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-The Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I
-(of 2), by Salimbene de Adam
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. I (of 2)
-
-Author: Salimbene de Adam
-
-Translator: Carlo Cantarelli
-
-Release Date: February 2, 2020 [EBook #61304]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 1 ***
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- CRONACA
- DI
- FRA SALIMBENE PARMIGIANO
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- DELL'ORDINE DEI MINORI
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- VOLGARIZZATA DA
- CARLO CANTARELLI
-
- SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857
- CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO
- INDICE PER MATERIE
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- PARMA
- LUIGI BATTEI EDITORE
- 1882
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- Parma, Tip. Adorni Michele.
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- AL
- NOBILLIMO
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- MAGISTRATO E CONSIGLIO MUNICIPALE
-
- DI PARMA
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- CHE PER INCITAMENTO ED ESEMPIO
- AI FIGLI ED AI NEPOTI
- VEGLIA CUSTODE E VINDICE
- DELLE GLORIE DEGLI AVI
- QUESTO VOLGARIZZAMENTO
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- DELLA CRONACA DI FRA SALIMBENE
-
- NARRATORE PRIMO E STUPENDO
- DELLE VALOROSE GESTA
- ONDE I PARMIGIANI DEL SECOLO DECIMOTERZO
- FRANCARONO L'ITALIA
- DALLA SIGNORIA DI FEDERICO SECONDO
- CARLO CANTARELLI
- A PICCOLO SEGNO DI MASSIMA RIVERENZA
- DEVOTAMENTE DEDICA CONSACRA
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- DI FRA SALIMBENE E DELLA SUA CRONACA
-
- DISCORSO
- DI ANTONIO BERTANI VICE-BIBLIOTECARIO
- DI PARMA
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- PREMESSO ALLA EDIZIONE DEL TESTO ORIGINALE
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-Il decimoterzo secolo che, ricco in Italia del retaggio di S. Tommaso,
-di S. Bonaventura e di altri sommi maestri, dava Dante al mondo intero,
-era secolo di grande intellettuale entusiasmo fra noi, sì che ognuno,
-il quale si avesse da natura sortito fervido lume di mente, era vago
-di rovistare nel tesoro trasmessogli da' maggiori e di tramandare a'
-futuri tutto quanto ne ritraeva, insieme co' frutti suoi proprii, a
-tale che tu, leggendo le scritture di que' dì, ne diresti gli autori
-presi da una smania, da una febbre di apprendere e d'insegnare.
-Fra questi ardenti spiriti è certo da noverarsi il frate, di cui
-pubblichiamo quì l'unico lavoro a nostra certa conoscenza venuto.
-Nato egli in Parma, surto appena il quinto lustro di quel secolo,
-da padre che fu crociato, ebbe svegliatissimo ingegno, congiunto ad
-alto cuore e ribollente animo; basti a darne un sentore la vigoria
-con cui, giovinetto ancora, tenne fermo contro l'opposizione, che ben
-può dirsi, più che tenace, soldatesca, del padre alla risoluzione sua
-di cingere il cordone di S. Francesco. Così deliberato, il narra ei
-medesimo, nel suo decimoquinto anno vestì, per intercessione di Fra
-Gherardo Boccabadati, l'abito religioso in Fano all'insaputa di Guido
-padre suo; venutone questi a conoscenza, dolente che la famiglia sua,
-detta _di Adamo_, perdesse così ogni speranza di perpetuazione, giacchè
-l'altro, maggiore dei due soli maschi avuti, erasi già reso frate,
-corse all'Imperatore, ed implorò ed ottenne ch'ei s'interponesse presso
-frate Elia Generale dell'Ordine che fossegli restituito il figlio. Elia
-rispose che il renderebbe, ove questi aderisse di ritornare al secolo.
-Volò Guido a Salimbene, lo pregò, scongiurollo, fecegli ampie promesse;
-invano; vinto dall'ira e quasi fatto demente dal dolore, il maledisse;
-il giovinetto piegò la fronte pregando Iddio, e stette saldo. Partì il
-meschino genitore; e Salimbene poi nelle sacre ed umane lettere, nella
-gentile arte del canto andò liberamente educando e mente ed animo,
-onde poi salito in alta stima ebbe agio d'intrattenersi con assaissimi
-de' personaggi più cospicui in lettere, scienze ed armi, gradito sino
-a' Pontefici ed all'Imperadore medesimo. Giovanil talento indotto
-avealo a vagheggiar le dottrine di Gioachino; e veramente quella sua
-fantasia, che il sollevava a straordinarie visioni, parea creata a
-simili speculazioni; ma più robusto fatto il pensiero, abbandonolle,
-e ne rise: amante del nuovo e del grazioso, ai fiori della nascente
-poesia italiana volger volle l'ingegno, e dettò versi in copia, ora
-perduti. Non pochi paesi viaggiò, notando tutto quel che lesse, vide,
-udì, e a tutto aggiugnendo le proprie considerazioni; e moltissimo
-appunto e lesse e vide e udì, vissuto essendo dalla fine del 1221
-sin oltre il 1287, e fors'anche fin dopo il 1290: però da questo solo
-ben potrebbe ognun farsi una sufficiente idea della importanza della
-presente sua Cronaca, nella quale sono appunto registrate pressochè
-tutte le impressioni in que' varii modi ricevute ne' suoi più belli
-anni. Di questa mio primo pensiero era stato di porre qui una specie
-di rapido compendio; ma poi due considerazioni me ne distolsero:
-l'una, la qualità del suo latino, che (sebben barbaro, ma pur di
-elegante barbarie) tanto fluidamente scorre da rendersi di facilissima
-intelligenza anche a men pratici della favella del Lazio, sì che da
-quest'ultimo lato ben può paragonarsi al divin libro di quel Tommaso
-da Kempis, che per ciò appunto non trovò traduttore nell'aureo secolo
-di nostra favella; l'altra, la persuasione che male avrei potuto
-rendere l'evidenza del suo dire, la quale dalla mia insufficienza
-attenuata, n'avrebbe avuti dilavati quei vivi colori con che ne
-pinge i più importanti avvenimenti, ne porge i tanti ritratti de'
-suoi contemporanei, cui ti sembra vedere nella sua favella risorgere
-d'innanzi a te animo e persona.
-
-Ond'è ch'io mi restringo all'accennare per brevità gli altri più
-eminenti pregi del suo lavoro, e ciò solo m'induco a fare per eccitar
-desiderio di leggerlo tutto tutto in chi fosse ignaro della importanza
-sua, e credesse doversi questa Cronaca mettere a paro delle tante
-fredde e noiose pei più, le quali furon opera di volgari intelletti.
-Della efficacia del suo ritrarre e avvenimenti e uomini ho detto
-testè; ma ciò che in questo pure è più maraviglioso aggiungo ora: nella
-dipintura de' primi in ciò si distingue egli dagli altri cronisti, che,
-mentre questi mai non ravvivano di qualche scintilla il loro racconto,
-esso al contrario, oltre al calor generale che intero avviva il suo
-lavoro, ti balza fuori all'uopo con uno slancio dell'anima, come là
-dove, a cagion d'esempio, dopo aver noverate le irruzioni de' barbari
-in Italia, giunto all'ultima, ripiglia: _utinam ultima!_ Quanto a'
-ritratti poi è impareggiato; imparziale dispensa e lode e biasimo,
-senza macchiarsi della vergogna dell'ire di parte ond'era dilacerata
-questa misera nostra terra: frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico
-di Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse dei
-contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose:
-frate, applaude alla virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo e
-vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione si
-presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che merita
-biasimo, e sia pur anche l'uomo il cui nome sta scritto sulla bandiera
-della fazione.
-
-Nè la sua Cronaca si limita a rinserrar soltanto notizie italiane; da'
-suoi confrati, che avean visitate altre terre, avidamente suggeva le
-novelle, e notava: onde qui trovi sin dovizia per le storie d'Oriente;
-ed egli stesso de' suoi viaggi in Francia, ove fu ben affetto, tiene
-ricordi minuti in modo da porti sott'occhi e le ricchezze de' vigneti
-e le costumanze de' baroni, nell'ora istessa in cui ti descrive la
-partenza dalla piaggia natale di Lodovico volto al riscatto del gran
-Sepolcro, in maniera talmente esatta, che inutilmente cerchi l'eguale
-negli annalisti contemporanei di quella nazione.
-
-Chi tenga dietro allo svolgimento dell'idea filosofico-religiosa,
-nelle varie età, troverà qui ampia messe; la dottrina delle vaghe
-speculazioni profetiche, tanto fervente a que' giorni, occupa qui
-appunto un luogo principale fra esse; nè minori ne coglierà chi vada
-in traccia di ricordi letterarii; e talora avrà cagione di fare a
-sè stesso strani quesiti, come quando legga il brano ove Salimbene
-racconta di quel bizzarro ingegno di Primasso, di cui reca versi non
-pochi, e cui si contendono parecchi paesi. Egli il dichiara vivente del
-1238 circa: come potrassi por questa data in armonia colla attribuzione
-che gli si fa da altri, e dotti assai, di poesie, che rivelansi di per
-sè nate ai dì del Barbarossa? e come poi ciò stesso colla novella del
-Boccaccio (ripetitor gioioso delle tradizioni ancor troppo recenti
-perch'ei fosse indotto in errore), la quale ne fa conoscere come
-Primasso appunto capitasse a Cluny al tempo che il famoso monastero
-era retto da un abate largo e splendido? questo abate altri non poteva
-essere che Guglielmo di Pontoise reggente appunto la cluniacense
-famiglia dal 1244 o 1245 al 1257 o 1258; e ciò darebbe la causa vinta
-al mio Salimbene; ma dopo quello che intorno a Primasso ha detto
-l'illustre Iacopo Grimm, come potrei io osare di sostener le ragioni
-del mio compaesano con sì minime forze e sì lieve addentellato?
-
-Giunto al fine di quanto m'ero prefisso, ripeto la manifestazione
-del desiderio, che ho vivissimo, che questo mio povero ed inculto
-dire metta pungente brama in chi lesse di tutto ponderare il volume,
-perchè ho ferma fede che di gran giovamento debbano riuscire lo studio
-principalmente alla tutt'ora desiderata storia generale d'Italia.
-
- A. BERTANI
-
-
-
-
-AVVERTIMENTO
-
-
-_Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta in divisamento
-di publicare una continuazione agli_ Scriptores Rerum Italicarum _si
-volse al celebre Monsignor Gaetano Marini per ottenere suggerimenti
-non solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici
-chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte di simile nuova
-collezione. Aderì di buon grado il Marini, e senza più diedesi a far
-trascrivere dall'Abate Amati, siccome importantissima, la Cronaca
-che noi ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa consegnò
-all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che gran parte d'Europa posero
-a soqquadro alla fine del passato ed al principio del presente secolo,
-impedirono a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno:
-venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca venduta a pubblica
-auzione, e con questa la copia della Cronaca Salimbeniana e di altre.
-Buon per noi che l'acquirente di tale copia fosse un personaggio
-dedito all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore
-Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, il quale, saputo come
-il mio ottimo ed amatissimo zio Commendatore Pezzana nutrisse gran
-desiderio di averne pur copia per collocarla, siccome patrio monumento,
-nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela concedette._
-
-_E questa ultima è quella che ha servito, insieme con alcuni
-estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, curata per la
-massima parte, essendo io da troppe altre occupazioni distratto, dal
-valentissimo mio buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio
-Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì publico segno
-di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò dichiarare do sicurezza a'
-lettori della fedeltà scrupolosa della edizion medesima, m'è pur
-d'uopo avvertirli del come io sia dolente del doverla presentare con
-non poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo egli da'
-principii degli storiografi de' tempi suoi, reputò inutili, e però da
-non trascriversi, cose che oggi terrebbersi in gran pregio a seconda
-dei meglio vantaggiati metodi dello studiare le fonti storiche. Tali
-sarebbero, fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, de'
-quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, a suscitare i nostri
-e desiderii e lamenti, parecchie canzoni popolari e satire, ed altro:
-il che tutto avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei
-tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò nulla meno, la Dio
-mercè, tanto ne rimane da renderla uno stupendo monumento._
-
- A. BERTANI
-
-
-
-
-AI LETTORI
-
-
-LA CRONACA DI FRA SALIMBENE, monumento storico tanto celebrato, quanto
-lettura per secoli invano desiderata, perchè sepolto prima nelle
-librerie dei frati, poscia nella biblioteca del Vaticano, ove si
-otteneva il permesso di leggerlo, ma non di copiarlo, fu finalmente
-pubblicato in Parma nel 1857, prima, e, finora, unica edizione di non
-molti esemplari, e già esaurita. Ma se questa pubblicazione bastò al
-vivo desiderio di pochi eruditi, che intendono il latino medioevale
-del testo Salimbeniano, era ben lungi dal contentare que' molti, che
-pur intendendo il latino classico, non avevano famigliarità colla
-lingua latina scritta nei tempi di mezzo, e tutti quegli altri, cui
-pungeva la nobil brama di conoscere almeno i più cospicui documenti
-della storia patria, ma alla coltura anche non poca che possedevano,
-mancava la conoscenza del latino di qualunque fosse tempo. Ora poi
-che le crescenti generazioni trovano una larghissima messe di coltura
-generale nelle Scuole tecniche, negli Istituti tecnici, militari, di
-marina, e nelle Scuole di tanti altri insegnamenti speciali, ne' cui
-programmi allo studio delle lingue classiche è sostituito lo studio
-delle lingue oggidì parlate in Europa, colla cresciuta coltura generale
-è diventato per una parte più vivo il desiderio e il bisogno di cercare
-la storia patria nelle scritture di coloro che videro co' propri occhi
-le cose narrate, e per l'altra si è notabilmente moltiplicato il numero
-di quelli, a cui manca il mezzo d'intenderle. Io perciò ho creduto
-fare cosa non inutile traducendo questa celebratissima Cronaca, in cui
-quel vivissimo ingegno del Salimbene s'impone ai lettori non tanto
-come narratore veridico e critico giudizioso, quanto come scrittore
-che avviva sempre il suo racconto e talora lo rende scintillante,
-e ti balza fuori collo slancio di un'anima che trascina. _Quanto a'
-ritratti poi è impareggiato_, dice l'editore parmense, Cav. Antonio
-Bertani Vice-bibliotecario: _imparziale, dispensa lode e biasimo senza
-macchiarsi della vergogna delle ire di parte, ond'era dilacerata questa
-nostra misera terra: Frate, s'ei ti ragiona del secondo Federico di
-Svevia, il compiange e l'ammira; tutte ne annovera le accuse de' suoi
-contemporanei, ma del proprio ne fa sfolgorare le doti grandiose;
-Frate, applaude alle virtù del guelfo, ma gli rinfaccia ad un tempo
-e vizi e colpe, inesorabile sì e solenne, che alla tua immaginazione
-si presenta quasi una scena del supremo giudizio. Guai a colui che
-merita biasimo, e sia pur anche l'uomo, il cui nome sta scritto sulla
-bandiera della fazione._ Nè ho pretesa di aver fatto lavoro letterario,
-che non ho arroganza d'allinearmi co' letterati, nè d'aver elaborato
-un'opera di critica, nè di illustrazione, chè, foss'anche ne avessi
-avuto intelletto, me ne sarebbero mancati assolutamente e tempo e
-mezzi; ma ho semplicemente e dimessamente posto cura a volgarizzare
-e ridurre a lezione popolare un documento preziosissimo per la nostra
-storia nazionale. E se mancherà pregio al volgarizzamento, s'imporrà
-e s'aprirà la via da sè il racconto: e nutro fiducia che a me non si
-defraudi il merito del buon volere.
-
- CARLO CANTARELLI
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-
-CRONACA
-
-DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI
-
-
-D'or innanzi[1] noi ci incontreremo in un linguaggio incolto, rude,
-grossolano ed esuberante, che in molte parti non conosce leggi di
-grammatica; ma che segue però la storia con ordine appropriato.
-E perciò sarà necessario che per opera vostra ora si assesti, si
-migliori, si aggiunga, si tolga, e, a seconda del bisogno, si riduca
-alle corrette leggi della lingua; come anche sup.... questa stessa
-cronaca manifestamente.... è che noi abbiam fatto in molti luoghi ove
-abbiamo trovato molte cose false, e molte dette rozzamente, _delle
-quali_ alcune sono state introdotte da copisti.... che falsificano
-molte cose; altre poi furono inserite dai primi compilatori. Chi poi
-dopo loro fece qualche giunta, seguì i primi in buona fede, senza
-star a pensare se avevano detto bene, o male; sia che il facesse
-a scanso di fatica, sia per ignoranza della storia. E veramente fu
-meglio assai che scrivessero qualche cosa, quantunque..... di quello
-che nulla facessero. Perchè almeno sappiamo da loro in che anno sono
-avvenute le cose di cui parlano; e abbiamo notizia d'alcun che di vero
-intorno a geste d'uomini, e intorno ad avvenimenti; notizie che forse
-non avremmo, se Dio non ce le avesse volute rivelare come le rivelò a
-Mosè, ad Esdra, a Giovanni nell'Apocalisse, a Metodio martire quand'era
-chiuso in prigione, e a molti altri, a cui furono predette le cose
-future e aperti i secreti del cielo. Perciò il beato Giovanni dice che
-al tabernacolo del Signore ciascuno fa l'offerta che può: chi porta
-oro, argento, pietre preziose; chi bisso, porpora, cocco, giacinto.
-Per noi sarà già gran che, se potremo offrire pelliccie e lana di
-capra. Ma l'Apostolo dà più pregio alle nostre umili oblazioni. Onde
-tutto quel gran miracolo di bellezza del tabernacolo, che per mezzo di
-appropriati simboli è figura della chiesa presente e della futura, è
-velato di pelli e di cilizii. Sono le cose più vili quelle che servono
-a riparare dagli ardori del sole e dalla molestia delle pioggie. Simile
-cosa abbiamo fatto noi in molte altre cronache da noi scritte, edite ed
-emendate.
-
-
-a. 1212
-
-Or dunque l'anno sussegnato (1212) il Re di Francia col conte di
-Monforte si ascrisse a' crociati, e, per movere alla guerra insieme
-agli altri crociati, preparò quello stesso esercito che s'era
-battuto in Ispagna quando l'Imperatore de' Saraceni, che aveva seco
-cinquanta Re, fu sconfitto presso Muradal[2] da tre Re di Spagna;
-quel di Castiglia, quel di Navarra, e quello di Aragona, aiutati dai
-Portoghesi, de' quali undicimila caddero nella prima battaglia. Nel
-medesimo anno 1212, entusiasmata dal racconto di tre ragazzi di circa
-dodici anni, i quali _dicevano_ d'aver veduto in sogno.... assumer....
-il segno della croce.... dalle parti di Colonia.... una moltitudine
-innumerevole di poveri d'ambo i sessi e di ragazzi crociati, che
-pellegrinavano in Italia.... partì dicendo che avrebbero passato il
-mare a piedi asciutti, e col braccio di Dio redenta Terra Santa e
-Gerusalemme. Ma la finì che scomparvero quasi tutti. Lo stesso anno
-infierì una fame sì grande, specialmente in Puglia e nella Sicilia, che
-le madri facevano sin pasto de' loro ragazzi.
-
-
-a. 1213
-
-L'anno 1213 il giorno santo di Pasqua di Pentecoste, che cadde nella
-festa dei santi martiri Marcellino e Pietro cioè ai due di giugno,
-i Cremonesi, col solo aiuto di trecento militi Bresciani, accorsero
-unanimi col loro carroccio in soccorso dei Pavesi, molti de' quali
-erano stati fatti prigionieri dai Milanesi, presso Castelleone[3]
-come s'è detto più addietro, quando il Re da Pavia passò a Cremona.
-Ed ecco improvviso sorgere un gran rumore, ed erano i Milanesi,
-che col loro carroccio venivano volando come saette, e come folgori
-irrompevano. E in loro aiuto erano accorsi militi Piacentini, arcieri
-Lodigiani, Cremonesi fanti e cavalli, cavalleria Novarese e Comasca, e
-de' Bresciani altrettanti o più di quelli che abbiam già detto essere
-andati a soccorso de' Cremonesi. Tutta questa gente con unanime furore
-e clamore, con coraggio ed impeto, compatta come un sol uomo, urtarono,
-respinsero, fugarono, imprigionarono ed annientarono i Cremonesi e la
-milizia dei fuorusciti. Ma i Cremonesi riportarono in fine vittoria
-sui Milanesi ed alleati loro, e ne trassero il carroccio per m.... con
-gran trionfo ed esultanza nella città di Cremona. Lo stesso anno, a'
-13 di Giugno, il Comune di Bologna promise giurando di far guerra ai
-Modenesi a favore e servigio del Comune di Reggio, nè di far mai pace
-coi Modenesi senza il consentimento dei Reggiani.
-
-
-a. 1214
-
-L'anno 1214 i militi di Reggio in servigio dei Cremonesi e dei
-Parmigiani si recarono sulla diocesi di Piacenza per devastare
-le possessioni dei Piacentini, e posero gli alloggiamenti presso
-_Colomba_,[4] che è un monastero dell'ordine de' Cisterciensi.
-
-
-a. 1215
-
-L'anno 1215 Papa Innocenzo III celebrò un solenne concilio a
-S. Giovanni in Laterano. Egli.... corresse ed ordinò l'ufficio
-ecclesiastico im.... e vi aggiunse di suo, e tolse di quel che altri vi
-aveva intruso; _ma non_ è ancora bene ordinato secondo il desiderio di
-alcuni, _nè_ eziandio secondo la natura della cosa. Perocchè vi sono
-molte cose superflue, che inducono più noia che divozione in quelli
-che le ascoltano come in quelli, che le recitano. Tale sarebbe la _ora
-prima della domenica_, al momento che i sacerdoti dovrebbero dire le
-loro messe, e il popolo le aspetta; ma non vi ha chi dica messa, perchè
-i sacerdoti sono occupati nella recitazione della prima ora. Così il
-recitare diciotto salmi nell'ufficio notturno e della domenica prima di
-arrivare al _Te Deum laudamus_, d'estate, quando le pulci molestano,
-e le notti son brevi, e il caldo è intenso, e d'inverno per freddo,
-non fa che annoiare. Vi sono ancora molte cose da mutare in meglio
-nell'ufficio ecclesiastico; e sarebbe bene il farlo, perchè è zeppo di
-grossolanità, quantunque non riconosciute da tutti.
-
-
-a. 1216
-
-L'anno 1216 morì Papa Innocenzo III presso Perugia in Luglio, ed è
-sepolto nella chiesa episcopale. Al suo tempo fiorì rigogliosa la
-Chiesa, e tenne supremazia sull'Impero romano, e sopra i Re ed i
-Principi di tutta la terra. Ma l'Imperatore Federico, da lui esaltato e
-chiamato figlio della Chiesa, fu uomo pestifero, maledetto, scismatico,
-eretico, epicureo, coruttore di tutto il mondo, perchè seminò nelle
-città italiane tanto seme di divisione e di discordia, che dura
-tuttora; sicchè i figli, riguardo a' padri loro, possono ripetere
-il lamento profetico di Ezechiele 18.º: _I padri hanno mangiato
-l'agresto, ed i denti de' figliuoli ne sono allegati._ E parimente
-Geremia nell'ultimo de' treni: _I nostri padri hanno peccato, e non
-sono più: noi abbiam portate le loro iniquità._ Quindi pare verificata
-in Federico la profezia dell'abbate Gioacchino[5] all'Imperatore
-Enrico padre di lui, che si lamentava di suo figlio quand'era ancor
-giovinetto: _Il figlio tuo sarà perverso_, gli disse: _iniquo sarà
-il figlio tuo ed erede, o principe. Perocchè, diventato padrone,
-metterà sossopra il mondo, e calpesterà i santi dell'altissimo._
-Perciò si attaglia benissimo a Federico ciò che il signore per bocca
-di Isaia 10.º disse di Assur, ossia di Senacheribbo: _Penserà nel cuor
-suo di distruggere e di sterminare genti non poche._ Tutte queste
-cose si avverarono in Federico, come abbiamo veduto noi cogli occhi
-nostri, noi, che, ora che scriviamo, siamo nel giorno che è vigilia
-della Maddalena del 1283. Tuttavia si può scusare Papa Innocenzo di
-aver deposto Ottone ed esaltato Federico, perchè lo fece con buona
-intenzione, secondo il detto del salmo: _l'uno umilia, l'altro esalta._
-E nota che Innocenzo.... fu uomo generoso e _mag.... dis_. Perocchè
-una volta accostò a sè stesso stesa pel lungo la tunica inconsutile del
-signore per misurarla coll'altezza della propria persona, e gli parve
-che Gesù Cristo fosse di piccola statura; ma poi vestitosene, si trovò
-più piccolo di lui. E perciò gli entrò nell'animo una reverenza, che lo
-mosse a venerarla come era conveniente. Così quando predicava al popolo
-soleva tenersi sempre dinanzi il libro aperto. E quando i cappellani
-gli domandavano come mai un uomo, quale egli era, sapiente e letterato
-facesse tal cosa, rispondeva: Lo faccio per voi, per dare esempio a
-voi, che siete ignoranti e avete rossore di studiare. Ad Innocenzo
-successe Onorio III.
-
-L'anno 1216, millesimo già sunnotato, milizie e arcieri andarono in
-aiuto de' Bolognesi attorno a S. Arcangelo[6] contro quei di Rimini, e
-posero assedio a quel castello, e vi stettero lungo tempo, tanto che fu
-poi fatta la pace; e tutti quelli di Cesena, che erano nelle carceri
-di quei di Rimini, ed erano settecento, furono prosciolti. Cadde
-quell'inverno grandissima quantità di neve, e fece freddo intenso,
-sicchè ne furono distrutte le vigne, e il Po gelò e su quel ghiaccio
-le donne menavano le danze; e i cavalieri facevano correndo loro
-torneamenti; e i campagnuoli passavano il Po co' loro carri, barocci e
-treggie. Così durò due mesi. E allora lo staio del frumento si vendeva
-nove di quegli imperiali che erano in corso e lo staio della spelta
-quattro imperiali. E la Regina, moglie di Federico Imperatore, figlio
-del fu Imperatore Enrico, passò per Reggio di ritorno dalle Puglie,
-e in viaggio per raggiungere suo marito in Germania. E il Comune di
-Reggio le fece le spese per tutto il tempo della sua sosta in città.
-
-
-a. 1217
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-L'anno 1217 fu fatto Papa Onorio III, il quale convocò un concilio,
-in cui decretò che per virtù di quel solo decreto incorressero la
-scomunica tutti quelli che facessero una legge qualunque restrittiva
-della libertà della chiesa; e che nessun sacerdote o prelato studiasse
-giurisprudenza, nè vi fosse insegnamento di leggi a Parigi; depose un
-Vescovo, che non aveva letto il Donato[7]; e ordinò che stesse sempre
-acceso un lume davanti all'ostia consacrata, e che il sacerdote nel
-portarla agli infermi la tenesse sempre davanti al petto.
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-a. 1218
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-L'anno 1218 in Giugno i Reggiani andarono col loro esercito in aiuto
-de' Cremonesi e Parmigiani a Zibello[8] contro i Milanesi e loro
-alleati; e fu gran combattimento tra loro il giovedì tra le tempora;
-e molti d'ambe le parti ne morirono, e molti furono i prigionieri;
-e fu giurata un'alleanza tra Reggio e Parma. Guido da Reggio era
-allora Podestà di Parma. L'anno stesso i pellegrini cristiani cinsero
-d'assedio Damiata.
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-a. 1220
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-L'anno 1220 Federico figlio dell'Imperatore Enrico fu incoronato
-nella chiesa di S. Pietro in Roma da Papa Onorio III il dì di S.
-Cecilia vergine e martire; e sua moglie la Regina Costanza fu coronata
-Imperatrice con buona pace de' Romani; il che quasi mai s'è udito di
-altro Imperatore. Ed imperò trent'anni ed undici giorni; e morì il
-giorno compleanno della sua incoronazione in una piccola città della
-Puglia, che si chiama Fiorentino[9] presso Nocera[10] de' Saraceni.
-Nel millesimo suddetto da' Reggiani, Parmigiani e Cremonesi fu posto
-assedio a Gonzaga[11], che era occupata da' Mantovani e dal conte
-Alberto di Casaloddi della diocesi di Brescia. E l'anno stesso si
-fece il cavo Tagliata, o Incisa, e vi si immise il Po[12]; fu preso
-il castello di Bondeno[13] un martedì 16 di Giugno da' Mantovani,
-Veronesi, Ferraresi e Modenesi; e il 10 d'Agosto, giorno di S. Lorenzo,
-i Mantovani furono sconfitti, messi in fuga e fatti prigionieri da
-quei di Bedullo, che erano venuti da Fabbrico[4] e da Campagnola[4] per
-depredare e incendiare Bedullo[14] stesso.
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-a. 1221
-
-L'anno 1221 morì il beato Domenico ai 6 d'Agosto. Ed io frate Salimbene
-di Adamo di Parma nacqui quest'anno stesso ai 9 di Ottobre giorno di
-S. Dionigi e Donnino; e Baliano di Sidone, gran barone di Francia,
-che d'oltre mare era venuto a conferire con Federico II, mi tenne a
-battesimo, come mi dicevano i miei, nel battistero di Parma, che era
-accanto a casa mia. E me lo ha detto anche frate Andrea d'oltremare,
-della città di S. Giovanni d'Acri, dell'Ordine de' frati Minori, che
-vide e se ne ricorda, e si trovava col prenominato barone, come addetto
-alla sua famiglia e compagno di viaggio.
-
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-a. 1222
-
-L'anno 1222 furono colmate dai Bolognesi e Faentini le fosse della
-città di Imola, e ne furon portate le porte a Bologna. E lo stesso
-anno, a Reggio si sentì una fortissima scossa di terremoto, mentre
-Nicolò Vescovo di Reggio predicava nella chiesa maggiore di S. Maria; e
-fu sentito anche per tutta Lombardia e Toscana, e fu detto specialmente
-terremoto di Brescia, perchè ivi si fece sentire più terribilmente;
-sicchè fuggiti i Bresciani dalla città, se ne stavano all'aperto
-sotto padiglioni per non morire sepolti sotto le ruine delle case. E
-ne ruinarono molte case, torri e castelli de' Bresciani; i quali poi
-si erano tanto addomesticati con quel terremoto, che quando cadeva il
-pinacolo d'una torre, o una casa, stavano a guardare e scrosciavano
-dalle risa. Onde un tale disse in versi:
-
- Mille ducentis viginti Christe duobus,
- Postquam sumpsisti carnem, currentibus annis
- Talia fecisti miracula Rex benedicte:
- Stella comis variis augusti fine refulsit;
- Septembris pluvia vites submersit et uvas,
- Destruxitque domos, fluvii de more rapacis;
- Lunaque passa fuit eclypsim mense novembris;
- Christi natalis media quasi luce diei
- Terra dedit gemitus rugiens, tremuitque frequenter;
- Tecta cadunt, urbes quassantur, templa ruerunt;
- Exanimes dominos fecerunt moenia multos;
- Flumina mutarunt cursum repetentia fontes.
-
- L'anno mille e dugento e venti e due
- Dacchè vestisti le mortali spoglie,
- Queste rifulser maraviglie tue,
- O Re di quanto in terra e in ciel s'accoglie.
- L'arso Lion suo regno al fin volgea
- E il crin chiomata stella all'aura sciolse;
- La vergine dal grembo acque scotea
- E i tralci e l'uve ne percosse e tolse;
- E l'onde in fiume accolte, alto, vorace,
- Del colono atterraro il dolce albergo;
- Vide lo Scorpio la notturna face
- Ritrarsi oscura della terra a tergo;
- E in mezzo al dì che a noi ti fe' palese,
- Scossa tremò fra gemiti la terra,
- Mugghiò, ruggì a lunghe e più riprese
- Come ne fosse ogni elemento in guerra.
- Case crollar, crollar cittadi e tempi;
- Su l'ospite l'ostel di sè fe' monte,
- E i fiumi ancor con inauditi esempi
- Fuggir ritrosi a ricercar lor fonte.
-
-Mia madre era usa a dirmi che quando tirò quel terremoto io era
-nella mia cuna: ed essa si pigliò le mie due sorelle, ciascuna sotto
-un'ascella, perocchè erano piccine. E, lasciato me nella cuna, corse
-a casa di suo padre, sua madre e suoi fratelli, per timore, come essa
-diceva, che le cascasse addosso il battistero, che era lì accanto a
-casa mia. E perciò io non l'amava tanto caramente perchè doveva curarsi
-più di me, come maschio, che delle femmine. Ma essa diceva che le
-poteva portar meglio perchè grandicelle.
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-a. 1223
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-L'anno 1223 il 1º di Maggio i Mantovani sorpresero i Cremonesi, che
-conducevano quasi cento barche onerarie cariche di sale, e le posero a
-guasto e a ruba e le colarono in un fondaccio del Bondeno[15].
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-a. 1224
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-L'anno 1224 i Mantovani vennero con navi ad assediare la strada
-Reggiana nelle paludi e sopra la Tagliata e fecero cataste di legne per
-abbruciare i ponti e le navi, che erano in Ranfreda[16]. E fu allora
-che morì Giacomo da Palù, il quale fu cagione di gran discordia tra
-que' da Palù e[17] que' da Fogliano.
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-a. 1225
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-L'anno 1225 si fece una tregua tra' Reggiani e Mantovani per
-intromissione di Ravanino Bellotti di Cremona Podestà di Reggio.
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-a. 1226
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-L'anno 1226 ai 4 di Ottobre, sabbato a sera, il beato Francesco
-istitutore e guida dell'Ordine de' frati Minori passò dal naufragio di
-questa vita alle sfere celesti; e fu sepolto la domenica in Assisi,
-fregiato delle Stimmate di Gesù Cristo, vent'anni dopo il principio
-della sua conversione. Perocchè cominciò l'anno 1207 sotto Innocenzo
-III Papa, di cui si canta:
-
- Coepit sub Innocentio,
- Cu sumque sub Onorio
- Perfecit gloriosum.
-
- Succedens his Gregorius
- Magnificavit amplius
- Miraculis formosum.
-
- Raggiar vide Innocenzo l'alma stella,
- Che sotto Onorio il ciclo ognor più bella
- Compì gloriosa.
-
- Gregorio a lor successe, e a niun secondo,
- Per opre e per virtù mostrolla al mondo
- Maravigliosa.
-
-Parimente l'anno stesso morirono nel territorio di Canossa Ugolino da
-Fogliano[18] e Guido da Baiso[19].
-
-
-a. 1227
-
-L'anno 1227 fu gran caristia di biade e di ogni vittovaglia, sicchè lo
-staio del frumento si vendeva 12 sino a 15 soldi imperiali correnti; lo
-staio della spelta 5, 6 soldi imperiali; lo staio della melica 8 soldi
-imperiali, e la libbra di carne di maiale 12 soldi imperiali.
-
-
-a. 1228
-
-L'anno 1228 i Bolognesi col loro carroccio andarono attorno al castello
-di Bazzano[20], e contro loro corsero i Modenesi, i Parmigiani e
-i Cremonesi, e misero a fuoco le terre de' Bolognesi, e arrivarono
-sino nell'alveo del Reno, ove abbeverarono i loro cavalli. E quando
-tornavano indietro passando per Strada, i Bolognesi andarono loro
-incontro nella contrada di S. Maria in Strada[21], e s'ingaggiò tra
-loro un fierissimo combattimento, onde molti ne furon morti dell'una e
-dell'altra parte. Nel detto anno, mentre i Bolognesi stavano attorno
-a Bazzano, i Modenesi, Parmigiani e Cremonesi presero e bruciarono
-Piumazzo[22]. L'anno stesso, il dì di S. Cristoforo, cominciò a
-nevicare smodatamente; e sino a quel giorno era stato un sì bel tempo,
-e l'inverno tanto caldo che le strade ne erano polverose. E nel detto
-anno fu celebrata la prima messa nella chiesa della S. Trinità di
-Campagnola dal Cardinale Ugolino, che era direttore, protettore e
-censore dell'Ordine de' frati Minori, e facente funzioni di Legato in
-Lombardia. E morì Onorio; e l'anno stesso fu eletto Papa il prenominato
-Cardinale Ugolino d'Anagni, e fu chiamato Papa Gregorio IX. Questo
-Gregorio distrusse cinque volumi di decretali, e ne serbò materia
-per uno solo. Costui fu eziandio lungo tempo in rotta coll'Imperatore
-Federico II, che fece tanti danni a quella Chiesa di Dio, che lo aveva
-allevato e coronato; sicchè per poco sotto il prenominato Papa la nave
-di Pietro non ebbe a naufragare. Questo è quel che disse dei Pontefici
-romani l'abbate Gioachino, cioè che alcuni avranno a usar gran forza
-per tener testa ai Principi, altri passeranno i loro giorni in pace. Di
-fatto Alessandro III, Innocenzo III, Gregorio IX, e Innocenzo IV ebbero
-molte e dure lotte coi Principi della terra; Onorio III, Alessandro
-IV, e Clemente IV vissero in pace. Così il patrimonio di S. Pietro
-fu quasi tutto occupato dall'Imperatore Federico; e per la nequizia
-dell'Imperatore stesso molti prelati e Cardinali corsero molti pericoli
-in terra e in mare. Anche l'Ungheria in quell'anno fu assai devastata
-dai Tartari[23] e dai Cumani[24]. Questo Papa inoltre scomunicò i Greci
-perchè hanno un'erronea opinione intorno all'origine dello Spirito
-Santo, e perchè non vogliono obbedire al Capo della santa romana
-Chiesa. Lo stesso anno ai 16 di Luglio il beato Francesco fu ascritto
-all'albo dei Santi e fu canonizzato dallo stesso Papa, che canonizzò
-anche la beata Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria e moglie del
-Langravio di Turingia, la quale, tra altri innumerevoli miracoli......
-risuscitò 16 morti e diede la vista ad un cieco nato, e dal suo corpo
-sino ad oggi si vede stillare olio. Questa Santa, dopo la morte del
-marito, visse sotto l'obbedienza de' frati Minori, dei quali fu sempre
-devota.
-
-
-a. 1229
-
-L'anno 1229 i Bolognesi assediarono nel mese d'Agosto il castello di
-S. Cesario[25], e lo presero sotto gli occhi stessi de' Parmigiani,
-Modenesi e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti. Perocchè i
-Bolognesi s'erano fatto un trincieramento, sicchè quelli che erano
-di parte contraria, non potevano avvicinarvisi. Vi fu però una notte
-gran combattimento tra loro e i Bolognesi. Ma questi avevano sui carri
-manganelle, arnesi fino allora inusati ne' combattimenti, e scagliavano
-sassi contro il carroccio de' Parmigiani e contro le milizie loro
-alleate. Perciò il carroccio restò senza uomini a difenderlo, tranne
-Giacomo Boveri, a cui gridando i suoi che discendesse per non restare
-ucciso, esso se ne gloriava dicendo di morir volentieri ad onore del
-Comune di Parma. Ma l'Ecclesiaste VI dice: _Non essere stolto per non
-morire fuori del tuo tempo. — Perocchè è prudenza temere tutto ciò che
-può avvenire_, dice S. Girolamo. Tuttavia non restò ucciso, perchè
-il carroccio de' Parmigiani fu prontamente soccorso dai Cremonesi;
-chè Parmigiani e Cremonesi si amavano allora intimamente. Difatto
-in un altro combattimento, quando i Cremonesi ritornando dal Reno
-s'incontrarono co' Bolognesi e s'azzuffarono e furono sconfitti presso
-S. Maria in Strada, ebbero prontissimo aiuto dai Parmigiani, che pur
-essi tornavano dal Reno. Noto che in questa guerra si aveva anche
-fanteria, ma al combattimento presso Santa Maria in Strada non prese
-parte che la sola cavalleria. Nella battaglia.... a S. Cesario.... morì
-Bernardo di Oliviero di Adamo parmigiano, giudice facondo, e valente
-guerriero. La sua salma fu trasportata a Parma e posta nel battistero
-che era presso casa sua, e vi si lasciò sul feretro sino a che vi si
-raccolsero attorno i parenti e gli amici; poscia fu deposta nel suo
-monumento davanti alla porta della chiesa di S Agata[26], che è una
-cappella contigua alla chiesa Maggiore di Parma sul fianco meridionale.
-Questi era cugino di mio padre da parte di fratello; perocchè erano
-figli di due fratelli. E mio padre era Guido di Adamo, bell'uomo e
-robusto, che una volta, prima che io nascessi, andò oltre mare per la
-liberazione di Terra Santa, a tempi di Baldovino conte di Fiandra,
-della cui spedizione ho già parlato più sopra. Ed ho saputo da mio
-padre che altri lombardi in quelle contrade d'oltremare interrogavano
-gli indovini intorno allo stato delle loro famiglie, ma che egli non
-volle mai interrogarli; e quando tornò, trovò casa sua in tale stato
-che era una consolazione; e gli altri tutto di tristo trovarono, come
-avevan detto gli indovini. Da lui ho saputo anche che per bello e per
-buono fu lodato assai, sopra quanti ne aveva la sua compagnia, quel suo
-destriero, che seco condusse in Terra Santa. Mi raccontava poi anche
-che quando si ponevano le fondamenta del battistero, egli di sua mano
-vi pose pietre commemorative; e che ove fu edificato il battistero,
-ivi erano le casamenta de' miei parenti, i quali, dopo l'atterramento
-delle loro case, andarono a Bologna, ove ottennero la cittadinanza,
-e vi si chiamavano que' della _Cocca_. Quelli però del mio casato in
-antico si chiamavano Grenoni, come ho trovato in vecchie pergamene;
-poi sono stati detti di Adamo. Vi furono altri in Parma detti Greloni,
-scritto coll'_l_, che abitavano in co' di ponte, sulla strada che va
-a Borgo San Donnino, i quali davanti alla porta di casa avevano un
-olmo diventato famoso, e si diceva l'olmo di Giovanni Grelone. Quando
-dunque si dice che Oliviero Grenoni fondò il consorzio di S. Maria in
-Parma, fu Oliviero di Adamo, padre del giudice sunnominato. Imperocchè
-Adamo Grenoni ebbe due figli; l'uno detto Oliviero di Adamo; l'altro
-Giovanni di Adamo. Di Oliviero di Adamo nacquero due figli, cioè:
-Bernardo di Oliviero il sunnominato giudice, e Rolando di Oliviero.
-Da Bernardo di Oliviero poi vennero Leonardo, Emblanato, Bonifazio e
-Oliviero, quattro maschi; e quattro femmine, cioè: Aica, che è monaca
-di S. Paolo, Ricca, e Romagna, che è suora a Bologna nel monastero di
-S. Chiara, e Mabilia che morì nubile. Da Rolando di Oliviero nacquero
-sei figli: Bartolomeo, Francesco, Oliviero, Guido, Pino e Rolandino; e
-due figlie: Mabilia e Alberta. Giovanni di Adamo poi ebbe due figli,
-cioè: Adamino, che diventò uomo valente, cortese, splendido, e non
-lasciò figli; e Guido di Adamo, che ebbe quattro figli; primo de'
-quali fu Guido di Adamo, che stette sino alla morte nell'Ordine de'
-frati Minori. Questi ebbe per moglie una nobil donna di nome Adelasia,
-figlia di Gerardo Baratti; d'onde ebbe una figlia sola detta suor
-Agnese. Ambedue, madre e figlia chiusero lodatamente i loro giorni
-nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma. Frate Guido poi nel
-secolo fu marito, padre e giudice, e nell'Ordine de' frati Minori fu
-sacerdote e predicatore. Questi Baratti si recano a gloria la loro
-parentela colla Contessa Matilde, e si vantano d'aver quaranta del
-loro casato sotto le armi a servizio del Comune di Parma. Il secondo
-figlio di Guido di Adamo fu Nicolò, che morì ragazzo, secondo quel
-detto: _Fu tronco lo stame di vita mia mentre era ancora in orditura._
-Il terzo figlio fu quell'io che scrive, frate Salimbene, che giunto
-al bivio della lettera pitagorica[27], cioè al terzo lustro compito,
-sendo che tre lustri chiudono il ciclo delle indizioni, mi feci
-frate dell'Ordine de' Minori, nel quale vissi molti anni sacerdote e
-predicatore, e molte cose vidi, e abitai in molte provincie, e molte
-cose imparai. Nel secolo io era chiamato da alcuni Baliano di Saetta,
-e volean dire di Sidone, dal nome del prenominato personaggio, che mi
-fu padrino al fonte battesimale; ma i compagni mi chiamavano Ognibene;
-e con tal nome fui ammesso nell'Ordine per un anno intero. Andando poi
-dalla Marca d'Ancona ad abitare in Toscana, e _passando_ per la città
-di Castello[28], trovai in un romitaggio un nobile frate, antico e
-pieno d'anni e di meriti, che aveva nel secolo quattro figli militari,
-ed era stato come mi disse, l'ultimo frate che il beato Francesco
-aveva vestito e ricevuto nell'Ordine. Questi all'udire ch'io avevo
-nome Ognibene, rimase stupefatto e disse: Figlio, nessuno è buono,
-tranne Dio solo. Del resto tuo nome sia frate Salimbene, perchè _tu
-bene_ salisti, entrando in religione. E me ne rallegrai, intendendo
-che era mosso da ragioni, e vedendo che mi si imponeva il nome da
-così santo uomo. Però non ebbi quel nome che mi sarebbe stato tanto
-caro. Io avrei voluto esser chiamato Dionigi, non solo per reverenza
-a quell'esimio dottore, che fu discepolo dell'Apostolo Paolo, ma anche
-perchè nacqui il dì di S. Dionigi. E così ebbi a vedere l'ultimo frate,
-che il beato Francesco ricevette nell'Ordine, dopo il quale altri
-nessuno ricevette, nè vestì. Vidi anche il primo, cioè frate Bernardo
-di Quintavalle, col quale ho coabitato un inverno nel convento di
-Siena; e fu mio intimo amico, e raccontava a me e ad altri giovani
-molte e grandi meraviglie del beato Francesco: e da lui imparai molte
-e buone cose. Mio padre, durante tutta vita sua, si dolse del mio
-ingresso nell'Ordine de' frati Minori; nè mai se ne racconsolò, perchè
-non aveva altro figlio da lasciare erede. Anzi, venuto a Parma allora
-l'Imperatore, a lui sporse querela che i frati Minori gli avessero
-rapito il figlio. Perciò l'Imperatore scrisse a frate Elia ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori che, se tenevasi cara la sua grazia,
-lo esaudisse restituendo me a mio padre. Perocchè era stato frate Elia,
-che mi aveva ricevuto nell'Ordine, quando l'anno 1238 egli, mandato da
-Papa Gregorio IX, andava a Cremona dall'Imperatore. Allora mio padre
-corse ad Assisi[29] ove era frate Elia, e gli presentò la lettera
-dell'Imperatore, che cominciava così: _Per mitigare il dolore di Guido
-di Adamo, nostro fedele_, ecc. E frate Illuminato, che era in quel
-tempo segretario di frate Elia, e trascriveva in un quaderno a parte
-tutte le lettere più cospicue, che i principi della terra inviavano al
-ministro Generale, mi fece vedere una tal lettera, quando in processo
-di tempo ebbi ad abitare seco nel convento di Siena. Questo frate
-Illuminato fu poi anch'esso ministro della provincia di S. Francesco,
-e poi, fatto vescovo di Assisi, ivi morì. Frate Elia, letta la lettera
-dell'Imperatore, scrisse subito ai frati del convento di Fano, dove
-io abitava, che, se non si violentasse la mia volontà, in virtù di
-santa obbedienza, senza frappor tempo in mezzo, mi restituissero tosto
-a mio padre; ma che però se io non volessi ritornare con mio padre,
-mi tenesser caro come la pupilla del loro occhio. Arrivarono pertanto
-con mio padre molti cavalieri vicino al luogo ove era il convento di
-Fano per veder la cosa finire. Ai quali io fui fatto spettacolo; ma
-per me fu causa della mia salute. Radunati adunque i frati con que'
-secolari in capitolo, e dette molte parole dall'una parte e dall'altra,
-mio padre tirò fuori la lettera del ministro Generale, e la mostrò
-ai frati. E, lettala, frate Geremia custode del convento, a udita di
-tutti, rispose a mio padre: Signor Guido, noi non siamo insensibili
-alla voce del vostro dolore, e siamo pronti ad obbedire alla lettera
-del padre nostro. Or dunque vostro figlio è qui; l'età gli conferisce
-il diritto di disporre di se stesso; parli; interrogatenelo. Se vuol
-venir vosco, in nome del Signore ei se ne venga; ma se non vuol venire,
-noi non possiamo fargliene violenza. Mio padre allora mi domandò se io
-volessi ir seco. A cui io risposi; No; perchè il Signore dice in Luca
-IX: _Niuno, il quale, messa la mano all'aratro, riguarda indietro, è
-atto al regno di Dio._ E mio padre soggiunse: Tu non ti curi di tuo
-padre, nè di tua madre, che sono afflitti per te da tanti dolori.
-Ed io replicai: Veramente non me ne curo, perchè il Signore dice in
-Matteo X: _Chi ama padre e madre più che me, non è degno di me._ E
-anche di te dice: _Chi ama figliuolo, o figliuola più di me, non è
-degno di me._ Tu devi dunque, o padre mio, dare ascolto alla voce
-di colui, che fu appeso alla croce per conquistarci la vita eterna.
-Imperocchè è quel desso che dice in Matteo X: _Io son venuto a mettere
-in discordia il figliuolo contro al padre, e la figliuola contro alla
-madre, e la nuora contro la suocera. Ed i nemici dell'uomo saranno i
-suoi famigliari stessi. Ogni uomo adunque, che mi avrà riconosciuto
-davanti agli uomini, io altresì lo riconoscerò davanti al padre mio,
-che è ne' cieli; ma chiunque mi avrà rinnegato davanti agli uomini,
-io altresì lo rinnegherò davanti al padre mio, che è ne' cieli._ E se
-ne meravigliavano i frati, e ne godevano ch'io dicessi tali cose a
-mio padre. Il quale disse ai frati: Voi feste incantesimo al figlio
-mio, e lo traeste in inganno inducendolo a non fidare in me. Moverò
-contro voi nuove querele all'Imperatore e al ministro Generale. Del
-resto permettetemi di parlare col figlio mio in disparte e senza che
-voi siate presenti; e vedrete che incontanente verrà con me. E i frati
-acconsentirono ch'io parlassi con mio padre all'infuori della loro
-presenza, perchè pel linguaggio già tenuto da me, fidavano sulla mia
-fermezza. Ascoltavano però di dietro a una parete i discorsi che tra
-noi due si alternavano; e tremavano come giunchi in acqua per timore
-che mio padre co' suoi blandimenti mi piegasse. E non solo temevano per
-la salute dell'anima mia; ma eziandio perchè il mio ritiro poteva dare
-motivo ad altri di non entrare nell'Ordine. Disse adunque mio padre
-a me: Figlio mio diletto, non prestar fede a questi pisciintonaca di
-frati (cioè che scompisciano le tonache), che ti fecero inganno; ma
-vienne meco, e te ne darò ogni mio avere. Ma io risposi: Vanne, vanne,
-o padre mio. La sapienza dice ne' Proverbi III: _Non impedire di fare
-il bene a chi lo può: se puoi fallo anche tu._ E il padre mio colle
-lagrime agli occhi mi rispondeva dicendo: Che avrò dunque a dire alla
-madre tua, che è per te in continua afflizione? E gli replicai: Le
-dirai da parte mia: _Il padre mio e la madre mia mi abbandonarono; ma
-il Signore mi accolse tra le sue braccia._ Ed il Signore dice anche
-in Geremia III: _Tu mi chiamerai padre, e non cesserai di venire
-dietro a me._ E in Geremia III: _È un bene per quell'uomo, che si sarà
-sottomesso a disciplina sino dalla sua adolescenza._ Udendo mio padre
-queste risposte, e disperando del mio ritorno a casa, si gettò a terra
-al cospetto dei frati e dei secolari, che l'avevano accompagnato, e
-disse: Vanne a mille diavoli, maledetto figlio, e teco venga questo
-tuo frate, che è qui teco, e t'ha ingannato. La mia maledizione pesi
-sopra di voi in perpetuo, e vi getti in potere degli spiriti infernali.
-E si partì oltremisura turbato. Ma noi ne restammo assai consolati
-ringraziandone Iddio e dicendo: _Quelli ne malediranno, e tu ne
-benedirai. Perocchè chi è benedetto sopra la terra, sarà benedetto in
-seno a Dio, e così sia._ Si ritirarono pertanto anche i secolari assai
-bene edificati della mia costanza. Ma anche i frati se ne rallegrarono
-vivamente, perchè il Signore aveva mostrato la sua potenza per mezzo di
-me suo fanciullo; e conobbero la verità di quelle parole del Signore,
-che dice in Luca XXI: _Mettetevi adunque in cuore di non premeditare
-come risponderete a vostra difesa; perciocchè io vi darò bocca e
-sapienza, alla quale non potranno mai contrastare, nè contradire
-tutti i vostri avversari._ La notte susseguente poi me ne ricompensò
-la Vergine Beata. Mi pareva di essere in preghiera chinato a terra
-davanti l'altare, e udii la voce della beata Vergine, che mi chiamava.
-Alzata la fronte, vidi la beata Vergine seduta sull'altare, nel luogo
-appunto in cui si colloca l'ostia e il calice. E aveva il suo bambino
-in grembo, e me lo sporgeva dicendo: Accostati e sta sicuro, e bacia
-il figlio mio, cui tu ieri riconoscesti al cospetto degli uomini. Ma
-standomi io in atteggiamento di timida reverenza, vidi che il bambino
-stendeva le braccia festosamente aspettandomi. Fidente allora nella
-festevolezza e nella innocenza del bambino, non meno che in tanta
-degnazione della madre sua, m'accostai, e lo abbracciai, e lo baciai;
-e la madre sua benigna per buon tratto me lo lasciò tra le braccia. Ma
-non potendo soddisfare intera l'insaziabilità della mia brama, la beata
-Vergine mi benedisse e soggiunse: Vanne, figlio diletto, e riposa,
-chè i frati che si alzano pel mattutino non ti trovino qui con noi.
-Posai, e la visione disparve; ma nel mio cuore ne rimase una ineffabile
-dolcezza; e veramente confesso che non ebbi mai nel secolo a provare
-tanta delizia. Il che mi fece riconoscere la verità di quel detto
-della scrittura, che dice: _Per chi gusta lo spirito, non han sapore
-le cose carnali._ In quel torno, mentre io era ancora in Fano, vidi in
-sogno che un figlio di Tommaso Armari parmigiano uccideva un monaco,
-e contai il sogno al mio frate. Dopo pochi dì passava da Fano Amizone
-Amici, che andava in Puglia a prender dell'oro, e venne al convento de'
-frati, e mi fece visita perchè era un noto mio buon amico e vicino.
-E allora, girando col discorso alla larga, arrivai a domandare che
-fosse di quel tale (si chiamava Gerardo de' Senzanesii), e mi disse:
-Gran guaio gli pende sul capo, perchè l'altro dì ha ucciso un monaco.
-D'onde conoscemmo che talvolta i sogni sono veridici. Così pure intorno
-a quel tempo, quando mio padre passò da Fano per andare ad Assisi, i
-frati nascosero me e il mio frate per più giorni in casa di Martino
-di Fano, dottore di leggi; ed il suo palazzo era a mare. E talora
-veniva da noi, e con noi parlava di Dio e della divina Scrittura, e sua
-madre ne serviva il pranzo. Io poi, in processo di tempo, cioè quando
-Giacomo de' Penazzi era Podestà di Reggio e di Sesso, avuta autorità
-di eleggere un savio di qual paese mi piacesse, che accordasse in una
-certa questione Reggiani e Bolognesi, memore del beneficio ricevuto
-elessi lui. I Reggiani ne furono ben soddisfatti, ed egli ebbe poi
-stipendio da' Modenesi per insegnar leggi in Modena. In seguito,
-forse due anni dopo, i Genovesi lo elessero loro Podestà. Compiuto il
-tempo di questo suo ufficio, entrò nell'Ordine de' frati Predicatori,
-e vi chiuse lodata la sua vita. Perocchè ardeva a que' dì nella sua
-terra natale una gran guerra. E mentre viveva ancora nell'Ordine
-de' Predicatori, alcuni lo nominarono vescovo della sua città. Ma
-i Predicatori non volendolo perdere, non gli permisero di accettare
-l'episcopato. Io gli feci visita a Rimini nel convento de' Predicatori;
-e congratulandomi secolui e rallegrandomene, dissi: Tu hai fatto ora
-quello che una volta disse il Patriarca Giacobbe, cioè: _È giusto che
-talvolta io provvegga anche a casa mia._ Ed ebbe molto a grado questa
-citazione, e volle notarla. Egli sarebbe entrato nell'ordine de' frati
-Minori, se non ne l'avesse dissuaso il nostro confratello Taddeo di
-Buoncompagno, il quale essendo vessato dai frati perchè restituisse il
-mal tolto, se voleva essere riammesso in convento, disse a Martino:
-Tanto faranno anche a te se entrerai nell'Ordine. E così Martino per
-timore si diede all'Ordine de' Predicatori; e forse fu meglio per
-lui e per noi. A quel tempo stesso frate Elia avendo saputo ch'io
-aveva mostrata fortezza di proposito e m'era fermato nell'Ordine, mi
-mandava un saluto e un segno della sua grazia, notificandomi che se mi
-fosse piaciuto abitare in qualche altra provincia dell'Ordine, glielo
-facessi sapere, chè egli avrebbe subito disposto ch'io andassi dove
-volessi. E gli feci conoscere che avrei desiderato appartenere alla
-provincia di Toscana. Erano allora meco in convento a Fano due frati
-Toscani, dal cui consiglio mi lasciai guidare: ed erano frate Vitale da
-Volterra, che era ripetitore di frate Umile da Milano nostro lettore;
-e frate Mansueto da Castiglione Aretino, che diventarono poi lettori
-e uomini di gran valore nell'Ordine. E siccome il convento dei frati
-Minori di Fano era fuori di città a mare, e mio padre aveva promesso
-denaro ai corsari d'Ancona se mi rapissero, trovandomi a passeggio
-sulla spiaggia, come anche n'avea promesso ai famigli del Podestà di
-Fano, che erano venuti là da Cremona, io andai per una quaresima ad
-abitare nel convento di Jesi, finchè dopo Pasqua arrivò la lettera del
-ministro Generale. Jesi è la città, ove è nato l'Imperatore Federico,
-il quale, corse fama, che fosse figlio di un beccaio di Jesi; perchè
-donna Costanza Imperatrice era molto innanzi negli anni[30] quando
-l'Imperatore Enrico la sposò; nè, a quanto si dice, ebbe mai altro
-figlio nè figlia che questo. Laonde si diffuse voce che, ricevutolo
-dal padre vero dopo una simulata gravidanza, se lo pose sotto per
-farlo credere partorito da lei. E tre cose mi persuadono che sia
-vero: 1. perchè ricordo d'aver letto che ciò fecero più altre donne;
-2. perchè Merlino scrisse di lui: _Federico II di nascita insperata e
-miracolosa_; 3. perchè Re Giovanni, che fu Re di Gerusalemme e suocero
-dell'Imperatore, un dì con animo irato e ciglia agrottate, in sua
-lingua francese, lo chiamò figlio di un beccaio, perchè voleva uccidere
-Gualterotto suo consanguineo. E perchè non poteva avvelenarlo, gli era
-necessità ucciderlo di spada, quando sedesse a giocare agli scacchi
-coll'Imperatore, perchè questi temeva che non avvenisse caso, in cui il
-regno di Gerusalemme si devolvesse a Gualterotto. Re Giovanni lo seppe;
-e andò, prese per un braccio il nipote, che giocava coll'Imperatore, lo
-tirò lungi dal tavolo del gioco, e bruscamente nel suo francese lanciò
-all'Imperatore questo rimprovero: _Figlio d'un diavolo di beccaio._
-E l'Imperatore s'intimidì, e non osò risponder verbo; perocchè
-Re Giovanni era alto di statura e tarchiato, e robusto e destro a
-battersi, tanto da essere creduto un altro Carlo figlio di Pipino.
-E quando in guerra colla clava ferrata batteva colpi a destra e a
-sinistra, fuggivano i Saraceni dal suo cospetto, come se avessero visto
-il diavolo, o un leone all'assalto per divorarli. Di fatto a suo tempo
-correva voce che non vi fosse soldato migliore di lui. Laonde in lode
-sua e di maestro Alessandro, che era il più dotto chierico del mondo,
-e apparteneva all'Ordine de' frati Minori, ed insegnava a Parigi, fu
-composta una canzone parte in francese e parte in latino, ch'io stesso
-cantai molte volte, e incominciava così: _Avent tutt mantenent n....
-piz._ Questo Re Giovanni, quando i suoi gli vestivano le armi prima di
-andare alla battaglia, tremava come giunco in acqua; ed interrogato
-talvolta perchè tremasse, egli che in guerra era robusto e poderoso
-combattente, rispondeva che del corpo suo non si pigliava pensiero; ma
-temeva che non fossero giusti i conti dell'anima sua con Dio. Questo
-è quello che dice la Sapienza ne' Proverbi 28: _Beato l'uomo che si
-spaventa del continuo; ma chi indura il suo cuore caderà nel male._
-E l'Ecclesiastico 18: _Il sapiente teme sempre._ Anche S. Girolamo
-dice: _È prudenza temere tutto ciò che può accadere._ Ma i peccatori
-temono quando non c'è ragion di temere; e quando c'è di che temere
-(cioè l'offesa di Dio) allora non temono, siccome temeva Giobbe, che
-di sè stesso diceva 31: _Perocchè temei sempre Dio come una piena di
-acque sospesa sopra di me, e la maestà di Lui non poteva io sostenere._
-Tale fu Re Giovanni. Perciò gli accadde ciò che dice l'Ecclesiastico
-33: _A chi teme il Signore nulla avverrà di male, ma nella tentazione
-Iddio lo salverà e lo libererà dai mali._ E così fu. Perocchè si fece
-frate Minore, e sarebbe stato nell'Ordine per tutta vita sua, se la
-vita gli avesse data lunga Iddio. Lo ammise all'Ordine, e gli fece
-la vestizione il ministro della Grecia frate Benedetto di Arezzo,
-santo uomo. Questo Re Giovanni fu avo materno del Re Corrado figlio
-dell'Imperatore Federico. Un'altra figlia di Re Giovanni si maritò con
-Baldoino Imperatore di Costantinopoli, dopo la cui morte Re Giovanni
-fu Balì dell'impero pel nipote ancor minore. Quando questo Re Giovanni
-sguainava la spada e nel forte della pugna si infiammava, nessuno
-osava star di piè fermo al suo cospetto, ma lo fuggivano vedendo quanto
-vigoroso e prode guerriero ei fosse. A cui si può applicare quel che
-di Giuda Macabeo leggiamo I. 3: _Egli nel suo fare era simile ad un
-leone, e ad un lioncello che rugge veggendo la preda._ Ricevuta adunque
-la lettera di frate Elia ministro Generale, partii per la Toscana,
-e vi abitai ott'anni; due a Lucca, due a Siena, quattro a Pisa. Nel
-primo anno della mia dimora a Lucca scadde da ministro Generale frate
-Elia, e fu creato frate Alberto da Pisa. E il sole si ecclissò, come
-vidi io co' miei occhi, nel mattino dei 3 Giugno a nona 1239. Quando
-io abitava in Pisa era giovinetto, e mi condusse una volta a cerca del
-pane un certo frate laico, sporco e d'animo leggero, ed era Pisano, che
-poi andato ad abitare nel convento di Fiesole, non so per quale follia
-o disperazione si gettò nel pozzo, d'onde lo estrassero i frati; ma
-pochi giorni dopo, sparve, e non fu possibile rinvenirlo in nessuna
-parte del mondo. Perciò i frati sospettarono che se l'avesse portato
-via il diavolo; egli se lo saprà. Essendo io dunque secolui in Pisa,
-e andando insieme colle nostre sporte a questua di pane, c'imbattemmo
-in un cortile, nel quale entrammo tutt'e due; ed eravi una vite
-frondosa, tutta distesa al di sopra, il cui verde era dilettevolissimo
-a vedere, e sotto all'ombra era una soavità a riposare. Ivi erano
-leopardi e molte altre fiere d'oltremare, che lungamente guardammo,
-perchè ogni cosa nuova e bella si guarda volentieri. Eranvi anche
-fanciulli e fanciulle di età già idonea, a cui la ricchezza delle
-vesti, e l'avvenenza del volto aggiungevano ornamento ed amabilità.
-Ed avevano in mano, sì gli uni che le altre, violoni, viole, cetre e
-diversi altri strumenti musicali, da cui traevano dolcissimi suoni, e
-li accompagnavano con una mimica appropriata. Ivi nessuno si moveva,
-nessuno parlava: tutti ascoltavano in silenzio. E il canto era sì nuovo
-e delizioso e per le parole, e per la varietà delle voci e il metodo
-di cantare, che inondava il cuore di giocondità. Nulla dissero a noi;
-nulla noi dicemmo a loro. E la musica tanto vocale che instrumentale
-non cessò mai per tutto il tempo che ci fermammo là; e ci stemmo
-gran tempo e non sapevamo dipartircene. Non so (sallo Iddio) d'onde
-venisse tale apparato di tanta letizia; perocchè nè prima ne avevamo
-mai visto un simile, nè dopo ne fu mai dato vederlo. Usciti di là, mi
-venne incontro un uomo, ch'io non conosceva, e che si disse parmigiano;
-e cominciò a trattenermi, e a sgridarmi acremente, e ad insultarmi,
-e a dire: Vanne, vanne, o miserabile. Molti mercenarii in casa di
-tuo padre hanno abbondanza di pane e di carne; e tu vai di porta in
-porta a mendicare il pane da chi non ne ha, mentre tu potresti darne
-di tuo a molti poveri. Sarebbe meglio che tu ora sul tuo destriero
-caracollassi per Parma, e rendessi lieti i tristi, con torneamenti, e
-fossi spettacolo alle donne e solazzo agl'istrioni. Sappi che tuo padre
-è consunto dal dolore, e tua madre, perchè non può più veder te, che
-sei il suo amore, quasi più non ispera in Dio. A cui io risposi: Vanne
-tu, miserabile che sei, vanne; tu non sai di quelle cose, che sono
-di Dio, ma soltanto di quelle che sono degli uomini carnali. Ciò che
-dici, la carne e il sangue lo rivelò a te, non già il padre celeste.
-Invero consigliando tu tali cose, tu credi dir bene; ma non t'avvedi
-che sei misero, e povero, e cieco, e nudo. Perocchè dei peccatori del
-mondo dice la divina Scrittura: _Camminarono al seguito della vanità,
-e diventarono vani. Vanità di vanità,_ dice la Sapienza, _e tutto
-vanità._ E altrove: _Nella vanità s'affrettarono a venir meno i giorni
-e gli anni loro._ E soggiunge Giobbe 21: _Essi alzano la voce col
-tamburo e con la cetera; e si rallegrano al suon dell'organo; logorano
-la loro età in piacere, e poi in un momento scendono nel sepolcro._
-Ma perchè l'uomo animale non sente le cose che sono dello spirito di
-Dio (perocchè è stolto e non può intendere), udite queste mie parole,
-partì confuso per non saper che rispondere. Pertanto terminata la
-nostra questua, cominciai la sera a pensare e ripensare nella mia mente
-quelle cose che avevo vedute e udite, perchè se avessi avuto a vivere
-nell'Ordine cinquant'anni così questuando, non solo sarebbe stato
-per me troppo lunga carriera, ma eziandio una fatica che mi avrebbe
-fatto diventar rosso di vergogna, e sarebbe stata insopportabile alle
-mie forze. E per tali pensieri avendo passato quasi tutta la notte in
-veglia, quando piacque a Dio presi un po' di sonno, nel quale Iddio
-mi mandò una bellissima visione, che mi diede una consolazione, una
-giocondità, una dolcezza ineffabile. E allora conobbi che è necessario
-l'aiuto di Dio, quando più non può l'aiuto dell'uomo. E così mi pareva
-di andare da porta a porta in cerca del pane, come sogliono fare i
-frati; e camminava per via S. Michele di Pisa dalla parte dei Visconti;
-perchè dall'altra parte i mercanti parmigiani avevano una casa, ove
-ospitavano, detta dai Pisani _Fondaco_, e da quella mi teneva lontano,
-in parte per vergogna, non essendo io ancora bene fortificato in
-Cristo, e perchè chi teme Dio, nulla trascura; in parte perchè temeva
-di udirmi dire, a nome di mio padre, parole, che scuotessero il mio
-proponimento. E mio padre, vita sua durante, mi ha sempre tentato,
-mi ha sempre tese insidie per togliermi dall'Ordine di S. Francesco;
-nè mai s'è riconciliato meco perseverando sempre nella sua durezza.
-Scendendo poi dalla parte dell'Arno per borgo S. Michele, ecco che
-d'improvviso guardai e vidi il Figlio di Dio, che usciva d'una casa,
-e mi portava pane, e me lo poneva nella sporta. Altrettanto faceva
-la beata Vergine, altrettanto Giuseppe nutricatore del bambino Gesù,
-e che aveva sposata la beata Vergine, seguitando finchè fu terminata
-la cerca e piena la sporta. È di uso in quel paese che la sporta
-si lascia a pie' delle scale, coperta di un panno e il frate sale a
-domandare il pane, e' lo porta giù e lo ripone nella sporta. Quando poi
-fu terminata la cerca e piena la sporta, il Figliuol di Dio mi disse
-ecc.... La visione adunque or ora raccontata è vera, e nulla ha di
-falso; ma qualche osservazione vi si aggiunse relativa al questuare,
-quando maestro Guglielmo del Santo Amore fece un opuscolo, cui Papa
-Alessandro IV riprovò e distrusse, perchè in quello diceva che tutti i
-religiosi e predicatori della parola di Dio, che vivevano di limosina
-non potevano salvarsi. Dopo dunque la predetta visione, mi feci così
-saldo in Cristo, che quando venivano, mandati da mio padre, o istrioni,
-o cavalieri, di que' che si dicono di curia, per distaccare il mio
-cuore da Dio, io mi curava tanto di loro, come della quinta ruota del
-carro. Un giorno venne uno da me, e disse: Vostro padre vi saluta, e
-manda a dire che vostra madre vi vuole un giorno vedere anche a costo
-d'aver a morire il giorno dopo. E credette d'aver detto cosa più che
-potente a piegarmi. Ma sdegnato risposi: Partiti da me, o miserabile,
-perchè io non ti darò più ascolto. Mio padre è Amoreo[31]; mia madre è
-Cetea[32]. E ritirossi confuso, nè si vide più. Dopo otto anni passati
-in Toscana andai nella provincia di Bologna, ove fui ricevuto e fatto
-uno dei loro. E nel tempo che io abitava nel convento di Cremona, e
-l'Imperatore Federico, già deposto dall'Impero, si trovava a Torino in
-viaggio per Lione allo scopo di imprigionare il Papa coi Cardinali,
-come era comune opinione, ed il figlio di lui Enzo era coi Cremonesi
-all'assedio di Quinzano[33], castello dei Bresciani, Parma, la mia
-città natale, si ribellò all'Impero, e si diede in tutto alla Chiesa,
-e fu una domenica 16 Giugno 1247. E allora venni ad abitare a Parma,
-dove era Legato Gregorio di Montelungo, che poi resse molti anni la
-chiesa di Aquileia. E l'anno stesso essendo la mia città assediata
-da Federico Imperatore deposto, partii per Lione e vi arrivai il dì
-d'Ognissanti. E subito il Papa mandò cercandomi, e tenne meco in sua
-camera famigliare colloquio, poichè dal tempo della mia partenza da
-Parma sino a quel momento, nè eragli arrivato alcun messo, nè aveva
-ricevuto lettere. E mi fece molte grazie, esaudì cioè le mie suppliche,
-perchè era uomo cortese assai e liberale. Or diciamo ciò che resta
-della mia parentela. Il quarto figlio di mio padre, natogli da una
-concubina, che aveva nome Rechelda, fu chiamato Maestro Giovanni, ed
-era bell'uomo e prode guerriero. Questi uscì volontario da Parma,
-e fece adesione al partito imperiale. Ma poi pentitosene, fece il
-pellegrinaggio di S. Giacomo di Compostella, d'onde ritornando, di
-piena e sola sua volontà si fermò a Tolosa; e avutane la cittadinanza,
-prese moglie, da cui ebbe figli e figlie. In seguito poi malò, e,
-confessatosi dai frati, morì, e fu sepolto nel convento dei frati
-Minori di Tolosa. Egli era tanto cortese e liberale, che soccorreva
-di assai buon animo tutti gli italiani; li conduceva in casa sua
-e dava loro lauti banchetti; specialmente ai conoscenti, ai poveri
-ed ai pellegrini, i quali di ritorno poi mi riferivano queste cose.
-Inoltre mio padre ebbe tre figlie, belle donne e nobilmente maritate.
-La prima avea nome Maria[34]; la seconda Caracosa, che, mortole il
-marito, entrò nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma; e,
-dopo alcuni anni, si associò alcune suore del monastero di Parma, le
-condusse a Reggio, dove non erano monache dell'Ordine di S. Chiara, e
-fu loro Priora. Finalmente si fece esonerare dall'ufficio, e ritornò
-al monastero di Parma, ove finì lodatamente la sua vita. Ella fu donna
-amabile, saggia, onesta e cara tanto a Dio che agli uomini: l'anima sua
-riposi in pace. La terza mia sorella fu Egidia, dalla quale nacquero
-quattro figli, che morirono tutti, eccetto il primo, chiamato Andrea
-da Puzulesio, e fu gran legista. La madre di mio padre, mia nonna,
-aveva nome Ermengarda, donna saggia e morì centenaria. Con essa abitai
-quindici anni in casa di mio padre; e quante volte mi consigliò di
-schivare le male compagnie, e di farmene delle buone, e che fossi
-savio, morigerato e buono, altrettante essa sia benedetta da Dio; e sì
-che spesso lo faceva. Fu deposta nel sepolcro surricordato, comune a
-noi e a quelli del nostro casato. Tuttavia mio padre ebbe un monumento
-proprio e nuovo, in cui nessuno ancora era stato sepolto, nella piazza
-vecchia, davanti alla porta del battistero, essendo il primo già tutto
-occupato. La sorella di mio padre aveva nome Gisla, che, maritata, ebbe
-due figlie Crisopola e Vilana, espertissime nel canto. Il padre loro
-Martino di Ottolino degli Stefani fu uomo solazzevole, soave e giocondo
-e passionato di ber vino; abilissimo a cantare con accompagnamento
-di strumenti musicali; non però menestrello. Questi una volta gabbò
-e canzonò in Cremona maestro Gerardo Patecelo, che fece un libro
-intitolato i _Tristi_. E ben gli stette; se lo meritava. La madre di
-frate Guido, mio fratello, fu Gisla Marsilii, che furono in antico
-gentiluomini e potenti in Parma; e abitavano nella parte inferiore di
-piazza vecchia accanto all'episcopio; famiglia numerosa assai, e de'
-quali conobbi molti, e alcuni di loro vestivano di colore scarlatto,
-specialmente quelli che erano giudici. Io aveva anche parenti da parte
-di mia madre, che era figlia di Gerardo da Cassio, bel vecchio, e
-morto, credo, centenario, sepolto nella chiesa di S. Pietro. Ed ebbe
-tre figli: Gerardo che fece un libro intorno al comporre; perocchè fu
-gran maestro di stile nobile; Bernardo uomo senza lettere, ma semplice
-e puro; ed Ugo, uomo di lettere, giudice e assessore, solazzevole,
-che era sempre in compagnia dei Podestà essendo loro avvocato.
-Questi ebbe un figlio, che nell'Ordine de' frati Minori fu sacerdote
-e predicatore, letterato, onesto, costumato e buon religioso; e si
-chiamava frate Giacomo da Cassio, e morì in Sicilia, credo, a Messina.
-Mia madre poi aveva nome Imelda, umile, devota, limosiniera, e che
-spesso digiunava. Non fu mai vista in collera, non battè mai alcuna
-sua fantesca. D'inverno voleva sempre, per amore di Dio, tener qualche
-povera montanara a svernare in casa sua, e le dava vitto e vestito
-quantunque avesse sempre altre persone pel servizio della famiglia.
-Per lei Papa Innocenzo a Lione mi diede una lettera di ammissione
-all'Ordine di S. Chiara. Ne diede un'altra a mio fratello Guido, quando
-i Parmigiani lo mandarono inviato al Papa. Essa è sepolta nel monastero
-di quelle donne dell'Ordine di S. Chiara; e l'anima sua per grazia
-della misericordia di Dio riposi in pace; e così sia. Mia nonna, madre
-di mia madre, aveva nome Maria, bella e paffuta, sorella di Aicardo
-di Ugo di Aimerico, che furono in Parma giudici, ricchi e potenti, ed
-abitano presso la chiesa di S. Giorgio[35]. E rifacendomi più indietro
-dirò che Bernardo di Oliviero, e Rolando di Oliviero di Adamo, che
-erano due fratelli germani, la cui madre aveva nome Vitella, ch'io ho
-veduta centenaria, ebbero due sorelle, belle donne e saggie, ch'io ho
-conosciute: e l'una aveva nome Giacoma, che sposò Guido Pecorari, e
-non ebbe figli; l'altra Caracosa, che sposò Naimerio Panizzari, e le
-nacque un figlio, cui pose nome Gerardo, che fu poi a sua volta padre
-di molti figli e figlie. Il primo de' quali fu chiamato frate Giacomo
-oltremarino, perchè stette molti anni oltremare. Questi era figlio
-d'un mio cugino, e nell'Ordine de' frati Minori fu uomo di gran vaglia,
-sacerdote, predicatore, gran letterato, sapeva l'arabo, o saraceno, ed
-il francese. Nel ministero della prelatura fu uomo valente, onesto,
-buono e santo. Morì a Modena e fu sepolto nel convento de' frati
-Minori. Un altro fratello di lui aveva nome Bernardo. Degli altri non
-parlo. Prima loro sorella fu Avanza, donna bellissima, da cui nacque
-una figlia, che nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Parma, si
-chiama Caracosa onesta e devota. Seconda loro sorella fu Gisa, che ebbe
-due mariti e figli e figlie. Terza, Maria, bella donna, saggia, onesta,
-che morì nel monastero dell'Ordine di S. Chiara in Imola. Inoltre del
-mio casato nel monastero di S. Benedetto, tra il Po e il Larione[36],
-ove è sepolta la Contessa Matilde, nella diocesi di Mantova, vi fu un
-sacerdote, santo uomo e personaggio cospicuo, ch'avea nome Villano.
-Nel monastero poi di Brescello vi fu Corrado figlio di Bernardo, figlio
-di quel Leonardo giudice, da cui incominciammo, che morì in _guerra_,
-la cui donna avvenentissima fu Caracosa, prudentissima e sagacissima
-donna, che governò benissimo casa sua dopo la morte del marito, ed era
-della famiglia Zampironi. Ma io frate Salimbene e mio fratello Guido
-di Adamo, entrando in religione senza figli nè maschi, nè femmine,
-spegnemmo il nostro casato per riaccenderlo in cielo. E di renderlo
-luminoso si degni concedermelo Colui che vive e regna col Padre e
-collo Spirito Santo ne' secoli, de' secoli e così sia. Ecco che senza
-volerlo ho descritto la genealogia della mia famiglia; molti però ne
-ommisi per brevità sì antichi, che moderni. Ma, avendola cominciata,
-mi parve bene compirla per cinque ragioni: 1. perchè suor Agnese, mia
-nipote, che è nel monastero di S. Chiara in Parma, ove andò a chiudersi
-per amor di Gesù quando era ancora ragazza, mi pregò di tessere questa
-genealogia, perchè non aveva mai potuto aver contezza della madre di
-suo padre; e così da questa edotta, conoscerà da quali progenitori
-discende tanto per padre come per madre. Ed ora dalla suddescritta
-genealogia saprà che per padre discende da quelli che si denominavano
-di Adamo, e che in antico si appellavano de' Grenoni; per madre
-discende dai Baratti, i quali si biforcano in due casati. Perocchè vi
-sono i Baratti così detti i Negri, che parteggiarono per l'Impero; e
-vi sono i Baratti, chiamati i Rossi, che tennero sempre per la Chiesa,
-dai quali discendeva Suor Agnese, come più sopra è detto. E tutti
-questi Baratti, i Negri e i Rossi, nati da un sol ceppo, ossia da una
-sola radice, erano figli di due donne, l'una a nome Barattina, l'altra
-Ghibertina, di cui abbiamo scritto largamente più sopra... La seconda
-ragione della suddescritta genealogia è perchè suor Agnese sappia per
-chi debba pregare Iddio.... Il che si può dimostrare nei molti, che
-la morte rapì a nostri giorni. E tutti quelli, che ho nominati nella
-genealogia del mio parentado, li vidi tutti, eccetto pochi, nel breve
-giro di sessant'anni. Perocchè non ho visto Adamo de' Grenoni, che fu
-padre di mio nonno paterno; nè ho veduto i suoi due figli, Oliviero e
-Giovanni di Adamo, il quale ultimo fu mio nonno; nè Adamino figlio di
-lui, fratello di mio padre, militare, come anche Emblavato e Rolando
-di Oliviero; nè ho visto il monaco di S. Benedetto. Tutti gli altri
-che ho nominato, e conobbi, or non son più..... Diciamo ora perchè ho
-premesso queste cose. Ho visto a' miei giorni in molte parti del mondo
-molti casati spenti. E per non toglierne esempi di lontano, in Parma
-il casato di quei da Cassio, d'onde uscì mia madre, non ha più maschi.
-Il casato de' Pagani, ch'io conobbi gentiluomini ricchi e potenti, è
-spento. Così il legnaggio de' Stefani, famiglia numerosissima, ricca
-e potente, è sfumato..... Ora ritorniamo all'Ordine ed al corso della
-nostra storia, e ripigliamola là dove lasciammo. Dicemmo di sopra che
-nel 1229 nel mese d'Agosto i Bolognesi assediarono il castello di S.
-Cesario e lo presero sotto gli occhi stessi dei Modenesi, Parmigiani
-e Cremonesi, che ivi erano co' loro eserciti, e che una notte vi fu
-gran battaglia tra loro e i Bolognesi. Furono allora portate via ai
-Bolognesi moltissime manganelle, ch'io ancor fanciullo vidi nella
-piazza vecchia di Parma, tra il battistero, l'episcopio e la facciata
-del Duomo. E quella battaglia fu combattuta accanitamente e con
-grande strage di fanteria e di cavalleria d'ambe le parti. I Bolognesi
-che ne restarono malconci, stanchi e affannati diedero le spalle al
-nemico, e fuggirono abbandonando sul campo il carroccio loro e quanto
-avevano. I Modenesi vollero torre il carroccio de' Bolognesi e tirarlo
-a Modena, ma i Parmigiani non acconsentirono, dicendo che non è bene
-fare ai nemici tutto il male che si può; e che tal cosa sarebbe un'onta
-incancellabile e provocativa di grandi mali. E i Modenesi accolsero il
-consiglio dei Parmigiani come di amici ed alleati; quindi lo mandarono
-in Piumazzo, castello de' Bolognesi, e ritornarono alla loro città.
-(È da sapere che nell'esercito de' Bolognesi, in detta battaglia, che
-fu combattuta contro i Parmigiani, i Modenesi e i Cremonesi, v'erano
-anche i Milanesi, i Piacentini, i Bresciani e tutti i Romagnoli). In
-questo esercito Pagano di Alberto di Egidio de' Pagani, che era Podestà
-di Modena, fece cavaliere suo figlio Enrico, e dissegli: Va, assalta
-il nemico, e battiti valorosamente. E così fece; ma sul principio
-della battaglia, ferito di lancia, grondava sangue dal suo corpo,
-come mosto da un bigoncio, a cui sia stato levato via lo zipolo, e
-poco dopo spirò. Saputolo suo padre, disse: D'aver fatto cavaliere
-mio figlio non son pentito, essendo morto battendosi da valoroso;
-e l'ho udito io dal padre stesso. Nel combattimento di S. Maria in
-Strada morì anche Zangaro Sanvitali di Parma, famoso cavaliere e gran
-guerriero. Della stessa famiglia morì pure nella battaglia di San
-Cesario Guarino gran soldato e dotto nell'armi, ed era cognato di Papa
-Innocenzo IV. Perocchè ebbe moglie una sorella di questo Papa, dalla
-quale gli nacquero sei figli ed una figlia, ch'io conobbi tutti, ed
-erano belli, robusti e paffuti. Il primo ebbe nome Ugo Sanvitali, il
-secondo Alberto, che fu molt'anni canonico del Duomo: poi fu molti
-anni l'Eletto (vescovo) della chiesa parmense. Non fu sacerdote,
-perchè non volle, e morì diacono, nè fu consacrato Vescovo. Fu sepolto
-nell'ala del Duomo dove soleva tenersi il carroccio, di dietro al
-coro dei Canonici, dalla parte del convento de' frati Minori; e Obizzo
-di Lavagna[37], che fu vescovo di Parma e zio di Papa Innocenzo IV è
-sepolto inferiormente. Questo Alberto, Eletto della chiesa parmense,
-era bell'uomo poco istruito, ma onesto. Fu mio conoscente ed amico, e
-mi disse che mio padre sperava di ottenere la mia uscita dall'Ordine
-de' frati Minori per mezzo di Papa Innocenzo. Ma la morte troncò ogni
-sua speranza. Papa Innocenzo conosceva mio padre, perchè era stato
-canonico della Chiesa parmense, ed era uomo di molta memoria; e mio
-padre abitava vicino al Duomo. Inoltre aveva maritata sua figlia Maria
-con Azzone fratello consanguineo di Guarino cognato del Papa; e perciò
-sperava che col mezzo dei nipoti del Papa, e della famigliarità che
-aveva col Papa stesso, questi m'avrebbe restituito a lui, specialmente
-perchè non aveva altri maschi. La qual cosa il Papa non avrebbe mai
-fatta; al più forse per consolare mio padre m'avrebbe conferito un
-vescovado, od altra dignità. Perocchè era uomo liberale assai, come
-appare nelle dichiarazioni fatte alla Regola de' frati Minori, e in
-altre molte cose. Teneva sempre seco gran numero di frati Minori, ai
-quali fabbricò anche un convento e una bella chiesa presso Lavagna,
-sua terra nativa, dove avrebbe voluto tenere sempre venticinque
-frati Minori, e li avrebbe provveduti di libri e d'ogni altra cosa
-necessaria; ma i frati Minori non vollero accettare, e il Papa lo diede
-ad altri religiosi. Questi a Lione in sua camera mi conferì l'ufficio
-di predicatore, mi assolvette da tutti i miei peccati, e mi fece molte
-altre grazie l'anno dell'Incarnazione del Signore 1247. Egli spogliò
-del vescovado di Parma frate Bernardo da Vizio, che era della famiglia
-Scotti, e creò l'Ordine dei frati di Martorano. Detto vescovado frate
-Bernardo avealo avuto da Gregorio di Montelungo Legato di Lombardia;
-e il Papa lo diede al ridetto Alberto proprio nipote. Papa Innocenzo
-IV favoreggiò molto i suoi parenti. Ed ebbe tre sorelle maritate a
-Parma, che gli diedero molti nipoti, a cui conferì grasse prebende, e
-secondo il grido del profeta: _Hanno fatto Chiesa il loro parentado._
-Terzo figlio di Guarino fu Anselmo, bell'uomo, ma quanto all'armi
-inettissimo, come quello che era stato allevato nella corte romana in
-mezzo ai Cardinali, da cui apprese gli ozii e i costumi dei preti.
-Quarto fu Guglielmo, che aveva, quando morì, credo vent'anni. Era
-giovane di assai delicata coscienza, e voleva confessarsi almeno una
-volta la settimana. Quinto fu Obizzo II, che ora è vescovo di Parma, ma
-prima è stato molt'anni vescovo di Tripoli. Costui fu uomo quasi alla
-militare, e il suo carattere è come quello che più su abbiam fatto di
-Nicolò vescovo di Reggio. Perocchè era chierico coi chierici, religioso
-coi religiosi, laico coi laici, cavaliere coi cavalieri, barone coi
-baroni; gran barattiere, spenditore largo, liberale e cortese. In
-principio abusò di molte terre e possessioni della mensa vescovile, e
-le diede ad alcuni truffatori. Perciò fu accusato presso Papa Urbano
-da Ghiberto da Gente come barattiere, dissipatore e alienatore de'
-beni della mensa vescovile. Ma in processo di tempo ricuperò le terre
-alienate e fece molti restauri all'episcopio. Egli fu uomo di molta
-dottrina, specialmente nel diritto canonico, ed assai esperto nel
-ministero ecclesiastico. Conosceva il gioco degli scacchi, e teneva a
-bacchetta il clero secolare; e conferiva le parocchie a quelli, che gli
-facevano del bene. Amò i religiosi e specialmente i frati Minori. Fece
-però una bruttissima azione; perchè essendo egli vescovo di Tripoli, si
-dimise, e coll'aiuto del Cardinale Ottobono, che fu poi Papa Adriano,
-spogliò del vescovado di Parma maestro Giovanni di donna Rifida, che
-era Arciprete del Duomo, dotto in diritto civile ed ecclesiastico, e
-che molt'anni l'aveva insegnato, persona onesta e buona, e che cantava
-e predicava bene. Per di più era stato anche suo maestro di diritto
-canonico; ed era stato eletto regolarmente e canonicamente dagli altri
-canonici a Vescovo di Parma dopo la morte di Alberto suo fratello.
-Finalmente sesto ed ultimo figlio di Guarino, cognato di Papa Innocenzo
-IV, fu Tedisio, grosso, pingue e robusto. Sorella di tutti questi fu
-Cecilia, che stette molt'anni nel monastero di S. Chiara in Parma. Poi,
-tolta di qui, fu promossa a Badessa nel convento di Chiavari, fatto
-fabbricare a proprie spese presso Lavagna, sua terra, dal Cardinale
-Guglielmo, nipote di Papa Innocenzo: monastero ricchissimo ove abitano
-frati e suore dell'Ordine de' Minori. Questa Badessa Cecilia, colpita
-da Dio per la sua ruvidezza ed avarizia, finì malamente: ed ecco
-come. Frate Bonifacio dell'Ordine de' Minori, visitatore dei monasteri
-dell'Ordine di S. Chiara della provincia di Lombardia, aveva alcune
-donne da collocare nei monasteri; perocchè a Torino, città appartenente
-alla provincia di Lombardia, a cagione di guerre non potevano stare. E
-dopo averle allegate, eccetto due, in varii monasteri, con quelle due
-andò a Genova; ed una la collocò nel monastero di Genova col consenso
-delle suore e della Badessa; l'altra nel monastero di Chiavari col
-solo dissenso della Badessa. Ed ecco che subito mentre il visitatore
-stava a mensa in casa dei frati, che ivi abitavano, la Badessa con
-animo infuocato d'ira, e la fronte aggrottata, insorse contro la nuova
-ospite, dicendo ed ordinando alle suore di espellerla dal convento,
-perchè non voleva che in nessun modo dimorasse nel suo monastero. Ma
-le suore pregando la Badessa colle lagrime agli occhi per la nuova
-consorella, essa rispose: Ah! vilissime femmine; credete ch'io non
-abbia un perchè di ciò fare? Lo faccio per vostro bene, e per bene del
-nostro monastero. E presala per una mano, la cacciò fuori, operando
-secondo il detto di un poeta;
-
- Turpius ejicitur, quam non
- admittitur hospes.
-
- All'ospite l'onor ben più si toglie
- Se si discaccia, che se non s'accoglie
-
-La suora espulsa si recò dunque e stette al cospetto del visitatore,
-che era a mensa in casa dei frati che ivi abitavano; e colle lagrime
-agli occhi gli riferì quanto le aveva detto la Badessa. Il visitatore,
-udite queste cose, si alzò turbato dalla mensa, andò e scomunicò la
-Badessa, perchè perseverando nella sua durezza chiudeva le viscere
-della pietà ad una sua consorella, che era stretta da dura necessità.
-E prendendo per mano la tribolata suora la consolò, e la ricondusse
-seco a Genova, e pregò la Badessa e le suore di quel monastero ad
-accoglierla per amore di Dio e suo, avendo già loro prima parlato della
-malignità, della durezza, dell'avarizia e della follìa della Badessa
-di Chiavari. Tali cose avendo udito le suore del monastero di Genova,
-si mossero a compassione della loro consorella, e la abbracciarono
-festosamente. In quel monastero poi vi era una suora vecchia molto
-e divota e di gran merito presso Dio, a cui dispiacque assai il
-contegno di quella Badessa verso una suora tribolata e già collocata
-in convento. Ed essendo già di quel dì sera avanzata, e le altre
-suore andate a letto, essa s'inginocchiò davanti all'altare, e con
-molte lagrime pregò Iddio....... Il visitatore mandò subito un messo
-velocissimo a Chiavari per sapere che cosa fosse accaduto a quella
-badessa: e la trovò morta, maledetta, scomunicata e senza assoluzione.
-Nell'intervallo tra la partenza del visitatore e l'arrivo del messo,
-Cecilia, Badessa di Chiavari, cominciò a malare gravemente e svenir
-di languore; e soffrendo dolori di più maniere, si pose a letto, si
-ridusse agli estremi, e cominciò a gridare: Io muoio. Sorelle correte,
-aiutatemi, datemi qualche rimedio. Accorsero le suore incontanente,
-e, com'è dovere, ebbero compassione della loro Badessa. Della salute
-dell'anima sua non si fe' cenno, di confessione non se ne parlò. Le
-si strinse la gola, e appena poteva trar respiro. E quando s'accorse
-che moriva, disse alle suore adunate: Andate e ricevete quella suora;
-andate e ricevete quella suora; andate e ricevete quella suora. Per lei
-Iddio mi percosse; e in così dire spirò........ Ricordo che essendo
-io a Lione, ove era anche Papa Innocenzo IV, arrivarono alcuni frati
-Minori di Bordeaux a dire al Papa che le suore dell'Ordine di S. Chiara
-di Bordeaux avevano eletta suora Cecilia, sua nipote, a loro Badessa.
-E il Papa ne diede loro lettera di conferma, dicendo che andassero a
-ritrovarla a Parma. Ma l'Eletto di Parma, nipote del Papa, e fratello
-della prenominata donna, essendo pur esso a Lione, e avendo saputo la
-cosa, si presentò al Papa e fece annullare la data conferma. E forse,
-se fosse andata colà, si sarebbe diportata meglio tra forestieri che
-in mezzo a parenti e conoscenti. Ora ripigliamo il corso della nostra
-storia, e incominciamo là dove la lasciammo. L'anno 1229, segnato
-anche più su, Nazario di Ghirardino di Lucca fu Podestà di Reggio, e
-fece fare il ponte e le imposte di porta Bernone. Allora si cominciò
-a cinger di mura la città di Reggio. E fece fare cento braccia di
-muraglia, dalla detta porta in giù verso porta S. Stefano. Così
-successivamente ogni anno gli altri Podestà fecero duecento braccia di
-muraglia finchè la città tutta fu murata. Però, per la frequenza delle
-guerre, qualche anno restò interrotta la continuazione del lavoro.
-Questo Nazario ha il suo ritratto in pietra sopra la porta Bernone,[38]
-fatto fare da lui stesso, ed ha in Reggio la sua statua a cavallo.
-Fu bel cavaliere e ricco assai; mio conoscente ed amico quando io
-dimorava a Lucca nell'Ordine de' frati Minori. Donna Fior d'Oliva, sua
-moglie, era bella, paffuta e mia famigliare e devota. Era di Trento,
-moglie di un notaio, da cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la
-rapì al marito suo quando fu Podestà a Trento, e, consentendolo essa,
-la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che viveva ancora, in un
-certo suo castello, dove stette sino alla morte. Nazario morì senza
-figli, e lasciò molte ricchezze a quella donna, che in seguito si
-maritò a Reggio, e, come mi disse, fu ingannata. E l'ebbe in moglie
-Enrico figlio di Antonio di Musso, e vive ancora oggi, festa di S.
-Lorenzo, martedì, 1283, anno in cui scriviamo queste cose. Tutti e due
-costoro, cioè Nazario e Fior d'Oliva fecero molto bene ai frati Minori
-di Lucca, quando la Badessa di Gattaiola[39] dell'Ordine di S. Chiara
-provocò e aizzò tutta Lucca contro i frati, calunniando gli innocenti.
-E cagione ne fu che frate Giacomo da Iseo non la voleva assolvere
-perchè non si comportava bene nel suo ufficio. Essa era figlia di una
-fornaia di Genova, e il suo governo era turpe, crudele e disonesto.
-E, per assicurarsi meglio quel ministero, era larga di regaluzzi e
-di leccornie a giovani, e a uomini, e a donne secolari, specialmente
-a chi aveva qualche parente nel monastero. Ai quali eziandio andava
-dicendo: I frati Minori non mi vogliono dare l'assoluzione perchè......
-E così, come è detto, calunniava gli innocenti. Ma mentiva apertamente.
-Tuttavia essa fu assolta, e i frati ricuperarono il loro onore e la
-loro buona fama, e la città la sua calma.
-
-
-a. 1230
-
-L'anno 1230 si celebrò in Assisi un capitolo generale de' frati Minori,
-e si fece il trasporto del corpo del beato Francesco il giorno 25
-Maggio, e frate Giacomo da Iseo, che agli inguini e ai genitali era
-tutto guasto, riacquistò sanità completa. Molti altri miracoli degni
-d'essere narrati fece in quel giorno Iddio per mezzo del suo servo ed
-amico Francesco, che potrai conoscere leggendo la sua biografia.
-
-
-a. 1231
-
-L'anno 1231, ai 14 di Giugno, Venerdì, il beatissimo padre e frate
-Antonio spagnuolo, che era nel convento di Padova, nella quale città
-l'Altissimo magnificò il suo nome per mezzo di quel Santo, abbandonando
-in Arcella[40] il corpo alla dimora di tutte le reliquie mortali
-dell'uomo, volò felicemente alla sede degli Spiriti celesti. Questi fu
-dell'Ordine de' frati Minori e compagno del beato Francesco, e, se ci
-basterà la vita, ne riparleremo e ne tesseremo più ampiamente le lodi
-altrove.
-
-
-a. 1232
-
-L'anno 1232, ai 16 di Ottobre, sabbato, fu rotto e messo in fuga il
-Marchese di Cavalcabò da Bonacorso da Palù e da quei di Sesso[41]
-presso Mancasale[42].
-
-
-a. 1233
-
-L'anno 1233 si fabbricò il palazzo del vescovo di Parma, che è rimpetto
-alla facciata del Duomo; e allora reggeva la Chiesa di Parma il vescovo
-Grazia di Fiorenza, che fece costruire anche molti altri palazzi in
-più luoghi della diocesi. E perciò i Parmigiani lo stimavano un buon
-vescovo; perchè non dissipava i beni della Chiesa, anzi li conservava e
-moltiplicava. Egli era amico di mio padre Guido di Adamo, e stando alla
-finestra di casa sua ragionava con lui del suo palazzo, e gli mandava
-spesso regali, come ho veduto io co' miei occhi. Amò mio fratello
-Guido; ma dopo che entrò nell'Ordine de' frati Minori, non si curò più
-di lui. Prima di lui fu vescovo Obizzo di Lavagna genovese, bell'uomo
-ed onesto, come dicono, e fu zio di Papa Innocenzo IV; ma non ricordo
-d'averlo veduto. Dopo Grazia fu vescovo un certo Gregorio Romano,
-che ebbe vita breve, e morì a Mantova eretico e maledetto. E quando
-malato gli portarono l'ostia consacrata, non volle riceverla, dicendo
-che non credeva nulla di tal fede; e interrogato perchè accettasse il
-Vescovado, rispose: per le ricchezze e gli onori; e così spirò senza
-comunicarsi. Dopo lui fu vescovo maestro Martino da Colorno,[43]
-di famiglia meno che cospicua. Gli successe Bernardo Vizio, di cui
-ricordo d'aver già fatta menzione, come anche de' suoi successori. Dopo
-Bernardo venne Alberto Sanvitali, nipote di Papa Innocenzo IV. Dopo fu
-eletto canonicamente e concordemente maestro Giovanni di donna Rifida,
-Arciprete del Duomo; e gli successe Obizzo, vescovo di Tripoli, pur
-esso nipote del predetto Papa, e fratello del sunnominato Alberto. Per
-frodi fu investito del Vescovado di Parma, e vive ancora e lo tiene.
-E come lo tiene oggi, tengaselo pure finchè se ne faccia un'altro. Ed
-oggi, che queste cose scriviamo, corre il 1283, giorno di S. Lorenzo,
-martedì. Che cosa sia per avvenire d'ora innanzi dei vescovi di Parma,
-sallo Iddio. In questo stesso anno 1233 fu Podestà di Reggio Giliolo di
-donna Agnese di Parma. In quell'anno Reggio cominciò a coniar moneta;
-e Nicolò vescovo di Reggio viveva ancora. Io conobbi quest'Egidiolo,
-chè eravamo della stessa città, ed ebbe due cognomi. Fu detto di donna
-Agnese, o da parte di madre, o da parte di moglie, perchè fu donna
-valente (come un certo ponte, che è in Parma, fu chiamato ponte di
-donna Egidia da Palù, perchè essa lo fece fare; ponte che ora rifanno
-di muro, invece di legno.) Fu pur detto da Gente, perchè quand'era
-oltremare, ogni volta che si parlava d'eserciti, usava dire: La nostra
-gente fece così. Questo l'ho saputo da Gherardo Rangone di Modena, che
-era frate Minore. Gigliolo da Gente poi ebbe due fratelli. Il primo
-fu Tedaldo, e, quand'io era ancora ragazzo, l'ho veduto assai vecchio
-e carico d'anni; ed ebbe sette figli, de' quali il quarto, Manfredo,
-sposò mia sorella Caracosa, che, mortole il marito, finì lodatamente
-la vita nel monastero di S. Chiara in Parma. Il secondo aveva nome
-Beretta, bel cavaliere e prode guerriero, forte, e tant'alto di statura
-da far la meraviglia degli uomini e delle donne. Giliolo fu anche padre
-di Ghiberto da Gente, di cui parleremo a suo luogo. E quando nel detto
-anno Giliolo era Podestà di Reggio cominciò l'_alleluia_. E i posteri
-chiamarono _alleluia_ un certo periodo di tempo, in cui, posate le
-armi, predominò la giocondità, l'allegria, il gaudio, l'esultanza il
-giubilo ed ogni dimostrazione d'animo contento. E tutti, cavalieri e
-fanti, e cittadini, e campagnuoli, e giovinetti, e giovinette, e vecchi
-e giovani ne cantavano inni e lodi a Dio. In tutte le città d'Italia vi
-fu questa divozione; e vidi che nella mia città di Parma ogni parocchia
-voleva avere il proprio gonfalone da portare nelle processioni, e, sul
-gonfalone, dipinto la specie di martirio del santo suo titolare. Così,
-p. e. la scorticazione di S. Bartolomeo era ritratta nello stendardo
-della parocchia, che da lui si nominava; e così via via delle altre. E
-dalle ville venivano in città co' loro confaloni in gran frotte uomini
-e donne, ragazzi e ragazze ad ascoltare le prediche ed a lodare Iddio;
-e cantavano con voci divine più che umane. E così le genti camminavano
-sulla via della salute, tanto che sembrava adempiuto quel detto del
-Profeta: _Ricorderanno (la mia parola) e si convertiranno a Dio tutte
-le nazioni, e adoreranno davanti a lui tutti i popoli._ E portavano
-in mano rami d'alberi e candele accese; E si predicava di mattina,
-a mezzodì, verso sera, secondo il Profeta: _Di sera, di mattina, di
-mezzodì narrerò e annunzierò, ed esaudirà la mia voce. Redimerà in
-pace l'anima mia da coloro che s'avvicinano a me, poichè tra molti era
-meco._ E si facevano soste nelle chiese e nelle piazze; e si alzavano
-le mani al cielo per lodare Iddio e benedirlo ne' secoli. E non
-sapevano intermettere le laudi, tanto erano entusiasmati dall'amor di
-Dio; e beato chi poteva far più di bene, e inneggiare a Dio. Nessun'ira
-era tra loro, nessun turbamento d'animo, nessun rancore; ogni cosa tra
-loro passava in pace ed amore. _Alziamo a Dio, che siede ne' cieli,
-i nostri cuori e le nostre mani._ E così realmente facevano, come ho
-visto io. E poichè la Sapienza dice ne' Proverbii. II. _Il popolo si
-travolgerà in ruina, se non vi sia chi lo governi,_ affinchè non si
-creda che queste moltitudini fossero senza guida, parliamo ora di chi
-dirigeva queste ragunate. Primo venne a Parma fra Benedetto, che si
-chiamava di Cornetta, uomo semplice ed illetterato, di buona innocenza
-e di vita onesta, ch'io vidi, ed ebbi seco famigliarità in Parma, e poi
-a Pisa; ed era o di Valle spoletana, o di Romagna. Non apparteneva ad
-alcun Ordine religioso, viveva a sè, e solo si studiava di piacere a
-Dio. Era molto amico de' frati Minori; pareva quasi un altro Giovanni
-Battista, che precorresse avanti al Signore a preparargli un popolo
-perfetto. Portava in testa un cappello all'Armena, aveva barba lunga e
-nera, e teneva una trombetta metallica (cioè di oricalco) colla quale
-suonava; e quella sua tromba reboava terribilmente, ma pure non senza
-qualche dolcezza; andava cinto di una fascia di vello; vestiva abito
-nero, a foggia di sacco tessuto di peli di diversi animali, e lungo
-sino ai piedi. La tonaca era fatta a guisa di guascappa, e davanti e di
-dietro aveva una croce lunga, larga, e di color rosso, che discendeva
-dal collo sino a' piedi, come suole nelle pianete de' sacerdoti.
-Così vestito egli andava colla sua tromba, e predicava nelle chiese,
-nelle piazze, e lodava Iddio, e aveva sempre seguace una gran turba
-di ragazzi con in mano, il più delle volte, rami d'alberi e candele
-accese. Ed io stesso stando su una muraglia del palazzo vescovile, che
-allora era in costruzione, l'ho veduto più volte a predicare e cantare
-le lodi del Signore. E cominciava le sue lodi dicendo in suo volgare:
-_Laudato, et benedetto, et glorificato sia lo Patre._ Ed i ragazzi a
-voce alta ripetevano quello che egli aveva detto. E poi ripeteva le
-stesse parole, e aggiungeva: _Sia lo Fijo._ Ed i ragazzi riassumevano
-cantando le stesse parole. Finalmente per la terza volta replicava
-le stesse parole e vi aggiungeva: _Sia lo Spiritu Sancto;_ e dopo:
-_alleluja, alleluja, alleluja._ Di poi trombettava, e dopo predicava,
-dicendo buone parole a lode del Signore. E dopo tutto cantava un saluto
-alla beata Vergine così:
-
- Ave Maria — Clemens et pia,
- Gratia plena — Virgo serena:
- Dominus tecum — Tu mane mecum.
- Tu benedicta in mulieribus,
- Quae peperisti pacem hominibus
- Et angelis gloriam.
-
- Et benedictus fructus ventris tui,
- Qui coeredes ut essemus sui,
- Nos fecit per gratiam.
-
- Ave, Maria — Clemente e pia,
- Di grazia piena — Vergin serena:
- Iddio è teco — Tu resta meco.
- In fra le donne — Tu benedetta
- All'uom portasti — Pace perfetta
- E gloria agli Angeli.
-
- E benedetto — Lo Figlio tuo
- Che di far parte — Del regno suo
- Larginne il merito.
-
-Ora parliamo degli eminenti predicatori, che furono famosi al tempo di
-quella divozione: ed anzi tutto di due dell'ordine de' Predicatori,
-cioè di frate Giovanni da Bologna, nativo di Vicenza, e di frate
-Giacomino da Seggio, oriondo di Parma. Imperocchè il beato Domenico non
-era ancora canonizzato, ma era morto e sotterra, come si canta in una
-prosa:
-
- Iacet granum occultatum,
- Sydus latet obumbratum;
- Sed plasmator omnium
-
- Ossa Ioseph pullulare,
- Sydus iubet radiare
- In salutem gentium.
-
- Sta un grano ancor sepolto.
- Sta un astro in ombra involto:
- Ma il Dio che suscita
-
- Or Giuseppe a morte invola,
- Or dell'astro l'ombra assola,
- E salva i popoli.
-
-E veramente si trova che S. Domenico restò dodici anni sepolto senza
-che si facesse parola della sua santità; ma per cura di cotesto frate
-Giovanni sunnominato, che, al tempo di tale divozione, ebbe facoltà
-di predicare in Bologna, ne fu fatta la canonizzazione. Per questa
-canonizzazione s'adoperò anche il vescovo di Modena, che era un
-Piemontese, il quale, fatto poi Cardinale, prese nome Guglielmo, cui
-io vidi predicare e officiare la vigilia di Pasqua nella chiesa de'
-frati Minori a Lione, quando ivi si trovava Papa Innocenzo e tutta la
-sua corte. Questo frate Giovanni era per verità un uomo di nessuna
-coltura, e si voleva porre tra quelli che fanno miracoli. Fece in
-quel tempo un gran predicare tra Castel Leone e Castel Franco[44]. Ma
-frate Giacomino da Reggio, oriondo però di Parma, fu uomo assai colto,
-lettore di teologia, predicatore facondo, copioso e grazioso; uomo
-pronto, benigno, caritatevole, affabile, cortese, liberale e largo.
-Ed una volta fummo compagni di viaggio di giorno e di notte da Parma
-a Modena in un momento di gran guerra; ed era anche meco il frate mio
-compagno, ed egli aveva il suo. Questi al tempo di quelle divozioni,
-di cui abbiamo parlato più sopra, aveva molta grazia nel predicare,
-e fece molto di bene. Nell'anno stesso ebbe principio in Reggio la
-costruzione della chiesa del Gesù de' frati Predicatori; e se ne fondò
-la prima pietra, consacrata dal vescovo Nicolò, il dì di S. Giacomo. E
-ad erigere quel tempio accorrevano i Reggiani, uomini, donne, militi di
-cavalleria, di fanteria, campagnuoli, cittadini; e portavano pietre,
-sabbia, calce sulle spalle entro varie specie di pelli e di tessuti.
-E beato chi più ne poteva portare; e fecero le fondamenta della
-chiesa e del caseggiato annesso, e alzarono una parte delle muraglie.
-Al terz'anno compirono tutto il lavoro. E allora frate Giacomino ne
-dirigeva la buona esecuzione. Questo frate Giacomino fece nella diocesi
-di Parma tra Calerno[45] e S. Ilario, al disotto dell'Emilia, una gran
-predicazione, alla quale accorse una grandissima folla d'uomini, donne,
-ragazzi, da Parma, da Reggio, dal monte, dal piano e da diverse ville.
-Ed una donna povera e gravida, ivi partorì un maschio; e per istanze e
-preghiere di frate Giacomino molte persone diedero non pochi soccorsi a
-quella povera donna. Perocchè tra le donne, chi regalava una sottana,
-chi una camicia, chi una veste, chi una benda; sicchè ne raccolse da
-caricare un asino. E dagli uomini n'ebbe cento soldi imperiali. E chi
-era presente e vide, riferì a me queste cose dopo tempo assai, quando
-ebbi a passare con lui per quei luoghi: Cose che ho saputo poi anche da
-altri. A questo frate Giacomino, malato a Bologna nell'infermeria de'
-frati Predicatori, ritto a sedere sul letto, verso il mezzodì, e desto,
-apparve frate Giraldo da Modena dell'Ordine dei frati Minori, quello
-stesso giorno in cui morì, dicendo: Io sono alla visione della gloria
-di Dio, alla quale Cristo chiamerà presto anche te a ricevere il premio
-delle tue fatiche, e soggiornerai sempre presso chi hai devotamente
-servito. Ciò detto, frate Giraldo disparve; e frate Giacomino raccontò
-a' suoi frati quanto aveva veduto, che se ne rallegrarono. Ed a frate
-Giacomino avvenne per punto quanto avevagli predetto frate Giraldo;
-poichè pochi giorni dopo s'addormentò nel Signore; e il suo corpo fu
-sepolto a Mantova. Frate Giovanni poi da Vicenza, più sopra menzionato,
-chiuse i suoi giorni in Puglia. Ebbero anche i frati Predicatori in
-Parma, nel tempo di quella divozione, che si chiamò _alleluia_, un
-frate Bartolomeo da Vicenza, che fece molto di bene, come ho veduto co'
-miei occhi; ed era buon uomo, prudente ed onesto; e dopo molto tempo
-fu fatto Vescovo della sua città natale, ove fece fabbricare un bel
-convento pe' frati del suo Ordine, che prima ivi non abitavano. I frati
-Minori poi ebbero un frate Leone milanese, predicatore famoso, che
-perseguitò potentemente, e confutò e confuse gli eretici. Fu molti anni
-ministro provinciale nell'Ordine de' frati Minori, e poi Arcivescovo
-di Milano. Costui era di tanto singolare coraggio, anzi audacia, che
-una volta da solo andò collo stendardo in mano alla testa dell'esercito
-Milanese contro l'Imperatore, e passato il ponte d'un fiume, solo,
-stette a lungo di piè fermo squassando lo stendardo; mentre i Milanesi
-non osavano passare perchè vedevano l'esercito imperiale in ordine di
-battaglia. Questo frate Leone confessò un amministratore dell'ospedale
-di Milano, uomo che godeva gran nome e fama di santità. E quando esso
-fu agli estremi della vita Leone si fece promettere che sarebbe tornato
-dopo morte a dargli contezza dello stato in cui si trovava. E promise
-di buon grado. Verso sera si sparge in città la voce della sua morte.
-Frate Leone invita due frati suoi compagni particolari, ch'egli aveva
-come ministro Provinciale, a vegliare seco quella sera in un angolo
-dell'orto, nella camera dell'ortolano. Vegliando tutti e tre insieme,
-frate Leone fu preso un momento da un lieve sonno; e, volendo dormire,
-pregò i compagni che, se qualche cosa sentissero, lo svegliassero.
-Ed ecco che subito odono uno venire disperatamente urlando, e lo
-videro rotar giù dal cielo come un globo di fuoco, e precipitarsi sul
-comignolo della casetta come uno sparviero sull'anitra. Pel rumore,
-e scosso dai frati, Leone si svegliò. E continuando colui i lamenti
-Ahi! Ahi!. frate Leone gli domandò come si trovasse. Ed egli rispose
-dicendo che era dannato, perchè era stato causa che morissero senza
-battesimo alcuni bambini nati da unione illeggittima, avendoli egli
-con isdegno reietti dall'ospedale, perchè vedeva che per accoglierli
-l'Ospizio andava incontro a spese e disagi. E domandandogli frate
-Leone perchè non si fosse confessato di questa colpa, rispose: o
-perchè me ne sono dimenticato, o perchè non credetti che la fosse
-da confessarsene. Quindi frate Leone soggiunse: Giacchè nulla hai a
-che fare con noi, partiti da noi, e vanne per la tua strada. Ed egli
-gridando e urlando dipartissi. Pertanto questo Frate Leone nel tempo
-di quella divozione, che i posteri chiamarono poi l'_alleluia_, molto
-s'adoperò, e molto fece di bene. Vi fu anche un cert'altro frate Minore
-di Padova che nel tempo di quella divozione fece molto di bene. Questi
-predicando una festa a Como, e facendo un usuraio murare una sua torre,
-disturbato il frate dal martellare degli operai, disse al popolo,
-che l'ascoltava: Vi predico che nel tal tempo quella torre ruinerà,
-e sin dalle fondamenta sarà divelta. Ed accadde, e fu giudicato un
-gran miracolo. Perciò l'Ecclesiastico dice 37: _L'anima di un uomo
-pio scopre talora la verità meglio che sette sentinelle, che stanno
-alla vedetta in luogo elevato._ Così ne' Proverbii 17: _Chi molto
-alta fa la casa sua, va cercando ruine._ Miracolo eguale a quello
-della profezia della torre che doveva ruinare, è quello pel figlio di
-Grilla, e delle tre zucche, e del sorcio in una zucca. E tutto diceva
-così a casaccio, a sorte, e perciò fu chiamato l'indovino. Vi fu anche
-Girardo da Modena dell'Ordine de' frati Minori, che a' tempi della
-suddetta divozione, operò cose miracolose e fece molto di bene, come
-ho veduto io co' miei occhi. Questi nel secolo si chiamava Girardo
-Maletta. Nacque di potente e ricca famiglia, cioè dai Boccabadati. Fu
-uno dei primi frati dell'Ordine dei Minori, non però uno dei dodici.
-Fu amico ed intimo del beato Francesco, e talvolta compagno: uomo
-cortese assai, liberale, splendido, religioso, onesto, di costumi
-assai castigato, e misurato nelle parole e nelle opere. Non ebbe che
-poca coltura di lettere: Tuttavia fu grande oratore, e predicatore
-ottimo e pieno di grazia. Voleva andare in giro per tutto il mondo.
-Fu egli che pregò per me frate Elia ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, che mi ricevesse nell'Ordine; e accolse l'istanza
-in Parma l'anno 1238. Fui talvolta suo compagno di viaggio. Al tempo
-della detta divozione i Parmigiani affidarono a lui la signoria di
-Parma, acclamandolo Podestà, con potere di accordare in pace fra loro
-quelli, che per rancori erano in dissidio. E così fece, e, molti che
-per discordie erano nemici, ricompose in pace ed amicizia. Tuttavia
-in un caso di composta pacificazione, incorse in calunnia, avendo
-irritato Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV,
-per non aver data sufficiente soddisfazione ad alcuni di lui amici.
-Frate Girardo tenea molto dalla parte dell'Impero; ma nulla ostante
-egli _camminò al cospetto di Dio in pace ed equità, e molti ritrasse
-dalle vie dell'iniquità,_ come disse Malachia II. E qui a proposito
-richiamati alla mente la storia di quei tre compagni, de' quali uno
-volle pensare a sè solo, e a sè solo vivere, e fare il solitario; il
-secondo amò curare i malati; il terzo riamicare i nemici. Del primo
-dice S. Girolamo: _La santa selvatichezza_ giova a sè soltanto,
-e di quanto vantaggia la Chiesa di Cristo coi meriti della vita,
-d'altrettanto le nuoce, se non faccia opera di resistenza a' suoi
-demolitori. Perciò ricordati bene di S. Sindonio, a cui un Angelo del
-Signore comandò di andare attorno a predicare contro gli eretici.
-Del beato Francesco ancora fu scritto che non vuol _vivere per sè
-solo, ma giovare gli altri, indottovi da amore di Dio._ Ogni volta
-che mi torna a mente frate Girardo da Modena, mi torna a mente anche
-quella sentenza dell'Ecclesiastico XIX: _È da preferirsi l'uomo che
-manca di sagacità, ed è privo di scienza, ma è timorato, a quello
-che abbonda di avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo._
-Io mi trovai malato a Ferrara con frate Girardo di una malattia, di
-cui egli morì dopo essere venuto a Modena verso l'anno nuovo; e fu
-sepolto in un sarcofago di marmo nella chiesa de' frati Minori. E
-Iddio si degnò di operare per mezzo di lui molti miracoli, che per
-brevità tralascio di narrare, perchè può esservene occasione altrove.
-Una cosa però non vuolsi passare sotto silenzio, ed è che questi
-frati, valenti predicatori, al tempo della prenominata divozione, si
-adunavano talvolta in qualche luogo, e insieme prestabilivano per le
-loro prediche il luogo, il giorno, l'ora e l'argomento. E l'uno diceva
-all'altro: Tien fermo ogni cosa dell'accordo preso; sicchè le cose
-immanchevolmente accadevano come erano state prefisse. Stava dunque
-frate Girardo, come l'ho visto io co' miei occhi, nella piazza del
-Comune di Parma, o altrove quando voleva, sopra un palchetto portatile
-di legno, fatto a posta per uso delle concioni; e, quando il popolo era
-tutto intento, ad un tratto interrompeva la predica, e s'incappucciava,
-quasi in atto di pensare a Dio. Poi, dopo lunga pezza, scappucciatosi,
-parlava al popolo meravigliato, quasi dicesse coll'Apocalisse I: _Io
-era in Ispirito nel giorno della domenica,_ ed ascoltai il dilettissimo
-nostro fratello Giovanni da Vicenza, che predicava vicin di Bologna,
-nella ghiaia del Reno, ed aveva un affollatissimo uditorio, e queste
-furono le prime parole della sua predica: _Beata la gente che per
-suo signore ha Dio, beato il popolo eletto da Dio per sua eredità._
-Altrettanto diceva di frate Giacomino. E quelli sapevan dire parimente
-di lui. Meravigliavano i presenti, e, punti da curiosità, spedivano
-messi per sapere se era vero ciò che loro si diceva. E trovando che sì,
-vieppiù restavano meravigliati; sicchè molti, abbandonando il secolo,
-entravano nell'Ordine de' frati Minori, e de' Predicatori. E in diversi
-altri modi, e in molte parti del mondo gran bene si fece a tempo di
-quella divozione, come ho visto io co' miei occhi. Vi furono però
-anche a que' tempi molti barattieri e gabbamondi, che facevan di tutto
-per calunniare gli innocenti. De' quali fu un Boncompagno fiorentino,
-rinomato maestro di grammatica in Bologna, che compose libri intitolati
-_Del comporre._ Costui, che tra' fiorentini era il più arguto nel
-mettere in canzone la gente, compose una rima in derisione di frate
-Giovanni da Vicenza, di cui non ricordo nè il principio, nè la fine,
-perchè da molto tempo non l'ho letta, e quando la lessi non mi curai
-tanto d'impararla bene a memoria. V'erano però questi versi, che mi
-ricorrono a mente:
-
- _Et Johannes johannizat,_
- _Et saltando choreizat,_
- _Modo salta, modo salta_
- _Qui coelorum petis alta:_
- _Saltat iste saltat ille,_
- _Resaltant choortes mille;_
- _Saltat chorus dominarum,_
- _Saltat dux Venetiarum ecc._
-
- E Giovanni giovanneggia
- E ballando caroleggia,
- Or tu salta, vola, sali,
- Tu ch'al cielo batti l'ali;
- Saltan questi, saltan quelli,
- Saltan pur mille drappelli;
- Danzan donne in giro, in coro
- Danza il Sir del Bucintoro ecc.
-
-Così pure questo maestro Boncompagno vedendo che frate Giovanni s'era
-messo in capo di far miracoli, anch'egli volle provarsi a farne, e
-annunziò ai Bolognesi che voleva volare sotto i loro occhi. Non ci
-volle altro. La notizia corre per Bologna; arriva il giorno prefisso;
-si raduna tutta la città, uomini, donne, vecchi, fanciulli, alle
-falde d'un colle, che si chiama S. Maria in monte. S'era fatte due
-ali, e stava sulla vetta del monte guardando la folla. Ed essendosi
-reciprocamente a lungo guardati, proferì queste parole: _Andatevene
-colla benedizione di Dio, e vi basti aver veduta la faccia di
-Boncompagno._ E ne ritornarono derisi. Questo maestro Boncompagno,
-essendo un ottimo scrittore, per consiglio de' suoi amici andò a
-Roma, volendo provare se per avventura potesse colla sua abilità
-nelle lettere, trovar grazia nella corte romana. Ma non avendo trovato
-favore, se ne partì, e divenuto già vecchio, si era ridotto a tanta
-miseria, che fu costretto a chiudere i suoi giorni in un ospedale a
-Firenze. A frate Giovanni da Vicenza poi più sopra menzionato, gli
-onori ricevuti e la grazia nel predicare gli avevano siffattamente
-beccato il cervello da avernelo travolto e credere di poter fare veri
-miracoli anche senza l'aiuto del braccio di Dio. Il che era somma
-stoltezza, perchè il Signore dice in Giovanni 15. _Senza me nulla
-potete fare._ Parimente ne' Proverbii 26. _Chi dà gloria allo stolto fa
-come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi._ Essendo
-frate Giovanni rimproverato delle sue fatuità da' suoi confrati,
-rispondeva loro, dicendo: Se non la finite, io vi infamerò pubblicando
-le vostre azioni. Per ciò lo tollerarono sino che morì, non trovando
-modo di contrastargli. Questi essendo venuto un giorno al convento de'
-frati Minori, ed avendogli il barbiere rasa la barba, s'ebbe a male
-che i frati non ne avessero raccolti i peli da serbare per reliquie.
-Ma frate Diotisalvi da Fiorenza dell'Ordine dei Minori, che, secondo
-il costume de' Fiorentini era prontissimo a canzonare la gente, a
-capello _rispose allo stolto come si conviene alla sua follìa, chè
-talora non gli paresse d'esser savio._ Proverbii 26. Perocchè andato un
-giorno al convento de' Predicatori, ed essendo stato da loro invitato
-a pranzo, disse che in niun modo accetterebbe, se non dessero a lui
-un lembo della tonaca di frate Giovanni, che stava in quel convento,
-da conservare come reliquia. Promisero e diedero una larga pezza di
-tonaca, colla quale, sgravatosi dopo pranzo il ventre, forbissi l'ano,
-poi la gittò nello sterco. Poscia, presa una pertica, rimestava lo
-sterco gridando e dicendo: Ahi! Ahi! aiutatemi o fratelli, che cerco
-la reliquia del santo che ho smarrita nella latrina. E guardando essi
-in giù dalle finestre delle celle, egli rimestava più forte perchè
-ne sentisser l'odore. Pertanto nauseati da tali esalazioni, ed inteso
-che erano stati scherniti da quel canzonatore, ne restarono confusi e
-svergognati. Questo frate Diotisalvi una volta fu comandato di andare
-per obbedienza ad abitare nella provincia di Penne, in Puglia. Egli
-allora andò nell'infermeria, si cavò nudo, e, scucito un materasso,
-vi si nascose dentro e vi stette tutto un giorno involto nelle penne.
-Cercato da' frati, ivi lo trovarono, e disse che aveva adempiuto
-all'obbedienza impostagli. Perciò, a cagione di questa spiritosità,
-gli fu condonata l'obbedienza, e non andò. Così un giorno d'inverno
-camminando per Firenze scivolò per ghiaccio, e stramazzò disteso sulla
-via. Vedendo questa scena i fiorentini, che è gente nata per dar la
-beffa, cominciarono a ridere. Ma uno chiese anche al frate se volesse
-un cuscino da mettersi sotto. A cui il frate rispose che sì, che sì,
-purchè da mettersi sotto gli si desse per cuscino la moglie del suo
-interlocutore. I fiorentini udendo questa risposta non ne ebbero
-scandalo; anzi lodarono il frate, dicendo: quest'è veramente de'
-nostri. (Alcuni attribuirono questa risposta ad un altro fiorentino,
-che si chiamava frate Paolo Millemosche dell'Ordine de' Minori). Ma
-noi dobbiamo piuttosto domandare a noi stessi, se il frate facesse
-bene, o male a rispondere in quel modo: e sosteniamo che per molte
-ragioni rispose male..... Però frate Diotisalvi, che diede occasione
-a questo racconto, per molte altre ragioni si può anche scusare. La
-sua risposta però non deve trarsi ad esempio, che altri la ripeta...
-La terza ragione è che parlò tra suoi concittadini, i quali non se ne
-scandolezzarono essendo eglino tutti uomini sollazzevoli ed usi alle
-beffe. Ma in altro paese avrebbe suonato male quella risposta del
-frate. Di questo frate Diotisalvi inoltre io so molte cose, come anche
-del conte Guido, di cui da molti molte e varie cose sogliono contarsi,
-che, essendo più scandalose che edificanti, io non racconto. Tuttavia
-frate Diotisalvi andò oltremare coll'arcivescovo di Ravenna, chiamato
-Teodorico, che fu sant'uomo e persona assai onesta. Dopo lui fu
-Arcivescovo di Ravenna Filippo di Pistoia, o di Lucca, a cui successe
-frate Bonifacio dell'Ordine de' Predicatori, nativo di Parma, che ebbe
-l'Arcivescovado da Papa Gregorio X non in grazia dell'Ordine suo, ma
-perchè era suo parente; ed ora è Arcivescovo anch'esso, grande oratore,
-e tenace sostenitore del partito della Chiesa. Una cosa però non è da
-tacere, ed è, che i Fiorentini non si scandalizzano se taluno esce
-dell'Ordine dei Minori, ed anzi dicono di far le meraviglie come vi
-sia stato tanto tempo, stantechè i frati Minori sono una gente povera,
-che si impone mille maniere di penitenze. Questi Fiorentini avendo un
-giorno udito che frate Giovanni da Vicenza dell'Ordine dei Predicatori,
-di cui è parlato più sopra, voleva andare a Firenze, dissero: Oh! Dio!
-non venga quà. Perochè si dice che risusciti i morti, e noi siamo già
-tanti che la città non ci potrà contenere. Ed il parlare de' Fiorentini
-suona assai grazioso in loro dialetto. Sia benedetto Iddio che abbiam
-finita questa parte. Vi fu a questi tempi un canonico Primasso di
-Colonia, argutissimo a mettere in canzone e dar la baia alla gente
-e versaggiatore facile e potente, che se si fosse dedicato di cuore
-a servire Iddio sarebbe stato grande nella letteratura religiosa, e
-utile alla Chiesa di Dio. Fece un'Apocalisse, ch'io ho veduto, e molte
-altre opere. Costui condotto un giorno dal suo Arcivescovo ai campi,
-non a meditare, ma a passeggiare, e avendo veduto i buoi del podere
-dell'Arcivescovo, che aravano, belli, forti e grassi, e avendogli detto
-l'Arcivescovo: Se, prima che i buoi arrivino quì, saprai far versi
-intorno ad un regalo di buoi, io te li donerò: Primasso soggiunse: Sta
-fermo ciò che hai detto? Fermissimo, rispose l'Arcivescovo. E allora
-subito cantò:
-
- _Indigeo bobus — ad rura colenda duobus,_
- _Pontificis munus — Veniat bos unus et unus_
-
- Per arar mio campo bene
- Aggiogar due buoi conviene:
- L'uno in dono dal Prelato,
- Così l'altro mi sia dato.
-
-Altra volta, quand'era alla Corte, volendo fare un presente ad un certo
-Cardinale, fece fare dodici pani bianchissimi, grossi e belli, di cui
-la fornaia gliene rubò uno. Nullameno mandò gli undici restanti con una
-cartolina, che diceva;
-
- _Ne Spernas munus — si desit apostolus unus;_
- _Ut verbis ludam — rapuit fornaria Iudam._
-
- No, non sgradir questo mio tenue dono
- Se dodici gli apostoli non sono;
- Chè Giuda, e forse di scherzar s'intese,
- La birba di fornaia se lo prese.
-
-Un'altra volta ancora avendogli l'Arcivescovo mandato un regalo di
-pesce senza vino, disse:
-
- _Mittitur in disco — mihi piscis ab Archiepisco._
- _Me non inclino — quia missio fit sine vino._
-
- Un piatto l'Arcivescovo m'invia
- Con entro il più bel pesce che si dia.
- No, non l'accetto, se con lui non viene
- Un vin che grilli e fumi per le vene.
-
-Parimenti in altra occasione fece questi versi:
-
- _His vaccis parcam, — quae sacri foederis arcam_
- _Olim duxerunt — sed aquis comedi meruerunt._
-
- Queste rispetterò vacche ch'han tratte
- La nave trionfal del sacro patto;
- Ma il mondo reo con un nefando eccesso
- Ingrato al merto lor le mangia a lesso
-
-Un'altra volta gli fu porto del vino molto annacquato. E cominciò a
-dire:
-
- _In cratere meo, — Thetis est sociata Liaeo:_
- _Est Dea juncta Deo, — Sed Dea major eo._
- _Nil valet hic, vel ea — nisi quando sit Pharesea;_
- _Amodo propterea, — sit Deus ubsque Dea._
-
- In questo nappo mio ch'or or s'empieo
- Misti in amplesso son Teti e Lieo:
- Un Dio con una Dea si mesce e avvince,
- Che maggiore di lui lo slomba e vince.
- Nè l'uno nulla val, nè l'altra un punto,
- Se l'un coll'altra insiem trovi congiunto,
- Frema dunque Lieo nell'inguistare,
- E Teti baci il suo Nettuno in mare.
-
-Parimente in altra occasione improvvisò i seguenti versi intorno al
-vino:
-
- _Fertur in convivio — vinus, vina, vinum;_
- _Masculinum displicet, — atque foemininum:_
- _In neutro genere — ipsum est divinum,_
- _Loquens variis linguis — optimum latinum._
-
- Vino, vinel, vinella al desco è data;
- Lungi da me sta femmina scempiata:
- Lungi da me l'eunuco suo germano;
- M'innondi il padre lor che è Dio sovrano
- Che pizzica, che morde, ed un latino
- Fa le lingue parlar vivo, divino.
-
-Così pure egli accusato dal suo Arcivescovo di tre colpe, cioè; di
-essere donnaiolo, giuocatore e taverniere, fece in versi una sua
-giustificazione che diceva;
-
- Aestuans intrinsecum — ira vehementi
- In amaritudine — loquor meae menti,
- Factus de materia — vilis elementi,
- Folio sum similis — de quo ludunt venti.
- Cum sit enim proprium — viro sapienti
- Super petram ponere — sedem fundamenti,
- Stultus ego comparor — fluvio labenti
- Sub codem aere — nunquam permanenti.
- Feror ego veluti — sine nauta navis,
- Ut per vias aeris — vaga fertur avis.
- Non me tenent vincula — nec me tenet clavis
- Quaero mei similes — et adiungor pravis.
- Mihi cordis gravitas — res videtur gravis;
- Iocus est amabilis — dulciorque favis.
- Quidquid venus imperat — labor es suavis,
- Quae nunquam in cordibus — habitat ignavis
- Via lata gradior, — via iuventutis;
- Implico me vitiis — immemor virtutis
- Mortuus in anima — curam gero cutis,
- Voluptatis avidus — magis quam salutis.
- Praesul discretissime, — veniam te precor:
- Morte bona morior, — dulci nece necor;
- Meum pectus sauciat — puellarum decor,
- Et quas tactu nequeo, — saltem corde mecor.
- Rest est paratissima — vincere naturam?
- In aspectu virginis — menten esse puram?
- Iuvenes non possumus — legem sequi duram,
- Leviumque corporum — non habere curam.
- Quis in igne positus — igne non uratur?
- Quis Papiae commorans — castus habeatur?
- Ubi Venus digito — iuvenes venatur,
- Oculis illaqueat, — facie praedatur.
- Si ponas Ipolitum — hodie Papiae,
- Non erit Ipolitus — in sequenti die.
- Veneris in talamos ducunt omnes viae
- Non est in tot turribus — turris Alachiae.
- Secundo redarguor — etiam de ludo:
- Sed cum ludus corpore — me dimittat nudo,
- Frigidus exterius — mentis aestu sudo.
- Tunc versus et carmina — meliora cudo.
- Tertio capitulo — memoro tabernam;
- Illam nullo tempore — sprevi nec spernam,
- Donec sanctos — veniente cernam angelos
- Cantantes pro mortuis — requiem aeternam.
- Poculis accenditur — animi lucerna;
- Cor imbutum nectare — volat ad superna.
- Mihi sapit dulcius — vinum de taberna
- Quam quod aqua miscuit — Praesulis pincerna.
- Loca vitant pubblica — quidam poetarum
- Et secretas eligunt — sedes latebrarum.
- Student, instant, vigilant — nec laborant parum,
- Et vix tandem reddere — possunt opus clarum.
- Student, instant, vigilant — poetarum chori,
- Vitant rixas pubblicas — et tumultus fori;
- Et ut opus faciant — quod non possit mori
- Moriuntur studio — subditi labori.
- Unicuiqe proprium — dat natura donum;
- Ego versus faciens — bibo vinum bonum,
- Et quod habent purius — dolia cauponum.
- Vinum tale generat — copiam sermonum:
- Unicuique proprium — dat natura munus
- Ego nunquam potui — scribere ieiunus.
- Me ieiunum vincere — posset puer unus.
- Sitim et ieiunium — odi quasi funus.
- Tales versus facio — quale vinum bibo.
- Nihil possum facere — nisi sumpto cibo,
- Nihil valent penitus — quae ieiunus scribo.
- Nasonem post calicem — carmine praeibo.
- Mihi nunquam spiritus — poetriae datur,
- Nisi prius fuerit — venter bene satur.
- Dum in arca cerebri — Baccus dominatur
- In me Foebus irruit — et miranda fatur
- Meum est propositum — in taberna mori
- Ut sint vina proxima — morientis ori.
- Tunc occurrent citius — angelorum cori.
- Sit Deus propitius — mihi peccatori.
- Ecce meae proditor — pravitatis fui,
- De qua me redarguunt inservientes tui.
- Sed eorum nullus — est accusator sui,
- Quamvis velint ludere — saeculoque frui
- Iam nunc in praesentia — praesulis beati
- Mittat in me lapidem — neque parcat vati,
- Cujus non est animus — conscius peccati.
- Sum locutus contra me — quid quid de me novi,
- Et virus evomui — quod tam diu fovi,
- Vetus vita displicet — mores placent novi,
- Homo videt faciem, — sed cor patet Iovi.
- Iam virtutes diligo, — vitiis irascor;
- Quasi modo genitus — novo lacte pascor,
- Ne sit meum amplius — vanitatis vas cor.
- Electe Coloniae — parce poenitenti,
- Et da poenitentiam — culpam confitenti;
- Feram quid quid iusseris — animo libenti.
- Parcit enim subditis — leo rex ferarum
- Et est erga subditos — immemor irarum.
- Et vos idem facite, — Principes terrarum.
- Quod caret dulcedine — nimis est amarum.
-
- Con un rovello in cor d'ira bollente
- Meco ragiono in duol colla mia mente.
- Plasmato d'un vilissimo elemento
- Somiglio a foglia, che sia scherzo al vento.
- Al saggio, è ver, convien saldar sua legge
- Su quella pietra che in eterno regge;
- Ma sovra un fiume che mai posa e guizza
- Lo stolto, che son io, sua sede rizza.
- Nave senza nocchier cui l'onda aggira,
- Augel travolto da Aquilon che spira,
- Non àncora mi tien non chiavistello
- Co' pari miei m'imbranco nel bordello.
- Ogni grave pensier l'alma mi strugge,
- E sol dal gioco sua dolcezza sugge.
- Opra soave sol ne impon Ciprigna,
- Ciprigna a cor gelato ognora arcigna.
- Volo per largo in giovanil furore;
- Guazzo nel male e al bene aduggio il fiore.
- Morto nell'alma, al corpo sol ridotto,
- Più del piacer che di virtù son ghiotto.
- Deh! mi perdona, o mio signor preclaro!
- Ov'è un morir più dolce? Ov'è più caro?
- Fior di fanciulle al cor dardi mi scocca,
- E se 'l tatto non può, desio le tocca.
- Chi può domare il cor? Chi la natura?
- Chi le belle guardar con mente pura?
- La giovanile età la legge rompe,
- E sbriglia il corpo, che qual tauro irrompe.
- Fu paglia in foco mai ch'arsa non sia?
- Fu casto niuno mai dentro Pavia?
- Ove il cinto di Venere t'allaccia,
- E il guardo, il dito, il volto dà la caccia?
- Vada pur oggi Ippolito a Pavia,
- Ippolito diman certo non fia.
- Venere ha nido in ogni via che scorri,
- Niuna è d'Alachia[46] fra tante torri.
- Poi di giocar, su me, l'accusa grava;
- Ma quel troppo giocar nudo mi cava,
- Mi gela fuor, m'infiamma entro la mente,
- E allor so verseggiar divinamente.
- M'accusan d'andar troppo all'osteria
- Fu sempre il mio gran gusto e ognor lo fia
- Sinchè verran l'angeliche coorti
- A cantare per me l'inno dei morti.
- Face dell'alma son del vin le spume,
- Che per volare al ciel danno le piume.
- E a me più piace il vin della taverna
- Che 'l pisciarel di vescovil pincerna.
- Vedi poeta a martellar sull'arte,
- Chiuso, solingo, starsene in disparte,
- E suda, dura, veglia e si martoria
- E in fin ne miete a pena un po' di gloria.
- Suda e s'affanna de' poeti il coro,
- Fugge teatri e strepiti di foro;
- E per comporre un carme imperituro,
- Dorme anzi tempo tra color che furo.
- Ad ogni uom suo don le stelle danno:
- Ed io poeta del miglior tracanno
- Che spilli a me dell'oste la cantina,
- Che da facondia ricca, alta, divina,
- Ad ogni uom suo don le stelle diero;
- Ed io digiun non so trovar pensiero;
- E me digiuno anche un fanciullo atterra;
- Odio sete e digiun più che la guerra.
- Bei versi io detto se il mio nappo è vasto;
- E nulla posso far che dopo il pasto.
- Ciancie da nulla sol, digiuno, io vergo:
- Dopo i bicchier mi lascio i grandi a tergo.
- Poetica scintilla non m'accende
- Se pria buon cibo il ventre non mi stende.
- Quando nel mio cervello è Bacco in trono
- Febo mi fa del suo cantare un dono.
- Morire all'osteria io bramo e voglio,
- Per morire tra 'l vin qual viver soglio.
- Allor verran l'angeliche legioni,
- E Dio mi tocchi il cuore e mi perdoni.
- Ed ecco che di quel son reo confesso
- Che a carico di me le spie han messo:
- Ma nessuna di lor sè stessa accusa;
- Eppur di Bacco e di Ciprigna abusa.
- Ora dunque, o Signore, al tuo cospetto
- Lanci una pietra quì contra 'l mio petto,
- Nè d'un poeta il colga o tema o cura,
- Chi si sente di lor coscienza pura.
- Ecco quanto so dir a danno mio:
- Ecco le colpe che il mio sen nutrio.
- Ora il vecchio si spogli e si rinnove;
- Chè l'uom la faccia, il cor lo vede Giove.
- Già già virtude adoro, e il vizio fuggo;
- Quasi rinato nuovo latte suggo,
- A fin che il cor non serva, or fatto mondo,
- Ad albergar le vanità del mondo.
- Deh! perdona, o Signore, a chi s'emenda;
- Pari all'error su me la pena scenda.
- Sommesso al tuo volere umilemente
- Farò come colui che a pien si pente.
- Una fiera minor non la molesta
- Il biondo imperador della foresta.
- Per voi, o Prenci, ecco un solenne esempio:
- Incrudelir dall'alto, è vile ed empio.
-
-L'anno sopranotato, cioè 1233, nel pontificato di Gregorio IX, di
-Maggio, ne' giorni dell'_alleluja_, Federico Imperatore de' Romani,
-incarcerò Enrico suo figlio Re di Lamagna, perchè contro la volontà del
-padre aveva fatto adesione ai Lombardi, e lo tenne a lungo prigione.
-E mentre da Castel S. Felice lo conducevano al carcere di un altro
-castello, vinto dal tedio e dalla melanconia, si precipitò da un
-burrone, e morì. Si adunarono perciò, in assenza del padre, i principi,
-i baroni, i cavalieri e i giudici per dargli sepoltura. E con loro si
-trovò presente anche frate Luca pugliese dell'Ordine de' Minori, di
-cui è il libro intitolato ==_Sermonum Memoria_==, per farne, secondo
-l'uso de' Pugliesi, l'orazione funebre. E dal libro della Genesi capo
-22º prese il tema, che dice: _Abraam stese la mano, e prese il coltello
-per iscannare il suo figliuolo._ Ed i giudici e le persone colte che
-erano presenti dissero: questo frate dice tali cose, che l'Imperatore
-gli farà tagliare la testa. Ma se la passò altrimenti; perchè fece
-una tanto splendida orazione in lode della giustizia, che l'Imperatore
-avendola udita celebrare, volle averne copia.
-
-
-a. 1234
-
-Nell'anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto il mese di
-Gennaio che ne gelarono le vigne e le piante da frutta. E di freddo
-morirono anche animali selvatici; e i lupi entravano sino entro la
-città di notte, e di giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a
-spettacolo, nelle piazze delle città. E per il gelo eccessivo gli
-alberi si spaccavano dall'alto al basso, e molte piante perdettero la
-forza vegetativa e perirono. E vi fu gran battaglia nella diocesi di
-Cremona fra Cremonesi, Parmigiani, Pavesi, Piacentini e Modenesi da una
-parte, e dall'altra Milanesi, Bresciani e loro alleati.
-
-
-a. 1235
-
-L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido e cadde una neve
-freddissima, e la notte successiva vi fu gran brinata, che distrusse
-i vigneti. Il 23 d'Aprile di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne
-rimasero completamente morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che si
-passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu ucciso, un lunedì
-14 Maggio, _Guidotto_ vescovo di Mantova, figlio del fu _Frugerio_
-da Correggio della famiglia degli Avvocati di Mantova. Sua sorella
-Sofia moglie di Rainerio degli Adelardi di Modena, fu mia divota.
-Ed è notabile che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova
-mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno speciale ed
-eloquentissimo messo; il quale, quantunque fosse giovane, parlò tanto
-splendidamente al cospetto del Papa e de' Cardinali, che ne restarono
-meravigliati. E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora
-insanguinata, che il prenominato vescovo di Mantova indossava quando
-fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò davanti al Papa,
-dicendo: Guarda, o Santo Padre, e osserva e riconosci se questa sia,
-o no, la tunica del figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i
-Cardinali e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a muoversi
-a compassione, e che aveva viscere di pietà. Perciò la famiglia
-Avvocati di Mantova, uccisori del loro vescovo furono espulsi dalla
-città; nè più furono richiamati, e sino ad oggi vagano quà e là in
-esiglio, affinchè i perversi, de' quali come degli stolti è infinito
-il numero, ed i malfattori che funestano le città e difficilmente
-si correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare ai
-voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio colpisce più severamente
-l'ingiuria fatta a' suoi servi, che quella che è fatta a lui stesso.
-Nota quel che i Toscani dicono in loro volgare: _Dohmo alevadizo, et
-de pioclo apicadhizo non po lohm gaudere_: cioè da uomo raccattato,
-e da pidocchio rivestito non si può aver mai buon costrutto; che è
-quanto dire che non avrai mai una consolazione da un meschino, che ti
-si mette a' panni, e da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece
-palese anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo pupillo, e
-poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse in molte maniere. Ma
-contro se stesso alzò il calcagno. Perocchè fu violentemente deposto,
-nè dalla sua malignità trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più
-sopra si mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este, e in
-molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece vindice, fu il beato
-Tomaso vescovo di Cantorbery, di cui si legge nella sua biografia:
-«La vendetta divina fu tanto severa contro i persecutori del martire
-che in breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti di
-morte subitanea senza confessione e comunione; altri, lacerandosi
-a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti di tabe da tutto il
-corpo, dilaniati prima di morire da inauditi tormenti; altri, colti
-da paralisi, altri impazziti; altri, spirando furibondi, provarono
-luminosamente che pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un
-premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio, Tomaso, soffrì
-il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle undici ore, dell'anno,
-secondo Dionisio, 1170, affinchè quel tempo che fu principio della
-passione pel Signore, fosse pel martire principio della beatitudine
-celeste, alla quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio
-e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre e collo Spirito
-santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel sopradetto anno poi 1235
-i Parmigiani, i Cremonesi, i Piacentini ed i Pontremolesi, andarono
-ad aiutare i Modenesi che volevano fare un cavo a monte di Bologna,
-onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco
-per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro: Chi scavava, chi
-trasportava, nobiltà e popolo insieme. Lo stesso anno l'Imperatore
-Federico mandò in Lombardia un elefante con molti dromedarii, camelli,
-leopardi, girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li vidi, e
-si fermarono a Cremona.
-
-
-a. 1236
-
-L'anno 1236 in Settembre arrivò l'Imperatore Federico, ed invase la
-Lombardia a malgrado dei Padovani, Vicentini, Trivigiani, Milanesi,
-Bresciani, Mantovani, Ferraresi, Bolognesi e Faentini. Ma i Cremonesi,
-i Parmigiani ed i Reggiani co' loro eserciti e duecento cavalieri
-Modenesi gli andarono incontro. Passò il Mincio e l'Oglio, prese e
-distrusse Marcaria[47] mantovana, e poi subito la ricostruì e la affidò
-da difendere ai Cremonesi. Poi andò coi detti eserciti alla volta
-di Mantova, e la tenne alquanti dì assediata. Prese Moso[48] della
-provincia di Brescia, e lo diede anch'esso da difendere ai Cremonesi.
-E allora quei di Gonzaga[49] restituirono Gonzaga all'Imperatore. Lo
-stesso anno andò a Vicenza, la prese e la distrusse il 1º di novembre,
-e fece un concordato con Salinguerra e i Ferraresi. Lo stesso anno la
-vigilia di Natale i Mantovani corsero all'improvviso sopra Marcaria
-e la ripresero con tutti i Cremonesi che la difendevano, e molti ne
-trassero prigionieri a Mantova, molti ne uccisero.
-
-
-a. 1237
-
-L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma, fu Podestà di
-Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore Federico coi
-Parmigiani e i Cremonesi coi loro carrocci; e passarono da Castel di
-Moso, che era in mano dei Cremonesi, e presero Redondesco[50] bresciano
-e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.[51] E trovandosi ivi l'Imperatore
-fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono fanti e balestrieri in
-aiuto per l'assedio di Montechiaro[52]. E, mentre si recarono alla
-volta di Montechiaro, incendiarono Guidizzolo[53]. Ed i Reggiani da
-soli, assediato Carpenedolo[54] lo presero il 5 ottobre, come pure due
-castelli di Casaloldo[55], uno che era dei Conti, e l'altro era dei
-terrazzani di quel luogo; e li misero a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre
-l'Imperatore strinse l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme
-al suo seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso
-a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro fecero
-una sortita e diedero battaglia, e nel giorno seguente l'Imperatore
-completò l'assedio di Montechiaro dall'una e dall'altra parte, e
-lo batterono con manganelle e due baliste; e il giorno 22 Ottobre,
-un giovedì, quei del castello si arresero all'Imperatore; e furono
-tutti condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva nel suo
-esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre prese Gambara[56],
-Castel Gottolengo, Pralboino e Pavone, e furono messi a ruba, a
-ferro e a fuoco. E prima del dì di S. Martino venne coll'esercito a
-Pontevico[57]. Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che
-aveva a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a foggia del
-carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben formata, e aveva quattro
-bandiere, una ad ogni angolo, e nel centro un gran confalone, e dentro
-chi conduceva la bestia con molti Saraceni. Di questa materia ne parla
-abbastanza il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di questi
-animali, la cui natura e le cui proprietà espose a sufficienza frate
-Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei Minori, in un libro che scrisse
-intorno alla natura delle cose, diviso in dicianove capitoli. Fu
-chierico grande e spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel
-millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col suo esercito
-a Pontevico,[58] corsero i Milanesi contro di lui coll'esercito loro,
-e stettero gran tempo a campo. Allora i bolognesi ai 25 di novembre
-presero Castel Leone[59], che era de' Modenesi sulla strada presso
-Castel Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco,
-appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre e le altre cose;
-e gli uomini che trovarono in Castel Leone li trassero in prigione
-a Bologna. A Castel Leone vi era una bellissima torre, che cadendo
-sbattè con tanta violenza le acque della fossa, che ne lanciarono
-fuori un luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in
-regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed uno che vide
-queste cose le raccontò a me una volta che ebbi occasione di passare
-di là in sua compagnia. E mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del
-Comune di Parma cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava
-su e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo per la Via
-di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani, accorrete e aiutate i
-Modenesi; e vedutolo ed uditolo, io lo presi ad amare, perchè procurava
-di far del bene a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente
-esaudito ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani,
-correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri; sicchè
-all'udir quelle parole, io ne era commosso sino alle lacrime. Perocchè
-io andava pensando che Parma era senza uomini; nè erano rimasti a
-casa che i ragazzi, le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e
-le donne. Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri
-eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua impresa. E lo
-stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi furono rotti dall'esercito
-dell'Imperatore, che ne fece massacro, e perdettero presso
-Cortenuova[60] il carroccio, cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i
-Romani per oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva
-d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli favorevoli.
-In quel combattimento fu fatta grande strage di Milanesi; ed anche il
-figlio del Doge di Venezia, che era allora Podestà di Milano, fu preso
-dall'esercito dell'Imperatore, e mandato prigione a Cremona. E così
-l'Imperatore conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca Trivigiana.
-
-
-a. 1238
-
-L'anno 1238 l'Imperatore cinse d'assedio Brescia. E con lui e col suo
-esercito erano i Parmigiani, i Cremonesi, i Bergamaschi, i Pavesi,
-mille fanti e duecento cavalieri Reggiani, e Saraceni, e Tedeschi ed
-altra gente diversa e innumerevole. E vi stettero a campo lungo tempo;
-e allora l'Imperatore fece costruire castelli di legno per battere
-i Bresciani, e posevi sopra i prigionieri fatti a Montechiaro. I
-Bresciani manganarono quei castelli e li distrussero senza far male di
-sorta ai prigionieri, che vi erano sopra; ma per rappresaglia appesero
-per le braccia all'esterno dello steccato della città i prigionieri
-imperiali che avevano tra mani. Nè l'Imperatore potè prendere la detta
-città di Brescia, perchè fece validissima difesa. E l'Imperatore si
-ritirò confuso con tutti gli alleati che aveva seco nell'esercito.
-
-
-a. 1239
-
-L'anno 1239 l'Imperatore Federico fu scomunicato da Gregorio IX; i
-Francesi oltremare furono sconfitti; fu deposto frate Elia ministro
-Generale dell'Ordine dei Minori, e gli fu sostituito frate Alberto
-da Pisa; vi fu eclisse di sole con orribile e terribile oscurità,
-tanto che si videro le stelle; ed io stesso frate Salimbene da Parma,
-che era a Lucca di Toscana, lo vidi co' miei occhi. E già da un'anno
-io era nell'Ordine de' frati Minori, e più quel tanto di tempo che
-corre dalla festa della Purificazione, sino al giorno in cui si vide
-l'eclisse il venerdì tre giugno, a nove ore antimeridiane; e pareva
-notte scura, e uomini e donne ebbero grande spavento; e quà e là, come
-pazzi, correvano percossi da affanno e da paura. E il gran timore ne
-fece correr molti a confessarsi, e far penitenza de' loro peccati; e
-molti si rappacificarono che erano tra loro in discordia. E Manfredo
-Cornazzani Parmigiano, allora Podestà di Lucca, presa in mano una
-croce, andava processionalmente per la città co' frati Minori ed altri
-religiosi regolari e secolari; ed il Podestà stesso predicava intorno
-alla passione di Cristo, e rimetteva in concordia i nemici. Questa
-cosa ho veduto io testimonio presente. E mio fratello, frate Guido di
-Adamo, e frate Fasso anch'esso di Parma, erano là con me. E Domafolo
-di Miano[61] e Giacomo di Maluso, cugino di mia madre, erano avvocati,
-ossia assessori del predetto Manfredo Podestà di Lucca. Questo
-Manfredo e donna Auda moglie sua e sorella di Bartolo Tavernieri erano
-i principali benefattori dell'Ordine de' Minori. Queste beneficenze
-le ho vedute io co' miei proprii occhi nel convento de' frati Minori
-di Medesano[62], nel qual castello erano altri nobili cavalieri e
-nobili donne che facevano di molto bene ai frati Minori. E Iddio ne li
-rimeriti colla retribuzione dei giusti. Nello stesso anno l'Imperatore
-Federico coi Parmigiani e i Modenesi e con mille fanti e duecento
-cavalieri Reggiani ne' mesi di Luglio, Agosto, Settembre tenne in
-assedio Piumazzo e Crevalcore[63], ambidue castelli dei Bolognesi; ed
-ambidue furono smantellati: onde i giocatori degli scacchi derivarono
-il proverbio; _scacco per Vignola aven_[64] _Plumazo_. E nello stesso
-anno mentre l'Imperatore stava assediando Piumazzo e Crevalcore coi
-Parmigiani e Modenesi e Reggiani, arrivarono i Bolognesi e incendiarono
-borgo S. Pietro[65] fuori porta della città di Modena, e misero a fuoco
-anche quanto trovarono tra il detto borgo e la città. Lo stesso anno
-i Bolognesi furono sconfitti presso Vignola[66] dai Parmigiani e dai
-Modenesi, che ne uccisero molti e li sommersero nel fiume, e molti ne
-fecero prigionieri. Vi fu anche ribellione di alcuni Principi e Baroni
-nella Marca Trivigiana, principale de' quali fu Azzone Marchese d'Este
-con tutti quelli di parte sua e con quei di Treviso.
-
-
-a. 1240
-
-L'anno 1240 morì frate Alberto da Pisa, ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, e fu eletto a sostituirlo frate Aimone d'Inghilterra,
-poichè frate Elia aveva apostatato e fatta adesione a Federico. In
-Gennaio dello stesso anno gelò si forte il Po che si passava dall'una
-all'altra parte del fiume a piedi e a cavallo. E nei mesi di Febbraio,
-Marzo e Aprile fu assediata Ferrara con grande oste da Azzone Marchese
-d'Este, e da Gregorio da Montelungo, Legato in Lombardia, e dal Doge
-di Venezia; e ognuno di loro aveva seco grosso esercito. E allora
-era Podestà di Ferrara Raimondo da Sesso. E i Ferraresi fecero la
-dedizione della loro città, e consegnarono il Salinguerra in mano ai
-prenominati Gregorio di Montelungo, Marchese d'Este, e Doge di Venezia.
-Il Salinguerra poi e con lui altri nobili suoi partigiani furono
-mandati prigionieri a Venezia; ove il Salinguerra stette a confino, e
-vi morì, e vi ebbe sepoltura. Egli fu uomo potente e famoso e celebre
-e stimato per gran sapienza. Resse benissimo la Signoria di Ferrara,
-come una volta l'aveva retta Guglielmo di Marchesella, e l'aveva
-data al Marchese d'Este, che prima non aveva avuto mai in Ferrara
-nulla che fosse suo. Ma realmente la città di Ferrara è del Papa, ed
-è terra della Chiesa; e l'ho udito io dire le cento volte, perchè io
-vi ho soggiornato sette anni, e l'ho udito anche da Papa Innocenzo IV
-in pubblica predica, stante che, quando egli predicava dal balcone
-del palazzo del vescovo di Ferrara, io era sempre al suo fianco.
-Tuttavia il Salinguerra usava dire: Il cielo è di Dio, ma la terra è
-degli uomini: Quasi con questo intendesse di gloriarsi come potente
-sulla terra. Ma nulla ostante egli morì nella laguna di Venezia. Era
-sapiente, ma ebbe un figlio stolto, come Salomone ebbe Roboamo. Quel
-suo figlio si chiamava Giacomo Torello, e anch'esso usava frequente
-un suo proverbio, che diceva: _L'asen dà per la parè; botta dà, botta
-receve;_ che vuol dire: L'asino quando tira calci batte sulla muraglia;
-dà un colpo, e un colpo riceve, cioè, percuote ed è ripercosso. Ed i
-contadini giudicavano sapientissimo quel motto, perchè credevano che
-fosse detto a capello del Papa e dell'Imperatore, che allora erano tra
-loro discordi. In quel tempo era Papa Gregorio IX e Imperatore Federico
-II: dal quale fu presa Ravenna dopo la morte di Paolo Traversari. Qui
-è da notare che in antico eranvi a Ravenna quattro nobili casati, come
-ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, dove ho dimorato cinque
-anni. Ed ora tutti que' casati, che erano i più nobili, e primeggiavano
-sugli altri, sono spenti; e l'ultimo a venir meno fu quello di Paolo
-Traversari, che a' miei giorni si estinse completamente. Questo Paolo
-Traversari fu bellissimo cavaliere, gran barone, straricco e ben
-voluto da' suoi concittadini; ma tuttavia ebbe in Ravenna un emulo ed
-avversario, che fu un certo Anastasio. Paolo ebbe un figlio, che lasciò
-una figlia non legittima, detta Traversaria dal nome del casato di lui.
-Io l'ho veduta assai volte, ed era bellissima donna ben costumata, di
-mezzana statura, cioè nè alta nè bassa. Papa Innocenzo IV la legittimò
-affinchè potesse reditare, e la diede per moglie a Tomaso Fogliani
-di Reggio, suo parente, cui fece anche conte nelle Romagne, e fu
-caro ai Ravennati. Questo Tomaso poi generò di quella un figlio, di
-nome Paolo, ch'io ho conosciuto bellissimo fanciullo ed avvenente, il
-quale, giunto al bivio della lettera pitagorica, morì lasciando erede
-Matteo Fogliani, che ne occupò poi i beni. Dopo la morte di Tomaso, la
-moglie sua si rimaritò col nipote del Marchese d'Este, cioè Stefano,
-figlio del Re d'Ungheria, fratello di Sant'Elisabetta, ma soltanto da
-parte di padre. Di questo matrimonio nacque un bel fanciullo, che in
-processo di tempo morì. E la moglie di Stefano morì e fu sepolta nel
-sepolcreto di Paolo Traversari nella chiesa di San Vitale in Artica a
-Ravenna. Stefano poi andò a Venezia ove chiuse i suoi giorni miserrimo
-e poverissimo. E, come disse Giuseppe parlando di Erode Agrippa, non
-era veramente uomo, per cui riguardo sia molto da rimproverare di sua
-mutabilità la fortuna. E come Giuseppe narra di tre speciali disgrazie
-d'Erode Agrippa, così noi possiamo dire di altrettante che colpirono
-Stefano. Prima sventura ad incoglierlo fu che sua madre, dopo la
-morte di Andrea Re d'Ungheria, fuggì dall'Ungheria incinta per timore
-di essere uccisa dagli Ungheresi, come avevano ucciso altra regina,
-cioè la madre di Sant'Elisabetta. Secondo, gli fu messo a carico
-che la madre lo avesse concepito da un tal Dionisio; epperciò non lo
-riconoscevano per figlio del re d'Ungheria, e non lo ammettevano alla
-successione. E questa cosa restò per molti anni dubbia nella mente del
-re d'Ungheria. E molti frati Minori Ungheresi, passando per Ferrara,
-volevano vederlo, e dicevano che si assomigliava perfettamente al re
-d'Ungheria suo padre. Terzo, perchè essendo allevato in Ferrara alla
-corte del Marchese d'Este, ed essendo tenuto appartato, perchè per
-diritto di più prossimo parente doveva essergliene il successore, come
-figlio di una nipote, che era figlia del fratello di lui Aldobrandino,
-fu portato in frattanto dalla Puglia sopra un asino un bambino, nato
-da una certa nobildonna di Napoli e di un certo principe Rainaldo,
-figlio di Azzone marchese d'Este già defunto, come si disse allora, ma
-in vero l'Imperatore teneva lo stesso Rainaldo in prigione a Napoli,
-come ostaggio. Se questo fatto sia fittizio, e inventato a malizia, o
-se sia vero, non so. Ma comunque fosse, Stefano fu espulso da Ferrara,
-e andò a dimorare a Ravenna: e il fanciulletto ultimo condotto tenne
-la signoria del Marchese d'Este....... E fu pessimo uomo...... Questi è
-Obizzo Marchese d'Este, che ora signoreggia in Ferrara, e che pe' suoi
-peccati..... è guercio. Perocchè caracollando in un torneo la vigilia
-di Pasqua, spezzatasi l'asta, si offese l'occhio destro e ne perdette
-la vista. E tali caracollamenti faceva perchè era innamorato di una
-donna, che era presente. Così pure fu detto di lui che... stuprava in
-Ferrara le mogli de' nobili e de' plebei. Alcuni dissero che questo
-Obizzo fosse figlio.... Inoltre spogliò la famiglia Fontana, che lo
-aveva esaltato e sublimato, e la espulse da Ferrara. Molto male fece,
-e molto ne riceverà da Dio, se non si emenda. Con Ottobono, che diventò
-poi Papa Adriano, ebbe sì intima amicizia che sposò poi una parente di
-lui, d'onde gli nacquero tre figli ed una figlia. Il primogenito fu
-Azzone, che prese per moglie una parente di Papa Nicolò III, romano,
-che, quand'era Cardinale, si chiamava Giovanni Gaetani; e al posto
-di Cardinale subentrò Matteo Rossi, figlio di Orso, fratello germano
-del Papa. Questo Matteo Rossi era governatore, protettore e censore
-dell'Ordine de' frati Minori a seconda della loro regola. E Papa
-Nicolò lo designò e lo diede all'Ordine, quantunque i frati avessero
-già prima fatta domanda di avere Girolamo, stato già loro ministro
-Generale. Secondo Cardinale parente del Papa fu Giacomo Colonna, che
-è favorevolissimo all'Ordine de' Minori. E quando era ancor giovane e
-cittadino privato, quando cioè non era ancora stato elevato ad alcuna
-dignità, da Bologna ove era a studio, andò a Ravenna a visitare per
-divozione le chiese; perchè in Ravenna, tutto il mese di Maggio, vi
-sono amplissime indulgenze; e molti vi accorrono dalle diverse parti
-del mondo per conseguire colle preghiere quelle indulgenze che sempre
-desiderarono. Perciò dunque Giacomo venne a Ravenna, ove io allora
-abitava nel convento de' frati Minori della Chiesa di S. Pietro
-maggiore, in cui si venera il corpo di S. Liberio, eletto per mezzo di
-una colomba, e fui designato ad accompagnarlo, e lo condussi a tutti
-i Santuarii dentro e fuori della città. Terzo Cardinale, parente di
-Papa Nicolò III fu Latino dell'Ordine de' frati Predicatori. Questi,
-in quanto alla fisonomia, a mio giudizio, si assomigliava pienamente
-a Pietro Lambertini di Bologna. Papa Nicolò lo fece Legato per la
-Lombardia, e con una certa sua ordinanza diede assai su' nervi a tutte
-le donne, comandando che le loro vesti fossero sol tanto lunghe da
-arrivare a terra, più la giunta di un palmo. Perocchè prima traevano
-per terra la coda delle vesti con uno strascico di un braccio e mezzo.
-Onde al proposito dice Patecelo:
-
- _Et drappi longhi ke la polver menna._
- La lunga vesta che la polve innalza.
-
-E lo fece pubblicare nelle chiese, e l'impose alle donne come precetto,
-ordinando anche che nessun sacerdote potesse assolvere quelle che non
-vi si attenevano; la qual cosa fu alle donne più amara che la morte. Ed
-una mi disse in confidenza che si teneva più cara quella coda che tutto
-il resto del vestiario. Oltrecciò il Cardinale Latino comandò che tutte
-le donne, giovinette, donzelle, maritate, vedove e matrone uscissero di
-casa col capo velato. La qual cosa fece loro orrore. Ma pure a questa
-vessazione seppero trovare un rimedio, mentre non era possibile averlo
-per le code. Perocchè fecero fare veli di bisso e di seta intessuta con
-oro, coi quali acquistavano un'apparenza dieci volte più seducente, e
-provocavano maggiormente a lascivia coloro che le riguardavano. Quarto
-Cardinale parente di Papa Nicolò fu Giordano, suo fratello germano,
-uomo di poca dottrina e quasi laico. E creò questi quattro Cardinali
-suoi parenti per esaltare que' del suo sangue e della sua carne. E così
-fece la Chiesa cosa della sua famiglia, come fecero talvolta alcuni
-Pontefici romani, de' quali dice Michea.... Ed io in mia coscienza
-credo certissimo che l'Ordine del beato Francesco, del quale io sono
-un umile, anzi il minimo fraticello, abbia ben mille frati Minori, che
-per ragione di scienza e di santità sarebbero più degni del cardinalato
-che molti di quelli, che per parentela ne furono insigniti dai romani
-Pontefici. E ve n'è un esempio recente. Papa Urbano IV di Troyes
-promosse al cardinalato Angero suo nipote, lo esaltò e lo sublimò,
-quanto a ricchezze e ad onori, sopra tutti i Cardinali della corte;
-mentre prima non era che un vilissimo scolaretto, tanto che portava a
-casa dal macello le carni anche per altri scolari, coi quali studiava.
-In seguito poi s'è saputo che era figlio del Papa. Quarta sventura di
-Stefano fu la morte di suo figlio e di donna Traversaria sua moglie,
-dalla quale aveva avuto in Ravenna e per le Romagne ricchezze, onore e
-gloria. Laonde dovette rifuggirsi a Venezia, ove morì nella desolazione
-e nella miseria. Dopo questo, cioè dopo la morte di Stefano, venne un
-certo Guglielmotto dalla Puglia con una certa donna, che lo seguiva,
-e che prima si chiamava _Pasquetta_, e le pose poi nome Aica, e la
-diceva sua moglie, e figlia di Paolo Traversari. Ma sta di fatto che
-l'Imperatore Federico aveva presa l'Aica figlia di Paolo Traversari, e
-l'aveva mandata come ostaggio in Puglia, e poi, sdegnato ardentemente
-contro il padre della fanciulla, la fece gettare in una fornace accesa,
-e così essa volò al cielo. E vi era presente, e la confessò, un frate
-Minore di nome Ubaldino, nobil uomo di Ravenna, fratello di Sigorello,
-e che dimorava in Puglia. Era bellissima giovane; nè vi è punto da
-meravigliare perchè ebbe un bellissimo padre. Guarda Paolo Traversari,
-e guarda Re Giovanni, e giudica, se sai, chi di loro sia più bello. Ma
-questa Pasquetta, che si dava per figlia di Paolo, e s'era assunto il
-nome di Aica, era brutta donna, deforme, misera e oltremisura avara.
-Ed io lo so, chè ho parlato secolei in Ravenna, dove io abitava quando
-venne colà, e l'ho vista le centinaia di volte. Essa aveva imparato a
-conoscere da una sua donna i costumi di colui, che voleva far credere
-suo padre; come anche le condizioni di Ravenna. Inoltre un certo
-tale di Ravenna, ch'io ben conosceva, e che andava frequentemente
-in Puglia, di dette cose maliziosamente la istrusse, sperando, se la
-fortuna la portava in alto, di ottenerne da lei un premio. Costui si
-chiamava volgarmente Ugo di Barco, ed io lo conosceva. Giunse pertanto
-Guglielmotto con sua moglie; e i Ravennati, avendone avuta notizia,
-si rallegrarono e andarono loro incontro per fare a loro una festosa
-accoglienza. Uscii anch'io col frate mio compagno sin fuori porta S.
-Lorenzo, e stetti sul ponte del fiume aspettando per vedere come la
-finisse. E intanto mi venne incontro un giovane correndo, e disse: E
-perchè non sono venuti gli altri frati? In verità sin anche il Papa, se
-fosse a Ravenna, dovrebbe venire a vedere tanta letizia. Ciò udendo,
-lo guardai, e sorrisi, e dissi: Che tu sii benedetto, o figlio; hai
-parlato bene. Entrato in Ravenna, si recarono tosto alla Chiesa di
-S. Vitale a visitare innanzi tutto la tomba di Paolo Traversari. E
-Pasquetta, stando davanti all'arca di Paolo, cominciò a piangere a
-udita di tutti, quasi piangesse per Paolo, personaggio nobile, valoroso
-e prudente, come se fosse stato suo padre. Spiacque però quel mostrarsi
-sdegnosa di vedere che anche Traversaria fosse sepolta nel sepolcro di
-suo padre. Poscia andarono agli alberghi già per loro allestiti. Queste
-particolarità me le raccontò Giovanni monaco sagrista di S. Vitale,
-amico mio, che era presente e vide. Il giorno dopo, Guglielmotto
-tenne un'allocuzione davanti al Consiglio de' Ravennati. Egli era bel
-cavaliere e magnifico oratore. E, terminata la sua orazione, e fatte
-nella concione le sue proposte, i Ravennati gli offrirono e promisero
-più di quello che aveva richiesto. Perocchè erano lieti che rivivesse
-il casato di Paolo. Gli stessi sensi provò anche Filippo Arcivescovo
-di Ravenna, oriondo toscano. E Guglielmotto entrò in possesso di tutti
-i beni e di tutte le terre di Paolo con sicurezza maggiore di quella,
-colla quale li aveva posseduti Paolo stesso. Ed ebbe abbondanza di
-denaro e di rendite; e fabbricò corti, casali, mura e palazzi, e molti
-anni, come ho visto io, gli arrise la prospera fortuna. Ma dopo si levò
-contro la Chiesa, e perciò fu espulso da Ravenna, e si smantellarono
-tutti i suoi palazzi e tutti i suoi edifizii. Quella Pasquetta sua
-moglie, che si faceva chiamare Aica, da lui non ebbe figli; però mandò
-in Puglia e si fece condurre due ragazzi, uno di cinque e l'altro di
-sette anni, che diceva essere suoi figli. Finalmente ne morì uno, e
-fattolo seppellire nel sepolcreto di Paolo, cominciò a mandar grida
-di dolore, e a dire esclamando: Oh! magnificenze di Paolo, ove vi
-abbandono? Oh! magnificenze di Paolo ove vi abbandono? Oh magnificenze
-di Paolo, ove vi abbandono? Finalmente, insorgendo molte guerre, chiuse
-i suoi giorni a Forlì, e Guglielmotto se ne tornò in Puglia spogliato e
-nudo; sicchè gli si potrebbe applicare il detto del poeta;
-
- _Non eodem cursu respondent ultima primis._
- Non gira sempre egual la cieca Dea;
- Or lieta t'accarezza, ed or t'è rea.
-
-Che poi di queste frodi, di queste simulazioni e di queste corbellature
-ne possano avvenire al mondo, non è punto da dubitare, perchè ne
-abbiamo molti esempi. Ed anzi tutto il finto Alessandro, ai tempi
-di Cesare Augusto, di cui parlano le storie. Così si dica del conte
-di Fiandra, che morì oltremare. Dopo molti anni arrivò un tale, che
-assomigliava in tutto al conte, e si presentò alla contessa di Fiandra
-dicendole ch'egli era suo padre; e sapeva dire cose dalle quali si
-poteva congetturare che dicesse la verità. Ma avendogli essa, per
-suggerimento dei suoi, chiesto chi lo avesse fatto cavaliere, non
-seppe rispondere, e quindi lo fece impiccare. Il terzo caso è di
-Federico Imperatore deposto, dopo la cui morte si trovò un eremita,
-che era di aspetto somigliantissimo all'Imperatore, e conosceva punto
-per punto le cose del regno, dell'impero e della corte Reale. Alcuni
-principi e baroni della Puglia, volendo invadere ed occupare il regno,
-coll'assenso di lui lo tolsero dal romitaggio, e divulgarono che
-l'Imperatore viveva ancora. E l'eremita si prestava col suo assenso a
-queste cose, perchè sperava acquistarne ricchezze ed onori. Ma Manfredi
-figlio di Federico, che era chiamato principe, lo fece prendere e
-ordinò che fosse sottoposto a tormenti e fatto morire. Nota che questa
-frode, riguardo a Federico, si presumeva facile a condursi a buon fine,
-perchè nella Sibilla si legge: _Si divolgherà in mezzo ai popoli: vive
-e non vive._ Laonde anch'io per molto tempo stentava a credere che
-fosse morto; se non che l'udii poi co' miei orecchi dalla bocca stessa
-di Innocenzo IV, quando nel suo ritorno da Lione egli predicava al
-popolo affollato in Ferrara. Perocchè io era sempre al suo fianco, e
-disse nella predica: _Quel Signore che una volta fu Imperatore, nostro
-nemico, e avverso a Dio e alla Chiesa, è morto, come per sicuro è stato
-annunziato a noi._ L'udirlo mi riempì di stupore, e appena ancora potei
-crederlo. Perocchè io era Gioachimita, e credeva, e m'aspettava, e
-sperava che Federico fosse per fare ancora mali maggiori di quelli che
-aveva già fatti, sebbene non fossero pochi. Quarto esempio ne è quello
-di un certo, che diceva di essere Manfredi, figlio di Federico, quel
-Manfredi che era stato debellato da Re Carlo, fratello di Lodovico re
-di Francia. E perciò Re Carlo ordinò che quel finto principe Manfredi,
-che gli si era presentato, fosse ucciso. E fece uccidere a que' dì
-molti che s'infingevano Manfredi. Ma di ciò basti. Perocchè queste cose
-non le ho dette di proposito, ma soltanto trattovi dal caso di Paolo
-Traversari. _Perchè lo spirito spira quando vuole,_ e non è in potere
-dell'uomo impedirnelo. Ora ritorniamo all'anno di cui si cominciò a
-parlare. Nel 1240 adunque l'Imperatore assediò Faenza, che si arrese a
-patti, ma, entratovi, ruppe la fede loro data.
-
-
-a. 1241
-
-L'anno 1241 fu presa Faenza, cioè si arrese di accordo all'Imperatore,
-il quale, come si disse, non serbò la fede data. Morì Papa Gregorio IX,
-che fu amico e padre e benefattore dell'Ordine de' frati Minori, e a
-lui successe Celestino IV milanese, che morì subito; cioè diciasette
-giorni dopo. E la sede restò vacante dal 1241 sino al 1243, perchè i
-Cardinali erano discordi e dispersi. E Federico aveva chiuse le vie,
-tanto che molti ne furono presi; e ciò faceva per timore che alcuno di
-quei che passassero, diventasse Papa. Ed io stesso in quel tempo fui
-preso più volte. E allora pensai e studiai modo di scrivere lettere
-come, in cifra.
-
-
-a. 1242
-
-L'anno 1242 fu Podestà di Reggio Lambertesco dei Lamberteschi
-Fiorentino, che aveva amore a far ragione e giustizia ai cittadini; e
-appunto perchè il detto Podestà aveva amore a far ragione e giustizia
-alcuni reggiani fecero questi versi:
-
- Venuto è 'l liòne
- De terra fiorentina
- Per tenire raxone
- In la città regina.
-
-E allora il Consiglio municipale di Reggio a quasi unanimità di voti
-gli concesse facoltà di fare quel che volesse. E nello stesso anno fece
-fare la strada di Reggiolo, i ponti sul cavo Tagliata, le fossa attorno
-al castello di Reggiolo[67], e trenta braccia della torre.
-
-
-a. 1243
-
-L'anno 1243, sul finir di Giugno, il dì di S. Pietro, fu eletto
-Papa Innocenzo IV, Lombardo, dei conti di Lavagna[68] nella diocesi
-di Genova. E governò la Chiesa 11 anni, 5 mesi e 10 giorni. Questi
-era stato canonico di Parma, e causa dello smantellamento di questa
-città. Per poter adunare un concilio fuggì a Lione, nobile città della
-Francia, nella Borgogna, sul Rodano, ove stette molti anni, cioè sino
-alla morte di Federico, e vi era andato l'anno 1244. Questi a suo
-tempo stipulò un gran trattato con Federico per ricondurre le cose a
-pace, e in pendenza della contumacia dell'Imperatore contro la Chiesa,
-coll'aiuto de' Genovesi andò in Francia; e celebrando un concilio
-a Lione condannò Federico come nemico della Chiesa, e lo depose
-dall'Impero, e procurò che fosse eletto re d'Allemagna il Langravio
-della Turingia; dopo la cui morte fu eletto Guglielmo d'Olanda. Questo
-Papa canonizzò a Lione S. Emondo confessore. Arcivescovo di Cantorbery.
-Canonizzò anche a Perugia il beato Pietro[69] dell'Ordine de' frati
-Predicatori, Veronese, ucciso dagli eretici tra Como e Milano pel suo
-predicare contro di loro. Canonizzò eziandio in Assisi nella chiesa
-del beato Francesco, S. Stanislao vescovo di Cracovia, fatto uccidere
-dall'iniquo Principe (Federico?). Innocenzo, morto l'Imperatore
-Federico, entrò in Puglia con un grande esercito, e poco dopo morì
-a Napoli, ove ebbe sepoltura. E queste cose sono dette qui per
-anticipazione. A questi tempi fiorì venerabile per vita e per scienza
-il Cardinale Ugo, frate dell'Ordine de' Predicatori, che, dottore in
-teologia, con dottrina sana e lucidissima commentò tutta la Bibbia. Fu
-primo autore delle Concordanze bibliche. Ma in seguito furono fatte
-concordanze migliori. Papa Innocenzo lo creò Cardinal prete di santa
-Sabina; nella quale dignità si comportò lodevolmente sino alla morte.
-Così nel sunnotato millesimo, alla corte dell'Imperatore Federico, morì
-Nicolò vescovo di Peggio, a Melfi[70] in Puglia, ove fu anche sepolto.
-Nello stesso anno, e contemporaneamente, furono eletti vescovi di
-Reggio Guizzolo degli Albiconi, Prevosto di S. Prospero di Castello,
-e Guglielmo Fogliani. Perciò nel mese di Settembre vi fu gran contesa
-tra gli Albiconi, i Fogliani e il Podestà. Ma fu poi confermato vescovo
-di Reggio Guglielmo Fogliani, perchè era parente del Papa Innocenzo
-IV, che allora reggeva la Chiesa romana. Così pure il prenominato
-Papa spogliò del vescovado di Parma Bernardo Vizio Scotti, che era de'
-frati del Martorano, e che già lo possedeva come datogli da Gregorio
-di Montelungo Legato in Lombardia, per darlo ad Alberto Sanvitali, suo
-nipote di sorella. E Re Enzo figlio dell'Imperatore Federico occupò il
-palazzo del vescovo di Reggio, e, in odio del Papa e del partito ostile
-non lasciò che il sunnominato Guglielmo vi abitasse.
-
-
-a. 1244
-
-L'anno 1244 morì frate Aimone Inglese, ministro Generale dell'Ordine
-de' frati Minori, e gli succedette frate Crescenzio della Marca
-d'Ancona, già molto vecchio. Questi ordinò a frate Tomaso di Cellano
-(che fu il primo a scrivere la vita del beato Francesco) che la
-scrivesse di nuovo perchè in quella prima erano state ommesse molte
-cose. E fece un bellissimo libro dei miracoli e della vita del santo
-intitolato: _Memoriale del beato Francesco in mancanza della sua
-persona:_ sul quale ne compilò poscia uno eccellente il ministro
-Generale frate Bonaventura. E pure vi sono ancora molte cose, che
-non sono notate; perchè il Signore tutti i giorni, e in tutte le
-parti del mondo, non cessa di operare grandi miracoli per mezzo
-del suo servo Francesco. Questi fu invitato al concilio, che si
-tenne per la detronizzazione di Federico, da Papa Innocenzo IV con
-lettera particolare, ch'io ho veduta; ma egli se ne scusò per la
-sua vecchiezza; e in sua vece mandò frate Giovanni da Parma, uomo
-santo e letterato; e che gli successe poi nel governo dell'Ordine.
-In quest'anno furono inviate da Roberto Patriarca di Gerusalemme a
-tutta la cristianità lettere, che portavano gravissime notizie, ed
-erano di questo tenore: Io Roberto Patriarca, sebbene indegno, di
-Gerusalemme, notifico a tutti quelli che sono inscritti nell'albo de'
-cristiani che nell'anno del Signore 1244 ai 17 di Ottobre, cioè la
-vigilia di S. Luca Evangelista si fecero quì da noi, cioè in Terra
-Santa, molti massacri e molte tradigioni. Un primo massacro avvenne
-in Agosto, quando Gerusalemme fu distrutta dai Colisimini. Un secondo,
-la vigilia di Santa Lucia, nella pianura di Gadar, cioè sabbia bianca,
-ove furono trucidati 312 frati militanti, e 324 difensori delle torri.
-Del convento di S. Giovanni furono massacrati 325 frati militanti
-e 200 guardie delle torri. Del convento degli Alemanni sopravissero
-alla strage soli tre frati; gli altri, ed erano 400, furono passati
-a fil di spada. Dell'ospizio di S. Lazzaro furono uccisi tutti i
-militi lebbrosi. Caifasso fu ucciso con tutta la sua gente. Il conte
-Gualterio di Giaffa restò prigioniero, e di tutti i suoi uomini
-fu fatta strage. I militi del Principe d'Antiochia, ch'erano 300,
-incontrarono la stessa sorte. Quelli del Re di Cipro, 300 anch'essi,
-uccisi. L'Arcivescovo di Tiro con tutti i suoi fu vittima. Parimenti
-il vescovo di Rama. Inoltre, e questo è più desolante, 16000 Francesi
-versarono il loro sangue per la fede di Cristo, e così tanto numero di
-crociati d'altre nazioni da non potersi contare. Ed è da notare che il
-Soldano di Damasco, e il Soldano di Camele, e un grande de' Saraceni,
-che si chiama Nas, e tutta la milizia del Signore di Allap, che avevano
-giurato a noi fedeltà, ed erano più che 25000 Saraceni, sul finire del
-combattimento ci tradirono, e i loro nomi saranno maledetti ne' secoli
-de' secoli; e così sia.
-
-
-a. 1245
-
-L'anno 1245 il predetto Imperatore Federico fu detronizzato da Papa
-Innocenzo IV in pieno concilio a Lione, città della Francia. Per la
-qual cosa Federico esiliò principalmente da Parma e da Reggio tutti
-gli amici più stretti del detto Papa, e alcuni li fece prigionieri;
-poi raccolse l'esercito su Milano, e non gli tornò bene. Nello stesso
-anno Lodovico Re di Francia andò a Cluny da Papa Innocenzo IV: ed
-ebbe con lui un famigliare colloquio. Parimenti nello stesso anno,
-il primo di Gennaio, giorno di Domenica, nella città di Reggio vi fu
-grande stormo intorno alla casa di Scazano; e il lunedì successivo vi
-fu armeggiamento tra i Roberti e que' da Sesso; dal qual fatto questi
-ritrassero disonore. E fu bruciata la casa dei Calegari; e perciò
-vennero espulsi dalla città Giberto de' Tarasconi, Aschiero degli
-Aschierì e Viviano Meliorati, che era imputato d'averla incendiata,
-o almeno di aver consentito che vi si appiccasse il fuoco. E furono
-rigorosamente puniti. Un lunedì poi, 3 Luglio, arrivarono sopra Reggio
-Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi, e Maravone de' Bonici
-con moltissimi fanti e balestrieri, ed incendiarono porta San Pietro
-ed entrarono in città per violenza. E quello stesso lunedì e martedì
-successivo vi furono di nuovo grossi stormi per città. Quindi furono
-espulsi per ordine dell'Imperatore, tutti i Roberti, i Fogliani,
-i Lupicini, i figli di Giovanni di Bonifacio, Manfredo da Palù,
-i Canini e moltissimi Parmigiani di quel partito. De' Reggiani ne
-furono condotti via molti dall'Imperatore. In quello stesso anno Papa
-Innocenzo IV era a Lione sul Rodano colla sua Corte e i Cardinali,
-e depose l'Imperatore Federico dal trono imperiale, e lo scomunicò;
-e l'Imperatore pubblicò un bando contro il Papa, e i Cardinali e i
-Legati. E allora in Ottobre l'Imperatore marciò contro i Milanesi sul
-Ticino, ed Enzo di lui figlio sulla Tagliata dell'Adda con Parmigiani,
-Cremonesi e Reggiani; e presero Gorgonzola[71], nell'assedio della
-quale fu fatto prigioniero il Re, che fu poi liberato dai Parmigiani e
-dai Reggiani[72].
-
-
-a. 1246
-
-L'anno 1246 Tebaldo Francesco e molti altri baroni della Puglia si
-ribellarono contro il deposto Imperatore Federico. E furono fatti
-prigionieri dopo lungo assedio nel castello di Capaccio[73]; e uomini,
-donne e fanciulli furono duramente trattati. Lo stesso anno per
-intromissione dell'Imperatore Federico fu eletto podestà di Reggio il
-Marchese Uberto Pallavicini, che andò all'assedio di Rossena[74] e di
-Felina[75] nella diocesi di Reggio; e le ebbe per capitolazione. Il
-prenominato Tebaldo Francesco fu poi una volta Podestà di Parma.
-
-
-a. 1247
-
-L'anno 1247 l'Imperatore Federico già deposto perdette Parma sul finir
-di Giugno. Questa è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, e la
-tenne stretta di assedio dal Luglio al Febbraio successivo. Lo stesso
-anno durante l'assedio, io uscii di Parma, e andai a Lione, e avendolo
-il Papa saputo, subito il dì d'Ogni Santi mandò cercandomi; perocchè,
-dal dì della mia partenza sino a quello del mio arrivo a Lione, il Papa
-non aveva saputo nulla di Parma nè per notizie sicure, nè per voci
-vaghe; e stava aspettando l'esito della contesa. E avendo io parlato
-da solo a solo in camera con lui, molte cose si dissero, e poi egli mi
-assolse da tutti i miei peccati e mi diede la facoltà di predicare. Lo
-stesso anno in cui Parma si ribellò all'Imperatore, fu fatto ministro
-Generale frate Giovanni da Parma in un Capitolo generale tenutosi a
-Lione in Agosto, mentre ivi ancora soggiornava Papa Innocenzo IV. Lo
-stesso anno Boso di Dovara fu podestà di Reggio; e tenne due mesi i
-Reggiani col Re nei pressi di Guastalla. E nello stesso anno il Re
-con Ezzelino fecero prigione Ugo de' Roberti da Reggio insieme a molti
-altri presso Fano[76]. Fano poi è una piccola terra nella diocesi di
-Reggio presso l'Enza; come pure vi è Bibiano, Tortigliano e Cavigliano,
-ove sono canali e prati. E distrussero Brescello[77], Berceto[78] e
-tutta la diocesi di Parma verso Brescello al di qua dell'Enza[79], e
-occuparono il ponte che avevano fatto i Mantovani. E lo stesso anno
-fu catturata una squadra di barche dei Mantovani presso Brescello, ed
-un'altra presso Gramignazzo[80], e furono uccisi molti Mantovani. Ed
-i Mantovani incendiarono quanto apparteneva alla diocesi di Cremona
-da Torricella[81] in giù. E i Milanesi, i Bresciani, i Bolognesi e
-i Veneziani stettero due mesi a campo presso Luzzara[82]; perocchè
-eravi una guerra grossa, intricata e piena di pericoli, essendo che la
-Repubblica co' suoi alleati contro la Chiesa, e questa contro quelli,
-s'erano con grande ardore levati in armi. E morì a Lione il Patriarca
-d'Antiochia, che era de' Roberti di Reggio, ed era stato vescovo di
-Brescia a' tempi di un gran terremoto; in occasione del quale essendo
-uscito di camera per le grida di un frate Minore, che dimorava nella
-corte vescovile, subito dopo per scossa di terremoto rovinò la camera
-stessa; d'onde riconobbe da Dio la sua salvezza, e si convertì a lui
-pienamente. Perciò fece voto, e promise di fermo, che per tutta la
-sua vita avrebbe serbata intatta quella castità che per lo innanzi
-non mantenne illibata, e che in vita sua non mangerebbe più carni; e
-tenne il voto. Tuttavia colla sua famiglia usava largo trattamento,
-secondo il consiglio di Grisostomo ecc. Faceva quel che dice l'Apostolo
-ai Romani 12: _Rallegratevi con quelli che sono allegri, e piangete
-con quelli che piangono;_ e faceva bene; e sapeva sollazzarsi a tempo
-e luogo. Onde, essendo un dì a tavola con tutta la sua corte e molti
-altri, vide che un certo giocoliere ascose di furto un cucchiaio
-d'argento. Pertanto chiamò il suo servo, e gli disse: Non renderò a
-te il mio cucchiaio, se prima ciascuno de' commensali non ti abbia
-renduto il suo; giacchè dice l'Apostolo agli Efesii IV: _Chi rubava non
-rubi più._ E così con queste parole mise sull'avviso il siniscalco, e
-ricuperò il cucchiaio. Questo Patriarca fu uomo di poca dottrina; ma
-il molto bene che faceva compensava il difetto della scienza. Perocchè
-fu largo limosiniere e recitava ogni dì l'uffizio dei morti con nove
-lezioni. Perchè adunque il Patriarca d'Antiochia perdurò in bontà di
-vita, dacchè aveva rivolto il cuore all'amor di Dio, Iddio per mezzo
-di miracoli mostrò alla sua morte che era stato suo servo ed amico
-degno di gloria; de' quali miracoli non parlo per brevità, e perchè
-mi affretto a parlar d'altre cose. Col Patriarca poi d'Antiochia visse
-molt'anni frate Enrico da Pisa dell'Ordine de' Minori, che tante volte
-parlò assai favorevolmente del prenominato Patriarca a me e agli altri
-frati. Questo frate Enrico da Pisa fu bell'uomo, di mezzana statura,
-largo, cortese, liberale e franco. Sapeva star bene a conversazione
-con tutti, acconciandosi al fare d'ognuno, ben accetto ai frati e ai
-secolari; il che è di pochi. Così pure fu predicatore rinomatissimo
-e grazioso al clero e al popolo. Sapeva scrivere, miniare, o, come
-dicono, lumeggiare (perchè col minio il libro si lumeggia), scrivere
-musica, comporre bellissime e deliziose cantiche non meno a canto
-fermo che a canto modulato, cioè note rotte e doppie. Fu distintissimo
-nell'arte del cantare. Aveva voce profonda, sonante, che riempiva tutto
-il coro. Aveva poi una doppia nota sottile, altissima, acuta, dolce,
-soave, dilettevolissima. Fu mio custode nella custodia di Siena, e mio
-maestro di canto a' tempi di Papa Gregorio IX. E allora viveva anche
-frate Luca di Puglia, dell'Ordine de' frati Minori, di cui è il libro
-intitolato: _Sermonum memoria_. Quest'ecclesiastico fu letterato e
-dotto in filosofia scolastica, e in Puglia dottore esimio in teologia,
-rinomato, solenne e di gran fama; e l'anima sua per la misericordia
-di Dio riposi in pace, e così sia. Frate Enrico da Pisa fu uomo
-morigerato, divoto a Dio e a S.ª Maria Maddalena. Nè è da meravigliarsi
-perchè questa Santa era la titolare della sua parocchia in Pisa. Nella
-città poi di Pisa la beata Vergine è la titolare della chiesa matrice,
-nella quale io fui ordinato diacono dall'Arcivescovo di Pisa. Frate
-Enrico compose molti inni e molte sequenze. Perocchè fece e musicò per
-canto la seguente composizione:
-
- _Christe Deus — Christe meus,_
- _Christe Rex et Domine._
-
-Per la voce d'una sua divota che andava cantando per la chiesa maggiore
-di Pisa musicò:
-
- _E tu no cure de me; — e no curaro de te._
-
-Così fece l'altra a tre voci:
-
- _Miser homo — cogita facta Creatoris._
-
-Musicò pure per canto quel componimento di maestro Filippo Cancelliere
-di Parigi:
-
- _Homo quam sit pura — mihi de te cura._
-
-E perchè, quand'era custode, si trovò malato nell'infermeria del
-convento di Siena, e non poteva scrivere musica, chiamò me, e fui il
-primo a scrivere le note del suo canto, mentre egli cantava. Così mise
-in musica per canto quell'altra composizione del cancelliere, cioè:
-
- _Crux, de te volo conqueri._
- _E... Virgo, tibi respondeo._
- _E... Centrum capit circulus._
- _E... Quisquis cordis et oculi._
-
-E per quella sequenza..... _Iesse virgam humi Davit_ compose un canto
-delizioso, che si canta con assai diletto, mentre, prima della sua,
-aveva una musica rude e dissonante. La composizione della sequenza
-l'aveva fatta Riccardo di S. Vittore, come ne compose tante altre.
-Musicò anche deliziosamente per canto gli inni di S.ª Maria Maddalena,
-composti dal cancelliere di Parigi, cioè:
-
- _Pange, lingua Magdalenae._
-
-con altri inni. Parimente intorno alla risurrezione del Signore fece la
-sequenza, composizione e musica, cioè:
-
- _Natus, passus Dominus_
- _Resurexit hodie._
-
-Il secondo canto poi che l'accompagna, ossia il concanto, lo compose
-frate Vita Lucchese dell'Ordine de' frati Minori, il miglior cantore
-che si conoscesse nell'uno e nell'altro canto, cioè nel canto fermo, e
-nel canto a note rotte, o doppie. Aveva voce sottile, ma piacevolissima
-a udirsi, nè vi era persona tanto severa che non l'ascoltasse con
-diletto. Cantava alla presenza di Vescovi, Arcivescovi, Cardinali e
-Papi e l'ascoltavano volentieri. E se alcuno avesse chiacchierato
-quando frate Vita cantava, tosto si udiva ripetere il detto
-dell'Ecclesiastico XXXII: _Non interrompere la musica_. E se talvolta
-un usignuolo cantava in un cespuglio, o in una siepe, taceva se udiva
-cantare il frate, e l'ascoltava attentamente, e poi ripigliava il suo
-canto, e così alternamente cantando risuonavano per l'aria soavissime
-voci. E della sua perizia fu tanto cortese, che invitato a cantare non
-se ne scusava mai, nè per voce impedita da infreddatura, nè per altra
-cagione. E perciò non si potevano applicare a lui que' versi soliti a
-dirsi, cioè:
-
- _Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos_
- _Ut nunquam inducant animum cantare rogati._
- D'ogni cantor brutto difetto è questo
- Di non voler cantar quand'è richiesto.
-
-Anche sua madre e sua sorella furono abilissime nel canto. Egli fece
-anche la nota sequenza, composizione e musica:
-
- _Ave mundi — spes, Maria_
-
-e compose molte cantiche con musica melodica, della quale si
-deliziavano assai i chierici secolari. Costui fu mio maestro di canto
-in Lucca l'anno 1239, quando avvenne quella orribile oscurità di sole.
-E quando Tomaso da Capua Cardinale della corte romana, e il più insigne
-scrittore della corte stessa, compose quella sequenza:
-
- _Virgo parens gaudeat_
-
-e pregò frate Enrico da Pisa di musicarla per canto, e ne fece una
-musica bella, dilettevole e soave a udirsi, frate Vita ne compose il
-secondo canto, ossia il concanto. Ed ogni volta che trovava qualche
-canto semplice di frate Enrico, volentieri vi applicava il concanto.
-Perciò Filippo Arcivescovo di Ravenna volle che frate Vita facesse
-parte della sua famiglia, quand'era Legato nei Patriarcati di Aquileia,
-di Grado, di Ragusa, di Ravenna e delle diocesi e provincie di Milano
-e di Genova, e in generale di Lombardia, Romagna e Marca Trivigiana. E
-gli piacque averlo, tanto perchè era suo concittadino, quanto perchè
-era frate Minore, ed anche perchè sapeva cantare e comporre. Morì
-a Milano, e fu sepolto nel convento dei frati Minori. Fu di persona
-magro, gracile e di statura maggiore di quella di Frate Enrico; aveva
-voce più da camera che da coro. Più volte uscì dall'Ordine, più volte
-vi rientrò; e, quando ne usciva, entrava nell'Ordine di S. Benedetto.
-E quando poi voleva essere riammesso, il Papa gli usava indulgenza per
-amore del beato Francesco, e per la dolcezza del suo cantare. Ed una
-volta cantò tanto soavemente che una certa suora, che l'udiva, saltò
-giù da una finestra per andare con lui; ma non potè perchè si ruppe una
-gamba. Però fu molto bene pesata quella sentenza di frate Egidio, detto
-da Perugia non perchè fosse Perugino, ma perchè lungamente ci visse
-e vi morì, uomo sempre trasportato da estasi e tutto santo, quarto
-frate nell'Ordine de' Minori, compresovi il beato Francesco, quando
-disse: _È una grazia grande non aver grazia_. E intendeva parlare non
-della grazia di Dio, ma della grazia acquisita a studio, e da natura,
-per la quale molti fanno male i fatti loro. In vero frate Enrico da
-Pisa fu mio intimo amico, e tale quale la Sapienza descrive l'amico
-ne' Proverbi 18. _Un uomo che ha degli amici dee portarsi da amico;
-e v'è tale amico che è più congiunto che un fratello_. Imperocchè ed
-egli aveva nell'Ordine un fratello mio coetaneo, ed io vi aveva un
-fratello coetaneo di lui, e mi amava, disse, come il proprio fratello;
-e, fatto ministro Provinciale in Grecia, Provincia di Romanìa, mi diede
-una lettera di obbedienza, in virtù della quale io poteva, quando mi
-piacesse, recarmi da lui a far parte de' frati della sua provincia con
-qualunque compagno mi fosse stato a grado. Inoltre promise di regalarmi
-una Bibbia e molti altri libri. Ma non vi andai, perchè lo stesso anno
-che arrivò là, vi morì mentre presiedeva un Capitolo provinciale a
-Corinto, dove è sepolto e riposa in pace. Profetò, ossia predisse il
-futuro, quando a udita de' frati a Capitolo, disse: «Ora dividiamo
-i libri dei frati defunti, ma può essere che tra breve s'abbiano
-a dividere i nostri» — E s'avverò, poichè nella stessa adunanza
-capitolare furono divisi i suoi. Noi non possiamo raccontare le storie
-altrimenti da quello che furono di fatto, e come vedemmo le cose cogli
-occhi nostri a tempo dell'Impero di Federico e molti anni dopo la
-morte di Federico, sino a giorni in cui scriviamo, anno del Signore
-1284. Io poi, scrivendo diverse cronache, mi sono valso di stile
-semplice e chiaro, acciochè mia nipote, per cui le scriveva, potesse
-intendere quel che leggesse; nè curai lo splendore delle parole, ma
-la sola verità dei fatti, che io esponeva. Mia nipote poi era suor
-Agnese, figlia di mio fratello, la quale giunta alla biforcazione della
-lettera pitagorica, entrò nel monastero di Santa Chiara in Parma, e
-sino ad oggi, giorno in cui scrivo, anno 1284, continua a restarvi
-per servire a Gesù Cristo. Questa mia nipote ebbe elevatissimo lo
-spirito d'intelletto della Sacra Scrittura, ingegno buono, memoria, e
-un favellare grazioso e facondo. Or dunque essendo stato l'Imperatore
-Federico deposto da Papa Innocenzo IV, erane irritatissimo, come orsa
-a cui siano rapiti i figli, e inferocisca nel bosco. E s'aggrupparono
-intorno a lui tutti quelli che erano spiantati, e, carichi di debiti,
-avevano l'animo amareggiato; e divenne loro capo. Ma ascolta ciò che
-dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Scontrisi pure un uomo in un'orsa,
-a cui sien rapiti i figli, anzi che in un pazzo nella sua pazzia_: qual
-fu Federico, che non riconobbe i beneficii ricevuti dalla Chiesa. Ma
-non senza punizione. Perocchè dice la Sapienza ne' Proverbii 17: _Il
-malanno non si dipartirà mai dalla casa di chi rende il mal per lo
-bene_. Il che si è verificato evidentemente in Federico, la cui casa è
-totalmente distrutta. L'anno dunque del Signore 1247 pochi cavalieri
-di Parma che, banditi dall'Imperatore, soggiornavano a Piacenza, ed
-erano di gran cuore, robusti, forti e a trattar le armi esperti, ed
-avevano il veleno in petto, tanto perchè le loro case in Parma erano
-state smantellate, quanto perchè era duro quel dover ospitare ora in
-una casa or in un'altra, (perocchè erano in esiglio e in bando, ed
-avevano numerosa famiglia e poco denaro, fuggiti da Parma a miracolo
-per non restare prigionieri dell'Imperatore) vennero da Piacenza,
-entrarono in Parma ai 15 di Giugno, ed espulsero que' di parte
-imperiale. Prima però arrivati da Piacenza a Noceto[83], adunatisi in
-un prato, e armati su' loro cavalli, tennero una concione, ed elessero
-Ugo Sanvitali loro Capitano e vessillifero, ben sapendo che, quando
-non vi è chi governa, il popolo cade a ruina. Ed era quell'Ugo uomo
-forte, e saggio ed esperto nell'armi. Tra loro eravi pure Ghiberto da
-Gente oratore affascinante, che disse: Assaltiamo ora compatti i nostri
-nemici come unanimi abbiamo eletto il nostro capitano. E Gherardo da
-Arcile soggiunse. «Sia in noi ardire e prontezza a vivere o a morire
-da forti: niuno fugga, niuno tremi di paura; perocchè il Signore
-combatterà coi forti, e il suo aiuto verrà su voi dal cielo». Inanimiti
-adunque a tali parole, corsero all'assalto e diedero gran battaglia al
-Podestà e ai militi Parmigiani a Borghetto di Taro[84]; ed ivi cadde
-morto Enrico Testa d'Arezzo Podestà di Parma, mio conoscente ed amico,
-che voleva bene a tutti i frati Minori. E parimente restarono sul
-campo il suo scudiere, e Manfredo Cornazzani, e Ugo di Magnarotto de'
-Visdomini, e molti altri; e Bartolo Tavernieri, ferito, rifuggissi a
-Costamezzana[85] con alcuni suoi amici. E allora alcuni tedeschi del
-partito imperiale dissero ai fuorusciti: Venite a Parma, e sicuramente
-occuperete la città, che noi non faremo resistenza. Ed incontanente i
-predetti Cavalieri Parmigiani, banditi dall'Imperatore, mossero sopra
-Parma, e la presero, e la tennero. I Parmigiani allora convocarono
-un consiglio, ed elessero loro Podestà Gherardo da Correggio. E
-questo accadde ai 16 di Giugno, Domenica. E il Lunedì successivo i
-Parmigiani mandarono ambasciatori al Comune di Reggio Armanno Scotti
-ed un altro in sua compagnia a domandare che si dessero liberi nelle
-loro mani que' prigionieri di Parma, che si sostenevano nelle carceri
-di Reggio. Ma Buoso Podestà di Reggio negossi di concederli. E questi
-fuorusciti riuscirono per molte ragioni ad invadere facilmente ed
-occupare Parma, 1º perchè il Re Enzo, a cui il padre aveva commessa la
-difesa di Parma, era andato coi Cremonesi ad assediare Quinzano[86]
-nella diocesi di Brescia; 2º perchè l'Imperatore era in una città di
-Lombardia, che si chiama Torino, per correre a Lione a far prigionieri
-il Papa e i Cardinali; chè, come si dice, alcuni avevano promesso
-di dargli in mano tutta la Corte Romana. Ma nutrirono propositi, che
-non poterono effettuare. Perchè? Perchè Giobbe nel libro V ha detto
-che Dio: _Disperde i pensieri degli astuti, e fa che le lor mani non
-possono far nulla di bene ordinato_; 3º perchè Bartolo Tavernieri in
-quel dì celebrava le nozze di sua figlia Maria con un Bresciano, che
-per questo motivo s'era recato a Parma; e quelli che andarono contro ai
-Parmigiani fuorusciti, che sopravenivano, erano per le succolentissime
-imbandigioni servite al pranzo, intorpiditi, e brilli di vino; e
-s'alzarono da tavola colla cieca arroganza di avvilupparli al primo
-scontro; ma essendo presso che briachi, tanto al Borghetto quanto nella
-ghiaia del Taro n'ebbero la peggio, e molti di loro vi lasciarono la
-vita; 4º perchè la città di Parma era da ogni parte aperta, nè aveva
-cinta di sorta; 5º perchè que' fuorusciti che si avvicinavano per
-entrare, facevano il segno della croce, e a mani giunte gridavano: Per
-amore di Dio e della beata Vergine sua madre, che è la nostra patrona
-in questa città, vi piaccia lasciarne entrare nella città nostra,
-d'onde senza colpa fummo espulsi e cacciati in bando; e del resto il
-nostro ritorno non turberà la pace d'alcuno, nè vogliamo ad alcuno fare
-ingiuria. Udendo queste cose i Parmigiani di dentro, che per la via,
-senza armi, erano andati ad incontrarli, vinti dalla loro umiltà, furon
-tocchi da compassione, ed anche riconoscendo che venivano con propositi
-di pace, dissero loro: Entrate in città sicuri nel nome del Signore,
-ed avrete il nostro aiuto in tutto; 6º perchè quelli che erano in città
-non si pigliavano briga di queste contese, nè avevano parteggiato prima
-per la fazione di quelli che ritornavano, nè mai avevano impugnate
-le armi per l'Imperatore. Ma sia banchieri, sia cambiavalute, sia
-artigiani, non smettevano per questo di stare a' loro banchi, o alle
-officine, come se nulla accadesse; 7º perchè que' nobili e potenti, che
-erano in città partigiani dell'Impero, subito, abbandonata la città,
-si sparsero per le diocesi ai loro castelli e al loro fortilizii, per
-timore di perderli; 8º perchè anche i tedeschi dell'Imperatore, avendo
-saputo che da que' fuorusciti era stato ucciso il Podestà di Parma,
-temendo anche per la lor vita, li invitavano a fare pacificamente
-della città quello che fosse loro in grado. Fecero altrettanto le
-guardie del palazzo e della torre del Comune..... Quasi due Re furono
-Enrico Testa Podestà di Parma e Paolo Tavernieri Capitano della parte
-imperiale in Parma a favore dello Imperatore. Questi due non poterono
-star di piè fermo alla sua presenza venendo con un esercito che era
-assai sottile; 9º perchè principalmente speravano di ricevere tra breve
-soccorsi da diverse parti. E 1º da Papa Innocenzo IV, che aveva in
-Parma molti parenti e affini; e perchè i Parmigiani volevano battere
-l'Imperatore nemico di lui, anzi avevano già cominciate le ostilità; 2º
-da Gregorio Montelungo Legato per la Lombardia, che era già preparato
-in Milano a venire co' milanesi e con Bernardo di Rolando de' Rossi
-Parmigiano e cognato di Papa Innocenzo IV...; 3º dai Piacentini; 4º
-dal Conte di S. Bonifazio di Verona; 5º dai Bolognesi e dai Ferraresi
-e da tutto il partito della Chiesa. Ma qui è da notare, (perchè subito
-si conosca quel grande intrico di cose) che i Modenesi partigiani
-del Papa erano fuori di città, e i partigiani dell'Imperatore erano
-dentro. Così era in Reggio; poco dopo anche in Cremona. E perciò in
-quel tempo si ebbe grossa e lunga guerra. Nè i contadini potevano
-arare, nè seminare, nè mietere, nè piantar vigne, nè vendemmiare, nè
-abitare nelle ville; specialmente nell'agro parmigiano e reggiano,
-modenese e cremonese. Tuttavia vicino alle città i contadini lavoravano
-difesi dai militi delle città stesse, che si spartivano in quartieri
-secondo le porte delle città. Ed i militi armati difendevano tutta la
-giornata gli operai che coltivavano i campi. E questo era necessario
-a farsi a cagione degli assassini, dei ladroni e dei predoni, che
-si erano moltiplicati a dismisura. E facevano prigionieri gli uomini
-per costringerli a riscattarsi con denaro; e rapivano, e mangiavano,
-e vendevano i bovini. E se i ricattati non pagavano il prezzo del
-riscatto, li appendevano per i piedi, o per le mani, e schiantavano
-loro i denti, o mettevan loro, per indurli a riscattarsi, rospi in
-bocca; la qual cosa era più dolorosa e abborrita di ogni sorta di
-supplizio. Ed erano più crudeli che i demonii. E il vedere a que' dì
-passare un uomo sconosciuto per la via, era come vedere il diavolo.
-Perocchè l'uno sospettava sempre che l'altro il volesse catturare
-e incarcerare, perchè, secondo il detto de' Proverbii 13, _fossero
-riscatto della vita dell'uomo le sue ricchezze._ E il territorio
-era ridotto ad una solitudine, non trovandovisi nè agricoltori, nè
-passeggieri. Perocchè ai tempi di Federico, specialmente dopo che fu
-deposto dall'Impero, e Parma gli si era ribellata, e avevagli dato
-il calcio, le strade maestre erano deserte, ed i viandanti andavano
-per sentieri fuori di strada, e si moltiplicarono i mali sulla
-terra. E sovrabbondarono gli uccelli e le bestie selvatiche, come
-i fagiani, le pernici, le quaglie, le lepri, i cavrioli, i corvi,
-i bufali, i cinghiali e i lupi. E i lupi, che non trovavano presso
-le ville, secondo il consueto, animali da divorare, come agnelli e
-pecore, essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi
-numerosissimi ululavano per fame fin presso alle fosse delle città,
-e sbranavano uomini, donne, ragazzi, che trovavano a dormire sotto i
-portici, o sui carri; e talora, rompendo, penetravano attraverso le
-muraglie delle case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere
-senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose che in quel
-tempo si facevano tanto dagli uomini, come dalle fiere d'ogni specie.
-Anche le volpi s'erano di tanto moltiplicate, che ne ascesero due
-sul tetto dell'infermeria a Faenza, in quaresima, per ghermire due
-galline che erano nel solaio. Delle quali ne fu presa una nello stesso
-convento de' frati Minori, dove io era, ed ho veduto co' miei occhi.
-Ed io ho dimorato cinque anni a Faenza, cinque a Ravenna, e più anni
-or quà, or là per la Romagna, un anno a Bagnacavallo[87], ed un'altro
-a Montereale[88]. E quella maledetta guerra invase, corse e distrusse
-tutta la Romagna nel tempo, in cui io vi dimorava; e quando i Bolognesi
-coi Lombardi ed altri, che erano accorsi in loro aiuto, assediarono
-Forlì, io era con loro. Ma non la poterono prendere, come piacque a
-Dio e al beato Francesco, alla cui vigilia cessò l'assedio. E dimorando
-io in villa, un certo secolare mi disse che aveva preso alla trappola
-in alcuni villaggi incendiati ventisette gatti grossi e belli, e ne
-aveva vendute le pelli a chi le conciava, e non vi ha dubbio alcuno
-che una volta in tempo di pace fossero domestici in quelle ville. Il
-sesto aiuto poi che ebbero i Parmigiani fuorusciti, che entrarono in
-città, fu che non solo l'Imperatore era stato scomunicato e deposto
-dall'Impero; ma Papa Innocenzo IV aveva eziandio prosciolti tutti dalla
-sudditanza di lui, come appare chiaro sulla fine di quel decreto,
-che fu redatto nel Concilio generale, in cui fu proclamata la sua
-deposizione, ove si dice: «Prosciogliendo in perpetuo dal giuramento
-tutti quelli che per giuramento di fedeltà sono a lui vincolati, e
-proibendolo colla nostra autorità apostolica, fermamente comandiamo che
-nessuno ubbidisca a lui quale Imperatore e Re; e se alcuno a lui come
-Imperatore e Re presterà consiglio, aiuto, o favore, sia per questo
-fatto solo scomunicato». E per la sua ingratitudine a tutta ragione
-meritò l'Imperatore questa pena. Perocchè aveva osato alzare la fronte
-e ricalcitrare contro la Chiesa, che lo aveva allevato, difeso da'
-nemici e innalzato al fastigio dell'Impero. E perseguitava la Chiesa,
-e le moveva accanita guerra; il che era ingratitudine grandissima.
-E tale fu Federico; e perciò a ragione deposto dall'Impero; perocchè
-non riconobbe i favori ricevuti. E nota che tutte quelle surricordate
-maledizioni di guerre, sterilità di campi, moltitudine di bestie
-selvaggie, quantunque io le abbia narrate in anticipazione, a tempo
-loro furono vere, cioè dopo che Parma la ruppe coll'Imperatore, e
-parteggiò per la Chiesa. Ora ripigliamo il filo della nostra storia.
-L'anno adunque 1247 Re Enzo, che era all'assedio di Quinzano coi
-Cremonesi, avendo saputo che i banditi da suo padre, che erano a
-Piacenza, avevano occupato la città di Parma, si disanimò talmente
-che, sciolto l'assedio di Quinzano, s'affrettò a partire marciando
-tutta la notte, non con canti, ma muto e gemente, come quando un
-esercito si dà alla fuga dopo una rotta. Io soggiornava allora nel
-convento de' frati Minori a Cremona, perchè io era frate Minore; e
-perciò seppi benissimo queste cose. Sino dalla prim'alba i Cremonesi
-si trovarono col Re Enzo ad una conferenza che durò sin a mattina
-inoltrata; e dopo in tutta fretta presero cibo, e uscirono insieme col
-carroccio in testa. Nessuno atto a portar l'armi e a battersi restò
-in Cremona. Ed io credo di fermo che se difilato fossero corsi sopra
-Parma, e avessero coraggiosamente combattuto, senza dubbio l'avrebbero
-ripresa; sia perchè Parma era d'ogni parte aperta, sia perchè non era
-ancor giunto a' Parmigiani alcun aiuto; e molto più perchè la maggior
-parte dei cittadini se ne stavano indifferenti; nè parteggiavano per
-quelli che di recente erano rientrati, nè per quelli che erano fuggiti,
-ma si curavano soltanto de' fatti loro. E se l'uno de' belligeranti
-conoscesse lo stato del suo nemico bene spesso potrebbe sconfiggerlo.
-Ma per volere di Dio Re Enzo s'attendò coll'esercito Cremonese presso
-il Taro morto, e non corse su Parma, aspettando che il Signore la
-colpisse colla sua destra. Voleva anche quivi attendere l'arrivo
-dell'Imperatore suo padre, che era a Torino, città sui confini della
-Lombardia; chè la Lombardia si estende sino a Susa e al Moncenisio. Di
-là comincia la signoria del Conte di Savoia, e continuando si entra nel
-Ducato di Borgogna, ove è la città di Lione, che è la prima metropoli
-della Francia. Ed ivi soggiornava allora Papa Innocenzo IV, co' suoi
-Cardinali. Taro morto poi si chiama una massa d'acqua, che esce dal
-Taro vivo o corrente allorchè esso ribocca, e forma un bacino d'acque
-stagnanti, come di lago, in cui abbondano le scardove, i lucci, le
-anguille, e le tinche; e si trova presso il convento dei Cisterciensi,
-chiamato da loro Fontevivo[89], che dista sette miglia da Parma. Ma
-intanto che ivi Re Enzo aspettava l'arrivo del padre, da ogni parte
-ed ogni giorno sopravvenivano aiuti ai Parmigiani fuorusciti, che
-erano rientrati in città. E Rizzardo Conte di S. Bonifacio di Verona,
-strenuo e prode guerriero, quando Parma si ribellò all'Imperatore, per
-primo accorse in aiuto de' Parmigiani; i quali per riconoscenza del
-segnalato servizio loro fatto, gli assegnarono per alloggio il palazzo
-imperiale, che è all'Arena[90], e gli affidarono la guardia di quella
-parte della città che è volta verso Seggio. Il giorno dopo arrivarono
-i Piacentini, che erano trecento cavalieri bene equipaggiati d'armi e
-di cavalli. Questi ebbero a difendere la città accampati nella ghiaia
-del torrente, tenendosi anche di piè fermo lunghe ore in sella, se le
-mosse del nemico lo rendevano necessario. E tale servizio era per loro
-più un divertimento che una fatica. Talora restavano anche nei loro
-alloggiamenti, o se ne ivano per città sollazzandosi a piacere. Tre
-giorni dopo l'arrivo del Conte di S. Bonifacio giunsero da Milano con
-mille cavalli Gregorio di Montelungo Legato del Papa, e Bernardo di
-Rolando Rossi, cognato di Innocenzo IV. E questi facevano la guardia,
-quand'era necessario, nella ghiaia del torrente a monte della città.
-Ed i Parmigiani col Legato si appostarono fuori Città lungo la strada
-che va a Borgo S. Donnino; e per ripararvisi dalle incursioni del
-nemico si munirono di fossa e di steccato. Ma l'Imperatore infiammato
-d'ira e furibondo per le cose accadutegli, volò verso Parma, e in una
-villa, che si chiama Grola (era ricca di vigneti, che producevano
-buon vino, chè il vino di quella terra è ottimo) costruì una città
-cinta da ampie fosse, e la chiamò Vittoria, come presagio degli
-eventi futuri; e le monete coniatevi fece chiamare Vittorini, e la
-chiesa maggiore, S. Vittorio. Ivi stanziavano l'Imperatore col suo
-esercito e Re Enzo coi Cremonesi. E l'Imperatore mandò pregando i
-suoi partigiani di accorrere subito a grandi giornate, in suo aiuto.
-Il primo ad arrivare fu Ugo Botteri Parmigiano, nipote, da parte di
-sorella, di Innocenzo IV, Podestà allora di Pavia, e condusse tutti
-i Pavesi atti a portar l'armi. Nè il Papa potè mai nè con promesse,
-nè con preghiere staccare questo suo nipote da Federico; quantunque
-dimostrasse sempre maggior predilezione alla madre di lui che alle
-altre due sorelle, ch'ella aveva, anch'esse maritate a Parma. Dopo lui
-arrivò Ezzelino da Romano[91], Signore allora della Marca Trivigiana,
-conducendo seco numerosissimo esercito. Questi incuteva più terrore che
-il diavolo; chè per lui era niente uccidere uomini, donne, ragazzi, e
-incrudelire atrocemente. Neppur Nerone fu pari a lui nella efferatezza,
-nè Domiziano, nè Decio, nè Diocleziano, sebbene fossero stati i più
-crudeli tiranni. Perocchè fece bruciare in un sol giorno undici mila
-Padovani nella piazza di S. Giorgio a Verona[92], appiccando il fuoco
-all'edifizio entro cui erano, e mentre le fiamme li struggevano,
-caracollava attorno a loro, e correva torneamenti co' suoi cavalieri.
-Sarebbe lunga e miseranda la narrazione di tutte le sue atrocità, e ci
-vorrebbe un grosso volume. E credo di fermo che siccome il Figlio di
-Dio volle avere uno specialissimo amico e fatto a sua somiglianza, cioè
-il beato Francesco; così il diavolo volle Ezzelino. Del beato Francesco
-si dice che a lui solo Iddio diede cinque talenti. Perocchè nessuno mai
-visse in terra, tranne il beato Francesco, a cui Cristo imprimesse a
-sua somiglianza le cinque piaghe. Sicchè, come disse a me frate Leone
-suo compagno, che era presente al lavacro del suo corpo fattosi prima
-di seppellirlo, pareva appuntino un Crocifisso deposto dalla Croce.
-Perciò gli si attaglia benissimo il detto dell'Apocalisse I: _Vidi uno
-somigliante ad un figliuol d'uomo._ In che poi fosse simile non ridico,
-poichè l'ho già scritto altrove, e mi affretto ad altro. E siccome
-sembra suonar male il dire che un uomo è simile a Dio, principalmente
-perchè la Scrittura dice in Giobbe XXXII: _Non confronterò Dio ad un
-uomo_, sappi che la scrittura dice in altro luogo: _Vi sarà uno simile
-a Dio tra i figli di Dio?_ Ma Ezzelino in molte malizie e atrocità fu
-pienamente simile al diavolo. Dopo Ezzelino arrivarono a soccorso di
-Federico molte genti, cioè i Reggiani e i Modenesi di parte Imperiale,
-banditi dalle loro città, e que' di Bergamo e d'altre città della
-Lombardia e della Toscana e d'altre parti del mondo, che non erano
-del partito della Chiesa. Inoltre a lui ne vennero di Borgogna, di
-Calabria, di Puglia, di Sicilia, di Terra di lavoro, di Grecia, e di
-Lucera de' Saraceni, e quasi d'ogni nazione, che è sotto il padiglione
-del cielo. E così adunò uno smisurato esercito. Con tanta gente però
-non gli fu possibile occupare che la strada che va a Borgo S. Donnino:
-le altre parti della città non s'accorgevano quasi d'essere assediate.
-E perchè l'Imperatore s'avea fatto proposito di distruggere sin dalle
-fondamenta la città di Parma, e trasportarne gli abitanti a Vittoria,
-e rasa Parma al suolo, in pena di ribellione, e per segno di perpetua
-vergogna, e per esempio alle altre città, sullo spianato seminarvi
-il sale come simbolo di sterilità, tutte le donne Parmigiane ricche,
-nobili e potenti, tutte si recarono a pregare la beata Vergine che
-liberasse Parma dall'Imperatore e dagli altri nemici: perocchè i
-Parmigiani tenevano in grande reverenza il nome di lei, come titolare
-della chiesa matrice. E, per essere più facilmente esaudite, fecero
-fare d'argento il modello in rilievo d'una città, e lo offrirono come
-dono e voto alla beata Vergine. Tale opera rappresentava in argento,
-ed io l'ho vista, tutti i principali edifici di Parma, il duomo, ma
-non quale era, il battistero, il palazzo del vescovo, il palazzo del
-Comune ed altri molti edifizi, che insieme raffiguravano la città. La
-Madre pregò il Figlio; il Figlio esaudì la Madre, a cui per ragione
-nulla poteva negare. E avendo la Madre della misericordia pregato il
-Figlio di liberare la città da quel nembo di nemici che le soprastava,
-e già era sul punto di dar fiato alle trombe per la pugna...... Nel
-tempo però che corse tra la cacciata degli imperiali dalla città e
-la sconfitta che i Parmigiani inflissero all'Imperatore a Vittoria,
-uscivano ogni dì dall'una e dall'altra città i balestrieri, gli arcieri
-o saettatori, i frombolieri, e, come ho visto io co' miei occhi,
-si battevano accanitamente. Ma anche gli assassini scorrazzavano
-quotidianamente per la diocesi, portando in ogni luogo rapina e
-incendio; e Parmigiani, Reggiani e Cremonesi reciprocamente si
-danneggiavano il più che potevano. Sopragiunsero poi anche i Mantovani,
-e li ho visti io co' miei occhi incendiare tutto Casalmaggiore[93]. E
-l'Imperatore ogni mattina si recava co' suoi nell'alveo della Parma,
-e, sotto gli occhi stessi de' Parmigiani, per disanimarli col terrore,
-faceva decapitare tre o quattro, e anche più se ne aveva il maltalento,
-de' Parmigiani, o Modenesi, o Reggiani di parte della Chiesa, ch'egli
-avea prigioni. E questa decapitazione si eseguiva nell'alveo del
-torrente più in su del ponte di Donna Egidia[94], in un luogo detto
-Biduzzano[95]. E intanto tutta la milizia dell'Imperatore stava in
-armi, per timore che i Parmigiani cogli alleati loro, che erano sempre
-coll'armi in mano, irrompessero alla vendetta. Ma è proverbio che dice:
-
- _Non faciunt anni, quod facit una dies_
- Non fan molt'anni — quanto può fare un giorno.
-
-E questo giorno fu quello in cui i Parmigiani costrinsero l'Imperatore
-a fuggire ignominiosamente dalla sua città di Vittoria. E bene lo
-meritò, perchè fece subire morte tormentosa a molti innocenti. E ne
-sono prova Andrea da Trezzo, nobile cavaliere Cremonese, e Corrado
-da Berceto, chierico e prode guerriero, cui in molti e varii modi
-tormentò col fuoco, coll'acqua e con altre maniere di supplizii.
-Anche duecento militi mandati dai Parmigiani a Modena per guardia di
-quella città, prima che Parma la rompesse coll'Imperatore, furono
-dai Modenesi di parte imperiale incarcerati, e incatenati tostochè
-seppero che Parma s'era ribellata all'Impero. Altrettanto fecero i
-Reggiani a que' Parmigiani, che colà per lo stesso motivo si trovavano.
-L'Imperatore dunque mandò a prendere que' militi per averli prigionieri
-in Vittoria. E quando ne aveva pel capo il bestiale talento, il che
-accadeva principalmente quando lanciava insulti alla città di Parma con
-ingiuriose parole, o una battaglia gli era riuscita sinistra, sfogava
-la sua ira feroce nel sangue di alcuni di que' prigionieri. Perocchè
-molte volte tentò di sorprendere ed occupare la città col nerbo delle
-sue forze. Talvolta però anche manipoli di soldati della Marca di
-Ancona disertarono dal campo dell'Imperatore, e fuggendo entrarono
-in Parma, dicendo di volersi unire al partito della Chiesa; e furono
-lietamente e festosamente accolti. Ma a dir vero disertavano perchè
-l'Imperatore sui primi giorni della ribellione di Parma, temendo che
-gli sfuggisse di mano la Marca d'Ancona, aveva fatto mettere sotto
-custodia molti militi Anconitani; parte de' quali nelle pubbliche
-prigioni, e parte confinati in una zona della città, in cui godevano
-qualche maggiore libertà; e questi, che erano sotto più larga custodia,
-avevano, sebbene da loro non conosciuto, un marchio d'infamia. Ma un
-giorno arrivò un messo dell'Imperatore a comandare che cinque militi
-Marchigiani, che erano a Cremona in una certa casa (ed era appunto
-il momento in cui si lavavano le mani per pranzare) subito, senza
-indugio montassero a cavallo, e insieme col messo si recassero ove era
-l'Imperatore. E giunti fuori di città ad una piazza, che si chiama
-Mosa[96], li fece condurre ove erano le forche, ed impiccare. Ed i
-carnefici andavano ripetendo: così comanda l'Imperatore, perchè siete
-traditori. Eppure erano accorsi a sostenerlo. Il giorno dopo, i frati
-Minori andarono, li deposero e seppellirono, e a pena potevano tener
-lontano i lupi, che non li divorassero ancor pendenti dal patibolo.
-Tutte queste cose io le ho vedute, perchè di quel tempo, parte l'ho
-passato a Parma, parte a Cremona. Sarebbe lungo raccontare quanta
-strage menasse l'Imperatore sopra quelli che tenevano le parti della
-Chiesa. Perocchè Gerardo da Canale di Parma lo mandò in Puglia, e lo
-fece sommergere in alto mare con al collo legata una mola da macino.
-Eppure era stato prima uno de' suoi più intimi, e aveva avuto da lui
-molte podesterie, ed era rimasto sempre con lui a campo nei pressi di
-Parma. Unico motivo di sospettare di lui ebbe l'Imperatore il vedere
-che in Parma non atterravano la torre della casa di lui. Laonde talora
-l'Imperatore fingendo scherzare, e ironicamente ridendo, gli diceva: Ci
-amano molto, o Gerardo, i Parmigiani, e ne è prova che mentre atterrano
-dalle fondamenta i palazzi di quei loro concittadini, che tengon fede
-all'Impero, non hanno ancor toccato nè la vostra torre, nè quel mio
-palazzo, che ho all'Arena. Ma parlava ironicamente, nè Gerardo lo
-intendeva, credendo che ogni tempo corresse sempre eguale. Ma non è
-così, anzi:
-
- _Non eodem cursu respondent ultima primis._
- Non gira sempre egual la cieca Dea;
- Or ride e t'accarezza, ed or t'è rea.
-
-Quando poi al tempo dell'assedio partii da Parma per andare in Francia,
-io passai da Fontanellato[97], ove allora soggiornava Gerardo da
-Canale; e mi vide, e mi confidò che procurava di rendersi utile ai
-Parmigiani assediati. Ed io gli risposi: Or che il vostro Imperatore
-assedia Parma, o siate tutto suo, o tutto nostro. Questa fede divisa
-non vi gioverà. Perocchè la Scrittura dice ecc. Ma non badò a me, e non
-fece quello ch'io gli aveva consigliato. Quindi con una mola da macino
-appesa al collo fu sommerso in alto mare, come più sopra è detto. Ma
-Bernardo di Rolando Bossi Parmigiano, cognato di Papa Innocenzo IV,
-come marito di una sorella del Papa, intese il valore di un'allegoria
-dell'Imperatore meglio che non ne avesse compresa l'altra Gerardo da
-Canale. Cavalcando un dì in compagnia dell'Imperatore, ed avendo il
-suo cavallo incespicato, l'Imperatore gli disse: Bernardo, avete un
-cattivo cavallo; ma spero e prometto di darvene tra pochi giorni un
-migliore, che non incespicherà di sicuro. Ma Bernardo intese subito
-il senso nascosto di quel linguaggio, e che si alludeva alla forca;
-e infiammato di sdegno contro l'Imperatore, l'abbandonò. E raccolti
-alcuni militi di...... tra i quali era Gerardo da Correggio.... vidi,
-e Ghiberto da Gente...... E tanta rottura avvenne, quantunque il
-detto Bernardo fosse stato compare dell'Imperatore ed amicissimo e da
-lui amatissimo. Sicchè quando voleva parlare coll'Imperatore nessuna
-porta era chiusa. Ma Federigo non sapeva tenersi amico alcuno. Che
-anzi stoltamente si vantava di non aver mai nutrito alcun maiale, di
-cui non avesse poi avuto la sugna. E voleva dire che non aveva mai
-porta occasione ad alcuno di straricchire senza avergliene poscia
-arraffato il marsupio, o il tesoro. La qual vanteria era da vile e
-da folle. Ma ciò apparve chiaro in Pier delle Vigne, che nella Corte
-dell'Imperatore fu primo consigliere e segretario e gran tesoriere.
-L'avea tratto dal nulla, e al nulla lo volle ridurre. E a questo fine
-studiò modo di poter seco lui attaccar briga e di apporgli un'accusa.
-Ed ecco come. Federico inviò a Lione presso Papa Innocenzo IV il
-Giudice Taddeo e Pier delle Vigne, come suo affezionatissimo, e tenuto
-in più conto d'ogni altro alla Corte, e, con questi alcuni altri,
-perchè rattenessero il Papa dall'affrettar troppo l'esecuzione del
-proposito che aveva di deporlo. Perocchè aveva saputo che appunto per
-questo era stato convocato un concilio. Ed aveva comandato che nessuno
-degli inviati conferisse col Papa senza che ve ne fosse presente
-almeno un altro, o senza l'intervento di tutti insieme. Ma, dopo il
-ritorno, i colleghi calunniarono Pier delle Vigne di aver avuto più
-volte colloquii confidenziali col Papa senza che alcuno di loro fosse
-presente. Perciò l'Imperatore mandò a prenderlo, lo fece incarcerare
-e uccidere. E, come a giustificazione, Federico andava dicendo con
-Giobbe XIX: _Tutti i miei consiglieri segreti mi abbominano; e quelli
-ch'io amava si sono rivolti contro di me._ L'Imperatore in quel
-tempo era facile a turbarsi, perchè era stato deposto dall'Impero,
-e Parma gli si era ribellata, ed egli colle sue soperchierie e colle
-ingannevoli promesse credeva di soppiantare la Chiesa, e rattenerla
-dal procedere contro di lui. Ma vedendo che l'evento non riesciva a
-seconda della malizia del suo cuore, nessuna meraviglia se anche una
-cosa da nulla lo facea uscir di cervello. Giacchè secondo il detto
-de' Proverbii 29º _L'uomo iracondo move contese, e l'uomo collerico
-commette molti misfatti._ Diffatto mandava a morte Principi, Baroni e
-Consiglieri suoi, incolpandoli di tradimento. Ed a Federico, che molti
-uccise e molti fece uccidere, si può giustamente applicare ciò che
-dice dell'Anticristo Daniele 8º: _E' sarà rotto senza opera di mano._
-(E qui l'abbate Gioachimo parlando di Federico aggiunge: sottintendi
-_umana_.) _E la visione de' giorni di sera, e di mattina, che è stata
-detta, è verità. Or tu serra la visione, perciocchè è di cose che
-avverranno di quì a molto tempo._ Parimenti si deve sapere che Federico
-non potè trarre in inganno la Chiesa, perchè è detto ne' Proverbii
-28º: _La sua malignità sarà palesata in piena adunanza._ Il che ebbe
-pieno adempimento nel concilio di Lione, che lo depose dall'Impero; e
-ne divulgò per tutto il mondo la malignità. È vero però che non vidi
-mai uomo che meglio di lui avesse le qualità di gran Principe; e ne
-aveva l'apparenza e la sostanza. Perocchè quando brandiva la spada in
-battaglia, o colla clava ferrata calava fendenti a destra e a sinistra,
-i nemici lo schivavano e lo fuggivano come un diavolo. E quando mi
-voglio raffigurare alla mente la sua persona, mi si presenta l'immagine
-di Carlo Magno, quale ce l'hanno descritta i suoi contemporanei, e la
-sua, quale la ho vista io co' miei occhi. Dice il Poeta:
-
- _Obsequio quoniam dulces retinentur amici._
- Amico tuo sarà chi tu rispetti.
-
-La qual cosa Federico non sapeva fare, o non voleva, a cagione della
-sua grettezza ed avarizia. Anzi finiva per avvilirli tutti, gettar loro
-sul viso il fango della vergogna ed ucciderli per carpire, e avere
-per sè, e per i proprii figli i loro tesori, le loro sostanze e le
-loro possessioni. Perciò al bisogno trovò pochi amici. Ora ritorniamo
-a Federico, che dal 1247 sul terminar del Giugno sino al Martedì 16
-Febbraio del 1248, giorno in cui fu presa Vittoria, andò sfogando
-contro Parma la maledetta ira che tutto l'infiammava.
-
-Nel detto giorno i Parmigiani tutti, militi e popolani, pronti in
-armi per la battaglia uscirono dalla città, e con loro le donne,
-i ragazzi, le fanciulle, i giovani, le donzelle, i vecchi e gli
-imberbi; e cacciarono, virilmente pugnando, l'Imperatore da Vittoria,
-e sconfissero l'innumerevole sua fanteria e cavalleria; e grande
-fu la strage che se ne fece, e il numero de' prigionieri che se ne
-condusse a Parma; liberarono i Parmigiani che l'Imperatore aveva
-prigionieri a Vittoria; trassero a Parma il carroccio de' Cremonesi,
-che era pure a Vittoria, e lo posero a trionfo nel Battistero. E
-quelli che avevano in uggia i Cremonesi per offese da loro ricevute,
-come i Milanesi, i Mantovani e non pochi altri, quando venivano a
-visitare il nostro Battistero, e vedevano il carroccio de' loro nemici,
-strappavano e portavan seco per isfregio e per ricordo le tappezzerie
-che ornavano Berta, chè tal era il nome del detto carroccio; sicchè
-col tempo rimasero solo le ruote e il letto del carro sul pavimento,
-e l'asta dello stendardo ritta e appoggiata al muro. Così pure i
-Parmigiani fecero bottino e preda di tutto il tesoro dell'Imperatore,
-che era ricco d'oro, argento, pietre preziose, vasi e indumenti; e
-s'impossessarono di tutti i suoi ornamenti, di tutta la suppellettile
-e sino della corona imperiale, che era di gran peso e valore, tutta
-d'oro, tempestata di pietre preziose, cesellata e con figure a
-rilievo....... Era grande come un'olla; tenevala più a simbolo, a pompa
-e come tesoro, che quale ornamento del capo; perchè, messa sul capo
-senza adatti limbelli trasversali fermi sul cerchio, avrebbe chiusa
-dentro di sè tutta la testa appoggiandosi sulle spalle. Ed io lo so,
-chè la ho avuta in mano, quando si custodiva nel Duomo di Parma. Questa
-corona la trovò un ometto di piccola statura, chiamato a derisione
-Passocorto, perchè era piccino, e la portava per le pubbliche vie in
-mano, come si porta un vaso, per mostrarla a chi la voleva vedere,
-come trionfo della riportata vittoria, ed a sempiterna ignominia
-di Federico. Perchè tutto ciò che uno poterà trovare era suo; nè
-alcuno osava toglierlo a lui. E, cosa singolare, in tanta avidità di
-ricerca, non si ebbe a deplorare alcuna contesa, nè fu udita parola
-offensiva. Quella corona la comprarono poi i Parmigiani da quel loro
-concittadino, e gliela pagarono duecento lire imperiali, colla giunta
-di un caseggiato presso la chiesa di S. Cristina, ove era in antico
-la guazzatoia de' cavalli. E fecero poi legge che chiunque possedesse
-alcun che de' tesori di Vittoria, metà fosse sua, e metà del Comune.
-Ed i poveri si arricchirono molto delle spoglie di un Principe tanto
-dovizioso. Gli oggetti personali dell'Imperatore, e d'uso della guerra,
-come il padiglione e simili, li ebbe il Legato Gregorio di Montelungo.
-Le immagini e le reliquie, che l'Imperatore aveva, furono collocate
-a custodia nella sacristia della chiesa maggiore dedicata alla beata
-Vergine. Perocchè, quantunque vi fossero altri guerrieri a debellare e
-cacciar in fuga l'Imperatore, pure dessa fu che col suo braccio operò
-come quella donna Ebrea, che scatenò lo scompiglio nella magione di
-Re Nabuccodonosor. Duci dell'esercito furono il Legato Gregorio di
-Montelungo, uomo saggio ed esperto in molte cose; e Filippo Visdomini
-Piacentino, personaggio di probità distinta e di valore, allora Podestà
-di Parma, come ho detto in altra cronaca, in cui parlai delle dodici
-scelleratezze dell'Imperatore Federico. E sappiano i posteri, che dei
-tesori, che si trovarono a Vittoria, pochi ne rimasero a Parma; atteso
-che mercanti accorsi da diverse parti li comprarono e li ebbero a buon
-mercato e li esportarono; cioè vasi d'oro e d'argento, gemme, perle,
-margherite, pietre preziose, indumenti di porpora e di seta, ed ogni
-sorta di roba che serve ad uso e ad ornamento delle persone. E si sa
-che molti altri tesori in oro, argento e pietre preziose sotterrati
-in orci, cassette e sepolcri restarono nel luogo ove sorgeva la città
-di Vittoria, ma non si conosce ove sieno sepolti. Ed è notabile che
-quando i mercanti comprarono il ricco bottino che i Parmigiani fecero a
-Vittoria, si adempì quel detto de' Proverbi ecc. E noto per giunta che
-dopo lo smantellamento di Vittoria, tutti i proprietarii riconobbero
-sì chiaro il luogo ove ciascuno aveva la sua vigna, che non ebbe a
-sorgere tra loro contesa o lite di sorta. Così quando Federico fu
-cacciato in fuga dai Parmigiani si verificò la sentenza biblica dei
-Proverbii 10º.: _Come il turbine passa via di subito, così l'empio non
-è più_. E perchè? _Perchè l'empio è espulso dalla sua malignità_. Di
-fatto in pieno concilio a Lione lo depose dall'Impero Papa Innocenzo IV
-l'anno 1245. Inoltre è da sapere di Federico che dopo la distruzione
-di Vittoria, e dopo ch'egli ebbe fatte tutte quelle altre cose ch'io
-narrai in altra cronaca, ritornossene in Puglia, d'onde meglio per lui
-se non fosse tornato indietro, e non avesse mosso guerra ai Lombardi.
-Daniele IIº...... questo si può appropriare a Corrado figlio di
-Federico, che sopravisse pochi giorni al padre, e morì di un clistere
-avvelenato. Quello poi che segue: _E starà in luogo di lui lo sprezzo_,
-può applicarsi a Manfredi, che nacque illegittimo da una figlia d'una
-sorella del Marchese Lancia e dall'Imperatore, che poi la sposò in
-punto di morte. E quel che si aggiunge: _Non gli saran fatti onori
-da Re_ ebbe suo adempimento quando Re Carlo lo uccise in battaglia.
-Ciò poi che, più sopra, Daniele disse di Federico: _E farà cessare il
-principe del suo vitupero_, si può attribuire a Papa Innocenzo IV,
-che per timore di Federico lasciò Roma e pose sua stanza a Lione. E
-fu veramente il Principe del suo vitupero, perchè in pieno concilio a
-Lione lo spodestò dell'Impero. Quello poi che segue: _E il suo vitupero
-si rivolgerà contro lui stesso_, questo lo vedemmo verificato noi
-co' nostri occhi. Or mi ricorda di quelle cose, che ho ommesse nella
-rubrica dell'anno passato, perchè l'animo mio era tutto e solo intento
-a scrivere di quanto riguardava Federico. Ma meritando di essere
-raccontate, e avendo promesso di farlo ai molti, che me ne fanno ressa,
-non è bene ch'io manchi alla mia parola, e per cagione mia rimangano
-ignorate. L'anno dunque 1247 partii da Parma e andai a Lione, ove
-parlai in famigliarità con Papa Innocenzo IV in sua camera. Dopo la
-festa d'Ogni Santi poi incominciai il mio viaggio per la Francia[98],
-e lo stesso dì in cui giunsi al primo convento di frati Minori che
-s'incontra dopo Lione, arrivò colà frate Giovanni da Magione[99],
-reduce dalla Tartaria, ove era andato per missione di Papa Innocenzo
-IV. Frate Giovanni era uomo socievole, letterato, oratore facondo,
-destro in molte cose, ed una volta fu ministro Provinciale nell'Ordine.
-Egli mostrò a me e ad altri frati una coppa di legno, che aveva portata
-da regalare al Papa, nel fondo della quale eravi il ritratto di una
-bellissima regina, non dipintovi, o impressovi con altro artificio, ma
-formatovisi per influenza di una costellazione. E se anche cento volte
-la si fosse segata a sottilissimi strati, avrebbe pur sempre mostrato
-lo stesso ritratto. E perchè a taluno non paia questa cosa incredibile,
-lo possiamo assicurare con un altro fatto, e provarne la credibilità.
-Infatti l'Imperatore Federico donò in Puglia ai frati Minori una
-chiesa vetustissima, diroccata e da tutti abbondanata; e nell'area,
-dove prima era l'altare, era cresciuto un noce di smisurata grossezza
-che, segato longitudinalmente, presentava in ogni tavola la figura
-di nostro Signor Gesù Cristo; e se cento volte tu l'avessi risegato,
-cento volte avrebbe ripresentato tale figura. Il che in vero è avvenuto
-per miracolo, essendo cresciuto il noce in quel luogo, nel quale si
-rinnovava la passione dell'immacolato Agnello nell'ostia salutare, e
-nel venerabile sacrifizio; tuttavia alcuni sono di fermo parere che
-ciò possa anche essere effetto dell'influenza di una costellazione.
-Inoltre lo stesso frate Giovanni ci disse che portava a regalare al
-Papa una bellissima cappella, e per cappella intendeva il complesso
-degli indumenti pontificali, che occorrono a celebrare la messa nelle
-solennità. Disse pure a noi frate Giovanni, che, per arrivare sino
-alla residenza del gran Signore dei Tartari, aveva durato gran fatica,
-e aveva patito di fame, di freddo, e di caldo. Disse finalmente che
-que' popoli si chiamano Tattari, non Tartari; che mangiano carne di
-cavallo, e bevono latte di asina; che vide colà gente d'ogni nazione
-che è sotto il padiglione del cielo, eccetto che di due; che non gli fu
-permesso presentarsi all'udienza del gran Signore dei Tattari, se non
-vestito di porpora; che fu accolto da lui e trattato onorificamente,
-con gentilezza e cortesia; e che gli domandò quanti erano i dominatori
-dell'Occidente. Al che rispose che due: cioè il Papa e l'Imperatore, e
-che tutti gli altri ricevevano i loro poteri da questi due. Poi volle
-sapere quale dei due fosse il più potente. E frate Giovanni, detto che
-il Papa, tirò fuori una lettera credenziale del Papa stesso, e gliela
-diede. Dopo averla fatta leggere, disse che avrebbe scritta anch'egli
-una lettera di risposta al Papa, e la darebbe a lui da consegnare:
-come poi fece. Questo frate Giovanni scrisse un grosso libro sui
-costumi dei Tartari, e intorno a tante altre mirabili cose del mondo,
-che co' proprii occhi aveva vedute. Ed, ogni volta che gli gravava
-riparlare delle costumanze dei Tartari, faceva leggere quel libro, come
-molte volte ho udito io e veduto. E quando gli uditori ne restavano
-meravigliati, o non intendevano, esso faceva l'esposizione e la
-spiegazione d'ogni cosa non intesa, o poco creduta. Da quel libro non
-trassi copia di nulla, tranne che della lettera suaccennata, perchè io
-non aveva tempo di scrivere. E la lettera era del tenore seguente:
-
- =Lettera del Signore dei Tattari a Papa Innocenzo IV.=
-
- _La Fortezza di Dio, l'Imperatore di tutti gli uomini manda al Gran
- Papa questa lettera autentica e vera. Tenuto consiglio intorno
- al modo di aver pace con Noi, Tu Papa, e Voi tutti, o Cristiani,
- mandaste a Noi un Vostro ambasciatore, siccome da lui stesso
- sapemmo, e stava scritto nella Vostra lettera. Se dunque desiderate
- vivere in pace con Noi, Tu, Papa, e Voi tutti, Re e Monarchi, non
- tralasciate per nulla di recarvi da Me, per definire i patti della
- pace, e allora udirete la Nostra risposta, e nello stesso tempo
- conoscerete la Nostra volontà. Tra l'altre cose la Tua lettera dice
- che Noi dobbiamo ricevere il battesimo e farci cristiani. A che con
- poche parole rispondiamo di non intendere perchè dobbiamo abiurare
- la Nostra fede. Ad un'altra cosa, che si legge nella Tua lettera,
- cioè che Ti meravigli di tanta strage d'uomini specialmente
- cristiani, e principalmente di Polacchi, di Moravi e di Ungheresi,
- parimente rispondiamo di non intendere neppur questo. Tuttavia
- perchè non paia che non si voglia neppure parlare di questa accusa,
- per risposta Ti diciamo che non obbedirono nè alla parola scritta
- di Dio, nè agli ordini di Cuinis-Kan e Kan; che anzi, consigliatisi
- in una numerosa assemblea, ne uccisero i rappresentanti. Perciò
- Iddio comandò di sterminarli, e li pose nelle Nostre mani.
- Altrimenti se ciò non avesse comandato Iddio, che avrebbe potuto
- fare un uomo ad un altro uomo? Ma Voi, uomini d'Occidente, Voi
- credete d'essere i soli cristiani e tenete in dispregio gli altri
- Ma come mai potete conoscere a chi Iddio siasi degnato di conferire
- la sua grazia? Noi adorando Dio, colla fortezza di Dio sterminammo
- ogni terra dall'oriente sino all'occidente, e se questa forza
- non ci venisse da Dio, che mai avrebbero potuto fare gli uomini?
- Però se Voi deponete le armi, e volete consegnare a Noi le Vostre
- fortezze, Tu, o Papa, insieme con tutti i Re del cristianesimo,
- affrettatevi di venire da Me, chè tratteremo di pace; e allora
- conosceremo che effettivamente volete pace con Noi. Se poi non
- darete ascolto nè alla parola di Dio, nè alla Nostra lettera, nè
- ai Nostri consigli, allora si mostrerà chiaro che con Noi volete
- guerra. Che cosa sia per avvenire poi dopo, Noi non lo sappiamo:
- Iddio solo lo sa. — Cuinis-Kan[100] primo Imperatore — secondo
- Thaday-Kan — Terzo Tujuk-Kan(?)_
-
-Nulla più era scritto nella lettera del signore dei Tattari mandata
-al Papa. E qui si noti che questa infelice Italia prima la invasero i
-Vandali, che vennero dall'Africa e trassero seco prigioniero Paolino
-vescovo di Nola, di cui parla ampiamente il beato Gregorio nel
-principio del 3º libro _Dei dialoghi_. Secondi le piombarono sopra
-gli Unni, il cui Re era Attila flagello di Dio, che venne nell'anno
-medesimo del pontificato di Leone I. Papa, e distrusse Acquileia, la
-prima città che incontrasse in Italia. E tutta l'Italia e Roma avrebbe
-messo a sacco e a fuoco, se Papa Leone non avesse osato corrergli
-contro, e coll'aiuto della destra di Dio non avesse ottenuto di
-fiaccarne l'orgoglio e ricacciarlo in Ungheria. Tale era Leone I, il
-quale a giudizio dell'abbate Gioachimo, si rassomiglia a Giosafatte Re
-di Giuda (Vedi libro _Delle Figure_, e il libro _Delle Concordanze_ di
-Gioachimo). Terzi a invadere e devastare l'Italia furono i Goti, de'
-quali parla in un dialogo il beato Gregorio. E molti Re Goti regnarono
-in Italia, tra' quali fu grandissimo Teodorico in Ravenna; tanto che,
-quando insorgevano discordie per l'elezione del Papa, sin da Roma si
-veniva a Ravenna per domandarne a lui consiglio ed aiuto. Egli fece
-erigere a Ravenna la chiesa dei Goti; e si vede ancor oggi in quella
-città la torre del suo palazzo[101]. Fece fabbricare anche la chiesa
-di S. Martino in cielo d'oro[102], che ora si chiama di S. Apollinare
-nuovo, perchè vi fu trasportato dalla città di Chiassi[103] il corpo
-del ridetto Santo. Fondò anche fuori di Ravenna la chiesa di S. Maria
-Rotonda, che è coperta da una pietra di un sul pezzo. Ivi egli fu
-sepolto in un'arca di porfido, che anche oggi si vede, ma vuota, perchè
-il beato Gregorio Papa, quando andò a Ravenna, fece levarne le ceneri e
-gettarle in una fogna. E ciò fece fare per quattro ragioni: 1º perchè
-sebbene quegli fosse cristiano, era però Ariano; 2º perchè condannò a
-morire tre grandi uomini, cioè Boezio, Simmaco e Giovanni Papa......
-4º perchè fu sepolto dai demonii in un'urna di colore del fuoco,
-come dice il beato Gregorio nel quarto libro dei dialoghi. Quarti
-a saccheggiare e disertare l'Italia furono i Longobardi, de' quali
-parla Paolo istoriografo nel primo libro della loro istoria: «Spesso
-innumerevoli torme di schiavi condotti via dalla Germania sono or quà
-or là dai popoli meridionali comprate a prezzo. Spesso anche molta
-gente emigra da quella regione, perchè è tanto prolifica da non poterli
-tutti alimentare, e quindi innondano e disertano l'Asia, e specialmente
-la vicina Europa. E ad ogni passo ne fanno testimonianza le smantellate
-città dell'Illirio e della Gallia, principalmente dell'infelice Italia,
-che ebbe a provare la ferocia di quasi tutte quelle orde. Anche i
-Goti, i Vandali i Rugi, gli Eruli, i Turcilingi ed altre barbariche
-genti sbucarono dalla Germania. Parimenti dalla Germania derivano la
-loro origine i Vinuli, o Longobardi, che poi regnarono felicemente
-in Italia; però si assicura che furono diverse le cause della loro
-emigrazione. Anche dall'isola che si chiama Scandinavia ne vennero ad
-assalirci; della quale isola ne parla anche Plinio il Giovane ne' libri
-_intorno alla natura delle cose_.» Fin qui Paolo. Quinti ed ultimi (e
-voglia il cielo che siano gli ultimi!) si preparano a venire i Tattari,
-come racconta frate Giovanni da Magione, il quale ha avuto famigliari
-colloquii col gran Signore dei Tattari. Magione poi.....: e nella
-provincia di Perugia. E si noti che queste vaghe voci d'invasioni dei
-Tattari cominciarono a correre la prima volta a' tempi di Papa Gregorio
-IX. Poi Papa Innocenzo IV mandò in ambasciata al loro Imperatore frate
-Giovanni da Magione. — Finalmente Papa Giovanni XXI di nuovo mandò a
-loro un'ambasciata composta di sei frati Minori; due della provincia di
-Bologna, de' quali uno era lettore, frate Antonio da Parma, l'altro suo
-compagno e confidente, frate Giovanni da S. Agata; due della provincia
-della Marca d'Ancona, e due della provincia di Toscana, tutti frati
-lettori, accompagnati da tre frati di confidenza. Uno de' lettori
-della Toscana, che andò in Tattaria, fu frate Gerardo da Prato, col
-quale io aveva coabitato nel convento di Pisa, quando eravamo giovani.
-Questi era fratello di frate Arlotto, che si dottorò a Parigi ed ebbe
-una cattedra. Ritornarono poi questi frati Minori dalla Tattaria in
-buonissima salute, e dicevano meraviglie di quel paese, come ho udito
-io co' miei orecchi. Quando frate Giovanni da Magione, reduce dalla
-Tattaria, giunse a Lione da Papa Innocenzo IV, e fece la relazione
-delle sua missione, e presentò la lettera e i doni di quell'Imperatore,
-il Papa gliene dimostrò la sua riconoscenza in cinque modi: 1º lo
-trattò con molta cortesia, dolcezza e famigliarità; 2º lo tenne
-presso di sè in Corte tre mesi, (fino a che fu dai Parmigiani presa e
-distrutta la città di Vittoria, e l'Imperatore Federico ne fu sloggiato
-e cacciato in fuga) perocchè aveva sempre seco sei frati Minori, e li
-volle avere fin che visse, come io ho visto co' miei occhi; 3º il Papa
-commendò l'opera e la fedeltà di lui, e gli disse; Sia tu benedetto,
-o figlio, da nostro Signor Gesù Cristo e da me suo Vicario, perchè
-veggo in te adempiuto il detto di Salomone ne' Proverbii 25.º che
-dice: ecc.; 4º gli conferì l'Arcivescovado di Antivari, secondo quel
-che dice Matteo 25º: ecc; 5º lo spedì di nuovo come suo Legato presso
-Lodovico Re di Francia. A che fare fosse poi inviato al Re di Francia,
-frate Giovanni interrogatone non volle mai dirlo, ma è opinione comune
-che la causa della sua legazione fosse la seguente. Papa Innocenzo
-aveva deposto Federico dall'Impero, e i Parmigiani s'erano ribellati
-all'Imperatore e per soprassello l'avevano sconfitto e cacciato in fuga
-ignominiosa, e gli avevano così rasa al suolo la città di Vittoria,
-che esso aveva fatto costruire vicino a Parma, che non ne restava
-traccia. E perciò era irritatissimo, e come orsa che inferocisce al
-bosco se le sono rapiti i figli, fiammava d'ira e di furore. E ridotto
-a fuggire si ritrasse a Cremona, poi corse sopra Torricella[104], e
-scorrazzava sul parmigiano, e faceva ogni maggior danno che poteva;
-quel che non poteva, minacciava di farlo. E prima di ritornare al
-suo regno ne fece di gravissimi, come diremo tra breve, e come già
-narrammo in altra cronaca. Il Papa dunque riconoscendo Federico come
-il terribile persecutore della Chiesa, e pronto a seminare veleno ove
-potesse, e temendo non poco per la propria persona, mandò pregando il
-Re di Francia a differire la sua crociata in Terra Santa, fino a che si
-riconoscesse che cosa finalmente avesse Iddio decretato per Federico.
-Allegava anche che in Italia scorrazzavano masnade d'uomini infedeli,
-perversi, pessimi, pestiferi, rapinanti, nudi di tutto e oppressi
-dai debiti, che, raggruppatisi intorno a Federico, lo seguivano come
-loro principe, e portavano la devastazione sui beni della Chiesa. Che
-si poteva dire di più? Ma pure il Papa fece pregare invano, nè potè
-distogliere il Re dal proposito di andar oltremare, essendo già pronti
-i crociati e i denari per l'impresa. E mandò rispondendo che il Papa
-abbandonasse Federico al giudizio di Dio, perchè Dio solo può atterrare
-i superbi. Lodovico dunque Re di Francia con animo saldo, proponimento
-irrevocabile, e mente pronta e divota si disponeva al viaggio e a
-soccorrere, quanto più presto potesse, Terra Santa. Quando adunque
-vidi la prima volta frate Giovanni da Magione, reduce dalla Tattaria,
-il dì successivo andò a Lione da Papa Innocenzo, che lo aveva mandato,
-ed io mi posi in viaggio per la Francia. E mi fermai a Briançon, che
-è nella Sciampagna, poi a Troyes quindici giorni, ove trovai molti
-mercanti Lombardi e Toscani; perocchè, come anche a Provins, vi si
-fa una fiera che dura due mesi. Troyes poi è la città natale di Papa
-Urbano IV, e di maestro Pietro, prete, storiografo. Poscia mi recai
-a Provins, ove soggiornai dal giorno di santa Lucia sino al giorno
-della Purificazione. Il giorno della Purificazione arrivai a Parigi,
-e vi stetti otto giorni, e vidi molte cose che mi piacquero. Dopo ne
-partii per fermarmi nel convento di Sens, perchè i frati Francesi mi
-tenevano volentieri in loro compagnia, essendo io giovane, pacifico,
-vivace, e facile a lodare i fatti loro. E trovandomi io nell'infermeria
-per infreddatura, alcuni frati Francesi di quel convento corsero
-festosamente da me con una lettera in mano e dissero: Ottime notizie
-da Parma; i Parmigiani cacciarono l'Imperatore Federico dalla città di
-Vittoria, lo costrinsero a precipitosa e vergognosa fuga, distrussero
-la sua Vittoria dalle fondamenta, fecero bottino di tutto il tesoro
-dell'Imperatore, appresero il carroccio dei Cremonesi e lo tirarono
-in Parma; e questa è una copia della lettera mandata in Lione al Papa
-dai Parmigiani. E mi interrogavano a che serviva quel carroccio. Ed io
-risposi che i Lombardi chiamano carroccio quel carro, su cui in tempo
-di guerra innalzano lo stendardo; e, se una città perde in battaglia
-il suo carroccio, se lo reca ad onta tanto, quanto farebbero i
-Francesi e il loro Re, se in battaglia fosse strappato loro dalle mani
-l'orifiamma. Questa cosa suscitò nell'animo loro sorpresa e maraviglia,
-ed esclamarono: Oh Dio! quale mirabile parola abbiamo udito! Questa
-notizia mi fece star subito meglio di salute. Ed in quel punto ecco
-presentarsi frate Giovanni da Magione, reduce dal Re di Francia,
-presso il quale l'aveva mandato il Papa in missione. Ed aveva seco
-un libro da lui composto intorno al paese e ai costumi e al carattere
-dei Tattari; e i frati lo leggevano in sua presenza avidamente ed egli
-spiegava e chiariva quelle cose, che s'incontravano oscure, difficili
-ad intendersi e a credersi. Io fui commensale di frate Giovanni tanto
-nella casa dei frati Minori, che altrove più volte nelle abbazie e ne'
-principali monasteri. Perocchè egli era spesso invitato a pranzi e a
-cene, sia perchè Legato del Papa, sia perchè inviato al Re di Francia,
-e perchè reduce dai Tattari, ed anche perchè era dell'Ordine de'
-Minori e tenuto in riputazione di sant'uomo. E quando andai a Clugny,
-dissero a me i monaci di quel paese: Dio volesse che i Papi avessero
-mandato sempre Legati quale era quel frate Giovanni, che tornò dalla
-Tattaria. Perocchè di questi Legati ve me sono, che, se vi riescono,
-spogliano le Chiese, e portano via tutto quello che possono. Ma frate
-Giovanni, quando passò da qui, non volle accettar nulla, tranne quanto
-panno occorreva per fare una tonaca al suo compagno. E tu che leggi,
-sappi che quello di Clugny è un nobilissimo monastero dei monaci neri
-di S. Benedetto in Borgogna. In questo chiostro vi sono più Priori,
-e vi ha tanto numero di stanze da potervi ospitare il Papa co' suoi
-Cardinali e tutta la sua Corte, e contemporaneamente l'Imperatore
-colla sua, senza disagio de' monaci; chè non sarebbe perciò necessario
-che nessun frate dovesse lasciare la sua cella, nè sopportare altro
-disturbo. E nota che la Regola di S. Benedetto, quanto ai monaci neri,
-è meglio osservata nelle provincie d'oltremonte, che in Italia. Nota
-inoltre che l'Ordine di S. Benedetto, quanto ai Monaci neri, ha quattro
-cospicui monasteri, uno in Borgogna, a Clugny, uno in Allemagna, a
-S. Gallo[105]; un altro in Lombardia nella diocesi di Mantova a S.
-Benedetto di Polirone, dove è sepolta la Contessa Metilde in un arca di
-marmo; finalmente il quarto, che è capo di tutti, a Montecassino[106].
-Dal convento di Sens poi, ove io mi trovava quando la città di Vittoria
-fu presa e distrutta dai Parmigiani e l'Imperatore ne fu cacciato in
-vergognosa fuga, passai ad Auxerre, ed ivi fermai mia stanza, perchè il
-ministro Provinciale di Francia mi aveva addetto specialmente a quel
-convento. Questa città poi fu detta in latino _Altisiodorum_, quasi
-volesse significare alta sede degli Dei, o alta stella, perchè molti
-vi subirono il martirio. Qui evvi anche il monastero e il corpo di S.
-Germano, Vescovo della città, che fu chiarissimo astro di gloria, ed
-iride fulgida dipinta sulle nubi, come ben sanno coloro che hanno letto
-la sua biografia. Fu oriondo di Auxerre anche maestro Guglielmo, che
-scrisse la _Somma_, poi compose un'altra _Somma_, intorno agli uffici
-della Chiesa, ed io frequentai casa sua. Questo maestro Guglielmo, come
-mi dicevano molti sacerdoti della diocesi di Auxerre, disputava con
-molta grazia; e quando sosteneva dispute a Parigi, nessuno lo superava,
-poichè era logico stringentissimo, e dottissimo teologo. Ma quando
-voleva predicare, non sapeva quello che si dicesse; eppure nella sua
-_Somma_ aveva saputo dare molti e buoni avviamenti al comporre......
-Esempio dell'abbate Giovachino, che dice di aver ricevuto da Dio la
-virtù d'intendere la Bibbia, e la conoscenza delle cose future. Maestro
-Guglielmo di Auxerre adunque ebbe la grazia di disputare, ma non quella
-di predicare al popolo. Così ogni uomo ha suo dono da Dio, come p. e.
-quel ciabattino, che nel paese de' Saraceni traslocò un monte, e liberò
-i cristiani. Ricercalo in quel sermone di frate Luca, che incomincia:
-_Aspettiamo il Salvatore........_ Cosa diversa è l'interpretazione de'
-sermoni. E nota che l'interpretazione de' sermoni può essere di due
-maniere. L'una è quella degli interpreti o traduttori, che trasportano
-i libri da una in altra lingua, de' quali ho detto quanto basta
-allorchè scrissi la storia dell'Imperatore Adriano, essendosene offerta
-l'occasione, perchè a' tempi di lui visse Aquila, che fu il primo
-che facesse traduzioni. Di che cercane in una cronaca che comincia:
-_Ottaviano Cesare Augusto:_ ch'io compilai nel convento di Ferrara
-l'anno che Lodovico Re di Francia fu fatto prigioniero oltremare dai
-Saraceni, cioè nel 1250; cronaca, che io, spigolando da parecchie
-memorie scritte, condussi avanti sino alla dominazione dei Longobardi.
-Dopo deposi la penna, e la troncai lì, perchè io era tanto povero che
-mi mancava sin la carta o la pergamena. Ed ora volge l'anno 1284. Non
-tralasciai però di ritoccare altre cronache, che, a mio giudicio, mi
-erano riuscite ben composte, e procurai di migliorarle risecandone le
-superfluità, riducendone a maggiore proprietà la dizione, appurando i
-fatti, e levandone le contradizioni. Non potei però purgare al tutto
-la dizione, perchè alcune parole, che si scrivono, sono tanto radicate
-nell'uso, che nessuno potrebbe cancellarle dall'animo del popolo, che
-così le ha imparate. Delle quali potrei citare molti esempi. Ma agli
-zotici ed ignoranti non vale alcun esempio; perchè _chi ammaestra uno
-stolto fa come chi volesse rimettere insieme un vaso di terra rotto_,
-Ecclesiastico XXII. Perocchè _chi fa parole con uno che non ascolta,_
-cioè che non intende, _fa come chi vuole svegliare il dormiente dal
-suo letargo. Chi collo stolto ragiona di sapienza, parla con uno che
-dorme, il quale in fine del ragionamento dice: Chi è costui?_ Perciò
-ad un cotale, canzonandolo, si potrebbe dire: _Erla ke le farina(?)_
-Ora ritorniamo ad Auxerre. Mi ricorda che, quando io era nel convento
-di Cremona, l'anno in cui Parma mia città nativa si ribellò al deposto
-Imperatore Federico, frate Gabriele da Cremona dell'Ordine de' frati
-Minori, che era un celebre lettore ed uomo di santissima vita, disse a
-me che Auxerre aveva maggiore quantità di vigne e di vino che Cremona
-e Parma e Reggio e Modena insieme. All'udirlo rifuggì l'animo mio
-dal prestarvi fede; non mi pareva credibile: Ma quando poi fui di
-stanza ad Auxerre, mi persuasi che egli non aveva esagerato, perchè
-quella diocesi comprende un largo territorio, e i colli, i monti e
-le pianure sono tutti a viti. Essendo che i coloni di quel paese non
-seminano grani, non mietono, nè colmano i granai, ma invece mandano i
-loro vini a Parigi giù pel vicino fiume[107], che entra nella Senna,
-ove li vendono ad alto prezzo, e ne ricavano quanto loro bisogna pel
-vitto e pel vestiario. Ed io tre volte uscendo dalla città ho girato
-tutta la Diocesi di Auxerre; una volta con un frate che andava qua
-e là predicando, e fregiava della croce quelli che erano per andare
-in Terra Santa al seguito del Re di Francia. Un'altra volta con un
-altro frate, che predicò nel Giovedì Santo ai monaci Cistercensi in
-un magnifico monastero. E si fece pasqua in casa di una contessa, che
-ci servì, cioè fece servire a tutti i commensali, dodici pietanze;
-e se il conte suo marito fosse stato a casa, l'imbandigione sarebbe
-stata più lauta. Questo frate mi fece vedere il monastero di Pontigny,
-ove Papa Alessandro III, che soggiornava a Sens, mandò con speciale
-raccomandazione il beato Tomaso Arcivescovo di Cantorbery, quando Re
-Artaldo lo espulse dall'Inghilterra. La terza volta la visitai con
-frate Stefano, e vidi e imparai molte cose degnissime di storia; ma
-per brevità le tralascio e mi affretto a dirne altre. E sappi che nella
-provincia di Francia, parlo per quel che ha attinenza coi frati Minori,
-vi sono otto conventi, in quattro de' quali si beve birra, negli altri
-quattro bevono vino. Sappi anche che sono tre le regioni francesi
-che abbondano di vino, cioè la Rochelle, Beaune[108], ed Auxerre. Ad
-Auxerre però i vini rossi sono poco pregiati, perchè non sono così
-buoni come i vini rossi italiani. Perciò coltivano per lo più le uve
-bianche e talora color d'oro, che danno un vino aromatico, confortante
-e di squisito sapore, e chi ne beve diventa allegro e franco; sicchè
-del vino d'Auxerre si può dire benissimo quel de' Proverbii 21.º ecc.
-ed è così forte che, se lo lasci alcun tempo nel fiasco, trasuda. E
-sappi finalmente che i Francesi usano dire con un lor gioco di parole
-che il vino buono deve avere tre _t_, e sette _f_ il buonissimo.
-Perocchè dicono scherzando:
-
- El vin bon et bel sel dance
- Forte et fer et fin et france
- Froist et fras et fromijant
-
- Buono e bello è 'l vin che grilla,
- Bello e buon quel che si spilla
- Forte, fin, fresco, frizzante,
- Fiero, fervido, fragrante.
-
-E Maestro Morando, che insegnò grammatica a Padova, fece, a seconda del
-suo gusto, il panegirico del vino cantando:
-
- Vinum dulce gloriosum
- Pingue facit et carnosum
- Atque pectas aperit.
- Et maturum gustu plenum
- Valde nobis est amoenum
- Quia sensus acuit.
- Vinum forte vinum purum
- Reddit hominem securum
- Et depellit frigora.
- Sed acerbum linguas mordet,
- Intestina cuncta sordet,
- Corrumpendo corpora.
- Vinum vero quod est glaucum
- Potatorem facit raucum
- Et frequenter mingere.
- Vinum vero turbolentum
- Solet dare corpus lentum
- Et colorem tingere.
- Vinum rubeum subtile
- Non est reputandum vile
- Nam colorem generat.
- Auro simile citrinum
- Valde fovet intestinum
- Et languores suffocat.
-
- Il vin dolce, onor del mondo,
- Mi fa tondo, rubicondo,
- E cuor contento.
- Quel severo a gusto piano
- Fa sereno, rende ameno,
- E dà talento.
- Un vin forte, un vino puro
- Fa sicuro, imperituro,
- E 'l sen m'avvampa.
- Ne corrode quell'agresto,
- N'è molesto, greve, infesto,
- E non si campa.
- Chi 'l vin beve verde mare
- A me pare gracidare,
- E piscia ognora.
- Quel pisciancio turbolento
- Rende lento, sonnolento
- E ne scolora.
- Il rubino non è vile,
- È sottile, è gentile
- E fa bel sangue.
- Quello poi ch'al sol s'indora
- Fiero incuora, fier ristora
- L'uomo che langue.
-
-I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da meravigliare,
-perchè il vino _rallegra Dio e gli uomini_, è detto nel 21º dei
-Giudici........ Senza punto esagerare i Francesi e gli Inglesi vanno
-pazzi per vuotar calici. Quindi è che i Francesi patiscono flussione
-d'occhi, e il troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi,
-cisposi e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la mente
-dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno da un sacerdote,
-che abbia detto messa, e lo pregano di far cadere sui loro occhi stille
-di quell'acqua, che gli ha servito per il _lavabo_. Ai quali diceva a
-Provins frate Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso più
-volte: _Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe in les vin, non in
-les ocli: Andate che Dio vi mandi alla malora; mettete acqua nel vino,
-non negli occhi._ Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia,
-e ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa, e la ingolla
-tutta, poi dice: _Ge bui; a vu._ Che è come dire; Berrete anche voi
-quanto berrò io; e se n'ha molto per male se l'altro fa diversamente
-da quello ch'egli insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma
-così operando si contravviene a quello che dice la Sacra Scrittura nel
-libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo agli Inglesi se nuotano
-nel buon vino, quando possono, perchè a casa loro di vino ne hanno
-poco. Sono meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per iscusa
-non tengasi la sentenza: _È difficile abbandonare le cose a cui siamo
-avvezzi._ Nota che in una poesia si legge:
-
- Det vobis piscem Normandia terra marinum;
- Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum;
- Silva feras, aer volucres, armenta butirum;
- Hortus delitias, nemus umbra, stagna papyrum.
-
- Tutto per voi feconda e vi matura
- Il chimico fornel della natura.
- Il mar di Normandia vi pesca il pesce;
- L'Inghilterra per voi le spiche cresce;
- Pingue la Scozia il latte a voi distilla;
- Ricca la Francia a fiumi il vin vi spilla;
- Moltiplica la preda a' vostri strali
- Quanto la selva ormeggia o va sull'ali;
- L'orto frutta vi fa, l'ovil butiro,
- Lo stagno e 'l bosco danno ombra e papiro.
-
-..... E qui è da notare che in certi mesi la parte del giorno
-illuminata dal sole è più lunga in Francia che in Italia, come sarebbe
-nel mese di maggio; e nell'inverno è più breve, e n'ho fatto io
-l'esperienza in persona. Ritorniamo ora sulla nostra via, e continuiamo
-a parlare del Re di Francia.
-
-
-a. 1248
-
-L'anno dunque 1248, poco dopo la Pentecoste, da Auxerre passai
-al convento di Sens, perchè quivi si doveva adunare il capitolo
-provinciale a discutere gli interessi dell'Amministrazione della
-provincia di Francia, e stava anche per arrivare Lodovico Re de'
-Francesi. Adunatosi pertanto il capitolo, il ministro della provincia
-di Francia coi definitori si avvicinò al cospetto di frate Giovanni
-da Parma ministro Generale, che era in quel convento; e disse: Padre,
-noi abbiamo esaminati ed approvati quaranta frati venuti al capitolo
-per ottenere la facoltà di predicare, e l'abbiamo loro conferita, e li
-abbiamo rinviati ai loro conventi, perchè questo nostro, ove si tiene
-il capitolo, non risenta disagio da troppa agglomerazione di frati.
-E il ministro Generale rispose loro che avevano operato male, senza
-conoscere la Regola, che prescrive non potersi conferire la facoltà
-di predicare dai ministri provinciali quand'è presente il ministro
-Generale. «E aggiunse: L'esame fatto l'approvo; ma comando che siano
-richiamati, e ricevano da me la chiesta facoltà a norma della nostra
-Regola. Così fu fatto» e si fermarono poi a Sens finchè fu terminato il
-capitolo. Partito il Re di Francia da Parigi per onorare il capitolo
-di sua presenza, quando si seppe che era poco lunge dal convento,
-uscirono tutti i frati Minori ad incontrarlo, e fare a lui onorifico
-ricevimento. E frate Rigaldo dell'Ordine de' Minori, maestro cattedrato
-a Parigi, e Arcivescovo di Rouen, vestito pontificalmente uscì dal
-convento, ed in fretta andava incontro al Re interrogando ad alta voce:
-Ov'è il Re? Ov'è il Re? Ed io gli tenea dietro, perchè solo e smarrito
-errava colla mitra in capo e il pastorale in mano. Aveva egli perduto
-tempo nell'appararsi, sicchè gli altri frati erano già usciti e stavano
-allineati a destra e a sinistra sui ciglioni della strada colle spalle
-volte alla città, volendo vedere il primo spuntare del corteggio reale.
-Ed io vidi spettacolo che mi fece vivissimamente meravigliare, e meco
-stesso andava ragionando: Ho pur letto non una, nè due volte sole, che
-i Galli Senoni furono un popolo nobile e potente, e che, capitanati da
-Re Brenno, entrarono di forza in Roma; ma veramente ora le loro donne,
-per la più parte, somigliano a tante fantesche. E sì che se il Re di
-Francia passasse per Pisa e per Bologna tutto il fiore delle nostre
-matrone gli correrebbe incontro. Ma in quel punto mi tornò a mente
-d'aver udito dire d'un uso dei Francesi, e lo riconobbi vero. Ed è che
-in Francia i cavalieri e le loro nobili dame abitano le castella delle
-loro ville; in città soggiorna soltanto la borghesia. Il Re poi era
-mingherlino, gracile, macilente, e di statura in proporzione troppo
-alta, di volto angelico e raggiante di grazia. E veniva alla chiesa
-de' frati Minori non in pompa reale, non a cavallo, ma a piedi, ed
-in abito da pellegrino, col bordone e la bisaccia al collo, che dava
-decoro agli omeri reali; e colla stessa umiltà e conforme vestiario lo
-seguivano i suoi tre fratelli germani: primo de' quali era Roberto,
-e l'ultimo si chiamava Carlo, che fece poi meravigliose prodezze
-degnissime di storia. Il Re non si prendeva cura del corteo de' nobili,
-ma piuttosto delle orazioni e de' voti de' poveri; ed era di fatto
-più monaco nelle divozioni, che soldato nell'armi. Entrato pertanto
-nella chiesa de' frati, e fatta una devotissima genuflessione, pregò
-davanti all'altare. E mentre usciva di chiesa, giunto sulla soglia
-della porta, io mi gli trovai vicino. Quand'ecco gli fu offerto, e, per
-mezzo del tesoriere della chiesa di Sens, presentato un grosso luccio
-ancor vivo in acqua, dentro una conca d'abete, che i Toscani chiamano
-bigoncio, e che serve loro per bagni e per lavacro ai fanciulli, che
-sono ancora in culla. Per vero in Francia il luccio è un pesce, che
-si paga caro e si giudica squisito. Il Re ringraziò il donatore e
-il presentatore del dono; poi disse ad alta voce, da tutti intesa,
-che nessuno entrerebbe nell'aula capitolare, tranne i cavalieri e i
-frati, ai quali voleva parlare nell'adunanza. Radunato il capitolo,
-il Re cominciò a fare la sua confessione, a raccomandare a Dio sè
-stesso, i suoi fratelli, la Regina sua madre, tutto il suo seguito,
-e inginocchiatosi divotissimamente invocò le orazioni ed i suffragi
-de' frati. E alcuni frati francesi che mi stavano a fianco, ammirando
-tanta pietà e divozione, piangevano dirottamente di consolazione.
-Dopo il Re, sorse a parlare il Cardinale della Corte romana, Oddone,
-che era stato una volta gran Cancelliere di Parigi, e voleva andare
-col Re in Terra Santa, e in poche parole si sbrigò. Terzo a parlare
-s'alzò frate Giovanni da Parma, ministro Generale, a cui per ufficio
-toccava rispondere, e disse: L'ecclesiastico 32º dice: _Parla tu con
-eletto discorso, tu che in grado avanzi gli altri, poichè a te spetta
-la prima parola._ Il Re, padre e benefattore, che si degnò di parlare
-affabilmente ad un'adunanza di poveri, venne in mezzo a noi umile e
-benigno. E come ben conveniva parlò primo tra noi; nè ci domandò oro,
-nè argento, di cui, la Dio mercè, il suo tesoro abbonda; ma desidera
-vivamente le nostre orazioni ed i nostri suffragi per uno scopo che è
-lodevolissimo. Di fatto il Re nostro imprese questo pellegrinaggio e
-questa crociata a gloria di nostro Signor Gesù Cristo, a soccorso di
-Terra Santa, a sterminio de' nemici della fede e della croce di Cristo,
-ad onore di tutta la Chiesa Cattolica e di tutto il Cristianesimo, a
-salute dell'anima sua e di tutti coloro che seco lui vanno oltremare.
-Laonde, sia perchè fu il nostro principale benefattore e sostenitore
-non solo a Parigi, ma eziandio in tutto il suo regno; sia perchè
-volle degnarsi di venire tra noi tanto umilmente e con tanto nobile
-corteo, e chiede a noi di pregare per un santo fine, è doveroso e
-conveniente che noi ricambiamo a lui, almeno per quanto possiamo, i
-segnalati benefici, e l'alto onore che abbiamo ricevuto. E siccome i
-frati Francesi sono lieti e prontissimi di fare tutto il possibile a
-questo scopo, anzi sono d'animo disposti a più di quello ch'io sapessi
-decretare, perciò non impongo loro comandamenti di sorta. Avendo
-però io incominciato a visitare tutti i conventi dell'Ordine, mi sono
-proposto nell'animo di prescrivere a ciascun sacerdote di celebrare
-quattro messe pel Re e pel suo corteggio: Una dello Spirito Santo;
-un'altra della Croce; la terza della beata Vergine; la quarta della
-Trinità. E se fatalmente accadesse che il Figlio di Dio lo richiamasse
-al seno del Padre eterno, altri più fervidi suffragi aggiungeranno i
-frati. E se per parte mia non ho abbastanza soddisfatto al desiderio
-del re, il Re comandi; chè tra noi non manca chi obbedisca; può solo
-mancare chi comandi. Udite il Re queste parole, ringraziò il ministro
-Generale, ed accolse con tanto gradimento quelle disposizioni che
-le volle scritte in una lettera autografa del Generale stesso e
-autenticate col suo sigillo. Così fu fatto. E le spese di quel dì le
-fece il Re e pranzò coi frati in refettorio. Al pranzo intervennero
-i tre fratelli, del Re, il Cardinale della Corte romana, il ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori, frate Rigaldo Arcivescovo di Rouen, il
-ministro Provinciale di Francia, i Custodi, i Definitori, i frati di
-fiducia, tutti quelli che erano ammessi al capitolo, e i frati nostri
-ospiti, che chiamiamo forestieri. Riconoscendo pertanto il ministro
-Generale la nobiltà e dignità del reale corteggio, cioè tre Conti, il
-Cardinale Legato della Chiesa romana e Arcivescovo di Rouen, non volle
-arrogarsi gli onori di preminenza dovuti alla sua dignità, quantunque
-il Re lo invitasse a sedergli a fianco; ma volle piuttosto dimostrare
-col fatto quella cortesia e quella umiltà, che il Signore predicò colla
-parola e coll'esempio; e prese posto alla mensa de' poveri, la quale
-dalla sua presenza acquistò splendore, e tutti ne restarono edificati,
-e ne ebbero buon insegnamento. E in quel dì il Re fece quel che
-insegna la Sacra scrittura, Ecclesiastico IV; _Renditi affabile nella
-conversazione de' poveri._ La prima imbandigione servita in quel dì a
-mensa furono le ciliegie; poi pane bianchissimo, e vino abbondante e di
-qualità veramente degna della magnificenza reale. E, secondo l'usanza
-de' Francesi, eranvi molti che invitavano, in modo da costringere a
-bere, anche chi non voleva. Poi si portarono innanzi le fave fresche
-cotte nel latte, pesci, granchi, pasticci d'anguille, riso con latte
-di mandorle e polvere di cinamomo, anguille rosolate con squisitissima
-salsa, torte giuncate e frutta in abbondanza e bellissima. Ed ogni
-cosa fu servita con molto garbo, e molta compitezza. Il dì successivo
-poi il Re intraprese il suo viaggio; ed io, chiuso il capitolo, lo
-seguii, poichè io aveva ricevuta dal ministro Generale l'obbedienza
-di andare a dimorare nella Provenza. E mi riescì agevole trovarmi
-dove era il Re, perchè spesso egli deviava dalla strada diretta per
-andare ai romitaggi dei frati Minori e di altri religiosi, di quà di
-là vagando a destra a sinistra, per raccomandarsi alle loro orazioni.
-E così andò facendo sinchè giunto al mare s'imbarcò per Terra Santa.
-E facendo io una visita ai frati di Auxerre al cui convento io aveva
-appartenuto, un dì mi recai a Vezellay[109], nobile castello della
-Borgogna, ove in quei tempi si credeva che vi fosse il corpo della
-Maddalena. L'indomani era domenica. E la mattina per tempissimo il Re
-si recò al convento de' frati per raccomandarsi alle loro preghiere, ed
-aveva lasciato il suo corteo nel castello, che era vicino al convento.
-Condusse seco soltanto i suoi tre fratelli ed alcuni staffieri a
-custodire i cavalli; e fatta una reverente genuflessione davanti
-all'altare, i frati teneano gli occhi volti agli scanni su' quali
-sedere; ma il Re sedette in terra e nella polvere, come ho visto io
-co' miei occhi, perocchè quella chiesa non aveva un piano lastricato.
-E ne chiamò presso di sè dicendo: Avvicinatevi a me, frati miei
-carissimi, e ascoltate le mie parole. Allora facemmo corona intorno
-a lui, e come lui sedemmo in terra, e fecero altrettanto i suoi tre
-fratelli germani. E si raccomandò ai frati, invocò le loro orazioni e
-li pregò de' loro suffragi. All'uscire di chiesa gli fu detto che suo
-fratello Carlo pregava ancora con fervore, e il Re se ne compiacque,
-e, per aspettarlo, non montò a cavallo; e gli altri due fratelli in sua
-compagnia parimente aspettavano fuori della porta della chiesa col Re.
-Carlo era il fratello minore, Conte di Provenza, marito d'una sorella
-della Regina; e faceva molte genuflessioni davanti ad un altare che
-era su un fianco della chiesa vicino alla porta. Ed io mi trovava in un
-punto da poter osservare tanto Carlo che pregava fervidamente, quanto
-il Re che fuori aspettava pazientemente; e ne rimasi molto edificato.
-Dopo continuò il Re la sua via, e dato sesto alle sue cose, si affrettò
-al naviglio, che era pronto. Io poi andai a Lione, ove trovai ancora
-Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. In seguito discesi sino ad Arles,
-distante cinque miglia dal mare, ed era la festa del beato Pietro
-Apostolo. In que' giorni arrivò a quel convento anche frate Raimondo
-ministro della Provenza, che poi fu fatto Vescovo, e mi ricevette
-onorificamente, ed era con lui il lettore di Mompellier. Di lì passai
-per mare a Marsiglia, e da Marsiglia andai a Jeres[110] per fare visita
-a frate Ugo da Digne[111] o da Bariols[112], cui i Lombardi chiamano
-frate Ugo da Mompellier. Egli era uno de' più illustri chierici del
-mondo, predicatore affascinante, gradito dal clero e dal popolo, forte
-a disputare e pronto a discutere di ogni cosa. Tutti gli avversarii
-inviluppava, e, stringendo gli argomenti, conchiudeva in proprio
-senso; aveva parola facondissima, e voce sonante come di tromba, o di
-tuono, o di gonfio torrente in cascata: non mai indietreggiava, non
-mai s'intricava, era sempre pronto a rispondere a tutto. Erano come
-il sole fiammeggianti le sue parole, se parlava della corte celeste e
-della gloria del paradiso, erano terribili, se discorreva delle pene
-infernali. Nativo della Provenza, aveva statura mediocre, e tinta
-bruna, ma non era brutto. Era uomo acceso in sommo grado delle cose
-spirituali, sicchè ti pareva di vedere e di ascoltare un altro Paolo,
-un secondo Eliseo; ed ognuno sentivasi il tremito quando predicava.
-Ed ecco le parole che ardiva pronunciare al cospetto del Papa o de'
-Cardinali in concistoro, nè solo a Lione, ma anche molto prima quando
-la Corte pontificia era a Roma: «..... Papa Innocenzo IV, vi ha dato
-il cappello rosso affinchè, come ragion vuole, abbiate una distinzione
-tra gli altri cappellani. Ma in passato non eravate chiamati Cardinali,
-sibbene diaconi della Corte romana, e i preti si ritenevano vostri
-pari, e vostri predecessori..... Frate Ugo era solito dire che aveva
-quattro amici, ch'egli amava sopra tutti gli altri; primo de' quali
-era frate Giovanni da Parma ministro Generale (ed era naturale, perchè
-furono ambedue illustri chierici, cultori dello spirito, e caldissimi
-Gioachimiti); e per l'amicizia di frate Giovanni da Parma, e poi,
-perchè s'accorse ch'io aveva fede nella dottrina di Gioachimo Abbate
-dell'Ordine che è a Flora,[113] ebbe anche per me molta deferenza ed
-intrinsichezza. Il secondo amico era l'Arcivescovo di Vienna[114],
-uomo santo, letterato, onesto, che amava assai l'Ordine del beato
-Francesco. Perciò in servigio dei frati Minori fece costruire un ponte
-di pietra sul Rodano, perchè aveva dato nella sua diocesi un convento
-da abitare ai frati, che stavano al di là del fiume. E trovandomi io
-una volta a Vienna, venne da Lione, per confessare e predicare, frate
-Guglielmo dell'Ordine dei Predicatori, autore della _Somma dei vizii
-e delle virtù;_ ed ospitò presso i frati Minori, perchè i Predicatori
-in quella città non avevano convento. E piacque al Guardiano ch'io gli
-fossi compagno, e ci trattammo con reciproca famigliarità, perchè era
-uomo umile e cortese, sebbene di piccola statura[115]. Io gli domandai
-com'era che i frati Predicatori non avessero convento a Vienna; ed
-egli rispose che, piuttosto che due o tre conventi, amavano averne
-uno solo, ma buono, a Lione. E pregato da me di predicare ai frati
-nell'imminente giorno della Annunciazione della beata Vergine, perchè
-io desiderava vivamente di udirlo, avendo egli oltre la _Somma_ scritto
-anche un trattato _De' Sermoni_, rispose che volentieri, purchè lo
-invitasse il Guardiano. E lo invitò, e fece una bellissima orazione
-intorno all'Annunziazione della beata Vergine, il cui tema, od esordio
-era: _Missus est Angelus: È stato inviato un Angelo._ Un altro giorno,
-mentre io soggiornava ancora a Vienna, giunse frate Guglielmo Britto
-dell'Ordine de' Minori, autore del libro _Della memoria_, e per
-piccolezza di statura si assomigliava all'altro Guglielmo, di cui ho
-fatto menzione più su, ma non in quanto al carattere, che pareva più
-impaziente e impastato di furia, come di solito i piccoli. D'onde quel
-detto:
-
- Vix humilis parvus. Vix longus cum ratione.
- Vix reperitur homo ruffus sine proditione.
-
- L'uom piccino di statura
- È superbo di natura.
- L'uomo lungo di persona
- Egli è raro se ragiona.
- Chi di rosso ha tinto il pelo
- Tradirà la terra e il cielo.
-
-Nel convento di Lione io l'ho udito aver la prontezza di fare il
-correttore a tavola in presenza di frate Giovanni ministro Generale
-e di Papa Innocenzo IV; e allora non aveva ancora composto quel suo
-libro, che da lui s'intitola. Il terzo amico poi che diceva d'avere
-frate Ugo era Roberto Grossatesta vescovo di Lincoln, uno dei più
-eminenti chierici del mondo. Questi, dopo che li aveva già volgarizzati
-Borgondione giudice Pisano, tradusse di nuovo il Damasceno ed i
-testamenti dei dodici patriarchi, e molte altre opere. Il quarto amico
-di Ugo era frate Adamo da Marisco[116] dell'Ordine dei Minori, uno
-dei più illustri chierici del mondo. Fu chiarissimo in Inghilterra e
-scrisse di molte cose, come quello di Lincoln.[117] Ambedue Inglesi,
-e, compagni in vita, furono ambedue sepolti nella chiesa episcopale.
-Terzo compagno di questi due fu maestro Alessandro dell'Ordine de'
-frati Minori Inglese, e maestro con cattedra a Parigi, che compose
-molte opere, e, come dicevano quelli che lo conoscevano a fondo, non
-ebbe al suo tempo uno pari a lui sulla terra. Io ricordo che, quando
-io era ancor giovane ed abitava nel convento di Siena in Toscana,
-frate Ugo che era di ritorno dalla Corte romana, parlò mirabilmente
-intorno alla gloria del paradiso e al disprezzo del mondo al cospetto
-de' frati Minori e Predicatori, che erano accorsi ad ascoltarlo; e di
-qualunque cosa fosse interrogato, subito, senza por tempo in mezzo,
-aveva in pronto la risposta. E chi l'udiva si meravigliava di tanta
-sapienza e prontezza. Trovandosi egli a Pistoja nel tempo in cui era
-imminente la convocazione di un concilio a Lucca nel giorno delle
-Ceneri, nè avendo i frati di Lucca chi predicasse, ricorsero a frate
-Ugo pregandolo di favorirli in quella ricorrenza. Egli lo promise e
-attenne. Arrivò pertanto a Lucca per la via di Pescia appunto in quel
-momento, in cui doveva egli andare alla chiesa episcopale. E tutta
-radunanza gli andò incontro per accompagnarlo, per fargli onore, e
-per desiderio di ascoltarlo. Ma vedendo que' frati fuori di porta,
-meravigliato disse: Ah! Dio dove vanno costoro? E dettogli che i frati
-gli facevano quel ricevimento per onorarlo, e perchè desideravano di
-udirlo, rispose: Non pretendo tanto onore, perchè non sono Papa; se
-poi vogliono udirmi, vengano quando io sarò alla chiesa. Ora io anderò
-avanti con un compagno solo, chè non voglio trovarmi in mezzo a tanta
-caterva di gente. E, quando giunse alla chiesa, li trovò tutti raccolti
-e pronti ad udirlo. Sermocinò adunque frate Ugo, e disse tante mirabili
-cose e tanto mirabilmente ad edificazione e consolazione del clero,
-che tutti rimasero stupefatti della sua graziosa e calda orazione. Ed
-i chierici della diocesi di Lucca sino a molti anni dopo hanno sempre
-ripetuto di non aver mai udito uomo parlare tanto eloquentemente.
-Perocchè altri oratori avevano declamato il loro sermone come un salmo
-che avessero imparato a memoria. E per lungo tempo suonarono le lodi
-di frate Ugo e della sua predica, e, in grazia di lui, crebbe la buona
-opinione e la reverenza per tutto l'ordine de' Minori. Io l'ho udito
-predicare un'altra volta al popolo nella Provenza, vicino al Rodano,
-a Tarascon[118], e a quella predicazione vi fu immenso concorso di
-nomini e donne di Tarascon e di Beaucaire[119], che sono due bellissimi
-castelli l'uno di fronte all'altro sulle due opposte rive del Rodano.
-In ciascuno de' due castelli vi è un convento di frati Minori. A quella
-predicazione vi ebbe anche numerosa affluenza d'uomini e donne sin di
-Avignone e di Arles. E parlò loro, come ho udito io coi miei orecchi,
-non vuote ciancie, ma parole piene di utili insegnamenti, che, per
-la dolcezza dell'animo e il calore e la forza del convincimento che
-le inspirava, scendevano a toccare il cuore. Egli era stimato come
-un profeta........ Sarebbe ridicolo assai ch'io non volessi credere
-che altri non sia Vescovo, o Papa, perchè nol sono io... Vi era anche
-alla Corte del Conte di Provenza un maestro Rainero da Pisa, che si
-spacciava per filosofo universale, e confondeva per modo i notai, i
-medici, e i giudici della Corte che nessuno poteva ivi più salvare la
-propria riputazione. Esposta dunque a frate Ugo la loro inquietudine,
-lo pregarono di andare in loro soccorso, e difenderli da quel molesto
-avversario. Ai quali frate Ugo rispose: Fissate col Conte un giorno per
-una disputa in palazzo, e insieme col Conte vi si trovino cavalieri,
-cittadini cospicui, giudici, notai e fisici; e disputate secolui, e
-il Conte mandi in cerca di me; e mostrerò e proverò a quel maestro
-ch'egli è un asino, e che il cielo è una padella. Tutto fu pronto; e lo
-inviluppò così, e così gli chiuse la bocca, che si vergognò di essere
-nella Corte del Conte, e, senza salutare alcuno, scappò via, nè osò più
-mai ivi dimorare, non che presentarsi. Perocchè null'altro era che un
-acuto sofista, e credeva di intricare tutti co' suoi sofismi. Liberò
-pertanto frate Ugo da un soverchiatore quei meschini che non avevano
-alcun aiuto, e perciò baciavano mani e piedi al loro liberatore. E
-qui conviene si noti che questo Conte di Provenza è chiamato Raimondo
-di Berengario; ed era bell'uomo, benevolo ai frati Minori, e padre
-della Regina d'Inghilterra e della Regina di Francia, ed una terza sua
-figlia era moglie del fratello del Re d'Inghilterra, ed una quarta era
-moglie di Carlo fratello del Re di Francia, dalla quale ricevette la
-Contea di Provenza. Nella Provenza poi vi è un castello molto popolato
-tra Marsiglia e Ventimiglia, ossia Nizza a mare, lungo la strada che
-mena a Genova, dove si trovano aie per fare il sale, e quindi prende
-nome da queste aie. Ivi abita gran numero d'uomini e di donne che
-fanno penitenza nelle loro case in abito secolare, e sono devoti assai
-ai frati Minori, e ascoltano volentieri le loro prediche. I frati
-Predicatori, ivi non hanno convento, perchè si dilettano e vogliono
-la consolazione di stare soltanto in monasteri grandiosi, e non ne'
-piccoli. In questo castello il più del tempo abitava frate Ugo. Ivi
-erano molti notai e giudici, e medici e letterati che ne' giorni di
-solennità avevano loro comvegno alla cella di frate Ugo per udirlo
-parlare della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ed insegnare e spiegare
-i misteri della Sacra Scrittura, e predire il futuro. Perocchè era
-un tenacissimo Gioachimita, e possedeva tutti i libri dell'Abbate
-Gioachimo. Ed anch'io una volta vi intervenni per udire come frate Ugo
-esponeva quella dottrina, di cui anche prima, quando io era a Pisa,
-aveva udito già un'altra esposizione fatta da un Abbate dell'Ordine
-di Flora, che era un vecchietto e santo uomo, il quale per timore che
-l'Imperatore desse alle fiamme il convento ov'egli abitava, che era
-tra Lucca e Pisa, sulla strada che va a Luni[120], aveva collocato,
-come in luogo sicuro nel convento di Pisa, tutti i libri pubblicati da
-Gioachimo, e che egli possedeva. Poichè egli credeva che in Federico
-a quel tempo si dovessero adempire tutti i misteri, perchè era in
-discordia vivissima colla Chiesa. Anche frate Rodolfo di Sassonia,
-lettore a Pisa, che era un logico stringente, un insigne teologo ed
-un impareggiabile disputatore, smesso lo studio della teologia per
-meditare su que' libri dell'Abbate Gioachimo, che erano depositati
-nel nostro convento, divenne passionatissimo Gioachimita. Ed anche
-quando il Re di Francia era sulle mosse per andare in Terra Santa,
-ed io mi trovava nel convento di Provins[121], erano ivi due frati,
-che professavano tutte le dottrine di Gioachimo, e che con ogni loro
-potere tentavano di farmele abbracciare. Uno era di Parma e si chiamava
-frate Bartolomeo Guiscolo; uomo cortese, dedito onninamente alle cose
-dello spirito, oratore eminente, Gioachimita, e di parte imperiale.
-Fu una volta guardiano del convento di Capua. In ogni sua cosa era
-spigliatissimo; e morì in un capitolo generale convocato a Roma. Da
-secolare insegnò grammatica; frate, scrisse, miniò, insegnò e fece
-tante altre cose. In vita sua fece prodigi, ed in morte operò miracoli
-ancor maggiori. E di vero quando l'anima sua si sciolse dal corpo, i
-frati che erano presenti, videro meraviglie da restarne stupefatti.
-L'altro era Gherardino da Borgo S. Donnino[122], che fu allevato in
-Sicilia, e insegnava grammatica; giovane morigerato, onesto e buono,
-eccessivo soltanto nella tenacità con cui seguiva irremovibilmente le
-opinioni e gli insegnamenti di Gioachimo. Questi due mi sollecitavano
-ad aver fede nelle scritture dell'Abbate Gioachimo, e a studiarle, e ne
-possedevano l'esposizione su Geremia ed altre opere. E stando appunto
-allora il Re di Francia in fare i preparativi per andar oltremare
-con un esercito di crociati, eglino lo motteggiavano e lo deridevano
-dicendo che la impresa gli sarebbe andata male, come poi dimostrò
-l'evento; e mi facevano vedere così star scritto nell'esposizione di
-Gioachimo sopra Geremia, e perciò doversi aspettare che s'adempisse.
-E, leggendosi per tutta la Francia nella messa conventuale d'ogni dì
-il salmo: _Oh! Dio le nazioni sono entrate nella tua eredità_ ecc.
-eglino parimente mettevano questa sentenza in beffa, e dicevano:
-È necessità che si effettui ciò che dice la Scrittura, che ha ne'
-Treni 3º: _Tu hai distesa una nuvola attorno a te perchè l'orazione
-non passasse_; perocchè il Re di Francia sarà fatto prigioniero, e i
-Francesi saranno disfatti, e molti periranno di pestilenza. E perciò
-questi due vennero in odio ai frati Francesi, i quali rispondevano
-che queste cose si erano verificate nelle crociate precedenti. Eravi
-anche contemporaneamente a noi nel convento di Provins frate Maurizio
-lettore, bell'uomo, nobile e letterato distinto, che da scolare aveva
-fatto studi a Parigi, e da frate aveva fatto un corso di studi di otto
-anni. Costui era del territorio di Provins, essendochè in Francia i
-nobili dimorano nelle loro ville e castella, e i borghesi nelle città.
-Provins poi è nobile castello della Sciampagna distante da Parigi
-venticinque leghe. Questo frate Maurizio adunque, che da poco era
-diventato mio amico, m'andava dicendo: Frate Salimbene, non aggiustar
-fede a questi Gioachimiti, perchè essi turbano la coscienza dei loro
-confratelli colle loro dottrine; piuttosto aiutami a scrivere, ch'io
-voglio provarmi a fare un buon libro di precetti che sia utile a
-predicare. Allora i Gioachimiti si separarono spontaneamente; ed io
-andai ad Auxerre[123]; frate Gherardino al convento di Sens[124]; frate
-Ghirardino fu mandato a Parigi a studiare per missione della provincia
-di Sicilia, alla quale era stato destinato. A Parigi dunque studiò
-quattr'anni, e commise una follia, componendo un libello, divulgandolo
-e distribuendolo ai frati più ignoranti. Di questo libello parlerò
-di nuovo, quando scriverò di Papa Alessandro 4º, che lo proibì. E
-siccome per quel libello furono mossi rimproveri all'Ordine sì a
-Parigi che altrove, il prenominato Bartolomeo, che ne era l'autore,
-fu sospeso dall'ufficio di lettore, di predicatore, di confessore
-e da ogni altra incombenza che poteva legittimamente esercitare
-nell'Ordine. E perchè non volle venire a rescipiscenza e riconoscere
-la sua colpa, ma perdurò ostinato e procace nella sua pertinacia
-e contumacia, i frati Minori lo misero in prigione ai ceppi, e lo
-sostentavano del pane della tribolazione e dell'acqua dell'angustia.
-Quel miserabile neppur per questo volle rimuoversi dal proposito
-della sua ostinazione, e morì piuttosto in carcere, e fu privato dalla
-sepoltura ecclesiastica, sotterrato in un angolo dell'Orto. Sappiano
-dunque tutti che nell'Ordine de' frati Minori si applica il rigore
-della legge contro i trasgressori della Regola; nè si deve imputare a
-tutto l'Ordine la stoltizia di uno solo. L'anno poi 1248 trovandomi
-a Ieres[125] con frate Ugo, ed accortosi egli ch'io lo interrogava
-con viva passione intorno alle dottrine dell'Abbate Gioachimo, e che
-avidamente io ne udiva parlare, e ne aveva piacere, un dì mi disse: Ne
-sei tu infatuato di queste dottrine, come altri che ne sono seguaci?
-E in realtà da molti sono stimate follie. Perocchè quantunque l'Abbate
-Gioachimo fosse un sant'uomo, tuttavia ha tre cose, nelle quali bisogna
-contrastargli. Primo fu la proibizione del suo opuscolo, che pubblicò
-contro il maestro Pietro Lombardo, nel quale lo chiamò eretico e
-pazzo, come ho scritto in altra cronaca. All'Abbate Gioachimo pareva
-che Pietro Lombardo ammettesse la quaternità nella Trinità, dove dice:
-_Poichè è un tutt'insieme il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
-e quell'insieme non è nè generante, nè generato, nè procedente._
-Onde l'Abbate Gioachimo deduce che Pietro Lombardo trovava in Dio
-non solo una Trinità, ma una quaternità, cioè tre persone distinte,
-e di più quella essenza di tutte tre le persone unite, che quasi ne
-formavano una quarta. Ma di questa quistione ne ho parlato in un'altra
-cronaca più breve, come sta ne' Decretali, nella quale notai anche
-otto punti, ne' quali il maestro Pietro Lombardo nelle sue sentenze è
-caduto in errore. Guarda nella cronaca «_Delle similitudini e degli
-esempi, dei simboli e delle figure, e dei misteri del vecchio e del
-nuovo testamento._» Seconda cosa per cui non si doveva aggiustar fede
-all'Abbate Gioachimo, fu la predizione delle tribolazioni future....
-La quale fu cagione che i Giudici uccidessero i profeti. Perocchè gli
-uomini carnali non ascoltano volontieri chi parla delle tribolazioni
-future. Ed è perciò che l'Abbate Gioachimo quando tenne parola delle
-tribolazioni, soggiunse: «Queste cose non le credono coloro a cui
-l'ambizione ha ottuso il cuore; non vogliono che perisca il regno del
-mondo quelli a cui rifugge l'animo dal sopportare il giogo, che conduce
-al regno del cielo; nè che finisca l'impero degli Egiziani, coloro che
-non si affrattellano cogli abitatori di Gerusalemme.» Terza cagione,
-per cui non si possono condividere tutte le opinioni dell'Abbate
-Gioachimo, furono i suoi seguaci, i quali vollero anticipare i termini
-da lui indicati. E di loro disse: Ho timore che mi accada quello per
-cui il Patriarca Giacobbe si lamentava de' suoi figli, dicendo Genesi
-34º ecc. Nè l'Abbate Gioachimo fissò alcun termine certo, quantunque a
-taluno paia che sì; ma accennò soltanto più termini, dicendo: «Iddio
-può mostrare ancora più chiaramente i suoi misteri; e lo vedranno
-coloro che sopravviveranno a noi.» Quando poi vidi che nella cella di
-frate Ugo si univano giudici e notai, fisici e letterati per udirlo
-esporre le dottrine dell'Abbate Gioachimo, mi ricorse alla memoria
-il fatto di Eliseo, di cui si legge nel libro dei Re 6.º _Eliseo
-sedeva nella sua casa, e i vecchi sedevano con lui_. In que' giorni
-giunsero due Gioachimiti dal convento di Napoli; l'un de' quali si
-chiamava frate Giovanni di Francia; l'altro frate Giovannino Pigolino
-di Parma, cantore napoletano. Eglino vennero a Jeres per vedere frate
-Ugo e udirlo parlare di queste dottrine. Sopravvennero anche due frati
-Predicatori reduci da un loro capitolo generale celebratosi a Parigi,
-chiamati l'uno frate Pietro di Puglia, lettore nel convento del loro
-Ordine a Napoli, uomo di lettere ed oratore esimio, ed aspettava il
-momento di imbarcarsi, perchè non avevano in quel paese un convento
-del loro Ordine. A costui un dì dopo il pranzo disse frate Giovannino
-cantore napoletano, che lo conosceva davvicino: Frate Pietro, che ve
-ne pare della dottrina dell'Abbate Gioachimo? A cui rispose: Mi curo
-tanto di Gioachimo e della sua dottrina, come della quinta ruota del
-carro. (Anche Gregorio in un'omelia sopra Gioachimo al luogo che dice:
-_Vi saranno segnali nel sole, nella luna e nelle stelle_, credette che
-fosse imminente la fine del mondo, perchè al suo tempo erano arrivati
-i Longobardi, e distruggevano ogni cosa). Andò dunque subito frate
-Giovannino alla cella di frate Ugo, e alla presenza del più volte
-nominato uditorio, gli disse: È qui un certo frate Predicatore, che
-non crede nulla di questa vostra dottrina. A cui frate Ugo rispose: Che
-importa a me se non crede? Disgrazia sua: Egli se ne accorgerà quando
-la discussione aprirà l'intelletto a chi ascolta: tuttavia chiamatelo
-a disputare con me, e vedremo di che dubiti. Invitato adunque andò,
-ma a malincuore, tanto perchè stimava poco Gioachimo, quanto perchè
-giudicava che in quel convegno nessuno potesse stare al pari di lui in
-letteratura e nella scienza delle Sacre Scritture. Vedendolo pertanto
-frate Ugo, gli rivolse subito la parola dicendo: Se' tu colui che ha
-dubbii intorno alla dottrina di Gioachimo? Quell'io, rispose frate
-Pietro. A cui frate Ugo domandò: Leggestu mai Gioachimo? E frate
-Pietro: L'ho letto, e letto bene. E frate Ugo di rimando: Credo che tu
-l'abbia letto come una donnetta legge il salterio, che giunta al fine
-ignora, o non ricorda ciò che abbia letto in principio. Così molti
-leggono e non intendono, o perchè non tengono in pregio le cose che
-leggono, o perchè s'è indurato il loro cuore insipiente. Or dimmi che
-cosa ti piaccia udire intorno agli insegnamenti di Gioachimo, affinchè
-io sappia di che vai dubbiando. E frate Pietro disse: Vorrei che tu
-mi provassi con Isaia alla mano, come pretende insegnar Gioachimo,
-che la vita di Federico debba terminare a settant'anni, mentre vive
-ancora; e come non possa morire che per mano di Dio, cioè di morte
-naturale, e non violenta. A cui rispose frate Ugo: Volentieri il farò;
-ma ascolta con pazienza, e non con esclamazioni e cavilli; perocchè
-in questa dottrina è necessario che colui, che le si inizia, abbia
-fede. L'Abbate Gioachimo fu un sant'uomo, e dice che le cose da lui
-predette gli furono rivelate da Dio a vantaggio degli uomini, secondo
-il verbo che è scritto ecc. Della santità poi di Gioachimo, oltre
-ciò che si legge nella sua biografia, te ne posso recare innanzi una
-splendida prova, la quale dimostra la sua somma pazienza. Prima di
-essere Abbate, quando era ancora un infimo fraticello, sdegnato il
-refettoriere contro di lui, per un anno intero mise nel fiaschetto di
-lui a tavola acqua per vino da bere, volendolo sostentare col pane
-della tribolazione e coll'acqua delle angustie; e questa punizione
-tollerò pazientemente sebbene ingiusta, e non reclamò. Sedendo sulla
-fine dell'anno a mensa presso l'Abbate, questi gli disse: Perchè bevi
-vino bianco, e non me ne dai? È questa la tua cortesia? A cui il santo
-Gioachimo rispose: Io, o Padre, aveva vergogna a profferirvene, perchè
-_il mio secreto sta in me_. Allora l'Abbate prese la coppa di lui
-e assaggiò, ma s'accorse che era un cattivo cambio. E avendo bevuto
-acqua, e non convertita in vino, disse: Che è l'acqua, se non acqua?
-E dimandogli: E col permesso di chi, usi tu questa bevanda? Padre,
-rispose Gioachimo, l'acqua è bevanda sobria, che non lega la lingua,
-che non dà il capogiro, nè la parlantina. Avendo poi l'Abbate saputo
-in capitolo che questa era un'ingiusta punizione ed una vendetta
-impostagli dalla malignità e da rancore del refettoriere, voleva
-espellerlo dall'Ordine, ma Gioachimo si prostrò ai piedi dell'abbate
-e tanto ne lo pregò, che risparmiò a quel converso l'espulsione.
-Tuttavia lo biasimò e lo rimbrottò acremente e duramente, dicendo:
-Perchè tu non hai fatto nel servizio ciò che è di regola, ti do in
-penitenza di non bere per tutto un anno intero che acqua, come tu hai
-fatto ingiustamente bere al tuo prossimo e confratello. Che poi la
-vita dell'Imperatore Federico termini, secondo Isaia, come tu trovi ove
-parla della ruina di Tiro, nota che in queste parole l'Abbate Gioachimo
-per la terra de' Caldei prende ed intende l'Impero Romano; per Assur,
-lo stesso Imperatore Federico; per Tiro, la Sicilia; per i giorni
-di un sol Re, tutta la vita di Federico: per i settant'anni, intende
-il periodo della vita fissato da Merlino. Che poi Federico non debba
-morire per mano d'uomo, ma soltanto per opera di Dio, così dice Isaia
-31º ecc. E, aggiunse frate Ugo, queste cose ebbero il loro adempimento
-in Federico, specialmente presso Parma, quando fu messo in rotta e
-fuga dai Parmigiani, e la sua città di Vittoria fu rasa al suolo; e i
-Principi e i Baroni del suo Impero, più volte hanno voluto ucciderlo
-ma non hanno potuto. Udendo frate Pietro queste cose, sorrise e disse:
-queste cose puoi contarle a chi ti crede, ma non potrai indurre me
-a crederle. E frate Ugo soggiunse: E perchè? Non credi ai profeti? E
-frate Pietro: veramente ai profeti io credo: ma dimmi se questo che
-tu di',sia il concetto principale del profeta, o il secondario, o se
-sia un concetto estorto dal principale e tradotto ad altro senso, e in
-qualche modo applicato all'Imperatore. A cui frate Ugo rispose: Ottime
-osservazioni; epperciò ti dico che se n'è fatta applicazione, come
-quando nel giorno dei Santi Gervaso e Protaso si canta l'introito: _Il
-Signore parla la pace in mezzo al suo popolo_ ecc. perchè nella festa
-di questi Santi fu conchiusa la pace tra la Chiesa e i Longobardi.....
-A quanto s'è detto possiamo ancora aggiungere: Noi vediamo che della
-mano sinistra, oltre al comune uso, conosciuto anche dagli idioti e
-illetterati, se ne fa un uso moltiplice. Perocchè essa serve a notare
-il numero, e al numerare, all'arte musicale, al calendario, al numero
-d'oro, e alla determinazione del giorno di Pasqua. Similmente nella
-divina Scrittura, oltre il senso letterale e storico, si trova anche
-un concetto allegorico, anagogico, tropologico, morale e mistico; e
-perciò è stimata più feconda e più nobile che se fosse ristretta ad un
-solo senso, e servisse ad un solo concetto. Lo credi vero tutto questo,
-disse Ugo, o dubiti ancora? E frate Pietro: Credo, e queste stesse cose
-ho insegnate più volte, perchè sono dette dai dottori; ma vorrei che
-con più convincenti ragioni mi argomentassi dei settant'anni, che Isaia
-indica sotto la figura di Tiro. Frate Ugo rispose: Quelle cose che
-Merlino, indovino Inglese, predisse di Federico I., di Enrico figlio
-di lui, e di Federico II. figlio dell'Imperatore Enrico, hanno tutta
-l'apparenza del vero. Ma smettiamo di andar divagando, e ritorniamo là
-d'onde mosse a principio la nostra disputa. Pognamo dunque i quattro
-termini di numeri fissati da Merlino[126] parlando di Federico II. Il
-primo de' quali lo fissa, dicendo: _In trentadue anni cadrà._ Il che
-si può intendere a partire dalla sua incoronazione sino alla morte,
-perchè fu imperatore trent'anni e undici giorni, e non si credeva ancor
-morto; e doveva essere così affinchè si verificasse il vaticinio della
-Sibilla, che dice: _Volerà fama tra le nazioni: vive e non vive._ Il
-secondo termine di Merlino è: _Vivrà nella sua prosperità settantadue
-anni_; il che come sia per verificarsi, vedranno i posteri ed i
-superstiti, poichè Federico vive tutt'ora. Il terzo termine di Merlino
-è: _E due volte quinquagenario sarà trattato con ogni deferenza._ Il
-che non si deve intendere per due volte cinquanta, sicchè arrivi al
-centinaio, ma per cinquanta più due, cioè cinquantadue anni. Il qual
-numero si verifica a partire dal giorno delle nozze di sua madre sino
-al diciottesimo anno del suo Impero, che fanno cinquantadue anni a
-punto. Intorno a che si ha: L'imperatore Federico I diede moglie a suo
-figlio Enrico, Costanza figlia del Re di Sicilia, che, ancor nubile,
-aveva trent'anni d'età, ed Enrico ne aveva ventuno. E le nozze si
-celebrarono a Milano l'anno 1185, diciasettesimo del suo regno. E nota
-che diventò Re a quattro anni d'età, e fu coronato Imperatore il 1191.
-E Federico figlio di Enrico fu coronato Imperatore nel 1220. Il quarto
-termine di Merlino intorno a Federico è: _E diciott'anni dopo la sua
-incoronazione terrà la Monarchia vincendo l'invidia._ Questo ha avuto
-il suo adempimento in Papa Gregorio 9º, col quale si ruppe al segno
-che questi lo scomunicò, e, dopo, contro la volontà del Papa e de'
-Cardinali, e de' Principi del regno, fu Imperatore. Udendo queste cose,
-frate Pietro cominciò a parlare ambiguo, dicendo: _Molti cibi vi sono
-nel campo de' Padri; ed un cibo è migliore dell'altro._ A cui frate
-Ugo rispose: Non alterare la Scrittura, ma le autorità riportale come
-stanno nel testo. Perocchè tu ommettesti l'ultima parte del versetto
-incominciato e la prima del susseguente. Ripetila dunque come la disse
-il Savio ne' Proverbii 13.º Udendo ciò, frate Pietro fece come usano
-alcuni, i quali allora che in una disputa non si reggono, passano agli
-insulti, e disse: Sarebbe da eretico addurre come argomento la parola
-degli infedeli; e parlo di Merlino, della cui autorità ti servisti.
-Frate Ugo sentissi provocato, e di rimando rispose: Tu menti; e proverò
-che hai più volte mentito. Ciò che sta scritto di Balaam e di Elia, e
-di Caifa, e della Sibilla, e di Merlino, e di Metodio non è appuntato
-dalla Chiesa. A ciò si può applicare ciò che dice il poeta:
-
- _Non rosa da spinas, quamvis sit filia spinæ;_
- _Nec violæ pungunt; nec paradisus obest_
-
- Figlia di spin la rosa
- Spine giammai non rende;
- Nè la violetta ascosa
- In modo alcuno offende,
- Nè mai del paradiso
- Dolor conturba il riso.
-
-Vuol dire il Signore, ed anche il poeta, che il buono, il vero,
-l'utile non è da disgradare, sia pure che venga insegnato da un cattivo
-dottore..... Così comincia un poeta volendo lodare un suo opuscolo:
-
- _Utilis est rudibus præsentis cura libelli,_
- _Et facilem pueris præbet in arte viam,_
-
- Questo libretto, a chi non sa, dimostra
- La via che mena dritto all'arte nostra.
-
-Queste cose udendo, frate Pietro si appigliò ai testi originali dei
-santi scrittori e alle sentenze dei filosofi. E su questo campo, frate
-Ugo, che era dottissimo, subito lo intricò e gli chiuse la bocca.
-Vedendo questo il compagno di frate Pietro, che era sacerdote e vecchio
-e buon uomo, cominciò ad inframmettersi per cavarlo di malefitte. Ma
-frate Pietro gli disse: taci, taci. Se non che, riconosciutosi vinto,
-si volse a commendare la vastissima dottrina del suo avversario. Finita
-la disputa, ecco subito arrivare un messo del capitano della nave
-a cercare i Predicatori per avvisarli di andar presto al porto. E,
-partiti, frate Ugo disse ai dotti che erano presenti, e avevano udita
-la disputa: Non scandalizzatevi se qualche cosa dicemmo di meno che
-conveniente; perocchè quelli, che disputano con audacia già montata
-nell'animo, sogliono trascorrere facilmente nel campo della licenza. E
-aggiunse: Questi buoni uomini di irati Predicatori si gloriano sempre
-della loro scienza, e si millantano che nell'ordine loro è la fontana
-della sapienza, come dice l'Ecclesiastico I: _La fonte della Sapienza
-è la parola di Dio in cielo._ Quando poi alloggiano nei conventi de'
-frati Minori, ne' quali trovano sempre carità, premure e cortesie,
-dicono d'aver albergato in casa d'uomini idioti. Ma la Dio mercè,
-ora non potranno dire d'aver ospitato presso uomini idioti, perchè
-ho fatto come insegna il savio ne' Proverbi 24.º ecc. Poi ch'ebbe
-finito di dire, l'uditorio secolare se ne dipartì molto edificato e
-consolato, dicendo: Oggi abbiamo udito mirabili cose; ma domenica
-ventura abbiamo desiderio d'udir parlare della dottrina di nostro
-Signor Gesù Cristo. A cui frate Ugo rispose: Se voglia il cielo ch'io
-stia bene, vi contenterò di buon grado; venite pure. Poco dopo, i due
-frati Predicatori ritornarono, perchè il tempo non permetteva alla nave
-di prendere il mare, e stettero con noi in buona compagnia. Dopo cena
-frate Ugo trattò con loro cordialmente e famigliarmente. E frate Pietro
-sedette in terra a' piedi di frate Ugo, nè vi fu nessuno che riuscisse
-a farlo alzare, e sedere nello stesso sedile a fianco di frate Ugo;
-neppur frate Ugo stesso, quantunque ne lo pregasse vivamente. Frate
-Pietro adunque non più disputatore nè contradditore, ma umile e attento
-ascoltava le dolci e in una schiaccianti argomentazioni di frate Ugo,
-che sarebbero veramente degne di essere riferite; ma per brevità le
-tralascio, per affrettarmi a dir d'altro. Fu in quella sera che il
-compagno di frate Pietro in disparte mi disse: Per amor di Dio, frate
-Salimbene, favorite dirmi chi sia questo frate, se Prelato, Guardiano,
-Custode, o Ministro. Non ha alcun ufficio, risposi, chè non ne vuole;
-fu una volta Ministro Provinciale, ora è semplice frate, ma uno de'
-più dotti chierici del mondo, e per tale è giudicato da tutti quelli
-che lo conoscono. Ed egli rispose: Lo credo ben vero, perchè io non
-ho mai udito uomo al mondo argomentare sì forte e sì diritto, e così
-dotto in ogni scienza; e resto meravigliato come non sia addetto ad
-uno de' più cospicui conventi. Ed io risposi: La sua umiltà e la sua
-santità si consolano di albergare nell'oscurità de' piccoli luoghi. E
-soggiunse: Sia egli benedetto, che pare in tutto uno de' cittadini del
-cielo. Stettero pertanto fra noi que' frati Predicatori a Jeres fino a
-che il mare permise di sciogliere la vela. E al momento della partenza
-frate Pietro disse a frate Ugo: In verità vi assicuro che starei sempre
-volentieri con voi per discutere intorno alla divina Scrittura. E dopo
-il ricambio di molti e molti complimenti, i frati Predicatori partirono
-consolati ed edificati. La domenica successiva alla loro partenza tutti
-gli uomini di lettere di Jeres convennero alla cella di frate Ugo per
-ascoltare i suoi ammaestramenti. E, finita la conferenza, un secolare
-del paese stesso, ch'io vidi e conosceva, e che era stato presente
-durante la conferenza, si levò e pregò frate Ugo che si degnasse di
-riceverlo nell'Ordine de' frati Minori. È da sapere che frate Ugo per
-essere persona spettabilissima, chierico tanto stimato, uomo dottissimo
-nelle cose dello spirito, e già altra volta esso stesso Ministro, aveva
-dal Provinciale facoltà di ammettere persone nell'Ordine. Quest'uomo
-che domandava di farsi frate, fu poi il fondatore dei Saccati; ed
-aveva un compagno che anch'esso voleva entrare, e furono inspirati
-da Dio a farsi monaci all'udire la predicazione di frate Ugo. Ai
-quali frate Ugo rispose: _Andate ai boschi, e imparate a vivere di
-radici, perocchè il tempo delle tribolazioni è vicino._ Andarono, si
-fecero mantelli brizzolati, come anticamente usavano portare i frati
-di servizio dell'Ordine di S. Chiara. E cominciarono a mendicare il
-pane per quel paese, nel quale avevano convento i frati Minori, e ne
-raccattavano in abbondanza; perchè noi e i frati Predicatori demmo a
-tutti l'esempio del mendicare; sicchè ognuno che prende il cappuccio,
-vuol anche istituire un'Ordine di mendicanti. Questi si moltiplicarono
-prestissimo; e dai frati Minori della Provenza erano chiamati
-ironicamente e per beffa i Boscaioli. Ma frate Ugo aveva molti nemici e
-detrattori nel suo Ordine, e particolarmente in Provenza, sia in causa
-della dottrina dell'Abbate Gioachimo, ch'egli professava, sia perchè
-gli si attribuiva la fondazione dell'Ordine de' Boscaiuoli. Ma non
-l'aveva altrimenti fondato, soltanto ne aveva data occasione, dicendo:
-_Andate ai boschi, e imparate a campar di radici, perchè il tempo
-delle tribolazioni è vicino_; finalmente perchè non volle ammetterli
-nell'Ordine del beato Francesco, quantunque ne avesse facoltà. In
-seguito poi vestirono una cocolla a sacco non di tutta lana, anzi
-di quasi tutto lino, e, sotto, vestivano buonissime tuniche a sacco
-anch'esse, onde furono poi detti frati Saccati; e calzarono i sandali,
-come li hanno i frati Minori.
-
-E chiunque ora voglia fondare una nuova Regola, toglie sempre qualcosa
-dai frati Minori, chi i sandali, chi il cordone, chi anche il vestiario
-completo. Ma finalmente l'Ordine de' Minori ha ottenuto dal Papa un
-privilegio, per cui nessuno può arrogarsi di vestire in modo da poter
-essere scambiato con un frate Minore. E quest'ordinanza fu promossa dal
-fatto che i frati detti Britti nella Marca d'Ancona, solevano portare
-un abito in tutto somigliante a quello dei Minori. E Papa Alessandro
-IV li unì in una congregazione sola cogli altri Eremiti, mentre prima
-gli Eremiti erano divisi in cinque varie comunioni; e vi erano Eremiti
-detti di S. Agostino, Eremiti di S. Guglielmo, quelli di Favale, i
-Britti e i Giambonitani, denominati da un Giovanni Buono, vivente
-a' tempi del beato Francesco, sepolto a mia ricordanza in Mantova,
-e che aveva istituita una congregazione di Eremiti; ed io ho veduto
-e conosciuto un suo figlio, che era molto pingue e si chiamava frate
-Matteo da Modena. Tutte le altre congregazioni furono incorporate in
-quella di quest'ultimo, che fu poi capo di tutte quelle corporazioni
-unite. E così si avverò la scrittura che dice in Geremia XV:
-_Potrebbesi rompere il ferro, il ferro d'aquilone e 'l rame?_ Perocchè:
-
- _Quod nova testa capit,_
- _Inveterata sapit._
-
- Invecchi pur se sa invecchiar la botte:
- Ognor saprà di quel che nuova inghiotte.
-
-Questi Saccati, appena costituiti, si erano diffusi rapidamente per le
-città d'Italia, ove comperavano case per abitarvi, e nel predicare,
-nel confessare, nel questuare usavano que' modi stessi, che solevano
-i frati Minori ed i Predicatori; perchè, come già dissi, sì noi che
-i Predicatori abbiamo sempre insegnato che tutti gli uomini debbono
-mendicare. D'onde i secolari si sentivano non poco gravati; e un giorno
-donna Giuditta degli Adelardi di Modena, che era una divota de' frati
-Minori, avendo veduti que' nuovi frati andare di porta in porta alla
-cerca del pane, disse ai frati Minori: In verità n'avevamo già tante
-delle bisaccie e dei sacchi, che ci vuotavano i granai, che non c'era
-punto bisogno dell'Ordine dei Saccati. Ma in processo di tempo Papa
-Gregorio X, Piacentino, inspirato da Dio, in pieno concilio di Lione
-ne soppresse l'Ordine, volendo che non esistessero tanti Ordini di
-mendicanti a carico del popolo cristiano, e che quelli che predicano
-il Vangelo vivessero del Vangelo, come l'Apostolo Paolo dice aver
-comandato Iddio, 1.ª ai Corinzii 9.º Volle anche sopprimere, anzi far
-perdere sino la memoria degli Eremiti, ma si astenne dal farlo per
-intromissione di Riccardo Cardinale della Chiesa romana, che presiedeva
-al loro governo. Disse però che si riservava di dare in proposito
-quelle disposizioni che avrebbe giudicate migliori. Ma sorpreso dalla
-morte, il suo progetto non effettuossi. [Il primo dell'Ordine dei
-Saccati fu Raimondo di Atanulfo, oriondo provenzale, del castello
-di Jeres ove presso il mare si fa il sale. Nel secolo fu soldato
-ed entrò nell'Ordine de' frati Minori, ma durante il noviziato fu
-dimesso dall'Ordine, perchè malaticcio. Ebbe un figlio nell'Ordine de'
-Saccati, che fu poi Arcivescovo di Arles. Frate Bertrando da Manara
-fu il primo compagno del suddetto Raimondo. E Manara è una contrada
-presso il summentovato castello, dove era un monastero delle Bianche,
-che erano devote dei frati Minori, e le sono tutt'ora un giorno più
-che l'altro]. Soppresse anche quella congrega di ribaldi e di porcai
-stolti ed abbietti, che chiamano sè stessi apostoli e non li sono,
-ma sono piuttosto una famiglia di Satana: _Perocchè essi non erano
-del seme di quegli uomini, pe' quali è stata operata la redenzione in
-Israello_, I. Macabei V. Poichè non sono utili nè a predicare, nè a
-confessare, nè a dir messa, nè a cantare l'ufficio ecclesiastico, nè
-a fare i maestri, nè per dar consigli, e nemmeno a pregare pe' loro
-benefattori; perchè tutto il dì vanno su e giù per le strade delle
-città a guardare le donne. In che dunque servano la Chiesa di Dio e
-siano utili al popolo cristiano, non so vedere. Tutto il giorno oziosi
-e vagabondi non lavorano nè pregano. La prima loro istituzione fu in
-Parma. E fu appunto quando io soggiornava nel convento de' frati Minori
-di Parma, e che io era già sacerdote e predicatore, che si presentò
-un giovine parmigiano di bassi natali, illetterato, laico, idiota e
-sciocco, per nome Gherardino Segalello, e domandò d'essere ricevuto
-nell'Ordine de' frati Minori. Il quale, non essendo esaudito, tutto
-il giorno, quando poteva, stava nella chiesa de' frati, e pensava a
-cosa, che poscia pazzamente eseguì. Sopra la coperta della lampada
-della congregazione e frateria del beato Francesco erano in giro
-dipinti gli apostoli co' sandali ai piedi e co' mantelli avvolti
-attorno alle spalle, secondo la tradizione de' pittori, raccolta dagli
-antichi e arrivata sino a noi. Attorno a questa lampada, egli stava in
-contemplazione, e, preso il suo partito, si lasciò crescere la barba
-ed i capelli, calzò i sandali de' frati Minori, e ne cinse il cordone;
-perchè, come già dissi, tutti coloro che si propongono di fondare
-un nuovo Ordine di Regolari, prendon sempre qualcosa dall'ordine de'
-Minori. E si fece una tonaca di bigietto e un mantello di grosso filo
-bianco, che portava avvolto attorno alle spalle, credendo di imitare
-il vestire degli apostoli. E, venduta una sua casetta, e riscossone
-il prezzo, si pose su una tavola di pietra, sopra la quale solevano
-in antico tenere le loro concioni i Podestà di Parma, e tenendosi il
-sacchetto dei danari in mano, non li distribuì ai poverelli, nè con
-loro si accomunò; ma, chiamati que' ribaldi che lì vicino stavano a
-giocare in piazza, li gittò in mezzo a loro, gridando: Chi ne vuole,
-se ne prenda, e se li tenga. Raccolsero pertanto molto lesti que'
-ribaldi le monete, e andarono a giocarle ai dadi, e a udita di chi le
-aveva date, bestemmiavano il Dio vivente. Egli credette di adempiere
-rigorosamente il consiglio del Signore, Matteo XIX. ecc. Ma nota bene
-che dice: _Dà ai poveri_, non ai ribaldi. Quest'uomo dunque cominciò
-male, continuò peggio, e finì pessimamente, poichè la sua congregazione
-fu riprovata in pieno concilio di Lione da Papa Gregorio X. Ed a
-ragione, e secondo il merito loro; perchè i Gabaoniti, che colle loro
-astuzie ingannarono i figli d'Israele, furono giudicati e condannati
-a perpetua schiavitù. Così questi guardiani di porci e di vacche
-tentarono di soppiantare i frati Minori e i Predicatori, campando, in
-un beato ozio e senza fatica, delle limosine di coloro, cui i Minori e
-i Predicatori avevano educato colle lunghe fatiche e coll'esempio. Di
-Gherardino Segalello pertanto, che fu il loro fondatore, è da sapere
-che voleva somigliare al figlio di Dio. Perciò si fece circoncidere
-contro l'insegnamento dell'Apostolo, che dice, ai Galati V. ecc. Così
-volle giacere in una culla avvolto tra le fasce, e suggere il latte
-dalle mammelle di una donna. Dopo si recò ad un castello, sulla via
-che da Parma va a Fornovo, chiamato Collecchio o Collecchiello, perchè
-appunto là, dopo la pianura, cominciano i colli; e di questo castello
-parleremo ancora a tempo opportuno. E stando in mezzo alla strada,
-colla sua semplicezza andava dicendo a chiare note a chi passava:
-Andate anche voi nella mia vigna. Chi lo conosceva lo giudicava pazzo,
-sapendo che ivi non aveva alcuna vigna; ma i montanari, che non lo
-conoscevano, entravano in una gran vigna, ch'egli additava colla mano
-stesa, e mangiavano uve che non erano di lui, credendo che l'invito
-venisse dal vero padrone della vigna. Un giorno avendo ricevuto
-ospitalità da una donnetta vedova, che aveva una bella ragazza nubile,
-diedele a credere che Dio gli avesse rivelato di dormire quella notte
-nudo con quella ragazza nuda, per far prova se avesse, o no, virtù
-bastante a mantenere il voto di castità. La madre acconsentì, e se
-ne tenne beata, e la ragazza non si rifiutò. Questo non insegnò il
-beato Giobbe, che dice nel 31.º ecc. Questo Gherardino Segalello
-rimase molti giorni solo per Parma senza trovar compagno. E portava il
-suo mantello avvolto attorno alle spalle, non parlava a nessuno, non
-salutava nessuno, credendo di adempire la parola di Dio, Luca X. ecc.
-E spesso pronunciava ad alta voce quella parola del Signore, dicendo:
-_Penitenzagite_, cioè fate penitenza, nè la sapeva dire come veramente
-suona: _Poenitentiam agite_. E così la pronunziarono in seguito molto
-tempo i suoi seguaci, che erano tutti campagnuoli e idioti. Se talvolta
-era invitato a pranzo, a cena, o ad ospitare presso alcuno, rispondeva
-sempre ambiguamente: O verrò, o non verrò. Il che era contrario a
-quella parola del Signore, Mattia V. ecc. Perciò quando egli veniva
-al convento de' frati Minori cercando se il tal frate fosse in casa,
-o no, il portinaio canzonando e sberteggiandolo, rispondeva: o c'è
-in convento, o non c'è. Questo modo di parlare non è conforme agli
-insegnamenti della grammatica, la quale vuole che la risposta si faccia
-precisa come richiede la domanda. Quando queste cose accadevano, i
-frati Minori di Parma avevano un inserviente di nome Roberto, che era
-un giovane disobbediente e protervo. E a proposito di tali qualità
-disse benissimo un tiranno: Questa genia di servi non si corregge
-che col supplizio. Quel Roberto pertanto, famiglio de' frati Minori,
-come vedremo in seguito, fu in qualche modo simile a Giuda Iscariota,
-che consegnò Cristo ai Giudei. Gherardino Segalello lo indusse ad
-abbandonare i frati Minori, e farsi suo compagno. Accettò il partito,
-e fu una fortuna per noi, chè, dopo, avemmo un famiglio assai buono.
-Ma, partendo dai frati Minori, portò via la coppa, il coltello e la
-tovaglia, che per uso suo aveva ricevuta dai frati. Andavano pertanto
-ambedue tutta la giornata co' loro mantelli girovagando per la città,
-ed i Parmigiani ne facevano le meraviglie. Quand'ecco che quasi tutto
-ad un tratto si moltiplicarono sino a trenta, e convenivano in una
-certa casa a mangiare e a dormire; e frate Roberto, che era stato
-famiglio de' frati Minori, era il loro provveditore. Ed i Parmigiani
-miei concittadini, uomini e donne, elargivano di buon grado e in
-maggior copia a loro che ai frati Minori e ai Predicatori, quantunque
-quelli non pregassero pe' loro benefattori, nè dicessero messa, nè
-predicassero, nè confessassero, nè dessero buoni consigli e buoni
-esempi; perchè erano ignoranti affatto, a tutto inetti, non avvezzi
-alle lotte dello spirito colla carne, e, per mancanza di abitudine,
-non potevano mostrare, camminando, quel dignitoso contegno d'incesso
-che hanno sempre i frati Minori e i Predicatori; ma erano puri e
-semplici guardiani di porci e di vacche. Si distinguevano soltanto per
-il loro girovagare in città a guardare le donne; il resto del tempo
-poltrivano senza far nulla, come dice l'Apostolo ecc. Colle quali
-parole l'Apostolo stesso dipinge la vita e il fare di coloro, che
-si spacciano per apostoli, e non sono che congreghe di Satana. Frate
-Roberto adunque era un ladro, e aveva ripostigli, ove, rubate le cose
-che si mandavano al convento, le riponeva. Dopo qualche tempo io ebbi
-a soggiornare a Faenza, ove egli pure abitava in casa di un certo
-frate della Penitenza, chiamato Glutto; e, il venerdì santo, all'ora
-in cui il figlio di Dio fu crocifisso, apostatò, si fece tagliare i
-capelli, radere la barba, e sposò una eremitessa. Queste cose io le
-aveva già udite raccontare, ma non le aveva volute credere prima di
-parlar seco. Interrogatonelo adunque, Roberto non negò d'aver fatto
-quanto s'andava dicendo. Io allora ne lo rimproverai fortemente; ed
-egli, scusandosene, cominciò a rivelare le colpe di quelli che si
-spacciavano per Apostoli. E prima di tutto disse che frate Gherardino
-Segalello, primo loro istitutore, non aveva mai voluto saperne del
-governo della loro congregazione, sebbene ne lo pregassero; e diceva
-loro che ciascuno operasse bene da sè; che chi lavora, lavora per sè,
-e ognuno riceverà mercede commisurata all'opera sua, ciascuno porterà
-il proprio fardello, e ciascuno darà ragione di se stesso a Dio. Perciò
-quella società, non avendo un capo, andò dispersa. In secondo luogo
-mi disse che, intorno al modo di regolarsi allo scopo di eleggersi
-un rettore, avevano consultato maestro Alberto da Parma, che era uno
-dei sette notai della Corte romana e che egli aveva rimessa la cosa
-all'Abbate del monastero de' Cisterciensi di Fontevivo nella diocesi
-di Parma; il quale se la sbrigò alla spiccia dicendo loro: Non fate
-conventi, non assembratevi in case, ma, come avevate cominciato, andate
-vagando pel mondo, portate i capelli lunghi, la barba intonsa, la
-testa nuda, mantello avvolto attorno le spalle, e cercate ospitalità
-giornaliera per le case. Il che fu causa della loro dispersione.
-In terzo luogo mi raccontò che Guido Putagio, mio concittadino,
-compagno ed amico, entrato nel loro Ordine, e veduto che Gherardino
-Segalello non voleva saperne del regime della comunità, ne assunse egli
-coraggiosamente l'incarico, e lo tenne molti anni........ Ma siccome
-in viaggio faceva sfoggio di troppa pompa, di molte cavalcature, di
-largo spendere e di lauti banchetti, come usano i Legati e Cardinali
-della Corte romana, dispiacque a suoi, e nominarono un altro Superiore,
-che fu frate Matteo, nella Marca d'Ancona. D'onde nacque rottura e
-lotta fra loro, perchè ognuno voleva presiedere a quelli di parte sua.
-Frate Guido Putagio diceva; Io ho assunto l'incarico del governo della
-comunità perchè mi è stato dato; e perciò non debbo abbandonarla. Si
-tenne pertanto tra loro una lunga discussione, e la finì che a Faenza
-si bastonarono reciprocamente gli apostoli di frate Matteo e gli
-apostoli di frate Guido Putagio, e fu uno scandalo per Faenza. Ivi io
-pure soggiornava allora, e posso quindi fare testimonianza di quanto
-accadde. E la causa di questo conflitto e delle bastonature fu questa.
-Frate Guido Putagio a Faenza dimorava presso una chiesuola limitrofa
-al giardino degli Albrighetti e degli Acarisii, e con lui erano
-pochissimi altri frati, e tra loro Gherardino Segalello. Pareva adunque
-ai frati della Marca che se avessero potuto avere tra loro Gherardino
-Segalello, primo loro fondatore, avrebbero avuto il sopravento, e
-perciò, sebbene non vi riuscissero, tentarono di rapirlo e trarlo nella
-Marca, d'onde avvenne che si bastonarono scambievolmente. Subito dopo
-venne da me frate Guido Putagio, e, gettandosi costernato a miei piedi,
-mi riferì il fatto, ed egli, che la conosceva, perchè l'aveva vista
-sino dalle origini, mi rifece la storia e mi espose la condizione del
-suo Ordine. E mi pregò di aiutarlo a svignarsela da Faenza, perchè
-temeva che i Faentini, gonfi di sdegno, d'un subito insorgessero e
-gli mettessero le mani addosso, sia pel tafferuglio suesposto, sia
-perchè aveva nel suo Ordine dei nemici e degli accusatori mordenti,
-sia finalmente perchè Rolando Putagio suo fratello consanguineo era
-Podestà di Bologna, e i Bolognesi erano già in marcia per avvicinarsi
-a Faenza ed assediarla; e mi disse che, se poteva uscirne incolume,
-aveva intenzione di entrare nell'Ordine dei Templari, perchè Gregorio
-10.º in pieno Concilio a Lione aveva soppresso l'Ordine degli Apostoli.
-E ciò che promise, mantenne. Quel frate Roberto poi, che era stato
-famiglio dei Minori, per iscusare la sua uscita dal convento, il
-suo fallo e la sua apostasia, aggiungeva che non s'era mai vincolato
-nè all'obbedienza nè alla castità; e perciò, a suo modo di vedere,
-era libero di prender moglie. Ed avendogli io osservato che non gli
-era lecito per nulla sposare un'eremitessa dedicatasi a Dio, che
-aveva molti anni vestito pubblicamente l'abito religioso, ed alle
-ragioni, per arrota, unendo esempi e pareri di autorevoli scrittori
-per convincerlo della sua follia e malignità........ Poi gli citai
-il fatto del Re Irtaco, che volle prender moglie Ifigenia, figlia del
-suo predecessore, nulla ostante che dall'Apostolo Matteo fosse stata
-dedicata al Signore, e fosse stata Badessa di più che duecento vergini;
-del qual fallo essa ne scontò la pena vendicatrice. Perocchè il Re
-fece uccidere l'Apostolo, che non gli aveva consentito il matrimonio
-con Ifigenia, e fece accendere un alto fuoco attorno al monastero,
-perchè essa colle altre vergini vi rimanesse dentro incenerita........
-In sesto luogo finalmente dimostrai a Roberto che tutti gli apostati,
-allontanandosi da Dio, finiscono di mala morte; e glielo provai tanto
-coll'esperienza, che, con fede non cieca, io ne ho veduta in altri,
-e da altri udito, quanto coll'autorità della Scrittura. Roberto,
-udendo tutte queste cose cominciò a dar segno di non tenere in niun
-conto...... Ma ritorniamo a Gherardino Segalello, che fu il fondatore
-dell'Ordine di cotestoro, che si spacciano per apostoli e non li sono,
-e paiono piuttosto una congrega di ribaldi stolti e bestiali, che
-vogliono papparsi il frutto della fatica e del sudore altrui senza
-essere utili in nulla a chi fa loro elemosina. Di fatti adunatisi da
-diverse parti vennero a far visita a frate Gherardino Segalello, come
-primo loro istitutore; e lo alzarono a cielo con tanti elogi, che egli
-stesso si ebbe a meravigliare di tanto plauso. E raccolti attorno a
-lui, null'altro dicevano se non che ben cento volte l'acclamarono ad
-alta voce: Padre, Padre, Padre. E dopo breve tempo di nuovo ripeterono:
-Padre, Padre, Padre; come que' fanciulli che vanno a lezione nelle
-scuole di grammatica, che ad intervalli ripetono, simultaneamente
-gridando, ciò che è stato insegnato dal maestro. Ed egli di tanto
-onore li ricambiò col cavarsi nudo, e far cavar nudi tutti loro......
-e perchè folleggiò in loro presenza, e feceli folleggiare anch'essi...
-Dopo ciò li mandò a mostrarsi al mondo; ed alcuni si avviarono verso
-la sede della Corte romana; altri a S. Giacomo; altri a S. Michele
-Arcangiolo; e taluni oltremare. Egli restò a Parma, d'onde era nativo,
-e vi fece molte mattezze. Perocchè svestì e gettò via il mantello, in
-cui s'avvolgeva, e si fece fare una sopraveste bianca, senza maniche,
-di filo grossolano, di cui vestitosi, pareva un ciarlatano anzi che
-un religioso. Aveva poi ai piedi le scarpe e alle mani i guanti. —
-Il suo parlare era scurrile, turpe, vacuo, osceno, futile e degno di
-scherno, più per fatuità che per malizia. Per la sua fatuità adunque
-e pel suo parlare osceno e insulso, pel suo giacere a letto nudo con
-donne nude per mettere a prova la resistenza della sua castità, Obizzo
-Vescovo di Parma, che fu nipote da parte di sorella di Papa Innocenzo
-IV, lo fece prendere, incarcerare e mettere a ceppi. Ma poi ne lo
-liberò e lo tenne seco in palazzo. E quando pranzava il vescovo, aveva
-anch'esso suo pranzo in una sala del palazzo alla bassa tavola, alla
-quale altri pure mangiavano a vista del Vescovo, e voleva buon vino
-e cibi delicati. E quando il Vescovo beveva vino nobile, esso gridava
-che ne voleva di quello; ed il Vescovo subito gliene mandava. Quando
-poi era pieno di buon vino e cibi delicati, faceva le pazzie. E il
-Vescovo di Parma, che era un uomo amante del sollazzo, per gli atti
-ed i motti di quello stolto rideva, chè lo reputava più un giocoliere
-fatuo ed insensato che un religioso. In questo tempo eravi anche un
-frate Minore, che aveva un nipote, che non era ancor giunto all'età
-della biforcazione della lettera pitagorica; e lo faceva istruire
-perchè entrasse poscia nell'Ordine de' Minori. Frattanto egli copiava
-per lo zio frate dei sermoni, de' quali quattro o cinque ne imparò
-a memoria sino alle virgole; ma non essendo stato ammesso subito
-all'Ordine, come desiderava, si fece inscrivere alla congregazione
-o piuttosto alla dispersione di coloro che si vantano apostoli e non
-li sono. E lo facevano predicare anche nelle chiese cattedrali que'
-sermoni che aveva imparato; e molti di quegli apostoli imponevano
-il silenzio mentre il giovanetto parlava al popolo accorso. In quel
-frattempo accadde che frate Bonaventura d'Iseo, che predicava a Ferrara
-nel convento dei Minori, vide una parte del suo uditorio alzarsi
-d'improvviso e correr via in fretta; e ne restò meravigliato; perocchè
-era un predicatore famoso e tutto grazia, onde di solito lo ascoltavano
-tanto volentieri che nessuno si moveva se non era terminata la predica.
-Onde egli domandò ad uno de' pochi rimasti, come mai gli altri si
-fossero affrettati a partire; e gli fu risposto che un giovinetto
-degli apostoli stava per fare una predica nella chiesa madre del beato
-Giorgio, ove il popolo ora si raguna, e perciò ognuno s'affretta per
-trovar posto. A cui rispose frate Bonaventura: «Veggo che avete l'animo
-in agitazione e preoccupato d'altro, perciò vi lascio subito tutti in
-libertà, chè predicherei invano se continuassi, dicendo la Scrittura
-ecc. Ma questo insegnare che fanno quegli apostoli cose che non sanno,
-e che per giunta non sanno nemmeno di non saperle, urta i nervi, e sono
-scempiaggini simili a quelle dei ciarlatani. Sarebbe ora veramente
-grande disgrazia se comparisse sulla terra l'Anticristo, perchè tra
-il popolo cristiano avrebbe troppi seguaci.» Ed aggiunse: «Il beato
-Giovanni nell'Apocalisse 11.º dice in persona del Signore: _Ed io
-darò a' miei due testimonii di profetizzare; e profetizzeranno 1260
-giorni, vestiti di sacchi._ Il che quantunque in primo e principale
-luogo si debba applicare ad Enoc e ad Elia, pure non ne pare disadatta
-l'interpretazione dell'Abbate Gioachimo, il quale con esuberanza
-di argomenti l'applicò a due Ordini di frati, cioè ai Minori e ai
-Predicatori, contro i quali, come egli dice, al tempo dell'Anticristo,
-insorgerà il popolo cristiano, e de' quali dice: «E gli abitanti della
-terra goderanno, e si gioconderanno, e si scambieranno reciprocamente
-i doni, perchè questi due profeti seminarono l'afflizione sopra
-coloro che abitano sulla terra.» La qual cosa l'Abbate Gioachimo,
-riferisce ai due Ordini prenominati, e aggiunge che deve avere suo
-adempimento all'epoca dell'Anticristo» E inoltre frate Bonaventura
-disse: «Veramente in voi si verifica quello che scrisse Seneca (?):
-Le mosche volano al miele, i lupi si gettano sui cadaveri, e le
-formiche corrono al frumento: Questa turba va in cerca della preda,
-non dell'uomo. L'Ecclesiastico 10º dice: _Guai alla terra che ha un
-fanciullo per Re._ Andate pur dunque da quel vostro fanciullo che
-desiderate d'ascoltare, e vi confessi de' vostri peccati.» Allora,
-licenziati da lui, se ne partirono subito a rapidi passi senza che
-l'uno aspettasse l'altro. Altra volta, soggiornava io allora a Ravenna,
-fecero predicare il sunnominato ragazzo nella Chiesa Orsiana[127], che
-è la chiesa arcivescovile di Ravenna, e fu sì affollato il concorso
-e la fretta d'arrivarvi de' cittadini d'ambo i sessi, che l'uno non
-aspettava l'altro. E una nobile matrona di quella terra, che era una
-devota dei frati Minori, donna Giulietta moglie di Guido Rizzuti da
-Polenta[128], si lamentò co' frati, perchè a pena aveva potuto trovare
-una compaesana, colla quale andare in compagnia; e la Chiesa Orsiana,
-quando vi giunse, era così piena zeppa, che dovette starsene fuori
-della porta. Eppure la chiesa cattedrale è tanto vasta, che ha quattro
-navate, oltre la maggiore in mezzo. Questi che si chiamano apostoli,
-conducevano anche attorno per le città questo fanciullo, e lo facevano
-predicare nelle chiese vescovili; e vi accorreva sempre gran folla di
-popolo d'ambo i sessi, e ne restavano altamente meravigliati, perchè i
-moderni si piacciono molto delle novità. Epperciò non è senza mistero
-che la chiesa tolleri che l'eletto de' fanciulli segga nel trono del
-Vescovo il dì degli Innocenti. L'Abbate Gioachimo....... Ma queste
-cose si addicono all'Ordine de' Minori e dei Predicatori, ne' quali
-entrano fanciulli iniziati alle lettere, nobili e di onesti costumi.
-Che poi cotesti apostoli non si trovino in istato di salute, possiamo
-provarlo con esuberanza di argomenti: Perchè dovrebbero obbedire
-al Papa..... Ma Papa Gregorio X, Piacentino, in pieno Concilio a
-Lione, soppresse, disperse e sradicò completamente la congregazione e
-l'Ordine, che costoro avevano cominciato a fondare, come anche quello
-de' Saccati, non volendo che stessero a carico del popolo cristiano
-tanti Ordini di mendicanti; trovando solo ragionevole che quelli, a
-cui ordinò Iddio di vivere del Vangelo, perchè annunziano il Vangelo,
-abbiano a vivere del Vangelo stesso. I Saccati veramente obbedirono
-al Sommo Pontefice; e perciò vanno lodati e commendati, perchè possono
-benissimo cercare la salute dell'anime loro entrando in altri Ordini,
-od anche permanendo nell'Ordine loro, purchè, attenendosi puramente
-a quanto è loro permesso, non facciano nuove vestizioni, e così
-gradatamente si riducano al nulla, e vengano meno da sè stessi. Ma
-quegli stolti, bestiali e idioti, che si chiamano apostoli, non sono
-punto disposti ad obbedire. Anzi preparano vestiari conformi al loro
-abito, e li stendono in mostra, in disparte, ma sotto gli occhi di
-coloro che vorrebbero essere ammessi all'Ordine, e dicono loro: Noi
-non osiamo invitarvi perchè ne è proibito, ma non è proibito a voi
-d'entrare, e perciò fate pur quel che vi aggrada. E così crebbero e si
-moltiplicarono innumerevolmente; nè quietano, nè si ristaranno dalla
-loro stoltizia, finchè non sorga qualche Pontefice, che, fiammante di
-sdegno contro di loro, non cancelli perfino la loro memoria di sotto
-il cielo. Perocchè si deve obbedire ai Sommi Pontefici della Corte
-romana, perchè il Signore dice in Luca X. ecc. La seconda ragione è
-che alcuni di loro non mantengono la castità, a cui sono tenuti tutti
-i religiosi. Fidenti nell'autorità degli Apostoli, e credendo di
-essere Apostoli anch'essi menavano seco donna Tripia, sorella di frate
-Guido Putagio, che fu molti anni loro Prefettessa, e così molte altre
-donne, che furono la causa della ruina del loro Ordine. Terza ragione
-è che eglino, o almeno alcuni di loro, vendono le casette, gli orti,
-i campi, la vigna, e ne portano seco i fiorini d'oro........ Sono
-acefali; e alcuni di loro vanno isolati, senza disciplina, senza guida.
-(Però in un certo castello di Puglia, ove i contadini s'arrogarono di
-proclamarsi tutti capitani e buona gente, furono poi messi in fuga
-da un barone di Francia, che si recava alla Corte dell'Imperatore.
-Essi volevano che pagasse un pedaggio, e l'avrebbe anche pagato se
-avesse trovato il loro capo.) Poichè lasciano il mestiere, a cui sono
-adatti, quello cioè di guardiani delle vacche e de' porci, e il lavoro
-della terra. Debbono adunque ridar di piglio alla vanga e voltare la
-terra, la quale è vasta e manca di braccia a coltivarla..... Io era
-già arrivato al punto di biforcazione della lettera pitagorica, e
-aveva già compiuto il terzo lustro, cioè aveva percorso il circolo di
-un'indizione, e già sin dalla culla avevan cominciato ad insegnarmi
-e a pestarmi in capo la grammatica, quando entrai nell'Ordine de'
-frati Minori, e subito nel mio noviziato, nella Marca d'Ancona, nel
-convento di Fano, ebbi maestro di Teologia frate Umile da Milano, che
-aveva studiato alla scuola di frate Aimone a Bologna. Il quale frate
-Aimone poi, che era Inglese, già vecchio, fu fatto Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori e lo restò sino alla morte, cioè tre anni. E, il
-primo anno ch'io entrai nell'Ordine, ho udito spiegare nella scuola di
-teologia i libri di Isaia e di Matteo, e l'interprete ne era il detto
-frate Umile; e d'allora in poi non desistetti mai dallo studiare ed
-essere uditore nelle scuole. E come i Giudei dissero a Cristo, Giovanni
-2.º. In quarantasei anni è stato edificato questo tempio, così posso
-dir io, che oggi venerdì, giorno di S. Gilberto, in cui scrivo queste
-cose, sono appunto quarantasei anni che sono entrato nell'Ordine de'
-frati Minori, e corre l'anno 1284. E non cessai più di studiare; eppure
-nemmen così ho potuto raggiungere la scienza de' miei maggiori......
-Dell'ignoranza de' sapienti di questo mondo...... Una prova ne hai
-in Gherardo Rozzi, il quale predisse che avrebbero avuto prospera la
-fortuna quelli che erano andati a Colorno, perchè vi erano entrati
-sotto il segno dello Scorpione. Ma era in errore, perchè vi entrarono
-il giorno di S. Domenico, quando il sole non è in iscorpione; e poi
-ne furono subito espulsi. Che se poi si riferisca non al sole, ma alla
-luna, allora disse vero che entrarono in Colorno sotto il segno dello
-Scorpione; perchè la luna due giorni e più per mese si trova sotto
-ciascun segno dello zodiaco. Tuttavia si potrebbe ancor sostenere che
-ha errato per tre ragioni: La prima è, come lo prova il fatto, che
-ne furono subito espulsi; la seconda è che lo scorpione è un animale
-retrogrado, e quindi doveva segnare un pronostico sinistro; la terza
-perchè il Signore dice in Isaia 44º: _Io sono il Signore ec. che
-annullo i segni de' bugiardi, e fo impazzare gli indovini_............
-Il che intendeva di fare Papa Gregorio 10.º che in pieno Concilio a
-Lione soppresse e riprovò la congrega degli apostoli; ma la debolezza
-e la pigrizia dei Vescovi li lascia vagare pel mondo senza che portino
-alcun frutto a nessuno. Così, non perchè esista ancora la corporazione
-di Gherardino Segalello, ma anche dopo che è stata dispersa, vi sono
-tali che si danno a predicare, i quali se appartenessero all'Ordine
-dei frati Minori, appena si permetterebbe che servissero a tavola, e
-lavassero le stoviglie, o andassero per pane da porta a porta........
-Perocchè non è ragionevole il loro ossequio, accontentandosi di una
-sola tonaca, e credendo che ciò sia loro comandato da Dio. Ma realmente
-sbagliano quegli apostoli, perchè quando il Signore dice: _Nè abbiate
-due tonache_, condanna il superfluo, non proibisce il necessario, nè
-ce ne priva. È chiaro dunque da quanto s'è detto, che quando il Signore
-disse ecc. non volle inteso letteralmente che l'uomo, che n'ha bisogno,
-non potesse averne più d'una, sia per il bucato, sia per ripararsi dal
-freddo....... Si dice, ed è vero, anzi è cosa onnimamente superflua,
-che il patriarca di Aquileia, il primo dì di quaresima, fa servire
-alla sua mensa quaranta pietanze, cioè qualità diverse di camangiari, e
-così via via, giorno per giorno, sino al sabbato santo, ne fa diminuire
-l'imbandigione di una ogni giorno, e dice che lo fa per onore e gloria
-del suo patriarcato. È chiaro dunque che gli apostoli di Gherardino
-Segalello sono stolti, contentandosi di una sola tonaca, ed esponendosi
-a pericolo di freddo, di malattie, ed anche di morte. Così pure con una
-sola tonaca, che usano, si insudiciano per immondizie, o di pidocchi,
-che non possono scuotere, o di sudore, o di polvere, e mandano fetore,
-non potendola nè lavare, nè sbattere senza restar nudi. Onde un giorno
-disse, scherzando, una donnetta a due frati Minori: Sappiate che ho
-un apostolo nudo nel mio letto, e vi starà fino a che sia asciutta la
-tonaca che gli ho lavata. Udendo ciò i frati Minori si risero della
-leggerezza della donna, e della stoltezza dell'apostolo. L'Apostolo
-dice ai Galati 6.º: _Colui che è ammaestrato nella parola, faccia
-parte d'ogni suo bene a colui che l'ammaestra._ E significa che, chi è
-ammaestrato deve mettere il mastro a parte di tutti i suoi beni.
-
-La qual cosa si fa in Francia, ove, quando io vi era, i preti mi
-dissero che di tutti i beni dei loro parocchiani riscuotono la decima,
-sin anche degli agnelli e dei polli. Tuttavia saviamente agiva frate
-Boncompagno da Prato dell'Ordine dei Minori, che era sacerdote,
-predicatore, buon chierico e letterato e uomo dedito alle cose
-spirituali. Quando io seco abitai nel convento di Pisa, ove ogni anno
-ciascun frate riceveva due tonache nuove di panno di garbo[129], egli
-non volevano che una, e quella vecchia. Ed avendolo io interrogato,
-perchè così facesse, mi rispose: Frate Salimbene, l'Apostolo dice ecc;
-e appena per questa io potrò ricambiarne Iddio. Ma tra gli apostoli
-di Gherardino Segalello si trovano ribaldi, seduttori, ingannatori,
-ladroni, fornicatori, che fanno turpissime cose colle donne e sin co'
-fanciulli, poi ritornano al loro covile di ribaldi. Quale giudizio
-adunque cadrà su alcuni chierici del nostro tempo che non predicano
-il vangelo, e vivono oziosi del pane dell'altare? Non faticano come
-i campagnuoli, non si battono come i militari, non annunziano il
-Vangelo, come debbono fare i chierici, e, siccome non serbano ordine
-alcuno, andranno là _ove nessun ordine_ ecc. Il Segalello pertanto
-non deve osare di intromettersi nelle cose che spettano ai due Ordini,
-dei Minori cioè e dei Predicatori, i quali sono adombrati da Geremia
-sotto il titolo di pescatori e di cacciatori....... Salva l'esposizione
-dell'Abbate Gioachimo, ch'io da molti anni non ho letta. Cacciatori
-sono i Predicatori, principalmente oltremare, quantunque altrettanto
-faccia anche l'altro Ordine. Essendo che in Italia se ne escusano se
-non escono dalle città, ove abitano i cavalieri, i nobili, i potenti,
-mentre nelle ville e per le castella hanno romitaggi, ove dimorano
-frati Minori e possono bastare al bisogno de' secolari. L'Ordine del
-beato Francesco è simboleggiato dai parvoli, che quando si avvicinavano
-a Gesù Cristo, i discepoli li sgridavano. Così ne' primi tempi alcuni
-Cardinali non erano favorevoli alla istituzione di quest'Ordine. Ma
-come Gesù aveva detto ai discepoli, il Sommo Pontefice Innocenzo III
-disse ai Cardinali: _Lasciateli venire da me questi parvoli, e non
-vogliate impedirneli; di loro è il regno de' cieli._ Queste parole
-pronunciò Innocenzo III, dopo che ebbe avuta una visione mostratagli
-da Dio, nella quale vedeva la chiesa di Laterano minacciare ruina
-per vetustà, e che, un poverello umile e spregiato, miracolosamente
-la puntellava che non ruinasse. E la Scrittura nel Nuovo Testamento
-aggiunge: _Poi che ebbe su loro stese le mani, partì._ E fu perciò che
-allora Innocenzo III ordinò chierici que' dodici che il beato Francesco
-aveva condotti seco al cospetto del Papa, il quale ne confermò la
-Regola e l'Ordine, e conferì loro il ministero della predicazione
-(correva l'anno 1207); dopo di che tanto i Cardinali della Corte
-romana, quanto i Sommi Pontefici predilessero sempre l'Ordine del
-beato Francesco, riconoscendo e vedendo a prova che i frati Minori
-erano utili alla Chiesa e alla salvezza del mondo ......... Intorno
-al peccato di superbia del primo padre Adamo....... Parimente un tale
-disse:
-
- O lasso me, ke fu' temptato,
- Com fo Adam nel paradhiso,
- Chi volse plu ke nò i fo dato,
- Perdè lo bene o' era miso.
- Perzò ne prego ogne amadhore,
- Ke no alze tanto lo core
- Ke cadha interra e sia damnato ecc.
-
-Altri ancora disse:
-
- Boni suno li spareci e li funze,
- E mejo sun le pècor ki le munze.
- Ki ponze troppo ad alto e no' li zunze,
- Kade in terra, e tutto se dezunze.
-
-Nè alcunchè di buono so vedere negli apostoli di Segalello tranne
-la foggia esteriore dell'abito, che sembrano portare uniforme a
-quello degli Apostoli, secondo la tradizione che i pittori, da
-Cristo sino a noi, hanno mantenuta viva, rappresentando sempre
-gli Apostoli del Nazareno co' capelli lunghi, con barba intonsa,
-e mantello avvolto attorno alle spalle. Poi di buono si può notare
-in loro che cominciarono a comparire circa l'anno 1260, quando in
-Italia ebbe luogo la divozione delle flagellazioni, anno, in cui,
-al dire de' Gioachimiti, cominciò il regno dello Spirito Santo, che
-nel terzo stadio del mondo, per mezzo de' monaci, doveva raffigurare
-una specie particolare di mistero, come in seguito spiegheremo più
-diffusamente[130]. Mi fa meraviglia però che l'Abbate Gioachimo non
-abbia fatta, da quanto pare, menzione alcuna di questi apostoli ne'
-suoi scritti, come fece dell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori,
-che, deducendolo da molti simboli del Vecchio Testamento, predisse,
-molto prima che sorgesse, la istituzione de' loro Ordini; come più
-volte, e chiaramente, dimostrai in questa cronaca, e in un'altra, e in
-una terza, e in una quarta, non che in un trattato che scrissi sopra
-Eliseo. Laonde la istituzione di questi apostoli mi diventa molto
-sospetta e spregevole; chè se fossero stati mandati da Dio, l'Abbate
-Gioachimo ne avrebbe sicuramente parlato. Perocchè nel libro _Delle
-figure_, come ho letto assai volte, designa come futuri sette Ordini
-dopo la venuta dell'Anticristo, de' quali niuno è apparso ancora
-al mondo; e si riconoscerebbe facilmente, perchè egli ce ne dipinge
-il modo di vestire, di conversare, e di digiunare. Ma ritorniamo a
-frate Ugo Provenzale dell'Ordine dei Minori, uno dei più illustri
-chierici del mondo, tutto dedito alle cose dello spirito, predicatore
-famoso, Gioachimita fanatico, e così seguitiamo quello che resta da
-dirne. L'anno 1248 trovandomi io in Provenza a Castel Jeres, ove i
-Saccati esordirono la loro costituzione, e dove soggiornava frate Ugo,
-imparai da lui tutto quello che egli sapeva dell'interpretazione fatta
-dall'Abbate Gioachimo sui quattro Evangelisti, e dopo andai ad Aix,
-ove dimorai nel convento de' frati Minori, e scrissi coll'aiuto del
-mio compagno l'esposizione della dottrina dell'Abbate Gioachimo per
-il Ministro Generale frate Giovanni da Parma, Gioachimita anch'esso
-passionatissimo. Aix è città arcivescovile, sanissima, molto fertile di
-frumento, a quindici miglia da Marsiglia, ove fu primo Arcivescovo S.
-Massimino, uno de' settantadue discepoli di Cristo. Qui condusse seco
-Marta e Maria Maddalena e Lazzaro, quando fu di ritorno da oltremare
-espulso dai Giudei in odio a Cristo, e posto su d'una nave senza vele
-e senza remi. Ma per volere divino approdarono a Marsiglia, dove in
-seguito, Lazzaro, ch'era risuscitato da morte per miracolo di Dio, fu
-fatto Vescovo, e scrisse un libro intorno alle _Pene dell'inferno_,
-quali egli le aveva vedute coi propri occhi; ma quando io andai a
-Marsiglia e cercai di quel libro, seppi che per incuria del custode
-della chiesa era restato preda di un incendio. Parimente S. Massimino
-aveva condotto seco il beato Cedonico, che era un cieco nato, a cui
-Iddio aveva dato la vista, onde i discepoli dissero a Gesù Cristo:
-_Maestro, chi peccò, costui o i suoi genitori, onde nacque cieco?_
-Aveva anche Massimino in sua compagnia Marcella, fantesca di Marta,
-che fu la donna, che quando Gesù predicava, sclamò in mezzo al popolo
-affollato: _Beato il ventre_ ecc. Questa Marcella, fantesca di Marta,
-ne scrisse poi la vita, e andata a Vienna, vi predicò il Vangelo
-di Cristo, e volò alla pace eterna dieci anni dopo che Marta s'era
-addormentata nel Signore. Nella città di Aix ebbe sede, il più del
-suo tempo, il Conte di Provenza, padre della Regina d'Inghilterra, e
-della Regina di Francia, moglie di Lodovico, che andò oltremare due
-volte; e vi dimorava, tanto perchè la città era sanissima, quanto per
-devozione a San Massimino, che n'era stato il primo Arcivescovo. Quivi
-il Conte morì, e fu sepolto fuori di città in una piccola chiesetta,
-e deposto in un bellissimo e magnifico sarcofago, ch'io ho visto co'
-miei occhi, fatto fare da sua figlia la Regina di Francia. Desiderava
-vivamente d'essere sepolto nella chiesa de' frati Minori; ma i frati
-non consentirono, perchè in quel tempo non ammettevano nella loro
-chiesa sepoltura d'estranei all'Ordine, sia per evitare i disturbi,
-sia per non avere controversie col clero secolare. E per questi motivi
-non vollero sepolta in una loro chiesa nemmeno S. Elisabetta. Avendo
-io dunque terminato di scrivere il lavoro che aveva intrapreso, e
-che aveva durato sette mesi di fatica, sopravvenne il settembre,
-circa il giorno dell'Esaltazione della Croce, quando frate Raimondo
-Ministro Provinciale di Provenza, mi scrisse di andare ad incontrare
-il Ministro Generale, che veniva di Francia dopo avere visitato
-l'Inghilterra, la Francia e la Borgogna, e voleva anche fare una
-visita in Ispagna. Lo stesso invito ricevette per lettera anche frate
-Ugo, e lo trovammo a Tarascon, ove è il corpo di S. Marta, ed ove la
-Contessa madre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra
-soleva per lo più dimorare. E andammo col Ministro Generale a visitare
-il corpo di S. Marta, ed eravamo dodici frati oltre il Generale; ed i
-Canonici ci offersero a baciare un braccio della Santa. Operandosi a
-quella tomba in antico moltissimi miracoli, Clodoveo Re dei Franchi,
-fattosi cristiano per battesimo ricevuto da San Remigio, una volta che
-soffriva di grave mal di reni venne alla tomba della Santa, e ne guarì
-completamente; epperciò ne dotò la chiesa di tre miglia di terreno
-all'ingiro, di quà e di là dal Rodano, donando tutto, terre, ville e
-castella, e rese quel territorio libero ed indipendente. Nel convento
-de' frati Minori di questo castello, una sera, dopo che si era recitata
-compieta coll'intervento del Generale, e che erano già stati in quella
-casa designati i letti a tutti per dormire, compreso il Generale
-stesso, questi uscì per andare a pregare nel chiostro. Intanto i frati
-forestieri, per rispetto, si astennero dall'andare a letto, aspettando
-che prima ritornasse e si coricasse il Generale. Ma io, accortomi
-della loro irrequietudine pel troppo ritardo, e de' loro brontolamenti,
-perchè avevano bisogno di riposare, e anche coricandosi non avrebbero
-potuto dormire perchè i locali, in aspettazione del Generale, erano
-illuminati da un cero, andai dal Generale, che era mio famigliare
-ed intimo amico, e inoltre mio concittadino e parente dei parenti, e
-lo trovai nel chiostro che pregava, e gli dissi: Padre, i forestieri
-stanchi dalla fatica del viaggio avrebbero bisogno di riposare, ma per
-rispetto vostro non vogliono coricarsi ne' letti loro, se prima voi
-non v'adagiate nel vostro. Ed egli rispose: Va a dir loro da parte mia
-che se ne dormano pure colla benedizione di Dio; e così fecero. Ma a
-me parve volere la convenienza di aspettare il Generale per indicargli
-il suo letto; e, ritornato egli dalla preghiera, gli dissi: Padre,
-questo è il vostro letto, che per voi è stato allestito. E dissemi:
-Figlio, in questo letto che mi additi, potrebbe dormire un Papa; frate
-Giovanni da Parma non dormirà punto in questo letto, e si coricò in
-quello ch'era stato designato per me. Allora io ripigliai: Padre, ve lo
-perdoni Iddio, che mi toglieste quel letto dove sperava di dormire io,
-perchè era stato assegnato a me. Ed egli di rimando: Dormi, dormi tu in
-quel letto papale. Ed avendolo io a sua imitazione ricusato, conchiuse:
-Voglio che tu ti corichi lì, e te lo comando; e mi convenne obbedire.
-All'indomani arrivò il Guardiano di Beaucaire, che abitava sull'altra
-sponda del Rodano in Beaucaire, nobilissimo castello, pregando il
-Generale di andare, quando fosse spedito da Tarascon, a visitare con
-tutto il suo seguito que' suoi figli che abitavano a Beaucaire. E
-così fece. Intanto che eravamo là, arrivarono dall'Inghilterra due
-frati, cioè frate Stefano lettore, che ancor garzoncello era entrato
-nell'Ordine del beato Francesco, ed era bell'uomo, tutto consacrato
-alle cose spirituali, letterato, prudentissimo ne' consigli, sempre
-pronto a predicare al clero, ed aveva bonissimi scritti di frate Adamo
-da Marisco, di cui col mezzo del detto Stefano, potei udire una lezione
-sul Genesi. A costui frate Giovanni da Parma aveva promesso che,
-terminata la visita dell'Inghilterra, l'avrebbe per sua consolazione
-mandato lettore a Roma. Il suo compagno era un altro Inglese, frate
-Iocelino, bell'uomo anch'esso, letterato e tutto dedito alle cose
-dello spirito. Poi arrivarono altri due frati a pregare il Generale
-che provvedesse il convento di Genova di un dotto lettore. I frati
-venuti da Genova erano frate Enrico di Bobbio cantore del convento
-di Genova, e da madre, zio di frate Guglielmo, che fu poi lettore
-e Ministro; dell'altro non mi ricorda il nome. Eglino caldamente
-pregarono il Generale che per amore di Dio esaudisse i frati del
-convento di Genova, non che frate Nantelino loro Ministro Provinciale.
-E subito il Generale, che sapeva in poco tempo spedir molte cose,
-che era uomo pieno di senno, e aveva sempre in pronto un giudizio
-pesato, disse a frate Stefano: Ecco una lettera, colla quale i frati
-del convento di Genova mi supplicano di provvedere loro un dotto
-lettore; se vi piacesse di andare lettore colà, se l'avrebbero per
-un regalo; io poi, quando verrò là, vi manderò a Roma. A cui frate
-Stefano rispose: Di buon grado e con mia consolazione sono pronto ad
-obbedirvi. E il Generale di rimando: Sia tu benedetto o figlio; hai
-fatto buona risposta. Andrai dunque con questi frati, che ti avranno
-per molto raccomandato; e così fu. Dopo ciò lasciammo Beaucaire,
-discendemmo pel Rodano ad Arles, che è poco lontana da Tarascon; e
-que' frati si rallegrarono dell'arrivo del Generale, perchè era uomo
-molto esemplare ed edificante. Un giorno trovandosi il Generale da
-solo, mi appressai a lui, ed ecco sorvenire il mio compagno, frate
-Giovannino dalle Olle Parmigiano, e dire al Ministro: Padre, fate
-in modo che io e frate Salimbene possiamo avere l'aureola. A questa
-domanda il Generale si mise a ridere, e disse al mio compagno: E come
-posso fare che abbiate l'aureola? E frate Giovannino rispose; Dando a
-noi l'ufficio di predicatori. Allora frate Giovanni Ministro Generale
-soggiunse recisamente. Foste anche miei fratelli, non l'avreste
-giammai senza prova d'esame. A questo punto presi la parola, e in
-presenza del Ministro dissi al mio compagno: Vanne, vanne colla tua
-aureola; io l'ebbi già l'ufficio di predicatore l'anno passato a Lione
-da Innocenzo IV; e lo dovrei riavere ora da frate Giovannino da S.
-Lazzaro?[131]. Mi basta averlo ricevuto da chi aveva l'autorità suprema
-di conferirmelo. Or debbo dire che frate Giovanni si chiamava maestro
-Giovannino quando da secolare insegnava logica, e si appellava anche
-da S. Lazzaro, perchè da bambino fu allevato in una casa posta in S.
-Lazzaro, presso Parma, da uno zio paterno, che era sacerdote, ed era
-custode di un Oratorio di S. Lazzaro, e che a sue spese mantenne a
-studio questo nipote. Ma accadde che questo ragazzo si malò a morte,
-come ne pareva a quelli che l'assistevano; ed un giorno, confortatosi
-in Dio, disse a udita dei presenti: _Il Signore mi ha colpito col suo
-castigo, e non mi ha messo nelle mani della morte; no, non morrò,
-ma camperò e narrerò le opere del Signore_. Ciò detto, tosto il
-fanciullo si alzò sano, e cominciò a studiare con grande ardore, e
-camminò fortissimamente nelle vie del Signore, finchè si fece frate
-Minore; e da allora crebbe sempre maggiormente di virtù in virtù,
-e ogni dì più si fortificava nella pienezza della sapienza e della
-grazia di Dio. Era di statura mezzana, che tenea però più al basso
-che all'alto; aveva belle forme in tutto il corpo, ben complesso,
-sano e forte a sostenere le fatiche de' viaggi e dello studio; aveva
-volto grazioso, angelico, sempre giocondo; carattere largo, liberale,
-cortese, caritatevole, umile, mansueto, benigno, paziente, divoto
-a Dio, sempre in preghiere, pio, clemente, compassionevole. Diceva
-messa ogni dì, e tanto divotamente, che coloro che l'ascoltavano ne
-ricevevano sempre qualche grazia. Predicava così bene e con tanto fuoco
-sì al clero che al popolo che in molti dell'uditorio, e l'ho visto io
-più volte, provocava le lagrime; aveva la parola facondissima, sempre
-giusta; possedeva scienza profonda, giacchè era buon grammatico, e
-nel secolo, era stato distinto maestro di logica, e nell'Ordine de'
-frati Minori, teologo e dissertatore insigne. Insegnò sentenze a
-Parigi, e fu molti anni lettore nel convento di Bologna e di Napoli.
-Quando passava da Roma i frati lo facevano ogni volta o predicare,
-o disputare davanti ai Cardinali, perchè era da loro riputato gran
-filosofo. Era specchio ed esempio a quanti lo guardavano, perchè
-tutta la sua vita splendeva come un luminare di onestà, di santità,
-di buoni, anzi perfetti costumi. Caro a Dio e agli uomini conosceva
-bene la musica, e cantava benissimo. Non ho mai visto un tanto rapido
-scrittore, e così bello scultore della verità, e con un carattere
-facilissimo a leggersi. Quando n'aveva impegno, fu nelle sue lettere
-nobilissimo modello di stile forbito e sentenzioso. Fu il primo
-Ministro Generale, che cominciò a girare attorno per visitare tutte
-le provincie dell'Ordine; cosa per lo innanzi insolita, tranne che
-frate Aimone una volta andò in Inghilterra, d'onde era nativo. E
-quando frate Buonagrazia volle pure visitare tutto l'Ordine, seguendo
-l'esempio di frate Giovanni da Parma, non potè durarne la fatica, e
-prima della fine del quarto mese del suo ministero, malatosi a morte,
-cessò di vivere in Avignone. Con pure frate Giovanni da Parma fu il
-primo Ministro Generale, che ammettesse i devoti e le devote dei frati
-Minori ai benefici dell'Ordine, rilasciando loro lettere segnate dal
-suo sigillo di Generale, per le quali molti si fecero devoti a Dio e
-all'Ordine del beato Francesco; e forse questa concessione servì a loro
-come occasione di abbandonare il peccato, e di convertirsi a Dio, tanto
-per effetto della loro devozione, quanto anche delle preghiere che i
-frati facevano per loro; perocchè come dice Agostino: _È impossibile
-che non siano esaudite le preghiere dei molti_. La lettera, che loro
-dava era la seguente, colla sola differenza del nome delle persone:
-«Ai dilettissimi in Cristo amici e divoti dei frati Minori Giacomo
-dei Bussoli, donna Mabilia sua moglie, nonchè ad Angelica amatissima
-loro figlia, frate Giovanni Ministro Generale e servo dell'Ordine
-de' Minori augura salute e pace sempiterna in Dio. Accogliendo con
-sincero affetto di carità la divozione che avete all'Ordine nostro, e
-che conobbi per mezzo di una pia relazione de' frati, e desiderando
-di ricambiarvi dell'amore vostro verso di noi, io vi ammetto a
-partecipare di tutti i singoli suffragi della nostra Religione tanto
-in vita che in morte, e in virtù della presente lettera, vi concedo la
-compartecipazione piena a tutti i beni, che la clemenza del Redentore
-si degnerà di operare per mezzo de' nostri frati in qualunque parte
-del mondo sia che dimorino. Iddio vi conservi sempre sani. Data
-a Ferrara 6 settembre 1254». E si noti che non voleva rilasciare
-questa lettera se non a chi la domandava, e a chi domandandola, fosse
-riconosciuto veramente divoto a Dio, o uno de' principali benefattori
-dell'Ordine, o che almeno avesse disposizione a diventarlo. Frate
-Giovanni da Parma diede anche licenza a frate Bonaventura da Bagnorea
-di far scuola a Parigi, quantunque non l'avesse mai fatta altrove,
-perchè era semplice baccelliere, non per anco dottore. E fu allora
-che frate Bonaventura scrisse le sue lezioni sul Vangelo di S. Luca,
-che sono bellissime e sapientissime; e compose quattro libri sopra _Le
-Sentenze_, che anche oggi sono riputati di singolare utilità (volgeva
-allora l'anno 1248, ed ora corre l'anno 1284); dettò eziandio in
-seguito molti altri libri, che vanno per le mani di molte persone. E
-quando maestro Guglielmo da Santo Amore provocò l'ira dell'Università
-di Parigi contro l'Ordine de' Frati Minori e de' Predicatori, frate
-Giovanni da Parma Ministro Generale, convocata l'Università a piena
-adunanza, parlò agli scolari e ai Professori, e, tenuto loro uno
-splendidissimo sermone utile e divoto, in fine disse: «Questi, che è
-il Re dei Re, è il celeste agricoltore; il suo giardino è la Chiesa,
-o la Religione del beato Francesco. Ricevette da voi il seme di una
-pianta, perchè voi siete maestri e padroni nostri, e da voi imparammo
-la scienza, e noi dì e notte ve ne ricambiamo il beneficio, e siamo
-pronti a ricambiarvene sempre, sia pregando per voi, sia predicando,
-sia curando in ogni maniera l'utilità delle anime vostre. Laonde se
-volete pure schiantarla questa vostra pianta, schiantatela pure, se
-per avventura non si opponga colui che dice ecc. Io sono il Ministro
-Generale de' frati Minori, sebbene indegno, impari all'altezza di tanto
-ufficio, e mio malgrado. Voi siete i padroni e maestri nostri. Noi
-vostri servi, figli e discepoli; e se qualche cosa sappiamo, a voi ne
-dobbiamo riconoscenza. Eccoci: Io sottopongo me stesso, e questi frati
-miei dipendenti, alla vostra disciplina e al castigo, che ne vorrete
-infliggere. Eccoci, siamo nelle vostre mani; fate di noi quel che ve ne
-pare buono e giusto». Udite queste parole, tutti le accolsero bene e
-le acclamarono, e si calmò quello spirito, che s'era sollevato contro
-i frati; e si alzò uno che aveva ufficio di rispondere per tutti, e
-disse al Ministro Generale: Benedetto che tu sia, e benedetto che sia
-la tua eloquenza. La Religione del beato Francesco, che è professata
-dai frati Minori, è buon seme seminato nel campo della Chiesa. È
-maligno uomo chiunque s'adopera a distruggere questa Religione; come
-fece frate Guglielmo da Santo Amore, che scrisse un opuscolo, in cui
-sosteneva che tutti i religiosi e i predicatori della parola di Dio,
-che vivono accattando limosina, non possono salvarsi, e distolse
-molti dall'entrare nell'Ordine de' frati Minori e de' Predicatori.
-Ma in seguito Papa Alessandro IV ne riprovò e condannò l'opuscolo;
-e S. Lodovico Re di Francia, di buona memoria, fece irrevocabilmente
-espellere da Parigi Guglielmo da Santo Amore, perchè seminò la calunnia
-sopra gli innocenti. Tutte le suddescritte cose io le ho sapute da
-maestro Benedetto di Faenza, dottore di scienze fisiche, che era
-presente, e le ebbe udite, perchè si trovava a Parigi, ove fu molti
-anni a studio, e amava e lodava frate Giovanni da Parma. Altra volta i
-Ministri e i custodi adunati in Capitolo generale a Metz, proposero a
-frate Giovanni di riformare la loro Regola aggiungendo nuovi articoli
-allo Statuto. E frate Giovanni rispose loro: Non moltiplichiamo gli
-articoli della nostra Costituzione, ma osserviamo piuttosto fedelmente
-quelli che vi sono. Sappiate che i poveri fraticelli si lamentano
-della moltiplicità delle vostre leggi, che imponete loro sul collo;
-ma voi, che le fate, non le volete osservare, ed essi guardano più
-alle opere che alle parole dei Superiori. Vi sia maestra la storia,
-nella quale non si legge mai che Giulio Cesare abbia detto alle sue
-legioni: Andate, pugnate: ma diceva: Andiamo e combattiamo. Quindi,
-decamparono in questo Capitolo dalle proposte riforme. Tuttavia
-frate Giovanni Ministro Generale scrisse una circolare che inviò ad
-ogni convento dell'Ordine, colla quale comandava che tutti i frati
-uniformemente adempiessero agli uffici ecclesiastici secondo la
-rubrica dell'Ordinario; il che prima non si faceva; perchè se avevano
-nel convento di buon mattino qualche messa da morto, in alcuni luoghi
-s'accontentavan di quella; e l'altra che correva in quel giorno, fosse
-pur anche della domenica, o di altra festa, la rimandavano sino a
-circa l'ora di terza; e molte altre cose si facevano, come ho visto coi
-miei occhi, or contro la rubrica, ora estranee alla rubrica stessa; le
-quali per opera del Padre nostro Ministro Generale frate Giovanni da
-Parma sono state in meglio riformate. Egli, a cagione della dottrina
-dell'Abbate Gioachimo, alla quale era troppo attaccato, venne in odio
-a certi Ministri, a Papa Alessandro IV, e a Papa Nicolò III; i quali
-Papi, quand'eran Cardinali furono governatori, protettori e censori
-dell'Ordine, e allora lo amavano come sè stessi per la sua scienza
-e santità di vita. Onde, dopo lungo tempo, Giovanni Gaetani, che era
-Papa Nicolò III, lo prese per mano un giorno, e conducendolo qua e là
-per le sale del palazzo, gli disse: Essendo tu uomo di gran senno,
-non sarebbe meglio per te e per l'Ordine a cui appartieni, che tu
-fossi qui con noi a Corte, anzichè seguire la dottrina degli stolti, i
-quali profeteggiano a seconda della loro stoltezza? Ma frate Giovanni
-rispondendo disse al Papa: Io non ambisco le vostre dignità, e di
-questa cosa ne è lodato ogni Santo, a cui onore la Chiesa canta: _Non
-cercò la pompa delle dignità della terra, ma volò al regno de' cieli_.
-In quanto alla saviezza de' consigli, di cui voi mi parlate, vi dico
-ch'io l'avrei sicuramente un savio consiglio da dare, se vi fosse chi
-volesse ascoltarlo...... All'udir queste cose il papa sospirò........
-Dopo ciò, frate Giovanni, lasciato libero, ritornò al romitaggio di
-Greccio[132], ove era solito soggiornare. Una volta, quando io dimorava
-a Ravenna, frate Bartolomeo Calaroso di Mantova, che era lettore e
-Ministro a Milano, e lo era già stato a Roma, e allora si trovava
-meco nel convento di Ravenna come semplice frate, cioè senza alcun
-ufficio, mi disse: Frate Salimbene, io vi dico che frate Giovanni da
-Parma ha guastato sè e il suo Ordine, perchè egli aveva tanta scienza,
-santità, ed eccellenza di vita, che avrebbe potuto riformare i costumi
-della Corte romana, e a lui avrebbero prestato ascolto; ma dopo che
-si diede in braccio alle profezie d'uomini fanatici, fece disonore
-a sè, e offese non poco i suoi ammiratori. A cui io risposi: Pare
-anche a me, e me ne duole vivamente, perchè egli mi amava di cuore; ma
-che volete? I Gioachimiti vanno dicendo: Non vogliate tenere in poco
-conto le profezie. Udita questa risposta, frate Bartolomeo replicò:
-Ma anche tu fosti Gioachimita; ed io risposi: Tu di' vero. Ma dopo
-che è morto Federico, che fu già Imperatore e già è trascorso l'anno
-1260, abbandonai al tutto quella dottrina, e inclino a non credere se
-non quello che vedrò. Onde mi disse: Sia tu benedetto; se così avesse
-fatto frate Giovanni avrebbe portato la pace nell'animo de' suoi
-frati. Ma io soggiunsi: non lo poteva. Sai che vi sono taluni che sono
-così legati alle massime addottate, che dopo, per non mostrarsi in
-contraddizione con se stessi, hanno vergogna a ritrattare le dottrine
-professate, e quindi non hanno la forza di ritornare indietro. Tu sai
-che quando la Contessa di Caserta rimproverò l'Imperatore Federico
-di aver fatto male ad impacciarsi nelle guerre di Lombardia, mentre
-poteva godersi ogni sorta di beni nel suo regno, e passarvi una vita
-piena di dolcezze, egli le rispose: Riconosco, o Contessa, che avete
-ragione, ma mi sono già spinto tanto innanzi che non posso più in
-nessuna maniera ritrarmene senza vitupero. Avessi pur io sempre seguito
-il vostro consiglio, che non sarei andato incontro a tanti disastri.
-A cui aggiunse di ripiglio la Contessa: E vitupero maggiore avrete,
-se vi accadrà di peggio (non era ancora stato deposto, nè vinto e
-cacciato in fuga dai Parmigiani). E l'Imperatore: Io non mi aspetto di
-peggio; anzi nutro fiducia di pigliarmi vendetta su' miei nemici. E la
-Contessa di rimando: Vendica male l'ingiuria ricevuta, chi la rende più
-oltraggiosa, epperciò un tale disse:
-
- _Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte_
- _Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte._
-
- Male al danno appien provvede
- Ohi da folle se lo incoglie;
- Ma se al peggio volge il piede
- Danno ed onta ne raccoglie.
-
-Altrettanto accadde ad Ezzelino da Romano, il quale sulle mosse per
-dar di piglio all'armi quell'ultima volta, che restò sconfitto, chiese
-consiglio a' suoi se doveva passare il fiume, o nò, ed azzuffarsi
-co' nemici; ma nulla ostante che ne fosse dissuaso, rispose: So che
-giudicate meglio di me; ma io voglio passare; e così ad occhi aperti
-corse in bocca alla morte. Avendomi detto frate Giovanni da Castelvetro
-Ministro a Roma, quand'egli andava ad un Capitolo generale a
-Strasbourg, che frate Giovanni da Parma ex-Ministro Generale persisteva
-nelle sue vecchie dottrine, ed avendogli io lasciato credere che, se mi
-trovassi con lui, farei tanto da sperare di ritrarnelo, mi soggiunse:
-Vanne dunque a lui, che è nella mia provincia al convento di Greccio;
-(ove il beato Francesco il giorno della natività del Signore cantò il
-Vangelo e rappresentò la scena di Betlemme in un presepio col fieno e
-con un bambino); perocchè frate Giovanni elesse per suo soggiorno quel
-convento, quantunque possa andare dove vuole. E aggiunse quel Ministro
-della provincia di Roma, corri, t'affretta, scuoti quel tuo amico,
-perchè il beato Giacomo dice: _Se alcuno di voi svia dalla verità, ed
-altri lo converte, sappia costui che chi avrà convertito un peccatore
-dall'errore della sua via, salverà un'anima da morte, e stenderà un
-velo sopra una moltitudine di peccati_. Questo frate Giovanni da Parma
-però, che aveva molti nemici per cagione della dottrina dell'Abbate
-Gioachimo, ebbe anche molti che, lo stimavano e l'amavano; tra'
-quali maestro Pietro di Spagna, sommo filosofo, logico, disputatore e
-teologo, che fatto Cardinale e poi Papa Giovanni XXI, mandò cercandolo,
-perchè lo riconosceva fornito di tante ed esimie virtù. Volle dunque
-il Papa che stesse sempre alla sua Corte, e aveva stabilito di
-crearlo Cardinale, ma la morte gli tolse di mandare ad effetto il
-suo proponimento, poichè Papa Giovanni morì dopo non molto sotto le
-ruine di una camera. Anche Papa Innocenzo IV amava frate Giovanni come
-l'anima propria, e, quando andava da lui, lo ammetteva al bacio del
-volto, ed ebbe pensiero di farlo Cardinale, ma morì prima di nominarlo.
-Parimente Vattazio Imperatore Greco, avuta contezza della santità di
-frate Giovanni da Parma, mandò pregando Papa Innocenzo IV d'inviargli
-frate Giovanni Ministro Generale, sperando che per opera sua i Greci
-sarebbero tornati nel seno della Chiesa romana. E, frate Giovanni
-andatovi, Vattazio ne prese tanta stima e amore, che volle colmarlo
-di doni, che poi non furono accettati. Allora lo pregò di portare in
-mano un certo scudiscio ogni volta che col suo seguito cavalcava per
-la Grecia, e glielo diede. Ed egli pensando che dovesse servire per
-sollecitare il cavallo, l'accettò, memore di quel verso:
-
- _Nil nocet admisso (idest: veloci) subdere calcar equo._
-
- Se galoppa il caval più che veloce,
- Un nuovo sprone al cavalier non nuoce
-
-Vedendo dunque nelle sue mani quell'arnese, che era un emblema
-imperiale, tutti s'inginocchiavano, quando passava frate Giovanni,
-come usano i latini quando nella messa si fa l'elevazione del Corpo di
-Cristo; e facevano per lui e per il suo seguito le spese del viaggio.
-E, dopo tante onorificenze, Frate Giovanni ritornò al Papa, che lo
-aveva incaricato di quella missione. Vattazio fu l'Imperatore, a cui
-successe Paleologo, non perchè avesse secolui alcuna attinenza di
-parentela, ma occupò il trono per usurpazione, dopo avere ucciso il
-figlio di Vattazio. In un Capitolo provinciale celebratosi a Sens,
-conobbi quanto il Re di Francia, di buona memoria, S. Lodovico tenesse
-in venerazione frate Giovanni. E i tre fratelli del Re, ed il Cardinale
-della Corte romana Oddone, che in occasione di quel Capitolo pranzarono
-nel convento de' frati, tutti gareggiarono nel mostrargli la loro
-reverenza. Parimente trovandosi frate Giovanni in Inghilterra, ed
-essendosi fatto annunziare per una visita al Re nell'ora che era del
-pranzo, subito il Re s'alzò da tavola, discese di palazzo, in fretta
-gli andò incontro, lo abbracciò e lo baciò. Ed essendone rimproverato
-da' suoi cortigiani, perchè s'era abbassato troppo, correndo incontro
-ad un tale omiciattolo, il Re rispose: Io l'ho fatto per onorare Iddio
-e il beato Francesco, ed anche quest'uomo, di cui ho udito celebrare
-l'insigne santità, e che è un vero servo ed amico del Dio Sommo ed
-Eccelso, e non si degrada guari chi onora i servi di Dio; perocchè il
-signore disse loro; Chi riceve voi, riceve me. E fu bene accolta la
-risposta del Re, e lodaronlo della deferenza usata per un uomo tanto
-rispettabile. Questo Re fu il padre di Odoardo Re d'Inghilterra e
-passava per un sempliciotto; onde, un giorno che era a tavola co' suoi
-cavalieri, un giocoliere della Corte a udita di tutti disse: Ascoltate,
-ascoltate: Il nostro Re è simile a Gesù Cristo. Provò molta compiacenza
-il Re a udire che era assomigliato all'Uomo-Dio; ed insisteva perchè il
-giocoliere spiegasse in che egli fosse simile a Gesù Cristo (tanto il
-Re che il giocoliere parlavano francese, e sulle loro labbra suonava
-grazioso il volgare francese). Allora il giocoliere disse: Del Signor
-nostro Gesù Cristo si dice che tanta sapienza avesse al momento della
-sua concezione, quanta all'età di trent'anni; similmente il nostro Re è
-tanto sapiente ora, quanto lo era da bambino. Si turbò l'animo del Re,
-e sdegnato ordinò, a chi era presente, di far appendere il giocoliere
-alla forca. Ma quando que' cavalieri che erano presenti furono col
-giocoliere in disparte, non eseguirono il comando del Re; gli legarono
-soltanto una fune al collo, e lo fecero sollevare a braccia alquanto
-da terra, e gli dissero: partiti di qui intanto che si calmi l'ira
-del Re, e non infierisca su di noi e su di te. E ritornando a Corte
-dissero che avevano eseguiti appuntino gli ordini. Quando poi frate
-Giovanni da Parma era lettore a Napoli, prima che fosse Generale, e
-passò da Bologna, un giorno che era alla mensa della foresteria con
-altri forestieri, sopravvennero alcuni frati, e con violenza lo fecero
-alzare da tavola per condurlo a pranzare nell'infermeria. Ma vedendo
-egli che il suo compagno restava, nè era invitato a lasciare quella
-mensa, si volse al compagno stesso dicendogli: Io non mangerò in nessun
-luogo senza il mio compagno. La qual cosa fu giudicata una villania
-da parte di que' frati, ed una somma cortesia e grazia pel proprio
-compagno da parte di frate Giovanni. Un'altra volta, quand'era Generale
-e volle prendersi un po' di vacanze, venne al convento di Ferrara,
-dove io soggiornai sette anni; ed osservando che a fargli compagnia
-d'onore erano sempre invitati alla sua mensa, sì a pranzo che a cena,
-gli stessi frati, gli entrò in animo il sospetto che il Guardiano
-frate Guglielmo da Buzea, Parmigiano, avesse i suoi beniamini, e
-gliene spiacque. Ora, una sera, mentre si lavava le mani per andare
-a cena, il frate che lo dovea servire disse al Guardiano: Chi dovrò
-invitare stasera? A cui il Guardiano rispose: Chiamerai frate Giacomo
-da Pavia, frate Avanzo, e il tale, e il tale altro. E nota che c'era
-già stata intesa preventiva, perchè i prenominati s'erano già lavate
-le mani, e stavan già pronti a tergo del Generale, che li aveva già
-scorti. Allora, con tutto l'ardore dell'anima sua accesa dallo Spirito
-divino, cominciò a parlare come in parabola; così e così; chiamerai
-frate Giacomo da Pavia, chiamerai frate Avanzo, inviterai il tale e il
-tale altro; prendi per te dieci porzioni; questa è la fola dell'oca.
-All'udir questo parlare restarono confusi e ne arrossirono quelli che
-erano stati invitati alla mensa; e non ne rimase meno in vergogna il
-Guardiano, il quale disse al ministro: Padre, io invitava costoro a
-farvi compagnia d'onore, perchè io ne li reputava più degni. Ma il
-Ministro rispose: Forse che la divina Scrittura.......? Io udiva tutto
-essendo lì vicino. Allora ripigliò colui che dovea fare il servizio:
-Chi dunque ho da invitare? E il Guardiano: Prendi gli ordini dal
-Ministro. E il Ministro disse: Mi chiamerai i più umili fraticelli,
-perchè il far compagnia al Ministro è un ministero che tutti sanno
-farlo. Andò dunque il frate inserviente al refettorio, e chiamò i più
-umili e poveri fraticelli, dicendo: Il Ministro Generale invita voi a
-cenar seco, io vi comando a nome suo di andare immediatamente da lui;
-e così fu fatto. Perocchè frate Giovanni da Parma Ministro Generale,
-quando arrivava di passaggio ad un convento di frati Minori, voleva
-che sedessero seco a mensa anche i più poveri ed umili fraticelli, o
-tutti simultaneamente, ovvero divisi in gruppi, che si alternassero fra
-loro, perchè al suo arrivare godessero anch'essi qualche cosa, (prima,
-s'intende, che la sua foresteria fosse finita, cioè prima di mettersi a
-mangiare alla mensa comune in refettorio, alla quale, quando si fermava
-in un convento, era solito andare sempre, subito dopo che si era
-riposato dalla fatica del viaggio). Frate Giovanni da Parma fu persona
-accostevole a tutti, senza predilezione per nessuno; alla mensa,
-liberale e cortese assai, tanto che se aveva a tavola varie specie di
-vini scelti, ne faceva d'ogni specie mescere a tutti, acciocchè tutti
-godessero. La qual cosa era reputata cortesia e grazia distintissima.
-I compagni, che aveva frate Giovanni da Parma quand'era Ministro
-Generale, sono i seguenti: Primo, frate Marco da Montefeltro,[133] uomo
-onesto e santo, che ebbe una longevità straordinaria; e fu compagno di
-frate Crescenzio, di frate Giovanni da Parma e di frate Bonaventura:
-Egli era di Modigliana,[134] ed è sepolto ad Urbino; la sua fama è
-cinta da fulgentissima aureola di miracoli. Modigliana è un castello
-nel distretto di Massa di S. Pietro: Urbino è città sui monti, per
-la quale si va a Cagli, che è la chiave della provincia della Marca
-d'Ancona, per dove si va ad Assisi, nella Valle di Spoleto, all'eremo
-del beato Francesco. Frate Marco fu anche Ministro Provinciale nella
-Marca d'Ancona, ove fu lodatissimo il suo ministero. Fu buon scrittore,
-rapido e chiaro, e per le fatiche che sopportò, servendo di compagno
-e da segretario di tre Ministri Generali, si meritò, e in un Capitolo
-generale si decretò, che alla sua morte ciascun sacerdote dell'Ordine
-celebrasse per l'anima sua una messa da morto. Morì poi l'anno del
-Signore 1284. Egli era mio specialissimo amico, ed amò tanto il
-Ministro Generale frate Bonaventura, che quando, dopo la morte di lui,
-gli tornavano a memoria le sue graziose maniere nel conversare e i
-suoi meriti letterari, per dolce commozione gli piovevan le lagrime
-dagli occhi. Eppure, quando frate Bonaventura Ministro Generale
-doveva predicare al clero, frate Marco gli si presentava e dicevagli:
-Tu sei come un mercenario; e non ricordi che, quando l'altra volta
-predicasti, non sapevi quel che ti dicessi? Ma spero che questa volta
-la non anderà così: E frate Marco gli parlava in questo modo per
-ispronarlo a predicar sempre meglio. Tuttavia frate Marco scriveva e
-voleva aver copia di tutti i sermoni di frate Bonaventura, il quale
-del resto, quando frate Marco gli parlava quel linguaggio ingiurioso,
-ne godeva per cinque motivi: 1.º perchè era uomo benigno e sapiente;
-2.º perchè così imitava il beato Francesco; 3.º perchè era sicuro che
-frate Marco lo amava di tutto cuore; 4.º perchè quel fare gli spegnerà
-ogni seme di vanagloria; 5.º perchè ne riceveva stimolo ad essere
-più accurato. Degli altri compagni di frate Giovanni diremo altrove
-a luogo opportuno. Così quando suonava la campanella che chiamava chi
-n'era incaricato dal convento, a mondare i legumi e gli erbaggi, frate
-Giovanni, anche quando era Ministro Generale, accorreva e lavorava
-cogli altri frati, come ho visto co' miei occhi; e perchè io aveva
-secolui famigliarità, gli diceva: Padre, voi fate quello che insegnò
-il Signore in Luca 22, ecc; e rispondeva: È così che noi dobbiamo
-esercitare la perfetta umiltà, e quella giustizia davanti alla quale
-dobbiamo essere tutti eguali. Parimente non mancava mai nè di giorno nè
-di notte all'ufficio ecclesiastico, specialmente poi al mattutino, al
-vespro e alla messa conventuale; checchè il guardacoro gli accennava,
-subito lo eseguiva, intonare antifone, cantare lezioni e responsorii,
-e dire le messe conventuali. Nel convento di Lione, come ho veduto io,
-predicò due volte ai frati nel Giovedì Santo; una volta la mattina,
-e l'altra volta all'ora che gli fu prefissa, ed eranvi ad ascoltarlo
-Vescovi e Ministri dell'Ordine nostro. E ciò avvenne quando Papa
-Innocenzo IV risiedeva a Lione co' suoi Cardinali. Il Venerdì Santo
-poi avrebbe officiato, se Guglielmo, Vescovo di Modena e Cardinale,
-non si fosse offerto di fare l'officiatura, a cui, come conveniva,
-cedette per gentilezza. Nel Sabato Santo il guardacoro gli accennò di
-cantare l'ultima profezia e la cantò. Insomma era ricco d'ogni virtù,
-e, sin anche quand'era Generale, voleva fare le parti dell'amanuense
-per guadagnare di che vestirsi colle proprie mani. Ma i frati non
-glielo permettevano, perchè lo vedevano occupatissimo per il regime
-dell'Ordine, e quindi gli davano di buon grado tutto il necessario. Fu
-eletto Ministro Generale l'anno 1247 in un Capitolo generale adunatosi
-a Lione in Agosto, tempo in cui aveva ivi trasportata la sua residenza
-Papa Innocenzo IV. Governò lodevolmente dieci anni l'Ordine de' frati
-Minori; e anticipò l'ultimo Capitolo generale celebratosi sotto il suo
-Generalato, per affrettare il giorno delle sue dimissioni, non volendo
-più saperne d'essere Generale, e si tenne il giorno della Purificazione
-del 1257. I Ministri, i custodi ed i deputati soprassedettero un giorno
-intero senza dar corso a nessuno degli affari del Capitolo, perchè non
-volevano saperne di accettare le dimissioni. Allora entrato in Capitolo
-motivò, secondo che seppe meglio e volle, la sua deliberazione, e,
-quelli a cui spettava l'elezione, facendo ragione alla angustia, da
-cui era premuto l'animo di lui, quantunque a malincuore, gli dissero:
-Padre, voi che visitaste tutti i conventi dell'Ordine, e conoscete
-le virtù e le doti dei singoli frati, indicatene uno idoneo a questo
-ufficio, e sia vostro successore. E subito designò frate Buonaventura
-da Bagnorea; e aggiunse che uno più degno di quello non lo conosceva
-in tutto l'Ordine; e per voto unanime fu eletto. Pregarono poi frate
-Giovanni di tenere la presidenza del Capitolo fino alla sua chiusura,
-ed accettò. Il successore frate Bonaventura resse l'Ordine diciassette
-anni, e fece molto di bene. Frate Giovanni, esonerato dall'ufficio,
-andò ad abitare nel romitaggio di Greccio, dove il beato Francesco,
-il dì della Natività del Signore, aveva rappresentata la scena del
-presepio, di che è parlato estesamente nella sua biografia. Ed ivi
-frate Giovanni abitando, vennero due uccelli selvatici da una vicina
-boscaglia, grossi come oche, e fecero loro nido, deposero le uova, e
-covarono i pulcini sotto il tavolo che gli serviva a continuo studio,
-e da lui si lasciavano senza renitenza accarezzare. Ed andato un
-giorno a fargli visita un Vescovo, desiderò di avere, ed ebbe da lui
-per favore, uno di que' pulcini. Inoltre una mattina frate Giovanni,
-svegliato per tempissimo il suo camillo, perchè voleva dir messa,
-questi rispose che s'alzerebbe subito; ma siccome si trovava ancora
-mezzo tra il sonno e la veglia, di nuovo cadde in preda al sopore.
-Dopo qualche tempo si risvegliò, si vergognò della sua sonnolenza, e,
-accorso alla chiesa, trovò che frate Giovanni diceva messa, e aveva
-un camillo in cotta, che lo serviva benissimo; e, finita la messa,
-senza dir verbo si ritirarono. Nel corso della giornata però frate
-Giovanni disse al suo camillo: sia tu benedetto, o figlio, perchè
-oggi mi hai servito messa con tanta attenzione e devozione, che son di
-credere avermi perciò Iddio conceduta la straordinaria consolazione,
-che oggi ho provato nel dir messa. A cui il camillo rispose: Padre,
-perdonate se quando mi chiamaste io era così vinto dal sonno che non
-potei accorrere prontamente a servirvi; e quando arrivai vidi che altri
-vi serviva. Eppure io so che non c'è nel convento nessun forestiero,
-ed ho interrogato ad uno ad uno tutti i frati di casa se mai alcuno
-di loro vi avesse servito alla messa, ed ognuno ha risposto che no.
-A cui frate Giovanni rispose: Io credeva che fossi tu, ma chicchè
-sia stato, sia egli benedetto, e sia benedetto il nostro Creatore in
-tutti i suoi doni. Molte altre bellissime e buonissime cose vidi,
-udii e conobbi di Frate Giovanni da Parma, già Ministro Generale,
-degne di essere tramandato ai posteri, ma che passo in silenzio, sia
-per brevità, sia perchè mi affretto a parlare d'altro, sia perchè
-la Scrittura dice nell'Ecclesiastico 11. _Prima che muoia non lodare
-nessun uomo_. E frate Giovanni vive tuttora, sebbene carico d'anni, ed
-ora, che questi fatti affido alla carta, volge l'anno del Signore 1284,
-giorno successivo alla festa dell'invenzione di S. Michele, anno IV
-del Pontificato di Martino IV, indizione 12, mese di Maggio, martedì.
-Il padre di frate Giovanni si chiamò Alberto Uccellatore perchè si
-dilettava di andare a caccia d'uccelli, e ne faceva professione.
-Dunque, come più su è stato detto, gloriandomi io in Arles, al cospetto
-di frate Giovanni d'aver ricevuto la facoltà di predicare a Lione
-da Papa Innocenzo IV, il mio compagno frate Giovannino dalle Olle
-soggiunse: Preferirei d'averla dal Ministro Generale anzichè da un
-Papa qualunque; e se è necessario passare sotto la prova di un esame,
-ci esamini frate Ugo, e alludeva a quell'illustre Ugo Provenzale, che
-si trovava allora nel convento di Arles in occasione dell'arrivo del
-Ministro Generale, di cui era intimo amico. Ma frate Giovanni rispose:
-Non permetto che vi esamini frate Ugo vostro amico, che sarebbe vosco
-indulgente; chiamatemi invece il lettore e il ripetitore di questo
-convento. Chiamati, accorsero, e il Generale disse loro: Ritiratevi in
-disparte con questi due frati e sottoponeteli ad esame sulle materie
-e sull'arte del predicare; e riferitemi se meritano di avere facoltà
-di predicare. E a me la conferì, al mio compagno la negò, perchè era
-ignorante. Il generale tuttavia gli disse: Ciò che si differisce, non
-è perduto; studia, o figlio mio, e dammi la consolazione di prepararti
-a rispondere meglio a chi ti esaminerà. In quel frattempo arrivarono
-due frati Toscani; uno di Prato, frate Gherardo fratello di frate
-Arlotto, ed uno da Colle[135], frate Benedetto, che andavano a studio a
-Tolosa. Eglino erano allora diaconi ed erano buoni scolari, ed avevano
-studiato meco più anni nel convento di Pisa. Essi, volendo partire
-all'indomani, mandarono frate Marco dal Generale, di cui era compagno,
-a pregarlo che volesse conferire loro la facoltà di predicare, e
-di essere promossi al sacerdozio. Quella sera il Generale recitava
-compieta, ed io solo era con lui quando in quel momento arrivò frate
-Marco, e interruppe la nostra compieta per fare la sua ambasciata. Ma
-il Generale col calore e coll'enfasi di quello spirito, che soleva
-avere quando gli pareva d'essere eccitato da zelo divino, rispose
-a frate Marco suo compagno: Fanno male que' frati, ed è impudenza
-domandar tanto, mentre l'Apostolo dice: _Nessuno arroghi a se stesso
-gli onori_. Ecco: Essi sono or or partiti dal Ministro loro, che
-conosceva la loro abilità, e poteva loro conferire quanto domandano a
-me; vadano dunque a Tolosa, dove sono mandati a studiare, ed imparino,
-che ivi non sono necessarie le loro prediche; a tempo debito potranno
-ottenere quello che desiderano. Allora frate Marco, vedendo il Generale
-conturbato, diede un'altra piega al discorso e disse: Padre, dovete
-credere che non eglino mi hanno mandato, ma frate Salimbene può avermi
-detto ch'io parlassi a voi per loro. E il Generale di rimando: Frate
-Salimbene è sempre stato quì con me a recitare compieta; quindi son
-certo che non ha dato a te questa incumbenza. Si ritirò adunque frate
-Marco dicendo: Così volete, così si faccia. Io mi accorsi che frate
-Marco non aveva accolta con animo sereno quella risposta; e, finita
-la compieta, andai per confortarlo, e mi disse: Frate Salimbene,
-ha fatto male frate Giovanni a farmi diventar rosso la faccia, e
-non ascoltare la mia preghiera per sì poca cosa. Anch'io fatico per
-l'Ordine nostro, sono suo compagno e segretario, sebbene io mi trovi
-in età avanzata. È vero che sono partiti or ora dal loro Ministro,
-che li conosce a pieno, e appunto perchè li conosce buoni di indole
-e di ingegno li manda a studio a Tolosa, perchè vadano poi a Parigi.
-Ma questi frati gradivano più d'avere la facoltà di predicare dalla
-santità e dignità di frate Giovanni, che da frate Piero da Cori[136]
-loro Ministro. Volevano poi essere promossi al sacerdozio perchè la
-città di Pisa, dove abitarono, da trent'anni, come sapete, è interdetta
-delle ufficiature ecclesiastiche, avendo i Pisani fatto prigionieri
-in mare molti Cardinali ed altri Prelati, e per giunta occupano di
-forza sui monti dieci castelli del Vescovo di Lucca, ed hanno invaso
-la Garfagnana contro la volontà della Chiesa. (La Garfagnana è un
-territorio montano tra il Lucchese e il Lombardo). Laonde, trovandosi
-eglino a Pisa, non si presero pensiero della promozione al sacerdozio;
-ma ora desidererebbero d'esser fatti preti per dir messa pe' vivi e
-pe' morti ed essere più utili ai frati, presso i quali si recano; e
-questi giovani se lo avrebbero in tutta loro vita per un benefizio,
-ed ora sarebbero riconoscenti della grazia se l'avessero conseguita;
-e sallo Iddio con qual rossore sulla fronte mi presento a loro per
-annunziare che sono state vane le mie preghiere. A cui io breve risposi
-e dissi: Mi piacciono le tue considerazioni più che la risposta del
-Generale; ma abbi pazienza, chè la pazienza per l'uomo è perfezione.
-Quella sera stessa il Generale fece chiamar me e il mio compagno, e
-ne disse: Figliuoli; spero di partirmi presto da voi, perchè mi sono
-proposto di fare una visita ai frati della Spagna. Perciò sceglietevi
-un convento, qualunque esso sia fra tutti quelli dell'Ordine, ove vi
-piaccia andare, eccetto però quello di Parigi, e là vi manderò; avete
-tempo tutta notte a pensare, a scegliere, a deliberare; domani me
-ne farete cenno. E l'indomani al primo incontrarci, ne disse: Quale
-deliberazione avete presa? quale scelta avete fatto? A cui io risposi:
-Nulla deliberammo a proposito della scelta d'un convento ove andare
-per non essere noi stessi la causa del nostro dolore; ci rimettiamo al
-vostro volere; mandatene ove a voi piace, e noi obbediremo. Accolta
-per virtuosa la nostra risposta, ne soggiunse: Andatene ve dunque al
-convento di Genova, ove vi troverete in compagnia di frate Stefano
-Inglese, che manderò colà. Intanto scriverò al Ministro e a que' frati,
-che vi usino que' riguardi che userebbero a me stesso; e che tu, frate
-Salimbene, sia promosso al sacerdozio, e il tuo compagno Giovannino
-al diaconato. E quando verrò là, se vi troverò contenti, n'avrò tanta
-consolazione, se no, troverò modo di contentarvi; e tutto fu fatto.
-Poi quel giorno stesso il Generale disse a frate Ugo amico suo: Che ne
-dite, frate Ugo? Dobbiamo andarcene insieme in Ispagna per adempire il
-consiglio dell'Apostolo? E frate Ugo rispose; Anderete voi, Padre; io
-desidero chiudere i miei giorni nella terra de' padri miei. E subito
-lo accompagnammo alla barca che l'aspettava sul Rodano. Era la festa
-di S. Michele, dopo nona, e, datone l'addio, si mosse per arrivare in
-giornata a S. Egidio. Noi per mare andammo a Marsiglia, ove trovammo
-frate Stefano Inglese, che mi pregò di dire al Guardiano che per la
-festa del beato Francesco avrebbe predicato volentieri al clero e ai
-frati. Ma il Guardiano rispose che l'avrebbe udito di molto buon grado,
-se non avesse temuto di fare uno sfregio al Vescovo, che doveva andare
-a rendere quella festa più solenne del solito. Passata la solennità
-del beato Francesco, prendemmo il mare e andammo a Jeres, al convento
-di frate Ugo; e frate Stefano, che non potè trovare imbarco col suo
-compagno s'avviò per terra al convento di Genova. Io poi ed il mio
-compagno facemmo sosta a Jeres per godere la compagnia di frate Ugo,
-dalla festa del beato Francesco sino al giorno d'Ognissanti. Ed io
-era ben lieto dell'occasione di starmi in conversazione di frate Ugo,
-col quale tutta la giornata si parlava della dottrina dell'Abbate
-Gioachimo. Perocchè egli ne possedeva tutte le opere pubblicate, era
-uno de' suoi più caldi seguaci, uno de' chierici più illustri del mondo
-per scienza e santità incomparabile. Tuttavia io era in dispiacere
-perchè il mio compagno era malato morto e non voleva aversi riguardi,
-e per l'una parte l'inverno rendeva più difficile la navigazione, e
-per l'altra, quell'anno, il soggiorno di Jeres era malsano pel vento
-marino, ed anch'io, non malato, appena poteva respirare di notte,
-anche stando all'aperto. Ma la notte si udivano lupi a torme ululare,
-e li ho uditi più volte; perciò dissi al mio compagno, che era un
-giovane sempre inchiodato nelle sue idee: Tu non vuoi averti riguardi
-da ciò che ti fa male, e sempre fai ricadute. Io riconosco questo
-paese molto insalubre, e non vorrei morire ora, perchè vorrei arrivare
-a vedere le cose che predice frate Ugo. Perciò sappi che, se trovo
-tra' nostri frati una compagnia che mi garbi, partirommi con quella.
-Allora rispose: Mi piace la proposta, verrò anch'io con te; ma si
-arrese perchè sperava che nessun frate fosse per mettersi in viaggio
-con noi. Quand'ecco, per grazia di Dio, subito presentarsi un certo
-frate Ponzio, sant'uomo, che aveva dimorato con noi nel convento di
-Aix, ed andava a Nizza, del cui convento era stato eletto Guardiano.
-Quando ci vide, mostrossi tutto festoso, e gli dissi: Vogliamo venir
-con voi, giacchè noi dobbiamo andare a Genova. Egli se ne mostrò molto
-lieto, e disse: Vado subito a procurarmi un imbarco. L'indomani, dopo
-il pranzo, ci recammo alla nave, che era distante dal convento dei
-frati un miglio. Ma il mio compagno non voleva seguirmi. Veduto però
-ch'io assolutamente partiva, si licenziò dal Guardiano del convento, e,
-dopo noi, si mise in via. E dandogli io la mano per aiutarlo a salire
-a bordo, si trasse indietro, come io gli facessi orrore, e disse:
-Non sia che tu mi tocchi, tu che non mi hai serbata nè fede, nè buona
-compagnia. Ed io di rimando: Miserabile, sii riconoscente alla bontà
-di Dio verso di te, la quale mi ha rivelato che se tu fossi rimaso qui,
-ne saresti morto. Ma egli era tanto protervo che non aggiustò fede alle
-mie parole finchè il morbo colla sua gravità non glielo fece intendere.
-Difatto tutto l'inverno non potè liberarsi dalla malattia, che aveva
-contratta in Provenza. .... e mi imbarcai il giorno di S. Mattia, e, da
-Genova al convento di frate Ugo, navigai quattro giorni; e trovai morti
-e sepolti sei frati di quel convento; primo de' quali il Guardiano,
-che aveva accompagnato alla nave il mio compagno; un altro fu frate
-Guglielmo da Pertuis[137], eccellente predicatore, che una volta
-aveva soggiornato nel convento di Parma, ed altri quattro che non è
-necessario nominare. Quando poi, al mio ritorno al convento di Genova,
-dissi al mio compagno che erano morti i suddetti frati, mi rese molte
-grazie d'averlo tratto dalle fauci della morte. Finalmente guarì, e
-dopo alcuni anni andò in una provincia d'oltremare, (quell'anno in cui
-per la seconda volta partì per una crociata il Re di Francia) e andò a
-Tunisi, ove fu fatto custode, e, come custode, venne poi ad un Capitolo
-generale celebratosi ad Assisi, in cui fu creato Ministro Generale
-frate Bonagrazia, e fu distribuita ai frati una chiosa della Regola.
-E avendo poi i cristiani che erano in Egitto prigionieri dei Saraceni
-mandato a pregare Papa Nicolò III che per amore di Dio inviasse loro un
-buono ed adatto sacerdote, a cui potere confidenzialmente confessare
-i proprii peccati, il Papa incaricò il Ministro Generale di designare
-un frate, ed il Generale Bonagrazia volle che quel sunnominato mio
-compagno, in virtù di salutare obbedienza, e per la remissione di
-tutti i suoi peccati, andasse dai prigionieri cristiani, che erano in
-Egitto. Egli poi ottenne dal Ministro Bonagrazia di poter venire al
-primo Capitolo generale, e poscia andare nella provincia di Bologna,
-alla quale a principio apparteneva. Ed ogni cosa fu fatta a dovere.
-Perocchè e per opera sua e coll'aiuto d'altri ne venne molto di bene
-a quei cristiani. E vide il rinoceronte, e la vigna del balsamo, e
-portò manna in un vaso di vetro, ed acqua della fontana di S. Maria,
-senza la cui irrigazione la vigna del balsamo non può fruttare, e portò
-seco pezzi del legno del balsamo, e molte altre cose nuove per noi,
-e le faceva vedere ai frati; e riferiva come i prigionieri cristiani
-erano trattati dai Saraceni, i quali li fanno scavare le fosse de'
-loro castelli, e asportarne la terra in corbelli, e non si danno loro
-che tre piccoli pani per testa al giorno. Dopo dunque che fu celebrato
-il primo Capitolo generale in Alemagna, a Strasbourg, al quale egli
-era intervenuto, fu colto da morte nel primo convento che trovò sulla
-via del suo ritorno presso Strasbourg, e rifulse per miracoli che
-operò. Tale era frate Giovannino dalle Olle di Parma, che appartenne
-alla provincia di Romagna, ossia dell'Esarcato Greco, alla provincia
-di Bologna, e alla provincia di Terra Santa; e fu mio compagno in
-Francia, in Borgogna, in Provenza e nel convento di Genova; scrittore
-buono, buon cantore, buon predicatore, buono, onesto ed utile uomo, la
-cui anima riposi in pace. Nel convento ove morì v'era un frate minore
-malato di malattia incurabile, per quel che ne san fare i medici, il
-quale si diede a pregare Iddio affinchè per amore di frate Giovannino
-volesse concedergli piena salute, e subito guarì. Ho udito raccontarlo
-da frate Paganino da Ferrara, che era presente. Trovandomi io adunque
-con lui e con frate Ponzio, nuovo Guardiano di Nizza, quel giorno
-stesso che lasciammo frate Ugo e Jeres, approdammo a Nizza, che è città
-sul mare; e vedemmo ed imparammo a conoscere frate Simone Pugliese
-da Montesarchio[138], che era procuratore dell'Ordine alla Corte
-pontificia, che allora aveva residenza a Lione. Egli voleva andare a
-Genova ed aspettava al lido in compagnia del refettoriere di Lione, se
-mai potessero trovare una nave a loro conveniente, e dissi loro: Noi
-la nostra nave l'abbiamo già noleggiata, e domani prenderemo il mare.
-Ed eglino se ne congratularono con noi. Tutta la giornata seguente
-e tutta la notte si navigò, e al primo mattino si entrò in porto a
-Genova, che è presso il mare, ed era una domenica. I frati, quando
-ci videro, ne fecero i loro rallegramenti, e mostrarono di gradire il
-nostro arrivo; ma in ispecie frate Stefano Inglese, che era lettore,
-cui poscia il Ministro Generale mandò a Roma, come gli aveva promesso,
-e vi fu lettore, e vi morì col suo compagno frate Iocelino, dopo che
-ebbero appagato il loro desiderio di vedere la città eterna co' suoi
-santuarii; e allora era Ministro di quella provincia frate Giacomo
-da Iseo[139]. Nel convento di Genova, quando vi arrivai, c'era anche
-frate Taddeo Romano, già canonico di S. Pietro di Roma; era vecchio,
-vecchissimo, e dai frati stimato per santo. Altrettanto è da dire di
-frate Marzio da Milano, che era stato Ministro, e di frate Rabuino di
-Asti. Questi era stato Ministro della provincia di Terra di Lavoro e
-della provincia della Marca di Treviso, ed aveva soggiornato a lungo
-con frate Giovanni da Parma nel convento di Napoli. Nel Capitolo di
-Lione si adoperò a far nominare Generale frate Giovanni da Parma,
-sollecitandone i frati; e Iddio appagò il suo desiderio. Trovai pure
-a Genova frate Bartolino custode del convento, che poi fu Ministro;
-frate Pentecoste, santo uomo; e frate Matteo da Cremona, anch'egli
-un santo; i quali tutti ne usarono gentilezze e carità. Il Guardiano
-poi diede a me due tonache, una più fina, l'altra meno, ed altre due
-parimente ne diede al mio compagno. Il Ministro, frate Nantelmo da
-Milano, che era stato lettore, uomo santo e consacrato a Dio, disse
-che m'avrebbe procurato qualunque piacere e grazia gli avessi mostrato
-di desiderare, e delegò frate Guglielmo Piemontese suo compagno,
-uomo valente in letteratura e santo, ad insegnarmi a dir messa ed a
-cantare. Tutti costoro salirono già da questo mondo al Padre eterno; e
-i loro nomi sono scritti nel libro della vita; chè buona e lodatissima
-fu sempre la loro condotta. Non ho mai visto uomo che, più di frate
-Nantelmo Ministro di Genova, si assomigliasse a frate Vitale Ministro
-di Bologna, sia nella persona che nel carattere, ne' costumi, in tutto;
-ed era molto nella grazia di frate Giovanni da Parma. In questo anno
-1248 era a Genova un Vescovo di Corsica, che era stato monaco nero
-dell'Ordine di S. Benedetto, piacentino per padre, e parmigiano per
-madre, la quale era della famiglia degli Scarpa. Rè Enzo, o Federico
-suo padre ex Imperatore, lo aveva fatto espellere dalla Corsica, che
-è vicina alla Sardegna, in odio alla Chiesa, e dimorava a Genova,
-ed era ridotto a fare l'amanuense per guadagnarsi il vitto, e ogni
-dì veniva alla messa dei frati Minori, e dopo andava in iscuola ad
-ascoltare la lezione di frate Stefano Inglese. E causa dell'espulsione
-fu che l'Imperatore Federico aveva dato ad Enzo od Enrico, suo figlio
-illegittimo, una donna Sarda in moglie, che si chiamava Donzella.
-Questo Vescovo adunque mi consacrò Sacerdote nella chiesa di S.
-Onorato, che ora è annessa al convento de' frati Minori di Genova,
-ma allora non apparteneva ai frati; chè quantunque fosse eretta su di
-un'area che era di proprietà dei frati, pure l'aveva occupata un prete
-e la teneva senza che avesse parrocchiani. Quando i frati si coricavano
-nelle loro celle dopo il mattutino per riposare, quel buon uomo, colle
-sue campane, non li lasciava posare; ed ogni notte era di quella. Per
-cui i frati del convento di Genova seccati troppo, si adoperarono
-presso Papa Alessandro IV per avere quella chiesa, e la ebbero. Ma
-quando Papa Alessandro canonizzò S.ª Chiara, nella celebrazione della
-prima messa di detta Santa, recitatane l'orazione, gli si avvicinò
-quel sacerdote e disse: Per amore della beata Chiara, Padre, vi prego
-di non privarmi della chiesa di S. Onorato. E il Papa, toltegli dalla
-bocca le parole, in suo dialetto cominciò a dire ripetutamente: Per
-amore di S.ª Chiara voglio che la abbiano i frati; e lo ridisse tante
-volte che pareva quasi un pazzarello; e quel prete, udendo quella
-risposta e in tal modo data, sospirò e partissene. Nel tempo in cui
-io abitai a Genova, eravi pure un Arcivescovo, basso di persona, molto
-vecchio e avaro, e sul conto suo correvano anche altre sinistre voci;
-si diceva cioè che non fosse in tutto cattolico. Egli un giorno convocò
-nel suo palazzo il clero regolare e secolare, quasi volesse fare un
-sinodo, ma lo scopo vero era quello di ascoltare, come desiderava,
-un'orazione di frate Stefano Inglese dell'Ordine de' Minori, poichè
-l'aveva sentito lodare altamente per celebre oratore ed illustre
-chierico. Vi fui anch'io, e riferisco quanto ho udito. Primo fu egli
-a predicare; dopo di lui non permise che altri parlasse tranne frate
-Stefano, il cui sermone magnificò con lodi. Encomiò frate Stefano anche
-per la sua scienza, bontà, onestà e santità di vita, aggiungendo che un
-chierico tanto illustre aveva onorato assai la città di Genova venendo
-dall'Inghilterra in Italia, e che, se egli fosse stato ancor giovane,
-avrebbe volentieri, ogni volta che l'avesse potuto, assistito nella
-scuola alle lezioni di lui. Poi fece i suoi elogi al Vescovo di Corsica
-come religioso, e santa ed onorata persona, e come distintamente abile
-a leggere, scrivere, porre in carta le note musicali, cantare, e come
-rispettabile per ogni maniera di virtù; ed aggiunse che era povero,
-perchè l'Imperatore lo aveva cacciato dal suo episcopio, e raccomandò
-a tutti che lo aiutassero in ogni possibile maniera. Vi fu chi osservò
-che l'Arcivescovo con questa raccomandazione fece vergogna a sè stesso,
-perchè egli doveva soccorrere un Vescovo bisognoso tenerlo presso
-di sè nella sua Corte, e n'avrebbe avuto merito, premio ed onore. Ma
-Seneca dice: _L'avarizia del vecchio è simile ad un mostro._ Parimente
-Marziale Coco dice:
-
- _Miramur iuvenes largos, vetulosque tenaces;_
- _Illis cum multum; his breve restat iter._
-
- È un fatto in vero sovra ogni altro strano
- Che scialacqui il garzon lunge da morte,
- E ammassi poi con appetito insano
- Chi già del cimiter bussa alle porte.
-
-Doveva dunque il ricco Arcivescovo tenere in casa sua il povero
-Vescovo, e dire con Giacobbe Genesi 22º ecc; ma la sua avarizia e
-tirchieria ne lo dissuase: e dopo la mia partenza da Genova seppi poi
-che l'avevano ucciso. Simile a lui per avarizia ed esosità era il
-Vescovo di Ferrara. Tanto che, quando il Patriarca di Gerusalemme,
-arrivato a Ferrara d'oltremare, in viaggio per recarsi alla Corte
-pontificia a trattare di suoi affari, lo pregò di ospitarlo una
-notte nel suo episcopio, n'ebbe un rifiuto. Ma arrivato a Corte, e,
-fermatovisi alquanto tempo, vi fu eletto Papa. Questi fu Urbano IV
-oriondo di Troyes; e scrisse al Vescovo di Ferrara una lettera di
-questo tenore: Sappi che ora io sono Papa, e non avendomi tu voluto
-accogliere come ospite, quantunque l'Apostolo dica: Il Vescovo deve
-essere ospitale, dell'avarizia e tircheria tua potrei ricambiartene
-a misura del merito ecc. Non si è però mai saputo che il Papa ne
-lo abbia punito. Tuttavia egli rimase sotto il peso di una continua
-trepidazione, che gli valse per una non piccola punizione. Il Vescovo
-suaccennato era oriondo di Brescia, medico, poi Vescovo di Piacenza.
-Finalmente andò a Roma, ove ne ottenne il Vescovado di Ferrara. A
-Piacenza teneva in casa due frati Minori, a cui per avarizia dava
-un vitto meschino. Nell'anno 1248 Papa Innocenzo IV, che risiedeva
-a Lione co' suoi Cardinali, mandò frate Simone da Montesarchio,
-procuratore dell'Ordine dei frati Minori, di cui ho parlato più su, in
-Puglia, perchè sottraesse il regno di Puglia e di Sicilia dal dominio
-di Federico Imperatore deposto; e molti di quegli abitanti volse ad
-abbracciare il partito della Chiesa. Ma finì che l'Imperatore lo fece
-prendere, e gli fece subire diciotto torture, sostenute tutte da quel
-frate con una fiera rassegnazione, senza che i tormentatori potessero
-estorcere nulla dalle sue labbra, tranne che lodi a Dio; e Iddio operò
-per intercessione di lui molti miracoli, e voglia il cielo che sia
-intercessore anche per noi, e così sia. Questi fu mio amico e venne
-meco dal Papa alla Corte di Lione, e passando da Nizza a Genova per
-mare, ci raccontammo molti fatti. Era di statura mezzana e bruno,
-somigliante a S. Bonifacio, uomo sempre allegro e intraprendente, di
-buona vita e sufficiente coltura letteraria. Vi fu anche un altro frate
-Simone, detto della Contessa, cui Iddio rese illustre, cingendolo di
-una raggiante aureola di miracoli; e frate Giovanni da Parma lo fece
-Ministro della provincia di Assisi, nella vallata di Spoleto. Questo
-fu mio intimo amico nel convento di Marsiglia, l'anno in cui il Re
-di Francia andò la prima volta oltremare, cioè l'anno 1248, anno in
-cui i fuorusciti di Reggio, partigiani della Chiesa, presero di viva
-forza tutti i castelli della montagna; e i Parmigiani ricuperarono
-Bibbianello[140], Cavriago[141], Guardasone[142] e Rivalta[143], e
-infierì anche una estesa moria, della quale restò vittima l'Abbate
-di S. Prospero di Reggio. Lo stesso anno l'Imperatore già deposto
-riconquistò Vercelli; e fu ucciso Bonacorso da Palù; e furono mandati
-ostaggi in Puglia Ruzinente di Reggio e Maravone e molti altri
-Reggiani. Il Re Enzo, che allora occupava la città di Reggio, fece
-aprire un gran cavo verso la Scalopia[144] sino al Po; e il Vescovo di
-Tripoli, che era de' Roberti di Reggio, morì in Parma, e fu sepolto
-nella Basilica cattedrale, che è dedicata alla Beata Vergine; e
-Bernardo di Rolando dei Rossi da Parma, cognato di Papa Innocenzo IV,
-fu preso e ucciso dagli imperiali, perchè, tornando da Fornovo, il
-suo cavallo incespicò e cadde a terra. Che se l'Imperatore l'avesse
-avuto in mano vivo......... e la guerra era grossa. L'Imperatore aveva
-il suo quartiere a Cremona, e faceva spesso sue scorrerie sull'Agro
-parmigiano, e si soffermava talora ne' dintorni di Parma co' suoi
-tedeschi ed altri di parte sua, spiando l'occasione di vendicarsi de'
-Parmigiani, che l'avevano cacciato in fuga, e distrutta Vittoria sua
-città, costrutta presso Parma, in una località chiamata Grola. E in
-quel tempo teneva la signoria di Modena, Reggio e Cremona, mentre que'
-cittadini di queste città, che parteggiavano per la Chiesa, vagolavano
-al di fuori schivando sempre le strade. Nell'anno suindicato Lodovico
-Re di Francia passò il mare per battere i Saraceni d'Oriente, e prese
-loro Damiata;[145]; i Bolognesi assediarono Bazano, castello de'
-Modenesi, lo espugnarono e lo occuparono il giorno 6 di Luglio. Così
-la Chiesa, mentre era allora Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal
-diacono, ricuperò le Romagne e riacquistò quasi tutta la Marca
-d'Ancona. Nell'anno predetto, come già accennai, Lodovico Re di Francia
-co' suoi tre fratelli, coll'esercito e con una innumerevole caterva di
-volontarii, tutta gente del volgo, verso la Pentecoste, presa la croce,
-incominciò il suo viaggio e passò il mare per debellare i Saraceni e
-ricuperare Terra Santa. E a prima giunta occupò Damiata; ma poi, per le
-colpe dei Francesi, restò ucciso Roberto secondogenito fratello del Re,
-ma non mancò di colpa il Re stesso, perchè, inebbriato dalla fortuna
-del primo fatto d'armi, ciecamente credette di avviluppare tutti i
-Saraceni, e d'un colpo solo distruggerli tutti. Nella vallata di S.
-Giovanni di Morienna (che si stende da Susa in Lombardia sino a Lione,
-tra la città di Grenoble e il castello di Ciamberì) ad una lega di
-distanza da Ciamberì vi è una pianura, che si chiama propriamente valle
-di Savoia, sopra la quale alzava il capo un monte altissimo, che in
-quell'anno una notte franando ingombrò, anzi otturò, la valle; e quella
-frana si vede ancora lunga una lega, e larga una e mezzo, e sotto vi
-restarono sepolte sette parocchie con quattromila abitanti. Quando
-accadde questo disastro io era a soggiornare nel convento di Genova,
-ove udii la voce che ne correva; ma l'anno dopo passai per quella
-contrada, cioè per Grenoble, e me ne accertai. Dopo tempo poi, abitando
-io nel convento di Ravenna, ne interrogai frate Guglielmo Ministro
-Provinciale di Borgogna, che passò da Ravenna per andare ad un Capitolo
-generale, e ne scrissi fedelmente e veracemente tutto quello che ne
-seppi.
-
-
-a. 1249
-
-L'anno del Signore 1249, dimorando io nel convento di Genova, il
-Ministro frate Nantelmo volle ch'io mi recassi dal Ministro Generale
-per affari della provincia di Genova. M'imbarcai il giorno di S. Mattia
-Apostolo, e in quattro giorni arrivai a Jeres al convento di frate
-Ugo. Egli al vedermi fece vivissima festa, ed, essendo Vicario del
-Guardiano, pranzò con me e col mio compagno come in famiglia, senza
-che nessun altro vi fosse presente, tranne il frate che ne serviva;
-e ne fece imbandire un pranzo di pesci di mare e d'ogni altra cosa
-lautissimo. Eravamo al principio di quaresima; e il mio compagno, che
-era Genovese, e i frati di quel convento fecero le meraviglie per
-la famigliarità e dimestichezza usatami, sapendo che frate Ugo non
-era uso pranzare in quelle ricorrenze in compagnia d'alcuno; forse
-perchè era quaresima. Durante il pranzo si parlò molto di Dio, della
-dottrina dell'Abbate Gioachimo, e delle cose future; e seppi, come
-più sopra ho detto, che erano morti in quel convento sei frati, che,
-circa al dì d'Ognissanti, io vi aveva lasciati vivi e sani. E, quando
-io partii da Genova, vi era vicino alla sagristia un mandorlo fiorito;
-ed in Provenza vidi le mandorle grosse col mallo verde; trovai anche
-fave grosse e fresche ne' baccelli. Dopo pranzo mi avviai alla volta
-del Ministro Generale, che, dopo il tempo necessario pel viaggio,
-trovai in Avignone, reduce dalla Spagna, d'onde era stato richiamato
-da Papa Innocenzo IV, residente allora a Lione, per affidargli una
-missione presso i Greci, i quali si sperava di ricondurre, coll'aiuto
-di Vattacio, in seno della Chiesa romana. Avignone è una città della
-Provenza, non lunge dal Rodano, nella quale in processo di tempo morì
-frate Bonagrazia Ministro Generale. Poscia andai a Lione col Ministro
-Generale stesso, e quando arrivammo a Vienna, incontrammo il nunzio,
-che Vattacio aveva mandato al Papa, per domandargli la missione del
-Ministro Generale in Grecia. Quel nunzio era un frate de' Minori, e si
-chiamava col mio nome, frate Salimbene, ed era Greco per parte di un
-genitore, latino per parte dell'altro, e, per laico, parlava benissimo
-il latino classico, e conosceva benissimo anche quella lingua latina
-e greca che si parla volgarmente; e il Generale lo condusse seco a
-Lione. Presentatosi il Generale all'udienza, il Papa lo ammise al bacio
-del volto, e gli disse: Iddio ti perdoni, o figlio, il tuo indugio;
-e perchè non venisti a cavallo per arrivare più presto? forse perchè
-non posso farti le spese della cavalcatura, tu non la prendesti? E
-frate Giovanni: Padre, veduta la vostra lettera, m'affrettai quant'era
-possibile, ma i frati pe' cui conventi io passava, avevano bisogno
-di consigli e m'intrattenevano. E il Papa gli disse: Frate Giovanni,
-abbiamo buone notizie; pare che i Greci siano proclivi ad accordarsi
-colla Chiesa Romana. Laonde vorrei che tu ti recassi tra loro con
-buona compagnia di frati del tuo Ordine, e può essere che Iddio per
-opera tua si degni concederne questa consolazione. Per parte mia ti
-sarà concessa ogni grazia che domanderai. A cui frate Giovanni di
-rimando: Padre, non mancherà chi obbedisca, quando non manchi chi
-comandi. Io sono prontissimo, e non mi conturba il pensiero del grave
-incarico d'eseguire i tuoi comandi. E il Papa: Sia tu benedetto,
-o figlio, la tua risposta è saggia e santa. Era allora a Lione il
-lettore di Costantinopoli frate Tomaso, oriondo Greco, dell'Ordine
-de' Minori, che era un sant'uomo e parlava benissimo il greco ed il
-latino. Il Generale lo prese per condurlo seco in Grecia, perocchè
-appunto per questo scopo lo aveva mandato Vattacio. Condusse seco
-anche frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, nobil uomo,
-bello, letterato, santo, lettore dottissimo in teologia, che ogni
-giorno voleva predicare ai frati. Prese pure con sè frate Bonaventura
-d'Iseo, uomo famoso e Ministro da molto tempo in diverse provincie; e
-condusse in sua compagnia molti altri frati di distinta abilità, cui
-ora non occorre nominare. Finita la settimana di Pasqua, si mosse da
-Lione. Eravi allora a Lione anche frate Ruffino, Ministro di Bologna
-in compagnia di frate Bonaventura di Forlì e di frate Bassetto.
-E frate Ruffino Ministro mi disse: Io ti ho mandato in Francia a
-studiare perchè tu fossi onore e splendore della mia provincia, e
-tu andasti a soggiornare a Genova; sappi che me l'ho avuto per male
-assai, poichè pel lustro della mia provincia mi do cura di far venire
-a Bologna frati studiosi sin anche da altre provincie. Ed io risposi:
-Padre, perdonatemelo, io non avrei creduto che ve ne offendeste. Ed
-egli di rimando: Te lo perdono, purchè tu prometta, quì, subito, per
-iscritto, di obbedire e ritornare col tuo compagno, che è a Genova,
-alla provincia di Bologna, a cui eri già addetto. Così fu fatto; e
-di quest'ordine di obbedienza nulla seppe il Generale finchè stette a
-Lione. In quel tempo era a Lione anche frate Rainaldo di Arezzo della
-provincia di Toscana, che era venuto dal Papa per farsi dispensare
-dall'accettare un Vescovato che gli era stato conferito. Ed era quel
-di Rieti, ove, essendo lettore al tempo in cui morì il Vescovo di
-quella diocesi, i canonici per l'alta opinione che avevano di lui, lo
-elessero ad unanimità per loro Vescovo. Ma Papa Innocenzo, informato
-della scienza e santità di lui, non solo non volle dispensarlo, che
-anzi, giusta il parere de' suoi fratelli i Cardinali, gli comandò di
-sobbarcarsi a quell'ufficio. Dopo poi, ed io era ancora a Lione, gli
-fece l'onore di consacrarlo egli in persona. Poscia io presi la via di
-Vienne, distante da Lione 15 miglia; in seguito passai per Grenoble,
-attraversai la valle del Conte di Savoia, ed ebbi notizie particolari
-della frana, e della ruina di quel monte, ed entrai in una chiesa,
-che aveva per titolare S. Gherardo, la quale era piena di camicie da
-ragazzi. Continuando il mio viaggio arrivai ad Embrun[146], dove era
-Arcivescovo un Piacentino, che ogni giorno voleva avere commensali due
-frati Minori, e faceva sempre apparecchiare anche per loro alla sua
-tavola, e li serviva d'ogni vivanda, che a lui si portava; e quando non
-aveva a pranzo i frati Minori, quel tanto che sarebbe occorso per loro,
-se vi fossero stati, lo faceva distribuire ai poveri. In quella Terra
-dimoravano otto frati; e il Guardiano del convento, venutomi incontro,
-mi disse: Fratello, piacciavi d'andare oggi a pranzo dall'Arcivescovo,
-che se l'avrà molto caro, poichè da tempo non ha avuto frati Minori
-alla sua mensa; perocchè quell'essere con lui a pranzo a' miei frati fa
-troppa soggezione. A cui risposi: Padre, perdonateci e non abbiatevelo
-per male, se non accettiamo, perchè dopo pranzo vogliamo senza
-indugio partire; ed esso, sapendo che veniamo dalla Corte del Papa,
-probabilmente ci vorrebbe intrattenere, e, cercando a noi notizie,
-ritarderebbe il nostro viaggio. Il Guardiano, udita la mia risposta,
-non aggiunse verbo; ed io sottovoce dissi al mio compagno: Ho pensato
-che sia meglio tirar dritto per la nostra strada, giacchè abbiamo tempo
-opportuno e lettere commendatizie; e così potremo portare più sollecita
-risposta a chi ne ha mandati, e il Generale non ne precorrerà col suo
-arrivo al convento di Genova; il che spiacerebbe al nostro Ministro
-frate Antelmo. Piacquero al mio compagno quelle osservazioni, e così si
-fece. Questa è la città, il cui Arcivescovo fu miracolosamente convinto
-di simonia a Lione da Ildebrando Priore di Clunì, quando fungeva
-da Legato, come abbiam detto di sopra. In seguito poi l'Arcivescovo
-di questa Terra fu creato Cardinale della Corte romana; ed era uomo
-valente nelle scienze, nel canto, in letteratura e per vita onesta e
-santa. Una volta suonando un menestrello la viella in sua presenza, e
-pregandolo che gli desse qualche cosa, gli rispose: Se vuoi mangiare,
-per amore di Dio te ne darò volentieri; ma nulla ti darei pel tuo
-canto e per lo strimpellìo della tua viella, perchè cantare e suonare
-la viella, come tu fai, so anch'io. Questo Arcivescovo teneva sempre
-in compagnia due frati Minori; non è però il Piacentino sunnominato.
-Partimmo da questa città, attraversammo il Delfinato, ed arrivammo a
-Susa, che appartiene alla provincia di Genova. Giunti ad Alessandria
-di Lombardia, trovammo due frati del convento di Genova, frate Martino
-cantore, e frate Ruffino d'Alessandria, ai quali il mio compagno frate
-Guglielmo Biancardo, disse: Sappiate che voi perdete frate Salimbene
-e il suo compagno che è a Genova, perchè frate Ruffino Ministro
-di Bologna li richiama alla sua provincia. Io poi, quantunque sia
-Genovese, non voglio tornare a Genova, ma voglio andare al mio convento
-di Novara, d'onde mi tolse il Ministro Provinciale, quando mi mandò dal
-Generale. Noi abbiamo compiuta la nostra missione con fede e con zelo,
-abbiamo fatto, a nostro avviso, ogni cosa per bene, e lasciammo a Lione
-frate Pietro Lanerio Guardiano di Genova, che vide colà il Generale,
-e frate Buiolo, il quale alloggia in casa il Papa, ed è addetto alla
-Corte; e se alcunchè non fosse stato da noi adempiuto al tutto bene,
-speriamo che sarà corretto da loro. Inoltre tra breve passerà da
-Genova anche il Ministro Generale, che va inviato del Papa in Grecia,
-domandato dai Greci stessi. Frattanto pigliate questa lettera, e, a
-nome del Generale, consegnatela a frate Nantelmo Ministro. Dette queste
-cose, tirò fuori la lettera che aveva, e la diede a' miei compagni.
-L'indomani si passò da Alessandria a Tortona, un viaggio di dieci
-miglia, e il giorno successivo da Tortona a Genova, viaggio lungo
-assai. Quando i frati mi videro, fecero le feste, perchè io ritornava
-di lontano, e perchè io era apportatore di buone notizie. Il Ministro
-e frate Stefano Inglese mi domandarono se il Ministro Generale aveva
-visitato la Spagna. A cui risposi che no, perchè il Papa l'aveva
-richiamato in seguito all'invito de' Greci; e lo manda in Grecia
-perchè i Greci, come ha scritto Vattacio, desiderano di ritornare nel
-grembo della Chiesa romana: e spero che presto passerà da Genova, e
-lo vedrete, e il vostro cuore ne giubilerà per la consolazione che
-ne proverete. Dopo pochi giorni, arrivò poi, reduce da Lione, frate
-Rainaldo Vescovo, e nel giorno dell'Ascensione predicò al popolo, e
-celebrò messa colla mitra nella chiesa dei frati Minori di Genova; ed
-io, che era già sacerdote, servii alla messa, quantunque vi fossero già
-il diacono e il suddiacono e gli altri inservienti; e fece imbandire
-ai frati un buon pranzo di pesci di mare ed altre cose, e pranzò in
-refettorio con noi molto famigliarmente. La notte successiva, dopo
-mattutino, frate Stefano Inglese predicò ai frati ed era a udirlo
-anche quel Vescovo, e tra le altre melliflue parole, che di solito
-gli sgorgavano dalle labbra, a confusione del detto Vescovo, riportò
-un esempio del seguente tenore: «Ben disse una volta in Inghilterra
-un frate Minore, laico, ma uomo santo, che il cero pasquale quando
-si accende in chiesa, rifulge e illumina; ma quando poi se gli pone
-su lo spegnitoio, si smorza e manda cattivo odore: Così è di qualche
-frate Minore; quando nell'Ordine del beato Francesco è acceso ed arde
-d'amor di Dio, allora risplende ed è per gli altri un luminare di
-buono esempio....» Io aveva osservato che il nostro Vescovo al pranzo
-permetteva che i suoi frati facessero davanti a lui le genuflessioni,
-quando gli servivano le pietanze; e perciò s'attagliava appuntino a
-lui quanto quel frate aveva detto del cero pasquale. All'udire tale
-linguaggio il Vescovo trasse dal cuore un grosso sospiro, e terminato
-il sermone, genuflesso, in assenza del Ministro Provinciale, pregò
-frate Bertolino custode, che era uomo di natura dolce e che era già
-stato Ministro, di concedergli licenza di parlare. Ed ottenutala, si
-giustificò dicendo: Per vero io nell'Ordine del beato Francesco sono
-stato come un cero acceso, ardente, splendido, luminoso, e di buon
-esempio ai veggenti, siccome ben sa frate Salimbene, che abitò con me
-due anni nel convento di Siena, e conosce quale concetto abbiano della
-mia vita passata i frati di Toscana; ed anche i frati più vecchi di
-questo convento conoscono la mia condotta, per la quale, ad onore di
-questo convento stesso, fui mandato a studio a Parigi. Se i frati al
-pranzo vollero onorarmi con le genuflessioni, questo non è da imputare
-a mia ambizione, perchè io ho loro ripetuto a sazietà di non farle, nè
-io ho potuto loro imporre, nè era di mia convenienza, nè avrei osato,
-di batterli colla verga. Laonde accogliete, ve ne prego, per amor di
-Dio le mie scuse, e assicuratevi che in me non vi fu nè ambizione nè
-vanagloria. E dette queste cose, genuflesso, a mia veduta e udita,
-confessò quella qualunque che mai vi fosse stata sua colpa, se mai
-egli avesse data ad alcuno involontaria occasione di cattivo esempio,
-e promise di lanciar via da sè, tosto che il potesse, lo spegnitoio,
-che gli avevano imposto sul capo. Dopo si raccomandò ai frati, e noi
-lo conducemmo fuori, e per segno d'onore l'accompagnammo sino ad un
-convento di monaci bianchi ne' pressi di Genova, ove soggiornava un
-vecchio che s'era spontaneamente dimesso da Vescovo di Torino per
-potere con maggiore agio in quel chiostro pensare a Dio e all'anima
-sua. Questi avendo udito che Rainaldo era uomo dottissimo e che di
-recente era stato eletto Vescovo, trasse un sospiro e gli disse: Mi fa
-meraviglia che tu, uomo saggio, sia stato travolto a tanta follìa di
-assumerti un vescovado, mentre eri addetto ad un nobilissimo Ordine,
-quello cioè del beato Francesco, che è l'Ordine de' frati Minori;
-Ordine di altissima perfezione, nel quale chi dura tutta la vita, senza
-dubbio è salvo; Ordine, in cui certamente era meglio per te _essere
-umile di spirito co' mansueti, che spartir le spoglie cogli altieri_.
-Prov. 16º. A mio avviso tu hai fatto un grave errore, direi quasi
-un'apostasia, perchè trovandoti in uno stato di perfezione e nella
-vita contemplativa, ritornasti alla vita attiva. Anch'io fui Vescovo,
-come sei tu; ma veggendo ch'io non aveva potere di correggere la
-scostumatezza de' miei preti, che camminavano per le vie della vanità,
-_l'anima mia preferì il laccio_[147]. Lasciai pertanto l'episcopato e i
-miei preti per salvare l'anima mia; e l'ho fatto seguendo l'esempio del
-beato Benedetto, che abbandonò alcuni monaci per averli riconosciuti
-discoli e maligni. Avendo frate Rainaldo attentamente ascoltato
-queste considerazioni, che gli piacevano e non erano nuove nella sua
-coscienza, e riconoscendo che quel Vescovo aveva ragione, non fece
-verbo di risposta. Perciò presi io la parola, perchè il Vescovo di
-Torino non avesse la superbia di credere d'aver operato da savio, e
-dissi a lui: Padre, or tu hai detto d'aver abbandonato i tuoi preti;
-ma pensa un po' se tu hai fatto bene. Papa Innocenzo III tra le tante
-sentenze che ha lasciate ai posteri, ne ha una per un Vescovo che
-voleva essere dispensato dal ministero, libro delle Decretali 1º alla
-rubrica _della rinuncia_, che comincia: _Nè pensare_. ecc. Mentre io
-diceva queste cose, pendevano dalle mie labbra i due Vescovi, nè frate
-Rainaldo osò prendere la parola per non parere di compiacersi della sua
-dignità episcopale; ma in suo cuore andava sempre più radicandosi il
-proposito di deporre l'ufficio impostogli, e affrettava col desiderio
-il momento opportuno di farlo. Andò adunque alla sua diocesi: ed
-arrivatovi, accorsero i canonici a fargli visita, e gli parlarono di
-un loro collega giovane e lascivo, che aveva più il fare laico che
-del sacerdote, e che si lasciava crescere i capelli lunghi e li tenea
-sciolti sulle spalle, nè voleva farsi la tonsura. E il Vescovo lo prese
-pe' capelli, e gli affibbiò uno schiaffo, e, fatti chiamare i genitori
-e i parenti di lui, che erano nobili, ricchi e potenti, disse loro:
-O questo vostro figlio si dia alla vita laicale, o porti abito che si
-addica ad un sacerdote; io non posso punto tollerare che vesta a questo
-modo. Ed i genitori risposero: A noi piace che sia prete, e voi fate
-di lui quello che ve ne pare bene e dicevole. Allora il Vescovo di
-sua mano stessa gli tagliò i capelli, e gli fece fare la chierica in
-forma di cerchio, larga e rotonda, affinchè la tonsura presente facesse
-ammenda della capellatura passata. Il chierico ne restò profondamente
-mortificato, ma i canonici ne ebbero piena soddisfazione. Frate
-Rainaldo però non potendo con coscienza tranquilla dissimulare quella
-sbrigliatezza del clero, e riconoscendo di non poterlo ritornare alla
-rettitudine ed all'onestà, si presentò a Papa Innocenzo IV, che era
-venuto a Genova, e rassegnò l'ufficio, che gli era stato conferito
-a Lione, protestando che non sarebbe più stato Vescovo. E il Papa,
-facendo ragione al turbamento dell'animo di Rainaldo, gli promise che
-ne lo dispenserebbe, quando arrivasse in Toscana, sperando che il tempo
-maturasse un cambiamento di proposito; ma non avvenne. Andò dunque
-frate Rainaldo e si fermò alcuni giorni a Bologna colla speranza che
-il Papa vi passasse per recarsi in Toscana. Quando poi seppe che era a
-Perugia, frate Rainaldo si presentò al Papa, al cospetto de' Cardinali
-in concistoro, rassegnò l'ufficio e il beneficio, e depose a piedi del
-Papa gli indumenti pontificali, il pastorale, la mitra e l'anello. I
-Cardinali se ne maravigliarono e se ne conturbarono, parendo loro che
-il frate con questa determinazione facesse sfregio alle loro dignità,
-quasi che chi trovasi insignito dell'onore di alti uffici nella
-prelatura non potesse salvare l'anima sua. Se ne conturbò anche il Papa
-tanto perchè lo aveva egli in persona con particolare onore consacrato,
-quanto perchè aveva la persuasione, come tutti la condividevano, e
-così era in fatto, d'aver provveduto la Chiesa di Rieti di un Vescovo
-degnissimo. Quindi i Cardinali e il Papa lo pregarono vivamente
-che per amore di Dio, per riguardo alla loro dignità, per l'utilità
-della Chiesa e per la salute delle anime non rinunciasse. Ma egli
-rispose che insistevano invano, e invano pregavano. Allora i Cardinali
-conchiusero: Che s'ha a dire se a lui ha parlato un Angelo, e se Iddio
-gli ha fatta questa rivelazione? E il Papa trovandolo tanto fermo gli
-disse: Sebbene tu ti sia proposto di non volere su la tua coscienza le
-sollecitudini e le cure pastorali, almeno restino a te gli indumenti
-pontificali, la facoltà, la dignità e l'autorità di amministrare
-il sacramento dell'Ordine, affinchè i frati ritraggano da te alcun
-benefizio. E risoluto rispose: Io non mi terrò nulla. Dispensato, si
-recò subito al convento, e dato di piglio ad un sacchetto, o ad una
-bisaccia, o sporta che fosse, pregò il frate destinato alla questua,
-che quel giorno stesso lo volesse aver seco alla cerca del pane. E
-mentre andava così a mendicare per la città di Perugia, s'imbattè in
-un Cardinale, che ritornava dal Concistoro, (forse per disposizione
-divina), affinchè vedesse, imparasse, ed udisse. E riconosciutolo,
-si volse a lui dicendo: Non era meglio che tu fossi restato Vescovo,
-che andar accattando di porta in porta? A cui frate Rainaldo rispose:
-Il savio dice ne' proverbii ecc. Udendo il Cardinale queste parole,
-e riconoscendo che era Dio che parlava per mezzo del suo santo, si
-allontanò, e il giorno dopo in Concistoro riferì al Papa e ai Cardinali
-le cose, che aveva imparate dal Vescovo mendicante; e tutti ne furono
-meravigliati. Frate Rainaldo poi disse a frate Giovanni da Parma
-Ministro Generale che lo destinasse a quel qualunque convento gli
-piacesse, e lo mandò a Siena, ove era noto a molti, e vi restò dal
-dì d'Ognissanti fin dopo Natale, quando morì e volò in grembo a Dio.
-Mentre egli era malato della malattia di cui morì, eravi a Siena un
-canonico della Chiesa maggiore, che da sei anni giaceva per paralisi
-in letto, e con tutto il divoto fervore dell'animo invocava l'aiuto di
-frate Rainaldo. Un giorno, sul far dell'alba, udì in sogno una voce
-a dire: sappi che frate Rainaldo volò di questa vita al cielo, e pe'
-meriti di lui Iddio ti risanò completamente; e tosto svegliatosi, e
-sentitesi sciolte e sane le membra, chiamò il famiglio che gli portasse
-gli abiti, e recandosi in camera di un suo amico e canonico collega,
-gli raccontò del miracolo. E tutti e due incontanente, e in tutta
-fretta, andarono dai frati per narrare il miracolo tanto manifesto, che
-Dio quella notte s'era degnato operare pei meriti di frate Rainaldo. Ed
-essendo usciti da una porta della città, udirono i frati, che cantando
-ne trasportavano la salma alla chiesa; assistettero alle esequie, e poi
-proclamarono il miracolo. E i frati giubilanti anch'eglino sclamarono:
-Sia benedetto Dio. Tale fu frate Rainaldo di Arezzo, miracoloso
-in vita e dopo morte, che amò piuttosto umiliarsi...... Fu uomo
-coltissimo in letteratura, insigne lettore di teologia, predicatore
-esimio, graditissimo al clero e al popolo, fecondissimo di pensiero,
-e di parola sempre fluida e sgorgante calda dal cuore. Io abitai seco
-due anni nel convento di Siena, e l'ho incontrato molte volte nel
-convento di Lione e di Genova, e mi fece ordinare suddiacono quando
-egli, non era ancora investito d'alcun ufficio. Non potrei aggiustar
-fede a nessuno che mi dicesse che la Toscana ha dato tale uomo, se non
-l'avessi visto io co' miei occhi. Egli ebbe un fratello nell'Ordine
-di Valle Ambrosiana ossia Vallombrosa, che fu Abbate nelle Romagne,
-nel convento di Bertinoro[148], santo, letterato, buono, amico intimo
-dei frati Minori: Che l'anima sua riposi in pace. Nota qui che due
-persone di Brettagna ritornavano in compagnia dalla Corte di Roma, ove
-erano andati a visitare per divozione i Santuarii; e arrivati nelle
-Romagne, si fermarono su di un monte ad alloggiare in alcune celle,
-coll'intendimento di far vita da eremiti. Col tempo si agglomerò molta
-gente ad abitare attorno a loro, e si fecero un bel castello, che
-sino ad oggi si chiama Brettinoro da que' due eremiti che vi posero
-stanza, e che erano nativi della Brettagna. Una volta io sapeva i
-loro nomi, ma ora mi sono fuggiti dalla memoria: si hanno per santi.
-L'anno del Signore 1249 era Podestà di Genova Alberto Malavolta di
-Bologna, e venne al convento dei frati Minori a sentir messa. Ed io
-era colà, e frate Pentecoste, che era sagrista, uomo santo, onesto e
-buono, volendo suonar le campane per far onore al Podestà, questi gli
-disse: Anzi tutto porgete orecchio ad una cosa che voglio annunziarvi,
-ed è una buonissima notizia: Sappiate dunque che il 26 di Marzo i
-Bolognesi fecero prigioniero Re Enzo e con lui un numero grandissimo
-di Cremonesi, Modenesi e Tedeschi. Re Enzo, che si dice anche Enrico,
-è figlio naturale, cioè non legittimo, di Federico Imperatore deposto,
-ed è uomo di singolare valore e coraggio, e guerriero prode, e
-sollazzevole quando gli piace, compositore di canzoni, e che in guerra
-sa andare audacemente incontro ai pericoli; è bell'uomo e di statura
-mezzana. Quand'egli fu fatto prigioniero aveva sotto la sua signoria
-Reggio, Cremona e Modena. I Bolognesi lo tennero molti anni prigione
-nelle carceri del palazzo municipale, ove morì. Non avendogli un giorno
-i custodi voluto dar da mangiare, si recò da loro frate Albertino da
-Verona, che era un celebre predicatore dell'Ordine de' frati Minori,
-pregandoli che, per amor suo e di Dio, non lo volessero lasciar morir
-di fame. Ma non piegandosi eglino punto alle preghiere di lui, propose:
-Giuochiamo insieme a' dadi; se vincerò, avrò licenza di dargli da
-mangiare. Giuochiamo, risposero. Giuocò dunque, vinse, e gli diede
-da mangiare, standosi con quel Re in famigliare colloquio. E tutti
-quelli che ne ebbero contezza lodarono il frate della sua carità,
-cortesia e liberalità. In quella giornata campale, in cui il Re, e
-col Re moltissimi del suo esercito furono sconfitti, vi furono anche
-alcuni che, voltisi in fuga, sguizzarono dalle mani del vincitore,
-alcuni che caddero sul campo, altri rimasero prigionieri, e condotti
-alle carceri sotto sicura custodia vi stettero tra ceppi. Guido da
-Sesso, che era il principale Reggiano di parte imperiale, morì nella
-fuga, precipitando insieme col suo destriero in una fogna dell'Ospedale
-de' lebbrosi di Modena. Egli era il più acerbo nemico dei partigiani
-della Chiesa; tanto che essendone stati una volta dal Re fatti molti
-prigionieri nel castello di Rolo[149], che è nella diocesi di Reggio,
-ed essendo essi stati condannati alla forca, e desiderando confessarsi,
-non volle concedere loro tanto di indugio che bastasse a confessarsi,
-anzi disse: Non avete bisogno di confessarvi, voi partigiani della
-Chiesa, chè siete santi, e quindi volerete subito senz'altro in
-paradiso; e, pel suo diniego, fu subito eseguita la sentenza, nè
-poterono confessare le loro colpe. Egli, in quel tempo in cui tra
-la Chiesa e la Repubblica avvampava più grossa la guerra, veniva al
-convento dei frati Minori con altri suoi scherrani, e radunando i frati
-a capitolo, domandava a ciascuno d'onde fosse, e facevane notare i
-nomi ad uno scrivano che conduceva seco, poi diceva: tu vanne al tuo
-paese, tu farai altrettanto, nè osare di farti più vedere in questo
-convento, nè per questa città. E così furono tutti espulsi, tranne
-pochi lasciati custodi del convento; ai quali poi, allorchè andavano
-per città mendicando pe' bisogni di loro sussistenza, si faceva ogni
-sorta oltraggi, e si lanciavano loro maledizioni, imputandoli di
-portare lettere false, e di essere nemici dell'Imperatore. Nè i frati
-Minori, nè i Predicatori, che passavano pel territorio, osavano entrare
-nelle città di Modena, di Reggio e di Cremona; e se talora alcuni,
-ignari della condizione delle cose, per caso entrarono, furono subito
-presi, condotti al palazzo del Comune, tenuti sotto guardia, nutriti
-per alcuni giorni del pane della tribolazione e dell'angoscia, poi
-obbrobriosamente cacciati, espulsi, tormentati, e taluni anche uccisi.
-Difatto più d'uno è stato sottoposto alla tortura in Cremona e a Borgo
-S. Donnino; a Modena presero alcuni frati Predicatori, che portavano
-con sè alcuni ferri che servono a fare le ostie, e li condussero al
-palazzo del Comune, e a loro disonore si fece credere al popolo,
-che avevano stamponi per coniare moneta falsa. Nè la perdonavano
-neppure a que' frati, i cui parenti erano in opinione d'appartenere al
-partito imperiale, ed essi stessi ne erano tenaci fautori, tra' quali
-fu ignominiosamente espulso frate Giacomo di Pavia, frate Giovanni
-di Bibbiano[150], frate Giacomo di Brescello, e molti altri; e per
-dir tutto in poco, furono licenziati dal convento di Cremona tutti
-coloro che parteggiavano per la Chiesa. Ed io vi era presente, e fu
-in quell'anno, in cui Parma mia città nativa si ribellò all'Impero.
-In seguito fermarono e trattennero a lungo alla porta della città
-di Reggio frate Ugolino da Gavassa[151], nè gli permisero d'entrare,
-quantunque avesse in città più d'un fratello di parte imperiale. Che
-più? Era gente diabolica; e sovra tutti pessimo in malizia Giuliano da
-Sesso, maestro in leggi, vecchio, e inveterato nel male; e, nominato
-da Re Enzo giudice supremo di Cremona, Reggio e Modena, fece impiccare
-alcuni da Foliano, e molti altri ne condannò a morte, come partigiani
-della Chiesa, e se ne gloriava, e diceva: Guardate come li conciamo noi
-questi ladroni. Questo Giuliano era veramente un membro del diavolo;
-e perciò Dio lo colpì di paralisi, e ne diventò da una parte rigido
-inaridito; gli uscì dell'occhiaia un occhio, che, sporgendo fuori,
-pareva una saetta, e faceva ribrezzo a guardarlo; diventò eziandio
-tanto fetido, che ognuno si guardava bene dall'avvicinarsegli, tranne
-una giovinetta tedesca, la cui bellezza era tanto ammaliante, che
-bisognava ben essere molto severi per non guardarla con compiacenza.
-Questo Giuliano era figlio di uno spurio di quei da Sesso, onde un
-poeta scrisse:
-
- _Spurius ille puer nullum suadebit honestum_
-
- Di spurio seme, reo rampollo è questo,
- Nè mai ti saprà dar consiglio onesto.
-
-Egli s'era lasciato sfuggir dalle labbra una o più volte in pubblica
-adunanza che era meglio essere ridotti a mangiar della calce, che
-vivere in pace coi partigiani della Chiesa. Ma intanto egli si mangiava
-i buoni capponi, ed i poveri morivano d'inedia. Ma a questo mondo non
-dura a lungo la fortuna de' malvagi: Mutò vento, e chi parteggiava per
-la chiesa cominciò ad averlo in poppa. Ed anche per quel miserabile
-venne il giorno della fuga, anzi fu portato via di soppiatto dalla
-città di Reggio, e tutto fetore, scomunicato e maledetto, senza
-confessarsi, senza comunicarsi, e senza fare la penitenza sacramentale
-de' suoi peccati, e fu sepolto in un fossato della villa di
-Campagnola[152]. Nello stesso anno 1249, i Parmigiani coi fuorusciti
-Reggiani bruciarono il ponte di S. Stefano di Reggio, e il borgo
-d'Ognissanti, e il ponte e il borgo di Porta Bernone; il 10 di Giugno,
-il Crostolo gonfiò e atterrò i ponti e inondò sino alla Modolena[153].
-Lo stesso anno in Agosto, Simone di Giovanni di Bonifacio de' Manfredi
-occupò Novi, Rolo e S. Stefano[154] Terre o Ville della diocesi di
-Reggio. Egli era del partito della Chiesa, nobiluomo, bello, forte,
-amico mio, e, in tempo di grossa guerra, valoroso guerriero; e gli si
-erano aggruppati attorno molti, che cacciati dalle loro case, avevano
-il veleno nel cuore e seguivano lui come capo; e si era divulgata
-molto la fama del suo nome per le memorabili sue gesta d'incendi, di
-invasioni, di devastazioni, di stragi, come consigliava la barbarie
-della guerra di que' tempi. Così pure nel settembre di quell'anno,
-tra nona e vespro, si sentì un orribile terremoto; e i Bolognesi e i
-fuorusciti Modenesi e Romagnoli assediarono Modena, ne incendiarono
-i subborghi, e nel settembre stesso la manganellarono; ed Ezzelino da
-Romano prese Este[155], castello del Marchese d'Este, ed altre Terre
-dello stesso Marchese, per vendicarsi dell'aiuto che il Marchese Azzone
-prestava ai Parmigiani, che fabbricavano il Castello di Brescello.
-I Modenesi poi, nell'anno stesso, fecero alleanza co' Bolognesi,
-e si crearono due Podestà, uno per parte, e riscattarono que' loro
-prigionieri, che si tenevano stretti nei ceppi. In quell'anno, dopo la
-festa di Sant'Antonio di Padova, o meglio di Spagna, che è dell'Ordine
-da' frati Minori, partii col mio compagno dal convento di Genova, ed
-arrivammo a Bobbio, ove vedemmo una di quelle idrie, nelle quali era
-stata l'acqua che il Signore trasmutò in vino per le nozze di Cana
-Galilea. Almeno si dice che sia una di quelle; se realmente la sia,
-sallo Iddio, che vede tutto chiaro ed aperto. Dentro di essa sono
-collocate molte reliquie, e sta su un altare del monastero di Bobbio,
-dove sono anche, e le vedemmo, molte reliquie di S. Colombano. Dopo,
-ci avviammo alla volta di Parma, d'onde eravamo nativi, e sbrigammo le
-nostre faccende. Poco dopo la nostra partenza da Genova, arrivò colà
-frate Giovanni da Parma Ministro Generale, a cui i frati del convento
-di Genova dissero: Perchè, Padre, ci privaste di que' vostri frati,
-che avevate mandati quì? Noi eravamo lietissimi di averli quì con noi
-per amor vostro, per la loro bontà, per la consolazione che ne davano,
-e per la loro condotta esemplare. Allora il Generale rispose: E dove
-sono? Che? non sono forse più in questo convento? E i frati: Padre,
-no, non vi sono più: Frate Ruffino, Ministro Provinciale di Bologna,
-li richiamò alla sua provincia. E il Generale soggiunse: Iddio sa,
-se io aveva alcuna notizia di questo ordine di obbedienza; anzi io
-teneva sì per fermo di trovarli in questo convento, ch'io cominciava
-a far le meraviglie, perchè non mi si erano presentati. In seguito ci
-trovò a Parma, e con volto gioviale ne disse: Correte pur tanto per
-di quà e di là, o miei giovanotti; ora in Francia, ora in Borgogna,
-altra volta in Provenza, poi nel convento di Genova, oggi a Parma con
-inclinazione a soffermarvici. Oh! se potessi io posare, come voi lo
-potreste, non vorrei essere sempre in su' viaggi. E gli risposi: A voi,
-Padre, toccano i disagi del viaggiare per ragioni di ministero; a noi
-tocca viaggiare per virtù di obbedienza: chè, ve l'assicuro, viaggiammo
-sempre per ragione di pura e vera obbedienza. Udito ciò, rimase
-soddisfatto, specialmente per effetto dell'amore che aveva per noi.
-Quando poi fummo a Bologna, un giorno in camera disse a frate Ruffino
-Ministro Provinciale: Io aveva mandato questi frati nel convento di
-Genova a studiare, e tu ne li hai tolti di là. E frate Ruffino rispose:
-Padre, questo l'ho fatto per far piacere a loro. Io li aveva mandati
-in Francia, quando l'Imperatore stava a campo intorno a Parma. Perciò
-richiamandoli, io credeva di far cosa loro gradita. Ed io aggiunsi al
-Ministro Generale: La cosa sta come il Ministro Ruffino l'ha esposta.
-E il Generale ripigliò: Cura dunque ora di collocarli ove sia che
-s'accontentino, e si dedichino a studio, e non vaghino tanto di quà
-e di là. Di buon grado, o Padre, rispose frate Ruffino, mi adoprerò
-a contentarli e per l'amore che nutro in cuore per voi e per l'amore
-che mi lega a loro; e ritenne il mio compagno a Bologna, perchè gli
-correggesse la sua Bibbia, e mandò me a Ferrara, ove dimorai sette anni
-continui senza mutar mai di convento.
-
-
-a. 1250
-
-L'anno del Signore 1250 fu fatto prigioniero dai Saraceni Lodovico
-Re di Francia, e la più parte dell'esercito Francese, che l'aveva
-seguito oltre mare, fu passato a fil di spada. Anche prima però molti
-ne avevano mietuto la pestilenza e l'inedia, che furono effetto del
-cambiamento di clima, e della caristia e penuria di vettovaglia. Infine
-poi, restituita Damiata ai Saraceni, il Re fu restituito a libertà, e
-ritornando in regione di fedeli, edificò Balbek e molte altre Terre,
-cingendole di muraglia, costruendovi case, ed innalzandovi torri. Ma
-mentre l'esercito era diviso in quattro corpi, mandati in diverse parti
-all'opera delle preaccennate costruzioni, i Saraceni in uno di quei
-luoghi piombarono sopra gli operai inermi, e li massacrarono tutti. La
-qual cosa risaputa, il Re, che si trovava altrove, accorse in fretta,
-fece scavare una fossa, e, non ritenutone dalla fatica, nè distoltone
-dal fetore, li seppellì colle proprie mani. E tutte le milizie ne
-rimasero meravigliate, ond'è che a pieno gli si attaglia quello che è
-detto di Booz nel 2º libro di Ruth: _Sia benedetto dal Signore ecc_.
-Questo stesso anno in Giugno i Bolognesi, i Modenesi, i fuorusciti di
-Reggio, i Parmigiani, i Romagnoli, i Toscani e i Ferraresi portarono
-in S. Vito devastazione e saccheggio al territorio Reggiano dalla
-strada di sopra sino alle fosse della città, e vendettero il bottino
-ai Parmigiani: ed i Reggiani corsero sopra Novi, e ne posero a fuoco e
-fiamma i sobborghi e il circondario: devastarono ogni dove, e fecero
-preda d'uomini e giumenti, e s'impadronirono di Campagnola facendo
-duecento prigionieri. Poscia, un giovedì, dopo la festa della Beata
-Vergine, ai 18 d'Agosto, i fuorusciti Parmigiani di parte imperiale,
-che erano di stanza a Borgo S. Donnino, i Modenesi e il Marchese Uberto
-Pallavicini, Capitano e condottiero loro, piombarono sopra Parma; ma
-i Parmigiani uscendo contro loro di città col carroccio, s'azzuffarono
-in un luogo detto Grola, ove una volta sorgeva la città di Vittoria, e
-vi ingaggiarono un accanito combattimento, ma sulla strada soltanto,
-perchè a cagione de' fossati non potevano stendersi nei campi, e
-presero parte alla pugna i soli militi dell'una e dell'altra parte,
-e questi non tutti, atteso che la strada non lasciava spazio a larga
-fronte. E il Marchese Monte Lupo, che era dotto dell'armi ed un leone
-in guerra, fece mordere la polve sulla strada a molti Parmigiani
-fuorusciti e Cremonesi; ma finalmente cadde egli stesso a terra ucciso.
-Questi ed altri suoi fratelli, da parte di sorella, furono nipoti di
-Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo IV. Erano gran
-Baroni, ed abitavano a Parma in Cò di Ponte. Primo de' fratelli era
-Ugo; secondo, Guido; terzo, Rolando; quarto, Monte, di cui è parola;
-quinto, Goffredo. Quest'ultimo fu nell'Ordine de' Templari, illustre,
-potente, ed era tenuto in gran considerazione anche perchè era
-Marchese. Io li ho veduti e conosciuti tutti, e si chiamavano Marchesi
-Lupi di Soragna, Villa ove avevano le loro possessioni, cinque miglia
-al di sotto di Borgo S. Donnino. Ma i fuorusciti Parmigiani, che
-parteggiavano per l'Impero, vedendo che i loro si avevano la peggio e
-andavan cedendo terreno, girarono di fianco, e minacciarono d'assalto
-la città; correndo e sclamando: Alla città, alla città. Ma i popolani,
-che erano usciti di Parma alla battaglia, udendo questo, lasciarono
-il carroccio e i loro, che si battevano sulla strada come leoni, di
-corsa s'incamminarono verso la città, ma nell'entrare si ruppe il ponte
-della fossa, e molti vi si affogarono. E questa fu una vera provvidenza
-divina, che impedì in quel modo ai nemici di entrare in città, poichè
-la beata Vergine, che in Parma ha culto vivo e fervente, non volle
-abbandonare i suoi. Tuttavia e per pena de' peccati loro, e per la
-natura de' tempi che correvano, i Parmigiani che erano dentro la città,
-l'ebbero per un disastro. Di fatto i loro nemici s'impadronirono del
-carroccio, che era stato abbandonato sulla strada, e restarono sul
-terreno tremila popolani, e molti militi. Podestà dei Parmigiani di
-dentro la città era allora Catellano de' Carbonisi di Bologna, che
-non restò prigioniero perchè seppe guardarsi bene. I prigionieri li
-incatenarono nella ghiaia del Taro, come disse a me Glaratto, uno degli
-incatenati; e disse anche che parevano tanti da far credere che tutti i
-Parmigiani fossero prigioni. Li condussero a Cremona, e, per vendicarsi
-e indurli a pagare il prezzo del riscatto, nelle carceri li posero ai
-ceppi, fecero loro molti oltraggi, li sospendevano per le mani e pei
-piedi, in terribile ed orribile maniera schiantavano loro i denti,
-ponevano rospi in bocca, e fuvvi anche chi si dilettò d'inventare
-tormenti di nuovo genere. I Cremonesi incrudelirono atrocemente contro
-i prigionieri Parmigiani; ma i Parmigiani di parte imperiale fecero
-ancora di peggio contro i loro concittadini di parte della Chiesa,
-chè ad alcuni tolsero anche la vita. Ma col tempo arrivò il giorno
-delle vendette e del ricambio, e i Parmigiani che erano di parte
-della Chiesa se le presero terribili tanto sui Cremonesi, quanto sui
-Parmigiani che stanziavano a Borgo S. Donnino, e sul Pallavicino.....
-Perciò pare sia stato detto apposta da Geremia II ecc. Il che si fece
-manifesto nel Re Enzo, quando dai Bolognesi fu fatto prigioniero in
-una coi Cremonesi e co' suoi Tedeschi; ed a ragione perchè unitamente
-ai Pisani aveva catturato nelle acque di Pisa i Prelati della Chiesa,
-che si recavano al Concilio ai tempi di Papa Gregorio III. (.......
-Parimente gli ecclesiastici serbano nelle chiese e negli oratorii
-l'ostia consacrata per tre motivi....... E alcuni sagristi, quando
-i frati comunicano nella messa vogliono sempre rinnovare l'ostia
-consacrata nella pisside e nel tabernacolo, in cui si serba; e credono
-di far bene, ma s'ingannano a partito per quattro ragioni. Primo,
-perchè ne viene allungata la messa, e i frati s'impazientano, e i
-secolari ne ricevono scandalo. Secondo, questa cosa potrebbe farla
-egli stesso il sagrista, se è sacerdote, con due ceroferarii in una
-messa privata, senza che sia presente tutto il convento. Terzo, perchè
-talvolta l'ostia che adopera è della stessa infornata che quella
-che fa consumare, che è quanto dire non fece ostie fresche; e tanto
-meglio si deve conservare un'ostia consacrata che una non consacrata,
-serbandosi quella chiusa e non esposta all'atmosfera, e per arrota
-contiene Dio, che è il conservatore di tutte le cose. E di ciò se
-ne ha prova. Nella città di Reggio si atterrò una chiesa, sul cui
-altare, invece di reliquie, era stata collocata un'ostia consacrata, e
-quell'ostia la trovarono bianca e bella, come se ve l'avessero messa
-il giorno innanzi, quantunque una memoria scritta diceva che vi era
-stata trecent'_anni_(?). Questo l'ho saputo da frate Pellegrino da
-Bologna, che era presente e vide. A me non piace che il Corpo del
-Signore stia per reliquia chiuso nel tabernacolo di un altare, come
-non mi è mai piaciuto l'uso del beato Benedetto di porre il Corpo del
-Signore sulla salma di un defunto e seppellirlo con quella sotterra.
-Il Sagrista dirà forse che talvolta si consacrano più ostie di quelle
-che si consumano, perciò le restanti bisogna riporle nel tabernacolo
-ove si serba il Corpo del Signore. Ma a questo si può provvedere in due
-modi, o mandando, al momento che si canta l'epistola della messa in cui
-si communicano i frati, in giro l'accolito pel coro a contare quelli
-che vogliono fare la comunione, ed ordinando al suddiacono di porre
-sulla patena solamente quante ostie bisognano; o disponendo che gli
-accoliti, che tengono le tovagliole, siano gli ultimi a comunicarsi,
-e il celebrante dia a loro da consumare tutte le ostie consacrate che
-restano. Fanno dunque benissimo i sagristi a far le ostie col più
-puro fior di farina... Il moggio parmigiano è di otto sestarii; il
-Ferrarese di venti, perchè hanno maggior abbondanza di frumento). Ora
-è tempo di ritornare a Federico e parlare della sua morte. Federico
-II ex Imperatore, quantunque grande, ricco, e potente, pure ebbe
-molte disgrazie; 1.º Enrico suo figlio primogenito, che a lui doveva
-succedere, fece adesione ai Lombardi contro il volere di lui; e perciò
-lo prese, lo incatenò, l'imprigionò e finì col morire malamente; 2.º
-volle soppiantare la Chiesa, e ridurre il Papa, i Cardinali e gli altri
-Prelati ad essere poveri e andare a piedi; e questo non intendeva già
-di farlo per zelo verso Dio, ma perchè non era buon cattolico, e poi
-perchè era molto avaro e agognava cupidamente le richezze e i tesori
-della Chiesa per sè e suoi figli, e voleva deprimere il potere degli
-ecclesiastici, acciocchè nulla tentassero contro di lui; e lo diceva
-apertamente con alcuni suoi segretarii, da' quali s'è poi saputo; ma
-Dio non permise che mandasse a compimento questi propositi contro i
-suoi ministri. 3.º Volle soggiogare i Lombardi, ma gli fallì l'impresa;
-chè quando aveva su loro vantaggio per un verso, altrettanto ne perdeva
-per altro verso. I Lombardi non si pigliano agevolmente; sono molto
-obbliqui e sguizzevoli, e dicono una cosa e ne fanno un'altra, sicchè
-è come voler stringere colla mano un'anguilla o una murena; quanto più
-forte stringi, tanto più facilmente sguiscia. 4.º Il Papa Innocenzo IV
-lo depose in pieno Concilio a Lione, e pubblicò tutte le malizie e le
-iniquità di lui. 5.º In suo vivente, vide l'Impero dato ad altri, cioè
-al Langravio della Turingia, cui poi la morte tolse presto di mezzo.
-Tuttavia provò Federico gran dolore a vedere l'Impero dato ad altre
-mani, e ne bevve tutta la tazza dell'amarezza; anzi fu detto e creduto
-che lo avesse fatto uccidere, ed avrebbe fatto opera meritoria, perchè
-il Langravio era uomo impastato di malignità. 6.º Parma gli si ribellò,
-e parteggiò completamente per la Chiesa; il che fu cagione della totale
-di lui ruina. 7.º I Parmigiani posero a sacco e fuoco la sua città
-Vittoria, ch'egli aveva fatta fabbricare presso Parma, e la rasero al
-suolo e ne otturarono le fosse, sicchè non ne restò vestigio di sorta,
-e lui e il suo esercito costrinsero a vergognosa fuga, e molti de' suoi
-uccisero, e molti ne trassero in Parma prigionieri, e lo spogliarono
-di tutto il tesoro...... La quale (corona di Federico) fu trovata da un
-Parmigiano. Io l'ho visto quell'uomo, e l'ho conosciuto; ho visto anche
-ed avuta in mano la corona ed era di gran peso e di gran valsente, e i
-Parmigiani gliela pagarono duecento lire imperiali, e gli diedero per
-giunta un caseggiato presso la chiesa di Sª. Cristina, ove in antico
-era la guazzatoia e l'abbeveratoio de' cavalli; e quell'uomo, per
-essere piccino, si chiamava Cortopasso. 8.º Gli si ribellarono i Baroni
-ed i Principi; come fece Tebaldo Francesco che si chiuse in Capaccio, e
-poi finì malamente, perchè fattigli cavare gli occhi, e in molte guise
-martoriare, gli fece togliere anche la vita; così Pietro delle Vigne e
-molti altri che sarebbe lungo nominare. Il più amato di tutti fu Pier
-delle Vigne, cui innalzò dal nulla; mentre prima era un pover uomo,
-l'Imperatore lo fece suo segretario e lo nominò, a maggior onore, suo
-_logoteta_. Questa parola è composta di _logos_ e di _theta_ che vuol
-dir posizione, ed è maschile e femminile, e significa colui che tiene
-discorso in pubblico, o colui che pubblica un editto dell'Imperatore,
-o di altro Principe. 9.º La cattura di Re Enzo suo figlio fatta da'
-Bolognesi, la quale fu giusta e meritata da Federico II, che aveva
-catturati in mare i Prelati che andavano al Concilio indetto da
-Gregorio IX. Quindi la spada del dolore per la prigionia di suo figlio
-non potè non toccarlo, specialmente per essere stata operata da tali
-nemici, e in tale condizione di tempi, che gli troncavano ogni filo di
-speranza d'una vittoria a riscossa. 10º La conquista della Signoria dei
-Lombardi, ch'egli non aveva mai potuto afferrare, fatta di leggieri
-dal Marchese Uberto Pallavicini, quantunque fosse suo partigiano, e
-per di più fosse anche vecchio, gracile, debole e guercio, per avergli,
-quand'era ancor bambino in culla, un gallo beccato un occhio, cioè col
-becco lo cavò dal capo del bambino, e se lo ingollò. (A queste dieci
-disgrazie di Federico ex-imperatore possiamo aggiungerne altre due,
-e così fare le dodici: 1.º la scomunica lanciatagli da Papa Gregorio
-IX; 2.º il tentativo, da parte della Chiesa, di spogliarlo del regno
-di Sicilia. E questo non accadeva senza sua colpa. Poichè avendolo la
-Chiesa mandato oltremare al riscatto di Terra Santa, egli si rappaciò
-coi Saraceni senza alcun vantaggio dei cristiani, e, per fellonia, fece
-_onorare con canti_ il nome di Maometto nel tempio del Signore, come
-narrammo in altra cronaca, nella quale passammo a rassegna le dodici
-scelleratezze di Federico). Il Pallavicini ebbe in Lombardia dominio su
-le città seguenti: Brescia, Cremona, Piacenza, Tortona, Alessandria,
-Pavia, Milano, Como e Lodi. A tanto non arrivò mai l'Imperatore.
-Oltracciò Vercelli, Novara e Bergamo gli davano soldati, quando per
-qualche impresa voleva formare un esercito. Parimente i Parmigiani
-gli davano fanteria e cavalleria, più però per timore, che per amore,
-tenendo eglino per la Chiesa, ed esso per l'Impero; e si riscattarono
-poi da quell'onere pagandogli duemila lire imperiali all'anno. Ogni
-cosa ha suo tempo; e i Parmigiani, regolandosi prudentemente a norma
-di questa sentenza, quando soffiò il vento propizio, fecero pesare su
-lui le proprie vendette, e gli smantellarono il palazzo, che aveva in
-Parma sulla piazza di S. Alessandro[156], e quel di Soragna, che pareva
-un castello, e, ancor vivente, gli confiscarono le Terre e le Ville
-che possedeva nella diocesi di Parma; d'onde ricuperarono il balzello
-che gli avevano pagato. Il Pallavicino era cittadino Parmense, uomo di
-animo grande, che spendeva largamente, e perciò era ridotto ad essere
-così al verde che se poteva avere, quando cavalcava, due scudieri,
-che lo accompagnassero su due cavalli magrissimi, come l'ho veduto io,
-se ne contentava, e se lo teneva per un gran che. Ma quando poi ebbe
-in sua mano la Signoria delle sunnominate città, e la tenne ventidue
-anni, spendeva ogni dì alla sua Corte venticinque lire imperiali senza
-il pane e il vino. Agognò di dominare su tutti, e su tutto. Prima
-signoreggiò in Cremona, e ridusse al niente quella famiglia dei Sommo,
-che gli aveva posto in mano il dominio di Cremona, ed erano del suo
-partito e suoi consanguinei. Ma que' Cremonesi che teneano le parti
-della Chiesa, come avevano fatto i Parmigiani, gliene diedero pieno
-ricambio, spogliandolo e distruggendo quel di lui fortissimo castello
-di Busseto, che aveva fatto murare in mezzo alle acque de' paduli, in
-un bosco, sul confine dei territorii di Parma, Piacenza e Cremona. E
-credevalo sì forte da non potere essere distrutto da tutto il mondo
-congiurato. Parimente lo spogliarono i Piacentini, come avevano fatto i
-Parmigiani e i Cremonesi, e devastarono le sue Terre. Egli bandì molta
-gente da Cremona, molta ne martoriò, e molta ne uccise. Repudiò sua
-moglie, donna Berta, figlia del Conte Rainerio di Pisa, perciocchè di
-essa non poteva aver prole; e ne sposò un'altra datagli da Ezzelino di
-Romano, da cui gli nacquero due figli e tre leggiadrissime figlie, che
-stettero lungo tempo senza maritarsi. La memoria di tali avversità gli
-addensò tanta nebbia di malinconia attorno all'animo, che cominciò a
-malare gravemente di quella malattia, che lo trasse poi al sepolcro,
-e fece quello che si legge di Antioco I, Macabei VI ecc. Federico
-poi ex-Imperatore chiuse i suoi giorni l'anno 1250 in Puglia, in una
-piccola città chiamata Torre Fiorentina[157], distante dieci miglia
-da Lucera dei Saraceni; nè il cadavere, per l'ammorbante fetore che
-mandava, potè trasportarsi a Palermo, dove sono le tombe, in cui si
-seppelliscono i Reali di Sicilia. Molte però furono le cagioni, per
-cui non ebbe sepoltura nelle tombe dei Re di Sicilia: 1º Il doversi
-verificare la divina scrittura, nella quale Isaia 14. ecc. 2º Il
-fetore ammorbante che tramandava il suo cadavere; il che è detto di
-Antioco nel 2º Macabei 9º ecc. e si verificò appuntino in Federico; 3º
-Lo studio del Principe Manfredi di lui figlio ad occultarne la morte
-per occupare il regno di Sicilia e della Puglia prima che il fratello
-Corrado arrivasse dalla Germania. D'onde avvenne che molti non lo
-credettero morto, sebbene realmente lo fosse. Quindi si verificò quel
-vaticinio della Sibilla, che dice: _Correrà voce tra le genti: vive e
-non vive_, e premette che la morte di lui sarà tenuta occulta. E morì
-il giorno di Sª. Cecilia Vergine, l'anno 1250, giorno anniversario
-della sua incoronazione, avvenuta l'anno 1220. Alcuni dissero che morì
-il giorno di Sª. Lucia; che se mai fosse stato vero, sarebbe stato
-ancora un avvenimento misterioso; stantechè S. Lucia disse un giorno
-in presenza di tutto il popolo di Siracusa: «Annunzio a voi che la
-pace è data alla Chiesa di Dio: Diocleziano è stato detronizzato,
-Massimiano è morto oggi» Similmente, quando morì Federico, molti mali
-scomparvero dal mondo, giusta la parola scritta ne' Proverbii 22º
-ecc. E nota che quelle cose che sono dette nel capitolo 14º di Isaia
-intorno alla distruzione di Babilonia, e intorno a Lucifero, possono
-essere appuntino applicate a Federico... E più sotto aggiunge altre
-cose che sembrano dette appositamente per Federico e pe' suoi figli.
-E Dio fece opera di altissima provvidenza spegnendo la stirpe de'
-figli di Federico, che furono una generazione malvagia e crudele, una
-generazione, che non tenne al retto il suo cuore; e il suo spirito non
-si crede che sia salito a Dio. E qui si noti che Federico quasi sempre
-si compiacque d'essere in rotta colla Chiesa, e in mille guise osteggiò
-colei che l'aveva allevato, difeso ed esaltato. Non aveva alcuna fede
-in Dio; fu uomo astuto, fino, avaro, lussurioso, collerico, maliziato.
-Talora assunse anche le apparenze del gentiluomo, quando gli piacque
-far mostra di bontà e di cortesia. Sapeva leggere, scrivere, cantare,
-e comporre canzoni e canzonette; bell'uomo, ben proporzionato, ma
-di statura mezzana. Io l'ho veduto, e vi fu anche un momento in cui
-gli volli bene, quando cioè scrisse a frate Elia Ministro Generale
-dell'Ordine de' Minori che in grazia sua mi restituisse a mio padre.
-Parlava anche varie lingue e non poche, e, per farla breve, se fosse
-stato buon cattolico e amante di Dio e della Chiesa, avrebbe avuto
-pochi pari a lui nel Regno e nel mondo. Ma siccome è scritto che un
-sol po' di fermento basta per corrompere tutta una gran massa, egli
-ecclissò ogni sua virtù col perseguitare la Chiesa; e non l'avrebbe
-perseguitata se avesse amato Dio, e voluto provvedere alla salute
-dell'anima propria. Quale realmente fosse l'ex Imperatore Federico,
-egli se lo saprà, e se peccando contro Dio ebbe a perdere molti
-beni presenti e futuri, ne incolpi se stesso. Per questo fu deposto
-dall'Impero e finì malamente. «Con lui sarà finito anche l'Impero, e
-se pure avrà successori, non avranno nè autorità nè grado d'Imperatori
-romani». Questa è predizione, dicono, di una Sibilla; ma io non
-l'ho mai letta ne' libri della Sibilla Eritrea, nè in quelli della
-Tiburtina; libri di altre non vidi mai, e le Sibille furono dieci. Che
-questo vaticinio si avverasse, appare chiaramente sia per la parte che
-riguarda l'Impero, sia per la parte che si riferisce alla Chiesa. Per
-quello che riguarda l'Impero successe Corrado, figlio, da legittimo
-matrimonio, di Federico con una figlia del Re Giovanni.
-
-Questo Corrado non ebbe mai l'Impero, nè gli volsero mai prospere le
-sorti. A lui successe Manfredi, suo fratello, ma figlio di un'altra
-donna di Federico, che era nipote del Marchese Lanza, sposata da
-Federico quando egli era sul punto di morte. Questi non ebbe mai
-l'Impero, ma solo il titolo di Principe da quelli che erano amici di
-suo padre; e tenne molti anni la Signoria in Calabria, in Sicilia e in
-Puglia dopo la morte del padre e del fratello. A lui tentò succedere
-Corradino, figlio di Corrado, figlio di Federico ex-Imperatore, ma
-tanto Manfredi che Corradino furono tratti a morte da Carlo, fratello
-del Re di Francia. Per parte della Chiesa poi, i successori nell'Impero
-per volontà del Papa, dei Cardinali, dei Prelati e degli Elettori,
-furono il Langravio di Turingia, Guglielmo d'Olanda, e Rodolfo di
-Germania. Ma a nessuno di loro arrisero mai tanto propizie le sorti
-da raggiungere, più che il titolo, la piena potestà imperiale. Quindi
-il surriportato vaticinio pare che siasi adempiuto. Ora è da dire
-qualche cosa delle strambezze di Federico. E la prima fu che fece
-tagliare il pollice ad uno scrivano, perchè aveva scritto il nome di
-lui altramente dal come egli volevalo; perocchè s'era fitto in capo
-che nella prima sillaba del suo nome mettesse un _i, Friderico_,
-e lo scrivano aveva messo un _e, Frederico_. Altra stranezza si fu
-quella di voler esperimentare che linguaggio, o che modo di esprimere
-i proprii pensieri, avessero i bambini cresciuti senza udir persona
-parlare. Perciò diede ordine ad alcune balie e nutrici che dessero ai
-loro bambini da suggere il latte delle mammelle, che li lavassero e
-li pulissero, ma non li carezzassero, nè parlassero a loro udita. Con
-questo mezzo credeva di poter riuscire a conoscere se que' bambini
-parlerebbero la lingua ebraica, la greca o la latina, o quella de'
-loro genitori. Ma era opera vana, perchè que' bambini morivano tutti,
-nè potrebbero vivere senza le voci, i gesti, il sorriso, le carezze
-delle balie e nutrici loro; ond'è che hanno nome di fascino delle
-nutrici quelle cantilene che la donna canta cullando il suo bimbo per
-addormentarlo; senza di che il fanciullo non potrebbe nè quietare,
-nè dormire. Terza stranezza fu quella che quando vide oltremare quel
-paese che era la Terra Promessa, tante volte da Dio magnificata col
-chiamarla terra stillante di latte e miele e la più ubertosa di tutte
-le terre, a lui per contrario non piacque, e disse che il Dio de'
-Giudei non dovea aver mai veduto il paese d'ond'egli veniva, cioè
-Terra di Lavoro, Calabria, Sicilia e Puglia, perchè altrimenti non
-avrebbe più celebrata tanto quella terra che aveva promessa, e che
-diede agli Ebrei, de' quali poi si dice anche che poco apprezzarono
-la terra del loro desiderio. Perciò dice l'Ecclesiaste 5.º _Non
-esser precipitoso nel tuo parlare, e il tuo cuore non s'affretti di
-proferire alcuna parola nel cospetto di Dio_. Quarta stramberia fu di
-mandare più volte sino al fondo dello Stretto di Messina, benchè fosse
-renitente, un certo Nicola, d'onde poi sempre ritornò incolume. Ma
-volendosi a pieno assicurare, se realmente avesse toccato il fondo, e
-sin di là avesse potuto ritornare, gettò una sua coppa d'oro là dove
-credeva che l'acqua fosse più alta; ed esso mandato giù la pescò e la
-riportò all'Imperatore, che ne restò molto meravigliato. Finalmente
-volendolo mandare un'altra volta, Nicola gli rispose: Non obbligatemi
-a discendere ora laggiù, perchè il mare al fondo è tanto tempestoso
-ch'io non potrei salvarmi. Nulla ostante lo costrinse a calarsi giù,
-ma non si rivide: poichè in quel fondo di mare, vi sono scogli, e
-quando infuria la tempesta, vi nuotano grossi pesci, e, come il Nicola
-riferiva, vi si trovano navi naufragate. Costui poteva ripetere a
-Federico ciò che si legge in Giona 2.º _Mi gettasti nel profondo_
-ecc. Questo Nicola era un Siciliano, ed un giorno offese gravemente
-ed irritò sua madre, la quale gli imprecò che abiterebbe sempre nelle
-acque e di rado riapparirebbe a terra; e così gli accadde. Si noti
-che lo Stretto di Messina in Sicilia è un braccio di mare presso
-Messina, ove talora la corrente è così impetuosa e vorticosa, che
-aggira, ingoia e sommerge le navi; e in quello Stretto vi sono anche
-Scilla e Cariddi, e grossi scogli; onde frequenti disastri. Sul lido,
-che vi si stende di fronte, sta la città di Reggio, di cui parla il
-beato Luca, quando narra che dalla Giudea andava a Roma coll'Apostolo
-Paolo, negli Atti degli Apostoli 28.º _Quindi costeggiando_ (cioè da
-Siracusa, che è la città di S.ª Lucia) _giungemmo a Reggio._ Tutto
-ciò, che ora ho contato, l'ho udito cento volte dai frati di Messina,
-che erano de' miei migliori amici. Io poi aveva nell'Ordine de'
-frati Minori anche un mio fratello consanguineo, frate Giacomino da
-Cassio[158], Parmigiano, che dimorava a Messina, e queste stesse cose
-mi riferiva. Molte altre furono le stranezze, le manìe, le maledizioni,
-le atrocità, le perversità e le soperchierie di Federico, di cui alcune
-notai in altra cronaca, come sarebbe quella di chiudere un uomo vivo
-entro una botte finchè vi morisse, volendo con ciò dimostrare che
-anche l'anima era mortale.... Perocchè era epicureo, e tutto ciò che
-poteva trovare nella divina Scrittura o per sue ricerche, o per mezzo
-de' suoi sapienti, che servisse a dimostrare che dopo morte non vi è
-altra vita, tutto raccoglieva.... Il che prova che Federico e i suoi
-sapienti non avevano fede, e credevano che al di là della presente
-non esistesse altra vita, per non avere ritegno a secondare più
-sfrenatamente le loro passioni e la loro libidine. Perciò abbracciarono
-l'epicureismo, che ripone la pienezza della felicità dell'uomo nella
-sola voluttà carnale, per contrapposizione allo stoicismo, che la
-fa derivare dalla sola dolcezza della virtù.... La sesta pazzia, o
-ribalderia di Federico fu quella di dar bene da mangiare in un pranzo a
-due uomini, poi mandarne l'uno a dormire, l'altro a caccia, e la sera
-far loro aprire sotto a' suoi occhi il ventricolo per conoscere quale
-dei due avesse fatto miglior digestione; e da' medici fu giudicato
-aver meglio digerito colui che aveva dormito. La settima stranezza fu
-la seguente, che raccontai già in altra cronaca. Trovandosi egli un
-giorno in palazzo, interrogò Michele Scoto suo astrologo, quanto era
-egli distante dal cielo, e gliene rispose quel che ne pensava. Dopo
-la risposta, col pretesto di fare un viaggio, lo condusse in altre
-parti del Regno, e ve lo intrattenne per più mesi, e comandò a' suoi
-architetti e falegnami che nel frattempo abbassassero la sala del
-palazzo stesso in modo che nessuno potesse addarsene; e così fu fatto.
-Ritornato di nuovo l'Imperatore dopo il viaggio al medesimo palazzo,
-e dimoratovi alcuni giorni col prenominato astrologo, un dì condusse
-bellamente il discorso a domandargli se erano allora tanto distanti
-dal cielo, quanto aveva detto altra volta. E Michele Scoto, fattasi
-sua ragione, rispose che o il cielo doveva essersi alzato, o la terra
-abbassata. D'onde l'Imperatore dedusse che esso era un vero astrologo.
-Molte altre consimili stranezze ho udito contare di lui, e so, cui io
-non ridico per brevità, per premura di passar ad altro, e poi perchè
-mi secca parlare di tante scioccherie. Federico usava anche talora
-scherzare in casa co' suoi domestici, e pigliando l'aria canzonatoria,
-contraffaceva, discorrendo e gesticolando, quegli ambasciatori
-Cremonesi che di volta in volta erano inviati a lui da' loro
-concittadini; i quali ambasciatori solevano sempre prendere le mosse
-del discorso dal lodarsi reciprocamente, e dal dire l'un dell'altro a
-vicenda: Questi è nobile; Questi è un sapiente; Quegli è straricco;
-Quell'altro è potente; e, dopo le scambievoli lodi e presentazioni,
-cominciavano a trattare degli affari loro. Parimente tollerava le
-beffe, i lazzi, e le risposte pungenti de' giocolieri, e li ascoltava
-senza punirli, o dissimulava di averli uditi. E questa è una lezione
-contro altri, che si pigliano subita vendetta dei motti che toccano le
-loro persone. Ond'è che egli trovandosi una volta a Cremona, dopo che
-i Parmigiani ebbero rasa al suolo la sua città di Vittoria, e battendo
-colla mano sulla gobba di un giocoliere, di quelli che si chiamano
-cavalieri di Corte, e intanto dicendogli: O mio Dallio, quand'è che
-si aprirà questo cofanetto? Egli rispose: Non si potrà aprire così
-facile, perchè ho smarrita la chiave fuggendo da Vittoria. L'Imperatore
-sentendosi rinfacciare l'onta patita, e rinnovarne il dolore, trasse
-un sospiro e disse: _Sono stato turbato, ma non ho fiatato_; e non si
-prese alcuna vendetta. Questo Dallio era Ferrarese, mio conoscente ed
-amico; prese moglie una Parmigiana, e, subito dopo la distruzione di
-Vittoria, venne a dimorare a Parma. Sua moglie era sorella di frate
-Egidio Budello dell'Ordine de' Minori. Se la detta risposta l'avesse
-fatta ad Ezzelino da Romano, era sicuro d'averne cavati gli occhi, e
-d'esserne impiccato. Altra volta, quand'era all'assedio di Berceto,
-lo beffò e lo prese in canzone Villano Ferri, e non se ne offese.
-L'Imperatore gli domandò che nome avessero i mangani e i trabucchi che
-erano là; e Villano Ferri con certe parole canzonatorie rispose che si
-chiamavano _sbegni e sbegnoini_. Al che l'Imperatore sorrise soltanto,
-e si allontanò. Qui pare luogo opportuno, di dire come l'Imperatore
-Federico sia nato, cioè di quali genitori. Dirò dunque che suo padre
-si chiama Enrico VI, sua madre Regina Costanza, che era Siciliana,
-figlia di Guglielmo Re di Sicilia; ma, per conoscere meglio l'origine
-di Federico, ti fa d'uopo guardare più sopra. L'anno del Signore 1075
-fu fatto Papa Gregorio VII; si chiamava Ildebrando monaco, e tenne il
-Pontificato 13 anni, un mese e quattro giorni. Fu fatto prigioniero la
-notte di Natale presso S.ª Maria Maggiore. Dopo di che, il ventun di
-Maggio, venne a Roma Re Enrico; e nell'anno medesimo dell'apostolato
-d'Ildebrando, entrò pure in Roma, il ventotto di Maggio, Roberto
-Guiscardo Re de' Normanni. E mentre soggiornava in Roma, arrivò
-Enrico III Imperatore con Guiberto Arcivescovo di Ravenna per deporre
-Gregorio, e far Papa Guiberto; ma il popolo romano, per pretesto di
-riguardi ai Papa, non voleva aprire le porte all'Imperatore, che era
-un maledetto, e, finchè visse, osteggiò la Chiesa. Ma l'Imperatore
-arietando aprì una breccia nella muraglia di cinta della città, e
-
- Depopulans urbem, Papam statuit ibi turpem.
- In cathedra locat hunc, falso Clemens vocitatur:
- Hic est Guibertus fallax, vastator apertus
- Ecclesiae Christi, merito quem signat abyssi
- Bestia, quam vidit dilectus in Apocalypsi.
- Regis et illa falanx Romam totam maculabat.
- Pervigil et rector Gregorius ex grege fesso,
- Pollutae cathedrae multum quoque condolet aeque,
- Sperans in Petrum, rogitat pugnare Robertum
- Normannum quemdam, qui Regem depulit extra
- Urbem, qui voluti per stratam damula fugit
- Francigenam, montes ultra rediens malus hospes:
- Papa suus Clemens, romanis praemia praebens
- Raptor, terrenam Petri rapit ipse cathedram.
- Quamquam se monstret, quod sit quasi pastor in urbe:
- Ipsi nulla tamen pars in coeli manet arce.
- Hic heresis limes mundum seduxit inique,
- Iussa Dei sprevit, Sanctorum verba neglexit,
- Praevaricat leges, divinas destruit aedes.
- Persequitur dignum dominum, Papamque magistrum,
- Qui, monitis sacris plenus, manet in Lateranis.
- Illic consistens spermologus optimus iste
- Actibus et verbis exprobrat schisma Guiberti,
- Perpetuo damnans anathemate schismata tanta.
- Nascitur hinc cunctis ingens tribulatio iustis.
- Mucronem Regis pia pars quam maxime sentit.
- Sedibus expulsi sunt Pontifices quoque multi,
- Flagris afflicti, vinclis in carcere stricti.
- Rex et Guibertus faciunt juvenescere tempus
- Neronis prisci, qui praecepit crucifigi
- Petrum, cervicem Pauli gladio ferit idem,
- Et propriae ventrem proscindere matris ab ense
- Fecit, ut inspiceret requievit ubi malus ipse.
- Sic propriae matris palmas, calcaribus actis,
- Transfodit, missus Sathanae, Guibertus iniquus:
- Nullum quippe virum timuit nisi Nero magistrum.
- Venis incisis in aqua, vitam tulit ipsi.
- Hi duo praescripti, fidei fere nomen obliti,
- Perdere nituntur doctorem denique summum.
- Symon eis doctor Magus extat et hyspidus auctor.
- Ignorant forsan quod, dum fortuna reportat
- Iniustos seorsum, ruituros esse deorsum
- Quandoque plus ipsos, ideo patitur Deus illos.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Pugna fuit, donec potuit saevire Guibertus,
- Perfidiae dux, ecclesiae vastator apertus etc.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Hic per viginti tres annos denique Christi
- Ecclesiam nisu toto turbarat iniquus.
- Dum potuit multos animos seducere stultos,
- Destitit infelix nunquam. Nec corpora laedit
- Illius magnus mundus iam despicit actus.
- Ecclesiae cunctae Petre iam praebe promoconde,
- Iste senex ut hebes homines sinat esse fideles.
- Post annos binos Urbanus erat quod ab isto
- Saeclo portatus, coelique choro sociatus;
- Iste dolore gravi tactus, Guibertus inanis
- Mortuus est, secum portans anathema per aevum;
- Propterea coeli populus, pariterque fideles
- Exultentque boni, periit quia perdicionis
- Filius. Ut surgat similis non det Deus unquam. Amen.
-
- L'Imperador dell'Alemagna algente,
- Il fuoco, il sacco in Roma e un Papa addusse,
- Che si chiamò, ma non fu mai, Clemente.
- Guiberto ei fu, che bestemmiando strusse
- La Chiesa dell'Agnel d'amore ardente.
- Guiberto ei fu, che a dimostrar qual fusse,
- Pinse una belva di lontan prevista
- Il rapito di Patmo Evangelista.
-
- Furto, rapina, e strupo, e sangue e vampa
- Del Re Tedesco in Roma eran diletto.
- Del barbaro corsier la ferrea zampa
- Il Santo atterra; ma, da Pier sorretto,
- Il Normanno leon contro s'accampa;
- E del sacro Pastor con dolce affetto,
- Del santo gregge, che s'affanna e geme,
- A più lieto destino alza la speme.
-
- Urta, rompe, disperde il Re, che vile,
- Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme,
- L'alpi ricerca e torna al suo covile.
- Ma l'intruso pastor il gregge a torme,
- Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile
- Con mille di terror e mille forme.
- Quale pastore in Roma abbia ei pur sede!
- Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede.
-
- D'eretico venen coll'alma infetta
- Ei guasta il mondo ed ogni cor corrompe;
- E la santa parola in cor negletta,
- Iddio bestemmia ed ogni legge rompe;
- E contra 'l ciel la tracotanza eretta,
- Contro la Chiesa e contro il Papa irrompe,
- Che maestro del ver splende qual sole
- Di Laterano entro l'augusta mole.
-
- Ove, raggiante del divino spiro,
- Del ver, del buon spande e feconda il seme.
- E Guiberto scismatico deliro,
- Con argomento che l'incalza e preme,
- Giudica e danna e si l'avvolge in giro,
- Che fulminato orrendamente freme.
- Orge, ricade, sbuffa tosco e bile
- E lutto e pianto invade il sacro ovile.
-
- Del Re sente nel cor fitta la spada
- Il popolo fedel, che Cristo adora;
- E lunga schiera di Pastor la strada
- Calca del bando e del dolore ognora;
- Oppure avvien che tra catene cada;
- Ed ai tormenti invan pietade implora.
- Ch'oggi Guiberto e il Re, Nerone fanno
- Parere a noi poco crudel tiranno.
-
- Neron, che a Pietro fa salir la croce,
- Neron, che a Paulo fa balzar la testa,
- Neron, che mostro dispietato, atroce,
- Ogni moto del cor crudo calpesta,
- E di natura ogni ragione e voce;
- E la viltade all'empietà contesta,
- Nel seno di sua madre un ferro intride,
- Che per orrore si ritorce e stride.
-
- Più che Neron, fello Guiberto ed empio
- Alla nutrice sua Chiesa di Dio
- Trafisse il sen con esecrando esempio,
- E se l'antico, di cui niun più rio,
- Del suo maestro fece scherno e scempio;
- Il Nerone novel, che lo seguio,
- Al Vicario di Cristo, al suo maestro
- Ministra il duolo, il fele ed il capestro.
-
- Guiberto e Arrigo infin, scossa ogni fede,
- Scosso l'ossequio al successor di Piero,
- Colui che il Cristo a prezzo compra e cede,
- Seguono dottore in lor sentiero.
- Nè san che se fortuna ad alta sede
- Porta il reo talor, con gioco fiero
- Lo balza poi dall'alto a precipizio.
- Questo matura in ciel giusto giudizio.
-
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Arse la pugna, s'incrudì, s'espanse;
- E allor dell'ire s'ammorzò l'ardore
- Che la spada del ciel, toccando, franse
- Di tanto scisma il perfido dottore, ecc
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
-
- Ventitrè volte il sol vide, e rivolse
- Da tanto orrore l'atterrito ciglio.
- Nè quel lupo cessò fin che nol tolse
- Seco la morte al doloroso esiglio.
- Ah! quanti ne sedusse e ne travolse
- Al regno del dolor, od in periglio!
- Ma la vendetta non è lenta; e copre
- L'infamia omai di lui l'audacia e l'opre.
-
- O Divo, o tu, che delle eteree sedi
- Volgi le chiavi alla virtù che sale,
- Ed alla Chiesa universal provvedi,
- Soffia su la caligine mortale,
- Che 'l mondo ingombra, e 'l rasserena. Or vedi
- Che vacilla la fè, l'error prevale;
- Or che d'Urbano, dopo due soli anni,
- L'alma spiegò sino alle stelle i vanni.
-
- Or che del cielo la saetta ardente
- Toccò Guiberto con eterno danno,
- Del paradiso la beata gente,
- E chi del mondo dura ancor l'affanno,
- E la lotta sostien forte e fidente,
- Tra plausi e grazie a Dio, gridando vanno:
- Il gran vermo di Satana perio!
- Da un altro egual difenda il mondo Iddio.
-
-Della morte dell'Imperatore Enrico III.
-
- Dictus iamdudum Rex quo sit fine solutus,
- Scilicet Henricus, volo mundi discat amicus.
- Cum scierit, noscat faciendum quid sibi constat.
- Rex supra fatus, vivens erat illaqueatus
- Actibus in pravis. Semel at se dissimulavit
- Converti; pleno quod fecit corde veneno.
- Schismaticos semper coluit, tenuitque libenter;
- Hic exordescens minor eius filius enses
- Elevat adversus genitorem. Tollere regnum
- Quaerit ei, duram secum committere pugnam,
- Non piguit campi, quem bellando superavit.
- Mesticia multa per totum tempus abundans,
- Undique confossus, quassatus et undique tortus;
- Mortem non sperans; demum tamen ipsa catena
- Mortis eum strinxit, rapuit de corpore tristi.
- Augusti quarto defungit id in anno
- Christi milleno, centeno, denique seno
- Ad templum Spirae dormit, quod struxerat idem.
-
- Come pur morto sia lo terzo Enrico
- Che 'l mondo sappia io vo', del mondo amico.
-
- Lo sappia, e faccia quel che far gli giova.
- In vita sua diè luminosa prova
-
- D'intelletto e di cor pien di malizia
- Tanta da degradarne ogni nequizia.
-
- Di rinsavir finse talora il Sire
- Ma solo per unir perfidia all'ire.
-
- Chi lo scisma seguìa tenne in onore,
- E lo cinse di gloria e di splendore:
-
- Di che 'l figlio minor inorridito
- Levò le spade contro il padre, ardito.
-
- Aspra la pugna fu, lungo lo sdegno;
- Il figlio al padre agogna torre il regno.
-
- Non cura il sol, la neve, la tempesta,
- Dura sui campi e vittorioso ei resta.
-
- E l'ugna del dolor il padre artiglia,
- E a fronte, a' fianchi, a tergo ognor lo piglia;
-
- Sì che per fino di morir dispera.
- Ma 'n fin precipitò nell'onda nera,
-
- Nel mille centosei, allor ch'il giorno
- Quattro d'Agosto a noi fa suo ritorno.
-
- Un tempio eccelso aveva eretto a Spira:
- Or vi riposa in fino al dì dell'ira.
-
-Papa Gregorio VII era amico della Contessa Matilde, e da Roma recavasi
-al castello di Canossa, e, per utilità della Chiesa, soggiornava talora
-con essa tre mesi, e avrebbe potuto fermarsi anche più a lungo, se gli
-fosse piaciuto. Egli era sant'uomo, ella santissima donna e divota
-a Dio, ed aiutava la Chiesa Romana co' denari e coll'armi, facendo
-guerra contro l'Imperatore Enrico III suo cugino, che aveva creato
-Ghiberto, Arcivescovo di Ravenna, Antipapa col nome di Clemente, invece
-di chiamarlo empio e demente. I quali due, durante tutta la vita loro,
-osteggiarono la Chiesa, distolsero molte anime dalle vie del Signore,
-e le trassero con loro a casa del diavolo. E ciascuno di loro morì
-nella vergogna e nell'amarezza dell'anima propria Ghiberto tornò a
-Ravenna e riprese la podestà e il titolo che vi aveva prima. Riguardo
-poi a quel maledetto Imperatore Enrico III, trovi in Isaia XIV ecc. Il
-che si è avverato nell'Antipapa Ghiberto, detto Clemente, non che in
-Enrico III. E la Chiesa, col tempo, per grazia di Dio, ebbe piena pace.
-Dunque Roberto Guiscardo per aver dato aiuto a Gregorio VII nel momento
-più stringente, cacciando l'Imperatore da Roma, si ebbe in feudo, per
-ricambio del beneficio fatto, la Sicilia e la Puglia, spettanti alla
-Chiesa romana; purchè se le conquistasse contro i Greci e i Saraceni,
-che le occupavano. Egli dunque andò prima, a modo di esploratore, per
-vedere gli abitanti di quelle terre; e, ritornato, raccolse l'esercito,
-chiamò a sè i due fratelli che aveva, e i suoi consiglieri, e disse
-loro: La sapienza dice ne' proverbi 11.º ecc. Poi aggiunse: Tutte
-queste virtù deve possedere franche nell'animo colui, che vuol mettersi
-alla testa di un esercito e far guerra ad un nemico; virtù, di cui, per
-grazia di Dio, faranno mostra i nostri soldati. La Puglia e la Sicilia
-sono state cedute a noi dal Papa, e là vidi uomini che hanno i piedi
-di legno e parlano in gola. _Or su sagliamo contro a quella gente:
-perciocchè noi abbiam veduto il paese, ed egli è grandemente ubertoso.
-E voi ve ne state a bada? Non siate pigri a mettervi in cammino per
-andare a prendere possessione di quel paese. Quando voi giungerete là
-(conciossiachè Iddio ve l'abbia dato nelle mani) verrete ad un popolo,
-che se ne sta sicuro, e 'l paese è largo, è un luogo nel quale non
-v'è mancanza di cosa alcuna che sia sulla terra_. Giudici 18.º Nota
-che Roberto chiamava piedi di legno le pianelle o zoccoli che usavano
-que' Pugliesi e Siciliani, e che li giudicava gente cachetica, color
-di merda e di niun valore. Disse poi che parlavano in gola, perchè
-quando volevan domandare: Che cosa volete? dicevano: _Ke bulì_? Li
-giudicò adunque uomini da nulla, imbelli, accasciati e senza perizia
-alcuna dell'arte della guerra; Giuditta 5.º........ Perchè erano tre
-fratelli, Roberto, Guiscardo, Ambrogio, che era monaco; a cui gli
-altri due dissero: Tu combatterai colle tue armi, cioè ne aiuterai
-colle tue preghiere; noi impugneremo il brando, e se Dio vorrà, li
-soggiogheremo subito. E così fu. L'Imperatore de' Greci, sapendo
-questo, e temendo che Roberto volesse correre sino a Costantinopoli,
-a ridurre al nulla la Grecia, fece sotto i propii occhi in alcuni
-luoghi avvelenare le acque, e ne morì Roberto; sopravvisse Guiscardo
-di lui fratello, d'onde ebbe origine la dinastia dei Re Normanni in
-Sicilia. Da Guiscardo discese Guglielmo Re di Sicilia; e da questo,
-Guglielmo II, che ebbe parecchi figli ed una figlia di nome Costanza.
-Egli alla sua morte, non so per qual ragione, comandò a' suoi figli di
-non maritare la sorella Costanza; i quali, per ossequio agli ordini
-del padre, la tennero secoloro sino all'anno trentesimo dell'età di
-lei. Ma essa era donna di indole focosa e indomabile, disturbava e
-rodeva le cognate e tutta la famiglia. Perciò considerando che la
-Sapienza dice benissimo ne' Proverbii 25.º ecc. si deliberarono di
-darle un marito, e mandarla lontano da loro[159]. E la diedero moglie
-a Re Enrico, che fu l'Imperatore Enrico VI, figlio del primo grande
-Federico, la quale a Iesi, nella Marca d'Ancona, gli partorì un figlio,
-Federico II, del quale più sopra s'è detto ch'era figlio di un beccaio,
-e che la Regina Costanza, dopo una finta gravidanza, se l'era messo
-sotto, dando a credere d'esserne madre. Perciò Merlino aveva detto
-che il secondo Federico _nascerebbe inaspettato e per miracolo_,
-sia perchè la madre era già avanzata negli anni, e certamente perchè
-quel figlio era di parto suppositizio, e raccattato con frode. Quindi
-l'Imperatore Enrico, sotto colore dei diritti della moglie, invase la
-Sicilia e la Puglia, e occupò tutto il regno unito di quelle provincie.
-Ritornato poi in Alemagna, e udito che i regnicoli, cioè i Pugliesi e
-i Siciliani, lo avevano tradito, corse di nuovo al regno, ne asportò
-i tesori, ne distrusse i maggiorenti. Laonde conturbata e infiammata
-la Regina Costanza contro il marito, cominciò co' suoi a prendere
-le difese del regno; onde tra loro nacque rottura e guerra, sicchè
-i saggi ed i letterati dicevano: Questi non sono marito e moglie che
-abbiano un'anima sola, secondo l'insegnamento dell'Ecclesiastico 25.º
-Ed i giocolieri poi dicevano: Se ora alcuno desse scacco a Re, la
-Regina non si moverebbe a coprirlo. L'Imperatore Enrico finalmente
-rioccupò il regno, fece strage de' maggiorenti, e secondo l'uso degli
-Imperatori Tedeschi, osteggiò la Chiesa. Dopo di che passò di questa
-vita, e rimase Federico, ancora pupillo, sotto la tutela della Chiesa,
-che lo allevò ed esaltò, sperandolo migliore del padre. Ma qual padre,
-tal figlio; anzi fu di gran lunga peggiore. Le cose dette da Merlino
-riguardanti a Federico II sono: «Federico I ne' peli un agnello, ne'
-velli un leone; sarà saccheggiatore di città; nell'esecuzione di questo
-proposito terminerà in corvo e in cornacchia: vivrà in _H_, e cadrà nel
-Porto di Milazzo. Federico II poi, di nascita insperata e miracolosa,
-tra le capre agnello da dilaniare, non sarà assorbito da loro; gonfierà
-il letto di lui, e frutterà nelle vicinanze dei Mori, e respirerà
-in loro; poi sarà involto nel suo sangue, ma non ne sarà intinto a
-lungo; tuttavia porrà radici in quello; sarà esaltato nel terzo nido,
-che divorerà i precedenti: sarà leone che rugge tra i suoi; confiderà
-assai nella sua prudenza; disperderà i figli di Ceylan; disgregherà
-Roma e la snerverà; terrà lo spirito in Gerosolima; in trentadue anni
-cadrà; vivrà nella sua prospera ventura settantadue anni, e due volte
-quinquagenario sarà trattato blandamente; volgerà torvo l'occhio
-a Roma; vedrà le sue viscere fuori di sè. Nel suo tempo il mare
-rosseggierà di sangue santo, ed i comuni avversarii arriveranno sino
-a Partenope; dipoi raccolto da lui un aiuto nelle parti d'Aquilone,
-vendicherà il sangue sparso. E guai a quelli che non potranno avere
-ricorso ai vasi; e dopo che sarà nel decimo ottavo anno, contando a
-partire dal suo crisma, tornerà la Monarchia negli occhi degli invidi;
-e nella sua morte saranno in lui resi vani gli sforzi di coloro che
-lo avranno maledetto. E qui finisce. Nota che Enrico VI Imperatore
-fu amico dell'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora, il quale,
-richiestone, scrisse una lettura sopra Isaia intorno ai doveri, e per
-comando di lui, una lettura sopra Geremia, volendo intendere i misteri
-di Daniele nascosti sotto la figura della statua, dell'albero, della
-scure, della pietra, e della successione futura. Scrisse anche per sè,
-l'anno del Signore 1198, un' — Esposizione dei libri della Sibilla e
-di Merlino — Conclusione finale di Geremia profeta —. Ecco, Cesare, la
-verga del furore di Dio» Geremia è abbastanza aperto, ma nell'adombrare
-le afflizioni del secolo è dapertutto involuto: Dio voglia che anche tu
-non sia tanto sprovvisto del timore di Dio quando stia per calare la
-scure evangelica sulla radice dell'albero Imperiale» — Presagi futuri
-sulla Lombardia, Toscana, Romagna, ed altre contrade, dichiarati da
-maestro Michele Scoto:
-
- Regis vexilla timens, fugiet velamine Brixa,
- Et suos non poterit filios propriosque tueri.
- Brixia stans fortis, secundi certamine Regis.
- Post Mediolani sternentur moenia griphi.
- Mediolanum territum cruore fervido necis,
- Resuscitabit, viso cruore mortis.
- In numeris errantes erunt atque sylvestres.
- Deinde Vercellus venient, Novaria, Laudum.
- Affuerint dies, quod aegra Papia erit.
- Vastata curabitur, moesta dolore fiendo
- Munera quae meruit diu parata vicinis.
- Pavida mandatis parebit Placentia Regis.
- Oppressa resiliet, passa damnosa strage.
- Cum fuerit unita, in firmitate manebit.
- Placentia patebit grave pondus sanguine mixtum
- Parma parens viret, totisque frondibus uret.
- Serpens in obliquo, tumida exitque draconi.
- Parma Regi parens, tumida percutiet illum
- Vipera draconem. Florumque virescet amoenum.
- Tu ipsa, Cremona, patieris flammae dolorem.
- In fine praedito, conscia tanti mali,
- Et Regis partes insimul mala verba tenebunt.
- Paduae magnatum plorabunt filii necem
- Duram ed horrendam, datam catuloque Veronae.
- Marchia succumbet, gravi servitute coacta.
- Ob viam Antenoris, quamque secuti erunt,
- Languida resurget, catulo moriente, Verona.
- Mantua, vae tibi tanto dolore plena.
- Cur ne vacillas, nam tui pars ruet?
- Ferraria fallax, fides falsa nil tibi prodest
- Subire te cunctis, cum tua facta ruent
- Peregre missura, quos tua mala parant
- Faventia iniet tecum, videns tentoria, pacem.
- Corruet in pestem, ducto velamine pacis.
- Bononia renuens ipsam, vastabitur agmine circa,
- Sed dabit immensum, purgato agmine, censum.
- Mutina fremescet, sibi certando sub lima,
- Quae, dico, tepescet, tandem traetur ad ima.
- Pergami deorsum excelsa moenia cadent.
- Rursum et amoris ascendet stimulus arcem.
- Trivisii duae partes afferent non signa salutis.
- Gaudia fugantes, vexilla praebendo ruinae.
- Roma diu titubans, longis terroribus acta,
- Corruet, et mundi desinet esse caput.
- Fata monent, stellaeque docent, aviumque volatus
- Quod Fridericus malleus orbis erit.
- Vivet draco magnus cum immenso turbine mundi.
- Fata silent, stellaeque tacent, aviumque volatus
- Quod Petri navis desinet esse caput.
- Reviviscet mater: malleabit caput draconis.
- Non diu stolida florebit Florentia florum;
- Corruet in feudum, dissimulando vivet.
- Venecia aperiet venas, percutiet undique Regem.
- Infra millenos, ducenos, sexque decenos
- Erunt sedata immensa turbina mundi
- Morietur gripho, aufugient undique pennae.
-
- Brescia, che teme la reale insegna,
- Fugge col velo al capo e si rassegna,
-
- Nè i figli suoi, nè i suoi fautor difende;
- Che, la tema, vilissima la rende.
-
- Brescia sta salda colla lancia in resta
- Contro del Re che a battagliar s'appresta.
-
- Del Grifo di Milan cadran le mura.
- Atterrita Milan per la paura
-
- Di fieri colpi e di fumante sangue
- Trema, s'accascia, china 'l capo e langue.
-
- Ma paura maggior gli batte l'anca
- Ei si ribella e il reagir l'affranca.
-
- Poscia arriva Vercelli, e vien Novara,
- Lodi s'aggiunge, e 'l tempo si prepara.
-
- Pioverà su Pavia dolore, affanno.
- Risorgerà sulla tristezza e il danno.
-
- Questo ricambio di perfidia usata
- Ai vicini l'attende, e già la guata.
-
- Piacenza al Rege inchinerassi ancella.
- Ma scosso il giogo, s'ergerà novella.
-
- Libera vivrà se fia concorde
- Ma, sangue e schiavitù berrà, discorde.
-
- Parma, devota, al ciel s'erge superba,
- Ma, per foco struttor, fronda non serba.
-
- Barcamenando va contro il Dragone;
- Ma vipera divien, e a morte il pone.
-
- Non ignara del mal, che si previde,
- La fiamma anche su te, Cremona, stride.
-
- La parte imperïal, che in te risiede,
- Le lingue arrota, si dilania e fiede.
-
- De' magnati di Padova la prole,
- Commovendo la terra, il mare, il sole,
-
- De' padri piangerà l'orrenda morte,
- Che di Verona il Can lor serba in sorte.
-
- Sulla Marca cadrà vasta ruina;
- Sui Marchigiani schiavitù, rapina.
-
- Lungo la via d'Antenore l'antico
- E di lor che 'l seguir qual duce amico,
-
- Languida sorgerà nuova Verona,
- Defunto il Can, che di martir la sprona.
-
- Mantova ahi! colma di dolori e guai!.
- Cadran tanti de' tuoi, tu non cadrai?
-
- Oh! Ferrara, che sei d'inganni un nido,
- A te non giova il destreggiare infido.
-
- Di tutti il giogo avrai sulla cervice,
- Se pure erranti al piano, alla pendice,
-
- Quelli che 'l mal oprar faratti avversi
- In tua ruina, vuoi mandar dispersi.
-
- Viste Faenza armi, cavalli e tende,
- A pace ed amistà la mano stende;
-
- Ma cinto al capo della pace il velo,
- Su lei seminerà la peste il cielo.
-
- Bologna altera, che la pace sprezza,
- Di guerra avrà la morbida carezza
-
- E posato di Marte il fiero ballo,
- Gran censo spillerà, se pure avrallo.
-
- Modena freme, si corrode e lima
- S'alza, ricade, e in ritentar s'adima.
-
- Di Bergamo cadrà l'alta muraglia:
- Amor la sprona, e ridarà battaglia.
-
- Da furor di discordia in due diviso,
- Sogni di morte par che dia Treviso.
-
- Roma, che ninna per terror mortale,
- Del mondo più non fia la capitale.
-
- Le stelle, il fato e degli uccelli il volo
- Parlan concordi ed un accento solo.
-
- Chè Federigo con fatal rovello
- Sarà del mondo orribile martello.
-
- Il Dragone vivrà, da capo a fondo
- Orribilmente turbinando il mondo.
-
- Le stelle, il fato e degli uccelli il volo,
- Muti, non fanno un verbo, un segno solo;
-
- Chè naufraga di Pier la navicella
- Del mondo non sarà più l'alma stella.
-
- Risorgerà la Madre in sua ragione
- Il capo a martellar del reo Dragone.
-
- Ebbra Firenze, non a lungo, e folle
- Rifiorirà sul piano a piè del colle.
-
- Ma d'un Signor, ch'in feudo se la stringe,
- Il ceppo soffre, e non soffrir s'infinge.
-
- Venezia tingerà di sangue il mare,
- E fiere avranne il Re percosse amare.
-
- Entro ai mille dugento sessant'anni
- Guerra non più, non turbini, non danni.
-
- Chè, tocco il Grifo da mortal bipenne.
- Gioco del vento ne saran le penne.
-
-Sino a che punto si siano verificati i suesposti presagi, molti hanno
-potuto vederlo; ed anch'io l'ho veduto e n'ho udito ragionare, ed
-entro la mia mente ci ho studiato sopra molto a fondo, e so che si
-sono avverati, ad eccezione di pochi; p. e. che Federico, in generale,
-non fu il martello del mondo quantunque molto di male abbia fatto.
-Nè la nave di Pietro naufragò, se per avventura non vogliasi alludere
-alla lunga vacanza della sede pontificia avvenuta, per discordia tra i
-Cardinali. Ma che poi entro il 1260 tutti i turbini che sconvolgevano
-il mondo avrebbero sedate le loro ire, non s'è verificato punto, come
-pare, da qualunque parte si guardi; perocchè tuttora infuriano guerre,
-discordie e maledizioni sotto ogni plaga di cielo. Tuttavia nel 1260
-cominciò la divozione dei flagellanti, e gli uomini si rappaciavano
-reciprocamente, e smorzavano le ire, e si faceva molto di bene, come
-ho visto io co' miei occhi. Or resta da dire chi fossero coloro che
-ebbero signoria in Lombardia ed in Romagna. In Piemonte il Marchese
-di Monferrato; a Vercelli, Pietro Becherio; a Milano, Napoleone
-Dalla Torre e Tassone suo figlio; in Alessandria, Lanzavecchia; a
-Piacenza, Uberto d'Iniquità; a Parma, per il partito della Chiesa,
-Bernardo di Rolando Rossi, cognato di Papa Innocenzo VI, (ebbe per
-moglie una sorella del detto Papa, ed era un bellissimo Principe);
-per il partito imperiale, Bertolo Tavernieri. In seguito poi dominò
-in Parma Ghiberto da Gente molti anni, ed era cittadino Parmense, che
-ebbe anche Reggio sotto la sua signoria. In Reggio, per il partito
-della Chiesa, Ugo De' Roberti; per gli imperiali, Guido da Sesso e Re
-Enzo figlio di Federico; in Modena, Giacomino Rangone e Manfredo da
-Sassuolo, ossia da Rosa, suo nipote, per la parte della Chiesa; per la
-parte dell'Impero, i Pio, Lanfranco e Gherardino; in Cremona, Uberto
-Marchese Pallavicino, e Boso di Dovaria signoreggiarono lungamente,
-e diedero il bando a molti cittadini, e ridussero al nulla molte
-famiglie; e tennero sempre viva una grossa guerra, e danneggiarono
-molto gli altri, ma alla lor volta ne ricevettero anch'eglino a usura
-il ricambio; a Mantova, Pinamonte, cittadino mantovano, che dominò
-lungamente e duramente; a Ferrara, Salinguerra; dopo il quale, Azzone
-Marchese d'Este; e dopo questo, Obizzo figlio di Rainaldo, che era
-figlio del predetto Azzone, morto in una prigione della Puglia,
-ostaggio dell'Imperatore. Quest'Obizzo poi era figlio di una ignota
-napoletana e di Rainaldo figlio del prenominato Azzone, e fu portato
-ancor fanciullo dalla Puglia, ed io ne sono testimonio oculare, e fu
-uomo magnanimo ma non buono, e commise non poche iniquità. Espulse da
-Ferrara i Fontana, che lo avevano sublimato, e signoreggiò lungo tempo
-con una durezza, che era fuor d'ogni misura. La città di Ferrara era
-di pertinenza della Chiesa, come ho udito io dalle labbra di Innocenzo
-IV, quando predicava al popolo Ferrarese; ma siccome i Marchesi d'Este
-sono stati ab antico sempre amici della Chiesa romana, perciò la
-Chiesa li appoggia e lascia che ne abbiano in loro mano il dominio. A
-Treviso signoreggiò a lungo Alberico da Romano, la cui Signoria, come
-ben se lo sanno coloro che la sperimentarono, fu durissima e crudele.
-Questi fu veramente un membro del diavolo e figlio dell'iniquità, ma
-finirono malamente egli, la moglie, i figli e le figlie. Perocchè
-i loro uccisori divelsero le gambe e le braccia dal corpo di que'
-bambini ancor vivi, e sotto gli occhi dei loro genitori, per usarne
-a schiaffeggiare la faccia del padre e della madre loro; e poscia
-legarono la madre e le figlie ad un palo, e le abbruciarono, quantunque
-esse fossero nobili, e le più belle ragazze del mondo, ed innocenti,
-e, per odio al padre e alla madre, non la perdonarono nè all'innocenza
-nè alla leggiadria loro. E in vero i loro genitori avevano con terrore
-orribile afflitti e tormentati i Trivigiani. Laonde accorrevano essi in
-piazza frementi contro Alberico, e vivo ancora, ogni cittadino colla
-tanaglia gli stracciava un boccone delle carni; e così tra ludibri,
-vituperi e tormenti, ne scarnificarono il corpo. Perocchè a chi aveva
-tolto di mezzo un consanguineo, a chi il fratello, a questo aveva
-morto il padre, a quello un figlio, e imponeva tributi e multe così
-gravi e così di frequente, da essere ridotti a distruggere le loro
-case, ed imbarcarne i mattoni, le asse, i mobili, le botti, i bigonci
-e mandarli a vendere a Ferrara per far denaro, pagare, e riscattarsi.
-Queste cose sono accadute sotto i miei occhi. E, per poterle fare con
-più sicurezza, simulava di essere in guerra con Ezzelino da Romano
-suo fratello. E non risparmiava ai cittadini suoi sudditi neppure la
-vita. E in un sol giorno ne fece impiccare venticinque de' notabili di
-Treviso, senza che gli avessero fatto in nulla nè sfregio, nè danno;
-ma se li tolse di sotto gli occhi mandandoli brutalmente al patibolo
-per timore che gli potessero nuocere. E fece trascinare trenta nobili
-donne, madri, o mogli, o figlie, o sorelle di loro, perchè li vedessero
-ad impiccare, e perchè eglino avessero sotto gli occhi chi ne avrebbe
-fatta più straziante la morte. Aveva anche comandato che a quelle donne
-fosse tagliato il naso; ma per istratagemma di un tale[160] che in
-quell'occasione fece credere spurio un suo figlio, sebbene realmente
-non lo fosse, fu ritirato l'ordine; invece però furon tagliate loro le
-vesti, all'altezza delle mammelle, sicchè tutto il corpo restò nudo,
-e in quello stato le videro que' loro cari che dovevano salire sul
-patibolo; e furono sospesi a studio così vicino a terra, che fosse
-possibile forzar quelle donne a passar tra le gambe de' loro cari, i
-quali mentre esse passavano, per non essere ancora spenti gli ultimi
-spiriti vitali, battevano loro il volto co' piedi e colle tibie, che
-ancora si contraevano: ed esse vivevano nello strazio e nello schianto
-del cuore in mezzo a tanto atroce ludibrio. Nè spettacolo di più
-feroce brutalità fu mai veduto nè udito. Poscia, che nulla bastava
-a sbramare tanta ferocia, le fece trasportare di là dal Sile[161],
-e andassero dove volessero. Elle allora di quel po' di veste, che
-restava attorno alle mammelle, composero un qualche cosa da velare
-le pudende, e tutta la giornata vagarono per quindici miglia di una
-landa deserta tra spine, triboli, ortiche, lappoli, ronchi, e carzeti
-pungenti; e camminando scalze, e a corpo nudo, le martoriava anche
-il morso e il pungiglione di molti insetti; e andavano piangendo, e
-n'avevan ben d'onde, chè al resto si aggiunse che nulla avevano di che
-cibarsi se non del proprio pianto. Ah! quale colmo di miseria, o Dio!
-Volgi a loro il tuo benigno sguardo, e vedi. Alla tua misericordia
-tocca prestare soccorso; la tua misericordia sola può essere pronta,
-presente ad aiutarle. Io le ho vedute quelle figlie del dolore, le
-ho vedute riservate, per aver consolazione, alla tua destra pietosa;
-le ho vedute a te solo abbandonate; chè è ben necessario che provegga
-la potenza divina, ove manca ogni provvidenza umana. Questo si mostrò
-palese in Susanna......... Ma ritorniamo alla storia. Arrivarono lo
-stesso giorno alla laguna di Venezia ad ora già tarda; ed ecco che
-videro subito un pescatore, solo nella sua barchetta, e lo chiamarono
-che s'avvicinasse a loro. Ma egli, credendo che le apparenze che
-aveva in lontano davanti agli occhi fossero ombre, o fantasmi del
-demonio, oppure mostri marini usciti al lido, se ne spaventò, e
-inorridì. Ma poi per ispirazione divina, e per la loro insistenza,
-s'andò avvicinando. E, dopo che esse gli ebbero narrata per punto la
-loro dolorosa istoria e sventura, egli sclamò: Voi mi avete straziata
-l'anima; ed io non vi abbandonerò mai, finchè la provvidenza divina
-non vi abbia procacciato di meglio. Ma siccome questa mia barchetta
-peschereccia è tanto angusta che appena ve ne sta una, vi traghetterò
-ad una, ad una, sicchè vi trasporterò tutte, e vi collocherò in un
-isolotto che si va ora formando, ove però la terra è già soda, perchè
-se stanotte restaste qui al lido, sareste preda de' lupi. Domani poi
-per tempissimo, provveduto di barca più capace, vi porterò e collocherò
-nella chiesa di S. Marco, ove spero che Dio rivolgerà sopra di voi
-lo sguardo della sua misericordia. Che più? Dopo dunque che le ebbe
-trasportate tutte, tranne una, quell'ultima la condusse alla sua casa
-da pescatore, ove le apprestò buona mensa, e la trattò con bontà di
-cuore, cortesia, umanità, amorevolezza ed onestà. L'indomani, pronto
-adempì la promessa. E condottele nella chiesa di S. Marco, si presentò
-al Cardinale della Corte romana Ottaviano, Legato in Lombardia, che
-allora si trovava a Venezia; gli narrò tutta la storia di queste donne,
-tutte le loro sventure, e gli disse dov'erano. Udita questa cosa, il
-Cardinale volò subito a loro, le servì di una refezione; e fece bandir
-voce per la città, che subito, in fretta, senz'indugio di sorta,
-tutti, uomini, donne, piccoli e adulti, garzoni e donzelle, vecchi e
-ragazzi, tutti accorressero a S. Marco, che udirebbero cosa non mai
-più udita, e farebbe loro vedere spettacolo non mai più veduto. E,
-più presto che non si dice, tutta Venezia si trovò stivata in Piazza
-S. Marco, e udirono narrarsi tutta la inumana istoria; e dopo averla
-narrata, fece venire quelle donne così malconcie e nude, come aveva
-saputo malconciarle la efferatezza del maledetto di Alberico. Ed il
-Cardinale volle questa scena per irritare più vivamente i Veneziani
-contro di lui, e destare negli animi maggior compassione per loro.
-Quando i Veneziani ne ebbero udita la storia, e vedute le donne così
-nude, ad alte grida sclamarono: Morte, morte a quel maledetto; bruci
-vivo colla sua consorte; e tutta la sua progenie sia estirpata. A
-questo punto il Cardinale soggiunse: La divina Scrittura....... E
-tutti gridarono: Si faccia, si faccia. Poscia, secondando il desiderio
-di tutta la città, bandì una crociata contro quella maledizione di
-Alberico; e che chiunque vi prendesse parte, e andasse, o mandasse in
-vece sua altra persona a proprie spese per sterminarlo, avrebbe piena
-indulgenza de' proprii peccati. La quale indulgenza data a tutti,
-egli pienamente la confermò coll'autorità di Dio onnipotente, e dei
-beati Apostoli Pietro e Paolo, non che della Legazione conferitagli
-dalla sede Apostolica. Tutti dunque s'infiammarono, e presero parte
-alla crociata, giovani, vecchi, uomini, donne, sovreccitati dalla
-allocuzione del Cardinale, che era persona di alto merito e di
-sì elevato ufficio rivestito; dalle atrocità di quel maledetto di
-Alberico; dalla condanna a morte di que' nobili ed innocenti cittadini;
-dalla pietà che facevano quelle donne, che avevano ancora sotto gli
-occhi turpemente malconcie; e dalla promessa indulgenza che andavano
-ad acquistarsi. Il Cardinale Legato per isvegliare ne' Veneziani più
-risoluto furore, si valse anche dell'esempio della moglie del Levita,
-della morte, e vitupero, e abuso della quale il popolo ebraico, per
-volere di Dio, prese sì aspra vendetta, che ne rimase distrutta una
-tribù quasi intera. Corsero dunque unanimi contro di lui; molto lo
-danneggiarono, ma non lo ridussero a completo sterminio. Però non molto
-tempo dopo questa crociata, fu sterminato con tutta la sua famiglia,
-e soffrì i ludibrii, i tormenti e gli strazii, di cui è parlato più
-sopra. E ne fu ben degno. Perocchè un dì che aveva smarrito un suo
-sparviero, trovandosi all'aperto, calò le brache, e mostrò il culo a
-Dio per oltraggio, insulto ed irrisione, credendo con ciò di vendicarsi
-contro Dio; e quando fu a casa cacò sull'altare, precisamente in
-quello spazio ove si consacra il corpo del Signore. Sua moglie poi
-dava delle puttane e delle meretrici alle matrone e nobili donne. Nè
-mai il marito ne la rimproverò; che anzi essa lo faceva per fidanza
-che aveva del consenziente marito. Perciò meritamente di loro si
-vendicarono i Trevigiani. Dopo la allocuzione, che ebbe fatta ai
-Veneziani, il Cardinale raccomandò loro quelle donne come sè stesso;
-ed essi di buon grado e con larga liberalità le provvidero di vitto
-e di vestito. A quell'uomo poi, per cui stratagemma quelle donne non
-ebbero mozzo il naso, i Trevigiani perdonarono, e gli lasciarono la
-vita, anzi lo beneficarono assai, chè ben lo meritava, perchè spesso
-aveva distolto Alberico e i suoi da molte tristizie, di cui avevano
-concepito il pensiero. Nell'altra Marca poi signoreggiò Ezzelino,
-fratello di questo Alberico, come anche in Padova, Vicenza e Verona.
-Fu costui un membro del diavolo e figlio dell'iniquità; e un giorno
-nel campo di S. Giorgio in Verona, dove talvolta io sono andato, fece
-bruciare undicimila Padovani in un ampio edifizio, nel quale li teneva
-a' ceppi in carcere; e mentre bruciavano, faceva, cantando attorno a
-loro, un torneo co' suoi cavalieri. Veramente fu egli il peggior uomo
-che si trovasse sulla faccia della terra; nè un sì pessimo credo siavi
-mai stato dal principio del mondo sino a noi. Tutti tremavano al suo
-cospetto, come trema un giunco nell'acqua corrente. E n'avevano ben
-d'onde; poichè chi era vivo oggi, non era al sicuro d'esserlo ancora
-all'indomani. Per piacere ad Ezzelino, si era arrivati al punto che
-un padre cercava la morte d'un figlio, un figlio quella del padre,
-o d'altro parente; e sterminò tutti i maggiorenti, i migliori, i più
-potenti, i più ricchi e i più nobili della Marca Trivigiana. Castrava
-le mogli altrui, e co' figli e colle figlie le cacciava in prigione,
-e ve le lasciava morire di fame e di dolore. Fece trarre a morte molti
-religiosi, e molti li tenne lungamente nelle carceri, tanto dell'Ordine
-dei frati Minori e Predicatori, che d'altri Ordini....... Pari a lui
-per feroce atrocità non furono nè Decio, nè Nerone, nè Diocleziano,
-nè Massimiano; e nemmeno Erode ed Antioco, che furono i più crudeli
-mostri del mondo. Veramente questi due fratelli furono due demonii,
-per ciascun de' quali io potrei scrivere un grosso volume, se avessi
-tempo, e non mi mancasse la pergamena. Alberico però sul punto di morte
-fu tocco dal pentimento; nel che si mostrò grandissima la misericordia
-di Dio, stendendo in morte le braccia anche a uomo tanto brutale; ma
-Ezzelino non s'è mai convertito a Dio. Ad Ezzelino successe nella
-Signoria di Verona un tal Mastino, Veronese, che fu poi ucciso da
-assassini. E il Conte di S. Bonifacio, a cui era devoluta la Signoria
-di Verona, andava vagando pel mondo, come io ho veduto; ed era tutto
-del partito della Chiesa, buon uomo, santo, saggio, onesto, d'animo
-forte, prode dell'armi e dotto nell'arte della guerra. Suo padre aveva
-nome Guicciardo, egli Lodovico, e il figlio maggiore, Vinciguerra.
-A Rimini signoreggiò il Malatesta, che s'attenne sempre fidissimo al
-partito della Chiesa. La Signoria di Forlì la ebbe in mano il Conte
-Guido da Montefeltro, che era un battagliero possente e dotto nell'arte
-della guerra, e non poche vittorie sui Bolognesi, che parteggiavano
-per la Chiesa, riportò, quand'ebbe a trovarsi loro di fronte. Molti
-anni in tempo di grossa guerra tenne la Signoria di Forlì, ma in fine
-si esaurirono le forze sue e de' Forlivesi, quando Papa Martino IV si
-intromise in quella lotta con pertinace ed irremovibile proponimento di
-entrare vittorioso in quella città. Per cui, venuto Legato in Romagna
-Bernardo Cardinale della Corte romana, ed i Forlivesi datisi a lui,
-mandò a confino il Conte Guido di Montefeltro, prima a Chioggia, poi
-in Lombardia, ad Asti, ed obbedì sommessamente. A Ravenna dominò,
-di parte della Chiesa, Paolo Traversari, nobiluomo, ricco, potente
-e saggio; di parte dell'Impero, un certo Anastasio. Poi, dopo Paolo
-Traversari, dominò in Ravenna Tomaso Fogliari di Reggio, fatto da Papa
-Innocenzo IV Conte delle Romagne, perchè era suo parente; ed ebbe
-moglie una nipote di Paolo Traversari, figlia d'un figlio, di nome
-Traversaria, legittimata dal Papa perchè potesse ereditare. La sposò
-poi, dopo la morte di Tomaso, Stefano, figlio del Re d'Ungheria, che
-assunse la Signoria di Ravenna. Dopo la morte di lui venne di Puglia
-un certo Guglielmotto, che conduceva seco una donna, e diceva che
-era sua moglie e figlia di Paolo Traversari Ravennate, la quale era
-in Puglia come ostaggio dell'Imperatore. E signoreggiò molti anni,
-ed ebbe integralmente tutte le possessioni di Paolo Traversari: ma
-fu creduto che tutto fosse un'ingannevole e frodolenta finzione sì
-dell'uomo che della donna. Ma non era di parte della Chiesa, e quindi
-fu espulso in una colla moglie da Ravenna, e spogliato di tutti i beni,
-che aveva occupato. A Faenza signoreggiarono gli Alberghetti, chiamati
-anche Manfredi, di parte della Chiesa, principale de' quali Ugolino
-Buzola, e suo figlio, frate Alberico dell'Ordine dei Gaudenti; di parte
-dell'Impero, signoreggiò Accarisio e suo figlio Guido di Accarisio.
-Il partito poi della Chiesa in Faenza prendeva nome dai Zambrasi, e
-non erano che in due di quella famiglia, cioè frate Zambrasino, che
-fu, ed è, dell'Ordine de' frati Gaudenti, e Tebaldello di lui fratello
-illegittimo, che godeva molta stima, essendo uomo forte, bello,
-ed anche ricco, perchè Zambrasino, unico erede, quale figlio solo
-legittimo, volle dividere con lui a parti eguali il patrimonio paterno.
-Costui fu due volte traditore della sua città di Faenza. La prima
-volta la pose in mano ai Forlivesi, e in quel tempo abitava io appunto
-a Forlì; la seconda, restituilla alla Chiesa; ma poco dopo morì nella
-fossa della città, affogato col suo cavallo e molte altre persone. In
-Imola, i principali partigiani della Chiesa erano i Nurduli; e capo del
-partito imperiale, Ugucione dei Binicli, cui Re Carlo fece prigioniero
-nella guerra contro il Principe Manfredi, e gli fece tagliar la testa.
-A lui succedette in Imola suo fratello Giovanni de' Binicli; ma nella
-parte montuosa della provincia signoreggiava Pietro Pagano, di parte
-imperiale, e risiedeva in un castello, che si chiamava Susinana[162];
-ed era personaggio magnanimo, di singolare reputazione e rinomanza,
-e dotto nell'arte della guerra. Aveva moglie una buona donna di nome
-Diana, ed una buona sorella di nome Galla Placidia, che erano ambedue
-mie divote. In Alconio signoreggiava il Conte Bernardo, magnifico
-Signore e potente, partigiano della Chiesa. Il Conte Rugiero di
-Bagnacavallo, di parte imperiale, dominava in Ravenna; ed era sagace,
-furbo, astuto, ed una volpe frodolenta e di tutti i colori. Questi fu
-mio famigliare; aveva una figlia unica, nè ebbe maschi, e in sul morire
-disse che la voleva maritare con uno che sostenesse risolutamente gli
-imperiali. E frate Gherardino Gualengo avendogli detto che quello non
-era tempo di scherzare, rispose: Perchè? Non sono io un uomo? Ed il
-frate di rimando: Voi siete bene un uomo; ma in punto di morte dovete
-perdonare a tutti, nè parteggiare per nessuno, ma pensare solo a Dio,
-come dice il Profeta: _O Signore, parte della mia eredità, e del mio
-calice; tu sei quello che restituirà a me la mia eredità_. Parimente in
-Romagna, di parte dell'Impero, fu grande il Conte Taddeo Boncompagni.
-Questi era avanti in età, ed entrò nell'Ordine de' frati Minori.
-Anche Giacomo di Bernardo parteggiò un tempo per l'Impero; ma dopo che
-l'Imperatore fece tagliare la testa al figlio di lui, passò al partito
-della Chiesa, e poi si fece frate dell'Ordine de' Minori. E tanto in
-Romagna che in Lombardia molti ve ne furono di nobili e potenti, sì
-di parte della Chiesa che dell'Impero, che sarebbero degni di essere
-ricordati, se fossero stati buoni e amanti di Dio, e di sè stessi. Così
-in Bologna per la Chiesa hanno signoreggiato i Geremei; e per l'Impero
-i Lambertazzi, tra' quali fu principale Castellano di Andalò, che
-poi morì miseramente, perchè i Bolognesi partigiani della Chiesa, in
-occasione di una guerra intestina, lo presero e lo cacciarono tra ceppi
-nelle carceri del palazzo del Comune. Ed i Geremei espulsero da Bologna
-i Lambertazzi, che andarono in quel tempo a dimorare a Faenza; d'onde
-furono poi cacciati, quando Tebaldello la rimise in mano al partito
-della Chiesa. Questa città, cioè Bologna, fu l'ultima a bere il calice
-dell'ira di Dio, e ne ingollò fino alla feccia, affinchè, restando
-illesa, non si vantasse di essere sempre stata giusta e non insultasse
-alle altre città, che avevano già trangugiato il calice dell'ira,
-anzi del furore dello sdegno di Dio; giacchè dentro di essa vi erano
-assassini, nè si imponeva a loro.......... In Cremona, que' che
-parteggiavano per la Chiesa si chiamavano Cappellini, o Cappelletti;
-que' che tenevano per l'Impero, si nominavano Barbarasi. Ho letto
-più volte, cioè nè una nè due soltanto, nel pontificale di Ravenna:
-_Verranno i Barbarasi; incrudeliranno assai_; ed è incerto se si abbia
-da riferire ai presenti, o ai futuri. Tuttavia i presenti incrudelirono
-assai quando chiamarono l'Imperatore in Lombardia ed a Cremona, e
-da Cremona espulsero quelli che tenevano le parti della Chiesa; e
-l'Imperatore col loro aiuto tenne viva in Lombardia una lunga guerra.
-Di che si moltiplicarono i mali sulla terra; nè è finita ancora, nè
-parne vicina la fine. In Parma, dopo la distruzione di Vittoria e la
-fuga dell'Imperatore, chiunque non aderiva saldamente al partito della
-Chiesa si chiamava di Malafucina, cioè di cattiva fabbrica, così detti
-perchè spacciavano monete false; ma siccome v'ha differenza da bue a
-bue, così si conosceva......... Parimente quelli che tenevano allora
-le parti dell'Impero non potevano ristarsi dal parlare del proprio
-partito, e così si conoscevano da ciò che dicevano.
-
-In processo di tempo poi que' Parmigiani del partito imperiale, che
-risiedevano a Borgo S. Donnino, pregarono i loro concittadini di parte
-della Chiesa che per amore di Dio, e della beata Vergine gloriosa,
-li accogliessero in città, poichè, essendo morto l'Imperatore,
-desideravano riamicarsi con loro. E di fatto si rappaciarono, e furono
-ammessi in città, come ho veduto io co' miei occhi; ma quando videro
-le loro case atterrate (si noti che eglino altrettanto avevano fatto
-ai partigiani della Chiesa, allora che anch'essi furono espulsi)
-cominciarono a voler contendere, trattar da pari a pari, e insultare
-il partito della Chiesa. Di più, sapendo che Uberto Pallavicini aveva
-in mano il dominio di Cremona e di molte altre città, si proposero
-di farlo Signore anche di Parma. A che Uberto aspirava ed ogni sua
-cura rivolgeva, e volevano mandare in bando sino all'ultimo tutti
-i partigiani della Chiesa, e ridurli siffattamente al nulla che non
-potessero mai più ripor piede nella loro città. La quale trama venuta
-a conoscenza de' Parmigiani, cominciarono a tremare come giunchi
-nell'acqua, ed a nascondere le cose che s'avevano più care. Ed io
-pure nascosi i miei libri, poichè in quel tempo io dimorava a Parma;
-e molti Parmigiani del partito della Chiesa si preparavano già a
-partire spontaneamente da Parma, prima che il Pallavicino, arrivando,
-li incogliesse nella rete, rapisse loro ogni bene, e li costringesse
-di forza al bando. Quando dunque cominciò a diffondersi in Parma la
-voce che il Pallavicino era sulle mosse per arrivare, e d'altronde
-si vedeva che il suo arrivo non era poi lì lì per effettuarsi, (ed
-il ritardo derivava da ciò, che egli s'era deliberato di impadronirsi
-prima di Colorno e di Borgo S. Donnino, come realmente fece; sia per
-entrare in Parma con maggiore trionfo; sia, perchè, occupate quelle due
-posizioni, i Parmigiani parteggianti per la Chiesa, che avessero voluto
-fuggire, non avrebbero saputo da che parte voltarsi; e così avrebbero
-essi ricevuto scacco matto, essi che s'erano allevato il serpente in
-seno) ecco d'improvviso sorgere un uomo, che abitava in Parma in Cò
-di Ponte, tra la chiesa di Santa Cecilia, e Santa Maria dell'Ordine
-de' Templarii[163]. Costui era un sartore, e si chiamava Giovanni
-Barisello, ed era figlio d'un contadino della famiglia Tebaldi, di
-que' contadini che i Parmigiani chiamano mezzadri. E, presa in mano
-una croce e il libro de' Vangeli, andò girando per la città alle case
-di coloro, che passavano per imperiali, e si sospettava volessero
-a tradigione consegnar Parma al Pallavicino, e li faceva giurare di
-obbedire alle leggi del Papa e aderire al partito della Chiesa. Egli
-aveva seguaci un cinquecento uomini in armi, che l'avevano fatto loro
-Capitano, e lo seguivano come fosse un principe o un condottiero.
-E molti degli imperiali giurarono di essere ossequenti alle leggi
-del sommo romano Pontefice, e di aderire al partito della Chiesa;
-parte de' quali lo fecero con sincerità, e parte per il timore, che
-li incoglieva, al vedersi tanta gente armata alla porta della casa.
-Quelli poi che non avevano l'animo disposto a quel giuramento, alla
-chetichella se n'uscivano di Parma, e andavano a dimorare in Borgo S.
-Donnino. Ed ogni volta che bolliva in Parma discordia tra cittadini,
-chi fuggiva trovava sempre quel castello aperto; ed i Borghigiani
-esultavano sempre delle discordie che s'accendevano in Parma, e
-l'esultanza loro sarebbe stata maggiore se l'avessero veduta rasa al
-suolo. I Borghigiani difatto non hanno mai guardata di buon occhio la
-città di Parma; anzi, quando Parma era in guerra, in Borgo S. Donnino
-si raccoglievano tutti gli assassini di Lombardia, ove erano di buon
-grado ospitati, per far danno e vergogna a Parma. Eppure i Parmigiani
-avevano fatto ai Borghigiani i seguenti benefici, come ho visto io co'
-miei occhi, chè ivi ho abitato un anno, cioè nel 1259: (In quell'anno
-l'Italia fu colpita da desolantissima morìa d'uomini e di donne, ed
-Ezzelino da Romano fu fatto prigioniero dai Cremonesi e da quelli de'
-loro alleati che si trovavano al campo). Il primo beneficio fu che
-ogni anno mandavano loro un Parmigiano per Rettore, o Podestà, e ne
-pagavano la metà dello stipendio. Secondo, che a partire dal Taro, che
-è distante da Parma cinque miglia, tutti gli abitanti potevano andare
-al mercato di Borgo S. Donnino senza opposizione alcuna da parte de'
-Parmigiani; e così Borgo S. Donnino aveva il concorso d'un territorio
-di dieci miglia, appartenente alla Diocesi di Parma: ed ai Parmigiani
-restava la sola estensione di cinque miglia. Terzo, che i Parmigiani
-accorrevano a loro difesa quando o i Piacentini, o i Cremonesi, o
-chicchè altri fosse, moveva loro guerra. Quarto, che quantunque in
-Borgo non vi fossero che due sole famiglie nobili, i Pinchilini ed i
-Verzoli, mentre le altre erano di popolani, o di ricchi campagnuoli,
-pure i Parmigiani non isdegnavano mandare ivi a marito le loro nobili
-donzelle; il che non era poco onore. Io credo d'averne vedute quivi
-di donne Parmigiane ben venti, che vestivano pelliccie di vaio[164],
-o stoffe di colore scarlatto. Ma i Borghigiani, nulla valendo per
-loro tanti benefici ricevuti, furono ingrati ai Parmigiani; epperciò
-questi, e a gran ragione, quando se ne presentò l'occasione opportuna,
-distrussero Borgo S. Donnino...... Girando dunque Giovanni Barisello
-per Parma a intimare di prendere giuramento alle persone sospette,
-arrivò alla casa di Rolando di Guido Bovi, che abitava in Cò di
-Ponte, nei pressi della Chiesa di S. Gervaso; e, chiamatolo fuori di
-casa, gli impose di giurare subito, senza indugio, e di abbracciare
-il partito della Chiesa, se volesse aver salva la vita, altrimenti
-partisse da Parma (Il prenominato milite Rolandino di Guido Bovi era
-di parte imperiale, e aveva avuto dall'Imperatore molte Podesterie).
-Or egli veduta tanta radunata di gente, che esigeva tale giuramento,
-e lo minacciava del bando, fece secondo il consiglio del Savio ne'
-Proverbii 22:º L'uomo avveduto vede il male e si nasconde; ma gli
-scempii passan oltre, e ne portano pena. Giurò dunque e disse: Giuro
-di stare ed obbedire agli ordini del romano Pontefice, e di aderire
-al partito della Chiesa per tutta la mia vita, a scorno di quel
-partito, di cui nessun altro più miserabile e più abbietto si trova
-sotto il padiglione del cielo. E voleva alludere al suo partito, cioè
-a quello degli imperiali, che lo avevano abbandonato, e lo lasciavano
-tanto vituperosamente conculcare dagli avversari. E gli ecclesiastici
-Parmigiani lo amarono...... Pertanto in quel tempo i Parmigiani vollero
-tentare la riconquista di Borgo S. Donnino, ma non ne vennero a capo,
-perchè il Pallavicino e que' Parmigiani di parte imperiale che erano
-profughi dalla città l'occuparono e lo tenevano sotto buona guardia.
-Quel castello era munito di forte muraglia, e cinto di ampie fosse,
-che si estendevano anche attorno al suburbio. Ma Colorno lo ripresero
-prestissimo, e molti imperiali vi caddero morti di spada, tra quali
-Francesco figlio di Giovanni Pucilesio, e Rolandino Gogo di Parma, e
-Manfredino da Cànoli[165] di Reggio, cui il Pallavicino aveva fatto
-Capitano. Questi era uno de' figli di Manfredo di Modena, ed era
-di persona tanto avvenente, che a pena l'avrebbe vinto in bellezza
-Assalonne figlio di Davide. Molti altri, e degni di essere ricordati,
-morirono, ma per ragione di brevità corro innanzi, e mi affretto
-a dir d'altro. Il Pallavicino perciò depose il pensiero di correre
-su Parma, perchè non lo poteva. La città aveva avuto sospetto degli
-intendimenti di lui, ne conosceva le astuzie e le malizie, e quindi
-si ebbe buona guardia; ed accadde al Pallavicino ciò che il Savio dice
-ne' Proverbii 26.º ecc. Giovanni Barisello fu il povero e saggio uomo
-che si trovò in Parma, e per virtù della sua saggezza si mantenne
-libera la città. Laonde i Parmigiani non gli furono ingrati, anzi
-riconobbero il beneficio ricevuto, e con molti favori lo ricambiarono.
-Ed anzi tutto, di povero che era, lo arricchirono; poi, gli diedero
-moglie una nobil donzella, che era de' Cornazzani; in terzo luogo, lo
-nominarono consigliere perpetuo, stantechè era fornito di molta grazia
-e attitudine naturale a fare concioni; finalmente gli concedettero
-facoltà di poter sempre fare adunata di gente in armi, di condurla
-seco, e di apporre alla compagnia il suo nome, purchè avesse per
-iscopo l'onore e l'utilità della città e del Comune di Parma. Questa
-compagnia di gente in armi ebbe vita di molti anni; ma un Modenese,
-che era Podestà di Parma, cioè Manfredino da Rosa[166], che si chiama
-anche da Sassuolo, come si chiama suo padre, per mostrarsi premuroso
-dell'onore de' Parmigiani, la sciolse, non piacendogli che i Parmigiani
-si denominassero da tal uomo e da tal nome. E tanto zelo provenne
-dall'amore che Parmigiani e Modenesi si hanno scambievole, intimo e
-caldo. Manfredino adunque ordinò che Giovanni Barisello attendesse a'
-fatti suoi, e a casa sua, e sciogliesse quella compagnia di uomini
-d'armi, e cessasse di farne pompa, perchè essendo egli Podestà di
-Parma, voleva governare la città a suo talento. E Barisello ubbidì
-sommessamente; e il giorno stesso, ripreso l'ago e il refe, tornò
-alla sua bottega, e ricominciò sotto gli occhi de' Parmigiani a
-cucire vestimenta..... Il padre del prenominato Podestà era un mio
-conoscente, e sua madre e sua moglie erano mie divote. Nulla ostante
-i Parmigiani usarono sempre deferenza a Giovanni Barisello, e fu
-sempre tenuto in considerazione, e mantenuta alta la sua reputazione.
-In processo di tempo poi Re Carlo, fratello del Re di Francia S.
-Lodovico, che andò oltremare al riscatto di Terra Santa, avendo udito
-che i Parmigiani erano prodi guerrieri e suoi amici, e sempre pronti
-ad aiutare la Chiesa, mandò invitandoli a formare, ad onore di Dio
-e della santa romana Chiesa, una compagnia che s'intitolasse dalla
-croce, a cui egli pure desiderava di essere ascritto; e bramava che in
-tale compagnia si fondessero tutte le altre che vi fossero in Parma,
-e che stessero sempre pronti a soccorrere la Chiesa ad ogni bisogno.
-Ed i Parmigiani annuirono, e, quella che si costituì, chiamossi la
-compagnia dei Crociati. Ed i Parmigiani, in fronte al quaderno che
-registrava i nomi degli ascritti, segnarono a lettere d'oro il nome
-di Re Carlo, proclamandolo loro Capitano, primicerio, principe,
-condottiero, compagno, Re e trionfatore magnifico. E se in Parma,
-chi non appartiene alla compagnia, offende alcuno di quelli che vi
-sono ascritti, questi accorrono subito, come fanno le api, a difesa
-del consocio, e si aiutano reciprocamente, e subito corrono alla casa
-dell'offensore e la smantellano radicalmente, sicchè non se ne vede
-più pietra su pietra. Laonde i cittadini non ascritti alla compagnia
-vivono in continua agitazione d'animo, e sono costretti o a starsene
-mogi, o ad inscriversi alla compagnia stessa. La quale perciò crebbe
-numerosissima. Ed ora i Parmigiani non sono più denominati da Giovanni
-Barisello, ma da Re Carlo, e dalla Croce di nostro Signore Gesù Cristo,
-a cui sia gloria e onore per i secoli de' secoli, e così sia.
-
-E, giacchè la nostra penna scrive ancora di Parma, resta che parliamo
-dei Pallavicini. Eglino hanno il titolo di Marchesi, ed elessero
-per soggiorno il territorio di Parma e di Piacenza. Nella diocesi
-Piacentina, sui confini di quella di Parma, hanno due castelli,
-quello di Pellegrino[167], in cui abitò Uberto Pallavicini (che fu
-bell'uomo e sollazzevole e compositore di canzoni, e lasciò parecchi
-figli), e il castello di Scipione[168], presso Borgo S. Donnino, a
-cinque miglia. In questo castello abitò Manfredo, fratello germano del
-sunnominato Pallavicini, che fu padre di sette figli, quattro maschi
-e tre femmine, leggiadrissime donzelle, nobilmente maritate in varie
-parti del mondo. La moglie di lui, e madre di cotestoro, fu Clara dei
-Conti di Lomello[169], avvenentissima donna, saggissima e sollazzevole.
-Primogenito dei detti figli fu Guglielmo, bell'uomo e amante della
-quiete, come suo padre; restò sempre in concordia coi Parmigiani, e
-abitava in Parma. Moglie sua era Costanza di Azzone Marchese d'Este,
-nè da essa potè aver prole; ebbe altri due mariti, ma non figliò mai.
-Manfredo poi aveva un bel palazzo in Parma, ch'io ho veduto, presso
-la piazza del Comune, ove sorgeva una volta il palazzo de' Pagani;
-ma in tempo di guerra, i Parmigiani rasero al suolo l'uno e l'altro,
-ed i beccai vi eressero un macello. Ora....... vi è la piazza del
-Comune. Questo Manfredo fu uomo di pace e quasi religioso. Amava i
-religiosi e le loro Regole, e specialmente i frati Minori, e a tutti
-i conventi regalava in abbondanza il sale; essendochè possedeva,
-vicini al castello di Scipione, molti pozzi di acque salse, d'onde
-s'è arricchito e fatto grande. Il secondogenito era Enrico, guerriero
-dotto nell'arte, e credo che se fosse campato più a lungo, avrebbe
-ridotta sotto la sua dominazione tutta la Lombardia; giacchè si può
-dire di lui quello che de' Macabei ecc. Questa conquista la tentò
-un tempo anche il Marchese di Monferrato, che cadde poi ucciso nella
-guerra contro Re Carlo, combattendo egregiamente e coraggiosamente,
-come addetto, quale principe e condottiero, all'esercito di Manfredi,
-figlio di Federico Imperatore deposto. Il terzogenito fu Uberto, pari
-in tutto al precedente, sicchè quanto è detto a lode di quello, si può
-ripetere di questo[170]. _E n'ebbe molte prove il Marchese Guglielmo di
-Monferrato, che non poteva mai uscire da' suoi fortilizii, perchè era
-in guerra con suo zio, Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in
-Cremona, e dava a questo suo nipote trecento militi spesati affinchè
-guerreggiasse validamente contro il Marchese di Monferrato._ Causa
-di queste guerre erano le città di Alessandria e Tortona, di cui,
-ciascuno de' due Marchesi, voleva il dominio. Questi fu ucciso dai
-Piacentini presso il castello di Fiorenzuola[171], una volta che era
-andato a predare in su quel di Piacenza insieme ai Parmigiani di parte
-imperiale. E questa depredazione la faceva quantunque non vi fosse
-guerra tra lui e quelli a cui portava via la rapina fatta; ma finì col
-perdere il bottino, la battaglia e la vita. Quarto ed ultimo figlio di
-lui era Guidotto, che vive tuttora, ed è uno dei grandi della Corte
-di Spagna. Uberto Pallavicino dunque, che signoreggiò in Cremona, fu
-fratello germano dei sunnominati, cioè del Pallavicini da Pellegrino,
-e di Manfredo da Scipione. Egli ebbe due castelli nella diocesi di
-Piacenza, cioè Landasio[172] e Ghisaleggio[173]; ma siccome di costui
-abbiamo parlato abbastanza più sopra, qui non occorre parlarne. Fu
-di animo grande, e gonfiava la cupidigia sino a voler occupare tutto
-il mondo. Il padre di questi tre fu detto il Pallavicino, che ebbe
-due fratelli germani, cioè Marchesopolo e Rubino, che abitarono in
-Soragna, Villa fertile della diocesi di Parma, distante cinque miglia
-a settentrione di Borgo S. Donnino. Marchesopolo ebbe moglie una
-Borgognona, dalla quale non gli nacquero maschi, ma due sole femmine;
-alle quali la madre volle porre nomi presi dalla lingua del suo paese
-nativo, cioè _Mabelon_ e _Isabelon_, che in lingua lombarda suonano
-Mabilia e Isabella. Il padre maritò la primogenita Mabilia, quando io
-era ancora nel secolo, cioè prima ch'io entrassi nell'Ordine de' frati
-Minori, l'anno 1238, e venne da Soragna a Parma, e ospitò nella casa di
-quei da Colorno, accanto alla Chiesa di S. Paolo. Le furono assegnate
-in dote mille lire imperiali, e sposò Azzone Marchese d'Este, che era
-buon uomo, cortese, umile, dolce, pacifico e mio amico; ed una volta
-gli lessi l'esposizione dell'Abbate Gioachimo, intorno ai doveri di
-Isaia; ed era solo con me sotto ad un fico, e nosco un altro frate
-Minore. Donna Mabilia anch'essa fu mia divota, come la fu anche di
-tutti i religiosi, specialmente frati Minori, dai quali si confessava,
-e recitava sempre il loro ufficio ecclesiastico, ed è sepolta presso
-suo marito e riposa in pace nel convento de' Minori presso Ferrara. In
-vita sua fece molto di bene, e alla sua morte fece distribuire molte
-limosine, e lasciò ai poveri parte dei possedimenti, che il padre
-le aveva lasciati in Soragna. Io abitai sette anni in Ferrara, dove
-abitava anch'ella. Fu bella donna, saggia, clemente, benigna, cortese,
-onesta, pia, umile, paziente, pacifica, e sempre divota a Dio. Aveva
-un fornello in luogo appartato del suo palazzo, come ho visto io co'
-miei occhi, ed essa stessa distillava l'acqua di rose, e la dava ai
-malati; e perciò i medici ivi residenti ed i farmacisti l'avevano in
-uggia; ma essa non s'impensieriva di loro, purchè soccorresse i malati
-e facesse opera meritevole al cospetto di Dio. Visse molti anni col
-marito, e non ebbe mai figli; dopo la morte poi del marito si fece
-fare una casa presso il convento dei frati Minori di Ferrara, e in
-quella abitò in sua vedovanza, finchè fu sepolta, come s'è già detto,
-accanto a suo marito nel convento de' frati Minori di Ferrara; e la
-sua anima per la grazia di Dio riposi in pace, che fu buona donna.
-Dopo la morte del Marchese però venne a Parma, e la vidi, e udii da
-lei che ne provava mirabile consolazione, perchè si trovava presso il
-convento dei frati Minori, e presso la chiesa della Vergine gloriosa.
-Non conobbi mai altra donna, che quanto questa si assomigliasse alla
-Contessa Metilde, per quanto di essa si legge. Veramente, per me, tre
-sono le donne ammirabilissime, che forse da altri non sono tenute
-in molta reputazione; e sono: Elena, madre di Costantino; Galla
-Placidia, madre di Valentiniano; e la Contessa Matilde. Marchesopolo
-poi, dopo che ebbe maritata Mabilia, andò in Romanìa, ove si diede
-a perseguitare i Greci, li aggrediva, li catturava e uccideva, come
-Davide i Filistei. Altrettanto faceva Marchesopolo coi Greci, onde con
-insidie ingegnosamente tese fu dai Greci ucciso in casa sua; perocchè
-tutto cede alla potenza dell'oro. Egli aveva maritata la sua seconda
-figlia Isabella ad un ricco, nobile e potente di Romanìa. Essa era
-bella donna e saggia, ma zoppa e sterile; e dopo la morte del marito
-le restò il castello di Bonicea, che ella con accorgimento, coraggio
-e cautela seppe difendere contro i Greci. Il motivo poi della partenza
-di Marchesopolo da Parma si dice sia questo: Che essendo egli nobile,
-e di cuore magnanimo, lo moveva a sdegno e sopportava di mal animo che
-un popolano qualunque, borghese o campagnuolo che fosse, mandandogli
-a casa un usciere in berretto rosso, lo potesse citare al palazzo
-del Comune e chiamarlo in giudizio. Suo fratello Rubino abitò in
-Soragna, ed ebbe in moglie Ermengarda da Palù, sorella di Guidotto de'
-Canini, che era bella donna, ma lasciva. Ebbe cinque maschi e cinque
-femmine. La prima di nome Mabilia, bellissima (e qualche volta la
-ho confessata). Uberto Pallavicino la maritò a Pontremoli, sperando
-così di ridurre in suo dominio quella Terra. Rubino era vecchio
-carico d'anni, quando l'anno in cui imperversò quella mortalissima
-pestilenza preaccennata, cioè nel 1249, e che Ezzelino da Romano fu
-fatto prigioniero in guerra, mi mandò a chiamare, si confessò da me,
-aggiustò i conti dell'anima sua, e morì in una lodevole vecchiaia,
-passando da questo mondo in grembo a Dio. Sua moglie poi si rimaritò
-e prese Egidio Scorza; poscia precipitò da un solaio e ne fu morta e
-sepolta. Altri Pallavicini ancora abitavano nella diocesi di Parma,
-in una Terra che si chiama Varano[174], bel paese tra Medesano[175],
-Miano[176], Costamezzana, e Borgo S. Donnino. Ve ne sono ivi
-moltissimi, ricchi, potenti, cortesi, pacifici; stanno sempre di buon
-accordo coi Parmigiani, perchè sono anch'essi cittadini di Parma. Uno
-di loro era quel Delfino Pallavicini, che l'anno 1238 fa Podestà di
-Reggio e fece fare duecento braccia delle mura della città, di seguito
-a quella già fatta, come ogni Podestà aveva obbligo di fare ogni anno.
-Tanto basti aver detto dei Pallavicini. In Verona, come s'è detto,
-dopo la morte di Ezzelino da Romano, signoreggiò Mastino, morto da
-alcuni Veronesi forti e pugilatori, per la speranza di avere dopo lui
-la signoria di Verona. Ma s'ingannarono, perchè a lui succedette suo
-fratello germano, Alberto dalla Scala, che vendicò il fratello colla
-morte degli uccisori di lui. Questi vive tuttora, ed ha in mano la
-signoria, ed è amato dai Veronesi, perchè si comporta bene. È persona
-accostevole, fa giustizia, ama i poveri, come faceva suo fratello; pur
-tuttavia è Podestà altra persona. In Imola, que' che tengono le parti
-della Chiesa si chiamano Bricci; quelli che parteggiano per l'Impero,
-Mèndoli. Ma il partito imperiale in Imola è spento; e il partito della
-Chiesa, per invidia ed ambizione, s'è diviso in due campi, perchè gli
-Audaci vogliono in mano il potere, come prima lo avevano quelli che si
-chiamavano Nurduli. Questa maledetta discordia s'è già infiltrata in
-Modena, e comincia a far capolino in Reggio. Dio voglia che non metta
-radici in Parma, di che già si comincia a temere..... Ora passiamo a
-parlare della Toscana, e spediamoci lesti; poichè molto di altro resta
-che non deve essere taciuto. Le due più nobili città della Toscana
-sono, a parer mio, Firenze e Pisa. A Pisa hanno tenuto signoria Conti
-e Vice-Conti; ed i Pisani furono molto attaccati all'Impero; e, come in
-Lombardia i Cremonesi avevano impugnate le armi a sostegno dell'Impero
-così avevan fatto i Pisani in Toscana. A Firenze poi per parte della
-Chiesa hanno tenuta la signoria i Guelfi; per parte dell'Impero i
-Ghibellini; e da queste due fazioni hanno preso nome tutti i partiti
-in Toscana; e sussistono tuttora. E gli uni e gli altri bevvero del
-calice dell'ira di Dio, e ne ingollarono sino alla feccia; e chi se la
-passò meno male, non può vantarsi d'aver in tutto declinata la spada
-dello sdegno e della vendetta divina; perchè se eglino provocarono
-scissure e divisioni nelle loro città, anch'essi furono divisi tra loro
-dall'ira del volto di Dio..... Quanto vero sia ciò che dico, lo videro
-i miei occhi, e gli occhi di moltissimi altri; ma sopratutto coloro
-che ne fecero sui loro corpi esperienza. Pertanto tutte le suaccennate
-fazioni, scissure, divisioni e maledizioni, tanto in Toscana che in
-Lombardia, in Romagna, nella Marca d'Ancona, nella Marca Trivigiana
-e in tutta Italia, le provocò quel Federico che si chiamò Imperatore:
-e perciò fu a piena ragione punito, e la mano di Dio aggravò i colpi
-su tutti i peccati di lui, percuotendolo nell'anima e nel corpo;
-e i Principi del suo regno, che aveva tolti dal nulla ed esaltati
-dalla polve, gli diedero il calcio, non gli tennero fede, anzi lo
-tradirono..... «Non è prudenza in lui» cioè in Federico, quantunque
-si vantasse tanto prudente. Così lo trattarono i tirannelli suoi, di
-cui abbiam fatto menzione più sopra; ma anch'essi ricevettero il colpo
-della vendetta, non perchè spodestarono Federico, che riconobbero per
-malvagio, ma perchè anch'essi peccarono di molto. Conobbi quasi tutti
-quelli che ho nominato, e in breve tempo disparvero dal mondo, e i
-più terminarono malamente la loro vita, _perchè folleggiarono_ _in
-vanità_..... Or resta da parlare dei Legati che la Corte Romana mandò
-ai nostri giorni in Lombardia. Primo de' quali fu Ugolino, Cardinale
-dell'Ordine dei Minori, cioè governatore, protettore e censore della
-Frateria e della Regola del beato Francesco, del quale egli era stato
-intimo amico, e che poscia diventò Papa Gregorio IX. Fece molte buone
-cose, delle quali parleremo più innanzi ampiamente. Il secondo fu
-Rainaldo Vescovo di Ostia, anch'egli Cardinale dell'Ordine de' Minori,
-come è stato detto altrove, e che diventò poi Papa Alessandro IV. E
-quando era Legato in Lombardia aveva seco come Vice-Legato il Cardinale
-Tomaso, che era di Capua. Papa Gregorio IX summenzionato compose ad
-onore del beato Francesco un inno: _Dal ciel discese un figlio_; ed un
-responsorio: _Dal granaio della povertà_; ed una prosa: _Ultima testa
-del Dragone_, ed un'altra prosa per la passione di Cristo: _Piangete,
-anime dei fedeli_; e, ad istanza de' frati Minori, nominò Cardinale
-Rainaldo, che fu poi Papa Alessandro IV; il quale Papa Alessandro
-canonizzò santa Chiara, e compose gli inni e le collette di lei. Il
-Cardinal Tomaso, che era di Capua, fu il più bello scrittore della
-Corte, e dettò quella lettera, che il sommo Pontefice mandò a Federico
-Imperatore spodestato, rimproverando lui de' molti e svariati eccessi,
-e giustificando se stesso e la Chiesa romana delle accuse che le erano
-mosse, e rammentogli i servigi e i benefici, che la Chiesa gli aveva
-conferiti. E la lettera cominciava così: _Viva impressione fece la
-nostra lettera sull'animo tuo, come hai scritto; ma più viva ancora
-la fece sull'animo nostro la lettera tua_. Compose anche ad onore del
-beato Francesco l'inno: _Tra i celesti cori_; e l'altro: _Splendore
-de' costumi_; ed il responsorio: _Spica della carne_; e parimente fece
-quella sequenza per la Beata Vergine, che comincia: _La Vergine che
-figlia si rallegri_. E ne fece la composizione letteraria soltanto; la
-musica per canto la fece, a sua preghiera, frate Enrico da Pisa, che
-fu mio custode e maestro di canto. Il contraccanto lo compose fra Vita
-da Lucca, dell'Ordine de' Minori, altro mio maestro di canto. Dopo i
-prenominati, venne Legato in Lombardia Ottaviano Cardinal diacono.
-Egli era bello e nobile, cioè uno dei figli di Ubaldino da Mugello
-nella diocesi fiorentina. Fu reputato molto partigiano dell'Impero,
-ma a difesa del suo onore faceva talvolta qualche cosa a vantaggio
-della Chiesa, non dimenticando che questo era il suo mandato. Onde, un
-giorno, quando l'Imperatore teneva Parma stretta d'assedio, io, che era
-a Lione, interrogato da Guglielmo Fieschi Cardinal diacono, nipote di
-Papa Innocenzo IV, che cosa dicevano i Parmigiani del Legato Ottaviano,
-risposi: I Parmigiani s'aspettano che sarà traditore di Parma, come lo
-fu di Faenza. Allora Guglielmo sclamò: Ah! per Dio non è da credere.
-A cui io replicai: Se sia credibile, o non credibile, non so; è certo
-che i Parmigiani lo dicono. Bene, bene, soggiunse Guglielmo..... Ma ivi
-i presenti erano tanta moltitudine, che l'uno s'innalzava sulle spalle
-dell'altro, per udire notizie di Parma. Imperocchè da questo dipendeva
-la sorte della Chiesa romana, come in una battaglia, dalla quale l'uno
-e l'altro dei contendenti spera vittoria. L'Imperatore era allora già
-deposto dall'Impero, e la Corte romana era fuori della sua sede, ed
-esulava in Francia, a Lione. E Parma aveva dato di piglio all'armi a
-difesa della Chiesa, e si batteva valorosamente, sperando dal cielo
-aiuto e vittoria; e Federico Imperatore accanitamente la assediava....
-Avendomi dunque gli astanti udito a sostener tali cose, restarono
-ammirati, e l'un l'altro, a mia udita, si dicevano: In vita nostra non
-abbiamo mai udito un frate a parlare tanto franco e così sicuro. Ma
-esprimevano questi sensi perchè mi vedevano seduto tra il Patriarca
-di Costantinopoli e il Cardinale, dal quale io invitato a sedere,
-non giudicai conveniente di rifiutare, e tenere in poco conto l'onore
-offertomi, e l'accennata ammirazione nasceva anche dall'udirmi parlare
-apertamente d'un uomo costituito in sì alta carica, e al cospetto di
-tanti cospicui dignitari della Chiesa. Io allora era diacono e di 25
-anni..... Ritornato in Lombardia, ed essendo ancora, dopo molti anni,
-Ottaviano Legato a Bologna, io pranzai molte volte con lui; e mi faceva
-sempre sedere in capo della sua mensa, sicchè tra me e lui non vi era
-che il frate mio compagno, ed egli occupava il terzo posto, contando
-dal capo della mensa. In tali circostanze io faceva come insegna il
-Savio ne' proverbii 23.º ecc; ed era opportuno regolarsi in quel modo,
-perchè tutta la sala del palazzo era gremita di commensali. Eppure ce
-n'era per tutti da star bene e in abbondanza, e si mesceva in copia
-vino scelto, ed ogni cosa era squisita. Allora cominciai a voler bene
-al Cardinale. In seguito poi invitò me e il mio compagno a pranzare con
-lui ogni giorno che ne piacesse; ma pensai di stare all'ammaestramento
-dell'Ecclesiastico 13.º ecc. Di questo Cardinale corse voce che fosse
-figlio di Papa Gregorio IX, forse perchè gli usava speciali deferenze.
-Così io ho conosciuta una figlia di questo Cardinale, monaca in un
-certo convento, la quale mi invitò, e pregò con molta insistenza, ch'io
-fossi devoto a lei, ch'ella voleva essere devota a me; e non sapeva
-di chi fosse figlia, e chi fosse suo padre. Ma io il sapeva bene, e le
-risposi: io non ti voglio per amica, perchè Pateclo scrive:
-
- É 'n tedianza cu'no posso parlare:
-
-e vuol dire che secca l'avere un'amica, a cui l'amico suo non può
-parlare, quale sei tu chiusa in un monastero. Ed ella rispose: «Se
-non può passare tra noi mutuo colloquio, almeno amiamoci col cuore, e
-preghiamo l'uno per l'altro a fine di salvarci»; Giacobbe nell'ultimo
-libro. E mi parve che a poco a poco volesse tirarmi a sè, e adescarmi
-ad amarla; perciò le dissi: Il beato Arsenio.... Ottaviano fu uomo
-sagacissimo. Di fatto facendosi un giorno una solenne processione, un
-giocoliere nel momento ch'egli passava, disse a voce sì alta che il
-Cardinale udiva: Largo, largo, toglietevi di quà, e lasciate passare
-quell'uomo, che fu traditore della Corte Romana, e molte volte ingannò
-la Chiesa. Udite il Cardinale queste cose, ordinò sottovoce ad uno
-de' suoi di chiudere la bocca al giocoliere con monete, ben sapendo
-che tutto cede alla potenza dell'oro. E così si liberò da quella
-vessazione. Anzi il giocoliere, intascati i danari, si portò subito su
-di un'altra strada, per la quale dovea passare il Cardinale, e ne fece
-mille elogi, dicendo che nessun Cardinale meglio di lui aveva la Corte
-Romana, e che era veramente degno del papato. Parimente ho udito dire
-che, se Papa Innocenzo IV avesse vissuto un po' più, avrebbe deposto
-Ottaviano dal cardinalato, perchè era troppo partigiano dell'Impero, e
-non trattava con fedeltà gli interessi della Chiesa. Ma egli che sapeva
-di non essere nelle grazie del Papa, e che molti cortigiani ed altre
-persone lo avevano divulgato, si studiava di far mostra di godere la
-confidenza papale. Perciò quando i Cardinali uscivano dal quotidiano
-concistoro che il Papa soleva tenere, e andavano affrettandosi ai
-loro alberghi, Ottaviano, o in anticamera, o sul passeggio, che era
-subito fuori della porta del palazzo del Papa, si fermava a parlare
-con qualche chierico sino a tanto che vedeva che i Cardinali se
-n'erano andati tutti, sicchè paresse che, di quelli che erano nella
-sala del palazzo al cospetto del Papa, egli fosse stato l'ultimo, a
-uscire, e con ciò voleva far credere che il Papa l'avesse trattenuto a
-confidenziale colloquio per trattare seco di affari importantissimi,
-e così tutti lo stimassero il Cardinale più influente in Corte, e il
-più potente presso il Papa, e quindi con lui largheggiassero in regali,
-come a uomo, che avrebbe potuto giovarli assai negli affari che avevano
-col Papa...... In quel tempo che Ottaviano fu Legato in Lombardia, fu
-Legato in Lombardia stessa anche Gregorio Montelungo. Egli era una
-volta uno dei sette notai della Corte Romana, e fu un antico Legato
-di Lombardia. Di fatto quando Ferrara fu tolta dalle mani e dalla
-signoria del Salinguerra, vi era presente; e quando l'Imperatore
-assediava Parma, era ivi Legato, e alzava la sua tenda sempre di
-fronte alla tenda dell'Imperatore. Egli era uomo coraggiosissimo,
-dotto nelle armi e aveva composto un libro intitolato: _Della sagacia
-nell'arte della guerra_. Sapeva condurre e ordinare le milizie alla
-battaglia; sapeva simulare e dissimulare; conosceva quando s'aveva a
-star cheti, e quando si dovea irrompere contro il nemico. L'Apostolo
-nell'epistola agli Ebrei 5º dice: _Ma il cibo sodo è per li compiuti_
-ecc; de' quali uno era Gregorio da Montelungo, che aveva tanta pratica
-di battaglie, che sapeva discernere e quando una battaglia la s'avea
-da ingaggiare, e quand'era il momento di finirla..... E così faceva
-Gregorio da Montelungo, perchè era dotto nell'arte della guerra, e
-sperava ed aspettava la vittoria da Dio; e la ebbe segnalata quando
-s'impossessò di Vittoria.......... Anche Vegezio, ne' libri dell'arte
-militare a Teodosio Imperatore, insegna mille accorgimenti atti a ben
-condurre una battaglia, libri ch'io ho veduti e letti, e sono molto
-utili a chi deve sostenere una guerra contro i suoi nemici. Similmente
-il Legato Gregorio di Montelungo, quando si trovava in Parma assediata
-da Federico, udendo che i Parmigiani mormoravano, perchè non arrivavano
-soccorsi contro le astuzie del dragone, cioè di Federico, egli ne
-teneva alti gli animi con suoi scaltrimenti. Perciò invitava talora
-seco a pranzo alcuni militari dei maggiorenti della città, tra' quali
-io fui talora commensale alla sua tavola nel palazzo del Vescovo di
-Parma, e mentre si pranzava, ecco arrivare un messo alla porta, che ad
-alta voce chiamava e voleva entrare. Allora uno de' famigli del Legato,
-a udita di tutti, annunziava al Legato l'arrivo di un nuovo messo.
-Egli comandava che subito senza indugio si facesse venire alla sua
-presenza; e si presentava un uomo succinto, come in abito da viaggio
-di persona che arrivasse da lontano paese, colle scarpe polverose, e
-alla cintura la valigia delle lettere; e, prese le lettere, il Legato
-comandava che conducessero il messo in disparte a rifocillarsi e
-riposare, e che gli imbandissero un buon pasto. Ma il Legato faceva
-così per darsi l'aria d'aver compassione della stanchezza del messo,
-mentre lo scopo diretto era di impedire che i commensali cercassero
-al messo notizie, che poi esso non avrebbe saputo dare, oppure, per
-dire qualche cosa, sarebbe caduto in qualche scempiaggine. Nè qui
-era finita. Il Legato leggeva le lettere ai commensali, nelle quali
-si preavvisava dell'arrivo di soccorsi. Queste cose que' militari
-le divulgavano per la città, e il popolo ne faceva le feste, e senza
-rincrescimento aspettava. Ma due frati Minori di Milano, cioè frate
-Giacomo e frate Gregorio, che stavano permanentemente in casa del
-Legato, mi assicurarono che le accennate lettere erano state scritte
-la sera antecedente nella camera del Legato. Ma egli, a cautela e con
-accorgimento, faceva spesso queste cose per tener vivo lo spirito nel
-popolo; e tanto in varii modi tenne alti gli animi de' suoi guerrieri
-contro la città di Vittoria edificata da Federico, che la fu presa,
-e si completamente rasa al suolo, da non trovarsene più una pietra. È
-poi da sapere che l'Imperatore tentò più volte la costanza di Gregorio
-con insistenti preghiere, per tirarlo dalla sua, e far seco amicizia,
-e gli prometteva di crearlo primo ministro della Corte, sicchè sarebbe
-stato secondo dopo lui primo; ma invano Federico s'ingegnava cogli
-inganni e colle tentazioni di vincere Gregorio, perchè più facilmente
-e più presto si sarebbe fatto deviare dal suo corso il sole (la qual
-cosa è creduta impossibile), che corrompere Fabrizio. Così nessuno mai
-potè distogliere Gregorio dalla fede data. Questo Legato soleva abitare
-o a Milano, o a Parma, o a Ferrara. Ed una volta, ora è già passato
-molto tempo, che era a Ferrara, aveva un certo corvo, cui al bisogno
-dava in pegno per grosse somme di danaro, e che poi dopo riscattava,
-restituendo il danaro ricevuto. Quello era un corvo, che parlava come
-un uomo, e si prendeva gabbo di tutti. Di notte sorgeva e chiamava alle
-loro stanze gli ospiti forestieri, gridando: Chi vuol venire a Bologna?
-Chi vuol venire a Doiolo? Chi vuol venire a Peola? Venga, venga, venga,
-presto, presto: sorgete, alzatevi, correte; andiamo, andiamo; alla
-barca, alla barca: _voga, voga, arranca, arranca:_ al largo: Timoniere,
-prendi la rotta, la rotta. S'alzavano dunque i forestieri novelli,
-che non sapevano delle canzonature e delle gabbature di questo corvo,
-e colle loro robe e co' bagagli quasi tutta la notte aspettavano in
-riva al Po la barca, che li trasportasse ove volevano andare; e non
-trovando ivi nessuno restavano tra lo sdegno e la meraviglia di non
-sapere da chi fossero stati in tal modo giocati. Così pure questo corvo
-era tanto molesto ad un cieco, che quando andava a piedi e a gambe
-nude mendicando lungo la riva del Po, gli beccava le calcagna e le
-gambe, e poi fuggiva, e, beffandosi del cieco, gli diceva: Or pigliati
-questa, or abbiti quest'altra. Ma un dì il povero cieco lo colse col
-bastone sull'ala, e disse: Or tocca a te; or tocca a te. E il corvo
-rispose: Or tocca a me; or tocca a me. E il cieco: Tienla; prendi la
-tua e vanne; i simulatori e gli astuti provocano l'ira di Dio; ti ho
-colpito una volta; non sarà necessaria la seconda; va dal medico a
-vedere se ti può guarire, giacchè la tua frattura è immedicabile, la
-piaga è maligna. Ma il Legato diede in pegno il corvo per danaro, nè
-volle più riscattarlo, perchè era ferito. Altrettanto fanno molti, che
-licenziano i loro servi quando cominciano a malare. Come fece quello
-del 1º dei Re 30º ecc. Operò bene il Centurione, che disse al Signore
-Mattia 8º ecc. Così il Legato Gregorio fu un personaggio pari a quello
-che descrive l'Ecclesiastico 34º dicendo: _Uomo in molte cose esperto._
-Trattò con fedeltà e con accorgimenti gli interessi della Chiesa, e
-meritossi il Patriarcato di Aquileia, e lo tenne molti anni sino alla
-morte. Ebbe in un certo luogo un colloquio famigliare con Ezzelino
-da Romano, e molti fecero le meraviglie che tali due uomini potessero
-avere tra loro un colloquio, stantechè Ezzelino era in fama d'essere
-un membro del diavolo, e figlio di Belial, a cui nessuno potesse
-parlare; e il Legato si reputava un alto cedro del Libano. Tuttavia è
-da sapere che Gregorio di Montelungo patì di podagra, e non fu casto;
-ed io ho conosciuto alcuna delle sue amanti. Intorno al raccomandare
-la castità a molti chierici secolari..... Così è da sapere di Ezzelino
-da Romano che Papa Alessandro IV trattava con lui e lo preparava a
-diventare d'un membro del Diavolo un figlio di Dio, e un amico della
-Chiesa. Ma due ostacoli si frapposero: 1.º che l'ecclesiastico dice,
-7º: _Considera le opere di Dio_ ecc; 2.º che Ezzelino, l'anno 1259,
-fu fatto prigioniero di guerra, e l'anno stesso morì e fu sepolto nel
-castello di Soncino[177], nella diocesi di Cremona. L'anno successivo
-poi, 1260, appena cominciata la devozione dei flagellanti, morì
-Papa Alessandro IV; e fu ordinato di celebrarne l'anniversario nella
-vigilia della traslazione del beato Francesco, cioè ai 24 di Maggio.
-Dopo Gregorio da Montelungo fu eletto Legato della Sede Apostolica
-Filippo, per grazia apostolica e divina, Arcivescovo di Ravenna;
-il quale parla ne' seguenti termini della circoscrizione della sua
-Legazione in una sua Notificazione: «E perchè non si sollevi alcun
-dubbio sulla circoscrizione della nostra Legazione, sappiano tutti che
-a noi è pienamente affidato l'ufficio di Legazione nei patriarcati
-di Aquileia e di Grado; nelle città, diocesi e provincie di Ragusa,
-Milano, Genova, e Ravenna; ed in generale in Lombardia, in Romagna
-e nella Marca di Treviso». Questo Legato era oriondo di Toscana, nel
-distretto della città di Pistoia; e, povero qual era, andò scolare a
-Toledo, volendo imparare l'arte della negromanzia. Assiso un giorno
-sotto un porticato di quella città, un soldato gli domandò che
-cercasse; ed avendogli esposto che era Lombardo, e il motivo che lo
-aveva condotto là, lo presentò ad un maestro togato di quell'arte,
-vecchio, bruttissimo, e glielo raccomandò, pregandolo che per amor suo
-lo istruisse diligentemente nell'arte che professava. Quel vecchio lo
-fece entrare in camera sua, gli porse un libro e gli disse: Quand'io
-mi sarò ritirato, tu potrai quì studiare. E partendosene chiuse bene
-la porta e la camera. Ma quando questo giovane cominciò a leggere, gli
-apparvero demoni sotto varie forme, di sorci, di gatti, di cani, di
-porci, e n'era piena la camera, e per la camera quà e là saltellavano
-e scorrazzavano. In mezzo a quella scena egli non osò aprir bocca,
-quando d'improvviso si trovò fuori della camera seduto in istrada.
-E, sopravvenuto il maestro, gli disse: Che fai quì o figlio mio?
-Allora egli raccontò al maestro quanto era accaduto, ed il maestro
-lo ricondusse dentro ancora, e, come prima, partissene chiudendo
-diligentemente la porta. Ma, riprendendo il giovanetto la sua lettura,
-eccogli comparire molti garzoncelli e donzellette ballonzolanti per la
-camera. E di nuovo non osando dir verbo, si trovò fuori seduto sulla
-via. Ciò vedendo il maestro, gli disse: Voi Lombardi non siete fatti
-per quest'arte; lasciatela a noi Spagnuoli, che siamo uomini fieri
-e simili ai demonii. Tu poi, o figlio, vattene a Parigi, e studia
-la divina Scrittura, che puoi diventar grande anche nella Chiesa di
-Dio. Andò dunque a Parigi, e studiò, e imparò assai; e, ritornato
-in Lombardia, dimorò a Ferrara in casa del Vescovo Garsendino, che
-era uno dei figli di Manfredo di Modena, e fratello dell'Abbate di
-Pomposa[178]. Diventò poi camerlengo del Vescovo, che, morto, ebbe
-un successore, e morto anche il successore, costui fu eletto Vescovo
-di Ferrara, e restò molt'anni l'eletto di Ferrara, finchè fu poi
-creato Vescovo di Ravenna. E quando Papa Innocenzo IV da Lione venne a
-Ferrara, costui ivi...... Fatto dunque Legato l'Arcivescovo di Ravenna
-Filippo, si recò a Ferrara nel tempo, in cui i Re sogliono cominciare
-le guerre. (Il tempo, in cui i Re sogliono cominciare le guerre è il
-mese di Maggio, perchè la stagione è serena, ridente, temperata, nella
-quale l'usignolo canta quasi sempre, e si trova erba in abbondanza
-pe' buoi e pe' cavalli). Venuto a Ferrara convocò tutti gli abitanti
-della città e i Padovani fuorusciti, che ivi erano ospiti, e arringò
-dalla porta principale della chiesa madre, dedicata a S. Giorgio,
-(quella della diocesi poi era dedicata a S. Romano) e vi si trovarono
-tutti i religiosi e i popolani, ragazzi e adulti, i quali speravano
-di udir parlare della grandezza delle opere di Dio. Anch'io vi era,
-e mi trovava a fianco dell'Arcivescovo, e con me, e seduto accanto
-a me, vi era Bongiorno Giudeo, che era mio famigliare, e desiderava
-anch'egli di udire. Ritto adunque il Legato sulla porta della casa del
-Signore, cominciò a parlare a voce alta; e l'arringa fu breve, perchè
-poche parole, e molte opere, debbono farsi, quando sono da tradurre
-in atto le imprese di cui si parla. Notificò adunque al popolo che
-egli era stato fatto Legato dal papa per andare contro Ezzelino da
-Romano, e che perciò voleva fare una crociata per riconquistare Padova,
-e ricondurre nella loro città i Padovani espulsi; e che chiunque si
-facesse inscrivere soldato nell'esercito, che voleva levare per quella
-impresa, acquisterebbe l'indulgenza, il perdono e l'assoluzione di
-tutti i proprii peccati. E nessuno osi dire: È impossibile che noi
-possiamo sconfiggere quell'uomo diabolico, temuto dai diavoli stessi;
-perchè ciò non sarà impossibile a Dio, che combatterà per noi. E
-aggiunse: Io dico a Voi, ad onore e gloria di Dio onnipotente, e dei
-beati Pietro e Paolo di lui Apostoli, nonchè del beato Antonio, che
-si venera in Padova, che se anche io non avessi con me che orfani,
-pupilli e vedove, e le persone bersagliate da Ezzelino, non mi verrebbe
-meno la speranza di riportare vittoria sopra quel membro del diavolo
-e figlio dell'iniquità; poichè già le grida della sua iniquità sono
-salite al cielo, e dal cielo si roterà la spada contro di lui. Queste
-parole del Legato fecero esultare di allegrezza gli ascoltatori; e,
-raccolto un esercito, a tempo opportuno marciò all'espugnazione di
-Padova, fortemente munita da Ezzelino di mille cinquecento armati,
-uomini robusti ed espertissimi della guerra. Ma Ezzelino era altrove,
-e temeva tanto di perdere Padova, quanto Iddio teme che cada il cielo,
-specialmente perchè era cinta da triplice muraglia, ed aveva fosse ed
-acque all'esterno ed all'interno, ed, oltre i soldati, una moltitudine
-di popolo; e, per giunta, Ezzelino, anzi che potenti ad espugnare e
-prendere quella città, giudicava i suoi nemici, imbelli, senza valore
-e senza perizia dell'arte della guerra. Ma in questo esercito vi era un
-frate laico dell'Ordine dei Minori, nativo di Padova, di nome Clarello,
-da me veduto e conosciuto a fondo, che aveva cuor di leone, e ardeva di
-desiderio che i Padovani, profughi già da tanto tempo, fossero rimessi
-nella loro città. Questi, riconosciuto che il momento era favorevole,
-e sapendo che: «_Dio si vale dei più deboli per umiliare i forti_» si
-fece portabandiera dell'esercito, per provare se mai per caso volesse
-Iddio per mano di lui salvare tanta gente. Si mise dunque alla testa
-dell'esercito, e, trovato un campagnuolo che aveva tre cavalle, gliene
-tolse a forza una, e montatala, impugnò una pertica che gli servisse
-come di lancia: e cominciò a scorrazzare di quà e di là, e gridare
-altamente: Su via, coraggio, soldati di Cristo; su via, coraggio,
-soldati del beato Pietro; su via, coraggio, soldati del beato Antonio;
-scuotetevi di dosso il timore, e confortatevi in Dio. Non ci volle
-di più. Alle parole di lui si inanimò e infiammò tanto la milizia che
-si deliberò di seguirlo ovunque andasse. E ripigliava frate Clarello:
-Andiamo, andiamo; Addosso, addosso; la salvezza è nelle mani di Dio;
-sorga Iddio.......... Andò dunque l'esercito seguendo Clarello che
-precedeva e col vessillo in mano e coll'accesa parola infocava gli
-animi alla guerra, e campeggiò all'assedio della città. A quelli
-poi che eran dentro svegliò Iddio la paura in cuore, e non osarono
-resistere. In quell'esercito eravi anche un altro frate Minore, uomo
-santo e devoto a Dio, che da secolare era stato ingegnere meccanico di
-Ezzelino coll'incarico di costruire macchine, trabucchi, gatti e arieti
-per diroccare le città e le castella. Il Legato, stantechè costui non
-voleva uscire dall'Ordine, gli comandò, in virtù di santa obbedienza,
-di svestire l'abito del beato Francesco, e indossare un vestiario
-bianco, e fabbricare un gatto così potente da poter aprire subito le
-muraglie della città. Il frate obbedì umilmente, e prestissimo inventò
-un gatto, che nella parte anteriore gettava fuoco, e dentro vi stavano
-rimpiattati uomini in armi; e così la città fu presa incontanente.
-Entrati in città, i partigiani della Chiesa non vollero fare offesa
-ad alcuno, nè uccidere, nè imprigionare, nè spogliare, nè rapinare,
-ma perdonarono a tutti, e li lasciarono tutti liberamente uscire.
-E si tenevano ben felici di potersene partire schivando offese e
-catture. Pertanto tutta la città si levò in allegria ed esultanza.
-Erano uomini pestiferi quelli che se la svignarono da Padova; erano
-distruttori e dissipatori quelli che da Padova fuggirono; e furono
-riparatori quelli che vi rientrarono...... E siccome la vittoria
-l'ebbero riportata e la città fu presa l'ottava di S. Antonio, perciò
-i Padovani festeggiano più solennemente l'ottava che la festa di S.
-Antonio. Quindi s'attaglia ottimamente a questo fatto ciò, che si
-legge sulla fine del libro di Ester: _Perocchè questo giorno_ ecc.
-sino all'ultimo versetto, che parla di cose consimili. Ma così non
-cantano i Bolognesi di parte della Chiesa, che non vogliono sentirlo
-nominare questo Santo in Bologna, perchè l'anno 1275 furono, appunto
-il dì di S. Antonio, dai Bolognesi fuorusciti, cioè dai Lambertazzi,
-e dai Faentini, e dai Forlivesi, al ponte di S. Procolo, sconfitti in
-battaglia, morti, fugati, fatti prigionieri e incatenati nelle carceri.
-E l'anno avanti, cioè nel 1274, gli stessi Lambertazzi furono espulsi
-di Bologna dal partito della Chiesa il 1º di Giugno, dopo aver avuto
-tra loro guerra civile......... Ed il Legato, che anche prima era uomo
-di gran rinomanza e riputazione, dopo la presa della città di Padova,
-riacquistò fama che risuonò altissima ed amplissima. Egli molto tempo
-prima era stato Legato in Alemagna, allorchè, dopo la deposizione di
-Federico, fu eletto Imperatore il Langravio. (Al tempo di quella sua
-Legazione vi erano in Alemagna tre provincie, nelle quali dimoravano
-alcuni famigerati religiosi, che dato un calcio alle discipline del
-loro Ordine, non volevano obbedire ai Ministri. E, andando eglino a
-consultare il Legato, li faceva sostenere e consegnare nelle mani de'
-Ministri, perchè li giudicassero, e su loro pesasse quella sentenza,
-che era conforme agli Statuti dell'Ordine). Or avvenne che il Langravio
-morì; ed egli, che era in altra città, udito della morte del Langravio,
-e temendo di Corrado figlio di Federico, che faceva tener molto vigili
-gli occhi sull'Alemagna, comandò ad uno de' suoi domestici che per
-parecchi giorni non aprisse la camera di lui a nessuno, macchinando
-egli di fuggire per non restare prigioniero; e con mentito vestiario
-e un solo compagno occultamente andò al convento de' frati Minori, e
-chiamato il Guardiano in disparte, gli disse: Mi conosci tu? A cui egli
-rispose: No. E il Legato ripigliò: Conosco ben io te; e ti comando in
-virtù d'obbedienza di tenere in te e non rivelare a nessuno le cose
-che ti dirò, sino a che non ne avrai licenza da me; e di non parlare
-a nessuno se non in mia presenza, e non in tua lingua tedesca, ma
-sempre in latino. Or ti dico che il Langravio è morto, ed io sono il
-Legato: darai dunque a me e al mio compagno un abito del tuo Ordine,
-e senza indugio ci trafugherai e condurrai in luogo sicuro, chè io
-fuggo per non cader prigioniero di Corrado. Questo bastò perchè ogni
-cosa fosse subito e di buon grado eseguita. Ma volendolo condurre
-fuori di città, trovò una porta chiusa; trovò chiusa la seconda e la
-terza. Ma alla terza videro che un cane grosso usciva fuori per un
-vano che era sotto tra l'imposta e la soglia, e parve loro di poter
-per quello uscire anch'essi. Ma provandovisi, il Legato per la sua
-grossezza non poteva sbucare. Allora il Guardiano puntò con un piede
-su le natiche del Legato e spingendo lo fece passare. Usciti per quel
-pertugio tutti e quattro, presero la via, ed in giornata arrivarono
-ad una città, ove era un convento di sessanta frati Minori; dai quali,
-interrogato il Guardiano che cercava ospitalità chi fossero quei frati
-che conduceva seco, egli rispondeva: Sono Grandi di Lombardia; per amor
-di Dio mostratevi con loro liberali e cortesi, fate a loro servizio
-e onore a voi; giacchè l'onore non è solo e tutto di quelli a cui si
-fa, ma la miglior parte è di chi lo fa, ed è da reputarsi veramente
-cortese colui, che di buon animo e con fronte lieta e serena, e senza
-speranza di ricambio, è liberale di servigi a persone sconosciute.
-Si presentò dunque il Guardiano di quel convento con dieci frati del
-convento stesso, e pranzò col Legato e compagni in foresteria con tutta
-famigliarità e allegramente, mostrando di ricevere molta consolazione
-dalla presenza di quegli ospiti. Or conoscendo il Legato di essere in
-sicuro, e di aver sfuggito ogni pericolo, dopo il pranzo diede facoltà
-al Guardiano che lo aveva accompagnato di farlo conoscere. Perciò quel
-Guardiano forestiere disse ai frati: Sappiate, fratelli carissimi, che
-questo frate, col quale avete pranzato, è il Legato del Papa; e l'ho
-condotto qui da voi perchè è morto il Langravio, e qui non c'è punto da
-temere di Corrado. Nessuno finora ne sapeva nulla, neppure il compagno
-mio, che è venuto qui meco. Udendo queste cose i frati, cominciarono a
-tremare come giunchi nell'acqua corrente; ma il Legato disse loro: Non
-abbiate timore, o frati; io ho conosciuto che voi albergate negli animi
-vostri l'amor di Dio; ci serviste con prontezza; ci accoglieste con
-festa e cortesia; Iddio ve ne rimeriti. Io era amico dell'Ordine del
-beato Francesco, e lo sarò in tutta la mia vita. E di fatto fu così.
-Diede ai frati Minori la chiesa di S. Pietro maggiore di Ravenna; ne
-concedeva ogni grazia che si domandava, di predicare, di confessare,
-di assolvere da tutti i peccati a lui riservati. Aveva una caterva
-di servidorame terribile e feroce, ma tutti erano reverenti verso i
-frati Minori, come fossero stati gli Apostoli di Cristo, sapendo che
-eravamo addentro nelle grazie del loro padrone; ed erano ben quaranta
-uomini armati, che aveva sempre seco a guardia della sua persona, e lo
-temevano come il diavolo. Ed Ezzelino da Romano era poco più temuto.
-Imponeva a' suoi servi severissime punizioni. Di fatto andando un
-giorno ad Argenta[179], che è castello arcivescovile, fece legare un
-servo con una fune ed immergerlo nell'acqua, e, così legato ad una
-barca, lo fece trascinare per le acque delle valli, come se fosse
-stato uno storione. E tutto questo perchè s'era dimenticato di portar
-seco il sale. Altra volta ne fece legare uno ad una grossa pertica,
-e girare come allo spiedo vicinissimo al fuoco. E piangendo gli altri
-servi per compassione e per pietà al vedere quel crudele spettacolo, si
-rivolse a loro dicendo; A che piangete, o miserabili? e comandò che si
-allontanasse dal fuoco; ma ne aveva già avuto spavento e scottature.
-Gettò in una prigione legato un suo castaldo di nome Ammanato,
-Toscano, per accusa d'aver consumate le rendite di lui, e i sorci lo
-rosicchiarono tutto. Molte altre crudeltà commise colle persone del suo
-servizio per vendetta, per punizioni e per esempio agli altri. Perciò
-Iddio permise che restasse prigioniero di Ezzelino, quando era tuttavia
-Legato; e lo teneva sotto buona guardia e lo conduceva seco ovunque
-andava per sicurezza che non gli sfuggisse. Però Ezzelino lo trattava
-con reverenza e onorificamente, sebbene gli avesse rapita di mano la
-città di Padova. Ma Colui che liberò dal carcere Manasse, e lo restituì
-nel suo regno, liberò anche costui nel modo che segue. Un certo
-Gerardo, banchiere di Reggio, lo cavò dalla prigione di Ezzelino, e
-con una fune lo fece calar giù dal solaio, e così nel nome del Signore
-evase dalle mani di Ezzelino. Egli poi non fu immemore del beneficio,
-o piuttosto del servigio ricevuto, e ne lo ricambiò nominandolo
-Cardinale di Ravenna. E a frate Enverardo di Brescia, dell'Ordine de'
-Predicatori, e lettore magno, diede il Vescovado di Cesena, perchè
-apparteneva alla sua Corte, e fu fatto insieme a lui prigioniero; il
-qual frate Enverardo uscì di carcere dopo la morte di Ezzelino, quando
-furono scarcerati anche tutti gli altri, che quel maledetto di Ezzelino
-teneva prigioni. Questo Arcivescovo aveva due nipoti, cioè Francesco
-e Filippo; ma veramente Filippo era suo figlio, ed aveva venticinque o
-trent'anni, avvenente e bello come un Assalonne; e Filippo Arcivescovo
-di Ravenna e Legato della Chiesa romana lo amava come l'anima sua.....
-Chiunque pertanto voleva empir le mani di quei due, poteva avere o
-una prebenda, o qualunque altra cosa avesse voluto dall'Arcivescovo;
-onde ne diventarono ricchissimi. Ebbe anche una figlia bellissima, cui
-volle dare in moglie a Giacomo di Bernardo, ma non la volle, perchè non
-era figlia legittima, e poi non voleva in dote beni che erano della
-Chiesa, ed anche perchè inclinava dell'animo a farsi frate Minore,
-e morire nell'Ordine del beato Francesco, come poi avvenne. Questo
-Arcivescovo era poi talora tanto melanconico, triste e furioso e
-figlio di Belial, che nessuno gli poteva parlare. A me però fu sempre
-benevolo, famigliare, cortese e liberale; e mi regalò quelle reliquie
-del beato Eliseo, che erano in S. Maria del Fortico presso Ravenna, nel
-monastero di S. Lorenzo, in un'urna di marmo nella cappella reale; ed
-io ne portai le ossa principali e più cospicue a Parma, e le collocai
-nell'altar maggiore della chiesa dei frati Minori, e vi sono tutt'ora
-colla seguente epigrafe, oltre un'altra che vi avevano apposta in
-piombo:
-
- HIC VIRTUTE DEI
- PATRIS OSSA MANENT HELYSEI,
- QUAE SALIMBENE
- DETULIT OSSA BENE
-
- URNA
- DELLE OSSA DEL PADRE ELISEO
- DONO SACRO
- DELLA PIETÀ DI FRATE SALIMBENE
-
-Ma non potei avere la testa di Eliseo, perchè gli Eremitani, di abuso,
-l'avevano levata, e portata via; e l'Arcivescovo si curava più di
-guerra che di religione. Una volta venne a Faenza, quand'era Legato,
-dove io pure abitava, e dovendo entrare nel convento di S.ª Chiara,
-perchè la Badessa voleva conferire a lungo con lui, mandò cercando
-alcuni frati, che, tanto per far tacere la maldicenza, quanto per
-onor suo, l'accompagnassero. Credo che nessuno al mondo più di lui
-ambisse ricevere dimostrazioni d'onore, e nessuno più di lui sapesse
-farla da gran Signore e da Barone, come ho giudicato io stesso, ed ho
-udito anche da altri. Andammo dunque, dieci frati, a fargli corteggio
-d'onore, e dopo che ci fummo scaldati, (era un sabato di Gennaio, a
-buon mattino, festa di S. Timoteo) vestì gli indumenti sacerdotali per
-entrare nel monastero coi riguardi dovuti alla decenza e all'onestà.
-E, mettendosi un camice che aveva le maniche strette, s'inquietava.
-Ed il Vescovo di Faenza gli disse: A me non è stretto, e me l'infilo
-nelle braccia comodamente. A cui l'Arcivescovo rispose; Come? È forse
-tuo questo camice? È mio, disse il Vescovo. E il mio dov'è dunque?
-ripigliò l'Arcivescovo; e si scoprì che uno dei servi l'aveva portato
-a Ravenna. In vero, disse l'Arcivescovo, mi meraviglio io stesso della
-pazienza, che ho; ma lo punirò poi, giacchè, non essendo quì, non
-posso punirlo ora: cosa differita non è perduta. A questo punto io
-dissi all'Arcivescovo: Padre, portate pazienza; la pazienza è virtù di
-perfezione; e il Savio ne' Proverbii 25.º dice: _Il Principe si piega
-con sofferenza, e la lingua dolce rompe l'ossa_. Allora l'Arcivescovo
-soggiunse: Il savio ne' Proverbii 23º dice anche: _Chi risparmia la
-verga, non vuol bene a suo figlio_. Accortomi che l'Arcivescovo aveva
-fermo il proposito di infliggere al servo una punizione, soggiunsi:
-Padre, lasciamo questo discorso, e parliamo d'altro. Celebrate, voi,
-oggi la messa? E disse: No; voglio che la canti tu. Ed io risposi:
-Obbedirò e la canterò. Allora l'Arcivescovo riprese: Volete ch'io vi
-predica qualche cosa del Papa futuro? (per la morte di Papa Urbano IV
-di Troyes era vacante la cattedra di S. Pietro). Sì, Padre, rispondemmo
-in coro, ditene chi sarà il Papa futuro. E disse: Papa Gregorio IX amò
-assai l'Ordine del beato Francesco; ora succederà Gregorio X, che amerà
-di gran cuore i frati Minori. (E voleva alludere a sè medesimo, perchè
-ambiva molto di avere il Papato, e lo sperava anche, sia perchè aveva
-molta deferenza pe' frati Minori; sia perchè il maestro in negromanzia
-di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande nella
-Chiesa di Dio; e gli prestava fede, trovandosi già in eminente grado
-collocato; sia perchè i Cardinali erano talvolta discordi nell'elezione
-del Pontefice; e più ancora perchè già si buccinava qualche cosa di
-lui a questo proposito). Allora io presi la parola e soggiunsi: Padre,
-per grazia di Dio sarete voi quel Gregorio X: Voi ne avete prediletti
-sin ora; Voi ne porterete ancora più amore per l'avvenire. Ma così
-non avvenne; non successe un Gregorio X, sibbene un Clemente IV; nè
-l'Arcivescovo di Ravenna ebbe il Papato. Fatte dunque queste ciarle,
-l'Arcivescovo, che era anche Legato, soggiunse: I frati che verranno
-meco nel monastero saranno tutti quelli che si trovano quì presenti;
-de' miei nessuno entrerà, tranne il Vescovo di Faenza, l'Arcidiacono
-di Ravenna, e il Podestà di questa Terra. Era allora Podestà di Faenza
-Lambertino dei Samaritani, Bolognese, che era figlio di una sorella
-della Badessa di Faenza; la quale era nativa di Faenza stessa, e
-sapeva, quando le piaceva, col gentile e accorto parlare e co' doni,
-cattivarsi il cuore di tutti; ed aveva così allacciato l'animo del
-Cardinale Ottaviano che in ogni cosa che gli domandava se lo aveva
-favorevole, benevolo e condiscendente. Arrivati alla porta della
-chiesa, trovammo ivi un frate converso con un incensiere che mandava
-globi di fumo, ed incensato il Legato, questi prese l'incensiere
-dalle mani di lui, ed incensò tutti i frati, che entravano in Chiesa,
-dicendo: _de lincenso ali frati me: de lincenso ali frati me: de
-lincenso ali frati me._ Che era come dire: Incenso i miei frati. Dopo
-ci inviammo alla scala, e nel salire, poi nello scendere ed uscire,
-si appoggiava a me, in parte per boria, e in parte per bisogno; ed
-io lo reggeva a destra, e l'Arcidiacono di Ravenna a sinistra. Nella
-chiesa, che non era al piano terreno, si trovò raccolto tutto il
-convento di quelle donne, in numero di settantadue; e celebratasi la
-messa solennemente, e sbrigati gli affari, e dati i consigli opportuni,
-usciti dal monastero, trovammo un buon fuoco. E subito suonò nona;
-ed il Legato, mentre svestiva gli abiti pontificali, disse: Vi invito
-tutti meco a pranzo. E credo che ben dieci volte in quel suo dialetto
-toscano ripetesse _Mo è ve 'nvito, e sì ve renvito._ Che era come dire:
-Vi invito a pranzo, e vi prego di non mancare. Erano però que' frati
-tanto timidi e in soggezione, che non potei condurne meco che due;
-gli altri andarono a pranzare al convento dei frati. Quando arrivai al
-palazzo del Vescovo, il Legato mi disse: Oggi è sabato, e il Vescovo e
-il Podestà vogliono mangiare di grasso; lasciamoli, e andiamo alla sala
-del mio palazzo, chè troveremo imbandito un buon pranzo. Mi condusse
-dunque seco, mi fece sedere a tavola accanto a sè, e più volte mi
-disse che s'aveva avuto molto per male ch'io non l'avessi onorato di
-condurre meco gli altri frati, e che li aveva invitati tutti. Ed io
-non aveva coraggio di dirgli che non erano voluti venire; perchè se
-ne sarebbe impermalito ancor più; invece io risposi che un'altra volta
-avrebbe commensali tutti i frati del convento. Ed egli ci teneva molto
-alle dimostrazioni d'onore, che gli si facevano. Anche l'Arcidiacono
-venne con noi, ma sedette in disparte alla tavola bassa. Era egli
-un mio conoscente ed amico, e mi mandò un regalo. Questo Filippo
-Arcivescovo di Ravenna, per ordine di Papa Alessandro IV, poichè di
-nuovo correvano voci di invasioni di Tartari, convocò a Concilio in
-Ravenna, nella Chiesa Orsiana, che è la Chiesa Arcivescovile, tutti i
-Vescovi suoi suffraganei per discutere e deliberare intorno al modo di
-provvedere all'utilità della Chiesa, e per raccomandare che tutte le
-Chiese e le prebende fossero pronte a soccorrere colle rendite loro
-la cristianità contro i Tartari, quando il Papa lo ordinasse; e che
-intanto facessero preghiere per tener lontano da loro e dal popolo
-cristiano le nazioni barbare. A questo Sinodo intervennero i Preti,
-gli Arcipreti, i Canonici, e gran numero di altri chierici. Aveva
-anche l'Arcivescovo mandato dicendo a tutti i Guardiani dell'Ordine
-de' frati Minori della provincia di Bologna che andassero al Sinodo
-co' loro lettori. Ed erano già sull'andare, quando frate Bonagrazia,
-che era Ministro, non volle che nessuno vi intervenisse, tranne frate
-Aldobrando da Fojano[180], che era già stato Ministro, ed allora era
-lettore a Modena: ed io l'accompagnai fino a Ferrara. Frate Bonagrazia
-però, che era Ministro, e non volle andarvi, conferì tutti i suoi
-poteri a frate Aldobrando, e mandò con lui frate Claro di Firenze
-e frate Manfredo di Tortona, che erano ambidue chierici e dottori
-illustri. In quel Concilio il clero secolare colse l'occasione di
-sfogarsi contro i frati Minori e i Predicatori, accusandoli di non
-predicare l'obbligo di pagar le decime; di confessare i parocchiani che
-dovrebbero confessarsi dai parroci; di fare le esequie e dar sepoltura,
-quando muoiono, ai fedeli dipendenti dalle parocchie; e di esercitare
-l'ufficio di predicatori, che spetta ai parroci; conchiudendo che,
-per questi quattro motivi, erano cagione che il clero secolare non
-potrebbe soccorrere di denaro le imprese della cristianità. A questo
-punto s'alzò Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma e nipote del fu Papa
-Innocenzo IV di buona memoria, e difese benissimo i frati Minori
-e Predicatori, sostenendo che le accuse lanciate contro questi due
-Ordini, e le colpe che loro s'imputavano, non solo non erano di nessuno
-impedimento al clero secolare, ma piuttosto di aiuto a godere con più
-libertà i proprii beni. E, in molte maniere argomentando, confutò que'
-chierici e giustificò i frati Minori e i Predicatori, per cui venne
-in odio al clero secolare, che lo reputava suo mortale nemico. Anche
-l'Arcivescovo vedendo che pei suaccennati motivi i frati Minori e i
-Predicatori avevano molti nemici mordaci, prese la parola e ne fece
-una forte difesa, e tra l'altre cose disse: «Miserabili e stolti, io
-non vi ho qui convocati per aguzzare le lingue velenose contro questi
-due Ordini, che sono stati dati da Dio alla Chiesa in aiuto vostro, e
-a salute del popolo cristiano e di tutti, ma vi chiamai per deliberare
-qualche cosa contro i Tartari, come a me e agli altri Metropolitani
-comandò il Papa.» E udendo che tuttavia borbottavano, riprese le sue
-prime parole e soggiunse: «Miserabili e stolti, a chi affiderò io il
-ministero di confessare i secolari, se non confessano i frati Minori e
-i Predicatori?..... Affiderò io dunque al prete Gerardo, ch'è qui che
-m'ascolta, le donne da confessare, mentre io so che ha la casa piena
-di figli suoi e di figlie? E volesse il cielo che il prete Gerardo
-fosse solo, e in tanta bruttura non avesse compagni!......» Avendo
-l'Arcivescovo toccato questo tasto in pubblico, tutti quelli che si
-sentivano la coscienza brutta diventarono rossi di vergogna.......
-In quei giorni io abitava a Modena; ed uscito di Modena, in viaggio
-per Bologna, ecco lungo la via farmisi innanzi tre Arcipreti, miei
-famigliari ed amici, reduci dal Concilio. Ed uno era l'Arciprete di
-Campogalliano[181]; l'altro era un fratello di frate Bonifacio de'
-Guidi, dotto decretalista, ed Arciprete di Cittanova[182]; il terzo
-era Arciprete di Trebbio[183], che è tra l'Apennino, dove una volta io
-andai a casa sua. E li interrogai del perchè era stato convocato quel
-Sinodo d'onde tornavano, e di che avevano trattato, se pure potevano
-dirmene. E mi risposero che il Sinodo era stato fatto per provvedere
-al caso di una invasione dei Tartari, e fu ordinato, che, al bisogno,
-il clero secolare, che gode di prebende, dovrà dare soccorso alla
-Chiesa romana pel bene comune della cristianità contro la malignità
-dei Tartari. E allora molti di noi sorsero a parlare con fuoco contro
-i frati Minori e i Predicatori, e ci siamo lamentati, e vi abbiamo
-accusati di quattro danni, che ne fate, e che noi non possiamo in modo
-alcuno tollerare. Ma non si diede retta alle nostre querele, nè le
-nostre ragioni trovarono alcuna soddisfazione; e per arrota, il nostro
-Metropolitano e il Vescovo di Parma, che assunsero le vostre difese,
-ne caricarono d'oltraggi e di vitupero. Laonde vi preghiamo di venire a
-trovarci, quando sia che vi piaccia, e ne abbiate tempo, per conferire
-intorno a quelle quattro cose, e disputando e discutendo, cercare da
-che parte stia la ragione. A cui risposi: Verrò volentieri. E, quando
-poi ci trovammo a convegno, mi dissero: Noi e con noi tutti i chierici
-e prebendati ci lamentiamo che i vostri due Ordini ci rechino danni
-che noi reputiamo gravi. Il primo, riguarda le decime, delle quali
-dovreste parlare di frequente nelle vostre predicazioni, acciocchè i
-laici secolari non manchino di pagarle, specialmente che sono obbligati
-a darle di precetto divino. Il secondo, riguarda le sepolture, chè
-voi volete fare esequie e dar sepoltura a' morti, che quando vivevano
-erano sotto la nostra giurisdizione parocchiale; e perciò le nostre
-chiese vengono spogliate di molti proventi temporali. Il terzo è che
-voi con nostro dispiacere e contro la nostra volontà vi arrogate di
-confessare i nostri parocchiani. Il quarto ed ultimo si è che voi vi
-siete onninamente usurpato il ministero della predicazione, cosicchè
-il popolo non ci vuol più ascoltare. A che io di rimando: Noi non
-abbiamo la missione di predicare le decime; ma voi che dovete averle
-e goderle, voi potrete richiamare a memoria del popolo il dovere di
-pagarvele; nè pare conveniente che quando noi, predicando, siamo sul
-parlare di qualche Apostolo, o di qualche altro gran Santo, si abbia
-da interrompere il discorso di quella solennità per raccomandare
-che si paghino le decime; anzi ci meravigliamo di voi, e ci abbiam
-per male che voi vogliate imporci queste brighe. A questa stregua
-potreste anche lamentarvi perchè non veniamo a mietere e a trebbiare
-per voi le vostre biade...... Gli interessi secolari debbono essere
-curati e trattati da persone di meno considerazione. Noi eleviamo
-più alto lo scopo della nostra predicazione, e quando parliamo della
-restituzione del mal tolto, veniamo a dire anche delle decime. Non
-siamo però obbligati di inserire in ogni nostra predica parole sulle
-decime, perchè sarebbe grave sconvenienza, e il popolo sdegnerebbe
-di ascoltarci. Allora solo potreste con ragione dolervi, quando si
-insegnasse che le decime non sono da pagare; il che nessuno di noi
-ha fatto mai, principalmente perchè il Signore in Malachia 3º, dice:
-_Nelle decime e nelle primizie_ ecc. Ma quando ripenso a qual fine e
-con quale intendimento Iddio disse: _Portate le decime nel mio granaio,
-perchè non manchi vitto in casa mia;_ mentre io so che in casa di
-certi prebendati il vitto vi è in superflua abbondanza, e che hanno
-tanta terra da non bastare venti paia di buoi ad ararla, non intendo
-con quale coscienza osino predicare che si paghino loro le decime,
-specialmente poi perchè elargiscono le ricchezze ecclesiastiche ai già
-ricchi parenti, alle amanti, alle concubine, alle amiche, anzi che ai
-poverelli di Cristo. E in tutto l'anno, quando vado alla cerca, dalle
-case di que' cotali non posso avere un solo pane; che anzi ammettono
-piuttosto alla loro famigliarità le compagnie degli istrioni e dei
-giullari. Passiamo al secondo appunto, che riguarda le sepolture;
-intorno alla qual cosa dirò che non senza un'alta ragione i Romani
-Pontefici hanno consentito a chiunque di aver sepoltura ove sia che
-voglia...... Della giustizia di quelle chiese, che ricevono le salme
-dei defunti...... Se contro la volontà del proprio parroco, sia lecito
-confessarsi da altro prete prudente, o se vi sia obbligo di confessarsi
-dal proprio parroco...... Che in cinque casi se ne deve ritenere
-come ottenuta la licenza...... Nota che i frati Minori ebbero da Papa
-Gregorio IX il privilegio di confessare. Frate Bonaventura Ministro
-Generale interrogò Papa Alessandro IV se gli piacesse che i frati
-Minori confessassero, ed egli rispose: Anzi lo voglio, e ti narrerò un
-fatto orribile, e che par quasi inventato per canzonare. [Narrazione
-canzonatoria, ma vera, fatta da Alessandro IV a frate Bonaventura
-Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, riguardante ad un sacerdote
-che sollecitava......]. Altro doloroso racconto. Conobbi un frate Umile
-da Milano, che fu custode a Parma. Questi, quando dimorava nel convento
-de' frati Minori di Fanano[184], in tempo di quaresima era tutto in sul
-predicare e confessare. Il che udendo quegli abitanti dell'Appennino,
-uomini e donne mandarono pregandolo che per amor di Dio e per la salute
-delle anime loro, avesse la degnazione di recarsi tra loro, perchè
-volevano confessarsi da lui, e, preso un compagno, si recò tra quegli
-alpigiani, predicò, confessò molti giorni, fece molte buone cose, e
-diede utili consigli. Un dì gli si presentò una donna, che si voleva
-confessare...... Il frate gli diede l'assoluzione, e le disse: Che
-significa questo coltello, che hai in mano, ed a che lo tieni in mano
-in quest'ora, in questo momento? La quale rispose: Padre, veramente io
-aveva proposto di togliermi la vita, se mi aveste invitata a peccare,
-come fecero altri sacerdoti...... Operò dirittamente Papa Martino
-IV, quando conferì all'Ordine de' frati Minori l'utile privilegio
-di predicare e di confessare liberamente, nulla ostante che la loro
-Regola prescrivesse ai frati di non predicare in nessuna diocesi senza
-il permesso del Vescovo. Ora che scrivo volge l'anno 1284, giorno
-della vigilia di S. Giovanni Battista; ma quando io parlava con quegli
-Arcipreti correva il tempo del pontificato di Alessandro IV di buona
-memoria. In risposta poi alla quarta accusa, che ne movono i sacerdoti
-secolari, cioè di esserci usurpato il ministero della predicazione,
-mentre eglino ne hanno l'obbligo, come investiti delle prelature......
-noi diciamo che realmente ne correva loro il dovere, quando non ve
-n'erano dei migliori di loro che predicassero; ma siccome essi se
-n'erano resi indegni per la mala vita che conducevano, e per la poca
-scienza che avevano, perciò il Signore ne fece sorgere de' migliori di
-loro...... Tali sono i sacerdoti e i chierici del nostro tempo; e non
-vogliono che i frati Minori e Predicatori possano campare la vita, il
-che è un eccesso di crudeltà; e non vorrebbero nemmeno che potessimo
-vivere di quelle limosine, che a gran fatica e col rossore sul volto
-raccogliamo accattando. Eppure nell'Ordine de' frati Minori e de'
-Predicatori molti vi sono, che se vivessero nel secolo meriterebbero
-le prebende, e forse più di loro; perchè tra i frati se ne trovarono,
-e se ne trovano oggi di nobili, di ricchi, di potenti, di letterati,
-di saggi come tra loro, e al pari di loro potrebbero diventare preti,
-Arcipreti, Canonici, Arcidiaconi, Vescovi, Arcivescovi, e fors'anche
-Patriarchi, Cardinali e Papi. E perciò dovrebbero essere riconoscenti
-verso di noi, che tutte queste dignità abbandonammo a loro, e,
-per vivere giorno per giorno, andiamo mendicando; nè possediamo le
-cantine di vino, nè i granai di frumento, che sono pieni in casa loro;
-nullameno sosteniamo predicando una fatica che spetterebbe a loro,
-e per giunta dobbiamo ingollarci bocconi amari; ed essi dormono in
-letti fregiati d'avorio, e non hanno nessuna compassione de' frati,
-che hanno fatto il gran rifiuto di tutti i beni temporali...... I
-sacerdoti e i chierici secolari si erano lamentati con Papa Innocenzo
-IV che nelle messe non potevano ricevere offerte, perchè questi due
-Ordini celebrano le loro messe in modo che tutto il popolo corre da
-loro: perciò domandavano che fosse loro fatta ragione. A cui il Papa
-rispose: Alcuni de' frati dicono messa sul far del giorno, altri a
-mezza terza, altri dopo cantata terza; non saprei dunque, a sentir
-voi altri, quando mai dovessero eglino dirla la messa. Dopo pranzo
-non debbono dir messa, nè dopo nona, nè all'ora di vespro, e quindi
-non saprei come fare ad esaudirvi. Tuttavia volendo il Papa dar loro
-qualche soddisfazione, perchè ne lo seccavano troppo, e perchè sperava
-di svincolarne poscia i frati Minori, scrisse che questi due Ordini,
-almeno ne' giorni delle feste solenni, non aprissero le porte delle
-loro chiese, che dopo terza, affinchè i sacerdoti secolari, le chiese
-parocchiali e le chiese madri non fosser defraudate delle oblazioni. Ma
-avendo poi frate Giovanni da Parma Ministro Generale mandato dal Papa
-frate Ugo Zampoldo di Piacenza, che era un fisico distinto e lettore
-di teologia nell'Ordine de' Minori, e dimorava presso Ottobuono nipote
-del Papa, che fu poi anch'esso Papa Adriano V, a pregarlo che per amor
-di Dio e del beato Francesco, ed anche per onore e vantaggio suo, e per
-la salute di tutto il popolo cristiano, annullasse quella disposizione,
-non lo esaudì...... ed era così malato morto Papa Innocenzo IV; ed
-ivi erano presenti due frati Minori tedeschi, che dissero al Papa:
-Certamente, Santo Padre, noi stemmo in questo paese molti mesi per
-avere un colloquio con voi, e con voi ordinare le cose nostre; ma
-i vostri portieri non ci permettevano di entrare a vedere la vostra
-persona. Ora non si curano più d'avervi i dovuti riguardi, perchè nulla
-più da voi aspettano. Ma noi laveremo il vostro corpo...... Dopo pochi
-giorni fu eletto Papa Alessandro IV, che era il Cardinale protettore,
-governatore e censore dell'Ordine de' Minori, che subito annullò la
-detta ordinanza. Tuttavia un certo Parmigiano, maestro Guglielmo da
-Gattatico[185], che fu vice-cancelliere sotto Papa Innocenzo IV, che
-era stato promotore e sollecitatore di questi danni nostri, e non
-amava i religiosi, non se la passò impunemente. E quando malato si
-fece portare al paese nativo colla speranza che quell'aria lo facesse
-guarire, morì in Assisi, e fu sepolto nel convento del beato Francesco.
-Argomentando io a questo modo intorno alle preaccennate accuse, quegli
-Arcipreti miei amici, si maravigliarono, e dissero: Noi non abbiamo
-mai udito tali cose: _Beati quelli che ti ascoltarono, e sono onorati
-della tua amicizia_, 1º Ecclesiastico 48: Eramo amici, e amici sempre
-più saremo. Ebbi dunque vitto e alloggio e predicai più volte nelle
-chiese parrocchiali di quegli arcipreti; e li tenni come intimi amici.
-Avvenne dopo molti anni, che io dimorava a Faenza, e che Matteo dei
-Pio, Vescovo di Modena, mio amico, espulso da Modena, venne a Faenza
-ed era ospitato nel convento de' frati Minori, ora in Faenza, ora a
-Forlì, ora a Ravenna, passando di convento in convento; e seco aveva,
-come addetto alla sua Curia, l'Arciprete di Campogalliano, uno dei tre
-sunnominati, e mi dissero: Frate Salimbene, siamo stati espulsi di casa
-nostra dal partito imperiale, come voi sapete, e siamo vagabondi pel
-mondo; e abbiam sempre fitte nella memoria le vostre parole, e i nostri
-peccati ci privarono d'ogni bene. In quel tempo, prima che Faenza fosse
-data in mano ai Forlivesi, dimorando io quivi, e passeggiando un dì
-per l'orto col pensiero a Dio, mi sentii chiamare da un certo secolare
-di Ferrara, chiamato Matolino, celebre oratore, compositore di canzoni
-e di serventesi, ossequioso e ad un tempo maldicente de' religiosi.
-Era esso seduto con due frati all'ombra di una ficaia, e moveva
-loro interrogazioni; e mi disse: Frate, venite qui a sedere con noi.
-Sedutomi, mi disse: Io stava qui movendo alcune interrogazioni a questi
-frati, ma declinano l'incarico di rispondere, e mi dicono di movere
-le mie quistioni a voi, che siete pronto a rispondere a tutto. Perciò
-vi prego che vogliate per bontà vostra soddisfare al mio desiderio. A
-cui io risposi: Dite pure francamente tutto quello che volete. Allora
-cominciò: Sappiate che voi frati Minori e Predicatori siete oggetto
-di odio e di scandalo ai chierici e ai sacerdoti secolari. L'altro
-giorno io pranzava col Vescovo di Forlì, ed aveva commensali chierici
-e sacerdoti, che dicevano molto male di voi; ed io presi nota esatta di
-tutto per riferirvelo, e sapere se avete modo, o no, di giustificare il
-vostro procedere verso di loro, ch'essi chiamano iniquo: primo........:
-quinto, perchè colle vostre messe conventuali, specialmente ne'
-giorni di solennità, impedite loro di poter raccogliere oblazioni;
-sesto, dicono che voi siete troppo donnaiuoli, e colle donne state
-con compiacenza a colloquio, e, sulle donne, tenete fissi gli occhi;
-il che è contrario a ciò che insegna la Scrittura. Allora io dissi:
-Avete più nulla da dire? E rispose: Basta ben questo sì. «Bada a' vizii
-tuoi, non a quei d'altri.» Queste parole, o Matolino, sono dette per
-te. Del Vescovo di Forlì poi, sappi ch'egli odia i religiosi, e per
-conseguenza egli pure non è ben voluto da Dio. Così io soddisfeci alle
-inchieste di Matolino intorno alle ingiuste accuse mosse a noi; e se
-ne tenne soddisfatto, e diventò mio amico intimo e fido. Riguardo poi
-al secondo punto, quello cioè delle sepolture, dirò che da lungo tempo
-prima di noi i frati Predicatori diedero nelle loro chiese sepoltura
-a chi lo desiderava, e altrettanto potevamo ben fare anche noi; ma
-ce ne astenevamo per amore dei chierici, e per evitare contese con
-loro...... Finora rinunciammo a questo beneficio, ma oggi riconosciamo
-che commettemmo uno sgarbo imperdonabile, rifiutando di accogliere
-nella nostra chiesa santa Elisabetta, figlia del Re d'Ungheria, e
-di dare luogo di riposo nel nostro convento alla salma del Conte di
-Provenza, padre della Regina di Francia e della Regina d'Inghilterra,
-che voleva essere sepolto nel convento de' frati Minori di Aix, dove
-io allora soggiornava, ed era stato nostro liberalissimo amico. Se
-alcuno volesse ora aprire una discussione intorno a questo argomento,
-(come fece il beato Gregorio pe' sacerdoti del suo tempo) meno poche
-eccezioni, troverebbe di gran lunga più feccia che uomini santi......
-Conosco sacerdoti che fanno gli usurai per formare un patrimonio
-da lasciare ai loro spurii; altri che tengono osteria coll'insegna
-del collare e vendono vino...... i messali, gli indumenti sacri, i
-corporali li hanno indecenti, grossolani, macchiati e nerastri; i
-calici di stagno, rugginosi e piccoli; il vino per la messa agresto,
-o acetoso; l'ostia tanto piccola che a pena si vede tra le dita, nè è
-rotonda ma quadra, e tutta sucida d'escrementi di mosche. E, come ho
-visto io co' miei occhi, molte donne hanno le legacce delle sottane e
-delle scarpe più decenti dei cingoli, dei manipoli, e delle stole di
-molti sacerdoti. Un giorno di festa dovendo un frate Minore dir messa
-nella chiesa di un certo sacerdote, gli bisognò valersi, per fermaglio,
-della coreggiuola che serviva alla cuoca del prete per tener unito
-un mazzo di chiavi; e quando il frate, cui io ho conosciuto molto
-davvicino, si voltava per dire il Dominus vobiscum, il popolo udiva il
-tintinnìo delle chiavi....... Intorno a che osserviamo eziandio che
-noi, secondo nostra Regola, siamo obbligati ad officiare secondo il
-rito della santa Chiesa romana, nè accettiamo offerte nella messa, e
-supponendo anche che nessun secolare venisse, quando diciamo messa, noi
-la canteremmo egualmente con solennità. Alla sesta accusa con troppo
-fina malizia lanciatane, cioè che siamo donnaiuoli, e che fissiamo con
-compiacenza gli occhi sopra le donne, e secoloro volentieri stiamo a
-colloquio famigliare, rispondo che queste sono maldicenze di coloro
-che denigrano gli innocenti, cioè di giullari, di istrioni, e di
-quelli che si chiamano sgherri della Curia, i quali calunniando gli
-altri credono di scusare le loro lascivie e le loro vanità. Allora
-rispose Matolino: In verità vi assicuro, frate Salimbene, che queste
-sono le parole del Vescovo di Forlì, e non di istrioni...... Noi e
-i Predicatori siamo poveri mendicanti, che viviamo di limosine, e
-tra l'altre persone nostre benefattrici vi sono le donne, che sono
-molto pietose e misericordiose; e perciò, quando mandano a cercarne,
-dobbiamo andar da loro, sia pe' loro malati, sia per qualunque altra
-tribolazione che abbiano....... Nè alterchiamo tra i bicchieri con
-alcuna donna, perchè secondo la nostra Costituzione, nelle città non
-osiamo bere se non coi prelati, coi religiosi e colle autorità del
-paese...... Io poi ho conosciuto quel tal Vescovo..... ed era vecchio e
-invecchiato nella malignità, e dopo pochi giorni una notte fu soffocato
-da uno de' suoi, che ne portò via tutto il tesoro; anzi assistetti
-alle di lui esequie (Egli fu Vescovo di Faenza, al quale succedette
-un giovine dell'Ordine de' frati Minori, che era a studio in Padova,
-e che venuto a Faenza ottenne subito la consacrazione, e fece sontuoso
-trattamento tanto ai religiosi che ai secolari suoi concittadini. Egli
-era nativo di Faenza, ed imbandì mense per tutti quelli che volessero
-andarvi, poichè aveva il tesoro del suo predecessore in casa de' suoi
-fratelli, ed era del partito degli Alberghetti, e fu fatto Vescovo
-per violenza, simonia, denaro e minaccie. Le quali cose furono la
-cagione del decadimento di Faenza, stante che il partito contrario,
-cioè quello de' figli di Alcarisio e loro seguaci provocati per questo
-fatto ad odio e ad invidia, chiamò i Forlivesi, ed espulsero dalla
-città i loro avversarii. Ed il Vescovo si ritirò a Bagnacavallo, e
-per timore degli stormi notturni stava chiuso di notte nel campanile
-di quella chiesa plebana, tremando per la sua pelle; ma sopravvisse
-pochi giorni e fu nominato un altro Vescovo). Ho conosciuto anche
-un certo canonico, che fu strangolato dal diavolo e seppellito in
-un letamaio accanto ai porci. Quando i frati Minori andavano per
-qualche motivo a cercarlo di mattino per tempissimo, lo trovavano più
-volte a letto con una nobil donna sua amante. (Era costui Giovanni
-del Bondeno Ferrarese, che stette dieci anni nell'Ordine de' frati
-Predicatori, e poi apostatò ed entrò nell'Ordine de' Canonici di S.
-Frediano di Lucca, e si fermò alcuni anni con loro; poi, uscitone,
-fu fatto Canonico della chiesa matrice di Ferrara. Quando poi nella
-chiesa di S. Alessio, ove teneva con sè, come amante, una nobil donna,
-ma povera, di Padova, espulsa da Ezzelino, fu trovato nel suo letto
-soffocato dal diavolo senza confessione e senza viatico. La chiesa di
-S. Alessio era nella parocchia, in cui aveva in antico i suoi palazzi
-Guglielmo di Marchesella). Dopo che io ebbi fatta l'esposizione di
-tutte le mie ragioni ed osservazioni, soggiunse Matolino: Hai risposto
-benissimo a tutte le mie inchieste, e per me siete giustificati voi
-e i frati Predicatori; e sarò vostro difensore contro i sacerdoti
-e chierici secolari, che si sforzano di calunniarvi; poichè io sono
-persuaso che parlano contro di voi per invidia e per malevolenza. Io
-poi diedi l'assalto a Matolino e dissi: Io ho abitato cinque anni in
-Ravenna, nè ho mai posto piede in casa di Marco di Michele, che è uno
-dei maggiorenti, de' più nobili e de' più ricchi di quella città. Io
-vi sono andato le cento volte, mi rispose, ed ho pranzato con lui,
-Allora io ripigliai: Dimmi un po', Chi è dunque più donnaiuolo, tu, od
-io? E rispose: Veggo che lo sono io[186]; e tu mi chiudesti la bocca,
-e mi hai dato scacco, nè posso più rispondere nulla. Questo bastò
-perchè Matolino diventasse mio amico, e lo trovassi sempre pronto a
-farmi servigio. Ma per questo battibecco neppur egli ebbe a perdere
-nulla, perchè, coll'aiuto delle raccomandazioni e sollecitazioni di
-Guido, da Polenta e di Adegherio di Fontana presso un certo Marchese
-di Ferrara, che abitava a Ravenna, gliene diedi per moglie la figlia,
-d'onde ricevette una gran dote. Io era confessore del padre di quella
-fanciulla nel tempo di quella malattia, che lo trasse al sepolcro, ed
-ho fatto quel matrimonio di sua volontà ed assenso, anzi ebbe a dirmi:
-Frate Salimbene, Iddio ve ne rimuneri, perchè mia figlia dopo la mia
-morte sarebbe rimasta in una taverna e forse diventata una meretrice,
-se non foste stato voi che l'aveste maritata. Ora muoio contento, chè
-so che mia figlia è bene allogata. Ed ora ritorniamo all'argomento
-principale. Obizzo dunque Vescovo di Parma teneva molto i suoi chierici
-a bacchetta, e vedeva di buon occhio i frati Minori, e li difendeva
-contro le male lingue. Altrettanto fece Filippo Arcivescovo di Ravenna,
-il quale dopo molte guerre e molte vittorie, già invecchiato e oppresso
-dagli anni, malò di quella malattia, che lo trasse al sepolcro. E
-desiderando di chiudere i suoi giorni nella Terra natale, vi si faceva
-portare su un letto di legno da venti uomini, che si alternavano dieci
-per volta, e giunto ad Imola, dove io era allora, volle soffermarsi nel
-convento de' frati Minori; e gli cedemmo tutto il refettorio; ma non
-restò con noi che una giornata. Giunto poi a Pistoia, mandò cercando
-frate Tomaso da Pavia, mio vecchio conoscente ed amico, si confessò
-da lui, aggiustò con lui le cose dell'anima sua, chiuse gli occhi in
-pace, e fu sepolto nella chiesa de' frati Minori di Pistoia. Quel frate
-Tomaso di Pavia, fu un buono e sant'uomo, chierico illustre, e lettore
-di teologia molti anni a Parma, a Bologna, a Ferrara; era uno dei più
-vecchi dell'Ordine de' frati Minori, saggio, prudente, e uomo di sani
-consigli; era anche socievole, pronto, umile, dolce, divoto a Dio,
-predicatore di forza, e di grazia. Fu molti anni Ministro Provinciale
-in Toscana; compose una cronaca ampia, perchè abbondava di materia
-ed era prolisso. Scrisse un trattato Dei Sermoni, ed una amplissima
-opera di teologia, cui egli, per la grossezza del volume, chiamava
-Bue. Ridusse a buoni costumi la provincia di Toscana, e fu mio intimo
-amico, perchè abitammo insieme per molti anni nel convento di Ferrara;
-e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia.
-Filippo poi, l'Arcivescovo di Ravenna e Legato del Papa, quando era
-nella sua villeggiatura d'Argenta[187] presso al Po, passeggiava
-pel suo palazzo cantando responsorii e antifone in lode della beata
-Vergine, e ad ogni angolo del palazzo, di estate, si soffermava a
-bere, ed a questo fine teneva in ogni angolo del palazzo stesso, entro
-un vaso di acqua fresca, un'inguistara d'ottimo vino; poichè era un
-gran bevitore, nè voleva acqua nel vino, e perciò si teneva molto caro
-il trattato di Primasso intorno al non annacquare il vino, che forse
-trascriverò in questo libro per notizia e piacevole lettura. Però è
-da sapere che per molte ragioni l'acqua nel vino fa bene. Comincia il
-trattato di Primasso intorno al non mescolare acqua col vino:
-
- Denudata veritate,
- Succinctaque brevitate
- Ratione varia,
-
- Dico quod non copulari
- Debent, immo separari,
- Quae sunt adversaria ecc.
-
- Messo a nudo, tutto il vero,
- Dirò breve, ma sincero:
- Per argomenti e per ragion moltissime
- Non si denno mai sposare,
- Anzi s'han da separare
- Le nature tra lor dissimilissime. ecc.
-
-Vi fu un tempo che l'Arcivescovo di Ravenna stette chiuso
-spontaneamente nel suo palazzo d'Argenta[188], a cagione della rottura
-che aveva col marchese d'Este e col Pallavicino, e non permetteva
-che nessuno andasse alla sua presenza salvo che pochi famigliari
-ed inservienti. Eravi a compagnia dell'Arcivescovo un certo Pisano,
-maestro di grammatica, di nome Pellegrino, buono e sant'uomo, e faceva
-scuola ai ragazzi d'Argenta. Egli era una mia conoscenza ed amicizia,
-ed amava dal fondo del cuore tutti i frati Minori; e, servendomi
-a tavola, a pian terreno del palazzo dell'Arcivescovo, presso il
-Po, perchè io era giunto di recente da Ravenna, gli dissi: Maestro
-Pellegrino, parlerei volentieri coll'Arcivescovo, se mi si permettesse
-d'entrare, chè avrei delle novità da raccontargli. E maestro Pellegrino
-rispose: Ditele a me le nuove che avete, ch'io le riporterò a lui,
-perchè non vuole che nessuno entri a lui, se non è della famiglia.
-Allora gli narrai che Papa Urbano IV era morto; e corse subito a
-riferirlo all'Arcivescovo, che se ne rallegrò assai, perchè sperava
-di diventar Papa, tanto perchè era Legato, e uomo di gran rinomanza,
-e che aveva lavorato molto per la Chiesa, quanto perchè il maestro di
-Negromanzia di Toledo gli aveva presagito che sarebbe diventato grande
-nella Chiesa. Udita dunque la notizia della morte del Papa, mi mandò
-un servito di pesci di mare ed una mezza torta; e il famiglio che
-portava le vivande disse: Il mio Signore vi manda del suo pranzo, e
-per mezzo mio vi domanda se crediate che il Papa sia veramente morto.
-Ed erano presenti tre o quattro della famiglia, che erano accorsi per
-udire. Allora io gli dissi: So di certo che è morto, ed è vacante la
-sede pontificia. La quale assicurazione riportata al loro Signore, mi
-mandò un'altra pietanza, poi una terza, facendomi sempre domandare se
-veramente fosse morto il Papa. E seccandomi di ripetere tante volte
-la stessa cosa, dissi ai messi dell'Arcivescovo: Volete voi ch'io
-vi spedisca in poche parole? Accogliendo eglino di buon grado la mia
-proposta, soggiunsi: In quella barca che vedete là in Po, vi si trova
-un frate Minore malato, che in quattro giorni arrivò dalla Corte a
-Ravenna, e fu presente alla sepoltura del Papa, e vi dirà egli tutto
-quanto desiderate sapere. S'affrettarono adunque alla barca in Po e
-udirono da lui confermata la notizia; ed io col mio compagno pranzammo
-in pace. E giunti a Ferrara col frate malato, tutta la città era
-già piena della morte del Papa; poichè l'Arcivescovo volendo l'onore
-d'averlo per primo fatto sapere, aveva mandato annunziando a Ferrara
-quello, che aveva saputo da noi. Dopo questo, fu fatto Legato maestro
-Martino da Parma, perchè predicasse una crociata, e designasse quelli
-che dovevano predicarla, e fregiasse della croce chi fosse accorso
-in aiuto di Terra Santa. Questi fu allevato in casa de' Pozzolesi
-di Parma. Papa Innocenzo IV lo nominò Vescovo di Mantova; e fu uomo
-cortese, umile, benigno, liberale e largo. Invitava volentieri, con
-cortesia, e molta garbatezza persone a pranzo, ed era un insaziabile
-bevitore. Fece sontuoso trattamento a frate Regaldo in Mantova, e a
-tutto il seguito che aveva, quando passò di là per andare alla Corte, e
-lo fece precedere dal suo siniscalco coll'incarico di fargli le spese
-sino a Bologna. Ma frate Regaldo non lo permise, dicendo che colla
-metà delle rendite proprie poteva vivere splendidamente con tutta la
-famiglia ch'era seco, e che aveva di superfluo l'altra metà. Eppure
-aveva ottanta cavalcature in quel viaggio, oltre ad una proporzionata
-famiglia di servi; e quando pranzò a Ferrara ebbe commensali quattro
-frati Minori, che erano andati a fargli visita. E teneva davanti a sè
-alla mensa due conche d'argento, entro le quali metteva da mangiare
-pei poveri; e chi serviva a tavola portava sempre due piatti d'ogni
-specie di vivande, e li poneva davanti a frate Regaldo, dei quali
-uno teneva per sè e ne mangiava, l'altro lo versava nelle conche dei
-poveri; e così faceva ad ogni servito e varietà di pietanze. Frate
-Regaldo era dell'Ordine dei Minori e Arcivescovo di Rouen, ed uno de'
-più illustri chierici del mondo. Fu maestro con cattedra a Parigi;
-lettore di teologia nel convento de' frati; valentissimo nelle dispute,
-e grazioso oratore. Fece un'opera intorno alle sentenze; fu amico del
-Re di Francia S. Lodovico, il quale s'adoperò per fargli ottenere
-l'Arcivescovado di Rouen. Amò molto l'Ordine de' Predicatori, come
-anche quello de' Minori, di cui è sempre stato benefattore. Era brutto
-d'aspetto, ma graziosissimo de' modi e de' costumi; fu uomo santo, a
-Dio divoto, e chiuse santamente la sua vita; che per la misericordia di
-Dio l'anima sua riposi in pace, e così sia. Ebbe un fratello germano
-nell'Ordine, bell'uomo e chierico dottissimo, che si appellava frate
-Adamo _le Rigalde_. Li ho veduti in più luoghi tutti e due. Maestro
-Martino poi nativo di Parma e Vescovo di Mantova e Legato del Papa, per
-un affare a lui raccomandato, venne a Ravenna, e ricevette ospitalità
-nel monastero di S. Giovanni Evangelista, opera dell'Imperatrice Galla
-Placidia; e dimorando io allora a Ravenna, mi recai a fargli visita,
-perchè era amico di frate Guido di Adamo, mio fratello, che morì
-nell'Ordine de' frati Minori. E dopo essere stati a lungo a sedere,
-io ed il Vescovo Legato ci accostammo ad una finestra del palazzo, e
-mi dimandò da che parte era il convento de' frati Minori. Allora gli
-mostrai a dito un edifizio con una magnifica chiesa e un campanile
-fabbricato a guisa di alta torre, e gli dissi: Quello è il nostro
-convento, e ce lo diede Filippo Arcivescovo di Ravenna, il quale ha
-molta deferenza per l'Ordine de' frati Minori, ed è con noi liberale. E
-il Vescovo soggiunse: Sia egli benedetto, chè opera bene e saggiamente.
-Poi ripigliò: E credete voi, frate Salimbene, che noi Vescovi, oppressi
-da tante difficoltà, sollecitudini ed affanni pel nostro gregge, e
-pe' sudditi nostri, possiamo salvarci, se voi religiosi, che siete in
-continua comunicazione con Dio, non ci aiutate colle vostre cappe e co'
-vostri cappucci? A che, per confortarlo, risposi: Il savio ecc. Ciò
-detto, il Vescovo soggiunse: Iddio ve ne ricambii, frate Salimbene,
-del conforto che mi date...... Dopo questo, fu mandato in Lombardia
-un altro Legato un certo Cardinale, che era stato Arcivescovo di
-Ambrun[189], e del quale avendo parlato più sopra, sono d'avviso che
-ora non s'abbia a riparlarne. Solo dirò che essendo buon cantore, e
-buon chierico, e piacendogli l'inno del beato Francesco _O Patriarca
-pauperum_, ne volle imitare il ritmo componendone uno ad onore della
-Vergine gloriosa, che è:
-
- O consolatrix pauperum,
- Maria, tuis precibus
- Auge tuorum numerum
- In caritate Christi;
-
- Quos tu de mortis manibus
- Per filium humillimum,
- Mater, eripuisti.
-
- Àncora fida di chi piange e spera
- Con un sorriso, tu Vergine pia,
- Moltiplica de' tuoi la santa schiera,
- Dolce Maria.
-
- De' tuoi, che hai tolti al doloroso ostello
- Pe' merti di Colui, dolce Maria,
- Cui ti piacque plasmar d'amor suggello,
- Vergine pia.
-
-Compose anche una Somma che si denomina Copiosa. Poscia fu mandato
-dal Papa, come Legato, un certo Cappellano, che coscrisse soldati da
-ogni città in aiuto di Re Carlo contro Manfredi figlio di Federico. E
-pronti mandarono i Lombardi e i Romagnoli buona quantità di armati,
-che nella battaglia combattuta da Carlo e dall'esercito Francese
-riportarono vittoria contro Manfredi. Essendo quel Legato venuto a
-Faenza per la levata di soldati, convocò i frati Minori e i Predicatori
-in una sala, ove era il Vescovo di Faenza co' suoi canonici; ed io
-pure fui presente, e in poche parole ci sbrigò, alla francese, che
-taglian corto a parole; non alla Cremonese, che non la rifinano mai
-più. Disse vituperi di Manfredi, e in nostra presenza lo diffamò in
-molte maniere. Poi soggiunse che l'esercito Francese veniva marciando
-a grandi giornate; e disse vero, come vidi io co' miei occhi nella
-vicina festa del Natale di Cristo. Finalmente assicurò che lo scopo,
-per cui si movevano, si conseguirebbe presto con una pronta vittoria.
-E così fu; sebbene però alcuni di quelli che l'ascoltavano non gli
-prestassero fede e prendessero a canzonarlo dicendo: Ver, ver, cum
-bon baton; cioè i Francesi con buoni bastoni riporteranno vittoria.
-Dopo costui venne un altro Cappellano per Legato in Lombardia, che
-seppe con molta destrezza ricondurre in Cremona i Cremonesi di parte
-della Chiesa fuorusciti, che, da lungo tempo espulsi, erravano esuli
-e vagabondi. Con molta sagacia trovò anche modo di scacciarne Bosio di
-Dovara[190] e il Pallavicino, e tolse loro la Signoria di Cremona, che
-tenevano da lungo tempo, facendo immensa strage d'uomini e di cose.
-Ma i Cremonesi fuorusciti, rientrati nella loro città, diedero agli
-avversarii pan per focaccia, atterrando le loro torri, smantellandone
-case e palazzi, occupandone terre e possessioni a uso longobardico.
-In seguito fu mandato il Cardinale Latino, un giovinetto mingherlino,
-dell'Ordine de' Predicatori, eletto da Papa Nicolò III Cardinale,
-e poi Legato, in grazia della parentela che aveva con lui. Questo
-Legato colle sue ordinanze diede vivamente sui nervi alle donne,
-comandando che non indossassero più vesti a lunga coda, come usavano
-prima. Ordinò anche che le donne dovessero andare col capo velato, e
-irritò poi specialmente le Bolognesi l'ordinanza di smettere un certo
-fregio che a pompa e vanagloria portavano alla spalla sul manto, e che
-in loro volgare chiamavano _regolio_. Dopo i sunnominati, fu Legato
-in Lombardia e Romagna Bernardo nativo della Provenza, Cardinale
-della Chiesa romana. Questi, mandato da Papa Martino IV, inviò frate
-Fatebene, Guardiano de' Minori di Forlì, a Mantova con molte sue
-lettere per Pinamonte, colle quali lo pregava di rappacificare i suoi
-vicini e i suoi concittadini, affinchè potessero vivere tranquilli e
-quieti. E Pinamonte fece ai messi cortese accoglienza come frati Minori
-e come rappresentanti di un potente Signore, quantunque avess'egli già
-da tempo fatta legge per la quale dovesse aver mozzo il capo chiunque
-portasse lettere a Mantova. E in occasione dell'arrivo di questi messi
-mandò, dono ai frati Minori, un carro di buon vino, ed una mezza
-mezzina di lardo; ed uno de' suoi figli regalò ai frati stessi una
-larghissima e buonissima torta e molte altre cose. Furono finalmente
-di ritorno al Cardinale, riportando lettere di Pinamonte. Che cosa
-dicessero, Dio lo sa. Ciò avvenne l'anno 1283, verso il dì d'Ognisanti.
-Pinamonte era un Mantovano, che si aveva usurpato la Signoria della
-sua città nativa, espellendone que' cittadini che reputava ostili,
-impadronendosi de' loro beni, smantellandone le torri e le case. Era
-temuto come il diavolo, vecchio co' capelli tutti bianchi e padre di
-una turba di figli; tra quali uno, frate Minore, di nome Filippo, buono
-ed onest'uomo, e lettore di teologia. Questi fu un tempo inquisitore
-degli eretici, molti ne imprigionò e molti ne estirpò e cacciò in fuga
-dalla Terra che si chiamava Sermione[191]. Quel Pinamonte era solito
-menar vanto di non aver mai avuto nella sua signoria alcun infortunio,
-e che ogni cosa gli era sempre andata a seconda. Questa vanteria era
-però una stoltezza, perchè il Savio dice ecc. Poi sta scritto in una
-Novella poetica:
-
- Si bene successit, non prima sed ultima spectes.
- A casu describe diem, non solis ab ortu.
-
- Se tristo fu l'evento, oppur felice
- Non il principio, ma la fin lo dice.
- Non quando s'alza il sol, quando s'abbassa
- Giudicare convien del dì che passa.
-
-Parleremo poi ancora di questo Legato, quando arriveremo a Papa Martino
-IV, che lo inviò Legato in Romagna a fine di riconquistarla, e per
-la guerra vi si spese 1,400,000 fiorini d'oro; e pel solo assedio di
-Meldola[192], durato cinque mesi, Papa Martino IV sciupò 300,000 lire
-imperiali. Questa somma era il frutto di un balzello del decimo della
-rendita imposto a tutte le chiese da Papa Gregorio X, da erogarsi in
-soccorso di Terra Santa, e che, stornato, si usò per questa impresa.
-I sunnominati furono i dodici più cospicui Principi e Legati della
-Chiesa, mandati in Lombardia ed in Romagna, non solo per la salute
-delle anime, ma anche contro l'astuzia del Dragone, cioè di Federico,
-che co' suoi Principi e aderenti tentava con ogni sforzo di incatenare
-la libertà della Chiesa, e disrompere l'unità de' fedeli. Perciò
-pensai utile nominare anche alcuni de' Principi di Federico per dare
-notizia delle cose passate. Perocchè come dice Daniele 5º _L'Iddio
-altissimo aveva dato Regno, e grandezza, e gloria, e magnificenza_
-(a Federico); _e per la magnificenza che gli aveva data, tutti i
-popoli, nazioni e lingue tremavano e temevano nella sua presenza_ ecc.
-Federico ex-Imperatore uccise completamente e disperse i nobili del
-regno di Sicilia, Apuglia, Calabria e Terra di Lavoro, ed altri ne
-surrogò. Questi sono i Principi che ebbe Federico: Il conte Gualterio
-di Manopello[193]; Conte Tomaso di Acerra[194]; Conte Rizzardo di
-Caserta; Marchese Umborgo Bertoldo; Marchese Lancia, Lombardo di
-Piemonte (la cui sorella, o nipote fu madre del Principe Manfredi,
-che occupò il regno dopo la morte del padre, e del fratello Corrado,
-e che fu debellato, ucciso, e privato del regno da Carlo); Rizzardo di
-Montenegro[195]; Marino di Eboli[196]; Rizzardo di Filangieri; Tebaldo
-Francese; Pietro di Calabria Maliscalco; Pandolfo di Fasanella[197];
-Pietro delle Vigne (questi fu segretario imperiale, assai potente
-nella Corte dell'Imperatore, che lo nominò suo tesoriere); Taddeo di
-Sessa[198] giudice; Aldobrandino Cazaconte. N'ebbe anche molti altri
-per le città d'Italia, a difesa dell'Impero, ed a martello degli
-ecclesiastici; ma l'istoria loro disdegno di raccontarla..... E nota
-che quando l'Imperatore elevava a potenza qualcuno, se si accorgeva
-che avesse abbondanza di ricchezze e d'onori, usava dire: Non ho
-mai ingrassato un porco, da cui io non ne abbia tratta la sugna,
-e voleva significare che lo spogliava poi degli onori impartiti, e
-delle ricchezze accumulate. Ed era alla lettera così. Tanta era la
-sua avarizia, che trovava sempre appigli per accusare or l'uno or
-l'altro de' Principi di tradimento dell'Impero. Con tali imputazioni
-calunniava la persona, e tolto di mezzo il Principe, ne occupava i
-beni. Ma non impunemente. Per lui fu letteralmente scritto: _Con lui
-finirà l'Impero, perchè, sebbene siano per esservi successori, saranno
-privi dei titoli e della dignità d'Imperatori romani_. Questo vaticinio
-pare che si avverasse. Or seguendo l'Abbate Gioachimo parliamo di
-quel diavolo di Dragone, di cui parla nell'Apocalisse 12º.......
-L'abbate Gioachimo nel libro _Delle Figure_ pone le seguenti parole
-sopra i capi del Dragone suaccennato: «Prima persecuzione..... Quarta,
-dei Saraceni; il tempo delle vergini; Macometto; il quarto sigillo.
-Quinta, dei figli di Babilonia, secondo lo spirito, non alla lettera;
-_Muthselmutus_[199]; quinto sigillo. La sesta è la presente; Saladino;
-sesto sigillo; sono dieci Re, e un altro sorgerà dopo loro, che
-sarà più potente dei primi. Segue la settima; tempo di calamità e di
-miseria; questo è il settimo Re, che propriamente si chiama Anticristo,
-quantunque ne sia per venire un altro dopo lui di non minore malignità,
-designato dalla coda...... Della Esposizione di Aimone sopra Isaia alla
-fine del ventesimo capitolo......... È chiaro che la Repubblica deve
-sottostare al Pontefice romano. Parimente maestro Filippo cancelliere
-di Parigi descrive ad evidenza la vita del Prelato e dei sudditi sotto
-l'immagine delle membra del corpo umano..... Ora passiamo a Corrado,
-figlio di Federico ex-imperatore.
-
-L'anno 1250 Re Corrado figlio di Federico, la cui madre era figlia
-del Re Giovanni, morto il padre, arrivò per mare in Puglia a prendere
-possesso del Regno di Sicilia; e, presa Napoli, ne distrusse sino alle
-fondamenta le mura. Ma l'anno successivo del suo regno cominciatosi a
-malare, un serviziale, che si credeva dato dai medici come curativo,
-per veleno commistovi, lo trasse al sepolcro. E trasportandosene la
-salma a Palermo per darle sepoltura, perchè quivi sono le tombe dei
-Re, arrivato a Messina, i Messinesi per odio e vendetta contro il
-padre di lui, che una volta aveva oppressi ed uccisi i più cospicui e
-migliori loro concittadini, ne gettarono le ossa in mare. Anche Corrado
-stesso aveva fatto loro grave offesa, e finalmente in questo modo ne
-presero vendetta. Nello stesso anno, in Danimarca, Enrico, inclito Re
-dei Danesi, fu affogato in mare da suo fratello Abele per rapirgli il
-Regno, che poi ne ricavò poco onore e vantaggio, poichè l'anno seguente
-lo uccisero i Frisoni, cui aveva tentato di soggiogare.
-
-
-a. 1251
-
-L'anno 1251 si radunò in Francia una moltitudine innumerevole di
-pastori, che dicevano di dover andar oltremare allo sterminio de'
-Saraceni per vendicare il Re di Francia. E molta gente dalle varie
-città della Francia si metteva al loro seguito, nè alcuno osava
-fare loro resistenza; si davano loro vittovaglie e tutto quello che
-volevano, onde i mandriani abbandonavano i loro armenti per correr
-loro dietro. E, per affascinarli, colui, che s'era messo alla loro
-testa, affermava che Dio gli aveva rivelato che il mare si aprirebbe,
-e che egli condurrebbeli a vendicare il Re di Francia. Ed io, all'udir
-narrarmi quelle cose, sclamava: _Guai ai pastori che abbandonano
-il proprio gregge!_ E potranno costoro quello che il Re di Francia
-col suo esercito non ha potuto fare? Prestò loro fede il volgo de'
-francesi e terribile insorgeva contro i religiosi, e specialmente
-contro i Predicatori ed i Minori, perchè essi, avevano predicato la
-crociata, e apposta la croce al petto di chi seguiva quel Re, che fu
-poi debellato dai Saraceni. S'arrovellavano dunque i Francesi rimasti a
-casa contro Cristo, tanto che non mancava loro l'empietà di bestemiarne
-il nome, che è sopra ogni altro nome benedetto. E quando in quel tempo
-i frati Minori e i Predicatori cercavano la limosina ai Francesi,
-questi digrignavano contro loro i denti; e quando vedevano frati, che
-accattavano, chiamavano qualche altro povero, gli davano danari, e
-dicevano: Prendi in nome di Macometto, che è più potente di Cristo.
-E con ciò si adempiva quel detto del Signore, Luca 8º _Un momento
-credono, e al tempo della tentazione si ritraggono indietro_. Miseranda
-miseria! Mentre il Re di Francia non si turbava per i passati eventi,
-quel volgo sommoveva una terribile turbolenza! E quella accozzaglia di
-pastori, perchè i frati Predicatori in una certa città avevano osato
-lasciarsi sfuggire dalle labbra qualche parola contro di loro, ne
-smaltellarono siffattamente il convento, che non ne rimase più pietra
-sopra pietra...... Ma..... l'anno stesso furon ridotti al nulla, e
-quella ragunata fu distrutta. Lo stesso anno fu preso il castello di
-Castellarano[200], nella diocesi di Reggio, sulla Secchia. Parimente lo
-stesso anno il Marchese Uberto Pallavicino andò a Piacenza e concordò
-fra loro i Piacentini e i Cremonesi; ed i militi uscirono di Piacenza
-a malgrado del popolo, e stettero il mese di Maggio per le castella
-dei Piacentini; e Uberto Iniquità, di Piacenza, fu Podestà del popolo
-Piacentino. L'anno stesso Papa Innocenzo IV, Genovese, venne a Genova
-da Lione, città di Francia nella Borgogna, ove aveva tenuta la sua
-sede parecchi anni. Arrivò là il mese di Maggio, e vi ammogliò un suo
-nipote, alle cui nozze egli assistette con ottanta Vescovi e i suoi
-Cardinali; ed a mensa furono servite molte varietà d'imbandigioni,
-e vini di varie specie di tralci, e de' più squisiti e più allegri;
-eppure ogni servito costava molte marche. Non si videro mai a' dì
-nostri nozze più sontuose in nessun luogo, sia per altezza di grado
-de' commensali, sia per la squisitezza e quantità delle imbandigioni,
-sicchè se l'avesse viste la Regina Saba, anch'ella ne avrebbe fatte
-le meraviglie. Dopo, il Papa andò a Milano, dove si soffermò un mese
-e più. In quel tempo della sua dimora a Milano, i Milanesi corsero
-sopra Lodi e se ne impossessarono. Ma avuta di ciò notizia il Marchese
-Uberto Pallavicino, che allora signoreggiava in Cremona, con un grosso
-esercito di Cremonesi e parte di Piacentini, corse, la riprese e
-s'impadronì del Castello che l'Imperatore s'aveva fatto ivi costrurre
-(in ogni città, in cui signoreggiò, l'Imperatore volle avere un palazzo
-o castello). Stettero dunque quivi per bene un mese. E stando quivi
-a campo il mese di Luglio e di Agosto l'uno di fronte all'altro co'
-loro eserciti i Milanesi e i Cremonesi, avvenne che i Cremonesi misero
-a fuoco alcune contrade di quella città, spianarono parte del muro di
-cinta e le fosse, poi se ne tornarono senza conflitto al loro paese; e
-i Milanesi ne rimasero padroni. Poscia Innocenzo andò a Brescia, dipoi
-a Mantova, poi al monastero di S. Benedetto, che è tra il Po ed il
-Lirone, ove riposa la Contessa Metilde sepolta in un'arca di marmo. E
-il Papa coi Cardinali, memori dei benefici della Contessa alla Chiesa
-e ai romani Pontefici, recitarono sulla tomba di lei il salmo: _De
-profundis_. Di là passò Innocenzo IV a Ferrara, ove io mi trovava. E
-mandò avvisando i frati Minori che al suo ingresso in città l'andassero
-ad incontrare, e gli facessero ala; il che fu lungo tutta la via di S.
-Paolo. Nunzio di questi ordini fu un frate Minore di Parma, chiamato
-Buiolo, che era addetto al servizio del Papa, e che dimorava a Corte.
-Confessore del Papa era poi un'altro frate Minore, di nome Nicola, mio
-amico, cui poi il Papa creò Vescovo di Assisi; e frate Lorenzo, pure
-mio amico e compagno, anch'esso dimorava in Corte del Papa, e lo fece
-Arcivescovo di Antivari; ed, oltre i sunnominati, anche due altri frati
-Minori erano addetti al servizio del Papa. Il quale si fermò più giorni
-in Ferrara fra l'ottava del beato Francesco, e predicò dal balcone del
-palazzo del Vescovo, e gli facevano ala quinci e quindi i Cardinali,
-e uno di loro, cioè Guglielmo di lui nipote, dopo la predica fece la
-sua confessione pubblica. E vi era immensa folla di popolo accorsa,
-quasi adunata al supremo giudizio; e il Papa s'era preso per tema della
-predica: _Beata la gente che ha Dio per suo Signore; beato il popolo
-designato da Dio suo erede_. Dopo la predica, il Papa soggiunse: Iddio
-fu mio custode quand'io partiva d'Italia e quando soggiornai a Lione;
-ora che in Italia ritorno, sia egli benedetto per tutti i secoli. E
-aggiunse: Questa città è mia, vi conforto a vivere in pace, poichè
-l'ex-Imperatore, che perseguitava la Chiesa, è morto. Io poi era così a
-costa del Papa, che poteva toccarlo quand'io voleva, perchè egli andava
-lieto d'avere frati Minori attorno. In quel momento frate Gerardino
-da Parma, che fu maestro di frate Bonagrazia, mi toccò di gomito, e
-mi disse: Senti che è morto l'Imperatore, che non l'hai mai voluto
-credere. Lascia dunque in disparte il tuo Gioachimo, _e fatti saggio,
-o figlio mio, dammene la consolazione, acciochè tu possa ora rispondere
-qualche cosa a me, che ti rimproverava_. I Cardinali, nei giorni della
-loro fermata a Ferrara, mandarono più volte regalandoci maiali uccisi e
-già pelati, stati loro donati; e noi a volta nostra, ne facevamo parte
-alle nostre sorelle dell'Ordine di S. Chiara. Anche il dispensiere
-del Papa mandonne a dire: Domani il Papa è di partenza per Bologna;
-mandatemi i vostri barcaiuoli che vi darò il pane e il vino che ne
-resta, di cui non abbiamo più bisogno. E così si fece. All'arrivo a
-Bologna i Bolognesi fecero al Papa una festosissima accoglienza; si
-fermò poco tra loro, e partissene turbato e quasi improvviso, perchè
-domandarono che cedesse loro in dono Medicina[201], che è una Terra
-della Chiesa nella diocesi di Bologna, cui i Bolognesi da lungo tempo
-avevano violentemente occupata. Ma il Papa non li esaudì, nè gliela
-donò, anzi rispose: Di forza tenete una Terra della Chiesa, ed ora
-volete che ve la doni? Andatevene con Dio, ch'io non posso nè voglio
-darvela. Nulla ostante però, alla sua partenza il Papa trovò molte
-nobili e belle donne Bolognesi, accorse dalle lor ville alla strada,
-per cui doveva passare, bramose di vederlo; le benedisse nel nome
-del Signore, continuò sua via e fece sosta a Perugia. Lo stesso anno
-arrivò in Lombardia Re Corrado, prima a Verona, poi a Cremona, d'onde
-ritornò a Verona, e da Verona partì per la Puglia; e fu in Novembre.
-L'anno stesso fu preso il castello che era nella città di Lodi, e
-tutti i Lodigiani che vi erano dentro ne ebbero mozza la testa, ed
-i Pavesi, che pur vi si trovavano, li lasciarono andare liberi senza
-molestia. Lo stesso anno furono fatti prigioni la maggior parte degli
-uomini di Tortona dagli Alessandrini e dai Milanesi; e dal Marchese
-Uberto Pallavicini e dai Cremonesi fu preso in Ottobre il castello
-di Brescello. Brescello è una Terra posta nella Diocesi di Parma; una
-volta era città, e fu distrutta sino alle fondamenta dai Longobardi.
-
-
-a. 1252
-
-L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma, coll'aiuto dei
-beccai di Parma si fece Signore della città e lo fu molt'anni. Egli
-fece due buone cose durante la sua signoria: Rappacificò tra loro i
-Parmigiani, e fece murare alcune porte della città. Ma ne fece anche
-di cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente si
-levarono contro di lui, gli rapirono di mano la signoria, atterrarono
-le sue case nella villa di Campeggine[202] e in Parma, e lo mandarono
-in esiglio ad Ancona, dove stette sino alla morte. Prima però di
-essere definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato della
-signoria e ridotto a vivere come privato cittadino, ebbe la Podesteria
-di Pisa, e poi quella di Padova; e vi si trovava quando fu trasportato
-il corpo del beato Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche
-frate Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da Gente
-erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare della sua
-fede al partito della Chiesa, che anzi teneva più per la parte del
-Pallavicino; e siccome aspirava egli alla signoria di Parma, per ciò
-solo non permetteva che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era troppo
-ingordamente avaro, tanto che nel tempo della sua Signoria nessuno
-poteva vendere vittovaglie se non per conto del Comune; e si faceva poi
-socio con quelli, che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da
-ciascuno parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la sua avarizia,
-che avendogli un milite della Corte domandato che gli desse qualche
-cosa, gli offerse un _Bolognino_ per comperarsi i fichi. Ed io stesso
-ho veduta, conosciuta, provata e misurata la sua abbietta grettezza
-a Campeggine, quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato colà
-con frate Bernardino da _Buzea_........ Terzo, che delle ricchezze de'
-suoi concittadini si fabbricò alti e magnifici palazzi nella villa di
-Campeggine ed in Parma, mentre prima non era che un povero soldato;
-con che provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto, ebbe
-la follìa di condannare iniquamente alcuni nella persona, come si
-disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza; altri, nella borsa;
-e interrogane, che te lo dirà, Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni,
-per denaro, perdonava; contro altri, che non volevano spillarne,
-infieriva... Il Signore dice Levitico 19º. _Abbiate bilancie giuste,
-peso giusto, moggio giusto, e staio giusto._ Tutte queste cose egli
-falsificò. Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo
-troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel governo della
-città, assegno maggiore di quello che Parma usava pagare agli altri
-Podestà. La qual cosa non c'era delicatezza a farla, essendo egli
-nel proprio paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò
-fu espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria
-quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del Comune, tenere
-una concione, e insignorirsi della città per sè e pe' suoi figli in
-perpetuo...... (L'utile rettore viene da Dio). Non tale fu Ghiberto
-da Gente, che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria
-di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le monete, e
-impicciolirle riducendole a minor valore effettivo; alterazione, per
-la quale, dicono i banchieri che i Parmigiani ebbero un danno maggiore
-di un quarto del valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente
-che le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo, sono la
-carestia del frumento, e la falsificazione delle monete. Fece dunque
-un male assai grave Ghiberto da Gente falsificando le monete più
-direttamente a fine del vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per
-dare maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la pazza
-vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini armati, che gli
-facessero sempre corteggio, quando che a lui piacesse. Io li ho visti
-quegli uomini in armi, la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione,
-per pompa, per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre andava
-coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa matrice. Poi s'era
-proposto di far Vescovo di Parma un suo fratello germano, Abbate nel
-monastero di S. Benedetto di Leno[203], nella diocesi di Brescia.
-Ebbe l'ingordigia di voler aggiungere alla sua Signoria le due vicine
-città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi maneggiassi di fargli
-aver Modena; ma io non mi ci volli immischiare, perchè nella seconda
-Epistola a Timoteo l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo
-in sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono presto, e lo
-spogliarono del potere per le angherie e le perversità che in seguito
-esporremo. Ricordo che, deposto dai Parmigiani dalla Signoria di
-Parma, nella sua villa di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate
-Ghiberto? Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose:
-Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed io soggiunsi: Dareste
-ad altri il buon esempio di operar bene, e salvereste l'anima vostra.
-Al che egli di rimando: Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma
-non posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre cose.....
-Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non volle saperne di mettersi
-sul buon sentiero: _perocchè aveva meditato iniquità dentro di sè._ Di
-fatto nutriva speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani,
-che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi, diede
-per moglie sua figlia Mabilia a Guido da Correggio..... E nota che
-siccome Ghiberto da Gente diede il bando ed espulse da Parma Bertolino,
-figlio di Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai
-Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove è sepolto. Ed
-assegnò per un certo numero d'anni le rendite annue di alcune praterie,
-che aveva nella diocesi di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a
-risarcimento di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima
-sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. Lo stesso
-anno 1252, per la mediazione del Vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani,
-e di frate Egidio della Religione della Santa Trinità da Campagnola,
-oriondo di Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e
-tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne alla metà
-d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E, per il meglio della città di
-Reggio, furono creati gli Anziani, estraendoli a sorte dal Consiglio
-generale; e a principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di
-Dio e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene della loro
-città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato, sedici Agosto,
-convocati di volontà del Consiglio, secondo l'uso e la consueta formola
-di convocazione, e radunati nel palazzo del Comune, giurarono pace e
-concordia col prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani
-fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che erano in città. E
-quell'anno una gran brinata, ai diciotto di Maggio, giorno di domenica,
-distrusse in più luoghi il frutto dei vigneti.
-
-
-a. 1253
-
-L'anno 1253, indizione 11ª, Guido da Gente, Parmigiano, fu eletto
-Podestà di Reggio per arti di Ghiberto da Gente suo fratello, allora
-Podestà di Parma, e per accordi tra i Reggiani fuorusciti, ed i
-Reggiani che erano dentro la città. E lo stesso anno, il ventotto
-d'Ottobre, Martedì, festa dei beati Apostoli Simone e Giuda, Ghiberto
-da Gente Podestà di Parma, cogli Anziani del Consorzio di Santa
-Maria Vergine della città di Parma, e con altri probi uomini della
-medesima città, si recarono con grande esultanza, colle croci, cogli
-stendali, coi sacerdoti e tutti i religiosi a Porta Santa Croce con
-tutti gli uomini della città di Reggio, e in Reggio, insieme cogli
-altri fuorusciti, condussero il Venerabile Guglielmo Fogliani, che ne
-era stato eletto Vescovo. E il Mercoledì, 29 dello stesso mese, il
-prenominato Ghiberto Podestà di Parma, in piena adunanza del popolo
-convocato a suono di trombe e di campane, nella piazza del Comune di
-Reggio, fece il concordato tra i fuorusciti e que' di dentro, il quale
-concordato fu scritto e inserto nello Statuto del Comune; e fu nel
-giorno stesso 29 Ottobre che Guido da Gente, per arti del prenominato
-Ghiberto Podestà di Parma e suo fratello, fu fatto Podestà di Reggio.
-Quell'anno stesso 1253, ai sette di Dicembre, a sera, poco dopo il
-crepuscolo, l'anno dodicesimo del suo pontificato, morì a Napoli
-Innocenzo IV, Papa di inclita memoria; e, il giorno appresso, morì
-Stefano Cardinal prete di Santa Maria in Transtevere; e i loro corpi,
-sepolti nella chiesa Napoletana, riposino in pace, e così sia. E
-Bertolino Tavernieri di Parma, che era allora Podestà di Napoli, fece
-chiudere le porte della città per ritenere i Cardinali dall'andare
-altrove, e costringerli ad eleggere, senza por tempo in mezzo, il
-nuovo Papa in Napoli stesso. E siccome non si potevano concordare ad
-eleggerlo per voti, che le urne davano sempre molto divisi, fu eletto
-per compromesso. E Ottaviano Cardinal diacono impose il manto al più
-degno uomo della Corte, come egli disse, cioè a Rainaldo Vescovo
-di Ostia; e si nominò Papa Alessandro IV, eletto verso la vigilia
-di Natale; sicchè il giorno di S. Tomaso di Cantorbery ne giunse la
-notizia a Ferrara. Alessandro IV, oriondo della Campania, fatto Papa
-l'anno 1253, tenne il pontificato sette anni. Nacque ad Anagni, e si
-chiamava Rainaldo Vescovo di Ostia. Fu molti anni Cardinale dell'Ordine
-de' frati Minori, e Papa Gregorio IX gli conferì la Porpora ad istanza
-e preghiera de' frati Minori stessi. Questi ascrisse al catalogo dei
-Santi la beata Clara, convertita al cristianesimo dal beato Francesco;
-e ne compose la colletta e gli inni. Aveva una sorella nell'Ordine
-di Santa Chiara, ed un nipote nell'Ordine de' frati Minori; ma non
-creò nè quella, Badessa, nè questo, Cardinale; nè nominò nel suo
-pontificato alcun Cardinale, quantunque allora fossero rimasi solo
-in otto. Fu uomo di lettere, amante dello studio della teologia, e
-spesso volentieri predicava, celebrava, e consacrava chiese. Fuse in
-uno solo i cinque Ordini degli Eremitani che prima s'aveano; conferì
-all'Ordine dei Minori quel privilegio, che si appella _Mare magno_.
-Manteneva costantissima l'amicizia, come appare chiaro da quel che
-faceva con frate Rainaldo da Tocca dell'Ordine de' Minori, cui amò
-tanto, che all'amicizia di lui non si può paragonare nè quella di
-Gionata con Davide, nè quella di Amelio e di Amico. E se anche tutto
-il mondo avesse detto qualche cosa di male contro frate Rainaldo, il
-Papa non l'avrebbe creduto, e nè pure ascoltato; e quando bussava
-all'uscio della camera, il Papa gli andava ad aprire anche a piedi
-nudi. Questa cosa la vide un altro frate Minore, una volta che era solo
-in camera col Papa, cioè frate Mansueto da Castiglione Aretino, mio
-amico, dalle cui labbra io l'ho saputo. Questo Papa non s'immischiò in
-guerre, e passò pacificamente i suoi giorni. Era tarchiato, corpulento
-e grasso, come un secondo Eglon; era benigno, clemente, pio, giusto,
-timorato e divoto di Dio. (Sotto il suo pontificato, Manfredi figlio
-del fu Imperatore Federico, infingendosi l'educatore di Corradino
-nipote di Federico, e divulgato ovunque che Corradino era morto, si
-pose in capo la corona del Regno. La qual cosa essendo a danno del
-Papa, prima fu scomunicato, poi fu raccolto contro di lui un grosso
-esercito. Tanto è vero che la menzogna a nulla approda). Questi,
-come è già detto, canonizzò ad Anagni Santa Chiara dell'Ordine di S.
-Francesco. Ai tempi di questo Papa, sia che l'epoca si voglia far
-partire dalla morte, sia dalla deposizione di Federico Imperatore,
-figlio del fu Imperatore Enrico, fatta da Papa Innocenzo IV, cominciò
-a vacare l'Impero romano, nulla ostante che dai Principi dell'Alemagna
-si facessero parecchie elezioni. E primo di tutti elessero il
-Langravio di Turingia, e, dopo lui, Guglielmo Conte di Olanda, i quali
-morirono prima di essere consacrati Imperatori. Dopo la morte poi di
-Federico II, gli elettori, divisi in due, una parte elevò alla dignità
-dell'Impero il Re di Castiglia, gli altri il Conte di Cornovaglia,
-fratello del Re d'Inghilterra, di nome Riccardo. E la divisione di
-quegli elettori durò molti anni. Questo Papa riprovò due pestiferi
-libelli, de' quali uno sosteneva che tutti i Religiosi e predicatori
-della parola di Dio, che vivono di limosine, non possono salvarsi.
-Autore di questo libello era Guglielmo di Santo Amore, che lo pubblicò
-a Parigi, e distolse molti maestri e scolari dall'entrare nell'Ordine
-de' Predicatori e dei Minori. Ma l'autore non ne restò impunito; ed
-il Papa Alessandro IV e il Re di Francia S. Lodovico lo espulsero da
-Parigi, senza che potesse avere speranza di ritornarvi _mai più in
-eterno, e più oltre_...... L'altro libello conteneva molte cose false
-contro la dottrina dell'Abbate Gioachimo, cose che l'Abbate non aveva
-scritte; p. e. che il Vangelo e la dottrina del Nuovo Testamento non
-aveva condotto nessuno alla perfezione, e che dovea chiudersi il suo
-ciclo l'anno 1260. E sappi che l'autore di questo libello fu frate
-Girardino di Borgo S. Donnino, che nel secolo fu allevato in Sicilia,
-e vi insegnò grammatica. Ed entrato poi nell'Ordine de' Minori, dopo
-tempo fu mandato a Parigi per la provincia di Sicilia[204], e fatto
-lettore di teologia; e a Parigi compose il preaccennato libello, e
-all'insaputa de' frati lo pubblicò; ma ne fu gravemente punito, come
-ho detto più su........ Pur tuttavia fu rimandato nella sua provincia,
-e perchè non volle rinsavire, frate Bonaventura Ministro Generale,
-che era in Francia, lo chiamò presso di sè. E passando per Modena, ove
-io allora abitava, ed avendo io seco famigliarità, giacchè ero stato
-seco a Provins e a Sens, quell'anno che il Re di Francia S. Lodovico
-di buona memoria andò la prima volta oltremare, gli dissi: Disputiamo,
-se vuoi, intorno alla dottrina dell'Abbate Gioachimo. E rispose: Non
-disputiamo, ma comunichiamoci le nostre opinioni, e perciò ritiriamoci
-in luogo appartato. Lo condussi nell'orto, di dietro al dormitorio, ci
-mettemmo a sedere sotto una vite, e gli dissi: Io ti domando quando e
-dove nascerà l'Anticristo. E rispose: È già nato ed adulto, e presto
-eserciterà il suo ministero d'iniquità. E ripigliai: Lo conosci tu?
-Non l'ho visto di persona, rispose, ma lo conosco bene per quel che
-se ne scrive. E gli domandai: Dov'è che ne sta scritto? Nella Bibbia,
-mi rispose. Dimmi dunque in quale punto, perchè la Bibbia la conosco
-bene. Ma rispose: Non te lo dirò punto, se prima non avremo fra mani
-la Bibbia. Andai pertanto a prendere la Bibbia, e di ritorno apertala,
-conobbi che egli riferiva tutto il capitolo 18º di Isaia ad un Re
-di Spagna, cioè di Castiglia. Il capitolo di Isaia diceva: _Guai al
-paese che fa ombra coll'ale_ ecc. sino alla fine. E gli domandai: Tu
-dunque dici che questo Re di Castiglia, ora regnante, è l'Anticristo? E
-rispose: Senza dubbio, l'Anticristo, quel maledetto, di cui parlarono
-tutti i dottori, e i Santi che hanno trattato di questa materia. E
-cuculiandolo soggiunsi: Spero in Dio che t'accorgerai d'essere caduto
-in errore. E mentre io pronunciava queste parole, ecco comparire molti
-frati e secolari nel prato di dietro al dormitorio, che mesti parlavano
-tra loro. E mi disse: Va ad ascoltare ciò che dicono, perchè hanno
-l'apparenza di chi porta tristi notizie. Andai, e, ritornandone, disse:
-Dicono che Filippo Arcivescovo di Ravenna è prigioniero di Ezzelino.
-Allora replicò: Vedi, se cominciano i misteri! Dopo mi domandò s'io
-conoscessi un Veronese, che soggiornava a Parma, e che possedeva
-lo spirito di Profezia, e scriveva il futuro. Sì, lo conosco, e lo
-conosco bene, io dissi, ed ho anche veduto le sue scritture. E allora,
-vedrei volontieri, mi soggiunse, quegli scritti; ti prego, se puoi,
-di provvedermeli. E risposi: Li dà di buon grado, e va in sollucchero
-quando glieli cercano e vogliono averli. Ha fatto molte omelie, ch'io
-ho lette; e, smesso il mestiere di tesserandolo, di cui campava in
-Parma, è andato nel monastero dei Cisterciensi di Fontevivo[205], ove
-tutto il dì, vestito da secolare, scrive in una camera assegnatagli
-dai frati, predice il futuro, e vive a spese del monastero; e potrai
-andare a vederlo, poichè è distante sol due miglia al di sotto della
-strada. Allora osservò che i suoi compagni non vorrebbero deviare,
-e che quindi mi pregava di provvederglieli, che me ne avrebbe avuto
-grado. Continuò egli dunque il suo viaggio, e non l'ho mai più visto.
-Io poi andai a quel monastero, quando n'ebbi tempo, e vi trovai un
-cotal mio amico, frate Alberto Cremonella, entrato con me nell'Ordine
-de' frati Minori il giorno stesso, in cui io vi fui ammesso da
-frate Elia, Ministro Generale, in Parma l'anno 1238; ma, durante il
-noviziato, ne uscì, restò secolare, imparò fisica, e finalmente entrò
-nell'Ordine e nel monastero di Fontevivo, ove tutti lo stimarono
-dottissimo. E, quando mi vide, disse gli pareva di aver veduto un
-angelo del paradiso, essendochè mi amava vivissimamente. Allora gli
-dissi che mi farebbe un segnalato favore se mi prestasse tutti gli
-scritti di quel Veronese. E rispose: Sappiate, frate Salimbene, che io
-sono tenuto in molta considerazione e posso molto in questo monastero,
-e i frati, per loro bontà, e per quel tanto che so di fisica, mi
-vogliono bene assai; se desiderate, posso prestarvi tutti i libri del
-beato Bernardo. Colui, di cui parlate, è morto, e de' suoi scritti
-neppure una sillaba rimase al mondo; perchè io di mia mano ho abraso
-tutti gli scritti suoi; e ve ne dirò il come e il perchè. Vi era in
-questo monastero un certo frate che sapeva benissimo l'arte del raspare
-le carte, e disse all'Abbate: Padre...... giacchè è più chiaro della
-luce del sole ch'io debbo morire, poichè io non sono punto migliore
-de' padri miei, vi prego, Padre, se vi par buono, di assegnarmi alcuni
-alunni, che amino di imparare a raspar le carte, perchè, morto io,
-potranno tornare utili a questo monastero. Ma non trovandosi nessuno
-che volesse imparare, tranne io, così dopo la morte del mio maestro,
-e di quel Veronese, abrasi tutti i libri di questo, di modo che non ne
-rimase lettera. E lo feci, parte per esercitarmi nelle abrasioni, parte
-anche perchè quelle profezie avevano sollevato troppo grave scandalo.
-Udito questo, io dissi in mio cuore: Anche il libro di Geremia profeta
-una volta fu bruciato; ma chi lo fece bruciare non ne andò impunito,
-come si legge in Geremia 36º; anche la legge di Mosè fu bruciata dai
-Caldei, ed Esdra la riprodusse illuminato dallo Spirito Santo. Così
-sorse in Parma un uomo, che nella sua semplicità ebbe l'intelletto
-chiaro delle cose future, _perché Iddio parla ai semplici di cuore_,
-Proverbi 3º. Però dopo molti anni, abitando io ad Imola, venne nella
-mia cella frate Arnolfo mio Guardiano con un certo libretto scritto
-sul papiro, e mi disse: Un notaio di questa Terra, amico dei frati,
-mi diede a prestito da leggere questo libro, ch'egli copiò a Roma,
-quando si trovò colà col Senatore Brancaleone di Bologna, e se lo tiene
-molto caro, perchè lo compose e lo scrisse frate Girardino di Borgo
-S. Donnino. Voi leggetelo, che avete studiato sui libri dell'Abbate
-Gioacchimo, e sappiatemi dire se vi abbia qualche cosa di buono.
-Lettolo e consideratolo, dissi a frate Arnolfo: questo libro non ha lo
-stile degli antichi dottori, è frivolo, ed ha cose degne di riso; per
-cui il libro fu diffamato e riprovato, e vi do il consiglio di gettarlo
-nel fuoco a bruciare, e a quel vostro amico dite che porti pazienza
-per amor di Dio e dell'Ordine nostro. Così si fece, e il libro fu
-bruciato. È vero però che quel frate Girardino, autore dell'opuscolo,
-dava argomento di credere che avesse in sè qualche cosa di buono. Era
-famigliare, cortese, liberale, religioso, onesto, costumato, temperante
-di parole, di cibo, e di bevanda, semplice nel vestire, ossequioso
-con umiltà e mansuetudine; _Un uomo veramente amichevole in società,
-più amico ancora che un fratello_, come disse il Savio ne' Proverbi
-18º; ma la protervia nella sua opinione eclissava tutte quelle buone
-qualità..... E per cagione di questo frate Girardino si fece legge che
-nessuno nuovo scritto si publichi fuori dell'Ordine, se prima non è
-stato approvato dal Ministro e dai definitori nel Capitolo provinciale;
-e se alcuno contravvenga, digiuni tre giorni a pane ed acqua, e siagli
-tolta l'opera sua....................................
-
-
-a. 1254
-
-L'anno 1254, Guido, fratello di Ghiberto da Gente, fu fatto Podestà di
-Reggio, e vi morì nell'anno stesso, e fu sepolto nel convento vecchio
-dei frati Minori, ove ora abitano le Suore Minori dell'Ordine di S.
-Chiara. Si noti che anche la elezione di Papa Alessandro IV si può
-ascrivere a questo millesimo, come al precedente, perchè fu eletto tre
-o quattro giorni prima di Natale, e ne arrivarono le notizie a Ferrara
-da Napoli il dì di S. Tomaso di Cantorbery.
-
-
-a. 1255
-
-L'anno 1255, indizione 13ª, fu data la Podesteria della città di Reggio
-a Ghiberto da Gente, che era anche Podestà di Parma, e mandovvi, come
-Vicario, un suo nipote, Guido De-Angeli, cittadino Parmigiano; e il
-Vicario e Ghiberto da Gente in una furono spogliati della Reggenza
-della città di Reggio dal collegio dei Giudici, i quali, senza il
-concorso del Consiglio municipale, elessero Podestà Penazzo, figlio
-del fu Giliolo da Sesso, il 3 di Marzo, lunedì prima della Quaresima.
-E perciò sorse gran rottura tra Ghiberto da Gente Podestà di Parma e
-il Comune di Reggio. E lo stesso anno, Bonifacio, figlio del fu Giacomo
-da Canossa, stando e tenendo occupata la Rocca detta di Canossa contro
-l'assenso del Podestà di Reggio....... perciò avendo Trisendo, suo
-figlio, predato sulla strada del Comune di Reggio, il Podestà e il
-Comune raccolsero un esercito di montanari attorno alla rocca stessa,
-e l'assediarono, e vi costruirono trabucchi e màngani, a seconda della
-volontà di quei di fuori, e ne capitanò le armi e l'impresa Alberto di
-Canossa, e la rocca fu distrutta. Questa era la rocca della fu Contessa
-Metilde, fondata da Atto suo avolo, a' tempi di Ottone I, Imperatore, e
-si chiamava _Canusia_.
-
-
-a. 1256
-
-L'anno 1256, indizione 14ª il sunnominato Giacomo Penazzo da Sesso
-fu eletto e confermato Podestà di Reggio a voce di popolo e degli
-Anziani. E lo stesso anno, in Maggio, Guglielmo da Fogliano Vescovo di
-Reggio vendette ai frati Minori di Reggio, per farne un convento, il
-palazzo che l'Imperatore aveva donato a Nicolò di lui predecessore,
-riserbandosi soltanto il diritto di ospitarvi quando si trovasse in
-quella città. Ed i frati lo comprarono e pagarono coi denari riscossi
-dalle suore dell'Ordine di Santa Chiara, alle quali avevano venduto
-il Convento vecchio. (Questo accadde ai tempi di Papa Alessandro IV).
-Ma siccome i frati Minori comprarono il detto palazzo coll'onere di
-ospitalità all'Imperatore, in processo di tempo dissero a Rodolfo,
-che era stato eletto Imperatore di volontà di Papa Gregorio X,
-che possedevano il palazzo di lui in Reggio e lo abitavano, e che
-desideravano che la dimora loro fosse da lui consentita. Ed egli
-rispose che gradiva assai che il suo palazzo avesse tali ospiti,
-e per amore de' frati Minori rinunziò liberalmente ad ogni diritto
-ch'egli s'era riservato. E perciò diede loro due lettere segnate col
-suo sigillo, nelle quali prometteva anche che, se le sue imprese per
-il possesso dell'Impero volgessero prospere, avrebbe più validamente
-confermata la sua concessione. Ma siccome il suaccennato convento era
-angusto, i frati Minori comprarono ancora all'intorno terra e case.
-
-
-a. 1257
-
-L'anno 1257, indizione 15ª, fu assediato e preso a forza dal Comune di
-Reggio Castel Adriano, cioè Castellarano[206], e molti furono i morti e
-molti i prigioni. E que' del Frignano e della diocesi di Reggio che si
-trovarono nel castello furono tormentati e uccisi.
-
-
-a. 1258
-
-L'anno 1258, indizione 1ª, Loterengo Andalò, Bolognese, fu Podestà di
-Reggio; e, l'anno stesso, lo staio di frumento si vendeva cinque soldi
-e mezzo imperiali, ma clandestinamente e in privato fu venduto anche
-sei, sette, otto, nove, dieci, sin dodici soldi imperiali.
-
-
-a. 1259
-
-L'anno 1259, indizione 2ª, i Cremonesi, i Mantovani, i Ferraresi, il
-Marchese Azzo d'Este, e il Conte di S. Bonifazio, tutti insieme, ad
-unanimità, giurarono guerra ad Ezzelino da Romano. E l'istess'anno,
-Ezzelino mosse con grosso esercito contro i Cremonesi sull'Adda, e
-dai Cremonesi ed alleati vi fu sconfitto, fatto prigioniero, ferito,
-morto, e sepolto nel Castello di Soncino, che appartiene ai Cremonesi.
-Ma prima di morire, visse più giorni in quel castello, malato di
-ferite, di dolore e di crepacuore, e fu sepolto sotto il palazzo del
-castello. Credo che dopo la creazione del mondo non abbia mai avuto il
-diavolo persona così somigliante a sè in ogni più raffinata malizia
-di dar la morte. Era fratello di Alberico; e furono due demonii; ma
-di loro abbiamo già parlato più sopra. Nel sussegnato millesimo,
-Costantinopoli, che era stata già da tempo presa ed occupata dai
-Francesi e dai Veneziani, fu per forza di guerra riconquistata da
-Paleologo Imperatore Greco. E lo stesso anno, in Toscana d'Italia, ai
-Fiorentini ed ai Lucchesi[207] toccò un miserando disastro. Fidenti sul
-numero e sul valore dei loro invasero il contado di Siena; ma i Sanesi
-calcolando sull'aiuto di Manfredi, allora Re di Sicilia, uscirono loro
-incontro a guerra. Ed i Fiorentini ed i Lucchesi ebbero tradigione da
-parte dei loro. Poichè a principio della battaglia, i capi principali
-dei Fiorentini passarono dalla parte de' nemici, e in una coi Sanesi
-infuriarono contro i loro concittadini. Si dice anche che di Fiorentini
-e Lucchesi tra morti e feriti ne restassero sul campo più di seimila.
-Quell'anno stesso io abitava a Borgo S. Donnino, e composi e scrissi
-un altro lavoro _Delle tristezze_, alla maniera di Pateclo. Così pure
-nel detto anno infierì in Italia una immensa morìa d'uomini e di donne,
-sicchè all'ora dei vespri avevamo sempre in chiesa due morti. E quella
-maledizione cominciò la settimana di passione, di modo che in tutta
-la provincia di Bologna i frati Minori, la domenica delle olive, non
-poterono ufficiare, tali erano i brividi che provavano; e questa peste
-durò più mesi. Fu allora che morì Rubino di Soragna, zio di Uberto
-Pallavicini, e fratello di Marchesopolo, ed io lo confessai. In Borgo
-S. Donnino perirono di quella pestilenza trecento e più; in Milano
-molte migliaia; a Firenze parimente molte migliaia; sicchè, per non
-atterrire i malati, non si suonavano più le campane a morto.
-
-
-a. 1260
-
-L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e
-tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per
-le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi,
-a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal
-tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena
-avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più
-che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini
-s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore
-e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano
-flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti
-i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena,
-il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si
-recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i
-più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti.
-E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni
-parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà
-di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso
-s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa
-benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de'
-frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto
-uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a
-Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già
-vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda;
-e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto
-severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E
-chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo,
-e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma
-quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o
-di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona,
-e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè
-come dice l'Ecclesiastico 10º, _Quale è il Reggitore d'una città,
-tali ne sono anche gli abitanti_. E fece innalzare le forche lungo
-il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con
-queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la
-salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio.
-Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare
-colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la
-fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo
-col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il
-cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio:
-Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole
-la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi
-pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete
-saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma
-comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che
-nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori.
-In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo
-di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando
-Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si
-cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo
-stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate,
-nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta
-dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni.
-E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi,
-in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi,
-il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei
-profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel
-secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini
-apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni _Il
-padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero_. Nel terzo periodo,
-opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate
-Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo
-incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260,
-indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi
-voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per
-quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito,
-di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi
-popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli
-testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è
-fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi
-sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli
-sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un
-uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto
-il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si
-diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne
-restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma
-avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto
-di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che
-era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per
-l'avvenire l'antica amicizia.
-
-
-a. 1261
-
-L'anno del Signore 1261, indizione 4.ª, nel Marzo, morì Simone
-Manfredi, figlio di Giovanni di Bonifacio. Costui fu mio amico, di
-parte della Chiesa, e in occasione di una grossa guerra si mostrò prode
-e valoroso campione. Nello stesso millesimo ebbe luogo l'istituzione
-e l'ordinamento della Regola dei militi della beata Vergine Maria,
-per opera di frate Rufino Gorgone da Piacenza, che era stato molti
-anni Ministro a Bologna, e allora era Penitenziere nella Corte
-del Papa, e si trovava a Bologna per affari della Corte stessa. E
-ad ordinarla concorsero coll'opera loro gli onorandi personaggi:
-Loterengo Andalò Bolognese, che ne fu Priore o Prelato; Gruamonte;
-Ugolino Capizio Lambertini Bolognesi; Bernardo da Sesso ed Egidio
-di lui fratello; Fizaimone Baratti da Parma; Schianca degli Eleazari
-da Reggio, e Rainero Adelardi di Modena. Costoro dai contadini, per
-beffa e canzonatura, si chiamavano i Gaudenti: come se volessero
-dire che si sono fatti frati perchè nessun altri pigli parte ai loro
-beni, e volessero goderseli da per sè soli, secondo le parole di
-quell'avaro, di cui parla l'Ecclesiastico 11.º: _C'è chi arrichisce
-con poca fatica, e questa ricchezza è la sua porzione di mercede, in
-quanto che dice: Ho trovato per me il mio riposo, ed ora mangerò de'
-miei beni da solo_. Ricordo che quest'Ordine fu costituito in Parma
-nel tempo dell'_Alleluia_, a tempo cioè di quell'altra fanatizzante
-divozione, nella quale si cantava l'_Alleluia_, e i frati Minori
-e Predicatori davano a credere di far miracoli, l'anno 1233, sotto
-il pontificato di Gregorio IX. E fu costituito per opera di frate
-Bartolomeo da Vicenza, dell'Ordine dei Predicatori, che allora era
-tenuto in gran conto a Parma, e fu buon uomo; poscia diventò Vescovo
-della Terra d'ond'era nativo. Ed i predetti frati vestivano lo stesso
-abito che questi, con mantello bianco e croce rossa. In questo solo
-differivano, che quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo: questi
-militi di Santa Maria. Ma quelli durarono molti anni, poi venner meno,
-ed io ne ho veduto l'aurora ed il tramonto; chè pochi si ascrissero al
-loro Ordine. Parimente questi, che si chiamavano Gaudenti, crescono
-come il pane in mano ad un affamato, e credono di aver fatto un gran
-che, un qualche cosa di singolare, appropriandosi la stessa foggia
-di vestiario. Ma alla Corte di Roma sono stimati poco. E ciò per
-cinque motivi: 1.º perchè di loro ricchezze non costruirono mai nè
-monasteri, nè ospedali, nè ponti, nè chiese, nè si sa che abbiano
-mai fatta altra opera pia; 2.º perchè tolsero a rapina molto di quel
-d'altri, a uso de' potenti, nè restituirono il mal tolto; 3.º perchè
-dopo aver sciupate le proprie ricchezze e fatte molte e grosse spese
-in vanità e in pranzi, accogliendo alle loro mense gli istrioni anzi
-che i poverelli di Cristo, eglino domandano alla Chiesa romana e
-vogliono ottenere dal Papa licenza di occupare i conventi dei migliori
-Religiosi, di qualsia Ordine, ed espellerli dalle loro abitazioni; 4.º
-perchè sono avarissimi, e _la radice d'ogni male è l'avarizia_; 5.º ed
-ultimo, perchè non veggo che servigi facciano alla Chiesa, ed a che
-siano utili, se non fosse che curano la loro salvezza, la qual cosa
-da Girolamo si chiama _santa rusticità_.... Di questo adunque basti.
-Ora _è da godere coi godenti e da piangere coi piangenti_........ Papa
-Alessandro IV morì l'anno 1261, ed ebbe successore Urbano IV, che diede
-la Regola di questi Gaudenti.
-
-
-a. 1262
-
-L'anno del Signore 1262, indizione 5.ª, fu eletto Papa Urbano IV, e a
-suo tempo fece due cose: Per opera dei crociati mise in fuga l'esercito
-di Saraceni, che Manfredi, figlio di Federico II Imperatore spodestato,
-aveva lanciato sul patrimonio della Chiesa, e conferì facoltà a Carlo
-Conte di Provenza, fratello del Re di Francia, di ritogliere il Regno
-di Sicilia a Manfredi che l'occupava.
-
-
-a. 1263
-
-L'anno 1263, indizione 6.ª, Papa Urbano IV diede e confermò
-l'investitura del Regno di Sicilia a Carlo, e ne privò il sunnominato
-Manfredi, che lo teneva di forza.
-
-
-a. 1264
-
-L'anno 1264, indizione 7ª, ai sette d'Agosto apparve una maravigliosa
-cometa, quale nessuno mai, che allora vivesse, l'avea veduta. Sorgeva
-con vivacissimo splendore dall'oriente, e allungava una lucidissima
-coda sino a metà dell'emisfero, verso occidente. E quantunque fosse
-mandata, forse, come segnale di molti eventi a diverse parti del mondo;
-questo solo almeno di chiaro si è veduto che, avendo durato tre mesi,
-al suo apparire Papa Urbano cominciò ad ammalare, e spirò la stessa
-notte in cui la cometa disparve. E lo stesso anno venne a Modena da
-Ferrara il Marchese d'Este con forte numero di fanti e di cavalli, e
-una Domenica, che fu il 20 Dicembre, arrivarono da Firenze 200 militi
-Guelfi, ad istanza di Giacomino Rangoni, di Manfredo Rosa da Sassuolo e
-di tutto il partito di lui, cioè della Chiesa, e del Podestà di Modena,
-Monaldo da Orvieto; e scacciarono dalla città la fazione di quei da
-Gorzano, che erano del partito imperiale, e tutti i loro aderenti,
-e restò morto Tomaso di Gorzano, e due della famiglia Bastardi, e
-distrussero tutto il castello di Gorzano[209]; il qual fatto produsse
-forte impressione nell'animo di tutti i Reggiani. Lo stesso anno morì
-anche Papa Urbano IV.
-
-
-a. 1265
-
-L'anno 1265, indizione 8ª, fu eletto in Perugia Papa Clemente IV, che
-era allora oltre monti, ed apparteneva al collegio de' Cardinali,
-e non volle recarsi a ricevere l'investitura del papato senza aver
-prima visitato in Assisi la chiesa ove giace il gloriosissimo corpo
-del beato Francesco. Lo stesso anno arrivò a Roma Carlo, fratello del
-Re di Francia, e fu fatto e confermato Re della Puglia e di Sicilia,
-d'onde il predetto Carlo, che era stato chiamato da Papa Urbano per
-la riconquista della Sicilia, venne a Roma per mare, ove era anche
-stato eletto Senatore. Dipoi invadendo la Puglia, in battaglia campale
-tolse la vita e il Regno al prenominato Manfredi. Lo stesso anno, i
-Modenesi e i Guelfi, che erano in Modena, un venerdì 6 Marzo, corsero
-sopra Reggio, e quei di Fogliano ed i Roberti ruppero con gran violenza
-Porta Castello, che era murata, ed i Modenesi e i Guelfi entrarono in
-città, ove si azzuffarono con quei di Sesso, e con furore ed isterminio
-li espulsero da Reggio. Perciò quei da Sesso coi loro partigiani si
-ritirarono a Reggiolo, e quasi tutti i popolani, che tenevano dalla
-parte di quei di Sesso, furono confinati a tre miglia al di sopra
-della città e della strada Emilia, liberi sulla loro fede e lealtà,
-tranne quelli che erano cittadini di Sesso. Così i Roberti nominarono
-subito Podestà Giacomino Rangone di Modena, deponendo Marco Gradenigo
-di Venezia. In quell'anno, que' di Sesso presero il castello di
-Canolo[210], che dopo fu ripreso dalla fazione de' Roberti. Parimente
-in quell'anno fu fatta e pattuita una tregua tra i Reggiani, che
-occupavano Reggio, e quelli che ne erano stati cacciati, a cominciare
-dal giorno di San Pietro sino a San Michele; e la convenzione fu
-stabilita per mezzo de' frati Predicatori, cioè frate Federico Priore
-di detti frati, frate Pellegrino lettore, e frate Pietro Falconi e
-alcuni frati Minori; della qual tregua trassero utile notevole ambedue
-le parti. L'anno stesso, verso Natale, arrivò un numeroso esercito
-Francese in aiuto di Carlo fratello del Re di Francia, che era a Roma.
-Ed io li ho veduti arrivare mentre andava a predicare in S. Procolo
-di Faenza, nella festa di S. Giovanni Evangelista. E corsero in Puglia
-contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto, per debellarlo,
-e lo uccisero e spogliarono di quanto aveva, l'anno 1266, verso Pasqua.
-E fu gran miracolo che l'anno in cui vennero non si ebbe freddo, nè
-gelo, nè ghiaccio, nè neve, nè pioggia, nè fango; ma buonissima era
-la strada, facile e commoda, come fosse il mese di Maggio. E questo
-avveniva per disposizione di Dio, perchè accorrevano in aiuto della
-Chiesa, ed a sterminio di quel maledetto Manfredi, che per le sue
-iniquità fu ben degno di tal fine. Ed erano veramente moltissime, come
-se ne diceva, e aveva perfino fatto uccidere suo fratello Corrado.
-E Corrado aveva fatto uccidere Carlo di lui fratello, nato a Ravenna
-da un'Inglese, moglie di Federico Imperatore, mentre Corrado gli era
-nato da una figlia del Re Giovanni. Ebbe anche Enrico, il primogenito,
-da una spagnuola; e Manfredi avevalo avuto da una sorella, o da una
-figlia d'una sorella del Marchese Lancia, Lombardo di Piemonte. Ma tra
-tutti i figli dell'Imperatore Federico, a mio avviso, il più valente
-fu Enzo Re di Sardegna, fatto prigioniero dai Bolognesi, e per molti
-anni sino alla morte tenuto in carcere. Questi non era legittimo.
-Anche un altro ne ebbe non legittimo, di nome Federico, cui creò Re in
-Toscana. Lo stesso anno, Uberto Pallavicino, Podestà di Cremona, coi
-Cremonesi e con ogni sua possa tentò di impedire il passo al Conte di
-Fiandra, Capitano della milizia dell'esercito di Re Carlo. Ma il Conte
-sforzò il passo dell'Oglio a Palazzolo[211], distrusse il castello di
-Capriolo[212], e gli abitanti del castello, perchè avevano impiccato
-uno de' suoi cavalieri, tutti, maschi e femmine, sino ai ragazzi,
-li fece passare a fil di spada. Il Conte passò poi vicino a Brescia,
-prese e distrusse Montechiaro, castello dei Bresciani, e poscia andò a
-Mantova.
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- FINE DEL PRIMO VOLUME
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-_Il traduttore si riserva il diritto della proprietà letteraria_
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-ERRATA-CORRIGE
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- Errori Correzioni
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- Pag. 2 peliccie pelliccie
- » 7 sudarono andarono
- » 14 lni lui
- » 14 fondamento fondamenta
- » 30 dei Stefani degli Stefani
- » 34 1225 1229
- » 43 Tebaldo Tedaldo
- » 58 Luigi Pizzi Italo Pizzi
- » 82 Roberto Giberto
- » 96 Sonio Senio
- » 98 qnando quando
- » 116 delle provincie della provincia
- » 123 Adriano III Alessandro III
- » 129 Cantorbery Rouen
- » 140 Bartolomeo Gherardino
- » 141 quatunque quantunque
- » 145 Isaia XXXII Isaia XXXI
- » 160 qnando quando
- » 164 Prefetessa Prefettessa
- » 196 Provvincia Provincia
- » 196 Perrocchè Perocchè
- » 207 Raimoudo Rainaldo
- » 222 Balbekie Balbek
- » 259 sovraccitati sovreccitati
- » 305 Adriano III Adriano V
- » 323 diocesi Reggio diocesi di Reggio
- » 328 cinquanta cinquecento
-
-
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-
-NOTE:
-
-
-[1] Stimo conveniente avvertire (dice qui l'editore parmense
-dell'originale) che si è ommesso nella presente pubblicazione tutto
-ciò che leggesi da carte 208 (prima dell'acefalo codice Vaticano) a
-215 non essendo la narrazione in esse compresa che un estratto della
-Cronaca del vescovo Sicardo già edita dal Muratori (Rer. Ital. t. 7.).
-Al quale avvertimento il traduttore aggiunge che il celebre Monsignor
-Gaetano Marini quando fece trascrivere dall'Abate Amati l'autografo
-salimbeniano pel Duca di Sermoneta, sulla qual copia fu condotta
-l'edizione di Parma, ommise la trascrizione di alcuni trattatelli,
-canzoni popolari, satire inserte nella cronaca, perchè a suo avviso
-erano inutili, mentre potevano servire a far meglio conoscere il
-movimento del pensiero filosofico e religioso del tempo. E se, come
-pare, si pubblicheranno le accennate cose mancanti, saranno tradotte e
-aggiunte in appendice a questa edizione. C. C.
-
-[2] Nome d'un passo sulla Sierra Morena tra l'Andalusia e la Nuova
-Castiglia ove nel 1202 erano stati sbaragliati i Mori.
-
-[3] Castello sulla sinistra del Serio in Lombardia.
-
-[4] Ora Chiaravalle della Colomba, pochi chilometri sotto Alseno, che è
-una stazione della ferrovia Piacenza-Parma.
-
-[5] Abate de' Cistercensi di Flora in Calabria, morto nel 1201 o nel
-1202; ei spacciava e passò per profeta; lasciò libri di predizioni e
-molte altre opere, che suscitarono gran romore, ed ebbero difensori ed
-oppugnatori. La Chiesa nel concilio di Laterano indetto da Innocenzo
-III, condannò le sue dottrine intorno alla Trinità perchè conducevano
-al Triteismo, senza nominarne l'autore perchè era uomo di santa vita; e
-prima di morire, riconosciuti i suoi errori, li disdisse.
-
-[6] Sulla linea della Ferrovia a dieci chilometri prima di Rimini per
-chi parte da Bologna.
-
-[7] Donato fu maestro di Rettorica a Roma nel 356, ove ebbe scolare
-S. Girolamo. Compose una Grammatica che poi si denominò il Donato; e
-lasciò i commenti di Terenzio e Virgilio.
-
-[8] Piccolo paese sulla destra del Po a pieno nord di Borgo S. Donnino.
-
-[9] Nella Provincia di Foggia tra Lucera e S. Severo. Salimbene
-lo chiama Fiorentino; Giovanni Villani Fiorenzola, il dizionario
-geografico universale compilato da una società di dotti italiani dice
-Firentina. Ora non restano che pochi ruderi e un tratto di cortina del
-castello a cui è addossata una fattoria della famiglia Romano, e si
-chiama in paese Torre fiorentina.
-
-[10] Nocera de' Saraceni la chiama Salimbene; Nocera la dicono Svetonio
-e Tolomeo; Luceria la dicono tanti altri antichi, ora è Lucera.
-
-[11] Sulla destra del Po Nord-Est di Guastalla.
-
-[12] Tra Guastalla e Reggiolo era una stesa di terreno paludoso detto
-il Po morto, le cui acque incanalate nel detto cavo, e asciugato il
-territorio, si conquistarono alla coltivazione ubertosissime campagne,
-a spese de' Cremonesi padroni di Guastalla, e de' Reggiani. La Tagliata
-è aperta ed utile tuttora.
-
-[13] Questo è Bondeno della Provincia di Mantova alla destra del Po in
-quel di Gonzaga. In antico vi era Bondeno di Arduino e de' Ronconi; ora
-le frazioni di Bondanello e Ronchi.
-
-[14] Fabbrico e Campagnola a Sud-Sud-Est di Guastalla. Bedullo era
-nelle vicinanze: ora non esiste più come villa a sè; nel principio
-del secolo corrente fu atterrata la chiesa che ne restava, come ultima
-reliquia, che era soggetta alla parrocchia di Fabbrico.
-
-[15] Scolo d'acque in gran parte interrito tra il Reggiano, il Modenese
-e il Mantovano.
-
-[16] Cioè nella gora delle acque.
-
-[17] Di questa Corte e Castello, che diede nome alla nobile famiglia
-de' Conti da Palù, appena resta un vestigio tra Fabbrico e Reggiolo, in
-un luogo detto Motta di Fabbrico, o Valle di Padulo.
-
-[18] Castello a mezza via circa tra Reggio e Scandiano.
-
-[19] Castello sull'appennino alla destra del Tresinaro.
-
-[20] Sulla destra del Panaro a monte della via Emilia.
-
-[21] A 7 miglia da Bologna al di sotto della via Emilia verso il Panaro.
-
-[22] Piumazzo è una villa del Comune di Castelfranco, situato al
-disopra dell'Emilia vicino al Samoggia e al Panaro.
-
-[23] Popoli che stanziavano all'oriente della foce del fiume Oural.
-
-[24] Popoli che stanziavano a nord del Caucaso sul fiume Kuma corrente
-al Caspio.
-
-[25] Sulla destra del Panaro non lungi dall'Emilia, a monte.
-
-[26] Circa sull'area, ove ora sorge il Seminario, era allora la
-canonica, o casa in cui coabitavano e convivevano i canonici, la quale
-prolungando a settentrione due ali con portici all'interno, correva
-ad appoggiarsi al fianco meridionale del Duomo e formava un chiostro.
-Nel portico orientale, detto _Paradiso_, e attigua al Duomo stava
-la cappella di S. Agata, ove i canonici s'adunavano a capitolo, che
-atterrata in processo di tempo in una col chiostro, fu poi riedificata
-incorporandola col Duomo stesso ove ora si trova allineata colle altre
-cappelle, che sono opere posteriori appiccicate alle navate minori,
-come un fuor d'opera dell'edifizio o disegno primitivo e principale.
-Non si sa in che tempo siasi cominciata l'erezione dell'attuale
-cappella di S. Agata: è noto soltanto che i canonici nel 1556 si
-valsero de' proventi di una certa eredità per continuare l'opera già
-da tempo cominciata e poi sospesa; e che nel 1574-75 fu tutta dipinta
-da Aurelio Barili, del cui lavoro non resta che la fascia dell'arcone.
-La prima di dette cappelle fu eretta nel 1285 della nobile famiglia
-Cantelli, di cui ora è illustre capo il Senatore conte Girolamo,
-proprietario e restauratore di quel monumento della religione de' suoi
-antenati.
-
-[27] La lettera greca Y ipsilon per i pitagorici era figura della vita,
-e colla sua biforcazione simboleggiava la scelta dello stato che si
-faceva a quindici anni compiti, ed anche il bivio al bene e al male.
-
-[28] Sul Tevere a pieno oriente di Arezzo.
-
-[29] A 24 chilometri da Perugia, sulla ferrovia Perugia-Foligno.
-
-[30] Aveva più che 50 anni, dice G. Villani.
-
-[31] Gli Amorei erano un popolo della terra promessa, che non volle mai
-lasciare il proprio paese, quando giunsero gli Israeliti dall'Egitto;
-anzi sostenne molte e disastrose guerre per la difesa delle patrie
-mura, e non ristette mai dal tentarne il riscatto dopo le perdite
-sofferte: sicchè nel linguaggio biblico è dato come il tipo della
-costanza spinta sino all'ostinazione.
-
-[32] Cetei o Etei popolo della Palestina: buona gente ed ospitale:
-quindi dati come il tipo della bontà e dell'ospitalità.
-
-[33] Sulla sinistra dell'Oglio lungo la via che da Cremona va a Brescia.
-
-[34] Moglie di Azzone Sanvitali.
-
-[35] S. Giorgio era non lunge all'attuale piazza principale della città
-nell'area di piazza detta Pescheria vecchia che si allinea con un lato
-a strada S. Lucia, strada che allora non esisteva, e fu aperta nel
-1283.
-
-[36] Larione o Lirone era un ramo del Po, che ora non esiste. Il Po e
-il Lirone formavano un'isola detta Polirone, nella quale Tedaldo, avo
-della contessa Matilde edificò la chiesa e una parte del monastero di
-S. Benedetto di Polirone.
-
-[37] Presso Chiavari e al mare.
-
-[38] Gli istoriografi della città di Reggio la dicono porta _Brennone_.
-
-[39] Gattaiola: a tre miglia Sud di Lucca con un convento in cui fu
-monaca anche una figlia di Castruccio Castracani.
-
-[40] Arcella, che allora si diceva Cella, è luogo non lungi da Padova,
-fuori di porta Codalunga, dove esisteva nel 1231 un convento di
-monache. S. Antonio reduce da Camposampiero e giunto gravemente malato
-presso quel monastero di Cella vi fu ospitato e vi morì.
-
-[41] Piccola villa a Nord-Ovest a pochi chilometri da Reggio.
-
-[42] Villa a tre miglia pieno Nord di Reggio.
-
-[43] Paese a circa 15 chilometri da Parma e a pieno Nord da Parma
-stessa, non lunge dal Po.
-
-[44] A cavalliere della via Emilia a dodici chilometri da Modena per
-Bologna.
-
-[45] A mezza circa via tra Parma e Reggio.
-
-[46] Dopo molte indagini, di cui nessuna mi ha condotto a sapere chi
-fosse questo _Alachia_, mi sono rivolto a congetturare se mai _Alachia_
-fosse un nome astratto significativo di castità, derivante da qualche
-lingua straniera, e probabilmente orientale. Interrogatone perciò
-un giovane e già illustre poliglotto parmigiano, che fu mio scolare
-al Ginnasio, P. Italo Pizzi ha gentilmente risposto, che la parola
-_Alachia_ nel senso di castità può derivare dall'arabo; e il movimento
-della scienza orientale verso l'occidente operatosi nel medio evo, o
-il contatto dell'occidente coll'oriente per mezzo delle crociate, può
-facilmente aver data la detta voce al dizionario del canonico Primasso.
-C. C.
-
-[47] Alla sinistra dell'Oglio sulla strada da Cremona a Mantova. Il suo
-castello è ridotto a civile abitazione.
-
-[48] Alla sinistra dell'Oglio all'oriente e non lunge di Canneto.
-
-[49] Grosso paese alla destra del Pò non lunge da Guastalla.
-
-[50] Alla sinistra dell'Oglio, pieno Nord di Marcaria.
-
-[51] In mezzo tra il Chiese e il Mella sul canale Naviglio, se pure,
-come sì crede, sia il _castrum de Geo_ del testo salimbeniano.
-
-[52] Sul Chiese, pochi chilometri sotto la strada Brescia-Lonato.
-
-[53] A Nord-ovest di Mantova sulla strada che va a Castiglione della
-Stiviere.
-
-[54] Sul Chiese poco lunge da Castiglione delle Stiviere.
-
-[55] Tra il Chiese e il Mincio pieno Sud di Castel Goffredo.
-
-[56] Gambara, Gottolengo, Pralboino e Pavone nello stretto territorio
-che è nel basso corso del Mella e del Chiese.
-
-[57] Sulla sinistra dell'Oglio e sulla strada da Cremona a Brescia.
-
-[58] Al Nord di Cremona sull'Ogiio e sulla strada Cremona — Brescia.
-
-[59] Castel Leone fatto fabbricare nel 1227 da Bernardo da Cornazzano,
-allora Podestà di Modena, a fianchi di Castelfranco che si stava
-costruendo da' Bolognesi, e pare che fosse precisamente ove ora sorge
-il forte Urbano. Nulla restando Castel Leone.
-
-[60] Cortenuova villa al sud sud-est di Bergamo, destra dell'Oglio tra
-Romano e Martinengo.
-
-[61] Alla sinistra del Taro una dozzina di chilometri a monte
-dell'Emilia.
-
-[62] Alla sinistra del Taro otto circa chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[63] A 18 miglia Nord Nord-Ovest di Bologna tra il Panaro e il Reno.
-
-[64] _aven_, dal latino _habet_ nacque l'italiano antico, e non ancor
-morto, _ave_, così dal latino _habent_ ebbero _avene_, e, troncato,
-_aven_ per hanno, ora totalmente disusato.
-
-[65] Di poco fuori della porta orientale di Modena.
-
-[66] Sulla sinistra del Panaro a dieci circa chilometri a monte
-dell'Emilia. Patria dell'illustro architetto Barozzi, detto il Vignola,
-e di Lodovico Muratori.
-
-[67] Sei chilometri circa ad oriente di Guastalla.
-
-[68] Sulla riviera ligure orientale vicinissimo a Chiavari Est.
-
-[69] Questo Pietro Veronese inquisitore colle suo incessanti ricerche
-contro gli eretici, coi roghi, coi bandi, colla demolizione delle
-case, e la confisca de' beni degli inquisiti, si era reso odiosissimo
-a chiunque temeva d'essere accusato di opinioni eterodosse. Tra tanti
-era stato messo al bando come eretico, Stefano Confaloniere di Alliate,
-e gli si doveva diroccare la casa e confiscare il patrimonio. Avvisato
-_come per fra Pietro era stato misso nel bando_, dice il Corio, si
-concertò con altri malcontenti nelle terre di Giussano, ed erano
-Manfredo Chiroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tomaso
-Giuliano, Carlo da Balsamo, Alberto Porro, e lo uccisero il 6 Aprile
-1252 presso Barlassina con un colpo di falce.
-
-[70] Quasi nell'asse dell'Apennino sul parallelo di Caserta.
-
-[71] A dodici miglia Nord-Est di Milano.
-
-[72] Non colla forza dell'armi, ma colle pratiche fatte presso i
-milanesi, che lo restituirono a patto che nè esso nè il padre movessero
-mai più guerra contro Milano.
-
-[73] Fatto distruggere dai ministri di Federico II dopo aver dato asilo
-ai baroni ribelli, ora non resta che un piccolo villaggio. Gli abitanti
-però in seguito lo rifabbricarono a 12 chilometri circa di distanza
-vicino al mare e a trenta chilometri Sud-Est di Salerno, ed è città di
-qualche considerazione.
-
-[74] Sul cucuzzolo di un alto colle a Sud-Sud-Ovest di Reggio sulla
-destra dell'Enza.
-
-[75] Al Sud di Reggio, Comune di Castelnovo ne' monti, versante
-dell'Enza.
-
-[76] Sud-Ovest di Reggio nei pressi di Bibianello.
-
-[77] A pieno Nord di Reggio sulla destra dal Po.
-
-[78] Castello dell'alto Apennino Sud-Ovest di Parma sulla via che va a
-Spezia.
-
-[79] Cioè sulla destra dell'Enza.
-
-[80] A Nord-Nord-Ovest di Parma presso la foce del Taro in Po.
-
-[81] Sul Po ad Oriente della foce del Taro.
-
-[82] Sul Po a pieno Nord di Guastalla.
-
-[83] Sulla sinistra del Taro a monte dell'Emilia circa dodici
-chilometri da Parma.
-
-[84] Sulla sinistra del Taro a pochi chilometri Ovest di Noceto.
-
-[85] Alla sinistra del Taro, a Sud-Ovest di Parma a monte dell'Emilia,
-e a 20 circa chilometri da Parma.
-
-[86] A pieno Nord di Cremona sulla sinistra dell'Oglio, e sulla strada
-Crema Brescia.
-
-[87] Tra il Lamone e il Senio ed Ovest e non lungi da Ravenna.
-
-[88] Nell'agro di Forlì.
-
-[89] Alla sinistra del Taro poco più che due chilometri al disotto
-dell'Emilia.
-
-[90] Nella parte orientale della città, circa sull'area dell'attuale
-collegio Maria Luigia.
-
-[91] Due miglia al Nord di Bassano sul Brenta. È questo il castello,
-d'onde ha tratto nome e origine di potenza la famiglia di Ezzelino.
-
-[92] Piazza S. Giorgio trovasi a pieno Nord di Verona, sulla sinistra
-dell'Adige; e, sul murello di cinta del convento di S Giorgio, leggesi
-anche oggi su pietra la seguente iscrizione:
-
- _Ezzelino III da Romano_
- _sospettandoli a parte Guelfa legati_
- _Fece trucidare undicimila Padovani_
- _Inermi e prigioni_
- 1256.
-
-[93] A Nord di Parma sulla sinistra del Po.
-
-[94] Ora detto ponte di Caprazucca, allora di Donna Egidia, perchè
-Egidia da Palù lo fece costruire a proprie spese.
-
-[95] Quel Biduzzano corrisponde al luogo, ove ora la Baganza mette foce
-nel torrente Parma, quasi sotto le attuali mura di cinta della città
-di Parma. Ora non sussiste più un luogo col nome di Biduzzano. Molti
-cambiamenti deve avere avuto quel punto d'incontro delle acque dei due
-torrenti, e quindi n'è scomparso sino il nome.
-
-[96] A Cremona tra le attuali Porta Romana e Porta Po era aperta
-un'altra Porta, detta Porta Mosa, e subito fuori di quest'ultima vi
-era uno spianato o una piazza che prendeva nome dalla porta che vi
-metteva. Su quello spiazzo o campo erano le forche. Ora di Porta Mosa,
-per ricostruzione delle mura avvenuta sulla fine del secolo passato,
-non resta più traccia; ma in città la strada, che conduceva alla porta
-soppressa, ritiene ancora il nome di Via a Porta Mosa; ed era, su
-quell'antico campo, o spiazzo, vi è il tiro a segno.
-
-[97] Ad Ovest-Ovest-Nord di Parma a valle dell'Emilia, 18 chilometri
-distante da Parma. Ha un magnifico castello, in cui si reca a
-villeggiare la famiglia de' Conti Sanvitali, a cui appartiene.
-
-[98] _Partì da Lione per la Francia_. Vuol dire pel regno di Francia
-quale aia allora politicamente costituito, di cui Lione non faceva
-parte, ed era uno stato a sè, retto dagli Arcivescovi pro tempore di
-Lione stessa.
-
-[99] Salimbene chiama Planum Carpi il paese nativo dell'illustre
-viaggiatore fra Giovanni. Nell'Umbria in seguito lo dissero Pian di
-Carpine. Ora è valle di Magione; e Magione siede presso il Trasimeno
-sulla ferrovia a 21 chilometri da Perugia, alla cui Provincia e
-circondario appartiene.
-
-[100] Figlio e successore del famoso Gengis-Kan.
-
-[101] Questa torre, detta egregia in una cronaca Ravennate, sorgerà in
-quell'area che si stende dalla strada del Corso a porta Alberoni, e,
-restaurata da Federico II nel 1240, fu atterrata secondo il Riccobaldi,
-nel 1295.
-
-[102] Detta in cielo d'oro perchè il soffitto era ornato di stucchi
-dorati.
-
-[103] A quattro chilometri circa da Ravenna C. G. Cesare cavò a mani un
-porto per stanza di una flotta romana, e sul lido di fronte costruì un
-_castrum stativum_ un accampamento stabile per alloggio di una legione
-in servizio della flotta. Trasportato il centro dell'Impero romano a
-Costantinopoli, fu ritirata flotta e la legione; restò l'accampamento,
-che era già fornito di non pochi edifizii, e il popolo di Ravenna lo
-invase, e mutò in una città, che sorse non inferiore a Ravenna, e, da
-_classis_ flotta, prese il nome di Chiassi. Distrutta poi, rimase il
-nome stesso al luogo e al circondario dove era stata.
-
-[104] Al Nord-Nord-Ovest di Parma sulla destra del Po; però ve ne ha
-un'altra di rimpetto a questa sulla sinistra.
-
-[105] Città e Cantone della Svizzera tedesca: La celebre Abbazia fu
-fondata nel 700.
-
-[106] Montecassino, a' cui piedi è S. Germano, che, sulla ferrovia Roma
-Napoli, dista da questa città 111 chilometri. La magnifica Abbazia, che
-è sull'altura, fu fondata nel 529.
-
-[107] Il Yonne.
-
-[108] Beaune: Bella città del dipartimento Costa d'Oro, posta in
-fertilissima pianura, e ricca di celebri vigne.
-
-[109] Vezellay; pochi chilometri distante da Auxerre.
-
-[110] Jeres dista ora quattro chilometri dal mare di fronte alle isole
-omonime.
-
-[111] Digne: Capoluogo del dipartimento Basse Alpi, sul Bleone
-influente della Duranza.
-
-[112] Bariols: Nel dipartimento del Varo, sulla Duranza, ad Ovest di
-Draguignan, che n'è il capoluogo.
-
-[113] L'Abbate Gioachimo sativo di Celico, villaggio vicino e ad Est di
-Cosenza, fece professione monastica nel monastero di Coraci, villaggio
-vicino e al Sud di Cosenza. Era nato nel 1111. Comandato da Clemente
-III di continuare i commentarii sulla sacra scrittura, si ritirò col
-suo discepolo Rainiero in un luogo solitario detto Flora, sulla vetta
-d'un monte presso Cosenza, ove eresse un oratorio e qualche cella. Ivi
-si moltiplicò il numero de' suoi discepoli, e fondò un nuovo monastero,
-e una congregazione con Regola più austera di quella dei Cisterciensi,
-a cui egli apparteneva, e la chiamò Congregazione di Flora o Florense,
-e ne fu proclamato Abbate.
-
-[114] Vienna: Città sul Rodano, dipartimento dell'Isero.
-
-[115] _Sebbene di piccola statura_: Vedine la ragione nei seguenti
-versi.
-
-[116] Marisco: Paese della diocesi di Bath in Inghilterra, sul canale
-di Bristol, Ovest di Londra. Bath è antica e cospicua città romana.
-
-[117] Lincoln: Città che possiede molti monumenti Sassoni e Normanni,
-posta su ripido colle a pieno Nord di Londra verso il mare del Nord, a
-53 circa di latitudine.
-
-[118] Tarascon: è sulla sinistra del basso Rodano, a circa 15
-chilometri Nord di Arles.
-
-[119] Beaucaire: sulla destra del basso Rodano unita con ponte a
-Tarascon.
-
-[120] Antica città distrutta, che era alla foce della Magra, che si
-versa in mare subito fuori del golfo di Spezia all'Est.
-
-[121] Provins. Alla destra della Senna Sud-Est e non lontano di Parigi.
-
-[122] A 22 chilometri Ovest di Parma sull'Emilia.
-
-[123] Sull'Yonne alla sinistra della Senna, sud di Parigi.
-
-[124] Al confluente del Yonne e del Vannes Sud-Est di Parigi.
-
-[125] Ieres: Paese sulla sponda del Mediterraneo di fronte alle Isole
-omonime, dipartimento del Varo.
-
-[126] Merlino, secondo le cronache antiche, è il frutto misterioso
-di un incubo d'una religiosa, figlia d'un re di Scozia, nei monti
-della Caledonia. Sebbene la sua origine sia favolosa, pure non si può
-dubitare della sua esistenza, e pare si debba fissare al quarto secolo,
-e forse toccò anche il quinto. D'alto ingegno, di lunghe meditazioni,
-ricco di cognizioni, versatissimo nelle matematiche e nelle scienze
-naturali, era uomo di molto superiore al suo tempo; e quindi nessuna
-meraviglia che la leggenda tessutane in que' secoli d'ignoranza
-attribuisse ad ispirazione del cielo, ed a spirito di profezia, quanto
-era in lui effetto della scienza e della previdenza calcolata dall'uomo
-che medita. Ebbe la fiducia dei principi, che mi giovarono della sua
-prudenza e sagacia nelle loro imprese. Tra gli storici chi ne parla
-come d'un santo, e d'un profeta; chi come d'un mago e d'un incantatore.
-E, divenuto l'uomo leggendario nel secolo quinto, lo rimase sino alla
-fine del medio evo. Fu soggetto di molte tradizioni popolari nel ciclo
-del re Arturo e dei cavalieri della _Tavola Rotonda_.
-
-[127] La cattedrale di Ravenna è detta Chiesa Orsiana, perchè S. Orso
-nel IV secolo la fondò, o almeno la fece restaurare ed ampliare.
-
-[128] Polenta: Castello sui colli sud-ovest di Cesena.
-
-[129] Erano a Firenze due vie, l'una nominata di Garbo dalla illustre
-famiglia omonima, l'altra di S. Martino, nelle quali avevano sede
-fabbriche di panni. In via di Garbo si confezionavano panni fini,
-nell'altra grossolani. Onde ebbe origine l'uso di chiamare panno di
-garbo il panno fino, e panno di S. Martino il grossolano. Dalle cose la
-frase passò alle persone, e si chiamarono di garbo le persone gentili e
-di fina educazione.
-
-[130] Seguendo la dottrina de' ternari, i Gioachimiti in tre ordini o
-stati dividevano gli uomini, i tempi, la sapienza, la vita. Abbracciava
-il primo tre stati, o tre ordini d'uomini: cioè quello dei coniugati,
-che aveva avuto luogo sotto il regno del Padre eterno, e sotto l'Antico
-Testamento; quello dei chierici, sotto il regno del figliuolo, e sotto
-la legge di grazia; e quello dei monaci, che perdurar doveva nel tempo
-della maggior grazia per via dello Spirito Santo. Il secondo ternario
-era quello della sapienza: cioè il Vecchio Testamento dato dal Padre;
-il Nuovo che è opera del figliuolo; e l'Evangelio eterno, che doveva
-venire dallo Spirito Santo. Il ternario de' tempi costituiva i tre
-regni summentovati: del Padre, o lo spirito della legge mosaica; del
-Figlio, o lo spirito di grazia; dello Spirito Santo, ossia la somma
-grazia, o la rivelazione della verità. Sotto il primo erano vissuti gli
-uomini secondo la carne; sotto il secondo tra la carne e lo spirito;
-sotto il terzo, sino al finire del mondo, vissuto avrebbero secondo lo
-Spirito puro. Nella quale ultima epoca dovevano, secondo loro, cessare
-i sacramenti, le figure, e quanti vi aveva simboli o segni sensibili, e
-mostrarsi nuda la verità.
-
-[131] Villaggio sull'Emilia ad oriente di Parma e distante dalla città
-poco più d'un chilometro.
-
-[132] Greccio è sulla sinistra del Velino al di sotto di Rieti circa 12
-chilometri.
-
-[133] Montefeltro, ora Sasso Feltrio, tra il Conca ed il Marecchia a
-Sud e vicinissimo alla Repubblica di S. Marino, è un piccolo tratto
-di paese che diede nome ad un'illustre famiglia principesca, che ebbe
-signoria in Urbino, Pesaro, Sinigallia, Gubbio ed altre Terre vicine.
-
-[134] A pieno sud di Faenza, tra' colli.
-
-[135] Circa 20 chilometri da Siena ad Ovest e a pochissima distanza
-della ferrovia Siena-Empoli.
-
-[136] Dista 9 miglia sud-Est da Velletri. Cori è antica città dei
-Volsci, ha mura ciclopiche e avanzi considerevoli di templi antichi.
-
-[137] Pertuis: Sulla destra della Duranza, pieno Nord di Marsiglia.
-
-[138] Montesarchio: Paese al Sud-Ovest e non lunge di Benevento.
-
-[139] Paese al Sud del lago omonimo e a Ovest-Nord di Brescia.
-
-[140] Bibbianello, ed ora per accorciamento Bianello, dista 11 miglia
-al Sud-Ovest di Reggio, sui colli. Non lunge da Bibbianello più d'un
-tiro di balestra e tutti in amenissima postura erano anche altri tre
-castelli, detti Montevecchio (poi Montevetro, Montevedro); Monteluncilo
-(poi Monte Lucio, Monteluzo); Montegiovanni (poi Montezano):
-Appartenevano tutti alla Contessa Matilde di Canossa. Ora restano
-pochi ruderi di tre; ma Bianello sorge ancora magnifica villeggiatura
-e proprietà del Professore Cavaliere Luigi Caggiati, che con molto
-spendio lo ha sottratto a ruina, e con molto buon gusto l'ha fornito di
-un ricco mobilio di stile antico.
-
-[141] A Sud-Ovest di Reggio; e da Reggio dista cinque miglia.
-
-[142] A venti chilometri Sud-Sud-Est da Parma sulla sinistra dell'Enza.
-
-[143] Tre castelli nel territorio reggiano portavano questo nome:
-uno, verso Bismantova; un altro, sul confine del mantovano; finalmente
-quello che è quì nominato, a tre miglia Sud di Reggio.
-
-[144] Due cavi si conoscono col nome di Scalopia: uno nel territorio
-di Brescello con direzione verso Guastalla; l'altro nel territorio di
-Reggio, che solca le ville di Cadelbosco, dell'Argine e il distretto
-di Castelnuovo di sotto fin presso Gualtieri, al Nord di Reggio con
-direzione al Pò. Questo si chiama la Parmesana, e di questo Cavo pare
-si debba intendere parlato dal Salimbene.
-
-[145] Alla foce del ramo orientale del Nilo.
-
-[146] Embrun: Sulla Duranza, Dipartimento Alte Alpi, Nord-Est di Gap.
-
-[147] Espressione enfatica di Giobbe usata da questo Vescovo per
-indicare che piuttosto che fare il Vescovo avrebbe sopportato ogni
-sorta di fatiche e di dolori sin anche la morte.
-
-[148] Pochi chilometri a monte dell'Emilia tra Cesena e Forlimpopoli.
-
-[149] A pieno Nord e a circa 10 chilometri da Correggio.
-
-[150] A sud-ovest di Reggio sopra l'Emilia a piè dell'Apennino.
-
-[151] Poco distante da Reggio verso Modena.
-
-[152] A 20 chilometri circa da Reggio a Nord, Nord-Est.
-
-[153] Sei chilometri distante da Reggio alla sinistra del torrente
-Crostolo.
-
-[154] A Nord Nord-Est di Reggio stanno Novi, Rolo e S. Stefano, il
-quale pare fosse alla destra della Secchia nelle vicinanze della
-Mirandola.
-
-[155] Dista 17 miglia al Sud di Padova a piedi de' colli Euganei.
-
-[156] Questo palazzo fu poi riedificato dalla famiglia, e nel 1500, o
-poco dopo, fu comperato e atterrato per innalzare su tutta, o su parte
-dell'area, il bel tempio detto della Steccata.
-
-[157] Di quella città nulla più resta che qualche rudere, e un tratto
-di cortina del castello imperiale, a cui è addossata una cascina della
-famiglia Romano.
-
-[158] Cassio è sul fianco settentrionale dell'Apennino a mezzo circa
-della strada postale, che da Parma mette a Pontremoli.
-
-[159] Molte e varie cose, tra vera e false, intorno a questa Costanza,
-tramandarono ai posteri i Cronisti a lei contemporanei, a seconda
-delle passioni di partito, ond'erano mossi. Tra l'altro fu scritto
-dal Cranzio, dal Villani e da altri, che quando l'Imperatrice Costanza
-era grossa di Federico II in Sicilia e in Puglia s'avea sospetto che
-per la sua grande età la potesse realmente essere; per la qual cosa
-quando venne a partorire, fece tendere un padiglione in su la piazza di
-Palermo, e mandò bando che, qual donna volesse, v'andasse a vederla, e
-molte v'andarono e videro, e quindi cessò il sospetto. Ma tutto questo
-è favola, e se non d'altronde, si desume dal fatto che Federico II è
-nato a Iesi. Salimbene dice che a trent'anni d'età i fratelli cercarono
-di collocarla a marito. Giovanni Villani e più altri narrano che si
-maritasse a cinquant'anni ed oltre. Ma gli uni e gli altri possono
-accordarsi; poichè può essere vero il racconto del Salimbene che a
-trent'anni la volessero maritare, ma che poi, non avendole allora
-trovato un partito conveniente, e pur volendola allontanare dalla
-Corte, per aver pace in famiglia, la collocassero in un convento,
-da cui uscisse quando si maritò a circa cinquant'anni d'età, e si
-effettuasse il matrimonio nell'età appunto, a cui lo riportano gli
-altri Cronisti. Di fatto tutti convengono nel raccontare che ha passato
-una parte de' suoi anni in un monastero di Palermo.
-
-[160] Questo tale, come si può ragionevolmente arguire da quel
-che segue, pare dovesse essere uno de' cagnotti di Alberigo, il
-quale sensibile ai dolori di tanto strazio, credette di potere col
-suo stratagemma far decampare Alberico da quell'ordine brutale,
-inducendogli nella mente il pensiero che fra quelle donne ve ne
-potessero essere alcune, che non avessero coi condannati quelle
-attinenze di parentela, che comunemente si credeva, e per cui se ne
-voleva dilaniare il cuore.
-
-[161] Il Sile è piccolo fiume che passa vicino a Treviso e si getta
-nell'Adriatico.
-
-[162] È alle scaturigini del torrente Senio nell'alto Apennino, pieno
-Sud di Imola. Conserva tuttora l'antico castello.
-
-[163] Due chiese sull'attuale Strada S. Francesco; la prima, soppressa
-da tempo, mostra tuttora un suo fianco in via detta Guasti di Santa
-Cecilia; la seconda, che era sin'ora conosciuta col nome di chiesa
-dei Cappuccini, perchè chiesa del loro convento, resta soppressa
-quest'anno, per conseguenza della legge sulle Corporazioni religiose.
-
-[164] Animale del genere dello scoiattolo. Pare che del vaio siasi
-perduta la specie.
-
-[165] Canoli: A Nord-Est di Reggio, da cui dista circa 15 chilometri.
-
-[166] Rosa, o Rosola, castello alla destra del Panaro al Sud di Modena,
-d'onde dista circa trenta chilometri.
-
-[167] Circa 25 chilometri a Sud di Borgo S. Donnino presso le
-scaturigini dello Stirone.
-
-[168] A Sud-Sud-Ovest di sopra l'Emilia.
-
-[169] A pieno Ovest di Pavia, su di un crocicchio Lomello Pavia,
-Lomello Mortara, Lomello Valenza, Lomello Tortona.
-
-[170] Nessuna delle ricerche storiche fatte, ha condotto a dare piena
-luce al presente periodo, la cui traduzione letterale sta scritta
-in corsivo. Forse a togliere l'apparente contraddizione gioverebbe
-supporre che quel Marchese Guglielmo di Monferrato sia un cadetto
-della famiglia de' Marchesi di Monferrato, signore di alcuni castelli,
-e l'altro, che è semplicemente indicato col titolo di Marchese di
-Monferrato, sia il capo della famiglia, il vero signore della Marca, o
-del Marchesato di questo nome; e supporre eziandio che il Pallavicino
-contro il capo della famiglia dei Marchesi di Monferrato armasse il
-cadetto Guglielmo, il quale poi mancasse alla fede data al Pallavicino.
-E in tal caso la traduzione dovrebbe dire non _il Marchese Guglielmo di
-Monferrato; ma Guglielmo de' Marchesi di Monferrato_.
-
-[171] A 22 chilometri da Piacenza sulla Ferrovia Piacenza-Parma.
-
-[172] Landasio era alle scaturigini della Mozzola, che è un influente
-di sinistra del Taro nell'alto Apennino. Ora è scomparso il castello e
-anche il nome. Se non che i pastori di quelle vette chiamano ancora con
-tal nome un greppo roccioso, a cui d'opera d'uomo non resta altro segno
-che una cisterna.
-
-[173] Ghisalecchio sull'alta Mozzola alla sinistra. Ne resta il nome ad
-una Villa, nella quale è una località detta anche oggi il Castello.
-
-[174] Circa 20 chilometri a monte dell'Emilia sulla sponda sinistra del
-Ceno, che è un influente di sinistra del Taro.
-
-[175] Circa 12 chilometri a monte dell'Emilia sulla sinistra del Taro.
-
-[176] Miano e Costamezzana sono nei pressi di Medesano.
-
-[177] Sull'Oglio e sulla via Lodi-Crema-Brescia.
-
-[178] A 13 miglia Est di Ferrara alla sinistra del Po di Volano, ove
-era un antichissimo e ricchissimo monastero, detto di S. Maria di
-Comacchio.
-
-[179] Sulla sinistra del Po di Trimaro a Nord-Ovest di Ravenna.
-
-[180] Resta incerto se frate Aldobrando sia di quel Foiano che è nel
-distretto di Campobasso nel Napoletano: o dell'altro che è in Val di
-Chiana ad Ovest Ovest-Nord del Lago di Perugia.
-
-[181] Di pochi chilometri sotto l'Emilia Ovest di Modena.
-
-[182] Di pochissimo sopra l'Emilia Ovest di Modena.
-
-[183] Sulla destra del Panaro un trenta chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[184] Sull'alto Appennino a sud di Modena tra le scaturigini del Leo e
-la Scoltenna o Panaro.
-
-[185] Villa posta sulla destra dell'Enza a tre chilometri circa al
-disotto dell'Emilia.
-
-[186] Per ispiegare l'asserto di Salimbene e di Matolino, e le
-conseguenze a cui arriva l'uno e l'altro, è necessario ammettere
-che nella casa di Marco di Michele vi fossero donne di facili
-condiscendenze.
-
-[187] Sulla destra del Po di Primaro a Nord-Ovest di Ravenna.
-
-[188] Sulla sinistra del Po di Primaro.
-
-[189] Sulla Duranza del Delfinato.
-
-[190] Dovara o Dovera è un cospicuo villaggio tra Lodi e Crema.
-
-[191] Sulla penisola che tra Lonato e Peschiera si stende nel lago di
-Garda.
-
-[192] Sulla sinistra del fiume Ronco, otto miglia al sud di Forlì, tra
-monti.
-
-[193] Sulla Strada che dal mare corre rasente la destra del Pescara per
-andare ad Aquila.
-
-[194] Circa 12 chilometri Nord-Est di Napoli sulla strada che va a
-Caserta.
-
-[195] A pochi chilometri dall'adriatico sulla via che da Vasto conduce
-a Campobasso.
-
-[196] A ottanta chilometri da Napoli sulla ferrovia del mediterraneo.
-
-[197] Federico II distrusse Fasanella per vendicarsi dei conti omonimi,
-e gli abitanti si ricoverarono a S. Angelo su un monte vicino che prese
-nome di Sant'Angelo a Fasanella a 32 miglia Nord Nord-Est di Salerno.
-
-[198] Sessa presso a Teano sulla Ferrovia Roma-Napoli a 67 chilometri
-da Napoli.
-
-[199] Per quante indagini, e lunghe, io abbia fatte, non ho potuto aver
-notizia di un personaggio storico di questo nome; il quale, dice il
-Prof. Luigi Pizzi, se vogliasi spiegare da una etimologia ebraica od
-araba, significherebbe ombra di morte, o morte di morte; significazioni
-non disadatte ad indicare i segni del vicino finimondo, a seconda delle
-opinioni prevalenti in que' tempi. Tale qualificazione e denominazione,
-potrebbe anch'essere che Giovachino se la fosse coniata di suo per
-indicare qualche personaggio, cui la prudenza consigliasse di non
-indicare col nome proprio.
-
-[200] Sulla sinistra della Secchia a monte dell'Emilia, e più su circa
-20 chilometri.
-
-[201] Di pochissimo al di sotto dell'Emilia a Nord di Castel S. Pietro
-che è sulla ferrovia Bologna Ancona.
-
-[202] Alla destra e a poca distanza dall'Enza due chilom. a valle
-dell'Emilia.
-
-[203] Alla sinistra del Mella, Sud di Brescia.
-
-[204] Il capo di tutti i Minoriti sparsi nel mondo era il Ministro
-Generale, o semplicemente il Generale. Ma l'amministrazione era
-divisa per provincia, e il capo di ciascuna Provincia era il Ministro
-Provinciale, o semplicemente Provinciale. Il capo poi di ciascun
-convento della Provincia si chiamava Guardiano. Ora ogni Provincia
-ambiva ed aveva interesse morale e materiale di avere qualche frate,
-che per ingegno e per dottrina le desse lustro; e perciò quando vi era
-un giovane che offrisse speranza di riescire eminente per lettere o
-per iscienza, lo mandavano alla celeberrima Università di Parigi per
-gli studi di perfezionamento. Per la Provincia della Sicilia fu dunque
-inviato frate Gerardino di Borgo S. Donnino.
-
-[205] Sulla sinistra del Taro a due chilometri Nord della stazione di
-Castel Guelfo.
-
-[206] Sulla Secchia circa 20 chilometri a monte dell'Emilia.
-
-[207] Intendi i Fiorentini ed i Lucchesi di parte Guelfa furono
-fieramente battuti dai Sanesi e da fuorusciti Fiorentini di parte
-Ghibellina. Ed i Guelfi furono traditi da Farinata degli Uberti e da
-Gherardo Ciccia dei Lamberti, Ghibellini; i quali col mezzo di due
-frati Minori proposero ai Rettori Guelfi di Firenze la consegna di una
-porta della città di Siena nelle loro mani, purchè mandassero un regalo
-di 10,000 fiorini d'oro, e andassero con un forte esercito a prenderne
-possesso. I Rettori di Firenze morsero all'amo dell'inganno; raccolsero
-i denari e l'esercito, ma la porta promessa non fu consegnata, anzi
-furono rovinosamente sbaragliati a Montaperti sull'Arbia; e Firenze
-ritornò a signoria Ghibellina. La strage fu grande, e la si può
-misurare, quantunque vi sia palese esagerazione, da ciò, che gli Annali
-di Pisa fanno ascendere a 10,000 i morti, e a 20,000 i prigionieri
-di guerra; e il Cronista Saba Malaspina dice di 15,000 prigionieri;
-Roncioni nello sue Storie Pisane nota 12,000 tra morti e prigionieri;
-fra Leonardo Aretino dà 30,000 morti, 4,000 prigioni; Bartolomeo
-Spina 10,000 morti, e 20,000 prigionieri. La battaglia fu combattuta
-il 4 settembre 1260 secondo Giovanni Villani; il 4 settembre 1261,
-secondo Rainieri Sardo nella sua Cronaca Pisana, inserta nell'Archivio
-storico, pag. 88 del Tomo 6º, parte 2ª, dispensa 1; Salimbene la
-assegna al 1259; ed è più attendibile che gli altri, poichè Salimbene
-era contemporaneo e già scrittore di cronache; gli altri sono tutti
-scrittori posteriori al tempo in cui il fatto avvenne.
-
-[208] Venti chilometri a Sud Ovest di Modena sui colli.
-
-[209] A sette miglia Sud da Modena sul Tiepido, e restano ancora avanzi
-del castello.
-
-[210] A dieci miglia Nord-Est di Reggio.
-
-[211] Sull'Oglio e sulla strada da Bergamo a Brescia.
-
-[212] Sulla sinistra dell'Oglio poco distante alla punta Sud del lago
-di Iseo.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
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-Le correzioni indicate a fine volume (Errata Corrige) sono state
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-vol. I (of 2), by Salimbene de Adam
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