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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I (of 2) - -Author: Salimbene de Adam - -Translator: Carlo Cantarelli - -Release Date: February 2, 2020 [EBook #61304] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - CRONACA - DI - FRA SALIMBENE PARMIGIANO - - DELL'ORDINE DEI MINORI - - - VOLGARIZZATA DA - CARLO CANTARELLI - - SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857 - CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO - INDICE PER MATERIE - - - - PARMA - LUIGI BATTEI EDITORE - 1882 - - - - - Parma, Tip. Adorni Michele. - - - - - AL - NOBILLIMO - - MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE - - DI PARMA - - CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO - AI FIGLI ED AI NEPOTI - VEGLIA CUSTODE E VINDICE - DELLE GLORIE DEGLI AVI - QUESTO VOLGARIZZAMENTO - - DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE - - NARRATORE PRIMO E STUPENDO - DELLE VALOROSE GESTA - ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO - FRANCARONO L'ITALIA - DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO - CARLO CANTARELLI - A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA - DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA - - - - - DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA - - DISCORSO - DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO - DI PARMA - - PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE - - -Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del retaggio di S. Tommaso, -di S. Bonaventura e di altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero, -era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra noi, sì che ognuno, -il quale si avesse da natura sortito fervido lume di mente, era vago -di rovistare nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare a' -futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti suoi proprii, a -tale che tu, leggendo le scritture di que' dì, ne diresti gli autori -presi da una smania, da una febbre di apprendere e d'insegnare. -Fra questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate, di cui -pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa conoscenza venuto. -Nato egli in Parma, surto appena il quinto lustro di quel secolo, -da padre che fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto ad -alto cuore e ribollente animo; basti a darne un sentore la vigoria -con cui, giovinetto ancora, tenne fermo contro l'opposizione, che ben -può dirsi, più che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione sua -di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato, il narra ei -medesimo, nel suo decimoquinto anno vestì, per intercessione di Fra -Gherardo Boccabadati, l'abito religioso in Fano all'insaputa di Guido -padre suo; venutone questi a conoscenza, dolente che la famiglia sua, -detta _di Adamo_, perdesse così ogni speranza di perpetuazione, giacchè -l'altro, maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già reso frate, -corse all'Imperatore, ed implorò ed ottenne ch'ei s'interponesse presso -frate Elia Generale dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia -rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di ritornare al secolo. -Volò Guido a Salimbene, lo pregò, scongiurollo, fecegli ampie promesse; -invano; vinto dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse; -il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio, e stette saldo. Partì il -meschino genitore; e Salimbene poi nelle sacre ed umane lettere, nella -gentile arte del canto andò liberamente educando e mente ed animo, -onde poi salito in alta stima ebbe agio d'intrattenersi con assaissimi -de' personaggi più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito sino -a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo. Giovanil talento indotto -avealo a vagheggiar le dottrine di Gioachino; e veramente quella sua -fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni, parea creata a -simili speculazioni; ma più robusto fatto il pensiero, abbandonolle, -e ne rise: amante del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente -poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi in copia, ora -perduti. Non pochi paesi viaggiò, notando tutto quel che lesse, vide, -udì, e a tutto aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo -appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla fine del 1221 -sin oltre il 1287, e fors'anche fin dopo il 1290: però da questo solo -ben potrebbe ognun farsi una sufficiente idea della importanza della -presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate pressochè -tutte le impressioni in que' varii modi ricevute ne' suoi più belli -anni. Di questa mio primo pensiero era stato di porre qui una specie -di rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne distolsero: -l'una, la qualità del suo latino, che (sebben barbaro, ma pur di -elegante barbarie) tanto fluidamente scorre da rendersi di facilissima -intelligenza anche a men pratici della favella del Lazio, sì che da -quest'ultimo lato ben può paragonarsi al divin libro di quel Tommaso -da Kempis, che per ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo -di nostra favella; l'altra, la persuasione che male avrei potuto -rendere l'evidenza del suo dire, la quale dalla mia insufficienza -attenuata, n'avrebbe avuti dilavati quei vivi colori con che ne -pinge i più importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti de' -suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella sua favella risorgere -d'innanzi a te animo e persona. - -Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità gli altri più -eminenti pregi del suo lavoro, e ciò solo m'induco a fare per eccitar -desiderio di leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza -sua, e credesse doversi questa Cronaca mettere a paro delle tante -fredde e noiose pei più, le quali furon opera di volgari intelletti. -Della efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini ho detto -testè; ma ciò che in questo pure è più maraviglioso aggiungo ora: nella -dipintura de' primi in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che, -mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla il loro racconto, -esso al contrario, oltre al calor generale che intero avviva il suo -lavoro, ti balza fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là -dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le irruzioni de' barbari -in Italia, giunto all'ultima, ripiglia: _utinam ultima!_ Quanto a' -ritratti poi è impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo, -senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte ond'era dilacerata -questa misera nostra terra: frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico -di Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse dei -contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose: -frate, applaude alla virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e -vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione si -presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che merita -biasimo, e sia pur anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera -della fazione. - -Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto notizie italiane; da' -suoi confrati, che avean visitate altre terre, avidamente suggeva le -novelle, e notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie d'Oriente; -ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia, ove fu ben affetto, tiene -ricordi minuti in modo da porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti -e le costumanze de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive la -partenza dalla piaggia natale di Lodovico volto al riscatto del gran -Sepolcro, in maniera talmente esatta, che inutilmente cerchi l'eguale -negli annalisti contemporanei di quella nazione. - -Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa, -nelle varie età, troverà qui ampia messe; la dottrina delle vaghe -speculazioni profetiche, tanto fervente a que' giorni, occupa qui -appunto un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà chi vada -in traccia di ricordi letterarii; e talora avrà cagione di fare a -sè stesso strani quesiti, come quando legga il brano ove Salimbene -racconta di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca versi non -pochi, e cui si contendono parecchi paesi. Egli il dichiara vivente del -1238 circa: come potrassi por questa data in armonia colla attribuzione -che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che rivelansi di per -sè nate ai dì del Barbarossa? e come poi ciò stesso colla novella del -Boccaccio (ripetitor gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti -perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa conoscere come -Primasso appunto capitasse a Cluny al tempo che il famoso monastero -era retto da un abate largo e splendido? questo abate altri non poteva -essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la cluniacense -famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258; e ciò darebbe la causa vinta -al mio Salimbene; ma dopo quello che intorno a Primasso ha detto -l'illustre Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener le ragioni -del mio compaesano con sì minime forze e sì lieve addentellato? - -Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto la manifestazione -del desiderio, che ho vivissimo, che questo mio povero ed inculto -dire metta pungente brama in chi lesse di tutto ponderare il volume, -perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano riuscire lo studio -principalmente alla tutt'ora desiderata storia generale d'Italia. - - A. BERTANI - - - - -AVVERTIMENTO - - -_Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta in divisamento -di publicare una continuazione agli_ Scriptores Rerum Italicarum _si -volse al celebre Monsignor Gaetano Marini per ottenere suggerimenti -non solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici -chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte di simile nuova -collezione. Aderì di buon grado il Marini, e senza più diedesi a far -trascrivere dall'Abate Amati, siccome importantissima, la Cronaca -che noi ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa consegnò -all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che gran parte d'Europa posero -a soqquadro alla fine del passato ed al principio del presente secolo, -impedirono a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno: -venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca venduta a pubblica -auzione, e con questa la copia della Cronaca Salimbeniana e di altre. -Buon per noi che l'acquirente di tale copia fosse un personaggio -dedito all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore -Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, il quale, saputo come -il mio ottimo ed amatissimo zio Commendatore Pezzana nutrisse gran -desiderio di averne pur copia per collocarla, siccome patrio monumento, -nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela concedette._ - -_E questa ultima è quella che ha servito, insieme con alcuni -estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, curata per la -massima parte, essendo io da troppe altre occupazioni distratto, dal -valentissimo mio buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio -Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì publico segno -di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò dichiarare do sicurezza a' -lettori della fedeltà scrupolosa della edizion medesima, m'è pur -d'uopo avvertirli del come io sia dolente del doverla presentare con -non poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo egli da' -principii degli storiografi de' tempi suoi, reputò inutili, e però da -non trascriversi, cose che oggi terrebbersi in gran pregio a seconda -dei meglio vantaggiati metodi dello studiare le fonti storiche. Tali -sarebbero, fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, de' -quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, a suscitare i nostri -e desiderii e lamenti, parecchie canzoni popolari e satire, ed altro: -il che tutto avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei -tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò nulla meno, la Dio -mercè, tanto ne rimane da renderla uno stupendo monumento._ - - A. BERTANI - - - - -AI LETTORI - - -LA CRONACA DI FRA SALIMBENE, monumento storico tanto celebrato, quanto -lettura per secoli invano desiderata, perchè sepolto prima nelle -librerie dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano, ove si -otteneva il permesso di leggerlo, ma non di copiarlo, fu finalmente -pubblicato in Parma nel 1857, prima, e, finora, unica edizione di non -molti esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione bastò al -vivo desiderio di pochi eruditi, che intendono il latino medioevale -del testo Salimbeniano, era ben lungi dal contentare que' molti, che -pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità colla -lingua latina scritta nei tempi di mezzo, e tutti quegli altri, cui -pungeva la nobil brama di conoscere almeno i più cospicui documenti -della storia patria, ma alla coltura anche non poca che possedevano, -mancava la conoscenza del latino di qualunque fosse tempo. Ora poi -che le crescenti generazioni trovano una larghissima messe di coltura -generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti tecnici, militari, di -marina, e nelle Scuole di tanti altri insegnamenti speciali, ne' cui -programmi allo studio delle lingue classiche è sostituito lo studio -delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta coltura generale -è diventato per una parte più vivo il desiderio e il bisogno di cercare -la storia patria nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi -le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente moltiplicato il numero -di quelli, a cui manca il mezzo d'intenderle. Io perciò ho creduto -fare cosa non inutile traducendo questa celebratissima Cronaca, in cui -quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone ai lettori non tanto -come narratore veridico e critico giudizioso, quanto come scrittore -che avviva sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante, -e ti balza fuori collo slancio di un'anima che trascina. _Quanto a' -ritratti poi è impareggiato_, dice l'editore parmense, Cav. Antonio -Bertani Vice-bibliotecario: _imparziale, dispensa lode e biasimo senza -macchiarsi della vergogna delle ire di parte, ond'era dilacerata questa -nostra misera terra: Frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico di -Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse de' suoi -contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose; -Frate, applaude alle virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo -e vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione -si presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che -merita biasimo, e sia pur anche l'uomo, il cui nome sta scritto sulla -bandiera della fazione._ Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario, -che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati, nè d'aver elaborato -un'opera di critica, nè di illustrazione, chè, foss'anche ne avessi -avuto intelletto, me ne sarebbero mancati assolutamente e tempo e -mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente posto cura a volgarizzare -e ridurre a lezione popolare un documento preziosissimo per la nostra -storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento, s'imporrà -e s'aprirà la via da sè il racconto: e nutro fiducia che a me non si -defraudi il merito del buon volere. - - CARLO CANTARELLI - - - - -CRONACA - -DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI - - -D'or innanzi[1] noi ci incontreremo in un linguaggio incolto, rude, -grossolano ed esuberante, che in molte parti non conosce leggi di -grammatica; ma che segue però la storia con ordine appropriato. -E perciò sarà necessario che per opera vostra ora si assesti, si -migliori, si aggiunga, si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca -alle corrette leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa -cronaca manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi ove -abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente, _delle -quali_ alcune sono state introdotte da copisti.... che falsificano -molte cose; altre poi furono inserite dai primi compilatori. Chi poi -dopo loro fece qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza -star a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse -a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente fu -meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque..... di quello -che nulla facessero. Perchè almeno sappiamo da loro in che anno sono -avvenute le cose di cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero -intorno a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che forse -non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare come le rivelò a -Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse, a Metodio martire quand'era -chiuso in prigione, e a molti altri, a cui furono predette le cose -future e aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice che -al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che può: chi porta -oro, argento, pietre preziose; chi bisso, porpora, cocco, giacinto. -Per noi sarà già gran che, se potremo offrire pelliccie e lana di -capra. Ma l'Apostolo dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde -tutto quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per mezzo di -appropriati simboli è figura della chiesa presente e della futura, è -velato di pelli e di cilizii. Sono le cose più vili quelle che servono -a riparare dagli ardori del sole e dalla molestia delle pioggie. Simile -cosa abbiamo fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed -emendate. - - -a. 1212 - -Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia col conte di -Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere alla guerra insieme -agli altri crociati, preparò quello stesso esercito che s'era -battuto in Ispagna quando l'Imperatore de' Saraceni, che aveva seco -cinquanta Re, fu sconfitto presso Muradal[2] da tre Re di Spagna; -quel di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati dai -Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima battaglia. Nel -medesimo anno 1212, entusiasmata dal racconto di tre ragazzi di circa -dodici anni, i quali _dicevano_ d'aver veduto in sogno.... assumer.... -il segno della croce.... dalle parti di Colonia.... una moltitudine -innumerevole di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che -pellegrinavano in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato il -mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra Santa e -Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi tutti. Lo stesso anno -infierì una fame sì grande, specialmente in Puglia e nella Sicilia, che -le madri facevano sin pasto de' loro ragazzi. - - -a. 1213 - -L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste, che cadde nella -festa dei santi martiri Marcellino e Pietro cioè ai due di giugno, -i Cremonesi, col solo aiuto di trecento militi Bresciani, accorsero -unanimi col loro carroccio in soccorso dei Pavesi, molti de' quali -erano stati fatti prigionieri dai Milanesi, presso Castelleone[3] -come s'è detto più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona. -Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i Milanesi, -che col loro carroccio venivano volando come saette, e come folgori -irrompevano. E in loro aiuto erano accorsi militi Piacentini, arcieri -Lodigiani, Cremonesi fanti e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e -de' Bresciani altrettanti o più di quelli che abbiam già detto essere -andati a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime furore -e clamore, con coraggio ed impeto, compatta come un sol uomo, urtarono, -respinsero, fugarono, imprigionarono ed annientarono i Cremonesi e la -milizia dei fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria -sui Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per m.... con -gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona. Lo stesso anno, a' -13 di Giugno, il Comune di Bologna promise giurando di far guerra ai -Modenesi a favore e servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace -coi Modenesi senza il consentimento dei Reggiani. - - -a. 1214 - -L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi e dei -Parmigiani si recarono sulla diocesi di Piacenza per devastare -le possessioni dei Piacentini, e posero gli alloggiamenti presso -_Colomba_,[4] che è un monastero dell'ordine de' Cisterciensi. - - -a. 1215 - -L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne concilio a -S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed ordinò l'ufficio -ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo, e tolse di quel che altri vi -aveva intruso; _ma non_ è ancora bene ordinato secondo il desiderio di -alcuni, _nè_ eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono -molte cose superflue, che inducono più noia che divozione in quelli -che le ascoltano come in quelli, che le recitano. Tale sarebbe la _ora -prima della domenica_, al momento che i sacerdoti dovrebbero dire le -loro messe, e il popolo le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè -i sacerdoti sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il -recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica prima di -arrivare al _Te Deum laudamus_, d'estate, quando le pulci molestano, -e le notti son brevi, e il caldo è intenso, e d'inverno per freddo, -non fa che annoiare. Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio -nell'ufficio ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo di -grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti. - - -a. 1216 - -L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia in Luglio, ed è -sepolto nella chiesa episcopale. Al suo tempo fiorì rigogliosa la -Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero romano, e sopra i Re ed i -Principi di tutta la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e -chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto, scismatico, -eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo, perchè seminò nelle -città italiane tanto seme di divisione e di discordia, che dura -tuttora; sicchè i figli, riguardo a' padri loro, possono ripetere -il lamento profetico di Ezechiele 18.º: _I padri hanno mangiato -l'agresto, ed i denti de' figliuoli ne sono allegati._ E parimente -Geremia nell'ultimo de' treni: _I nostri padri hanno peccato, e non -sono più: noi abbiam portate le loro iniquità._ Quindi pare verificata -in Federico la profezia dell'abbate Gioacchino[5] all'Imperatore -Enrico padre di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor -giovinetto: _Il figlio tuo sarà perverso_, gli disse: _iniquo sarà -il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè, diventato padrone, -metterà sossopra il mondo, e calpesterà i santi dell'altissimo._ -Perciò si attaglia benissimo a Federico ciò che il signore per bocca -di Isaia 10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: _Penserà nel cuor -suo di distruggere e di sterminare genti non poche._ Tutte queste -cose si avverarono in Federico, come abbiamo veduto noi cogli occhi -nostri, noi, che, ora che scriviamo, siamo nel giorno che è vigilia -della Maddalena del 1283. Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di -aver deposto Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona -intenzione, secondo il detto del salmo: _l'uno umilia, l'altro esalta._ -E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso e _mag.... dis_. Perocchè -una volta accostò a sè stesso stesa pel lungo la tunica inconsutile del -signore per misurarla coll'altezza della propria persona, e gli parve -che Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene, si trovò -più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo una reverenza, che lo -mosse a venerarla come era conveniente. Così quando predicava al popolo -soleva tenersi sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani -gli domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente e letterato -facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi, per dare esempio a -voi, che siete ignoranti e avete rossore di studiare. Ad Innocenzo -successe Onorio III. - -L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri andarono in -aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo[6] contro quei di Rimini, e -posero assedio a quel castello, e vi stettero lungo tempo, tanto che fu -poi fatta la pace; e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri -di quei di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde -quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo intenso, -sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò e su quel ghiaccio -le donne menavano le danze; e i cavalieri facevano correndo loro -torneamenti; e i campagnuoli passavano il Po co' loro carri, barocci e -treggie. Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si vendeva -nove di quegli imperiali che erano in corso e lo staio della spelta -quattro imperiali. E la Regina, moglie di Federico Imperatore, figlio -del fu Imperatore Enrico, passò per Reggio di ritorno dalle Puglie, -e in viaggio per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune di -Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua sosta in città. - - -a. 1217 - -L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò un concilio, -in cui decretò che per virtù di quel solo decreto incorressero la -scomunica tutti quelli che facessero una legge qualunque restrittiva -della libertà della chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse -giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a Parigi; depose un -Vescovo, che non aveva letto il Donato[7]; e ordinò che stesse sempre -acceso un lume davanti all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel -portarla agli infermi la tenesse sempre davanti al petto. - - -a. 1218 - -L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro esercito in aiuto -de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello[8] contro i Milanesi e loro -alleati; e fu gran combattimento tra loro il giovedì tra le tempora; -e molti d'ambe le parti ne morirono, e molti furono i prigionieri; -e fu giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio era -allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini cristiani cinsero -d'assedio Damiata. - - -a. 1220 - -L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico fu incoronato -nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa Onorio III il dì di S. -Cecilia vergine e martire; e sua moglie la Regina Costanza fu coronata -Imperatrice con buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di -altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni; e morì il -giorno compleanno della sua incoronazione in una piccola città della -Puglia, che si chiama Fiorentino[9] presso Nocera[10] de' Saraceni. -Nel millesimo suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto -assedio a Gonzaga[11], che era occupata da' Mantovani e dal conte -Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia. E l'anno stesso si -fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi si immise il Po[12]; fu preso -il castello di Bondeno[13] un martedì 16 di Giugno da' Mantovani, -Veronesi, Ferraresi e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo, -i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri da -quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico[4] e da Campagnola[4] per -depredare e incendiare Bedullo[14] stesso. - - -a. 1221 - -L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto. Ed io frate Salimbene -di Adamo di Parma nacqui quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di -S. Dionigi e Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia, -che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II, mi tenne a -battesimo, come mi dicevano i miei, nel battistero di Parma, che era -accanto a casa mia. E me lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare, -della città di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che -vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone, come addetto -alla sua famiglia e compagno di viaggio. - - -a. 1222 - -L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini le fosse della -città di Imola, e ne furon portate le porte a Bologna. E lo stesso -anno, a Reggio si sentì una fortissima scossa di terremoto, mentre -Nicolò Vescovo di Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e -fu sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto specialmente -terremoto di Brescia, perchè ivi si fece sentire più terribilmente; -sicchè fuggiti i Bresciani dalla città, se ne stavano all'aperto -sotto padiglioni per non morire sepolti sotto le ruine delle case. E -ne ruinarono molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi -si erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando cadeva il -pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a guardare e scrosciavano -dalle risa. Onde un tale disse in versi: - - Mille ducentis viginti Christe duobus, - Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis - Talia fecisti miracula Rex benedicte: - Stella comis variis augusti fine refulsit; - Septembris pluvia vites submersit et uvas, - Destruxitque domos, fluvii de more rapacis; - Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris; - Christi natalis media quasi luce diei - Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter; - Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt; - Exanimes dominos fecerunt moenia multos; - Flumina mutarunt cursum repetentia fontes. - - L'anno mille e dugento e venti e due - Dacchè vestisti le mortali spoglie, - Queste rifulser maraviglie tue, - O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie. - L'arso Lion suo regno al fin volgea - E il crin chiomata stella all'aura sciolse; - La vergine dal grembo acque scotea - E i tralci e l'uve ne percosse e tolse; - E l'onde in fiume accolte, alto, vorace, - Del colono atterraro il dolce albergo; - Vide lo Scorpio la notturna face - Ritrarsi oscura della terra a tergo; - E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese, - Scossa tremò fra gemiti la terra, - Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese - Come ne fosse ogni elemento in guerra. - Case crollar, crollar cittadi e tempi; - Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte, - E i fiumi ancor con inauditi esempi - Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte. - -Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel terremoto io era -nella mia cuna: ed essa si pigliò le mie due sorelle, ciascuna sotto -un'ascella, perocchè erano piccine. E, lasciato me nella cuna, corse -a casa di suo padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa -diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì accanto a -casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente perchè doveva curarsi -più di me, come maschio, che delle femmine. Ma essa diceva che le -poteva portar meglio perchè grandicelle. - - -a. 1223 - -L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero i Cremonesi, che -conducevano quasi cento barche onerarie cariche di sale, e le posero a -guasto e a ruba e le colarono in un fondaccio del Bondeno[15]. - - -a. 1224 - -L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare la strada -Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata e fecero cataste di legne per -abbruciare i ponti e le navi, che erano in Ranfreda[16]. E fu allora -che morì Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia tra -que' da Palù e[17] que' da Fogliano. - - -a. 1225 - -L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani per -intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona Podestà di Reggio. - - -a. 1226 - -L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato Francesco -istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori passò dal naufragio di -questa vita alle sfere celesti; e fu sepolto la domenica in Assisi, -fregiato delle Stimmate di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio -della sua conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo -III Papa, di cui si canta: - - Coepit sub Innocentio, - Cu sumque sub Onorio - Perfecit gloriosum. - - Succedens his Gregorius - Magnificavit amplius - Miraculis formosum. - - Raggiar vide Innocenzo l'alma stella, - Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella - Compì gloriosa. - - Gregorio a lor successe, e a niun secondo, - Per opre e per virtù mostrolla al mondo - Maravigliosa. - -Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di Canossa Ugolino da -Fogliano[18] e Guido da Baiso[19]. - - -a. 1227 - -L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni vittovaglia, sicchè lo -staio del frumento si vendeva 12 sino a 15 soldi imperiali correnti; lo -staio della spelta 5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi -imperiali, e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali. - - -a. 1228 - -L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono attorno al castello -di Bazzano[20], e contro loro corsero i Modenesi, i Parmigiani e -i Cremonesi, e misero a fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono -sino nell'alveo del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando -tornavano indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono loro -incontro nella contrada di S. Maria in Strada[21], e s'ingaggiò tra -loro un fierissimo combattimento, onde molti ne furon morti dell'una e -dell'altra parte. Nel detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno -a Bazzano, i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono -Piumazzo[22]. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo, cominciò a -nevicare smodatamente; e sino a quel giorno era stato un sì bel tempo, -e l'inverno tanto caldo che le strade ne erano polverose. E nel detto -anno fu celebrata la prima messa nella chiesa della S. Trinità di -Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore, protettore e -censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente funzioni di Legato in -Lombardia. E morì Onorio; e l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato -Cardinale Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX. Questo -Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e ne serbò materia -per uno solo. Costui fu eziandio lungo tempo in rotta coll'Imperatore -Federico II, che fece tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva -allevato e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa la nave -di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel che disse dei Pontefici -romani l'abbate Gioachino, cioè che alcuni avranno a usar gran forza -per tener testa ai Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di -fatto Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo IV ebbero -molte e dure lotte coi Principi della terra; Onorio III, Alessandro -IV, e Clemente IV vissero in pace. Così il patrimonio di S. Pietro -fu quasi tutto occupato dall'Imperatore Federico; e per la nequizia -dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero molti pericoli -in terra e in mare. Anche l'Ungheria in quell'anno fu assai devastata -dai Tartari[23] e dai Cumani[24]. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci -perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine dello Spirito -Santo, e perchè non vogliono obbedire al Capo della santa romana -Chiesa. Lo stesso anno ai 16 di Luglio il beato Francesco fu ascritto -all'albo dei Santi e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò -anche la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie del -Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli miracoli...... -risuscitò 16 morti e diede la vista ad un cieco nato, e dal suo corpo -sino ad oggi si vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del -marito, visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu sempre -devota. - - -a. 1229 - -L'anno 1229 i Bolognesi assediarono nel mese d'Agosto il castello di -S. Cesario[25], e lo presero sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, -Modenesi e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti. Perocchè i -Bolognesi s'erano fatto un trincieramento, sicchè quelli che erano -di parte contraria, non potevano avvicinarvisi. Vi fu però una notte -gran combattimento tra loro e i Bolognesi. Ma questi avevano sui carri -manganelle, arnesi fino allora inusati ne' combattimenti, e scagliavano -sassi contro il carroccio de' Parmigiani e contro le milizie loro -alleate. Perciò il carroccio restò senza uomini a difenderlo, tranne -Giacomo Boveri, a cui gridando i suoi che discendesse per non restare -ucciso, esso se ne gloriava dicendo di morir volentieri ad onore del -Comune di Parma. Ma l'Ecclesiaste VI dice: _Non essere stolto per non -morire fuori del tuo tempo. — Perocchè è prudenza temere tutto ciò che -può avvenire_, dice S. Girolamo. Tuttavia non restò ucciso, perchè -il carroccio de' Parmigiani fu prontamente soccorso dai Cremonesi; -chè Parmigiani e Cremonesi si amavano allora intimamente. Difatto -in un altro combattimento, quando i Cremonesi ritornando dal Reno -s'incontrarono co' Bolognesi e s'azzuffarono e furono sconfitti presso -S. Maria in Strada, ebbero prontissimo aiuto dai Parmigiani, che pur -essi tornavano dal Reno. Noto che in questa guerra si aveva anche -fanteria, ma al combattimento presso Santa Maria in Strada non prese -parte che la sola cavalleria. Nella battaglia.... a S. Cesario.... morì -Bernardo di Oliviero di Adamo parmigiano, giudice facondo, e valente -guerriero. La sua salma fu trasportata a Parma e posta nel battistero -che era presso casa sua, e vi si lasciò sul feretro sino a che vi si -raccolsero attorno i parenti e gli amici; poscia fu deposta nel suo -monumento davanti alla porta della chiesa di S Agata[26], che è una -cappella contigua alla chiesa Maggiore di Parma sul fianco meridionale. -Questi era cugino di mio padre da parte di fratello; perocchè erano -figli di due fratelli. E mio padre era Guido di Adamo, bell'uomo e -robusto, che una volta, prima che io nascessi, andò oltre mare per la -liberazione di Terra Santa, a tempi di Baldovino conte di Fiandra, -della cui spedizione ho già parlato più sopra. Ed ho saputo da mio -padre che altri lombardi in quelle contrade d'oltremare interrogavano -gli indovini intorno allo stato delle loro famiglie, ma che egli non -volle mai interrogarli; e quando tornò, trovò casa sua in tale stato -che era una consolazione; e gli altri tutto di tristo trovarono, come -avevan detto gli indovini. Da lui ho saputo anche che per bello e per -buono fu lodato assai, sopra quanti ne aveva la sua compagnia, quel suo -destriero, che seco condusse in Terra Santa. Mi raccontava poi anche -che quando si ponevano le fondamenta del battistero, egli di sua mano -vi pose pietre commemorative; e che ove fu edificato il battistero, -ivi erano le casamenta de' miei parenti, i quali, dopo l'atterramento -delle loro case, andarono a Bologna, ove ottennero la cittadinanza, -e vi si chiamavano que' della _Cocca_. Quelli però del mio casato in -antico si chiamavano Grenoni, come ho trovato in vecchie pergamene; -poi sono stati detti di Adamo. Vi furono altri in Parma detti Greloni, -scritto coll'_l_, che abitavano in co' di ponte, sulla strada che va -a Borgo San Donnino, i quali davanti alla porta di casa avevano un -olmo diventato famoso, e si diceva l'olmo di Giovanni Grelone. Quando -dunque si dice che Oliviero Grenoni fondò il consorzio di S. Maria in -Parma, fu Oliviero di Adamo, padre del giudice sunnominato. Imperocchè -Adamo Grenoni ebbe due figli; l'uno detto Oliviero di Adamo; l'altro -Giovanni di Adamo. Di Oliviero di Adamo nacquero due figli, cioè: -Bernardo di Oliviero il sunnominato giudice, e Rolando di Oliviero. -Da Bernardo di Oliviero poi vennero Leonardo, Emblanato, Bonifazio e -Oliviero, quattro maschi; e quattro femmine, cioè: Aica, che è monaca -di S. Paolo, Ricca, e Romagna, che è suora a Bologna nel monastero di -S. Chiara, e Mabilia che morì nubile. Da Rolando di Oliviero nacquero -sei figli: Bartolomeo, Francesco, Oliviero, Guido, Pino e Rolandino; e -due figlie: Mabilia e Alberta. Giovanni di Adamo poi ebbe due figli, -cioè: Adamino, che diventò uomo valente, cortese, splendido, e non -lasciò figli; e Guido di Adamo, che ebbe quattro figli; primo de' -quali fu Guido di Adamo, che stette sino alla morte nell'Ordine de' -frati Minori. Questi ebbe per moglie una nobil donna di nome Adelasia, -figlia di Gerardo Baratti; d'onde ebbe una figlia sola detta suor -Agnese. Ambedue, madre e figlia chiusero lodatamente i loro giorni -nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma. Frate Guido poi nel -secolo fu marito, padre e giudice, e nell'Ordine de' frati Minori fu -sacerdote e predicatore. Questi Baratti si recano a gloria la loro -parentela colla Contessa Matilde, e si vantano d'aver quaranta del -loro casato sotto le armi a servizio del Comune di Parma. Il secondo -figlio di Guido di Adamo fu Nicolò, che morì ragazzo, secondo quel -detto: _Fu tronco lo stame di vita mia mentre era ancora in orditura._ -Il terzo figlio fu quell'io che scrive, frate Salimbene, che giunto -al bivio della lettera pitagorica[27], cioè al terzo lustro compito, -sendo che tre lustri chiudono il ciclo delle indizioni, mi feci -frate dell'Ordine de' Minori, nel quale vissi molti anni sacerdote e -predicatore, e molte cose vidi, e abitai in molte provincie, e molte -cose imparai. Nel secolo io era chiamato da alcuni Baliano di Saetta, -e volean dire di Sidone, dal nome del prenominato personaggio, che mi -fu padrino al fonte battesimale; ma i compagni mi chiamavano Ognibene; -e con tal nome fui ammesso nell'Ordine per un anno intero. Andando poi -dalla Marca d'Ancona ad abitare in Toscana, e _passando_ per la città -di Castello[28], trovai in un romitaggio un nobile frate, antico e -pieno d'anni e di meriti, che aveva nel secolo quattro figli militari, -ed era stato come mi disse, l'ultimo frate che il beato Francesco -aveva vestito e ricevuto nell'Ordine. Questi all'udire ch'io avevo -nome Ognibene, rimase stupefatto e disse: Figlio, nessuno è buono, -tranne Dio solo. Del resto tuo nome sia frate Salimbene, perchè _tu -bene_ salisti, entrando in religione. E me ne rallegrai, intendendo -che era mosso da ragioni, e vedendo che mi si imponeva il nome da -così santo uomo. Però non ebbi quel nome che mi sarebbe stato tanto -caro. Io avrei voluto esser chiamato Dionigi, non solo per reverenza -a quell'esimio dottore, che fu discepolo dell'Apostolo Paolo, ma anche -perchè nacqui il dì di S. Dionigi. E così ebbi a vedere l'ultimo frate, -che il beato Francesco ricevette nell'Ordine, dopo il quale altri -nessuno ricevette, nè vestì. Vidi anche il primo, cioè frate Bernardo -di Quintavalle, col quale ho coabitato un inverno nel convento di -Siena; e fu mio intimo amico, e raccontava a me e ad altri giovani -molte e grandi meraviglie del beato Francesco: e da lui imparai molte -e buone cose. Mio padre, durante tutta vita sua, si dolse del mio -ingresso nell'Ordine de' frati Minori; nè mai se ne racconsolò, perchè -non aveva altro figlio da lasciare erede. Anzi, venuto a Parma allora -l'Imperatore, a lui sporse querela che i frati Minori gli avessero -rapito il figlio. Perciò l'Imperatore scrisse a frate Elia ministro -Generale dell'Ordine de' Minori che, se tenevasi cara la sua grazia, -lo esaudisse restituendo me a mio padre. Perocchè era stato frate Elia, -che mi aveva ricevuto nell'Ordine, quando l'anno 1238 egli, mandato da -Papa Gregorio IX, andava a Cremona dall'Imperatore. Allora mio padre -corse ad Assisi[29] ove era frate Elia, e gli presentò la lettera -dell'Imperatore, che cominciava così: _Per mitigare il dolore di Guido -di Adamo, nostro fedele_, ecc. E frate Illuminato, che era in quel -tempo segretario di frate Elia, e trascriveva in un quaderno a parte -tutte le lettere più cospicue, che i principi della terra inviavano al -ministro Generale, mi fece vedere una tal lettera, quando in processo -di tempo ebbi ad abitare seco nel convento di Siena. Questo frate -Illuminato fu poi anch'esso ministro della provincia di S. Francesco, -e poi, fatto vescovo di Assisi, ivi morì. Frate Elia, letta la lettera -dell'Imperatore, scrisse subito ai frati del convento di Fano, dove -io abitava, che, se non si violentasse la mia volontà, in virtù di -santa obbedienza, senza frappor tempo in mezzo, mi restituissero tosto -a mio padre; ma che però se io non volessi ritornare con mio padre, -mi tenesser caro come la pupilla del loro occhio. Arrivarono pertanto -con mio padre molti cavalieri vicino al luogo ove era il convento di -Fano per veder la cosa finire. Ai quali io fui fatto spettacolo; ma -per me fu causa della mia salute. Radunati adunque i frati con que' -secolari in capitolo, e dette molte parole dall'una parte e dall'altra, -mio padre tirò fuori la lettera del ministro Generale, e la mostrò -ai frati. E, lettala, frate Geremia custode del convento, a udita di -tutti, rispose a mio padre: Signor Guido, noi non siamo insensibili -alla voce del vostro dolore, e siamo pronti ad obbedire alla lettera -del padre nostro. Or dunque vostro figlio è qui; l'età gli conferisce -il diritto di disporre di se stesso; parli; interrogatenelo. Se vuol -venir vosco, in nome del Signore ei se ne venga; ma se non vuol venire, -noi non possiamo fargliene violenza. Mio padre allora mi domandò se io -volessi ir seco. A cui io risposi; No; perchè il Signore dice in Luca -IX: _Niuno, il quale, messa la mano all'aratro, riguarda indietro, è -atto al regno di Dio._ E mio padre soggiunse: Tu non ti curi di tuo -padre, nè di tua madre, che sono afflitti per te da tanti dolori. -Ed io replicai: Veramente non me ne curo, perchè il Signore dice in -Matteo X: _Chi ama padre e madre più che me, non è degno di me._ E -anche di te dice: _Chi ama figliuolo, o figliuola più di me, non è -degno di me._ Tu devi dunque, o padre mio, dare ascolto alla voce -di colui, che fu appeso alla croce per conquistarci la vita eterna. -Imperocchè è quel desso che dice in Matteo X: _Io son venuto a mettere -in discordia il figliuolo contro al padre, e la figliuola contro alla -madre, e la nuora contro la suocera. Ed i nemici dell'uomo saranno i -suoi famigliari stessi. Ogni uomo adunque, che mi avrà riconosciuto -davanti agli uomini, io altresì lo riconoscerò davanti al padre mio, -che è ne' cieli; ma chiunque mi avrà rinnegato davanti agli uomini, -io altresì lo rinnegherò davanti al padre mio, che è ne' cieli._ E se -ne meravigliavano i frati, e ne godevano ch'io dicessi tali cose a -mio padre. Il quale disse ai frati: Voi feste incantesimo al figlio -mio, e lo traeste in inganno inducendolo a non fidare in me. Moverò -contro voi nuove querele all'Imperatore e al ministro Generale. Del -resto permettetemi di parlare col figlio mio in disparte e senza che -voi siate presenti; e vedrete che incontanente verrà con me. E i frati -acconsentirono ch'io parlassi con mio padre all'infuori della loro -presenza, perchè pel linguaggio già tenuto da me, fidavano sulla mia -fermezza. Ascoltavano però di dietro a una parete i discorsi che tra -noi due si alternavano; e tremavano come giunchi in acqua per timore -che mio padre co' suoi blandimenti mi piegasse. E non solo temevano per -la salute dell'anima mia; ma eziandio perchè il mio ritiro poteva dare -motivo ad altri di non entrare nell'Ordine. Disse adunque mio padre -a me: Figlio mio diletto, non prestar fede a questi pisciintonaca di -frati (cioè che scompisciano le tonache), che ti fecero inganno; ma -vienne meco, e te ne darò ogni mio avere. Ma io risposi: Vanne, vanne, -o padre mio. La sapienza dice ne' Proverbi III: _Non impedire di fare -il bene a chi lo può: se puoi fallo anche tu._ E il padre mio colle -lagrime agli occhi mi rispondeva dicendo: Che avrò dunque a dire alla -madre tua, che è per te in continua afflizione? E gli replicai: Le -dirai da parte mia: _Il padre mio e la madre mia mi abbandonarono; ma -il Signore mi accolse tra le sue braccia._ Ed il Signore dice anche -in Geremia III: _Tu mi chiamerai padre, e non cesserai di venire -dietro a me._ E in Geremia III: _È un bene per quell'uomo, che si sarà -sottomesso a disciplina sino dalla sua adolescenza._ Udendo mio padre -queste risposte, e disperando del mio ritorno a casa, si gettò a terra -al cospetto dei frati e dei secolari, che l'avevano accompagnato, e -disse: Vanne a mille diavoli, maledetto figlio, e teco venga questo -tuo frate, che è qui teco, e t'ha ingannato. La mia maledizione pesi -sopra di voi in perpetuo, e vi getti in potere degli spiriti infernali. -E si partì oltremisura turbato. Ma noi ne restammo assai consolati -ringraziandone Iddio e dicendo: _Quelli ne malediranno, e tu ne -benedirai. Perocchè chi è benedetto sopra la terra, sarà benedetto in -seno a Dio, e così sia._ Si ritirarono pertanto anche i secolari assai -bene edificati della mia costanza. Ma anche i frati se ne rallegrarono -vivamente, perchè il Signore aveva mostrato la sua potenza per mezzo di -me suo fanciullo; e conobbero la verità di quelle parole del Signore, -che dice in Luca XXI: _Mettetevi adunque in cuore di non premeditare -come risponderete a vostra difesa; perciocchè io vi darò bocca e -sapienza, alla quale non potranno mai contrastare, nè contradire -tutti i vostri avversari._ La notte susseguente poi me ne ricompensò -la Vergine Beata. Mi pareva di essere in preghiera chinato a terra -davanti l'altare, e udii la voce della beata Vergine, che mi chiamava. -Alzata la fronte, vidi la beata Vergine seduta sull'altare, nel luogo -appunto in cui si colloca l'ostia e il calice. E aveva il suo bambino -in grembo, e me lo sporgeva dicendo: Accostati e sta sicuro, e bacia -il figlio mio, cui tu ieri riconoscesti al cospetto degli uomini. Ma -standomi io in atteggiamento di timida reverenza, vidi che il bambino -stendeva le braccia festosamente aspettandomi. Fidente allora nella -festevolezza e nella innocenza del bambino, non meno che in tanta -degnazione della madre sua, m'accostai, e lo abbracciai, e lo baciai; -e la madre sua benigna per buon tratto me lo lasciò tra le braccia. Ma -non potendo soddisfare intera l'insaziabilità della mia brama, la beata -Vergine mi benedisse e soggiunse: Vanne, figlio diletto, e riposa, -chè i frati che si alzano pel mattutino non ti trovino qui con noi. -Posai, e la visione disparve; ma nel mio cuore ne rimase una ineffabile -dolcezza; e veramente confesso che non ebbi mai nel secolo a provare -tanta delizia. Il che mi fece riconoscere la verità di quel detto -della scrittura, che dice: _Per chi gusta lo spirito, non han sapore -le cose carnali._ In quel torno, mentre io era ancora in Fano, vidi in -sogno che un figlio di Tommaso Armari parmigiano uccideva un monaco, -e contai il sogno al mio frate. Dopo pochi dì passava da Fano Amizone -Amici, che andava in Puglia a prender dell'oro, e venne al convento de' -frati, e mi fece visita perchè era un noto mio buon amico e vicino. -E allora, girando col discorso alla larga, arrivai a domandare che -fosse di quel tale (si chiamava Gerardo de' Senzanesii), e mi disse: -Gran guaio gli pende sul capo, perchè l'altro dì ha ucciso un monaco. -D'onde conoscemmo che talvolta i sogni sono veridici. Così pure intorno -a quel tempo, quando mio padre passò da Fano per andare ad Assisi, i -frati nascosero me e il mio frate per più giorni in casa di Martino -di Fano, dottore di leggi; ed il suo palazzo era a mare. E talora -veniva da noi, e con noi parlava di Dio e della divina Scrittura, e sua -madre ne serviva il pranzo. Io poi, in processo di tempo, cioè quando -Giacomo de' Penazzi era Podestà di Reggio e di Sesso, avuta autorità -di eleggere un savio di qual paese mi piacesse, che accordasse in una -certa questione Reggiani e Bolognesi, memore del beneficio ricevuto -elessi lui. I Reggiani ne furono ben soddisfatti, ed egli ebbe poi -stipendio da' Modenesi per insegnar leggi in Modena. In seguito, -forse due anni dopo, i Genovesi lo elessero loro Podestà. Compiuto il -tempo di questo suo ufficio, entrò nell'Ordine de' frati Predicatori, -e vi chiuse lodata la sua vita. Perocchè ardeva a que' dì nella sua -terra natale una gran guerra. E mentre viveva ancora nell'Ordine -de' Predicatori, alcuni lo nominarono vescovo della sua città. Ma -i Predicatori non volendolo perdere, non gli permisero di accettare -l'episcopato. Io gli feci visita a Rimini nel convento de' Predicatori; -e congratulandomi secolui e rallegrandomene, dissi: Tu hai fatto ora -quello che una volta disse il Patriarca Giacobbe, cioè: _È giusto che -talvolta io provvegga anche a casa mia._ Ed ebbe molto a grado questa -citazione, e volle notarla. Egli sarebbe entrato nell'ordine de' frati -Minori, se non ne l'avesse dissuaso il nostro confratello Taddeo di -Buoncompagno, il quale essendo vessato dai frati perchè restituisse il -mal tolto, se voleva essere riammesso in convento, disse a Martino: -Tanto faranno anche a te se entrerai nell'Ordine. E così Martino per -timore si diede all'Ordine de' Predicatori; e forse fu meglio per -lui e per noi. A quel tempo stesso frate Elia avendo saputo ch'io -aveva mostrata fortezza di proposito e m'era fermato nell'Ordine, mi -mandava un saluto e un segno della sua grazia, notificandomi che se mi -fosse piaciuto abitare in qualche altra provincia dell'Ordine, glielo -facessi sapere, chè egli avrebbe subito disposto ch'io andassi dove -volessi. E gli feci conoscere che avrei desiderato appartenere alla -provincia di Toscana. Erano allora meco in convento a Fano due frati -Toscani, dal cui consiglio mi lasciai guidare: ed erano frate Vitale da -Volterra, che era ripetitore di frate Umile da Milano nostro lettore; -e frate Mansueto da Castiglione Aretino, che diventarono poi lettori -e uomini di gran valore nell'Ordine. E siccome il convento dei frati -Minori di Fano era fuori di città a mare, e mio padre aveva promesso -denaro ai corsari d'Ancona se mi rapissero, trovandomi a passeggio -sulla spiaggia, come anche n'avea promesso ai famigli del Podestà di -Fano, che erano venuti là da Cremona, io andai per una quaresima ad -abitare nel convento di Jesi, finchè dopo Pasqua arrivò la lettera del -ministro Generale. Jesi è la città, ove è nato l'Imperatore Federico, -il quale, corse fama, che fosse figlio di un beccaio di Jesi; perchè -donna Costanza Imperatrice era molto innanzi negli anni[30] quando -l'Imperatore Enrico la sposò; nè, a quanto si dice, ebbe mai altro -figlio nè figlia che questo. Laonde si diffuse voce che, ricevutolo -dal padre vero dopo una simulata gravidanza, se lo pose sotto per -farlo credere partorito da lei. E tre cose mi persuadono che sia -vero: 1. perchè ricordo d'aver letto che ciò fecero più altre donne; -2. perchè Merlino scrisse di lui: _Federico II di nascita insperata e -miracolosa_; 3. perchè Re Giovanni, che fu Re di Gerusalemme e suocero -dell'Imperatore, un dì con animo irato e ciglia agrottate, in sua -lingua francese, lo chiamò figlio di un beccaio, perchè voleva uccidere -Gualterotto suo consanguineo. E perchè non poteva avvelenarlo, gli era -necessità ucciderlo di spada, quando sedesse a giocare agli scacchi -coll'Imperatore, perchè questi temeva che non avvenisse caso, in cui il -regno di Gerusalemme si devolvesse a Gualterotto. Re Giovanni lo seppe; -e andò, prese per un braccio il nipote, che giocava coll'Imperatore, lo -tirò lungi dal tavolo del gioco, e bruscamente nel suo francese lanciò -all'Imperatore questo rimprovero: _Figlio d'un diavolo di beccaio._ -E l'Imperatore s'intimidì, e non osò risponder verbo; perocchè -Re Giovanni era alto di statura e tarchiato, e robusto e destro a -battersi, tanto da essere creduto un altro Carlo figlio di Pipino. -E quando in guerra colla clava ferrata batteva colpi a destra e a -sinistra, fuggivano i Saraceni dal suo cospetto, come se avessero visto -il diavolo, o un leone all'assalto per divorarli. Di fatto a suo tempo -correva voce che non vi fosse soldato migliore di lui. Laonde in lode -sua e di maestro Alessandro, che era il più dotto chierico del mondo, -e apparteneva all'Ordine de' frati Minori, ed insegnava a Parigi, fu -composta una canzone parte in francese e parte in latino, ch'io stesso -cantai molte volte, e incominciava così: _Avent tutt mantenent n.... -piz._ Questo Re Giovanni, quando i suoi gli vestivano le armi prima di -andare alla battaglia, tremava come giunco in acqua; ed interrogato -talvolta perchè tremasse, egli che in guerra era robusto e poderoso -combattente, rispondeva che del corpo suo non si pigliava pensiero; ma -temeva che non fossero giusti i conti dell'anima sua con Dio. Questo -è quello che dice la Sapienza ne' Proverbi 28: _Beato l'uomo che si -spaventa del continuo; ma chi indura il suo cuore caderà nel male._ -E l'Ecclesiastico 18: _Il sapiente teme sempre._ Anche S. Girolamo -dice: _È prudenza temere tutto ciò che può accadere._ Ma i peccatori -temono quando non c'è ragion di temere; e quando c'è di che temere -(cioè l'offesa di Dio) allora non temono, siccome temeva Giobbe, che -di sè stesso diceva 31: _Perocchè temei sempre Dio come una piena di -acque sospesa sopra di me, e la maestà di Lui non poteva io sostenere._ -Tale fu Re Giovanni. Perciò gli accadde ciò che dice l'Ecclesiastico -33: _A chi teme il Signore nulla avverrà di male, ma nella tentazione -Iddio lo salverà e lo libererà dai mali._ E così fu. Perocchè si fece -frate Minore, e sarebbe stato nell'Ordine per tutta vita sua, se la -vita gli avesse data lunga Iddio. Lo ammise all'Ordine, e gli fece -la vestizione il ministro della Grecia frate Benedetto di Arezzo, -santo uomo. Questo Re Giovanni fu avo materno del Re Corrado figlio -dell'Imperatore Federico. Un'altra figlia di Re Giovanni si maritò con -Baldoino Imperatore di Costantinopoli, dopo la cui morte Re Giovanni -fu Balì dell'impero pel nipote ancor minore. Quando questo Re Giovanni -sguainava la spada e nel forte della pugna si infiammava, nessuno -osava star di piè fermo al suo cospetto, ma lo fuggivano vedendo quanto -vigoroso e prode guerriero ei fosse. A cui si può applicare quel che -di Giuda Macabeo leggiamo I. 3: _Egli nel suo fare era simile ad un -leone, e ad un lioncello che rugge veggendo la preda._ Ricevuta adunque -la lettera di frate Elia ministro Generale, partii per la Toscana, -e vi abitai ott'anni; due a Lucca, due a Siena, quattro a Pisa. Nel -primo anno della mia dimora a Lucca scadde da ministro Generale frate -Elia, e fu creato frate Alberto da Pisa. E il sole si ecclissò, come -vidi io co' miei occhi, nel mattino dei 3 Giugno a nona 1239. Quando -io abitava in Pisa era giovinetto, e mi condusse una volta a cerca del -pane un certo frate laico, sporco e d'animo leggero, ed era Pisano, che -poi andato ad abitare nel convento di Fiesole, non so per quale follia -o disperazione si gettò nel pozzo, d'onde lo estrassero i frati; ma -pochi giorni dopo, sparve, e non fu possibile rinvenirlo in nessuna -parte del mondo. Perciò i frati sospettarono che se l'avesse portato -via il diavolo; egli se lo saprà. Essendo io dunque secolui in Pisa, -e andando insieme colle nostre sporte a questua di pane, c'imbattemmo -in un cortile, nel quale entrammo tutt'e due; ed eravi una vite -frondosa, tutta distesa al di sopra, il cui verde era dilettevolissimo -a vedere, e sotto all'ombra era una soavità a riposare. Ivi erano -leopardi e molte altre fiere d'oltremare, che lungamente guardammo, -perchè ogni cosa nuova e bella si guarda volentieri. Eranvi anche -fanciulli e fanciulle di età già idonea, a cui la ricchezza delle -vesti, e l'avvenenza del volto aggiungevano ornamento ed amabilità. -Ed avevano in mano, sì gli uni che le altre, violoni, viole, cetre e -diversi altri strumenti musicali, da cui traevano dolcissimi suoni, e -li accompagnavano con una mimica appropriata. Ivi nessuno si moveva, -nessuno parlava: tutti ascoltavano in silenzio. E il canto era sì nuovo -e delizioso e per le parole, e per la varietà delle voci e il metodo -di cantare, che inondava il cuore di giocondità. Nulla dissero a noi; -nulla noi dicemmo a loro. E la musica tanto vocale che instrumentale -non cessò mai per tutto il tempo che ci fermammo là; e ci stemmo -gran tempo e non sapevamo dipartircene. Non so (sallo Iddio) d'onde -venisse tale apparato di tanta letizia; perocchè nè prima ne avevamo -mai visto un simile, nè dopo ne fu mai dato vederlo. Usciti di là, mi -venne incontro un uomo, ch'io non conosceva, e che si disse parmigiano; -e cominciò a trattenermi, e a sgridarmi acremente, e ad insultarmi, -e a dire: Vanne, vanne, o miserabile. Molti mercenarii in casa di -tuo padre hanno abbondanza di pane e di carne; e tu vai di porta in -porta a mendicare il pane da chi non ne ha, mentre tu potresti darne -di tuo a molti poveri. Sarebbe meglio che tu ora sul tuo destriero -caracollassi per Parma, e rendessi lieti i tristi, con torneamenti, e -fossi spettacolo alle donne e solazzo agl'istrioni. Sappi che tuo padre -è consunto dal dolore, e tua madre, perchè non può più veder te, che -sei il suo amore, quasi più non ispera in Dio. A cui io risposi: Vanne -tu, miserabile che sei, vanne; tu non sai di quelle cose, che sono -di Dio, ma soltanto di quelle che sono degli uomini carnali. Ciò che -dici, la carne e il sangue lo rivelò a te, non già il padre celeste. -Invero consigliando tu tali cose, tu credi dir bene; ma non t'avvedi -che sei misero, e povero, e cieco, e nudo. Perocchè dei peccatori del -mondo dice la divina Scrittura: _Camminarono al seguito della vanità, -e diventarono vani. Vanità di vanità,_ dice la Sapienza, _e tutto -vanità._ E altrove: _Nella vanità s'affrettarono a venir meno i giorni -e gli anni loro._ E soggiunge Giobbe 21: _Essi alzano la voce col -tamburo e con la cetera; e si rallegrano al suon dell'organo; logorano -la loro età in piacere, e poi in un momento scendono nel sepolcro._ -Ma perchè l'uomo animale non sente le cose che sono dello spirito di -Dio (perocchè è stolto e non può intendere), udite queste mie parole, -partì confuso per non saper che rispondere. Pertanto terminata la -nostra questua, cominciai la sera a pensare e ripensare nella mia mente -quelle cose che avevo vedute e udite, perchè se avessi avuto a vivere -nell'Ordine cinquant'anni così questuando, non solo sarebbe stato -per me troppo lunga carriera, ma eziandio una fatica che mi avrebbe -fatto diventar rosso di vergogna, e sarebbe stata insopportabile alle -mie forze. E per tali pensieri avendo passato quasi tutta la notte in -veglia, quando piacque a Dio presi un po' di sonno, nel quale Iddio -mi mandò una bellissima visione, che mi diede una consolazione, una -giocondità, una dolcezza ineffabile. E allora conobbi che è necessario -l'aiuto di Dio, quando più non può l'aiuto dell'uomo. E così mi pareva -di andare da porta a porta in cerca del pane, come sogliono fare i -frati; e camminava per via S. Michele di Pisa dalla parte dei Visconti; -perchè dall'altra parte i mercanti parmigiani avevano una casa, ove -ospitavano, detta dai Pisani _Fondaco_, e da quella mi teneva lontano, -in parte per vergogna, non essendo io ancora bene fortificato in -Cristo, e perchè chi teme Dio, nulla trascura; in parte perchè temeva -di udirmi dire, a nome di mio padre, parole, che scuotessero il mio -proponimento. E mio padre, vita sua durante, mi ha sempre tentato, -mi ha sempre tese insidie per togliermi dall'Ordine di S. Francesco; -nè mai s'è riconciliato meco perseverando sempre nella sua durezza. -Scendendo poi dalla parte dell'Arno per borgo S. Michele, ecco che -d'improvviso guardai e vidi il Figlio di Dio, che usciva d'una casa, -e mi portava pane, e me lo poneva nella sporta. Altrettanto faceva -la beata Vergine, altrettanto Giuseppe nutricatore del bambino Gesù, -e che aveva sposata la beata Vergine, seguitando finchè fu terminata -la cerca e piena la sporta. È di uso in quel paese che la sporta -si lascia a pie' delle scale, coperta di un panno e il frate sale a -domandare il pane, e' lo porta giù e lo ripone nella sporta. Quando poi -fu terminata la cerca e piena la sporta, il Figliuol di Dio mi disse -ecc.... La visione adunque or ora raccontata è vera, e nulla ha di -falso; ma qualche osservazione vi si aggiunse relativa al questuare, -quando maestro Guglielmo del Santo Amore fece un opuscolo, cui Papa -Alessandro IV riprovò e distrusse, perchè in quello diceva che tutti i -religiosi e predicatori della parola di Dio, che vivevano di limosina -non potevano salvarsi. Dopo dunque la predetta visione, mi feci così -saldo in Cristo, che quando venivano, mandati da mio padre, o istrioni, -o cavalieri, di que' che si dicono di curia, per distaccare il mio -cuore da Dio, io mi curava tanto di loro, come della quinta ruota del -carro. Un giorno venne uno da me, e disse: Vostro padre vi saluta, e -manda a dire che vostra madre vi vuole un giorno vedere anche a costo -d'aver a morire il giorno dopo. E credette d'aver detto cosa più che -potente a piegarmi. Ma sdegnato risposi: Partiti da me, o miserabile, -perchè io non ti darò più ascolto. Mio padre è Amoreo[31]; mia madre è -Cetea[32]. E ritirossi confuso, nè si vide più. Dopo otto anni passati -in Toscana andai nella provincia di Bologna, ove fui ricevuto e fatto -uno dei loro. E nel tempo che io abitava nel convento di Cremona, e -l'Imperatore Federico, già deposto dall'Impero, si trovava a Torino in -viaggio per Lione allo scopo di imprigionare il Papa coi Cardinali, -come era comune opinione, ed il figlio di lui Enzo era coi Cremonesi -all'assedio di Quinzano[33], castello dei Bresciani, Parma, la mia -città natale, si ribellò all'Impero, e si diede in tutto alla Chiesa, -e fu una domenica 16 Giugno 1247. E allora venni ad abitare a Parma, -dove era Legato Gregorio di Montelungo, che poi resse molti anni la -chiesa di Aquileia. E l'anno stesso essendo la mia città assediata -da Federico Imperatore deposto, partii per Lione e vi arrivai il dì -d'Ognissanti. E subito il Papa mandò cercandomi, e tenne meco in sua -camera famigliare colloquio, poichè dal tempo della mia partenza da -Parma sino a quel momento, nè eragli arrivato alcun messo, nè aveva -ricevuto lettere. E mi fece molte grazie, esaudì cioè le mie suppliche, -perchè era uomo cortese assai e liberale. Or diciamo ciò che resta -della mia parentela. Il quarto figlio di mio padre, natogli da una -concubina, che aveva nome Rechelda, fu chiamato Maestro Giovanni, ed -era bell'uomo e prode guerriero. Questi uscì volontario da Parma, -e fece adesione al partito imperiale. Ma poi pentitosene, fece il -pellegrinaggio di S. Giacomo di Compostella, d'onde ritornando, di -piena e sola sua volontà si fermò a Tolosa; e avutane la cittadinanza, -prese moglie, da cui ebbe figli e figlie. In seguito poi malò, e, -confessatosi dai frati, morì, e fu sepolto nel convento dei frati -Minori di Tolosa. Egli era tanto cortese e liberale, che soccorreva -di assai buon animo tutti gli italiani; li conduceva in casa sua -e dava loro lauti banchetti; specialmente ai conoscenti, ai poveri -ed ai pellegrini, i quali di ritorno poi mi riferivano queste cose. -Inoltre mio padre ebbe tre figlie, belle donne e nobilmente maritate. -La prima avea nome Maria[34]; la seconda Caracosa, che, mortole il -marito, entrò nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma; e, -dopo alcuni anni, si associò alcune suore del monastero di Parma, le -condusse a Reggio, dove non erano monache dell'Ordine di S. Chiara, e -fu loro Priora. Finalmente si fece esonerare dall'ufficio, e ritornò -al monastero di Parma, ove finì lodatamente la sua vita. Ella fu donna -amabile, saggia, onesta e cara tanto a Dio che agli uomini: l'anima sua -riposi in pace. La terza mia sorella fu Egidia, dalla quale nacquero -quattro figli, che morirono tutti, eccetto il primo, chiamato Andrea -da Puzulesio, e fu gran legista. La madre di mio padre, mia nonna, -aveva nome Ermengarda, donna saggia e morì centenaria. Con essa abitai -quindici anni in casa di mio padre; e quante volte mi consigliò di -schivare le male compagnie, e di farmene delle buone, e che fossi -savio, morigerato e buono, altrettante essa sia benedetta da Dio; e sì -che spesso lo faceva. Fu deposta nel sepolcro surricordato, comune a -noi e a quelli del nostro casato. Tuttavia mio padre ebbe un monumento -proprio e nuovo, in cui nessuno ancora era stato sepolto, nella piazza -vecchia, davanti alla porta del battistero, essendo il primo già tutto -occupato. La sorella di mio padre aveva nome Gisla, che, maritata, ebbe -due figlie Crisopola e Vilana, espertissime nel canto. Il padre loro -Martino di Ottolino degli Stefani fu uomo solazzevole, soave e giocondo -e passionato di ber vino; abilissimo a cantare con accompagnamento -di strumenti musicali; non però menestrello. Questi una volta gabbò -e canzonò in Cremona maestro Gerardo Patecelo, che fece un libro -intitolato i _Tristi_. E ben gli stette; se lo meritava. La madre di -frate Guido, mio fratello, fu Gisla Marsilii, che furono in antico -gentiluomini e potenti in Parma; e abitavano nella parte inferiore di -piazza vecchia accanto all'episcopio; famiglia numerosa assai, e de' -quali conobbi molti, e alcuni di loro vestivano di colore scarlatto, -specialmente quelli che erano giudici. Io aveva anche parenti da parte -di mia madre, che era figlia di Gerardo da Cassio, bel vecchio, e -morto, credo, centenario, sepolto nella chiesa di S. Pietro. Ed ebbe -tre figli: Gerardo che fece un libro intorno al comporre; perocchè fu -gran maestro di stile nobile; Bernardo uomo senza lettere, ma semplice -e puro; ed Ugo, uomo di lettere, giudice e assessore, solazzevole, -che era sempre in compagnia dei Podestà essendo loro avvocato. -Questi ebbe un figlio, che nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote -e predicatore, letterato, onesto, costumato e buon religioso; e si -chiamava frate Giacomo da Cassio, e morì in Sicilia, credo, a Messina. -Mia madre poi aveva nome Imelda, umile, devota, limosiniera, e che -spesso digiunava. Non fu mai vista in collera, non battè mai alcuna -sua fantesca. D'inverno voleva sempre, per amore di Dio, tener qualche -povera montanara a svernare in casa sua, e le dava vitto e vestito -quantunque avesse sempre altre persone pel servizio della famiglia. -Per lei Papa Innocenzo a Lione mi diede una lettera di ammissione -all'Ordine di S. Chiara. Ne diede un'altra a mio fratello Guido, quando -i Parmigiani lo mandarono inviato al Papa. Essa è sepolta nel monastero -di quelle donne dell'Ordine di S. Chiara; e l'anima sua per grazia -della misericordia di Dio riposi in pace; e così sia. Mia nonna, madre -di mia madre, aveva nome Maria, bella e paffuta, sorella di Aicardo -di Ugo di Aimerico, che furono in Parma giudici, ricchi e potenti, ed -abitano presso la chiesa di S. Giorgio[35]. E rifacendomi più indietro -dirò che Bernardo di Oliviero, e Rolando di Oliviero di Adamo, che -erano due fratelli germani, la cui madre aveva nome Vitella, ch'io ho -veduta centenaria, ebbero due sorelle, belle donne e saggie, ch'io ho -conosciute: e l'una aveva nome Giacoma, che sposò Guido Pecorari, e -non ebbe figli; l'altra Caracosa, che sposò Naimerio Panizzari, e le -nacque un figlio, cui pose nome Gerardo, che fu poi a sua volta padre -di molti figli e figlie. Il primo de' quali fu chiamato frate Giacomo -oltremarino, perchè stette molti anni oltremare. Questi era figlio -d'un mio cugino, e nell'Ordine de' frati Minori fu uomo di gran vaglia, -sacerdote, predicatore, gran letterato, sapeva l'arabo, o saraceno, ed -il francese. Nel ministero della prelatura fu uomo valente, onesto, -buono e santo. Morì a Modena e fu sepolto nel convento de' frati -Minori. Un altro fratello di lui aveva nome Bernardo. Degli altri non -parlo. Prima loro sorella fu Avanza, donna bellissima, da cui nacque -una figlia, che nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma, si -chiama Caracosa onesta e devota. Seconda loro sorella fu Gisa, che ebbe -due mariti e figli e figlie. Terza, Maria, bella donna, saggia, onesta, -che morì nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Imola. Inoltre del -mio casato nel monastero di S. Benedetto, tra il Po e il Larione[36], -ove è sepolta la Contessa Matilde, nella diocesi di Mantova, vi fu un -sacerdote, santo uomo e personaggio cospicuo, ch'avea nome Villano. -Nel monastero poi di Brescello vi fu Corrado figlio di Bernardo, figlio -di quel Leonardo giudice, da cui incominciammo, che morì in _guerra_, -la cui donna avvenentissima fu Caracosa, prudentissima e sagacissima -donna, che governò benissimo casa sua dopo la morte del marito, ed era -della famiglia Zampironi. Ma io frate Salimbene e mio fratello Guido -di Adamo, entrando in religione senza figli nè maschi, nè femmine, -spegnemmo il nostro casato per riaccenderlo in cielo. E di renderlo -luminoso si degni concedermelo Colui che vive e regna col Padre e -collo Spirito Santo ne' secoli, de' secoli e così sia. Ecco che senza -volerlo ho descritto la genealogia della mia famiglia; molti però ne -ommisi per brevità sì antichi, che moderni. Ma, avendola cominciata, -mi parve bene compirla per cinque ragioni: 1. perchè suor Agnese, mia -nipote, che è nel monastero di S. Chiara in Parma, ove andò a chiudersi -per amor di Gesù quando era ancora ragazza, mi pregò di tessere questa -genealogia, perchè non aveva mai potuto aver contezza della madre di -suo padre; e così da questa edotta, conoscerà da quali progenitori -discende tanto per padre come per madre. Ed ora dalla suddescritta -genealogia saprà che per padre discende da quelli che si denominavano -di Adamo, e che in antico si appellavano de' Grenoni; per madre -discende dai Baratti, i quali si biforcano in due casati. Perocchè vi -sono i Baratti così detti i Negri, che parteggiarono per l'Impero; e -vi sono i Baratti, chiamati i Rossi, che tennero sempre per la Chiesa, -dai quali discendeva Suor Agnese, come più sopra è detto. E tutti -questi Baratti, i Negri e i Rossi, nati da un sol ceppo, ossia da una -sola radice, erano figli di due donne, l'una a nome Barattina, l'altra -Ghibertina, di cui abbiamo scritto largamente più sopra... La seconda -ragione della suddescritta genealogia è perchè suor Agnese sappia per -chi debba pregare Iddio.... Il che si può dimostrare nei molti, che -la morte rapì a nostri giorni. E tutti quelli, che ho nominati nella -genealogia del mio parentado, li vidi tutti, eccetto pochi, nel breve -giro di sessant'anni. Perocchè non ho visto Adamo de' Grenoni, che fu -padre di mio nonno paterno; nè ho veduto i suoi due figli, Oliviero e -Giovanni di Adamo, il quale ultimo fu mio nonno; nè Adamino figlio di -lui, fratello di mio padre, militare, come anche Emblavato e Rolando -di Oliviero; nè ho visto il monaco di S. Benedetto. Tutti gli altri -che ho nominato, e conobbi, or non son più..... Diciamo ora perchè ho -premesso queste cose. Ho visto a' miei giorni in molte parti del mondo -molti casati spenti. E per non toglierne esempi di lontano, in Parma -il casato di quei da Cassio, d'onde uscì mia madre, non ha più maschi. -Il casato de' Pagani, ch'io conobbi gentiluomini ricchi e potenti, è -spento. Così il legnaggio de' Stefani, famiglia numerosissima, ricca -e potente, è sfumato..... Ora ritorniamo all'Ordine ed al corso della -nostra storia, e ripigliamola là dove lasciammo. Dicemmo di sopra che -nel 1229 nel mese d'Agosto i Bolognesi assediarono il castello di S. -Cesario e lo presero sotto gli occhi stessi dei Modenesi, Parmigiani -e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti, e che una notte vi fu -gran battaglia tra loro e i Bolognesi. Furono allora portate via ai -Bolognesi moltissime manganelle, ch'io ancor fanciullo vidi nella -piazza vecchia di Parma, tra il battistero, l'episcopio e la facciata -del Duomo. E quella battaglia fu combattuta accanitamente e con -grande strage di fanteria e di cavalleria d'ambe le parti. I Bolognesi -che ne restarono malconci, stanchi e affannati diedero le spalle al -nemico, e fuggirono abbandonando sul campo il carroccio loro e quanto -avevano. I Modenesi vollero torre il carroccio de' Bolognesi e tirarlo -a Modena, ma i Parmigiani non acconsentirono, dicendo che non è bene -fare ai nemici tutto il male che si può; e che tal cosa sarebbe un'onta -incancellabile e provocativa di grandi mali. E i Modenesi accolsero il -consiglio dei Parmigiani come di amici ed alleati; quindi lo mandarono -in Piumazzo, castello de' Bolognesi, e ritornarono alla loro città. -(È da sapere che nell'esercito de' Bolognesi, in detta battaglia, che -fu combattuta contro i Parmigiani, i Modenesi e i Cremonesi, v'erano -anche i Milanesi, i Piacentini, i Bresciani e tutti i Romagnoli). In -questo esercito Pagano di Alberto di Egidio de' Pagani, che era Podestà -di Modena, fece cavaliere suo figlio Enrico, e dissegli: Va, assalta -il nemico, e battiti valorosamente. E così fece; ma sul principio -della battaglia, ferito di lancia, grondava sangue dal suo corpo, -come mosto da un bigoncio, a cui sia stato levato via lo zipolo, e -poco dopo spirò. Saputolo suo padre, disse: D'aver fatto cavaliere -mio figlio non son pentito, essendo morto battendosi da valoroso; -e l'ho udito io dal padre stesso. Nel combattimento di S. Maria in -Strada morì anche Zangaro Sanvitali di Parma, famoso cavaliere e gran -guerriero. Della stessa famiglia morì pure nella battaglia di San -Cesario Guarino gran soldato e dotto nell'armi, ed era cognato di Papa -Innocenzo IV. Perocchè ebbe moglie una sorella di questo Papa, dalla -quale gli nacquero sei figli ed una figlia, ch'io conobbi tutti, ed -erano belli, robusti e paffuti. Il primo ebbe nome Ugo Sanvitali, il -secondo Alberto, che fu molt'anni canonico del Duomo: poi fu molti -anni l'Eletto (vescovo) della chiesa parmense. Non fu sacerdote, -perchè non volle, e morì diacono, nè fu consacrato Vescovo. Fu sepolto -nell'ala del Duomo dove soleva tenersi il carroccio, di dietro al -coro dei Canonici, dalla parte del convento de' frati Minori; e Obizzo -di Lavagna[37], che fu vescovo di Parma e zio di Papa Innocenzo IV è -sepolto inferiormente. Questo Alberto, Eletto della chiesa parmense, -era bell'uomo poco istruito, ma onesto. Fu mio conoscente ed amico, e -mi disse che mio padre sperava di ottenere la mia uscita dall'Ordine -de' frati Minori per mezzo di Papa Innocenzo. Ma la morte troncò ogni -sua speranza. Papa Innocenzo conosceva mio padre, perchè era stato -canonico della Chiesa parmense, ed era uomo di molta memoria; e mio -padre abitava vicino al Duomo. Inoltre aveva maritata sua figlia Maria -con Azzone fratello consanguineo di Guarino cognato del Papa; e perciò -sperava che col mezzo dei nipoti del Papa, e della famigliarità che -aveva col Papa stesso, questi m'avrebbe restituito a lui, specialmente -perchè non aveva altri maschi. La qual cosa il Papa non avrebbe mai -fatta; al più forse per consolare mio padre m'avrebbe conferito un -vescovado, od altra dignità. Perocchè era uomo liberale assai, come -appare nelle dichiarazioni fatte alla Regola de' frati Minori, e in -altre molte cose. Teneva sempre seco gran numero di frati Minori, ai -quali fabbricò anche un convento e una bella chiesa presso Lavagna, -sua terra nativa, dove avrebbe voluto tenere sempre venticinque -frati Minori, e li avrebbe provveduti di libri e d'ogni altra cosa -necessaria; ma i frati Minori non vollero accettare, e il Papa lo diede -ad altri religiosi. Questi a Lione in sua camera mi conferì l'ufficio -di predicatore, mi assolvette da tutti i miei peccati, e mi fece molte -altre grazie l'anno dell'Incarnazione del Signore 1247. Egli spogliò -del vescovado di Parma frate Bernardo da Vizio, che era della famiglia -Scotti, e creò l'Ordine dei frati di Martorano. Detto vescovado frate -Bernardo avealo avuto da Gregorio di Montelungo Legato di Lombardia; -e il Papa lo diede al ridetto Alberto proprio nipote. Papa Innocenzo -IV favoreggiò molto i suoi parenti. Ed ebbe tre sorelle maritate a -Parma, che gli diedero molti nipoti, a cui conferì grasse prebende, e -secondo il grido del profeta: _Hanno fatto Chiesa il loro parentado._ -Terzo figlio di Guarino fu Anselmo, bell'uomo, ma quanto all'armi -inettissimo, come quello che era stato allevato nella corte romana in -mezzo ai Cardinali, da cui apprese gli ozii e i costumi dei preti. -Quarto fu Guglielmo, che aveva, quando morì, credo vent'anni. Era -giovane di assai delicata coscienza, e voleva confessarsi almeno una -volta la settimana. Quinto fu Obizzo II, che ora è vescovo di Parma, ma -prima è stato molt'anni vescovo di Tripoli. Costui fu uomo quasi alla -militare, e il suo carattere è come quello che più su abbiam fatto di -Nicolò vescovo di Reggio. Perocchè era chierico coi chierici, religioso -coi religiosi, laico coi laici, cavaliere coi cavalieri, barone coi -baroni; gran barattiere, spenditore largo, liberale e cortese. In -principio abusò di molte terre e possessioni della mensa vescovile, e -le diede ad alcuni truffatori. Perciò fu accusato presso Papa Urbano -da Ghiberto da Gente come barattiere, dissipatore e alienatore de' -beni della mensa vescovile. Ma in processo di tempo ricuperò le terre -alienate e fece molti restauri all'episcopio. Egli fu uomo di molta -dottrina, specialmente nel diritto canonico, ed assai esperto nel -ministero ecclesiastico. Conosceva il gioco degli scacchi, e teneva a -bacchetta il clero secolare; e conferiva le parocchie a quelli, che gli -facevano del bene. Amò i religiosi e specialmente i frati Minori. Fece -però una bruttissima azione; perchè essendo egli vescovo di Tripoli, si -dimise, e coll'aiuto del Cardinale Ottobono, che fu poi Papa Adriano, -spogliò del vescovado di Parma maestro Giovanni di donna Rifida, che -era Arciprete del Duomo, dotto in diritto civile ed ecclesiastico, e -che molt'anni l'aveva insegnato, persona onesta e buona, e che cantava -e predicava bene. Per di più era stato anche suo maestro di diritto -canonico; ed era stato eletto regolarmente e canonicamente dagli altri -canonici a Vescovo di Parma dopo la morte di Alberto suo fratello. -Finalmente sesto ed ultimo figlio di Guarino, cognato di Papa Innocenzo -IV, fu Tedisio, grosso, pingue e robusto. Sorella di tutti questi fu -Cecilia, che stette molt'anni nel monastero di S. Chiara in Parma. Poi, -tolta di qui, fu promossa a Badessa nel convento di Chiavari, fatto -fabbricare a proprie spese presso Lavagna, sua terra, dal Cardinale -Guglielmo, nipote di Papa Innocenzo: monastero ricchissimo ove abitano -frati e suore dell'Ordine de' Minori. Questa Badessa Cecilia, colpita -da Dio per la sua ruvidezza ed avarizia, finì malamente: ed ecco -come. Frate Bonifacio dell'Ordine de' Minori, visitatore dei monasteri -dell'Ordine di S. Chiara della provincia di Lombardia, aveva alcune -donne da collocare nei monasteri; perocchè a Torino, città appartenente -alla provincia di Lombardia, a cagione di guerre non potevano stare. E -dopo averle allegate, eccetto due, in varii monasteri, con quelle due -andò a Genova; ed una la collocò nel monastero di Genova col consenso -delle suore e della Badessa; l'altra nel monastero di Chiavari col -solo dissenso della Badessa. Ed ecco che subito mentre il visitatore -stava a mensa in casa dei frati, che ivi abitavano, la Badessa con -animo infuocato d'ira, e la fronte aggrottata, insorse contro la nuova -ospite, dicendo ed ordinando alle suore di espellerla dal convento, -perchè non voleva che in nessun modo dimorasse nel suo monastero. Ma -le suore pregando la Badessa colle lagrime agli occhi per la nuova -consorella, essa rispose: Ah! vilissime femmine; credete ch'io non -abbia un perchè di ciò fare? Lo faccio per vostro bene, e per bene del -nostro monastero. E presala per una mano, la cacciò fuori, operando -secondo il detto di un poeta; - - Turpius ejicitur, quam non - admittitur hospes. - - All'ospite l'onor ben più si toglie - Se si discaccia, che se non s'accoglie - -La suora espulsa si recò dunque e stette al cospetto del visitatore, -che era a mensa in casa dei frati che ivi abitavano; e colle lagrime -agli occhi gli riferì quanto le aveva detto la Badessa. Il visitatore, -udite queste cose, si alzò turbato dalla mensa, andò e scomunicò la -Badessa, perchè perseverando nella sua durezza chiudeva le viscere -della pietà ad una sua consorella, che era stretta da dura necessità. -E prendendo per mano la tribolata suora la consolò, e la ricondusse -seco a Genova, e pregò la Badessa e le suore di quel monastero ad -accoglierla per amore di Dio e suo, avendo già loro prima parlato della -malignità, della durezza, dell'avarizia e della follìa della Badessa -di Chiavari. Tali cose avendo udito le suore del monastero di Genova, -si mossero a compassione della loro consorella, e la abbracciarono -festosamente. In quel monastero poi vi era una suora vecchia molto -e divota e di gran merito presso Dio, a cui dispiacque assai il -contegno di quella Badessa verso una suora tribolata e già collocata -in convento. Ed essendo già di quel dì sera avanzata, e le altre -suore andate a letto, essa s'inginocchiò davanti all'altare, e con -molte lagrime pregò Iddio....... Il visitatore mandò subito un messo -velocissimo a Chiavari per sapere che cosa fosse accaduto a quella -badessa: e la trovò morta, maledetta, scomunicata e senza assoluzione. -Nell'intervallo tra la partenza del visitatore e l'arrivo del messo, -Cecilia, Badessa di Chiavari, cominciò a malare gravemente e svenir -di languore; e soffrendo dolori di più maniere, si pose a letto, si -ridusse agli estremi, e cominciò a gridare: Io muoio. Sorelle correte, -aiutatemi, datemi qualche rimedio. Accorsero le suore incontanente, -e, com'è dovere, ebbero compassione della loro Badessa. Della salute -dell'anima sua non si fe' cenno, di confessione non se ne parlò. Le -si strinse la gola, e appena poteva trar respiro. E quando s'accorse -che moriva, disse alle suore adunate: Andate e ricevete quella suora; -andate e ricevete quella suora; andate e ricevete quella suora. Per lei -Iddio mi percosse; e in così dire spirò........ Ricordo che essendo -io a Lione, ove era anche Papa Innocenzo IV, arrivarono alcuni frati -Minori di Bordeaux a dire al Papa che le suore dell'Ordine di S. Chiara -di Bordeaux avevano eletta suora Cecilia, sua nipote, a loro Badessa. -E il Papa ne diede loro lettera di conferma, dicendo che andassero a -ritrovarla a Parma. Ma l'Eletto di Parma, nipote del Papa, e fratello -della prenominata donna, essendo pur esso a Lione, e avendo saputo la -cosa, si presentò al Papa e fece annullare la data conferma. E forse, -se fosse andata colà, si sarebbe diportata meglio tra forestieri che -in mezzo a parenti e conoscenti. Ora ripigliamo il corso della nostra -storia, e incominciamo là dove la lasciammo. L'anno 1229, segnato -anche più su, Nazario di Ghirardino di Lucca fu Podestà di Reggio, e -fece fare il ponte e le imposte di porta Bernone. Allora si cominciò -a cinger di mura la città di Reggio. E fece fare cento braccia di -muraglia, dalla detta porta in giù verso porta S. Stefano. Così -successivamente ogni anno gli altri Podestà fecero duecento braccia di -muraglia finchè la città tutta fu murata. Però, per la frequenza delle -guerre, qualche anno restò interrotta la continuazione del lavoro. -Questo Nazario ha il suo ritratto in pietra sopra la porta Bernone,[38] -fatto fare da lui stesso, ed ha in Reggio la sua statua a cavallo. -Fu bel cavaliere e ricco assai; mio conoscente ed amico quando io -dimorava a Lucca nell'Ordine de' frati Minori. Donna Fior d'Oliva, sua -moglie, era bella, paffuta e mia famigliare e devota. Era di Trento, -moglie di un notaio, da cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la -rapì al marito suo quando fu Podestà a Trento, e, consentendolo essa, -la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che viveva ancora, in un -certo suo castello, dove stette sino alla morte. Nazario morì senza -figli, e lasciò molte ricchezze a quella donna, che in seguito si -maritò a Reggio, e, come mi disse, fu ingannata. E l'ebbe in moglie -Enrico figlio di Antonio di Musso, e vive ancora oggi, festa di S. -Lorenzo, martedì, 1283, anno in cui scriviamo queste cose. Tutti e due -costoro, cioè Nazario e Fior d'Oliva fecero molto bene ai frati Minori -di Lucca, quando la Badessa di Gattaiola[39] dell'Ordine di S. Chiara -provocò e aizzò tutta Lucca contro i frati, calunniando gli innocenti. -E cagione ne fu che frate Giacomo da Iseo non la voleva assolvere -perchè non si comportava bene nel suo ufficio. Essa era figlia di una -fornaia di Genova, e il suo governo era turpe, crudele e disonesto. -E, per assicurarsi meglio quel ministero, era larga di regaluzzi e -di leccornie a giovani, e a uomini, e a donne secolari, specialmente -a chi aveva qualche parente nel monastero. Ai quali eziandio andava -dicendo: I frati Minori non mi vogliono dare l'assoluzione perchè...... -E così, come è detto, calunniava gli innocenti. Ma mentiva apertamente. -Tuttavia essa fu assolta, e i frati ricuperarono il loro onore e la -loro buona fama, e la città la sua calma. - - -a. 1230 - -L'anno 1230 si celebrò in Assisi un capitolo generale de' frati Minori, -e si fece il trasporto del corpo del beato Francesco il giorno 25 -Maggio, e frate Giacomo da Iseo, che agli inguini e ai genitali era -tutto guasto, riacquistò sanità completa. Molti altri miracoli degni -d'essere narrati fece in quel giorno Iddio per mezzo del suo servo ed -amico Francesco, che potrai conoscere leggendo la sua biografia. - - -a. 1231 - -L'anno 1231, ai 14 di Giugno, Venerdì, il beatissimo padre e frate -Antonio spagnuolo, che era nel convento di Padova, nella quale città -l'Altissimo magnificò il suo nome per mezzo di quel Santo, abbandonando -in Arcella[40] il corpo alla dimora di tutte le reliquie mortali -dell'uomo, volò felicemente alla sede degli Spiriti celesti. Questi fu -dell'Ordine de' frati Minori e compagno del beato Francesco, e, se ci -basterà la vita, ne riparleremo e ne tesseremo più ampiamente le lodi -altrove. - - -a. 1232 - -L'anno 1232, ai 16 di Ottobre, sabbato, fu rotto e messo in fuga il -Marchese di Cavalcabò da Bonacorso da Palù e da quei di Sesso[41] -presso Mancasale[42]. - - -a. 1233 - -L'anno 1233 si fabbricò il palazzo del vescovo di Parma, che è rimpetto -alla facciata del Duomo; e allora reggeva la Chiesa di Parma il vescovo -Grazia di Fiorenza, che fece costruire anche molti altri palazzi in -più luoghi della diocesi. E perciò i Parmigiani lo stimavano un buon -vescovo; perchè non dissipava i beni della Chiesa, anzi li conservava e -moltiplicava. Egli era amico di mio padre Guido di Adamo, e stando alla -finestra di casa sua ragionava con lui del suo palazzo, e gli mandava -spesso regali, come ho veduto io co' miei occhi. Amò mio fratello -Guido; ma dopo che entrò nell'Ordine de' frati Minori, non si curò più -di lui. Prima di lui fu vescovo Obizzo di Lavagna genovese, bell'uomo -ed onesto, come dicono, e fu zio di Papa Innocenzo IV; ma non ricordo -d'averlo veduto. Dopo Grazia fu vescovo un certo Gregorio Romano, -che ebbe vita breve, e morì a Mantova eretico e maledetto. E quando -malato gli portarono l'ostia consacrata, non volle riceverla, dicendo -che non credeva nulla di tal fede; e interrogato perchè accettasse il -Vescovado, rispose: per le ricchezze e gli onori; e così spirò senza -comunicarsi. Dopo lui fu vescovo maestro Martino da Colorno,[43] -di famiglia meno che cospicua. Gli successe Bernardo Vizio, di cui -ricordo d'aver già fatta menzione, come anche de' suoi successori. Dopo -Bernardo venne Alberto Sanvitali, nipote di Papa Innocenzo IV. Dopo fu -eletto canonicamente e concordemente maestro Giovanni di donna Rifida, -Arciprete del Duomo; e gli successe Obizzo, vescovo di Tripoli, pur -esso nipote del predetto Papa, e fratello del sunnominato Alberto. Per -frodi fu investito del Vescovado di Parma, e vive ancora e lo tiene. -E come lo tiene oggi, tengaselo pure finchè se ne faccia un'altro. Ed -oggi, che queste cose scriviamo, corre il 1283, giorno di S. Lorenzo, -martedì. Che cosa sia per avvenire d'ora innanzi dei vescovi di Parma, -sallo Iddio. In questo stesso anno 1233 fu Podestà di Reggio Giliolo di -donna Agnese di Parma. In quell'anno Reggio cominciò a coniar moneta; -e Nicolò vescovo di Reggio viveva ancora. Io conobbi quest'Egidiolo, -chè eravamo della stessa città, ed ebbe due cognomi. Fu detto di donna -Agnese, o da parte di madre, o da parte di moglie, perchè fu donna -valente (come un certo ponte, che è in Parma, fu chiamato ponte di -donna Egidia da Palù, perchè essa lo fece fare; ponte che ora rifanno -di muro, invece di legno.) Fu pur detto da Gente, perchè quand'era -oltremare, ogni volta che si parlava d'eserciti, usava dire: La nostra -gente fece così. Questo l'ho saputo da Gherardo Rangone di Modena, che -era frate Minore. Gigliolo da Gente poi ebbe due fratelli. Il primo -fu Tedaldo, e, quand'io era ancora ragazzo, l'ho veduto assai vecchio -e carico d'anni; ed ebbe sette figli, de' quali il quarto, Manfredo, -sposò mia sorella Caracosa, che, mortole il marito, finì lodatamente -la vita nel monastero di S. Chiara in Parma. Il secondo aveva nome -Beretta, bel cavaliere e prode guerriero, forte, e tant'alto di statura -da far la meraviglia degli uomini e delle donne. Giliolo fu anche padre -di Ghiberto da Gente, di cui parleremo a suo luogo. E quando nel detto -anno Giliolo era Podestà di Reggio cominciò l'_alleluia_. E i posteri -chiamarono _alleluia_ un certo periodo di tempo, in cui, posate le -armi, predominò la giocondità, l'allegria, il gaudio, l'esultanza il -giubilo ed ogni dimostrazione d'animo contento. E tutti, cavalieri e -fanti, e cittadini, e campagnuoli, e giovinetti, e giovinette, e vecchi -e giovani ne cantavano inni e lodi a Dio. In tutte le città d'Italia vi -fu questa divozione; e vidi che nella mia città di Parma ogni parocchia -voleva avere il proprio gonfalone da portare nelle processioni, e, sul -gonfalone, dipinto la specie di martirio del santo suo titolare. Così, -p. e. la scorticazione di S. Bartolomeo era ritratta nello stendardo -della parocchia, che da lui si nominava; e così via via delle altre. E -dalle ville venivano in città co' loro confaloni in gran frotte uomini -e donne, ragazzi e ragazze ad ascoltare le prediche ed a lodare Iddio; -e cantavano con voci divine più che umane. E così le genti camminavano -sulla via della salute, tanto che sembrava adempiuto quel detto del -Profeta: _Ricorderanno (la mia parola) e si convertiranno a Dio tutte -le nazioni, e adoreranno davanti a lui tutti i popoli._ E portavano -in mano rami d'alberi e candele accese; E si predicava di mattina, -a mezzodì, verso sera, secondo il Profeta: _Di sera, di mattina, di -mezzodì narrerò e annunzierò, ed esaudirà la mia voce. Redimerà in -pace l'anima mia da coloro che s'avvicinano a me, poichè tra molti era -meco._ E si facevano soste nelle chiese e nelle piazze; e si alzavano -le mani al cielo per lodare Iddio e benedirlo ne' secoli. E non -sapevano intermettere le laudi, tanto erano entusiasmati dall'amor di -Dio; e beato chi poteva far più di bene, e inneggiare a Dio. Nessun'ira -era tra loro, nessun turbamento d'animo, nessun rancore; ogni cosa tra -loro passava in pace ed amore. _Alziamo a Dio, che siede ne' cieli, -i nostri cuori e le nostre mani._ E così realmente facevano, come ho -visto io. E poichè la Sapienza dice ne' Proverbii. II. _Il popolo si -travolgerà in ruina, se non vi sia chi lo governi,_ affinchè non si -creda che queste moltitudini fossero senza guida, parliamo ora di chi -dirigeva queste ragunate. Primo venne a Parma fra Benedetto, che si -chiamava di Cornetta, uomo semplice ed illetterato, di buona innocenza -e di vita onesta, ch'io vidi, ed ebbi seco famigliarità in Parma, e poi -a Pisa; ed era o di Valle spoletana, o di Romagna. Non apparteneva ad -alcun Ordine religioso, viveva a sè, e solo si studiava di piacere a -Dio. Era molto amico de' frati Minori; pareva quasi un altro Giovanni -Battista, che precorresse avanti al Signore a preparargli un popolo -perfetto. Portava in testa un cappello all'Armena, aveva barba lunga e -nera, e teneva una trombetta metallica (cioè di oricalco) colla quale -suonava; e quella sua tromba reboava terribilmente, ma pure non senza -qualche dolcezza; andava cinto di una fascia di vello; vestiva abito -nero, a foggia di sacco tessuto di peli di diversi animali, e lungo -sino ai piedi. La tonaca era fatta a guisa di guascappa, e davanti e di -dietro aveva una croce lunga, larga, e di color rosso, che discendeva -dal collo sino a' piedi, come suole nelle pianete de' sacerdoti. -Così vestito egli andava colla sua tromba, e predicava nelle chiese, -nelle piazze, e lodava Iddio, e aveva sempre seguace una gran turba -di ragazzi con in mano, il più delle volte, rami d'alberi e candele -accese. Ed io stesso stando su una muraglia del palazzo vescovile, che -allora era in costruzione, l'ho veduto più volte a predicare e cantare -le lodi del Signore. E cominciava le sue lodi dicendo in suo volgare: -_Laudato, et benedetto, et glorificato sia lo Patre._ Ed i ragazzi a -voce alta ripetevano quello che egli aveva detto. E poi ripeteva le -stesse parole, e aggiungeva: _Sia lo Fijo._ Ed i ragazzi riassumevano -cantando le stesse parole. Finalmente per la terza volta replicava -le stesse parole e vi aggiungeva: _Sia lo Spiritu Sancto;_ e dopo: -_alleluja, alleluja, alleluja._ Di poi trombettava, e dopo predicava, -dicendo buone parole a lode del Signore. E dopo tutto cantava un saluto -alla beata Vergine così: - - Ave Maria — Clemens et pia, - Gratia plena — Virgo serena: - Dominus tecum — Tu mane mecum. - Tu benedicta in mulieribus, - Quae peperisti pacem hominibus - Et angelis gloriam. - - Et benedictus fructus ventris tui, - Qui coeredes ut essemus sui, - Nos fecit per gratiam. - - Ave, Maria — Clemente e pia, - Di grazia piena — Vergin serena: - Iddio è teco — Tu resta meco. - In fra le donne — Tu benedetta - All'uom portasti — Pace perfetta - E gloria agli Angeli. - - E benedetto — Lo Figlio tuo - Che di far parte — Del regno suo - Larginne il merito. - -Ora parliamo degli eminenti predicatori, che furono famosi al tempo di -quella divozione: ed anzi tutto di due dell'ordine de' Predicatori, -cioè di frate Giovanni da Bologna, nativo di Vicenza, e di frate -Giacomino da Seggio, oriondo di Parma. Imperocchè il beato Domenico non -era ancora canonizzato, ma era morto e sotterra, come si canta in una -prosa: - - Iacet granum occultatum, - Sydus latet obumbratum; - Sed plasmator omnium - - Ossa Ioseph pullulare, - Sydus iubet radiare - In salutem gentium. - - Sta un grano ancor sepolto. - Sta un astro in ombra involto: - Ma il Dio che suscita - - Or Giuseppe a morte invola, - Or dell'astro l'ombra assola, - E salva i popoli. - -E veramente si trova che S. Domenico restò dodici anni sepolto senza -che si facesse parola della sua santità; ma per cura di cotesto frate -Giovanni sunnominato, che, al tempo di tale divozione, ebbe facoltà -di predicare in Bologna, ne fu fatta la canonizzazione. Per questa -canonizzazione s'adoperò anche il vescovo di Modena, che era un -Piemontese, il quale, fatto poi Cardinale, prese nome Guglielmo, cui -io vidi predicare e officiare la vigilia di Pasqua nella chiesa de' -frati Minori a Lione, quando ivi si trovava Papa Innocenzo e tutta la -sua corte. Questo frate Giovanni era per verità un uomo di nessuna -coltura, e si voleva porre tra quelli che fanno miracoli. Fece in -quel tempo un gran predicare tra Castel Leone e Castel Franco[44]. Ma -frate Giacomino da Reggio, oriondo però di Parma, fu uomo assai colto, -lettore di teologia, predicatore facondo, copioso e grazioso; uomo -pronto, benigno, caritatevole, affabile, cortese, liberale e largo. -Ed una volta fummo compagni di viaggio di giorno e di notte da Parma -a Modena in un momento di gran guerra; ed era anche meco il frate mio -compagno, ed egli aveva il suo. Questi al tempo di quelle divozioni, -di cui abbiamo parlato più sopra, aveva molta grazia nel predicare, -e fece molto di bene. Nell'anno stesso ebbe principio in Reggio la -costruzione della chiesa del Gesù de' frati Predicatori; e se ne fondò -la prima pietra, consacrata dal vescovo Nicolò, il dì di S. Giacomo. E -ad erigere quel tempio accorrevano i Reggiani, uomini, donne, militi di -cavalleria, di fanteria, campagnuoli, cittadini; e portavano pietre, -sabbia, calce sulle spalle entro varie specie di pelli e di tessuti. -E beato chi più ne poteva portare; e fecero le fondamenta della -chiesa e del caseggiato annesso, e alzarono una parte delle muraglie. -Al terz'anno compirono tutto il lavoro. E allora frate Giacomino ne -dirigeva la buona esecuzione. Questo frate Giacomino fece nella diocesi -di Parma tra Calerno[45] e S. Ilario, al disotto dell'Emilia, una gran -predicazione, alla quale accorse una grandissima folla d'uomini, donne, -ragazzi, da Parma, da Reggio, dal monte, dal piano e da diverse ville. -Ed una donna povera e gravida, ivi partorì un maschio; e per istanze e -preghiere di frate Giacomino molte persone diedero non pochi soccorsi a -quella povera donna. Perocchè tra le donne, chi regalava una sottana, -chi una camicia, chi una veste, chi una benda; sicchè ne raccolse da -caricare un asino. E dagli uomini n'ebbe cento soldi imperiali. E chi -era presente e vide, riferì a me queste cose dopo tempo assai, quando -ebbi a passare con lui per quei luoghi: Cose che ho saputo poi anche da -altri. A questo frate Giacomino, malato a Bologna nell'infermeria de' -frati Predicatori, ritto a sedere sul letto, verso il mezzodì, e desto, -apparve frate Giraldo da Modena dell'Ordine dei frati Minori, quello -stesso giorno in cui morì, dicendo: Io sono alla visione della gloria -di Dio, alla quale Cristo chiamerà presto anche te a ricevere il premio -delle tue fatiche, e soggiornerai sempre presso chi hai devotamente -servito. Ciò detto, frate Giraldo disparve; e frate Giacomino raccontò -a' suoi frati quanto aveva veduto, che se ne rallegrarono. Ed a frate -Giacomino avvenne per punto quanto avevagli predetto frate Giraldo; -poichè pochi giorni dopo s'addormentò nel Signore; e il suo corpo fu -sepolto a Mantova. Frate Giovanni poi da Vicenza, più sopra menzionato, -chiuse i suoi giorni in Puglia. Ebbero anche i frati Predicatori in -Parma, nel tempo di quella divozione, che si chiamò _alleluia_, un -frate Bartolomeo da Vicenza, che fece molto di bene, come ho veduto co' -miei occhi; ed era buon uomo, prudente ed onesto; e dopo molto tempo -fu fatto Vescovo della sua città natale, ove fece fabbricare un bel -convento pe' frati del suo Ordine, che prima ivi non abitavano. I frati -Minori poi ebbero un frate Leone milanese, predicatore famoso, che -perseguitò potentemente, e confutò e confuse gli eretici. Fu molti anni -ministro provinciale nell'Ordine de' frati Minori, e poi Arcivescovo -di Milano. Costui era di tanto singolare coraggio, anzi audacia, che -una volta da solo andò collo stendardo in mano alla testa dell'esercito -Milanese contro l'Imperatore, e passato il ponte d'un fiume, solo, -stette a lungo di piè fermo squassando lo stendardo; mentre i Milanesi -non osavano passare perchè vedevano l'esercito imperiale in ordine di -battaglia. Questo frate Leone confessò un amministratore dell'ospedale -di Milano, uomo che godeva gran nome e fama di santità. E quando esso -fu agli estremi della vita Leone si fece promettere che sarebbe tornato -dopo morte a dargli contezza dello stato in cui si trovava. E promise -di buon grado. Verso sera si sparge in città la voce della sua morte. -Frate Leone invita due frati suoi compagni particolari, ch'egli aveva -come ministro Provinciale, a vegliare seco quella sera in un angolo -dell'orto, nella camera dell'ortolano. Vegliando tutti e tre insieme, -frate Leone fu preso un momento da un lieve sonno; e, volendo dormire, -pregò i compagni che, se qualche cosa sentissero, lo svegliassero. -Ed ecco che subito odono uno venire disperatamente urlando, e lo -videro rotar giù dal cielo come un globo di fuoco, e precipitarsi sul -comignolo della casetta come uno sparviero sull'anitra. Pel rumore, -e scosso dai frati, Leone si svegliò. E continuando colui i lamenti -Ahi! Ahi!. frate Leone gli domandò come si trovasse. Ed egli rispose -dicendo che era dannato, perchè era stato causa che morissero senza -battesimo alcuni bambini nati da unione illeggittima, avendoli egli -con isdegno reietti dall'ospedale, perchè vedeva che per accoglierli -l'Ospizio andava incontro a spese e disagi. E domandandogli frate -Leone perchè non si fosse confessato di questa colpa, rispose: o -perchè me ne sono dimenticato, o perchè non credetti che la fosse -da confessarsene. Quindi frate Leone soggiunse: Giacchè nulla hai a -che fare con noi, partiti da noi, e vanne per la tua strada. Ed egli -gridando e urlando dipartissi. Pertanto questo Frate Leone nel tempo -di quella divozione, che i posteri chiamarono poi l'_alleluia_, molto -s'adoperò, e molto fece di bene. Vi fu anche un cert'altro frate Minore -di Padova che nel tempo di quella divozione fece molto di bene. Questi -predicando una festa a Como, e facendo un usuraio murare una sua torre, -disturbato il frate dal martellare degli operai, disse al popolo, -che l'ascoltava: Vi predico che nel tal tempo quella torre ruinerà, -e sin dalle fondamenta sarà divelta. Ed accadde, e fu giudicato un -gran miracolo. Perciò l'Ecclesiastico dice 37: _L'anima di un uomo -pio scopre talora la verità meglio che sette sentinelle, che stanno -alla vedetta in luogo elevato._ Così ne' Proverbii 17: _Chi molto -alta fa la casa sua, va cercando ruine._ Miracolo eguale a quello -della profezia della torre che doveva ruinare, è quello pel figlio di -Grilla, e delle tre zucche, e del sorcio in una zucca. E tutto diceva -così a casaccio, a sorte, e perciò fu chiamato l'indovino. Vi fu anche -Girardo da Modena dell'Ordine de' frati Minori, che a' tempi della -suddetta divozione, operò cose miracolose e fece molto di bene, come -ho veduto io co' miei occhi. Questi nel secolo si chiamava Girardo -Maletta. Nacque di potente e ricca famiglia, cioè dai Boccabadati. Fu -uno dei primi frati dell'Ordine dei Minori, non però uno dei dodici. -Fu amico ed intimo del beato Francesco, e talvolta compagno: uomo -cortese assai, liberale, splendido, religioso, onesto, di costumi -assai castigato, e misurato nelle parole e nelle opere. Non ebbe che -poca coltura di lettere: Tuttavia fu grande oratore, e predicatore -ottimo e pieno di grazia. Voleva andare in giro per tutto il mondo. -Fu egli che pregò per me frate Elia ministro Generale dell'Ordine -de' frati Minori, che mi ricevesse nell'Ordine; e accolse l'istanza -in Parma l'anno 1238. Fui talvolta suo compagno di viaggio. Al tempo -della detta divozione i Parmigiani affidarono a lui la signoria di -Parma, acclamandolo Podestà, con potere di accordare in pace fra loro -quelli, che per rancori erano in dissidio. E così fece, e, molti che -per discordie erano nemici, ricompose in pace ed amicizia. Tuttavia -in un caso di composta pacificazione, incorse in calunnia, avendo -irritato Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV, -per non aver data sufficiente soddisfazione ad alcuni di lui amici. -Frate Girardo tenea molto dalla parte dell'Impero; ma nulla ostante -egli _camminò al cospetto di Dio in pace ed equità, e molti ritrasse -dalle vie dell'iniquità,_ come disse Malachia II. E qui a proposito -richiamati alla mente la storia di quei tre compagni, de' quali uno -volle pensare a sè solo, e a sè solo vivere, e fare il solitario; il -secondo amò curare i malati; il terzo riamicare i nemici. Del primo -dice S. Girolamo: _La santa selvatichezza_ giova a sè soltanto, -e di quanto vantaggia la Chiesa di Cristo coi meriti della vita, -d'altrettanto le nuoce, se non faccia opera di resistenza a' suoi -demolitori. Perciò ricordati bene di S. Sindonio, a cui un Angelo del -Signore comandò di andare attorno a predicare contro gli eretici. -Del beato Francesco ancora fu scritto che non vuol _vivere per sè -solo, ma giovare gli altri, indottovi da amore di Dio._ Ogni volta -che mi torna a mente frate Girardo da Modena, mi torna a mente anche -quella sentenza dell'Ecclesiastico XIX: _È da preferirsi l'uomo che -manca di sagacità, ed è privo di scienza, ma è timorato, a quello -che abbonda di avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo._ -Io mi trovai malato a Ferrara con frate Girardo di una malattia, di -cui egli morì dopo essere venuto a Modena verso l'anno nuovo; e fu -sepolto in un sarcofago di marmo nella chiesa de' frati Minori. E -Iddio si degnò di operare per mezzo di lui molti miracoli, che per -brevità tralascio di narrare, perchè può esservene occasione altrove. -Una cosa però non vuolsi passare sotto silenzio, ed è che questi -frati, valenti predicatori, al tempo della prenominata divozione, si -adunavano talvolta in qualche luogo, e insieme prestabilivano per le -loro prediche il luogo, il giorno, l'ora e l'argomento. E l'uno diceva -all'altro: Tien fermo ogni cosa dell'accordo preso; sicchè le cose -immanchevolmente accadevano come erano state prefisse. Stava dunque -frate Girardo, come l'ho visto io co' miei occhi, nella piazza del -Comune di Parma, o altrove quando voleva, sopra un palchetto portatile -di legno, fatto a posta per uso delle concioni; e, quando il popolo era -tutto intento, ad un tratto interrompeva la predica, e s'incappucciava, -quasi in atto di pensare a Dio. Poi, dopo lunga pezza, scappucciatosi, -parlava al popolo meravigliato, quasi dicesse coll'Apocalisse I: _Io -era in Ispirito nel giorno della domenica,_ ed ascoltai il dilettissimo -nostro fratello Giovanni da Vicenza, che predicava vicin di Bologna, -nella ghiaia del Reno, ed aveva un affollatissimo uditorio, e queste -furono le prime parole della sua predica: _Beata la gente che per -suo signore ha Dio, beato il popolo eletto da Dio per sua eredità._ -Altrettanto diceva di frate Giacomino. E quelli sapevan dire parimente -di lui. Meravigliavano i presenti, e, punti da curiosità, spedivano -messi per sapere se era vero ciò che loro si diceva. E trovando che sì, -vieppiù restavano meravigliati; sicchè molti, abbandonando il secolo, -entravano nell'Ordine de' frati Minori, e de' Predicatori. E in diversi -altri modi, e in molte parti del mondo gran bene si fece a tempo di -quella divozione, come ho visto io co' miei occhi. Vi furono però -anche a que' tempi molti barattieri e gabbamondi, che facevan di tutto -per calunniare gli innocenti. De' quali fu un Boncompagno fiorentino, -rinomato maestro di grammatica in Bologna, che compose libri intitolati -_Del comporre._ Costui, che tra' fiorentini era il più arguto nel -mettere in canzone la gente, compose una rima in derisione di frate -Giovanni da Vicenza, di cui non ricordo nè il principio, nè la fine, -perchè da molto tempo non l'ho letta, e quando la lessi non mi curai -tanto d'impararla bene a memoria. V'erano però questi versi, che mi -ricorrono a mente: - - _Et Johannes johannizat,_ - _Et saltando choreizat,_ - _Modo salta, modo salta_ - _Qui coelorum petis alta:_ - _Saltat iste saltat ille,_ - _Resaltant choortes mille;_ - _Saltat chorus dominarum,_ - _Saltat dux Venetiarum ecc._ - - E Giovanni giovanneggia - E ballando caroleggia, - Or tu salta, vola, sali, - Tu ch'al cielo batti l'ali; - Saltan questi, saltan quelli, - Saltan pur mille drappelli; - Danzan donne in giro, in coro - Danza il Sir del Bucintoro ecc. - -Così pure questo maestro Boncompagno vedendo che frate Giovanni s'era -messo in capo di far miracoli, anch'egli volle provarsi a farne, e -annunziò ai Bolognesi che voleva volare sotto i loro occhi. Non ci -volle altro. La notizia corre per Bologna; arriva il giorno prefisso; -si raduna tutta la città, uomini, donne, vecchi, fanciulli, alle -falde d'un colle, che si chiama S. Maria in monte. S'era fatte due -ali, e stava sulla vetta del monte guardando la folla. Ed essendosi -reciprocamente a lungo guardati, proferì queste parole: _Andatevene -colla benedizione di Dio, e vi basti aver veduta la faccia di -Boncompagno._ E ne ritornarono derisi. Questo maestro Boncompagno, -essendo un ottimo scrittore, per consiglio de' suoi amici andò a -Roma, volendo provare se per avventura potesse colla sua abilità -nelle lettere, trovar grazia nella corte romana. Ma non avendo trovato -favore, se ne partì, e divenuto già vecchio, si era ridotto a tanta -miseria, che fu costretto a chiudere i suoi giorni in un ospedale a -Firenze. A frate Giovanni da Vicenza poi più sopra menzionato, gli -onori ricevuti e la grazia nel predicare gli avevano siffattamente -beccato il cervello da avernelo travolto e credere di poter fare veri -miracoli anche senza l'aiuto del braccio di Dio. Il che era somma -stoltezza, perchè il Signore dice in Giovanni 15. _Senza me nulla -potete fare._ Parimente ne' Proverbii 26. _Chi dà gloria allo stolto fa -come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi._ Essendo -frate Giovanni rimproverato delle sue fatuità da' suoi confrati, -rispondeva loro, dicendo: Se non la finite, io vi infamerò pubblicando -le vostre azioni. Per ciò lo tollerarono sino che morì, non trovando -modo di contrastargli. Questi essendo venuto un giorno al convento de' -frati Minori, ed avendogli il barbiere rasa la barba, s'ebbe a male -che i frati non ne avessero raccolti i peli da serbare per reliquie. -Ma frate Diotisalvi da Fiorenza dell'Ordine dei Minori, che, secondo -il costume de' Fiorentini era prontissimo a canzonare la gente, a -capello _rispose allo stolto come si conviene alla sua follìa, chè -talora non gli paresse d'esser savio._ Proverbii 26. Perocchè andato un -giorno al convento de' Predicatori, ed essendo stato da loro invitato -a pranzo, disse che in niun modo accetterebbe, se non dessero a lui -un lembo della tonaca di frate Giovanni, che stava in quel convento, -da conservare come reliquia. Promisero e diedero una larga pezza di -tonaca, colla quale, sgravatosi dopo pranzo il ventre, forbissi l'ano, -poi la gittò nello sterco. Poscia, presa una pertica, rimestava lo -sterco gridando e dicendo: Ahi! Ahi! aiutatemi o fratelli, che cerco -la reliquia del santo che ho smarrita nella latrina. E guardando essi -in giù dalle finestre delle celle, egli rimestava più forte perchè -ne sentisser l'odore. Pertanto nauseati da tali esalazioni, ed inteso -che erano stati scherniti da quel canzonatore, ne restarono confusi e -svergognati. Questo frate Diotisalvi una volta fu comandato di andare -per obbedienza ad abitare nella provincia di Penne, in Puglia. Egli -allora andò nell'infermeria, si cavò nudo, e, scucito un materasso, -vi si nascose dentro e vi stette tutto un giorno involto nelle penne. -Cercato da' frati, ivi lo trovarono, e disse che aveva adempiuto -all'obbedienza impostagli. Perciò, a cagione di questa spiritosità, -gli fu condonata l'obbedienza, e non andò. Così un giorno d'inverno -camminando per Firenze scivolò per ghiaccio, e stramazzò disteso sulla -via. Vedendo questa scena i fiorentini, che è gente nata per dar la -beffa, cominciarono a ridere. Ma uno chiese anche al frate se volesse -un cuscino da mettersi sotto. A cui il frate rispose che sì, che sì, -purchè da mettersi sotto gli si desse per cuscino la moglie del suo -interlocutore. I fiorentini udendo questa risposta non ne ebbero -scandalo; anzi lodarono il frate, dicendo: quest'è veramente de' -nostri. (Alcuni attribuirono questa risposta ad un altro fiorentino, -che si chiamava frate Paolo Millemosche dell'Ordine de' Minori). Ma -noi dobbiamo piuttosto domandare a noi stessi, se il frate facesse -bene, o male a rispondere in quel modo: e sosteniamo che per molte -ragioni rispose male..... Però frate Diotisalvi, che diede occasione -a questo racconto, per molte altre ragioni si può anche scusare. La -sua risposta però non deve trarsi ad esempio, che altri la ripeta... -La terza ragione è che parlò tra suoi concittadini, i quali non se ne -scandolezzarono essendo eglino tutti uomini sollazzevoli ed usi alle -beffe. Ma in altro paese avrebbe suonato male quella risposta del -frate. Di questo frate Diotisalvi inoltre io so molte cose, come anche -del conte Guido, di cui da molti molte e varie cose sogliono contarsi, -che, essendo più scandalose che edificanti, io non racconto. Tuttavia -frate Diotisalvi andò oltremare coll'arcivescovo di Ravenna, chiamato -Teodorico, che fu sant'uomo e persona assai onesta. Dopo lui fu -Arcivescovo di Ravenna Filippo di Pistoia, o di Lucca, a cui successe -frate Bonifacio dell'Ordine de' Predicatori, nativo di Parma, che ebbe -l'Arcivescovado da Papa Gregorio X non in grazia dell'Ordine suo, ma -perchè era suo parente; ed ora è Arcivescovo anch'esso, grande oratore, -e tenace sostenitore del partito della Chiesa. Una cosa però non è da -tacere, ed è, che i Fiorentini non si scandalizzano se taluno esce -dell'Ordine dei Minori, ed anzi dicono di far le meraviglie come vi -sia stato tanto tempo, stantechè i frati Minori sono una gente povera, -che si impone mille maniere di penitenze. Questi Fiorentini avendo un -giorno udito che frate Giovanni da Vicenza dell'Ordine dei Predicatori, -di cui è parlato più sopra, voleva andare a Firenze, dissero: Oh! Dio! -non venga quà. Perochè si dice che risusciti i morti, e noi siamo già -tanti che la città non ci potrà contenere. Ed il parlare de' Fiorentini -suona assai grazioso in loro dialetto. Sia benedetto Iddio che abbiam -finita questa parte. Vi fu a questi tempi un canonico Primasso di -Colonia, argutissimo a mettere in canzone e dar la baia alla gente -e versaggiatore facile e potente, che se si fosse dedicato di cuore -a servire Iddio sarebbe stato grande nella letteratura religiosa, e -utile alla Chiesa di Dio. Fece un'Apocalisse, ch'io ho veduto, e molte -altre opere. Costui condotto un giorno dal suo Arcivescovo ai campi, -non a meditare, ma a passeggiare, e avendo veduto i buoi del podere -dell'Arcivescovo, che aravano, belli, forti e grassi, e avendogli detto -l'Arcivescovo: Se, prima che i buoi arrivino quì, saprai far versi -intorno ad un regalo di buoi, io te li donerò: Primasso soggiunse: Sta -fermo ciò che hai detto? Fermissimo, rispose l'Arcivescovo. E allora -subito cantò: - - _Indigeo bobus — ad rura colenda duobus,_ - _Pontificis munus — Veniat bos unus et unus_ - - Per arar mio campo bene - Aggiogar due buoi conviene: - L'uno in dono dal Prelato, - Così l'altro mi sia dato. - -Altra volta, quand'era alla Corte, volendo fare un presente ad un certo -Cardinale, fece fare dodici pani bianchissimi, grossi e belli, di cui -la fornaia gliene rubò uno. Nullameno mandò gli undici restanti con una -cartolina, che diceva; - - _Ne Spernas munus — si desit apostolus unus;_ - _Ut verbis ludam — rapuit fornaria Iudam._ - - No, non sgradir questo mio tenue dono - Se dodici gli apostoli non sono; - Chè Giuda, e forse di scherzar s'intese, - La birba di fornaia se lo prese. - -Un'altra volta ancora avendogli l'Arcivescovo mandato un regalo di -pesce senza vino, disse: - - _Mittitur in disco — mihi piscis ab Archiepisco._ - _Me non inclino — quia missio fit sine vino._ - - Un piatto l'Arcivescovo m'invia - Con entro il più bel pesce che si dia. - No, non l'accetto, se con lui non viene - Un vin che grilli e fumi per le vene. - -Parimenti in altra occasione fece questi versi: - - _His vaccis parcam, — quae sacri foederis arcam_ - _Olim duxerunt — sed aquis comedi meruerunt._ - - Queste rispetterò vacche ch'han tratte - La nave trionfal del sacro patto; - Ma il mondo reo con un nefando eccesso - Ingrato al merto lor le mangia a lesso - -Un'altra volta gli fu porto del vino molto annacquato. E cominciò a -dire: - - _In cratere meo, — Thetis est sociata Liaeo:_ - _Est Dea juncta Deo, — Sed Dea major eo._ - _Nil valet hic, vel ea — nisi quando sit Pharesea;_ - _Amodo propterea, — sit Deus ubsque Dea._ - - In questo nappo mio ch'or or s'empieo - Misti in amplesso son Teti e Lieo: - Un Dio con una Dea si mesce e avvince, - Che maggiore di lui lo slomba e vince. - Nè l'uno nulla val, nè l'altra un punto, - Se l'un coll'altra insiem trovi congiunto, - Frema dunque Lieo nell'inguistare, - E Teti baci il suo Nettuno in mare. - -Parimente in altra occasione improvvisò i seguenti versi intorno al -vino: - - _Fertur in convivio — vinus, vina, vinum;_ - _Masculinum displicet, — atque foemininum:_ - _In neutro genere — ipsum est divinum,_ - _Loquens variis linguis — optimum latinum._ - - Vino, vinel, vinella al desco è data; - Lungi da me sta femmina scempiata: - Lungi da me l'eunuco suo germano; - M'innondi il padre lor che è Dio sovrano - Che pizzica, che morde, ed un latino - Fa le lingue parlar vivo, divino. - -Così pure egli accusato dal suo Arcivescovo di tre colpe, cioè; di -essere donnaiolo, giuocatore e taverniere, fece in versi una sua -giustificazione che diceva; - - Aestuans intrinsecum — ira vehementi - In amaritudine — loquor meae menti, - Factus de materia — vilis elementi, - Folio sum similis — de quo ludunt venti. - Cum sit enim proprium — viro sapienti - Super petram ponere — sedem fundamenti, - Stultus ego comparor — fluvio labenti - Sub codem aere — nunquam permanenti. - Feror ego veluti — sine nauta navis, - Ut per vias aeris — vaga fertur avis. - Non me tenent vincula — nec me tenet clavis - Quaero mei similes — et adiungor pravis. - Mihi cordis gravitas — res videtur gravis; - Iocus est amabilis — dulciorque favis. - Quidquid venus imperat — labor es suavis, - Quae nunquam in cordibus — habitat ignavis - Via lata gradior, — via iuventutis; - Implico me vitiis — immemor virtutis - Mortuus in anima — curam gero cutis, - Voluptatis avidus — magis quam salutis. - Praesul discretissime, — veniam te precor: - Morte bona morior, — dulci nece necor; - Meum pectus sauciat — puellarum decor, - Et quas tactu nequeo, — saltem corde mecor. - Rest est paratissima — vincere naturam? - In aspectu virginis — menten esse puram? - Iuvenes non possumus — legem sequi duram, - Leviumque corporum — non habere curam. - Quis in igne positus — igne non uratur? - Quis Papiae commorans — castus habeatur? - Ubi Venus digito — iuvenes venatur, - Oculis illaqueat, — facie praedatur. - Si ponas Ipolitum — hodie Papiae, - Non erit Ipolitus — in sequenti die. - Veneris in talamos ducunt omnes viae - Non est in tot turribus — turris Alachiae. - Secundo redarguor — etiam de ludo: - Sed cum ludus corpore — me dimittat nudo, - Frigidus exterius — mentis aestu sudo. - Tunc versus et carmina — meliora cudo. - Tertio capitulo — memoro tabernam; - Illam nullo tempore — sprevi nec spernam, - Donec sanctos — veniente cernam angelos - Cantantes pro mortuis — requiem aeternam. - Poculis accenditur — animi lucerna; - Cor imbutum nectare — volat ad superna. - Mihi sapit dulcius — vinum de taberna - Quam quod aqua miscuit — Praesulis pincerna. - Loca vitant pubblica — quidam poetarum - Et secretas eligunt — sedes latebrarum. - Student, instant, vigilant — nec laborant parum, - Et vix tandem reddere — possunt opus clarum. - Student, instant, vigilant — poetarum chori, - Vitant rixas pubblicas — et tumultus fori; - Et ut opus faciant — quod non possit mori - Moriuntur studio — subditi labori. - Unicuiqe proprium — dat natura donum; - Ego versus faciens — bibo vinum bonum, - Et quod habent purius — dolia cauponum. - Vinum tale generat — copiam sermonum: - Unicuique proprium — dat natura munus - Ego nunquam potui — scribere ieiunus. - Me ieiunum vincere — posset puer unus. - Sitim et ieiunium — odi quasi funus. - Tales versus facio — quale vinum bibo. - Nihil possum facere — nisi sumpto cibo, - Nihil valent penitus — quae ieiunus scribo. - Nasonem post calicem — carmine praeibo. - Mihi nunquam spiritus — poetriae datur, - Nisi prius fuerit — venter bene satur. - Dum in arca cerebri — Baccus dominatur - In me Foebus irruit — et miranda fatur - Meum est propositum — in taberna mori - Ut sint vina proxima — morientis ori. - Tunc occurrent citius — angelorum cori. - Sit Deus propitius — mihi peccatori. - Ecce meae proditor — pravitatis fui, - De qua me redarguunt inservientes tui. - Sed eorum nullus — est accusator sui, - Quamvis velint ludere — saeculoque frui - Iam nunc in praesentia — praesulis beati - Mittat in me lapidem — neque parcat vati, - Cujus non est animus — conscius peccati. - Sum locutus contra me — quid quid de me novi, - Et virus evomui — quod tam diu fovi, - Vetus vita displicet — mores placent novi, - Homo videt faciem, — sed cor patet Iovi. - Iam virtutes diligo, — vitiis irascor; - Quasi modo genitus — novo lacte pascor, - Ne sit meum amplius — vanitatis vas cor. - Electe Coloniae — parce poenitenti, - Et da poenitentiam — culpam confitenti; - Feram quid quid iusseris — animo libenti. - Parcit enim subditis — leo rex ferarum - Et est erga subditos — immemor irarum. - Et vos idem facite, — Principes terrarum. - Quod caret dulcedine — nimis est amarum. - - Con un rovello in cor d'ira bollente - Meco ragiono in duol colla mia mente. - Plasmato d'un vilissimo elemento - Somiglio a foglia, che sia scherzo al vento. - Al saggio, è ver, convien saldar sua legge - Su quella pietra che in eterno regge; - Ma sovra un fiume che mai posa e guizza - Lo stolto, che son io, sua sede rizza. - Nave senza nocchier cui l'onda aggira, - Augel travolto da Aquilon che spira, - Non àncora mi tien non chiavistello - Co' pari miei m'imbranco nel bordello. - Ogni grave pensier l'alma mi strugge, - E sol dal gioco sua dolcezza sugge. - Opra soave sol ne impon Ciprigna, - Ciprigna a cor gelato ognora arcigna. - Volo per largo in giovanil furore; - Guazzo nel male e al bene aduggio il fiore. - Morto nell'alma, al corpo sol ridotto, - Più del piacer che di virtù son ghiotto. - Deh! mi perdona, o mio signor preclaro! - Ov'è un morir più dolce? Ov'è più caro? - Fior di fanciulle al cor dardi mi scocca, - E se 'l tatto non può, desio le tocca. - Chi può domare il cor? Chi la natura? - Chi le belle guardar con mente pura? - La giovanile età la legge rompe, - E sbriglia il corpo, che qual tauro irrompe. - Fu paglia in foco mai ch'arsa non sia? - Fu casto niuno mai dentro Pavia? - Ove il cinto di Venere t'allaccia, - E il guardo, il dito, il volto dà la caccia? - Vada pur oggi Ippolito a Pavia, - Ippolito diman certo non fia. - Venere ha nido in ogni via che scorri, - Niuna è d'Alachia[46] fra tante torri. - Poi di giocar, su me, l'accusa grava; - Ma quel troppo giocar nudo mi cava, - Mi gela fuor, m'infiamma entro la mente, - E allor so verseggiar divinamente. - M'accusan d'andar troppo all'osteria - Fu sempre il mio gran gusto e ognor lo fia - Sinchè verran l'angeliche coorti - A cantare per me l'inno dei morti. - Face dell'alma son del vin le spume, - Che per volare al ciel danno le piume. - E a me più piace il vin della taverna - Che 'l pisciarel di vescovil pincerna. - Vedi poeta a martellar sull'arte, - Chiuso, solingo, starsene in disparte, - E suda, dura, veglia e si martoria - E in fin ne miete a pena un po' di gloria. - Suda e s'affanna de' poeti il coro, - Fugge teatri e strepiti di foro; - E per comporre un carme imperituro, - Dorme anzi tempo tra color che furo. - Ad ogni uom suo don le stelle danno: - Ed io poeta del miglior tracanno - Che spilli a me dell'oste la cantina, - Che da facondia ricca, alta, divina, - Ad ogni uom suo don le stelle diero; - Ed io digiun non so trovar pensiero; - E me digiuno anche un fanciullo atterra; - Odio sete e digiun più che la guerra. - Bei versi io detto se il mio nappo è vasto; - E nulla posso far che dopo il pasto. - Ciancie da nulla sol, digiuno, io vergo: - Dopo i bicchier mi lascio i grandi a tergo. - Poetica scintilla non m'accende - Se pria buon cibo il ventre non mi stende. - Quando nel mio cervello è Bacco in trono - Febo mi fa del suo cantare un dono. - Morire all'osteria io bramo e voglio, - Per morire tra 'l vin qual viver soglio. - Allor verran l'angeliche legioni, - E Dio mi tocchi il cuore e mi perdoni. - Ed ecco che di quel son reo confesso - Che a carico di me le spie han messo: - Ma nessuna di lor sè stessa accusa; - Eppur di Bacco e di Ciprigna abusa. - Ora dunque, o Signore, al tuo cospetto - Lanci una pietra quì contra 'l mio petto, - Nè d'un poeta il colga o tema o cura, - Chi si sente di lor coscienza pura. - Ecco quanto so dir a danno mio: - Ecco le colpe che il mio sen nutrio. - Ora il vecchio si spogli e si rinnove; - Chè l'uom la faccia, il cor lo vede Giove. - Già già virtude adoro, e il vizio fuggo; - Quasi rinato nuovo latte suggo, - A fin che il cor non serva, or fatto mondo, - Ad albergar le vanità del mondo. - Deh! perdona, o Signore, a chi s'emenda; - Pari all'error su me la pena scenda. - Sommesso al tuo volere umilemente - Farò come colui che a pien si pente. - Una fiera minor non la molesta - Il biondo imperador della foresta. - Per voi, o Prenci, ecco un solenne esempio: - Incrudelir dall'alto, è vile ed empio. - -L'anno sopranotato, cioè 1233, nel pontificato di Gregorio IX, di -Maggio, ne' giorni dell'_alleluja_, Federico Imperatore de' Romani, -incarcerò Enrico suo figlio Re di Lamagna, perchè contro la volontà del -padre aveva fatto adesione ai Lombardi, e lo tenne a lungo prigione. -E mentre da Castel S. Felice lo conducevano al carcere di un altro -castello, vinto dal tedio e dalla melanconia, si precipitò da un -burrone, e morì. Si adunarono perciò, in assenza del padre, i principi, -i baroni, i cavalieri e i giudici per dargli sepoltura. E con loro si -trovò presente anche frate Luca pugliese dell'Ordine de' Minori, di -cui è il libro intitolato ==_Sermonum Memoria_==, per farne, secondo -l'uso de' Pugliesi, l'orazione funebre. E dal libro della Genesi capo -22º prese il tema, che dice: _Abraam stese la mano, e prese il coltello -per iscannare il suo figliuolo._ Ed i giudici e le persone colte che -erano presenti dissero: questo frate dice tali cose, che l'Imperatore -gli farà tagliare la testa. Ma se la passò altrimenti; perchè fece -una tanto splendida orazione in lode della giustizia, che l'Imperatore -avendola udita celebrare, volle averne copia. - - -a. 1234 - -Nell'anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto il mese di -Gennaio che ne gelarono le vigne e le piante da frutta. E di freddo -morirono anche animali selvatici; e i lupi entravano sino entro la -città di notte, e di giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a -spettacolo, nelle piazze delle città. E per il gelo eccessivo gli -alberi si spaccavano dall'alto al basso, e molte piante perdettero la -forza vegetativa e perirono. E vi fu gran battaglia nella diocesi di -Cremona fra Cremonesi, Parmigiani, Pavesi, Piacentini e Modenesi da una -parte, e dall'altra Milanesi, Bresciani e loro alleati. - - -a. 1235 - -L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido e cadde una neve -freddissima, e la notte successiva vi fu gran brinata, che distrusse -i vigneti. Il 23 d'Aprile di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne -rimasero completamente morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che si -passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu ucciso, un lunedì -14 Maggio, _Guidotto_ vescovo di Mantova, figlio del fu _Frugerio_ -da Correggio della famiglia degli Avvocati di Mantova. Sua sorella -Sofia moglie di Rainerio degli Adelardi di Modena, fu mia divota. -Ed è notabile che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova -mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno speciale ed -eloquentissimo messo; il quale, quantunque fosse giovane, parlò tanto -splendidamente al cospetto del Papa e de' Cardinali, che ne restarono -meravigliati. E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora -insanguinata, che il prenominato vescovo di Mantova indossava quando -fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò davanti al Papa, -dicendo: Guarda, o Santo Padre, e osserva e riconosci se questa sia, -o no, la tunica del figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i -Cardinali e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a muoversi -a compassione, e che aveva viscere di pietà. Perciò la famiglia -Avvocati di Mantova, uccisori del loro vescovo furono espulsi dalla -città; nè più furono richiamati, e sino ad oggi vagano quà e là in -esiglio, affinchè i perversi, de' quali come degli stolti è infinito -il numero, ed i malfattori che funestano le città e difficilmente -si correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare ai -voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio colpisce più severamente -l'ingiuria fatta a' suoi servi, che quella che è fatta a lui stesso. -Nota quel che i Toscani dicono in loro volgare: _Dohmo alevadizo, et -de pioclo apicadhizo non po lohm gaudere_: cioè da uomo raccattato, -e da pidocchio rivestito non si può aver mai buon costrutto; che è -quanto dire che non avrai mai una consolazione da un meschino, che ti -si mette a' panni, e da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece -palese anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo pupillo, e -poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse in molte maniere. Ma -contro se stesso alzò il calcagno. Perocchè fu violentemente deposto, -nè dalla sua malignità trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più -sopra si mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este, e in -molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece vindice, fu il beato -Tomaso vescovo di Cantorbery, di cui si legge nella sua biografia: -«La vendetta divina fu tanto severa contro i persecutori del martire -che in breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti di -morte subitanea senza confessione e comunione; altri, lacerandosi -a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti di tabe da tutto il -corpo, dilaniati prima di morire da inauditi tormenti; altri, colti -da paralisi, altri impazziti; altri, spirando furibondi, provarono -luminosamente che pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un -premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio, Tomaso, soffrì -il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle undici ore, dell'anno, -secondo Dionisio, 1170, affinchè quel tempo che fu principio della -passione pel Signore, fosse pel martire principio della beatitudine -celeste, alla quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio -e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre e collo Spirito -santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel sopradetto anno poi 1235 -i Parmigiani, i Cremonesi, i Piacentini ed i Pontremolesi, andarono -ad aiutare i Modenesi che volevano fare un cavo a monte di Bologna, -onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco -per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro: Chi scavava, chi -trasportava, nobiltà e popolo insieme. Lo stesso anno l'Imperatore -Federico mandò in Lombardia un elefante con molti dromedarii, camelli, -leopardi, girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li vidi, e -si fermarono a Cremona. - - -a. 1236 - -L'anno 1236 in Settembre arrivò l'Imperatore Federico, ed invase la -Lombardia a malgrado dei Padovani, Vicentini, Trivigiani, Milanesi, -Bresciani, Mantovani, Ferraresi, Bolognesi e Faentini. Ma i Cremonesi, -i Parmigiani ed i Reggiani co' loro eserciti e duecento cavalieri -Modenesi gli andarono incontro. Passò il Mincio e l'Oglio, prese e -distrusse Marcaria[47] mantovana, e poi subito la ricostruì e la affidò -da difendere ai Cremonesi. Poi andò coi detti eserciti alla volta -di Mantova, e la tenne alquanti dì assediata. Prese Moso[48] della -provincia di Brescia, e lo diede anch'esso da difendere ai Cremonesi. -E allora quei di Gonzaga[49] restituirono Gonzaga all'Imperatore. Lo -stesso anno andò a Vicenza, la prese e la distrusse il 1º di novembre, -e fece un concordato con Salinguerra e i Ferraresi. Lo stesso anno la -vigilia di Natale i Mantovani corsero all'improvviso sopra Marcaria -e la ripresero con tutti i Cremonesi che la difendevano, e molti ne -trassero prigionieri a Mantova, molti ne uccisero. - - -a. 1237 - -L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma, fu Podestà di -Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore Federico coi -Parmigiani e i Cremonesi coi loro carrocci; e passarono da Castel di -Moso, che era in mano dei Cremonesi, e presero Redondesco[50] bresciano -e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.[51] E trovandosi ivi l'Imperatore -fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono fanti e balestrieri in -aiuto per l'assedio di Montechiaro[52]. E, mentre si recarono alla -volta di Montechiaro, incendiarono Guidizzolo[53]. Ed i Reggiani da -soli, assediato Carpenedolo[54] lo presero il 5 ottobre, come pure due -castelli di Casaloldo[55], uno che era dei Conti, e l'altro era dei -terrazzani di quel luogo; e li misero a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre -l'Imperatore strinse l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme -al suo seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso -a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro fecero -una sortita e diedero battaglia, e nel giorno seguente l'Imperatore -completò l'assedio di Montechiaro dall'una e dall'altra parte, e -lo batterono con manganelle e due baliste; e il giorno 22 Ottobre, -un giovedì, quei del castello si arresero all'Imperatore; e furono -tutti condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva nel suo -esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre prese Gambara[56], -Castel Gottolengo, Pralboino e Pavone, e furono messi a ruba, a -ferro e a fuoco. E prima del dì di S. Martino venne coll'esercito a -Pontevico[57]. Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che -aveva a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a foggia del -carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben formata, e aveva quattro -bandiere, una ad ogni angolo, e nel centro un gran confalone, e dentro -chi conduceva la bestia con molti Saraceni. Di questa materia ne parla -abbastanza il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di questi -animali, la cui natura e le cui proprietà espose a sufficienza frate -Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei Minori, in un libro che scrisse -intorno alla natura delle cose, diviso in dicianove capitoli. Fu -chierico grande e spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel -millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col suo esercito -a Pontevico,[58] corsero i Milanesi contro di lui coll'esercito loro, -e stettero gran tempo a campo. Allora i bolognesi ai 25 di novembre -presero Castel Leone[59], che era de' Modenesi sulla strada presso -Castel Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco, -appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre e le altre cose; -e gli uomini che trovarono in Castel Leone li trassero in prigione -a Bologna. A Castel Leone vi era una bellissima torre, che cadendo -sbattè con tanta violenza le acque della fossa, che ne lanciarono -fuori un luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in -regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed uno che vide -queste cose le raccontò a me una volta che ebbi occasione di passare -di là in sua compagnia. E mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del -Comune di Parma cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava -su e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo per la Via -di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani, accorrete e aiutate i -Modenesi; e vedutolo ed uditolo, io lo presi ad amare, perchè procurava -di far del bene a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente -esaudito ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani, -correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri; sicchè -all'udir quelle parole, io ne era commosso sino alle lacrime. Perocchè -io andava pensando che Parma era senza uomini; nè erano rimasti a -casa che i ragazzi, le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e -le donne. Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri -eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua impresa. E lo -stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi furono rotti dall'esercito -dell'Imperatore, che ne fece massacro, e perdettero presso -Cortenuova[60] il carroccio, cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i -Romani per oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva -d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli favorevoli. -In quel combattimento fu fatta grande strage di Milanesi; ed anche il -figlio del Doge di Venezia, che era allora Podestà di Milano, fu preso -dall'esercito dell'Imperatore, e mandato prigione a Cremona. E così -l'Imperatore conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca Trivigiana. - - -a. 1238 - -L'anno 1238 l'Imperatore cinse d'assedio Brescia. E con lui e col suo -esercito erano i Parmigiani, i Cremonesi, i Bergamaschi, i Pavesi, -mille fanti e duecento cavalieri Reggiani, e Saraceni, e Tedeschi ed -altra gente diversa e innumerevole. E vi stettero a campo lungo tempo; -e allora l'Imperatore fece costruire castelli di legno per battere -i Bresciani, e posevi sopra i prigionieri fatti a Montechiaro. I -Bresciani manganarono quei castelli e li distrussero senza far male di -sorta ai prigionieri, che vi erano sopra; ma per rappresaglia appesero -per le braccia all'esterno dello steccato della città i prigionieri -imperiali che avevano tra mani. Nè l'Imperatore potè prendere la detta -città di Brescia, perchè fece validissima difesa. E l'Imperatore si -ritirò confuso con tutti gli alleati che aveva seco nell'esercito. - - -a. 1239 - -L'anno 1239 l'Imperatore Federico fu scomunicato da Gregorio IX; i -Francesi oltremare furono sconfitti; fu deposto frate Elia ministro -Generale dell'Ordine dei Minori, e gli fu sostituito frate Alberto -da Pisa; vi fu eclisse di sole con orribile e terribile oscurità, -tanto che si videro le stelle; ed io stesso frate Salimbene da Parma, -che era a Lucca di Toscana, lo vidi co' miei occhi. E già da un'anno -io era nell'Ordine de' frati Minori, e più quel tanto di tempo che -corre dalla festa della Purificazione, sino al giorno in cui si vide -l'eclisse il venerdì tre giugno, a nove ore antimeridiane; e pareva -notte scura, e uomini e donne ebbero grande spavento; e quà e là, come -pazzi, correvano percossi da affanno e da paura. E il gran timore ne -fece correr molti a confessarsi, e far penitenza de' loro peccati; e -molti si rappacificarono che erano tra loro in discordia. E Manfredo -Cornazzani Parmigiano, allora Podestà di Lucca, presa in mano una -croce, andava processionalmente per la città co' frati Minori ed altri -religiosi regolari e secolari; ed il Podestà stesso predicava intorno -alla passione di Cristo, e rimetteva in concordia i nemici. Questa -cosa ho veduto io testimonio presente. E mio fratello, frate Guido di -Adamo, e frate Fasso anch'esso di Parma, erano là con me. E Domafolo -di Miano[61] e Giacomo di Maluso, cugino di mia madre, erano avvocati, -ossia assessori del predetto Manfredo Podestà di Lucca. Questo -Manfredo e donna Auda moglie sua e sorella di Bartolo Tavernieri erano -i principali benefattori dell'Ordine de' Minori. Queste beneficenze -le ho vedute io co' miei proprii occhi nel convento de' frati Minori -di Medesano[62], nel qual castello erano altri nobili cavalieri e -nobili donne che facevano di molto bene ai frati Minori. E Iddio ne li -rimeriti colla retribuzione dei giusti. Nello stesso anno l'Imperatore -Federico coi Parmigiani e i Modenesi e con mille fanti e duecento -cavalieri Reggiani ne' mesi di Luglio, Agosto, Settembre tenne in -assedio Piumazzo e Crevalcore[63], ambidue castelli dei Bolognesi; ed -ambidue furono smantellati: onde i giocatori degli scacchi derivarono -il proverbio; _scacco per Vignola aven_[64] _Plumazo_. E nello stesso -anno mentre l'Imperatore stava assediando Piumazzo e Crevalcore coi -Parmigiani e Modenesi e Reggiani, arrivarono i Bolognesi e incendiarono -borgo S. Pietro[65] fuori porta della città di Modena, e misero a fuoco -anche quanto trovarono tra il detto borgo e la città. Lo stesso anno -i Bolognesi furono sconfitti presso Vignola[66] dai Parmigiani e dai -Modenesi, che ne uccisero molti e li sommersero nel fiume, e molti ne -fecero prigionieri. Vi fu anche ribellione di alcuni Principi e Baroni -nella Marca Trivigiana, principale de' quali fu Azzone Marchese d'Este -con tutti quelli di parte sua e con quei di Treviso. - - -a. 1240 - -L'anno 1240 morì frate Alberto da Pisa, ministro Generale dell'Ordine -de' frati Minori, e fu eletto a sostituirlo frate Aimone d'Inghilterra, -poichè frate Elia aveva apostatato e fatta adesione a Federico. In -Gennaio dello stesso anno gelò si forte il Po che si passava dall'una -all'altra parte del fiume a piedi e a cavallo. E nei mesi di Febbraio, -Marzo e Aprile fu assediata Ferrara con grande oste da Azzone Marchese -d'Este, e da Gregorio da Montelungo, Legato in Lombardia, e dal Doge -di Venezia; e ognuno di loro aveva seco grosso esercito. E allora -era Podestà di Ferrara Raimondo da Sesso. E i Ferraresi fecero la -dedizione della loro città, e consegnarono il Salinguerra in mano ai -prenominati Gregorio di Montelungo, Marchese d'Este, e Doge di Venezia. -Il Salinguerra poi e con lui altri nobili suoi partigiani furono -mandati prigionieri a Venezia; ove il Salinguerra stette a confino, e -vi morì, e vi ebbe sepoltura. Egli fu uomo potente e famoso e celebre -e stimato per gran sapienza. Resse benissimo la Signoria di Ferrara, -come una volta l'aveva retta Guglielmo di Marchesella, e l'aveva -data al Marchese d'Este, che prima non aveva avuto mai in Ferrara -nulla che fosse suo. Ma realmente la città di Ferrara è del Papa, ed -è terra della Chiesa; e l'ho udito io dire le cento volte, perchè io -vi ho soggiornato sette anni, e l'ho udito anche da Papa Innocenzo IV -in pubblica predica, stante che, quando egli predicava dal balcone -del palazzo del vescovo di Ferrara, io era sempre al suo fianco. -Tuttavia il Salinguerra usava dire: Il cielo è di Dio, ma la terra è -degli uomini: Quasi con questo intendesse di gloriarsi come potente -sulla terra. Ma nulla ostante egli morì nella laguna di Venezia. Era -sapiente, ma ebbe un figlio stolto, come Salomone ebbe Roboamo. Quel -suo figlio si chiamava Giacomo Torello, e anch'esso usava frequente -un suo proverbio, che diceva: _L'asen dà per la parè; botta dà, botta -receve;_ che vuol dire: L'asino quando tira calci batte sulla muraglia; -dà un colpo, e un colpo riceve, cioè, percuote ed è ripercosso. Ed i -contadini giudicavano sapientissimo quel motto, perchè credevano che -fosse detto a capello del Papa e dell'Imperatore, che allora erano tra -loro discordi. In quel tempo era Papa Gregorio IX e Imperatore Federico -II: dal quale fu presa Ravenna dopo la morte di Paolo Traversari. Qui -è da notare che in antico eranvi a Ravenna quattro nobili casati, come -ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, dove ho dimorato cinque -anni. Ed ora tutti que' casati, che erano i più nobili, e primeggiavano -sugli altri, sono spenti; e l'ultimo a venir meno fu quello di Paolo -Traversari, che a' miei giorni si estinse completamente. Questo Paolo -Traversari fu bellissimo cavaliere, gran barone, straricco e ben -voluto da' suoi concittadini; ma tuttavia ebbe in Ravenna un emulo ed -avversario, che fu un certo Anastasio. Paolo ebbe un figlio, che lasciò -una figlia non legittima, detta Traversaria dal nome del casato di lui. -Io l'ho veduta assai volte, ed era bellissima donna ben costumata, di -mezzana statura, cioè nè alta nè bassa. Papa Innocenzo IV la legittimò -affinchè potesse reditare, e la diede per moglie a Tomaso Fogliani -di Reggio, suo parente, cui fece anche conte nelle Romagne, e fu -caro ai Ravennati. Questo Tomaso poi generò di quella un figlio, di -nome Paolo, ch'io ho conosciuto bellissimo fanciullo ed avvenente, il -quale, giunto al bivio della lettera pitagorica, morì lasciando erede -Matteo Fogliani, che ne occupò poi i beni. Dopo la morte di Tomaso, la -moglie sua si rimaritò col nipote del Marchese d'Este, cioè Stefano, -figlio del Re d'Ungheria, fratello di Sant'Elisabetta, ma soltanto da -parte di padre. Di questo matrimonio nacque un bel fanciullo, che in -processo di tempo morì. E la moglie di Stefano morì e fu sepolta nel -sepolcreto di Paolo Traversari nella chiesa di San Vitale in Artica a -Ravenna. Stefano poi andò a Venezia ove chiuse i suoi giorni miserrimo -e poverissimo. E, come disse Giuseppe parlando di Erode Agrippa, non -era veramente uomo, per cui riguardo sia molto da rimproverare di sua -mutabilità la fortuna. E come Giuseppe narra di tre speciali disgrazie -d'Erode Agrippa, così noi possiamo dire di altrettante che colpirono -Stefano. Prima sventura ad incoglierlo fu che sua madre, dopo la -morte di Andrea Re d'Ungheria, fuggì dall'Ungheria incinta per timore -di essere uccisa dagli Ungheresi, come avevano ucciso altra regina, -cioè la madre di Sant'Elisabetta. Secondo, gli fu messo a carico -che la madre lo avesse concepito da un tal Dionisio; epperciò non lo -riconoscevano per figlio del re d'Ungheria, e non lo ammettevano alla -successione. E questa cosa restò per molti anni dubbia nella mente del -re d'Ungheria. E molti frati Minori Ungheresi, passando per Ferrara, -volevano vederlo, e dicevano che si assomigliava perfettamente al re -d'Ungheria suo padre. Terzo, perchè essendo allevato in Ferrara alla -corte del Marchese d'Este, ed essendo tenuto appartato, perchè per -diritto di più prossimo parente doveva essergliene il successore, come -figlio di una nipote, che era figlia del fratello di lui Aldobrandino, -fu portato in frattanto dalla Puglia sopra un asino un bambino, nato -da una certa nobildonna di Napoli e di un certo principe Rainaldo, -figlio di Azzone marchese d'Este già defunto, come si disse allora, ma -in vero l'Imperatore teneva lo stesso Rainaldo in prigione a Napoli, -come ostaggio. Se questo fatto sia fittizio, e inventato a malizia, o -se sia vero, non so. Ma comunque fosse, Stefano fu espulso da Ferrara, -e andò a dimorare a Ravenna: e il fanciulletto ultimo condotto tenne -la signoria del Marchese d'Este....... E fu pessimo uomo...... Questi è -Obizzo Marchese d'Este, che ora signoreggia in Ferrara, e che pe' suoi -peccati..... è guercio. Perocchè caracollando in un torneo la vigilia -di Pasqua, spezzatasi l'asta, si offese l'occhio destro e ne perdette -la vista. E tali caracollamenti faceva perchè era innamorato di una -donna, che era presente. Così pure fu detto di lui che... stuprava in -Ferrara le mogli de' nobili e de' plebei. Alcuni dissero che questo -Obizzo fosse figlio.... Inoltre spogliò la famiglia Fontana, che lo -aveva esaltato e sublimato, e la espulse da Ferrara. Molto male fece, -e molto ne riceverà da Dio, se non si emenda. Con Ottobono, che diventò -poi Papa Adriano, ebbe sì intima amicizia che sposò poi una parente di -lui, d'onde gli nacquero tre figli ed una figlia. Il primogenito fu -Azzone, che prese per moglie una parente di Papa Nicolò III, romano, -che, quand'era Cardinale, si chiamava Giovanni Gaetani; e al posto -di Cardinale subentrò Matteo Rossi, figlio di Orso, fratello germano -del Papa. Questo Matteo Rossi era governatore, protettore e censore -dell'Ordine de' frati Minori a seconda della loro regola. E Papa -Nicolò lo designò e lo diede all'Ordine, quantunque i frati avessero -già prima fatta domanda di avere Girolamo, stato già loro ministro -Generale. Secondo Cardinale parente del Papa fu Giacomo Colonna, che -è favorevolissimo all'Ordine de' Minori. E quando era ancor giovane e -cittadino privato, quando cioè non era ancora stato elevato ad alcuna -dignità, da Bologna ove era a studio, andò a Ravenna a visitare per -divozione le chiese; perchè in Ravenna, tutto il mese di Maggio, vi -sono amplissime indulgenze; e molti vi accorrono dalle diverse parti -del mondo per conseguire colle preghiere quelle indulgenze che sempre -desiderarono. Perciò dunque Giacomo venne a Ravenna, ove io allora -abitava nel convento de' frati Minori della Chiesa di S. Pietro -maggiore, in cui si venera il corpo di S. Liberio, eletto per mezzo di -una colomba, e fui designato ad accompagnarlo, e lo condussi a tutti -i Santuarii dentro e fuori della città. Terzo Cardinale, parente di -Papa Nicolò III fu Latino dell'Ordine de' frati Predicatori. Questi, -in quanto alla fisonomia, a mio giudizio, si assomigliava pienamente -a Pietro Lambertini di Bologna. Papa Nicolò lo fece Legato per la -Lombardia, e con una certa sua ordinanza diede assai su' nervi a tutte -le donne, comandando che le loro vesti fossero sol tanto lunghe da -arrivare a terra, più la giunta di un palmo. Perocchè prima traevano -per terra la coda delle vesti con uno strascico di un braccio e mezzo. -Onde al proposito dice Patecelo: - - _Et drappi longhi ke la polver menna._ - La lunga vesta che la polve innalza. - -E lo fece pubblicare nelle chiese, e l'impose alle donne come precetto, -ordinando anche che nessun sacerdote potesse assolvere quelle che non -vi si attenevano; la qual cosa fu alle donne più amara che la morte. Ed -una mi disse in confidenza che si teneva più cara quella coda che tutto -il resto del vestiario. Oltrecciò il Cardinale Latino comandò che tutte -le donne, giovinette, donzelle, maritate, vedove e matrone uscissero di -casa col capo velato. La qual cosa fece loro orrore. Ma pure a questa -vessazione seppero trovare un rimedio, mentre non era possibile averlo -per le code. Perocchè fecero fare veli di bisso e di seta intessuta con -oro, coi quali acquistavano un'apparenza dieci volte più seducente, e -provocavano maggiormente a lascivia coloro che le riguardavano. Quarto -Cardinale parente di Papa Nicolò fu Giordano, suo fratello germano, -uomo di poca dottrina e quasi laico. E creò questi quattro Cardinali -suoi parenti per esaltare que' del suo sangue e della sua carne. E così -fece la Chiesa cosa della sua famiglia, come fecero talvolta alcuni -Pontefici romani, de' quali dice Michea.... Ed io in mia coscienza -credo certissimo che l'Ordine del beato Francesco, del quale io sono -un umile, anzi il minimo fraticello, abbia ben mille frati Minori, che -per ragione di scienza e di santità sarebbero più degni del cardinalato -che molti di quelli, che per parentela ne furono insigniti dai romani -Pontefici. E ve n'è un esempio recente. Papa Urbano IV di Troyes -promosse al cardinalato Angero suo nipote, lo esaltò e lo sublimò, -quanto a ricchezze e ad onori, sopra tutti i Cardinali della corte; -mentre prima non era che un vilissimo scolaretto, tanto che portava a -casa dal macello le carni anche per altri scolari, coi quali studiava. -In seguito poi s'è saputo che era figlio del Papa. Quarta sventura di -Stefano fu la morte di suo figlio e di donna Traversaria sua moglie, -dalla quale aveva avuto in Ravenna e per le Romagne ricchezze, onore e -gloria. Laonde dovette rifuggirsi a Venezia, ove morì nella desolazione -e nella miseria. Dopo questo, cioè dopo la morte di Stefano, venne un -certo Guglielmotto dalla Puglia con una certa donna, che lo seguiva, -e che prima si chiamava _Pasquetta_, e le pose poi nome Aica, e la -diceva sua moglie, e figlia di Paolo Traversari. Ma sta di fatto che -l'Imperatore Federico aveva presa l'Aica figlia di Paolo Traversari, e -l'aveva mandata come ostaggio in Puglia, e poi, sdegnato ardentemente -contro il padre della fanciulla, la fece gettare in una fornace accesa, -e così essa volò al cielo. E vi era presente, e la confessò, un frate -Minore di nome Ubaldino, nobil uomo di Ravenna, fratello di Sigorello, -e che dimorava in Puglia. Era bellissima giovane; nè vi è punto da -meravigliare perchè ebbe un bellissimo padre. Guarda Paolo Traversari, -e guarda Re Giovanni, e giudica, se sai, chi di loro sia più bello. Ma -questa Pasquetta, che si dava per figlia di Paolo, e s'era assunto il -nome di Aica, era brutta donna, deforme, misera e oltremisura avara. -Ed io lo so, chè ho parlato secolei in Ravenna, dove io abitava quando -venne colà, e l'ho vista le centinaia di volte. Essa aveva imparato a -conoscere da una sua donna i costumi di colui, che voleva far credere -suo padre; come anche le condizioni di Ravenna. Inoltre un certo -tale di Ravenna, ch'io ben conosceva, e che andava frequentemente -in Puglia, di dette cose maliziosamente la istrusse, sperando, se la -fortuna la portava in alto, di ottenerne da lei un premio. Costui si -chiamava volgarmente Ugo di Barco, ed io lo conosceva. Giunse pertanto -Guglielmotto con sua moglie; e i Ravennati, avendone avuta notizia, -si rallegrarono e andarono loro incontro per fare a loro una festosa -accoglienza. Uscii anch'io col frate mio compagno sin fuori porta S. -Lorenzo, e stetti sul ponte del fiume aspettando per vedere come la -finisse. E intanto mi venne incontro un giovane correndo, e disse: E -perchè non sono venuti gli altri frati? In verità sin anche il Papa, se -fosse a Ravenna, dovrebbe venire a vedere tanta letizia. Ciò udendo, -lo guardai, e sorrisi, e dissi: Che tu sii benedetto, o figlio; hai -parlato bene. Entrato in Ravenna, si recarono tosto alla Chiesa di -S. Vitale a visitare innanzi tutto la tomba di Paolo Traversari. E -Pasquetta, stando davanti all'arca di Paolo, cominciò a piangere a -udita di tutti, quasi piangesse per Paolo, personaggio nobile, valoroso -e prudente, come se fosse stato suo padre. Spiacque però quel mostrarsi -sdegnosa di vedere che anche Traversaria fosse sepolta nel sepolcro di -suo padre. Poscia andarono agli alberghi già per loro allestiti. Queste -particolarità me le raccontò Giovanni monaco sagrista di S. Vitale, -amico mio, che era presente e vide. Il giorno dopo, Guglielmotto -tenne un'allocuzione davanti al Consiglio de' Ravennati. Egli era bel -cavaliere e magnifico oratore. E, terminata la sua orazione, e fatte -nella concione le sue proposte, i Ravennati gli offrirono e promisero -più di quello che aveva richiesto. Perocchè erano lieti che rivivesse -il casato di Paolo. Gli stessi sensi provò anche Filippo Arcivescovo -di Ravenna, oriondo toscano. E Guglielmotto entrò in possesso di tutti -i beni e di tutte le terre di Paolo con sicurezza maggiore di quella, -colla quale li aveva posseduti Paolo stesso. Ed ebbe abbondanza di -denaro e di rendite; e fabbricò corti, casali, mura e palazzi, e molti -anni, come ho visto io, gli arrise la prospera fortuna. Ma dopo si levò -contro la Chiesa, e perciò fu espulso da Ravenna, e si smantellarono -tutti i suoi palazzi e tutti i suoi edifizii. Quella Pasquetta sua -moglie, che si faceva chiamare Aica, da lui non ebbe figli; però mandò -in Puglia e si fece condurre due ragazzi, uno di cinque e l'altro di -sette anni, che diceva essere suoi figli. Finalmente ne morì uno, e -fattolo seppellire nel sepolcreto di Paolo, cominciò a mandar grida -di dolore, e a dire esclamando: Oh! magnificenze di Paolo, ove vi -abbandono? Oh! magnificenze di Paolo ove vi abbandono? Oh magnificenze -di Paolo, ove vi abbandono? Finalmente, insorgendo molte guerre, chiuse -i suoi giorni a Forlì, e Guglielmotto se ne tornò in Puglia spogliato e -nudo; sicchè gli si potrebbe applicare il detto del poeta; - - _Non eodem cursu respondent ultima primis._ - Non gira sempre egual la cieca Dea; - Or lieta t'accarezza, ed or t'è rea. - -Che poi di queste frodi, di queste simulazioni e di queste corbellature -ne possano avvenire al mondo, non è punto da dubitare, perchè ne -abbiamo molti esempi. Ed anzi tutto il finto Alessandro, ai tempi -di Cesare Augusto, di cui parlano le storie. Così si dica del conte -di Fiandra, che morì oltremare. Dopo molti anni arrivò un tale, che -assomigliava in tutto al conte, e si presentò alla contessa di Fiandra -dicendole ch'egli era suo padre; e sapeva dire cose dalle quali si -poteva congetturare che dicesse la verità. Ma avendogli essa, per -suggerimento dei suoi, chiesto chi lo avesse fatto cavaliere, non -seppe rispondere, e quindi lo fece impiccare. Il terzo caso è di -Federico Imperatore deposto, dopo la cui morte si trovò un eremita, -che era di aspetto somigliantissimo all'Imperatore, e conosceva punto -per punto le cose del regno, dell'impero e della corte Reale. Alcuni -principi e baroni della Puglia, volendo invadere ed occupare il regno, -coll'assenso di lui lo tolsero dal romitaggio, e divulgarono che -l'Imperatore viveva ancora. E l'eremita si prestava col suo assenso a -queste cose, perchè sperava acquistarne ricchezze ed onori. Ma Manfredi -figlio di Federico, che era chiamato principe, lo fece prendere e -ordinò che fosse sottoposto a tormenti e fatto morire. Nota che questa -frode, riguardo a Federico, si presumeva facile a condursi a buon fine, -perchè nella Sibilla si legge: _Si divolgherà in mezzo ai popoli: vive -e non vive._ Laonde anch'io per molto tempo stentava a credere che -fosse morto; se non che l'udii poi co' miei orecchi dalla bocca stessa -di Innocenzo IV, quando nel suo ritorno da Lione egli predicava al -popolo affollato in Ferrara. Perocchè io era sempre al suo fianco, e -disse nella predica: _Quel Signore che una volta fu Imperatore, nostro -nemico, e avverso a Dio e alla Chiesa, è morto, come per sicuro è stato -annunziato a noi._ L'udirlo mi riempì di stupore, e appena ancora potei -crederlo. Perocchè io era Gioachimita, e credeva, e m'aspettava, e -sperava che Federico fosse per fare ancora mali maggiori di quelli che -aveva già fatti, sebbene non fossero pochi. Quarto esempio ne è quello -di un certo, che diceva di essere Manfredi, figlio di Federico, quel -Manfredi che era stato debellato da Re Carlo, fratello di Lodovico re -di Francia. E perciò Re Carlo ordinò che quel finto principe Manfredi, -che gli si era presentato, fosse ucciso. E fece uccidere a que' dì -molti che s'infingevano Manfredi. Ma di ciò basti. Perocchè queste cose -non le ho dette di proposito, ma soltanto trattovi dal caso di Paolo -Traversari. _Perchè lo spirito spira quando vuole,_ e non è in potere -dell'uomo impedirnelo. Ora ritorniamo all'anno di cui si cominciò a -parlare. Nel 1240 adunque l'Imperatore assediò Faenza, che si arrese a -patti, ma, entratovi, ruppe la fede loro data. - - -a. 1241 - -L'anno 1241 fu presa Faenza, cioè si arrese di accordo all'Imperatore, -il quale, come si disse, non serbò la fede data. Morì Papa Gregorio IX, -che fu amico e padre e benefattore dell'Ordine de' frati Minori, e a -lui successe Celestino IV milanese, che morì subito; cioè diciasette -giorni dopo. E la sede restò vacante dal 1241 sino al 1243, perchè i -Cardinali erano discordi e dispersi. E Federico aveva chiuse le vie, -tanto che molti ne furono presi; e ciò faceva per timore che alcuno di -quei che passassero, diventasse Papa. Ed io stesso in quel tempo fui -preso più volte. E allora pensai e studiai modo di scrivere lettere -come, in cifra. - - -a. 1242 - -L'anno 1242 fu Podestà di Reggio Lambertesco dei Lamberteschi -Fiorentino, che aveva amore a far ragione e giustizia ai cittadini; e -appunto perchè il detto Podestà aveva amore a far ragione e giustizia -alcuni reggiani fecero questi versi: - - Venuto è 'l liòne - De terra fiorentina - Per tenire raxone - In la città regina. - -E allora il Consiglio municipale di Reggio a quasi unanimità di voti -gli concesse facoltà di fare quel che volesse. E nello stesso anno fece -fare la strada di Reggiolo, i ponti sul cavo Tagliata, le fossa attorno -al castello di Reggiolo[67], e trenta braccia della torre. - - -a. 1243 - -L'anno 1243, sul finir di Giugno, il dì di S. Pietro, fu eletto -Papa Innocenzo IV, Lombardo, dei conti di Lavagna[68] nella diocesi -di Genova. E governò la Chiesa 11 anni, 5 mesi e 10 giorni. Questi -era stato canonico di Parma, e causa dello smantellamento di questa -città. Per poter adunare un concilio fuggì a Lione, nobile città della -Francia, nella Borgogna, sul Rodano, ove stette molti anni, cioè sino -alla morte di Federico, e vi era andato l'anno 1244. Questi a suo -tempo stipulò un gran trattato con Federico per ricondurre le cose a -pace, e in pendenza della contumacia dell'Imperatore contro la Chiesa, -coll'aiuto de' Genovesi andò in Francia; e celebrando un concilio -a Lione condannò Federico come nemico della Chiesa, e lo depose -dall'Impero, e procurò che fosse eletto re d'Allemagna il Langravio -della Turingia; dopo la cui morte fu eletto Guglielmo d'Olanda. Questo -Papa canonizzò a Lione S. Emondo confessore. Arcivescovo di Cantorbery. -Canonizzò anche a Perugia il beato Pietro[69] dell'Ordine de' frati -Predicatori, Veronese, ucciso dagli eretici tra Como e Milano pel suo -predicare contro di loro. Canonizzò eziandio in Assisi nella chiesa -del beato Francesco, S. Stanislao vescovo di Cracovia, fatto uccidere -dall'iniquo Principe (Federico?). Innocenzo, morto l'Imperatore -Federico, entrò in Puglia con un grande esercito, e poco dopo morì -a Napoli, ove ebbe sepoltura. E queste cose sono dette qui per -anticipazione. A questi tempi fiorì venerabile per vita e per scienza -il Cardinale Ugo, frate dell'Ordine de' Predicatori, che, dottore in -teologia, con dottrina sana e lucidissima commentò tutta la Bibbia. Fu -primo autore delle Concordanze bibliche. Ma in seguito furono fatte -concordanze migliori. Papa Innocenzo lo creò Cardinal prete di santa -Sabina; nella quale dignità si comportò lodevolmente sino alla morte. -Così nel sunnotato millesimo, alla corte dell'Imperatore Federico, morì -Nicolò vescovo di Peggio, a Melfi[70] in Puglia, ove fu anche sepolto. -Nello stesso anno, e contemporaneamente, furono eletti vescovi di -Reggio Guizzolo degli Albiconi, Prevosto di S. Prospero di Castello, -e Guglielmo Fogliani. Perciò nel mese di Settembre vi fu gran contesa -tra gli Albiconi, i Fogliani e il Podestà. Ma fu poi confermato vescovo -di Reggio Guglielmo Fogliani, perchè era parente del Papa Innocenzo -IV, che allora reggeva la Chiesa romana. Così pure il prenominato -Papa spogliò del vescovado di Parma Bernardo Vizio Scotti, che era de' -frati del Martorano, e che già lo possedeva come datogli da Gregorio -di Montelungo Legato in Lombardia, per darlo ad Alberto Sanvitali, suo -nipote di sorella. E Re Enzo figlio dell'Imperatore Federico occupò il -palazzo del vescovo di Reggio, e, in odio del Papa e del partito ostile -non lasciò che il sunnominato Guglielmo vi abitasse. - - -a. 1244 - -L'anno 1244 morì frate Aimone Inglese, ministro Generale dell'Ordine -de' frati Minori, e gli succedette frate Crescenzio della Marca -d'Ancona, già molto vecchio. Questi ordinò a frate Tomaso di Cellano -(che fu il primo a scrivere la vita del beato Francesco) che la -scrivesse di nuovo perchè in quella prima erano state ommesse molte -cose. E fece un bellissimo libro dei miracoli e della vita del santo -intitolato: _Memoriale del beato Francesco in mancanza della sua -persona:_ sul quale ne compilò poscia uno eccellente il ministro -Generale frate Bonaventura. E pure vi sono ancora molte cose, che -non sono notate; perchè il Signore tutti i giorni, e in tutte le -parti del mondo, non cessa di operare grandi miracoli per mezzo -del suo servo Francesco. Questi fu invitato al concilio, che si -tenne per la detronizzazione di Federico, da Papa Innocenzo IV con -lettera particolare, ch'io ho veduta; ma egli se ne scusò per la -sua vecchiezza; e in sua vece mandò frate Giovanni da Parma, uomo -santo e letterato; e che gli successe poi nel governo dell'Ordine. -In quest'anno furono inviate da Roberto Patriarca di Gerusalemme a -tutta la cristianità lettere, che portavano gravissime notizie, ed -erano di questo tenore: Io Roberto Patriarca, sebbene indegno, di -Gerusalemme, notifico a tutti quelli che sono inscritti nell'albo de' -cristiani che nell'anno del Signore 1244 ai 17 di Ottobre, cioè la -vigilia di S. Luca Evangelista si fecero quì da noi, cioè in Terra -Santa, molti massacri e molte tradigioni. Un primo massacro avvenne -in Agosto, quando Gerusalemme fu distrutta dai Colisimini. Un secondo, -la vigilia di Santa Lucia, nella pianura di Gadar, cioè sabbia bianca, -ove furono trucidati 312 frati militanti, e 324 difensori delle torri. -Del convento di S. Giovanni furono massacrati 325 frati militanti -e 200 guardie delle torri. Del convento degli Alemanni sopravissero -alla strage soli tre frati; gli altri, ed erano 400, furono passati -a fil di spada. Dell'ospizio di S. Lazzaro furono uccisi tutti i -militi lebbrosi. Caifasso fu ucciso con tutta la sua gente. Il conte -Gualterio di Giaffa restò prigioniero, e di tutti i suoi uomini -fu fatta strage. I militi del Principe d'Antiochia, ch'erano 300, -incontrarono la stessa sorte. Quelli del Re di Cipro, 300 anch'essi, -uccisi. L'Arcivescovo di Tiro con tutti i suoi fu vittima. Parimenti -il vescovo di Rama. Inoltre, e questo è più desolante, 16000 Francesi -versarono il loro sangue per la fede di Cristo, e così tanto numero di -crociati d'altre nazioni da non potersi contare. Ed è da notare che il -Soldano di Damasco, e il Soldano di Camele, e un grande de' Saraceni, -che si chiama Nas, e tutta la milizia del Signore di Allap, che avevano -giurato a noi fedeltà, ed erano più che 25000 Saraceni, sul finire del -combattimento ci tradirono, e i loro nomi saranno maledetti ne' secoli -de' secoli; e così sia. - - -a. 1245 - -L'anno 1245 il predetto Imperatore Federico fu detronizzato da Papa -Innocenzo IV in pieno concilio a Lione, città della Francia. Per la -qual cosa Federico esiliò principalmente da Parma e da Reggio tutti -gli amici più stretti del detto Papa, e alcuni li fece prigionieri; -poi raccolse l'esercito su Milano, e non gli tornò bene. Nello stesso -anno Lodovico Re di Francia andò a Cluny da Papa Innocenzo IV: ed -ebbe con lui un famigliare colloquio. Parimenti nello stesso anno, -il primo di Gennaio, giorno di Domenica, nella città di Reggio vi fu -grande stormo intorno alla casa di Scazano; e il lunedì successivo vi -fu armeggiamento tra i Roberti e que' da Sesso; dal qual fatto questi -ritrassero disonore. E fu bruciata la casa dei Calegari; e perciò -vennero espulsi dalla città Giberto de' Tarasconi, Aschiero degli -Aschierì e Viviano Meliorati, che era imputato d'averla incendiata, -o almeno di aver consentito che vi si appiccasse il fuoco. E furono -rigorosamente puniti. Un lunedì poi, 3 Luglio, arrivarono sopra Reggio -Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi, e Maravone de' Bonici -con moltissimi fanti e balestrieri, ed incendiarono porta San Pietro -ed entrarono in città per violenza. E quello stesso lunedì e martedì -successivo vi furono di nuovo grossi stormi per città. Quindi furono -espulsi per ordine dell'Imperatore, tutti i Roberti, i Fogliani, -i Lupicini, i figli di Giovanni di Bonifacio, Manfredo da Palù, -i Canini e moltissimi Parmigiani di quel partito. De' Reggiani ne -furono condotti via molti dall'Imperatore. In quello stesso anno Papa -Innocenzo IV era a Lione sul Rodano colla sua Corte e i Cardinali, -e depose l'Imperatore Federico dal trono imperiale, e lo scomunicò; -e l'Imperatore pubblicò un bando contro il Papa, e i Cardinali e i -Legati. E allora in Ottobre l'Imperatore marciò contro i Milanesi sul -Ticino, ed Enzo di lui figlio sulla Tagliata dell'Adda con Parmigiani, -Cremonesi e Reggiani; e presero Gorgonzola[71], nell'assedio della -quale fu fatto prigioniero il Re, che fu poi liberato dai Parmigiani e -dai Reggiani[72]. - - -a. 1246 - -L'anno 1246 Tebaldo Francesco e molti altri baroni della Puglia si -ribellarono contro il deposto Imperatore Federico. E furono fatti -prigionieri dopo lungo assedio nel castello di Capaccio[73]; e uomini, -donne e fanciulli furono duramente trattati. Lo stesso anno per -intromissione dell'Imperatore Federico fu eletto podestà di Reggio il -Marchese Uberto Pallavicini, che andò all'assedio di Rossena[74] e di -Felina[75] nella diocesi di Reggio; e le ebbe per capitolazione. Il -prenominato Tebaldo Francesco fu poi una volta Podestà di Parma. - - -a. 1247 - -L'anno 1247 l'Imperatore Federico già deposto perdette Parma sul finir -di Giugno. Questa è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, e la -tenne stretta di assedio dal Luglio al Febbraio successivo. Lo stesso -anno durante l'assedio, io uscii di Parma, e andai a Lione, e avendolo -il Papa saputo, subito il dì d'Ogni Santi mandò cercandomi; perocchè, -dal dì della mia partenza sino a quello del mio arrivo a Lione, il Papa -non aveva saputo nulla di Parma nè per notizie sicure, nè per voci -vaghe; e stava aspettando l'esito della contesa. E avendo io parlato -da solo a solo in camera con lui, molte cose si dissero, e poi egli mi -assolse da tutti i miei peccati e mi diede la facoltà di predicare. Lo -stesso anno in cui Parma si ribellò all'Imperatore, fu fatto ministro -Generale frate Giovanni da Parma in un Capitolo generale tenutosi a -Lione in Agosto, mentre ivi ancora soggiornava Papa Innocenzo IV. Lo -stesso anno Boso di Dovara fu podestà di Reggio; e tenne due mesi i -Reggiani col Re nei pressi di Guastalla. E nello stesso anno il Re -con Ezzelino fecero prigione Ugo de' Roberti da Reggio insieme a molti -altri presso Fano[76]. Fano poi è una piccola terra nella diocesi di -Reggio presso l'Enza; come pure vi è Bibiano, Tortigliano e Cavigliano, -ove sono canali e prati. E distrussero Brescello[77], Berceto[78] e -tutta la diocesi di Parma verso Brescello al di qua dell'Enza[79], e -occuparono il ponte che avevano fatto i Mantovani. E lo stesso anno -fu catturata una squadra di barche dei Mantovani presso Brescello, ed -un'altra presso Gramignazzo[80], e furono uccisi molti Mantovani. Ed -i Mantovani incendiarono quanto apparteneva alla diocesi di Cremona -da Torricella[81] in giù. E i Milanesi, i Bresciani, i Bolognesi e -i Veneziani stettero due mesi a campo presso Luzzara[82]; perocchè -eravi una guerra grossa, intricata e piena di pericoli, essendo che la -Repubblica co' suoi alleati contro la Chiesa, e questa contro quelli, -s'erano con grande ardore levati in armi. E morì a Lione il Patriarca -d'Antiochia, che era de' Roberti di Reggio, ed era stato vescovo di -Brescia a' tempi di un gran terremoto; in occasione del quale essendo -uscito di camera per le grida di un frate Minore, che dimorava nella -corte vescovile, subito dopo per scossa di terremoto rovinò la camera -stessa; d'onde riconobbe da Dio la sua salvezza, e si convertì a lui -pienamente. Perciò fece voto, e promise di fermo, che per tutta la -sua vita avrebbe serbata intatta quella castità che per lo innanzi -non mantenne illibata, e che in vita sua non mangerebbe più carni; e -tenne il voto. Tuttavia colla sua famiglia usava largo trattamento, -secondo il consiglio di Grisostomo ecc. Faceva quel che dice l'Apostolo -ai Romani 12: _Rallegratevi con quelli che sono allegri, e piangete -con quelli che piangono;_ e faceva bene; e sapeva sollazzarsi a tempo -e luogo. Onde, essendo un dì a tavola con tutta la sua corte e molti -altri, vide che un certo giocoliere ascose di furto un cucchiaio -d'argento. Pertanto chiamò il suo servo, e gli disse: Non renderò a -te il mio cucchiaio, se prima ciascuno de' commensali non ti abbia -renduto il suo; giacchè dice l'Apostolo agli Efesii IV: _Chi rubava non -rubi più._ E così con queste parole mise sull'avviso il siniscalco, e -ricuperò il cucchiaio. Questo Patriarca fu uomo di poca dottrina; ma -il molto bene che faceva compensava il difetto della scienza. Perocchè -fu largo limosiniere e recitava ogni dì l'uffizio dei morti con nove -lezioni. Perchè adunque il Patriarca d'Antiochia perdurò in bontà di -vita, dacchè aveva rivolto il cuore all'amor di Dio, Iddio per mezzo -di miracoli mostrò alla sua morte che era stato suo servo ed amico -degno di gloria; de' quali miracoli non parlo per brevità, e perchè -mi affretto a parlar d'altre cose. Col Patriarca poi d'Antiochia visse -molt'anni frate Enrico da Pisa dell'Ordine de' Minori, che tante volte -parlò assai favorevolmente del prenominato Patriarca a me e agli altri -frati. Questo frate Enrico da Pisa fu bell'uomo, di mezzana statura, -largo, cortese, liberale e franco. Sapeva star bene a conversazione -con tutti, acconciandosi al fare d'ognuno, ben accetto ai frati e ai -secolari; il che è di pochi. Così pure fu predicatore rinomatissimo -e grazioso al clero e al popolo. Sapeva scrivere, miniare, o, come -dicono, lumeggiare (perchè col minio il libro si lumeggia), scrivere -musica, comporre bellissime e deliziose cantiche non meno a canto -fermo che a canto modulato, cioè note rotte e doppie. Fu distintissimo -nell'arte del cantare. Aveva voce profonda, sonante, che riempiva tutto -il coro. Aveva poi una doppia nota sottile, altissima, acuta, dolce, -soave, dilettevolissima. Fu mio custode nella custodia di Siena, e mio -maestro di canto a' tempi di Papa Gregorio IX. E allora viveva anche -frate Luca di Puglia, dell'Ordine de' frati Minori, di cui è il libro -intitolato: _Sermonum memoria_. Quest'ecclesiastico fu letterato e -dotto in filosofia scolastica, e in Puglia dottore esimio in teologia, -rinomato, solenne e di gran fama; e l'anima sua per la misericordia -di Dio riposi in pace, e così sia. Frate Enrico da Pisa fu uomo -morigerato, divoto a Dio e a S.ª Maria Maddalena. Nè è da meravigliarsi -perchè questa Santa era la titolare della sua parocchia in Pisa. Nella -città poi di Pisa la beata Vergine è la titolare della chiesa matrice, -nella quale io fui ordinato diacono dall'Arcivescovo di Pisa. Frate -Enrico compose molti inni e molte sequenze. Perocchè fece e musicò per -canto la seguente composizione: - - _Christe Deus — Christe meus,_ - _Christe Rex et Domine._ - -Per la voce d'una sua divota che andava cantando per la chiesa maggiore -di Pisa musicò: - - _E tu no cure de me; — e no curaro de te._ - -Così fece l'altra a tre voci: - - _Miser homo — cogita facta Creatoris._ - -Musicò pure per canto quel componimento di maestro Filippo Cancelliere -di Parigi: - - _Homo quam sit pura — mihi de te cura._ - -E perchè, quand'era custode, si trovò malato nell'infermeria del -convento di Siena, e non poteva scrivere musica, chiamò me, e fui il -primo a scrivere le note del suo canto, mentre egli cantava. Così mise -in musica per canto quell'altra composizione del cancelliere, cioè: - - _Crux, de te volo conqueri._ - _E... Virgo, tibi respondeo._ - _E... Centrum capit circulus._ - _E... Quisquis cordis et oculi._ - -E per quella sequenza..... _Iesse virgam humi Davit_ compose un canto -delizioso, che si canta con assai diletto, mentre, prima della sua, -aveva una musica rude e dissonante. La composizione della sequenza -l'aveva fatta Riccardo di S. Vittore, come ne compose tante altre. -Musicò anche deliziosamente per canto gli inni di S.ª Maria Maddalena, -composti dal cancelliere di Parigi, cioè: - - _Pange, lingua Magdalenae._ - -con altri inni. Parimente intorno alla risurrezione del Signore fece la -sequenza, composizione e musica, cioè: - - _Natus, passus Dominus_ - _Resurexit hodie._ - -Il secondo canto poi che l'accompagna, ossia il concanto, lo compose -frate Vita Lucchese dell'Ordine de' frati Minori, il miglior cantore -che si conoscesse nell'uno e nell'altro canto, cioè nel canto fermo, e -nel canto a note rotte, o doppie. Aveva voce sottile, ma piacevolissima -a udirsi, nè vi era persona tanto severa che non l'ascoltasse con -diletto. Cantava alla presenza di Vescovi, Arcivescovi, Cardinali e -Papi e l'ascoltavano volentieri. E se alcuno avesse chiacchierato -quando frate Vita cantava, tosto si udiva ripetere il detto -dell'Ecclesiastico XXXII: _Non interrompere la musica_. E se talvolta -un usignuolo cantava in un cespuglio, o in una siepe, taceva se udiva -cantare il frate, e l'ascoltava attentamente, e poi ripigliava il suo -canto, e così alternamente cantando risuonavano per l'aria soavissime -voci. E della sua perizia fu tanto cortese, che invitato a cantare non -se ne scusava mai, nè per voce impedita da infreddatura, nè per altra -cagione. E perciò non si potevano applicare a lui que' versi soliti a -dirsi, cioè: - - _Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos_ - _Ut nunquam inducant animum cantare rogati._ - D'ogni cantor brutto difetto è questo - Di non voler cantar quand'è richiesto. - -Anche sua madre e sua sorella furono abilissime nel canto. Egli fece -anche la nota sequenza, composizione e musica: - - _Ave mundi — spes, Maria_ - -e compose molte cantiche con musica melodica, della quale si -deliziavano assai i chierici secolari. Costui fu mio maestro di canto -in Lucca l'anno 1239, quando avvenne quella orribile oscurità di sole. -E quando Tomaso da Capua Cardinale della corte romana, e il più insigne -scrittore della corte stessa, compose quella sequenza: - - _Virgo parens gaudeat_ - -e pregò frate Enrico da Pisa di musicarla per canto, e ne fece una -musica bella, dilettevole e soave a udirsi, frate Vita ne compose il -secondo canto, ossia il concanto. Ed ogni volta che trovava qualche -canto semplice di frate Enrico, volentieri vi applicava il concanto. -Perciò Filippo Arcivescovo di Ravenna volle che frate Vita facesse -parte della sua famiglia, quand'era Legato nei Patriarcati di Aquileia, -di Grado, di Ragusa, di Ravenna e delle diocesi e provincie di Milano -e di Genova, e in generale di Lombardia, Romagna e Marca Trivigiana. E -gli piacque averlo, tanto perchè era suo concittadino, quanto perchè -era frate Minore, ed anche perchè sapeva cantare e comporre. Morì -a Milano, e fu sepolto nel convento dei frati Minori. Fu di persona -magro, gracile e di statura maggiore di quella di Frate Enrico; aveva -voce più da camera che da coro. Più volte uscì dall'Ordine, più volte -vi rientrò; e, quando ne usciva, entrava nell'Ordine di S. Benedetto. -E quando poi voleva essere riammesso, il Papa gli usava indulgenza per -amore del beato Francesco, e per la dolcezza del suo cantare. Ed una -volta cantò tanto soavemente che una certa suora, che l'udiva, saltò -giù da una finestra per andare con lui; ma non potè perchè si ruppe una -gamba. Però fu molto bene pesata quella sentenza di frate Egidio, detto -da Perugia non perchè fosse Perugino, ma perchè lungamente ci visse -e vi morì, uomo sempre trasportato da estasi e tutto santo, quarto -frate nell'Ordine de' Minori, compresovi il beato Francesco, quando -disse: _È una grazia grande non aver grazia_. E intendeva parlare non -della grazia di Dio, ma della grazia acquisita a studio, e da natura, -per la quale molti fanno male i fatti loro. In vero frate Enrico da -Pisa fu mio intimo amico, e tale quale la Sapienza descrive l'amico -ne' Proverbi 18. _Un uomo che ha degli amici dee portarsi da amico; -e v'è tale amico che è più congiunto che un fratello_. Imperocchè ed -egli aveva nell'Ordine un fratello mio coetaneo, ed io vi aveva un -fratello coetaneo di lui, e mi amava, disse, come il proprio fratello; -e, fatto ministro Provinciale in Grecia, Provincia di Romanìa, mi diede -una lettera di obbedienza, in virtù della quale io poteva, quando mi -piacesse, recarmi da lui a far parte de' frati della sua provincia con -qualunque compagno mi fosse stato a grado. Inoltre promise di regalarmi -una Bibbia e molti altri libri. Ma non vi andai, perchè lo stesso anno -che arrivò là, vi morì mentre presiedeva un Capitolo provinciale a -Corinto, dove è sepolto e riposa in pace. Profetò, ossia predisse il -futuro, quando a udita de' frati a Capitolo, disse: «Ora dividiamo -i libri dei frati defunti, ma può essere che tra breve s'abbiano -a dividere i nostri» — E s'avverò, poichè nella stessa adunanza -capitolare furono divisi i suoi. Noi non possiamo raccontare le storie -altrimenti da quello che furono di fatto, e come vedemmo le cose cogli -occhi nostri a tempo dell'Impero di Federico e molti anni dopo la -morte di Federico, sino a giorni in cui scriviamo, anno del Signore -1284. Io poi, scrivendo diverse cronache, mi sono valso di stile -semplice e chiaro, acciochè mia nipote, per cui le scriveva, potesse -intendere quel che leggesse; nè curai lo splendore delle parole, ma -la sola verità dei fatti, che io esponeva. Mia nipote poi era suor -Agnese, figlia di mio fratello, la quale giunta alla biforcazione della -lettera pitagorica, entrò nel monastero di Santa Chiara in Parma, e -sino ad oggi, giorno in cui scrivo, anno 1284, continua a restarvi -per servire a Gesù Cristo. Questa mia nipote ebbe elevatissimo lo -spirito d'intelletto della Sacra Scrittura, ingegno buono, memoria, e -un favellare grazioso e facondo. Or dunque essendo stato l'Imperatore -Federico deposto da Papa Innocenzo IV, erane irritatissimo, come orsa -a cui siano rapiti i figli, e inferocisca nel bosco. E s'aggrupparono -intorno a lui tutti quelli che erano spiantati, e, carichi di debiti, -avevano l'animo amareggiato; e divenne loro capo. Ma ascolta ciò che -dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Scontrisi pure un uomo in un'orsa, -a cui sien rapiti i figli, anzi che in un pazzo nella sua pazzia_: qual -fu Federico, che non riconobbe i beneficii ricevuti dalla Chiesa. Ma -non senza punizione. Perocchè dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Il -malanno non si dipartirà mai dalla casa di chi rende il mal per lo -bene_. Il che si è verificato evidentemente in Federico, la cui casa è -totalmente distrutta. L'anno dunque del Signore 1247 pochi cavalieri -di Parma che, banditi dall'Imperatore, soggiornavano a Piacenza, ed -erano di gran cuore, robusti, forti e a trattar le armi esperti, ed -avevano il veleno in petto, tanto perchè le loro case in Parma erano -state smantellate, quanto perchè era duro quel dover ospitare ora in -una casa or in un'altra, (perocchè erano in esiglio e in bando, ed -avevano numerosa famiglia e poco denaro, fuggiti da Parma a miracolo -per non restare prigionieri dell'Imperatore) vennero da Piacenza, -entrarono in Parma ai 15 di Giugno, ed espulsero que' di parte -imperiale. Prima però arrivati da Piacenza a Noceto[83], adunatisi in -un prato, e armati su' loro cavalli, tennero una concione, ed elessero -Ugo Sanvitali loro Capitano e vessillifero, ben sapendo che, quando -non vi è chi governa, il popolo cade a ruina. Ed era quell'Ugo uomo -forte, e saggio ed esperto nell'armi. Tra loro eravi pure Ghiberto da -Gente oratore affascinante, che disse: Assaltiamo ora compatti i nostri -nemici come unanimi abbiamo eletto il nostro capitano. E Gherardo da -Arcile soggiunse. «Sia in noi ardire e prontezza a vivere o a morire -da forti: niuno fugga, niuno tremi di paura; perocchè il Signore -combatterà coi forti, e il suo aiuto verrà su voi dal cielo». Inanimiti -adunque a tali parole, corsero all'assalto e diedero gran battaglia al -Podestà e ai militi Parmigiani a Borghetto di Taro[84]; ed ivi cadde -morto Enrico Testa d'Arezzo Podestà di Parma, mio conoscente ed amico, -che voleva bene a tutti i frati Minori. E parimente restarono sul -campo il suo scudiere, e Manfredo Cornazzani, e Ugo di Magnarotto de' -Visdomini, e molti altri; e Bartolo Tavernieri, ferito, rifuggissi a -Costamezzana[85] con alcuni suoi amici. E allora alcuni tedeschi del -partito imperiale dissero ai fuorusciti: Venite a Parma, e sicuramente -occuperete la città, che noi non faremo resistenza. Ed incontanente i -predetti Cavalieri Parmigiani, banditi dall'Imperatore, mossero sopra -Parma, e la presero, e la tennero. I Parmigiani allora convocarono -un consiglio, ed elessero loro Podestà Gherardo da Correggio. E -questo accadde ai 16 di Giugno, Domenica. E il Lunedì successivo i -Parmigiani mandarono ambasciatori al Comune di Reggio Armanno Scotti -ed un altro in sua compagnia a domandare che si dessero liberi nelle -loro mani que' prigionieri di Parma, che si sostenevano nelle carceri -di Reggio. Ma Buoso Podestà di Reggio negossi di concederli. E questi -fuorusciti riuscirono per molte ragioni ad invadere facilmente ed -occupare Parma, 1º perchè il Re Enzo, a cui il padre aveva commessa la -difesa di Parma, era andato coi Cremonesi ad assediare Quinzano[86] -nella diocesi di Brescia; 2º perchè l'Imperatore era in una città di -Lombardia, che si chiama Torino, per correre a Lione a far prigionieri -il Papa e i Cardinali; chè, come si dice, alcuni avevano promesso -di dargli in mano tutta la Corte Romana. Ma nutrirono propositi, che -non poterono effettuare. Perchè? Perchè Giobbe nel libro V ha detto -che Dio: _Disperde i pensieri degli astuti, e fa che le lor mani non -possono far nulla di bene ordinato_; 3º perchè Bartolo Tavernieri in -quel dì celebrava le nozze di sua figlia Maria con un Bresciano, che -per questo motivo s'era recato a Parma; e quelli che andarono contro ai -Parmigiani fuorusciti, che sopravenivano, erano per le succolentissime -imbandigioni servite al pranzo, intorpiditi, e brilli di vino; e -s'alzarono da tavola colla cieca arroganza di avvilupparli al primo -scontro; ma essendo presso che briachi, tanto al Borghetto quanto nella -ghiaia del Taro n'ebbero la peggio, e molti di loro vi lasciarono la -vita; 4º perchè la città di Parma era da ogni parte aperta, nè aveva -cinta di sorta; 5º perchè que' fuorusciti che si avvicinavano per -entrare, facevano il segno della croce, e a mani giunte gridavano: Per -amore di Dio e della beata Vergine sua madre, che è la nostra patrona -in questa città, vi piaccia lasciarne entrare nella città nostra, -d'onde senza colpa fummo espulsi e cacciati in bando; e del resto il -nostro ritorno non turberà la pace d'alcuno, nè vogliamo ad alcuno fare -ingiuria. Udendo queste cose i Parmigiani di dentro, che per la via, -senza armi, erano andati ad incontrarli, vinti dalla loro umiltà, furon -tocchi da compassione, ed anche riconoscendo che venivano con propositi -di pace, dissero loro: Entrate in città sicuri nel nome del Signore, -ed avrete il nostro aiuto in tutto; 6º perchè quelli che erano in città -non si pigliavano briga di queste contese, nè avevano parteggiato prima -per la fazione di quelli che ritornavano, nè mai avevano impugnate -le armi per l'Imperatore. Ma sia banchieri, sia cambiavalute, sia -artigiani, non smettevano per questo di stare a' loro banchi, o alle -officine, come se nulla accadesse; 7º perchè que' nobili e potenti, che -erano in città partigiani dell'Impero, subito, abbandonata la città, -si sparsero per le diocesi ai loro castelli e al loro fortilizii, per -timore di perderli; 8º perchè anche i tedeschi dell'Imperatore, avendo -saputo che da que' fuorusciti era stato ucciso il Podestà di Parma, -temendo anche per la lor vita, li invitavano a fare pacificamente -della città quello che fosse loro in grado. Fecero altrettanto le -guardie del palazzo e della torre del Comune..... Quasi due Re furono -Enrico Testa Podestà di Parma e Paolo Tavernieri Capitano della parte -imperiale in Parma a favore dello Imperatore. Questi due non poterono -star di piè fermo alla sua presenza venendo con un esercito che era -assai sottile; 9º perchè principalmente speravano di ricevere tra breve -soccorsi da diverse parti. E 1º da Papa Innocenzo IV, che aveva in -Parma molti parenti e affini; e perchè i Parmigiani volevano battere -l'Imperatore nemico di lui, anzi avevano già cominciate le ostilità; 2º -da Gregorio Montelungo Legato per la Lombardia, che era già preparato -in Milano a venire co' milanesi e con Bernardo di Rolando de' Rossi -Parmigiano e cognato di Papa Innocenzo IV...; 3º dai Piacentini; 4º -dal Conte di S. Bonifazio di Verona; 5º dai Bolognesi e dai Ferraresi -e da tutto il partito della Chiesa. Ma qui è da notare, (perchè subito -si conosca quel grande intrico di cose) che i Modenesi partigiani -del Papa erano fuori di città, e i partigiani dell'Imperatore erano -dentro. Così era in Reggio; poco dopo anche in Cremona. E perciò in -quel tempo si ebbe grossa e lunga guerra. Nè i contadini potevano -arare, nè seminare, nè mietere, nè piantar vigne, nè vendemmiare, nè -abitare nelle ville; specialmente nell'agro parmigiano e reggiano, -modenese e cremonese. Tuttavia vicino alle città i contadini lavoravano -difesi dai militi delle città stesse, che si spartivano in quartieri -secondo le porte delle città. Ed i militi armati difendevano tutta la -giornata gli operai che coltivavano i campi. E questo era necessario -a farsi a cagione degli assassini, dei ladroni e dei predoni, che -si erano moltiplicati a dismisura. E facevano prigionieri gli uomini -per costringerli a riscattarsi con denaro; e rapivano, e mangiavano, -e vendevano i bovini. E se i ricattati non pagavano il prezzo del -riscatto, li appendevano per i piedi, o per le mani, e schiantavano -loro i denti, o mettevan loro, per indurli a riscattarsi, rospi in -bocca; la qual cosa era più dolorosa e abborrita di ogni sorta di -supplizio. Ed erano più crudeli che i demonii. E il vedere a que' dì -passare un uomo sconosciuto per la via, era come vedere il diavolo. -Perocchè l'uno sospettava sempre che l'altro il volesse catturare -e incarcerare, perchè, secondo il detto de' Proverbii 13, _fossero -riscatto della vita dell'uomo le sue ricchezze._ E il territorio -era ridotto ad una solitudine, non trovandovisi nè agricoltori, nè -passeggieri. Perocchè ai tempi di Federico, specialmente dopo che fu -deposto dall'Impero, e Parma gli si era ribellata, e avevagli dato -il calcio, le strade maestre erano deserte, ed i viandanti andavano -per sentieri fuori di strada, e si moltiplicarono i mali sulla -terra. E sovrabbondarono gli uccelli e le bestie selvatiche, come -i fagiani, le pernici, le quaglie, le lepri, i cavrioli, i corvi, -i bufali, i cinghiali e i lupi. E i lupi, che non trovavano presso -le ville, secondo il consueto, animali da divorare, come agnelli e -pecore, essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi -numerosissimi ululavano per fame fin presso alle fosse delle città, -e sbranavano uomini, donne, ragazzi, che trovavano a dormire sotto i -portici, o sui carri; e talora, rompendo, penetravano attraverso le -muraglie delle case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere -senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose che in quel -tempo si facevano tanto dagli uomini, come dalle fiere d'ogni specie. -Anche le volpi s'erano di tanto moltiplicate, che ne ascesero due -sul tetto dell'infermeria a Faenza, in quaresima, per ghermire due -galline che erano nel solaio. Delle quali ne fu presa una nello stesso -convento de' frati Minori, dove io era, ed ho veduto co' miei occhi. -Ed io ho dimorato cinque anni a Faenza, cinque a Ravenna, e più anni -or quà, or là per la Romagna, un anno a Bagnacavallo[87], ed un'altro -a Montereale[88]. E quella maledetta guerra invase, corse e distrusse -tutta la Romagna nel tempo, in cui io vi dimorava; e quando i Bolognesi -coi Lombardi ed altri, che erano accorsi in loro aiuto, assediarono -Forlì, io era con loro. Ma non la poterono prendere, come piacque a -Dio e al beato Francesco, alla cui vigilia cessò l'assedio. E dimorando -io in villa, un certo secolare mi disse che aveva preso alla trappola -in alcuni villaggi incendiati ventisette gatti grossi e belli, e ne -aveva vendute le pelli a chi le conciava, e non vi ha dubbio alcuno -che una volta in tempo di pace fossero domestici in quelle ville. Il -sesto aiuto poi che ebbero i Parmigiani fuorusciti, che entrarono in -città, fu che non solo l'Imperatore era stato scomunicato e deposto -dall'Impero; ma Papa Innocenzo IV aveva eziandio prosciolti tutti dalla -sudditanza di lui, come appare chiaro sulla fine di quel decreto, -che fu redatto nel Concilio generale, in cui fu proclamata la sua -deposizione, ove si dice: «Prosciogliendo in perpetuo dal giuramento -tutti quelli che per giuramento di fedeltà sono a lui vincolati, e -proibendolo colla nostra autorità apostolica, fermamente comandiamo che -nessuno ubbidisca a lui quale Imperatore e Re; e se alcuno a lui come -Imperatore e Re presterà consiglio, aiuto, o favore, sia per questo -fatto solo scomunicato». E per la sua ingratitudine a tutta ragione -meritò l'Imperatore questa pena. Perocchè aveva osato alzare la fronte -e ricalcitrare contro la Chiesa, che lo aveva allevato, difeso da' -nemici e innalzato al fastigio dell'Impero. E perseguitava la Chiesa, -e le moveva accanita guerra; il che era ingratitudine grandissima. -E tale fu Federico; e perciò a ragione deposto dall'Impero; perocchè -non riconobbe i favori ricevuti. E nota che tutte quelle surricordate -maledizioni di guerre, sterilità di campi, moltitudine di bestie -selvaggie, quantunque io le abbia narrate in anticipazione, a tempo -loro furono vere, cioè dopo che Parma la ruppe coll'Imperatore, e -parteggiò per la Chiesa. Ora ripigliamo il filo della nostra storia. -L'anno adunque 1247 Re Enzo, che era all'assedio di Quinzano coi -Cremonesi, avendo saputo che i banditi da suo padre, che erano a -Piacenza, avevano occupato la città di Parma, si disanimò talmente -che, sciolto l'assedio di Quinzano, s'affrettò a partire marciando -tutta la notte, non con canti, ma muto e gemente, come quando un -esercito si dà alla fuga dopo una rotta. Io soggiornava allora nel -convento de' frati Minori a Cremona, perchè io era frate Minore; e -perciò seppi benissimo queste cose. Sino dalla prim'alba i Cremonesi -si trovarono col Re Enzo ad una conferenza che durò sin a mattina -inoltrata; e dopo in tutta fretta presero cibo, e uscirono insieme col -carroccio in testa. Nessuno atto a portar l'armi e a battersi restò -in Cremona. Ed io credo di fermo che se difilato fossero corsi sopra -Parma, e avessero coraggiosamente combattuto, senza dubbio l'avrebbero -ripresa; sia perchè Parma era d'ogni parte aperta, sia perchè non era -ancor giunto a' Parmigiani alcun aiuto; e molto più perchè la maggior -parte dei cittadini se ne stavano indifferenti; nè parteggiavano per -quelli che di recente erano rientrati, nè per quelli che erano fuggiti, -ma si curavano soltanto de' fatti loro. E se l'uno de' belligeranti -conoscesse lo stato del suo nemico bene spesso potrebbe sconfiggerlo. -Ma per volere di Dio Re Enzo s'attendò coll'esercito Cremonese presso -il Taro morto, e non corse su Parma, aspettando che il Signore la -colpisse colla sua destra. Voleva anche quivi attendere l'arrivo -dell'Imperatore suo padre, che era a Torino, città sui confini della -Lombardia; chè la Lombardia si estende sino a Susa e al Moncenisio. Di -là comincia la signoria del Conte di Savoia, e continuando si entra nel -Ducato di Borgogna, ove è la città di Lione, che è la prima metropoli -della Francia. Ed ivi soggiornava allora Papa Innocenzo IV, co' suoi -Cardinali. Taro morto poi si chiama una massa d'acqua, che esce dal -Taro vivo o corrente allorchè esso ribocca, e forma un bacino d'acque -stagnanti, come di lago, in cui abbondano le scardove, i lucci, le -anguille, e le tinche; e si trova presso il convento dei Cisterciensi, -chiamato da loro Fontevivo[89], che dista sette miglia da Parma. Ma -intanto che ivi Re Enzo aspettava l'arrivo del padre, da ogni parte -ed ogni giorno sopravvenivano aiuti ai Parmigiani fuorusciti, che -erano rientrati in città. E Rizzardo Conte di S. Bonifacio di Verona, -strenuo e prode guerriero, quando Parma si ribellò all'Imperatore, per -primo accorse in aiuto de' Parmigiani; i quali per riconoscenza del -segnalato servizio loro fatto, gli assegnarono per alloggio il palazzo -imperiale, che è all'Arena[90], e gli affidarono la guardia di quella -parte della città che è volta verso Seggio. Il giorno dopo arrivarono -i Piacentini, che erano trecento cavalieri bene equipaggiati d'armi e -di cavalli. Questi ebbero a difendere la città accampati nella ghiaia -del torrente, tenendosi anche di piè fermo lunghe ore in sella, se le -mosse del nemico lo rendevano necessario. E tale servizio era per loro -più un divertimento che una fatica. Talora restavano anche nei loro -alloggiamenti, o se ne ivano per città sollazzandosi a piacere. Tre -giorni dopo l'arrivo del Conte di S. Bonifacio giunsero da Milano con -mille cavalli Gregorio di Montelungo Legato del Papa, e Bernardo di -Rolando Rossi, cognato di Innocenzo IV. E questi facevano la guardia, -quand'era necessario, nella ghiaia del torrente a monte della città. -Ed i Parmigiani col Legato si appostarono fuori Città lungo la strada -che va a Borgo S. Donnino; e per ripararvisi dalle incursioni del -nemico si munirono di fossa e di steccato. Ma l'Imperatore infiammato -d'ira e furibondo per le cose accadutegli, volò verso Parma, e in una -villa, che si chiama Grola (era ricca di vigneti, che producevano -buon vino, chè il vino di quella terra è ottimo) costruì una città -cinta da ampie fosse, e la chiamò Vittoria, come presagio degli -eventi futuri; e le monete coniatevi fece chiamare Vittorini, e la -chiesa maggiore, S. Vittorio. Ivi stanziavano l'Imperatore col suo -esercito e Re Enzo coi Cremonesi. E l'Imperatore mandò pregando i -suoi partigiani di accorrere subito a grandi giornate, in suo aiuto. -Il primo ad arrivare fu Ugo Botteri Parmigiano, nipote, da parte di -sorella, di Innocenzo IV, Podestà allora di Pavia, e condusse tutti -i Pavesi atti a portar l'armi. Nè il Papa potè mai nè con promesse, -nè con preghiere staccare questo suo nipote da Federico; quantunque -dimostrasse sempre maggior predilezione alla madre di lui che alle -altre due sorelle, ch'ella aveva, anch'esse maritate a Parma. Dopo lui -arrivò Ezzelino da Romano[91], Signore allora della Marca Trivigiana, -conducendo seco numerosissimo esercito. Questi incuteva più terrore che -il diavolo; chè per lui era niente uccidere uomini, donne, ragazzi, e -incrudelire atrocemente. Neppur Nerone fu pari a lui nella efferatezza, -nè Domiziano, nè Decio, nè Diocleziano, sebbene fossero stati i più -crudeli tiranni. Perocchè fece bruciare in un sol giorno undici mila -Padovani nella piazza di S. Giorgio a Verona[92], appiccando il fuoco -all'edifizio entro cui erano, e mentre le fiamme li struggevano, -caracollava attorno a loro, e correva torneamenti co' suoi cavalieri. -Sarebbe lunga e miseranda la narrazione di tutte le sue atrocità, e ci -vorrebbe un grosso volume. E credo di fermo che siccome il Figlio di -Dio volle avere uno specialissimo amico e fatto a sua somiglianza, cioè -il beato Francesco; così il diavolo volle Ezzelino. Del beato Francesco -si dice che a lui solo Iddio diede cinque talenti. Perocchè nessuno mai -visse in terra, tranne il beato Francesco, a cui Cristo imprimesse a -sua somiglianza le cinque piaghe. Sicchè, come disse a me frate Leone -suo compagno, che era presente al lavacro del suo corpo fattosi prima -di seppellirlo, pareva appuntino un Crocifisso deposto dalla Croce. -Perciò gli si attaglia benissimo il detto dell'Apocalisse I: _Vidi uno -somigliante ad un figliuol d'uomo._ In che poi fosse simile non ridico, -poichè l'ho già scritto altrove, e mi affretto ad altro. E siccome -sembra suonar male il dire che un uomo è simile a Dio, principalmente -perchè la Scrittura dice in Giobbe XXXII: _Non confronterò Dio ad un -uomo_, sappi che la scrittura dice in altro luogo: _Vi sarà uno simile -a Dio tra i figli di Dio?_ Ma Ezzelino in molte malizie e atrocità fu -pienamente simile al diavolo. Dopo Ezzelino arrivarono a soccorso di -Federico molte genti, cioè i Reggiani e i Modenesi di parte Imperiale, -banditi dalle loro città, e que' di Bergamo e d'altre città della -Lombardia e della Toscana e d'altre parti del mondo, che non erano -del partito della Chiesa. Inoltre a lui ne vennero di Borgogna, di -Calabria, di Puglia, di Sicilia, di Terra di lavoro, di Grecia, e di -Lucera de' Saraceni, e quasi d'ogni nazione, che è sotto il padiglione -del cielo. E così adunò uno smisurato esercito. Con tanta gente però -non gli fu possibile occupare che la strada che va a Borgo S. Donnino: -le altre parti della città non s'accorgevano quasi d'essere assediate. -E perchè l'Imperatore s'avea fatto proposito di distruggere sin dalle -fondamenta la città di Parma, e trasportarne gli abitanti a Vittoria, -e rasa Parma al suolo, in pena di ribellione, e per segno di perpetua -vergogna, e per esempio alle altre città, sullo spianato seminarvi -il sale come simbolo di sterilità, tutte le donne Parmigiane ricche, -nobili e potenti, tutte si recarono a pregare la beata Vergine che -liberasse Parma dall'Imperatore e dagli altri nemici: perocchè i -Parmigiani tenevano in grande reverenza il nome di lei, come titolare -della chiesa matrice. E, per essere più facilmente esaudite, fecero -fare d'argento il modello in rilievo d'una città, e lo offrirono come -dono e voto alla beata Vergine. Tale opera rappresentava in argento, -ed io l'ho vista, tutti i principali edifici di Parma, il duomo, ma -non quale era, il battistero, il palazzo del vescovo, il palazzo del -Comune ed altri molti edifizi, che insieme raffiguravano la città. La -Madre pregò il Figlio; il Figlio esaudì la Madre, a cui per ragione -nulla poteva negare. E avendo la Madre della misericordia pregato il -Figlio di liberare la città da quel nembo di nemici che le soprastava, -e già era sul punto di dar fiato alle trombe per la pugna...... Nel -tempo però che corse tra la cacciata degli imperiali dalla città e -la sconfitta che i Parmigiani inflissero all'Imperatore a Vittoria, -uscivano ogni dì dall'una e dall'altra città i balestrieri, gli arcieri -o saettatori, i frombolieri, e, come ho visto io co' miei occhi, -si battevano accanitamente. Ma anche gli assassini scorrazzavano -quotidianamente per la diocesi, portando in ogni luogo rapina e -incendio; e Parmigiani, Reggiani e Cremonesi reciprocamente si -danneggiavano il più che potevano. Sopragiunsero poi anche i Mantovani, -e li ho visti io co' miei occhi incendiare tutto Casalmaggiore[93]. E -l'Imperatore ogni mattina si recava co' suoi nell'alveo della Parma, -e, sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, per disanimarli col terrore, -faceva decapitare tre o quattro, e anche più se ne aveva il maltalento, -de' Parmigiani, o Modenesi, o Reggiani di parte della Chiesa, ch'egli -avea prigioni. E questa decapitazione si eseguiva nell'alveo del -torrente più in su del ponte di Donna Egidia[94], in un luogo detto -Biduzzano[95]. E intanto tutta la milizia dell'Imperatore stava in -armi, per timore che i Parmigiani cogli alleati loro, che erano sempre -coll'armi in mano, irrompessero alla vendetta. Ma è proverbio che dice: - - _Non faciunt anni, quod facit una dies_ - Non fan molt'anni — quanto può fare un giorno. - -E questo giorno fu quello in cui i Parmigiani costrinsero l'Imperatore -a fuggire ignominiosamente dalla sua città di Vittoria. E bene lo -meritò, perchè fece subire morte tormentosa a molti innocenti. E ne -sono prova Andrea da Trezzo, nobile cavaliere Cremonese, e Corrado -da Berceto, chierico e prode guerriero, cui in molti e varii modi -tormentò col fuoco, coll'acqua e con altre maniere di supplizii. -Anche duecento militi mandati dai Parmigiani a Modena per guardia di -quella città, prima che Parma la rompesse coll'Imperatore, furono -dai Modenesi di parte imperiale incarcerati, e incatenati tostochè -seppero che Parma s'era ribellata all'Impero. Altrettanto fecero i -Reggiani a que' Parmigiani, che colà per lo stesso motivo si trovavano. -L'Imperatore dunque mandò a prendere que' militi per averli prigionieri -in Vittoria. E quando ne aveva pel capo il bestiale talento, il che -accadeva principalmente quando lanciava insulti alla città di Parma con -ingiuriose parole, o una battaglia gli era riuscita sinistra, sfogava -la sua ira feroce nel sangue di alcuni di que' prigionieri. Perocchè -molte volte tentò di sorprendere ed occupare la città col nerbo delle -sue forze. Talvolta però anche manipoli di soldati della Marca di -Ancona disertarono dal campo dell'Imperatore, e fuggendo entrarono -in Parma, dicendo di volersi unire al partito della Chiesa; e furono -lietamente e festosamente accolti. Ma a dir vero disertavano perchè -l'Imperatore sui primi giorni della ribellione di Parma, temendo che -gli sfuggisse di mano la Marca d'Ancona, aveva fatto mettere sotto -custodia molti militi Anconitani; parte de' quali nelle pubbliche -prigioni, e parte confinati in una zona della città, in cui godevano -qualche maggiore libertà; e questi, che erano sotto più larga custodia, -avevano, sebbene da loro non conosciuto, un marchio d'infamia. Ma un -giorno arrivò un messo dell'Imperatore a comandare che cinque militi -Marchigiani, che erano a Cremona in una certa casa (ed era appunto -il momento in cui si lavavano le mani per pranzare) subito, senza -indugio montassero a cavallo, e insieme col messo si recassero ove era -l'Imperatore. E giunti fuori di città ad una piazza, che si chiama -Mosa[96], li fece condurre ove erano le forche, ed impiccare. Ed i -carnefici andavano ripetendo: così comanda l'Imperatore, perchè siete -traditori. Eppure erano accorsi a sostenerlo. Il giorno dopo, i frati -Minori andarono, li deposero e seppellirono, e a pena potevano tener -lontano i lupi, che non li divorassero ancor pendenti dal patibolo. -Tutte queste cose io le ho vedute, perchè di quel tempo, parte l'ho -passato a Parma, parte a Cremona. Sarebbe lungo raccontare quanta -strage menasse l'Imperatore sopra quelli che tenevano le parti della -Chiesa. Perocchè Gerardo da Canale di Parma lo mandò in Puglia, e lo -fece sommergere in alto mare con al collo legata una mola da macino. -Eppure era stato prima uno de' suoi più intimi, e aveva avuto da lui -molte podesterie, ed era rimasto sempre con lui a campo nei pressi di -Parma. Unico motivo di sospettare di lui ebbe l'Imperatore il vedere -che in Parma non atterravano la torre della casa di lui. Laonde talora -l'Imperatore fingendo scherzare, e ironicamente ridendo, gli diceva: Ci -amano molto, o Gerardo, i Parmigiani, e ne è prova che mentre atterrano -dalle fondamenta i palazzi di quei loro concittadini, che tengon fede -all'Impero, non hanno ancor toccato nè la vostra torre, nè quel mio -palazzo, che ho all'Arena. Ma parlava ironicamente, nè Gerardo lo -intendeva, credendo che ogni tempo corresse sempre eguale. Ma non è -così, anzi: - - _Non eodem cursu respondent ultima primis._ - Non gira sempre egual la cieca Dea; - Or ride e t'accarezza, ed or t'è rea. - -Quando poi al tempo dell'assedio partii da Parma per andare in Francia, -io passai da Fontanellato[97], ove allora soggiornava Gerardo da -Canale; e mi vide, e mi confidò che procurava di rendersi utile ai -Parmigiani assediati. Ed io gli risposi: Or che il vostro Imperatore -assedia Parma, o siate tutto suo, o tutto nostro. Questa fede divisa -non vi gioverà. Perocchè la Scrittura dice ecc. Ma non badò a me, e non -fece quello ch'io gli aveva consigliato. Quindi con una mola da macino -appesa al collo fu sommerso in alto mare, come più sopra è detto. Ma -Bernardo di Rolando Bossi Parmigiano, cognato di Papa Innocenzo IV, -come marito di una sorella del Papa, intese il valore di un'allegoria -dell'Imperatore meglio che non ne avesse compresa l'altra Gerardo da -Canale. Cavalcando un dì in compagnia dell'Imperatore, ed avendo il -suo cavallo incespicato, l'Imperatore gli disse: Bernardo, avete un -cattivo cavallo; ma spero e prometto di darvene tra pochi giorni un -migliore, che non incespicherà di sicuro. Ma Bernardo intese subito -il senso nascosto di quel linguaggio, e che si alludeva alla forca; -e infiammato di sdegno contro l'Imperatore, l'abbandonò. E raccolti -alcuni militi di...... tra i quali era Gerardo da Correggio.... vidi, -e Ghiberto da Gente...... E tanta rottura avvenne, quantunque il -detto Bernardo fosse stato compare dell'Imperatore ed amicissimo e da -lui amatissimo. Sicchè quando voleva parlare coll'Imperatore nessuna -porta era chiusa. Ma Federigo non sapeva tenersi amico alcuno. Che -anzi stoltamente si vantava di non aver mai nutrito alcun maiale, di -cui non avesse poi avuto la sugna. E voleva dire che non aveva mai -porta occasione ad alcuno di straricchire senza avergliene poscia -arraffato il marsupio, o il tesoro. La qual vanteria era da vile e -da folle. Ma ciò apparve chiaro in Pier delle Vigne, che nella Corte -dell'Imperatore fu primo consigliere e segretario e gran tesoriere. -L'avea tratto dal nulla, e al nulla lo volle ridurre. E a questo fine -studiò modo di poter seco lui attaccar briga e di apporgli un'accusa. -Ed ecco come. Federico inviò a Lione presso Papa Innocenzo IV il -Giudice Taddeo e Pier delle Vigne, come suo affezionatissimo, e tenuto -in più conto d'ogni altro alla Corte, e, con questi alcuni altri, -perchè rattenessero il Papa dall'affrettar troppo l'esecuzione del -proposito che aveva di deporlo. Perocchè aveva saputo che appunto per -questo era stato convocato un concilio. Ed aveva comandato che nessuno -degli inviati conferisse col Papa senza che ve ne fosse presente -almeno un altro, o senza l'intervento di tutti insieme. Ma, dopo il -ritorno, i colleghi calunniarono Pier delle Vigne di aver avuto più -volte colloquii confidenziali col Papa senza che alcuno di loro fosse -presente. Perciò l'Imperatore mandò a prenderlo, lo fece incarcerare -e uccidere. E, come a giustificazione, Federico andava dicendo con -Giobbe XIX: _Tutti i miei consiglieri segreti mi abbominano; e quelli -ch'io amava si sono rivolti contro di me._ L'Imperatore in quel -tempo era facile a turbarsi, perchè era stato deposto dall'Impero, -e Parma gli si era ribellata, ed egli colle sue soperchierie e colle -ingannevoli promesse credeva di soppiantare la Chiesa, e rattenerla -dal procedere contro di lui. Ma vedendo che l'evento non riesciva a -seconda della malizia del suo cuore, nessuna meraviglia se anche una -cosa da nulla lo facea uscir di cervello. Giacchè secondo il detto -de' Proverbii 29º _L'uomo iracondo move contese, e l'uomo collerico -commette molti misfatti._ Diffatto mandava a morte Principi, Baroni e -Consiglieri suoi, incolpandoli di tradimento. Ed a Federico, che molti -uccise e molti fece uccidere, si può giustamente applicare ciò che -dice dell'Anticristo Daniele 8º: _E' sarà rotto senza opera di mano._ -(E qui l'abbate Gioachimo parlando di Federico aggiunge: sottintendi -_umana_.) _E la visione de' giorni di sera, e di mattina, che è stata -detta, è verità. Or tu serra la visione, perciocchè è di cose che -avverranno di quì a molto tempo._ Parimenti si deve sapere che Federico -non potè trarre in inganno la Chiesa, perchè è detto ne' Proverbii -28º: _La sua malignità sarà palesata in piena adunanza._ Il che ebbe -pieno adempimento nel concilio di Lione, che lo depose dall'Impero; e -ne divulgò per tutto il mondo la malignità. È vero però che non vidi -mai uomo che meglio di lui avesse le qualità di gran Principe; e ne -aveva l'apparenza e la sostanza. Perocchè quando brandiva la spada in -battaglia, o colla clava ferrata calava fendenti a destra e a sinistra, -i nemici lo schivavano e lo fuggivano come un diavolo. E quando mi -voglio raffigurare alla mente la sua persona, mi si presenta l'immagine -di Carlo Magno, quale ce l'hanno descritta i suoi contemporanei, e la -sua, quale la ho vista io co' miei occhi. Dice il Poeta: - - _Obsequio quoniam dulces retinentur amici._ - Amico tuo sarà chi tu rispetti. - -La qual cosa Federico non sapeva fare, o non voleva, a cagione della -sua grettezza ed avarizia. Anzi finiva per avvilirli tutti, gettar loro -sul viso il fango della vergogna ed ucciderli per carpire, e avere -per sè, e per i proprii figli i loro tesori, le loro sostanze e le -loro possessioni. Perciò al bisogno trovò pochi amici. Ora ritorniamo -a Federico, che dal 1247 sul terminar del Giugno sino al Martedì 16 -Febbraio del 1248, giorno in cui fu presa Vittoria, andò sfogando -contro Parma la maledetta ira che tutto l'infiammava. - -Nel detto giorno i Parmigiani tutti, militi e popolani, pronti in -armi per la battaglia uscirono dalla città, e con loro le donne, -i ragazzi, le fanciulle, i giovani, le donzelle, i vecchi e gli -imberbi; e cacciarono, virilmente pugnando, l'Imperatore da Vittoria, -e sconfissero l'innumerevole sua fanteria e cavalleria; e grande -fu la strage che se ne fece, e il numero de' prigionieri che se ne -condusse a Parma; liberarono i Parmigiani che l'Imperatore aveva -prigionieri a Vittoria; trassero a Parma il carroccio de' Cremonesi, -che era pure a Vittoria, e lo posero a trionfo nel Battistero. E -quelli che avevano in uggia i Cremonesi per offese da loro ricevute, -come i Milanesi, i Mantovani e non pochi altri, quando venivano a -visitare il nostro Battistero, e vedevano il carroccio de' loro nemici, -strappavano e portavan seco per isfregio e per ricordo le tappezzerie -che ornavano Berta, chè tal era il nome del detto carroccio; sicchè -col tempo rimasero solo le ruote e il letto del carro sul pavimento, -e l'asta dello stendardo ritta e appoggiata al muro. Così pure i -Parmigiani fecero bottino e preda di tutto il tesoro dell'Imperatore, -che era ricco d'oro, argento, pietre preziose, vasi e indumenti; e -s'impossessarono di tutti i suoi ornamenti, di tutta la suppellettile -e sino della corona imperiale, che era di gran peso e valore, tutta -d'oro, tempestata di pietre preziose, cesellata e con figure a -rilievo....... Era grande come un'olla; tenevala più a simbolo, a pompa -e come tesoro, che quale ornamento del capo; perchè, messa sul capo -senza adatti limbelli trasversali fermi sul cerchio, avrebbe chiusa -dentro di sè tutta la testa appoggiandosi sulle spalle. Ed io lo so, -chè la ho avuta in mano, quando si custodiva nel Duomo di Parma. Questa -corona la trovò un ometto di piccola statura, chiamato a derisione -Passocorto, perchè era piccino, e la portava per le pubbliche vie in -mano, come si porta un vaso, per mostrarla a chi la voleva vedere, -come trionfo della riportata vittoria, ed a sempiterna ignominia -di Federico. Perchè tutto ciò che uno poterà trovare era suo; nè -alcuno osava toglierlo a lui. E, cosa singolare, in tanta avidità di -ricerca, non si ebbe a deplorare alcuna contesa, nè fu udita parola -offensiva. Quella corona la comprarono poi i Parmigiani da quel loro -concittadino, e gliela pagarono duecento lire imperiali, colla giunta -di un caseggiato presso la chiesa di S. Cristina, ove era in antico -la guazzatoia de' cavalli. E fecero poi legge che chiunque possedesse -alcun che de' tesori di Vittoria, metà fosse sua, e metà del Comune. -Ed i poveri si arricchirono molto delle spoglie di un Principe tanto -dovizioso. Gli oggetti personali dell'Imperatore, e d'uso della guerra, -come il padiglione e simili, li ebbe il Legato Gregorio di Montelungo. -Le immagini e le reliquie, che l'Imperatore aveva, furono collocate -a custodia nella sacristia della chiesa maggiore dedicata alla beata -Vergine. Perocchè, quantunque vi fossero altri guerrieri a debellare e -cacciar in fuga l'Imperatore, pure dessa fu che col suo braccio operò -come quella donna Ebrea, che scatenò lo scompiglio nella magione di -Re Nabuccodonosor. Duci dell'esercito furono il Legato Gregorio di -Montelungo, uomo saggio ed esperto in molte cose; e Filippo Visdomini -Piacentino, personaggio di probità distinta e di valore, allora Podestà -di Parma, come ho detto in altra cronaca, in cui parlai delle dodici -scelleratezze dell'Imperatore Federico. E sappiano i posteri, che dei -tesori, che si trovarono a Vittoria, pochi ne rimasero a Parma; atteso -che mercanti accorsi da diverse parti li comprarono e li ebbero a buon -mercato e li esportarono; cioè vasi d'oro e d'argento, gemme, perle, -margherite, pietre preziose, indumenti di porpora e di seta, ed ogni -sorta di roba che serve ad uso e ad ornamento delle persone. E si sa -che molti altri tesori in oro, argento e pietre preziose sotterrati -in orci, cassette e sepolcri restarono nel luogo ove sorgeva la città -di Vittoria, ma non si conosce ove sieno sepolti. Ed è notabile che -quando i mercanti comprarono il ricco bottino che i Parmigiani fecero a -Vittoria, si adempì quel detto de' Proverbi ecc. E noto per giunta che -dopo lo smantellamento di Vittoria, tutti i proprietarii riconobbero -sì chiaro il luogo ove ciascuno aveva la sua vigna, che non ebbe a -sorgere tra loro contesa o lite di sorta. Così quando Federico fu -cacciato in fuga dai Parmigiani si verificò la sentenza biblica dei -Proverbii 10º.: _Come il turbine passa via di subito, così l'empio non -è più_. E perchè? _Perchè l'empio è espulso dalla sua malignità_. Di -fatto in pieno concilio a Lione lo depose dall'Impero Papa Innocenzo IV -l'anno 1245. Inoltre è da sapere di Federico che dopo la distruzione -di Vittoria, e dopo ch'egli ebbe fatte tutte quelle altre cose ch'io -narrai in altra cronaca, ritornossene in Puglia, d'onde meglio per lui -se non fosse tornato indietro, e non avesse mosso guerra ai Lombardi. -Daniele IIº...... questo si può appropriare a Corrado figlio di -Federico, che sopravisse pochi giorni al padre, e morì di un clistere -avvelenato. Quello poi che segue: _E starà in luogo di lui lo sprezzo_, -può applicarsi a Manfredi, che nacque illegittimo da una figlia d'una -sorella del Marchese Lancia e dall'Imperatore, che poi la sposò in -punto di morte. E quel che si aggiunge: _Non gli saran fatti onori -da Re_ ebbe suo adempimento quando Re Carlo lo uccise in battaglia. -Ciò poi che, più sopra, Daniele disse di Federico: _E farà cessare il -principe del suo vitupero_, si può attribuire a Papa Innocenzo IV, -che per timore di Federico lasciò Roma e pose sua stanza a Lione. E -fu veramente il Principe del suo vitupero, perchè in pieno concilio a -Lione lo spodestò dell'Impero. Quello poi che segue: _E il suo vitupero -si rivolgerà contro lui stesso_, questo lo vedemmo verificato noi -co' nostri occhi. Or mi ricorda di quelle cose, che ho ommesse nella -rubrica dell'anno passato, perchè l'animo mio era tutto e solo intento -a scrivere di quanto riguardava Federico. Ma meritando di essere -raccontate, e avendo promesso di farlo ai molti, che me ne fanno ressa, -non è bene ch'io manchi alla mia parola, e per cagione mia rimangano -ignorate. L'anno dunque 1247 partii da Parma e andai a Lione, ove -parlai in famigliarità con Papa Innocenzo IV in sua camera. Dopo la -festa d'Ogni Santi poi incominciai il mio viaggio per la Francia[98], -e lo stesso dì in cui giunsi al primo convento di frati Minori che -s'incontra dopo Lione, arrivò colà frate Giovanni da Magione[99], -reduce dalla Tartaria, ove era andato per missione di Papa Innocenzo -IV. Frate Giovanni era uomo socievole, letterato, oratore facondo, -destro in molte cose, ed una volta fu ministro Provinciale nell'Ordine. -Egli mostrò a me e ad altri frati una coppa di legno, che aveva portata -da regalare al Papa, nel fondo della quale eravi il ritratto di una -bellissima regina, non dipintovi, o impressovi con altro artificio, ma -formatovisi per influenza di una costellazione. E se anche cento volte -la si fosse segata a sottilissimi strati, avrebbe pur sempre mostrato -lo stesso ritratto. E perchè a taluno non paia questa cosa incredibile, -lo possiamo assicurare con un altro fatto, e provarne la credibilità. -Infatti l'Imperatore Federico donò in Puglia ai frati Minori una -chiesa vetustissima, diroccata e da tutti abbondanata; e nell'area, -dove prima era l'altare, era cresciuto un noce di smisurata grossezza -che, segato longitudinalmente, presentava in ogni tavola la figura -di nostro Signor Gesù Cristo; e se cento volte tu l'avessi risegato, -cento volte avrebbe ripresentato tale figura. Il che in vero è avvenuto -per miracolo, essendo cresciuto il noce in quel luogo, nel quale si -rinnovava la passione dell'immacolato Agnello nell'ostia salutare, e -nel venerabile sacrifizio; tuttavia alcuni sono di fermo parere che -ciò possa anche essere effetto dell'influenza di una costellazione. -Inoltre lo stesso frate Giovanni ci disse che portava a regalare al -Papa una bellissima cappella, e per cappella intendeva il complesso -degli indumenti pontificali, che occorrono a celebrare la messa nelle -solennità. Disse pure a noi frate Giovanni, che, per arrivare sino -alla residenza del gran Signore dei Tartari, aveva durato gran fatica, -e aveva patito di fame, di freddo, e di caldo. Disse finalmente che -que' popoli si chiamano Tattari, non Tartari; che mangiano carne di -cavallo, e bevono latte di asina; che vide colà gente d'ogni nazione -che è sotto il padiglione del cielo, eccetto che di due; che non gli fu -permesso presentarsi all'udienza del gran Signore dei Tattari, se non -vestito di porpora; che fu accolto da lui e trattato onorificamente, -con gentilezza e cortesia; e che gli domandò quanti erano i dominatori -dell'Occidente. Al che rispose che due: cioè il Papa e l'Imperatore, e -che tutti gli altri ricevevano i loro poteri da questi due. Poi volle -sapere quale dei due fosse il più potente. E frate Giovanni, detto che -il Papa, tirò fuori una lettera credenziale del Papa stesso, e gliela -diede. Dopo averla fatta leggere, disse che avrebbe scritta anch'egli -una lettera di risposta al Papa, e la darebbe a lui da consegnare: -come poi fece. Questo frate Giovanni scrisse un grosso libro sui -costumi dei Tartari, e intorno a tante altre mirabili cose del mondo, -che co' proprii occhi aveva vedute. Ed, ogni volta che gli gravava -riparlare delle costumanze dei Tartari, faceva leggere quel libro, come -molte volte ho udito io e veduto. E quando gli uditori ne restavano -meravigliati, o non intendevano, esso faceva l'esposizione e la -spiegazione d'ogni cosa non intesa, o poco creduta. Da quel libro non -trassi copia di nulla, tranne che della lettera suaccennata, perchè io -non aveva tempo di scrivere. E la lettera era del tenore seguente: - - =Lettera del Signore dei Tattari a Papa Innocenzo IV.= - - _La Fortezza di Dio, l'Imperatore di tutti gli uomini manda al Gran - Papa questa lettera autentica e vera. Tenuto consiglio intorno - al modo di aver pace con Noi, Tu Papa, e Voi tutti, o Cristiani, - mandaste a Noi un Vostro ambasciatore, siccome da lui stesso - sapemmo, e stava scritto nella Vostra lettera. Se dunque desiderate - vivere in pace con Noi, Tu, Papa, e Voi tutti, Re e Monarchi, non - tralasciate per nulla di recarvi da Me, per definire i patti della - pace, e allora udirete la Nostra risposta, e nello stesso tempo - conoscerete la Nostra volontà. Tra l'altre cose la Tua lettera dice - che Noi dobbiamo ricevere il battesimo e farci cristiani. A che con - poche parole rispondiamo di non intendere perchè dobbiamo abiurare - la Nostra fede. Ad un'altra cosa, che si legge nella Tua lettera, - cioè che Ti meravigli di tanta strage d'uomini specialmente - cristiani, e principalmente di Polacchi, di Moravi e di Ungheresi, - parimente rispondiamo di non intendere neppur questo. Tuttavia - perchè non paia che non si voglia neppure parlare di questa accusa, - per risposta Ti diciamo che non obbedirono nè alla parola scritta - di Dio, nè agli ordini di Cuinis-Kan e Kan; che anzi, consigliatisi - in una numerosa assemblea, ne uccisero i rappresentanti. Perciò - Iddio comandò di sterminarli, e li pose nelle Nostre mani. - Altrimenti se ciò non avesse comandato Iddio, che avrebbe potuto - fare un uomo ad un altro uomo? Ma Voi, uomini d'Occidente, Voi - credete d'essere i soli cristiani e tenete in dispregio gli altri - Ma come mai potete conoscere a chi Iddio siasi degnato di conferire - la sua grazia? Noi adorando Dio, colla fortezza di Dio sterminammo - ogni terra dall'oriente sino all'occidente, e se questa forza - non ci venisse da Dio, che mai avrebbero potuto fare gli uomini? - Però se Voi deponete le armi, e volete consegnare a Noi le Vostre - fortezze, Tu, o Papa, insieme con tutti i Re del cristianesimo, - affrettatevi di venire da Me, chè tratteremo di pace; e allora - conosceremo che effettivamente volete pace con Noi. Se poi non - darete ascolto nè alla parola di Dio, nè alla Nostra lettera, nè - ai Nostri consigli, allora si mostrerà chiaro che con Noi volete - guerra. Che cosa sia per avvenire poi dopo, Noi non lo sappiamo: - Iddio solo lo sa. — Cuinis-Kan[100] primo Imperatore — secondo - Thaday-Kan — Terzo Tujuk-Kan(?)_ - -Nulla più era scritto nella lettera del signore dei Tattari mandata -al Papa. E qui si noti che questa infelice Italia prima la invasero i -Vandali, che vennero dall'Africa e trassero seco prigioniero Paolino -vescovo di Nola, di cui parla ampiamente il beato Gregorio nel -principio del 3º libro _Dei dialoghi_. Secondi le piombarono sopra -gli Unni, il cui Re era Attila flagello di Dio, che venne nell'anno -medesimo del pontificato di Leone I. Papa, e distrusse Acquileia, la -prima città che incontrasse in Italia. E tutta l'Italia e Roma avrebbe -messo a sacco e a fuoco, se Papa Leone non avesse osato corrergli -contro, e coll'aiuto della destra di Dio non avesse ottenuto di -fiaccarne l'orgoglio e ricacciarlo in Ungheria. Tale era Leone I, il -quale a giudizio dell'abbate Gioachimo, si rassomiglia a Giosafatte Re -di Giuda (Vedi libro _Delle Figure_, e il libro _Delle Concordanze_ di -Gioachimo). Terzi a invadere e devastare l'Italia furono i Goti, de' -quali parla in un dialogo il beato Gregorio. E molti Re Goti regnarono -in Italia, tra' quali fu grandissimo Teodorico in Ravenna; tanto che, -quando insorgevano discordie per l'elezione del Papa, sin da Roma si -veniva a Ravenna per domandarne a lui consiglio ed aiuto. Egli fece -erigere a Ravenna la chiesa dei Goti; e si vede ancor oggi in quella -città la torre del suo palazzo[101]. Fece fabbricare anche la chiesa -di S. Martino in cielo d'oro[102], che ora si chiama di S. Apollinare -nuovo, perchè vi fu trasportato dalla città di Chiassi[103] il corpo -del ridetto Santo. Fondò anche fuori di Ravenna la chiesa di S. Maria -Rotonda, che è coperta da una pietra di un sul pezzo. Ivi egli fu -sepolto in un'arca di porfido, che anche oggi si vede, ma vuota, perchè -il beato Gregorio Papa, quando andò a Ravenna, fece levarne le ceneri e -gettarle in una fogna. E ciò fece fare per quattro ragioni: 1º perchè -sebbene quegli fosse cristiano, era però Ariano; 2º perchè condannò a -morire tre grandi uomini, cioè Boezio, Simmaco e Giovanni Papa...... -4º perchè fu sepolto dai demonii in un'urna di colore del fuoco, -come dice il beato Gregorio nel quarto libro dei dialoghi. Quarti -a saccheggiare e disertare l'Italia furono i Longobardi, de' quali -parla Paolo istoriografo nel primo libro della loro istoria: «Spesso -innumerevoli torme di schiavi condotti via dalla Germania sono or quà -or là dai popoli meridionali comprate a prezzo. Spesso anche molta -gente emigra da quella regione, perchè è tanto prolifica da non poterli -tutti alimentare, e quindi innondano e disertano l'Asia, e specialmente -la vicina Europa. E ad ogni passo ne fanno testimonianza le smantellate -città dell'Illirio e della Gallia, principalmente dell'infelice Italia, -che ebbe a provare la ferocia di quasi tutte quelle orde. Anche i -Goti, i Vandali i Rugi, gli Eruli, i Turcilingi ed altre barbariche -genti sbucarono dalla Germania. Parimenti dalla Germania derivano la -loro origine i Vinuli, o Longobardi, che poi regnarono felicemente -in Italia; però si assicura che furono diverse le cause della loro -emigrazione. Anche dall'isola che si chiama Scandinavia ne vennero ad -assalirci; della quale isola ne parla anche Plinio il Giovane ne' libri -_intorno alla natura delle cose_.» Fin qui Paolo. Quinti ed ultimi (e -voglia il cielo che siano gli ultimi!) si preparano a venire i Tattari, -come racconta frate Giovanni da Magione, il quale ha avuto famigliari -colloquii col gran Signore dei Tattari. Magione poi.....: e nella -provincia di Perugia. E si noti che queste vaghe voci d'invasioni dei -Tattari cominciarono a correre la prima volta a' tempi di Papa Gregorio -IX. Poi Papa Innocenzo IV mandò in ambasciata al loro Imperatore frate -Giovanni da Magione. — Finalmente Papa Giovanni XXI di nuovo mandò a -loro un'ambasciata composta di sei frati Minori; due della provincia di -Bologna, de' quali uno era lettore, frate Antonio da Parma, l'altro suo -compagno e confidente, frate Giovanni da S. Agata; due della provincia -della Marca d'Ancona, e due della provincia di Toscana, tutti frati -lettori, accompagnati da tre frati di confidenza. Uno de' lettori -della Toscana, che andò in Tattaria, fu frate Gerardo da Prato, col -quale io aveva coabitato nel convento di Pisa, quando eravamo giovani. -Questi era fratello di frate Arlotto, che si dottorò a Parigi ed ebbe -una cattedra. Ritornarono poi questi frati Minori dalla Tattaria in -buonissima salute, e dicevano meraviglie di quel paese, come ho udito -io co' miei orecchi. Quando frate Giovanni da Magione, reduce dalla -Tattaria, giunse a Lione da Papa Innocenzo IV, e fece la relazione -delle sua missione, e presentò la lettera e i doni di quell'Imperatore, -il Papa gliene dimostrò la sua riconoscenza in cinque modi: 1º lo -trattò con molta cortesia, dolcezza e famigliarità; 2º lo tenne -presso di sè in Corte tre mesi, (fino a che fu dai Parmigiani presa e -distrutta la città di Vittoria, e l'Imperatore Federico ne fu sloggiato -e cacciato in fuga) perocchè aveva sempre seco sei frati Minori, e li -volle avere fin che visse, come io ho visto co' miei occhi; 3º il Papa -commendò l'opera e la fedeltà di lui, e gli disse; Sia tu benedetto, -o figlio, da nostro Signor Gesù Cristo e da me suo Vicario, perchè -veggo in te adempiuto il detto di Salomone ne' Proverbii 25.º che -dice: ecc.; 4º gli conferì l'Arcivescovado di Antivari, secondo quel -che dice Matteo 25º: ecc; 5º lo spedì di nuovo come suo Legato presso -Lodovico Re di Francia. A che fare fosse poi inviato al Re di Francia, -frate Giovanni interrogatone non volle mai dirlo, ma è opinione comune -che la causa della sua legazione fosse la seguente. Papa Innocenzo -aveva deposto Federico dall'Impero, e i Parmigiani s'erano ribellati -all'Imperatore e per soprassello l'avevano sconfitto e cacciato in fuga -ignominiosa, e gli avevano così rasa al suolo la città di Vittoria, -che esso aveva fatto costruire vicino a Parma, che non ne restava -traccia. E perciò era irritatissimo, e come orsa che inferocisce al -bosco se le sono rapiti i figli, fiammava d'ira e di furore. E ridotto -a fuggire si ritrasse a Cremona, poi corse sopra Torricella[104], e -scorrazzava sul parmigiano, e faceva ogni maggior danno che poteva; -quel che non poteva, minacciava di farlo. E prima di ritornare al -suo regno ne fece di gravissimi, come diremo tra breve, e come già -narrammo in altra cronaca. Il Papa dunque riconoscendo Federico come -il terribile persecutore della Chiesa, e pronto a seminare veleno ove -potesse, e temendo non poco per la propria persona, mandò pregando il -Re di Francia a differire la sua crociata in Terra Santa, fino a che si -riconoscesse che cosa finalmente avesse Iddio decretato per Federico. -Allegava anche che in Italia scorrazzavano masnade d'uomini infedeli, -perversi, pessimi, pestiferi, rapinanti, nudi di tutto e oppressi -dai debiti, che, raggruppatisi intorno a Federico, lo seguivano come -loro principe, e portavano la devastazione sui beni della Chiesa. Che -si poteva dire di più? Ma pure il Papa fece pregare invano, nè potè -distogliere il Re dal proposito di andar oltremare, essendo già pronti -i crociati e i denari per l'impresa. E mandò rispondendo che il Papa -abbandonasse Federico al giudizio di Dio, perchè Dio solo può atterrare -i superbi. Lodovico dunque Re di Francia con animo saldo, proponimento -irrevocabile, e mente pronta e divota si disponeva al viaggio e a -soccorrere, quanto più presto potesse, Terra Santa. Quando adunque -vidi la prima volta frate Giovanni da Magione, reduce dalla Tattaria, -il dì successivo andò a Lione da Papa Innocenzo, che lo aveva mandato, -ed io mi posi in viaggio per la Francia. E mi fermai a Briançon, che -è nella Sciampagna, poi a Troyes quindici giorni, ove trovai molti -mercanti Lombardi e Toscani; perocchè, come anche a Provins, vi si -fa una fiera che dura due mesi. Troyes poi è la città natale di Papa -Urbano IV, e di maestro Pietro, prete, storiografo. Poscia mi recai -a Provins, ove soggiornai dal giorno di santa Lucia sino al giorno -della Purificazione. Il giorno della Purificazione arrivai a Parigi, -e vi stetti otto giorni, e vidi molte cose che mi piacquero. Dopo ne -partii per fermarmi nel convento di Sens, perchè i frati Francesi mi -tenevano volentieri in loro compagnia, essendo io giovane, pacifico, -vivace, e facile a lodare i fatti loro. E trovandomi io nell'infermeria -per infreddatura, alcuni frati Francesi di quel convento corsero -festosamente da me con una lettera in mano e dissero: Ottime notizie -da Parma; i Parmigiani cacciarono l'Imperatore Federico dalla città di -Vittoria, lo costrinsero a precipitosa e vergognosa fuga, distrussero -la sua Vittoria dalle fondamenta, fecero bottino di tutto il tesoro -dell'Imperatore, appresero il carroccio dei Cremonesi e lo tirarono -in Parma; e questa è una copia della lettera mandata in Lione al Papa -dai Parmigiani. E mi interrogavano a che serviva quel carroccio. Ed io -risposi che i Lombardi chiamano carroccio quel carro, su cui in tempo -di guerra innalzano lo stendardo; e, se una città perde in battaglia -il suo carroccio, se lo reca ad onta tanto, quanto farebbero i -Francesi e il loro Re, se in battaglia fosse strappato loro dalle mani -l'orifiamma. Questa cosa suscitò nell'animo loro sorpresa e maraviglia, -ed esclamarono: Oh Dio! quale mirabile parola abbiamo udito! Questa -notizia mi fece star subito meglio di salute. Ed in quel punto ecco -presentarsi frate Giovanni da Magione, reduce dal Re di Francia, -presso il quale l'aveva mandato il Papa in missione. Ed aveva seco -un libro da lui composto intorno al paese e ai costumi e al carattere -dei Tattari; e i frati lo leggevano in sua presenza avidamente ed egli -spiegava e chiariva quelle cose, che s'incontravano oscure, difficili -ad intendersi e a credersi. Io fui commensale di frate Giovanni tanto -nella casa dei frati Minori, che altrove più volte nelle abbazie e ne' -principali monasteri. Perocchè egli era spesso invitato a pranzi e a -cene, sia perchè Legato del Papa, sia perchè inviato al Re di Francia, -e perchè reduce dai Tattari, ed anche perchè era dell'Ordine de' -Minori e tenuto in riputazione di sant'uomo. E quando andai a Clugny, -dissero a me i monaci di quel paese: Dio volesse che i Papi avessero -mandato sempre Legati quale era quel frate Giovanni, che tornò dalla -Tattaria. Perocchè di questi Legati ve me sono, che, se vi riescono, -spogliano le Chiese, e portano via tutto quello che possono. Ma frate -Giovanni, quando passò da qui, non volle accettar nulla, tranne quanto -panno occorreva per fare una tonaca al suo compagno. E tu che leggi, -sappi che quello di Clugny è un nobilissimo monastero dei monaci neri -di S. Benedetto in Borgogna. In questo chiostro vi sono più Priori, -e vi ha tanto numero di stanze da potervi ospitare il Papa co' suoi -Cardinali e tutta la sua Corte, e contemporaneamente l'Imperatore -colla sua, senza disagio de' monaci; chè non sarebbe perciò necessario -che nessun frate dovesse lasciare la sua cella, nè sopportare altro -disturbo. E nota che la Regola di S. Benedetto, quanto ai monaci neri, -è meglio osservata nelle provincie d'oltremonte, che in Italia. Nota -inoltre che l'Ordine di S. Benedetto, quanto ai Monaci neri, ha quattro -cospicui monasteri, uno in Borgogna, a Clugny, uno in Allemagna, a -S. Gallo[105]; un altro in Lombardia nella diocesi di Mantova a S. -Benedetto di Polirone, dove è sepolta la Contessa Metilde in un arca di -marmo; finalmente il quarto, che è capo di tutti, a Montecassino[106]. -Dal convento di Sens poi, ove io mi trovava quando la città di Vittoria -fu presa e distrutta dai Parmigiani e l'Imperatore ne fu cacciato in -vergognosa fuga, passai ad Auxerre, ed ivi fermai mia stanza, perchè il -ministro Provinciale di Francia mi aveva addetto specialmente a quel -convento. Questa città poi fu detta in latino _Altisiodorum_, quasi -volesse significare alta sede degli Dei, o alta stella, perchè molti -vi subirono il martirio. Qui evvi anche il monastero e il corpo di S. -Germano, Vescovo della città, che fu chiarissimo astro di gloria, ed -iride fulgida dipinta sulle nubi, come ben sanno coloro che hanno letto -la sua biografia. Fu oriondo di Auxerre anche maestro Guglielmo, che -scrisse la _Somma_, poi compose un'altra _Somma_, intorno agli uffici -della Chiesa, ed io frequentai casa sua. Questo maestro Guglielmo, come -mi dicevano molti sacerdoti della diocesi di Auxerre, disputava con -molta grazia; e quando sosteneva dispute a Parigi, nessuno lo superava, -poichè era logico stringentissimo, e dottissimo teologo. Ma quando -voleva predicare, non sapeva quello che si dicesse; eppure nella sua -_Somma_ aveva saputo dare molti e buoni avviamenti al comporre...... -Esempio dell'abbate Giovachino, che dice di aver ricevuto da Dio la -virtù d'intendere la Bibbia, e la conoscenza delle cose future. Maestro -Guglielmo di Auxerre adunque ebbe la grazia di disputare, ma non quella -di predicare al popolo. Così ogni uomo ha suo dono da Dio, come p. e. -quel ciabattino, che nel paese de' Saraceni traslocò un monte, e liberò -i cristiani. Ricercalo in quel sermone di frate Luca, che incomincia: -_Aspettiamo il Salvatore........_ Cosa diversa è l'interpretazione de' -sermoni. E nota che l'interpretazione de' sermoni può essere di due -maniere. L'una è quella degli interpreti o traduttori, che trasportano -i libri da una in altra lingua, de' quali ho detto quanto basta -allorchè scrissi la storia dell'Imperatore Adriano, essendosene offerta -l'occasione, perchè a' tempi di lui visse Aquila, che fu il primo -che facesse traduzioni. Di che cercane in una cronaca che comincia: -_Ottaviano Cesare Augusto:_ ch'io compilai nel convento di Ferrara -l'anno che Lodovico Re di Francia fu fatto prigioniero oltremare dai -Saraceni, cioè nel 1250; cronaca, che io, spigolando da parecchie -memorie scritte, condussi avanti sino alla dominazione dei Longobardi. -Dopo deposi la penna, e la troncai lì, perchè io era tanto povero che -mi mancava sin la carta o la pergamena. Ed ora volge l'anno 1284. Non -tralasciai però di ritoccare altre cronache, che, a mio giudicio, mi -erano riuscite ben composte, e procurai di migliorarle risecandone le -superfluità, riducendone a maggiore proprietà la dizione, appurando i -fatti, e levandone le contradizioni. Non potei però purgare al tutto -la dizione, perchè alcune parole, che si scrivono, sono tanto radicate -nell'uso, che nessuno potrebbe cancellarle dall'animo del popolo, che -così le ha imparate. Delle quali potrei citare molti esempi. Ma agli -zotici ed ignoranti non vale alcun esempio; perchè _chi ammaestra uno -stolto fa come chi volesse rimettere insieme un vaso di terra rotto_, -Ecclesiastico XXII. Perocchè _chi fa parole con uno che non ascolta,_ -cioè che non intende, _fa come chi vuole svegliare il dormiente dal -suo letargo. Chi collo stolto ragiona di sapienza, parla con uno che -dorme, il quale in fine del ragionamento dice: Chi è costui?_ Perciò -ad un cotale, canzonandolo, si potrebbe dire: _Erla ke le farina(?)_ -Ora ritorniamo ad Auxerre. Mi ricorda che, quando io era nel convento -di Cremona, l'anno in cui Parma mia città nativa si ribellò al deposto -Imperatore Federico, frate Gabriele da Cremona dell'Ordine de' frati -Minori, che era un celebre lettore ed uomo di santissima vita, disse a -me che Auxerre aveva maggiore quantità di vigne e di vino che Cremona -e Parma e Reggio e Modena insieme. All'udirlo rifuggì l'animo mio -dal prestarvi fede; non mi pareva credibile: Ma quando poi fui di -stanza ad Auxerre, mi persuasi che egli non aveva esagerato, perchè -quella diocesi comprende un largo territorio, e i colli, i monti e -le pianure sono tutti a viti. Essendo che i coloni di quel paese non -seminano grani, non mietono, nè colmano i granai, ma invece mandano i -loro vini a Parigi giù pel vicino fiume[107], che entra nella Senna, -ove li vendono ad alto prezzo, e ne ricavano quanto loro bisogna pel -vitto e pel vestiario. Ed io tre volte uscendo dalla città ho girato -tutta la Diocesi di Auxerre; una volta con un frate che andava qua -e là predicando, e fregiava della croce quelli che erano per andare -in Terra Santa al seguito del Re di Francia. Un'altra volta con un -altro frate, che predicò nel Giovedì Santo ai monaci Cistercensi in -un magnifico monastero. E si fece pasqua in casa di una contessa, che -ci servì, cioè fece servire a tutti i commensali, dodici pietanze; -e se il conte suo marito fosse stato a casa, l'imbandigione sarebbe -stata più lauta. Questo frate mi fece vedere il monastero di Pontigny, -ove Papa Alessandro III, che soggiornava a Sens, mandò con speciale -raccomandazione il beato Tomaso Arcivescovo di Cantorbery, quando Re -Artaldo lo espulse dall'Inghilterra. La terza volta la visitai con -frate Stefano, e vidi e imparai molte cose degnissime di storia; ma -per brevità le tralascio e mi affretto a dirne altre. E sappi che nella -provincia di Francia, parlo per quel che ha attinenza coi frati Minori, -vi sono otto conventi, in quattro de' quali si beve birra, negli altri -quattro bevono vino. Sappi anche che sono tre le regioni francesi -che abbondano di vino, cioè la Rochelle, Beaune[108], ed Auxerre. Ad -Auxerre però i vini rossi sono poco pregiati, perchè non sono così -buoni come i vini rossi italiani. Perciò coltivano per lo più le uve -bianche e talora color d'oro, che danno un vino aromatico, confortante -e di squisito sapore, e chi ne beve diventa allegro e franco; sicchè -del vino d'Auxerre si può dire benissimo quel de' Proverbii 21.º ecc. -ed è così forte che, se lo lasci alcun tempo nel fiasco, trasuda. E -sappi finalmente che i Francesi usano dire con un lor gioco di parole -che il vino buono deve avere tre _t_, e sette _f_ il buonissimo. -Perocchè dicono scherzando: - - El vin bon et bel sel dance - Forte et fer et fin et france - Froist et fras et fromijant - - Buono e bello è 'l vin che grilla, - Bello e buon quel che si spilla - Forte, fin, fresco, frizzante, - Fiero, fervido, fragrante. - -E Maestro Morando, che insegnò grammatica a Padova, fece, a seconda del -suo gusto, il panegirico del vino cantando: - - Vinum dulce gloriosum - Pingue facit et carnosum - Atque pectas aperit. - Et maturum gustu plenum - Valde nobis est amoenum - Quia sensus acuit. - Vinum forte vinum purum - Reddit hominem securum - Et depellit frigora. - Sed acerbum linguas mordet, - Intestina cuncta sordet, - Corrumpendo corpora. - Vinum vero quod est glaucum - Potatorem facit raucum - Et frequenter mingere. - Vinum vero turbolentum - Solet dare corpus lentum - Et colorem tingere. - Vinum rubeum subtile - Non est reputandum vile - Nam colorem generat. - Auro simile citrinum - Valde fovet intestinum - Et languores suffocat. - - Il vin dolce, onor del mondo, - Mi fa tondo, rubicondo, - E cuor contento. - Quel severo a gusto piano - Fa sereno, rende ameno, - E dà talento. - Un vin forte, un vino puro - Fa sicuro, imperituro, - E 'l sen m'avvampa. - Ne corrode quell'agresto, - N'è molesto, greve, infesto, - E non si campa. - Chi 'l vin beve verde mare - A me pare gracidare, - E piscia ognora. - Quel pisciancio turbolento - Rende lento, sonnolento - E ne scolora. - Il rubino non è vile, - È sottile, è gentile - E fa bel sangue. - Quello poi ch'al sol s'indora - Fiero incuora, fier ristora - L'uomo che langue. - -I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da meravigliare, -perchè il vino _rallegra Dio e gli uomini_, è detto nel 21º dei -Giudici........ Senza punto esagerare i Francesi e gli Inglesi vanno -pazzi per vuotar calici. Quindi è che i Francesi patiscono flussione -d'occhi, e il troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi, -cisposi e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la mente -dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno da un sacerdote, -che abbia detto messa, e lo pregano di far cadere sui loro occhi stille -di quell'acqua, che gli ha servito per il _lavabo_. Ai quali diceva a -Provins frate Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso più -volte: _Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe in les vin, non in -les ocli: Andate che Dio vi mandi alla malora; mettete acqua nel vino, -non negli occhi._ Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia, -e ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa, e la ingolla -tutta, poi dice: _Ge bui; a vu._ Che è come dire; Berrete anche voi -quanto berrò io; e se n'ha molto per male se l'altro fa diversamente -da quello ch'egli insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma -così operando si contravviene a quello che dice la Sacra Scrittura nel -libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo agli Inglesi se nuotano -nel buon vino, quando possono, perchè a casa loro di vino ne hanno -poco. Sono meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per iscusa -non tengasi la sentenza: _È difficile abbandonare le cose a cui siamo -avvezzi._ Nota che in una poesia si legge: - - Det vobis piscem Normandia terra marinum; - Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum; - Silva feras, aer volucres, armenta butirum; - Hortus delitias, nemus umbra, stagna papyrum. - - Tutto per voi feconda e vi matura - Il chimico fornel della natura. - Il mar di Normandia vi pesca il pesce; - L'Inghilterra per voi le spiche cresce; - Pingue la Scozia il latte a voi distilla; - Ricca la Francia a fiumi il vin vi spilla; - Moltiplica la preda a' vostri strali - Quanto la selva ormeggia o va sull'ali; - L'orto frutta vi fa, l'ovil butiro, - Lo stagno e 'l bosco danno ombra e papiro. - -..... E qui è da notare che in certi mesi la parte del giorno -illuminata dal sole è più lunga in Francia che in Italia, come sarebbe -nel mese di maggio; e nell'inverno è più breve, e n'ho fatto io -l'esperienza in persona. Ritorniamo ora sulla nostra via, e continuiamo -a parlare del Re di Francia. - - -a. 1248 - -L'anno dunque 1248, poco dopo la Pentecoste, da Auxerre passai -al convento di Sens, perchè quivi si doveva adunare il capitolo -provinciale a discutere gli interessi dell'Amministrazione della -provincia di Francia, e stava anche per arrivare Lodovico Re de' -Francesi. Adunatosi pertanto il capitolo, il ministro della provincia -di Francia coi definitori si avvicinò al cospetto di frate Giovanni -da Parma ministro Generale, che era in quel convento; e disse: Padre, -noi abbiamo esaminati ed approvati quaranta frati venuti al capitolo -per ottenere la facoltà di predicare, e l'abbiamo loro conferita, e li -abbiamo rinviati ai loro conventi, perchè questo nostro, ove si tiene -il capitolo, non risenta disagio da troppa agglomerazione di frati. -E il ministro Generale rispose loro che avevano operato male, senza -conoscere la Regola, che prescrive non potersi conferire la facoltà -di predicare dai ministri provinciali quand'è presente il ministro -Generale. «E aggiunse: L'esame fatto l'approvo; ma comando che siano -richiamati, e ricevano da me la chiesta facoltà a norma della nostra -Regola. Così fu fatto» e si fermarono poi a Sens finchè fu terminato il -capitolo. Partito il Re di Francia da Parigi per onorare il capitolo -di sua presenza, quando si seppe che era poco lunge dal convento, -uscirono tutti i frati Minori ad incontrarlo, e fare a lui onorifico -ricevimento. E frate Rigaldo dell'Ordine de' Minori, maestro cattedrato -a Parigi, e Arcivescovo di Rouen, vestito pontificalmente uscì dal -convento, ed in fretta andava incontro al Re interrogando ad alta voce: -Ov'è il Re? Ov'è il Re? Ed io gli tenea dietro, perchè solo e smarrito -errava colla mitra in capo e il pastorale in mano. Aveva egli perduto -tempo nell'appararsi, sicchè gli altri frati erano già usciti e stavano -allineati a destra e a sinistra sui ciglioni della strada colle spalle -volte alla città, volendo vedere il primo spuntare del corteggio reale. -Ed io vidi spettacolo che mi fece vivissimamente meravigliare, e meco -stesso andava ragionando: Ho pur letto non una, nè due volte sole, che -i Galli Senoni furono un popolo nobile e potente, e che, capitanati da -Re Brenno, entrarono di forza in Roma; ma veramente ora le loro donne, -per la più parte, somigliano a tante fantesche. E sì che se il Re di -Francia passasse per Pisa e per Bologna tutto il fiore delle nostre -matrone gli correrebbe incontro. Ma in quel punto mi tornò a mente -d'aver udito dire d'un uso dei Francesi, e lo riconobbi vero. Ed è che -in Francia i cavalieri e le loro nobili dame abitano le castella delle -loro ville; in città soggiorna soltanto la borghesia. Il Re poi era -mingherlino, gracile, macilente, e di statura in proporzione troppo -alta, di volto angelico e raggiante di grazia. E veniva alla chiesa -de' frati Minori non in pompa reale, non a cavallo, ma a piedi, ed -in abito da pellegrino, col bordone e la bisaccia al collo, che dava -decoro agli omeri reali; e colla stessa umiltà e conforme vestiario lo -seguivano i suoi tre fratelli germani: primo de' quali era Roberto, -e l'ultimo si chiamava Carlo, che fece poi meravigliose prodezze -degnissime di storia. Il Re non si prendeva cura del corteo de' nobili, -ma piuttosto delle orazioni e de' voti de' poveri; ed era di fatto -più monaco nelle divozioni, che soldato nell'armi. Entrato pertanto -nella chiesa de' frati, e fatta una devotissima genuflessione, pregò -davanti all'altare. E mentre usciva di chiesa, giunto sulla soglia -della porta, io mi gli trovai vicino. Quand'ecco gli fu offerto, e, per -mezzo del tesoriere della chiesa di Sens, presentato un grosso luccio -ancor vivo in acqua, dentro una conca d'abete, che i Toscani chiamano -bigoncio, e che serve loro per bagni e per lavacro ai fanciulli, che -sono ancora in culla. Per vero in Francia il luccio è un pesce, che -si paga caro e si giudica squisito. Il Re ringraziò il donatore e -il presentatore del dono; poi disse ad alta voce, da tutti intesa, -che nessuno entrerebbe nell'aula capitolare, tranne i cavalieri e i -frati, ai quali voleva parlare nell'adunanza. Radunato il capitolo, -il Re cominciò a fare la sua confessione, a raccomandare a Dio sè -stesso, i suoi fratelli, la Regina sua madre, tutto il suo seguito, -e inginocchiatosi divotissimamente invocò le orazioni ed i suffragi -de' frati. E alcuni frati francesi che mi stavano a fianco, ammirando -tanta pietà e divozione, piangevano dirottamente di consolazione. -Dopo il Re, sorse a parlare il Cardinale della Corte romana, Oddone, -che era stato una volta gran Cancelliere di Parigi, e voleva andare -col Re in Terra Santa, e in poche parole si sbrigò. Terzo a parlare -s'alzò frate Giovanni da Parma, ministro Generale, a cui per ufficio -toccava rispondere, e disse: L'ecclesiastico 32º dice: _Parla tu con -eletto discorso, tu che in grado avanzi gli altri, poichè a te spetta -la prima parola._ Il Re, padre e benefattore, che si degnò di parlare -affabilmente ad un'adunanza di poveri, venne in mezzo a noi umile e -benigno. E come ben conveniva parlò primo tra noi; nè ci domandò oro, -nè argento, di cui, la Dio mercè, il suo tesoro abbonda; ma desidera -vivamente le nostre orazioni ed i nostri suffragi per uno scopo che è -lodevolissimo. Di fatto il Re nostro imprese questo pellegrinaggio e -questa crociata a gloria di nostro Signor Gesù Cristo, a soccorso di -Terra Santa, a sterminio de' nemici della fede e della croce di Cristo, -ad onore di tutta la Chiesa Cattolica e di tutto il Cristianesimo, a -salute dell'anima sua e di tutti coloro che seco lui vanno oltremare. -Laonde, sia perchè fu il nostro principale benefattore e sostenitore -non solo a Parigi, ma eziandio in tutto il suo regno; sia perchè -volle degnarsi di venire tra noi tanto umilmente e con tanto nobile -corteo, e chiede a noi di pregare per un santo fine, è doveroso e -conveniente che noi ricambiamo a lui, almeno per quanto possiamo, i -segnalati benefici, e l'alto onore che abbiamo ricevuto. E siccome i -frati Francesi sono lieti e prontissimi di fare tutto il possibile a -questo scopo, anzi sono d'animo disposti a più di quello ch'io sapessi -decretare, perciò non impongo loro comandamenti di sorta. Avendo -però io incominciato a visitare tutti i conventi dell'Ordine, mi sono -proposto nell'animo di prescrivere a ciascun sacerdote di celebrare -quattro messe pel Re e pel suo corteggio: Una dello Spirito Santo; -un'altra della Croce; la terza della beata Vergine; la quarta della -Trinità. E se fatalmente accadesse che il Figlio di Dio lo richiamasse -al seno del Padre eterno, altri più fervidi suffragi aggiungeranno i -frati. E se per parte mia non ho abbastanza soddisfatto al desiderio -del re, il Re comandi; chè tra noi non manca chi obbedisca; può solo -mancare chi comandi. Udite il Re queste parole, ringraziò il ministro -Generale, ed accolse con tanto gradimento quelle disposizioni che -le volle scritte in una lettera autografa del Generale stesso e -autenticate col suo sigillo. Così fu fatto. E le spese di quel dì le -fece il Re e pranzò coi frati in refettorio. Al pranzo intervennero -i tre fratelli, del Re, il Cardinale della Corte romana, il ministro -Generale dell'Ordine de' Minori, frate Rigaldo Arcivescovo di Rouen, il -ministro Provinciale di Francia, i Custodi, i Definitori, i frati di -fiducia, tutti quelli che erano ammessi al capitolo, e i frati nostri -ospiti, che chiamiamo forestieri. Riconoscendo pertanto il ministro -Generale la nobiltà e dignità del reale corteggio, cioè tre Conti, il -Cardinale Legato della Chiesa romana e Arcivescovo di Rouen, non volle -arrogarsi gli onori di preminenza dovuti alla sua dignità, quantunque -il Re lo invitasse a sedergli a fianco; ma volle piuttosto dimostrare -col fatto quella cortesia e quella umiltà, che il Signore predicò colla -parola e coll'esempio; e prese posto alla mensa de' poveri, la quale -dalla sua presenza acquistò splendore, e tutti ne restarono edificati, -e ne ebbero buon insegnamento. E in quel dì il Re fece quel che -insegna la Sacra scrittura, Ecclesiastico IV; _Renditi affabile nella -conversazione de' poveri._ La prima imbandigione servita in quel dì a -mensa furono le ciliegie; poi pane bianchissimo, e vino abbondante e di -qualità veramente degna della magnificenza reale. E, secondo l'usanza -de' Francesi, eranvi molti che invitavano, in modo da costringere a -bere, anche chi non voleva. Poi si portarono innanzi le fave fresche -cotte nel latte, pesci, granchi, pasticci d'anguille, riso con latte -di mandorle e polvere di cinamomo, anguille rosolate con squisitissima -salsa, torte giuncate e frutta in abbondanza e bellissima. Ed ogni -cosa fu servita con molto garbo, e molta compitezza. Il dì successivo -poi il Re intraprese il suo viaggio; ed io, chiuso il capitolo, lo -seguii, poichè io aveva ricevuta dal ministro Generale l'obbedienza -di andare a dimorare nella Provenza. E mi riescì agevole trovarmi -dove era il Re, perchè spesso egli deviava dalla strada diretta per -andare ai romitaggi dei frati Minori e di altri religiosi, di quà di -là vagando a destra a sinistra, per raccomandarsi alle loro orazioni. -E così andò facendo sinchè giunto al mare s'imbarcò per Terra Santa. -E facendo io una visita ai frati di Auxerre al cui convento io aveva -appartenuto, un dì mi recai a Vezellay[109], nobile castello della -Borgogna, ove in quei tempi si credeva che vi fosse il corpo della -Maddalena. L'indomani era domenica. E la mattina per tempissimo il Re -si recò al convento de' frati per raccomandarsi alle loro preghiere, ed -aveva lasciato il suo corteo nel castello, che era vicino al convento. -Condusse seco soltanto i suoi tre fratelli ed alcuni staffieri a -custodire i cavalli; e fatta una reverente genuflessione davanti -all'altare, i frati teneano gli occhi volti agli scanni su' quali -sedere; ma il Re sedette in terra e nella polvere, come ho visto io -co' miei occhi, perocchè quella chiesa non aveva un piano lastricato. -E ne chiamò presso di sè dicendo: Avvicinatevi a me, frati miei -carissimi, e ascoltate le mie parole. Allora facemmo corona intorno -a lui, e come lui sedemmo in terra, e fecero altrettanto i suoi tre -fratelli germani. E si raccomandò ai frati, invocò le loro orazioni e -li pregò de' loro suffragi. All'uscire di chiesa gli fu detto che suo -fratello Carlo pregava ancora con fervore, e il Re se ne compiacque, -e, per aspettarlo, non montò a cavallo; e gli altri due fratelli in sua -compagnia parimente aspettavano fuori della porta della chiesa col Re. -Carlo era il fratello minore, Conte di Provenza, marito d'una sorella -della Regina; e faceva molte genuflessioni davanti ad un altare che -era su un fianco della chiesa vicino alla porta. Ed io mi trovava in un -punto da poter osservare tanto Carlo che pregava fervidamente, quanto -il Re che fuori aspettava pazientemente; e ne rimasi molto edificato. -Dopo continuò il Re la sua via, e dato sesto alle sue cose, si affrettò -al naviglio, che era pronto. Io poi andai a Lione, ove trovai ancora -Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. In seguito discesi sino ad Arles, -distante cinque miglia dal mare, ed era la festa del beato Pietro -Apostolo. In que' giorni arrivò a quel convento anche frate Raimondo -ministro della Provenza, che poi fu fatto Vescovo, e mi ricevette -onorificamente, ed era con lui il lettore di Mompellier. Di lì passai -per mare a Marsiglia, e da Marsiglia andai a Jeres[110] per fare visita -a frate Ugo da Digne[111] o da Bariols[112], cui i Lombardi chiamano -frate Ugo da Mompellier. Egli era uno de' più illustri chierici del -mondo, predicatore affascinante, gradito dal clero e dal popolo, forte -a disputare e pronto a discutere di ogni cosa. Tutti gli avversarii -inviluppava, e, stringendo gli argomenti, conchiudeva in proprio -senso; aveva parola facondissima, e voce sonante come di tromba, o di -tuono, o di gonfio torrente in cascata: non mai indietreggiava, non -mai s'intricava, era sempre pronto a rispondere a tutto. Erano come -il sole fiammeggianti le sue parole, se parlava della corte celeste e -della gloria del paradiso, erano terribili, se discorreva delle pene -infernali. Nativo della Provenza, aveva statura mediocre, e tinta -bruna, ma non era brutto. Era uomo acceso in sommo grado delle cose -spirituali, sicchè ti pareva di vedere e di ascoltare un altro Paolo, -un secondo Eliseo; ed ognuno sentivasi il tremito quando predicava. -Ed ecco le parole che ardiva pronunciare al cospetto del Papa o de' -Cardinali in concistoro, nè solo a Lione, ma anche molto prima quando -la Corte pontificia era a Roma: «..... Papa Innocenzo IV, vi ha dato -il cappello rosso affinchè, come ragion vuole, abbiate una distinzione -tra gli altri cappellani. Ma in passato non eravate chiamati Cardinali, -sibbene diaconi della Corte romana, e i preti si ritenevano vostri -pari, e vostri predecessori..... Frate Ugo era solito dire che aveva -quattro amici, ch'egli amava sopra tutti gli altri; primo de' quali -era frate Giovanni da Parma ministro Generale (ed era naturale, perchè -furono ambedue illustri chierici, cultori dello spirito, e caldissimi -Gioachimiti); e per l'amicizia di frate Giovanni da Parma, e poi, -perchè s'accorse ch'io aveva fede nella dottrina di Gioachimo Abbate -dell'Ordine che è a Flora,[113] ebbe anche per me molta deferenza ed -intrinsichezza. Il secondo amico era l'Arcivescovo di Vienna[114], -uomo santo, letterato, onesto, che amava assai l'Ordine del beato -Francesco. Perciò in servigio dei frati Minori fece costruire un ponte -di pietra sul Rodano, perchè aveva dato nella sua diocesi un convento -da abitare ai frati, che stavano al di là del fiume. E trovandomi io -una volta a Vienna, venne da Lione, per confessare e predicare, frate -Guglielmo dell'Ordine dei Predicatori, autore della _Somma dei vizii -e delle virtù;_ ed ospitò presso i frati Minori, perchè i Predicatori -in quella città non avevano convento. E piacque al Guardiano ch'io gli -fossi compagno, e ci trattammo con reciproca famigliarità, perchè era -uomo umile e cortese, sebbene di piccola statura[115]. Io gli domandai -com'era che i frati Predicatori non avessero convento a Vienna; ed -egli rispose che, piuttosto che due o tre conventi, amavano averne -uno solo, ma buono, a Lione. E pregato da me di predicare ai frati -nell'imminente giorno della Annunciazione della beata Vergine, perchè -io desiderava vivamente di udirlo, avendo egli oltre la _Somma_ scritto -anche un trattato _De' Sermoni_, rispose che volentieri, purchè lo -invitasse il Guardiano. E lo invitò, e fece una bellissima orazione -intorno all'Annunziazione della beata Vergine, il cui tema, od esordio -era: _Missus est Angelus: È stato inviato un Angelo._ Un altro giorno, -mentre io soggiornava ancora a Vienna, giunse frate Guglielmo Britto -dell'Ordine de' Minori, autore del libro _Della memoria_, e per -piccolezza di statura si assomigliava all'altro Guglielmo, di cui ho -fatto menzione più su, ma non in quanto al carattere, che pareva più -impaziente e impastato di furia, come di solito i piccoli. D'onde quel -detto: - - Vix humilis parvus. Vix longus cum ratione. - Vix reperitur homo ruffus sine proditione. - - L'uom piccino di statura - È superbo di natura. - L'uomo lungo di persona - Egli è raro se ragiona. - Chi di rosso ha tinto il pelo - Tradirà la terra e il cielo. - -Nel convento di Lione io l'ho udito aver la prontezza di fare il -correttore a tavola in presenza di frate Giovanni ministro Generale -e di Papa Innocenzo IV; e allora non aveva ancora composto quel suo -libro, che da lui s'intitola. Il terzo amico poi che diceva d'avere -frate Ugo era Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, uno dei più -eminenti chierici del mondo. Questi, dopo che li aveva già volgarizzati -Borgondione giudice Pisano, tradusse di nuovo il Damasceno ed i -testamenti dei dodici patriarchi, e molte altre opere. Il quarto amico -di Ugo era frate Adamo da Marisco[116] dell'Ordine dei Minori, uno -dei più illustri chierici del mondo. Fu chiarissimo in Inghilterra e -scrisse di molte cose, come quello di Lincoln.[117] Ambedue Inglesi, -e, compagni in vita, furono ambedue sepolti nella chiesa episcopale. -Terzo compagno di questi due fu maestro Alessandro dell'Ordine de' -frati Minori Inglese, e maestro con cattedra a Parigi, che compose -molte opere, e, come dicevano quelli che lo conoscevano a fondo, non -ebbe al suo tempo uno pari a lui sulla terra. Io ricordo che, quando -io era ancor giovane ed abitava nel convento di Siena in Toscana, -frate Ugo che era di ritorno dalla Corte romana, parlò mirabilmente -intorno alla gloria del paradiso e al disprezzo del mondo al cospetto -de' frati Minori e Predicatori, che erano accorsi ad ascoltarlo; e di -qualunque cosa fosse interrogato, subito, senza por tempo in mezzo, -aveva in pronto la risposta. E chi l'udiva si meravigliava di tanta -sapienza e prontezza. Trovandosi egli a Pistoja nel tempo in cui era -imminente la convocazione di un concilio a Lucca nel giorno delle -Ceneri, nè avendo i frati di Lucca chi predicasse, ricorsero a frate -Ugo pregandolo di favorirli in quella ricorrenza. Egli lo promise e -attenne. Arrivò pertanto a Lucca per la via di Pescia appunto in quel -momento, in cui doveva egli andare alla chiesa episcopale. E tutta -radunanza gli andò incontro per accompagnarlo, per fargli onore, e -per desiderio di ascoltarlo. Ma vedendo que' frati fuori di porta, -meravigliato disse: Ah! Dio dove vanno costoro? E dettogli che i frati -gli facevano quel ricevimento per onorarlo, e perchè desideravano di -udirlo, rispose: Non pretendo tanto onore, perchè non sono Papa; se -poi vogliono udirmi, vengano quando io sarò alla chiesa. Ora io anderò -avanti con un compagno solo, chè non voglio trovarmi in mezzo a tanta -caterva di gente. E, quando giunse alla chiesa, li trovò tutti raccolti -e pronti ad udirlo. Sermocinò adunque frate Ugo, e disse tante mirabili -cose e tanto mirabilmente ad edificazione e consolazione del clero, -che tutti rimasero stupefatti della sua graziosa e calda orazione. Ed -i chierici della diocesi di Lucca sino a molti anni dopo hanno sempre -ripetuto di non aver mai udito uomo parlare tanto eloquentemente. -Perocchè altri oratori avevano declamato il loro sermone come un salmo -che avessero imparato a memoria. E per lungo tempo suonarono le lodi -di frate Ugo e della sua predica, e, in grazia di lui, crebbe la buona -opinione e la reverenza per tutto l'ordine de' Minori. Io l'ho udito -predicare un'altra volta al popolo nella Provenza, vicino al Rodano, -a Tarascon[118], e a quella predicazione vi fu immenso concorso di -nomini e donne di Tarascon e di Beaucaire[119], che sono due bellissimi -castelli l'uno di fronte all'altro sulle due opposte rive del Rodano. -In ciascuno de' due castelli vi è un convento di frati Minori. A quella -predicazione vi ebbe anche numerosa affluenza d'uomini e donne sin di -Avignone e di Arles. E parlò loro, come ho udito io coi miei orecchi, -non vuote ciancie, ma parole piene di utili insegnamenti, che, per -la dolcezza dell'animo e il calore e la forza del convincimento che -le inspirava, scendevano a toccare il cuore. Egli era stimato come -un profeta........ Sarebbe ridicolo assai ch'io non volessi credere -che altri non sia Vescovo, o Papa, perchè nol sono io... Vi era anche -alla Corte del Conte di Provenza un maestro Rainero da Pisa, che si -spacciava per filosofo universale, e confondeva per modo i notai, i -medici, e i giudici della Corte che nessuno poteva ivi più salvare la -propria riputazione. Esposta dunque a frate Ugo la loro inquietudine, -lo pregarono di andare in loro soccorso, e difenderli da quel molesto -avversario. Ai quali frate Ugo rispose: Fissate col Conte un giorno per -una disputa in palazzo, e insieme col Conte vi si trovino cavalieri, -cittadini cospicui, giudici, notai e fisici; e disputate secolui, e -il Conte mandi in cerca di me; e mostrerò e proverò a quel maestro -ch'egli è un asino, e che il cielo è una padella. Tutto fu pronto; e lo -inviluppò così, e così gli chiuse la bocca, che si vergognò di essere -nella Corte del Conte, e, senza salutare alcuno, scappò via, nè osò più -mai ivi dimorare, non che presentarsi. Perocchè null'altro era che un -acuto sofista, e credeva di intricare tutti co' suoi sofismi. Liberò -pertanto frate Ugo da un soverchiatore quei meschini che non avevano -alcun aiuto, e perciò baciavano mani e piedi al loro liberatore. E -qui conviene si noti che questo Conte di Provenza è chiamato Raimondo -di Berengario; ed era bell'uomo, benevolo ai frati Minori, e padre -della Regina d'Inghilterra e della Regina di Francia, ed una terza sua -figlia era moglie del fratello del Re d'Inghilterra, ed una quarta era -moglie di Carlo fratello del Re di Francia, dalla quale ricevette la -Contea di Provenza. Nella Provenza poi vi è un castello molto popolato -tra Marsiglia e Ventimiglia, ossia Nizza a mare, lungo la strada che -mena a Genova, dove si trovano aie per fare il sale, e quindi prende -nome da queste aie. Ivi abita gran numero d'uomini e di donne che -fanno penitenza nelle loro case in abito secolare, e sono devoti assai -ai frati Minori, e ascoltano volentieri le loro prediche. I frati -Predicatori, ivi non hanno convento, perchè si dilettano e vogliono -la consolazione di stare soltanto in monasteri grandiosi, e non ne' -piccoli. In questo castello il più del tempo abitava frate Ugo. Ivi -erano molti notai e giudici, e medici e letterati che ne' giorni di -solennità avevano loro comvegno alla cella di frate Ugo per udirlo -parlare della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ed insegnare e spiegare -i misteri della Sacra Scrittura, e predire il futuro. Perocchè era -un tenacissimo Gioachimita, e possedeva tutti i libri dell'Abbate -Gioachimo. Ed anch'io una volta vi intervenni per udire come frate Ugo -esponeva quella dottrina, di cui anche prima, quando io era a Pisa, -aveva udito già un'altra esposizione fatta da un Abbate dell'Ordine -di Flora, che era un vecchietto e santo uomo, il quale per timore che -l'Imperatore desse alle fiamme il convento ov'egli abitava, che era -tra Lucca e Pisa, sulla strada che va a Luni[120], aveva collocato, -come in luogo sicuro nel convento di Pisa, tutti i libri pubblicati da -Gioachimo, e che egli possedeva. Poichè egli credeva che in Federico -a quel tempo si dovessero adempire tutti i misteri, perchè era in -discordia vivissima colla Chiesa. Anche frate Rodolfo di Sassonia, -lettore a Pisa, che era un logico stringente, un insigne teologo ed -un impareggiabile disputatore, smesso lo studio della teologia per -meditare su que' libri dell'Abbate Gioachimo, che erano depositati -nel nostro convento, divenne passionatissimo Gioachimita. Ed anche -quando il Re di Francia era sulle mosse per andare in Terra Santa, -ed io mi trovava nel convento di Provins[121], erano ivi due frati, -che professavano tutte le dottrine di Gioachimo, e che con ogni loro -potere tentavano di farmele abbracciare. Uno era di Parma e si chiamava -frate Bartolomeo Guiscolo; uomo cortese, dedito onninamente alle cose -dello spirito, oratore eminente, Gioachimita, e di parte imperiale. -Fu una volta guardiano del convento di Capua. In ogni sua cosa era -spigliatissimo; e morì in un capitolo generale convocato a Roma. Da -secolare insegnò grammatica; frate, scrisse, miniò, insegnò e fece -tante altre cose. In vita sua fece prodigi, ed in morte operò miracoli -ancor maggiori. E di vero quando l'anima sua si sciolse dal corpo, i -frati che erano presenti, videro meraviglie da restarne stupefatti. -L'altro era Gherardino da Borgo S. Donnino[122], che fu allevato in -Sicilia, e insegnava grammatica; giovane morigerato, onesto e buono, -eccessivo soltanto nella tenacità con cui seguiva irremovibilmente le -opinioni e gli insegnamenti di Gioachimo. Questi due mi sollecitavano -ad aver fede nelle scritture dell'Abbate Gioachimo, e a studiarle, e ne -possedevano l'esposizione su Geremia ed altre opere. E stando appunto -allora il Re di Francia in fare i preparativi per andar oltremare -con un esercito di crociati, eglino lo motteggiavano e lo deridevano -dicendo che la impresa gli sarebbe andata male, come poi dimostrò -l'evento; e mi facevano vedere così star scritto nell'esposizione di -Gioachimo sopra Geremia, e perciò doversi aspettare che s'adempisse. -E, leggendosi per tutta la Francia nella messa conventuale d'ogni dì -il salmo: _Oh! Dio le nazioni sono entrate nella tua eredità_ ecc. -eglino parimente mettevano questa sentenza in beffa, e dicevano: -È necessità che si effettui ciò che dice la Scrittura, che ha ne' -Treni 3º: _Tu hai distesa una nuvola attorno a te perchè l'orazione -non passasse_; perocchè il Re di Francia sarà fatto prigioniero, e i -Francesi saranno disfatti, e molti periranno di pestilenza. E perciò -questi due vennero in odio ai frati Francesi, i quali rispondevano -che queste cose si erano verificate nelle crociate precedenti. Eravi -anche contemporaneamente a noi nel convento di Provins frate Maurizio -lettore, bell'uomo, nobile e letterato distinto, che da scolare aveva -fatto studi a Parigi, e da frate aveva fatto un corso di studi di otto -anni. Costui era del territorio di Provins, essendochè in Francia i -nobili dimorano nelle loro ville e castella, e i borghesi nelle città. -Provins poi è nobile castello della Sciampagna distante da Parigi -venticinque leghe. Questo frate Maurizio adunque, che da poco era -diventato mio amico, m'andava dicendo: Frate Salimbene, non aggiustar -fede a questi Gioachimiti, perchè essi turbano la coscienza dei loro -confratelli colle loro dottrine; piuttosto aiutami a scrivere, ch'io -voglio provarmi a fare un buon libro di precetti che sia utile a -predicare. Allora i Gioachimiti si separarono spontaneamente; ed io -andai ad Auxerre[123]; frate Gherardino al convento di Sens[124]; frate -Ghirardino fu mandato a Parigi a studiare per missione della provincia -di Sicilia, alla quale era stato destinato. A Parigi dunque studiò -quattr'anni, e commise una follia, componendo un libello, divulgandolo -e distribuendolo ai frati più ignoranti. Di questo libello parlerò -di nuovo, quando scriverò di Papa Alessandro 4º, che lo proibì. E -siccome per quel libello furono mossi rimproveri all'Ordine sì a -Parigi che altrove, il prenominato Bartolomeo, che ne era l'autore, -fu sospeso dall'ufficio di lettore, di predicatore, di confessore -e da ogni altra incombenza che poteva legittimamente esercitare -nell'Ordine. E perchè non volle venire a rescipiscenza e riconoscere -la sua colpa, ma perdurò ostinato e procace nella sua pertinacia -e contumacia, i frati Minori lo misero in prigione ai ceppi, e lo -sostentavano del pane della tribolazione e dell'acqua dell'angustia. -Quel miserabile neppur per questo volle rimuoversi dal proposito -della sua ostinazione, e morì piuttosto in carcere, e fu privato dalla -sepoltura ecclesiastica, sotterrato in un angolo dell'Orto. Sappiano -dunque tutti che nell'Ordine de' frati Minori si applica il rigore -della legge contro i trasgressori della Regola; nè si deve imputare a -tutto l'Ordine la stoltizia di uno solo. L'anno poi 1248 trovandomi -a Ieres[125] con frate Ugo, ed accortosi egli ch'io lo interrogava -con viva passione intorno alle dottrine dell'Abbate Gioachimo, e che -avidamente io ne udiva parlare, e ne aveva piacere, un dì mi disse: Ne -sei tu infatuato di queste dottrine, come altri che ne sono seguaci? -E in realtà da molti sono stimate follie. Perocchè quantunque l'Abbate -Gioachimo fosse un sant'uomo, tuttavia ha tre cose, nelle quali bisogna -contrastargli. Primo fu la proibizione del suo opuscolo, che pubblicò -contro il maestro Pietro Lombardo, nel quale lo chiamò eretico e -pazzo, come ho scritto in altra cronaca. All'Abbate Gioachimo pareva -che Pietro Lombardo ammettesse la quaternità nella Trinità, dove dice: -_Poichè è un tutt'insieme il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, -e quell'insieme non è nè generante, nè generato, nè procedente._ -Onde l'Abbate Gioachimo deduce che Pietro Lombardo trovava in Dio -non solo una Trinità, ma una quaternità, cioè tre persone distinte, -e di più quella essenza di tutte tre le persone unite, che quasi ne -formavano una quarta. Ma di questa quistione ne ho parlato in un'altra -cronaca più breve, come sta ne' Decretali, nella quale notai anche -otto punti, ne' quali il maestro Pietro Lombardo nelle sue sentenze è -caduto in errore. Guarda nella cronaca «_Delle similitudini e degli -esempi, dei simboli e delle figure, e dei misteri del vecchio e del -nuovo testamento._» Seconda cosa per cui non si doveva aggiustar fede -all'Abbate Gioachimo, fu la predizione delle tribolazioni future.... -La quale fu cagione che i Giudici uccidessero i profeti. Perocchè gli -uomini carnali non ascoltano volontieri chi parla delle tribolazioni -future. Ed è perciò che l'Abbate Gioachimo quando tenne parola delle -tribolazioni, soggiunse: «Queste cose non le credono coloro a cui -l'ambizione ha ottuso il cuore; non vogliono che perisca il regno del -mondo quelli a cui rifugge l'animo dal sopportare il giogo, che conduce -al regno del cielo; nè che finisca l'impero degli Egiziani, coloro che -non si affrattellano cogli abitatori di Gerusalemme.» Terza cagione, -per cui non si possono condividere tutte le opinioni dell'Abbate -Gioachimo, furono i suoi seguaci, i quali vollero anticipare i termini -da lui indicati. E di loro disse: Ho timore che mi accada quello per -cui il Patriarca Giacobbe si lamentava de' suoi figli, dicendo Genesi -34º ecc. Nè l'Abbate Gioachimo fissò alcun termine certo, quantunque a -taluno paia che sì; ma accennò soltanto più termini, dicendo: «Iddio -può mostrare ancora più chiaramente i suoi misteri; e lo vedranno -coloro che sopravviveranno a noi.» Quando poi vidi che nella cella di -frate Ugo si univano giudici e notai, fisici e letterati per udirlo -esporre le dottrine dell'Abbate Gioachimo, mi ricorse alla memoria -il fatto di Eliseo, di cui si legge nel libro dei Re 6.º _Eliseo -sedeva nella sua casa, e i vecchi sedevano con lui_. In que' giorni -giunsero due Gioachimiti dal convento di Napoli; l'un de' quali si -chiamava frate Giovanni di Francia; l'altro frate Giovannino Pigolino -di Parma, cantore napoletano. Eglino vennero a Jeres per vedere frate -Ugo e udirlo parlare di queste dottrine. Sopravvennero anche due frati -Predicatori reduci da un loro capitolo generale celebratosi a Parigi, -chiamati l'uno frate Pietro di Puglia, lettore nel convento del loro -Ordine a Napoli, uomo di lettere ed oratore esimio, ed aspettava il -momento di imbarcarsi, perchè non avevano in quel paese un convento -del loro Ordine. A costui un dì dopo il pranzo disse frate Giovannino -cantore napoletano, che lo conosceva davvicino: Frate Pietro, che ve -ne pare della dottrina dell'Abbate Gioachimo? A cui rispose: Mi curo -tanto di Gioachimo e della sua dottrina, come della quinta ruota del -carro. (Anche Gregorio in un'omelia sopra Gioachimo al luogo che dice: -_Vi saranno segnali nel sole, nella luna e nelle stelle_, credette che -fosse imminente la fine del mondo, perchè al suo tempo erano arrivati -i Longobardi, e distruggevano ogni cosa). Andò dunque subito frate -Giovannino alla cella di frate Ugo, e alla presenza del più volte -nominato uditorio, gli disse: È qui un certo frate Predicatore, che -non crede nulla di questa vostra dottrina. A cui frate Ugo rispose: Che -importa a me se non crede? Disgrazia sua: Egli se ne accorgerà quando -la discussione aprirà l'intelletto a chi ascolta: tuttavia chiamatelo -a disputare con me, e vedremo di che dubiti. Invitato adunque andò, -ma a malincuore, tanto perchè stimava poco Gioachimo, quanto perchè -giudicava che in quel convegno nessuno potesse stare al pari di lui in -letteratura e nella scienza delle Sacre Scritture. Vedendolo pertanto -frate Ugo, gli rivolse subito la parola dicendo: Se' tu colui che ha -dubbii intorno alla dottrina di Gioachimo? Quell'io, rispose frate -Pietro. A cui frate Ugo domandò: Leggestu mai Gioachimo? E frate -Pietro: L'ho letto, e letto bene. E frate Ugo di rimando: Credo che tu -l'abbia letto come una donnetta legge il salterio, che giunta al fine -ignora, o non ricorda ciò che abbia letto in principio. Così molti -leggono e non intendono, o perchè non tengono in pregio le cose che -leggono, o perchè s'è indurato il loro cuore insipiente. Or dimmi che -cosa ti piaccia udire intorno agli insegnamenti di Gioachimo, affinchè -io sappia di che vai dubbiando. E frate Pietro disse: Vorrei che tu -mi provassi con Isaia alla mano, come pretende insegnar Gioachimo, -che la vita di Federico debba terminare a settant'anni, mentre vive -ancora; e come non possa morire che per mano di Dio, cioè di morte -naturale, e non violenta. A cui rispose frate Ugo: Volentieri il farò; -ma ascolta con pazienza, e non con esclamazioni e cavilli; perocchè -in questa dottrina è necessario che colui, che le si inizia, abbia -fede. L'Abbate Gioachimo fu un sant'uomo, e dice che le cose da lui -predette gli furono rivelate da Dio a vantaggio degli uomini, secondo -il verbo che è scritto ecc. Della santità poi di Gioachimo, oltre -ciò che si legge nella sua biografia, te ne posso recare innanzi una -splendida prova, la quale dimostra la sua somma pazienza. Prima di -essere Abbate, quando era ancora un infimo fraticello, sdegnato il -refettoriere contro di lui, per un anno intero mise nel fiaschetto di -lui a tavola acqua per vino da bere, volendolo sostentare col pane -della tribolazione e coll'acqua delle angustie; e questa punizione -tollerò pazientemente sebbene ingiusta, e non reclamò. Sedendo sulla -fine dell'anno a mensa presso l'Abbate, questi gli disse: Perchè bevi -vino bianco, e non me ne dai? È questa la tua cortesia? A cui il santo -Gioachimo rispose: Io, o Padre, aveva vergogna a profferirvene, perchè -_il mio secreto sta in me_. Allora l'Abbate prese la coppa di lui -e assaggiò, ma s'accorse che era un cattivo cambio. E avendo bevuto -acqua, e non convertita in vino, disse: Che è l'acqua, se non acqua? -E dimandogli: E col permesso di chi, usi tu questa bevanda? Padre, -rispose Gioachimo, l'acqua è bevanda sobria, che non lega la lingua, -che non dà il capogiro, nè la parlantina. Avendo poi l'Abbate saputo -in capitolo che questa era un'ingiusta punizione ed una vendetta -impostagli dalla malignità e da rancore del refettoriere, voleva -espellerlo dall'Ordine, ma Gioachimo si prostrò ai piedi dell'abbate -e tanto ne lo pregò, che risparmiò a quel converso l'espulsione. -Tuttavia lo biasimò e lo rimbrottò acremente e duramente, dicendo: -Perchè tu non hai fatto nel servizio ciò che è di regola, ti do in -penitenza di non bere per tutto un anno intero che acqua, come tu hai -fatto ingiustamente bere al tuo prossimo e confratello. Che poi la -vita dell'Imperatore Federico termini, secondo Isaia, come tu trovi ove -parla della ruina di Tiro, nota che in queste parole l'Abbate Gioachimo -per la terra de' Caldei prende ed intende l'Impero Romano; per Assur, -lo stesso Imperatore Federico; per Tiro, la Sicilia; per i giorni -di un sol Re, tutta la vita di Federico: per i settant'anni, intende -il periodo della vita fissato da Merlino. Che poi Federico non debba -morire per mano d'uomo, ma soltanto per opera di Dio, così dice Isaia -31º ecc. E, aggiunse frate Ugo, queste cose ebbero il loro adempimento -in Federico, specialmente presso Parma, quando fu messo in rotta e -fuga dai Parmigiani, e la sua città di Vittoria fu rasa al suolo; e i -Principi e i Baroni del suo Impero, più volte hanno voluto ucciderlo -ma non hanno potuto. Udendo frate Pietro queste cose, sorrise e disse: -queste cose puoi contarle a chi ti crede, ma non potrai indurre me -a crederle. E frate Ugo soggiunse: E perchè? Non credi ai profeti? E -frate Pietro: veramente ai profeti io credo: ma dimmi se questo che -tu di',sia il concetto principale del profeta, o il secondario, o se -sia un concetto estorto dal principale e tradotto ad altro senso, e in -qualche modo applicato all'Imperatore. A cui frate Ugo rispose: Ottime -osservazioni; epperciò ti dico che se n'è fatta applicazione, come -quando nel giorno dei Santi Gervaso e Protaso si canta l'introito: _Il -Signore parla la pace in mezzo al suo popolo_ ecc. perchè nella festa -di questi Santi fu conchiusa la pace tra la Chiesa e i Longobardi..... -A quanto s'è detto possiamo ancora aggiungere: Noi vediamo che della -mano sinistra, oltre al comune uso, conosciuto anche dagli idioti e -illetterati, se ne fa un uso moltiplice. Perocchè essa serve a notare -il numero, e al numerare, all'arte musicale, al calendario, al numero -d'oro, e alla determinazione del giorno di Pasqua. Similmente nella -divina Scrittura, oltre il senso letterale e storico, si trova anche -un concetto allegorico, anagogico, tropologico, morale e mistico; e -perciò è stimata più feconda e più nobile che se fosse ristretta ad un -solo senso, e servisse ad un solo concetto. Lo credi vero tutto questo, -disse Ugo, o dubiti ancora? E frate Pietro: Credo, e queste stesse cose -ho insegnate più volte, perchè sono dette dai dottori; ma vorrei che -con più convincenti ragioni mi argomentassi dei settant'anni, che Isaia -indica sotto la figura di Tiro. Frate Ugo rispose: Quelle cose che -Merlino, indovino Inglese, predisse di Federico I., di Enrico figlio -di lui, e di Federico II. figlio dell'Imperatore Enrico, hanno tutta -l'apparenza del vero. Ma smettiamo di andar divagando, e ritorniamo là -d'onde mosse a principio la nostra disputa. Pognamo dunque i quattro -termini di numeri fissati da Merlino[126] parlando di Federico II. Il -primo de' quali lo fissa, dicendo: _In trentadue anni cadrà._ Il che -si può intendere a partire dalla sua incoronazione sino alla morte, -perchè fu imperatore trent'anni e undici giorni, e non si credeva ancor -morto; e doveva essere così affinchè si verificasse il vaticinio della -Sibilla, che dice: _Volerà fama tra le nazioni: vive e non vive._ Il -secondo termine di Merlino è: _Vivrà nella sua prosperità settantadue -anni_; il che come sia per verificarsi, vedranno i posteri ed i -superstiti, poichè Federico vive tutt'ora. Il terzo termine di Merlino -è: _E due volte quinquagenario sarà trattato con ogni deferenza._ Il -che non si deve intendere per due volte cinquanta, sicchè arrivi al -centinaio, ma per cinquanta più due, cioè cinquantadue anni. Il qual -numero si verifica a partire dal giorno delle nozze di sua madre sino -al diciottesimo anno del suo Impero, che fanno cinquantadue anni a -punto. Intorno a che si ha: L'imperatore Federico I diede moglie a suo -figlio Enrico, Costanza figlia del Re di Sicilia, che, ancor nubile, -aveva trent'anni d'età, ed Enrico ne aveva ventuno. E le nozze si -celebrarono a Milano l'anno 1185, diciasettesimo del suo regno. E nota -che diventò Re a quattro anni d'età, e fu coronato Imperatore il 1191. -E Federico figlio di Enrico fu coronato Imperatore nel 1220. Il quarto -termine di Merlino intorno a Federico è: _E diciott'anni dopo la sua -incoronazione terrà la Monarchia vincendo l'invidia._ Questo ha avuto -il suo adempimento in Papa Gregorio 9º, col quale si ruppe al segno -che questi lo scomunicò, e, dopo, contro la volontà del Papa e de' -Cardinali, e de' Principi del regno, fu Imperatore. Udendo queste cose, -frate Pietro cominciò a parlare ambiguo, dicendo: _Molti cibi vi sono -nel campo de' Padri; ed un cibo è migliore dell'altro._ A cui frate -Ugo rispose: Non alterare la Scrittura, ma le autorità riportale come -stanno nel testo. Perocchè tu ommettesti l'ultima parte del versetto -incominciato e la prima del susseguente. Ripetila dunque come la disse -il Savio ne' Proverbii 13.º Udendo ciò, frate Pietro fece come usano -alcuni, i quali allora che in una disputa non si reggono, passano agli -insulti, e disse: Sarebbe da eretico addurre come argomento la parola -degli infedeli; e parlo di Merlino, della cui autorità ti servisti. -Frate Ugo sentissi provocato, e di rimando rispose: Tu menti; e proverò -che hai più volte mentito. Ciò che sta scritto di Balaam e di Elia, e -di Caifa, e della Sibilla, e di Merlino, e di Metodio non è appuntato -dalla Chiesa. A ciò si può applicare ciò che dice il poeta: - - _Non rosa da spinas, quamvis sit filia spinæ;_ - _Nec violæ pungunt; nec paradisus obest_ - - Figlia di spin la rosa - Spine giammai non rende; - Nè la violetta ascosa - In modo alcuno offende, - Nè mai del paradiso - Dolor conturba il riso. - -Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il vero, -l'utile non è da disgradare, sia pure che venga insegnato da un cattivo -dottore..... Così comincia un poeta volendo lodare un suo opuscolo: - - _Utilis est rudibus præsentis cura libelli,_ - _Et facilem pueris præbet in arte viam,_ - - Questo libretto, a chi non sa, dimostra - La via che mena dritto all'arte nostra. - -Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi originali dei -santi scrittori e alle sentenze dei filosofi. E su questo campo, frate -Ugo, che era dottissimo, subito lo intricò e gli chiuse la bocca. -Vedendo questo il compagno di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio -e buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di malefitte. Ma -frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non che, riconosciutosi vinto, -si volse a commendare la vastissima dottrina del suo avversario. Finita -la disputa, ecco subito arrivare un messo del capitano della nave -a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al porto. E, -partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano presenti, e avevano udita -la disputa: Non scandalizzatevi se qualche cosa dicemmo di meno che -conveniente; perocchè quelli, che disputano con audacia già montata -nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo della licenza. E -aggiunse: Questi buoni uomini di irati Predicatori si gloriano sempre -della loro scienza, e si millantano che nell'ordine loro è la fontana -della sapienza, come dice l'Ecclesiastico I: _La fonte della Sapienza -è la parola di Dio in cielo._ Quando poi alloggiano nei conventi de' -frati Minori, ne' quali trovano sempre carità, premure e cortesie, -dicono d'aver albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè, -ora non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti, perchè -ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º ecc. Poi ch'ebbe -finito di dire, l'uditorio secolare se ne dipartì molto edificato e -consolato, dicendo: Oggi abbiamo udito mirabili cose; ma domenica -ventura abbiamo desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro -Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia il cielo ch'io -stia bene, vi contenterò di buon grado; venite pure. Poco dopo, i due -frati Predicatori ritornarono, perchè il tempo non permetteva alla nave -di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia. Dopo cena -frate Ugo trattò con loro cordialmente e famigliarmente. E frate Pietro -sedette in terra a' piedi di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse -a farlo alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo; -neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente. Frate -Pietro adunque non più disputatore nè contradditore, ma umile e attento -ascoltava le dolci e in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo, -che sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per brevità le -tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in quella sera che il -compagno di frate Pietro in disparte mi disse: Per amor di Dio, frate -Salimbene, favorite dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano, -Custode, o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne vuole; -fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice frate, ma uno de' -più dotti chierici del mondo, e per tale è giudicato da tutti quelli -che lo conoscono. Ed egli rispose: Lo credo ben vero, perchè io non -ho mai udito uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così -dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia addetto ad -uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi: La sua umiltà e la sua -santità si consolano di albergare nell'oscurità de' piccoli luoghi. E -soggiunse: Sia egli benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del -cielo. Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres fino a -che il mare permise di sciogliere la vela. E al momento della partenza -frate Pietro disse a frate Ugo: In verità vi assicuro che starei sempre -volentieri con voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo -il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori partirono -consolati ed edificati. La domenica successiva alla loro partenza tutti -gli uomini di lettere di Jeres convennero alla cella di frate Ugo per -ascoltare i suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare -del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato presente -durante la conferenza, si levò e pregò frate Ugo che si degnasse di -riceverlo nell'Ordine de' frati Minori. È da sapere che frate Ugo per -essere persona spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo -nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso Ministro, aveva -dal Provinciale facoltà di ammettere persone nell'Ordine. Quest'uomo -che domandava di farsi frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed -aveva un compagno che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati -da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate Ugo. Ai -quali frate Ugo rispose: _Andate ai boschi, e imparate a vivere di -radici, perocchè il tempo delle tribolazioni è vicino._ Andarono, si -fecero mantelli brizzolati, come anticamente usavano portare i frati -di servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a mendicare il -pane per quel paese, nel quale avevano convento i frati Minori, e ne -raccattavano in abbondanza; perchè noi e i frati Predicatori demmo a -tutti l'esempio del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio, -vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si moltiplicarono -prestissimo; e dai frati Minori della Provenza erano chiamati -ironicamente e per beffa i Boscaioli. Ma frate Ugo aveva molti nemici e -detrattori nel suo Ordine, e particolarmente in Provenza, sia in causa -della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè -gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli. Ma non -l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva data occasione, dicendo: -_Andate ai boschi, e imparate a campar di radici, perchè il tempo -delle tribolazioni è vicino_; finalmente perchè non volle ammetterli -nell'Ordine del beato Francesco, quantunque ne avesse facoltà. In -seguito poi vestirono una cocolla a sacco non di tutta lana, anzi -di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano buonissime tuniche a sacco -anch'esse, onde furono poi detti frati Saccati; e calzarono i sandali, -come li hanno i frati Minori. - -E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola, toglie sempre qualcosa -dai frati Minori, chi i sandali, chi il cordone, chi anche il vestiario -completo. Ma finalmente l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un -privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in modo da poter -essere scambiato con un frate Minore. E quest'ordinanza fu promossa dal -fatto che i frati detti Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare -un abito in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro -IV li unì in una congregazione sola cogli altri Eremiti, mentre prima -gli Eremiti erano divisi in cinque varie comunioni; e vi erano Eremiti -detti di S. Agostino, Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i -Britti e i Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente -a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza in Mantova, -e che aveva istituita una congregazione di Eremiti; ed io ho veduto -e conosciuto un suo figlio, che era molto pingue e si chiamava frate -Matteo da Modena. Tutte le altre congregazioni furono incorporate in -quella di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni -unite. E così si avverò la scrittura che dice in Geremia XV: -_Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone e 'l rame?_ Perocchè: - - _Quod nova testa capit,_ - _Inveterata sapit._ - - Invecchi pur se sa invecchiar la botte: - Ognor saprà di quel che nuova inghiotte. - -Questi Saccati, appena costituiti, si erano diffusi rapidamente per le -città d'Italia, ove comperavano case per abitarvi, e nel predicare, -nel confessare, nel questuare usavano que' modi stessi, che solevano -i frati Minori ed i Predicatori; perchè, come già dissi, sì noi che -i Predicatori abbiamo sempre insegnato che tutti gli uomini debbono -mendicare. D'onde i secolari si sentivano non poco gravati; e un giorno -donna Giuditta degli Adelardi di Modena, che era una divota de' frati -Minori, avendo veduti que' nuovi frati andare di porta in porta alla -cerca del pane, disse ai frati Minori: In verità n'avevamo già tante -delle bisaccie e dei sacchi, che ci vuotavano i granai, che non c'era -punto bisogno dell'Ordine dei Saccati. Ma in processo di tempo Papa -Gregorio X, Piacentino, inspirato da Dio, in pieno concilio di Lione -ne soppresse l'Ordine, volendo che non esistessero tanti Ordini di -mendicanti a carico del popolo cristiano, e che quelli che predicano -il Vangelo vivessero del Vangelo, come l'Apostolo Paolo dice aver -comandato Iddio, 1.ª ai Corinzii 9.º Volle anche sopprimere, anzi far -perdere sino la memoria degli Eremiti, ma si astenne dal farlo per -intromissione di Riccardo Cardinale della Chiesa romana, che presiedeva -al loro governo. Disse però che si riservava di dare in proposito -quelle disposizioni che avrebbe giudicate migliori. Ma sorpreso dalla -morte, il suo progetto non effettuossi. [Il primo dell'Ordine dei -Saccati fu Raimondo di Atanulfo, oriondo provenzale, del castello -di Jeres ove presso il mare si fa il sale. Nel secolo fu soldato -ed entrò nell'Ordine de' frati Minori, ma durante il noviziato fu -dimesso dall'Ordine, perchè malaticcio. Ebbe un figlio nell'Ordine de' -Saccati, che fu poi Arcivescovo di Arles. Frate Bertrando da Manara -fu il primo compagno del suddetto Raimondo. E Manara è una contrada -presso il summentovato castello, dove era un monastero delle Bianche, -che erano devote dei frati Minori, e le sono tutt'ora un giorno più -che l'altro]. Soppresse anche quella congrega di ribaldi e di porcai -stolti ed abbietti, che chiamano sè stessi apostoli e non li sono, -ma sono piuttosto una famiglia di Satana: _Perocchè essi non erano -del seme di quegli uomini, pe' quali è stata operata la redenzione in -Israello_, I. Macabei V. Poichè non sono utili nè a predicare, nè a -confessare, nè a dir messa, nè a cantare l'ufficio ecclesiastico, nè -a fare i maestri, nè per dar consigli, e nemmeno a pregare pe' loro -benefattori; perchè tutto il dì vanno su e giù per le strade delle -città a guardare le donne. In che dunque servano la Chiesa di Dio e -siano utili al popolo cristiano, non so vedere. Tutto il giorno oziosi -e vagabondi non lavorano nè pregano. La prima loro istituzione fu in -Parma. E fu appunto quando io soggiornava nel convento de' frati Minori -di Parma, e che io era già sacerdote e predicatore, che si presentò -un giovine parmigiano di bassi natali, illetterato, laico, idiota e -sciocco, per nome Gherardino Segalello, e domandò d'essere ricevuto -nell'Ordine de' frati Minori. Il quale, non essendo esaudito, tutto -il giorno, quando poteva, stava nella chiesa de' frati, e pensava a -cosa, che poscia pazzamente eseguì. Sopra la coperta della lampada -della congregazione e frateria del beato Francesco erano in giro -dipinti gli apostoli co' sandali ai piedi e co' mantelli avvolti -attorno alle spalle, secondo la tradizione de' pittori, raccolta dagli -antichi e arrivata sino a noi. Attorno a questa lampada, egli stava in -contemplazione, e, preso il suo partito, si lasciò crescere la barba -ed i capelli, calzò i sandali de' frati Minori, e ne cinse il cordone; -perchè, come già dissi, tutti coloro che si propongono di fondare -un nuovo Ordine di Regolari, prendon sempre qualcosa dall'ordine de' -Minori. E si fece una tonaca di bigietto e un mantello di grosso filo -bianco, che portava avvolto attorno alle spalle, credendo di imitare -il vestire degli apostoli. E, venduta una sua casetta, e riscossone -il prezzo, si pose su una tavola di pietra, sopra la quale solevano -in antico tenere le loro concioni i Podestà di Parma, e tenendosi il -sacchetto dei danari in mano, non li distribuì ai poverelli, nè con -loro si accomunò; ma, chiamati que' ribaldi che lì vicino stavano a -giocare in piazza, li gittò in mezzo a loro, gridando: Chi ne vuole, -se ne prenda, e se li tenga. Raccolsero pertanto molto lesti que' -ribaldi le monete, e andarono a giocarle ai dadi, e a udita di chi le -aveva date, bestemmiavano il Dio vivente. Egli credette di adempiere -rigorosamente il consiglio del Signore, Matteo XIX. ecc. Ma nota bene -che dice: _Dà ai poveri_, non ai ribaldi. Quest'uomo dunque cominciò -male, continuò peggio, e finì pessimamente, poichè la sua congregazione -fu riprovata in pieno concilio di Lione da Papa Gregorio X. Ed a -ragione, e secondo il merito loro; perchè i Gabaoniti, che colle loro -astuzie ingannarono i figli d'Israele, furono giudicati e condannati -a perpetua schiavitù. Così questi guardiani di porci e di vacche -tentarono di soppiantare i frati Minori e i Predicatori, campando, in -un beato ozio e senza fatica, delle limosine di coloro, cui i Minori e -i Predicatori avevano educato colle lunghe fatiche e coll'esempio. Di -Gherardino Segalello pertanto, che fu il loro fondatore, è da sapere -che voleva somigliare al figlio di Dio. Perciò si fece circoncidere -contro l'insegnamento dell'Apostolo, che dice, ai Galati V. ecc. Così -volle giacere in una culla avvolto tra le fasce, e suggere il latte -dalle mammelle di una donna. Dopo si recò ad un castello, sulla via -che da Parma va a Fornovo, chiamato Collecchio o Collecchiello, perchè -appunto là, dopo la pianura, cominciano i colli; e di questo castello -parleremo ancora a tempo opportuno. E stando in mezzo alla strada, -colla sua semplicezza andava dicendo a chiare note a chi passava: -Andate anche voi nella mia vigna. Chi lo conosceva lo giudicava pazzo, -sapendo che ivi non aveva alcuna vigna; ma i montanari, che non lo -conoscevano, entravano in una gran vigna, ch'egli additava colla mano -stesa, e mangiavano uve che non erano di lui, credendo che l'invito -venisse dal vero padrone della vigna. Un giorno avendo ricevuto -ospitalità da una donnetta vedova, che aveva una bella ragazza nubile, -diedele a credere che Dio gli avesse rivelato di dormire quella notte -nudo con quella ragazza nuda, per far prova se avesse, o no, virtù -bastante a mantenere il voto di castità. La madre acconsentì, e se -ne tenne beata, e la ragazza non si rifiutò. Questo non insegnò il -beato Giobbe, che dice nel 31.º ecc. Questo Gherardino Segalello -rimase molti giorni solo per Parma senza trovar compagno. E portava il -suo mantello avvolto attorno alle spalle, non parlava a nessuno, non -salutava nessuno, credendo di adempire la parola di Dio, Luca X. ecc. -E spesso pronunciava ad alta voce quella parola del Signore, dicendo: -_Penitenzagite_, cioè fate penitenza, nè la sapeva dire come veramente -suona: _Poenitentiam agite_. E così la pronunziarono in seguito molto -tempo i suoi seguaci, che erano tutti campagnuoli e idioti. Se talvolta -era invitato a pranzo, a cena, o ad ospitare presso alcuno, rispondeva -sempre ambiguamente: O verrò, o non verrò. Il che era contrario a -quella parola del Signore, Mattia V. ecc. Perciò quando egli veniva -al convento de' frati Minori cercando se il tal frate fosse in casa, -o no, il portinaio canzonando e sberteggiandolo, rispondeva: o c'è -in convento, o non c'è. Questo modo di parlare non è conforme agli -insegnamenti della grammatica, la quale vuole che la risposta si faccia -precisa come richiede la domanda. Quando queste cose accadevano, i -frati Minori di Parma avevano un inserviente di nome Roberto, che era -un giovane disobbediente e protervo. E a proposito di tali qualità -disse benissimo un tiranno: Questa genia di servi non si corregge -che col supplizio. Quel Roberto pertanto, famiglio de' frati Minori, -come vedremo in seguito, fu in qualche modo simile a Giuda Iscariota, -che consegnò Cristo ai Giudei. Gherardino Segalello lo indusse ad -abbandonare i frati Minori, e farsi suo compagno. Accettò il partito, -e fu una fortuna per noi, chè, dopo, avemmo un famiglio assai buono. -Ma, partendo dai frati Minori, portò via la coppa, il coltello e la -tovaglia, che per uso suo aveva ricevuta dai frati. Andavano pertanto -ambedue tutta la giornata co' loro mantelli girovagando per la città, -ed i Parmigiani ne facevano le meraviglie. Quand'ecco che quasi tutto -ad un tratto si moltiplicarono sino a trenta, e convenivano in una -certa casa a mangiare e a dormire; e frate Roberto, che era stato -famiglio de' frati Minori, era il loro provveditore. Ed i Parmigiani -miei concittadini, uomini e donne, elargivano di buon grado e in -maggior copia a loro che ai frati Minori e ai Predicatori, quantunque -quelli non pregassero pe' loro benefattori, nè dicessero messa, nè -predicassero, nè confessassero, nè dessero buoni consigli e buoni -esempi; perchè erano ignoranti affatto, a tutto inetti, non avvezzi -alle lotte dello spirito colla carne, e, per mancanza di abitudine, -non potevano mostrare, camminando, quel dignitoso contegno d'incesso -che hanno sempre i frati Minori e i Predicatori; ma erano puri e -semplici guardiani di porci e di vacche. Si distinguevano soltanto per -il loro girovagare in città a guardare le donne; il resto del tempo -poltrivano senza far nulla, come dice l'Apostolo ecc. Colle quali -parole l'Apostolo stesso dipinge la vita e il fare di coloro, che -si spacciano per apostoli, e non sono che congreghe di Satana. Frate -Roberto adunque era un ladro, e aveva ripostigli, ove, rubate le cose -che si mandavano al convento, le riponeva. Dopo qualche tempo io ebbi -a soggiornare a Faenza, ove egli pure abitava in casa di un certo -frate della Penitenza, chiamato Glutto; e, il venerdì santo, all'ora -in cui il figlio di Dio fu crocifisso, apostatò, si fece tagliare i -capelli, radere la barba, e sposò una eremitessa. Queste cose io le -aveva già udite raccontare, ma non le aveva volute credere prima di -parlar seco. Interrogatonelo adunque, Roberto non negò d'aver fatto -quanto s'andava dicendo. Io allora ne lo rimproverai fortemente; ed -egli, scusandosene, cominciò a rivelare le colpe di quelli che si -spacciavano per Apostoli. E prima di tutto disse che frate Gherardino -Segalello, primo loro istitutore, non aveva mai voluto saperne del -governo della loro congregazione, sebbene ne lo pregassero; e diceva -loro che ciascuno operasse bene da sè; che chi lavora, lavora per sè, -e ognuno riceverà mercede commisurata all'opera sua, ciascuno porterà -il proprio fardello, e ciascuno darà ragione di se stesso a Dio. Perciò -quella società, non avendo un capo, andò dispersa. In secondo luogo -mi disse che, intorno al modo di regolarsi allo scopo di eleggersi -un rettore, avevano consultato maestro Alberto da Parma, che era uno -dei sette notai della Corte romana e che egli aveva rimessa la cosa -all'Abbate del monastero de' Cisterciensi di Fontevivo nella diocesi -di Parma; il quale se la sbrigò alla spiccia dicendo loro: Non fate -conventi, non assembratevi in case, ma, come avevate cominciato, andate -vagando pel mondo, portate i capelli lunghi, la barba intonsa, la -testa nuda, mantello avvolto attorno le spalle, e cercate ospitalità -giornaliera per le case. Il che fu causa della loro dispersione. -In terzo luogo mi raccontò che Guido Putagio, mio concittadino, -compagno ed amico, entrato nel loro Ordine, e veduto che Gherardino -Segalello non voleva saperne del regime della comunità, ne assunse egli -coraggiosamente l'incarico, e lo tenne molti anni........ Ma siccome -in viaggio faceva sfoggio di troppa pompa, di molte cavalcature, di -largo spendere e di lauti banchetti, come usano i Legati e Cardinali -della Corte romana, dispiacque a suoi, e nominarono un altro Superiore, -che fu frate Matteo, nella Marca d'Ancona. D'onde nacque rottura e -lotta fra loro, perchè ognuno voleva presiedere a quelli di parte sua. -Frate Guido Putagio diceva; Io ho assunto l'incarico del governo della -comunità perchè mi è stato dato; e perciò non debbo abbandonarla. Si -tenne pertanto tra loro una lunga discussione, e la finì che a Faenza -si bastonarono reciprocamente gli apostoli di frate Matteo e gli -apostoli di frate Guido Putagio, e fu uno scandalo per Faenza. Ivi io -pure soggiornava allora, e posso quindi fare testimonianza di quanto -accadde. E la causa di questo conflitto e delle bastonature fu questa. -Frate Guido Putagio a Faenza dimorava presso una chiesuola limitrofa -al giardino degli Albrighetti e degli Acarisii, e con lui erano -pochissimi altri frati, e tra loro Gherardino Segalello. Pareva adunque -ai frati della Marca che se avessero potuto avere tra loro Gherardino -Segalello, primo loro fondatore, avrebbero avuto il sopravento, e -perciò, sebbene non vi riuscissero, tentarono di rapirlo e trarlo nella -Marca, d'onde avvenne che si bastonarono scambievolmente. Subito dopo -venne da me frate Guido Putagio, e, gettandosi costernato a miei piedi, -mi riferì il fatto, ed egli, che la conosceva, perchè l'aveva vista -sino dalle origini, mi rifece la storia e mi espose la condizione del -suo Ordine. E mi pregò di aiutarlo a svignarsela da Faenza, perchè -temeva che i Faentini, gonfi di sdegno, d'un subito insorgessero e -gli mettessero le mani addosso, sia pel tafferuglio suesposto, sia -perchè aveva nel suo Ordine dei nemici e degli accusatori mordenti, -sia finalmente perchè Rolando Putagio suo fratello consanguineo era -Podestà di Bologna, e i Bolognesi erano già in marcia per avvicinarsi -a Faenza ed assediarla; e mi disse che, se poteva uscirne incolume, -aveva intenzione di entrare nell'Ordine dei Templari, perchè Gregorio -10.º in pieno Concilio a Lione aveva soppresso l'Ordine degli Apostoli. -E ciò che promise, mantenne. Quel frate Roberto poi, che era stato -famiglio dei Minori, per iscusare la sua uscita dal convento, il -suo fallo e la sua apostasia, aggiungeva che non s'era mai vincolato -nè all'obbedienza nè alla castità; e perciò, a suo modo di vedere, -era libero di prender moglie. Ed avendogli io osservato che non gli -era lecito per nulla sposare un'eremitessa dedicatasi a Dio, che -aveva molti anni vestito pubblicamente l'abito religioso, ed alle -ragioni, per arrota, unendo esempi e pareri di autorevoli scrittori -per convincerlo della sua follia e malignità........ Poi gli citai -il fatto del Re Irtaco, che volle prender moglie Ifigenia, figlia del -suo predecessore, nulla ostante che dall'Apostolo Matteo fosse stata -dedicata al Signore, e fosse stata Badessa di più che duecento vergini; -del qual fallo essa ne scontò la pena vendicatrice. Perocchè il Re -fece uccidere l'Apostolo, che non gli aveva consentito il matrimonio -con Ifigenia, e fece accendere un alto fuoco attorno al monastero, -perchè essa colle altre vergini vi rimanesse dentro incenerita........ -In sesto luogo finalmente dimostrai a Roberto che tutti gli apostati, -allontanandosi da Dio, finiscono di mala morte; e glielo provai tanto -coll'esperienza, che, con fede non cieca, io ne ho veduta in altri, -e da altri udito, quanto coll'autorità della Scrittura. Roberto, -udendo tutte queste cose cominciò a dar segno di non tenere in niun -conto...... Ma ritorniamo a Gherardino Segalello, che fu il fondatore -dell'Ordine di cotestoro, che si spacciano per apostoli e non li sono, -e paiono piuttosto una congrega di ribaldi stolti e bestiali, che -vogliono papparsi il frutto della fatica e del sudore altrui senza -essere utili in nulla a chi fa loro elemosina. Di fatti adunatisi da -diverse parti vennero a far visita a frate Gherardino Segalello, come -primo loro istitutore; e lo alzarono a cielo con tanti elogi, che egli -stesso si ebbe a meravigliare di tanto plauso. E raccolti attorno a -lui, null'altro dicevano se non che ben cento volte l'acclamarono ad -alta voce: Padre, Padre, Padre. E dopo breve tempo di nuovo ripeterono: -Padre, Padre, Padre; come que' fanciulli che vanno a lezione nelle -scuole di grammatica, che ad intervalli ripetono, simultaneamente -gridando, ciò che è stato insegnato dal maestro. Ed egli di tanto -onore li ricambiò col cavarsi nudo, e far cavar nudi tutti loro...... -e perchè folleggiò in loro presenza, e feceli folleggiare anch'essi... -Dopo ciò li mandò a mostrarsi al mondo; ed alcuni si avviarono verso -la sede della Corte romana; altri a S. Giacomo; altri a S. Michele -Arcangiolo; e taluni oltremare. Egli restò a Parma, d'onde era nativo, -e vi fece molte mattezze. Perocchè svestì e gettò via il mantello, in -cui s'avvolgeva, e si fece fare una sopraveste bianca, senza maniche, -di filo grossolano, di cui vestitosi, pareva un ciarlatano anzi che -un religioso. Aveva poi ai piedi le scarpe e alle mani i guanti. — -Il suo parlare era scurrile, turpe, vacuo, osceno, futile e degno di -scherno, più per fatuità che per malizia. Per la sua fatuità adunque -e pel suo parlare osceno e insulso, pel suo giacere a letto nudo con -donne nude per mettere a prova la resistenza della sua castità, Obizzo -Vescovo di Parma, che fu nipote da parte di sorella di Papa Innocenzo -IV, lo fece prendere, incarcerare e mettere a ceppi. Ma poi ne lo -liberò e lo tenne seco in palazzo. E quando pranzava il vescovo, aveva -anch'esso suo pranzo in una sala del palazzo alla bassa tavola, alla -quale altri pure mangiavano a vista del Vescovo, e voleva buon vino -e cibi delicati. E quando il Vescovo beveva vino nobile, esso gridava -che ne voleva di quello; ed il Vescovo subito gliene mandava. Quando -poi era pieno di buon vino e cibi delicati, faceva le pazzie. E il -Vescovo di Parma, che era un uomo amante del sollazzo, per gli atti -ed i motti di quello stolto rideva, chè lo reputava più un giocoliere -fatuo ed insensato che un religioso. In questo tempo eravi anche un -frate Minore, che aveva un nipote, che non era ancor giunto all'età -della biforcazione della lettera pitagorica; e lo faceva istruire -perchè entrasse poscia nell'Ordine de' Minori. Frattanto egli copiava -per lo zio frate dei sermoni, de' quali quattro o cinque ne imparò -a memoria sino alle virgole; ma non essendo stato ammesso subito -all'Ordine, come desiderava, si fece inscrivere alla congregazione -o piuttosto alla dispersione di coloro che si vantano apostoli e non -li sono. E lo facevano predicare anche nelle chiese cattedrali que' -sermoni che aveva imparato; e molti di quegli apostoli imponevano -il silenzio mentre il giovanetto parlava al popolo accorso. In quel -frattempo accadde che frate Bonaventura d'Iseo, che predicava a Ferrara -nel convento dei Minori, vide una parte del suo uditorio alzarsi -d'improvviso e correr via in fretta; e ne restò meravigliato; perocchè -era un predicatore famoso e tutto grazia, onde di solito lo ascoltavano -tanto volentieri che nessuno si moveva se non era terminata la predica. -Onde egli domandò ad uno de' pochi rimasti, come mai gli altri si -fossero affrettati a partire; e gli fu risposto che un giovinetto -degli apostoli stava per fare una predica nella chiesa madre del beato -Giorgio, ove il popolo ora si raguna, e perciò ognuno s'affretta per -trovar posto. A cui rispose frate Bonaventura: «Veggo che avete l'animo -in agitazione e preoccupato d'altro, perciò vi lascio subito tutti in -libertà, chè predicherei invano se continuassi, dicendo la Scrittura -ecc. Ma questo insegnare che fanno quegli apostoli cose che non sanno, -e che per giunta non sanno nemmeno di non saperle, urta i nervi, e sono -scempiaggini simili a quelle dei ciarlatani. Sarebbe ora veramente -grande disgrazia se comparisse sulla terra l'Anticristo, perchè tra -il popolo cristiano avrebbe troppi seguaci.» Ed aggiunse: «Il beato -Giovanni nell'Apocalisse 11.º dice in persona del Signore: _Ed io -darò a' miei due testimonii di profetizzare; e profetizzeranno 1260 -giorni, vestiti di sacchi._ Il che quantunque in primo e principale -luogo si debba applicare ad Enoc e ad Elia, pure non ne pare disadatta -l'interpretazione dell'Abbate Gioachimo, il quale con esuberanza -di argomenti l'applicò a due Ordini di frati, cioè ai Minori e ai -Predicatori, contro i quali, come egli dice, al tempo dell'Anticristo, -insorgerà il popolo cristiano, e de' quali dice: «E gli abitanti della -terra goderanno, e si gioconderanno, e si scambieranno reciprocamente -i doni, perchè questi due profeti seminarono l'afflizione sopra -coloro che abitano sulla terra.» La qual cosa l'Abbate Gioachimo, -riferisce ai due Ordini prenominati, e aggiunge che deve avere suo -adempimento all'epoca dell'Anticristo» E inoltre frate Bonaventura -disse: «Veramente in voi si verifica quello che scrisse Seneca (?): -Le mosche volano al miele, i lupi si gettano sui cadaveri, e le -formiche corrono al frumento: Questa turba va in cerca della preda, -non dell'uomo. L'Ecclesiastico 10º dice: _Guai alla terra che ha un -fanciullo per Re._ Andate pur dunque da quel vostro fanciullo che -desiderate d'ascoltare, e vi confessi de' vostri peccati.» Allora, -licenziati da lui, se ne partirono subito a rapidi passi senza che -l'uno aspettasse l'altro. Altra volta, soggiornava io allora a Ravenna, -fecero predicare il sunnominato ragazzo nella Chiesa Orsiana[127], che -è la chiesa arcivescovile di Ravenna, e fu sì affollato il concorso -e la fretta d'arrivarvi de' cittadini d'ambo i sessi, che l'uno non -aspettava l'altro. E una nobile matrona di quella terra, che era una -devota dei frati Minori, donna Giulietta moglie di Guido Rizzuti da -Polenta[128], si lamentò co' frati, perchè a pena aveva potuto trovare -una compaesana, colla quale andare in compagnia; e la Chiesa Orsiana, -quando vi giunse, era così piena zeppa, che dovette starsene fuori -della porta. Eppure la chiesa cattedrale è tanto vasta, che ha quattro -navate, oltre la maggiore in mezzo. Questi che si chiamano apostoli, -conducevano anche attorno per le città questo fanciullo, e lo facevano -predicare nelle chiese vescovili; e vi accorreva sempre gran folla di -popolo d'ambo i sessi, e ne restavano altamente meravigliati, perchè i -moderni si piacciono molto delle novità. Epperciò non è senza mistero -che la chiesa tolleri che l'eletto de' fanciulli segga nel trono del -Vescovo il dì degli Innocenti. L'Abbate Gioachimo....... Ma queste -cose si addicono all'Ordine de' Minori e dei Predicatori, ne' quali -entrano fanciulli iniziati alle lettere, nobili e di onesti costumi. -Che poi cotesti apostoli non si trovino in istato di salute, possiamo -provarlo con esuberanza di argomenti: Perchè dovrebbero obbedire -al Papa..... Ma Papa Gregorio X, Piacentino, in pieno Concilio a -Lione, soppresse, disperse e sradicò completamente la congregazione e -l'Ordine, che costoro avevano cominciato a fondare, come anche quello -de' Saccati, non volendo che stessero a carico del popolo cristiano -tanti Ordini di mendicanti; trovando solo ragionevole che quelli, a -cui ordinò Iddio di vivere del Vangelo, perchè annunziano il Vangelo, -abbiano a vivere del Vangelo stesso. I Saccati veramente obbedirono -al Sommo Pontefice; e perciò vanno lodati e commendati, perchè possono -benissimo cercare la salute dell'anime loro entrando in altri Ordini, -od anche permanendo nell'Ordine loro, purchè, attenendosi puramente -a quanto è loro permesso, non facciano nuove vestizioni, e così -gradatamente si riducano al nulla, e vengano meno da sè stessi. Ma -quegli stolti, bestiali e idioti, che si chiamano apostoli, non sono -punto disposti ad obbedire. Anzi preparano vestiari conformi al loro -abito, e li stendono in mostra, in disparte, ma sotto gli occhi di -coloro che vorrebbero essere ammessi all'Ordine, e dicono loro: Noi -non osiamo invitarvi perchè ne è proibito, ma non è proibito a voi -d'entrare, e perciò fate pur quel che vi aggrada. E così crebbero e si -moltiplicarono innumerevolmente; nè quietano, nè si ristaranno dalla -loro stoltizia, finchè non sorga qualche Pontefice, che, fiammante di -sdegno contro di loro, non cancelli perfino la loro memoria di sotto -il cielo. Perocchè si deve obbedire ai Sommi Pontefici della Corte -romana, perchè il Signore dice in Luca X. ecc. La seconda ragione è -che alcuni di loro non mantengono la castità, a cui sono tenuti tutti -i religiosi. Fidenti nell'autorità degli Apostoli, e credendo di -essere Apostoli anch'essi menavano seco donna Tripia, sorella di frate -Guido Putagio, che fu molti anni loro Prefettessa, e così molte altre -donne, che furono la causa della ruina del loro Ordine. Terza ragione -è che eglino, o almeno alcuni di loro, vendono le casette, gli orti, -i campi, la vigna, e ne portano seco i fiorini d'oro........ Sono -acefali; e alcuni di loro vanno isolati, senza disciplina, senza guida. -(Però in un certo castello di Puglia, ove i contadini s'arrogarono di -proclamarsi tutti capitani e buona gente, furono poi messi in fuga -da un barone di Francia, che si recava alla Corte dell'Imperatore. -Essi volevano che pagasse un pedaggio, e l'avrebbe anche pagato se -avesse trovato il loro capo.) Poichè lasciano il mestiere, a cui sono -adatti, quello cioè di guardiani delle vacche e de' porci, e il lavoro -della terra. Debbono adunque ridar di piglio alla vanga e voltare la -terra, la quale è vasta e manca di braccia a coltivarla..... Io era -già arrivato al punto di biforcazione della lettera pitagorica, e -aveva già compiuto il terzo lustro, cioè aveva percorso il circolo di -un'indizione, e già sin dalla culla avevan cominciato ad insegnarmi -e a pestarmi in capo la grammatica, quando entrai nell'Ordine de' -frati Minori, e subito nel mio noviziato, nella Marca d'Ancona, nel -convento di Fano, ebbi maestro di Teologia frate Umile da Milano, che -aveva studiato alla scuola di frate Aimone a Bologna. Il quale frate -Aimone poi, che era Inglese, già vecchio, fu fatto Ministro Generale -dell'Ordine de' Minori e lo restò sino alla morte, cioè tre anni. E, il -primo anno ch'io entrai nell'Ordine, ho udito spiegare nella scuola di -teologia i libri di Isaia e di Matteo, e l'interprete ne era il detto -frate Umile; e d'allora in poi non desistetti mai dallo studiare ed -essere uditore nelle scuole. E come i Giudei dissero a Cristo, Giovanni -2.º. In quarantasei anni è stato edificato questo tempio, così posso -dir io, che oggi venerdì, giorno di S. Gilberto, in cui scrivo queste -cose, sono appunto quarantasei anni che sono entrato nell'Ordine de' -frati Minori, e corre l'anno 1284. E non cessai più di studiare; eppure -nemmen così ho potuto raggiungere la scienza de' miei maggiori...... -Dell'ignoranza de' sapienti di questo mondo...... Una prova ne hai -in Gherardo Rozzi, il quale predisse che avrebbero avuto prospera la -fortuna quelli che erano andati a Colorno, perchè vi erano entrati -sotto il segno dello Scorpione. Ma era in errore, perchè vi entrarono -il giorno di S. Domenico, quando il sole non è in iscorpione; e poi -ne furono subito espulsi. Che se poi si riferisca non al sole, ma alla -luna, allora disse vero che entrarono in Colorno sotto il segno dello -Scorpione; perchè la luna due giorni e più per mese si trova sotto -ciascun segno dello zodiaco. Tuttavia si potrebbe ancor sostenere che -ha errato per tre ragioni: La prima è, come lo prova il fatto, che -ne furono subito espulsi; la seconda è che lo scorpione è un animale -retrogrado, e quindi doveva segnare un pronostico sinistro; la terza -perchè il Signore dice in Isaia 44º: _Io sono il Signore ec. che -annullo i segni de' bugiardi, e fo impazzare gli indovini_............ -Il che intendeva di fare Papa Gregorio 10.º che in pieno Concilio a -Lione soppresse e riprovò la congrega degli apostoli; ma la debolezza -e la pigrizia dei Vescovi li lascia vagare pel mondo senza che portino -alcun frutto a nessuno. Così, non perchè esista ancora la corporazione -di Gherardino Segalello, ma anche dopo che è stata dispersa, vi sono -tali che si danno a predicare, i quali se appartenessero all'Ordine -dei frati Minori, appena si permetterebbe che servissero a tavola, e -lavassero le stoviglie, o andassero per pane da porta a porta........ -Perocchè non è ragionevole il loro ossequio, accontentandosi di una -sola tonaca, e credendo che ciò sia loro comandato da Dio. Ma realmente -sbagliano quegli apostoli, perchè quando il Signore dice: _Nè abbiate -due tonache_, condanna il superfluo, non proibisce il necessario, nè -ce ne priva. È chiaro dunque da quanto s'è detto, che quando il Signore -disse ecc. non volle inteso letteralmente che l'uomo, che n'ha bisogno, -non potesse averne più d'una, sia per il bucato, sia per ripararsi dal -freddo....... Si dice, ed è vero, anzi è cosa onnimamente superflua, -che il patriarca di Aquileia, il primo dì di quaresima, fa servire -alla sua mensa quaranta pietanze, cioè qualità diverse di camangiari, e -così via via, giorno per giorno, sino al sabbato santo, ne fa diminuire -l'imbandigione di una ogni giorno, e dice che lo fa per onore e gloria -del suo patriarcato. È chiaro dunque che gli apostoli di Gherardino -Segalello sono stolti, contentandosi di una sola tonaca, ed esponendosi -a pericolo di freddo, di malattie, ed anche di morte. Così pure con una -sola tonaca, che usano, si insudiciano per immondizie, o di pidocchi, -che non possono scuotere, o di sudore, o di polvere, e mandano fetore, -non potendola nè lavare, nè sbattere senza restar nudi. Onde un giorno -disse, scherzando, una donnetta a due frati Minori: Sappiate che ho -un apostolo nudo nel mio letto, e vi starà fino a che sia asciutta la -tonaca che gli ho lavata. Udendo ciò i frati Minori si risero della -leggerezza della donna, e della stoltezza dell'apostolo. L'Apostolo -dice ai Galati 6.º: _Colui che è ammaestrato nella parola, faccia -parte d'ogni suo bene a colui che l'ammaestra._ E significa che, chi è -ammaestrato deve mettere il mastro a parte di tutti i suoi beni. - -La qual cosa si fa in Francia, ove, quando io vi era, i preti mi -dissero che di tutti i beni dei loro parocchiani riscuotono la decima, -sin anche degli agnelli e dei polli. Tuttavia saviamente agiva frate -Boncompagno da Prato dell'Ordine dei Minori, che era sacerdote, -predicatore, buon chierico e letterato e uomo dedito alle cose -spirituali. Quando io seco abitai nel convento di Pisa, ove ogni anno -ciascun frate riceveva due tonache nuove di panno di garbo[129], egli -non volevano che una, e quella vecchia. Ed avendolo io interrogato, -perchè così facesse, mi rispose: Frate Salimbene, l'Apostolo dice ecc; -e appena per questa io potrò ricambiarne Iddio. Ma tra gli apostoli -di Gherardino Segalello si trovano ribaldi, seduttori, ingannatori, -ladroni, fornicatori, che fanno turpissime cose colle donne e sin co' -fanciulli, poi ritornano al loro covile di ribaldi. Quale giudizio -adunque cadrà su alcuni chierici del nostro tempo che non predicano -il vangelo, e vivono oziosi del pane dell'altare? Non faticano come -i campagnuoli, non si battono come i militari, non annunziano il -Vangelo, come debbono fare i chierici, e, siccome non serbano ordine -alcuno, andranno là _ove nessun ordine_ ecc. Il Segalello pertanto -non deve osare di intromettersi nelle cose che spettano ai due Ordini, -dei Minori cioè e dei Predicatori, i quali sono adombrati da Geremia -sotto il titolo di pescatori e di cacciatori....... Salva l'esposizione -dell'Abbate Gioachimo, ch'io da molti anni non ho letta. Cacciatori -sono i Predicatori, principalmente oltremare, quantunque altrettanto -faccia anche l'altro Ordine. Essendo che in Italia se ne escusano se -non escono dalle città, ove abitano i cavalieri, i nobili, i potenti, -mentre nelle ville e per le castella hanno romitaggi, ove dimorano -frati Minori e possono bastare al bisogno de' secolari. L'Ordine del -beato Francesco è simboleggiato dai parvoli, che quando si avvicinavano -a Gesù Cristo, i discepoli li sgridavano. Così ne' primi tempi alcuni -Cardinali non erano favorevoli alla istituzione di quest'Ordine. Ma -come Gesù aveva detto ai discepoli, il Sommo Pontefice Innocenzo III -disse ai Cardinali: _Lasciateli venire da me questi parvoli, e non -vogliate impedirneli; di loro è il regno de' cieli._ Queste parole -pronunciò Innocenzo III, dopo che ebbe avuta una visione mostratagli -da Dio, nella quale vedeva la chiesa di Laterano minacciare ruina -per vetustà, e che, un poverello umile e spregiato, miracolosamente -la puntellava che non ruinasse. E la Scrittura nel Nuovo Testamento -aggiunge: _Poi che ebbe su loro stese le mani, partì._ E fu perciò che -allora Innocenzo III ordinò chierici que' dodici che il beato Francesco -aveva condotti seco al cospetto del Papa, il quale ne confermò la -Regola e l'Ordine, e conferì loro il ministero della predicazione -(correva l'anno 1207); dopo di che tanto i Cardinali della Corte -romana, quanto i Sommi Pontefici predilessero sempre l'Ordine del -beato Francesco, riconoscendo e vedendo a prova che i frati Minori -erano utili alla Chiesa e alla salvezza del mondo ......... Intorno -al peccato di superbia del primo padre Adamo....... Parimente un tale -disse: - - O lasso me, ke fu' temptato, - Com fo Adam nel paradhiso, - Chi volse plu ke nò i fo dato, - Perdè lo bene o' era miso. - Perzò ne prego ogne amadhore, - Ke no alze tanto lo core - Ke cadha interra e sia damnato ecc. - -Altri ancora disse: - - Boni suno li spareci e li funze, - E mejo sun le pècor ki le munze. - Ki ponze troppo ad alto e no' li zunze, - Kade in terra, e tutto se dezunze. - -Nè alcunchè di buono so vedere negli apostoli di Segalello tranne -la foggia esteriore dell'abito, che sembrano portare uniforme a -quello degli Apostoli, secondo la tradizione che i pittori, da -Cristo sino a noi, hanno mantenuta viva, rappresentando sempre -gli Apostoli del Nazareno co' capelli lunghi, con barba intonsa, -e mantello avvolto attorno alle spalle. Poi di buono si può notare -in loro che cominciarono a comparire circa l'anno 1260, quando in -Italia ebbe luogo la divozione delle flagellazioni, anno, in cui, -al dire de' Gioachimiti, cominciò il regno dello Spirito Santo, che -nel terzo stadio del mondo, per mezzo de' monaci, doveva raffigurare -una specie particolare di mistero, come in seguito spiegheremo più -diffusamente[130]. Mi fa meraviglia però che l'Abbate Gioachimo non -abbia fatta, da quanto pare, menzione alcuna di questi apostoli ne' -suoi scritti, come fece dell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori, -che, deducendolo da molti simboli del Vecchio Testamento, predisse, -molto prima che sorgesse, la istituzione de' loro Ordini; come più -volte, e chiaramente, dimostrai in questa cronaca, e in un'altra, e in -una terza, e in una quarta, non che in un trattato che scrissi sopra -Eliseo. Laonde la istituzione di questi apostoli mi diventa molto -sospetta e spregevole; chè se fossero stati mandati da Dio, l'Abbate -Gioachimo ne avrebbe sicuramente parlato. Perocchè nel libro _Delle -figure_, come ho letto assai volte, designa come futuri sette Ordini -dopo la venuta dell'Anticristo, de' quali niuno è apparso ancora -al mondo; e si riconoscerebbe facilmente, perchè egli ce ne dipinge -il modo di vestire, di conversare, e di digiunare. Ma ritorniamo a -frate Ugo Provenzale dell'Ordine dei Minori, uno dei più illustri -chierici del mondo, tutto dedito alle cose dello spirito, predicatore -famoso, Gioachimita fanatico, e così seguitiamo quello che resta da -dirne. L'anno 1248 trovandomi io in Provenza a Castel Jeres, ove i -Saccati esordirono la loro costituzione, e dove soggiornava frate Ugo, -imparai da lui tutto quello che egli sapeva dell'interpretazione fatta -dall'Abbate Gioachimo sui quattro Evangelisti, e dopo andai ad Aix, -ove dimorai nel convento de' frati Minori, e scrissi coll'aiuto del -mio compagno l'esposizione della dottrina dell'Abbate Gioachimo per -il Ministro Generale frate Giovanni da Parma, Gioachimita anch'esso -passionatissimo. Aix è città arcivescovile, sanissima, molto fertile di -frumento, a quindici miglia da Marsiglia, ove fu primo Arcivescovo S. -Massimino, uno de' settantadue discepoli di Cristo. Qui condusse seco -Marta e Maria Maddalena e Lazzaro, quando fu di ritorno da oltremare -espulso dai Giudei in odio a Cristo, e posto su d'una nave senza vele -e senza remi. Ma per volere divino approdarono a Marsiglia, dove in -seguito, Lazzaro, ch'era risuscitato da morte per miracolo di Dio, fu -fatto Vescovo, e scrisse un libro intorno alle _Pene dell'inferno_, -quali egli le aveva vedute coi propri occhi; ma quando io andai a -Marsiglia e cercai di quel libro, seppi che per incuria del custode -della chiesa era restato preda di un incendio. Parimente S. Massimino -aveva condotto seco il beato Cedonico, che era un cieco nato, a cui -Iddio aveva dato la vista, onde i discepoli dissero a Gesù Cristo: -_Maestro, chi peccò, costui o i suoi genitori, onde nacque cieco?_ -Aveva anche Massimino in sua compagnia Marcella, fantesca di Marta, -che fu la donna, che quando Gesù predicava, sclamò in mezzo al popolo -affollato: _Beato il ventre_ ecc. Questa Marcella, fantesca di Marta, -ne scrisse poi la vita, e andata a Vienna, vi predicò il Vangelo -di Cristo, e volò alla pace eterna dieci anni dopo che Marta s'era -addormentata nel Signore. Nella città di Aix ebbe sede, il più del -suo tempo, il Conte di Provenza, padre della Regina d'Inghilterra, e -della Regina di Francia, moglie di Lodovico, che andò oltremare due -volte; e vi dimorava, tanto perchè la città era sanissima, quanto per -devozione a San Massimino, che n'era stato il primo Arcivescovo. Quivi -il Conte morì, e fu sepolto fuori di città in una piccola chiesetta, -e deposto in un bellissimo e magnifico sarcofago, ch'io ho visto co' -miei occhi, fatto fare da sua figlia la Regina di Francia. Desiderava -vivamente d'essere sepolto nella chiesa de' frati Minori; ma i frati -non consentirono, perchè in quel tempo non ammettevano nella loro -chiesa sepoltura d'estranei all'Ordine, sia per evitare i disturbi, -sia per non avere controversie col clero secolare. E per questi motivi -non vollero sepolta in una loro chiesa nemmeno S. Elisabetta. Avendo -io dunque terminato di scrivere il lavoro che aveva intrapreso, e -che aveva durato sette mesi di fatica, sopravvenne il settembre, -circa il giorno dell'Esaltazione della Croce, quando frate Raimondo -Ministro Provinciale di Provenza, mi scrisse di andare ad incontrare -il Ministro Generale, che veniva di Francia dopo avere visitato -l'Inghilterra, la Francia e la Borgogna, e voleva anche fare una -visita in Ispagna. Lo stesso invito ricevette per lettera anche frate -Ugo, e lo trovammo a Tarascon, ove è il corpo di S. Marta, ed ove la -Contessa madre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra -soleva per lo più dimorare. E andammo col Ministro Generale a visitare -il corpo di S. Marta, ed eravamo dodici frati oltre il Generale; ed i -Canonici ci offersero a baciare un braccio della Santa. Operandosi a -quella tomba in antico moltissimi miracoli, Clodoveo Re dei Franchi, -fattosi cristiano per battesimo ricevuto da San Remigio, una volta che -soffriva di grave mal di reni venne alla tomba della Santa, e ne guarì -completamente; epperciò ne dotò la chiesa di tre miglia di terreno -all'ingiro, di quà e di là dal Rodano, donando tutto, terre, ville e -castella, e rese quel territorio libero ed indipendente. Nel convento -de' frati Minori di questo castello, una sera, dopo che si era recitata -compieta coll'intervento del Generale, e che erano già stati in quella -casa designati i letti a tutti per dormire, compreso il Generale -stesso, questi uscì per andare a pregare nel chiostro. Intanto i frati -forestieri, per rispetto, si astennero dall'andare a letto, aspettando -che prima ritornasse e si coricasse il Generale. Ma io, accortomi -della loro irrequietudine pel troppo ritardo, e de' loro brontolamenti, -perchè avevano bisogno di riposare, e anche coricandosi non avrebbero -potuto dormire perchè i locali, in aspettazione del Generale, erano -illuminati da un cero, andai dal Generale, che era mio famigliare -ed intimo amico, e inoltre mio concittadino e parente dei parenti, e -lo trovai nel chiostro che pregava, e gli dissi: Padre, i forestieri -stanchi dalla fatica del viaggio avrebbero bisogno di riposare, ma per -rispetto vostro non vogliono coricarsi ne' letti loro, se prima voi -non v'adagiate nel vostro. Ed egli rispose: Va a dir loro da parte mia -che se ne dormano pure colla benedizione di Dio; e così fecero. Ma a -me parve volere la convenienza di aspettare il Generale per indicargli -il suo letto; e, ritornato egli dalla preghiera, gli dissi: Padre, -questo è il vostro letto, che per voi è stato allestito. E dissemi: -Figlio, in questo letto che mi additi, potrebbe dormire un Papa; frate -Giovanni da Parma non dormirà punto in questo letto, e si coricò in -quello ch'era stato designato per me. Allora io ripigliai: Padre, ve lo -perdoni Iddio, che mi toglieste quel letto dove sperava di dormire io, -perchè era stato assegnato a me. Ed egli di rimando: Dormi, dormi tu in -quel letto papale. Ed avendolo io a sua imitazione ricusato, conchiuse: -Voglio che tu ti corichi lì, e te lo comando; e mi convenne obbedire. -All'indomani arrivò il Guardiano di Beaucaire, che abitava sull'altra -sponda del Rodano in Beaucaire, nobilissimo castello, pregando il -Generale di andare, quando fosse spedito da Tarascon, a visitare con -tutto il suo seguito que' suoi figli che abitavano a Beaucaire. E -così fece. Intanto che eravamo là, arrivarono dall'Inghilterra due -frati, cioè frate Stefano lettore, che ancor garzoncello era entrato -nell'Ordine del beato Francesco, ed era bell'uomo, tutto consacrato -alle cose spirituali, letterato, prudentissimo ne' consigli, sempre -pronto a predicare al clero, ed aveva bonissimi scritti di frate Adamo -da Marisco, di cui col mezzo del detto Stefano, potei udire una lezione -sul Genesi. A costui frate Giovanni da Parma aveva promesso che, -terminata la visita dell'Inghilterra, l'avrebbe per sua consolazione -mandato lettore a Roma. Il suo compagno era un altro Inglese, frate -Iocelino, bell'uomo anch'esso, letterato e tutto dedito alle cose -dello spirito. Poi arrivarono altri due frati a pregare il Generale -che provvedesse il convento di Genova di un dotto lettore. I frati -venuti da Genova erano frate Enrico di Bobbio cantore del convento -di Genova, e da madre, zio di frate Guglielmo, che fu poi lettore -e Ministro; dell'altro non mi ricorda il nome. Eglino caldamente -pregarono il Generale che per amore di Dio esaudisse i frati del -convento di Genova, non che frate Nantelino loro Ministro Provinciale. -E subito il Generale, che sapeva in poco tempo spedir molte cose, -che era uomo pieno di senno, e aveva sempre in pronto un giudizio -pesato, disse a frate Stefano: Ecco una lettera, colla quale i frati -del convento di Genova mi supplicano di provvedere loro un dotto -lettore; se vi piacesse di andare lettore colà, se l'avrebbero per -un regalo; io poi, quando verrò là, vi manderò a Roma. A cui frate -Stefano rispose: Di buon grado e con mia consolazione sono pronto ad -obbedirvi. E il Generale di rimando: Sia tu benedetto o figlio; hai -fatto buona risposta. Andrai dunque con questi frati, che ti avranno -per molto raccomandato; e così fu. Dopo ciò lasciammo Beaucaire, -discendemmo pel Rodano ad Arles, che è poco lontana da Tarascon; e -que' frati si rallegrarono dell'arrivo del Generale, perchè era uomo -molto esemplare ed edificante. Un giorno trovandosi il Generale da -solo, mi appressai a lui, ed ecco sorvenire il mio compagno, frate -Giovannino dalle Olle Parmigiano, e dire al Ministro: Padre, fate -in modo che io e frate Salimbene possiamo avere l'aureola. A questa -domanda il Generale si mise a ridere, e disse al mio compagno: E come -posso fare che abbiate l'aureola? E frate Giovannino rispose; Dando a -noi l'ufficio di predicatori. Allora frate Giovanni Ministro Generale -soggiunse recisamente. Foste anche miei fratelli, non l'avreste -giammai senza prova d'esame. A questo punto presi la parola, e in -presenza del Ministro dissi al mio compagno: Vanne, vanne colla tua -aureola; io l'ebbi già l'ufficio di predicatore l'anno passato a Lione -da Innocenzo IV; e lo dovrei riavere ora da frate Giovannino da S. -Lazzaro?[131]. Mi basta averlo ricevuto da chi aveva l'autorità suprema -di conferirmelo. Or debbo dire che frate Giovanni si chiamava maestro -Giovannino quando da secolare insegnava logica, e si appellava anche -da S. Lazzaro, perchè da bambino fu allevato in una casa posta in S. -Lazzaro, presso Parma, da uno zio paterno, che era sacerdote, ed era -custode di un Oratorio di S. Lazzaro, e che a sue spese mantenne a -studio questo nipote. Ma accadde che questo ragazzo si malò a morte, -come ne pareva a quelli che l'assistevano; ed un giorno, confortatosi -in Dio, disse a udita dei presenti: _Il Signore mi ha colpito col suo -castigo, e non mi ha messo nelle mani della morte; no, non morrò, -ma camperò e narrerò le opere del Signore_. Ciò detto, tosto il -fanciullo si alzò sano, e cominciò a studiare con grande ardore, e -camminò fortissimamente nelle vie del Signore, finchè si fece frate -Minore; e da allora crebbe sempre maggiormente di virtù in virtù, -e ogni dì più si fortificava nella pienezza della sapienza e della -grazia di Dio. Era di statura mezzana, che tenea però più al basso -che all'alto; aveva belle forme in tutto il corpo, ben complesso, -sano e forte a sostenere le fatiche de' viaggi e dello studio; aveva -volto grazioso, angelico, sempre giocondo; carattere largo, liberale, -cortese, caritatevole, umile, mansueto, benigno, paziente, divoto -a Dio, sempre in preghiere, pio, clemente, compassionevole. Diceva -messa ogni dì, e tanto divotamente, che coloro che l'ascoltavano ne -ricevevano sempre qualche grazia. Predicava così bene e con tanto fuoco -sì al clero che al popolo che in molti dell'uditorio, e l'ho visto io -più volte, provocava le lagrime; aveva la parola facondissima, sempre -giusta; possedeva scienza profonda, giacchè era buon grammatico, e -nel secolo, era stato distinto maestro di logica, e nell'Ordine de' -frati Minori, teologo e dissertatore insigne. Insegnò sentenze a -Parigi, e fu molti anni lettore nel convento di Bologna e di Napoli. -Quando passava da Roma i frati lo facevano ogni volta o predicare, -o disputare davanti ai Cardinali, perchè era da loro riputato gran -filosofo. Era specchio ed esempio a quanti lo guardavano, perchè -tutta la sua vita splendeva come un luminare di onestà, di santità, -di buoni, anzi perfetti costumi. Caro a Dio e agli uomini conosceva -bene la musica, e cantava benissimo. Non ho mai visto un tanto rapido -scrittore, e così bello scultore della verità, e con un carattere -facilissimo a leggersi. Quando n'aveva impegno, fu nelle sue lettere -nobilissimo modello di stile forbito e sentenzioso. Fu il primo -Ministro Generale, che cominciò a girare attorno per visitare tutte -le provincie dell'Ordine; cosa per lo innanzi insolita, tranne che -frate Aimone una volta andò in Inghilterra, d'onde era nativo. E -quando frate Buonagrazia volle pure visitare tutto l'Ordine, seguendo -l'esempio di frate Giovanni da Parma, non potè durarne la fatica, e -prima della fine del quarto mese del suo ministero, malatosi a morte, -cessò di vivere in Avignone. Con pure frate Giovanni da Parma fu il -primo Ministro Generale, che ammettesse i devoti e le devote dei frati -Minori ai benefici dell'Ordine, rilasciando loro lettere segnate dal -suo sigillo di Generale, per le quali molti si fecero devoti a Dio e -all'Ordine del beato Francesco; e forse questa concessione servì a loro -come occasione di abbandonare il peccato, e di convertirsi a Dio, tanto -per effetto della loro devozione, quanto anche delle preghiere che i -frati facevano per loro; perocchè come dice Agostino: _È impossibile -che non siano esaudite le preghiere dei molti_. La lettera, che loro -dava era la seguente, colla sola differenza del nome delle persone: -«Ai dilettissimi in Cristo amici e divoti dei frati Minori Giacomo -dei Bussoli, donna Mabilia sua moglie, nonchè ad Angelica amatissima -loro figlia, frate Giovanni Ministro Generale e servo dell'Ordine -de' Minori augura salute e pace sempiterna in Dio. Accogliendo con -sincero affetto di carità la divozione che avete all'Ordine nostro, e -che conobbi per mezzo di una pia relazione de' frati, e desiderando -di ricambiarvi dell'amore vostro verso di noi, io vi ammetto a -partecipare di tutti i singoli suffragi della nostra Religione tanto -in vita che in morte, e in virtù della presente lettera, vi concedo la -compartecipazione piena a tutti i beni, che la clemenza del Redentore -si degnerà di operare per mezzo de' nostri frati in qualunque parte -del mondo sia che dimorino. Iddio vi conservi sempre sani. Data -a Ferrara 6 settembre 1254». E si noti che non voleva rilasciare -questa lettera se non a chi la domandava, e a chi domandandola, fosse -riconosciuto veramente divoto a Dio, o uno de' principali benefattori -dell'Ordine, o che almeno avesse disposizione a diventarlo. Frate -Giovanni da Parma diede anche licenza a frate Bonaventura da Bagnorea -di far scuola a Parigi, quantunque non l'avesse mai fatta altrove, -perchè era semplice baccelliere, non per anco dottore. E fu allora -che frate Bonaventura scrisse le sue lezioni sul Vangelo di S. Luca, -che sono bellissime e sapientissime; e compose quattro libri sopra _Le -Sentenze_, che anche oggi sono riputati di singolare utilità (volgeva -allora l'anno 1248, ed ora corre l'anno 1284); dettò eziandio in -seguito molti altri libri, che vanno per le mani di molte persone. E -quando maestro Guglielmo da Santo Amore provocò l'ira dell'Università -di Parigi contro l'Ordine de' Frati Minori e de' Predicatori, frate -Giovanni da Parma Ministro Generale, convocata l'Università a piena -adunanza, parlò agli scolari e ai Professori, e, tenuto loro uno -splendidissimo sermone utile e divoto, in fine disse: «Questi, che è -il Re dei Re, è il celeste agricoltore; il suo giardino è la Chiesa, -o la Religione del beato Francesco. Ricevette da voi il seme di una -pianta, perchè voi siete maestri e padroni nostri, e da voi imparammo -la scienza, e noi dì e notte ve ne ricambiamo il beneficio, e siamo -pronti a ricambiarvene sempre, sia pregando per voi, sia predicando, -sia curando in ogni maniera l'utilità delle anime vostre. Laonde se -volete pure schiantarla questa vostra pianta, schiantatela pure, se -per avventura non si opponga colui che dice ecc. Io sono il Ministro -Generale de' frati Minori, sebbene indegno, impari all'altezza di tanto -ufficio, e mio malgrado. Voi siete i padroni e maestri nostri. Noi -vostri servi, figli e discepoli; e se qualche cosa sappiamo, a voi ne -dobbiamo riconoscenza. Eccoci: Io sottopongo me stesso, e questi frati -miei dipendenti, alla vostra disciplina e al castigo, che ne vorrete -infliggere. Eccoci, siamo nelle vostre mani; fate di noi quel che ve ne -pare buono e giusto». Udite queste parole, tutti le accolsero bene e -le acclamarono, e si calmò quello spirito, che s'era sollevato contro -i frati; e si alzò uno che aveva ufficio di rispondere per tutti, e -disse al Ministro Generale: Benedetto che tu sia, e benedetto che sia -la tua eloquenza. La Religione del beato Francesco, che è professata -dai frati Minori, è buon seme seminato nel campo della Chiesa. È -maligno uomo chiunque s'adopera a distruggere questa Religione; come -fece frate Guglielmo da Santo Amore, che scrisse un opuscolo, in cui -sosteneva che tutti i religiosi e i predicatori della parola di Dio, -che vivono accattando limosina, non possono salvarsi, e distolse -molti dall'entrare nell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori. -Ma in seguito Papa Alessandro IV ne riprovò e condannò l'opuscolo; -e S. Lodovico Re di Francia, di buona memoria, fece irrevocabilmente -espellere da Parigi Guglielmo da Santo Amore, perchè seminò la calunnia -sopra gli innocenti. Tutte le suddescritte cose io le ho sapute da -maestro Benedetto di Faenza, dottore di scienze fisiche, che era -presente, e le ebbe udite, perchè si trovava a Parigi, ove fu molti -anni a studio, e amava e lodava frate Giovanni da Parma. Altra volta i -Ministri e i custodi adunati in Capitolo generale a Metz, proposero a -frate Giovanni di riformare la loro Regola aggiungendo nuovi articoli -allo Statuto. E frate Giovanni rispose loro: Non moltiplichiamo gli -articoli della nostra Costituzione, ma osserviamo piuttosto fedelmente -quelli che vi sono. Sappiate che i poveri fraticelli si lamentano -della moltiplicità delle vostre leggi, che imponete loro sul collo; -ma voi, che le fate, non le volete osservare, ed essi guardano più -alle opere che alle parole dei Superiori. Vi sia maestra la storia, -nella quale non si legge mai che Giulio Cesare abbia detto alle sue -legioni: Andate, pugnate: ma diceva: Andiamo e combattiamo. Quindi, -decamparono in questo Capitolo dalle proposte riforme. Tuttavia -frate Giovanni Ministro Generale scrisse una circolare che inviò ad -ogni convento dell'Ordine, colla quale comandava che tutti i frati -uniformemente adempiessero agli uffici ecclesiastici secondo la -rubrica dell'Ordinario; il che prima non si faceva; perchè se avevano -nel convento di buon mattino qualche messa da morto, in alcuni luoghi -s'accontentavan di quella; e l'altra che correva in quel giorno, fosse -pur anche della domenica, o di altra festa, la rimandavano sino a -circa l'ora di terza; e molte altre cose si facevano, come ho visto coi -miei occhi, or contro la rubrica, ora estranee alla rubrica stessa; le -quali per opera del Padre nostro Ministro Generale frate Giovanni da -Parma sono state in meglio riformate. Egli, a cagione della dottrina -dell'Abbate Gioachimo, alla quale era troppo attaccato, venne in odio -a certi Ministri, a Papa Alessandro IV, e a Papa Nicolò III; i quali -Papi, quand'eran Cardinali furono governatori, protettori e censori -dell'Ordine, e allora lo amavano come sè stessi per la sua scienza -e santità di vita. Onde, dopo lungo tempo, Giovanni Gaetani, che era -Papa Nicolò III, lo prese per mano un giorno, e conducendolo qua e là -per le sale del palazzo, gli disse: Essendo tu uomo di gran senno, -non sarebbe meglio per te e per l'Ordine a cui appartieni, che tu -fossi qui con noi a Corte, anzichè seguire la dottrina degli stolti, i -quali profeteggiano a seconda della loro stoltezza? Ma frate Giovanni -rispondendo disse al Papa: Io non ambisco le vostre dignità, e di -questa cosa ne è lodato ogni Santo, a cui onore la Chiesa canta: _Non -cercò la pompa delle dignità della terra, ma volò al regno de' cieli_. -In quanto alla saviezza de' consigli, di cui voi mi parlate, vi dico -ch'io l'avrei sicuramente un savio consiglio da dare, se vi fosse chi -volesse ascoltarlo...... All'udir queste cose il papa sospirò........ -Dopo ciò, frate Giovanni, lasciato libero, ritornò al romitaggio di -Greccio[132], ove era solito soggiornare. Una volta, quando io dimorava -a Ravenna, frate Bartolomeo Calaroso di Mantova, che era lettore e -Ministro a Milano, e lo era già stato a Roma, e allora si trovava -meco nel convento di Ravenna come semplice frate, cioè senza alcun -ufficio, mi disse: Frate Salimbene, io vi dico che frate Giovanni da -Parma ha guastato sè e il suo Ordine, perchè egli aveva tanta scienza, -santità, ed eccellenza di vita, che avrebbe potuto riformare i costumi -della Corte romana, e a lui avrebbero prestato ascolto; ma dopo che -si diede in braccio alle profezie d'uomini fanatici, fece disonore -a sè, e offese non poco i suoi ammiratori. A cui io risposi: Pare -anche a me, e me ne duole vivamente, perchè egli mi amava di cuore; ma -che volete? I Gioachimiti vanno dicendo: Non vogliate tenere in poco -conto le profezie. Udita questa risposta, frate Bartolomeo replicò: -Ma anche tu fosti Gioachimita; ed io risposi: Tu di' vero. Ma dopo -che è morto Federico, che fu già Imperatore e già è trascorso l'anno -1260, abbandonai al tutto quella dottrina, e inclino a non credere se -non quello che vedrò. Onde mi disse: Sia tu benedetto; se così avesse -fatto frate Giovanni avrebbe portato la pace nell'animo de' suoi -frati. Ma io soggiunsi: non lo poteva. Sai che vi sono taluni che sono -così legati alle massime addottate, che dopo, per non mostrarsi in -contraddizione con se stessi, hanno vergogna a ritrattare le dottrine -professate, e quindi non hanno la forza di ritornare indietro. Tu sai -che quando la Contessa di Caserta rimproverò l'Imperatore Federico -di aver fatto male ad impacciarsi nelle guerre di Lombardia, mentre -poteva godersi ogni sorta di beni nel suo regno, e passarvi una vita -piena di dolcezze, egli le rispose: Riconosco, o Contessa, che avete -ragione, ma mi sono già spinto tanto innanzi che non posso più in -nessuna maniera ritrarmene senza vitupero. Avessi pur io sempre seguito -il vostro consiglio, che non sarei andato incontro a tanti disastri. -A cui aggiunse di ripiglio la Contessa: E vitupero maggiore avrete, -se vi accadrà di peggio (non era ancora stato deposto, nè vinto e -cacciato in fuga dai Parmigiani). E l'Imperatore: Io non mi aspetto di -peggio; anzi nutro fiducia di pigliarmi vendetta su' miei nemici. E la -Contessa di rimando: Vendica male l'ingiuria ricevuta, chi la rende più -oltraggiosa, epperciò un tale disse: - - _Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte_ - _Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte._ - - Male al danno appien provvede - Ohi da folle se lo incoglie; - Ma se al peggio volge il piede - Danno ed onta ne raccoglie. - -Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale sulle mosse per -dar di piglio all'armi quell'ultima volta, che restò sconfitto, chiese -consiglio a' suoi se doveva passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi -co' nemici; ma nulla ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che -giudicate meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi aperti -corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate Giovanni da Castelvetro -Ministro a Roma, quand'egli andava ad un Capitolo generale a -Strasbourg, che frate Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva -nelle sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere che, se mi -trovassi con lui, farei tanto da sperare di ritrarnelo, mi soggiunse: -Vanne dunque a lui, che è nella mia provincia al convento di Greccio; -(ove il beato Francesco il giorno della natività del Signore cantò il -Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un presepio col fieno e -con un bambino); perocchè frate Giovanni elesse per suo soggiorno quel -convento, quantunque possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro -della provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo amico, -perchè il beato Giacomo dice: _Se alcuno di voi svia dalla verità, ed -altri lo converte, sappia costui che chi avrà convertito un peccatore -dall'errore della sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un -velo sopra una moltitudine di peccati_. Questo frate Giovanni da Parma -però, che aveva molti nemici per cagione della dottrina dell'Abbate -Gioachimo, ebbe anche molti che, lo stimavano e l'amavano; tra' -quali maestro Pietro di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e -teologo, che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò cercandolo, -perchè lo riconosceva fornito di tante ed esimie virtù. Volle dunque -il Papa che stesse sempre alla sua Corte, e aveva stabilito di -crearlo Cardinale, ma la morte gli tolse di mandare ad effetto il -suo proponimento, poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto le -ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV amava frate Giovanni come -l'anima propria, e, quando andava da lui, lo ammetteva al bacio del -volto, ed ebbe pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo. -Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza della santità di -frate Giovanni da Parma, mandò pregando Papa Innocenzo IV d'inviargli -frate Giovanni Ministro Generale, sperando che per opera sua i Greci -sarebbero tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni -andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che volle colmarlo -di doni, che poi non furono accettati. Allora lo pregò di portare in -mano un certo scudiscio ogni volta che col suo seguito cavalcava per -la Grecia, e glielo diede. Ed egli pensando che dovesse servire per -sollecitare il cavallo, l'accettò, memore di quel verso: - - _Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo._ - - Se galoppa il caval più che veloce, - Un nuovo sprone al cavalier non nuoce - -Vedendo dunque nelle sue mani quell'arnese, che era un emblema -imperiale, tutti s'inginocchiavano, quando passava frate Giovanni, -come usano i latini quando nella messa si fa l'elevazione del Corpo di -Cristo; e facevano per lui e per il suo seguito le spese del viaggio. -E, dopo tante onorificenze, Frate Giovanni ritornò al Papa, che lo -aveva incaricato di quella missione. Vattazio fu l'Imperatore, a cui -successe Paleologo, non perchè avesse secolui alcuna attinenza di -parentela, ma occupò il trono per usurpazione, dopo avere ucciso il -figlio di Vattazio. In un Capitolo provinciale celebratosi a Sens, -conobbi quanto il Re di Francia, di buona memoria, S. Lodovico tenesse -in venerazione frate Giovanni. E i tre fratelli del Re, ed il Cardinale -della Corte romana Oddone, che in occasione di quel Capitolo pranzarono -nel convento de' frati, tutti gareggiarono nel mostrargli la loro -reverenza. Parimente trovandosi frate Giovanni in Inghilterra, ed -essendosi fatto annunziare per una visita al Re nell'ora che era del -pranzo, subito il Re s'alzò da tavola, discese di palazzo, in fretta -gli andò incontro, lo abbracciò e lo baciò. Ed essendone rimproverato -da' suoi cortigiani, perchè s'era abbassato troppo, correndo incontro -ad un tale omiciattolo, il Re rispose: Io l'ho fatto per onorare Iddio -e il beato Francesco, ed anche quest'uomo, di cui ho udito celebrare -l'insigne santità, e che è un vero servo ed amico del Dio Sommo ed -Eccelso, e non si degrada guari chi onora i servi di Dio; perocchè il -signore disse loro; Chi riceve voi, riceve me. E fu bene accolta la -risposta del Re, e lodaronlo della deferenza usata per un uomo tanto -rispettabile. Questo Re fu il padre di Odoardo Re d'Inghilterra e -passava per un sempliciotto; onde, un giorno che era a tavola co' suoi -cavalieri, un giocoliere della Corte a udita di tutti disse: Ascoltate, -ascoltate: Il nostro Re è simile a Gesù Cristo. Provò molta compiacenza -il Re a udire che era assomigliato all'Uomo-Dio; ed insisteva perchè il -giocoliere spiegasse in che egli fosse simile a Gesù Cristo (tanto il -Re che il giocoliere parlavano francese, e sulle loro labbra suonava -grazioso il volgare francese). Allora il giocoliere disse: Del Signor -nostro Gesù Cristo si dice che tanta sapienza avesse al momento della -sua concezione, quanta all'età di trent'anni; similmente il nostro Re è -tanto sapiente ora, quanto lo era da bambino. Si turbò l'animo del Re, -e sdegnato ordinò, a chi era presente, di far appendere il giocoliere -alla forca. Ma quando que' cavalieri che erano presenti furono col -giocoliere in disparte, non eseguirono il comando del Re; gli legarono -soltanto una fune al collo, e lo fecero sollevare a braccia alquanto -da terra, e gli dissero: partiti di qui intanto che si calmi l'ira -del Re, e non infierisca su di noi e su di te. E ritornando a Corte -dissero che avevano eseguiti appuntino gli ordini. Quando poi frate -Giovanni da Parma era lettore a Napoli, prima che fosse Generale, e -passò da Bologna, un giorno che era alla mensa della foresteria con -altri forestieri, sopravvennero alcuni frati, e con violenza lo fecero -alzare da tavola per condurlo a pranzare nell'infermeria. Ma vedendo -egli che il suo compagno restava, nè era invitato a lasciare quella -mensa, si volse al compagno stesso dicendogli: Io non mangerò in nessun -luogo senza il mio compagno. La qual cosa fu giudicata una villania -da parte di que' frati, ed una somma cortesia e grazia pel proprio -compagno da parte di frate Giovanni. Un'altra volta, quand'era Generale -e volle prendersi un po' di vacanze, venne al convento di Ferrara, -dove io soggiornai sette anni; ed osservando che a fargli compagnia -d'onore erano sempre invitati alla sua mensa, sì a pranzo che a cena, -gli stessi frati, gli entrò in animo il sospetto che il Guardiano -frate Guglielmo da Buzea, Parmigiano, avesse i suoi beniamini, e -gliene spiacque. Ora, una sera, mentre si lavava le mani per andare -a cena, il frate che lo dovea servire disse al Guardiano: Chi dovrò -invitare stasera? A cui il Guardiano rispose: Chiamerai frate Giacomo -da Pavia, frate Avanzo, e il tale, e il tale altro. E nota che c'era -già stata intesa preventiva, perchè i prenominati s'erano già lavate -le mani, e stavan già pronti a tergo del Generale, che li aveva già -scorti. Allora, con tutto l'ardore dell'anima sua accesa dallo Spirito -divino, cominciò a parlare come in parabola; così e così; chiamerai -frate Giacomo da Pavia, chiamerai frate Avanzo, inviterai il tale e il -tale altro; prendi per te dieci porzioni; questa è la fola dell'oca. -All'udir questo parlare restarono confusi e ne arrossirono quelli che -erano stati invitati alla mensa; e non ne rimase meno in vergogna il -Guardiano, il quale disse al ministro: Padre, io invitava costoro a -farvi compagnia d'onore, perchè io ne li reputava più degni. Ma il -Ministro rispose: Forse che la divina Scrittura.......? Io udiva tutto -essendo lì vicino. Allora ripigliò colui che dovea fare il servizio: -Chi dunque ho da invitare? E il Guardiano: Prendi gli ordini dal -Ministro. E il Ministro disse: Mi chiamerai i più umili fraticelli, -perchè il far compagnia al Ministro è un ministero che tutti sanno -farlo. Andò dunque il frate inserviente al refettorio, e chiamò i più -umili e poveri fraticelli, dicendo: Il Ministro Generale invita voi a -cenar seco, io vi comando a nome suo di andare immediatamente da lui; -e così fu fatto. Perocchè frate Giovanni da Parma Ministro Generale, -quando arrivava di passaggio ad un convento di frati Minori, voleva -che sedessero seco a mensa anche i più poveri ed umili fraticelli, o -tutti simultaneamente, ovvero divisi in gruppi, che si alternassero fra -loro, perchè al suo arrivare godessero anch'essi qualche cosa, (prima, -s'intende, che la sua foresteria fosse finita, cioè prima di mettersi a -mangiare alla mensa comune in refettorio, alla quale, quando si fermava -in un convento, era solito andare sempre, subito dopo che si era -riposato dalla fatica del viaggio). Frate Giovanni da Parma fu persona -accostevole a tutti, senza predilezione per nessuno; alla mensa, -liberale e cortese assai, tanto che se aveva a tavola varie specie di -vini scelti, ne faceva d'ogni specie mescere a tutti, acciocchè tutti -godessero. La qual cosa era reputata cortesia e grazia distintissima. -I compagni, che aveva frate Giovanni da Parma quand'era Ministro -Generale, sono i seguenti: Primo, frate Marco da Montefeltro,[133] uomo -onesto e santo, che ebbe una longevità straordinaria; e fu compagno di -frate Crescenzio, di frate Giovanni da Parma e di frate Bonaventura: -Egli era di Modigliana,[134] ed è sepolto ad Urbino; la sua fama è -cinta da fulgentissima aureola di miracoli. Modigliana è un castello -nel distretto di Massa di S. Pietro: Urbino è città sui monti, per -la quale si va a Cagli, che è la chiave della provincia della Marca -d'Ancona, per dove si va ad Assisi, nella Valle di Spoleto, all'eremo -del beato Francesco. Frate Marco fu anche Ministro Provinciale nella -Marca d'Ancona, ove fu lodatissimo il suo ministero. Fu buon scrittore, -rapido e chiaro, e per le fatiche che sopportò, servendo di compagno -e da segretario di tre Ministri Generali, si meritò, e in un Capitolo -generale si decretò, che alla sua morte ciascun sacerdote dell'Ordine -celebrasse per l'anima sua una messa da morto. Morì poi l'anno del -Signore 1284. Egli era mio specialissimo amico, ed amò tanto il -Ministro Generale frate Bonaventura, che quando, dopo la morte di lui, -gli tornavano a memoria le sue graziose maniere nel conversare e i -suoi meriti letterari, per dolce commozione gli piovevan le lagrime -dagli occhi. Eppure, quando frate Bonaventura Ministro Generale -doveva predicare al clero, frate Marco gli si presentava e dicevagli: -Tu sei come un mercenario; e non ricordi che, quando l'altra volta -predicasti, non sapevi quel che ti dicessi? Ma spero che questa volta -la non anderà così: E frate Marco gli parlava in questo modo per -ispronarlo a predicar sempre meglio. Tuttavia frate Marco scriveva e -voleva aver copia di tutti i sermoni di frate Bonaventura, il quale -del resto, quando frate Marco gli parlava quel linguaggio ingiurioso, -ne godeva per cinque motivi: 1.º perchè era uomo benigno e sapiente; -2.º perchè così imitava il beato Francesco; 3.º perchè era sicuro che -frate Marco lo amava di tutto cuore; 4.º perchè quel fare gli spegnerà -ogni seme di vanagloria; 5.º perchè ne riceveva stimolo ad essere -più accurato. Degli altri compagni di frate Giovanni diremo altrove -a luogo opportuno. Così quando suonava la campanella che chiamava chi -n'era incaricato dal convento, a mondare i legumi e gli erbaggi, frate -Giovanni, anche quando era Ministro Generale, accorreva e lavorava -cogli altri frati, come ho visto co' miei occhi; e perchè io aveva -secolui famigliarità, gli diceva: Padre, voi fate quello che insegnò -il Signore in Luca 22, ecc; e rispondeva: È così che noi dobbiamo -esercitare la perfetta umiltà, e quella giustizia davanti alla quale -dobbiamo essere tutti eguali. Parimente non mancava mai nè di giorno nè -di notte all'ufficio ecclesiastico, specialmente poi al mattutino, al -vespro e alla messa conventuale; checchè il guardacoro gli accennava, -subito lo eseguiva, intonare antifone, cantare lezioni e responsorii, -e dire le messe conventuali. Nel convento di Lione, come ho veduto io, -predicò due volte ai frati nel Giovedì Santo; una volta la mattina, -e l'altra volta all'ora che gli fu prefissa, ed eranvi ad ascoltarlo -Vescovi e Ministri dell'Ordine nostro. E ciò avvenne quando Papa -Innocenzo IV risiedeva a Lione co' suoi Cardinali. Il Venerdì Santo -poi avrebbe officiato, se Guglielmo, Vescovo di Modena e Cardinale, -non si fosse offerto di fare l'officiatura, a cui, come conveniva, -cedette per gentilezza. Nel Sabato Santo il guardacoro gli accennò di -cantare l'ultima profezia e la cantò. Insomma era ricco d'ogni virtù, -e, sin anche quand'era Generale, voleva fare le parti dell'amanuense -per guadagnare di che vestirsi colle proprie mani. Ma i frati non -glielo permettevano, perchè lo vedevano occupatissimo per il regime -dell'Ordine, e quindi gli davano di buon grado tutto il necessario. Fu -eletto Ministro Generale l'anno 1247 in un Capitolo generale adunatosi -a Lione in Agosto, tempo in cui aveva ivi trasportata la sua residenza -Papa Innocenzo IV. Governò lodevolmente dieci anni l'Ordine de' frati -Minori; e anticipò l'ultimo Capitolo generale celebratosi sotto il suo -Generalato, per affrettare il giorno delle sue dimissioni, non volendo -più saperne d'essere Generale, e si tenne il giorno della Purificazione -del 1257. I Ministri, i custodi ed i deputati soprassedettero un giorno -intero senza dar corso a nessuno degli affari del Capitolo, perchè non -volevano saperne di accettare le dimissioni. Allora entrato in Capitolo -motivò, secondo che seppe meglio e volle, la sua deliberazione, e, -quelli a cui spettava l'elezione, facendo ragione alla angustia, da -cui era premuto l'animo di lui, quantunque a malincuore, gli dissero: -Padre, voi che visitaste tutti i conventi dell'Ordine, e conoscete -le virtù e le doti dei singoli frati, indicatene uno idoneo a questo -ufficio, e sia vostro successore. E subito designò frate Buonaventura -da Bagnorea; e aggiunse che uno più degno di quello non lo conosceva -in tutto l'Ordine; e per voto unanime fu eletto. Pregarono poi frate -Giovanni di tenere la presidenza del Capitolo fino alla sua chiusura, -ed accettò. Il successore frate Bonaventura resse l'Ordine diciassette -anni, e fece molto di bene. Frate Giovanni, esonerato dall'ufficio, -andò ad abitare nel romitaggio di Greccio, dove il beato Francesco, -il dì della Natività del Signore, aveva rappresentata la scena del -presepio, di che è parlato estesamente nella sua biografia. Ed ivi -frate Giovanni abitando, vennero due uccelli selvatici da una vicina -boscaglia, grossi come oche, e fecero loro nido, deposero le uova, e -covarono i pulcini sotto il tavolo che gli serviva a continuo studio, -e da lui si lasciavano senza renitenza accarezzare. Ed andato un -giorno a fargli visita un Vescovo, desiderò di avere, ed ebbe da lui -per favore, uno di que' pulcini. Inoltre una mattina frate Giovanni, -svegliato per tempissimo il suo camillo, perchè voleva dir messa, -questi rispose che s'alzerebbe subito; ma siccome si trovava ancora -mezzo tra il sonno e la veglia, di nuovo cadde in preda al sopore. -Dopo qualche tempo si risvegliò, si vergognò della sua sonnolenza, e, -accorso alla chiesa, trovò che frate Giovanni diceva messa, e aveva -un camillo in cotta, che lo serviva benissimo; e, finita la messa, -senza dir verbo si ritirarono. Nel corso della giornata però frate -Giovanni disse al suo camillo: sia tu benedetto, o figlio, perchè -oggi mi hai servito messa con tanta attenzione e devozione, che son di -credere avermi perciò Iddio conceduta la straordinaria consolazione, -che oggi ho provato nel dir messa. A cui il camillo rispose: Padre, -perdonate se quando mi chiamaste io era così vinto dal sonno che non -potei accorrere prontamente a servirvi; e quando arrivai vidi che altri -vi serviva. Eppure io so che non c'è nel convento nessun forestiero, -ed ho interrogato ad uno ad uno tutti i frati di casa se mai alcuno -di loro vi avesse servito alla messa, ed ognuno ha risposto che no. -A cui frate Giovanni rispose: Io credeva che fossi tu, ma chicchè -sia stato, sia egli benedetto, e sia benedetto il nostro Creatore in -tutti i suoi doni. Molte altre bellissime e buonissime cose vidi, -udii e conobbi di Frate Giovanni da Parma, già Ministro Generale, -degne di essere tramandato ai posteri, ma che passo in silenzio, sia -per brevità, sia perchè mi affretto a parlare d'altro, sia perchè -la Scrittura dice nell'Ecclesiastico 11. _Prima che muoia non lodare -nessun uomo_. E frate Giovanni vive tuttora, sebbene carico d'anni, ed -ora, che questi fatti affido alla carta, volge l'anno del Signore 1284, -giorno successivo alla festa dell'invenzione di S. Michele, anno IV -del Pontificato di Martino IV, indizione 12, mese di Maggio, martedì. -Il padre di frate Giovanni si chiamò Alberto Uccellatore perchè si -dilettava di andare a caccia d'uccelli, e ne faceva professione. -Dunque, come più su è stato detto, gloriandomi io in Arles, al cospetto -di frate Giovanni d'aver ricevuto la facoltà di predicare a Lione -da Papa Innocenzo IV, il mio compagno frate Giovannino dalle Olle -soggiunse: Preferirei d'averla dal Ministro Generale anzichè da un -Papa qualunque; e se è necessario passare sotto la prova di un esame, -ci esamini frate Ugo, e alludeva a quell'illustre Ugo Provenzale, che -si trovava allora nel convento di Arles in occasione dell'arrivo del -Ministro Generale, di cui era intimo amico. Ma frate Giovanni rispose: -Non permetto che vi esamini frate Ugo vostro amico, che sarebbe vosco -indulgente; chiamatemi invece il lettore e il ripetitore di questo -convento. Chiamati, accorsero, e il Generale disse loro: Ritiratevi in -disparte con questi due frati e sottoponeteli ad esame sulle materie -e sull'arte del predicare; e riferitemi se meritano di avere facoltà -di predicare. E a me la conferì, al mio compagno la negò, perchè era -ignorante. Il generale tuttavia gli disse: Ciò che si differisce, non -è perduto; studia, o figlio mio, e dammi la consolazione di prepararti -a rispondere meglio a chi ti esaminerà. In quel frattempo arrivarono -due frati Toscani; uno di Prato, frate Gherardo fratello di frate -Arlotto, ed uno da Colle[135], frate Benedetto, che andavano a studio a -Tolosa. Eglino erano allora diaconi ed erano buoni scolari, ed avevano -studiato meco più anni nel convento di Pisa. Essi, volendo partire -all'indomani, mandarono frate Marco dal Generale, di cui era compagno, -a pregarlo che volesse conferire loro la facoltà di predicare, e -di essere promossi al sacerdozio. Quella sera il Generale recitava -compieta, ed io solo era con lui quando in quel momento arrivò frate -Marco, e interruppe la nostra compieta per fare la sua ambasciata. Ma -il Generale col calore e coll'enfasi di quello spirito, che soleva -avere quando gli pareva d'essere eccitato da zelo divino, rispose -a frate Marco suo compagno: Fanno male que' frati, ed è impudenza -domandar tanto, mentre l'Apostolo dice: _Nessuno arroghi a se stesso -gli onori_. Ecco: Essi sono or or partiti dal Ministro loro, che -conosceva la loro abilità, e poteva loro conferire quanto domandano a -me; vadano dunque a Tolosa, dove sono mandati a studiare, ed imparino, -che ivi non sono necessarie le loro prediche; a tempo debito potranno -ottenere quello che desiderano. Allora frate Marco, vedendo il Generale -conturbato, diede un'altra piega al discorso e disse: Padre, dovete -credere che non eglino mi hanno mandato, ma frate Salimbene può avermi -detto ch'io parlassi a voi per loro. E il Generale di rimando: Frate -Salimbene è sempre stato quì con me a recitare compieta; quindi son -certo che non ha dato a te questa incumbenza. Si ritirò adunque frate -Marco dicendo: Così volete, così si faccia. Io mi accorsi che frate -Marco non aveva accolta con animo sereno quella risposta; e, finita -la compieta, andai per confortarlo, e mi disse: Frate Salimbene, -ha fatto male frate Giovanni a farmi diventar rosso la faccia, e -non ascoltare la mia preghiera per sì poca cosa. Anch'io fatico per -l'Ordine nostro, sono suo compagno e segretario, sebbene io mi trovi -in età avanzata. È vero che sono partiti or ora dal loro Ministro, -che li conosce a pieno, e appunto perchè li conosce buoni di indole -e di ingegno li manda a studio a Tolosa, perchè vadano poi a Parigi. -Ma questi frati gradivano più d'avere la facoltà di predicare dalla -santità e dignità di frate Giovanni, che da frate Piero da Cori[136] -loro Ministro. Volevano poi essere promossi al sacerdozio perchè la -città di Pisa, dove abitarono, da trent'anni, come sapete, è interdetta -delle ufficiature ecclesiastiche, avendo i Pisani fatto prigionieri -in mare molti Cardinali ed altri Prelati, e per giunta occupano di -forza sui monti dieci castelli del Vescovo di Lucca, ed hanno invaso -la Garfagnana contro la volontà della Chiesa. (La Garfagnana è un -territorio montano tra il Lucchese e il Lombardo). Laonde, trovandosi -eglino a Pisa, non si presero pensiero della promozione al sacerdozio; -ma ora desidererebbero d'esser fatti preti per dir messa pe' vivi e -pe' morti ed essere più utili ai frati, presso i quali si recano; e -questi giovani se lo avrebbero in tutta loro vita per un benefizio, -ed ora sarebbero riconoscenti della grazia se l'avessero conseguita; -e sallo Iddio con qual rossore sulla fronte mi presento a loro per -annunziare che sono state vane le mie preghiere. A cui io breve risposi -e dissi: Mi piacciono le tue considerazioni più che la risposta del -Generale; ma abbi pazienza, chè la pazienza per l'uomo è perfezione. -Quella sera stessa il Generale fece chiamar me e il mio compagno, e -ne disse: Figliuoli; spero di partirmi presto da voi, perchè mi sono -proposto di fare una visita ai frati della Spagna. Perciò sceglietevi -un convento, qualunque esso sia fra tutti quelli dell'Ordine, ove vi -piaccia andare, eccetto però quello di Parigi, e là vi manderò; avete -tempo tutta notte a pensare, a scegliere, a deliberare; domani me -ne farete cenno. E l'indomani al primo incontrarci, ne disse: Quale -deliberazione avete presa? quale scelta avete fatto? A cui io risposi: -Nulla deliberammo a proposito della scelta d'un convento ove andare -per non essere noi stessi la causa del nostro dolore; ci rimettiamo al -vostro volere; mandatene ove a voi piace, e noi obbediremo. Accolta -per virtuosa la nostra risposta, ne soggiunse: Andatene ve dunque al -convento di Genova, ove vi troverete in compagnia di frate Stefano -Inglese, che manderò colà. Intanto scriverò al Ministro e a que' frati, -che vi usino que' riguardi che userebbero a me stesso; e che tu, frate -Salimbene, sia promosso al sacerdozio, e il tuo compagno Giovannino -al diaconato. E quando verrò là, se vi troverò contenti, n'avrò tanta -consolazione, se no, troverò modo di contentarvi; e tutto fu fatto. -Poi quel giorno stesso il Generale disse a frate Ugo amico suo: Che ne -dite, frate Ugo? Dobbiamo andarcene insieme in Ispagna per adempire il -consiglio dell'Apostolo? E frate Ugo rispose; Anderete voi, Padre; io -desidero chiudere i miei giorni nella terra de' padri miei. E subito -lo accompagnammo alla barca che l'aspettava sul Rodano. Era la festa -di S. Michele, dopo nona, e, datone l'addio, si mosse per arrivare in -giornata a S. Egidio. Noi per mare andammo a Marsiglia, ove trovammo -frate Stefano Inglese, che mi pregò di dire al Guardiano che per la -festa del beato Francesco avrebbe predicato volentieri al clero e ai -frati. Ma il Guardiano rispose che l'avrebbe udito di molto buon grado, -se non avesse temuto di fare uno sfregio al Vescovo, che doveva andare -a rendere quella festa più solenne del solito. Passata la solennità -del beato Francesco, prendemmo il mare e andammo a Jeres, al convento -di frate Ugo; e frate Stefano, che non potè trovare imbarco col suo -compagno s'avviò per terra al convento di Genova. Io poi ed il mio -compagno facemmo sosta a Jeres per godere la compagnia di frate Ugo, -dalla festa del beato Francesco sino al giorno d'Ognissanti. Ed io -era ben lieto dell'occasione di starmi in conversazione di frate Ugo, -col quale tutta la giornata si parlava della dottrina dell'Abbate -Gioachimo. Perocchè egli ne possedeva tutte le opere pubblicate, era -uno de' suoi più caldi seguaci, uno de' chierici più illustri del mondo -per scienza e santità incomparabile. Tuttavia io era in dispiacere -perchè il mio compagno era malato morto e non voleva aversi riguardi, -e per l'una parte l'inverno rendeva più difficile la navigazione, e -per l'altra, quell'anno, il soggiorno di Jeres era malsano pel vento -marino, ed anch'io, non malato, appena poteva respirare di notte, -anche stando all'aperto. Ma la notte si udivano lupi a torme ululare, -e li ho uditi più volte; perciò dissi al mio compagno, che era un -giovane sempre inchiodato nelle sue idee: Tu non vuoi averti riguardi -da ciò che ti fa male, e sempre fai ricadute. Io riconosco questo -paese molto insalubre, e non vorrei morire ora, perchè vorrei arrivare -a vedere le cose che predice frate Ugo. Perciò sappi che, se trovo -tra' nostri frati una compagnia che mi garbi, partirommi con quella. -Allora rispose: Mi piace la proposta, verrò anch'io con te; ma si -arrese perchè sperava che nessun frate fosse per mettersi in viaggio -con noi. Quand'ecco, per grazia di Dio, subito presentarsi un certo -frate Ponzio, sant'uomo, che aveva dimorato con noi nel convento di -Aix, ed andava a Nizza, del cui convento era stato eletto Guardiano. -Quando ci vide, mostrossi tutto festoso, e gli dissi: Vogliamo venir -con voi, giacchè noi dobbiamo andare a Genova. Egli se ne mostrò molto -lieto, e disse: Vado subito a procurarmi un imbarco. L'indomani, dopo -il pranzo, ci recammo alla nave, che era distante dal convento dei -frati un miglio. Ma il mio compagno non voleva seguirmi. Veduto però -ch'io assolutamente partiva, si licenziò dal Guardiano del convento, e, -dopo noi, si mise in via. E dandogli io la mano per aiutarlo a salire -a bordo, si trasse indietro, come io gli facessi orrore, e disse: -Non sia che tu mi tocchi, tu che non mi hai serbata nè fede, nè buona -compagnia. Ed io di rimando: Miserabile, sii riconoscente alla bontà -di Dio verso di te, la quale mi ha rivelato che se tu fossi rimaso qui, -ne saresti morto. Ma egli era tanto protervo che non aggiustò fede alle -mie parole finchè il morbo colla sua gravità non glielo fece intendere. -Difatto tutto l'inverno non potè liberarsi dalla malattia, che aveva -contratta in Provenza. .... e mi imbarcai il giorno di S. Mattia, e, da -Genova al convento di frate Ugo, navigai quattro giorni; e trovai morti -e sepolti sei frati di quel convento; primo de' quali il Guardiano, -che aveva accompagnato alla nave il mio compagno; un altro fu frate -Guglielmo da Pertuis[137], eccellente predicatore, che una volta -aveva soggiornato nel convento di Parma, ed altri quattro che non è -necessario nominare. Quando poi, al mio ritorno al convento di Genova, -dissi al mio compagno che erano morti i suddetti frati, mi rese molte -grazie d'averlo tratto dalle fauci della morte. Finalmente guarì, e -dopo alcuni anni andò in una provincia d'oltremare, (quell'anno in cui -per la seconda volta partì per una crociata il Re di Francia) e andò a -Tunisi, ove fu fatto custode, e, come custode, venne poi ad un Capitolo -generale celebratosi ad Assisi, in cui fu creato Ministro Generale -frate Bonagrazia, e fu distribuita ai frati una chiosa della Regola. -E avendo poi i cristiani che erano in Egitto prigionieri dei Saraceni -mandato a pregare Papa Nicolò III che per amore di Dio inviasse loro un -buono ed adatto sacerdote, a cui potere confidenzialmente confessare -i proprii peccati, il Papa incaricò il Ministro Generale di designare -un frate, ed il Generale Bonagrazia volle che quel sunnominato mio -compagno, in virtù di salutare obbedienza, e per la remissione di -tutti i suoi peccati, andasse dai prigionieri cristiani, che erano in -Egitto. Egli poi ottenne dal Ministro Bonagrazia di poter venire al -primo Capitolo generale, e poscia andare nella provincia di Bologna, -alla quale a principio apparteneva. Ed ogni cosa fu fatta a dovere. -Perocchè e per opera sua e coll'aiuto d'altri ne venne molto di bene -a quei cristiani. E vide il rinoceronte, e la vigna del balsamo, e -portò manna in un vaso di vetro, ed acqua della fontana di S. Maria, -senza la cui irrigazione la vigna del balsamo non può fruttare, e portò -seco pezzi del legno del balsamo, e molte altre cose nuove per noi, -e le faceva vedere ai frati; e riferiva come i prigionieri cristiani -erano trattati dai Saraceni, i quali li fanno scavare le fosse de' -loro castelli, e asportarne la terra in corbelli, e non si danno loro -che tre piccoli pani per testa al giorno. Dopo dunque che fu celebrato -il primo Capitolo generale in Alemagna, a Strasbourg, al quale egli -era intervenuto, fu colto da morte nel primo convento che trovò sulla -via del suo ritorno presso Strasbourg, e rifulse per miracoli che -operò. Tale era frate Giovannino dalle Olle di Parma, che appartenne -alla provincia di Romagna, ossia dell'Esarcato Greco, alla provincia -di Bologna, e alla provincia di Terra Santa; e fu mio compagno in -Francia, in Borgogna, in Provenza e nel convento di Genova; scrittore -buono, buon cantore, buon predicatore, buono, onesto ed utile uomo, la -cui anima riposi in pace. Nel convento ove morì v'era un frate minore -malato di malattia incurabile, per quel che ne san fare i medici, il -quale si diede a pregare Iddio affinchè per amore di frate Giovannino -volesse concedergli piena salute, e subito guarì. Ho udito raccontarlo -da frate Paganino da Ferrara, che era presente. Trovandomi io adunque -con lui e con frate Ponzio, nuovo Guardiano di Nizza, quel giorno -stesso che lasciammo frate Ugo e Jeres, approdammo a Nizza, che è città -sul mare; e vedemmo ed imparammo a conoscere frate Simone Pugliese -da Montesarchio[138], che era procuratore dell'Ordine alla Corte -pontificia, che allora aveva residenza a Lione. Egli voleva andare a -Genova ed aspettava al lido in compagnia del refettoriere di Lione, se -mai potessero trovare una nave a loro conveniente, e dissi loro: Noi -la nostra nave l'abbiamo già noleggiata, e domani prenderemo il mare. -Ed eglino se ne congratularono con noi. Tutta la giornata seguente -e tutta la notte si navigò, e al primo mattino si entrò in porto a -Genova, che è presso il mare, ed era una domenica. I frati, quando -ci videro, ne fecero i loro rallegramenti, e mostrarono di gradire il -nostro arrivo; ma in ispecie frate Stefano Inglese, che era lettore, -cui poscia il Ministro Generale mandò a Roma, come gli aveva promesso, -e vi fu lettore, e vi morì col suo compagno frate Iocelino, dopo che -ebbero appagato il loro desiderio di vedere la città eterna co' suoi -santuarii; e allora era Ministro di quella provincia frate Giacomo -da Iseo[139]. Nel convento di Genova, quando vi arrivai, c'era anche -frate Taddeo Romano, già canonico di S. Pietro di Roma; era vecchio, -vecchissimo, e dai frati stimato per santo. Altrettanto è da dire di -frate Marzio da Milano, che era stato Ministro, e di frate Rabuino di -Asti. Questi era stato Ministro della provincia di Terra di Lavoro e -della provincia della Marca di Treviso, ed aveva soggiornato a lungo -con frate Giovanni da Parma nel convento di Napoli. Nel Capitolo di -Lione si adoperò a far nominare Generale frate Giovanni da Parma, -sollecitandone i frati; e Iddio appagò il suo desiderio. Trovai pure -a Genova frate Bartolino custode del convento, che poi fu Ministro; -frate Pentecoste, santo uomo; e frate Matteo da Cremona, anch'egli -un santo; i quali tutti ne usarono gentilezze e carità. Il Guardiano -poi diede a me due tonache, una più fina, l'altra meno, ed altre due -parimente ne diede al mio compagno. Il Ministro, frate Nantelmo da -Milano, che era stato lettore, uomo santo e consacrato a Dio, disse -che m'avrebbe procurato qualunque piacere e grazia gli avessi mostrato -di desiderare, e delegò frate Guglielmo Piemontese suo compagno, -uomo valente in letteratura e santo, ad insegnarmi a dir messa ed a -cantare. Tutti costoro salirono già da questo mondo al Padre eterno; e -i loro nomi sono scritti nel libro della vita; chè buona e lodatissima -fu sempre la loro condotta. Non ho mai visto uomo che, più di frate -Nantelmo Ministro di Genova, si assomigliasse a frate Vitale Ministro -di Bologna, sia nella persona che nel carattere, ne' costumi, in tutto; -ed era molto nella grazia di frate Giovanni da Parma. In questo anno -1248 era a Genova un Vescovo di Corsica, che era stato monaco nero -dell'Ordine di S. Benedetto, piacentino per padre, e parmigiano per -madre, la quale era della famiglia degli Scarpa. Rè Enzo, o Federico -suo padre ex Imperatore, lo aveva fatto espellere dalla Corsica, che -è vicina alla Sardegna, in odio alla Chiesa, e dimorava a Genova, -ed era ridotto a fare l'amanuense per guadagnarsi il vitto, e ogni -dì veniva alla messa dei frati Minori, e dopo andava in iscuola ad -ascoltare la lezione di frate Stefano Inglese. E causa dell'espulsione -fu che l'Imperatore Federico aveva dato ad Enzo od Enrico, suo figlio -illegittimo, una donna Sarda in moglie, che si chiamava Donzella. -Questo Vescovo adunque mi consacrò Sacerdote nella chiesa di S. -Onorato, che ora è annessa al convento de' frati Minori di Genova, -ma allora non apparteneva ai frati; chè quantunque fosse eretta su di -un'area che era di proprietà dei frati, pure l'aveva occupata un prete -e la teneva senza che avesse parrocchiani. Quando i frati si coricavano -nelle loro celle dopo il mattutino per riposare, quel buon uomo, colle -sue campane, non li lasciava posare; ed ogni notte era di quella. Per -cui i frati del convento di Genova seccati troppo, si adoperarono -presso Papa Alessandro IV per avere quella chiesa, e la ebbero. Ma -quando Papa Alessandro canonizzò S.ª Chiara, nella celebrazione della -prima messa di detta Santa, recitatane l'orazione, gli si avvicinò -quel sacerdote e disse: Per amore della beata Chiara, Padre, vi prego -di non privarmi della chiesa di S. Onorato. E il Papa, toltegli dalla -bocca le parole, in suo dialetto cominciò a dire ripetutamente: Per -amore di S.ª Chiara voglio che la abbiano i frati; e lo ridisse tante -volte che pareva quasi un pazzarello; e quel prete, udendo quella -risposta e in tal modo data, sospirò e partissene. Nel tempo in cui -io abitai a Genova, eravi pure un Arcivescovo, basso di persona, molto -vecchio e avaro, e sul conto suo correvano anche altre sinistre voci; -si diceva cioè che non fosse in tutto cattolico. Egli un giorno convocò -nel suo palazzo il clero regolare e secolare, quasi volesse fare un -sinodo, ma lo scopo vero era quello di ascoltare, come desiderava, -un'orazione di frate Stefano Inglese dell'Ordine de' Minori, poichè -l'aveva sentito lodare altamente per celebre oratore ed illustre -chierico. Vi fui anch'io, e riferisco quanto ho udito. Primo fu egli -a predicare; dopo di lui non permise che altri parlasse tranne frate -Stefano, il cui sermone magnificò con lodi. Encomiò frate Stefano anche -per la sua scienza, bontà, onestà e santità di vita, aggiungendo che un -chierico tanto illustre aveva onorato assai la città di Genova venendo -dall'Inghilterra in Italia, e che, se egli fosse stato ancor giovane, -avrebbe volentieri, ogni volta che l'avesse potuto, assistito nella -scuola alle lezioni di lui. Poi fece i suoi elogi al Vescovo di Corsica -come religioso, e santa ed onorata persona, e come distintamente abile -a leggere, scrivere, porre in carta le note musicali, cantare, e come -rispettabile per ogni maniera di virtù; ed aggiunse che era povero, -perchè l'Imperatore lo aveva cacciato dal suo episcopio, e raccomandò -a tutti che lo aiutassero in ogni possibile maniera. Vi fu chi osservò -che l'Arcivescovo con questa raccomandazione fece vergogna a sè stesso, -perchè egli doveva soccorrere un Vescovo bisognoso tenerlo presso -di sè nella sua Corte, e n'avrebbe avuto merito, premio ed onore. Ma -Seneca dice: _L'avarizia del vecchio è simile ad un mostro._ Parimente -Marziale Coco dice: - - _Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;_ - _Illis cum multum; his breve restat iter._ - - È un fatto in vero sovra ogni altro strano - Che scialacqui il garzon lunge da morte, - E ammassi poi con appetito insano - Chi già del cimiter bussa alle porte. - -Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il povero -Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma la sua avarizia e -tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia partenza da Genova seppi poi -che l'avevano ucciso. Simile a lui per avarizia ed esosità era il -Vescovo di Ferrara. Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme, -arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi alla Corte -pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò di ospitarlo una -notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. Ma arrivato a Corte, e, -fermatovisi alquanto tempo, vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV -oriondo di Troyes; e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di -questo tenore: Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu voluto -accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo dica: Il Vescovo deve -essere ospitale, dell'avarizia e tircheria tua potrei ricambiartene -a misura del merito ecc. Non si è però mai saputo che il Papa ne -lo abbia punito. Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua -trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. Il Vescovo -suaccennato era oriondo di Brescia, medico, poi Vescovo di Piacenza. -Finalmente andò a Roma, ove ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A -Piacenza teneva in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava -un vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che risiedeva -a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone da Montesarchio, -procuratore dell'Ordine dei frati Minori, di cui ho parlato più su, in -Puglia, perchè sottraesse il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio -di Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti volse ad -abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che l'Imperatore lo fece -prendere, e gli fece subire diciotto torture, sostenute tutte da quel -frate con una fiera rassegnazione, senza che i tormentatori potessero -estorcere nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio operò -per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il cielo che sia -intercessore anche per noi, e così sia. Questi fu mio amico e venne -meco dal Papa alla Corte di Lione, e passando da Nizza a Genova per -mare, ci raccontammo molti fatti. Era di statura mezzana e bruno, -somigliante a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di -buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche un altro frate -Simone, detto della Contessa, cui Iddio rese illustre, cingendolo di -una raggiante aureola di miracoli; e frate Giovanni da Parma lo fece -Ministro della provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo -fu mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in cui il Re -di Francia andò la prima volta oltremare, cioè l'anno 1248, anno in -cui i fuorusciti di Reggio, partigiani della Chiesa, presero di viva -forza tutti i castelli della montagna; e i Parmigiani ricuperarono -Bibbianello[140], Cavriago[141], Guardasone[142] e Rivalta[143], e -infierì anche una estesa moria, della quale restò vittima l'Abbate -di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore già deposto -riconquistò Vercelli; e fu ucciso Bonacorso da Palù; e furono mandati -ostaggi in Puglia Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri -Reggiani. Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece -aprire un gran cavo verso la Scalopia[144] sino al Po; e il Vescovo di -Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì in Parma, e fu sepolto -nella Basilica cattedrale, che è dedicata alla Beata Vergine; e -Bernardo di Rolando dei Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV, -fu preso e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il -suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore l'avesse -avuto in mano vivo......... e la guerra era grossa. L'Imperatore aveva -il suo quartiere a Cremona, e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro -parmigiano, e si soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi -tedeschi ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi de' -Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e distrutta Vittoria sua -città, costrutta presso Parma, in una località chiamata Grola. E in -quel tempo teneva la signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que' -cittadini di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, vagolavano -al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno suindicato Lodovico -Re di Francia passò il mare per battere i Saraceni d'Oriente, e prese -loro Damiata;[145]; i Bolognesi assediarono Bazano, castello de' -Modenesi, lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. Così -la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal -diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò quasi tutta la Marca -d'Ancona. Nell'anno predetto, come già accennai, Lodovico Re di Francia -co' suoi tre fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di -volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, presa la croce, -incominciò il suo viaggio e passò il mare per debellare i Saraceni e -ricuperare Terra Santa. E a prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le -colpe dei Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del Re, -ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato dalla fortuna -del primo fatto d'armi, ciecamente credette di avviluppare tutti i -Saraceni, e d'un colpo solo distruggerli tutti. Nella vallata di S. -Giovanni di Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a Lione, -tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) ad una lega di -distanza da Ciamberì vi è una pianura, che si chiama propriamente valle -di Savoia, sopra la quale alzava il capo un monte altissimo, che in -quell'anno una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; e quella -frana si vede ancora lunga una lega, e larga una e mezzo, e sotto vi -restarono sepolte sette parocchie con quattromila abitanti. Quando -accadde questo disastro io era a soggiornare nel convento di Genova, -ove udii la voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella -contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo tempo poi, abitando -io nel convento di Ravenna, ne interrogai frate Guglielmo Ministro -Provinciale di Borgogna, che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo -generale, e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che ne -seppi. - - -a. 1249 - -L'anno del Signore 1249, dimorando io nel convento di Genova, il -Ministro frate Nantelmo volle ch'io mi recassi dal Ministro Generale -per affari della provincia di Genova. M'imbarcai il giorno di S. Mattia -Apostolo, e in quattro giorni arrivai a Jeres al convento di frate -Ugo. Egli al vedermi fece vivissima festa, ed, essendo Vicario del -Guardiano, pranzò con me e col mio compagno come in famiglia, senza -che nessun altro vi fosse presente, tranne il frate che ne serviva; -e ne fece imbandire un pranzo di pesci di mare e d'ogni altra cosa -lautissimo. Eravamo al principio di quaresima; e il mio compagno, che -era Genovese, e i frati di quel convento fecero le meraviglie per -la famigliarità e dimestichezza usatami, sapendo che frate Ugo non -era uso pranzare in quelle ricorrenze in compagnia d'alcuno; forse -perchè era quaresima. Durante il pranzo si parlò molto di Dio, della -dottrina dell'Abbate Gioachimo, e delle cose future; e seppi, come -più sopra ho detto, che erano morti in quel convento sei frati, che, -circa al dì d'Ognissanti, io vi aveva lasciati vivi e sani. E, quando -io partii da Genova, vi era vicino alla sagristia un mandorlo fiorito; -ed in Provenza vidi le mandorle grosse col mallo verde; trovai anche -fave grosse e fresche ne' baccelli. Dopo pranzo mi avviai alla volta -del Ministro Generale, che, dopo il tempo necessario pel viaggio, -trovai in Avignone, reduce dalla Spagna, d'onde era stato richiamato -da Papa Innocenzo IV, residente allora a Lione, per affidargli una -missione presso i Greci, i quali si sperava di ricondurre, coll'aiuto -di Vattacio, in seno della Chiesa romana. Avignone è una città della -Provenza, non lunge dal Rodano, nella quale in processo di tempo morì -frate Bonagrazia Ministro Generale. Poscia andai a Lione col Ministro -Generale stesso, e quando arrivammo a Vienna, incontrammo il nunzio, -che Vattacio aveva mandato al Papa, per domandargli la missione del -Ministro Generale in Grecia. Quel nunzio era un frate de' Minori, e si -chiamava col mio nome, frate Salimbene, ed era Greco per parte di un -genitore, latino per parte dell'altro, e, per laico, parlava benissimo -il latino classico, e conosceva benissimo anche quella lingua latina -e greca che si parla volgarmente; e il Generale lo condusse seco a -Lione. Presentatosi il Generale all'udienza, il Papa lo ammise al bacio -del volto, e gli disse: Iddio ti perdoni, o figlio, il tuo indugio; -e perchè non venisti a cavallo per arrivare più presto? forse perchè -non posso farti le spese della cavalcatura, tu non la prendesti? E -frate Giovanni: Padre, veduta la vostra lettera, m'affrettai quant'era -possibile, ma i frati pe' cui conventi io passava, avevano bisogno -di consigli e m'intrattenevano. E il Papa gli disse: Frate Giovanni, -abbiamo buone notizie; pare che i Greci siano proclivi ad accordarsi -colla Chiesa Romana. Laonde vorrei che tu ti recassi tra loro con -buona compagnia di frati del tuo Ordine, e può essere che Iddio per -opera tua si degni concederne questa consolazione. Per parte mia ti -sarà concessa ogni grazia che domanderai. A cui frate Giovanni di -rimando: Padre, non mancherà chi obbedisca, quando non manchi chi -comandi. Io sono prontissimo, e non mi conturba il pensiero del grave -incarico d'eseguire i tuoi comandi. E il Papa: Sia tu benedetto, -o figlio, la tua risposta è saggia e santa. Era allora a Lione il -lettore di Costantinopoli frate Tomaso, oriondo Greco, dell'Ordine -de' Minori, che era un sant'uomo e parlava benissimo il greco ed il -latino. Il Generale lo prese per condurlo seco in Grecia, perocchè -appunto per questo scopo lo aveva mandato Vattacio. Condusse seco -anche frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, nobil uomo, -bello, letterato, santo, lettore dottissimo in teologia, che ogni -giorno voleva predicare ai frati. Prese pure con sè frate Bonaventura -d'Iseo, uomo famoso e Ministro da molto tempo in diverse provincie; e -condusse in sua compagnia molti altri frati di distinta abilità, cui -ora non occorre nominare. Finita la settimana di Pasqua, si mosse da -Lione. Eravi allora a Lione anche frate Ruffino, Ministro di Bologna -in compagnia di frate Bonaventura di Forlì e di frate Bassetto. -E frate Ruffino Ministro mi disse: Io ti ho mandato in Francia a -studiare perchè tu fossi onore e splendore della mia provincia, e -tu andasti a soggiornare a Genova; sappi che me l'ho avuto per male -assai, poichè pel lustro della mia provincia mi do cura di far venire -a Bologna frati studiosi sin anche da altre provincie. Ed io risposi: -Padre, perdonatemelo, io non avrei creduto che ve ne offendeste. Ed -egli di rimando: Te lo perdono, purchè tu prometta, quì, subito, per -iscritto, di obbedire e ritornare col tuo compagno, che è a Genova, -alla provincia di Bologna, a cui eri già addetto. Così fu fatto; e -di quest'ordine di obbedienza nulla seppe il Generale finchè stette a -Lione. In quel tempo era a Lione anche frate Rainaldo di Arezzo della -provincia di Toscana, che era venuto dal Papa per farsi dispensare -dall'accettare un Vescovato che gli era stato conferito. Ed era quel -di Rieti, ove, essendo lettore al tempo in cui morì il Vescovo di -quella diocesi, i canonici per l'alta opinione che avevano di lui, lo -elessero ad unanimità per loro Vescovo. Ma Papa Innocenzo, informato -della scienza e santità di lui, non solo non volle dispensarlo, che -anzi, giusta il parere de' suoi fratelli i Cardinali, gli comandò di -sobbarcarsi a quell'ufficio. Dopo poi, ed io era ancora a Lione, gli -fece l'onore di consacrarlo egli in persona. Poscia io presi la via di -Vienne, distante da Lione 15 miglia; in seguito passai per Grenoble, -attraversai la valle del Conte di Savoia, ed ebbi notizie particolari -della frana, e della ruina di quel monte, ed entrai in una chiesa, -che aveva per titolare S. Gherardo, la quale era piena di camicie da -ragazzi. Continuando il mio viaggio arrivai ad Embrun[146], dove era -Arcivescovo un Piacentino, che ogni giorno voleva avere commensali due -frati Minori, e faceva sempre apparecchiare anche per loro alla sua -tavola, e li serviva d'ogni vivanda, che a lui si portava; e quando non -aveva a pranzo i frati Minori, quel tanto che sarebbe occorso per loro, -se vi fossero stati, lo faceva distribuire ai poveri. In quella Terra -dimoravano otto frati; e il Guardiano del convento, venutomi incontro, -mi disse: Fratello, piacciavi d'andare oggi a pranzo dall'Arcivescovo, -che se l'avrà molto caro, poichè da tempo non ha avuto frati Minori -alla sua mensa; perocchè quell'essere con lui a pranzo a' miei frati fa -troppa soggezione. A cui risposi: Padre, perdonateci e non abbiatevelo -per male, se non accettiamo, perchè dopo pranzo vogliamo senza -indugio partire; ed esso, sapendo che veniamo dalla Corte del Papa, -probabilmente ci vorrebbe intrattenere, e, cercando a noi notizie, -ritarderebbe il nostro viaggio. Il Guardiano, udita la mia risposta, -non aggiunse verbo; ed io sottovoce dissi al mio compagno: Ho pensato -che sia meglio tirar dritto per la nostra strada, giacchè abbiamo tempo -opportuno e lettere commendatizie; e così potremo portare più sollecita -risposta a chi ne ha mandati, e il Generale non ne precorrerà col suo -arrivo al convento di Genova; il che spiacerebbe al nostro Ministro -frate Antelmo. Piacquero al mio compagno quelle osservazioni, e così si -fece. Questa è la città, il cui Arcivescovo fu miracolosamente convinto -di simonia a Lione da Ildebrando Priore di Clunì, quando fungeva -da Legato, come abbiam detto di sopra. In seguito poi l'Arcivescovo -di questa Terra fu creato Cardinale della Corte romana; ed era uomo -valente nelle scienze, nel canto, in letteratura e per vita onesta e -santa. Una volta suonando un menestrello la viella in sua presenza, e -pregandolo che gli desse qualche cosa, gli rispose: Se vuoi mangiare, -per amore di Dio te ne darò volentieri; ma nulla ti darei pel tuo -canto e per lo strimpellìo della tua viella, perchè cantare e suonare -la viella, come tu fai, so anch'io. Questo Arcivescovo teneva sempre -in compagnia due frati Minori; non è però il Piacentino sunnominato. -Partimmo da questa città, attraversammo il Delfinato, ed arrivammo a -Susa, che appartiene alla provincia di Genova. Giunti ad Alessandria -di Lombardia, trovammo due frati del convento di Genova, frate Martino -cantore, e frate Ruffino d'Alessandria, ai quali il mio compagno frate -Guglielmo Biancardo, disse: Sappiate che voi perdete frate Salimbene -e il suo compagno che è a Genova, perchè frate Ruffino Ministro -di Bologna li richiama alla sua provincia. Io poi, quantunque sia -Genovese, non voglio tornare a Genova, ma voglio andare al mio convento -di Novara, d'onde mi tolse il Ministro Provinciale, quando mi mandò dal -Generale. Noi abbiamo compiuta la nostra missione con fede e con zelo, -abbiamo fatto, a nostro avviso, ogni cosa per bene, e lasciammo a Lione -frate Pietro Lanerio Guardiano di Genova, che vide colà il Generale, -e frate Buiolo, il quale alloggia in casa il Papa, ed è addetto alla -Corte; e se alcunchè non fosse stato da noi adempiuto al tutto bene, -speriamo che sarà corretto da loro. Inoltre tra breve passerà da -Genova anche il Ministro Generale, che va inviato del Papa in Grecia, -domandato dai Greci stessi. Frattanto pigliate questa lettera, e, a -nome del Generale, consegnatela a frate Nantelmo Ministro. Dette queste -cose, tirò fuori la lettera che aveva, e la diede a' miei compagni. -L'indomani si passò da Alessandria a Tortona, un viaggio di dieci -miglia, e il giorno successivo da Tortona a Genova, viaggio lungo -assai. Quando i frati mi videro, fecero le feste, perchè io ritornava -di lontano, e perchè io era apportatore di buone notizie. Il Ministro -e frate Stefano Inglese mi domandarono se il Ministro Generale aveva -visitato la Spagna. A cui risposi che no, perchè il Papa l'aveva -richiamato in seguito all'invito de' Greci; e lo manda in Grecia -perchè i Greci, come ha scritto Vattacio, desiderano di ritornare nel -grembo della Chiesa romana: e spero che presto passerà da Genova, e -lo vedrete, e il vostro cuore ne giubilerà per la consolazione che -ne proverete. Dopo pochi giorni, arrivò poi, reduce da Lione, frate -Rainaldo Vescovo, e nel giorno dell'Ascensione predicò al popolo, e -celebrò messa colla mitra nella chiesa dei frati Minori di Genova; ed -io, che era già sacerdote, servii alla messa, quantunque vi fossero già -il diacono e il suddiacono e gli altri inservienti; e fece imbandire -ai frati un buon pranzo di pesci di mare ed altre cose, e pranzò in -refettorio con noi molto famigliarmente. La notte successiva, dopo -mattutino, frate Stefano Inglese predicò ai frati ed era a udirlo -anche quel Vescovo, e tra le altre melliflue parole, che di solito -gli sgorgavano dalle labbra, a confusione del detto Vescovo, riportò -un esempio del seguente tenore: «Ben disse una volta in Inghilterra -un frate Minore, laico, ma uomo santo, che il cero pasquale quando -si accende in chiesa, rifulge e illumina; ma quando poi se gli pone -su lo spegnitoio, si smorza e manda cattivo odore: Così è di qualche -frate Minore; quando nell'Ordine del beato Francesco è acceso ed arde -d'amor di Dio, allora risplende ed è per gli altri un luminare di -buono esempio....» Io aveva osservato che il nostro Vescovo al pranzo -permetteva che i suoi frati facessero davanti a lui le genuflessioni, -quando gli servivano le pietanze; e perciò s'attagliava appuntino a -lui quanto quel frate aveva detto del cero pasquale. All'udire tale -linguaggio il Vescovo trasse dal cuore un grosso sospiro, e terminato -il sermone, genuflesso, in assenza del Ministro Provinciale, pregò -frate Bertolino custode, che era uomo di natura dolce e che era già -stato Ministro, di concedergli licenza di parlare. Ed ottenutala, si -giustificò dicendo: Per vero io nell'Ordine del beato Francesco sono -stato come un cero acceso, ardente, splendido, luminoso, e di buon -esempio ai veggenti, siccome ben sa frate Salimbene, che abitò con me -due anni nel convento di Siena, e conosce quale concetto abbiano della -mia vita passata i frati di Toscana; ed anche i frati più vecchi di -questo convento conoscono la mia condotta, per la quale, ad onore di -questo convento stesso, fui mandato a studio a Parigi. Se i frati al -pranzo vollero onorarmi con le genuflessioni, questo non è da imputare -a mia ambizione, perchè io ho loro ripetuto a sazietà di non farle, nè -io ho potuto loro imporre, nè era di mia convenienza, nè avrei osato, -di batterli colla verga. Laonde accogliete, ve ne prego, per amor di -Dio le mie scuse, e assicuratevi che in me non vi fu nè ambizione nè -vanagloria. E dette queste cose, genuflesso, a mia veduta e udita, -confessò quella qualunque che mai vi fosse stata sua colpa, se mai -egli avesse data ad alcuno involontaria occasione di cattivo esempio, -e promise di lanciar via da sè, tosto che il potesse, lo spegnitoio, -che gli avevano imposto sul capo. Dopo si raccomandò ai frati, e noi -lo conducemmo fuori, e per segno d'onore l'accompagnammo sino ad un -convento di monaci bianchi ne' pressi di Genova, ove soggiornava un -vecchio che s'era spontaneamente dimesso da Vescovo di Torino per -potere con maggiore agio in quel chiostro pensare a Dio e all'anima -sua. Questi avendo udito che Rainaldo era uomo dottissimo e che di -recente era stato eletto Vescovo, trasse un sospiro e gli disse: Mi fa -meraviglia che tu, uomo saggio, sia stato travolto a tanta follìa di -assumerti un vescovado, mentre eri addetto ad un nobilissimo Ordine, -quello cioè del beato Francesco, che è l'Ordine de' frati Minori; -Ordine di altissima perfezione, nel quale chi dura tutta la vita, senza -dubbio è salvo; Ordine, in cui certamente era meglio per te _essere -umile di spirito co' mansueti, che spartir le spoglie cogli altieri_. -Prov. 16º. A mio avviso tu hai fatto un grave errore, direi quasi -un'apostasia, perchè trovandoti in uno stato di perfezione e nella -vita contemplativa, ritornasti alla vita attiva. Anch'io fui Vescovo, -come sei tu; ma veggendo ch'io non aveva potere di correggere la -scostumatezza de' miei preti, che camminavano per le vie della vanità, -_l'anima mia preferì il laccio_[147]. Lasciai pertanto l'episcopato e i -miei preti per salvare l'anima mia; e l'ho fatto seguendo l'esempio del -beato Benedetto, che abbandonò alcuni monaci per averli riconosciuti -discoli e maligni. Avendo frate Rainaldo attentamente ascoltato -queste considerazioni, che gli piacevano e non erano nuove nella sua -coscienza, e riconoscendo che quel Vescovo aveva ragione, non fece -verbo di risposta. Perciò presi io la parola, perchè il Vescovo di -Torino non avesse la superbia di credere d'aver operato da savio, e -dissi a lui: Padre, or tu hai detto d'aver abbandonato i tuoi preti; -ma pensa un po' se tu hai fatto bene. Papa Innocenzo III tra le tante -sentenze che ha lasciate ai posteri, ne ha una per un Vescovo che -voleva essere dispensato dal ministero, libro delle Decretali 1º alla -rubrica _della rinuncia_, che comincia: _Nè pensare_. ecc. Mentre io -diceva queste cose, pendevano dalle mie labbra i due Vescovi, nè frate -Rainaldo osò prendere la parola per non parere di compiacersi della sua -dignità episcopale; ma in suo cuore andava sempre più radicandosi il -proposito di deporre l'ufficio impostogli, e affrettava col desiderio -il momento opportuno di farlo. Andò adunque alla sua diocesi: ed -arrivatovi, accorsero i canonici a fargli visita, e gli parlarono di -un loro collega giovane e lascivo, che aveva più il fare laico che -del sacerdote, e che si lasciava crescere i capelli lunghi e li tenea -sciolti sulle spalle, nè voleva farsi la tonsura. E il Vescovo lo prese -pe' capelli, e gli affibbiò uno schiaffo, e, fatti chiamare i genitori -e i parenti di lui, che erano nobili, ricchi e potenti, disse loro: -O questo vostro figlio si dia alla vita laicale, o porti abito che si -addica ad un sacerdote; io non posso punto tollerare che vesta a questo -modo. Ed i genitori risposero: A noi piace che sia prete, e voi fate -di lui quello che ve ne pare bene e dicevole. Allora il Vescovo di -sua mano stessa gli tagliò i capelli, e gli fece fare la chierica in -forma di cerchio, larga e rotonda, affinchè la tonsura presente facesse -ammenda della capellatura passata. Il chierico ne restò profondamente -mortificato, ma i canonici ne ebbero piena soddisfazione. Frate -Rainaldo però non potendo con coscienza tranquilla dissimulare quella -sbrigliatezza del clero, e riconoscendo di non poterlo ritornare alla -rettitudine ed all'onestà, si presentò a Papa Innocenzo IV, che era -venuto a Genova, e rassegnò l'ufficio, che gli era stato conferito -a Lione, protestando che non sarebbe più stato Vescovo. E il Papa, -facendo ragione al turbamento dell'animo di Rainaldo, gli promise che -ne lo dispenserebbe, quando arrivasse in Toscana, sperando che il tempo -maturasse un cambiamento di proposito; ma non avvenne. Andò dunque -frate Rainaldo e si fermò alcuni giorni a Bologna colla speranza che -il Papa vi passasse per recarsi in Toscana. Quando poi seppe che era a -Perugia, frate Rainaldo si presentò al Papa, al cospetto de' Cardinali -in concistoro, rassegnò l'ufficio e il beneficio, e depose a piedi del -Papa gli indumenti pontificali, il pastorale, la mitra e l'anello. I -Cardinali se ne maravigliarono e se ne conturbarono, parendo loro che -il frate con questa determinazione facesse sfregio alle loro dignità, -quasi che chi trovasi insignito dell'onore di alti uffici nella -prelatura non potesse salvare l'anima sua. Se ne conturbò anche il Papa -tanto perchè lo aveva egli in persona con particolare onore consacrato, -quanto perchè aveva la persuasione, come tutti la condividevano, e -così era in fatto, d'aver provveduto la Chiesa di Rieti di un Vescovo -degnissimo. Quindi i Cardinali e il Papa lo pregarono vivamente -che per amore di Dio, per riguardo alla loro dignità, per l'utilità -della Chiesa e per la salute delle anime non rinunciasse. Ma egli -rispose che insistevano invano, e invano pregavano. Allora i Cardinali -conchiusero: Che s'ha a dire se a lui ha parlato un Angelo, e se Iddio -gli ha fatta questa rivelazione? E il Papa trovandolo tanto fermo gli -disse: Sebbene tu ti sia proposto di non volere su la tua coscienza le -sollecitudini e le cure pastorali, almeno restino a te gli indumenti -pontificali, la facoltà, la dignità e l'autorità di amministrare -il sacramento dell'Ordine, affinchè i frati ritraggano da te alcun -benefizio. E risoluto rispose: Io non mi terrò nulla. Dispensato, si -recò subito al convento, e dato di piglio ad un sacchetto, o ad una -bisaccia, o sporta che fosse, pregò il frate destinato alla questua, -che quel giorno stesso lo volesse aver seco alla cerca del pane. E -mentre andava così a mendicare per la città di Perugia, s'imbattè in -un Cardinale, che ritornava dal Concistoro, (forse per disposizione -divina), affinchè vedesse, imparasse, ed udisse. E riconosciutolo, -si volse a lui dicendo: Non era meglio che tu fossi restato Vescovo, -che andar accattando di porta in porta? A cui frate Rainaldo rispose: -Il savio dice ne' proverbii ecc. Udendo il Cardinale queste parole, -e riconoscendo che era Dio che parlava per mezzo del suo santo, si -allontanò, e il giorno dopo in Concistoro riferì al Papa e ai Cardinali -le cose, che aveva imparate dal Vescovo mendicante; e tutti ne furono -meravigliati. Frate Rainaldo poi disse a frate Giovanni da Parma -Ministro Generale che lo destinasse a quel qualunque convento gli -piacesse, e lo mandò a Siena, ove era noto a molti, e vi restò dal -dì d'Ognissanti fin dopo Natale, quando morì e volò in grembo a Dio. -Mentre egli era malato della malattia di cui morì, eravi a Siena un -canonico della Chiesa maggiore, che da sei anni giaceva per paralisi -in letto, e con tutto il divoto fervore dell'animo invocava l'aiuto di -frate Rainaldo. Un giorno, sul far dell'alba, udì in sogno una voce -a dire: sappi che frate Rainaldo volò di questa vita al cielo, e pe' -meriti di lui Iddio ti risanò completamente; e tosto svegliatosi, e -sentitesi sciolte e sane le membra, chiamò il famiglio che gli portasse -gli abiti, e recandosi in camera di un suo amico e canonico collega, -gli raccontò del miracolo. E tutti e due incontanente, e in tutta -fretta, andarono dai frati per narrare il miracolo tanto manifesto, che -Dio quella notte s'era degnato operare pei meriti di frate Rainaldo. Ed -essendo usciti da una porta della città, udirono i frati, che cantando -ne trasportavano la salma alla chiesa; assistettero alle esequie, e poi -proclamarono il miracolo. E i frati giubilanti anch'eglino sclamarono: -Sia benedetto Dio. Tale fu frate Rainaldo di Arezzo, miracoloso -in vita e dopo morte, che amò piuttosto umiliarsi...... Fu uomo -coltissimo in letteratura, insigne lettore di teologia, predicatore -esimio, graditissimo al clero e al popolo, fecondissimo di pensiero, -e di parola sempre fluida e sgorgante calda dal cuore. Io abitai seco -due anni nel convento di Siena, e l'ho incontrato molte volte nel -convento di Lione e di Genova, e mi fece ordinare suddiacono quando -egli, non era ancora investito d'alcun ufficio. Non potrei aggiustar -fede a nessuno che mi dicesse che la Toscana ha dato tale uomo, se non -l'avessi visto io co' miei occhi. Egli ebbe un fratello nell'Ordine -di Valle Ambrosiana ossia Vallombrosa, che fu Abbate nelle Romagne, -nel convento di Bertinoro[148], santo, letterato, buono, amico intimo -dei frati Minori: Che l'anima sua riposi in pace. Nota qui che due -persone di Brettagna ritornavano in compagnia dalla Corte di Roma, ove -erano andati a visitare per divozione i Santuarii; e arrivati nelle -Romagne, si fermarono su di un monte ad alloggiare in alcune celle, -coll'intendimento di far vita da eremiti. Col tempo si agglomerò molta -gente ad abitare attorno a loro, e si fecero un bel castello, che -sino ad oggi si chiama Brettinoro da que' due eremiti che vi posero -stanza, e che erano nativi della Brettagna. Una volta io sapeva i -loro nomi, ma ora mi sono fuggiti dalla memoria: si hanno per santi. -L'anno del Signore 1249 era Podestà di Genova Alberto Malavolta di -Bologna, e venne al convento dei frati Minori a sentir messa. Ed io -era colà, e frate Pentecoste, che era sagrista, uomo santo, onesto e -buono, volendo suonar le campane per far onore al Podestà, questi gli -disse: Anzi tutto porgete orecchio ad una cosa che voglio annunziarvi, -ed è una buonissima notizia: Sappiate dunque che il 26 di Marzo i -Bolognesi fecero prigioniero Re Enzo e con lui un numero grandissimo -di Cremonesi, Modenesi e Tedeschi. Re Enzo, che si dice anche Enrico, -è figlio naturale, cioè non legittimo, di Federico Imperatore deposto, -ed è uomo di singolare valore e coraggio, e guerriero prode, e -sollazzevole quando gli piace, compositore di canzoni, e che in guerra -sa andare audacemente incontro ai pericoli; è bell'uomo e di statura -mezzana. Quand'egli fu fatto prigioniero aveva sotto la sua signoria -Reggio, Cremona e Modena. I Bolognesi lo tennero molti anni prigione -nelle carceri del palazzo municipale, ove morì. Non avendogli un giorno -i custodi voluto dar da mangiare, si recò da loro frate Albertino da -Verona, che era un celebre predicatore dell'Ordine de' frati Minori, -pregandoli che, per amor suo e di Dio, non lo volessero lasciar morir -di fame. Ma non piegandosi eglino punto alle preghiere di lui, propose: -Giuochiamo insieme a' dadi; se vincerò, avrò licenza di dargli da -mangiare. Giuochiamo, risposero. Giuocò dunque, vinse, e gli diede -da mangiare, standosi con quel Re in famigliare colloquio. E tutti -quelli che ne ebbero contezza lodarono il frate della sua carità, -cortesia e liberalità. In quella giornata campale, in cui il Re, e -col Re moltissimi del suo esercito furono sconfitti, vi furono anche -alcuni che, voltisi in fuga, sguizzarono dalle mani del vincitore, -alcuni che caddero sul campo, altri rimasero prigionieri, e condotti -alle carceri sotto sicura custodia vi stettero tra ceppi. Guido da -Sesso, che era il principale Reggiano di parte imperiale, morì nella -fuga, precipitando insieme col suo destriero in una fogna dell'Ospedale -de' lebbrosi di Modena. Egli era il più acerbo nemico dei partigiani -della Chiesa; tanto che essendone stati una volta dal Re fatti molti -prigionieri nel castello di Rolo[149], che è nella diocesi di Reggio, -ed essendo essi stati condannati alla forca, e desiderando confessarsi, -non volle concedere loro tanto di indugio che bastasse a confessarsi, -anzi disse: Non avete bisogno di confessarvi, voi partigiani della -Chiesa, chè siete santi, e quindi volerete subito senz'altro in -paradiso; e, pel suo diniego, fu subito eseguita la sentenza, nè -poterono confessare le loro colpe. Egli, in quel tempo in cui tra -la Chiesa e la Repubblica avvampava più grossa la guerra, veniva al -convento dei frati Minori con altri suoi scherrani, e radunando i frati -a capitolo, domandava a ciascuno d'onde fosse, e facevane notare i -nomi ad uno scrivano che conduceva seco, poi diceva: tu vanne al tuo -paese, tu farai altrettanto, nè osare di farti più vedere in questo -convento, nè per questa città. E così furono tutti espulsi, tranne -pochi lasciati custodi del convento; ai quali poi, allorchè andavano -per città mendicando pe' bisogni di loro sussistenza, si faceva ogni -sorta oltraggi, e si lanciavano loro maledizioni, imputandoli di -portare lettere false, e di essere nemici dell'Imperatore. Nè i frati -Minori, nè i Predicatori, che passavano pel territorio, osavano entrare -nelle città di Modena, di Reggio e di Cremona; e se talora alcuni, -ignari della condizione delle cose, per caso entrarono, furono subito -presi, condotti al palazzo del Comune, tenuti sotto guardia, nutriti -per alcuni giorni del pane della tribolazione e dell'angoscia, poi -obbrobriosamente cacciati, espulsi, tormentati, e taluni anche uccisi. -Difatto più d'uno è stato sottoposto alla tortura in Cremona e a Borgo -S. Donnino; a Modena presero alcuni frati Predicatori, che portavano -con sè alcuni ferri che servono a fare le ostie, e li condussero al -palazzo del Comune, e a loro disonore si fece credere al popolo, -che avevano stamponi per coniare moneta falsa. Nè la perdonavano -neppure a que' frati, i cui parenti erano in opinione d'appartenere al -partito imperiale, ed essi stessi ne erano tenaci fautori, tra' quali -fu ignominiosamente espulso frate Giacomo di Pavia, frate Giovanni -di Bibbiano[150], frate Giacomo di Brescello, e molti altri; e per -dir tutto in poco, furono licenziati dal convento di Cremona tutti -coloro che parteggiavano per la Chiesa. Ed io vi era presente, e fu -in quell'anno, in cui Parma mia città nativa si ribellò all'Impero. -In seguito fermarono e trattennero a lungo alla porta della città -di Reggio frate Ugolino da Gavassa[151], nè gli permisero d'entrare, -quantunque avesse in città più d'un fratello di parte imperiale. Che -più? Era gente diabolica; e sovra tutti pessimo in malizia Giuliano da -Sesso, maestro in leggi, vecchio, e inveterato nel male; e, nominato -da Re Enzo giudice supremo di Cremona, Reggio e Modena, fece impiccare -alcuni da Foliano, e molti altri ne condannò a morte, come partigiani -della Chiesa, e se ne gloriava, e diceva: Guardate come li conciamo noi -questi ladroni. Questo Giuliano era veramente un membro del diavolo; -e perciò Dio lo colpì di paralisi, e ne diventò da una parte rigido -inaridito; gli uscì dell'occhiaia un occhio, che, sporgendo fuori, -pareva una saetta, e faceva ribrezzo a guardarlo; diventò eziandio -tanto fetido, che ognuno si guardava bene dall'avvicinarsegli, tranne -una giovinetta tedesca, la cui bellezza era tanto ammaliante, che -bisognava ben essere molto severi per non guardarla con compiacenza. -Questo Giuliano era figlio di uno spurio di quei da Sesso, onde un -poeta scrisse: - - _Spurius ille puer nullum suadebit honestum_ - - Di spurio seme, reo rampollo è questo, - Nè mai ti saprà dar consiglio onesto. - -Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte in pubblica -adunanza che era meglio essere ridotti a mangiar della calce, che -vivere in pace coi partigiani della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava -i buoni capponi, ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo mondo non -dura a lungo la fortuna de' malvagi: Mutò vento, e chi parteggiava per -la chiesa cominciò ad averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile -venne il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto dalla -città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto, senza -confessarsi, senza comunicarsi, e senza fare la penitenza sacramentale -de' suoi peccati, e fu sepolto in un fossato della villa di -Campagnola[152]. Nello stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti -Reggiani bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo -d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone; il 10 di Giugno, -il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e inondò sino alla Modolena[153]. -Lo stesso anno in Agosto, Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi -occupò Novi, Rolo e S. Stefano[154] Terre o Ville della diocesi di -Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo, bello, forte, -amico mio, e, in tempo di grossa guerra, valoroso guerriero; e gli si -erano aggruppati attorno molti, che cacciati dalle loro case, avevano -il veleno nel cuore e seguivano lui come capo; e si era divulgata -molto la fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi, di -invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava la barbarie -della guerra di que' tempi. Così pure nel settembre di quell'anno, -tra nona e vespro, si sentì un orribile terremoto; e i Bolognesi e i -fuorusciti Modenesi e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono -i subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed Ezzelino da -Romano prese Este[155], castello del Marchese d'Este, ed altre Terre -dello stesso Marchese, per vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone -prestava ai Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello. -I Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi, -e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono que' loro -prigionieri, che si tenevano stretti nei ceppi. In quell'anno, dopo la -festa di Sant'Antonio di Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine -da' frati Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova, ed -arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle idrie, nelle quali era -stata l'acqua che il Signore trasmutò in vino per le nozze di Cana -Galilea. Almeno si dice che sia una di quelle; se realmente la sia, -sallo Iddio, che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono -collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero di Bobbio, -dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie di S. Colombano. Dopo, -ci avviammo alla volta di Parma, d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le -nostre faccende. Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà -frate Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del convento -di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste di que' vostri frati, -che avevate mandati quì? Noi eravamo lietissimi di averli quì con noi -per amor vostro, per la loro bontà, per la consolazione che ne davano, -e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale rispose: E dove -sono? Che? non sono forse più in questo convento? E i frati: Padre, -no, non vi sono più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna, -li richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse: Iddio sa, -se io aveva alcuna notizia di questo ordine di obbedienza; anzi io -teneva sì per fermo di trovarli in questo convento, ch'io cominciava -a far le meraviglie, perchè non mi si erano presentati. In seguito ci -trovò a Parma, e con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per -di quà e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna, -altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi a Parma con -inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi io posare, come voi lo -potreste, non vorrei essere sempre in su' viaggi. E gli risposi: A voi, -Padre, toccano i disagi del viaggiare per ragioni di ministero; a noi -tocca viaggiare per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo -sempre per ragione di pura e vera obbedienza. Udito ciò, rimase -soddisfatto, specialmente per effetto dell'amore che aveva per noi. -Quando poi fummo a Bologna, un giorno in camera disse a frate Ruffino -Ministro Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento di -Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate Ruffino rispose: -Padre, questo l'ho fatto per far piacere a loro. Io li aveva mandati -in Francia, quando l'Imperatore stava a campo intorno a Parma. Perciò -richiamandoli, io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi al -Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro Ruffino l'ha esposta. -E il Generale ripigliò: Cura dunque ora di collocarli ove sia che -s'accontentino, e si dedichino a studio, e non vaghino tanto di quà -e di là. Di buon grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò -a contentarli e per l'amore che nutro in cuore per voi e per l'amore -che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno a Bologna, perchè gli -correggesse la sua Bibbia, e mandò me a Ferrara, ove dimorai sette anni -continui senza mutar mai di convento. - - -a. 1250 - -L'anno del Signore 1250 fu fatto prigioniero dai Saraceni Lodovico -Re di Francia, e la più parte dell'esercito Francese, che l'aveva -seguito oltre mare, fu passato a fil di spada. Anche prima però molti -ne avevano mietuto la pestilenza e l'inedia, che furono effetto del -cambiamento di clima, e della caristia e penuria di vettovaglia. Infine -poi, restituita Damiata ai Saraceni, il Re fu restituito a libertà, e -ritornando in regione di fedeli, edificò Balbek e molte altre Terre, -cingendole di muraglia, costruendovi case, ed innalzandovi torri. Ma -mentre l'esercito era diviso in quattro corpi, mandati in diverse parti -all'opera delle preaccennate costruzioni, i Saraceni in uno di quei -luoghi piombarono sopra gli operai inermi, e li massacrarono tutti. La -qual cosa risaputa, il Re, che si trovava altrove, accorse in fretta, -fece scavare una fossa, e, non ritenutone dalla fatica, nè distoltone -dal fetore, li seppellì colle proprie mani. E tutte le milizie ne -rimasero meravigliate, ond'è che a pieno gli si attaglia quello che è -detto di Booz nel 2º libro di Ruth: _Sia benedetto dal Signore ecc_. -Questo stesso anno in Giugno i Bolognesi, i Modenesi, i fuorusciti di -Reggio, i Parmigiani, i Romagnoli, i Toscani e i Ferraresi portarono -in S. Vito devastazione e saccheggio al territorio Reggiano dalla -strada di sopra sino alle fosse della città, e vendettero il bottino -ai Parmigiani: ed i Reggiani corsero sopra Novi, e ne posero a fuoco e -fiamma i sobborghi e il circondario: devastarono ogni dove, e fecero -preda d'uomini e giumenti, e s'impadronirono di Campagnola facendo -duecento prigionieri. Poscia, un giovedì, dopo la festa della Beata -Vergine, ai 18 d'Agosto, i fuorusciti Parmigiani di parte imperiale, -che erano di stanza a Borgo S. Donnino, i Modenesi e il Marchese Uberto -Pallavicini, Capitano e condottiero loro, piombarono sopra Parma; ma -i Parmigiani uscendo contro loro di città col carroccio, s'azzuffarono -in un luogo detto Grola, ove una volta sorgeva la città di Vittoria, e -vi ingaggiarono un accanito combattimento, ma sulla strada soltanto, -perchè a cagione de' fossati non potevano stendersi nei campi, e -presero parte alla pugna i soli militi dell'una e dell'altra parte, -e questi non tutti, atteso che la strada non lasciava spazio a larga -fronte. E il Marchese Monte Lupo, che era dotto dell'armi ed un leone -in guerra, fece mordere la polve sulla strada a molti Parmigiani -fuorusciti e Cremonesi; ma finalmente cadde egli stesso a terra ucciso. -Questi ed altri suoi fratelli, da parte di sorella, furono nipoti di -Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV. Erano gran -Baroni, ed abitavano a Parma in Cò di Ponte. Primo de' fratelli era -Ugo; secondo, Guido; terzo, Rolando; quarto, Monte, di cui è parola; -quinto, Goffredo. Quest'ultimo fu nell'Ordine de' Templari, illustre, -potente, ed era tenuto in gran considerazione anche perchè era -Marchese. Io li ho veduti e conosciuti tutti, e si chiamavano Marchesi -Lupi di Soragna, Villa ove avevano le loro possessioni, cinque miglia -al di sotto di Borgo S. Donnino. Ma i fuorusciti Parmigiani, che -parteggiavano per l'Impero, vedendo che i loro si avevano la peggio e -andavan cedendo terreno, girarono di fianco, e minacciarono d'assalto -la città; correndo e sclamando: Alla città, alla città. Ma i popolani, -che erano usciti di Parma alla battaglia, udendo questo, lasciarono -il carroccio e i loro, che si battevano sulla strada come leoni, di -corsa s'incamminarono verso la città, ma nell'entrare si ruppe il ponte -della fossa, e molti vi si affogarono. E questa fu una vera provvidenza -divina, che impedì in quel modo ai nemici di entrare in città, poichè -la beata Vergine, che in Parma ha culto vivo e fervente, non volle -abbandonare i suoi. Tuttavia e per pena de' peccati loro, e per la -natura de' tempi che correvano, i Parmigiani che erano dentro la città, -l'ebbero per un disastro. Di fatto i loro nemici s'impadronirono del -carroccio, che era stato abbandonato sulla strada, e restarono sul -terreno tremila popolani, e molti militi. Podestà dei Parmigiani di -dentro la città era allora Catellano de' Carbonisi di Bologna, che -non restò prigioniero perchè seppe guardarsi bene. I prigionieri li -incatenarono nella ghiaia del Taro, come disse a me Glaratto, uno degli -incatenati; e disse anche che parevano tanti da far credere che tutti i -Parmigiani fossero prigioni. Li condussero a Cremona, e, per vendicarsi -e indurli a pagare il prezzo del riscatto, nelle carceri li posero ai -ceppi, fecero loro molti oltraggi, li sospendevano per le mani e pei -piedi, in terribile ed orribile maniera schiantavano loro i denti, -ponevano rospi in bocca, e fuvvi anche chi si dilettò d'inventare -tormenti di nuovo genere. I Cremonesi incrudelirono atrocemente contro -i prigionieri Parmigiani; ma i Parmigiani di parte imperiale fecero -ancora di peggio contro i loro concittadini di parte della Chiesa, -chè ad alcuni tolsero anche la vita. Ma col tempo arrivò il giorno -delle vendette e del ricambio, e i Parmigiani che erano di parte -della Chiesa se le presero terribili tanto sui Cremonesi, quanto sui -Parmigiani che stanziavano a Borgo S. Donnino, e sul Pallavicino..... -Perciò pare sia stato detto apposta da Geremia II ecc. Il che si fece -manifesto nel Re Enzo, quando dai Bolognesi fu fatto prigioniero in -una coi Cremonesi e co' suoi Tedeschi; ed a ragione perchè unitamente -ai Pisani aveva catturato nelle acque di Pisa i Prelati della Chiesa, -che si recavano al Concilio ai tempi di Papa Gregorio III. (....... -Parimente gli ecclesiastici serbano nelle chiese e negli oratorii -l'ostia consacrata per tre motivi....... E alcuni sagristi, quando -i frati comunicano nella messa vogliono sempre rinnovare l'ostia -consacrata nella pisside e nel tabernacolo, in cui si serba; e credono -di far bene, ma s'ingannano a partito per quattro ragioni. Primo, -perchè ne viene allungata la messa, e i frati s'impazientano, e i -secolari ne ricevono scandalo. Secondo, questa cosa potrebbe farla -egli stesso il sagrista, se è sacerdote, con due ceroferarii in una -messa privata, senza che sia presente tutto il convento. Terzo, perchè -talvolta l'ostia che adopera è della stessa infornata che quella -che fa consumare, che è quanto dire non fece ostie fresche; e tanto -meglio si deve conservare un'ostia consacrata che una non consacrata, -serbandosi quella chiusa e non esposta all'atmosfera, e per arrota -contiene Dio, che è il conservatore di tutte le cose. E di ciò se -ne ha prova. Nella città di Reggio si atterrò una chiesa, sul cui -altare, invece di reliquie, era stata collocata un'ostia consacrata, e -quell'ostia la trovarono bianca e bella, come se ve l'avessero messa -il giorno innanzi, quantunque una memoria scritta diceva che vi era -stata trecent'_anni_(?). Questo l'ho saputo da frate Pellegrino da -Bologna, che era presente e vide. A me non piace che il Corpo del -Signore stia per reliquia chiuso nel tabernacolo di un altare, come -non mi è mai piaciuto l'uso del beato Benedetto di porre il Corpo del -Signore sulla salma di un defunto e seppellirlo con quella sotterra. -Il Sagrista dirà forse che talvolta si consacrano più ostie di quelle -che si consumano, perciò le restanti bisogna riporle nel tabernacolo -ove si serba il Corpo del Signore. Ma a questo si può provvedere in due -modi, o mandando, al momento che si canta l'epistola della messa in cui -si communicano i frati, in giro l'accolito pel coro a contare quelli -che vogliono fare la comunione, ed ordinando al suddiacono di porre -sulla patena solamente quante ostie bisognano; o disponendo che gli -accoliti, che tengono le tovagliole, siano gli ultimi a comunicarsi, -e il celebrante dia a loro da consumare tutte le ostie consacrate che -restano. Fanno dunque benissimo i sagristi a far le ostie col più -puro fior di farina... Il moggio parmigiano è di otto sestarii; il -Ferrarese di venti, perchè hanno maggior abbondanza di frumento). Ora -è tempo di ritornare a Federico e parlare della sua morte. Federico -II ex Imperatore, quantunque grande, ricco, e potente, pure ebbe -molte disgrazie; 1.º Enrico suo figlio primogenito, che a lui doveva -succedere, fece adesione ai Lombardi contro il volere di lui; e perciò -lo prese, lo incatenò, l'imprigionò e finì col morire malamente; 2.º -volle soppiantare la Chiesa, e ridurre il Papa, i Cardinali e gli altri -Prelati ad essere poveri e andare a piedi; e questo non intendeva già -di farlo per zelo verso Dio, ma perchè non era buon cattolico, e poi -perchè era molto avaro e agognava cupidamente le richezze e i tesori -della Chiesa per sè e suoi figli, e voleva deprimere il potere degli -ecclesiastici, acciocchè nulla tentassero contro di lui; e lo diceva -apertamente con alcuni suoi segretarii, da' quali s'è poi saputo; ma -Dio non permise che mandasse a compimento questi propositi contro i -suoi ministri. 3.º Volle soggiogare i Lombardi, ma gli fallì l'impresa; -chè quando aveva su loro vantaggio per un verso, altrettanto ne perdeva -per altro verso. I Lombardi non si pigliano agevolmente; sono molto -obbliqui e sguizzevoli, e dicono una cosa e ne fanno un'altra, sicchè -è come voler stringere colla mano un'anguilla o una murena; quanto più -forte stringi, tanto più facilmente sguiscia. 4.º Il Papa Innocenzo IV -lo depose in pieno Concilio a Lione, e pubblicò tutte le malizie e le -iniquità di lui. 5.º In suo vivente, vide l'Impero dato ad altri, cioè -al Langravio della Turingia, cui poi la morte tolse presto di mezzo. -Tuttavia provò Federico gran dolore a vedere l'Impero dato ad altre -mani, e ne bevve tutta la tazza dell'amarezza; anzi fu detto e creduto -che lo avesse fatto uccidere, ed avrebbe fatto opera meritoria, perchè -il Langravio era uomo impastato di malignità. 6.º Parma gli si ribellò, -e parteggiò completamente per la Chiesa; il che fu cagione della totale -di lui ruina. 7.º I Parmigiani posero a sacco e fuoco la sua città -Vittoria, ch'egli aveva fatta fabbricare presso Parma, e la rasero al -suolo e ne otturarono le fosse, sicchè non ne restò vestigio di sorta, -e lui e il suo esercito costrinsero a vergognosa fuga, e molti de' suoi -uccisero, e molti ne trassero in Parma prigionieri, e lo spogliarono -di tutto il tesoro...... La quale (corona di Federico) fu trovata da un -Parmigiano. Io l'ho visto quell'uomo, e l'ho conosciuto; ho visto anche -ed avuta in mano la corona ed era di gran peso e di gran valsente, e i -Parmigiani gliela pagarono duecento lire imperiali, e gli diedero per -giunta un caseggiato presso la chiesa di Sª. Cristina, ove in antico -era la guazzatoia e l'abbeveratoio de' cavalli; e quell'uomo, per -essere piccino, si chiamava Cortopasso. 8.º Gli si ribellarono i Baroni -ed i Principi; come fece Tebaldo Francesco che si chiuse in Capaccio, e -poi finì malamente, perchè fattigli cavare gli occhi, e in molte guise -martoriare, gli fece togliere anche la vita; così Pietro delle Vigne e -molti altri che sarebbe lungo nominare. Il più amato di tutti fu Pier -delle Vigne, cui innalzò dal nulla; mentre prima era un pover uomo, -l'Imperatore lo fece suo segretario e lo nominò, a maggior onore, suo -_logoteta_. Questa parola è composta di _logos_ e di _theta_ che vuol -dir posizione, ed è maschile e femminile, e significa colui che tiene -discorso in pubblico, o colui che pubblica un editto dell'Imperatore, -o di altro Principe. 9.º La cattura di Re Enzo suo figlio fatta da' -Bolognesi, la quale fu giusta e meritata da Federico II, che aveva -catturati in mare i Prelati che andavano al Concilio indetto da -Gregorio IX. Quindi la spada del dolore per la prigionia di suo figlio -non potè non toccarlo, specialmente per essere stata operata da tali -nemici, e in tale condizione di tempi, che gli troncavano ogni filo di -speranza d'una vittoria a riscossa. 10º La conquista della Signoria dei -Lombardi, ch'egli non aveva mai potuto afferrare, fatta di leggieri -dal Marchese Uberto Pallavicini, quantunque fosse suo partigiano, e -per di più fosse anche vecchio, gracile, debole e guercio, per avergli, -quand'era ancor bambino in culla, un gallo beccato un occhio, cioè col -becco lo cavò dal capo del bambino, e se lo ingollò. (A queste dieci -disgrazie di Federico ex-imperatore possiamo aggiungerne altre due, -e così fare le dodici: 1.º la scomunica lanciatagli da Papa Gregorio -IX; 2.º il tentativo, da parte della Chiesa, di spogliarlo del regno -di Sicilia. E questo non accadeva senza sua colpa. Poichè avendolo la -Chiesa mandato oltremare al riscatto di Terra Santa, egli si rappaciò -coi Saraceni senza alcun vantaggio dei cristiani, e, per fellonia, fece -_onorare con canti_ il nome di Maometto nel tempio del Signore, come -narrammo in altra cronaca, nella quale passammo a rassegna le dodici -scelleratezze di Federico). Il Pallavicini ebbe in Lombardia dominio su -le città seguenti: Brescia, Cremona, Piacenza, Tortona, Alessandria, -Pavia, Milano, Como e Lodi. A tanto non arrivò mai l'Imperatore. -Oltracciò Vercelli, Novara e Bergamo gli davano soldati, quando per -qualche impresa voleva formare un esercito. Parimente i Parmigiani -gli davano fanteria e cavalleria, più però per timore, che per amore, -tenendo eglino per la Chiesa, ed esso per l'Impero; e si riscattarono -poi da quell'onere pagandogli duemila lire imperiali all'anno. Ogni -cosa ha suo tempo; e i Parmigiani, regolandosi prudentemente a norma -di questa sentenza, quando soffiò il vento propizio, fecero pesare su -lui le proprie vendette, e gli smantellarono il palazzo, che aveva in -Parma sulla piazza di S. Alessandro[156], e quel di Soragna, che pareva -un castello, e, ancor vivente, gli confiscarono le Terre e le Ville -che possedeva nella diocesi di Parma; d'onde ricuperarono il balzello -che gli avevano pagato. Il Pallavicino era cittadino Parmense, uomo di -animo grande, che spendeva largamente, e perciò era ridotto ad essere -così al verde che se poteva avere, quando cavalcava, due scudieri, -che lo accompagnassero su due cavalli magrissimi, come l'ho veduto io, -se ne contentava, e se lo teneva per un gran che. Ma quando poi ebbe -in sua mano la Signoria delle sunnominate città, e la tenne ventidue -anni, spendeva ogni dì alla sua Corte venticinque lire imperiali senza -il pane e il vino. Agognò di dominare su tutti, e su tutto. Prima -signoreggiò in Cremona, e ridusse al niente quella famiglia dei Sommo, -che gli aveva posto in mano il dominio di Cremona, ed erano del suo -partito e suoi consanguinei. Ma que' Cremonesi che teneano le parti -della Chiesa, come avevano fatto i Parmigiani, gliene diedero pieno -ricambio, spogliandolo e distruggendo quel di lui fortissimo castello -di Busseto, che aveva fatto murare in mezzo alle acque de' paduli, in -un bosco, sul confine dei territorii di Parma, Piacenza e Cremona. E -credevalo sì forte da non potere essere distrutto da tutto il mondo -congiurato. Parimente lo spogliarono i Piacentini, come avevano fatto i -Parmigiani e i Cremonesi, e devastarono le sue Terre. Egli bandì molta -gente da Cremona, molta ne martoriò, e molta ne uccise. Repudiò sua -moglie, donna Berta, figlia del Conte Rainerio di Pisa, perciocchè di -essa non poteva aver prole; e ne sposò un'altra datagli da Ezzelino di -Romano, da cui gli nacquero due figli e tre leggiadrissime figlie, che -stettero lungo tempo senza maritarsi. La memoria di tali avversità gli -addensò tanta nebbia di malinconia attorno all'animo, che cominciò a -malare gravemente di quella malattia, che lo trasse poi al sepolcro, -e fece quello che si legge di Antioco I, Macabei VI ecc. Federico -poi ex-Imperatore chiuse i suoi giorni l'anno 1250 in Puglia, in una -piccola città chiamata Torre Fiorentina[157], distante dieci miglia -da Lucera dei Saraceni; nè il cadavere, per l'ammorbante fetore che -mandava, potè trasportarsi a Palermo, dove sono le tombe, in cui si -seppelliscono i Reali di Sicilia. Molte però furono le cagioni, per -cui non ebbe sepoltura nelle tombe dei Re di Sicilia: 1º Il doversi -verificare la divina scrittura, nella quale Isaia 14. ecc. 2º Il -fetore ammorbante che tramandava il suo cadavere; il che è detto di -Antioco nel 2º Macabei 9º ecc. e si verificò appuntino in Federico; 3º -Lo studio del Principe Manfredi di lui figlio ad occultarne la morte -per occupare il regno di Sicilia e della Puglia prima che il fratello -Corrado arrivasse dalla Germania. D'onde avvenne che molti non lo -credettero morto, sebbene realmente lo fosse. Quindi si verificò quel -vaticinio della Sibilla, che dice: _Correrà voce tra le genti: vive e -non vive_, e premette che la morte di lui sarà tenuta occulta. E morì -il giorno di Sª. Cecilia Vergine, l'anno 1250, giorno anniversario -della sua incoronazione, avvenuta l'anno 1220. Alcuni dissero che morì -il giorno di Sª. Lucia; che se mai fosse stato vero, sarebbe stato -ancora un avvenimento misterioso; stantechè S. Lucia disse un giorno -in presenza di tutto il popolo di Siracusa: «Annunzio a voi che la -pace è data alla Chiesa di Dio: Diocleziano è stato detronizzato, -Massimiano è morto oggi» Similmente, quando morì Federico, molti mali -scomparvero dal mondo, giusta la parola scritta ne' Proverbii 22º -ecc. E nota che quelle cose che sono dette nel capitolo 14º di Isaia -intorno alla distruzione di Babilonia, e intorno a Lucifero, possono -essere appuntino applicate a Federico... E più sotto aggiunge altre -cose che sembrano dette appositamente per Federico e pe' suoi figli. -E Dio fece opera di altissima provvidenza spegnendo la stirpe de' -figli di Federico, che furono una generazione malvagia e crudele, una -generazione, che non tenne al retto il suo cuore; e il suo spirito non -si crede che sia salito a Dio. E qui si noti che Federico quasi sempre -si compiacque d'essere in rotta colla Chiesa, e in mille guise osteggiò -colei che l'aveva allevato, difeso ed esaltato. Non aveva alcuna fede -in Dio; fu uomo astuto, fino, avaro, lussurioso, collerico, maliziato. -Talora assunse anche le apparenze del gentiluomo, quando gli piacque -far mostra di bontà e di cortesia. Sapeva leggere, scrivere, cantare, -e comporre canzoni e canzonette; bell'uomo, ben proporzionato, ma -di statura mezzana. Io l'ho veduto, e vi fu anche un momento in cui -gli volli bene, quando cioè scrisse a frate Elia Ministro Generale -dell'Ordine de' Minori che in grazia sua mi restituisse a mio padre. -Parlava anche varie lingue e non poche, e, per farla breve, se fosse -stato buon cattolico e amante di Dio e della Chiesa, avrebbe avuto -pochi pari a lui nel Regno e nel mondo. Ma siccome è scritto che un -sol po' di fermento basta per corrompere tutta una gran massa, egli -ecclissò ogni sua virtù col perseguitare la Chiesa; e non l'avrebbe -perseguitata se avesse amato Dio, e voluto provvedere alla salute -dell'anima propria. Quale realmente fosse l'ex Imperatore Federico, -egli se lo saprà, e se peccando contro Dio ebbe a perdere molti -beni presenti e futuri, ne incolpi se stesso. Per questo fu deposto -dall'Impero e finì malamente. «Con lui sarà finito anche l'Impero, e -se pure avrà successori, non avranno nè autorità nè grado d'Imperatori -romani». Questa è predizione, dicono, di una Sibilla; ma io non -l'ho mai letta ne' libri della Sibilla Eritrea, nè in quelli della -Tiburtina; libri di altre non vidi mai, e le Sibille furono dieci. Che -questo vaticinio si avverasse, appare chiaramente sia per la parte che -riguarda l'Impero, sia per la parte che si riferisce alla Chiesa. Per -quello che riguarda l'Impero successe Corrado, figlio, da legittimo -matrimonio, di Federico con una figlia del Re Giovanni. - -Questo Corrado non ebbe mai l'Impero, nè gli volsero mai prospere le -sorti. A lui successe Manfredi, suo fratello, ma figlio di un'altra -donna di Federico, che era nipote del Marchese Lanza, sposata da -Federico quando egli era sul punto di morte. Questi non ebbe mai -l'Impero, ma solo il titolo di Principe da quelli che erano amici di -suo padre; e tenne molti anni la Signoria in Calabria, in Sicilia e in -Puglia dopo la morte del padre e del fratello. A lui tentò succedere -Corradino, figlio di Corrado, figlio di Federico ex-Imperatore, ma -tanto Manfredi che Corradino furono tratti a morte da Carlo, fratello -del Re di Francia. Per parte della Chiesa poi, i successori nell'Impero -per volontà del Papa, dei Cardinali, dei Prelati e degli Elettori, -furono il Langravio di Turingia, Guglielmo d'Olanda, e Rodolfo di -Germania. Ma a nessuno di loro arrisero mai tanto propizie le sorti -da raggiungere, più che il titolo, la piena potestà imperiale. Quindi -il surriportato vaticinio pare che siasi adempiuto. Ora è da dire -qualche cosa delle strambezze di Federico. E la prima fu che fece -tagliare il pollice ad uno scrivano, perchè aveva scritto il nome di -lui altramente dal come egli volevalo; perocchè s'era fitto in capo -che nella prima sillaba del suo nome mettesse un _i, Friderico_, -e lo scrivano aveva messo un _e, Frederico_. Altra stranezza si fu -quella di voler esperimentare che linguaggio, o che modo di esprimere -i proprii pensieri, avessero i bambini cresciuti senza udir persona -parlare. Perciò diede ordine ad alcune balie e nutrici che dessero ai -loro bambini da suggere il latte delle mammelle, che li lavassero e -li pulissero, ma non li carezzassero, nè parlassero a loro udita. Con -questo mezzo credeva di poter riuscire a conoscere se que' bambini -parlerebbero la lingua ebraica, la greca o la latina, o quella de' -loro genitori. Ma era opera vana, perchè que' bambini morivano tutti, -nè potrebbero vivere senza le voci, i gesti, il sorriso, le carezze -delle balie e nutrici loro; ond'è che hanno nome di fascino delle -nutrici quelle cantilene che la donna canta cullando il suo bimbo per -addormentarlo; senza di che il fanciullo non potrebbe nè quietare, -nè dormire. Terza stranezza fu quella che quando vide oltremare quel -paese che era la Terra Promessa, tante volte da Dio magnificata col -chiamarla terra stillante di latte e miele e la più ubertosa di tutte -le terre, a lui per contrario non piacque, e disse che il Dio de' -Giudei non dovea aver mai veduto il paese d'ond'egli veniva, cioè -Terra di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia, perchè altrimenti non -avrebbe più celebrata tanto quella terra che aveva promessa, e che -diede agli Ebrei, de' quali poi si dice anche che poco apprezzarono -la terra del loro desiderio. Perciò dice l'Ecclesiaste 5.º _Non -esser precipitoso nel tuo parlare, e il tuo cuore non s'affretti di -proferire alcuna parola nel cospetto di Dio_. Quarta stramberia fu di -mandare più volte sino al fondo dello Stretto di Messina, benchè fosse -renitente, un certo Nicola, d'onde poi sempre ritornò incolume. Ma -volendosi a pieno assicurare, se realmente avesse toccato il fondo, e -sin di là avesse potuto ritornare, gettò una sua coppa d'oro là dove -credeva che l'acqua fosse più alta; ed esso mandato giù la pescò e la -riportò all'Imperatore, che ne restò molto meravigliato. Finalmente -volendolo mandare un'altra volta, Nicola gli rispose: Non obbligatemi -a discendere ora laggiù, perchè il mare al fondo è tanto tempestoso -ch'io non potrei salvarmi. Nulla ostante lo costrinse a calarsi giù, -ma non si rivide: poichè in quel fondo di mare, vi sono scogli, e -quando infuria la tempesta, vi nuotano grossi pesci, e, come il Nicola -riferiva, vi si trovano navi naufragate. Costui poteva ripetere a -Federico ciò che si legge in Giona 2.º _Mi gettasti nel profondo_ -ecc. Questo Nicola era un Siciliano, ed un giorno offese gravemente -ed irritò sua madre, la quale gli imprecò che abiterebbe sempre nelle -acque e di rado riapparirebbe a terra; e così gli accadde. Si noti -che lo Stretto di Messina in Sicilia è un braccio di mare presso -Messina, ove talora la corrente è così impetuosa e vorticosa, che -aggira, ingoia e sommerge le navi; e in quello Stretto vi sono anche -Scilla e Cariddi, e grossi scogli; onde frequenti disastri. Sul lido, -che vi si stende di fronte, sta la città di Reggio, di cui parla il -beato Luca, quando narra che dalla Giudea andava a Roma coll'Apostolo -Paolo, negli Atti degli Apostoli 28.º _Quindi costeggiando_ (cioè da -Siracusa, che è la città di S.ª Lucia) _giungemmo a Reggio._ Tutto -ciò, che ora ho contato, l'ho udito cento volte dai frati di Messina, -che erano de' miei migliori amici. Io poi aveva nell'Ordine de' -frati Minori anche un mio fratello consanguineo, frate Giacomino da -Cassio[158], Parmigiano, che dimorava a Messina, e queste stesse cose -mi riferiva. Molte altre furono le stranezze, le manìe, le maledizioni, -le atrocità, le perversità e le soperchierie di Federico, di cui alcune -notai in altra cronaca, come sarebbe quella di chiudere un uomo vivo -entro una botte finchè vi morisse, volendo con ciò dimostrare che -anche l'anima era mortale.... Perocchè era epicureo, e tutto ciò che -poteva trovare nella divina Scrittura o per sue ricerche, o per mezzo -de' suoi sapienti, che servisse a dimostrare che dopo morte non vi è -altra vita, tutto raccoglieva.... Il che prova che Federico e i suoi -sapienti non avevano fede, e credevano che al di là della presente -non esistesse altra vita, per non avere ritegno a secondare più -sfrenatamente le loro passioni e la loro libidine. Perciò abbracciarono -l'epicureismo, che ripone la pienezza della felicità dell'uomo nella -sola voluttà carnale, per contrapposizione allo stoicismo, che la -fa derivare dalla sola dolcezza della virtù.... La sesta pazzia, o -ribalderia di Federico fu quella di dar bene da mangiare in un pranzo a -due uomini, poi mandarne l'uno a dormire, l'altro a caccia, e la sera -far loro aprire sotto a' suoi occhi il ventricolo per conoscere quale -dei due avesse fatto miglior digestione; e da' medici fu giudicato -aver meglio digerito colui che aveva dormito. La settima stranezza fu -la seguente, che raccontai già in altra cronaca. Trovandosi egli un -giorno in palazzo, interrogò Michele Scoto suo astrologo, quanto era -egli distante dal cielo, e gliene rispose quel che ne pensava. Dopo -la risposta, col pretesto di fare un viaggio, lo condusse in altre -parti del Regno, e ve lo intrattenne per più mesi, e comandò a' suoi -architetti e falegnami che nel frattempo abbassassero la sala del -palazzo stesso in modo che nessuno potesse addarsene; e così fu fatto. -Ritornato di nuovo l'Imperatore dopo il viaggio al medesimo palazzo, -e dimoratovi alcuni giorni col prenominato astrologo, un dì condusse -bellamente il discorso a domandargli se erano allora tanto distanti -dal cielo, quanto aveva detto altra volta. E Michele Scoto, fattasi -sua ragione, rispose che o il cielo doveva essersi alzato, o la terra -abbassata. D'onde l'Imperatore dedusse che esso era un vero astrologo. -Molte altre consimili stranezze ho udito contare di lui, e so, cui io -non ridico per brevità, per premura di passar ad altro, e poi perchè -mi secca parlare di tante scioccherie. Federico usava anche talora -scherzare in casa co' suoi domestici, e pigliando l'aria canzonatoria, -contraffaceva, discorrendo e gesticolando, quegli ambasciatori -Cremonesi che di volta in volta erano inviati a lui da' loro -concittadini; i quali ambasciatori solevano sempre prendere le mosse -del discorso dal lodarsi reciprocamente, e dal dire l'un dell'altro a -vicenda: Questi è nobile; Questi è un sapiente; Quegli è straricco; -Quell'altro è potente; e, dopo le scambievoli lodi e presentazioni, -cominciavano a trattare degli affari loro. Parimente tollerava le -beffe, i lazzi, e le risposte pungenti de' giocolieri, e li ascoltava -senza punirli, o dissimulava di averli uditi. E questa è una lezione -contro altri, che si pigliano subita vendetta dei motti che toccano le -loro persone. Ond'è che egli trovandosi una volta a Cremona, dopo che -i Parmigiani ebbero rasa al suolo la sua città di Vittoria, e battendo -colla mano sulla gobba di un giocoliere, di quelli che si chiamano -cavalieri di Corte, e intanto dicendogli: O mio Dallio, quand'è che -si aprirà questo cofanetto? Egli rispose: Non si potrà aprire così -facile, perchè ho smarrita la chiave fuggendo da Vittoria. L'Imperatore -sentendosi rinfacciare l'onta patita, e rinnovarne il dolore, trasse -un sospiro e disse: _Sono stato turbato, ma non ho fiatato_; e non si -prese alcuna vendetta. Questo Dallio era Ferrarese, mio conoscente ed -amico; prese moglie una Parmigiana, e, subito dopo la distruzione di -Vittoria, venne a dimorare a Parma. Sua moglie era sorella di frate -Egidio Budello dell'Ordine de' Minori. Se la detta risposta l'avesse -fatta ad Ezzelino da Romano, era sicuro d'averne cavati gli occhi, e -d'esserne impiccato. Altra volta, quand'era all'assedio di Berceto, -lo beffò e lo prese in canzone Villano Ferri, e non se ne offese. -L'Imperatore gli domandò che nome avessero i mangani e i trabucchi che -erano là; e Villano Ferri con certe parole canzonatorie rispose che si -chiamavano _sbegni e sbegnoini_. Al che l'Imperatore sorrise soltanto, -e si allontanò. Qui pare luogo opportuno, di dire come l'Imperatore -Federico sia nato, cioè di quali genitori. Dirò dunque che suo padre -si chiama Enrico VI, sua madre Regina Costanza, che era Siciliana, -figlia di Guglielmo Re di Sicilia; ma, per conoscere meglio l'origine -di Federico, ti fa d'uopo guardare più sopra. L'anno del Signore 1075 -fu fatto Papa Gregorio VII; si chiamava Ildebrando monaco, e tenne il -Pontificato 13 anni, un mese e quattro giorni. Fu fatto prigioniero la -notte di Natale presso S.ª Maria Maggiore. Dopo di che, il ventun di -Maggio, venne a Roma Re Enrico; e nell'anno medesimo dell'apostolato -d'Ildebrando, entrò pure in Roma, il ventotto di Maggio, Roberto -Guiscardo Re de' Normanni. E mentre soggiornava in Roma, arrivò -Enrico III Imperatore con Guiberto Arcivescovo di Ravenna per deporre -Gregorio, e far Papa Guiberto; ma il popolo romano, per pretesto di -riguardi ai Papa, non voleva aprire le porte all'Imperatore, che era -un maledetto, e, finchè visse, osteggiò la Chiesa. Ma l'Imperatore -arietando aprì una breccia nella muraglia di cinta della città, e - - Depopulans urbem, Papam statuit ibi turpem. - In cathedra locat hunc, falso Clemens vocitatur: - Hic est Guibertus fallax, vastator apertus - Ecclesiae Christi, merito quem signat abyssi - Bestia, quam vidit dilectus in Apocalypsi. - Regis et illa falanx Romam totam maculabat. - Pervigil et rector Gregorius ex grege fesso, - Pollutae cathedrae multum quoque condolet aeque, - Sperans in Petrum, rogitat pugnare Robertum - Normannum quemdam, qui Regem depulit extra - Urbem, qui voluti per stratam damula fugit - Francigenam, montes ultra rediens malus hospes: - Papa suus Clemens, romanis praemia praebens - Raptor, terrenam Petri rapit ipse cathedram. - Quamquam se monstret, quod sit quasi pastor in urbe: - Ipsi nulla tamen pars in coeli manet arce. - Hic heresis limes mundum seduxit inique, - Iussa Dei sprevit, Sanctorum verba neglexit, - Praevaricat leges, divinas destruit aedes. - Persequitur dignum dominum, Papamque magistrum, - Qui, monitis sacris plenus, manet in Lateranis. - Illic consistens spermologus optimus iste - Actibus et verbis exprobrat schisma Guiberti, - Perpetuo damnans anathemate schismata tanta. - Nascitur hinc cunctis ingens tribulatio iustis. - Mucronem Regis pia pars quam maxime sentit. - Sedibus expulsi sunt Pontifices quoque multi, - Flagris afflicti, vinclis in carcere stricti. - Rex et Guibertus faciunt juvenescere tempus - Neronis prisci, qui praecepit crucifigi - Petrum, cervicem Pauli gladio ferit idem, - Et propriae ventrem proscindere matris ab ense - Fecit, ut inspiceret requievit ubi malus ipse. - Sic propriae matris palmas, calcaribus actis, - Transfodit, missus Sathanae, Guibertus iniquus: - Nullum quippe virum timuit nisi Nero magistrum. - Venis incisis in aqua, vitam tulit ipsi. - Hi duo praescripti, fidei fere nomen obliti, - Perdere nituntur doctorem denique summum. - Symon eis doctor Magus extat et hyspidus auctor. - Ignorant forsan quod, dum fortuna reportat - Iniustos seorsum, ruituros esse deorsum - Quandoque plus ipsos, ideo patitur Deus illos. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Pugna fuit, donec potuit saevire Guibertus, - Perfidiae dux, ecclesiae vastator apertus etc. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Hic per viginti tres annos denique Christi - Ecclesiam nisu toto turbarat iniquus. - Dum potuit multos animos seducere stultos, - Destitit infelix nunquam. Nec corpora laedit - Illius magnus mundus iam despicit actus. - Ecclesiae cunctae Petre iam praebe promoconde, - Iste senex ut hebes homines sinat esse fideles. - Post annos binos Urbanus erat quod ab isto - Saeclo portatus, coelique choro sociatus; - Iste dolore gravi tactus, Guibertus inanis - Mortuus est, secum portans anathema per aevum; - Propterea coeli populus, pariterque fideles - Exultentque boni, periit quia perdicionis - Filius. Ut surgat similis non det Deus unquam. Amen. - - L'Imperador dell'Alemagna algente, - Il fuoco, il sacco in Roma e un Papa addusse, - Che si chiamò, ma non fu mai, Clemente. - Guiberto ei fu, che bestemmiando strusse - La Chiesa dell'Agnel d'amore ardente. - Guiberto ei fu, che a dimostrar qual fusse, - Pinse una belva di lontan prevista - Il rapito di Patmo Evangelista. - - Furto, rapina, e strupo, e sangue e vampa - Del Re Tedesco in Roma eran diletto. - Del barbaro corsier la ferrea zampa - Il Santo atterra; ma, da Pier sorretto, - Il Normanno leon contro s'accampa; - E del sacro Pastor con dolce affetto, - Del santo gregge, che s'affanna e geme, - A più lieto destino alza la speme. - - Urta, rompe, disperde il Re, che vile, - Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme, - L'alpi ricerca e torna al suo covile. - Ma l'intruso pastor il gregge a torme, - Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile - Con mille di terror e mille forme. - Quale pastore in Roma abbia ei pur sede! - Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede. - - D'eretico venen coll'alma infetta - Ei guasta il mondo ed ogni cor corrompe; - E la santa parola in cor negletta, - Iddio bestemmia ed ogni legge rompe; - E contra 'l ciel la tracotanza eretta, - Contro la Chiesa e contro il Papa irrompe, - Che maestro del ver splende qual sole - Di Laterano entro l'augusta mole. - - Ove, raggiante del divino spiro, - Del ver, del buon spande e feconda il seme. - E Guiberto scismatico deliro, - Con argomento che l'incalza e preme, - Giudica e danna e si l'avvolge in giro, - Che fulminato orrendamente freme. - Orge, ricade, sbuffa tosco e bile - E lutto e pianto invade il sacro ovile. - - Del Re sente nel cor fitta la spada - Il popolo fedel, che Cristo adora; - E lunga schiera di Pastor la strada - Calca del bando e del dolore ognora; - Oppure avvien che tra catene cada; - Ed ai tormenti invan pietade implora. - Ch'oggi Guiberto e il Re, Nerone fanno - Parere a noi poco crudel tiranno. - - Neron, che a Pietro fa salir la croce, - Neron, che a Paulo fa balzar la testa, - Neron, che mostro dispietato, atroce, - Ogni moto del cor crudo calpesta, - E di natura ogni ragione e voce; - E la viltade all'empietà contesta, - Nel seno di sua madre un ferro intride, - Che per orrore si ritorce e stride. - - Più che Neron, fello Guiberto ed empio - Alla nutrice sua Chiesa di Dio - Trafisse il sen con esecrando esempio, - E se l'antico, di cui niun più rio, - Del suo maestro fece scherno e scempio; - Il Nerone novel, che lo seguio, - Al Vicario di Cristo, al suo maestro - Ministra il duolo, il fele ed il capestro. - - Guiberto e Arrigo infin, scossa ogni fede, - Scosso l'ossequio al successor di Piero, - Colui che il Cristo a prezzo compra e cede, - Seguono dottore in lor sentiero. - Nè san che se fortuna ad alta sede - Porta il reo talor, con gioco fiero - Lo balza poi dall'alto a precipizio. - Questo matura in ciel giusto giudizio. - - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Arse la pugna, s'incrudì, s'espanse; - E allor dell'ire s'ammorzò l'ardore - Che la spada del ciel, toccando, franse - Di tanto scisma il perfido dottore, ecc - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - - Ventitrè volte il sol vide, e rivolse - Da tanto orrore l'atterrito ciglio. - Nè quel lupo cessò fin che nol tolse - Seco la morte al doloroso esiglio. - Ah! quanti ne sedusse e ne travolse - Al regno del dolor, od in periglio! - Ma la vendetta non è lenta; e copre - L'infamia omai di lui l'audacia e l'opre. - - O Divo, o tu, che delle eteree sedi - Volgi le chiavi alla virtù che sale, - Ed alla Chiesa universal provvedi, - Soffia su la caligine mortale, - Che 'l mondo ingombra, e 'l rasserena. Or vedi - Che vacilla la fè, l'error prevale; - Or che d'Urbano, dopo due soli anni, - L'alma spiegò sino alle stelle i vanni. - - Or che del cielo la saetta ardente - Toccò Guiberto con eterno danno, - Del paradiso la beata gente, - E chi del mondo dura ancor l'affanno, - E la lotta sostien forte e fidente, - Tra plausi e grazie a Dio, gridando vanno: - Il gran vermo di Satana perio! - Da un altro egual difenda il mondo Iddio. - -Della morte dell'Imperatore Enrico III. - - Dictus iamdudum Rex quo sit fine solutus, - Scilicet Henricus, volo mundi discat amicus. - Cum scierit, noscat faciendum quid sibi constat. - Rex supra fatus, vivens erat illaqueatus - Actibus in pravis. Semel at se dissimulavit - Converti; pleno quod fecit corde veneno. - Schismaticos semper coluit, tenuitque libenter; - Hic exordescens minor eius filius enses - Elevat adversus genitorem. Tollere regnum - Quaerit ei, duram secum committere pugnam, - Non piguit campi, quem bellando superavit. - Mesticia multa per totum tempus abundans, - Undique confossus, quassatus et undique tortus; - Mortem non sperans; demum tamen ipsa catena - Mortis eum strinxit, rapuit de corpore tristi. - Augusti quarto defungit id in anno - Christi milleno, centeno, denique seno - Ad templum Spirae dormit, quod struxerat idem. - - Come pur morto sia lo terzo Enrico - Che 'l mondo sappia io vo', del mondo amico. - - Lo sappia, e faccia quel che far gli giova. - In vita sua diè luminosa prova - - D'intelletto e di cor pien di malizia - Tanta da degradarne ogni nequizia. - - Di rinsavir finse talora il Sire - Ma solo per unir perfidia all'ire. - - Chi lo scisma seguìa tenne in onore, - E lo cinse di gloria e di splendore: - - Di che 'l figlio minor inorridito - Levò le spade contro il padre, ardito. - - Aspra la pugna fu, lungo lo sdegno; - Il figlio al padre agogna torre il regno. - - Non cura il sol, la neve, la tempesta, - Dura sui campi e vittorioso ei resta. - - E l'ugna del dolor il padre artiglia, - E a fronte, a' fianchi, a tergo ognor lo piglia; - - Sì che per fino di morir dispera. - Ma 'n fin precipitò nell'onda nera, - - Nel mille centosei, allor ch'il giorno - Quattro d'Agosto a noi fa suo ritorno. - - Un tempio eccelso aveva eretto a Spira: - Or vi riposa in fino al dì dell'ira. - -Papa Gregorio VII era amico della Contessa Matilde, e da Roma recavasi -al castello di Canossa, e, per utilità della Chiesa, soggiornava talora -con essa tre mesi, e avrebbe potuto fermarsi anche più a lungo, se gli -fosse piaciuto. Egli era sant'uomo, ella santissima donna e divota -a Dio, ed aiutava la Chiesa Romana co' denari e coll'armi, facendo -guerra contro l'Imperatore Enrico III suo cugino, che aveva creato -Ghiberto, Arcivescovo di Ravenna, Antipapa col nome di Clemente, invece -di chiamarlo empio e demente. I quali due, durante tutta la vita loro, -osteggiarono la Chiesa, distolsero molte anime dalle vie del Signore, -e le trassero con loro a casa del diavolo. E ciascuno di loro morì -nella vergogna e nell'amarezza dell'anima propria Ghiberto tornò a -Ravenna e riprese la podestà e il titolo che vi aveva prima. Riguardo -poi a quel maledetto Imperatore Enrico III, trovi in Isaia XIV ecc. Il -che si è avverato nell'Antipapa Ghiberto, detto Clemente, non che in -Enrico III. E la Chiesa, col tempo, per grazia di Dio, ebbe piena pace. -Dunque Roberto Guiscardo per aver dato aiuto a Gregorio VII nel momento -più stringente, cacciando l'Imperatore da Roma, si ebbe in feudo, per -ricambio del beneficio fatto, la Sicilia e la Puglia, spettanti alla -Chiesa romana; purchè se le conquistasse contro i Greci e i Saraceni, -che le occupavano. Egli dunque andò prima, a modo di esploratore, per -vedere gli abitanti di quelle terre; e, ritornato, raccolse l'esercito, -chiamò a sè i due fratelli che aveva, e i suoi consiglieri, e disse -loro: La sapienza dice ne' proverbi 11.º ecc. Poi aggiunse: Tutte -queste virtù deve possedere franche nell'animo colui, che vuol mettersi -alla testa di un esercito e far guerra ad un nemico; virtù, di cui, per -grazia di Dio, faranno mostra i nostri soldati. La Puglia e la Sicilia -sono state cedute a noi dal Papa, e là vidi uomini che hanno i piedi -di legno e parlano in gola. _Or su sagliamo contro a quella gente: -perciocchè noi abbiam veduto il paese, ed egli è grandemente ubertoso. -E voi ve ne state a bada? Non siate pigri a mettervi in cammino per -andare a prendere possessione di quel paese. Quando voi giungerete là -(conciossiachè Iddio ve l'abbia dato nelle mani) verrete ad un popolo, -che se ne sta sicuro, e 'l paese è largo, è un luogo nel quale non -v'è mancanza di cosa alcuna che sia sulla terra_. Giudici 18.º Nota -che Roberto chiamava piedi di legno le pianelle o zoccoli che usavano -que' Pugliesi e Siciliani, e che li giudicava gente cachetica, color -di merda e di niun valore. Disse poi che parlavano in gola, perchè -quando volevan domandare: Che cosa volete? dicevano: _Ke bulì_? Li -giudicò adunque uomini da nulla, imbelli, accasciati e senza perizia -alcuna dell'arte della guerra; Giuditta 5.º........ Perchè erano tre -fratelli, Roberto, Guiscardo, Ambrogio, che era monaco; a cui gli -altri due dissero: Tu combatterai colle tue armi, cioè ne aiuterai -colle tue preghiere; noi impugneremo il brando, e se Dio vorrà, li -soggiogheremo subito. E così fu. L'Imperatore de' Greci, sapendo -questo, e temendo che Roberto volesse correre sino a Costantinopoli, -a ridurre al nulla la Grecia, fece sotto i propii occhi in alcuni -luoghi avvelenare le acque, e ne morì Roberto; sopravvisse Guiscardo -di lui fratello, d'onde ebbe origine la dinastia dei Re Normanni in -Sicilia. Da Guiscardo discese Guglielmo Re di Sicilia; e da questo, -Guglielmo II, che ebbe parecchi figli ed una figlia di nome Costanza. -Egli alla sua morte, non so per qual ragione, comandò a' suoi figli di -non maritare la sorella Costanza; i quali, per ossequio agli ordini -del padre, la tennero secoloro sino all'anno trentesimo dell'età di -lei. Ma essa era donna di indole focosa e indomabile, disturbava e -rodeva le cognate e tutta la famiglia. Perciò considerando che la -Sapienza dice benissimo ne' Proverbii 25.º ecc. si deliberarono di -darle un marito, e mandarla lontano da loro[159]. E la diedero moglie -a Re Enrico, che fu l'Imperatore Enrico VI, figlio del primo grande -Federico, la quale a Iesi, nella Marca d'Ancona, gli partorì un figlio, -Federico II, del quale più sopra s'è detto ch'era figlio di un beccaio, -e che la Regina Costanza, dopo una finta gravidanza, se l'era messo -sotto, dando a credere d'esserne madre. Perciò Merlino aveva detto -che il secondo Federico _nascerebbe inaspettato e per miracolo_, -sia perchè la madre era già avanzata negli anni, e certamente perchè -quel figlio era di parto suppositizio, e raccattato con frode. Quindi -l'Imperatore Enrico, sotto colore dei diritti della moglie, invase la -Sicilia e la Puglia, e occupò tutto il regno unito di quelle provincie. -Ritornato poi in Alemagna, e udito che i regnicoli, cioè i Pugliesi e -i Siciliani, lo avevano tradito, corse di nuovo al regno, ne asportò -i tesori, ne distrusse i maggiorenti. Laonde conturbata e infiammata -la Regina Costanza contro il marito, cominciò co' suoi a prendere -le difese del regno; onde tra loro nacque rottura e guerra, sicchè -i saggi ed i letterati dicevano: Questi non sono marito e moglie che -abbiano un'anima sola, secondo l'insegnamento dell'Ecclesiastico 25.º -Ed i giocolieri poi dicevano: Se ora alcuno desse scacco a Re, la -Regina non si moverebbe a coprirlo. L'Imperatore Enrico finalmente -rioccupò il regno, fece strage de' maggiorenti, e secondo l'uso degli -Imperatori Tedeschi, osteggiò la Chiesa. Dopo di che passò di questa -vita, e rimase Federico, ancora pupillo, sotto la tutela della Chiesa, -che lo allevò ed esaltò, sperandolo migliore del padre. Ma qual padre, -tal figlio; anzi fu di gran lunga peggiore. Le cose dette da Merlino -riguardanti a Federico II sono: «Federico I ne' peli un agnello, ne' -velli un leone; sarà saccheggiatore di città; nell'esecuzione di questo -proposito terminerà in corvo e in cornacchia: vivrà in _H_, e cadrà nel -Porto di Milazzo. Federico II poi, di nascita insperata e miracolosa, -tra le capre agnello da dilaniare, non sarà assorbito da loro; gonfierà -il letto di lui, e frutterà nelle vicinanze dei Mori, e respirerà -in loro; poi sarà involto nel suo sangue, ma non ne sarà intinto a -lungo; tuttavia porrà radici in quello; sarà esaltato nel terzo nido, -che divorerà i precedenti: sarà leone che rugge tra i suoi; confiderà -assai nella sua prudenza; disperderà i figli di Ceylan; disgregherà -Roma e la snerverà; terrà lo spirito in Gerosolima; in trentadue anni -cadrà; vivrà nella sua prospera ventura settantadue anni, e due volte -quinquagenario sarà trattato blandamente; volgerà torvo l'occhio -a Roma; vedrà le sue viscere fuori di sè. Nel suo tempo il mare -rosseggierà di sangue santo, ed i comuni avversarii arriveranno sino -a Partenope; dipoi raccolto da lui un aiuto nelle parti d'Aquilone, -vendicherà il sangue sparso. E guai a quelli che non potranno avere -ricorso ai vasi; e dopo che sarà nel decimo ottavo anno, contando a -partire dal suo crisma, tornerà la Monarchia negli occhi degli invidi; -e nella sua morte saranno in lui resi vani gli sforzi di coloro che -lo avranno maledetto. E qui finisce. Nota che Enrico VI Imperatore -fu amico dell'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora, il quale, -richiestone, scrisse una lettura sopra Isaia intorno ai doveri, e per -comando di lui, una lettura sopra Geremia, volendo intendere i misteri -di Daniele nascosti sotto la figura della statua, dell'albero, della -scure, della pietra, e della successione futura. Scrisse anche per sè, -l'anno del Signore 1198, un' — Esposizione dei libri della Sibilla e -di Merlino — Conclusione finale di Geremia profeta —. Ecco, Cesare, la -verga del furore di Dio» Geremia è abbastanza aperto, ma nell'adombrare -le afflizioni del secolo è dapertutto involuto: Dio voglia che anche tu -non sia tanto sprovvisto del timore di Dio quando stia per calare la -scure evangelica sulla radice dell'albero Imperiale» — Presagi futuri -sulla Lombardia, Toscana, Romagna, ed altre contrade, dichiarati da -maestro Michele Scoto: - - Regis vexilla timens, fugiet velamine Brixa, - Et suos non poterit filios propriosque tueri. - Brixia stans fortis, secundi certamine Regis. - Post Mediolani sternentur moenia griphi. - Mediolanum territum cruore fervido necis, - Resuscitabit, viso cruore mortis. - In numeris errantes erunt atque sylvestres. - Deinde Vercellus venient, Novaria, Laudum. - Affuerint dies, quod aegra Papia erit. - Vastata curabitur, moesta dolore fiendo - Munera quae meruit diu parata vicinis. - Pavida mandatis parebit Placentia Regis. - Oppressa resiliet, passa damnosa strage. - Cum fuerit unita, in firmitate manebit. - Placentia patebit grave pondus sanguine mixtum - Parma parens viret, totisque frondibus uret. - Serpens in obliquo, tumida exitque draconi. - Parma Regi parens, tumida percutiet illum - Vipera draconem. Florumque virescet amoenum. - Tu ipsa, Cremona, patieris flammae dolorem. - In fine praedito, conscia tanti mali, - Et Regis partes insimul mala verba tenebunt. - Paduae magnatum plorabunt filii necem - Duram ed horrendam, datam catuloque Veronae. - Marchia succumbet, gravi servitute coacta. - Ob viam Antenoris, quamque secuti erunt, - Languida resurget, catulo moriente, Verona. - Mantua, vae tibi tanto dolore plena. - Cur ne vacillas, nam tui pars ruet? - Ferraria fallax, fides falsa nil tibi prodest - Subire te cunctis, cum tua facta ruent - Peregre missura, quos tua mala parant - Faventia iniet tecum, videns tentoria, pacem. - Corruet in pestem, ducto velamine pacis. - Bononia renuens ipsam, vastabitur agmine circa, - Sed dabit immensum, purgato agmine, censum. - Mutina fremescet, sibi certando sub lima, - Quae, dico, tepescet, tandem traetur ad ima. - Pergami deorsum excelsa moenia cadent. - Rursum et amoris ascendet stimulus arcem. - Trivisii duae partes afferent non signa salutis. - Gaudia fugantes, vexilla praebendo ruinae. - Roma diu titubans, longis terroribus acta, - Corruet, et mundi desinet esse caput. - Fata monent, stellaeque docent, aviumque volatus - Quod Fridericus malleus orbis erit. - Vivet draco magnus cum immenso turbine mundi. - Fata silent, stellaeque tacent, aviumque volatus - Quod Petri navis desinet esse caput. - Reviviscet mater: malleabit caput draconis. - Non diu stolida florebit Florentia florum; - Corruet in feudum, dissimulando vivet. - Venecia aperiet venas, percutiet undique Regem. - Infra millenos, ducenos, sexque decenos - Erunt sedata immensa turbina mundi - Morietur gripho, aufugient undique pennae. - - Brescia, che teme la reale insegna, - Fugge col velo al capo e si rassegna, - - Nè i figli suoi, nè i suoi fautor difende; - Che, la tema, vilissima la rende. - - Brescia sta salda colla lancia in resta - Contro del Re che a battagliar s'appresta. - - Del Grifo di Milan cadran le mura. - Atterrita Milan per la paura - - Di fieri colpi e di fumante sangue - Trema, s'accascia, china 'l capo e langue. - - Ma paura maggior gli batte l'anca - Ei si ribella e il reagir l'affranca. - - Poscia arriva Vercelli, e vien Novara, - Lodi s'aggiunge, e 'l tempo si prepara. - - Pioverà su Pavia dolore, affanno. - Risorgerà sulla tristezza e il danno. - - Questo ricambio di perfidia usata - Ai vicini l'attende, e già la guata. - - Piacenza al Rege inchinerassi ancella. - Ma scosso il giogo, s'ergerà novella. - - Libera vivrà se fia concorde - Ma, sangue e schiavitù berrà, discorde. - - Parma, devota, al ciel s'erge superba, - Ma, per foco struttor, fronda non serba. - - Barcamenando va contro il Dragone; - Ma vipera divien, e a morte il pone. - - Non ignara del mal, che si previde, - La fiamma anche su te, Cremona, stride. - - La parte imperïal, che in te risiede, - Le lingue arrota, si dilania e fiede. - - De' magnati di Padova la prole, - Commovendo la terra, il mare, il sole, - - De' padri piangerà l'orrenda morte, - Che di Verona il Can lor serba in sorte. - - Sulla Marca cadrà vasta ruina; - Sui Marchigiani schiavitù, rapina. - - Lungo la via d'Antenore l'antico - E di lor che 'l seguir qual duce amico, - - Languida sorgerà nuova Verona, - Defunto il Can, che di martir la sprona. - - Mantova ahi! colma di dolori e guai!. - Cadran tanti de' tuoi, tu non cadrai? - - Oh! Ferrara, che sei d'inganni un nido, - A te non giova il destreggiare infido. - - Di tutti il giogo avrai sulla cervice, - Se pure erranti al piano, alla pendice, - - Quelli che 'l mal oprar faratti avversi - In tua ruina, vuoi mandar dispersi. - - Viste Faenza armi, cavalli e tende, - A pace ed amistà la mano stende; - - Ma cinto al capo della pace il velo, - Su lei seminerà la peste il cielo. - - Bologna altera, che la pace sprezza, - Di guerra avrà la morbida carezza - - E posato di Marte il fiero ballo, - Gran censo spillerà, se pure avrallo. - - Modena freme, si corrode e lima - S'alza, ricade, e in ritentar s'adima. - - Di Bergamo cadrà l'alta muraglia: - Amor la sprona, e ridarà battaglia. - - Da furor di discordia in due diviso, - Sogni di morte par che dia Treviso. - - Roma, che ninna per terror mortale, - Del mondo più non fia la capitale. - - Le stelle, il fato e degli uccelli il volo - Parlan concordi ed un accento solo. - - Chè Federigo con fatal rovello - Sarà del mondo orribile martello. - - Il Dragone vivrà, da capo a fondo - Orribilmente turbinando il mondo. - - Le stelle, il fato e degli uccelli il volo, - Muti, non fanno un verbo, un segno solo; - - Chè naufraga di Pier la navicella - Del mondo non sarà più l'alma stella. - - Risorgerà la Madre in sua ragione - Il capo a martellar del reo Dragone. - - Ebbra Firenze, non a lungo, e folle - Rifiorirà sul piano a piè del colle. - - Ma d'un Signor, ch'in feudo se la stringe, - Il ceppo soffre, e non soffrir s'infinge. - - Venezia tingerà di sangue il mare, - E fiere avranne il Re percosse amare. - - Entro ai mille dugento sessant'anni - Guerra non più, non turbini, non danni. - - Chè, tocco il Grifo da mortal bipenne. - Gioco del vento ne saran le penne. - -Sino a che punto si siano verificati i suesposti presagi, molti hanno -potuto vederlo; ed anch'io l'ho veduto e n'ho udito ragionare, ed -entro la mia mente ci ho studiato sopra molto a fondo, e so che si -sono avverati, ad eccezione di pochi; p. e. che Federico, in generale, -non fu il martello del mondo quantunque molto di male abbia fatto. -Nè la nave di Pietro naufragò, se per avventura non vogliasi alludere -alla lunga vacanza della sede pontificia avvenuta, per discordia tra i -Cardinali. Ma che poi entro il 1260 tutti i turbini che sconvolgevano -il mondo avrebbero sedate le loro ire, non s'è verificato punto, come -pare, da qualunque parte si guardi; perocchè tuttora infuriano guerre, -discordie e maledizioni sotto ogni plaga di cielo. Tuttavia nel 1260 -cominciò la divozione dei flagellanti, e gli uomini si rappaciavano -reciprocamente, e smorzavano le ire, e si faceva molto di bene, come -ho visto io co' miei occhi. Or resta da dire chi fossero coloro che -ebbero signoria in Lombardia ed in Romagna. In Piemonte il Marchese -di Monferrato; a Vercelli, Pietro Becherio; a Milano, Napoleone -Dalla Torre e Tassone suo figlio; in Alessandria, Lanzavecchia; a -Piacenza, Uberto d'Iniquità; a Parma, per il partito della Chiesa, -Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo VI, (ebbe per -moglie una sorella del detto Papa, ed era un bellissimo Principe); -per il partito imperiale, Bertolo Tavernieri. In seguito poi dominò -in Parma Ghiberto da Gente molti anni, ed era cittadino Parmense, che -ebbe anche Reggio sotto la sua signoria. In Reggio, per il partito -della Chiesa, Ugo De' Roberti; per gli imperiali, Guido da Sesso e Re -Enzo figlio di Federico; in Modena, Giacomino Rangone e Manfredo da -Sassuolo, ossia da Rosa, suo nipote, per la parte della Chiesa; per la -parte dell'Impero, i Pio, Lanfranco e Gherardino; in Cremona, Uberto -Marchese Pallavicino, e Boso di Dovaria signoreggiarono lungamente, -e diedero il bando a molti cittadini, e ridussero al nulla molte -famiglie; e tennero sempre viva una grossa guerra, e danneggiarono -molto gli altri, ma alla lor volta ne ricevettero anch'eglino a usura -il ricambio; a Mantova, Pinamonte, cittadino mantovano, che dominò -lungamente e duramente; a Ferrara, Salinguerra; dopo il quale, Azzone -Marchese d'Este; e dopo questo, Obizzo figlio di Rainaldo, che era -figlio del predetto Azzone, morto in una prigione della Puglia, -ostaggio dell'Imperatore. Quest'Obizzo poi era figlio di una ignota -napoletana e di Rainaldo figlio del prenominato Azzone, e fu portato -ancor fanciullo dalla Puglia, ed io ne sono testimonio oculare, e fu -uomo magnanimo ma non buono, e commise non poche iniquità. Espulse da -Ferrara i Fontana, che lo avevano sublimato, e signoreggiò lungo tempo -con una durezza, che era fuor d'ogni misura. La città di Ferrara era -di pertinenza della Chiesa, come ho udito io dalle labbra di Innocenzo -IV, quando predicava al popolo Ferrarese; ma siccome i Marchesi d'Este -sono stati ab antico sempre amici della Chiesa romana, perciò la -Chiesa li appoggia e lascia che ne abbiano in loro mano il dominio. A -Treviso signoreggiò a lungo Alberico da Romano, la cui Signoria, come -ben se lo sanno coloro che la sperimentarono, fu durissima e crudele. -Questi fu veramente un membro del diavolo e figlio dell'iniquità, ma -finirono malamente egli, la moglie, i figli e le figlie. Perocchè -i loro uccisori divelsero le gambe e le braccia dal corpo di que' -bambini ancor vivi, e sotto gli occhi dei loro genitori, per usarne -a schiaffeggiare la faccia del padre e della madre loro; e poscia -legarono la madre e le figlie ad un palo, e le abbruciarono, quantunque -esse fossero nobili, e le più belle ragazze del mondo, ed innocenti, -e, per odio al padre e alla madre, non la perdonarono nè all'innocenza -nè alla leggiadria loro. E in vero i loro genitori avevano con terrore -orribile afflitti e tormentati i Trivigiani. Laonde accorrevano essi in -piazza frementi contro Alberico, e vivo ancora, ogni cittadino colla -tanaglia gli stracciava un boccone delle carni; e così tra ludibri, -vituperi e tormenti, ne scarnificarono il corpo. Perocchè a chi aveva -tolto di mezzo un consanguineo, a chi il fratello, a questo aveva -morto il padre, a quello un figlio, e imponeva tributi e multe così -gravi e così di frequente, da essere ridotti a distruggere le loro -case, ed imbarcarne i mattoni, le asse, i mobili, le botti, i bigonci -e mandarli a vendere a Ferrara per far denaro, pagare, e riscattarsi. -Queste cose sono accadute sotto i miei occhi. E, per poterle fare con -più sicurezza, simulava di essere in guerra con Ezzelino da Romano -suo fratello. E non risparmiava ai cittadini suoi sudditi neppure la -vita. E in un sol giorno ne fece impiccare venticinque de' notabili di -Treviso, senza che gli avessero fatto in nulla nè sfregio, nè danno; -ma se li tolse di sotto gli occhi mandandoli brutalmente al patibolo -per timore che gli potessero nuocere. E fece trascinare trenta nobili -donne, madri, o mogli, o figlie, o sorelle di loro, perchè li vedessero -ad impiccare, e perchè eglino avessero sotto gli occhi chi ne avrebbe -fatta più straziante la morte. Aveva anche comandato che a quelle donne -fosse tagliato il naso; ma per istratagemma di un tale[160] che in -quell'occasione fece credere spurio un suo figlio, sebbene realmente -non lo fosse, fu ritirato l'ordine; invece però furon tagliate loro le -vesti, all'altezza delle mammelle, sicchè tutto il corpo restò nudo, -e in quello stato le videro que' loro cari che dovevano salire sul -patibolo; e furono sospesi a studio così vicino a terra, che fosse -possibile forzar quelle donne a passar tra le gambe de' loro cari, i -quali mentre esse passavano, per non essere ancora spenti gli ultimi -spiriti vitali, battevano loro il volto co' piedi e colle tibie, che -ancora si contraevano: ed esse vivevano nello strazio e nello schianto -del cuore in mezzo a tanto atroce ludibrio. Nè spettacolo di più -feroce brutalità fu mai veduto nè udito. Poscia, che nulla bastava -a sbramare tanta ferocia, le fece trasportare di là dal Sile[161], -e andassero dove volessero. Elle allora di quel po' di veste, che -restava attorno alle mammelle, composero un qualche cosa da velare -le pudende, e tutta la giornata vagarono per quindici miglia di una -landa deserta tra spine, triboli, ortiche, lappoli, ronchi, e carzeti -pungenti; e camminando scalze, e a corpo nudo, le martoriava anche -il morso e il pungiglione di molti insetti; e andavano piangendo, e -n'avevan ben d'onde, chè al resto si aggiunse che nulla avevano di che -cibarsi se non del proprio pianto. Ah! quale colmo di miseria, o Dio! -Volgi a loro il tuo benigno sguardo, e vedi. Alla tua misericordia -tocca prestare soccorso; la tua misericordia sola può essere pronta, -presente ad aiutarle. Io le ho vedute quelle figlie del dolore, le -ho vedute riservate, per aver consolazione, alla tua destra pietosa; -le ho vedute a te solo abbandonate; chè è ben necessario che provegga -la potenza divina, ove manca ogni provvidenza umana. Questo si mostrò -palese in Susanna......... Ma ritorniamo alla storia. Arrivarono lo -stesso giorno alla laguna di Venezia ad ora già tarda; ed ecco che -videro subito un pescatore, solo nella sua barchetta, e lo chiamarono -che s'avvicinasse a loro. Ma egli, credendo che le apparenze che -aveva in lontano davanti agli occhi fossero ombre, o fantasmi del -demonio, oppure mostri marini usciti al lido, se ne spaventò, e -inorridì. Ma poi per ispirazione divina, e per la loro insistenza, -s'andò avvicinando. E, dopo che esse gli ebbero narrata per punto la -loro dolorosa istoria e sventura, egli sclamò: Voi mi avete straziata -l'anima; ed io non vi abbandonerò mai, finchè la provvidenza divina -non vi abbia procacciato di meglio. Ma siccome questa mia barchetta -peschereccia è tanto angusta che appena ve ne sta una, vi traghetterò -ad una, ad una, sicchè vi trasporterò tutte, e vi collocherò in un -isolotto che si va ora formando, ove però la terra è già soda, perchè -se stanotte restaste qui al lido, sareste preda de' lupi. Domani poi -per tempissimo, provveduto di barca più capace, vi porterò e collocherò -nella chiesa di S. Marco, ove spero che Dio rivolgerà sopra di voi -lo sguardo della sua misericordia. Che più? Dopo dunque che le ebbe -trasportate tutte, tranne una, quell'ultima la condusse alla sua casa -da pescatore, ove le apprestò buona mensa, e la trattò con bontà di -cuore, cortesia, umanità, amorevolezza ed onestà. L'indomani, pronto -adempì la promessa. E condottele nella chiesa di S. Marco, si presentò -al Cardinale della Corte romana Ottaviano, Legato in Lombardia, che -allora si trovava a Venezia; gli narrò tutta la storia di queste donne, -tutte le loro sventure, e gli disse dov'erano. Udita questa cosa, il -Cardinale volò subito a loro, le servì di una refezione; e fece bandir -voce per la città, che subito, in fretta, senz'indugio di sorta, -tutti, uomini, donne, piccoli e adulti, garzoni e donzelle, vecchi e -ragazzi, tutti accorressero a S. Marco, che udirebbero cosa non mai -più udita, e farebbe loro vedere spettacolo non mai più veduto. E, -più presto che non si dice, tutta Venezia si trovò stivata in Piazza -S. Marco, e udirono narrarsi tutta la inumana istoria; e dopo averla -narrata, fece venire quelle donne così malconcie e nude, come aveva -saputo malconciarle la efferatezza del maledetto di Alberico. Ed il -Cardinale volle questa scena per irritare più vivamente i Veneziani -contro di lui, e destare negli animi maggior compassione per loro. -Quando i Veneziani ne ebbero udita la storia, e vedute le donne così -nude, ad alte grida sclamarono: Morte, morte a quel maledetto; bruci -vivo colla sua consorte; e tutta la sua progenie sia estirpata. A -questo punto il Cardinale soggiunse: La divina Scrittura....... E -tutti gridarono: Si faccia, si faccia. Poscia, secondando il desiderio -di tutta la città, bandì una crociata contro quella maledizione di -Alberico; e che chiunque vi prendesse parte, e andasse, o mandasse in -vece sua altra persona a proprie spese per sterminarlo, avrebbe piena -indulgenza de' proprii peccati. La quale indulgenza data a tutti, -egli pienamente la confermò coll'autorità di Dio onnipotente, e dei -beati Apostoli Pietro e Paolo, non che della Legazione conferitagli -dalla sede Apostolica. Tutti dunque s'infiammarono, e presero parte -alla crociata, giovani, vecchi, uomini, donne, sovreccitati dalla -allocuzione del Cardinale, che era persona di alto merito e di -sì elevato ufficio rivestito; dalle atrocità di quel maledetto di -Alberico; dalla condanna a morte di que' nobili ed innocenti cittadini; -dalla pietà che facevano quelle donne, che avevano ancora sotto gli -occhi turpemente malconcie; e dalla promessa indulgenza che andavano -ad acquistarsi. Il Cardinale Legato per isvegliare ne' Veneziani più -risoluto furore, si valse anche dell'esempio della moglie del Levita, -della morte, e vitupero, e abuso della quale il popolo ebraico, per -volere di Dio, prese sì aspra vendetta, che ne rimase distrutta una -tribù quasi intera. Corsero dunque unanimi contro di lui; molto lo -danneggiarono, ma non lo ridussero a completo sterminio. Però non molto -tempo dopo questa crociata, fu sterminato con tutta la sua famiglia, -e soffrì i ludibrii, i tormenti e gli strazii, di cui è parlato più -sopra. E ne fu ben degno. Perocchè un dì che aveva smarrito un suo -sparviero, trovandosi all'aperto, calò le brache, e mostrò il culo a -Dio per oltraggio, insulto ed irrisione, credendo con ciò di vendicarsi -contro Dio; e quando fu a casa cacò sull'altare, precisamente in -quello spazio ove si consacra il corpo del Signore. Sua moglie poi -dava delle puttane e delle meretrici alle matrone e nobili donne. Nè -mai il marito ne la rimproverò; che anzi essa lo faceva per fidanza -che aveva del consenziente marito. Perciò meritamente di loro si -vendicarono i Trevigiani. Dopo la allocuzione, che ebbe fatta ai -Veneziani, il Cardinale raccomandò loro quelle donne come sè stesso; -ed essi di buon grado e con larga liberalità le provvidero di vitto -e di vestito. A quell'uomo poi, per cui stratagemma quelle donne non -ebbero mozzo il naso, i Trevigiani perdonarono, e gli lasciarono la -vita, anzi lo beneficarono assai, chè ben lo meritava, perchè spesso -aveva distolto Alberico e i suoi da molte tristizie, di cui avevano -concepito il pensiero. Nell'altra Marca poi signoreggiò Ezzelino, -fratello di questo Alberico, come anche in Padova, Vicenza e Verona. -Fu costui un membro del diavolo e figlio dell'iniquità; e un giorno -nel campo di S. Giorgio in Verona, dove talvolta io sono andato, fece -bruciare undicimila Padovani in un ampio edifizio, nel quale li teneva -a' ceppi in carcere; e mentre bruciavano, faceva, cantando attorno a -loro, un torneo co' suoi cavalieri. Veramente fu egli il peggior uomo -che si trovasse sulla faccia della terra; nè un sì pessimo credo siavi -mai stato dal principio del mondo sino a noi. Tutti tremavano al suo -cospetto, come trema un giunco nell'acqua corrente. E n'avevano ben -d'onde; poichè chi era vivo oggi, non era al sicuro d'esserlo ancora -all'indomani. Per piacere ad Ezzelino, si era arrivati al punto che -un padre cercava la morte d'un figlio, un figlio quella del padre, -o d'altro parente; e sterminò tutti i maggiorenti, i migliori, i più -potenti, i più ricchi e i più nobili della Marca Trivigiana. Castrava -le mogli altrui, e co' figli e colle figlie le cacciava in prigione, -e ve le lasciava morire di fame e di dolore. Fece trarre a morte molti -religiosi, e molti li tenne lungamente nelle carceri, tanto dell'Ordine -dei frati Minori e Predicatori, che d'altri Ordini....... Pari a lui -per feroce atrocità non furono nè Decio, nè Nerone, nè Diocleziano, -nè Massimiano; e nemmeno Erode ed Antioco, che furono i più crudeli -mostri del mondo. Veramente questi due fratelli furono due demonii, -per ciascun de' quali io potrei scrivere un grosso volume, se avessi -tempo, e non mi mancasse la pergamena. Alberico però sul punto di morte -fu tocco dal pentimento; nel che si mostrò grandissima la misericordia -di Dio, stendendo in morte le braccia anche a uomo tanto brutale; ma -Ezzelino non s'è mai convertito a Dio. Ad Ezzelino successe nella -Signoria di Verona un tal Mastino, Veronese, che fu poi ucciso da -assassini. E il Conte di S. Bonifacio, a cui era devoluta la Signoria -di Verona, andava vagando pel mondo, come io ho veduto; ed era tutto -del partito della Chiesa, buon uomo, santo, saggio, onesto, d'animo -forte, prode dell'armi e dotto nell'arte della guerra. Suo padre aveva -nome Guicciardo, egli Lodovico, e il figlio maggiore, Vinciguerra. -A Rimini signoreggiò il Malatesta, che s'attenne sempre fidissimo al -partito della Chiesa. La Signoria di Forlì la ebbe in mano il Conte -Guido da Montefeltro, che era un battagliero possente e dotto nell'arte -della guerra, e non poche vittorie sui Bolognesi, che parteggiavano -per la Chiesa, riportò, quand'ebbe a trovarsi loro di fronte. Molti -anni in tempo di grossa guerra tenne la Signoria di Forlì, ma in fine -si esaurirono le forze sue e de' Forlivesi, quando Papa Martino IV si -intromise in quella lotta con pertinace ed irremovibile proponimento di -entrare vittorioso in quella città. Per cui, venuto Legato in Romagna -Bernardo Cardinale della Corte romana, ed i Forlivesi datisi a lui, -mandò a confino il Conte Guido di Montefeltro, prima a Chioggia, poi -in Lombardia, ad Asti, ed obbedì sommessamente. A Ravenna dominò, -di parte della Chiesa, Paolo Traversari, nobiluomo, ricco, potente -e saggio; di parte dell'Impero, un certo Anastasio. Poi, dopo Paolo -Traversari, dominò in Ravenna Tomaso Fogliari di Reggio, fatto da Papa -Innocenzo IV Conte delle Romagne, perchè era suo parente; ed ebbe -moglie una nipote di Paolo Traversari, figlia d'un figlio, di nome -Traversaria, legittimata dal Papa perchè potesse ereditare. La sposò -poi, dopo la morte di Tomaso, Stefano, figlio del Re d'Ungheria, che -assunse la Signoria di Ravenna. Dopo la morte di lui venne di Puglia -un certo Guglielmotto, che conduceva seco una donna, e diceva che -era sua moglie e figlia di Paolo Traversari Ravennate, la quale era -in Puglia come ostaggio dell'Imperatore. E signoreggiò molti anni, -ed ebbe integralmente tutte le possessioni di Paolo Traversari: ma -fu creduto che tutto fosse un'ingannevole e frodolenta finzione sì -dell'uomo che della donna. Ma non era di parte della Chiesa, e quindi -fu espulso in una colla moglie da Ravenna, e spogliato di tutti i beni, -che aveva occupato. A Faenza signoreggiarono gli Alberghetti, chiamati -anche Manfredi, di parte della Chiesa, principale de' quali Ugolino -Buzola, e suo figlio, frate Alberico dell'Ordine dei Gaudenti; di parte -dell'Impero, signoreggiò Accarisio e suo figlio Guido di Accarisio. -Il partito poi della Chiesa in Faenza prendeva nome dai Zambrasi, e -non erano che in due di quella famiglia, cioè frate Zambrasino, che -fu, ed è, dell'Ordine de' frati Gaudenti, e Tebaldello di lui fratello -illegittimo, che godeva molta stima, essendo uomo forte, bello, -ed anche ricco, perchè Zambrasino, unico erede, quale figlio solo -legittimo, volle dividere con lui a parti eguali il patrimonio paterno. -Costui fu due volte traditore della sua città di Faenza. La prima -volta la pose in mano ai Forlivesi, e in quel tempo abitava io appunto -a Forlì; la seconda, restituilla alla Chiesa; ma poco dopo morì nella -fossa della città, affogato col suo cavallo e molte altre persone. In -Imola, i principali partigiani della Chiesa erano i Nurduli; e capo del -partito imperiale, Ugucione dei Binicli, cui Re Carlo fece prigioniero -nella guerra contro il Principe Manfredi, e gli fece tagliar la testa. -A lui succedette in Imola suo fratello Giovanni de' Binicli; ma nella -parte montuosa della provincia signoreggiava Pietro Pagano, di parte -imperiale, e risiedeva in un castello, che si chiamava Susinana[162]; -ed era personaggio magnanimo, di singolare reputazione e rinomanza, -e dotto nell'arte della guerra. Aveva moglie una buona donna di nome -Diana, ed una buona sorella di nome Galla Placidia, che erano ambedue -mie divote. In Alconio signoreggiava il Conte Bernardo, magnifico -Signore e potente, partigiano della Chiesa. Il Conte Rugiero di -Bagnacavallo, di parte imperiale, dominava in Ravenna; ed era sagace, -furbo, astuto, ed una volpe frodolenta e di tutti i colori. Questi fu -mio famigliare; aveva una figlia unica, nè ebbe maschi, e in sul morire -disse che la voleva maritare con uno che sostenesse risolutamente gli -imperiali. E frate Gherardino Gualengo avendogli detto che quello non -era tempo di scherzare, rispose: Perchè? Non sono io un uomo? Ed il -frate di rimando: Voi siete bene un uomo; ma in punto di morte dovete -perdonare a tutti, nè parteggiare per nessuno, ma pensare solo a Dio, -come dice il Profeta: _O Signore, parte della mia eredità, e del mio -calice; tu sei quello che restituirà a me la mia eredità_. Parimente in -Romagna, di parte dell'Impero, fu grande il Conte Taddeo Boncompagni. -Questi era avanti in età, ed entrò nell'Ordine de' frati Minori. -Anche Giacomo di Bernardo parteggiò un tempo per l'Impero; ma dopo che -l'Imperatore fece tagliare la testa al figlio di lui, passò al partito -della Chiesa, e poi si fece frate dell'Ordine de' Minori. E tanto in -Romagna che in Lombardia molti ve ne furono di nobili e potenti, sì -di parte della Chiesa che dell'Impero, che sarebbero degni di essere -ricordati, se fossero stati buoni e amanti di Dio, e di sè stessi. Così -in Bologna per la Chiesa hanno signoreggiato i Geremei; e per l'Impero -i Lambertazzi, tra' quali fu principale Castellano di Andalò, che -poi morì miseramente, perchè i Bolognesi partigiani della Chiesa, in -occasione di una guerra intestina, lo presero e lo cacciarono tra ceppi -nelle carceri del palazzo del Comune. Ed i Geremei espulsero da Bologna -i Lambertazzi, che andarono in quel tempo a dimorare a Faenza; d'onde -furono poi cacciati, quando Tebaldello la rimise in mano al partito -della Chiesa. Questa città, cioè Bologna, fu l'ultima a bere il calice -dell'ira di Dio, e ne ingollò fino alla feccia, affinchè, restando -illesa, non si vantasse di essere sempre stata giusta e non insultasse -alle altre città, che avevano già trangugiato il calice dell'ira, -anzi del furore dello sdegno di Dio; giacchè dentro di essa vi erano -assassini, nè si imponeva a loro.......... In Cremona, que' che -parteggiavano per la Chiesa si chiamavano Cappellini, o Cappelletti; -que' che tenevano per l'Impero, si nominavano Barbarasi. Ho letto -più volte, cioè nè una nè due soltanto, nel pontificale di Ravenna: -_Verranno i Barbarasi; incrudeliranno assai_; ed è incerto se si abbia -da riferire ai presenti, o ai futuri. Tuttavia i presenti incrudelirono -assai quando chiamarono l'Imperatore in Lombardia ed a Cremona, e -da Cremona espulsero quelli che tenevano le parti della Chiesa; e -l'Imperatore col loro aiuto tenne viva in Lombardia una lunga guerra. -Di che si moltiplicarono i mali sulla terra; nè è finita ancora, nè -parne vicina la fine. In Parma, dopo la distruzione di Vittoria e la -fuga dell'Imperatore, chiunque non aderiva saldamente al partito della -Chiesa si chiamava di Malafucina, cioè di cattiva fabbrica, così detti -perchè spacciavano monete false; ma siccome v'ha differenza da bue a -bue, così si conosceva......... Parimente quelli che tenevano allora -le parti dell'Impero non potevano ristarsi dal parlare del proprio -partito, e così si conoscevano da ciò che dicevano. - -In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito imperiale, che -risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono i loro concittadini di parte -della Chiesa che per amore di Dio, e della beata Vergine gloriosa, -li accogliessero in città, poichè, essendo morto l'Imperatore, -desideravano riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono -ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma quando videro -le loro case atterrate (si noti che eglino altrettanto avevano fatto -ai partigiani della Chiesa, allora che anch'essi furono espulsi) -cominciarono a voler contendere, trattar da pari a pari, e insultare -il partito della Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva -in mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si proposero -di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto aspirava ed ogni sua -cura rivolgeva, e volevano mandare in bando sino all'ultimo tutti -i partigiani della Chiesa, e ridurli siffattamente al nulla che non -potessero mai più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta -a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare come giunchi -nell'acqua, ed a nascondere le cose che s'avevano più care. Ed io -pure nascosi i miei libri, poichè in quel tempo io dimorava a Parma; -e molti Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già a -partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino, arrivando, -li incogliesse nella rete, rapisse loro ogni bene, e li costringesse -di forza al bando. Quando dunque cominciò a diffondersi in Parma la -voce che il Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde -si vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi, (ed -il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato di impadronirsi -prima di Colorno e di Borgo S. Donnino, come realmente fece; sia per -entrare in Parma con maggiore trionfo; sia, perchè, occupate quelle due -posizioni, i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero voluto -fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi; e così avrebbero -essi ricevuto scacco matto, essi che s'erano allevato il serpente in -seno) ecco d'improvviso sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò -di Ponte, tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine -de' Templarii[163]. Costui era un sartore, e si chiamava Giovanni -Barisello, ed era figlio d'un contadino della famiglia Tebaldi, di -que' contadini che i Parmigiani chiamano mezzadri. E, presa in mano -una croce e il libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case -di coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero -a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li faceva giurare di -obbedire alle leggi del Papa e aderire al partito della Chiesa. Egli -aveva seguaci un cinquecento uomini in armi, che l'avevano fatto loro -Capitano, e lo seguivano come fosse un principe o un condottiero. -E molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle leggi -del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa; -parte de' quali lo fecero con sincerità, e parte per il timore, che -li incoglieva, al vedersi tanta gente armata alla porta della casa. -Quelli poi che non avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla -chetichella se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare in Borgo S. -Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma discordia tra cittadini, -chi fuggiva trovava sempre quel castello aperto; ed i Borghigiani -esultavano sempre delle discordie che s'accendevano in Parma, e -l'esultanza loro sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al -suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di buon occhio la -città di Parma; anzi, quando Parma era in guerra, in Borgo S. Donnino -si raccoglievano tutti gli assassini di Lombardia, ove erano di buon -grado ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure i Parmigiani -avevano fatto ai Borghigiani i seguenti benefici, come ho visto io co' -miei occhi, chè ivi ho abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno -l'Italia fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne, ed -Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi e da quelli de' -loro alleati che si trovavano al campo). Il primo beneficio fu che -ogni anno mandavano loro un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne -pagavano la metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che -è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano andare -al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione alcuna da parte de' -Parmigiani; e così Borgo S. Donnino aveva il concorso d'un territorio -di dieci miglia, appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani -restava la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani -accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o i Cremonesi, o -chicchè altri fosse, moveva loro guerra. Quarto, che quantunque in -Borgo non vi fossero che due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i -Verzoli, mentre le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli, -pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito le loro nobili -donzelle; il che non era poco onore. Io credo d'averne vedute quivi -di donne Parmigiane ben venti, che vestivano pelliccie di vaio[164], -o stoffe di colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per -loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani; epperciò -questi, e a gran ragione, quando se ne presentò l'occasione opportuna, -distrussero Borgo S. Donnino...... Girando dunque Giovanni Barisello -per Parma a intimare di prendere giuramento alle persone sospette, -arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava in Cò di -Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso; e, chiamatolo fuori di -casa, gli impose di giurare subito, senza indugio, e di abbracciare -il partito della Chiesa, se volesse aver salva la vita, altrimenti -partisse da Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi era -di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore molte Podesterie). -Or egli veduta tanta radunata di gente, che esigeva tale giuramento, -e lo minacciava del bando, fece secondo il consiglio del Savio ne' -Proverbii 22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma gli -scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò dunque e disse: Giuro -di stare ed obbedire agli ordini del romano Pontefice, e di aderire -al partito della Chiesa per tutta la mia vita, a scorno di quel -partito, di cui nessun altro più miserabile e più abbietto si trova -sotto il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito, cioè -a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato, e lo lasciavano -tanto vituperosamente conculcare dagli avversari. E gli ecclesiastici -Parmigiani lo amarono...... Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero -tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne vennero a capo, -perchè il Pallavicino e que' Parmigiani di parte imperiale che erano -profughi dalla città l'occuparono e lo tenevano sotto buona guardia. -Quel castello era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse, -che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno lo ripresero -prestissimo, e molti imperiali vi caddero morti di spada, tra quali -Francesco figlio di Giovanni Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e -Manfredino da Cànoli[165] di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto -Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena, ed era -di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe vinto in bellezza -Assalonne figlio di Davide. Molti altri, e degni di essere ricordati, -morirono, ma per ragione di brevità corro innanzi, e mi affretto -a dir d'altro. Il Pallavicino perciò depose il pensiero di correre -su Parma, perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli -intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie, e quindi -si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino ciò che il Savio dice -ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello fu il povero e saggio uomo -che si trovò in Parma, e per virtù della sua saggezza si mantenne -libera la città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi -riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo ricambiarono. -Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono; poi, gli diedero -moglie una nobil donzella, che era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo -nominarono consigliere perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia -e attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero -facoltà di poter sempre fare adunata di gente in armi, di condurla -seco, e di apporre alla compagnia il suo nome, purchè avesse per -iscopo l'onore e l'utilità della città e del Comune di Parma. Questa -compagnia di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese, -che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da Rosa[166], che si chiama -anche da Sassuolo, come si chiama suo padre, per mostrarsi premuroso -dell'onore de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani -si denominassero da tal uomo e da tal nome. E tanto zelo provenne -dall'amore che Parmigiani e Modenesi si hanno scambievole, intimo e -caldo. Manfredino adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a' -fatti suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di uomini -d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo egli Podestà di -Parma, voleva governare la città a suo talento. E Barisello ubbidì -sommessamente; e il giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò -alla sua bottega, e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a -cucire vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà era un mio -conoscente, e sua madre e sua moglie erano mie divote. Nulla ostante -i Parmigiani usarono sempre deferenza a Giovanni Barisello, e fu -sempre tenuto in considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione. -In processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia S. -Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra Santa, avendo udito -che i Parmigiani erano prodi guerrieri e suoi amici, e sempre pronti -ad aiutare la Chiesa, mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio -e della santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse dalla -croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto; e bramava che in -tale compagnia si fondessero tutte le altre che vi fossero in Parma, -e che stessero sempre pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno. -Ed i Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi la -compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte al quaderno che -registrava i nomi degli ascritti, segnarono a lettere d'oro il nome -di Re Carlo, proclamandolo loro Capitano, primicerio, principe, -condottiero, compagno, Re e trionfatore magnifico. E se in Parma, -chi non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli che vi -sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno le api, a difesa -del consocio, e si aiutano reciprocamente, e subito corrono alla casa -dell'offensore e la smantellano radicalmente, sicchè non se ne vede -più pietra su pietra. Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia -vivono in continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene -mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La quale perciò crebbe -numerosissima. Ed ora i Parmigiani non sono più denominati da Giovanni -Barisello, ma da Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo, -a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia. - -E, giacchè la nostra penna scrive ancora di Parma, resta che parliamo -dei Pallavicini. Eglino hanno il titolo di Marchesi, ed elessero -per soggiorno il territorio di Parma e di Piacenza. Nella diocesi -Piacentina, sui confini di quella di Parma, hanno due castelli, -quello di Pellegrino[167], in cui abitò Uberto Pallavicini (che fu -bell'uomo e sollazzevole e compositore di canzoni, e lasciò parecchi -figli), e il castello di Scipione[168], presso Borgo S. Donnino, a -cinque miglia. In questo castello abitò Manfredo, fratello germano del -sunnominato Pallavicini, che fu padre di sette figli, quattro maschi -e tre femmine, leggiadrissime donzelle, nobilmente maritate in varie -parti del mondo. La moglie di lui, e madre di cotestoro, fu Clara dei -Conti di Lomello[169], avvenentissima donna, saggissima e sollazzevole. -Primogenito dei detti figli fu Guglielmo, bell'uomo e amante della -quiete, come suo padre; restò sempre in concordia coi Parmigiani, e -abitava in Parma. Moglie sua era Costanza di Azzone Marchese d'Este, -nè da essa potè aver prole; ebbe altri due mariti, ma non figliò mai. -Manfredo poi aveva un bel palazzo in Parma, ch'io ho veduto, presso -la piazza del Comune, ove sorgeva una volta il palazzo de' Pagani; -ma in tempo di guerra, i Parmigiani rasero al suolo l'uno e l'altro, -ed i beccai vi eressero un macello. Ora....... vi è la piazza del -Comune. Questo Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso. Amava i -religiosi e le loro Regole, e specialmente i frati Minori, e a tutti -i conventi regalava in abbondanza il sale; essendochè possedeva, -vicini al castello di Scipione, molti pozzi di acque salse, d'onde -s'è arricchito e fatto grande. Il secondogenito era Enrico, guerriero -dotto nell'arte, e credo che se fosse campato più a lungo, avrebbe -ridotta sotto la sua dominazione tutta la Lombardia; giacchè si può -dire di lui quello che de' Macabei ecc. Questa conquista la tentò -un tempo anche il Marchese di Monferrato, che cadde poi ucciso nella -guerra contro Re Carlo, combattendo egregiamente e coraggiosamente, -come addetto, quale principe e condottiero, all'esercito di Manfredi, -figlio di Federico Imperatore deposto. Il terzogenito fu Uberto, pari -in tutto al precedente, sicchè quanto è detto a lode di quello, si può -ripetere di questo[170]. _E n'ebbe molte prove il Marchese Guglielmo di -Monferrato, che non poteva mai uscire da' suoi fortilizii, perchè era -in guerra con suo zio, Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in -Cremona, e dava a questo suo nipote trecento militi spesati affinchè -guerreggiasse validamente contro il Marchese di Monferrato._ Causa -di queste guerre erano le città di Alessandria e Tortona, di cui, -ciascuno de' due Marchesi, voleva il dominio. Questi fu ucciso dai -Piacentini presso il castello di Fiorenzuola[171], una volta che era -andato a predare in su quel di Piacenza insieme ai Parmigiani di parte -imperiale. E questa depredazione la faceva quantunque non vi fosse -guerra tra lui e quelli a cui portava via la rapina fatta; ma finì col -perdere il bottino, la battaglia e la vita. Quarto ed ultimo figlio di -lui era Guidotto, che vive tuttora, ed è uno dei grandi della Corte -di Spagna. Uberto Pallavicino dunque, che signoreggiò in Cremona, fu -fratello germano dei sunnominati, cioè del Pallavicini da Pellegrino, -e di Manfredo da Scipione. Egli ebbe due castelli nella diocesi di -Piacenza, cioè Landasio[172] e Ghisaleggio[173]; ma siccome di costui -abbiamo parlato abbastanza più sopra, qui non occorre parlarne. Fu -di animo grande, e gonfiava la cupidigia sino a voler occupare tutto -il mondo. Il padre di questi tre fu detto il Pallavicino, che ebbe -due fratelli germani, cioè Marchesopolo e Rubino, che abitarono in -Soragna, Villa fertile della diocesi di Parma, distante cinque miglia -a settentrione di Borgo S. Donnino. Marchesopolo ebbe moglie una -Borgognona, dalla quale non gli nacquero maschi, ma due sole femmine; -alle quali la madre volle porre nomi presi dalla lingua del suo paese -nativo, cioè _Mabelon_ e _Isabelon_, che in lingua lombarda suonano -Mabilia e Isabella. Il padre maritò la primogenita Mabilia, quando io -era ancora nel secolo, cioè prima ch'io entrassi nell'Ordine de' frati -Minori, l'anno 1238, e venne da Soragna a Parma, e ospitò nella casa di -quei da Colorno, accanto alla Chiesa di S. Paolo. Le furono assegnate -in dote mille lire imperiali, e sposò Azzone Marchese d'Este, che era -buon uomo, cortese, umile, dolce, pacifico e mio amico; ed una volta -gli lessi l'esposizione dell'Abbate Gioachimo, intorno ai doveri di -Isaia; ed era solo con me sotto ad un fico, e nosco un altro frate -Minore. Donna Mabilia anch'essa fu mia divota, come la fu anche di -tutti i religiosi, specialmente frati Minori, dai quali si confessava, -e recitava sempre il loro ufficio ecclesiastico, ed è sepolta presso -suo marito e riposa in pace nel convento de' Minori presso Ferrara. In -vita sua fece molto di bene, e alla sua morte fece distribuire molte -limosine, e lasciò ai poveri parte dei possedimenti, che il padre -le aveva lasciati in Soragna. Io abitai sette anni in Ferrara, dove -abitava anch'ella. Fu bella donna, saggia, clemente, benigna, cortese, -onesta, pia, umile, paziente, pacifica, e sempre divota a Dio. Aveva -un fornello in luogo appartato del suo palazzo, come ho visto io co' -miei occhi, ed essa stessa distillava l'acqua di rose, e la dava ai -malati; e perciò i medici ivi residenti ed i farmacisti l'avevano in -uggia; ma essa non s'impensieriva di loro, purchè soccorresse i malati -e facesse opera meritevole al cospetto di Dio. Visse molti anni col -marito, e non ebbe mai figli; dopo la morte poi del marito si fece -fare una casa presso il convento dei frati Minori di Ferrara, e in -quella abitò in sua vedovanza, finchè fu sepolta, come s'è già detto, -accanto a suo marito nel convento de' frati Minori di Ferrara; e la -sua anima per la grazia di Dio riposi in pace, che fu buona donna. -Dopo la morte del Marchese però venne a Parma, e la vidi, e udii da -lei che ne provava mirabile consolazione, perchè si trovava presso il -convento dei frati Minori, e presso la chiesa della Vergine gloriosa. -Non conobbi mai altra donna, che quanto questa si assomigliasse alla -Contessa Metilde, per quanto di essa si legge. Veramente, per me, tre -sono le donne ammirabilissime, che forse da altri non sono tenute -in molta reputazione; e sono: Elena, madre di Costantino; Galla -Placidia, madre di Valentiniano; e la Contessa Matilde. Marchesopolo -poi, dopo che ebbe maritata Mabilia, andò in Romanìa, ove si diede -a perseguitare i Greci, li aggrediva, li catturava e uccideva, come -Davide i Filistei. Altrettanto faceva Marchesopolo coi Greci, onde con -insidie ingegnosamente tese fu dai Greci ucciso in casa sua; perocchè -tutto cede alla potenza dell'oro. Egli aveva maritata la sua seconda -figlia Isabella ad un ricco, nobile e potente di Romanìa. Essa era -bella donna e saggia, ma zoppa e sterile; e dopo la morte del marito -le restò il castello di Bonicea, che ella con accorgimento, coraggio -e cautela seppe difendere contro i Greci. Il motivo poi della partenza -di Marchesopolo da Parma si dice sia questo: Che essendo egli nobile, -e di cuore magnanimo, lo moveva a sdegno e sopportava di mal animo che -un popolano qualunque, borghese o campagnuolo che fosse, mandandogli -a casa un usciere in berretto rosso, lo potesse citare al palazzo -del Comune e chiamarlo in giudizio. Suo fratello Rubino abitò in -Soragna, ed ebbe in moglie Ermengarda da Palù, sorella di Guidotto de' -Canini, che era bella donna, ma lasciva. Ebbe cinque maschi e cinque -femmine. La prima di nome Mabilia, bellissima (e qualche volta la -ho confessata). Uberto Pallavicino la maritò a Pontremoli, sperando -così di ridurre in suo dominio quella Terra. Rubino era vecchio -carico d'anni, quando l'anno in cui imperversò quella mortalissima -pestilenza preaccennata, cioè nel 1249, e che Ezzelino da Romano fu -fatto prigioniero in guerra, mi mandò a chiamare, si confessò da me, -aggiustò i conti dell'anima sua, e morì in una lodevole vecchiaia, -passando da questo mondo in grembo a Dio. Sua moglie poi si rimaritò -e prese Egidio Scorza; poscia precipitò da un solaio e ne fu morta e -sepolta. Altri Pallavicini ancora abitavano nella diocesi di Parma, -in una Terra che si chiama Varano[174], bel paese tra Medesano[175], -Miano[176], Costamezzana, e Borgo S. Donnino. Ve ne sono ivi -moltissimi, ricchi, potenti, cortesi, pacifici; stanno sempre di buon -accordo coi Parmigiani, perchè sono anch'essi cittadini di Parma. Uno -di loro era quel Delfino Pallavicini, che l'anno 1238 fa Podestà di -Reggio e fece fare duecento braccia delle mura della città, di seguito -a quella già fatta, come ogni Podestà aveva obbligo di fare ogni anno. -Tanto basti aver detto dei Pallavicini. In Verona, come s'è detto, -dopo la morte di Ezzelino da Romano, signoreggiò Mastino, morto da -alcuni Veronesi forti e pugilatori, per la speranza di avere dopo lui -la signoria di Verona. Ma s'ingannarono, perchè a lui succedette suo -fratello germano, Alberto dalla Scala, che vendicò il fratello colla -morte degli uccisori di lui. Questi vive tuttora, ed ha in mano la -signoria, ed è amato dai Veronesi, perchè si comporta bene. È persona -accostevole, fa giustizia, ama i poveri, come faceva suo fratello; pur -tuttavia è Podestà altra persona. In Imola, que' che tengono le parti -della Chiesa si chiamano Bricci; quelli che parteggiano per l'Impero, -Mèndoli. Ma il partito imperiale in Imola è spento; e il partito della -Chiesa, per invidia ed ambizione, s'è diviso in due campi, perchè gli -Audaci vogliono in mano il potere, come prima lo avevano quelli che si -chiamavano Nurduli. Questa maledetta discordia s'è già infiltrata in -Modena, e comincia a far capolino in Reggio. Dio voglia che non metta -radici in Parma, di che già si comincia a temere..... Ora passiamo a -parlare della Toscana, e spediamoci lesti; poichè molto di altro resta -che non deve essere taciuto. Le due più nobili città della Toscana -sono, a parer mio, Firenze e Pisa. A Pisa hanno tenuto signoria Conti -e Vice-Conti; ed i Pisani furono molto attaccati all'Impero; e, come in -Lombardia i Cremonesi avevano impugnate le armi a sostegno dell'Impero -così avevan fatto i Pisani in Toscana. A Firenze poi per parte della -Chiesa hanno tenuta la signoria i Guelfi; per parte dell'Impero i -Ghibellini; e da queste due fazioni hanno preso nome tutti i partiti -in Toscana; e sussistono tuttora. E gli uni e gli altri bevvero del -calice dell'ira di Dio, e ne ingollarono sino alla feccia; e chi se la -passò meno male, non può vantarsi d'aver in tutto declinata la spada -dello sdegno e della vendetta divina; perchè se eglino provocarono -scissure e divisioni nelle loro città, anch'essi furono divisi tra loro -dall'ira del volto di Dio..... Quanto vero sia ciò che dico, lo videro -i miei occhi, e gli occhi di moltissimi altri; ma sopratutto coloro -che ne fecero sui loro corpi esperienza. Pertanto tutte le suaccennate -fazioni, scissure, divisioni e maledizioni, tanto in Toscana che in -Lombardia, in Romagna, nella Marca d'Ancona, nella Marca Trivigiana -e in tutta Italia, le provocò quel Federico che si chiamò Imperatore: -e perciò fu a piena ragione punito, e la mano di Dio aggravò i colpi -su tutti i peccati di lui, percuotendolo nell'anima e nel corpo; -e i Principi del suo regno, che aveva tolti dal nulla ed esaltati -dalla polve, gli diedero il calcio, non gli tennero fede, anzi lo -tradirono..... «Non è prudenza in lui» cioè in Federico, quantunque -si vantasse tanto prudente. Così lo trattarono i tirannelli suoi, di -cui abbiam fatto menzione più sopra; ma anch'essi ricevettero il colpo -della vendetta, non perchè spodestarono Federico, che riconobbero per -malvagio, ma perchè anch'essi peccarono di molto. Conobbi quasi tutti -quelli che ho nominato, e in breve tempo disparvero dal mondo, e i -più terminarono malamente la loro vita, _perchè folleggiarono_ _in -vanità_..... Or resta da parlare dei Legati che la Corte Romana mandò -ai nostri giorni in Lombardia. Primo de' quali fu Ugolino, Cardinale -dell'Ordine dei Minori, cioè governatore, protettore e censore della -Frateria e della Regola del beato Francesco, del quale egli era stato -intimo amico, e che poscia diventò Papa Gregorio IX. Fece molte buone -cose, delle quali parleremo più innanzi ampiamente. Il secondo fu -Rainaldo Vescovo di Ostia, anch'egli Cardinale dell'Ordine de' Minori, -come è stato detto altrove, e che diventò poi Papa Alessandro IV. E -quando era Legato in Lombardia aveva seco come Vice-Legato il Cardinale -Tomaso, che era di Capua. Papa Gregorio IX summenzionato compose ad -onore del beato Francesco un inno: _Dal ciel discese un figlio_; ed un -responsorio: _Dal granaio della povertà_; ed una prosa: _Ultima testa -del Dragone_, ed un'altra prosa per la passione di Cristo: _Piangete, -anime dei fedeli_; e, ad istanza de' frati Minori, nominò Cardinale -Rainaldo, che fu poi Papa Alessandro IV; il quale Papa Alessandro -canonizzò santa Chiara, e compose gli inni e le collette di lei. Il -Cardinal Tomaso, che era di Capua, fu il più bello scrittore della -Corte, e dettò quella lettera, che il sommo Pontefice mandò a Federico -Imperatore spodestato, rimproverando lui de' molti e svariati eccessi, -e giustificando se stesso e la Chiesa romana delle accuse che le erano -mosse, e rammentogli i servigi e i benefici, che la Chiesa gli aveva -conferiti. E la lettera cominciava così: _Viva impressione fece la -nostra lettera sull'animo tuo, come hai scritto; ma più viva ancora -la fece sull'animo nostro la lettera tua_. Compose anche ad onore del -beato Francesco l'inno: _Tra i celesti cori_; e l'altro: _Splendore -de' costumi_; ed il responsorio: _Spica della carne_; e parimente fece -quella sequenza per la Beata Vergine, che comincia: _La Vergine che -figlia si rallegri_. E ne fece la composizione letteraria soltanto; la -musica per canto la fece, a sua preghiera, frate Enrico da Pisa, che -fu mio custode e maestro di canto. Il contraccanto lo compose fra Vita -da Lucca, dell'Ordine de' Minori, altro mio maestro di canto. Dopo i -prenominati, venne Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal diacono. -Egli era bello e nobile, cioè uno dei figli di Ubaldino da Mugello -nella diocesi fiorentina. Fu reputato molto partigiano dell'Impero, -ma a difesa del suo onore faceva talvolta qualche cosa a vantaggio -della Chiesa, non dimenticando che questo era il suo mandato. Onde, un -giorno, quando l'Imperatore teneva Parma stretta d'assedio, io, che era -a Lione, interrogato da Guglielmo Fieschi Cardinal diacono, nipote di -Papa Innocenzo IV, che cosa dicevano i Parmigiani del Legato Ottaviano, -risposi: I Parmigiani s'aspettano che sarà traditore di Parma, come lo -fu di Faenza. Allora Guglielmo sclamò: Ah! per Dio non è da credere. -A cui io replicai: Se sia credibile, o non credibile, non so; è certo -che i Parmigiani lo dicono. Bene, bene, soggiunse Guglielmo..... Ma ivi -i presenti erano tanta moltitudine, che l'uno s'innalzava sulle spalle -dell'altro, per udire notizie di Parma. Imperocchè da questo dipendeva -la sorte della Chiesa romana, come in una battaglia, dalla quale l'uno -e l'altro dei contendenti spera vittoria. L'Imperatore era allora già -deposto dall'Impero, e la Corte romana era fuori della sua sede, ed -esulava in Francia, a Lione. E Parma aveva dato di piglio all'armi a -difesa della Chiesa, e si batteva valorosamente, sperando dal cielo -aiuto e vittoria; e Federico Imperatore accanitamente la assediava.... -Avendomi dunque gli astanti udito a sostener tali cose, restarono -ammirati, e l'un l'altro, a mia udita, si dicevano: In vita nostra non -abbiamo mai udito un frate a parlare tanto franco e così sicuro. Ma -esprimevano questi sensi perchè mi vedevano seduto tra il Patriarca -di Costantinopoli e il Cardinale, dal quale io invitato a sedere, -non giudicai conveniente di rifiutare, e tenere in poco conto l'onore -offertomi, e l'accennata ammirazione nasceva anche dall'udirmi parlare -apertamente d'un uomo costituito in sì alta carica, e al cospetto di -tanti cospicui dignitari della Chiesa. Io allora era diacono e di 25 -anni..... Ritornato in Lombardia, ed essendo ancora, dopo molti anni, -Ottaviano Legato a Bologna, io pranzai molte volte con lui; e mi faceva -sempre sedere in capo della sua mensa, sicchè tra me e lui non vi era -che il frate mio compagno, ed egli occupava il terzo posto, contando -dal capo della mensa. In tali circostanze io faceva come insegna il -Savio ne' proverbii 23.º ecc; ed era opportuno regolarsi in quel modo, -perchè tutta la sala del palazzo era gremita di commensali. Eppure ce -n'era per tutti da star bene e in abbondanza, e si mesceva in copia -vino scelto, ed ogni cosa era squisita. Allora cominciai a voler bene -al Cardinale. In seguito poi invitò me e il mio compagno a pranzare con -lui ogni giorno che ne piacesse; ma pensai di stare all'ammaestramento -dell'Ecclesiastico 13.º ecc. Di questo Cardinale corse voce che fosse -figlio di Papa Gregorio IX, forse perchè gli usava speciali deferenze. -Così io ho conosciuta una figlia di questo Cardinale, monaca in un -certo convento, la quale mi invitò, e pregò con molta insistenza, ch'io -fossi devoto a lei, ch'ella voleva essere devota a me; e non sapeva -di chi fosse figlia, e chi fosse suo padre. Ma io il sapeva bene, e le -risposi: io non ti voglio per amica, perchè Pateclo scrive: - - É 'n tedianza cu'no posso parlare: - -e vuol dire che secca l'avere un'amica, a cui l'amico suo non può -parlare, quale sei tu chiusa in un monastero. Ed ella rispose: «Se -non può passare tra noi mutuo colloquio, almeno amiamoci col cuore, e -preghiamo l'uno per l'altro a fine di salvarci»; Giacobbe nell'ultimo -libro. E mi parve che a poco a poco volesse tirarmi a sè, e adescarmi -ad amarla; perciò le dissi: Il beato Arsenio.... Ottaviano fu uomo -sagacissimo. Di fatto facendosi un giorno una solenne processione, un -giocoliere nel momento ch'egli passava, disse a voce sì alta che il -Cardinale udiva: Largo, largo, toglietevi di quà, e lasciate passare -quell'uomo, che fu traditore della Corte Romana, e molte volte ingannò -la Chiesa. Udite il Cardinale queste cose, ordinò sottovoce ad uno -de' suoi di chiudere la bocca al giocoliere con monete, ben sapendo -che tutto cede alla potenza dell'oro. E così si liberò da quella -vessazione. Anzi il giocoliere, intascati i danari, si portò subito su -di un'altra strada, per la quale dovea passare il Cardinale, e ne fece -mille elogi, dicendo che nessun Cardinale meglio di lui aveva la Corte -Romana, e che era veramente degno del papato. Parimente ho udito dire -che, se Papa Innocenzo IV avesse vissuto un po' più, avrebbe deposto -Ottaviano dal cardinalato, perchè era troppo partigiano dell'Impero, e -non trattava con fedeltà gli interessi della Chiesa. Ma egli che sapeva -di non essere nelle grazie del Papa, e che molti cortigiani ed altre -persone lo avevano divulgato, si studiava di far mostra di godere la -confidenza papale. Perciò quando i Cardinali uscivano dal quotidiano -concistoro che il Papa soleva tenere, e andavano affrettandosi ai -loro alberghi, Ottaviano, o in anticamera, o sul passeggio, che era -subito fuori della porta del palazzo del Papa, si fermava a parlare -con qualche chierico sino a tanto che vedeva che i Cardinali se -n'erano andati tutti, sicchè paresse che, di quelli che erano nella -sala del palazzo al cospetto del Papa, egli fosse stato l'ultimo, a -uscire, e con ciò voleva far credere che il Papa l'avesse trattenuto a -confidenziale colloquio per trattare seco di affari importantissimi, -e così tutti lo stimassero il Cardinale più influente in Corte, e il -più potente presso il Papa, e quindi con lui largheggiassero in regali, -come a uomo, che avrebbe potuto giovarli assai negli affari che avevano -col Papa...... In quel tempo che Ottaviano fu Legato in Lombardia, fu -Legato in Lombardia stessa anche Gregorio Montelungo. Egli era una -volta uno dei sette notai della Corte Romana, e fu un antico Legato -di Lombardia. Di fatto quando Ferrara fu tolta dalle mani e dalla -signoria del Salinguerra, vi era presente; e quando l'Imperatore -assediava Parma, era ivi Legato, e alzava la sua tenda sempre di -fronte alla tenda dell'Imperatore. Egli era uomo coraggiosissimo, -dotto nelle armi e aveva composto un libro intitolato: _Della sagacia -nell'arte della guerra_. Sapeva condurre e ordinare le milizie alla -battaglia; sapeva simulare e dissimulare; conosceva quando s'aveva a -star cheti, e quando si dovea irrompere contro il nemico. L'Apostolo -nell'epistola agli Ebrei 5º dice: _Ma il cibo sodo è per li compiuti_ -ecc; de' quali uno era Gregorio da Montelungo, che aveva tanta pratica -di battaglie, che sapeva discernere e quando una battaglia la s'avea -da ingaggiare, e quand'era il momento di finirla..... E così faceva -Gregorio da Montelungo, perchè era dotto nell'arte della guerra, e -sperava ed aspettava la vittoria da Dio; e la ebbe segnalata quando -s'impossessò di Vittoria.......... Anche Vegezio, ne' libri dell'arte -militare a Teodosio Imperatore, insegna mille accorgimenti atti a ben -condurre una battaglia, libri ch'io ho veduti e letti, e sono molto -utili a chi deve sostenere una guerra contro i suoi nemici. Similmente -il Legato Gregorio di Montelungo, quando si trovava in Parma assediata -da Federico, udendo che i Parmigiani mormoravano, perchè non arrivavano -soccorsi contro le astuzie del dragone, cioè di Federico, egli ne -teneva alti gli animi con suoi scaltrimenti. Perciò invitava talora -seco a pranzo alcuni militari dei maggiorenti della città, tra' quali -io fui talora commensale alla sua tavola nel palazzo del Vescovo di -Parma, e mentre si pranzava, ecco arrivare un messo alla porta, che ad -alta voce chiamava e voleva entrare. Allora uno de' famigli del Legato, -a udita di tutti, annunziava al Legato l'arrivo di un nuovo messo. -Egli comandava che subito senza indugio si facesse venire alla sua -presenza; e si presentava un uomo succinto, come in abito da viaggio -di persona che arrivasse da lontano paese, colle scarpe polverose, e -alla cintura la valigia delle lettere; e, prese le lettere, il Legato -comandava che conducessero il messo in disparte a rifocillarsi e -riposare, e che gli imbandissero un buon pasto. Ma il Legato faceva -così per darsi l'aria d'aver compassione della stanchezza del messo, -mentre lo scopo diretto era di impedire che i commensali cercassero -al messo notizie, che poi esso non avrebbe saputo dare, oppure, per -dire qualche cosa, sarebbe caduto in qualche scempiaggine. Nè qui -era finita. Il Legato leggeva le lettere ai commensali, nelle quali -si preavvisava dell'arrivo di soccorsi. Queste cose que' militari -le divulgavano per la città, e il popolo ne faceva le feste, e senza -rincrescimento aspettava. Ma due frati Minori di Milano, cioè frate -Giacomo e frate Gregorio, che stavano permanentemente in casa del -Legato, mi assicurarono che le accennate lettere erano state scritte -la sera antecedente nella camera del Legato. Ma egli, a cautela e con -accorgimento, faceva spesso queste cose per tener vivo lo spirito nel -popolo; e tanto in varii modi tenne alti gli animi de' suoi guerrieri -contro la città di Vittoria edificata da Federico, che la fu presa, -e si completamente rasa al suolo, da non trovarsene più una pietra. È -poi da sapere che l'Imperatore tentò più volte la costanza di Gregorio -con insistenti preghiere, per tirarlo dalla sua, e far seco amicizia, -e gli prometteva di crearlo primo ministro della Corte, sicchè sarebbe -stato secondo dopo lui primo; ma invano Federico s'ingegnava cogli -inganni e colle tentazioni di vincere Gregorio, perchè più facilmente -e più presto si sarebbe fatto deviare dal suo corso il sole (la qual -cosa è creduta impossibile), che corrompere Fabrizio. Così nessuno mai -potè distogliere Gregorio dalla fede data. Questo Legato soleva abitare -o a Milano, o a Parma, o a Ferrara. Ed una volta, ora è già passato -molto tempo, che era a Ferrara, aveva un certo corvo, cui al bisogno -dava in pegno per grosse somme di danaro, e che poi dopo riscattava, -restituendo il danaro ricevuto. Quello era un corvo, che parlava come -un uomo, e si prendeva gabbo di tutti. Di notte sorgeva e chiamava alle -loro stanze gli ospiti forestieri, gridando: Chi vuol venire a Bologna? -Chi vuol venire a Doiolo? Chi vuol venire a Peola? Venga, venga, venga, -presto, presto: sorgete, alzatevi, correte; andiamo, andiamo; alla -barca, alla barca: _voga, voga, arranca, arranca:_ al largo: Timoniere, -prendi la rotta, la rotta. S'alzavano dunque i forestieri novelli, -che non sapevano delle canzonature e delle gabbature di questo corvo, -e colle loro robe e co' bagagli quasi tutta la notte aspettavano in -riva al Po la barca, che li trasportasse ove volevano andare; e non -trovando ivi nessuno restavano tra lo sdegno e la meraviglia di non -sapere da chi fossero stati in tal modo giocati. Così pure questo corvo -era tanto molesto ad un cieco, che quando andava a piedi e a gambe -nude mendicando lungo la riva del Po, gli beccava le calcagna e le -gambe, e poi fuggiva, e, beffandosi del cieco, gli diceva: Or pigliati -questa, or abbiti quest'altra. Ma un dì il povero cieco lo colse col -bastone sull'ala, e disse: Or tocca a te; or tocca a te. E il corvo -rispose: Or tocca a me; or tocca a me. E il cieco: Tienla; prendi la -tua e vanne; i simulatori e gli astuti provocano l'ira di Dio; ti ho -colpito una volta; non sarà necessaria la seconda; va dal medico a -vedere se ti può guarire, giacchè la tua frattura è immedicabile, la -piaga è maligna. Ma il Legato diede in pegno il corvo per danaro, nè -volle più riscattarlo, perchè era ferito. Altrettanto fanno molti, che -licenziano i loro servi quando cominciano a malare. Come fece quello -del 1º dei Re 30º ecc. Operò bene il Centurione, che disse al Signore -Mattia 8º ecc. Così il Legato Gregorio fu un personaggio pari a quello -che descrive l'Ecclesiastico 34º dicendo: _Uomo in molte cose esperto._ -Trattò con fedeltà e con accorgimenti gli interessi della Chiesa, e -meritossi il Patriarcato di Aquileia, e lo tenne molti anni sino alla -morte. Ebbe in un certo luogo un colloquio famigliare con Ezzelino -da Romano, e molti fecero le meraviglie che tali due uomini potessero -avere tra loro un colloquio, stantechè Ezzelino era in fama d'essere -un membro del diavolo, e figlio di Belial, a cui nessuno potesse -parlare; e il Legato si reputava un alto cedro del Libano. Tuttavia è -da sapere che Gregorio di Montelungo patì di podagra, e non fu casto; -ed io ho conosciuto alcuna delle sue amanti. Intorno al raccomandare -la castità a molti chierici secolari..... Così è da sapere di Ezzelino -da Romano che Papa Alessandro IV trattava con lui e lo preparava a -diventare d'un membro del Diavolo un figlio di Dio, e un amico della -Chiesa. Ma due ostacoli si frapposero: 1.º che l'ecclesiastico dice, -7º: _Considera le opere di Dio_ ecc; 2.º che Ezzelino, l'anno 1259, -fu fatto prigioniero di guerra, e l'anno stesso morì e fu sepolto nel -castello di Soncino[177], nella diocesi di Cremona. L'anno successivo -poi, 1260, appena cominciata la devozione dei flagellanti, morì -Papa Alessandro IV; e fu ordinato di celebrarne l'anniversario nella -vigilia della traslazione del beato Francesco, cioè ai 24 di Maggio. -Dopo Gregorio da Montelungo fu eletto Legato della Sede Apostolica -Filippo, per grazia apostolica e divina, Arcivescovo di Ravenna; -il quale parla ne' seguenti termini della circoscrizione della sua -Legazione in una sua Notificazione: «E perchè non si sollevi alcun -dubbio sulla circoscrizione della nostra Legazione, sappiano tutti che -a noi è pienamente affidato l'ufficio di Legazione nei patriarcati -di Aquileia e di Grado; nelle città, diocesi e provincie di Ragusa, -Milano, Genova, e Ravenna; ed in generale in Lombardia, in Romagna -e nella Marca di Treviso». Questo Legato era oriondo di Toscana, nel -distretto della città di Pistoia; e, povero qual era, andò scolare a -Toledo, volendo imparare l'arte della negromanzia. Assiso un giorno -sotto un porticato di quella città, un soldato gli domandò che -cercasse; ed avendogli esposto che era Lombardo, e il motivo che lo -aveva condotto là, lo presentò ad un maestro togato di quell'arte, -vecchio, bruttissimo, e glielo raccomandò, pregandolo che per amor suo -lo istruisse diligentemente nell'arte che professava. Quel vecchio lo -fece entrare in camera sua, gli porse un libro e gli disse: Quand'io -mi sarò ritirato, tu potrai quì studiare. E partendosene chiuse bene -la porta e la camera. Ma quando questo giovane cominciò a leggere, gli -apparvero demoni sotto varie forme, di sorci, di gatti, di cani, di -porci, e n'era piena la camera, e per la camera quà e là saltellavano -e scorrazzavano. In mezzo a quella scena egli non osò aprir bocca, -quando d'improvviso si trovò fuori della camera seduto in istrada. -E, sopravvenuto il maestro, gli disse: Che fai quì o figlio mio? -Allora egli raccontò al maestro quanto era accaduto, ed il maestro -lo ricondusse dentro ancora, e, come prima, partissene chiudendo -diligentemente la porta. Ma, riprendendo il giovanetto la sua lettura, -eccogli comparire molti garzoncelli e donzellette ballonzolanti per la -camera. E di nuovo non osando dir verbo, si trovò fuori seduto sulla -via. Ciò vedendo il maestro, gli disse: Voi Lombardi non siete fatti -per quest'arte; lasciatela a noi Spagnuoli, che siamo uomini fieri -e simili ai demonii. Tu poi, o figlio, vattene a Parigi, e studia -la divina Scrittura, che puoi diventar grande anche nella Chiesa di -Dio. Andò dunque a Parigi, e studiò, e imparò assai; e, ritornato -in Lombardia, dimorò a Ferrara in casa del Vescovo Garsendino, che -era uno dei figli di Manfredo di Modena, e fratello dell'Abbate di -Pomposa[178]. Diventò poi camerlengo del Vescovo, che, morto, ebbe -un successore, e morto anche il successore, costui fu eletto Vescovo -di Ferrara, e restò molt'anni l'eletto di Ferrara, finchè fu poi -creato Vescovo di Ravenna. E quando Papa Innocenzo IV da Lione venne a -Ferrara, costui ivi...... Fatto dunque Legato l'Arcivescovo di Ravenna -Filippo, si recò a Ferrara nel tempo, in cui i Re sogliono cominciare -le guerre. (Il tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre è il -mese di Maggio, perchè la stagione è serena, ridente, temperata, nella -quale l'usignolo canta quasi sempre, e si trova erba in abbondanza -pe' buoi e pe' cavalli). Venuto a Ferrara convocò tutti gli abitanti -della città e i Padovani fuorusciti, che ivi erano ospiti, e arringò -dalla porta principale della chiesa madre, dedicata a S. Giorgio, -(quella della diocesi poi era dedicata a S. Romano) e vi si trovarono -tutti i religiosi e i popolani, ragazzi e adulti, i quali speravano -di udir parlare della grandezza delle opere di Dio. Anch'io vi era, -e mi trovava a fianco dell'Arcivescovo, e con me, e seduto accanto -a me, vi era Bongiorno Giudeo, che era mio famigliare, e desiderava -anch'egli di udire. Ritto adunque il Legato sulla porta della casa del -Signore, cominciò a parlare a voce alta; e l'arringa fu breve, perchè -poche parole, e molte opere, debbono farsi, quando sono da tradurre -in atto le imprese di cui si parla. Notificò adunque al popolo che -egli era stato fatto Legato dal papa per andare contro Ezzelino da -Romano, e che perciò voleva fare una crociata per riconquistare Padova, -e ricondurre nella loro città i Padovani espulsi; e che chiunque si -facesse inscrivere soldato nell'esercito, che voleva levare per quella -impresa, acquisterebbe l'indulgenza, il perdono e l'assoluzione di -tutti i proprii peccati. E nessuno osi dire: È impossibile che noi -possiamo sconfiggere quell'uomo diabolico, temuto dai diavoli stessi; -perchè ciò non sarà impossibile a Dio, che combatterà per noi. E -aggiunse: Io dico a Voi, ad onore e gloria di Dio onnipotente, e dei -beati Pietro e Paolo di lui Apostoli, nonchè del beato Antonio, che -si venera in Padova, che se anche io non avessi con me che orfani, -pupilli e vedove, e le persone bersagliate da Ezzelino, non mi verrebbe -meno la speranza di riportare vittoria sopra quel membro del diavolo -e figlio dell'iniquità; poichè già le grida della sua iniquità sono -salite al cielo, e dal cielo si roterà la spada contro di lui. Queste -parole del Legato fecero esultare di allegrezza gli ascoltatori; e, -raccolto un esercito, a tempo opportuno marciò all'espugnazione di -Padova, fortemente munita da Ezzelino di mille cinquecento armati, -uomini robusti ed espertissimi della guerra. Ma Ezzelino era altrove, -e temeva tanto di perdere Padova, quanto Iddio teme che cada il cielo, -specialmente perchè era cinta da triplice muraglia, ed aveva fosse ed -acque all'esterno ed all'interno, ed, oltre i soldati, una moltitudine -di popolo; e, per giunta, Ezzelino, anzi che potenti ad espugnare e -prendere quella città, giudicava i suoi nemici, imbelli, senza valore -e senza perizia dell'arte della guerra. Ma in questo esercito vi era un -frate laico dell'Ordine dei Minori, nativo di Padova, di nome Clarello, -da me veduto e conosciuto a fondo, che aveva cuor di leone, e ardeva di -desiderio che i Padovani, profughi già da tanto tempo, fossero rimessi -nella loro città. Questi, riconosciuto che il momento era favorevole, -e sapendo che: «_Dio si vale dei più deboli per umiliare i forti_» si -fece portabandiera dell'esercito, per provare se mai per caso volesse -Iddio per mano di lui salvare tanta gente. Si mise dunque alla testa -dell'esercito, e, trovato un campagnuolo che aveva tre cavalle, gliene -tolse a forza una, e montatala, impugnò una pertica che gli servisse -come di lancia: e cominciò a scorrazzare di quà e di là, e gridare -altamente: Su via, coraggio, soldati di Cristo; su via, coraggio, -soldati del beato Pietro; su via, coraggio, soldati del beato Antonio; -scuotetevi di dosso il timore, e confortatevi in Dio. Non ci volle -di più. Alle parole di lui si inanimò e infiammò tanto la milizia che -si deliberò di seguirlo ovunque andasse. E ripigliava frate Clarello: -Andiamo, andiamo; Addosso, addosso; la salvezza è nelle mani di Dio; -sorga Iddio.......... Andò dunque l'esercito seguendo Clarello che -precedeva e col vessillo in mano e coll'accesa parola infocava gli -animi alla guerra, e campeggiò all'assedio della città. A quelli -poi che eran dentro svegliò Iddio la paura in cuore, e non osarono -resistere. In quell'esercito eravi anche un altro frate Minore, uomo -santo e devoto a Dio, che da secolare era stato ingegnere meccanico di -Ezzelino coll'incarico di costruire macchine, trabucchi, gatti e arieti -per diroccare le città e le castella. Il Legato, stantechè costui non -voleva uscire dall'Ordine, gli comandò, in virtù di santa obbedienza, -di svestire l'abito del beato Francesco, e indossare un vestiario -bianco, e fabbricare un gatto così potente da poter aprire subito le -muraglie della città. Il frate obbedì umilmente, e prestissimo inventò -un gatto, che nella parte anteriore gettava fuoco, e dentro vi stavano -rimpiattati uomini in armi; e così la città fu presa incontanente. -Entrati in città, i partigiani della Chiesa non vollero fare offesa -ad alcuno, nè uccidere, nè imprigionare, nè spogliare, nè rapinare, -ma perdonarono a tutti, e li lasciarono tutti liberamente uscire. -E si tenevano ben felici di potersene partire schivando offese e -catture. Pertanto tutta la città si levò in allegria ed esultanza. -Erano uomini pestiferi quelli che se la svignarono da Padova; erano -distruttori e dissipatori quelli che da Padova fuggirono; e furono -riparatori quelli che vi rientrarono...... E siccome la vittoria -l'ebbero riportata e la città fu presa l'ottava di S. Antonio, perciò -i Padovani festeggiano più solennemente l'ottava che la festa di S. -Antonio. Quindi s'attaglia ottimamente a questo fatto ciò, che si -legge sulla fine del libro di Ester: _Perocchè questo giorno_ ecc. -sino all'ultimo versetto, che parla di cose consimili. Ma così non -cantano i Bolognesi di parte della Chiesa, che non vogliono sentirlo -nominare questo Santo in Bologna, perchè l'anno 1275 furono, appunto -il dì di S. Antonio, dai Bolognesi fuorusciti, cioè dai Lambertazzi, -e dai Faentini, e dai Forlivesi, al ponte di S. Procolo, sconfitti in -battaglia, morti, fugati, fatti prigionieri e incatenati nelle carceri. -E l'anno avanti, cioè nel 1274, gli stessi Lambertazzi furono espulsi -di Bologna dal partito della Chiesa il 1º di Giugno, dopo aver avuto -tra loro guerra civile......... Ed il Legato, che anche prima era uomo -di gran rinomanza e riputazione, dopo la presa della città di Padova, -riacquistò fama che risuonò altissima ed amplissima. Egli molto tempo -prima era stato Legato in Alemagna, allorchè, dopo la deposizione di -Federico, fu eletto Imperatore il Langravio. (Al tempo di quella sua -Legazione vi erano in Alemagna tre provincie, nelle quali dimoravano -alcuni famigerati religiosi, che dato un calcio alle discipline del -loro Ordine, non volevano obbedire ai Ministri. E, andando eglino a -consultare il Legato, li faceva sostenere e consegnare nelle mani de' -Ministri, perchè li giudicassero, e su loro pesasse quella sentenza, -che era conforme agli Statuti dell'Ordine). Or avvenne che il Langravio -morì; ed egli, che era in altra città, udito della morte del Langravio, -e temendo di Corrado figlio di Federico, che faceva tener molto vigili -gli occhi sull'Alemagna, comandò ad uno de' suoi domestici che per -parecchi giorni non aprisse la camera di lui a nessuno, macchinando -egli di fuggire per non restare prigioniero; e con mentito vestiario -e un solo compagno occultamente andò al convento de' frati Minori, e -chiamato il Guardiano in disparte, gli disse: Mi conosci tu? A cui egli -rispose: No. E il Legato ripigliò: Conosco ben io te; e ti comando in -virtù d'obbedienza di tenere in te e non rivelare a nessuno le cose -che ti dirò, sino a che non ne avrai licenza da me; e di non parlare -a nessuno se non in mia presenza, e non in tua lingua tedesca, ma -sempre in latino. Or ti dico che il Langravio è morto, ed io sono il -Legato: darai dunque a me e al mio compagno un abito del tuo Ordine, -e senza indugio ci trafugherai e condurrai in luogo sicuro, chè io -fuggo per non cader prigioniero di Corrado. Questo bastò perchè ogni -cosa fosse subito e di buon grado eseguita. Ma volendolo condurre -fuori di città, trovò una porta chiusa; trovò chiusa la seconda e la -terza. Ma alla terza videro che un cane grosso usciva fuori per un -vano che era sotto tra l'imposta e la soglia, e parve loro di poter -per quello uscire anch'essi. Ma provandovisi, il Legato per la sua -grossezza non poteva sbucare. Allora il Guardiano puntò con un piede -su le natiche del Legato e spingendo lo fece passare. Usciti per quel -pertugio tutti e quattro, presero la via, ed in giornata arrivarono -ad una città, ove era un convento di sessanta frati Minori; dai quali, -interrogato il Guardiano che cercava ospitalità chi fossero quei frati -che conduceva seco, egli rispondeva: Sono Grandi di Lombardia; per amor -di Dio mostratevi con loro liberali e cortesi, fate a loro servizio -e onore a voi; giacchè l'onore non è solo e tutto di quelli a cui si -fa, ma la miglior parte è di chi lo fa, ed è da reputarsi veramente -cortese colui, che di buon animo e con fronte lieta e serena, e senza -speranza di ricambio, è liberale di servigi a persone sconosciute. -Si presentò dunque il Guardiano di quel convento con dieci frati del -convento stesso, e pranzò col Legato e compagni in foresteria con tutta -famigliarità e allegramente, mostrando di ricevere molta consolazione -dalla presenza di quegli ospiti. Or conoscendo il Legato di essere in -sicuro, e di aver sfuggito ogni pericolo, dopo il pranzo diede facoltà -al Guardiano che lo aveva accompagnato di farlo conoscere. Perciò quel -Guardiano forestiere disse ai frati: Sappiate, fratelli carissimi, che -questo frate, col quale avete pranzato, è il Legato del Papa; e l'ho -condotto qui da voi perchè è morto il Langravio, e qui non c'è punto da -temere di Corrado. Nessuno finora ne sapeva nulla, neppure il compagno -mio, che è venuto qui meco. Udendo queste cose i frati, cominciarono a -tremare come giunchi nell'acqua corrente; ma il Legato disse loro: Non -abbiate timore, o frati; io ho conosciuto che voi albergate negli animi -vostri l'amor di Dio; ci serviste con prontezza; ci accoglieste con -festa e cortesia; Iddio ve ne rimeriti. Io era amico dell'Ordine del -beato Francesco, e lo sarò in tutta la mia vita. E di fatto fu così. -Diede ai frati Minori la chiesa di S. Pietro maggiore di Ravenna; ne -concedeva ogni grazia che si domandava, di predicare, di confessare, -di assolvere da tutti i peccati a lui riservati. Aveva una caterva -di servidorame terribile e feroce, ma tutti erano reverenti verso i -frati Minori, come fossero stati gli Apostoli di Cristo, sapendo che -eravamo addentro nelle grazie del loro padrone; ed erano ben quaranta -uomini armati, che aveva sempre seco a guardia della sua persona, e lo -temevano come il diavolo. Ed Ezzelino da Romano era poco più temuto. -Imponeva a' suoi servi severissime punizioni. Di fatto andando un -giorno ad Argenta[179], che è castello arcivescovile, fece legare un -servo con una fune ed immergerlo nell'acqua, e, così legato ad una -barca, lo fece trascinare per le acque delle valli, come se fosse -stato uno storione. E tutto questo perchè s'era dimenticato di portar -seco il sale. Altra volta ne fece legare uno ad una grossa pertica, -e girare come allo spiedo vicinissimo al fuoco. E piangendo gli altri -servi per compassione e per pietà al vedere quel crudele spettacolo, si -rivolse a loro dicendo; A che piangete, o miserabili? e comandò che si -allontanasse dal fuoco; ma ne aveva già avuto spavento e scottature. -Gettò in una prigione legato un suo castaldo di nome Ammanato, -Toscano, per accusa d'aver consumate le rendite di lui, e i sorci lo -rosicchiarono tutto. Molte altre crudeltà commise colle persone del suo -servizio per vendetta, per punizioni e per esempio agli altri. Perciò -Iddio permise che restasse prigioniero di Ezzelino, quando era tuttavia -Legato; e lo teneva sotto buona guardia e lo conduceva seco ovunque -andava per sicurezza che non gli sfuggisse. Però Ezzelino lo trattava -con reverenza e onorificamente, sebbene gli avesse rapita di mano la -città di Padova. Ma Colui che liberò dal carcere Manasse, e lo restituì -nel suo regno, liberò anche costui nel modo che segue. Un certo -Gerardo, banchiere di Reggio, lo cavò dalla prigione di Ezzelino, e -con una fune lo fece calar giù dal solaio, e così nel nome del Signore -evase dalle mani di Ezzelino. Egli poi non fu immemore del beneficio, -o piuttosto del servigio ricevuto, e ne lo ricambiò nominandolo -Cardinale di Ravenna. E a frate Enverardo di Brescia, dell'Ordine de' -Predicatori, e lettore magno, diede il Vescovado di Cesena, perchè -apparteneva alla sua Corte, e fu fatto insieme a lui prigioniero; il -qual frate Enverardo uscì di carcere dopo la morte di Ezzelino, quando -furono scarcerati anche tutti gli altri, che quel maledetto di Ezzelino -teneva prigioni. Questo Arcivescovo aveva due nipoti, cioè Francesco -e Filippo; ma veramente Filippo era suo figlio, ed aveva venticinque o -trent'anni, avvenente e bello come un Assalonne; e Filippo Arcivescovo -di Ravenna e Legato della Chiesa romana lo amava come l'anima sua..... -Chiunque pertanto voleva empir le mani di quei due, poteva avere o -una prebenda, o qualunque altra cosa avesse voluto dall'Arcivescovo; -onde ne diventarono ricchissimi. Ebbe anche una figlia bellissima, cui -volle dare in moglie a Giacomo di Bernardo, ma non la volle, perchè non -era figlia legittima, e poi non voleva in dote beni che erano della -Chiesa, ed anche perchè inclinava dell'animo a farsi frate Minore, -e morire nell'Ordine del beato Francesco, come poi avvenne. Questo -Arcivescovo era poi talora tanto melanconico, triste e furioso e -figlio di Belial, che nessuno gli poteva parlare. A me però fu sempre -benevolo, famigliare, cortese e liberale; e mi regalò quelle reliquie -del beato Eliseo, che erano in S. Maria del Fortico presso Ravenna, nel -monastero di S. Lorenzo, in un'urna di marmo nella cappella reale; ed -io ne portai le ossa principali e più cospicue a Parma, e le collocai -nell'altar maggiore della chiesa dei frati Minori, e vi sono tutt'ora -colla seguente epigrafe, oltre un'altra che vi avevano apposta in -piombo: - - HIC VIRTUTE DEI - PATRIS OSSA MANENT HELYSEI, - QUAE SALIMBENE - DETULIT OSSA BENE - - URNA - DELLE OSSA DEL PADRE ELISEO - DONO SACRO - DELLA PIETÀ DI FRATE SALIMBENE - -Ma non potei avere la testa di Eliseo, perchè gli Eremitani, di abuso, -l'avevano levata, e portata via; e l'Arcivescovo si curava più di -guerra che di religione. Una volta venne a Faenza, quand'era Legato, -dove io pure abitava, e dovendo entrare nel convento di S.ª Chiara, -perchè la Badessa voleva conferire a lungo con lui, mandò cercando -alcuni frati, che, tanto per far tacere la maldicenza, quanto per -onor suo, l'accompagnassero. Credo che nessuno al mondo più di lui -ambisse ricevere dimostrazioni d'onore, e nessuno più di lui sapesse -farla da gran Signore e da Barone, come ho giudicato io stesso, ed ho -udito anche da altri. Andammo dunque, dieci frati, a fargli corteggio -d'onore, e dopo che ci fummo scaldati, (era un sabato di Gennaio, a -buon mattino, festa di S. Timoteo) vestì gli indumenti sacerdotali per -entrare nel monastero coi riguardi dovuti alla decenza e all'onestà. -E, mettendosi un camice che aveva le maniche strette, s'inquietava. -Ed il Vescovo di Faenza gli disse: A me non è stretto, e me l'infilo -nelle braccia comodamente. A cui l'Arcivescovo rispose; Come? È forse -tuo questo camice? È mio, disse il Vescovo. E il mio dov'è dunque? -ripigliò l'Arcivescovo; e si scoprì che uno dei servi l'aveva portato -a Ravenna. In vero, disse l'Arcivescovo, mi meraviglio io stesso della -pazienza, che ho; ma lo punirò poi, giacchè, non essendo quì, non -posso punirlo ora: cosa differita non è perduta. A questo punto io -dissi all'Arcivescovo: Padre, portate pazienza; la pazienza è virtù di -perfezione; e il Savio ne' Proverbii 25.º dice: _Il Principe si piega -con sofferenza, e la lingua dolce rompe l'ossa_. Allora l'Arcivescovo -soggiunse: Il savio ne' Proverbii 23º dice anche: _Chi risparmia la -verga, non vuol bene a suo figlio_. Accortomi che l'Arcivescovo aveva -fermo il proposito di infliggere al servo una punizione, soggiunsi: -Padre, lasciamo questo discorso, e parliamo d'altro. Celebrate, voi, -oggi la messa? E disse: No; voglio che la canti tu. Ed io risposi: -Obbedirò e la canterò. Allora l'Arcivescovo riprese: Volete ch'io vi -predica qualche cosa del Papa futuro? (per la morte di Papa Urbano IV -di Troyes era vacante la cattedra di S. Pietro). Sì, Padre, rispondemmo -in coro, ditene chi sarà il Papa futuro. E disse: Papa Gregorio IX amò -assai l'Ordine del beato Francesco; ora succederà Gregorio X, che amerà -di gran cuore i frati Minori. (E voleva alludere a sè medesimo, perchè -ambiva molto di avere il Papato, e lo sperava anche, sia perchè aveva -molta deferenza pe' frati Minori; sia perchè il maestro in negromanzia -di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande nella -Chiesa di Dio; e gli prestava fede, trovandosi già in eminente grado -collocato; sia perchè i Cardinali erano talvolta discordi nell'elezione -del Pontefice; e più ancora perchè già si buccinava qualche cosa di -lui a questo proposito). Allora io presi la parola e soggiunsi: Padre, -per grazia di Dio sarete voi quel Gregorio X: Voi ne avete prediletti -sin ora; Voi ne porterete ancora più amore per l'avvenire. Ma così -non avvenne; non successe un Gregorio X, sibbene un Clemente IV; nè -l'Arcivescovo di Ravenna ebbe il Papato. Fatte dunque queste ciarle, -l'Arcivescovo, che era anche Legato, soggiunse: I frati che verranno -meco nel monastero saranno tutti quelli che si trovano quì presenti; -de' miei nessuno entrerà, tranne il Vescovo di Faenza, l'Arcidiacono -di Ravenna, e il Podestà di questa Terra. Era allora Podestà di Faenza -Lambertino dei Samaritani, Bolognese, che era figlio di una sorella -della Badessa di Faenza; la quale era nativa di Faenza stessa, e -sapeva, quando le piaceva, col gentile e accorto parlare e co' doni, -cattivarsi il cuore di tutti; ed aveva così allacciato l'animo del -Cardinale Ottaviano che in ogni cosa che gli domandava se lo aveva -favorevole, benevolo e condiscendente. Arrivati alla porta della -chiesa, trovammo ivi un frate converso con un incensiere che mandava -globi di fumo, ed incensato il Legato, questi prese l'incensiere -dalle mani di lui, ed incensò tutti i frati, che entravano in Chiesa, -dicendo: _de lincenso ali frati me: de lincenso ali frati me: de -lincenso ali frati me._ Che era come dire: Incenso i miei frati. Dopo -ci inviammo alla scala, e nel salire, poi nello scendere ed uscire, -si appoggiava a me, in parte per boria, e in parte per bisogno; ed -io lo reggeva a destra, e l'Arcidiacono di Ravenna a sinistra. Nella -chiesa, che non era al piano terreno, si trovò raccolto tutto il -convento di quelle donne, in numero di settantadue; e celebratasi la -messa solennemente, e sbrigati gli affari, e dati i consigli opportuni, -usciti dal monastero, trovammo un buon fuoco. E subito suonò nona; -ed il Legato, mentre svestiva gli abiti pontificali, disse: Vi invito -tutti meco a pranzo. E credo che ben dieci volte in quel suo dialetto -toscano ripetesse _Mo è ve 'nvito, e sì ve renvito._ Che era come dire: -Vi invito a pranzo, e vi prego di non mancare. Erano però que' frati -tanto timidi e in soggezione, che non potei condurne meco che due; -gli altri andarono a pranzare al convento dei frati. Quando arrivai al -palazzo del Vescovo, il Legato mi disse: Oggi è sabato, e il Vescovo e -il Podestà vogliono mangiare di grasso; lasciamoli, e andiamo alla sala -del mio palazzo, chè troveremo imbandito un buon pranzo. Mi condusse -dunque seco, mi fece sedere a tavola accanto a sè, e più volte mi -disse che s'aveva avuto molto per male ch'io non l'avessi onorato di -condurre meco gli altri frati, e che li aveva invitati tutti. Ed io -non aveva coraggio di dirgli che non erano voluti venire; perchè se -ne sarebbe impermalito ancor più; invece io risposi che un'altra volta -avrebbe commensali tutti i frati del convento. Ed egli ci teneva molto -alle dimostrazioni d'onore, che gli si facevano. Anche l'Arcidiacono -venne con noi, ma sedette in disparte alla tavola bassa. Era egli -un mio conoscente ed amico, e mi mandò un regalo. Questo Filippo -Arcivescovo di Ravenna, per ordine di Papa Alessandro IV, poichè di -nuovo correvano voci di invasioni di Tartari, convocò a Concilio in -Ravenna, nella Chiesa Orsiana, che è la Chiesa Arcivescovile, tutti i -Vescovi suoi suffraganei per discutere e deliberare intorno al modo di -provvedere all'utilità della Chiesa, e per raccomandare che tutte le -Chiese e le prebende fossero pronte a soccorrere colle rendite loro -la cristianità contro i Tartari, quando il Papa lo ordinasse; e che -intanto facessero preghiere per tener lontano da loro e dal popolo -cristiano le nazioni barbare. A questo Sinodo intervennero i Preti, -gli Arcipreti, i Canonici, e gran numero di altri chierici. Aveva -anche l'Arcivescovo mandato dicendo a tutti i Guardiani dell'Ordine -de' frati Minori della provincia di Bologna che andassero al Sinodo -co' loro lettori. Ed erano già sull'andare, quando frate Bonagrazia, -che era Ministro, non volle che nessuno vi intervenisse, tranne frate -Aldobrando da Fojano[180], che era già stato Ministro, ed allora era -lettore a Modena: ed io l'accompagnai fino a Ferrara. Frate Bonagrazia -però, che era Ministro, e non volle andarvi, conferì tutti i suoi -poteri a frate Aldobrando, e mandò con lui frate Claro di Firenze -e frate Manfredo di Tortona, che erano ambidue chierici e dottori -illustri. In quel Concilio il clero secolare colse l'occasione di -sfogarsi contro i frati Minori e i Predicatori, accusandoli di non -predicare l'obbligo di pagar le decime; di confessare i parocchiani che -dovrebbero confessarsi dai parroci; di fare le esequie e dar sepoltura, -quando muoiono, ai fedeli dipendenti dalle parocchie; e di esercitare -l'ufficio di predicatori, che spetta ai parroci; conchiudendo che, -per questi quattro motivi, erano cagione che il clero secolare non -potrebbe soccorrere di denaro le imprese della cristianità. A questo -punto s'alzò Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma e nipote del fu Papa -Innocenzo IV di buona memoria, e difese benissimo i frati Minori -e Predicatori, sostenendo che le accuse lanciate contro questi due -Ordini, e le colpe che loro s'imputavano, non solo non erano di nessuno -impedimento al clero secolare, ma piuttosto di aiuto a godere con più -libertà i proprii beni. E, in molte maniere argomentando, confutò que' -chierici e giustificò i frati Minori e i Predicatori, per cui venne -in odio al clero secolare, che lo reputava suo mortale nemico. Anche -l'Arcivescovo vedendo che pei suaccennati motivi i frati Minori e i -Predicatori avevano molti nemici mordaci, prese la parola e ne fece -una forte difesa, e tra l'altre cose disse: «Miserabili e stolti, io -non vi ho qui convocati per aguzzare le lingue velenose contro questi -due Ordini, che sono stati dati da Dio alla Chiesa in aiuto vostro, e -a salute del popolo cristiano e di tutti, ma vi chiamai per deliberare -qualche cosa contro i Tartari, come a me e agli altri Metropolitani -comandò il Papa.» E udendo che tuttavia borbottavano, riprese le sue -prime parole e soggiunse: «Miserabili e stolti, a chi affiderò io il -ministero di confessare i secolari, se non confessano i frati Minori e -i Predicatori?..... Affiderò io dunque al prete Gerardo, ch'è qui che -m'ascolta, le donne da confessare, mentre io so che ha la casa piena -di figli suoi e di figlie? E volesse il cielo che il prete Gerardo -fosse solo, e in tanta bruttura non avesse compagni!......» Avendo -l'Arcivescovo toccato questo tasto in pubblico, tutti quelli che si -sentivano la coscienza brutta diventarono rossi di vergogna....... -In quei giorni io abitava a Modena; ed uscito di Modena, in viaggio -per Bologna, ecco lungo la via farmisi innanzi tre Arcipreti, miei -famigliari ed amici, reduci dal Concilio. Ed uno era l'Arciprete di -Campogalliano[181]; l'altro era un fratello di frate Bonifacio de' -Guidi, dotto decretalista, ed Arciprete di Cittanova[182]; il terzo -era Arciprete di Trebbio[183], che è tra l'Apennino, dove una volta io -andai a casa sua. E li interrogai del perchè era stato convocato quel -Sinodo d'onde tornavano, e di che avevano trattato, se pure potevano -dirmene. E mi risposero che il Sinodo era stato fatto per provvedere -al caso di una invasione dei Tartari, e fu ordinato, che, al bisogno, -il clero secolare, che gode di prebende, dovrà dare soccorso alla -Chiesa romana pel bene comune della cristianità contro la malignità -dei Tartari. E allora molti di noi sorsero a parlare con fuoco contro -i frati Minori e i Predicatori, e ci siamo lamentati, e vi abbiamo -accusati di quattro danni, che ne fate, e che noi non possiamo in modo -alcuno tollerare. Ma non si diede retta alle nostre querele, nè le -nostre ragioni trovarono alcuna soddisfazione; e per arrota, il nostro -Metropolitano e il Vescovo di Parma, che assunsero le vostre difese, -ne caricarono d'oltraggi e di vitupero. Laonde vi preghiamo di venire a -trovarci, quando sia che vi piaccia, e ne abbiate tempo, per conferire -intorno a quelle quattro cose, e disputando e discutendo, cercare da -che parte stia la ragione. A cui risposi: Verrò volentieri. E, quando -poi ci trovammo a convegno, mi dissero: Noi e con noi tutti i chierici -e prebendati ci lamentiamo che i vostri due Ordini ci rechino danni -che noi reputiamo gravi. Il primo, riguarda le decime, delle quali -dovreste parlare di frequente nelle vostre predicazioni, acciocchè i -laici secolari non manchino di pagarle, specialmente che sono obbligati -a darle di precetto divino. Il secondo, riguarda le sepolture, chè -voi volete fare esequie e dar sepoltura a' morti, che quando vivevano -erano sotto la nostra giurisdizione parocchiale; e perciò le nostre -chiese vengono spogliate di molti proventi temporali. Il terzo è che -voi con nostro dispiacere e contro la nostra volontà vi arrogate di -confessare i nostri parocchiani. Il quarto ed ultimo si è che voi vi -siete onninamente usurpato il ministero della predicazione, cosicchè -il popolo non ci vuol più ascoltare. A che io di rimando: Noi non -abbiamo la missione di predicare le decime; ma voi che dovete averle -e goderle, voi potrete richiamare a memoria del popolo il dovere di -pagarvele; nè pare conveniente che quando noi, predicando, siamo sul -parlare di qualche Apostolo, o di qualche altro gran Santo, si abbia -da interrompere il discorso di quella solennità per raccomandare -che si paghino le decime; anzi ci meravigliamo di voi, e ci abbiam -per male che voi vogliate imporci queste brighe. A questa stregua -potreste anche lamentarvi perchè non veniamo a mietere e a trebbiare -per voi le vostre biade...... Gli interessi secolari debbono essere -curati e trattati da persone di meno considerazione. Noi eleviamo -più alto lo scopo della nostra predicazione, e quando parliamo della -restituzione del mal tolto, veniamo a dire anche delle decime. Non -siamo però obbligati di inserire in ogni nostra predica parole sulle -decime, perchè sarebbe grave sconvenienza, e il popolo sdegnerebbe -di ascoltarci. Allora solo potreste con ragione dolervi, quando si -insegnasse che le decime non sono da pagare; il che nessuno di noi -ha fatto mai, principalmente perchè il Signore in Malachia 3º, dice: -_Nelle decime e nelle primizie_ ecc. Ma quando ripenso a qual fine e -con quale intendimento Iddio disse: _Portate le decime nel mio granaio, -perchè non manchi vitto in casa mia;_ mentre io so che in casa di -certi prebendati il vitto vi è in superflua abbondanza, e che hanno -tanta terra da non bastare venti paia di buoi ad ararla, non intendo -con quale coscienza osino predicare che si paghino loro le decime, -specialmente poi perchè elargiscono le ricchezze ecclesiastiche ai già -ricchi parenti, alle amanti, alle concubine, alle amiche, anzi che ai -poverelli di Cristo. E in tutto l'anno, quando vado alla cerca, dalle -case di que' cotali non posso avere un solo pane; che anzi ammettono -piuttosto alla loro famigliarità le compagnie degli istrioni e dei -giullari. Passiamo al secondo appunto, che riguarda le sepolture; -intorno alla qual cosa dirò che non senza un'alta ragione i Romani -Pontefici hanno consentito a chiunque di aver sepoltura ove sia che -voglia...... Della giustizia di quelle chiese, che ricevono le salme -dei defunti...... Se contro la volontà del proprio parroco, sia lecito -confessarsi da altro prete prudente, o se vi sia obbligo di confessarsi -dal proprio parroco...... Che in cinque casi se ne deve ritenere -come ottenuta la licenza...... Nota che i frati Minori ebbero da Papa -Gregorio IX il privilegio di confessare. Frate Bonaventura Ministro -Generale interrogò Papa Alessandro IV se gli piacesse che i frati -Minori confessassero, ed egli rispose: Anzi lo voglio, e ti narrerò un -fatto orribile, e che par quasi inventato per canzonare. [Narrazione -canzonatoria, ma vera, fatta da Alessandro IV a frate Bonaventura -Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, riguardante ad un sacerdote -che sollecitava......]. Altro doloroso racconto. Conobbi un frate Umile -da Milano, che fu custode a Parma. Questi, quando dimorava nel convento -de' frati Minori di Fanano[184], in tempo di quaresima era tutto in sul -predicare e confessare. Il che udendo quegli abitanti dell'Appennino, -uomini e donne mandarono pregandolo che per amor di Dio e per la salute -delle anime loro, avesse la degnazione di recarsi tra loro, perchè -volevano confessarsi da lui, e, preso un compagno, si recò tra quegli -alpigiani, predicò, confessò molti giorni, fece molte buone cose, e -diede utili consigli. Un dì gli si presentò una donna, che si voleva -confessare...... Il frate gli diede l'assoluzione, e le disse: Che -significa questo coltello, che hai in mano, ed a che lo tieni in mano -in quest'ora, in questo momento? La quale rispose: Padre, veramente io -aveva proposto di togliermi la vita, se mi aveste invitata a peccare, -come fecero altri sacerdoti...... Operò dirittamente Papa Martino -IV, quando conferì all'Ordine de' frati Minori l'utile privilegio -di predicare e di confessare liberamente, nulla ostante che la loro -Regola prescrivesse ai frati di non predicare in nessuna diocesi senza -il permesso del Vescovo. Ora che scrivo volge l'anno 1284, giorno -della vigilia di S. Giovanni Battista; ma quando io parlava con quegli -Arcipreti correva il tempo del pontificato di Alessandro IV di buona -memoria. In risposta poi alla quarta accusa, che ne movono i sacerdoti -secolari, cioè di esserci usurpato il ministero della predicazione, -mentre eglino ne hanno l'obbligo, come investiti delle prelature...... -noi diciamo che realmente ne correva loro il dovere, quando non ve -n'erano dei migliori di loro che predicassero; ma siccome essi se -n'erano resi indegni per la mala vita che conducevano, e per la poca -scienza che avevano, perciò il Signore ne fece sorgere de' migliori di -loro...... Tali sono i sacerdoti e i chierici del nostro tempo; e non -vogliono che i frati Minori e Predicatori possano campare la vita, il -che è un eccesso di crudeltà; e non vorrebbero nemmeno che potessimo -vivere di quelle limosine, che a gran fatica e col rossore sul volto -raccogliamo accattando. Eppure nell'Ordine de' frati Minori e de' -Predicatori molti vi sono, che se vivessero nel secolo meriterebbero -le prebende, e forse più di loro; perchè tra i frati se ne trovarono, -e se ne trovano oggi di nobili, di ricchi, di potenti, di letterati, -di saggi come tra loro, e al pari di loro potrebbero diventare preti, -Arcipreti, Canonici, Arcidiaconi, Vescovi, Arcivescovi, e fors'anche -Patriarchi, Cardinali e Papi. E perciò dovrebbero essere riconoscenti -verso di noi, che tutte queste dignità abbandonammo a loro, e, -per vivere giorno per giorno, andiamo mendicando; nè possediamo le -cantine di vino, nè i granai di frumento, che sono pieni in casa loro; -nullameno sosteniamo predicando una fatica che spetterebbe a loro, -e per giunta dobbiamo ingollarci bocconi amari; ed essi dormono in -letti fregiati d'avorio, e non hanno nessuna compassione de' frati, -che hanno fatto il gran rifiuto di tutti i beni temporali...... I -sacerdoti e i chierici secolari si erano lamentati con Papa Innocenzo -IV che nelle messe non potevano ricevere offerte, perchè questi due -Ordini celebrano le loro messe in modo che tutto il popolo corre da -loro: perciò domandavano che fosse loro fatta ragione. A cui il Papa -rispose: Alcuni de' frati dicono messa sul far del giorno, altri a -mezza terza, altri dopo cantata terza; non saprei dunque, a sentir -voi altri, quando mai dovessero eglino dirla la messa. Dopo pranzo -non debbono dir messa, nè dopo nona, nè all'ora di vespro, e quindi -non saprei come fare ad esaudirvi. Tuttavia volendo il Papa dar loro -qualche soddisfazione, perchè ne lo seccavano troppo, e perchè sperava -di svincolarne poscia i frati Minori, scrisse che questi due Ordini, -almeno ne' giorni delle feste solenni, non aprissero le porte delle -loro chiese, che dopo terza, affinchè i sacerdoti secolari, le chiese -parocchiali e le chiese madri non fosser defraudate delle oblazioni. Ma -avendo poi frate Giovanni da Parma Ministro Generale mandato dal Papa -frate Ugo Zampoldo di Piacenza, che era un fisico distinto e lettore -di teologia nell'Ordine de' Minori, e dimorava presso Ottobuono nipote -del Papa, che fu poi anch'esso Papa Adriano V, a pregarlo che per amor -di Dio e del beato Francesco, ed anche per onore e vantaggio suo, e per -la salute di tutto il popolo cristiano, annullasse quella disposizione, -non lo esaudì...... ed era così malato morto Papa Innocenzo IV; ed -ivi erano presenti due frati Minori tedeschi, che dissero al Papa: -Certamente, Santo Padre, noi stemmo in questo paese molti mesi per -avere un colloquio con voi, e con voi ordinare le cose nostre; ma -i vostri portieri non ci permettevano di entrare a vedere la vostra -persona. Ora non si curano più d'avervi i dovuti riguardi, perchè nulla -più da voi aspettano. Ma noi laveremo il vostro corpo...... Dopo pochi -giorni fu eletto Papa Alessandro IV, che era il Cardinale protettore, -governatore e censore dell'Ordine de' Minori, che subito annullò la -detta ordinanza. Tuttavia un certo Parmigiano, maestro Guglielmo da -Gattatico[185], che fu vice-cancelliere sotto Papa Innocenzo IV, che -era stato promotore e sollecitatore di questi danni nostri, e non -amava i religiosi, non se la passò impunemente. E quando malato si -fece portare al paese nativo colla speranza che quell'aria lo facesse -guarire, morì in Assisi, e fu sepolto nel convento del beato Francesco. -Argomentando io a questo modo intorno alle preaccennate accuse, quegli -Arcipreti miei amici, si maravigliarono, e dissero: Noi non abbiamo -mai udito tali cose: _Beati quelli che ti ascoltarono, e sono onorati -della tua amicizia_, 1º Ecclesiastico 48: Eramo amici, e amici sempre -più saremo. Ebbi dunque vitto e alloggio e predicai più volte nelle -chiese parrocchiali di quegli arcipreti; e li tenni come intimi amici. -Avvenne dopo molti anni, che io dimorava a Faenza, e che Matteo dei -Pio, Vescovo di Modena, mio amico, espulso da Modena, venne a Faenza -ed era ospitato nel convento de' frati Minori, ora in Faenza, ora a -Forlì, ora a Ravenna, passando di convento in convento; e seco aveva, -come addetto alla sua Curia, l'Arciprete di Campogalliano, uno dei tre -sunnominati, e mi dissero: Frate Salimbene, siamo stati espulsi di casa -nostra dal partito imperiale, come voi sapete, e siamo vagabondi pel -mondo; e abbiam sempre fitte nella memoria le vostre parole, e i nostri -peccati ci privarono d'ogni bene. In quel tempo, prima che Faenza fosse -data in mano ai Forlivesi, dimorando io quivi, e passeggiando un dì -per l'orto col pensiero a Dio, mi sentii chiamare da un certo secolare -di Ferrara, chiamato Matolino, celebre oratore, compositore di canzoni -e di serventesi, ossequioso e ad un tempo maldicente de' religiosi. -Era esso seduto con due frati all'ombra di una ficaia, e moveva -loro interrogazioni; e mi disse: Frate, venite qui a sedere con noi. -Sedutomi, mi disse: Io stava qui movendo alcune interrogazioni a questi -frati, ma declinano l'incarico di rispondere, e mi dicono di movere -le mie quistioni a voi, che siete pronto a rispondere a tutto. Perciò -vi prego che vogliate per bontà vostra soddisfare al mio desiderio. A -cui io risposi: Dite pure francamente tutto quello che volete. Allora -cominciò: Sappiate che voi frati Minori e Predicatori siete oggetto -di odio e di scandalo ai chierici e ai sacerdoti secolari. L'altro -giorno io pranzava col Vescovo di Forlì, ed aveva commensali chierici -e sacerdoti, che dicevano molto male di voi; ed io presi nota esatta di -tutto per riferirvelo, e sapere se avete modo, o no, di giustificare il -vostro procedere verso di loro, ch'essi chiamano iniquo: primo........: -quinto, perchè colle vostre messe conventuali, specialmente ne' -giorni di solennità, impedite loro di poter raccogliere oblazioni; -sesto, dicono che voi siete troppo donnaiuoli, e colle donne state -con compiacenza a colloquio, e, sulle donne, tenete fissi gli occhi; -il che è contrario a ciò che insegna la Scrittura. Allora io dissi: -Avete più nulla da dire? E rispose: Basta ben questo sì. «Bada a' vizii -tuoi, non a quei d'altri.» Queste parole, o Matolino, sono dette per -te. Del Vescovo di Forlì poi, sappi ch'egli odia i religiosi, e per -conseguenza egli pure non è ben voluto da Dio. Così io soddisfeci alle -inchieste di Matolino intorno alle ingiuste accuse mosse a noi; e se -ne tenne soddisfatto, e diventò mio amico intimo e fido. Riguardo poi -al secondo punto, quello cioè delle sepolture, dirò che da lungo tempo -prima di noi i frati Predicatori diedero nelle loro chiese sepoltura -a chi lo desiderava, e altrettanto potevamo ben fare anche noi; ma -ce ne astenevamo per amore dei chierici, e per evitare contese con -loro...... Finora rinunciammo a questo beneficio, ma oggi riconosciamo -che commettemmo uno sgarbo imperdonabile, rifiutando di accogliere -nella nostra chiesa santa Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria, e -di dare luogo di riposo nel nostro convento alla salma del Conte di -Provenza, padre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra, -che voleva essere sepolto nel convento de' frati Minori di Aix, dove -io allora soggiornava, ed era stato nostro liberalissimo amico. Se -alcuno volesse ora aprire una discussione intorno a questo argomento, -(come fece il beato Gregorio pe' sacerdoti del suo tempo) meno poche -eccezioni, troverebbe di gran lunga più feccia che uomini santi...... -Conosco sacerdoti che fanno gli usurai per formare un patrimonio -da lasciare ai loro spurii; altri che tengono osteria coll'insegna -del collare e vendono vino...... i messali, gli indumenti sacri, i -corporali li hanno indecenti, grossolani, macchiati e nerastri; i -calici di stagno, rugginosi e piccoli; il vino per la messa agresto, -o acetoso; l'ostia tanto piccola che a pena si vede tra le dita, nè è -rotonda ma quadra, e tutta sucida d'escrementi di mosche. E, come ho -visto io co' miei occhi, molte donne hanno le legacce delle sottane e -delle scarpe più decenti dei cingoli, dei manipoli, e delle stole di -molti sacerdoti. Un giorno di festa dovendo un frate Minore dir messa -nella chiesa di un certo sacerdote, gli bisognò valersi, per fermaglio, -della coreggiuola che serviva alla cuoca del prete per tener unito -un mazzo di chiavi; e quando il frate, cui io ho conosciuto molto -davvicino, si voltava per dire il Dominus vobiscum, il popolo udiva il -tintinnìo delle chiavi....... Intorno a che osserviamo eziandio che -noi, secondo nostra Regola, siamo obbligati ad officiare secondo il -rito della santa Chiesa romana, nè accettiamo offerte nella messa, e -supponendo anche che nessun secolare venisse, quando diciamo messa, noi -la canteremmo egualmente con solennità. Alla sesta accusa con troppo -fina malizia lanciatane, cioè che siamo donnaiuoli, e che fissiamo con -compiacenza gli occhi sopra le donne, e secoloro volentieri stiamo a -colloquio famigliare, rispondo che queste sono maldicenze di coloro -che denigrano gli innocenti, cioè di giullari, di istrioni, e di -quelli che si chiamano sgherri della Curia, i quali calunniando gli -altri credono di scusare le loro lascivie e le loro vanità. Allora -rispose Matolino: In verità vi assicuro, frate Salimbene, che queste -sono le parole del Vescovo di Forlì, e non di istrioni...... Noi e -i Predicatori siamo poveri mendicanti, che viviamo di limosine, e -tra l'altre persone nostre benefattrici vi sono le donne, che sono -molto pietose e misericordiose; e perciò, quando mandano a cercarne, -dobbiamo andar da loro, sia pe' loro malati, sia per qualunque altra -tribolazione che abbiano....... Nè alterchiamo tra i bicchieri con -alcuna donna, perchè secondo la nostra Costituzione, nelle città non -osiamo bere se non coi prelati, coi religiosi e colle autorità del -paese...... Io poi ho conosciuto quel tal Vescovo..... ed era vecchio e -invecchiato nella malignità, e dopo pochi giorni una notte fu soffocato -da uno de' suoi, che ne portò via tutto il tesoro; anzi assistetti -alle di lui esequie (Egli fu Vescovo di Faenza, al quale succedette -un giovine dell'Ordine de' frati Minori, che era a studio in Padova, -e che venuto a Faenza ottenne subito la consacrazione, e fece sontuoso -trattamento tanto ai religiosi che ai secolari suoi concittadini. Egli -era nativo di Faenza, ed imbandì mense per tutti quelli che volessero -andarvi, poichè aveva il tesoro del suo predecessore in casa de' suoi -fratelli, ed era del partito degli Alberghetti, e fu fatto Vescovo -per violenza, simonia, denaro e minaccie. Le quali cose furono la -cagione del decadimento di Faenza, stante che il partito contrario, -cioè quello de' figli di Alcarisio e loro seguaci provocati per questo -fatto ad odio e ad invidia, chiamò i Forlivesi, ed espulsero dalla -città i loro avversarii. Ed il Vescovo si ritirò a Bagnacavallo, e -per timore degli stormi notturni stava chiuso di notte nel campanile -di quella chiesa plebana, tremando per la sua pelle; ma sopravvisse -pochi giorni e fu nominato un altro Vescovo). Ho conosciuto anche -un certo canonico, che fu strangolato dal diavolo e seppellito in -un letamaio accanto ai porci. Quando i frati Minori andavano per -qualche motivo a cercarlo di mattino per tempissimo, lo trovavano più -volte a letto con una nobil donna sua amante. (Era costui Giovanni -del Bondeno Ferrarese, che stette dieci anni nell'Ordine de' frati -Predicatori, e poi apostatò ed entrò nell'Ordine de' Canonici di S. -Frediano di Lucca, e si fermò alcuni anni con loro; poi, uscitone, -fu fatto Canonico della chiesa matrice di Ferrara. Quando poi nella -chiesa di S. Alessio, ove teneva con sè, come amante, una nobil donna, -ma povera, di Padova, espulsa da Ezzelino, fu trovato nel suo letto -soffocato dal diavolo senza confessione e senza viatico. La chiesa di -S. Alessio era nella parocchia, in cui aveva in antico i suoi palazzi -Guglielmo di Marchesella). Dopo che io ebbi fatta l'esposizione di -tutte le mie ragioni ed osservazioni, soggiunse Matolino: Hai risposto -benissimo a tutte le mie inchieste, e per me siete giustificati voi -e i frati Predicatori; e sarò vostro difensore contro i sacerdoti -e chierici secolari, che si sforzano di calunniarvi; poichè io sono -persuaso che parlano contro di voi per invidia e per malevolenza. Io -poi diedi l'assalto a Matolino e dissi: Io ho abitato cinque anni in -Ravenna, nè ho mai posto piede in casa di Marco di Michele, che è uno -dei maggiorenti, de' più nobili e de' più ricchi di quella città. Io -vi sono andato le cento volte, mi rispose, ed ho pranzato con lui, -Allora io ripigliai: Dimmi un po', Chi è dunque più donnaiuolo, tu, od -io? E rispose: Veggo che lo sono io[186]; e tu mi chiudesti la bocca, -e mi hai dato scacco, nè posso più rispondere nulla. Questo bastò -perchè Matolino diventasse mio amico, e lo trovassi sempre pronto a -farmi servigio. Ma per questo battibecco neppur egli ebbe a perdere -nulla, perchè, coll'aiuto delle raccomandazioni e sollecitazioni di -Guido, da Polenta e di Adegherio di Fontana presso un certo Marchese -di Ferrara, che abitava a Ravenna, gliene diedi per moglie la figlia, -d'onde ricevette una gran dote. Io era confessore del padre di quella -fanciulla nel tempo di quella malattia, che lo trasse al sepolcro, ed -ho fatto quel matrimonio di sua volontà ed assenso, anzi ebbe a dirmi: -Frate Salimbene, Iddio ve ne rimuneri, perchè mia figlia dopo la mia -morte sarebbe rimasta in una taverna e forse diventata una meretrice, -se non foste stato voi che l'aveste maritata. Ora muoio contento, chè -so che mia figlia è bene allogata. Ed ora ritorniamo all'argomento -principale. Obizzo dunque Vescovo di Parma teneva molto i suoi chierici -a bacchetta, e vedeva di buon occhio i frati Minori, e li difendeva -contro le male lingue. Altrettanto fece Filippo Arcivescovo di Ravenna, -il quale dopo molte guerre e molte vittorie, già invecchiato e oppresso -dagli anni, malò di quella malattia, che lo trasse al sepolcro. E -desiderando di chiudere i suoi giorni nella Terra natale, vi si faceva -portare su un letto di legno da venti uomini, che si alternavano dieci -per volta, e giunto ad Imola, dove io era allora, volle soffermarsi nel -convento de' frati Minori; e gli cedemmo tutto il refettorio; ma non -restò con noi che una giornata. Giunto poi a Pistoia, mandò cercando -frate Tomaso da Pavia, mio vecchio conoscente ed amico, si confessò -da lui, aggiustò con lui le cose dell'anima sua, chiuse gli occhi in -pace, e fu sepolto nella chiesa de' frati Minori di Pistoia. Quel frate -Tomaso di Pavia, fu un buono e sant'uomo, chierico illustre, e lettore -di teologia molti anni a Parma, a Bologna, a Ferrara; era uno dei più -vecchi dell'Ordine de' frati Minori, saggio, prudente, e uomo di sani -consigli; era anche socievole, pronto, umile, dolce, divoto a Dio, -predicatore di forza, e di grazia. Fu molti anni Ministro Provinciale -in Toscana; compose una cronaca ampia, perchè abbondava di materia -ed era prolisso. Scrisse un trattato Dei Sermoni, ed una amplissima -opera di teologia, cui egli, per la grossezza del volume, chiamava -Bue. Ridusse a buoni costumi la provincia di Toscana, e fu mio intimo -amico, perchè abitammo insieme per molti anni nel convento di Ferrara; -e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. -Filippo poi, l'Arcivescovo di Ravenna e Legato del Papa, quando era -nella sua villeggiatura d'Argenta[187] presso al Po, passeggiava -pel suo palazzo cantando responsorii e antifone in lode della beata -Vergine, e ad ogni angolo del palazzo, di estate, si soffermava a -bere, ed a questo fine teneva in ogni angolo del palazzo stesso, entro -un vaso di acqua fresca, un'inguistara d'ottimo vino; poichè era un -gran bevitore, nè voleva acqua nel vino, e perciò si teneva molto caro -il trattato di Primasso intorno al non annacquare il vino, che forse -trascriverò in questo libro per notizia e piacevole lettura. Però è -da sapere che per molte ragioni l'acqua nel vino fa bene. Comincia il -trattato di Primasso intorno al non mescolare acqua col vino: - - Denudata veritate, - Succinctaque brevitate - Ratione varia, - - Dico quod non copulari - Debent, immo separari, - Quae sunt adversaria ecc. - - Messo a nudo, tutto il vero, - Dirò breve, ma sincero: - Per argomenti e per ragion moltissime - Non si denno mai sposare, - Anzi s'han da separare - Le nature tra lor dissimilissime. ecc. - -Vi fu un tempo che l'Arcivescovo di Ravenna stette chiuso -spontaneamente nel suo palazzo d'Argenta[188], a cagione della rottura -che aveva col marchese d'Este e col Pallavicino, e non permetteva -che nessuno andasse alla sua presenza salvo che pochi famigliari -ed inservienti. Eravi a compagnia dell'Arcivescovo un certo Pisano, -maestro di grammatica, di nome Pellegrino, buono e sant'uomo, e faceva -scuola ai ragazzi d'Argenta. Egli era una mia conoscenza ed amicizia, -ed amava dal fondo del cuore tutti i frati Minori; e, servendomi -a tavola, a pian terreno del palazzo dell'Arcivescovo, presso il -Po, perchè io era giunto di recente da Ravenna, gli dissi: Maestro -Pellegrino, parlerei volentieri coll'Arcivescovo, se mi si permettesse -d'entrare, chè avrei delle novità da raccontargli. E maestro Pellegrino -rispose: Ditele a me le nuove che avete, ch'io le riporterò a lui, -perchè non vuole che nessuno entri a lui, se non è della famiglia. -Allora gli narrai che Papa Urbano IV era morto; e corse subito a -riferirlo all'Arcivescovo, che se ne rallegrò assai, perchè sperava -di diventar Papa, tanto perchè era Legato, e uomo di gran rinomanza, -e che aveva lavorato molto per la Chiesa, quanto perchè il maestro di -Negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande -nella Chiesa. Udita dunque la notizia della morte del Papa, mi mandò -un servito di pesci di mare ed una mezza torta; e il famiglio che -portava le vivande disse: Il mio Signore vi manda del suo pranzo, e -per mezzo mio vi domanda se crediate che il Papa sia veramente morto. -Ed erano presenti tre o quattro della famiglia, che erano accorsi per -udire. Allora io gli dissi: So di certo che è morto, ed è vacante la -sede pontificia. La quale assicurazione riportata al loro Signore, mi -mandò un'altra pietanza, poi una terza, facendomi sempre domandare se -veramente fosse morto il Papa. E seccandomi di ripetere tante volte -la stessa cosa, dissi ai messi dell'Arcivescovo: Volete voi ch'io -vi spedisca in poche parole? Accogliendo eglino di buon grado la mia -proposta, soggiunsi: In quella barca che vedete là in Po, vi si trova -un frate Minore malato, che in quattro giorni arrivò dalla Corte a -Ravenna, e fu presente alla sepoltura del Papa, e vi dirà egli tutto -quanto desiderate sapere. S'affrettarono adunque alla barca in Po e -udirono da lui confermata la notizia; ed io col mio compagno pranzammo -in pace. E giunti a Ferrara col frate malato, tutta la città era -già piena della morte del Papa; poichè l'Arcivescovo volendo l'onore -d'averlo per primo fatto sapere, aveva mandato annunziando a Ferrara -quello, che aveva saputo da noi. Dopo questo, fu fatto Legato maestro -Martino da Parma, perchè predicasse una crociata, e designasse quelli -che dovevano predicarla, e fregiasse della croce chi fosse accorso -in aiuto di Terra Santa. Questi fu allevato in casa de' Pozzolesi -di Parma. Papa Innocenzo IV lo nominò Vescovo di Mantova; e fu uomo -cortese, umile, benigno, liberale e largo. Invitava volentieri, con -cortesia, e molta garbatezza persone a pranzo, ed era un insaziabile -bevitore. Fece sontuoso trattamento a frate Regaldo in Mantova, e a -tutto il seguito che aveva, quando passò di là per andare alla Corte, e -lo fece precedere dal suo siniscalco coll'incarico di fargli le spese -sino a Bologna. Ma frate Regaldo non lo permise, dicendo che colla -metà delle rendite proprie poteva vivere splendidamente con tutta la -famiglia ch'era seco, e che aveva di superfluo l'altra metà. Eppure -aveva ottanta cavalcature in quel viaggio, oltre ad una proporzionata -famiglia di servi; e quando pranzò a Ferrara ebbe commensali quattro -frati Minori, che erano andati a fargli visita. E teneva davanti a sè -alla mensa due conche d'argento, entro le quali metteva da mangiare -pei poveri; e chi serviva a tavola portava sempre due piatti d'ogni -specie di vivande, e li poneva davanti a frate Regaldo, dei quali -uno teneva per sè e ne mangiava, l'altro lo versava nelle conche dei -poveri; e così faceva ad ogni servito e varietà di pietanze. Frate -Regaldo era dell'Ordine dei Minori e Arcivescovo di Rouen, ed uno de' -più illustri chierici del mondo. Fu maestro con cattedra a Parigi; -lettore di teologia nel convento de' frati; valentissimo nelle dispute, -e grazioso oratore. Fece un'opera intorno alle sentenze; fu amico del -Re di Francia S. Lodovico, il quale s'adoperò per fargli ottenere -l'Arcivescovado di Rouen. Amò molto l'Ordine de' Predicatori, come -anche quello de' Minori, di cui è sempre stato benefattore. Era brutto -d'aspetto, ma graziosissimo de' modi e de' costumi; fu uomo santo, a -Dio divoto, e chiuse santamente la sua vita; che per la misericordia di -Dio l'anima sua riposi in pace, e così sia. Ebbe un fratello germano -nell'Ordine, bell'uomo e chierico dottissimo, che si appellava frate -Adamo _le Rigalde_. Li ho veduti in più luoghi tutti e due. Maestro -Martino poi nativo di Parma e Vescovo di Mantova e Legato del Papa, per -un affare a lui raccomandato, venne a Ravenna, e ricevette ospitalità -nel monastero di S. Giovanni Evangelista, opera dell'Imperatrice Galla -Placidia; e dimorando io allora a Ravenna, mi recai a fargli visita, -perchè era amico di frate Guido di Adamo, mio fratello, che morì -nell'Ordine de' frati Minori. E dopo essere stati a lungo a sedere, -io ed il Vescovo Legato ci accostammo ad una finestra del palazzo, e -mi dimandò da che parte era il convento de' frati Minori. Allora gli -mostrai a dito un edifizio con una magnifica chiesa e un campanile -fabbricato a guisa di alta torre, e gli dissi: Quello è il nostro -convento, e ce lo diede Filippo Arcivescovo di Ravenna, il quale ha -molta deferenza per l'Ordine de' frati Minori, ed è con noi liberale. E -il Vescovo soggiunse: Sia egli benedetto, chè opera bene e saggiamente. -Poi ripigliò: E credete voi, frate Salimbene, che noi Vescovi, oppressi -da tante difficoltà, sollecitudini ed affanni pel nostro gregge, e -pe' sudditi nostri, possiamo salvarci, se voi religiosi, che siete in -continua comunicazione con Dio, non ci aiutate colle vostre cappe e co' -vostri cappucci? A che, per confortarlo, risposi: Il savio ecc. Ciò -detto, il Vescovo soggiunse: Iddio ve ne ricambii, frate Salimbene, -del conforto che mi date...... Dopo questo, fu mandato in Lombardia -un altro Legato un certo Cardinale, che era stato Arcivescovo di -Ambrun[189], e del quale avendo parlato più sopra, sono d'avviso che -ora non s'abbia a riparlarne. Solo dirò che essendo buon cantore, e -buon chierico, e piacendogli l'inno del beato Francesco _O Patriarca -pauperum_, ne volle imitare il ritmo componendone uno ad onore della -Vergine gloriosa, che è: - - O consolatrix pauperum, - Maria, tuis precibus - Auge tuorum numerum - In caritate Christi; - - Quos tu de mortis manibus - Per filium humillimum, - Mater, eripuisti. - - Àncora fida di chi piange e spera - Con un sorriso, tu Vergine pia, - Moltiplica de' tuoi la santa schiera, - Dolce Maria. - - De' tuoi, che hai tolti al doloroso ostello - Pe' merti di Colui, dolce Maria, - Cui ti piacque plasmar d'amor suggello, - Vergine pia. - -Compose anche una Somma che si denomina Copiosa. Poscia fu mandato -dal Papa, come Legato, un certo Cappellano, che coscrisse soldati da -ogni città in aiuto di Re Carlo contro Manfredi figlio di Federico. E -pronti mandarono i Lombardi e i Romagnoli buona quantità di armati, -che nella battaglia combattuta da Carlo e dall'esercito Francese -riportarono vittoria contro Manfredi. Essendo quel Legato venuto a -Faenza per la levata di soldati, convocò i frati Minori e i Predicatori -in una sala, ove era il Vescovo di Faenza co' suoi canonici; ed io -pure fui presente, e in poche parole ci sbrigò, alla francese, che -taglian corto a parole; non alla Cremonese, che non la rifinano mai -più. Disse vituperi di Manfredi, e in nostra presenza lo diffamò in -molte maniere. Poi soggiunse che l'esercito Francese veniva marciando -a grandi giornate; e disse vero, come vidi io co' miei occhi nella -vicina festa del Natale di Cristo. Finalmente assicurò che lo scopo, -per cui si movevano, si conseguirebbe presto con una pronta vittoria. -E così fu; sebbene però alcuni di quelli che l'ascoltavano non gli -prestassero fede e prendessero a canzonarlo dicendo: Ver, ver, cum -bon baton; cioè i Francesi con buoni bastoni riporteranno vittoria. -Dopo costui venne un altro Cappellano per Legato in Lombardia, che -seppe con molta destrezza ricondurre in Cremona i Cremonesi di parte -della Chiesa fuorusciti, che, da lungo tempo espulsi, erravano esuli -e vagabondi. Con molta sagacia trovò anche modo di scacciarne Bosio di -Dovara[190] e il Pallavicino, e tolse loro la Signoria di Cremona, che -tenevano da lungo tempo, facendo immensa strage d'uomini e di cose. -Ma i Cremonesi fuorusciti, rientrati nella loro città, diedero agli -avversarii pan per focaccia, atterrando le loro torri, smantellandone -case e palazzi, occupandone terre e possessioni a uso longobardico. -In seguito fu mandato il Cardinale Latino, un giovinetto mingherlino, -dell'Ordine de' Predicatori, eletto da Papa Nicolò III Cardinale, -e poi Legato, in grazia della parentela che aveva con lui. Questo -Legato colle sue ordinanze diede vivamente sui nervi alle donne, -comandando che non indossassero più vesti a lunga coda, come usavano -prima. Ordinò anche che le donne dovessero andare col capo velato, e -irritò poi specialmente le Bolognesi l'ordinanza di smettere un certo -fregio che a pompa e vanagloria portavano alla spalla sul manto, e che -in loro volgare chiamavano _regolio_. Dopo i sunnominati, fu Legato -in Lombardia e Romagna Bernardo nativo della Provenza, Cardinale -della Chiesa romana. Questi, mandato da Papa Martino IV, inviò frate -Fatebene, Guardiano de' Minori di Forlì, a Mantova con molte sue -lettere per Pinamonte, colle quali lo pregava di rappacificare i suoi -vicini e i suoi concittadini, affinchè potessero vivere tranquilli e -quieti. E Pinamonte fece ai messi cortese accoglienza come frati Minori -e come rappresentanti di un potente Signore, quantunque avess'egli già -da tempo fatta legge per la quale dovesse aver mozzo il capo chiunque -portasse lettere a Mantova. E in occasione dell'arrivo di questi messi -mandò, dono ai frati Minori, un carro di buon vino, ed una mezza -mezzina di lardo; ed uno de' suoi figli regalò ai frati stessi una -larghissima e buonissima torta e molte altre cose. Furono finalmente -di ritorno al Cardinale, riportando lettere di Pinamonte. Che cosa -dicessero, Dio lo sa. Ciò avvenne l'anno 1283, verso il dì d'Ognisanti. -Pinamonte era un Mantovano, che si aveva usurpato la Signoria della -sua città nativa, espellendone que' cittadini che reputava ostili, -impadronendosi de' loro beni, smantellandone le torri e le case. Era -temuto come il diavolo, vecchio co' capelli tutti bianchi e padre di -una turba di figli; tra quali uno, frate Minore, di nome Filippo, buono -ed onest'uomo, e lettore di teologia. Questi fu un tempo inquisitore -degli eretici, molti ne imprigionò e molti ne estirpò e cacciò in fuga -dalla Terra che si chiamava Sermione[191]. Quel Pinamonte era solito -menar vanto di non aver mai avuto nella sua signoria alcun infortunio, -e che ogni cosa gli era sempre andata a seconda. Questa vanteria era -però una stoltezza, perchè il Savio dice ecc. Poi sta scritto in una -Novella poetica: - - Si bene successit, non prima sed ultima spectes. - A casu describe diem, non solis ab ortu. - - Se tristo fu l'evento, oppur felice - Non il principio, ma la fin lo dice. - Non quando s'alza il sol, quando s'abbassa - Giudicare convien del dì che passa. - -Parleremo poi ancora di questo Legato, quando arriveremo a Papa Martino -IV, che lo inviò Legato in Romagna a fine di riconquistarla, e per -la guerra vi si spese 1,400,000 fiorini d'oro; e pel solo assedio di -Meldola[192], durato cinque mesi, Papa Martino IV sciupò 300,000 lire -imperiali. Questa somma era il frutto di un balzello del decimo della -rendita imposto a tutte le chiese da Papa Gregorio X, da erogarsi in -soccorso di Terra Santa, e che, stornato, si usò per questa impresa. -I sunnominati furono i dodici più cospicui Principi e Legati della -Chiesa, mandati in Lombardia ed in Romagna, non solo per la salute -delle anime, ma anche contro l'astuzia del Dragone, cioè di Federico, -che co' suoi Principi e aderenti tentava con ogni sforzo di incatenare -la libertà della Chiesa, e disrompere l'unità de' fedeli. Perciò -pensai utile nominare anche alcuni de' Principi di Federico per dare -notizia delle cose passate. Perocchè come dice Daniele 5º _L'Iddio -altissimo aveva dato Regno, e grandezza, e gloria, e magnificenza_ -(a Federico); _e per la magnificenza che gli aveva data, tutti i -popoli, nazioni e lingue tremavano e temevano nella sua presenza_ ecc. -Federico ex-Imperatore uccise completamente e disperse i nobili del -regno di Sicilia, Apuglia, Calabria e Terra di Lavoro, ed altri ne -surrogò. Questi sono i Principi che ebbe Federico: Il conte Gualterio -di Manopello[193]; Conte Tomaso di Acerra[194]; Conte Rizzardo di -Caserta; Marchese Umborgo Bertoldo; Marchese Lancia, Lombardo di -Piemonte (la cui sorella, o nipote fu madre del Principe Manfredi, -che occupò il regno dopo la morte del padre, e del fratello Corrado, -e che fu debellato, ucciso, e privato del regno da Carlo); Rizzardo di -Montenegro[195]; Marino di Eboli[196]; Rizzardo di Filangieri; Tebaldo -Francese; Pietro di Calabria Maliscalco; Pandolfo di Fasanella[197]; -Pietro delle Vigne (questi fu segretario imperiale, assai potente -nella Corte dell'Imperatore, che lo nominò suo tesoriere); Taddeo di -Sessa[198] giudice; Aldobrandino Cazaconte. N'ebbe anche molti altri -per le città d'Italia, a difesa dell'Impero, ed a martello degli -ecclesiastici; ma l'istoria loro disdegno di raccontarla..... E nota -che quando l'Imperatore elevava a potenza qualcuno, se si accorgeva -che avesse abbondanza di ricchezze e d'onori, usava dire: Non ho -mai ingrassato un porco, da cui io non ne abbia tratta la sugna, -e voleva significare che lo spogliava poi degli onori impartiti, e -delle ricchezze accumulate. Ed era alla lettera così. Tanta era la -sua avarizia, che trovava sempre appigli per accusare or l'uno or -l'altro de' Principi di tradimento dell'Impero. Con tali imputazioni -calunniava la persona, e tolto di mezzo il Principe, ne occupava i -beni. Ma non impunemente. Per lui fu letteralmente scritto: _Con lui -finirà l'Impero, perchè, sebbene siano per esservi successori, saranno -privi dei titoli e della dignità d'Imperatori romani_. Questo vaticinio -pare che si avverasse. Or seguendo l'Abbate Gioachimo parliamo di -quel diavolo di Dragone, di cui parla nell'Apocalisse 12º....... -L'abbate Gioachimo nel libro _Delle Figure_ pone le seguenti parole -sopra i capi del Dragone suaccennato: «Prima persecuzione..... Quarta, -dei Saraceni; il tempo delle vergini; Macometto; il quarto sigillo. -Quinta, dei figli di Babilonia, secondo lo spirito, non alla lettera; -_Muthselmutus_[199]; quinto sigillo. La sesta è la presente; Saladino; -sesto sigillo; sono dieci Re, e un altro sorgerà dopo loro, che -sarà più potente dei primi. Segue la settima; tempo di calamità e di -miseria; questo è il settimo Re, che propriamente si chiama Anticristo, -quantunque ne sia per venire un altro dopo lui di non minore malignità, -designato dalla coda...... Della Esposizione di Aimone sopra Isaia alla -fine del ventesimo capitolo......... È chiaro che la Repubblica deve -sottostare al Pontefice romano. Parimente maestro Filippo cancelliere -di Parigi descrive ad evidenza la vita del Prelato e dei sudditi sotto -l'immagine delle membra del corpo umano..... Ora passiamo a Corrado, -figlio di Federico ex-imperatore. - -L'anno 1250 Re Corrado figlio di Federico, la cui madre era figlia -del Re Giovanni, morto il padre, arrivò per mare in Puglia a prendere -possesso del Regno di Sicilia; e, presa Napoli, ne distrusse sino alle -fondamenta le mura. Ma l'anno successivo del suo regno cominciatosi a -malare, un serviziale, che si credeva dato dai medici come curativo, -per veleno commistovi, lo trasse al sepolcro. E trasportandosene la -salma a Palermo per darle sepoltura, perchè quivi sono le tombe dei -Re, arrivato a Messina, i Messinesi per odio e vendetta contro il -padre di lui, che una volta aveva oppressi ed uccisi i più cospicui e -migliori loro concittadini, ne gettarono le ossa in mare. Anche Corrado -stesso aveva fatto loro grave offesa, e finalmente in questo modo ne -presero vendetta. Nello stesso anno, in Danimarca, Enrico, inclito Re -dei Danesi, fu affogato in mare da suo fratello Abele per rapirgli il -Regno, che poi ne ricavò poco onore e vantaggio, poichè l'anno seguente -lo uccisero i Frisoni, cui aveva tentato di soggiogare. - - -a. 1251 - -L'anno 1251 si radunò in Francia una moltitudine innumerevole di -pastori, che dicevano di dover andar oltremare allo sterminio de' -Saraceni per vendicare il Re di Francia. E molta gente dalle varie -città della Francia si metteva al loro seguito, nè alcuno osava -fare loro resistenza; si davano loro vittovaglie e tutto quello che -volevano, onde i mandriani abbandonavano i loro armenti per correr -loro dietro. E, per affascinarli, colui, che s'era messo alla loro -testa, affermava che Dio gli aveva rivelato che il mare si aprirebbe, -e che egli condurrebbeli a vendicare il Re di Francia. Ed io, all'udir -narrarmi quelle cose, sclamava: _Guai ai pastori che abbandonano -il proprio gregge!_ E potranno costoro quello che il Re di Francia -col suo esercito non ha potuto fare? Prestò loro fede il volgo de' -francesi e terribile insorgeva contro i religiosi, e specialmente -contro i Predicatori ed i Minori, perchè essi, avevano predicato la -crociata, e apposta la croce al petto di chi seguiva quel Re, che fu -poi debellato dai Saraceni. S'arrovellavano dunque i Francesi rimasti a -casa contro Cristo, tanto che non mancava loro l'empietà di bestemiarne -il nome, che è sopra ogni altro nome benedetto. E quando in quel tempo -i frati Minori e i Predicatori cercavano la limosina ai Francesi, -questi digrignavano contro loro i denti; e quando vedevano frati, che -accattavano, chiamavano qualche altro povero, gli davano danari, e -dicevano: Prendi in nome di Macometto, che è più potente di Cristo. -E con ciò si adempiva quel detto del Signore, Luca 8º _Un momento -credono, e al tempo della tentazione si ritraggono indietro_. Miseranda -miseria! Mentre il Re di Francia non si turbava per i passati eventi, -quel volgo sommoveva una terribile turbolenza! E quella accozzaglia di -pastori, perchè i frati Predicatori in una certa città avevano osato -lasciarsi sfuggire dalle labbra qualche parola contro di loro, ne -smaltellarono siffattamente il convento, che non ne rimase più pietra -sopra pietra...... Ma..... l'anno stesso furon ridotti al nulla, e -quella ragunata fu distrutta. Lo stesso anno fu preso il castello di -Castellarano[200], nella diocesi di Reggio, sulla Secchia. Parimente lo -stesso anno il Marchese Uberto Pallavicino andò a Piacenza e concordò -fra loro i Piacentini e i Cremonesi; ed i militi uscirono di Piacenza -a malgrado del popolo, e stettero il mese di Maggio per le castella -dei Piacentini; e Uberto Iniquità, di Piacenza, fu Podestà del popolo -Piacentino. L'anno stesso Papa Innocenzo IV, Genovese, venne a Genova -da Lione, città di Francia nella Borgogna, ove aveva tenuta la sua -sede parecchi anni. Arrivò là il mese di Maggio, e vi ammogliò un suo -nipote, alle cui nozze egli assistette con ottanta Vescovi e i suoi -Cardinali; ed a mensa furono servite molte varietà d'imbandigioni, -e vini di varie specie di tralci, e de' più squisiti e più allegri; -eppure ogni servito costava molte marche. Non si videro mai a' dì -nostri nozze più sontuose in nessun luogo, sia per altezza di grado -de' commensali, sia per la squisitezza e quantità delle imbandigioni, -sicchè se l'avesse viste la Regina Saba, anch'ella ne avrebbe fatte -le meraviglie. Dopo, il Papa andò a Milano, dove si soffermò un mese -e più. In quel tempo della sua dimora a Milano, i Milanesi corsero -sopra Lodi e se ne impossessarono. Ma avuta di ciò notizia il Marchese -Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in Cremona, con un grosso -esercito di Cremonesi e parte di Piacentini, corse, la riprese e -s'impadronì del Castello che l'Imperatore s'aveva fatto ivi costrurre -(in ogni città, in cui signoreggiò, l'Imperatore volle avere un palazzo -o castello). Stettero dunque quivi per bene un mese. E stando quivi -a campo il mese di Luglio e di Agosto l'uno di fronte all'altro co' -loro eserciti i Milanesi e i Cremonesi, avvenne che i Cremonesi misero -a fuoco alcune contrade di quella città, spianarono parte del muro di -cinta e le fosse, poi se ne tornarono senza conflitto al loro paese; e -i Milanesi ne rimasero padroni. Poscia Innocenzo andò a Brescia, dipoi -a Mantova, poi al monastero di S. Benedetto, che è tra il Po ed il -Lirone, ove riposa la Contessa Metilde sepolta in un'arca di marmo. E -il Papa coi Cardinali, memori dei benefici della Contessa alla Chiesa -e ai romani Pontefici, recitarono sulla tomba di lei il salmo: _De -profundis_. Di là passò Innocenzo IV a Ferrara, ove io mi trovava. E -mandò avvisando i frati Minori che al suo ingresso in città l'andassero -ad incontrare, e gli facessero ala; il che fu lungo tutta la via di S. -Paolo. Nunzio di questi ordini fu un frate Minore di Parma, chiamato -Buiolo, che era addetto al servizio del Papa, e che dimorava a Corte. -Confessore del Papa era poi un'altro frate Minore, di nome Nicola, mio -amico, cui poi il Papa creò Vescovo di Assisi; e frate Lorenzo, pure -mio amico e compagno, anch'esso dimorava in Corte del Papa, e lo fece -Arcivescovo di Antivari; ed, oltre i sunnominati, anche due altri frati -Minori erano addetti al servizio del Papa. Il quale si fermò più giorni -in Ferrara fra l'ottava del beato Francesco, e predicò dal balcone del -palazzo del Vescovo, e gli facevano ala quinci e quindi i Cardinali, -e uno di loro, cioè Guglielmo di lui nipote, dopo la predica fece la -sua confessione pubblica. E vi era immensa folla di popolo accorsa, -quasi adunata al supremo giudizio; e il Papa s'era preso per tema della -predica: _Beata la gente che ha Dio per suo Signore; beato il popolo -designato da Dio suo erede_. Dopo la predica, il Papa soggiunse: Iddio -fu mio custode quand'io partiva d'Italia e quando soggiornai a Lione; -ora che in Italia ritorno, sia egli benedetto per tutti i secoli. E -aggiunse: Questa città è mia, vi conforto a vivere in pace, poichè -l'ex-Imperatore, che perseguitava la Chiesa, è morto. Io poi era così a -costa del Papa, che poteva toccarlo quand'io voleva, perchè egli andava -lieto d'avere frati Minori attorno. In quel momento frate Gerardino -da Parma, che fu maestro di frate Bonagrazia, mi toccò di gomito, e -mi disse: Senti che è morto l'Imperatore, che non l'hai mai voluto -credere. Lascia dunque in disparte il tuo Gioachimo, _e fatti saggio, -o figlio mio, dammene la consolazione, acciochè tu possa ora rispondere -qualche cosa a me, che ti rimproverava_. I Cardinali, nei giorni della -loro fermata a Ferrara, mandarono più volte regalandoci maiali uccisi e -già pelati, stati loro donati; e noi a volta nostra, ne facevamo parte -alle nostre sorelle dell'Ordine di S. Chiara. Anche il dispensiere -del Papa mandonne a dire: Domani il Papa è di partenza per Bologna; -mandatemi i vostri barcaiuoli che vi darò il pane e il vino che ne -resta, di cui non abbiamo più bisogno. E così si fece. All'arrivo a -Bologna i Bolognesi fecero al Papa una festosissima accoglienza; si -fermò poco tra loro, e partissene turbato e quasi improvviso, perchè -domandarono che cedesse loro in dono Medicina[201], che è una Terra -della Chiesa nella diocesi di Bologna, cui i Bolognesi da lungo tempo -avevano violentemente occupata. Ma il Papa non li esaudì, nè gliela -donò, anzi rispose: Di forza tenete una Terra della Chiesa, ed ora -volete che ve la doni? Andatevene con Dio, ch'io non posso nè voglio -darvela. Nulla ostante però, alla sua partenza il Papa trovò molte -nobili e belle donne Bolognesi, accorse dalle lor ville alla strada, -per cui doveva passare, bramose di vederlo; le benedisse nel nome -del Signore, continuò sua via e fece sosta a Perugia. Lo stesso anno -arrivò in Lombardia Re Corrado, prima a Verona, poi a Cremona, d'onde -ritornò a Verona, e da Verona partì per la Puglia; e fu in Novembre. -L'anno stesso fu preso il castello che era nella città di Lodi, e -tutti i Lodigiani che vi erano dentro ne ebbero mozza la testa, ed -i Pavesi, che pur vi si trovavano, li lasciarono andare liberi senza -molestia. Lo stesso anno furono fatti prigioni la maggior parte degli -uomini di Tortona dagli Alessandrini e dai Milanesi; e dal Marchese -Uberto Pallavicini e dai Cremonesi fu preso in Ottobre il castello -di Brescello. Brescello è una Terra posta nella Diocesi di Parma; una -volta era città, e fu distrutta sino alle fondamenta dai Longobardi. - - -a. 1252 - -L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma, coll'aiuto dei -beccai di Parma si fece Signore della città e lo fu molt'anni. Egli -fece due buone cose durante la sua signoria: Rappacificò tra loro i -Parmigiani, e fece murare alcune porte della città. Ma ne fece anche -di cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente si -levarono contro di lui, gli rapirono di mano la signoria, atterrarono -le sue case nella villa di Campeggine[202] e in Parma, e lo mandarono -in esiglio ad Ancona, dove stette sino alla morte. Prima però di -essere definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato della -signoria e ridotto a vivere come privato cittadino, ebbe la Podesteria -di Pisa, e poi quella di Padova; e vi si trovava quando fu trasportato -il corpo del beato Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche -frate Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da Gente -erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare della sua -fede al partito della Chiesa, che anzi teneva più per la parte del -Pallavicino; e siccome aspirava egli alla signoria di Parma, per ciò -solo non permetteva che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era troppo -ingordamente avaro, tanto che nel tempo della sua Signoria nessuno -poteva vendere vittovaglie se non per conto del Comune; e si faceva poi -socio con quelli, che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da -ciascuno parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la sua avarizia, -che avendogli un milite della Corte domandato che gli desse qualche -cosa, gli offerse un _Bolognino_ per comperarsi i fichi. Ed io stesso -ho veduta, conosciuta, provata e misurata la sua abbietta grettezza -a Campeggine, quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato colà -con frate Bernardino da _Buzea_........ Terzo, che delle ricchezze de' -suoi concittadini si fabbricò alti e magnifici palazzi nella villa di -Campeggine ed in Parma, mentre prima non era che un povero soldato; -con che provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto, ebbe -la follìa di condannare iniquamente alcuni nella persona, come si -disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza; altri, nella borsa; -e interrogane, che te lo dirà, Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni, -per denaro, perdonava; contro altri, che non volevano spillarne, -infieriva... Il Signore dice Levitico 19º. _Abbiate bilancie giuste, -peso giusto, moggio giusto, e staio giusto._ Tutte queste cose egli -falsificò. Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo -troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel governo della -città, assegno maggiore di quello che Parma usava pagare agli altri -Podestà. La qual cosa non c'era delicatezza a farla, essendo egli -nel proprio paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò -fu espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria -quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del Comune, tenere -una concione, e insignorirsi della città per sè e pe' suoi figli in -perpetuo...... (L'utile rettore viene da Dio). Non tale fu Ghiberto -da Gente, che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria -di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le monete, e -impicciolirle riducendole a minor valore effettivo; alterazione, per -la quale, dicono i banchieri che i Parmigiani ebbero un danno maggiore -di un quarto del valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente -che le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo, sono la -carestia del frumento, e la falsificazione delle monete. Fece dunque -un male assai grave Ghiberto da Gente falsificando le monete più -direttamente a fine del vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per -dare maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la pazza -vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini armati, che gli -facessero sempre corteggio, quando che a lui piacesse. Io li ho visti -quegli uomini in armi, la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione, -per pompa, per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre andava -coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa matrice. Poi s'era -proposto di far Vescovo di Parma un suo fratello germano, Abbate nel -monastero di S. Benedetto di Leno[203], nella diocesi di Brescia. -Ebbe l'ingordigia di voler aggiungere alla sua Signoria le due vicine -città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi maneggiassi di fargli -aver Modena; ma io non mi ci volli immischiare, perchè nella seconda -Epistola a Timoteo l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo -in sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono presto, e lo -spogliarono del potere per le angherie e le perversità che in seguito -esporremo. Ricordo che, deposto dai Parmigiani dalla Signoria di -Parma, nella sua villa di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate -Ghiberto? Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose: -Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed io soggiunsi: Dareste -ad altri il buon esempio di operar bene, e salvereste l'anima vostra. -Al che egli di rimando: Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma -non posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre cose..... -Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non volle saperne di mettersi -sul buon sentiero: _perocchè aveva meditato iniquità dentro di sè._ Di -fatto nutriva speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani, -che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi, diede -per moglie sua figlia Mabilia a Guido da Correggio..... E nota che -siccome Ghiberto da Gente diede il bando ed espulse da Parma Bertolino, -figlio di Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai -Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove è sepolto. Ed -assegnò per un certo numero d'anni le rendite annue di alcune praterie, -che aveva nella diocesi di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a -risarcimento di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima -sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. Lo stesso -anno 1252, per la mediazione del Vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani, -e di frate Egidio della Religione della Santa Trinità da Campagnola, -oriondo di Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e -tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne alla metà -d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E, per il meglio della città di -Reggio, furono creati gli Anziani, estraendoli a sorte dal Consiglio -generale; e a principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di -Dio e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene della loro -città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato, sedici Agosto, -convocati di volontà del Consiglio, secondo l'uso e la consueta formola -di convocazione, e radunati nel palazzo del Comune, giurarono pace e -concordia col prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani -fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che erano in città. E -quell'anno una gran brinata, ai diciotto di Maggio, giorno di domenica, -distrusse in più luoghi il frutto dei vigneti. - - -a. 1253 - -L'anno 1253, indizione 11ª, Guido da Gente, Parmigiano, fu eletto -Podestà di Reggio per arti di Ghiberto da Gente suo fratello, allora -Podestà di Parma, e per accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i -Reggiani che erano dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto -d'Ottobre, Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda, Ghiberto -da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani del Consorzio di Santa -Maria Vergine della città di Parma, e con altri probi uomini della -medesima città, si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli -stendali, coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce con -tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio, insieme cogli -altri fuorusciti, condussero il Venerabile Guglielmo Fogliani, che ne -era stato eletto Vescovo. E il Mercoledì, 29 dello stesso mese, il -prenominato Ghiberto Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo -convocato a suono di trombe e di campane, nella piazza del Comune di -Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e que' di dentro, il quale -concordato fu scritto e inserto nello Statuto del Comune; e fu nel -giorno stesso 29 Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato -Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà di Reggio. -Quell'anno stesso 1253, ai sette di Dicembre, a sera, poco dopo il -crepuscolo, l'anno dodicesimo del suo pontificato, morì a Napoli -Innocenzo IV, Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì -Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere; e i loro corpi, -sepolti nella chiesa Napoletana, riposino in pace, e così sia. E -Bertolino Tavernieri di Parma, che era allora Podestà di Napoli, fece -chiudere le porte della città per ritenere i Cardinali dall'andare -altrove, e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il -nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano concordare ad -eleggerlo per voti, che le urne davano sempre molto divisi, fu eletto -per compromesso. E Ottaviano Cardinal diacono impose il manto al più -degno uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo Vescovo -di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV, eletto verso la vigilia -di Natale; sicchè il giorno di S. Tomaso di Cantorbery ne giunse la -notizia a Ferrara. Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa -l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad Anagni, e si -chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu molti anni Cardinale dell'Ordine -de' frati Minori, e Papa Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza -e preghiera de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo dei -Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal beato Francesco; -e ne compose la colletta e gli inni. Aveva una sorella nell'Ordine -di Santa Chiara, ed un nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non -creò nè quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo -pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero rimasi solo -in otto. Fu uomo di lettere, amante dello studio della teologia, e -spesso volentieri predicava, celebrava, e consacrava chiese. Fuse in -uno solo i cinque Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì -all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella _Mare magno_. -Manteneva costantissima l'amicizia, come appare chiaro da quel che -faceva con frate Rainaldo da Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò -tanto, che all'amicizia di lui non si può paragonare nè quella di -Gionata con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche tutto -il mondo avesse detto qualche cosa di male contro frate Rainaldo, il -Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure ascoltato; e quando bussava -all'uscio della camera, il Papa gli andava ad aprire anche a piedi -nudi. Questa cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era solo -in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione Aretino, mio -amico, dalle cui labbra io l'ho saputo. Questo Papa non s'immischiò in -guerre, e passò pacificamente i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento -e grasso, come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio, giusto, -timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato, Manfredi figlio -del fu Imperatore Federico, infingendosi l'educatore di Corradino -nipote di Federico, e divulgato ovunque che Corradino era morto, si -pose in capo la corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del -Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di lui un grosso -esercito. Tanto è vero che la menzogna a nulla approda). Questi, -come è già detto, canonizzò ad Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S. -Francesco. Ai tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far -partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico Imperatore, -figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da Papa Innocenzo IV, cominciò -a vacare l'Impero romano, nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna -si facessero parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il -Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di Olanda, i quali -morirono prima di essere consacrati Imperatori. Dopo la morte poi di -Federico II, gli elettori, divisi in due, una parte elevò alla dignità -dell'Impero il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia, -fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la divisione di -quegli elettori durò molti anni. Questo Papa riprovò due pestiferi -libelli, de' quali uno sosteneva che tutti i Religiosi e predicatori -della parola di Dio, che vivono di limosine, non possono salvarsi. -Autore di questo libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò -a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare nell'Ordine -de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore non ne restò impunito; ed -il Papa Alessandro IV e il Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da -Parigi, senza che potesse avere speranza di ritornarvi _mai più in -eterno, e più oltre_...... L'altro libello conteneva molte cose false -contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo, cose che l'Abbate non aveva -scritte; p. e. che il Vangelo e la dottrina del Nuovo Testamento non -aveva condotto nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo -ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello fu frate -Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo fu allevato in Sicilia, -e vi insegnò grammatica. Ed entrato poi nell'Ordine de' Minori, dopo -tempo fu mandato a Parigi per la provincia di Sicilia[204], e fatto -lettore di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello, e -all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente punito, come -ho detto più su........ Pur tuttavia fu rimandato nella sua provincia, -e perchè non volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale, -che era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per Modena, ove -io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità, giacchè ero stato -seco a Provins e a Sens, quell'anno che il Re di Francia S. Lodovico -di buona memoria andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo, -se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo. E rispose: Non -disputiamo, ma comunichiamoci le nostre opinioni, e perciò ritiriamoci -in luogo appartato. Lo condussi nell'orto, di dietro al dormitorio, ci -mettemmo a sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando e -dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed adulto, e presto -eserciterà il suo ministero d'iniquità. E ripigliai: Lo conosci tu? -Non l'ho visto di persona, rispose, ma lo conosco bene per quel che -se ne scrive. E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia, -mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la Bibbia la conosco -bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto, se prima non avremo fra mani -la Bibbia. Andai pertanto a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala, -conobbi che egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re -di Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva: _Guai al -paese che fa ombra coll'ale_ ecc. sino alla fine. E gli domandai: Tu -dunque dici che questo Re di Castiglia, ora regnante, è l'Anticristo? E -rispose: Senza dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono -tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa materia. E -cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che t'accorgerai d'essere caduto -in errore. E mentre io pronunciava queste parole, ecco comparire molti -frati e secolari nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano -tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono, perchè hanno -l'apparenza di chi porta tristi notizie. Andai, e, ritornandone, disse: -Dicono che Filippo Arcivescovo di Ravenna è prigioniero di Ezzelino. -Allora replicò: Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò s'io -conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma, e che possedeva -lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro. Sì, lo conosco, e lo -conosco bene, io dissi, ed ho anche veduto le sue scritture. E allora, -vedrei volontieri, mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi, -di provvedermeli. E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero -quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto molte omelie, ch'io -ho lette; e, smesso il mestiere di tesserandolo, di cui campava in -Parma, è andato nel monastero dei Cisterciensi di Fontevivo[205], ove -tutto il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli -dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero; e potrai -andare a vederlo, poichè è distante sol due miglia al di sotto della -strada. Allora osservò che i suoi compagni non vorrebbero deviare, -e che quindi mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto -grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho mai più visto. -Io poi andai a quel monastero, quando n'ebbi tempo, e vi trovai un -cotal mio amico, frate Alberto Cremonella, entrato con me nell'Ordine -de' frati Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da -frate Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma, durante il -noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò fisica, e finalmente entrò -nell'Ordine e nel monastero di Fontevivo, ove tutti lo stimarono -dottissimo. E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un -angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente. Allora gli -dissi che mi farebbe un segnalato favore se mi prestasse tutti gli -scritti di quel Veronese. E rispose: Sappiate, frate Salimbene, che io -sono tenuto in molta considerazione e posso molto in questo monastero, -e i frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica, mi -vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi tutti i libri del -beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è morto, e de' suoi scritti -neppure una sillaba rimase al mondo; perchè io di mia mano ho abraso -tutti gli scritti suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in -questo monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte del raspare -le carte, e disse all'Abbate: Padre...... giacchè è più chiaro della -luce del sole ch'io debbo morire, poichè io non sono punto migliore -de' padri miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi alcuni -alunni, che amino di imparare a raspar le carte, perchè, morto io, -potranno tornare utili a questo monastero. Ma non trovandosi nessuno -che volesse imparare, tranne io, così dopo la morte del mio maestro, -e di quel Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non ne -rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle abrasioni, parte -anche perchè quelle profezie avevano sollevato troppo grave scandalo. -Udito questo, io dissi in mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta -una volta fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito, -come si legge in Geremia 36º; anche la legge di Mosè fu bruciata dai -Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato dallo Spirito Santo. Così -sorse in Parma un uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto -chiaro delle cose future, _perché Iddio parla ai semplici di cuore_, -Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad Imola, venne nella -mia cella frate Arnolfo mio Guardiano con un certo libretto scritto -sul papiro, e mi disse: Un notaio di questa Terra, amico dei frati, -mi diede a prestito da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma, -quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna, e se lo tiene -molto caro, perchè lo compose e lo scrisse frate Girardino di Borgo -S. Donnino. Voi leggetelo, che avete studiato sui libri dell'Abbate -Gioacchimo, e sappiatemi dire se vi abbia qualche cosa di buono. -Lettolo e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non ha lo -stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose degne di riso; per -cui il libro fu diffamato e riprovato, e vi do il consiglio di gettarlo -nel fuoco a bruciare, e a quel vostro amico dite che porti pazienza -per amor di Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu -bruciato. È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo, -dava argomento di credere che avesse in sè qualche cosa di buono. Era -famigliare, cortese, liberale, religioso, onesto, costumato, temperante -di parole, di cibo, e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso -con umiltà e mansuetudine; _Un uomo veramente amichevole in società, -più amico ancora che un fratello_, come disse il Savio ne' Proverbi -18º; ma la protervia nella sua opinione eclissava tutte quelle buone -qualità..... E per cagione di questo frate Girardino si fece legge che -nessuno nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima non è -stato approvato dal Ministro e dai definitori nel Capitolo provinciale; -e se alcuno contravvenga, digiuni tre giorni a pane ed acqua, e siagli -tolta l'opera sua.................................... - - -a. 1254 - -L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente, fu fatto Podestà di -Reggio, e vi morì nell'anno stesso, e fu sepolto nel convento vecchio -dei frati Minori, ove ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S. -Chiara. Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si può -ascrivere a questo millesimo, come al precedente, perchè fu eletto tre -o quattro giorni prima di Natale, e ne arrivarono le notizie a Ferrara -da Napoli il dì di S. Tomaso di Cantorbery. - - -a. 1255 - -L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria della città di Reggio -a Ghiberto da Gente, che era anche Podestà di Parma, e mandovvi, come -Vicario, un suo nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il -Vicario e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della Reggenza -della città di Reggio dal collegio dei Giudici, i quali, senza il -concorso del Consiglio municipale, elessero Podestà Penazzo, figlio -del fu Giliolo da Sesso, il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima. -E perciò sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di Parma e -il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio, figlio del fu Giacomo -da Canossa, stando e tenendo occupata la Rocca detta di Canossa contro -l'assenso del Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo -figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà e il -Comune raccolsero un esercito di montanari attorno alla rocca stessa, -e l'assediarono, e vi costruirono trabucchi e màngani, a seconda della -volontà di quei di fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di -Canossa, e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della fu Contessa -Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi di Ottone I, Imperatore, e -si chiamava _Canusia_. - - -a. 1256 - -L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo Penazzo da Sesso -fu eletto e confermato Podestà di Reggio a voce di popolo e degli -Anziani. E lo stesso anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di -Reggio vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un convento, il -palazzo che l'Imperatore aveva donato a Nicolò di lui predecessore, -riserbandosi soltanto il diritto di ospitarvi quando si trovasse in -quella città. Ed i frati lo comprarono e pagarono coi denari riscossi -dalle suore dell'Ordine di Santa Chiara, alle quali avevano venduto -il Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa Alessandro IV). -Ma siccome i frati Minori comprarono il detto palazzo coll'onere di -ospitalità all'Imperatore, in processo di tempo dissero a Rodolfo, -che era stato eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X, -che possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, e che -desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. Ed egli -rispose che gradiva assai che il suo palazzo avesse tali ospiti, -e per amore de' frati Minori rinunziò liberalmente ad ogni diritto -ch'egli s'era riservato. E perciò diede loro due lettere segnate col -suo sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese per -il possesso dell'Impero volgessero prospere, avrebbe più validamente -confermata la sua concessione. Ma siccome il suaccennato convento era -angusto, i frati Minori comprarono ancora all'intorno terra e case. - - -a. 1257 - -L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a forza dal Comune di -Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano[206], e molti furono i morti e -molti i prigioni. E que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si -trovarono nel castello furono tormentati e uccisi. - - -a. 1258 - -L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, fu Podestà di -Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento si vendeva cinque soldi -e mezzo imperiali, ma clandestinamente e in privato fu venduto anche -sei, sette, otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali. - - -a. 1259 - -L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, i Ferraresi, il -Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. Bonifazio, tutti insieme, ad -unanimità, giurarono guerra ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno, -Ezzelino mosse con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e -dai Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, ferito, -morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene ai Cremonesi. -Ma prima di morire, visse più giorni in quel castello, malato di -ferite, di dolore e di crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del -castello. Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai avuto il -diavolo persona così somigliante a sè in ogni più raffinata malizia -di dar la morte. Era fratello di Alberico; e furono due demonii; ma -di loro abbiamo già parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo, -Costantinopoli, che era stata già da tempo presa ed occupata dai -Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata da -Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, in Toscana d'Italia, ai -Fiorentini ed ai Lucchesi[207] toccò un miserando disastro. Fidenti sul -numero e sul valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi -calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, uscirono loro -incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i Lucchesi ebbero tradigione da -parte dei loro. Poichè a principio della battaglia, i capi principali -dei Fiorentini passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi -infuriarono contro i loro concittadini. Si dice anche che di Fiorentini -e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul campo più di seimila. -Quell'anno stesso io abitava a Borgo S. Donnino, e composi e scrissi -un altro lavoro _Delle tristezze_, alla maniera di Pateclo. Così pure -nel detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini e di donne, -sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in chiesa due morti. E quella -maledizione cominciò la settimana di passione, di modo che in tutta -la provincia di Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non -poterono ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa peste -durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di Soragna, zio di Uberto -Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, ed io lo confessai. In Borgo -S. Donnino perirono di quella pestilenza trecento e più; in Milano -molte migliaia; a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per non -atterrire i malati, non si suonavano più le campane a morto. - - -a. 1260 - -L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e -tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per -le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, -a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal -tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena -avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più -che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini -s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore -e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano -flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti -i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena, -il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si -recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i -più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti. -E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni -parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà -di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso -s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa -benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' -frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto -uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a -Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già -vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda; -e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto -severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E -chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo, -e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma -quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o -di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona, -e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè -come dice l'Ecclesiastico 10º, _Quale è il Reggitore d'una città, -tali ne sono anche gli abitanti_. E fece innalzare le forche lungo -il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con -queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la -salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio. -Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare -colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la -fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo -col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il -cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio: -Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole -la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi -pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete -saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma -comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che -nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. -In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo -di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando -Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si -cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo -stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate, -nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta -dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni. -E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi, -in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi, -il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei -profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel -secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini -apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni _Il -padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero_. Nel terzo periodo, -opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate -Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo -incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260, -indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi -voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per -quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito, -di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi -popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli -testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è -fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi -sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli -sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un -uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto -il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si -diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne -restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma -avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto -di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che -era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per -l'avvenire l'antica amicizia. - - -a. 1261 - -L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, morì Simone -Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. Costui fu mio amico, di -parte della Chiesa, e in occasione di una grossa guerra si mostrò prode -e valoroso campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione -e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine Maria, -per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, che era stato molti -anni Ministro a Bologna, e allora era Penitenziere nella Corte -del Papa, e si trovava a Bologna per affari della Corte stessa. E -ad ordinarla concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi: -Loterengo Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; Gruamonte; -Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo da Sesso ed Egidio -di lui fratello; Fizaimone Baratti da Parma; Schianca degli Eleazari -da Reggio, e Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per -beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se volessero -dire che si sono fatti frati perchè nessun altri pigli parte ai loro -beni, e volessero goderseli da per sè soli, secondo le parole di -quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico 11.º: _C'è chi arrichisce -con poca fatica, e questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in -quanto che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò de' -miei beni da solo_. Ricordo che quest'Ordine fu costituito in Parma -nel tempo dell'_Alleluia_, a tempo cioè di quell'altra fanatizzante -divozione, nella quale si cantava l'_Alleluia_, e i frati Minori -e Predicatori davano a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto -il pontificato di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate -Bartolomeo da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che allora era -tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; poscia diventò Vescovo -della Terra d'ond'era nativo. Ed i predetti frati vestivano lo stesso -abito che questi, con mantello bianco e croce rossa. In questo solo -differivano, che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi -militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, poi venner meno, -ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; chè pochi si ascrissero al -loro Ordine. Parimente questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono -come il pane in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran -che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la stessa foggia -di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono stimati poco. E ciò per -cinque motivi: 1.º perchè di loro ricchezze non costruirono mai nè -monasteri, nè ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano -mai fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto di quel -d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal tolto; 3.º perchè -dopo aver sciupate le proprie ricchezze e fatte molte e grosse spese -in vanità e in pranzi, accogliendo alle loro mense gli istrioni anzi -che i poverelli di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e -vogliono ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei migliori -Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle loro abitazioni; 4.º -perchè sono avarissimi, e _la radice d'ogni male è l'avarizia_; 5.º ed -ultimo, perchè non veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che -siano utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual cosa -da Girolamo si chiama _santa rusticità_.... Di questo adunque basti. -Ora _è da godere coi godenti e da piangere coi piangenti_........ Papa -Alessandro IV morì l'anno 1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede -la Regola di questi Gaudenti. - - -a. 1262 - -L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa Urbano IV, e a -suo tempo fece due cose: Per opera dei crociati mise in fuga l'esercito -di Saraceni, che Manfredi, figlio di Federico II Imperatore spodestato, -aveva lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a Carlo -Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di ritogliere il Regno -di Sicilia a Manfredi che l'occupava. - - -a. 1263 - -L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede e confermò -l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e ne privò il sunnominato -Manfredi, che lo teneva di forza. - - -a. 1264 - -L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve una maravigliosa -cometa, quale nessuno mai, che allora vivesse, l'avea veduta. Sorgeva -con vivacissimo splendore dall'oriente, e allungava una lucidissima -coda sino a metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse -mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse parti del mondo; -questo solo almeno di chiaro si è veduto che, avendo durato tre mesi, -al suo apparire Papa Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa -notte in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena da -Ferrara il Marchese d'Este con forte numero di fanti e di cavalli, e -una Domenica, che fu il 20 Dicembre, arrivarono da Firenze 200 militi -Guelfi, ad istanza di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo e -di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà di Modena, -Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla città la fazione di quei da -Gorzano, che erano del partito imperiale, e tutti i loro aderenti, -e restò morto Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e -distrussero tutto il castello di Gorzano[209]; il qual fatto produsse -forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. Lo stesso anno morì -anche Papa Urbano IV. - - -a. 1265 - -L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa Clemente IV, che -era allora oltre monti, ed apparteneva al collegio de' Cardinali, -e non volle recarsi a ricevere l'investitura del papato senza aver -prima visitato in Assisi la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo -del beato Francesco. Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del -Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia e di Sicilia, -d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato da Papa Urbano per -la riconquista della Sicilia, venne a Roma per mare, ove era anche -stato eletto Senatore. Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale -tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo stesso anno, i -Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena, un venerdì 6 Marzo, corsero -sopra Reggio, e quei di Fogliano ed i Roberti ruppero con gran violenza -Porta Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono in -città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con furore ed isterminio -li espulsero da Reggio. Perciò quei da Sesso coi loro partigiani si -ritirarono a Reggiolo, e quasi tutti i popolani, che tenevano dalla -parte di quei di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra -della città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà, -tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti nominarono -subito Podestà Giacomino Rangone di Modena, deponendo Marco Gradenigo -di Venezia. In quell'anno, que' di Sesso presero il castello di -Canolo[210], che dopo fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente -in quell'anno fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani, che -occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati, a cominciare -dal giorno di San Pietro sino a San Michele; e la convenzione fu -stabilita per mezzo de' frati Predicatori, cioè frate Federico Priore -di detti frati, frate Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e -alcuni frati Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue -le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso esercito -Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di Francia, che era a Roma. -Ed io li ho veduti arrivare mentre andava a predicare in S. Procolo -di Faenza, nella festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia -contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto, per debellarlo, -e lo uccisero e spogliarono di quanto aveva, l'anno 1266, verso Pasqua. -E fu gran miracolo che l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè -gelo, nè ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima era -la strada, facile e commoda, come fosse il mese di Maggio. E questo -avveniva per disposizione di Dio, perchè accorrevano in aiuto della -Chiesa, ed a sterminio di quel maledetto Manfredi, che per le sue -iniquità fu ben degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come -se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello Corrado. -E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui fratello, nato a Ravenna -da un'Inglese, moglie di Federico Imperatore, mentre Corrado gli era -nato da una figlia del Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito, -da una spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da una -figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte. Ma tra -tutti i figli dell'Imperatore Federico, a mio avviso, il più valente -fu Enzo Re di Sardegna, fatto prigioniero dai Bolognesi, e per molti -anni sino alla morte tenuto in carcere. Questi non era legittimo. -Anche un altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò Re in -Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà di Cremona, coi -Cremonesi e con ogni sua possa tentò di impedire il passo al Conte di -Fiandra, Capitano della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte -sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo[211], distrusse il castello di -Capriolo[212], e gli abitanti del castello, perchè avevano impiccato -uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e femmine, sino ai ragazzi, -li fece passare a fil di spada. Il Conte passò poi vicino a Brescia, -prese e distrusse Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a -Mantova. - - - FINE DEL PRIMO VOLUME - - - - -_Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria_ - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Errori Correzioni - - Pag. 2 peliccie pelliccie - » 7 sudarono andarono - » 14 lni lui - » 14 fondamento fondamenta - » 30 dei Stefani degli Stefani - » 34 1225 1229 - » 43 Tebaldo Tedaldo - » 58 Luigi Pizzi Italo Pizzi - » 82 Roberto Giberto - » 96 Sonio Senio - » 98 qnando quando - » 116 delle provincie della provincia - » 123 Adriano III Alessandro III - » 129 Cantorbery Rouen - » 140 Bartolomeo Gherardino - » 141 quatunque quantunque - » 145 Isaia XXXII Isaia XXXI - » 160 qnando quando - » 164 Prefetessa Prefettessa - » 196 Provvincia Provincia - » 196 Perrocchè Perocchè - » 207 Raimoudo Rainaldo - » 222 Balbekie Balbek - » 259 sovraccitati sovreccitati - » 305 Adriano III Adriano V - » 323 diocesi Reggio diocesi di Reggio - » 328 cinquanta cinquecento - - - - -NOTE: - - -[1] Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense -dell'originale) che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto -ciò che leggesi da carte 208 (prima dell'acefalo codice Vaticano) a -215 non essendo la narrazione in esse compresa che un estratto della -Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori (Rer. Ital. t. 7.). -Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre Monsignor -Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo -salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta -l'edizione di Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli, -canzoni popolari, satire inserte nella cronaca, perchè a suo avviso -erano inutili, mentre potevano servire a far meglio conoscere il -movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se, come -pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e -aggiunte in appendice a questa edizione. C. C. - -[2] Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova -Castiglia ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori. - -[3] Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia. - -[4] Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è -una stazione della ferrovia Piacenza-Parma. - -[5] Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel -1202; ei spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e -molte altre opere, che suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed -oppugnatori. La Chiesa nel concilio di Laterano indetto da Innocenzo -III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità perchè conducevano -al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di santa vita; e -prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse. - -[6] Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per -chi parte da Bologna. - -[7] Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare -S. Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e -lasciò i commenti di Terenzio e Virgilio. - -[8] Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino. - -[9] Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene -lo chiama Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario -geografico universale compilato da una società di dotti italiani dice -Firentina. Ora non restano che pochi ruderi e un tratto di cortina del -castello a cui è addossata una fattoria della famiglia Romano, e si -chiama in paese Torre fiorentina. - -[10] Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio -e Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera. - -[11] Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla. - -[12] Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto -il Po morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il -territorio, si conquistarono alla coltivazione ubertosissime campagne, -a spese de' Cremonesi padroni di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata -è aperta ed utile tuttora. - -[13] Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in -quel di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora -le frazioni di Bondanello e Ronchi. - -[14] Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era -nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio -del secolo corrente fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima -reliquia, che era soggetta alla parrocchia di Fabbrico. - -[15] Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese -e il Mantovano. - -[16] Cioè nella gora delle acque. - -[17] Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia -de' Conti da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in -un luogo detto Motta di Fabbrico, o Valle di Padulo. - -[18] Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano. - -[19] Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro. - -[20] Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia. - -[21] A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro. - -[22] Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al -disopra dell'Emilia vicino al Samoggia e al Panaro. - -[23] Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural. - -[24] Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente -al Caspio. - -[25] Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte. - -[26] Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la -canonica, o casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale -prolungando a settentrione due ali con portici all'interno, correva -ad appoggiarsi al fianco meridionale del Duomo e formava un chiostro. -Nel portico orientale, detto _Paradiso_, e attigua al Duomo stava -la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo, che -atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata -incorporandola col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre -cappelle, che sono opere posteriori appiccicate alle navate minori, -come un fuor d'opera dell'edifizio o disegno primitivo e principale. -Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione dell'attuale -cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si -valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già -da tempo cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta -da Aurelio Barili, del cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone. -La prima di dette cappelle fu eretta nel 1285 della nobile famiglia -Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore conte Girolamo, -proprietario e restauratore di quel monumento della religione de' suoi -antenati. - -[27] La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita, -e colla sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si -faceva a quindici anni compiti, ed anche il bivio al bene e al male. - -[28] Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo. - -[29] A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno. - -[30] Aveva più che 50 anni, dice G. Villani. - -[31] Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai -lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto; -anzi sostenne molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie -mura, e non ristette mai dal tentarne il riscatto dopo le perdite -sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato come il tipo della -costanza spinta sino all'ostinazione. - -[32] Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale: -quindi dati come il tipo della bontà e dell'ospitalità. - -[33] Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia. - -[34] Moglie di Azzone Sanvitali. - -[35] S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città -nell'area di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato -a strada S. Lucia, strada che allora non esisteva, e fu aperta nel -1283. - -[36] Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e -il Lirone formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo -della contessa Matilde edificò la chiesa e una parte del monastero di -S. Benedetto di Polirone. - -[37] Presso Chiavari e al mare. - -[38] Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta _Brennone_. - -[39] Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu -monaca anche una figlia di Castruccio Castracani. - -[40] Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova, -fuori di porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di -monache. S. Antonio reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato -presso quel monastero di Cella vi fu ospitato e vi morì. - -[41] Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio. - -[42] Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio. - -[43] Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma -stessa, non lunge dal Po. - -[44] A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per -Bologna. - -[45] A mezza circa via tra Parma e Reggio. - -[46] Dopo molte indagini, di cui nessuna mi ha condotto a sapere chi -fosse questo _Alachia_, mi sono rivolto a congetturare se mai _Alachia_ -fosse un nome astratto significativo di castità, derivante da qualche -lingua straniera, e probabilmente orientale. Interrogatone perciò -un giovane e già illustre poliglotto parmigiano, che fu mio scolare -al Ginnasio, P. Italo Pizzi ha gentilmente risposto, che la parola -_Alachia_ nel senso di castità può derivare dall'arabo; e il movimento -della scienza orientale verso l'occidente operatosi nel medio evo, o -il contatto dell'occidente coll'oriente per mezzo delle crociate, può -facilmente aver data la detta voce al dizionario del canonico Primasso. -C. C. - -[47] Alla sinistra dell'Oglio sulla strada da Cremona a Mantova. Il suo -castello è ridotto a civile abitazione. - -[48] Alla sinistra dell'Oglio all'oriente e non lunge di Canneto. - -[49] Grosso paese alla destra del Pò non lunge da Guastalla. - -[50] Alla sinistra dell'Oglio, pieno Nord di Marcaria. - -[51] In mezzo tra il Chiese e il Mella sul canale Naviglio, se pure, -come sì crede, sia il _castrum de Geo_ del testo salimbeniano. - -[52] Sul Chiese, pochi chilometri sotto la strada Brescia-Lonato. - -[53] A Nord-ovest di Mantova sulla strada che va a Castiglione della -Stiviere. - -[54] Sul Chiese poco lunge da Castiglione delle Stiviere. - -[55] Tra il Chiese e il Mincio pieno Sud di Castel Goffredo. - -[56] Gambara, Gottolengo, Pralboino e Pavone nello stretto territorio -che è nel basso corso del Mella e del Chiese. - -[57] Sulla sinistra dell'Oglio e sulla strada da Cremona a Brescia. - -[58] Al Nord di Cremona sull'Ogiio e sulla strada Cremona — Brescia. - -[59] Castel Leone fatto fabbricare nel 1227 da Bernardo da Cornazzano, -allora Podestà di Modena, a fianchi di Castelfranco che si stava -costruendo da' Bolognesi, e pare che fosse precisamente ove ora sorge -il forte Urbano. Nulla restando Castel Leone. - -[60] Cortenuova villa al sud sud-est di Bergamo, destra dell'Oglio tra -Romano e Martinengo. - -[61] Alla sinistra del Taro una dozzina di chilometri a monte -dell'Emilia. - -[62] Alla sinistra del Taro otto circa chilometri a monte dell'Emilia. - -[63] A 18 miglia Nord Nord-Ovest di Bologna tra il Panaro e il Reno. - -[64] _aven_, dal latino _habet_ nacque l'italiano antico, e non ancor -morto, _ave_, così dal latino _habent_ ebbero _avene_, e, troncato, -_aven_ per hanno, ora totalmente disusato. - -[65] Di poco fuori della porta orientale di Modena. - -[66] Sulla sinistra del Panaro a dieci circa chilometri a monte -dell'Emilia. Patria dell'illustro architetto Barozzi, detto il Vignola, -e di Lodovico Muratori. - -[67] Sei chilometri circa ad oriente di Guastalla. - -[68] Sulla riviera ligure orientale vicinissimo a Chiavari Est. - -[69] Questo Pietro Veronese inquisitore colle suo incessanti ricerche -contro gli eretici, coi roghi, coi bandi, colla demolizione delle -case, e la confisca de' beni degli inquisiti, si era reso odiosissimo -a chiunque temeva d'essere accusato di opinioni eterodosse. Tra tanti -era stato messo al bando come eretico, Stefano Confaloniere di Alliate, -e gli si doveva diroccare la casa e confiscare il patrimonio. Avvisato -_come per fra Pietro era stato misso nel bando_, dice il Corio, si -concertò con altri malcontenti nelle terre di Giussano, ed erano -Manfredo Chiroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tomaso -Giuliano, Carlo da Balsamo, Alberto Porro, e lo uccisero il 6 Aprile -1252 presso Barlassina con un colpo di falce. - -[70] Quasi nell'asse dell'Apennino sul parallelo di Caserta. - -[71] A dodici miglia Nord-Est di Milano. - -[72] Non colla forza dell'armi, ma colle pratiche fatte presso i -milanesi, che lo restituirono a patto che nè esso nè il padre movessero -mai più guerra contro Milano. - -[73] Fatto distruggere dai ministri di Federico II dopo aver dato asilo -ai baroni ribelli, ora non resta che un piccolo villaggio. Gli abitanti -però in seguito lo rifabbricarono a 12 chilometri circa di distanza -vicino al mare e a trenta chilometri Sud-Est di Salerno, ed è città di -qualche considerazione. - -[74] Sul cucuzzolo di un alto colle a Sud-Sud-Ovest di Reggio sulla -destra dell'Enza. - -[75] Al Sud di Reggio, Comune di Castelnovo ne' monti, versante -dell'Enza. - -[76] Sud-Ovest di Reggio nei pressi di Bibianello. - -[77] A pieno Nord di Reggio sulla destra dal Po. - -[78] Castello dell'alto Apennino Sud-Ovest di Parma sulla via che va a -Spezia. - -[79] Cioè sulla destra dell'Enza. - -[80] A Nord-Nord-Ovest di Parma presso la foce del Taro in Po. - -[81] Sul Po ad Oriente della foce del Taro. - -[82] Sul Po a pieno Nord di Guastalla. - -[83] Sulla sinistra del Taro a monte dell'Emilia circa dodici -chilometri da Parma. - -[84] Sulla sinistra del Taro a pochi chilometri Ovest di Noceto. - -[85] Alla sinistra del Taro, a Sud-Ovest di Parma a monte dell'Emilia, -e a 20 circa chilometri da Parma. - -[86] A pieno Nord di Cremona sulla sinistra dell'Oglio, e sulla strada -Crema Brescia. - -[87] Tra il Lamone e il Senio ed Ovest e non lungi da Ravenna. - -[88] Nell'agro di Forlì. - -[89] Alla sinistra del Taro poco più che due chilometri al disotto -dell'Emilia. - -[90] Nella parte orientale della città, circa sull'area dell'attuale -collegio Maria Luigia. - -[91] Due miglia al Nord di Bassano sul Brenta. È questo il castello, -d'onde ha tratto nome e origine di potenza la famiglia di Ezzelino. - -[92] Piazza S. Giorgio trovasi a pieno Nord di Verona, sulla sinistra -dell'Adige; e, sul murello di cinta del convento di S Giorgio, leggesi -anche oggi su pietra la seguente iscrizione: - - _Ezzelino III da Romano_ - _sospettandoli a parte Guelfa legati_ - _Fece trucidare undicimila Padovani_ - _Inermi e prigioni_ - 1256. - -[93] A Nord di Parma sulla sinistra del Po. - -[94] Ora detto ponte di Caprazucca, allora di Donna Egidia, perchè -Egidia da Palù lo fece costruire a proprie spese. - -[95] Quel Biduzzano corrisponde al luogo, ove ora la Baganza mette foce -nel torrente Parma, quasi sotto le attuali mura di cinta della città -di Parma. Ora non sussiste più un luogo col nome di Biduzzano. Molti -cambiamenti deve avere avuto quel punto d'incontro delle acque dei due -torrenti, e quindi n'è scomparso sino il nome. - -[96] A Cremona tra le attuali Porta Romana e Porta Po era aperta -un'altra Porta, detta Porta Mosa, e subito fuori di quest'ultima vi -era uno spianato o una piazza che prendeva nome dalla porta che vi -metteva. Su quello spiazzo o campo erano le forche. Ora di Porta Mosa, -per ricostruzione delle mura avvenuta sulla fine del secolo passato, -non resta più traccia; ma in città la strada, che conduceva alla porta -soppressa, ritiene ancora il nome di Via a Porta Mosa; ed era, su -quell'antico campo, o spiazzo, vi è il tiro a segno. - -[97] Ad Ovest-Ovest-Nord di Parma a valle dell'Emilia, 18 chilometri -distante da Parma. Ha un magnifico castello, in cui si reca a -villeggiare la famiglia de' Conti Sanvitali, a cui appartiene. - -[98] _Partì da Lione per la Francia_. Vuol dire pel regno di Francia -quale aia allora politicamente costituito, di cui Lione non faceva -parte, ed era uno stato a sè, retto dagli Arcivescovi pro tempore di -Lione stessa. - -[99] Salimbene chiama Planum Carpi il paese nativo dell'illustre -viaggiatore fra Giovanni. Nell'Umbria in seguito lo dissero Pian di -Carpine. Ora è valle di Magione; e Magione siede presso il Trasimeno -sulla ferrovia a 21 chilometri da Perugia, alla cui Provincia e -circondario appartiene. - -[100] Figlio e successore del famoso Gengis-Kan. - -[101] Questa torre, detta egregia in una cronaca Ravennate, sorgerà in -quell'area che si stende dalla strada del Corso a porta Alberoni, e, -restaurata da Federico II nel 1240, fu atterrata secondo il Riccobaldi, -nel 1295. - -[102] Detta in cielo d'oro perchè il soffitto era ornato di stucchi -dorati. - -[103] A quattro chilometri circa da Ravenna C. G. Cesare cavò a mani un -porto per stanza di una flotta romana, e sul lido di fronte costruì un -_castrum stativum_ un accampamento stabile per alloggio di una legione -in servizio della flotta. Trasportato il centro dell'Impero romano a -Costantinopoli, fu ritirata flotta e la legione; restò l'accampamento, -che era già fornito di non pochi edifizii, e il popolo di Ravenna lo -invase, e mutò in una città, che sorse non inferiore a Ravenna, e, da -_classis_ flotta, prese il nome di Chiassi. Distrutta poi, rimase il -nome stesso al luogo e al circondario dove era stata. - -[104] Al Nord-Nord-Ovest di Parma sulla destra del Po; però ve ne ha -un'altra di rimpetto a questa sulla sinistra. - -[105] Città e Cantone della Svizzera tedesca: La celebre Abbazia fu -fondata nel 700. - -[106] Montecassino, a' cui piedi è S. Germano, che, sulla ferrovia Roma -Napoli, dista da questa città 111 chilometri. La magnifica Abbazia, che -è sull'altura, fu fondata nel 529. - -[107] Il Yonne. - -[108] Beaune: Bella città del dipartimento Costa d'Oro, posta in -fertilissima pianura, e ricca di celebri vigne. - -[109] Vezellay; pochi chilometri distante da Auxerre. - -[110] Jeres dista ora quattro chilometri dal mare di fronte alle isole -omonime. - -[111] Digne: Capoluogo del dipartimento Basse Alpi, sul Bleone -influente della Duranza. - -[112] Bariols: Nel dipartimento del Varo, sulla Duranza, ad Ovest di -Draguignan, che n'è il capoluogo. - -[113] L'Abbate Gioachimo sativo di Celico, villaggio vicino e ad Est di -Cosenza, fece professione monastica nel monastero di Coraci, villaggio -vicino e al Sud di Cosenza. Era nato nel 1111. Comandato da Clemente -III di continuare i commentarii sulla sacra scrittura, si ritirò col -suo discepolo Rainiero in un luogo solitario detto Flora, sulla vetta -d'un monte presso Cosenza, ove eresse un oratorio e qualche cella. Ivi -si moltiplicò il numero de' suoi discepoli, e fondò un nuovo monastero, -e una congregazione con Regola più austera di quella dei Cisterciensi, -a cui egli apparteneva, e la chiamò Congregazione di Flora o Florense, -e ne fu proclamato Abbate. - -[114] Vienna: Città sul Rodano, dipartimento dell'Isero. - -[115] _Sebbene di piccola statura_: Vedine la ragione nei seguenti -versi. - -[116] Marisco: Paese della diocesi di Bath in Inghilterra, sul canale -di Bristol, Ovest di Londra. Bath è antica e cospicua città romana. - -[117] Lincoln: Città che possiede molti monumenti Sassoni e Normanni, -posta su ripido colle a pieno Nord di Londra verso il mare del Nord, a -53 circa di latitudine. - -[118] Tarascon: è sulla sinistra del basso Rodano, a circa 15 -chilometri Nord di Arles. - -[119] Beaucaire: sulla destra del basso Rodano unita con ponte a -Tarascon. - -[120] Antica città distrutta, che era alla foce della Magra, che si -versa in mare subito fuori del golfo di Spezia all'Est. - -[121] Provins. Alla destra della Senna Sud-Est e non lontano di Parigi. - -[122] A 22 chilometri Ovest di Parma sull'Emilia. - -[123] Sull'Yonne alla sinistra della Senna, sud di Parigi. - -[124] Al confluente del Yonne e del Vannes Sud-Est di Parigi. - -[125] Ieres: Paese sulla sponda del Mediterraneo di fronte alle Isole -omonime, dipartimento del Varo. - -[126] Merlino, secondo le cronache antiche, è il frutto misterioso -di un incubo d'una religiosa, figlia d'un re di Scozia, nei monti -della Caledonia. Sebbene la sua origine sia favolosa, pure non si può -dubitare della sua esistenza, e pare si debba fissare al quarto secolo, -e forse toccò anche il quinto. D'alto ingegno, di lunghe meditazioni, -ricco di cognizioni, versatissimo nelle matematiche e nelle scienze -naturali, era uomo di molto superiore al suo tempo; e quindi nessuna -meraviglia che la leggenda tessutane in que' secoli d'ignoranza -attribuisse ad ispirazione del cielo, ed a spirito di profezia, quanto -era in lui effetto della scienza e della previdenza calcolata dall'uomo -che medita. Ebbe la fiducia dei principi, che mi giovarono della sua -prudenza e sagacia nelle loro imprese. Tra gli storici chi ne parla -come d'un santo, e d'un profeta; chi come d'un mago e d'un incantatore. -E, divenuto l'uomo leggendario nel secolo quinto, lo rimase sino alla -fine del medio evo. Fu soggetto di molte tradizioni popolari nel ciclo -del re Arturo e dei cavalieri della _Tavola Rotonda_. - -[127] La cattedrale di Ravenna è detta Chiesa Orsiana, perchè S. Orso -nel IV secolo la fondò, o almeno la fece restaurare ed ampliare. - -[128] Polenta: Castello sui colli sud-ovest di Cesena. - -[129] Erano a Firenze due vie, l'una nominata di Garbo dalla illustre -famiglia omonima, l'altra di S. Martino, nelle quali avevano sede -fabbriche di panni. In via di Garbo si confezionavano panni fini, -nell'altra grossolani. Onde ebbe origine l'uso di chiamare panno di -garbo il panno fino, e panno di S. Martino il grossolano. Dalle cose la -frase passò alle persone, e si chiamarono di garbo le persone gentili e -di fina educazione. - -[130] Seguendo la dottrina de' ternari, i Gioachimiti in tre ordini o -stati dividevano gli uomini, i tempi, la sapienza, la vita. Abbracciava -il primo tre stati, o tre ordini d'uomini: cioè quello dei coniugati, -che aveva avuto luogo sotto il regno del Padre eterno, e sotto l'Antico -Testamento; quello dei chierici, sotto il regno del figliuolo, e sotto -la legge di grazia; e quello dei monaci, che perdurar doveva nel tempo -della maggior grazia per via dello Spirito Santo. Il secondo ternario -era quello della sapienza: cioè il Vecchio Testamento dato dal Padre; -il Nuovo che è opera del figliuolo; e l'Evangelio eterno, che doveva -venire dallo Spirito Santo. Il ternario de' tempi costituiva i tre -regni summentovati: del Padre, o lo spirito della legge mosaica; del -Figlio, o lo spirito di grazia; dello Spirito Santo, ossia la somma -grazia, o la rivelazione della verità. Sotto il primo erano vissuti gli -uomini secondo la carne; sotto il secondo tra la carne e lo spirito; -sotto il terzo, sino al finire del mondo, vissuto avrebbero secondo lo -Spirito puro. Nella quale ultima epoca dovevano, secondo loro, cessare -i sacramenti, le figure, e quanti vi aveva simboli o segni sensibili, e -mostrarsi nuda la verità. - -[131] Villaggio sull'Emilia ad oriente di Parma e distante dalla città -poco più d'un chilometro. - -[132] Greccio è sulla sinistra del Velino al di sotto di Rieti circa 12 -chilometri. - -[133] Montefeltro, ora Sasso Feltrio, tra il Conca ed il Marecchia a -Sud e vicinissimo alla Repubblica di S. Marino, è un piccolo tratto -di paese che diede nome ad un'illustre famiglia principesca, che ebbe -signoria in Urbino, Pesaro, Sinigallia, Gubbio ed altre Terre vicine. - -[134] A pieno sud di Faenza, tra' colli. - -[135] Circa 20 chilometri da Siena ad Ovest e a pochissima distanza -della ferrovia Siena-Empoli. - -[136] Dista 9 miglia sud-Est da Velletri. Cori è antica città dei -Volsci, ha mura ciclopiche e avanzi considerevoli di templi antichi. - -[137] Pertuis: Sulla destra della Duranza, pieno Nord di Marsiglia. - -[138] Montesarchio: Paese al Sud-Ovest e non lunge di Benevento. - -[139] Paese al Sud del lago omonimo e a Ovest-Nord di Brescia. - -[140] Bibbianello, ed ora per accorciamento Bianello, dista 11 miglia -al Sud-Ovest di Reggio, sui colli. Non lunge da Bibbianello più d'un -tiro di balestra e tutti in amenissima postura erano anche altri tre -castelli, detti Montevecchio (poi Montevetro, Montevedro); Monteluncilo -(poi Monte Lucio, Monteluzo); Montegiovanni (poi Montezano): -Appartenevano tutti alla Contessa Matilde di Canossa. Ora restano -pochi ruderi di tre; ma Bianello sorge ancora magnifica villeggiatura -e proprietà del Professore Cavaliere Luigi Caggiati, che con molto -spendio lo ha sottratto a ruina, e con molto buon gusto l'ha fornito di -un ricco mobilio di stile antico. - -[141] A Sud-Ovest di Reggio; e da Reggio dista cinque miglia. - -[142] A venti chilometri Sud-Sud-Est da Parma sulla sinistra dell'Enza. - -[143] Tre castelli nel territorio reggiano portavano questo nome: -uno, verso Bismantova; un altro, sul confine del mantovano; finalmente -quello che è quì nominato, a tre miglia Sud di Reggio. - -[144] Due cavi si conoscono col nome di Scalopia: uno nel territorio -di Brescello con direzione verso Guastalla; l'altro nel territorio di -Reggio, che solca le ville di Cadelbosco, dell'Argine e il distretto -di Castelnuovo di sotto fin presso Gualtieri, al Nord di Reggio con -direzione al Pò. Questo si chiama la Parmesana, e di questo Cavo pare -si debba intendere parlato dal Salimbene. - -[145] Alla foce del ramo orientale del Nilo. - -[146] Embrun: Sulla Duranza, Dipartimento Alte Alpi, Nord-Est di Gap. - -[147] Espressione enfatica di Giobbe usata da questo Vescovo per -indicare che piuttosto che fare il Vescovo avrebbe sopportato ogni -sorta di fatiche e di dolori sin anche la morte. - -[148] Pochi chilometri a monte dell'Emilia tra Cesena e Forlimpopoli. - -[149] A pieno Nord e a circa 10 chilometri da Correggio. - -[150] A sud-ovest di Reggio sopra l'Emilia a piè dell'Apennino. - -[151] Poco distante da Reggio verso Modena. - -[152] A 20 chilometri circa da Reggio a Nord, Nord-Est. - -[153] Sei chilometri distante da Reggio alla sinistra del torrente -Crostolo. - -[154] A Nord Nord-Est di Reggio stanno Novi, Rolo e S. Stefano, il -quale pare fosse alla destra della Secchia nelle vicinanze della -Mirandola. - -[155] Dista 17 miglia al Sud di Padova a piedi de' colli Euganei. - -[156] Questo palazzo fu poi riedificato dalla famiglia, e nel 1500, o -poco dopo, fu comperato e atterrato per innalzare su tutta, o su parte -dell'area, il bel tempio detto della Steccata. - -[157] Di quella città nulla più resta che qualche rudere, e un tratto -di cortina del castello imperiale, a cui è addossata una cascina della -famiglia Romano. - -[158] Cassio è sul fianco settentrionale dell'Apennino a mezzo circa -della strada postale, che da Parma mette a Pontremoli. - -[159] Molte e varie cose, tra vera e false, intorno a questa Costanza, -tramandarono ai posteri i Cronisti a lei contemporanei, a seconda -delle passioni di partito, ond'erano mossi. Tra l'altro fu scritto -dal Cranzio, dal Villani e da altri, che quando l'Imperatrice Costanza -era grossa di Federico II in Sicilia e in Puglia s'avea sospetto che -per la sua grande età la potesse realmente essere; per la qual cosa -quando venne a partorire, fece tendere un padiglione in su la piazza di -Palermo, e mandò bando che, qual donna volesse, v'andasse a vederla, e -molte v'andarono e videro, e quindi cessò il sospetto. Ma tutto questo -è favola, e se non d'altronde, si desume dal fatto che Federico II è -nato a Iesi. Salimbene dice che a trent'anni d'età i fratelli cercarono -di collocarla a marito. Giovanni Villani e più altri narrano che si -maritasse a cinquant'anni ed oltre. Ma gli uni e gli altri possono -accordarsi; poichè può essere vero il racconto del Salimbene che a -trent'anni la volessero maritare, ma che poi, non avendole allora -trovato un partito conveniente, e pur volendola allontanare dalla -Corte, per aver pace in famiglia, la collocassero in un convento, -da cui uscisse quando si maritò a circa cinquant'anni d'età, e si -effettuasse il matrimonio nell'età appunto, a cui lo riportano gli -altri Cronisti. Di fatto tutti convengono nel raccontare che ha passato -una parte de' suoi anni in un monastero di Palermo. - -[160] Questo tale, come si può ragionevolmente arguire da quel -che segue, pare dovesse essere uno de' cagnotti di Alberigo, il -quale sensibile ai dolori di tanto strazio, credette di potere col -suo stratagemma far decampare Alberico da quell'ordine brutale, -inducendogli nella mente il pensiero che fra quelle donne ve ne -potessero essere alcune, che non avessero coi condannati quelle -attinenze di parentela, che comunemente si credeva, e per cui se ne -voleva dilaniare il cuore. - -[161] Il Sile è piccolo fiume che passa vicino a Treviso e si getta -nell'Adriatico. - -[162] È alle scaturigini del torrente Senio nell'alto Apennino, pieno -Sud di Imola. Conserva tuttora l'antico castello. - -[163] Due chiese sull'attuale Strada S. Francesco; la prima, soppressa -da tempo, mostra tuttora un suo fianco in via detta Guasti di Santa -Cecilia; la seconda, che era sin'ora conosciuta col nome di chiesa -dei Cappuccini, perchè chiesa del loro convento, resta soppressa -quest'anno, per conseguenza della legge sulle Corporazioni religiose. - -[164] Animale del genere dello scoiattolo. Pare che del vaio siasi -perduta la specie. - -[165] Canoli: A Nord-Est di Reggio, da cui dista circa 15 chilometri. - -[166] Rosa, o Rosola, castello alla destra del Panaro al Sud di Modena, -d'onde dista circa trenta chilometri. - -[167] Circa 25 chilometri a Sud di Borgo S. Donnino presso le -scaturigini dello Stirone. - -[168] A Sud-Sud-Ovest di sopra l'Emilia. - -[169] A pieno Ovest di Pavia, su di un crocicchio Lomello Pavia, -Lomello Mortara, Lomello Valenza, Lomello Tortona. - -[170] Nessuna delle ricerche storiche fatte, ha condotto a dare piena -luce al presente periodo, la cui traduzione letterale sta scritta -in corsivo. Forse a togliere l'apparente contraddizione gioverebbe -supporre che quel Marchese Guglielmo di Monferrato sia un cadetto -della famiglia de' Marchesi di Monferrato, signore di alcuni castelli, -e l'altro, che è semplicemente indicato col titolo di Marchese di -Monferrato, sia il capo della famiglia, il vero signore della Marca, o -del Marchesato di questo nome; e supporre eziandio che il Pallavicino -contro il capo della famiglia dei Marchesi di Monferrato armasse il -cadetto Guglielmo, il quale poi mancasse alla fede data al Pallavicino. -E in tal caso la traduzione dovrebbe dire non _il Marchese Guglielmo di -Monferrato; ma Guglielmo de' Marchesi di Monferrato_. - -[171] A 22 chilometri da Piacenza sulla Ferrovia Piacenza-Parma. - -[172] Landasio era alle scaturigini della Mozzola, che è un influente -di sinistra del Taro nell'alto Apennino. Ora è scomparso il castello e -anche il nome. Se non che i pastori di quelle vette chiamano ancora con -tal nome un greppo roccioso, a cui d'opera d'uomo non resta altro segno -che una cisterna. - -[173] Ghisalecchio sull'alta Mozzola alla sinistra. Ne resta il nome ad -una Villa, nella quale è una località detta anche oggi il Castello. - -[174] Circa 20 chilometri a monte dell'Emilia sulla sponda sinistra del -Ceno, che è un influente di sinistra del Taro. - -[175] Circa 12 chilometri a monte dell'Emilia sulla sinistra del Taro. - -[176] Miano e Costamezzana sono nei pressi di Medesano. - -[177] Sull'Oglio e sulla via Lodi-Crema-Brescia. - -[178] A 13 miglia Est di Ferrara alla sinistra del Po di Volano, ove -era un antichissimo e ricchissimo monastero, detto di S. Maria di -Comacchio. - -[179] Sulla sinistra del Po di Trimaro a Nord-Ovest di Ravenna. - -[180] Resta incerto se frate Aldobrando sia di quel Foiano che è nel -distretto di Campobasso nel Napoletano: o dell'altro che è in Val di -Chiana ad Ovest Ovest-Nord del Lago di Perugia. - -[181] Di pochi chilometri sotto l'Emilia Ovest di Modena. - -[182] Di pochissimo sopra l'Emilia Ovest di Modena. - -[183] Sulla destra del Panaro un trenta chilometri a monte dell'Emilia. - -[184] Sull'alto Appennino a sud di Modena tra le scaturigini del Leo e -la Scoltenna o Panaro. - -[185] Villa posta sulla destra dell'Enza a tre chilometri circa al -disotto dell'Emilia. - -[186] Per ispiegare l'asserto di Salimbene e di Matolino, e le -conseguenze a cui arriva l'uno e l'altro, è necessario ammettere -che nella casa di Marco di Michele vi fossero donne di facili -condiscendenze. - -[187] Sulla destra del Po di Primaro a Nord-Ovest di Ravenna. - -[188] Sulla sinistra del Po di Primaro. - -[189] Sulla Duranza del Delfinato. - -[190] Dovara o Dovera è un cospicuo villaggio tra Lodi e Crema. - -[191] Sulla penisola che tra Lonato e Peschiera si stende nel lago di -Garda. - -[192] Sulla sinistra del fiume Ronco, otto miglia al sud di Forlì, tra -monti. - -[193] Sulla Strada che dal mare corre rasente la destra del Pescara per -andare ad Aquila. - -[194] Circa 12 chilometri Nord-Est di Napoli sulla strada che va a -Caserta. - -[195] A pochi chilometri dall'adriatico sulla via che da Vasto conduce -a Campobasso. - -[196] A ottanta chilometri da Napoli sulla ferrovia del mediterraneo. - -[197] Federico II distrusse Fasanella per vendicarsi dei conti omonimi, -e gli abitanti si ricoverarono a S. Angelo su un monte vicino che prese -nome di Sant'Angelo a Fasanella a 32 miglia Nord Nord-Est di Salerno. - -[198] Sessa presso a Teano sulla Ferrovia Roma-Napoli a 67 chilometri -da Napoli. - -[199] Per quante indagini, e lunghe, io abbia fatte, non ho potuto aver -notizia di un personaggio storico di questo nome; il quale, dice il -Prof. Luigi Pizzi, se vogliasi spiegare da una etimologia ebraica od -araba, significherebbe ombra di morte, o morte di morte; significazioni -non disadatte ad indicare i segni del vicino finimondo, a seconda delle -opinioni prevalenti in que' tempi. Tale qualificazione e denominazione, -potrebbe anch'essere che Giovachino se la fosse coniata di suo per -indicare qualche personaggio, cui la prudenza consigliasse di non -indicare col nome proprio. - -[200] Sulla sinistra della Secchia a monte dell'Emilia, e più su circa -20 chilometri. - -[201] Di pochissimo al di sotto dell'Emilia a Nord di Castel S. Pietro -che è sulla ferrovia Bologna Ancona. - -[202] Alla destra e a poca distanza dall'Enza due chilom. a valle -dell'Emilia. - -[203] Alla sinistra del Mella, Sud di Brescia. - -[204] Il capo di tutti i Minoriti sparsi nel mondo era il Ministro -Generale, o semplicemente il Generale. Ma l'amministrazione era -divisa per provincia, e il capo di ciascuna Provincia era il Ministro -Provinciale, o semplicemente Provinciale. Il capo poi di ciascun -convento della Provincia si chiamava Guardiano. Ora ogni Provincia -ambiva ed aveva interesse morale e materiale di avere qualche frate, -che per ingegno e per dottrina le desse lustro; e perciò quando vi era -un giovane che offrisse speranza di riescire eminente per lettere o -per iscienza, lo mandavano alla celeberrima Università di Parigi per -gli studi di perfezionamento. Per la Provincia della Sicilia fu dunque -inviato frate Gerardino di Borgo S. Donnino. - -[205] Sulla sinistra del Taro a due chilometri Nord della stazione di -Castel Guelfo. - -[206] Sulla Secchia circa 20 chilometri a monte dell'Emilia. - -[207] Intendi i Fiorentini ed i Lucchesi di parte Guelfa furono -fieramente battuti dai Sanesi e da fuorusciti Fiorentini di parte -Ghibellina. Ed i Guelfi furono traditi da Farinata degli Uberti e da -Gherardo Ciccia dei Lamberti, Ghibellini; i quali col mezzo di due -frati Minori proposero ai Rettori Guelfi di Firenze la consegna di una -porta della città di Siena nelle loro mani, purchè mandassero un regalo -di 10,000 fiorini d'oro, e andassero con un forte esercito a prenderne -possesso. I Rettori di Firenze morsero all'amo dell'inganno; raccolsero -i denari e l'esercito, ma la porta promessa non fu consegnata, anzi -furono rovinosamente sbaragliati a Montaperti sull'Arbia; e Firenze -ritornò a signoria Ghibellina. La strage fu grande, e la si può -misurare, quantunque vi sia palese esagerazione, da ciò, che gli Annali -di Pisa fanno ascendere a 10,000 i morti, e a 20,000 i prigionieri -di guerra; e il Cronista Saba Malaspina dice di 15,000 prigionieri; -Roncioni nello sue Storie Pisane nota 12,000 tra morti e prigionieri; -fra Leonardo Aretino dà 30,000 morti, 4,000 prigioni; Bartolomeo -Spina 10,000 morti, e 20,000 prigionieri. La battaglia fu combattuta -il 4 settembre 1260 secondo Giovanni Villani; il 4 settembre 1261, -secondo Rainieri Sardo nella sua Cronaca Pisana, inserta nell'Archivio -storico, pag. 88 del Tomo 6º, parte 2ª, dispensa 1; Salimbene la -assegna al 1259; ed è più attendibile che gli altri, poichè Salimbene -era contemporaneo e già scrittore di cronache; gli altri sono tutti -scrittori posteriori al tempo in cui il fatto avvenne. - -[208] Venti chilometri a Sud Ovest di Modena sui colli. - -[209] A sette miglia Sud da Modena sul Tiepido, e restano ancora avanzi -del castello. - -[210] A dieci miglia Nord-Est di Reggio. - -[211] Sull'Oglio e sulla strada da Bergamo a Brescia. - -[212] Sulla sinistra dell'Oglio poco distante alla punta Sud del lago -di Iseo. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate a fine volume (Errata Corrige) sono state -riportate nel testo. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano -vol. I (of 2), by Salimbene de Adam - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 *** - -***** This file should be named 61304-0.txt or 61304-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61304/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - diff --git a/old/61304-0.zip b/old/61304-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 0fb7533..0000000 --- a/old/61304-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/61304-h.zip b/old/61304-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 58ffd33..0000000 --- a/old/61304-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/61304-h/61304-h.htm b/old/61304-h/61304-h.htm deleted file mode 100644 index f883736..0000000 --- a/old/61304-h/61304-h.htm +++ /dev/null @@ -1,15339 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" /> - <title> - Cronaca di Fra Salimbene parmigiano, vol. 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I -(of 2), by Salimbene de Adam - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most -other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I (of 2) - -Author: Salimbene de Adam - -Translator: Carlo Cantarelli - -Release Date: February 2, 2020 [EBook #61304] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -CRONACA<br /> -DI<br /> -FRA SALIMBENE -<span class="smaller">VOLUME I</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -CRONACA<br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="small">FRA SALIMBENE PARMIGIANO</span> -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -DELL'ORDINE DEI MINORI -</p> - -<p class="pad2"> -VOLGARIZZATA DA<br /> -<span class="large">CARLO CANTARELLI</span> -</p> - -<p class="pad2"> -SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857<br /> -CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO<br /> -INDICE PER MATERIE -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="x-large">PARMA</span><br /> -LUIGI BATTEI EDITORE<br /> -<span class="large">1882</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Parma, Tip. Adorni Michele. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="dedica"> -<p> -AL<br /> -NOBILLIMO -</p> - -<p class="x-large"> -MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE -</p> - -<p> -DI PARMA<br /> -CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO<br /> -AI FIGLI ED AI NEPOTI<br /> -VEGLIA CUSTODE E VINDICE<br /> -DELLE GLORIE DEGLI AVI<br /> -QUESTO VOLGARIZZAMENTO -</p> - -<p class="x-large"> -DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE -</p> - -<p> -NARRATORE PRIMO E STUPENDO<br /> -DELLE VALOROSE GESTA<br /> -ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO<br /> -FRANCARONO L'ITALIA<br /> -DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO<br /> -CARLO CANTARELLI<br /> -A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA<br /> -DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<h2 id="discorso">DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA</h2> - -<p class="title"> -DISCORSO<br /> -DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO<br /> -DI PARMA<br /><br /> -<span class="small">PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE</span> -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del -retaggio di S. Tommaso, di S. Bonaventura e di -altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero, -era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra -noi, sì che ognuno, il quale si avesse da natura -sortito fervido lume di mente, era vago di rovistare -nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare -a' futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti -suoi proprii, a tale che tu, leggendo le scritture di -que' dì, ne diresti gli autori presi da una smania, -da una febbre di apprendere e d'insegnare. Fra -questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate, -di cui pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa -conoscenza venuto. Nato egli in Parma, surto appena -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -il quinto lustro di quel secolo, da padre che -fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto -ad alto cuore e ribollente animo; basti a darne un -sentore la vigoria con cui, giovinetto ancora, tenne -fermo contro l'opposizione, che ben può dirsi, più -che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione -sua di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato, -il narra ei medesimo, nel suo decimoquinto -anno vestì, per intercessione di Fra Gherardo Boccabadati, -l'abito religioso in Fano all'insaputa di -Guido padre suo; venutone questi a conoscenza, -dolente che la famiglia sua, detta <i>di Adamo</i>, perdesse -così ogni speranza di perpetuazione, giacchè l'altro, -maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già -reso frate, corse all'Imperatore, ed implorò ed -ottenne ch'ei s'interponesse presso frate Elia Generale -dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia -rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di -ritornare al secolo. Volò Guido a Salimbene, lo pregò, -scongiurollo, fecegli ampie promesse; invano; vinto -dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse; -il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio, -e stette saldo. Partì il meschino genitore; e Salimbene -poi nelle sacre ed umane lettere, nella gentile -arte del canto andò liberamente educando e -mente ed animo, onde poi salito in alta stima ebbe -agio d'intrattenersi con assaissimi de' personaggi -più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -sino a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo. -Giovanil talento indotto avealo a vagheggiar le -dottrine di Gioachino; e veramente quella sua -fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni, -parea creata a simili speculazioni; ma più robusto -fatto il pensiero, abbandonolle, e ne rise: amante -del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente -poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi -in copia, ora perduti. Non pochi paesi viaggiò, -notando tutto quel che lesse, vide, udì, e a tutto -aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo -appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla -fine del 1221 sin oltre il 1287, e fors'anche fin -dopo il 1290: però da questo solo ben potrebbe ognun -farsi una sufficiente idea della importanza della -presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate -pressochè tutte le impressioni in que' varii -modi ricevute ne' suoi più belli anni. Di questa mio -primo pensiero era stato di porre qui una specie di -rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne -distolsero: l'una, la qualità del suo latino, che (sebben -barbaro, ma pur di elegante barbarie) tanto -fluidamente scorre da rendersi di facilissima intelligenza -anche a men pratici della favella del Lazio, -sì che da quest'ultimo lato ben può paragonarsi -al divin libro di quel Tommaso da Kempis, che per -ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo -di nostra favella; l'altra, la persuasione che male -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -avrei potuto rendere l'evidenza del suo dire, la quale -dalla mia insufficienza attenuata, n'avrebbe avuti -dilavati quei vivi colori con che ne pinge i più -importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti -de' suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella -sua favella risorgere d'innanzi a te animo e persona. -</p> - -<p> -Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità -gli altri più eminenti pregi del suo lavoro, e -ciò solo m'induco a fare per eccitar desiderio di -leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza -sua, e credesse doversi questa Cronaca -mettere a paro delle tante fredde e noiose pei più, -le quali furon opera di volgari intelletti. Della -efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini -ho detto testè; ma ciò che in questo pure è più -maraviglioso aggiungo ora: nella dipintura de' primi -in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che, -mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla -il loro racconto, esso al contrario, oltre al calor -generale che intero avviva il suo lavoro, ti balza -fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là -dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le -irruzioni de' barbari in Italia, giunto all'ultima, -ripiglia: <i>utinam ultima!</i> Quanto a' ritratti poi è -impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo, -senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte -ond'era dilacerata questa misera nostra terra: frate, -s'ei ti ragiona del secondo Federico di Svevia, il -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse -dei contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare -le doti grandiose: frate, applaude alla virtù del -guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e vizi e colpe, -inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione -si presenta quasi una scena del supremo giudizio. -Guai a colui che merita biasimo, e sia pur -anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera -della fazione. -</p> - -<p> -Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto -notizie italiane; da' suoi confrati, che avean visitate -altre terre, avidamente suggeva le novelle, e -notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie -d'Oriente; ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia, -ove fu ben affetto, tiene ricordi minuti in modo da -porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti e le costumanze -de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive -la partenza dalla piaggia natale di Lodovico -volto al riscatto del gran Sepolcro, in maniera talmente -esatta, che inutilmente cerchi l'eguale negli -annalisti contemporanei di quella nazione. -</p> - -<p> -Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa, -nelle varie età, troverà qui ampia -messe; la dottrina delle vaghe speculazioni profetiche, -tanto fervente a que' giorni, occupa qui appunto -un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà -chi vada in traccia di ricordi letterarii; e talora -avrà cagione di fare a sè stesso strani quesiti, come -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -quando legga il brano ove Salimbene racconta -di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca -versi non pochi, e cui si contendono parecchi paesi. -Egli il dichiara vivente del 1238 circa: come potrassi -por questa data in armonia colla attribuzione -che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che -rivelansi di per sè nate ai dì del Barbarossa? e -come poi ciò stesso colla novella del Boccaccio (ripetitor -gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti -perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa -conoscere come Primasso appunto capitasse a Cluny -al tempo che il famoso monastero era retto da un -abate largo e splendido? questo abate altri non poteva -essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la -cluniacense famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258; -e ciò darebbe la causa vinta al mio Salimbene; ma -dopo quello che intorno a Primasso ha detto l'illustre -Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener -le ragioni del mio compaesano con sì minime -forze e sì lieve addentellato? -</p> - -<p> -Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto -la manifestazione del desiderio, che ho vivissimo, che -questo mio povero ed inculto dire metta pungente -brama in chi lesse di tutto ponderare il volume, -perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano -riuscire lo studio principalmente alla tutt'ora -desiderata storia generale d'Italia. -</p> - -<p class="indr"> -A. BERTANI -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="avvertimento">AVVERTIMENTO</h2> -</div> - -<p> -<i>Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta -in divisamento di publicare una continuazione agli</i> -Scriptores Rerum Italicarum <i>si volse al celebre Monsignor -Gaetano Marini per ottenere suggerimenti non -solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici -chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte -di simile nuova collezione. Aderì di buon grado il Marini, -e senza più diedesi a far trascrivere dall'Abate -Amati, siccome importantissima, la Cronaca che noi -ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa -consegnò all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che -gran parte d'Europa posero a soqquadro alla fine del -passato ed al principio del presente secolo, impedirono -a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno: -venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca -venduta a pubblica auzione, e con questa la copia della -Cronaca Salimbeniana e di altre. Buon per noi che -l'acquirente di tale copia fosse un personaggio dedito -all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore -Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, -il quale, saputo come il mio ottimo ed amatissimo zio -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -Commendatore Pezzana nutrisse gran desiderio di averne -pur copia per collocarla, siccome patrio monumento, -nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela -concedette.</i> -</p> - -<p> -<i>E questa ultima è quella che ha servito, insieme con -alcuni estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, -curata per la massima parte, essendo io da -troppe altre occupazioni distratto, dal valentissimo mio -buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio -Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì -publico segno di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò -dichiarare do sicurezza a' lettori della fedeltà scrupolosa -della edizion medesima, m'è pur d'uopo avvertirli del -come io sia dolente del doverla presentare con non -poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo -egli da' principii degli storiografi de' tempi suoi, -reputò inutili, e però da non trascriversi, cose che oggi -terrebbersi in gran pregio a seconda dei meglio vantaggiati -metodi dello studiare le fonti storiche. Tali sarebbero, -fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, -de' quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, -a suscitare i nostri e desiderii e lamenti, parecchie -canzoni popolari e satire, ed altro: il che tutto -avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei -tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò -nulla meno, la Dio mercè, tanto ne rimane da renderla -uno stupendo monumento.</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">A. Bertani</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -</p> - -<h2 id="lettori"><span class="smcap">Ai Lettori</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="smcap">La Cronaca di Fra Salimbene</span>, monumento -storico tanto celebrato, quanto lettura per secoli -invano desiderata, perchè sepolto prima nelle librerie -dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano, -ove si otteneva il permesso di leggerlo, ma non -di copiarlo, fu finalmente pubblicato in Parma nel -1857, prima, e, finora, unica edizione di non molti -esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione -bastò al vivo desiderio di pochi eruditi, che -intendono il latino medioevale del testo Salimbeniano, -era ben lungi dal contentare que' molti, che -pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità -colla lingua latina scritta nei tempi di -mezzo, e tutti quegli altri, cui pungeva la nobil -brama di conoscere almeno i più cospicui documenti -della storia patria, ma alla coltura anche non poca -che possedevano, mancava la conoscenza del latino -di qualunque fosse tempo. Ora poi che le crescenti -generazioni trovano una larghissima messe di coltura -generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -tecnici, militari, di marina, e nelle Scuole di tanti -altri insegnamenti speciali, ne' cui programmi allo -studio delle lingue classiche è sostituito lo studio -delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta -coltura generale è diventato per una parte più vivo -il desiderio e il bisogno di cercare la storia patria -nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi -le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente -moltiplicato il numero di quelli, a cui manca il mezzo -d'intenderle. Io perciò ho creduto fare cosa non -inutile traducendo questa celebratissima Cronaca, -in cui quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone -ai lettori non tanto come narratore veridico -e critico giudizioso, quanto come scrittore che avviva -sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante, -e ti balza fuori collo slancio di un'anima -che trascina. <i>Quanto a' ritratti poi è impareggiato</i>, -dice l'editore parmense, Cav. Antonio Bertani Vice-bibliotecario: -<i>imparziale, dispensa lode e biasimo -senza macchiarsi della vergogna delle ire di parte, -ond'era dilacerata questa nostra misera terra: Frate, -s'ei ti ragiona del secondo Federico di Svevia, il -compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse -de' suoi contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare -le doti grandiose; Frate, applaude alle virtù -del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e vizi e colpe, -inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione -si presenta quasi una scena del supremo giudizio. -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -Guai a colui che merita biasimo, e sia pur anche -l'uomo, il cui nome sta scritto sulla bandiera della -fazione.</i> Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario, -che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati, -nè d'aver elaborato un'opera di critica, nè di -illustrazione, chè, foss'anche ne avessi avuto intelletto, -me ne sarebbero mancati assolutamente e -tempo e mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente -posto cura a volgarizzare e ridurre a lezione -popolare un documento preziosissimo per la nostra -storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento, -s'imporrà e s'aprirà la via da sè il racconto: -e nutro fiducia che a me non si defraudi il -merito del buon volere. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Carlo Cantarelli</span> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="cronaca">CRONACA -<span class="smaller">DI FRA SALIMBENE DI ADAMO<br /> -PARMIGIANO<br /> -DELL'ORDINE DE' MINORI</span></h2> -</div> - -<p> -D'or innanzi<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> noi ci incontreremo in un linguaggio -incolto, rude, grossolano ed esuberante, che in molte parti -non conosce leggi di grammatica; ma che segue però la -storia con ordine appropriato. E perciò sarà necessario -che per opera vostra ora si assesti, si migliori, si aggiunga, -si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca alle corrette -leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa cronaca -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi -ove abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente, -<i>delle quali</i> alcune sono state introdotte da -copisti.... che falsificano molte cose; altre poi furono -inserite dai primi compilatori. Chi poi dopo loro fece -qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza star -a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse -a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente -fu meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque..... -di quello che nulla facessero. Perchè almeno -sappiamo da loro in che anno sono avvenute le cose di -cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero intorno -a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che -forse non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare -come le rivelò a Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse, -a Metodio martire quand'era chiuso in prigione, -e a molti altri, a cui furono predette le cose future e -aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice -che al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che -può: chi porta oro, argento, pietre preziose; chi bisso, -porpora, cocco, giacinto. Per noi sarà già gran che, se -potremo offrire pelliccie e lana di capra. Ma l'Apostolo -dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde tutto -quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per -mezzo di appropriati simboli è figura della chiesa presente -e della futura, è velato di pelli e di cilizii. Sono le cose -più vili quelle che servono a riparare dagli ardori del -sole e dalla molestia delle pioggie. Simile cosa abbiamo -fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed -emendate. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1212">a. 1212</h2> - -<p> -Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia -col conte di Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere -alla guerra insieme agli altri crociati, preparò quello -stesso esercito che s'era battuto in Ispagna quando l'Imperatore -de' Saraceni, che aveva seco cinquanta Re, fu -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -sconfitto presso Muradal<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> da tre Re di Spagna; quel -di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati -dai Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima -battaglia. Nel medesimo anno 1212, entusiasmata dal -racconto di tre ragazzi di circa dodici anni, i quali <i>dicevano</i> -d'aver veduto in sogno.... assumer.... il segno della croce.... -dalle parti di Colonia.... una moltitudine innumerevole -di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che pellegrinavano -in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato -il mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra -Santa e Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi -tutti. Lo stesso anno infierì una fame sì grande, specialmente -in Puglia e nella Sicilia, che le madri facevano sin -pasto de' loro ragazzi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1213">a. 1213</h2> - -<p> -L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste, -che cadde nella festa dei santi martiri Marcellino e Pietro -cioè ai due di giugno, i Cremonesi, col solo aiuto di trecento -militi Bresciani, accorsero unanimi col loro carroccio in -soccorso dei Pavesi, molti de' quali erano stati fatti prigionieri -dai Milanesi, presso Castelleone<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> come s'è detto -più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona. -Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i -Milanesi, che col loro carroccio venivano volando come -saette, e come folgori irrompevano. E in loro aiuto erano -accorsi militi Piacentini, arcieri Lodigiani, Cremonesi fanti -e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e de' Bresciani altrettanti -o più di quelli che abbiam già detto essere andati -a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime -furore e clamore, con coraggio ed impeto, compatta -come un sol uomo, urtarono, respinsero, fugarono, imprigionarono -ed annientarono i Cremonesi e la milizia dei -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria sui -Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per -m.... con gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona. -Lo stesso anno, a' 13 di Giugno, il Comune di Bologna -promise giurando di far guerra ai Modenesi a favore e -servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace coi -Modenesi senza il consentimento dei Reggiani. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1214">a. 1214</h2> - -<p> -L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi -e dei Parmigiani si recarono sulla diocesi di -Piacenza per devastare le possessioni dei Piacentini, e -posero gli alloggiamenti presso <i>Colomba</i>,<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> che è un -monastero dell'ordine de' Cisterciensi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1215">a. 1215</h2> - -<p> -L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne -concilio a S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed -ordinò l'ufficio ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo, -e tolse di quel che altri vi aveva intruso; <i>ma non</i> è -ancora bene ordinato secondo il desiderio di alcuni, <i>nè</i> -eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono -molte cose superflue, che inducono più noia che divozione -in quelli che le ascoltano come in quelli, che le recitano. -Tale sarebbe la <i>ora prima della domenica</i>, al momento -che i sacerdoti dovrebbero dire le loro messe, e il popolo -le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè i sacerdoti -sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il -recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica -prima di arrivare al <i>Te Deum laudamus</i>, d'estate, -quando le pulci molestano, e le notti son brevi, e il caldo -è intenso, e d'inverno per freddo, non fa che annoiare. -Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio nell'ufficio -ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo -di grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1216">a. 1216</h2> - -<p> -L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -in Luglio, ed è sepolto nella chiesa episcopale. Al suo -tempo fiorì rigogliosa la Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero -romano, e sopra i Re ed i Principi di tutta -la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e -chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto, -scismatico, eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo, -perchè seminò nelle città italiane tanto seme di divisione -e di discordia, che dura tuttora; sicchè i figli, riguardo -a' padri loro, possono ripetere il lamento profetico -di Ezechiele 18.º: <i>I padri hanno mangiato l'agresto, -ed i denti de' figliuoli ne sono allegati.</i> E parimente -Geremia nell'ultimo de' treni: <i>I nostri padri hanno -peccato, e non sono più: noi abbiam portate le loro -iniquità.</i> Quindi pare verificata in Federico la profezia -dell'abbate Gioacchino<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> all'Imperatore Enrico padre -di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor -giovinetto: <i>Il figlio tuo sarà perverso</i>, gli disse: <i>iniquo -sarà il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè, -diventato padrone, metterà sossopra il mondo, e calpesterà -i santi dell'altissimo.</i> Perciò si attaglia benissimo -a Federico ciò che il signore per bocca di Isaia -10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: <i>Penserà nel -cuor suo di distruggere e di sterminare genti non poche.</i> -Tutte queste cose si avverarono in Federico, come abbiamo -veduto noi cogli occhi nostri, noi, che, ora che scriviamo, -siamo nel giorno che è vigilia della Maddalena del 1283. -Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di aver deposto -Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona -intenzione, secondo il detto del salmo: <i>l'uno umilia, -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -l'altro esalta.</i> E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso -e <i>mag.... dis</i>. Perocchè una volta accostò a sè stesso -stesa pel lungo la tunica inconsutile del signore per misurarla -coll'altezza della propria persona, e gli parve che -Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene, -si trovò più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo -una reverenza, che lo mosse a venerarla come era conveniente. -Così quando predicava al popolo soleva tenersi -sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani gli -domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente -e letterato facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi, -per dare esempio a voi, che siete ignoranti e avete rossore -di studiare. Ad Innocenzo successe Onorio III. -</p> - -<p> -L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri -andarono in aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -contro quei di Rimini, e posero assedio a quel castello, -e vi stettero lungo tempo, tanto che fu poi fatta la pace; -e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri di quei -di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde -quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo -intenso, sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò -e su quel ghiaccio le donne menavano le danze; e i cavalieri -facevano correndo loro torneamenti; e i campagnuoli -passavano il Po co' loro carri, barocci e treggie. -Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si -vendeva nove di quegli imperiali che erano in corso e -lo staio della spelta quattro imperiali. E la Regina, moglie -di Federico Imperatore, figlio del fu Imperatore Enrico, -passò per Reggio di ritorno dalle Puglie, e in viaggio -per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune -di Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua -sosta in città. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1217">a. 1217</h2> - -<p> -L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò -un concilio, in cui decretò che per virtù di quel solo -decreto incorressero la scomunica tutti quelli che facessero -una legge qualunque restrittiva della libertà della -chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse -giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a -Parigi; depose un Vescovo, che non aveva letto il Donato<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>; -e ordinò che stesse sempre acceso un lume davanti -all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel portarla agli -infermi la tenesse sempre davanti al petto. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1218">a. 1218</h2> - -<p> -L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro -esercito in aiuto de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> -contro i Milanesi e loro alleati; e fu gran combattimento -tra loro il giovedì tra le tempora; e molti d'ambe le -parti ne morirono, e molti furono i prigionieri; e fu -giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio -era allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini -cristiani cinsero d'assedio Damiata. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1220">a. 1220</h2> - -<p> -L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico -fu incoronato nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa -Onorio III il dì di S. Cecilia vergine e martire; e sua -moglie la Regina Costanza fu coronata Imperatrice con -buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di -altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni; -e morì il giorno compleanno della sua incoronazione in -una piccola città della Puglia, che si chiama Fiorentino<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> -presso Nocera<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> de' Saraceni. Nel millesimo -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto -assedio a Gonzaga<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>, che era occupata da' Mantovani -e dal conte Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia. -E l'anno stesso si fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi -si immise il Po<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>; fu preso il castello di Bondeno<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> -un martedì 16 di Giugno da' Mantovani, Veronesi, Ferraresi -e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo, -i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri -da quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico -e da Campagnola per depredare e incendiare Bedullo<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> -stesso. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1221">a. 1221</h2> - -<p> -L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto. -Ed io frate Salimbene di Adamo di Parma nacqui -quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di S. Dionigi e -Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia, -che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II, -mi tenne a battesimo, come mi dicevano i miei, nel -battistero di Parma, che era accanto a casa mia. E me -lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare, della città -di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che -vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone, -come addetto alla sua famiglia e compagno di viaggio. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1222">a. 1222</h2> - -<p> -L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini -le fosse della città di Imola, e ne furon portate le porte -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -a Bologna. E lo stesso anno, a Reggio si sentì una fortissima -scossa di terremoto, mentre Nicolò Vescovo di -Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e fu -sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto -specialmente terremoto di Brescia, perchè ivi si fece -sentire più terribilmente; sicchè fuggiti i Bresciani dalla -città, se ne stavano all'aperto sotto padiglioni per non -morire sepolti sotto le ruine delle case. E ne ruinarono -molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi si -erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando -cadeva il pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a -guardare e scrosciavano dalle risa. Onde un tale disse -in versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Mille ducentis viginti Christe duobus,</p> -<p class="i01">Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis</p> -<p class="i01">Talia fecisti miracula Rex benedicte:</p> -<p class="i01">Stella comis variis augusti fine refulsit;</p> -<p class="i01">Septembris pluvia vites submersit et uvas,</p> -<p class="i01">Destruxitque domos, fluvii de more rapacis;</p> -<p class="i01">Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris;</p> -<p class="i01">Christi natalis media quasi luce diei</p> -<p class="i01">Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter;</p> -<p class="i01">Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt;</p> -<p class="i01">Exanimes dominos fecerunt moenia multos;</p> -<p class="i01">Flumina mutarunt cursum repetentia fontes.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> L'anno mille e dugento e venti e due</p> -<p class="i01">Dacchè vestisti le mortali spoglie,</p> -<p class="i01">Queste rifulser maraviglie tue,</p> -<p class="i01">O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie.</p> -<p class="i02"> L'arso Lion suo regno al fin volgea</p> -<p class="i01">E il crin chiomata stella all'aura sciolse;</p> -<p class="i01">La vergine dal grembo acque scotea</p> -<p class="i01">E i tralci e l'uve ne percosse e tolse;</p> -<p class="i02"> E l'onde in fiume accolte, alto, vorace,</p> -<p class="i01">Del colono atterraro il dolce albergo;</p> -<p class="i01">Vide lo Scorpio la notturna face</p> -<p class="i01">Ritrarsi oscura della terra a tergo;</p> -<p class="i02"> E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese,</p> -<p class="i01">Scossa tremò fra gemiti la terra,</p> -<p class="i01">Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese</p> -<p class="i01">Come ne fosse ogni elemento in guerra.</p> -<p class="i02"> Case crollar, crollar cittadi e tempi;</p> -<p class="i01">Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte,</p> -<p class="i01">E i fiumi ancor con inauditi esempi</p> -<p class="i01">Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte.</p> -</div></div> - -<p> -Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel -terremoto io era nella mia cuna: ed essa si pigliò le -mie due sorelle, ciascuna sotto un'ascella, perocchè erano -piccine. E, lasciato me nella cuna, corse a casa di suo -padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa -diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -accanto a casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente -perchè doveva curarsi più di me, come maschio, -che delle femmine. Ma essa diceva che le poteva portar -meglio perchè grandicelle. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1223">a. 1223</h2> - -<p> -L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero -i Cremonesi, che conducevano quasi cento barche onerarie -cariche di sale, e le posero a guasto e a ruba e le colarono -in un fondaccio del Bondeno<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1224">a. 1224</h2> - -<p> -L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare -la strada Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata -e fecero cataste di legne per abbruciare i ponti e le -navi, che erano in Ranfreda<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. E fu allora che morì -Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia -tra que' da Palù e<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> que' da Fogliano. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1225">a. 1225</h2> - -<p> -L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani -per intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona -Podestà di Reggio. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1226">a. 1226</h2> - -<p> -L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato -Francesco istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori -passò dal naufragio di questa vita alle sfere celesti; e -fu sepolto la domenica in Assisi, fregiato delle Stimmate -di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio della sua -conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo -III Papa, di cui si canta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Coepit sub Innocentio,</p> -<p class="i01">Cu sumque sub Onorio</p> -<p class="i05"> Perfecit gloriosum.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Succedens his Gregorius</p> -<p class="i01">Magnificavit amplius</p> -<p class="i05"> Miraculis formosum.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Raggiar vide Innocenzo l'alma stella,</p> -<p class="i01">Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella</p> -<p class="i10"> Compì gloriosa.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Gregorio a lor successe, e a niun secondo,</p> -<p class="i01">Per opre e per virtù mostrolla al mondo</p> -<p class="i10"> Maravigliosa.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di -Canossa Ugolino da Fogliano<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> e Guido da Baiso<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1227">a. 1227</h2> - -<p> -L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni -vittovaglia, sicchè lo staio del frumento si vendeva 12 -sino a 15 soldi imperiali correnti; lo staio della spelta -5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi imperiali, -e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1228">a. 1228</h2> - -<p> -L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono -attorno al castello di Bazzano<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>, e contro loro corsero -i Modenesi, i Parmigiani e i Cremonesi, e misero a -fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono sino nell'alveo -del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando tornavano -indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono -loro incontro nella contrada di S. Maria in Strada<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, -e s'ingaggiò tra loro un fierissimo combattimento, onde -molti ne furon morti dell'una e dell'altra parte. Nel -detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno a Bazzano, -i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono -Piumazzo<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo, -cominciò a nevicare smodatamente; e sino a quel giorno -era stato un sì bel tempo, e l'inverno tanto caldo che -le strade ne erano polverose. E nel detto anno fu celebrata -la prima messa nella chiesa della S. Trinità di -Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore, -protettore e censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente -funzioni di Legato in Lombardia. E morì Onorio; e -l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato Cardinale -Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX. -Questo Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -ne serbò materia per uno solo. Costui fu eziandio lungo -tempo in rotta coll'Imperatore Federico II, che fece -tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva allevato -e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa -la nave di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel -che disse dei Pontefici romani l'abbate Gioachino, cioè -che alcuni avranno a usar gran forza per tener testa ai -Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di fatto -Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo -IV ebbero molte e dure lotte coi Principi della terra; -Onorio III, Alessandro IV, e Clemente IV vissero in -pace. Così il patrimonio di S. Pietro fu quasi tutto occupato -dall'Imperatore Federico; e per la nequizia -dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero -molti pericoli in terra e in mare. Anche l'Ungheria in -quell'anno fu assai devastata dai Tartari<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> e dai -Cumani<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci -perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine -dello Spirito Santo, e perchè non vogliono obbedire al -Capo della santa romana Chiesa. Lo stesso anno ai 16 -di Luglio il beato Francesco fu ascritto all'albo dei Santi -e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò anche -la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie -del Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli -miracoli...... risuscitò 16 morti e diede la -vista ad un cieco nato, e dal suo corpo sino ad oggi si -vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del marito, -visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu -sempre devota. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1229">a. 1229</h2> - -<p> -L'anno 1229 i Bolognesi assediarono nel mese d'Agosto -il castello di S. Cesario<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, e lo presero sotto gli occhi -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -stessi de' Parmigiani, Modenesi e Cremonesi, che ivi erano -co' loro eserciti. Perocchè i Bolognesi s'erano fatto un -trincieramento, sicchè quelli che erano di parte contraria, -non potevano avvicinarvisi. Vi fu però una notte gran -combattimento tra loro e i Bolognesi. Ma questi avevano -sui carri manganelle, arnesi fino allora inusati ne' combattimenti, -e scagliavano sassi contro il carroccio de' Parmigiani -e contro le milizie loro alleate. Perciò il carroccio -restò senza uomini a difenderlo, tranne Giacomo Boveri, -a cui gridando i suoi che discendesse per non restare -ucciso, esso se ne gloriava dicendo di morir volentieri ad -onore del Comune di Parma. Ma l'Ecclesiaste VI dice: -<i>Non essere stolto per non morire fuori del tuo tempo. — Perocchè -è prudenza temere tutto ciò che può avvenire</i>, -dice S. Girolamo. Tuttavia non restò ucciso, perchè -il carroccio de' Parmigiani fu prontamente soccorso dai -Cremonesi; chè Parmigiani e Cremonesi si amavano allora -intimamente. Difatto in un altro combattimento, quando -i Cremonesi ritornando dal Reno s'incontrarono co' Bolognesi -e s'azzuffarono e furono sconfitti presso S. Maria -in Strada, ebbero prontissimo aiuto dai Parmigiani, che -pur essi tornavano dal Reno. Noto che in questa guerra -si aveva anche fanteria, ma al combattimento presso Santa -Maria in Strada non prese parte che la sola cavalleria. -Nella battaglia.... a S. Cesario.... morì Bernardo di Oliviero -di Adamo parmigiano, giudice facondo, e valente guerriero. -La sua salma fu trasportata a Parma e posta nel battistero -che era presso casa sua, e vi si lasciò sul feretro sino a -che vi si raccolsero attorno i parenti e gli amici; poscia -fu deposta nel suo monumento davanti alla porta della -chiesa di S Agata<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, che è una cappella contigua alla -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -chiesa Maggiore di Parma sul fianco meridionale. Questi -era cugino di mio padre da parte di fratello; perocchè -erano figli di due fratelli. E mio padre era Guido di -Adamo, bell'uomo e robusto, che una volta, prima che -io nascessi, andò oltre mare per la liberazione di Terra -Santa, a tempi di Baldovino conte di Fiandra, della cui -spedizione ho già parlato più sopra. Ed ho saputo da -mio padre che altri lombardi in quelle contrade d'oltremare -interrogavano gli indovini intorno allo stato delle -loro famiglie, ma che egli non volle mai interrogarli; e -quando tornò, trovò casa sua in tale stato che era una -consolazione; e gli altri tutto di tristo trovarono, come -avevan detto gli indovini. Da lui ho saputo anche che -per bello e per buono fu lodato assai, sopra quanti ne -aveva la sua compagnia, quel suo destriero, che seco -condusse in Terra Santa. Mi raccontava poi anche che -quando si ponevano le fondamenta del battistero, egli di -sua mano vi pose pietre commemorative; e che ove fu -edificato il battistero, ivi erano le casamenta de' miei -parenti, i quali, dopo l'atterramento delle loro case, andarono -a Bologna, ove ottennero la cittadinanza, e vi si -chiamavano que' della <i>Cocca</i>. Quelli però del mio casato -in antico si chiamavano Grenoni, come ho trovato in -vecchie pergamene; poi sono stati detti di Adamo. Vi -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -furono altri in Parma detti Greloni, scritto coll'<i>l</i>, che -abitavano in co' di ponte, sulla strada che va a Borgo -San Donnino, i quali davanti alla porta di casa avevano -un olmo diventato famoso, e si diceva l'olmo di Giovanni -Grelone. Quando dunque si dice che Oliviero Grenoni fondò -il consorzio di S. Maria in Parma, fu Oliviero di Adamo, -padre del giudice sunnominato. Imperocchè Adamo Grenoni -ebbe due figli; l'uno detto Oliviero di Adamo; l'altro -Giovanni di Adamo. Di Oliviero di Adamo nacquero due -figli, cioè: Bernardo di Oliviero il sunnominato giudice, -e Rolando di Oliviero. Da Bernardo di Oliviero poi vennero -Leonardo, Emblanato, Bonifazio e Oliviero, quattro maschi; -e quattro femmine, cioè: Aica, che è monaca di -S. Paolo, Ricca, e Romagna, che è suora a Bologna nel -monastero di S. Chiara, e Mabilia che morì nubile. Da -Rolando di Oliviero nacquero sei figli: Bartolomeo, Francesco, -Oliviero, Guido, Pino e Rolandino; e due figlie: -Mabilia e Alberta. Giovanni di Adamo poi ebbe due -figli, cioè: Adamino, che diventò uomo valente, cortese, -splendido, e non lasciò figli; e Guido di Adamo, che ebbe -quattro figli; primo de' quali fu Guido di Adamo, che -stette sino alla morte nell'Ordine de' frati Minori. Questi -ebbe per moglie una nobil donna di nome Adelasia, figlia -di Gerardo Baratti; d'onde ebbe una figlia sola detta -suor Agnese. Ambedue, madre e figlia chiusero lodatamente -i loro giorni nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in -Parma. Frate Guido poi nel secolo fu marito, padre e -giudice, e nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote e -predicatore. Questi Baratti si recano a gloria la loro -parentela colla Contessa Matilde, e si vantano d'aver -quaranta del loro casato sotto le armi a servizio del -Comune di Parma. Il secondo figlio di Guido di Adamo -fu Nicolò, che morì ragazzo, secondo quel detto: <i>Fu -tronco lo stame di vita mia mentre era ancora in orditura.</i> -Il terzo figlio fu quell'io che scrive, frate Salimbene, -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -che giunto al bivio della lettera pitagorica<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>, -cioè al terzo lustro compito, sendo che tre lustri chiudono il -ciclo delle indizioni, mi feci frate dell'Ordine de' Minori, nel -quale vissi molti anni sacerdote e predicatore, e molte cose -vidi, e abitai in molte provincie, e molte cose imparai. -Nel secolo io era chiamato da alcuni Baliano di Saetta, -e volean dire di Sidone, dal nome del prenominato personaggio, -che mi fu padrino al fonte battesimale; ma i -compagni mi chiamavano Ognibene; e con tal nome fui -ammesso nell'Ordine per un anno intero. Andando poi -dalla Marca d'Ancona ad abitare in Toscana, e <i>passando</i> -per la città di Castello<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, trovai in un romitaggio un -nobile frate, antico e pieno d'anni e di meriti, che aveva -nel secolo quattro figli militari, ed era stato come mi -disse, l'ultimo frate che il beato Francesco aveva vestito -e ricevuto nell'Ordine. Questi all'udire ch'io avevo nome -Ognibene, rimase stupefatto e disse: Figlio, nessuno è -buono, tranne Dio solo. Del resto tuo nome sia frate -Salimbene, perchè <i>tu bene</i> salisti, entrando in religione. -E me ne rallegrai, intendendo che era mosso da ragioni, -e vedendo che mi si imponeva il nome da così santo uomo. -Però non ebbi quel nome che mi sarebbe stato tanto -caro. Io avrei voluto esser chiamato Dionigi, non solo -per reverenza a quell'esimio dottore, che fu discepolo -dell'Apostolo Paolo, ma anche perchè nacqui il dì -di S. Dionigi. E così ebbi a vedere l'ultimo frate, che -il beato Francesco ricevette nell'Ordine, dopo il quale -altri nessuno ricevette, nè vestì. Vidi anche il primo, -cioè frate Bernardo di Quintavalle, col quale ho coabitato -un inverno nel convento di Siena; e fu mio intimo -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -amico, e raccontava a me e ad altri giovani molte e -grandi meraviglie del beato Francesco: e da lui imparai -molte e buone cose. Mio padre, durante tutta vita sua, -si dolse del mio ingresso nell'Ordine de' frati Minori; -nè mai se ne racconsolò, perchè non aveva altro figlio -da lasciare erede. Anzi, venuto a Parma allora l'Imperatore, -a lui sporse querela che i frati Minori gli -avessero rapito il figlio. Perciò l'Imperatore scrisse a -frate Elia ministro Generale dell'Ordine de' Minori che, -se tenevasi cara la sua grazia, lo esaudisse restituendo -me a mio padre. Perocchè era stato frate Elia, che mi -aveva ricevuto nell'Ordine, quando l'anno 1238 egli, -mandato da Papa Gregorio IX, andava a Cremona dall'Imperatore. -Allora mio padre corse ad Assisi<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> ove -era frate Elia, e gli presentò la lettera dell'Imperatore, -che cominciava così: <i>Per mitigare il dolore di Guido -di Adamo, nostro fedele</i>, ecc. E frate Illuminato, che -era in quel tempo segretario di frate Elia, e trascriveva -in un quaderno a parte tutte le lettere più cospicue, -che i principi della terra inviavano al ministro Generale, -mi fece vedere una tal lettera, quando in processo di -tempo ebbi ad abitare seco nel convento di Siena. -Questo frate Illuminato fu poi anch'esso ministro della -provincia di S. Francesco, e poi, fatto vescovo di Assisi, -ivi morì. Frate Elia, letta la lettera dell'Imperatore, -scrisse subito ai frati del convento di Fano, dove io -abitava, che, se non si violentasse la mia volontà, in -virtù di santa obbedienza, senza frappor tempo in mezzo, -mi restituissero tosto a mio padre; ma che però se io -non volessi ritornare con mio padre, mi tenesser caro -come la pupilla del loro occhio. Arrivarono pertanto -con mio padre molti cavalieri vicino al luogo ove era -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -il convento di Fano per veder la cosa finire. Ai quali -io fui fatto spettacolo; ma per me fu causa della mia -salute. Radunati adunque i frati con que' secolari in -capitolo, e dette molte parole dall'una parte e dall'altra, -mio padre tirò fuori la lettera del ministro Generale, e -la mostrò ai frati. E, lettala, frate Geremia custode del -convento, a udita di tutti, rispose a mio padre: Signor -Guido, noi non siamo insensibili alla voce del vostro -dolore, e siamo pronti ad obbedire alla lettera del padre -nostro. Or dunque vostro figlio è qui; l'età gli conferisce -il diritto di disporre di se stesso; parli; interrogatenelo. -Se vuol venir vosco, in nome del Signore ei se ne venga; -ma se non vuol venire, noi non possiamo fargliene violenza. -Mio padre allora mi domandò se io volessi ir seco. -A cui io risposi; No; perchè il Signore dice in Luca IX: -<i>Niuno, il quale, messa la mano all'aratro, riguarda -indietro, è atto al regno di Dio.</i> E mio padre soggiunse: -Tu non ti curi di tuo padre, nè di tua madre, che sono -afflitti per te da tanti dolori. Ed io replicai: Veramente -non me ne curo, perchè il Signore dice in Matteo X: -<i>Chi ama padre e madre più che me, non è degno di -me.</i> E anche di te dice: <i>Chi ama figliuolo, o figliuola -più di me, non è degno di me.</i> Tu devi dunque, o padre -mio, dare ascolto alla voce di colui, che fu appeso alla -croce per conquistarci la vita eterna. Imperocchè è quel -desso che dice in Matteo X: <i>Io son venuto a mettere -in discordia il figliuolo contro al padre, e la figliuola -contro alla madre, e la nuora contro la suocera. Ed i -nemici dell'uomo saranno i suoi famigliari stessi. Ogni -uomo adunque, che mi avrà riconosciuto davanti agli -uomini, io altresì lo riconoscerò davanti al padre mio, -che è ne' cieli; ma chiunque mi avrà rinnegato davanti -agli uomini, io altresì lo rinnegherò davanti al padre -mio, che è ne' cieli.</i> E se ne meravigliavano i frati, e -ne godevano ch'io dicessi tali cose a mio padre. Il quale -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -disse ai frati: Voi feste incantesimo al figlio mio, e lo -traeste in inganno inducendolo a non fidare in me. -Moverò contro voi nuove querele all'Imperatore e al -ministro Generale. Del resto permettetemi di parlare col -figlio mio in disparte e senza che voi siate presenti; e -vedrete che incontanente verrà con me. E i frati acconsentirono -ch'io parlassi con mio padre all'infuori della -loro presenza, perchè pel linguaggio già tenuto da me, -fidavano sulla mia fermezza. Ascoltavano però di dietro -a una parete i discorsi che tra noi due si alternavano; -e tremavano come giunchi in acqua per timore che mio -padre co' suoi blandimenti mi piegasse. E non solo temevano -per la salute dell'anima mia; ma eziandio perchè -il mio ritiro poteva dare motivo ad altri di non entrare -nell'Ordine. Disse adunque mio padre a me: Figlio mio -diletto, non prestar fede a questi pisciintonaca di frati -(cioè che scompisciano le tonache), che ti fecero inganno; -ma vienne meco, e te ne darò ogni mio avere. Ma io -risposi: Vanne, vanne, o padre mio. La sapienza dice -ne' Proverbi III: <i>Non impedire di fare il bene a chi lo -può: se puoi fallo anche tu.</i> E il padre mio colle -lagrime agli occhi mi rispondeva dicendo: Che avrò -dunque a dire alla madre tua, che è per te in continua -afflizione? E gli replicai: Le dirai da parte mia: <i>Il -padre mio e la madre mia mi abbandonarono; ma il -Signore mi accolse tra le sue braccia.</i> Ed il Signore -dice anche in Geremia III: <i>Tu mi chiamerai padre, e -non cesserai di venire dietro a me.</i> E in Geremia III: -<i>È un bene per quell'uomo, che si sarà sottomesso a -disciplina sino dalla sua adolescenza.</i> Udendo mio -padre queste risposte, e disperando del mio ritorno a -casa, si gettò a terra al cospetto dei frati e dei secolari, -che l'avevano accompagnato, e disse: Vanne a mille -diavoli, maledetto figlio, e teco venga questo tuo frate, -che è qui teco, e t'ha ingannato. La mia maledizione -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -pesi sopra di voi in perpetuo, e vi getti in potere degli -spiriti infernali. E si partì oltremisura turbato. Ma noi -ne restammo assai consolati ringraziandone Iddio e dicendo: -<i>Quelli ne malediranno, e tu ne benedirai. Perocchè -chi è benedetto sopra la terra, sarà benedetto in seno a -Dio, e così sia.</i> Si ritirarono pertanto anche i secolari assai -bene edificati della mia costanza. Ma anche i frati se -ne rallegrarono vivamente, perchè il Signore aveva mostrato -la sua potenza per mezzo di me suo fanciullo; e -conobbero la verità di quelle parole del Signore, che dice -in Luca XXI: <i>Mettetevi adunque in cuore di non premeditare -come risponderete a vostra difesa; perciocchè -io vi darò bocca e sapienza, alla quale non potranno -mai contrastare, nè contradire tutti i vostri avversari.</i> -La notte susseguente poi me ne ricompensò la Vergine -Beata. Mi pareva di essere in preghiera chinato a terra -davanti l'altare, e udii la voce della beata Vergine, che -mi chiamava. Alzata la fronte, vidi la beata Vergine -seduta sull'altare, nel luogo appunto in cui si colloca -l'ostia e il calice. E aveva il suo bambino in grembo, -e me lo sporgeva dicendo: Accostati e sta sicuro, e bacia -il figlio mio, cui tu ieri riconoscesti al cospetto degli -uomini. Ma standomi io in atteggiamento di timida reverenza, -vidi che il bambino stendeva le braccia festosamente -aspettandomi. Fidente allora nella festevolezza -e nella innocenza del bambino, non meno che in tanta -degnazione della madre sua, m'accostai, e lo abbracciai, -e lo baciai; e la madre sua benigna per buon tratto me -lo lasciò tra le braccia. Ma non potendo soddisfare intera -l'insaziabilità della mia brama, la beata Vergine mi -benedisse e soggiunse: Vanne, figlio diletto, e riposa, chè -i frati che si alzano pel mattutino non ti trovino qui -con noi. Posai, e la visione disparve; ma nel mio cuore -ne rimase una ineffabile dolcezza; e veramente confesso -che non ebbi mai nel secolo a provare tanta delizia. Il -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -che mi fece riconoscere la verità di quel detto della -scrittura, che dice: <i>Per chi gusta lo spirito, non han -sapore le cose carnali.</i> In quel torno, mentre io era -ancora in Fano, vidi in sogno che un figlio di Tommaso -Armari parmigiano uccideva un monaco, e contai il -sogno al mio frate. Dopo pochi dì passava da Fano Amizone -Amici, che andava in Puglia a prender dell'oro, -e venne al convento de' frati, e mi fece visita perchè -era un noto mio buon amico e vicino. E allora, girando -col discorso alla larga, arrivai a domandare che fosse di -quel tale (si chiamava Gerardo de' Senzanesii), e mi -disse: Gran guaio gli pende sul capo, perchè l'altro dì -ha ucciso un monaco. D'onde conoscemmo che talvolta i -sogni sono veridici. Così pure intorno a quel tempo, quando -mio padre passò da Fano per andare ad Assisi, i frati -nascosero me e il mio frate per più giorni in casa di -Martino di Fano, dottore di leggi; ed il suo palazzo era -a mare. E talora veniva da noi, e con noi parlava di -Dio e della divina Scrittura, e sua madre ne serviva -il pranzo. Io poi, in processo di tempo, cioè quando -Giacomo de' Penazzi era Podestà di Reggio e di Sesso, -avuta autorità di eleggere un savio di qual paese mi -piacesse, che accordasse in una certa questione Reggiani -e Bolognesi, memore del beneficio ricevuto elessi lui. I -Reggiani ne furono ben soddisfatti, ed egli ebbe poi -stipendio da' Modenesi per insegnar leggi in Modena. In -seguito, forse due anni dopo, i Genovesi lo elessero loro -Podestà. Compiuto il tempo di questo suo ufficio, entrò -nell'Ordine de' frati Predicatori, e vi chiuse lodata la -sua vita. Perocchè ardeva a que' dì nella sua terra natale -una gran guerra. E mentre viveva ancora nell'Ordine -de' Predicatori, alcuni lo nominarono vescovo della sua -città. Ma i Predicatori non volendolo perdere, non gli -permisero di accettare l'episcopato. Io gli feci visita a -Rimini nel convento de' Predicatori; e congratulandomi -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -secolui e rallegrandomene, dissi: Tu hai fatto ora quello -che una volta disse il Patriarca Giacobbe, cioè: <i>È giusto -che talvolta io provvegga anche a casa mia.</i> Ed ebbe -molto a grado questa citazione, e volle notarla. Egli -sarebbe entrato nell'ordine de' frati Minori, se non ne -l'avesse dissuaso il nostro confratello Taddeo di Buoncompagno, -il quale essendo vessato dai frati perchè restituisse -il mal tolto, se voleva essere riammesso in convento, -disse a Martino: Tanto faranno anche a te se -entrerai nell'Ordine. E così Martino per timore si diede -all'Ordine de' Predicatori; e forse fu meglio per lui e -per noi. A quel tempo stesso frate Elia avendo saputo -ch'io aveva mostrata fortezza di proposito e m'era -fermato nell'Ordine, mi mandava un saluto e un segno -della sua grazia, notificandomi che se mi fosse piaciuto -abitare in qualche altra provincia dell'Ordine, glielo -facessi sapere, chè egli avrebbe subito disposto ch'io -andassi dove volessi. E gli feci conoscere che avrei desiderato -appartenere alla provincia di Toscana. Erano allora -meco in convento a Fano due frati Toscani, dal cui -consiglio mi lasciai guidare: ed erano frate Vitale da -Volterra, che era ripetitore di frate Umile da Milano -nostro lettore; e frate Mansueto da Castiglione Aretino, -che diventarono poi lettori e uomini di gran valore nell'Ordine. -E siccome il convento dei frati Minori di Fano -era fuori di città a mare, e mio padre aveva promesso -denaro ai corsari d'Ancona se mi rapissero, trovandomi -a passeggio sulla spiaggia, come anche n'avea promesso -ai famigli del Podestà di Fano, che erano venuti là da -Cremona, io andai per una quaresima ad abitare nel -convento di Jesi, finchè dopo Pasqua arrivò la lettera -del ministro Generale. Jesi è la città, ove è nato l'Imperatore -Federico, il quale, corse fama, che fosse figlio -di un beccaio di Jesi; perchè donna Costanza Imperatrice -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -era molto innanzi negli anni<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> quando l'Imperatore -Enrico la sposò; nè, a quanto si dice, ebbe mai -altro figlio nè figlia che questo. Laonde si diffuse voce -che, ricevutolo dal padre vero dopo una simulata gravidanza, -se lo pose sotto per farlo credere partorito da -lei. E tre cose mi persuadono che sia vero: 1. perchè -ricordo d'aver letto che ciò fecero più altre donne; 2. -perchè Merlino scrisse di lui: <i>Federico II di nascita -insperata e miracolosa</i>; 3. perchè Re Giovanni, che fu -Re di Gerusalemme e suocero dell'Imperatore, un dì -con animo irato e ciglia agrottate, in sua lingua francese, -lo chiamò figlio di un beccaio, perchè voleva uccidere -Gualterotto suo consanguineo. E perchè non poteva -avvelenarlo, gli era necessità ucciderlo di spada, quando -sedesse a giocare agli scacchi coll'Imperatore, perchè -questi temeva che non avvenisse caso, in cui il regno -di Gerusalemme si devolvesse a Gualterotto. Re Giovanni -lo seppe; e andò, prese per un braccio il nipote, che -giocava coll'Imperatore, lo tirò lungi dal tavolo del -gioco, e bruscamente nel suo francese lanciò all'Imperatore -questo rimprovero: <i>Figlio d'un diavolo di beccaio.</i> -E l'Imperatore s'intimidì, e non osò risponder -verbo; perocchè Re Giovanni era alto di statura e tarchiato, -e robusto e destro a battersi, tanto da essere -creduto un altro Carlo figlio di Pipino. E quando in -guerra colla clava ferrata batteva colpi a destra e a sinistra, -fuggivano i Saraceni dal suo cospetto, come se -avessero visto il diavolo, o un leone all'assalto per divorarli. -Di fatto a suo tempo correva voce che non vi -fosse soldato migliore di lui. Laonde in lode sua e di -maestro Alessandro, che era il più dotto chierico del -mondo, e apparteneva all'Ordine de' frati Minori, ed -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -insegnava a Parigi, fu composta una canzone parte in -francese e parte in latino, ch'io stesso cantai molte volte, -e incominciava così: <i>Avent tutt mantenent n.... piz.</i> -Questo Re Giovanni, quando i suoi gli vestivano le armi -prima di andare alla battaglia, tremava come giunco in -acqua; ed interrogato talvolta perchè tremasse, egli che -in guerra era robusto e poderoso combattente, rispondeva -che del corpo suo non si pigliava pensiero; ma temeva -che non fossero giusti i conti dell'anima sua con Dio. -Questo è quello che dice la Sapienza ne' Proverbi 28: -<i>Beato l'uomo che si spaventa del continuo; ma chi -indura il suo cuore caderà nel male.</i> E l'Ecclesiastico -18: <i>Il sapiente teme sempre.</i> Anche S. Girolamo dice: -<i>È prudenza temere tutto ciò che può accadere.</i> Ma i -peccatori temono quando non c'è ragion di temere; e -quando c'è di che temere (cioè l'offesa di Dio) allora -non temono, siccome temeva Giobbe, che di sè stesso -diceva 31: <i>Perocchè temei sempre Dio come una piena -di acque sospesa sopra di me, e la maestà di Lui non -poteva io sostenere.</i> Tale fu Re Giovanni. Perciò gli -accadde ciò che dice l'Ecclesiastico 33: <i>A chi teme il -Signore nulla avverrà di male, ma nella tentazione -Iddio lo salverà e lo libererà dai mali.</i> E così fu. -Perocchè si fece frate Minore, e sarebbe stato nell'Ordine -per tutta vita sua, se la vita gli avesse data lunga -Iddio. Lo ammise all'Ordine, e gli fece la vestizione il -ministro della Grecia frate Benedetto di Arezzo, santo -uomo. Questo Re Giovanni fu avo materno del Re Corrado -figlio dell'Imperatore Federico. Un'altra figlia di -Re Giovanni si maritò con Baldoino Imperatore di Costantinopoli, -dopo la cui morte Re Giovanni fu Balì dell'impero -pel nipote ancor minore. Quando questo Re -Giovanni sguainava la spada e nel forte della pugna si -infiammava, nessuno osava star di piè fermo al suo cospetto, -ma lo fuggivano vedendo quanto vigoroso e prode -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -guerriero ei fosse. A cui si può applicare quel che di -Giuda Macabeo leggiamo I. 3: <i>Egli nel suo fare era -simile ad un leone, e ad un lioncello che rugge veggendo -la preda.</i> Ricevuta adunque la lettera di frate -Elia ministro Generale, partii per la Toscana, e vi abitai -ott'anni; due a Lucca, due a Siena, quattro a Pisa. Nel -primo anno della mia dimora a Lucca scadde da ministro -Generale frate Elia, e fu creato frate Alberto da -Pisa. E il sole si ecclissò, come vidi io co' miei occhi, -nel mattino dei 3 Giugno a nona 1239. Quando io abitava -in Pisa era giovinetto, e mi condusse una volta a -cerca del pane un certo frate laico, sporco e d'animo -leggero, ed era Pisano, che poi andato ad abitare nel -convento di Fiesole, non so per quale follia o disperazione -si gettò nel pozzo, d'onde lo estrassero i frati; -ma pochi giorni dopo, sparve, e non fu possibile rinvenirlo -in nessuna parte del mondo. Perciò i frati sospettarono -che se l'avesse portato via il diavolo; egli se lo -saprà. Essendo io dunque secolui in Pisa, e andando -insieme colle nostre sporte a questua di pane, c'imbattemmo -in un cortile, nel quale entrammo tutt'e due; -ed eravi una vite frondosa, tutta distesa al di sopra, il -cui verde era dilettevolissimo a vedere, e sotto all'ombra -era una soavità a riposare. Ivi erano leopardi e -molte altre fiere d'oltremare, che lungamente guardammo, -perchè ogni cosa nuova e bella si guarda volentieri. -Eranvi anche fanciulli e fanciulle di età già idonea, a -cui la ricchezza delle vesti, e l'avvenenza del volto aggiungevano -ornamento ed amabilità. Ed avevano in mano, -sì gli uni che le altre, violoni, viole, cetre e diversi -altri strumenti musicali, da cui traevano dolcissimi suoni, -e li accompagnavano con una mimica appropriata. Ivi nessuno -si moveva, nessuno parlava: tutti ascoltavano in -silenzio. E il canto era sì nuovo e delizioso e per le -parole, e per la varietà delle voci e il metodo di cantare, -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -che inondava il cuore di giocondità. Nulla dissero a noi; -nulla noi dicemmo a loro. E la musica tanto vocale che -instrumentale non cessò mai per tutto il tempo che ci -fermammo là; e ci stemmo gran tempo e non sapevamo -dipartircene. Non so (sallo Iddio) d'onde venisse tale -apparato di tanta letizia; perocchè nè prima ne avevamo -mai visto un simile, nè dopo ne fu mai dato vederlo. -Usciti di là, mi venne incontro un uomo, ch'io non -conosceva, e che si disse parmigiano; e cominciò a trattenermi, -e a sgridarmi acremente, e ad insultarmi, e a -dire: Vanne, vanne, o miserabile. Molti mercenarii in -casa di tuo padre hanno abbondanza di pane e di carne; -e tu vai di porta in porta a mendicare il pane da chi -non ne ha, mentre tu potresti darne di tuo a molti -poveri. Sarebbe meglio che tu ora sul tuo destriero caracollassi -per Parma, e rendessi lieti i tristi, con torneamenti, -e fossi spettacolo alle donne e solazzo agl'istrioni. -Sappi che tuo padre è consunto dal dolore, e tua madre, -perchè non può più veder te, che sei il suo amore, quasi -più non ispera in Dio. A cui io risposi: Vanne tu, miserabile -che sei, vanne; tu non sai di quelle cose, che -sono di Dio, ma soltanto di quelle che sono degli uomini -carnali. Ciò che dici, la carne e il sangue lo rivelò a te, -non già il padre celeste. Invero consigliando tu tali cose, -tu credi dir bene; ma non t'avvedi che sei misero, e -povero, e cieco, e nudo. Perocchè dei peccatori del mondo -dice la divina Scrittura: <i>Camminarono al seguito della -vanità, e diventarono vani. Vanità di vanità,</i> dice la -Sapienza, <i>e tutto vanità.</i> E altrove: <i>Nella vanità s'affrettarono -a venir meno i giorni e gli anni loro.</i> E -soggiunge Giobbe 21: <i>Essi alzano la voce col tamburo -e con la cetera; e si rallegrano al suon dell'organo; -logorano la loro età in piacere, e poi in un momento -scendono nel sepolcro.</i> Ma perchè l'uomo animale non -sente le cose che sono dello spirito di Dio (perocchè è -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -stolto e non può intendere), udite queste mie parole, -partì confuso per non saper che rispondere. Pertanto terminata -la nostra questua, cominciai la sera a pensare e -ripensare nella mia mente quelle cose che avevo vedute -e udite, perchè se avessi avuto a vivere nell'Ordine cinquant'anni -così questuando, non solo sarebbe stato per -me troppo lunga carriera, ma eziandio una fatica che mi -avrebbe fatto diventar rosso di vergogna, e sarebbe stata -insopportabile alle mie forze. E per tali pensieri avendo -passato quasi tutta la notte in veglia, quando piacque a -Dio presi un po' di sonno, nel quale Iddio mi mandò -una bellissima visione, che mi diede una consolazione, -una giocondità, una dolcezza ineffabile. E allora conobbi -che è necessario l'aiuto di Dio, quando più non può -l'aiuto dell'uomo. E così mi pareva di andare da porta -a porta in cerca del pane, come sogliono fare i frati; e -camminava per via S. Michele di Pisa dalla parte dei -Visconti; perchè dall'altra parte i mercanti parmigiani -avevano una casa, ove ospitavano, detta dai Pisani <i>Fondaco</i>, -e da quella mi teneva lontano, in parte per vergogna, -non essendo io ancora bene fortificato in Cristo, e perchè -chi teme Dio, nulla trascura; in parte perchè temeva di -udirmi dire, a nome di mio padre, parole, che scuotessero -il mio proponimento. E mio padre, vita sua durante, mi -ha sempre tentato, mi ha sempre tese insidie per togliermi -dall'Ordine di S. Francesco; nè mai s'è riconciliato meco -perseverando sempre nella sua durezza. Scendendo poi -dalla parte dell'Arno per borgo S. Michele, ecco che -d'improvviso guardai e vidi il Figlio di Dio, che usciva -d'una casa, e mi portava pane, e me lo poneva nella -sporta. Altrettanto faceva la beata Vergine, altrettanto -Giuseppe nutricatore del bambino Gesù, e che aveva -sposata la beata Vergine, seguitando finchè fu terminata -la cerca e piena la sporta. È di uso in quel paese che -la sporta si lascia a pie' delle scale, coperta di un panno -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -e il frate sale a domandare il pane, e' lo porta giù e lo -ripone nella sporta. Quando poi fu terminata la cerca -e piena la sporta, il Figliuol di Dio mi disse ecc.... La -visione adunque or ora raccontata è vera, e nulla ha di -falso; ma qualche osservazione vi si aggiunse relativa al -questuare, quando maestro Guglielmo del Santo Amore -fece un opuscolo, cui Papa Alessandro IV riprovò e distrusse, -perchè in quello diceva che tutti i religiosi e -predicatori della parola di Dio, che vivevano di limosina -non potevano salvarsi. Dopo dunque la predetta visione, -mi feci così saldo in Cristo, che quando venivano, mandati -da mio padre, o istrioni, o cavalieri, di que' che si dicono -di curia, per distaccare il mio cuore da Dio, io mi curava -tanto di loro, come della quinta ruota del carro. Un giorno -venne uno da me, e disse: Vostro padre vi saluta, e manda -a dire che vostra madre vi vuole un giorno vedere anche -a costo d'aver a morire il giorno dopo. E credette d'aver -detto cosa più che potente a piegarmi. Ma sdegnato risposi: -Partiti da me, o miserabile, perchè io non ti darò più -ascolto. Mio padre è Amoreo<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>; mia madre è Cetea<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. -E ritirossi confuso, nè si vide più. Dopo otto anni passati -in Toscana andai nella provincia di Bologna, ove fui ricevuto -e fatto uno dei loro. E nel tempo che io abitava -nel convento di Cremona, e l'Imperatore Federico, già -deposto dall'Impero, si trovava a Torino in viaggio per -Lione allo scopo di imprigionare il Papa coi Cardinali, -come era comune opinione, ed il figlio di lui Enzo era -coi Cremonesi all'assedio di Quinzano<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, castello dei -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -Bresciani, Parma, la mia città natale, si ribellò all'Impero, -e si diede in tutto alla Chiesa, e fu una domenica 16 -Giugno 1247. E allora venni ad abitare a Parma, dove -era Legato Gregorio di Montelungo, che poi resse molti -anni la chiesa di Aquileia. E l'anno stesso essendo la -mia città assediata da Federico Imperatore deposto, partii -per Lione e vi arrivai il dì d'Ognissanti. E subito il Papa -mandò cercandomi, e tenne meco in sua camera famigliare -colloquio, poichè dal tempo della mia partenza da -Parma sino a quel momento, nè eragli arrivato alcun -messo, nè aveva ricevuto lettere. E mi fece molte grazie, -esaudì cioè le mie suppliche, perchè era uomo cortese -assai e liberale. Or diciamo ciò che resta della mia parentela. -Il quarto figlio di mio padre, natogli da una -concubina, che aveva nome Rechelda, fu chiamato Maestro -Giovanni, ed era bell'uomo e prode guerriero. Questi uscì -volontario da Parma, e fece adesione al partito imperiale. -Ma poi pentitosene, fece il pellegrinaggio di S. Giacomo -di Compostella, d'onde ritornando, di piena e sola sua -volontà si fermò a Tolosa; e avutane la cittadinanza, prese -moglie, da cui ebbe figli e figlie. In seguito poi malò, -e, confessatosi dai frati, morì, e fu sepolto nel convento -dei frati Minori di Tolosa. Egli era tanto cortese e liberale, -che soccorreva di assai buon animo tutti gli italiani; -li conduceva in casa sua e dava loro lauti banchetti; -specialmente ai conoscenti, ai poveri ed ai pellegrini, i -quali di ritorno poi mi riferivano queste cose. Inoltre mio -padre ebbe tre figlie, belle donne e nobilmente maritate. La -prima avea nome Maria<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>; la seconda Caracosa, che, mortole -il marito, entrò nel monastero dell'Ordine di S. Chiara -in Parma; e, dopo alcuni anni, si associò alcune suore -del monastero di Parma, le condusse a Reggio, dove non -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -erano monache dell'Ordine di S. Chiara, e fu loro Priora. -Finalmente si fece esonerare dall'ufficio, e ritornò al monastero -di Parma, ove finì lodatamente la sua vita. Ella -fu donna amabile, saggia, onesta e cara tanto a Dio che -agli uomini: l'anima sua riposi in pace. La terza mia -sorella fu Egidia, dalla quale nacquero quattro figli, che -morirono tutti, eccetto il primo, chiamato Andrea da -Puzulesio, e fu gran legista. La madre di mio padre, -mia nonna, aveva nome Ermengarda, donna saggia e morì -centenaria. Con essa abitai quindici anni in casa di mio -padre; e quante volte mi consigliò di schivare le male -compagnie, e di farmene delle buone, e che fossi savio, -morigerato e buono, altrettante essa sia benedetta da Dio; -e sì che spesso lo faceva. Fu deposta nel sepolcro surricordato, -comune a noi e a quelli del nostro casato. Tuttavia -mio padre ebbe un monumento proprio e nuovo, in -cui nessuno ancora era stato sepolto, nella piazza vecchia, -davanti alla porta del battistero, essendo il primo già -tutto occupato. La sorella di mio padre aveva nome Gisla, -che, maritata, ebbe due figlie Crisopola e Vilana, espertissime -nel canto. Il padre loro Martino di Ottolino degli -Stefani fu uomo solazzevole, soave e giocondo e passionato -di ber vino; abilissimo a cantare con accompagnamento -di strumenti musicali; non però menestrello. Questi una -volta gabbò e canzonò in Cremona maestro Gerardo Patecelo, -che fece un libro intitolato i <i>Tristi</i>. E ben gli -stette; se lo meritava. La madre di frate Guido, mio -fratello, fu Gisla Marsilii, che furono in antico gentiluomini -e potenti in Parma; e abitavano nella parte inferiore di -piazza vecchia accanto all'episcopio; famiglia numerosa -assai, e de' quali conobbi molti, e alcuni di loro vestivano -di colore scarlatto, specialmente quelli che erano giudici. -Io aveva anche parenti da parte di mia madre, che era -figlia di Gerardo da Cassio, bel vecchio, e morto, credo, -centenario, sepolto nella chiesa di S. Pietro. Ed ebbe -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -tre figli: Gerardo che fece un libro intorno al comporre; -perocchè fu gran maestro di stile nobile; Bernardo uomo -senza lettere, ma semplice e puro; ed Ugo, uomo di -lettere, giudice e assessore, solazzevole, che era sempre -in compagnia dei Podestà essendo loro avvocato. Questi -ebbe un figlio, che nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote -e predicatore, letterato, onesto, costumato e buon religioso; -e si chiamava frate Giacomo da Cassio, e morì in Sicilia, -credo, a Messina. Mia madre poi aveva nome Imelda, umile, -devota, limosiniera, e che spesso digiunava. Non fu mai -vista in collera, non battè mai alcuna sua fantesca. D'inverno -voleva sempre, per amore di Dio, tener qualche povera -montanara a svernare in casa sua, e le dava vitto e vestito -quantunque avesse sempre altre persone pel servizio della -famiglia. Per lei Papa Innocenzo a Lione mi diede una -lettera di ammissione all'Ordine di S. Chiara. Ne diede -un'altra a mio fratello Guido, quando i Parmigiani lo -mandarono inviato al Papa. Essa è sepolta nel monastero -di quelle donne dell'Ordine di S. Chiara; e l'anima sua -per grazia della misericordia di Dio riposi in pace; e -così sia. Mia nonna, madre di mia madre, aveva nome -Maria, bella e paffuta, sorella di Aicardo di Ugo di Aimerico, -che furono in Parma giudici, ricchi e potenti, -ed abitano presso la chiesa di S. Giorgio<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. E rifacendomi -più indietro dirò che Bernardo di Oliviero, e Rolando -di Oliviero di Adamo, che erano due fratelli germani, la -cui madre aveva nome Vitella, ch'io ho veduta centenaria, -ebbero due sorelle, belle donne e saggie, ch'io ho conosciute: -e l'una aveva nome Giacoma, che sposò Guido -Pecorari, e non ebbe figli; l'altra Caracosa, che sposò -Naimerio Panizzari, e le nacque un figlio, cui pose nome -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -Gerardo, che fu poi a sua volta padre di molti figli e -figlie. Il primo de' quali fu chiamato frate Giacomo oltremarino, -perchè stette molti anni oltremare. Questi era -figlio d'un mio cugino, e nell'Ordine de' frati Minori fu -uomo di gran vaglia, sacerdote, predicatore, gran letterato, -sapeva l'arabo, o saraceno, ed il francese. Nel ministero -della prelatura fu uomo valente, onesto, buono e santo. Morì -a Modena e fu sepolto nel convento de' frati Minori. Un altro -fratello di lui aveva nome Bernardo. Degli altri non parlo. -Prima loro sorella fu Avanza, donna bellissima, da cui nacque -una figlia, che nel monastero dell'Ordine di S. Chiara -in Parma, si chiama Caracosa onesta e devota. Seconda loro -sorella fu Gisa, che ebbe due mariti e figli e figlie. Terza, -Maria, bella donna, saggia, onesta, che morì nel monastero -dell'Ordine di S. Chiara in Imola. Inoltre del mio -casato nel monastero di S. Benedetto, tra il Po e il Larione<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>, -ove è sepolta la Contessa Matilde, nella diocesi di -Mantova, vi fu un sacerdote, santo uomo e personaggio -cospicuo, ch'avea nome Villano. Nel monastero poi di -Brescello vi fu Corrado figlio di Bernardo, figlio di quel -Leonardo giudice, da cui incominciammo, che morì in -<i>guerra</i>, la cui donna avvenentissima fu Caracosa, prudentissima -e sagacissima donna, che governò benissimo casa -sua dopo la morte del marito, ed era della famiglia Zampironi. -Ma io frate Salimbene e mio fratello Guido di -Adamo, entrando in religione senza figli nè maschi, nè femmine, -spegnemmo il nostro casato per riaccenderlo in cielo. -E di renderlo luminoso si degni concedermelo Colui che vive -e regna col Padre e collo Spirito Santo ne' secoli, de' secoli -e così sia. Ecco che senza volerlo ho descritto la genealogia -della mia famiglia; molti però ne ommisi per brevità -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -sì antichi, che moderni. Ma, avendola cominciata, mi -parve bene compirla per cinque ragioni: 1. perchè suor -Agnese, mia nipote, che è nel monastero di S. Chiara in -Parma, ove andò a chiudersi per amor di Gesù quando -era ancora ragazza, mi pregò di tessere questa genealogia, -perchè non aveva mai potuto aver contezza della madre -di suo padre; e così da questa edotta, conoscerà da quali -progenitori discende tanto per padre come per madre. -Ed ora dalla suddescritta genealogia saprà che per padre -discende da quelli che si denominavano di Adamo, e che -in antico si appellavano de' Grenoni; per madre discende -dai Baratti, i quali si biforcano in due casati. Perocchè -vi sono i Baratti così detti i Negri, che parteggiarono per -l'Impero; e vi sono i Baratti, chiamati i Rossi, che tennero -sempre per la Chiesa, dai quali discendeva Suor -Agnese, come più sopra è detto. E tutti questi Baratti, -i Negri e i Rossi, nati da un sol ceppo, ossia da una -sola radice, erano figli di due donne, l'una a nome Barattina, -l'altra Ghibertina, di cui abbiamo scritto largamente -più sopra... La seconda ragione della suddescritta -genealogia è perchè suor Agnese sappia per chi debba -pregare Iddio.... Il che si può dimostrare nei molti, che -la morte rapì a nostri giorni. E tutti quelli, che ho nominati -nella genealogia del mio parentado, li vidi tutti, -eccetto pochi, nel breve giro di sessant'anni. Perocchè -non ho visto Adamo de' Grenoni, che fu padre di mio -nonno paterno; nè ho veduto i suoi due figli, Oliviero e -Giovanni di Adamo, il quale ultimo fu mio nonno; nè -Adamino figlio di lui, fratello di mio padre, militare, come -anche Emblavato e Rolando di Oliviero; nè ho visto il -monaco di S. Benedetto. Tutti gli altri che ho nominato, -e conobbi, or non son più..... Diciamo ora perchè -ho premesso queste cose. Ho visto a' miei giorni in -molte parti del mondo molti casati spenti. E per non -toglierne esempi di lontano, in Parma il casato di quei -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -da Cassio, d'onde uscì mia madre, non ha più maschi. -Il casato de' Pagani, ch'io conobbi gentiluomini ricchi -e potenti, è spento. Così il legnaggio de' Stefani, famiglia -numerosissima, ricca e potente, è sfumato..... -Ora ritorniamo all'Ordine ed al corso della nostra storia, -e ripigliamola là dove lasciammo. Dicemmo di sopra -che nel 1229 nel mese d'Agosto i Bolognesi assediarono -il castello di S. Cesario e lo presero sotto gli occhi stessi -dei Modenesi, Parmigiani e Cremonesi, che ivi erano -co' loro eserciti, e che una notte vi fu gran battaglia tra -loro e i Bolognesi. Furono allora portate via ai Bolognesi -moltissime manganelle, ch'io ancor fanciullo vidi -nella piazza vecchia di Parma, tra il battistero, l'episcopio -e la facciata del Duomo. E quella battaglia fu -combattuta accanitamente e con grande strage di fanteria -e di cavalleria d'ambe le parti. I Bolognesi che -ne restarono malconci, stanchi e affannati diedero le spalle -al nemico, e fuggirono abbandonando sul campo il carroccio -loro e quanto avevano. I Modenesi vollero torre -il carroccio de' Bolognesi e tirarlo a Modena, ma i Parmigiani -non acconsentirono, dicendo che non è bene fare -ai nemici tutto il male che si può; e che tal cosa sarebbe -un'onta incancellabile e provocativa di grandi -mali. E i Modenesi accolsero il consiglio dei Parmigiani -come di amici ed alleati; quindi lo mandarono in Piumazzo, -castello de' Bolognesi, e ritornarono alla loro città. -(È da sapere che nell'esercito de' Bolognesi, in detta -battaglia, che fu combattuta contro i Parmigiani, i Modenesi -e i Cremonesi, v'erano anche i Milanesi, i Piacentini, -i Bresciani e tutti i Romagnoli). In questo esercito -Pagano di Alberto di Egidio de' Pagani, che era -Podestà di Modena, fece cavaliere suo figlio Enrico, e -dissegli: Va, assalta il nemico, e battiti valorosamente. -E così fece; ma sul principio della battaglia, ferito di -lancia, grondava sangue dal suo corpo, come mosto da -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -un bigoncio, a cui sia stato levato via lo zipolo, e poco -dopo spirò. Saputolo suo padre, disse: D'aver fatto cavaliere -mio figlio non son pentito, essendo morto battendosi -da valoroso; e l'ho udito io dal padre stesso. Nel -combattimento di S. Maria in Strada morì anche Zangaro -Sanvitali di Parma, famoso cavaliere e gran guerriero. -Della stessa famiglia morì pure nella battaglia di San -Cesario Guarino gran soldato e dotto nell'armi, ed era -cognato di Papa Innocenzo IV. Perocchè ebbe moglie -una sorella di questo Papa, dalla quale gli nacquero sei -figli ed una figlia, ch'io conobbi tutti, ed erano belli, -robusti e paffuti. Il primo ebbe nome Ugo Sanvitali, il -secondo Alberto, che fu molt'anni canonico del Duomo: -poi fu molti anni l'Eletto (vescovo) della chiesa parmense. -Non fu sacerdote, perchè non volle, e morì diacono, nè -fu consacrato Vescovo. Fu sepolto nell'ala del Duomo -dove soleva tenersi il carroccio, di dietro al coro dei -Canonici, dalla parte del convento de' frati Minori; e -Obizzo di Lavagna<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>, che fu vescovo di Parma e zio -di Papa Innocenzo IV è sepolto inferiormente. Questo -Alberto, Eletto della chiesa parmense, era bell'uomo -poco istruito, ma onesto. Fu mio conoscente ed amico, -e mi disse che mio padre sperava di ottenere la mia -uscita dall'Ordine de' frati Minori per mezzo di Papa -Innocenzo. Ma la morte troncò ogni sua speranza. Papa -Innocenzo conosceva mio padre, perchè era stato canonico -della Chiesa parmense, ed era uomo di molta memoria; -e mio padre abitava vicino al Duomo. Inoltre -aveva maritata sua figlia Maria con Azzone fratello consanguineo -di Guarino cognato del Papa; e perciò sperava -che col mezzo dei nipoti del Papa, e della famigliarità -che aveva col Papa stesso, questi m'avrebbe restituito -a lui, specialmente perchè non aveva altri maschi. La -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -qual cosa il Papa non avrebbe mai fatta; al più -forse per consolare mio padre m'avrebbe conferito un -vescovado, od altra dignità. Perocchè era uomo liberale -assai, come appare nelle dichiarazioni fatte alla Regola -de' frati Minori, e in altre molte cose. Teneva sempre -seco gran numero di frati Minori, ai quali fabbricò anche -un convento e una bella chiesa presso Lavagna, sua terra -nativa, dove avrebbe voluto tenere sempre venticinque frati -Minori, e li avrebbe provveduti di libri e d'ogni altra -cosa necessaria; ma i frati Minori non vollero accettare, -e il Papa lo diede ad altri religiosi. Questi a Lione in -sua camera mi conferì l'ufficio di predicatore, mi assolvette -da tutti i miei peccati, e mi fece molte altre grazie -l'anno dell'Incarnazione del Signore 1247. Egli spogliò -del vescovado di Parma frate Bernardo da Vizio, -che era della famiglia Scotti, e creò l'Ordine dei frati -di Martorano. Detto vescovado frate Bernardo avealo -avuto da Gregorio di Montelungo Legato di Lombardia; -e il Papa lo diede al ridetto Alberto proprio nipote. -Papa Innocenzo IV favoreggiò molto i suoi parenti. Ed -ebbe tre sorelle maritate a Parma, che gli diedero molti -nipoti, a cui conferì grasse prebende, e secondo il grido -del profeta: <i>Hanno fatto Chiesa il loro parentado.</i> Terzo -figlio di Guarino fu Anselmo, bell'uomo, ma quanto -all'armi inettissimo, come quello che era stato allevato -nella corte romana in mezzo ai Cardinali, da cui apprese -gli ozii e i costumi dei preti. Quarto fu Guglielmo, che -aveva, quando morì, credo vent'anni. Era giovane di -assai delicata coscienza, e voleva confessarsi almeno una -volta la settimana. Quinto fu Obizzo II, che ora è vescovo -di Parma, ma prima è stato molt'anni vescovo -di Tripoli. Costui fu uomo quasi alla militare, e il suo -carattere è come quello che più su abbiam fatto di -Nicolò vescovo di Reggio. Perocchè era chierico coi chierici, -religioso coi religiosi, laico coi laici, cavaliere coi -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -cavalieri, barone coi baroni; gran barattiere, spenditore -largo, liberale e cortese. In principio abusò di molte -terre e possessioni della mensa vescovile, e le diede ad -alcuni truffatori. Perciò fu accusato presso Papa Urbano -da Ghiberto da Gente come barattiere, dissipatore e -alienatore de' beni della mensa vescovile. Ma in processo -di tempo ricuperò le terre alienate e fece molti restauri -all'episcopio. Egli fu uomo di molta dottrina, specialmente -nel diritto canonico, ed assai esperto nel ministero -ecclesiastico. Conosceva il gioco degli scacchi, e teneva -a bacchetta il clero secolare; e conferiva le parocchie a -quelli, che gli facevano del bene. Amò i religiosi e -specialmente i frati Minori. Fece però una bruttissima -azione; perchè essendo egli vescovo di Tripoli, si dimise, -e coll'aiuto del Cardinale Ottobono, che fu poi Papa -Adriano, spogliò del vescovado di Parma maestro Giovanni -di donna Rifida, che era Arciprete del Duomo, dotto in -diritto civile ed ecclesiastico, e che molt'anni l'aveva -insegnato, persona onesta e buona, e che cantava e predicava -bene. Per di più era stato anche suo maestro di -diritto canonico; ed era stato eletto regolarmente e -canonicamente dagli altri canonici a Vescovo di Parma -dopo la morte di Alberto suo fratello. Finalmente sesto -ed ultimo figlio di Guarino, cognato di Papa Innocenzo -IV, fu Tedisio, grosso, pingue e robusto. Sorella di tutti -questi fu Cecilia, che stette molt'anni nel monastero di -S. Chiara in Parma. Poi, tolta di qui, fu promossa a -Badessa nel convento di Chiavari, fatto fabbricare a -proprie spese presso Lavagna, sua terra, dal Cardinale -Guglielmo, nipote di Papa Innocenzo: monastero ricchissimo -ove abitano frati e suore dell'Ordine de' Minori. -Questa Badessa Cecilia, colpita da Dio per la sua ruvidezza -ed avarizia, finì malamente: ed ecco come. Frate -Bonifacio dell'Ordine de' Minori, visitatore dei monasteri -dell'Ordine di S. Chiara della provincia di Lombardia, -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -aveva alcune donne da collocare nei monasteri; perocchè -a Torino, città appartenente alla provincia di Lombardia, -a cagione di guerre non potevano stare. E dopo averle -allegate, eccetto due, in varii monasteri, con quelle due -andò a Genova; ed una la collocò nel monastero di -Genova col consenso delle suore e della Badessa; l'altra -nel monastero di Chiavari col solo dissenso della Badessa. -Ed ecco che subito mentre il visitatore stava a mensa -in casa dei frati, che ivi abitavano, la Badessa con -animo infuocato d'ira, e la fronte aggrottata, insorse -contro la nuova ospite, dicendo ed ordinando alle suore di -espellerla dal convento, perchè non voleva che in nessun -modo dimorasse nel suo monastero. Ma le suore -pregando la Badessa colle lagrime agli occhi per la nuova -consorella, essa rispose: Ah! vilissime femmine; credete -ch'io non abbia un perchè di ciò fare? Lo faccio per -vostro bene, e per bene del nostro monastero. E presala -per una mano, la cacciò fuori, operando secondo il detto -di un poeta; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Turpius ejicitur, quam non</p> -<p class="i03"> admittitur hospes.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">All'ospite l'onor ben più si toglie</p> -<p class="i01">Se si discaccia, che se non s'accoglie</p> -</div></div> - -<p> -La suora espulsa si recò dunque e stette al cospetto del -visitatore, che era a mensa in casa dei frati che ivi -abitavano; e colle lagrime agli occhi gli riferì quanto -le aveva detto la Badessa. Il visitatore, udite queste -cose, si alzò turbato dalla mensa, andò e scomunicò la -Badessa, perchè perseverando nella sua durezza chiudeva -le viscere della pietà ad una sua consorella, che era -stretta da dura necessità. E prendendo per mano la -tribolata suora la consolò, e la ricondusse seco a Genova, -e pregò la Badessa e le suore di quel monastero ad -accoglierla per amore di Dio e suo, avendo già loro -prima parlato della malignità, della durezza, dell'avarizia -e della follìa della Badessa di Chiavari. Tali cose avendo -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -udito le suore del monastero di Genova, si mossero a -compassione della loro consorella, e la abbracciarono -festosamente. In quel monastero poi vi era una suora -vecchia molto e divota e di gran merito presso Dio, a -cui dispiacque assai il contegno di quella Badessa verso -una suora tribolata e già collocata in convento. Ed -essendo già di quel dì sera avanzata, e le altre suore -andate a letto, essa s'inginocchiò davanti all'altare, e -con molte lagrime pregò Iddio....... Il visitatore -mandò subito un messo velocissimo a Chiavari per sapere -che cosa fosse accaduto a quella badessa: e la trovò -morta, maledetta, scomunicata e senza assoluzione. Nell'intervallo -tra la partenza del visitatore e l'arrivo del -messo, Cecilia, Badessa di Chiavari, cominciò a malare -gravemente e svenir di languore; e soffrendo dolori di -più maniere, si pose a letto, si ridusse agli estremi, -e cominciò a gridare: Io muoio. Sorelle correte, aiutatemi, -datemi qualche rimedio. Accorsero le suore incontanente, -e, com'è dovere, ebbero compassione della loro -Badessa. Della salute dell'anima sua non si fe' cenno, -di confessione non se ne parlò. Le si strinse la gola, e -appena poteva trar respiro. E quando s'accorse che -moriva, disse alle suore adunate: Andate e ricevete -quella suora; andate e ricevete quella suora; andate e -ricevete quella suora. Per lei Iddio mi percosse; e in -così dire spirò........ Ricordo che essendo io a -Lione, ove era anche Papa Innocenzo IV, arrivarono -alcuni frati Minori di Bordeaux a dire al Papa che le -suore dell'Ordine di S. Chiara di Bordeaux avevano -eletta suora Cecilia, sua nipote, a loro Badessa. E il -Papa ne diede loro lettera di conferma, dicendo che -andassero a ritrovarla a Parma. Ma l'Eletto di Parma, -nipote del Papa, e fratello della prenominata donna, essendo -pur esso a Lione, e avendo saputo la cosa, si presentò -al Papa e fece annullare la data conferma. E forse, se -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -fosse andata colà, si sarebbe diportata meglio tra forestieri -che in mezzo a parenti e conoscenti. Ora ripigliamo -il corso della nostra storia, e incominciamo là dove la -lasciammo. L'anno 1229, segnato anche più su, Nazario -di Ghirardino di Lucca fu Podestà di Reggio, e fece -fare il ponte e le imposte di porta Bernone. Allora si -cominciò a cinger di mura la città di Reggio. E fece -fare cento braccia di muraglia, dalla detta porta in giù -verso porta S. Stefano. Così successivamente ogni anno -gli altri Podestà fecero duecento braccia di muraglia -finchè la città tutta fu murata. Però, per la frequenza -delle guerre, qualche anno restò interrotta la continuazione -del lavoro. Questo Nazario ha il suo ritratto in -pietra sopra la porta Bernone,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> fatto fare da lui -stesso, ed ha in Reggio la sua statua a cavallo. Fu bel -cavaliere e ricco assai; mio conoscente ed amico quando -io dimorava a Lucca nell'Ordine de' frati Minori. Donna -Fior d'Oliva, sua moglie, era bella, paffuta e mia famigliare -e devota. Era di Trento, moglie di un notaio, da -cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la rapì al -marito suo quando fu Podestà a Trento, e, consentendolo -essa, la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che -viveva ancora, in un certo suo castello, dove stette sino -alla morte. Nazario morì senza figli, e lasciò molte -ricchezze a quella donna, che in seguito si maritò a -Reggio, e, come mi disse, fu ingannata. E l'ebbe in -moglie Enrico figlio di Antonio di Musso, e vive ancora -oggi, festa di S. Lorenzo, martedì, 1283, anno in cui -scriviamo queste cose. Tutti e due costoro, cioè Nazario -e Fior d'Oliva fecero molto bene ai frati Minori di -Lucca, quando la Badessa di Gattaiola<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> dell'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -di S. Chiara provocò e aizzò tutta Lucca contro i frati, -calunniando gli innocenti. E cagione ne fu che frate -Giacomo da Iseo non la voleva assolvere perchè non si -comportava bene nel suo ufficio. Essa era figlia di una -fornaia di Genova, e il suo governo era turpe, crudele e -disonesto. E, per assicurarsi meglio quel ministero, era -larga di regaluzzi e di leccornie a giovani, e a uomini, -e a donne secolari, specialmente a chi aveva qualche -parente nel monastero. Ai quali eziandio andava dicendo: -I frati Minori non mi vogliono dare l'assoluzione perchè...... -E così, come è detto, calunniava gli innocenti. -Ma mentiva apertamente. Tuttavia essa fu assolta, -e i frati ricuperarono il loro onore e la loro buona fama, -e la città la sua calma. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1230">a. 1230</h2> - -<p> -L'anno 1230 si celebrò in Assisi un capitolo generale -de' frati Minori, e si fece il trasporto del corpo del -beato Francesco il giorno 25 Maggio, e frate Giacomo -da Iseo, che agli inguini e ai genitali era tutto guasto, -riacquistò sanità completa. Molti altri miracoli degni -d'essere narrati fece in quel giorno Iddio per mezzo -del suo servo ed amico Francesco, che potrai conoscere -leggendo la sua biografia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1231">a. 1231</h2> - -<p> -L'anno 1231, ai 14 di Giugno, Venerdì, il beatissimo -padre e frate Antonio spagnuolo, che era nel convento -di Padova, nella quale città l'Altissimo magnificò il suo -nome per mezzo di quel Santo, abbandonando in Arcella<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -il corpo alla dimora di tutte le reliquie mortali -dell'uomo, volò felicemente alla sede degli Spiriti celesti. -Questi fu dell'Ordine de' frati Minori e compagno del -beato Francesco, e, se ci basterà la vita, ne riparleremo -e ne tesseremo più ampiamente le lodi altrove. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1232">a. 1232</h2> - -<p> -L'anno 1232, ai 16 di Ottobre, sabbato, fu rotto e -messo in fuga il Marchese di Cavalcabò da Bonacorso -da Palù e da quei di Sesso<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> presso Mancasale<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1233">a. 1233</h2> - -<p> -L'anno 1233 si fabbricò il palazzo del vescovo di -Parma, che è rimpetto alla facciata del Duomo; e allora -reggeva la Chiesa di Parma il vescovo Grazia di Fiorenza, -che fece costruire anche molti altri palazzi in più -luoghi della diocesi. E perciò i Parmigiani lo stimavano -un buon vescovo; perchè non dissipava i beni della -Chiesa, anzi li conservava e moltiplicava. Egli era amico -di mio padre Guido di Adamo, e stando alla finestra di -casa sua ragionava con lui del suo palazzo, e gli mandava -spesso regali, come ho veduto io co' miei occhi. -Amò mio fratello Guido; ma dopo che entrò nell'Ordine -de' frati Minori, non si curò più di lui. Prima di lui -fu vescovo Obizzo di Lavagna genovese, bell'uomo ed -onesto, come dicono, e fu zio di Papa Innocenzo IV; -ma non ricordo d'averlo veduto. Dopo Grazia fu vescovo -un certo Gregorio Romano, che ebbe vita breve, e morì -a Mantova eretico e maledetto. E quando malato gli -portarono l'ostia consacrata, non volle riceverla, dicendo -che non credeva nulla di tal fede; e interrogato perchè -accettasse il Vescovado, rispose: per le ricchezze e gli -onori; e così spirò senza comunicarsi. Dopo lui fu -vescovo maestro Martino da Colorno,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> di famiglia -meno che cospicua. Gli successe Bernardo Vizio, di cui -ricordo d'aver già fatta menzione, come anche de' suoi -successori. Dopo Bernardo venne Alberto Sanvitali, nipote -di Papa Innocenzo IV. Dopo fu eletto canonicamente e -concordemente maestro Giovanni di donna Rifida, Arciprete -del Duomo; e gli successe Obizzo, vescovo di -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -Tripoli, pur esso nipote del predetto Papa, e fratello del -sunnominato Alberto. Per frodi fu investito del Vescovado -di Parma, e vive ancora e lo tiene. E come lo tiene -oggi, tengaselo pure finchè se ne faccia un'altro. Ed -oggi, che queste cose scriviamo, corre il 1283, giorno -di S. Lorenzo, martedì. Che cosa sia per avvenire d'ora -innanzi dei vescovi di Parma, sallo Iddio. In questo -stesso anno 1233 fu Podestà di Reggio Giliolo di donna -Agnese di Parma. In quell'anno Reggio cominciò a -coniar moneta; e Nicolò vescovo di Reggio viveva ancora. -Io conobbi quest'Egidiolo, chè eravamo della stessa città, -ed ebbe due cognomi. Fu detto di donna Agnese, o da -parte di madre, o da parte di moglie, perchè fu donna -valente (come un certo ponte, che è in Parma, fu chiamato -ponte di donna Egidia da Palù, perchè essa lo -fece fare; ponte che ora rifanno di muro, invece di -legno.) Fu pur detto da Gente, perchè quand'era oltremare, -ogni volta che si parlava d'eserciti, usava dire: -La nostra gente fece così. Questo l'ho saputo da Gherardo -Rangone di Modena, che era frate Minore. Gigliolo da -Gente poi ebbe due fratelli. Il primo fu Tedaldo, e, -quand'io era ancora ragazzo, l'ho veduto assai vecchio -e carico d'anni; ed ebbe sette figli, de' quali il quarto, -Manfredo, sposò mia sorella Caracosa, che, mortole il -marito, finì lodatamente la vita nel monastero di S. -Chiara in Parma. Il secondo aveva nome Beretta, bel -cavaliere e prode guerriero, forte, e tant'alto di statura -da far la meraviglia degli uomini e delle donne. Giliolo -fu anche padre di Ghiberto da Gente, di cui parleremo -a suo luogo. E quando nel detto anno Giliolo era Podestà -di Reggio cominciò l'<i>alleluia</i>. E i posteri chiamarono -<i>alleluia</i> un certo periodo di tempo, in cui, posate le armi, -predominò la giocondità, l'allegria, il gaudio, l'esultanza -il giubilo ed ogni dimostrazione d'animo contento. E -tutti, cavalieri e fanti, e cittadini, e campagnuoli, e -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -giovinetti, e giovinette, e vecchi e giovani ne cantavano -inni e lodi a Dio. In tutte le città d'Italia vi fu questa -divozione; e vidi che nella mia città di Parma ogni -parocchia voleva avere il proprio gonfalone da portare -nelle processioni, e, sul gonfalone, dipinto la specie di -martirio del santo suo titolare. Così, p. e. la scorticazione -di S. Bartolomeo era ritratta nello stendardo della -parocchia, che da lui si nominava; e così via via delle -altre. E dalle ville venivano in città co' loro confaloni -in gran frotte uomini e donne, ragazzi e ragazze ad -ascoltare le prediche ed a lodare Iddio; e cantavano -con voci divine più che umane. E così le genti camminavano -sulla via della salute, tanto che sembrava adempiuto -quel detto del Profeta: <i>Ricorderanno (la mia -parola) e si convertiranno a Dio tutte le nazioni, e -adoreranno davanti a lui tutti i popoli.</i> E portavano -in mano rami d'alberi e candele accese; E si predicava -di mattina, a mezzodì, verso sera, secondo il Profeta: -<i>Di sera, di mattina, di mezzodì narrerò e annunzierò, -ed esaudirà la mia voce. Redimerà in pace l'anima -mia da coloro che s'avvicinano a me, poichè tra molti -era meco.</i> E si facevano soste nelle chiese e nelle piazze; -e si alzavano le mani al cielo per lodare Iddio e benedirlo -ne' secoli. E non sapevano intermettere le laudi, -tanto erano entusiasmati dall'amor di Dio; e beato chi -poteva far più di bene, e inneggiare a Dio. Nessun'ira -era tra loro, nessun turbamento d'animo, nessun rancore; -ogni cosa tra loro passava in pace ed amore. <i>Alziamo -a Dio, che siede ne' cieli, i nostri cuori e le nostre -mani.</i> E così realmente facevano, come ho visto io. E -poichè la Sapienza dice ne' Proverbii. II. <i>Il popolo si -travolgerà in ruina, se non vi sia chi lo governi,</i> affinchè -non si creda che queste moltitudini fossero senza guida, -parliamo ora di chi dirigeva queste ragunate. Primo -venne a Parma fra Benedetto, che si chiamava di Cornetta, -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -uomo semplice ed illetterato, di buona innocenza -e di vita onesta, ch'io vidi, ed ebbi seco famigliarità in -Parma, e poi a Pisa; ed era o di Valle spoletana, o di -Romagna. Non apparteneva ad alcun Ordine religioso, -viveva a sè, e solo si studiava di piacere a Dio. Era -molto amico de' frati Minori; pareva quasi un altro -Giovanni Battista, che precorresse avanti al Signore a -preparargli un popolo perfetto. Portava in testa un -cappello all'Armena, aveva barba lunga e nera, e teneva -una trombetta metallica (cioè di oricalco) colla quale -suonava; e quella sua tromba reboava terribilmente, ma -pure non senza qualche dolcezza; andava cinto di una -fascia di vello; vestiva abito nero, a foggia di sacco -tessuto di peli di diversi animali, e lungo sino ai piedi. -La tonaca era fatta a guisa di guascappa, e davanti e -di dietro aveva una croce lunga, larga, e di color rosso, -che discendeva dal collo sino a' piedi, come suole nelle -pianete de' sacerdoti. Così vestito egli andava colla sua -tromba, e predicava nelle chiese, nelle piazze, e lodava -Iddio, e aveva sempre seguace una gran turba di ragazzi -con in mano, il più delle volte, rami d'alberi e candele -accese. Ed io stesso stando su una muraglia del palazzo -vescovile, che allora era in costruzione, l'ho veduto più -volte a predicare e cantare le lodi del Signore. E cominciava -le sue lodi dicendo in suo volgare: <i>Laudato, et -benedetto, et glorificato sia lo Patre.</i> Ed i ragazzi a -voce alta ripetevano quello che egli aveva detto. E poi -ripeteva le stesse parole, e aggiungeva: <i>Sia lo Fijo.</i> Ed -i ragazzi riassumevano cantando le stesse parole. Finalmente -per la terza volta replicava le stesse parole e vi -aggiungeva: <i>Sia lo Spiritu Sancto;</i> e dopo: <i>alleluja, -alleluja, alleluja.</i> Di poi trombettava, e dopo predicava, -dicendo buone parole a lode del Signore. E dopo tutto -cantava un saluto alla beata Vergine così: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Ave Maria — Clemens et pia,</p> -<p class="i01">Gratia plena — Virgo serena:</p> -<p class="i01">Dominus tecum — Tu mane mecum.</p> -<p class="i01">Tu benedicta in mulieribus,</p> -<p class="i01">Quae peperisti pacem hominibus</p> -<p class="i06"> Et angelis gloriam.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Et benedictus fructus ventris tui,</p> -<p class="i01">Qui coeredes ut essemus sui,</p> -<p class="i06"> Nos fecit per gratiam.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Ave, Maria — Clemente e pia,</p> -<p class="i01">Di grazia piena — Vergin serena:</p> -<p class="i01">Iddio è teco — Tu resta meco.</p> -<p class="i01">In fra le donne — Tu benedetta</p> -<p class="i01">All'uom portasti — Pace perfetta</p> -<p class="i06"> E gloria agli Angeli.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> E benedetto — Lo Figlio tuo</p> -<p class="i01">Che di far parte — Del regno suo</p> -<p class="i06"> Larginne il merito.</p> -</div></div> - -<p> -Ora parliamo degli eminenti predicatori, che furono -famosi al tempo di quella divozione: ed anzi tutto di -due dell'ordine de' Predicatori, cioè di frate Giovanni -da Bologna, nativo di Vicenza, e di frate Giacomino da -Seggio, oriondo di Parma. Imperocchè il beato Domenico -non era ancora canonizzato, ma era morto e sotterra, -come si canta in una prosa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Iacet granum occultatum,</p> -<p class="i01">Sydus latet obumbratum;</p> -<p class="i05"> Sed plasmator omnium</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Ossa Ioseph pullulare,</p> -<p class="i01">Sydus iubet radiare</p> -<p class="i05"> In salutem gentium.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Sta un grano ancor sepolto.</p> -<p class="i01">Sta un astro in ombra involto:</p> -<p class="i05"> Ma il Dio che suscita</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Or Giuseppe a morte invola,</p> -<p class="i01">Or dell'astro l'ombra assola,</p> -<p class="i05"> E salva i popoli.</p> -</div></div> - -<p> -E veramente si trova che S. Domenico restò dodici anni -sepolto senza che si facesse parola della sua santità; ma -per cura di cotesto frate Giovanni sunnominato, che, al -tempo di tale divozione, ebbe facoltà di predicare in -Bologna, ne fu fatta la canonizzazione. Per questa canonizzazione -s'adoperò anche il vescovo di Modena, che -era un Piemontese, il quale, fatto poi Cardinale, prese -nome Guglielmo, cui io vidi predicare e officiare la -vigilia di Pasqua nella chiesa de' frati Minori a Lione, -quando ivi si trovava Papa Innocenzo e tutta la sua -corte. Questo frate Giovanni era per verità un uomo di -nessuna coltura, e si voleva porre tra quelli che fanno -miracoli. Fece in quel tempo un gran predicare tra -Castel Leone e Castel Franco<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Ma frate Giacomino -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -da Reggio, oriondo però di Parma, fu uomo assai colto, -lettore di teologia, predicatore facondo, copioso e grazioso; -uomo pronto, benigno, caritatevole, affabile, cortese, liberale -e largo. Ed una volta fummo compagni di viaggio -di giorno e di notte da Parma a Modena in un momento -di gran guerra; ed era anche meco il frate mio compagno, -ed egli aveva il suo. Questi al tempo di quelle divozioni, -di cui abbiamo parlato più sopra, aveva molta grazia -nel predicare, e fece molto di bene. Nell'anno stesso -ebbe principio in Reggio la costruzione della chiesa del -Gesù de' frati Predicatori; e se ne fondò la prima pietra, -consacrata dal vescovo Nicolò, il dì di S. Giacomo. E -ad erigere quel tempio accorrevano i Reggiani, uomini, -donne, militi di cavalleria, di fanteria, campagnuoli, cittadini; -e portavano pietre, sabbia, calce sulle spalle -entro varie specie di pelli e di tessuti. E beato chi più -ne poteva portare; e fecero le fondamenta della chiesa -e del caseggiato annesso, e alzarono una parte delle -muraglie. Al terz'anno compirono tutto il lavoro. E -allora frate Giacomino ne dirigeva la buona esecuzione. -Questo frate Giacomino fece nella diocesi di Parma tra -Calerno<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> e S. Ilario, al disotto dell'Emilia, una gran -predicazione, alla quale accorse una grandissima folla -d'uomini, donne, ragazzi, da Parma, da Reggio, dal -monte, dal piano e da diverse ville. Ed una donna povera -e gravida, ivi partorì un maschio; e per istanze e preghiere -di frate Giacomino molte persone diedero non -pochi soccorsi a quella povera donna. Perocchè tra le -donne, chi regalava una sottana, chi una camicia, chi -una veste, chi una benda; sicchè ne raccolse da caricare -un asino. E dagli uomini n'ebbe cento soldi imperiali. -E chi era presente e vide, riferì a me queste cose dopo -tempo assai, quando ebbi a passare con lui per quei -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -luoghi: Cose che ho saputo poi anche da altri. A questo -frate Giacomino, malato a Bologna nell'infermeria de' frati -Predicatori, ritto a sedere sul letto, verso il mezzodì, e -desto, apparve frate Giraldo da Modena dell'Ordine dei -frati Minori, quello stesso giorno in cui morì, dicendo: -Io sono alla visione della gloria di Dio, alla quale Cristo -chiamerà presto anche te a ricevere il premio delle tue -fatiche, e soggiornerai sempre presso chi hai devotamente -servito. Ciò detto, frate Giraldo disparve; e frate Giacomino -raccontò a' suoi frati quanto aveva veduto, che se -ne rallegrarono. Ed a frate Giacomino avvenne per punto -quanto avevagli predetto frate Giraldo; poichè pochi -giorni dopo s'addormentò nel Signore; e il suo corpo fu -sepolto a Mantova. Frate Giovanni poi da Vicenza, più -sopra menzionato, chiuse i suoi giorni in Puglia. Ebbero -anche i frati Predicatori in Parma, nel tempo di quella -divozione, che si chiamò <i>alleluia</i>, un frate Bartolomeo -da Vicenza, che fece molto di bene, come ho veduto -co' miei occhi; ed era buon uomo, prudente ed onesto; -e dopo molto tempo fu fatto Vescovo della sua città -natale, ove fece fabbricare un bel convento pe' frati del -suo Ordine, che prima ivi non abitavano. I frati Minori -poi ebbero un frate Leone milanese, predicatore famoso, -che perseguitò potentemente, e confutò e confuse gli -eretici. Fu molti anni ministro provinciale nell'Ordine -de' frati Minori, e poi Arcivescovo di Milano. Costui era -di tanto singolare coraggio, anzi audacia, che una volta -da solo andò collo stendardo in mano alla testa dell'esercito -Milanese contro l'Imperatore, e passato il ponte -d'un fiume, solo, stette a lungo di piè fermo squassando -lo stendardo; mentre i Milanesi non osavano passare -perchè vedevano l'esercito imperiale in ordine di battaglia. -Questo frate Leone confessò un amministratore -dell'ospedale di Milano, uomo che godeva gran nome e -fama di santità. E quando esso fu agli estremi della -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -vita Leone si fece promettere che sarebbe tornato dopo -morte a dargli contezza dello stato in cui si trovava. E -promise di buon grado. Verso sera si sparge in città la -voce della sua morte. Frate Leone invita due frati suoi -compagni particolari, ch'egli aveva come ministro Provinciale, -a vegliare seco quella sera in un angolo dell'orto, -nella camera dell'ortolano. Vegliando tutti e tre insieme, -frate Leone fu preso un momento da un lieve sonno; e, -volendo dormire, pregò i compagni che, se qualche cosa -sentissero, lo svegliassero. Ed ecco che subito odono uno -venire disperatamente urlando, e lo videro rotar giù dal -cielo come un globo di fuoco, e precipitarsi sul comignolo -della casetta come uno sparviero sull'anitra. Pel rumore, -e scosso dai frati, Leone si svegliò. E continuando colui -i lamenti Ahi! Ahi!. frate Leone gli domandò come si -trovasse. Ed egli rispose dicendo che era dannato, perchè -era stato causa che morissero senza battesimo alcuni -bambini nati da unione illeggittima, avendoli egli con -isdegno reietti dall'ospedale, perchè vedeva che per accoglierli -l'Ospizio andava incontro a spese e disagi. E -domandandogli frate Leone perchè non si fosse confessato -di questa colpa, rispose: o perchè me ne sono dimenticato, -o perchè non credetti che la fosse da confessarsene. -Quindi frate Leone soggiunse: Giacchè nulla hai a che -fare con noi, partiti da noi, e vanne per la tua strada. -Ed egli gridando e urlando dipartissi. Pertanto questo -Frate Leone nel tempo di quella divozione, che i posteri -chiamarono poi l'<i>alleluia</i>, molto s'adoperò, e molto fece -di bene. Vi fu anche un cert'altro frate Minore di Padova -che nel tempo di quella divozione fece molto di bene. -Questi predicando una festa a Como, e facendo un usuraio -murare una sua torre, disturbato il frate dal martellare -degli operai, disse al popolo, che l'ascoltava: Vi predico -che nel tal tempo quella torre ruinerà, e sin dalle fondamenta -sarà divelta. Ed accadde, e fu giudicato un gran -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -miracolo. Perciò l'Ecclesiastico dice 37: <i>L'anima di -un uomo pio scopre talora la verità meglio che sette -sentinelle, che stanno alla vedetta in luogo elevato.</i> -Così ne' Proverbii 17: <i>Chi molto alta fa la casa sua, -va cercando ruine.</i> Miracolo eguale a quello della profezia -della torre che doveva ruinare, è quello pel figlio di -Grilla, e delle tre zucche, e del sorcio in una zucca. E -tutto diceva così a casaccio, a sorte, e perciò fu chiamato -l'indovino. Vi fu anche Girardo da Modena dell'Ordine -de' frati Minori, che a' tempi della suddetta divozione, -operò cose miracolose e fece molto di bene, come ho -veduto io co' miei occhi. Questi nel secolo si chiamava -Girardo Maletta. Nacque di potente e ricca famiglia, -cioè dai Boccabadati. Fu uno dei primi frati dell'Ordine -dei Minori, non però uno dei dodici. Fu amico ed intimo del -beato Francesco, e talvolta compagno: uomo cortese assai, -liberale, splendido, religioso, onesto, di costumi assai -castigato, e misurato nelle parole e nelle opere. Non -ebbe che poca coltura di lettere: Tuttavia fu grande -oratore, e predicatore ottimo e pieno di grazia. Voleva -andare in giro per tutto il mondo. Fu egli che pregò -per me frate Elia ministro Generale dell'Ordine de' frati -Minori, che mi ricevesse nell'Ordine; e accolse l'istanza -in Parma l'anno 1238. Fui talvolta suo compagno di -viaggio. Al tempo della detta divozione i Parmigiani -affidarono a lui la signoria di Parma, acclamandolo -Podestà, con potere di accordare in pace fra loro quelli, -che per rancori erano in dissidio. E così fece, e, molti -che per discordie erano nemici, ricompose in pace ed -amicizia. Tuttavia in un caso di composta pacificazione, -incorse in calunnia, avendo irritato Bernardo di Rolando -Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV, per non aver data -sufficiente soddisfazione ad alcuni di lui amici. Frate -Girardo tenea molto dalla parte dell'Impero; ma nulla -ostante egli <i>camminò al cospetto di Dio in pace ed -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -equità, e molti ritrasse dalle vie dell'iniquità,</i> come -disse Malachia II. E qui a proposito richiamati alla -mente la storia di quei tre compagni, de' quali uno volle -pensare a sè solo, e a sè solo vivere, e fare il solitario; -il secondo amò curare i malati; il terzo riamicare i -nemici. Del primo dice S. Girolamo: <i>La santa selvatichezza</i> -giova a sè soltanto, e di quanto vantaggia la -Chiesa di Cristo coi meriti della vita, d'altrettanto le -nuoce, se non faccia opera di resistenza a' suoi demolitori. -Perciò ricordati bene di S. Sindonio, a cui un -Angelo del Signore comandò di andare attorno a predicare -contro gli eretici. Del beato Francesco ancora fu -scritto che non vuol <i>vivere per sè solo, ma giovare gli -altri, indottovi da amore di Dio.</i> Ogni volta che mi -torna a mente frate Girardo da Modena, mi torna a -mente anche quella sentenza dell'Ecclesiastico XIX: <i>È -da preferirsi l'uomo che manca di sagacità, ed è privo -di scienza, ma è timorato, a quello che abbonda di -avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo.</i> Io -mi trovai malato a Ferrara con frate Girardo di una -malattia, di cui egli morì dopo essere venuto a Modena -verso l'anno nuovo; e fu sepolto in un sarcofago di -marmo nella chiesa de' frati Minori. E Iddio si degnò -di operare per mezzo di lui molti miracoli, che per -brevità tralascio di narrare, perchè può esservene occasione -altrove. Una cosa però non vuolsi passare sotto silenzio, -ed è che questi frati, valenti predicatori, al tempo della -prenominata divozione, si adunavano talvolta in qualche -luogo, e insieme prestabilivano per le loro prediche il -luogo, il giorno, l'ora e l'argomento. E l'uno diceva -all'altro: Tien fermo ogni cosa dell'accordo preso; sicchè -le cose immanchevolmente accadevano come erano state -prefisse. Stava dunque frate Girardo, come l'ho visto io -co' miei occhi, nella piazza del Comune di Parma, o -altrove quando voleva, sopra un palchetto portatile di -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -legno, fatto a posta per uso delle concioni; e, quando il -popolo era tutto intento, ad un tratto interrompeva la -predica, e s'incappucciava, quasi in atto di pensare a -Dio. Poi, dopo lunga pezza, scappucciatosi, parlava al -popolo meravigliato, quasi dicesse coll'Apocalisse I: <i>Io -era in Ispirito nel giorno della domenica,</i> ed ascoltai -il dilettissimo nostro fratello Giovanni da Vicenza, che -predicava vicin di Bologna, nella ghiaia del Reno, ed -aveva un affollatissimo uditorio, e queste furono le prime -parole della sua predica: <i>Beata la gente che per suo -signore ha Dio, beato il popolo eletto da Dio per sua -eredità.</i> Altrettanto diceva di frate Giacomino. E quelli -sapevan dire parimente di lui. Meravigliavano i presenti, -e, punti da curiosità, spedivano messi per sapere se era -vero ciò che loro si diceva. E trovando che sì, vieppiù -restavano meravigliati; sicchè molti, abbandonando il -secolo, entravano nell'Ordine de' frati Minori, e de' Predicatori. -E in diversi altri modi, e in molte parti del -mondo gran bene si fece a tempo di quella divozione, -come ho visto io co' miei occhi. Vi furono però anche a -que' tempi molti barattieri e gabbamondi, che facevan -di tutto per calunniare gli innocenti. De' quali fu un -Boncompagno fiorentino, rinomato maestro di grammatica -in Bologna, che compose libri intitolati <i>Del comporre.</i> -Costui, che tra' fiorentini era il più arguto nel mettere -in canzone la gente, compose una rima in derisione di -frate Giovanni da Vicenza, di cui non ricordo nè il -principio, nè la fine, perchè da molto tempo non l'ho -letta, e quando la lessi non mi curai tanto d'impararla -bene a memoria. V'erano però questi versi, che mi -ricorrono a mente: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Et Johannes johannizat,</i></p> -<p class="i01"><i>Et saltando choreizat,</i></p> -<p class="i01"><i>Modo salta, modo salta</i></p> -<p class="i01"><i>Qui coelorum petis alta:</i></p> -<p class="i01"><i>Saltat iste saltat ille,</i></p> -<p class="i01"><i>Resaltant choortes mille;</i></p> -<p class="i01"><i>Saltat chorus dominarum,</i></p> -<p class="i01"><i>Saltat dux Venetiarum ecc.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> E Giovanni giovanneggia</p> -<p class="i01">E ballando caroleggia,</p> -<p class="i01">Or tu salta, vola, sali,</p> -<p class="i01">Tu ch'al cielo batti l'ali;</p> -<p class="i01">Saltan questi, saltan quelli,</p> -<p class="i01">Saltan pur mille drappelli;</p> -<p class="i01">Danzan donne in giro, in coro</p> -<p class="i01">Danza il Sir del Bucintoro ecc.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Così pure questo maestro Boncompagno vedendo che -frate Giovanni s'era messo in capo di far miracoli, -anch'egli volle provarsi a farne, e annunziò ai Bolognesi -che voleva volare sotto i loro occhi. Non ci volle altro. -La notizia corre per Bologna; arriva il giorno prefisso; -si raduna tutta la città, uomini, donne, vecchi, fanciulli, -alle falde d'un colle, che si chiama S. Maria in monte. -S'era fatte due ali, e stava sulla vetta del monte guardando -la folla. Ed essendosi reciprocamente a lungo -guardati, proferì queste parole: <i>Andatevene colla benedizione -di Dio, e vi basti aver veduta la faccia di -Boncompagno.</i> E ne ritornarono derisi. Questo maestro -Boncompagno, essendo un ottimo scrittore, per consiglio -de' suoi amici andò a Roma, volendo provare se per -avventura potesse colla sua abilità nelle lettere, trovar -grazia nella corte romana. Ma non avendo trovato favore, -se ne partì, e divenuto già vecchio, si era ridotto a tanta -miseria, che fu costretto a chiudere i suoi giorni -in un ospedale a Firenze. A frate Giovanni da Vicenza -poi più sopra menzionato, gli onori ricevuti e la -grazia nel predicare gli avevano siffattamente beccato -il cervello da avernelo travolto e credere di poter fare -veri miracoli anche senza l'aiuto del braccio di Dio. Il -che era somma stoltezza, perchè il Signore dice in Giovanni -15. <i>Senza me nulla potete fare.</i> Parimente ne' Proverbii -26. <i>Chi dà gloria allo stolto fa come chi gittasse -una pietra preziosa in una mora di sassi.</i> Essendo frate -Giovanni rimproverato delle sue fatuità da' suoi confrati, -rispondeva loro, dicendo: Se non la finite, io vi infamerò -pubblicando le vostre azioni. Per ciò lo tollerarono sino -che morì, non trovando modo di contrastargli. Questi -essendo venuto un giorno al convento de' frati Minori, -ed avendogli il barbiere rasa la barba, s'ebbe a male -che i frati non ne avessero raccolti i peli da serbare per -reliquie. Ma frate Diotisalvi da Fiorenza dell'Ordine dei -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -Minori, che, secondo il costume de' Fiorentini era prontissimo -a canzonare la gente, a capello <i>rispose allo stolto -come si conviene alla sua follìa, chè talora non gli -paresse d'esser savio.</i> Proverbii 26. Perocchè andato un -giorno al convento de' Predicatori, ed essendo stato da -loro invitato a pranzo, disse che in niun modo accetterebbe, -se non dessero a lui un lembo della tonaca di -frate Giovanni, che stava in quel convento, da conservare -come reliquia. Promisero e diedero una larga pezza di -tonaca, colla quale, sgravatosi dopo pranzo il ventre, forbissi -l'ano, poi la gittò nello sterco. Poscia, presa una -pertica, rimestava lo sterco gridando e dicendo: Ahi! Ahi! -aiutatemi o fratelli, che cerco la reliquia del santo che -ho smarrita nella latrina. E guardando essi in giù dalle -finestre delle celle, egli rimestava più forte perchè ne -sentisser l'odore. Pertanto nauseati da tali esalazioni, -ed inteso che erano stati scherniti da quel canzonatore, -ne restarono confusi e svergognati. Questo frate Diotisalvi -una volta fu comandato di andare per obbedienza ad -abitare nella provincia di Penne, in Puglia. Egli allora -andò nell'infermeria, si cavò nudo, e, scucito un materasso, -vi si nascose dentro e vi stette tutto un giorno -involto nelle penne. Cercato da' frati, ivi lo trovarono, e -disse che aveva adempiuto all'obbedienza impostagli. -Perciò, a cagione di questa spiritosità, gli fu condonata -l'obbedienza, e non andò. Così un giorno d'inverno camminando -per Firenze scivolò per ghiaccio, e stramazzò -disteso sulla via. Vedendo questa scena i fiorentini, che -è gente nata per dar la beffa, cominciarono a ridere. Ma -uno chiese anche al frate se volesse un cuscino da mettersi -sotto. A cui il frate rispose che sì, che sì, purchè -da mettersi sotto gli si desse per cuscino la moglie del -suo interlocutore. I fiorentini udendo questa risposta non -ne ebbero scandalo; anzi lodarono il frate, dicendo: quest'è -veramente de' nostri. (Alcuni attribuirono questa -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -risposta ad un altro fiorentino, che si chiamava frate -Paolo Millemosche dell'Ordine de' Minori). Ma noi dobbiamo -piuttosto domandare a noi stessi, se il frate facesse -bene, o male a rispondere in quel modo: e sosteniamo -che per molte ragioni rispose male..... Però frate -Diotisalvi, che diede occasione a questo racconto, per -molte altre ragioni si può anche scusare. La sua risposta -però non deve trarsi ad esempio, che altri la ripeta... -La terza ragione è che parlò tra suoi concittadini, i -quali non se ne scandolezzarono essendo eglino tutti uomini -sollazzevoli ed usi alle beffe. Ma in altro paese -avrebbe suonato male quella risposta del frate. Di questo -frate Diotisalvi inoltre io so molte cose, come anche del -conte Guido, di cui da molti molte e varie cose sogliono -contarsi, che, essendo più scandalose che edificanti, io -non racconto. Tuttavia frate Diotisalvi andò oltremare -coll'arcivescovo di Ravenna, chiamato Teodorico, che fu -sant'uomo e persona assai onesta. Dopo lui fu Arcivescovo -di Ravenna Filippo di Pistoia, o di Lucca, a cui successe -frate Bonifacio dell'Ordine de' Predicatori, nativo di Parma, -che ebbe l'Arcivescovado da Papa Gregorio X non -in grazia dell'Ordine suo, ma perchè era suo parente; -ed ora è Arcivescovo anch'esso, grande oratore, e tenace -sostenitore del partito della Chiesa. Una cosa però non è -da tacere, ed è, che i Fiorentini non si scandalizzano se -taluno esce dell'Ordine dei Minori, ed anzi dicono di far -le meraviglie come vi sia stato tanto tempo, stantechè i -frati Minori sono una gente povera, che si impone mille -maniere di penitenze. Questi Fiorentini avendo un giorno -udito che frate Giovanni da Vicenza dell'Ordine dei Predicatori, -di cui è parlato più sopra, voleva andare a Firenze, -dissero: Oh! Dio! non venga quà. Perochè si dice -che risusciti i morti, e noi siamo già tanti che la città -non ci potrà contenere. Ed il parlare de' Fiorentini suona -assai grazioso in loro dialetto. Sia benedetto Iddio che -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -abbiam finita questa parte. Vi fu a questi tempi un -canonico Primasso di Colonia, argutissimo a mettere in -canzone e dar la baia alla gente e versaggiatore facile e -potente, che se si fosse dedicato di cuore a servire Iddio -sarebbe stato grande nella letteratura religiosa, e utile -alla Chiesa di Dio. Fece un'Apocalisse, ch'io ho veduto, -e molte altre opere. Costui condotto un giorno dal suo -Arcivescovo ai campi, non a meditare, ma a passeggiare, -e avendo veduto i buoi del podere dell'Arcivescovo, che -aravano, belli, forti e grassi, e avendogli detto l'Arcivescovo: -Se, prima che i buoi arrivino quì, saprai far versi -intorno ad un regalo di buoi, io te li donerò: Primasso -soggiunse: Sta fermo ciò che hai detto? Fermissimo, rispose -l'Arcivescovo. E allora subito cantò: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Indigeo bobus — ad rura colenda duobus,</i></p> -<p class="i01"><i>Pontificis munus — Veniat bos unus et unus</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Per arar mio campo bene</p> -<p class="i01">Aggiogar due buoi conviene:</p> -<p class="i01">L'uno in dono dal Prelato,</p> -<p class="i01">Così l'altro mi sia dato.</p> -</div></div> - -<p> -Altra volta, quand'era alla Corte, volendo fare un -presente ad un certo Cardinale, fece fare dodici pani bianchissimi, -grossi e belli, di cui la fornaia gliene rubò uno. -Nullameno mandò gli undici restanti con una cartolina, -che diceva; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Ne Spernas munus — si desit apostolus unus;</i></p> -<p class="i01"><i>Ut verbis ludam — rapuit fornaria Iudam.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">No, non sgradir questo mio tenue dono</p> -<p class="i01">Se dodici gli apostoli non sono;</p> -<p class="i01">Chè Giuda, e forse di scherzar s'intese,</p> -<p class="i01">La birba di fornaia se lo prese.</p> -</div></div> - -<p> -Un'altra volta ancora avendogli l'Arcivescovo mandato -un regalo di pesce senza vino, disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Mittitur in disco — mihi piscis ab Archiepisco.</i></p> -<p class="i01"><i>Me non inclino — quia missio fit sine vino.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Un piatto l'Arcivescovo m'invia</p> -<p class="i01">Con entro il più bel pesce che si dia.</p> -<p class="i01">No, non l'accetto, se con lui non viene</p> -<p class="i01">Un vin che grilli e fumi per le vene.</p> -</div></div> - -<p> -Parimenti in altra occasione fece questi versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>His vaccis parcam, — quae sacri foederis arcam</i></p> -<p class="i01"><i>Olim duxerunt — sed aquis comedi meruerunt.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Queste rispetterò vacche ch'han tratte</p> -<p class="i01">La nave trionfal del sacro patto;</p> -<p class="i01">Ma il mondo reo con un nefando eccesso</p> -<p class="i01">Ingrato al merto lor le mangia a lesso</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -Un'altra volta gli fu porto del vino molto annacquato. -E cominciò a dire: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>In cratere meo, — Thetis est sociata Liaeo:</i></p> -<p class="i01"><i>Est Dea juncta Deo, — Sed Dea major eo.</i></p> -<p class="i01"><i>Nil valet hic, vel ea — nisi quando sit Pharesea;</i></p> -<p class="i01"><i>Amodo propterea, — sit Deus ubsque Dea.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">In questo nappo mio ch'or or s'empieo</p> -<p class="i01">Misti in amplesso son Teti e Lieo:</p> -<p class="i01">Un Dio con una Dea si mesce e avvince,</p> -<p class="i01">Che maggiore di lui lo slomba e vince.</p> -<p class="i01">Nè l'uno nulla val, nè l'altra un punto,</p> -<p class="i01">Se l'un coll'altra insiem trovi congiunto,</p> -<p class="i01">Frema dunque Lieo nell'inguistare,</p> -<p class="i01">E Teti baci il suo Nettuno in mare.</p> -</div></div> - -<p> -Parimente in altra occasione improvvisò i seguenti -versi intorno al vino: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Fertur in convivio — vinus, vina, vinum;</i></p> -<p class="i01"><i>Masculinum displicet, — atque foemininum:</i></p> -<p class="i01"><i>In neutro genere — ipsum est divinum,</i></p> -<p class="i01"><i>Loquens variis linguis — optimum latinum.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vino, vinel, vinella al desco è data;</p> -<p class="i01">Lungi da me sta femmina scempiata:</p> -<p class="i01">Lungi da me l'eunuco suo germano;</p> -<p class="i01">M'innondi il padre lor che è Dio sovrano</p> -<p class="i01">Che pizzica, che morde, ed un latino</p> -<p class="i01">Fa le lingue parlar vivo, divino.</p> -</div></div> - -<p> -Così pure egli accusato dal suo Arcivescovo di tre -colpe, cioè; di essere donnaiolo, giuocatore e taverniere, -fece in versi una sua giustificazione che diceva; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Aestuans intrinsecum — ira vehementi</p> -<p class="i01">In amaritudine — loquor meae menti,</p> -<p class="i01">Factus de materia — vilis elementi,</p> -<p class="i01">Folio sum similis — de quo ludunt venti.</p> -<p class="i01">Cum sit enim proprium — viro sapienti</p> -<p class="i01">Super petram ponere — sedem fundamenti,</p> -<p class="i01">Stultus ego comparor — fluvio labenti</p> -<p class="i01">Sub codem aere — nunquam permanenti.</p> -<p class="i01">Feror ego veluti — sine nauta navis,</p> -<p class="i01">Ut per vias aeris — vaga fertur avis.</p> -<p class="i01">Non me tenent vincula — nec me tenet clavis</p> -<p class="i01">Quaero mei similes — et adiungor pravis.</p> -<p class="i01">Mihi cordis gravitas — res videtur gravis;</p> -<p class="i01">Iocus est amabilis — dulciorque favis.</p> -<p class="i01">Quidquid venus imperat — labor es suavis,</p> -<p class="i01">Quae nunquam in cordibus — habitat ignavis</p> -<p class="i01">Via lata gradior, — via iuventutis;</p> -<p class="i01">Implico me vitiis — immemor virtutis</p> -<p class="i01">Mortuus in anima — curam gero cutis,</p> -<p class="i01">Voluptatis avidus — magis quam salutis.</p> -<p class="i01">Praesul discretissime, — veniam te precor:</p> -<p class="i01">Morte bona morior, — dulci nece necor;</p> -<p class="i01">Meum pectus sauciat — puellarum decor,</p> -<p class="i01">Et quas tactu nequeo, — saltem corde mecor.</p> -<p class="i01">Rest est paratissima — vincere naturam?</p> -<p class="i01">In aspectu virginis — menten esse puram?</p> -<p class="i01">Iuvenes non possumus — legem sequi duram,</p> -<p class="i01">Leviumque corporum — non habere curam.</p> -<p class="i01">Quis in igne positus — igne non uratur?</p> -<p class="i01">Quis Papiae commorans — castus habeatur?</p> -<p class="i01">Ubi Venus digito — iuvenes venatur,</p> -<p class="i01">Oculis illaqueat, — facie praedatur.</p> -<p class="i01">Si ponas Ipolitum — hodie Papiae,</p> -<p class="i01">Non erit Ipolitus — in sequenti die.</p> -<p class="i01">Veneris in talamos ducunt omnes viae</p> -<p class="i01">Non est in tot turribus — turris Alachiae.</p> -<p class="i01">Secundo redarguor — etiam de ludo:</p> -<p class="i01">Sed cum ludus corpore — me dimittat nudo,</p> -<p class="i01">Frigidus exterius — mentis aestu sudo.</p> -<p class="i01">Tunc versus et carmina — meliora cudo.</p> -<p class="i01">Tertio capitulo — memoro tabernam;</p> -<p class="i01">Illam nullo tempore — sprevi nec spernam,</p> -<p class="i01">Donec sanctos — veniente cernam angelos</p> -<p class="i01">Cantantes pro mortuis — requiem aeternam.</p> -<p class="i01">Poculis accenditur — animi lucerna;</p> -<p class="i01">Cor imbutum nectare — volat ad superna.</p> -<p class="i01">Mihi sapit dulcius — vinum de taberna</p> -<p class="i01">Quam quod aqua miscuit — Praesulis pincerna.</p> -<p class="i01">Loca vitant pubblica — quidam poetarum</p> -<p class="i01">Et secretas eligunt — sedes latebrarum.</p> -<p class="i01">Student, instant, vigilant — nec laborant parum,</p> -<p class="i01">Et vix tandem reddere — possunt opus clarum.</p> -<p class="i01">Student, instant, vigilant — poetarum chori,</p> -<p class="i01">Vitant rixas pubblicas — et tumultus fori;</p> -<p class="i01">Et ut opus faciant — quod non possit mori</p> -<p class="i01">Moriuntur studio — subditi labori.</p> -<p class="i01">Unicuiqe proprium — dat natura donum;</p> -<p class="i01">Ego versus faciens — bibo vinum bonum,</p> -<p class="i01">Et quod habent purius — dolia cauponum.</p> -<p class="i01">Vinum tale generat — copiam sermonum:</p> -<p class="i01">Unicuique proprium — dat natura munus</p> -<p class="i01">Ego nunquam potui — scribere ieiunus.</p> -<p class="i01">Me ieiunum vincere — posset puer unus.</p> -<p class="i01">Sitim et ieiunium — odi quasi funus.</p> -<p class="i01">Tales versus facio — quale vinum bibo.</p> -<p class="i01">Nihil possum facere — nisi sumpto cibo,</p> -<p class="i01">Nihil valent penitus — quae ieiunus scribo.</p> -<p class="i01">Nasonem post calicem — carmine praeibo.</p> -<p class="i01">Mihi nunquam spiritus — poetriae datur,</p> -<p class="i01">Nisi prius fuerit — venter bene satur.</p> -<p class="i01">Dum in arca cerebri — Baccus dominatur</p> -<p class="i01">In me Foebus irruit — et miranda fatur</p> -<p class="i01">Meum est propositum — in taberna mori</p> -<p class="i01">Ut sint vina proxima — morientis ori.</p> -<p class="i01">Tunc occurrent citius — angelorum cori.</p> -<p class="i01">Sit Deus propitius — mihi peccatori.</p> -<p class="i01">Ecce meae proditor — pravitatis fui,</p> -<p class="i01">De qua me redarguunt inservientes tui.</p> -<p class="i01">Sed eorum nullus — est accusator sui,</p> -<p class="i01">Quamvis velint ludere — saeculoque frui</p> -<p class="i01">Iam nunc in praesentia — praesulis beati</p> -<p class="i01">Mittat in me lapidem — neque parcat vati,</p> -<p class="i01">Cujus non est animus — conscius peccati.</p> -<p class="i01">Sum locutus contra me — quid quid de me novi,</p> -<p class="i01">Et virus evomui — quod tam diu fovi,</p> -<p class="i01">Vetus vita displicet — mores placent novi,</p> -<p class="i01">Homo videt faciem, — sed cor patet Iovi.</p> -<p class="i01">Iam virtutes diligo, — vitiis irascor;</p> -<p class="i01">Quasi modo genitus — novo lacte pascor,</p> -<p class="i01">Ne sit meum amplius — vanitatis vas cor.</p> -<p class="i01">Electe Coloniae — parce poenitenti,</p> -<p class="i01">Et da poenitentiam — culpam confitenti;</p> -<p class="i01">Feram quid quid iusseris — animo libenti.</p> -<p class="i01">Parcit enim subditis — leo rex ferarum</p> -<p class="i01">Et est erga subditos — immemor irarum.</p> -<p class="i01">Et vos idem facite, — Principes terrarum.</p> -<p class="i01">Quod caret dulcedine — nimis est amarum.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Con un rovello in cor d'ira bollente</p> -<p class="i01">Meco ragiono in duol colla mia mente.</p> -<p class="i01">Plasmato d'un vilissimo elemento</p> -<p class="i01">Somiglio a foglia, che sia scherzo al vento.</p> -<p class="i01">Al saggio, è ver, convien saldar sua legge</p> -<p class="i01">Su quella pietra che in eterno regge;</p> -<p class="i01">Ma sovra un fiume che mai posa e guizza</p> -<p class="i01">Lo stolto, che son io, sua sede rizza.</p> -<p class="i01">Nave senza nocchier cui l'onda aggira,</p> -<p class="i01">Augel travolto da Aquilon che spira,</p> -<p class="i01">Non àncora mi tien non chiavistello</p> -<p class="i01">Co' pari miei m'imbranco nel bordello.</p> -<p class="i01">Ogni grave pensier l'alma mi strugge,</p> -<p class="i01">E sol dal gioco sua dolcezza sugge.</p> -<p class="i01">Opra soave sol ne impon Ciprigna,</p> -<p class="i01">Ciprigna a cor gelato ognora arcigna.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span></p> -<p class="i01">Volo per largo in giovanil furore;</p> -<p class="i01">Guazzo nel male e al bene aduggio il fiore.</p> -<p class="i01">Morto nell'alma, al corpo sol ridotto,</p> -<p class="i01">Più del piacer che di virtù son ghiotto.</p> -<p class="i01">Deh! mi perdona, o mio signor preclaro!</p> -<p class="i01">Ov'è un morir più dolce? Ov'è più caro?</p> -<p class="i01">Fior di fanciulle al cor dardi mi scocca,</p> -<p class="i01">E se 'l tatto non può, desio le tocca.</p> -<p class="i01">Chi può domare il cor? Chi la natura?</p> -<p class="i01">Chi le belle guardar con mente pura?</p> -<p class="i01">La giovanile età la legge rompe,</p> -<p class="i01">E sbriglia il corpo, che qual tauro irrompe.</p> -<p class="i01">Fu paglia in foco mai ch'arsa non sia?</p> -<p class="i01">Fu casto niuno mai dentro Pavia?</p> -<p class="i01">Ove il cinto di Venere t'allaccia,</p> -<p class="i01">E il guardo, il dito, il volto dà la caccia?</p> -<p class="i01">Vada pur oggi Ippolito a Pavia,</p> -<p class="i01">Ippolito diman certo non fia.</p> -<p class="i01">Venere ha nido in ogni via che scorri,</p> -<p class="i01">Niuna è d'Alachia<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> fra tante torri.</p> -<p class="i01">Poi di giocar, su me, l'accusa grava;</p> -<p class="i01">Ma quel troppo giocar nudo mi cava,</p> -<p class="i01">Mi gela fuor, m'infiamma entro la mente,</p> -<p class="i01">E allor so verseggiar divinamente.</p> -<p class="i01">M'accusan d'andar troppo all'osteria</p> -<p class="i01">Fu sempre il mio gran gusto e ognor lo fia</p> -<p class="i01">Sinchè verran l'angeliche coorti</p> -<p class="i01">A cantare per me l'inno dei morti.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> -<p class="i01">Face dell'alma son del vin le spume,</p> -<p class="i01">Che per volare al ciel danno le piume.</p> -<p class="i01">E a me più piace il vin della taverna</p> -<p class="i01">Che 'l pisciarel di vescovil pincerna.</p> -<p class="i01">Vedi poeta a martellar sull'arte,</p> -<p class="i01">Chiuso, solingo, starsene in disparte,</p> -<p class="i01">E suda, dura, veglia e si martoria</p> -<p class="i01">E in fin ne miete a pena un po' di gloria.</p> -<p class="i01">Suda e s'affanna de' poeti il coro,</p> -<p class="i01">Fugge teatri e strepiti di foro;</p> -<p class="i01">E per comporre un carme imperituro,</p> -<p class="i01">Dorme anzi tempo tra color che furo.</p> -<p class="i01">Ad ogni uom suo don le stelle danno:</p> -<p class="i01">Ed io poeta del miglior tracanno</p> -<p class="i01">Che spilli a me dell'oste la cantina,</p> -<p class="i01">Che da facondia ricca, alta, divina,</p> -<p class="i01">Ad ogni uom suo don le stelle diero;</p> -<p class="i01">Ed io digiun non so trovar pensiero;</p> -<p class="i01">E me digiuno anche un fanciullo atterra;</p> -<p class="i01">Odio sete e digiun più che la guerra.</p> -<p class="i01">Bei versi io detto se il mio nappo è vasto;</p> -<p class="i01">E nulla posso far che dopo il pasto.</p> -<p class="i01">Ciancie da nulla sol, digiuno, io vergo:</p> -<p class="i01">Dopo i bicchier mi lascio i grandi a tergo.</p> -<p class="i01">Poetica scintilla non m'accende</p> -<p class="i01">Se pria buon cibo il ventre non mi stende.</p> -<p class="i01">Quando nel mio cervello è Bacco in trono</p> -<p class="i01">Febo mi fa del suo cantare un dono.</p> -<p class="i01">Morire all'osteria io bramo e voglio,</p> -<p class="i01">Per morire tra 'l vin qual viver soglio.</p> -<p class="i01">Allor verran l'angeliche legioni,</p> -<p class="i01">E Dio mi tocchi il cuore e mi perdoni.</p> -<p class="i01">Ed ecco che di quel son reo confesso</p> -<p class="i01">Che a carico di me le spie han messo:</p> -<p class="i01">Ma nessuna di lor sè stessa accusa;</p> -<p class="i01">Eppur di Bacco e di Ciprigna abusa.</p> -<p class="i01">Ora dunque, o Signore, al tuo cospetto</p> -<p class="i01">Lanci una pietra quì contra 'l mio petto,</p> -<p class="i01">Nè d'un poeta il colga o tema o cura,</p> -<p class="i01">Chi si sente di lor coscienza pura.</p> -<p class="i01">Ecco quanto so dir a danno mio:</p> -<p class="i01">Ecco le colpe che il mio sen nutrio.</p> -<p class="i01">Ora il vecchio si spogli e si rinnove;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span></p> -<p class="i01">Chè l'uom la faccia, il cor lo vede Giove.</p> -<p class="i01">Già già virtude adoro, e il vizio fuggo;</p> -<p class="i01">Quasi rinato nuovo latte suggo,</p> -<p class="i01">A fin che il cor non serva, or fatto mondo,</p> -<p class="i01">Ad albergar le vanità del mondo.</p> -<p class="i01">Deh! perdona, o Signore, a chi s'emenda;</p> -<p class="i01">Pari all'error su me la pena scenda.</p> -<p class="i01">Sommesso al tuo volere umilemente</p> -<p class="i01">Farò come colui che a pien si pente.</p> -<p class="i01">Una fiera minor non la molesta</p> -<p class="i01">Il biondo imperador della foresta.</p> -<p class="i01">Per voi, o Prenci, ecco un solenne esempio:</p> -<p class="i01">Incrudelir dall'alto, è vile ed empio.</p> -</div></div> - -<p> -L'anno sopranotato, cioè 1233, nel pontificato di Gregorio -IX, di Maggio, ne' giorni dell'<i>alleluja</i>, Federico -Imperatore de' Romani, incarcerò Enrico suo figlio Re di -Lamagna, perchè contro la volontà del padre aveva fatto -adesione ai Lombardi, e lo tenne a lungo prigione. E mentre -da Castel S. Felice lo conducevano al carcere di un altro -castello, vinto dal tedio e dalla melanconia, si precipitò -da un burrone, e morì. Si adunarono perciò, in assenza -del padre, i principi, i baroni, i cavalieri e i giudici per -dargli sepoltura. E con loro si trovò presente anche frate -Luca pugliese dell'Ordine de' Minori, di cui è il libro -intitolato ==<i>Sermonum Memoria</i>==, per farne, secondo -l'uso de' Pugliesi, l'orazione funebre. E dal libro della -Genesi capo 22º prese il tema, che dice: <i>Abraam -stese la mano, e prese il coltello per iscannare il suo -figliuolo.</i> Ed i giudici e le persone colte che erano -presenti dissero: questo frate dice tali cose, che l'Imperatore -gli farà tagliare la testa. Ma se la passò altrimenti; -perchè fece una tanto splendida orazione in lode della -giustizia, che l'Imperatore avendola udita celebrare, volle -averne copia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1234">a. 1234</h2> - -<p> -Nell'anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto -il mese di Gennaio che ne gelarono le vigne e le piante -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -da frutta. E di freddo morirono anche animali selvatici; -e i lupi entravano sino entro la città di notte, e di -giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a spettacolo, nelle -piazze delle città. E per il gelo eccessivo gli alberi si -spaccavano dall'alto al basso, e molte piante perdettero -la forza vegetativa e perirono. E vi fu gran battaglia -nella diocesi di Cremona fra Cremonesi, Parmigiani, -Pavesi, Piacentini e Modenesi da una parte, e dall'altra -Milanesi, Bresciani e loro alleati. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1235">a. 1235</h2> - -<p> -L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido -e cadde una neve freddissima, e la notte successiva vi -fu gran brinata, che distrusse i vigneti. Il 23 d'Aprile -di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne rimasero completamente -morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che -si passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu -ucciso, un lunedì 14 Maggio, <i>Guidotto</i> vescovo di Mantova, -figlio del fu <i>Frugerio</i> da Correggio della famiglia degli -Avvocati di Mantova. Sua sorella Sofia moglie di Rainerio -degli Adelardi di Modena, fu mia divota. Ed è notabile -che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova -mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno -speciale ed eloquentissimo messo; il quale, quantunque -fosse giovane, parlò tanto splendidamente al cospetto del -Papa e de' Cardinali, che ne restarono meravigliati. -E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora insanguinata, -che il prenominato vescovo di Mantova indossava -quando fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò -davanti al Papa, dicendo: Guarda, o Santo Padre, e -osserva e riconosci se questa sia, o no, la tunica del -figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i Cardinali -e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a -muoversi a compassione, e che aveva viscere di pietà. -Perciò la famiglia Avvocati di Mantova, uccisori del loro -vescovo furono espulsi dalla città; nè più furono richiamati, -e sino ad oggi vagano quà e là in esiglio, affinchè -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -i perversi, de' quali come degli stolti è infinito il numero, -ed i malfattori che funestano le città e difficilmente si -correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare -ai voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio -colpisce più severamente l'ingiuria fatta a' suoi servi, -che quella che è fatta a lui stesso. Nota quel che i -Toscani dicono in loro volgare: <i>Dohmo alevadizo, et de -pioclo apicadhizo non po lohm gaudere</i>: cioè da uomo -raccattato, e da pidocchio rivestito non si può aver mai -buon costrutto; che è quanto dire che non avrai mai una -consolazione da un meschino, che ti si mette a' panni, e -da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece palese -anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo -pupillo, e poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse -in molte maniere. Ma contro se stesso alzò il calcagno. -Perocchè fu violentemente deposto, nè dalla sua malignità -trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più sopra si -mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este, -e in molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece -vindice, fu il beato Tomaso vescovo di Cantorbery, di -cui si legge nella sua biografia: «La vendetta divina -fu tanto severa contro i persecutori del martire che in -breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti -di morte subitanea senza confessione e comunione; altri, -lacerandosi a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti -di tabe da tutto il corpo, dilaniati prima di morire da -inauditi tormenti; altri, colti da paralisi, altri impazziti; -altri, spirando furibondi, provarono luminosamente che -pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un -premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio, -Tomaso, soffrì il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle -undici ore, dell'anno, secondo Dionisio, 1170, affinchè -quel tempo che fu principio della passione pel Signore, -fosse pel martire principio della beatitudine celeste, alla -quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre -e collo Spirito santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel -sopradetto anno poi 1235 i Parmigiani, i Cremonesi, i -Piacentini ed i Pontremolesi, andarono ad aiutare i Modenesi -che volevano fare un cavo a monte di Bologna, -onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco -per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro: -Chi scavava, chi trasportava, nobiltà e popolo insieme. -Lo stesso anno l'Imperatore Federico mandò in Lombardia -un elefante con molti dromedarii, camelli, leopardi, -girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li -vidi, e si fermarono a Cremona. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1236">a. 1236</h2> - -<p> -L'anno 1236 in Settembre arrivò l'Imperatore Federico, -ed invase la Lombardia a malgrado dei Padovani, -Vicentini, Trivigiani, Milanesi, Bresciani, Mantovani, -Ferraresi, Bolognesi e Faentini. Ma i Cremonesi, i Parmigiani -ed i Reggiani co' loro eserciti e duecento cavalieri -Modenesi gli andarono incontro. Passò il Mincio e -l'Oglio, prese e distrusse Marcaria<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> mantovana, e poi -subito la ricostruì e la affidò da difendere ai Cremonesi. -Poi andò coi detti eserciti alla volta di Mantova, e la -tenne alquanti dì assediata. Prese Moso<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> della provincia -di Brescia, e lo diede anch'esso da difendere ai Cremonesi. -E allora quei di Gonzaga<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> restituirono Gonzaga -all'Imperatore. Lo stesso anno andò a Vicenza, la prese -e la distrusse il 1º di novembre, e fece un concordato -con Salinguerra e i Ferraresi. Lo stesso anno la vigilia -di Natale i Mantovani corsero all'improvviso sopra Marcaria -e la ripresero con tutti i Cremonesi che la difendevano, -e molti ne trassero prigionieri a Mantova, molti -ne uccisero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1237">a. 1237</h2> - -<p> -L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma, -fu Podestà di Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore -Federico coi Parmigiani e i Cremonesi coi -loro carrocci; e passarono da Castel di Moso, che era in -mano dei Cremonesi, e presero Redondesco<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> bresciano -e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E trovandosi -ivi l'Imperatore fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono -fanti e balestrieri in aiuto per l'assedio di Montechiaro<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. -E, mentre si recarono alla volta di Montechiaro, -incendiarono Guidizzolo<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Ed i Reggiani da -soli, assediato Carpenedolo<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> lo presero il 5 ottobre, -come pure due castelli di Casaloldo<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>, uno che era dei -Conti, e l'altro era dei terrazzani di quel luogo; e li misero -a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre l'Imperatore strinse -l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme al suo -seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso -a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro -fecero una sortita e diedero battaglia, e nel giorno -seguente l'Imperatore completò l'assedio di Montechiaro -dall'una e dall'altra parte, e lo batterono con manganelle -e due baliste; e il giorno 22 Ottobre, un giovedì, quei -del castello si arresero all'Imperatore; e furono tutti -condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva -nel suo esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre -prese Gambara<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>, Castel Gottolengo, Pralboino e -Pavone, e furono messi a ruba, a ferro e a fuoco. E prima -del dì di S. Martino venne coll'esercito a Pontevico<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che aveva -a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a -foggia del carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben -formata, e aveva quattro bandiere, una ad ogni angolo, e -nel centro un gran confalone, e dentro chi conduceva la bestia -con molti Saraceni. Di questa materia ne parla abbastanza -il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di -questi animali, la cui natura e le cui proprietà espose -a sufficienza frate Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei -Minori, in un libro che scrisse intorno alla natura delle -cose, diviso in dicianove capitoli. Fu chierico grande e -spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel -millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col -suo esercito a Pontevico,<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> corsero i Milanesi contro -di lui coll'esercito loro, e stettero gran tempo a campo. -Allora i bolognesi ai 25 di novembre presero Castel -Leone<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, che era de' Modenesi sulla strada presso Castel -Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco, -appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre -e le altre cose; e gli uomini che trovarono in Castel Leone -li trassero in prigione a Bologna. A Castel Leone vi era -una bellissima torre, che cadendo sbattè con tanta violenza -le acque della fossa, che ne lanciarono fuori un -luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in -regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed -uno che vide queste cose le raccontò a me una volta che -ebbi occasione di passare di là in sua compagnia. E -mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del Comune di Parma -cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava su -e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -per la Via di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani, -accorrete e aiutate i Modenesi; e vedutolo ed uditolo, -io lo presi ad amare, perchè procurava di far del bene -a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente esaudito -ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani, -correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri; -sicchè all'udir quelle parole, io ne era commosso sino -alle lacrime. Perocchè io andava pensando che Parma -era senza uomini; nè erano rimasti a casa che i ragazzi, -le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e le donne. -Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri -eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua -impresa. E lo stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi -furono rotti dall'esercito dell'Imperatore, che ne fece -massacro, e perdettero presso Cortenuova<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> il carroccio, -cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i Romani per -oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva -d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli -favorevoli. In quel combattimento fu fatta grande strage -di Milanesi; ed anche il figlio del Doge di Venezia, che -era allora Podestà di Milano, fu preso dall'esercito dell'Imperatore, -e mandato prigione a Cremona. E così l'Imperatore -conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca -Trivigiana. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1238">a. 1238</h2> - -<p> -L'anno 1238 l'Imperatore cinse d'assedio Brescia. -E con lui e col suo esercito erano i Parmigiani, i Cremonesi, -i Bergamaschi, i Pavesi, mille fanti e duecento -cavalieri Reggiani, e Saraceni, e Tedeschi ed altra gente -diversa e innumerevole. E vi stettero a campo lungo tempo; -e allora l'Imperatore fece costruire castelli di legno per -battere i Bresciani, e posevi sopra i prigionieri fatti a Montechiaro. -I Bresciani manganarono quei castelli e li distrussero -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -senza far male di sorta ai prigionieri, che vi erano sopra; -ma per rappresaglia appesero per le braccia all'esterno -dello steccato della città i prigionieri imperiali che avevano -tra mani. Nè l'Imperatore potè prendere la detta -città di Brescia, perchè fece validissima difesa. E l'Imperatore -si ritirò confuso con tutti gli alleati che aveva -seco nell'esercito. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1239">a. 1239</h2> - -<p> -L'anno 1239 l'Imperatore Federico fu scomunicato -da Gregorio IX; i Francesi oltremare furono sconfitti; -fu deposto frate Elia ministro Generale dell'Ordine dei -Minori, e gli fu sostituito frate Alberto da Pisa; vi fu -eclisse di sole con orribile e terribile oscurità, tanto che -si videro le stelle; ed io stesso frate Salimbene da Parma, -che era a Lucca di Toscana, lo vidi co' miei occhi. E -già da un'anno io era nell'Ordine de' frati Minori, e più -quel tanto di tempo che corre dalla festa della Purificazione, -sino al giorno in cui si vide l'eclisse il venerdì -tre giugno, a nove ore antimeridiane; e pareva notte scura, -e uomini e donne ebbero grande spavento; e quà e là, come -pazzi, correvano percossi da affanno e da paura. E il gran -timore ne fece correr molti a confessarsi, e far penitenza -de' loro peccati; e molti si rappacificarono che erano tra -loro in discordia. E Manfredo Cornazzani Parmigiano, -allora Podestà di Lucca, presa in mano una croce, andava -processionalmente per la città co' frati Minori ed -altri religiosi regolari e secolari; ed il Podestà stesso -predicava intorno alla passione di Cristo, e rimetteva in -concordia i nemici. Questa cosa ho veduto io testimonio -presente. E mio fratello, frate Guido di Adamo, e frate -Fasso anch'esso di Parma, erano là con me. E Domafolo -di Miano<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> e Giacomo di Maluso, cugino di mia madre, -erano avvocati, ossia assessori del predetto Manfredo Podestà -di Lucca. Questo Manfredo e donna Auda moglie -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -sua e sorella di Bartolo Tavernieri erano i principali benefattori -dell'Ordine de' Minori. Queste beneficenze le ho -vedute io co' miei proprii occhi nel convento de' frati -Minori di Medesano<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, nel qual castello erano altri -nobili cavalieri e nobili donne che facevano di molto bene -ai frati Minori. E Iddio ne li rimeriti colla retribuzione -dei giusti. Nello stesso anno l'Imperatore Federico coi -Parmigiani e i Modenesi e con mille fanti e duecento -cavalieri Reggiani ne' mesi di Luglio, Agosto, Settembre -tenne in assedio Piumazzo e Crevalcore<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>, ambidue -castelli dei Bolognesi; ed ambidue furono smantellati: -onde i giocatori degli scacchi derivarono il proverbio; -<i>scacco per Vignola aven</i><a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> <i>Plumazo</i>. E nello stesso anno -mentre l'Imperatore stava assediando Piumazzo e Crevalcore -coi Parmigiani e Modenesi e Reggiani, arrivarono -i Bolognesi e incendiarono borgo S. Pietro<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> fuori porta -della città di Modena, e misero a fuoco anche quanto -trovarono tra il detto borgo e la città. Lo stesso anno i -Bolognesi furono sconfitti presso Vignola<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> dai Parmigiani -e dai Modenesi, che ne uccisero molti e li sommersero -nel fiume, e molti ne fecero prigionieri. Vi fu -anche ribellione di alcuni Principi e Baroni nella Marca -Trivigiana, principale de' quali fu Azzone Marchese d'Este -con tutti quelli di parte sua e con quei di Treviso. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1240">a. 1240</h2> - -<p> -L'anno 1240 morì frate Alberto da Pisa, ministro -Generale dell'Ordine de' frati Minori, e fu eletto a sostituirlo -frate Aimone d'Inghilterra, poichè frate Elia -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -aveva apostatato e fatta adesione a Federico. In Gennaio -dello stesso anno gelò si forte il Po che si passava dall'una -all'altra parte del fiume a piedi e a cavallo. E nei -mesi di Febbraio, Marzo e Aprile fu assediata Ferrara -con grande oste da Azzone Marchese d'Este, e da Gregorio -da Montelungo, Legato in Lombardia, e dal Doge -di Venezia; e ognuno di loro aveva seco grosso esercito. -E allora era Podestà di Ferrara Raimondo da Sesso. E -i Ferraresi fecero la dedizione della loro città, e consegnarono -il Salinguerra in mano ai prenominati Gregorio -di Montelungo, Marchese d'Este, e Doge di Venezia. Il -Salinguerra poi e con lui altri nobili suoi partigiani furono -mandati prigionieri a Venezia; ove il Salinguerra -stette a confino, e vi morì, e vi ebbe sepoltura. Egli fu -uomo potente e famoso e celebre e stimato per gran sapienza. -Resse benissimo la Signoria di Ferrara, come -una volta l'aveva retta Guglielmo di Marchesella, e l'aveva -data al Marchese d'Este, che prima non aveva -avuto mai in Ferrara nulla che fosse suo. Ma realmente -la città di Ferrara è del Papa, ed è terra della Chiesa; -e l'ho udito io dire le cento volte, perchè io vi ho soggiornato -sette anni, e l'ho udito anche da Papa Innocenzo -IV in pubblica predica, stante che, quando egli -predicava dal balcone del palazzo del vescovo di Ferrara, -io era sempre al suo fianco. Tuttavia il Salinguerra usava -dire: Il cielo è di Dio, ma la terra è degli uomini: Quasi -con questo intendesse di gloriarsi come potente sulla -terra. Ma nulla ostante egli morì nella laguna di Venezia. -Era sapiente, ma ebbe un figlio stolto, come Salomone -ebbe Roboamo. Quel suo figlio si chiamava Giacomo -Torello, e anch'esso usava frequente un suo proverbio, -che diceva: <i>L'asen dà per la parè; botta dà, botta -receve;</i> che vuol dire: L'asino quando tira calci batte -sulla muraglia; dà un colpo, e un colpo riceve, cioè, percuote -ed è ripercosso. Ed i contadini giudicavano sapientissimo -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -quel motto, perchè credevano che fosse detto a -capello del Papa e dell'Imperatore, che allora erano tra loro -discordi. In quel tempo era Papa Gregorio IX e Imperatore -Federico II: dal quale fu presa Ravenna dopo la morte -di Paolo Traversari. Qui è da notare che in antico eranvi -a Ravenna quattro nobili casati, come ho letto più volte -nel pontificale di Ravenna, dove ho dimorato cinque anni. -Ed ora tutti que' casati, che erano i più nobili, e primeggiavano -sugli altri, sono spenti; e l'ultimo a venir -meno fu quello di Paolo Traversari, che a' miei giorni -si estinse completamente. Questo Paolo Traversari fu -bellissimo cavaliere, gran barone, straricco e ben voluto -da' suoi concittadini; ma tuttavia ebbe in Ravenna un -emulo ed avversario, che fu un certo Anastasio. Paolo -ebbe un figlio, che lasciò una figlia non legittima, detta -Traversaria dal nome del casato di lui. Io l'ho veduta -assai volte, ed era bellissima donna ben costumata, di -mezzana statura, cioè nè alta nè bassa. Papa Innocenzo IV -la legittimò affinchè potesse reditare, e la diede per moglie -a Tomaso Fogliani di Reggio, suo parente, cui fece -anche conte nelle Romagne, e fu caro ai Ravennati. -Questo Tomaso poi generò di quella un figlio, di nome -Paolo, ch'io ho conosciuto bellissimo fanciullo ed avvenente, -il quale, giunto al bivio della lettera pitagorica, -morì lasciando erede Matteo Fogliani, che ne occupò poi -i beni. Dopo la morte di Tomaso, la moglie sua si rimaritò -col nipote del Marchese d'Este, cioè Stefano, figlio -del Re d'Ungheria, fratello di Sant'Elisabetta, ma soltanto -da parte di padre. Di questo matrimonio nacque -un bel fanciullo, che in processo di tempo morì. E la -moglie di Stefano morì e fu sepolta nel sepolcreto di -Paolo Traversari nella chiesa di San Vitale in Artica a -Ravenna. Stefano poi andò a Venezia ove chiuse i suoi -giorni miserrimo e poverissimo. E, come disse Giuseppe -parlando di Erode Agrippa, non era veramente uomo, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -per cui riguardo sia molto da rimproverare di sua mutabilità -la fortuna. E come Giuseppe narra di tre speciali -disgrazie d'Erode Agrippa, così noi possiamo dire -di altrettante che colpirono Stefano. Prima sventura ad -incoglierlo fu che sua madre, dopo la morte di Andrea -Re d'Ungheria, fuggì dall'Ungheria incinta per timore -di essere uccisa dagli Ungheresi, come avevano ucciso -altra regina, cioè la madre di Sant'Elisabetta. Secondo, -gli fu messo a carico che la madre lo avesse concepito -da un tal Dionisio; epperciò non lo riconoscevano per -figlio del re d'Ungheria, e non lo ammettevano alla successione. -E questa cosa restò per molti anni dubbia -nella mente del re d'Ungheria. E molti frati Minori -Ungheresi, passando per Ferrara, volevano vederlo, e dicevano -che si assomigliava perfettamente al re d'Ungheria -suo padre. Terzo, perchè essendo allevato in Ferrara -alla corte del Marchese d'Este, ed essendo tenuto -appartato, perchè per diritto di più prossimo parente -doveva essergliene il successore, come figlio di una nipote, -che era figlia del fratello di lui Aldobrandino, fu -portato in frattanto dalla Puglia sopra un asino un bambino, -nato da una certa nobildonna di Napoli e di un -certo principe Rainaldo, figlio di Azzone marchese d'Este -già defunto, come si disse allora, ma in vero l'Imperatore -teneva lo stesso Rainaldo in prigione a Napoli, come -ostaggio. Se questo fatto sia fittizio, e inventato a malizia, -o se sia vero, non so. Ma comunque fosse, Stefano -fu espulso da Ferrara, e andò a dimorare a Ravenna: e -il fanciulletto ultimo condotto tenne la signoria del Marchese -d'Este....... E fu pessimo uomo...... Questi è Obizzo -Marchese d'Este, che ora signoreggia in Ferrara, e che -pe' suoi peccati..... è guercio. Perocchè caracollando in un -torneo la vigilia di Pasqua, spezzatasi l'asta, si offese -l'occhio destro e ne perdette la vista. E tali caracollamenti -faceva perchè era innamorato di una donna, che -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -era presente. Così pure fu detto di lui che... stuprava -in Ferrara le mogli de' nobili e de' plebei. Alcuni dissero -che questo Obizzo fosse figlio.... Inoltre spogliò la famiglia -Fontana, che lo aveva esaltato e sublimato, e la -espulse da Ferrara. Molto male fece, e molto ne riceverà -da Dio, se non si emenda. Con Ottobono, che diventò -poi Papa Adriano, ebbe sì intima amicizia che -sposò poi una parente di lui, d'onde gli nacquero tre -figli ed una figlia. Il primogenito fu Azzone, che prese -per moglie una parente di Papa Nicolò III, romano, che, -quand'era Cardinale, si chiamava Giovanni Gaetani; e -al posto di Cardinale subentrò Matteo Rossi, figlio di -Orso, fratello germano del Papa. Questo Matteo Rossi -era governatore, protettore e censore dell'Ordine de' frati -Minori a seconda della loro regola. E Papa Nicolò lo -designò e lo diede all'Ordine, quantunque i frati avessero -già prima fatta domanda di avere Girolamo, stato -già loro ministro Generale. Secondo Cardinale parente -del Papa fu Giacomo Colonna, che è favorevolissimo all'Ordine de' Minori. E quando era ancor giovane e cittadino -privato, quando cioè non era ancora stato elevato -ad alcuna dignità, da Bologna ove era a studio, andò a -Ravenna a visitare per divozione le chiese; perchè in -Ravenna, tutto il mese di Maggio, vi sono amplissime -indulgenze; e molti vi accorrono dalle diverse parti del -mondo per conseguire colle preghiere quelle indulgenze che -sempre desiderarono. Perciò dunque Giacomo venne -a Ravenna, ove io allora abitava nel convento de' frati -Minori della Chiesa di S. Pietro maggiore, in cui si -venera il corpo di S. Liberio, eletto per mezzo di una -colomba, e fui designato ad accompagnarlo, e lo condussi -a tutti i Santuarii dentro e fuori della città. Terzo Cardinale, -parente di Papa Nicolò III fu Latino dell'Ordine -de' frati Predicatori. Questi, in quanto alla fisonomia, a -mio giudizio, si assomigliava pienamente a Pietro Lambertini -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -di Bologna. Papa Nicolò lo fece Legato per la -Lombardia, e con una certa sua ordinanza diede assai -su' nervi a tutte le donne, comandando che le loro vesti -fossero sol tanto lunghe da arrivare a terra, più la giunta -di un palmo. Perocchè prima traevano per terra la coda -delle vesti con uno strascico di un braccio e mezzo. Onde -al proposito dice Patecelo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Et drappi longhi ke la polver menna.</i></p> -<p class="i02"> La lunga vesta che la polve innalza.</p> -</div></div> - -<p> -E lo fece pubblicare nelle chiese, e l'impose alle donne -come precetto, ordinando anche che nessun sacerdote -potesse assolvere quelle che non vi si attenevano; la -qual cosa fu alle donne più amara che la morte. Ed -una mi disse in confidenza che si teneva più cara quella -coda che tutto il resto del vestiario. Oltrecciò il Cardinale -Latino comandò che tutte le donne, giovinette, donzelle, -maritate, vedove e matrone uscissero di casa col capo -velato. La qual cosa fece loro orrore. Ma pure a questa -vessazione seppero trovare un rimedio, mentre non era -possibile averlo per le code. Perocchè fecero fare veli di -bisso e di seta intessuta con oro, coi quali acquistavano -un'apparenza dieci volte più seducente, e provocavano -maggiormente a lascivia coloro che le riguardavano. -Quarto Cardinale parente di Papa Nicolò fu Giordano, -suo fratello germano, uomo di poca dottrina e quasi -laico. E creò questi quattro Cardinali suoi parenti per -esaltare que' del suo sangue e della sua carne. E così -fece la Chiesa cosa della sua famiglia, come fecero talvolta -alcuni Pontefici romani, de' quali dice Michea.... -Ed io in mia coscienza credo certissimo che l'Ordine -del beato Francesco, del quale io sono un umile, anzi il -minimo fraticello, abbia ben mille frati Minori, che per -ragione di scienza e di santità sarebbero più degni del -cardinalato che molti di quelli, che per parentela ne -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -furono insigniti dai romani Pontefici. E ve n'è un -esempio recente. Papa Urbano IV di Troyes promosse -al cardinalato Angero suo nipote, lo esaltò e lo sublimò, -quanto a ricchezze e ad onori, sopra tutti i Cardinali -della corte; mentre prima non era che un vilissimo -scolaretto, tanto che portava a casa dal macello le carni -anche per altri scolari, coi quali studiava. In seguito -poi s'è saputo che era figlio del Papa. Quarta sventura -di Stefano fu la morte di suo figlio e di donna Traversaria -sua moglie, dalla quale aveva avuto in Ravenna e -per le Romagne ricchezze, onore e gloria. Laonde dovette -rifuggirsi a Venezia, ove morì nella desolazione e nella -miseria. Dopo questo, cioè dopo la morte di Stefano, -venne un certo Guglielmotto dalla Puglia con una certa -donna, che lo seguiva, e che prima si chiamava <i>Pasquetta</i>, -e le pose poi nome Aica, e la diceva sua moglie, e figlia -di Paolo Traversari. Ma sta di fatto che l'Imperatore -Federico aveva presa l'Aica figlia di Paolo Traversari, -e l'aveva mandata come ostaggio in Puglia, e poi, sdegnato -ardentemente contro il padre della fanciulla, la -fece gettare in una fornace accesa, e così essa volò al -cielo. E vi era presente, e la confessò, un frate Minore -di nome Ubaldino, nobil uomo di Ravenna, fratello di -Sigorello, e che dimorava in Puglia. Era bellissima -giovane; nè vi è punto da meravigliare perchè ebbe un -bellissimo padre. Guarda Paolo Traversari, e guarda Re -Giovanni, e giudica, se sai, chi di loro sia più bello. Ma -questa Pasquetta, che si dava per figlia di Paolo, e s'era -assunto il nome di Aica, era brutta donna, deforme, -misera e oltremisura avara. Ed io lo so, chè ho parlato -secolei in Ravenna, dove io abitava quando venne colà, -e l'ho vista le centinaia di volte. Essa aveva imparato a -conoscere da una sua donna i costumi di colui, che voleva -far credere suo padre; come anche le condizioni di Ravenna. -Inoltre un certo tale di Ravenna, ch'io ben conosceva, -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -e che andava frequentemente in Puglia, di dette cose -maliziosamente la istrusse, sperando, se la fortuna la -portava in alto, di ottenerne da lei un premio. Costui -si chiamava volgarmente Ugo di Barco, ed io lo conosceva. -Giunse pertanto Guglielmotto con sua moglie; e -i Ravennati, avendone avuta notizia, si rallegrarono e -andarono loro incontro per fare a loro una festosa accoglienza. -Uscii anch'io col frate mio compagno sin fuori -porta S. Lorenzo, e stetti sul ponte del fiume aspettando -per vedere come la finisse. E intanto mi venne incontro -un giovane correndo, e disse: E perchè non sono venuti -gli altri frati? In verità sin anche il Papa, se fosse a -Ravenna, dovrebbe venire a vedere tanta letizia. Ciò -udendo, lo guardai, e sorrisi, e dissi: Che tu sii benedetto, -o figlio; hai parlato bene. Entrato in Ravenna, -si recarono tosto alla Chiesa di S. Vitale a visitare innanzi -tutto la tomba di Paolo Traversari. E Pasquetta, -stando davanti all'arca di Paolo, cominciò a piangere -a udita di tutti, quasi piangesse per Paolo, personaggio -nobile, valoroso e prudente, come se fosse stato suo -padre. Spiacque però quel mostrarsi sdegnosa di vedere -che anche Traversaria fosse sepolta nel sepolcro di suo -padre. Poscia andarono agli alberghi già per loro allestiti. -Queste particolarità me le raccontò Giovanni monaco -sagrista di S. Vitale, amico mio, che era presente -e vide. Il giorno dopo, Guglielmotto tenne un'allocuzione -davanti al Consiglio de' Ravennati. Egli era bel cavaliere -e magnifico oratore. E, terminata la sua orazione, -e fatte nella concione le sue proposte, i Ravennati gli -offrirono e promisero più di quello che aveva richiesto. -Perocchè erano lieti che rivivesse il casato di Paolo. Gli -stessi sensi provò anche Filippo Arcivescovo di Ravenna, -oriondo toscano. E Guglielmotto entrò in possesso di tutti -i beni e di tutte le terre di Paolo con sicurezza maggiore -di quella, colla quale li aveva posseduti Paolo -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -stesso. Ed ebbe abbondanza di denaro e di rendite; e -fabbricò corti, casali, mura e palazzi, e molti anni, come -ho visto io, gli arrise la prospera fortuna. Ma dopo si -levò contro la Chiesa, e perciò fu espulso da Ravenna, -e si smantellarono tutti i suoi palazzi e tutti i suoi edifizii. -Quella Pasquetta sua moglie, che si faceva chiamare -Aica, da lui non ebbe figli; però mandò in Puglia -e si fece condurre due ragazzi, uno di cinque e l'altro -di sette anni, che diceva essere suoi figli. Finalmente -ne morì uno, e fattolo seppellire nel sepolcreto di Paolo, -cominciò a mandar grida di dolore, e a dire esclamando: -Oh! magnificenze di Paolo, ove vi abbandono? Oh! magnificenze -di Paolo ove vi abbandono? Oh magnificenze -di Paolo, ove vi abbandono? Finalmente, insorgendo molte -guerre, chiuse i suoi giorni a Forlì, e Guglielmotto se -ne tornò in Puglia spogliato e nudo; sicchè gli si potrebbe -applicare il detto del poeta; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Non eodem cursu respondent ultima primis.</i></p> -<p class="i01">Non gira sempre egual la cieca Dea;</p> -<p class="i01">Or lieta t'accarezza, ed or t'è rea.</p> -</div></div> - -<p> -Che poi di queste frodi, di queste simulazioni e di -queste corbellature ne possano avvenire al mondo, non -è punto da dubitare, perchè ne abbiamo molti esempi. -Ed anzi tutto il finto Alessandro, ai tempi di Cesare -Augusto, di cui parlano le storie. Così si dica del conte -di Fiandra, che morì oltremare. Dopo molti anni arrivò -un tale, che assomigliava in tutto al conte, e si presentò -alla contessa di Fiandra dicendole ch'egli era suo padre; -e sapeva dire cose dalle quali si poteva congetturare che -dicesse la verità. Ma avendogli essa, per suggerimento dei -suoi, chiesto chi lo avesse fatto cavaliere, non seppe rispondere, -e quindi lo fece impiccare. Il terzo caso è di -Federico Imperatore deposto, dopo la cui morte si trovò -un eremita, che era di aspetto somigliantissimo all'Imperatore, -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -e conosceva punto per punto le cose del regno, -dell'impero e della corte Reale. Alcuni principi e baroni -della Puglia, volendo invadere ed occupare il regno, coll'assenso -di lui lo tolsero dal romitaggio, e divulgarono -che l'Imperatore viveva ancora. E l'eremita si prestava -col suo assenso a queste cose, perchè sperava acquistarne -ricchezze ed onori. Ma Manfredi figlio di Federico, che -era chiamato principe, lo fece prendere e ordinò che -fosse sottoposto a tormenti e fatto morire. Nota che questa -frode, riguardo a Federico, si presumeva facile a -condursi a buon fine, perchè nella Sibilla si legge: <i>Si -divolgherà in mezzo ai popoli: vive e non vive.</i> Laonde -anch'io per molto tempo stentava a credere che fosse -morto; se non che l'udii poi co' miei orecchi dalla bocca -stessa di Innocenzo IV, quando nel suo ritorno da Lione -egli predicava al popolo affollato in Ferrara. Perocchè -io era sempre al suo fianco, e disse nella predica: <i>Quel -Signore che una volta fu Imperatore, nostro nemico, e -avverso a Dio e alla Chiesa, è morto, come per sicuro -è stato annunziato a noi.</i> L'udirlo mi riempì di stupore, -e appena ancora potei crederlo. Perocchè io era -Gioachimita, e credeva, e m'aspettava, e sperava che -Federico fosse per fare ancora mali maggiori di quelli -che aveva già fatti, sebbene non fossero pochi. Quarto -esempio ne è quello di un certo, che diceva di essere -Manfredi, figlio di Federico, quel Manfredi che era -stato debellato da Re Carlo, fratello di Lodovico re di -Francia. E perciò Re Carlo ordinò che quel finto principe -Manfredi, che gli si era presentato, fosse ucciso. E -fece uccidere a que' dì molti che s'infingevano Manfredi. -Ma di ciò basti. Perocchè queste cose non le ho dette -di proposito, ma soltanto trattovi dal caso di Paolo Traversari. -<i>Perchè lo spirito spira quando vuole,</i> e non è -in potere dell'uomo impedirnelo. Ora ritorniamo all'anno -di cui si cominciò a parlare. Nel 1240 adunque l'Imperatore -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -assediò Faenza, che si arrese a patti, ma, entratovi, -ruppe la fede loro data. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1241">a. 1241</h2> - -<p> -L'anno 1241 fu presa Faenza, cioè si arrese di accordo -all'Imperatore, il quale, come si disse, non serbò -la fede data. Morì Papa Gregorio IX, che fu amico e -padre e benefattore dell'Ordine de' frati Minori, e a lui -successe Celestino IV milanese, che morì subito; cioè -diciasette giorni dopo. E la sede restò vacante dal 1241 -sino al 1243, perchè i Cardinali erano discordi e dispersi. -E Federico aveva chiuse le vie, tanto che molti ne furono -presi; e ciò faceva per timore che alcuno di quei che -passassero, diventasse Papa. Ed io stesso in quel -tempo fui preso più volte. E allora pensai e studiai -modo di scrivere lettere come, in cifra. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1242">a. 1242</h2> - -<p> -L'anno 1242 fu Podestà di Reggio Lambertesco dei -Lamberteschi Fiorentino, che aveva amore a far ragione -e giustizia ai cittadini; e appunto perchè il detto Podestà -aveva amore a far ragione e giustizia alcuni reggiani -fecero questi versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Venuto è 'l liòne</p> -<p class="i01">De terra fiorentina</p> -<p class="i01">Per tenire raxone</p> -<p class="i01">In la città regina.</p> -</div></div> - -<p> -E allora il Consiglio municipale di Reggio a quasi unanimità -di voti gli concesse facoltà di fare quel che volesse. -E nello stesso anno fece fare la strada di Reggiolo, i -ponti sul cavo Tagliata, le fossa attorno al castello di -Reggiolo<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, e trenta braccia della torre. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1243">a. 1243</h2> - -<p> -L'anno 1243, sul finir di Giugno, il dì di S. Pietro, -fu eletto Papa Innocenzo IV, Lombardo, dei conti di -Lavagna<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> nella diocesi di Genova. E governò la -Chiesa 11 anni, 5 mesi e 10 giorni. Questi era stato -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -canonico di Parma, e causa dello smantellamento di -questa città. Per poter adunare un concilio fuggì a Lione, -nobile città della Francia, nella Borgogna, sul Rodano, -ove stette molti anni, cioè sino alla morte di Federico, -e vi era andato l'anno 1244. Questi a suo tempo stipulò -un gran trattato con Federico per ricondurre le cose a -pace, e in pendenza della contumacia dell'Imperatore -contro la Chiesa, coll'aiuto de' Genovesi andò in Francia; -e celebrando un concilio a Lione condannò Federico come -nemico della Chiesa, e lo depose dall'Impero, e procurò -che fosse eletto re d'Allemagna il Langravio della Turingia; -dopo la cui morte fu eletto Guglielmo d'Olanda. -Questo Papa canonizzò a Lione S. Emondo confessore. -Arcivescovo di Cantorbery. Canonizzò anche a Perugia -il beato Pietro<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> dell'Ordine de' frati Predicatori, -Veronese, ucciso dagli eretici tra Como e Milano pel -suo predicare contro di loro. Canonizzò eziandio in Assisi -nella chiesa del beato Francesco, S. Stanislao vescovo di -Cracovia, fatto uccidere dall'iniquo Principe (Federico?). -Innocenzo, morto l'Imperatore Federico, entrò in Puglia -con un grande esercito, e poco dopo morì a Napoli, ove -ebbe sepoltura. E queste cose sono dette qui per anticipazione. -A questi tempi fiorì venerabile per vita e per -scienza il Cardinale Ugo, frate dell'Ordine de' Predicatori, -che, dottore in teologia, con dottrina sana e lucidissima -commentò tutta la Bibbia. Fu primo autore -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -delle Concordanze bibliche. Ma in seguito furono fatte -concordanze migliori. Papa Innocenzo lo creò Cardinal -prete di santa Sabina; nella quale dignità si comportò -lodevolmente sino alla morte. Così nel sunnotato millesimo, -alla corte dell'Imperatore Federico, morì Nicolò -vescovo di Peggio, a Melfi<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> in Puglia, ove fu anche -sepolto. Nello stesso anno, e contemporaneamente, furono -eletti vescovi di Reggio Guizzolo degli Albiconi, Prevosto -di S. Prospero di Castello, e Guglielmo Fogliani. -Perciò nel mese di Settembre vi fu gran contesa tra -gli Albiconi, i Fogliani e il Podestà. Ma fu poi confermato -vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani, perchè era -parente del Papa Innocenzo IV, che allora reggeva la -Chiesa romana. Così pure il prenominato Papa spogliò -del vescovado di Parma Bernardo Vizio Scotti, che era -de' frati del Martorano, e che già lo possedeva come -datogli da Gregorio di Montelungo Legato in Lombardia, -per darlo ad Alberto Sanvitali, suo nipote di sorella. -E Re Enzo figlio dell'Imperatore Federico occupò il -palazzo del vescovo di Reggio, e, in odio del Papa e -del partito ostile non lasciò che il sunnominato Guglielmo -vi abitasse. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1244">a. 1244</h2> - -<p> -L'anno 1244 morì frate Aimone Inglese, ministro -Generale dell'Ordine de' frati Minori, e gli succedette -frate Crescenzio della Marca d'Ancona, già molto vecchio. -Questi ordinò a frate Tomaso di Cellano (che fu -il primo a scrivere la vita del beato Francesco) che la -scrivesse di nuovo perchè in quella prima erano state -ommesse molte cose. E fece un bellissimo libro dei miracoli -e della vita del santo intitolato: <i>Memoriale del -beato Francesco in mancanza della sua persona:</i> sul -quale ne compilò poscia uno eccellente il ministro Generale -frate Bonaventura. E pure vi sono ancora molte -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -cose, che non sono notate; perchè il Signore tutti i giorni, -e in tutte le parti del mondo, non cessa di operare -grandi miracoli per mezzo del suo servo Francesco. Questi -fu invitato al concilio, che si tenne per la detronizzazione -di Federico, da Papa Innocenzo IV con lettera -particolare, ch'io ho veduta; ma egli se ne scusò per la -sua vecchiezza; e in sua vece mandò frate Giovanni da -Parma, uomo santo e letterato; e che gli successe poi -nel governo dell'Ordine. In quest'anno furono inviate -da Roberto Patriarca di Gerusalemme a tutta la cristianità -lettere, che portavano gravissime notizie, ed erano -di questo tenore: Io Roberto Patriarca, sebbene indegno, -di Gerusalemme, notifico a tutti quelli che sono -inscritti nell'albo de' cristiani che nell'anno del Signore -1244 ai 17 di Ottobre, cioè la vigilia di S. Luca Evangelista -si fecero quì da noi, cioè in Terra Santa, molti -massacri e molte tradigioni. Un primo massacro avvenne -in Agosto, quando Gerusalemme fu distrutta dai Colisimini. -Un secondo, la vigilia di Santa Lucia, nella pianura -di Gadar, cioè sabbia bianca, ove furono trucidati -312 frati militanti, e 324 difensori delle torri. Del convento -di S. Giovanni furono massacrati 325 frati militanti -e 200 guardie delle torri. Del convento degli Alemanni -sopravissero alla strage soli tre frati; gli altri, ed -erano 400, furono passati a fil di spada. Dell'ospizio -di S. Lazzaro furono uccisi tutti i militi lebbrosi. Caifasso -fu ucciso con tutta la sua gente. Il conte Gualterio -di Giaffa restò prigioniero, e di tutti i suoi uomini fu -fatta strage. I militi del Principe d'Antiochia, ch'erano -300, incontrarono la stessa sorte. Quelli del Re di Cipro, -300 anch'essi, uccisi. L'Arcivescovo di Tiro con tutti i -suoi fu vittima. Parimenti il vescovo di Rama. Inoltre, -e questo è più desolante, 16000 Francesi versarono il loro -sangue per la fede di Cristo, e così tanto numero di -crociati d'altre nazioni da non potersi contare. Ed è da -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -notare che il Soldano di Damasco, e il Soldano di Camele, -e un grande de' Saraceni, che si chiama Nas, e -tutta la milizia del Signore di Allap, che avevano giurato -a noi fedeltà, ed erano più che 25000 Saraceni, -sul finire del combattimento ci tradirono, e i loro nomi -saranno maledetti ne' secoli de' secoli; e così sia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1245">a. 1245</h2> - -<p> -L'anno 1245 il predetto Imperatore Federico fu detronizzato -da Papa Innocenzo IV in pieno concilio a -Lione, città della Francia. Per la qual cosa Federico -esiliò principalmente da Parma e da Reggio tutti gli -amici più stretti del detto Papa, e alcuni li fece prigionieri; -poi raccolse l'esercito su Milano, e non gli tornò bene. -Nello stesso anno Lodovico Re di Francia andò a Cluny -da Papa Innocenzo IV: ed ebbe con lui un famigliare -colloquio. Parimenti nello stesso anno, il primo di Gennaio, -giorno di Domenica, nella città di Reggio vi fu -grande stormo intorno alla casa di Scazano; e il lunedì -successivo vi fu armeggiamento tra i Roberti e que' da -Sesso; dal qual fatto questi ritrassero disonore. E fu -bruciata la casa dei Calegari; e perciò vennero espulsi -dalla città Giberto de' Tarasconi, Aschiero degli Aschierì -e Viviano Meliorati, che era imputato d'averla incendiata, -o almeno di aver consentito che vi si appiccasse -il fuoco. E furono rigorosamente puniti. Un lunedì poi, -3 Luglio, arrivarono sopra Reggio Simone di Giovanni -di Bonifacio de' Manfredi, e Maravone de' Bonici con -moltissimi fanti e balestrieri, ed incendiarono porta San -Pietro ed entrarono in città per violenza. E quello stesso -lunedì e martedì successivo vi furono di nuovo grossi -stormi per città. Quindi furono espulsi per ordine dell'Imperatore, -tutti i Roberti, i Fogliani, i Lupicini, i -figli di Giovanni di Bonifacio, Manfredo da Palù, i Canini -e moltissimi Parmigiani di quel partito. De' Reggiani -ne furono condotti via molti dall'Imperatore. In -quello stesso anno Papa Innocenzo IV era a Lione sul -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -Rodano colla sua Corte e i Cardinali, e depose l'Imperatore -Federico dal trono imperiale, e lo scomunicò; e -l'Imperatore pubblicò un bando contro il Papa, e i Cardinali -e i Legati. E allora in Ottobre l'Imperatore marciò -contro i Milanesi sul Ticino, ed Enzo di lui figlio sulla -Tagliata dell'Adda con Parmigiani, Cremonesi e Reggiani; -e presero Gorgonzola<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, nell'assedio della quale -fu fatto prigioniero il Re, che fu poi liberato dai Parmigiani -e dai Reggiani<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1246">a. 1246</h2> - -<p> -L'anno 1246 Tebaldo Francesco e molti altri baroni -della Puglia si ribellarono contro il deposto Imperatore -Federico. E furono fatti prigionieri dopo lungo assedio -nel castello di Capaccio<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>; e uomini, donne e fanciulli -furono duramente trattati. Lo stesso anno per intromissione -dell'Imperatore Federico fu eletto podestà di Reggio -il Marchese Uberto Pallavicini, che andò all'assedio di -Rossena<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> e di Felina<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> nella diocesi di Reggio; e le -ebbe per capitolazione. Il prenominato Tebaldo Francesco -fu poi una volta Podestà di Parma. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1247">a. 1247</h2> - -<p> -L'anno 1247 l'Imperatore Federico già deposto perdette -Parma sul finir di Giugno. Questa è la mia città, -quella cioè di cui sono nativo, e la tenne stretta di assedio -dal Luglio al Febbraio successivo. Lo stesso anno -durante l'assedio, io uscii di Parma, e andai a Lione, e -avendolo il Papa saputo, subito il dì d'Ogni Santi mandò -cercandomi; perocchè, dal dì della mia partenza sino a -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -quello del mio arrivo a Lione, il Papa non aveva saputo -nulla di Parma nè per notizie sicure, nè per voci vaghe; -e stava aspettando l'esito della contesa. E avendo io -parlato da solo a solo in camera con lui, molte cose si -dissero, e poi egli mi assolse da tutti i miei peccati e mi -diede la facoltà di predicare. Lo stesso anno in cui Parma -si ribellò all'Imperatore, fu fatto ministro Generale frate -Giovanni da Parma in un Capitolo generale tenutosi a -Lione in Agosto, mentre ivi ancora soggiornava Papa -Innocenzo IV. Lo stesso anno Boso di Dovara fu podestà -di Reggio; e tenne due mesi i Reggiani col Re nei -pressi di Guastalla. E nello stesso anno il Re con Ezzelino -fecero prigione Ugo de' Roberti da Reggio insieme -a molti altri presso Fano<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. Fano poi è una piccola -terra nella diocesi di Reggio presso l'Enza; come pure -vi è Bibiano, Tortigliano e Cavigliano, ove sono canali -e prati. E distrussero Brescello<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>, Berceto<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> e tutta -la diocesi di Parma verso Brescello al di qua dell'Enza<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>, -e occuparono il ponte che avevano fatto i Mantovani. -E lo stesso anno fu catturata una squadra di barche dei -Mantovani presso Brescello, ed un'altra presso Gramignazzo<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>, -e furono uccisi molti Mantovani. Ed i Mantovani -incendiarono quanto apparteneva alla diocesi di -Cremona da Torricella<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> in giù. E i Milanesi, i Bresciani, -i Bolognesi e i Veneziani stettero due mesi a -campo presso Luzzara<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>; perocchè eravi una guerra -grossa, intricata e piena di pericoli, essendo che la Repubblica -co' suoi alleati contro la Chiesa, e questa contro -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -quelli, s'erano con grande ardore levati in armi. E morì -a Lione il Patriarca d'Antiochia, che era de' Roberti di -Reggio, ed era stato vescovo di Brescia a' tempi di un -gran terremoto; in occasione del quale essendo uscito di -camera per le grida di un frate Minore, che dimorava -nella corte vescovile, subito dopo per scossa di terremoto -rovinò la camera stessa; d'onde riconobbe da Dio la sua -salvezza, e si convertì a lui pienamente. Perciò fece -voto, e promise di fermo, che per tutta la sua vita avrebbe -serbata intatta quella castità che per lo innanzi -non mantenne illibata, e che in vita sua non mangerebbe -più carni; e tenne il voto. Tuttavia colla sua famiglia -usava largo trattamento, secondo il consiglio di Grisostomo -ecc. Faceva quel che dice l'Apostolo ai Romani 12: -<i>Rallegratevi con quelli che sono allegri, e piangete con -quelli che piangono;</i> e faceva bene; e sapeva sollazzarsi -a tempo e luogo. Onde, essendo un dì a tavola con tutta -la sua corte e molti altri, vide che un certo giocoliere -ascose di furto un cucchiaio d'argento. Pertanto chiamò -il suo servo, e gli disse: Non renderò a te il mio cucchiaio, -se prima ciascuno de' commensali non ti abbia -renduto il suo; giacchè dice l'Apostolo agli Efesii IV: -<i>Chi rubava non rubi più.</i> E così con queste parole -mise sull'avviso il siniscalco, e ricuperò il cucchiaio. -Questo Patriarca fu uomo di poca dottrina; ma il molto -bene che faceva compensava il difetto della scienza. -Perocchè fu largo limosiniere e recitava ogni dì l'uffizio -dei morti con nove lezioni. Perchè adunque il Patriarca -d'Antiochia perdurò in bontà di vita, dacchè aveva -rivolto il cuore all'amor di Dio, Iddio per mezzo di -miracoli mostrò alla sua morte che era stato suo servo -ed amico degno di gloria; de' quali miracoli non parlo -per brevità, e perchè mi affretto a parlar d'altre cose. -Col Patriarca poi d'Antiochia visse molt'anni frate -Enrico da Pisa dell'Ordine de' Minori, che tante volte -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -parlò assai favorevolmente del prenominato Patriarca a -me e agli altri frati. Questo frate Enrico da Pisa fu -bell'uomo, di mezzana statura, largo, cortese, liberale e -franco. Sapeva star bene a conversazione con tutti, acconciandosi -al fare d'ognuno, ben accetto ai frati e ai secolari; -il che è di pochi. Così pure fu predicatore rinomatissimo -e grazioso al clero e al popolo. Sapeva scrivere, miniare, -o, come dicono, lumeggiare (perchè col minio il libro si -lumeggia), scrivere musica, comporre bellissime e deliziose -cantiche non meno a canto fermo che a canto modulato, -cioè note rotte e doppie. Fu distintissimo nell'arte del -cantare. Aveva voce profonda, sonante, che riempiva tutto -il coro. Aveva poi una doppia nota sottile, altissima, -acuta, dolce, soave, dilettevolissima. Fu mio custode nella -custodia di Siena, e mio maestro di canto a' tempi di -Papa Gregorio IX. E allora viveva anche frate Luca di -Puglia, dell'Ordine de' frati Minori, di cui è il libro -intitolato: <i>Sermonum memoria</i>. Quest'ecclesiastico fu -letterato e dotto in filosofia scolastica, e in Puglia dottore -esimio in teologia, rinomato, solenne e di gran fama; e -l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e -così sia. Frate Enrico da Pisa fu uomo morigerato, -divoto a Dio e a S.ª Maria Maddalena. Nè è da meravigliarsi -perchè questa Santa era la titolare della sua -parocchia in Pisa. Nella città poi di Pisa la beata Vergine -è la titolare della chiesa matrice, nella quale io fui ordinato -diacono dall'Arcivescovo di Pisa. Frate Enrico compose -molti inni e molte sequenze. Perocchè fece e musicò per -canto la seguente composizione: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Christe Deus — Christe meus,</i></p> -<p class="i02"> <i>Christe Rex et Domine.</i></p> -</div></div> - -<p> -Per la voce d'una sua divota che andava cantando per -la chiesa maggiore di Pisa musicò: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>E tu no cure de me; — e no curaro de te.</i></p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -Così fece l'altra a tre voci: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Miser homo — cogita facta Creatoris.</i></p> -</div></div> - -<p> -Musicò pure per canto quel componimento di maestro -Filippo Cancelliere di Parigi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Homo quam sit pura — mihi de te cura.</i></p> -</div></div> - -<p> -E perchè, quand'era custode, si trovò malato nell'infermeria -del convento di Siena, e non poteva scrivere -musica, chiamò me, e fui il primo a scrivere le note -del suo canto, mentre egli cantava. Così mise in musica -per canto quell'altra composizione del cancelliere, cioè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i03"> <i>Crux, de te volo conqueri.</i></p> -<p class="i01"><i>E... Virgo, tibi respondeo.</i></p> -<p class="i01"><i>E... Centrum capit circulus.</i></p> -<p class="i01"><i>E... Quisquis cordis et oculi.</i></p> -</div></div> - -<p> -E per quella sequenza..... <i>Iesse virgam humi Davit</i> -compose un canto delizioso, che si canta con assai -diletto, mentre, prima della sua, aveva una musica rude -e dissonante. La composizione della sequenza l'aveva -fatta Riccardo di S. Vittore, come ne compose tante -altre. Musicò anche deliziosamente per canto gli inni di -S.ª Maria Maddalena, composti dal cancelliere di Parigi, -cioè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Pange, lingua Magdalenae.</i></p> -</div></div> - -<p> -con altri inni. Parimente intorno alla risurrezione del -Signore fece la sequenza, composizione e musica, cioè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Natus, passus Dominus</i></p> -<p class="i02"> <i>Resurexit hodie.</i></p> -</div></div> - -<p> -Il secondo canto poi che l'accompagna, ossia il concanto, -lo compose frate Vita Lucchese dell'Ordine de' frati -Minori, il miglior cantore che si conoscesse nell'uno e -nell'altro canto, cioè nel canto fermo, e nel canto a note -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -rotte, o doppie. Aveva voce sottile, ma piacevolissima a -udirsi, nè vi era persona tanto severa che non l'ascoltasse -con diletto. Cantava alla presenza di Vescovi, Arcivescovi, -Cardinali e Papi e l'ascoltavano volentieri. E se alcuno -avesse chiacchierato quando frate Vita cantava, tosto si -udiva ripetere il detto dell'Ecclesiastico XXXII: <i>Non -interrompere la musica</i>. E se talvolta un usignuolo -cantava in un cespuglio, o in una siepe, taceva se -udiva cantare il frate, e l'ascoltava attentamente, e poi -ripigliava il suo canto, e così alternamente cantando -risuonavano per l'aria soavissime voci. E della sua -perizia fu tanto cortese, che invitato a cantare non se -ne scusava mai, nè per voce impedita da infreddatura, -nè per altra cagione. E perciò non si potevano applicare -a lui que' versi soliti a dirsi, cioè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos</i></p> -<p class="i01"><i>Ut nunquam inducant animum cantare rogati.</i></p> -<p class="i02"> D'ogni cantor brutto difetto è questo</p> -<p class="i02"> Di non voler cantar quand'è richiesto.</p> -</div></div> - -<p> -Anche sua madre e sua sorella furono abilissime nel -canto. Egli fece anche la nota sequenza, composizione e -musica: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Ave mundi — spes, Maria</i></p> -</div></div> - -<p> -e compose molte cantiche con musica melodica, della -quale si deliziavano assai i chierici secolari. Costui fu -mio maestro di canto in Lucca l'anno 1239, quando avvenne -quella orribile oscurità di sole. E quando Tomaso -da Capua Cardinale della corte romana, e il più insigne -scrittore della corte stessa, compose quella sequenza: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Virgo parens gaudeat</i></p> -</div></div> - -<p> -e pregò frate Enrico da Pisa di musicarla per canto, e -ne fece una musica bella, dilettevole e soave a udirsi, -frate Vita ne compose il secondo canto, ossia il concanto. -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -Ed ogni volta che trovava qualche canto semplice di -frate Enrico, volentieri vi applicava il concanto. Perciò -Filippo Arcivescovo di Ravenna volle che frate Vita facesse -parte della sua famiglia, quand'era Legato nei -Patriarcati di Aquileia, di Grado, di Ragusa, di Ravenna -e delle diocesi e provincie di Milano e di Genova, e in -generale di Lombardia, Romagna e Marca Trivigiana. E -gli piacque averlo, tanto perchè era suo concittadino, -quanto perchè era frate Minore, ed anche perchè sapeva -cantare e comporre. Morì a Milano, e fu sepolto nel -convento dei frati Minori. Fu di persona magro, gracile -e di statura maggiore di quella di Frate Enrico; aveva -voce più da camera che da coro. Più volte uscì dall'Ordine, -più volte vi rientrò; e, quando ne usciva, entrava -nell'Ordine di S. Benedetto. E quando poi voleva essere -riammesso, il Papa gli usava indulgenza per amore del -beato Francesco, e per la dolcezza del suo cantare. Ed -una volta cantò tanto soavemente che una certa suora, -che l'udiva, saltò giù da una finestra per andare con -lui; ma non potè perchè si ruppe una gamba. Però fu -molto bene pesata quella sentenza di frate Egidio, detto -da Perugia non perchè fosse Perugino, ma perchè lungamente -ci visse e vi morì, uomo sempre trasportato da -estasi e tutto santo, quarto frate nell'Ordine de' Minori, -compresovi il beato Francesco, quando disse: <i>È una -grazia grande non aver grazia</i>. E intendeva parlare non -della grazia di Dio, ma della grazia acquisita a studio, -e da natura, per la quale molti fanno male i fatti loro. -In vero frate Enrico da Pisa fu mio intimo amico, e tale -quale la Sapienza descrive l'amico ne' Proverbi 18. <i>Un -uomo che ha degli amici dee portarsi da amico; e v'è -tale amico che è più congiunto che un fratello</i>. Imperocchè -ed egli aveva nell'Ordine un fratello mio coetaneo, -ed io vi aveva un fratello coetaneo di lui, e mi amava, -disse, come il proprio fratello; e, fatto ministro Provinciale -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -in Grecia, Provincia di Romanìa, mi diede una -lettera di obbedienza, in virtù della quale io poteva, -quando mi piacesse, recarmi da lui a far parte de' frati -della sua provincia con qualunque compagno mi fosse -stato a grado. Inoltre promise di regalarmi una Bibbia -e molti altri libri. Ma non vi andai, perchè lo stesso -anno che arrivò là, vi morì mentre presiedeva un Capitolo -provinciale a Corinto, dove è sepolto e riposa in -pace. Profetò, ossia predisse il futuro, quando a udita -de' frati a Capitolo, disse: «Ora dividiamo i libri dei -frati defunti, ma può essere che tra breve s'abbiano a -dividere i nostri» — E s'avverò, poichè nella stessa adunanza -capitolare furono divisi i suoi. Noi non possiamo -raccontare le storie altrimenti da quello che furono di -fatto, e come vedemmo le cose cogli occhi nostri a tempo -dell'Impero di Federico e molti anni dopo la morte di -Federico, sino a giorni in cui scriviamo, anno del Signore -1284. Io poi, scrivendo diverse cronache, mi sono valso -di stile semplice e chiaro, acciochè mia nipote, per cui -le scriveva, potesse intendere quel che leggesse; nè curai -lo splendore delle parole, ma la sola verità dei fatti, che -io esponeva. Mia nipote poi era suor Agnese, figlia di -mio fratello, la quale giunta alla biforcazione della lettera -pitagorica, entrò nel monastero di Santa Chiara in -Parma, e sino ad oggi, giorno in cui scrivo, anno 1284, -continua a restarvi per servire a Gesù Cristo. Questa -mia nipote ebbe elevatissimo lo spirito d'intelletto della -Sacra Scrittura, ingegno buono, memoria, e un favellare -grazioso e facondo. Or dunque essendo stato l'Imperatore -Federico deposto da Papa Innocenzo IV, erane irritatissimo, -come orsa a cui siano rapiti i figli, e inferocisca -nel bosco. E s'aggrupparono intorno a lui tutti quelli -che erano spiantati, e, carichi di debiti, avevano l'animo -amareggiato; e divenne loro capo. Ma ascolta ciò che -dice la Sapienza ne' Proverbii 17: <i>Scontrisi pure un -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -uomo in un'orsa, a cui sien rapiti i figli, anzi che in -un pazzo nella sua pazzia</i>: qual fu Federico, che non -riconobbe i beneficii ricevuti dalla Chiesa. Ma non senza -punizione. Perocchè dice la Sapienza ne' Proverbii 17: -<i>Il malanno non si dipartirà mai dalla casa di chi -rende il mal per lo bene</i>. Il che si è verificato evidentemente -in Federico, la cui casa è totalmente distrutta. -L'anno dunque del Signore 1247 pochi cavalieri di -Parma che, banditi dall'Imperatore, soggiornavano a -Piacenza, ed erano di gran cuore, robusti, forti e a -trattar le armi esperti, ed avevano il veleno in petto, -tanto perchè le loro case in Parma erano state smantellate, -quanto perchè era duro quel dover ospitare ora in -una casa or in un'altra, (perocchè erano in esiglio e in -bando, ed avevano numerosa famiglia e poco denaro, -fuggiti da Parma a miracolo per non restare prigionieri -dell'Imperatore) vennero da Piacenza, entrarono in Parma -ai 15 di Giugno, ed espulsero que' di parte imperiale. -Prima però arrivati da Piacenza a Noceto<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>, adunatisi -in un prato, e armati su' loro cavalli, tennero una concione, -ed elessero Ugo Sanvitali loro Capitano e vessillifero, ben -sapendo che, quando non vi è chi governa, il popolo -cade a ruina. Ed era quell'Ugo uomo forte, e saggio ed -esperto nell'armi. Tra loro eravi pure Ghiberto da Gente -oratore affascinante, che disse: Assaltiamo ora compatti -i nostri nemici come unanimi abbiamo eletto il nostro -capitano. E Gherardo da Arcile soggiunse. «Sia in noi -ardire e prontezza a vivere o a morire da forti: niuno -fugga, niuno tremi di paura; perocchè il Signore combatterà -coi forti, e il suo aiuto verrà su voi dal cielo». -Inanimiti adunque a tali parole, corsero all'assalto e -diedero gran battaglia al Podestà e ai militi Parmigiani -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -a Borghetto di Taro<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>; ed ivi cadde morto Enrico Testa -d'Arezzo Podestà di Parma, mio conoscente ed amico, -che voleva bene a tutti i frati Minori. E parimente -restarono sul campo il suo scudiere, e Manfredo Cornazzani, -e Ugo di Magnarotto de' Visdomini, e molti altri; -e Bartolo Tavernieri, ferito, rifuggissi a Costamezzana<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> -con alcuni suoi amici. E allora alcuni tedeschi del partito -imperiale dissero ai fuorusciti: Venite a Parma, e -sicuramente occuperete la città, che noi non faremo -resistenza. Ed incontanente i predetti Cavalieri Parmigiani, -banditi dall'Imperatore, mossero sopra Parma, e -la presero, e la tennero. I Parmigiani allora convocarono -un consiglio, ed elessero loro Podestà Gherardo da Correggio. -E questo accadde ai 16 di Giugno, Domenica. E -il Lunedì successivo i Parmigiani mandarono ambasciatori -al Comune di Reggio Armanno Scotti ed un altro in -sua compagnia a domandare che si dessero liberi nelle -loro mani que' prigionieri di Parma, che si sostenevano -nelle carceri di Reggio. Ma Buoso Podestà di Reggio -negossi di concederli. E questi fuorusciti riuscirono per -molte ragioni ad invadere facilmente ed occupare Parma, -1º perchè il Re Enzo, a cui il padre aveva commessa -la difesa di Parma, era andato coi Cremonesi ad assediare -Quinzano<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> nella diocesi di Brescia; 2º perchè -l'Imperatore era in una città di Lombardia, che si -chiama Torino, per correre a Lione a far prigionieri il -Papa e i Cardinali; chè, come si dice, alcuni avevano -promesso di dargli in mano tutta la Corte Romana. Ma -nutrirono propositi, che non poterono effettuare. Perchè? -Perchè Giobbe nel libro V ha detto che Dio: <i>Disperde -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -i pensieri degli astuti, e fa che le lor mani non possono -far nulla di bene ordinato</i>; 3º perchè Bartolo -Tavernieri in quel dì celebrava le nozze di sua figlia -Maria con un Bresciano, che per questo motivo s'era recato -a Parma; e quelli che andarono contro ai Parmigiani fuorusciti, -che sopravenivano, erano per le succolentissime -imbandigioni servite al pranzo, intorpiditi, e brilli di -vino; e s'alzarono da tavola colla cieca arroganza di -avvilupparli al primo scontro; ma essendo presso che -briachi, tanto al Borghetto quanto nella ghiaia del Taro -n'ebbero la peggio, e molti di loro vi lasciarono la vita; -4º perchè la città di Parma era da ogni parte aperta, -nè aveva cinta di sorta; 5º perchè que' fuorusciti che si -avvicinavano per entrare, facevano il segno della croce, -e a mani giunte gridavano: Per amore di Dio e della -beata Vergine sua madre, che è la nostra patrona in -questa città, vi piaccia lasciarne entrare nella città nostra, -d'onde senza colpa fummo espulsi e cacciati in -bando; e del resto il nostro ritorno non turberà la pace -d'alcuno, nè vogliamo ad alcuno fare ingiuria. Udendo -queste cose i Parmigiani di dentro, che per la via, senza -armi, erano andati ad incontrarli, vinti dalla loro umiltà, -furon tocchi da compassione, ed anche riconoscendo che -venivano con propositi di pace, dissero loro: Entrate in -città sicuri nel nome del Signore, ed avrete il nostro -aiuto in tutto; 6º perchè quelli che erano in città non -si pigliavano briga di queste contese, nè avevano parteggiato -prima per la fazione di quelli che ritornavano, -nè mai avevano impugnate le armi per l'Imperatore. -Ma sia banchieri, sia cambiavalute, sia artigiani, non -smettevano per questo di stare a' loro banchi, o alle -officine, come se nulla accadesse; 7º perchè que' nobili -e potenti, che erano in città partigiani dell'Impero, -subito, abbandonata la città, si sparsero per le diocesi -ai loro castelli e al loro fortilizii, per timore di perderli; -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -8º perchè anche i tedeschi dell'Imperatore, avendo saputo -che da que' fuorusciti era stato ucciso il Podestà di -Parma, temendo anche per la lor vita, li invitavano a -fare pacificamente della città quello che fosse loro in -grado. Fecero altrettanto le guardie del palazzo e della -torre del Comune..... Quasi due Re furono Enrico -Testa Podestà di Parma e Paolo Tavernieri Capitano -della parte imperiale in Parma a favore dello -Imperatore. Questi due non poterono star di piè fermo -alla sua presenza venendo con un esercito che era assai -sottile; 9º perchè principalmente speravano di ricevere -tra breve soccorsi da diverse parti. E 1º da Papa Innocenzo -IV, che aveva in Parma molti parenti e affini; e -perchè i Parmigiani volevano battere l'Imperatore nemico -di lui, anzi avevano già cominciate le ostilità; 2º -da Gregorio Montelungo Legato per la Lombardia, che -era già preparato in Milano a venire co' milanesi e con -Bernardo di Rolando de' Rossi Parmigiano e cognato di -Papa Innocenzo IV...; 3º dai Piacentini; 4º dal Conte -di S. Bonifazio di Verona; 5º dai Bolognesi e dai Ferraresi -e da tutto il partito della Chiesa. Ma qui è da -notare, (perchè subito si conosca quel grande intrico di -cose) che i Modenesi partigiani del Papa erano fuori di -città, e i partigiani dell'Imperatore erano dentro. Così -era in Reggio; poco dopo anche in Cremona. E perciò -in quel tempo si ebbe grossa e lunga guerra. Nè i contadini -potevano arare, nè seminare, nè mietere, nè piantar -vigne, nè vendemmiare, nè abitare nelle ville; specialmente -nell'agro parmigiano e reggiano, modenese e -cremonese. Tuttavia vicino alle città i contadini lavoravano -difesi dai militi delle città stesse, che si spartivano -in quartieri secondo le porte delle città. Ed i militi -armati difendevano tutta la giornata gli operai che -coltivavano i campi. E questo era necessario a farsi a -cagione degli assassini, dei ladroni e dei predoni, che si -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -erano moltiplicati a dismisura. E facevano prigionieri -gli uomini per costringerli a riscattarsi con denaro; e -rapivano, e mangiavano, e vendevano i bovini. E se i -ricattati non pagavano il prezzo del riscatto, li appendevano -per i piedi, o per le mani, e schiantavano loro -i denti, o mettevan loro, per indurli a riscattarsi, rospi -in bocca; la qual cosa era più dolorosa e abborrita di -ogni sorta di supplizio. Ed erano più crudeli che i demonii. -E il vedere a que' dì passare un uomo sconosciuto -per la via, era come vedere il diavolo. Perocchè l'uno -sospettava sempre che l'altro il volesse catturare e incarcerare, -perchè, secondo il detto de' Proverbii 13, <i>fossero -riscatto della vita dell'uomo le sue ricchezze.</i> E -il territorio era ridotto ad una solitudine, non trovandovisi -nè agricoltori, nè passeggieri. Perocchè ai tempi -di Federico, specialmente dopo che fu deposto dall'Impero, -e Parma gli si era ribellata, e avevagli dato il -calcio, le strade maestre erano deserte, ed i viandanti -andavano per sentieri fuori di strada, e si moltiplicarono -i mali sulla terra. E sovrabbondarono gli uccelli e le -bestie selvatiche, come i fagiani, le pernici, le quaglie, -le lepri, i cavrioli, i corvi, i bufali, i cinghiali e i lupi. -E i lupi, che non trovavano presso le ville, secondo il -consueto, animali da divorare, come agnelli e pecore, -essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi -numerosissimi ululavano per fame fin presso alle -fosse delle città, e sbranavano uomini, donne, ragazzi, -che trovavano a dormire sotto i portici, o sui carri; e -talora, rompendo, penetravano attraverso le muraglie delle -case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere -senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose -che in quel tempo si facevano tanto dagli uomini, come -dalle fiere d'ogni specie. Anche le volpi s'erano di tanto -moltiplicate, che ne ascesero due sul tetto dell'infermeria -a Faenza, in quaresima, per ghermire due galline che erano -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -nel solaio. Delle quali ne fu presa una nello stesso convento -de' frati Minori, dove io era, ed ho veduto co' miei occhi. -Ed io ho dimorato cinque anni a Faenza, cinque a Ravenna, -e più anni or quà, or là per la Romagna, un anno a Bagnacavallo<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, -ed un'altro a Montereale<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. E quella -maledetta guerra invase, corse e distrusse tutta la Romagna -nel tempo, in cui io vi dimorava; e quando i -Bolognesi coi Lombardi ed altri, che erano accorsi in -loro aiuto, assediarono Forlì, io era con loro. Ma non la -poterono prendere, come piacque a Dio e al beato Francesco, -alla cui vigilia cessò l'assedio. E dimorando io in -villa, un certo secolare mi disse che aveva preso alla -trappola in alcuni villaggi incendiati ventisette gatti -grossi e belli, e ne aveva vendute le pelli a chi le conciava, -e non vi ha dubbio alcuno che una volta in tempo -di pace fossero domestici in quelle ville. Il sesto aiuto poi -che ebbero i Parmigiani fuorusciti, che entrarono in città, -fu che non solo l'Imperatore era stato scomunicato e -deposto dall'Impero; ma Papa Innocenzo IV aveva -eziandio prosciolti tutti dalla sudditanza di lui, come -appare chiaro sulla fine di quel decreto, che fu redatto -nel Concilio generale, in cui fu proclamata la sua deposizione, -ove si dice: «Prosciogliendo in perpetuo dal -giuramento tutti quelli che per giuramento di fedeltà -sono a lui vincolati, e proibendolo colla nostra autorità -apostolica, fermamente comandiamo che nessuno ubbidisca -a lui quale Imperatore e Re; e se alcuno a lui come -Imperatore e Re presterà consiglio, aiuto, o favore, sia -per questo fatto solo scomunicato». E per la sua ingratitudine -a tutta ragione meritò l'Imperatore questa pena. -Perocchè aveva osato alzare la fronte e ricalcitrare contro -la Chiesa, che lo aveva allevato, difeso da' nemici e -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -innalzato al fastigio dell'Impero. E perseguitava la Chiesa, -e le moveva accanita guerra; il che era ingratitudine -grandissima. E tale fu Federico; e perciò a ragione -deposto dall'Impero; perocchè non riconobbe i favori -ricevuti. E nota che tutte quelle surricordate maledizioni -di guerre, sterilità di campi, moltitudine di bestie selvaggie, -quantunque io le abbia narrate in anticipazione, -a tempo loro furono vere, cioè dopo che Parma la ruppe -coll'Imperatore, e parteggiò per la Chiesa. Ora ripigliamo -il filo della nostra storia. L'anno adunque 1247 Re Enzo, -che era all'assedio di Quinzano coi Cremonesi, avendo -saputo che i banditi da suo padre, che erano a Piacenza, -avevano occupato la città di Parma, si disanimò talmente -che, sciolto l'assedio di Quinzano, s'affrettò a partire -marciando tutta la notte, non con canti, ma muto e -gemente, come quando un esercito si dà alla fuga dopo -una rotta. Io soggiornava allora nel convento de' frati -Minori a Cremona, perchè io era frate Minore; e perciò -seppi benissimo queste cose. Sino dalla prim'alba i Cremonesi -si trovarono col Re Enzo ad una conferenza che -durò sin a mattina inoltrata; e dopo in tutta fretta -presero cibo, e uscirono insieme col carroccio in testa. -Nessuno atto a portar l'armi e a battersi restò in Cremona. -Ed io credo di fermo che se difilato fossero corsi -sopra Parma, e avessero coraggiosamente combattuto, -senza dubbio l'avrebbero ripresa; sia perchè Parma -era d'ogni parte aperta, sia perchè non era ancor giunto -a' Parmigiani alcun aiuto; e molto più perchè la -maggior parte dei cittadini se ne stavano indifferenti; nè -parteggiavano per quelli che di recente erano rientrati, nè -per quelli che erano fuggiti, ma si curavano soltanto de' fatti -loro. E se l'uno de' belligeranti conoscesse lo stato del -suo nemico bene spesso potrebbe sconfiggerlo. Ma per -volere di Dio Re Enzo s'attendò coll'esercito Cremonese -presso il Taro morto, e non corse su Parma, aspettando -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -che il Signore la colpisse colla sua destra. Voleva anche -quivi attendere l'arrivo dell'Imperatore suo padre, che -era a Torino, città sui confini della Lombardia; chè la -Lombardia si estende sino a Susa e al Moncenisio. Di là -comincia la signoria del Conte di Savoia, e continuando -si entra nel Ducato di Borgogna, ove è la città di Lione, -che è la prima metropoli della Francia. Ed ivi soggiornava -allora Papa Innocenzo IV, co' suoi Cardinali. Taro -morto poi si chiama una massa d'acqua, che esce dal -Taro vivo o corrente allorchè esso ribocca, e forma un -bacino d'acque stagnanti, come di lago, in cui abbondano -le scardove, i lucci, le anguille, e le tinche; e si trova -presso il convento dei Cisterciensi, chiamato da loro -Fontevivo<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>, che dista sette miglia da Parma. Ma -intanto che ivi Re Enzo aspettava l'arrivo del padre, da -ogni parte ed ogni giorno sopravvenivano aiuti ai Parmigiani -fuorusciti, che erano rientrati in città. E Rizzardo -Conte di S. Bonifacio di Verona, strenuo e prode guerriero, -quando Parma si ribellò all'Imperatore, per primo -accorse in aiuto de' Parmigiani; i quali per riconoscenza -del segnalato servizio loro fatto, gli assegnarono per -alloggio il palazzo imperiale, che è all'Arena<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, e gli -affidarono la guardia di quella parte della città che è -volta verso Seggio. Il giorno dopo arrivarono i Piacentini, -che erano trecento cavalieri bene equipaggiati d'armi e -di cavalli. Questi ebbero a difendere la città accampati -nella ghiaia del torrente, tenendosi anche di piè fermo -lunghe ore in sella, se le mosse del nemico lo rendevano -necessario. E tale servizio era per loro più un divertimento -che una fatica. Talora restavano anche nei loro alloggiamenti, -o se ne ivano per città sollazzandosi a piacere. -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -Tre giorni dopo l'arrivo del Conte di S. Bonifacio giunsero -da Milano con mille cavalli Gregorio di Montelungo -Legato del Papa, e Bernardo di Rolando Rossi, cognato -di Innocenzo IV. E questi facevano la guardia, quand'era -necessario, nella ghiaia del torrente a monte della città. -Ed i Parmigiani col Legato si appostarono fuori Città -lungo la strada che va a Borgo S. Donnino; e per ripararvisi -dalle incursioni del nemico si munirono di fossa -e di steccato. Ma l'Imperatore infiammato d'ira e furibondo -per le cose accadutegli, volò verso Parma, e in -una villa, che si chiama Grola (era ricca di vigneti, -che producevano buon vino, chè il vino di quella terra -è ottimo) costruì una città cinta da ampie fosse, e la -chiamò Vittoria, come presagio degli eventi futuri; e le -monete coniatevi fece chiamare Vittorini, e la chiesa -maggiore, S. Vittorio. Ivi stanziavano l'Imperatore col suo -esercito e Re Enzo coi Cremonesi. E l'Imperatore mandò -pregando i suoi partigiani di accorrere subito a grandi giornate, -in suo aiuto. Il primo ad arrivare fu Ugo Botteri Parmigiano, -nipote, da parte di sorella, di Innocenzo IV, Podestà -allora di Pavia, e condusse tutti i Pavesi atti a portar -l'armi. Nè il Papa potè mai nè con promesse, nè con preghiere -staccare questo suo nipote da Federico; quantunque -dimostrasse sempre maggior predilezione alla madre di -lui che alle altre due sorelle, ch'ella aveva, anch'esse -maritate a Parma. Dopo lui arrivò Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>, -Signore allora della Marca Trivigiana, conducendo -seco numerosissimo esercito. Questi incuteva più terrore -che il diavolo; chè per lui era niente uccidere uomini, -donne, ragazzi, e incrudelire atrocemente. Neppur Nerone -fu pari a lui nella efferatezza, nè Domiziano, nè Decio, -nè Diocleziano, sebbene fossero stati i più crudeli tiranni. -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -Perocchè fece bruciare in un sol giorno undici mila -Padovani nella piazza di S. Giorgio a Verona<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>, appiccando -il fuoco all'edifizio entro cui erano, e mentre le -fiamme li struggevano, caracollava attorno a loro, e -correva torneamenti co' suoi cavalieri. Sarebbe lunga e -miseranda la narrazione di tutte le sue atrocità, e ci -vorrebbe un grosso volume. E credo di fermo che siccome -il Figlio di Dio volle avere uno specialissimo amico e -fatto a sua somiglianza, cioè il beato Francesco; così il -diavolo volle Ezzelino. Del beato Francesco si dice che -a lui solo Iddio diede cinque talenti. Perocchè nessuno -mai visse in terra, tranne il beato Francesco, a cui -Cristo imprimesse a sua somiglianza le cinque piaghe. -Sicchè, come disse a me frate Leone suo compagno, che -era presente al lavacro del suo corpo fattosi prima di -seppellirlo, pareva appuntino un Crocifisso deposto dalla -Croce. Perciò gli si attaglia benissimo il detto dell'Apocalisse -I: <i>Vidi uno somigliante ad un figliuol d'uomo.</i> -In che poi fosse simile non ridico, poichè l'ho già scritto -altrove, e mi affretto ad altro. E siccome sembra suonar -male il dire che un uomo è simile a Dio, principalmente -perchè la Scrittura dice in Giobbe XXXII: <i>Non confronterò -Dio ad un uomo</i>, sappi che la scrittura dice -in altro luogo: <i>Vi sarà uno simile a Dio tra i figli -di Dio?</i> Ma Ezzelino in molte malizie e atrocità fu -pienamente simile al diavolo. Dopo Ezzelino arrivarono -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -a soccorso di Federico molte genti, cioè i Reggiani e i -Modenesi di parte Imperiale, banditi dalle loro città, e -que' di Bergamo e d'altre città della Lombardia e della -Toscana e d'altre parti del mondo, che non erano del -partito della Chiesa. Inoltre a lui ne vennero di Borgogna, -di Calabria, di Puglia, di Sicilia, di Terra di lavoro, di -Grecia, e di Lucera de' Saraceni, e quasi d'ogni nazione, -che è sotto il padiglione del cielo. E così adunò uno -smisurato esercito. Con tanta gente però non gli fu -possibile occupare che la strada che va a Borgo S. -Donnino: le altre parti della città non s'accorgevano -quasi d'essere assediate. E perchè l'Imperatore s'avea -fatto proposito di distruggere sin dalle fondamenta la -città di Parma, e trasportarne gli abitanti a Vittoria, e -rasa Parma al suolo, in pena di ribellione, e per segno -di perpetua vergogna, e per esempio alle altre città, -sullo spianato seminarvi il sale come simbolo di sterilità, -tutte le donne Parmigiane ricche, nobili e potenti, tutte -si recarono a pregare la beata Vergine che liberasse -Parma dall'Imperatore e dagli altri nemici: perocchè i -Parmigiani tenevano in grande reverenza il nome di lei, -come titolare della chiesa matrice. E, per essere più -facilmente esaudite, fecero fare d'argento il modello in -rilievo d'una città, e lo offrirono come dono e voto alla -beata Vergine. Tale opera rappresentava in argento, ed -io l'ho vista, tutti i principali edifici di Parma, il -duomo, ma non quale era, il battistero, il palazzo del -vescovo, il palazzo del Comune ed altri molti edifizi, -che insieme raffiguravano la città. La Madre pregò il -Figlio; il Figlio esaudì la Madre, a cui per ragione nulla -poteva negare. E avendo la Madre della misericordia -pregato il Figlio di liberare la città da quel nembo di -nemici che le soprastava, e già era sul punto di dar -fiato alle trombe per la pugna...... Nel tempo però che -corse tra la cacciata degli imperiali dalla città e la -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -sconfitta che i Parmigiani inflissero all'Imperatore a -Vittoria, uscivano ogni dì dall'una e dall'altra città i -balestrieri, gli arcieri o saettatori, i frombolieri, e, come -ho visto io co' miei occhi, si battevano accanitamente. -Ma anche gli assassini scorrazzavano quotidianamente -per la diocesi, portando in ogni luogo rapina e incendio; -e Parmigiani, Reggiani e Cremonesi reciprocamente si -danneggiavano il più che potevano. Sopragiunsero poi -anche i Mantovani, e li ho visti io co' miei occhi incendiare -tutto Casalmaggiore<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. E l'Imperatore ogni -mattina si recava co' suoi nell'alveo della Parma, e, -sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, per disanimarli col -terrore, faceva decapitare tre o quattro, e anche più se -ne aveva il maltalento, de' Parmigiani, o Modenesi, o -Reggiani di parte della Chiesa, ch'egli avea prigioni. E -questa decapitazione si eseguiva nell'alveo del torrente -più in su del ponte di Donna Egidia<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, in un luogo -detto Biduzzano<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. E intanto tutta la milizia dell'Imperatore -stava in armi, per timore che i Parmigiani -cogli alleati loro, che erano sempre coll'armi in mano, -irrompessero alla vendetta. Ma è proverbio che dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Non faciunt anni, quod facit una dies</i></p> -<p class="i02"> Non fan molt'anni — quanto può fare un giorno.</p> -</div></div> - -<p> -E questo giorno fu quello in cui i Parmigiani costrinsero -l'Imperatore a fuggire ignominiosamente dalla sua -città di Vittoria. E bene lo meritò, perchè fece subire -morte tormentosa a molti innocenti. E ne sono prova -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -Andrea da Trezzo, nobile cavaliere Cremonese, e Corrado -da Berceto, chierico e prode guerriero, cui in molti e -varii modi tormentò col fuoco, coll'acqua e con altre -maniere di supplizii. Anche duecento militi mandati -dai Parmigiani a Modena per guardia di quella città, -prima che Parma la rompesse coll'Imperatore, furono -dai Modenesi di parte imperiale incarcerati, e incatenati -tostochè seppero che Parma s'era ribellata all'Impero. -Altrettanto fecero i Reggiani a que' Parmigiani, che -colà per lo stesso motivo si trovavano. L'Imperatore -dunque mandò a prendere que' militi per averli prigionieri -in Vittoria. E quando ne aveva pel capo il bestiale -talento, il che accadeva principalmente quando lanciava -insulti alla città di Parma con ingiuriose parole, o una battaglia -gli era riuscita sinistra, sfogava la sua ira feroce nel -sangue di alcuni di que' prigionieri. Perocchè molte volte tentò -di sorprendere ed occupare la città col nerbo delle sue forze. -Talvolta però anche manipoli di soldati della Marca di -Ancona disertarono dal campo dell'Imperatore, e fuggendo -entrarono in Parma, dicendo di volersi unire al partito della -Chiesa; e furono lietamente e festosamente accolti. Ma a -dir vero disertavano perchè l'Imperatore sui primi giorni -della ribellione di Parma, temendo che gli sfuggisse di -mano la Marca d'Ancona, aveva fatto mettere sotto custodia -molti militi Anconitani; parte de' quali nelle -pubbliche prigioni, e parte confinati in una zona della -città, in cui godevano qualche maggiore libertà; e questi, -che erano sotto più larga custodia, avevano, sebbene -da loro non conosciuto, un marchio d'infamia. Ma un giorno -arrivò un messo dell'Imperatore a comandare che cinque -militi Marchigiani, che erano a Cremona in una certa casa -(ed era appunto il momento in cui si lavavano le mani per -pranzare) subito, senza indugio montassero a cavallo, e insieme -col messo si recassero ove era l'Imperatore. E -giunti fuori di città ad una piazza, che si chiama -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -Mosa<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, li fece condurre ove erano le forche, ed impiccare. -Ed i carnefici andavano ripetendo: così comanda l'Imperatore, -perchè siete traditori. Eppure erano accorsi a -sostenerlo. Il giorno dopo, i frati Minori andarono, li -deposero e seppellirono, e a pena potevano tener lontano -i lupi, che non li divorassero ancor pendenti dal patibolo. -Tutte queste cose io le ho vedute, perchè di quel -tempo, parte l'ho passato a Parma, parte a Cremona. -Sarebbe lungo raccontare quanta strage menasse l'Imperatore -sopra quelli che tenevano le parti della Chiesa. -Perocchè Gerardo da Canale di Parma lo mandò in -Puglia, e lo fece sommergere in alto mare con al collo -legata una mola da macino. Eppure era stato prima -uno de' suoi più intimi, e aveva avuto da lui molte podesterie, -ed era rimasto sempre con lui a campo nei -pressi di Parma. Unico motivo di sospettare di lui ebbe -l'Imperatore il vedere che in Parma non atterravano -la torre della casa di lui. Laonde talora l'Imperatore -fingendo scherzare, e ironicamente ridendo, gli diceva: -Ci amano molto, o Gerardo, i Parmigiani, e ne è prova -che mentre atterrano dalle fondamenta i palazzi di quei -loro concittadini, che tengon fede all'Impero, non hanno -ancor toccato nè la vostra torre, nè quel mio palazzo, -che ho all'Arena. Ma parlava ironicamente, nè Gerardo -lo intendeva, credendo che ogni tempo corresse sempre -eguale. Ma non è così, anzi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Non eodem cursu respondent ultima primis.</i></p> -<p class="i02"> Non gira sempre egual la cieca Dea;</p> -<p class="i02"> Or ride e t'accarezza, ed or t'è rea.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -Quando poi al tempo dell'assedio partii da Parma per -andare in Francia, io passai da Fontanellato<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, ove -allora soggiornava Gerardo da Canale; e mi vide, e mi -confidò che procurava di rendersi utile ai Parmigiani -assediati. Ed io gli risposi: Or che il vostro Imperatore -assedia Parma, o siate tutto suo, o tutto nostro. Questa -fede divisa non vi gioverà. Perocchè la Scrittura dice -ecc. Ma non badò a me, e non fece quello ch'io gli -aveva consigliato. Quindi con una mola da macino appesa -al collo fu sommerso in alto mare, come più sopra -è detto. Ma Bernardo di Rolando Bossi Parmigiano, -cognato di Papa Innocenzo IV, come marito di una sorella -del Papa, intese il valore di un'allegoria dell'Imperatore -meglio che non ne avesse compresa l'altra -Gerardo da Canale. Cavalcando un dì in compagnia dell'Imperatore, -ed avendo il suo cavallo incespicato, l'Imperatore -gli disse: Bernardo, avete un cattivo cavallo; ma -spero e prometto di darvene tra pochi giorni un migliore, -che non incespicherà di sicuro. Ma Bernardo intese subito -il senso nascosto di quel linguaggio, e che si alludeva -alla forca; e infiammato di sdegno contro l'Imperatore, -l'abbandonò. E raccolti alcuni militi di...... tra i -quali era Gerardo da Correggio.... vidi, e Ghiberto -da Gente...... E tanta rottura avvenne, quantunque -il detto Bernardo fosse stato compare dell'Imperatore -ed amicissimo e da lui amatissimo. Sicchè quando voleva -parlare coll'Imperatore nessuna porta era chiusa. -Ma Federigo non sapeva tenersi amico alcuno. Che anzi -stoltamente si vantava di non aver mai nutrito alcun -maiale, di cui non avesse poi avuto la sugna. E voleva -dire che non aveva mai porta occasione ad alcuno di -straricchire senza avergliene poscia arraffato il marsupio, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -o il tesoro. La qual vanteria era da vile e da folle. Ma -ciò apparve chiaro in Pier delle Vigne, che nella Corte -dell'Imperatore fu primo consigliere e segretario e gran -tesoriere. L'avea tratto dal nulla, e al nulla lo volle -ridurre. E a questo fine studiò modo di poter seco lui -attaccar briga e di apporgli un'accusa. Ed ecco come. -Federico inviò a Lione presso Papa Innocenzo IV il -Giudice Taddeo e Pier delle Vigne, come suo affezionatissimo, -e tenuto in più conto d'ogni altro alla Corte, e, -con questi alcuni altri, perchè rattenessero il Papa dall'affrettar -troppo l'esecuzione del proposito che aveva -di deporlo. Perocchè aveva saputo che appunto per questo -era stato convocato un concilio. Ed aveva comandato che -nessuno degli inviati conferisse col Papa senza che ve -ne fosse presente almeno un altro, o senza l'intervento -di tutti insieme. Ma, dopo il ritorno, i colleghi calunniarono -Pier delle Vigne di aver avuto più volte colloquii -confidenziali col Papa senza che alcuno di loro fosse -presente. Perciò l'Imperatore mandò a prenderlo, lo -fece incarcerare e uccidere. E, come a giustificazione, -Federico andava dicendo con Giobbe XIX: <i>Tutti i miei -consiglieri segreti mi abbominano; e quelli ch'io amava -si sono rivolti contro di me.</i> L'Imperatore in quel tempo -era facile a turbarsi, perchè era stato deposto dall'Impero, -e Parma gli si era ribellata, ed egli colle sue soperchierie -e colle ingannevoli promesse credeva di soppiantare -la Chiesa, e rattenerla dal procedere contro di -lui. Ma vedendo che l'evento non riesciva a seconda -della malizia del suo cuore, nessuna meraviglia se anche -una cosa da nulla lo facea uscir di cervello. Giacchè -secondo il detto de' Proverbii 29º <i>L'uomo iracondo move -contese, e l'uomo collerico commette molti misfatti.</i> -Diffatto mandava a morte Principi, Baroni e Consiglieri -suoi, incolpandoli di tradimento. Ed a Federico, che -molti uccise e molti fece uccidere, si può giustamente -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -applicare ciò che dice dell'Anticristo Daniele 8º: <i>E' sarà -rotto senza opera di mano.</i> (E qui l'abbate Gioachimo -parlando di Federico aggiunge: sottintendi <i>umana</i>.) -<i>E la visione de' giorni di sera, e di mattina, che -è stata detta, è verità. Or tu serra la visione, perciocchè -è di cose che avverranno di quì a molto tempo.</i> -Parimenti si deve sapere che Federico non potè trarre -in inganno la Chiesa, perchè è detto ne' Proverbii 28º: -<i>La sua malignità sarà palesata in piena adunanza.</i> -Il che ebbe pieno adempimento nel concilio di Lione, -che lo depose dall'Impero; e ne divulgò per tutto il -mondo la malignità. È vero però che non vidi mai -uomo che meglio di lui avesse le qualità di gran Principe; -e ne aveva l'apparenza e la sostanza. Perocchè quando -brandiva la spada in battaglia, o colla clava ferrata -calava fendenti a destra e a sinistra, i nemici lo schivavano -e lo fuggivano come un diavolo. E quando mi voglio -raffigurare alla mente la sua persona, mi si presenta -l'immagine di Carlo Magno, quale ce l'hanno descritta -i suoi contemporanei, e la sua, quale la ho vista io -co' miei occhi. Dice il Poeta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Obsequio quoniam dulces retinentur amici.</i></p> -<p class="i02"> Amico tuo sarà chi tu rispetti.</p> -</div></div> - -<p> -La qual cosa Federico non sapeva fare, o non voleva, -a cagione della sua grettezza ed avarizia. Anzi finiva -per avvilirli tutti, gettar loro sul viso il fango della vergogna -ed ucciderli per carpire, e avere per sè, e per i -proprii figli i loro tesori, le loro sostanze e le loro possessioni. -Perciò al bisogno trovò pochi amici. Ora ritorniamo -a Federico, che dal 1247 sul terminar del Giugno sino -al Martedì 16 Febbraio del 1248, giorno in cui fu presa -Vittoria, andò sfogando contro Parma la maledetta ira -che tutto l'infiammava. -</p> - -<p> -Nel detto giorno i Parmigiani tutti, militi e popolani, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -pronti in armi per la battaglia uscirono dalla città, e -con loro le donne, i ragazzi, le fanciulle, i giovani, le -donzelle, i vecchi e gli imberbi; e cacciarono, virilmente -pugnando, l'Imperatore da Vittoria, e sconfissero l'innumerevole -sua fanteria e cavalleria; e grande fu la strage -che se ne fece, e il numero de' prigionieri che se ne -condusse a Parma; liberarono i Parmigiani che l'Imperatore -aveva prigionieri a Vittoria; trassero a Parma il carroccio -de' Cremonesi, che era pure a Vittoria, e lo posero -a trionfo nel Battistero. E quelli che avevano in uggia -i Cremonesi per offese da loro ricevute, come i Milanesi, -i Mantovani e non pochi altri, quando venivano a visitare -il nostro Battistero, e vedevano il carroccio de' loro nemici, -strappavano e portavan seco per isfregio e per ricordo le -tappezzerie che ornavano Berta, chè tal era il nome del -detto carroccio; sicchè col tempo rimasero solo le ruote -e il letto del carro sul pavimento, e l'asta dello stendardo -ritta e appoggiata al muro. Così pure i Parmigiani fecero -bottino e preda di tutto il tesoro dell'Imperatore, che -era ricco d'oro, argento, pietre preziose, vasi e indumenti; -e s'impossessarono di tutti i suoi ornamenti, di tutta la -suppellettile e sino della corona imperiale, che era di -gran peso e valore, tutta d'oro, tempestata di pietre -preziose, cesellata e con figure a rilievo....... Era grande -come un'olla; tenevala più a simbolo, a pompa e come -tesoro, che quale ornamento del capo; perchè, messa sul -capo senza adatti limbelli trasversali fermi sul cerchio, -avrebbe chiusa dentro di sè tutta la testa appoggiandosi -sulle spalle. Ed io lo so, chè la ho avuta in mano, quando -si custodiva nel Duomo di Parma. Questa corona la trovò -un ometto di piccola statura, chiamato a derisione Passocorto, -perchè era piccino, e la portava per le pubbliche -vie in mano, come si porta un vaso, per mostrarla a chi la -voleva vedere, come trionfo della riportata vittoria, ed a -sempiterna ignominia di Federico. Perchè tutto ciò che -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -uno poterà trovare era suo; nè alcuno osava toglierlo a -lui. E, cosa singolare, in tanta avidità di ricerca, non si -ebbe a deplorare alcuna contesa, nè fu udita parola -offensiva. Quella corona la comprarono poi i Parmigiani -da quel loro concittadino, e gliela pagarono duecento lire -imperiali, colla giunta di un caseggiato presso la chiesa -di S. Cristina, ove era in antico la guazzatoia de' cavalli. -E fecero poi legge che chiunque possedesse alcun che -de' tesori di Vittoria, metà fosse sua, e metà del Comune. -Ed i poveri si arricchirono molto delle spoglie di un -Principe tanto dovizioso. Gli oggetti personali dell'Imperatore, -e d'uso della guerra, come il padiglione e simili, -li ebbe il Legato Gregorio di Montelungo. Le immagini -e le reliquie, che l'Imperatore aveva, furono collocate a -custodia nella sacristia della chiesa maggiore dedicata -alla beata Vergine. Perocchè, quantunque vi fossero altri -guerrieri a debellare e cacciar in fuga l'Imperatore, pure -dessa fu che col suo braccio operò come quella donna -Ebrea, che scatenò lo scompiglio nella magione di Re -Nabuccodonosor. Duci dell'esercito furono il Legato -Gregorio di Montelungo, uomo saggio ed esperto in molte -cose; e Filippo Visdomini Piacentino, personaggio di -probità distinta e di valore, allora Podestà di Parma, -come ho detto in altra cronaca, in cui parlai delle dodici -scelleratezze dell'Imperatore Federico. E sappiano i posteri, -che dei tesori, che si trovarono a Vittoria, pochi -ne rimasero a Parma; atteso che mercanti accorsi da -diverse parti li comprarono e li ebbero a buon mercato -e li esportarono; cioè vasi d'oro e d'argento, gemme, -perle, margherite, pietre preziose, indumenti di porpora -e di seta, ed ogni sorta di roba che serve ad uso e ad -ornamento delle persone. E si sa che molti altri tesori -in oro, argento e pietre preziose sotterrati in orci, cassette -e sepolcri restarono nel luogo ove sorgeva la città di -Vittoria, ma non si conosce ove sieno sepolti. Ed è -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -notabile che quando i mercanti comprarono il ricco -bottino che i Parmigiani fecero a Vittoria, si adempì -quel detto de' Proverbi ecc. E noto per giunta che dopo -lo smantellamento di Vittoria, tutti i proprietarii riconobbero -sì chiaro il luogo ove ciascuno aveva la sua -vigna, che non ebbe a sorgere tra loro contesa o lite di -sorta. Così quando Federico fu cacciato in fuga dai -Parmigiani si verificò la sentenza biblica dei Proverbii 10º.: -<i>Come il turbine passa via di subito, così l'empio non -è più</i>. E perchè? <i>Perchè l'empio è espulso dalla sua -malignità</i>. Di fatto in pieno concilio a Lione lo depose -dall'Impero Papa Innocenzo IV l'anno 1245. Inoltre è -da sapere di Federico che dopo la distruzione di Vittoria, -e dopo ch'egli ebbe fatte tutte quelle altre cose ch'io -narrai in altra cronaca, ritornossene in Puglia, d'onde -meglio per lui se non fosse tornato indietro, e non avesse -mosso guerra ai Lombardi. Daniele IIº...... questo si può -appropriare a Corrado figlio di Federico, che sopravisse -pochi giorni al padre, e morì di un clistere avvelenato. -Quello poi che segue: <i>E starà in luogo di lui lo sprezzo</i>, -può applicarsi a Manfredi, che nacque illegittimo da una -figlia d'una sorella del Marchese Lancia e dall'Imperatore, -che poi la sposò in punto di morte. E quel che si aggiunge: -<i>Non gli saran fatti onori da Re</i> ebbe suo adempimento -quando Re Carlo lo uccise in battaglia. Ciò poi che, più -sopra, Daniele disse di Federico: <i>E farà cessare il principe -del suo vitupero</i>, si può attribuire a Papa Innocenzo -IV, che per timore di Federico lasciò Roma e -pose sua stanza a Lione. E fu veramente il Principe del -suo vitupero, perchè in pieno concilio a Lione lo spodestò -dell'Impero. Quello poi che segue: <i>E il suo vitupero -si rivolgerà contro lui stesso</i>, questo lo vedemmo verificato -noi co' nostri occhi. Or mi ricorda di quelle cose, -che ho ommesse nella rubrica dell'anno passato, perchè -l'animo mio era tutto e solo intento a scrivere di quanto -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -riguardava Federico. Ma meritando di essere raccontate, -e avendo promesso di farlo ai molti, che me ne fanno -ressa, non è bene ch'io manchi alla mia parola, e per -cagione mia rimangano ignorate. L'anno dunque 1247 -partii da Parma e andai a Lione, ove parlai in famigliarità -con Papa Innocenzo IV in sua camera. Dopo la -festa d'Ogni Santi poi incominciai il mio viaggio per -la Francia<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, e lo stesso dì in cui giunsi al primo -convento di frati Minori che s'incontra dopo Lione, arrivò -colà frate Giovanni da Magione<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, reduce dalla -Tartaria, ove era andato per missione di Papa Innocenzo -IV. Frate Giovanni era uomo socievole, letterato, oratore -facondo, destro in molte cose, ed una volta fu ministro -Provinciale nell'Ordine. Egli mostrò a me e ad altri -frati una coppa di legno, che aveva portata da regalare -al Papa, nel fondo della quale eravi il ritratto di una -bellissima regina, non dipintovi, o impressovi con altro -artificio, ma formatovisi per influenza di una costellazione. -E se anche cento volte la si fosse segata a sottilissimi -strati, avrebbe pur sempre mostrato lo stesso -ritratto. E perchè a taluno non paia questa cosa incredibile, -lo possiamo assicurare con un altro fatto, e provarne -la credibilità. Infatti l'Imperatore Federico donò -in Puglia ai frati Minori una chiesa vetustissima, diroccata -e da tutti abbondanata; e nell'area, dove prima -era l'altare, era cresciuto un noce di smisurata grossezza -che, segato longitudinalmente, presentava in ogni tavola -la figura di nostro Signor Gesù Cristo; e se cento volte -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -tu l'avessi risegato, cento volte avrebbe ripresentato tale -figura. Il che in vero è avvenuto per miracolo, essendo -cresciuto il noce in quel luogo, nel quale si rinnovava -la passione dell'immacolato Agnello nell'ostia salutare, -e nel venerabile sacrifizio; tuttavia alcuni sono di fermo -parere che ciò possa anche essere effetto dell'influenza -di una costellazione. Inoltre lo stesso frate Giovanni ci -disse che portava a regalare al Papa una bellissima cappella, -e per cappella intendeva il complesso degli indumenti -pontificali, che occorrono a celebrare la messa -nelle solennità. Disse pure a noi frate Giovanni, che, -per arrivare sino alla residenza del gran Signore dei -Tartari, aveva durato gran fatica, e aveva patito di fame, -di freddo, e di caldo. Disse finalmente che que' popoli -si chiamano Tattari, non Tartari; che mangiano carne -di cavallo, e bevono latte di asina; che vide colà gente -d'ogni nazione che è sotto il padiglione del cielo, eccetto -che di due; che non gli fu permesso presentarsi -all'udienza del gran Signore dei Tattari, se non vestito -di porpora; che fu accolto da lui e trattato onorificamente, -con gentilezza e cortesia; e che gli domandò quanti erano -i dominatori dell'Occidente. Al che rispose che due: cioè -il Papa e l'Imperatore, e che tutti gli altri ricevevano -i loro poteri da questi due. Poi volle sapere quale dei -due fosse il più potente. E frate Giovanni, detto che il -Papa, tirò fuori una lettera credenziale del Papa stesso, -e gliela diede. Dopo averla fatta leggere, disse che avrebbe -scritta anch'egli una lettera di risposta al Papa, -e la darebbe a lui da consegnare: come poi fece. Questo -frate Giovanni scrisse un grosso libro sui costumi dei -Tartari, e intorno a tante altre mirabili cose del mondo, -che co' proprii occhi aveva vedute. Ed, ogni volta che -gli gravava riparlare delle costumanze dei Tartari, faceva -leggere quel libro, come molte volte ho udito io e -veduto. E quando gli uditori ne restavano meravigliati, -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -o non intendevano, esso faceva l'esposizione e la spiegazione -d'ogni cosa non intesa, o poco creduta. Da quel -libro non trassi copia di nulla, tranne che della lettera -suaccennata, perchè io non aveva tempo di scrivere. E -la lettera era del tenore seguente: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -<b>Lettera del Signore dei Tattari a Papa Innocenzo IV.</b> -</p> - -<p> -<i>La Fortezza di Dio, l'Imperatore di tutti gli uomini -manda al Gran Papa questa lettera autentica -e vera. Tenuto consiglio intorno al modo di aver pace -con Noi, Tu Papa, e Voi tutti, o Cristiani, mandaste -a Noi un Vostro ambasciatore, siccome da lui stesso -sapemmo, e stava scritto nella Vostra lettera. Se dunque -desiderate vivere in pace con Noi, Tu, Papa, e -Voi tutti, Re e Monarchi, non tralasciate per nulla di -recarvi da Me, per definire i patti della pace, e allora -udirete la Nostra risposta, e nello stesso tempo conoscerete -la Nostra volontà. Tra l'altre cose la Tua -lettera dice che Noi dobbiamo ricevere il battesimo e -farci cristiani. A che con poche parole rispondiamo di -non intendere perchè dobbiamo abiurare la Nostra fede. -Ad un'altra cosa, che si legge nella Tua lettera, cioè -che Ti meravigli di tanta strage d'uomini specialmente -cristiani, e principalmente di Polacchi, di Moravi e -di Ungheresi, parimente rispondiamo di non intendere -neppur questo. Tuttavia perchè non paia che non si -voglia neppure parlare di questa accusa, per risposta -Ti diciamo che non obbedirono nè alla parola scritta -di Dio, nè agli ordini di Cuinis-Kan e Kan; che anzi, -consigliatisi in una numerosa assemblea, ne uccisero -i rappresentanti. Perciò Iddio comandò di sterminarli, e -li pose nelle Nostre mani. Altrimenti se ciò non avesse -comandato Iddio, che avrebbe potuto fare un uomo ad -un altro uomo? Ma Voi, uomini d'Occidente, Voi credete -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -d'essere i soli cristiani e tenete in dispregio gli altri -Ma come mai potete conoscere a chi Iddio siasi degnato -di conferire la sua grazia? Noi adorando Dio, colla -fortezza di Dio sterminammo ogni terra dall'oriente -sino all'occidente, e se questa forza non ci venisse da -Dio, che mai avrebbero potuto fare gli uomini? Però -se Voi deponete le armi, e volete consegnare a Noi le -Vostre fortezze, Tu, o Papa, insieme con tutti i Re -del cristianesimo, affrettatevi di venire da Me, chè tratteremo -di pace; e allora conosceremo che effettivamente -volete pace con Noi. Se poi non darete ascolto nè alla -parola di Dio, nè alla Nostra lettera, nè ai Nostri -consigli, allora si mostrerà chiaro che con Noi volete -guerra. Che cosa sia per avvenire poi dopo, Noi non -lo sappiamo: Iddio solo lo sa. — Cuinis-Kan<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> primo -Imperatore — secondo Thaday-Kan — Terzo Tujuk-Kan(?)</i> -</p> -</div> - -<p> -Nulla più era scritto nella lettera del signore dei Tattari -mandata al Papa. E qui si noti che questa infelice Italia -prima la invasero i Vandali, che vennero dall'Africa e -trassero seco prigioniero Paolino vescovo di Nola, di cui -parla ampiamente il beato Gregorio nel principio del 3º -libro <i>Dei dialoghi</i>. Secondi le piombarono sopra gli Unni, -il cui Re era Attila flagello di Dio, che venne nell'anno -medesimo del pontificato di Leone I. Papa, e distrusse -Acquileia, la prima città che incontrasse in Italia. E -tutta l'Italia e Roma avrebbe messo a sacco e a fuoco, -se Papa Leone non avesse osato corrergli contro, e coll'aiuto -della destra di Dio non avesse ottenuto di fiaccarne -l'orgoglio e ricacciarlo in Ungheria. Tale era Leone I, -il quale a giudizio dell'abbate Gioachimo, si rassomiglia -a Giosafatte Re di Giuda (Vedi libro <i>Delle Figure</i>, e il -libro <i>Delle Concordanze</i> di Gioachimo). Terzi a invadere -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -e devastare l'Italia furono i Goti, de' quali parla in un -dialogo il beato Gregorio. E molti Re Goti regnarono in -Italia, tra' quali fu grandissimo Teodorico in Ravenna; -tanto che, quando insorgevano discordie per l'elezione -del Papa, sin da Roma si veniva a Ravenna per domandarne -a lui consiglio ed aiuto. Egli fece erigere a Ravenna -la chiesa dei Goti; e si vede ancor oggi in quella città -la torre del suo palazzo<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Fece fabbricare anche la -chiesa di S. Martino in cielo d'oro<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, che ora si chiama -di S. Apollinare nuovo, perchè vi fu trasportato dalla -città di Chiassi<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> il corpo del ridetto Santo. Fondò -anche fuori di Ravenna la chiesa di S. Maria Rotonda, -che è coperta da una pietra di un sul pezzo. Ivi egli fu -sepolto in un'arca di porfido, che anche oggi si vede, -ma vuota, perchè il beato Gregorio Papa, quando andò -a Ravenna, fece levarne le ceneri e gettarle in una fogna. -E ciò fece fare per quattro ragioni: 1º perchè sebbene -quegli fosse cristiano, era però Ariano; 2º perchè condannò -a morire tre grandi uomini, cioè Boezio, Simmaco e Giovanni -Papa...... 4º perchè fu sepolto dai demonii in un'urna -di colore del fuoco, come dice il beato Gregorio nel quarto -libro dei dialoghi. Quarti a saccheggiare e disertare l'Italia -furono i Longobardi, de' quali parla Paolo istoriografo -nel primo libro della loro istoria: «Spesso innumerevoli -torme di schiavi condotti via dalla Germania sono or quà -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -or là dai popoli meridionali comprate a prezzo. Spesso -anche molta gente emigra da quella regione, perchè è -tanto prolifica da non poterli tutti alimentare, e quindi -innondano e disertano l'Asia, e specialmente la vicina -Europa. E ad ogni passo ne fanno testimonianza le smantellate -città dell'Illirio e della Gallia, principalmente -dell'infelice Italia, che ebbe a provare la ferocia di quasi -tutte quelle orde. Anche i Goti, i Vandali i Rugi, gli -Eruli, i Turcilingi ed altre barbariche genti sbucarono -dalla Germania. Parimenti dalla Germania derivano la -loro origine i Vinuli, o Longobardi, che poi regnarono -felicemente in Italia; però si assicura che furono diverse -le cause della loro emigrazione. Anche dall'isola che si -chiama Scandinavia ne vennero ad assalirci; della quale -isola ne parla anche Plinio il Giovane ne' libri <i>intorno -alla natura delle cose</i>.» Fin qui Paolo. Quinti -ed ultimi (e voglia il cielo che siano gli ultimi!) si preparano -a venire i Tattari, come racconta frate Giovanni -da Magione, il quale ha avuto famigliari colloquii col -gran Signore dei Tattari. Magione poi.....: e nella provincia -di Perugia. E si noti che queste vaghe voci d'invasioni -dei Tattari cominciarono a correre la prima volta a' tempi -di Papa Gregorio IX. Poi Papa Innocenzo IV mandò in -ambasciata al loro Imperatore frate Giovanni da Magione. — Finalmente -Papa Giovanni XXI di nuovo mandò a -loro un'ambasciata composta di sei frati Minori; due -della provincia di Bologna, de' quali uno era lettore, frate -Antonio da Parma, l'altro suo compagno e confidente, -frate Giovanni da S. Agata; due della provincia della -Marca d'Ancona, e due della provincia di Toscana, tutti -frati lettori, accompagnati da tre frati di confidenza. -Uno de' lettori della Toscana, che andò in Tattaria, fu -frate Gerardo da Prato, col quale io aveva coabitato nel -convento di Pisa, quando eravamo giovani. Questi era -fratello di frate Arlotto, che si dottorò a Parigi ed ebbe -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -una cattedra. Ritornarono poi questi frati Minori dalla -Tattaria in buonissima salute, e dicevano meraviglie di -quel paese, come ho udito io co' miei orecchi. Quando -frate Giovanni da Magione, reduce dalla Tattaria, giunse -a Lione da Papa Innocenzo IV, e fece la relazione delle -sua missione, e presentò la lettera e i doni di quell'Imperatore, -il Papa gliene dimostrò la sua riconoscenza in -cinque modi: 1º lo trattò con molta cortesia, dolcezza e -famigliarità; 2º lo tenne presso di sè in Corte tre mesi, -(fino a che fu dai Parmigiani presa e distrutta la città -di Vittoria, e l'Imperatore Federico ne fu sloggiato e -cacciato in fuga) perocchè aveva sempre seco sei frati -Minori, e li volle avere fin che visse, come io ho visto -co' miei occhi; 3º il Papa commendò l'opera e la fedeltà -di lui, e gli disse; Sia tu benedetto, o figlio, da nostro -Signor Gesù Cristo e da me suo Vicario, perchè veggo -in te adempiuto il detto di Salomone ne' Proverbii 25.º -che dice: ecc.; 4º gli conferì l'Arcivescovado di Antivari, -secondo quel che dice Matteo 25º: ecc; 5º lo spedì di -nuovo come suo Legato presso Lodovico Re di Francia. -A che fare fosse poi inviato al Re di Francia, frate -Giovanni interrogatone non volle mai dirlo, ma è opinione -comune che la causa della sua legazione fosse la seguente. -Papa Innocenzo aveva deposto Federico dall'Impero, e i -Parmigiani s'erano ribellati all'Imperatore e per soprassello -l'avevano sconfitto e cacciato in fuga ignominiosa, -e gli avevano così rasa al suolo la città di Vittoria, che -esso aveva fatto costruire vicino a Parma, che non ne -restava traccia. E perciò era irritatissimo, e come orsa -che inferocisce al bosco se le sono rapiti i figli, fiammava -d'ira e di furore. E ridotto a fuggire si ritrasse a Cremona, -poi corse sopra Torricella<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>, e scorrazzava sul -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -parmigiano, e faceva ogni maggior danno che poteva; -quel che non poteva, minacciava di farlo. E prima di -ritornare al suo regno ne fece di gravissimi, come diremo -tra breve, e come già narrammo in altra cronaca. Il Papa -dunque riconoscendo Federico come il terribile persecutore -della Chiesa, e pronto a seminare veleno ove potesse, e -temendo non poco per la propria persona, mandò pregando -il Re di Francia a differire la sua crociata in Terra Santa, -fino a che si riconoscesse che cosa finalmente avesse -Iddio decretato per Federico. Allegava anche che in -Italia scorrazzavano masnade d'uomini infedeli, perversi, -pessimi, pestiferi, rapinanti, nudi di tutto e oppressi dai -debiti, che, raggruppatisi intorno a Federico, lo seguivano -come loro principe, e portavano la devastazione sui beni -della Chiesa. Che si poteva dire di più? Ma pure il Papa -fece pregare invano, nè potè distogliere il Re dal proposito -di andar oltremare, essendo già pronti i crociati e -i denari per l'impresa. E mandò rispondendo che il -Papa abbandonasse Federico al giudizio di Dio, perchè -Dio solo può atterrare i superbi. Lodovico dunque Re -di Francia con animo saldo, proponimento irrevocabile, -e mente pronta e divota si disponeva al viaggio e a -soccorrere, quanto più presto potesse, Terra Santa. Quando -adunque vidi la prima volta frate Giovanni da Magione, -reduce dalla Tattaria, il dì successivo andò a Lione da -Papa Innocenzo, che lo aveva mandato, ed io mi posi in -viaggio per la Francia. E mi fermai a Briançon, che è -nella Sciampagna, poi a Troyes quindici giorni, ove -trovai molti mercanti Lombardi e Toscani; perocchè, -come anche a Provins, vi si fa una fiera che dura due -mesi. Troyes poi è la città natale di Papa Urbano IV, e -di maestro Pietro, prete, storiografo. Poscia mi recai a -Provins, ove soggiornai dal giorno di santa Lucia sino al -giorno della Purificazione. Il giorno della Purificazione -arrivai a Parigi, e vi stetti otto giorni, e vidi molte -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -cose che mi piacquero. Dopo ne partii per fermarmi -nel convento di Sens, perchè i frati Francesi mi tenevano -volentieri in loro compagnia, essendo io giovane, pacifico, -vivace, e facile a lodare i fatti loro. E trovandomi io -nell'infermeria per infreddatura, alcuni frati Francesi -di quel convento corsero festosamente da me con una -lettera in mano e dissero: Ottime notizie da Parma; i -Parmigiani cacciarono l'Imperatore Federico dalla città -di Vittoria, lo costrinsero a precipitosa e vergognosa -fuga, distrussero la sua Vittoria dalle fondamenta, fecero -bottino di tutto il tesoro dell'Imperatore, appresero il -carroccio dei Cremonesi e lo tirarono in Parma; e questa -è una copia della lettera mandata in Lione al Papa dai -Parmigiani. E mi interrogavano a che serviva quel -carroccio. Ed io risposi che i Lombardi chiamano carroccio -quel carro, su cui in tempo di guerra innalzano -lo stendardo; e, se una città perde in battaglia il suo -carroccio, se lo reca ad onta tanto, quanto farebbero i -Francesi e il loro Re, se in battaglia fosse strappato loro -dalle mani l'orifiamma. Questa cosa suscitò nell'animo -loro sorpresa e maraviglia, ed esclamarono: Oh Dio! -quale mirabile parola abbiamo udito! Questa notizia mi -fece star subito meglio di salute. Ed in quel punto ecco -presentarsi frate Giovanni da Magione, reduce dal Re -di Francia, presso il quale l'aveva mandato il Papa in -missione. Ed aveva seco un libro da lui composto intorno -al paese e ai costumi e al carattere dei Tattari; e i -frati lo leggevano in sua presenza avidamente ed egli -spiegava e chiariva quelle cose, che s'incontravano -oscure, difficili ad intendersi e a credersi. Io fui commensale -di frate Giovanni tanto nella casa dei frati -Minori, che altrove più volte nelle abbazie e ne' principali -monasteri. Perocchè egli era spesso invitato a pranzi e -a cene, sia perchè Legato del Papa, sia perchè inviato -al Re di Francia, e perchè reduce dai Tattari, ed anche -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -perchè era dell'Ordine de' Minori e tenuto in riputazione -di sant'uomo. E quando andai a Clugny, dissero a me -i monaci di quel paese: Dio volesse che i Papi avessero -mandato sempre Legati quale era quel frate Giovanni, -che tornò dalla Tattaria. Perocchè di questi Legati ve -me sono, che, se vi riescono, spogliano le Chiese, e portano -via tutto quello che possono. Ma frate Giovanni, quando -passò da qui, non volle accettar nulla, tranne quanto -panno occorreva per fare una tonaca al suo compagno. -E tu che leggi, sappi che quello di Clugny è un nobilissimo -monastero dei monaci neri di S. Benedetto in -Borgogna. In questo chiostro vi sono più Priori, e vi ha -tanto numero di stanze da potervi ospitare il Papa -co' suoi Cardinali e tutta la sua Corte, e contemporaneamente -l'Imperatore colla sua, senza disagio de' monaci; -chè non sarebbe perciò necessario che nessun frate dovesse -lasciare la sua cella, nè sopportare altro disturbo. E nota -che la Regola di S. Benedetto, quanto ai monaci neri, -è meglio osservata nelle provincie d'oltremonte, che in -Italia. Nota inoltre che l'Ordine di S. Benedetto, quanto -ai Monaci neri, ha quattro cospicui monasteri, uno in -Borgogna, a Clugny, uno in Allemagna, a S. Gallo<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>; -un altro in Lombardia nella diocesi di Mantova a S. -Benedetto di Polirone, dove è sepolta la Contessa Metilde -in un arca di marmo; finalmente il quarto, che è capo -di tutti, a Montecassino<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Dal convento di Sens poi, -ove io mi trovava quando la città di Vittoria fu presa -e distrutta dai Parmigiani e l'Imperatore ne fu cacciato -in vergognosa fuga, passai ad Auxerre, ed ivi fermai -mia stanza, perchè il ministro Provinciale di Francia mi -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -aveva addetto specialmente a quel convento. Questa città -poi fu detta in latino <i>Altisiodorum</i>, quasi volesse significare -alta sede degli Dei, o alta stella, perchè molti vi -subirono il martirio. Qui evvi anche il monastero e il -corpo di S. Germano, Vescovo della città, che fu chiarissimo -astro di gloria, ed iride fulgida dipinta sulle nubi, -come ben sanno coloro che hanno letto la sua biografia. -Fu oriondo di Auxerre anche maestro Guglielmo, che -scrisse la <i>Somma</i>, poi compose un'altra <i>Somma</i>, intorno -agli uffici della Chiesa, ed io frequentai casa sua. Questo -maestro Guglielmo, come mi dicevano molti sacerdoti -della diocesi di Auxerre, disputava con molta grazia; e -quando sosteneva dispute a Parigi, nessuno lo superava, -poichè era logico stringentissimo, e dottissimo teologo. -Ma quando voleva predicare, non sapeva quello che si -dicesse; eppure nella sua <i>Somma</i> aveva saputo dare -molti e buoni avviamenti al comporre...... Esempio -dell'abbate Giovachino, che dice di aver ricevuto da Dio -la virtù d'intendere la Bibbia, e la conoscenza delle -cose future. Maestro Guglielmo di Auxerre adunque ebbe -la grazia di disputare, ma non quella di predicare al -popolo. Così ogni uomo ha suo dono da Dio, come p. e. -quel ciabattino, che nel paese de' Saraceni traslocò un -monte, e liberò i cristiani. Ricercalo in quel sermone di -frate Luca, che incomincia: <i>Aspettiamo il Salvatore........</i> -Cosa diversa è l'interpretazione de' sermoni. E nota che -l'interpretazione de' sermoni può essere di due maniere. -L'una è quella degli interpreti o traduttori, che trasportano -i libri da una in altra lingua, de' quali ho detto -quanto basta allorchè scrissi la storia dell'Imperatore -Adriano, essendosene offerta l'occasione, perchè a' tempi -di lui visse Aquila, che fu il primo che facesse traduzioni. -Di che cercane in una cronaca che comincia: <i>Ottaviano -Cesare Augusto:</i> ch'io compilai nel convento di Ferrara -l'anno che Lodovico Re di Francia fu fatto prigioniero -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -oltremare dai Saraceni, cioè nel 1250; cronaca, che io, -spigolando da parecchie memorie scritte, condussi avanti -sino alla dominazione dei Longobardi. Dopo deposi la -penna, e la troncai lì, perchè io era tanto povero che -mi mancava sin la carta o la pergamena. Ed ora volge -l'anno 1284. Non tralasciai però di ritoccare altre cronache, -che, a mio giudicio, mi erano riuscite ben -composte, e procurai di migliorarle risecandone le superfluità, -riducendone a maggiore proprietà la dizione, -appurando i fatti, e levandone le contradizioni. Non -potei però purgare al tutto la dizione, perchè alcune -parole, che si scrivono, sono tanto radicate nell'uso, che -nessuno potrebbe cancellarle dall'animo del popolo, che -così le ha imparate. Delle quali potrei citare molti -esempi. Ma agli zotici ed ignoranti non vale alcun -esempio; perchè <i>chi ammaestra uno stolto fa come chi -volesse rimettere insieme un vaso di terra rotto</i>, Ecclesiastico -XXII. Perocchè <i>chi fa parole con uno che non -ascolta,</i> cioè che non intende, <i>fa come chi vuole svegliare -il dormiente dal suo letargo. Chi collo stolto ragiona -di sapienza, parla con uno che dorme, il quale in fine -del ragionamento dice: Chi è costui?</i> Perciò ad un -cotale, canzonandolo, si potrebbe dire: <i>Erla ke le farina(?)</i> -Ora ritorniamo ad Auxerre. Mi ricorda che, -quando io era nel convento di Cremona, l'anno in cui -Parma mia città nativa si ribellò al deposto Imperatore -Federico, frate Gabriele da Cremona dell'Ordine de' frati -Minori, che era un celebre lettore ed uomo di santissima -vita, disse a me che Auxerre aveva maggiore quantità -di vigne e di vino che Cremona e Parma e Reggio e -Modena insieme. All'udirlo rifuggì l'animo mio dal -prestarvi fede; non mi pareva credibile: Ma quando -poi fui di stanza ad Auxerre, mi persuasi che egli non -aveva esagerato, perchè quella diocesi comprende un -largo territorio, e i colli, i monti e le pianure sono tutti -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -a viti. Essendo che i coloni di quel paese non seminano -grani, non mietono, nè colmano i granai, ma invece -mandano i loro vini a Parigi giù pel vicino fiume<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, -che entra nella Senna, ove li vendono ad alto prezzo, e -ne ricavano quanto loro bisogna pel vitto e pel vestiario. -Ed io tre volte uscendo dalla città ho girato tutta la -Diocesi di Auxerre; una volta con un frate che andava -qua e là predicando, e fregiava della croce quelli che -erano per andare in Terra Santa al seguito del Re di -Francia. Un'altra volta con un altro frate, che predicò -nel Giovedì Santo ai monaci Cistercensi in un magnifico -monastero. E si fece pasqua in casa di una contessa, -che ci servì, cioè fece servire a tutti i commensali, dodici -pietanze; e se il conte suo marito fosse stato a casa, -l'imbandigione sarebbe stata più lauta. Questo frate mi -fece vedere il monastero di Pontigny, ove Papa Alessandro -III, che soggiornava a Sens, mandò con speciale raccomandazione -il beato Tomaso Arcivescovo di Cantorbery, -quando Re Artaldo lo espulse dall'Inghilterra. La terza -volta la visitai con frate Stefano, e vidi e imparai molte -cose degnissime di storia; ma per brevità le tralascio e -mi affretto a dirne altre. E sappi che nella provincia di -Francia, parlo per quel che ha attinenza coi frati Minori, -vi sono otto conventi, in quattro de' quali si beve birra, -negli altri quattro bevono vino. Sappi anche che sono -tre le regioni francesi che abbondano di vino, cioè la -Rochelle, Beaune<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, ed Auxerre. Ad Auxerre però i vini -rossi sono poco pregiati, perchè non sono così buoni -come i vini rossi italiani. Perciò coltivano per lo più le -uve bianche e talora color d'oro, che danno un vino -aromatico, confortante e di squisito sapore, e chi ne beve -diventa allegro e franco; sicchè del vino d'Auxerre si -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -può dire benissimo quel de' Proverbii 21.º ecc. ed è così -forte che, se lo lasci alcun tempo nel fiasco, trasuda. E -sappi finalmente che i Francesi usano dire con un lor -gioco di parole che il vino buono deve avere tre <i>t</i>, e -sette <i>f</i> il buonissimo. Perocchè dicono scherzando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">El vin bon et bel sel dance</p> -<p class="i01">Forte et fer et fin et france</p> -<p class="i01">Froist et fras et fromijant</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Buono e bello è 'l vin che grilla,</p> -<p class="i01">Bello e buon quel che si spilla</p> -<p class="i01">Forte, fin, fresco, frizzante,</p> -<p class="i01">Fiero, fervido, fragrante.</p> -</div></div> - -<p> -E Maestro Morando, che insegnò grammatica a Padova, -fece, a seconda del suo gusto, il panegirico del vino -cantando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vinum dulce gloriosum</p> -<p class="i01">Pingue facit et carnosum</p> -<p class="i03"> Atque pectas aperit.</p> -<p class="i01">Et maturum gustu plenum</p> -<p class="i01">Valde nobis est amoenum</p> -<p class="i03"> Quia sensus acuit.</p> -<p class="i01">Vinum forte vinum purum</p> -<p class="i01">Reddit hominem securum</p> -<p class="i03"> Et depellit frigora.</p> -<p class="i01">Sed acerbum linguas mordet,</p> -<p class="i01">Intestina cuncta sordet,</p> -<p class="i03"> Corrumpendo corpora.</p> -<p class="i01">Vinum vero quod est glaucum</p> -<p class="i01">Potatorem facit raucum</p> -<p class="i03"> Et frequenter mingere.</p> -<p class="i01">Vinum vero turbolentum</p> -<p class="i01">Solet dare corpus lentum</p> -<p class="i03"> Et colorem tingere.</p> -<p class="i01">Vinum rubeum subtile</p> -<p class="i01">Non est reputandum vile</p> -<p class="i03"> Nam colorem generat.</p> -<p class="i01">Auro simile citrinum</p> -<p class="i01">Valde fovet intestinum</p> -<p class="i03"> Et languores suffocat.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Il vin dolce, onor del mondo,</p> -<p class="i01">Mi fa tondo, rubicondo,</p> -<p class="i03"> E cuor contento.</p> -<p class="i01">Quel severo a gusto piano</p> -<p class="i01">Fa sereno, rende ameno,</p> -<p class="i03"> E dà talento.</p> -<p class="i01">Un vin forte, un vino puro</p> -<p class="i01">Fa sicuro, imperituro,</p> -<p class="i03"> E 'l sen m'avvampa.</p> -<p class="i01">Ne corrode quell'agresto,</p> -<p class="i01">N'è molesto, greve, infesto,</p> -<p class="i03"> E non si campa.</p> -<p class="i01">Chi 'l vin beve verde mare</p> -<p class="i01">A me pare gracidare,</p> -<p class="i03"> E piscia ognora.</p> -<p class="i01">Quel pisciancio turbolento</p> -<p class="i01">Rende lento, sonnolento</p> -<p class="i03"> E ne scolora.</p> -<p class="i01">Il rubino non è vile,</p> -<p class="i01">È sottile, è gentile</p> -<p class="i03"> E fa bel sangue.</p> -<p class="i01">Quello poi ch'al sol s'indora</p> -<p class="i01">Fiero incuora, fier ristora</p> -<p class="i03"> L'uomo che langue.</p> -</div></div> - -<p> -I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da -meravigliare, perchè il vino <i>rallegra Dio e gli uomini</i>, -è detto nel 21º dei Giudici........ Senza punto esagerare i -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -Francesi e gli Inglesi vanno pazzi per vuotar calici. -Quindi è che i Francesi patiscono flussione d'occhi, e il -troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi, cisposi -e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la -mente dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno -da un sacerdote, che abbia detto messa, e lo pregano di -far cadere sui loro occhi stille di quell'acqua, che gli -ha servito per il <i>lavabo</i>. Ai quali diceva a Provins frate -Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso -più volte: <i>Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe -in les vin, non in les ocli: Andate che Dio vi mandi -alla malora; mettete acqua nel vino, non negli occhi.</i> -Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia, e -ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa, -e la ingolla tutta, poi dice: <i>Ge bui; a vu.</i> Che è come -dire; Berrete anche voi quanto berrò io; e se n'ha molto -per male se l'altro fa diversamente da quello ch'egli -insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma così -operando si contravviene a quello che dice la Sacra -Scrittura nel libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo -agli Inglesi se nuotano nel buon vino, quando possono, -perchè a casa loro di vino ne hanno poco. Sono -meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per -iscusa non tengasi la sentenza: <i>È difficile abbandonare -le cose a cui siamo avvezzi.</i> Nota che in una poesia si -legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Det vobis piscem Normandia terra marinum;</p> -<p class="i01">Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum;</p> -<p class="i01">Silva feras, aer volucres, armenta butirum;</p> -<p class="i01">Hortus delitias, nemus umbra, stagna papyrum.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Tutto per voi feconda e vi matura</p> -<p class="i01">Il chimico fornel della natura.</p> -<p class="i01">Il mar di Normandia vi pesca il pesce;</p> -<p class="i01">L'Inghilterra per voi le spiche cresce;</p> -<p class="i01">Pingue la Scozia il latte a voi distilla;</p> -<p class="i01">Ricca la Francia a fiumi il vin vi spilla;</p> -<p class="i01">Moltiplica la preda a' vostri strali</p> -<p class="i01">Quanto la selva ormeggia o va sull'ali;</p> -<p class="i01">L'orto frutta vi fa, l'ovil butiro,</p> -<p class="i01">Lo stagno e 'l bosco danno ombra e papiro.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -..... E qui è da notare che in certi mesi la parte del -giorno illuminata dal sole è più lunga in Francia che -in Italia, come sarebbe nel mese di maggio; e nell'inverno -è più breve, e n'ho fatto io l'esperienza in persona. Ritorniamo -ora sulla nostra via, e continuiamo a parlare -del Re di Francia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1248">a. 1248</h2> - -<p> -L'anno dunque 1248, poco dopo la Pentecoste, da Auxerre -passai al convento di Sens, perchè quivi si doveva -adunare il capitolo provinciale a discutere gli interessi -dell'Amministrazione della provincia di Francia, e -stava anche per arrivare Lodovico Re de' Francesi. Adunatosi -pertanto il capitolo, il ministro della provincia di -Francia coi definitori si avvicinò al cospetto di frate -Giovanni da Parma ministro Generale, che era in quel -convento; e disse: Padre, noi abbiamo esaminati ed approvati -quaranta frati venuti al capitolo per ottenere la -facoltà di predicare, e l'abbiamo loro conferita, e li -abbiamo rinviati ai loro conventi, perchè questo nostro, -ove si tiene il capitolo, non risenta disagio da troppa -agglomerazione di frati. E il ministro Generale rispose -loro che avevano operato male, senza conoscere la Regola, -che prescrive non potersi conferire la facoltà di -predicare dai ministri provinciali quand'è presente il -ministro Generale. «E aggiunse: L'esame fatto l'approvo; -ma comando che siano richiamati, e ricevano da me la -chiesta facoltà a norma della nostra Regola. Così fu -fatto» e si fermarono poi a Sens finchè fu terminato il -capitolo. Partito il Re di Francia da Parigi per onorare -il capitolo di sua presenza, quando si seppe che era poco -lunge dal convento, uscirono tutti i frati Minori ad incontrarlo, -e fare a lui onorifico ricevimento. E frate Rigaldo -dell'Ordine de' Minori, maestro cattedrato a Parigi, -e Arcivescovo di Rouen, vestito pontificalmente uscì dal -convento, ed in fretta andava incontro al Re interrogando -ad alta voce: Ov'è il Re? Ov'è il Re? Ed io gli tenea -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -dietro, perchè solo e smarrito errava colla mitra in capo -e il pastorale in mano. Aveva egli perduto tempo nell'appararsi, -sicchè gli altri frati erano già usciti e stavano -allineati a destra e a sinistra sui ciglioni della -strada colle spalle volte alla città, volendo vedere il primo -spuntare del corteggio reale. Ed io vidi spettacolo che -mi fece vivissimamente meravigliare, e meco stesso andava -ragionando: Ho pur letto non una, nè due volte -sole, che i Galli Senoni furono un popolo nobile e potente, -e che, capitanati da Re Brenno, entrarono di forza -in Roma; ma veramente ora le loro donne, per la più -parte, somigliano a tante fantesche. E sì che se il Re -di Francia passasse per Pisa e per Bologna tutto il fiore -delle nostre matrone gli correrebbe incontro. Ma in quel -punto mi tornò a mente d'aver udito dire d'un uso dei -Francesi, e lo riconobbi vero. Ed è che in Francia i -cavalieri e le loro nobili dame abitano le castella delle loro -ville; in città soggiorna soltanto la borghesia. Il Re poi era -mingherlino, gracile, macilente, e di statura in proporzione -troppo alta, di volto angelico e raggiante di grazia. -E veniva alla chiesa de' frati Minori non in pompa reale, -non a cavallo, ma a piedi, ed in abito da pellegrino, col -bordone e la bisaccia al collo, che dava decoro agli omeri -reali; e colla stessa umiltà e conforme vestiario lo seguivano -i suoi tre fratelli germani: primo de' quali era -Roberto, e l'ultimo si chiamava Carlo, che fece poi -meravigliose prodezze degnissime di storia. Il Re non si -prendeva cura del corteo de' nobili, ma piuttosto delle -orazioni e de' voti de' poveri; ed era di fatto più monaco -nelle divozioni, che soldato nell'armi. Entrato pertanto nella -chiesa de' frati, e fatta una devotissima genuflessione, -pregò davanti all'altare. E mentre usciva di chiesa, -giunto sulla soglia della porta, io mi gli trovai vicino. -Quand'ecco gli fu offerto, e, per mezzo del tesoriere della -chiesa di Sens, presentato un grosso luccio ancor vivo -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -in acqua, dentro una conca d'abete, che i Toscani chiamano -bigoncio, e che serve loro per bagni e per lavacro ai -fanciulli, che sono ancora in culla. Per vero in Francia -il luccio è un pesce, che si paga caro e si giudica squisito. -Il Re ringraziò il donatore e il presentatore del dono; -poi disse ad alta voce, da tutti intesa, che nessuno entrerebbe -nell'aula capitolare, tranne i cavalieri e i frati, ai -quali voleva parlare nell'adunanza. Radunato il capitolo, -il Re cominciò a fare la sua confessione, a raccomandare -a Dio sè stesso, i suoi fratelli, la Regina sua madre, tutto -il suo seguito, e inginocchiatosi divotissimamente invocò -le orazioni ed i suffragi de' frati. E alcuni frati francesi -che mi stavano a fianco, ammirando tanta pietà e divozione, -piangevano dirottamente di consolazione. Dopo il Re, -sorse a parlare il Cardinale della Corte romana, Oddone, -che era stato una volta gran Cancelliere di Parigi, e -voleva andare col Re in Terra Santa, e in poche parole -si sbrigò. Terzo a parlare s'alzò frate Giovanni da Parma, -ministro Generale, a cui per ufficio toccava rispondere, -e disse: L'ecclesiastico 32º dice: <i>Parla tu con eletto -discorso, tu che in grado avanzi gli altri, poichè a te -spetta la prima parola.</i> Il Re, padre e benefattore, che -si degnò di parlare affabilmente ad un'adunanza di poveri, -venne in mezzo a noi umile e benigno. E come ben -conveniva parlò primo tra noi; nè ci domandò oro, nè -argento, di cui, la Dio mercè, il suo tesoro abbonda; ma -desidera vivamente le nostre orazioni ed i nostri suffragi -per uno scopo che è lodevolissimo. Di fatto il Re nostro -imprese questo pellegrinaggio e questa crociata a gloria -di nostro Signor Gesù Cristo, a soccorso di Terra Santa, -a sterminio de' nemici della fede e della croce di Cristo, -ad onore di tutta la Chiesa Cattolica e di tutto il Cristianesimo, -a salute dell'anima sua e di tutti coloro che seco lui -vanno oltremare. Laonde, sia perchè fu il nostro principale -benefattore e sostenitore non solo a Parigi, ma eziandio -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -in tutto il suo regno; sia perchè volle degnarsi di venire -tra noi tanto umilmente e con tanto nobile corteo, e -chiede a noi di pregare per un santo fine, è doveroso e -conveniente che noi ricambiamo a lui, almeno per quanto -possiamo, i segnalati benefici, e l'alto onore che abbiamo -ricevuto. E siccome i frati Francesi sono lieti e prontissimi -di fare tutto il possibile a questo scopo, anzi sono d'animo -disposti a più di quello ch'io sapessi decretare, perciò -non impongo loro comandamenti di sorta. Avendo però -io incominciato a visitare tutti i conventi dell'Ordine, -mi sono proposto nell'animo di prescrivere a ciascun -sacerdote di celebrare quattro messe pel Re e pel suo -corteggio: Una dello Spirito Santo; un'altra della Croce; -la terza della beata Vergine; la quarta della Trinità. E -se fatalmente accadesse che il Figlio di Dio lo richiamasse -al seno del Padre eterno, altri più fervidi suffragi -aggiungeranno i frati. E se per parte mia non ho abbastanza -soddisfatto al desiderio del re, il Re comandi; -chè tra noi non manca chi obbedisca; può solo mancare -chi comandi. Udite il Re queste parole, ringraziò il -ministro Generale, ed accolse con tanto gradimento quelle -disposizioni che le volle scritte in una lettera autografa -del Generale stesso e autenticate col suo sigillo. Così fu -fatto. E le spese di quel dì le fece il Re e pranzò coi -frati in refettorio. Al pranzo intervennero i tre fratelli, -del Re, il Cardinale della Corte romana, il ministro -Generale dell'Ordine de' Minori, frate Rigaldo Arcivescovo -di Rouen, il ministro Provinciale di Francia, i -Custodi, i Definitori, i frati di fiducia, tutti quelli che -erano ammessi al capitolo, e i frati nostri ospiti, che -chiamiamo forestieri. Riconoscendo pertanto il ministro -Generale la nobiltà e dignità del reale corteggio, cioè -tre Conti, il Cardinale Legato della Chiesa romana e -Arcivescovo di Rouen, non volle arrogarsi gli onori di -preminenza dovuti alla sua dignità, quantunque il Re -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -lo invitasse a sedergli a fianco; ma volle piuttosto dimostrare -col fatto quella cortesia e quella umiltà, che il -Signore predicò colla parola e coll'esempio; e prese -posto alla mensa de' poveri, la quale dalla sua presenza -acquistò splendore, e tutti ne restarono edificati, e ne -ebbero buon insegnamento. E in quel dì il Re fece quel -che insegna la Sacra scrittura, Ecclesiastico IV; <i>Renditi -affabile nella conversazione de' poveri.</i> La prima imbandigione -servita in quel dì a mensa furono le ciliegie; -poi pane bianchissimo, e vino abbondante e di qualità -veramente degna della magnificenza reale. E, secondo -l'usanza de' Francesi, eranvi molti che invitavano, in -modo da costringere a bere, anche chi non voleva. Poi si -portarono innanzi le fave fresche cotte nel latte, pesci, -granchi, pasticci d'anguille, riso con latte di mandorle -e polvere di cinamomo, anguille rosolate con squisitissima -salsa, torte giuncate e frutta in abbondanza e bellissima. -Ed ogni cosa fu servita con molto garbo, e molta compitezza. -Il dì successivo poi il Re intraprese il suo viaggio; -ed io, chiuso il capitolo, lo seguii, poichè io aveva ricevuta -dal ministro Generale l'obbedienza di andare a -dimorare nella Provenza. E mi riescì agevole trovarmi -dove era il Re, perchè spesso egli deviava dalla strada diretta -per andare ai romitaggi dei frati Minori e di altri -religiosi, di quà di là vagando a destra a sinistra, per -raccomandarsi alle loro orazioni. E così andò facendo -sinchè giunto al mare s'imbarcò per Terra Santa. E -facendo io una visita ai frati di Auxerre al cui convento -io aveva appartenuto, un dì mi recai a Vezellay<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>, -nobile castello della Borgogna, ove in quei tempi si credeva -che vi fosse il corpo della Maddalena. L'indomani era domenica. -E la mattina per tempissimo il Re si recò al convento -de' frati per raccomandarsi alle loro preghiere, ed aveva -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -lasciato il suo corteo nel castello, che era vicino al convento. -Condusse seco soltanto i suoi tre fratelli ed alcuni -staffieri a custodire i cavalli; e fatta una reverente genuflessione -davanti all'altare, i frati teneano gli occhi -volti agli scanni su' quali sedere; ma il Re sedette in -terra e nella polvere, come ho visto io co' miei occhi, -perocchè quella chiesa non aveva un piano lastricato. E -ne chiamò presso di sè dicendo: Avvicinatevi a me, frati -miei carissimi, e ascoltate le mie parole. Allora facemmo -corona intorno a lui, e come lui sedemmo in terra, e fecero -altrettanto i suoi tre fratelli germani. E si raccomandò -ai frati, invocò le loro orazioni e li pregò de' loro -suffragi. All'uscire di chiesa gli fu detto che suo fratello -Carlo pregava ancora con fervore, e il Re se ne compiacque, -e, per aspettarlo, non montò a cavallo; e gli altri -due fratelli in sua compagnia parimente aspettavano -fuori della porta della chiesa col Re. Carlo era il fratello -minore, Conte di Provenza, marito d'una sorella della -Regina; e faceva molte genuflessioni davanti ad un altare -che era su un fianco della chiesa vicino alla porta. Ed -io mi trovava in un punto da poter osservare tanto Carlo -che pregava fervidamente, quanto il Re che fuori aspettava -pazientemente; e ne rimasi molto edificato. Dopo -continuò il Re la sua via, e dato sesto alle sue cose, si -affrettò al naviglio, che era pronto. Io poi andai a Lione, -ove trovai ancora Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. -In seguito discesi sino ad Arles, distante cinque miglia -dal mare, ed era la festa del beato Pietro Apostolo. In -que' giorni arrivò a quel convento anche frate Raimondo -ministro della Provenza, che poi fu fatto Vescovo, e mi -ricevette onorificamente, ed era con lui il lettore di Mompellier. -Di lì passai per mare a Marsiglia, e da Marsiglia -andai a Jeres<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> per fare visita a frate Ugo da Digne<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -o da Bariols<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, cui i Lombardi chiamano frate Ugo da -Mompellier. Egli era uno de' più illustri chierici del -mondo, predicatore affascinante, gradito dal clero e dal -popolo, forte a disputare e pronto a discutere di ogni -cosa. Tutti gli avversarii inviluppava, e, stringendo gli -argomenti, conchiudeva in proprio senso; aveva parola -facondissima, e voce sonante come di tromba, o di tuono, -o di gonfio torrente in cascata: non mai indietreggiava, -non mai s'intricava, era sempre pronto a rispondere a -tutto. Erano come il sole fiammeggianti le sue parole, -se parlava della corte celeste e della gloria del paradiso, -erano terribili, se discorreva delle pene infernali. Nativo -della Provenza, aveva statura mediocre, e tinta bruna, -ma non era brutto. Era uomo acceso in sommo grado -delle cose spirituali, sicchè ti pareva di vedere e di ascoltare -un altro Paolo, un secondo Eliseo; ed ognuno -sentivasi il tremito quando predicava. Ed ecco le parole -che ardiva pronunciare al cospetto del Papa o de' Cardinali -in concistoro, nè solo a Lione, ma anche molto -prima quando la Corte pontificia era a Roma: «..... -Papa Innocenzo IV, vi ha dato il cappello rosso affinchè, -come ragion vuole, abbiate una distinzione tra gli altri -cappellani. Ma in passato non eravate chiamati Cardinali, -sibbene diaconi della Corte romana, e i preti si ritenevano -vostri pari, e vostri predecessori..... Frate Ugo -era solito dire che aveva quattro amici, ch'egli amava -sopra tutti gli altri; primo de' quali era frate Giovanni -da Parma ministro Generale (ed era naturale, perchè -furono ambedue illustri chierici, cultori dello spirito, e -caldissimi Gioachimiti); e per l'amicizia di frate Giovanni -da Parma, e poi, perchè s'accorse ch'io aveva -fede nella dottrina di Gioachimo Abbate dell'Ordine che -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -è a Flora,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> ebbe anche per me molta deferenza ed -intrinsichezza. Il secondo amico era l'Arcivescovo di -Vienna<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>, uomo santo, letterato, onesto, che amava assai -l'Ordine del beato Francesco. Perciò in servigio dei frati -Minori fece costruire un ponte di pietra sul Rodano, -perchè aveva dato nella sua diocesi un convento da abitare -ai frati, che stavano al di là del fiume. E trovandomi -io una volta a Vienna, venne da Lione, per confessare -e predicare, frate Guglielmo dell'Ordine dei -Predicatori, autore della <i>Somma dei vizii e delle virtù;</i> -ed ospitò presso i frati Minori, perchè i Predicatori in -quella città non avevano convento. E piacque al Guardiano -ch'io gli fossi compagno, e ci trattammo con reciproca -famigliarità, perchè era uomo umile e cortese, -sebbene di piccola statura<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. Io gli domandai com'era -che i frati Predicatori non avessero convento a Vienna; -ed egli rispose che, piuttosto che due o tre conventi, -amavano averne uno solo, ma buono, a Lione. E pregato -da me di predicare ai frati nell'imminente giorno della -Annunciazione della beata Vergine, perchè io desiderava -vivamente di udirlo, avendo egli oltre la <i>Somma</i> scritto -anche un trattato <i>De' Sermoni</i>, rispose che volentieri, -purchè lo invitasse il Guardiano. E lo invitò, e fece una -bellissima orazione intorno all'Annunziazione della beata -Vergine, il cui tema, od esordio era: <i>Missus est Angelus: -È stato inviato un Angelo.</i> Un altro giorno, mentre -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -io soggiornava ancora a Vienna, giunse frate Guglielmo -Britto dell'Ordine de' Minori, autore del libro <i>Della -memoria</i>, e per piccolezza di statura si assomigliava -all'altro Guglielmo, di cui ho fatto menzione più su, -ma non in quanto al carattere, che pareva più impaziente -e impastato di furia, come di solito i piccoli. D'onde -quel detto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vix humilis parvus. Vix longus cum ratione.</p> -<p class="i01">Vix reperitur homo ruffus sine proditione.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">L'uom piccino di statura</p> -<p class="i03"> È superbo di natura.</p> -<p class="i01">L'uomo lungo di persona</p> -<p class="i03"> Egli è raro se ragiona.</p> -<p class="i01">Chi di rosso ha tinto il pelo</p> -<p class="i03"> Tradirà la terra e il cielo.</p> -</div></div> - -<p> -Nel convento di Lione io l'ho udito aver la prontezza -di fare il correttore a tavola in presenza di frate Giovanni -ministro Generale e di Papa Innocenzo IV; e allora -non aveva ancora composto quel suo libro, che da lui -s'intitola. Il terzo amico poi che diceva d'avere frate -Ugo era Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, uno dei -più eminenti chierici del mondo. Questi, dopo che li aveva -già volgarizzati Borgondione giudice Pisano, tradusse di -nuovo il Damasceno ed i testamenti dei dodici patriarchi, -e molte altre opere. Il quarto amico di Ugo era frate -Adamo da Marisco<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> dell'Ordine dei Minori, uno dei -più illustri chierici del mondo. Fu chiarissimo in Inghilterra -e scrisse di molte cose, come quello di Lincoln.<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> -Ambedue Inglesi, e, compagni in vita, furono ambedue -sepolti nella chiesa episcopale. Terzo compagno di questi -due fu maestro Alessandro dell'Ordine de' frati Minori -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -Inglese, e maestro con cattedra a Parigi, che compose -molte opere, e, come dicevano quelli che lo conoscevano -a fondo, non ebbe al suo tempo uno pari a lui sulla -terra. Io ricordo che, quando io era ancor giovane ed -abitava nel convento di Siena in Toscana, frate Ugo che -era di ritorno dalla Corte romana, parlò mirabilmente -intorno alla gloria del paradiso e al disprezzo del mondo -al cospetto de' frati Minori e Predicatori, che erano accorsi -ad ascoltarlo; e di qualunque cosa fosse interrogato, -subito, senza por tempo in mezzo, aveva in pronto la -risposta. E chi l'udiva si meravigliava di tanta sapienza -e prontezza. Trovandosi egli a Pistoja nel tempo in cui -era imminente la convocazione di un concilio a Lucca -nel giorno delle Ceneri, nè avendo i frati di Lucca chi -predicasse, ricorsero a frate Ugo pregandolo di favorirli -in quella ricorrenza. Egli lo promise e attenne. Arrivò -pertanto a Lucca per la via di Pescia appunto in quel -momento, in cui doveva egli andare alla chiesa episcopale. -E tutta radunanza gli andò incontro per accompagnarlo, -per fargli onore, e per desiderio di ascoltarlo. -Ma vedendo que' frati fuori di porta, meravigliato disse: -Ah! Dio dove vanno costoro? E dettogli che i frati gli -facevano quel ricevimento per onorarlo, e perchè desideravano -di udirlo, rispose: Non pretendo tanto onore, -perchè non sono Papa; se poi vogliono udirmi, vengano -quando io sarò alla chiesa. Ora io anderò avanti con un -compagno solo, chè non voglio trovarmi in mezzo a tanta -caterva di gente. E, quando giunse alla chiesa, li trovò -tutti raccolti e pronti ad udirlo. Sermocinò adunque frate -Ugo, e disse tante mirabili cose e tanto mirabilmente -ad edificazione e consolazione del clero, che tutti rimasero -stupefatti della sua graziosa e calda orazione. Ed i -chierici della diocesi di Lucca sino a molti anni dopo -hanno sempre ripetuto di non aver mai udito uomo parlare -tanto eloquentemente. Perocchè altri oratori avevano -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -declamato il loro sermone come un salmo che avessero -imparato a memoria. E per lungo tempo suonarono le -lodi di frate Ugo e della sua predica, e, in grazia di lui, -crebbe la buona opinione e la reverenza per tutto l'ordine -de' Minori. Io l'ho udito predicare un'altra volta -al popolo nella Provenza, vicino al Rodano, a Tarascon<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>, -e a quella predicazione vi fu immenso concorso di -nomini e donne di Tarascon e di Beaucaire<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, che sono -due bellissimi castelli l'uno di fronte all'altro sulle due -opposte rive del Rodano. In ciascuno de' due castelli vi -è un convento di frati Minori. A quella predicazione vi -ebbe anche numerosa affluenza d'uomini e donne sin di -Avignone e di Arles. E parlò loro, come ho udito io coi miei -orecchi, non vuote ciancie, ma parole piene di utili insegnamenti, -che, per la dolcezza dell'animo e il calore e la forza -del convincimento che le inspirava, scendevano a toccare -il cuore. Egli era stimato come un profeta........ Sarebbe -ridicolo assai ch'io non volessi credere che altri non sia -Vescovo, o Papa, perchè nol sono io... Vi era anche alla -Corte del Conte di Provenza un maestro Rainero da Pisa, -che si spacciava per filosofo universale, e confondeva per -modo i notai, i medici, e i giudici della Corte che nessuno -poteva ivi più salvare la propria riputazione. Esposta -dunque a frate Ugo la loro inquietudine, lo pregarono -di andare in loro soccorso, e difenderli da quel -molesto avversario. Ai quali frate Ugo rispose: Fissate -col Conte un giorno per una disputa in palazzo, e insieme -col Conte vi si trovino cavalieri, cittadini cospicui, -giudici, notai e fisici; e disputate secolui, e il Conte -mandi in cerca di me; e mostrerò e proverò a quel -maestro ch'egli è un asino, e che il cielo è una padella. -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -Tutto fu pronto; e lo inviluppò così, e così gli chiuse -la bocca, che si vergognò di essere nella Corte del Conte, -e, senza salutare alcuno, scappò via, nè osò più mai ivi -dimorare, non che presentarsi. Perocchè null'altro era che -un acuto sofista, e credeva di intricare tutti co' suoi sofismi. -Liberò pertanto frate Ugo da un soverchiatore -quei meschini che non avevano alcun aiuto, e perciò -baciavano mani e piedi al loro liberatore. E qui conviene -si noti che questo Conte di Provenza è chiamato -Raimondo di Berengario; ed era bell'uomo, benevolo ai -frati Minori, e padre della Regina d'Inghilterra e della -Regina di Francia, ed una terza sua figlia era moglie del -fratello del Re d'Inghilterra, ed una quarta era moglie di -Carlo fratello del Re di Francia, dalla quale ricevette la -Contea di Provenza. Nella Provenza poi vi è un castello -molto popolato tra Marsiglia e Ventimiglia, ossia -Nizza a mare, lungo la strada che mena a Genova, dove -si trovano aie per fare il sale, e quindi prende nome da -queste aie. Ivi abita gran numero d'uomini e di donne -che fanno penitenza nelle loro case in abito secolare, -e sono devoti assai ai frati Minori, e ascoltano volentieri -le loro prediche. I frati Predicatori, ivi non -hanno convento, perchè si dilettano e vogliono la consolazione -di stare soltanto in monasteri grandiosi, e non -ne' piccoli. In questo castello il più del tempo abitava -frate Ugo. Ivi erano molti notai e giudici, e medici e -letterati che ne' giorni di solennità avevano loro comvegno -alla cella di frate Ugo per udirlo parlare della -dottrina dell'Abbate Gioachimo, ed insegnare e spiegare -i misteri della Sacra Scrittura, e predire il futuro. Perocchè -era un tenacissimo Gioachimita, e possedeva tutti -i libri dell'Abbate Gioachimo. Ed anch'io una volta vi -intervenni per udire come frate Ugo esponeva quella -dottrina, di cui anche prima, quando io era a Pisa, aveva -udito già un'altra esposizione fatta da un Abbate dell'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -di Flora, che era un vecchietto e santo uomo, il quale -per timore che l'Imperatore desse alle fiamme il convento -ov'egli abitava, che era tra Lucca e Pisa, sulla strada -che va a Luni<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, aveva collocato, come in luogo sicuro -nel convento di Pisa, tutti i libri pubblicati da Gioachimo, -e che egli possedeva. Poichè egli credeva che in Federico -a quel tempo si dovessero adempire tutti i misteri, -perchè era in discordia vivissima colla Chiesa. Anche -frate Rodolfo di Sassonia, lettore a Pisa, che era un -logico stringente, un insigne teologo ed un impareggiabile -disputatore, smesso lo studio della teologia per meditare -su que' libri dell'Abbate Gioachimo, che erano depositati -nel nostro convento, divenne passionatissimo Gioachimita. -Ed anche quando il Re di Francia era sulle mosse per -andare in Terra Santa, ed io mi trovava nel convento di -Provins<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>, erano ivi due frati, che professavano tutte -le dottrine di Gioachimo, e che con ogni loro potere -tentavano di farmele abbracciare. Uno era di Parma e -si chiamava frate Bartolomeo Guiscolo; uomo cortese, -dedito onninamente alle cose dello spirito, oratore eminente, -Gioachimita, e di parte imperiale. Fu una volta -guardiano del convento di Capua. In ogni sua cosa era -spigliatissimo; e morì in un capitolo generale convocato -a Roma. Da secolare insegnò grammatica; frate, scrisse, -miniò, insegnò e fece tante altre cose. In vita sua fece -prodigi, ed in morte operò miracoli ancor maggiori. -E di vero quando l'anima sua si sciolse dal corpo, i frati -che erano presenti, videro meraviglie da restarne stupefatti. -L'altro era Gherardino da Borgo S. Donnino<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>, -che fu allevato in Sicilia, e insegnava grammatica; giovane -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -morigerato, onesto e buono, eccessivo soltanto nella -tenacità con cui seguiva irremovibilmente le opinioni e -gli insegnamenti di Gioachimo. Questi due mi sollecitavano -ad aver fede nelle scritture dell'Abbate Gioachimo, e -a studiarle, e ne possedevano l'esposizione su Geremia -ed altre opere. E stando appunto allora il Re di Francia -in fare i preparativi per andar oltremare con un esercito di -crociati, eglino lo motteggiavano e lo deridevano dicendo -che la impresa gli sarebbe andata male, come poi dimostrò -l'evento; e mi facevano vedere così star scritto nell'esposizione -di Gioachimo sopra Geremia, e perciò doversi -aspettare che s'adempisse. E, leggendosi per tutta la -Francia nella messa conventuale d'ogni dì il salmo: <i>Oh! -Dio le nazioni sono entrate nella tua eredità</i> ecc. eglino -parimente mettevano questa sentenza in beffa, e dicevano: -È necessità che si effettui ciò che dice la Scrittura, che -ha ne' Treni 3º: <i>Tu hai distesa una nuvola attorno a -te perchè l'orazione non passasse</i>; perocchè il Re di -Francia sarà fatto prigioniero, e i Francesi saranno -disfatti, e molti periranno di pestilenza. E perciò questi -due vennero in odio ai frati Francesi, i quali rispondevano -che queste cose si erano verificate nelle crociate precedenti. -Eravi anche contemporaneamente a noi nel convento -di Provins frate Maurizio lettore, bell'uomo, nobile e -letterato distinto, che da scolare aveva fatto studi a Parigi, -e da frate aveva fatto un corso di studi di otto anni. -Costui era del territorio di Provins, essendochè in Francia -i nobili dimorano nelle loro ville e castella, e i borghesi -nelle città. Provins poi è nobile castello della Sciampagna -distante da Parigi venticinque leghe. Questo frate -Maurizio adunque, che da poco era diventato mio amico, -m'andava dicendo: Frate Salimbene, non aggiustar fede -a questi Gioachimiti, perchè essi turbano la coscienza -dei loro confratelli colle loro dottrine; piuttosto aiutami -a scrivere, ch'io voglio provarmi a fare un buon libro -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -di precetti che sia utile a predicare. Allora i Gioachimiti -si separarono spontaneamente; ed io andai ad Auxerre<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>; -frate Gherardino al convento di Sens<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; frate -Ghirardino fu mandato a Parigi a studiare per missione -della provincia di Sicilia, alla quale era stato destinato. -A Parigi dunque studiò quattr'anni, e commise una -follia, componendo un libello, divulgandolo e distribuendolo -ai frati più ignoranti. Di questo libello parlerò di -nuovo, quando scriverò di Papa Alessandro 4º, che lo -proibì. E siccome per quel libello furono mossi rimproveri -all'Ordine sì a Parigi che altrove, il prenominato -Bartolomeo, che ne era l'autore, fu sospeso dall'ufficio -di lettore, di predicatore, di confessore e da ogni altra -incombenza che poteva legittimamente esercitare nell'Ordine. -E perchè non volle venire a rescipiscenza e -riconoscere la sua colpa, ma perdurò ostinato e procace -nella sua pertinacia e contumacia, i frati Minori lo misero -in prigione ai ceppi, e lo sostentavano del pane -della tribolazione e dell'acqua dell'angustia. Quel miserabile -neppur per questo volle rimuoversi dal proposito -della sua ostinazione, e morì piuttosto in carcere, e fu -privato dalla sepoltura ecclesiastica, sotterrato in un -angolo dell'Orto. Sappiano dunque tutti che nell'Ordine -de' frati Minori si applica il rigore della legge contro i -trasgressori della Regola; nè si deve imputare a tutto -l'Ordine la stoltizia di uno solo. L'anno poi 1248 trovandomi -a Ieres<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> con frate Ugo, ed accortosi egli ch'io -lo interrogava con viva passione intorno alle dottrine -dell'Abbate Gioachimo, e che avidamente io ne udiva -parlare, e ne aveva piacere, un dì mi disse: Ne sei tu -infatuato di queste dottrine, come altri che ne sono -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -seguaci? E in realtà da molti sono stimate follie. Perocchè -quantunque l'Abbate Gioachimo fosse un sant'uomo, -tuttavia ha tre cose, nelle quali bisogna contrastargli. -Primo fu la proibizione del suo opuscolo, che pubblicò -contro il maestro Pietro Lombardo, nel quale lo chiamò -eretico e pazzo, come ho scritto in altra cronaca. All'Abbate -Gioachimo pareva che Pietro Lombardo ammettesse -la quaternità nella Trinità, dove dice: <i>Poichè è un tutt'insieme -il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e -quell'insieme non è nè generante, nè generato, nè procedente.</i> -Onde l'Abbate Gioachimo deduce che Pietro -Lombardo trovava in Dio non solo una Trinità, ma una -quaternità, cioè tre persone distinte, e di più quella -essenza di tutte tre le persone unite, che quasi ne formavano -una quarta. Ma di questa quistione ne ho parlato -in un'altra cronaca più breve, come sta ne' Decretali, -nella quale notai anche otto punti, ne' quali il maestro Pietro -Lombardo nelle sue sentenze è caduto in errore. Guarda -nella cronaca «<i>Delle similitudini e degli esempi, dei simboli -e delle figure, e dei misteri del vecchio e del nuovo -testamento.</i>» Seconda cosa per cui non si doveva aggiustar -fede all'Abbate Gioachimo, fu la predizione delle tribolazioni -future.... La quale fu cagione che i Giudici uccidessero i -profeti. Perocchè gli uomini carnali non ascoltano volontieri -chi parla delle tribolazioni future. Ed è perciò che l'Abbate -Gioachimo quando tenne parola delle tribolazioni, -soggiunse: «Queste cose non le credono coloro a cui -l'ambizione ha ottuso il cuore; non vogliono che perisca -il regno del mondo quelli a cui rifugge l'animo dal -sopportare il giogo, che conduce al regno del cielo; nè -che finisca l'impero degli Egiziani, coloro che non si -affrattellano cogli abitatori di Gerusalemme.» Terza -cagione, per cui non si possono condividere tutte le -opinioni dell'Abbate Gioachimo, furono i suoi seguaci, -i quali vollero anticipare i termini da lui indicati. E di -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -loro disse: Ho timore che mi accada quello per cui il -Patriarca Giacobbe si lamentava de' suoi figli, dicendo -Genesi 34º ecc. Nè l'Abbate Gioachimo fissò alcun termine -certo, quantunque a taluno paia che sì; ma accennò -soltanto più termini, dicendo: «Iddio può mostrare -ancora più chiaramente i suoi misteri; e lo vedranno -coloro che sopravviveranno a noi.» Quando poi vidi che -nella cella di frate Ugo si univano giudici e notai, fisici -e letterati per udirlo esporre le dottrine dell'Abbate -Gioachimo, mi ricorse alla memoria il fatto di Eliseo, -di cui si legge nel libro dei Re 6.º <i>Eliseo sedeva nella -sua casa, e i vecchi sedevano con lui</i>. In que' giorni -giunsero due Gioachimiti dal convento di Napoli; l'un -de' quali si chiamava frate Giovanni di Francia; l'altro -frate Giovannino Pigolino di Parma, cantore napoletano. -Eglino vennero a Jeres per vedere frate Ugo e udirlo -parlare di queste dottrine. Sopravvennero anche due frati -Predicatori reduci da un loro capitolo generale celebratosi -a Parigi, chiamati l'uno frate Pietro di Puglia, -lettore nel convento del loro Ordine a Napoli, uomo di -lettere ed oratore esimio, ed aspettava il momento di -imbarcarsi, perchè non avevano in quel paese un convento -del loro Ordine. A costui un dì dopo il pranzo -disse frate Giovannino cantore napoletano, che lo conosceva -davvicino: Frate Pietro, che ve ne pare della dottrina -dell'Abbate Gioachimo? A cui rispose: Mi curo -tanto di Gioachimo e della sua dottrina, come della -quinta ruota del carro. (Anche Gregorio in un'omelia -sopra Gioachimo al luogo che dice: <i>Vi saranno segnali -nel sole, nella luna e nelle stelle</i>, credette che fosse -imminente la fine del mondo, perchè al suo tempo erano -arrivati i Longobardi, e distruggevano ogni cosa). Andò -dunque subito frate Giovannino alla cella di frate Ugo, -e alla presenza del più volte nominato uditorio, gli disse: -È qui un certo frate Predicatore, che non crede nulla -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -di questa vostra dottrina. A cui frate Ugo rispose: Che -importa a me se non crede? Disgrazia sua: Egli se ne -accorgerà quando la discussione aprirà l'intelletto a chi -ascolta: tuttavia chiamatelo a disputare con me, e vedremo -di che dubiti. Invitato adunque andò, ma a -malincuore, tanto perchè stimava poco Gioachimo, quanto -perchè giudicava che in quel convegno nessuno potesse -stare al pari di lui in letteratura e nella scienza delle -Sacre Scritture. Vedendolo pertanto frate Ugo, gli rivolse -subito la parola dicendo: Se' tu colui che ha dubbii -intorno alla dottrina di Gioachimo? Quell'io, rispose -frate Pietro. A cui frate Ugo domandò: Leggestu mai -Gioachimo? E frate Pietro: L'ho letto, e letto bene. E -frate Ugo di rimando: Credo che tu l'abbia letto come -una donnetta legge il salterio, che giunta al fine ignora, -o non ricorda ciò che abbia letto in principio. Così molti -leggono e non intendono, o perchè non tengono in pregio -le cose che leggono, o perchè s'è indurato il loro cuore -insipiente. Or dimmi che cosa ti piaccia udire intorno -agli insegnamenti di Gioachimo, affinchè io sappia di -che vai dubbiando. E frate Pietro disse: Vorrei che tu -mi provassi con Isaia alla mano, come pretende insegnar -Gioachimo, che la vita di Federico debba terminare a -settant'anni, mentre vive ancora; e come non possa -morire che per mano di Dio, cioè di morte naturale, e -non violenta. A cui rispose frate Ugo: Volentieri il farò; -ma ascolta con pazienza, e non con esclamazioni e cavilli; -perocchè in questa dottrina è necessario che colui, che -le si inizia, abbia fede. L'Abbate Gioachimo fu un -sant'uomo, e dice che le cose da lui predette gli furono -rivelate da Dio a vantaggio degli uomini, secondo il -verbo che è scritto ecc. Della santità poi di Gioachimo, -oltre ciò che si legge nella sua biografia, te ne posso -recare innanzi una splendida prova, la quale dimostra -la sua somma pazienza. Prima di essere Abbate, quando -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -era ancora un infimo fraticello, sdegnato il refettoriere -contro di lui, per un anno intero mise nel fiaschetto di -lui a tavola acqua per vino da bere, volendolo sostentare -col pane della tribolazione e coll'acqua delle angustie; -e questa punizione tollerò pazientemente sebbene ingiusta, -e non reclamò. Sedendo sulla fine dell'anno a mensa -presso l'Abbate, questi gli disse: Perchè bevi vino -bianco, e non me ne dai? È questa la tua cortesia? A -cui il santo Gioachimo rispose: Io, o Padre, aveva vergogna -a profferirvene, perchè <i>il mio secreto sta in me</i>. -Allora l'Abbate prese la coppa di lui e assaggiò, ma -s'accorse che era un cattivo cambio. E avendo bevuto -acqua, e non convertita in vino, disse: Che è l'acqua, -se non acqua? E dimandogli: E col permesso di chi, -usi tu questa bevanda? Padre, rispose Gioachimo, l'acqua -è bevanda sobria, che non lega la lingua, che non dà il -capogiro, nè la parlantina. Avendo poi l'Abbate saputo -in capitolo che questa era un'ingiusta punizione ed una -vendetta impostagli dalla malignità e da rancore del -refettoriere, voleva espellerlo dall'Ordine, ma Gioachimo -si prostrò ai piedi dell'abbate e tanto ne lo pregò, che -risparmiò a quel converso l'espulsione. Tuttavia lo biasimò -e lo rimbrottò acremente e duramente, dicendo: -Perchè tu non hai fatto nel servizio ciò che è di regola, -ti do in penitenza di non bere per tutto un anno intero -che acqua, come tu hai fatto ingiustamente bere al tuo -prossimo e confratello. Che poi la vita dell'Imperatore -Federico termini, secondo Isaia, come tu trovi ove parla -della ruina di Tiro, nota che in queste parole l'Abbate -Gioachimo per la terra de' Caldei prende ed intende -l'Impero Romano; per Assur, lo stesso Imperatore Federico; -per Tiro, la Sicilia; per i giorni di un sol Re, -tutta la vita di Federico: per i settant'anni, intende il -periodo della vita fissato da Merlino. Che poi Federico -non debba morire per mano d'uomo, ma soltanto per -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -opera di Dio, così dice Isaia 31º ecc. E, aggiunse frate -Ugo, queste cose ebbero il loro adempimento in Federico, -specialmente presso Parma, quando fu messo in rotta e -fuga dai Parmigiani, e la sua città di Vittoria fu rasa -al suolo; e i Principi e i Baroni del suo Impero, più volte -hanno voluto ucciderlo ma non hanno potuto. Udendo frate -Pietro queste cose, sorrise e disse: queste cose puoi contarle -a chi ti crede, ma non potrai indurre me a crederle. E -frate Ugo soggiunse: E perchè? Non credi ai profeti? E -frate Pietro: veramente ai profeti io credo: ma dimmi -se questo che tu di',sia il concetto principale del profeta, -o il secondario, o se sia un concetto estorto dal principale -e tradotto ad altro senso, e in qualche modo applicato -all'Imperatore. A cui frate Ugo rispose: Ottime -osservazioni; epperciò ti dico che se n'è fatta applicazione, -come quando nel giorno dei Santi Gervaso e Protaso -si canta l'introito: <i>Il Signore parla la pace in -mezzo al suo popolo</i> ecc. perchè nella festa di questi -Santi fu conchiusa la pace tra la Chiesa e i Longobardi..... -A quanto s'è detto possiamo ancora aggiungere: -Noi vediamo che della mano sinistra, oltre al comune -uso, conosciuto anche dagli idioti e illetterati, se ne fa -un uso moltiplice. Perocchè essa serve a notare il -numero, e al numerare, all'arte musicale, al calendario, -al numero d'oro, e alla determinazione del giorno di -Pasqua. Similmente nella divina Scrittura, oltre il senso -letterale e storico, si trova anche un concetto allegorico, -anagogico, tropologico, morale e mistico; e perciò è -stimata più feconda e più nobile che se fosse ristretta -ad un solo senso, e servisse ad un solo concetto. Lo credi -vero tutto questo, disse Ugo, o dubiti ancora? E frate -Pietro: Credo, e queste stesse cose ho insegnate più -volte, perchè sono dette dai dottori; ma vorrei che con -più convincenti ragioni mi argomentassi dei settant'anni, -che Isaia indica sotto la figura di Tiro. Frate Ugo rispose: -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -Quelle cose che Merlino, indovino Inglese, predisse -di Federico I., di Enrico figlio di lui, e di Federico -II. figlio dell'Imperatore Enrico, hanno tutta l'apparenza -del vero. Ma smettiamo di andar divagando, e -ritorniamo là d'onde mosse a principio la nostra disputa. -Pognamo dunque i quattro termini di numeri fissati da -Merlino<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> parlando di Federico II. Il primo de' quali -lo fissa, dicendo: <i>In trentadue anni cadrà.</i> Il che si -può intendere a partire dalla sua incoronazione sino -alla morte, perchè fu imperatore trent'anni e undici -giorni, e non si credeva ancor morto; e doveva essere -così affinchè si verificasse il vaticinio della Sibilla, che -dice: <i>Volerà fama tra le nazioni: vive e non vive.</i> Il -secondo termine di Merlino è: <i>Vivrà nella sua prosperità -settantadue anni</i>; il che come sia per verificarsi, -vedranno i posteri ed i superstiti, poichè Federico vive -tutt'ora. Il terzo termine di Merlino è: <i>E due volte -quinquagenario sarà trattato con ogni deferenza.</i> Il -che non si deve intendere per due volte cinquanta, sicchè -arrivi al centinaio, ma per cinquanta più due, cioè cinquantadue -anni. Il qual numero si verifica a partire dal -giorno delle nozze di sua madre sino al diciottesimo -anno del suo Impero, che fanno cinquantadue anni a -punto. Intorno a che si ha: L'imperatore Federico I -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -diede moglie a suo figlio Enrico, Costanza figlia del Re -di Sicilia, che, ancor nubile, aveva trent'anni d'età, ed -Enrico ne aveva ventuno. E le nozze si celebrarono a -Milano l'anno 1185, diciasettesimo del suo regno. E nota -che diventò Re a quattro anni d'età, e fu coronato Imperatore -il 1191. E Federico figlio di Enrico fu coronato -Imperatore nel 1220. Il quarto termine di Merlino intorno -a Federico è: <i>E diciott'anni dopo la sua incoronazione -terrà la Monarchia vincendo l'invidia.</i> Questo -ha avuto il suo adempimento in Papa Gregorio 9º, col -quale si ruppe al segno che questi lo scomunicò, e, dopo, -contro la volontà del Papa e de' Cardinali, e de' Principi -del regno, fu Imperatore. Udendo queste cose, frate Pietro -cominciò a parlare ambiguo, dicendo: <i>Molti cibi vi -sono nel campo de' Padri; ed un cibo è migliore dell'altro.</i> -A cui frate Ugo rispose: Non alterare la Scrittura, -ma le autorità riportale come stanno nel testo. -Perocchè tu ommettesti l'ultima parte del versetto incominciato -e la prima del susseguente. Ripetila dunque -come la disse il Savio ne' Proverbii 13.º Udendo ciò, -frate Pietro fece come usano alcuni, i quali allora che -in una disputa non si reggono, passano agli insulti, e -disse: Sarebbe da eretico addurre come argomento la -parola degli infedeli; e parlo di Merlino, della cui autorità -ti servisti. Frate Ugo sentissi provocato, e di rimando -rispose: Tu menti; e proverò che hai più volte mentito. -Ciò che sta scritto di Balaam e di Elia, e di Caifa, e -della Sibilla, e di Merlino, e di Metodio non è appuntato -dalla Chiesa. A ciò si può applicare ciò che dice il poeta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Non rosa da spinas, quamvis sit filia spinæ;</i></p> -<p class="i01"><i>Nec violæ pungunt; nec paradisus obest</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Figlia di spin la rosa</p> -<p class="i01">Spine giammai non rende;</p> -<p class="i01">Nè la violetta ascosa</p> -<p class="i01">In modo alcuno offende,</p> -<p class="i01">Nè mai del paradiso</p> -<p class="i01">Dolor conturba il riso.</p> -</div></div> - -<p> -Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -vero, l'utile non è da disgradare, sia pure che venga -insegnato da un cattivo dottore..... Così comincia un -poeta volendo lodare un suo opuscolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Utilis est rudibus præsentis cura libelli,</i></p> -<p class="i01"><i>Et facilem pueris præbet in arte viam,</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Questo libretto, a chi non sa, dimostra</p> -<p class="i01">La via che mena dritto all'arte nostra.</p> -</div></div> - -<p> -Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi -originali dei santi scrittori e alle sentenze dei filosofi. -E su questo campo, frate Ugo, che era dottissimo, subito -lo intricò e gli chiuse la bocca. Vedendo questo il compagno -di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio e -buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di -malefitte. Ma frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non -che, riconosciutosi vinto, si volse a commendare la vastissima -dottrina del suo avversario. Finita la disputa, -ecco subito arrivare un messo del capitano della nave -a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al -porto. E, partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano -presenti, e avevano udita la disputa: Non scandalizzatevi -se qualche cosa dicemmo di meno che conveniente; perocchè -quelli, che disputano con audacia già montata -nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo -della licenza. E aggiunse: Questi buoni uomini di irati -Predicatori si gloriano sempre della loro scienza, e si -millantano che nell'ordine loro è la fontana della sapienza, -come dice l'Ecclesiastico I: <i>La fonte della -Sapienza è la parola di Dio in cielo.</i> Quando poi -alloggiano nei conventi de' frati Minori, ne' quali trovano -sempre carità, premure e cortesie, dicono d'aver -albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè, ora -non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti, -perchè ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º -ecc. Poi ch'ebbe finito di dire, l'uditorio secolare se -ne dipartì molto edificato e consolato, dicendo: Oggi -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -abbiamo udito mirabili cose; ma domenica ventura abbiamo -desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro -Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia -il cielo ch'io stia bene, vi contenterò di buon grado; -venite pure. Poco dopo, i due frati Predicatori ritornarono, -perchè il tempo non permetteva alla nave -di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia. -Dopo cena frate Ugo trattò con loro cordialmente -e famigliarmente. E frate Pietro sedette in terra a' piedi -di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse a farlo -alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo; -neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente. -Frate Pietro adunque non più disputatore nè -contradditore, ma umile e attento ascoltava le dolci e -in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo, che -sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per -brevità le tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in -quella sera che il compagno di frate Pietro in disparte -mi disse: Per amor di Dio, frate Salimbene, favorite -dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano, Custode, -o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne -vuole; fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice -frate, ma uno de' più dotti chierici del mondo, e per -tale è giudicato da tutti quelli che lo conoscono. Ed egli -rispose: Lo credo ben vero, perchè io non ho mai udito -uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così -dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia -addetto ad uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi: -La sua umiltà e la sua santità si consolano di albergare -nell'oscurità de' piccoli luoghi. E soggiunse: Sia egli -benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del cielo. -Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres -fino a che il mare permise di sciogliere la vela. E al -momento della partenza frate Pietro disse a frate Ugo: -In verità vi assicuro che starei sempre volentieri con -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo -il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori -partirono consolati ed edificati. La domenica successiva -alla loro partenza tutti gli uomini di lettere di -Jeres convennero alla cella di frate Ugo per ascoltare i -suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare -del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato -presente durante la conferenza, si levò e pregò frate -Ugo che si degnasse di riceverlo nell'Ordine de' frati -Minori. È da sapere che frate Ugo per essere persona -spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo -nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso -Ministro, aveva dal Provinciale facoltà di ammettere -persone nell'Ordine. Quest'uomo che domandava di farsi -frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed aveva un compagno -che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati -da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate -Ugo. Ai quali frate Ugo rispose: <i>Andate ai boschi, e -imparate a vivere di radici, perocchè il tempo delle -tribolazioni è vicino.</i> Andarono, si fecero mantelli brizzolati, -come anticamente usavano portare i frati di -servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a -mendicare il pane per quel paese, nel quale avevano -convento i frati Minori, e ne raccattavano in abbondanza; -perchè noi e i frati Predicatori demmo a tutti l'esempio -del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio, -vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si -moltiplicarono prestissimo; e dai frati Minori della Provenza -erano chiamati ironicamente e per beffa i Boscaioli. -Ma frate Ugo aveva molti nemici e detrattori nel suo Ordine, -e particolarmente in Provenza, sia in causa della dottrina -dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè -gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli. -Ma non l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva -data occasione, dicendo: <i>Andate ai boschi, e imparate -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -a campar di radici, perchè il tempo delle tribolazioni -è vicino</i>; finalmente perchè non volle ammetterli nell'Ordine -del beato Francesco, quantunque ne avesse -facoltà. In seguito poi vestirono una cocolla a sacco non -di tutta lana, anzi di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano -buonissime tuniche a sacco anch'esse, onde furono poi -detti frati Saccati; e calzarono i sandali, come li hanno -i frati Minori. -</p> - -<p> -E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola, -toglie sempre qualcosa dai frati Minori, chi i sandali, -chi il cordone, chi anche il vestiario completo. Ma finalmente -l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un -privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in -modo da poter essere scambiato con un frate Minore. E -quest'ordinanza fu promossa dal fatto che i frati detti -Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare un abito -in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro -IV li unì in una congregazione sola cogli altri -Eremiti, mentre prima gli Eremiti erano divisi in cinque -varie comunioni; e vi erano Eremiti detti di S. Agostino, -Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i Britti e i -Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente -a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza -in Mantova, e che aveva istituita una congregazione di -Eremiti; ed io ho veduto e conosciuto un suo figlio, che -era molto pingue e si chiamava frate Matteo da Modena. -Tutte le altre congregazioni furono incorporate in quella -di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni -unite. E così si avverò la scrittura che dice in -Geremia XV: <i>Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone -e 'l rame?</i> Perocchè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Quod nova testa capit,</i></p> -<p class="i01"><i>Inveterata sapit.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Invecchi pur se sa invecchiar la botte:</p> -<p class="i01">Ognor saprà di quel che nuova inghiotte.</p> -</div></div> - -<p> -Questi Saccati, appena costituiti, si erano diffusi rapidamente -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -per le città d'Italia, ove comperavano case per -abitarvi, e nel predicare, nel confessare, nel questuare -usavano que' modi stessi, che solevano i frati Minori ed -i Predicatori; perchè, come già dissi, sì noi che i Predicatori -abbiamo sempre insegnato che tutti gli uomini -debbono mendicare. D'onde i secolari si sentivano non -poco gravati; e un giorno donna Giuditta degli Adelardi -di Modena, che era una divota de' frati Minori, avendo -veduti que' nuovi frati andare di porta in porta alla -cerca del pane, disse ai frati Minori: In verità n'avevamo -già tante delle bisaccie e dei sacchi, che ci vuotavano i -granai, che non c'era punto bisogno dell'Ordine dei -Saccati. Ma in processo di tempo Papa Gregorio X, -Piacentino, inspirato da Dio, in pieno concilio di Lione -ne soppresse l'Ordine, volendo che non esistessero tanti -Ordini di mendicanti a carico del popolo cristiano, e che -quelli che predicano il Vangelo vivessero del Vangelo, -come l'Apostolo Paolo dice aver comandato Iddio, 1.ª ai -Corinzii 9.º Volle anche sopprimere, anzi far perdere -sino la memoria degli Eremiti, ma si astenne dal farlo -per intromissione di Riccardo Cardinale della Chiesa -romana, che presiedeva al loro governo. Disse però che -si riservava di dare in proposito quelle disposizioni che -avrebbe giudicate migliori. Ma sorpreso dalla morte, il -suo progetto non effettuossi. [Il primo dell'Ordine dei -Saccati fu Raimondo di Atanulfo, oriondo provenzale, -del castello di Jeres ove presso il mare si fa il sale. Nel -secolo fu soldato ed entrò nell'Ordine de' frati Minori, -ma durante il noviziato fu dimesso dall'Ordine, perchè -malaticcio. Ebbe un figlio nell'Ordine de' Saccati, che fu -poi Arcivescovo di Arles. Frate Bertrando da Manara fu -il primo compagno del suddetto Raimondo. E Manara -è una contrada presso il summentovato castello, dove -era un monastero delle Bianche, che erano devote dei -frati Minori, e le sono tutt'ora un giorno più che l'altro]. -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -Soppresse anche quella congrega di ribaldi e di porcai -stolti ed abbietti, che chiamano sè stessi apostoli e non -li sono, ma sono piuttosto una famiglia di Satana: <i>Perocchè -essi non erano del seme di quegli uomini, pe' -quali è stata operata la redenzione in Israello</i>, I. -Macabei V. Poichè non sono utili nè a predicare, nè a -confessare, nè a dir messa, nè a cantare l'ufficio ecclesiastico, -nè a fare i maestri, nè per dar consigli, e -nemmeno a pregare pe' loro benefattori; perchè tutto il -dì vanno su e giù per le strade delle città a guardare -le donne. In che dunque servano la Chiesa di Dio e -siano utili al popolo cristiano, non so vedere. Tutto il -giorno oziosi e vagabondi non lavorano nè pregano. La -prima loro istituzione fu in Parma. E fu appunto quando -io soggiornava nel convento de' frati Minori di Parma, -e che io era già sacerdote e predicatore, che si presentò -un giovine parmigiano di bassi natali, illetterato, laico, -idiota e sciocco, per nome Gherardino Segalello, e domandò -d'essere ricevuto nell'Ordine de' frati Minori. -Il quale, non essendo esaudito, tutto il giorno, quando -poteva, stava nella chiesa de' frati, e pensava a cosa, -che poscia pazzamente eseguì. Sopra la coperta della -lampada della congregazione e frateria del beato Francesco -erano in giro dipinti gli apostoli co' sandali ai piedi e -co' mantelli avvolti attorno alle spalle, secondo la tradizione -de' pittori, raccolta dagli antichi e arrivata sino a noi. -Attorno a questa lampada, egli stava in contemplazione, -e, preso il suo partito, si lasciò crescere la barba ed i -capelli, calzò i sandali de' frati Minori, e ne cinse il -cordone; perchè, come già dissi, tutti coloro che si propongono -di fondare un nuovo Ordine di Regolari, prendon -sempre qualcosa dall'ordine de' Minori. E si fece una -tonaca di bigietto e un mantello di grosso filo bianco, -che portava avvolto attorno alle spalle, credendo di -imitare il vestire degli apostoli. E, venduta una sua -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -casetta, e riscossone il prezzo, si pose su una tavola di -pietra, sopra la quale solevano in antico tenere le loro -concioni i Podestà di Parma, e tenendosi il sacchetto -dei danari in mano, non li distribuì ai poverelli, nè con -loro si accomunò; ma, chiamati que' ribaldi che lì vicino -stavano a giocare in piazza, li gittò in mezzo a -loro, gridando: Chi ne vuole, se ne prenda, e se li tenga. -Raccolsero pertanto molto lesti que' ribaldi le monete, -e andarono a giocarle ai dadi, e a udita di chi le aveva -date, bestemmiavano il Dio vivente. Egli credette di -adempiere rigorosamente il consiglio del Signore, Matteo -XIX. ecc. Ma nota bene che dice: <i>Dà ai poveri</i>, non -ai ribaldi. Quest'uomo dunque cominciò male, continuò -peggio, e finì pessimamente, poichè la sua congregazione -fu riprovata in pieno concilio di Lione da -Papa Gregorio X. Ed a ragione, e secondo il merito -loro; perchè i Gabaoniti, che colle loro astuzie ingannarono -i figli d'Israele, furono giudicati e condannati -a perpetua schiavitù. Così questi guardiani -di porci e di vacche tentarono di soppiantare i frati -Minori e i Predicatori, campando, in un beato ozio e -senza fatica, delle limosine di coloro, cui i Minori e i -Predicatori avevano educato colle lunghe fatiche e coll'esempio. -Di Gherardino Segalello pertanto, che fu il -loro fondatore, è da sapere che voleva somigliare al -figlio di Dio. Perciò si fece circoncidere contro l'insegnamento -dell'Apostolo, che dice, ai Galati V. ecc. Così -volle giacere in una culla avvolto tra le fasce, e suggere -il latte dalle mammelle di una donna. Dopo si recò ad -un castello, sulla via che da Parma va a Fornovo, chiamato -Collecchio o Collecchiello, perchè appunto là, dopo -la pianura, cominciano i colli; e di questo castello parleremo -ancora a tempo opportuno. E stando in mezzo -alla strada, colla sua semplicezza andava dicendo a chiare -note a chi passava: Andate anche voi nella mia vigna. -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -Chi lo conosceva lo giudicava pazzo, sapendo che ivi -non aveva alcuna vigna; ma i montanari, che non lo -conoscevano, entravano in una gran vigna, ch'egli additava -colla mano stesa, e mangiavano uve che non erano -di lui, credendo che l'invito venisse dal vero padrone -della vigna. Un giorno avendo ricevuto ospitalità da una -donnetta vedova, che aveva una bella ragazza nubile, -diedele a credere che Dio gli avesse rivelato di dormire -quella notte nudo con quella ragazza nuda, per far prova -se avesse, o no, virtù bastante a mantenere il voto di -castità. La madre acconsentì, e se ne tenne beata, e la -ragazza non si rifiutò. Questo non insegnò il beato Giobbe, -che dice nel 31.º ecc. Questo Gherardino Segalello -rimase molti giorni solo per Parma senza trovar compagno. -E portava il suo mantello avvolto attorno alle -spalle, non parlava a nessuno, non salutava nessuno, -credendo di adempire la parola di Dio, Luca X. ecc. -E spesso pronunciava ad alta voce quella parola del -Signore, dicendo: <i>Penitenzagite</i>, cioè fate penitenza, nè -la sapeva dire come veramente suona: <i>Poenitentiam -agite</i>. E così la pronunziarono in seguito molto tempo -i suoi seguaci, che erano tutti campagnuoli e idioti. Se -talvolta era invitato a pranzo, a cena, o ad ospitare presso -alcuno, rispondeva sempre ambiguamente: O verrò, o non -verrò. Il che era contrario a quella parola del Signore, -Mattia V. ecc. Perciò quando egli veniva al convento -de' frati Minori cercando se il tal frate fosse in casa, o -no, il portinaio canzonando e sberteggiandolo, rispondeva: -o c'è in convento, o non c'è. Questo modo di parlare -non è conforme agli insegnamenti della grammatica, la -quale vuole che la risposta si faccia precisa come richiede -la domanda. Quando queste cose accadevano, i -frati Minori di Parma avevano un inserviente di nome -Roberto, che era un giovane disobbediente e protervo. -E a proposito di tali qualità disse benissimo un tiranno: -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -Questa genia di servi non si corregge che col supplizio. -Quel Roberto pertanto, famiglio de' frati Minori, come -vedremo in seguito, fu in qualche modo simile a Giuda -Iscariota, che consegnò Cristo ai Giudei. Gherardino -Segalello lo indusse ad abbandonare i frati Minori, e -farsi suo compagno. Accettò il partito, e fu una fortuna -per noi, chè, dopo, avemmo un famiglio assai buono. -Ma, partendo dai frati Minori, portò via la coppa, il -coltello e la tovaglia, che per uso suo aveva ricevuta dai -frati. Andavano pertanto ambedue tutta la giornata co' -loro mantelli girovagando per la città, ed i Parmigiani -ne facevano le meraviglie. Quand'ecco che quasi tutto -ad un tratto si moltiplicarono sino a trenta, e convenivano -in una certa casa a mangiare e a dormire; e frate Roberto, -che era stato famiglio de' frati Minori, era il loro -provveditore. Ed i Parmigiani miei concittadini, uomini -e donne, elargivano di buon grado e in maggior -copia a loro che ai frati Minori e ai Predicatori, quantunque -quelli non pregassero pe' loro benefattori, nè dicessero -messa, nè predicassero, nè confessassero, nè dessero -buoni consigli e buoni esempi; perchè erano ignoranti -affatto, a tutto inetti, non avvezzi alle lotte dello spirito -colla carne, e, per mancanza di abitudine, non potevano -mostrare, camminando, quel dignitoso contegno d'incesso -che hanno sempre i frati Minori e i Predicatori; ma -erano puri e semplici guardiani di porci e di vacche. Si -distinguevano soltanto per il loro girovagare in città a -guardare le donne; il resto del tempo poltrivano senza -far nulla, come dice l'Apostolo ecc. Colle quali parole -l'Apostolo stesso dipinge la vita e il fare di coloro, che si spacciano -per apostoli, e non sono che congreghe di Satana. -Frate Roberto adunque era un ladro, e aveva ripostigli, -ove, rubate le cose che si mandavano al convento, le -riponeva. Dopo qualche tempo io ebbi a soggiornare a -Faenza, ove egli pure abitava in casa di un certo frate -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -della Penitenza, chiamato Glutto; e, il venerdì santo, -all'ora in cui il figlio di Dio fu crocifisso, apostatò, si -fece tagliare i capelli, radere la barba, e sposò una eremitessa. -Queste cose io le aveva già udite raccontare, -ma non le aveva volute credere prima di parlar seco. -Interrogatonelo adunque, Roberto non negò d'aver fatto -quanto s'andava dicendo. Io allora ne lo rimproverai -fortemente; ed egli, scusandosene, cominciò a rivelare le -colpe di quelli che si spacciavano per Apostoli. E prima -di tutto disse che frate Gherardino Segalello, primo loro -istitutore, non aveva mai voluto saperne del governo -della loro congregazione, sebbene ne lo pregassero; e -diceva loro che ciascuno operasse bene da sè; che chi -lavora, lavora per sè, e ognuno riceverà mercede commisurata -all'opera sua, ciascuno porterà il proprio fardello, -e ciascuno darà ragione di se stesso a Dio. Perciò quella -società, non avendo un capo, andò dispersa. In secondo -luogo mi disse che, intorno al modo di regolarsi allo -scopo di eleggersi un rettore, avevano consultato maestro -Alberto da Parma, che era uno dei sette notai della -Corte romana e che egli aveva rimessa la cosa all'Abbate -del monastero de' Cisterciensi di Fontevivo nella -diocesi di Parma; il quale se la sbrigò alla spiccia dicendo -loro: Non fate conventi, non assembratevi in case, -ma, come avevate cominciato, andate vagando pel mondo, -portate i capelli lunghi, la barba intonsa, la testa nuda, -mantello avvolto attorno le spalle, e cercate ospitalità giornaliera -per le case. Il che fu causa della loro dispersione. In -terzo luogo mi raccontò che Guido Putagio, mio concittadino, -compagno ed amico, entrato nel loro Ordine, e -veduto che Gherardino Segalello non voleva saperne del -regime della comunità, ne assunse egli coraggiosamente -l'incarico, e lo tenne molti anni........ Ma siccome in -viaggio faceva sfoggio di troppa pompa, di molte cavalcature, -di largo spendere e di lauti banchetti, come -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -usano i Legati e Cardinali della Corte romana, dispiacque -a suoi, e nominarono un altro Superiore, che fu -frate Matteo, nella Marca d'Ancona. D'onde nacque -rottura e lotta fra loro, perchè ognuno voleva presiedere -a quelli di parte sua. Frate Guido Putagio diceva; Io -ho assunto l'incarico del governo della comunità perchè -mi è stato dato; e perciò non debbo abbandonarla. Si -tenne pertanto tra loro una lunga discussione, e la finì -che a Faenza si bastonarono reciprocamente gli apostoli -di frate Matteo e gli apostoli di frate Guido Putagio, e -fu uno scandalo per Faenza. Ivi io pure soggiornava allora, -e posso quindi fare testimonianza di quanto accadde. -E la causa di questo conflitto e delle bastonature fu -questa. Frate Guido Putagio a Faenza dimorava presso -una chiesuola limitrofa al giardino degli Albrighetti e -degli Acarisii, e con lui erano pochissimi altri frati, e -tra loro Gherardino Segalello. Pareva adunque ai frati -della Marca che se avessero potuto avere tra loro Gherardino -Segalello, primo loro fondatore, avrebbero avuto -il sopravento, e perciò, sebbene non vi riuscissero, tentarono -di rapirlo e trarlo nella Marca, d'onde avvenne -che si bastonarono scambievolmente. Subito dopo venne -da me frate Guido Putagio, e, gettandosi costernato a -miei piedi, mi riferì il fatto, ed egli, che la conosceva, -perchè l'aveva vista sino dalle origini, mi rifece la storia -e mi espose la condizione del suo Ordine. E mi pregò -di aiutarlo a svignarsela da Faenza, perchè temeva che -i Faentini, gonfi di sdegno, d'un subito insorgessero e -gli mettessero le mani addosso, sia pel tafferuglio suesposto, -sia perchè aveva nel suo Ordine dei nemici e -degli accusatori mordenti, sia finalmente perchè Rolando -Putagio suo fratello consanguineo era Podestà di Bologna, -e i Bolognesi erano già in marcia per avvicinarsi a -Faenza ed assediarla; e mi disse che, se poteva uscirne -incolume, aveva intenzione di entrare nell'Ordine dei -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -Templari, perchè Gregorio 10.º in pieno Concilio a Lione -aveva soppresso l'Ordine degli Apostoli. E ciò che promise, -mantenne. Quel frate Roberto poi, che era stato -famiglio dei Minori, per iscusare la sua uscita dal convento, -il suo fallo e la sua apostasia, aggiungeva che -non s'era mai vincolato nè all'obbedienza nè alla castità; -e perciò, a suo modo di vedere, era libero di -prender moglie. Ed avendogli io osservato che non gli -era lecito per nulla sposare un'eremitessa dedicatasi a -Dio, che aveva molti anni vestito pubblicamente l'abito -religioso, ed alle ragioni, per arrota, unendo esempi e -pareri di autorevoli scrittori per convincerlo della sua -follia e malignità........ Poi gli citai il fatto del Re Irtaco, -che volle prender moglie Ifigenia, figlia del suo -predecessore, nulla ostante che dall'Apostolo Matteo fosse -stata dedicata al Signore, e fosse stata Badessa di più -che duecento vergini; del qual fallo essa ne scontò la -pena vendicatrice. Perocchè il Re fece uccidere l'Apostolo, -che non gli aveva consentito il matrimonio con Ifigenia, -e fece accendere un alto fuoco attorno al monastero, -perchè essa colle altre vergini vi rimanesse dentro -incenerita........ In sesto luogo finalmente dimostrai a -Roberto che tutti gli apostati, allontanandosi da Dio, -finiscono di mala morte; e glielo provai tanto coll'esperienza, -che, con fede non cieca, io ne ho veduta in altri, e da -altri udito, quanto coll'autorità della Scrittura. Roberto, -udendo tutte queste cose cominciò a dar segno di non -tenere in niun conto...... Ma ritorniamo a Gherardino -Segalello, che fu il fondatore dell'Ordine di cotestoro, che -si spacciano per apostoli e non li sono, e paiono piuttosto -una congrega di ribaldi stolti e bestiali, che vogliono papparsi -il frutto della fatica e del sudore altrui senza essere -utili in nulla a chi fa loro elemosina. Di fatti adunatisi da -diverse parti vennero a far visita a frate Gherardino -Segalello, come primo loro istitutore; e lo alzarono a cielo -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -con tanti elogi, che egli stesso si ebbe a meravigliare di -tanto plauso. E raccolti attorno a lui, null'altro dicevano -se non che ben cento volte l'acclamarono ad alta voce: -Padre, Padre, Padre. E dopo breve tempo di nuovo ripeterono: -Padre, Padre, Padre; come que' fanciulli che vanno -a lezione nelle scuole di grammatica, che ad intervalli -ripetono, simultaneamente gridando, ciò che è stato -insegnato dal maestro. Ed egli di tanto onore li ricambiò -col cavarsi nudo, e far cavar nudi tutti loro...... e perchè -folleggiò in loro presenza, e feceli folleggiare anch'essi... -Dopo ciò li mandò a mostrarsi al mondo; ed alcuni si -avviarono verso la sede della Corte romana; altri a S. -Giacomo; altri a S. Michele Arcangiolo; e taluni oltremare. -Egli restò a Parma, d'onde era nativo, e vi fece -molte mattezze. Perocchè svestì e gettò via il mantello, -in cui s'avvolgeva, e si fece fare una sopraveste bianca, -senza maniche, di filo grossolano, di cui vestitosi, pareva -un ciarlatano anzi che un religioso. Aveva poi ai piedi -le scarpe e alle mani i guanti. — Il suo parlare era -scurrile, turpe, vacuo, osceno, futile e degno di scherno, -più per fatuità che per malizia. Per la sua fatuità adunque -e pel suo parlare osceno e insulso, pel suo giacere -a letto nudo con donne nude per mettere a prova -la resistenza della sua castità, Obizzo Vescovo di Parma, -che fu nipote da parte di sorella di Papa Innocenzo IV, -lo fece prendere, incarcerare e mettere a ceppi. Ma poi -ne lo liberò e lo tenne seco in palazzo. E quando pranzava -il vescovo, aveva anch'esso suo pranzo in una sala -del palazzo alla bassa tavola, alla quale altri pure mangiavano -a vista del Vescovo, e voleva buon vino e cibi -delicati. E quando il Vescovo beveva vino nobile, esso -gridava che ne voleva di quello; ed il Vescovo subito -gliene mandava. Quando poi era pieno di buon vino e -cibi delicati, faceva le pazzie. E il Vescovo di Parma, -che era un uomo amante del sollazzo, per gli atti ed i -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -motti di quello stolto rideva, chè lo reputava più un -giocoliere fatuo ed insensato che un religioso. In questo -tempo eravi anche un frate Minore, che aveva un nipote, -che non era ancor giunto all'età della biforcazione -della lettera pitagorica; e lo faceva istruire perchè entrasse -poscia nell'Ordine de' Minori. Frattanto egli copiava -per lo zio frate dei sermoni, de' quali quattro o -cinque ne imparò a memoria sino alle virgole; ma non -essendo stato ammesso subito all'Ordine, come desiderava, -si fece inscrivere alla congregazione o piuttosto -alla dispersione di coloro che si vantano apostoli e non -li sono. E lo facevano predicare anche nelle chiese cattedrali -que' sermoni che aveva imparato; e molti di quegli -apostoli imponevano il silenzio mentre il giovanetto parlava -al popolo accorso. In quel frattempo accadde che -frate Bonaventura d'Iseo, che predicava a Ferrara nel -convento dei Minori, vide una parte del suo uditorio -alzarsi d'improvviso e correr via in fretta; e ne restò -meravigliato; perocchè era un predicatore famoso e tutto -grazia, onde di solito lo ascoltavano tanto volentieri che -nessuno si moveva se non era terminata la predica. Onde -egli domandò ad uno de' pochi rimasti, come mai gli -altri si fossero affrettati a partire; e gli fu risposto che -un giovinetto degli apostoli stava per fare una predica -nella chiesa madre del beato Giorgio, ove il popolo ora -si raguna, e perciò ognuno s'affretta per trovar posto. -A cui rispose frate Bonaventura: «Veggo che avete -l'animo in agitazione e preoccupato d'altro, perciò vi -lascio subito tutti in libertà, chè predicherei invano se -continuassi, dicendo la Scrittura ecc. Ma questo insegnare -che fanno quegli apostoli cose che non sanno, -e che per giunta non sanno nemmeno di non saperle, -urta i nervi, e sono scempiaggini simili a quelle dei -ciarlatani. Sarebbe ora veramente grande disgrazia se -comparisse sulla terra l'Anticristo, perchè tra il popolo -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -cristiano avrebbe troppi seguaci.» Ed aggiunse: «Il beato -Giovanni nell'Apocalisse 11.º dice in persona del Signore: -<i>Ed io darò a' miei due testimonii di profetizzare; e -profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi.</i> Il che -quantunque in primo e principale luogo si debba applicare -ad Enoc e ad Elia, pure non ne pare disadatta -l'interpretazione dell'Abbate Gioachimo, il quale con -esuberanza di argomenti l'applicò a due Ordini di frati, -cioè ai Minori e ai Predicatori, contro i quali, come -egli dice, al tempo dell'Anticristo, insorgerà il popolo -cristiano, e de' quali dice: «E gli abitanti della terra -goderanno, e si gioconderanno, e si scambieranno reciprocamente -i doni, perchè questi due profeti seminarono -l'afflizione sopra coloro che abitano sulla terra.» La qual -cosa l'Abbate Gioachimo, riferisce ai due Ordini prenominati, -e aggiunge che deve avere suo adempimento all'epoca -dell'Anticristo» E inoltre frate Bonaventura disse: «Veramente -in voi si verifica quello che scrisse Seneca (?): Le -mosche volano al miele, i lupi si gettano sui cadaveri, e le -formiche corrono al frumento: Questa turba va in cerca -della preda, non dell'uomo. L'Ecclesiastico 10º dice: -<i>Guai alla terra che ha un fanciullo per Re.</i> Andate -pur dunque da quel vostro fanciullo che desiderate d'ascoltare, -e vi confessi de' vostri peccati.» Allora, licenziati -da lui, se ne partirono subito a rapidi passi senza che -l'uno aspettasse l'altro. Altra volta, soggiornava io allora -a Ravenna, fecero predicare il sunnominato ragazzo nella -Chiesa Orsiana<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>, che è la chiesa arcivescovile di Ravenna, -e fu sì affollato il concorso e la fretta d'arrivarvi -de' cittadini d'ambo i sessi, che l'uno non aspettava -l'altro. E una nobile matrona di quella terra, che era -una devota dei frati Minori, donna Giulietta moglie di -Guido Rizzuti da Polenta<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>, si lamentò co' frati, perchè -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -a pena aveva potuto trovare una compaesana, colla quale -andare in compagnia; e la Chiesa Orsiana, quando vi -giunse, era così piena zeppa, che dovette starsene fuori -della porta. Eppure la chiesa cattedrale è tanto vasta, -che ha quattro navate, oltre la maggiore in mezzo. Questi -che si chiamano apostoli, conducevano anche attorno -per le città questo fanciullo, e lo facevano predicare -nelle chiese vescovili; e vi accorreva sempre gran folla -di popolo d'ambo i sessi, e ne restavano altamente -meravigliati, perchè i moderni si piacciono molto delle -novità. Epperciò non è senza mistero che la chiesa tolleri -che l'eletto de' fanciulli segga nel trono del Vescovo -il dì degli Innocenti. L'Abbate Gioachimo....... Ma -queste cose si addicono all'Ordine de' Minori e dei -Predicatori, ne' quali entrano fanciulli iniziati alle lettere, -nobili e di onesti costumi. Che poi cotesti apostoli -non si trovino in istato di salute, possiamo provarlo con -esuberanza di argomenti: Perchè dovrebbero obbedire al -Papa..... Ma Papa Gregorio X, Piacentino, in pieno Concilio -a Lione, soppresse, disperse e sradicò completamente -la congregazione e l'Ordine, che costoro avevano cominciato -a fondare, come anche quello de' Saccati, non -volendo che stessero a carico del popolo cristiano tanti -Ordini di mendicanti; trovando solo ragionevole che -quelli, a cui ordinò Iddio di vivere del Vangelo, perchè -annunziano il Vangelo, abbiano a vivere del Vangelo -stesso. I Saccati veramente obbedirono al Sommo Pontefice; -e perciò vanno lodati e commendati, perchè possono -benissimo cercare la salute dell'anime loro entrando -in altri Ordini, od anche permanendo nell'Ordine loro, -purchè, attenendosi puramente a quanto è loro permesso, -non facciano nuove vestizioni, e così gradatamente si -riducano al nulla, e vengano meno da sè stessi. Ma -quegli stolti, bestiali e idioti, che si chiamano apostoli, -non sono punto disposti ad obbedire. Anzi preparano -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -vestiari conformi al loro abito, e li stendono in mostra, -in disparte, ma sotto gli occhi di coloro che vorrebbero -essere ammessi all'Ordine, e dicono loro: Noi non osiamo -invitarvi perchè ne è proibito, ma non è proibito a voi -d'entrare, e perciò fate pur quel che vi aggrada. E così -crebbero e si moltiplicarono innumerevolmente; nè quietano, -nè si ristaranno dalla loro stoltizia, finchè non -sorga qualche Pontefice, che, fiammante di sdegno contro -di loro, non cancelli perfino la loro memoria di sotto il -cielo. Perocchè si deve obbedire ai Sommi Pontefici -della Corte romana, perchè il Signore dice in Luca X. -ecc. La seconda ragione è che alcuni di loro non mantengono -la castità, a cui sono tenuti tutti i religiosi. -Fidenti nell'autorità degli Apostoli, e credendo di essere -Apostoli anch'essi menavano seco donna Tripia, sorella -di frate Guido Putagio, che fu molti anni loro Prefettessa, -e così molte altre donne, che furono la causa -della ruina del loro Ordine. Terza ragione è che eglino, -o almeno alcuni di loro, vendono le casette, gli orti, i -campi, la vigna, e ne portano seco i fiorini d'oro........ -Sono acefali; e alcuni di loro vanno isolati, senza -disciplina, senza guida. (Però in un certo castello di -Puglia, ove i contadini s'arrogarono di proclamarsi tutti -capitani e buona gente, furono poi messi in fuga da un -barone di Francia, che si recava alla Corte dell'Imperatore. -Essi volevano che pagasse un pedaggio, e l'avrebbe -anche pagato se avesse trovato il loro capo.) Poichè -lasciano il mestiere, a cui sono adatti, quello cioè di -guardiani delle vacche e de' porci, e il lavoro della terra. -Debbono adunque ridar di piglio alla vanga e voltare -la terra, la quale è vasta e manca di braccia a coltivarla..... -Io era già arrivato al punto di biforcazione della -lettera pitagorica, e aveva già compiuto il terzo lustro, -cioè aveva percorso il circolo di un'indizione, e già sin -dalla culla avevan cominciato ad insegnarmi e a pestarmi -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -in capo la grammatica, quando entrai nell'Ordine de' -frati Minori, e subito nel mio noviziato, nella Marca -d'Ancona, nel convento di Fano, ebbi maestro di Teologia -frate Umile da Milano, che aveva studiato alla -scuola di frate Aimone a Bologna. Il quale frate Aimone -poi, che era Inglese, già vecchio, fu fatto Ministro Generale -dell'Ordine de' Minori e lo restò sino alla morte, -cioè tre anni. E, il primo anno ch'io entrai nell'Ordine, -ho udito spiegare nella scuola di teologia i libri di Isaia -e di Matteo, e l'interprete ne era il detto frate Umile; -e d'allora in poi non desistetti mai dallo studiare ed -essere uditore nelle scuole. E come i Giudei dissero a -Cristo, Giovanni 2.º. In quarantasei anni è stato edificato -questo tempio, così posso dir io, che oggi venerdì, giorno -di S. Gilberto, in cui scrivo queste cose, sono appunto -quarantasei anni che sono entrato nell'Ordine de' frati -Minori, e corre l'anno 1284. E non cessai più di studiare; -eppure nemmen così ho potuto raggiungere la -scienza de' miei maggiori...... Dell'ignoranza de' sapienti -di questo mondo...... Una prova ne hai in Gherardo Rozzi, -il quale predisse che avrebbero avuto prospera la fortuna -quelli che erano andati a Colorno, perchè vi erano entrati -sotto il segno dello Scorpione. Ma era in errore, -perchè vi entrarono il giorno di S. Domenico, quando il -sole non è in iscorpione; e poi ne furono subito espulsi. -Che se poi si riferisca non al sole, ma alla luna, allora -disse vero che entrarono in Colorno sotto il segno -dello Scorpione; perchè la luna due giorni e più per -mese si trova sotto ciascun segno dello zodiaco. Tuttavia si -potrebbe ancor sostenere che ha errato per tre ragioni: -La prima è, come lo prova il fatto, che ne furono subito -espulsi; la seconda è che lo scorpione è un animale retrogrado, -e quindi doveva segnare un pronostico sinistro; -la terza perchè il Signore dice in Isaia 44º: <i>Io sono il -Signore ec. che annullo i segni de' bugiardi, e fo impazzare -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -gli indovini</i>............ Il che intendeva di fare -Papa Gregorio 10.º che in pieno Concilio a Lione soppresse -e riprovò la congrega degli apostoli; ma la debolezza -e la pigrizia dei Vescovi li lascia vagare pel mondo -senza che portino alcun frutto a nessuno. Così, non perchè -esista ancora la corporazione di Gherardino Segalello, -ma anche dopo che è stata dispersa, vi sono tali che si -danno a predicare, i quali se appartenessero all'Ordine -dei frati Minori, appena si permetterebbe che servissero -a tavola, e lavassero le stoviglie, o andassero per pane -da porta a porta........ Perocchè non è ragionevole il loro -ossequio, accontentandosi di una sola tonaca, e credendo -che ciò sia loro comandato da Dio. Ma realmente sbagliano -quegli apostoli, perchè quando il Signore dice: -<i>Nè abbiate due tonache</i>, condanna il superfluo, non -proibisce il necessario, nè ce ne priva. È chiaro dunque -da quanto s'è detto, che quando il Signore disse ecc. -non volle inteso letteralmente che l'uomo, che n'ha bisogno, -non potesse averne più d'una, sia per il bucato, -sia per ripararsi dal freddo....... Si dice, ed è vero, anzi -è cosa onnimamente superflua, che il patriarca di Aquileia, -il primo dì di quaresima, fa servire alla sua mensa -quaranta pietanze, cioè qualità diverse di camangiari, e -così via via, giorno per giorno, sino al sabbato santo, ne -fa diminuire l'imbandigione di una ogni giorno, e dice che -lo fa per onore e gloria del suo patriarcato. È chiaro -dunque che gli apostoli di Gherardino Segalello sono -stolti, contentandosi di una sola tonaca, ed esponendosi -a pericolo di freddo, di malattie, ed anche di morte. -Così pure con una sola tonaca, che usano, si insudiciano -per immondizie, o di pidocchi, che non possono scuotere, -o di sudore, o di polvere, e mandano fetore, non potendola -nè lavare, nè sbattere senza restar nudi. Onde un giorno -disse, scherzando, una donnetta a due frati Minori: Sappiate -che ho un apostolo nudo nel mio letto, e vi starà -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -fino a che sia asciutta la tonaca che gli ho lavata. Udendo -ciò i frati Minori si risero della leggerezza della -donna, e della stoltezza dell'apostolo. L'Apostolo dice -ai Galati 6.º: <i>Colui che è ammaestrato nella parola, -faccia parte d'ogni suo bene a colui che l'ammaestra.</i> -E significa che, chi è ammaestrato deve mettere il mastro -a parte di tutti i suoi beni. -</p> - -<p> -La qual cosa si fa in Francia, ove, quando io vi era, -i preti mi dissero che di tutti i beni dei loro parocchiani -riscuotono la decima, sin anche degli agnelli e -dei polli. Tuttavia saviamente agiva frate Boncompagno -da Prato dell'Ordine dei Minori, che era sacerdote, predicatore, -buon chierico e letterato e uomo dedito alle -cose spirituali. Quando io seco abitai nel convento di -Pisa, ove ogni anno ciascun frate riceveva due tonache -nuove di panno di garbo<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, egli non volevano che una, -e quella vecchia. Ed avendolo io interrogato, perchè così -facesse, mi rispose: Frate Salimbene, l'Apostolo dice -ecc; e appena per questa io potrò ricambiarne Iddio. -Ma tra gli apostoli di Gherardino Segalello si trovano -ribaldi, seduttori, ingannatori, ladroni, fornicatori, che -fanno turpissime cose colle donne e sin co' fanciulli, poi -ritornano al loro covile di ribaldi. Quale giudizio adunque -cadrà su alcuni chierici del nostro tempo che non predicano -il vangelo, e vivono oziosi del pane dell'altare? -Non faticano come i campagnuoli, non si battono come -i militari, non annunziano il Vangelo, come debbono fare -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -i chierici, e, siccome non serbano ordine alcuno, andranno -là <i>ove nessun ordine</i> ecc. Il Segalello pertanto non deve -osare di intromettersi nelle cose che spettano ai due -Ordini, dei Minori cioè e dei Predicatori, i quali sono -adombrati da Geremia sotto il titolo di pescatori e di -cacciatori....... Salva l'esposizione dell'Abbate Gioachimo, -ch'io da molti anni non ho letta. Cacciatori sono -i Predicatori, principalmente oltremare, quantunque altrettanto -faccia anche l'altro Ordine. Essendo che in -Italia se ne escusano se non escono dalle città, ove -abitano i cavalieri, i nobili, i potenti, mentre nelle ville -e per le castella hanno romitaggi, ove dimorano frati -Minori e possono bastare al bisogno de' secolari. L'Ordine -del beato Francesco è simboleggiato dai parvoli, che -quando si avvicinavano a Gesù Cristo, i discepoli li sgridavano. -Così ne' primi tempi alcuni Cardinali non erano -favorevoli alla istituzione di quest'Ordine. Ma come -Gesù aveva detto ai discepoli, il Sommo Pontefice Innocenzo -III disse ai Cardinali: <i>Lasciateli venire da me -questi parvoli, e non vogliate impedirneli; di loro è il -regno de' cieli.</i> Queste parole pronunciò Innocenzo III, -dopo che ebbe avuta una visione mostratagli da Dio, -nella quale vedeva la chiesa di Laterano minacciare -ruina per vetustà, e che, un poverello umile e spregiato, -miracolosamente la puntellava che non ruinasse. E la -Scrittura nel Nuovo Testamento aggiunge: <i>Poi che ebbe -su loro stese le mani, partì.</i> E fu perciò che allora -Innocenzo III ordinò chierici que' dodici che il beato -Francesco aveva condotti seco al cospetto del Papa, il -quale ne confermò la Regola e l'Ordine, e conferì loro -il ministero della predicazione (correva l'anno 1207); -dopo di che tanto i Cardinali della Corte romana, quanto -i Sommi Pontefici predilessero sempre l'Ordine del beato -Francesco, riconoscendo e vedendo a prova che i frati -Minori erano utili alla Chiesa e alla salvezza del mondo -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -......... Intorno al peccato di superbia del primo -padre Adamo....... Parimente un tale disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O lasso me, ke fu' temptato,</p> -<p class="i02"> Com fo Adam nel paradhiso,</p> -<p class="i02"> Chi volse plu ke nò i fo dato,</p> -<p class="i02"> Perdè lo bene o' era miso.</p> -<p class="i01">Perzò ne prego ogne amadhore,</p> -<p class="i02"> Ke no alze tanto lo core</p> -<p class="i02"> Ke cadha interra e sia damnato ecc.</p> -</div></div> - -<p> -Altri ancora disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Boni suno li spareci e li funze,</p> -<p class="i02"> E mejo sun le pècor ki le munze.</p> -<p class="i02"> Ki ponze troppo ad alto e no' li zunze,</p> -<p class="i02"> Kade in terra, e tutto se dezunze.</p> -</div></div> - -<p> -Nè alcunchè di buono so vedere negli apostoli di Segalello -tranne la foggia esteriore dell'abito, che sembrano -portare uniforme a quello degli Apostoli, secondo la -tradizione che i pittori, da Cristo sino a noi, hanno -mantenuta viva, rappresentando sempre gli Apostoli del -Nazareno co' capelli lunghi, con barba intonsa, e mantello -avvolto attorno alle spalle. Poi di buono si può notare -in loro che cominciarono a comparire circa l'anno 1260, -quando in Italia ebbe luogo la divozione delle flagellazioni, -anno, in cui, al dire de' Gioachimiti, cominciò il -regno dello Spirito Santo, che nel terzo stadio del mondo, -per mezzo de' monaci, doveva raffigurare una specie -particolare di mistero, come in seguito spiegheremo più -diffusamente<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. Mi fa meraviglia però che l'Abbate -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -Gioachimo non abbia fatta, da quanto pare, menzione -alcuna di questi apostoli ne' suoi scritti, come fece dell'Ordine -de' frati Minori e de' Predicatori, che, deducendolo -da molti simboli del Vecchio Testamento, predisse, -molto prima che sorgesse, la istituzione de' loro Ordini; -come più volte, e chiaramente, dimostrai in questa cronaca, -e in un'altra, e in una terza, e in una quarta, non che -in un trattato che scrissi sopra Eliseo. Laonde la istituzione -di questi apostoli mi diventa molto sospetta e -spregevole; chè se fossero stati mandati da Dio, l'Abbate -Gioachimo ne avrebbe sicuramente parlato. Perocchè nel -libro <i>Delle figure</i>, come ho letto assai volte, designa -come futuri sette Ordini dopo la venuta dell'Anticristo, -de' quali niuno è apparso ancora al mondo; e si riconoscerebbe -facilmente, perchè egli ce ne dipinge il modo -di vestire, di conversare, e di digiunare. Ma ritorniamo -a frate Ugo Provenzale dell'Ordine dei Minori, uno dei -più illustri chierici del mondo, tutto dedito alle cose -dello spirito, predicatore famoso, Gioachimita fanatico, e -così seguitiamo quello che resta da dirne. L'anno 1248 -trovandomi io in Provenza a Castel Jeres, ove i Saccati -esordirono la loro costituzione, e dove soggiornava frate -Ugo, imparai da lui tutto quello che egli sapeva dell'interpretazione -fatta dall'Abbate Gioachimo sui quattro -Evangelisti, e dopo andai ad Aix, ove dimorai nel convento -de' frati Minori, e scrissi coll'aiuto del mio compagno -l'esposizione della dottrina dell'Abbate Gioachimo -per il Ministro Generale frate Giovanni da Parma, Gioachimita -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -anch'esso passionatissimo. Aix è città arcivescovile, -sanissima, molto fertile di frumento, a quindici -miglia da Marsiglia, ove fu primo Arcivescovo S. Massimino, -uno de' settantadue discepoli di Cristo. Qui condusse -seco Marta e Maria Maddalena e Lazzaro, quando -fu di ritorno da oltremare espulso dai Giudei in odio a -Cristo, e posto su d'una nave senza vele e senza remi. -Ma per volere divino approdarono a Marsiglia, dove -in seguito, Lazzaro, ch'era risuscitato da morte per miracolo -di Dio, fu fatto Vescovo, e scrisse un libro intorno -alle <i>Pene dell'inferno</i>, quali egli le aveva vedute -coi propri occhi; ma quando io andai a Marsiglia e -cercai di quel libro, seppi che per incuria del custode -della chiesa era restato preda di un incendio. Parimente -S. Massimino aveva condotto seco il beato Cedonico, -che era un cieco nato, a cui Iddio aveva -dato la vista, onde i discepoli dissero a Gesù Cristo: -<i>Maestro, chi peccò, costui o i suoi genitori, onde nacque -cieco?</i> Aveva anche Massimino in sua compagnia -Marcella, fantesca di Marta, che fu la donna, che quando -Gesù predicava, sclamò in mezzo al popolo affollato: -<i>Beato il ventre</i> ecc. Questa Marcella, fantesca di Marta, -ne scrisse poi la vita, e andata a Vienna, vi predicò il -Vangelo di Cristo, e volò alla pace eterna dieci anni dopo -che Marta s'era addormentata nel Signore. Nella città di -Aix ebbe sede, il più del suo tempo, il Conte di Provenza, -padre della Regina d'Inghilterra, e della Regina -di Francia, moglie di Lodovico, che andò oltremare due -volte; e vi dimorava, tanto perchè la città era sanissima, -quanto per devozione a San Massimino, che n'era stato -il primo Arcivescovo. Quivi il Conte morì, e fu sepolto -fuori di città in una piccola chiesetta, e deposto in un -bellissimo e magnifico sarcofago, ch'io ho visto co' miei -occhi, fatto fare da sua figlia la Regina di Francia. Desiderava -vivamente d'essere sepolto nella chiesa de' frati -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -Minori; ma i frati non consentirono, perchè in quel tempo -non ammettevano nella loro chiesa sepoltura d'estranei -all'Ordine, sia per evitare i disturbi, sia per non avere -controversie col clero secolare. E per questi motivi non -vollero sepolta in una loro chiesa nemmeno S. Elisabetta. -Avendo io dunque terminato di scrivere il lavoro che -aveva intrapreso, e che aveva durato sette mesi di fatica, -sopravvenne il settembre, circa il giorno dell'Esaltazione -della Croce, quando frate Raimondo Ministro -Provinciale di Provenza, mi scrisse di andare ad incontrare -il Ministro Generale, che veniva di Francia dopo -avere visitato l'Inghilterra, la Francia e la Borgogna, e -voleva anche fare una visita in Ispagna. Lo stesso invito -ricevette per lettera anche frate Ugo, e lo trovammo a -Tarascon, ove è il corpo di S. Marta, ed ove la Contessa -madre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra -soleva per lo più dimorare. E andammo col Ministro -Generale a visitare il corpo di S. Marta, ed eravamo dodici -frati oltre il Generale; ed i Canonici ci offersero a baciare un -braccio della Santa. Operandosi a quella tomba in antico -moltissimi miracoli, Clodoveo Re dei Franchi, fattosi cristiano -per battesimo ricevuto da San Remigio, una volta che -soffriva di grave mal di reni venne alla tomba della Santa, -e ne guarì completamente; epperciò ne dotò la chiesa di -tre miglia di terreno all'ingiro, di quà e di là dal Rodano, -donando tutto, terre, ville e castella, e rese quel -territorio libero ed indipendente. Nel convento de' frati -Minori di questo castello, una sera, dopo che si era recitata -compieta coll'intervento del Generale, e che erano -già stati in quella casa designati i letti a tutti per dormire, -compreso il Generale stesso, questi uscì per andare -a pregare nel chiostro. Intanto i frati forestieri, per rispetto, -si astennero dall'andare a letto, aspettando che prima -ritornasse e si coricasse il Generale. Ma io, accortomi -della loro irrequietudine pel troppo ritardo, e de' loro -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -brontolamenti, perchè avevano bisogno di riposare, e -anche coricandosi non avrebbero potuto dormire perchè i -locali, in aspettazione del Generale, erano illuminati da -un cero, andai dal Generale, che era mio famigliare ed -intimo amico, e inoltre mio concittadino e parente dei parenti, -e lo trovai nel chiostro che pregava, e gli dissi: Padre, -i forestieri stanchi dalla fatica del viaggio avrebbero bisogno -di riposare, ma per rispetto vostro non vogliono coricarsi -ne' letti loro, se prima voi non v'adagiate nel vostro. -Ed egli rispose: Va a dir loro da parte mia che se ne -dormano pure colla benedizione di Dio; e così fecero. -Ma a me parve volere la convenienza di aspettare il -Generale per indicargli il suo letto; e, ritornato egli dalla -preghiera, gli dissi: Padre, questo è il vostro letto, che -per voi è stato allestito. E dissemi: Figlio, in questo letto -che mi additi, potrebbe dormire un Papa; frate Giovanni -da Parma non dormirà punto in questo letto, e si coricò -in quello ch'era stato designato per me. Allora io ripigliai: -Padre, ve lo perdoni Iddio, che mi toglieste quel -letto dove sperava di dormire io, perchè era stato assegnato -a me. Ed egli di rimando: Dormi, dormi tu in -quel letto papale. Ed avendolo io a sua imitazione ricusato, -conchiuse: Voglio che tu ti corichi lì, e te lo comando; -e mi convenne obbedire. All'indomani arrivò il -Guardiano di Beaucaire, che abitava sull'altra sponda -del Rodano in Beaucaire, nobilissimo castello, pregando -il Generale di andare, quando fosse spedito da Tarascon, -a visitare con tutto il suo seguito que' suoi figli che abitavano -a Beaucaire. E così fece. Intanto che eravamo là, -arrivarono dall'Inghilterra due frati, cioè frate Stefano -lettore, che ancor garzoncello era entrato nell'Ordine del -beato Francesco, ed era bell'uomo, tutto consacrato alle -cose spirituali, letterato, prudentissimo ne' consigli, sempre -pronto a predicare al clero, ed aveva bonissimi scritti di -frate Adamo da Marisco, di cui col mezzo del detto Stefano, -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -potei udire una lezione sul Genesi. A costui frate -Giovanni da Parma aveva promesso che, terminata la -visita dell'Inghilterra, l'avrebbe per sua consolazione -mandato lettore a Roma. Il suo compagno era un altro -Inglese, frate Iocelino, bell'uomo anch'esso, letterato e -tutto dedito alle cose dello spirito. Poi arrivarono altri -due frati a pregare il Generale che provvedesse il convento -di Genova di un dotto lettore. I frati venuti da -Genova erano frate Enrico di Bobbio cantore del convento -di Genova, e da madre, zio di frate Guglielmo, che fu -poi lettore e Ministro; dell'altro non mi ricorda il nome. -Eglino caldamente pregarono il Generale che per amore -di Dio esaudisse i frati del convento di Genova, non che -frate Nantelino loro Ministro Provinciale. E subito il -Generale, che sapeva in poco tempo spedir molte cose, -che era uomo pieno di senno, e aveva sempre in pronto -un giudizio pesato, disse a frate Stefano: Ecco una lettera, -colla quale i frati del convento di Genova mi supplicano -di provvedere loro un dotto lettore; se vi piacesse -di andare lettore colà, se l'avrebbero per un regalo; io -poi, quando verrò là, vi manderò a Roma. A cui frate -Stefano rispose: Di buon grado e con mia consolazione -sono pronto ad obbedirvi. E il Generale di rimando: Sia -tu benedetto o figlio; hai fatto buona risposta. Andrai -dunque con questi frati, che ti avranno per molto raccomandato; -e così fu. Dopo ciò lasciammo Beaucaire, discendemmo -pel Rodano ad Arles, che è poco lontana da -Tarascon; e que' frati si rallegrarono dell'arrivo del Generale, -perchè era uomo molto esemplare ed edificante. -Un giorno trovandosi il Generale da solo, mi appressai -a lui, ed ecco sorvenire il mio compagno, frate Giovannino -dalle Olle Parmigiano, e dire al Ministro: Padre, -fate in modo che io e frate Salimbene possiamo avere -l'aureola. A questa domanda il Generale si mise a ridere, -e disse al mio compagno: E come posso fare che abbiate -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -l'aureola? E frate Giovannino rispose; Dando a noi -l'ufficio di predicatori. Allora frate Giovanni Ministro -Generale soggiunse recisamente. Foste anche miei fratelli, -non l'avreste giammai senza prova d'esame. A -questo punto presi la parola, e in presenza del Ministro -dissi al mio compagno: Vanne, vanne colla tua aureola; -io l'ebbi già l'ufficio di predicatore l'anno passato a Lione -da Innocenzo IV; e lo dovrei riavere ora da frate Giovannino -da S. Lazzaro?<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. Mi basta averlo ricevuto da -chi aveva l'autorità suprema di conferirmelo. Or debbo -dire che frate Giovanni si chiamava maestro Giovannino -quando da secolare insegnava logica, e si appellava anche -da S. Lazzaro, perchè da bambino fu allevato in una -casa posta in S. Lazzaro, presso Parma, da uno zio paterno, -che era sacerdote, ed era custode di un Oratorio -di S. Lazzaro, e che a sue spese mantenne a studio questo -nipote. Ma accadde che questo ragazzo si malò a morte, -come ne pareva a quelli che l'assistevano; ed un giorno, -confortatosi in Dio, disse a udita dei presenti: <i>Il Signore -mi ha colpito col suo castigo, e non mi ha messo nelle -mani della morte; no, non morrò, ma camperò e narrerò -le opere del Signore</i>. Ciò detto, tosto il fanciullo -si alzò sano, e cominciò a studiare con grande ardore, e -camminò fortissimamente nelle vie del Signore, finchè si -fece frate Minore; e da allora crebbe sempre maggiormente -di virtù in virtù, e ogni dì più si fortificava -nella pienezza della sapienza e della grazia di Dio. Era -di statura mezzana, che tenea però più al basso che -all'alto; aveva belle forme in tutto il corpo, ben complesso, -sano e forte a sostenere le fatiche de' viaggi e -dello studio; aveva volto grazioso, angelico, sempre giocondo; -carattere largo, liberale, cortese, caritatevole, umile, -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -mansueto, benigno, paziente, divoto a Dio, sempre in -preghiere, pio, clemente, compassionevole. Diceva messa -ogni dì, e tanto divotamente, che coloro che l'ascoltavano -ne ricevevano sempre qualche grazia. Predicava così -bene e con tanto fuoco sì al clero che al popolo che in -molti dell'uditorio, e l'ho visto io più volte, provocava le -lagrime; aveva la parola facondissima, sempre giusta; possedeva -scienza profonda, giacchè era buon grammatico, e -nel secolo, era stato distinto maestro di logica, e nell'Ordine -de' frati Minori, teologo e dissertatore insigne. Insegnò -sentenze a Parigi, e fu molti anni lettore nel convento -di Bologna e di Napoli. Quando passava da Roma i frati -lo facevano ogni volta o predicare, o disputare davanti -ai Cardinali, perchè era da loro riputato gran filosofo. -Era specchio ed esempio a quanti lo guardavano, perchè -tutta la sua vita splendeva come un luminare di onestà, -di santità, di buoni, anzi perfetti costumi. Caro a Dio e -agli uomini conosceva bene la musica, e cantava benissimo. -Non ho mai visto un tanto rapido scrittore, e così -bello scultore della verità, e con un carattere facilissimo -a leggersi. Quando n'aveva impegno, fu nelle sue lettere -nobilissimo modello di stile forbito e sentenzioso. Fu il -primo Ministro Generale, che cominciò a girare attorno -per visitare tutte le provincie dell'Ordine; cosa per lo -innanzi insolita, tranne che frate Aimone una volta andò -in Inghilterra, d'onde era nativo. E quando frate Buonagrazia -volle pure visitare tutto l'Ordine, seguendo -l'esempio di frate Giovanni da Parma, non potè durarne -la fatica, e prima della fine del quarto mese del suo ministero, -malatosi a morte, cessò di vivere in Avignone. -Con pure frate Giovanni da Parma fu il primo Ministro -Generale, che ammettesse i devoti e le devote dei frati -Minori ai benefici dell'Ordine, rilasciando loro lettere -segnate dal suo sigillo di Generale, per le quali molti si -fecero devoti a Dio e all'Ordine del beato Francesco; e -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -forse questa concessione servì a loro come occasione di -abbandonare il peccato, e di convertirsi a Dio, tanto per -effetto della loro devozione, quanto anche delle preghiere -che i frati facevano per loro; perocchè come dice Agostino: -<i>È impossibile che non siano esaudite le preghiere -dei molti</i>. La lettera, che loro dava era la seguente, colla -sola differenza del nome delle persone: «Ai dilettissimi -in Cristo amici e divoti dei frati Minori Giacomo dei -Bussoli, donna Mabilia sua moglie, nonchè ad Angelica -amatissima loro figlia, frate Giovanni Ministro Generale -e servo dell'Ordine de' Minori augura salute e pace -sempiterna in Dio. Accogliendo con sincero affetto di -carità la divozione che avete all'Ordine nostro, e che -conobbi per mezzo di una pia relazione de' frati, e desiderando -di ricambiarvi dell'amore vostro verso di noi, -io vi ammetto a partecipare di tutti i singoli suffragi -della nostra Religione tanto in vita che in morte, e in virtù -della presente lettera, vi concedo la compartecipazione -piena a tutti i beni, che la clemenza del Redentore si -degnerà di operare per mezzo de' nostri frati in qualunque -parte del mondo sia che dimorino. Iddio vi conservi -sempre sani. Data a Ferrara 6 settembre 1254». E si noti -che non voleva rilasciare questa lettera se non a chi -la domandava, e a chi domandandola, fosse riconosciuto -veramente divoto a Dio, o uno de' principali benefattori -dell'Ordine, o che almeno avesse disposizione a diventarlo. -Frate Giovanni da Parma diede anche licenza a -frate Bonaventura da Bagnorea di far scuola a Parigi, -quantunque non l'avesse mai fatta altrove, perchè era -semplice baccelliere, non per anco dottore. E fu allora -che frate Bonaventura scrisse le sue lezioni sul Vangelo -di S. Luca, che sono bellissime e sapientissime; e compose -quattro libri sopra <i>Le Sentenze</i>, che anche oggi -sono riputati di singolare utilità (volgeva allora l'anno -1248, ed ora corre l'anno 1284); dettò eziandio in seguito -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -molti altri libri, che vanno per le mani di molte -persone. E quando maestro Guglielmo da Santo Amore -provocò l'ira dell'Università di Parigi contro l'Ordine -de' Frati Minori e de' Predicatori, frate Giovanni da -Parma Ministro Generale, convocata l'Università a -piena adunanza, parlò agli scolari e ai Professori, e, tenuto -loro uno splendidissimo sermone utile e divoto, in -fine disse: «Questi, che è il Re dei Re, è il celeste agricoltore; -il suo giardino è la Chiesa, o la Religione del -beato Francesco. Ricevette da voi il seme di una pianta, -perchè voi siete maestri e padroni nostri, e da voi imparammo -la scienza, e noi dì e notte ve ne ricambiamo -il beneficio, e siamo pronti a ricambiarvene sempre, sia -pregando per voi, sia predicando, sia curando in ogni -maniera l'utilità delle anime vostre. Laonde se volete -pure schiantarla questa vostra pianta, schiantatela pure, -se per avventura non si opponga colui che dice ecc. Io -sono il Ministro Generale de' frati Minori, sebbene indegno, -impari all'altezza di tanto ufficio, e mio malgrado. Voi siete -i padroni e maestri nostri. Noi vostri servi, figli e discepoli; -e se qualche cosa sappiamo, a voi ne dobbiamo riconoscenza. -Eccoci: Io sottopongo me stesso, e questi frati -miei dipendenti, alla vostra disciplina e al castigo, che -ne vorrete infliggere. Eccoci, siamo nelle vostre mani; -fate di noi quel che ve ne pare buono e giusto». Udite -queste parole, tutti le accolsero bene e le acclamarono, -e si calmò quello spirito, che s'era sollevato contro i -frati; e si alzò uno che aveva ufficio di rispondere per -tutti, e disse al Ministro Generale: Benedetto che tu sia, -e benedetto che sia la tua eloquenza. La Religione del -beato Francesco, che è professata dai frati Minori, è -buon seme seminato nel campo della Chiesa. È maligno -uomo chiunque s'adopera a distruggere questa Religione; -come fece frate Guglielmo da Santo Amore, che scrisse -un opuscolo, in cui sosteneva che tutti i religiosi e i -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -predicatori della parola di Dio, che vivono accattando -limosina, non possono salvarsi, e distolse molti dall'entrare -nell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori. Ma in -seguito Papa Alessandro IV ne riprovò e condannò l'opuscolo; -e S. Lodovico Re di Francia, di buona memoria, -fece irrevocabilmente espellere da Parigi Guglielmo da -Santo Amore, perchè seminò la calunnia sopra gli -innocenti. Tutte le suddescritte cose io le ho sapute -da maestro Benedetto di Faenza, dottore di scienze fisiche, -che era presente, e le ebbe udite, perchè si trovava -a Parigi, ove fu molti anni a studio, e amava e lodava -frate Giovanni da Parma. Altra volta i Ministri e i -custodi adunati in Capitolo generale a Metz, proposero -a frate Giovanni di riformare la loro Regola aggiungendo -nuovi articoli allo Statuto. E frate Giovanni rispose -loro: Non moltiplichiamo gli articoli della nostra -Costituzione, ma osserviamo piuttosto fedelmente quelli -che vi sono. Sappiate che i poveri fraticelli si lamentano -della moltiplicità delle vostre leggi, che imponete loro -sul collo; ma voi, che le fate, non le volete osservare, ed -essi guardano più alle opere che alle parole dei Superiori. -Vi sia maestra la storia, nella quale non si legge mai -che Giulio Cesare abbia detto alle sue legioni: Andate, -pugnate: ma diceva: Andiamo e combattiamo. Quindi, -decamparono in questo Capitolo dalle proposte riforme. -Tuttavia frate Giovanni Ministro Generale scrisse una -circolare che inviò ad ogni convento dell'Ordine, colla -quale comandava che tutti i frati uniformemente adempiessero -agli uffici ecclesiastici secondo la rubrica dell'Ordinario; -il che prima non si faceva; perchè se avevano -nel convento di buon mattino qualche messa da morto, -in alcuni luoghi s'accontentavan di quella; e l'altra che -correva in quel giorno, fosse pur anche della domenica, -o di altra festa, la rimandavano sino a circa l'ora di -terza; e molte altre cose si facevano, come ho visto coi -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -miei occhi, or contro la rubrica, ora estranee alla rubrica -stessa; le quali per opera del Padre nostro Ministro -Generale frate Giovanni da Parma sono state in meglio -riformate. Egli, a cagione della dottrina dell'Abbate -Gioachimo, alla quale era troppo attaccato, venne in -odio a certi Ministri, a Papa Alessandro IV, e a Papa -Nicolò III; i quali Papi, quand'eran Cardinali furono -governatori, protettori e censori dell'Ordine, e allora lo -amavano come sè stessi per la sua scienza e santità di -vita. Onde, dopo lungo tempo, Giovanni Gaetani, che era -Papa Nicolò III, lo prese per mano un giorno, e conducendolo -qua e là per le sale del palazzo, gli disse: -Essendo tu uomo di gran senno, non sarebbe meglio per -te e per l'Ordine a cui appartieni, che tu fossi qui con -noi a Corte, anzichè seguire la dottrina degli stolti, i -quali profeteggiano a seconda della loro stoltezza? Ma -frate Giovanni rispondendo disse al Papa: Io non ambisco -le vostre dignità, e di questa cosa ne è lodato ogni Santo, -a cui onore la Chiesa canta: <i>Non cercò la pompa delle -dignità della terra, ma volò al regno de' cieli</i>. In quanto -alla saviezza de' consigli, di cui voi mi parlate, vi dico -ch'io l'avrei sicuramente un savio consiglio da dare, se -vi fosse chi volesse ascoltarlo...... All'udir queste -cose il papa sospirò........ Dopo ciò, frate Giovanni, -lasciato libero, ritornò al romitaggio di Greccio<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>, ove -era solito soggiornare. Una volta, quando io dimorava a -Ravenna, frate Bartolomeo Calaroso di Mantova, che era -lettore e Ministro a Milano, e lo era già stato a Roma, -e allora si trovava meco nel convento di Ravenna come -semplice frate, cioè senza alcun ufficio, mi disse: Frate -Salimbene, io vi dico che frate Giovanni da Parma ha -guastato sè e il suo Ordine, perchè egli aveva tanta scienza, -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -santità, ed eccellenza di vita, che avrebbe potuto riformare -i costumi della Corte romana, e a lui avrebbero -prestato ascolto; ma dopo che si diede in braccio alle -profezie d'uomini fanatici, fece disonore a sè, e offese -non poco i suoi ammiratori. A cui io risposi: Pare anche -a me, e me ne duole vivamente, perchè egli mi amava -di cuore; ma che volete? I Gioachimiti vanno dicendo: -Non vogliate tenere in poco conto le profezie. Udita -questa risposta, frate Bartolomeo replicò: Ma anche tu -fosti Gioachimita; ed io risposi: Tu di' vero. Ma dopo -che è morto Federico, che fu già Imperatore e già è -trascorso l'anno 1260, abbandonai al tutto quella dottrina, -e inclino a non credere se non quello che vedrò. Onde -mi disse: Sia tu benedetto; se così avesse fatto frate -Giovanni avrebbe portato la pace nell'animo de' suoi -frati. Ma io soggiunsi: non lo poteva. Sai che vi sono -taluni che sono così legati alle massime addottate, che -dopo, per non mostrarsi in contraddizione con se stessi, -hanno vergogna a ritrattare le dottrine professate, e -quindi non hanno la forza di ritornare indietro. Tu sai -che quando la Contessa di Caserta rimproverò l'Imperatore -Federico di aver fatto male ad impacciarsi nelle guerre -di Lombardia, mentre poteva godersi ogni sorta di beni -nel suo regno, e passarvi una vita piena di dolcezze, -egli le rispose: Riconosco, o Contessa, che avete ragione, -ma mi sono già spinto tanto innanzi che non posso più -in nessuna maniera ritrarmene senza vitupero. Avessi -pur io sempre seguito il vostro consiglio, che non sarei -andato incontro a tanti disastri. A cui aggiunse di ripiglio -la Contessa: E vitupero maggiore avrete, se vi accadrà -di peggio (non era ancora stato deposto, nè vinto e cacciato -in fuga dai Parmigiani). E l'Imperatore: Io non -mi aspetto di peggio; anzi nutro fiducia di pigliarmi -vendetta su' miei nemici. E la Contessa di rimando: -Vendica male l'ingiuria ricevuta, chi la rende più oltraggiosa, -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -epperciò un tale disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte</i></p> -<p class="i01"><i>Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Male al danno appien provvede</p> -<p class="i01">Ohi da folle se lo incoglie;</p> -<p class="i01">Ma se al peggio volge il piede</p> -<p class="i01">Danno ed onta ne raccoglie.</p> -</div></div> - -<p> -Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale -sulle mosse per dar di piglio all'armi quell'ultima volta, -che restò sconfitto, chiese consiglio a' suoi se doveva -passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi co' nemici; ma nulla -ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che giudicate -meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi -aperti corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate -Giovanni da Castelvetro Ministro a Roma, quand'egli -andava ad un Capitolo generale a Strasbourg, che frate -Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva nelle -sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere -che, se mi trovassi con lui, farei tanto da sperare di -ritrarnelo, mi soggiunse: Vanne dunque a lui, che è -nella mia provincia al convento di Greccio; (ove il beato -Francesco il giorno della natività del Signore cantò il -Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un -presepio col fieno e con un bambino); perocchè frate Giovanni -elesse per suo soggiorno quel convento, quantunque -possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro della -provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo -amico, perchè il beato Giacomo dice: <i>Se alcuno di voi -svia dalla verità, ed altri lo converte, sappia costui -che chi avrà convertito un peccatore dall'errore della -sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un -velo sopra una moltitudine di peccati</i>. Questo frate Giovanni -da Parma però, che aveva molti nemici per cagione -della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ebbe anche molti -che, lo stimavano e l'amavano; tra' quali maestro Pietro -di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e teologo, -che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò -cercandolo, perchè lo riconosceva fornito di tante ed -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -esimie virtù. Volle dunque il Papa che stesse sempre -alla sua Corte, e aveva stabilito di crearlo Cardinale, ma -la morte gli tolse di mandare ad effetto il suo proponimento, -poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto -le ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV -amava frate Giovanni come l'anima propria, e, quando -andava da lui, lo ammetteva al bacio del volto, ed ebbe -pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo. -Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza -della santità di frate Giovanni da Parma, mandò pregando -Papa Innocenzo IV d'inviargli frate Giovanni Ministro -Generale, sperando che per opera sua i Greci sarebbero -tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni -andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che -volle colmarlo di doni, che poi non furono accettati. Allora -lo pregò di portare in mano un certo scudiscio ogni volta -che col suo seguito cavalcava per la Grecia, e glielo diede. -Ed egli pensando che dovesse servire per sollecitare il -cavallo, l'accettò, memore di quel verso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo.</i></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Se galoppa il caval più che veloce,</p> -<p class="i01">Un nuovo sprone al cavalier non nuoce</p> -</div></div> - -<p> -Vedendo dunque nelle sue mani quell'arnese, che era -un emblema imperiale, tutti s'inginocchiavano, quando -passava frate Giovanni, come usano i latini quando nella -messa si fa l'elevazione del Corpo di Cristo; e facevano -per lui e per il suo seguito le spese del viaggio. E, dopo -tante onorificenze, Frate Giovanni ritornò al Papa, che -lo aveva incaricato di quella missione. Vattazio fu l'Imperatore, -a cui successe Paleologo, non perchè avesse -secolui alcuna attinenza di parentela, ma occupò il trono -per usurpazione, dopo avere ucciso il figlio di Vattazio. -In un Capitolo provinciale celebratosi a Sens, conobbi -quanto il Re di Francia, di buona memoria, S. Lodovico -tenesse in venerazione frate Giovanni. E i tre fratelli -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -del Re, ed il Cardinale della Corte romana Oddone, che -in occasione di quel Capitolo pranzarono nel convento de' -frati, tutti gareggiarono nel mostrargli la loro reverenza. -Parimente trovandosi frate Giovanni in Inghilterra, ed -essendosi fatto annunziare per una visita al Re nell'ora -che era del pranzo, subito il Re s'alzò da tavola, discese -di palazzo, in fretta gli andò incontro, lo abbracciò e lo -baciò. Ed essendone rimproverato da' suoi cortigiani, perchè -s'era abbassato troppo, correndo incontro ad un tale -omiciattolo, il Re rispose: Io l'ho fatto per onorare Iddio -e il beato Francesco, ed anche quest'uomo, di cui ho -udito celebrare l'insigne santità, e che è un vero servo -ed amico del Dio Sommo ed Eccelso, e non si degrada -guari chi onora i servi di Dio; perocchè il signore disse -loro; Chi riceve voi, riceve me. E fu bene accolta la -risposta del Re, e lodaronlo della deferenza usata per un -uomo tanto rispettabile. Questo Re fu il padre di Odoardo -Re d'Inghilterra e passava per un sempliciotto; onde, -un giorno che era a tavola co' suoi cavalieri, un giocoliere -della Corte a udita di tutti disse: Ascoltate, ascoltate: -Il nostro Re è simile a Gesù Cristo. Provò molta compiacenza -il Re a udire che era assomigliato all'Uomo-Dio; -ed insisteva perchè il giocoliere spiegasse in che egli -fosse simile a Gesù Cristo (tanto il Re che il giocoliere -parlavano francese, e sulle loro labbra suonava grazioso -il volgare francese). Allora il giocoliere disse: Del Signor -nostro Gesù Cristo si dice che tanta sapienza avesse al -momento della sua concezione, quanta all'età di trent'anni; -similmente il nostro Re è tanto sapiente ora, -quanto lo era da bambino. Si turbò l'animo del Re, e -sdegnato ordinò, a chi era presente, di far appendere il -giocoliere alla forca. Ma quando que' cavalieri che erano -presenti furono col giocoliere in disparte, non eseguirono -il comando del Re; gli legarono soltanto una fune al -collo, e lo fecero sollevare a braccia alquanto da terra, -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -e gli dissero: partiti di qui intanto che si calmi l'ira -del Re, e non infierisca su di noi e su di te. E ritornando -a Corte dissero che avevano eseguiti appuntino gli ordini. -Quando poi frate Giovanni da Parma era lettore a Napoli, -prima che fosse Generale, e passò da Bologna, un giorno -che era alla mensa della foresteria con altri forestieri, -sopravvennero alcuni frati, e con violenza lo fecero alzare -da tavola per condurlo a pranzare nell'infermeria. Ma -vedendo egli che il suo compagno restava, nè era invitato -a lasciare quella mensa, si volse al compagno stesso -dicendogli: Io non mangerò in nessun luogo senza il -mio compagno. La qual cosa fu giudicata una villania -da parte di que' frati, ed una somma cortesia e grazia -pel proprio compagno da parte di frate Giovanni. Un'altra -volta, quand'era Generale e volle prendersi un po' -di vacanze, venne al convento di Ferrara, dove io soggiornai -sette anni; ed osservando che a fargli compagnia -d'onore erano sempre invitati alla sua mensa, sì a pranzo -che a cena, gli stessi frati, gli entrò in animo il sospetto -che il Guardiano frate Guglielmo da Buzea, Parmigiano, -avesse i suoi beniamini, e gliene spiacque. Ora, una sera, -mentre si lavava le mani per andare a cena, il frate che -lo dovea servire disse al Guardiano: Chi dovrò invitare -stasera? A cui il Guardiano rispose: Chiamerai frate -Giacomo da Pavia, frate Avanzo, e il tale, e il tale altro. -E nota che c'era già stata intesa preventiva, perchè i -prenominati s'erano già lavate le mani, e stavan già -pronti a tergo del Generale, che li aveva già scorti. Allora, -con tutto l'ardore dell'anima sua accesa dallo Spirito -divino, cominciò a parlare come in parabola; così e così; -chiamerai frate Giacomo da Pavia, chiamerai frate Avanzo, -inviterai il tale e il tale altro; prendi per te dieci porzioni; -questa è la fola dell'oca. All'udir questo parlare restarono -confusi e ne arrossirono quelli che erano stati invitati alla -mensa; e non ne rimase meno in vergogna il Guardiano, -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -il quale disse al ministro: Padre, io invitava costoro a -farvi compagnia d'onore, perchè io ne li reputava più -degni. Ma il Ministro rispose: Forse che la divina Scrittura.......? -Io udiva tutto essendo lì vicino. Allora -ripigliò colui che dovea fare il servizio: Chi dunque ho -da invitare? E il Guardiano: Prendi gli ordini dal Ministro. -E il Ministro disse: Mi chiamerai i più umili -fraticelli, perchè il far compagnia al Ministro è un -ministero che tutti sanno farlo. Andò dunque il frate -inserviente al refettorio, e chiamò i più umili e poveri -fraticelli, dicendo: Il Ministro Generale invita voi a cenar -seco, io vi comando a nome suo di andare immediatamente -da lui; e così fu fatto. Perocchè frate Giovanni da Parma -Ministro Generale, quando arrivava di passaggio ad un -convento di frati Minori, voleva che sedessero seco a -mensa anche i più poveri ed umili fraticelli, o tutti -simultaneamente, ovvero divisi in gruppi, che si alternassero -fra loro, perchè al suo arrivare godessero anch'essi -qualche cosa, (prima, s'intende, che la sua foresteria -fosse finita, cioè prima di mettersi a mangiare alla mensa -comune in refettorio, alla quale, quando si fermava in -un convento, era solito andare sempre, subito dopo che -si era riposato dalla fatica del viaggio). Frate Giovanni -da Parma fu persona accostevole a tutti, senza predilezione -per nessuno; alla mensa, liberale e cortese assai, -tanto che se aveva a tavola varie specie di vini scelti, -ne faceva d'ogni specie mescere a tutti, acciocchè tutti -godessero. La qual cosa era reputata cortesia e grazia distintissima. -I compagni, che aveva frate Giovanni da Parma -quand'era Ministro Generale, sono i seguenti: Primo, frate -Marco da Montefeltro,<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> uomo onesto e santo, che ebbe -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -una longevità straordinaria; e fu compagno di frate Crescenzio, -di frate Giovanni da Parma e di frate Bonaventura: -Egli era di Modigliana,<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> ed è sepolto ad Urbino; -la sua fama è cinta da fulgentissima aureola di miracoli. -Modigliana è un castello nel distretto di Massa di S. -Pietro: Urbino è città sui monti, per la quale si va a Cagli, -che è la chiave della provincia della Marca d'Ancona, -per dove si va ad Assisi, nella Valle di Spoleto, all'eremo -del beato Francesco. Frate Marco fu anche Ministro Provinciale -nella Marca d'Ancona, ove fu lodatissimo il suo -ministero. Fu buon scrittore, rapido e chiaro, e per le -fatiche che sopportò, servendo di compagno e da segretario -di tre Ministri Generali, si meritò, e in un Capitolo -generale si decretò, che alla sua morte ciascun sacerdote -dell'Ordine celebrasse per l'anima sua una messa da -morto. Morì poi l'anno del Signore 1284. Egli era mio -specialissimo amico, ed amò tanto il Ministro Generale -frate Bonaventura, che quando, dopo la morte di lui, gli -tornavano a memoria le sue graziose maniere nel conversare -e i suoi meriti letterari, per dolce commozione -gli piovevan le lagrime dagli occhi. Eppure, quando frate -Bonaventura Ministro Generale doveva predicare al clero, -frate Marco gli si presentava e dicevagli: Tu sei come -un mercenario; e non ricordi che, quando l'altra volta -predicasti, non sapevi quel che ti dicessi? Ma spero che -questa volta la non anderà così: E frate Marco gli parlava -in questo modo per ispronarlo a predicar sempre -meglio. Tuttavia frate Marco scriveva e voleva aver -copia di tutti i sermoni di frate Bonaventura, il quale -del resto, quando frate Marco gli parlava quel linguaggio -ingiurioso, ne godeva per cinque motivi: 1.º perchè era -uomo benigno e sapiente; 2.º perchè così imitava il beato -Francesco; 3.º perchè era sicuro che frate Marco lo amava -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -di tutto cuore; 4.º perchè quel fare gli spegnerà ogni -seme di vanagloria; 5.º perchè ne riceveva stimolo ad essere -più accurato. Degli altri compagni di frate Giovanni -diremo altrove a luogo opportuno. Così quando suonava -la campanella che chiamava chi n'era incaricato dal -convento, a mondare i legumi e gli erbaggi, frate Giovanni, -anche quando era Ministro Generale, accorreva e -lavorava cogli altri frati, come ho visto co' miei occhi; e -perchè io aveva secolui famigliarità, gli diceva: Padre, -voi fate quello che insegnò il Signore in Luca 22, ecc; -e rispondeva: È così che noi dobbiamo esercitare la perfetta -umiltà, e quella giustizia davanti alla quale dobbiamo -essere tutti eguali. Parimente non mancava mai -nè di giorno nè di notte all'ufficio ecclesiastico, specialmente -poi al mattutino, al vespro e alla messa conventuale; -checchè il guardacoro gli accennava, subito lo eseguiva, -intonare antifone, cantare lezioni e responsorii, e -dire le messe conventuali. Nel convento di Lione, come -ho veduto io, predicò due volte ai frati nel Giovedì Santo; -una volta la mattina, e l'altra volta all'ora che gli fu -prefissa, ed eranvi ad ascoltarlo Vescovi e Ministri dell'Ordine -nostro. E ciò avvenne quando Papa Innocenzo IV -risiedeva a Lione co' suoi Cardinali. Il Venerdì Santo poi -avrebbe officiato, se Guglielmo, Vescovo di Modena e Cardinale, -non si fosse offerto di fare l'officiatura, a cui, come -conveniva, cedette per gentilezza. Nel Sabato Santo il guardacoro -gli accennò di cantare l'ultima profezia e la cantò. -Insomma era ricco d'ogni virtù, e, sin anche quand'era -Generale, voleva fare le parti dell'amanuense per guadagnare -di che vestirsi colle proprie mani. Ma i frati -non glielo permettevano, perchè lo vedevano occupatissimo -per il regime dell'Ordine, e quindi gli davano di buon -grado tutto il necessario. Fu eletto Ministro Generale l'anno -1247 in un Capitolo generale adunatosi a Lione in Agosto, -tempo in cui aveva ivi trasportata la sua residenza Papa -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -Innocenzo IV. Governò lodevolmente dieci anni l'Ordine -de' frati Minori; e anticipò l'ultimo Capitolo generale -celebratosi sotto il suo Generalato, per affrettare il giorno -delle sue dimissioni, non volendo più saperne d'essere -Generale, e si tenne il giorno della Purificazione del 1257. -I Ministri, i custodi ed i deputati soprassedettero un -giorno intero senza dar corso a nessuno degli affari del -Capitolo, perchè non volevano saperne di accettare le -dimissioni. Allora entrato in Capitolo motivò, secondo che -seppe meglio e volle, la sua deliberazione, e, quelli a cui -spettava l'elezione, facendo ragione alla angustia, da cui -era premuto l'animo di lui, quantunque a malincuore, -gli dissero: Padre, voi che visitaste tutti i conventi dell'Ordine, -e conoscete le virtù e le doti dei singoli frati, indicatene -uno idoneo a questo ufficio, e sia vostro successore. -E subito designò frate Buonaventura da Bagnorea; -e aggiunse che uno più degno di quello non lo conosceva -in tutto l'Ordine; e per voto unanime fu eletto. Pregarono -poi frate Giovanni di tenere la presidenza del Capitolo -fino alla sua chiusura, ed accettò. Il successore frate -Bonaventura resse l'Ordine diciassette anni, e fece molto -di bene. Frate Giovanni, esonerato dall'ufficio, andò ad -abitare nel romitaggio di Greccio, dove il beato Francesco, -il dì della Natività del Signore, aveva rappresentata la -scena del presepio, di che è parlato estesamente nella sua -biografia. Ed ivi frate Giovanni abitando, vennero due -uccelli selvatici da una vicina boscaglia, grossi come oche, -e fecero loro nido, deposero le uova, e covarono i pulcini -sotto il tavolo che gli serviva a continuo studio, e da lui -si lasciavano senza renitenza accarezzare. Ed andato un -giorno a fargli visita un Vescovo, desiderò di avere, ed -ebbe da lui per favore, uno di que' pulcini. Inoltre una -mattina frate Giovanni, svegliato per tempissimo il suo -camillo, perchè voleva dir messa, questi rispose che s'alzerebbe -subito; ma siccome si trovava ancora mezzo tra -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -il sonno e la veglia, di nuovo cadde in preda al sopore. -Dopo qualche tempo si risvegliò, si vergognò della sua -sonnolenza, e, accorso alla chiesa, trovò che frate Giovanni -diceva messa, e aveva un camillo in cotta, che lo -serviva benissimo; e, finita la messa, senza dir verbo si -ritirarono. Nel corso della giornata però frate Giovanni -disse al suo camillo: sia tu benedetto, o figlio, perchè -oggi mi hai servito messa con tanta attenzione e devozione, -che son di credere avermi perciò Iddio conceduta -la straordinaria consolazione, che oggi ho provato nel dir -messa. A cui il camillo rispose: Padre, perdonate se -quando mi chiamaste io era così vinto dal sonno che non -potei accorrere prontamente a servirvi; e quando arrivai -vidi che altri vi serviva. Eppure io so che non c'è nel -convento nessun forestiero, ed ho interrogato ad uno ad -uno tutti i frati di casa se mai alcuno di loro vi avesse -servito alla messa, ed ognuno ha risposto che no. A cui -frate Giovanni rispose: Io credeva che fossi tu, ma chicchè -sia stato, sia egli benedetto, e sia benedetto il nostro -Creatore in tutti i suoi doni. Molte altre bellissime e -buonissime cose vidi, udii e conobbi di Frate Giovanni -da Parma, già Ministro Generale, degne di essere tramandato -ai posteri, ma che passo in silenzio, sia per -brevità, sia perchè mi affretto a parlare d'altro, sia perchè -la Scrittura dice nell'Ecclesiastico 11. <i>Prima che -muoia non lodare nessun uomo</i>. E frate Giovanni -vive tuttora, sebbene carico d'anni, ed ora, che questi -fatti affido alla carta, volge l'anno del Signore 1284, -giorno successivo alla festa dell'invenzione di S. Michele, -anno IV del Pontificato di Martino IV, indizione -12, mese di Maggio, martedì. Il padre di frate -Giovanni si chiamò Alberto Uccellatore perchè si dilettava -di andare a caccia d'uccelli, e ne faceva professione. -Dunque, come più su è stato detto, gloriandomi -io in Arles, al cospetto di frate Giovanni d'aver ricevuto -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -la facoltà di predicare a Lione da Papa Innocenzo IV, -il mio compagno frate Giovannino dalle Olle soggiunse: -Preferirei d'averla dal Ministro Generale anzichè da un -Papa qualunque; e se è necessario passare sotto la prova -di un esame, ci esamini frate Ugo, e alludeva a quell'illustre -Ugo Provenzale, che si trovava allora nel -convento di Arles in occasione dell'arrivo del Ministro -Generale, di cui era intimo amico. Ma frate Giovanni -rispose: Non permetto che vi esamini frate Ugo vostro -amico, che sarebbe vosco indulgente; chiamatemi invece -il lettore e il ripetitore di questo convento. Chiamati, -accorsero, e il Generale disse loro: Ritiratevi in disparte -con questi due frati e sottoponeteli ad esame sulle materie -e sull'arte del predicare; e riferitemi se meritano -di avere facoltà di predicare. E a me la conferì, al mio -compagno la negò, perchè era ignorante. Il generale tuttavia -gli disse: Ciò che si differisce, non è perduto; studia, -o figlio mio, e dammi la consolazione di prepararti -a rispondere meglio a chi ti esaminerà. In quel frattempo -arrivarono due frati Toscani; uno di Prato, frate Gherardo -fratello di frate Arlotto, ed uno da Colle<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, frate Benedetto, -che andavano a studio a Tolosa. Eglino erano -allora diaconi ed erano buoni scolari, ed avevano studiato -meco più anni nel convento di Pisa. Essi, volendo partire -all'indomani, mandarono frate Marco dal Generale, -di cui era compagno, a pregarlo che volesse conferire -loro la facoltà di predicare, e di essere promossi al sacerdozio. -Quella sera il Generale recitava compieta, ed -io solo era con lui quando in quel momento arrivò frate -Marco, e interruppe la nostra compieta per fare la sua -ambasciata. Ma il Generale col calore e coll'enfasi di -quello spirito, che soleva avere quando gli pareva d'essere -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -eccitato da zelo divino, rispose a frate Marco suo compagno: -Fanno male que' frati, ed è impudenza domandar -tanto, mentre l'Apostolo dice: <i>Nessuno arroghi a se -stesso gli onori</i>. Ecco: Essi sono or or partiti dal Ministro -loro, che conosceva la loro abilità, e poteva loro -conferire quanto domandano a me; vadano dunque a -Tolosa, dove sono mandati a studiare, ed imparino, che -ivi non sono necessarie le loro prediche; a tempo debito -potranno ottenere quello che desiderano. Allora frate -Marco, vedendo il Generale conturbato, diede un'altra -piega al discorso e disse: Padre, dovete credere che non -eglino mi hanno mandato, ma frate Salimbene può avermi -detto ch'io parlassi a voi per loro. E il Generale di rimando: -Frate Salimbene è sempre stato quì con me a recitare -compieta; quindi son certo che non ha dato a te -questa incumbenza. Si ritirò adunque frate Marco dicendo: -Così volete, così si faccia. Io mi accorsi che frate Marco -non aveva accolta con animo sereno quella risposta; e, -finita la compieta, andai per confortarlo, e mi disse: Frate -Salimbene, ha fatto male frate Giovanni a farmi diventar -rosso la faccia, e non ascoltare la mia preghiera per sì -poca cosa. Anch'io fatico per l'Ordine nostro, sono suo -compagno e segretario, sebbene io mi trovi in età avanzata. -È vero che sono partiti or ora dal loro Ministro, -che li conosce a pieno, e appunto perchè li conosce buoni -di indole e di ingegno li manda a studio a Tolosa, perchè -vadano poi a Parigi. Ma questi frati gradivano più d'avere -la facoltà di predicare dalla santità e dignità di frate -Giovanni, che da frate Piero da Cori<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> loro Ministro. -Volevano poi essere promossi al sacerdozio perchè la città -di Pisa, dove abitarono, da trent'anni, come sapete, è interdetta -delle ufficiature ecclesiastiche, avendo i Pisani fatto -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -prigionieri in mare molti Cardinali ed altri Prelati, e per -giunta occupano di forza sui monti dieci castelli del -Vescovo di Lucca, ed hanno invaso la Garfagnana contro -la volontà della Chiesa. (La Garfagnana è un territorio -montano tra il Lucchese e il Lombardo). Laonde, trovandosi -eglino a Pisa, non si presero pensiero della promozione -al sacerdozio; ma ora desidererebbero d'esser fatti preti -per dir messa pe' vivi e pe' morti ed essere più utili ai -frati, presso i quali si recano; e questi giovani se lo -avrebbero in tutta loro vita per un benefizio, ed ora sarebbero -riconoscenti della grazia se l'avessero conseguita; -e sallo Iddio con qual rossore sulla fronte mi presento -a loro per annunziare che sono state vane le mie preghiere. -A cui io breve risposi e dissi: Mi piacciono le -tue considerazioni più che la risposta del Generale; ma -abbi pazienza, chè la pazienza per l'uomo è perfezione. -Quella sera stessa il Generale fece chiamar me e il mio -compagno, e ne disse: Figliuoli; spero di partirmi presto -da voi, perchè mi sono proposto di fare una visita ai -frati della Spagna. Perciò sceglietevi un convento, qualunque -esso sia fra tutti quelli dell'Ordine, ove vi piaccia -andare, eccetto però quello di Parigi, e là vi manderò; -avete tempo tutta notte a pensare, a scegliere, a deliberare; -domani me ne farete cenno. E l'indomani al primo incontrarci, -ne disse: Quale deliberazione avete presa? quale -scelta avete fatto? A cui io risposi: Nulla deliberammo a -proposito della scelta d'un convento ove andare per non -essere noi stessi la causa del nostro dolore; ci rimettiamo al -vostro volere; mandatene ove a voi piace, e noi obbediremo. -Accolta per virtuosa la nostra risposta, ne soggiunse: -Andatene ve dunque al convento di Genova, ove vi troverete -in compagnia di frate Stefano Inglese, che manderò -colà. Intanto scriverò al Ministro e a que' frati, che vi -usino que' riguardi che userebbero a me stesso; e che tu, -frate Salimbene, sia promosso al sacerdozio, e il tuo compagno -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -Giovannino al diaconato. E quando verrò là, se vi -troverò contenti, n'avrò tanta consolazione, se no, troverò -modo di contentarvi; e tutto fu fatto. Poi quel giorno -stesso il Generale disse a frate Ugo amico suo: Che ne -dite, frate Ugo? Dobbiamo andarcene insieme in Ispagna -per adempire il consiglio dell'Apostolo? E frate Ugo -rispose; Anderete voi, Padre; io desidero chiudere i miei -giorni nella terra de' padri miei. E subito lo accompagnammo -alla barca che l'aspettava sul Rodano. Era la -festa di S. Michele, dopo nona, e, datone l'addio, si mosse -per arrivare in giornata a S. Egidio. Noi per mare andammo -a Marsiglia, ove trovammo frate Stefano Inglese, -che mi pregò di dire al Guardiano che per la festa del -beato Francesco avrebbe predicato volentieri al clero e -ai frati. Ma il Guardiano rispose che l'avrebbe udito di -molto buon grado, se non avesse temuto di fare uno sfregio -al Vescovo, che doveva andare a rendere quella festa -più solenne del solito. Passata la solennità del beato -Francesco, prendemmo il mare e andammo a Jeres, al -convento di frate Ugo; e frate Stefano, che non potè trovare -imbarco col suo compagno s'avviò per terra al convento -di Genova. Io poi ed il mio compagno facemmo -sosta a Jeres per godere la compagnia di frate Ugo, dalla -festa del beato Francesco sino al giorno d'Ognissanti. -Ed io era ben lieto dell'occasione di starmi in conversazione -di frate Ugo, col quale tutta la giornata si parlava -della dottrina dell'Abbate Gioachimo. Perocchè egli ne -possedeva tutte le opere pubblicate, era uno de' suoi più -caldi seguaci, uno de' chierici più illustri del mondo per -scienza e santità incomparabile. Tuttavia io era in dispiacere -perchè il mio compagno era malato morto -e non voleva aversi riguardi, e per l'una parte l'inverno -rendeva più difficile la navigazione, e per l'altra, -quell'anno, il soggiorno di Jeres era malsano pel vento -marino, ed anch'io, non malato, appena poteva respirare -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -di notte, anche stando all'aperto. Ma la notte si udivano -lupi a torme ululare, e li ho uditi più volte; perciò dissi -al mio compagno, che era un giovane sempre inchiodato -nelle sue idee: Tu non vuoi averti riguardi da ciò che ti -fa male, e sempre fai ricadute. Io riconosco questo paese -molto insalubre, e non vorrei morire ora, perchè vorrei -arrivare a vedere le cose che predice frate Ugo. Perciò -sappi che, se trovo tra' nostri frati una compagnia che -mi garbi, partirommi con quella. Allora rispose: Mi piace -la proposta, verrò anch'io con te; ma si arrese -perchè sperava che nessun frate fosse per mettersi in -viaggio con noi. Quand'ecco, per grazia di Dio, subito -presentarsi un certo frate Ponzio, sant'uomo, che aveva -dimorato con noi nel convento di Aix, ed andava a -Nizza, del cui convento era stato eletto Guardiano. Quando -ci vide, mostrossi tutto festoso, e gli dissi: Vogliamo -venir con voi, giacchè noi dobbiamo andare a Genova. -Egli se ne mostrò molto lieto, e disse: Vado subito a -procurarmi un imbarco. L'indomani, dopo il pranzo, ci -recammo alla nave, che era distante dal convento dei -frati un miglio. Ma il mio compagno non voleva seguirmi. -Veduto però ch'io assolutamente partiva, si licenziò dal -Guardiano del convento, e, dopo noi, si mise in via. E -dandogli io la mano per aiutarlo a salire a bordo, si -trasse indietro, come io gli facessi orrore, e disse: Non -sia che tu mi tocchi, tu che non mi hai serbata nè fede, -nè buona compagnia. Ed io di rimando: Miserabile, sii -riconoscente alla bontà di Dio verso di te, la quale mi -ha rivelato che se tu fossi rimaso qui, ne saresti morto. -Ma egli era tanto protervo che non aggiustò fede alle -mie parole finchè il morbo colla sua gravità non glielo -fece intendere. Difatto tutto l'inverno non potè liberarsi -dalla malattia, che aveva contratta in Provenza. .... -e mi imbarcai il giorno di S. Mattia, e, da Genova al convento -di frate Ugo, navigai quattro giorni; e trovai morti -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -e sepolti sei frati di quel convento; primo de' quali il -Guardiano, che aveva accompagnato alla nave il mio -compagno; un altro fu frate Guglielmo da Pertuis<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, -eccellente predicatore, che una volta aveva soggiornato -nel convento di Parma, ed altri quattro che non è necessario -nominare. Quando poi, al mio ritorno al convento -di Genova, dissi al mio compagno che erano morti i suddetti -frati, mi rese molte grazie d'averlo tratto dalle -fauci della morte. Finalmente guarì, e dopo alcuni anni -andò in una provincia d'oltremare, (quell'anno in cui -per la seconda volta partì per una crociata il Re di -Francia) e andò a Tunisi, ove fu fatto custode, e, come -custode, venne poi ad un Capitolo generale celebratosi -ad Assisi, in cui fu creato Ministro Generale frate Bonagrazia, -e fu distribuita ai frati una chiosa della Regola. -E avendo poi i cristiani che erano in Egitto prigionieri -dei Saraceni mandato a pregare Papa Nicolò III che per -amore di Dio inviasse loro un buono ed adatto sacerdote, -a cui potere confidenzialmente confessare i proprii -peccati, il Papa incaricò il Ministro Generale di -designare un frate, ed il Generale Bonagrazia volle che -quel sunnominato mio compagno, in virtù di salutare -obbedienza, e per la remissione di tutti i suoi peccati, -andasse dai prigionieri cristiani, che erano in Egitto. -Egli poi ottenne dal Ministro Bonagrazia di poter venire -al primo Capitolo generale, e poscia andare nella provincia -di Bologna, alla quale a principio apparteneva. -Ed ogni cosa fu fatta a dovere. Perocchè e per opera -sua e coll'aiuto d'altri ne venne molto di bene a quei -cristiani. E vide il rinoceronte, e la vigna del balsamo, -e portò manna in un vaso di vetro, ed acqua della fontana -di S. Maria, senza la cui irrigazione la vigna del -balsamo non può fruttare, e portò seco pezzi del legno -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -del balsamo, e molte altre cose nuove per noi, e le faceva -vedere ai frati; e riferiva come i prigionieri cristiani -erano trattati dai Saraceni, i quali li fanno scavare -le fosse de' loro castelli, e asportarne la terra in corbelli, -e non si danno loro che tre piccoli pani per testa al -giorno. Dopo dunque che fu celebrato il primo Capitolo -generale in Alemagna, a Strasbourg, al quale egli era -intervenuto, fu colto da morte nel primo convento che -trovò sulla via del suo ritorno presso Strasbourg, e rifulse -per miracoli che operò. Tale era frate Giovannino -dalle Olle di Parma, che appartenne alla provincia di -Romagna, ossia dell'Esarcato Greco, alla provincia di -Bologna, e alla provincia di Terra Santa; e fu mio compagno -in Francia, in Borgogna, in Provenza e nel convento -di Genova; scrittore buono, buon cantore, buon predicatore, -buono, onesto ed utile uomo, la cui anima riposi -in pace. Nel convento ove morì v'era un frate minore -malato di malattia incurabile, per quel che ne san -fare i medici, il quale si diede a pregare Iddio affinchè -per amore di frate Giovannino volesse concedergli piena -salute, e subito guarì. Ho udito raccontarlo da frate -Paganino da Ferrara, che era presente. Trovandomi io -adunque con lui e con frate Ponzio, nuovo Guardiano -di Nizza, quel giorno stesso che lasciammo frate Ugo e -Jeres, approdammo a Nizza, che è città sul mare; e -vedemmo ed imparammo a conoscere frate Simone Pugliese -da Montesarchio<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>, che era procuratore dell'Ordine -alla Corte pontificia, che allora aveva residenza a -Lione. Egli voleva andare a Genova ed aspettava al lido -in compagnia del refettoriere di Lione, se mai potessero -trovare una nave a loro conveniente, e dissi loro: Noi la -nostra nave l'abbiamo già noleggiata, e domani prenderemo -il mare. Ed eglino se ne congratularono con noi. -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -Tutta la giornata seguente e tutta la notte si navigò, e -al primo mattino si entrò in porto a Genova, che è presso -il mare, ed era una domenica. I frati, quando ci videro, -ne fecero i loro rallegramenti, e mostrarono di -gradire il nostro arrivo; ma in ispecie frate Stefano Inglese, -che era lettore, cui poscia il Ministro Generale -mandò a Roma, come gli aveva promesso, e vi fu lettore, -e vi morì col suo compagno frate Iocelino, dopo che ebbero -appagato il loro desiderio di vedere la città eterna -co' suoi santuarii; e allora era Ministro di quella provincia -frate Giacomo da Iseo<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. Nel convento di Genova, -quando vi arrivai, c'era anche frate Taddeo Romano, -già canonico di S. Pietro di Roma; era vecchio, vecchissimo, -e dai frati stimato per santo. Altrettanto è da dire -di frate Marzio da Milano, che era stato Ministro, e -di frate Rabuino di Asti. Questi era stato Ministro della -provincia di Terra di Lavoro e della provincia della Marca -di Treviso, ed aveva soggiornato a lungo con frate -Giovanni da Parma nel convento di Napoli. Nel Capitolo -di Lione si adoperò a far nominare Generale frate Giovanni -da Parma, sollecitandone i frati; e Iddio appagò -il suo desiderio. Trovai pure a Genova frate Bartolino -custode del convento, che poi fu Ministro; frate Pentecoste, -santo uomo; e frate Matteo da Cremona, anch'egli -un santo; i quali tutti ne usarono gentilezze e carità. Il -Guardiano poi diede a me due tonache, una più fina, -l'altra meno, ed altre due parimente ne diede al mio -compagno. Il Ministro, frate Nantelmo da Milano, che era -stato lettore, uomo santo e consacrato a Dio, disse che -m'avrebbe procurato qualunque piacere e grazia gli avessi -mostrato di desiderare, e delegò frate Guglielmo -Piemontese suo compagno, uomo valente in letteratura -e santo, ad insegnarmi a dir messa ed a cantare. Tutti -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -costoro salirono già da questo mondo al Padre eterno; e -i loro nomi sono scritti nel libro della vita; chè buona -e lodatissima fu sempre la loro condotta. Non ho mai -visto uomo che, più di frate Nantelmo Ministro di Genova, -si assomigliasse a frate Vitale Ministro di Bologna, -sia nella persona che nel carattere, ne' costumi, in tutto; -ed era molto nella grazia di frate Giovanni da Parma. -In questo anno 1248 era a Genova un Vescovo di Corsica, -che era stato monaco nero dell'Ordine di S. Benedetto, -piacentino per padre, e parmigiano per madre, la quale -era della famiglia degli Scarpa. Rè Enzo, o Federico suo -padre ex Imperatore, lo aveva fatto espellere dalla Corsica, -che è vicina alla Sardegna, in odio alla Chiesa, e -dimorava a Genova, ed era ridotto a fare l'amanuense -per guadagnarsi il vitto, e ogni dì veniva alla messa dei -frati Minori, e dopo andava in iscuola ad ascoltare la -lezione di frate Stefano Inglese. E causa dell'espulsione -fu che l'Imperatore Federico aveva dato ad Enzo od -Enrico, suo figlio illegittimo, una donna Sarda in moglie, -che si chiamava Donzella. Questo Vescovo adunque mi -consacrò Sacerdote nella chiesa di S. Onorato, che ora è -annessa al convento de' frati Minori di Genova, ma allora -non apparteneva ai frati; chè quantunque fosse eretta su -di un'area che era di proprietà dei frati, pure l'aveva -occupata un prete e la teneva senza che avesse parrocchiani. -Quando i frati si coricavano nelle loro celle dopo -il mattutino per riposare, quel buon uomo, colle sue campane, -non li lasciava posare; ed ogni notte era di quella. -Per cui i frati del convento di Genova seccati troppo, si -adoperarono presso Papa Alessandro IV per avere quella -chiesa, e la ebbero. Ma quando Papa Alessandro canonizzò -S.ª Chiara, nella celebrazione della prima messa -di detta Santa, recitatane l'orazione, gli si avvicinò quel -sacerdote e disse: Per amore della beata Chiara, Padre, -vi prego di non privarmi della chiesa di S. Onorato. E -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -il Papa, toltegli dalla bocca le parole, in suo dialetto -cominciò a dire ripetutamente: Per amore di S.ª Chiara -voglio che la abbiano i frati; e lo ridisse tante volte che -pareva quasi un pazzarello; e quel prete, udendo quella -risposta e in tal modo data, sospirò e partissene. Nel -tempo in cui io abitai a Genova, eravi pure un Arcivescovo, -basso di persona, molto vecchio e avaro, e sul -conto suo correvano anche altre sinistre voci; si diceva -cioè che non fosse in tutto cattolico. Egli un giorno convocò -nel suo palazzo il clero regolare e secolare, quasi -volesse fare un sinodo, ma lo scopo vero era quello di -ascoltare, come desiderava, un'orazione di frate Stefano -Inglese dell'Ordine de' Minori, poichè l'aveva sentito -lodare altamente per celebre oratore ed illustre chierico. -Vi fui anch'io, e riferisco quanto ho udito. Primo fu -egli a predicare; dopo di lui non permise che altri parlasse -tranne frate Stefano, il cui sermone magnificò con -lodi. Encomiò frate Stefano anche per la sua scienza, -bontà, onestà e santità di vita, aggiungendo che un chierico -tanto illustre aveva onorato assai la città di Genova -venendo dall'Inghilterra in Italia, e che, se egli fosse stato -ancor giovane, avrebbe volentieri, ogni volta che l'avesse -potuto, assistito nella scuola alle lezioni di lui. Poi fece -i suoi elogi al Vescovo di Corsica come religioso, e santa -ed onorata persona, e come distintamente abile a leggere, -scrivere, porre in carta le note musicali, cantare, -e come rispettabile per ogni maniera di virtù; ed aggiunse -che era povero, perchè l'Imperatore lo aveva -cacciato dal suo episcopio, e raccomandò a tutti che lo -aiutassero in ogni possibile maniera. Vi fu chi osservò -che l'Arcivescovo con questa raccomandazione fece vergogna -a sè stesso, perchè egli doveva soccorrere un Vescovo -bisognoso tenerlo presso di sè nella sua Corte, e -n'avrebbe avuto merito, premio ed onore. Ma Seneca -dice: <i>L'avarizia del vecchio è simile ad un mostro.</i> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -Parimente Marziale Coco dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;</i></p> -<p class="i01"><i>Illis cum multum; his breve restat iter.</i></p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">È un fatto in vero sovra ogni altro strano</p> -<p class="i01">Che scialacqui il garzon lunge da morte,</p> -<p class="i01">E ammassi poi con appetito insano</p> -<p class="i01">Chi già del cimiter bussa alle porte.</p> -</div></div> - -<p> -Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il -povero Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma -la sua avarizia e tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia -partenza da Genova seppi poi che l'avevano ucciso. Simile -a lui per avarizia ed esosità era il Vescovo di Ferrara. -Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme, -arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi -alla Corte pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò -di ospitarlo una notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. -Ma arrivato a Corte, e, fermatovisi alquanto tempo, -vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV oriondo di Troyes; -e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di questo tenore: -Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu -voluto accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo -dica: Il Vescovo deve essere ospitale, dell'avarizia e -tircheria tua potrei ricambiartene a misura del merito ecc. -Non si è però mai saputo che il Papa ne lo abbia punito. -Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua -trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. -Il Vescovo suaccennato era oriondo di Brescia, medico, -poi Vescovo di Piacenza. Finalmente andò a Roma, ove -ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A Piacenza teneva -in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava un -vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che -risiedeva a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone -da Montesarchio, procuratore dell'Ordine dei frati Minori, -di cui ho parlato più su, in Puglia, perchè sottraesse -il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio di -Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti -volse ad abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -l'Imperatore lo fece prendere, e gli fece subire diciotto -torture, sostenute tutte da quel frate con una fiera rassegnazione, -senza che i tormentatori potessero estorcere -nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio -operò per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il -cielo che sia intercessore anche per noi, e così sia. Questi -fu mio amico e venne meco dal Papa alla Corte di Lione, -e passando da Nizza a Genova per mare, ci raccontammo -molti fatti. Era di statura mezzana e bruno, somigliante -a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di -buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche -un altro frate Simone, detto della Contessa, cui Iddio -rese illustre, cingendolo di una raggiante aureola di miracoli; -e frate Giovanni da Parma lo fece Ministro della -provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo fu -mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in -cui il Re di Francia andò la prima volta oltremare, cioè -l'anno 1248, anno in cui i fuorusciti di Reggio, partigiani -della Chiesa, presero di viva forza tutti i castelli -della montagna; e i Parmigiani ricuperarono Bibbianello<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>, -Cavriago<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, Guardasone<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> e Rivalta<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>, e infierì -anche una estesa moria, della quale restò vittima -l'Abbate di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore -già deposto riconquistò Vercelli; e fu ucciso -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -Bonacorso da Palù; e furono mandati ostaggi in Puglia -Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri Reggiani. -Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece -aprire un gran cavo verso la Scalopia<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> sino al Po; e -il Vescovo di Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì -in Parma, e fu sepolto nella Basilica cattedrale, che è -dedicata alla Beata Vergine; e Bernardo di Rolando dei -Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV, fu preso -e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il -suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore -l'avesse avuto in mano vivo......... e la guerra era -grossa. L'Imperatore aveva il suo quartiere a Cremona, -e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro parmigiano, e si -soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi tedeschi -ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi -de' Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e -distrutta Vittoria sua città, costrutta presso Parma, in -una località chiamata Grola. E in quel tempo teneva la -signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que' cittadini -di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, -vagolavano al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno -suindicato Lodovico Re di Francia passò il mare -per battere i Saraceni d'Oriente, e prese loro Damiata;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>; -i Bolognesi assediarono Bazano, castello de' Modenesi, -lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. -Così la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia -Ottaviano Cardinal diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò -quasi tutta la Marca d'Ancona. Nell'anno predetto, -come già accennai, Lodovico Re di Francia co' suoi tre -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di -volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, -presa la croce, incominciò il suo viaggio e passò il mare -per debellare i Saraceni e ricuperare Terra Santa. E a -prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le colpe dei -Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del -Re, ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato -dalla fortuna del primo fatto d'armi, ciecamente -credette di avviluppare tutti i Saraceni, e d'un colpo -solo distruggerli tutti. Nella vallata di S. Giovanni di -Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a -Lione, tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) -ad una lega di distanza da Ciamberì vi è una pianura, -che si chiama propriamente valle di Savoia, sopra la -quale alzava il capo un monte altissimo, che in quell'anno -una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; -e quella frana si vede ancora lunga una lega, e larga una -e mezzo, e sotto vi restarono sepolte sette parocchie con -quattromila abitanti. Quando accadde questo disastro io -era a soggiornare nel convento di Genova, ove udii la -voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella -contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo -tempo poi, abitando io nel convento di Ravenna, ne interrogai -frate Guglielmo Ministro Provinciale di Borgogna, -che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo generale, -e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che -ne seppi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1249">a. 1249</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1249, dimorando io nel convento -di Genova, il Ministro frate Nantelmo volle ch'io mi -recassi dal Ministro Generale per affari della provincia -di Genova. M'imbarcai il giorno di S. Mattia Apostolo, -e in quattro giorni arrivai a Jeres al convento di frate -Ugo. Egli al vedermi fece vivissima festa, ed, essendo -Vicario del Guardiano, pranzò con me e col mio compagno -come in famiglia, senza che nessun altro vi fosse presente, -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -tranne il frate che ne serviva; e ne fece imbandire un -pranzo di pesci di mare e d'ogni altra cosa lautissimo. -Eravamo al principio di quaresima; e il mio compagno, -che era Genovese, e i frati di quel convento fecero le -meraviglie per la famigliarità e dimestichezza usatami, -sapendo che frate Ugo non era uso pranzare in quelle -ricorrenze in compagnia d'alcuno; forse perchè era quaresima. -Durante il pranzo si parlò molto di Dio, della -dottrina dell'Abbate Gioachimo, e delle cose future; e -seppi, come più sopra ho detto, che erano morti in quel -convento sei frati, che, circa al dì d'Ognissanti, io vi -aveva lasciati vivi e sani. E, quando io partii da Genova, -vi era vicino alla sagristia un mandorlo fiorito; ed in -Provenza vidi le mandorle grosse col mallo verde; trovai -anche fave grosse e fresche ne' baccelli. Dopo pranzo mi -avviai alla volta del Ministro Generale, che, dopo il -tempo necessario pel viaggio, trovai in Avignone, reduce -dalla Spagna, d'onde era stato richiamato da Papa Innocenzo -IV, residente allora a Lione, per affidargli una -missione presso i Greci, i quali si sperava di ricondurre, -coll'aiuto di Vattacio, in seno della Chiesa romana. Avignone -è una città della Provenza, non lunge dal Rodano, -nella quale in processo di tempo morì frate Bonagrazia -Ministro Generale. Poscia andai a Lione col Ministro -Generale stesso, e quando arrivammo a Vienna, incontrammo -il nunzio, che Vattacio aveva mandato al Papa, -per domandargli la missione del Ministro Generale in -Grecia. Quel nunzio era un frate de' Minori, e si chiamava -col mio nome, frate Salimbene, ed era Greco per parte -di un genitore, latino per parte dell'altro, e, per laico, -parlava benissimo il latino classico, e conosceva benissimo -anche quella lingua latina e greca che si parla volgarmente; -e il Generale lo condusse seco a Lione. Presentatosi -il Generale all'udienza, il Papa lo ammise al bacio -del volto, e gli disse: Iddio ti perdoni, o figlio, il tuo -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -indugio; e perchè non venisti a cavallo per arrivare più -presto? forse perchè non posso farti le spese della cavalcatura, -tu non la prendesti? E frate Giovanni: Padre, -veduta la vostra lettera, m'affrettai quant'era possibile, -ma i frati pe' cui conventi io passava, avevano bisogno di -consigli e m'intrattenevano. E il Papa gli disse: Frate -Giovanni, abbiamo buone notizie; pare che i Greci siano proclivi -ad accordarsi colla Chiesa Romana. Laonde vorrei -che tu ti recassi tra loro con buona compagnia di frati -del tuo Ordine, e può essere che Iddio per opera tua si -degni concederne questa consolazione. Per parte mia ti -sarà concessa ogni grazia che domanderai. A cui frate -Giovanni di rimando: Padre, non mancherà chi obbedisca, -quando non manchi chi comandi. Io sono prontissimo, -e non mi conturba il pensiero del grave incarico d'eseguire -i tuoi comandi. E il Papa: Sia tu benedetto, o figlio, -la tua risposta è saggia e santa. Era allora a Lione -il lettore di Costantinopoli frate Tomaso, oriondo Greco, -dell'Ordine de' Minori, che era un sant'uomo e parlava -benissimo il greco ed il latino. Il Generale lo prese -per condurlo seco in Grecia, perocchè appunto per questo -scopo lo aveva mandato Vattacio. Condusse seco anche -frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, -nobil uomo, bello, letterato, santo, lettore dottissimo in -teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati. Prese -pure con sè frate Bonaventura d'Iseo, uomo famoso e -Ministro da molto tempo in diverse provincie; e condusse -in sua compagnia molti altri frati di distinta abilità, -cui ora non occorre nominare. Finita la settimana di -Pasqua, si mosse da Lione. Eravi allora a Lione anche -frate Ruffino, Ministro di Bologna in compagnia di frate -Bonaventura di Forlì e di frate Bassetto. E frate Ruffino -Ministro mi disse: Io ti ho mandato in Francia a studiare -perchè tu fossi onore e splendore della mia provincia, -e tu andasti a soggiornare a Genova; sappi che -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -me l'ho avuto per male assai, poichè pel lustro della -mia provincia mi do cura di far venire a Bologna frati -studiosi sin anche da altre provincie. Ed io risposi: Padre, -perdonatemelo, io non avrei creduto che ve ne offendeste. -Ed egli di rimando: Te lo perdono, purchè tu prometta, -quì, subito, per iscritto, di obbedire e ritornare col -tuo compagno, che è a Genova, alla provincia di Bologna, -a cui eri già addetto. Così fu fatto; e di quest'ordine -di obbedienza nulla seppe il Generale finchè stette a -Lione. In quel tempo era a Lione anche frate Rainaldo -di Arezzo della provincia di Toscana, che era venuto dal -Papa per farsi dispensare dall'accettare un Vescovato -che gli era stato conferito. Ed era quel di Rieti, ove, -essendo lettore al tempo in cui morì il Vescovo di quella -diocesi, i canonici per l'alta opinione che avevano -di lui, lo elessero ad unanimità per loro Vescovo. -Ma Papa Innocenzo, informato della scienza e santità -di lui, non solo non volle dispensarlo, che anzi, giusta -il parere de' suoi fratelli i Cardinali, gli comandò di -sobbarcarsi a quell'ufficio. Dopo poi, ed io era ancora a -Lione, gli fece l'onore di consacrarlo egli in persona. -Poscia io presi la via di Vienne, distante da Lione 15 -miglia; in seguito passai per Grenoble, attraversai la -valle del Conte di Savoia, ed ebbi notizie particolari -della frana, e della ruina di quel monte, ed entrai in -una chiesa, che aveva per titolare S. Gherardo, la quale -era piena di camicie da ragazzi. Continuando il mio -viaggio arrivai ad Embrun<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, dove era Arcivescovo un -Piacentino, che ogni giorno voleva avere commensali due -frati Minori, e faceva sempre apparecchiare anche per -loro alla sua tavola, e li serviva d'ogni vivanda, che a -lui si portava; e quando non aveva a pranzo i frati -Minori, quel tanto che sarebbe occorso per loro, se vi -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -fossero stati, lo faceva distribuire ai poveri. In quella -Terra dimoravano otto frati; e il Guardiano del convento, -venutomi incontro, mi disse: Fratello, piacciavi d'andare -oggi a pranzo dall'Arcivescovo, che se l'avrà molto caro, -poichè da tempo non ha avuto frati Minori alla sua -mensa; perocchè quell'essere con lui a pranzo a' miei -frati fa troppa soggezione. A cui risposi: Padre, perdonateci -e non abbiatevelo per male, se non accettiamo, -perchè dopo pranzo vogliamo senza indugio partire; ed -esso, sapendo che veniamo dalla Corte del Papa, probabilmente -ci vorrebbe intrattenere, e, cercando a noi notizie, -ritarderebbe il nostro viaggio. Il Guardiano, udita la mia -risposta, non aggiunse verbo; ed io sottovoce dissi al -mio compagno: Ho pensato che sia meglio tirar dritto -per la nostra strada, giacchè abbiamo tempo opportuno -e lettere commendatizie; e così potremo portare più -sollecita risposta a chi ne ha mandati, e il Generale non -ne precorrerà col suo arrivo al convento di Genova; il -che spiacerebbe al nostro Ministro frate Antelmo. Piacquero -al mio compagno quelle osservazioni, e così si fece. Questa -è la città, il cui Arcivescovo fu miracolosamente convinto -di simonia a Lione da Ildebrando Priore di Clunì, -quando fungeva da Legato, come abbiam detto di sopra. -In seguito poi l'Arcivescovo di questa Terra fu creato -Cardinale della Corte romana; ed era uomo valente nelle -scienze, nel canto, in letteratura e per vita onesta e -santa. Una volta suonando un menestrello la viella in -sua presenza, e pregandolo che gli desse qualche cosa, -gli rispose: Se vuoi mangiare, per amore di Dio te ne -darò volentieri; ma nulla ti darei pel tuo canto e per -lo strimpellìo della tua viella, perchè cantare e suonare -la viella, come tu fai, so anch'io. Questo Arcivescovo -teneva sempre in compagnia due frati Minori; non è -però il Piacentino sunnominato. Partimmo da questa -città, attraversammo il Delfinato, ed arrivammo a Susa, -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -che appartiene alla provincia di Genova. Giunti ad Alessandria -di Lombardia, trovammo due frati del convento -di Genova, frate Martino cantore, e frate Ruffino d'Alessandria, -ai quali il mio compagno frate Guglielmo Biancardo, -disse: Sappiate che voi perdete frate Salimbene -e il suo compagno che è a Genova, perchè frate Ruffino -Ministro di Bologna li richiama alla sua provincia. Io -poi, quantunque sia Genovese, non voglio tornare a -Genova, ma voglio andare al mio convento di Novara, -d'onde mi tolse il Ministro Provinciale, quando mi mandò -dal Generale. Noi abbiamo compiuta la nostra missione -con fede e con zelo, abbiamo fatto, a nostro avviso, ogni -cosa per bene, e lasciammo a Lione frate Pietro Lanerio -Guardiano di Genova, che vide colà il Generale, e frate -Buiolo, il quale alloggia in casa il Papa, ed è addetto -alla Corte; e se alcunchè non fosse stato da noi adempiuto -al tutto bene, speriamo che sarà corretto da loro. Inoltre -tra breve passerà da Genova anche il Ministro Generale, -che va inviato del Papa in Grecia, domandato dai Greci -stessi. Frattanto pigliate questa lettera, e, a nome del -Generale, consegnatela a frate Nantelmo Ministro. Dette -queste cose, tirò fuori la lettera che aveva, e la diede -a' miei compagni. L'indomani si passò da Alessandria a -Tortona, un viaggio di dieci miglia, e il giorno successivo -da Tortona a Genova, viaggio lungo assai. Quando -i frati mi videro, fecero le feste, perchè io ritornava di -lontano, e perchè io era apportatore di buone notizie. Il -Ministro e frate Stefano Inglese mi domandarono se il -Ministro Generale aveva visitato la Spagna. A cui risposi -che no, perchè il Papa l'aveva richiamato in seguito -all'invito de' Greci; e lo manda in Grecia perchè i Greci, -come ha scritto Vattacio, desiderano di ritornare nel -grembo della Chiesa romana: e spero che presto passerà -da Genova, e lo vedrete, e il vostro cuore ne giubilerà -per la consolazione che ne proverete. Dopo pochi giorni, -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -arrivò poi, reduce da Lione, frate Rainaldo Vescovo, e nel -giorno dell'Ascensione predicò al popolo, e celebrò messa -colla mitra nella chiesa dei frati Minori di Genova; ed -io, che era già sacerdote, servii alla messa, quantunque -vi fossero già il diacono e il suddiacono e gli altri -inservienti; e fece imbandire ai frati un buon pranzo -di pesci di mare ed altre cose, e pranzò in refettorio -con noi molto famigliarmente. La notte successiva, dopo -mattutino, frate Stefano Inglese predicò ai frati ed era -a udirlo anche quel Vescovo, e tra le altre melliflue parole, -che di solito gli sgorgavano dalle labbra, a confusione -del detto Vescovo, riportò un esempio del seguente -tenore: «Ben disse una volta in Inghilterra un frate -Minore, laico, ma uomo santo, che il cero pasquale quando -si accende in chiesa, rifulge e illumina; ma quando poi -se gli pone su lo spegnitoio, si smorza e manda cattivo -odore: Così è di qualche frate Minore; quando nell'Ordine -del beato Francesco è acceso ed arde d'amor di Dio, -allora risplende ed è per gli altri un luminare di buono -esempio....» Io aveva osservato che il nostro Vescovo al -pranzo permetteva che i suoi frati facessero davanti a -lui le genuflessioni, quando gli servivano le pietanze; e -perciò s'attagliava appuntino a lui quanto quel frate -aveva detto del cero pasquale. All'udire tale linguaggio -il Vescovo trasse dal cuore un grosso sospiro, e terminato -il sermone, genuflesso, in assenza del Ministro Provinciale, -pregò frate Bertolino custode, che era uomo di natura -dolce e che era già stato Ministro, di concedergli licenza -di parlare. Ed ottenutala, si giustificò dicendo: Per vero -io nell'Ordine del beato Francesco sono stato come un -cero acceso, ardente, splendido, luminoso, e di buon esempio -ai veggenti, siccome ben sa frate Salimbene, che abitò -con me due anni nel convento di Siena, e conosce quale -concetto abbiano della mia vita passata i frati di Toscana; -ed anche i frati più vecchi di questo convento conoscono -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -la mia condotta, per la quale, ad onore di questo convento -stesso, fui mandato a studio a Parigi. Se i frati al pranzo -vollero onorarmi con le genuflessioni, questo non è da -imputare a mia ambizione, perchè io ho loro ripetuto a -sazietà di non farle, nè io ho potuto loro imporre, nè -era di mia convenienza, nè avrei osato, di batterli colla -verga. Laonde accogliete, ve ne prego, per amor di Dio -le mie scuse, e assicuratevi che in me non vi fu nè -ambizione nè vanagloria. E dette queste cose, genuflesso, -a mia veduta e udita, confessò quella qualunque -che mai vi fosse stata sua colpa, se mai egli avesse -data ad alcuno involontaria occasione di cattivo esempio, -e promise di lanciar via da sè, tosto che il potesse, -lo spegnitoio, che gli avevano imposto sul capo. Dopo si -raccomandò ai frati, e noi lo conducemmo fuori, e per -segno d'onore l'accompagnammo sino ad un convento -di monaci bianchi ne' pressi di Genova, ove soggiornava -un vecchio che s'era spontaneamente dimesso -da Vescovo di Torino per potere con maggiore agio in -quel chiostro pensare a Dio e all'anima sua. Questi -avendo udito che Rainaldo era uomo dottissimo e che di -recente era stato eletto Vescovo, trasse un sospiro e gli -disse: Mi fa meraviglia che tu, uomo saggio, sia stato -travolto a tanta follìa di assumerti un vescovado, mentre -eri addetto ad un nobilissimo Ordine, quello cioè del -beato Francesco, che è l'Ordine de' frati Minori; Ordine -di altissima perfezione, nel quale chi dura tutta la vita, -senza dubbio è salvo; Ordine, in cui certamente era -meglio per te <i>essere umile di spirito co' mansueti, che -spartir le spoglie cogli altieri</i>. Prov. 16º. A mio avviso -tu hai fatto un grave errore, direi quasi un'apostasia, -perchè trovandoti in uno stato di perfezione e nella vita -contemplativa, ritornasti alla vita attiva. Anch'io fui -Vescovo, come sei tu; ma veggendo ch'io non aveva -potere di correggere la scostumatezza de' miei preti, che -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -camminavano per le vie della vanità, <i>l'anima mia preferì -il laccio</i><a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Lasciai pertanto l'episcopato e i miei -preti per salvare l'anima mia; e l'ho fatto seguendo -l'esempio del beato Benedetto, che abbandonò alcuni -monaci per averli riconosciuti discoli e maligni. Avendo -frate Rainaldo attentamente ascoltato queste considerazioni, -che gli piacevano e non erano nuove nella sua -coscienza, e riconoscendo che quel Vescovo aveva ragione, -non fece verbo di risposta. Perciò presi io la parola, perchè -il Vescovo di Torino non avesse la superbia di credere -d'aver operato da savio, e dissi a lui: Padre, or tu hai -detto d'aver abbandonato i tuoi preti; ma pensa un po' -se tu hai fatto bene. Papa Innocenzo III tra le tante -sentenze che ha lasciate ai posteri, ne ha una per un -Vescovo che voleva essere dispensato dal ministero, libro -delle Decretali 1º alla rubrica <i>della rinuncia</i>, che comincia: -<i>Nè pensare</i>. ecc. Mentre io diceva queste cose, -pendevano dalle mie labbra i due Vescovi, nè frate Rainaldo -osò prendere la parola per non parere di compiacersi -della sua dignità episcopale; ma in suo cuore andava -sempre più radicandosi il proposito di deporre l'ufficio -impostogli, e affrettava col desiderio il momento opportuno -di farlo. Andò adunque alla sua diocesi: ed arrivatovi, -accorsero i canonici a fargli visita, e gli parlarono di -un loro collega giovane e lascivo, che aveva più il fare -laico che del sacerdote, e che si lasciava crescere i capelli -lunghi e li tenea sciolti sulle spalle, nè voleva farsi la -tonsura. E il Vescovo lo prese pe' capelli, e gli affibbiò -uno schiaffo, e, fatti chiamare i genitori e i parenti di -lui, che erano nobili, ricchi e potenti, disse loro: O questo -vostro figlio si dia alla vita laicale, o porti abito -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -che si addica ad un sacerdote; io non posso punto tollerare -che vesta a questo modo. Ed i genitori risposero: -A noi piace che sia prete, e voi fate di lui quello che -ve ne pare bene e dicevole. Allora il Vescovo di sua mano -stessa gli tagliò i capelli, e gli fece fare la chierica in -forma di cerchio, larga e rotonda, affinchè la tonsura presente -facesse ammenda della capellatura passata. Il chierico -ne restò profondamente mortificato, ma i canonici ne -ebbero piena soddisfazione. Frate Rainaldo però non potendo -con coscienza tranquilla dissimulare quella sbrigliatezza -del clero, e riconoscendo di non poterlo ritornare -alla rettitudine ed all'onestà, si presentò a Papa -Innocenzo IV, che era venuto a Genova, e rassegnò l'ufficio, -che gli era stato conferito a Lione, protestando che -non sarebbe più stato Vescovo. E il Papa, facendo ragione -al turbamento dell'animo di Rainaldo, gli promise -che ne lo dispenserebbe, quando arrivasse in Toscana, -sperando che il tempo maturasse un cambiamento di proposito; -ma non avvenne. Andò dunque frate Rainaldo e -si fermò alcuni giorni a Bologna colla speranza che il -Papa vi passasse per recarsi in Toscana. Quando poi -seppe che era a Perugia, frate Rainaldo si presentò al Papa, -al cospetto de' Cardinali in concistoro, rassegnò l'ufficio -e il beneficio, e depose a piedi del Papa gli indumenti -pontificali, il pastorale, la mitra e l'anello. I Cardinali -se ne maravigliarono e se ne conturbarono, parendo loro -che il frate con questa determinazione facesse sfregio -alle loro dignità, quasi che chi trovasi insignito dell'onore -di alti uffici nella prelatura non potesse salvare l'anima -sua. Se ne conturbò anche il Papa tanto perchè lo -aveva egli in persona con particolare onore consacrato, -quanto perchè aveva la persuasione, come tutti la condividevano, -e così era in fatto, d'aver provveduto la Chiesa -di Rieti di un Vescovo degnissimo. Quindi i Cardinali e -il Papa lo pregarono vivamente che per amore di Dio, -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -per riguardo alla loro dignità, per l'utilità della Chiesa -e per la salute delle anime non rinunciasse. Ma egli rispose -che insistevano invano, e invano pregavano. Allora -i Cardinali conchiusero: Che s'ha a dire se a lui ha parlato -un Angelo, e se Iddio gli ha fatta questa rivelazione? -E il Papa trovandolo tanto fermo gli disse: Sebbene -tu ti sia proposto di non volere su la tua coscienza le -sollecitudini e le cure pastorali, almeno restino a te gli -indumenti pontificali, la facoltà, la dignità e l'autorità -di amministrare il sacramento dell'Ordine, affinchè i frati -ritraggano da te alcun benefizio. E risoluto rispose: Io -non mi terrò nulla. Dispensato, si recò subito al convento, -e dato di piglio ad un sacchetto, o ad una bisaccia, o -sporta che fosse, pregò il frate destinato alla questua, che -quel giorno stesso lo volesse aver seco alla cerca del pane. -E mentre andava così a mendicare per la città di -Perugia, s'imbattè in un Cardinale, che ritornava dal -Concistoro, (forse per disposizione divina), affinchè vedesse, -imparasse, ed udisse. E riconosciutolo, si volse a -lui dicendo: Non era meglio che tu fossi restato Vescovo, -che andar accattando di porta in porta? A cui frate Rainaldo -rispose: Il savio dice ne' proverbii ecc. Udendo il Cardinale -queste parole, e riconoscendo che era Dio che parlava -per mezzo del suo santo, si allontanò, e il giorno dopo -in Concistoro riferì al Papa e ai Cardinali le cose, che -aveva imparate dal Vescovo mendicante; e tutti ne furono -meravigliati. Frate Rainaldo poi disse a frate Giovanni -da Parma Ministro Generale che lo destinasse a quel -qualunque convento gli piacesse, e lo mandò a Siena, -ove era noto a molti, e vi restò dal dì d'Ognissanti fin -dopo Natale, quando morì e volò in grembo a Dio. Mentre -egli era malato della malattia di cui morì, eravi a -Siena un canonico della Chiesa maggiore, che da sei anni -giaceva per paralisi in letto, e con tutto il divoto fervore -dell'animo invocava l'aiuto di frate Rainaldo. Un giorno, -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -sul far dell'alba, udì in sogno una voce a dire: sappi che -frate Rainaldo volò di questa vita al cielo, e pe' meriti -di lui Iddio ti risanò completamente; e tosto svegliatosi, -e sentitesi sciolte e sane le membra, chiamò -il famiglio che gli portasse gli abiti, e recandosi -in camera di un suo amico e canonico collega, gli -raccontò del miracolo. E tutti e due incontanente, e in -tutta fretta, andarono dai frati per narrare il miracolo -tanto manifesto, che Dio quella notte s'era degnato -operare pei meriti di frate Rainaldo. Ed essendo usciti -da una porta della città, udirono i frati, che cantando -ne trasportavano la salma alla chiesa; assistettero alle -esequie, e poi proclamarono il miracolo. E i frati giubilanti -anch'eglino sclamarono: Sia benedetto Dio. Tale fu -frate Rainaldo di Arezzo, miracoloso in vita e dopo morte, -che amò piuttosto umiliarsi...... Fu uomo coltissimo -in letteratura, insigne lettore di teologia, predicatore -esimio, graditissimo al clero e al popolo, fecondissimo -di pensiero, e di parola sempre fluida e sgorgante calda -dal cuore. Io abitai seco due anni nel convento di Siena, -e l'ho incontrato molte volte nel convento di Lione e -di Genova, e mi fece ordinare suddiacono quando egli, -non era ancora investito d'alcun ufficio. Non potrei -aggiustar fede a nessuno che mi dicesse che la Toscana -ha dato tale uomo, se non l'avessi visto io co' miei occhi. -Egli ebbe un fratello nell'Ordine di Valle Ambrosiana -ossia Vallombrosa, che fu Abbate nelle Romagne, nel -convento di Bertinoro<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>, santo, letterato, buono, amico -intimo dei frati Minori: Che l'anima sua riposi in pace. -Nota qui che due persone di Brettagna ritornavano in compagnia -dalla Corte di Roma, ove erano andati a visitare -per divozione i Santuarii; e arrivati nelle Romagne, si -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -fermarono su di un monte ad alloggiare in alcune celle, -coll'intendimento di far vita da eremiti. Col tempo -si agglomerò molta gente ad abitare attorno a loro, e si -fecero un bel castello, che sino ad oggi si chiama Brettinoro -da que' due eremiti che vi posero stanza, e che -erano nativi della Brettagna. Una volta io sapeva i loro -nomi, ma ora mi sono fuggiti dalla memoria: si hanno -per santi. L'anno del Signore 1249 era Podestà di -Genova Alberto Malavolta di Bologna, e venne al convento -dei frati Minori a sentir messa. Ed io era colà, e -frate Pentecoste, che era sagrista, uomo santo, onesto e -buono, volendo suonar le campane per far onore al Podestà, -questi gli disse: Anzi tutto porgete orecchio ad -una cosa che voglio annunziarvi, ed è una buonissima -notizia: Sappiate dunque che il 26 di Marzo i Bolognesi -fecero prigioniero Re Enzo e con lui un numero grandissimo -di Cremonesi, Modenesi e Tedeschi. Re Enzo, -che si dice anche Enrico, è figlio naturale, cioè non -legittimo, di Federico Imperatore deposto, ed è uomo di -singolare valore e coraggio, e guerriero prode, e sollazzevole -quando gli piace, compositore di canzoni, e che -in guerra sa andare audacemente incontro ai pericoli; è -bell'uomo e di statura mezzana. Quand'egli fu fatto -prigioniero aveva sotto la sua signoria Reggio, Cremona -e Modena. I Bolognesi lo tennero molti anni prigione -nelle carceri del palazzo municipale, ove morì. Non -avendogli un giorno i custodi voluto dar da mangiare, -si recò da loro frate Albertino da Verona, che era un -celebre predicatore dell'Ordine de' frati Minori, pregandoli -che, per amor suo e di Dio, non lo volessero -lasciar morir di fame. Ma non piegandosi eglino -punto alle preghiere di lui, propose: Giuochiamo insieme -a' dadi; se vincerò, avrò licenza di dargli da mangiare. -Giuochiamo, risposero. Giuocò dunque, vinse, e gli diede -da mangiare, standosi con quel Re in famigliare colloquio. -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -E tutti quelli che ne ebbero contezza lodarono il -frate della sua carità, cortesia e liberalità. In quella -giornata campale, in cui il Re, e col Re moltissimi del -suo esercito furono sconfitti, vi furono anche alcuni che, -voltisi in fuga, sguizzarono dalle mani del vincitore, -alcuni che caddero sul campo, altri rimasero prigionieri, -e condotti alle carceri sotto sicura custodia vi stettero -tra ceppi. Guido da Sesso, che era il principale Reggiano -di parte imperiale, morì nella fuga, precipitando insieme -col suo destriero in una fogna dell'Ospedale de' lebbrosi -di Modena. Egli era il più acerbo nemico dei partigiani -della Chiesa; tanto che essendone stati una volta dal -Re fatti molti prigionieri nel castello di Rolo<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>, che è -nella diocesi di Reggio, ed essendo essi stati condannati -alla forca, e desiderando confessarsi, non volle concedere -loro tanto di indugio che bastasse a confessarsi, anzi -disse: Non avete bisogno di confessarvi, voi partigiani -della Chiesa, chè siete santi, e quindi volerete subito -senz'altro in paradiso; e, pel suo diniego, fu subito eseguita -la sentenza, nè poterono confessare le loro colpe. -Egli, in quel tempo in cui tra la Chiesa e la Repubblica -avvampava più grossa la guerra, veniva al convento dei -frati Minori con altri suoi scherrani, e radunando i frati -a capitolo, domandava a ciascuno d'onde fosse, e facevane -notare i nomi ad uno scrivano che conduceva seco, poi -diceva: tu vanne al tuo paese, tu farai altrettanto, nè -osare di farti più vedere in questo convento, nè per -questa città. E così furono tutti espulsi, tranne pochi -lasciati custodi del convento; ai quali poi, allorchè -andavano per città mendicando pe' bisogni di loro sussistenza, -si faceva ogni sorta oltraggi, e si lanciavano loro -maledizioni, imputandoli di portare lettere false, e di -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -essere nemici dell'Imperatore. Nè i frati Minori, nè i -Predicatori, che passavano pel territorio, osavano entrare -nelle città di Modena, di Reggio e di Cremona; e se -talora alcuni, ignari della condizione delle cose, per caso -entrarono, furono subito presi, condotti al palazzo del -Comune, tenuti sotto guardia, nutriti per alcuni giorni -del pane della tribolazione e dell'angoscia, poi obbrobriosamente -cacciati, espulsi, tormentati, e taluni anche -uccisi. Difatto più d'uno è stato sottoposto alla tortura -in Cremona e a Borgo S. Donnino; a Modena presero -alcuni frati Predicatori, che portavano con sè alcuni -ferri che servono a fare le ostie, e li condussero al palazzo -del Comune, e a loro disonore si fece credere al -popolo, che avevano stamponi per coniare moneta falsa. -Nè la perdonavano neppure a que' frati, i cui parenti -erano in opinione d'appartenere al partito imperiale, ed -essi stessi ne erano tenaci fautori, tra' quali fu ignominiosamente -espulso frate Giacomo di Pavia, frate Giovanni -di Bibbiano<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>, frate Giacomo di Brescello, e molti -altri; e per dir tutto in poco, furono licenziati dal -convento di Cremona tutti coloro che parteggiavano per -la Chiesa. Ed io vi era presente, e fu in quell'anno, in -cui Parma mia città nativa si ribellò all'Impero. In -seguito fermarono e trattennero a lungo alla porta della -città di Reggio frate Ugolino da Gavassa<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>, nè gli -permisero d'entrare, quantunque avesse in città più -d'un fratello di parte imperiale. Che più? Era gente -diabolica; e sovra tutti pessimo in malizia Giuliano da -Sesso, maestro in leggi, vecchio, e inveterato nel male; -e, nominato da Re Enzo giudice supremo di Cremona, -Reggio e Modena, fece impiccare alcuni da Foliano, e -molti altri ne condannò a morte, come partigiani della -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -Chiesa, e se ne gloriava, e diceva: Guardate come li -conciamo noi questi ladroni. Questo Giuliano era veramente -un membro del diavolo; e perciò Dio lo colpì di -paralisi, e ne diventò da una parte rigido inaridito; gli -uscì dell'occhiaia un occhio, che, sporgendo fuori, pareva -una saetta, e faceva ribrezzo a guardarlo; diventò eziandio -tanto fetido, che ognuno si guardava bene dall'avvicinarsegli, -tranne una giovinetta tedesca, la cui bellezza -era tanto ammaliante, che bisognava ben essere molto -severi per non guardarla con compiacenza. Questo Giuliano -era figlio di uno spurio di quei da Sesso, onde un poeta -scrisse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Spurius ille puer nullum suadebit honestum</i></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di spurio seme, reo rampollo è questo,</p> -<p class="i01">Nè mai ti saprà dar consiglio onesto.</p> -</div></div> - -<p> -Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte -in pubblica adunanza che era meglio essere ridotti a -mangiar della calce, che vivere in pace coi partigiani -della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava i buoni capponi, -ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo -mondo non dura a lungo la fortuna de' malvagi: -Mutò vento, e chi parteggiava per la chiesa cominciò ad -averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile venne -il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto -dalla città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto, -senza confessarsi, senza comunicarsi, e senza -fare la penitenza sacramentale de' suoi peccati, e fu sepolto -in un fossato della villa di Campagnola<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Nello -stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti Reggiani -bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo -d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone; -il 10 di Giugno, il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e -inondò sino alla Modolena<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Lo stesso anno in Agosto, -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi occupò -Novi, Rolo e S. Stefano<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> Terre o Ville della diocesi di -Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo, -bello, forte, amico mio, e, in tempo di grossa guerra, -valoroso guerriero; e gli si erano aggruppati attorno molti, -che cacciati dalle loro case, avevano il veleno nel cuore -e seguivano lui come capo; e si era divulgata molto la -fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi, -di invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava -la barbarie della guerra di que' tempi. Così pure -nel settembre di quell'anno, tra nona e vespro, si sentì -un orribile terremoto; e i Bolognesi e i fuorusciti Modenesi -e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono i -subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed -Ezzelino da Romano prese Este<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>, castello del Marchese -d'Este, ed altre Terre dello stesso Marchese, per -vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone prestava ai -Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello. I -Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi, -e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono -que' loro prigionieri, che si tenevano stretti nei -ceppi. In quell'anno, dopo la festa di Sant'Antonio di -Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine da' frati -Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova, -ed arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle -idrie, nelle quali era stata l'acqua che il Signore trasmutò -in vino per le nozze di Cana Galilea. Almeno si dice -che sia una di quelle; se realmente la sia, sallo Iddio, -che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono -collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero -di Bobbio, dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -di S. Colombano. Dopo, ci avviammo alla volta di Parma, -d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le nostre faccende. -Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà frate -Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del -convento di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste -di que' vostri frati, che avevate mandati quì? Noi eravamo -lietissimi di averli quì con noi per amor vostro, -per la loro bontà, per la consolazione che ne davano, -e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale -rispose: E dove sono? Che? non sono forse più in -questo convento? E i frati: Padre, no, non vi sono -più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna, li -richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse: -Iddio sa, se io aveva alcuna notizia di questo ordine di -obbedienza; anzi io teneva sì per fermo di trovarli in questo -convento, ch'io cominciava a far le meraviglie, perchè non -mi si erano presentati. In seguito ci trovò a Parma, e -con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per di quà -e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna, -altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi -a Parma con inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi -io posare, come voi lo potreste, non vorrei essere sempre -in su' viaggi. E gli risposi: A voi, Padre, toccano i disagi -del viaggiare per ragioni di ministero; a noi tocca viaggiare -per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo -sempre per ragione di pura e vera obbedienza. -Udito ciò, rimase soddisfatto, specialmente per effetto -dell'amore che aveva per noi. Quando poi fummo a Bologna, -un giorno in camera disse a frate Ruffino Ministro -Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento -di Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate -Ruffino rispose: Padre, questo l'ho fatto per far piacere -a loro. Io li aveva mandati in Francia, quando l'Imperatore -stava a campo intorno a Parma. Perciò richiamandoli, -io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -al Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro -Ruffino l'ha esposta. E il Generale ripigliò: Cura dunque -ora di collocarli ove sia che s'accontentino, e si dedichino -a studio, e non vaghino tanto di quà e di là. Di buon -grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò a contentarli -e per l'amore che nutro in cuore per voi e per -l'amore che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno -a Bologna, perchè gli correggesse la sua Bibbia, e mandò -me a Ferrara, ove dimorai sette anni continui senza -mutar mai di convento. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1250">a. 1250</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1250 fu fatto prigioniero dai Saraceni -Lodovico Re di Francia, e la più parte dell'esercito -Francese, che l'aveva seguito oltre mare, fu passato a fil di -spada. Anche prima però molti ne avevano mietuto la -pestilenza e l'inedia, che furono effetto del cambiamento -di clima, e della caristia e penuria di vettovaglia. Infine -poi, restituita Damiata ai Saraceni, il Re fu restituito a -libertà, e ritornando in regione di fedeli, edificò Balbek -e molte altre Terre, cingendole di muraglia, costruendovi -case, ed innalzandovi torri. Ma mentre l'esercito era -diviso in quattro corpi, mandati in diverse parti all'opera -delle preaccennate costruzioni, i Saraceni in uno di quei -luoghi piombarono sopra gli operai inermi, e li massacrarono -tutti. La qual cosa risaputa, il Re, che si trovava -altrove, accorse in fretta, fece scavare una fossa, e, non -ritenutone dalla fatica, nè distoltone dal fetore, li seppellì -colle proprie mani. E tutte le milizie ne rimasero meravigliate, -ond'è che a pieno gli si attaglia quello che è -detto di Booz nel 2º libro di Ruth: <i>Sia benedetto dal -Signore ecc</i>. Questo stesso anno in Giugno i Bolognesi, -i Modenesi, i fuorusciti di Reggio, i Parmigiani, i Romagnoli, -i Toscani e i Ferraresi portarono in S. Vito -devastazione e saccheggio al territorio Reggiano dalla -strada di sopra sino alle fosse della città, e vendettero -il bottino ai Parmigiani: ed i Reggiani corsero sopra -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -Novi, e ne posero a fuoco e fiamma i sobborghi e il circondario: -devastarono ogni dove, e fecero preda d'uomini -e giumenti, e s'impadronirono di Campagnola facendo -duecento prigionieri. Poscia, un giovedì, dopo la festa della -Beata Vergine, ai 18 d'Agosto, i fuorusciti Parmigiani -di parte imperiale, che erano di stanza a Borgo S. Donnino, -i Modenesi e il Marchese Uberto Pallavicini, Capitano -e condottiero loro, piombarono sopra Parma; ma i -Parmigiani uscendo contro loro di città col carroccio, -s'azzuffarono in un luogo detto Grola, ove una volta -sorgeva la città di Vittoria, e vi ingaggiarono un accanito -combattimento, ma sulla strada soltanto, perchè a cagione -de' fossati non potevano stendersi nei campi, e presero -parte alla pugna i soli militi dell'una e dell'altra parte, -e questi non tutti, atteso che la strada non lasciava spazio -a larga fronte. E il Marchese Monte Lupo, che era -dotto dell'armi ed un leone in guerra, fece mordere la -polve sulla strada a molti Parmigiani fuorusciti e Cremonesi; -ma finalmente cadde egli stesso a terra ucciso. -Questi ed altri suoi fratelli, da parte di sorella, furono -nipoti di Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa -Innocenzo IV. Erano gran Baroni, ed abitavano a Parma -in Cò di Ponte. Primo de' fratelli era Ugo; secondo, Guido; -terzo, Rolando; quarto, Monte, di cui è parola; quinto, -Goffredo. Quest'ultimo fu nell'Ordine de' Templari, illustre, -potente, ed era tenuto in gran considerazione anche -perchè era Marchese. Io li ho veduti e conosciuti tutti, -e si chiamavano Marchesi Lupi di Soragna, Villa ove -avevano le loro possessioni, cinque miglia al di sotto -di Borgo S. Donnino. Ma i fuorusciti Parmigiani, -che parteggiavano per l'Impero, vedendo che i loro -si avevano la peggio e andavan cedendo terreno, girarono -di fianco, e minacciarono d'assalto la città; correndo -e sclamando: Alla città, alla città. Ma i popolani, -che erano usciti di Parma alla battaglia, udendo questo, -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -lasciarono il carroccio e i loro, che si battevano sulla -strada come leoni, di corsa s'incamminarono verso la -città, ma nell'entrare si ruppe il ponte della fossa, e -molti vi si affogarono. E questa fu una vera provvidenza -divina, che impedì in quel modo ai nemici di entrare in -città, poichè la beata Vergine, che in Parma ha culto -vivo e fervente, non volle abbandonare i suoi. Tuttavia -e per pena de' peccati loro, e per la natura de' tempi -che correvano, i Parmigiani che erano dentro la città, -l'ebbero per un disastro. Di fatto i loro nemici s'impadronirono -del carroccio, che era stato abbandonato sulla -strada, e restarono sul terreno tremila popolani, e molti -militi. Podestà dei Parmigiani di dentro la città era -allora Catellano de' Carbonisi di Bologna, che non restò -prigioniero perchè seppe guardarsi bene. I prigionieri li -incatenarono nella ghiaia del Taro, come disse a me -Glaratto, uno degli incatenati; e disse anche che parevano -tanti da far credere che tutti i Parmigiani fossero -prigioni. Li condussero a Cremona, e, per vendicarsi e -indurli a pagare il prezzo del riscatto, nelle carceri li posero -ai ceppi, fecero loro molti oltraggi, li sospendevano -per le mani e pei piedi, in terribile ed orribile maniera -schiantavano loro i denti, ponevano rospi in bocca, e fuvvi -anche chi si dilettò d'inventare tormenti di nuovo genere. -I Cremonesi incrudelirono atrocemente contro i prigionieri -Parmigiani; ma i Parmigiani di parte imperiale fecero -ancora di peggio contro i loro concittadini di parte della -Chiesa, chè ad alcuni tolsero anche la vita. Ma col tempo -arrivò il giorno delle vendette e del ricambio, e i -Parmigiani che erano di parte della Chiesa se le presero -terribili tanto sui Cremonesi, quanto sui Parmigiani che -stanziavano a Borgo S. Donnino, e sul Pallavicino..... -Perciò pare sia stato detto apposta da Geremia II ecc. -Il che si fece manifesto nel Re Enzo, quando dai Bolognesi -fu fatto prigioniero in una coi Cremonesi e co' suoi -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -Tedeschi; ed a ragione perchè unitamente ai Pisani -aveva catturato nelle acque di Pisa i Prelati della -Chiesa, che si recavano al Concilio ai tempi di Papa -Gregorio III. (....... Parimente gli ecclesiastici serbano -nelle chiese e negli oratorii l'ostia consacrata per tre -motivi....... E alcuni sagristi, quando i frati comunicano -nella messa vogliono sempre rinnovare l'ostia consacrata -nella pisside e nel tabernacolo, in cui si serba; -e credono di far bene, ma s'ingannano a partito per -quattro ragioni. Primo, perchè ne viene allungata la -messa, e i frati s'impazientano, e i secolari ne ricevono -scandalo. Secondo, questa cosa potrebbe farla egli stesso -il sagrista, se è sacerdote, con due ceroferarii in una -messa privata, senza che sia presente tutto il convento. -Terzo, perchè talvolta l'ostia che adopera è della -stessa infornata che quella che fa consumare, che -è quanto dire non fece ostie fresche; e tanto meglio -si deve conservare un'ostia consacrata che una non -consacrata, serbandosi quella chiusa e non esposta -all'atmosfera, e per arrota contiene Dio, che è il conservatore -di tutte le cose. E di ciò se ne ha prova. Nella -città di Reggio si atterrò una chiesa, sul cui altare, invece -di reliquie, era stata collocata un'ostia consacrata, -e quell'ostia la trovarono bianca e bella, come se ve -l'avessero messa il giorno innanzi, quantunque una memoria -scritta diceva che vi era stata trecent'<i>anni</i>(?). -Questo l'ho saputo da frate Pellegrino da Bologna, che -era presente e vide. A me non piace che il Corpo del -Signore stia per reliquia chiuso nel tabernacolo di un -altare, come non mi è mai piaciuto l'uso del beato Benedetto -di porre il Corpo del Signore sulla salma di un -defunto e seppellirlo con quella sotterra. Il Sagrista dirà -forse che talvolta si consacrano più ostie di quelle che -si consumano, perciò le restanti bisogna riporle nel tabernacolo -ove si serba il Corpo del Signore. Ma a questo -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -si può provvedere in due modi, o mandando, al momento -che si canta l'epistola della messa in cui si communicano -i frati, in giro l'accolito pel coro a contare quelli che vogliono -fare la comunione, ed ordinando al suddiacono di porre -sulla patena solamente quante ostie bisognano; o disponendo -che gli accoliti, che tengono le tovagliole, siano gli -ultimi a comunicarsi, e il celebrante dia a loro da consumare -tutte le ostie consacrate che restano. Fanno dunque benissimo -i sagristi a far le ostie col più puro fior di farina... -Il moggio parmigiano è di otto sestarii; il Ferrarese di -venti, perchè hanno maggior abbondanza di frumento). -Ora è tempo di ritornare a Federico e parlare della sua -morte. Federico II ex Imperatore, quantunque grande, -ricco, e potente, pure ebbe molte disgrazie; 1.º Enrico suo -figlio primogenito, che a lui doveva succedere, fece adesione -ai Lombardi contro il volere di lui; e perciò lo prese, -lo incatenò, l'imprigionò e finì col morire malamente; -2.º volle soppiantare la Chiesa, e ridurre il Papa, i Cardinali -e gli altri Prelati ad essere poveri e andare a piedi; -e questo non intendeva già di farlo per zelo verso Dio, -ma perchè non era buon cattolico, e poi perchè era molto -avaro e agognava cupidamente le richezze e i tesori -della Chiesa per sè e suoi figli, e voleva deprimere il potere -degli ecclesiastici, acciocchè nulla tentassero contro -di lui; e lo diceva apertamente con alcuni suoi segretarii, -da' quali s'è poi saputo; ma Dio non permise che mandasse -a compimento questi propositi contro i suoi ministri. -3.º Volle soggiogare i Lombardi, ma gli fallì l'impresa; -chè quando aveva su loro vantaggio per un verso, -altrettanto ne perdeva per altro verso. I Lombardi non -si pigliano agevolmente; sono molto obbliqui e sguizzevoli, -e dicono una cosa e ne fanno un'altra, sicchè è come -voler stringere colla mano un'anguilla o una murena; -quanto più forte stringi, tanto più facilmente sguiscia. -4.º Il Papa Innocenzo IV lo depose in pieno Concilio a -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -Lione, e pubblicò tutte le malizie e le iniquità di lui. -5.º In suo vivente, vide l'Impero dato ad altri, cioè al -Langravio della Turingia, cui poi la morte tolse presto -di mezzo. Tuttavia provò Federico gran dolore a vedere -l'Impero dato ad altre mani, e ne bevve tutta la tazza -dell'amarezza; anzi fu detto e creduto che lo avesse fatto -uccidere, ed avrebbe fatto opera meritoria, perchè il -Langravio era uomo impastato di malignità. 6.º Parma -gli si ribellò, e parteggiò completamente per la Chiesa; -il che fu cagione della totale di lui ruina. 7.º I Parmigiani -posero a sacco e fuoco la sua città Vittoria, ch'egli aveva -fatta fabbricare presso Parma, e la rasero al suolo e ne -otturarono le fosse, sicchè non ne restò vestigio di sorta, -e lui e il suo esercito costrinsero a vergognosa fuga, e -molti de' suoi uccisero, e molti ne trassero in Parma -prigionieri, e lo spogliarono di tutto il tesoro...... La -quale (corona di Federico) fu trovata da un Parmigiano. -Io l'ho visto quell'uomo, e l'ho conosciuto; ho visto anche -ed avuta in mano la corona ed era di gran peso e di gran -valsente, e i Parmigiani gliela pagarono duecento lire -imperiali, e gli diedero per giunta un caseggiato presso la -chiesa di Sª. Cristina, ove in antico era la guazzatoia e -l'abbeveratoio de' cavalli; e quell'uomo, per essere piccino, -si chiamava Cortopasso. 8.º Gli si ribellarono i Baroni -ed i Principi; come fece Tebaldo Francesco che si chiuse -in Capaccio, e poi finì malamente, perchè fattigli cavare -gli occhi, e in molte guise martoriare, gli fece togliere -anche la vita; così Pietro delle Vigne e molti altri -che sarebbe lungo nominare. Il più amato di tutti fu -Pier delle Vigne, cui innalzò dal nulla; mentre prima era -un pover uomo, l'Imperatore lo fece suo segretario e lo -nominò, a maggior onore, suo <i>logoteta</i>. Questa parola è -composta di <i>logos</i> e di <i>theta</i> che vuol dir posizione, ed -è maschile e femminile, e significa colui che tiene discorso -in pubblico, o colui che pubblica un editto dell'Imperatore, -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -o di altro Principe. 9.º La cattura di Re Enzo suo figlio -fatta da' Bolognesi, la quale fu giusta e meritata da -Federico II, che aveva catturati in mare i Prelati che -andavano al Concilio indetto da Gregorio IX. Quindi la -spada del dolore per la prigionia di suo figlio non potè -non toccarlo, specialmente per essere stata operata da -tali nemici, e in tale condizione di tempi, che gli troncavano -ogni filo di speranza d'una vittoria a riscossa. -10º La conquista della Signoria dei Lombardi, ch'egli -non aveva mai potuto afferrare, fatta di leggieri dal -Marchese Uberto Pallavicini, quantunque fosse suo partigiano, -e per di più fosse anche vecchio, gracile, debole -e guercio, per avergli, quand'era ancor bambino in culla, -un gallo beccato un occhio, cioè col becco lo cavò dal -capo del bambino, e se lo ingollò. (A queste dieci disgrazie -di Federico ex-imperatore possiamo aggiungerne -altre due, e così fare le dodici: 1.º la scomunica lanciatagli -da Papa Gregorio IX; 2.º il tentativo, da parte -della Chiesa, di spogliarlo del regno di Sicilia. E questo -non accadeva senza sua colpa. Poichè avendolo la Chiesa -mandato oltremare al riscatto di Terra Santa, egli si -rappaciò coi Saraceni senza alcun vantaggio dei cristiani, -e, per fellonia, fece <i>onorare con canti</i> il nome di Maometto -nel tempio del Signore, come narrammo in altra -cronaca, nella quale passammo a rassegna le dodici -scelleratezze di Federico). Il Pallavicini ebbe in Lombardia -dominio su le città seguenti: Brescia, Cremona, -Piacenza, Tortona, Alessandria, Pavia, Milano, Como e -Lodi. A tanto non arrivò mai l'Imperatore. Oltracciò -Vercelli, Novara e Bergamo gli davano soldati, quando -per qualche impresa voleva formare un esercito. Parimente -i Parmigiani gli davano fanteria e cavalleria, più -però per timore, che per amore, tenendo eglino per la -Chiesa, ed esso per l'Impero; e si riscattarono poi da -quell'onere pagandogli duemila lire imperiali all'anno. -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -Ogni cosa ha suo tempo; e i Parmigiani, regolandosi -prudentemente a norma di questa sentenza, quando -soffiò il vento propizio, fecero pesare su lui le proprie -vendette, e gli smantellarono il palazzo, che aveva in -Parma sulla piazza di S. Alessandro<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, e quel di -Soragna, che pareva un castello, e, ancor vivente, gli -confiscarono le Terre e le Ville che possedeva nella diocesi -di Parma; d'onde ricuperarono il balzello che gli avevano -pagato. Il Pallavicino era cittadino Parmense, uomo di -animo grande, che spendeva largamente, e perciò era -ridotto ad essere così al verde che se poteva avere, quando -cavalcava, due scudieri, che lo accompagnassero su due -cavalli magrissimi, come l'ho veduto io, se ne contentava, -e se lo teneva per un gran che. Ma quando poi ebbe in -sua mano la Signoria delle sunnominate città, e la tenne -ventidue anni, spendeva ogni dì alla sua Corte venticinque -lire imperiali senza il pane e il vino. Agognò di dominare -su tutti, e su tutto. Prima signoreggiò in Cremona, -e ridusse al niente quella famiglia dei Sommo, che gli -aveva posto in mano il dominio di Cremona, ed erano -del suo partito e suoi consanguinei. Ma que' Cremonesi -che teneano le parti della Chiesa, come avevano fatto i -Parmigiani, gliene diedero pieno ricambio, spogliandolo -e distruggendo quel di lui fortissimo castello di Busseto, -che aveva fatto murare in mezzo alle acque de' paduli, -in un bosco, sul confine dei territorii di Parma, Piacenza -e Cremona. E credevalo sì forte da non potere essere -distrutto da tutto il mondo congiurato. Parimente lo -spogliarono i Piacentini, come avevano fatto i Parmigiani -e i Cremonesi, e devastarono le sue Terre. Egli bandì -molta gente da Cremona, molta ne martoriò, e molta ne -uccise. Repudiò sua moglie, donna Berta, figlia del Conte -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -Rainerio di Pisa, perciocchè di essa non poteva aver -prole; e ne sposò un'altra datagli da Ezzelino di Romano, -da cui gli nacquero due figli e tre leggiadrissime figlie, -che stettero lungo tempo senza maritarsi. La memoria -di tali avversità gli addensò tanta nebbia di malinconia -attorno all'animo, che cominciò a malare gravemente di -quella malattia, che lo trasse poi al sepolcro, e fece -quello che si legge di Antioco I, Macabei VI ecc. Federico -poi ex-Imperatore chiuse i suoi giorni l'anno 1250 -in Puglia, in una piccola città chiamata Torre Fiorentina<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>, -distante dieci miglia da Lucera dei Saraceni; -nè il cadavere, per l'ammorbante fetore che mandava, -potè trasportarsi a Palermo, dove sono le tombe, in cui -si seppelliscono i Reali di Sicilia. Molte però furono le -cagioni, per cui non ebbe sepoltura nelle tombe dei -Re di Sicilia: 1º Il doversi verificare la divina scrittura, -nella quale Isaia 14. ecc. 2º Il fetore ammorbante che tramandava -il suo cadavere; il che è detto di Antioco nel 2º -Macabei 9º ecc. e si verificò appuntino in Federico; -3º Lo studio del Principe Manfredi di lui figlio ad occultarne -la morte per occupare il regno di Sicilia e della -Puglia prima che il fratello Corrado arrivasse dalla Germania. -D'onde avvenne che molti non lo credettero morto, -sebbene realmente lo fosse. Quindi si verificò quel vaticinio -della Sibilla, che dice: <i>Correrà voce tra le genti: -vive e non vive</i>, e premette che la morte di lui sarà tenuta -occulta. E morì il giorno di Sª. Cecilia Vergine, -l'anno 1250, giorno anniversario della sua incoronazione, -avvenuta l'anno 1220. Alcuni dissero che morì il giorno -di Sª. Lucia; che se mai fosse stato vero, sarebbe stato -ancora un avvenimento misterioso; stantechè S. Lucia -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -disse un giorno in presenza di tutto il popolo di Siracusa: -«Annunzio a voi che la pace è data alla Chiesa di Dio: -Diocleziano è stato detronizzato, Massimiano è morto oggi» -Similmente, quando morì Federico, molti mali scomparvero -dal mondo, giusta la parola scritta ne' Proverbii 22º -ecc. E nota che quelle cose che sono dette nel capitolo -14º di Isaia intorno alla distruzione di Babilonia, e intorno -a Lucifero, possono essere appuntino applicate a Federico... -E più sotto aggiunge altre cose che sembrano dette appositamente -per Federico e pe' suoi figli. E Dio fece opera -di altissima provvidenza spegnendo la stirpe de' figli di -Federico, che furono una generazione malvagia e crudele, -una generazione, che non tenne al retto il suo cuore; e -il suo spirito non si crede che sia salito a Dio. E qui si -noti che Federico quasi sempre si compiacque d'essere -in rotta colla Chiesa, e in mille guise osteggiò colei che -l'aveva allevato, difeso ed esaltato. Non aveva alcuna -fede in Dio; fu uomo astuto, fino, avaro, lussurioso, collerico, -maliziato. Talora assunse anche le apparenze del -gentiluomo, quando gli piacque far mostra di bontà e di -cortesia. Sapeva leggere, scrivere, cantare, e comporre -canzoni e canzonette; bell'uomo, ben proporzionato, ma -di statura mezzana. Io l'ho veduto, e vi fu anche un -momento in cui gli volli bene, quando cioè scrisse a frate -Elia Ministro Generale dell'Ordine de' Minori che in -grazia sua mi restituisse a mio padre. Parlava anche -varie lingue e non poche, e, per farla breve, se fosse stato -buon cattolico e amante di Dio e della Chiesa, avrebbe -avuto pochi pari a lui nel Regno e nel mondo. Ma siccome -è scritto che un sol po' di fermento basta per corrompere -tutta una gran massa, egli ecclissò ogni sua -virtù col perseguitare la Chiesa; e non l'avrebbe perseguitata -se avesse amato Dio, e voluto provvedere alla -salute dell'anima propria. Quale realmente fosse l'ex -Imperatore Federico, egli se lo saprà, e se peccando contro -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -Dio ebbe a perdere molti beni presenti e futuri, ne incolpi -se stesso. Per questo fu deposto dall'Impero e finì -malamente. «Con lui sarà finito anche l'Impero, e se pure -avrà successori, non avranno nè autorità nè grado d'Imperatori -romani». Questa è predizione, dicono, di una -Sibilla; ma io non l'ho mai letta ne' libri della Sibilla -Eritrea, nè in quelli della Tiburtina; libri di altre non -vidi mai, e le Sibille furono dieci. Che questo vaticinio -si avverasse, appare chiaramente sia per la parte che -riguarda l'Impero, sia per la parte che si riferisce alla -Chiesa. Per quello che riguarda l'Impero successe Corrado, -figlio, da legittimo matrimonio, di Federico con -una figlia del Re Giovanni. -</p> - -<p> -Questo Corrado non ebbe mai l'Impero, nè gli volsero -mai prospere le sorti. A lui successe Manfredi, suo fratello, -ma figlio di un'altra donna di Federico, che era -nipote del Marchese Lanza, sposata da Federico quando -egli era sul punto di morte. Questi non ebbe mai l'Impero, -ma solo il titolo di Principe da quelli che erano -amici di suo padre; e tenne molti anni la Signoria in -Calabria, in Sicilia e in Puglia dopo la morte del padre -e del fratello. A lui tentò succedere Corradino, figlio di -Corrado, figlio di Federico ex-Imperatore, ma tanto Manfredi -che Corradino furono tratti a morte da Carlo, fratello -del Re di Francia. Per parte della Chiesa poi, i -successori nell'Impero per volontà del Papa, dei Cardinali, -dei Prelati e degli Elettori, furono il Langravio di -Turingia, Guglielmo d'Olanda, e Rodolfo di Germania. -Ma a nessuno di loro arrisero mai tanto propizie le sorti -da raggiungere, più che il titolo, la piena potestà imperiale. -Quindi il surriportato vaticinio pare che siasi -adempiuto. Ora è da dire qualche cosa delle strambezze -di Federico. E la prima fu che fece tagliare il pollice -ad uno scrivano, perchè aveva scritto il nome di lui -altramente dal come egli volevalo; perocchè s'era fitto -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -in capo che nella prima sillaba del suo nome mettesse -un <i>i, Friderico</i>, e lo scrivano aveva messo un <i>e, Frederico</i>. -Altra stranezza si fu quella di voler esperimentare che -linguaggio, o che modo di esprimere i proprii pensieri, -avessero i bambini cresciuti senza udir persona parlare. -Perciò diede ordine ad alcune balie e nutrici che dessero -ai loro bambini da suggere il latte delle mammelle, -che li lavassero e li pulissero, ma non li carezzassero, -nè parlassero a loro udita. Con questo mezzo credeva di -poter riuscire a conoscere se que' bambini parlerebbero -la lingua ebraica, la greca o la latina, o quella de' loro -genitori. Ma era opera vana, perchè que' bambini morivano -tutti, nè potrebbero vivere senza le voci, i gesti, il -sorriso, le carezze delle balie e nutrici loro; ond'è che -hanno nome di fascino delle nutrici quelle cantilene che -la donna canta cullando il suo bimbo per addormentarlo; -senza di che il fanciullo non potrebbe nè quietare, nè -dormire. Terza stranezza fu quella che quando vide oltremare -quel paese che era la Terra Promessa, tante volte -da Dio magnificata col chiamarla terra stillante di latte -e miele e la più ubertosa di tutte le terre, a lui per -contrario non piacque, e disse che il Dio de' Giudei non -dovea aver mai veduto il paese d'ond'egli veniva, cioè -Terra di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia, perchè altrimenti -non avrebbe più celebrata tanto quella terra che -aveva promessa, e che diede agli Ebrei, de' quali poi si -dice anche che poco apprezzarono la terra del loro desiderio. -Perciò dice l'Ecclesiaste 5.º <i>Non esser precipitoso -nel tuo parlare, e il tuo cuore non s'affretti di proferire -alcuna parola nel cospetto di Dio</i>. Quarta stramberia -fu di mandare più volte sino al fondo dello Stretto -di Messina, benchè fosse renitente, un certo Nicola, -d'onde poi sempre ritornò incolume. Ma volendosi a -pieno assicurare, se realmente avesse toccato il fondo, e -sin di là avesse potuto ritornare, gettò una sua coppa -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -d'oro là dove credeva che l'acqua fosse più alta; ed -esso mandato giù la pescò e la riportò all'Imperatore, -che ne restò molto meravigliato. Finalmente volendolo -mandare un'altra volta, Nicola gli rispose: Non obbligatemi -a discendere ora laggiù, perchè il mare al fondo è -tanto tempestoso ch'io non potrei salvarmi. Nulla ostante -lo costrinse a calarsi giù, ma non si rivide: poichè in -quel fondo di mare, vi sono scogli, e quando infuria la -tempesta, vi nuotano grossi pesci, e, come il Nicola riferiva, -vi si trovano navi naufragate. Costui poteva ripetere -a Federico ciò che si legge in Giona 2.º <i>Mi gettasti -nel profondo</i> ecc. Questo Nicola era un Siciliano, ed un -giorno offese gravemente ed irritò sua madre, la quale -gli imprecò che abiterebbe sempre nelle acque e di rado -riapparirebbe a terra; e così gli accadde. Si noti che lo -Stretto di Messina in Sicilia è un braccio di mare presso -Messina, ove talora la corrente è così impetuosa e vorticosa, -che aggira, ingoia e sommerge le navi; e in quello -Stretto vi sono anche Scilla e Cariddi, e grossi scogli; -onde frequenti disastri. Sul lido, che vi si stende di fronte, -sta la città di Reggio, di cui parla il beato Luca, quando -narra che dalla Giudea andava a Roma coll'Apostolo -Paolo, negli Atti degli Apostoli 28.º <i>Quindi costeggiando</i> -(cioè da Siracusa, che è la città di S.ª Lucia) <i>giungemmo -a Reggio.</i> Tutto ciò, che ora ho contato, l'ho udito -cento volte dai frati di Messina, che erano de' miei -migliori amici. Io poi aveva nell'Ordine de' frati Minori -anche un mio fratello consanguineo, frate Giacomino da -Cassio<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>, Parmigiano, che dimorava a Messina, e queste -stesse cose mi riferiva. Molte altre furono le stranezze, -le manìe, le maledizioni, le atrocità, le perversità e le -soperchierie di Federico, di cui alcune notai in altra -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -cronaca, come sarebbe quella di chiudere un uomo vivo -entro una botte finchè vi morisse, volendo con ciò dimostrare -che anche l'anima era mortale.... Perocchè era -epicureo, e tutto ciò che poteva trovare nella divina -Scrittura o per sue ricerche, o per mezzo de' suoi sapienti, -che servisse a dimostrare che dopo morte non vi è altra -vita, tutto raccoglieva.... Il che prova che Federico e i -suoi sapienti non avevano fede, e credevano che al di -là della presente non esistesse altra vita, per non avere -ritegno a secondare più sfrenatamente le loro passioni e -la loro libidine. Perciò abbracciarono l'epicureismo, -che ripone la pienezza della felicità dell'uomo nella sola -voluttà carnale, per contrapposizione allo stoicismo, che -la fa derivare dalla sola dolcezza della virtù.... La sesta -pazzia, o ribalderia di Federico fu quella di dar bene -da mangiare in un pranzo a due uomini, poi mandarne -l'uno a dormire, l'altro a caccia, e la sera far loro aprire -sotto a' suoi occhi il ventricolo per conoscere quale dei -due avesse fatto miglior digestione; e da' medici fu giudicato -aver meglio digerito colui che aveva dormito. La -settima stranezza fu la seguente, che raccontai già in -altra cronaca. Trovandosi egli un giorno in palazzo, interrogò -Michele Scoto suo astrologo, quanto era egli distante -dal cielo, e gliene rispose quel che ne pensava. Dopo la -risposta, col pretesto di fare un viaggio, lo condusse in -altre parti del Regno, e ve lo intrattenne per più mesi, -e comandò a' suoi architetti e falegnami che nel frattempo -abbassassero la sala del palazzo stesso in modo che nessuno -potesse addarsene; e così fu fatto. Ritornato di nuovo -l'Imperatore dopo il viaggio al medesimo palazzo, e dimoratovi -alcuni giorni col prenominato astrologo, un dì -condusse bellamente il discorso a domandargli se erano -allora tanto distanti dal cielo, quanto aveva detto altra -volta. E Michele Scoto, fattasi sua ragione, rispose che -o il cielo doveva essersi alzato, o la terra abbassata. -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -D'onde l'Imperatore dedusse che esso era un vero astrologo. -Molte altre consimili stranezze ho udito contare di -lui, e so, cui io non ridico per brevità, per premura di passar -ad altro, e poi perchè mi secca parlare di tante scioccherie. -Federico usava anche talora scherzare in casa co' suoi -domestici, e pigliando l'aria canzonatoria, contraffaceva, -discorrendo e gesticolando, quegli ambasciatori Cremonesi -che di volta in volta erano inviati a lui da' loro concittadini; -i quali ambasciatori solevano sempre prendere le -mosse del discorso dal lodarsi reciprocamente, e dal dire -l'un dell'altro a vicenda: Questi è nobile; Questi è un -sapiente; Quegli è straricco; Quell'altro è potente; e, dopo -le scambievoli lodi e presentazioni, cominciavano a -trattare degli affari loro. Parimente tollerava le beffe, i -lazzi, e le risposte pungenti de' giocolieri, e li ascoltava -senza punirli, o dissimulava di averli uditi. E questa è -una lezione contro altri, che si pigliano subita vendetta -dei motti che toccano le loro persone. Ond'è che egli -trovandosi una volta a Cremona, dopo che i Parmigiani -ebbero rasa al suolo la sua città di Vittoria, e battendo colla -mano sulla gobba di un giocoliere, di quelli che si chiamano -cavalieri di Corte, e intanto dicendogli: O mio -Dallio, quand'è che si aprirà questo cofanetto? Egli rispose: -Non si potrà aprire così facile, perchè ho smarrita -la chiave fuggendo da Vittoria. L'Imperatore sentendosi -rinfacciare l'onta patita, e rinnovarne il dolore, trasse -un sospiro e disse: <i>Sono stato turbato, ma non ho fiatato</i>; -e non si prese alcuna vendetta. Questo Dallio era Ferrarese, -mio conoscente ed amico; prese moglie una Parmigiana, -e, subito dopo la distruzione di Vittoria, venne a dimorare -a Parma. Sua moglie era sorella di frate Egidio -Budello dell'Ordine de' Minori. Se la detta risposta l'avesse -fatta ad Ezzelino da Romano, era sicuro d'averne -cavati gli occhi, e d'esserne impiccato. Altra volta, -quand'era all'assedio di Berceto, lo beffò e lo prese in -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -canzone Villano Ferri, e non se ne offese. L'Imperatore -gli domandò che nome avessero i mangani e i trabucchi -che erano là; e Villano Ferri con certe parole canzonatorie -rispose che si chiamavano <i>sbegni e sbegnoini</i>. Al -che l'Imperatore sorrise soltanto, e si allontanò. Qui pare -luogo opportuno, di dire come l'Imperatore Federico -sia nato, cioè di quali genitori. Dirò dunque che suo padre -si chiama Enrico VI, sua madre Regina Costanza, -che era Siciliana, figlia di Guglielmo Re di Sicilia; ma, -per conoscere meglio l'origine di Federico, ti fa d'uopo -guardare più sopra. L'anno del Signore 1075 fu fatto -Papa Gregorio VII; si chiamava Ildebrando monaco, e -tenne il Pontificato 13 anni, un mese e quattro giorni. -Fu fatto prigioniero la notte di Natale presso S.ª Maria -Maggiore. Dopo di che, il ventun di Maggio, venne a -Roma Re Enrico; e nell'anno medesimo dell'apostolato -d'Ildebrando, entrò pure in Roma, il ventotto di Maggio, -Roberto Guiscardo Re de' Normanni. E mentre soggiornava -in Roma, arrivò Enrico III Imperatore con -Guiberto Arcivescovo di Ravenna per deporre Gregorio, e -far Papa Guiberto; ma il popolo romano, per pretesto -di riguardi ai Papa, non voleva aprire le porte all'Imperatore, -che era un maledetto, e, finchè visse, osteggiò -la Chiesa. Ma l'Imperatore arietando aprì una breccia -nella muraglia di cinta della città, e -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Depopulans urbem, Papam statuit ibi turpem.</p> -<p class="i01">In cathedra locat hunc, falso Clemens vocitatur:</p> -<p class="i01">Hic est Guibertus fallax, vastator apertus</p> -<p class="i01">Ecclesiae Christi, merito quem signat abyssi</p> -<p class="i01">Bestia, quam vidit dilectus in Apocalypsi.</p> -<p class="i01">Regis et illa falanx Romam totam maculabat.</p> -<p class="i01">Pervigil et rector Gregorius ex grege fesso,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span></p> -<p class="i01">Pollutae cathedrae multum quoque condolet aeque,</p> -<p class="i01">Sperans in Petrum, rogitat pugnare Robertum</p> -<p class="i01">Normannum quemdam, qui Regem depulit extra</p> -<p class="i01">Urbem, qui voluti per stratam damula fugit</p> -<p class="i01">Francigenam, montes ultra rediens malus hospes:</p> -<p class="i01">Papa suus Clemens, romanis praemia praebens</p> -<p class="i01">Raptor, terrenam Petri rapit ipse cathedram.</p> -<p class="i01">Quamquam se monstret, quod sit quasi pastor in urbe:</p> -<p class="i01">Ipsi nulla tamen pars in coeli manet arce.</p> -<p class="i01">Hic heresis limes mundum seduxit inique,</p> -<p class="i01">Iussa Dei sprevit, Sanctorum verba neglexit,</p> -<p class="i01">Praevaricat leges, divinas destruit aedes.</p> -<p class="i01">Persequitur dignum dominum, Papamque magistrum,</p> -<p class="i01">Qui, monitis sacris plenus, manet in Lateranis.</p> -<p class="i01">Illic consistens spermologus optimus iste</p> -<p class="i01">Actibus et verbis exprobrat schisma Guiberti,</p> -<p class="i01">Perpetuo damnans anathemate schismata tanta.</p> -<p class="i01">Nascitur hinc cunctis ingens tribulatio iustis.</p> -<p class="i01">Mucronem Regis pia pars quam maxime sentit.</p> -<p class="i01">Sedibus expulsi sunt Pontifices quoque multi,</p> -<p class="i01">Flagris afflicti, vinclis in carcere stricti.</p> -<p class="i01">Rex et Guibertus faciunt juvenescere tempus</p> -<p class="i01">Neronis prisci, qui praecepit crucifigi</p> -<p class="i01">Petrum, cervicem Pauli gladio ferit idem,</p> -<p class="i01">Et propriae ventrem proscindere matris ab ense</p> -<p class="i01">Fecit, ut inspiceret requievit ubi malus ipse.</p> -<p class="i01">Sic propriae matris palmas, calcaribus actis,</p> -<p class="i01">Transfodit, missus Sathanae, Guibertus iniquus:</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span></p> -<p class="i01">Nullum quippe virum timuit nisi Nero magistrum.</p> -<p class="i01">Venis incisis in aqua, vitam tulit ipsi.</p> -<p class="i01">Hi duo praescripti, fidei fere nomen obliti,</p> -<p class="i01">Perdere nituntur doctorem denique summum.</p> -<p class="i01">Symon eis doctor Magus extat et hyspidus auctor.</p> -<p class="i01">Ignorant forsan quod, dum fortuna reportat</p> -<p class="i01">Iniustos seorsum, ruituros esse deorsum</p> -<p class="i01">Quandoque plus ipsos, ideo patitur Deus illos.</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Pugna fuit, donec potuit saevire Guibertus,</p> -<p class="i01">Perfidiae dux, ecclesiae vastator apertus etc.</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Hic per viginti tres annos denique Christi</p> -<p class="i01">Ecclesiam nisu toto turbarat iniquus.</p> -<p class="i01">Dum potuit multos animos seducere stultos,</p> -<p class="i01">Destitit infelix nunquam. Nec corpora laedit</p> -<p class="i01">Illius magnus mundus iam despicit actus.</p> -<p class="i01">Ecclesiae cunctae Petre iam praebe promoconde,</p> -<p class="i01">Iste senex ut hebes homines sinat esse fideles.</p> -<p class="i01">Post annos binos Urbanus erat quod ab isto</p> -<p class="i01">Saeclo portatus, coelique choro sociatus;</p> -<p class="i01">Iste dolore gravi tactus, Guibertus inanis</p> -<p class="i01">Mortuus est, secum portans anathema per aevum;</p> -<p class="i01">Propterea coeli populus, pariterque fideles</p> -<p class="i01">Exultentque boni, periit quia perdicionis</p> -<p class="i01">Filius. Ut surgat similis non det Deus unquam. Amen.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">L'Imperador dell'Alemagna algente,</p> -<p class="i01"> Il fuoco, il sacco in Roma e un Papa addusse,</p> -<p class="i02"> Che si chiamò, ma non fu mai, Clemente.</p> -<p class="i02"> Guiberto ei fu, che bestemmiando strusse</p> -<p class="i02"> La Chiesa dell'Agnel d'amore ardente.</p> -<p class="i02"> Guiberto ei fu, che a dimostrar qual fusse,</p> -<p class="i02"> Pinse una belva di lontan prevista</p> -<p class="i02"> Il rapito di Patmo Evangelista.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Furto, rapina, e strupo, e sangue e vampa</p> -<p class="i02"> Del Re Tedesco in Roma eran diletto.</p> -<p class="i02"> Del barbaro corsier la ferrea zampa</p> -<p class="i02"> Il Santo atterra; ma, da Pier sorretto,</p> -<p class="i02"> Il Normanno leon contro s'accampa;</p> -<p class="i02"> E del sacro Pastor con dolce affetto,</p> -<p class="i02"> Del santo gregge, che s'affanna e geme,</p> -<p class="i02"> A più lieto destino alza la speme.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Urta, rompe, disperde il Re, che vile,</p> -<p class="i02"> Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme,</p> -<p class="i02"> L'alpi ricerca e torna al suo covile.</p> -<p class="i02"> Ma l'intruso pastor il gregge a torme,</p> -<p class="i02"> Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile</p> -<p class="i02"> Con mille di terror e mille forme.</p> -<p class="i02"> Quale pastore in Roma abbia ei pur sede!</p> -<p class="i02"> Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">D'eretico venen coll'alma infetta</p> -<p class="i02"> Ei guasta il mondo ed ogni cor corrompe;</p> -<p class="i02"> E la santa parola in cor negletta,</p> -<p class="i02"> Iddio bestemmia ed ogni legge rompe;</p> -<p class="i02"> E contra 'l ciel la tracotanza eretta,</p> -<p class="i02"> Contro la Chiesa e contro il Papa irrompe,</p> -<p class="i02"> Che maestro del ver splende qual sole</p> -<p class="i02"> Di Laterano entro l'augusta mole.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ove, raggiante del divino spiro,</p> -<p class="i02"> Del ver, del buon spande e feconda il seme.</p> -<p class="i02"> E Guiberto scismatico deliro,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span></p> -<p class="i02"> Con argomento che l'incalza e preme,</p> -<p class="i02"> Giudica e danna e si l'avvolge in giro,</p> -<p class="i02"> Che fulminato orrendamente freme.</p> -<p class="i02"> Orge, ricade, sbuffa tosco e bile</p> -<p class="i02"> E lutto e pianto invade il sacro ovile.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Del Re sente nel cor fitta la spada</p> -<p class="i02"> Il popolo fedel, che Cristo adora;</p> -<p class="i02"> E lunga schiera di Pastor la strada</p> -<p class="i02"> Calca del bando e del dolore ognora;</p> -<p class="i02"> Oppure avvien che tra catene cada;</p> -<p class="i02"> Ed ai tormenti invan pietade implora.</p> -<p class="i02"> Ch'oggi Guiberto e il Re, Nerone fanno</p> -<p class="i02"> Parere a noi poco crudel tiranno.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Neron, che a Pietro fa salir la croce,</p> -<p class="i02"> Neron, che a Paulo fa balzar la testa,</p> -<p class="i02"> Neron, che mostro dispietato, atroce,</p> -<p class="i02"> Ogni moto del cor crudo calpesta,</p> -<p class="i02"> E di natura ogni ragione e voce;</p> -<p class="i02"> E la viltade all'empietà contesta,</p> -<p class="i02"> Nel seno di sua madre un ferro intride,</p> -<p class="i02"> Che per orrore si ritorce e stride.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Più che Neron, fello Guiberto ed empio</p> -<p class="i02"> Alla nutrice sua Chiesa di Dio</p> -<p class="i02"> Trafisse il sen con esecrando esempio,</p> -<p class="i02"> E se l'antico, di cui niun più rio,</p> -<p class="i02"> Del suo maestro fece scherno e scempio;</p> -<p class="i02"> Il Nerone novel, che lo seguio,</p> -<p class="i02"> Al Vicario di Cristo, al suo maestro</p> -<p class="i02"> Ministra il duolo, il fele ed il capestro.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Guiberto e Arrigo infin, scossa ogni fede,</p> -<p class="i02"> Scosso l'ossequio al successor di Piero,</p> -<p class="i02"> Colui che il Cristo a prezzo compra e cede,</p> -<p class="i02"> Seguono dottore in lor sentiero.</p> -<p class="i02"> Nè san che se fortuna ad alta sede</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p> -<p class="i02"> Porta il reo talor, con gioco fiero</p> -<p class="i02"> Lo balza poi dall'alto a precipizio.</p> -<p class="i02"> Questo matura in ciel giusto giudizio.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i02"> Arse la pugna, s'incrudì, s'espanse;</p> -<p class="i02"> E allor dell'ire s'ammorzò l'ardore</p> -<p class="i02"> Che la spada del ciel, toccando, franse</p> -<p class="i02"> Di tanto scisma il perfido dottore, ecc</p> -<p class="i02 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ventitrè volte il sol vide, e rivolse</p> -<p class="i02"> Da tanto orrore l'atterrito ciglio.</p> -<p class="i02"> Nè quel lupo cessò fin che nol tolse</p> -<p class="i02"> Seco la morte al doloroso esiglio.</p> -<p class="i02"> Ah! quanti ne sedusse e ne travolse</p> -<p class="i02"> Al regno del dolor, od in periglio!</p> -<p class="i02"> Ma la vendetta non è lenta; e copre</p> -<p class="i02"> L'infamia omai di lui l'audacia e l'opre.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">O Divo, o tu, che delle eteree sedi</p> -<p class="i02"> Volgi le chiavi alla virtù che sale,</p> -<p class="i02"> Ed alla Chiesa universal provvedi,</p> -<p class="i02"> Soffia su la caligine mortale,</p> -<p class="i02"> Che 'l mondo ingombra, e 'l rasserena. Or vedi</p> -<p class="i02"> Che vacilla la fè, l'error prevale;</p> -<p class="i02"> Or che d'Urbano, dopo due soli anni,</p> -<p class="i02"> L'alma spiegò sino alle stelle i vanni.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Or che del cielo la saetta ardente</p> -<p class="i02"> Toccò Guiberto con eterno danno,</p> -<p class="i02"> Del paradiso la beata gente,</p> -<p class="i02"> E chi del mondo dura ancor l'affanno,</p> -<p class="i02"> E la lotta sostien forte e fidente,</p> -<p class="i02"> Tra plausi e grazie a Dio, gridando vanno:</p> -<p class="i02"> Il gran vermo di Satana perio!</p> -<p class="i02"> Da un altro egual difenda il mondo Iddio.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -Della morte dell'Imperatore Enrico III. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dictus iamdudum Rex quo sit fine solutus,</p> -<p class="i01">Scilicet Henricus, volo mundi discat amicus.</p> -<p class="i01">Cum scierit, noscat faciendum quid sibi constat.</p> -<p class="i01">Rex supra fatus, vivens erat illaqueatus</p> -<p class="i01">Actibus in pravis. Semel at se dissimulavit</p> -<p class="i01">Converti; pleno quod fecit corde veneno.</p> -<p class="i01">Schismaticos semper coluit, tenuitque libenter;</p> -<p class="i01">Hic exordescens minor eius filius enses</p> -<p class="i01">Elevat adversus genitorem. Tollere regnum</p> -<p class="i01">Quaerit ei, duram secum committere pugnam,</p> -<p class="i01">Non piguit campi, quem bellando superavit.</p> -<p class="i01">Mesticia multa per totum tempus abundans,</p> -<p class="i01">Undique confossus, quassatus et undique tortus;</p> -<p class="i01">Mortem non sperans; demum tamen ipsa catena</p> -<p class="i01">Mortis eum strinxit, rapuit de corpore tristi.</p> -<p class="i01">Augusti quarto defungit id in anno</p> -<p class="i01">Christi milleno, centeno, denique seno</p> -<p class="i01">Ad templum Spirae dormit, quod struxerat idem.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Come pur morto sia lo terzo Enrico</p> -<p class="i02"> Che 'l mondo sappia io vo', del mondo amico.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Lo sappia, e faccia quel che far gli giova.</p> -<p class="i02"> In vita sua diè luminosa prova</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">D'intelletto e di cor pien di malizia</p> -<p class="i02"> Tanta da degradarne ogni nequizia.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di rinsavir finse talora il Sire</p> -<p class="i02"> Ma solo per unir perfidia all'ire.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chi lo scisma seguìa tenne in onore,</p> -<p class="i02"> E lo cinse di gloria e di splendore:</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di che 'l figlio minor inorridito</p> -<p class="i02"> Levò le spade contro il padre, ardito.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Aspra la pugna fu, lungo lo sdegno;</p> -<p class="i02"> Il figlio al padre agogna torre il regno.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non cura il sol, la neve, la tempesta,</p> -<p class="i02"> Dura sui campi e vittorioso ei resta.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E l'ugna del dolor il padre artiglia,</p> -<p class="i02"> E a fronte, a' fianchi, a tergo ognor lo piglia;</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Sì che per fino di morir dispera.</p> -<p class="i02"> Ma 'n fin precipitò nell'onda nera,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nel mille centosei, allor ch'il giorno</p> -<p class="i02"> Quattro d'Agosto a noi fa suo ritorno.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Un tempio eccelso aveva eretto a Spira:</p> -<p class="i02"> Or vi riposa in fino al dì dell'ira.</p> -</div></div> - -<p> -Papa Gregorio VII era amico della Contessa Matilde, -e da Roma recavasi al castello di Canossa, e, per utilità -della Chiesa, soggiornava talora con essa tre mesi, e -avrebbe potuto fermarsi anche più a lungo, se gli fosse -piaciuto. Egli era sant'uomo, ella santissima donna e divota -a Dio, ed aiutava la Chiesa Romana co' denari e -coll'armi, facendo guerra contro l'Imperatore Enrico III -suo cugino, che aveva creato Ghiberto, Arcivescovo di -Ravenna, Antipapa col nome di Clemente, invece di chiamarlo -empio e demente. I quali due, durante tutta la -vita loro, osteggiarono la Chiesa, distolsero molte anime -dalle vie del Signore, e le trassero con loro a casa del -diavolo. E ciascuno di loro morì nella vergogna e nell'amarezza -dell'anima propria Ghiberto tornò a Ravenna e riprese -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -la podestà e il titolo che vi aveva prima. Riguardo -poi a quel maledetto Imperatore Enrico III, trovi in -Isaia XIV ecc. Il che si è avverato nell'Antipapa Ghiberto, -detto Clemente, non che in Enrico III. E la Chiesa, -col tempo, per grazia di Dio, ebbe piena pace. Dunque -Roberto Guiscardo per aver dato aiuto a Gregorio VII -nel momento più stringente, cacciando l'Imperatore da -Roma, si ebbe in feudo, per ricambio del beneficio fatto, -la Sicilia e la Puglia, spettanti alla Chiesa romana; purchè -se le conquistasse contro i Greci e i Saraceni, che -le occupavano. Egli dunque andò prima, a modo di esploratore, -per vedere gli abitanti di quelle terre; e, ritornato, -raccolse l'esercito, chiamò a sè i due fratelli che aveva, -e i suoi consiglieri, e disse loro: La sapienza dice ne' proverbi -11.º ecc. Poi aggiunse: Tutte queste virtù deve -possedere franche nell'animo colui, che vuol mettersi alla -testa di un esercito e far guerra ad un nemico; virtù, di -cui, per grazia di Dio, faranno mostra i nostri soldati. La -Puglia e la Sicilia sono state cedute a noi dal Papa, e -là vidi uomini che hanno i piedi di legno e parlano in -gola. <i>Or su sagliamo contro a quella gente: perciocchè -noi abbiam veduto il paese, ed egli è grandemente -ubertoso. E voi ve ne state a bada? Non siate pigri -a mettervi in cammino per andare a prendere possessione -di quel paese. Quando voi giungerete là (conciossiachè -Iddio ve l'abbia dato nelle mani) verrete ad un -popolo, che se ne sta sicuro, e 'l paese è largo, è un luogo -nel quale non v'è mancanza di cosa alcuna che sia -sulla terra</i>. Giudici 18.º Nota che Roberto chiamava -piedi di legno le pianelle o zoccoli che usavano que' Pugliesi -e Siciliani, e che li giudicava gente cachetica, color -di merda e di niun valore. Disse poi che parlavano -in gola, perchè quando volevan domandare: Che cosa volete? -dicevano: <i>Ke bulì</i>? Li giudicò adunque uomini da -nulla, imbelli, accasciati e senza perizia alcuna dell'arte -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -della guerra; Giuditta 5.º........ Perchè erano tre fratelli, Roberto, -Guiscardo, Ambrogio, che era monaco; a -cui gli altri due dissero: Tu combatterai colle tue armi, -cioè ne aiuterai colle tue preghiere; noi impugneremo il -brando, e se Dio vorrà, li soggiogheremo subito. E così -fu. L'Imperatore de' Greci, sapendo questo, e temendo -che Roberto volesse correre sino a Costantinopoli, a ridurre -al nulla la Grecia, fece sotto i propii occhi in alcuni -luoghi avvelenare le acque, e ne morì Roberto; sopravvisse -Guiscardo di lui fratello, d'onde ebbe origine -la dinastia dei Re Normanni in Sicilia. Da Guiscardo -discese Guglielmo Re di Sicilia; e da questo, Guglielmo -II, che ebbe parecchi figli ed una figlia di nome Costanza. -Egli alla sua morte, non so per qual ragione, comandò -a' suoi figli di non maritare la sorella Costanza; i quali, -per ossequio agli ordini del padre, la tennero secoloro -sino all'anno trentesimo dell'età di lei. Ma essa era -donna di indole focosa e indomabile, disturbava e rodeva -le cognate e tutta la famiglia. Perciò considerando che -la Sapienza dice benissimo ne' Proverbii 25.º ecc. si deliberarono -di darle un marito, e mandarla lontano da -loro<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. E la diedero moglie a Re Enrico, che fu l'Imperatore -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -Enrico VI, figlio del primo grande Federico, la -quale a Iesi, nella Marca d'Ancona, gli partorì un figlio, -Federico II, del quale più sopra s'è detto ch'era figlio -di un beccaio, e che la Regina Costanza, dopo una finta -gravidanza, se l'era messo sotto, dando a credere d'esserne -madre. Perciò Merlino aveva detto che il secondo -Federico <i>nascerebbe inaspettato e per miracolo</i>, sia perchè -la madre era già avanzata negli anni, e certamente -perchè quel figlio era di parto suppositizio, e raccattato -con frode. Quindi l'Imperatore Enrico, sotto colore dei -diritti della moglie, invase la Sicilia e la Puglia, e occupò -tutto il regno unito di quelle provincie. Ritornato poi in -Alemagna, e udito che i regnicoli, cioè i Pugliesi e i -Siciliani, lo avevano tradito, corse di nuovo al regno, ne -asportò i tesori, ne distrusse i maggiorenti. Laonde conturbata -e infiammata la Regina Costanza contro il marito, -cominciò co' suoi a prendere le difese del regno; onde -tra loro nacque rottura e guerra, sicchè i saggi ed i letterati -dicevano: Questi non sono marito e moglie che abbiano -un'anima sola, secondo l'insegnamento dell'Ecclesiastico -25.º Ed i giocolieri poi dicevano: Se ora alcuno -desse scacco a Re, la Regina non si moverebbe a coprirlo. -L'Imperatore Enrico finalmente rioccupò il regno, fece -strage de' maggiorenti, e secondo l'uso degli Imperatori -Tedeschi, osteggiò la Chiesa. Dopo di che passò di questa -vita, e rimase Federico, ancora pupillo, sotto la tutela -della Chiesa, che lo allevò ed esaltò, sperandolo migliore -del padre. Ma qual padre, tal figlio; anzi fu di gran lunga -peggiore. Le cose dette da Merlino riguardanti a Federico -II sono: «Federico I ne' peli un agnello, ne' velli un leone; -sarà saccheggiatore di città; nell'esecuzione di questo -proposito terminerà in corvo e in cornacchia: vivrà in <i>H</i>, -e cadrà nel Porto di Milazzo. Federico II poi, di nascita -insperata e miracolosa, tra le capre agnello da dilaniare, -non sarà assorbito da loro; gonfierà il letto di lui, e frutterà -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -nelle vicinanze dei Mori, e respirerà in loro; poi -sarà involto nel suo sangue, ma non ne sarà intinto a -lungo; tuttavia porrà radici in quello; sarà esaltato nel -terzo nido, che divorerà i precedenti: sarà leone che rugge -tra i suoi; confiderà assai nella sua prudenza; disperderà -i figli di Ceylan; disgregherà Roma e la snerverà; terrà lo -spirito in Gerosolima; in trentadue anni cadrà; vivrà nella -sua prospera ventura settantadue anni, e due volte quinquagenario -sarà trattato blandamente; volgerà torvo l'occhio -a Roma; vedrà le sue viscere fuori di sè. Nel suo -tempo il mare rosseggierà di sangue santo, ed i comuni -avversarii arriveranno sino a Partenope; dipoi raccolto -da lui un aiuto nelle parti d'Aquilone, vendicherà il -sangue sparso. E guai a quelli che non potranno avere -ricorso ai vasi; e dopo che sarà nel decimo ottavo anno, -contando a partire dal suo crisma, tornerà la Monarchia -negli occhi degli invidi; e nella sua morte saranno in lui -resi vani gli sforzi di coloro che lo avranno maledetto. -E qui finisce. Nota che Enrico VI Imperatore fu amico -dell'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora, il quale, richiestone, -scrisse una lettura sopra Isaia intorno ai doveri, e -per comando di lui, una lettura sopra Geremia, volendo intendere -i misteri di Daniele nascosti sotto la figura della statua, -dell'albero, della scure, della pietra, e della successione futura. -Scrisse anche per sè, l'anno del Signore 1198, un' — Esposizione -dei libri della Sibilla e di Merlino — Conclusione -finale di Geremia profeta —. Ecco, Cesare, la verga del furore -di Dio» Geremia è abbastanza aperto, ma nell'adombrare -le afflizioni del secolo è dapertutto involuto: Dio voglia -che anche tu non sia tanto sprovvisto del timore di Dio -quando stia per calare la scure evangelica sulla radice -dell'albero Imperiale» — Presagi futuri sulla Lombardia, -Toscana, Romagna, ed altre contrade, dichiarati da -maestro Michele Scoto: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Regis vexilla timens, fugiet velamine Brixa,</p> -<p class="i01">Et suos non poterit filios propriosque tueri.</p> -<p class="i01">Brixia stans fortis, secundi certamine Regis.</p> -<p class="i01">Post Mediolani sternentur moenia griphi.</p> -<p class="i01">Mediolanum territum cruore fervido necis,</p> -<p class="i01">Resuscitabit, viso cruore mortis.</p> -<p class="i01">In numeris errantes erunt atque sylvestres.</p> -<p class="i01">Deinde Vercellus venient, Novaria, Laudum.</p> -<p class="i01">Affuerint dies, quod aegra Papia erit.</p> -<p class="i01">Vastata curabitur, moesta dolore fiendo</p> -<p class="i01">Munera quae meruit diu parata vicinis.</p> -<p class="i01">Pavida mandatis parebit Placentia Regis.</p> -<p class="i01">Oppressa resiliet, passa damnosa strage.</p> -<p class="i01">Cum fuerit unita, in firmitate manebit.</p> -<p class="i01">Placentia patebit grave pondus sanguine mixtum</p> -<p class="i01">Parma parens viret, totisque frondibus uret.</p> -<p class="i01">Serpens in obliquo, tumida exitque draconi.</p> -<p class="i01">Parma Regi parens, tumida percutiet illum</p> -<p class="i01">Vipera draconem. Florumque virescet amoenum.</p> -<p class="i01">Tu ipsa, Cremona, patieris flammae dolorem.</p> -<p class="i01">In fine praedito, conscia tanti mali,</p> -<p class="i01">Et Regis partes insimul mala verba tenebunt.</p> -<p class="i01">Paduae magnatum plorabunt filii necem</p> -<p class="i01">Duram ed horrendam, datam catuloque Veronae.</p> -<p class="i01">Marchia succumbet, gravi servitute coacta.</p> -<p class="i01">Ob viam Antenoris, quamque secuti erunt,</p> -<p class="i01">Languida resurget, catulo moriente, Verona.</p> -<p class="i01">Mantua, vae tibi tanto dolore plena.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></p> -<p class="i01">Cur ne vacillas, nam tui pars ruet?</p> -<p class="i01">Ferraria fallax, fides falsa nil tibi prodest</p> -<p class="i01">Subire te cunctis, cum tua facta ruent</p> -<p class="i01">Peregre missura, quos tua mala parant</p> -<p class="i01">Faventia iniet tecum, videns tentoria, pacem.</p> -<p class="i01">Corruet in pestem, ducto velamine pacis.</p> -<p class="i01">Bononia renuens ipsam, vastabitur agmine circa,</p> -<p class="i01">Sed dabit immensum, purgato agmine, censum.</p> -<p class="i01">Mutina fremescet, sibi certando sub lima,</p> -<p class="i01">Quae, dico, tepescet, tandem traetur ad ima.</p> -<p class="i01">Pergami deorsum excelsa moenia cadent.</p> -<p class="i01">Rursum et amoris ascendet stimulus arcem.</p> -<p class="i01">Trivisii duae partes afferent non signa salutis.</p> -<p class="i01">Gaudia fugantes, vexilla praebendo ruinae.</p> -<p class="i01">Roma diu titubans, longis terroribus acta,</p> -<p class="i01">Corruet, et mundi desinet esse caput.</p> -<p class="i01">Fata monent, stellaeque docent, aviumque volatus</p> -<p class="i01">Quod Fridericus malleus orbis erit.</p> -<p class="i01">Vivet draco magnus cum immenso turbine mundi.</p> -<p class="i01">Fata silent, stellaeque tacent, aviumque volatus</p> -<p class="i01">Quod Petri navis desinet esse caput.</p> -<p class="i01">Reviviscet mater: malleabit caput draconis.</p> -<p class="i01">Non diu stolida florebit Florentia florum;</p> -<p class="i01">Corruet in feudum, dissimulando vivet.</p> -<p class="i01">Venecia aperiet venas, percutiet undique Regem.</p> -<p class="i01">Infra millenos, ducenos, sexque decenos</p> -<p class="i01">Erunt sedata immensa turbina mundi</p> -<p class="i01">Morietur gripho, aufugient undique pennae.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Brescia, che teme la reale insegna,</p> -<p class="i02"> Fugge col velo al capo e si rassegna,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nè i figli suoi, nè i suoi fautor difende;</p> -<p class="i02"> Che, la tema, vilissima la rende.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Brescia sta salda colla lancia in resta</p> -<p class="i02"> Contro del Re che a battagliar s'appresta.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Del Grifo di Milan cadran le mura.</p> -<p class="i02"> Atterrita Milan per la paura</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di fieri colpi e di fumante sangue</p> -<p class="i02"> Trema, s'accascia, china 'l capo e langue.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma paura maggior gli batte l'anca</p> -<p class="i02"> Ei si ribella e il reagir l'affranca.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Poscia arriva Vercelli, e vien Novara,</p> -<p class="i02"> Lodi s'aggiunge, e 'l tempo si prepara.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Pioverà su Pavia dolore, affanno.</p> -<p class="i02"> Risorgerà sulla tristezza e il danno.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Questo ricambio di perfidia usata</p> -<p class="i02"> Ai vicini l'attende, e già la guata.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Piacenza al Rege inchinerassi ancella.</p> -<p class="i02"> Ma scosso il giogo, s'ergerà novella.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Libera vivrà se fia concorde</p> -<p class="i02"> Ma, sangue e schiavitù berrà, discorde.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Parma, devota, al ciel s'erge superba,</p> -<p class="i02"> Ma, per foco struttor, fronda non serba.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Barcamenando va contro il Dragone;</p> -<p class="i02"> Ma vipera divien, e a morte il pone.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Non ignara del mal, che si previde,</p> -<p class="i02"> La fiamma anche su te, Cremona, stride.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">La parte imperïal, che in te risiede,</p> -<p class="i02"> Le lingue arrota, si dilania e fiede.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">De' magnati di Padova la prole,</p> -<p class="i02"> Commovendo la terra, il mare, il sole,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">De' padri piangerà l'orrenda morte,</p> -<p class="i02"> Che di Verona il Can lor serba in sorte.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Sulla Marca cadrà vasta ruina;</p> -<p class="i02"> Sui Marchigiani schiavitù, rapina.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Lungo la via d'Antenore l'antico</p> -<p class="i02"> E di lor che 'l seguir qual duce amico,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Languida sorgerà nuova Verona,</p> -<p class="i02"> Defunto il Can, che di martir la sprona.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Mantova ahi! colma di dolori e guai!.</p> -<p class="i02"> Cadran tanti de' tuoi, tu non cadrai?</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Oh! Ferrara, che sei d'inganni un nido,</p> -<p class="i02"> A te non giova il destreggiare infido.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di tutti il giogo avrai sulla cervice,</p> -<p class="i02"> Se pure erranti al piano, alla pendice,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quelli che 'l mal oprar faratti avversi</p> -<p class="i02"> In tua ruina, vuoi mandar dispersi.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Viste Faenza armi, cavalli e tende,</p> -<p class="i02"> A pace ed amistà la mano stende;</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma cinto al capo della pace il velo,</p> -<p class="i02"> Su lei seminerà la peste il cielo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Bologna altera, che la pace sprezza,</p> -<p class="i02"> Di guerra avrà la morbida carezza</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">E posato di Marte il fiero ballo,</p> -<p class="i02"> Gran censo spillerà, se pure avrallo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Modena freme, si corrode e lima</p> -<p class="i02"> S'alza, ricade, e in ritentar s'adima.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Di Bergamo cadrà l'alta muraglia:</p> -<p class="i02"> Amor la sprona, e ridarà battaglia.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Da furor di discordia in due diviso,</p> -<p class="i02"> Sogni di morte par che dia Treviso.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Roma, che ninna per terror mortale,</p> -<p class="i02"> Del mondo più non fia la capitale.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le stelle, il fato e degli uccelli il volo</p> -<p class="i02"> Parlan concordi ed un accento solo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chè Federigo con fatal rovello</p> -<p class="i02"> Sarà del mondo orribile martello.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Il Dragone vivrà, da capo a fondo</p> -<p class="i02"> Orribilmente turbinando il mondo.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Le stelle, il fato e degli uccelli il volo,</p> -<p class="i02"> Muti, non fanno un verbo, un segno solo;</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chè naufraga di Pier la navicella</p> -<p class="i02"> Del mondo non sarà più l'alma stella.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Risorgerà la Madre in sua ragione</p> -<p class="i02"> Il capo a martellar del reo Dragone.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ebbra Firenze, non a lungo, e folle</p> -<p class="i02"> Rifiorirà sul piano a piè del colle.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Ma d'un Signor, ch'in feudo se la stringe,</p> -<p class="i02"> Il ceppo soffre, e non soffrir s'infinge.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Venezia tingerà di sangue il mare,</p> -<p class="i02"> E fiere avranne il Re percosse amare.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Entro ai mille dugento sessant'anni</p> -<p class="i02"> Guerra non più, non turbini, non danni.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Chè, tocco il Grifo da mortal bipenne.</p> -<p class="i02"> Gioco del vento ne saran le penne.</p> -</div></div> - -<p> -Sino a che punto si siano verificati i suesposti presagi, -molti hanno potuto vederlo; ed anch'io l'ho veduto -e n'ho udito ragionare, ed entro la mia mente ci ho studiato -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -sopra molto a fondo, e so che si sono avverati, ad -eccezione di pochi; p. e. che Federico, in generale, non -fu il martello del mondo quantunque molto di male abbia -fatto. Nè la nave di Pietro naufragò, se per avventura -non vogliasi alludere alla lunga vacanza della sede -pontificia avvenuta, per discordia tra i Cardinali. Ma che -poi entro il 1260 tutti i turbini che sconvolgevano il -mondo avrebbero sedate le loro ire, non s'è verificato -punto, come pare, da qualunque parte si guardi; perocchè -tuttora infuriano guerre, discordie e maledizioni sotto -ogni plaga di cielo. Tuttavia nel 1260 cominciò la divozione -dei flagellanti, e gli uomini si rappaciavano reciprocamente, -e smorzavano le ire, e si faceva molto di bene, -come ho visto io co' miei occhi. Or resta da dire chi -fossero coloro che ebbero signoria in Lombardia ed in -Romagna. In Piemonte il Marchese di Monferrato; a -Vercelli, Pietro Becherio; a Milano, Napoleone Dalla -Torre e Tassone suo figlio; in Alessandria, Lanzavecchia; -a Piacenza, Uberto d'Iniquità; a Parma, per il partito della -Chiesa, Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo -VI, (ebbe per moglie una sorella del detto Papa, ed -era un bellissimo Principe); per il partito imperiale, Bertolo -Tavernieri. In seguito poi dominò in Parma Ghiberto -da Gente molti anni, ed era cittadino Parmense, che -ebbe anche Reggio sotto la sua signoria. In Reggio, per -il partito della Chiesa, Ugo De' Roberti; per gli imperiali, -Guido da Sesso e Re Enzo figlio di Federico; in Modena, -Giacomino Rangone e Manfredo da Sassuolo, ossia da -Rosa, suo nipote, per la parte della Chiesa; per la parte -dell'Impero, i Pio, Lanfranco e Gherardino; in Cremona, -Uberto Marchese Pallavicino, e Boso di Dovaria signoreggiarono -lungamente, e diedero il bando a molti cittadini, -e ridussero al nulla molte famiglie; e tennero -sempre viva una grossa guerra, e danneggiarono molto -gli altri, ma alla lor volta ne ricevettero anch'eglino a -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -usura il ricambio; a Mantova, Pinamonte, cittadino -mantovano, che dominò lungamente e duramente; a -Ferrara, Salinguerra; dopo il quale, Azzone Marchese -d'Este; e dopo questo, Obizzo figlio di Rainaldo, che -era figlio del predetto Azzone, morto in una prigione -della Puglia, ostaggio dell'Imperatore. Quest'Obizzo poi -era figlio di una ignota napoletana e di Rainaldo figlio -del prenominato Azzone, e fu portato ancor fanciullo dalla -Puglia, ed io ne sono testimonio oculare, e fu uomo -magnanimo ma non buono, e commise non poche iniquità. -Espulse da Ferrara i Fontana, che lo avevano sublimato, -e signoreggiò lungo tempo con una durezza, che era fuor -d'ogni misura. La città di Ferrara era di pertinenza -della Chiesa, come ho udito io dalle labbra di Innocenzo -IV, quando predicava al popolo Ferrarese; ma siccome i -Marchesi d'Este sono stati ab antico sempre amici della -Chiesa romana, perciò la Chiesa li appoggia e lascia che -ne abbiano in loro mano il dominio. A Treviso signoreggiò -a lungo Alberico da Romano, la cui Signoria, come ben -se lo sanno coloro che la sperimentarono, fu durissima e -crudele. Questi fu veramente un membro del diavolo e -figlio dell'iniquità, ma finirono malamente egli, la moglie, -i figli e le figlie. Perocchè i loro uccisori divelsero le -gambe e le braccia dal corpo di que' bambini ancor vivi, -e sotto gli occhi dei loro genitori, per usarne a schiaffeggiare -la faccia del padre e della madre loro; e poscia -legarono la madre e le figlie ad un palo, e le abbruciarono, -quantunque esse fossero nobili, e le più belle ragazze -del mondo, ed innocenti, e, per odio al padre e alla madre, -non la perdonarono nè all'innocenza nè alla leggiadria -loro. E in vero i loro genitori avevano con terrore -orribile afflitti e tormentati i Trivigiani. Laonde accorrevano -essi in piazza frementi contro Alberico, e vivo -ancora, ogni cittadino colla tanaglia gli stracciava un -boccone delle carni; e così tra ludibri, vituperi e tormenti, -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -ne scarnificarono il corpo. Perocchè a chi aveva -tolto di mezzo un consanguineo, a chi il fratello, a questo -aveva morto il padre, a quello un figlio, e imponeva -tributi e multe così gravi e così di frequente, da essere -ridotti a distruggere le loro case, ed imbarcarne i mattoni, -le asse, i mobili, le botti, i bigonci e mandarli a -vendere a Ferrara per far denaro, pagare, e riscattarsi. -Queste cose sono accadute sotto i miei occhi. E, per poterle -fare con più sicurezza, simulava di essere in guerra -con Ezzelino da Romano suo fratello. E non risparmiava -ai cittadini suoi sudditi neppure la vita. E in un sol -giorno ne fece impiccare venticinque de' notabili di Treviso, -senza che gli avessero fatto in nulla nè sfregio, nè -danno; ma se li tolse di sotto gli occhi mandandoli brutalmente -al patibolo per timore che gli potessero nuocere. -E fece trascinare trenta nobili donne, madri, o mogli, o -figlie, o sorelle di loro, perchè li vedessero ad impiccare, -e perchè eglino avessero sotto gli occhi chi ne -avrebbe fatta più straziante la morte. Aveva anche comandato -che a quelle donne fosse tagliato il naso; ma -per istratagemma di un tale<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> che in quell'occasione -fece credere spurio un suo figlio, sebbene realmente non -lo fosse, fu ritirato l'ordine; invece però furon tagliate -loro le vesti, all'altezza delle mammelle, sicchè tutto il -corpo restò nudo, e in quello stato le videro que' loro -cari che dovevano salire sul patibolo; e furono sospesi a -studio così vicino a terra, che fosse possibile forzar quelle -donne a passar tra le gambe de' loro cari, i quali mentre -esse passavano, per non essere ancora spenti gli ultimi -spiriti vitali, battevano loro il volto co' piedi e colle tibie, -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -che ancora si contraevano: ed esse vivevano nello strazio -e nello schianto del cuore in mezzo a tanto atroce ludibrio. -Nè spettacolo di più feroce brutalità fu mai veduto -nè udito. Poscia, che nulla bastava a sbramare tanta -ferocia, le fece trasportare di là dal Sile<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>, e andassero -dove volessero. Elle allora di quel po' di veste, che restava -attorno alle mammelle, composero un qualche cosa da -velare le pudende, e tutta la giornata vagarono per quindici -miglia di una landa deserta tra spine, triboli, ortiche, -lappoli, ronchi, e carzeti pungenti; e camminando scalze, -e a corpo nudo, le martoriava anche il morso e il pungiglione -di molti insetti; e andavano piangendo, e n'avevan -ben d'onde, chè al resto si aggiunse che nulla -avevano di che cibarsi se non del proprio pianto. Ah! -quale colmo di miseria, o Dio! Volgi a loro il tuo -benigno sguardo, e vedi. Alla tua misericordia tocca -prestare soccorso; la tua misericordia sola può essere -pronta, presente ad aiutarle. Io le ho vedute quelle figlie -del dolore, le ho vedute riservate, per aver consolazione, -alla tua destra pietosa; le ho vedute a te solo abbandonate; -chè è ben necessario che provegga la potenza divina, -ove manca ogni provvidenza umana. Questo si mostrò -palese in Susanna......... Ma ritorniamo alla storia. -Arrivarono lo stesso giorno alla laguna di Venezia ad -ora già tarda; ed ecco che videro subito un pescatore, -solo nella sua barchetta, e lo chiamarono che s'avvicinasse -a loro. Ma egli, credendo che le apparenze che -aveva in lontano davanti agli occhi fossero ombre, o -fantasmi del demonio, oppure mostri marini usciti al -lido, se ne spaventò, e inorridì. Ma poi per ispirazione -divina, e per la loro insistenza, s'andò avvicinando. E, -dopo che esse gli ebbero narrata per punto la loro dolorosa -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -istoria e sventura, egli sclamò: Voi mi avete straziata -l'anima; ed io non vi abbandonerò mai, finchè la provvidenza -divina non vi abbia procacciato di meglio. Ma -siccome questa mia barchetta peschereccia è tanto angusta -che appena ve ne sta una, vi traghetterò ad una, -ad una, sicchè vi trasporterò tutte, e vi collocherò in un -isolotto che si va ora formando, ove però la terra è già soda, -perchè se stanotte restaste qui al lido, sareste preda de' lupi. -Domani poi per tempissimo, provveduto di barca più capace, -vi porterò e collocherò nella chiesa di S. Marco, ove spero -che Dio rivolgerà sopra di voi lo sguardo della sua misericordia. -Che più? Dopo dunque che le ebbe trasportate tutte, -tranne una, quell'ultima la condusse alla sua casa da -pescatore, ove le apprestò buona mensa, e la trattò con -bontà di cuore, cortesia, umanità, amorevolezza ed onestà. -L'indomani, pronto adempì la promessa. E condottele -nella chiesa di S. Marco, si presentò al Cardinale della -Corte romana Ottaviano, Legato in Lombardia, che allora -si trovava a Venezia; gli narrò tutta la storia di queste -donne, tutte le loro sventure, e gli disse dov'erano. Udita -questa cosa, il Cardinale volò subito a loro, le servì di -una refezione; e fece bandir voce per la città, che subito, -in fretta, senz'indugio di sorta, tutti, uomini, donne, -piccoli e adulti, garzoni e donzelle, vecchi e ragazzi, -tutti accorressero a S. Marco, che udirebbero cosa non -mai più udita, e farebbe loro vedere spettacolo non mai -più veduto. E, più presto che non si dice, tutta Venezia -si trovò stivata in Piazza S. Marco, e udirono narrarsi -tutta la inumana istoria; e dopo averla narrata, fece -venire quelle donne così malconcie e nude, come aveva -saputo malconciarle la efferatezza del maledetto di Alberico. -Ed il Cardinale volle questa scena per irritare più -vivamente i Veneziani contro di lui, e destare negli -animi maggior compassione per loro. Quando i Veneziani -ne ebbero udita la storia, e vedute le donne così nude, -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -ad alte grida sclamarono: Morte, morte a quel maledetto; -bruci vivo colla sua consorte; e tutta la sua progenie -sia estirpata. A questo punto il Cardinale soggiunse: La -divina Scrittura....... E tutti gridarono: Si faccia, -si faccia. Poscia, secondando il desiderio di tutta la città, -bandì una crociata contro quella maledizione di Alberico; -e che chiunque vi prendesse parte, e andasse, o mandasse -in vece sua altra persona a proprie spese per sterminarlo, -avrebbe piena indulgenza de' proprii peccati. -La quale indulgenza data a tutti, egli pienamente la -confermò coll'autorità di Dio onnipotente, e dei beati -Apostoli Pietro e Paolo, non che della Legazione conferitagli -dalla sede Apostolica. Tutti dunque s'infiammarono, -e presero parte alla crociata, giovani, vecchi, uomini, -donne, sovreccitati dalla allocuzione del Cardinale, che -era persona di alto merito e di sì elevato ufficio rivestito; -dalle atrocità di quel maledetto di Alberico; dalla -condanna a morte di que' nobili ed innocenti cittadini; -dalla pietà che facevano quelle donne, che avevano -ancora sotto gli occhi turpemente malconcie; e dalla -promessa indulgenza che andavano ad acquistarsi. Il -Cardinale Legato per isvegliare ne' Veneziani più risoluto -furore, si valse anche dell'esempio della moglie del -Levita, della morte, e vitupero, e abuso della quale il -popolo ebraico, per volere di Dio, prese sì aspra vendetta, -che ne rimase distrutta una tribù quasi intera. Corsero -dunque unanimi contro di lui; molto lo danneggiarono, -ma non lo ridussero a completo sterminio. Però non -molto tempo dopo questa crociata, fu sterminato con -tutta la sua famiglia, e soffrì i ludibrii, i tormenti e gli -strazii, di cui è parlato più sopra. E ne fu ben degno. -Perocchè un dì che aveva smarrito un suo sparviero, -trovandosi all'aperto, calò le brache, e mostrò il culo a -Dio per oltraggio, insulto ed irrisione, credendo con ciò -di vendicarsi contro Dio; e quando fu a casa cacò sull'altare, -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -precisamente in quello spazio ove si consacra il -corpo del Signore. Sua moglie poi dava delle puttane e -delle meretrici alle matrone e nobili donne. Nè mai il -marito ne la rimproverò; che anzi essa lo faceva per -fidanza che aveva del consenziente marito. Perciò meritamente -di loro si vendicarono i Trevigiani. Dopo la -allocuzione, che ebbe fatta ai Veneziani, il Cardinale -raccomandò loro quelle donne come sè stesso; ed essi di -buon grado e con larga liberalità le provvidero di vitto -e di vestito. A quell'uomo poi, per cui stratagemma -quelle donne non ebbero mozzo il naso, i Trevigiani perdonarono, -e gli lasciarono la vita, anzi lo beneficarono -assai, chè ben lo meritava, perchè spesso aveva distolto -Alberico e i suoi da molte tristizie, di cui avevano concepito -il pensiero. Nell'altra Marca poi signoreggiò Ezzelino, -fratello di questo Alberico, come anche in Padova, -Vicenza e Verona. Fu costui un membro del diavolo e -figlio dell'iniquità; e un giorno nel campo di S. Giorgio -in Verona, dove talvolta io sono andato, fece bruciare -undicimila Padovani in un ampio edifizio, nel quale li -teneva a' ceppi in carcere; e mentre bruciavano, faceva, -cantando attorno a loro, un torneo co' suoi cavalieri. Veramente -fu egli il peggior uomo che si trovasse sulla faccia -della terra; nè un sì pessimo credo siavi mai stato dal -principio del mondo sino a noi. Tutti tremavano al suo -cospetto, come trema un giunco nell'acqua corrente. E -n'avevano ben d'onde; poichè chi era vivo oggi, non era -al sicuro d'esserlo ancora all'indomani. Per piacere ad -Ezzelino, si era arrivati al punto che un padre cercava -la morte d'un figlio, un figlio quella del padre, o d'altro -parente; e sterminò tutti i maggiorenti, i migliori, i più -potenti, i più ricchi e i più nobili della Marca Trivigiana. -Castrava le mogli altrui, e co' figli e colle figlie -le cacciava in prigione, e ve le lasciava morire di fame -e di dolore. Fece trarre a morte molti religiosi, e molti -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -li tenne lungamente nelle carceri, tanto dell'Ordine dei -frati Minori e Predicatori, che d'altri Ordini....... -Pari a lui per feroce atrocità non furono nè Decio, nè -Nerone, nè Diocleziano, nè Massimiano; e nemmeno -Erode ed Antioco, che furono i più crudeli mostri del -mondo. Veramente questi due fratelli furono due demonii, -per ciascun de' quali io potrei scrivere un grosso volume, -se avessi tempo, e non mi mancasse la pergamena. Alberico -però sul punto di morte fu tocco dal pentimento; -nel che si mostrò grandissima la misericordia di Dio, -stendendo in morte le braccia anche a uomo tanto brutale; -ma Ezzelino non s'è mai convertito a Dio. Ad -Ezzelino successe nella Signoria di Verona un tal Mastino, -Veronese, che fu poi ucciso da assassini. E il Conte di -S. Bonifacio, a cui era devoluta la Signoria di Verona, -andava vagando pel mondo, come io ho veduto; ed era -tutto del partito della Chiesa, buon uomo, santo, saggio, -onesto, d'animo forte, prode dell'armi e dotto nell'arte -della guerra. Suo padre aveva nome Guicciardo, egli -Lodovico, e il figlio maggiore, Vinciguerra. A Rimini -signoreggiò il Malatesta, che s'attenne sempre fidissimo -al partito della Chiesa. La Signoria di Forlì la ebbe in -mano il Conte Guido da Montefeltro, che era un battagliero -possente e dotto nell'arte della guerra, e non poche -vittorie sui Bolognesi, che parteggiavano per la Chiesa, -riportò, quand'ebbe a trovarsi loro di fronte. Molti anni -in tempo di grossa guerra tenne la Signoria di Forlì, -ma in fine si esaurirono le forze sue e de' Forlivesi, -quando Papa Martino IV si intromise in quella lotta -con pertinace ed irremovibile proponimento di entrare -vittorioso in quella città. Per cui, venuto Legato in -Romagna Bernardo Cardinale della Corte romana, ed i -Forlivesi datisi a lui, mandò a confino il Conte Guido -di Montefeltro, prima a Chioggia, poi in Lombardia, ad -Asti, ed obbedì sommessamente. A Ravenna dominò, di -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -parte della Chiesa, Paolo Traversari, nobiluomo, ricco, -potente e saggio; di parte dell'Impero, un certo Anastasio. -Poi, dopo Paolo Traversari, dominò in Ravenna Tomaso -Fogliari di Reggio, fatto da Papa Innocenzo IV Conte -delle Romagne, perchè era suo parente; ed ebbe moglie -una nipote di Paolo Traversari, figlia d'un figlio, di -nome Traversaria, legittimata dal Papa perchè potesse -ereditare. La sposò poi, dopo la morte di Tomaso, Stefano, -figlio del Re d'Ungheria, che assunse la Signoria -di Ravenna. Dopo la morte di lui venne di Puglia un -certo Guglielmotto, che conduceva seco una donna, e -diceva che era sua moglie e figlia di Paolo Traversari -Ravennate, la quale era in Puglia come ostaggio dell'Imperatore. -E signoreggiò molti anni, ed ebbe integralmente -tutte le possessioni di Paolo Traversari: ma fu -creduto che tutto fosse un'ingannevole e frodolenta finzione -sì dell'uomo che della donna. Ma non era di parte -della Chiesa, e quindi fu espulso in una colla moglie -da Ravenna, e spogliato di tutti i beni, che aveva occupato. -A Faenza signoreggiarono gli Alberghetti, chiamati -anche Manfredi, di parte della Chiesa, principale de' quali -Ugolino Buzola, e suo figlio, frate Alberico dell'Ordine -dei Gaudenti; di parte dell'Impero, signoreggiò Accarisio -e suo figlio Guido di Accarisio. Il partito poi della -Chiesa in Faenza prendeva nome dai Zambrasi, e non -erano che in due di quella famiglia, cioè frate Zambrasino, -che fu, ed è, dell'Ordine de' frati Gaudenti, e Tebaldello -di lui fratello illegittimo, che godeva molta stima, essendo -uomo forte, bello, ed anche ricco, perchè Zambrasino, -unico erede, quale figlio solo legittimo, volle dividere con -lui a parti eguali il patrimonio paterno. Costui fu due -volte traditore della sua città di Faenza. La prima volta -la pose in mano ai Forlivesi, e in quel tempo abitava -io appunto a Forlì; la seconda, restituilla alla Chiesa; -ma poco dopo morì nella fossa della città, affogato col -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -suo cavallo e molte altre persone. In Imola, i principali -partigiani della Chiesa erano i Nurduli; e capo del partito -imperiale, Ugucione dei Binicli, cui Re Carlo fece -prigioniero nella guerra contro il Principe Manfredi, e -gli fece tagliar la testa. A lui succedette in Imola suo -fratello Giovanni de' Binicli; ma nella parte montuosa -della provincia signoreggiava Pietro Pagano, di parte -imperiale, e risiedeva in un castello, che si chiamava -Susinana<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>; ed era personaggio magnanimo, di singolare -reputazione e rinomanza, e dotto nell'arte della -guerra. Aveva moglie una buona donna di nome Diana, -ed una buona sorella di nome Galla Placidia, che erano -ambedue mie divote. In Alconio signoreggiava il Conte -Bernardo, magnifico Signore e potente, partigiano della -Chiesa. Il Conte Rugiero di Bagnacavallo, di parte imperiale, -dominava in Ravenna; ed era sagace, furbo, astuto, -ed una volpe frodolenta e di tutti i colori. Questi fu -mio famigliare; aveva una figlia unica, nè ebbe maschi, -e in sul morire disse che la voleva maritare con uno -che sostenesse risolutamente gli imperiali. E frate Gherardino -Gualengo avendogli detto che quello non era -tempo di scherzare, rispose: Perchè? Non sono io un -uomo? Ed il frate di rimando: Voi siete bene un uomo; -ma in punto di morte dovete perdonare a tutti, nè parteggiare -per nessuno, ma pensare solo a Dio, come dice -il Profeta: <i>O Signore, parte della mia eredità, e del -mio calice; tu sei quello che restituirà a me la mia -eredità</i>. Parimente in Romagna, di parte dell'Impero, -fu grande il Conte Taddeo Boncompagni. Questi era -avanti in età, ed entrò nell'Ordine de' frati Minori. -Anche Giacomo di Bernardo parteggiò un tempo per -l'Impero; ma dopo che l'Imperatore fece tagliare la -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -testa al figlio di lui, passò al partito della Chiesa, e -poi si fece frate dell'Ordine de' Minori. E tanto in Romagna -che in Lombardia molti ve ne furono di nobili -e potenti, sì di parte della Chiesa che dell'Impero, che -sarebbero degni di essere ricordati, se fossero stati buoni -e amanti di Dio, e di sè stessi. Così in Bologna per la -Chiesa hanno signoreggiato i Geremei; e per l'Impero i -Lambertazzi, tra' quali fu principale Castellano di Andalò, -che poi morì miseramente, perchè i Bolognesi -partigiani della Chiesa, in occasione di una guerra intestina, -lo presero e lo cacciarono tra ceppi nelle carceri -del palazzo del Comune. Ed i Geremei espulsero da -Bologna i Lambertazzi, che andarono in quel tempo a -dimorare a Faenza; d'onde furono poi cacciati, quando -Tebaldello la rimise in mano al partito della Chiesa. -Questa città, cioè Bologna, fu l'ultima a bere il calice -dell'ira di Dio, e ne ingollò fino alla feccia, affinchè, -restando illesa, non si vantasse di essere sempre stata -giusta e non insultasse alle altre città, che avevano già -trangugiato il calice dell'ira, anzi del furore dello sdegno -di Dio; giacchè dentro di essa vi erano assassini, nè si -imponeva a loro.......... In Cremona, que' che parteggiavano -per la Chiesa si chiamavano Cappellini, o -Cappelletti; que' che tenevano per l'Impero, si nominavano -Barbarasi. Ho letto più volte, cioè nè una nè due -soltanto, nel pontificale di Ravenna: <i>Verranno i Barbarasi; -incrudeliranno assai</i>; ed è incerto se si abbia -da riferire ai presenti, o ai futuri. Tuttavia i presenti -incrudelirono assai quando chiamarono l'Imperatore in -Lombardia ed a Cremona, e da Cremona espulsero quelli -che tenevano le parti della Chiesa; e l'Imperatore col -loro aiuto tenne viva in Lombardia una lunga guerra. -Di che si moltiplicarono i mali sulla terra; nè è finita -ancora, nè parne vicina la fine. In Parma, dopo la distruzione -di Vittoria e la fuga dell'Imperatore, chiunque -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -non aderiva saldamente al partito della Chiesa si chiamava -di Malafucina, cioè di cattiva fabbrica, così detti -perchè spacciavano monete false; ma siccome v'ha differenza -da bue a bue, così si conosceva......... -Parimente quelli che tenevano allora le parti dell'Impero -non potevano ristarsi dal parlare del proprio partito, e -così si conoscevano da ciò che dicevano. -</p> - -<p> -In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito -imperiale, che risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono -i loro concittadini di parte della Chiesa che per amore -di Dio, e della beata Vergine gloriosa, li accogliessero in -città, poichè, essendo morto l'Imperatore, desideravano -riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono -ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma -quando videro le loro case atterrate (si noti che eglino -altrettanto avevano fatto ai partigiani della Chiesa, allora -che anch'essi furono espulsi) cominciarono a voler contendere, -trattar da pari a pari, e insultare il partito della -Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva in -mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si -proposero di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto -aspirava ed ogni sua cura rivolgeva, e volevano mandare -in bando sino all'ultimo tutti i partigiani della Chiesa, -e ridurli siffattamente al nulla che non potessero mai -più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta -a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare -come giunchi nell'acqua, ed a nascondere le cose che -s'avevano più care. Ed io pure nascosi i miei libri, -poichè in quel tempo io dimorava a Parma; e molti -Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già -a partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino, -arrivando, li incogliesse nella rete, rapisse loro -ogni bene, e li costringesse di forza al bando. Quando -dunque cominciò a diffondersi in Parma la voce che il -Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde si -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi, -(ed il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato -di impadronirsi prima di Colorno e di Borgo S. Donnino, -come realmente fece; sia per entrare in Parma con maggiore -trionfo; sia, perchè, occupate quelle due posizioni, -i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero -voluto fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi; -e così avrebbero essi ricevuto scacco matto, essi -che s'erano allevato il serpente in seno) ecco d'improvviso -sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò di Ponte, -tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine -de' Templarii<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. Costui era un sartore, e si chiamava -Giovanni Barisello, ed era figlio d'un contadino della -famiglia Tebaldi, di que' contadini che i Parmigiani -chiamano mezzadri. E, presa in mano una croce e il -libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case di -coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero -a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li -faceva giurare di obbedire alle leggi del Papa e aderire -al partito della Chiesa. Egli aveva seguaci un cinquecento -uomini in armi, che l'avevano fatto loro Capitano, e lo -seguivano come fosse un principe o un condottiero. E -molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle -leggi del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito -della Chiesa; parte de' quali lo fecero con sincerità, -e parte per il timore, che li incoglieva, al vedersi tanta -gente armata alla porta della casa. Quelli poi che non -avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla chetichella -se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare -in Borgo S. Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -discordia tra cittadini, chi fuggiva trovava sempre quel -castello aperto; ed i Borghigiani esultavano sempre delle -discordie che s'accendevano in Parma, e l'esultanza loro -sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al -suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di -buon occhio la città di Parma; anzi, quando Parma era -in guerra, in Borgo S. Donnino si raccoglievano tutti -gli assassini di Lombardia, ove erano di buon grado -ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure -i Parmigiani avevano fatto ai Borghigiani i seguenti -benefici, come ho visto io co' miei occhi, chè ivi ho -abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno l'Italia -fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne, -ed Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi -e da quelli de' loro alleati che si trovavano al campo). -Il primo beneficio fu che ogni anno mandavano loro -un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne pagavano la -metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che -è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano -andare al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione -alcuna da parte de' Parmigiani; e così Borgo S. Donnino -aveva il concorso d'un territorio di dieci miglia, -appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani restava -la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani -accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o -i Cremonesi, o chicchè altri fosse, moveva loro guerra. -Quarto, che quantunque in Borgo non vi fossero che -due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i Verzoli, mentre -le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli, -pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito -le loro nobili donzelle; il che non era poco onore. Io -credo d'averne vedute quivi di donne Parmigiane ben -venti, che vestivano pelliccie di vaio<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>, o stoffe di -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per -loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani; -epperciò questi, e a gran ragione, quando se ne presentò -l'occasione opportuna, distrussero Borgo S. Donnino...... -Girando dunque Giovanni Barisello per Parma -a intimare di prendere giuramento alle persone sospette, -arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava -in Cò di Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso; -e, chiamatolo fuori di casa, gli impose di giurare subito, -senza indugio, e di abbracciare il partito della Chiesa, -se volesse aver salva la vita, altrimenti partisse da -Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi -era di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore -molte Podesterie). Or egli veduta tanta radunata di -gente, che esigeva tale giuramento, e lo minacciava del -bando, fece secondo il consiglio del Savio ne' Proverbii -22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma -gli scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò -dunque e disse: Giuro di stare ed obbedire agli ordini -del romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa -per tutta la mia vita, a scorno di quel partito, di cui -nessun altro più miserabile e più abbietto si trova sotto -il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito, -cioè a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato, -e lo lasciavano tanto vituperosamente conculcare dagli -avversari. E gli ecclesiastici Parmigiani lo amarono...... -Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero -tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne -vennero a capo, perchè il Pallavicino e que' Parmigiani -di parte imperiale che erano profughi dalla città l'occuparono -e lo tenevano sotto buona guardia. Quel castello -era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse, -che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno -lo ripresero prestissimo, e molti imperiali vi caddero -morti di spada, tra quali Francesco figlio di Giovanni -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e Manfredino -da Cànoli<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto -Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena, -ed era di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe -vinto in bellezza Assalonne figlio di Davide. Molti altri, -e degni di essere ricordati, morirono, ma per ragione -di brevità corro innanzi, e mi affretto a dir d'altro. Il -Pallavicino perciò depose il pensiero di correre su Parma, -perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli -intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie, -e quindi si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino -ciò che il Savio dice ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello -fu il povero e saggio uomo che si trovò in Parma, -e per virtù della sua saggezza si mantenne libera la -città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi -riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo -ricambiarono. Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono; -poi, gli diedero moglie una nobil donzella, che -era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo nominarono consigliere -perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia e -attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero -facoltà di poter sempre fare adunata di gente -in armi, di condurla seco, e di apporre alla compagnia -il suo nome, purchè avesse per iscopo l'onore e l'utilità -della città e del Comune di Parma. Questa compagnia -di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese, -che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da -Rosa<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>, che si chiama anche da Sassuolo, come si -chiama suo padre, per mostrarsi premuroso dell'onore -de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani -si denominassero da tal uomo e da tal nome. E -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -tanto zelo provenne dall'amore che Parmigiani e Modenesi -si hanno scambievole, intimo e caldo. Manfredino -adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a' fatti -suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di -uomini d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo -egli Podestà di Parma, voleva governare la città -a suo talento. E Barisello ubbidì sommessamente; e il -giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò alla sua bottega, -e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a cucire -vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà -era un mio conoscente, e sua madre e sua moglie erano -mie divote. Nulla ostante i Parmigiani usarono sempre -deferenza a Giovanni Barisello, e fu sempre tenuto in -considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione. In -processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia -S. Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra -Santa, avendo udito che i Parmigiani erano prodi guerrieri -e suoi amici, e sempre pronti ad aiutare la Chiesa, -mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio e della -santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse -dalla croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto; -e bramava che in tale compagnia si fondessero tutte le -altre che vi fossero in Parma, e che stessero sempre -pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno. Ed i -Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi -la compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte -al quaderno che registrava i nomi degli ascritti, segnarono -a lettere d'oro il nome di Re Carlo, proclamandolo -loro Capitano, primicerio, principe, condottiero, compagno, -Re e trionfatore magnifico. E se in Parma, chi -non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli -che vi sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno -le api, a difesa del consocio, e si aiutano reciprocamente, -e subito corrono alla casa dell'offensore e la smantellano -radicalmente, sicchè non se ne vede più pietra su pietra. -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia vivono in -continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene -mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La -quale perciò crebbe numerosissima. Ed ora i Parmigiani -non sono più denominati da Giovanni Barisello, ma da -Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo, -a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia. -</p> - -<p> -E, giacchè la nostra penna scrive ancora di Parma, -resta che parliamo dei Pallavicini. Eglino hanno il titolo -di Marchesi, ed elessero per soggiorno il territorio di -Parma e di Piacenza. Nella diocesi Piacentina, sui confini -di quella di Parma, hanno due castelli, quello di Pellegrino<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>, -in cui abitò Uberto Pallavicini (che fu -bell'uomo e sollazzevole e compositore di canzoni, e -lasciò parecchi figli), e il castello di Scipione<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>, presso -Borgo S. Donnino, a cinque miglia. In questo castello -abitò Manfredo, fratello germano del sunnominato Pallavicini, -che fu padre di sette figli, quattro maschi e tre -femmine, leggiadrissime donzelle, nobilmente maritate -in varie parti del mondo. La moglie di lui, e madre di -cotestoro, fu Clara dei Conti di Lomello<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, avvenentissima -donna, saggissima e sollazzevole. Primogenito dei -detti figli fu Guglielmo, bell'uomo e amante della quiete, -come suo padre; restò sempre in concordia coi Parmigiani, -e abitava in Parma. Moglie sua era Costanza di -Azzone Marchese d'Este, nè da essa potè aver prole; -ebbe altri due mariti, ma non figliò mai. Manfredo poi -aveva un bel palazzo in Parma, ch'io ho veduto, presso -la piazza del Comune, ove sorgeva una volta il palazzo -de' Pagani; ma in tempo di guerra, i Parmigiani rasero -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -al suolo l'uno e l'altro, ed i beccai vi eressero un macello. -Ora....... vi è la piazza del Comune. Questo -Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso. Amava i -religiosi e le loro Regole, e specialmente i frati Minori, -e a tutti i conventi regalava in abbondanza il sale; -essendochè possedeva, vicini al castello di Scipione, molti -pozzi di acque salse, d'onde s'è arricchito e fatto grande. -Il secondogenito era Enrico, guerriero dotto nell'arte, e -credo che se fosse campato più a lungo, avrebbe ridotta -sotto la sua dominazione tutta la Lombardia; giacchè si -può dire di lui quello che de' Macabei ecc. Questa conquista -la tentò un tempo anche il Marchese di Monferrato, -che cadde poi ucciso nella guerra contro Re Carlo, -combattendo egregiamente e coraggiosamente, come addetto, -quale principe e condottiero, all'esercito di Manfredi, -figlio di Federico Imperatore deposto. Il terzogenito fu -Uberto, pari in tutto al precedente, sicchè quanto è detto -a lode di quello, si può ripetere di questo<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. <i>E n'ebbe -molte prove il Marchese Guglielmo di Monferrato, che -non poteva mai uscire da' suoi fortilizii, perchè era in -guerra con suo zio, Uberto Pallavicino, che allora -signoreggiava in Cremona, e dava a questo suo nipote -trecento militi spesati affinchè guerreggiasse validamente -contro il Marchese di Monferrato.</i> Causa di -queste guerre erano le città di Alessandria e Tortona, -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -di cui, ciascuno de' due Marchesi, voleva il dominio. -Questi fu ucciso dai Piacentini presso il castello di -Fiorenzuola<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>, una volta che era andato a predare in -su quel di Piacenza insieme ai Parmigiani di parte imperiale. -E questa depredazione la faceva quantunque -non vi fosse guerra tra lui e quelli a cui portava via la -rapina fatta; ma finì col perdere il bottino, la battaglia -e la vita. Quarto ed ultimo figlio di lui era Guidotto, -che vive tuttora, ed è uno dei grandi della Corte di -Spagna. Uberto Pallavicino dunque, che signoreggiò in -Cremona, fu fratello germano dei sunnominati, cioè del -Pallavicini da Pellegrino, e di Manfredo da Scipione. -Egli ebbe due castelli nella diocesi di Piacenza, cioè -Landasio<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> e Ghisaleggio<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>; ma siccome di costui -abbiamo parlato abbastanza più sopra, qui non occorre -parlarne. Fu di animo grande, e gonfiava la cupidigia -sino a voler occupare tutto il mondo. Il padre di questi -tre fu detto il Pallavicino, che ebbe due fratelli germani, -cioè Marchesopolo e Rubino, che abitarono in Soragna, -Villa fertile della diocesi di Parma, distante cinque miglia -a settentrione di Borgo S. Donnino. Marchesopolo ebbe -moglie una Borgognona, dalla quale non gli nacquero -maschi, ma due sole femmine; alle quali la madre volle -porre nomi presi dalla lingua del suo paese nativo, cioè -<i>Mabelon</i> e <i>Isabelon</i>, che in lingua lombarda suonano -Mabilia e Isabella. Il padre maritò la primogenita Mabilia, -quando io era ancora nel secolo, cioè prima ch'io -entrassi nell'Ordine de' frati Minori, l'anno 1238, e venne -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -da Soragna a Parma, e ospitò nella casa di quei da Colorno, -accanto alla Chiesa di S. Paolo. Le furono assegnate -in dote mille lire imperiali, e sposò Azzone Marchese -d'Este, che era buon uomo, cortese, umile, dolce, -pacifico e mio amico; ed una volta gli lessi l'esposizione -dell'Abbate Gioachimo, intorno ai doveri di Isaia; ed -era solo con me sotto ad un fico, e nosco un altro frate -Minore. Donna Mabilia anch'essa fu mia divota, come -la fu anche di tutti i religiosi, specialmente frati Minori, -dai quali si confessava, e recitava sempre il loro -ufficio ecclesiastico, ed è sepolta presso suo marito e -riposa in pace nel convento de' Minori presso Ferrara. In -vita sua fece molto di bene, e alla sua morte fece distribuire -molte limosine, e lasciò ai poveri parte dei possedimenti, -che il padre le aveva lasciati in Soragna. Io -abitai sette anni in Ferrara, dove abitava anch'ella. Fu -bella donna, saggia, clemente, benigna, cortese, onesta, -pia, umile, paziente, pacifica, e sempre divota a Dio. -Aveva un fornello in luogo appartato del suo palazzo, -come ho visto io co' miei occhi, ed essa stessa distillava -l'acqua di rose, e la dava ai malati; e perciò i medici -ivi residenti ed i farmacisti l'avevano in uggia; ma essa -non s'impensieriva di loro, purchè soccorresse i malati -e facesse opera meritevole al cospetto di Dio. Visse molti -anni col marito, e non ebbe mai figli; dopo la morte poi -del marito si fece fare una casa presso il convento dei -frati Minori di Ferrara, e in quella abitò in sua vedovanza, -finchè fu sepolta, come s'è già detto, accanto a -suo marito nel convento de' frati Minori di Ferrara; e -la sua anima per la grazia di Dio riposi in pace, che -fu buona donna. Dopo la morte del Marchese però venne -a Parma, e la vidi, e udii da lei che ne provava mirabile -consolazione, perchè si trovava presso il convento -dei frati Minori, e presso la chiesa della Vergine gloriosa. -Non conobbi mai altra donna, che quanto questa si assomigliasse -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -alla Contessa Metilde, per quanto di essa si -legge. Veramente, per me, tre sono le donne ammirabilissime, -che forse da altri non sono tenute in molta reputazione; -e sono: Elena, madre di Costantino; Galla -Placidia, madre di Valentiniano; e la Contessa Matilde. -Marchesopolo poi, dopo che ebbe maritata Mabilia, andò -in Romanìa, ove si diede a perseguitare i Greci, li aggrediva, -li catturava e uccideva, come Davide i Filistei. -Altrettanto faceva Marchesopolo coi Greci, onde con -insidie ingegnosamente tese fu dai Greci ucciso in casa -sua; perocchè tutto cede alla potenza dell'oro. Egli aveva -maritata la sua seconda figlia Isabella ad un ricco, nobile -e potente di Romanìa. Essa era bella donna e saggia, -ma zoppa e sterile; e dopo la morte del marito le restò -il castello di Bonicea, che ella con accorgimento, coraggio -e cautela seppe difendere contro i Greci. Il motivo poi -della partenza di Marchesopolo da Parma si dice sia -questo: Che essendo egli nobile, e di cuore magnanimo, -lo moveva a sdegno e sopportava di mal animo che un -popolano qualunque, borghese o campagnuolo che fosse, -mandandogli a casa un usciere in berretto rosso, lo potesse -citare al palazzo del Comune e chiamarlo in giudizio. -Suo fratello Rubino abitò in Soragna, ed ebbe in -moglie Ermengarda da Palù, sorella di Guidotto de' Canini, -che era bella donna, ma lasciva. Ebbe cinque maschi e -cinque femmine. La prima di nome Mabilia, bellissima (e -qualche volta la ho confessata). Uberto Pallavicino la -maritò a Pontremoli, sperando così di ridurre in suo -dominio quella Terra. Rubino era vecchio carico d'anni, -quando l'anno in cui imperversò quella mortalissima -pestilenza preaccennata, cioè nel 1249, e che Ezzelino -da Romano fu fatto prigioniero in guerra, mi mandò a -chiamare, si confessò da me, aggiustò i conti dell'anima -sua, e morì in una lodevole vecchiaia, passando da questo -mondo in grembo a Dio. Sua moglie poi si rimaritò -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -e prese Egidio Scorza; poscia precipitò da un solaio e -ne fu morta e sepolta. Altri Pallavicini ancora abitavano -nella diocesi di Parma, in una Terra che si chiama Varano<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>, -bel paese tra Medesano<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>, Miano<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>, Costamezzana, -e Borgo S. Donnino. Ve ne sono ivi moltissimi, -ricchi, potenti, cortesi, pacifici; stanno sempre di buon -accordo coi Parmigiani, perchè sono anch'essi cittadini -di Parma. Uno di loro era quel Delfino Pallavicini, che -l'anno 1238 fa Podestà di Reggio e fece fare duecento -braccia delle mura della città, di seguito a quella già -fatta, come ogni Podestà aveva obbligo di fare ogni anno. -Tanto basti aver detto dei Pallavicini. In Verona, come -s'è detto, dopo la morte di Ezzelino da Romano, signoreggiò -Mastino, morto da alcuni Veronesi forti e pugilatori, -per la speranza di avere dopo lui la signoria di -Verona. Ma s'ingannarono, perchè a lui succedette suo -fratello germano, Alberto dalla Scala, che vendicò il -fratello colla morte degli uccisori di lui. Questi vive -tuttora, ed ha in mano la signoria, ed è amato dai Veronesi, -perchè si comporta bene. È persona accostevole, -fa giustizia, ama i poveri, come faceva suo fratello; pur -tuttavia è Podestà altra persona. In Imola, que' che -tengono le parti della Chiesa si chiamano Bricci; quelli -che parteggiano per l'Impero, Mèndoli. Ma il partito -imperiale in Imola è spento; e il partito della Chiesa, -per invidia ed ambizione, s'è diviso in due campi, perchè -gli Audaci vogliono in mano il potere, come prima -lo avevano quelli che si chiamavano Nurduli. Questa -maledetta discordia s'è già infiltrata in Modena, e comincia -a far capolino in Reggio. Dio voglia che non -metta radici in Parma, di che già si comincia a temere..... -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -Ora passiamo a parlare della Toscana, e -spediamoci lesti; poichè molto di altro resta che non -deve essere taciuto. Le due più nobili città della Toscana -sono, a parer mio, Firenze e Pisa. A Pisa hanno -tenuto signoria Conti e Vice-Conti; ed i Pisani furono -molto attaccati all'Impero; e, come in Lombardia i -Cremonesi avevano impugnate le armi a sostegno dell'Impero -così avevan fatto i Pisani in Toscana. A Firenze -poi per parte della Chiesa hanno tenuta la signoria i -Guelfi; per parte dell'Impero i Ghibellini; e da queste -due fazioni hanno preso nome tutti i partiti in Toscana; -e sussistono tuttora. E gli uni e gli altri bevvero del -calice dell'ira di Dio, e ne ingollarono sino alla feccia; -e chi se la passò meno male, non può vantarsi d'aver -in tutto declinata la spada dello sdegno e della vendetta -divina; perchè se eglino provocarono scissure e divisioni -nelle loro città, anch'essi furono divisi tra loro dall'ira -del volto di Dio..... Quanto vero sia ciò che dico, -lo videro i miei occhi, e gli occhi di moltissimi altri; -ma sopratutto coloro che ne fecero sui loro corpi esperienza. -Pertanto tutte le suaccennate fazioni, scissure, -divisioni e maledizioni, tanto in Toscana che in Lombardia, -in Romagna, nella Marca d'Ancona, nella Marca -Trivigiana e in tutta Italia, le provocò quel Federico -che si chiamò Imperatore: e perciò fu a piena ragione -punito, e la mano di Dio aggravò i colpi su tutti i peccati -di lui, percuotendolo nell'anima e nel corpo; e i -Principi del suo regno, che aveva tolti dal nulla ed esaltati -dalla polve, gli diedero il calcio, non gli tennero -fede, anzi lo tradirono..... «Non è prudenza in -lui» cioè in Federico, quantunque si vantasse tanto -prudente. Così lo trattarono i tirannelli suoi, di cui abbiam -fatto menzione più sopra; ma anch'essi ricevettero -il colpo della vendetta, non perchè spodestarono Federico, -che riconobbero per malvagio, ma perchè anch'essi peccarono -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -di molto. Conobbi quasi tutti quelli che ho nominato, -e in breve tempo disparvero dal mondo, e i più -terminarono malamente la loro vita, <i>perchè folleggiarono</i> -<i>in vanità</i>..... Or resta da parlare dei Legati che la -Corte Romana mandò ai nostri giorni in Lombardia. -Primo de' quali fu Ugolino, Cardinale dell'Ordine dei -Minori, cioè governatore, protettore e censore della Frateria -e della Regola del beato Francesco, del quale egli -era stato intimo amico, e che poscia diventò Papa Gregorio -IX. Fece molte buone cose, delle quali parleremo -più innanzi ampiamente. Il secondo fu Rainaldo Vescovo -di Ostia, anch'egli Cardinale dell'Ordine de' Minori, -come è stato detto altrove, e che diventò poi Papa Alessandro -IV. E quando era Legato in Lombardia aveva -seco come Vice-Legato il Cardinale Tomaso, che era di -Capua. Papa Gregorio IX summenzionato compose ad -onore del beato Francesco un inno: <i>Dal ciel discese un -figlio</i>; ed un responsorio: <i>Dal granaio della povertà</i>; -ed una prosa: <i>Ultima testa del Dragone</i>, ed un'altra -prosa per la passione di Cristo: <i>Piangete, anime dei -fedeli</i>; e, ad istanza de' frati Minori, nominò Cardinale -Rainaldo, che fu poi Papa Alessandro IV; il quale Papa -Alessandro canonizzò santa Chiara, e compose gli inni -e le collette di lei. Il Cardinal Tomaso, che era di Capua, -fu il più bello scrittore della Corte, e dettò quella -lettera, che il sommo Pontefice mandò a Federico Imperatore -spodestato, rimproverando lui de' molti e svariati -eccessi, e giustificando se stesso e la Chiesa romana -delle accuse che le erano mosse, e rammentogli i servigi -e i benefici, che la Chiesa gli aveva conferiti. E la lettera -cominciava così: <i>Viva impressione fece la nostra -lettera sull'animo tuo, come hai scritto; ma più viva -ancora la fece sull'animo nostro la lettera tua</i>. Compose -anche ad onore del beato Francesco l'inno: <i>Tra i -celesti cori</i>; e l'altro: <i>Splendore de' costumi</i>; ed il responsorio: -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -<i>Spica della carne</i>; e parimente fece quella -sequenza per la Beata Vergine, che comincia: <i>La Vergine -che figlia si rallegri</i>. E ne fece la composizione -letteraria soltanto; la musica per canto la fece, a sua -preghiera, frate Enrico da Pisa, che fu mio custode e -maestro di canto. Il contraccanto lo compose fra Vita -da Lucca, dell'Ordine de' Minori, altro mio maestro di -canto. Dopo i prenominati, venne Legato in Lombardia -Ottaviano Cardinal diacono. Egli era bello e nobile, cioè -uno dei figli di Ubaldino da Mugello nella diocesi fiorentina. -Fu reputato molto partigiano dell'Impero, ma -a difesa del suo onore faceva talvolta qualche cosa a -vantaggio della Chiesa, non dimenticando che questo -era il suo mandato. Onde, un giorno, quando l'Imperatore -teneva Parma stretta d'assedio, io, che era a Lione, -interrogato da Guglielmo Fieschi Cardinal diacono, nipote -di Papa Innocenzo IV, che cosa dicevano i Parmigiani -del Legato Ottaviano, risposi: I Parmigiani s'aspettano -che sarà traditore di Parma, come lo fu di Faenza. Allora -Guglielmo sclamò: Ah! per Dio non è da credere. A -cui io replicai: Se sia credibile, o non credibile, non so; -è certo che i Parmigiani lo dicono. Bene, bene, soggiunse -Guglielmo..... Ma ivi i presenti erano tanta moltitudine, -che l'uno s'innalzava sulle spalle dell'altro, -per udire notizie di Parma. Imperocchè da questo dipendeva -la sorte della Chiesa romana, come in una -battaglia, dalla quale l'uno e l'altro dei contendenti -spera vittoria. L'Imperatore era allora già deposto dall'Impero, -e la Corte romana era fuori della sua sede, -ed esulava in Francia, a Lione. E Parma aveva dato di -piglio all'armi a difesa della Chiesa, e si batteva valorosamente, -sperando dal cielo aiuto e vittoria; e Federico -Imperatore accanitamente la assediava.... Avendomi -dunque gli astanti udito a sostener tali cose, restarono -ammirati, e l'un l'altro, a mia udita, si dicevano: In -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -vita nostra non abbiamo mai udito un frate a parlare -tanto franco e così sicuro. Ma esprimevano questi sensi -perchè mi vedevano seduto tra il Patriarca di Costantinopoli -e il Cardinale, dal quale io invitato a sedere, -non giudicai conveniente di rifiutare, e tenere in poco -conto l'onore offertomi, e l'accennata ammirazione nasceva -anche dall'udirmi parlare apertamente d'un uomo -costituito in sì alta carica, e al cospetto di tanti cospicui -dignitari della Chiesa. Io allora era diacono e di 25 -anni..... Ritornato in Lombardia, ed essendo ancora, -dopo molti anni, Ottaviano Legato a Bologna, io pranzai -molte volte con lui; e mi faceva sempre sedere in capo -della sua mensa, sicchè tra me e lui non vi era che il -frate mio compagno, ed egli occupava il terzo posto, -contando dal capo della mensa. In tali circostanze io -faceva come insegna il Savio ne' proverbii 23.º ecc; ed -era opportuno regolarsi in quel modo, perchè tutta la -sala del palazzo era gremita di commensali. Eppure ce -n'era per tutti da star bene e in abbondanza, e si mesceva -in copia vino scelto, ed ogni cosa era squisita. -Allora cominciai a voler bene al Cardinale. In seguito -poi invitò me e il mio compagno a pranzare con lui -ogni giorno che ne piacesse; ma pensai di stare all'ammaestramento -dell'Ecclesiastico 13.º ecc. Di questo Cardinale -corse voce che fosse figlio di Papa Gregorio IX, -forse perchè gli usava speciali deferenze. Così io ho conosciuta -una figlia di questo Cardinale, monaca in un certo -convento, la quale mi invitò, e pregò con molta insistenza, -ch'io fossi devoto a lei, ch'ella voleva essere -devota a me; e non sapeva di chi fosse figlia, e chi fosse -suo padre. Ma io il sapeva bene, e le risposi: io non ti -voglio per amica, perchè Pateclo scrive: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">É 'n tedianza cu'no posso parlare:</p> -</div></div> - -<p> -e vuol dire che secca l'avere un'amica, a cui l'amico -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -suo non può parlare, quale sei tu chiusa in un monastero. -Ed ella rispose: «Se non può passare tra noi -mutuo colloquio, almeno amiamoci col cuore, e preghiamo -l'uno per l'altro a fine di salvarci»; Giacobbe nell'ultimo -libro. E mi parve che a poco a poco volesse tirarmi -a sè, e adescarmi ad amarla; perciò le dissi: Il beato -Arsenio.... Ottaviano fu uomo sagacissimo. Di fatto -facendosi un giorno una solenne processione, un giocoliere -nel momento ch'egli passava, disse a voce sì alta che -il Cardinale udiva: Largo, largo, toglietevi di quà, e -lasciate passare quell'uomo, che fu traditore della Corte -Romana, e molte volte ingannò la Chiesa. Udite il Cardinale -queste cose, ordinò sottovoce ad uno de' suoi di -chiudere la bocca al giocoliere con monete, ben sapendo -che tutto cede alla potenza dell'oro. E così si liberò da -quella vessazione. Anzi il giocoliere, intascati i danari, -si portò subito su di un'altra strada, per la quale dovea -passare il Cardinale, e ne fece mille elogi, dicendo che -nessun Cardinale meglio di lui aveva la Corte Romana, -e che era veramente degno del papato. Parimente ho -udito dire che, se Papa Innocenzo IV avesse vissuto un -po' più, avrebbe deposto Ottaviano dal cardinalato, perchè -era troppo partigiano dell'Impero, e non trattava -con fedeltà gli interessi della Chiesa. Ma egli che sapeva -di non essere nelle grazie del Papa, e che molti cortigiani -ed altre persone lo avevano divulgato, si studiava -di far mostra di godere la confidenza papale. Perciò -quando i Cardinali uscivano dal quotidiano concistoro -che il Papa soleva tenere, e andavano affrettandosi ai -loro alberghi, Ottaviano, o in anticamera, o sul passeggio, -che era subito fuori della porta del palazzo del Papa, -si fermava a parlare con qualche chierico sino a tanto -che vedeva che i Cardinali se n'erano andati tutti, sicchè -paresse che, di quelli che erano nella sala del palazzo -al cospetto del Papa, egli fosse stato l'ultimo, a uscire, e -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -con ciò voleva far credere che il Papa l'avesse trattenuto -a confidenziale colloquio per trattare seco di affari -importantissimi, e così tutti lo stimassero il Cardinale -più influente in Corte, e il più potente presso il Papa, -e quindi con lui largheggiassero in regali, come a uomo, -che avrebbe potuto giovarli assai negli affari che avevano -col Papa...... In quel tempo che Ottaviano fu -Legato in Lombardia, fu Legato in Lombardia stessa -anche Gregorio Montelungo. Egli era una volta uno dei -sette notai della Corte Romana, e fu un antico Legato -di Lombardia. Di fatto quando Ferrara fu tolta dalle -mani e dalla signoria del Salinguerra, vi era presente; -e quando l'Imperatore assediava Parma, era ivi Legato, -e alzava la sua tenda sempre di fronte alla tenda dell'Imperatore. -Egli era uomo coraggiosissimo, dotto nelle -armi e aveva composto un libro intitolato: <i>Della sagacia -nell'arte della guerra</i>. Sapeva condurre e ordinare le -milizie alla battaglia; sapeva simulare e dissimulare; -conosceva quando s'aveva a star cheti, e quando si dovea -irrompere contro il nemico. L'Apostolo nell'epistola agli -Ebrei 5º dice: <i>Ma il cibo sodo è per li compiuti</i> ecc; -de' quali uno era Gregorio da Montelungo, che aveva -tanta pratica di battaglie, che sapeva discernere e quando -una battaglia la s'avea da ingaggiare, e quand'era il -momento di finirla..... E così faceva Gregorio da Montelungo, -perchè era dotto nell'arte della guerra, e sperava -ed aspettava la vittoria da Dio; e la ebbe segnalata -quando s'impossessò di Vittoria.......... Anche -Vegezio, ne' libri dell'arte militare a Teodosio Imperatore, -insegna mille accorgimenti atti a ben condurre una battaglia, -libri ch'io ho veduti e letti, e sono molto utili a chi -deve sostenere una guerra contro i suoi nemici. Similmente -il Legato Gregorio di Montelungo, quando si trovava -in Parma assediata da Federico, udendo che i Parmigiani -mormoravano, perchè non arrivavano soccorsi -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -contro le astuzie del dragone, cioè di Federico, egli ne -teneva alti gli animi con suoi scaltrimenti. Perciò invitava -talora seco a pranzo alcuni militari dei maggiorenti della -città, tra' quali io fui talora commensale alla sua tavola -nel palazzo del Vescovo di Parma, e mentre si pranzava, -ecco arrivare un messo alla porta, che ad alta voce chiamava -e voleva entrare. Allora uno de' famigli del Legato, -a udita di tutti, annunziava al Legato l'arrivo di un -nuovo messo. Egli comandava che subito senza indugio -si facesse venire alla sua presenza; e si presentava un -uomo succinto, come in abito da viaggio di persona che -arrivasse da lontano paese, colle scarpe polverose, e alla -cintura la valigia delle lettere; e, prese le lettere, il Legato -comandava che conducessero il messo in disparte -a rifocillarsi e riposare, e che gli imbandissero un buon -pasto. Ma il Legato faceva così per darsi l'aria d'aver -compassione della stanchezza del messo, mentre lo scopo -diretto era di impedire che i commensali cercassero al -messo notizie, che poi esso non avrebbe saputo dare, -oppure, per dire qualche cosa, sarebbe caduto in qualche -scempiaggine. Nè qui era finita. Il Legato leggeva le -lettere ai commensali, nelle quali si preavvisava dell'arrivo -di soccorsi. Queste cose que' militari le divulgavano -per la città, e il popolo ne faceva le feste, e senza rincrescimento -aspettava. Ma due frati Minori di Milano, -cioè frate Giacomo e frate Gregorio, che stavano permanentemente -in casa del Legato, mi assicurarono che le -accennate lettere erano state scritte la sera antecedente -nella camera del Legato. Ma egli, a cautela e con accorgimento, -faceva spesso queste cose per tener vivo lo spirito -nel popolo; e tanto in varii modi tenne alti gli animi -de' suoi guerrieri contro la città di Vittoria edificata da -Federico, che la fu presa, e si completamente rasa al -suolo, da non trovarsene più una pietra. È poi da sapere -che l'Imperatore tentò più volte la costanza di Gregorio -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -con insistenti preghiere, per tirarlo dalla sua, e far seco -amicizia, e gli prometteva di crearlo primo ministro della -Corte, sicchè sarebbe stato secondo dopo lui primo; ma -invano Federico s'ingegnava cogli inganni e colle tentazioni -di vincere Gregorio, perchè più facilmente e più -presto si sarebbe fatto deviare dal suo corso il sole (la -qual cosa è creduta impossibile), che corrompere Fabrizio. -Così nessuno mai potè distogliere Gregorio dalla fede -data. Questo Legato soleva abitare o a Milano, o a Parma, -o a Ferrara. Ed una volta, ora è già passato molto tempo, -che era a Ferrara, aveva un certo corvo, cui al bisogno -dava in pegno per grosse somme di danaro, e che poi -dopo riscattava, restituendo il danaro ricevuto. Quello -era un corvo, che parlava come un uomo, e si prendeva -gabbo di tutti. Di notte sorgeva e chiamava alle loro -stanze gli ospiti forestieri, gridando: Chi vuol venire a -Bologna? Chi vuol venire a Doiolo? Chi vuol venire a -Peola? Venga, venga, venga, presto, presto: sorgete, alzatevi, -correte; andiamo, andiamo; alla barca, alla barca: -<i>voga, voga, arranca, arranca:</i> al largo: Timoniere, prendi -la rotta, la rotta. S'alzavano dunque i forestieri novelli, -che non sapevano delle canzonature e delle gabbature -di questo corvo, e colle loro robe e co' bagagli quasi tutta -la notte aspettavano in riva al Po la barca, che li trasportasse -ove volevano andare; e non trovando ivi nessuno -restavano tra lo sdegno e la meraviglia di non sapere -da chi fossero stati in tal modo giocati. Così pure questo -corvo era tanto molesto ad un cieco, che quando -andava a piedi e a gambe nude mendicando lungo la -riva del Po, gli beccava le calcagna e le gambe, e poi -fuggiva, e, beffandosi del cieco, gli diceva: Or pigliati -questa, or abbiti quest'altra. Ma un dì il povero cieco lo -colse col bastone sull'ala, e disse: Or tocca a te; or tocca a -te. E il corvo rispose: Or tocca a me; or tocca a me. E il -cieco: Tienla; prendi la tua e vanne; i simulatori e gli -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -astuti provocano l'ira di Dio; ti ho colpito una volta; -non sarà necessaria la seconda; va dal medico a vedere -se ti può guarire, giacchè la tua frattura è immedicabile, -la piaga è maligna. Ma il Legato diede in pegno il corvo -per danaro, nè volle più riscattarlo, perchè era ferito. -Altrettanto fanno molti, che licenziano i loro servi quando -cominciano a malare. Come fece quello del 1º dei Re -30º ecc. Operò bene il Centurione, che disse al Signore -Mattia 8º ecc. Così il Legato Gregorio fu un personaggio -pari a quello che descrive l'Ecclesiastico 34º dicendo: -<i>Uomo in molte cose esperto.</i> Trattò con fedeltà e con -accorgimenti gli interessi della Chiesa, e meritossi il -Patriarcato di Aquileia, e lo tenne molti anni sino alla -morte. Ebbe in un certo luogo un colloquio famigliare -con Ezzelino da Romano, e molti fecero le meraviglie -che tali due uomini potessero avere tra loro un colloquio, -stantechè Ezzelino era in fama d'essere un membro del -diavolo, e figlio di Belial, a cui nessuno potesse parlare; -e il Legato si reputava un alto cedro del Libano. Tuttavia -è da sapere che Gregorio di Montelungo patì di -podagra, e non fu casto; ed io ho conosciuto alcuna -delle sue amanti. Intorno al raccomandare la castità a -molti chierici secolari..... Così è da sapere di Ezzelino -da Romano che Papa Alessandro IV trattava con lui e -lo preparava a diventare d'un membro del Diavolo un -figlio di Dio, e un amico della Chiesa. Ma due ostacoli -si frapposero: 1.º che l'ecclesiastico dice, 7º: <i>Considera -le opere di Dio</i> ecc; 2.º che Ezzelino, l'anno 1259, fu -fatto prigioniero di guerra, e l'anno stesso morì e fu -sepolto nel castello di Soncino<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>, nella diocesi di Cremona. -L'anno successivo poi, 1260, appena cominciata la devozione -dei flagellanti, morì Papa Alessandro IV; e fu ordinato -di celebrarne l'anniversario nella vigilia della -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -traslazione del beato Francesco, cioè ai 24 di Maggio. -Dopo Gregorio da Montelungo fu eletto Legato della Sede -Apostolica Filippo, per grazia apostolica e divina, Arcivescovo -di Ravenna; il quale parla ne' seguenti termini -della circoscrizione della sua Legazione in una sua Notificazione: -«E perchè non si sollevi alcun dubbio sulla -circoscrizione della nostra Legazione, sappiano tutti che -a noi è pienamente affidato l'ufficio di Legazione nei -patriarcati di Aquileia e di Grado; nelle città, diocesi e -provincie di Ragusa, Milano, Genova, e Ravenna; ed in -generale in Lombardia, in Romagna e nella Marca di -Treviso». Questo Legato era oriondo di Toscana, nel distretto -della città di Pistoia; e, povero qual era, andò -scolare a Toledo, volendo imparare l'arte della negromanzia. -Assiso un giorno sotto un porticato di quella -città, un soldato gli domandò che cercasse; ed avendogli -esposto che era Lombardo, e il motivo che lo aveva condotto -là, lo presentò ad un maestro togato di quell'arte, -vecchio, bruttissimo, e glielo raccomandò, pregandolo -che per amor suo lo istruisse diligentemente nell'arte -che professava. Quel vecchio lo fece entrare in -camera sua, gli porse un libro e gli disse: Quand'io -mi sarò ritirato, tu potrai quì studiare. E partendosene -chiuse bene la porta e la camera. Ma quando questo -giovane cominciò a leggere, gli apparvero demoni sotto -varie forme, di sorci, di gatti, di cani, di porci, e n'era -piena la camera, e per la camera quà e là saltellavano -e scorrazzavano. In mezzo a quella scena egli non osò -aprir bocca, quando d'improvviso si trovò fuori della -camera seduto in istrada. E, sopravvenuto il maestro, -gli disse: Che fai quì o figlio mio? Allora egli raccontò -al maestro quanto era accaduto, ed il maestro lo ricondusse -dentro ancora, e, come prima, partissene chiudendo -diligentemente la porta. Ma, riprendendo il giovanetto -la sua lettura, eccogli comparire molti garzoncelli e donzellette -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -ballonzolanti per la camera. E di nuovo non -osando dir verbo, si trovò fuori seduto sulla via. Ciò -vedendo il maestro, gli disse: Voi Lombardi non siete -fatti per quest'arte; lasciatela a noi Spagnuoli, che siamo -uomini fieri e simili ai demonii. Tu poi, o figlio, -vattene a Parigi, e studia la divina Scrittura, che puoi -diventar grande anche nella Chiesa di Dio. Andò dunque -a Parigi, e studiò, e imparò assai; e, ritornato in Lombardia, -dimorò a Ferrara in casa del Vescovo Garsendino, -che era uno dei figli di Manfredo di Modena, e fratello -dell'Abbate di Pomposa<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. Diventò poi camerlengo del -Vescovo, che, morto, ebbe un successore, e morto anche -il successore, costui fu eletto Vescovo di Ferrara, e restò -molt'anni l'eletto di Ferrara, finchè fu poi creato -Vescovo di Ravenna. E quando Papa Innocenzo IV da -Lione venne a Ferrara, costui ivi...... Fatto dunque -Legato l'Arcivescovo di Ravenna Filippo, si recò a Ferrara -nel tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre. -(Il tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre -è il mese di Maggio, perchè la stagione è serena, ridente, -temperata, nella quale l'usignolo canta quasi sempre, e -si trova erba in abbondanza pe' buoi e pe' cavalli). Venuto -a Ferrara convocò tutti gli abitanti della città e -i Padovani fuorusciti, che ivi erano ospiti, e arringò dalla -porta principale della chiesa madre, dedicata a S. Giorgio, -(quella della diocesi poi era dedicata a S. Romano) e vi -si trovarono tutti i religiosi e i popolani, ragazzi e adulti, -i quali speravano di udir parlare della grandezza delle -opere di Dio. Anch'io vi era, e mi trovava a fianco dell'Arcivescovo, -e con me, e seduto accanto a me, vi era -Bongiorno Giudeo, che era mio famigliare, e desiderava -anch'egli di udire. Ritto adunque il Legato sulla porta -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -della casa del Signore, cominciò a parlare a voce alta; -e l'arringa fu breve, perchè poche parole, e molte opere, -debbono farsi, quando sono da tradurre in atto le imprese -di cui si parla. Notificò adunque al popolo che egli era -stato fatto Legato dal papa per andare contro Ezzelino -da Romano, e che perciò voleva fare una crociata per -riconquistare Padova, e ricondurre nella loro città i Padovani -espulsi; e che chiunque si facesse inscrivere soldato -nell'esercito, che voleva levare per quella impresa, -acquisterebbe l'indulgenza, il perdono e l'assoluzione -di tutti i proprii peccati. E nessuno osi dire: È impossibile -che noi possiamo sconfiggere quell'uomo diabolico, -temuto dai diavoli stessi; perchè ciò non sarà impossibile -a Dio, che combatterà per noi. E aggiunse: Io dico -a Voi, ad onore e gloria di Dio onnipotente, e dei beati -Pietro e Paolo di lui Apostoli, nonchè del beato Antonio, -che si venera in Padova, che se anche io non avessi con -me che orfani, pupilli e vedove, e le persone bersagliate -da Ezzelino, non mi verrebbe meno la speranza di riportare -vittoria sopra quel membro del diavolo e figlio -dell'iniquità; poichè già le grida della sua iniquità sono -salite al cielo, e dal cielo si roterà la spada contro di -lui. Queste parole del Legato fecero esultare di allegrezza -gli ascoltatori; e, raccolto un esercito, a tempo -opportuno marciò all'espugnazione di Padova, fortemente -munita da Ezzelino di mille cinquecento armati, uomini -robusti ed espertissimi della guerra. Ma Ezzelino era -altrove, e temeva tanto di perdere Padova, quanto -Iddio teme che cada il cielo, specialmente perchè era -cinta da triplice muraglia, ed aveva fosse ed acque all'esterno -ed all'interno, ed, oltre i soldati, una moltitudine -di popolo; e, per giunta, Ezzelino, anzi che -potenti ad espugnare e prendere quella città, giudicava -i suoi nemici, imbelli, senza valore e senza perizia dell'arte -della guerra. Ma in questo esercito vi era un frate -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -laico dell'Ordine dei Minori, nativo di Padova, di nome -Clarello, da me veduto e conosciuto a fondo, che aveva -cuor di leone, e ardeva di desiderio che i Padovani, profughi -già da tanto tempo, fossero rimessi nella loro città. -Questi, riconosciuto che il momento era favorevole, e -sapendo che: «<i>Dio si vale dei più deboli per umiliare -i forti</i>» si fece portabandiera dell'esercito, per provare -se mai per caso volesse Iddio per mano di lui salvare -tanta gente. Si mise dunque alla testa dell'esercito, e, -trovato un campagnuolo che aveva tre cavalle, gliene -tolse a forza una, e montatala, impugnò una pertica che -gli servisse come di lancia: e cominciò a scorrazzare di -quà e di là, e gridare altamente: Su via, coraggio, soldati -di Cristo; su via, coraggio, soldati del beato Pietro; -su via, coraggio, soldati del beato Antonio; scuotetevi -di dosso il timore, e confortatevi in Dio. Non ci volle -di più. Alle parole di lui si inanimò e infiammò tanto -la milizia che si deliberò di seguirlo ovunque andasse. -E ripigliava frate Clarello: Andiamo, andiamo; Addosso, -addosso; la salvezza è nelle mani di Dio; sorga Iddio.......... -Andò dunque l'esercito seguendo Clarello -che precedeva e col vessillo in mano e coll'accesa parola -infocava gli animi alla guerra, e campeggiò all'assedio -della città. A quelli poi che eran dentro svegliò Iddio -la paura in cuore, e non osarono resistere. In quell'esercito -eravi anche un altro frate Minore, uomo santo e -devoto a Dio, che da secolare era stato ingegnere meccanico -di Ezzelino coll'incarico di costruire macchine, -trabucchi, gatti e arieti per diroccare le città e le castella. -Il Legato, stantechè costui non voleva uscire -dall'Ordine, gli comandò, in virtù di santa obbedienza, -di svestire l'abito del beato Francesco, e indossare un -vestiario bianco, e fabbricare un gatto così potente da -poter aprire subito le muraglie della città. Il frate obbedì -umilmente, e prestissimo inventò un gatto, che -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -nella parte anteriore gettava fuoco, e dentro vi stavano -rimpiattati uomini in armi; e così la città fu presa -incontanente. Entrati in città, i partigiani della Chiesa -non vollero fare offesa ad alcuno, nè uccidere, nè imprigionare, -nè spogliare, nè rapinare, ma perdonarono a -tutti, e li lasciarono tutti liberamente uscire. E si tenevano -ben felici di potersene partire schivando offese e -catture. Pertanto tutta la città si levò in allegria ed -esultanza. Erano uomini pestiferi quelli che se la svignarono -da Padova; erano distruttori e dissipatori quelli -che da Padova fuggirono; e furono riparatori quelli che -vi rientrarono...... E siccome la vittoria l'ebbero -riportata e la città fu presa l'ottava di S. Antonio, perciò -i Padovani festeggiano più solennemente l'ottava che la -festa di S. Antonio. Quindi s'attaglia ottimamente a -questo fatto ciò, che si legge sulla fine del libro di -Ester: <i>Perocchè questo giorno</i> ecc. sino all'ultimo versetto, -che parla di cose consimili. Ma così non cantano -i Bolognesi di parte della Chiesa, che non vogliono sentirlo -nominare questo Santo in Bologna, perchè l'anno -1275 furono, appunto il dì di S. Antonio, dai Bolognesi -fuorusciti, cioè dai Lambertazzi, e dai Faentini, e dai -Forlivesi, al ponte di S. Procolo, sconfitti in battaglia, -morti, fugati, fatti prigionieri e incatenati nelle carceri. -E l'anno avanti, cioè nel 1274, gli stessi Lambertazzi -furono espulsi di Bologna dal partito della Chiesa il 1º -di Giugno, dopo aver avuto tra loro guerra civile......... -Ed il Legato, che anche prima era uomo di gran -rinomanza e riputazione, dopo la presa della città di Padova, -riacquistò fama che risuonò altissima ed amplissima. -Egli molto tempo prima era stato Legato in Alemagna, -allorchè, dopo la deposizione di Federico, fu eletto Imperatore -il Langravio. (Al tempo di quella sua Legazione -vi erano in Alemagna tre provincie, nelle quali dimoravano -alcuni famigerati religiosi, che dato un calcio -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -alle discipline del loro Ordine, non volevano obbedire -ai Ministri. E, andando eglino a consultare il Legato, -li faceva sostenere e consegnare nelle mani de' Ministri, -perchè li giudicassero, e su loro pesasse quella sentenza, -che era conforme agli Statuti dell'Ordine). Or avvenne -che il Langravio morì; ed egli, che era in altra città, -udito della morte del Langravio, e temendo di Corrado -figlio di Federico, che faceva tener molto vigili gli occhi -sull'Alemagna, comandò ad uno de' suoi domestici che -per parecchi giorni non aprisse la camera di lui a nessuno, -macchinando egli di fuggire per non restare prigioniero; -e con mentito vestiario e un solo compagno -occultamente andò al convento de' frati Minori, e chiamato -il Guardiano in disparte, gli disse: Mi conosci -tu? A cui egli rispose: No. E il Legato ripigliò: Conosco -ben io te; e ti comando in virtù d'obbedienza di tenere -in te e non rivelare a nessuno le cose che ti dirò, sino -a che non ne avrai licenza da me; e di non parlare a -nessuno se non in mia presenza, e non in tua lingua -tedesca, ma sempre in latino. Or ti dico che il Langravio -è morto, ed io sono il Legato: darai dunque a -me e al mio compagno un abito del tuo Ordine, e senza -indugio ci trafugherai e condurrai in luogo sicuro, chè -io fuggo per non cader prigioniero di Corrado. Questo -bastò perchè ogni cosa fosse subito e di buon grado -eseguita. Ma volendolo condurre fuori di città, trovò -una porta chiusa; trovò chiusa la seconda e la terza. Ma -alla terza videro che un cane grosso usciva fuori per -un vano che era sotto tra l'imposta e la soglia, e parve -loro di poter per quello uscire anch'essi. Ma provandovisi, -il Legato per la sua grossezza non poteva sbucare. Allora -il Guardiano puntò con un piede su le natiche del Legato -e spingendo lo fece passare. Usciti per quel pertugio -tutti e quattro, presero la via, ed in giornata arrivarono -ad una città, ove era un convento di sessanta frati -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -Minori; dai quali, interrogato il Guardiano che cercava -ospitalità chi fossero quei frati che conduceva seco, egli -rispondeva: Sono Grandi di Lombardia; per amor di -Dio mostratevi con loro liberali e cortesi, fate a loro -servizio e onore a voi; giacchè l'onore non è solo e tutto -di quelli a cui si fa, ma la miglior parte è di chi lo -fa, ed è da reputarsi veramente cortese colui, che di -buon animo e con fronte lieta e serena, e senza speranza -di ricambio, è liberale di servigi a persone sconosciute. -Si presentò dunque il Guardiano di quel convento con -dieci frati del convento stesso, e pranzò col Legato e -compagni in foresteria con tutta famigliarità e allegramente, -mostrando di ricevere molta consolazione dalla -presenza di quegli ospiti. Or conoscendo il Legato di -essere in sicuro, e di aver sfuggito ogni pericolo, dopo il -pranzo diede facoltà al Guardiano che lo aveva accompagnato -di farlo conoscere. Perciò quel Guardiano forestiere -disse ai frati: Sappiate, fratelli carissimi, che -questo frate, col quale avete pranzato, è il Legato del -Papa; e l'ho condotto qui da voi perchè è morto il -Langravio, e qui non c'è punto da temere di Corrado. -Nessuno finora ne sapeva nulla, neppure il compagno -mio, che è venuto qui meco. Udendo queste cose i frati, -cominciarono a tremare come giunchi nell'acqua corrente; -ma il Legato disse loro: Non abbiate timore, o -frati; io ho conosciuto che voi albergate negli animi -vostri l'amor di Dio; ci serviste con prontezza; ci accoglieste -con festa e cortesia; Iddio ve ne rimeriti. Io era -amico dell'Ordine del beato Francesco, e lo sarò in tutta -la mia vita. E di fatto fu così. Diede ai frati Minori -la chiesa di S. Pietro maggiore di Ravenna; ne concedeva -ogni grazia che si domandava, di predicare, di confessare, -di assolvere da tutti i peccati a lui riservati. Aveva una -caterva di servidorame terribile e feroce, ma tutti erano -reverenti verso i frati Minori, come fossero stati gli -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -Apostoli di Cristo, sapendo che eravamo addentro nelle -grazie del loro padrone; ed erano ben quaranta uomini -armati, che aveva sempre seco a guardia della sua persona, -e lo temevano come il diavolo. Ed Ezzelino da -Romano era poco più temuto. Imponeva a' suoi servi -severissime punizioni. Di fatto andando un giorno ad -Argenta<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>, che è castello arcivescovile, fece legare un -servo con una fune ed immergerlo nell'acqua, e, così -legato ad una barca, lo fece trascinare per le acque delle -valli, come se fosse stato uno storione. E tutto questo -perchè s'era dimenticato di portar seco il sale. Altra -volta ne fece legare uno ad una grossa pertica, e girare -come allo spiedo vicinissimo al fuoco. E piangendo gli -altri servi per compassione e per pietà al vedere quel -crudele spettacolo, si rivolse a loro dicendo; A che piangete, -o miserabili? e comandò che si allontanasse dal -fuoco; ma ne aveva già avuto spavento e scottature. -Gettò in una prigione legato un suo castaldo di nome -Ammanato, Toscano, per accusa d'aver consumate le -rendite di lui, e i sorci lo rosicchiarono tutto. Molte -altre crudeltà commise colle persone del suo servizio per -vendetta, per punizioni e per esempio agli altri. Perciò -Iddio permise che restasse prigioniero di Ezzelino, quando -era tuttavia Legato; e lo teneva sotto buona guardia e -lo conduceva seco ovunque andava per sicurezza che non -gli sfuggisse. Però Ezzelino lo trattava con reverenza e -onorificamente, sebbene gli avesse rapita di mano la -città di Padova. Ma Colui che liberò dal carcere Manasse, -e lo restituì nel suo regno, liberò anche costui -nel modo che segue. Un certo Gerardo, banchiere di -Reggio, lo cavò dalla prigione di Ezzelino, e con una -fune lo fece calar giù dal solaio, e così nel nome del -Signore evase dalle mani di Ezzelino. Egli poi non fu -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -immemore del beneficio, o piuttosto del servigio ricevuto, -e ne lo ricambiò nominandolo Cardinale di Ravenna. E -a frate Enverardo di Brescia, dell'Ordine de' Predicatori, -e lettore magno, diede il Vescovado di Cesena, perchè -apparteneva alla sua Corte, e fu fatto insieme a lui -prigioniero; il qual frate Enverardo uscì di carcere dopo -la morte di Ezzelino, quando furono scarcerati anche -tutti gli altri, che quel maledetto di Ezzelino teneva -prigioni. Questo Arcivescovo aveva due nipoti, cioè Francesco -e Filippo; ma veramente Filippo era suo figlio, ed -aveva venticinque o trent'anni, avvenente e bello come -un Assalonne; e Filippo Arcivescovo di Ravenna e Legato -della Chiesa romana lo amava come l'anima sua..... -Chiunque pertanto voleva empir le mani di quei -due, poteva avere o una prebenda, o qualunque altra -cosa avesse voluto dall'Arcivescovo; onde ne diventarono -ricchissimi. Ebbe anche una figlia bellissima, cui volle -dare in moglie a Giacomo di Bernardo, ma non la volle, -perchè non era figlia legittima, e poi non voleva in dote -beni che erano della Chiesa, ed anche perchè inclinava -dell'animo a farsi frate Minore, e morire nell'Ordine -del beato Francesco, come poi avvenne. Questo Arcivescovo -era poi talora tanto melanconico, triste e furioso -e figlio di Belial, che nessuno gli poteva parlare. A me -però fu sempre benevolo, famigliare, cortese e liberale; -e mi regalò quelle reliquie del beato Eliseo, che erano -in S. Maria del Fortico presso Ravenna, nel monastero -di S. Lorenzo, in un'urna di marmo nella cappella -reale; ed io ne portai le ossa principali e più cospicue -a Parma, e le collocai nell'altar maggiore della chiesa -dei frati Minori, e vi sono tutt'ora colla seguente epigrafe, -oltre un'altra che vi avevano apposta in piombo: -</p> - -<p class="center"> -HIC VIRTUTE DEI<br /> -PATRIS OSSA MANENT HELYSEI,<br /> -QUAE SALIMBENE<br /> -DETULIT OSSA BENE -</p> - -<p class="center"> -URNA<br /> -DELLE OSSA DEL PADRE ELISEO<br /> -DONO SACRO<br /> -DELLA PIETÀ DI FRATE SALIMBENE -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -</p> - -<p> -Ma non potei avere la testa di Eliseo, perchè gli Eremitani, -di abuso, l'avevano levata, e portata via; e l'Arcivescovo -si curava più di guerra che di religione. Una -volta venne a Faenza, quand'era Legato, dove io pure -abitava, e dovendo entrare nel convento di S.ª Chiara, -perchè la Badessa voleva conferire a lungo con lui, -mandò cercando alcuni frati, che, tanto per far tacere la -maldicenza, quanto per onor suo, l'accompagnassero. -Credo che nessuno al mondo più di lui ambisse ricevere -dimostrazioni d'onore, e nessuno più di lui sapesse farla -da gran Signore e da Barone, come ho giudicato io -stesso, ed ho udito anche da altri. Andammo dunque, -dieci frati, a fargli corteggio d'onore, e dopo che ci -fummo scaldati, (era un sabato di Gennaio, a buon mattino, -festa di S. Timoteo) vestì gli indumenti sacerdotali -per entrare nel monastero coi riguardi dovuti alla decenza -e all'onestà. E, mettendosi un camice che aveva le -maniche strette, s'inquietava. Ed il Vescovo di Faenza -gli disse: A me non è stretto, e me l'infilo nelle braccia -comodamente. A cui l'Arcivescovo rispose; Come? È -forse tuo questo camice? È mio, disse il Vescovo. E il -mio dov'è dunque? ripigliò l'Arcivescovo; e si scoprì -che uno dei servi l'aveva portato a Ravenna. In vero, -disse l'Arcivescovo, mi meraviglio io stesso della pazienza, -che ho; ma lo punirò poi, giacchè, non essendo quì, non -posso punirlo ora: cosa differita non è perduta. A questo -punto io dissi all'Arcivescovo: Padre, portate pazienza; -la pazienza è virtù di perfezione; e il Savio ne' Proverbii -25.º dice: <i>Il Principe si piega con sofferenza, e la -lingua dolce rompe l'ossa</i>. Allora l'Arcivescovo soggiunse: -Il savio ne' Proverbii 23º dice anche: <i>Chi risparmia la -verga, non vuol bene a suo figlio</i>. Accortomi che l'Arcivescovo -aveva fermo il proposito di infliggere al servo -una punizione, soggiunsi: Padre, lasciamo questo discorso, -e parliamo d'altro. Celebrate, voi, oggi la messa? E disse: -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -No; voglio che la canti tu. Ed io risposi: Obbedirò e la -canterò. Allora l'Arcivescovo riprese: Volete ch'io vi -predica qualche cosa del Papa futuro? (per la morte di -Papa Urbano IV di Troyes era vacante la cattedra di -S. Pietro). Sì, Padre, rispondemmo in coro, ditene chi -sarà il Papa futuro. E disse: Papa Gregorio IX amò -assai l'Ordine del beato Francesco; ora succederà Gregorio -X, che amerà di gran cuore i frati Minori. (E -voleva alludere a sè medesimo, perchè ambiva molto di -avere il Papato, e lo sperava anche, sia perchè aveva -molta deferenza pe' frati Minori; sia perchè il maestro -in negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe -diventato grande nella Chiesa di Dio; e gli prestava -fede, trovandosi già in eminente grado collocato; sia -perchè i Cardinali erano talvolta discordi nell'elezione -del Pontefice; e più ancora perchè già si buccinava -qualche cosa di lui a questo proposito). Allora io presi -la parola e soggiunsi: Padre, per grazia di Dio sarete -voi quel Gregorio X: Voi ne avete prediletti sin ora; -Voi ne porterete ancora più amore per l'avvenire. Ma così -non avvenne; non successe un Gregorio X, sibbene un -Clemente IV; nè l'Arcivescovo di Ravenna ebbe il Papato. -Fatte dunque queste ciarle, l'Arcivescovo, che era -anche Legato, soggiunse: I frati che verranno meco nel -monastero saranno tutti quelli che si trovano quì presenti; -de' miei nessuno entrerà, tranne il Vescovo di -Faenza, l'Arcidiacono di Ravenna, e il Podestà di questa -Terra. Era allora Podestà di Faenza Lambertino dei -Samaritani, Bolognese, che era figlio di una sorella della -Badessa di Faenza; la quale era nativa di Faenza stessa, -e sapeva, quando le piaceva, col gentile e accorto parlare -e co' doni, cattivarsi il cuore di tutti; ed aveva così -allacciato l'animo del Cardinale Ottaviano che in ogni -cosa che gli domandava se lo aveva favorevole, benevolo -e condiscendente. Arrivati alla porta della chiesa, trovammo -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -ivi un frate converso con un incensiere che mandava -globi di fumo, ed incensato il Legato, questi prese -l'incensiere dalle mani di lui, ed incensò tutti i frati, -che entravano in Chiesa, dicendo: <i>de lincenso ali frati -me: de lincenso ali frati me: de lincenso ali frati me.</i> -Che era come dire: Incenso i miei frati. Dopo ci inviammo -alla scala, e nel salire, poi nello scendere ed uscire, -si appoggiava a me, in parte per boria, e in parte per -bisogno; ed io lo reggeva a destra, e l'Arcidiacono di -Ravenna a sinistra. Nella chiesa, che non era al piano -terreno, si trovò raccolto tutto il convento di quelle donne, -in numero di settantadue; e celebratasi la messa solennemente, -e sbrigati gli affari, e dati i consigli opportuni, -usciti dal monastero, trovammo un buon fuoco. E subito -suonò nona; ed il Legato, mentre svestiva gli abiti pontificali, -disse: Vi invito tutti meco a pranzo. E credo -che ben dieci volte in quel suo dialetto toscano ripetesse -<i>Mo è ve 'nvito, e sì ve renvito.</i> Che era come dire: Vi -invito a pranzo, e vi prego di non mancare. Erano però -que' frati tanto timidi e in soggezione, che non potei -condurne meco che due; gli altri andarono a pranzare -al convento dei frati. Quando arrivai al palazzo del Vescovo, -il Legato mi disse: Oggi è sabato, e il Vescovo -e il Podestà vogliono mangiare di grasso; lasciamoli, e -andiamo alla sala del mio palazzo, chè troveremo imbandito -un buon pranzo. Mi condusse dunque seco, mi -fece sedere a tavola accanto a sè, e più volte mi disse -che s'aveva avuto molto per male ch'io non l'avessi -onorato di condurre meco gli altri frati, e che li aveva -invitati tutti. Ed io non aveva coraggio di dirgli che -non erano voluti venire; perchè se ne sarebbe impermalito -ancor più; invece io risposi che un'altra volta -avrebbe commensali tutti i frati del convento. Ed egli -ci teneva molto alle dimostrazioni d'onore, che gli si -facevano. Anche l'Arcidiacono venne con noi, ma sedette -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -in disparte alla tavola bassa. Era egli un mio conoscente -ed amico, e mi mandò un regalo. Questo Filippo Arcivescovo -di Ravenna, per ordine di Papa Alessandro IV, -poichè di nuovo correvano voci di invasioni di Tartari, -convocò a Concilio in Ravenna, nella Chiesa Orsiana, -che è la Chiesa Arcivescovile, tutti i Vescovi suoi suffraganei -per discutere e deliberare intorno al modo di -provvedere all'utilità della Chiesa, e per raccomandare -che tutte le Chiese e le prebende fossero pronte a soccorrere -colle rendite loro la cristianità contro i Tartari, -quando il Papa lo ordinasse; e che intanto facessero -preghiere per tener lontano da loro e dal popolo cristiano -le nazioni barbare. A questo Sinodo intervennero -i Preti, gli Arcipreti, i Canonici, e gran numero di altri -chierici. Aveva anche l'Arcivescovo mandato dicendo a -tutti i Guardiani dell'Ordine de' frati Minori della provincia -di Bologna che andassero al Sinodo co' loro lettori. -Ed erano già sull'andare, quando frate Bonagrazia, che -era Ministro, non volle che nessuno vi intervenisse, tranne -frate Aldobrando da Fojano<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>, che era già stato -Ministro, ed allora era lettore a Modena: ed io l'accompagnai -fino a Ferrara. Frate Bonagrazia però, che era -Ministro, e non volle andarvi, conferì tutti i suoi poteri -a frate Aldobrando, e mandò con lui frate Claro di Firenze -e frate Manfredo di Tortona, che erano ambidue -chierici e dottori illustri. In quel Concilio il clero secolare -colse l'occasione di sfogarsi contro i frati Minori -e i Predicatori, accusandoli di non predicare l'obbligo -di pagar le decime; di confessare i parocchiani che dovrebbero -confessarsi dai parroci; di fare le esequie e dar -sepoltura, quando muoiono, ai fedeli dipendenti dalle -parocchie; e di esercitare l'ufficio di predicatori, che -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -spetta ai parroci; conchiudendo che, per questi quattro -motivi, erano cagione che il clero secolare non potrebbe -soccorrere di denaro le imprese della cristianità. A questo -punto s'alzò Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma e -nipote del fu Papa Innocenzo IV di buona memoria, e -difese benissimo i frati Minori e Predicatori, sostenendo -che le accuse lanciate contro questi due Ordini, e le -colpe che loro s'imputavano, non solo non erano di -nessuno impedimento al clero secolare, ma piuttosto di -aiuto a godere con più libertà i proprii beni. E, in molte -maniere argomentando, confutò que' chierici e giustificò i -frati Minori e i Predicatori, per cui venne in odio al clero -secolare, che lo reputava suo mortale nemico. Anche -l'Arcivescovo vedendo che pei suaccennati motivi i frati -Minori e i Predicatori avevano molti nemici mordaci, -prese la parola e ne fece una forte difesa, e tra l'altre -cose disse: «Miserabili e stolti, io non vi ho qui convocati -per aguzzare le lingue velenose contro questi due -Ordini, che sono stati dati da Dio alla Chiesa in aiuto -vostro, e a salute del popolo cristiano e di tutti, ma vi -chiamai per deliberare qualche cosa contro i Tartari, -come a me e agli altri Metropolitani comandò il Papa.» -E udendo che tuttavia borbottavano, riprese le sue prime -parole e soggiunse: «Miserabili e stolti, a chi affiderò -io il ministero di confessare i secolari, se non confessano -i frati Minori e i Predicatori?..... Affiderò io dunque -al prete Gerardo, ch'è qui che m'ascolta, le donne da -confessare, mentre io so che ha la casa piena di figli -suoi e di figlie? E volesse il cielo che il prete Gerardo -fosse solo, e in tanta bruttura non avesse compagni!......» -Avendo l'Arcivescovo toccato questo tasto in pubblico, -tutti quelli che si sentivano la coscienza brutta diventarono -rossi di vergogna....... In quei giorni io -abitava a Modena; ed uscito di Modena, in viaggio per -Bologna, ecco lungo la via farmisi innanzi tre Arcipreti, -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -miei famigliari ed amici, reduci dal Concilio. Ed uno -era l'Arciprete di Campogalliano<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>; l'altro era un fratello -di frate Bonifacio de' Guidi, dotto decretalista, ed -Arciprete di Cittanova<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>; il terzo era Arciprete di -Trebbio<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, che è tra l'Apennino, dove una volta io -andai a casa sua. E li interrogai del perchè era stato -convocato quel Sinodo d'onde tornavano, e di che avevano -trattato, se pure potevano dirmene. E mi risposero -che il Sinodo era stato fatto per provvedere al caso di -una invasione dei Tartari, e fu ordinato, che, al bisogno, -il clero secolare, che gode di prebende, dovrà dare soccorso -alla Chiesa romana pel bene comune della cristianità -contro la malignità dei Tartari. E allora molti di -noi sorsero a parlare con fuoco contro i frati Minori e -i Predicatori, e ci siamo lamentati, e vi abbiamo accusati -di quattro danni, che ne fate, e che noi non possiamo -in modo alcuno tollerare. Ma non si diede retta alle -nostre querele, nè le nostre ragioni trovarono alcuna -soddisfazione; e per arrota, il nostro Metropolitano e il -Vescovo di Parma, che assunsero le vostre difese, ne -caricarono d'oltraggi e di vitupero. Laonde vi preghiamo -di venire a trovarci, quando sia che vi piaccia, e ne -abbiate tempo, per conferire intorno a quelle quattro -cose, e disputando e discutendo, cercare da che parte -stia la ragione. A cui risposi: Verrò volentieri. E, quando -poi ci trovammo a convegno, mi dissero: Noi e con noi -tutti i chierici e prebendati ci lamentiamo che i vostri -due Ordini ci rechino danni che noi reputiamo gravi. -Il primo, riguarda le decime, delle quali dovreste parlare -di frequente nelle vostre predicazioni, acciocchè i laici -secolari non manchino di pagarle, specialmente che sono -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -obbligati a darle di precetto divino. Il secondo, riguarda -le sepolture, chè voi volete fare esequie e dar sepoltura -a' morti, che quando vivevano erano sotto la nostra giurisdizione -parocchiale; e perciò le nostre chiese vengono -spogliate di molti proventi temporali. Il terzo è che voi -con nostro dispiacere e contro la nostra volontà vi arrogate -di confessare i nostri parocchiani. Il quarto ed -ultimo si è che voi vi siete onninamente usurpato il -ministero della predicazione, cosicchè il popolo non ci -vuol più ascoltare. A che io di rimando: Noi non abbiamo -la missione di predicare le decime; ma voi che -dovete averle e goderle, voi potrete richiamare a memoria -del popolo il dovere di pagarvele; nè pare conveniente -che quando noi, predicando, siamo sul parlare di qualche -Apostolo, o di qualche altro gran Santo, si abbia da interrompere -il discorso di quella solennità per raccomandare -che si paghino le decime; anzi ci meravigliamo di voi, -e ci abbiam per male che voi vogliate imporci queste -brighe. A questa stregua potreste anche lamentarvi perchè -non veniamo a mietere e a trebbiare per voi le vostre -biade...... Gli interessi secolari debbono essere -curati e trattati da persone di meno considerazione. Noi -eleviamo più alto lo scopo della nostra predicazione, e -quando parliamo della restituzione del mal tolto, veniamo -a dire anche delle decime. Non siamo però obbligati di -inserire in ogni nostra predica parole sulle decime, perchè -sarebbe grave sconvenienza, e il popolo sdegnerebbe -di ascoltarci. Allora solo potreste con ragione dolervi, -quando si insegnasse che le decime non sono da pagare; -il che nessuno di noi ha fatto mai, principalmente perchè -il Signore in Malachia 3º, dice: <i>Nelle decime e nelle -primizie</i> ecc. Ma quando ripenso a qual fine e con quale -intendimento Iddio disse: <i>Portate le decime nel mio -granaio, perchè non manchi vitto in casa mia;</i> mentre -io so che in casa di certi prebendati il vitto vi è in -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -superflua abbondanza, e che hanno tanta terra da non -bastare venti paia di buoi ad ararla, non intendo con -quale coscienza osino predicare che si paghino loro le -decime, specialmente poi perchè elargiscono le ricchezze -ecclesiastiche ai già ricchi parenti, alle amanti, alle concubine, -alle amiche, anzi che ai poverelli di Cristo. E -in tutto l'anno, quando vado alla cerca, dalle case di -que' cotali non posso avere un solo pane; che anzi ammettono -piuttosto alla loro famigliarità le compagnie -degli istrioni e dei giullari. Passiamo al secondo appunto, -che riguarda le sepolture; intorno alla qual cosa dirò -che non senza un'alta ragione i Romani Pontefici hanno -consentito a chiunque di aver sepoltura ove sia che -voglia...... Della giustizia di quelle chiese, che -ricevono le salme dei defunti...... Se contro la -volontà del proprio parroco, sia lecito confessarsi da altro -prete prudente, o se vi sia obbligo di confessarsi dal -proprio parroco...... Che in cinque casi se ne deve -ritenere come ottenuta la licenza...... Nota che i -frati Minori ebbero da Papa Gregorio IX il privilegio -di confessare. Frate Bonaventura Ministro Generale interrogò -Papa Alessandro IV se gli piacesse che i frati -Minori confessassero, ed egli rispose: Anzi lo voglio, e -ti narrerò un fatto orribile, e che par quasi inventato -per canzonare. [Narrazione canzonatoria, ma vera, fatta -da Alessandro IV a frate Bonaventura Ministro Generale -dell'Ordine de' Minori, riguardante ad un sacerdote che -sollecitava......]. Altro doloroso racconto. Conobbi -un frate Umile da Milano, che fu custode a Parma. -Questi, quando dimorava nel convento de' frati Minori -di Fanano<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>, in tempo di quaresima era tutto in sul -predicare e confessare. Il che udendo quegli abitanti -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -dell'Appennino, uomini e donne mandarono pregandolo -che per amor di Dio e per la salute delle anime loro, -avesse la degnazione di recarsi tra loro, perchè volevano -confessarsi da lui, e, preso un compagno, si recò tra quegli -alpigiani, predicò, confessò molti giorni, fece molte buone -cose, e diede utili consigli. Un dì gli si presentò una -donna, che si voleva confessare...... Il frate gli -diede l'assoluzione, e le disse: Che significa questo coltello, -che hai in mano, ed a che lo tieni in mano in -quest'ora, in questo momento? La quale rispose: Padre, -veramente io aveva proposto di togliermi la vita, se mi -aveste invitata a peccare, come fecero altri sacerdoti...... -Operò dirittamente Papa Martino IV, quando -conferì all'Ordine de' frati Minori l'utile privilegio di -predicare e di confessare liberamente, nulla ostante che -la loro Regola prescrivesse ai frati di non predicare in -nessuna diocesi senza il permesso del Vescovo. Ora che -scrivo volge l'anno 1284, giorno della vigilia di S. Giovanni -Battista; ma quando io parlava con quegli Arcipreti -correva il tempo del pontificato di Alessandro IV di -buona memoria. In risposta poi alla quarta accusa, che -ne movono i sacerdoti secolari, cioè di esserci usurpato -il ministero della predicazione, mentre eglino ne hanno -l'obbligo, come investiti delle prelature...... noi -diciamo che realmente ne correva loro il dovere, quando -non ve n'erano dei migliori di loro che predicassero; -ma siccome essi se n'erano resi indegni per la mala -vita che conducevano, e per la poca scienza che avevano, -perciò il Signore ne fece sorgere de' migliori di loro...... -Tali sono i sacerdoti e i chierici del nostro -tempo; e non vogliono che i frati Minori e Predicatori -possano campare la vita, il che è un eccesso di crudeltà; -e non vorrebbero nemmeno che potessimo vivere di quelle -limosine, che a gran fatica e col rossore sul volto raccogliamo -accattando. Eppure nell'Ordine de' frati Minori -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -e de' Predicatori molti vi sono, che se vivessero nel secolo -meriterebbero le prebende, e forse più di loro; perchè -tra i frati se ne trovarono, e se ne trovano oggi di nobili, -di ricchi, di potenti, di letterati, di saggi come tra loro, -e al pari di loro potrebbero diventare preti, Arcipreti, -Canonici, Arcidiaconi, Vescovi, Arcivescovi, e fors'anche -Patriarchi, Cardinali e Papi. E perciò dovrebbero essere -riconoscenti verso di noi, che tutte queste dignità abbandonammo -a loro, e, per vivere giorno per giorno, andiamo -mendicando; nè possediamo le cantine di vino, nè i granai -di frumento, che sono pieni in casa loro; nullameno -sosteniamo predicando una fatica che spetterebbe a loro, -e per giunta dobbiamo ingollarci bocconi amari; ed essi -dormono in letti fregiati d'avorio, e non hanno nessuna -compassione de' frati, che hanno fatto il gran rifiuto di -tutti i beni temporali...... I sacerdoti e i chierici -secolari si erano lamentati con Papa Innocenzo IV che -nelle messe non potevano ricevere offerte, perchè questi -due Ordini celebrano le loro messe in modo che tutto -il popolo corre da loro: perciò domandavano che fosse -loro fatta ragione. A cui il Papa rispose: Alcuni de' frati -dicono messa sul far del giorno, altri a mezza terza, -altri dopo cantata terza; non saprei dunque, a sentir -voi altri, quando mai dovessero eglino dirla la messa. -Dopo pranzo non debbono dir messa, nè dopo nona, nè -all'ora di vespro, e quindi non saprei come fare ad -esaudirvi. Tuttavia volendo il Papa dar loro qualche -soddisfazione, perchè ne lo seccavano troppo, e perchè -sperava di svincolarne poscia i frati Minori, scrisse che -questi due Ordini, almeno ne' giorni delle feste solenni, -non aprissero le porte delle loro chiese, che dopo terza, -affinchè i sacerdoti secolari, le chiese parocchiali e le -chiese madri non fosser defraudate delle oblazioni. Ma -avendo poi frate Giovanni da Parma Ministro Generale -mandato dal Papa frate Ugo Zampoldo di Piacenza, che -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -era un fisico distinto e lettore di teologia nell'Ordine -de' Minori, e dimorava presso Ottobuono nipote del Papa, -che fu poi anch'esso Papa Adriano V, a pregarlo che -per amor di Dio e del beato Francesco, ed anche per -onore e vantaggio suo, e per la salute di tutto il popolo -cristiano, annullasse quella disposizione, non lo esaudì...... -ed era così malato morto Papa Innocenzo IV; -ed ivi erano presenti due frati Minori tedeschi, che dissero -al Papa: Certamente, Santo Padre, noi stemmo in -questo paese molti mesi per avere un colloquio con voi, -e con voi ordinare le cose nostre; ma i vostri portieri -non ci permettevano di entrare a vedere la vostra persona. -Ora non si curano più d'avervi i dovuti riguardi, perchè -nulla più da voi aspettano. Ma noi laveremo il vostro -corpo...... Dopo pochi giorni fu eletto Papa Alessandro -IV, che era il Cardinale protettore, governatore -e censore dell'Ordine de' Minori, che subito annullò la -detta ordinanza. Tuttavia un certo Parmigiano, maestro -Guglielmo da Gattatico<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, che fu vice-cancelliere sotto -Papa Innocenzo IV, che era stato promotore e sollecitatore -di questi danni nostri, e non amava i religiosi, -non se la passò impunemente. E quando malato si fece -portare al paese nativo colla speranza che quell'aria -lo facesse guarire, morì in Assisi, e fu sepolto nel convento -del beato Francesco. Argomentando io a questo -modo intorno alle preaccennate accuse, quegli Arcipreti -miei amici, si maravigliarono, e dissero: Noi non abbiamo -mai udito tali cose: <i>Beati quelli che ti ascoltarono, -e sono onorati della tua amicizia</i>, 1º Ecclesiastico 48: -Eramo amici, e amici sempre più saremo. Ebbi dunque -vitto e alloggio e predicai più volte nelle chiese parrocchiali -di quegli arcipreti; e li tenni come intimi amici. -Avvenne dopo molti anni, che io dimorava a Faenza, e -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -che Matteo dei Pio, Vescovo di Modena, mio amico, -espulso da Modena, venne a Faenza ed era ospitato nel -convento de' frati Minori, ora in Faenza, ora a Forlì, -ora a Ravenna, passando di convento in convento; e -seco aveva, come addetto alla sua Curia, l'Arciprete di -Campogalliano, uno dei tre sunnominati, e mi dissero: -Frate Salimbene, siamo stati espulsi di casa nostra dal -partito imperiale, come voi sapete, e siamo vagabondi -pel mondo; e abbiam sempre fitte nella memoria le -vostre parole, e i nostri peccati ci privarono d'ogni -bene. In quel tempo, prima che Faenza fosse data in -mano ai Forlivesi, dimorando io quivi, e passeggiando -un dì per l'orto col pensiero a Dio, mi sentii chiamare -da un certo secolare di Ferrara, chiamato Matolino, celebre -oratore, compositore di canzoni e di serventesi, -ossequioso e ad un tempo maldicente de' religiosi. Era -esso seduto con due frati all'ombra di una ficaia, e -moveva loro interrogazioni; e mi disse: Frate, venite qui -a sedere con noi. Sedutomi, mi disse: Io stava qui movendo -alcune interrogazioni a questi frati, ma declinano -l'incarico di rispondere, e mi dicono di movere le mie -quistioni a voi, che siete pronto a rispondere a tutto. -Perciò vi prego che vogliate per bontà vostra soddisfare -al mio desiderio. A cui io risposi: Dite pure francamente -tutto quello che volete. Allora cominciò: Sappiate che -voi frati Minori e Predicatori siete oggetto di odio e di -scandalo ai chierici e ai sacerdoti secolari. L'altro giorno -io pranzava col Vescovo di Forlì, ed aveva commensali -chierici e sacerdoti, che dicevano molto male di voi; ed -io presi nota esatta di tutto per riferirvelo, e sapere se -avete modo, o no, di giustificare il vostro procedere verso -di loro, ch'essi chiamano iniquo: primo........: -quinto, perchè colle vostre messe conventuali, specialmente -ne' giorni di solennità, impedite loro di poter -raccogliere oblazioni; sesto, dicono che voi siete troppo -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -donnaiuoli, e colle donne state con compiacenza a colloquio, -e, sulle donne, tenete fissi gli occhi; il che è contrario -a ciò che insegna la Scrittura. Allora io dissi: -Avete più nulla da dire? E rispose: Basta ben questo -sì. «Bada a' vizii tuoi, non a quei d'altri.» Queste -parole, o Matolino, sono dette per te. Del Vescovo di -Forlì poi, sappi ch'egli odia i religiosi, e per conseguenza -egli pure non è ben voluto da Dio. Così io soddisfeci -alle inchieste di Matolino intorno alle ingiuste accuse -mosse a noi; e se ne tenne soddisfatto, e diventò mio -amico intimo e fido. Riguardo poi al secondo punto, -quello cioè delle sepolture, dirò che da lungo tempo -prima di noi i frati Predicatori diedero nelle loro chiese -sepoltura a chi lo desiderava, e altrettanto potevamo -ben fare anche noi; ma ce ne astenevamo per amore dei -chierici, e per evitare contese con loro...... Finora -rinunciammo a questo beneficio, ma oggi riconosciamo -che commettemmo uno sgarbo imperdonabile, rifiutando -di accogliere nella nostra chiesa santa Elisabetta, figlia -del Re d'Ungheria, e di dare luogo di riposo nel nostro -convento alla salma del Conte di Provenza, padre della -Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra, che -voleva essere sepolto nel convento de' frati Minori di -Aix, dove io allora soggiornava, ed era stato nostro liberalissimo -amico. Se alcuno volesse ora aprire una discussione -intorno a questo argomento, (come fece il beato -Gregorio pe' sacerdoti del suo tempo) meno poche eccezioni, -troverebbe di gran lunga più feccia che uomini santi...... -Conosco sacerdoti che fanno gli usurai per -formare un patrimonio da lasciare ai loro spurii; altri -che tengono osteria coll'insegna del collare e vendono -vino...... i messali, gli indumenti sacri, i corporali -li hanno indecenti, grossolani, macchiati e nerastri; i -calici di stagno, rugginosi e piccoli; il vino per la messa -agresto, o acetoso; l'ostia tanto piccola che a pena si -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -vede tra le dita, nè è rotonda ma quadra, e tutta sucida -d'escrementi di mosche. E, come ho visto io co' miei occhi, -molte donne hanno le legacce delle sottane e delle scarpe -più decenti dei cingoli, dei manipoli, e delle stole di molti -sacerdoti. Un giorno di festa dovendo un frate Minore -dir messa nella chiesa di un certo sacerdote, gli bisognò -valersi, per fermaglio, della coreggiuola che serviva alla -cuoca del prete per tener unito un mazzo di chiavi; e -quando il frate, cui io ho conosciuto molto davvicino, -si voltava per dire il Dominus vobiscum, il popolo udiva -il tintinnìo delle chiavi....... Intorno a che osserviamo -eziandio che noi, secondo nostra Regola, siamo obbligati -ad officiare secondo il rito della santa Chiesa romana, -nè accettiamo offerte nella messa, e supponendo anche -che nessun secolare venisse, quando diciamo messa, noi -la canteremmo egualmente con solennità. Alla sesta -accusa con troppo fina malizia lanciatane, cioè che siamo -donnaiuoli, e che fissiamo con compiacenza gli occhi -sopra le donne, e secoloro volentieri stiamo a colloquio -famigliare, rispondo che queste sono maldicenze di coloro -che denigrano gli innocenti, cioè di giullari, di istrioni, -e di quelli che si chiamano sgherri della Curia, i quali -calunniando gli altri credono di scusare le loro lascivie -e le loro vanità. Allora rispose Matolino: In verità vi -assicuro, frate Salimbene, che queste sono le parole del -Vescovo di Forlì, e non di istrioni...... Noi e i Predicatori -siamo poveri mendicanti, che viviamo di limosine, -e tra l'altre persone nostre benefattrici vi sono le donne, -che sono molto pietose e misericordiose; e perciò, quando -mandano a cercarne, dobbiamo andar da loro, sia pe' loro -malati, sia per qualunque altra tribolazione che abbiano....... -Nè alterchiamo tra i bicchieri con alcuna -donna, perchè secondo la nostra Costituzione, nelle città -non osiamo bere se non coi prelati, coi religiosi e colle -autorità del paese...... Io poi ho conosciuto quel tal -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -Vescovo..... ed era vecchio e invecchiato nella malignità, -e dopo pochi giorni una notte fu soffocato da uno -de' suoi, che ne portò via tutto il tesoro; anzi assistetti -alle di lui esequie (Egli fu Vescovo di Faenza, al quale -succedette un giovine dell'Ordine de' frati Minori, che -era a studio in Padova, e che venuto a Faenza ottenne -subito la consacrazione, e fece sontuoso trattamento -tanto ai religiosi che ai secolari suoi concittadini. Egli -era nativo di Faenza, ed imbandì mense per tutti quelli -che volessero andarvi, poichè aveva il tesoro del suo -predecessore in casa de' suoi fratelli, ed era del partito -degli Alberghetti, e fu fatto Vescovo per violenza, simonia, -denaro e minaccie. Le quali cose furono la cagione -del decadimento di Faenza, stante che il partito contrario, -cioè quello de' figli di Alcarisio e loro seguaci provocati -per questo fatto ad odio e ad invidia, chiamò i Forlivesi, -ed espulsero dalla città i loro avversarii. Ed il Vescovo -si ritirò a Bagnacavallo, e per timore degli stormi notturni -stava chiuso di notte nel campanile di quella chiesa -plebana, tremando per la sua pelle; ma sopravvisse pochi -giorni e fu nominato un altro Vescovo). Ho conosciuto -anche un certo canonico, che fu strangolato dal diavolo -e seppellito in un letamaio accanto ai porci. Quando i -frati Minori andavano per qualche motivo a cercarlo di -mattino per tempissimo, lo trovavano più volte a letto -con una nobil donna sua amante. (Era costui Giovanni -del Bondeno Ferrarese, che stette dieci anni nell'Ordine -de' frati Predicatori, e poi apostatò ed entrò nell'Ordine -de' Canonici di S. Frediano di Lucca, e si fermò alcuni -anni con loro; poi, uscitone, fu fatto Canonico della -chiesa matrice di Ferrara. Quando poi nella chiesa di -S. Alessio, ove teneva con sè, come amante, una nobil -donna, ma povera, di Padova, espulsa da Ezzelino, fu -trovato nel suo letto soffocato dal diavolo senza confessione -e senza viatico. La chiesa di S. Alessio era nella -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -parocchia, in cui aveva in antico i suoi palazzi Guglielmo -di Marchesella). Dopo che io ebbi fatta l'esposizione -di tutte le mie ragioni ed osservazioni, soggiunse -Matolino: Hai risposto benissimo a tutte le mie inchieste, -e per me siete giustificati voi e i frati Predicatori; e -sarò vostro difensore contro i sacerdoti e chierici secolari, -che si sforzano di calunniarvi; poichè io sono -persuaso che parlano contro di voi per invidia e per -malevolenza. Io poi diedi l'assalto a Matolino e dissi: -Io ho abitato cinque anni in Ravenna, nè ho mai posto -piede in casa di Marco di Michele, che è uno dei -maggiorenti, de' più nobili e de' più ricchi di quella -città. Io vi sono andato le cento volte, mi rispose, ed -ho pranzato con lui, Allora io ripigliai: Dimmi un po', -Chi è dunque più donnaiuolo, tu, od io? E rispose: -Veggo che lo sono io<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>; e tu mi chiudesti la bocca, -e mi hai dato scacco, nè posso più rispondere nulla. -Questo bastò perchè Matolino diventasse mio amico, e -lo trovassi sempre pronto a farmi servigio. Ma per questo -battibecco neppur egli ebbe a perdere nulla, perchè, -coll'aiuto delle raccomandazioni e sollecitazioni di Guido, -da Polenta e di Adegherio di Fontana presso un certo -Marchese di Ferrara, che abitava a Ravenna, gliene -diedi per moglie la figlia, d'onde ricevette una gran -dote. Io era confessore del padre di quella fanciulla nel -tempo di quella malattia, che lo trasse al sepolcro, ed -ho fatto quel matrimonio di sua volontà ed assenso, anzi -ebbe a dirmi: Frate Salimbene, Iddio ve ne rimuneri, -perchè mia figlia dopo la mia morte sarebbe rimasta -in una taverna e forse diventata una meretrice, se non -foste stato voi che l'aveste maritata. Ora muoio contento, -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -chè so che mia figlia è bene allogata. Ed ora -ritorniamo all'argomento principale. Obizzo dunque Vescovo -di Parma teneva molto i suoi chierici a bacchetta, -e vedeva di buon occhio i frati Minori, e li difendeva -contro le male lingue. Altrettanto fece Filippo Arcivescovo -di Ravenna, il quale dopo molte guerre e molte -vittorie, già invecchiato e oppresso dagli anni, malò di -quella malattia, che lo trasse al sepolcro. E desiderando -di chiudere i suoi giorni nella Terra natale, vi si faceva -portare su un letto di legno da venti uomini, che si -alternavano dieci per volta, e giunto ad Imola, dove io -era allora, volle soffermarsi nel convento de' frati Minori; -e gli cedemmo tutto il refettorio; ma non restò con noi -che una giornata. Giunto poi a Pistoia, mandò cercando -frate Tomaso da Pavia, mio vecchio conoscente ed amico, -si confessò da lui, aggiustò con lui le cose dell'anima -sua, chiuse gli occhi in pace, e fu sepolto nella chiesa -de' frati Minori di Pistoia. Quel frate Tomaso di Pavia, -fu un buono e sant'uomo, chierico illustre, e lettore di -teologia molti anni a Parma, a Bologna, a Ferrara; era -uno dei più vecchi dell'Ordine de' frati Minori, saggio, -prudente, e uomo di sani consigli; era anche socievole, -pronto, umile, dolce, divoto a Dio, predicatore di forza, -e di grazia. Fu molti anni Ministro Provinciale in Toscana; -compose una cronaca ampia, perchè abbondava -di materia ed era prolisso. Scrisse un trattato Dei Sermoni, -ed una amplissima opera di teologia, cui egli, -per la grossezza del volume, chiamava Bue. Ridusse a -buoni costumi la provincia di Toscana, e fu mio intimo -amico, perchè abitammo insieme per molti anni nel -convento di Ferrara; e l'anima sua per la misericordia -di Dio riposi in pace, e così sia. Filippo poi, l'Arcivescovo -di Ravenna e Legato del Papa, quando era nella -sua villeggiatura d'Argenta<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> presso al Po, passeggiava -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -pel suo palazzo cantando responsorii e antifone in lode -della beata Vergine, e ad ogni angolo del palazzo, di -estate, si soffermava a bere, ed a questo fine teneva in -ogni angolo del palazzo stesso, entro un vaso di acqua -fresca, un'inguistara d'ottimo vino; poichè era un gran -bevitore, nè voleva acqua nel vino, e perciò si teneva -molto caro il trattato di Primasso intorno al non annacquare -il vino, che forse trascriverò in questo libro -per notizia e piacevole lettura. Però è da sapere che -per molte ragioni l'acqua nel vino fa bene. Comincia -il trattato di Primasso intorno al non mescolare acqua -col vino: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Denudata veritate,</p> -<p class="i01">Succinctaque brevitate</p> -<p class="i03"> Ratione varia,</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Dico quod non copulari</p> -<p class="i01">Debent, immo separari,</p> -<p class="i03"> Quae sunt adversaria ecc.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Messo a nudo, tutto il vero,</p> -<p class="i01">Dirò breve, ma sincero:</p> -<p class="i01">Per argomenti e per ragion moltissime</p> -<p class="i01">Non si denno mai sposare,</p> -<p class="i01">Anzi s'han da separare</p> -<p class="i01">Le nature tra lor dissimilissime. ecc.</p> -</div></div> - -<p> -Vi fu un tempo che l'Arcivescovo di Ravenna stette -chiuso spontaneamente nel suo palazzo d'Argenta<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>, -a cagione della rottura che aveva col marchese d'Este -e col Pallavicino, e non permetteva che nessuno andasse -alla sua presenza salvo che pochi famigliari ed inservienti. -Eravi a compagnia dell'Arcivescovo un certo -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -Pisano, maestro di grammatica, di nome Pellegrino, buono -e sant'uomo, e faceva scuola ai ragazzi d'Argenta. Egli -era una mia conoscenza ed amicizia, ed amava dal fondo -del cuore tutti i frati Minori; e, servendomi a tavola, -a pian terreno del palazzo dell'Arcivescovo, presso il Po, -perchè io era giunto di recente da Ravenna, gli dissi: -Maestro Pellegrino, parlerei volentieri coll'Arcivescovo, -se mi si permettesse d'entrare, chè avrei delle novità -da raccontargli. E maestro Pellegrino rispose: Ditele a -me le nuove che avete, ch'io le riporterò a lui, perchè -non vuole che nessuno entri a lui, se non è della famiglia. -Allora gli narrai che Papa Urbano IV era morto; -e corse subito a riferirlo all'Arcivescovo, che se ne rallegrò -assai, perchè sperava di diventar Papa, tanto perchè -era Legato, e uomo di gran rinomanza, e che aveva -lavorato molto per la Chiesa, quanto perchè il maestro -di Negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe -diventato grande nella Chiesa. Udita dunque la -notizia della morte del Papa, mi mandò un servito di -pesci di mare ed una mezza torta; e il famiglio che -portava le vivande disse: Il mio Signore vi manda del -suo pranzo, e per mezzo mio vi domanda se crediate che -il Papa sia veramente morto. Ed erano presenti tre o -quattro della famiglia, che erano accorsi per udire. Allora -io gli dissi: So di certo che è morto, ed è vacante -la sede pontificia. La quale assicurazione riportata al -loro Signore, mi mandò un'altra pietanza, poi una terza, -facendomi sempre domandare se veramente fosse morto -il Papa. E seccandomi di ripetere tante volte la stessa -cosa, dissi ai messi dell'Arcivescovo: Volete voi ch'io -vi spedisca in poche parole? Accogliendo eglino di buon -grado la mia proposta, soggiunsi: In quella barca che -vedete là in Po, vi si trova un frate Minore malato, che -in quattro giorni arrivò dalla Corte a Ravenna, e fu -presente alla sepoltura del Papa, e vi dirà egli tutto -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -quanto desiderate sapere. S'affrettarono adunque alla -barca in Po e udirono da lui confermata la notizia; ed -io col mio compagno pranzammo in pace. E giunti a -Ferrara col frate malato, tutta la città era già piena -della morte del Papa; poichè l'Arcivescovo volendo -l'onore d'averlo per primo fatto sapere, aveva mandato -annunziando a Ferrara quello, che aveva saputo da noi. -Dopo questo, fu fatto Legato maestro Martino da Parma, -perchè predicasse una crociata, e designasse quelli che -dovevano predicarla, e fregiasse della croce chi fosse -accorso in aiuto di Terra Santa. Questi fu allevato in -casa de' Pozzolesi di Parma. Papa Innocenzo IV lo -nominò Vescovo di Mantova; e fu uomo cortese, umile, -benigno, liberale e largo. Invitava volentieri, con cortesia, -e molta garbatezza persone a pranzo, ed era un insaziabile -bevitore. Fece sontuoso trattamento a frate Regaldo -in Mantova, e a tutto il seguito che aveva, quando -passò di là per andare alla Corte, e lo fece precedere -dal suo siniscalco coll'incarico di fargli le spese sino a -Bologna. Ma frate Regaldo non lo permise, dicendo che -colla metà delle rendite proprie poteva vivere splendidamente -con tutta la famiglia ch'era seco, e che aveva -di superfluo l'altra metà. Eppure aveva ottanta cavalcature -in quel viaggio, oltre ad una proporzionata famiglia -di servi; e quando pranzò a Ferrara ebbe commensali -quattro frati Minori, che erano andati a fargli visita. E -teneva davanti a sè alla mensa due conche d'argento, -entro le quali metteva da mangiare pei poveri; e chi -serviva a tavola portava sempre due piatti d'ogni specie -di vivande, e li poneva davanti a frate Regaldo, dei -quali uno teneva per sè e ne mangiava, l'altro lo versava -nelle conche dei poveri; e così faceva ad ogni servito e -varietà di pietanze. Frate Regaldo era dell'Ordine dei -Minori e Arcivescovo di Rouen, ed uno de' più illustri -chierici del mondo. Fu maestro con cattedra a Parigi; -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -lettore di teologia nel convento de' frati; valentissimo -nelle dispute, e grazioso oratore. Fece un'opera intorno -alle sentenze; fu amico del Re di Francia S. Lodovico, -il quale s'adoperò per fargli ottenere l'Arcivescovado di -Rouen. Amò molto l'Ordine de' Predicatori, come anche -quello de' Minori, di cui è sempre stato benefattore. Era -brutto d'aspetto, ma graziosissimo de' modi e de' costumi; -fu uomo santo, a Dio divoto, e chiuse santamente la sua -vita; che per la misericordia di Dio l'anima sua riposi -in pace, e così sia. Ebbe un fratello germano nell'Ordine, -bell'uomo e chierico dottissimo, che si appellava -frate Adamo <i>le Rigalde</i>. Li ho veduti in più luoghi -tutti e due. Maestro Martino poi nativo di Parma e -Vescovo di Mantova e Legato del Papa, per un affare a -lui raccomandato, venne a Ravenna, e ricevette ospitalità -nel monastero di S. Giovanni Evangelista, opera dell'Imperatrice -Galla Placidia; e dimorando io allora a -Ravenna, mi recai a fargli visita, perchè era amico di -frate Guido di Adamo, mio fratello, che morì nell'Ordine -de' frati Minori. E dopo essere stati a lungo a sedere, -io ed il Vescovo Legato ci accostammo ad una finestra -del palazzo, e mi dimandò da che parte era il convento -de' frati Minori. Allora gli mostrai a dito un edifizio -con una magnifica chiesa e un campanile fabbricato a -guisa di alta torre, e gli dissi: Quello è il nostro convento, -e ce lo diede Filippo Arcivescovo di Ravenna, il -quale ha molta deferenza per l'Ordine de' frati Minori, -ed è con noi liberale. E il Vescovo soggiunse: Sia egli -benedetto, chè opera bene e saggiamente. Poi ripigliò: -E credete voi, frate Salimbene, che noi Vescovi, oppressi -da tante difficoltà, sollecitudini ed affanni pel nostro -gregge, e pe' sudditi nostri, possiamo salvarci, se voi -religiosi, che siete in continua comunicazione con Dio, -non ci aiutate colle vostre cappe e co' vostri cappucci? -A che, per confortarlo, risposi: Il savio ecc. Ciò detto, -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -il Vescovo soggiunse: Iddio ve ne ricambii, frate Salimbene, -del conforto che mi date...... Dopo questo, fu -mandato in Lombardia un altro Legato un certo Cardinale, -che era stato Arcivescovo di Ambrun<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>, e del -quale avendo parlato più sopra, sono d'avviso che ora -non s'abbia a riparlarne. Solo dirò che essendo buon -cantore, e buon chierico, e piacendogli l'inno del beato -Francesco <i>O Patriarca pauperum</i>, ne volle imitare il -ritmo componendone uno ad onore della Vergine gloriosa, -che è: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O consolatrix pauperum,</p> -<p class="i01">Maria, tuis precibus</p> -<p class="i01">Auge tuorum numerum</p> -<p class="i02"> In caritate Christi;</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quos tu de mortis manibus</p> -<p class="i01">Per filium humillimum,</p> -<p class="i02"> Mater, eripuisti.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Àncora fida di chi piange e spera</p> -<p class="i01">Con un sorriso, tu Vergine pia,</p> -<p class="i01">Moltiplica de' tuoi la santa schiera,</p> -<p class="i02"> Dolce Maria.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">De' tuoi, che hai tolti al doloroso ostello</p> -<p class="i01">Pe' merti di Colui, dolce Maria,</p> -<p class="i01">Cui ti piacque plasmar d'amor suggello,</p> -<p class="i02"> Vergine pia.</p> -</div></div> - -<p> -Compose anche una Somma che si denomina Copiosa. -Poscia fu mandato dal Papa, come Legato, un certo Cappellano, -che coscrisse soldati da ogni città in aiuto di -Re Carlo contro Manfredi figlio di Federico. E pronti -mandarono i Lombardi e i Romagnoli buona quantità di -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -armati, che nella battaglia combattuta da Carlo e dall'esercito -Francese riportarono vittoria contro Manfredi. -Essendo quel Legato venuto a Faenza per la levata di -soldati, convocò i frati Minori e i Predicatori in una sala, -ove era il Vescovo di Faenza co' suoi canonici; ed io pure -fui presente, e in poche parole ci sbrigò, alla francese, -che taglian corto a parole; non alla Cremonese, che non -la rifinano mai più. Disse vituperi di Manfredi, e in -nostra presenza lo diffamò in molte maniere. Poi soggiunse -che l'esercito Francese veniva marciando a grandi -giornate; e disse vero, come vidi io co' miei occhi nella -vicina festa del Natale di Cristo. Finalmente assicurò -che lo scopo, per cui si movevano, si conseguirebbe presto -con una pronta vittoria. E così fu; sebbene però alcuni -di quelli che l'ascoltavano non gli prestassero -fede e prendessero a canzonarlo dicendo: Ver, -ver, cum bon baton; cioè i Francesi con buoni -bastoni riporteranno vittoria. Dopo costui venne un -altro Cappellano per Legato in Lombardia, che seppe -con molta destrezza ricondurre in Cremona i Cremonesi -di parte della Chiesa fuorusciti, che, da lungo -tempo espulsi, erravano esuli e vagabondi. Con molta -sagacia trovò anche modo di scacciarne Bosio di Dovara<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> -e il Pallavicino, e tolse loro la Signoria di Cremona, -che tenevano da lungo tempo, facendo immensa strage -d'uomini e di cose. Ma i Cremonesi fuorusciti, -rientrati nella loro città, diedero agli avversarii pan per -focaccia, atterrando le loro torri, smantellandone case e -palazzi, occupandone terre e possessioni a uso longobardico. -In seguito fu mandato il Cardinale Latino, un giovinetto -mingherlino, dell'Ordine de' Predicatori, eletto da -Papa Nicolò III Cardinale, e poi Legato, in grazia della -parentela che aveva con lui. Questo Legato colle sue -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -ordinanze diede vivamente sui nervi alle donne, comandando -che non indossassero più vesti a lunga coda, come -usavano prima. Ordinò anche che le donne dovessero -andare col capo velato, e irritò poi specialmente le Bolognesi -l'ordinanza di smettere un certo fregio che a -pompa e vanagloria portavano alla spalla sul manto, e -che in loro volgare chiamavano <i>regolio</i>. Dopo i sunnominati, -fu Legato in Lombardia e Romagna Bernardo -nativo della Provenza, Cardinale della Chiesa romana. -Questi, mandato da Papa Martino IV, inviò frate Fatebene, -Guardiano de' Minori di Forlì, a Mantova con -molte sue lettere per Pinamonte, colle quali lo pregava -di rappacificare i suoi vicini e i suoi concittadini, affinchè -potessero vivere tranquilli e quieti. E Pinamonte -fece ai messi cortese accoglienza come frati Minori e -come rappresentanti di un potente Signore, quantunque -avess'egli già da tempo fatta legge per la quale dovesse -aver mozzo il capo chiunque portasse lettere a Mantova. -E in occasione dell'arrivo di questi messi mandò, dono -ai frati Minori, un carro di buon vino, ed una mezza -mezzina di lardo; ed uno de' suoi figli regalò ai frati -stessi una larghissima e buonissima torta e molte altre -cose. Furono finalmente di ritorno al Cardinale, riportando -lettere di Pinamonte. Che cosa dicessero, Dio lo sa. Ciò -avvenne l'anno 1283, verso il dì d'Ognisanti. Pinamonte -era un Mantovano, che si aveva usurpato la Signoria -della sua città nativa, espellendone que' cittadini che reputava -ostili, impadronendosi de' loro beni, smantellandone -le torri e le case. Era temuto come il diavolo, vecchio co' -capelli tutti bianchi e padre di una turba di figli; tra quali -uno, frate Minore, di nome Filippo, buono ed onest'uomo, -e lettore di teologia. Questi fu un tempo inquisitore degli -eretici, molti ne imprigionò e molti ne estirpò e cacciò -in fuga dalla Terra che si chiamava Sermione<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Quel -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -Pinamonte era solito menar vanto di non aver mai avuto -nella sua signoria alcun infortunio, e che ogni cosa gli -era sempre andata a seconda. Questa vanteria era però -una stoltezza, perchè il Savio dice ecc. Poi sta scritto in -una Novella poetica: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Si bene successit, non prima sed ultima spectes.</p> -<p class="i01">A casu describe diem, non solis ab ortu.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Se tristo fu l'evento, oppur felice</p> -<p class="i01">Non il principio, ma la fin lo dice.</p> -<p class="i01">Non quando s'alza il sol, quando s'abbassa</p> -<p class="i01">Giudicare convien del dì che passa.</p> -</div></div> - -<p> -Parleremo poi ancora di questo Legato, quando arriveremo -a Papa Martino IV, che lo inviò Legato in Romagna a fine -di riconquistarla, e per la guerra vi si spese 1,400,000 -fiorini d'oro; e pel solo assedio di Meldola<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>, durato -cinque mesi, Papa Martino IV sciupò 300,000 lire imperiali. -Questa somma era il frutto di un balzello del decimo -della rendita imposto a tutte le chiese da Papa Gregorio -X, da erogarsi in soccorso di Terra Santa, e che, stornato, -si usò per questa impresa. I sunnominati furono i -dodici più cospicui Principi e Legati della Chiesa, mandati -in Lombardia ed in Romagna, non solo per la salute -delle anime, ma anche contro l'astuzia del Dragone, -cioè di Federico, che co' suoi Principi e aderenti tentava -con ogni sforzo di incatenare la libertà della Chiesa, e -disrompere l'unità de' fedeli. Perciò pensai utile nominare -anche alcuni de' Principi di Federico per dare notizia -delle cose passate. Perocchè come dice Daniele 5º -<i>L'Iddio altissimo aveva dato Regno, e grandezza, e -gloria, e magnificenza</i> (a Federico); <i>e per la magnificenza -che gli aveva data, tutti i popoli, nazioni e -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -lingue tremavano e temevano nella sua presenza</i> ecc. -Federico ex-Imperatore uccise completamente e disperse -i nobili del regno di Sicilia, Apuglia, Calabria e Terra -di Lavoro, ed altri ne surrogò. Questi sono i Principi che -ebbe Federico: Il conte Gualterio di Manopello<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>; Conte -Tomaso di Acerra<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>; Conte Rizzardo di Caserta; Marchese -Umborgo Bertoldo; Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte -(la cui sorella, o nipote fu madre del Principe Manfredi, -che occupò il regno dopo la morte del padre, e del -fratello Corrado, e che fu debellato, ucciso, e privato del -regno da Carlo); Rizzardo di Montenegro<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>; Marino di -Eboli<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>; Rizzardo di Filangieri; Tebaldo Francese; Pietro -di Calabria Maliscalco; Pandolfo di Fasanella<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>; Pietro -delle Vigne (questi fu segretario imperiale, assai potente -nella Corte dell'Imperatore, che lo nominò suo tesoriere); -Taddeo di Sessa<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a> giudice; Aldobrandino Cazaconte. -N'ebbe anche molti altri per le città d'Italia, -a difesa dell'Impero, ed a martello degli ecclesiastici; -ma l'istoria loro disdegno di raccontarla..... E nota -che quando l'Imperatore elevava a potenza qualcuno, se -si accorgeva che avesse abbondanza di ricchezze e d'onori, -usava dire: Non ho mai ingrassato un porco, da cui io -non ne abbia tratta la sugna, e voleva significare che -lo spogliava poi degli onori impartiti, e delle ricchezze -accumulate. Ed era alla lettera così. Tanta era la sua -avarizia, che trovava sempre appigli per accusare or l'uno -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -or l'altro de' Principi di tradimento dell'Impero. Con -tali imputazioni calunniava la persona, e tolto di mezzo -il Principe, ne occupava i beni. Ma non impunemente. -Per lui fu letteralmente scritto: <i>Con lui finirà l'Impero, -perchè, sebbene siano per esservi successori, saranno -privi dei titoli e della dignità d'Imperatori romani</i>. -Questo vaticinio pare che si avverasse. Or seguendo -l'Abbate Gioachimo parliamo di quel diavolo di Dragone, -di cui parla nell'Apocalisse 12º....... L'abbate Gioachimo -nel libro <i>Delle Figure</i> pone le seguenti parole -sopra i capi del Dragone suaccennato: «Prima persecuzione..... -Quarta, dei Saraceni; il tempo delle vergini; -Macometto; il quarto sigillo. Quinta, dei figli di -Babilonia, secondo lo spirito, non alla lettera; <i>Muthselmutus</i><a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>; -quinto sigillo. La sesta è la presente; Saladino; sesto -sigillo; sono dieci Re, e un altro sorgerà dopo loro, che -sarà più potente dei primi. Segue la settima; tempo di -calamità e di miseria; questo è il settimo Re, che propriamente -si chiama Anticristo, quantunque ne sia per -venire un altro dopo lui di non minore malignità, designato -dalla coda...... Della Esposizione di Aimone -sopra Isaia alla fine del ventesimo capitolo......... È chiaro -che la Repubblica deve sottostare al Pontefice romano. -Parimente maestro Filippo cancelliere di Parigi descrive -ad evidenza la vita del Prelato e dei sudditi sotto l'immagine -delle membra del corpo umano..... Ora passiamo -a Corrado, figlio di Federico ex-imperatore. -</p> - -<p> -L'anno 1250 Re Corrado figlio di Federico, la cui madre -era figlia del Re Giovanni, morto il padre, arrivò per -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -mare in Puglia a prendere possesso del Regno di Sicilia; e, -presa Napoli, ne distrusse sino alle fondamenta le mura. -Ma l'anno successivo del suo regno cominciatosi a malare, -un serviziale, che si credeva dato dai medici come -curativo, per veleno commistovi, lo trasse al sepolcro. -E trasportandosene la salma a Palermo per darle sepoltura, -perchè quivi sono le tombe dei Re, arrivato a -Messina, i Messinesi per odio e vendetta contro il padre -di lui, che una volta aveva oppressi ed uccisi i più cospicui -e migliori loro concittadini, ne gettarono le ossa -in mare. Anche Corrado stesso aveva fatto loro grave -offesa, e finalmente in questo modo ne presero vendetta. -Nello stesso anno, in Danimarca, Enrico, inclito Re dei -Danesi, fu affogato in mare da suo fratello Abele per -rapirgli il Regno, che poi ne ricavò poco onore e vantaggio, -poichè l'anno seguente lo uccisero i Frisoni, cui -aveva tentato di soggiogare. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1251">a. 1251</h2> - -<p> -L'anno 1251 si radunò in Francia una moltitudine -innumerevole di pastori, che dicevano di dover andar -oltremare allo sterminio de' Saraceni per vendicare il -Re di Francia. E molta gente dalle varie città della -Francia si metteva al loro seguito, nè alcuno osava fare -loro resistenza; si davano loro vittovaglie e tutto quello -che volevano, onde i mandriani abbandonavano i loro armenti -per correr loro dietro. E, per affascinarli, colui, che -s'era messo alla loro testa, affermava che Dio gli aveva -rivelato che il mare si aprirebbe, e che egli condurrebbeli -a vendicare il Re di Francia. Ed io, all'udir narrarmi -quelle cose, sclamava: <i>Guai ai pastori che abbandonano -il proprio gregge!</i> E potranno costoro quello -che il Re di Francia col suo esercito non ha potuto -fare? Prestò loro fede il volgo de' francesi e terribile insorgeva -contro i religiosi, e specialmente contro i Predicatori -ed i Minori, perchè essi, avevano predicato -la crociata, e apposta la croce al petto di chi seguiva -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -quel Re, che fu poi debellato dai Saraceni. S'arrovellavano -dunque i Francesi rimasti a casa contro Cristo, tanto che -non mancava loro l'empietà di bestemiarne il nome, che è -sopra ogni altro nome benedetto. E quando in quel tempo i -frati Minori e i Predicatori cercavano la limosina ai Francesi, -questi digrignavano contro loro i denti; e quando vedevano -frati, che accattavano, chiamavano qualche altro povero, -gli davano danari, e dicevano: Prendi in nome di Macometto, -che è più potente di Cristo. E con ciò si adempiva quel -detto del Signore, Luca 8º <i>Un momento credono, e al -tempo della tentazione si ritraggono indietro</i>. Miseranda -miseria! Mentre il Re di Francia non si turbava per i -passati eventi, quel volgo sommoveva una terribile turbolenza! -E quella accozzaglia di pastori, perchè i frati -Predicatori in una certa città avevano osato lasciarsi -sfuggire dalle labbra qualche parola contro di loro, ne -smaltellarono siffattamente il convento, che non ne rimase -più pietra sopra pietra...... Ma..... l'anno stesso -furon ridotti al nulla, e quella ragunata fu distrutta. Lo -stesso anno fu preso il castello di Castellarano<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>, nella -diocesi di Reggio, sulla Secchia. Parimente lo stesso anno -il Marchese Uberto Pallavicino andò a Piacenza e concordò -fra loro i Piacentini e i Cremonesi; ed i militi -uscirono di Piacenza a malgrado del popolo, e stettero -il mese di Maggio per le castella dei Piacentini; e Uberto -Iniquità, di Piacenza, fu Podestà del popolo Piacentino. -L'anno stesso Papa Innocenzo IV, Genovese, venne -a Genova da Lione, città di Francia nella Borgogna, -ove aveva tenuta la sua sede parecchi anni. Arrivò là il -mese di Maggio, e vi ammogliò un suo nipote, alle cui -nozze egli assistette con ottanta Vescovi e i suoi Cardinali; -ed a mensa furono servite molte varietà d'imbandigioni, -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -e vini di varie specie di tralci, e de' più squisiti -e più allegri; eppure ogni servito costava molte -marche. Non si videro mai a' dì nostri nozze più sontuose -in nessun luogo, sia per altezza di grado de' commensali, -sia per la squisitezza e quantità delle imbandigioni, -sicchè se l'avesse viste la Regina Saba, anch'ella -ne avrebbe fatte le meraviglie. Dopo, il Papa andò a -Milano, dove si soffermò un mese e più. In quel tempo -della sua dimora a Milano, i Milanesi corsero sopra Lodi -e se ne impossessarono. Ma avuta di ciò notizia il Marchese -Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in -Cremona, con un grosso esercito di Cremonesi e parte -di Piacentini, corse, la riprese e s'impadronì del Castello -che l'Imperatore s'aveva fatto ivi costrurre (in -ogni città, in cui signoreggiò, l'Imperatore volle avere -un palazzo o castello). Stettero dunque quivi per bene -un mese. E stando quivi a campo il mese di Luglio e -di Agosto l'uno di fronte all'altro co' loro eserciti i -Milanesi e i Cremonesi, avvenne che i Cremonesi misero -a fuoco alcune contrade di quella città, spianarono parte -del muro di cinta e le fosse, poi se ne tornarono senza -conflitto al loro paese; e i Milanesi ne rimasero padroni. -Poscia Innocenzo andò a Brescia, dipoi a Mantova, poi -al monastero di S. Benedetto, che è tra il Po ed il Lirone, -ove riposa la Contessa Metilde sepolta in un'arca di -marmo. E il Papa coi Cardinali, memori dei benefici -della Contessa alla Chiesa e ai romani Pontefici, recitarono -sulla tomba di lei il salmo: <i>De profundis</i>. Di là -passò Innocenzo IV a Ferrara, ove io mi trovava. E mandò -avvisando i frati Minori che al suo ingresso in città -l'andassero ad incontrare, e gli facessero ala; il che fu -lungo tutta la via di S. Paolo. Nunzio di questi ordini -fu un frate Minore di Parma, chiamato Buiolo, che era -addetto al servizio del Papa, e che dimorava a Corte. -Confessore del Papa era poi un'altro frate Minore, di -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -nome Nicola, mio amico, cui poi il Papa creò Vescovo -di Assisi; e frate Lorenzo, pure mio amico e compagno, -anch'esso dimorava in Corte del Papa, e lo fece Arcivescovo -di Antivari; ed, oltre i sunnominati, anche due -altri frati Minori erano addetti al servizio del Papa. Il -quale si fermò più giorni in Ferrara fra l'ottava del -beato Francesco, e predicò dal balcone del palazzo del Vescovo, -e gli facevano ala quinci e quindi i Cardinali, e -uno di loro, cioè Guglielmo di lui nipote, dopo la predica -fece la sua confessione pubblica. E vi era immensa -folla di popolo accorsa, quasi adunata al supremo giudizio; -e il Papa s'era preso per tema della predica: <i>Beata la -gente che ha Dio per suo Signore; beato il popolo designato -da Dio suo erede</i>. Dopo la predica, il Papa -soggiunse: Iddio fu mio custode quand'io partiva d'Italia -e quando soggiornai a Lione; ora che in Italia ritorno, -sia egli benedetto per tutti i secoli. E aggiunse: Questa -città è mia, vi conforto a vivere in pace, poichè l'ex-Imperatore, -che perseguitava la Chiesa, è morto. Io poi era -così a costa del Papa, che poteva toccarlo quand'io voleva, -perchè egli andava lieto d'avere frati Minori attorno. -In quel momento frate Gerardino da Parma, che fu -maestro di frate Bonagrazia, mi toccò di gomito, e mi -disse: Senti che è morto l'Imperatore, che non l'hai -mai voluto credere. Lascia dunque in disparte il tuo -Gioachimo, <i>e fatti saggio, o figlio mio, dammene la -consolazione, acciochè tu possa ora rispondere qualche -cosa a me, che ti rimproverava</i>. I Cardinali, nei giorni -della loro fermata a Ferrara, mandarono più volte regalandoci -maiali uccisi e già pelati, stati loro donati; e -noi a volta nostra, ne facevamo parte alle nostre -sorelle dell'Ordine di S. Chiara. Anche il dispensiere -del Papa mandonne a dire: Domani il Papa è di -partenza per Bologna; mandatemi i vostri barcaiuoli -che vi darò il pane e il vino che ne resta, di cui non -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -abbiamo più bisogno. E così si fece. All'arrivo a Bologna -i Bolognesi fecero al Papa una festosissima accoglienza; -si fermò poco tra loro, e partissene turbato e -quasi improvviso, perchè domandarono che cedesse loro -in dono Medicina<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>, che è una Terra della Chiesa nella -diocesi di Bologna, cui i Bolognesi da lungo tempo avevano -violentemente occupata. Ma il Papa non li esaudì, -nè gliela donò, anzi rispose: Di forza tenete una Terra -della Chiesa, ed ora volete che ve la doni? Andatevene con -Dio, ch'io non posso nè voglio darvela. Nulla ostante però, -alla sua partenza il Papa trovò molte nobili e belle donne -Bolognesi, accorse dalle lor ville alla strada, per cui doveva -passare, bramose di vederlo; le benedisse nel nome del -Signore, continuò sua via e fece sosta a Perugia. Lo stesso -anno arrivò in Lombardia Re Corrado, prima a Verona, -poi a Cremona, d'onde ritornò a Verona, e da Verona -partì per la Puglia; e fu in Novembre. L'anno stesso fu -preso il castello che era nella città di Lodi, e tutti i -Lodigiani che vi erano dentro ne ebbero mozza la testa, -ed i Pavesi, che pur vi si trovavano, li lasciarono andare -liberi senza molestia. Lo stesso anno furono fatti prigioni -la maggior parte degli uomini di Tortona dagli Alessandrini -e dai Milanesi; e dal Marchese Uberto Pallavicini -e dai Cremonesi fu preso in Ottobre il castello di -Brescello. Brescello è una Terra posta nella Diocesi di -Parma; una volta era città, e fu distrutta sino alle fondamenta -dai Longobardi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1252">a. 1252</h2> - -<p> -L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma, -coll'aiuto dei beccai di Parma si fece Signore della città -e lo fu molt'anni. Egli fece due buone cose durante la -sua signoria: Rappacificò tra loro i Parmigiani, e fece -murare alcune porte della città. Ma ne fece anche di -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente -si levarono contro di lui, gli rapirono di mano la -signoria, atterrarono le sue case nella villa di Campeggine<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> -e in Parma, e lo mandarono in esiglio ad Ancona, -dove stette sino alla morte. Prima però di essere -definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato -della signoria e ridotto a vivere come privato cittadino, -ebbe la Podesteria di Pisa, e poi quella di Padova; e -vi si trovava quando fu trasportato il corpo del beato -Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche frate -Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da -Gente erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare -della sua fede al partito della Chiesa, che anzi -teneva più per la parte del Pallavicino; e siccome aspirava -egli alla signoria di Parma, per ciò solo non permetteva -che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era -troppo ingordamente avaro, tanto che nel tempo della -sua Signoria nessuno poteva vendere vittovaglie se non -per conto del Comune; e si faceva poi socio con quelli, -che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da ciascuno -parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la -sua avarizia, che avendogli un milite della Corte domandato -che gli desse qualche cosa, gli offerse un <i>Bolognino</i> -per comperarsi i fichi. Ed io stesso ho veduta, conosciuta, -provata e misurata la sua abbietta grettezza a Campeggine, -quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato -colà con frate Bernardino da <i>Buzea</i>........ Terzo, -che delle ricchezze de' suoi concittadini si fabbricò alti -e magnifici palazzi nella villa di Campeggine ed in Parma, -mentre prima non era che un povero soldato; con che -provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto, -ebbe la follìa di condannare iniquamente alcuni nella -persona, come si disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza; -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -altri, nella borsa; e interrogane, che te lo dirà, -Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni, per denaro, perdonava; -contro altri, che non volevano spillarne, infieriva... Il Signore -dice Levitico 19º. <i>Abbiate bilancie giuste, peso giusto, -moggio giusto, e staio giusto.</i> Tutte queste cose egli falsificò. -Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo -troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel -governo della città, assegno maggiore di quello che -Parma usava pagare agli altri Podestà. La qual cosa -non c'era delicatezza a farla, essendo egli nel proprio -paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò fu -espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria -quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del -Comune, tenere una concione, e insignorirsi della città -per sè e pe' suoi figli in perpetuo...... (L'utile rettore -viene da Dio). Non tale fu Ghiberto da Gente, -che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria -di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le -monete, e impicciolirle riducendole a minor valore effettivo; -alterazione, per la quale, dicono i banchieri che i -Parmigiani ebbero un danno maggiore di un quarto del -valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente che -le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo, -sono la carestia del frumento, e la falsificazione delle -monete. Fece dunque un male assai grave Ghiberto da -Gente falsificando le monete più direttamente a fine del -vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per dare -maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la -pazza vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini -armati, che gli facessero sempre corteggio, quando -che a lui piacesse. Io li ho visti quegli uomini in armi, -la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione, per pompa, -per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre -andava coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa -matrice. Poi s'era proposto di far Vescovo di Parma un -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -suo fratello germano, Abbate nel monastero di S. Benedetto -di Leno<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>, nella diocesi di Brescia. Ebbe l'ingordigia -di voler aggiungere alla sua Signoria le due -vicine città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi -maneggiassi di fargli aver Modena; ma io non mi ci volli -immischiare, perchè nella seconda Epistola a Timoteo -l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo in -sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono -presto, e lo spogliarono del potere per le angherie e le -perversità che in seguito esporremo. Ricordo che, deposto -dai Parmigiani dalla Signoria di Parma, nella sua villa -di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate Ghiberto? -Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose: -Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed -io soggiunsi: Dareste ad altri il buon esempio di operar -bene, e salvereste l'anima vostra. Al che egli di rimando: -Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma non -posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre -cose..... Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non -volle saperne di mettersi sul buon sentiero: <i>perocchè -aveva meditato iniquità dentro di sè.</i> Di fatto nutriva -speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani, -che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi, -diede per moglie sua figlia Mabilia a Guido da -Correggio..... E nota che siccome Ghiberto da Gente -diede il bando ed espulse da Parma Bertolino, figlio di -Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai -Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove -è sepolto. Ed assegnò per un certo numero d'anni le -rendite annue di alcune praterie, che aveva nella diocesi -di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a risarcimento -di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima -sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -Lo stesso anno 1252, per la mediazione del Vescovo di -Reggio Guglielmo Fogliani, e di frate Egidio della Religione -della Santa Trinità da Campagnola, oriondo di -Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e -tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne -alla metà d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E, -per il meglio della città di Reggio, furono creati gli Anziani, -estraendoli a sorte dal Consiglio generale; e a -principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di Dio -e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene -della loro città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato, -sedici Agosto, convocati di volontà del Consiglio, secondo -l'uso e la consueta formola di convocazione, e radunati -nel palazzo del Comune, giurarono pace e concordia col -prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani -fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che -erano in città. E quell'anno una gran brinata, ai -diciotto di Maggio, giorno di domenica, distrusse in più -luoghi il frutto dei vigneti. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1253">a. 1253</h2> - -<p> -L'anno 1253, indizione 11ª, Guido da Gente, Parmigiano, -fu eletto Podestà di Reggio per arti di Ghiberto -da Gente suo fratello, allora Podestà di Parma, e per -accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i Reggiani che erano -dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto d'Ottobre, -Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda, -Ghiberto da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani -del Consorzio di Santa Maria Vergine della città di -Parma, e con altri probi uomini della medesima città, -si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli stendali, -coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce -con tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio, -insieme cogli altri fuorusciti, condussero il Venerabile -Guglielmo Fogliani, che ne era stato eletto Vescovo. E il -Mercoledì, 29 dello stesso mese, il prenominato Ghiberto -Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo convocato -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -a suono di trombe e di campane, nella piazza del -Comune di Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e -que' di dentro, il quale concordato fu scritto e inserto -nello Statuto del Comune; e fu nel giorno stesso 29 -Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato -Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà -di Reggio. Quell'anno stesso 1253, ai sette di -Dicembre, a sera, poco dopo il crepuscolo, l'anno dodicesimo -del suo pontificato, morì a Napoli Innocenzo IV, -Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì -Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere; -e i loro corpi, sepolti nella chiesa Napoletana, riposino -in pace, e così sia. E Bertolino Tavernieri di Parma, -che era allora Podestà di Napoli, fece chiudere le porte -della città per ritenere i Cardinali dall'andare altrove, -e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il -nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano -concordare ad eleggerlo per voti, che le urne davano -sempre molto divisi, fu eletto per compromesso. E Ottaviano -Cardinal diacono impose il manto al più degno -uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo -Vescovo di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV, -eletto verso la vigilia di Natale; sicchè il giorno di S. -Tomaso di Cantorbery ne giunse la notizia a Ferrara. -Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa -l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad -Anagni, e si chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu -molti anni Cardinale dell'Ordine de' frati Minori, e Papa -Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza e preghiera -de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo -dei Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal -beato Francesco; e ne compose la colletta e gli inni. -Aveva una sorella nell'Ordine di Santa Chiara, ed un -nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non creò nè -quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero -rimasi solo in otto. Fu uomo di lettere, amante dello -studio della teologia, e spesso volentieri predicava, celebrava, -e consacrava chiese. Fuse in uno solo i cinque -Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì -all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella -<i>Mare magno</i>. Manteneva costantissima l'amicizia, come -appare chiaro da quel che faceva con frate Rainaldo da -Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò tanto, che all'amicizia -di lui non si può paragonare nè quella di Gionata -con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche -tutto il mondo avesse detto qualche cosa di male contro -frate Rainaldo, il Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure -ascoltato; e quando bussava all'uscio della camera, il -Papa gli andava ad aprire anche a piedi nudi. Questa -cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era -solo in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione -Aretino, mio amico, dalle cui labbra io l'ho saputo. -Questo Papa non s'immischiò in guerre, e passò pacificamente -i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento e grasso, -come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio, -giusto, timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato, -Manfredi figlio del fu Imperatore Federico, infingendosi -l'educatore di Corradino nipote di Federico, e divulgato -ovunque che Corradino era morto, si pose in capo la -corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del -Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di -lui un grosso esercito. Tanto è vero che la menzogna a -nulla approda). Questi, come è già detto, canonizzò ad -Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S. Francesco. Ai -tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far -partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico -Imperatore, figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da -Papa Innocenzo IV, cominciò a vacare l'Impero romano, -nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna si facessero -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il -Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di -Olanda, i quali morirono prima di essere consacrati -Imperatori. Dopo la morte poi di Federico II, gli elettori, -divisi in due, una parte elevò alla dignità dell'Impero -il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia, -fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la -divisione di quegli elettori durò molti anni. Questo Papa -riprovò due pestiferi libelli, de' quali uno sosteneva che -tutti i Religiosi e predicatori della parola di Dio, che -vivono di limosine, non possono salvarsi. Autore di questo -libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò -a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare -nell'Ordine de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore -non ne restò impunito; ed il Papa Alessandro IV e il -Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da Parigi, senza -che potesse avere speranza di ritornarvi <i>mai più in -eterno, e più oltre</i>...... L'altro libello conteneva molte -cose false contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo, -cose che l'Abbate non aveva scritte; p. e. che il Vangelo -e la dottrina del Nuovo Testamento non aveva condotto -nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo -ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello -fu frate Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo -fu allevato in Sicilia, e vi insegnò grammatica. Ed entrato -poi nell'Ordine de' Minori, dopo tempo fu mandato -a Parigi per la provincia di Sicilia<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>, e fatto lettore -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello, -e all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente -punito, come ho detto più su........ Pur -tuttavia fu rimandato nella sua provincia, e perchè non -volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale, che -era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per -Modena, ove io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità, -giacchè ero stato seco a Provins e a Sens, quell'anno -che il Re di Francia S. Lodovico di buona memoria -andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo, -se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo. -E rispose: Non disputiamo, ma comunichiamoci le nostre -opinioni, e perciò ritiriamoci in luogo appartato. Lo condussi -nell'orto, di dietro al dormitorio, ci mettemmo a -sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando -e dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed -adulto, e presto eserciterà il suo ministero d'iniquità. -E ripigliai: Lo conosci tu? Non l'ho visto di persona, -rispose, ma lo conosco bene per quel che se ne scrive. -E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia, -mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la -Bibbia la conosco bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto, -se prima non avremo fra mani la Bibbia. Andai pertanto -a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala, conobbi che -egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re di -Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva: -<i>Guai al paese che fa ombra coll'ale</i> ecc. sino alla fine. -E gli domandai: Tu dunque dici che questo Re di Castiglia, -ora regnante, è l'Anticristo? E rispose: Senza -dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono -tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa -materia. E cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che -t'accorgerai d'essere caduto in errore. E mentre io pronunciava -queste parole, ecco comparire molti frati e secolari -nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono, -perchè hanno l'apparenza di chi porta tristi notizie. -Andai, e, ritornandone, disse: Dicono che Filippo Arcivescovo -di Ravenna è prigioniero di Ezzelino. Allora replicò: -Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò -s'io conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma, -e che possedeva lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro. -Sì, lo conosco, e lo conosco bene, io dissi, ed ho -anche veduto le sue scritture. E allora, vedrei volontieri, -mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi, di provvedermeli. -E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero -quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto -molte omelie, ch'io ho lette; e, smesso il mestiere di -tesserandolo, di cui campava in Parma, è andato nel -monastero dei Cisterciensi di Fontevivo<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>, ove tutto -il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli -dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero; -e potrai andare a vederlo, poichè è distante sol -due miglia al di sotto della strada. Allora osservò che -i suoi compagni non vorrebbero deviare, e che quindi -mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto -grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho -mai più visto. Io poi andai a quel monastero, quando -n'ebbi tempo, e vi trovai un cotal mio amico, frate Alberto -Cremonella, entrato con me nell'Ordine de' frati -Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da frate -Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma, -durante il noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò -fisica, e finalmente entrò nell'Ordine e nel monastero -di Fontevivo, ove tutti lo stimarono dottissimo. -E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un -angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente. -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -Allora gli dissi che mi farebbe un segnalato favore se -mi prestasse tutti gli scritti di quel Veronese. E rispose: -Sappiate, frate Salimbene, che io sono tenuto in molta -considerazione e posso molto in questo monastero, e i -frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica, -mi vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi -tutti i libri del beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è -morto, e de' suoi scritti neppure una sillaba rimase al -mondo; perchè io di mia mano ho abraso tutti gli scritti -suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in questo -monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte -del raspare le carte, e disse all'Abbate: Padre...... -giacchè è più chiaro della luce del sole ch'io debbo -morire, poichè io non sono punto migliore de' padri -miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi -alcuni alunni, che amino di imparare a raspar le carte, -perchè, morto io, potranno tornare utili a questo monastero. -Ma non trovandosi nessuno che volesse imparare, -tranne io, così dopo la morte del mio maestro, e di quel -Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non -ne rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle -abrasioni, parte anche perchè quelle profezie avevano -sollevato troppo grave scandalo. Udito questo, io dissi in -mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta una volta -fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito, -come si legge in Geremia 36º; anche la legge di -Mosè fu bruciata dai Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato -dallo Spirito Santo. Così sorse in Parma un -uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto chiaro -delle cose future, <i>perché Iddio parla ai semplici di -cuore</i>, Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad -Imola, venne nella mia cella frate Arnolfo mio Guardiano -con un certo libretto scritto sul papiro, e mi disse: Un -notaio di questa Terra, amico dei frati, mi diede a prestito -da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma, -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna, -e se lo tiene molto caro, perchè lo compose e lo scrisse -frate Girardino di Borgo S. Donnino. Voi leggetelo, che -avete studiato sui libri dell'Abbate Gioacchimo, e sappiatemi -dire se vi abbia qualche cosa di buono. Lettolo -e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non -ha lo stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose -degne di riso; per cui il libro fu diffamato e riprovato, -e vi do il consiglio di gettarlo nel fuoco a bruciare, e a -quel vostro amico dite che porti pazienza per amor di -Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu bruciato. -È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo, -dava argomento di credere che avesse in sè -qualche cosa di buono. Era famigliare, cortese, liberale, -religioso, onesto, costumato, temperante di parole, di cibo, -e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso con umiltà -e mansuetudine; <i>Un uomo veramente amichevole in -società, più amico ancora che un fratello</i>, come disse -il Savio ne' Proverbi 18º; ma la protervia nella sua opinione -eclissava tutte quelle buone qualità..... E per -cagione di questo frate Girardino si fece legge che nessuno -nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima -non è stato approvato dal Ministro e dai definitori -nel Capitolo provinciale; e se alcuno contravvenga, digiuni -tre giorni a pane ed acqua, e siagli tolta l'opera -sua.................................... -</p> - -<h2 class="anni" id="a1254">a. 1254</h2> - -<p> -L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente, -fu fatto Podestà di Reggio, e vi morì nell'anno stesso, -e fu sepolto nel convento vecchio dei frati Minori, ove -ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S. Chiara. -Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si -può ascrivere a questo millesimo, come al precedente, -perchè fu eletto tre o quattro giorni prima di Natale, -e ne arrivarono le notizie a Ferrara da Napoli il dì di -S. Tomaso di Cantorbery. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1255">a. 1255</h2> - -<p> -L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria -della città di Reggio a Ghiberto da Gente, che era anche -Podestà di Parma, e mandovvi, come Vicario, un suo -nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il Vicario -e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della -Reggenza della città di Reggio dal collegio dei Giudici, -i quali, senza il concorso del Consiglio municipale, -elessero Podestà Penazzo, figlio del fu Giliolo da Sesso, -il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima. E perciò -sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di -Parma e il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio, -figlio del fu Giacomo da Canossa, stando e tenendo -occupata la Rocca detta di Canossa contro l'assenso del -Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo -figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà -e il Comune raccolsero un esercito di montanari -attorno alla rocca stessa, e l'assediarono, e vi costruirono -trabucchi e màngani, a seconda della volontà di quei di -fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di Canossa, -e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della -fu Contessa Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi -di Ottone I, Imperatore, e si chiamava <i>Canusia</i>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1256">a. 1256</h2> - -<p> -L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo -Penazzo da Sesso fu eletto e confermato Podestà di -Reggio a voce di popolo e degli Anziani. E lo stesso -anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di Reggio -vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un -convento, il palazzo che l'Imperatore aveva donato a -Nicolò di lui predecessore, riserbandosi soltanto il diritto -di ospitarvi quando si trovasse in quella città. Ed i frati lo -comprarono e pagarono coi denari riscossi dalle suore dell'Ordine -di Santa Chiara, alle quali avevano venduto il -Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa -Alessandro IV). Ma siccome i frati Minori comprarono -il detto palazzo coll'onere di ospitalità all'Imperatore, -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -in processo di tempo dissero a Rodolfo, che era stato -eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X, che -possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, -e che desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. -Ed egli rispose che gradiva assai che il suo -palazzo avesse tali ospiti, e per amore de' frati Minori -rinunziò liberalmente ad ogni diritto ch'egli s'era riservato. -E perciò diede loro due lettere segnate col suo -sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese -per il possesso dell'Impero volgessero prospere, -avrebbe più validamente confermata la sua concessione. -Ma siccome il suaccennato convento era angusto, i frati -Minori comprarono ancora all'intorno terra e case. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1257">a. 1257</h2> - -<p> -L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a -forza dal Comune di Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>, -e molti furono i morti e molti i prigioni. E -que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si trovarono -nel castello furono tormentati e uccisi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1258">a. 1258</h2> - -<p> -L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, -fu Podestà di Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento -si vendeva cinque soldi e mezzo imperiali, ma -clandestinamente e in privato fu venduto anche sei, sette, -otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1259">a. 1259</h2> - -<p> -L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, -i Ferraresi, il Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. -Bonifazio, tutti insieme, ad unanimità, giurarono guerra -ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno, Ezzelino mosse -con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e dai -Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, -ferito, morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene -ai Cremonesi. Ma prima di morire, visse più -giorni in quel castello, malato di ferite, di dolore e di -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del castello. -Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai -avuto il diavolo persona così somigliante a sè in ogni -più raffinata malizia di dar la morte. Era fratello di -Alberico; e furono due demonii; ma di loro abbiamo già -parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo, Costantinopoli, -che era stata già da tempo presa ed occupata dai -Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata -da Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, -in Toscana d'Italia, ai Fiorentini ed ai Lucchesi<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> -toccò un miserando disastro. Fidenti sul numero e sul -valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi -calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, -uscirono loro incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i -Lucchesi ebbero tradigione da parte dei loro. Poichè a -principio della battaglia, i capi principali dei Fiorentini -passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi infuriarono -contro i loro concittadini. Si dice anche che di -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -Fiorentini e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul -campo più di seimila. Quell'anno stesso io abitava a -Borgo S. Donnino, e composi e scrissi un altro lavoro -<i>Delle tristezze</i>, alla maniera di Pateclo. Così pure nel -detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini -e di donne, sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in -chiesa due morti. E quella maledizione cominciò la settimana -di passione, di modo che in tutta la provincia di -Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non poterono -ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa -peste durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di -Soragna, zio di Uberto Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, -ed io lo confessai. In Borgo S. Donnino perirono -di quella pestilenza trecento e più; in Milano molte migliaia; -a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per -non atterrire i malati, non si suonavano più le campane -a morto. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1260">a. 1260</h2> - -<p> -L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in -tutto il mondo, e tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri -e popolani, andando per le città processionalmente, -preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, a nudo si flagellavano. -E si componevano paci, si restituiva il mal tolto, -si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena -avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano -parole divine più che umane, e la loro voce era come -voce di moltitudine; e gli uomini s'avviavano sul sentiero -della salute, e componevano inni a onore e lode di -Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano -flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, -tutti i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del -contado di Modena, il Podestà e il Vescovo collo stendale -di tutte le confraternite si recarono a Reggio, e si -andarono flagellando per tutta la città; e i più poi passarono -a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti. -E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -d'ogni parocchia, e fecero processioni intorno alla -città, e il Podestà di Reggio Ubertino Rubaconti de' -Mandelli di Milano, anch'esso s'andò flagellando. Quei -di Sassuolo<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>, sul principio di questa benedizione, con -licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' frati -Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano -molto uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi -a Reggio, poscia a Parma, e, quando fummo a Parma, -trovammo che questa benedizione già vi era. Perocchè -volava come aquila che vuol piombare sulla preda; e in -ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto -severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. -E chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore -del diavolo, e lo mostravano a dito, come una singolarità -e un uomo diabolico; ma quel che è anche più, -poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o di malattia. -Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona, -e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione -e devozione, perchè come dice l'Ecclesiastico 10º, <i>Quale -è il Reggitore d'una città, tali ne sono anche gli -abitanti</i>. E fece innalzare le forche lungo il Po, per -farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con -queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale -che la salute delle anime, e la gloria del mondo -più che la gloria di Dio. Nulla ostante molti giovani timorati -di Parma si proposero di andare colà, disposti -anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la -fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e -mi trovavo col Podestà, che era uno di Pistoia, quando -disse: «Quell'uomo ha il cuore acciecato, pieno l'animo di -malizia, e non sa di cose di Dio: Guardiamoci dall'essergli -occasione di far del male, e se non la vuole la benedizione, -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: -Vi pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, -e siete saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori -per tutta Parma comandando e proibendo, colla -comminatoria di gravissime pene, che nessun parmigiano -osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. In quel -tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale -Vescovo di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo -sussegnato, pontificando Papa Alessandro IV, anno sesto -del suo pontificato, anno in cui si cominciò a fabbricare -la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo stesso -anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate, -nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città -fu prosciolta dall'interdetto e dalla scomunica, a cui -era stata sottoposta sei anni. E, lo stesso anno, doveva -avere cominciamento il terzo di que' periodi, in cui l'Abbate -Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi, -il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e -de' figli dei profeti, quantunque le opere della Trinità -siano indivisibili; nel secondo, ha operato il Figlio per -mezzo degli Apostoli e degli uomini apostolici, del qual -periodo il Figlio stesso dice in Giovanni <i>Il padre mio -ha operato sino a tuttora, ed io opero</i>. Nel terzo periodo, -opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così -scrive l'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual -ultimo periodo diconlo incominciato con quelle flagellazioni, -che si fecero l'anno 1260, indizione 3ª, quando -quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi voci di -Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, -per quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia -con un esercito, di cui facevan parte 240000 uomini di -cavalleria, raccolti da diversi popoli d'oriente e da' pagani; -a cui si fece incontro, per tenergli testa, il Re di -Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è fama -che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e -de' cavalli sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e -chiaro giorno appena un uomo poteva distinguere un -altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto il loro Re -gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si -diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, -si dice che ne restassero sommersi 14000 in un fiume -profondo che dovetter passare. Ma avanzandosi il Re di -Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto di pace -dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che -era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò -tra loro per l'avvenire l'antica amicizia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1261">a. 1261</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, -morì Simone Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. -Costui fu mio amico, di parte della Chiesa, e in occasione -di una grossa guerra si mostrò prode e valoroso -campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione -e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine -Maria, per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, -che era stato molti anni Ministro a Bologna, e -allora era Penitenziere nella Corte del Papa, e si trovava -a Bologna per affari della Corte stessa. E ad ordinarla -concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi: Loterengo -Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; -Gruamonte; Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo -da Sesso ed Egidio di lui fratello; Fizaimone Baratti -da Parma; Schianca degli Eleazari da Reggio, e -Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per -beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se -volessero dire che si sono fatti frati perchè nessun altri -pigli parte ai loro beni, e volessero goderseli da per sè -soli, secondo le parole di quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico -11.º: <i>C'è chi arrichisce con poca fatica, e -questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in quanto -che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -de' miei beni da solo</i>. Ricordo che quest'Ordine -fu costituito in Parma nel tempo dell'<i>Alleluia</i>, a tempo -cioè di quell'altra fanatizzante divozione, nella quale si -cantava l'<i>Alleluia</i>, e i frati Minori e Predicatori davano -a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto il pontificato -di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate Bartolomeo -da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che -allora era tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; -poscia diventò Vescovo della Terra d'ond'era nativo. Ed -i predetti frati vestivano lo stesso abito che questi, con -mantello bianco e croce rossa. In questo solo differivano, -che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi -militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, -poi venner meno, ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; -chè pochi si ascrissero al loro Ordine. Parimente -questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono come il pane -in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran -che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la -stessa foggia di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono -stimati poco. E ciò per cinque motivi: 1.º perchè di -loro ricchezze non costruirono mai nè monasteri, nè -ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano mai -fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto -di quel d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal -tolto; 3.º perchè dopo aver sciupate le proprie ricchezze -e fatte molte e grosse spese in vanità e in pranzi, accogliendo -alle loro mense gli istrioni anzi che i poverelli -di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e vogliono -ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei -migliori Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle -loro abitazioni; 4.º perchè sono avarissimi, e <i>la radice -d'ogni male è l'avarizia</i>; 5.º ed ultimo, perchè non -veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che siano -utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual -cosa da Girolamo si chiama <i>santa rusticità</i>.... Di questo -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -adunque basti. Ora <i>è da godere coi godenti e da piangere -coi piangenti</i>........ Papa Alessandro IV morì l'anno -1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede la Regola -di questi Gaudenti. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1262">a. 1262</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa -Urbano IV, e a suo tempo fece due cose: Per opera dei -crociati mise in fuga l'esercito di Saraceni, che Manfredi, -figlio di Federico II Imperatore spodestato, aveva -lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a -Carlo Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di -ritogliere il Regno di Sicilia a Manfredi che l'occupava. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1263">a. 1263</h2> - -<p> -L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede -e confermò l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e -ne privò il sunnominato Manfredi, che lo teneva di forza. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1264">a. 1264</h2> - -<p> -L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve -una maravigliosa cometa, quale nessuno mai, che allora -vivesse, l'avea veduta. Sorgeva con vivacissimo splendore -dall'oriente, e allungava una lucidissima coda sino a -metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse -mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse -parti del mondo; questo solo almeno di chiaro si è veduto -che, avendo durato tre mesi, al suo apparire Papa -Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa notte -in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena -da Ferrara il Marchese d'Este con forte numero -di fanti e di cavalli, e una Domenica, che fu il 20 Dicembre, -arrivarono da Firenze 200 militi Guelfi, ad istanza -di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo -e di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà -di Modena, Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla -città la fazione di quei da Gorzano, che erano del partito -imperiale, e tutti i loro aderenti, e restò morto -Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e distrussero -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -tutto il castello di Gorzano<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>; il qual fatto -produsse forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. -Lo stesso anno morì anche Papa Urbano IV. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1265">a. 1265</h2> - -<p> -L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa -Clemente IV, che era allora oltre monti, ed apparteneva -al collegio de' Cardinali, e non volle recarsi a ricevere -l'investitura del papato senza aver prima visitato in Assisi -la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo del beato Francesco. -Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del -Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia -e di Sicilia, d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato -da Papa Urbano per la riconquista della Sicilia, -venne a Roma per mare, ove era anche stato eletto Senatore. -Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale -tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo -stesso anno, i Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena, -un venerdì 6 Marzo, corsero sopra Reggio, e quei di Fogliano -ed i Roberti ruppero con gran violenza Porta -Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono -in città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con -furore ed isterminio li espulsero da Reggio. Perciò quei -da Sesso coi loro partigiani si ritirarono a Reggiolo, e -quasi tutti i popolani, che tenevano dalla parte di quei -di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra della -città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà, -tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti -nominarono subito Podestà Giacomino Rangone di Modena, -deponendo Marco Gradenigo di Venezia. In quell'anno, -que' di Sesso presero il castello di Canolo<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>, che dopo -fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente in quell'anno -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani, -che occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati, -a cominciare dal giorno di San Pietro sino a San -Michele; e la convenzione fu stabilita per mezzo de' frati -Predicatori, cioè frate Federico Priore di detti frati, frate -Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e alcuni frati -Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue -le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso -esercito Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di -Francia, che era a Roma. Ed io li ho veduti arrivare -mentre andava a predicare in S. Procolo di Faenza, nella -festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia -contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto, -per debellarlo, e lo uccisero e spogliarono di quanto -aveva, l'anno 1266, verso Pasqua. E fu gran miracolo che -l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè gelo, nè -ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima -era la strada, facile e commoda, come fosse il mese di -Maggio. E questo avveniva per disposizione di Dio, perchè -accorrevano in aiuto della Chiesa, ed a sterminio di -quel maledetto Manfredi, che per le sue iniquità fu ben -degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come -se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello -Corrado. E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui -fratello, nato a Ravenna da un'Inglese, moglie di Federico -Imperatore, mentre Corrado gli era nato da una figlia del -Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito, da una -spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da -una figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo -di Piemonte. Ma tra tutti i figli dell'Imperatore Federico, -a mio avviso, il più valente fu Enzo Re di Sardegna, fatto -prigioniero dai Bolognesi, e per molti anni sino alla morte -tenuto in carcere. Questi non era legittimo. Anche un -altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò -Re in Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -di Cremona, coi Cremonesi e con ogni sua possa -tentò di impedire il passo al Conte di Fiandra, Capitano -della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte -sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>, distrusse il -castello di Capriolo<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>, e gli abitanti del castello, perchè -avevano impiccato uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e -femmine, sino ai ragazzi, li fece passare a fil di spada. -Il Conte passò poi vicino a Brescia, prese e distrusse -Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a -Mantova. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -<span class="smcap">Fine del primo volume</span> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -</p> - -<p class="center"> -<i>Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria</i> -</p> - -<hr class="silver" /> - -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -</p> - -<p class="title"> -ERRATA-CORRIGE -</p> - -<table class="errata" summary=""> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Errori</td> <td>Correzioni</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="center">Pag.</td> <td class="num">2</td> <td>peliccie</td> <td>pelliccie</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">7</td> <td>sudarono</td> <td>andarono</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">14</td> <td>lni</td> <td>lui</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">14</td> <td>fondamento</td> <td>fondamenta</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">30</td> <td>dei Stefani</td> <td>degli Stefani</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">34</td> <td>1225</td> <td>1229</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">43</td> <td>Tebaldo</td> <td>Tedaldo</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">58</td> <td>Luigi Pizzi</td> <td>Italo Pizzi</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">82</td> <td>Roberto</td> <td>Giberto</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">96</td> <td>Sonio</td> <td>Senio</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">98</td> <td>qnando</td> <td>quando</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">116</td> <td>delle provincie</td> <td>della provincia</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">123</td> <td>Adriano III</td> <td>Alessandro III</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">129</td> <td>Cantorbery</td> <td>Rouen</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">140</td> <td>Bartolomeo</td> <td>Gherardino</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">141</td> <td>quatunque</td> <td>quantunque</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">145</td> <td>Isaia XXXII</td> <td>Isaia XXXI</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">160</td> <td>qnando</td> <td>quando</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">164</td> <td>Prefetessa</td> <td>Prefettessa</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">196</td> <td>Provvincia</td> <td>Provincia</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">196</td> <td>Perrocchè</td> <td>Perocchè</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">207</td> <td>Raimoudo</td> <td>Rainaldo</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">222</td> <td>Balbekie</td> <td>Balbek</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">259</td> <td>sovraccitati</td> <td>sovreccitati</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">305</td> <td>Adriano III</td> <td>Adriano V</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">323</td> <td>diocesi Reggio</td> <td>diocesi di Reggio</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">328</td> <td>cinquanta</td> <td>cinquecento</td> - </tr> -</table> - -<hr /> - -</div> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<p class="center"><a href="#discorso">DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA</a><br /> -<a href="#avvertimento">AVVERTIMENTO</a><br /> -<a href="#lettori"><span class="smcap">Ai Lettori</span></a><br /> -<a href="#cronaca">CRONACA DI FRA SALIMBENE DI ADAMO</a><br /> -<a href="#a1212">a. 1212</a> -<a href="#a1213">a. 1213</a> -<a href="#a1214">a. 1214</a> -<a href="#a1215">a. 1215</a> -<a href="#a1216">a. 1216</a> -<a href="#a1217">a. 1217</a> -<a href="#a1218">a. 1218</a> -<a href="#a1220">a. 1220</a> -<a href="#a1221">a. 1221</a> -<a href="#a1222">a. 1222</a> -<a href="#a1223">a. 1223</a> -<a href="#a1224">a. 1224</a> -<a href="#a1225">a. 1225</a> -<a href="#a1226">a. 1226</a> -<a href="#a1227">a. 1227</a> -<a href="#a1228">a. 1228</a> -<a href="#a1229">a. 1229</a> -<a href="#a1230">a. 1230</a> -<a href="#a1231">a. 1231</a> -<a href="#a1232">a. 1232</a> -<a href="#a1233">a. 1233</a> -<a href="#a1234">a. 1234</a> -<a href="#a1235">a. 1235</a> -<a href="#a1236">a. 1236</a> -<a href="#a1237">a. 1237</a> -<a href="#a1238">a. 1238</a> -<a href="#a1239">a. 1239</a> -<a href="#a1240">a. 1240</a> -<a href="#a1241">a. 1241</a> -<a href="#a1242">a. 1242</a> -<a href="#a1243">a. 1243</a> -<a href="#a1244">a. 1244</a> -<a href="#a1245">a. 1245</a> -<a href="#a1246">a. 1246</a> -<a href="#a1247">a. 1247</a> -<a href="#a1248">a. 1248</a> -<a href="#a1249">a. 1249</a> -<a href="#a1250">a. 1250</a> -<a href="#a1251">a. 1251</a> -<a href="#a1252">a. 1252</a> -<a href="#a1253">a. 1253</a> -<a href="#a1254">a. 1254</a> -<a href="#a1255">a. 1255</a> -<a href="#a1256">a. 1256</a> -<a href="#a1257">a. 1257</a> -<a href="#a1258">a. 1258</a> -<a href="#a1259">a. 1259</a> -<a href="#a1260">a. 1260</a> -<a href="#a1261">a. 1261</a> -<a href="#a1262">a. 1262</a> -<a href="#a1263">a. 1263</a> -<a href="#a1264">a. 1264</a> -<a href="#a1265">a. 1265</a> </p> - -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense dell'originale) -che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto ciò che leggesi da carte 208 -(prima dell'acefalo codice Vaticano) a 215 non essendo la narrazione in esse -compresa che un estratto della Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori -(Rer. Ital. t. 7.). Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre -Monsignor Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo -salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta l'edizione di -Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli, canzoni popolari, satire inserte -nella cronaca, perchè a suo avviso erano inutili, mentre potevano servire a far -meglio conoscere il movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se, -come pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e -aggiunte in appendice a questa edizione. C. C.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova Castiglia -ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è una -stazione della ferrovia Piacenza-Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel 1202; ei -spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e molte altre opere, che -suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed oppugnatori. La Chiesa nel concilio -di Laterano indetto da Innocenzo III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità -perchè conducevano al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di -santa vita; e prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per chi parte -da Bologna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare S. -Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e lasciò i -commenti di Terenzio e Virgilio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene lo chiama -Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario geografico universale compilato -da una società di dotti italiani dice Firentina. Ora non restano che pochi -ruderi e un tratto di cortina del castello a cui è addossata una fattoria della -famiglia Romano, e si chiama in paese Torre fiorentina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio e -Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto il Po -morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il territorio, si conquistarono -alla coltivazione ubertosissime campagne, a spese de' Cremonesi padroni -di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata è aperta ed utile tuttora.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in quel -di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora le frazioni di -Bondanello e Ronchi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era -nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio del secolo corrente -fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima reliquia, che era soggetta alla -parrocchia di Fabbrico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese e il -Mantovano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Cioè nella gora delle acque.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia de' Conti -da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in un luogo detto Motta -di Fabbrico, o Valle di Padulo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al disopra dell'Emilia -vicino al Samoggia e al Panaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente al -Caspio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la canonica, o -casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale prolungando a settentrione -due ali con portici all'interno, correva ad appoggiarsi al fianco meridionale -del Duomo e formava un chiostro. Nel portico orientale, detto <i>Paradiso</i>, e attigua -al Duomo stava la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo, -che atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata incorporandola -col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre cappelle, che sono -opere posteriori appiccicate alle navate minori, come un fuor d'opera dell'edifizio -o disegno primitivo e principale. Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione -dell'attuale cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si -valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già da tempo -cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta da Aurelio Barili, del -cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone. La prima di dette cappelle fu -eretta nel 1285 della nobile famiglia Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore -conte Girolamo, proprietario e restauratore di quel monumento della religione -de' suoi antenati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita, e colla -sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si faceva a quindici anni -compiti, ed anche il bivio al bene e al male.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Aveva più che 50 anni, dice G. Villani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai -lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto; anzi sostenne -molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie mura, e non ristette mai dal -tentarne il riscatto dopo le perdite sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato -come il tipo della costanza spinta sino all'ostinazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale: quindi dati -come il tipo della bontà e dell'ospitalità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Moglie di Azzone Sanvitali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città nell'area -di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato a strada S. Lucia, -strada che allora non esisteva, e fu aperta nel 1283.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e il Lirone -formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo della contessa Matilde -edificò la chiesa e una parte del monastero di S. Benedetto di Polirone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Presso Chiavari e al mare.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta <i>Brennone</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu monaca -anche una figlia di Castruccio Castracani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova, fuori di -porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di monache. S. Antonio -reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato presso quel monastero di -Cella vi fu ospitato e vi morì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma stessa, -non lunge dal Po.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per Bologna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>A mezza circa via tra Parma e Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Dopo molte indagini, di cui nessuna mi ha condotto a sapere chi fosse -questo <i>Alachia</i>, mi sono rivolto a congetturare se mai <i>Alachia</i> fosse un nome -astratto significativo di castità, derivante da qualche lingua straniera, e probabilmente -orientale. Interrogatone perciò un giovane e già illustre poliglotto parmigiano, -che fu mio scolare al Ginnasio, P. Italo Pizzi ha gentilmente risposto, -che la parola <i>Alachia</i> nel senso di castità può derivare dall'arabo; e il movimento -della scienza orientale verso l'occidente operatosi nel medio evo, o il contatto -dell'occidente coll'oriente per mezzo delle crociate, può facilmente aver data la -detta voce al dizionario del canonico Primasso. C. C.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Alla sinistra dell'Oglio sulla strada da Cremona a Mantova. Il suo castello -è ridotto a civile abitazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Alla sinistra dell'Oglio all'oriente e non lunge di Canneto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>Grosso paese alla destra del Pò non lunge da Guastalla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Alla sinistra dell'Oglio, pieno Nord di Marcaria.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>In mezzo tra il Chiese e il Mella sul canale Naviglio, se pure, come sì -crede, sia il <i>castrum de Geo</i> del testo salimbeniano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Sul Chiese, pochi chilometri sotto la strada Brescia-Lonato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>A Nord-ovest di Mantova sulla strada che va a Castiglione della Stiviere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Sul Chiese poco lunge da Castiglione delle Stiviere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Tra il Chiese e il Mincio pieno Sud di Castel Goffredo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Gambara, Gottolengo, Pralboino e Pavone nello stretto territorio che è nel -basso corso del Mella e del Chiese.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Sulla sinistra dell'Oglio e sulla strada da Cremona a Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Al Nord di Cremona sull'Ogiio e sulla strada Cremona — Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Castel Leone fatto fabbricare nel 1227 da Bernardo da Cornazzano, allora -Podestà di Modena, a fianchi di Castelfranco che si stava costruendo da' Bolognesi, -e pare che fosse precisamente ove ora sorge il forte Urbano. Nulla restando -Castel Leone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Cortenuova villa al sud sud-est di Bergamo, destra dell'Oglio tra Romano -e Martinengo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Alla sinistra del Taro una dozzina di chilometri a monte dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Alla sinistra del Taro otto circa chilometri a monte dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>A 18 miglia Nord Nord-Ovest di Bologna tra il Panaro e il Reno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span><i>aven</i>, dal latino <i>habet</i> nacque l'italiano antico, e non ancor morto, <i>ave</i>, -così dal latino <i>habent</i> ebbero <i>avene</i>, e, troncato, <i>aven</i> per hanno, ora totalmente -disusato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Di poco fuori della porta orientale di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Sulla sinistra del Panaro a dieci circa chilometri a monte dell'Emilia. -Patria dell'illustro architetto Barozzi, detto il Vignola, e di Lodovico Muratori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Sei chilometri circa ad oriente di Guastalla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Sulla riviera ligure orientale vicinissimo a Chiavari Est.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Questo Pietro Veronese inquisitore colle suo incessanti ricerche contro -gli eretici, coi roghi, coi bandi, colla demolizione delle case, e la confisca -de' beni degli inquisiti, si era reso odiosissimo a chiunque temeva d'essere -accusato di opinioni eterodosse. Tra tanti era stato messo al bando come eretico, -Stefano Confaloniere di Alliate, e gli si doveva diroccare la casa e confiscare -il patrimonio. Avvisato <i>come per fra Pietro era stato misso nel bando</i>, dice -il Corio, si concertò con altri malcontenti nelle terre di Giussano, ed erano -Manfredo Chiroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tomaso Giuliano, -Carlo da Balsamo, Alberto Porro, e lo uccisero il 6 Aprile 1252 presso Barlassina -con un colpo di falce.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Quasi nell'asse dell'Apennino sul parallelo di Caserta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>A dodici miglia Nord-Est di Milano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Non colla forza dell'armi, ma colle pratiche fatte presso i milanesi, -che lo restituirono a patto che nè esso nè il padre movessero mai più guerra -contro Milano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Fatto distruggere dai ministri di Federico II dopo aver dato asilo ai -baroni ribelli, ora non resta che un piccolo villaggio. Gli abitanti però in seguito -lo rifabbricarono a 12 chilometri circa di distanza vicino al mare e a trenta chilometri -Sud-Est di Salerno, ed è città di qualche considerazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Sul cucuzzolo di un alto colle a Sud-Sud-Ovest di Reggio sulla destra -dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Al Sud di Reggio, Comune di Castelnovo ne' monti, versante dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Sud-Ovest di Reggio nei pressi di Bibianello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>A pieno Nord di Reggio sulla destra dal Po.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Castello dell'alto Apennino Sud-Ovest di Parma sulla via che va a -Spezia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Cioè sulla destra dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>A Nord-Nord-Ovest di Parma presso la foce del Taro in Po.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Sul Po ad Oriente della foce del Taro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Sul Po a pieno Nord di Guastalla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Sulla sinistra del Taro a monte dell'Emilia circa dodici chilometri da -Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Sulla sinistra del Taro a pochi chilometri Ovest di Noceto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Alla sinistra del Taro, a Sud-Ovest di Parma a monte dell'Emilia, -e a 20 circa chilometri da Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>A pieno Nord di Cremona sulla sinistra dell'Oglio, e sulla strada -Crema Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Tra il Lamone e il Senio ed Ovest e non lungi da Ravenna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Nell'agro di Forlì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Alla sinistra del Taro poco più che due chilometri al disotto dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Nella parte orientale della città, circa sull'area dell'attuale collegio -Maria Luigia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Due miglia al Nord di Bassano sul Brenta. È questo il castello, d'onde -ha tratto nome e origine di potenza la famiglia di Ezzelino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Piazza S. Giorgio trovasi a pieno Nord di Verona, sulla sinistra dell'Adige; -e, sul murello di cinta del convento di S Giorgio, leggesi anche oggi -su pietra la seguente iscrizione: -</p> - -<p class="center"> -<i>Ezzelino III da Romano</i><br /> -<i>sospettandoli a parte Guelfa legati</i><br /> -<i>Fece trucidare undicimila Padovani</i><br /> -<i>Inermi e prigioni</i><br /> -1256. -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>A Nord di Parma sulla sinistra del Po.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>Ora detto ponte di Caprazucca, allora di Donna Egidia, perchè Egidia -da Palù lo fece costruire a proprie spese.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Quel Biduzzano corrisponde al luogo, ove ora la Baganza mette foce -nel torrente Parma, quasi sotto le attuali mura di cinta della città di Parma. -Ora non sussiste più un luogo col nome di Biduzzano. Molti cambiamenti deve -avere avuto quel punto d'incontro delle acque dei due torrenti, e quindi n'è -scomparso sino il nome.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>A Cremona tra le attuali Porta Romana e Porta Po era aperta un'altra -Porta, detta Porta Mosa, e subito fuori di quest'ultima vi era uno spianato o -una piazza che prendeva nome dalla porta che vi metteva. Su quello spiazzo o -campo erano le forche. Ora di Porta Mosa, per ricostruzione delle mura avvenuta -sulla fine del secolo passato, non resta più traccia; ma in città la strada, che -conduceva alla porta soppressa, ritiene ancora il nome di Via a Porta Mosa; ed -era, su quell'antico campo, o spiazzo, vi è il tiro a segno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Ad Ovest-Ovest-Nord di Parma a valle dell'Emilia, 18 chilometri distante -da Parma. Ha un magnifico castello, in cui si reca a villeggiare la famiglia -de' Conti Sanvitali, a cui appartiene.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span><i>Partì da Lione per la Francia</i>. Vuol dire pel regno di Francia quale -aia allora politicamente costituito, di cui Lione non faceva parte, ed era uno -stato a sè, retto dagli Arcivescovi pro tempore di Lione stessa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Salimbene chiama Planum Carpi il paese nativo dell'illustre viaggiatore -fra Giovanni. Nell'Umbria in seguito lo dissero Pian di Carpine. Ora è valle -di Magione; e Magione siede presso il Trasimeno sulla ferrovia a 21 chilometri -da Perugia, alla cui Provincia e circondario appartiene.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Figlio e successore del famoso Gengis-Kan.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Questa torre, detta egregia in una cronaca Ravennate, sorgerà in quell'area -che si stende dalla strada del Corso a porta Alberoni, e, restaurata da Federico II -nel 1240, fu atterrata secondo il Riccobaldi, nel 1295.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Detta in cielo d'oro perchè il soffitto era ornato di stucchi dorati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>A quattro chilometri circa da Ravenna C. G. Cesare cavò a mani un porto -per stanza di una flotta romana, e sul lido di fronte costruì un <i>castrum stativum</i> -un accampamento stabile per alloggio di una legione in servizio della flotta. Trasportato -il centro dell'Impero romano a Costantinopoli, fu ritirata flotta e la -legione; restò l'accampamento, che era già fornito di non pochi edifizii, e il -popolo di Ravenna lo invase, e mutò in una città, che sorse non inferiore a Ravenna, -e, da <i>classis</i> flotta, prese il nome di Chiassi. Distrutta poi, rimase il nome -stesso al luogo e al circondario dove era stata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Al Nord-Nord-Ovest di Parma sulla destra del Po; però ve ne ha -un'altra di rimpetto a questa sulla sinistra.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Città e Cantone della Svizzera tedesca: La celebre Abbazia fu fondata -nel 700.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>Montecassino, a' cui piedi è S. Germano, che, sulla ferrovia Roma -Napoli, dista da questa città 111 chilometri. La magnifica Abbazia, che è sull'altura, -fu fondata nel 529.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Il Yonne.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>Beaune: Bella città del dipartimento Costa d'Oro, posta in fertilissima -pianura, e ricca di celebri vigne.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>Vezellay; pochi chilometri distante da Auxerre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Jeres dista ora quattro chilometri dal mare di fronte alle isole omonime.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Digne: Capoluogo del dipartimento Basse Alpi, sul Bleone influente -della Duranza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>Bariols: Nel dipartimento del Varo, sulla Duranza, ad Ovest di Draguignan, -che n'è il capoluogo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>L'Abbate Gioachimo sativo di Celico, villaggio vicino e ad Est di Cosenza, -fece professione monastica nel monastero di Coraci, villaggio vicino e al -Sud di Cosenza. Era nato nel 1111. Comandato da Clemente III di continuare i -commentarii sulla sacra scrittura, si ritirò col suo discepolo Rainiero in un luogo -solitario detto Flora, sulla vetta d'un monte presso Cosenza, ove eresse un oratorio -e qualche cella. Ivi si moltiplicò il numero de' suoi discepoli, e fondò un -nuovo monastero, e una congregazione con Regola più austera di quella dei Cisterciensi, -a cui egli apparteneva, e la chiamò Congregazione di Flora o Florense, -e ne fu proclamato Abbate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Vienna: Città sul Rodano, dipartimento dell'Isero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span><i>Sebbene di piccola statura</i>: Vedine la ragione nei seguenti versi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>Marisco: Paese della diocesi di Bath in Inghilterra, sul canale di -Bristol, Ovest di Londra. Bath è antica e cospicua città romana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Lincoln: Città che possiede molti monumenti Sassoni e Normanni, posta -su ripido colle a pieno Nord di Londra verso il mare del Nord, a 53 circa di -latitudine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>Tarascon: è sulla sinistra del basso Rodano, a circa 15 chilometri Nord -di Arles.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Beaucaire: sulla destra del basso Rodano unita con ponte a Tarascon.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Antica città distrutta, che era alla foce della Magra, che si versa in mare -subito fuori del golfo di Spezia all'Est.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Provins. Alla destra della Senna Sud-Est e non lontano di Parigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>A 22 chilometri Ovest di Parma sull'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Sull'Yonne alla sinistra della Senna, sud di Parigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Al confluente del Yonne e del Vannes Sud-Est di Parigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>Ieres: Paese sulla sponda del Mediterraneo di fronte alle Isole omonime, -dipartimento del Varo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Merlino, secondo le cronache antiche, è il frutto misterioso di un -incubo d'una religiosa, figlia d'un re di Scozia, nei monti della Caledonia. Sebbene -la sua origine sia favolosa, pure non si può dubitare della sua esistenza, e -pare si debba fissare al quarto secolo, e forse toccò anche il quinto. D'alto ingegno, -di lunghe meditazioni, ricco di cognizioni, versatissimo nelle matematiche e nelle -scienze naturali, era uomo di molto superiore al suo tempo; e quindi nessuna -meraviglia che la leggenda tessutane in que' secoli d'ignoranza attribuisse ad -ispirazione del cielo, ed a spirito di profezia, quanto era in lui effetto della -scienza e della previdenza calcolata dall'uomo che medita. Ebbe la fiducia dei -principi, che mi giovarono della sua prudenza e sagacia nelle loro imprese. Tra -gli storici chi ne parla come d'un santo, e d'un profeta; chi come d'un mago e -d'un incantatore. E, divenuto l'uomo leggendario nel secolo quinto, lo rimase -sino alla fine del medio evo. Fu soggetto di molte tradizioni popolari nel ciclo del -re Arturo e dei cavalieri della <i>Tavola Rotonda</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>La cattedrale di Ravenna è detta Chiesa Orsiana, perchè S. Orso nel IV -secolo la fondò, o almeno la fece restaurare ed ampliare.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Polenta: Castello sui colli sud-ovest di Cesena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>Erano a Firenze due vie, l'una nominata di Garbo dalla illustre famiglia -omonima, l'altra di S. Martino, nelle quali avevano sede fabbriche di panni. In -via di Garbo si confezionavano panni fini, nell'altra grossolani. Onde ebbe origine -l'uso di chiamare panno di garbo il panno fino, e panno di S. Martino il grossolano. -Dalle cose la frase passò alle persone, e si chiamarono di garbo le persone -gentili e di fina educazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>Seguendo la dottrina de' ternari, i Gioachimiti in tre ordini o stati -dividevano gli uomini, i tempi, la sapienza, la vita. Abbracciava il primo tre stati, -o tre ordini d'uomini: cioè quello dei coniugati, che aveva avuto luogo sotto il -regno del Padre eterno, e sotto l'Antico Testamento; quello dei chierici, sotto il -regno del figliuolo, e sotto la legge di grazia; e quello dei monaci, che perdurar -doveva nel tempo della maggior grazia per via dello Spirito Santo. Il secondo -ternario era quello della sapienza: cioè il Vecchio Testamento dato dal Padre; il -Nuovo che è opera del figliuolo; e l'Evangelio eterno, che doveva venire dallo -Spirito Santo. Il ternario de' tempi costituiva i tre regni summentovati: del Padre, -o lo spirito della legge mosaica; del Figlio, o lo spirito di grazia; dello Spirito -Santo, ossia la somma grazia, o la rivelazione della verità. Sotto il primo erano -vissuti gli uomini secondo la carne; sotto il secondo tra la carne e lo spirito; -sotto il terzo, sino al finire del mondo, vissuto avrebbero secondo lo Spirito puro. -Nella quale ultima epoca dovevano, secondo loro, cessare i sacramenti, le figure, -e quanti vi aveva simboli o segni sensibili, e mostrarsi nuda la verità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>Villaggio sull'Emilia ad oriente di Parma e distante dalla città poco più -d'un chilometro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Greccio è sulla sinistra del Velino al di sotto di Rieti circa 12 chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Montefeltro, ora Sasso Feltrio, tra il Conca ed il Marecchia a Sud e vicinissimo -alla Repubblica di S. Marino, è un piccolo tratto di paese che diede -nome ad un'illustre famiglia principesca, che ebbe signoria in Urbino, Pesaro, -Sinigallia, Gubbio ed altre Terre vicine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span>A pieno sud di Faenza, tra' colli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Circa 20 chilometri da Siena ad Ovest e a pochissima distanza della ferrovia -Siena-Empoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span>Dista 9 miglia sud-Est da Velletri. Cori è antica città dei Volsci, ha mura -ciclopiche e avanzi considerevoli di templi antichi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Pertuis: Sulla destra della Duranza, pieno Nord di Marsiglia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Montesarchio: Paese al Sud-Ovest e non lunge di Benevento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>Paese al Sud del lago omonimo e a Ovest-Nord di Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Bibbianello, ed ora per accorciamento Bianello, dista 11 miglia al Sud-Ovest -di Reggio, sui colli. Non lunge da Bibbianello più d'un tiro di balestra e tutti -in amenissima postura erano anche altri tre castelli, detti Montevecchio (poi -Montevetro, Montevedro); Monteluncilo (poi Monte Lucio, Monteluzo); Montegiovanni -(poi Montezano): Appartenevano tutti alla Contessa Matilde di Canossa. -Ora restano pochi ruderi di tre; ma Bianello sorge ancora magnifica villeggiatura -e proprietà del Professore Cavaliere Luigi Caggiati, che con molto spendio lo ha -sottratto a ruina, e con molto buon gusto l'ha fornito di un ricco mobilio di -stile antico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span>A Sud-Ovest di Reggio; e da Reggio dista cinque miglia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span>A venti chilometri Sud-Sud-Est da Parma sulla sinistra dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Tre castelli nel territorio reggiano portavano questo nome: uno, verso -Bismantova; un altro, sul confine del mantovano; finalmente quello che è quì nominato, -a tre miglia Sud di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Due cavi si conoscono col nome di Scalopia: uno nel territorio di Brescello -con direzione verso Guastalla; l'altro nel territorio di Reggio, che solca le -ville di Cadelbosco, dell'Argine e il distretto di Castelnuovo di sotto fin presso -Gualtieri, al Nord di Reggio con direzione al Pò. Questo si chiama la Parmesana, -e di questo Cavo pare si debba intendere parlato dal Salimbene.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span>Alla foce del ramo orientale del Nilo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>Embrun: Sulla Duranza, Dipartimento Alte Alpi, Nord-Est di Gap.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>Espressione enfatica di Giobbe usata da questo Vescovo per indicare che -piuttosto che fare il Vescovo avrebbe sopportato ogni sorta di fatiche e di dolori -sin anche la morte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Pochi chilometri a monte dell'Emilia tra Cesena e Forlimpopoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span>A pieno Nord e a circa 10 chilometri da Correggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>A sud-ovest di Reggio sopra l'Emilia a piè dell'Apennino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Poco distante da Reggio verso Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>A 20 chilometri circa da Reggio a Nord, Nord-Est.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Sei chilometri distante da Reggio alla sinistra del torrente Crostolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>A Nord Nord-Est di Reggio stanno Novi, Rolo e S. Stefano, il quale pare -fosse alla destra della Secchia nelle vicinanze della Mirandola.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>Dista 17 miglia al Sud di Padova a piedi de' colli Euganei.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span>Questo palazzo fu poi riedificato dalla famiglia, e nel 1500, o poco -dopo, fu comperato e atterrato per innalzare su tutta, o su parte dell'area, il bel -tempio detto della Steccata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Di quella città nulla più resta che qualche rudere, e un tratto di -cortina del castello imperiale, a cui è addossata una cascina della famiglia -Romano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span>Cassio è sul fianco settentrionale dell'Apennino a mezzo circa della strada -postale, che da Parma mette a Pontremoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span>Molte e varie cose, tra vera e false, intorno a questa Costanza, tramandarono -ai posteri i Cronisti a lei contemporanei, a seconda delle passioni di partito, -ond'erano mossi. Tra l'altro fu scritto dal Cranzio, dal Villani e da altri, che quando -l'Imperatrice Costanza era grossa di Federico II in Sicilia e in Puglia s'avea -sospetto che per la sua grande età la potesse realmente essere; per la qual cosa -quando venne a partorire, fece tendere un padiglione in su la piazza di Palermo, -e mandò bando che, qual donna volesse, v'andasse a vederla, e molte v'andarono -e videro, e quindi cessò il sospetto. Ma tutto questo è favola, e se non d'altronde, -si desume dal fatto che Federico II è nato a Iesi. Salimbene dice che a trent'anni -d'età i fratelli cercarono di collocarla a marito. Giovanni Villani e più altri -narrano che si maritasse a cinquant'anni ed oltre. Ma gli uni e gli altri possono -accordarsi; poichè può essere vero il racconto del Salimbene che a trent'anni la -volessero maritare, ma che poi, non avendole allora trovato un partito conveniente, -e pur volendola allontanare dalla Corte, per aver pace in famiglia, la collocassero -in un convento, da cui uscisse quando si maritò a circa cinquant'anni d'età, e -si effettuasse il matrimonio nell'età appunto, a cui lo riportano gli altri Cronisti. -Di fatto tutti convengono nel raccontare che ha passato una parte de' suoi anni -in un monastero di Palermo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Questo tale, come si può ragionevolmente arguire da quel che segue, -pare dovesse essere uno de' cagnotti di Alberigo, il quale sensibile ai dolori di -tanto strazio, credette di potere col suo stratagemma far decampare Alberico da -quell'ordine brutale, inducendogli nella mente il pensiero che fra quelle donne -ve ne potessero essere alcune, che non avessero coi condannati quelle attinenze -di parentela, che comunemente si credeva, e per cui se ne voleva dilaniare il cuore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Il Sile è piccolo fiume che passa vicino a Treviso e si getta nell'Adriatico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>È alle scaturigini del torrente Senio nell'alto Apennino, pieno Sud di -Imola. Conserva tuttora l'antico castello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span>Due chiese sull'attuale Strada S. Francesco; la prima, soppressa da -tempo, mostra tuttora un suo fianco in via detta Guasti di Santa Cecilia; la -seconda, che era sin'ora conosciuta col nome di chiesa dei Cappuccini, perchè -chiesa del loro convento, resta soppressa quest'anno, per conseguenza della legge -sulle Corporazioni religiose.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Animale del genere dello scoiattolo. Pare che del vaio siasi perduta la -specie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>Canoli: A Nord-Est di Reggio, da cui dista circa 15 chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>Rosa, o Rosola, castello alla destra del Panaro al Sud di Modena, d'onde -dista circa trenta chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Circa 25 chilometri a Sud di Borgo S. Donnino presso le scaturigini -dello Stirone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>A Sud-Sud-Ovest di sopra l'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>A pieno Ovest di Pavia, su di un crocicchio Lomello Pavia, Lomello -Mortara, Lomello Valenza, Lomello Tortona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Nessuna delle ricerche storiche fatte, ha condotto a dare piena luce -al presente periodo, la cui traduzione letterale sta scritta in corsivo. Forse a -togliere l'apparente contraddizione gioverebbe supporre che quel Marchese Guglielmo -di Monferrato sia un cadetto della famiglia de' Marchesi di Monferrato, -signore di alcuni castelli, e l'altro, che è semplicemente indicato col titolo di -Marchese di Monferrato, sia il capo della famiglia, il vero signore della Marca, -o del Marchesato di questo nome; e supporre eziandio che il Pallavicino contro -il capo della famiglia dei Marchesi di Monferrato armasse il cadetto Guglielmo, -il quale poi mancasse alla fede data al Pallavicino. E in tal caso la traduzione -dovrebbe dire non <i>il Marchese Guglielmo di Monferrato; ma Guglielmo de' Marchesi -di Monferrato</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>A 22 chilometri da Piacenza sulla Ferrovia Piacenza-Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span>Landasio era alle scaturigini della Mozzola, che è un influente di -sinistra del Taro nell'alto Apennino. Ora è scomparso il castello e anche il nome. -Se non che i pastori di quelle vette chiamano ancora con tal nome un greppo -roccioso, a cui d'opera d'uomo non resta altro segno che una cisterna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>Ghisalecchio sull'alta Mozzola alla sinistra. Ne resta il nome ad una -Villa, nella quale è una località detta anche oggi il Castello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>Circa 20 chilometri a monte dell'Emilia sulla sponda sinistra del Ceno, -che è un influente di sinistra del Taro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Circa 12 chilometri a monte dell'Emilia sulla sinistra del Taro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>Miano e Costamezzana sono nei pressi di Medesano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Sull'Oglio e sulla via Lodi-Crema-Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>A 13 miglia Est di Ferrara alla sinistra del Po di Volano, ove era -un antichissimo e ricchissimo monastero, detto di S. Maria di Comacchio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Sulla sinistra del Po di Trimaro a Nord-Ovest di Ravenna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Resta incerto se frate Aldobrando sia di quel Foiano che è nel distretto -di Campobasso nel Napoletano: o dell'altro che è in Val di Chiana ad Ovest Ovest-Nord -del Lago di Perugia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>Di pochi chilometri sotto l'Emilia Ovest di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>Di pochissimo sopra l'Emilia Ovest di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Sulla destra del Panaro un trenta chilometri a monte dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>Sull'alto Appennino a sud di Modena tra le scaturigini del Leo e la -Scoltenna o Panaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Villa posta sulla destra dell'Enza a tre chilometri circa al disotto dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span>Per ispiegare l'asserto di Salimbene e di Matolino, e le conseguenze -a cui arriva l'uno e l'altro, è necessario ammettere che nella casa di Marco di -Michele vi fossero donne di facili condiscendenze.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span>Sulla destra del Po di Primaro a Nord-Ovest di Ravenna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>Sulla sinistra del Po di Primaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>Sulla Duranza del Delfinato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>Dovara o Dovera è un cospicuo villaggio tra Lodi e Crema.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>Sulla penisola che tra Lonato e Peschiera si stende nel lago di Garda.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span>Sulla sinistra del fiume Ronco, otto miglia al sud di Forlì, tra monti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span>Sulla Strada che dal mare corre rasente la destra del Pescara per andare -ad Aquila.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span>Circa 12 chilometri Nord-Est di Napoli sulla strada che va a Caserta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>A pochi chilometri dall'adriatico sulla via che da Vasto conduce a -Campobasso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span>A ottanta chilometri da Napoli sulla ferrovia del mediterraneo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>Federico II distrusse Fasanella per vendicarsi dei conti omonimi, e gli -abitanti si ricoverarono a S. Angelo su un monte vicino che prese nome di Sant'Angelo -a Fasanella a 32 miglia Nord Nord-Est di Salerno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>Sessa presso a Teano sulla Ferrovia Roma-Napoli a 67 chilometri da -Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span>Per quante indagini, e lunghe, io abbia fatte, non ho potuto aver notizia -di un personaggio storico di questo nome; il quale, dice il Prof. Luigi Pizzi, -se vogliasi spiegare da una etimologia ebraica od araba, significherebbe ombra -di morte, o morte di morte; significazioni non disadatte ad indicare i segni del -vicino finimondo, a seconda delle opinioni prevalenti in que' tempi. Tale qualificazione -e denominazione, potrebbe anch'essere che Giovachino se la fosse coniata di -suo per indicare qualche personaggio, cui la prudenza consigliasse di non indicare -col nome proprio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span>Sulla sinistra della Secchia a monte dell'Emilia, e più su circa 20 -chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span>Di pochissimo al di sotto dell'Emilia a Nord di Castel S. Pietro che è -sulla ferrovia Bologna Ancona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Alla destra e a poca distanza dall'Enza due chilom. a valle dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span>Alla sinistra del Mella, Sud di Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span>Il capo di tutti i Minoriti sparsi nel mondo era il Ministro Generale, o -semplicemente il Generale. Ma l'amministrazione era divisa per provincia, e il -capo di ciascuna Provincia era il Ministro Provinciale, o semplicemente Provinciale. -Il capo poi di ciascun convento della Provincia si chiamava Guardiano. Ora ogni -Provincia ambiva ed aveva interesse morale e materiale di avere qualche frate, -che per ingegno e per dottrina le desse lustro; e perciò quando vi era un giovane -che offrisse speranza di riescire eminente per lettere o per iscienza, lo mandavano -alla celeberrima Università di Parigi per gli studi di perfezionamento. -Per la Provincia della Sicilia fu dunque inviato frate Gerardino di Borgo S. Donnino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Sulla sinistra del Taro a due chilometri Nord della stazione di -Castel Guelfo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Sulla Secchia circa 20 chilometri a monte dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>Intendi i Fiorentini ed i Lucchesi di parte Guelfa furono fieramente -battuti dai Sanesi e da fuorusciti Fiorentini di parte Ghibellina. Ed i Guelfi -furono traditi da Farinata degli Uberti e da Gherardo Ciccia dei Lamberti, Ghibellini; -i quali col mezzo di due frati Minori proposero ai Rettori Guelfi di Firenze -la consegna di una porta della città di Siena nelle loro mani, purchè mandassero -un regalo di 10,000 fiorini d'oro, e andassero con un forte esercito a prenderne -possesso. I Rettori di Firenze morsero all'amo dell'inganno; raccolsero i denari -e l'esercito, ma la porta promessa non fu consegnata, anzi furono rovinosamente -sbaragliati a Montaperti sull'Arbia; e Firenze ritornò a signoria Ghibellina. La -strage fu grande, e la si può misurare, quantunque vi sia palese esagerazione, da -ciò, che gli Annali di Pisa fanno ascendere a 10,000 i morti, e a 20,000 i prigionieri -di guerra; e il Cronista Saba Malaspina dice di 15,000 prigionieri; Roncioni -nello sue Storie Pisane nota 12,000 tra morti e prigionieri; fra Leonardo Aretino -dà 30,000 morti, 4,000 prigioni; Bartolomeo Spina 10,000 morti, e 20,000 prigionieri. -La battaglia fu combattuta il 4 settembre 1260 secondo Giovanni Villani; il -4 settembre 1261, secondo Rainieri Sardo nella sua Cronaca Pisana, inserta nell'Archivio -storico, pag. 88 del Tomo 6º, parte 2ª, dispensa 1; Salimbene la assegna -al 1259; ed è più attendibile che gli altri, poichè Salimbene era contemporaneo -e già scrittore di cronache; gli altri sono tutti scrittori posteriori al tempo in cui -il fatto avvenne.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span>Venti chilometri a Sud Ovest di Modena sui colli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span>A sette miglia Sud da Modena sul Tiepido, e restano ancora avanzi -del castello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span>A dieci miglia Nord-Est di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span>Sull'Oglio e sulla strada da Bergamo a Brescia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span>Sulla sinistra dell'Oglio poco distante alla punta Sud del lago di Iseo.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -Le correzioni indicate a pag. <a href="#Page_351">351</a> (Errata Corrige) sono state riportate nel testo. -</p> - -<p>Per comodità di consultazione un indice è stato generato e posto a fine volume.</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano -vol. I (of 2), by Salimbene de Adam - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 *** - -***** This file should be named 61304-h.htm or 61304-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61304/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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