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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Il fantasma di Canterville e il delitto di Lord Savile - -Author: Oscar Wilde - -Illustrator: G. Mazzoni - -Translator: G. Vannicola - -Release Date: October 28, 2019 [EBook #60586] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - - - - - - OSCAR WILDE - - - Il fantasma di Canterville - e il delitto di Lord Savile - - - Prima versione italiana di G. VANNICOLA. - con disegni di G. MAZZONI. - - SECONDA EDIZIONE. - - - - A. F. FORMIGGINI EDITORE IN ROMA - - - - - LA PROPRIETÀ LETTERARIA E ARTISTICA - - degli ornamenti, delle versioni originali e delle note critiche - pubblicate in questa collezione - - SPETTA ESCLUSIVAMENTE ALL'EDITORE - - il quale, adempiuti i suoi obblighi verso la Legge e verso gli Autori - eserciterà i suoi diritti contro chiunque e dovunque. - - _Copyright 1920: by A. F. Formiggini, Rome._ - - - - -INTRODUZIONE - - -Non rifarò la biografia d'Oscar Wilde, ormai cosa pubblica, ahimè, -troppo pubblica. Più che per la grandezza e la decadenza della sua -vita, più che per la stessa sua opera, Wilde interessa sopratutto per -il particolare significato che possiamo trarre dalla sua personalità -d'eccezione. - -«Io non rimpiango — scrive egli nel _De profundis_, che è il migliore -commento alla tragedia della sua vita — io non rimpiango un solo -istante di aver vissuto per il piacere. Io feci questo appieno, come -si dovrebbe fare ogni cosa che si fa. Non ci fu piacere che io non -sperimentassi; io gettai la perla della mia anima in una coppa di vino; -io scesi pel sentiero fiorito di margherite al suono dei flauti; io -vissi di favi di miele. Ma continuare la stessa vita sarebbe stato un -errore, perchè sarebbe stata una limitazione. Io dovevo andare innanzi: -l'altra metà del giardino aveva anche i suoi segreti per me». - -E aggiunge, nel suo orgoglio di scrittore che vive, pur nel carcere -da cui scriveva, la sua vita letteraria con profonda coscienza: -«Naturalmente, tutto ciò è adombrato e prefigurato nei miei libri.». - -Nè avrebbe potuto essere altrimenti. In ogni singolo istante della -propria vita, si è quello che si sarà non meno di quello che si è -stati. L'arte è un simbolo, perchè l'uomo è un simbolo. - -«Io non rimpiango un solo istante di aver vissuto per il piacere!» - -Non i piaceri, il Piacere. Il Piacere, per quanto raro, è un fatto: -i piaceri, quantunque abbondanti e comuni, sono una ricerca e quasi -sempre vana. - -Quando si riesce ad opporre al gigante Tædium l'esercito dei nani -piaceri, il gigante soffoca i nani con qualche gesto, e riprende la sua -posa stanca. - -I moralisti non concepiscono la parola «Piacere» se non come un -richiamo agli appetiti più umili. Esaltano le idee di dovere, di -solidarietà, di sacrificio, mai l'idea di godere, di fare della -vita una luce, un infinito, un piacere. Secondo le loro abitudini -spirituali, un'idea simile è un'idea che offende e degrada. Una -filosofia del piacere! Ma significa mancare d'ideale. - -Rispondiamo senza timore: il piacere può benissimo essere un ideale e -molto favorevole allo sviluppo e alla grandezza dell'umanità. - -Dal Cristianesimo in quà gli uomini non si sono occupati del piacere -se non per condannarlo, e gli stessi poeti, così eloquenti sul dolore, -hanno trattato il piacere con un certo disdegno. In questi ultimi anni, -veramente, è avvenuta una reazione in favore della vita, e la gioia è -stata cantata con fervore religioso, troppo religioso forse, ma non con -tale famigliarità da far dimenticare la malinconia baudelairiana: - - Sois sage ô ma douleur et tiens toi plus tranquille. - -Il dolore ha sempre ispirato poeti, moralisti, filosofi, e fatto dire, -ahimè, molte sciocchezze. La filosofia del piacere è ancora da farsi. -Ma il numero degli uomini che comprendono che il piacere è il migliore -impiego della vita, è molto aumentato. L'assurda metafisica tedesca, la -secca nozione del dovere astratto secondo Kant, ha fatto il suo tempo. -Si comincia a comprendere che il primo dovere dell'uomo è di godere. -Se no, perchè vivere? «Il mio dovere, diceva Wilde, è di terribilmente -godere». - -E godette terribilmente, con passione, con violenza, quasi con delirio. -Ogni istante di vita era per lui un'offerta degli Dei. Non si può -immaginare nulla di più pagano, di più anticristiano. Riempì di lirismo -la sua vita fino all'orlo, come si riempie fino all'orlo una coppa di -vino. - -Aveva il genio, un nome illustre, un'alta posizione sociale. -Pareva vivere con lo spirito di Apollo in una intimità profonda e -irradiata. Aveva fatto dell'arte una filosofia, e della filosofia -un'arte. I suoi scritti insegnavano un modo di pensare che stupiva, -seduceva, incantava, dando alle cose altri colori ed altri profumi, -avviluppandole di una veste di bellezza, mettendo una rosa ad ogni -chiave della viola e ad ogni corda un colore dell'iride. - -Dava alla verità ora il vero e ora il mendace come imperi legittimi, -mostrando che il vero e il mendace sono semplici modi d'esistenza -intellettuale. Faceva della poesia una realtà suprema, della sua vita -una realizzazione poetica verso cui convergevano, come per incantesimo, -tutti i raggi della gloria mondana... Era deliziosamente chino verso -il sorriso. Salice e acqua insieme, un'acqua che diceva: «Ascoltatemi, -ascoltatemi!» e poi se n'andava, con un piccolo fremito, a fare dei glu -glu di narghilè in una qualche ironica Mongolia. - -Favoleggiava: - -«C'era una volta un uomo che la gente del villaggio amava, perchè -contava storie. Tutte le mattine egli usciva dal villaggio, e quando -vi rientrava alla sera, tutti i lavoratori del villaggio, dopo aver -travagliato tutto il giorno, gli si adunavano intorno e dicevano: «Via! -racconta: Che hai tu veduto oggi?». Egli raccontava: Ho veduto nella -foresta un fauno che suonava il flauto, e faceva ballare una corona di -piccoli silvani. — Racconta ancora. Che hai tu veduto? dicevano gli -uomini. — Quando sono arrivato sulla spiaggia del mare ho veduto tre -sirene a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro -verdi capelli. — E gli uomini lo amavano perchè contava storie. - -Una mattina egli abbandonò come tutte le mattine il suo villaggio. Ma -quando arrivò alla spiaggia del mare, ecco che egli scorge tre sirene -a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro capelli -verdi. E continuando la sua passeggiata, egli vide, giunto presso il -bosco, un fauno che suonava il flauto a una corona di silvani... - -Quella sera, quando egli rientrò nel suo villaggio e gli domandarono -come le altre sere: Via! racconta: che hai tu veduto? egli rispose: Non -ho veduto nulla». - -Nell'atteggiamento di Oscar Wilde non si suole vedere generalmente che -un esasperato bisogno di stupire, d'irritare la curiosità del pubblico. -Egli stesso, conveniamone, invitava ad un giudizio così superficiale, -grazie alle spumeggianti qualità del suo spirito aristocratico, tutto -trine e gioielleria. Ma dietro il brillante fantasma del dandy, dietro -il gentleman prezioso, estremo, superlativo, ecco apparire il vero -personaggio di Wilde, il fascinante favoleggiatore, il prestigioso -datore di estasi, il Bugiardo, com'egli dice, il cui scopo è di sedurre -e d'incantare. Ed ecco che sotto il suo alito musicale l'albero -di Delfi rinfiora, e nella foresta si solleva il vento delle danze -silvane, e a fior delle onde appaiono le sirene... - -«E la Società non sarà sola a bene accoglierlo, dice Wilde raccogliendo -in qualche parola l'essenza stessa della sua estetica. L'arte, evasa -dalla prigione del realismo, s'affretterà innanzi a lui e bacierà -le sue belle labbra menzognere, sapendo bene che lui solo possiede -il segreto delle sue manifestazioni — il segreto che la Verità è -assolutamente e interamente questione di stile. E la Vita, stanca -di ripetersi a profitto di Spencer, degli storici scientifici e dei -compilatori di statistiche, la Vita lo seguirà umilmente e cercherà -di riprodurre nella sua maniera semplice e inalterabile qualcuna delle -meraviglie ch'egli narra». - -Tutte le regioni della sua sensibilità sono illuminate da questo -pensiero costante, interamente personale, coesistente alla virtù -adunatrice di verbi, onnipresente ad ogni manifestazione della sua -individualità fino talvolta ad acuirne il senso sottile. Per Wilde, -come per Platone, come per Fichte, il mondo reale non è che pura -concezione del nostro spirito, e le cose non sono che apparenze delle -nostre idee. - -Egli andava nella vita esultante, recando nelle mani la sua anima sacra -di Poeta. Non era Giacinto che veniva a parlare delle rive del lago di -Tiberiade; era l'ombra di Orfeo vittoriosa degl'inferni. - -Si esprimeva per apologhi, pensava in brevi significazioni narrative -bagnate di un'atmosfera magnetica che permetteva allo spirito un -prolungamento e una suggestione indefinita. E la voce era di una -musicalità fine e dolce, quasi un accompagnamento avviluppante la frase -elegante e perfetta. Parole speciose, silenzi enigmatici, suggestioni, -musiche... - -E quando egli taceva, tutti lo ascoltavano ancora, commossi e -sorridenti, simili a quei marinai delle navi greche, ai quali la voce -insidiosa del mare recava il mormorio sommesso delle sirene. - -Ma attraverso i più seducenti arabeschi dell'immaginazione e del -linguaggio, l'idea era sostenuta ad un'altezza paradossale e logica. -Una giuntura sottile e segreta fondeva strettamente l'emozione -dell'esteta e l'emozione dell'uomo; e il metallo sortiva puro, lo -stilista non aveva che da cesellarlo, gioiello d'arte e di vita, con -quella flessibilità intellettuale che può prendere tutte le maschere, -insinuarsi in tutti gli atteggiamenti, vivere insieme e volontariamente -vite diverse e contradittorie. - -A questo punto della sua vita Oscar Wilde è completo; personifica la -propria vita e la propria leggenda assaporando la voluttà profonda -d'associare degli opposti. Il segreto meraviglioso della vita è suo. -Egli può veramente dirsi «re della vita»: _The King of the life._ - -Ma a questo punto comincia una fine e quasi impercettibile -deteriorizzazione progressiva. Il soffio del dionisiaco, moderato fin -qui come in un concerto il lirismo del solista è sottomesso al bisogno -preciso della misura, adesso si fa elemento dominante ed esasperante. -L'affermazione della Vita stessa nei suoi problemi più strani e più -ardui, la volontà di vita che sacrifica i suoi tipi più elevati a -beneficio del proprio carattere inestinguibile, quello insomma che -Nietzsche ha chiamato «dionisiaco», sale, si svolge, si diffonde, si -esalta. - -Egli, giustificò Henri De Régnier, credeva vivere in Italia ai tempi -del Rinascimento o in Grecia ai tempi di Socrate... - -Lo spaventoso amore ch'egli provava per la vita e per la bellezza della -vita, era come una virtù demoniaca che lo innalzava su tutti i culmini -e lo profondava in tutti i baratri. Sottili desiderî, voglie squisite, -volontà fosche, aberrazioni incredibili, un fervore epicureo da cui -s'alza fatidico e quasi rabido l'antico monito pagano: _coronemus nos -rosis, cras enim moriemus._ - -Per qualche tempo egli fu così il simbolo di un nuovo Edonismo e -andò nel mondo ebbro di arte, con la gola arsa di bellezza, con gli -occhi bruciati dalla sua visione, con la febbre di squisiti peccati -nel sangue, senza lasciar sfuggire un solo istante, cercando sempre -sensazioni nuove, sempre, sempre... Ma il ritmo del pathos travolge e -precipita. _Incipit tragœdia._ - -La sventura, come già il piacere, è opera deliberata e necessaria di -quel dover _terribilmente godere_. - -«Io _dovevo_ andare innanzi: l'altra metà del giardino aveva anche i -suoi segreti _per me_». Ed egli fa di sè, della sua carne e della sua -anima, una belva intelligente e voluttuosa. - -Gli amici lo descrivono nei tempi immediatamente anteriori alla -prigionìa, vagante per l'Europa e per l'Africa Settentrionale, in preda -a non so quale inquietudine. - -Ad Algeri, narrò ad Andrè Gide uno degli ultimi suoi miti delicati e -sapienti; egli sfuggiva l'opera d'arte, non voleva più adorare se non -il sole; il sole detesta il pensiero, lo fa indietreggiare e rifugiarsi -nell'ombra, dall'Egitto alla Grecia, all'Italia, alla Francia, alla -Russia, alla Norvegia. - -L'adorazione del sole era l'adorazione della vita, lirica adorazione -che si faceva via più feroce, terribile. Il Gide aggiunge: «Nietzsche -mi stupì meno più tardi, perchè avevo inteso Wilde dire: Non la -felicità! Sopratutto non la felicità. Il piacere! Bisogna voler sempre -il più tragico». - -E volle il più tragico. - -La storia è nota. Fu lui che intentò il processo contro il più illustre -dei suoi diffamatori, entrò quale accusatore in quella «Camera della -giustizia degli uomini...». Fu preso, tonduto, vestito di sacco, -ammanettato... - -Pianse: - -«A chi è in prigione, egli dice, le lagrime son parte della quotidiana -esperienza: un giorno in prigione senza pianto è un giorno in cui si ha -il cuore duro, non un giorno in cui si è felici». - -Ma pur dal profondo dell'abisso egli si inebria delle bellezze che lo -attendono oltre la porta della prigione: - -«Io ho uno strano desiderio delle grandi e semplici cose primeve, -come il mare, che m'è non meno materno della terra... Io tremo di -piacere quando penso che il giorno stesso in cui lascerò la prigione, -insieme il citiso e la glicine fioriranno nei giardini e ch'io vedrò -il vento agitare in mobile bellezza l'oro ondeggiante dell'uno, e far -che l'altro scuota la pallida porpora delle sue piume, così che tutta -l'aria sarà Arabia per me». - -Come Gautier, egli è sempre uno di coloro _pour qui le monde visible -existe_. Pur nel profondo dell'abisso la sua anima rimane pagana e -s'inebria di piacere, anche se amaro e pieno di pianto. Quello di cui -arrossisce, non è quello che la Società gli rimprovera, il «Peccato», -ma di essersi lasciato sorprendere per mancanza d'individualismo: - -«Naturalmente, confessa Wilde, una volta che misi in moto le forze -della società, la società mi si pose contro e disse: Come! tu hai -vissuto fin quì sfidando le mie leggi, ed ora vieni ad invocar -protezione a queste stesse leggi? Esse ti saranno strettamente -applicate. Il risultato è ch'io sono in prigione». - -Dalla prigione, egli scriveva a Robert Ross: - -«Troppo lunga è stata la mia tragedia, passata è la sua crisi, meschina -la sua catastrofe; ed io sono convinto che quando saremo sul finire io -farò ritorno, come un ospite male accolto, nel mondo che mi rifiuta. -Sarò un _revenant_, come dicono i francesi, uno dal volto fatto macro -per lunga prigionia, affranto per lungo patire. Orribili sono i morti -quando si destano dalla loro tomba, ma più orribili i vivi che tornano -dalle tombe. Di tutto questo io ho piena coscienza. - -Ben lo sapeva, egli che essendo in contatto con Ariel come artista, -dovette lottare con Calibano. E Calibano lo vinse. «Avevo un'anima, non -so cosa ne abbiano fatto», disse egli un giorno ad André Gide, con un -tentativo di riso che aveva il suono di un singhiozzo... - - * - * * - -«Ciò che il paradosso era per me nella sfera del pensiero — dice -Wilde nel _De profundis_ — la perversità lo divenne nel dominio della -passione». - -Il «paradosso» non è altro, insomma, che una verità poco familiare e -che il tempo attenuerà in verità usuale e, forse, in luogo comune: il -nome che gl'imbecilli danno alla verità — diceva Jean Moréas, quando lo -accusavano d'esser paradossale. - -Alcune «verità poco familiari» sono una fra le più notorie -caratteristiche dell'opera di Oscar Wilde. Frasi nette, lucide, -_boutades_ lanciate col piccolo colpo secco di una tabacchiera che si -richiude: - -— Nessun delitto è volgare. Ma ogni volgarità è delitto. La volgarità è -la condotta degli altri. - -— Si dovrebbe esser sempre un poco inverosimili. - -— Esser prematuro, significa esser perfetto. - -— Una verità cessa di esser vera quando più di uno crede in lei. - -— Soltanto gli dei conoscono la morte. Apollo è scomparso. Ma Giacinto -il quale, secondo gli uomini, venne sgozzato da lui, vive ancora: -Nerone e Narciso son sempre con noi. - -— La condizione della perfezione è la pigrizia. Lo scopo della -perfezione è la giovinezza. - -— Evitate gli argomenti di non importa qual genere. Essi sono sempre -volgari e spesso convincenti. - -E questa definizione delle donne: - -— Sfingi senza segreto. - -E questo aforisma in difesa dell'egoismo: - -— Il mezzo sicuro di non conoscer nulla della vita, è quello di cercare -d'essere utile. - -Wilde amava suscitare il riso, sorridendo; ma si compiaceva anche ad -una specie di emozione quasi ostile al riso, la cui qualità potrebbe -definirsi «opulenza», magnificenza, magistero di arte che ordisce la -trama con fila d'oro e la ricama con gemme. - -Se non precisamente un classico del ridere, Wilde è un classico -di quell'_humour_ così particolare agl'inglesi, cui egli aggiunge -un sapore di decadenza singolarmente acconcio all'anima pagana che -l'invade e lo tormenta: - -«Quando Gesù volle rientrare in Nazaret, egli narrava, Nazaret era -così cambiata che Gesù non riconobbe più la sua città. La Nazaret -ove egli aveva vissuto era piena di lamentazioni e di lagrime, questa -città era piena di risa e di canti. E Cristo, entrando in città, vide -degli schiavi carichi di fiori affrettarsi verso la scalea di una -casa di marmo bianco. Cristo entrò nella casa, e in fondo ad una sala -di diaspro, coricato sopra un giaciglio, vide un uomo i cui capelli -disfatti erano mischiati alle rose rosse e le cui labbra erano rosse di -vino. - -Cristo si avvicinò a lui, gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè -conduci questa vita? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero -lebbroso; tu m'hai guarito. Perchè condurrei un'altra vita? - -Cristo uscì da quella casa. Ed ecco che nella strada vide una donna -il cui viso e le vesti erano dipinti, e i cui piedi erano calzati di -perle; e dietro di lei camminava un uomo il cui abito era di due colori -e i cui occhi si gravavano di desiderio. E Cristo si avvicinò all'uomo, -gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè dunque segui questa donna e -la guardi così? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero cieco; -tu m'hai guarito. Che altro farei della mia vista? - -E Cristo si avvicinò alla donna: — La strada che tu segui, le disse, -è quella del peccato; perchè seguirla? — La donna lo riconobbe e gli -disse ridendo: — La strada ch'io seguo è gradevole, e tu hai perdonato -tutti i miei peccati. - -Allora Cristo sentì il suo cuore colmo di tristezza e volle abbandonare -questa città. Ma come ne usciva, vide infine, seduto sull'orlo dei -fossati della città, un giovine che piangeva. Cristo gli si appressò e -toccando le ciocche dei suoi capelli gli disse: - -— Amico mio, perchè piangi? - -Il giovine levò gli occhi, lo riconobbe e rispose: — Ero morto e tu -m'hai risuscitato; che altro farei della mia vita?» - -Non è agevole cosa definire la qualità del riso di Wilde. È un ridere -leggero, un condurre di prato in prato relegante armento di delicate -«fumisteries», immaginate e dette su fumo di sigarette. - -Di questo suo _humour_ personalissimo diamo esempio, in questa -raccolta, con la traduzione dei due deliziosi _etchings_ che seguono, -racconti di buffoneria, dove Wilde, come sempre, rimane serio. - - G. VANNICOLA. - - - - -IL FANTASMA DI CANTERVILLE - - -I. - -Quando il Ministro d'America, signor Hiram B. Otis, acquistò il -castello di Canterville, tutti dissero che faceva una sciocchezza, -poichè il castello era abitato dagli spiriti. - -Lo stesso Lord Canterville, del resto, nella sua scrupolosa onestà, -discutendo le condizioni dell'acquisto, si era fatto un dovere di -avvertirne il signor Otis: - -— Noi stessi, — aveva detto Lord Canterville, — non l'abbiamo più -abitato dall'epoca in cui la duchessa vedova di Belton svenne per lo -spavento, sentendo due mani di scheletro posarsi sulle sue spalle; nè -si rimise più in salute, dopo tale paura. - -La cosa avvenne mentre ella stava vestendosi per il pranzo. Mi sento in -dovere di aggiungere, caro signore, che il fantasma fu veduto da molte -persone della famiglia ancora viventi, come pure del reverendo Augusto -Dampier, rettore della parrocchia e dottore aggregato del Real Collegio -di Belford. Dopo il tragico fatto accaduto alla duchessa, nessuna delle -nostre giovani domestiche volle più restare presso di noi, e molte -notti Lady Canterville non ha potuto dormire per i rumori misteriosi -che venivano dal corridoio e dalla biblioteca. - -— Mylord, — aveva risposto il Ministro, — comprerò i mobili, compreso -il fantasma nell'inventario. - -Io giungo da un paese moderno dove si può acquistare tutto ciò che -per denaro si può avere, e con i nostri giovani, vivaci e gagliardi, -che ne fanno di tutte nel vostro vecchio mondo, che rapiscono i vostri -attori migliori, le vostre prime donne migliori, sono sicuro che se vi -fosse ancora un vero fantasma in Europa, non si sarebbe fatto a meno -d'impadronirsene per metterlo in uno de' nostri pubblici musei, o farlo -passeggiare per le strade più frequentate come un fenomeno. - -— Il fantasma esiste, — aveva ribattuto Lord Canterville sorridendo, — -sebbene non abbia ceduto alle offerte dei vostri impresari, anche fra -i più intraprendenti. Sono più di tre secoli che è conosciuto: risale -precisamente al 1574; non manca mai di mostrarsi quando deve avvenire -una morte nella famiglia. - -— Bah! il dottore di casa non fa diversamente, Lord Canterville. Ma, -mio caro signore, un fantasma oggi non può più esistere ed io credo che -le leggi della natura non faranno eccezioni in favore dell'aristocrazia -inglese... - -— Certamente voi siete molto positivi in America, — aveva risposto -lord Canterville, senza esser riuscito a capire l'ultima osservazione -del signor Otis. — Ma se vi piace di avere un fantasma in casa vostra, -tanto meglio: ricordatevi solamente che vi ho preavvisato. - -Qualche settimana dopo, l'acquisto era concluso e sul finire della -stagione il ministro e la sua famiglia si stabilivano a Canterville. La -signora Otis, che da ragazza, col nome di signorina Lucrezia R. Tappen, -nella 52.ª strada Est, era stata una delle grandi bellezze di Nuova -York, era ancora un'avvenente donna di mezza età, dagli occhi superbi -ed il profilo regolarissimo. - -Molte signore americane, quando sono lontane dal loro paese nativo, -prendono un aspetto di persone colpite da malattia cronica e si -immaginano che questa sia una forma di distinzione in Europa; ma la -signora Otis non era mai caduta in tale errore: essa aveva un'ottima -costituzione e una straordinaria esuberanza di vitalità. - -Veramente inglese sotto ogni punto di vista, si sarebbe potuta portare -giustamente ad esempio per avvalorare la tesi che gli inglesi hanno -tutto in comune con gli americani, tranne la lingua. - -Il suo primogenito, battezzato Washington dai suoi parenti in -un momento di patriottismo, ch'egli non cessava mai di deplorare -abbastanza, era un giovanotto biondo, ben fatto, che aveva posto la -sua candidatura alla carriera diplomatica dirigendo il _cotillon_ -al circolo di Newport per tre stagioni di seguito, ed anche a Londra -passava per un ballerino di prima forza. La gardenia era l'unica sua -bellezza: tolto ciò, era perfettamente equilibrato. - -La signora Virginia E. Otis era una giovanetta di quindici anni, svelta -e graziosa come una capinera, con una espressione di franchezza nei -suoi grandi occhi turchini. Era un'abile amazzone; cavalcando il suo -_poney_ aveva battuto in una corsa lord Bilton, facendo due volte il -giro del parco e giungendo prima per una lunghezza e mezzo in faccia -alla statua di Achille. - -Ciò aveva provocato l'entusiasmo del giovane duca di Cheshire, che le -aveva proposto, seduta stante, di sposarla. E i tutori, di lui, la sera -stessa, avevano dovuto inviarlo a Loton tutto disperato. - -Dopo Virginia venivano due gemelli, conosciuti ordinariamente sotto il -nome di Stelle e di Bande, due cari fanciulli che col degno ministro -formavano i soli veri repubblicani della famiglia. - -Siccome la villa Canterville era a sette miglia da Ascot, la stazione -più vicina, il signor Otis, aveva telegrafato che si venisse a -prenderlo con la vettura scoperta. - -Era una bella serata di luglio e l'aria era pregna dell'odore resinoso -dei pini; di quando in quando si sentiva cantare un uccello colla sua -voce più dolce o si vedeva fra le frasche e il folto la coda d'oro -brunito d'un fagiano. - -Qua e là degli scoiattoli spiavano dall'alto delle querce: dei conigli -guardavano attraverso i cespugli o al disopra dei rialzi muscosi, -drizzando le loro bianche codine. - -Appena entrarono nel viale del castello di Canterville il cielo si -oscurò improvvisamente, uno stormo di cornacchie passò silenzioso sopra -le loro teste, e prima del giungere all'abitazione grosse gocce di -pioggia cominciarono a cadere. - -Furono ricevuti sugli scalini dell'ingresso da una vecchia donna -vestita di seta nera, con la cuffia e grembiale bianco: era la -signorina Umney, la governante che il signor Otis aveva acconsentito di -conservare al suo servizio per le vive insistenze di lady Canterville. - -Mentre la famiglia scendeva dalla vettura, la signorina Umney fece un -profondo inchino e disse con l'accento strano del buon tempo antico: - -— Ben venuti al castello di Canterville. - -Tutti s'incamminarono dietro di lei, attraverso un bel vestibolo -in stile Tudor e giunsero nella biblioteca, una lunga e larga sala, -con un gran finestrone a vetri, dove il _the_ era pronto. Poi che si -furono sbarazzati degli indumenti di viaggio, si sedettero, e mentre -la governante preparava la colazione volsero lo sguardo intorno. -Ad un tratto lo sguardo della signora Otis cadde sopra una macchia -rosso scura del pavimento, precisamente accanto al caminetto, e senza -rendersi esatto conto di ciò che stava per dire, chiese alla signorina -Umney: - -— Mi pare che sia stato versato qualche cosa in quel punto. - -— Sì, signora, — rispose la governante. — Vi è stato versato del sangue. - -— È indecente! — esclamò la signora Otis — Io non voglio macchie di -sangue nel salone: bisogna farle togliere al più presto... - -La vecchia sorrise e a bassa voce, in aria di mistero, soggiunse: - -— È il sangue di Eleonora di Canterville, che fu uccisa in quel -punto da suo marito, Sir Simone di Canterville, nel 1575. Sir Simone -le sopravvisse nove anni e disparve ad un tratto in circostanze -misteriose: il suo corpo non fu mai ritrovato: ma il suo spirito -continua ad abitare questa casa. La macchia di sangue non si è mai -potuta togliere... è impossibile. - -— Tutte queste non sono che sciocchezze — esclamò Washington Otis. — Il -rimedio per smacchiare dell'incomparabile Pinkerton farà sparire tutto -in un batter d'occhio. - -E prima che la governante terrorizzata potesse intervenire egli si era -posto in ginocchio e fregava il pavimento con un piccolo pezzo di una -sostanza che somigliava a cosmetico nero. - -In pochi minuti la macchia era scomparsa, senza lasciar traccia. - -— Sapevo bene che il Pinkerton avrebbe rimediato a tutto! — esclamò in -tono di trionfo, volgendo lo sguardo intorno sulla famiglia piena, di -ammirazione. - -Ma aveva appena pronunziate queste parole che un lampo illuminò la -stanza scura e un rumore di tuono mise in agitazione tutti e in special -modo la signorina Umney, che svenne. - -— Che brutta stagione, — disse con calma il ministro accendendo un -sigaro. - -— Mio caro Hiram, — chiese la signora Otis — cosa potremo fare di una -donna che sviene così facilmente? - -— Le daremo una multa sopra il suo salario e vedrete che non cadrà più -in deliqui! - -La governante non tardò a riaversi; ma, ancora sconvolta, con voce -austera, avvertì la signora Otis ch'ella avrebbe avuto delle noie in -quella casa. - -— Ho visto coi miei occhi cose tali da far rizzare i capelli sulla -testa ad un cristiano e per notti e notti non ho potuto chiudere occhio -per le cose terribili avvenute fra queste mura, — aggiunse essa. - -Il signore e la signora Otis sorrisero ed affermarono vivamente che -essi non avevano affatto paura dei fantasmi. La vecchia governante, -dopo aver invocata la benedizione della Provvidenza sui suoi nuovi -padroni e domandato un aumento di salario, ritornò zoppicando nella sua -stanza. - - -II. - -La tempesta imperversò tutta la notte. Il giorno dopo, quando -la famiglia scese per la colazione, la macchia sul pavimento era -riapparsa. - -— Non credo che sia colpa dell'impareggiabile smacchiatore, — disse -Washington — perchè ne ho fatta la prova su ogni genere di macchia. -Deve essere stato il fantasma. - -Quindi tornò a cancellare la macchia con qualche fregamento, ma questa -il giorno dopo riapparve, sebbene la biblioteca fosse stata ben chiusa -e la signora Otis ne avesse portata seco la chiave. Da quel momento -la famiglia cominciò ad interessarsi della cosa, ed il signor Otis fu -sul punto di credere di avere troppo teorizzato negando l'esistenza -del fantasma. Sua moglie espresse anzi l'intenzione di affiliarsi -alla Società spiritica ed egli preparò una lunga lettera ai signori -Myers e Podmore, autori del _Phantasms of the liviny_, spiegando loro -la persistenza delle macchie di sangue che derivavano da un delitto -commesso. - -Quella notte ogni dubbio sulla esistenza oggettiva del fantasma si -dileguò. - -La giornata era stata calda e il sole splendente: la famiglia aveva -approfittato del rinfrescare serotino per fare una passeggiata in -carrozza, e non rientrò in casa che alle nove per una leggera cena. - -La conversazione non si aggirò affatto su fantasmi, cosicchè mancarono -le più elementari condizioni di attenzione e di impressione che -precedono così spesso i fenomeni spiritici. Parlarono, come seppi in -seguito dal signor Otis, semplicemente dell'immensa superiorità di -Janny Davenport su Sarah Bernhardt come attrice: delle difficoltà di -trovare del granturco verde, dei grappoli d'uva, della polenta anche -nelle migliori case inglesi: dell'importanza di Boston sull'espansione -dell'anima universale; dei vantaggi del sistema di registrare i bagagli -dei viaggiatori; e poi della dolcezza dell'accento nuowyorkese in -confronto di quello strascicato di Londra. - -Non si fece allusione a niente di soprannaturale e neppure -indirettamente si parlò di Sir Simone di Canterville; alle ore undici -la famiglia andò a coricarsi. - -Alle undici e mezzo tutti i lumi erano spenti. Qualche tempo dopo il -signor Otis fu svegliato da uno strano rumore nel corridoio davanti -alla sua camera; pareva un rumore di ferri agitati che si avvicinassero -sempre più. Egli si alzò subito, accese un fiammifero e guardò l'ora. -Era un'ora precisa. Calmissimo, si tastò il polso e non lo trovò -affatto agitato. Il rumore intanto continuava, accresciuto ora da -uno scalpiccìo ben distinto di passi. Allora il signor Otis infilò -le pantofole, prese dal cassetto della toletta una piccola bottiglia -di forma bislunga, aprì la porta, e vide in faccia appunto a lui, -sul pallido chiarore della luna, un vecchio dall'aspetto terribile. -Oli occhi sembravano accesi carboni; una capigliatura lunga e grigia -ricadeva a ciocche sulle spalle; i suoi abiti, di moda antica, erano -sporchi e stracciati, e dai suoi polsi e dal collo dei piedi pendevano -pesanti catene, attaccate a ceppi arrugginiti. - -— Mio caro signore — disse il ministro, — vogliate avere almeno la -bontà di dare un po' d'olio alle vostre catene: io vi ho portato una -piccola bottiglia di _Tamnany-Soleil-Levant_. Si afferma che una sola -volta sia sufficiente e sull'etichetta vi sono molti certificati dei -più eminenti fra i nostri scienziati che ne fanno fede. La lascio qui -vicino ai candelieri e mi farò un piacere di procurarvene ancora, se lo -desiderate. - -Dopo queste parole, il ministro degli Stati Uniti posò la boccetta -sopra una tavola di marmo, chiuse la porta e si rimise a letto. - -Per qualche tempo il fantasma di Canterville restò immobile, stupito -dallo sdegno; poi, lanciando rabbiosamente la boccetta sul pavimento -incerato, fuggì attraverso il corridoio, mandando rantoli cavernosi e -spandendo una singolare luce verde. Ad onta di tutto questo, quando -arrivò allo scalone di quercia vide una porta aprirsi ad un tratto, -due piccole figure ammantate di bianco mostrarsi nel vano e un pesante -guanciale gli sfiorò la testa. - -Evidentemente non vi era da indugiare, per cui, utilizzando come mezzo -di fuga la quarta dimensione dello spazio, svanì attraverso il muro, e -la casa ritornò nella calma. - -Giunto in un piccolo locale segreto dell'ala sinistra del fabbricato, -si addossò ad un raggio di luna per riprender fiato e si mise a -riflettere onde rendersi conto della situazione. - -Mai nella sua brillante carriera, che durava da trecento anni, era -stato così grossolanamente insultato. Si ricordò della duchessa vedova, -cui egli aveva provocato una crisi di paura, mentre si specchiava, -coperta di trine e di diamanti; ricordò le quattro fantesche, alle -quali aveva fatto venire le convulsioni isteriche solo col far loro dei -versacci fra le portiere di una delle camere dei forestieri: pensò al -rettore della parrocchia, a cui aveva spento la candela mentre usciva -dalla biblioteca e che da quel momento era stato uno dei clienti più -assidui di Sir William Gulle, martire di ogni genere di disordini -nervosi; gli ritornò alla mente la vecchia signora di Trémonillac che, -svegliandosi al mattino, aveva veduto nella poltrona innanzi al fuoco -uno scheletro intento a leggere ciò che essa aveva scritto, e da allora -aveva dovuto rimanere in letto sei mesi, per un attacco di febbre -cerebrale. Guarita, si era riconciliata con la chiesa ed aveva rotto -ogni relazione con quel terribile scettico di Voltaire. Si ricordò -pure di quella notte terribile nella quale quel briccone di Canterville -era stato trovato agonizzante nel suo abbigliatojo col fante di picche -cacciato in bocca, e aveva confessato che, per mezzo di quella stessa -carta, aveva rubato a Carlo Fox presso Crockford, la somma di diecimila -sterline: egli giurava che il fantasma gli aveva fatto ingoiare -quella carta da giuoco. Tutte le sue grandi imprese gli tornavano -alla mente. Vide sfilare nella sua memoria il cantoniere che si era -bruciato le cervella per aver visto una mano verde battere nel vetro -della finestra; e la bella lady Steelfield, che era stata obbligata di -portare al collo un nastro di velluto nero per nascondere il segno di -cinque dita, impresse come un ferro rovente sulla sua pelle bianca, e -che aveva finito per annegarsi nel laghetto del Viale del Re. - -Pieno dell'egoistico entusiasmo del vero artista, il fantasma passò -nelle sua mente in rivista le parti più celebri da lui rappresentate, e -sorrise amaramente ricordando la sua ultima apparizione nella parte di -«Raben il Rosso o il lattante strangolato», il suo debutto in quello di -«Gibeone il Vampiro mago della landa di Bexley», e il furore che aveva -suscitato in una bella serata di giugno, giuocando alle bocce coi suoi -stessi ossi, sulla spianata del _lawn-tennis_. - -E tutto ciò per giungere a quale resultato? - -Dei miserabili americani moderni venivano ad offrirgli del grasso alla -marca del _Soleil-Levant_, e a gettargli sulla testa dei guanciali; -ciò era assolutamente intollerabile; nessun fantasma, secondo quando -la storia afferma, era stato mai trattato così. Bisognava prendere -una rivincita. Fino all'alba il fantasma rimase in atteggiamento di -profonda meditazione. - - -III. - -L'indomani, quando la colazione riunì la famiglia Otis, si parlò assai -lungamente del fantasma. Il ministro degli Stati Uniti era naturalmente -un poco irritato perchè la sua offerta non era stata gradita. - -— Non ho affatto intenzione di recare ingiuria al fantasma, — e -riconosco che, visto il lungo tempo del soggiorno nella casa, non è -stato gentile gettargli dei cuscini sulla testa... - -Questa osservazione, tanto giusta, provocò da parte dei gemelli -un'esplosione di risa. - -— Ma d'altra parte — riprese il signor Otis, — se persiste davvero a -non adoperare il grasso con la marca _Soleil-Levant_, bisognerà che -noi gli togliamo la sua catena; altrimenti sarà impossibile dormire con -tutto quel frastuono alla porta delle camere da letto. - -Per un'intera settimana tutto fu calmo: la sola cosa che attirava un -po' d'attenzione era il riapparire continuo della macchia di sangue -sul pavimento della biblioteca. Era certamente un fatto strano, tanto -più che la porta veniva sempre chiusa a chiave la sera e venivano -chiuse pure le finestre. Con stupore fu anche osservato che la macchia -cambiava di colore frequentemente, come un camaleonte. Certe mattine -essa era rossa scura, quasi di un «rosso indiano»: altra volta era -vermiglia: poi dell'acceso colore della porpora e una volta, quando -discesero per fare la preghiera, secondo il rito della libera chiesa -episcopale riformata americana, si trovò la macchia di un bel verde -smeraldo. - -Naturalmente, questi cambiamenti da caleidoscopio divertivano molto -tutti ed ogni sera si facevano scommesse sul colore che le macchie -avrebbero assunto il giorno dopo. - -Soltanto la piccola Virginia non prendeva mai parte agli scherzi. Per -una ragione ignota, essa rimaneva sempre vivamente impressionata alla -vista della macchia di sangue ed era stata sul punto di piangere quando -era apparsa del colore verde smeraldo. - -Il fantasma fece la sua seconda apparizione in una notte di domenica. - -Poco dopo coricata, la famiglia fu d'un tratto posta in allarme da un -enorme fracasso che veniva dal vestibolo. - -Scesero tutti subito e trovarono che una completa armatura si -era staccata dal suo posto ed era caduta sul pavimento. Vicino ad -essa, seduto sopra una poltrona dall'alta spalliera, il fantasma di -Canterville si fregava i ginocchi con un'espressione di vivo dolore -sul volto. I gemelli i quali si erano muniti della loro fionda, -gli lanciarono subito due pallottoline con la sicurezza di mira che -si può acquistare solo a forza di lunghi e pazienti esercizi fatti -sopra il professore di calligrafia. Frattanto il ministro degli Stati -Uniti puntava sul fantasma la sua rivoltella e secondo la usanza dei -Californiesi, gli intimava di alzare in aria le braccia. Il fantasma -si levò bruscamente, mandando un grido di selvaggio furore e svanì come -nebbia, spegnendo la candela di Washington Otis e lasciando tutti nella -più completa oscurità. - -Giunto in cima alle scale riprese possesso di sè e si decise a -lanciare il suo scoppio di risa satanico, che in mille occasioni aveva -sperimentato essere un procedimento di effetto sicuro. - -Si racconta che ciò aveva fatto diventare grigia in una sola notte -la parrucca di Lord Naker. Certo bastò a decidere le tre governanti -francesi a dare le loro dimissioni prima di finire il primo mese di -servizio. - -Ricordando questo lanciò dunque la sua orribile risata, svegliando ad -una ad una tutte le eco delle antiche volte: ma appena le terribili -risonanze si dispersero, una porta si aprì e apparve in veste da camera -celeste la signora Otis. - -— Temo, — disse ella — che siate indisposto e vi porto una boccetta con -tintura del dottore Bobell: se si tratta d'indigestione vi farà molto -bene... - -Il fantasma la guardò con due occhi fiammeggianti di furore e si -accinse a cambiarsi in un grosso cane nero: questo era il tiro che gli -era valso molta meritata reputazione ed a cui il medico di famiglia -aveva sempre attribuito l'idiotismo incurabile dello zio di Lord -Canterville, l'onorevole Tommaso Horton. Però, un rumore di passi che -gli si avvicinavano gli fece cambiare idea e si contentò di farsi -leggermente fosforescente, indi svanì, dopo avere emesso un gemito -sepolcrale, proprio mentre i due gemelli stavano per raggiungerlo. - -Rientrato nel suo rifugio si sentì finito: egli era in preda alla più -violenta agitazione. - -La volgarità dei due gemelli e il materialismo della signora Otis erano -certamente irritanti; ma ciò che l'umiliava di più, era di non aver -potuto reggere l'armatura di ferro. - -Aveva pensato d'impressionare anche quegli americani moderni, di farli -tremare alla vista d'uno spettro corazzato, almeno per deferenza al -loro poeta nazionale Longfellow, l'autore dello «Scheletro nella sua -corrazza», di cui le poesie graziose e interessanti l'avevano spesso -aiutato a passare il tempo che i Canterville trascorrevano a Londra. - -Quella, poi, era la sua armatura; egli l'aveva portata con gran -successo al torneo di Kentworth e ne era stato complimentato dalla -Vergine Regina. - -Ma quando ora aveva voluto indossarla nuovamente, era quasi rimasto -schiacciato dal peso enorme della corazza e dall'elmo d'acciaio, ed era -caduto pesantemente sul pavimento, scorticandosi crudelmente i ginocchi -e lussandosi il polso destro. - -Per vari giorni rimase ammalato e fece appena qualche passo; ma a forza -di cure finì per rimettersi e si decise a tentare un terzo espediente -per spaventare il ministro degli Stati Uniti e la sua famiglia. - -Scelse per il suo nuovo debutto il venerdì 17 agosto e consacrò una -gran parte della giornata a rivedere il suo costume. - -La sua scelta si posò sopra un cappello a falde rialzato da una parte -e abbassato dall'altra con una penna rossa: un manto sfilacciato alle -maniche e al colletto, e infine un pugnale arrugginito. - -Verso sera scoppiò un violento temporale: il vento era così forte che -scuoteva tutto il castello e faceva sbattere le porte e le finestre -della vecchia dimora: era proprio il tempo che ci voleva. - -Ecco quello che egli aveva in mente di fare: sarebbe entrato senza far -rumore nella camera di Washington Otis, gli avrebbe sussurrato alcune -parole tenendosi ai piedi del letto e gli avrebbe piantato tre volte il -suo pugnale nella gola al suono tenue di una melodia. - -Egli sentiva un odio speciale contro Washington, perchè sapeva -perfettamente che era lui che aveva l'abitudine costante di pulire la -famosa macchia di sangue di Canterville, con l'aiuto dello smacchiatore -incomparabile di Pinkerton. - -Dopo aver ridotto in un profondo stato di terrore lo spensierato -giovane, sarebbe entrato nella camera del ministro degli Stati Uniti -e di sua moglie, e allora avrebbe posato la mano viscida sulla fronte -della signora Otis, e con voce sorda avrebbe mormorato agli orecchi di -suo marito tremante i terribili segreti del Carnaio. - -Contro la piccola Virginia non aveva stabilito ancora niente: ella non -l'aveva mai insultato ed era tanto bella, tanto buona! - -Qualche grugnito che partisse dall'armadio gli sembrava sufficiente e, -se non giungeva a svegliarla, sarebbe arrivato a tirare la coperta con -le sue dita tremolanti di paralisi. - -Quanto ai gemelli, era risoluto a dar loro una buona lezione: per prima -cosa si sarebbe seduto su di loro in modo da produrre l'effetto della -soffocazione in sogno: indi, profittando della vicinanza dei loro -letti, si sarebbe rizzato sullo spazio libero, con l'aspetto di un -cadavere verde, freddo come il ghiaccio, finchè non fossero paralizzati -dal terrore. Poi, gettato via il suo sudario, avrebbe fatto a quattro -zampe il giro della stanza sotto forma di scheletro tutto bianco, -rotando uno degli occhi nella sua orbita, in modo da rappresentare il -«Daniele muto, o lo scheletro del suicida», parte nella quale in mille -circostanze aveva suscitato grande effetto. Si riteneva ugualmente -abile in questa parte, come in quella di «Martino il pazzo o il mistero -mascherato». Alle dieci e mezzo sentì la famiglia che saliva per -coricarsi. - -Per qualche momento fu disturbato dai sonori scoppi di risa dei -gemelli, che, evidentemente, con la loro pazza gioia di scolaretti -giocavano prima di mettersi a letto. - -Ma alle undici e un quarto tutto era tornato in silenzio e quando suonò -mezzanotte, egli si avviò a compiere la sua vendetta. - -La civetta volava contro i vetri della finestra; il corvo urlava nella -spaccatura d'un vecchio tasso e il vento gemeva, errando intorno alla -casa come un'anima in pena; ma la famiglia Otis dormiva tranquilla, -senza neppure sospettare la sorte che l'attendeva. - -Il fantasma sentiva perfettamente il russare regolare del ministro -degli Stati Uniti, che dominava il rumore della tempesta. - -Scivolò allora lungo il muro. Un sorriso cattivo increspava la sua -bocca crudele, e la luna nascose la sua faccia dietro una nuvola, -quando egli passò davanti alla apertura ogivale ove erano impresse -in turchino e oro le sue armi e quelle della sua moglie assassinata. -Camminava sempre come un'ombra funesta e pareva quasi che facesse -retrocedere le tenebre stesse sul suo passaggio. - -Ad un certo punto credette sentire una voce che chiamasse. Si fermò; -era invece un cane che abbaiava. - -Si rimise in cammino, mormorando strani giuramenti del sedicesimo -secolo e brandendo di quando in quando nella brezza di mezzanotte, il -pugnale arrugginito. - -Arrivato finalmente all'angolo del corridoio che conduceva alla camera -dell'infelice Washington, si arrestò. - -Il vento agitava intorno alla sua testa le lunghe ciocche di capelli -grigi, e faceva svolazzare, in pieghe grottesche e fantastiche, -l'orrido sudario che recava addosso. - -L'orologio suonò il quarto ed egli comprese che il momento era giunto. -Fece a se stesso un ghigno e svoltò l'angolo; ma aveva appena fatto un -passo che indietreggiò emettendo un gemito di terrore. - -Dinanzi a lui si ergeva un orribile spettro, immobile come una statua, -mostruoso come il sogno d'un pazzo. - -La testa dello spettro era calva e rilucente, la faccia rotonda, -grassotta e bianca. - -Un riso orribile sembrava averne deformato i tratti in una smorfia -eterna; dagli occhi usciva a fasci una luce rossa scarlatta. La bocca -pareva un gran pozzo di fuoco, e un vestito orrido come quello di -Simone stesso, drappeggiava il suo corpo dalle forme titaniche. - -Sul petto era fissato un foglio con una iscrizione in caratteri strani, -antichi; era forse un'epigrafe infamante, dov'erano iscritti tremendi -delitti, una terribile lista di misfatti. - -Finalmente nella mano destra teneva una scimitarra di acciaio -luccicante. - -Non avendo egli veduto fino a quel giorno fantasmi, provò naturalmente -una paura terribile e, dopo aver gettato fuggivamente un secondo -sguardo sull'orrido spettro, ritornò alla sua camera a grandi passi, -inciampando nei lenzuoli in cui era avviluppato. - -Percorse correndo il corridoio e finì per lasciarsi cader di mano il -pugnale arrugginito sugli stivali alla scudiera del ministro, nei quali -stivali venne ritrovato l'indomani dal cameriere. - -Rientrato nel suo recondito asilo, si lasciò abbattere su di un piccolo -lettuccio e nascose il viso fra le lenzuola. - -Ma dopo un momento il coraggio indomabile dei Canterville d'altro -tempo, si ridestò in lui, ed egli prese la risoluzione di andare a -parlare all'altro fantasma, spuntato il giorno. - -Per cui, appena l'alba ebbe illuminate le colline, ritornò al posto -dove aveva visto per la prima volta l'orrido fantasma. - -Diceva a se stesso che alla fine due fantasmi valevano più di -uno, e con l'aiuto del suo nuovo amico avrebbe potuto combattere -vittoriosamente contro i due gemelli. - -Ma quando fu giunto, si trovò in presenza di uno spettacolo terribile. - -Certamente doveva essere accaduto qualche cosa allo spettro, perchè -la luce era completamente sparita dalle sue orbita; la scimitarra -luccicante era caduta dalla sua mano ed egli si teneva appoggiato -al muro in un atteggiamento incomodo... Si slanciò in avanti e lo -prese fra le sue braccia; ma quale fu il suo orrore, vedendo la testa -distaccarsi e ruzzolare per terra, il corpo prendere la posizione di -coricato. - -Allora s'accorse di stringere una tenda di grossa tela bianca e che un -manico di granata, un coltello di cucina e una zucca vuota, giacevano -ai suoi piedi. - -Non comprendendo nulla di questa curiosa trasformazione, prese con mano -febbrile lo scritto e vi lesse, alla luce grigia del mattino, queste -parole terribili: - - ECCO IL FANTASMA OTIS - IL SOLO VERO E AUTENTICO SPIRITO. - DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI. - TUTTI GLI ALTRI SONO CONTRAFFAZIONI. - -Tutta la verità gli apparve improvvisamente; egli era stato burlato, -mistificato, ingannato... - -L'espressione che caratterizzava lo sguardo del vecchio di Canterville, -riapparve nei suoi occhi; serrò le sue mandibole sdentate e alzando le -mani corrose sopra la testa, giurò secondo la formula pittoresca della -scuola antica, che quando Chanteclair avesse suonato due volte il suo -allegro appello di cornetta, sarebbero avvenuti fatti sanguinosi, e che -l'assassino dal piede silenzioso sarebbe uscito dal suo ricovero. - -Aveva appena finito di fare questo tremendo giuramento, che da un -cascinale lontano, dal tetto di tegoli rossi, partì il canto di un -gallo. - -Il fantasma emise un riso prolungato, lento, amaro ed attese. - -Attese un'ora, poi un'altra, ma non si sa per quali misteriose ragioni, -il gallo non cantò più. - -Finalmente, verso le sette e mezzo, l'arrivo delle cameriere lo -costrinse a lasciare la sua fazione. - -Rientrò nel suo asilo con fiero passo, pensando al suo inutile -giuramento ed al suo inutile e mancato progetto. - -Quando vi giunse, consultò varie opere dell'antica cavalleria, la cui -lettura l'interessava enormemente, e vi lesse che Chanteclair aveva -sempre cantato due volte quando si era ricorso a quel giuramento. - -— Che il diavolo porti via questo stupidissimo animale — mormorò egli. -Nel tempo passato sarei corso su lui con la mia buona lancia e gli -avrei passato la gola e l'avrei forzato a cantare un'altra volta per -me, avesse anche dovuto crepare... - -Ciò detto, si ritirò in una comoda bara di piombo e vi rimase sino alla -sera. - - -IV. - -Il giorno seguente il fantasma si sentiva debole e stanchissimo: le -terribili agitazioni delle ultime quattro settimane, cominciavano a -produrre su di lui il loro effetto. - -Il suo sistema nervoso era completamente disordinato, e il minimo -rumore bastava a farlo trasalire. - -Non uscì più dalla sua camera per cinque giorni e finì col decidersi di -non più curarsi della macchia di sangue sul pavimento della biblioteca. - -Dal momento che la famiglia Otis non la voleva, significava che non la -meritava; questo era chiaro. - -Quella gente apparteneva evidentemente ad una razza inferiore, incapace -di apprezzare il valore simbolico di fenomeni sensibili. - -Le apparizioni dei fantasmi, lo sviluppo di astrali, tuttociò era per -essi incomprensibile, non alla portata delle loro intelligenze. - -Rimaneva quindi suo stretto dovere farsi vedere nel corridoio una volta -la settimana, e di gesticolare dalla finestra ogivale, il primo e il -terzo mercoledì d'ogni mese: non trovava nessuna ragione plausibile per -sottrarsi a tale obbligo. - -In verità, la sua vita era stata molto colpevole, ma però egli era -coscienziosissimo in tutto quello che riguardava il soprannaturale; e -così i tre sabati successivi traversò, come al solito, il corridoio, -fra mezzanotte e le tre del mattino, prendendo tutte le possibili -precauzioni per non essere veduto nè sentito. - -Si levava gli stivali, camminava il più leggermente che gli fosse -possibile sopra le vecchie tavole tarlate, s'involtava in un grande -mantello di velluto nero e non dimenticava di ungere col grasso _Soleil -Levant_ le sue catene. - -Solo dopo lunghe esitazioni egli si era deciso ad adottare questo mezzo -di protezione. - -Una sera, mentre la famiglia pranzava, egli si era insinuato nella -camera da letto della signora Otis e ne aveva rubato una boccetta. - -Al primo momento si era sentito umiliato, ma poi aveva dovuto -persuadersi che quella invenzione meritava i maggiori elogi e che -cooperava in un certo modo a favorire i suoi piani. - -Non trascuravano frattanto gli Otis di mettere attraverso il corridoio -delle corde perchè egli potesse inciampare, nel buio, e una volta -infatti, dopo che egli si era vestito per la parte di «Isacco il Nero -o il Cacciatore del bosco di Hogsbery», era caduto per aver messo il -piede sopra delle tavole insaponate, poste dai due gemelli sulla soglia -della camera delle tappezzerie ed al principio della scala di quercia. - -Quest'ultimo affronto lo mise in furore tale che risolvette di fare -uno sforzo supremo per imporre la sua dignità e riaffermare la sua -posizione sociale. - -Si decise quindi di far visita la notte seguente agli insolenti giovani -Etoniani nella sua celebre parte di «Ruperto il Temerario o il Conte -senza testa». - -Non si era più mostrato da settanta anni sotto tale travestimento, -e cioè dalla volta in cui aveva fatto una tal paura a lady Barbara -Modish, che essa aveva ritirata la sua promessa di matrimonio al nonno -dell'attuale lord Canterville, ed era fuggita a Gretna-Green con il -bel Giacomo Casteltown, giurando che per nessuna cosa al mondo avrebbe -più consentito di allearsi ad una famiglia che tollerava ad un orribile -fantasma di passeggiare al crepuscolo sulla terrazza del castello. - -Il povero Giacomo era stato in seguito ucciso in duello da lord -Canterville sul prato di Wandsworth, e lady Barbara era morta di dolore -a Tunbridge Wells, prima della fine dell'anno. - -Il suo successo non avrebbe quindi potuto essere più bello e più -completo. - -Se mi è permesso di usare un termine teatrale parlando di uno dei -più grandi misteri del mondo soprannaturale, o un termine scientifico -parlando del mondo superiore alla natura, devo dire che era una delle -sue creazioni più difficili. Gli occorsero tre ore buone per terminare -i preparativi. - -Gli stivaloni alla scudiera, facenti parte del costume, erano invero -un po' troppo larghi per lui e delle pistole da arcione non riuscì a -trovarne che una; ma insomma fu soddisfattissimo e alle una e un quarto -passò attraverso il muro e scese nel corridoio. - -Giunto presso la camera occupata dai gemelli, che io chiamerò la camera -turchina dal colore delle tappezzerie, trovò la porta socchiusa. - -Per fare un'entrata di grande effetto, spinse con forza l'uscio, e -stava per entrare, quando una pesante brocca piena d'acqua si rovesciò -su di lui, inzuppandolo fin dentro le ossa; nello stesso tempo scoppi -di risa soffocate partirono dal letto su cui sovrastava un grande -baldacchino. - -Il suo sistema nervoso ne rimase così vivamente scosso, ch'egli rientrò -ne' suoi appartamenti a gambe levate e l'indomani dovè rimanere a letto -per un forte raffreddore. - -La sola consolazione che provò, fu di non aver portato seco la sua -testa, perchè in tal caso le conseguenze sarebbero state assai più -gravi. - -Dimessa ormai ogni speranza di poter terrorizzare quella terribile -famiglia americana, si limitò allora a percorrere il corridoio con -scarpe di corda, col collo avvolto in una grossa cravatta, per timore -delle correnti d'aria e munito sempre di un piccolo archibugio in caso -di attacco da parte dei gemelli. - -Il diciannove settembre ebbe il colpo di grazia. - -Egli era disceso per la scala, fin nel vestibolo, sicuro che almeno -in quel luogo non sarebbe stato tormentato, e si divertiva a fare -delle osservazioni satiriche sopra le fotografie del ministro degli -Stati Uniti e di sua moglie, fotografie che avevano preso il posto dei -ritratti della famiglia dei Canterville. - -Indossava un costume semplicissimo, ma decente, un lungo sudario -cosparso di musco di cimitero, e teneva in mano una piccola lanterna -e una vanga da becchino, alla guisa di «Giovanni il dissoterrato o il -ladro di cadaveri di Chertsey Barw», una delle parti più famose, di cui -i Canterville avevano ragione di ricordarsi maggiormente, perchè era -stata la vera causa della loro querela col vicino lord Rufford. - -E, così travestito, circa le due del mattino, si dirigeva -tranquillamente verso la biblioteca, per vedere ciò che ancora rimaneva -della macchia di sangue, quando a un tratto vide balzare contro di lui, -da un angolo scuro, due figurine che agitavano follemente le braccia -sopra la loro testa e gli gridavano negli occhi: - -— Buum! - -Preso da panico, — il che era naturale in quella circostanza, — si -precipitò allora verso la scala, ma subito fu arrestato dalla vista di -Washington Otis che lo attendeva armato di un grande annaffiatoio da -giardino; circondato da ogni parte da nemici, e ridotto agli estremi, -non gli rimaneva che dileguarsi nella grande stufa di ghisa che, per -fortuna, non era accesa, e così fece, aprendosi un passaggio fino al -suo ritiro, attraverso i tubi e le cappe dei camini. - -Vi giunse in uno stato di compassionevole disperazione; e da quel -momento non lo si rivide più in spedizione notturna. - -I due gemelli si misero mille volte in agguato, onde sorprenderlo; -seminarono nel corridoio gusci di noce tutte le sere con grande noia -dei loro genitori e dei domestici, ma tutto invano. - -L'amor proprio del fantasma era così profondamente ferito ch'egli non -volle più farsi vedere. Dato ciò, il signor Otis, si rimise a lavorare -alla sua grande opera sulla storia del partito democratico, opera cui -accudiva da oltre tre anni. - -La signora Otis, da parte sua, organizzò uno straordinario manicaretto -americano, il _clan-cake_, che fece epoca in tutto il paese; i -ragazzi si dettero al gioco dell'_écarté_, del _poker_ ed altri svaghi -americani; e Virginia cominciò a fare lunghe passeggiate a cavallo per -i boschi in compagnia del giovane duca di Creshire, venuto a passare -l'ultima settimana di vacanze a Canterville. - -Tutti ormai ritenevano che il fantasma fosse scomparso ed anzi -il ministro scrisse a lord Canterville una lettera per informarlo -della cosa, e ricevette in risposta un'altra lettera dove questo -gli esprimeva tutto il piacere che gli aveva procurato tale notizia -e mandava le sue più sincere felicitazioni alla degna consorte del -ministro. - -Ma gli Otis s'ingannavano. - -Il fantasma era sempre nella casa, e, benchè ridotto male, non si -sentiva affatto disposto a farla finita, ora sopratutto che sapeva -trovarsi nel numero degli ospiti il giovane duca di Cheshire, un -prozio del quale, lord Francesco Silton, aveva una volta scommesso col -colonnello Carbury di giuocare ai dadi col fantasma di Canterville -e l'indomani era stato trovato sul pavimento della sala da giuoco, -paralizzato. - -L'infelice, malgrado fosse vissuto ancora molti anni, non aveva mai più -pronunziato altra frase che questa: - -— Doppio sei! - -La storia era molto nota a suo tempo, benchè, in riguardo ai sentimenti -che univano le due nobili famiglie, si fosse fatto di tutto per -metterla in tacere: anzi, un racconto particolareggiato di essa, si -trova nel terzo volume delle «Memorie di lord Tattle sul principe -reggente ed i suoi amici». - -Il fantasma desiderava dunque di provare ch'egli non aveva perduta la -sua influenza sui Silton, coi quali del resto era parente per alleanza, -avendo una sua cugina germana sposato in seconde nozze il signor di -Bulkeley, del quale erano discesi, com'è noto, in linea diretta i duchi -di Cheshire. - -Fece quindi i suoi preparativi per mostrarsi al piccolo innamorato -di Virginia, nella famosa parte del «Monaco Vampiro, o il Benedettino -svenato». - -Si trattava di uno spettacolo terribile: infatti la vecchia lady -Startuy, quando l'aveva veduto rappresentare, alla vigilia del nuovo -anno 1764, si era messa ad urlare perdutamente ed aveva finito per -esser colta da un violento attacco di apoplessia, per cui era morta in -capo a tre giorni, dopo aver diseredato i Canterville e lasciato tutto -il patrimonio al suo farmacista di Londra. - -Ma, all'ultimo momento, il terrore che gli incutevano i due gemelli, -gli impedì di uscire dalla sua stanza, e per quella notte il piccolo -duca dormì tranquillo nel gran letto a baldacchino, coperto di piume, -sognando Virginia. - - -V. - -Pochi giorni dopo, Virginia e il suo innamorato dai capelli ricciuti -si recarono a fare una passeggiata a cavallo nei prati di Brockley, -e Virginia si produsse nel saltare una siepe un tale strappo alla -sua Amazzone, che, rientrando in casa, pensò di prendere la scala -posteriore per non essere veduta. - -Mentre passava correndo davanti alla camera delle tappezzerie, la -cui porta era aperta, credette vedervi qualcuno e, persuasa che -fosse la cameriera di sua madre, la quale era solita ritirarsi ivi a -lavorare, si arrestò per pregarla di raccomodare il suo abito; ma, con -grande sorpresa, si avvide di trovarsi invece davanti al fantasma di -Canterville in persona. - -Stava questi seduto presso la finestra a contemplare gli alberi che -ingiallivano e le foglie arrossate, svolazzanti nel grande viale. - -Aveva la testa appoggiata alla mano, e tutto il suo atteggiamento -rivelava una profonda desolazione. - -Il poveretto era così abbattuto, così demolito, che la piccola -Virginia, anzichè cedere ad un istintivo sentimento di paura e correre -a chiudersi nella sua camera, fu presa da compassione e volle provarsi -a consolarlo. Si avvicinò a lui in punta di piedi, così lievemente, che -egli sprofondato nella sua tristezza, non si accorse della sua presenza -se non quando la fanciulla gli volse la parola. - -— Sono addolorata per voi, — disse; — ma i miei fratelli torneranno -domani a Eton; se dunque vi condurrete bene, nessuno vi tormenterà più. - -— È assurdo domandare di condurmi bene, — rispose il fantasma, -guardando con aria stupita la fanciulla che aveva avuto il coraggio di -rivolgergli la parola. — È assolutamente assurdo, bisogna che scuota -le mie catene, che grugnisca dai buchi delle serrature, che cammini -la notte, che faccia tutto ciò che voi chiamate condursi male.... È -l'unica mia ragione di essere. - -— Non è affatto una buona ragione di essere; e siete stato ben cattivo, -sapete! Mistress Umney ci ha detto, lo stesso giorno del nostro arrivo, -che avete ucciso vostra moglie. - -— Sì, ne convengo, — rispose storditamente il fantasma, — ma fu un -affare di famiglia e non riguarda che me. - -— È sempre un delitto ammazzare una persona, — sentenziò Virginia che -prendeva alle volte una graziosa piccola aria di gravità puritana, -ereditata certo da qualche avo venuto dalla Nuova Inghilterra. - -— Oh, io non posso soffrire la moralità a parole.... Mia moglie era -molto brutta, non stirava mai convenientemente i miei polsini e non -s'intendeva affatto di cucina. Ascoltate: un giorno avevo ucciso -un magnifico cervo maschio di due anni nei boschi di Hogley; non -indovinereste mai come lo cucinò!.... Ma lasciamo questo tema: è affare -finito, ormai, e trovo che non fu giusto da parte dei suoi fratelli -farmi morire di fame perchè l'avevo uccisa. - -— Farvi morire di fame?... Oh! Signor fantasma.... signor Simone, -volevo dire, avreste per caso ancora fame? Ho un sandwich nel mio -cestino.... vi piace? - -— No, grazie, ora non mangio più; ma è molto gentile da parte vostra -l'offerta. Voi siete più cortese di tutti gli altri della vostra -famiglia, ch'è volgare, rozza, disonesta.... - -— Basta! — gridò Virginia battendo il piede. — Siete voi ora rozzo, -villano e volgare! quanto a disonestà, voi sapete bene di aver rubato -i colori della mia scatola per rifare quella ridicola macchia di -sangue nella biblioteca. Avete cominciato col prendermi tutti i rossi, -compreso il vermiglione, di modo che mi è impossibile ora dipingere i -tramonti. Poi avete preso il verde smeraldo e il giallo; infine non mi -è restato altro che l'indaco e il bianco di Cina. Non ho potuto più -dipingere che chiari di luna, i quali fanno sempre pietà a vederli -e sono difficili a dipingersi. Non ho mai detto nulla contro di voi, -benchè sia stata molto seccata e tutto questo per una cosa ridicola. Si -è mai visto del sangue verde smeraldo? - -— Vediamo, — disse il fantasma molto cortesemente, — come potevo -io fare? È difficile al giorno d'oggi procurarsi del vero sangue, e -poichè vostro fratello adoperava lo smacchiatore incomparabile, non -vedo perchè non avrei dovuto impiegare i vostri colori per resistere -a quello. Quanto alla tinta, è questione di gusto: così i Canterville, -per esempio, sono del sangue più turchino che vi sia in Inghilterra.... -Ma so che voialtri americani non tenete conto di queste cose.... - -— Che ne sapete voi? quello che potete fare di meglio ormai è di -emigrare: ciò vi formerà lo spirito. - -Mio padre sarà ben contento di farvi dare un biglietto gratuito e, -benchè vi siano dei diritti di dazio molto alti per tutti gli spiriti, -non vi saranno fatte difficoltà alla dogana; tutti gli impiegati sono -democratici. Giunto a New York, voi potreste avere un grande successo: -conosco molta gente che darebbe centomila dollari per avere un avo e -che darebbe assai di più per avere un fantasma in famiglia. - -— Io, invece, sono persuaso, che non mi troverei bene in America. - -— Forse perchè non abbiamo delle rovine, delle cose strane? — chiese -ironicamente Virginia. - -— Non avete rovine! Non cose strane! Ma avete bene la vostra marina e i -vostri modi. - -— Buona sera, vado a chiedere a mio padre di accordare una settimana di -più di vacanze ai miei due fratelli gemelli. - -— Vi prego, miss Virginia, non ve ne andate, sono così solo, così -infelice.... non so più come tirare avanti; vorrei andare a coricarmi e -non lo posso. - -— E perchè no? Non avete che a mettervi a letto e spegnere il lume. -Spesso è difficile restare svegli, specialmente in chiesa; ma non è -difficile affatto dormire. - -— Sono trecento anni che non posso dormire! - -Questa triste esclamazione fece sgranare i begli occhi celesti di -Virginia. - -— Sono trecento anni che non dormo e mi sento tanto, tanto stanco! -— ripetè il fantasma. Virginia divenne grave e le sue labbra fini si -agitarono come petali di rosa. Si avvicinò, s'inginocchiò accanto a lui -e ne contemplò la figura vecchia e grinzosa. - -— Povero, povero fantasma, — mormorò; — non vi è dunque un posto dove -possiate dormire? - -— Sì, ma lontano, al di là del bosco di pini, rispose egli con un fil -di voce, come in sogno. Vi è un piccolo giardino, dove l'erba cresce -alta e rigogliosa; colà si vedono le grandi stelle bianche della -cicuta; là l'usignolo canta tutta la notte; tutta la notte canta, e la -luna di cristallo opaco guarda, e il salcio stende le sue gigantesche -braccia sopra i dormienti. - -Gli occhi di Virginia si velarono di lacrime; dovè nascondere la faccia -nelle mani. - -— Voi intendete parlare del Giardino della Morte, — mormorò essa. - -— Sì, della Morte. Deve essere così bello riposare nella molle scura -terra, mentre le erbe ondeggiano sulla propria testa e ascoltare il -silenzio! Non aver più nè ieri, nè domani; scordare il tempo e la vita; -esistere nella pace eterna! Voi potreste aiutarmi, potreste aprirmi, -spalancarmi le porte della morte, perchè l'amore vi accompagna sempre; -l'amore è più forte della morte. - -Virginia tremò; un fremito ghiacciato percorse il suo corpo; per -qualche istante regnò nella stanza un profondo silenzio. Le sembrò di -fare un terribile sogno. - -Allora il fantasma riprese la parola, con una voce che sembrava il -sospiro del vento: - -— Avete mai letta la vecchia profezia scritta sui vetri della -biblioteca? - -— Oh! spesso. La conosco a memoria; essa è dipinta con lettere strane, -dorate, difficili a leggersi; non sono che sei versi: - -«Quando una bionda giovinetta saprà richiamare sulle labbra del -peccatore la preghiera; quando il mandorlo sterile fiorirà e un -fanciulla piangerà, allora in tutta la casa ritornerà la calma, e la -pace rientrerà in Canterville...». - -Ma non so che significhi.... - -— Significa che voi dovete piangere con me sopra i miei peccati, -perchè io non ho lacrime; che dovete pregare con me per la mia anima, -perchè io non ho fede; e allora, se sarete stata sempre dolce, buona e -amorevole, l'angelo della Morte avrà pietà di me. - -Voi vedrete esseri terribili nelle tenebre e voci funeste mormoreranno -alle vostre orecchie, ma non potranno farvi nessun male, perchè contro -la purezza di una fanciulla le potenze dell'inferno nulla possono. - -Virginia non rispose e il fantasma si torse le mani nella violenza -della sua disperazione, guardando la bionda testa che si inchinava. - -Ad un tratto, essa si riaddrizzò, pallidissima e con uno strano -luccicchio negli occhi: - -— Non ho paura, — disse con voce ferma, — e domanderò all'angelo di -aver pietà di voi. - -Il fantasma si levò dal suo sedile, mandando un grido di gioia, prese -la testa bionda fra le sue mani, con una grazia che ricordava i tempi -passati, e la baciò. Le sue dita erano fredde come il ghiaccio e le -sue labbra bruciavano come il fuoco; ma Virginia restò forte ed egli le -fece traversare la camera scura. - -Sulla tappezzeria, di un verde sbiadito, erano ricamati piccoli -cacciatori che soffiavano nei loro corni ornati di frangie e con le -loro piccole mani le facevano segno di retrocedere. - -— Ritorna sui tuoi passi, piccola Virginia. Vattene! vattene! vattene! -— gridavano essi. - -Ma il fantasma le serrava più forte la mano ed essa chiuse gli occhi -per non vederli. - -Degli orribili animali, con la coda di lucertola, con gli occhi grossi -e sporgenti, ammiccavano dagli angoli del camino e le dicevano a voce -bassa: - -— Fa attenzione, piccola Virginia! Guardati! Potremmo anche non più -rivederti.... - -Ma il fantasma affrettò il passo e Virginia non diede ascolto. - -Quando furono in fondo alla stanza, egli si arrestò e mormorò qualche -parola che la fanciulla non comprese. - -Riaprì gli occhi e vide il muro svanire lentamente, come nebbia, e -aprirsi davanti a lei una nera caverna. Un forte vento ghiacciato -l'avvolse ed ella sentì che le tiravano la veste. - -— Presto! presto! gridò il fantasma, — o sarà troppo tardi. - -Allo stesso tempo, il muro si richiuse dietro di loro e la camera della -tappezzeria restò vuota. - - -VI. - -Trascorsi appena due minuti, la campana suonò per il thè e Virginia non -comparve. La signora Otis mandò un domestico a cercarla e questi non -tardò a tornare dicendo che non aveva potuto trovare in nessuno posto -miss Virginia. - -La signora Otis, sapendo che la figlia aveva l'abitudine di andare -tutte le sere in giardino a cogliere i fiori per il pranzo, non ne fu -inquieta; ma quando suonarono le sei e Virginia non comparve, cominciò -ad allarmarsi ed inviò i ragazzi a ricercarla, mentre essa e il marito -visitarono tutte le camere del castello. - -Alle sei e mezzo i gemelli tornarono dicendo che non avevano trovata -traccia della loro sorella. A tale notizia tutti divennero inquieti; -pensavano al da farsi, quando il signor Otis si ricordò ad un tratto -che pochi giorni prima egli aveva dato il permesso ad una banda di -zingari di accampare nel parco del castello. - -Partì subito per Blackfell-Holln, accompagnato dal suo primogenito e -da due contadini. Il duca di Cheshire, pazzo per l'agitazione, chiese -con insistenza di unirsi a lui, ma il signor Otis rifiutò temendo -una zuffa. Quando però giunse al posto dell'accampamento, vide che -gli zingari erano partiti precipitosamente: il fuoco ardeva ancora e -sull'erba restavano delle scodelle. - -Dopo aver mandato Washington e i due uomini a frugare la campagna -circostante, il signor Otis si affrettò a far ritorno alla villa per -spedire telegrammi a tutti gli ispettori di polizia della contea, -pregandoli di ricercare una giovinetta che era stata rapita da -vagabondi o da zingari. - -Fatto questo, si fece preparare il cavallo e, dopo aver insistito -perchè sua moglie e i suoi tre figli si mettessero a tavola, partì -col palafreniere per la strada di Ascot. Aveva fatto appena due miglia -che sentì galoppare dietro di sè; si voltò e vide il piccolo duca che -giungeva sopra un poney, tutto rosso in volto e col capo scoperto. - -— Ne sono proprio dolente, — disse il giovane con voce ansante, — ma -mi è impossibile di mangiare finchè non si sia ritrovata Virginia. Vi -prego di non adirarvi con me. Se ci aveste permesso l'anno scorso di -sposarci, questo fatto non sarebbe avvenuto. Non mi rimandate indietro, -ve ne prego, perchè non lo potrei, nè lo vorrei. - -Il ministro non potè trattenersi dall'indirizzare un sorriso a -quel giovanotto bello e sventato. Come non rimanere commosso per la -devozione che egli dimostrava a Virginia! Si curvò quindi sul cavallo, -posò una mano sulla spalla del duca, affettuosamente, e disse: - -— Ebbene, Cecilio, dal momento che ci tenete tanto, bisognerà bene che -vi consenta di seguirmi; ma sarà necessario che vi trovi appena giunto -ad Ascot un cappello.... - -— Al diavolo il cappello! È Virginia che io voglio trovare! — esclamò -il piccolo duca ridendo. - -Si rimisero al galoppo e presto ebbero raggiunto la stazione -ferroviaria, dove chiesero al capo se era stata vista sulla banchina -della partenza una fanciulla che rispondesse ai connotati di Virginia; -ma invano. Il capostazione inviò subito telegrammi a tutte le stazioni -lungo la linea e promise di esercitare una sorveglianza rigorosa. - -Dopo ciò, comprato un cappello per il piccolo duca da un mercante di -novità che stava per chiudere la sua bottega, il ministro Otis proseguì -per Bescbey, villaggio posto quattro miglia più distante, che gli era -stato detto essere frequentato dagli zingari. Fatta levare dal letto -la guardia campestre, questa non potè dare nessun schiarimento e così, -dopo aver traversato la piazza del villaggio, i due cavalieri ripresero -la strada di corsa e arrivarono a Canterville alle 11, col corpo -spezzato dalla fatica e il cuore dall'inquietudine. - -Giunti, trovarono Washington e i gemelli che li aspettavano al cancello -con delle lanterne, il viale essendo scurissimo. - -Nessuno aveva trovato traccia di Virginia. Gli zingari erano stati -raggiunti nei prati di Brockley, ma la fanciulla non era con loro. Essi -avevano spiegato la ragione della loro partenza precipitata dicendo -che si erano sbagliati sulla data della fiera di Charton e che la paura -di non giungere in tempo li aveva obbligati ad affrettarsi. Inoltre si -erano mostrati desolatissimi della scomparsa della figlia del ministro, -il quale aveva loro accordato di accampare nel suo parco. - -Purtroppo Virginia era perduta, almeno per quella notte, e fu con -profondo accasciamento che il padre e i giovani rientrarono in casa, -seguiti dal palafreniere che conduceva a mano il cavallo e il poney. -Nel vestibolo trovarono riuniti tutti i domestici spaventati. - -La povera signora era stesa su un divano, nella biblioteca, quasi pazza -dal dolore, e la vecchia governante le inumidiva la fronte, con acqua -di Colonia. - -Il ministro volle che essa mangiasse qualche cosa e fece servire la -cena per tutti: ma tutti erano muti e i gemelli stessi, sempre vivaci, -erano tristi e taciturni per la scomparsa dell'adorata sorellina. - -Finita la cena, nonostante le preghiere del piccolo duca, il -signor Otis volle che tutti andassero a coricarsi, affermando che -non c'era nulla da fare per quella notte, e che il mattino dopo -avrebbe telegrafato a Scotland-jard perchè fosse subito posto a loro -disposizione qualche bravo agente. - -Al momento in cui tutti uscivano dalla stanza da pranzo, l'orologio -della torre suonò mezzanotte e appena le vibrazioni dell'ultimo tocco -si spensero, fu inteso un rumore seguito da un grido acuto. Un tremendo -colpo di tuono scosse la casa; una musica celeste risuonò nell'aria; -un pezzo di muro si staccò rumorosamente in cima alle scale, e sul -pianerottolo apparve Virginia, pallida, quasi bianca, con una piccola -scatola in mano. Tutti si precipitarono verso di lei; la madre se la -strinse appassionatamente al cuore; il piccolo duca la soffocò sotto i -suoi baci e i gemelli eseguirono un selvaggio ballo di guerra intorno -al gruppo. - -— Gran Dio! figlia mia dove sei stata? — chiese il padre con aria -burbera, persuaso che essa avesse voluto fare un brutto scherzo. — -Cecilio ed io abbiamo percorso tutta la campagna a cavallo per cercarti -e tua madre ha corso pericolo di morire di spavento. Non bisognerà far -mai più di tali scherzi! - -— Meno che col fantasma! — gridarono i gemelli, continuando le loro -capriole. - -— Mia cara, grazia a Dio, eccoti ritrovata; non devi lasciarmi mai -più! — mormorava la madre abbracciando la fanciulla, che tremava, e -lisciando i suoi capelli d'oro sparsi sulle spalle. - -— Papà, disse dolcemente Virginia, — sono stata col fantasma; egli è -morto.... Vai a vederlo. È stato molto cattivo, ma si è sinceramente -pentito di tutto il male che ha fatto e, prima di morire, mi ha dato -questa scatola di gioielli. - -Tutta la famiglia gettò su lei uno sguardo silenzioso e spaventato; -ma essa aveva il volto grave e serio. Muta si volse e li precedette -attraverso l'apertura fattasi nel muro, e li fece discendere per un -corridoio segreto. Washington seguiva con un candeliere acceso. - -Giunti ad una gran porta di quercia ferrata con grossi chiodi, Virginia -la toccò, e quella girò sui grossi cardini. Apparve una stanza stretta -e bassa, col soffitto a volta e con uno spiraglio per finestra. Un -grande anello di ferro era attaccato nel muro e a questo anello era -incatenato un grande scheletro, steso tutto lungo sul pavimento e -che sembrava allungasse le sue scarne dita per arrivare ad un piatto -e una brocca di forma antica, posti in modo che egli non li potesse -toccare. La brocca doveva essere stata un tempo piena d'acqua, perchè -l'interiore era tutto verde di muffa e sul piano non rimaneva che della -polvere. - -Virginia s'inginocchiò presso lo scheletro e giungendo le sue piccole -mani si mise pregare in silenzio, mentre la famiglia guardava con -stupore la scena terribile. - -— Oh! Oh! — esclamò ad un tratto uno dei gemelli, che aveva gettato uno -sguardo alla finestra per cercare di capire in che parte della casa era -posta quella stanza. — Oh! il vecchio mandorlo che era seccato è tutto -fiorito. Vedo benissimo i fiori al chiaro della luna.... - -— Dio gli ha perdonato! — disse gravemente Virginia alzandosi e la sua -fisonomia parve rischiarata da un vivo splendore. - -— Voi siete un angelo — esclamò il duca, cingendola col braccio al -collo e baciandola. - - -VII. - -Quattro giorni dopo questi strani avvenimenti, verso le undici di sera -un funebre corteggio usciva dal castello di Canterville. - -Il carro era tirato da otto cavalli neri con la testa ornata di un -grosso pennacchio di penne di struzzo che ondeggiavano mollemente. La -bara di piombo era coperta da un ricco drappo scarlatto, sul quale -spiccavano, ricamate in oro, le armi dei Canterville. Ai lati del -carro camminavano a piedi i domestici, portando torcie accese. Tutta -questa processione era grandiosa e produceva profonda impressione. -Lord Canterville dirigeva le esequie; egli era venuto appositamente -dal paese di Galles per assistere alla sepoltura, e occupava la prima -vettura con la piccola Virginia; poi veniva il ministro degli Stati -Uniti e sua moglie; quindi Washington e i due ragazzi, nell'ultima -vettura stava la vecchia Umney. - -Tutti avevano riconosciuto a lei il diritto di vedere scomparire per -sempre quel fantasma che l'aveva perseguitata per ben cinquant'anni. -Una profonda fossa era stata scavata in un angolo del cimitero, -precisamente in faccia alla siepe, e le ultime preci furono dette nel -modo più patetico dal reverendo Augusto Dampier. - -Terminata la cerimonia, i domestici uniformandosi a un vecchio costume -nella famiglia Canterville spensero le loro torce. - -Quando la bara fu calata nella fossa, Virginia si avanzò e vi pose -sopra una grande croce, fatta di fiori di mandorlo bianchi e rosei. -In quell'istante la luna uscì fuori dalle nuvole e inondò della sua -luce silenziosa e argentea il cimitero, mentre da un boschetto vicino -veniva il canto di un usignolo. Virginia ricordò allora la descrizione -che il fantasma aveva fatto del Giardino della Morte, e i suoi occhi si -empirono di lacrime. - -L'indomani mattina, prima che lord Canterville partisse per la città, -il ministro s'intrattenne con lui a proposito dei gioielli dati dal -fantasma a Virginia, gioielli veramente magnifici, sopratutto una -collana di rubini, montati in stile veneziano, mirabile capolavoro del -sedicesimo secolo. L'insieme dei gioielli aveva un tale valore che il -signor Otis provava scrupolo a permettere che sua figlia li ritenesse. - -— Mylord, — disse egli, — so che in questo paese il diritto di -manomorta vale per i piccoli oggetti come per i terreni, ed è chiaro, -chiarissimo per me, che questi gioielli debbano rimanere a voi come -proprietà di famiglia. Vi prego quindi di portarli con voi a Londra e -di considerarli come parte della vostra eredità, restituitavi sia pure -in condizioni eccezionali. Quanto a mia figlia, essa è ancora fanciulla -e fino ad ora, sono superbo di dirlo, essa è poco attaccata a questi -gingilli di vanità. - -Ho anche saputo da mia moglie, che è competente in cose artistiche, -avendo avuto la fortuna di passare varî inverni a Boston quando era -giovinetta, che queste pietre hanno un grande valore e che vendendole -frutterebbero una somma vistosa. Quindi, lord Canterville, voi -riconoscerete, ne sono sicuro, che è impossibile che io permetta di -lasciarle nelle mani di un membro della mia famiglia; d'altronde, poi, -tutti questi gingilli, giuocattoli, così appropriati, così necessari -alla aristocrazia britannica, sarebbero assolutamente fuori posto in -mezzo a persone allevate con severi principî e, posso proclamarlo, con -i principî immortali della semplicità repubblicana. - -Oso confessarvi però che Virginia tiene molto allo scrigno contenente i -gioielli; le sarebbe caro conservarlo come ricordo degli errori e della -sventura del vostro avo. - -Questo scrigno essendo antichissimo e per conseguenza molto sciupato, -mi sembra non abbia nessun valore. - -Vi confesso anzi che sono molto stupito di vedere uno dei miei figli -mostrare dell'interessamento ad un oggetto dei tempi passati e non -saprei trovare altra spiegazione se non nel fatto che Virginia nacque -in uno dei vostri sobborghi di Londra, poco dopo il ritorno di mia -moglie da una escursione ad Atene. - -Lord Canterville ascoltò senza interrompere, il discorso del degno -ministro, tirandosi di quando in quando i baffi grigi per nascondere -un involontario sorriso, e quando questi ebbe finito, gli strinse -cordialmente la mano e così rispose: - -— Mio caro signore, la vostra graziosa fanciulla ha reso all'infelice -mio avo un servizio grandissimo. - -La mia famiglia ed io le siamo riconoscenti per il meraviglioso ardire -ed il sangue freddo di cui ella ha dato prova. - -I gioielli le appartengono ed, in fede mia, sono convinto che se avessi -così poca riconoscenza da toglierglieli, il vecchio birbante sortirebbe -nuovamente dopo quindici giorni dalla sua tomba e mi renderebbe la vita -un'inferno. Quanto ad essere essi gioielli di famiglia, lo sarebbero -solo se fossero stati descritti come tali in un testamento, in un atto -legale, mentre l'esistenza di quei gioielli fu sempre ignorata. Vi -assicuro che sono tanto miei come del servo di casa. - -Quando madamigella Virginia sarà grande, sarà incantata, oso -affermarlo, di essi; inoltre signor Otis, voi dimenticate di -aver comprato con la villa, anche il mobilio e il fantasma dietro -inventario. Dunque quello che ha appartenuto al fantasma è vostro. -Malgrado tutte le prove di attività che sir Simone ha dato di notte -nel corridoio, egli è legalmente morto e la vostra compra vi ha reso -proprietario di ciò che a lui apparteneva. - -Il ministro rimase seccato del rifiuto di lord Canterville e lo pregò -a riflettere di nuovo sulla sua decisione, ma l'eccellente Pari tenne -fermo e finì per decidere il ministro ad accettare il regalo che il -fantasma aveva fatto alla figlia sua. - -Quando nella primavera del 1890 la giovane duchessa di Cheshire fu -presentata al ricevimento della regina in occasione del suo matrimonio, -i gioielli che recava indosso furono oggetto di generale ammirazione. - -Gli sposi erano così belli e si amavano tanto che tutti furono -incantati del loro matrimonio, eccettuata la vecchia marchesa di -Dembleton, che aveva fatto ogni sforzo per accaparrare il duca a fargli -sposare una delle sue sette figlie; a tale scopo anzi, aveva dato -nientemeno che tre pranzi costosissimi. - -Cosa strana, il signor Otis aveva per il piccolo duca una viva simpatia -personale, malgrado che in teoria fosse nemico della nobiltà e per -esprimersi con le sue stesse parole, avesse ragione di temere che in -mezzo alle influenze snervanti di una aristocrazia fatta di piaceri, -fossero dimenticati i veri principî della semplicità repubblicana. - -Ma non si tenne alcun conto delle sue osservazioni e quando egli -si avanzò, dando il braccio alla propria figlia, nella corsia di -San Giorgio in Hannover-Square, appariva l'uomo più fiero di tutta -l'Inghilterra. - -Dopo la luna di miele, il duca e la duchessa tornarono alla villa di -Canterville e l'indomani del loro arrivo, nel pomeriggio si recarono a -fare una visita nel solitario cimitero presso il bosco di pini. - -Da prima furono un poco imbarazzati circa l'epigrafe da porsi sulla -pietra del sepolcro dì Sir Simone, ma finirono per decidere che si -sarebbero limitati a farvi scolpire le iniziali del vecchio gentiluomo -e i versi scritti sulla finestra della biblioteca. - -La duchessa aveva portato seco delle magnifiche rose e le cosparse -sulla tomba; poi proseguirono verso le rovine del coro della vecchia -abbazia; e infine andarono a sedersi sopra una colonna spezzata. - -Suo marito, coricato ai suoi piedi, la fissava negli occhi luminosi. Ad -un tratto, gettando la sua sigaretta, le prese la mano ed esclamò: - -— Virginia; una donna non deve avere segreti per suo marito. - -— Cecilio mio, io non ne ho. - -— Sì, voi ne avete — rispose egli sorridendo, — non mi avete mai detto -ciò che seguì mentre voi eravate rinchiusa col fantasma. - -— Non l'ho mai detto a nessuno, replicò gravemente Virginia. - -— Lo so, ma a me potreste dirlo. - -— Vi prego, Cecilio; non me lo domandate, non posso dirvelo. Povero -sir Simone! gli devo molto; sì, Cecilio, non ridete, gli devo veramente -molto.... Mi ha mostrato ciò che è la vita; ciò che significa Morte e -perchè l'amore è più forte della morte. - -Il duca si alzò e abbracciò amorosamente sua moglie. - -— Voi potete conservare il vostro segreto, finchè io possederò il -vostro amore — egli disse a voce sommessa. - -— Voi l'avete sempre avuto, Cecilio. - -— E voi lo direte un giorno ai nostri figli, non è vero? - -Virginia arrossì. - - - - -IL DELITTO DI LORD ARTURO SAVILE - - -I. - -Era l'ultimo ricevimento che lady Windermere dava avanti che -s'iniziasse la primavera. - -Bentinck House, più del solito, appariva piena di una folla di -visitatori, fra cui spiccavano sei membri del gabinetto, venuti -direttamente dall'udienza dello speaker, in abito di gala e -decorazioni. - -Le belle signore indossavano costumi elegantissimi, e, all'estremità -della galleria dei quadri, la principessa Sofia di Carlrsühe, -una grossa dama dal tipo tartaro, con dei piccoli occhi neri e -meravigliosamente vellutati, parlava, con voce acuta, un cattivo -francese, ridendo sonoramente. - -C'era in quelle sale uno strano miscuglio di società: delle orgogliose -paresse cicalavano cortesemente con dei violenti radicali; dei -demagoghi popolari si strisciavano a degli scettici famosi; una brigata -di vescovi seguiva una grande prima donna di salone in salone; sulla -scala, un gruppo di membri dell'Accademia reale discuteva animatamente, -e nella sala da pranzo i geni si spingevano fra loro. - -Era quella insomma una delle più belle serate di lady Windermere e la -principessa vi si trattenne sino alle undici e mezzo passate. - -Subito dopo la sua partenza, lady Windermere tornò nella galleria dei -quadri, dove un famoso economista stava esponendo, ad una virtuosa -ungherese, con aria solenne, la teoria scientifica nella musica. - -Ella si mise a conversare con la duchessa di Paisley. - -Era meravigliosamente bella, coll'opulento seno di un bianco avorio, -ed i grandi occhi azzurri, color miosotys, ed i pesanti fermagli in -brillanti de' suoi capelli d'oro; capelli d'oro puro, non di quella -tinta paglia pallida che usurpa oggi il bel nome dell'oro; capelli di -un oro che pareva tessuto coi raggi del sole, capelli che circondavano -il suo volto come d'un nembo di santa, con quel fascino che è proprio -della peccatrice. - -Strano soggetto psicologico! - -Di buon'ora, nella vita, ella aveva scoperto questa importante verità, -che, cioè, niente rassomiglia tanto all'innocenza quanto un'imprudenza -e, dopo una serie di avventure, — la metà delle quali avute -innocentemente, — era riuscita a conquistarsi tutti i privilegi di una -personalità. - -Essa aveva più volte cambiato marito. Infatti, contava nel suo bilancio -tre matrimoni; ma siccome non aveva mai mutato amante, il mondo aveva -dopo qualche tempo smesso di sparlare sul suo conto. - -Ora aveva quarant'anni, niente figli, ed in complesso una passione -sfrenata del piacere, passione che è il segreto di quelli che restano -sempre giovani. - -Ad un tratto girò curiosamente lo sguardo per la sala e con la sua -limpida voce di contralto disse: - -— Dov'è il mio chiromante? - -— Il vostro?... esclamò la duchessa, trasalendo involontariamente. - -— Il mio chiromante, duchessa. Io ora non posso vivere senza di lui. - -— Cara Gladys, voi siete molto originale! — mormorò la duchessa, -cercando ricordarsi ciò che veramente era un chiromante e sperando non -fosse la stessa cosa che un chiropodista. - -— Viene regolarmente a vedere la mia mano due volte la settimana, — -proseguì lady Windermere, — e vi pone molto interesse. - -— Dio del cielo! deve essere certo qualche manicure. Ecco ciò che è -veramente terribile! Spero per lo meno che sia straniero: così riuscirà -un po' meno gradito. - -— Certo, è quì. Io non posso dare un ricevimento senza di lui. Egli mi -dice sempre che ho una mano veramente psichica e che se il mio pollice -fosse stato appena un poco più corto, sarei stata una pessimista -convinta e mi sarei rinchiusa in monastero.... - -— Oh! comprendo... — disse la duchessa che si sentiva molto più -sollevata. — Egli dice la buona ventura, non è così?... - -— E la cattiva, e molte altre cose di questo genere. - -L'anno venturo, per esempio, io correrò un grande pericolo, in terra, -o in mare. Bisognerà dunque che io viva in pallone e ogni sera faccia -salire in un cestino il pranzo. Tutto questo è scritto qui, sul mio -dito mignolo, o sul palmo della mano, non so più precisamente. - -— Ma cara duchessa, coi tempi che corrono, la Provvidenza può senza -dubbio resistere alle tentazioni. Io penso che ciascuno, una volta al -mese per lo meno, dovrebbe far leggere nella sua mano, per sapere ciò -che non deve più fare. Se nessuno non ha la bontà di andare a cercarmi -Podgers, andrò io stessa.... - -— Lasciate fare a me, lady Windermere, — interloquì un giovane piccolo, -grazioso, che stava vicino ed aveva seguito la conversazione con un -sorriso gioviale. — Se è così singolare come voi dite, lady Windermere, -io riuscirò a riconoscerlo: ditemi solo come è ed io ve lo condurrò -subito. - -— Sia. Non ha nulla del chiromante; voglio dire, che non ha nulla di -misterioso, di estatico e che neppure ha una figura romantica. È un -uomo piccolo, grasso, con una testa comicamente calva e dei grandi -occhiali d'oro; è un tipo che sta fra il medico di famiglia ed il -pastore di villaggio. Io ne sono desolata, ma la colpa non è mia. Le -persone sono così noiose!... Le mie pianiste hanno tutte l'aria di -pianiste, e tutti i miei poeti, l'aria di poeti. - -Io mi ricordo, che, nella stagione scorsa, avevo invitato a pranzo -un terribile cospiratore, un uomo che aveva versato il sangue di -un'infinità di persone e che portava sempre una cotta di maglia in -acciaio e teneva un pugnale celato nella manica della camicia. Ebbene! -Quando lo vidi, la sua figura mi sembrò quella di un vecchio e buon -pastore. In tutta la serata non fece che lanciare motti di spirito, -e se ciò mi divertì, mi deluse anche fortemente. Quando l'interrogai -sulla sua cotta di acciaio, si contentò di sorridere e mi disse che era -troppo fredda per poterla portare in Inghilterra.... Ah! ecco Podgers. -Ebbene, sig. Podgers, desidererei che leggeste nella mano della -duchessa di Paisley.... Duchessa, volete voi togliervi il guanto.... -non quello della mano destra.... l'altro. - -— Mia cara Gladys, veramente io non credo che ciò sia conveniente, — -disse la duchessa, sbottonando a malincuore il guanto. - -— Tutto ciò che interessa è sempre conveniente, rispose lady -Windermere: — on a fait le monde ainsi. Ma bisogna che io vi presenti, -duchessa... Ecco il signor Podgers, il mio chiromante; il signor -Podgers, la duchessa di Paisley... e se voi direte che essa ha un monte -della luna più sviluppato del mio, io non vi presterò più fede. - -— Sono sicura, Gladys, che non v'è niente di ciò sulla mia mano, — -pronunziò con tono grave la duchessa. - -— Vostra grazia ha infatti ragione, — replicò Podgers gettando uno -sguardo sulla piccola mano grassoccia, dai diti corti e tozzi. — La -montagna della luna non v'è sviluppata: però la linea della vita è -ottima. Volete avere la bontà di spiegare la giuntura della mano... -vi ringrazio... Tre linee distinte sopra la palma... voi vivrete -sino a tarda età, duchessa, e sarete grandemente felice... Ambizione -moderatissima, linea dell'intelligenza non esagerata, linea del -cuore... - -— Suvvia, siate discreto, signor Podgers! — esclamò lady Windermere. - -— Niente mi potrebbe esser più caro, — rispose Podgers inchinandosi, -— se la duchessa me ne avesse dato motivo; ma io sono dolente di dover -dire che nella mano leggo una grande costanza di affetti insieme ad un -sentimento fortissimo del dovere. - -— Volete continuare, signor Podgers? — disse la duchessa con uno -sguardo di soddisfazione. - -— L'economia non è la minore delle virtù di vostra grazia... - -Lady diede in una forte risata. - -— L'economia è un'ottima cosa, — osservò con una certa compiacenza la -duchessa. — Quando sposai Paisley, egli aveva undici castelli e non una -casa che fosse abitabile. - -— Mentre ora, — terminò lady Windermere, — egli ha dodici case e -neppure un castello! - -— Eh!, mia cara, io amo... - -— Le comodità, — rispose Podgers, — tutte le comodità dei nostri tempi -ed i caloriferi in tutte le stanze... Vostra grazia infatti ha ragione: -le comodità sono ancora la sola cosa che la civiltà può darci. - -— Voi avete mirabilmente decritto il carattere della duchessa, signor -Podgers; volete dire quello di lady Flora? - -E, rispondendo ad un cenno di testa della padrona di casa, una piccola -fanciulla, da capelli rossi di scozzese e dalle spalle altissime, si -alzò sgarbatamente da un divano e presentò una lunga mano ossuta. - -— Ah! una pianista suppongo... anzi una eccellente pianista, non è -vero? Chi sa, forse una musicista di prim'ordine. Riservatissima, -onesta e dotata di un vivo amore per gli animali... È giusto? - -— Perfettamente! — esclamò la duchessa, volgendosi a lady Windermere. — -Assolutamente esatto. - -Flora alleva infatti due dozzine di gatti a Maclosckie e sarebbe capace -di riempire la nostra casa di città di un vero serraglio di bestie se -suo padre glielo permettesse. - -— Bene! ma è appunto ciò che io faccio ogni giovedì sera in casa mia! -— rispose ridendo lady Windermere. Solamente io preferisco i leoni ai -gatti. - -— È questo il vostro solo errore, lady Windermere, — pronunziò Podgers -con un saluto cerimonioso. - -— Se una donna non può rendere incantevoli i suoi errori, non è che -una femmina qualunque... — rispose essa, — Podgers, esaminate ancora -qualche mano... Venite sir Thomas, mostrate la vostra al signor -Podgers. - -Un vecchio signore, dal portamento distinto, si avanzò e tese al -chiromante una mano grassa e tozza, con un lunghissimo dito medio. - -— Natura avventurosa; nel passato quattro lunghi viaggi ed uno -nell'avvenire... Naufragato tre volte... No, due soltanto, una in -pericolo di naufragare nel prossimo viaggio. Conservatore furibondo; -puntuale; appassionato per le collezioni di curiosità... Una malattia -pericolosa fra i sedici e diciotto anni... Erede di una grossa fortuna -verso i parenti... Grande avversione per i gatti ed i radicali. - -— Straordinario! — esclamò sir Thomas. — Dovreste leggere la mano di -mia moglie. - -— Della seconda moglie? — chiese tranquillamente Podgers, che teneva -ancora la mano del vecchio fra le sue. - -Ma lady Marvel, donna di aspetto malinconico, con capelli neri e ciglia -sentimentali, rifiutò recisamente di lasciarsi rivelare il suo passato -e il suo avvenire. - -Gli sforzi di lady Windermere non valsero neppure a far togliere i -guanti al signor di Koloff, ambasciatore russo. - -Veramente molte persone esitavano ad affrontare quello strano piccolo -uomo, dal sorriso stereotipato, dagli occhiali d'oro e gli occhi che -brillavano come rubini; e quando egli ebbe detto alla povera lady -Fermor, ad alta voce e dinanzi a tutti, che ella s'intendeva molto -poco di musica, ma che in compenso prendeva delle folli passioni per i -musicisti, divenne opinione generale che la chiromanzia era una scienza -e che bisognava incoraggiarla, ma a tête-à-tête. - -Lord Arturo Savile, che non sapeva niente della disgraziata storia -di lady Fermor, e che aveva seguito Podgers con grande interesse, -provò una viva curiosità di far leggere nella sua mano. Siccome, -però, sentiva un po' di timidezza a farsi avanti, si avvicinò a lady -Windermere e, tutto rosso in viso, le disse se Podgers avrebbe voluto -occuparsi di lui. - -— Ma certo, egli si occuperà di voi, mio buon amico... Appunto per -questo egli è qui. Tutti i miei leoni, lord Arturo, sono dei leoni -che prendono parte alla rappresentazione. Tutti saltano attraverso i -cerchi, quando io comando loro... Ma devo prevenirvi che dirò tutto a -Sibilla... Ella verrà domani da me a prendere il the, e se il signor -Podgers troverà che avete un cattivo carattere, o qualche tendenza alla -gotta, o un'amante a Bayswater, io non glielo nasconderò. - -Lord Arturo sorrise e scosse la testa. - -— Io non ho paura; Sibilla ed io ci conosciamo così bene! - -— A dire il vero sono un po' contrariata di sentirvi dir questo... La -migliore divisa del matrimonio è uno scambievole malinteso... no, io -sono completamente unica. Ho solo dell'esperienza, il che, frattanto, -è quasi la stessa cosa... Signor Podgers, lord Arturo Savile muore -d'impazienza che voi gli leggiate nella mano. Non gli dite, però, che è -fidanzato ad una delle più belle fanciulle di Londra; è già un mese che -il Morning Post ne ha dato l'annunzio... - -— Cara lady Windermere, — esclamò la marchesa di Jedburgh, — abbiate -la bontà di lasciarmi trattenere ancora un minuto il signor Podgers; -egli sta dicendomi che monterò sulle tavole del palcoscenico, e ciò -m'interessa assai. - -— Se vi ha detto ciò, lady Jedburgh, io non esito a togliervelo... -Venite qua subito, signor Podgers e leggete nella mano di lord Arturo. - -Bene! — esclamò la marchesa facendo una piccola mossa ed alzandosi dal -divano — se non mi è permesso di montare sulle tavole del palcoscenico, -mi sarà lecito almeno di assistere allo spettacolo, spero... - -— Naturalmente. Assistiamo tutti alla sentenza soggiunse lady -Windermere. - -— Ed ora, signor Podgers, diteci qualche cosa di bello, perchè lord -Arturo è uno dei miei più cari amici. - -Podgers prese la mano del giovane, la osservò, divenne stranamente -pallido e non fece parola. Un brivido sembrò passare per il suo corpo. -Le sue grandi e folte sopracciglia furono assalite da un tremito -convulso, da un tic bizzarro, irritante. Delle grosse goccie di sudore -imperlarono la sua fronte e le sue dita grassoccie divennero fredde ed -umide. - -A lord Arturo non sfuggirono questi strani segni di agitazione e per -la prima volta in vita sua ebbe paura. Il suo istinto naturale fu il -fuggire dalla sala, ma si contenne. Era meglio conoscere il pericolo, -qualunque fosse, che restare in quella angosciosa incertezza. - -— Attendo, signor Podgers. - -— Attendiamo tutti, — soggiunse lady Windermere, con il suo tono -vivace, impaziente. - -Il chiromante non rispose. - -— Io credo che lord Arturo debba montare sulle tavole del palcoscenico -— esclamò lady Jedburgh — e che dopo la vostra sortita il signor -Podgers abbia paura di dirglielo. - -Ad un tratto l'ometto lasciò andare la mano destra del giovane, afferrò -vivacemente la sinistra e si curvò tanto su questa, che la montatura in -oro dei suoi occhiali sfiorò quasi la pelle. - -Rapidamente il suo volto divenne bianco d'orrore; ma egli riuscì a -ricuperare il suo sangue freddo e rivolgendosi a lady Windermere, le -disse con un sorriso forzato: - -— È la mano di un bel giovane. - -— Certo, ma sarà egli un buon marito? Ecco quello che bisogna sapere. - -— Io credo che un marito non debba essere troppo seducente — mormorò -lady Jedburgh, con aria grave. — È così pericoloso.... - -— Mia cara fanciulla, non sono mai troppo seducenti gli uomini — -ribattè lady Windermere. — Ma ciò che mi occorre sono i particolari: -non vi sono che i particolari che interessano. Che deve dunque accadere -a lord Arturo? - -— Ebbene, fra qualche giorno lord Arturo dovrà fare un viaggio. - -— Sì, quello di nozze, naturalmente. - -— E perderà un parente. - -— Non sua sorella, spero, — disse lady Jedburgh, con tono ipocrita. - -— No, certo, non sua sorella: un semplice, lontano parente. - -— Ah!... Sono crudelmente delusa, — disse lady Windermere. Non ho -assolutamente nulla da raccontare domani a Sibilla. Chi si preoccupa -ormai dei parenti lontani? Ora non è più moda. Però io credo che -essa farà bene a comperare un abito di seta nera: serve sempre per la -chiesa... Ed ora andiamo a cena. Forse non resterà più nulla: speriamo -almeno di trovare ancora del brodo caldo. Francesco una volta faceva -del brodo eccellente, ma ora egli è sempre occupato dalla politica -e non sono mai più sicura di nulla con lui. Vorrei proprio che il -generale Boulanger rimanesse un po' tranquillo... Duchessa, voi sarete -stanca... - -— Affatto, mia cara Glady, — rispose la duchessa avviandosi verso la -porta — io mi sono molto divertita ed il vostro chiromante è stato -piacevolissimo. - - -II. - -Dieci minuti dopo, col volto bianco di terrore, gli occhi pieni di -tristezza, lord Arturo Savile si precipitava fuori di Beusinck House. - -Si fece largo attraverso i valletti impellicciati, che attendevano i -loro padroni sotto la tettoia. Sembrava non vedesse e non sentisse più -nulla. - -La notte era rigida ed i becchi del gas, lungo il viale, scintillavano -ed oscillavano sotto le folate di vento; ma le sue mani avevano il -calore della febbre e le sue tempie parevano infuocate. Egli andava -qua e là, a caso, come un ebbro. Un agente di polizia lo guardò -curiosamente mentre gli passava accanto, ed un mendicante, che si -era staccato da una porta per chiedergli l'elemosina, indietreggiò -spaventato nel vedere un volto che appariva più sventurato del suo. - -Una volta lord Arturo si arrestò sotto un lampione e guardò le sue -mani: credette vedervi traccie di sangue ed un debole grido uscì dalle -sue labbra tremanti. - -— Assassino! Questo aveva letto il chiromante nel palmo della sua mano. - -— Assassino! La notte stessa pareva lo sapesse ed il vento ripeteva -alle sue orecchie il grido orribile. Ogni angolo nero era pieno di -questa parola. - -Egli la vedeva ghignare perfino dai tetti delle case. - -Entrò nel Parco, il cui bosco pareva affascinarlo: s'appoggiò ad una -ringhiera, esausto di forze, e calmò l'ardore delle sue tempie sul -ferro umido, rimanendo assorto nel silenzio misterioso delle piante. - -— Assassino! Assassino! — gridò come se ripetendo l'accusa il -significato della parola fosse scemato. - -Il suono della sua voce lo fece rabbrividire e tuttavia desiderò -quasi che l'eco lo sentisse e svegliasse da' suoi sogni la città -addormentata. Avrebbe voluto fermare il primo passante per raccontargli -tutto. - -Poi errò per _Oxford-Street_, in vie strette e brutte; due donne, dal -volto dipinto, passando, lo schernirono. - -Da un tetro palazzo arrivò a lui uno strepito di bestemmie e di -schiaffi, seguito da acute grida; e confusamente, sotto una porta umida -e fredda vide delle schiene piegate, dei corpi rifiniti dalla miseria e -dalla vecchiaia. - -Una strana pietà s'impadronì di lui. - -Quei figli del peccato e della miseria erano essi predestinati alla -loro sorte, come egli alla sua? Non erano forse, essi pure, marionette -di un mostruoso burattinaio? - -Ma non fu il mistero, ma la commedia della sofferenza che lo colpì, -la sua assoluta inutilità, la sua grottesca mancanza di senso comune. -Tutto gli parve incoerente, privo d'armonia. Egli si sentiva stupito -dalla discordanza esistente fra l'ottimismo superficiale del nostro -tempo e la realtà dell'esistenza. - -Poco dopo si trovò di fronte a Marylebone Church. L'argine silenzioso -sembrava un lungo nastro d'argento pallido, macchiate qua e là da -mobili ombre. - -Tutto intorno si stendeva la linea dei becchi di gas, vacillanti, e -dinanzi ad una piccola casa, circondata da un muro, stava una vettura -solitaria, di cui il cocchiere dormiva saporitamente a cassetta. - -Lord Arturo si avviò a passo rapido verso _Portland-Place_, volgendosi -ad ogni momento, come se temesse d'essere seguito. - -In cima a _Rich-Street_ due uomini erano intenti a leggere un piccolo -avviso su di una palizzata. Uno strano sentimento di curiosità lo -punse, ed egli attraversò la strada in quella direzione. Avvicinandosi, -la parola _assassino_, scritta in lettere nere lo colpì. - -Si arrestò ed una vampa di fuoco gli salì al volto. - -Era un avviso ufficiale, che offriva una ricompensa a chi avesse -fornito delle informazioni per l'arresto di un uomo di mezza taglia, -sui trenta o quaranta anni, portante un cappello a cencio con gli orli -rialzati, un abito nero e dei pantaloni in tela, di cotone rigato. -Quest'uomo aveva una cicatrice sulla gota destra. - -Lord Arturo lesse l'avviso, poi lo rilesse ancora. Si chiese se l'uomo -sarebbe stato arrestato e come avesse riportato quella cicatrice. Forse -un giorno, anche il suo nome sarebbe stato sulle mura di Londra. Un -giorno, forse anche la sua testa, sarebbe stata messa a prezzo.... -Questo pensiero lo riempì d'orrore. - -Tornò sui suoi passi e fuggì nella notte. - -Appena sapeva dove si trovasse. Aveva un vago ricordo d'avere errato -in un laberinto di sordide case, d'essersi smarrito in un dedalo -gigantesco di nere vie, e l'aurora cominciava a spuntare quando -finalmente si accorse di essere nel _Picadilly-Circus_. - -Siccome seguiva _Belgrave-Square_, s'imbattè sui grandi carri da -spedizione che si avviavano verso _Covent-Garden_. - -I carrettieri, nei loro bianchi grembiali, col volto abbronzato dal -sole, i capelli incolti, camminavano a lunghi passi, facendo schioccare -di tanto in tanto la frusta e scambiandosi gli uni con gli altri -qualche parola. - -Sopra un enorme cavallo grigio, il primo di un tiro a sei, stava un -giovane paffuto, con un mazzo di fiori infilato sul cappello. Attaccato -fortemente alla criniera della sua cavalcatura, rideva clamorosamente. - -Nella luce mattinale, le grandi ceste di legumi si staccano come -dei blocchi di diaspro verde sui petali pallidi di alcune rose -meravigliose. - -Lord Arturo provò un sentimento di viva curiosità, senza sapere perchè. -V'era qualcosa su quella delicata gaiezza dell'alba che gli sembrava -fonte di un'inesprimibile commozione: ed egli pensò a tutti quei giorni -che incominciano belli, ridenti e terminano cupi, tempestosi. - -Quegli esseri rozzi, con la loro rude voce, il loro spirito triviale, -il loro andamento trascurato, quale strana Londra essi vedevano! Una -Londra liberata dai delitti della notte e dal fumo del giorno, una -città pallida, fantastica, paurosa, una città cosparsa di tombe. - -Si domandò quello che essi ne pensavano e se sapevano qualche cosa dei -suoi splendori e delle sue vergogne, dei suoi superbi piaceri e della -sua orribile fame, di tuttociò che vi fermenta e che vi ruina dalla -mattina alla sera. - -Probabilmente non rappresentava per essi che una mèta di commercio, -un mercato dove recavano i loro prodotti per venderli e dove non -rimanevano che qualche ora, lasciando forse alla loro partenza le -strade ancora silenziose e le case sempre addormentate. - -Provò uno strano godimento a vederli passare. Per quanto volgari -fossero, con le loro grosse scarpe a chiodi, avevano in essi qualcosa -di arcadico. Lord Arturo sentì che quelli erano i veri figli della -natura e che questa aveva loro insegnato la pace: ed invidiò tutta la -loro ignoranza. - -Quando lasciò _Belgrave-Square_, il cielo aveva preso la tinta di -un turchino evanescente e gli uccelli cominciavano a cinguettare nei -giardini. - - -III. - -Quando lord Arturo si ridestò, era già mezzodì ed il sole filtrava -attraverso la serica cortina color d'avorio. Si levò dal letto e andò a -guardare dalla finestra. Una vaga nebbia era sospesa sulla città, ed i -tetti delle case sembravano d'argento appannato. Nel verde tremulo del -viale alcuni fanciulli s'inseguivano, simiglianti a farfalle bianche, e -i marciapiedi erano ingombri di gente diretta verso il Parco. - -Mai gli era sembrata così bella la vita; e mai il male gli parve così -lontano. Entrò un domestico, recando un vassoio con il cioccolato. - -Egli bevve il cioccolato, quindi, sollevata una pesante portiera, passò -nella stanza da bagno. - -La luce scendeva dolcemente attraverso sottili lastre di onice -trasparente, e l'acqua, nella vasca di marmo, aveva lo splendore della -luna. - -Lord Arturo s'immerse fino al collo, poi cacciò bruscamente la testa -nell'acqua, come per purificarsi di qualche vergognoso ricordo. - -Uscito dal bagno si sentiva quasi calmo. Dopo colazione, si distese -sopra un divano ed accese una sigaretta. - -Sopra il caminetto, coperto da un bellissimo broccato antico, stava -un grande ritratto di Sibilla Merton, com'egli l'aveva veduta la prima -volta al ballo di lady Noël. - -La graziosa testa era leggermente piegata a sinistra, come se il collo, -sottile e fragile, durasse fatica a sopportare tanta bellezza. Le -labbra, leggermente dischiuse, sembravano bozzate per una musica assai -dolce, e dai suoi occhi, immersi nel sogno, traluceva la più tenera -purezza verginale. - -Modellata nel morbido abito di crespo di Cina, col grande ventaglio di -piume nella mano, si sarebbe detto ch'ella fosse una di quelle delicate -figurine, quali se ne vedono nei boschi di ulivi, presso Tanagra, e -nella sua attitudine aveva qualcosa della grazia greca. - -Nondimeno ella non era piccola. Era perfettamente proporzionata, -cosa rarissima in un'età in cui la maggior parte delle donne -sono generalmente più grandi del naturale oppure insignificanti. -Contemplandola, in quell'istante, lord Arturo si sentì invaso da quella -terribile pietà che nasce dall'amore. Sentì che sposandola col _fatum_ -di morte che gravava su lui, sarebbe stato un tradimento simile a -quello di Giuda, un delitto peggiore di tutti quelli che immaginarono i -Borgia. - -Quale felicità avrebbe potuto essere fra loro quando, ad un tratto, -egli poteva essere chiamato a compiere la spaventosa profezia scritta -nella sua mano? Quale esistenza avrebbe egli potuto condurre, giacchè -il destino portava una tale sventura nella sua bilancia? Necessitava -ritardare a qualunque costo le nozze. Egli vi era risoluto. Sebbene -amasse ardentemente quella fanciulla e il solo contatto delle dita di -lei bastasse a farlo trasalire in un godimento squisito, egli riconobbe -chiaramente quale era il suo dovere e vide che non aveva il diritto di -unirla a sè prima di avere commesso il delitto. - -Soltanto dopo commesso il delitto egli avrebbe potuto recarsi -all'altare con Sibilla Merton, e riporre la sua vita nelle mani della -donna amata, senza timore di agire malamente. Solo allora egli avrebbe -potuto stringerla fra le braccia, senza ch'ella dovesse mai curvare la -fronte sotto la sua onta. Prima occorreva _compiere questo_ e, per il -bene di entrambi, nel più breve tempo possibile. - -Molti altri, al suo posto, avrebbero preferito il sentiero infiorato -del piacere alle ascese del dovere; ma lord Arturo era troppo -coscienzioso per anteporre il piacere ai principî. - -Per un poco egli provò una naturale ripugnanza per l'opera ch'era -destinato a compiere; ma poi si convinse che non era un delitto, ma un -sacrificio: e la sua ragione gli rammentò che nessun'altra via gli era -possibile. Bisognava scegliere fra il vivere per sè e il vivere per -gli altri, e, per quanto il suo compito fosse terribile, egli sapeva -di non dover lasciar trionfare l'egoismo su l'amore, perchè, presto -o tardi, ciascuno di noi è chiamato a risolvere lo stesso problema. A -lord Arturo esso veniva presentato assai presto nella vita, prima che -il cinismo avesse corroso il suo cuore e l'egoismo intaccato il suo -carattere; per cui egli non esitò a fare il suo dovere. - -Fortunatamente egli non era un sognatore, nè uno sfacendato dilettante. -Se fosse stato tale, egli avrebbe, come Amleto, esitato lasciando con -la sua esitazione rovinare il piano. Egli era invece essenzialmente -pratico; la vita, per lui, era azione più che pensiero. Egli possedeva -il più raro dei doni, il senso comune. - -I crudeli sentimenti della sera innanzi si erano completamente -dileguati, ed egli provava quasi vergogna ripensando alla pazza fuga -per le vie della città ed alla terribile agonia della notte. Egli -si domandava ora come avesse potuto esser così dissennato da dare in -escandescenza contro l'inevitabile. - -L'unica questione che ancora lo turbava era come avrebbe egli -potuto compiere la sua missione, poichè l'omicidio, come i riti del -paganesimo, esige una vittima ed un sacerdote. - -Non essendo un genio, non aveva nemici, nè era il caso di soddisfare -qualche personale rancore; la sua missione conteneva una grave -solennità. - -Fece una lista dei nomi dei suoi amici e parenti sopra un foglietto -del taccuino, e dopo un rigoroso esame, si decise per lady Clementina -Beauchamp, una cara vecchia che abitava in Curzon-Street, sua cugina in -secondo grado, per parte di madre. - -Lord Arturo aveva sempre amato lady Clem — così la chiamavano tutti, -— e siccome egli era ricco, in seguito all'eredità lasciatagli da lord -Rugby, nessun avrebbe potuto vedere in quella morte un fine pecuniario. - -Veramente, più egli rifletteva e più lady Clem gli pareva la persona da -scegliersi e, persuaso che ogni indugio era una cattiva azione verso -Sibilla, dicise di occuparsi subito dei preparativi. La prima cosa da -farsi era, indubbiamente, regolare il conto del chiromante. - -Si sedette dunque al tavolo e riempì uno _chèque_ di cento ghinee, -pagabile all'ordine del signor Septimus Podgers. Quindi telefonò al suo -cocchiere di attaccare la vettura e si vestì per uscire. - -Nel lasciare la stanza, gettò uno sguardo sul ritratto di Sibilla -Merton e giurò che qualunque cosa accadesse, le avrebbe sempre -lasciato ignorare ciò ch'egli compiva per amor suo e che avrebbe sempre -conservato il segreto del suo sacrificio nel più profondo del cuore. - -Recandosi al club Buckingham, si fermò da una fioraia ed inviò a -Sibilla una bella cesta di narcisi, dai petali bianchi e dai pistilli -simili agli occhi del fagiano. - -Giunto al club, si recò direttamente alla biblioteca, ordinò al -cameriere un bicchiere di citrato di soda, e chiese un libro di -tossicologia. - -Per la sua triste opera, il veleno era il mezzo migliore, assolutamente -migliore. Nulla gli ripugnava più della violenza, e del resto era ben -costretto a trovare, per uccidere lady Clem, un mezzo che non attirasse -l'attenzione pubblica, poichè gli faceva orrore l'idea di diventare -la curiosità del giorno in casa di lady Windermere, o di vedere il suo -nome sui giornali, in pasto al pubblico. - -Egli doveva, inoltre tener conto del padre e della madre di Sibilla, i -quali, appartenendo ad un secolo puritano avrebbero potuto opporsi al -matrimonio, in caso di scandalo; — per quanto egli fosse persuaso che -se avesse fatto loro conoscere le causa della cosa, sarebbero stati i -primi ad apprezzare la sua condotta. - -Aveva dunque tutte le ragioni per decidersi in favore del veleno, -sicuro negli effetti e scevro di rumore. Il veleno avrebbe agito senza -bisogno di ricorrere ad atti brutali, per i quali, come la maggior -parte degli inglesi, provava una profonda avversione. - -Però non conosceva nulla della scienza dei veleni, e siccome il -cameriere non sembrava capace di trovare nella biblioteca altro -che la _Guida di Ruff_ ed il _Baily's Magazine_, cercò egli stesso -negli scaffali e finì per scoprire un'edizione della _Farmacopea_ ed -un esemplare della _Toxicologia_ di Erskine, edita da Mathew Reid, -presidente del Collegio reale dei medici ed uno dei più antichi membri -del club Buckingham, dove era stato eletto per sbaglio, confuso con un -altro candidato. - -Lord Arturo rimase molto sconcertato dai termini tecnici impiegati -nei due libri, e si pentì di non aver fatto maggiore attenzione alle -lezioni di Oxford; ma finalmente nel secondo volume di Erskine, -trovò una narrazione interessantissima e completa delle proprietà -dell'acconito, scritta in modo semplice e chiaro. - -Questo era proprio il veleno che gli abbisognava. I suoi effetti, -diceva il libro, sono quasi immediati; non dà spasimi, e preso sotto -forma di un globulo di gelatina, secondo il modo raccomandato da sir -Matkew, non ha nulla di sgradevole. - -Lord Arturo prese nota sul suo taccuino della dose necessaria per -produrre la morte, ripose il volume nello scaffale, e risalì la via di -S. Giacomo fino a Pestle e Humbey, la grande farmacia di Londra. - -Pestle, che serviva sempre personalmente i suoi clienti -dell'aristocrazia, rimase sorpreso alla richiesta del giovane, e -molto deferentemente gli mormorò qualche parola sulla necessità di una -ricetta medica. Ma appena lord Arturo gli ebbe spiegato che il veleno -doveva servire per un grosso cane di Norvegia, del quale era costretto -disfarsi, perchè mostrava sintomi d'idrofobia, parve pienamente -soddisfatto e si congratulò col suo cliente della meravigliosa -conoscenza ch'egli aveva della tossicologia. - -Lord Arturo, avuta la capsula, la mise in una bella bomboniera -d'argento, veduta e comprata in una oreficeria in Bond-Street, e quindi -si avviò verso la dimora di lady Clementina. - -— Ebbene! cattivo ragazzo, — esclamò la vecchia dama vedendolo entrare -nel suo salotto, — perchè non sei più venuto a trovarmi da tanto tempo? - -— Cara lady Clem, — rispose sorridendo lord Arturo, — non ho mai un -momento libero.... - -— Vuoi dire che trascorri tutto il giorno con miss Sibilla Merton a -comprare trine e a dire sciocchezze.... Io non so comprendere perchè -la gente si affanni tanto per sposarsi. Ai miei tempi non si sarebbe -neppure sognato di far tanti preparativi, in pubblico e in privato, per -una cosa simile! - -— Vi assicuro che non ho veduto Sibilla da più di ventiquattro ore, -lady Clem. - -A quel che so, ella appartiene ora tutta alle sue sarte. - -— Ah bene! Ed è questa l'unica ragione che ti conduce presso una -vecchia brutta e noiosa come me? Io mi stupisco che voi uomini non -sappiate congedarvi dalle donne quando hanno raggiunto la mia età. E -dire che si son commesse della pazzie per me, ed eccomi ora un povero -essere reumatizzato, con una parrucca ed una salute pessima! Se non -fosse quella cara lady Gansen, che m'invia i peggiori romanzi francesi -che si pubblichino, io non saprei veramente come passare le giornate. I -medici non servono più che a prender danari ai clienti.... Non riescono -neppure a guarirmi lo stomaco.... - -— Vi ho portato io un rimedio per questo, — interruppe gravemente lord -Arturo. — È una cosa sorprendente, scoperta da un americano.... - -— Io non amo le invenzioni americane. Ho letto qualche tempo fa alcuni -romanzi di quei paesi e li ho trovati pieni di stupida vanità. - -— Non è tutto così lady Clem. Vi assicuro che questo è un rimedio -radicale. Dovete promettermi di provarlo. - -E lord Arturo trasse dalla tasca la piccola bomboneria e la porse a -lady Clementina. - -— Questa bomboniera è un delizioso gioiello, Arturo. È veramente -gentile da parte tua.... E questo è il portentoso rimedio?.... Ha -l'aria di un dolce. Voglio prenderlo subito. - -— Dio del cielo, lady Clem! — esclamò lord Arturo, trattenendole il -braccio. — Non lo fate. È una medicina omeopatica: se voi la prendete -senza aver male allo stomaco, non vi farà nulla. Aspettate di avere una -crisi ed allora ingoiatela: rimarrete sorpresa del risultato. - -— Avrei voluto prenderla subito, — disse lady Clementina, guardando -contro luce la piccola capsula trasparente. — Sono certa che è -deliziosa.... Ti confesso ch'io detesto i medici, ma adoro le -medicine.... Tuttavia ti prometto di conservarla fino alla mia prossima -crisi. - -— E quando sopravverrà questa crisi? Molto presto? - -— Spero non prima di una settimana. Ieri ho passato una cattivissima -giornata. - -— Siete dunque sicura di avere una crisi avanti la fine del mese, lady -Clem? - -— Lo temo; ma come sei premuroso con me, Arturo! L'influenza di Sibilla -ha veramente un effetto benefico. Ed ora bisogna salutarci. Io ho a -pranzo delle persone avvizzite, persone che non sono gaie, e sento -che se non faccio una dormitina adesso, mi sarà impossibile tenere -gli occhi aperti durante il pranzo. Addio Arturo. Dì a Sibilla che -le voglio molto bene; e mille grazie a te per il prodigioso rimedio -americano. - -— Non dimenticherete di prenderlo, non è vero? - -— Sta sicuro, non lo dimenticherò, birbantello.... Ti scriverò per -dirti se mi abbisognano altri globuli. - -Lord Arturo lasciò la casa di lady Clementina più sollevato. - -La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le disse di trovarsi in una -posizione terribilmente difficile e che il suo onore e il suo dovere -gli imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò di aver fiducia -in lui e di non dubitare dell'avvenire. - -La scena ebbe luogo nella serra del palazzo Merton, dove lord Arturo -aveva pranzato, come di consueto. - -Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed egli per un momento -era stato tentato di agire vilmente, di scrivere a lady Clem che non -prendesse il rimedio e di lasciare che le nozze si compissero, come se -al mondo non esistesse un Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche -quando Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, egli non -perdette la sua calma. - -La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, aveva anche toccato la sua -coscienza. Egli sentì che per far naufragare una vita così bella, per -solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente una volgarità, e -più che mai si fece ferma la sua risoluzione. - -Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando di confortarla, e, -confortato egli stesso, l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver -scritto al signor Merton una lettera seria ed esplicita sulla necessità -di aggiornare le nozze. - - -IV. - -A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, lord Surbiton, reduce col suo -_Yacht_ da Corfù. - -I due giovani trascorsero insieme una quindicina di giorni deliziosi. -Di mattina passeggiavano sul Lido, oppure vagavano quà e là per i verdi -canali, nella loro lunga gondola nera. Nel pomeriggio usavano ricevere -sullo _Yacht_ delle visite e la sera cenavano al Florian e fumavano un -infinito numero di sigarette. - -Malgrado ciò, lord Arturo non era felice. Ogni giorno percorreva -attentamente nel _Times_ la «colonna dei decessi», in attesa di vedervi -la notizia della morte di lady Clementina; ma ad ogni giorno aveva una -delusione. - -Cominciò a temere che qualche incidente fosse intervenuto e maledì -più volte il momento in cui le aveva impedito di prendere l'aconito lo -stesso giorno in cui ella si era mostrata così desiderosa di provarne -gli effetti. - -Le lettere di Sibilla, sebbene piene di passione e di fede, erano -talvolta profondamente tristi, talmente che egli pensava che fra loro -tutto fosse finito. - -Dopo una quindicina di giorni, lord Surbiton si sentì stanco di Venezia -e decise di percorrere la costa fino a Ravenna, avendo sentito dire che -vi era una grande caccia nella famosa pineta. - -Lord Arturo voleva assolutamente rifiutarsi di accompagnarlo, ma -Surbiton, ch'egli amava molto, lo persuase, affermandogli che ove -avesse continuato a rimanere all'albergo Danieli, sarebbe morto di -noia. Per cui, il quindicesimo giorno, essi fecero vela con un forte -vento nord-est ed un mare agitatissimo. - -La traversata fu piacevole. La vita all'aria libera colorì nuovamente -le gote di lord Arturo ma dopo il ventiduesimo giorno egli fu di -nuovo assalito dal pensiero di lady Clem e, malgrado le rimostranze di -Surbiton, prese il treno per Venezia. - -Quando fu sbarcato dalla gondola all'ingresso dell'albergo, il -proprietario gli consegnò, con un inchino, alcuni telegrammi. Egli li -aprì bruscamente. - -Tutto era riuscito: lady Clementina era morta improvvisamente, di -notte, cinque giorni innanzi. - -Il primo pensiero di lord Arturo fu per Sibilla: le inviò un -telegramma, annunziandole il suo immediato ritorno a Londra. Quindi -ordinò al cameriere di preparargli i bauli per poter prendere il -direttissimo della sera, pagò cinque volte più dello stabilito i -suoi gondolieri e con passo leggiero e l'animo allegro salì nella sua -stanza. - -Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, piena di affetto e -condoglianza; le altre due di sua madre e dell'avvocato di lady -Clementina. - -Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato con la duchessa la -sera precedente alla sua morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti -con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle sue stanze molto -presto, lamentando dei dolori allo stomaco. - -La mattina seguente era stata trovata morta nel proprio letto: il -suo volto non mostrava nessun segno di sofferenza. Sir Mathew Reid, -chiamato d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed il cadavere era stato -seppellito a Beauchamp Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama -aveva fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo la sua piccola -casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, i suo effetti personali e la -sua galleria di quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella -donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e il suo braccialetto di -ametiste, che lasciava in dono a Sibilla Merton. - -Gl'immobili non avevano alcun valore, ma l'avvocato Mansfield -desiderava che lord Arturo tornasse al più presto possibile perchè vi -erano molti conti da saldare, non avendo lady Clementina tenuto mai -conti in regola. - -Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo di lady Clementina e -pensò che Podgers aveva veramente una grande responsabilità in quella -faccenda. - -Il suo amore per Sibilla dominava però ogni altro sentimento e -la coscienza di aver fatto il proprio dovere gli procurava pace e -conforto. - -Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente felice. - -I Merton l'accolsero con grande effusione: Sibilla gli disse che non -poteva sopportare altri ostacoli fra di loro, — e le nozze furono -stabilite per il sette giugno. - -La vita gli si presentava ancor bella e seducente. - -Un giorno, egli stava facendo l'inventario della sua nuova casa di -Curzon-Street insieme all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e -bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando la fanciulla emise -ad un tratto un piccolo grido di gioia. - -— Cosa avete trovato, Sibilla? chiese lord Arturo, levando la testa dal -suo lavoro, e sorridendo. - -— Questa graziosissima bomboniera d'argento. È un lavoro molto -delicato, certamente olandese.... Volete darmela? Le ametiste non mi -staranno bene fin quando non avrò quarant'anni, ne son certa. - -E la fanciulla mostrò la bomboniera che aveva contenuto l'aconito. - -Lord Arturo trasalì e un vivo rossore gl'imporporò il volto. - -Egli aveva quasi dimenticato, e gli sembrò una coincidenza ben strana -che Sibilla, per l'amore della quale egli aveva attraversato tante -angoscie, fosse la prima a rammentarglielo. - -— Certamente, Sibilla, prendetela. - -— Grazie, Arturo, grazie. Ed avrò anche il _bonbon_?.... Io non sapevo -che lady Clementina fosse amante dei dolci.... la credevo molto più -intellettuale. - -Lord Arturo divenne terribilmente pallido e un'orribile idea gli -attraversò la mente. - -— Un _bonbon_, Sibilla! Che volete dire? — chiese con voce rauca e -bassa. - -— Ne contiene uno solo. Sembra vecchio e sporco, ed io non ho alcun -desiderio di mangiarlo.... Ma cosa vi accade, Arturo?.... Come siete -pallido! - -Lord Arturo fece un salto attraverso la sala ed afferrò la bomboniera. - -In essa era contenuta la capsula color ambra con entro il liquido -velenoso. - -Lady Clem era dunque spirata di morte naturale! - -Lord Arturo sentì quasi mancarsi le forze; gettò la capsula nel fuoco e -si lasciò cadere sul divano, con un grido disperato. - - -V. - -Il signor Merton rimase ben addolorato quando lord Arturo gli annunziò -che le nozze dovevano essere rimandate una seconda volta, e lady -Giulia, che già aveva ordinato il corredo, fece di tutto per indurre -Sibilla ad una rottura. - -Però, per quanto Sibilla amasse teneramente sua madre, ella aveva fatto -dono di tutta la sua vita al giovane fidanzato, e le parole della madre -non valsero a farla mancare alla sua fede. - -Quanto a lord Arturo, trascorsero parecchi giorni prima ch'egli avesse -potuto riaversi dalla crudele delusione. - -Ma il suo buon senso trionfò di nuovo e la sua mente sana e pratica non -gli permise di esitare più a lungo sulla condotta da tenere. - -Poichè il veleno aveva fallito, ciò che conveniva ormai usare era la -dinamite o qualsiasi altro esplosivo. Passò quindi di nuovo in rassegna -i nomi degli amici e parenti e, dopo serie riflessioni, si decise a far -saltare in aria suo zio, il pastore di Chichester. - -Il pastore, uomo di savia cultura, aveva una passione straordinaria -per gli orologi. Ne possedeva una splendida collezione, che andava dal -secolo XV ai nostri giorni. Parve a lord Arturo che questa mania del -buon pastore fornisse una ottima occasione alla realizzazione dei suoi -piani. - -Un grave problema però era quello di procurarsi una macchina esplosiva. - -Il _London Directory_ non gli forniva nessuna notizia su ciò, ed egli -pensò che non gli sarebbe stato di grande utilità recarsi all'ufficio -di polizia di Scotland Yard, giacchè ivi non si era informati delle -gesta dei dinamitardi se non quando un'esplosione era già avvenuta. Ad -un tratto si ricordò del suo amico Rouvaloff, un giovane russo dalle -tendenze rivoluzionarie, conosciuto l'anno precedente in casa di lady -Windermere. - -Il conte Rouvaloff passava per scrittore, e si diceva ch'egli -attendesse alla storia di Pietro il Grande e fosse anzi venuto in -Inghilterra appunto per studiare i documenti relativi al soggiorno -dello Czar in questo paese. Ma era poi voce generale che fosse un -agente nichilista, e non bene visto dall'ambasciata russa a Londra. - -Lord Arturo pensò che quello era proprio l'uomo che gli abbisognava, ed -un mattino si recò al suo appartamento a Bloomsbury. - -— Volete dunque occuparvi seriamente di politica? — chiese il conte -Rouvaloff, quando lord Arturo gli ebbe esposto lo scopo della sua -visita. - -Ma lord Arturo odiava qualsiasi menzogna, e si credette in dovere di -spiegargli che le questioni sociali non l'interessavano affatto, che -aveva bisogno di un esplosivo famigliare, il quale non riguardava che -lui soltanto. - -Il conte Rouvaloff lo fissò per qualche istante con sorpresa. - -Poi, vedendo che egli aveva parlato seriamente scrisse sopra un -biglietto di carta un indirizzo, lo firmò con le sue iniziali e lo -porse a lord Arturo a traverso il tavolo. - -— A Scotland Yard darebbero chi sa che cosa per conoscere questo -indirizzo, caro amico. - -— Ma non lo avranno! — esclamò lord Arturo ridendo. - -E dopo aver calorosamente stretta la mano al giovane russo, scese -precipitoso le scale, guardò di nuovo il foglietto e ordinò al suo -cocchiere di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e seguì a piedi la -via Greek fino a piazza Bayle. Passò sotto il viadotto e si trovò in un -curioso vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. Da un muro -all'altro si stendevano numerose corde con appese delle tele bianche -ondeggianti sotto l'aria mattutina. - -Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla porta di una piccola -casa verde. - -Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed apparve sulla soglia uno -straniero, dall'aspetto rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese -cosa desiderasse. - -Lord Arturo gli tese il biglietto del conte Rouvanoff. - -Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed invitò il giovane ad entrare -in una piccola stanza. - -Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, come veniva chiamato in -Inghilterra, entrò nella stanza, con una salvietta, macchiata di vino, -intorno al collo ed una forchetta in mano. - -— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo inchinandosi, — si è offerto -di presentarmi a voi, ed io spero che vorrete concedermi un colloquio -per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... Roberto Smith, ed ho -bisogno di un orologio esplosivo. - -— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò maliziosamente -il piccolo tedesco dando in una risata. — Non mi guardate con aria così -spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: Mi rammento di avervi -incontrato una sera nella casa di lady Windermere. Spero che Vostra -grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino a me, finchè non -abbia terminato di cenare? - -Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, che sono buoni conoscitori, -affermano che il mio vino del Reno è migliore di quello che si può bere -all'Ambasciata di Germania. - -E, prima che lord Arturo avesse avuto il tempo di riaversi dalla -sorpresa, si trovò seduto in un'altra saletta, dinanzi a del delizioso -Marcobrünner in una coppa di cristallo ornata col monogramma imperiale. - -— Gli orologi esplosivi, — disse Herr Winckelkopp, — non sono un -buon articolo di esportazione per l'estero, anche se si riesce a -farli passare in dogana. Il servizio dei treni è così irregolare che, -abitualmente, gli orologi finiscono con l'esplodere prima d'essere -giunta a destinazione. Se però vi è necessario uno di questi congegni, -posso offrirvi un articolo eccellente e vi garantisco che rimarrete -soddisfatto del risultato. Posso chiedervi a quale uso lo destinate? -Se è per la polizia, mi spiace di non poter far nulla per voi. I -poliziotti inglesi sono davvero i nostri migliori amici. Io ho sempre -constatato che, tenendo conto della loro stupidità, si può fare -assolutamente tutto ciò che si vuole; non vorrei dunque torcere neppure -un capello ad uno di essi. - -— Vi assicuro che non ho niente che fare con la polizia. Per dirvi il -vero, l'orologio è destinato al pastore di Chichester. - -— Per Bacco!... Non vi supponevo talmente nemico della religione, lord -Arturo. I giovani di oggi non si occupano in genere di simili cose. - -— Credo che voi mi stimiate più di quello che io meriti, Herr -Winckelkopp, — soggiunse lord Arturo arrossendo. — Io sono -completamente ignorante in teologia. - -— Allora si tratta di un affare personale? - -— Appunto. - -Herr Winckelkopp alzò le spalle ed uscì dalla saletta. Cinque minuti -dopo riapparve con un piccolo rotolo di dinamite ed un orologio -francese, sormontato da una figurina della Libertà che calpesta l'idra -del dispotismo. - -Il volto di lord Arturo s'illuminò. - -— Ecco ciò che mi occorre. Ed ora ditemi come esplode. - -— Ah! questo è il mio segreto, — rispose Herr Winckelkopp, contemplando -con orgoglio la sua invenzione. — Ditemi solo quando vi occorre che -esploda ed io regolerò il meccanismo per l'ora indicata. - -— Sta bene! Oggi è martedì e potete prepararmelo subito.... - -— Impossibile. Ho molto lavoro, un lavoro urgentissimo per alcuni amici -di Mosca. - -— Sarete sempre in tempo, rimettendo questo lavoro a domani sera o a -giovedì mattina.... Quanto al momento dell'esplosivo, sia per venerdì a -mezzogiorno. A quell'ora il pastore è sempre in casa. - -— Venerdì, a mezzogiorno, — ripetè il tedesco, e l'annotò sopra un -grande registro aperto su di una scrivania. - -— Ed ora ditemi quanto vi debbo, — chiese lord Arturo alzandosi. - -— Poca cosa, lord Arturo. La dinamite costa sette scellini e mezzo; il -movimento d'orologeria tredici scellini e la cassa cinque scellini. - -Sono troppo felice di poter servire un amico del conte Rouvaloff.... - -— Ma il vostro incomodo, Herr Winckel-Kopf? - -— Oh! nulla. È un piacere per me. Io non lavoro per il danaro: vivo -interamente per la mia arte. - -Lord Arturo pose il danaro sul tavolo, ringraziò il piccolo tedesco -della sua cortesia e lasciò in fretta la casa. - -Per due giorni lord Arturo rimase in preda ad una grande eccitazione. - -Il venerdì, a mezzogiorno, si recò al _club_ Buckingham per attendere -notizie. - -Per tutto il pomeriggio lo stupido servitore recò telegrammi da ogni -parte dello stato, col resoconto delle corse di cavalli, i verdetti -delle cause di divorzio, il resoconto della seduta notturna alla Camera -dei Comuni e del piccolo panico scoppiato in borsa a Londra. - -Alle quattro, finalmente, comparvero i giornali della sera e lord -Arturo si rifugiò nella sala di lettura con il _Pall Mall Gazzette_ con -la _James's Gazzette_, col _Globe_ e l'_Echo_, lasciando indignato il -colonnello Goodchild, che desiderava ardentemente leggere il resoconto -di un discorso da lui pronunziato la mattina in casa del _Lord-Maire_ -sopra le missioni sud-africane e sulla convenienza di avere in ogni -provincia vescovi negri. - -Scorse impaziente i vari giornali, ma neppure in uno trovò il nome di -Chichester: l'attentato non era dunque riuscito! Rimase per qualche -istante completamente affranto. - -Il signor Winckelkopf, ch'egli andò a trovare l'indomani, si sprofondò -in grandi scuse e si offrì di dargli gratuitamente un altro orologio -o una cassa di bombe di nitro-glicerina, a prezzo di costo; ma lord -Arturo, che aveva ormai perduto ogni fiducia negli esplosivi del -piccolo tedesco, dovette persuadersi che a questo mondo tutto è -falsificato e che era assurdo attendersi qualche cosa dalla dinamite -germanica. - -Herr Winckelkopf, pur ammettendo che il movimento di orologeria fosse -in qualche punto difettoso, lo assicurò che l'orologio poteva esplodere -ancora e citò, ad esempio della sua tesi, il caso di un barometro -ch'egli aveva inviato una volta al governatore militare di Odessa, -barometro che doveva esplodere il decimo giorno. - -Per tre anni questo barometro era invece rimasto intatto, ma un -bel giorno aveva esploso, facendo in tanti pezzi solo la serva del -governatore, perchè questi aveva lasciata la città sei settimane prima. -Se l'effetto non era stato proprio quello voluto, ciò provava però che -la dinamite, come forza distruttrice, sotto l'impero di un movimento di -orologeria, era un mezzo possente, anche se inesatto. - -Lord Arturo rimase alquanto sollevato da queste informazioni: ma doveva -aver presto un nuovo disinganno. - -Due giorni dopo, mentre saliva le scale, la duchessa lo chiamò nel suo -salottino e gli fece vedere una lettera ricevuta in quel punto. - -— Giovanna mi scrive lettere graziosissime: leggi quest'ultima; è -interessante come i romanzi che ci manda Maudie. - -Lord Arturo prese vivamente la lettera e lesse: - - 27 maggio. - - _Carissima zia_, - -Ti ringrazio tanto per la flanella che mi hai mandato per la società -Dorcas, e anche per le trine. - -Hai ragione quando dici assurdo il bisogno di portare delle cose -graziose; ma oggi sono tutti così radicali, così irreligiosi che è -difficile far loro capire che non devono avere i gusti e l'eleganza -delle classi elevate. - -Non so davvero dove finiremo! Come dice papà nei suoi sermoni, noi -viviamo in un secolo d'incredulità. Noi abbiamo avuto un bel caso -per un piccolo orologio a pendolo, inviato da un ammiratore ignoto a -papà, giovedì scorso. Ci è arrivato da Londra, porto franco, in una -cassettina di legno e papà crede che gli sia stato mandato da qualche -lettore del suo sermone «La licenza e la libertà», essendo l'orologio -sormontato da una figura di donna, con un berretto frigio in testa. - -Partier spacchettò l'oggetto e papà lo mise sul caminetto della -biblioteca. - -Eravamo venerdì mattina tutti seduti in questa stanza, quando, al -momento in cui l'orologio a pendolo suonava mezzogiorno, udimmo come -uno sbattere d'ali; un buffo di fumo uscì dal piedistallo della Dea -della Libertà e questa cadde e si ruppe il naso sul parafuoco. - -Maria ebbe un po' di paura, ma la cosa era così ridicola che Giacomo ed -io ne ridemmo sonoramente ed anche papà ci fece coro. - -Quando esaminammo l'orologio, ci avvedemmo che, mettendo la lancetta -sopra una data ora, dopo aver posto della polvere e una capsula -fulminante sotto un piccolo martello, si poteva produrre a piacere -lo scoppio. Papà disse che era una pendola troppo rumorosa per la -biblioteca. Credi tu che Arturo gradirebbe un dono di nozze come -questo? Io suppongo che a Londra debba esser di moda. Papà dice anzi -che questi orologi sono atti a far del bene, perchè fanno vedere -che la libertà non è duratura e che il suo regno deve finire con una -caduta. Papà dice pure che la Libertà è stata inventata al tempo della -rivoluzione francese. - -Vado subito dai Docars e leggerò loro la tua lettera così istruttiva. -Quanto hai ragione, zia mia, dicendo che, malgrado la loro condizione, -essi non hanno altro desiderio se non quello di portare ciò che loro -non conviene. Tale eccesiva preoccupazione del vestire è assurda; -mentre ben più gravi preoccupazioni dovrebbero avere in questo mondo e -nell'altro! - -Sono contenta che la tua stoffa di lana a fiori vada bene e la tua -trina non sia lacerata. Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che -mi hai regalata e credo che farà grande effetto. - -Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti ne portano. - -L'orologio donatoci ha ancora esploso e papà ha ordinato di portarlo in -scuderia. Non credo che gli piaccia come quando lo ricevette, sebbene -sia contento di un regalo così grazioso e ingegnoso: Ciò prova che -si leggono i suoi sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e -Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando che la gotta dello -zio Cecilio vada meglio. - -Credimi, cara zia, tua nipote affezionata - - GIOVANNA PERCY». - -«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda». - -Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice, -che la duchessa scoppiò a ridere: - -— Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla, -se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra -un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io. - -— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose lord Arturo con un -sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre. - -Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si -empirono di lagrime. - -Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i -suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di -fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse... - -Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue -buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione. -Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto, -è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il -suo. - -In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove -un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può -fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie -per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo -cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo. - -Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo. - -Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu -costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i -loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se -ne andò, sotto il pretesto di un convegno. - -Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera. -Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un -ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra. - -Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non -ricorrere più a nuovi tentativi. - -Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume. -La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un -leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso -dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa. - -Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva -la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della -ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte -fischiando acutamente. - -Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di -Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte -tremasse. - -Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria -seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una -barca; ed ogni rumore della città cessò. - -Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars. -Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno! - -Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si -sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto -nuovo. - -L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la -nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord -Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del -lampione lo riconobbe: era Podgers. - -Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il -sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò. - -Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso -Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel -Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo -guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo -cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna. -Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve. - -Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si -slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito. -Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando -la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si -dileguò. - -I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un -profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra. - -— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese ad un tratto una voce -dietro di lui. - -Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna -cieca. - -— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose egli -sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e -disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave. - -I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi -erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers -nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere -ingiusta verso di lui. - -Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma -non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine -questa venne. - -Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il _Thè_ e -ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima -operetta alla _Gaité_, quando il servo portò i giornali della sera. - -Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente, -allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo: - - «_Suicidio di un chiromante_» - -Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano. - -«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre -chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo -Ship-Hotel. - -«Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti -erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per -una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse -dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva -terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera -sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta -curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti». - -Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con -grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era -alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli -corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava -bene. - -— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo. - -— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose Sibilla -lagrimando di gioia. - - -VI. - -Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane dopo, la chiesa di San -Paolo fu invasa da una folla di persone della migliore società. - -Il discorso religioso fu detto in modo commovente dal pastore di -Chichester e tutti furono concordi nell'affermare che mai si era vista -una coppia più bella e più felice. - -Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto per amore di Sibilla, -mentre ella da parte sua dava a lui tutto quello che donna può dare di -meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza e l'amore. - -Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono sempre la -freschezza dei loro sentimenti e quando, qualche anno dopo, lady -Windermere si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico castello che -il vecchio duca aveva dato a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in -un bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del giardino, intenta -a seguire con occhio amoroso un bambino ed un bambina che giocavano tra -le rose. - -Ad un tratto lady Windermere, prese la mani dell'amica fra le sue, e le -chiese: - -— Siete dunque felice, Sibilla? - -— Cara lady Windermere, io sono la donna più felice di questo mondo; e -voi? - -— Non ho tempo di esserlo. Ho sempre amato l'ultimo uomo presentatomi, -ma appena ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita stanca. Oh! mia -cara; i leoni non sono buoni che per una stagione! Appena si è tagliata -loro la criniera, diventano le creature più noiose della terra. Di -più, se si è gentili con loro, essi finiscono col portarsi male. Vi -ricordate di quell'orribile Podgers? Era uno sfrontato impostore. -Naturalmente non me ne sono accorta subito: quando aveva bisogno di -danaro gliene davo, ma non potevo soffrire che mi facesse la corte. -Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora è la telepatia che -m'incanta. È molto più divertente. - -— Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, lady Windermere. È il -solo tema di cui Arturo non ami che si rida: vi assicuro che su ciò -egli ha idee veramente irremovibili. - -— Volete dire che ci crede, Sibilla? - -— Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. Eccolo. - -Lord Arturo attraversava infatti il giardino, con un grosso mazzo -di rose in mano, facendosi largo fra i due ragazzi che gli ballavano -intorno. - -— Lord Arturo? - -— Ai vostri ordini! lady Windermere. - -— Vorreste dirmi se credete veramente nella chiromanzia? - -— Certamente, — rispose il giovane sorridendo. - -— E perchè? - -— Perchè le devo tutta la felicità della mia vita — mormorò sdraiandosi -in una poltrona di vimini. - -— Che volete dire con ciò, lord Arturo? - -— Le debbo Sibilla, — rispose egli, porgendo le mani a sua moglie e -guardandola intensamente negli occhi ceruli. - -— Che sciocchezze! — esclamò lady Windermere. — In vita mia non ho mai -udito una sciocchezza simile! - - - - -INDICE - - - INTRODUZIONE pag. VII - Il fantasma di Canterville » 1 - Il delitto di lord Arturo Savile » 67 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il fantasma di Canterville e il -delitto di Lord Savile, by Oscar Wilde - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - -***** This file should be named 60586-0.txt or 60586-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/8/60586/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Il fantasma di Canterville e il delitto di Lord Savile - -Author: Oscar Wilde - -Illustrator: G. Mazzoni - -Translator: G. Vannicola - -Release Date: October 28, 2019 [EBook #60586] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -IL FANTASMA DI CANTERVILLE<br /> -E IL DELITTO DI LORD SAVILE -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -OSCAR WILDE -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -Il fantasma di Canterville<br /> -e il delitto di Lord Savile -</p> - -<p class="pad2"> -Prima versione italiana di <span class="smcap">G. Vannicola</span>.<br /> -con disegni di <span class="smcap">G. Mazzoni</span>. -</p> - -<hr class="minor pad2" /> -<p class="small"> -<span class="smcap">Seconda Edizione.</span> -</p> -<hr class="minor" /> - -<p class="pad4 large"> -A. F. FORMIGGINI EDITORE IN ROMA -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -LA PROPRIETÀ LETTERARIA E ARTISTICA -</p> - -<p> -degli ornamenti, delle versioni originali e delle note critiche -pubblicate in questa collezione -</p> - -<p> -SPETTA ESCLUSIVAMENTE ALL'EDITORE -</p> - -<p> -il quale, adempiuti i suoi obblighi verso la Legge e verso gli Autori -eserciterà i suoi diritti contro chiunque e dovunque. -</p> - -<p> -<i>Copyright 1920: by A. F. Formiggini, Rome.</i> -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -</p> - -<h2 id="intro">INTRODUZIONE</h2> -</div> - -<p> -Non rifarò la biografia d'Oscar Wilde, ormai -cosa pubblica, ahimè, troppo pubblica. Più che per -la grandezza e la decadenza della sua vita, più che -per la stessa sua opera, Wilde interessa sopratutto -per il particolare significato che possiamo trarre -dalla sua personalità d'eccezione. -</p> - -<p> -«Io non rimpiango — scrive egli nel <i>De profundis</i>, -che è il migliore commento alla tragedia -della sua vita — io non rimpiango un solo istante -di aver vissuto per il piacere. Io feci questo appieno, -come si dovrebbe fare ogni cosa che si fa. Non ci -fu piacere che io non sperimentassi; io gettai la perla -della mia anima in una coppa di vino; io scesi pel -sentiero fiorito di margherite al suono dei flauti; io -vissi di favi di miele. Ma continuare la stessa vita -sarebbe stato un errore, perchè sarebbe stata una -limitazione. Io dovevo andare innanzi: l'altra metà -del giardino aveva anche i suoi segreti per me». -</p> - -<p> -E aggiunge, nel suo orgoglio di scrittore che -vive, pur nel carcere da cui scriveva, la sua vita letteraria -con profonda coscienza: «Naturalmente, tutto -ciò è adombrato e prefigurato nei miei libri.». -</p> - -<p> -Nè avrebbe potuto essere altrimenti. In ogni singolo -istante della propria vita, si è quello che si -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -sarà non meno di quello che si è stati. L'arte è un -simbolo, perchè l'uomo è un simbolo. -</p> - -<p> -«Io non rimpiango un solo istante di aver vissuto -per il piacere!» -</p> - -<p> -Non i piaceri, il Piacere. Il Piacere, per quanto -raro, è un fatto: i piaceri, quantunque abbondanti -e comuni, sono una ricerca e quasi sempre vana. -</p> - -<p> -Quando si riesce ad opporre al gigante Tædium -l'esercito dei nani piaceri, il gigante soffoca i nani -con qualche gesto, e riprende la sua posa stanca. -</p> - -<p> -I moralisti non concepiscono la parola «Piacere» -se non come un richiamo agli appetiti più -umili. Esaltano le idee di dovere, di solidarietà, di -sacrificio, mai l'idea di godere, di fare della vita -una luce, un infinito, un piacere. Secondo le loro -abitudini spirituali, un'idea simile è un'idea che offende -e degrada. Una filosofia del piacere! Ma significa -mancare d'ideale. -</p> - -<p> -Rispondiamo senza timore: il piacere può benissimo -essere un ideale e molto favorevole allo sviluppo -e alla grandezza dell'umanità. -</p> - -<p> -Dal Cristianesimo in quà gli uomini non si sono -occupati del piacere se non per condannarlo, e gli -stessi poeti, così eloquenti sul dolore, hanno trattato -il piacere con un certo disdegno. In questi ultimi -anni, veramente, è avvenuta una reazione in -favore della vita, e la gioia è stata cantata con fervore -religioso, troppo religioso forse, ma non con -tale famigliarità da far dimenticare la malinconia -baudelairiana: -</p> - -<div class="poem"> -<p> -Sois sage ô ma douleur et tiens toi plus tranquille. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -</p> - -<p> -Il dolore ha sempre ispirato poeti, moralisti, filosofi, -e fatto dire, ahimè, molte sciocchezze. La filosofia -del piacere è ancora da farsi. Ma il numero -degli uomini che comprendono che il piacere è il -migliore impiego della vita, è molto aumentato. L'assurda -metafisica tedesca, la secca nozione del dovere -astratto secondo Kant, ha fatto il suo tempo. Si comincia -a comprendere che il primo dovere dell'uomo -è di godere. Se no, perchè vivere? «Il mio dovere, -diceva Wilde, è di terribilmente godere». -</p> - -<p> -E godette terribilmente, con passione, con violenza, -quasi con delirio. Ogni istante di vita era per -lui un'offerta degli Dei. Non si può immaginare -nulla di più pagano, di più anticristiano. Riempì di -lirismo la sua vita fino all'orlo, come si riempie -fino all'orlo una coppa di vino. -</p> - -<p> -Aveva il genio, un nome illustre, un'alta posizione -sociale. Pareva vivere con lo spirito di Apollo -in una intimità profonda e irradiata. Aveva fatto dell'arte -una filosofia, e della filosofia un'arte. I suoi -scritti insegnavano un modo di pensare che stupiva, -seduceva, incantava, dando alle cose altri colori ed -altri profumi, avviluppandole di una veste di bellezza, -mettendo una rosa ad ogni chiave della viola -e ad ogni corda un colore dell'iride. -</p> - -<p> -Dava alla verità ora il vero e ora il mendace -come imperi legittimi, mostrando che il vero e il -mendace sono semplici modi d'esistenza intellettuale. -Faceva della poesia una realtà suprema, della sua -vita una realizzazione poetica verso cui convergevano, -come per incantesimo, tutti i raggi della gloria mondana... -Era deliziosamente chino verso il sorriso. -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -Salice e acqua insieme, un'acqua che diceva: «Ascoltatemi, -ascoltatemi!» e poi se n'andava, con un -piccolo fremito, a fare dei glu glu di narghilè in -una qualche ironica Mongolia. -</p> - -<p> -Favoleggiava: -</p> - -<p> -«C'era una volta un uomo che la gente del -villaggio amava, perchè contava storie. Tutte le mattine -egli usciva dal villaggio, e quando vi rientrava -alla sera, tutti i lavoratori del villaggio, dopo aver -travagliato tutto il giorno, gli si adunavano intorno e -dicevano: «Via! racconta: Che hai tu veduto oggi?». -Egli raccontava: Ho veduto nella foresta un fauno -che suonava il flauto, e faceva ballare una corona -di piccoli silvani. — Racconta ancora. Che hai tu -veduto? dicevano gli uomini. — Quando sono arrivato -sulla spiaggia del mare ho veduto tre sirene a -fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro -i loro verdi capelli. — E gli uomini lo amavano -perchè contava storie. -</p> - -<p> -Una mattina egli abbandonò come tutte le mattine -il suo villaggio. Ma quando arrivò alla spiaggia -del mare, ecco che egli scorge tre sirene a fior delle -onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro -capelli verdi. E continuando la sua passeggiata, egli -vide, giunto presso il bosco, un fauno che suonava -il flauto a una corona di silvani... -</p> - -<p> -Quella sera, quando egli rientrò nel suo villaggio -e gli domandarono come le altre sere: Via! racconta: -che hai tu veduto? egli rispose: Non ho veduto -nulla». -</p> - -<p> -Nell'atteggiamento di Oscar Wilde non si suole -vedere generalmente che un esasperato bisogno di -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -stupire, d'irritare la curiosità del pubblico. Egli stesso, -conveniamone, invitava ad un giudizio così superficiale, -grazie alle spumeggianti qualità del suo spirito -aristocratico, tutto trine e gioielleria. Ma dietro -il brillante fantasma del dandy, dietro il gentleman -prezioso, estremo, superlativo, ecco apparire il vero -personaggio di Wilde, il fascinante favoleggiatore, -il prestigioso datore di estasi, il Bugiardo, com'egli -dice, il cui scopo è di sedurre e d'incantare. Ed ecco -che sotto il suo alito musicale l'albero di Delfi rinfiora, -e nella foresta si solleva il vento delle danze -silvane, e a fior delle onde appaiono le sirene... -</p> - -<p> -«E la Società non sarà sola a bene accoglierlo, -dice Wilde raccogliendo in qualche parola l'essenza -stessa della sua estetica. L'arte, evasa dalla prigione -del realismo, s'affretterà innanzi a lui e bacierà le sue -belle labbra menzognere, sapendo bene che lui solo -possiede il segreto delle sue manifestazioni — il segreto -che la Verità è assolutamente e interamente -questione di stile. E la Vita, stanca di ripetersi a -profitto di Spencer, degli storici scientifici e dei compilatori -di statistiche, la Vita lo seguirà umilmente e -cercherà di riprodurre nella sua maniera semplice e -inalterabile qualcuna delle meraviglie ch'egli narra». -</p> - -<p> -Tutte le regioni della sua sensibilità sono illuminate -da questo pensiero costante, interamente personale, -coesistente alla virtù adunatrice di verbi, -onnipresente ad ogni manifestazione della sua individualità -fino talvolta ad acuirne il senso sottile. Per -Wilde, come per Platone, come per Fichte, il mondo -reale non è che pura concezione del nostro spirito, -e le cose non sono che apparenze delle nostre idee. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -</p> - -<p> -Egli andava nella vita esultante, recando nelle -mani la sua anima sacra di Poeta. Non era Giacinto -che veniva a parlare delle rive del lago di Tiberiade; -era l'ombra di Orfeo vittoriosa degl'inferni. -</p> - -<p> -Si esprimeva per apologhi, pensava in brevi significazioni -narrative bagnate di un'atmosfera magnetica -che permetteva allo spirito un prolungamento -e una suggestione indefinita. E la voce era di una -musicalità fine e dolce, quasi un accompagnamento -avviluppante la frase elegante e perfetta. Parole speciose, -silenzi enigmatici, suggestioni, musiche... -</p> - -<p> -E quando egli taceva, tutti lo ascoltavano ancora, -commossi e sorridenti, simili a quei marinai delle -navi greche, ai quali la voce insidiosa del mare recava -il mormorio sommesso delle sirene. -</p> - -<p> -Ma attraverso i più seducenti arabeschi dell'immaginazione -e del linguaggio, l'idea era sostenuta -ad un'altezza paradossale e logica. Una giuntura -sottile e segreta fondeva strettamente l'emozione -dell'esteta e l'emozione dell'uomo; e il metallo sortiva -puro, lo stilista non aveva che da cesellarlo, -gioiello d'arte e di vita, con quella flessibilità intellettuale -che può prendere tutte le maschere, insinuarsi -in tutti gli atteggiamenti, vivere insieme e -volontariamente vite diverse e contradittorie. -</p> - -<p> -A questo punto della sua vita Oscar Wilde è -completo; personifica la propria vita e la propria -leggenda assaporando la voluttà profonda d'associare -degli opposti. Il segreto meraviglioso della vita è suo. -Egli può veramente dirsi «re della vita»: <i>The King -of the life.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -</p> - -<p> -Ma a questo punto comincia una fine e quasi -impercettibile deteriorizzazione progressiva. Il soffio -del dionisiaco, moderato fin qui come in un concerto -il lirismo del solista è sottomesso al bisogno -preciso della misura, adesso si fa elemento dominante -ed esasperante. L'affermazione della Vita stessa -nei suoi problemi più strani e più ardui, la volontà -di vita che sacrifica i suoi tipi più elevati a beneficio -del proprio carattere inestinguibile, quello insomma -che Nietzsche ha chiamato «dionisiaco», sale, si -svolge, si diffonde, si esalta. -</p> - -<p> -Egli, giustificò Henri De Régnier, credeva vivere -in Italia ai tempi del Rinascimento o in Grecia ai -tempi di Socrate... -</p> - -<p> -Lo spaventoso amore ch'egli provava per la vita -e per la bellezza della vita, era come una virtù demoniaca -che lo innalzava su tutti i culmini e lo profondava -in tutti i baratri. Sottili desiderî, voglie squisite, -volontà fosche, aberrazioni incredibili, un fervore -epicureo da cui s'alza fatidico e quasi rabido l'antico -monito pagano: <i>coronemus nos rosis, cras enim -moriemus.</i> -</p> - -<p> -Per qualche tempo egli fu così il simbolo di un -nuovo Edonismo e andò nel mondo ebbro di arte, -con la gola arsa di bellezza, con gli occhi bruciati -dalla sua visione, con la febbre di squisiti peccati -nel sangue, senza lasciar sfuggire un solo istante, -cercando sempre sensazioni nuove, sempre, sempre... -Ma il ritmo del pathos travolge e precipita. <i>Incipit -tragœdia.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -</p> - -<p> -La sventura, come già il piacere, è opera deliberata -e necessaria di quel dover <i>terribilmente godere</i>. -</p> - -<p> -«Io <i>dovevo</i> andare innanzi: l'altra metà del giardino -aveva anche i suoi segreti <i>per me</i>». Ed egli fa -di sè, della sua carne e della sua anima, una belva -intelligente e voluttuosa. -</p> - -<p> -Gli amici lo descrivono nei tempi immediatamente -anteriori alla prigionìa, vagante per l'Europa e per -l'Africa Settentrionale, in preda a non so quale inquietudine. -</p> - -<p> -Ad Algeri, narrò ad Andrè Gide uno degli ultimi -suoi miti delicati e sapienti; egli sfuggiva l'opera -d'arte, non voleva più adorare se non il sole; il sole -detesta il pensiero, lo fa indietreggiare e rifugiarsi -nell'ombra, dall'Egitto alla Grecia, all'Italia, alla -Francia, alla Russia, alla Norvegia. -</p> - -<p> -L'adorazione del sole era l'adorazione della vita, -lirica adorazione che si faceva via più feroce, terribile. -Il Gide aggiunge: «Nietzsche mi stupì meno -più tardi, perchè avevo inteso Wilde dire: Non la -felicità! Sopratutto non la felicità. Il piacere! Bisogna -voler sempre il più tragico». -</p> - -<p> -E volle il più tragico. -</p> - -<p> -La storia è nota. Fu lui che intentò il processo -contro il più illustre dei suoi diffamatori, entrò quale -accusatore in quella «Camera della giustizia degli -uomini...». Fu preso, tonduto, vestito di sacco, ammanettato... -</p> - -<p> -Pianse: -</p> - -<p> -«A chi è in prigione, egli dice, le lagrime son -parte della quotidiana esperienza: un giorno in prigione -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -senza pianto è un giorno in cui si ha il cuore -duro, non un giorno in cui si è felici». -</p> - -<p> -Ma pur dal profondo dell'abisso egli si inebria -delle bellezze che lo attendono oltre la porta della -prigione: -</p> - -<p> -«Io ho uno strano desiderio delle grandi e semplici -cose primeve, come il mare, che m'è non meno -materno della terra... Io tremo di piacere quando -penso che il giorno stesso in cui lascerò la prigione, -insieme il citiso e la glicine fioriranno nei giardini -e ch'io vedrò il vento agitare in mobile bellezza -l'oro ondeggiante dell'uno, e far che l'altro scuota -la pallida porpora delle sue piume, così che tutta -l'aria sarà Arabia per me». -</p> - -<p> -Come Gautier, egli è sempre uno di coloro <i>pour -qui le monde visible existe</i>. Pur nel profondo dell'abisso -la sua anima rimane pagana e s'inebria di -piacere, anche se amaro e pieno di pianto. Quello -di cui arrossisce, non è quello che la Società gli -rimprovera, il «Peccato», ma di essersi lasciato -sorprendere per mancanza d'individualismo: -</p> - -<p> -«Naturalmente, confessa Wilde, una volta che -misi in moto le forze della società, la società mi si -pose contro e disse: Come! tu hai vissuto fin quì -sfidando le mie leggi, ed ora vieni ad invocar protezione -a queste stesse leggi? Esse ti saranno strettamente -applicate. Il risultato è ch'io sono in prigione». -</p> - -<p> -Dalla prigione, egli scriveva a Robert Ross: -</p> - -<p> -«Troppo lunga è stata la mia tragedia, passata -è la sua crisi, meschina la sua catastrofe; ed io sono -convinto che quando saremo sul finire io farò ritorno, -<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span> -come un ospite male accolto, nel mondo che -mi rifiuta. Sarò un <i>revenant</i>, come dicono i francesi, -uno dal volto fatto macro per lunga prigionia, affranto -per lungo patire. Orribili sono i morti quando -si destano dalla loro tomba, ma più orribili i vivi -che tornano dalle tombe. Di tutto questo io ho piena -coscienza. -</p> - -<p> -Ben lo sapeva, egli che essendo in contatto con -Ariel come artista, dovette lottare con Calibano. E -Calibano lo vinse. «Avevo un'anima, non so cosa -ne abbiano fatto», disse egli un giorno ad André -Gide, con un tentativo di riso che aveva il suono -di un singhiozzo... -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -«Ciò che il paradosso era per me nella sfera del -pensiero — dice Wilde nel <i>De profundis</i> — la perversità -lo divenne nel dominio della passione». -</p> - -<p> -Il «paradosso» non è altro, insomma, che una -verità poco familiare e che il tempo attenuerà in verità -usuale e, forse, in luogo comune: il nome che gl'imbecilli -danno alla verità — diceva Jean Moréas, quando -lo accusavano d'esser paradossale. -</p> - -<p> -Alcune «verità poco familiari» sono una fra le -più notorie caratteristiche dell'opera di Oscar Wilde. -Frasi nette, lucide, <i>boutades</i> lanciate col piccolo colpo -secco di una tabacchiera che si richiude: -</p> - -<p> -— Nessun delitto è volgare. Ma ogni volgarità è -delitto. La volgarità è la condotta degli altri. -</p> - -<p> -— Si dovrebbe esser sempre un poco inverosimili. -</p> - -<p> -— Esser prematuro, significa esser perfetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span> -</p> - -<p> -— Una verità cessa di esser vera quando più di -uno crede in lei. -</p> - -<p> -— Soltanto gli dei conoscono la morte. Apollo è -scomparso. Ma Giacinto il quale, secondo gli uomini, -venne sgozzato da lui, vive ancora: Nerone e -Narciso son sempre con noi. -</p> - -<p> -— La condizione della perfezione è la pigrizia. -Lo scopo della perfezione è la giovinezza. -</p> - -<p> -— Evitate gli argomenti di non importa qual genere. -Essi sono sempre volgari e spesso convincenti. -</p> - -<p> -E questa definizione delle donne: -</p> - -<p> -— Sfingi senza segreto. -</p> - -<p> -E questo aforisma in difesa dell'egoismo: -</p> - -<p> -— Il mezzo sicuro di non conoscer nulla della -vita, è quello di cercare d'essere utile. -</p> - -<p> -Wilde amava suscitare il riso, sorridendo; ma si -compiaceva anche ad una specie di emozione quasi -ostile al riso, la cui qualità potrebbe definirsi «opulenza», -magnificenza, magistero di arte che ordisce -la trama con fila d'oro e la ricama con gemme. -</p> - -<p> -Se non precisamente un classico del ridere, Wilde -è un classico di quell'<i>humour</i> così particolare agl'inglesi, -cui egli aggiunge un sapore di decadenza singolarmente -acconcio all'anima pagana che l'invade e -lo tormenta: -</p> - -<p> -«Quando Gesù volle rientrare in Nazaret, egli -narrava, Nazaret era così cambiata che Gesù non -riconobbe più la sua città. La Nazaret ove egli aveva -vissuto era piena di lamentazioni e di lagrime, -questa città era piena di risa e di canti. E Cristo, -entrando in città, vide degli schiavi carichi di fiori -affrettarsi verso la scalea di una casa di marmo -<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span> -bianco. Cristo entrò nella casa, e in fondo ad una -sala di diaspro, coricato sopra un giaciglio, vide un -uomo i cui capelli disfatti erano mischiati alle rose -rosse e le cui labbra erano rosse di vino. -</p> - -<p> -Cristo si avvicinò a lui, gli toccò la spalla e gli -disse: — Perchè conduci questa vita? — L'uomo si -volse, lo riconobbe e rispose: — Ero lebbroso; tu -m'hai guarito. Perchè condurrei un'altra vita? -</p> - -<p> -Cristo uscì da quella casa. Ed ecco che nella -strada vide una donna il cui viso e le vesti erano -dipinti, e i cui piedi erano calzati di perle; e dietro -di lei camminava un uomo il cui abito era di due -colori e i cui occhi si gravavano di desiderio. E Cristo -si avvicinò all'uomo, gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè -dunque segui questa donna e la guardi -così? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero -cieco; tu m'hai guarito. Che altro farei della -mia vista? -</p> - -<p> -E Cristo si avvicinò alla donna: — La strada che -tu segui, le disse, è quella del peccato; perchè seguirla? — La -donna lo riconobbe e gli disse ridendo: — La -strada ch'io seguo è gradevole, e tu -hai perdonato tutti i miei peccati. -</p> - -<p> -Allora Cristo sentì il suo cuore colmo di tristezza -e volle abbandonare questa città. Ma come ne usciva, -vide infine, seduto sull'orlo dei fossati della città, un -giovine che piangeva. Cristo gli si appressò e toccando -le ciocche dei suoi capelli gli disse: -</p> - -<p> -— Amico mio, perchè piangi? -</p> - -<p> -Il giovine levò gli occhi, lo riconobbe e rispose: — Ero -morto e tu m'hai risuscitato; che altro farei -della mia vita?» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span> -</p> - -<p> -Non è agevole cosa definire la qualità del riso di -Wilde. È un ridere leggero, un condurre di prato in -prato relegante armento di delicate «fumisteries», -immaginate e dette su fumo di sigarette. -</p> - -<p> -Di questo suo <i>humour</i> personalissimo diamo esempio, -in questa raccolta, con la traduzione dei due deliziosi -<i>etchings</i> che seguono, racconti di buffoneria, -dove Wilde, come sempre, rimane serio. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">G. Vannicola.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="fantasma">IL FANTASMA DI CANTERVILLE</h2> -</div> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-003"></a> - <img src="images/ill-003.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h3>I.</h3> -</div> - -<p> -Quando il Ministro d'America, signor Hiram -B. Otis, acquistò il castello di Canterville, tutti -dissero che faceva una sciocchezza, poichè il -castello era abitato dagli spiriti. -</p> - -<p> -Lo stesso Lord Canterville, del resto, nella -sua scrupolosa onestà, discutendo le condizioni -dell'acquisto, si era fatto un dovere di avvertirne -il signor Otis: -</p> - -<p> -— Noi stessi, — aveva detto Lord Canterville, — non -l'abbiamo più abitato dall'epoca -in cui la duchessa vedova di Belton svenne per -lo spavento, sentendo due mani di scheletro -posarsi sulle sue spalle; nè si rimise più in salute, -dopo tale paura. -</p> - -<p> -La cosa avvenne mentre ella stava vestendosi -per il pranzo. Mi sento in dovere di aggiungere, -caro signore, che il fantasma fu veduto da molte -persone della famiglia ancora viventi, come pure -del reverendo Augusto Dampier, rettore della -parrocchia e dottore aggregato del Real Collegio -di Belford. Dopo il tragico fatto accaduto alla -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -duchessa, nessuna delle nostre giovani domestiche -volle più restare presso di noi, e molte -notti Lady Canterville non ha potuto dormire per -i rumori misteriosi che venivano dal corridoio -e dalla biblioteca. -</p> - -<p> -— Mylord, — aveva risposto il Ministro, — comprerò -i mobili, compreso il fantasma nell'inventario. -</p> - -<p> -Io giungo da un paese moderno dove si può -acquistare tutto ciò che per denaro si può avere, -e con i nostri giovani, vivaci e gagliardi, che ne -fanno di tutte nel vostro vecchio mondo, che -rapiscono i vostri attori migliori, le vostre prime -donne migliori, sono sicuro che se vi fosse ancora -un vero fantasma in Europa, non si sarebbe fatto -a meno d'impadronirsene per metterlo in uno -de' nostri pubblici musei, o farlo passeggiare per -le strade più frequentate come un fenomeno. -</p> - -<p> -— Il fantasma esiste, — aveva ribattuto Lord -Canterville sorridendo, — sebbene non abbia -ceduto alle offerte dei vostri impresari, anche fra -i più intraprendenti. Sono più di tre secoli che -è conosciuto: risale precisamente al 1574; non -manca mai di mostrarsi quando deve avvenire -una morte nella famiglia. -</p> - -<p> -— Bah! il dottore di casa non fa diversamente, -Lord Canterville. Ma, mio caro signore, -un fantasma oggi non può più esistere ed io -credo che le leggi della natura non faranno eccezioni -in favore dell'aristocrazia inglese... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p> -— Certamente voi siete molto positivi in -America, — aveva risposto lord Canterville, senza -esser riuscito a capire l'ultima osservazione del -signor Otis. — Ma se vi piace di avere un fantasma -in casa vostra, tanto meglio: ricordatevi -solamente che vi ho preavvisato. -</p> - -<p> -Qualche settimana dopo, l'acquisto era concluso -e sul finire della stagione il ministro e la -sua famiglia si stabilivano a Canterville. La signora -Otis, che da ragazza, col nome di signorina -Lucrezia R. Tappen, nella 52.ª strada Est, -era stata una delle grandi bellezze di Nuova -York, era ancora un'avvenente donna di mezza -età, dagli occhi superbi ed il profilo regolarissimo. -</p> - -<p> -Molte signore americane, quando sono lontane -dal loro paese nativo, prendono un aspetto -di persone colpite da malattia cronica e si immaginano -che questa sia una forma di distinzione -in Europa; ma la signora Otis non era mai caduta -in tale errore: essa aveva un'ottima costituzione -e una straordinaria esuberanza di vitalità. -</p> - -<p> -Veramente inglese sotto ogni punto di vista, -si sarebbe potuta portare giustamente ad esempio -per avvalorare la tesi che gli inglesi hanno tutto -in comune con gli americani, tranne la lingua. -</p> - -<p> -Il suo primogenito, battezzato Washington -dai suoi parenti in un momento di patriottismo, -ch'egli non cessava mai di deplorare abbastanza, -era un giovanotto biondo, ben fatto, che aveva -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -posto la sua candidatura alla carriera diplomatica -dirigendo il <i>cotillon</i> al circolo di Newport per -tre stagioni di seguito, ed anche a Londra passava -per un ballerino di prima forza. La gardenia -era l'unica sua bellezza: tolto ciò, era perfettamente -equilibrato. -</p> - -<p> -La signora Virginia E. Otis era una giovanetta -di quindici anni, svelta e graziosa come -una capinera, con una espressione di franchezza -nei suoi grandi occhi turchini. Era un'abile amazzone; -cavalcando il suo <i>poney</i> aveva battuto in -una corsa lord Bilton, facendo due volte il giro -del parco e giungendo prima per una lunghezza -e mezzo in faccia alla statua di Achille. -</p> - -<p> -Ciò aveva provocato l'entusiasmo del giovane -duca di Cheshire, che le aveva proposto, seduta -stante, di sposarla. E i tutori, di lui, la sera stessa, -avevano dovuto inviarlo a Loton tutto disperato. -</p> - -<p> -Dopo Virginia venivano due gemelli, conosciuti -ordinariamente sotto il nome di Stelle e -di Bande, due cari fanciulli che col degno ministro -formavano i soli veri repubblicani della -famiglia. -</p> - -<p> -Siccome la villa Canterville era a sette miglia -da Ascot, la stazione più vicina, il signor Otis, -aveva telegrafato che si venisse a prenderlo con -la vettura scoperta. -</p> - -<p> -Era una bella serata di luglio e l'aria era -pregna dell'odore resinoso dei pini; di quando -in quando si sentiva cantare un uccello colla sua -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -voce più dolce o si vedeva fra le frasche e il -folto la coda d'oro brunito d'un fagiano. -</p> - -<p> -Qua e là degli scoiattoli spiavano dall'alto -delle querce: dei conigli guardavano attraverso -i cespugli o al disopra dei rialzi muscosi, drizzando -le loro bianche codine. -</p> - -<p> -Appena entrarono nel viale del castello di -Canterville il cielo si oscurò improvvisamente, -uno stormo di cornacchie passò silenzioso sopra -le loro teste, e prima del giungere all'abitazione -grosse gocce di pioggia cominciarono a cadere. -</p> - -<p> -Furono ricevuti sugli scalini dell'ingresso da -una vecchia donna vestita di seta nera, con la -cuffia e grembiale bianco: era la signorina Umney, -la governante che il signor Otis aveva -acconsentito di conservare al suo servizio per le -vive insistenze di lady Canterville. -</p> - -<p> -Mentre la famiglia scendeva dalla vettura, la -signorina Umney fece un profondo inchino e -disse con l'accento strano del buon tempo antico: -</p> - -<p> -— Ben venuti al castello di Canterville. -</p> - -<p> -Tutti s'incamminarono dietro di lei, attraverso -un bel vestibolo in stile Tudor e giunsero nella -biblioteca, una lunga e larga sala, con un gran -finestrone a vetri, dove il <i>the</i> era pronto. Poi che -si furono sbarazzati degli indumenti di viaggio, -si sedettero, e mentre la governante preparava la -colazione volsero lo sguardo intorno. Ad un tratto -lo sguardo della signora Otis cadde sopra una -macchia rosso scura del pavimento, precisamente -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -accanto al caminetto, e senza rendersi esatto conto -di ciò che stava per dire, chiese alla signorina -Umney: -</p> - -<p> -— Mi pare che sia stato versato qualche cosa -in quel punto. -</p> - -<p> -— Sì, signora, — rispose la governante. — Vi -è stato versato del sangue. -</p> - -<p> -— È indecente! — esclamò la signora Otis — Io -non voglio macchie di sangue nel salone: -bisogna farle togliere al più presto... -</p> - -<p> -La vecchia sorrise e a bassa voce, in aria di -mistero, soggiunse: -</p> - -<p> -— È il sangue di Eleonora di Canterville, che -fu uccisa in quel punto da suo marito, Sir Simone -di Canterville, nel 1575. Sir Simone le sopravvisse -nove anni e disparve ad un tratto in circostanze -misteriose: il suo corpo non fu mai -ritrovato: ma il suo spirito continua ad abitare -questa casa. La macchia di sangue non si è mai -potuta togliere... è impossibile. -</p> - -<p> -— Tutte queste non sono che sciocchezze — esclamò -Washington Otis. — Il rimedio per -smacchiare dell'incomparabile Pinkerton farà sparire -tutto in un batter d'occhio. -</p> - -<p> -E prima che la governante terrorizzata potesse -intervenire egli si era posto in ginocchio e fregava -il pavimento con un piccolo pezzo di una -sostanza che somigliava a cosmetico nero. -</p> - -<p> -In pochi minuti la macchia era scomparsa, -senza lasciar traccia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<div class="figcenter break-before"><a id="fill-011"></a> - <img src="images/ill-011.jpg" alt="" /> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -— Sapevo bene che il Pinkerton avrebbe rimediato -a tutto! — esclamò in tono di trionfo, -volgendo lo sguardo intorno sulla famiglia piena, -di ammirazione. -</p> - -<p> -Ma aveva appena pronunziate queste parole -che un lampo illuminò la stanza scura e un rumore -di tuono mise in agitazione tutti e in special -modo la signorina Umney, che svenne. -</p> - -<p> -— Che brutta stagione, — disse con calma -il ministro accendendo un sigaro. -</p> - -<p> -— Mio caro Hiram, — chiese la signora -Otis — cosa potremo fare di una donna che -sviene così facilmente? -</p> - -<p> -— Le daremo una multa sopra il suo salario -e vedrete che non cadrà più in deliqui! -</p> - -<p> -La governante non tardò a riaversi; ma, ancora -sconvolta, con voce austera, avvertì la signora -Otis ch'ella avrebbe avuto delle noie in -quella casa. -</p> - -<p> -— Ho visto coi miei occhi cose tali da far -rizzare i capelli sulla testa ad un cristiano e per -notti e notti non ho potuto chiudere occhio per -le cose terribili avvenute fra queste mura, — aggiunse -essa. -</p> - -<p> -Il signore e la signora Otis sorrisero ed affermarono -vivamente che essi non avevano affatto -paura dei fantasmi. La vecchia governante, dopo -aver invocata la benedizione della Provvidenza -sui suoi nuovi padroni e domandato un aumento -di salario, ritornò zoppicando nella sua stanza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<h3>II.</h3> - -<p> -La tempesta imperversò tutta la notte. Il giorno -dopo, quando la famiglia scese per la colazione, -la macchia sul pavimento era riapparsa. -</p> - -<p> -— Non credo che sia colpa dell'impareggiabile -smacchiatore, — disse Washington — perchè -ne ho fatta la prova su ogni genere di macchia. -Deve essere stato il fantasma. -</p> - -<p> -Quindi tornò a cancellare la macchia con -qualche fregamento, ma questa il giorno dopo -riapparve, sebbene la biblioteca fosse stata ben -chiusa e la signora Otis ne avesse portata seco -la chiave. Da quel momento la famiglia cominciò -ad interessarsi della cosa, ed il signor Otis fu -sul punto di credere di avere troppo teorizzato -negando l'esistenza del fantasma. Sua moglie -espresse anzi l'intenzione di affiliarsi alla Società -spiritica ed egli preparò una lunga lettera -ai signori Myers e Podmore, autori del <i>Phantasms -of the liviny</i>, spiegando loro la persistenza -delle macchie di sangue che derivavano da un -delitto commesso. -</p> - -<p> -Quella notte ogni dubbio sulla esistenza oggettiva -del fantasma si dileguò. -</p> - -<p> -La giornata era stata calda e il sole splendente: -la famiglia aveva approfittato del rinfrescare -serotino per fare una passeggiata in carrozza, -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -e non rientrò in casa che alle nove per -una leggera cena. -</p> - -<p> -La conversazione non si aggirò affatto su -fantasmi, cosicchè mancarono le più elementari -condizioni di attenzione e di impressione che -precedono così spesso i fenomeni spiritici. Parlarono, -come seppi in seguito dal signor Otis, -semplicemente dell'immensa superiorità di Janny -Davenport su Sarah Bernhardt come attrice: delle -difficoltà di trovare del granturco verde, dei grappoli -d'uva, della polenta anche nelle migliori -case inglesi: dell'importanza di Boston sull'espansione -dell'anima universale; dei vantaggi del -sistema di registrare i bagagli dei viaggiatori; e -poi della dolcezza dell'accento nuowyorkese in -confronto di quello strascicato di Londra. -</p> - -<p> -Non si fece allusione a niente di soprannaturale -e neppure indirettamente si parlò di Sir -Simone di Canterville; alle ore undici la famiglia -andò a coricarsi. -</p> - -<p> -Alle undici e mezzo tutti i lumi erano spenti. -Qualche tempo dopo il signor Otis fu svegliato -da uno strano rumore nel corridoio davanti alla -sua camera; pareva un rumore di ferri agitati -che si avvicinassero sempre più. Egli si alzò -subito, accese un fiammifero e guardò l'ora. Era -un'ora precisa. Calmissimo, si tastò il polso e -non lo trovò affatto agitato. Il rumore intanto -continuava, accresciuto ora da uno scalpiccìo -ben distinto di passi. Allora il signor Otis infilò -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -le pantofole, prese dal cassetto della toletta una -piccola bottiglia di forma bislunga, aprì la porta, -e vide in faccia appunto a lui, sul pallido chiarore -della luna, un vecchio dall'aspetto terribile. -Oli occhi sembravano accesi carboni; una capigliatura -lunga e grigia ricadeva a ciocche sulle -spalle; i suoi abiti, di moda antica, erano sporchi -e stracciati, e dai suoi polsi e dal collo dei piedi -pendevano pesanti catene, attaccate a ceppi arrugginiti. -</p> - -<p> -— Mio caro signore — disse il ministro, — vogliate -avere almeno la bontà di dare un po' -d'olio alle vostre catene: io vi ho portato una -piccola bottiglia di <i>Tamnany-Soleil-Levant</i>. Si -afferma che una sola volta sia sufficiente e sull'etichetta -vi sono molti certificati dei più eminenti -fra i nostri scienziati che ne fanno fede. La lascio -qui vicino ai candelieri e mi farò un piacere di -procurarvene ancora, se lo desiderate. -</p> - -<p> -Dopo queste parole, il ministro degli Stati Uniti -posò la boccetta sopra una tavola di marmo, -chiuse la porta e si rimise a letto. -</p> - -<p> -Per qualche tempo il fantasma di Canterville -restò immobile, stupito dallo sdegno; poi, lanciando -rabbiosamente la boccetta sul pavimento -incerato, fuggì attraverso il corridoio, mandando -rantoli cavernosi e spandendo una singolare luce -verde. Ad onta di tutto questo, quando arrivò -allo scalone di quercia vide una porta aprirsi ad -un tratto, due piccole figure ammantate di bianco -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -mostrarsi nel vano e un pesante guanciale gli -sfiorò la testa. -</p> - -<p> -Evidentemente non vi era da indugiare, per -cui, utilizzando come mezzo di fuga la quarta -dimensione dello spazio, svanì attraverso il muro, -e la casa ritornò nella calma. -</p> - -<p> -Giunto in un piccolo locale segreto dell'ala -sinistra del fabbricato, si addossò ad un raggio -di luna per riprender fiato e si mise a riflettere -onde rendersi conto della situazione. -</p> - -<p> -Mai nella sua brillante carriera, che durava -da trecento anni, era stato così grossolanamente -insultato. Si ricordò della duchessa vedova, cui -egli aveva provocato una crisi di paura, mentre -si specchiava, coperta di trine e di diamanti; ricordò -le quattro fantesche, alle quali aveva fatto -venire le convulsioni isteriche solo col far loro -dei versacci fra le portiere di una delle camere -dei forestieri: pensò al rettore della parrocchia, -a cui aveva spento la candela mentre usciva -dalla biblioteca e che da quel momento era stato -uno dei clienti più assidui di Sir William Gulle, -martire di ogni genere di disordini nervosi; gli -ritornò alla mente la vecchia signora di Trémonillac -che, svegliandosi al mattino, aveva veduto -nella poltrona innanzi al fuoco uno scheletro intento -a leggere ciò che essa aveva scritto, e da -allora aveva dovuto rimanere in letto sei mesi, -per un attacco di febbre cerebrale. Guarita, si -era riconciliata con la chiesa ed aveva rotto ogni -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -relazione con quel terribile scettico di Voltaire. -Si ricordò pure di quella notte terribile nella -quale quel briccone di Canterville era stato trovato -agonizzante nel suo abbigliatojo col fante -di picche cacciato in bocca, e aveva confessato -che, per mezzo di quella stessa carta, aveva rubato -a Carlo Fox presso Crockford, la somma -di diecimila sterline: egli giurava che il fantasma -gli aveva fatto ingoiare quella carta da giuoco. -Tutte le sue grandi imprese gli tornavano alla -mente. Vide sfilare nella sua memoria il cantoniere -che si era bruciato le cervella per aver -visto una mano verde battere nel vetro della finestra; -e la bella lady Steelfield, che era stata -obbligata di portare al collo un nastro di velluto -nero per nascondere il segno di cinque dita, -impresse come un ferro rovente sulla sua pelle -bianca, e che aveva finito per annegarsi nel -laghetto del Viale del Re. -</p> - -<p> -Pieno dell'egoistico entusiasmo del vero artista, -il fantasma passò nelle sua mente in rivista -le parti più celebri da lui rappresentate, e sorrise -amaramente ricordando la sua ultima apparizione -nella parte di «Raben il Rosso o il lattante strangolato», -il suo debutto in quello di «Gibeone -il Vampiro mago della landa di Bexley», e il -furore che aveva suscitato in una bella serata -di giugno, giuocando alle bocce coi suoi stessi -ossi, sulla spianata del <i>lawn-tennis</i>. -</p> - -<p> -E tutto ciò per giungere a quale resultato? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -Dei miserabili americani moderni venivano ad -offrirgli del grasso alla marca del <i>Soleil-Levant</i>, -e a gettargli sulla testa dei guanciali; ciò era assolutamente -intollerabile; nessun fantasma, secondo -quando la storia afferma, era stato mai -trattato così. Bisognava prendere una rivincita. -Fino all'alba il fantasma rimase in atteggiamento -di profonda meditazione. -</p> - -<h3>III.</h3> - -<p> -L'indomani, quando la colazione riunì la -famiglia Otis, si parlò assai lungamente del fantasma. -Il ministro degli Stati Uniti era naturalmente -un poco irritato perchè la sua offerta non -era stata gradita. -</p> - -<p> -— Non ho affatto intenzione di recare ingiuria -al fantasma, — e riconosco che, visto il -lungo tempo del soggiorno nella casa, non è -stato gentile gettargli dei cuscini sulla testa... -</p> - -<p> -Questa osservazione, tanto giusta, provocò -da parte dei gemelli un'esplosione di risa. -</p> - -<p> -— Ma d'altra parte — riprese il signor Otis, — se -persiste davvero a non adoperare il grasso -con la marca <i>Soleil-Levant</i>, bisognerà che noi -gli togliamo la sua catena; altrimenti sarà impossibile -dormire con tutto quel frastuono alla porta -delle camere da letto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -Per un'intera settimana tutto fu calmo: la -sola cosa che attirava un po' d'attenzione era il -riapparire continuo della macchia di sangue sul -pavimento della biblioteca. Era certamente un -fatto strano, tanto più che la porta veniva sempre -chiusa a chiave la sera e venivano chiuse pure -le finestre. Con stupore fu anche osservato che -la macchia cambiava di colore frequentemente, -come un camaleonte. Certe mattine essa era -rossa scura, quasi di un «rosso indiano»: altra -volta era vermiglia: poi dell'acceso colore della -porpora e una volta, quando discesero per fare -la preghiera, secondo il rito della libera chiesa -episcopale riformata americana, si trovò la macchia -di un bel verde smeraldo. -</p> - -<p> -Naturalmente, questi cambiamenti da caleidoscopio -divertivano molto tutti ed ogni sera si -facevano scommesse sul colore che le macchie -avrebbero assunto il giorno dopo. -</p> - -<p> -Soltanto la piccola Virginia non prendeva -mai parte agli scherzi. Per una ragione ignota, -essa rimaneva sempre vivamente impressionata -alla vista della macchia di sangue ed era stata -sul punto di piangere quando era apparsa del -colore verde smeraldo. -</p> - -<p> -Il fantasma fece la sua seconda apparizione -in una notte di domenica. -</p> - -<p> -Poco dopo coricata, la famiglia fu d'un tratto -posta in allarme da un enorme fracasso che veniva -dal vestibolo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -Scesero tutti subito e trovarono che una completa -armatura si era staccata dal suo posto ed -era caduta sul pavimento. Vicino ad essa, seduto -sopra una poltrona dall'alta spalliera, il fantasma -di Canterville si fregava i ginocchi con un'espressione -di vivo dolore sul volto. I gemelli i quali -si erano muniti della loro fionda, gli lanciarono -subito due pallottoline con la sicurezza di mira -che si può acquistare solo a forza di lunghi e -pazienti esercizi fatti sopra il professore di calligrafia. -Frattanto il ministro degli Stati Uniti puntava -sul fantasma la sua rivoltella e secondo la -usanza dei Californiesi, gli intimava di alzare in -aria le braccia. Il fantasma si levò bruscamente, -mandando un grido di selvaggio furore e svanì -come nebbia, spegnendo la candela di Washington -Otis e lasciando tutti nella più completa -oscurità. -</p> - -<p> -Giunto in cima alle scale riprese possesso di -sè e si decise a lanciare il suo scoppio di risa -satanico, che in mille occasioni aveva sperimentato -essere un procedimento di effetto sicuro. -</p> - -<p> -Si racconta che ciò aveva fatto diventare -grigia in una sola notte la parrucca di Lord -Naker. Certo bastò a decidere le tre governanti -francesi a dare le loro dimissioni prima di finire -il primo mese di servizio. -</p> - -<p> -Ricordando questo lanciò dunque la sua orribile -risata, svegliando ad una ad una tutte le -eco delle antiche volte: ma appena le terribili -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -risonanze si dispersero, una porta si aprì e apparve -in veste da camera celeste la signora -Otis. -</p> - -<p> -— Temo, — disse ella — che siate indisposto -e vi porto una boccetta con tintura del -dottore Bobell: se si tratta d'indigestione vi farà -molto bene... -</p> - -<p> -Il fantasma la guardò con due occhi fiammeggianti -di furore e si accinse a cambiarsi in -un grosso cane nero: questo era il tiro che gli -era valso molta meritata reputazione ed a cui il -medico di famiglia aveva sempre attribuito l'idiotismo -incurabile dello zio di Lord Canterville, -l'onorevole Tommaso Horton. Però, un rumore -di passi che gli si avvicinavano gli fece cambiare -idea e si contentò di farsi leggermente fosforescente, -indi svanì, dopo avere emesso un gemito -sepolcrale, proprio mentre i due gemelli -stavano per raggiungerlo. -</p> - -<p> -Rientrato nel suo rifugio si sentì finito: egli -era in preda alla più violenta agitazione. -</p> - -<p> -La volgarità dei due gemelli e il materialismo -della signora Otis erano certamente irritanti; ma -ciò che l'umiliava di più, era di non aver potuto -reggere l'armatura di ferro. -</p> - -<p> -Aveva pensato d'impressionare anche quegli -americani moderni, di farli tremare alla vista -d'uno spettro corazzato, almeno per deferenza -al loro poeta nazionale Longfellow, l'autore dello -«Scheletro nella sua corrazza», di cui le poesie -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -graziose e interessanti l'avevano spesso aiutato -a passare il tempo che i Canterville trascorrevano -a Londra. -</p> - -<div class="break-before"> -<div class="figcenter"><a id="fill-023"></a> - <img src="images/ill-023.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<p> -Quella, poi, era la sua armatura; egli l'aveva -portata con gran successo al torneo di Kentworth -e ne era stato complimentato dalla Vergine -Regina. -</p> - -<p> -Ma quando ora aveva voluto indossarla nuovamente, -era quasi rimasto schiacciato dal peso -enorme della corazza e dall'elmo d'acciaio, ed -era caduto pesantemente sul pavimento, scorticandosi -crudelmente i ginocchi e lussandosi il -polso destro. -</p> - -<p> -Per vari giorni rimase ammalato e fece appena -qualche passo; ma a forza di cure finì per -rimettersi e si decise a tentare un terzo espediente -per spaventare il ministro degli Stati Uniti -e la sua famiglia. -</p> - -<p> -Scelse per il suo nuovo debutto il venerdì -17 agosto e consacrò una gran parte della giornata -a rivedere il suo costume. -</p> - -<p> -La sua scelta si posò sopra un cappello a -falde rialzato da una parte e abbassato dall'altra -con una penna rossa: un manto sfilacciato alle -maniche e al colletto, e infine un pugnale arrugginito. -</p> - -<p> -Verso sera scoppiò un violento temporale: -il vento era così forte che scuoteva tutto il castello -e faceva sbattere le porte e le finestre della -vecchia dimora: era proprio il tempo che ci voleva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Ecco quello che egli aveva in mente di fare: -sarebbe entrato senza far rumore nella camera -di Washington Otis, gli avrebbe sussurrato alcune -parole tenendosi ai piedi del letto e gli -avrebbe piantato tre volte il suo pugnale nella -gola al suono tenue di una melodia. -</p> - -<p> -Egli sentiva un odio speciale contro Washington, -perchè sapeva perfettamente che era -lui che aveva l'abitudine costante di pulire la -famosa macchia di sangue di Canterville, con -l'aiuto dello smacchiatore incomparabile di Pinkerton. -</p> - -<p> -Dopo aver ridotto in un profondo stato di -terrore lo spensierato giovane, sarebbe entrato -nella camera del ministro degli Stati Uniti e di -sua moglie, e allora avrebbe posato la mano -viscida sulla fronte della signora Otis, e con -voce sorda avrebbe mormorato agli orecchi di -suo marito tremante i terribili segreti del Carnaio. -</p> - -<p> -Contro la piccola Virginia non aveva stabilito -ancora niente: ella non l'aveva mai insultato -ed era tanto bella, tanto buona! -</p> - -<p> -Qualche grugnito che partisse dall'armadio -gli sembrava sufficiente e, se non giungeva a -svegliarla, sarebbe arrivato a tirare la coperta -con le sue dita tremolanti di paralisi. -</p> - -<p> -Quanto ai gemelli, era risoluto a dar loro una -buona lezione: per prima cosa si sarebbe seduto -su di loro in modo da produrre l'effetto della -soffocazione in sogno: indi, profittando della -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -vicinanza dei loro letti, si sarebbe rizzato sullo -spazio libero, con l'aspetto di un cadavere verde, -freddo come il ghiaccio, finchè non fossero paralizzati -dal terrore. Poi, gettato via il suo sudario, -avrebbe fatto a quattro zampe il giro della -stanza sotto forma di scheletro tutto bianco, rotando -uno degli occhi nella sua orbita, in modo -da rappresentare il «Daniele muto, o lo scheletro -del suicida», parte nella quale in mille -circostanze aveva suscitato grande effetto. Si riteneva -ugualmente abile in questa parte, come -in quella di «Martino il pazzo o il mistero mascherato». -Alle dieci e mezzo sentì la famiglia -che saliva per coricarsi. -</p> - -<p> -Per qualche momento fu disturbato dai sonori -scoppi di risa dei gemelli, che, evidentemente, -con la loro pazza gioia di scolaretti giocavano -prima di mettersi a letto. -</p> - -<p> -Ma alle undici e un quarto tutto era tornato -in silenzio e quando suonò mezzanotte, egli si -avviò a compiere la sua vendetta. -</p> - -<p> -La civetta volava contro i vetri della finestra; -il corvo urlava nella spaccatura d'un vecchio -tasso e il vento gemeva, errando intorno -alla casa come un'anima in pena; ma la famiglia -Otis dormiva tranquilla, senza neppure -sospettare la sorte che l'attendeva. -</p> - -<p> -Il fantasma sentiva perfettamente il russare -regolare del ministro degli Stati Uniti, che dominava -il rumore della tempesta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -Scivolò allora lungo il muro. Un sorriso -cattivo increspava la sua bocca crudele, e la -luna nascose la sua faccia dietro una nuvola, -quando egli passò davanti alla apertura ogivale -ove erano impresse in turchino e oro le sue -armi e quelle della sua moglie assassinata. Camminava -sempre come un'ombra funesta e pareva -quasi che facesse retrocedere le tenebre -stesse sul suo passaggio. -</p> - -<p> -Ad un certo punto credette sentire una voce -che chiamasse. Si fermò; era invece un cane -che abbaiava. -</p> - -<p> -Si rimise in cammino, mormorando strani -giuramenti del sedicesimo secolo e brandendo -di quando in quando nella brezza di mezzanotte, -il pugnale arrugginito. -</p> - -<p> -Arrivato finalmente all'angolo del corridoio -che conduceva alla camera dell'infelice Washington, -si arrestò. -</p> - -<p> -Il vento agitava intorno alla sua testa le lunghe -ciocche di capelli grigi, e faceva svolazzare, in -pieghe grottesche e fantastiche, l'orrido sudario -che recava addosso. -</p> - -<p> -L'orologio suonò il quarto ed egli comprese -che il momento era giunto. Fece a se stesso un -ghigno e svoltò l'angolo; ma aveva appena -fatto un passo che indietreggiò emettendo un -gemito di terrore. -</p> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-029"></a> - <img src="images/ill-029.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -Dinanzi a lui si ergeva un orribile spettro, -immobile come una statua, mostruoso come il -sogno d'un pazzo. -</p> - -<p> -La testa dello spettro era calva e rilucente, -la faccia rotonda, grassotta e bianca. -</p> - -<p> -Un riso orribile sembrava averne deformato -i tratti in una smorfia eterna; dagli occhi usciva -a fasci una luce rossa scarlatta. La bocca pareva -un gran pozzo di fuoco, e un vestito orrido -come quello di Simone stesso, drappeggiava il -suo corpo dalle forme titaniche. -</p> - -<p> -Sul petto era fissato un foglio con una iscrizione -in caratteri strani, antichi; era forse un'epigrafe -infamante, dov'erano iscritti tremendi delitti, -una terribile lista di misfatti. -</p> - -<p> -Finalmente nella mano destra teneva una -scimitarra di acciaio luccicante. -</p> - -<p> -Non avendo egli veduto fino a quel giorno -fantasmi, provò naturalmente una paura terribile -e, dopo aver gettato fuggivamente un secondo -sguardo sull'orrido spettro, ritornò alla sua -camera a grandi passi, inciampando nei lenzuoli -in cui era avviluppato. -</p> - -<p> -Percorse correndo il corridoio e finì per lasciarsi -cader di mano il pugnale arrugginito -sugli stivali alla scudiera del ministro, nei quali -stivali venne ritrovato l'indomani dal cameriere. -</p> - -<p> -Rientrato nel suo recondito asilo, si lasciò -abbattere su di un piccolo lettuccio e nascose -il viso fra le lenzuola. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Ma dopo un momento il coraggio indomabile -dei Canterville d'altro tempo, si ridestò in -lui, ed egli prese la risoluzione di andare a parlare -all'altro fantasma, spuntato il giorno. -</p> - -<p> -Per cui, appena l'alba ebbe illuminate le -colline, ritornò al posto dove aveva visto per la -prima volta l'orrido fantasma. -</p> - -<p> -Diceva a se stesso che alla fine due fantasmi -valevano più di uno, e con l'aiuto del suo nuovo -amico avrebbe potuto combattere vittoriosamente -contro i due gemelli. -</p> - -<p> -Ma quando fu giunto, si trovò in presenza -di uno spettacolo terribile. -</p> - -<p> -Certamente doveva essere accaduto qualche -cosa allo spettro, perchè la luce era completamente -sparita dalle sue orbita; la scimitarra luccicante -era caduta dalla sua mano ed egli si -teneva appoggiato al muro in un atteggiamento -incomodo... Si slanciò in avanti e lo prese fra -le sue braccia; ma quale fu il suo orrore, vedendo -la testa distaccarsi e ruzzolare per terra, -il corpo prendere la posizione di coricato. -</p> - -<p> -Allora s'accorse di stringere una tenda di -grossa tela bianca e che un manico di granata, -un coltello di cucina e una zucca vuota, giacevano -ai suoi piedi. -</p> - -<p> -Non comprendendo nulla di questa curiosa -trasformazione, prese con mano febbrile lo scritto -e vi lesse, alla luce grigia del mattino, queste -parole terribili: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p class="center pad1"> -ECCO IL FANTASMA OTIS<br /> -IL SOLO VERO E AUTENTICO SPIRITO.<br /> -DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI.<br /> -TUTTI GLI ALTRI SONO CONTRAFFAZIONI. -</p> - -<p class="pad1"> -Tutta la verità gli apparve improvvisamente; -egli era stato burlato, mistificato, ingannato... -</p> - -<p> -L'espressione che caratterizzava lo sguardo -del vecchio di Canterville, riapparve nei suoi -occhi; serrò le sue mandibole sdentate e alzando -le mani corrose sopra la testa, giurò secondo la -formula pittoresca della scuola antica, che quando -Chanteclair avesse suonato due volte il suo allegro -appello di cornetta, sarebbero avvenuti -fatti sanguinosi, e che l'assassino dal piede silenzioso -sarebbe uscito dal suo ricovero. -</p> - -<p> -Aveva appena finito di fare questo tremendo -giuramento, che da un cascinale lontano, dal -tetto di tegoli rossi, partì il canto di un gallo. -</p> - -<p> -Il fantasma emise un riso prolungato, lento, -amaro ed attese. -</p> - -<p> -Attese un'ora, poi un'altra, ma non si sa per -quali misteriose ragioni, il gallo non cantò più. -</p> - -<p> -Finalmente, verso le sette e mezzo, l'arrivo -delle cameriere lo costrinse a lasciare la sua fazione. -</p> - -<p> -Rientrò nel suo asilo con fiero passo, pensando -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -al suo inutile giuramento ed al suo inutile -e mancato progetto. -</p> - -<p> -Quando vi giunse, consultò varie opere dell'antica -cavalleria, la cui lettura l'interessava -enormemente, e vi lesse che Chanteclair aveva -sempre cantato due volte quando si era ricorso -a quel giuramento. -</p> - -<p> -— Che il diavolo porti via questo stupidissimo -animale — mormorò egli. Nel tempo passato -sarei corso su lui con la mia buona lancia -e gli avrei passato la gola e l'avrei forzato a -cantare un'altra volta per me, avesse anche dovuto -crepare... -</p> - -<p> -Ciò detto, si ritirò in una comoda bara di -piombo e vi rimase sino alla sera. -</p> - -<h3>IV.</h3> - -<p> -Il giorno seguente il fantasma si sentiva debole -e stanchissimo: le terribili agitazioni delle -ultime quattro settimane, cominciavano a produrre -su di lui il loro effetto. -</p> - -<p> -Il suo sistema nervoso era completamente -disordinato, e il minimo rumore bastava a farlo -trasalire. -</p> - -<p> -Non uscì più dalla sua camera per cinque -giorni e finì col decidersi di non più curarsi -della macchia di sangue sul pavimento della -biblioteca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -Dal momento che la famiglia Otis non la -voleva, significava che non la meritava; questo -era chiaro. -</p> - -<p> -Quella gente apparteneva evidentemente ad -una razza inferiore, incapace di apprezzare il -valore simbolico di fenomeni sensibili. -</p> - -<p> -Le apparizioni dei fantasmi, lo sviluppo di -astrali, tuttociò era per essi incomprensibile, non -alla portata delle loro intelligenze. -</p> - -<p> -Rimaneva quindi suo stretto dovere farsi vedere -nel corridoio una volta la settimana, e di gesticolare -dalla finestra ogivale, il primo e il terzo -mercoledì d'ogni mese: non trovava nessuna -ragione plausibile per sottrarsi a tale obbligo. -</p> - -<p> -In verità, la sua vita era stata molto colpevole, -ma però egli era coscienziosissimo in tutto -quello che riguardava il soprannaturale; e così i -tre sabati successivi traversò, come al solito, il -corridoio, fra mezzanotte e le tre del mattino, -prendendo tutte le possibili precauzioni per non -essere veduto nè sentito. -</p> - -<p> -Si levava gli stivali, camminava il più leggermente -che gli fosse possibile sopra le vecchie tavole -tarlate, s'involtava in un grande mantello -di velluto nero e non dimenticava di ungere col -grasso <i>Soleil Levant</i> le sue catene. -</p> - -<p> -Solo dopo lunghe esitazioni egli si era deciso -ad adottare questo mezzo di protezione. -</p> - -<p> -Una sera, mentre la famiglia pranzava, egli -si era insinuato nella camera da letto della signora -Otis e ne aveva rubato una boccetta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -Al primo momento si era sentito umiliato, -ma poi aveva dovuto persuadersi che quella -invenzione meritava i maggiori elogi e che cooperava -in un certo modo a favorire i suoi piani. -</p> - -<p> -Non trascuravano frattanto gli Otis di mettere -attraverso il corridoio delle corde perchè egli -potesse inciampare, nel buio, e una volta infatti, -dopo che egli si era vestito per la parte di -«Isacco il Nero o il Cacciatore del bosco di -Hogsbery», era caduto per aver messo il piede -sopra delle tavole insaponate, poste dai due gemelli -sulla soglia della camera delle tappezzerie -ed al principio della scala di quercia. -</p> - -<p> -Quest'ultimo affronto lo mise in furore tale -che risolvette di fare uno sforzo supremo per -imporre la sua dignità e riaffermare la sua posizione -sociale. -</p> - -<p> -Si decise quindi di far visita la notte seguente -agli insolenti giovani Etoniani nella sua celebre -parte di «Ruperto il Temerario o il Conte senza -testa». -</p> - -<p> -Non si era più mostrato da settanta anni sotto -tale travestimento, e cioè dalla volta in cui aveva -fatto una tal paura a lady Barbara Modish, che -essa aveva ritirata la sua promessa di matrimonio -al nonno dell'attuale lord Canterville, ed era fuggita -a Gretna-Green con il bel Giacomo Casteltown, -giurando che per nessuna cosa al mondo -avrebbe più consentito di allearsi ad una famiglia -che tollerava ad un orribile fantasma di -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -passeggiare al crepuscolo sulla terrazza del castello. -</p> - -<p> -Il povero Giacomo era stato in seguito ucciso -in duello da lord Canterville sul prato di -Wandsworth, e lady Barbara era morta di dolore -a Tunbridge Wells, prima della fine dell'anno. -</p> - -<p> -Il suo successo non avrebbe quindi potuto -essere più bello e più completo. -</p> - -<p> -Se mi è permesso di usare un termine teatrale -parlando di uno dei più grandi misteri del -mondo soprannaturale, o un termine scientifico -parlando del mondo superiore alla natura, devo -dire che era una delle sue creazioni più difficili. -Gli occorsero tre ore buone per terminare i preparativi. -</p> - -<p> -Gli stivaloni alla scudiera, facenti parte del -costume, erano invero un po' troppo larghi per -lui e delle pistole da arcione non riuscì a trovarne -che una; ma insomma fu soddisfattissimo -e alle una e un quarto passò attraverso il muro -e scese nel corridoio. -</p> - -<p> -Giunto presso la camera occupata dai gemelli, -che io chiamerò la camera turchina dal -colore delle tappezzerie, trovò la porta socchiusa. -</p> - -<p> -Per fare un'entrata di grande effetto, spinse -con forza l'uscio, e stava per entrare, quando -una pesante brocca piena d'acqua si rovesciò -su di lui, inzuppandolo fin dentro le ossa; nello -stesso tempo scoppi di risa soffocate partirono -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -dal letto su cui sovrastava un grande baldacchino. -</p> - -<p> -Il suo sistema nervoso ne rimase così vivamente -scosso, ch'egli rientrò ne' suoi appartamenti -a gambe levate e l'indomani dovè rimanere -a letto per un forte raffreddore. -</p> - -<p> -La sola consolazione che provò, fu di non -aver portato seco la sua testa, perchè in tal caso -le conseguenze sarebbero state assai più gravi. -</p> - -<p> -Dimessa ormai ogni speranza di poter terrorizzare -quella terribile famiglia americana, si limitò -allora a percorrere il corridoio con scarpe -di corda, col collo avvolto in una grossa cravatta, -per timore delle correnti d'aria e munito -sempre di un piccolo archibugio in caso di attacco -da parte dei gemelli. -</p> - -<p> -Il diciannove settembre ebbe il colpo di grazia. -</p> - -<p> -Egli era disceso per la scala, fin nel vestibolo, -sicuro che almeno in quel luogo non sarebbe -stato tormentato, e si divertiva a fare delle osservazioni -satiriche sopra le fotografie del ministro -degli Stati Uniti e di sua moglie, fotografie che -avevano preso il posto dei ritratti della famiglia -dei Canterville. -</p> - -<p> -Indossava un costume semplicissimo, ma decente, -un lungo sudario cosparso di musco di -cimitero, e teneva in mano una piccola lanterna -e una vanga da becchino, alla guisa di «Giovanni -il dissoterrato o il ladro di cadaveri di -Chertsey Barw», una delle parti più famose, di -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -cui i Canterville avevano ragione di ricordarsi -maggiormente, perchè era stata la vera causa -della loro querela col vicino lord Rufford. -</p> - -<p> -E, così travestito, circa le due del mattino, -si dirigeva tranquillamente verso la biblioteca, -per vedere ciò che ancora rimaneva della macchia -di sangue, quando a un tratto vide balzare contro -di lui, da un angolo scuro, due figurine che -agitavano follemente le braccia sopra la loro -testa e gli gridavano negli occhi: -</p> - -<p> -— Buum! -</p> - -<p> -Preso da panico, — il che era naturale in quella -circostanza, — si precipitò allora verso la scala, -ma subito fu arrestato dalla vista di Washington -Otis che lo attendeva armato di un grande annaffiatoio -da giardino; circondato da ogni parte da -nemici, e ridotto agli estremi, non gli rimaneva -che dileguarsi nella grande stufa di ghisa che, per -fortuna, non era accesa, e così fece, aprendosi -un passaggio fino al suo ritiro, attraverso i tubi -e le cappe dei camini. -</p> - -<p> -Vi giunse in uno stato di compassionevole -disperazione; e da quel momento non lo si rivide -più in spedizione notturna. -</p> - -<p> -I due gemelli si misero mille volte in agguato, -onde sorprenderlo; seminarono nel corridoio -gusci di noce tutte le sere con grande noia dei -loro genitori e dei domestici, ma tutto invano. -</p> - -<p> -L'amor proprio del fantasma era così profondamente -ferito ch'egli non volle più farsi vedere. -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -Dato ciò, il signor Otis, si rimise a lavorare -alla sua grande opera sulla storia del partito -democratico, opera cui accudiva da oltre -tre anni. -</p> - -<p> -La signora Otis, da parte sua, organizzò uno -straordinario manicaretto americano, il <i>clan-cake</i>, -che fece epoca in tutto il paese; i ragazzi si -dettero al gioco dell'<i>écarté</i>, del <i>poker</i> ed altri -svaghi americani; e Virginia cominciò a fare -lunghe passeggiate a cavallo per i boschi in -compagnia del giovane duca di Creshire, venuto -a passare l'ultima settimana di vacanze a Canterville. -</p> - -<p> -Tutti ormai ritenevano che il fantasma fosse -scomparso ed anzi il ministro scrisse a lord Canterville -una lettera per informarlo della cosa, e -ricevette in risposta un'altra lettera dove questo -gli esprimeva tutto il piacere che gli aveva procurato -tale notizia e mandava le sue più sincere -felicitazioni alla degna consorte del ministro. -</p> - -<p> -Ma gli Otis s'ingannavano. -</p> - -<p> -Il fantasma era sempre nella casa, e, benchè -ridotto male, non si sentiva affatto disposto a -farla finita, ora sopratutto che sapeva trovarsi -nel numero degli ospiti il giovane duca di Cheshire, -un prozio del quale, lord Francesco Silton, -aveva una volta scommesso col colonnello Carbury -di giuocare ai dadi col fantasma di Canterville -e l'indomani era stato trovato sul pavimento -della sala da giuoco, paralizzato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p> -L'infelice, malgrado fosse vissuto ancora molti -anni, non aveva mai più pronunziato altra frase -che questa: -</p> - -<p> -— Doppio sei! -</p> - -<p> -La storia era molto nota a suo tempo, benchè, -in riguardo ai sentimenti che univano le due nobili -famiglie, si fosse fatto di tutto per metterla -in tacere: anzi, un racconto particolareggiato di -essa, si trova nel terzo volume delle «Memorie -di lord Tattle sul principe reggente ed i suoi -amici». -</p> - -<p> -Il fantasma desiderava dunque di provare -ch'egli non aveva perduta la sua influenza sui -Silton, coi quali del resto era parente per alleanza, -avendo una sua cugina germana sposato in seconde -nozze il signor di Bulkeley, del quale erano -discesi, com'è noto, in linea diretta i duchi di -Cheshire. -</p> - -<p> -Fece quindi i suoi preparativi per mostrarsi -al piccolo innamorato di Virginia, nella famosa -parte del «Monaco Vampiro, o il Benedettino -svenato». -</p> - -<p> -Si trattava di uno spettacolo terribile: infatti -la vecchia lady Startuy, quando l'aveva veduto -rappresentare, alla vigilia del nuovo anno 1764, -si era messa ad urlare perdutamente ed aveva -finito per esser colta da un violento attacco di -apoplessia, per cui era morta in capo a tre giorni, -dopo aver diseredato i Canterville e lasciato tutto -il patrimonio al suo farmacista di Londra. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Ma, all'ultimo momento, il terrore che gli incutevano -i due gemelli, gli impedì di uscire dalla -sua stanza, e per quella notte il piccolo duca -dormì tranquillo nel gran letto a baldacchino, -coperto di piume, sognando Virginia. -</p> - -<h3>V.</h3> - -<p> -Pochi giorni dopo, Virginia e il suo innamorato -dai capelli ricciuti si recarono a fare una -passeggiata a cavallo nei prati di Brockley, e -Virginia si produsse nel saltare una siepe un -tale strappo alla sua Amazzone, che, rientrando -in casa, pensò di prendere la scala posteriore per -non essere veduta. -</p> - -<p> -Mentre passava correndo davanti alla camera -delle tappezzerie, la cui porta era aperta, credette -vedervi qualcuno e, persuasa che fosse la -cameriera di sua madre, la quale era solita ritirarsi -ivi a lavorare, si arrestò per pregarla di -raccomodare il suo abito; ma, con grande sorpresa, -si avvide di trovarsi invece davanti al fantasma -di Canterville in persona. -</p> - -<p> -Stava questi seduto presso la finestra a contemplare -gli alberi che ingiallivano e le foglie -arrossate, svolazzanti nel grande viale. -</p> - -<p> -Aveva la testa appoggiata alla mano, e tutto -il suo atteggiamento rivelava una profonda desolazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p> -Il poveretto era così abbattuto, così demolito, -che la piccola Virginia, anzichè cedere ad un -istintivo sentimento di paura e correre a chiudersi -nella sua camera, fu presa da compassione -e volle provarsi a consolarlo. Si avvicinò a lui -in punta di piedi, così lievemente, che egli sprofondato -nella sua tristezza, non si accorse della -sua presenza se non quando la fanciulla gli volse -la parola. -</p> - -<p> -— Sono addolorata per voi, — disse; — ma -i miei fratelli torneranno domani a Eton; se dunque -vi condurrete bene, nessuno vi tormenterà più. -</p> - -<p> -— È assurdo domandare di condurmi bene, — rispose -il fantasma, guardando con aria stupita -la fanciulla che aveva avuto il coraggio di -rivolgergli la parola. — È assolutamente assurdo, -bisogna che scuota le mie catene, che grugnisca -dai buchi delle serrature, che cammini la notte, -che faccia tutto ciò che voi chiamate condursi -male.... È l'unica mia ragione di essere. -</p> - -<p> -— Non è affatto una buona ragione di essere; -e siete stato ben cattivo, sapete! Mistress -Umney ci ha detto, lo stesso giorno del nostro -arrivo, che avete ucciso vostra moglie. -</p> - -<p> -— Sì, ne convengo, — rispose storditamente -il fantasma, — ma fu un affare di famiglia e -non riguarda che me. -</p> - -<p> -— È sempre un delitto ammazzare una persona, — sentenziò -Virginia che prendeva alle -volte una graziosa piccola aria di gravità puritana, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -ereditata certo da qualche avo venuto dalla Nuova -Inghilterra. -</p> - -<p> -— Oh, io non posso soffrire la moralità a -parole.... Mia moglie era molto brutta, non stirava -mai convenientemente i miei polsini e non -s'intendeva affatto di cucina. Ascoltate: un giorno -avevo ucciso un magnifico cervo maschio di due -anni nei boschi di Hogley; non indovinereste -mai come lo cucinò!.... Ma lasciamo questo tema: -è affare finito, ormai, e trovo che non fu giusto -da parte dei suoi fratelli farmi morire di fame -perchè l'avevo uccisa. -</p> - -<p> -— Farvi morire di fame?... Oh! Signor fantasma.... -signor Simone, volevo dire, avreste per -caso ancora fame? Ho un sandwich nel mio cestino.... -vi piace? -</p> - -<p> -— No, grazie, ora non mangio più; ma è -molto gentile da parte vostra l'offerta. Voi siete -più cortese di tutti gli altri della vostra famiglia, -ch'è volgare, rozza, disonesta.... -</p> - -<p> -— Basta! — gridò Virginia battendo il piede. — Siete -voi ora rozzo, villano e volgare! quanto -a disonestà, voi sapete bene di aver rubato i -colori della mia scatola per rifare quella ridicola -macchia di sangue nella biblioteca. Avete cominciato -col prendermi tutti i rossi, compreso il vermiglione, -di modo che mi è impossibile ora dipingere -i tramonti. Poi avete preso il verde smeraldo -e il giallo; infine non mi è restato altro -che l'indaco e il bianco di Cina. Non ho potuto -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -più dipingere che chiari di luna, i quali fanno -sempre pietà a vederli e sono difficili a dipingersi. -Non ho mai detto nulla contro di voi, -benchè sia stata molto seccata e tutto questo per -una cosa ridicola. Si è mai visto del sangue -verde smeraldo? -</p> - -<div class="figcenter break-before"><a id="fill-045"></a> - <img src="images/ill-045.jpg" alt="" /> -</div> - -<p> -— Vediamo, — disse il fantasma molto cortesemente, — come -potevo io fare? È difficile al -giorno d'oggi procurarsi del vero sangue, e poichè -vostro fratello adoperava lo smacchiatore incomparabile, -non vedo perchè non avrei dovuto -impiegare i vostri colori per resistere a quello. -Quanto alla tinta, è questione di gusto: così i -Canterville, per esempio, sono del sangue più -turchino che vi sia in Inghilterra.... Ma so che -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -voialtri americani non tenete conto di queste -cose.... -</p> - -<p> -— Che ne sapete voi? quello che potete fare -di meglio ormai è di emigrare: ciò vi formerà -lo spirito. -</p> - -<p> -Mio padre sarà ben contento di farvi dare -un biglietto gratuito e, benchè vi siano dei diritti -di dazio molto alti per tutti gli spiriti, non -vi saranno fatte difficoltà alla dogana; tutti gli -impiegati sono democratici. Giunto a New York, -voi potreste avere un grande successo: conosco -molta gente che darebbe centomila dollari per -avere un avo e che darebbe assai di più per -avere un fantasma in famiglia. -</p> - -<p> -— Io, invece, sono persuaso, che non mi -troverei bene in America. -</p> - -<p> -— Forse perchè non abbiamo delle rovine, -delle cose strane? — chiese ironicamente Virginia. -</p> - -<p> -— Non avete rovine! Non cose strane! Ma -avete bene la vostra marina e i vostri modi. -</p> - -<p> -— Buona sera, vado a chiedere a mio padre -di accordare una settimana di più di vacanze ai -miei due fratelli gemelli. -</p> - -<p> -— Vi prego, miss Virginia, non ve ne andate, -sono così solo, così infelice.... non so più -come tirare avanti; vorrei andare a coricarmi e -non lo posso. -</p> - -<p> -— E perchè no? Non avete che a mettervi -a letto e spegnere il lume. Spesso è difficile restare -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -svegli, specialmente in chiesa; ma non è -difficile affatto dormire. -</p> - -<p> -— Sono trecento anni che non posso dormire! -</p> - -<p> -Questa triste esclamazione fece sgranare i -begli occhi celesti di Virginia. -</p> - -<p> -— Sono trecento anni che non dormo e mi -sento tanto, tanto stanco! — ripetè il fantasma. -Virginia divenne grave e le sue labbra fini si -agitarono come petali di rosa. Si avvicinò, s'inginocchiò -accanto a lui e ne contemplò la figura -vecchia e grinzosa. -</p> - -<p> -— Povero, povero fantasma, — mormorò; — non -vi è dunque un posto dove possiate dormire? -</p> - -<p> -— Sì, ma lontano, al di là del bosco di pini, -rispose egli con un fil di voce, come in sogno. -Vi è un piccolo giardino, dove l'erba cresce -alta e rigogliosa; colà si vedono le grandi stelle -bianche della cicuta; là l'usignolo canta tutta -la notte; tutta la notte canta, e la luna di cristallo -opaco guarda, e il salcio stende le sue gigantesche -braccia sopra i dormienti. -</p> - -<p> -Gli occhi di Virginia si velarono di lacrime; -dovè nascondere la faccia nelle mani. -</p> - -<p> -— Voi intendete parlare del Giardino della -Morte, — mormorò essa. -</p> - -<p> -— Sì, della Morte. Deve essere così bello riposare -nella molle scura terra, mentre le erbe -ondeggiano sulla propria testa e ascoltare il silenzio! -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -Non aver più nè ieri, nè domani; scordare -il tempo e la vita; esistere nella pace eterna! -Voi potreste aiutarmi, potreste aprirmi, spalancarmi -le porte della morte, perchè l'amore vi -accompagna sempre; l'amore è più forte della -morte. -</p> - -<p> -Virginia tremò; un fremito ghiacciato percorse -il suo corpo; per qualche istante regnò nella -stanza un profondo silenzio. Le sembrò di fare -un terribile sogno. -</p> - -<p> -Allora il fantasma riprese la parola, con una -voce che sembrava il sospiro del vento: -</p> - -<p> -— Avete mai letta la vecchia profezia scritta -sui vetri della biblioteca? -</p> - -<p> -— Oh! spesso. La conosco a memoria; -essa è dipinta con lettere strane, dorate, difficili -a leggersi; non sono che sei versi: -</p> - -<p> -«Quando una bionda giovinetta saprà richiamare -sulle labbra del peccatore la preghiera; -quando il mandorlo sterile fiorirà e un fanciulla -piangerà, allora in tutta la casa ritornerà la calma, -e la pace rientrerà in Canterville...». -</p> - -<p> -Ma non so che significhi.... -</p> - -<p> -— Significa che voi dovete piangere con me -sopra i miei peccati, perchè io non ho lacrime; -che dovete pregare con me per la mia anima, -perchè io non ho fede; e allora, se sarete stata -sempre dolce, buona e amorevole, l'angelo della -Morte avrà pietà di me. -</p> - -<p> -Voi vedrete esseri terribili nelle tenebre e voci -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -funeste mormoreranno alle vostre orecchie, ma -non potranno farvi nessun male, perchè contro -la purezza di una fanciulla le potenze dell'inferno -nulla possono. -</p> - -<p> -Virginia non rispose e il fantasma si torse le -mani nella violenza della sua disperazione, guardando -la bionda testa che si inchinava. -</p> - -<p> -Ad un tratto, essa si riaddrizzò, pallidissima -e con uno strano luccicchio negli occhi: -</p> - -<p> -— Non ho paura, — disse con voce ferma, — e -domanderò all'angelo di aver pietà di voi. -</p> - -<p> -Il fantasma si levò dal suo sedile, mandando -un grido di gioia, prese la testa bionda fra le -sue mani, con una grazia che ricordava i tempi -passati, e la baciò. Le sue dita erano fredde -come il ghiaccio e le sue labbra bruciavano come -il fuoco; ma Virginia restò forte ed egli le fece -traversare la camera scura. -</p> - -<p> -Sulla tappezzeria, di un verde sbiadito, erano -ricamati piccoli cacciatori che soffiavano nei loro -corni ornati di frangie e con le loro piccole -mani le facevano segno di retrocedere. -</p> - -<p> -— Ritorna sui tuoi passi, piccola Virginia. -Vattene! vattene! vattene! — gridavano essi. -</p> - -<p> -Ma il fantasma le serrava più forte la mano -ed essa chiuse gli occhi per non vederli. -</p> - -<p> -Degli orribili animali, con la coda di lucertola, -con gli occhi grossi e sporgenti, ammiccavano -dagli angoli del camino e le dicevano a -voce bassa: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<p> -— Fa attenzione, piccola Virginia! Guardati! -Potremmo anche non più rivederti.... -</p> - -<p> -Ma il fantasma affrettò il passo e Virginia -non diede ascolto. -</p> - -<p> -Quando furono in fondo alla stanza, egli si -arrestò e mormorò qualche parola che la fanciulla -non comprese. -</p> - -<p> -Riaprì gli occhi e vide il muro svanire lentamente, -come nebbia, e aprirsi davanti a lei -una nera caverna. Un forte vento ghiacciato -l'avvolse ed ella sentì che le tiravano la veste. -</p> - -<p> -— Presto! presto! gridò il fantasma, — o -sarà troppo tardi. -</p> - -<p> -Allo stesso tempo, il muro si richiuse dietro -di loro e la camera della tappezzeria restò vuota. -</p> - -<h3>VI.</h3> - -<p> -Trascorsi appena due minuti, la campana -suonò per il thè e Virginia non comparve. La -signora Otis mandò un domestico a cercarla e -questi non tardò a tornare dicendo che non -aveva potuto trovare in nessuno posto miss -Virginia. -</p> - -<p> -La signora Otis, sapendo che la figlia aveva -l'abitudine di andare tutte le sere in giardino a -cogliere i fiori per il pranzo, non ne fu inquieta; -ma quando suonarono le sei e Virginia non -comparve, cominciò ad allarmarsi ed inviò i ragazzi -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -a ricercarla, mentre essa e il marito visitarono -tutte le camere del castello. -</p> - -<p> -Alle sei e mezzo i gemelli tornarono dicendo -che non avevano trovata traccia della loro sorella. -A tale notizia tutti divennero inquieti; pensavano -al da farsi, quando il signor Otis si ricordò -ad un tratto che pochi giorni prima egli -aveva dato il permesso ad una banda di zingari -di accampare nel parco del castello. -</p> - -<p> -Partì subito per Blackfell-Holln, accompagnato -dal suo primogenito e da due contadini. -Il duca di Cheshire, pazzo per l'agitazione, -chiese con insistenza di unirsi a lui, ma il signor -Otis rifiutò temendo una zuffa. Quando però -giunse al posto dell'accampamento, vide che gli -zingari erano partiti precipitosamente: il fuoco -ardeva ancora e sull'erba restavano delle scodelle. -</p> - -<p> -Dopo aver mandato Washington e i due uomini -a frugare la campagna circostante, il signor -Otis si affrettò a far ritorno alla villa per spedire -telegrammi a tutti gli ispettori di polizia della -contea, pregandoli di ricercare una giovinetta che -era stata rapita da vagabondi o da zingari. -</p> - -<p> -Fatto questo, si fece preparare il cavallo e, -dopo aver insistito perchè sua moglie e i suoi -tre figli si mettessero a tavola, partì col palafreniere -per la strada di Ascot. Aveva fatto appena -due miglia che sentì galoppare dietro di sè; si -voltò e vide il piccolo duca che giungeva sopra -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -un poney, tutto rosso in volto e col capo scoperto. -</p> - -<p> -— Ne sono proprio dolente, — disse il giovane -con voce ansante, — ma mi è impossibile -di mangiare finchè non si sia ritrovata Virginia. -Vi prego di non adirarvi con me. Se ci aveste -permesso l'anno scorso di sposarci, questo fatto -non sarebbe avvenuto. Non mi rimandate indietro, -ve ne prego, perchè non lo potrei, nè lo -vorrei. -</p> - -<p> -Il ministro non potè trattenersi dall'indirizzare -un sorriso a quel giovanotto bello e sventato. -Come non rimanere commosso per la devozione -che egli dimostrava a Virginia! Si curvò -quindi sul cavallo, posò una mano sulla spalla -del duca, affettuosamente, e disse: -</p> - -<p> -— Ebbene, Cecilio, dal momento che ci tenete -tanto, bisognerà bene che vi consenta di -seguirmi; ma sarà necessario che vi trovi appena -giunto ad Ascot un cappello.... -</p> - -<p> -— Al diavolo il cappello! È Virginia che io -voglio trovare! — esclamò il piccolo duca ridendo. -</p> - -<p> -Si rimisero al galoppo e presto ebbero raggiunto -la stazione ferroviaria, dove chiesero al -capo se era stata vista sulla banchina della partenza -una fanciulla che rispondesse ai connotati -di Virginia; ma invano. Il capostazione inviò -subito telegrammi a tutte le stazioni lungo la -linea e promise di esercitare una sorveglianza -rigorosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Dopo ciò, comprato un cappello per il piccolo -duca da un mercante di novità che stava per chiudere -la sua bottega, il ministro Otis proseguì per -Bescbey, villaggio posto quattro miglia più distante, -che gli era stato detto essere frequentato -dagli zingari. Fatta levare dal letto la guardia campestre, -questa non potè dare nessun schiarimento -e così, dopo aver traversato la piazza del villaggio, -i due cavalieri ripresero la strada di corsa e -arrivarono a Canterville alle 11, col corpo spezzato -dalla fatica e il cuore dall'inquietudine. -</p> - -<p> -Giunti, trovarono Washington e i gemelli che -li aspettavano al cancello con delle lanterne, il -viale essendo scurissimo. -</p> - -<p> -Nessuno aveva trovato traccia di Virginia. Gli -zingari erano stati raggiunti nei prati di Brockley, -ma la fanciulla non era con loro. Essi -avevano spiegato la ragione della loro partenza -precipitata dicendo che si erano sbagliati sulla -data della fiera di Charton e che la paura di -non giungere in tempo li aveva obbligati ad -affrettarsi. Inoltre si erano mostrati desolatissimi -della scomparsa della figlia del ministro, il quale -aveva loro accordato di accampare nel suo parco. -</p> - -<p> -Purtroppo Virginia era perduta, almeno per -quella notte, e fu con profondo accasciamento -che il padre e i giovani rientrarono in casa, seguiti -dal palafreniere che conduceva a mano il -cavallo e il poney. Nel vestibolo trovarono riuniti -tutti i domestici spaventati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -La povera signora era stesa su un divano, -nella biblioteca, quasi pazza dal dolore, e la -vecchia governante le inumidiva la fronte, con -acqua di Colonia. -</p> - -<p> -Il ministro volle che essa mangiasse qualche -cosa e fece servire la cena per tutti: ma tutti -erano muti e i gemelli stessi, sempre vivaci, erano -tristi e taciturni per la scomparsa dell'adorata -sorellina. -</p> - -<p> -Finita la cena, nonostante le preghiere del -piccolo duca, il signor Otis volle che tutti andassero -a coricarsi, affermando che non c'era -nulla da fare per quella notte, e che il mattino -dopo avrebbe telegrafato a Scotland-jard perchè -fosse subito posto a loro disposizione qualche -bravo agente. -</p> - -<p> -Al momento in cui tutti uscivano dalla stanza -da pranzo, l'orologio della torre suonò mezzanotte -e appena le vibrazioni dell'ultimo tocco si -spensero, fu inteso un rumore seguito da un grido -acuto. Un tremendo colpo di tuono scosse la -casa; una musica celeste risuonò nell'aria; un -pezzo di muro si staccò rumorosamente in cima -alle scale, e sul pianerottolo apparve Virginia, -pallida, quasi bianca, con una piccola scatola in -mano. Tutti si precipitarono verso di lei; la -madre se la strinse appassionatamente al cuore; -il piccolo duca la soffocò sotto i suoi baci e i -gemelli eseguirono un selvaggio ballo di guerra -intorno al gruppo. -</p> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-055"></a> - <img src="images/ill-055.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -— Gran Dio! figlia mia dove sei stata? — chiese -il padre con aria burbera, persuaso che -essa avesse voluto fare un brutto scherzo. — Cecilio -ed io abbiamo percorso tutta la campagna -a cavallo per cercarti e tua madre ha corso pericolo -di morire di spavento. Non bisognerà far -mai più di tali scherzi! -</p> - -<p> -— Meno che col fantasma! — gridarono i -gemelli, continuando le loro capriole. -</p> - -<p> -— Mia cara, grazia a Dio, eccoti ritrovata; -non devi lasciarmi mai più! — mormorava la -madre abbracciando la fanciulla, che tremava, e -lisciando i suoi capelli d'oro sparsi sulle spalle. -</p> - -<p> -— Papà, disse dolcemente Virginia, — sono -stata col fantasma; egli è morto.... Vai a vederlo. -È stato molto cattivo, ma si è sinceramente pentito -di tutto il male che ha fatto e, prima di morire, -mi ha dato questa scatola di gioielli. -</p> - -<p> -Tutta la famiglia gettò su lei uno sguardo -silenzioso e spaventato; ma essa aveva il volto -grave e serio. Muta si volse e li precedette attraverso -l'apertura fattasi nel muro, e li fece discendere -per un corridoio segreto. Washington -seguiva con un candeliere acceso. -</p> - -<p> -Giunti ad una gran porta di quercia ferrata -con grossi chiodi, Virginia la toccò, e quella -girò sui grossi cardini. Apparve una stanza -stretta e bassa, col soffitto a volta e con uno -spiraglio per finestra. Un grande anello di ferro -era attaccato nel muro e a questo anello era -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -incatenato un grande scheletro, steso tutto lungo -sul pavimento e che sembrava allungasse le sue -scarne dita per arrivare ad un piatto e una -brocca di forma antica, posti in modo che egli -non li potesse toccare. La brocca doveva essere -stata un tempo piena d'acqua, perchè l'interiore -era tutto verde di muffa e sul piano non rimaneva -che della polvere. -</p> - -<p> -Virginia s'inginocchiò presso lo scheletro e -giungendo le sue piccole mani si mise pregare -in silenzio, mentre la famiglia guardava con stupore -la scena terribile. -</p> - -<p> -— Oh! Oh! — esclamò ad un tratto uno dei -gemelli, che aveva gettato uno sguardo alla finestra -per cercare di capire in che parte della -casa era posta quella stanza. — Oh! il vecchio -mandorlo che era seccato è tutto fiorito. Vedo -benissimo i fiori al chiaro della luna.... -</p> - -<p> -— Dio gli ha perdonato! — disse gravemente -Virginia alzandosi e la sua fisonomia parve rischiarata -da un vivo splendore. -</p> - -<p> -— Voi siete un angelo — esclamò il duca, -cingendola col braccio al collo e baciandola. -</p> - -<h3>VII.</h3> - -<p> -Quattro giorni dopo questi strani avvenimenti, -verso le undici di sera un funebre corteggio -usciva dal castello di Canterville. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<p> -Il carro era tirato da otto cavalli neri con la -testa ornata di un grosso pennacchio di penne -di struzzo che ondeggiavano mollemente. La -bara di piombo era coperta da un ricco drappo -scarlatto, sul quale spiccavano, ricamate in oro, -le armi dei Canterville. Ai lati del carro camminavano -a piedi i domestici, portando torcie accese. -Tutta questa processione era grandiosa e -produceva profonda impressione. Lord Canterville -dirigeva le esequie; egli era venuto appositamente -dal paese di Galles per assistere alla -sepoltura, e occupava la prima vettura con la -piccola Virginia; poi veniva il ministro degli -Stati Uniti e sua moglie; quindi Washington e -i due ragazzi, nell'ultima vettura stava la vecchia -Umney. -</p> - -<p> -Tutti avevano riconosciuto a lei il diritto di -vedere scomparire per sempre quel fantasma che -l'aveva perseguitata per ben cinquant'anni. Una -profonda fossa era stata scavata in un angolo -del cimitero, precisamente in faccia alla siepe, -e le ultime preci furono dette nel modo più -patetico dal reverendo Augusto Dampier. -</p> - -<p> -Terminata la cerimonia, i domestici uniformandosi -a un vecchio costume nella famiglia -Canterville spensero le loro torce. -</p> - -<p> -Quando la bara fu calata nella fossa, Virginia -si avanzò e vi pose sopra una grande croce, -fatta di fiori di mandorlo bianchi e rosei. In -quell'istante la luna uscì fuori dalle nuvole e -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -inondò della sua luce silenziosa e argentea il -cimitero, mentre da un boschetto vicino veniva -il canto di un usignolo. Virginia ricordò allora -la descrizione che il fantasma aveva fatto del -Giardino della Morte, e i suoi occhi si empirono -di lacrime. -</p> - -<p> -L'indomani mattina, prima che lord Canterville -partisse per la città, il ministro s'intrattenne -con lui a proposito dei gioielli dati dal fantasma -a Virginia, gioielli veramente magnifici, sopratutto -una collana di rubini, montati in stile veneziano, -mirabile capolavoro del sedicesimo secolo. L'insieme -dei gioielli aveva un tale valore che il -signor Otis provava scrupolo a permettere che -sua figlia li ritenesse. -</p> - -<p> -— Mylord, — disse egli, — so che in questo -paese il diritto di manomorta vale per i piccoli -oggetti come per i terreni, ed è chiaro, chiarissimo -per me, che questi gioielli debbano rimanere a -voi come proprietà di famiglia. Vi prego quindi -di portarli con voi a Londra e di considerarli -come parte della vostra eredità, restituitavi sia -pure in condizioni eccezionali. Quanto a mia -figlia, essa è ancora fanciulla e fino ad ora, sono -superbo di dirlo, essa è poco attaccata a questi -gingilli di vanità. -</p> - -<p> -Ho anche saputo da mia moglie, che è competente -in cose artistiche, avendo avuto la fortuna -di passare varî inverni a Boston quando -era giovinetta, che queste pietre hanno un grande -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -valore e che vendendole frutterebbero una somma -vistosa. Quindi, lord Canterville, voi riconoscerete, -ne sono sicuro, che è impossibile che io permetta -di lasciarle nelle mani di un membro della -mia famiglia; d'altronde, poi, tutti questi gingilli, -giuocattoli, così appropriati, così necessari alla -aristocrazia britannica, sarebbero assolutamente -fuori posto in mezzo a persone allevate con severi -principî e, posso proclamarlo, con i principî -immortali della semplicità repubblicana. -</p> - -<p> -Oso confessarvi però che Virginia tiene molto -allo scrigno contenente i gioielli; le sarebbe -caro conservarlo come ricordo degli errori e -della sventura del vostro avo. -</p> - -<p> -Questo scrigno essendo antichissimo e per -conseguenza molto sciupato, mi sembra non -abbia nessun valore. -</p> - -<p> -Vi confesso anzi che sono molto stupito di -vedere uno dei miei figli mostrare dell'interessamento -ad un oggetto dei tempi passati e non -saprei trovare altra spiegazione se non nel fatto -che Virginia nacque in uno dei vostri sobborghi -di Londra, poco dopo il ritorno di mia moglie -da una escursione ad Atene. -</p> - -<p> -Lord Canterville ascoltò senza interrompere, -il discorso del degno ministro, tirandosi di -quando in quando i baffi grigi per nascondere -un involontario sorriso, e quando questi ebbe -finito, gli strinse cordialmente la mano e così -rispose: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -— Mio caro signore, la vostra graziosa fanciulla -ha reso all'infelice mio avo un servizio -grandissimo. -</p> - -<p> -La mia famiglia ed io le siamo riconoscenti -per il meraviglioso ardire ed il sangue freddo -di cui ella ha dato prova. -</p> - -<p> -I gioielli le appartengono ed, in fede mia, -sono convinto che se avessi così poca riconoscenza -da toglierglieli, il vecchio birbante sortirebbe -nuovamente dopo quindici giorni dalla -sua tomba e mi renderebbe la vita un'inferno. -Quanto ad essere essi gioielli di famiglia, lo sarebbero -solo se fossero stati descritti come tali -in un testamento, in un atto legale, mentre l'esistenza -di quei gioielli fu sempre ignorata. Vi assicuro -che sono tanto miei come del servo di casa. -</p> - -<p> -Quando madamigella Virginia sarà grande, -sarà incantata, oso affermarlo, di essi; inoltre -signor Otis, voi dimenticate di aver comprato -con la villa, anche il mobilio e il fantasma dietro -inventario. Dunque quello che ha appartenuto -al fantasma è vostro. Malgrado tutte le prove -di attività che sir Simone ha dato di notte nel -corridoio, egli è legalmente morto e la vostra -compra vi ha reso proprietario di ciò che a lui -apparteneva. -</p> - -<p> -Il ministro rimase seccato del rifiuto di lord -Canterville e lo pregò a riflettere di nuovo sulla -sua decisione, ma l'eccellente Pari tenne fermo e -finì per decidere il ministro ad accettare il regalo -che il fantasma aveva fatto alla figlia sua. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -Quando nella primavera del 1890 la giovane -duchessa di Cheshire fu presentata al ricevimento -della regina in occasione del suo matrimonio, i -gioielli che recava indosso furono oggetto di -generale ammirazione. -</p> - -<p> -Gli sposi erano così belli e si amavano tanto -che tutti furono incantati del loro matrimonio, -eccettuata la vecchia marchesa di Dembleton, -che aveva fatto ogni sforzo per accaparrare il -duca a fargli sposare una delle sue sette figlie; -a tale scopo anzi, aveva dato nientemeno che -tre pranzi costosissimi. -</p> - -<p> -Cosa strana, il signor Otis aveva per il piccolo -duca una viva simpatia personale, malgrado -che in teoria fosse nemico della nobiltà e per -esprimersi con le sue stesse parole, avesse ragione -di temere che in mezzo alle influenze -snervanti di una aristocrazia fatta di piaceri, fossero -dimenticati i veri principî della semplicità -repubblicana. -</p> - -<p> -Ma non si tenne alcun conto delle sue osservazioni -e quando egli si avanzò, dando il braccio -alla propria figlia, nella corsia di San Giorgio -in Hannover-Square, appariva l'uomo più fiero -di tutta l'Inghilterra. -</p> - -<p> -Dopo la luna di miele, il duca e la duchessa -tornarono alla villa di Canterville e l'indomani -del loro arrivo, nel pomeriggio si recarono a -fare una visita nel solitario cimitero presso il -bosco di pini. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Da prima furono un poco imbarazzati circa -l'epigrafe da porsi sulla pietra del sepolcro dì -Sir Simone, ma finirono per decidere che si sarebbero -limitati a farvi scolpire le iniziali del -vecchio gentiluomo e i versi scritti sulla finestra -della biblioteca. -</p> - -<p> -La duchessa aveva portato seco delle magnifiche -rose e le cosparse sulla tomba; poi proseguirono -verso le rovine del coro della vecchia -abbazia; e infine andarono a sedersi sopra una -colonna spezzata. -</p> - -<p> -Suo marito, coricato ai suoi piedi, la fissava -negli occhi luminosi. Ad un tratto, gettando la -sua sigaretta, le prese la mano ed esclamò: -</p> - -<p> -— Virginia; una donna non deve avere segreti -per suo marito. -</p> - -<p> -— Cecilio mio, io non ne ho. -</p> - -<p> -— Sì, voi ne avete — rispose egli sorridendo, — non -mi avete mai detto ciò che seguì mentre -voi eravate rinchiusa col fantasma. -</p> - -<p> -— Non l'ho mai detto a nessuno, replicò -gravemente Virginia. -</p> - -<p> -— Lo so, ma a me potreste dirlo. -</p> - -<p> -— Vi prego, Cecilio; non me lo domandate, -non posso dirvelo. Povero sir Simone! gli devo -molto; sì, Cecilio, non ridete, gli devo veramente -molto.... Mi ha mostrato ciò che è la vita; ciò -che significa Morte e perchè l'amore è più forte -della morte. -</p> - -<p> -Il duca si alzò e abbracciò amorosamente -sua moglie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -— Voi potete conservare il vostro segreto, -finchè io possederò il vostro amore — egli disse -a voce sommessa. -</p> - -<p> -— Voi l'avete sempre avuto, Cecilio. -</p> - -<p> -— E voi lo direte un giorno ai nostri figli, -non è vero? -</p> - -<p> -Virginia arrossì. -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-065"></a> - <img src="images/ill-065.jpg" alt="" /> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<h2 id="savile">IL DELITTO -DI LORD ARTURO SAVILE</h2> -</div> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-069"></a> - <img src="images/ill-069.jpg" alt="" /> -</div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<h3>I.</h3> - -<p> -Era l'ultimo ricevimento che lady Windermere -dava avanti che s'iniziasse la primavera. -</p> - -<p> -Bentinck House, più del solito, appariva piena -di una folla di visitatori, fra cui spiccavano sei -membri del gabinetto, venuti direttamente dall'udienza -dello speaker, in abito di gala e decorazioni. -</p> - -<p> -Le belle signore indossavano costumi elegantissimi, -e, all'estremità della galleria dei quadri, -la principessa Sofia di Carlrsühe, una grossa -dama dal tipo tartaro, con dei piccoli occhi neri -e meravigliosamente vellutati, parlava, con voce -acuta, un cattivo francese, ridendo sonoramente. -</p> - -<p> -C'era in quelle sale uno strano miscuglio -di società: delle orgogliose paresse cicalavano -cortesemente con dei violenti radicali; dei demagoghi -popolari si strisciavano a degli scettici famosi; -una brigata di vescovi seguiva una grande -prima donna di salone in salone; sulla scala, un -gruppo di membri dell'Accademia reale discuteva -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -animatamente, e nella sala da pranzo i geni si -spingevano fra loro. -</p> - -<p> -Era quella insomma una delle più belle serate -di lady Windermere e la principessa vi si trattenne -sino alle undici e mezzo passate. -</p> - -<p> -Subito dopo la sua partenza, lady Windermere -tornò nella galleria dei quadri, dove un famoso -economista stava esponendo, ad una virtuosa -ungherese, con aria solenne, la teoria scientifica -nella musica. -</p> - -<p> -Ella si mise a conversare con la duchessa -di Paisley. -</p> - -<p> -Era meravigliosamente bella, coll'opulento -seno di un bianco avorio, ed i grandi occhi -azzurri, color miosotys, ed i pesanti fermagli in -brillanti de' suoi capelli d'oro; capelli d'oro -puro, non di quella tinta paglia pallida che -usurpa oggi il bel nome dell'oro; capelli di un -oro che pareva tessuto coi raggi del sole, capelli -che circondavano il suo volto come d'un nembo -di santa, con quel fascino che è proprio della -peccatrice. -</p> - -<p> -Strano soggetto psicologico! -</p> - -<p> -Di buon'ora, nella vita, ella aveva scoperto -questa importante verità, che, cioè, niente rassomiglia -tanto all'innocenza quanto un'imprudenza -e, dopo una serie di avventure, — la metà delle -quali avute innocentemente, — era riuscita a -conquistarsi tutti i privilegi di una personalità. -</p> - -<p> -Essa aveva più volte cambiato marito. Infatti, -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -contava nel suo bilancio tre matrimoni; ma siccome -non aveva mai mutato amante, il mondo -aveva dopo qualche tempo smesso di sparlare -sul suo conto. -</p> - -<p> -Ora aveva quarant'anni, niente figli, ed in -complesso una passione sfrenata del piacere, -passione che è il segreto di quelli che restano -sempre giovani. -</p> - -<p> -Ad un tratto girò curiosamente lo sguardo -per la sala e con la sua limpida voce di contralto -disse: -</p> - -<p> -— Dov'è il mio chiromante? -</p> - -<p> -— Il vostro?... esclamò la duchessa, trasalendo -involontariamente. -</p> - -<p> -— Il mio chiromante, duchessa. Io ora non -posso vivere senza di lui. -</p> - -<p> -— Cara Gladys, voi siete molto originale! — mormorò -la duchessa, cercando ricordarsi ciò -che veramente era un chiromante e sperando -non fosse la stessa cosa che un chiropodista. -</p> - -<p> -— Viene regolarmente a vedere la mia mano -due volte la settimana, — proseguì lady Windermere, — e -vi pone molto interesse. -</p> - -<p> -— Dio del cielo! deve essere certo qualche -manicure. Ecco ciò che è veramente terribile! -Spero per lo meno che sia straniero: così riuscirà -un po' meno gradito. -</p> - -<p> -— Certo, è quì. Io non posso dare un ricevimento -senza di lui. Egli mi dice sempre che -ho una mano veramente psichica e che se il mio -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -pollice fosse stato appena un poco più corto, -sarei stata una pessimista convinta e mi sarei -rinchiusa in monastero.... -</p> - -<p> -— Oh! comprendo... — disse la duchessa che -si sentiva molto più sollevata. — Egli dice la -buona ventura, non è così?... -</p> - -<p> -— E la cattiva, e molte altre cose di questo -genere. -</p> - -<p> -L'anno venturo, per esempio, io correrò un -grande pericolo, in terra, o in mare. Bisognerà -dunque che io viva in pallone e ogni sera faccia -salire in un cestino il pranzo. Tutto questo è -scritto qui, sul mio dito mignolo, o sul palmo -della mano, non so più precisamente. -</p> - -<p> -— Ma cara duchessa, coi tempi che corrono, -la Provvidenza può senza dubbio resistere alle -tentazioni. Io penso che ciascuno, una volta al -mese per lo meno, dovrebbe far leggere nella -sua mano, per sapere ciò che non deve più fare. -Se nessuno non ha la bontà di andare a cercarmi -Podgers, andrò io stessa.... -</p> - -<p> -— Lasciate fare a me, lady Windermere, — interloquì -un giovane piccolo, grazioso, che stava -vicino ed aveva seguito la conversazione con un -sorriso gioviale. — Se è così singolare come -voi dite, lady Windermere, io riuscirò a riconoscerlo: -ditemi solo come è ed io ve lo condurrò -subito. -</p> - -<p> -— Sia. Non ha nulla del chiromante; voglio -dire, che non ha nulla di misterioso, di estatico -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -e che neppure ha una figura romantica. È un -uomo piccolo, grasso, con una testa comicamente -calva e dei grandi occhiali d'oro; è un -tipo che sta fra il medico di famiglia ed il pastore -di villaggio. Io ne sono desolata, ma la -colpa non è mia. Le persone sono così noiose!... -Le mie pianiste hanno tutte l'aria di pianiste, e -tutti i miei poeti, l'aria di poeti. -</p> - -<p> -Io mi ricordo, che, nella stagione scorsa, -avevo invitato a pranzo un terribile cospiratore, -un uomo che aveva versato il sangue di un'infinità -di persone e che portava sempre una cotta -di maglia in acciaio e teneva un pugnale celato -nella manica della camicia. Ebbene! Quando lo -vidi, la sua figura mi sembrò quella di un vecchio -e buon pastore. In tutta la serata non fece che -lanciare motti di spirito, e se ciò mi divertì, mi -deluse anche fortemente. Quando l'interrogai -sulla sua cotta di acciaio, si contentò di sorridere -e mi disse che era troppo fredda per poterla -portare in Inghilterra.... Ah! ecco Podgers. -Ebbene, sig. Podgers, desidererei che leggeste -nella mano della duchessa di Paisley.... Duchessa, -volete voi togliervi il guanto.... non quello della -mano destra.... l'altro. -</p> - -<p> -— Mia cara Gladys, veramente io non credo -che ciò sia conveniente, — disse la duchessa, -sbottonando a malincuore il guanto. -</p> - -<p> -— Tutto ciò che interessa è sempre conveniente, -rispose lady Windermere: — on a fait -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -le monde ainsi. Ma bisogna che io vi presenti, -duchessa... Ecco il signor Podgers, il mio chiromante; -il signor Podgers, la duchessa di Paisley... -e se voi direte che essa ha un monte della -luna più sviluppato del mio, io non vi presterò -più fede. -</p> - -<p> -— Sono sicura, Gladys, che non v'è niente -di ciò sulla mia mano, — pronunziò con tono -grave la duchessa. -</p> - -<p> -— Vostra grazia ha infatti ragione, — replicò -Podgers gettando uno sguardo sulla piccola mano -grassoccia, dai diti corti e tozzi. — La montagna -della luna non v'è sviluppata: però la -linea della vita è ottima. Volete avere la bontà -di spiegare la giuntura della mano... vi ringrazio... -Tre linee distinte sopra la palma... voi vivrete -sino a tarda età, duchessa, e sarete grandemente -felice... Ambizione moderatissima, linea dell'intelligenza -non esagerata, linea del cuore... -</p> - -<p> -— Suvvia, siate discreto, signor Podgers! — esclamò -lady Windermere. -</p> - -<p> -— Niente mi potrebbe esser più caro, — rispose -Podgers inchinandosi, — se la duchessa -me ne avesse dato motivo; ma io sono dolente -di dover dire che nella mano leggo una grande -costanza di affetti insieme ad un sentimento fortissimo -del dovere. -</p> - -<p> -— Volete continuare, signor Podgers? — disse -la duchessa con uno sguardo di soddisfazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<p> -— L'economia non è la minore delle virtù -di vostra grazia... -</p> - -<p> -Lady diede in una forte risata. -</p> - -<p> -— L'economia è un'ottima cosa, — osservò -con una certa compiacenza la duchessa. — Quando -sposai Paisley, egli aveva undici castelli -e non una casa che fosse abitabile. -</p> - -<p> -— Mentre ora, — terminò lady Windermere, — egli -ha dodici case e neppure un -castello! -</p> - -<p> -— Eh!, mia cara, io amo... -</p> - -<p> -— Le comodità, — rispose Podgers, — tutte -le comodità dei nostri tempi ed i caloriferi in -tutte le stanze... Vostra grazia infatti ha ragione: -le comodità sono ancora la sola cosa che la -civiltà può darci. -</p> - -<p> -— Voi avete mirabilmente decritto il carattere -della duchessa, signor Podgers; volete dire -quello di lady Flora? -</p> - -<p> -E, rispondendo ad un cenno di testa della -padrona di casa, una piccola fanciulla, da capelli -rossi di scozzese e dalle spalle altissime, si alzò -sgarbatamente da un divano e presentò una -lunga mano ossuta. -</p> - -<p> -— Ah! una pianista suppongo... anzi una eccellente -pianista, non è vero? Chi sa, forse una -musicista di prim'ordine. Riservatissima, onesta -e dotata di un vivo amore per gli animali... -È giusto? -</p> - -<p> -— Perfettamente! — esclamò la duchessa, -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -volgendosi a lady Windermere. — Assolutamente -esatto. -</p> - -<p> -Flora alleva infatti due dozzine di gatti a Maclosckie -e sarebbe capace di riempire la nostra -casa di città di un vero serraglio di bestie se -suo padre glielo permettesse. -</p> - -<p> -— Bene! ma è appunto ciò che io faccio ogni -giovedì sera in casa mia! — rispose ridendo -lady Windermere. Solamente io preferisco i leoni -ai gatti. -</p> - -<p> -— È questo il vostro solo errore, lady Windermere, — pronunziò -Podgers con un saluto -cerimonioso. -</p> - -<p> -— Se una donna non può rendere incantevoli -i suoi errori, non è che una femmina qualunque... — rispose -essa, — Podgers, esaminate ancora -qualche mano... Venite sir Thomas, mostrate la -vostra al signor Podgers. -</p> - -<p> -Un vecchio signore, dal portamento distinto, -si avanzò e tese al chiromante una mano grassa -e tozza, con un lunghissimo dito medio. -</p> - -<p> -— Natura avventurosa; nel passato quattro -lunghi viaggi ed uno nell'avvenire... Naufragato -tre volte... No, due soltanto, una in pericolo di -naufragare nel prossimo viaggio. Conservatore -furibondo; puntuale; appassionato per le collezioni -di curiosità... Una malattia pericolosa fra -i sedici e diciotto anni... Erede di una grossa -fortuna verso i parenti... Grande avversione per -i gatti ed i radicali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -— Straordinario! — esclamò sir Thomas. — Dovreste -leggere la mano di mia moglie. -</p> - -<p> -— Della seconda moglie? — chiese tranquillamente -Podgers, che teneva ancora la mano -del vecchio fra le sue. -</p> - -<p> -Ma lady Marvel, donna di aspetto malinconico, -con capelli neri e ciglia sentimentali, rifiutò -recisamente di lasciarsi rivelare il suo passato -e il suo avvenire. -</p> - -<p> -Gli sforzi di lady Windermere non valsero -neppure a far togliere i guanti al signor di Koloff, -ambasciatore russo. -</p> - -<p> -Veramente molte persone esitavano ad affrontare -quello strano piccolo uomo, dal sorriso -stereotipato, dagli occhiali d'oro e gli occhi che -brillavano come rubini; e quando egli ebbe detto -alla povera lady Fermor, ad alta voce e dinanzi -a tutti, che ella s'intendeva molto poco di musica, -ma che in compenso prendeva delle folli -passioni per i musicisti, divenne opinione generale -che la chiromanzia era una scienza e che -bisognava incoraggiarla, ma a tête-à-tête. -</p> - -<p> -Lord Arturo Savile, che non sapeva niente -della disgraziata storia di lady Fermor, e che -aveva seguito Podgers con grande interesse, -provò una viva curiosità di far leggere nella sua -mano. Siccome, però, sentiva un po' di timidezza -a farsi avanti, si avvicinò a lady Windermere -e, tutto rosso in viso, le disse se Podgers -avrebbe voluto occuparsi di lui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -— Ma certo, egli si occuperà di voi, mio -buon amico... Appunto per questo egli è qui. -Tutti i miei leoni, lord Arturo, sono dei leoni che -prendono parte alla rappresentazione. Tutti saltano -attraverso i cerchi, quando io comando -loro... Ma devo prevenirvi che dirò tutto a Sibilla... -Ella verrà domani da me a prendere il -the, e se il signor Podgers troverà che avete un -cattivo carattere, o qualche tendenza alla gotta, -o un'amante a Bayswater, io non glielo nasconderò. -</p> - -<p> -Lord Arturo sorrise e scosse la testa. -</p> - -<p> -— Io non ho paura; Sibilla ed io ci conosciamo -così bene! -</p> - -<p> -— A dire il vero sono un po' contrariata di -sentirvi dir questo... La migliore divisa del matrimonio -è uno scambievole malinteso... no, io -sono completamente unica. Ho solo dell'esperienza, -il che, frattanto, è quasi la stessa cosa... -Signor Podgers, lord Arturo Savile muore d'impazienza -che voi gli leggiate nella mano. Non -gli dite, però, che è fidanzato ad una delle più -belle fanciulle di Londra; è già un mese che il -Morning Post ne ha dato l'annunzio... -</p> - -<p> -— Cara lady Windermere, — esclamò la -marchesa di Jedburgh, — abbiate la bontà di -lasciarmi trattenere ancora un minuto il signor -Podgers; egli sta dicendomi che monterò sulle -tavole del palcoscenico, e ciò m'interessa assai. -</p> - -<p> -— Se vi ha detto ciò, lady Jedburgh, io non -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -esito a togliervelo... Venite qua subito, signor -Podgers e leggete nella mano di lord Arturo. -</p> - -<p> -Bene! — esclamò la marchesa facendo una -piccola mossa ed alzandosi dal divano — se non -mi è permesso di montare sulle tavole del palcoscenico, -mi sarà lecito almeno di assistere allo -spettacolo, spero... -</p> - -<p> -— Naturalmente. Assistiamo tutti alla sentenza -soggiunse lady Windermere. -</p> - -<p> -— Ed ora, signor Podgers, diteci qualche cosa -di bello, perchè lord Arturo è uno dei miei più -cari amici. -</p> - -<p> -Podgers prese la mano del giovane, la osservò, -divenne stranamente pallido e non fece -parola. Un brivido sembrò passare per il suo -corpo. Le sue grandi e folte sopracciglia furono -assalite da un tremito convulso, da un tic bizzarro, -irritante. Delle grosse goccie di sudore -imperlarono la sua fronte e le sue dita grassoccie -divennero fredde ed umide. -</p> - -<p> -A lord Arturo non sfuggirono questi strani -segni di agitazione e per la prima volta in vita -sua ebbe paura. Il suo istinto naturale fu il fuggire -dalla sala, ma si contenne. Era meglio conoscere -il pericolo, qualunque fosse, che restare -in quella angosciosa incertezza. -</p> - -<p> -— Attendo, signor Podgers. -</p> - -<p> -— Attendiamo tutti, — soggiunse lady Windermere, -con il suo tono vivace, impaziente. -</p> - -<p> -Il chiromante non rispose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -— Io credo che lord Arturo debba montare -sulle tavole del palcoscenico — esclamò lady -Jedburgh — e che dopo la vostra sortita il signor -Podgers abbia paura di dirglielo. -</p> - -<p> -Ad un tratto l'ometto lasciò andare la mano -destra del giovane, afferrò vivacemente la sinistra -e si curvò tanto su questa, che la montatura -in oro dei suoi occhiali sfiorò quasi la pelle. -</p> - -<p> -Rapidamente il suo volto divenne bianco -d'orrore; ma egli riuscì a ricuperare il suo sangue -freddo e rivolgendosi a lady Windermere, le disse -con un sorriso forzato: -</p> - -<p> -— È la mano di un bel giovane. -</p> - -<p> -— Certo, ma sarà egli un buon marito? -Ecco quello che bisogna sapere. -</p> - -<p> -— Io credo che un marito non debba essere -troppo seducente — mormorò lady Jedburgh, -con aria grave. — È così pericoloso.... -</p> - -<p> -— Mia cara fanciulla, non sono mai troppo -seducenti gli uomini — ribattè lady Windermere. — Ma -ciò che mi occorre sono i particolari: -non vi sono che i particolari che interessano. -Che deve dunque accadere a lord Arturo? -</p> - -<p> -— Ebbene, fra qualche giorno lord Arturo -dovrà fare un viaggio. -</p> - -<p> -— Sì, quello di nozze, naturalmente. -</p> - -<p> -— E perderà un parente. -</p> - -<p> -— Non sua sorella, spero, — disse lady -Jedburgh, con tono ipocrita. -</p> - -<p> -— No, certo, non sua sorella: un semplice, lontano -parente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -— Ah!... Sono crudelmente delusa, — disse -lady Windermere. Non ho assolutamente nulla -da raccontare domani a Sibilla. Chi si preoccupa -ormai dei parenti lontani? Ora non è più -moda. Però io credo che essa farà bene a comperare -un abito di seta nera: serve sempre per -la chiesa... Ed ora andiamo a cena. Forse non -resterà più nulla: speriamo almeno di trovare -ancora del brodo caldo. Francesco una volta faceva -del brodo eccellente, ma ora egli è sempre -occupato dalla politica e non sono mai più sicura -di nulla con lui. Vorrei proprio che il generale -Boulanger rimanesse un po' tranquillo... -Duchessa, voi sarete stanca... -</p> - -<p> -— Affatto, mia cara Glady, — rispose la -duchessa avviandosi verso la porta — io mi -sono molto divertita ed il vostro chiromante è -stato piacevolissimo. -</p> - -<h3>II.</h3> - -<p> -Dieci minuti dopo, col volto bianco di terrore, -gli occhi pieni di tristezza, lord Arturo -Savile si precipitava fuori di Beusinck House. -</p> - -<p> -Si fece largo attraverso i valletti impellicciati, -che attendevano i loro padroni sotto la tettoia. -Sembrava non vedesse e non sentisse più nulla. -</p> - -<p> -La notte era rigida ed i becchi del gas, lungo -il viale, scintillavano ed oscillavano sotto le folate -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -di vento; ma le sue mani avevano il calore -della febbre e le sue tempie parevano infuocate. -Egli andava qua e là, a caso, come un ebbro. -Un agente di polizia lo guardò curiosamente -mentre gli passava accanto, ed un mendicante, -che si era staccato da una porta per chiedergli -l'elemosina, indietreggiò spaventato nel vedere -un volto che appariva più sventurato del suo. -</p> - -<p> -Una volta lord Arturo si arrestò sotto un -lampione e guardò le sue mani: credette vedervi -traccie di sangue ed un debole grido uscì dalle -sue labbra tremanti. -</p> - -<p> -— Assassino! Questo aveva letto il chiromante -nel palmo della sua mano. -</p> - -<p> -— Assassino! La notte stessa pareva lo sapesse -ed il vento ripeteva alle sue orecchie il grido -orribile. Ogni angolo nero era pieno di questa -parola. -</p> - -<p> -Egli la vedeva ghignare perfino dai tetti delle -case. -</p> - -<p> -Entrò nel Parco, il cui bosco pareva affascinarlo: -s'appoggiò ad una ringhiera, esausto -di forze, e calmò l'ardore delle sue tempie sul -ferro umido, rimanendo assorto nel silenzio misterioso -delle piante. -</p> - -<p> -— Assassino! Assassino! — gridò come se -ripetendo l'accusa il significato della parola fosse -scemato. -</p> - -<p> -Il suono della sua voce lo fece rabbrividire -e tuttavia desiderò quasi che l'eco lo sentisse e -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -svegliasse da' suoi sogni la città addormentata. -Avrebbe voluto fermare il primo passante per -raccontargli tutto. -</p> - -<p> -Poi errò per <i>Oxford-Street</i>, in vie strette e -brutte; due donne, dal volto dipinto, passando, -lo schernirono. -</p> - -<p> -Da un tetro palazzo arrivò a lui uno strepito -di bestemmie e di schiaffi, seguito da acute grida; -e confusamente, sotto una porta umida e fredda -vide delle schiene piegate, dei corpi rifiniti dalla -miseria e dalla vecchiaia. -</p> - -<p> -Una strana pietà s'impadronì di lui. -</p> - -<p> -Quei figli del peccato e della miseria erano -essi predestinati alla loro sorte, come egli alla -sua? Non erano forse, essi pure, marionette di -un mostruoso burattinaio? -</p> - -<p> -Ma non fu il mistero, ma la commedia della -sofferenza che lo colpì, la sua assoluta inutilità, -la sua grottesca mancanza di senso comune. -Tutto gli parve incoerente, privo d'armonia. Egli -si sentiva stupito dalla discordanza esistente fra -l'ottimismo superficiale del nostro tempo e la -realtà dell'esistenza. -</p> - -<p> -Poco dopo si trovò di fronte a Marylebone -Church. L'argine silenzioso sembrava un lungo -nastro d'argento pallido, macchiate qua e là da -mobili ombre. -</p> - -<p> -Tutto intorno si stendeva la linea dei becchi -di gas, vacillanti, e dinanzi ad una piccola casa, -circondata da un muro, stava una vettura solitaria, -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -di cui il cocchiere dormiva saporitamente a cassetta. -</p> - -<p> -Lord Arturo si avviò a passo rapido verso -<i>Portland-Place</i>, volgendosi ad ogni momento, -come se temesse d'essere seguito. -</p> - -<p> -In cima a <i>Rich-Street</i> due uomini erano intenti -a leggere un piccolo avviso su di una palizzata. -Uno strano sentimento di curiosità lo -punse, ed egli attraversò la strada in quella direzione. -Avvicinandosi, la parola <i>assassino</i>, scritta -in lettere nere lo colpì. -</p> - -<p> -Si arrestò ed una vampa di fuoco gli salì al -volto. -</p> - -<p> -Era un avviso ufficiale, che offriva una ricompensa -a chi avesse fornito delle informazioni per -l'arresto di un uomo di mezza taglia, sui trenta -o quaranta anni, portante un cappello a cencio -con gli orli rialzati, un abito nero e dei pantaloni -in tela, di cotone rigato. Quest'uomo aveva -una cicatrice sulla gota destra. -</p> - -<p> -Lord Arturo lesse l'avviso, poi lo rilesse -ancora. Si chiese se l'uomo sarebbe stato arrestato -e come avesse riportato quella cicatrice. -Forse un giorno, anche il suo nome sarebbe -stato sulle mura di Londra. Un giorno, forse -anche la sua testa, sarebbe stata messa a prezzo.... -Questo pensiero lo riempì d'orrore. -</p> - -<p> -Tornò sui suoi passi e fuggì nella notte. -</p> - -<p> -Appena sapeva dove si trovasse. Aveva un -vago ricordo d'avere errato in un laberinto di -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -sordide case, d'essersi smarrito in un dedalo -gigantesco di nere vie, e l'aurora cominciava a -spuntare quando finalmente si accorse di essere -nel <i>Picadilly-Circus</i>. -</p> - -<p> -Siccome seguiva <i>Belgrave-Square</i>, s'imbattè -sui grandi carri da spedizione che si avviavano -verso <i>Covent-Garden</i>. -</p> - -<p> -I carrettieri, nei loro bianchi grembiali, col -volto abbronzato dal sole, i capelli incolti, camminavano -a lunghi passi, facendo schioccare di -tanto in tanto la frusta e scambiandosi gli uni -con gli altri qualche parola. -</p> - -<p> -Sopra un enorme cavallo grigio, il primo di -un tiro a sei, stava un giovane paffuto, con un -mazzo di fiori infilato sul cappello. Attaccato fortemente -alla criniera della sua cavalcatura, rideva -clamorosamente. -</p> - -<p> -Nella luce mattinale, le grandi ceste di legumi -si staccano come dei blocchi di diaspro verde -sui petali pallidi di alcune rose meravigliose. -</p> - -<p> -Lord Arturo provò un sentimento di viva curiosità, -senza sapere perchè. V'era qualcosa su -quella delicata gaiezza dell'alba che gli sembrava -fonte di un'inesprimibile commozione: ed egli -pensò a tutti quei giorni che incominciano belli, -ridenti e terminano cupi, tempestosi. -</p> - -<p> -Quegli esseri rozzi, con la loro rude voce, il -loro spirito triviale, il loro andamento trascurato, -quale strana Londra essi vedevano! Una Londra -liberata dai delitti della notte e dal fumo del -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -giorno, una città pallida, fantastica, paurosa, una -città cosparsa di tombe. -</p> - -<p> -Si domandò quello che essi ne pensavano e -se sapevano qualche cosa dei suoi splendori e -delle sue vergogne, dei suoi superbi piaceri e -della sua orribile fame, di tuttociò che vi fermenta -e che vi ruina dalla mattina alla sera. -</p> - -<p> -Probabilmente non rappresentava per essi che -una mèta di commercio, un mercato dove recavano -i loro prodotti per venderli e dove non -rimanevano che qualche ora, lasciando forse alla -loro partenza le strade ancora silenziose e le -case sempre addormentate. -</p> - -<p> -Provò uno strano godimento a vederli passare. -Per quanto volgari fossero, con le loro grosse -scarpe a chiodi, avevano in essi qualcosa di arcadico. -Lord Arturo sentì che quelli erano i veri -figli della natura e che questa aveva loro insegnato -la pace: ed invidiò tutta la loro ignoranza. -</p> - -<p> -Quando lasciò <i>Belgrave-Square</i>, il cielo aveva -preso la tinta di un turchino evanescente e gli -uccelli cominciavano a cinguettare nei giardini. -</p> - -<h3>III.</h3> - -<p> -Quando lord Arturo si ridestò, era già mezzodì -ed il sole filtrava attraverso la serica cortina -color d'avorio. Si levò dal letto e andò a guardare -dalla finestra. Una vaga nebbia era sospesa -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -sulla città, ed i tetti delle case sembravano d'argento -appannato. Nel verde tremulo del viale -alcuni fanciulli s'inseguivano, simiglianti a farfalle -bianche, e i marciapiedi erano ingombri di -gente diretta verso il Parco. -</p> - -<p> -Mai gli era sembrata così bella la vita; e mai -il male gli parve così lontano. Entrò un domestico, -recando un vassoio con il cioccolato. -</p> - -<p> -Egli bevve il cioccolato, quindi, sollevata una -pesante portiera, passò nella stanza da bagno. -</p> - -<p> -La luce scendeva dolcemente attraverso sottili -lastre di onice trasparente, e l'acqua, nella -vasca di marmo, aveva lo splendore della luna. -</p> - -<p> -Lord Arturo s'immerse fino al collo, poi -cacciò bruscamente la testa nell'acqua, come -per purificarsi di qualche vergognoso ricordo. -</p> - -<p> -Uscito dal bagno si sentiva quasi calmo. -Dopo colazione, si distese sopra un divano ed -accese una sigaretta. -</p> - -<p> -Sopra il caminetto, coperto da un bellissimo -broccato antico, stava un grande ritratto di Sibilla -Merton, com'egli l'aveva veduta la prima -volta al ballo di lady Noël. -</p> - -<p> -La graziosa testa era leggermente piegata a -sinistra, come se il collo, sottile e fragile, durasse -fatica a sopportare tanta bellezza. Le labbra, -leggermente dischiuse, sembravano bozzate per -una musica assai dolce, e dai suoi occhi, immersi -nel sogno, traluceva la più tenera purezza -verginale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Modellata nel morbido abito di crespo di -Cina, col grande ventaglio di piume nella mano, -si sarebbe detto ch'ella fosse una di quelle delicate -figurine, quali se ne vedono nei boschi di -ulivi, presso Tanagra, e nella sua attitudine aveva -qualcosa della grazia greca. -</p> - -<p> -Nondimeno ella non era piccola. Era perfettamente -proporzionata, cosa rarissima in un'età -in cui la maggior parte delle donne sono generalmente -più grandi del naturale oppure insignificanti. -Contemplandola, in quell'istante, lord Arturo -si sentì invaso da quella terribile pietà che nasce -dall'amore. Sentì che sposandola col <i>fatum</i> di -morte che gravava su lui, sarebbe stato un tradimento -simile a quello di Giuda, un delitto -peggiore di tutti quelli che immaginarono i -Borgia. -</p> - -<p> -Quale felicità avrebbe potuto essere fra loro -quando, ad un tratto, egli poteva essere chiamato -a compiere la spaventosa profezia scritta -nella sua mano? Quale esistenza avrebbe egli -potuto condurre, giacchè il destino portava una -tale sventura nella sua bilancia? Necessitava ritardare -a qualunque costo le nozze. Egli vi era -risoluto. Sebbene amasse ardentemente quella fanciulla -e il solo contatto delle dita di lei bastasse -a farlo trasalire in un godimento squisito, egli -riconobbe chiaramente quale era il suo dovere -e vide che non aveva il diritto di unirla a sè -prima di avere commesso il delitto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<p> -Soltanto dopo commesso il delitto egli avrebbe -potuto recarsi all'altare con Sibilla Merton, e riporre -la sua vita nelle mani della donna amata, -senza timore di agire malamente. Solo allora egli -avrebbe potuto stringerla fra le braccia, senza -ch'ella dovesse mai curvare la fronte sotto la -sua onta. Prima occorreva <i>compiere questo</i> e, per -il bene di entrambi, nel più breve tempo possibile. -</p> - -<p> -Molti altri, al suo posto, avrebbero preferito -il sentiero infiorato del piacere alle ascese del -dovere; ma lord Arturo era troppo coscienzioso -per anteporre il piacere ai principî. -</p> - -<p> -Per un poco egli provò una naturale ripugnanza -per l'opera ch'era destinato a compiere; -ma poi si convinse che non era un delitto, ma -un sacrificio: e la sua ragione gli rammentò che -nessun'altra via gli era possibile. Bisognava scegliere -fra il vivere per sè e il vivere per gli altri, -e, per quanto il suo compito fosse terribile, egli -sapeva di non dover lasciar trionfare l'egoismo -su l'amore, perchè, presto o tardi, ciascuno di -noi è chiamato a risolvere lo stesso problema. -A lord Arturo esso veniva presentato assai presto -nella vita, prima che il cinismo avesse corroso -il suo cuore e l'egoismo intaccato il suo carattere; -per cui egli non esitò a fare il suo dovere. -</p> - -<p> -Fortunatamente egli non era un sognatore, -nè uno sfacendato dilettante. Se fosse stato tale, -egli avrebbe, come Amleto, esitato lasciando con -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -la sua esitazione rovinare il piano. Egli era invece -essenzialmente pratico; la vita, per lui, era -azione più che pensiero. Egli possedeva il più -raro dei doni, il senso comune. -</p> - -<p> -I crudeli sentimenti della sera innanzi si -erano completamente dileguati, ed egli provava -quasi vergogna ripensando alla pazza fuga per le -vie della città ed alla terribile agonia della notte. -Egli si domandava ora come avesse potuto esser -così dissennato da dare in escandescenza contro -l'inevitabile. -</p> - -<p> -L'unica questione che ancora lo turbava era -come avrebbe egli potuto compiere la sua missione, -poichè l'omicidio, come i riti del paganesimo, -esige una vittima ed un sacerdote. -</p> - -<p> -Non essendo un genio, non aveva nemici, -nè era il caso di soddisfare qualche personale -rancore; la sua missione conteneva una grave -solennità. -</p> - -<p> -Fece una lista dei nomi dei suoi amici e parenti -sopra un foglietto del taccuino, e dopo un -rigoroso esame, si decise per lady Clementina -Beauchamp, una cara vecchia che abitava in -Curzon-Street, sua cugina in secondo grado, per -parte di madre. -</p> - -<p> -Lord Arturo aveva sempre amato lady Clem — così -la chiamavano tutti, — e siccome egli -era ricco, in seguito all'eredità lasciatagli da lord -Rugby, nessun avrebbe potuto vedere in quella -morte un fine pecuniario. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -Veramente, più egli rifletteva e più lady Clem -gli pareva la persona da scegliersi e, persuaso -che ogni indugio era una cattiva azione verso -Sibilla, dicise di occuparsi subito dei preparativi. -La prima cosa da farsi era, indubbiamente, regolare -il conto del chiromante. -</p> - -<p> -Si sedette dunque al tavolo e riempì uno -<i>chèque</i> di cento ghinee, pagabile all'ordine del -signor Septimus Podgers. Quindi telefonò al suo -cocchiere di attaccare la vettura e si vestì per -uscire. -</p> - -<p> -Nel lasciare la stanza, gettò uno sguardo sul -ritratto di Sibilla Merton e giurò che qualunque -cosa accadesse, le avrebbe sempre lasciato ignorare -ciò ch'egli compiva per amor suo e che -avrebbe sempre conservato il segreto del suo -sacrificio nel più profondo del cuore. -</p> - -<p> -Recandosi al club Buckingham, si fermò da -una fioraia ed inviò a Sibilla una bella cesta di -narcisi, dai petali bianchi e dai pistilli simili agli -occhi del fagiano. -</p> - -<p> -Giunto al club, si recò direttamente alla biblioteca, -ordinò al cameriere un bicchiere di citrato -di soda, e chiese un libro di tossicologia. -</p> - -<p> -Per la sua triste opera, il veleno era il mezzo -migliore, assolutamente migliore. Nulla gli ripugnava -più della violenza, e del resto era ben costretto -a trovare, per uccidere lady Clem, un -mezzo che non attirasse l'attenzione pubblica, -poichè gli faceva orrore l'idea di diventare la -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -curiosità del giorno in casa di lady Windermere, -o di vedere il suo nome sui giornali, in -pasto al pubblico. -</p> - -<p> -Egli doveva, inoltre tener conto del padre -e della madre di Sibilla, i quali, appartenendo -ad un secolo puritano avrebbero potuto opporsi -al matrimonio, in caso di scandalo; — per quanto -egli fosse persuaso che se avesse fatto loro conoscere -le causa della cosa, sarebbero stati i -primi ad apprezzare la sua condotta. -</p> - -<p> -Aveva dunque tutte le ragioni per decidersi -in favore del veleno, sicuro negli effetti e scevro -di rumore. Il veleno avrebbe agito senza bisogno -di ricorrere ad atti brutali, per i quali, come la -maggior parte degli inglesi, provava una profonda -avversione. -</p> - -<p> -Però non conosceva nulla della scienza dei -veleni, e siccome il cameriere non sembrava capace -di trovare nella biblioteca altro che la <i>Guida -di Ruff</i> ed il <i>Baily's Magazine</i>, cercò egli stesso -negli scaffali e finì per scoprire un'edizione della -<i>Farmacopea</i> ed un esemplare della <i>Toxicologia</i> -di Erskine, edita da Mathew Reid, presidente -del Collegio reale dei medici ed uno dei più -antichi membri del club Buckingham, dove era -stato eletto per sbaglio, confuso con un altro -candidato. -</p> - -<p> -Lord Arturo rimase molto sconcertato dai -termini tecnici impiegati nei due libri, e si pentì -di non aver fatto maggiore attenzione alle lezioni -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -di Oxford; ma finalmente nel secondo volume -di Erskine, trovò una narrazione interessantissima -e completa delle proprietà dell'acconito, -scritta in modo semplice e chiaro. -</p> - -<p> -Questo era proprio il veleno che gli abbisognava. -I suoi effetti, diceva il libro, sono quasi -immediati; non dà spasimi, e preso sotto forma -di un globulo di gelatina, secondo il modo raccomandato -da sir Matkew, non ha nulla di sgradevole. -</p> - -<p> -Lord Arturo prese nota sul suo taccuino della -dose necessaria per produrre la morte, ripose il -volume nello scaffale, e risalì la via di S. Giacomo -fino a Pestle e Humbey, la grande farmacia -di Londra. -</p> - -<p> -Pestle, che serviva sempre personalmente i -suoi clienti dell'aristocrazia, rimase sorpreso alla -richiesta del giovane, e molto deferentemente gli -mormorò qualche parola sulla necessità di una -ricetta medica. Ma appena lord Arturo gli ebbe -spiegato che il veleno doveva servire per un -grosso cane di Norvegia, del quale era costretto -disfarsi, perchè mostrava sintomi d'idrofobia, -parve pienamente soddisfatto e si congratulò col -suo cliente della meravigliosa conoscenza ch'egli -aveva della tossicologia. -</p> - -<p> -Lord Arturo, avuta la capsula, la mise in una -bella bomboniera d'argento, veduta e comprata -in una oreficeria in Bond-Street, e quindi si -avviò verso la dimora di lady Clementina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene! cattivo ragazzo, — esclamò la -vecchia dama vedendolo entrare nel suo salotto, — perchè -non sei più venuto a trovarmi da -tanto tempo? -</p> - -<p> -— Cara lady Clem, — rispose sorridendo -lord Arturo, — non ho mai un momento libero.... -</p> - -<p> -— Vuoi dire che trascorri tutto il giorno con -miss Sibilla Merton a comprare trine e a dire -sciocchezze.... Io non so comprendere perchè la -gente si affanni tanto per sposarsi. Ai miei tempi -non si sarebbe neppure sognato di far tanti -preparativi, in pubblico e in privato, per una -cosa simile! -</p> - -<p> -— Vi assicuro che non ho veduto Sibilla da -più di ventiquattro ore, lady Clem. -</p> - -<p> -A quel che so, ella appartiene ora tutta alle -sue sarte. -</p> - -<p> -— Ah bene! Ed è questa l'unica ragione -che ti conduce presso una vecchia brutta e noiosa -come me? Io mi stupisco che voi uomini non -sappiate congedarvi dalle donne quando hanno -raggiunto la mia età. E dire che si son commesse -della pazzie per me, ed eccomi ora un -povero essere reumatizzato, con una parrucca -ed una salute pessima! Se non fosse quella -cara lady Gansen, che m'invia i peggiori romanzi -francesi che si pubblichino, io non saprei -veramente come passare le giornate. I medici -non servono più che a prender danari ai clienti.... -Non riescono neppure a guarirmi lo stomaco.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-097"></a> - <img src="images/ill-097.jpg" alt="" /> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -— Vi ho portato io un rimedio per questo, — interruppe -gravemente lord Arturo. — È una -cosa sorprendente, scoperta da un americano.... -</p> - -<p> -— Io non amo le invenzioni americane. Ho -letto qualche tempo fa alcuni romanzi di quei -paesi e li ho trovati pieni di stupida vanità. -</p> - -<p> -— Non è tutto così lady Clem. Vi assicuro -che questo è un rimedio radicale. Dovete promettermi -di provarlo. -</p> - -<p> -E lord Arturo trasse dalla tasca la piccola -bomboneria e la porse a lady Clementina. -</p> - -<p> -— Questa bomboniera è un delizioso gioiello, -Arturo. È veramente gentile da parte tua.... E -questo è il portentoso rimedio?.... Ha l'aria di -un dolce. Voglio prenderlo subito. -</p> - -<p> -— Dio del cielo, lady Clem! — esclamò lord -Arturo, trattenendole il braccio. — Non lo fate. -È una medicina omeopatica: se voi la prendete -senza aver male allo stomaco, non vi farà nulla. -Aspettate di avere una crisi ed allora ingoiatela: -rimarrete sorpresa del risultato. -</p> - -<p> -— Avrei voluto prenderla subito, — disse -lady Clementina, guardando contro luce la piccola -capsula trasparente. — Sono certa che è -deliziosa.... Ti confesso ch'io detesto i medici, -ma adoro le medicine.... Tuttavia ti prometto di -conservarla fino alla mia prossima crisi. -</p> - -<p> -— E quando sopravverrà questa crisi? Molto -presto? -</p> - -<p> -— Spero non prima di una settimana. Ieri -ho passato una cattivissima giornata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -— Siete dunque sicura di avere una crisi -avanti la fine del mese, lady Clem? -</p> - -<p> -— Lo temo; ma come sei premuroso con -me, Arturo! L'influenza di Sibilla ha veramente -un effetto benefico. Ed ora bisogna salutarci. -Io ho a pranzo delle persone avvizzite, persone -che non sono gaie, e sento che se non faccio -una dormitina adesso, mi sarà impossibile tenere -gli occhi aperti durante il pranzo. Addio Arturo. -Dì a Sibilla che le voglio molto bene; e mille -grazie a te per il prodigioso rimedio americano. -</p> - -<p> -— Non dimenticherete di prenderlo, non è -vero? -</p> - -<p> -— Sta sicuro, non lo dimenticherò, birbantello.... -Ti scriverò per dirti se mi abbisognano -altri globuli. -</p> - -<p> -Lord Arturo lasciò la casa di lady Clementina -più sollevato. -</p> - -<p> -La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le -disse di trovarsi in una posizione terribilmente -difficile e che il suo onore e il suo dovere gli -imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò -di aver fiducia in lui e di non dubitare -dell'avvenire. -</p> - -<p> -La scena ebbe luogo nella serra del palazzo -Merton, dove lord Arturo aveva pranzato, come -di consueto. -</p> - -<p> -Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed -egli per un momento era stato tentato di agire -vilmente, di scrivere a lady Clem che non prendesse -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -il rimedio e di lasciare che le nozze si -compissero, come se al mondo non esistesse un -Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche quando -Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, -egli non perdette la sua calma. -</p> - -<p> -La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, -aveva anche toccato la sua coscienza. Egli sentì -che per far naufragare una vita così bella, per -solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente -una volgarità, e più che mai si fece -ferma la sua risoluzione. -</p> - -<p> -Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando -di confortarla, e, confortato egli stesso, -l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver -scritto al signor Merton una lettera seria ed -esplicita sulla necessità di aggiornare le nozze. -</p> - -<h3>IV.</h3> - -<p> -A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, -lord Surbiton, reduce col suo <i>Yacht</i> da Corfù. -</p> - -<p> -I due giovani trascorsero insieme una quindicina -di giorni deliziosi. Di mattina passeggiavano -sul Lido, oppure vagavano quà e là per i -verdi canali, nella loro lunga gondola nera. Nel -pomeriggio usavano ricevere sullo <i>Yacht</i> delle -visite e la sera cenavano al Florian e fumavano -un infinito numero di sigarette. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -Malgrado ciò, lord Arturo non era felice. Ogni -giorno percorreva attentamente nel <i>Times</i> la -«colonna dei decessi», in attesa di vedervi la -notizia della morte di lady Clementina; ma ad -ogni giorno aveva una delusione. -</p> - -<p> -Cominciò a temere che qualche incidente -fosse intervenuto e maledì più volte il momento -in cui le aveva impedito di prendere l'aconito -lo stesso giorno in cui ella si era mostrata così -desiderosa di provarne gli effetti. -</p> - -<p> -Le lettere di Sibilla, sebbene piene di passione -e di fede, erano talvolta profondamente tristi, -talmente che egli pensava che fra loro tutto fosse -finito. -</p> - -<p> -Dopo una quindicina di giorni, lord Surbiton -si sentì stanco di Venezia e decise di percorrere -la costa fino a Ravenna, avendo sentito dire che -vi era una grande caccia nella famosa pineta. -</p> - -<p> -Lord Arturo voleva assolutamente rifiutarsi -di accompagnarlo, ma Surbiton, ch'egli amava -molto, lo persuase, affermandogli che ove avesse -continuato a rimanere all'albergo Danieli, sarebbe -morto di noia. Per cui, il quindicesimo -giorno, essi fecero vela con un forte vento nord-est -ed un mare agitatissimo. -</p> - -<p> -La traversata fu piacevole. La vita all'aria -libera colorì nuovamente le gote di lord Arturo -ma dopo il ventiduesimo giorno egli fu di nuovo -assalito dal pensiero di lady Clem e, malgrado -le rimostranze di Surbiton, prese il treno per Venezia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Quando fu sbarcato dalla gondola all'ingresso -dell'albergo, il proprietario gli consegnò, -con un inchino, alcuni telegrammi. Egli li aprì -bruscamente. -</p> - -<p> -Tutto era riuscito: lady Clementina era morta -improvvisamente, di notte, cinque giorni innanzi. -</p> - -<p> -Il primo pensiero di lord Arturo fu per Sibilla: -le inviò un telegramma, annunziandole il -suo immediato ritorno a Londra. Quindi ordinò -al cameriere di preparargli i bauli per poter -prendere il direttissimo della sera, pagò cinque -volte più dello stabilito i suoi gondolieri e con -passo leggiero e l'animo allegro salì nella sua -stanza. -</p> - -<p> -Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, -piena di affetto e condoglianza; le altre due di -sua madre e dell'avvocato di lady Clementina. -</p> - -<p> -Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato -con la duchessa la sera precedente alla sua -morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti -con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle -sue stanze molto presto, lamentando dei dolori -allo stomaco. -</p> - -<p> -La mattina seguente era stata trovata morta -nel proprio letto: il suo volto non mostrava nessun -segno di sofferenza. Sir Mathew Reid, chiamato -d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed -il cadavere era stato seppellito a Beauchamp -Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama aveva -fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -la sua piccola casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, -i suo effetti personali e la sua galleria di -quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella -donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e -il suo braccialetto di ametiste, che lasciava in -dono a Sibilla Merton. -</p> - -<p> -Gl'immobili non avevano alcun valore, ma -l'avvocato Mansfield desiderava che lord Arturo -tornasse al più presto possibile perchè vi erano -molti conti da saldare, non avendo lady Clementina -tenuto mai conti in regola. -</p> - -<p> -Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo -di lady Clementina e pensò che Podgers -aveva veramente una grande responsabilità in -quella faccenda. -</p> - -<p> -Il suo amore per Sibilla dominava però ogni -altro sentimento e la coscienza di aver fatto il -proprio dovere gli procurava pace e conforto. -</p> - -<p> -Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente -felice. -</p> - -<p> -I Merton l'accolsero con grande effusione: -Sibilla gli disse che non poteva sopportare altri -ostacoli fra di loro, — e le nozze furono stabilite -per il sette giugno. -</p> - -<p> -La vita gli si presentava ancor bella e seducente. -</p> - -<p> -Un giorno, egli stava facendo l'inventario -della sua nuova casa di Curzon-Street insieme -all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e -bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -la fanciulla emise ad un tratto un piccolo grido -di gioia. -</p> - -<p> -— Cosa avete trovato, Sibilla? chiese lord Arturo, -levando la testa dal suo lavoro, e sorridendo. -</p> - -<p> -— Questa graziosissima bomboniera d'argento. -È un lavoro molto delicato, certamente -olandese.... Volete darmela? Le ametiste non mi -staranno bene fin quando non avrò quarant'anni, -ne son certa. -</p> - -<p> -E la fanciulla mostrò la bomboniera che aveva -contenuto l'aconito. -</p> - -<p> -Lord Arturo trasalì e un vivo rossore gl'imporporò -il volto. -</p> - -<p> -Egli aveva quasi dimenticato, e gli sembrò -una coincidenza ben strana che Sibilla, per l'amore -della quale egli aveva attraversato tante -angoscie, fosse la prima a rammentarglielo. -</p> - -<p> -— Certamente, Sibilla, prendetela. -</p> - -<p> -— Grazie, Arturo, grazie. Ed avrò anche il -<i>bonbon</i>?.... Io non sapevo che lady Clementina -fosse amante dei dolci.... la credevo molto più -intellettuale. -</p> - -<p> -Lord Arturo divenne terribilmente pallido e -un'orribile idea gli attraversò la mente. -</p> - -<p> -— Un <i>bonbon</i>, Sibilla! Che volete dire? — chiese -con voce rauca e bassa. -</p> - -<p> -— Ne contiene uno solo. Sembra vecchio e -sporco, ed io non ho alcun desiderio di mangiarlo.... -Ma cosa vi accade, Arturo?.... Come -siete pallido! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<p> -Lord Arturo fece un salto attraverso la sala -ed afferrò la bomboniera. -</p> - -<p> -In essa era contenuta la capsula color ambra -con entro il liquido velenoso. -</p> - -<p> -Lady Clem era dunque spirata di morte naturale! -</p> - -<p> -Lord Arturo sentì quasi mancarsi le forze; -gettò la capsula nel fuoco e si lasciò cadere sul -divano, con un grido disperato. -</p> - -<h3>V.</h3> - -<p> -Il signor Merton rimase ben addolorato quando -lord Arturo gli annunziò che le nozze dovevano -essere rimandate una seconda volta, e lady Giulia, -che già aveva ordinato il corredo, fece di tutto -per indurre Sibilla ad una rottura. -</p> - -<p> -Però, per quanto Sibilla amasse teneramente -sua madre, ella aveva fatto dono di tutta la sua -vita al giovane fidanzato, e le parole della madre -non valsero a farla mancare alla sua fede. -</p> - -<p> -Quanto a lord Arturo, trascorsero parecchi -giorni prima ch'egli avesse potuto riaversi dalla -crudele delusione. -</p> - -<p> -Ma il suo buon senso trionfò di nuovo e la -sua mente sana e pratica non gli permise di esitare -più a lungo sulla condotta da tenere. -</p> - -<p> -Poichè il veleno aveva fallito, ciò che conveniva -ormai usare era la dinamite o qualsiasi -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -altro esplosivo. Passò quindi di nuovo in rassegna -i nomi degli amici e parenti e, dopo serie -riflessioni, si decise a far saltare in aria suo zio, -il pastore di Chichester. -</p> - -<p> -Il pastore, uomo di savia cultura, aveva una -passione straordinaria per gli orologi. Ne possedeva -una splendida collezione, che andava dal -secolo XV ai nostri giorni. Parve a lord Arturo -che questa mania del buon pastore fornisse una -ottima occasione alla realizzazione dei suoi piani. -</p> - -<p> -Un grave problema però era quello di procurarsi -una macchina esplosiva. -</p> - -<p> -Il <i>London Directory</i> non gli forniva nessuna -notizia su ciò, ed egli pensò che non gli sarebbe -stato di grande utilità recarsi all'ufficio di polizia -di Scotland Yard, giacchè ivi non si era informati -delle gesta dei dinamitardi se non quando -un'esplosione era già avvenuta. Ad un tratto si -ricordò del suo amico Rouvaloff, un giovane -russo dalle tendenze rivoluzionarie, conosciuto -l'anno precedente in casa di lady Windermere. -</p> - -<p> -Il conte Rouvaloff passava per scrittore, e si -diceva ch'egli attendesse alla storia di Pietro il -Grande e fosse anzi venuto in Inghilterra appunto -per studiare i documenti relativi al soggiorno -dello Czar in questo paese. Ma era poi voce -generale che fosse un agente nichilista, e non -bene visto dall'ambasciata russa a Londra. -</p> - -<p> -Lord Arturo pensò che quello era proprio -l'uomo che gli abbisognava, ed un mattino si -recò al suo appartamento a Bloomsbury. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -— Volete dunque occuparvi seriamente di politica? — chiese -il conte Rouvaloff, quando lord -Arturo gli ebbe esposto lo scopo della sua visita. -</p> - -<p> -Ma lord Arturo odiava qualsiasi menzogna, e -si credette in dovere di spiegargli che le questioni -sociali non l'interessavano affatto, che aveva -bisogno di un esplosivo famigliare, il quale non -riguardava che lui soltanto. -</p> - -<p> -Il conte Rouvaloff lo fissò per qualche istante -con sorpresa. -</p> - -<p> -Poi, vedendo che egli aveva parlato seriamente -scrisse sopra un biglietto di carta un indirizzo, -lo firmò con le sue iniziali e lo porse a lord -Arturo a traverso il tavolo. -</p> - -<p> -— A Scotland Yard darebbero chi sa che cosa -per conoscere questo indirizzo, caro amico. -</p> - -<p> -— Ma non lo avranno! — esclamò lord -Arturo ridendo. -</p> - -<p> -E dopo aver calorosamente stretta la mano al -giovane russo, scese precipitoso le scale, guardò -di nuovo il foglietto e ordinò al suo cocchiere -di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e -seguì a piedi la via Greek fino a piazza Bayle. -Passò sotto il viadotto e si trovò in un curioso -vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. -Da un muro all'altro si stendevano numerose -corde con appese delle tele bianche ondeggianti -sotto l'aria mattutina. -</p> - -<p> -Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla -porta di una piccola casa verde. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed -apparve sulla soglia uno straniero, dall'aspetto -rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese cosa -desiderasse. -</p> - -<p> -Lord Arturo gli tese il biglietto del conte -Rouvanoff. -</p> - -<p> -Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed -invitò il giovane ad entrare in una piccola stanza. -</p> - -<p> -Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, -come veniva chiamato in Inghilterra, entrò nella -stanza, con una salvietta, macchiata di vino, -intorno al collo ed una forchetta in mano. -</p> - -<p> -— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo -inchinandosi, — si è offerto di presentarmi a voi, -ed io spero che vorrete concedermi un colloquio -per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... -Roberto Smith, ed ho bisogno di un orologio -esplosivo. -</p> - -<p> -— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò -maliziosamente il piccolo tedesco dando -in una risata. — Non mi guardate con aria così -spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: -Mi rammento di avervi incontrato una sera nella -casa di lady Windermere. Spero che Vostra -grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino -a me, finchè non abbia terminato di cenare? -</p> - -<p> -Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, -che sono buoni conoscitori, affermano che il -mio vino del Reno è migliore di quello che si -può bere all'Ambasciata di Germania. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -E, prima che lord Arturo avesse avuto il -tempo di riaversi dalla sorpresa, si trovò seduto -in un'altra saletta, dinanzi a del delizioso Marcobrünner -in una coppa di cristallo ornata col -monogramma imperiale. -</p> - -<p> -— Gli orologi esplosivi, — disse Herr Winckelkopp, — non -sono un buon articolo di esportazione -per l'estero, anche se si riesce a farli -passare in dogana. Il servizio dei treni è così -irregolare che, abitualmente, gli orologi finiscono -con l'esplodere prima d'essere giunta a destinazione. -Se però vi è necessario uno di questi -congegni, posso offrirvi un articolo eccellente e -vi garantisco che rimarrete soddisfatto del risultato. -Posso chiedervi a quale uso lo destinate? -Se è per la polizia, mi spiace di non poter far -nulla per voi. I poliziotti inglesi sono davvero i -nostri migliori amici. Io ho sempre constatato -che, tenendo conto della loro stupidità, si può -fare assolutamente tutto ciò che si vuole; non -vorrei dunque torcere neppure un capello ad -uno di essi. -</p> - -<p> -— Vi assicuro che non ho niente che fare -con la polizia. Per dirvi il vero, l'orologio è -destinato al pastore di Chichester. -</p> - -<p> -— Per Bacco!... Non vi supponevo talmente -nemico della religione, lord Arturo. I giovani di -oggi non si occupano in genere di simili cose. -</p> - -<p> -— Credo che voi mi stimiate più di quello -che io meriti, Herr Winckelkopp, — soggiunse -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -lord Arturo arrossendo. — Io sono completamente -ignorante in teologia. -</p> - -<p> -— Allora si tratta di un affare personale? -</p> - -<p> -— Appunto. -</p> - -<p> -Herr Winckelkopp alzò le spalle ed uscì dalla -saletta. Cinque minuti dopo riapparve con un -piccolo rotolo di dinamite ed un orologio francese, -sormontato da una figurina della Libertà -che calpesta l'idra del dispotismo. -</p> - -<p> -Il volto di lord Arturo s'illuminò. -</p> - -<p> -— Ecco ciò che mi occorre. Ed ora ditemi -come esplode. -</p> - -<p> -— Ah! questo è il mio segreto, — rispose -Herr Winckelkopp, contemplando con orgoglio -la sua invenzione. — Ditemi solo quando vi occorre -che esploda ed io regolerò il meccanismo -per l'ora indicata. -</p> - -<p> -— Sta bene! Oggi è martedì e potete prepararmelo -subito.... -</p> - -<p> -— Impossibile. Ho molto lavoro, un lavoro -urgentissimo per alcuni amici di Mosca. -</p> - -<p> -— Sarete sempre in tempo, rimettendo questo -lavoro a domani sera o a giovedì mattina.... -Quanto al momento dell'esplosivo, sia per venerdì -a mezzogiorno. A quell'ora il pastore è -sempre in casa. -</p> - -<p> -— Venerdì, a mezzogiorno, — ripetè il tedesco, -e l'annotò sopra un grande registro aperto -su di una scrivania. -</p> - -<p> -— Ed ora ditemi quanto vi debbo, — chiese -lord Arturo alzandosi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -— Poca cosa, lord Arturo. La dinamite costa -sette scellini e mezzo; il movimento d'orologeria -tredici scellini e la cassa cinque scellini. -</p> - -<p> -Sono troppo felice di poter servire un amico -del conte Rouvaloff.... -</p> - -<p> -— Ma il vostro incomodo, Herr Winckel-Kopf? -</p> - -<p> -— Oh! nulla. È un piacere per me. Io non -lavoro per il danaro: vivo interamente per la -mia arte. -</p> - -<p> -Lord Arturo pose il danaro sul tavolo, ringraziò -il piccolo tedesco della sua cortesia e -lasciò in fretta la casa. -</p> - -<p> -Per due giorni lord Arturo rimase in preda -ad una grande eccitazione. -</p> - -<p> -Il venerdì, a mezzogiorno, si recò al <i>club</i> -Buckingham per attendere notizie. -</p> - -<p> -Per tutto il pomeriggio lo stupido servitore -recò telegrammi da ogni parte dello stato, col -resoconto delle corse di cavalli, i verdetti delle -cause di divorzio, il resoconto della seduta notturna -alla Camera dei Comuni e del piccolo -panico scoppiato in borsa a Londra. -</p> - -<p> -Alle quattro, finalmente, comparvero i giornali -della sera e lord Arturo si rifugiò nella sala -di lettura con il <i>Pall Mall Gazzette</i> con la <i>James's -Gazzette</i>, col <i>Globe</i> e l'<i>Echo</i>, lasciando -indignato il colonnello Goodchild, che desiderava -ardentemente leggere il resoconto di un -discorso da lui pronunziato la mattina in casa -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -del <i>Lord-Maire</i> sopra le missioni sud-africane -e sulla convenienza di avere in ogni provincia -vescovi negri. -</p> - -<p> -Scorse impaziente i vari giornali, ma neppure -in uno trovò il nome di Chichester: l'attentato -non era dunque riuscito! Rimase per qualche -istante completamente affranto. -</p> - -<p> -Il signor Winckelkopf, ch'egli andò a trovare -l'indomani, si sprofondò in grandi scuse e -si offrì di dargli gratuitamente un altro orologio -o una cassa di bombe di nitro-glicerina, a prezzo -di costo; ma lord Arturo, che aveva ormai perduto -ogni fiducia negli esplosivi del piccolo tedesco, -dovette persuadersi che a questo mondo tutto è -falsificato e che era assurdo attendersi qualche -cosa dalla dinamite germanica. -</p> - -<p> -Herr Winckelkopf, pur ammettendo che il -movimento di orologeria fosse in qualche punto -difettoso, lo assicurò che l'orologio poteva esplodere -ancora e citò, ad esempio della sua tesi, il -caso di un barometro ch'egli aveva inviato una -volta al governatore militare di Odessa, barometro -che doveva esplodere il decimo giorno. -</p> - -<p> -Per tre anni questo barometro era invece rimasto -intatto, ma un bel giorno aveva esploso, -facendo in tanti pezzi solo la serva del governatore, -perchè questi aveva lasciata la città sei -settimane prima. Se l'effetto non era stato proprio -quello voluto, ciò provava però che la dinamite, -come forza distruttrice, sotto l'impero di un movimento -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -di orologeria, era un mezzo possente, -anche se inesatto. -</p> - -<p> -Lord Arturo rimase alquanto sollevato da -queste informazioni: ma doveva aver presto un -nuovo disinganno. -</p> - -<p> -Due giorni dopo, mentre saliva le scale, la -duchessa lo chiamò nel suo salottino e gli fece -vedere una lettera ricevuta in quel punto. -</p> - -<p> -— Giovanna mi scrive lettere graziosissime: -leggi quest'ultima; è interessante come i romanzi -che ci manda Maudie. -</p> - -<p> -Lord Arturo prese vivamente la lettera e lesse: -</p> - -<p class="pad1 indr"> -27 maggio. -</p> - -<p class="indl"> -<i>Carissima zia</i>, -</p> - -<p> -Ti ringrazio tanto per la flanella che mi hai -mandato per la società Dorcas, e anche per -le trine. -</p> - -<p> -Hai ragione quando dici assurdo il bisogno -di portare delle cose graziose; ma oggi sono -tutti così radicali, così irreligiosi che è difficile -far loro capire che non devono avere i gusti e -l'eleganza delle classi elevate. -</p> - -<p> -Non so davvero dove finiremo! Come dice -papà nei suoi sermoni, noi viviamo in un secolo -d'incredulità. Noi abbiamo avuto un bel caso -per un piccolo orologio a pendolo, inviato da -un ammiratore ignoto a papà, giovedì scorso. -Ci è arrivato da Londra, porto franco, in una -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -cassettina di legno e papà crede che gli sia stato -mandato da qualche lettore del suo sermone «La -licenza e la libertà», essendo l'orologio sormontato -da una figura di donna, con un berretto -frigio in testa. -</p> - -<p> -Partier spacchettò l'oggetto e papà lo mise -sul caminetto della biblioteca. -</p> - -<p> -Eravamo venerdì mattina tutti seduti in questa -stanza, quando, al momento in cui l'orologio -a pendolo suonava mezzogiorno, udimmo -come uno sbattere d'ali; un buffo di fumo uscì -dal piedistallo della Dea della Libertà e questa -cadde e si ruppe il naso sul parafuoco. -</p> - -<p> -Maria ebbe un po' di paura, ma la cosa era -così ridicola che Giacomo ed io ne ridemmo -sonoramente ed anche papà ci fece coro. -</p> - -<p> -Quando esaminammo l'orologio, ci avvedemmo -che, mettendo la lancetta sopra una data -ora, dopo aver posto della polvere e una capsula -fulminante sotto un piccolo martello, si poteva -produrre a piacere lo scoppio. Papà disse -che era una pendola troppo rumorosa per la -biblioteca. Credi tu che Arturo gradirebbe un -dono di nozze come questo? Io suppongo che -a Londra debba esser di moda. Papà dice anzi -che questi orologi sono atti a far del bene, perchè -fanno vedere che la libertà non è duratura -e che il suo regno deve finire con una caduta. -Papà dice pure che la Libertà è stata inventata -al tempo della rivoluzione francese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -Vado subito dai Docars e leggerò loro la -tua lettera così istruttiva. Quanto hai ragione, zia -mia, dicendo che, malgrado la loro condizione, -essi non hanno altro desiderio se non quello di -portare ciò che loro non conviene. Tale eccesiva -preoccupazione del vestire è assurda; mentre -ben più gravi preoccupazioni dovrebbero -avere in questo mondo e nell'altro! -</p> - -<p> -Sono contenta che la tua stoffa di lana a -fiori vada bene e la tua trina non sia lacerata. -Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che -mi hai regalata e credo che farà grande effetto. -</p> - -<p> -Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti -ne portano. -</p> - -<p> -L'orologio donatoci ha ancora esploso e -papà ha ordinato di portarlo in scuderia. Non -credo che gli piaccia come quando lo ricevette, -sebbene sia contento di un regalo così grazioso -e ingegnoso: Ciò prova che si leggono i suoi -sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e -Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando -che la gotta dello zio Cecilio vada meglio. -</p> - -<p> -Credimi, cara zia, tua nipote affezionata -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giovanna Percy</span>». -</p> - -<p> -«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina -sostiene che sono di moda». -</p> - -<p class="pad1"> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -Lord Arturo guardò la lettera con una ciera -così seria e così infelice, che la duchessa scoppiò -a ridere: -</p> - -<p> -— Arturo mio, non ti farò più vedere una -lettera di una fanciulla, se fai un viso simile!... -Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra -un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne -una anch'io. -</p> - -<p> -— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose -lord Arturo con un sorriso malinconico, -ed abbracciò sua madre. -</p> - -<p> -Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e -gli occhi gli si empirono di lagrime. -</p> - -<p> -Aveva fatto quanto poteva per compiere un -delitto, e per due volte i suoi tentativi avevano -fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di -fare il suo dovere, ma sembrava che il destino -lo tradisse... -</p> - -<p> -Si sentiva ormai accasciato dal sentimento -della sterilità delle sue buone intenzioni, dall'inutilità -dei suoi sforzi per una bella azione. Era -forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne -avrebbe sofferto, è vero; ma il dolore non avrebbe -guastato un carattere nobile come il suo. -</p> - -<p> -In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono -sempre delle guerre dove un uomo può farsi uccidere, -esiste sempre qualche causa cui un uomo -può fare olocausto della propria vita; e giacchè -la vita non aveva gioie per lui, la morte non lo -spaventava. Seguisse il destino il fatale suo cammino! -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo. -</p> - -<p> -Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò -al circolo. -</p> - -<p> -Surbiton vi era con un gruppo di giovani -eleganti, e lord Arturo fu costretto a cenare insieme -ad essi. La loro conversazione banale, i -loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena -servito il caffè se ne andò, sotto il pretesto di -un convegno. -</p> - -<p> -Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò -una lettera. Era del signor Wickelkop che -l'invitava per la sera dopo a vedere un ombrello -esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da -Ginevra. -</p> - -<p> -Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. -Era deciso a non ricorrere più a nuovi tentativi. -</p> - -<p> -Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase -seduto presso il fiume. La luna apparve attraverso -un velo di nubi fulve, come l'occhio di -un leone dietro una criniera, e innumerevoli -stelle smaltarono l'abisso dei cieli, come polvere -d'oro seminata sopra una cupola rossa. -</p> - -<p> -Sul fiume torbido passava, di quando in -quando, un battello che seguiva la strada dondolandosi -a seconda della corrente. I segnali -della ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni -traversarono il ponte fischiando acutamente. -</p> - -<p> -Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo -sulla piccola torre di Westminster e ad ogni colpo -della campana sembrava che la notte tremasse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo -una lampada solitaria seguitò a brillare come un -grosso rubino sull'albero gigantesco di una -barca; ed ogni rumore della città cessò. -</p> - -<p> -Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla -parte di Blackfriars. Come ogni cosa sembrava -fantastica, simile ad un strano sogno! -</p> - -<p> -Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte -nelle tenebre; si sarebbe detto che l'argento -e l'ombra avessero modellato un mondo tutto -nuovo. -</p> - -<p> -L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava -come un globo attraverso la nerastra atmosfera. -Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord -Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, -ed alla luce del lampione lo riconobbe: era -Podgers. -</p> - -<p> -Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, -gli occhiali d'oro, il sorriso malato, la bocca -sensuale del chiromante, si fermò. -</p> - -<p> -Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò -leggermente presso Podgers e in un attimo lo -afferrò per le gambe e lo precipitò nel Tamigi. -Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla -più. Lord Arturo guardò ansiosamente la superficie -del fiume; non vide che un piccolo cappello -che girava in un gorgo d'acqua argentata -dal chiaro di luna. Dopo qualche minuto anche -il cappello scomparve. -</p> - -<p> -Per un momento, egli credette di vedere una -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -grande ombra informe che si slanciava per la -scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito. -Presto però si avvide che questa immagine -era un riflesso, e, quando la luna brillò -nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso -si dileguò. -</p> - -<p> -I decreti del destino si erano dunque realizzati! -Egli emise un profondo sospiro di sollievo -e il nome di Sibilla salì alle sue labbra. -</p> - -<p> -— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese -ad un tratto una voce dietro di lui. -</p> - -<p> -Si voltò bruscamente e vide una guardia che -teneva in mano una lanterna cieca. -</p> - -<p> -— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose -egli sorridendo. E, chiamata -una carrozza che passava, vi saltò dentro e disse -al cocchiere di condurlo in via Belgrave. -</p> - -<p> -I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora -allegro, ora inquieto. Vi erano dei momenti in -cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers -nella sua camera e altre volte pensava che la -fortuna non poteva essere ingiusta verso di lui. -</p> - -<p> -Due volte si recò sino alla casa del chiromante -in via West Moon, ma non osò suonare. -Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla -fine questa venne. -</p> - -<p> -Stava seduto nella sala da fumare del circolo -prendendo il <i>Thè</i> e ascoltando annoiato Surbiton, -che gli dava il resoconto dell'ultima operetta alla -<i>Gaité</i>, quando il servo portò i giornali della sera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò -le pagine distrattamente, allorchè i suoi occhi -furono colpiti da questo strano titolo: -</p> - -<p class="center large"> -«<i>Suicidio di un chiromante</i>» -</p> - -<p> -Divenne pallido dall'emozione e lesse il -brano. -</p> - -<p> -«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. -Podgers, il celebre chiromante, è stato rigettato -sulla sponda a Greenwich, innanzi allo Ship-Hotel. -</p> - -<p> -«Il disgraziato era scomparso da qualche -giorno e i circoli chiromanti erano molto inquieti -per lui: si suppone che siasi suicidato per -una momentanea alterazione delle sue facoltà -mentali, causate forse dal troppo lavoro, e così -il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva terminato -appena un trattato completo sulla mano -umana. Quest'opera sarà pubblicata quanto prima, -ed ecciterà indubbiamente molta curiosità. Il suicida -aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti». -</p> - -<p> -Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col -giornale in mano, con grande stupore del portiere: -corse diretto a Parklane. Sibilla che era -alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse -buone notizie; gli corse incontro, e appena -lo ebbe guardato comprese che tutto andava -bene. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo. -</p> - -<p> -— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose -Sibilla lagrimando di gioia. -</p> - -<h3>VI.</h3> - -<p> -Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane -dopo, la chiesa di San Paolo fu invasa da una -folla di persone della migliore società. -</p> - -<p> -Il discorso religioso fu detto in modo commovente -dal pastore di Chichester e tutti furono -concordi nell'affermare che mai si era vista una -coppia più bella e più felice. -</p> - -<p> -Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto -per amore di Sibilla, mentre ella da parte -sua dava a lui tutto quello che donna può dare -di meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza -e l'amore. -</p> - -<p> -Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono -sempre la freschezza dei loro sentimenti -e quando, qualche anno dopo, lady Windermere -si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico -castello che il vecchio duca aveva dato -a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in un -bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del -giardino, intenta a seguire con occhio amoroso -un bambino ed un bambina che giocavano -tra le rose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<p> -Ad un tratto lady Windermere, prese la mani -dell'amica fra le sue, e le chiese: -</p> - -<p> -— Siete dunque felice, Sibilla? -</p> - -<p> -— Cara lady Windermere, io sono la donna -più felice di questo mondo; e voi? -</p> - -<p> -— Non ho tempo di esserlo. Ho sempre -amato l'ultimo uomo presentatomi, ma appena -ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita -stanca. Oh! mia cara; i leoni non sono buoni che -per una stagione! Appena si è tagliata loro la -criniera, diventano le creature più noiose della -terra. Di più, se si è gentili con loro, essi finiscono -col portarsi male. Vi ricordate di quell'orribile -Podgers? Era uno sfrontato impostore. -Naturalmente non me ne sono accorta subito: -quando aveva bisogno di danaro gliene davo, -ma non potevo soffrire che mi facesse la corte. -Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora -è la telepatia che m'incanta. È molto più divertente. -</p> - -<p> -— Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, -lady Windermere. È il solo tema di cui Arturo -non ami che si rida: vi assicuro che su ciò egli -ha idee veramente irremovibili. -</p> - -<p> -— Volete dire che ci crede, Sibilla? -</p> - -<p> -— Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. -Eccolo. -</p> - -<p> -Lord Arturo attraversava infatti il giardino, -con un grosso mazzo di rose in mano, facendosi -largo fra i due ragazzi che gli ballavano -intorno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -— Lord Arturo? -</p> - -<p> -— Ai vostri ordini! lady Windermere. -</p> - -<p> -— Vorreste dirmi se credete veramente nella -chiromanzia? -</p> - -<p> -— Certamente, — rispose il giovane sorridendo. -</p> - -<p> -— E perchè? -</p> - -<p> -— Perchè le devo tutta la felicità della mia -vita — mormorò sdraiandosi in una poltrona di -vimini. -</p> - -<p> -— Che volete dire con ciò, lord Arturo? -</p> - -<p> -— Le debbo Sibilla, — rispose egli, porgendo -le mani a sua moglie e guardandola intensamente -negli occhi ceruli. -</p> - -<p> -— Che sciocchezze! — esclamò lady Windermere. — In -vita mia non ho mai udito una -sciocchezza simile! -</p> - -<div class="figcenter"><a id="fill-124"></a> - <img src="images/ill-124.jpg" alt="" /> -</div> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><span class="smcap">Introduzione</span></td> <td class="pag"><a href="#intro">pag. <span class="smcap lowercase">VII</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td>Il fantasma di Canterville</td> <td class="pag"><a href="#fantasma">1</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Il delitto di lord Arturo Savile</td> <td class="pag"><a href="#savile">67</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il fantasma di Canterville e il -delitto di Lord Savile, by Oscar Wilde - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - -***** This file should be named 60586-h.htm or 60586-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/8/60586/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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