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-The Project Gutenberg EBook of Il fantasma di Canterville e il delitto di
-Lord Savile, by Oscar Wilde
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-this ebook.
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-
-Title: Il fantasma di Canterville e il delitto di Lord Savile
-
-Author: Oscar Wilde
-
-Illustrator: G. Mazzoni
-
-Translator: G. Vannicola
-
-Release Date: October 28, 2019 [EBook #60586]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by the HathiTrust
-Digital Library)
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- OSCAR WILDE
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- Il fantasma di Canterville
- e il delitto di Lord Savile
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-
- Prima versione italiana di G. VANNICOLA.
- con disegni di G. MAZZONI.
-
- SECONDA EDIZIONE.
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- A. F. FORMIGGINI EDITORE IN ROMA
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-
- LA PROPRIETÀ LETTERARIA E ARTISTICA
-
- degli ornamenti, delle versioni originali e delle note critiche
- pubblicate in questa collezione
-
- SPETTA ESCLUSIVAMENTE ALL'EDITORE
-
- il quale, adempiuti i suoi obblighi verso la Legge e verso gli Autori
- eserciterà i suoi diritti contro chiunque e dovunque.
-
- _Copyright 1920: by A. F. Formiggini, Rome._
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-
-INTRODUZIONE
-
-
-Non rifarò la biografia d'Oscar Wilde, ormai cosa pubblica, ahimè,
-troppo pubblica. Più che per la grandezza e la decadenza della sua
-vita, più che per la stessa sua opera, Wilde interessa sopratutto per
-il particolare significato che possiamo trarre dalla sua personalità
-d'eccezione.
-
-«Io non rimpiango — scrive egli nel _De profundis_, che è il migliore
-commento alla tragedia della sua vita — io non rimpiango un solo
-istante di aver vissuto per il piacere. Io feci questo appieno, come
-si dovrebbe fare ogni cosa che si fa. Non ci fu piacere che io non
-sperimentassi; io gettai la perla della mia anima in una coppa di vino;
-io scesi pel sentiero fiorito di margherite al suono dei flauti; io
-vissi di favi di miele. Ma continuare la stessa vita sarebbe stato un
-errore, perchè sarebbe stata una limitazione. Io dovevo andare innanzi:
-l'altra metà del giardino aveva anche i suoi segreti per me».
-
-E aggiunge, nel suo orgoglio di scrittore che vive, pur nel carcere
-da cui scriveva, la sua vita letteraria con profonda coscienza:
-«Naturalmente, tutto ciò è adombrato e prefigurato nei miei libri.».
-
-Nè avrebbe potuto essere altrimenti. In ogni singolo istante della
-propria vita, si è quello che si sarà non meno di quello che si è
-stati. L'arte è un simbolo, perchè l'uomo è un simbolo.
-
-«Io non rimpiango un solo istante di aver vissuto per il piacere!»
-
-Non i piaceri, il Piacere. Il Piacere, per quanto raro, è un fatto:
-i piaceri, quantunque abbondanti e comuni, sono una ricerca e quasi
-sempre vana.
-
-Quando si riesce ad opporre al gigante Tædium l'esercito dei nani
-piaceri, il gigante soffoca i nani con qualche gesto, e riprende la sua
-posa stanca.
-
-I moralisti non concepiscono la parola «Piacere» se non come un
-richiamo agli appetiti più umili. Esaltano le idee di dovere, di
-solidarietà, di sacrificio, mai l'idea di godere, di fare della
-vita una luce, un infinito, un piacere. Secondo le loro abitudini
-spirituali, un'idea simile è un'idea che offende e degrada. Una
-filosofia del piacere! Ma significa mancare d'ideale.
-
-Rispondiamo senza timore: il piacere può benissimo essere un ideale e
-molto favorevole allo sviluppo e alla grandezza dell'umanità.
-
-Dal Cristianesimo in quà gli uomini non si sono occupati del piacere
-se non per condannarlo, e gli stessi poeti, così eloquenti sul dolore,
-hanno trattato il piacere con un certo disdegno. In questi ultimi anni,
-veramente, è avvenuta una reazione in favore della vita, e la gioia è
-stata cantata con fervore religioso, troppo religioso forse, ma non con
-tale famigliarità da far dimenticare la malinconia baudelairiana:
-
- Sois sage ô ma douleur et tiens toi plus tranquille.
-
-Il dolore ha sempre ispirato poeti, moralisti, filosofi, e fatto dire,
-ahimè, molte sciocchezze. La filosofia del piacere è ancora da farsi.
-Ma il numero degli uomini che comprendono che il piacere è il migliore
-impiego della vita, è molto aumentato. L'assurda metafisica tedesca, la
-secca nozione del dovere astratto secondo Kant, ha fatto il suo tempo.
-Si comincia a comprendere che il primo dovere dell'uomo è di godere.
-Se no, perchè vivere? «Il mio dovere, diceva Wilde, è di terribilmente
-godere».
-
-E godette terribilmente, con passione, con violenza, quasi con delirio.
-Ogni istante di vita era per lui un'offerta degli Dei. Non si può
-immaginare nulla di più pagano, di più anticristiano. Riempì di lirismo
-la sua vita fino all'orlo, come si riempie fino all'orlo una coppa di
-vino.
-
-Aveva il genio, un nome illustre, un'alta posizione sociale.
-Pareva vivere con lo spirito di Apollo in una intimità profonda e
-irradiata. Aveva fatto dell'arte una filosofia, e della filosofia
-un'arte. I suoi scritti insegnavano un modo di pensare che stupiva,
-seduceva, incantava, dando alle cose altri colori ed altri profumi,
-avviluppandole di una veste di bellezza, mettendo una rosa ad ogni
-chiave della viola e ad ogni corda un colore dell'iride.
-
-Dava alla verità ora il vero e ora il mendace come imperi legittimi,
-mostrando che il vero e il mendace sono semplici modi d'esistenza
-intellettuale. Faceva della poesia una realtà suprema, della sua vita
-una realizzazione poetica verso cui convergevano, come per incantesimo,
-tutti i raggi della gloria mondana... Era deliziosamente chino verso
-il sorriso. Salice e acqua insieme, un'acqua che diceva: «Ascoltatemi,
-ascoltatemi!» e poi se n'andava, con un piccolo fremito, a fare dei glu
-glu di narghilè in una qualche ironica Mongolia.
-
-Favoleggiava:
-
-«C'era una volta un uomo che la gente del villaggio amava, perchè
-contava storie. Tutte le mattine egli usciva dal villaggio, e quando
-vi rientrava alla sera, tutti i lavoratori del villaggio, dopo aver
-travagliato tutto il giorno, gli si adunavano intorno e dicevano: «Via!
-racconta: Che hai tu veduto oggi?». Egli raccontava: Ho veduto nella
-foresta un fauno che suonava il flauto, e faceva ballare una corona di
-piccoli silvani. — Racconta ancora. Che hai tu veduto? dicevano gli
-uomini. — Quando sono arrivato sulla spiaggia del mare ho veduto tre
-sirene a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro
-verdi capelli. — E gli uomini lo amavano perchè contava storie.
-
-Una mattina egli abbandonò come tutte le mattine il suo villaggio. Ma
-quando arrivò alla spiaggia del mare, ecco che egli scorge tre sirene
-a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro capelli
-verdi. E continuando la sua passeggiata, egli vide, giunto presso il
-bosco, un fauno che suonava il flauto a una corona di silvani...
-
-Quella sera, quando egli rientrò nel suo villaggio e gli domandarono
-come le altre sere: Via! racconta: che hai tu veduto? egli rispose: Non
-ho veduto nulla».
-
-Nell'atteggiamento di Oscar Wilde non si suole vedere generalmente che
-un esasperato bisogno di stupire, d'irritare la curiosità del pubblico.
-Egli stesso, conveniamone, invitava ad un giudizio così superficiale,
-grazie alle spumeggianti qualità del suo spirito aristocratico, tutto
-trine e gioielleria. Ma dietro il brillante fantasma del dandy, dietro
-il gentleman prezioso, estremo, superlativo, ecco apparire il vero
-personaggio di Wilde, il fascinante favoleggiatore, il prestigioso
-datore di estasi, il Bugiardo, com'egli dice, il cui scopo è di sedurre
-e d'incantare. Ed ecco che sotto il suo alito musicale l'albero
-di Delfi rinfiora, e nella foresta si solleva il vento delle danze
-silvane, e a fior delle onde appaiono le sirene...
-
-«E la Società non sarà sola a bene accoglierlo, dice Wilde raccogliendo
-in qualche parola l'essenza stessa della sua estetica. L'arte, evasa
-dalla prigione del realismo, s'affretterà innanzi a lui e bacierà
-le sue belle labbra menzognere, sapendo bene che lui solo possiede
-il segreto delle sue manifestazioni — il segreto che la Verità è
-assolutamente e interamente questione di stile. E la Vita, stanca
-di ripetersi a profitto di Spencer, degli storici scientifici e dei
-compilatori di statistiche, la Vita lo seguirà umilmente e cercherà
-di riprodurre nella sua maniera semplice e inalterabile qualcuna delle
-meraviglie ch'egli narra».
-
-Tutte le regioni della sua sensibilità sono illuminate da questo
-pensiero costante, interamente personale, coesistente alla virtù
-adunatrice di verbi, onnipresente ad ogni manifestazione della sua
-individualità fino talvolta ad acuirne il senso sottile. Per Wilde,
-come per Platone, come per Fichte, il mondo reale non è che pura
-concezione del nostro spirito, e le cose non sono che apparenze delle
-nostre idee.
-
-Egli andava nella vita esultante, recando nelle mani la sua anima sacra
-di Poeta. Non era Giacinto che veniva a parlare delle rive del lago di
-Tiberiade; era l'ombra di Orfeo vittoriosa degl'inferni.
-
-Si esprimeva per apologhi, pensava in brevi significazioni narrative
-bagnate di un'atmosfera magnetica che permetteva allo spirito un
-prolungamento e una suggestione indefinita. E la voce era di una
-musicalità fine e dolce, quasi un accompagnamento avviluppante la frase
-elegante e perfetta. Parole speciose, silenzi enigmatici, suggestioni,
-musiche...
-
-E quando egli taceva, tutti lo ascoltavano ancora, commossi e
-sorridenti, simili a quei marinai delle navi greche, ai quali la voce
-insidiosa del mare recava il mormorio sommesso delle sirene.
-
-Ma attraverso i più seducenti arabeschi dell'immaginazione e del
-linguaggio, l'idea era sostenuta ad un'altezza paradossale e logica.
-Una giuntura sottile e segreta fondeva strettamente l'emozione
-dell'esteta e l'emozione dell'uomo; e il metallo sortiva puro, lo
-stilista non aveva che da cesellarlo, gioiello d'arte e di vita, con
-quella flessibilità intellettuale che può prendere tutte le maschere,
-insinuarsi in tutti gli atteggiamenti, vivere insieme e volontariamente
-vite diverse e contradittorie.
-
-A questo punto della sua vita Oscar Wilde è completo; personifica la
-propria vita e la propria leggenda assaporando la voluttà profonda
-d'associare degli opposti. Il segreto meraviglioso della vita è suo.
-Egli può veramente dirsi «re della vita»: _The King of the life._
-
-Ma a questo punto comincia una fine e quasi impercettibile
-deteriorizzazione progressiva. Il soffio del dionisiaco, moderato fin
-qui come in un concerto il lirismo del solista è sottomesso al bisogno
-preciso della misura, adesso si fa elemento dominante ed esasperante.
-L'affermazione della Vita stessa nei suoi problemi più strani e più
-ardui, la volontà di vita che sacrifica i suoi tipi più elevati a
-beneficio del proprio carattere inestinguibile, quello insomma che
-Nietzsche ha chiamato «dionisiaco», sale, si svolge, si diffonde, si
-esalta.
-
-Egli, giustificò Henri De Régnier, credeva vivere in Italia ai tempi
-del Rinascimento o in Grecia ai tempi di Socrate...
-
-Lo spaventoso amore ch'egli provava per la vita e per la bellezza della
-vita, era come una virtù demoniaca che lo innalzava su tutti i culmini
-e lo profondava in tutti i baratri. Sottili desiderî, voglie squisite,
-volontà fosche, aberrazioni incredibili, un fervore epicureo da cui
-s'alza fatidico e quasi rabido l'antico monito pagano: _coronemus nos
-rosis, cras enim moriemus._
-
-Per qualche tempo egli fu così il simbolo di un nuovo Edonismo e
-andò nel mondo ebbro di arte, con la gola arsa di bellezza, con gli
-occhi bruciati dalla sua visione, con la febbre di squisiti peccati
-nel sangue, senza lasciar sfuggire un solo istante, cercando sempre
-sensazioni nuove, sempre, sempre... Ma il ritmo del pathos travolge e
-precipita. _Incipit tragœdia._
-
-La sventura, come già il piacere, è opera deliberata e necessaria di
-quel dover _terribilmente godere_.
-
-«Io _dovevo_ andare innanzi: l'altra metà del giardino aveva anche i
-suoi segreti _per me_». Ed egli fa di sè, della sua carne e della sua
-anima, una belva intelligente e voluttuosa.
-
-Gli amici lo descrivono nei tempi immediatamente anteriori alla
-prigionìa, vagante per l'Europa e per l'Africa Settentrionale, in preda
-a non so quale inquietudine.
-
-Ad Algeri, narrò ad Andrè Gide uno degli ultimi suoi miti delicati e
-sapienti; egli sfuggiva l'opera d'arte, non voleva più adorare se non
-il sole; il sole detesta il pensiero, lo fa indietreggiare e rifugiarsi
-nell'ombra, dall'Egitto alla Grecia, all'Italia, alla Francia, alla
-Russia, alla Norvegia.
-
-L'adorazione del sole era l'adorazione della vita, lirica adorazione
-che si faceva via più feroce, terribile. Il Gide aggiunge: «Nietzsche
-mi stupì meno più tardi, perchè avevo inteso Wilde dire: Non la
-felicità! Sopratutto non la felicità. Il piacere! Bisogna voler sempre
-il più tragico».
-
-E volle il più tragico.
-
-La storia è nota. Fu lui che intentò il processo contro il più illustre
-dei suoi diffamatori, entrò quale accusatore in quella «Camera della
-giustizia degli uomini...». Fu preso, tonduto, vestito di sacco,
-ammanettato...
-
-Pianse:
-
-«A chi è in prigione, egli dice, le lagrime son parte della quotidiana
-esperienza: un giorno in prigione senza pianto è un giorno in cui si ha
-il cuore duro, non un giorno in cui si è felici».
-
-Ma pur dal profondo dell'abisso egli si inebria delle bellezze che lo
-attendono oltre la porta della prigione:
-
-«Io ho uno strano desiderio delle grandi e semplici cose primeve,
-come il mare, che m'è non meno materno della terra... Io tremo di
-piacere quando penso che il giorno stesso in cui lascerò la prigione,
-insieme il citiso e la glicine fioriranno nei giardini e ch'io vedrò
-il vento agitare in mobile bellezza l'oro ondeggiante dell'uno, e far
-che l'altro scuota la pallida porpora delle sue piume, così che tutta
-l'aria sarà Arabia per me».
-
-Come Gautier, egli è sempre uno di coloro _pour qui le monde visible
-existe_. Pur nel profondo dell'abisso la sua anima rimane pagana e
-s'inebria di piacere, anche se amaro e pieno di pianto. Quello di cui
-arrossisce, non è quello che la Società gli rimprovera, il «Peccato»,
-ma di essersi lasciato sorprendere per mancanza d'individualismo:
-
-«Naturalmente, confessa Wilde, una volta che misi in moto le forze
-della società, la società mi si pose contro e disse: Come! tu hai
-vissuto fin quì sfidando le mie leggi, ed ora vieni ad invocar
-protezione a queste stesse leggi? Esse ti saranno strettamente
-applicate. Il risultato è ch'io sono in prigione».
-
-Dalla prigione, egli scriveva a Robert Ross:
-
-«Troppo lunga è stata la mia tragedia, passata è la sua crisi, meschina
-la sua catastrofe; ed io sono convinto che quando saremo sul finire io
-farò ritorno, come un ospite male accolto, nel mondo che mi rifiuta.
-Sarò un _revenant_, come dicono i francesi, uno dal volto fatto macro
-per lunga prigionia, affranto per lungo patire. Orribili sono i morti
-quando si destano dalla loro tomba, ma più orribili i vivi che tornano
-dalle tombe. Di tutto questo io ho piena coscienza.
-
-Ben lo sapeva, egli che essendo in contatto con Ariel come artista,
-dovette lottare con Calibano. E Calibano lo vinse. «Avevo un'anima, non
-so cosa ne abbiano fatto», disse egli un giorno ad André Gide, con un
-tentativo di riso che aveva il suono di un singhiozzo...
-
- *
- * *
-
-«Ciò che il paradosso era per me nella sfera del pensiero — dice
-Wilde nel _De profundis_ — la perversità lo divenne nel dominio della
-passione».
-
-Il «paradosso» non è altro, insomma, che una verità poco familiare e
-che il tempo attenuerà in verità usuale e, forse, in luogo comune: il
-nome che gl'imbecilli danno alla verità — diceva Jean Moréas, quando lo
-accusavano d'esser paradossale.
-
-Alcune «verità poco familiari» sono una fra le più notorie
-caratteristiche dell'opera di Oscar Wilde. Frasi nette, lucide,
-_boutades_ lanciate col piccolo colpo secco di una tabacchiera che si
-richiude:
-
-— Nessun delitto è volgare. Ma ogni volgarità è delitto. La volgarità è
-la condotta degli altri.
-
-— Si dovrebbe esser sempre un poco inverosimili.
-
-— Esser prematuro, significa esser perfetto.
-
-— Una verità cessa di esser vera quando più di uno crede in lei.
-
-— Soltanto gli dei conoscono la morte. Apollo è scomparso. Ma Giacinto
-il quale, secondo gli uomini, venne sgozzato da lui, vive ancora:
-Nerone e Narciso son sempre con noi.
-
-— La condizione della perfezione è la pigrizia. Lo scopo della
-perfezione è la giovinezza.
-
-— Evitate gli argomenti di non importa qual genere. Essi sono sempre
-volgari e spesso convincenti.
-
-E questa definizione delle donne:
-
-— Sfingi senza segreto.
-
-E questo aforisma in difesa dell'egoismo:
-
-— Il mezzo sicuro di non conoscer nulla della vita, è quello di cercare
-d'essere utile.
-
-Wilde amava suscitare il riso, sorridendo; ma si compiaceva anche ad
-una specie di emozione quasi ostile al riso, la cui qualità potrebbe
-definirsi «opulenza», magnificenza, magistero di arte che ordisce la
-trama con fila d'oro e la ricama con gemme.
-
-Se non precisamente un classico del ridere, Wilde è un classico
-di quell'_humour_ così particolare agl'inglesi, cui egli aggiunge
-un sapore di decadenza singolarmente acconcio all'anima pagana che
-l'invade e lo tormenta:
-
-«Quando Gesù volle rientrare in Nazaret, egli narrava, Nazaret era
-così cambiata che Gesù non riconobbe più la sua città. La Nazaret
-ove egli aveva vissuto era piena di lamentazioni e di lagrime, questa
-città era piena di risa e di canti. E Cristo, entrando in città, vide
-degli schiavi carichi di fiori affrettarsi verso la scalea di una
-casa di marmo bianco. Cristo entrò nella casa, e in fondo ad una sala
-di diaspro, coricato sopra un giaciglio, vide un uomo i cui capelli
-disfatti erano mischiati alle rose rosse e le cui labbra erano rosse di
-vino.
-
-Cristo si avvicinò a lui, gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè
-conduci questa vita? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero
-lebbroso; tu m'hai guarito. Perchè condurrei un'altra vita?
-
-Cristo uscì da quella casa. Ed ecco che nella strada vide una donna
-il cui viso e le vesti erano dipinti, e i cui piedi erano calzati di
-perle; e dietro di lei camminava un uomo il cui abito era di due colori
-e i cui occhi si gravavano di desiderio. E Cristo si avvicinò all'uomo,
-gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè dunque segui questa donna e
-la guardi così? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero cieco;
-tu m'hai guarito. Che altro farei della mia vista?
-
-E Cristo si avvicinò alla donna: — La strada che tu segui, le disse,
-è quella del peccato; perchè seguirla? — La donna lo riconobbe e gli
-disse ridendo: — La strada ch'io seguo è gradevole, e tu hai perdonato
-tutti i miei peccati.
-
-Allora Cristo sentì il suo cuore colmo di tristezza e volle abbandonare
-questa città. Ma come ne usciva, vide infine, seduto sull'orlo dei
-fossati della città, un giovine che piangeva. Cristo gli si appressò e
-toccando le ciocche dei suoi capelli gli disse:
-
-— Amico mio, perchè piangi?
-
-Il giovine levò gli occhi, lo riconobbe e rispose: — Ero morto e tu
-m'hai risuscitato; che altro farei della mia vita?»
-
-Non è agevole cosa definire la qualità del riso di Wilde. È un ridere
-leggero, un condurre di prato in prato relegante armento di delicate
-«fumisteries», immaginate e dette su fumo di sigarette.
-
-Di questo suo _humour_ personalissimo diamo esempio, in questa
-raccolta, con la traduzione dei due deliziosi _etchings_ che seguono,
-racconti di buffoneria, dove Wilde, come sempre, rimane serio.
-
- G. VANNICOLA.
-
-
-
-
-IL FANTASMA DI CANTERVILLE
-
-
-I.
-
-Quando il Ministro d'America, signor Hiram B. Otis, acquistò il
-castello di Canterville, tutti dissero che faceva una sciocchezza,
-poichè il castello era abitato dagli spiriti.
-
-Lo stesso Lord Canterville, del resto, nella sua scrupolosa onestà,
-discutendo le condizioni dell'acquisto, si era fatto un dovere di
-avvertirne il signor Otis:
-
-— Noi stessi, — aveva detto Lord Canterville, — non l'abbiamo più
-abitato dall'epoca in cui la duchessa vedova di Belton svenne per lo
-spavento, sentendo due mani di scheletro posarsi sulle sue spalle; nè
-si rimise più in salute, dopo tale paura.
-
-La cosa avvenne mentre ella stava vestendosi per il pranzo. Mi sento in
-dovere di aggiungere, caro signore, che il fantasma fu veduto da molte
-persone della famiglia ancora viventi, come pure del reverendo Augusto
-Dampier, rettore della parrocchia e dottore aggregato del Real Collegio
-di Belford. Dopo il tragico fatto accaduto alla duchessa, nessuna delle
-nostre giovani domestiche volle più restare presso di noi, e molte
-notti Lady Canterville non ha potuto dormire per i rumori misteriosi
-che venivano dal corridoio e dalla biblioteca.
-
-— Mylord, — aveva risposto il Ministro, — comprerò i mobili, compreso
-il fantasma nell'inventario.
-
-Io giungo da un paese moderno dove si può acquistare tutto ciò che
-per denaro si può avere, e con i nostri giovani, vivaci e gagliardi,
-che ne fanno di tutte nel vostro vecchio mondo, che rapiscono i vostri
-attori migliori, le vostre prime donne migliori, sono sicuro che se vi
-fosse ancora un vero fantasma in Europa, non si sarebbe fatto a meno
-d'impadronirsene per metterlo in uno de' nostri pubblici musei, o farlo
-passeggiare per le strade più frequentate come un fenomeno.
-
-— Il fantasma esiste, — aveva ribattuto Lord Canterville sorridendo, —
-sebbene non abbia ceduto alle offerte dei vostri impresari, anche fra
-i più intraprendenti. Sono più di tre secoli che è conosciuto: risale
-precisamente al 1574; non manca mai di mostrarsi quando deve avvenire
-una morte nella famiglia.
-
-— Bah! il dottore di casa non fa diversamente, Lord Canterville. Ma,
-mio caro signore, un fantasma oggi non può più esistere ed io credo che
-le leggi della natura non faranno eccezioni in favore dell'aristocrazia
-inglese...
-
-— Certamente voi siete molto positivi in America, — aveva risposto
-lord Canterville, senza esser riuscito a capire l'ultima osservazione
-del signor Otis. — Ma se vi piace di avere un fantasma in casa vostra,
-tanto meglio: ricordatevi solamente che vi ho preavvisato.
-
-Qualche settimana dopo, l'acquisto era concluso e sul finire della
-stagione il ministro e la sua famiglia si stabilivano a Canterville. La
-signora Otis, che da ragazza, col nome di signorina Lucrezia R. Tappen,
-nella 52.ª strada Est, era stata una delle grandi bellezze di Nuova
-York, era ancora un'avvenente donna di mezza età, dagli occhi superbi
-ed il profilo regolarissimo.
-
-Molte signore americane, quando sono lontane dal loro paese nativo,
-prendono un aspetto di persone colpite da malattia cronica e si
-immaginano che questa sia una forma di distinzione in Europa; ma la
-signora Otis non era mai caduta in tale errore: essa aveva un'ottima
-costituzione e una straordinaria esuberanza di vitalità.
-
-Veramente inglese sotto ogni punto di vista, si sarebbe potuta portare
-giustamente ad esempio per avvalorare la tesi che gli inglesi hanno
-tutto in comune con gli americani, tranne la lingua.
-
-Il suo primogenito, battezzato Washington dai suoi parenti in
-un momento di patriottismo, ch'egli non cessava mai di deplorare
-abbastanza, era un giovanotto biondo, ben fatto, che aveva posto la
-sua candidatura alla carriera diplomatica dirigendo il _cotillon_
-al circolo di Newport per tre stagioni di seguito, ed anche a Londra
-passava per un ballerino di prima forza. La gardenia era l'unica sua
-bellezza: tolto ciò, era perfettamente equilibrato.
-
-La signora Virginia E. Otis era una giovanetta di quindici anni, svelta
-e graziosa come una capinera, con una espressione di franchezza nei
-suoi grandi occhi turchini. Era un'abile amazzone; cavalcando il suo
-_poney_ aveva battuto in una corsa lord Bilton, facendo due volte il
-giro del parco e giungendo prima per una lunghezza e mezzo in faccia
-alla statua di Achille.
-
-Ciò aveva provocato l'entusiasmo del giovane duca di Cheshire, che le
-aveva proposto, seduta stante, di sposarla. E i tutori, di lui, la sera
-stessa, avevano dovuto inviarlo a Loton tutto disperato.
-
-Dopo Virginia venivano due gemelli, conosciuti ordinariamente sotto il
-nome di Stelle e di Bande, due cari fanciulli che col degno ministro
-formavano i soli veri repubblicani della famiglia.
-
-Siccome la villa Canterville era a sette miglia da Ascot, la stazione
-più vicina, il signor Otis, aveva telegrafato che si venisse a
-prenderlo con la vettura scoperta.
-
-Era una bella serata di luglio e l'aria era pregna dell'odore resinoso
-dei pini; di quando in quando si sentiva cantare un uccello colla sua
-voce più dolce o si vedeva fra le frasche e il folto la coda d'oro
-brunito d'un fagiano.
-
-Qua e là degli scoiattoli spiavano dall'alto delle querce: dei conigli
-guardavano attraverso i cespugli o al disopra dei rialzi muscosi,
-drizzando le loro bianche codine.
-
-Appena entrarono nel viale del castello di Canterville il cielo si
-oscurò improvvisamente, uno stormo di cornacchie passò silenzioso sopra
-le loro teste, e prima del giungere all'abitazione grosse gocce di
-pioggia cominciarono a cadere.
-
-Furono ricevuti sugli scalini dell'ingresso da una vecchia donna
-vestita di seta nera, con la cuffia e grembiale bianco: era la
-signorina Umney, la governante che il signor Otis aveva acconsentito di
-conservare al suo servizio per le vive insistenze di lady Canterville.
-
-Mentre la famiglia scendeva dalla vettura, la signorina Umney fece un
-profondo inchino e disse con l'accento strano del buon tempo antico:
-
-— Ben venuti al castello di Canterville.
-
-Tutti s'incamminarono dietro di lei, attraverso un bel vestibolo
-in stile Tudor e giunsero nella biblioteca, una lunga e larga sala,
-con un gran finestrone a vetri, dove il _the_ era pronto. Poi che si
-furono sbarazzati degli indumenti di viaggio, si sedettero, e mentre
-la governante preparava la colazione volsero lo sguardo intorno.
-Ad un tratto lo sguardo della signora Otis cadde sopra una macchia
-rosso scura del pavimento, precisamente accanto al caminetto, e senza
-rendersi esatto conto di ciò che stava per dire, chiese alla signorina
-Umney:
-
-— Mi pare che sia stato versato qualche cosa in quel punto.
-
-— Sì, signora, — rispose la governante. — Vi è stato versato del sangue.
-
-— È indecente! — esclamò la signora Otis — Io non voglio macchie di
-sangue nel salone: bisogna farle togliere al più presto...
-
-La vecchia sorrise e a bassa voce, in aria di mistero, soggiunse:
-
-— È il sangue di Eleonora di Canterville, che fu uccisa in quel
-punto da suo marito, Sir Simone di Canterville, nel 1575. Sir Simone
-le sopravvisse nove anni e disparve ad un tratto in circostanze
-misteriose: il suo corpo non fu mai ritrovato: ma il suo spirito
-continua ad abitare questa casa. La macchia di sangue non si è mai
-potuta togliere... è impossibile.
-
-— Tutte queste non sono che sciocchezze — esclamò Washington Otis. — Il
-rimedio per smacchiare dell'incomparabile Pinkerton farà sparire tutto
-in un batter d'occhio.
-
-E prima che la governante terrorizzata potesse intervenire egli si era
-posto in ginocchio e fregava il pavimento con un piccolo pezzo di una
-sostanza che somigliava a cosmetico nero.
-
-In pochi minuti la macchia era scomparsa, senza lasciar traccia.
-
-— Sapevo bene che il Pinkerton avrebbe rimediato a tutto! — esclamò in
-tono di trionfo, volgendo lo sguardo intorno sulla famiglia piena, di
-ammirazione.
-
-Ma aveva appena pronunziate queste parole che un lampo illuminò la
-stanza scura e un rumore di tuono mise in agitazione tutti e in special
-modo la signorina Umney, che svenne.
-
-— Che brutta stagione, — disse con calma il ministro accendendo un
-sigaro.
-
-— Mio caro Hiram, — chiese la signora Otis — cosa potremo fare di una
-donna che sviene così facilmente?
-
-— Le daremo una multa sopra il suo salario e vedrete che non cadrà più
-in deliqui!
-
-La governante non tardò a riaversi; ma, ancora sconvolta, con voce
-austera, avvertì la signora Otis ch'ella avrebbe avuto delle noie in
-quella casa.
-
-— Ho visto coi miei occhi cose tali da far rizzare i capelli sulla
-testa ad un cristiano e per notti e notti non ho potuto chiudere occhio
-per le cose terribili avvenute fra queste mura, — aggiunse essa.
-
-Il signore e la signora Otis sorrisero ed affermarono vivamente che
-essi non avevano affatto paura dei fantasmi. La vecchia governante,
-dopo aver invocata la benedizione della Provvidenza sui suoi nuovi
-padroni e domandato un aumento di salario, ritornò zoppicando nella sua
-stanza.
-
-
-II.
-
-La tempesta imperversò tutta la notte. Il giorno dopo, quando
-la famiglia scese per la colazione, la macchia sul pavimento era
-riapparsa.
-
-— Non credo che sia colpa dell'impareggiabile smacchiatore, — disse
-Washington — perchè ne ho fatta la prova su ogni genere di macchia.
-Deve essere stato il fantasma.
-
-Quindi tornò a cancellare la macchia con qualche fregamento, ma questa
-il giorno dopo riapparve, sebbene la biblioteca fosse stata ben chiusa
-e la signora Otis ne avesse portata seco la chiave. Da quel momento
-la famiglia cominciò ad interessarsi della cosa, ed il signor Otis fu
-sul punto di credere di avere troppo teorizzato negando l'esistenza
-del fantasma. Sua moglie espresse anzi l'intenzione di affiliarsi
-alla Società spiritica ed egli preparò una lunga lettera ai signori
-Myers e Podmore, autori del _Phantasms of the liviny_, spiegando loro
-la persistenza delle macchie di sangue che derivavano da un delitto
-commesso.
-
-Quella notte ogni dubbio sulla esistenza oggettiva del fantasma si
-dileguò.
-
-La giornata era stata calda e il sole splendente: la famiglia aveva
-approfittato del rinfrescare serotino per fare una passeggiata in
-carrozza, e non rientrò in casa che alle nove per una leggera cena.
-
-La conversazione non si aggirò affatto su fantasmi, cosicchè mancarono
-le più elementari condizioni di attenzione e di impressione che
-precedono così spesso i fenomeni spiritici. Parlarono, come seppi in
-seguito dal signor Otis, semplicemente dell'immensa superiorità di
-Janny Davenport su Sarah Bernhardt come attrice: delle difficoltà di
-trovare del granturco verde, dei grappoli d'uva, della polenta anche
-nelle migliori case inglesi: dell'importanza di Boston sull'espansione
-dell'anima universale; dei vantaggi del sistema di registrare i bagagli
-dei viaggiatori; e poi della dolcezza dell'accento nuowyorkese in
-confronto di quello strascicato di Londra.
-
-Non si fece allusione a niente di soprannaturale e neppure
-indirettamente si parlò di Sir Simone di Canterville; alle ore undici
-la famiglia andò a coricarsi.
-
-Alle undici e mezzo tutti i lumi erano spenti. Qualche tempo dopo il
-signor Otis fu svegliato da uno strano rumore nel corridoio davanti
-alla sua camera; pareva un rumore di ferri agitati che si avvicinassero
-sempre più. Egli si alzò subito, accese un fiammifero e guardò l'ora.
-Era un'ora precisa. Calmissimo, si tastò il polso e non lo trovò
-affatto agitato. Il rumore intanto continuava, accresciuto ora da
-uno scalpiccìo ben distinto di passi. Allora il signor Otis infilò
-le pantofole, prese dal cassetto della toletta una piccola bottiglia
-di forma bislunga, aprì la porta, e vide in faccia appunto a lui,
-sul pallido chiarore della luna, un vecchio dall'aspetto terribile.
-Oli occhi sembravano accesi carboni; una capigliatura lunga e grigia
-ricadeva a ciocche sulle spalle; i suoi abiti, di moda antica, erano
-sporchi e stracciati, e dai suoi polsi e dal collo dei piedi pendevano
-pesanti catene, attaccate a ceppi arrugginiti.
-
-— Mio caro signore — disse il ministro, — vogliate avere almeno la
-bontà di dare un po' d'olio alle vostre catene: io vi ho portato una
-piccola bottiglia di _Tamnany-Soleil-Levant_. Si afferma che una sola
-volta sia sufficiente e sull'etichetta vi sono molti certificati dei
-più eminenti fra i nostri scienziati che ne fanno fede. La lascio qui
-vicino ai candelieri e mi farò un piacere di procurarvene ancora, se lo
-desiderate.
-
-Dopo queste parole, il ministro degli Stati Uniti posò la boccetta
-sopra una tavola di marmo, chiuse la porta e si rimise a letto.
-
-Per qualche tempo il fantasma di Canterville restò immobile, stupito
-dallo sdegno; poi, lanciando rabbiosamente la boccetta sul pavimento
-incerato, fuggì attraverso il corridoio, mandando rantoli cavernosi e
-spandendo una singolare luce verde. Ad onta di tutto questo, quando
-arrivò allo scalone di quercia vide una porta aprirsi ad un tratto,
-due piccole figure ammantate di bianco mostrarsi nel vano e un pesante
-guanciale gli sfiorò la testa.
-
-Evidentemente non vi era da indugiare, per cui, utilizzando come mezzo
-di fuga la quarta dimensione dello spazio, svanì attraverso il muro, e
-la casa ritornò nella calma.
-
-Giunto in un piccolo locale segreto dell'ala sinistra del fabbricato,
-si addossò ad un raggio di luna per riprender fiato e si mise a
-riflettere onde rendersi conto della situazione.
-
-Mai nella sua brillante carriera, che durava da trecento anni, era
-stato così grossolanamente insultato. Si ricordò della duchessa vedova,
-cui egli aveva provocato una crisi di paura, mentre si specchiava,
-coperta di trine e di diamanti; ricordò le quattro fantesche, alle
-quali aveva fatto venire le convulsioni isteriche solo col far loro dei
-versacci fra le portiere di una delle camere dei forestieri: pensò al
-rettore della parrocchia, a cui aveva spento la candela mentre usciva
-dalla biblioteca e che da quel momento era stato uno dei clienti più
-assidui di Sir William Gulle, martire di ogni genere di disordini
-nervosi; gli ritornò alla mente la vecchia signora di Trémonillac che,
-svegliandosi al mattino, aveva veduto nella poltrona innanzi al fuoco
-uno scheletro intento a leggere ciò che essa aveva scritto, e da allora
-aveva dovuto rimanere in letto sei mesi, per un attacco di febbre
-cerebrale. Guarita, si era riconciliata con la chiesa ed aveva rotto
-ogni relazione con quel terribile scettico di Voltaire. Si ricordò
-pure di quella notte terribile nella quale quel briccone di Canterville
-era stato trovato agonizzante nel suo abbigliatojo col fante di picche
-cacciato in bocca, e aveva confessato che, per mezzo di quella stessa
-carta, aveva rubato a Carlo Fox presso Crockford, la somma di diecimila
-sterline: egli giurava che il fantasma gli aveva fatto ingoiare
-quella carta da giuoco. Tutte le sue grandi imprese gli tornavano
-alla mente. Vide sfilare nella sua memoria il cantoniere che si era
-bruciato le cervella per aver visto una mano verde battere nel vetro
-della finestra; e la bella lady Steelfield, che era stata obbligata di
-portare al collo un nastro di velluto nero per nascondere il segno di
-cinque dita, impresse come un ferro rovente sulla sua pelle bianca, e
-che aveva finito per annegarsi nel laghetto del Viale del Re.
-
-Pieno dell'egoistico entusiasmo del vero artista, il fantasma passò
-nelle sua mente in rivista le parti più celebri da lui rappresentate, e
-sorrise amaramente ricordando la sua ultima apparizione nella parte di
-«Raben il Rosso o il lattante strangolato», il suo debutto in quello di
-«Gibeone il Vampiro mago della landa di Bexley», e il furore che aveva
-suscitato in una bella serata di giugno, giuocando alle bocce coi suoi
-stessi ossi, sulla spianata del _lawn-tennis_.
-
-E tutto ciò per giungere a quale resultato?
-
-Dei miserabili americani moderni venivano ad offrirgli del grasso alla
-marca del _Soleil-Levant_, e a gettargli sulla testa dei guanciali;
-ciò era assolutamente intollerabile; nessun fantasma, secondo quando
-la storia afferma, era stato mai trattato così. Bisognava prendere
-una rivincita. Fino all'alba il fantasma rimase in atteggiamento di
-profonda meditazione.
-
-
-III.
-
-L'indomani, quando la colazione riunì la famiglia Otis, si parlò assai
-lungamente del fantasma. Il ministro degli Stati Uniti era naturalmente
-un poco irritato perchè la sua offerta non era stata gradita.
-
-— Non ho affatto intenzione di recare ingiuria al fantasma, — e
-riconosco che, visto il lungo tempo del soggiorno nella casa, non è
-stato gentile gettargli dei cuscini sulla testa...
-
-Questa osservazione, tanto giusta, provocò da parte dei gemelli
-un'esplosione di risa.
-
-— Ma d'altra parte — riprese il signor Otis, — se persiste davvero a
-non adoperare il grasso con la marca _Soleil-Levant_, bisognerà che
-noi gli togliamo la sua catena; altrimenti sarà impossibile dormire con
-tutto quel frastuono alla porta delle camere da letto.
-
-Per un'intera settimana tutto fu calmo: la sola cosa che attirava un
-po' d'attenzione era il riapparire continuo della macchia di sangue
-sul pavimento della biblioteca. Era certamente un fatto strano, tanto
-più che la porta veniva sempre chiusa a chiave la sera e venivano
-chiuse pure le finestre. Con stupore fu anche osservato che la macchia
-cambiava di colore frequentemente, come un camaleonte. Certe mattine
-essa era rossa scura, quasi di un «rosso indiano»: altra volta era
-vermiglia: poi dell'acceso colore della porpora e una volta, quando
-discesero per fare la preghiera, secondo il rito della libera chiesa
-episcopale riformata americana, si trovò la macchia di un bel verde
-smeraldo.
-
-Naturalmente, questi cambiamenti da caleidoscopio divertivano molto
-tutti ed ogni sera si facevano scommesse sul colore che le macchie
-avrebbero assunto il giorno dopo.
-
-Soltanto la piccola Virginia non prendeva mai parte agli scherzi. Per
-una ragione ignota, essa rimaneva sempre vivamente impressionata alla
-vista della macchia di sangue ed era stata sul punto di piangere quando
-era apparsa del colore verde smeraldo.
-
-Il fantasma fece la sua seconda apparizione in una notte di domenica.
-
-Poco dopo coricata, la famiglia fu d'un tratto posta in allarme da un
-enorme fracasso che veniva dal vestibolo.
-
-Scesero tutti subito e trovarono che una completa armatura si
-era staccata dal suo posto ed era caduta sul pavimento. Vicino ad
-essa, seduto sopra una poltrona dall'alta spalliera, il fantasma di
-Canterville si fregava i ginocchi con un'espressione di vivo dolore
-sul volto. I gemelli i quali si erano muniti della loro fionda,
-gli lanciarono subito due pallottoline con la sicurezza di mira che
-si può acquistare solo a forza di lunghi e pazienti esercizi fatti
-sopra il professore di calligrafia. Frattanto il ministro degli Stati
-Uniti puntava sul fantasma la sua rivoltella e secondo la usanza dei
-Californiesi, gli intimava di alzare in aria le braccia. Il fantasma
-si levò bruscamente, mandando un grido di selvaggio furore e svanì come
-nebbia, spegnendo la candela di Washington Otis e lasciando tutti nella
-più completa oscurità.
-
-Giunto in cima alle scale riprese possesso di sè e si decise a
-lanciare il suo scoppio di risa satanico, che in mille occasioni aveva
-sperimentato essere un procedimento di effetto sicuro.
-
-Si racconta che ciò aveva fatto diventare grigia in una sola notte
-la parrucca di Lord Naker. Certo bastò a decidere le tre governanti
-francesi a dare le loro dimissioni prima di finire il primo mese di
-servizio.
-
-Ricordando questo lanciò dunque la sua orribile risata, svegliando ad
-una ad una tutte le eco delle antiche volte: ma appena le terribili
-risonanze si dispersero, una porta si aprì e apparve in veste da camera
-celeste la signora Otis.
-
-— Temo, — disse ella — che siate indisposto e vi porto una boccetta con
-tintura del dottore Bobell: se si tratta d'indigestione vi farà molto
-bene...
-
-Il fantasma la guardò con due occhi fiammeggianti di furore e si
-accinse a cambiarsi in un grosso cane nero: questo era il tiro che gli
-era valso molta meritata reputazione ed a cui il medico di famiglia
-aveva sempre attribuito l'idiotismo incurabile dello zio di Lord
-Canterville, l'onorevole Tommaso Horton. Però, un rumore di passi che
-gli si avvicinavano gli fece cambiare idea e si contentò di farsi
-leggermente fosforescente, indi svanì, dopo avere emesso un gemito
-sepolcrale, proprio mentre i due gemelli stavano per raggiungerlo.
-
-Rientrato nel suo rifugio si sentì finito: egli era in preda alla più
-violenta agitazione.
-
-La volgarità dei due gemelli e il materialismo della signora Otis erano
-certamente irritanti; ma ciò che l'umiliava di più, era di non aver
-potuto reggere l'armatura di ferro.
-
-Aveva pensato d'impressionare anche quegli americani moderni, di farli
-tremare alla vista d'uno spettro corazzato, almeno per deferenza al
-loro poeta nazionale Longfellow, l'autore dello «Scheletro nella sua
-corrazza», di cui le poesie graziose e interessanti l'avevano spesso
-aiutato a passare il tempo che i Canterville trascorrevano a Londra.
-
-Quella, poi, era la sua armatura; egli l'aveva portata con gran
-successo al torneo di Kentworth e ne era stato complimentato dalla
-Vergine Regina.
-
-Ma quando ora aveva voluto indossarla nuovamente, era quasi rimasto
-schiacciato dal peso enorme della corazza e dall'elmo d'acciaio, ed era
-caduto pesantemente sul pavimento, scorticandosi crudelmente i ginocchi
-e lussandosi il polso destro.
-
-Per vari giorni rimase ammalato e fece appena qualche passo; ma a forza
-di cure finì per rimettersi e si decise a tentare un terzo espediente
-per spaventare il ministro degli Stati Uniti e la sua famiglia.
-
-Scelse per il suo nuovo debutto il venerdì 17 agosto e consacrò una
-gran parte della giornata a rivedere il suo costume.
-
-La sua scelta si posò sopra un cappello a falde rialzato da una parte
-e abbassato dall'altra con una penna rossa: un manto sfilacciato alle
-maniche e al colletto, e infine un pugnale arrugginito.
-
-Verso sera scoppiò un violento temporale: il vento era così forte che
-scuoteva tutto il castello e faceva sbattere le porte e le finestre
-della vecchia dimora: era proprio il tempo che ci voleva.
-
-Ecco quello che egli aveva in mente di fare: sarebbe entrato senza far
-rumore nella camera di Washington Otis, gli avrebbe sussurrato alcune
-parole tenendosi ai piedi del letto e gli avrebbe piantato tre volte il
-suo pugnale nella gola al suono tenue di una melodia.
-
-Egli sentiva un odio speciale contro Washington, perchè sapeva
-perfettamente che era lui che aveva l'abitudine costante di pulire la
-famosa macchia di sangue di Canterville, con l'aiuto dello smacchiatore
-incomparabile di Pinkerton.
-
-Dopo aver ridotto in un profondo stato di terrore lo spensierato
-giovane, sarebbe entrato nella camera del ministro degli Stati Uniti
-e di sua moglie, e allora avrebbe posato la mano viscida sulla fronte
-della signora Otis, e con voce sorda avrebbe mormorato agli orecchi di
-suo marito tremante i terribili segreti del Carnaio.
-
-Contro la piccola Virginia non aveva stabilito ancora niente: ella non
-l'aveva mai insultato ed era tanto bella, tanto buona!
-
-Qualche grugnito che partisse dall'armadio gli sembrava sufficiente e,
-se non giungeva a svegliarla, sarebbe arrivato a tirare la coperta con
-le sue dita tremolanti di paralisi.
-
-Quanto ai gemelli, era risoluto a dar loro una buona lezione: per prima
-cosa si sarebbe seduto su di loro in modo da produrre l'effetto della
-soffocazione in sogno: indi, profittando della vicinanza dei loro
-letti, si sarebbe rizzato sullo spazio libero, con l'aspetto di un
-cadavere verde, freddo come il ghiaccio, finchè non fossero paralizzati
-dal terrore. Poi, gettato via il suo sudario, avrebbe fatto a quattro
-zampe il giro della stanza sotto forma di scheletro tutto bianco,
-rotando uno degli occhi nella sua orbita, in modo da rappresentare il
-«Daniele muto, o lo scheletro del suicida», parte nella quale in mille
-circostanze aveva suscitato grande effetto. Si riteneva ugualmente
-abile in questa parte, come in quella di «Martino il pazzo o il mistero
-mascherato». Alle dieci e mezzo sentì la famiglia che saliva per
-coricarsi.
-
-Per qualche momento fu disturbato dai sonori scoppi di risa dei
-gemelli, che, evidentemente, con la loro pazza gioia di scolaretti
-giocavano prima di mettersi a letto.
-
-Ma alle undici e un quarto tutto era tornato in silenzio e quando suonò
-mezzanotte, egli si avviò a compiere la sua vendetta.
-
-La civetta volava contro i vetri della finestra; il corvo urlava nella
-spaccatura d'un vecchio tasso e il vento gemeva, errando intorno alla
-casa come un'anima in pena; ma la famiglia Otis dormiva tranquilla,
-senza neppure sospettare la sorte che l'attendeva.
-
-Il fantasma sentiva perfettamente il russare regolare del ministro
-degli Stati Uniti, che dominava il rumore della tempesta.
-
-Scivolò allora lungo il muro. Un sorriso cattivo increspava la sua
-bocca crudele, e la luna nascose la sua faccia dietro una nuvola,
-quando egli passò davanti alla apertura ogivale ove erano impresse
-in turchino e oro le sue armi e quelle della sua moglie assassinata.
-Camminava sempre come un'ombra funesta e pareva quasi che facesse
-retrocedere le tenebre stesse sul suo passaggio.
-
-Ad un certo punto credette sentire una voce che chiamasse. Si fermò;
-era invece un cane che abbaiava.
-
-Si rimise in cammino, mormorando strani giuramenti del sedicesimo
-secolo e brandendo di quando in quando nella brezza di mezzanotte, il
-pugnale arrugginito.
-
-Arrivato finalmente all'angolo del corridoio che conduceva alla camera
-dell'infelice Washington, si arrestò.
-
-Il vento agitava intorno alla sua testa le lunghe ciocche di capelli
-grigi, e faceva svolazzare, in pieghe grottesche e fantastiche,
-l'orrido sudario che recava addosso.
-
-L'orologio suonò il quarto ed egli comprese che il momento era giunto.
-Fece a se stesso un ghigno e svoltò l'angolo; ma aveva appena fatto un
-passo che indietreggiò emettendo un gemito di terrore.
-
-Dinanzi a lui si ergeva un orribile spettro, immobile come una statua,
-mostruoso come il sogno d'un pazzo.
-
-La testa dello spettro era calva e rilucente, la faccia rotonda,
-grassotta e bianca.
-
-Un riso orribile sembrava averne deformato i tratti in una smorfia
-eterna; dagli occhi usciva a fasci una luce rossa scarlatta. La bocca
-pareva un gran pozzo di fuoco, e un vestito orrido come quello di
-Simone stesso, drappeggiava il suo corpo dalle forme titaniche.
-
-Sul petto era fissato un foglio con una iscrizione in caratteri strani,
-antichi; era forse un'epigrafe infamante, dov'erano iscritti tremendi
-delitti, una terribile lista di misfatti.
-
-Finalmente nella mano destra teneva una scimitarra di acciaio
-luccicante.
-
-Non avendo egli veduto fino a quel giorno fantasmi, provò naturalmente
-una paura terribile e, dopo aver gettato fuggivamente un secondo
-sguardo sull'orrido spettro, ritornò alla sua camera a grandi passi,
-inciampando nei lenzuoli in cui era avviluppato.
-
-Percorse correndo il corridoio e finì per lasciarsi cader di mano il
-pugnale arrugginito sugli stivali alla scudiera del ministro, nei quali
-stivali venne ritrovato l'indomani dal cameriere.
-
-Rientrato nel suo recondito asilo, si lasciò abbattere su di un piccolo
-lettuccio e nascose il viso fra le lenzuola.
-
-Ma dopo un momento il coraggio indomabile dei Canterville d'altro
-tempo, si ridestò in lui, ed egli prese la risoluzione di andare a
-parlare all'altro fantasma, spuntato il giorno.
-
-Per cui, appena l'alba ebbe illuminate le colline, ritornò al posto
-dove aveva visto per la prima volta l'orrido fantasma.
-
-Diceva a se stesso che alla fine due fantasmi valevano più di
-uno, e con l'aiuto del suo nuovo amico avrebbe potuto combattere
-vittoriosamente contro i due gemelli.
-
-Ma quando fu giunto, si trovò in presenza di uno spettacolo terribile.
-
-Certamente doveva essere accaduto qualche cosa allo spettro, perchè
-la luce era completamente sparita dalle sue orbita; la scimitarra
-luccicante era caduta dalla sua mano ed egli si teneva appoggiato
-al muro in un atteggiamento incomodo... Si slanciò in avanti e lo
-prese fra le sue braccia; ma quale fu il suo orrore, vedendo la testa
-distaccarsi e ruzzolare per terra, il corpo prendere la posizione di
-coricato.
-
-Allora s'accorse di stringere una tenda di grossa tela bianca e che un
-manico di granata, un coltello di cucina e una zucca vuota, giacevano
-ai suoi piedi.
-
-Non comprendendo nulla di questa curiosa trasformazione, prese con mano
-febbrile lo scritto e vi lesse, alla luce grigia del mattino, queste
-parole terribili:
-
- ECCO IL FANTASMA OTIS
- IL SOLO VERO E AUTENTICO SPIRITO.
- DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI.
- TUTTI GLI ALTRI SONO CONTRAFFAZIONI.
-
-Tutta la verità gli apparve improvvisamente; egli era stato burlato,
-mistificato, ingannato...
-
-L'espressione che caratterizzava lo sguardo del vecchio di Canterville,
-riapparve nei suoi occhi; serrò le sue mandibole sdentate e alzando le
-mani corrose sopra la testa, giurò secondo la formula pittoresca della
-scuola antica, che quando Chanteclair avesse suonato due volte il suo
-allegro appello di cornetta, sarebbero avvenuti fatti sanguinosi, e che
-l'assassino dal piede silenzioso sarebbe uscito dal suo ricovero.
-
-Aveva appena finito di fare questo tremendo giuramento, che da un
-cascinale lontano, dal tetto di tegoli rossi, partì il canto di un
-gallo.
-
-Il fantasma emise un riso prolungato, lento, amaro ed attese.
-
-Attese un'ora, poi un'altra, ma non si sa per quali misteriose ragioni,
-il gallo non cantò più.
-
-Finalmente, verso le sette e mezzo, l'arrivo delle cameriere lo
-costrinse a lasciare la sua fazione.
-
-Rientrò nel suo asilo con fiero passo, pensando al suo inutile
-giuramento ed al suo inutile e mancato progetto.
-
-Quando vi giunse, consultò varie opere dell'antica cavalleria, la cui
-lettura l'interessava enormemente, e vi lesse che Chanteclair aveva
-sempre cantato due volte quando si era ricorso a quel giuramento.
-
-— Che il diavolo porti via questo stupidissimo animale — mormorò egli.
-Nel tempo passato sarei corso su lui con la mia buona lancia e gli
-avrei passato la gola e l'avrei forzato a cantare un'altra volta per
-me, avesse anche dovuto crepare...
-
-Ciò detto, si ritirò in una comoda bara di piombo e vi rimase sino alla
-sera.
-
-
-IV.
-
-Il giorno seguente il fantasma si sentiva debole e stanchissimo: le
-terribili agitazioni delle ultime quattro settimane, cominciavano a
-produrre su di lui il loro effetto.
-
-Il suo sistema nervoso era completamente disordinato, e il minimo
-rumore bastava a farlo trasalire.
-
-Non uscì più dalla sua camera per cinque giorni e finì col decidersi di
-non più curarsi della macchia di sangue sul pavimento della biblioteca.
-
-Dal momento che la famiglia Otis non la voleva, significava che non la
-meritava; questo era chiaro.
-
-Quella gente apparteneva evidentemente ad una razza inferiore, incapace
-di apprezzare il valore simbolico di fenomeni sensibili.
-
-Le apparizioni dei fantasmi, lo sviluppo di astrali, tuttociò era per
-essi incomprensibile, non alla portata delle loro intelligenze.
-
-Rimaneva quindi suo stretto dovere farsi vedere nel corridoio una volta
-la settimana, e di gesticolare dalla finestra ogivale, il primo e il
-terzo mercoledì d'ogni mese: non trovava nessuna ragione plausibile per
-sottrarsi a tale obbligo.
-
-In verità, la sua vita era stata molto colpevole, ma però egli era
-coscienziosissimo in tutto quello che riguardava il soprannaturale; e
-così i tre sabati successivi traversò, come al solito, il corridoio,
-fra mezzanotte e le tre del mattino, prendendo tutte le possibili
-precauzioni per non essere veduto nè sentito.
-
-Si levava gli stivali, camminava il più leggermente che gli fosse
-possibile sopra le vecchie tavole tarlate, s'involtava in un grande
-mantello di velluto nero e non dimenticava di ungere col grasso _Soleil
-Levant_ le sue catene.
-
-Solo dopo lunghe esitazioni egli si era deciso ad adottare questo mezzo
-di protezione.
-
-Una sera, mentre la famiglia pranzava, egli si era insinuato nella
-camera da letto della signora Otis e ne aveva rubato una boccetta.
-
-Al primo momento si era sentito umiliato, ma poi aveva dovuto
-persuadersi che quella invenzione meritava i maggiori elogi e che
-cooperava in un certo modo a favorire i suoi piani.
-
-Non trascuravano frattanto gli Otis di mettere attraverso il corridoio
-delle corde perchè egli potesse inciampare, nel buio, e una volta
-infatti, dopo che egli si era vestito per la parte di «Isacco il Nero
-o il Cacciatore del bosco di Hogsbery», era caduto per aver messo il
-piede sopra delle tavole insaponate, poste dai due gemelli sulla soglia
-della camera delle tappezzerie ed al principio della scala di quercia.
-
-Quest'ultimo affronto lo mise in furore tale che risolvette di fare
-uno sforzo supremo per imporre la sua dignità e riaffermare la sua
-posizione sociale.
-
-Si decise quindi di far visita la notte seguente agli insolenti giovani
-Etoniani nella sua celebre parte di «Ruperto il Temerario o il Conte
-senza testa».
-
-Non si era più mostrato da settanta anni sotto tale travestimento,
-e cioè dalla volta in cui aveva fatto una tal paura a lady Barbara
-Modish, che essa aveva ritirata la sua promessa di matrimonio al nonno
-dell'attuale lord Canterville, ed era fuggita a Gretna-Green con il
-bel Giacomo Casteltown, giurando che per nessuna cosa al mondo avrebbe
-più consentito di allearsi ad una famiglia che tollerava ad un orribile
-fantasma di passeggiare al crepuscolo sulla terrazza del castello.
-
-Il povero Giacomo era stato in seguito ucciso in duello da lord
-Canterville sul prato di Wandsworth, e lady Barbara era morta di dolore
-a Tunbridge Wells, prima della fine dell'anno.
-
-Il suo successo non avrebbe quindi potuto essere più bello e più
-completo.
-
-Se mi è permesso di usare un termine teatrale parlando di uno dei
-più grandi misteri del mondo soprannaturale, o un termine scientifico
-parlando del mondo superiore alla natura, devo dire che era una delle
-sue creazioni più difficili. Gli occorsero tre ore buone per terminare
-i preparativi.
-
-Gli stivaloni alla scudiera, facenti parte del costume, erano invero
-un po' troppo larghi per lui e delle pistole da arcione non riuscì a
-trovarne che una; ma insomma fu soddisfattissimo e alle una e un quarto
-passò attraverso il muro e scese nel corridoio.
-
-Giunto presso la camera occupata dai gemelli, che io chiamerò la camera
-turchina dal colore delle tappezzerie, trovò la porta socchiusa.
-
-Per fare un'entrata di grande effetto, spinse con forza l'uscio, e
-stava per entrare, quando una pesante brocca piena d'acqua si rovesciò
-su di lui, inzuppandolo fin dentro le ossa; nello stesso tempo scoppi
-di risa soffocate partirono dal letto su cui sovrastava un grande
-baldacchino.
-
-Il suo sistema nervoso ne rimase così vivamente scosso, ch'egli rientrò
-ne' suoi appartamenti a gambe levate e l'indomani dovè rimanere a letto
-per un forte raffreddore.
-
-La sola consolazione che provò, fu di non aver portato seco la sua
-testa, perchè in tal caso le conseguenze sarebbero state assai più
-gravi.
-
-Dimessa ormai ogni speranza di poter terrorizzare quella terribile
-famiglia americana, si limitò allora a percorrere il corridoio con
-scarpe di corda, col collo avvolto in una grossa cravatta, per timore
-delle correnti d'aria e munito sempre di un piccolo archibugio in caso
-di attacco da parte dei gemelli.
-
-Il diciannove settembre ebbe il colpo di grazia.
-
-Egli era disceso per la scala, fin nel vestibolo, sicuro che almeno
-in quel luogo non sarebbe stato tormentato, e si divertiva a fare
-delle osservazioni satiriche sopra le fotografie del ministro degli
-Stati Uniti e di sua moglie, fotografie che avevano preso il posto dei
-ritratti della famiglia dei Canterville.
-
-Indossava un costume semplicissimo, ma decente, un lungo sudario
-cosparso di musco di cimitero, e teneva in mano una piccola lanterna
-e una vanga da becchino, alla guisa di «Giovanni il dissoterrato o il
-ladro di cadaveri di Chertsey Barw», una delle parti più famose, di cui
-i Canterville avevano ragione di ricordarsi maggiormente, perchè era
-stata la vera causa della loro querela col vicino lord Rufford.
-
-E, così travestito, circa le due del mattino, si dirigeva
-tranquillamente verso la biblioteca, per vedere ciò che ancora rimaneva
-della macchia di sangue, quando a un tratto vide balzare contro di lui,
-da un angolo scuro, due figurine che agitavano follemente le braccia
-sopra la loro testa e gli gridavano negli occhi:
-
-— Buum!
-
-Preso da panico, — il che era naturale in quella circostanza, — si
-precipitò allora verso la scala, ma subito fu arrestato dalla vista di
-Washington Otis che lo attendeva armato di un grande annaffiatoio da
-giardino; circondato da ogni parte da nemici, e ridotto agli estremi,
-non gli rimaneva che dileguarsi nella grande stufa di ghisa che, per
-fortuna, non era accesa, e così fece, aprendosi un passaggio fino al
-suo ritiro, attraverso i tubi e le cappe dei camini.
-
-Vi giunse in uno stato di compassionevole disperazione; e da quel
-momento non lo si rivide più in spedizione notturna.
-
-I due gemelli si misero mille volte in agguato, onde sorprenderlo;
-seminarono nel corridoio gusci di noce tutte le sere con grande noia
-dei loro genitori e dei domestici, ma tutto invano.
-
-L'amor proprio del fantasma era così profondamente ferito ch'egli non
-volle più farsi vedere. Dato ciò, il signor Otis, si rimise a lavorare
-alla sua grande opera sulla storia del partito democratico, opera cui
-accudiva da oltre tre anni.
-
-La signora Otis, da parte sua, organizzò uno straordinario manicaretto
-americano, il _clan-cake_, che fece epoca in tutto il paese; i
-ragazzi si dettero al gioco dell'_écarté_, del _poker_ ed altri svaghi
-americani; e Virginia cominciò a fare lunghe passeggiate a cavallo per
-i boschi in compagnia del giovane duca di Creshire, venuto a passare
-l'ultima settimana di vacanze a Canterville.
-
-Tutti ormai ritenevano che il fantasma fosse scomparso ed anzi
-il ministro scrisse a lord Canterville una lettera per informarlo
-della cosa, e ricevette in risposta un'altra lettera dove questo
-gli esprimeva tutto il piacere che gli aveva procurato tale notizia
-e mandava le sue più sincere felicitazioni alla degna consorte del
-ministro.
-
-Ma gli Otis s'ingannavano.
-
-Il fantasma era sempre nella casa, e, benchè ridotto male, non si
-sentiva affatto disposto a farla finita, ora sopratutto che sapeva
-trovarsi nel numero degli ospiti il giovane duca di Cheshire, un
-prozio del quale, lord Francesco Silton, aveva una volta scommesso col
-colonnello Carbury di giuocare ai dadi col fantasma di Canterville
-e l'indomani era stato trovato sul pavimento della sala da giuoco,
-paralizzato.
-
-L'infelice, malgrado fosse vissuto ancora molti anni, non aveva mai più
-pronunziato altra frase che questa:
-
-— Doppio sei!
-
-La storia era molto nota a suo tempo, benchè, in riguardo ai sentimenti
-che univano le due nobili famiglie, si fosse fatto di tutto per
-metterla in tacere: anzi, un racconto particolareggiato di essa, si
-trova nel terzo volume delle «Memorie di lord Tattle sul principe
-reggente ed i suoi amici».
-
-Il fantasma desiderava dunque di provare ch'egli non aveva perduta la
-sua influenza sui Silton, coi quali del resto era parente per alleanza,
-avendo una sua cugina germana sposato in seconde nozze il signor di
-Bulkeley, del quale erano discesi, com'è noto, in linea diretta i duchi
-di Cheshire.
-
-Fece quindi i suoi preparativi per mostrarsi al piccolo innamorato
-di Virginia, nella famosa parte del «Monaco Vampiro, o il Benedettino
-svenato».
-
-Si trattava di uno spettacolo terribile: infatti la vecchia lady
-Startuy, quando l'aveva veduto rappresentare, alla vigilia del nuovo
-anno 1764, si era messa ad urlare perdutamente ed aveva finito per
-esser colta da un violento attacco di apoplessia, per cui era morta in
-capo a tre giorni, dopo aver diseredato i Canterville e lasciato tutto
-il patrimonio al suo farmacista di Londra.
-
-Ma, all'ultimo momento, il terrore che gli incutevano i due gemelli,
-gli impedì di uscire dalla sua stanza, e per quella notte il piccolo
-duca dormì tranquillo nel gran letto a baldacchino, coperto di piume,
-sognando Virginia.
-
-
-V.
-
-Pochi giorni dopo, Virginia e il suo innamorato dai capelli ricciuti
-si recarono a fare una passeggiata a cavallo nei prati di Brockley,
-e Virginia si produsse nel saltare una siepe un tale strappo alla
-sua Amazzone, che, rientrando in casa, pensò di prendere la scala
-posteriore per non essere veduta.
-
-Mentre passava correndo davanti alla camera delle tappezzerie, la
-cui porta era aperta, credette vedervi qualcuno e, persuasa che
-fosse la cameriera di sua madre, la quale era solita ritirarsi ivi a
-lavorare, si arrestò per pregarla di raccomodare il suo abito; ma, con
-grande sorpresa, si avvide di trovarsi invece davanti al fantasma di
-Canterville in persona.
-
-Stava questi seduto presso la finestra a contemplare gli alberi che
-ingiallivano e le foglie arrossate, svolazzanti nel grande viale.
-
-Aveva la testa appoggiata alla mano, e tutto il suo atteggiamento
-rivelava una profonda desolazione.
-
-Il poveretto era così abbattuto, così demolito, che la piccola
-Virginia, anzichè cedere ad un istintivo sentimento di paura e correre
-a chiudersi nella sua camera, fu presa da compassione e volle provarsi
-a consolarlo. Si avvicinò a lui in punta di piedi, così lievemente, che
-egli sprofondato nella sua tristezza, non si accorse della sua presenza
-se non quando la fanciulla gli volse la parola.
-
-— Sono addolorata per voi, — disse; — ma i miei fratelli torneranno
-domani a Eton; se dunque vi condurrete bene, nessuno vi tormenterà più.
-
-— È assurdo domandare di condurmi bene, — rispose il fantasma,
-guardando con aria stupita la fanciulla che aveva avuto il coraggio di
-rivolgergli la parola. — È assolutamente assurdo, bisogna che scuota
-le mie catene, che grugnisca dai buchi delle serrature, che cammini
-la notte, che faccia tutto ciò che voi chiamate condursi male.... È
-l'unica mia ragione di essere.
-
-— Non è affatto una buona ragione di essere; e siete stato ben cattivo,
-sapete! Mistress Umney ci ha detto, lo stesso giorno del nostro arrivo,
-che avete ucciso vostra moglie.
-
-— Sì, ne convengo, — rispose storditamente il fantasma, — ma fu un
-affare di famiglia e non riguarda che me.
-
-— È sempre un delitto ammazzare una persona, — sentenziò Virginia che
-prendeva alle volte una graziosa piccola aria di gravità puritana,
-ereditata certo da qualche avo venuto dalla Nuova Inghilterra.
-
-— Oh, io non posso soffrire la moralità a parole.... Mia moglie era
-molto brutta, non stirava mai convenientemente i miei polsini e non
-s'intendeva affatto di cucina. Ascoltate: un giorno avevo ucciso
-un magnifico cervo maschio di due anni nei boschi di Hogley; non
-indovinereste mai come lo cucinò!.... Ma lasciamo questo tema: è affare
-finito, ormai, e trovo che non fu giusto da parte dei suoi fratelli
-farmi morire di fame perchè l'avevo uccisa.
-
-— Farvi morire di fame?... Oh! Signor fantasma.... signor Simone,
-volevo dire, avreste per caso ancora fame? Ho un sandwich nel mio
-cestino.... vi piace?
-
-— No, grazie, ora non mangio più; ma è molto gentile da parte vostra
-l'offerta. Voi siete più cortese di tutti gli altri della vostra
-famiglia, ch'è volgare, rozza, disonesta....
-
-— Basta! — gridò Virginia battendo il piede. — Siete voi ora rozzo,
-villano e volgare! quanto a disonestà, voi sapete bene di aver rubato
-i colori della mia scatola per rifare quella ridicola macchia di
-sangue nella biblioteca. Avete cominciato col prendermi tutti i rossi,
-compreso il vermiglione, di modo che mi è impossibile ora dipingere i
-tramonti. Poi avete preso il verde smeraldo e il giallo; infine non mi
-è restato altro che l'indaco e il bianco di Cina. Non ho potuto più
-dipingere che chiari di luna, i quali fanno sempre pietà a vederli
-e sono difficili a dipingersi. Non ho mai detto nulla contro di voi,
-benchè sia stata molto seccata e tutto questo per una cosa ridicola. Si
-è mai visto del sangue verde smeraldo?
-
-— Vediamo, — disse il fantasma molto cortesemente, — come potevo
-io fare? È difficile al giorno d'oggi procurarsi del vero sangue, e
-poichè vostro fratello adoperava lo smacchiatore incomparabile, non
-vedo perchè non avrei dovuto impiegare i vostri colori per resistere
-a quello. Quanto alla tinta, è questione di gusto: così i Canterville,
-per esempio, sono del sangue più turchino che vi sia in Inghilterra....
-Ma so che voialtri americani non tenete conto di queste cose....
-
-— Che ne sapete voi? quello che potete fare di meglio ormai è di
-emigrare: ciò vi formerà lo spirito.
-
-Mio padre sarà ben contento di farvi dare un biglietto gratuito e,
-benchè vi siano dei diritti di dazio molto alti per tutti gli spiriti,
-non vi saranno fatte difficoltà alla dogana; tutti gli impiegati sono
-democratici. Giunto a New York, voi potreste avere un grande successo:
-conosco molta gente che darebbe centomila dollari per avere un avo e
-che darebbe assai di più per avere un fantasma in famiglia.
-
-— Io, invece, sono persuaso, che non mi troverei bene in America.
-
-— Forse perchè non abbiamo delle rovine, delle cose strane? — chiese
-ironicamente Virginia.
-
-— Non avete rovine! Non cose strane! Ma avete bene la vostra marina e i
-vostri modi.
-
-— Buona sera, vado a chiedere a mio padre di accordare una settimana di
-più di vacanze ai miei due fratelli gemelli.
-
-— Vi prego, miss Virginia, non ve ne andate, sono così solo, così
-infelice.... non so più come tirare avanti; vorrei andare a coricarmi e
-non lo posso.
-
-— E perchè no? Non avete che a mettervi a letto e spegnere il lume.
-Spesso è difficile restare svegli, specialmente in chiesa; ma non è
-difficile affatto dormire.
-
-— Sono trecento anni che non posso dormire!
-
-Questa triste esclamazione fece sgranare i begli occhi celesti di
-Virginia.
-
-— Sono trecento anni che non dormo e mi sento tanto, tanto stanco!
-— ripetè il fantasma. Virginia divenne grave e le sue labbra fini si
-agitarono come petali di rosa. Si avvicinò, s'inginocchiò accanto a lui
-e ne contemplò la figura vecchia e grinzosa.
-
-— Povero, povero fantasma, — mormorò; — non vi è dunque un posto dove
-possiate dormire?
-
-— Sì, ma lontano, al di là del bosco di pini, rispose egli con un fil
-di voce, come in sogno. Vi è un piccolo giardino, dove l'erba cresce
-alta e rigogliosa; colà si vedono le grandi stelle bianche della
-cicuta; là l'usignolo canta tutta la notte; tutta la notte canta, e la
-luna di cristallo opaco guarda, e il salcio stende le sue gigantesche
-braccia sopra i dormienti.
-
-Gli occhi di Virginia si velarono di lacrime; dovè nascondere la faccia
-nelle mani.
-
-— Voi intendete parlare del Giardino della Morte, — mormorò essa.
-
-— Sì, della Morte. Deve essere così bello riposare nella molle scura
-terra, mentre le erbe ondeggiano sulla propria testa e ascoltare il
-silenzio! Non aver più nè ieri, nè domani; scordare il tempo e la vita;
-esistere nella pace eterna! Voi potreste aiutarmi, potreste aprirmi,
-spalancarmi le porte della morte, perchè l'amore vi accompagna sempre;
-l'amore è più forte della morte.
-
-Virginia tremò; un fremito ghiacciato percorse il suo corpo; per
-qualche istante regnò nella stanza un profondo silenzio. Le sembrò di
-fare un terribile sogno.
-
-Allora il fantasma riprese la parola, con una voce che sembrava il
-sospiro del vento:
-
-— Avete mai letta la vecchia profezia scritta sui vetri della
-biblioteca?
-
-— Oh! spesso. La conosco a memoria; essa è dipinta con lettere strane,
-dorate, difficili a leggersi; non sono che sei versi:
-
-«Quando una bionda giovinetta saprà richiamare sulle labbra del
-peccatore la preghiera; quando il mandorlo sterile fiorirà e un
-fanciulla piangerà, allora in tutta la casa ritornerà la calma, e la
-pace rientrerà in Canterville...».
-
-Ma non so che significhi....
-
-— Significa che voi dovete piangere con me sopra i miei peccati,
-perchè io non ho lacrime; che dovete pregare con me per la mia anima,
-perchè io non ho fede; e allora, se sarete stata sempre dolce, buona e
-amorevole, l'angelo della Morte avrà pietà di me.
-
-Voi vedrete esseri terribili nelle tenebre e voci funeste mormoreranno
-alle vostre orecchie, ma non potranno farvi nessun male, perchè contro
-la purezza di una fanciulla le potenze dell'inferno nulla possono.
-
-Virginia non rispose e il fantasma si torse le mani nella violenza
-della sua disperazione, guardando la bionda testa che si inchinava.
-
-Ad un tratto, essa si riaddrizzò, pallidissima e con uno strano
-luccicchio negli occhi:
-
-— Non ho paura, — disse con voce ferma, — e domanderò all'angelo di
-aver pietà di voi.
-
-Il fantasma si levò dal suo sedile, mandando un grido di gioia, prese
-la testa bionda fra le sue mani, con una grazia che ricordava i tempi
-passati, e la baciò. Le sue dita erano fredde come il ghiaccio e le
-sue labbra bruciavano come il fuoco; ma Virginia restò forte ed egli le
-fece traversare la camera scura.
-
-Sulla tappezzeria, di un verde sbiadito, erano ricamati piccoli
-cacciatori che soffiavano nei loro corni ornati di frangie e con le
-loro piccole mani le facevano segno di retrocedere.
-
-— Ritorna sui tuoi passi, piccola Virginia. Vattene! vattene! vattene!
-— gridavano essi.
-
-Ma il fantasma le serrava più forte la mano ed essa chiuse gli occhi
-per non vederli.
-
-Degli orribili animali, con la coda di lucertola, con gli occhi grossi
-e sporgenti, ammiccavano dagli angoli del camino e le dicevano a voce
-bassa:
-
-— Fa attenzione, piccola Virginia! Guardati! Potremmo anche non più
-rivederti....
-
-Ma il fantasma affrettò il passo e Virginia non diede ascolto.
-
-Quando furono in fondo alla stanza, egli si arrestò e mormorò qualche
-parola che la fanciulla non comprese.
-
-Riaprì gli occhi e vide il muro svanire lentamente, come nebbia, e
-aprirsi davanti a lei una nera caverna. Un forte vento ghiacciato
-l'avvolse ed ella sentì che le tiravano la veste.
-
-— Presto! presto! gridò il fantasma, — o sarà troppo tardi.
-
-Allo stesso tempo, il muro si richiuse dietro di loro e la camera della
-tappezzeria restò vuota.
-
-
-VI.
-
-Trascorsi appena due minuti, la campana suonò per il thè e Virginia non
-comparve. La signora Otis mandò un domestico a cercarla e questi non
-tardò a tornare dicendo che non aveva potuto trovare in nessuno posto
-miss Virginia.
-
-La signora Otis, sapendo che la figlia aveva l'abitudine di andare
-tutte le sere in giardino a cogliere i fiori per il pranzo, non ne fu
-inquieta; ma quando suonarono le sei e Virginia non comparve, cominciò
-ad allarmarsi ed inviò i ragazzi a ricercarla, mentre essa e il marito
-visitarono tutte le camere del castello.
-
-Alle sei e mezzo i gemelli tornarono dicendo che non avevano trovata
-traccia della loro sorella. A tale notizia tutti divennero inquieti;
-pensavano al da farsi, quando il signor Otis si ricordò ad un tratto
-che pochi giorni prima egli aveva dato il permesso ad una banda di
-zingari di accampare nel parco del castello.
-
-Partì subito per Blackfell-Holln, accompagnato dal suo primogenito e
-da due contadini. Il duca di Cheshire, pazzo per l'agitazione, chiese
-con insistenza di unirsi a lui, ma il signor Otis rifiutò temendo
-una zuffa. Quando però giunse al posto dell'accampamento, vide che
-gli zingari erano partiti precipitosamente: il fuoco ardeva ancora e
-sull'erba restavano delle scodelle.
-
-Dopo aver mandato Washington e i due uomini a frugare la campagna
-circostante, il signor Otis si affrettò a far ritorno alla villa per
-spedire telegrammi a tutti gli ispettori di polizia della contea,
-pregandoli di ricercare una giovinetta che era stata rapita da
-vagabondi o da zingari.
-
-Fatto questo, si fece preparare il cavallo e, dopo aver insistito
-perchè sua moglie e i suoi tre figli si mettessero a tavola, partì
-col palafreniere per la strada di Ascot. Aveva fatto appena due miglia
-che sentì galoppare dietro di sè; si voltò e vide il piccolo duca che
-giungeva sopra un poney, tutto rosso in volto e col capo scoperto.
-
-— Ne sono proprio dolente, — disse il giovane con voce ansante, — ma
-mi è impossibile di mangiare finchè non si sia ritrovata Virginia. Vi
-prego di non adirarvi con me. Se ci aveste permesso l'anno scorso di
-sposarci, questo fatto non sarebbe avvenuto. Non mi rimandate indietro,
-ve ne prego, perchè non lo potrei, nè lo vorrei.
-
-Il ministro non potè trattenersi dall'indirizzare un sorriso a
-quel giovanotto bello e sventato. Come non rimanere commosso per la
-devozione che egli dimostrava a Virginia! Si curvò quindi sul cavallo,
-posò una mano sulla spalla del duca, affettuosamente, e disse:
-
-— Ebbene, Cecilio, dal momento che ci tenete tanto, bisognerà bene che
-vi consenta di seguirmi; ma sarà necessario che vi trovi appena giunto
-ad Ascot un cappello....
-
-— Al diavolo il cappello! È Virginia che io voglio trovare! — esclamò
-il piccolo duca ridendo.
-
-Si rimisero al galoppo e presto ebbero raggiunto la stazione
-ferroviaria, dove chiesero al capo se era stata vista sulla banchina
-della partenza una fanciulla che rispondesse ai connotati di Virginia;
-ma invano. Il capostazione inviò subito telegrammi a tutte le stazioni
-lungo la linea e promise di esercitare una sorveglianza rigorosa.
-
-Dopo ciò, comprato un cappello per il piccolo duca da un mercante di
-novità che stava per chiudere la sua bottega, il ministro Otis proseguì
-per Bescbey, villaggio posto quattro miglia più distante, che gli era
-stato detto essere frequentato dagli zingari. Fatta levare dal letto
-la guardia campestre, questa non potè dare nessun schiarimento e così,
-dopo aver traversato la piazza del villaggio, i due cavalieri ripresero
-la strada di corsa e arrivarono a Canterville alle 11, col corpo
-spezzato dalla fatica e il cuore dall'inquietudine.
-
-Giunti, trovarono Washington e i gemelli che li aspettavano al cancello
-con delle lanterne, il viale essendo scurissimo.
-
-Nessuno aveva trovato traccia di Virginia. Gli zingari erano stati
-raggiunti nei prati di Brockley, ma la fanciulla non era con loro. Essi
-avevano spiegato la ragione della loro partenza precipitata dicendo
-che si erano sbagliati sulla data della fiera di Charton e che la paura
-di non giungere in tempo li aveva obbligati ad affrettarsi. Inoltre si
-erano mostrati desolatissimi della scomparsa della figlia del ministro,
-il quale aveva loro accordato di accampare nel suo parco.
-
-Purtroppo Virginia era perduta, almeno per quella notte, e fu con
-profondo accasciamento che il padre e i giovani rientrarono in casa,
-seguiti dal palafreniere che conduceva a mano il cavallo e il poney.
-Nel vestibolo trovarono riuniti tutti i domestici spaventati.
-
-La povera signora era stesa su un divano, nella biblioteca, quasi pazza
-dal dolore, e la vecchia governante le inumidiva la fronte, con acqua
-di Colonia.
-
-Il ministro volle che essa mangiasse qualche cosa e fece servire la
-cena per tutti: ma tutti erano muti e i gemelli stessi, sempre vivaci,
-erano tristi e taciturni per la scomparsa dell'adorata sorellina.
-
-Finita la cena, nonostante le preghiere del piccolo duca, il
-signor Otis volle che tutti andassero a coricarsi, affermando che
-non c'era nulla da fare per quella notte, e che il mattino dopo
-avrebbe telegrafato a Scotland-jard perchè fosse subito posto a loro
-disposizione qualche bravo agente.
-
-Al momento in cui tutti uscivano dalla stanza da pranzo, l'orologio
-della torre suonò mezzanotte e appena le vibrazioni dell'ultimo tocco
-si spensero, fu inteso un rumore seguito da un grido acuto. Un tremendo
-colpo di tuono scosse la casa; una musica celeste risuonò nell'aria;
-un pezzo di muro si staccò rumorosamente in cima alle scale, e sul
-pianerottolo apparve Virginia, pallida, quasi bianca, con una piccola
-scatola in mano. Tutti si precipitarono verso di lei; la madre se la
-strinse appassionatamente al cuore; il piccolo duca la soffocò sotto i
-suoi baci e i gemelli eseguirono un selvaggio ballo di guerra intorno
-al gruppo.
-
-— Gran Dio! figlia mia dove sei stata? — chiese il padre con aria
-burbera, persuaso che essa avesse voluto fare un brutto scherzo. —
-Cecilio ed io abbiamo percorso tutta la campagna a cavallo per cercarti
-e tua madre ha corso pericolo di morire di spavento. Non bisognerà far
-mai più di tali scherzi!
-
-— Meno che col fantasma! — gridarono i gemelli, continuando le loro
-capriole.
-
-— Mia cara, grazia a Dio, eccoti ritrovata; non devi lasciarmi mai
-più! — mormorava la madre abbracciando la fanciulla, che tremava, e
-lisciando i suoi capelli d'oro sparsi sulle spalle.
-
-— Papà, disse dolcemente Virginia, — sono stata col fantasma; egli è
-morto.... Vai a vederlo. È stato molto cattivo, ma si è sinceramente
-pentito di tutto il male che ha fatto e, prima di morire, mi ha dato
-questa scatola di gioielli.
-
-Tutta la famiglia gettò su lei uno sguardo silenzioso e spaventato;
-ma essa aveva il volto grave e serio. Muta si volse e li precedette
-attraverso l'apertura fattasi nel muro, e li fece discendere per un
-corridoio segreto. Washington seguiva con un candeliere acceso.
-
-Giunti ad una gran porta di quercia ferrata con grossi chiodi, Virginia
-la toccò, e quella girò sui grossi cardini. Apparve una stanza stretta
-e bassa, col soffitto a volta e con uno spiraglio per finestra. Un
-grande anello di ferro era attaccato nel muro e a questo anello era
-incatenato un grande scheletro, steso tutto lungo sul pavimento e
-che sembrava allungasse le sue scarne dita per arrivare ad un piatto
-e una brocca di forma antica, posti in modo che egli non li potesse
-toccare. La brocca doveva essere stata un tempo piena d'acqua, perchè
-l'interiore era tutto verde di muffa e sul piano non rimaneva che della
-polvere.
-
-Virginia s'inginocchiò presso lo scheletro e giungendo le sue piccole
-mani si mise pregare in silenzio, mentre la famiglia guardava con
-stupore la scena terribile.
-
-— Oh! Oh! — esclamò ad un tratto uno dei gemelli, che aveva gettato uno
-sguardo alla finestra per cercare di capire in che parte della casa era
-posta quella stanza. — Oh! il vecchio mandorlo che era seccato è tutto
-fiorito. Vedo benissimo i fiori al chiaro della luna....
-
-— Dio gli ha perdonato! — disse gravemente Virginia alzandosi e la sua
-fisonomia parve rischiarata da un vivo splendore.
-
-— Voi siete un angelo — esclamò il duca, cingendola col braccio al
-collo e baciandola.
-
-
-VII.
-
-Quattro giorni dopo questi strani avvenimenti, verso le undici di sera
-un funebre corteggio usciva dal castello di Canterville.
-
-Il carro era tirato da otto cavalli neri con la testa ornata di un
-grosso pennacchio di penne di struzzo che ondeggiavano mollemente. La
-bara di piombo era coperta da un ricco drappo scarlatto, sul quale
-spiccavano, ricamate in oro, le armi dei Canterville. Ai lati del
-carro camminavano a piedi i domestici, portando torcie accese. Tutta
-questa processione era grandiosa e produceva profonda impressione.
-Lord Canterville dirigeva le esequie; egli era venuto appositamente
-dal paese di Galles per assistere alla sepoltura, e occupava la prima
-vettura con la piccola Virginia; poi veniva il ministro degli Stati
-Uniti e sua moglie; quindi Washington e i due ragazzi, nell'ultima
-vettura stava la vecchia Umney.
-
-Tutti avevano riconosciuto a lei il diritto di vedere scomparire per
-sempre quel fantasma che l'aveva perseguitata per ben cinquant'anni.
-Una profonda fossa era stata scavata in un angolo del cimitero,
-precisamente in faccia alla siepe, e le ultime preci furono dette nel
-modo più patetico dal reverendo Augusto Dampier.
-
-Terminata la cerimonia, i domestici uniformandosi a un vecchio costume
-nella famiglia Canterville spensero le loro torce.
-
-Quando la bara fu calata nella fossa, Virginia si avanzò e vi pose
-sopra una grande croce, fatta di fiori di mandorlo bianchi e rosei.
-In quell'istante la luna uscì fuori dalle nuvole e inondò della sua
-luce silenziosa e argentea il cimitero, mentre da un boschetto vicino
-veniva il canto di un usignolo. Virginia ricordò allora la descrizione
-che il fantasma aveva fatto del Giardino della Morte, e i suoi occhi si
-empirono di lacrime.
-
-L'indomani mattina, prima che lord Canterville partisse per la città,
-il ministro s'intrattenne con lui a proposito dei gioielli dati dal
-fantasma a Virginia, gioielli veramente magnifici, sopratutto una
-collana di rubini, montati in stile veneziano, mirabile capolavoro del
-sedicesimo secolo. L'insieme dei gioielli aveva un tale valore che il
-signor Otis provava scrupolo a permettere che sua figlia li ritenesse.
-
-— Mylord, — disse egli, — so che in questo paese il diritto di
-manomorta vale per i piccoli oggetti come per i terreni, ed è chiaro,
-chiarissimo per me, che questi gioielli debbano rimanere a voi come
-proprietà di famiglia. Vi prego quindi di portarli con voi a Londra e
-di considerarli come parte della vostra eredità, restituitavi sia pure
-in condizioni eccezionali. Quanto a mia figlia, essa è ancora fanciulla
-e fino ad ora, sono superbo di dirlo, essa è poco attaccata a questi
-gingilli di vanità.
-
-Ho anche saputo da mia moglie, che è competente in cose artistiche,
-avendo avuto la fortuna di passare varî inverni a Boston quando era
-giovinetta, che queste pietre hanno un grande valore e che vendendole
-frutterebbero una somma vistosa. Quindi, lord Canterville, voi
-riconoscerete, ne sono sicuro, che è impossibile che io permetta di
-lasciarle nelle mani di un membro della mia famiglia; d'altronde, poi,
-tutti questi gingilli, giuocattoli, così appropriati, così necessari
-alla aristocrazia britannica, sarebbero assolutamente fuori posto in
-mezzo a persone allevate con severi principî e, posso proclamarlo, con
-i principî immortali della semplicità repubblicana.
-
-Oso confessarvi però che Virginia tiene molto allo scrigno contenente i
-gioielli; le sarebbe caro conservarlo come ricordo degli errori e della
-sventura del vostro avo.
-
-Questo scrigno essendo antichissimo e per conseguenza molto sciupato,
-mi sembra non abbia nessun valore.
-
-Vi confesso anzi che sono molto stupito di vedere uno dei miei figli
-mostrare dell'interessamento ad un oggetto dei tempi passati e non
-saprei trovare altra spiegazione se non nel fatto che Virginia nacque
-in uno dei vostri sobborghi di Londra, poco dopo il ritorno di mia
-moglie da una escursione ad Atene.
-
-Lord Canterville ascoltò senza interrompere, il discorso del degno
-ministro, tirandosi di quando in quando i baffi grigi per nascondere
-un involontario sorriso, e quando questi ebbe finito, gli strinse
-cordialmente la mano e così rispose:
-
-— Mio caro signore, la vostra graziosa fanciulla ha reso all'infelice
-mio avo un servizio grandissimo.
-
-La mia famiglia ed io le siamo riconoscenti per il meraviglioso ardire
-ed il sangue freddo di cui ella ha dato prova.
-
-I gioielli le appartengono ed, in fede mia, sono convinto che se avessi
-così poca riconoscenza da toglierglieli, il vecchio birbante sortirebbe
-nuovamente dopo quindici giorni dalla sua tomba e mi renderebbe la vita
-un'inferno. Quanto ad essere essi gioielli di famiglia, lo sarebbero
-solo se fossero stati descritti come tali in un testamento, in un atto
-legale, mentre l'esistenza di quei gioielli fu sempre ignorata. Vi
-assicuro che sono tanto miei come del servo di casa.
-
-Quando madamigella Virginia sarà grande, sarà incantata, oso
-affermarlo, di essi; inoltre signor Otis, voi dimenticate di
-aver comprato con la villa, anche il mobilio e il fantasma dietro
-inventario. Dunque quello che ha appartenuto al fantasma è vostro.
-Malgrado tutte le prove di attività che sir Simone ha dato di notte
-nel corridoio, egli è legalmente morto e la vostra compra vi ha reso
-proprietario di ciò che a lui apparteneva.
-
-Il ministro rimase seccato del rifiuto di lord Canterville e lo pregò
-a riflettere di nuovo sulla sua decisione, ma l'eccellente Pari tenne
-fermo e finì per decidere il ministro ad accettare il regalo che il
-fantasma aveva fatto alla figlia sua.
-
-Quando nella primavera del 1890 la giovane duchessa di Cheshire fu
-presentata al ricevimento della regina in occasione del suo matrimonio,
-i gioielli che recava indosso furono oggetto di generale ammirazione.
-
-Gli sposi erano così belli e si amavano tanto che tutti furono
-incantati del loro matrimonio, eccettuata la vecchia marchesa di
-Dembleton, che aveva fatto ogni sforzo per accaparrare il duca a fargli
-sposare una delle sue sette figlie; a tale scopo anzi, aveva dato
-nientemeno che tre pranzi costosissimi.
-
-Cosa strana, il signor Otis aveva per il piccolo duca una viva simpatia
-personale, malgrado che in teoria fosse nemico della nobiltà e per
-esprimersi con le sue stesse parole, avesse ragione di temere che in
-mezzo alle influenze snervanti di una aristocrazia fatta di piaceri,
-fossero dimenticati i veri principî della semplicità repubblicana.
-
-Ma non si tenne alcun conto delle sue osservazioni e quando egli
-si avanzò, dando il braccio alla propria figlia, nella corsia di
-San Giorgio in Hannover-Square, appariva l'uomo più fiero di tutta
-l'Inghilterra.
-
-Dopo la luna di miele, il duca e la duchessa tornarono alla villa di
-Canterville e l'indomani del loro arrivo, nel pomeriggio si recarono a
-fare una visita nel solitario cimitero presso il bosco di pini.
-
-Da prima furono un poco imbarazzati circa l'epigrafe da porsi sulla
-pietra del sepolcro dì Sir Simone, ma finirono per decidere che si
-sarebbero limitati a farvi scolpire le iniziali del vecchio gentiluomo
-e i versi scritti sulla finestra della biblioteca.
-
-La duchessa aveva portato seco delle magnifiche rose e le cosparse
-sulla tomba; poi proseguirono verso le rovine del coro della vecchia
-abbazia; e infine andarono a sedersi sopra una colonna spezzata.
-
-Suo marito, coricato ai suoi piedi, la fissava negli occhi luminosi. Ad
-un tratto, gettando la sua sigaretta, le prese la mano ed esclamò:
-
-— Virginia; una donna non deve avere segreti per suo marito.
-
-— Cecilio mio, io non ne ho.
-
-— Sì, voi ne avete — rispose egli sorridendo, — non mi avete mai detto
-ciò che seguì mentre voi eravate rinchiusa col fantasma.
-
-— Non l'ho mai detto a nessuno, replicò gravemente Virginia.
-
-— Lo so, ma a me potreste dirlo.
-
-— Vi prego, Cecilio; non me lo domandate, non posso dirvelo. Povero
-sir Simone! gli devo molto; sì, Cecilio, non ridete, gli devo veramente
-molto.... Mi ha mostrato ciò che è la vita; ciò che significa Morte e
-perchè l'amore è più forte della morte.
-
-Il duca si alzò e abbracciò amorosamente sua moglie.
-
-— Voi potete conservare il vostro segreto, finchè io possederò il
-vostro amore — egli disse a voce sommessa.
-
-— Voi l'avete sempre avuto, Cecilio.
-
-— E voi lo direte un giorno ai nostri figli, non è vero?
-
-Virginia arrossì.
-
-
-
-
-IL DELITTO DI LORD ARTURO SAVILE
-
-
-I.
-
-Era l'ultimo ricevimento che lady Windermere dava avanti che
-s'iniziasse la primavera.
-
-Bentinck House, più del solito, appariva piena di una folla di
-visitatori, fra cui spiccavano sei membri del gabinetto, venuti
-direttamente dall'udienza dello speaker, in abito di gala e
-decorazioni.
-
-Le belle signore indossavano costumi elegantissimi, e, all'estremità
-della galleria dei quadri, la principessa Sofia di Carlrsühe,
-una grossa dama dal tipo tartaro, con dei piccoli occhi neri e
-meravigliosamente vellutati, parlava, con voce acuta, un cattivo
-francese, ridendo sonoramente.
-
-C'era in quelle sale uno strano miscuglio di società: delle orgogliose
-paresse cicalavano cortesemente con dei violenti radicali; dei
-demagoghi popolari si strisciavano a degli scettici famosi; una brigata
-di vescovi seguiva una grande prima donna di salone in salone; sulla
-scala, un gruppo di membri dell'Accademia reale discuteva animatamente,
-e nella sala da pranzo i geni si spingevano fra loro.
-
-Era quella insomma una delle più belle serate di lady Windermere e la
-principessa vi si trattenne sino alle undici e mezzo passate.
-
-Subito dopo la sua partenza, lady Windermere tornò nella galleria dei
-quadri, dove un famoso economista stava esponendo, ad una virtuosa
-ungherese, con aria solenne, la teoria scientifica nella musica.
-
-Ella si mise a conversare con la duchessa di Paisley.
-
-Era meravigliosamente bella, coll'opulento seno di un bianco avorio,
-ed i grandi occhi azzurri, color miosotys, ed i pesanti fermagli in
-brillanti de' suoi capelli d'oro; capelli d'oro puro, non di quella
-tinta paglia pallida che usurpa oggi il bel nome dell'oro; capelli di
-un oro che pareva tessuto coi raggi del sole, capelli che circondavano
-il suo volto come d'un nembo di santa, con quel fascino che è proprio
-della peccatrice.
-
-Strano soggetto psicologico!
-
-Di buon'ora, nella vita, ella aveva scoperto questa importante verità,
-che, cioè, niente rassomiglia tanto all'innocenza quanto un'imprudenza
-e, dopo una serie di avventure, — la metà delle quali avute
-innocentemente, — era riuscita a conquistarsi tutti i privilegi di una
-personalità.
-
-Essa aveva più volte cambiato marito. Infatti, contava nel suo bilancio
-tre matrimoni; ma siccome non aveva mai mutato amante, il mondo aveva
-dopo qualche tempo smesso di sparlare sul suo conto.
-
-Ora aveva quarant'anni, niente figli, ed in complesso una passione
-sfrenata del piacere, passione che è il segreto di quelli che restano
-sempre giovani.
-
-Ad un tratto girò curiosamente lo sguardo per la sala e con la sua
-limpida voce di contralto disse:
-
-— Dov'è il mio chiromante?
-
-— Il vostro?... esclamò la duchessa, trasalendo involontariamente.
-
-— Il mio chiromante, duchessa. Io ora non posso vivere senza di lui.
-
-— Cara Gladys, voi siete molto originale! — mormorò la duchessa,
-cercando ricordarsi ciò che veramente era un chiromante e sperando non
-fosse la stessa cosa che un chiropodista.
-
-— Viene regolarmente a vedere la mia mano due volte la settimana, —
-proseguì lady Windermere, — e vi pone molto interesse.
-
-— Dio del cielo! deve essere certo qualche manicure. Ecco ciò che è
-veramente terribile! Spero per lo meno che sia straniero: così riuscirà
-un po' meno gradito.
-
-— Certo, è quì. Io non posso dare un ricevimento senza di lui. Egli mi
-dice sempre che ho una mano veramente psichica e che se il mio pollice
-fosse stato appena un poco più corto, sarei stata una pessimista
-convinta e mi sarei rinchiusa in monastero....
-
-— Oh! comprendo... — disse la duchessa che si sentiva molto più
-sollevata. — Egli dice la buona ventura, non è così?...
-
-— E la cattiva, e molte altre cose di questo genere.
-
-L'anno venturo, per esempio, io correrò un grande pericolo, in terra,
-o in mare. Bisognerà dunque che io viva in pallone e ogni sera faccia
-salire in un cestino il pranzo. Tutto questo è scritto qui, sul mio
-dito mignolo, o sul palmo della mano, non so più precisamente.
-
-— Ma cara duchessa, coi tempi che corrono, la Provvidenza può senza
-dubbio resistere alle tentazioni. Io penso che ciascuno, una volta al
-mese per lo meno, dovrebbe far leggere nella sua mano, per sapere ciò
-che non deve più fare. Se nessuno non ha la bontà di andare a cercarmi
-Podgers, andrò io stessa....
-
-— Lasciate fare a me, lady Windermere, — interloquì un giovane piccolo,
-grazioso, che stava vicino ed aveva seguito la conversazione con un
-sorriso gioviale. — Se è così singolare come voi dite, lady Windermere,
-io riuscirò a riconoscerlo: ditemi solo come è ed io ve lo condurrò
-subito.
-
-— Sia. Non ha nulla del chiromante; voglio dire, che non ha nulla di
-misterioso, di estatico e che neppure ha una figura romantica. È un
-uomo piccolo, grasso, con una testa comicamente calva e dei grandi
-occhiali d'oro; è un tipo che sta fra il medico di famiglia ed il
-pastore di villaggio. Io ne sono desolata, ma la colpa non è mia. Le
-persone sono così noiose!... Le mie pianiste hanno tutte l'aria di
-pianiste, e tutti i miei poeti, l'aria di poeti.
-
-Io mi ricordo, che, nella stagione scorsa, avevo invitato a pranzo
-un terribile cospiratore, un uomo che aveva versato il sangue di
-un'infinità di persone e che portava sempre una cotta di maglia in
-acciaio e teneva un pugnale celato nella manica della camicia. Ebbene!
-Quando lo vidi, la sua figura mi sembrò quella di un vecchio e buon
-pastore. In tutta la serata non fece che lanciare motti di spirito,
-e se ciò mi divertì, mi deluse anche fortemente. Quando l'interrogai
-sulla sua cotta di acciaio, si contentò di sorridere e mi disse che era
-troppo fredda per poterla portare in Inghilterra.... Ah! ecco Podgers.
-Ebbene, sig. Podgers, desidererei che leggeste nella mano della
-duchessa di Paisley.... Duchessa, volete voi togliervi il guanto....
-non quello della mano destra.... l'altro.
-
-— Mia cara Gladys, veramente io non credo che ciò sia conveniente, —
-disse la duchessa, sbottonando a malincuore il guanto.
-
-— Tutto ciò che interessa è sempre conveniente, rispose lady
-Windermere: — on a fait le monde ainsi. Ma bisogna che io vi presenti,
-duchessa... Ecco il signor Podgers, il mio chiromante; il signor
-Podgers, la duchessa di Paisley... e se voi direte che essa ha un monte
-della luna più sviluppato del mio, io non vi presterò più fede.
-
-— Sono sicura, Gladys, che non v'è niente di ciò sulla mia mano, —
-pronunziò con tono grave la duchessa.
-
-— Vostra grazia ha infatti ragione, — replicò Podgers gettando uno
-sguardo sulla piccola mano grassoccia, dai diti corti e tozzi. — La
-montagna della luna non v'è sviluppata: però la linea della vita è
-ottima. Volete avere la bontà di spiegare la giuntura della mano...
-vi ringrazio... Tre linee distinte sopra la palma... voi vivrete
-sino a tarda età, duchessa, e sarete grandemente felice... Ambizione
-moderatissima, linea dell'intelligenza non esagerata, linea del
-cuore...
-
-— Suvvia, siate discreto, signor Podgers! — esclamò lady Windermere.
-
-— Niente mi potrebbe esser più caro, — rispose Podgers inchinandosi,
-— se la duchessa me ne avesse dato motivo; ma io sono dolente di dover
-dire che nella mano leggo una grande costanza di affetti insieme ad un
-sentimento fortissimo del dovere.
-
-— Volete continuare, signor Podgers? — disse la duchessa con uno
-sguardo di soddisfazione.
-
-— L'economia non è la minore delle virtù di vostra grazia...
-
-Lady diede in una forte risata.
-
-— L'economia è un'ottima cosa, — osservò con una certa compiacenza la
-duchessa. — Quando sposai Paisley, egli aveva undici castelli e non una
-casa che fosse abitabile.
-
-— Mentre ora, — terminò lady Windermere, — egli ha dodici case e
-neppure un castello!
-
-— Eh!, mia cara, io amo...
-
-— Le comodità, — rispose Podgers, — tutte le comodità dei nostri tempi
-ed i caloriferi in tutte le stanze... Vostra grazia infatti ha ragione:
-le comodità sono ancora la sola cosa che la civiltà può darci.
-
-— Voi avete mirabilmente decritto il carattere della duchessa, signor
-Podgers; volete dire quello di lady Flora?
-
-E, rispondendo ad un cenno di testa della padrona di casa, una piccola
-fanciulla, da capelli rossi di scozzese e dalle spalle altissime, si
-alzò sgarbatamente da un divano e presentò una lunga mano ossuta.
-
-— Ah! una pianista suppongo... anzi una eccellente pianista, non è
-vero? Chi sa, forse una musicista di prim'ordine. Riservatissima,
-onesta e dotata di un vivo amore per gli animali... È giusto?
-
-— Perfettamente! — esclamò la duchessa, volgendosi a lady Windermere. —
-Assolutamente esatto.
-
-Flora alleva infatti due dozzine di gatti a Maclosckie e sarebbe capace
-di riempire la nostra casa di città di un vero serraglio di bestie se
-suo padre glielo permettesse.
-
-— Bene! ma è appunto ciò che io faccio ogni giovedì sera in casa mia!
-— rispose ridendo lady Windermere. Solamente io preferisco i leoni ai
-gatti.
-
-— È questo il vostro solo errore, lady Windermere, — pronunziò Podgers
-con un saluto cerimonioso.
-
-— Se una donna non può rendere incantevoli i suoi errori, non è che
-una femmina qualunque... — rispose essa, — Podgers, esaminate ancora
-qualche mano... Venite sir Thomas, mostrate la vostra al signor
-Podgers.
-
-Un vecchio signore, dal portamento distinto, si avanzò e tese al
-chiromante una mano grassa e tozza, con un lunghissimo dito medio.
-
-— Natura avventurosa; nel passato quattro lunghi viaggi ed uno
-nell'avvenire... Naufragato tre volte... No, due soltanto, una in
-pericolo di naufragare nel prossimo viaggio. Conservatore furibondo;
-puntuale; appassionato per le collezioni di curiosità... Una malattia
-pericolosa fra i sedici e diciotto anni... Erede di una grossa fortuna
-verso i parenti... Grande avversione per i gatti ed i radicali.
-
-— Straordinario! — esclamò sir Thomas. — Dovreste leggere la mano di
-mia moglie.
-
-— Della seconda moglie? — chiese tranquillamente Podgers, che teneva
-ancora la mano del vecchio fra le sue.
-
-Ma lady Marvel, donna di aspetto malinconico, con capelli neri e ciglia
-sentimentali, rifiutò recisamente di lasciarsi rivelare il suo passato
-e il suo avvenire.
-
-Gli sforzi di lady Windermere non valsero neppure a far togliere i
-guanti al signor di Koloff, ambasciatore russo.
-
-Veramente molte persone esitavano ad affrontare quello strano piccolo
-uomo, dal sorriso stereotipato, dagli occhiali d'oro e gli occhi che
-brillavano come rubini; e quando egli ebbe detto alla povera lady
-Fermor, ad alta voce e dinanzi a tutti, che ella s'intendeva molto
-poco di musica, ma che in compenso prendeva delle folli passioni per i
-musicisti, divenne opinione generale che la chiromanzia era una scienza
-e che bisognava incoraggiarla, ma a tête-à-tête.
-
-Lord Arturo Savile, che non sapeva niente della disgraziata storia
-di lady Fermor, e che aveva seguito Podgers con grande interesse,
-provò una viva curiosità di far leggere nella sua mano. Siccome,
-però, sentiva un po' di timidezza a farsi avanti, si avvicinò a lady
-Windermere e, tutto rosso in viso, le disse se Podgers avrebbe voluto
-occuparsi di lui.
-
-— Ma certo, egli si occuperà di voi, mio buon amico... Appunto per
-questo egli è qui. Tutti i miei leoni, lord Arturo, sono dei leoni
-che prendono parte alla rappresentazione. Tutti saltano attraverso i
-cerchi, quando io comando loro... Ma devo prevenirvi che dirò tutto a
-Sibilla... Ella verrà domani da me a prendere il the, e se il signor
-Podgers troverà che avete un cattivo carattere, o qualche tendenza alla
-gotta, o un'amante a Bayswater, io non glielo nasconderò.
-
-Lord Arturo sorrise e scosse la testa.
-
-— Io non ho paura; Sibilla ed io ci conosciamo così bene!
-
-— A dire il vero sono un po' contrariata di sentirvi dir questo... La
-migliore divisa del matrimonio è uno scambievole malinteso... no, io
-sono completamente unica. Ho solo dell'esperienza, il che, frattanto,
-è quasi la stessa cosa... Signor Podgers, lord Arturo Savile muore
-d'impazienza che voi gli leggiate nella mano. Non gli dite, però, che è
-fidanzato ad una delle più belle fanciulle di Londra; è già un mese che
-il Morning Post ne ha dato l'annunzio...
-
-— Cara lady Windermere, — esclamò la marchesa di Jedburgh, — abbiate
-la bontà di lasciarmi trattenere ancora un minuto il signor Podgers;
-egli sta dicendomi che monterò sulle tavole del palcoscenico, e ciò
-m'interessa assai.
-
-— Se vi ha detto ciò, lady Jedburgh, io non esito a togliervelo...
-Venite qua subito, signor Podgers e leggete nella mano di lord Arturo.
-
-Bene! — esclamò la marchesa facendo una piccola mossa ed alzandosi dal
-divano — se non mi è permesso di montare sulle tavole del palcoscenico,
-mi sarà lecito almeno di assistere allo spettacolo, spero...
-
-— Naturalmente. Assistiamo tutti alla sentenza soggiunse lady
-Windermere.
-
-— Ed ora, signor Podgers, diteci qualche cosa di bello, perchè lord
-Arturo è uno dei miei più cari amici.
-
-Podgers prese la mano del giovane, la osservò, divenne stranamente
-pallido e non fece parola. Un brivido sembrò passare per il suo corpo.
-Le sue grandi e folte sopracciglia furono assalite da un tremito
-convulso, da un tic bizzarro, irritante. Delle grosse goccie di sudore
-imperlarono la sua fronte e le sue dita grassoccie divennero fredde ed
-umide.
-
-A lord Arturo non sfuggirono questi strani segni di agitazione e per
-la prima volta in vita sua ebbe paura. Il suo istinto naturale fu il
-fuggire dalla sala, ma si contenne. Era meglio conoscere il pericolo,
-qualunque fosse, che restare in quella angosciosa incertezza.
-
-— Attendo, signor Podgers.
-
-— Attendiamo tutti, — soggiunse lady Windermere, con il suo tono
-vivace, impaziente.
-
-Il chiromante non rispose.
-
-— Io credo che lord Arturo debba montare sulle tavole del palcoscenico
-— esclamò lady Jedburgh — e che dopo la vostra sortita il signor
-Podgers abbia paura di dirglielo.
-
-Ad un tratto l'ometto lasciò andare la mano destra del giovane, afferrò
-vivacemente la sinistra e si curvò tanto su questa, che la montatura in
-oro dei suoi occhiali sfiorò quasi la pelle.
-
-Rapidamente il suo volto divenne bianco d'orrore; ma egli riuscì a
-ricuperare il suo sangue freddo e rivolgendosi a lady Windermere, le
-disse con un sorriso forzato:
-
-— È la mano di un bel giovane.
-
-— Certo, ma sarà egli un buon marito? Ecco quello che bisogna sapere.
-
-— Io credo che un marito non debba essere troppo seducente — mormorò
-lady Jedburgh, con aria grave. — È così pericoloso....
-
-— Mia cara fanciulla, non sono mai troppo seducenti gli uomini —
-ribattè lady Windermere. — Ma ciò che mi occorre sono i particolari:
-non vi sono che i particolari che interessano. Che deve dunque accadere
-a lord Arturo?
-
-— Ebbene, fra qualche giorno lord Arturo dovrà fare un viaggio.
-
-— Sì, quello di nozze, naturalmente.
-
-— E perderà un parente.
-
-— Non sua sorella, spero, — disse lady Jedburgh, con tono ipocrita.
-
-— No, certo, non sua sorella: un semplice, lontano parente.
-
-— Ah!... Sono crudelmente delusa, — disse lady Windermere. Non ho
-assolutamente nulla da raccontare domani a Sibilla. Chi si preoccupa
-ormai dei parenti lontani? Ora non è più moda. Però io credo che
-essa farà bene a comperare un abito di seta nera: serve sempre per la
-chiesa... Ed ora andiamo a cena. Forse non resterà più nulla: speriamo
-almeno di trovare ancora del brodo caldo. Francesco una volta faceva
-del brodo eccellente, ma ora egli è sempre occupato dalla politica
-e non sono mai più sicura di nulla con lui. Vorrei proprio che il
-generale Boulanger rimanesse un po' tranquillo... Duchessa, voi sarete
-stanca...
-
-— Affatto, mia cara Glady, — rispose la duchessa avviandosi verso la
-porta — io mi sono molto divertita ed il vostro chiromante è stato
-piacevolissimo.
-
-
-II.
-
-Dieci minuti dopo, col volto bianco di terrore, gli occhi pieni di
-tristezza, lord Arturo Savile si precipitava fuori di Beusinck House.
-
-Si fece largo attraverso i valletti impellicciati, che attendevano i
-loro padroni sotto la tettoia. Sembrava non vedesse e non sentisse più
-nulla.
-
-La notte era rigida ed i becchi del gas, lungo il viale, scintillavano
-ed oscillavano sotto le folate di vento; ma le sue mani avevano il
-calore della febbre e le sue tempie parevano infuocate. Egli andava
-qua e là, a caso, come un ebbro. Un agente di polizia lo guardò
-curiosamente mentre gli passava accanto, ed un mendicante, che si
-era staccato da una porta per chiedergli l'elemosina, indietreggiò
-spaventato nel vedere un volto che appariva più sventurato del suo.
-
-Una volta lord Arturo si arrestò sotto un lampione e guardò le sue
-mani: credette vedervi traccie di sangue ed un debole grido uscì dalle
-sue labbra tremanti.
-
-— Assassino! Questo aveva letto il chiromante nel palmo della sua mano.
-
-— Assassino! La notte stessa pareva lo sapesse ed il vento ripeteva
-alle sue orecchie il grido orribile. Ogni angolo nero era pieno di
-questa parola.
-
-Egli la vedeva ghignare perfino dai tetti delle case.
-
-Entrò nel Parco, il cui bosco pareva affascinarlo: s'appoggiò ad una
-ringhiera, esausto di forze, e calmò l'ardore delle sue tempie sul
-ferro umido, rimanendo assorto nel silenzio misterioso delle piante.
-
-— Assassino! Assassino! — gridò come se ripetendo l'accusa il
-significato della parola fosse scemato.
-
-Il suono della sua voce lo fece rabbrividire e tuttavia desiderò
-quasi che l'eco lo sentisse e svegliasse da' suoi sogni la città
-addormentata. Avrebbe voluto fermare il primo passante per raccontargli
-tutto.
-
-Poi errò per _Oxford-Street_, in vie strette e brutte; due donne, dal
-volto dipinto, passando, lo schernirono.
-
-Da un tetro palazzo arrivò a lui uno strepito di bestemmie e di
-schiaffi, seguito da acute grida; e confusamente, sotto una porta umida
-e fredda vide delle schiene piegate, dei corpi rifiniti dalla miseria e
-dalla vecchiaia.
-
-Una strana pietà s'impadronì di lui.
-
-Quei figli del peccato e della miseria erano essi predestinati alla
-loro sorte, come egli alla sua? Non erano forse, essi pure, marionette
-di un mostruoso burattinaio?
-
-Ma non fu il mistero, ma la commedia della sofferenza che lo colpì,
-la sua assoluta inutilità, la sua grottesca mancanza di senso comune.
-Tutto gli parve incoerente, privo d'armonia. Egli si sentiva stupito
-dalla discordanza esistente fra l'ottimismo superficiale del nostro
-tempo e la realtà dell'esistenza.
-
-Poco dopo si trovò di fronte a Marylebone Church. L'argine silenzioso
-sembrava un lungo nastro d'argento pallido, macchiate qua e là da
-mobili ombre.
-
-Tutto intorno si stendeva la linea dei becchi di gas, vacillanti, e
-dinanzi ad una piccola casa, circondata da un muro, stava una vettura
-solitaria, di cui il cocchiere dormiva saporitamente a cassetta.
-
-Lord Arturo si avviò a passo rapido verso _Portland-Place_, volgendosi
-ad ogni momento, come se temesse d'essere seguito.
-
-In cima a _Rich-Street_ due uomini erano intenti a leggere un piccolo
-avviso su di una palizzata. Uno strano sentimento di curiosità lo
-punse, ed egli attraversò la strada in quella direzione. Avvicinandosi,
-la parola _assassino_, scritta in lettere nere lo colpì.
-
-Si arrestò ed una vampa di fuoco gli salì al volto.
-
-Era un avviso ufficiale, che offriva una ricompensa a chi avesse
-fornito delle informazioni per l'arresto di un uomo di mezza taglia,
-sui trenta o quaranta anni, portante un cappello a cencio con gli orli
-rialzati, un abito nero e dei pantaloni in tela, di cotone rigato.
-Quest'uomo aveva una cicatrice sulla gota destra.
-
-Lord Arturo lesse l'avviso, poi lo rilesse ancora. Si chiese se l'uomo
-sarebbe stato arrestato e come avesse riportato quella cicatrice. Forse
-un giorno, anche il suo nome sarebbe stato sulle mura di Londra. Un
-giorno, forse anche la sua testa, sarebbe stata messa a prezzo....
-Questo pensiero lo riempì d'orrore.
-
-Tornò sui suoi passi e fuggì nella notte.
-
-Appena sapeva dove si trovasse. Aveva un vago ricordo d'avere errato
-in un laberinto di sordide case, d'essersi smarrito in un dedalo
-gigantesco di nere vie, e l'aurora cominciava a spuntare quando
-finalmente si accorse di essere nel _Picadilly-Circus_.
-
-Siccome seguiva _Belgrave-Square_, s'imbattè sui grandi carri da
-spedizione che si avviavano verso _Covent-Garden_.
-
-I carrettieri, nei loro bianchi grembiali, col volto abbronzato dal
-sole, i capelli incolti, camminavano a lunghi passi, facendo schioccare
-di tanto in tanto la frusta e scambiandosi gli uni con gli altri
-qualche parola.
-
-Sopra un enorme cavallo grigio, il primo di un tiro a sei, stava un
-giovane paffuto, con un mazzo di fiori infilato sul cappello. Attaccato
-fortemente alla criniera della sua cavalcatura, rideva clamorosamente.
-
-Nella luce mattinale, le grandi ceste di legumi si staccano come
-dei blocchi di diaspro verde sui petali pallidi di alcune rose
-meravigliose.
-
-Lord Arturo provò un sentimento di viva curiosità, senza sapere perchè.
-V'era qualcosa su quella delicata gaiezza dell'alba che gli sembrava
-fonte di un'inesprimibile commozione: ed egli pensò a tutti quei giorni
-che incominciano belli, ridenti e terminano cupi, tempestosi.
-
-Quegli esseri rozzi, con la loro rude voce, il loro spirito triviale,
-il loro andamento trascurato, quale strana Londra essi vedevano! Una
-Londra liberata dai delitti della notte e dal fumo del giorno, una
-città pallida, fantastica, paurosa, una città cosparsa di tombe.
-
-Si domandò quello che essi ne pensavano e se sapevano qualche cosa dei
-suoi splendori e delle sue vergogne, dei suoi superbi piaceri e della
-sua orribile fame, di tuttociò che vi fermenta e che vi ruina dalla
-mattina alla sera.
-
-Probabilmente non rappresentava per essi che una mèta di commercio,
-un mercato dove recavano i loro prodotti per venderli e dove non
-rimanevano che qualche ora, lasciando forse alla loro partenza le
-strade ancora silenziose e le case sempre addormentate.
-
-Provò uno strano godimento a vederli passare. Per quanto volgari
-fossero, con le loro grosse scarpe a chiodi, avevano in essi qualcosa
-di arcadico. Lord Arturo sentì che quelli erano i veri figli della
-natura e che questa aveva loro insegnato la pace: ed invidiò tutta la
-loro ignoranza.
-
-Quando lasciò _Belgrave-Square_, il cielo aveva preso la tinta di
-un turchino evanescente e gli uccelli cominciavano a cinguettare nei
-giardini.
-
-
-III.
-
-Quando lord Arturo si ridestò, era già mezzodì ed il sole filtrava
-attraverso la serica cortina color d'avorio. Si levò dal letto e andò a
-guardare dalla finestra. Una vaga nebbia era sospesa sulla città, ed i
-tetti delle case sembravano d'argento appannato. Nel verde tremulo del
-viale alcuni fanciulli s'inseguivano, simiglianti a farfalle bianche, e
-i marciapiedi erano ingombri di gente diretta verso il Parco.
-
-Mai gli era sembrata così bella la vita; e mai il male gli parve così
-lontano. Entrò un domestico, recando un vassoio con il cioccolato.
-
-Egli bevve il cioccolato, quindi, sollevata una pesante portiera, passò
-nella stanza da bagno.
-
-La luce scendeva dolcemente attraverso sottili lastre di onice
-trasparente, e l'acqua, nella vasca di marmo, aveva lo splendore della
-luna.
-
-Lord Arturo s'immerse fino al collo, poi cacciò bruscamente la testa
-nell'acqua, come per purificarsi di qualche vergognoso ricordo.
-
-Uscito dal bagno si sentiva quasi calmo. Dopo colazione, si distese
-sopra un divano ed accese una sigaretta.
-
-Sopra il caminetto, coperto da un bellissimo broccato antico, stava
-un grande ritratto di Sibilla Merton, com'egli l'aveva veduta la prima
-volta al ballo di lady Noël.
-
-La graziosa testa era leggermente piegata a sinistra, come se il collo,
-sottile e fragile, durasse fatica a sopportare tanta bellezza. Le
-labbra, leggermente dischiuse, sembravano bozzate per una musica assai
-dolce, e dai suoi occhi, immersi nel sogno, traluceva la più tenera
-purezza verginale.
-
-Modellata nel morbido abito di crespo di Cina, col grande ventaglio di
-piume nella mano, si sarebbe detto ch'ella fosse una di quelle delicate
-figurine, quali se ne vedono nei boschi di ulivi, presso Tanagra, e
-nella sua attitudine aveva qualcosa della grazia greca.
-
-Nondimeno ella non era piccola. Era perfettamente proporzionata,
-cosa rarissima in un'età in cui la maggior parte delle donne
-sono generalmente più grandi del naturale oppure insignificanti.
-Contemplandola, in quell'istante, lord Arturo si sentì invaso da quella
-terribile pietà che nasce dall'amore. Sentì che sposandola col _fatum_
-di morte che gravava su lui, sarebbe stato un tradimento simile a
-quello di Giuda, un delitto peggiore di tutti quelli che immaginarono i
-Borgia.
-
-Quale felicità avrebbe potuto essere fra loro quando, ad un tratto,
-egli poteva essere chiamato a compiere la spaventosa profezia scritta
-nella sua mano? Quale esistenza avrebbe egli potuto condurre, giacchè
-il destino portava una tale sventura nella sua bilancia? Necessitava
-ritardare a qualunque costo le nozze. Egli vi era risoluto. Sebbene
-amasse ardentemente quella fanciulla e il solo contatto delle dita di
-lei bastasse a farlo trasalire in un godimento squisito, egli riconobbe
-chiaramente quale era il suo dovere e vide che non aveva il diritto di
-unirla a sè prima di avere commesso il delitto.
-
-Soltanto dopo commesso il delitto egli avrebbe potuto recarsi
-all'altare con Sibilla Merton, e riporre la sua vita nelle mani della
-donna amata, senza timore di agire malamente. Solo allora egli avrebbe
-potuto stringerla fra le braccia, senza ch'ella dovesse mai curvare la
-fronte sotto la sua onta. Prima occorreva _compiere questo_ e, per il
-bene di entrambi, nel più breve tempo possibile.
-
-Molti altri, al suo posto, avrebbero preferito il sentiero infiorato
-del piacere alle ascese del dovere; ma lord Arturo era troppo
-coscienzioso per anteporre il piacere ai principî.
-
-Per un poco egli provò una naturale ripugnanza per l'opera ch'era
-destinato a compiere; ma poi si convinse che non era un delitto, ma un
-sacrificio: e la sua ragione gli rammentò che nessun'altra via gli era
-possibile. Bisognava scegliere fra il vivere per sè e il vivere per
-gli altri, e, per quanto il suo compito fosse terribile, egli sapeva
-di non dover lasciar trionfare l'egoismo su l'amore, perchè, presto
-o tardi, ciascuno di noi è chiamato a risolvere lo stesso problema. A
-lord Arturo esso veniva presentato assai presto nella vita, prima che
-il cinismo avesse corroso il suo cuore e l'egoismo intaccato il suo
-carattere; per cui egli non esitò a fare il suo dovere.
-
-Fortunatamente egli non era un sognatore, nè uno sfacendato dilettante.
-Se fosse stato tale, egli avrebbe, come Amleto, esitato lasciando con
-la sua esitazione rovinare il piano. Egli era invece essenzialmente
-pratico; la vita, per lui, era azione più che pensiero. Egli possedeva
-il più raro dei doni, il senso comune.
-
-I crudeli sentimenti della sera innanzi si erano completamente
-dileguati, ed egli provava quasi vergogna ripensando alla pazza fuga
-per le vie della città ed alla terribile agonia della notte. Egli
-si domandava ora come avesse potuto esser così dissennato da dare in
-escandescenza contro l'inevitabile.
-
-L'unica questione che ancora lo turbava era come avrebbe egli
-potuto compiere la sua missione, poichè l'omicidio, come i riti del
-paganesimo, esige una vittima ed un sacerdote.
-
-Non essendo un genio, non aveva nemici, nè era il caso di soddisfare
-qualche personale rancore; la sua missione conteneva una grave
-solennità.
-
-Fece una lista dei nomi dei suoi amici e parenti sopra un foglietto
-del taccuino, e dopo un rigoroso esame, si decise per lady Clementina
-Beauchamp, una cara vecchia che abitava in Curzon-Street, sua cugina in
-secondo grado, per parte di madre.
-
-Lord Arturo aveva sempre amato lady Clem — così la chiamavano tutti,
-— e siccome egli era ricco, in seguito all'eredità lasciatagli da lord
-Rugby, nessun avrebbe potuto vedere in quella morte un fine pecuniario.
-
-Veramente, più egli rifletteva e più lady Clem gli pareva la persona da
-scegliersi e, persuaso che ogni indugio era una cattiva azione verso
-Sibilla, dicise di occuparsi subito dei preparativi. La prima cosa da
-farsi era, indubbiamente, regolare il conto del chiromante.
-
-Si sedette dunque al tavolo e riempì uno _chèque_ di cento ghinee,
-pagabile all'ordine del signor Septimus Podgers. Quindi telefonò al suo
-cocchiere di attaccare la vettura e si vestì per uscire.
-
-Nel lasciare la stanza, gettò uno sguardo sul ritratto di Sibilla
-Merton e giurò che qualunque cosa accadesse, le avrebbe sempre
-lasciato ignorare ciò ch'egli compiva per amor suo e che avrebbe sempre
-conservato il segreto del suo sacrificio nel più profondo del cuore.
-
-Recandosi al club Buckingham, si fermò da una fioraia ed inviò a
-Sibilla una bella cesta di narcisi, dai petali bianchi e dai pistilli
-simili agli occhi del fagiano.
-
-Giunto al club, si recò direttamente alla biblioteca, ordinò al
-cameriere un bicchiere di citrato di soda, e chiese un libro di
-tossicologia.
-
-Per la sua triste opera, il veleno era il mezzo migliore, assolutamente
-migliore. Nulla gli ripugnava più della violenza, e del resto era ben
-costretto a trovare, per uccidere lady Clem, un mezzo che non attirasse
-l'attenzione pubblica, poichè gli faceva orrore l'idea di diventare
-la curiosità del giorno in casa di lady Windermere, o di vedere il suo
-nome sui giornali, in pasto al pubblico.
-
-Egli doveva, inoltre tener conto del padre e della madre di Sibilla, i
-quali, appartenendo ad un secolo puritano avrebbero potuto opporsi al
-matrimonio, in caso di scandalo; — per quanto egli fosse persuaso che
-se avesse fatto loro conoscere le causa della cosa, sarebbero stati i
-primi ad apprezzare la sua condotta.
-
-Aveva dunque tutte le ragioni per decidersi in favore del veleno,
-sicuro negli effetti e scevro di rumore. Il veleno avrebbe agito senza
-bisogno di ricorrere ad atti brutali, per i quali, come la maggior
-parte degli inglesi, provava una profonda avversione.
-
-Però non conosceva nulla della scienza dei veleni, e siccome il
-cameriere non sembrava capace di trovare nella biblioteca altro
-che la _Guida di Ruff_ ed il _Baily's Magazine_, cercò egli stesso
-negli scaffali e finì per scoprire un'edizione della _Farmacopea_ ed
-un esemplare della _Toxicologia_ di Erskine, edita da Mathew Reid,
-presidente del Collegio reale dei medici ed uno dei più antichi membri
-del club Buckingham, dove era stato eletto per sbaglio, confuso con un
-altro candidato.
-
-Lord Arturo rimase molto sconcertato dai termini tecnici impiegati
-nei due libri, e si pentì di non aver fatto maggiore attenzione alle
-lezioni di Oxford; ma finalmente nel secondo volume di Erskine,
-trovò una narrazione interessantissima e completa delle proprietà
-dell'acconito, scritta in modo semplice e chiaro.
-
-Questo era proprio il veleno che gli abbisognava. I suoi effetti,
-diceva il libro, sono quasi immediati; non dà spasimi, e preso sotto
-forma di un globulo di gelatina, secondo il modo raccomandato da sir
-Matkew, non ha nulla di sgradevole.
-
-Lord Arturo prese nota sul suo taccuino della dose necessaria per
-produrre la morte, ripose il volume nello scaffale, e risalì la via di
-S. Giacomo fino a Pestle e Humbey, la grande farmacia di Londra.
-
-Pestle, che serviva sempre personalmente i suoi clienti
-dell'aristocrazia, rimase sorpreso alla richiesta del giovane, e
-molto deferentemente gli mormorò qualche parola sulla necessità di una
-ricetta medica. Ma appena lord Arturo gli ebbe spiegato che il veleno
-doveva servire per un grosso cane di Norvegia, del quale era costretto
-disfarsi, perchè mostrava sintomi d'idrofobia, parve pienamente
-soddisfatto e si congratulò col suo cliente della meravigliosa
-conoscenza ch'egli aveva della tossicologia.
-
-Lord Arturo, avuta la capsula, la mise in una bella bomboniera
-d'argento, veduta e comprata in una oreficeria in Bond-Street, e quindi
-si avviò verso la dimora di lady Clementina.
-
-— Ebbene! cattivo ragazzo, — esclamò la vecchia dama vedendolo entrare
-nel suo salotto, — perchè non sei più venuto a trovarmi da tanto tempo?
-
-— Cara lady Clem, — rispose sorridendo lord Arturo, — non ho mai un
-momento libero....
-
-— Vuoi dire che trascorri tutto il giorno con miss Sibilla Merton a
-comprare trine e a dire sciocchezze.... Io non so comprendere perchè
-la gente si affanni tanto per sposarsi. Ai miei tempi non si sarebbe
-neppure sognato di far tanti preparativi, in pubblico e in privato, per
-una cosa simile!
-
-— Vi assicuro che non ho veduto Sibilla da più di ventiquattro ore,
-lady Clem.
-
-A quel che so, ella appartiene ora tutta alle sue sarte.
-
-— Ah bene! Ed è questa l'unica ragione che ti conduce presso una
-vecchia brutta e noiosa come me? Io mi stupisco che voi uomini non
-sappiate congedarvi dalle donne quando hanno raggiunto la mia età. E
-dire che si son commesse della pazzie per me, ed eccomi ora un povero
-essere reumatizzato, con una parrucca ed una salute pessima! Se non
-fosse quella cara lady Gansen, che m'invia i peggiori romanzi francesi
-che si pubblichino, io non saprei veramente come passare le giornate. I
-medici non servono più che a prender danari ai clienti.... Non riescono
-neppure a guarirmi lo stomaco....
-
-— Vi ho portato io un rimedio per questo, — interruppe gravemente lord
-Arturo. — È una cosa sorprendente, scoperta da un americano....
-
-— Io non amo le invenzioni americane. Ho letto qualche tempo fa alcuni
-romanzi di quei paesi e li ho trovati pieni di stupida vanità.
-
-— Non è tutto così lady Clem. Vi assicuro che questo è un rimedio
-radicale. Dovete promettermi di provarlo.
-
-E lord Arturo trasse dalla tasca la piccola bomboneria e la porse a
-lady Clementina.
-
-— Questa bomboniera è un delizioso gioiello, Arturo. È veramente
-gentile da parte tua.... E questo è il portentoso rimedio?.... Ha
-l'aria di un dolce. Voglio prenderlo subito.
-
-— Dio del cielo, lady Clem! — esclamò lord Arturo, trattenendole il
-braccio. — Non lo fate. È una medicina omeopatica: se voi la prendete
-senza aver male allo stomaco, non vi farà nulla. Aspettate di avere una
-crisi ed allora ingoiatela: rimarrete sorpresa del risultato.
-
-— Avrei voluto prenderla subito, — disse lady Clementina, guardando
-contro luce la piccola capsula trasparente. — Sono certa che è
-deliziosa.... Ti confesso ch'io detesto i medici, ma adoro le
-medicine.... Tuttavia ti prometto di conservarla fino alla mia prossima
-crisi.
-
-— E quando sopravverrà questa crisi? Molto presto?
-
-— Spero non prima di una settimana. Ieri ho passato una cattivissima
-giornata.
-
-— Siete dunque sicura di avere una crisi avanti la fine del mese, lady
-Clem?
-
-— Lo temo; ma come sei premuroso con me, Arturo! L'influenza di Sibilla
-ha veramente un effetto benefico. Ed ora bisogna salutarci. Io ho a
-pranzo delle persone avvizzite, persone che non sono gaie, e sento
-che se non faccio una dormitina adesso, mi sarà impossibile tenere
-gli occhi aperti durante il pranzo. Addio Arturo. Dì a Sibilla che
-le voglio molto bene; e mille grazie a te per il prodigioso rimedio
-americano.
-
-— Non dimenticherete di prenderlo, non è vero?
-
-— Sta sicuro, non lo dimenticherò, birbantello.... Ti scriverò per
-dirti se mi abbisognano altri globuli.
-
-Lord Arturo lasciò la casa di lady Clementina più sollevato.
-
-La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le disse di trovarsi in una
-posizione terribilmente difficile e che il suo onore e il suo dovere
-gli imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò di aver fiducia
-in lui e di non dubitare dell'avvenire.
-
-La scena ebbe luogo nella serra del palazzo Merton, dove lord Arturo
-aveva pranzato, come di consueto.
-
-Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed egli per un momento
-era stato tentato di agire vilmente, di scrivere a lady Clem che non
-prendesse il rimedio e di lasciare che le nozze si compissero, come se
-al mondo non esistesse un Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche
-quando Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, egli non
-perdette la sua calma.
-
-La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, aveva anche toccato la sua
-coscienza. Egli sentì che per far naufragare una vita così bella, per
-solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente una volgarità, e
-più che mai si fece ferma la sua risoluzione.
-
-Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando di confortarla, e,
-confortato egli stesso, l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver
-scritto al signor Merton una lettera seria ed esplicita sulla necessità
-di aggiornare le nozze.
-
-
-IV.
-
-A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, lord Surbiton, reduce col suo
-_Yacht_ da Corfù.
-
-I due giovani trascorsero insieme una quindicina di giorni deliziosi.
-Di mattina passeggiavano sul Lido, oppure vagavano quà e là per i verdi
-canali, nella loro lunga gondola nera. Nel pomeriggio usavano ricevere
-sullo _Yacht_ delle visite e la sera cenavano al Florian e fumavano un
-infinito numero di sigarette.
-
-Malgrado ciò, lord Arturo non era felice. Ogni giorno percorreva
-attentamente nel _Times_ la «colonna dei decessi», in attesa di vedervi
-la notizia della morte di lady Clementina; ma ad ogni giorno aveva una
-delusione.
-
-Cominciò a temere che qualche incidente fosse intervenuto e maledì
-più volte il momento in cui le aveva impedito di prendere l'aconito lo
-stesso giorno in cui ella si era mostrata così desiderosa di provarne
-gli effetti.
-
-Le lettere di Sibilla, sebbene piene di passione e di fede, erano
-talvolta profondamente tristi, talmente che egli pensava che fra loro
-tutto fosse finito.
-
-Dopo una quindicina di giorni, lord Surbiton si sentì stanco di Venezia
-e decise di percorrere la costa fino a Ravenna, avendo sentito dire che
-vi era una grande caccia nella famosa pineta.
-
-Lord Arturo voleva assolutamente rifiutarsi di accompagnarlo, ma
-Surbiton, ch'egli amava molto, lo persuase, affermandogli che ove
-avesse continuato a rimanere all'albergo Danieli, sarebbe morto di
-noia. Per cui, il quindicesimo giorno, essi fecero vela con un forte
-vento nord-est ed un mare agitatissimo.
-
-La traversata fu piacevole. La vita all'aria libera colorì nuovamente
-le gote di lord Arturo ma dopo il ventiduesimo giorno egli fu di
-nuovo assalito dal pensiero di lady Clem e, malgrado le rimostranze di
-Surbiton, prese il treno per Venezia.
-
-Quando fu sbarcato dalla gondola all'ingresso dell'albergo, il
-proprietario gli consegnò, con un inchino, alcuni telegrammi. Egli li
-aprì bruscamente.
-
-Tutto era riuscito: lady Clementina era morta improvvisamente, di
-notte, cinque giorni innanzi.
-
-Il primo pensiero di lord Arturo fu per Sibilla: le inviò un
-telegramma, annunziandole il suo immediato ritorno a Londra. Quindi
-ordinò al cameriere di preparargli i bauli per poter prendere il
-direttissimo della sera, pagò cinque volte più dello stabilito i
-suoi gondolieri e con passo leggiero e l'animo allegro salì nella sua
-stanza.
-
-Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, piena di affetto e
-condoglianza; le altre due di sua madre e dell'avvocato di lady
-Clementina.
-
-Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato con la duchessa la
-sera precedente alla sua morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti
-con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle sue stanze molto
-presto, lamentando dei dolori allo stomaco.
-
-La mattina seguente era stata trovata morta nel proprio letto: il
-suo volto non mostrava nessun segno di sofferenza. Sir Mathew Reid,
-chiamato d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed il cadavere era stato
-seppellito a Beauchamp Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama
-aveva fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo la sua piccola
-casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, i suo effetti personali e la
-sua galleria di quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella
-donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e il suo braccialetto di
-ametiste, che lasciava in dono a Sibilla Merton.
-
-Gl'immobili non avevano alcun valore, ma l'avvocato Mansfield
-desiderava che lord Arturo tornasse al più presto possibile perchè vi
-erano molti conti da saldare, non avendo lady Clementina tenuto mai
-conti in regola.
-
-Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo di lady Clementina e
-pensò che Podgers aveva veramente una grande responsabilità in quella
-faccenda.
-
-Il suo amore per Sibilla dominava però ogni altro sentimento e
-la coscienza di aver fatto il proprio dovere gli procurava pace e
-conforto.
-
-Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente felice.
-
-I Merton l'accolsero con grande effusione: Sibilla gli disse che non
-poteva sopportare altri ostacoli fra di loro, — e le nozze furono
-stabilite per il sette giugno.
-
-La vita gli si presentava ancor bella e seducente.
-
-Un giorno, egli stava facendo l'inventario della sua nuova casa di
-Curzon-Street insieme all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e
-bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando la fanciulla emise
-ad un tratto un piccolo grido di gioia.
-
-— Cosa avete trovato, Sibilla? chiese lord Arturo, levando la testa dal
-suo lavoro, e sorridendo.
-
-— Questa graziosissima bomboniera d'argento. È un lavoro molto
-delicato, certamente olandese.... Volete darmela? Le ametiste non mi
-staranno bene fin quando non avrò quarant'anni, ne son certa.
-
-E la fanciulla mostrò la bomboniera che aveva contenuto l'aconito.
-
-Lord Arturo trasalì e un vivo rossore gl'imporporò il volto.
-
-Egli aveva quasi dimenticato, e gli sembrò una coincidenza ben strana
-che Sibilla, per l'amore della quale egli aveva attraversato tante
-angoscie, fosse la prima a rammentarglielo.
-
-— Certamente, Sibilla, prendetela.
-
-— Grazie, Arturo, grazie. Ed avrò anche il _bonbon_?.... Io non sapevo
-che lady Clementina fosse amante dei dolci.... la credevo molto più
-intellettuale.
-
-Lord Arturo divenne terribilmente pallido e un'orribile idea gli
-attraversò la mente.
-
-— Un _bonbon_, Sibilla! Che volete dire? — chiese con voce rauca e
-bassa.
-
-— Ne contiene uno solo. Sembra vecchio e sporco, ed io non ho alcun
-desiderio di mangiarlo.... Ma cosa vi accade, Arturo?.... Come siete
-pallido!
-
-Lord Arturo fece un salto attraverso la sala ed afferrò la bomboniera.
-
-In essa era contenuta la capsula color ambra con entro il liquido
-velenoso.
-
-Lady Clem era dunque spirata di morte naturale!
-
-Lord Arturo sentì quasi mancarsi le forze; gettò la capsula nel fuoco e
-si lasciò cadere sul divano, con un grido disperato.
-
-
-V.
-
-Il signor Merton rimase ben addolorato quando lord Arturo gli annunziò
-che le nozze dovevano essere rimandate una seconda volta, e lady
-Giulia, che già aveva ordinato il corredo, fece di tutto per indurre
-Sibilla ad una rottura.
-
-Però, per quanto Sibilla amasse teneramente sua madre, ella aveva fatto
-dono di tutta la sua vita al giovane fidanzato, e le parole della madre
-non valsero a farla mancare alla sua fede.
-
-Quanto a lord Arturo, trascorsero parecchi giorni prima ch'egli avesse
-potuto riaversi dalla crudele delusione.
-
-Ma il suo buon senso trionfò di nuovo e la sua mente sana e pratica non
-gli permise di esitare più a lungo sulla condotta da tenere.
-
-Poichè il veleno aveva fallito, ciò che conveniva ormai usare era la
-dinamite o qualsiasi altro esplosivo. Passò quindi di nuovo in rassegna
-i nomi degli amici e parenti e, dopo serie riflessioni, si decise a far
-saltare in aria suo zio, il pastore di Chichester.
-
-Il pastore, uomo di savia cultura, aveva una passione straordinaria
-per gli orologi. Ne possedeva una splendida collezione, che andava dal
-secolo XV ai nostri giorni. Parve a lord Arturo che questa mania del
-buon pastore fornisse una ottima occasione alla realizzazione dei suoi
-piani.
-
-Un grave problema però era quello di procurarsi una macchina esplosiva.
-
-Il _London Directory_ non gli forniva nessuna notizia su ciò, ed egli
-pensò che non gli sarebbe stato di grande utilità recarsi all'ufficio
-di polizia di Scotland Yard, giacchè ivi non si era informati delle
-gesta dei dinamitardi se non quando un'esplosione era già avvenuta. Ad
-un tratto si ricordò del suo amico Rouvaloff, un giovane russo dalle
-tendenze rivoluzionarie, conosciuto l'anno precedente in casa di lady
-Windermere.
-
-Il conte Rouvaloff passava per scrittore, e si diceva ch'egli
-attendesse alla storia di Pietro il Grande e fosse anzi venuto in
-Inghilterra appunto per studiare i documenti relativi al soggiorno
-dello Czar in questo paese. Ma era poi voce generale che fosse un
-agente nichilista, e non bene visto dall'ambasciata russa a Londra.
-
-Lord Arturo pensò che quello era proprio l'uomo che gli abbisognava, ed
-un mattino si recò al suo appartamento a Bloomsbury.
-
-— Volete dunque occuparvi seriamente di politica? — chiese il conte
-Rouvaloff, quando lord Arturo gli ebbe esposto lo scopo della sua
-visita.
-
-Ma lord Arturo odiava qualsiasi menzogna, e si credette in dovere di
-spiegargli che le questioni sociali non l'interessavano affatto, che
-aveva bisogno di un esplosivo famigliare, il quale non riguardava che
-lui soltanto.
-
-Il conte Rouvaloff lo fissò per qualche istante con sorpresa.
-
-Poi, vedendo che egli aveva parlato seriamente scrisse sopra un
-biglietto di carta un indirizzo, lo firmò con le sue iniziali e lo
-porse a lord Arturo a traverso il tavolo.
-
-— A Scotland Yard darebbero chi sa che cosa per conoscere questo
-indirizzo, caro amico.
-
-— Ma non lo avranno! — esclamò lord Arturo ridendo.
-
-E dopo aver calorosamente stretta la mano al giovane russo, scese
-precipitoso le scale, guardò di nuovo il foglietto e ordinò al suo
-cocchiere di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e seguì a piedi la
-via Greek fino a piazza Bayle. Passò sotto il viadotto e si trovò in un
-curioso vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. Da un muro
-all'altro si stendevano numerose corde con appese delle tele bianche
-ondeggianti sotto l'aria mattutina.
-
-Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla porta di una piccola
-casa verde.
-
-Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed apparve sulla soglia uno
-straniero, dall'aspetto rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese
-cosa desiderasse.
-
-Lord Arturo gli tese il biglietto del conte Rouvanoff.
-
-Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed invitò il giovane ad entrare
-in una piccola stanza.
-
-Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, come veniva chiamato in
-Inghilterra, entrò nella stanza, con una salvietta, macchiata di vino,
-intorno al collo ed una forchetta in mano.
-
-— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo inchinandosi, — si è offerto
-di presentarmi a voi, ed io spero che vorrete concedermi un colloquio
-per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... Roberto Smith, ed ho
-bisogno di un orologio esplosivo.
-
-— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò maliziosamente
-il piccolo tedesco dando in una risata. — Non mi guardate con aria così
-spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: Mi rammento di avervi
-incontrato una sera nella casa di lady Windermere. Spero che Vostra
-grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino a me, finchè non
-abbia terminato di cenare?
-
-Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, che sono buoni conoscitori,
-affermano che il mio vino del Reno è migliore di quello che si può bere
-all'Ambasciata di Germania.
-
-E, prima che lord Arturo avesse avuto il tempo di riaversi dalla
-sorpresa, si trovò seduto in un'altra saletta, dinanzi a del delizioso
-Marcobrünner in una coppa di cristallo ornata col monogramma imperiale.
-
-— Gli orologi esplosivi, — disse Herr Winckelkopp, — non sono un
-buon articolo di esportazione per l'estero, anche se si riesce a
-farli passare in dogana. Il servizio dei treni è così irregolare che,
-abitualmente, gli orologi finiscono con l'esplodere prima d'essere
-giunta a destinazione. Se però vi è necessario uno di questi congegni,
-posso offrirvi un articolo eccellente e vi garantisco che rimarrete
-soddisfatto del risultato. Posso chiedervi a quale uso lo destinate?
-Se è per la polizia, mi spiace di non poter far nulla per voi. I
-poliziotti inglesi sono davvero i nostri migliori amici. Io ho sempre
-constatato che, tenendo conto della loro stupidità, si può fare
-assolutamente tutto ciò che si vuole; non vorrei dunque torcere neppure
-un capello ad uno di essi.
-
-— Vi assicuro che non ho niente che fare con la polizia. Per dirvi il
-vero, l'orologio è destinato al pastore di Chichester.
-
-— Per Bacco!... Non vi supponevo talmente nemico della religione, lord
-Arturo. I giovani di oggi non si occupano in genere di simili cose.
-
-— Credo che voi mi stimiate più di quello che io meriti, Herr
-Winckelkopp, — soggiunse lord Arturo arrossendo. — Io sono
-completamente ignorante in teologia.
-
-— Allora si tratta di un affare personale?
-
-— Appunto.
-
-Herr Winckelkopp alzò le spalle ed uscì dalla saletta. Cinque minuti
-dopo riapparve con un piccolo rotolo di dinamite ed un orologio
-francese, sormontato da una figurina della Libertà che calpesta l'idra
-del dispotismo.
-
-Il volto di lord Arturo s'illuminò.
-
-— Ecco ciò che mi occorre. Ed ora ditemi come esplode.
-
-— Ah! questo è il mio segreto, — rispose Herr Winckelkopp, contemplando
-con orgoglio la sua invenzione. — Ditemi solo quando vi occorre che
-esploda ed io regolerò il meccanismo per l'ora indicata.
-
-— Sta bene! Oggi è martedì e potete prepararmelo subito....
-
-— Impossibile. Ho molto lavoro, un lavoro urgentissimo per alcuni amici
-di Mosca.
-
-— Sarete sempre in tempo, rimettendo questo lavoro a domani sera o a
-giovedì mattina.... Quanto al momento dell'esplosivo, sia per venerdì a
-mezzogiorno. A quell'ora il pastore è sempre in casa.
-
-— Venerdì, a mezzogiorno, — ripetè il tedesco, e l'annotò sopra un
-grande registro aperto su di una scrivania.
-
-— Ed ora ditemi quanto vi debbo, — chiese lord Arturo alzandosi.
-
-— Poca cosa, lord Arturo. La dinamite costa sette scellini e mezzo; il
-movimento d'orologeria tredici scellini e la cassa cinque scellini.
-
-Sono troppo felice di poter servire un amico del conte Rouvaloff....
-
-— Ma il vostro incomodo, Herr Winckel-Kopf?
-
-— Oh! nulla. È un piacere per me. Io non lavoro per il danaro: vivo
-interamente per la mia arte.
-
-Lord Arturo pose il danaro sul tavolo, ringraziò il piccolo tedesco
-della sua cortesia e lasciò in fretta la casa.
-
-Per due giorni lord Arturo rimase in preda ad una grande eccitazione.
-
-Il venerdì, a mezzogiorno, si recò al _club_ Buckingham per attendere
-notizie.
-
-Per tutto il pomeriggio lo stupido servitore recò telegrammi da ogni
-parte dello stato, col resoconto delle corse di cavalli, i verdetti
-delle cause di divorzio, il resoconto della seduta notturna alla Camera
-dei Comuni e del piccolo panico scoppiato in borsa a Londra.
-
-Alle quattro, finalmente, comparvero i giornali della sera e lord
-Arturo si rifugiò nella sala di lettura con il _Pall Mall Gazzette_ con
-la _James's Gazzette_, col _Globe_ e l'_Echo_, lasciando indignato il
-colonnello Goodchild, che desiderava ardentemente leggere il resoconto
-di un discorso da lui pronunziato la mattina in casa del _Lord-Maire_
-sopra le missioni sud-africane e sulla convenienza di avere in ogni
-provincia vescovi negri.
-
-Scorse impaziente i vari giornali, ma neppure in uno trovò il nome di
-Chichester: l'attentato non era dunque riuscito! Rimase per qualche
-istante completamente affranto.
-
-Il signor Winckelkopf, ch'egli andò a trovare l'indomani, si sprofondò
-in grandi scuse e si offrì di dargli gratuitamente un altro orologio
-o una cassa di bombe di nitro-glicerina, a prezzo di costo; ma lord
-Arturo, che aveva ormai perduto ogni fiducia negli esplosivi del
-piccolo tedesco, dovette persuadersi che a questo mondo tutto è
-falsificato e che era assurdo attendersi qualche cosa dalla dinamite
-germanica.
-
-Herr Winckelkopf, pur ammettendo che il movimento di orologeria fosse
-in qualche punto difettoso, lo assicurò che l'orologio poteva esplodere
-ancora e citò, ad esempio della sua tesi, il caso di un barometro
-ch'egli aveva inviato una volta al governatore militare di Odessa,
-barometro che doveva esplodere il decimo giorno.
-
-Per tre anni questo barometro era invece rimasto intatto, ma un
-bel giorno aveva esploso, facendo in tanti pezzi solo la serva del
-governatore, perchè questi aveva lasciata la città sei settimane prima.
-Se l'effetto non era stato proprio quello voluto, ciò provava però che
-la dinamite, come forza distruttrice, sotto l'impero di un movimento di
-orologeria, era un mezzo possente, anche se inesatto.
-
-Lord Arturo rimase alquanto sollevato da queste informazioni: ma doveva
-aver presto un nuovo disinganno.
-
-Due giorni dopo, mentre saliva le scale, la duchessa lo chiamò nel suo
-salottino e gli fece vedere una lettera ricevuta in quel punto.
-
-— Giovanna mi scrive lettere graziosissime: leggi quest'ultima; è
-interessante come i romanzi che ci manda Maudie.
-
-Lord Arturo prese vivamente la lettera e lesse:
-
- 27 maggio.
-
- _Carissima zia_,
-
-Ti ringrazio tanto per la flanella che mi hai mandato per la società
-Dorcas, e anche per le trine.
-
-Hai ragione quando dici assurdo il bisogno di portare delle cose
-graziose; ma oggi sono tutti così radicali, così irreligiosi che è
-difficile far loro capire che non devono avere i gusti e l'eleganza
-delle classi elevate.
-
-Non so davvero dove finiremo! Come dice papà nei suoi sermoni, noi
-viviamo in un secolo d'incredulità. Noi abbiamo avuto un bel caso
-per un piccolo orologio a pendolo, inviato da un ammiratore ignoto a
-papà, giovedì scorso. Ci è arrivato da Londra, porto franco, in una
-cassettina di legno e papà crede che gli sia stato mandato da qualche
-lettore del suo sermone «La licenza e la libertà», essendo l'orologio
-sormontato da una figura di donna, con un berretto frigio in testa.
-
-Partier spacchettò l'oggetto e papà lo mise sul caminetto della
-biblioteca.
-
-Eravamo venerdì mattina tutti seduti in questa stanza, quando, al
-momento in cui l'orologio a pendolo suonava mezzogiorno, udimmo come
-uno sbattere d'ali; un buffo di fumo uscì dal piedistallo della Dea
-della Libertà e questa cadde e si ruppe il naso sul parafuoco.
-
-Maria ebbe un po' di paura, ma la cosa era così ridicola che Giacomo ed
-io ne ridemmo sonoramente ed anche papà ci fece coro.
-
-Quando esaminammo l'orologio, ci avvedemmo che, mettendo la lancetta
-sopra una data ora, dopo aver posto della polvere e una capsula
-fulminante sotto un piccolo martello, si poteva produrre a piacere
-lo scoppio. Papà disse che era una pendola troppo rumorosa per la
-biblioteca. Credi tu che Arturo gradirebbe un dono di nozze come
-questo? Io suppongo che a Londra debba esser di moda. Papà dice anzi
-che questi orologi sono atti a far del bene, perchè fanno vedere
-che la libertà non è duratura e che il suo regno deve finire con una
-caduta. Papà dice pure che la Libertà è stata inventata al tempo della
-rivoluzione francese.
-
-Vado subito dai Docars e leggerò loro la tua lettera così istruttiva.
-Quanto hai ragione, zia mia, dicendo che, malgrado la loro condizione,
-essi non hanno altro desiderio se non quello di portare ciò che loro
-non conviene. Tale eccesiva preoccupazione del vestire è assurda;
-mentre ben più gravi preoccupazioni dovrebbero avere in questo mondo e
-nell'altro!
-
-Sono contenta che la tua stoffa di lana a fiori vada bene e la tua
-trina non sia lacerata. Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che
-mi hai regalata e credo che farà grande effetto.
-
-Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti ne portano.
-
-L'orologio donatoci ha ancora esploso e papà ha ordinato di portarlo in
-scuderia. Non credo che gli piaccia come quando lo ricevette, sebbene
-sia contento di un regalo così grazioso e ingegnoso: Ciò prova che
-si leggono i suoi sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e
-Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando che la gotta dello
-zio Cecilio vada meglio.
-
-Credimi, cara zia, tua nipote affezionata
-
- GIOVANNA PERCY».
-
-«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda».
-
-Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice,
-che la duchessa scoppiò a ridere:
-
-— Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla,
-se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra
-un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io.
-
-— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose lord Arturo con un
-sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre.
-
-Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si
-empirono di lagrime.
-
-Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i
-suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di
-fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse...
-
-Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue
-buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione.
-Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto,
-è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il
-suo.
-
-In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove
-un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può
-fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie
-per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo
-cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo.
-
-Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo.
-
-Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu
-costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i
-loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se
-ne andò, sotto il pretesto di un convegno.
-
-Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera.
-Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un
-ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra.
-
-Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non
-ricorrere più a nuovi tentativi.
-
-Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume.
-La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un
-leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso
-dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa.
-
-Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva
-la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della
-ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte
-fischiando acutamente.
-
-Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di
-Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte
-tremasse.
-
-Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria
-seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una
-barca; ed ogni rumore della città cessò.
-
-Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars.
-Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno!
-
-Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si
-sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto
-nuovo.
-
-L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la
-nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord
-Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del
-lampione lo riconobbe: era Podgers.
-
-Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il
-sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò.
-
-Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso
-Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel
-Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo
-guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo
-cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna.
-Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve.
-
-Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si
-slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito.
-Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando
-la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si
-dileguò.
-
-I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un
-profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra.
-
-— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese ad un tratto una voce
-dietro di lui.
-
-Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna
-cieca.
-
-— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose egli
-sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e
-disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave.
-
-I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi
-erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers
-nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere
-ingiusta verso di lui.
-
-Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma
-non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine
-questa venne.
-
-Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il _Thè_ e
-ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima
-operetta alla _Gaité_, quando il servo portò i giornali della sera.
-
-Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente,
-allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo:
-
- «_Suicidio di un chiromante_»
-
-Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano.
-
-«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre
-chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo
-Ship-Hotel.
-
-«Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti
-erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per
-una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse
-dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva
-terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera
-sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta
-curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti».
-
-Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con
-grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era
-alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli
-corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava
-bene.
-
-— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo.
-
-— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose Sibilla
-lagrimando di gioia.
-
-
-VI.
-
-Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane dopo, la chiesa di San
-Paolo fu invasa da una folla di persone della migliore società.
-
-Il discorso religioso fu detto in modo commovente dal pastore di
-Chichester e tutti furono concordi nell'affermare che mai si era vista
-una coppia più bella e più felice.
-
-Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto per amore di Sibilla,
-mentre ella da parte sua dava a lui tutto quello che donna può dare di
-meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza e l'amore.
-
-Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono sempre la
-freschezza dei loro sentimenti e quando, qualche anno dopo, lady
-Windermere si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico castello che
-il vecchio duca aveva dato a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in
-un bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del giardino, intenta
-a seguire con occhio amoroso un bambino ed un bambina che giocavano tra
-le rose.
-
-Ad un tratto lady Windermere, prese la mani dell'amica fra le sue, e le
-chiese:
-
-— Siete dunque felice, Sibilla?
-
-— Cara lady Windermere, io sono la donna più felice di questo mondo; e
-voi?
-
-— Non ho tempo di esserlo. Ho sempre amato l'ultimo uomo presentatomi,
-ma appena ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita stanca. Oh! mia
-cara; i leoni non sono buoni che per una stagione! Appena si è tagliata
-loro la criniera, diventano le creature più noiose della terra. Di
-più, se si è gentili con loro, essi finiscono col portarsi male. Vi
-ricordate di quell'orribile Podgers? Era uno sfrontato impostore.
-Naturalmente non me ne sono accorta subito: quando aveva bisogno di
-danaro gliene davo, ma non potevo soffrire che mi facesse la corte.
-Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora è la telepatia che
-m'incanta. È molto più divertente.
-
-— Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, lady Windermere. È il
-solo tema di cui Arturo non ami che si rida: vi assicuro che su ciò
-egli ha idee veramente irremovibili.
-
-— Volete dire che ci crede, Sibilla?
-
-— Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. Eccolo.
-
-Lord Arturo attraversava infatti il giardino, con un grosso mazzo
-di rose in mano, facendosi largo fra i due ragazzi che gli ballavano
-intorno.
-
-— Lord Arturo?
-
-— Ai vostri ordini! lady Windermere.
-
-— Vorreste dirmi se credete veramente nella chiromanzia?
-
-— Certamente, — rispose il giovane sorridendo.
-
-— E perchè?
-
-— Perchè le devo tutta la felicità della mia vita — mormorò sdraiandosi
-in una poltrona di vimini.
-
-— Che volete dire con ciò, lord Arturo?
-
-— Le debbo Sibilla, — rispose egli, porgendo le mani a sua moglie e
-guardandola intensamente negli occhi ceruli.
-
-— Che sciocchezze! — esclamò lady Windermere. — In vita mia non ho mai
-udito una sciocchezza simile!
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- INTRODUZIONE pag. VII
- Il fantasma di Canterville » 1
- Il delitto di lord Arturo Savile » 67
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il fantasma di Canterville e il
-delitto di Lord Savile, by Oscar Wilde
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E ***
-
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