piano
-terreno, si trovò raccolto tutto il convento di quelle donne,
-in numero di settantadue; e celebratasi la messa solennemente,
-e sbrigati gli affari, e dati i consigli opportuni,
-usciti dal monastero, trovammo un buon fuoco. E subito
-suonò nona; ed il Legato, mentre svestiva gli abiti pontificali,
-disse: Vi invito tutti meco a pranzo. E credo
-che ben dieci volte in quel suo dialetto toscano ripetesse
-<i>Mo è ve 'nvito, e sì ve renvito.</i> Che era come dire: Vi
-invito a pranzo, e vi prego di non mancare. Erano però
-que' frati tanto timidi e in soggezione, che non potei
-condurne meco che due; gli altri andarono a pranzare
-al convento dei frati. Quando arrivai al palazzo del Vescovo,
-il Legato mi disse: Oggi è sabato, e il Vescovo
-e il Podestà vogliono mangiare di grasso; lasciamoli, e
-andiamo alla sala del mio palazzo, chè troveremo imbandito
-un buon pranzo. Mi condusse dunque seco, mi
-fece sedere a tavola accanto a sè, e più volte mi disse
-che s'aveva avuto molto per male ch'io non l'avessi
-onorato di condurre meco gli altri frati, e che li aveva
-invitati tutti. Ed io non aveva coraggio di dirgli che
-non erano voluti venire; perchè se ne sarebbe impermalito
-ancor più; invece io risposi che un'altra volta
-avrebbe commensali tutti i frati del convento. Ed egli
-ci teneva molto alle dimostrazioni d'onore, che gli si
-facevano. Anche l'Arcidiacono venne con noi, ma sedette
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-in disparte alla tavola bassa. Era egli un mio conoscente
-ed amico, e mi mandò un regalo. Questo Filippo Arcivescovo
-di Ravenna, per ordine di Papa Alessandro IV,
-poichè di nuovo correvano voci di invasioni di Tartari,
-convocò a Concilio in Ravenna, nella Chiesa Orsiana,
-che è la Chiesa Arcivescovile, tutti i Vescovi suoi suffraganei
-per discutere e deliberare intorno al modo di
-provvedere all'utilità della Chiesa, e per raccomandare
-che tutte le Chiese e le prebende fossero pronte a soccorrere
-colle rendite loro la cristianità contro i Tartari,
-quando il Papa lo ordinasse; e che intanto facessero
-preghiere per tener lontano da loro e dal popolo cristiano
-le nazioni barbare. A questo Sinodo intervennero
-i Preti, gli Arcipreti, i Canonici, e gran numero di altri
-chierici. Aveva anche l'Arcivescovo mandato dicendo a
-tutti i Guardiani dell'Ordine de' frati Minori della provincia
-di Bologna che andassero al Sinodo co' loro lettori.
-Ed erano già sull'andare, quando frate Bonagrazia, che
-era Ministro, non volle che nessuno vi intervenisse, tranne
-frate Aldobrando da Fojano<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>, che era già stato
-Ministro, ed allora era lettore a Modena: ed io l'accompagnai
-fino a Ferrara. Frate Bonagrazia però, che era
-Ministro, e non volle andarvi, conferì tutti i suoi poteri
-a frate Aldobrando, e mandò con lui frate Claro di Firenze
-e frate Manfredo di Tortona, che erano ambidue
-chierici e dottori illustri. In quel Concilio il clero secolare
-colse l'occasione di sfogarsi contro i frati Minori
-e i Predicatori, accusandoli di non predicare l'obbligo
-di pagar le decime; di confessare i parocchiani che dovrebbero
-confessarsi dai parroci; di fare le esequie e dar
-sepoltura, quando muoiono, ai fedeli dipendenti dalle
-parocchie; e di esercitare l'ufficio di predicatori, che
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-spetta ai parroci; conchiudendo che, per questi quattro
-motivi, erano cagione che il clero secolare non potrebbe
-soccorrere di denaro le imprese della cristianità. A questo
-punto s'alzò Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma e
-nipote del fu Papa Innocenzo IV di buona memoria, e
-difese benissimo i frati Minori e Predicatori, sostenendo
-che le accuse lanciate contro questi due Ordini, e le
-colpe che loro s'imputavano, non solo non erano di
-nessuno impedimento al clero secolare, ma piuttosto di
-aiuto a godere con più libertà i proprii beni. E, in molte
-maniere argomentando, confutò que' chierici e giustificò i
-frati Minori e i Predicatori, per cui venne in odio al clero
-secolare, che lo reputava suo mortale nemico. Anche
-l'Arcivescovo vedendo che pei suaccennati motivi i frati
-Minori e i Predicatori avevano molti nemici mordaci,
-prese la parola e ne fece una forte difesa, e tra l'altre
-cose disse: «Miserabili e stolti, io non vi ho qui convocati
-per aguzzare le lingue velenose contro questi due
-Ordini, che sono stati dati da Dio alla Chiesa in aiuto
-vostro, e a salute del popolo cristiano e di tutti, ma vi
-chiamai per deliberare qualche cosa contro i Tartari,
-come a me e agli altri Metropolitani comandò il Papa.»
-E udendo che tuttavia borbottavano, riprese le sue prime
-parole e soggiunse: «Miserabili e stolti, a chi affiderò
-io il ministero di confessare i secolari, se non confessano
-i frati Minori e i Predicatori?..... Affiderò io dunque
-al prete Gerardo, ch'è qui che m'ascolta, le donne da
-confessare, mentre io so che ha la casa piena di figli
-suoi e di figlie? E volesse il cielo che il prete Gerardo
-fosse solo, e in tanta bruttura non avesse compagni!......»
-Avendo l'Arcivescovo toccato questo tasto in pubblico,
-tutti quelli che si sentivano la coscienza brutta diventarono
-rossi di vergogna....... In quei giorni io
-abitava a Modena; ed uscito di Modena, in viaggio per
-Bologna, ecco lungo la via farmisi innanzi tre Arcipreti,
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-miei famigliari ed amici, reduci dal Concilio. Ed uno
-era l'Arciprete di Campogalliano<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>; l'altro era un fratello
-di frate Bonifacio de' Guidi, dotto decretalista, ed
-Arciprete di Cittanova<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>; il terzo era Arciprete di
-Trebbio<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, che è tra l'Apennino, dove una volta io
-andai a casa sua. E li interrogai del perchè era stato
-convocato quel Sinodo d'onde tornavano, e di che avevano
-trattato, se pure potevano dirmene. E mi risposero
-che il Sinodo era stato fatto per provvedere al caso di
-una invasione dei Tartari, e fu ordinato, che, al bisogno,
-il clero secolare, che gode di prebende, dovrà dare soccorso
-alla Chiesa romana pel bene comune della cristianità
-contro la malignità dei Tartari. E allora molti di
-noi sorsero a parlare con fuoco contro i frati Minori e
-i Predicatori, e ci siamo lamentati, e vi abbiamo accusati
-di quattro danni, che ne fate, e che noi non possiamo
-in modo alcuno tollerare. Ma non si diede retta alle
-nostre querele, nè le nostre ragioni trovarono alcuna
-soddisfazione; e per arrota, il nostro Metropolitano e il
-Vescovo di Parma, che assunsero le vostre difese, ne
-caricarono d'oltraggi e di vitupero. Laonde vi preghiamo
-di venire a trovarci, quando sia che vi piaccia, e ne
-abbiate tempo, per conferire intorno a quelle quattro
-cose, e disputando e discutendo, cercare da che parte
-stia la ragione. A cui risposi: Verrò volentieri. E, quando
-poi ci trovammo a convegno, mi dissero: Noi e con noi
-tutti i chierici e prebendati ci lamentiamo che i vostri
-due Ordini ci rechino danni che noi reputiamo gravi.
-Il primo, riguarda le decime, delle quali dovreste parlare
-di frequente nelle vostre predicazioni, acciocchè i laici
-secolari non manchino di pagarle, specialmente che sono
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-obbligati a darle di precetto divino. Il secondo, riguarda
-le sepolture, chè voi volete fare esequie e dar sepoltura
-a' morti, che quando vivevano erano sotto la nostra giurisdizione
-parocchiale; e perciò le nostre chiese vengono
-spogliate di molti proventi temporali. Il terzo è che voi
-con nostro dispiacere e contro la nostra volontà vi arrogate
-di confessare i nostri parocchiani. Il quarto ed
-ultimo si è che voi vi siete onninamente usurpato il
-ministero della predicazione, cosicchè il popolo non ci
-vuol più ascoltare. A che io di rimando: Noi non abbiamo
-la missione di predicare le decime; ma voi che
-dovete averle e goderle, voi potrete richiamare a memoria
-del popolo il dovere di pagarvele; nè pare conveniente
-che quando noi, predicando, siamo sul parlare di qualche
-Apostolo, o di qualche altro gran Santo, si abbia da interrompere
-il discorso di quella solennità per raccomandare
-che si paghino le decime; anzi ci meravigliamo di voi,
-e ci abbiam per male che voi vogliate imporci queste
-brighe. A questa stregua potreste anche lamentarvi perchè
-non veniamo a mietere e a trebbiare per voi le vostre
-biade...... Gli interessi secolari debbono essere
-curati e trattati da persone di meno considerazione. Noi
-eleviamo più alto lo scopo della nostra predicazione, e
-quando parliamo della restituzione del mal tolto, veniamo
-a dire anche delle decime. Non siamo però obbligati di
-inserire in ogni nostra predica parole sulle decime, perchè
-sarebbe grave sconvenienza, e il popolo sdegnerebbe
-di ascoltarci. Allora solo potreste con ragione dolervi,
-quando si insegnasse che le decime non sono da pagare;
-il che nessuno di noi ha fatto mai, principalmente perchè
-il Signore in Malachia 3º, dice: <i>Nelle decime e nelle
-primizie</i> ecc. Ma quando ripenso a qual fine e con quale
-intendimento Iddio disse: <i>Portate le decime nel mio
-granaio, perchè non manchi vitto in casa mia;</i> mentre
-io so che in casa di certi prebendati il vitto vi è in
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-superflua abbondanza, e che hanno tanta terra da non
-bastare venti paia di buoi ad ararla, non intendo con
-quale coscienza osino predicare che si paghino loro le
-decime, specialmente poi perchè elargiscono le ricchezze
-ecclesiastiche ai già ricchi parenti, alle amanti, alle concubine,
-alle amiche, anzi che ai poverelli di Cristo. E
-in tutto l'anno, quando vado alla cerca, dalle case di
-que' cotali non posso avere un solo pane; che anzi ammettono
-piuttosto alla loro famigliarità le compagnie
-degli istrioni e dei giullari. Passiamo al secondo appunto,
-che riguarda le sepolture; intorno alla qual cosa dirò
-che non senza un'alta ragione i Romani Pontefici hanno
-consentito a chiunque di aver sepoltura ove sia che
-voglia...... Della giustizia di quelle chiese, che
-ricevono le salme dei defunti...... Se contro la
-volontà del proprio parroco, sia lecito confessarsi da altro
-prete prudente, o se vi sia obbligo di confessarsi dal
-proprio parroco...... Che in cinque casi se ne deve
-ritenere come ottenuta la licenza...... Nota che i
-frati Minori ebbero da Papa Gregorio IX il privilegio
-di confessare. Frate Bonaventura Ministro Generale interrogò
-Papa Alessandro IV se gli piacesse che i frati
-Minori confessassero, ed egli rispose: Anzi lo voglio, e
-ti narrerò un fatto orribile, e che par quasi inventato
-per canzonare. [Narrazione canzonatoria, ma vera, fatta
-da Alessandro IV a frate Bonaventura Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori, riguardante ad un sacerdote che
-sollecitava......]. Altro doloroso racconto. Conobbi
-un frate Umile da Milano, che fu custode a Parma.
-Questi, quando dimorava nel convento de' frati Minori
-di Fanano<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>, in tempo di quaresima era tutto in sul
-predicare e confessare. Il che udendo quegli abitanti
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-dell'Appennino, uomini e donne mandarono pregandolo
-che per amor di Dio e per la salute delle anime loro,
-avesse la degnazione di recarsi tra loro, perchè volevano
-confessarsi da lui, e, preso un compagno, si recò tra quegli
-alpigiani, predicò, confessò molti giorni, fece molte buone
-cose, e diede utili consigli. Un dì gli si presentò una
-donna, che si voleva confessare...... Il frate gli
-diede l'assoluzione, e le disse: Che significa questo coltello,
-che hai in mano, ed a che lo tieni in mano in
-quest'ora, in questo momento? La quale rispose: Padre,
-veramente io aveva proposto di togliermi la vita, se mi
-aveste invitata a peccare, come fecero altri sacerdoti......
-Operò dirittamente Papa Martino IV, quando
-conferì all'Ordine de' frati Minori l'utile privilegio di
-predicare e di confessare liberamente, nulla ostante che
-la loro Regola prescrivesse ai frati di non predicare in
-nessuna diocesi senza il permesso del Vescovo. Ora che
-scrivo volge l'anno 1284, giorno della vigilia di S. Giovanni
-Battista; ma quando io parlava con quegli Arcipreti
-correva il tempo del pontificato di Alessandro IV di
-buona memoria. In risposta poi alla quarta accusa, che
-ne movono i sacerdoti secolari, cioè di esserci usurpato
-il ministero della predicazione, mentre eglino ne hanno
-l'obbligo, come investiti delle prelature...... noi
-diciamo che realmente ne correva loro il dovere, quando
-non ve n'erano dei migliori di loro che predicassero;
-ma siccome essi se n'erano resi indegni per la mala
-vita che conducevano, e per la poca scienza che avevano,
-perciò il Signore ne fece sorgere de' migliori di loro......
-Tali sono i sacerdoti e i chierici del nostro
-tempo; e non vogliono che i frati Minori e Predicatori
-possano campare la vita, il che è un eccesso di crudeltà;
-e non vorrebbero nemmeno che potessimo vivere di quelle
-limosine, che a gran fatica e col rossore sul volto raccogliamo
-accattando. Eppure nell'Ordine de' frati Minori
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-e de' Predicatori molti vi sono, che se vivessero nel secolo
-meriterebbero le prebende, e forse più di loro; perchè
-tra i frati se ne trovarono, e se ne trovano oggi di nobili,
-di ricchi, di potenti, di letterati, di saggi come tra loro,
-e al pari di loro potrebbero diventare preti, Arcipreti,
-Canonici, Arcidiaconi, Vescovi, Arcivescovi, e fors'anche
-Patriarchi, Cardinali e Papi. E perciò dovrebbero essere
-riconoscenti verso di noi, che tutte queste dignità abbandonammo
-a loro, e, per vivere giorno per giorno, andiamo
-mendicando; nè possediamo le cantine di vino, nè i granai
-di frumento, che sono pieni in casa loro; nullameno
-sosteniamo predicando una fatica che spetterebbe a loro,
-e per giunta dobbiamo ingollarci bocconi amari; ed essi
-dormono in letti fregiati d'avorio, e non hanno nessuna
-compassione de' frati, che hanno fatto il gran rifiuto di
-tutti i beni temporali...... I sacerdoti e i chierici
-secolari si erano lamentati con Papa Innocenzo IV che
-nelle messe non potevano ricevere offerte, perchè questi
-due Ordini celebrano le loro messe in modo che tutto
-il popolo corre da loro: perciò domandavano che fosse
-loro fatta ragione. A cui il Papa rispose: Alcuni de' frati
-dicono messa sul far del giorno, altri a mezza terza,
-altri dopo cantata terza; non saprei dunque, a sentir
-voi altri, quando mai dovessero eglino dirla la messa.
-Dopo pranzo non debbono dir messa, nè dopo nona, nè
-all'ora di vespro, e quindi non saprei come fare ad
-esaudirvi. Tuttavia volendo il Papa dar loro qualche
-soddisfazione, perchè ne lo seccavano troppo, e perchè
-sperava di svincolarne poscia i frati Minori, scrisse che
-questi due Ordini, almeno ne' giorni delle feste solenni,
-non aprissero le porte delle loro chiese, che dopo terza,
-affinchè i sacerdoti secolari, le chiese parocchiali e le
-chiese madri non fosser defraudate delle oblazioni. Ma
-avendo poi frate Giovanni da Parma Ministro Generale
-mandato dal Papa frate Ugo Zampoldo di Piacenza, che
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-era un fisico distinto e lettore di teologia nell'Ordine
-de' Minori, e dimorava presso Ottobuono nipote del Papa,
-che fu poi anch'esso Papa Adriano V, a pregarlo che
-per amor di Dio e del beato Francesco, ed anche per
-onore e vantaggio suo, e per la salute di tutto il popolo
-cristiano, annullasse quella disposizione, non lo esaudì......
-ed era così malato morto Papa Innocenzo IV;
-ed ivi erano presenti due frati Minori tedeschi, che dissero
-al Papa: Certamente, Santo Padre, noi stemmo in
-questo paese molti mesi per avere un colloquio con voi,
-e con voi ordinare le cose nostre; ma i vostri portieri
-non ci permettevano di entrare a vedere la vostra persona.
-Ora non si curano più d'avervi i dovuti riguardi, perchè
-nulla più da voi aspettano. Ma noi laveremo il vostro
-corpo...... Dopo pochi giorni fu eletto Papa Alessandro
-IV, che era il Cardinale protettore, governatore
-e censore dell'Ordine de' Minori, che subito annullò la
-detta ordinanza. Tuttavia un certo Parmigiano, maestro
-Guglielmo da Gattatico<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, che fu vice-cancelliere sotto
-Papa Innocenzo IV, che era stato promotore e sollecitatore
-di questi danni nostri, e non amava i religiosi,
-non se la passò impunemente. E quando malato si fece
-portare al paese nativo colla speranza che quell'aria
-lo facesse guarire, morì in Assisi, e fu sepolto nel convento
-del beato Francesco. Argomentando io a questo
-modo intorno alle preaccennate accuse, quegli Arcipreti
-miei amici, si maravigliarono, e dissero: Noi non abbiamo
-mai udito tali cose: <i>Beati quelli che ti ascoltarono,
-e sono onorati della tua amicizia</i>, 1º Ecclesiastico 48:
-Eramo amici, e amici sempre più saremo. Ebbi dunque
-vitto e alloggio e predicai più volte nelle chiese parrocchiali
-di quegli arcipreti; e li tenni come intimi amici.
-Avvenne dopo molti anni, che io dimorava a Faenza, e
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-che Matteo dei Pio, Vescovo di Modena, mio amico,
-espulso da Modena, venne a Faenza ed era ospitato nel
-convento de' frati Minori, ora in Faenza, ora a Forlì,
-ora a Ravenna, passando di convento in convento; e
-seco aveva, come addetto alla sua Curia, l'Arciprete di
-Campogalliano, uno dei tre sunnominati, e mi dissero:
-Frate Salimbene, siamo stati espulsi di casa nostra dal
-partito imperiale, come voi sapete, e siamo vagabondi
-pel mondo; e abbiam sempre fitte nella memoria le
-vostre parole, e i nostri peccati ci privarono d'ogni
-bene. In quel tempo, prima che Faenza fosse data in
-mano ai Forlivesi, dimorando io quivi, e passeggiando
-un dì per l'orto col pensiero a Dio, mi sentii chiamare
-da un certo secolare di Ferrara, chiamato Matolino, celebre
-oratore, compositore di canzoni e di serventesi,
-ossequioso e ad un tempo maldicente de' religiosi. Era
-esso seduto con due frati all'ombra di una ficaia, e
-moveva loro interrogazioni; e mi disse: Frate, venite qui
-a sedere con noi. Sedutomi, mi disse: Io stava qui movendo
-alcune interrogazioni a questi frati, ma declinano
-l'incarico di rispondere, e mi dicono di movere le mie
-quistioni a voi, che siete pronto a rispondere a tutto.
-Perciò vi prego che vogliate per bontà vostra soddisfare
-al mio desiderio. A cui io risposi: Dite pure francamente
-tutto quello che volete. Allora cominciò: Sappiate che
-voi frati Minori e Predicatori siete oggetto di odio e di
-scandalo ai chierici e ai sacerdoti secolari. L'altro giorno
-io pranzava col Vescovo di Forlì, ed aveva commensali
-chierici e sacerdoti, che dicevano molto male di voi; ed
-io presi nota esatta di tutto per riferirvelo, e sapere se
-avete modo, o no, di giustificare il vostro procedere verso
-di loro, ch'essi chiamano iniquo: primo........:
-quinto, perchè colle vostre messe conventuali, specialmente
-ne' giorni di solennità, impedite loro di poter
-raccogliere oblazioni; sesto, dicono che voi siete troppo
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-donnaiuoli, e colle donne state con compiacenza a colloquio,
-e, sulle donne, tenete fissi gli occhi; il che è contrario
-a ciò che insegna la Scrittura. Allora io dissi:
-Avete più nulla da dire? E rispose: Basta ben questo
-sì. «Bada a' vizii tuoi, non a quei d'altri.» Queste
-parole, o Matolino, sono dette per te. Del Vescovo di
-Forlì poi, sappi ch'egli odia i religiosi, e per conseguenza
-egli pure non è ben voluto da Dio. Così io soddisfeci
-alle inchieste di Matolino intorno alle ingiuste accuse
-mosse a noi; e se ne tenne soddisfatto, e diventò mio
-amico intimo e fido. Riguardo poi al secondo punto,
-quello cioè delle sepolture, dirò che da lungo tempo
-prima di noi i frati Predicatori diedero nelle loro chiese
-sepoltura a chi lo desiderava, e altrettanto potevamo
-ben fare anche noi; ma ce ne astenevamo per amore dei
-chierici, e per evitare contese con loro...... Finora
-rinunciammo a questo beneficio, ma oggi riconosciamo
-che commettemmo uno sgarbo imperdonabile, rifiutando
-di accogliere nella nostra chiesa santa Elisabetta, figlia
-del Re d'Ungheria, e di dare luogo di riposo nel nostro
-convento alla salma del Conte di Provenza, padre della
-Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra, che
-voleva essere sepolto nel convento de' frati Minori di
-Aix, dove io allora soggiornava, ed era stato nostro liberalissimo
-amico. Se alcuno volesse ora aprire una discussione
-intorno a questo argomento, (come fece il beato
-Gregorio pe' sacerdoti del suo tempo) meno poche eccezioni,
-troverebbe di gran lunga più feccia che uomini santi......
-Conosco sacerdoti che fanno gli usurai per
-formare un patrimonio da lasciare ai loro spurii; altri
-che tengono osteria coll'insegna del collare e vendono
-vino...... i messali, gli indumenti sacri, i corporali
-li hanno indecenti, grossolani, macchiati e nerastri; i
-calici di stagno, rugginosi e piccoli; il vino per la messa
-agresto, o acetoso; l'ostia tanto piccola che a pena si
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-vede tra le dita, nè è rotonda ma quadra, e tutta sucida
-d'escrementi di mosche. E, come ho visto io co' miei occhi,
-molte donne hanno le legacce delle sottane e delle scarpe
-più decenti dei cingoli, dei manipoli, e delle stole di molti
-sacerdoti. Un giorno di festa dovendo un frate Minore
-dir messa nella chiesa di un certo sacerdote, gli bisognò
-valersi, per fermaglio, della coreggiuola che serviva alla
-cuoca del prete per tener unito un mazzo di chiavi; e
-quando il frate, cui io ho conosciuto molto davvicino,
-si voltava per dire il Dominus vobiscum, il popolo udiva
-il tintinnìo delle chiavi....... Intorno a che osserviamo
-eziandio che noi, secondo nostra Regola, siamo obbligati
-ad officiare secondo il rito della santa Chiesa romana,
-nè accettiamo offerte nella messa, e supponendo anche
-che nessun secolare venisse, quando diciamo messa, noi
-la canteremmo egualmente con solennità. Alla sesta
-accusa con troppo fina malizia lanciatane, cioè che siamo
-donnaiuoli, e che fissiamo con compiacenza gli occhi
-sopra le donne, e secoloro volentieri stiamo a colloquio
-famigliare, rispondo che queste sono maldicenze di coloro
-che denigrano gli innocenti, cioè di giullari, di istrioni,
-e di quelli che si chiamano sgherri della Curia, i quali
-calunniando gli altri credono di scusare le loro lascivie
-e le loro vanità. Allora rispose Matolino: In verità vi
-assicuro, frate Salimbene, che queste sono le parole del
-Vescovo di Forlì, e non di istrioni...... Noi e i Predicatori
-siamo poveri mendicanti, che viviamo di limosine,
-e tra l'altre persone nostre benefattrici vi sono le donne,
-che sono molto pietose e misericordiose; e perciò, quando
-mandano a cercarne, dobbiamo andar da loro, sia pe' loro
-malati, sia per qualunque altra tribolazione che abbiano.......
-Nè alterchiamo tra i bicchieri con alcuna
-donna, perchè secondo la nostra Costituzione, nelle città
-non osiamo bere se non coi prelati, coi religiosi e colle
-autorità del paese...... Io poi ho conosciuto quel tal
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-Vescovo..... ed era vecchio e invecchiato nella malignità,
-e dopo pochi giorni una notte fu soffocato da uno
-de' suoi, che ne portò via tutto il tesoro; anzi assistetti
-alle di lui esequie (Egli fu Vescovo di Faenza, al quale
-succedette un giovine dell'Ordine de' frati Minori, che
-era a studio in Padova, e che venuto a Faenza ottenne
-subito la consacrazione, e fece sontuoso trattamento
-tanto ai religiosi che ai secolari suoi concittadini. Egli
-era nativo di Faenza, ed imbandì mense per tutti quelli
-che volessero andarvi, poichè aveva il tesoro del suo
-predecessore in casa de' suoi fratelli, ed era del partito
-degli Alberghetti, e fu fatto Vescovo per violenza, simonia,
-denaro e minaccie. Le quali cose furono la cagione
-del decadimento di Faenza, stante che il partito contrario,
-cioè quello de' figli di Alcarisio e loro seguaci provocati
-per questo fatto ad odio e ad invidia, chiamò i Forlivesi,
-ed espulsero dalla città i loro avversarii. Ed il Vescovo
-si ritirò a Bagnacavallo, e per timore degli stormi notturni
-stava chiuso di notte nel campanile di quella chiesa
-plebana, tremando per la sua pelle; ma sopravvisse pochi
-giorni e fu nominato un altro Vescovo). Ho conosciuto
-anche un certo canonico, che fu strangolato dal diavolo
-e seppellito in un letamaio accanto ai porci. Quando i
-frati Minori andavano per qualche motivo a cercarlo di
-mattino per tempissimo, lo trovavano più volte a letto
-con una nobil donna sua amante. (Era costui Giovanni
-del Bondeno Ferrarese, che stette dieci anni nell'Ordine
-de' frati Predicatori, e poi apostatò ed entrò nell'Ordine
-de' Canonici di S. Frediano di Lucca, e si fermò alcuni
-anni con loro; poi, uscitone, fu fatto Canonico della
-chiesa matrice di Ferrara. Quando poi nella chiesa di
-S. Alessio, ove teneva con sè, come amante, una nobil
-donna, ma povera, di Padova, espulsa da Ezzelino, fu
-trovato nel suo letto soffocato dal diavolo senza confessione
-e senza viatico. La chiesa di S. Alessio era nella
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-parocchia, in cui aveva in antico i suoi palazzi Guglielmo
-di Marchesella). Dopo che io ebbi fatta l'esposizione
-di tutte le mie ragioni ed osservazioni, soggiunse
-Matolino: Hai risposto benissimo a tutte le mie inchieste,
-e per me siete giustificati voi e i frati Predicatori; e
-sarò vostro difensore contro i sacerdoti e chierici secolari,
-che si sforzano di calunniarvi; poichè io sono
-persuaso che parlano contro di voi per invidia e per
-malevolenza. Io poi diedi l'assalto a Matolino e dissi:
-Io ho abitato cinque anni in Ravenna, nè ho mai posto
-piede in casa di Marco di Michele, che è uno dei
-maggiorenti, de' più nobili e de' più ricchi di quella
-città. Io vi sono andato le cento volte, mi rispose, ed
-ho pranzato con lui, Allora io ripigliai: Dimmi un po',
-Chi è dunque più donnaiuolo, tu, od io? E rispose:
-Veggo che lo sono io<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>; e tu mi chiudesti la bocca,
-e mi hai dato scacco, nè posso più rispondere nulla.
-Questo bastò perchè Matolino diventasse mio amico, e
-lo trovassi sempre pronto a farmi servigio. Ma per questo
-battibecco neppur egli ebbe a perdere nulla, perchè,
-coll'aiuto delle raccomandazioni e sollecitazioni di Guido,
-da Polenta e di Adegherio di Fontana presso un certo
-Marchese di Ferrara, che abitava a Ravenna, gliene
-diedi per moglie la figlia, d'onde ricevette una gran
-dote. Io era confessore del padre di quella fanciulla nel
-tempo di quella malattia, che lo trasse al sepolcro, ed
-ho fatto quel matrimonio di sua volontà ed assenso, anzi
-ebbe a dirmi: Frate Salimbene, Iddio ve ne rimuneri,
-perchè mia figlia dopo la mia morte sarebbe rimasta
-in una taverna e forse diventata una meretrice, se non
-foste stato voi che l'aveste maritata. Ora muoio contento,
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-chè so che mia figlia è bene allogata. Ed ora
-ritorniamo all'argomento principale. Obizzo dunque Vescovo
-di Parma teneva molto i suoi chierici a bacchetta,
-e vedeva di buon occhio i frati Minori, e li difendeva
-contro le male lingue. Altrettanto fece Filippo Arcivescovo
-di Ravenna, il quale dopo molte guerre e molte
-vittorie, già invecchiato e oppresso dagli anni, malò di
-quella malattia, che lo trasse al sepolcro. E desiderando
-di chiudere i suoi giorni nella Terra natale, vi si faceva
-portare su un letto di legno da venti uomini, che si
-alternavano dieci per volta, e giunto ad Imola, dove io
-era allora, volle soffermarsi nel convento de' frati Minori;
-e gli cedemmo tutto il refettorio; ma non restò con noi
-che una giornata. Giunto poi a Pistoia, mandò cercando
-frate Tomaso da Pavia, mio vecchio conoscente ed amico,
-si confessò da lui, aggiustò con lui le cose dell'anima
-sua, chiuse gli occhi in pace, e fu sepolto nella chiesa
-de' frati Minori di Pistoia. Quel frate Tomaso di Pavia,
-fu un buono e sant'uomo, chierico illustre, e lettore di
-teologia molti anni a Parma, a Bologna, a Ferrara; era
-uno dei più vecchi dell'Ordine de' frati Minori, saggio,
-prudente, e uomo di sani consigli; era anche socievole,
-pronto, umile, dolce, divoto a Dio, predicatore di forza,
-e di grazia. Fu molti anni Ministro Provinciale in Toscana;
-compose una cronaca ampia, perchè abbondava
-di materia ed era prolisso. Scrisse un trattato Dei Sermoni,
-ed una amplissima opera di teologia, cui egli,
-per la grossezza del volume, chiamava Bue. Ridusse a
-buoni costumi la provincia di Toscana, e fu mio intimo
-amico, perchè abitammo insieme per molti anni nel
-convento di Ferrara; e l'anima sua per la misericordia
-di Dio riposi in pace, e così sia. Filippo poi, l'Arcivescovo
-di Ravenna e Legato del Papa, quando era nella
-sua villeggiatura d'Argenta<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> presso al Po, passeggiava
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-pel suo palazzo cantando responsorii e antifone in lode
-della beata Vergine, e ad ogni angolo del palazzo, di
-estate, si soffermava a bere, ed a questo fine teneva in
-ogni angolo del palazzo stesso, entro un vaso di acqua
-fresca, un'inguistara d'ottimo vino; poichè era un gran
-bevitore, nè voleva acqua nel vino, e perciò si teneva
-molto caro il trattato di Primasso intorno al non annacquare
-il vino, che forse trascriverò in questo libro
-per notizia e piacevole lettura. Però è da sapere che
-per molte ragioni l'acqua nel vino fa bene. Comincia
-il trattato di Primasso intorno al non mescolare acqua
-col vino:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Denudata veritate,</p>
-<p class="i01">Succinctaque brevitate</p>
-<p class="i03"> Ratione varia,</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Dico quod non copulari</p>
-<p class="i01">Debent, immo separari,</p>
-<p class="i03"> Quae sunt adversaria ecc.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Messo a nudo, tutto il vero,</p>
-<p class="i01">Dirò breve, ma sincero:</p>
-<p class="i01">Per argomenti e per ragion moltissime</p>
-<p class="i01">Non si denno mai sposare,</p>
-<p class="i01">Anzi s'han da separare</p>
-<p class="i01">Le nature tra lor dissimilissime. ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vi fu un tempo che l'Arcivescovo di Ravenna stette
-chiuso spontaneamente nel suo palazzo d'Argenta<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>,
-a cagione della rottura che aveva col marchese d'Este
-e col Pallavicino, e non permetteva che nessuno andasse
-alla sua presenza salvo che pochi famigliari ed inservienti.
-Eravi a compagnia dell'Arcivescovo un certo
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-Pisano, maestro di grammatica, di nome Pellegrino, buono
-e sant'uomo, e faceva scuola ai ragazzi d'Argenta. Egli
-era una mia conoscenza ed amicizia, ed amava dal fondo
-del cuore tutti i frati Minori; e, servendomi a tavola,
-a pian terreno del palazzo dell'Arcivescovo, presso il Po,
-perchè io era giunto di recente da Ravenna, gli dissi:
-Maestro Pellegrino, parlerei volentieri coll'Arcivescovo,
-se mi si permettesse d'entrare, chè avrei delle novità
-da raccontargli. E maestro Pellegrino rispose: Ditele a
-me le nuove che avete, ch'io le riporterò a lui, perchè
-non vuole che nessuno entri a lui, se non è della famiglia.
-Allora gli narrai che Papa Urbano IV era morto;
-e corse subito a riferirlo all'Arcivescovo, che se ne rallegrò
-assai, perchè sperava di diventar Papa, tanto perchè
-era Legato, e uomo di gran rinomanza, e che aveva
-lavorato molto per la Chiesa, quanto perchè il maestro
-di Negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe
-diventato grande nella Chiesa. Udita dunque la
-notizia della morte del Papa, mi mandò un servito di
-pesci di mare ed una mezza torta; e il famiglio che
-portava le vivande disse: Il mio Signore vi manda del
-suo pranzo, e per mezzo mio vi domanda se crediate che
-il Papa sia veramente morto. Ed erano presenti tre o
-quattro della famiglia, che erano accorsi per udire. Allora
-io gli dissi: So di certo che è morto, ed è vacante
-la sede pontificia. La quale assicurazione riportata al
-loro Signore, mi mandò un'altra pietanza, poi una terza,
-facendomi sempre domandare se veramente fosse morto
-il Papa. E seccandomi di ripetere tante volte la stessa
-cosa, dissi ai messi dell'Arcivescovo: Volete voi ch'io
-vi spedisca in poche parole? Accogliendo eglino di buon
-grado la mia proposta, soggiunsi: In quella barca che
-vedete là in Po, vi si trova un frate Minore malato, che
-in quattro giorni arrivò dalla Corte a Ravenna, e fu
-presente alla sepoltura del Papa, e vi dirà egli tutto
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-quanto desiderate sapere. S'affrettarono adunque alla
-barca in Po e udirono da lui confermata la notizia; ed
-io col mio compagno pranzammo in pace. E giunti a
-Ferrara col frate malato, tutta la città era già piena
-della morte del Papa; poichè l'Arcivescovo volendo
-l'onore d'averlo per primo fatto sapere, aveva mandato
-annunziando a Ferrara quello, che aveva saputo da noi.
-Dopo questo, fu fatto Legato maestro Martino da Parma,
-perchè predicasse una crociata, e designasse quelli che
-dovevano predicarla, e fregiasse della croce chi fosse
-accorso in aiuto di Terra Santa. Questi fu allevato in
-casa de' Pozzolesi di Parma. Papa Innocenzo IV lo
-nominò Vescovo di Mantova; e fu uomo cortese, umile,
-benigno, liberale e largo. Invitava volentieri, con cortesia,
-e molta garbatezza persone a pranzo, ed era un insaziabile
-bevitore. Fece sontuoso trattamento a frate Regaldo
-in Mantova, e a tutto il seguito che aveva, quando
-passò di là per andare alla Corte, e lo fece precedere
-dal suo siniscalco coll'incarico di fargli le spese sino a
-Bologna. Ma frate Regaldo non lo permise, dicendo che
-colla metà delle rendite proprie poteva vivere splendidamente
-con tutta la famiglia ch'era seco, e che aveva
-di superfluo l'altra metà. Eppure aveva ottanta cavalcature
-in quel viaggio, oltre ad una proporzionata famiglia
-di servi; e quando pranzò a Ferrara ebbe commensali
-quattro frati Minori, che erano andati a fargli visita. E
-teneva davanti a sè alla mensa due conche d'argento,
-entro le quali metteva da mangiare pei poveri; e chi
-serviva a tavola portava sempre due piatti d'ogni specie
-di vivande, e li poneva davanti a frate Regaldo, dei
-quali uno teneva per sè e ne mangiava, l'altro lo versava
-nelle conche dei poveri; e così faceva ad ogni servito e
-varietà di pietanze. Frate Regaldo era dell'Ordine dei
-Minori e Arcivescovo di Rouen, ed uno de' più illustri
-chierici del mondo. Fu maestro con cattedra a Parigi;
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-lettore di teologia nel convento de' frati; valentissimo
-nelle dispute, e grazioso oratore. Fece un'opera intorno
-alle sentenze; fu amico del Re di Francia S. Lodovico,
-il quale s'adoperò per fargli ottenere l'Arcivescovado di
-Rouen. Amò molto l'Ordine de' Predicatori, come anche
-quello de' Minori, di cui è sempre stato benefattore. Era
-brutto d'aspetto, ma graziosissimo de' modi e de' costumi;
-fu uomo santo, a Dio divoto, e chiuse santamente la sua
-vita; che per la misericordia di Dio l'anima sua riposi
-in pace, e così sia. Ebbe un fratello germano nell'Ordine,
-bell'uomo e chierico dottissimo, che si appellava
-frate Adamo <i>le Rigalde</i>. Li ho veduti in più luoghi
-tutti e due. Maestro Martino poi nativo di Parma e
-Vescovo di Mantova e Legato del Papa, per un affare a
-lui raccomandato, venne a Ravenna, e ricevette ospitalità
-nel monastero di S. Giovanni Evangelista, opera dell'Imperatrice
-Galla Placidia; e dimorando io allora a
-Ravenna, mi recai a fargli visita, perchè era amico di
-frate Guido di Adamo, mio fratello, che morì nell'Ordine
-de' frati Minori. E dopo essere stati a lungo a sedere,
-io ed il Vescovo Legato ci accostammo ad una finestra
-del palazzo, e mi dimandò da che parte era il convento
-de' frati Minori. Allora gli mostrai a dito un edifizio
-con una magnifica chiesa e un campanile fabbricato a
-guisa di alta torre, e gli dissi: Quello è il nostro convento,
-e ce lo diede Filippo Arcivescovo di Ravenna, il
-quale ha molta deferenza per l'Ordine de' frati Minori,
-ed è con noi liberale. E il Vescovo soggiunse: Sia egli
-benedetto, chè opera bene e saggiamente. Poi ripigliò:
-E credete voi, frate Salimbene, che noi Vescovi, oppressi
-da tante difficoltà, sollecitudini ed affanni pel nostro
-gregge, e pe' sudditi nostri, possiamo salvarci, se voi
-religiosi, che siete in continua comunicazione con Dio,
-non ci aiutate colle vostre cappe e co' vostri cappucci?
-A che, per confortarlo, risposi: Il savio ecc. Ciò detto,
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-il Vescovo soggiunse: Iddio ve ne ricambii, frate Salimbene,
-del conforto che mi date...... Dopo questo, fu
-mandato in Lombardia un altro Legato un certo Cardinale,
-che era stato Arcivescovo di Ambrun<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>, e del
-quale avendo parlato più sopra, sono d'avviso che ora
-non s'abbia a riparlarne. Solo dirò che essendo buon
-cantore, e buon chierico, e piacendogli l'inno del beato
-Francesco <i>O Patriarca pauperum</i>, ne volle imitare il
-ritmo componendone uno ad onore della Vergine gloriosa,
-che è:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O consolatrix pauperum,</p>
-<p class="i01">Maria, tuis precibus</p>
-<p class="i01">Auge tuorum numerum</p>
-<p class="i02"> In caritate Christi;</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quos tu de mortis manibus</p>
-<p class="i01">Per filium humillimum,</p>
-<p class="i02"> Mater, eripuisti.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Àncora fida di chi piange e spera</p>
-<p class="i01">Con un sorriso, tu Vergine pia,</p>
-<p class="i01">Moltiplica de' tuoi la santa schiera,</p>
-<p class="i02"> Dolce Maria.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">De' tuoi, che hai tolti al doloroso ostello</p>
-<p class="i01">Pe' merti di Colui, dolce Maria,</p>
-<p class="i01">Cui ti piacque plasmar d'amor suggello,</p>
-<p class="i02"> Vergine pia.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Compose anche una Somma che si denomina Copiosa.
-Poscia fu mandato dal Papa, come Legato, un certo Cappellano,
-che coscrisse soldati da ogni città in aiuto di
-Re Carlo contro Manfredi figlio di Federico. E pronti
-mandarono i Lombardi e i Romagnoli buona quantità di
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-armati, che nella battaglia combattuta da Carlo e dall'esercito
-Francese riportarono vittoria contro Manfredi.
-Essendo quel Legato venuto a Faenza per la levata di
-soldati, convocò i frati Minori e i Predicatori in una sala,
-ove era il Vescovo di Faenza co' suoi canonici; ed io pure
-fui presente, e in poche parole ci sbrigò, alla francese,
-che taglian corto a parole; non alla Cremonese, che non
-la rifinano mai più. Disse vituperi di Manfredi, e in
-nostra presenza lo diffamò in molte maniere. Poi soggiunse
-che l'esercito Francese veniva marciando a grandi
-giornate; e disse vero, come vidi io co' miei occhi nella
-vicina festa del Natale di Cristo. Finalmente assicurò
-che lo scopo, per cui si movevano, si conseguirebbe presto
-con una pronta vittoria. E così fu; sebbene però alcuni
-di quelli che l'ascoltavano non gli prestassero
-fede e prendessero a canzonarlo dicendo: Ver,
-ver, cum bon baton; cioè i Francesi con buoni
-bastoni riporteranno vittoria. Dopo costui venne un
-altro Cappellano per Legato in Lombardia, che seppe
-con molta destrezza ricondurre in Cremona i Cremonesi
-di parte della Chiesa fuorusciti, che, da lungo
-tempo espulsi, erravano esuli e vagabondi. Con molta
-sagacia trovò anche modo di scacciarne Bosio di Dovara<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>
-e il Pallavicino, e tolse loro la Signoria di Cremona,
-che tenevano da lungo tempo, facendo immensa strage
-d'uomini e di cose. Ma i Cremonesi fuorusciti,
-rientrati nella loro città, diedero agli avversarii pan per
-focaccia, atterrando le loro torri, smantellandone case e
-palazzi, occupandone terre e possessioni a uso longobardico.
-In seguito fu mandato il Cardinale Latino, un giovinetto
-mingherlino, dell'Ordine de' Predicatori, eletto da
-Papa Nicolò III Cardinale, e poi Legato, in grazia della
-parentela che aveva con lui. Questo Legato colle sue
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-ordinanze diede vivamente sui nervi alle donne, comandando
-che non indossassero più vesti a lunga coda, come
-usavano prima. Ordinò anche che le donne dovessero
-andare col capo velato, e irritò poi specialmente le Bolognesi
-l'ordinanza di smettere un certo fregio che a
-pompa e vanagloria portavano alla spalla sul manto, e
-che in loro volgare chiamavano <i>regolio</i>. Dopo i sunnominati,
-fu Legato in Lombardia e Romagna Bernardo
-nativo della Provenza, Cardinale della Chiesa romana.
-Questi, mandato da Papa Martino IV, inviò frate Fatebene,
-Guardiano de' Minori di Forlì, a Mantova con
-molte sue lettere per Pinamonte, colle quali lo pregava
-di rappacificare i suoi vicini e i suoi concittadini, affinchè
-potessero vivere tranquilli e quieti. E Pinamonte
-fece ai messi cortese accoglienza come frati Minori e
-come rappresentanti di un potente Signore, quantunque
-avess'egli già da tempo fatta legge per la quale dovesse
-aver mozzo il capo chiunque portasse lettere a Mantova.
-E in occasione dell'arrivo di questi messi mandò, dono
-ai frati Minori, un carro di buon vino, ed una mezza
-mezzina di lardo; ed uno de' suoi figli regalò ai frati
-stessi una larghissima e buonissima torta e molte altre
-cose. Furono finalmente di ritorno al Cardinale, riportando
-lettere di Pinamonte. Che cosa dicessero, Dio lo sa. Ciò
-avvenne l'anno 1283, verso il dì d'Ognisanti. Pinamonte
-era un Mantovano, che si aveva usurpato la Signoria
-della sua città nativa, espellendone que' cittadini che reputava
-ostili, impadronendosi de' loro beni, smantellandone
-le torri e le case. Era temuto come il diavolo, vecchio co'
-capelli tutti bianchi e padre di una turba di figli; tra quali
-uno, frate Minore, di nome Filippo, buono ed onest'uomo,
-e lettore di teologia. Questi fu un tempo inquisitore degli
-eretici, molti ne imprigionò e molti ne estirpò e cacciò
-in fuga dalla Terra che si chiamava Sermione<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Quel
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-Pinamonte era solito menar vanto di non aver mai avuto
-nella sua signoria alcun infortunio, e che ogni cosa gli
-era sempre andata a seconda. Questa vanteria era però
-una stoltezza, perchè il Savio dice ecc. Poi sta scritto in
-una Novella poetica:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Si bene successit, non prima sed ultima spectes.</p>
-<p class="i01">A casu describe diem, non solis ab ortu.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Se tristo fu l'evento, oppur felice</p>
-<p class="i01">Non il principio, ma la fin lo dice.</p>
-<p class="i01">Non quando s'alza il sol, quando s'abbassa</p>
-<p class="i01">Giudicare convien del dì che passa.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Parleremo poi ancora di questo Legato, quando arriveremo
-a Papa Martino IV, che lo inviò Legato in Romagna a fine
-di riconquistarla, e per la guerra vi si spese 1,400,000
-fiorini d'oro; e pel solo assedio di Meldola<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>, durato
-cinque mesi, Papa Martino IV sciupò 300,000 lire imperiali.
-Questa somma era il frutto di un balzello del decimo
-della rendita imposto a tutte le chiese da Papa Gregorio
-X, da erogarsi in soccorso di Terra Santa, e che, stornato,
-si usò per questa impresa. I sunnominati furono i
-dodici più cospicui Principi e Legati della Chiesa, mandati
-in Lombardia ed in Romagna, non solo per la salute
-delle anime, ma anche contro l'astuzia del Dragone,
-cioè di Federico, che co' suoi Principi e aderenti tentava
-con ogni sforzo di incatenare la libertà della Chiesa, e
-disrompere l'unità de' fedeli. Perciò pensai utile nominare
-anche alcuni de' Principi di Federico per dare notizia
-delle cose passate. Perocchè come dice Daniele 5º
-<i>L'Iddio altissimo aveva dato Regno, e grandezza, e
-gloria, e magnificenza</i> (a Federico); <i>e per la magnificenza
-che gli aveva data, tutti i popoli, nazioni e
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-lingue tremavano e temevano nella sua presenza</i> ecc.
-Federico ex-Imperatore uccise completamente e disperse
-i nobili del regno di Sicilia, Apuglia, Calabria e Terra
-di Lavoro, ed altri ne surrogò. Questi sono i Principi che
-ebbe Federico: Il conte Gualterio di Manopello<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>; Conte
-Tomaso di Acerra<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>; Conte Rizzardo di Caserta; Marchese
-Umborgo Bertoldo; Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte
-(la cui sorella, o nipote fu madre del Principe Manfredi,
-che occupò il regno dopo la morte del padre, e del
-fratello Corrado, e che fu debellato, ucciso, e privato del
-regno da Carlo); Rizzardo di Montenegro<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>; Marino di
-Eboli<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>; Rizzardo di Filangieri; Tebaldo Francese; Pietro
-di Calabria Maliscalco; Pandolfo di Fasanella<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>; Pietro
-delle Vigne (questi fu segretario imperiale, assai potente
-nella Corte dell'Imperatore, che lo nominò suo tesoriere);
-Taddeo di Sessa<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a> giudice; Aldobrandino Cazaconte.
-N'ebbe anche molti altri per le città d'Italia,
-a difesa dell'Impero, ed a martello degli ecclesiastici;
-ma l'istoria loro disdegno di raccontarla..... E nota
-che quando l'Imperatore elevava a potenza qualcuno, se
-si accorgeva che avesse abbondanza di ricchezze e d'onori,
-usava dire: Non ho mai ingrassato un porco, da cui io
-non ne abbia tratta la sugna, e voleva significare che
-lo spogliava poi degli onori impartiti, e delle ricchezze
-accumulate. Ed era alla lettera così. Tanta era la sua
-avarizia, che trovava sempre appigli per accusare or l'uno
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-or l'altro de' Principi di tradimento dell'Impero. Con
-tali imputazioni calunniava la persona, e tolto di mezzo
-il Principe, ne occupava i beni. Ma non impunemente.
-Per lui fu letteralmente scritto: <i>Con lui finirà l'Impero,
-perchè, sebbene siano per esservi successori, saranno
-privi dei titoli e della dignità d'Imperatori romani</i>.
-Questo vaticinio pare che si avverasse. Or seguendo
-l'Abbate Gioachimo parliamo di quel diavolo di Dragone,
-di cui parla nell'Apocalisse 12º....... L'abbate Gioachimo
-nel libro <i>Delle Figure</i> pone le seguenti parole
-sopra i capi del Dragone suaccennato: «Prima persecuzione.....
-Quarta, dei Saraceni; il tempo delle vergini;
-Macometto; il quarto sigillo. Quinta, dei figli di
-Babilonia, secondo lo spirito, non alla lettera; <i>Muthselmutus</i><a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>;
-quinto sigillo. La sesta è la presente; Saladino; sesto
-sigillo; sono dieci Re, e un altro sorgerà dopo loro, che
-sarà più potente dei primi. Segue la settima; tempo di
-calamità e di miseria; questo è il settimo Re, che propriamente
-si chiama Anticristo, quantunque ne sia per
-venire un altro dopo lui di non minore malignità, designato
-dalla coda...... Della Esposizione di Aimone
-sopra Isaia alla fine del ventesimo capitolo......... È chiaro
-che la Repubblica deve sottostare al Pontefice romano.
-Parimente maestro Filippo cancelliere di Parigi descrive
-ad evidenza la vita del Prelato e dei sudditi sotto l'immagine
-delle membra del corpo umano..... Ora passiamo
-a Corrado, figlio di Federico ex-imperatore.
-</p>
-
-<p>
-L'anno 1250 Re Corrado figlio di Federico, la cui madre
-era figlia del Re Giovanni, morto il padre, arrivò per
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-mare in Puglia a prendere possesso del Regno di Sicilia; e,
-presa Napoli, ne distrusse sino alle fondamenta le mura.
-Ma l'anno successivo del suo regno cominciatosi a malare,
-un serviziale, che si credeva dato dai medici come
-curativo, per veleno commistovi, lo trasse al sepolcro.
-E trasportandosene la salma a Palermo per darle sepoltura,
-perchè quivi sono le tombe dei Re, arrivato a
-Messina, i Messinesi per odio e vendetta contro il padre
-di lui, che una volta aveva oppressi ed uccisi i più cospicui
-e migliori loro concittadini, ne gettarono le ossa
-in mare. Anche Corrado stesso aveva fatto loro grave
-offesa, e finalmente in questo modo ne presero vendetta.
-Nello stesso anno, in Danimarca, Enrico, inclito Re dei
-Danesi, fu affogato in mare da suo fratello Abele per
-rapirgli il Regno, che poi ne ricavò poco onore e vantaggio,
-poichè l'anno seguente lo uccisero i Frisoni, cui
-aveva tentato di soggiogare.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1251">a. 1251</h2>
-
-<p>
-L'anno 1251 si radunò in Francia una moltitudine
-innumerevole di pastori, che dicevano di dover andar
-oltremare allo sterminio de' Saraceni per vendicare il
-Re di Francia. E molta gente dalle varie città della
-Francia si metteva al loro seguito, nè alcuno osava fare
-loro resistenza; si davano loro vittovaglie e tutto quello
-che volevano, onde i mandriani abbandonavano i loro armenti
-per correr loro dietro. E, per affascinarli, colui, che
-s'era messo alla loro testa, affermava che Dio gli aveva
-rivelato che il mare si aprirebbe, e che egli condurrebbeli
-a vendicare il Re di Francia. Ed io, all'udir narrarmi
-quelle cose, sclamava: <i>Guai ai pastori che abbandonano
-il proprio gregge!</i> E potranno costoro quello
-che il Re di Francia col suo esercito non ha potuto
-fare? Prestò loro fede il volgo de' francesi e terribile insorgeva
-contro i religiosi, e specialmente contro i Predicatori
-ed i Minori, perchè essi, avevano predicato
-la crociata, e apposta la croce al petto di chi seguiva
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-quel Re, che fu poi debellato dai Saraceni. S'arrovellavano
-dunque i Francesi rimasti a casa contro Cristo, tanto che
-non mancava loro l'empietà di bestemiarne il nome, che è
-sopra ogni altro nome benedetto. E quando in quel tempo i
-frati Minori e i Predicatori cercavano la limosina ai Francesi,
-questi digrignavano contro loro i denti; e quando vedevano
-frati, che accattavano, chiamavano qualche altro povero,
-gli davano danari, e dicevano: Prendi in nome di Macometto,
-che è più potente di Cristo. E con ciò si adempiva quel
-detto del Signore, Luca 8º <i>Un momento credono, e al
-tempo della tentazione si ritraggono indietro</i>. Miseranda
-miseria! Mentre il Re di Francia non si turbava per i
-passati eventi, quel volgo sommoveva una terribile turbolenza!
-E quella accozzaglia di pastori, perchè i frati
-Predicatori in una certa città avevano osato lasciarsi
-sfuggire dalle labbra qualche parola contro di loro, ne
-smaltellarono siffattamente il convento, che non ne rimase
-più pietra sopra pietra...... Ma..... l'anno stesso
-furon ridotti al nulla, e quella ragunata fu distrutta. Lo
-stesso anno fu preso il castello di Castellarano<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>, nella
-diocesi di Reggio, sulla Secchia. Parimente lo stesso anno
-il Marchese Uberto Pallavicino andò a Piacenza e concordò
-fra loro i Piacentini e i Cremonesi; ed i militi
-uscirono di Piacenza a malgrado del popolo, e stettero
-il mese di Maggio per le castella dei Piacentini; e Uberto
-Iniquità, di Piacenza, fu Podestà del popolo Piacentino.
-L'anno stesso Papa Innocenzo IV, Genovese, venne
-a Genova da Lione, città di Francia nella Borgogna,
-ove aveva tenuta la sua sede parecchi anni. Arrivò là il
-mese di Maggio, e vi ammogliò un suo nipote, alle cui
-nozze egli assistette con ottanta Vescovi e i suoi Cardinali;
-ed a mensa furono servite molte varietà d'imbandigioni,
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-e vini di varie specie di tralci, e de' più squisiti
-e più allegri; eppure ogni servito costava molte
-marche. Non si videro mai a' dì nostri nozze più sontuose
-in nessun luogo, sia per altezza di grado de' commensali,
-sia per la squisitezza e quantità delle imbandigioni,
-sicchè se l'avesse viste la Regina Saba, anch'ella
-ne avrebbe fatte le meraviglie. Dopo, il Papa andò a
-Milano, dove si soffermò un mese e più. In quel tempo
-della sua dimora a Milano, i Milanesi corsero sopra Lodi
-e se ne impossessarono. Ma avuta di ciò notizia il Marchese
-Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in
-Cremona, con un grosso esercito di Cremonesi e parte
-di Piacentini, corse, la riprese e s'impadronì del Castello
-che l'Imperatore s'aveva fatto ivi costrurre (in
-ogni città, in cui signoreggiò, l'Imperatore volle avere
-un palazzo o castello). Stettero dunque quivi per bene
-un mese. E stando quivi a campo il mese di Luglio e
-di Agosto l'uno di fronte all'altro co' loro eserciti i
-Milanesi e i Cremonesi, avvenne che i Cremonesi misero
-a fuoco alcune contrade di quella città, spianarono parte
-del muro di cinta e le fosse, poi se ne tornarono senza
-conflitto al loro paese; e i Milanesi ne rimasero padroni.
-Poscia Innocenzo andò a Brescia, dipoi a Mantova, poi
-al monastero di S. Benedetto, che è tra il Po ed il Lirone,
-ove riposa la Contessa Metilde sepolta in un'arca di
-marmo. E il Papa coi Cardinali, memori dei benefici
-della Contessa alla Chiesa e ai romani Pontefici, recitarono
-sulla tomba di lei il salmo: <i>De profundis</i>. Di là
-passò Innocenzo IV a Ferrara, ove io mi trovava. E mandò
-avvisando i frati Minori che al suo ingresso in città
-l'andassero ad incontrare, e gli facessero ala; il che fu
-lungo tutta la via di S. Paolo. Nunzio di questi ordini
-fu un frate Minore di Parma, chiamato Buiolo, che era
-addetto al servizio del Papa, e che dimorava a Corte.
-Confessore del Papa era poi un'altro frate Minore, di
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-nome Nicola, mio amico, cui poi il Papa creò Vescovo
-di Assisi; e frate Lorenzo, pure mio amico e compagno,
-anch'esso dimorava in Corte del Papa, e lo fece Arcivescovo
-di Antivari; ed, oltre i sunnominati, anche due
-altri frati Minori erano addetti al servizio del Papa. Il
-quale si fermò più giorni in Ferrara fra l'ottava del
-beato Francesco, e predicò dal balcone del palazzo del Vescovo,
-e gli facevano ala quinci e quindi i Cardinali, e
-uno di loro, cioè Guglielmo di lui nipote, dopo la predica
-fece la sua confessione pubblica. E vi era immensa
-folla di popolo accorsa, quasi adunata al supremo giudizio;
-e il Papa s'era preso per tema della predica: <i>Beata la
-gente che ha Dio per suo Signore; beato il popolo designato
-da Dio suo erede</i>. Dopo la predica, il Papa
-soggiunse: Iddio fu mio custode quand'io partiva d'Italia
-e quando soggiornai a Lione; ora che in Italia ritorno,
-sia egli benedetto per tutti i secoli. E aggiunse: Questa
-città è mia, vi conforto a vivere in pace, poichè l'ex-Imperatore,
-che perseguitava la Chiesa, è morto. Io poi era
-così a costa del Papa, che poteva toccarlo quand'io voleva,
-perchè egli andava lieto d'avere frati Minori attorno.
-In quel momento frate Gerardino da Parma, che fu
-maestro di frate Bonagrazia, mi toccò di gomito, e mi
-disse: Senti che è morto l'Imperatore, che non l'hai
-mai voluto credere. Lascia dunque in disparte il tuo
-Gioachimo, <i>e fatti saggio, o figlio mio, dammene la
-consolazione, acciochè tu possa ora rispondere qualche
-cosa a me, che ti rimproverava</i>. I Cardinali, nei giorni
-della loro fermata a Ferrara, mandarono più volte regalandoci
-maiali uccisi e già pelati, stati loro donati; e
-noi a volta nostra, ne facevamo parte alle nostre
-sorelle dell'Ordine di S. Chiara. Anche il dispensiere
-del Papa mandonne a dire: Domani il Papa è di
-partenza per Bologna; mandatemi i vostri barcaiuoli
-che vi darò il pane e il vino che ne resta, di cui non
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-abbiamo più bisogno. E così si fece. All'arrivo a Bologna
-i Bolognesi fecero al Papa una festosissima accoglienza;
-si fermò poco tra loro, e partissene turbato e
-quasi improvviso, perchè domandarono che cedesse loro
-in dono Medicina<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>, che è una Terra della Chiesa nella
-diocesi di Bologna, cui i Bolognesi da lungo tempo avevano
-violentemente occupata. Ma il Papa non li esaudì,
-nè gliela donò, anzi rispose: Di forza tenete una Terra
-della Chiesa, ed ora volete che ve la doni? Andatevene con
-Dio, ch'io non posso nè voglio darvela. Nulla ostante però,
-alla sua partenza il Papa trovò molte nobili e belle donne
-Bolognesi, accorse dalle lor ville alla strada, per cui doveva
-passare, bramose di vederlo; le benedisse nel nome del
-Signore, continuò sua via e fece sosta a Perugia. Lo stesso
-anno arrivò in Lombardia Re Corrado, prima a Verona,
-poi a Cremona, d'onde ritornò a Verona, e da Verona
-partì per la Puglia; e fu in Novembre. L'anno stesso fu
-preso il castello che era nella città di Lodi, e tutti i
-Lodigiani che vi erano dentro ne ebbero mozza la testa,
-ed i Pavesi, che pur vi si trovavano, li lasciarono andare
-liberi senza molestia. Lo stesso anno furono fatti prigioni
-la maggior parte degli uomini di Tortona dagli Alessandrini
-e dai Milanesi; e dal Marchese Uberto Pallavicini
-e dai Cremonesi fu preso in Ottobre il castello di
-Brescello. Brescello è una Terra posta nella Diocesi di
-Parma; una volta era città, e fu distrutta sino alle fondamenta
-dai Longobardi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1252">a. 1252</h2>
-
-<p>
-L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma,
-coll'aiuto dei beccai di Parma si fece Signore della città
-e lo fu molt'anni. Egli fece due buone cose durante la
-sua signoria: Rappacificò tra loro i Parmigiani, e fece
-murare alcune porte della città. Ma ne fece anche di
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente
-si levarono contro di lui, gli rapirono di mano la
-signoria, atterrarono le sue case nella villa di Campeggine<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>
-e in Parma, e lo mandarono in esiglio ad Ancona,
-dove stette sino alla morte. Prima però di essere
-definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato
-della signoria e ridotto a vivere come privato cittadino,
-ebbe la Podesteria di Pisa, e poi quella di Padova; e
-vi si trovava quando fu trasportato il corpo del beato
-Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche frate
-Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da
-Gente erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare
-della sua fede al partito della Chiesa, che anzi
-teneva più per la parte del Pallavicino; e siccome aspirava
-egli alla signoria di Parma, per ciò solo non permetteva
-che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era
-troppo ingordamente avaro, tanto che nel tempo della
-sua Signoria nessuno poteva vendere vittovaglie se non
-per conto del Comune; e si faceva poi socio con quelli,
-che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da ciascuno
-parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la
-sua avarizia, che avendogli un milite della Corte domandato
-che gli desse qualche cosa, gli offerse un <i>Bolognino</i>
-per comperarsi i fichi. Ed io stesso ho veduta, conosciuta,
-provata e misurata la sua abbietta grettezza a Campeggine,
-quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato
-colà con frate Bernardino da <i>Buzea</i>........ Terzo,
-che delle ricchezze de' suoi concittadini si fabbricò alti
-e magnifici palazzi nella villa di Campeggine ed in Parma,
-mentre prima non era che un povero soldato; con che
-provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto,
-ebbe la follìa di condannare iniquamente alcuni nella
-persona, come si disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza;
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-altri, nella borsa; e interrogane, che te lo dirà,
-Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni, per denaro, perdonava;
-contro altri, che non volevano spillarne, infieriva... Il Signore
-dice Levitico 19º. <i>Abbiate bilancie giuste, peso giusto,
-moggio giusto, e staio giusto.</i> Tutte queste cose egli falsificò.
-Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo
-troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel
-governo della città, assegno maggiore di quello che
-Parma usava pagare agli altri Podestà. La qual cosa
-non c'era delicatezza a farla, essendo egli nel proprio
-paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò fu
-espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria
-quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del
-Comune, tenere una concione, e insignorirsi della città
-per sè e pe' suoi figli in perpetuo...... (L'utile rettore
-viene da Dio). Non tale fu Ghiberto da Gente,
-che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria
-di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le
-monete, e impicciolirle riducendole a minor valore effettivo;
-alterazione, per la quale, dicono i banchieri che i
-Parmigiani ebbero un danno maggiore di un quarto del
-valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente che
-le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo,
-sono la carestia del frumento, e la falsificazione delle
-monete. Fece dunque un male assai grave Ghiberto da
-Gente falsificando le monete più direttamente a fine del
-vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per dare
-maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la
-pazza vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini
-armati, che gli facessero sempre corteggio, quando
-che a lui piacesse. Io li ho visti quegli uomini in armi,
-la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione, per pompa,
-per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre
-andava coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa
-matrice. Poi s'era proposto di far Vescovo di Parma un
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-suo fratello germano, Abbate nel monastero di S. Benedetto
-di Leno<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>, nella diocesi di Brescia. Ebbe l'ingordigia
-di voler aggiungere alla sua Signoria le due
-vicine città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi
-maneggiassi di fargli aver Modena; ma io non mi ci volli
-immischiare, perchè nella seconda Epistola a Timoteo
-l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo in
-sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono
-presto, e lo spogliarono del potere per le angherie e le
-perversità che in seguito esporremo. Ricordo che, deposto
-dai Parmigiani dalla Signoria di Parma, nella sua villa
-di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate Ghiberto?
-Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose:
-Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed
-io soggiunsi: Dareste ad altri il buon esempio di operar
-bene, e salvereste l'anima vostra. Al che egli di rimando:
-Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma non
-posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre
-cose..... Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non
-volle saperne di mettersi sul buon sentiero: <i>perocchè
-aveva meditato iniquità dentro di sè.</i> Di fatto nutriva
-speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani,
-che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi,
-diede per moglie sua figlia Mabilia a Guido da
-Correggio..... E nota che siccome Ghiberto da Gente
-diede il bando ed espulse da Parma Bertolino, figlio di
-Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai
-Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove
-è sepolto. Ed assegnò per un certo numero d'anni le
-rendite annue di alcune praterie, che aveva nella diocesi
-di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a risarcimento
-di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima
-sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia.
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-Lo stesso anno 1252, per la mediazione del Vescovo di
-Reggio Guglielmo Fogliani, e di frate Egidio della Religione
-della Santa Trinità da Campagnola, oriondo di
-Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e
-tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne
-alla metà d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E,
-per il meglio della città di Reggio, furono creati gli Anziani,
-estraendoli a sorte dal Consiglio generale; e a
-principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di Dio
-e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene
-della loro città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato,
-sedici Agosto, convocati di volontà del Consiglio, secondo
-l'uso e la consueta formola di convocazione, e radunati
-nel palazzo del Comune, giurarono pace e concordia col
-prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani
-fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che
-erano in città. E quell'anno una gran brinata, ai
-diciotto di Maggio, giorno di domenica, distrusse in più
-luoghi il frutto dei vigneti.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1253">a. 1253</h2>
-
-<p>
-L'anno 1253, indizione 11ª, Guido da Gente, Parmigiano,
-fu eletto Podestà di Reggio per arti di Ghiberto
-da Gente suo fratello, allora Podestà di Parma, e per
-accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i Reggiani che erano
-dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto d'Ottobre,
-Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda,
-Ghiberto da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani
-del Consorzio di Santa Maria Vergine della città di
-Parma, e con altri probi uomini della medesima città,
-si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli stendali,
-coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce
-con tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio,
-insieme cogli altri fuorusciti, condussero il Venerabile
-Guglielmo Fogliani, che ne era stato eletto Vescovo. E il
-Mercoledì, 29 dello stesso mese, il prenominato Ghiberto
-Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo convocato
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-a suono di trombe e di campane, nella piazza del
-Comune di Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e
-que' di dentro, il quale concordato fu scritto e inserto
-nello Statuto del Comune; e fu nel giorno stesso 29
-Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato
-Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà
-di Reggio. Quell'anno stesso 1253, ai sette di
-Dicembre, a sera, poco dopo il crepuscolo, l'anno dodicesimo
-del suo pontificato, morì a Napoli Innocenzo IV,
-Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì
-Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere;
-e i loro corpi, sepolti nella chiesa Napoletana, riposino
-in pace, e così sia. E Bertolino Tavernieri di Parma,
-che era allora Podestà di Napoli, fece chiudere le porte
-della città per ritenere i Cardinali dall'andare altrove,
-e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il
-nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano
-concordare ad eleggerlo per voti, che le urne davano
-sempre molto divisi, fu eletto per compromesso. E Ottaviano
-Cardinal diacono impose il manto al più degno
-uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo
-Vescovo di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV,
-eletto verso la vigilia di Natale; sicchè il giorno di S.
-Tomaso di Cantorbery ne giunse la notizia a Ferrara.
-Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa
-l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad
-Anagni, e si chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu
-molti anni Cardinale dell'Ordine de' frati Minori, e Papa
-Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza e preghiera
-de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo
-dei Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal
-beato Francesco; e ne compose la colletta e gli inni.
-Aveva una sorella nell'Ordine di Santa Chiara, ed un
-nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non creò nè
-quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero
-rimasi solo in otto. Fu uomo di lettere, amante dello
-studio della teologia, e spesso volentieri predicava, celebrava,
-e consacrava chiese. Fuse in uno solo i cinque
-Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì
-all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella
-<i>Mare magno</i>. Manteneva costantissima l'amicizia, come
-appare chiaro da quel che faceva con frate Rainaldo da
-Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò tanto, che all'amicizia
-di lui non si può paragonare nè quella di Gionata
-con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche
-tutto il mondo avesse detto qualche cosa di male contro
-frate Rainaldo, il Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure
-ascoltato; e quando bussava all'uscio della camera, il
-Papa gli andava ad aprire anche a piedi nudi. Questa
-cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era
-solo in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione
-Aretino, mio amico, dalle cui labbra io l'ho saputo.
-Questo Papa non s'immischiò in guerre, e passò pacificamente
-i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento e grasso,
-come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio,
-giusto, timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato,
-Manfredi figlio del fu Imperatore Federico, infingendosi
-l'educatore di Corradino nipote di Federico, e divulgato
-ovunque che Corradino era morto, si pose in capo la
-corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del
-Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di
-lui un grosso esercito. Tanto è vero che la menzogna a
-nulla approda). Questi, come è già detto, canonizzò ad
-Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S. Francesco. Ai
-tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far
-partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico
-Imperatore, figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da
-Papa Innocenzo IV, cominciò a vacare l'Impero romano,
-nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna si facessero
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il
-Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di
-Olanda, i quali morirono prima di essere consacrati
-Imperatori. Dopo la morte poi di Federico II, gli elettori,
-divisi in due, una parte elevò alla dignità dell'Impero
-il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia,
-fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la
-divisione di quegli elettori durò molti anni. Questo Papa
-riprovò due pestiferi libelli, de' quali uno sosteneva che
-tutti i Religiosi e predicatori della parola di Dio, che
-vivono di limosine, non possono salvarsi. Autore di questo
-libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò
-a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare
-nell'Ordine de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore
-non ne restò impunito; ed il Papa Alessandro IV e il
-Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da Parigi, senza
-che potesse avere speranza di ritornarvi <i>mai più in
-eterno, e più oltre</i>...... L'altro libello conteneva molte
-cose false contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo,
-cose che l'Abbate non aveva scritte; p. e. che il Vangelo
-e la dottrina del Nuovo Testamento non aveva condotto
-nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo
-ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello
-fu frate Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo
-fu allevato in Sicilia, e vi insegnò grammatica. Ed entrato
-poi nell'Ordine de' Minori, dopo tempo fu mandato
-a Parigi per la provincia di Sicilia<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>, e fatto lettore
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello,
-e all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente
-punito, come ho detto più su........ Pur
-tuttavia fu rimandato nella sua provincia, e perchè non
-volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale, che
-era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per
-Modena, ove io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità,
-giacchè ero stato seco a Provins e a Sens, quell'anno
-che il Re di Francia S. Lodovico di buona memoria
-andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo,
-se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo.
-E rispose: Non disputiamo, ma comunichiamoci le nostre
-opinioni, e perciò ritiriamoci in luogo appartato. Lo condussi
-nell'orto, di dietro al dormitorio, ci mettemmo a
-sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando
-e dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed
-adulto, e presto eserciterà il suo ministero d'iniquità.
-E ripigliai: Lo conosci tu? Non l'ho visto di persona,
-rispose, ma lo conosco bene per quel che se ne scrive.
-E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia,
-mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la
-Bibbia la conosco bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto,
-se prima non avremo fra mani la Bibbia. Andai pertanto
-a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala, conobbi che
-egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re di
-Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva:
-<i>Guai al paese che fa ombra coll'ale</i> ecc. sino alla fine.
-E gli domandai: Tu dunque dici che questo Re di Castiglia,
-ora regnante, è l'Anticristo? E rispose: Senza
-dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono
-tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa
-materia. E cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che
-t'accorgerai d'essere caduto in errore. E mentre io pronunciava
-queste parole, ecco comparire molti frati e secolari
-nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono,
-perchè hanno l'apparenza di chi porta tristi notizie.
-Andai, e, ritornandone, disse: Dicono che Filippo Arcivescovo
-di Ravenna è prigioniero di Ezzelino. Allora replicò:
-Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò
-s'io conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma,
-e che possedeva lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro.
-Sì, lo conosco, e lo conosco bene, io dissi, ed ho
-anche veduto le sue scritture. E allora, vedrei volontieri,
-mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi, di provvedermeli.
-E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero
-quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto
-molte omelie, ch'io ho lette; e, smesso il mestiere di
-tesserandolo, di cui campava in Parma, è andato nel
-monastero dei Cisterciensi di Fontevivo<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>, ove tutto
-il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli
-dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero;
-e potrai andare a vederlo, poichè è distante sol
-due miglia al di sotto della strada. Allora osservò che
-i suoi compagni non vorrebbero deviare, e che quindi
-mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto
-grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho
-mai più visto. Io poi andai a quel monastero, quando
-n'ebbi tempo, e vi trovai un cotal mio amico, frate Alberto
-Cremonella, entrato con me nell'Ordine de' frati
-Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da frate
-Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma,
-durante il noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò
-fisica, e finalmente entrò nell'Ordine e nel monastero
-di Fontevivo, ove tutti lo stimarono dottissimo.
-E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un
-angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente.
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-Allora gli dissi che mi farebbe un segnalato favore se
-mi prestasse tutti gli scritti di quel Veronese. E rispose:
-Sappiate, frate Salimbene, che io sono tenuto in molta
-considerazione e posso molto in questo monastero, e i
-frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica,
-mi vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi
-tutti i libri del beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è
-morto, e de' suoi scritti neppure una sillaba rimase al
-mondo; perchè io di mia mano ho abraso tutti gli scritti
-suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in questo
-monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte
-del raspare le carte, e disse all'Abbate: Padre......
-giacchè è più chiaro della luce del sole ch'io debbo
-morire, poichè io non sono punto migliore de' padri
-miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi
-alcuni alunni, che amino di imparare a raspar le carte,
-perchè, morto io, potranno tornare utili a questo monastero.
-Ma non trovandosi nessuno che volesse imparare,
-tranne io, così dopo la morte del mio maestro, e di quel
-Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non
-ne rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle
-abrasioni, parte anche perchè quelle profezie avevano
-sollevato troppo grave scandalo. Udito questo, io dissi in
-mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta una volta
-fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito,
-come si legge in Geremia 36º; anche la legge di
-Mosè fu bruciata dai Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato
-dallo Spirito Santo. Così sorse in Parma un
-uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto chiaro
-delle cose future, <i>perché Iddio parla ai semplici di
-cuore</i>, Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad
-Imola, venne nella mia cella frate Arnolfo mio Guardiano
-con un certo libretto scritto sul papiro, e mi disse: Un
-notaio di questa Terra, amico dei frati, mi diede a prestito
-da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma,
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna,
-e se lo tiene molto caro, perchè lo compose e lo scrisse
-frate Girardino di Borgo S. Donnino. Voi leggetelo, che
-avete studiato sui libri dell'Abbate Gioacchimo, e sappiatemi
-dire se vi abbia qualche cosa di buono. Lettolo
-e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non
-ha lo stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose
-degne di riso; per cui il libro fu diffamato e riprovato,
-e vi do il consiglio di gettarlo nel fuoco a bruciare, e a
-quel vostro amico dite che porti pazienza per amor di
-Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu bruciato.
-È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo,
-dava argomento di credere che avesse in sè
-qualche cosa di buono. Era famigliare, cortese, liberale,
-religioso, onesto, costumato, temperante di parole, di cibo,
-e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso con umiltà
-e mansuetudine; <i>Un uomo veramente amichevole in
-società, più amico ancora che un fratello</i>, come disse
-il Savio ne' Proverbi 18º; ma la protervia nella sua opinione
-eclissava tutte quelle buone qualità..... E per
-cagione di questo frate Girardino si fece legge che nessuno
-nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima
-non è stato approvato dal Ministro e dai definitori
-nel Capitolo provinciale; e se alcuno contravvenga, digiuni
-tre giorni a pane ed acqua, e siagli tolta l'opera
-sua....................................
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1254">a. 1254</h2>
-
-<p>
-L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente,
-fu fatto Podestà di Reggio, e vi morì nell'anno stesso,
-e fu sepolto nel convento vecchio dei frati Minori, ove
-ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S. Chiara.
-Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si
-può ascrivere a questo millesimo, come al precedente,
-perchè fu eletto tre o quattro giorni prima di Natale,
-e ne arrivarono le notizie a Ferrara da Napoli il dì di
-S. Tomaso di Cantorbery.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1255">a. 1255</h2>
-
-<p>
-L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria
-della città di Reggio a Ghiberto da Gente, che era anche
-Podestà di Parma, e mandovvi, come Vicario, un suo
-nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il Vicario
-e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della
-Reggenza della città di Reggio dal collegio dei Giudici,
-i quali, senza il concorso del Consiglio municipale,
-elessero Podestà Penazzo, figlio del fu Giliolo da Sesso,
-il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima. E perciò
-sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di
-Parma e il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio,
-figlio del fu Giacomo da Canossa, stando e tenendo
-occupata la Rocca detta di Canossa contro l'assenso del
-Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo
-figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà
-e il Comune raccolsero un esercito di montanari
-attorno alla rocca stessa, e l'assediarono, e vi costruirono
-trabucchi e màngani, a seconda della volontà di quei di
-fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di Canossa,
-e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della
-fu Contessa Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi
-di Ottone I, Imperatore, e si chiamava <i>Canusia</i>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1256">a. 1256</h2>
-
-<p>
-L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo
-Penazzo da Sesso fu eletto e confermato Podestà di
-Reggio a voce di popolo e degli Anziani. E lo stesso
-anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di Reggio
-vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un
-convento, il palazzo che l'Imperatore aveva donato a
-Nicolò di lui predecessore, riserbandosi soltanto il diritto
-di ospitarvi quando si trovasse in quella città. Ed i frati lo
-comprarono e pagarono coi denari riscossi dalle suore dell'Ordine
-di Santa Chiara, alle quali avevano venduto il
-Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa
-Alessandro IV). Ma siccome i frati Minori comprarono
-il detto palazzo coll'onere di ospitalità all'Imperatore,
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-in processo di tempo dissero a Rodolfo, che era stato
-eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X, che
-possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano,
-e che desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita.
-Ed egli rispose che gradiva assai che il suo
-palazzo avesse tali ospiti, e per amore de' frati Minori
-rinunziò liberalmente ad ogni diritto ch'egli s'era riservato.
-E perciò diede loro due lettere segnate col suo
-sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese
-per il possesso dell'Impero volgessero prospere,
-avrebbe più validamente confermata la sua concessione.
-Ma siccome il suaccennato convento era angusto, i frati
-Minori comprarono ancora all'intorno terra e case.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1257">a. 1257</h2>
-
-<p>
-L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a
-forza dal Comune di Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>,
-e molti furono i morti e molti i prigioni. E
-que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si trovarono
-nel castello furono tormentati e uccisi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1258">a. 1258</h2>
-
-<p>
-L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese,
-fu Podestà di Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento
-si vendeva cinque soldi e mezzo imperiali, ma
-clandestinamente e in privato fu venduto anche sei, sette,
-otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1259">a. 1259</h2>
-
-<p>
-L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani,
-i Ferraresi, il Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S.
-Bonifazio, tutti insieme, ad unanimità, giurarono guerra
-ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno, Ezzelino mosse
-con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e dai
-Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero,
-ferito, morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene
-ai Cremonesi. Ma prima di morire, visse più
-giorni in quel castello, malato di ferite, di dolore e di
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del castello.
-Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai
-avuto il diavolo persona così somigliante a sè in ogni
-più raffinata malizia di dar la morte. Era fratello di
-Alberico; e furono due demonii; ma di loro abbiamo già
-parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo, Costantinopoli,
-che era stata già da tempo presa ed occupata dai
-Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata
-da Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno,
-in Toscana d'Italia, ai Fiorentini ed ai Lucchesi<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>
-toccò un miserando disastro. Fidenti sul numero e sul
-valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi
-calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia,
-uscirono loro incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i
-Lucchesi ebbero tradigione da parte dei loro. Poichè a
-principio della battaglia, i capi principali dei Fiorentini
-passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi infuriarono
-contro i loro concittadini. Si dice anche che di
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-Fiorentini e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul
-campo più di seimila. Quell'anno stesso io abitava a
-Borgo S. Donnino, e composi e scrissi un altro lavoro
-<i>Delle tristezze</i>, alla maniera di Pateclo. Così pure nel
-detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini
-e di donne, sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in
-chiesa due morti. E quella maledizione cominciò la settimana
-di passione, di modo che in tutta la provincia di
-Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non poterono
-ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa
-peste durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di
-Soragna, zio di Uberto Pallavicini, e fratello di Marchesopolo,
-ed io lo confessai. In Borgo S. Donnino perirono
-di quella pestilenza trecento e più; in Milano molte migliaia;
-a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per
-non atterrire i malati, non si suonavano più le campane
-a morto.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1260">a. 1260</h2>
-
-<p>
-L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in
-tutto il mondo, e tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri
-e popolani, andando per le città processionalmente,
-preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, a nudo si flagellavano.
-E si componevano paci, si restituiva il mal tolto,
-si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena
-avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano
-parole divine più che umane, e la loro voce era come
-voce di moltitudine; e gli uomini s'avviavano sul sentiero
-della salute, e componevano inni a onore e lode di
-Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano
-flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti,
-tutti i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del
-contado di Modena, il Podestà e il Vescovo collo stendale
-di tutte le confraternite si recarono a Reggio, e si
-andarono flagellando per tutta la città; e i più poi passarono
-a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti.
-E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-d'ogni parocchia, e fecero processioni intorno alla
-città, e il Podestà di Reggio Ubertino Rubaconti de'
-Mandelli di Milano, anch'esso s'andò flagellando. Quei
-di Sassuolo<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>, sul principio di questa benedizione, con
-licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' frati
-Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano
-molto uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi
-a Reggio, poscia a Parma, e, quando fummo a Parma,
-trovammo che questa benedizione già vi era. Perocchè
-volava come aquila che vuol piombare sulla preda; e in
-ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto
-severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri.
-E chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore
-del diavolo, e lo mostravano a dito, come una singolarità
-e un uomo diabolico; ma quel che è anche più,
-poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o di malattia.
-Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona,
-e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione
-e devozione, perchè come dice l'Ecclesiastico 10º, <i>Quale
-è il Reggitore d'una città, tali ne sono anche gli
-abitanti</i>. E fece innalzare le forche lungo il Po, per
-farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con
-queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale
-che la salute delle anime, e la gloria del mondo
-più che la gloria di Dio. Nulla ostante molti giovani timorati
-di Parma si proposero di andare colà, disposti
-anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la
-fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e
-mi trovavo col Podestà, che era uno di Pistoia, quando
-disse: «Quell'uomo ha il cuore acciecato, pieno l'animo di
-malizia, e non sa di cose di Dio: Guardiamoci dall'essergli
-occasione di far del male, e se non la vuole la benedizione,
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse:
-Vi pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi,
-e siete saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori
-per tutta Parma comandando e proibendo, colla
-comminatoria di gravissime pene, che nessun parmigiano
-osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. In quel
-tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale
-Vescovo di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo
-sussegnato, pontificando Papa Alessandro IV, anno sesto
-del suo pontificato, anno in cui si cominciò a fabbricare
-la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo stesso
-anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate,
-nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città
-fu prosciolta dall'interdetto e dalla scomunica, a cui
-era stata sottoposta sei anni. E, lo stesso anno, doveva
-avere cominciamento il terzo di que' periodi, in cui l'Abbate
-Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi,
-il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e
-de' figli dei profeti, quantunque le opere della Trinità
-siano indivisibili; nel secondo, ha operato il Figlio per
-mezzo degli Apostoli e degli uomini apostolici, del qual
-periodo il Figlio stesso dice in Giovanni <i>Il padre mio
-ha operato sino a tuttora, ed io opero</i>. Nel terzo periodo,
-opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così
-scrive l'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual
-ultimo periodo diconlo incominciato con quelle flagellazioni,
-che si fecero l'anno 1260, indizione 3ª, quando
-quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi voci di
-Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria,
-per quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia
-con un esercito, di cui facevan parte 240000 uomini di
-cavalleria, raccolti da diversi popoli d'oriente e da' pagani;
-a cui si fece incontro, per tenergli testa, il Re di
-Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è fama
-che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e
-de' cavalli sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e
-chiaro giorno appena un uomo poteva distinguere un
-altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto il loro Re
-gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si
-diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro,
-si dice che ne restassero sommersi 14000 in un fiume
-profondo che dovetter passare. Ma avanzandosi il Re di
-Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto di pace
-dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che
-era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò
-tra loro per l'avvenire l'antica amicizia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1261">a. 1261</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo,
-morì Simone Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio.
-Costui fu mio amico, di parte della Chiesa, e in occasione
-di una grossa guerra si mostrò prode e valoroso
-campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione
-e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine
-Maria, per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza,
-che era stato molti anni Ministro a Bologna, e
-allora era Penitenziere nella Corte del Papa, e si trovava
-a Bologna per affari della Corte stessa. E ad ordinarla
-concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi: Loterengo
-Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato;
-Gruamonte; Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo
-da Sesso ed Egidio di lui fratello; Fizaimone Baratti
-da Parma; Schianca degli Eleazari da Reggio, e
-Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per
-beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se
-volessero dire che si sono fatti frati perchè nessun altri
-pigli parte ai loro beni, e volessero goderseli da per sè
-soli, secondo le parole di quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico
-11.º: <i>C'è chi arrichisce con poca fatica, e
-questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in quanto
-che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-de' miei beni da solo</i>. Ricordo che quest'Ordine
-fu costituito in Parma nel tempo dell'<i>Alleluia</i>, a tempo
-cioè di quell'altra fanatizzante divozione, nella quale si
-cantava l'<i>Alleluia</i>, e i frati Minori e Predicatori davano
-a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto il pontificato
-di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate Bartolomeo
-da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che
-allora era tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo;
-poscia diventò Vescovo della Terra d'ond'era nativo. Ed
-i predetti frati vestivano lo stesso abito che questi, con
-mantello bianco e croce rossa. In questo solo differivano,
-che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi
-militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni,
-poi venner meno, ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto;
-chè pochi si ascrissero al loro Ordine. Parimente
-questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono come il pane
-in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran
-che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la
-stessa foggia di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono
-stimati poco. E ciò per cinque motivi: 1.º perchè di
-loro ricchezze non costruirono mai nè monasteri, nè
-ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano mai
-fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto
-di quel d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal
-tolto; 3.º perchè dopo aver sciupate le proprie ricchezze
-e fatte molte e grosse spese in vanità e in pranzi, accogliendo
-alle loro mense gli istrioni anzi che i poverelli
-di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e vogliono
-ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei
-migliori Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle
-loro abitazioni; 4.º perchè sono avarissimi, e <i>la radice
-d'ogni male è l'avarizia</i>; 5.º ed ultimo, perchè non
-veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che siano
-utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual
-cosa da Girolamo si chiama <i>santa rusticità</i>.... Di questo
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-adunque basti. Ora <i>è da godere coi godenti e da piangere
-coi piangenti</i>........ Papa Alessandro IV morì l'anno
-1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede la Regola
-di questi Gaudenti.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1262">a. 1262</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa
-Urbano IV, e a suo tempo fece due cose: Per opera dei
-crociati mise in fuga l'esercito di Saraceni, che Manfredi,
-figlio di Federico II Imperatore spodestato, aveva
-lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a
-Carlo Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di
-ritogliere il Regno di Sicilia a Manfredi che l'occupava.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1263">a. 1263</h2>
-
-<p>
-L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede
-e confermò l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e
-ne privò il sunnominato Manfredi, che lo teneva di forza.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1264">a. 1264</h2>
-
-<p>
-L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve
-una maravigliosa cometa, quale nessuno mai, che allora
-vivesse, l'avea veduta. Sorgeva con vivacissimo splendore
-dall'oriente, e allungava una lucidissima coda sino a
-metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse
-mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse
-parti del mondo; questo solo almeno di chiaro si è veduto
-che, avendo durato tre mesi, al suo apparire Papa
-Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa notte
-in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena
-da Ferrara il Marchese d'Este con forte numero
-di fanti e di cavalli, e una Domenica, che fu il 20 Dicembre,
-arrivarono da Firenze 200 militi Guelfi, ad istanza
-di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo
-e di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà
-di Modena, Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla
-città la fazione di quei da Gorzano, che erano del partito
-imperiale, e tutti i loro aderenti, e restò morto
-Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e distrussero
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-tutto il castello di Gorzano<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>; il qual fatto
-produsse forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani.
-Lo stesso anno morì anche Papa Urbano IV.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1265">a. 1265</h2>
-
-<p>
-L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa
-Clemente IV, che era allora oltre monti, ed apparteneva
-al collegio de' Cardinali, e non volle recarsi a ricevere
-l'investitura del papato senza aver prima visitato in Assisi
-la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo del beato Francesco.
-Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del
-Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia
-e di Sicilia, d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato
-da Papa Urbano per la riconquista della Sicilia,
-venne a Roma per mare, ove era anche stato eletto Senatore.
-Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale
-tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo
-stesso anno, i Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena,
-un venerdì 6 Marzo, corsero sopra Reggio, e quei di Fogliano
-ed i Roberti ruppero con gran violenza Porta
-Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono
-in città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con
-furore ed isterminio li espulsero da Reggio. Perciò quei
-da Sesso coi loro partigiani si ritirarono a Reggiolo, e
-quasi tutti i popolani, che tenevano dalla parte di quei
-di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra della
-città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà,
-tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti
-nominarono subito Podestà Giacomino Rangone di Modena,
-deponendo Marco Gradenigo di Venezia. In quell'anno,
-que' di Sesso presero il castello di Canolo<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>, che dopo
-fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente in quell'anno
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani,
-che occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati,
-a cominciare dal giorno di San Pietro sino a San
-Michele; e la convenzione fu stabilita per mezzo de' frati
-Predicatori, cioè frate Federico Priore di detti frati, frate
-Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e alcuni frati
-Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue
-le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso
-esercito Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di
-Francia, che era a Roma. Ed io li ho veduti arrivare
-mentre andava a predicare in S. Procolo di Faenza, nella
-festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia
-contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto,
-per debellarlo, e lo uccisero e spogliarono di quanto
-aveva, l'anno 1266, verso Pasqua. E fu gran miracolo che
-l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè gelo, nè
-ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima
-era la strada, facile e commoda, come fosse il mese di
-Maggio. E questo avveniva per disposizione di Dio, perchè
-accorrevano in aiuto della Chiesa, ed a sterminio di
-quel maledetto Manfredi, che per le sue iniquità fu ben
-degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come
-se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello
-Corrado. E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui
-fratello, nato a Ravenna da un'Inglese, moglie di Federico
-Imperatore, mentre Corrado gli era nato da una figlia del
-Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito, da una
-spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da
-una figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo
-di Piemonte. Ma tra tutti i figli dell'Imperatore Federico,
-a mio avviso, il più valente fu Enzo Re di Sardegna, fatto
-prigioniero dai Bolognesi, e per molti anni sino alla morte
-tenuto in carcere. Questi non era legittimo. Anche un
-altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò
-Re in Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-di Cremona, coi Cremonesi e con ogni sua possa
-tentò di impedire il passo al Conte di Fiandra, Capitano
-della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte
-sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>, distrusse il
-castello di Capriolo<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>, e gli abitanti del castello, perchè
-avevano impiccato uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e
-femmine, sino ai ragazzi, li fece passare a fil di spada.
-Il Conte passò poi vicino a Brescia, prese e distrusse
-Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a
-Mantova.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine del primo volume</span>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria</i>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-ERRATA-CORRIGE
-</p>
-
-<table class="errata" summary="">
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>Errori</td> <td>Correzioni</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">Pag.</td> <td class="num">2</td> <td>peliccie</td> <td>pelliccie</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">7</td> <td>sudarono</td> <td>andarono</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">14</td> <td>lni</td> <td>lui</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">14</td> <td>fondamento</td> <td>fondamenta</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">30</td> <td>dei Stefani</td> <td>degli Stefani</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">34</td> <td>1225</td> <td>1229</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">43</td> <td>Tebaldo</td> <td>Tedaldo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">58</td> <td>Luigi Pizzi</td> <td>Italo Pizzi</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">82</td> <td>Roberto</td> <td>Giberto</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">96</td> <td>Sonio</td> <td>Senio</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">98</td> <td>qnando</td> <td>quando</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">116</td> <td>delle provincie</td> <td>della provincia</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">123</td> <td>Adriano III</td> <td>Alessandro III</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">129</td> <td>Cantorbery</td> <td>Rouen</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">140</td> <td>Bartolomeo</td> <td>Gherardino</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">141</td> <td>quatunque</td> <td>quantunque</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">145</td> <td>Isaia XXXII</td> <td>Isaia XXXI</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">160</td> <td>qnando</td> <td>quando</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">164</td> <td>Prefetessa</td> <td>Prefettessa</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">196</td> <td>Provvincia</td> <td>Provincia</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">196</td> <td>Perrocchè</td> <td>Perocchè</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">207</td> <td>Raimoudo</td> <td>Rainaldo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">222</td> <td>Balbekie</td> <td>Balbek</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">259</td> <td>sovraccitati</td> <td>sovreccitati</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">305</td> <td>Adriano III</td> <td>Adriano V</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">323</td> <td>diocesi Reggio</td> <td>diocesi di Reggio</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">328</td> <td>cinquanta</td> <td>cinquecento</td>
- </tr>
-</table>
-
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="somm">
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<p class="center"><a href="#discorso">DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA</a><br />
-<a href="#avvertimento">AVVERTIMENTO</a><br />
-<a href="#lettori"><span class="smcap">Ai Lettori</span></a><br />
-<a href="#cronaca">CRONACA DI FRA SALIMBENE DI ADAMO</a><br />
-<a href="#a1212">a.&nbsp;1212</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1213">a.&nbsp;1213</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1214">a.&nbsp;1214</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1215">a.&nbsp;1215</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1216">a.&nbsp;1216</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1217">a.&nbsp;1217</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1218">a.&nbsp;1218</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1220">a.&nbsp;1220</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1221">a.&nbsp;1221</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1222">a.&nbsp;1222</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1223">a.&nbsp;1223</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1224">a.&nbsp;1224</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1225">a.&nbsp;1225</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1226">a.&nbsp;1226</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1227">a.&nbsp;1227</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1228">a.&nbsp;1228</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1229">a.&nbsp;1229</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1230">a.&nbsp;1230</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1231">a.&nbsp;1231</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1232">a.&nbsp;1232</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1233">a.&nbsp;1233</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1234">a.&nbsp;1234</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1235">a.&nbsp;1235</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1236">a.&nbsp;1236</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1237">a.&nbsp;1237</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1238">a.&nbsp;1238</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1239">a.&nbsp;1239</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1240">a.&nbsp;1240</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1241">a.&nbsp;1241</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1242">a.&nbsp;1242</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1243">a.&nbsp;1243</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1244">a.&nbsp;1244</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1245">a.&nbsp;1245</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1246">a.&nbsp;1246</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1247">a.&nbsp;1247</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1248">a.&nbsp;1248</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1249">a.&nbsp;1249</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1250">a.&nbsp;1250</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1251">a.&nbsp;1251</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1252">a.&nbsp;1252</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1253">a.&nbsp;1253</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1254">a.&nbsp;1254</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1255">a.&nbsp;1255</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1256">a.&nbsp;1256</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1257">a.&nbsp;1257</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1258">a.&nbsp;1258</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1259">a.&nbsp;1259</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1260">a.&nbsp;1260</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1261">a.&nbsp;1261</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1262">a.&nbsp;1262</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1263">a.&nbsp;1263</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1264">a.&nbsp;1264</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1265">a.&nbsp;1265</a>&nbsp;&nbsp;</p>
-
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense dell'originale)
-che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto ciò che leggesi da carte 208
-(prima dell'acefalo codice Vaticano) a 215 non essendo la narrazione in esse
-compresa che un estratto della Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori
-(Rer. Ital. t. 7.). Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre
-Monsignor Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo
-salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta l'edizione di
-Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli, canzoni popolari, satire inserte
-nella cronaca, perchè a suo avviso erano inutili, mentre potevano servire a far
-meglio conoscere il movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se,
-come pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e
-aggiunte in appendice a questa edizione. C. C.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova Castiglia
-ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è una
-stazione della ferrovia Piacenza-Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel 1202; ei
-spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e molte altre opere, che
-suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed oppugnatori. La Chiesa nel concilio
-di Laterano indetto da Innocenzo III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità
-perchè conducevano al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di
-santa vita; e prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per chi parte
-da Bologna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare S.
-Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e lasciò i
-commenti di Terenzio e Virgilio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene lo chiama
-Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario geografico universale compilato
-da una società di dotti italiani dice Firentina. Ora non restano che pochi
-ruderi e un tratto di cortina del castello a cui è addossata una fattoria della
-famiglia Romano, e si chiama in paese Torre fiorentina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio e
-Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto il Po
-morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il territorio, si conquistarono
-alla coltivazione ubertosissime campagne, a spese de' Cremonesi padroni
-di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata è aperta ed utile tuttora.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in quel
-di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora le frazioni di
-Bondanello e Ronchi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era
-nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio del secolo corrente
-fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima reliquia, che era soggetta alla
-parrocchia di Fabbrico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese e il
-Mantovano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cioè nella gora delle acque.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia de' Conti
-da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in un luogo detto Motta
-di Fabbrico, o Valle di Padulo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al disopra dell'Emilia
-vicino al Samoggia e al Panaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente al
-Caspio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la canonica, o
-casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale prolungando a settentrione
-due ali con portici all'interno, correva ad appoggiarsi al fianco meridionale
-del Duomo e formava un chiostro. Nel portico orientale, detto <i>Paradiso</i>, e attigua
-al Duomo stava la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo,
-che atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata incorporandola
-col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre cappelle, che sono
-opere posteriori appiccicate alle navate minori, come un fuor d'opera dell'edifizio
-o disegno primitivo e principale. Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione
-dell'attuale cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si
-valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già da tempo
-cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta da Aurelio Barili, del
-cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone. La prima di dette cappelle fu
-eretta nel 1285 della nobile famiglia Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore
-conte Girolamo, proprietario e restauratore di quel monumento della religione
-de' suoi antenati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita, e colla
-sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si faceva a quindici anni
-compiti, ed anche il bivio al bene e al male.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aveva più che 50 anni, dice G. Villani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai
-lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto; anzi sostenne
-molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie mura, e non ristette mai dal
-tentarne il riscatto dopo le perdite sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato
-come il tipo della costanza spinta sino all'ostinazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale: quindi dati
-come il tipo della bontà e dell'ospitalità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Moglie di Azzone Sanvitali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città nell'area
-di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato a strada S. Lucia,
-strada che allora non esisteva, e fu aperta nel 1283.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e il Lirone
-formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo della contessa Matilde
-edificò la chiesa e una parte del monastero di S. Benedetto di Polirone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Presso Chiavari e al mare.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta <i>Brennone</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu monaca
-anche una figlia di Castruccio Castracani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova, fuori di
-porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di monache. S. Antonio
-reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato presso quel monastero di
-Cella vi fu ospitato e vi morì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma stessa,
-non lunge dal Po.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per Bologna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A mezza circa via tra Parma e Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dopo molte indagini, di cui nessuna mi ha condotto a sapere chi fosse
-questo <i>Alachia</i>, mi sono rivolto a congetturare se mai <i>Alachia</i> fosse un nome
-astratto significativo di castità, derivante da qualche lingua straniera, e probabilmente
-orientale. Interrogatone perciò un giovane e già illustre poliglotto parmigiano,
-che fu mio scolare al Ginnasio, P. Italo Pizzi ha gentilmente risposto,
-che la parola <i>Alachia</i> nel senso di castità può derivare dall'arabo; e il movimento
-della scienza orientale verso l'occidente operatosi nel medio evo, o il contatto
-dell'occidente coll'oriente per mezzo delle crociate, può facilmente aver data la
-detta voce al dizionario del canonico Primasso. C. C.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra dell'Oglio sulla strada da Cremona a Mantova. Il suo castello
-è ridotto a civile abitazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra dell'Oglio all'oriente e non lunge di Canneto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Grosso paese alla destra del Pò non lunge da Guastalla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra dell'Oglio, pieno Nord di Marcaria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In mezzo tra il Chiese e il Mella sul canale Naviglio, se pure, come sì
-crede, sia il <i>castrum de Geo</i> del testo salimbeniano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Chiese, pochi chilometri sotto la strada Brescia-Lonato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Nord-ovest di Mantova sulla strada che va a Castiglione della Stiviere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Chiese poco lunge da Castiglione delle Stiviere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra il Chiese e il Mincio pieno Sud di Castel Goffredo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gambara, Gottolengo, Pralboino e Pavone nello stretto territorio che è nel
-basso corso del Mella e del Chiese.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra dell'Oglio e sulla strada da Cremona a Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Nord di Cremona sull'Ogiio e sulla strada Cremona — Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castel Leone fatto fabbricare nel 1227 da Bernardo da Cornazzano, allora
-Podestà di Modena, a fianchi di Castelfranco che si stava costruendo da' Bolognesi,
-e pare che fosse precisamente ove ora sorge il forte Urbano. Nulla restando
-Castel Leone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cortenuova villa al sud sud-est di Bergamo, destra dell'Oglio tra Romano
-e Martinengo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra del Taro una dozzina di chilometri a monte dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra del Taro otto circa chilometri a monte dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 18 miglia Nord Nord-Ovest di Bologna tra il Panaro e il Reno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>aven</i>, dal latino <i>habet</i> nacque l'italiano antico, e non ancor morto, <i>ave</i>,
-così dal latino <i>habent</i> ebbero <i>avene</i>, e, troncato, <i>aven</i> per hanno, ora totalmente
-disusato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di poco fuori della porta orientale di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Panaro a dieci circa chilometri a monte dell'Emilia.
-Patria dell'illustro architetto Barozzi, detto il Vignola, e di Lodovico Muratori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sei chilometri circa ad oriente di Guastalla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla riviera ligure orientale vicinissimo a Chiavari Est.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo Pietro Veronese inquisitore colle suo incessanti ricerche contro
-gli eretici, coi roghi, coi bandi, colla demolizione delle case, e la confisca
-de' beni degli inquisiti, si era reso odiosissimo a chiunque temeva d'essere
-accusato di opinioni eterodosse. Tra tanti era stato messo al bando come eretico,
-Stefano Confaloniere di Alliate, e gli si doveva diroccare la casa e confiscare
-il patrimonio. Avvisato <i>come per fra Pietro era stato misso nel bando</i>, dice
-il Corio, si concertò con altri malcontenti nelle terre di Giussano, ed erano
-Manfredo Chiroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tomaso Giuliano,
-Carlo da Balsamo, Alberto Porro, e lo uccisero il 6 Aprile 1252 presso Barlassina
-con un colpo di falce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quasi nell'asse dell'Apennino sul parallelo di Caserta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A dodici miglia Nord-Est di Milano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non colla forza dell'armi, ma colle pratiche fatte presso i milanesi,
-che lo restituirono a patto che nè esso nè il padre movessero mai più guerra
-contro Milano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fatto distruggere dai ministri di Federico II dopo aver dato asilo ai
-baroni ribelli, ora non resta che un piccolo villaggio. Gli abitanti però in seguito
-lo rifabbricarono a 12 chilometri circa di distanza vicino al mare e a trenta chilometri
-Sud-Est di Salerno, ed è città di qualche considerazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul cucuzzolo di un alto colle a Sud-Sud-Ovest di Reggio sulla destra
-dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Sud di Reggio, Comune di Castelnovo ne' monti, versante dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sud-Ovest di Reggio nei pressi di Bibianello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pieno Nord di Reggio sulla destra dal Po.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castello dell'alto Apennino Sud-Ovest di Parma sulla via che va a
-Spezia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cioè sulla destra dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Nord-Nord-Ovest di Parma presso la foce del Taro in Po.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Po ad Oriente della foce del Taro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Po a pieno Nord di Guastalla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Taro a monte dell'Emilia circa dodici chilometri da
-Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Taro a pochi chilometri Ovest di Noceto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra del Taro, a Sud-Ovest di Parma a monte dell'Emilia,
-e a 20 circa chilometri da Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pieno Nord di Cremona sulla sinistra dell'Oglio, e sulla strada
-Crema Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra il Lamone e il Senio ed Ovest e non lungi da Ravenna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nell'agro di Forlì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra del Taro poco più che due chilometri al disotto dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella parte orientale della città, circa sull'area dell'attuale collegio
-Maria Luigia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Due miglia al Nord di Bassano sul Brenta. È questo il castello, d'onde
-ha tratto nome e origine di potenza la famiglia di Ezzelino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piazza S. Giorgio trovasi a pieno Nord di Verona, sulla sinistra dell'Adige;
-e, sul murello di cinta del convento di S Giorgio, leggesi anche oggi
-su pietra la seguente iscrizione:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Ezzelino III da Romano</i><br />
-<i>sospettandoli a parte Guelfa legati</i><br />
-<i>Fece trucidare undicimila Padovani</i><br />
-<i>Inermi e prigioni</i><br />
-1256.
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Nord di Parma sulla sinistra del Po.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora detto ponte di Caprazucca, allora di Donna Egidia, perchè Egidia
-da Palù lo fece costruire a proprie spese.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quel Biduzzano corrisponde al luogo, ove ora la Baganza mette foce
-nel torrente Parma, quasi sotto le attuali mura di cinta della città di Parma.
-Ora non sussiste più un luogo col nome di Biduzzano. Molti cambiamenti deve
-avere avuto quel punto d'incontro delle acque dei due torrenti, e quindi n'è
-scomparso sino il nome.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Cremona tra le attuali Porta Romana e Porta Po era aperta un'altra
-Porta, detta Porta Mosa, e subito fuori di quest'ultima vi era uno spianato o
-una piazza che prendeva nome dalla porta che vi metteva. Su quello spiazzo o
-campo erano le forche. Ora di Porta Mosa, per ricostruzione delle mura avvenuta
-sulla fine del secolo passato, non resta più traccia; ma in città la strada, che
-conduceva alla porta soppressa, ritiene ancora il nome di Via a Porta Mosa; ed
-era, su quell'antico campo, o spiazzo, vi è il tiro a segno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ad Ovest-Ovest-Nord di Parma a valle dell'Emilia, 18 chilometri distante
-da Parma. Ha un magnifico castello, in cui si reca a villeggiare la famiglia
-de' Conti Sanvitali, a cui appartiene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Partì da Lione per la Francia</i>. Vuol dire pel regno di Francia quale
-aia allora politicamente costituito, di cui Lione non faceva parte, ed era uno
-stato a sè, retto dagli Arcivescovi pro tempore di Lione stessa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Salimbene chiama Planum Carpi il paese nativo dell'illustre viaggiatore
-fra Giovanni. Nell'Umbria in seguito lo dissero Pian di Carpine. Ora è valle
-di Magione; e Magione siede presso il Trasimeno sulla ferrovia a 21 chilometri
-da Perugia, alla cui Provincia e circondario appartiene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Figlio e successore del famoso Gengis-Kan.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa torre, detta egregia in una cronaca Ravennate, sorgerà in quell'area
-che si stende dalla strada del Corso a porta Alberoni, e, restaurata da Federico II
-nel 1240, fu atterrata secondo il Riccobaldi, nel 1295.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Detta in cielo d'oro perchè il soffitto era ornato di stucchi dorati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A quattro chilometri circa da Ravenna C. G. Cesare cavò a mani un porto
-per stanza di una flotta romana, e sul lido di fronte costruì un <i>castrum stativum</i>
-un accampamento stabile per alloggio di una legione in servizio della flotta. Trasportato
-il centro dell'Impero romano a Costantinopoli, fu ritirata flotta e la
-legione; restò l'accampamento, che era già fornito di non pochi edifizii, e il
-popolo di Ravenna lo invase, e mutò in una città, che sorse non inferiore a Ravenna,
-e, da <i>classis</i> flotta, prese il nome di Chiassi. Distrutta poi, rimase il nome
-stesso al luogo e al circondario dove era stata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Nord-Nord-Ovest di Parma sulla destra del Po; però ve ne ha
-un'altra di rimpetto a questa sulla sinistra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Città e Cantone della Svizzera tedesca: La celebre Abbazia fu fondata
-nel 700.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Montecassino, a' cui piedi è S. Germano, che, sulla ferrovia Roma
-Napoli, dista da questa città 111 chilometri. La magnifica Abbazia, che è sull'altura,
-fu fondata nel 529.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Yonne.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Beaune: Bella città del dipartimento Costa d'Oro, posta in fertilissima
-pianura, e ricca di celebri vigne.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vezellay; pochi chilometri distante da Auxerre.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jeres dista ora quattro chilometri dal mare di fronte alle isole omonime.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Digne: Capoluogo del dipartimento Basse Alpi, sul Bleone influente
-della Duranza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bariols: Nel dipartimento del Varo, sulla Duranza, ad Ovest di Draguignan,
-che n'è il capoluogo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Abbate Gioachimo sativo di Celico, villaggio vicino e ad Est di Cosenza,
-fece professione monastica nel monastero di Coraci, villaggio vicino e al
-Sud di Cosenza. Era nato nel 1111. Comandato da Clemente III di continuare i
-commentarii sulla sacra scrittura, si ritirò col suo discepolo Rainiero in un luogo
-solitario detto Flora, sulla vetta d'un monte presso Cosenza, ove eresse un oratorio
-e qualche cella. Ivi si moltiplicò il numero de' suoi discepoli, e fondò un
-nuovo monastero, e una congregazione con Regola più austera di quella dei Cisterciensi,
-a cui egli apparteneva, e la chiamò Congregazione di Flora o Florense,
-e ne fu proclamato Abbate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vienna: Città sul Rodano, dipartimento dell'Isero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Sebbene di piccola statura</i>: Vedine la ragione nei seguenti versi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Marisco: Paese della diocesi di Bath in Inghilterra, sul canale di
-Bristol, Ovest di Londra. Bath è antica e cospicua città romana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lincoln: Città che possiede molti monumenti Sassoni e Normanni, posta
-su ripido colle a pieno Nord di Londra verso il mare del Nord, a 53 circa di
-latitudine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tarascon: è sulla sinistra del basso Rodano, a circa 15 chilometri Nord
-di Arles.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Beaucaire: sulla destra del basso Rodano unita con ponte a Tarascon.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Antica città distrutta, che era alla foce della Magra, che si versa in mare
-subito fuori del golfo di Spezia all'Est.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Provins. Alla destra della Senna Sud-Est e non lontano di Parigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 22 chilometri Ovest di Parma sull'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Yonne alla sinistra della Senna, sud di Parigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al confluente del Yonne e del Vannes Sud-Est di Parigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ieres: Paese sulla sponda del Mediterraneo di fronte alle Isole omonime,
-dipartimento del Varo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Merlino, secondo le cronache antiche, è il frutto misterioso di un
-incubo d'una religiosa, figlia d'un re di Scozia, nei monti della Caledonia. Sebbene
-la sua origine sia favolosa, pure non si può dubitare della sua esistenza, e
-pare si debba fissare al quarto secolo, e forse toccò anche il quinto. D'alto ingegno,
-di lunghe meditazioni, ricco di cognizioni, versatissimo nelle matematiche e nelle
-scienze naturali, era uomo di molto superiore al suo tempo; e quindi nessuna
-meraviglia che la leggenda tessutane in que' secoli d'ignoranza attribuisse ad
-ispirazione del cielo, ed a spirito di profezia, quanto era in lui effetto della
-scienza e della previdenza calcolata dall'uomo che medita. Ebbe la fiducia dei
-principi, che mi giovarono della sua prudenza e sagacia nelle loro imprese. Tra
-gli storici chi ne parla come d'un santo, e d'un profeta; chi come d'un mago e
-d'un incantatore. E, divenuto l'uomo leggendario nel secolo quinto, lo rimase
-sino alla fine del medio evo. Fu soggetto di molte tradizioni popolari nel ciclo del
-re Arturo e dei cavalieri della <i>Tavola Rotonda</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La cattedrale di Ravenna è detta Chiesa Orsiana, perchè S. Orso nel IV
-secolo la fondò, o almeno la fece restaurare ed ampliare.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Polenta: Castello sui colli sud-ovest di Cesena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Erano a Firenze due vie, l'una nominata di Garbo dalla illustre famiglia
-omonima, l'altra di S. Martino, nelle quali avevano sede fabbriche di panni. In
-via di Garbo si confezionavano panni fini, nell'altra grossolani. Onde ebbe origine
-l'uso di chiamare panno di garbo il panno fino, e panno di S. Martino il grossolano.
-Dalle cose la frase passò alle persone, e si chiamarono di garbo le persone
-gentili e di fina educazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Seguendo la dottrina de' ternari, i Gioachimiti in tre ordini o stati
-dividevano gli uomini, i tempi, la sapienza, la vita. Abbracciava il primo tre stati,
-o tre ordini d'uomini: cioè quello dei coniugati, che aveva avuto luogo sotto il
-regno del Padre eterno, e sotto l'Antico Testamento; quello dei chierici, sotto il
-regno del figliuolo, e sotto la legge di grazia; e quello dei monaci, che perdurar
-doveva nel tempo della maggior grazia per via dello Spirito Santo. Il secondo
-ternario era quello della sapienza: cioè il Vecchio Testamento dato dal Padre; il
-Nuovo che è opera del figliuolo; e l'Evangelio eterno, che doveva venire dallo
-Spirito Santo. Il ternario de' tempi costituiva i tre regni summentovati: del Padre,
-o lo spirito della legge mosaica; del Figlio, o lo spirito di grazia; dello Spirito
-Santo, ossia la somma grazia, o la rivelazione della verità. Sotto il primo erano
-vissuti gli uomini secondo la carne; sotto il secondo tra la carne e lo spirito;
-sotto il terzo, sino al finire del mondo, vissuto avrebbero secondo lo Spirito puro.
-Nella quale ultima epoca dovevano, secondo loro, cessare i sacramenti, le figure,
-e quanti vi aveva simboli o segni sensibili, e mostrarsi nuda la verità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villaggio sull'Emilia ad oriente di Parma e distante dalla città poco più
-d'un chilometro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Greccio è sulla sinistra del Velino al di sotto di Rieti circa 12 chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Montefeltro, ora Sasso Feltrio, tra il Conca ed il Marecchia a Sud e vicinissimo
-alla Repubblica di S. Marino, è un piccolo tratto di paese che diede
-nome ad un'illustre famiglia principesca, che ebbe signoria in Urbino, Pesaro,
-Sinigallia, Gubbio ed altre Terre vicine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pieno sud di Faenza, tra' colli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa 20 chilometri da Siena ad Ovest e a pochissima distanza della ferrovia
-Siena-Empoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 9 miglia sud-Est da Velletri. Cori è antica città dei Volsci, ha mura
-ciclopiche e avanzi considerevoli di templi antichi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pertuis: Sulla destra della Duranza, pieno Nord di Marsiglia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Montesarchio: Paese al Sud-Ovest e non lunge di Benevento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paese al Sud del lago omonimo e a Ovest-Nord di Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bibbianello, ed ora per accorciamento Bianello, dista 11 miglia al Sud-Ovest
-di Reggio, sui colli. Non lunge da Bibbianello più d'un tiro di balestra e tutti
-in amenissima postura erano anche altri tre castelli, detti Montevecchio (poi
-Montevetro, Montevedro); Monteluncilo (poi Monte Lucio, Monteluzo); Montegiovanni
-(poi Montezano): Appartenevano tutti alla Contessa Matilde di Canossa.
-Ora restano pochi ruderi di tre; ma Bianello sorge ancora magnifica villeggiatura
-e proprietà del Professore Cavaliere Luigi Caggiati, che con molto spendio lo ha
-sottratto a ruina, e con molto buon gusto l'ha fornito di un ricco mobilio di
-stile antico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud-Ovest di Reggio; e da Reggio dista cinque miglia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A venti chilometri Sud-Sud-Est da Parma sulla sinistra dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tre castelli nel territorio reggiano portavano questo nome: uno, verso
-Bismantova; un altro, sul confine del mantovano; finalmente quello che è quì nominato,
-a tre miglia Sud di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Due cavi si conoscono col nome di Scalopia: uno nel territorio di Brescello
-con direzione verso Guastalla; l'altro nel territorio di Reggio, che solca le
-ville di Cadelbosco, dell'Argine e il distretto di Castelnuovo di sotto fin presso
-Gualtieri, al Nord di Reggio con direzione al Pò. Questo si chiama la Parmesana,
-e di questo Cavo pare si debba intendere parlato dal Salimbene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla foce del ramo orientale del Nilo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Embrun: Sulla Duranza, Dipartimento Alte Alpi, Nord-Est di Gap.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Espressione enfatica di Giobbe usata da questo Vescovo per indicare che
-piuttosto che fare il Vescovo avrebbe sopportato ogni sorta di fatiche e di dolori
-sin anche la morte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pochi chilometri a monte dell'Emilia tra Cesena e Forlimpopoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pieno Nord e a circa 10 chilometri da Correggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A sud-ovest di Reggio sopra l'Emilia a piè dell'Apennino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poco distante da Reggio verso Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 20 chilometri circa da Reggio a Nord, Nord-Est.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sei chilometri distante da Reggio alla sinistra del torrente Crostolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Nord Nord-Est di Reggio stanno Novi, Rolo e S. Stefano, il quale pare
-fosse alla destra della Secchia nelle vicinanze della Mirandola.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 17 miglia al Sud di Padova a piedi de' colli Euganei.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo palazzo fu poi riedificato dalla famiglia, e nel 1500, o poco
-dopo, fu comperato e atterrato per innalzare su tutta, o su parte dell'area, il bel
-tempio detto della Steccata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di quella città nulla più resta che qualche rudere, e un tratto di
-cortina del castello imperiale, a cui è addossata una cascina della famiglia
-Romano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cassio è sul fianco settentrionale dell'Apennino a mezzo circa della strada
-postale, che da Parma mette a Pontremoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Molte e varie cose, tra vera e false, intorno a questa Costanza, tramandarono
-ai posteri i Cronisti a lei contemporanei, a seconda delle passioni di partito,
-ond'erano mossi. Tra l'altro fu scritto dal Cranzio, dal Villani e da altri, che quando
-l'Imperatrice Costanza era grossa di Federico II in Sicilia e in Puglia s'avea
-sospetto che per la sua grande età la potesse realmente essere; per la qual cosa
-quando venne a partorire, fece tendere un padiglione in su la piazza di Palermo,
-e mandò bando che, qual donna volesse, v'andasse a vederla, e molte v'andarono
-e videro, e quindi cessò il sospetto. Ma tutto questo è favola, e se non d'altronde,
-si desume dal fatto che Federico II è nato a Iesi. Salimbene dice che a trent'anni
-d'età i fratelli cercarono di collocarla a marito. Giovanni Villani e più altri
-narrano che si maritasse a cinquant'anni ed oltre. Ma gli uni e gli altri possono
-accordarsi; poichè può essere vero il racconto del Salimbene che a trent'anni la
-volessero maritare, ma che poi, non avendole allora trovato un partito conveniente,
-e pur volendola allontanare dalla Corte, per aver pace in famiglia, la collocassero
-in un convento, da cui uscisse quando si maritò a circa cinquant'anni d'età, e
-si effettuasse il matrimonio nell'età appunto, a cui lo riportano gli altri Cronisti.
-Di fatto tutti convengono nel raccontare che ha passato una parte de' suoi anni
-in un monastero di Palermo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo tale, come si può ragionevolmente arguire da quel che segue,
-pare dovesse essere uno de' cagnotti di Alberigo, il quale sensibile ai dolori di
-tanto strazio, credette di potere col suo stratagemma far decampare Alberico da
-quell'ordine brutale, inducendogli nella mente il pensiero che fra quelle donne
-ve ne potessero essere alcune, che non avessero coi condannati quelle attinenze
-di parentela, che comunemente si credeva, e per cui se ne voleva dilaniare il cuore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Sile è piccolo fiume che passa vicino a Treviso e si getta nell'Adriatico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È alle scaturigini del torrente Senio nell'alto Apennino, pieno Sud di
-Imola. Conserva tuttora l'antico castello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Due chiese sull'attuale Strada S. Francesco; la prima, soppressa da
-tempo, mostra tuttora un suo fianco in via detta Guasti di Santa Cecilia; la
-seconda, che era sin'ora conosciuta col nome di chiesa dei Cappuccini, perchè
-chiesa del loro convento, resta soppressa quest'anno, per conseguenza della legge
-sulle Corporazioni religiose.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Animale del genere dello scoiattolo. Pare che del vaio siasi perduta la
-specie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Canoli: A Nord-Est di Reggio, da cui dista circa 15 chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Rosa, o Rosola, castello alla destra del Panaro al Sud di Modena, d'onde
-dista circa trenta chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa 25 chilometri a Sud di Borgo S. Donnino presso le scaturigini
-dello Stirone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud-Sud-Ovest di sopra l'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pieno Ovest di Pavia, su di un crocicchio Lomello Pavia, Lomello
-Mortara, Lomello Valenza, Lomello Tortona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nessuna delle ricerche storiche fatte, ha condotto a dare piena luce
-al presente periodo, la cui traduzione letterale sta scritta in corsivo. Forse a
-togliere l'apparente contraddizione gioverebbe supporre che quel Marchese Guglielmo
-di Monferrato sia un cadetto della famiglia de' Marchesi di Monferrato,
-signore di alcuni castelli, e l'altro, che è semplicemente indicato col titolo di
-Marchese di Monferrato, sia il capo della famiglia, il vero signore della Marca,
-o del Marchesato di questo nome; e supporre eziandio che il Pallavicino contro
-il capo della famiglia dei Marchesi di Monferrato armasse il cadetto Guglielmo,
-il quale poi mancasse alla fede data al Pallavicino. E in tal caso la traduzione
-dovrebbe dire non <i>il Marchese Guglielmo di Monferrato; ma Guglielmo de' Marchesi
-di Monferrato</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 22 chilometri da Piacenza sulla Ferrovia Piacenza-Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Landasio era alle scaturigini della Mozzola, che è un influente di
-sinistra del Taro nell'alto Apennino. Ora è scomparso il castello e anche il nome.
-Se non che i pastori di quelle vette chiamano ancora con tal nome un greppo
-roccioso, a cui d'opera d'uomo non resta altro segno che una cisterna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ghisalecchio sull'alta Mozzola alla sinistra. Ne resta il nome ad una
-Villa, nella quale è una località detta anche oggi il Castello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa 20 chilometri a monte dell'Emilia sulla sponda sinistra del Ceno,
-che è un influente di sinistra del Taro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa 12 chilometri a monte dell'Emilia sulla sinistra del Taro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Miano e Costamezzana sono nei pressi di Medesano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Oglio e sulla via Lodi-Crema-Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 13 miglia Est di Ferrara alla sinistra del Po di Volano, ove era
-un antichissimo e ricchissimo monastero, detto di S. Maria di Comacchio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Po di Trimaro a Nord-Ovest di Ravenna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Resta incerto se frate Aldobrando sia di quel Foiano che è nel distretto
-di Campobasso nel Napoletano: o dell'altro che è in Val di Chiana ad Ovest Ovest-Nord
-del Lago di Perugia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di pochi chilometri sotto l'Emilia Ovest di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di pochissimo sopra l'Emilia Ovest di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Panaro un trenta chilometri a monte dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'alto Appennino a sud di Modena tra le scaturigini del Leo e la
-Scoltenna o Panaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa posta sulla destra dell'Enza a tre chilometri circa al disotto dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per ispiegare l'asserto di Salimbene e di Matolino, e le conseguenze
-a cui arriva l'uno e l'altro, è necessario ammettere che nella casa di Marco di
-Michele vi fossero donne di facili condiscendenze.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Po di Primaro a Nord-Ovest di Ravenna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Po di Primaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla Duranza del Delfinato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dovara o Dovera è un cospicuo villaggio tra Lodi e Crema.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla penisola che tra Lonato e Peschiera si stende nel lago di Garda.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del fiume Ronco, otto miglia al sud di Forlì, tra monti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla Strada che dal mare corre rasente la destra del Pescara per andare
-ad Aquila.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Circa 12 chilometri Nord-Est di Napoli sulla strada che va a Caserta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A pochi chilometri dall'adriatico sulla via che da Vasto conduce a
-Campobasso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A ottanta chilometri da Napoli sulla ferrovia del mediterraneo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Federico II distrusse Fasanella per vendicarsi dei conti omonimi, e gli
-abitanti si ricoverarono a S. Angelo su un monte vicino che prese nome di Sant'Angelo
-a Fasanella a 32 miglia Nord Nord-Est di Salerno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sessa presso a Teano sulla Ferrovia Roma-Napoli a 67 chilometri da
-Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per quante indagini, e lunghe, io abbia fatte, non ho potuto aver notizia
-di un personaggio storico di questo nome; il quale, dice il Prof. Luigi Pizzi,
-se vogliasi spiegare da una etimologia ebraica od araba, significherebbe ombra
-di morte, o morte di morte; significazioni non disadatte ad indicare i segni del
-vicino finimondo, a seconda delle opinioni prevalenti in que' tempi. Tale qualificazione
-e denominazione, potrebbe anch'essere che Giovachino se la fosse coniata di
-suo per indicare qualche personaggio, cui la prudenza consigliasse di non indicare
-col nome proprio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra della Secchia a monte dell'Emilia, e più su circa 20
-chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di pochissimo al di sotto dell'Emilia a Nord di Castel S. Pietro che è
-sulla ferrovia Bologna Ancona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla destra e a poca distanza dall'Enza due chilom. a valle dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla sinistra del Mella, Sud di Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il capo di tutti i Minoriti sparsi nel mondo era il Ministro Generale, o
-semplicemente il Generale. Ma l'amministrazione era divisa per provincia, e il
-capo di ciascuna Provincia era il Ministro Provinciale, o semplicemente Provinciale.
-Il capo poi di ciascun convento della Provincia si chiamava Guardiano. Ora ogni
-Provincia ambiva ed aveva interesse morale e materiale di avere qualche frate,
-che per ingegno e per dottrina le desse lustro; e perciò quando vi era un giovane
-che offrisse speranza di riescire eminente per lettere o per iscienza, lo mandavano
-alla celeberrima Università di Parigi per gli studi di perfezionamento.
-Per la Provincia della Sicilia fu dunque inviato frate Gerardino di Borgo S. Donnino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Taro a due chilometri Nord della stazione di
-Castel Guelfo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla Secchia circa 20 chilometri a monte dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intendi i Fiorentini ed i Lucchesi di parte Guelfa furono fieramente
-battuti dai Sanesi e da fuorusciti Fiorentini di parte Ghibellina. Ed i Guelfi
-furono traditi da Farinata degli Uberti e da Gherardo Ciccia dei Lamberti, Ghibellini;
-i quali col mezzo di due frati Minori proposero ai Rettori Guelfi di Firenze
-la consegna di una porta della città di Siena nelle loro mani, purchè mandassero
-un regalo di 10,000 fiorini d'oro, e andassero con un forte esercito a prenderne
-possesso. I Rettori di Firenze morsero all'amo dell'inganno; raccolsero i denari
-e l'esercito, ma la porta promessa non fu consegnata, anzi furono rovinosamente
-sbaragliati a Montaperti sull'Arbia; e Firenze ritornò a signoria Ghibellina. La
-strage fu grande, e la si può misurare, quantunque vi sia palese esagerazione, da
-ciò, che gli Annali di Pisa fanno ascendere a 10,000 i morti, e a 20,000 i prigionieri
-di guerra; e il Cronista Saba Malaspina dice di 15,000 prigionieri; Roncioni
-nello sue Storie Pisane nota 12,000 tra morti e prigionieri; fra Leonardo Aretino
-dà 30,000 morti, 4,000 prigioni; Bartolomeo Spina 10,000 morti, e 20,000 prigionieri.
-La battaglia fu combattuta il 4 settembre 1260 secondo Giovanni Villani; il
-4 settembre 1261, secondo Rainieri Sardo nella sua Cronaca Pisana, inserta nell'Archivio
-storico, pag. 88 del Tomo 6º, parte 2ª, dispensa 1; Salimbene la assegna
-al 1259; ed è più attendibile che gli altri, poichè Salimbene era contemporaneo
-e già scrittore di cronache; gli altri sono tutti scrittori posteriori al tempo in cui
-il fatto avvenne.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Venti chilometri a Sud Ovest di Modena sui colli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A sette miglia Sud da Modena sul Tiepido, e restano ancora avanzi
-del castello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A dieci miglia Nord-Est di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Oglio e sulla strada da Bergamo a Brescia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra dell'Oglio poco distante alla punta Sud del lago di Iseo.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p>
-Le correzioni indicate a pag. <a href="#Page_351">351</a> (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.
-</p>
-
-<p>Per comodità di consultazione un indice è stato generato e posto a fine volume.</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano
-vol. I (of 2), by Salimbene de Adam
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 ***
-
-***** This file should be named 61304-h.htm or 61304-h.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61304/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
-
-
-</pre>
-
-</body>
-</html>
diff --git a/old/61304-h/images/cover.jpg b/old/61304-h/images/cover.jpg
deleted file mode 100644
index d3d7e81..0000000
--- a/old/61304-h/images/cover.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ