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Vannicola - -Release Date: October 28, 2019 [EBook #60586] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - - - - - - OSCAR WILDE - - - Il fantasma di Canterville - e il delitto di Lord Savile - - - Prima versione italiana di G. VANNICOLA. - con disegni di G. MAZZONI. - - SECONDA EDIZIONE. - - - - A. F. FORMIGGINI EDITORE IN ROMA - - - - - LA PROPRIETÀ LETTERARIA E ARTISTICA - - degli ornamenti, delle versioni originali e delle note critiche - pubblicate in questa collezione - - SPETTA ESCLUSIVAMENTE ALL'EDITORE - - il quale, adempiuti i suoi obblighi verso la Legge e verso gli Autori - eserciterà i suoi diritti contro chiunque e dovunque. - - _Copyright 1920: by A. F. Formiggini, Rome._ - - - - -INTRODUZIONE - - -Non rifarò la biografia d'Oscar Wilde, ormai cosa pubblica, ahimè, -troppo pubblica. Più che per la grandezza e la decadenza della sua -vita, più che per la stessa sua opera, Wilde interessa sopratutto per -il particolare significato che possiamo trarre dalla sua personalità -d'eccezione. - -«Io non rimpiango — scrive egli nel _De profundis_, che è il migliore -commento alla tragedia della sua vita — io non rimpiango un solo -istante di aver vissuto per il piacere. Io feci questo appieno, come -si dovrebbe fare ogni cosa che si fa. Non ci fu piacere che io non -sperimentassi; io gettai la perla della mia anima in una coppa di vino; -io scesi pel sentiero fiorito di margherite al suono dei flauti; io -vissi di favi di miele. Ma continuare la stessa vita sarebbe stato un -errore, perchè sarebbe stata una limitazione. Io dovevo andare innanzi: -l'altra metà del giardino aveva anche i suoi segreti per me». - -E aggiunge, nel suo orgoglio di scrittore che vive, pur nel carcere -da cui scriveva, la sua vita letteraria con profonda coscienza: -«Naturalmente, tutto ciò è adombrato e prefigurato nei miei libri.». - -Nè avrebbe potuto essere altrimenti. In ogni singolo istante della -propria vita, si è quello che si sarà non meno di quello che si è -stati. L'arte è un simbolo, perchè l'uomo è un simbolo. - -«Io non rimpiango un solo istante di aver vissuto per il piacere!» - -Non i piaceri, il Piacere. Il Piacere, per quanto raro, è un fatto: -i piaceri, quantunque abbondanti e comuni, sono una ricerca e quasi -sempre vana. - -Quando si riesce ad opporre al gigante Tædium l'esercito dei nani -piaceri, il gigante soffoca i nani con qualche gesto, e riprende la sua -posa stanca. - -I moralisti non concepiscono la parola «Piacere» se non come un -richiamo agli appetiti più umili. Esaltano le idee di dovere, di -solidarietà, di sacrificio, mai l'idea di godere, di fare della -vita una luce, un infinito, un piacere. Secondo le loro abitudini -spirituali, un'idea simile è un'idea che offende e degrada. Una -filosofia del piacere! Ma significa mancare d'ideale. - -Rispondiamo senza timore: il piacere può benissimo essere un ideale e -molto favorevole allo sviluppo e alla grandezza dell'umanità. - -Dal Cristianesimo in quà gli uomini non si sono occupati del piacere -se non per condannarlo, e gli stessi poeti, così eloquenti sul dolore, -hanno trattato il piacere con un certo disdegno. In questi ultimi anni, -veramente, è avvenuta una reazione in favore della vita, e la gioia è -stata cantata con fervore religioso, troppo religioso forse, ma non con -tale famigliarità da far dimenticare la malinconia baudelairiana: - - Sois sage ô ma douleur et tiens toi plus tranquille. - -Il dolore ha sempre ispirato poeti, moralisti, filosofi, e fatto dire, -ahimè, molte sciocchezze. La filosofia del piacere è ancora da farsi. -Ma il numero degli uomini che comprendono che il piacere è il migliore -impiego della vita, è molto aumentato. L'assurda metafisica tedesca, la -secca nozione del dovere astratto secondo Kant, ha fatto il suo tempo. -Si comincia a comprendere che il primo dovere dell'uomo è di godere. -Se no, perchè vivere? «Il mio dovere, diceva Wilde, è di terribilmente -godere». - -E godette terribilmente, con passione, con violenza, quasi con delirio. -Ogni istante di vita era per lui un'offerta degli Dei. Non si può -immaginare nulla di più pagano, di più anticristiano. Riempì di lirismo -la sua vita fino all'orlo, come si riempie fino all'orlo una coppa di -vino. - -Aveva il genio, un nome illustre, un'alta posizione sociale. -Pareva vivere con lo spirito di Apollo in una intimità profonda e -irradiata. Aveva fatto dell'arte una filosofia, e della filosofia -un'arte. I suoi scritti insegnavano un modo di pensare che stupiva, -seduceva, incantava, dando alle cose altri colori ed altri profumi, -avviluppandole di una veste di bellezza, mettendo una rosa ad ogni -chiave della viola e ad ogni corda un colore dell'iride. - -Dava alla verità ora il vero e ora il mendace come imperi legittimi, -mostrando che il vero e il mendace sono semplici modi d'esistenza -intellettuale. Faceva della poesia una realtà suprema, della sua vita -una realizzazione poetica verso cui convergevano, come per incantesimo, -tutti i raggi della gloria mondana... Era deliziosamente chino verso -il sorriso. Salice e acqua insieme, un'acqua che diceva: «Ascoltatemi, -ascoltatemi!» e poi se n'andava, con un piccolo fremito, a fare dei glu -glu di narghilè in una qualche ironica Mongolia. - -Favoleggiava: - -«C'era una volta un uomo che la gente del villaggio amava, perchè -contava storie. Tutte le mattine egli usciva dal villaggio, e quando -vi rientrava alla sera, tutti i lavoratori del villaggio, dopo aver -travagliato tutto il giorno, gli si adunavano intorno e dicevano: «Via! -racconta: Che hai tu veduto oggi?». Egli raccontava: Ho veduto nella -foresta un fauno che suonava il flauto, e faceva ballare una corona di -piccoli silvani. — Racconta ancora. Che hai tu veduto? dicevano gli -uomini. — Quando sono arrivato sulla spiaggia del mare ho veduto tre -sirene a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro -verdi capelli. — E gli uomini lo amavano perchè contava storie. - -Una mattina egli abbandonò come tutte le mattine il suo villaggio. Ma -quando arrivò alla spiaggia del mare, ecco che egli scorge tre sirene -a fior delle onde, che pettinavano con un pettine d'oro i loro capelli -verdi. E continuando la sua passeggiata, egli vide, giunto presso il -bosco, un fauno che suonava il flauto a una corona di silvani... - -Quella sera, quando egli rientrò nel suo villaggio e gli domandarono -come le altre sere: Via! racconta: che hai tu veduto? egli rispose: Non -ho veduto nulla». - -Nell'atteggiamento di Oscar Wilde non si suole vedere generalmente che -un esasperato bisogno di stupire, d'irritare la curiosità del pubblico. -Egli stesso, conveniamone, invitava ad un giudizio così superficiale, -grazie alle spumeggianti qualità del suo spirito aristocratico, tutto -trine e gioielleria. Ma dietro il brillante fantasma del dandy, dietro -il gentleman prezioso, estremo, superlativo, ecco apparire il vero -personaggio di Wilde, il fascinante favoleggiatore, il prestigioso -datore di estasi, il Bugiardo, com'egli dice, il cui scopo è di sedurre -e d'incantare. Ed ecco che sotto il suo alito musicale l'albero -di Delfi rinfiora, e nella foresta si solleva il vento delle danze -silvane, e a fior delle onde appaiono le sirene... - -«E la Società non sarà sola a bene accoglierlo, dice Wilde raccogliendo -in qualche parola l'essenza stessa della sua estetica. L'arte, evasa -dalla prigione del realismo, s'affretterà innanzi a lui e bacierà -le sue belle labbra menzognere, sapendo bene che lui solo possiede -il segreto delle sue manifestazioni — il segreto che la Verità è -assolutamente e interamente questione di stile. E la Vita, stanca -di ripetersi a profitto di Spencer, degli storici scientifici e dei -compilatori di statistiche, la Vita lo seguirà umilmente e cercherà -di riprodurre nella sua maniera semplice e inalterabile qualcuna delle -meraviglie ch'egli narra». - -Tutte le regioni della sua sensibilità sono illuminate da questo -pensiero costante, interamente personale, coesistente alla virtù -adunatrice di verbi, onnipresente ad ogni manifestazione della sua -individualità fino talvolta ad acuirne il senso sottile. Per Wilde, -come per Platone, come per Fichte, il mondo reale non è che pura -concezione del nostro spirito, e le cose non sono che apparenze delle -nostre idee. - -Egli andava nella vita esultante, recando nelle mani la sua anima sacra -di Poeta. Non era Giacinto che veniva a parlare delle rive del lago di -Tiberiade; era l'ombra di Orfeo vittoriosa degl'inferni. - -Si esprimeva per apologhi, pensava in brevi significazioni narrative -bagnate di un'atmosfera magnetica che permetteva allo spirito un -prolungamento e una suggestione indefinita. E la voce era di una -musicalità fine e dolce, quasi un accompagnamento avviluppante la frase -elegante e perfetta. Parole speciose, silenzi enigmatici, suggestioni, -musiche... - -E quando egli taceva, tutti lo ascoltavano ancora, commossi e -sorridenti, simili a quei marinai delle navi greche, ai quali la voce -insidiosa del mare recava il mormorio sommesso delle sirene. - -Ma attraverso i più seducenti arabeschi dell'immaginazione e del -linguaggio, l'idea era sostenuta ad un'altezza paradossale e logica. -Una giuntura sottile e segreta fondeva strettamente l'emozione -dell'esteta e l'emozione dell'uomo; e il metallo sortiva puro, lo -stilista non aveva che da cesellarlo, gioiello d'arte e di vita, con -quella flessibilità intellettuale che può prendere tutte le maschere, -insinuarsi in tutti gli atteggiamenti, vivere insieme e volontariamente -vite diverse e contradittorie. - -A questo punto della sua vita Oscar Wilde è completo; personifica la -propria vita e la propria leggenda assaporando la voluttà profonda -d'associare degli opposti. Il segreto meraviglioso della vita è suo. -Egli può veramente dirsi «re della vita»: _The King of the life._ - -Ma a questo punto comincia una fine e quasi impercettibile -deteriorizzazione progressiva. Il soffio del dionisiaco, moderato fin -qui come in un concerto il lirismo del solista è sottomesso al bisogno -preciso della misura, adesso si fa elemento dominante ed esasperante. -L'affermazione della Vita stessa nei suoi problemi più strani e più -ardui, la volontà di vita che sacrifica i suoi tipi più elevati a -beneficio del proprio carattere inestinguibile, quello insomma che -Nietzsche ha chiamato «dionisiaco», sale, si svolge, si diffonde, si -esalta. - -Egli, giustificò Henri De Régnier, credeva vivere in Italia ai tempi -del Rinascimento o in Grecia ai tempi di Socrate... - -Lo spaventoso amore ch'egli provava per la vita e per la bellezza della -vita, era come una virtù demoniaca che lo innalzava su tutti i culmini -e lo profondava in tutti i baratri. Sottili desiderî, voglie squisite, -volontà fosche, aberrazioni incredibili, un fervore epicureo da cui -s'alza fatidico e quasi rabido l'antico monito pagano: _coronemus nos -rosis, cras enim moriemus._ - -Per qualche tempo egli fu così il simbolo di un nuovo Edonismo e -andò nel mondo ebbro di arte, con la gola arsa di bellezza, con gli -occhi bruciati dalla sua visione, con la febbre di squisiti peccati -nel sangue, senza lasciar sfuggire un solo istante, cercando sempre -sensazioni nuove, sempre, sempre... Ma il ritmo del pathos travolge e -precipita. _Incipit tragœdia._ - -La sventura, come già il piacere, è opera deliberata e necessaria di -quel dover _terribilmente godere_. - -«Io _dovevo_ andare innanzi: l'altra metà del giardino aveva anche i -suoi segreti _per me_». Ed egli fa di sè, della sua carne e della sua -anima, una belva intelligente e voluttuosa. - -Gli amici lo descrivono nei tempi immediatamente anteriori alla -prigionìa, vagante per l'Europa e per l'Africa Settentrionale, in preda -a non so quale inquietudine. - -Ad Algeri, narrò ad Andrè Gide uno degli ultimi suoi miti delicati e -sapienti; egli sfuggiva l'opera d'arte, non voleva più adorare se non -il sole; il sole detesta il pensiero, lo fa indietreggiare e rifugiarsi -nell'ombra, dall'Egitto alla Grecia, all'Italia, alla Francia, alla -Russia, alla Norvegia. - -L'adorazione del sole era l'adorazione della vita, lirica adorazione -che si faceva via più feroce, terribile. Il Gide aggiunge: «Nietzsche -mi stupì meno più tardi, perchè avevo inteso Wilde dire: Non la -felicità! Sopratutto non la felicità. Il piacere! Bisogna voler sempre -il più tragico». - -E volle il più tragico. - -La storia è nota. Fu lui che intentò il processo contro il più illustre -dei suoi diffamatori, entrò quale accusatore in quella «Camera della -giustizia degli uomini...». Fu preso, tonduto, vestito di sacco, -ammanettato... - -Pianse: - -«A chi è in prigione, egli dice, le lagrime son parte della quotidiana -esperienza: un giorno in prigione senza pianto è un giorno in cui si ha -il cuore duro, non un giorno in cui si è felici». - -Ma pur dal profondo dell'abisso egli si inebria delle bellezze che lo -attendono oltre la porta della prigione: - -«Io ho uno strano desiderio delle grandi e semplici cose primeve, -come il mare, che m'è non meno materno della terra... Io tremo di -piacere quando penso che il giorno stesso in cui lascerò la prigione, -insieme il citiso e la glicine fioriranno nei giardini e ch'io vedrò -il vento agitare in mobile bellezza l'oro ondeggiante dell'uno, e far -che l'altro scuota la pallida porpora delle sue piume, così che tutta -l'aria sarà Arabia per me». - -Come Gautier, egli è sempre uno di coloro _pour qui le monde visible -existe_. Pur nel profondo dell'abisso la sua anima rimane pagana e -s'inebria di piacere, anche se amaro e pieno di pianto. Quello di cui -arrossisce, non è quello che la Società gli rimprovera, il «Peccato», -ma di essersi lasciato sorprendere per mancanza d'individualismo: - -«Naturalmente, confessa Wilde, una volta che misi in moto le forze -della società, la società mi si pose contro e disse: Come! tu hai -vissuto fin quì sfidando le mie leggi, ed ora vieni ad invocar -protezione a queste stesse leggi? Esse ti saranno strettamente -applicate. Il risultato è ch'io sono in prigione». - -Dalla prigione, egli scriveva a Robert Ross: - -«Troppo lunga è stata la mia tragedia, passata è la sua crisi, meschina -la sua catastrofe; ed io sono convinto che quando saremo sul finire io -farò ritorno, come un ospite male accolto, nel mondo che mi rifiuta. -Sarò un _revenant_, come dicono i francesi, uno dal volto fatto macro -per lunga prigionia, affranto per lungo patire. Orribili sono i morti -quando si destano dalla loro tomba, ma più orribili i vivi che tornano -dalle tombe. Di tutto questo io ho piena coscienza. - -Ben lo sapeva, egli che essendo in contatto con Ariel come artista, -dovette lottare con Calibano. E Calibano lo vinse. «Avevo un'anima, non -so cosa ne abbiano fatto», disse egli un giorno ad André Gide, con un -tentativo di riso che aveva il suono di un singhiozzo... - - * - * * - -«Ciò che il paradosso era per me nella sfera del pensiero — dice -Wilde nel _De profundis_ — la perversità lo divenne nel dominio della -passione». - -Il «paradosso» non è altro, insomma, che una verità poco familiare e -che il tempo attenuerà in verità usuale e, forse, in luogo comune: il -nome che gl'imbecilli danno alla verità — diceva Jean Moréas, quando lo -accusavano d'esser paradossale. - -Alcune «verità poco familiari» sono una fra le più notorie -caratteristiche dell'opera di Oscar Wilde. Frasi nette, lucide, -_boutades_ lanciate col piccolo colpo secco di una tabacchiera che si -richiude: - -— Nessun delitto è volgare. Ma ogni volgarità è delitto. La volgarità è -la condotta degli altri. - -— Si dovrebbe esser sempre un poco inverosimili. - -— Esser prematuro, significa esser perfetto. - -— Una verità cessa di esser vera quando più di uno crede in lei. - -— Soltanto gli dei conoscono la morte. Apollo è scomparso. Ma Giacinto -il quale, secondo gli uomini, venne sgozzato da lui, vive ancora: -Nerone e Narciso son sempre con noi. - -— La condizione della perfezione è la pigrizia. Lo scopo della -perfezione è la giovinezza. - -— Evitate gli argomenti di non importa qual genere. Essi sono sempre -volgari e spesso convincenti. - -E questa definizione delle donne: - -— Sfingi senza segreto. - -E questo aforisma in difesa dell'egoismo: - -— Il mezzo sicuro di non conoscer nulla della vita, è quello di cercare -d'essere utile. - -Wilde amava suscitare il riso, sorridendo; ma si compiaceva anche ad -una specie di emozione quasi ostile al riso, la cui qualità potrebbe -definirsi «opulenza», magnificenza, magistero di arte che ordisce la -trama con fila d'oro e la ricama con gemme. - -Se non precisamente un classico del ridere, Wilde è un classico -di quell'_humour_ così particolare agl'inglesi, cui egli aggiunge -un sapore di decadenza singolarmente acconcio all'anima pagana che -l'invade e lo tormenta: - -«Quando Gesù volle rientrare in Nazaret, egli narrava, Nazaret era -così cambiata che Gesù non riconobbe più la sua città. La Nazaret -ove egli aveva vissuto era piena di lamentazioni e di lagrime, questa -città era piena di risa e di canti. E Cristo, entrando in città, vide -degli schiavi carichi di fiori affrettarsi verso la scalea di una -casa di marmo bianco. Cristo entrò nella casa, e in fondo ad una sala -di diaspro, coricato sopra un giaciglio, vide un uomo i cui capelli -disfatti erano mischiati alle rose rosse e le cui labbra erano rosse di -vino. - -Cristo si avvicinò a lui, gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè -conduci questa vita? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero -lebbroso; tu m'hai guarito. Perchè condurrei un'altra vita? - -Cristo uscì da quella casa. Ed ecco che nella strada vide una donna -il cui viso e le vesti erano dipinti, e i cui piedi erano calzati di -perle; e dietro di lei camminava un uomo il cui abito era di due colori -e i cui occhi si gravavano di desiderio. E Cristo si avvicinò all'uomo, -gli toccò la spalla e gli disse: — Perchè dunque segui questa donna e -la guardi così? — L'uomo si volse, lo riconobbe e rispose: — Ero cieco; -tu m'hai guarito. Che altro farei della mia vista? - -E Cristo si avvicinò alla donna: — La strada che tu segui, le disse, -è quella del peccato; perchè seguirla? — La donna lo riconobbe e gli -disse ridendo: — La strada ch'io seguo è gradevole, e tu hai perdonato -tutti i miei peccati. - -Allora Cristo sentì il suo cuore colmo di tristezza e volle abbandonare -questa città. Ma come ne usciva, vide infine, seduto sull'orlo dei -fossati della città, un giovine che piangeva. Cristo gli si appressò e -toccando le ciocche dei suoi capelli gli disse: - -— Amico mio, perchè piangi? - -Il giovine levò gli occhi, lo riconobbe e rispose: — Ero morto e tu -m'hai risuscitato; che altro farei della mia vita?» - -Non è agevole cosa definire la qualità del riso di Wilde. È un ridere -leggero, un condurre di prato in prato relegante armento di delicate -«fumisteries», immaginate e dette su fumo di sigarette. - -Di questo suo _humour_ personalissimo diamo esempio, in questa -raccolta, con la traduzione dei due deliziosi _etchings_ che seguono, -racconti di buffoneria, dove Wilde, come sempre, rimane serio. - - G. VANNICOLA. - - - - -IL FANTASMA DI CANTERVILLE - - -I. - -Quando il Ministro d'America, signor Hiram B. Otis, acquistò il -castello di Canterville, tutti dissero che faceva una sciocchezza, -poichè il castello era abitato dagli spiriti. - -Lo stesso Lord Canterville, del resto, nella sua scrupolosa onestà, -discutendo le condizioni dell'acquisto, si era fatto un dovere di -avvertirne il signor Otis: - -— Noi stessi, — aveva detto Lord Canterville, — non l'abbiamo più -abitato dall'epoca in cui la duchessa vedova di Belton svenne per lo -spavento, sentendo due mani di scheletro posarsi sulle sue spalle; nè -si rimise più in salute, dopo tale paura. - -La cosa avvenne mentre ella stava vestendosi per il pranzo. Mi sento in -dovere di aggiungere, caro signore, che il fantasma fu veduto da molte -persone della famiglia ancora viventi, come pure del reverendo Augusto -Dampier, rettore della parrocchia e dottore aggregato del Real Collegio -di Belford. Dopo il tragico fatto accaduto alla duchessa, nessuna delle -nostre giovani domestiche volle più restare presso di noi, e molte -notti Lady Canterville non ha potuto dormire per i rumori misteriosi -che venivano dal corridoio e dalla biblioteca. - -— Mylord, — aveva risposto il Ministro, — comprerò i mobili, compreso -il fantasma nell'inventario. - -Io giungo da un paese moderno dove si può acquistare tutto ciò che -per denaro si può avere, e con i nostri giovani, vivaci e gagliardi, -che ne fanno di tutte nel vostro vecchio mondo, che rapiscono i vostri -attori migliori, le vostre prime donne migliori, sono sicuro che se vi -fosse ancora un vero fantasma in Europa, non si sarebbe fatto a meno -d'impadronirsene per metterlo in uno de' nostri pubblici musei, o farlo -passeggiare per le strade più frequentate come un fenomeno. - -— Il fantasma esiste, — aveva ribattuto Lord Canterville sorridendo, — -sebbene non abbia ceduto alle offerte dei vostri impresari, anche fra -i più intraprendenti. Sono più di tre secoli che è conosciuto: risale -precisamente al 1574; non manca mai di mostrarsi quando deve avvenire -una morte nella famiglia. - -— Bah! il dottore di casa non fa diversamente, Lord Canterville. Ma, -mio caro signore, un fantasma oggi non può più esistere ed io credo che -le leggi della natura non faranno eccezioni in favore dell'aristocrazia -inglese... - -— Certamente voi siete molto positivi in America, — aveva risposto -lord Canterville, senza esser riuscito a capire l'ultima osservazione -del signor Otis. — Ma se vi piace di avere un fantasma in casa vostra, -tanto meglio: ricordatevi solamente che vi ho preavvisato. - -Qualche settimana dopo, l'acquisto era concluso e sul finire della -stagione il ministro e la sua famiglia si stabilivano a Canterville. La -signora Otis, che da ragazza, col nome di signorina Lucrezia R. Tappen, -nella 52.ª strada Est, era stata una delle grandi bellezze di Nuova -York, era ancora un'avvenente donna di mezza età, dagli occhi superbi -ed il profilo regolarissimo. - -Molte signore americane, quando sono lontane dal loro paese nativo, -prendono un aspetto di persone colpite da malattia cronica e si -immaginano che questa sia una forma di distinzione in Europa; ma la -signora Otis non era mai caduta in tale errore: essa aveva un'ottima -costituzione e una straordinaria esuberanza di vitalità. - -Veramente inglese sotto ogni punto di vista, si sarebbe potuta portare -giustamente ad esempio per avvalorare la tesi che gli inglesi hanno -tutto in comune con gli americani, tranne la lingua. - -Il suo primogenito, battezzato Washington dai suoi parenti in -un momento di patriottismo, ch'egli non cessava mai di deplorare -abbastanza, era un giovanotto biondo, ben fatto, che aveva posto la -sua candidatura alla carriera diplomatica dirigendo il _cotillon_ -al circolo di Newport per tre stagioni di seguito, ed anche a Londra -passava per un ballerino di prima forza. La gardenia era l'unica sua -bellezza: tolto ciò, era perfettamente equilibrato. - -La signora Virginia E. Otis era una giovanetta di quindici anni, svelta -e graziosa come una capinera, con una espressione di franchezza nei -suoi grandi occhi turchini. Era un'abile amazzone; cavalcando il suo -_poney_ aveva battuto in una corsa lord Bilton, facendo due volte il -giro del parco e giungendo prima per una lunghezza e mezzo in faccia -alla statua di Achille. - -Ciò aveva provocato l'entusiasmo del giovane duca di Cheshire, che le -aveva proposto, seduta stante, di sposarla. E i tutori, di lui, la sera -stessa, avevano dovuto inviarlo a Loton tutto disperato. - -Dopo Virginia venivano due gemelli, conosciuti ordinariamente sotto il -nome di Stelle e di Bande, due cari fanciulli che col degno ministro -formavano i soli veri repubblicani della famiglia. - -Siccome la villa Canterville era a sette miglia da Ascot, la stazione -più vicina, il signor Otis, aveva telegrafato che si venisse a -prenderlo con la vettura scoperta. - -Era una bella serata di luglio e l'aria era pregna dell'odore resinoso -dei pini; di quando in quando si sentiva cantare un uccello colla sua -voce più dolce o si vedeva fra le frasche e il folto la coda d'oro -brunito d'un fagiano. - -Qua e là degli scoiattoli spiavano dall'alto delle querce: dei conigli -guardavano attraverso i cespugli o al disopra dei rialzi muscosi, -drizzando le loro bianche codine. - -Appena entrarono nel viale del castello di Canterville il cielo si -oscurò improvvisamente, uno stormo di cornacchie passò silenzioso sopra -le loro teste, e prima del giungere all'abitazione grosse gocce di -pioggia cominciarono a cadere. - -Furono ricevuti sugli scalini dell'ingresso da una vecchia donna -vestita di seta nera, con la cuffia e grembiale bianco: era la -signorina Umney, la governante che il signor Otis aveva acconsentito di -conservare al suo servizio per le vive insistenze di lady Canterville. - -Mentre la famiglia scendeva dalla vettura, la signorina Umney fece un -profondo inchino e disse con l'accento strano del buon tempo antico: - -— Ben venuti al castello di Canterville. - -Tutti s'incamminarono dietro di lei, attraverso un bel vestibolo -in stile Tudor e giunsero nella biblioteca, una lunga e larga sala, -con un gran finestrone a vetri, dove il _the_ era pronto. Poi che si -furono sbarazzati degli indumenti di viaggio, si sedettero, e mentre -la governante preparava la colazione volsero lo sguardo intorno. -Ad un tratto lo sguardo della signora Otis cadde sopra una macchia -rosso scura del pavimento, precisamente accanto al caminetto, e senza -rendersi esatto conto di ciò che stava per dire, chiese alla signorina -Umney: - -— Mi pare che sia stato versato qualche cosa in quel punto. - -— Sì, signora, — rispose la governante. — Vi è stato versato del sangue. - -— È indecente! — esclamò la signora Otis — Io non voglio macchie di -sangue nel salone: bisogna farle togliere al più presto... - -La vecchia sorrise e a bassa voce, in aria di mistero, soggiunse: - -— È il sangue di Eleonora di Canterville, che fu uccisa in quel -punto da suo marito, Sir Simone di Canterville, nel 1575. Sir Simone -le sopravvisse nove anni e disparve ad un tratto in circostanze -misteriose: il suo corpo non fu mai ritrovato: ma il suo spirito -continua ad abitare questa casa. La macchia di sangue non si è mai -potuta togliere... è impossibile. - -— Tutte queste non sono che sciocchezze — esclamò Washington Otis. — Il -rimedio per smacchiare dell'incomparabile Pinkerton farà sparire tutto -in un batter d'occhio. - -E prima che la governante terrorizzata potesse intervenire egli si era -posto in ginocchio e fregava il pavimento con un piccolo pezzo di una -sostanza che somigliava a cosmetico nero. - -In pochi minuti la macchia era scomparsa, senza lasciar traccia. - -— Sapevo bene che il Pinkerton avrebbe rimediato a tutto! — esclamò in -tono di trionfo, volgendo lo sguardo intorno sulla famiglia piena, di -ammirazione. - -Ma aveva appena pronunziate queste parole che un lampo illuminò la -stanza scura e un rumore di tuono mise in agitazione tutti e in special -modo la signorina Umney, che svenne. - -— Che brutta stagione, — disse con calma il ministro accendendo un -sigaro. - -— Mio caro Hiram, — chiese la signora Otis — cosa potremo fare di una -donna che sviene così facilmente? - -— Le daremo una multa sopra il suo salario e vedrete che non cadrà più -in deliqui! - -La governante non tardò a riaversi; ma, ancora sconvolta, con voce -austera, avvertì la signora Otis ch'ella avrebbe avuto delle noie in -quella casa. - -— Ho visto coi miei occhi cose tali da far rizzare i capelli sulla -testa ad un cristiano e per notti e notti non ho potuto chiudere occhio -per le cose terribili avvenute fra queste mura, — aggiunse essa. - -Il signore e la signora Otis sorrisero ed affermarono vivamente che -essi non avevano affatto paura dei fantasmi. La vecchia governante, -dopo aver invocata la benedizione della Provvidenza sui suoi nuovi -padroni e domandato un aumento di salario, ritornò zoppicando nella sua -stanza. - - -II. - -La tempesta imperversò tutta la notte. Il giorno dopo, quando -la famiglia scese per la colazione, la macchia sul pavimento era -riapparsa. - -— Non credo che sia colpa dell'impareggiabile smacchiatore, — disse -Washington — perchè ne ho fatta la prova su ogni genere di macchia. -Deve essere stato il fantasma. - -Quindi tornò a cancellare la macchia con qualche fregamento, ma questa -il giorno dopo riapparve, sebbene la biblioteca fosse stata ben chiusa -e la signora Otis ne avesse portata seco la chiave. Da quel momento -la famiglia cominciò ad interessarsi della cosa, ed il signor Otis fu -sul punto di credere di avere troppo teorizzato negando l'esistenza -del fantasma. Sua moglie espresse anzi l'intenzione di affiliarsi -alla Società spiritica ed egli preparò una lunga lettera ai signori -Myers e Podmore, autori del _Phantasms of the liviny_, spiegando loro -la persistenza delle macchie di sangue che derivavano da un delitto -commesso. - -Quella notte ogni dubbio sulla esistenza oggettiva del fantasma si -dileguò. - -La giornata era stata calda e il sole splendente: la famiglia aveva -approfittato del rinfrescare serotino per fare una passeggiata in -carrozza, e non rientrò in casa che alle nove per una leggera cena. - -La conversazione non si aggirò affatto su fantasmi, cosicchè mancarono -le più elementari condizioni di attenzione e di impressione che -precedono così spesso i fenomeni spiritici. Parlarono, come seppi in -seguito dal signor Otis, semplicemente dell'immensa superiorità di -Janny Davenport su Sarah Bernhardt come attrice: delle difficoltà di -trovare del granturco verde, dei grappoli d'uva, della polenta anche -nelle migliori case inglesi: dell'importanza di Boston sull'espansione -dell'anima universale; dei vantaggi del sistema di registrare i bagagli -dei viaggiatori; e poi della dolcezza dell'accento nuowyorkese in -confronto di quello strascicato di Londra. - -Non si fece allusione a niente di soprannaturale e neppure -indirettamente si parlò di Sir Simone di Canterville; alle ore undici -la famiglia andò a coricarsi. - -Alle undici e mezzo tutti i lumi erano spenti. Qualche tempo dopo il -signor Otis fu svegliato da uno strano rumore nel corridoio davanti -alla sua camera; pareva un rumore di ferri agitati che si avvicinassero -sempre più. Egli si alzò subito, accese un fiammifero e guardò l'ora. -Era un'ora precisa. Calmissimo, si tastò il polso e non lo trovò -affatto agitato. Il rumore intanto continuava, accresciuto ora da -uno scalpiccìo ben distinto di passi. Allora il signor Otis infilò -le pantofole, prese dal cassetto della toletta una piccola bottiglia -di forma bislunga, aprì la porta, e vide in faccia appunto a lui, -sul pallido chiarore della luna, un vecchio dall'aspetto terribile. -Oli occhi sembravano accesi carboni; una capigliatura lunga e grigia -ricadeva a ciocche sulle spalle; i suoi abiti, di moda antica, erano -sporchi e stracciati, e dai suoi polsi e dal collo dei piedi pendevano -pesanti catene, attaccate a ceppi arrugginiti. - -— Mio caro signore — disse il ministro, — vogliate avere almeno la -bontà di dare un po' d'olio alle vostre catene: io vi ho portato una -piccola bottiglia di _Tamnany-Soleil-Levant_. Si afferma che una sola -volta sia sufficiente e sull'etichetta vi sono molti certificati dei -più eminenti fra i nostri scienziati che ne fanno fede. La lascio qui -vicino ai candelieri e mi farò un piacere di procurarvene ancora, se lo -desiderate. - -Dopo queste parole, il ministro degli Stati Uniti posò la boccetta -sopra una tavola di marmo, chiuse la porta e si rimise a letto. - -Per qualche tempo il fantasma di Canterville restò immobile, stupito -dallo sdegno; poi, lanciando rabbiosamente la boccetta sul pavimento -incerato, fuggì attraverso il corridoio, mandando rantoli cavernosi e -spandendo una singolare luce verde. Ad onta di tutto questo, quando -arrivò allo scalone di quercia vide una porta aprirsi ad un tratto, -due piccole figure ammantate di bianco mostrarsi nel vano e un pesante -guanciale gli sfiorò la testa. - -Evidentemente non vi era da indugiare, per cui, utilizzando come mezzo -di fuga la quarta dimensione dello spazio, svanì attraverso il muro, e -la casa ritornò nella calma. - -Giunto in un piccolo locale segreto dell'ala sinistra del fabbricato, -si addossò ad un raggio di luna per riprender fiato e si mise a -riflettere onde rendersi conto della situazione. - -Mai nella sua brillante carriera, che durava da trecento anni, era -stato così grossolanamente insultato. Si ricordò della duchessa vedova, -cui egli aveva provocato una crisi di paura, mentre si specchiava, -coperta di trine e di diamanti; ricordò le quattro fantesche, alle -quali aveva fatto venire le convulsioni isteriche solo col far loro dei -versacci fra le portiere di una delle camere dei forestieri: pensò al -rettore della parrocchia, a cui aveva spento la candela mentre usciva -dalla biblioteca e che da quel momento era stato uno dei clienti più -assidui di Sir William Gulle, martire di ogni genere di disordini -nervosi; gli ritornò alla mente la vecchia signora di Trémonillac che, -svegliandosi al mattino, aveva veduto nella poltrona innanzi al fuoco -uno scheletro intento a leggere ciò che essa aveva scritto, e da allora -aveva dovuto rimanere in letto sei mesi, per un attacco di febbre -cerebrale. Guarita, si era riconciliata con la chiesa ed aveva rotto -ogni relazione con quel terribile scettico di Voltaire. Si ricordò -pure di quella notte terribile nella quale quel briccone di Canterville -era stato trovato agonizzante nel suo abbigliatojo col fante di picche -cacciato in bocca, e aveva confessato che, per mezzo di quella stessa -carta, aveva rubato a Carlo Fox presso Crockford, la somma di diecimila -sterline: egli giurava che il fantasma gli aveva fatto ingoiare -quella carta da giuoco. Tutte le sue grandi imprese gli tornavano -alla mente. Vide sfilare nella sua memoria il cantoniere che si era -bruciato le cervella per aver visto una mano verde battere nel vetro -della finestra; e la bella lady Steelfield, che era stata obbligata di -portare al collo un nastro di velluto nero per nascondere il segno di -cinque dita, impresse come un ferro rovente sulla sua pelle bianca, e -che aveva finito per annegarsi nel laghetto del Viale del Re. - -Pieno dell'egoistico entusiasmo del vero artista, il fantasma passò -nelle sua mente in rivista le parti più celebri da lui rappresentate, e -sorrise amaramente ricordando la sua ultima apparizione nella parte di -«Raben il Rosso o il lattante strangolato», il suo debutto in quello di -«Gibeone il Vampiro mago della landa di Bexley», e il furore che aveva -suscitato in una bella serata di giugno, giuocando alle bocce coi suoi -stessi ossi, sulla spianata del _lawn-tennis_. - -E tutto ciò per giungere a quale resultato? - -Dei miserabili americani moderni venivano ad offrirgli del grasso alla -marca del _Soleil-Levant_, e a gettargli sulla testa dei guanciali; -ciò era assolutamente intollerabile; nessun fantasma, secondo quando -la storia afferma, era stato mai trattato così. Bisognava prendere -una rivincita. Fino all'alba il fantasma rimase in atteggiamento di -profonda meditazione. - - -III. - -L'indomani, quando la colazione riunì la famiglia Otis, si parlò assai -lungamente del fantasma. Il ministro degli Stati Uniti era naturalmente -un poco irritato perchè la sua offerta non era stata gradita. - -— Non ho affatto intenzione di recare ingiuria al fantasma, — e -riconosco che, visto il lungo tempo del soggiorno nella casa, non è -stato gentile gettargli dei cuscini sulla testa... - -Questa osservazione, tanto giusta, provocò da parte dei gemelli -un'esplosione di risa. - -— Ma d'altra parte — riprese il signor Otis, — se persiste davvero a -non adoperare il grasso con la marca _Soleil-Levant_, bisognerà che -noi gli togliamo la sua catena; altrimenti sarà impossibile dormire con -tutto quel frastuono alla porta delle camere da letto. - -Per un'intera settimana tutto fu calmo: la sola cosa che attirava un -po' d'attenzione era il riapparire continuo della macchia di sangue -sul pavimento della biblioteca. Era certamente un fatto strano, tanto -più che la porta veniva sempre chiusa a chiave la sera e venivano -chiuse pure le finestre. Con stupore fu anche osservato che la macchia -cambiava di colore frequentemente, come un camaleonte. Certe mattine -essa era rossa scura, quasi di un «rosso indiano»: altra volta era -vermiglia: poi dell'acceso colore della porpora e una volta, quando -discesero per fare la preghiera, secondo il rito della libera chiesa -episcopale riformata americana, si trovò la macchia di un bel verde -smeraldo. - -Naturalmente, questi cambiamenti da caleidoscopio divertivano molto -tutti ed ogni sera si facevano scommesse sul colore che le macchie -avrebbero assunto il giorno dopo. - -Soltanto la piccola Virginia non prendeva mai parte agli scherzi. Per -una ragione ignota, essa rimaneva sempre vivamente impressionata alla -vista della macchia di sangue ed era stata sul punto di piangere quando -era apparsa del colore verde smeraldo. - -Il fantasma fece la sua seconda apparizione in una notte di domenica. - -Poco dopo coricata, la famiglia fu d'un tratto posta in allarme da un -enorme fracasso che veniva dal vestibolo. - -Scesero tutti subito e trovarono che una completa armatura si -era staccata dal suo posto ed era caduta sul pavimento. Vicino ad -essa, seduto sopra una poltrona dall'alta spalliera, il fantasma di -Canterville si fregava i ginocchi con un'espressione di vivo dolore -sul volto. I gemelli i quali si erano muniti della loro fionda, -gli lanciarono subito due pallottoline con la sicurezza di mira che -si può acquistare solo a forza di lunghi e pazienti esercizi fatti -sopra il professore di calligrafia. Frattanto il ministro degli Stati -Uniti puntava sul fantasma la sua rivoltella e secondo la usanza dei -Californiesi, gli intimava di alzare in aria le braccia. Il fantasma -si levò bruscamente, mandando un grido di selvaggio furore e svanì come -nebbia, spegnendo la candela di Washington Otis e lasciando tutti nella -più completa oscurità. - -Giunto in cima alle scale riprese possesso di sè e si decise a -lanciare il suo scoppio di risa satanico, che in mille occasioni aveva -sperimentato essere un procedimento di effetto sicuro. - -Si racconta che ciò aveva fatto diventare grigia in una sola notte -la parrucca di Lord Naker. Certo bastò a decidere le tre governanti -francesi a dare le loro dimissioni prima di finire il primo mese di -servizio. - -Ricordando questo lanciò dunque la sua orribile risata, svegliando ad -una ad una tutte le eco delle antiche volte: ma appena le terribili -risonanze si dispersero, una porta si aprì e apparve in veste da camera -celeste la signora Otis. - -— Temo, — disse ella — che siate indisposto e vi porto una boccetta con -tintura del dottore Bobell: se si tratta d'indigestione vi farà molto -bene... - -Il fantasma la guardò con due occhi fiammeggianti di furore e si -accinse a cambiarsi in un grosso cane nero: questo era il tiro che gli -era valso molta meritata reputazione ed a cui il medico di famiglia -aveva sempre attribuito l'idiotismo incurabile dello zio di Lord -Canterville, l'onorevole Tommaso Horton. Però, un rumore di passi che -gli si avvicinavano gli fece cambiare idea e si contentò di farsi -leggermente fosforescente, indi svanì, dopo avere emesso un gemito -sepolcrale, proprio mentre i due gemelli stavano per raggiungerlo. - -Rientrato nel suo rifugio si sentì finito: egli era in preda alla più -violenta agitazione. - -La volgarità dei due gemelli e il materialismo della signora Otis erano -certamente irritanti; ma ciò che l'umiliava di più, era di non aver -potuto reggere l'armatura di ferro. - -Aveva pensato d'impressionare anche quegli americani moderni, di farli -tremare alla vista d'uno spettro corazzato, almeno per deferenza al -loro poeta nazionale Longfellow, l'autore dello «Scheletro nella sua -corrazza», di cui le poesie graziose e interessanti l'avevano spesso -aiutato a passare il tempo che i Canterville trascorrevano a Londra. - -Quella, poi, era la sua armatura; egli l'aveva portata con gran -successo al torneo di Kentworth e ne era stato complimentato dalla -Vergine Regina. - -Ma quando ora aveva voluto indossarla nuovamente, era quasi rimasto -schiacciato dal peso enorme della corazza e dall'elmo d'acciaio, ed era -caduto pesantemente sul pavimento, scorticandosi crudelmente i ginocchi -e lussandosi il polso destro. - -Per vari giorni rimase ammalato e fece appena qualche passo; ma a forza -di cure finì per rimettersi e si decise a tentare un terzo espediente -per spaventare il ministro degli Stati Uniti e la sua famiglia. - -Scelse per il suo nuovo debutto il venerdì 17 agosto e consacrò una -gran parte della giornata a rivedere il suo costume. - -La sua scelta si posò sopra un cappello a falde rialzato da una parte -e abbassato dall'altra con una penna rossa: un manto sfilacciato alle -maniche e al colletto, e infine un pugnale arrugginito. - -Verso sera scoppiò un violento temporale: il vento era così forte che -scuoteva tutto il castello e faceva sbattere le porte e le finestre -della vecchia dimora: era proprio il tempo che ci voleva. - -Ecco quello che egli aveva in mente di fare: sarebbe entrato senza far -rumore nella camera di Washington Otis, gli avrebbe sussurrato alcune -parole tenendosi ai piedi del letto e gli avrebbe piantato tre volte il -suo pugnale nella gola al suono tenue di una melodia. - -Egli sentiva un odio speciale contro Washington, perchè sapeva -perfettamente che era lui che aveva l'abitudine costante di pulire la -famosa macchia di sangue di Canterville, con l'aiuto dello smacchiatore -incomparabile di Pinkerton. - -Dopo aver ridotto in un profondo stato di terrore lo spensierato -giovane, sarebbe entrato nella camera del ministro degli Stati Uniti -e di sua moglie, e allora avrebbe posato la mano viscida sulla fronte -della signora Otis, e con voce sorda avrebbe mormorato agli orecchi di -suo marito tremante i terribili segreti del Carnaio. - -Contro la piccola Virginia non aveva stabilito ancora niente: ella non -l'aveva mai insultato ed era tanto bella, tanto buona! - -Qualche grugnito che partisse dall'armadio gli sembrava sufficiente e, -se non giungeva a svegliarla, sarebbe arrivato a tirare la coperta con -le sue dita tremolanti di paralisi. - -Quanto ai gemelli, era risoluto a dar loro una buona lezione: per prima -cosa si sarebbe seduto su di loro in modo da produrre l'effetto della -soffocazione in sogno: indi, profittando della vicinanza dei loro -letti, si sarebbe rizzato sullo spazio libero, con l'aspetto di un -cadavere verde, freddo come il ghiaccio, finchè non fossero paralizzati -dal terrore. Poi, gettato via il suo sudario, avrebbe fatto a quattro -zampe il giro della stanza sotto forma di scheletro tutto bianco, -rotando uno degli occhi nella sua orbita, in modo da rappresentare il -«Daniele muto, o lo scheletro del suicida», parte nella quale in mille -circostanze aveva suscitato grande effetto. Si riteneva ugualmente -abile in questa parte, come in quella di «Martino il pazzo o il mistero -mascherato». Alle dieci e mezzo sentì la famiglia che saliva per -coricarsi. - -Per qualche momento fu disturbato dai sonori scoppi di risa dei -gemelli, che, evidentemente, con la loro pazza gioia di scolaretti -giocavano prima di mettersi a letto. - -Ma alle undici e un quarto tutto era tornato in silenzio e quando suonò -mezzanotte, egli si avviò a compiere la sua vendetta. - -La civetta volava contro i vetri della finestra; il corvo urlava nella -spaccatura d'un vecchio tasso e il vento gemeva, errando intorno alla -casa come un'anima in pena; ma la famiglia Otis dormiva tranquilla, -senza neppure sospettare la sorte che l'attendeva. - -Il fantasma sentiva perfettamente il russare regolare del ministro -degli Stati Uniti, che dominava il rumore della tempesta. - -Scivolò allora lungo il muro. Un sorriso cattivo increspava la sua -bocca crudele, e la luna nascose la sua faccia dietro una nuvola, -quando egli passò davanti alla apertura ogivale ove erano impresse -in turchino e oro le sue armi e quelle della sua moglie assassinata. -Camminava sempre come un'ombra funesta e pareva quasi che facesse -retrocedere le tenebre stesse sul suo passaggio. - -Ad un certo punto credette sentire una voce che chiamasse. Si fermò; -era invece un cane che abbaiava. - -Si rimise in cammino, mormorando strani giuramenti del sedicesimo -secolo e brandendo di quando in quando nella brezza di mezzanotte, il -pugnale arrugginito. - -Arrivato finalmente all'angolo del corridoio che conduceva alla camera -dell'infelice Washington, si arrestò. - -Il vento agitava intorno alla sua testa le lunghe ciocche di capelli -grigi, e faceva svolazzare, in pieghe grottesche e fantastiche, -l'orrido sudario che recava addosso. - -L'orologio suonò il quarto ed egli comprese che il momento era giunto. -Fece a se stesso un ghigno e svoltò l'angolo; ma aveva appena fatto un -passo che indietreggiò emettendo un gemito di terrore. - -Dinanzi a lui si ergeva un orribile spettro, immobile come una statua, -mostruoso come il sogno d'un pazzo. - -La testa dello spettro era calva e rilucente, la faccia rotonda, -grassotta e bianca. - -Un riso orribile sembrava averne deformato i tratti in una smorfia -eterna; dagli occhi usciva a fasci una luce rossa scarlatta. La bocca -pareva un gran pozzo di fuoco, e un vestito orrido come quello di -Simone stesso, drappeggiava il suo corpo dalle forme titaniche. - -Sul petto era fissato un foglio con una iscrizione in caratteri strani, -antichi; era forse un'epigrafe infamante, dov'erano iscritti tremendi -delitti, una terribile lista di misfatti. - -Finalmente nella mano destra teneva una scimitarra di acciaio -luccicante. - -Non avendo egli veduto fino a quel giorno fantasmi, provò naturalmente -una paura terribile e, dopo aver gettato fuggivamente un secondo -sguardo sull'orrido spettro, ritornò alla sua camera a grandi passi, -inciampando nei lenzuoli in cui era avviluppato. - -Percorse correndo il corridoio e finì per lasciarsi cader di mano il -pugnale arrugginito sugli stivali alla scudiera del ministro, nei quali -stivali venne ritrovato l'indomani dal cameriere. - -Rientrato nel suo recondito asilo, si lasciò abbattere su di un piccolo -lettuccio e nascose il viso fra le lenzuola. - -Ma dopo un momento il coraggio indomabile dei Canterville d'altro -tempo, si ridestò in lui, ed egli prese la risoluzione di andare a -parlare all'altro fantasma, spuntato il giorno. - -Per cui, appena l'alba ebbe illuminate le colline, ritornò al posto -dove aveva visto per la prima volta l'orrido fantasma. - -Diceva a se stesso che alla fine due fantasmi valevano più di -uno, e con l'aiuto del suo nuovo amico avrebbe potuto combattere -vittoriosamente contro i due gemelli. - -Ma quando fu giunto, si trovò in presenza di uno spettacolo terribile. - -Certamente doveva essere accaduto qualche cosa allo spettro, perchè -la luce era completamente sparita dalle sue orbita; la scimitarra -luccicante era caduta dalla sua mano ed egli si teneva appoggiato -al muro in un atteggiamento incomodo... Si slanciò in avanti e lo -prese fra le sue braccia; ma quale fu il suo orrore, vedendo la testa -distaccarsi e ruzzolare per terra, il corpo prendere la posizione di -coricato. - -Allora s'accorse di stringere una tenda di grossa tela bianca e che un -manico di granata, un coltello di cucina e una zucca vuota, giacevano -ai suoi piedi. - -Non comprendendo nulla di questa curiosa trasformazione, prese con mano -febbrile lo scritto e vi lesse, alla luce grigia del mattino, queste -parole terribili: - - ECCO IL FANTASMA OTIS - IL SOLO VERO E AUTENTICO SPIRITO. - DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI. - TUTTI GLI ALTRI SONO CONTRAFFAZIONI. - -Tutta la verità gli apparve improvvisamente; egli era stato burlato, -mistificato, ingannato... - -L'espressione che caratterizzava lo sguardo del vecchio di Canterville, -riapparve nei suoi occhi; serrò le sue mandibole sdentate e alzando le -mani corrose sopra la testa, giurò secondo la formula pittoresca della -scuola antica, che quando Chanteclair avesse suonato due volte il suo -allegro appello di cornetta, sarebbero avvenuti fatti sanguinosi, e che -l'assassino dal piede silenzioso sarebbe uscito dal suo ricovero. - -Aveva appena finito di fare questo tremendo giuramento, che da un -cascinale lontano, dal tetto di tegoli rossi, partì il canto di un -gallo. - -Il fantasma emise un riso prolungato, lento, amaro ed attese. - -Attese un'ora, poi un'altra, ma non si sa per quali misteriose ragioni, -il gallo non cantò più. - -Finalmente, verso le sette e mezzo, l'arrivo delle cameriere lo -costrinse a lasciare la sua fazione. - -Rientrò nel suo asilo con fiero passo, pensando al suo inutile -giuramento ed al suo inutile e mancato progetto. - -Quando vi giunse, consultò varie opere dell'antica cavalleria, la cui -lettura l'interessava enormemente, e vi lesse che Chanteclair aveva -sempre cantato due volte quando si era ricorso a quel giuramento. - -— Che il diavolo porti via questo stupidissimo animale — mormorò egli. -Nel tempo passato sarei corso su lui con la mia buona lancia e gli -avrei passato la gola e l'avrei forzato a cantare un'altra volta per -me, avesse anche dovuto crepare... - -Ciò detto, si ritirò in una comoda bara di piombo e vi rimase sino alla -sera. - - -IV. - -Il giorno seguente il fantasma si sentiva debole e stanchissimo: le -terribili agitazioni delle ultime quattro settimane, cominciavano a -produrre su di lui il loro effetto. - -Il suo sistema nervoso era completamente disordinato, e il minimo -rumore bastava a farlo trasalire. - -Non uscì più dalla sua camera per cinque giorni e finì col decidersi di -non più curarsi della macchia di sangue sul pavimento della biblioteca. - -Dal momento che la famiglia Otis non la voleva, significava che non la -meritava; questo era chiaro. - -Quella gente apparteneva evidentemente ad una razza inferiore, incapace -di apprezzare il valore simbolico di fenomeni sensibili. - -Le apparizioni dei fantasmi, lo sviluppo di astrali, tuttociò era per -essi incomprensibile, non alla portata delle loro intelligenze. - -Rimaneva quindi suo stretto dovere farsi vedere nel corridoio una volta -la settimana, e di gesticolare dalla finestra ogivale, il primo e il -terzo mercoledì d'ogni mese: non trovava nessuna ragione plausibile per -sottrarsi a tale obbligo. - -In verità, la sua vita era stata molto colpevole, ma però egli era -coscienziosissimo in tutto quello che riguardava il soprannaturale; e -così i tre sabati successivi traversò, come al solito, il corridoio, -fra mezzanotte e le tre del mattino, prendendo tutte le possibili -precauzioni per non essere veduto nè sentito. - -Si levava gli stivali, camminava il più leggermente che gli fosse -possibile sopra le vecchie tavole tarlate, s'involtava in un grande -mantello di velluto nero e non dimenticava di ungere col grasso _Soleil -Levant_ le sue catene. - -Solo dopo lunghe esitazioni egli si era deciso ad adottare questo mezzo -di protezione. - -Una sera, mentre la famiglia pranzava, egli si era insinuato nella -camera da letto della signora Otis e ne aveva rubato una boccetta. - -Al primo momento si era sentito umiliato, ma poi aveva dovuto -persuadersi che quella invenzione meritava i maggiori elogi e che -cooperava in un certo modo a favorire i suoi piani. - -Non trascuravano frattanto gli Otis di mettere attraverso il corridoio -delle corde perchè egli potesse inciampare, nel buio, e una volta -infatti, dopo che egli si era vestito per la parte di «Isacco il Nero -o il Cacciatore del bosco di Hogsbery», era caduto per aver messo il -piede sopra delle tavole insaponate, poste dai due gemelli sulla soglia -della camera delle tappezzerie ed al principio della scala di quercia. - -Quest'ultimo affronto lo mise in furore tale che risolvette di fare -uno sforzo supremo per imporre la sua dignità e riaffermare la sua -posizione sociale. - -Si decise quindi di far visita la notte seguente agli insolenti giovani -Etoniani nella sua celebre parte di «Ruperto il Temerario o il Conte -senza testa». - -Non si era più mostrato da settanta anni sotto tale travestimento, -e cioè dalla volta in cui aveva fatto una tal paura a lady Barbara -Modish, che essa aveva ritirata la sua promessa di matrimonio al nonno -dell'attuale lord Canterville, ed era fuggita a Gretna-Green con il -bel Giacomo Casteltown, giurando che per nessuna cosa al mondo avrebbe -più consentito di allearsi ad una famiglia che tollerava ad un orribile -fantasma di passeggiare al crepuscolo sulla terrazza del castello. - -Il povero Giacomo era stato in seguito ucciso in duello da lord -Canterville sul prato di Wandsworth, e lady Barbara era morta di dolore -a Tunbridge Wells, prima della fine dell'anno. - -Il suo successo non avrebbe quindi potuto essere più bello e più -completo. - -Se mi è permesso di usare un termine teatrale parlando di uno dei -più grandi misteri del mondo soprannaturale, o un termine scientifico -parlando del mondo superiore alla natura, devo dire che era una delle -sue creazioni più difficili. Gli occorsero tre ore buone per terminare -i preparativi. - -Gli stivaloni alla scudiera, facenti parte del costume, erano invero -un po' troppo larghi per lui e delle pistole da arcione non riuscì a -trovarne che una; ma insomma fu soddisfattissimo e alle una e un quarto -passò attraverso il muro e scese nel corridoio. - -Giunto presso la camera occupata dai gemelli, che io chiamerò la camera -turchina dal colore delle tappezzerie, trovò la porta socchiusa. - -Per fare un'entrata di grande effetto, spinse con forza l'uscio, e -stava per entrare, quando una pesante brocca piena d'acqua si rovesciò -su di lui, inzuppandolo fin dentro le ossa; nello stesso tempo scoppi -di risa soffocate partirono dal letto su cui sovrastava un grande -baldacchino. - -Il suo sistema nervoso ne rimase così vivamente scosso, ch'egli rientrò -ne' suoi appartamenti a gambe levate e l'indomani dovè rimanere a letto -per un forte raffreddore. - -La sola consolazione che provò, fu di non aver portato seco la sua -testa, perchè in tal caso le conseguenze sarebbero state assai più -gravi. - -Dimessa ormai ogni speranza di poter terrorizzare quella terribile -famiglia americana, si limitò allora a percorrere il corridoio con -scarpe di corda, col collo avvolto in una grossa cravatta, per timore -delle correnti d'aria e munito sempre di un piccolo archibugio in caso -di attacco da parte dei gemelli. - -Il diciannove settembre ebbe il colpo di grazia. - -Egli era disceso per la scala, fin nel vestibolo, sicuro che almeno -in quel luogo non sarebbe stato tormentato, e si divertiva a fare -delle osservazioni satiriche sopra le fotografie del ministro degli -Stati Uniti e di sua moglie, fotografie che avevano preso il posto dei -ritratti della famiglia dei Canterville. - -Indossava un costume semplicissimo, ma decente, un lungo sudario -cosparso di musco di cimitero, e teneva in mano una piccola lanterna -e una vanga da becchino, alla guisa di «Giovanni il dissoterrato o il -ladro di cadaveri di Chertsey Barw», una delle parti più famose, di cui -i Canterville avevano ragione di ricordarsi maggiormente, perchè era -stata la vera causa della loro querela col vicino lord Rufford. - -E, così travestito, circa le due del mattino, si dirigeva -tranquillamente verso la biblioteca, per vedere ciò che ancora rimaneva -della macchia di sangue, quando a un tratto vide balzare contro di lui, -da un angolo scuro, due figurine che agitavano follemente le braccia -sopra la loro testa e gli gridavano negli occhi: - -— Buum! - -Preso da panico, — il che era naturale in quella circostanza, — si -precipitò allora verso la scala, ma subito fu arrestato dalla vista di -Washington Otis che lo attendeva armato di un grande annaffiatoio da -giardino; circondato da ogni parte da nemici, e ridotto agli estremi, -non gli rimaneva che dileguarsi nella grande stufa di ghisa che, per -fortuna, non era accesa, e così fece, aprendosi un passaggio fino al -suo ritiro, attraverso i tubi e le cappe dei camini. - -Vi giunse in uno stato di compassionevole disperazione; e da quel -momento non lo si rivide più in spedizione notturna. - -I due gemelli si misero mille volte in agguato, onde sorprenderlo; -seminarono nel corridoio gusci di noce tutte le sere con grande noia -dei loro genitori e dei domestici, ma tutto invano. - -L'amor proprio del fantasma era così profondamente ferito ch'egli non -volle più farsi vedere. Dato ciò, il signor Otis, si rimise a lavorare -alla sua grande opera sulla storia del partito democratico, opera cui -accudiva da oltre tre anni. - -La signora Otis, da parte sua, organizzò uno straordinario manicaretto -americano, il _clan-cake_, che fece epoca in tutto il paese; i -ragazzi si dettero al gioco dell'_écarté_, del _poker_ ed altri svaghi -americani; e Virginia cominciò a fare lunghe passeggiate a cavallo per -i boschi in compagnia del giovane duca di Creshire, venuto a passare -l'ultima settimana di vacanze a Canterville. - -Tutti ormai ritenevano che il fantasma fosse scomparso ed anzi -il ministro scrisse a lord Canterville una lettera per informarlo -della cosa, e ricevette in risposta un'altra lettera dove questo -gli esprimeva tutto il piacere che gli aveva procurato tale notizia -e mandava le sue più sincere felicitazioni alla degna consorte del -ministro. - -Ma gli Otis s'ingannavano. - -Il fantasma era sempre nella casa, e, benchè ridotto male, non si -sentiva affatto disposto a farla finita, ora sopratutto che sapeva -trovarsi nel numero degli ospiti il giovane duca di Cheshire, un -prozio del quale, lord Francesco Silton, aveva una volta scommesso col -colonnello Carbury di giuocare ai dadi col fantasma di Canterville -e l'indomani era stato trovato sul pavimento della sala da giuoco, -paralizzato. - -L'infelice, malgrado fosse vissuto ancora molti anni, non aveva mai più -pronunziato altra frase che questa: - -— Doppio sei! - -La storia era molto nota a suo tempo, benchè, in riguardo ai sentimenti -che univano le due nobili famiglie, si fosse fatto di tutto per -metterla in tacere: anzi, un racconto particolareggiato di essa, si -trova nel terzo volume delle «Memorie di lord Tattle sul principe -reggente ed i suoi amici». - -Il fantasma desiderava dunque di provare ch'egli non aveva perduta la -sua influenza sui Silton, coi quali del resto era parente per alleanza, -avendo una sua cugina germana sposato in seconde nozze il signor di -Bulkeley, del quale erano discesi, com'è noto, in linea diretta i duchi -di Cheshire. - -Fece quindi i suoi preparativi per mostrarsi al piccolo innamorato -di Virginia, nella famosa parte del «Monaco Vampiro, o il Benedettino -svenato». - -Si trattava di uno spettacolo terribile: infatti la vecchia lady -Startuy, quando l'aveva veduto rappresentare, alla vigilia del nuovo -anno 1764, si era messa ad urlare perdutamente ed aveva finito per -esser colta da un violento attacco di apoplessia, per cui era morta in -capo a tre giorni, dopo aver diseredato i Canterville e lasciato tutto -il patrimonio al suo farmacista di Londra. - -Ma, all'ultimo momento, il terrore che gli incutevano i due gemelli, -gli impedì di uscire dalla sua stanza, e per quella notte il piccolo -duca dormì tranquillo nel gran letto a baldacchino, coperto di piume, -sognando Virginia. - - -V. - -Pochi giorni dopo, Virginia e il suo innamorato dai capelli ricciuti -si recarono a fare una passeggiata a cavallo nei prati di Brockley, -e Virginia si produsse nel saltare una siepe un tale strappo alla -sua Amazzone, che, rientrando in casa, pensò di prendere la scala -posteriore per non essere veduta. - -Mentre passava correndo davanti alla camera delle tappezzerie, la -cui porta era aperta, credette vedervi qualcuno e, persuasa che -fosse la cameriera di sua madre, la quale era solita ritirarsi ivi a -lavorare, si arrestò per pregarla di raccomodare il suo abito; ma, con -grande sorpresa, si avvide di trovarsi invece davanti al fantasma di -Canterville in persona. - -Stava questi seduto presso la finestra a contemplare gli alberi che -ingiallivano e le foglie arrossate, svolazzanti nel grande viale. - -Aveva la testa appoggiata alla mano, e tutto il suo atteggiamento -rivelava una profonda desolazione. - -Il poveretto era così abbattuto, così demolito, che la piccola -Virginia, anzichè cedere ad un istintivo sentimento di paura e correre -a chiudersi nella sua camera, fu presa da compassione e volle provarsi -a consolarlo. Si avvicinò a lui in punta di piedi, così lievemente, che -egli sprofondato nella sua tristezza, non si accorse della sua presenza -se non quando la fanciulla gli volse la parola. - -— Sono addolorata per voi, — disse; — ma i miei fratelli torneranno -domani a Eton; se dunque vi condurrete bene, nessuno vi tormenterà più. - -— È assurdo domandare di condurmi bene, — rispose il fantasma, -guardando con aria stupita la fanciulla che aveva avuto il coraggio di -rivolgergli la parola. — È assolutamente assurdo, bisogna che scuota -le mie catene, che grugnisca dai buchi delle serrature, che cammini -la notte, che faccia tutto ciò che voi chiamate condursi male.... È -l'unica mia ragione di essere. - -— Non è affatto una buona ragione di essere; e siete stato ben cattivo, -sapete! Mistress Umney ci ha detto, lo stesso giorno del nostro arrivo, -che avete ucciso vostra moglie. - -— Sì, ne convengo, — rispose storditamente il fantasma, — ma fu un -affare di famiglia e non riguarda che me. - -— È sempre un delitto ammazzare una persona, — sentenziò Virginia che -prendeva alle volte una graziosa piccola aria di gravità puritana, -ereditata certo da qualche avo venuto dalla Nuova Inghilterra. - -— Oh, io non posso soffrire la moralità a parole.... Mia moglie era -molto brutta, non stirava mai convenientemente i miei polsini e non -s'intendeva affatto di cucina. Ascoltate: un giorno avevo ucciso -un magnifico cervo maschio di due anni nei boschi di Hogley; non -indovinereste mai come lo cucinò!.... Ma lasciamo questo tema: è affare -finito, ormai, e trovo che non fu giusto da parte dei suoi fratelli -farmi morire di fame perchè l'avevo uccisa. - -— Farvi morire di fame?... Oh! Signor fantasma.... signor Simone, -volevo dire, avreste per caso ancora fame? Ho un sandwich nel mio -cestino.... vi piace? - -— No, grazie, ora non mangio più; ma è molto gentile da parte vostra -l'offerta. Voi siete più cortese di tutti gli altri della vostra -famiglia, ch'è volgare, rozza, disonesta.... - -— Basta! — gridò Virginia battendo il piede. — Siete voi ora rozzo, -villano e volgare! quanto a disonestà, voi sapete bene di aver rubato -i colori della mia scatola per rifare quella ridicola macchia di -sangue nella biblioteca. Avete cominciato col prendermi tutti i rossi, -compreso il vermiglione, di modo che mi è impossibile ora dipingere i -tramonti. Poi avete preso il verde smeraldo e il giallo; infine non mi -è restato altro che l'indaco e il bianco di Cina. Non ho potuto più -dipingere che chiari di luna, i quali fanno sempre pietà a vederli -e sono difficili a dipingersi. Non ho mai detto nulla contro di voi, -benchè sia stata molto seccata e tutto questo per una cosa ridicola. Si -è mai visto del sangue verde smeraldo? - -— Vediamo, — disse il fantasma molto cortesemente, — come potevo -io fare? È difficile al giorno d'oggi procurarsi del vero sangue, e -poichè vostro fratello adoperava lo smacchiatore incomparabile, non -vedo perchè non avrei dovuto impiegare i vostri colori per resistere -a quello. Quanto alla tinta, è questione di gusto: così i Canterville, -per esempio, sono del sangue più turchino che vi sia in Inghilterra.... -Ma so che voialtri americani non tenete conto di queste cose.... - -— Che ne sapete voi? quello che potete fare di meglio ormai è di -emigrare: ciò vi formerà lo spirito. - -Mio padre sarà ben contento di farvi dare un biglietto gratuito e, -benchè vi siano dei diritti di dazio molto alti per tutti gli spiriti, -non vi saranno fatte difficoltà alla dogana; tutti gli impiegati sono -democratici. Giunto a New York, voi potreste avere un grande successo: -conosco molta gente che darebbe centomila dollari per avere un avo e -che darebbe assai di più per avere un fantasma in famiglia. - -— Io, invece, sono persuaso, che non mi troverei bene in America. - -— Forse perchè non abbiamo delle rovine, delle cose strane? — chiese -ironicamente Virginia. - -— Non avete rovine! Non cose strane! Ma avete bene la vostra marina e i -vostri modi. - -— Buona sera, vado a chiedere a mio padre di accordare una settimana di -più di vacanze ai miei due fratelli gemelli. - -— Vi prego, miss Virginia, non ve ne andate, sono così solo, così -infelice.... non so più come tirare avanti; vorrei andare a coricarmi e -non lo posso. - -— E perchè no? Non avete che a mettervi a letto e spegnere il lume. -Spesso è difficile restare svegli, specialmente in chiesa; ma non è -difficile affatto dormire. - -— Sono trecento anni che non posso dormire! - -Questa triste esclamazione fece sgranare i begli occhi celesti di -Virginia. - -— Sono trecento anni che non dormo e mi sento tanto, tanto stanco! -— ripetè il fantasma. Virginia divenne grave e le sue labbra fini si -agitarono come petali di rosa. Si avvicinò, s'inginocchiò accanto a lui -e ne contemplò la figura vecchia e grinzosa. - -— Povero, povero fantasma, — mormorò; — non vi è dunque un posto dove -possiate dormire? - -— Sì, ma lontano, al di là del bosco di pini, rispose egli con un fil -di voce, come in sogno. Vi è un piccolo giardino, dove l'erba cresce -alta e rigogliosa; colà si vedono le grandi stelle bianche della -cicuta; là l'usignolo canta tutta la notte; tutta la notte canta, e la -luna di cristallo opaco guarda, e il salcio stende le sue gigantesche -braccia sopra i dormienti. - -Gli occhi di Virginia si velarono di lacrime; dovè nascondere la faccia -nelle mani. - -— Voi intendete parlare del Giardino della Morte, — mormorò essa. - -— Sì, della Morte. Deve essere così bello riposare nella molle scura -terra, mentre le erbe ondeggiano sulla propria testa e ascoltare il -silenzio! Non aver più nè ieri, nè domani; scordare il tempo e la vita; -esistere nella pace eterna! Voi potreste aiutarmi, potreste aprirmi, -spalancarmi le porte della morte, perchè l'amore vi accompagna sempre; -l'amore è più forte della morte. - -Virginia tremò; un fremito ghiacciato percorse il suo corpo; per -qualche istante regnò nella stanza un profondo silenzio. Le sembrò di -fare un terribile sogno. - -Allora il fantasma riprese la parola, con una voce che sembrava il -sospiro del vento: - -— Avete mai letta la vecchia profezia scritta sui vetri della -biblioteca? - -— Oh! spesso. La conosco a memoria; essa è dipinta con lettere strane, -dorate, difficili a leggersi; non sono che sei versi: - -«Quando una bionda giovinetta saprà richiamare sulle labbra del -peccatore la preghiera; quando il mandorlo sterile fiorirà e un -fanciulla piangerà, allora in tutta la casa ritornerà la calma, e la -pace rientrerà in Canterville...». - -Ma non so che significhi.... - -— Significa che voi dovete piangere con me sopra i miei peccati, -perchè io non ho lacrime; che dovete pregare con me per la mia anima, -perchè io non ho fede; e allora, se sarete stata sempre dolce, buona e -amorevole, l'angelo della Morte avrà pietà di me. - -Voi vedrete esseri terribili nelle tenebre e voci funeste mormoreranno -alle vostre orecchie, ma non potranno farvi nessun male, perchè contro -la purezza di una fanciulla le potenze dell'inferno nulla possono. - -Virginia non rispose e il fantasma si torse le mani nella violenza -della sua disperazione, guardando la bionda testa che si inchinava. - -Ad un tratto, essa si riaddrizzò, pallidissima e con uno strano -luccicchio negli occhi: - -— Non ho paura, — disse con voce ferma, — e domanderò all'angelo di -aver pietà di voi. - -Il fantasma si levò dal suo sedile, mandando un grido di gioia, prese -la testa bionda fra le sue mani, con una grazia che ricordava i tempi -passati, e la baciò. Le sue dita erano fredde come il ghiaccio e le -sue labbra bruciavano come il fuoco; ma Virginia restò forte ed egli le -fece traversare la camera scura. - -Sulla tappezzeria, di un verde sbiadito, erano ricamati piccoli -cacciatori che soffiavano nei loro corni ornati di frangie e con le -loro piccole mani le facevano segno di retrocedere. - -— Ritorna sui tuoi passi, piccola Virginia. Vattene! vattene! vattene! -— gridavano essi. - -Ma il fantasma le serrava più forte la mano ed essa chiuse gli occhi -per non vederli. - -Degli orribili animali, con la coda di lucertola, con gli occhi grossi -e sporgenti, ammiccavano dagli angoli del camino e le dicevano a voce -bassa: - -— Fa attenzione, piccola Virginia! Guardati! Potremmo anche non più -rivederti.... - -Ma il fantasma affrettò il passo e Virginia non diede ascolto. - -Quando furono in fondo alla stanza, egli si arrestò e mormorò qualche -parola che la fanciulla non comprese. - -Riaprì gli occhi e vide il muro svanire lentamente, come nebbia, e -aprirsi davanti a lei una nera caverna. Un forte vento ghiacciato -l'avvolse ed ella sentì che le tiravano la veste. - -— Presto! presto! gridò il fantasma, — o sarà troppo tardi. - -Allo stesso tempo, il muro si richiuse dietro di loro e la camera della -tappezzeria restò vuota. - - -VI. - -Trascorsi appena due minuti, la campana suonò per il thè e Virginia non -comparve. La signora Otis mandò un domestico a cercarla e questi non -tardò a tornare dicendo che non aveva potuto trovare in nessuno posto -miss Virginia. - -La signora Otis, sapendo che la figlia aveva l'abitudine di andare -tutte le sere in giardino a cogliere i fiori per il pranzo, non ne fu -inquieta; ma quando suonarono le sei e Virginia non comparve, cominciò -ad allarmarsi ed inviò i ragazzi a ricercarla, mentre essa e il marito -visitarono tutte le camere del castello. - -Alle sei e mezzo i gemelli tornarono dicendo che non avevano trovata -traccia della loro sorella. A tale notizia tutti divennero inquieti; -pensavano al da farsi, quando il signor Otis si ricordò ad un tratto -che pochi giorni prima egli aveva dato il permesso ad una banda di -zingari di accampare nel parco del castello. - -Partì subito per Blackfell-Holln, accompagnato dal suo primogenito e -da due contadini. Il duca di Cheshire, pazzo per l'agitazione, chiese -con insistenza di unirsi a lui, ma il signor Otis rifiutò temendo -una zuffa. Quando però giunse al posto dell'accampamento, vide che -gli zingari erano partiti precipitosamente: il fuoco ardeva ancora e -sull'erba restavano delle scodelle. - -Dopo aver mandato Washington e i due uomini a frugare la campagna -circostante, il signor Otis si affrettò a far ritorno alla villa per -spedire telegrammi a tutti gli ispettori di polizia della contea, -pregandoli di ricercare una giovinetta che era stata rapita da -vagabondi o da zingari. - -Fatto questo, si fece preparare il cavallo e, dopo aver insistito -perchè sua moglie e i suoi tre figli si mettessero a tavola, partì -col palafreniere per la strada di Ascot. Aveva fatto appena due miglia -che sentì galoppare dietro di sè; si voltò e vide il piccolo duca che -giungeva sopra un poney, tutto rosso in volto e col capo scoperto. - -— Ne sono proprio dolente, — disse il giovane con voce ansante, — ma -mi è impossibile di mangiare finchè non si sia ritrovata Virginia. Vi -prego di non adirarvi con me. Se ci aveste permesso l'anno scorso di -sposarci, questo fatto non sarebbe avvenuto. Non mi rimandate indietro, -ve ne prego, perchè non lo potrei, nè lo vorrei. - -Il ministro non potè trattenersi dall'indirizzare un sorriso a -quel giovanotto bello e sventato. Come non rimanere commosso per la -devozione che egli dimostrava a Virginia! Si curvò quindi sul cavallo, -posò una mano sulla spalla del duca, affettuosamente, e disse: - -— Ebbene, Cecilio, dal momento che ci tenete tanto, bisognerà bene che -vi consenta di seguirmi; ma sarà necessario che vi trovi appena giunto -ad Ascot un cappello.... - -— Al diavolo il cappello! È Virginia che io voglio trovare! — esclamò -il piccolo duca ridendo. - -Si rimisero al galoppo e presto ebbero raggiunto la stazione -ferroviaria, dove chiesero al capo se era stata vista sulla banchina -della partenza una fanciulla che rispondesse ai connotati di Virginia; -ma invano. Il capostazione inviò subito telegrammi a tutte le stazioni -lungo la linea e promise di esercitare una sorveglianza rigorosa. - -Dopo ciò, comprato un cappello per il piccolo duca da un mercante di -novità che stava per chiudere la sua bottega, il ministro Otis proseguì -per Bescbey, villaggio posto quattro miglia più distante, che gli era -stato detto essere frequentato dagli zingari. Fatta levare dal letto -la guardia campestre, questa non potè dare nessun schiarimento e così, -dopo aver traversato la piazza del villaggio, i due cavalieri ripresero -la strada di corsa e arrivarono a Canterville alle 11, col corpo -spezzato dalla fatica e il cuore dall'inquietudine. - -Giunti, trovarono Washington e i gemelli che li aspettavano al cancello -con delle lanterne, il viale essendo scurissimo. - -Nessuno aveva trovato traccia di Virginia. Gli zingari erano stati -raggiunti nei prati di Brockley, ma la fanciulla non era con loro. Essi -avevano spiegato la ragione della loro partenza precipitata dicendo -che si erano sbagliati sulla data della fiera di Charton e che la paura -di non giungere in tempo li aveva obbligati ad affrettarsi. Inoltre si -erano mostrati desolatissimi della scomparsa della figlia del ministro, -il quale aveva loro accordato di accampare nel suo parco. - -Purtroppo Virginia era perduta, almeno per quella notte, e fu con -profondo accasciamento che il padre e i giovani rientrarono in casa, -seguiti dal palafreniere che conduceva a mano il cavallo e il poney. -Nel vestibolo trovarono riuniti tutti i domestici spaventati. - -La povera signora era stesa su un divano, nella biblioteca, quasi pazza -dal dolore, e la vecchia governante le inumidiva la fronte, con acqua -di Colonia. - -Il ministro volle che essa mangiasse qualche cosa e fece servire la -cena per tutti: ma tutti erano muti e i gemelli stessi, sempre vivaci, -erano tristi e taciturni per la scomparsa dell'adorata sorellina. - -Finita la cena, nonostante le preghiere del piccolo duca, il -signor Otis volle che tutti andassero a coricarsi, affermando che -non c'era nulla da fare per quella notte, e che il mattino dopo -avrebbe telegrafato a Scotland-jard perchè fosse subito posto a loro -disposizione qualche bravo agente. - -Al momento in cui tutti uscivano dalla stanza da pranzo, l'orologio -della torre suonò mezzanotte e appena le vibrazioni dell'ultimo tocco -si spensero, fu inteso un rumore seguito da un grido acuto. Un tremendo -colpo di tuono scosse la casa; una musica celeste risuonò nell'aria; -un pezzo di muro si staccò rumorosamente in cima alle scale, e sul -pianerottolo apparve Virginia, pallida, quasi bianca, con una piccola -scatola in mano. Tutti si precipitarono verso di lei; la madre se la -strinse appassionatamente al cuore; il piccolo duca la soffocò sotto i -suoi baci e i gemelli eseguirono un selvaggio ballo di guerra intorno -al gruppo. - -— Gran Dio! figlia mia dove sei stata? — chiese il padre con aria -burbera, persuaso che essa avesse voluto fare un brutto scherzo. — -Cecilio ed io abbiamo percorso tutta la campagna a cavallo per cercarti -e tua madre ha corso pericolo di morire di spavento. Non bisognerà far -mai più di tali scherzi! - -— Meno che col fantasma! — gridarono i gemelli, continuando le loro -capriole. - -— Mia cara, grazia a Dio, eccoti ritrovata; non devi lasciarmi mai -più! — mormorava la madre abbracciando la fanciulla, che tremava, e -lisciando i suoi capelli d'oro sparsi sulle spalle. - -— Papà, disse dolcemente Virginia, — sono stata col fantasma; egli è -morto.... Vai a vederlo. È stato molto cattivo, ma si è sinceramente -pentito di tutto il male che ha fatto e, prima di morire, mi ha dato -questa scatola di gioielli. - -Tutta la famiglia gettò su lei uno sguardo silenzioso e spaventato; -ma essa aveva il volto grave e serio. Muta si volse e li precedette -attraverso l'apertura fattasi nel muro, e li fece discendere per un -corridoio segreto. Washington seguiva con un candeliere acceso. - -Giunti ad una gran porta di quercia ferrata con grossi chiodi, Virginia -la toccò, e quella girò sui grossi cardini. Apparve una stanza stretta -e bassa, col soffitto a volta e con uno spiraglio per finestra. Un -grande anello di ferro era attaccato nel muro e a questo anello era -incatenato un grande scheletro, steso tutto lungo sul pavimento e -che sembrava allungasse le sue scarne dita per arrivare ad un piatto -e una brocca di forma antica, posti in modo che egli non li potesse -toccare. La brocca doveva essere stata un tempo piena d'acqua, perchè -l'interiore era tutto verde di muffa e sul piano non rimaneva che della -polvere. - -Virginia s'inginocchiò presso lo scheletro e giungendo le sue piccole -mani si mise pregare in silenzio, mentre la famiglia guardava con -stupore la scena terribile. - -— Oh! Oh! — esclamò ad un tratto uno dei gemelli, che aveva gettato uno -sguardo alla finestra per cercare di capire in che parte della casa era -posta quella stanza. — Oh! il vecchio mandorlo che era seccato è tutto -fiorito. Vedo benissimo i fiori al chiaro della luna.... - -— Dio gli ha perdonato! — disse gravemente Virginia alzandosi e la sua -fisonomia parve rischiarata da un vivo splendore. - -— Voi siete un angelo — esclamò il duca, cingendola col braccio al -collo e baciandola. - - -VII. - -Quattro giorni dopo questi strani avvenimenti, verso le undici di sera -un funebre corteggio usciva dal castello di Canterville. - -Il carro era tirato da otto cavalli neri con la testa ornata di un -grosso pennacchio di penne di struzzo che ondeggiavano mollemente. La -bara di piombo era coperta da un ricco drappo scarlatto, sul quale -spiccavano, ricamate in oro, le armi dei Canterville. Ai lati del -carro camminavano a piedi i domestici, portando torcie accese. Tutta -questa processione era grandiosa e produceva profonda impressione. -Lord Canterville dirigeva le esequie; egli era venuto appositamente -dal paese di Galles per assistere alla sepoltura, e occupava la prima -vettura con la piccola Virginia; poi veniva il ministro degli Stati -Uniti e sua moglie; quindi Washington e i due ragazzi, nell'ultima -vettura stava la vecchia Umney. - -Tutti avevano riconosciuto a lei il diritto di vedere scomparire per -sempre quel fantasma che l'aveva perseguitata per ben cinquant'anni. -Una profonda fossa era stata scavata in un angolo del cimitero, -precisamente in faccia alla siepe, e le ultime preci furono dette nel -modo più patetico dal reverendo Augusto Dampier. - -Terminata la cerimonia, i domestici uniformandosi a un vecchio costume -nella famiglia Canterville spensero le loro torce. - -Quando la bara fu calata nella fossa, Virginia si avanzò e vi pose -sopra una grande croce, fatta di fiori di mandorlo bianchi e rosei. -In quell'istante la luna uscì fuori dalle nuvole e inondò della sua -luce silenziosa e argentea il cimitero, mentre da un boschetto vicino -veniva il canto di un usignolo. Virginia ricordò allora la descrizione -che il fantasma aveva fatto del Giardino della Morte, e i suoi occhi si -empirono di lacrime. - -L'indomani mattina, prima che lord Canterville partisse per la città, -il ministro s'intrattenne con lui a proposito dei gioielli dati dal -fantasma a Virginia, gioielli veramente magnifici, sopratutto una -collana di rubini, montati in stile veneziano, mirabile capolavoro del -sedicesimo secolo. L'insieme dei gioielli aveva un tale valore che il -signor Otis provava scrupolo a permettere che sua figlia li ritenesse. - -— Mylord, — disse egli, — so che in questo paese il diritto di -manomorta vale per i piccoli oggetti come per i terreni, ed è chiaro, -chiarissimo per me, che questi gioielli debbano rimanere a voi come -proprietà di famiglia. Vi prego quindi di portarli con voi a Londra e -di considerarli come parte della vostra eredità, restituitavi sia pure -in condizioni eccezionali. Quanto a mia figlia, essa è ancora fanciulla -e fino ad ora, sono superbo di dirlo, essa è poco attaccata a questi -gingilli di vanità. - -Ho anche saputo da mia moglie, che è competente in cose artistiche, -avendo avuto la fortuna di passare varî inverni a Boston quando era -giovinetta, che queste pietre hanno un grande valore e che vendendole -frutterebbero una somma vistosa. Quindi, lord Canterville, voi -riconoscerete, ne sono sicuro, che è impossibile che io permetta di -lasciarle nelle mani di un membro della mia famiglia; d'altronde, poi, -tutti questi gingilli, giuocattoli, così appropriati, così necessari -alla aristocrazia britannica, sarebbero assolutamente fuori posto in -mezzo a persone allevate con severi principî e, posso proclamarlo, con -i principî immortali della semplicità repubblicana. - -Oso confessarvi però che Virginia tiene molto allo scrigno contenente i -gioielli; le sarebbe caro conservarlo come ricordo degli errori e della -sventura del vostro avo. - -Questo scrigno essendo antichissimo e per conseguenza molto sciupato, -mi sembra non abbia nessun valore. - -Vi confesso anzi che sono molto stupito di vedere uno dei miei figli -mostrare dell'interessamento ad un oggetto dei tempi passati e non -saprei trovare altra spiegazione se non nel fatto che Virginia nacque -in uno dei vostri sobborghi di Londra, poco dopo il ritorno di mia -moglie da una escursione ad Atene. - -Lord Canterville ascoltò senza interrompere, il discorso del degno -ministro, tirandosi di quando in quando i baffi grigi per nascondere -un involontario sorriso, e quando questi ebbe finito, gli strinse -cordialmente la mano e così rispose: - -— Mio caro signore, la vostra graziosa fanciulla ha reso all'infelice -mio avo un servizio grandissimo. - -La mia famiglia ed io le siamo riconoscenti per il meraviglioso ardire -ed il sangue freddo di cui ella ha dato prova. - -I gioielli le appartengono ed, in fede mia, sono convinto che se avessi -così poca riconoscenza da toglierglieli, il vecchio birbante sortirebbe -nuovamente dopo quindici giorni dalla sua tomba e mi renderebbe la vita -un'inferno. Quanto ad essere essi gioielli di famiglia, lo sarebbero -solo se fossero stati descritti come tali in un testamento, in un atto -legale, mentre l'esistenza di quei gioielli fu sempre ignorata. Vi -assicuro che sono tanto miei come del servo di casa. - -Quando madamigella Virginia sarà grande, sarà incantata, oso -affermarlo, di essi; inoltre signor Otis, voi dimenticate di -aver comprato con la villa, anche il mobilio e il fantasma dietro -inventario. Dunque quello che ha appartenuto al fantasma è vostro. -Malgrado tutte le prove di attività che sir Simone ha dato di notte -nel corridoio, egli è legalmente morto e la vostra compra vi ha reso -proprietario di ciò che a lui apparteneva. - -Il ministro rimase seccato del rifiuto di lord Canterville e lo pregò -a riflettere di nuovo sulla sua decisione, ma l'eccellente Pari tenne -fermo e finì per decidere il ministro ad accettare il regalo che il -fantasma aveva fatto alla figlia sua. - -Quando nella primavera del 1890 la giovane duchessa di Cheshire fu -presentata al ricevimento della regina in occasione del suo matrimonio, -i gioielli che recava indosso furono oggetto di generale ammirazione. - -Gli sposi erano così belli e si amavano tanto che tutti furono -incantati del loro matrimonio, eccettuata la vecchia marchesa di -Dembleton, che aveva fatto ogni sforzo per accaparrare il duca a fargli -sposare una delle sue sette figlie; a tale scopo anzi, aveva dato -nientemeno che tre pranzi costosissimi. - -Cosa strana, il signor Otis aveva per il piccolo duca una viva simpatia -personale, malgrado che in teoria fosse nemico della nobiltà e per -esprimersi con le sue stesse parole, avesse ragione di temere che in -mezzo alle influenze snervanti di una aristocrazia fatta di piaceri, -fossero dimenticati i veri principî della semplicità repubblicana. - -Ma non si tenne alcun conto delle sue osservazioni e quando egli -si avanzò, dando il braccio alla propria figlia, nella corsia di -San Giorgio in Hannover-Square, appariva l'uomo più fiero di tutta -l'Inghilterra. - -Dopo la luna di miele, il duca e la duchessa tornarono alla villa di -Canterville e l'indomani del loro arrivo, nel pomeriggio si recarono a -fare una visita nel solitario cimitero presso il bosco di pini. - -Da prima furono un poco imbarazzati circa l'epigrafe da porsi sulla -pietra del sepolcro dì Sir Simone, ma finirono per decidere che si -sarebbero limitati a farvi scolpire le iniziali del vecchio gentiluomo -e i versi scritti sulla finestra della biblioteca. - -La duchessa aveva portato seco delle magnifiche rose e le cosparse -sulla tomba; poi proseguirono verso le rovine del coro della vecchia -abbazia; e infine andarono a sedersi sopra una colonna spezzata. - -Suo marito, coricato ai suoi piedi, la fissava negli occhi luminosi. Ad -un tratto, gettando la sua sigaretta, le prese la mano ed esclamò: - -— Virginia; una donna non deve avere segreti per suo marito. - -— Cecilio mio, io non ne ho. - -— Sì, voi ne avete — rispose egli sorridendo, — non mi avete mai detto -ciò che seguì mentre voi eravate rinchiusa col fantasma. - -— Non l'ho mai detto a nessuno, replicò gravemente Virginia. - -— Lo so, ma a me potreste dirlo. - -— Vi prego, Cecilio; non me lo domandate, non posso dirvelo. Povero -sir Simone! gli devo molto; sì, Cecilio, non ridete, gli devo veramente -molto.... Mi ha mostrato ciò che è la vita; ciò che significa Morte e -perchè l'amore è più forte della morte. - -Il duca si alzò e abbracciò amorosamente sua moglie. - -— Voi potete conservare il vostro segreto, finchè io possederò il -vostro amore — egli disse a voce sommessa. - -— Voi l'avete sempre avuto, Cecilio. - -— E voi lo direte un giorno ai nostri figli, non è vero? - -Virginia arrossì. - - - - -IL DELITTO DI LORD ARTURO SAVILE - - -I. - -Era l'ultimo ricevimento che lady Windermere dava avanti che -s'iniziasse la primavera. - -Bentinck House, più del solito, appariva piena di una folla di -visitatori, fra cui spiccavano sei membri del gabinetto, venuti -direttamente dall'udienza dello speaker, in abito di gala e -decorazioni. - -Le belle signore indossavano costumi elegantissimi, e, all'estremità -della galleria dei quadri, la principessa Sofia di Carlrsühe, -una grossa dama dal tipo tartaro, con dei piccoli occhi neri e -meravigliosamente vellutati, parlava, con voce acuta, un cattivo -francese, ridendo sonoramente. - -C'era in quelle sale uno strano miscuglio di società: delle orgogliose -paresse cicalavano cortesemente con dei violenti radicali; dei -demagoghi popolari si strisciavano a degli scettici famosi; una brigata -di vescovi seguiva una grande prima donna di salone in salone; sulla -scala, un gruppo di membri dell'Accademia reale discuteva animatamente, -e nella sala da pranzo i geni si spingevano fra loro. - -Era quella insomma una delle più belle serate di lady Windermere e la -principessa vi si trattenne sino alle undici e mezzo passate. - -Subito dopo la sua partenza, lady Windermere tornò nella galleria dei -quadri, dove un famoso economista stava esponendo, ad una virtuosa -ungherese, con aria solenne, la teoria scientifica nella musica. - -Ella si mise a conversare con la duchessa di Paisley. - -Era meravigliosamente bella, coll'opulento seno di un bianco avorio, -ed i grandi occhi azzurri, color miosotys, ed i pesanti fermagli in -brillanti de' suoi capelli d'oro; capelli d'oro puro, non di quella -tinta paglia pallida che usurpa oggi il bel nome dell'oro; capelli di -un oro che pareva tessuto coi raggi del sole, capelli che circondavano -il suo volto come d'un nembo di santa, con quel fascino che è proprio -della peccatrice. - -Strano soggetto psicologico! - -Di buon'ora, nella vita, ella aveva scoperto questa importante verità, -che, cioè, niente rassomiglia tanto all'innocenza quanto un'imprudenza -e, dopo una serie di avventure, — la metà delle quali avute -innocentemente, — era riuscita a conquistarsi tutti i privilegi di una -personalità. - -Essa aveva più volte cambiato marito. Infatti, contava nel suo bilancio -tre matrimoni; ma siccome non aveva mai mutato amante, il mondo aveva -dopo qualche tempo smesso di sparlare sul suo conto. - -Ora aveva quarant'anni, niente figli, ed in complesso una passione -sfrenata del piacere, passione che è il segreto di quelli che restano -sempre giovani. - -Ad un tratto girò curiosamente lo sguardo per la sala e con la sua -limpida voce di contralto disse: - -— Dov'è il mio chiromante? - -— Il vostro?... esclamò la duchessa, trasalendo involontariamente. - -— Il mio chiromante, duchessa. Io ora non posso vivere senza di lui. - -— Cara Gladys, voi siete molto originale! — mormorò la duchessa, -cercando ricordarsi ciò che veramente era un chiromante e sperando non -fosse la stessa cosa che un chiropodista. - -— Viene regolarmente a vedere la mia mano due volte la settimana, — -proseguì lady Windermere, — e vi pone molto interesse. - -— Dio del cielo! deve essere certo qualche manicure. Ecco ciò che è -veramente terribile! Spero per lo meno che sia straniero: così riuscirà -un po' meno gradito. - -— Certo, è quì. Io non posso dare un ricevimento senza di lui. Egli mi -dice sempre che ho una mano veramente psichica e che se il mio pollice -fosse stato appena un poco più corto, sarei stata una pessimista -convinta e mi sarei rinchiusa in monastero.... - -— Oh! comprendo... — disse la duchessa che si sentiva molto più -sollevata. — Egli dice la buona ventura, non è così?... - -— E la cattiva, e molte altre cose di questo genere. - -L'anno venturo, per esempio, io correrò un grande pericolo, in terra, -o in mare. Bisognerà dunque che io viva in pallone e ogni sera faccia -salire in un cestino il pranzo. Tutto questo è scritto qui, sul mio -dito mignolo, o sul palmo della mano, non so più precisamente. - -— Ma cara duchessa, coi tempi che corrono, la Provvidenza può senza -dubbio resistere alle tentazioni. Io penso che ciascuno, una volta al -mese per lo meno, dovrebbe far leggere nella sua mano, per sapere ciò -che non deve più fare. Se nessuno non ha la bontà di andare a cercarmi -Podgers, andrò io stessa.... - -— Lasciate fare a me, lady Windermere, — interloquì un giovane piccolo, -grazioso, che stava vicino ed aveva seguito la conversazione con un -sorriso gioviale. — Se è così singolare come voi dite, lady Windermere, -io riuscirò a riconoscerlo: ditemi solo come è ed io ve lo condurrò -subito. - -— Sia. Non ha nulla del chiromante; voglio dire, che non ha nulla di -misterioso, di estatico e che neppure ha una figura romantica. È un -uomo piccolo, grasso, con una testa comicamente calva e dei grandi -occhiali d'oro; è un tipo che sta fra il medico di famiglia ed il -pastore di villaggio. Io ne sono desolata, ma la colpa non è mia. Le -persone sono così noiose!... Le mie pianiste hanno tutte l'aria di -pianiste, e tutti i miei poeti, l'aria di poeti. - -Io mi ricordo, che, nella stagione scorsa, avevo invitato a pranzo -un terribile cospiratore, un uomo che aveva versato il sangue di -un'infinità di persone e che portava sempre una cotta di maglia in -acciaio e teneva un pugnale celato nella manica della camicia. Ebbene! -Quando lo vidi, la sua figura mi sembrò quella di un vecchio e buon -pastore. In tutta la serata non fece che lanciare motti di spirito, -e se ciò mi divertì, mi deluse anche fortemente. Quando l'interrogai -sulla sua cotta di acciaio, si contentò di sorridere e mi disse che era -troppo fredda per poterla portare in Inghilterra.... Ah! ecco Podgers. -Ebbene, sig. Podgers, desidererei che leggeste nella mano della -duchessa di Paisley.... Duchessa, volete voi togliervi il guanto.... -non quello della mano destra.... l'altro. - -— Mia cara Gladys, veramente io non credo che ciò sia conveniente, — -disse la duchessa, sbottonando a malincuore il guanto. - -— Tutto ciò che interessa è sempre conveniente, rispose lady -Windermere: — on a fait le monde ainsi. Ma bisogna che io vi presenti, -duchessa... Ecco il signor Podgers, il mio chiromante; il signor -Podgers, la duchessa di Paisley... e se voi direte che essa ha un monte -della luna più sviluppato del mio, io non vi presterò più fede. - -— Sono sicura, Gladys, che non v'è niente di ciò sulla mia mano, — -pronunziò con tono grave la duchessa. - -— Vostra grazia ha infatti ragione, — replicò Podgers gettando uno -sguardo sulla piccola mano grassoccia, dai diti corti e tozzi. — La -montagna della luna non v'è sviluppata: però la linea della vita è -ottima. Volete avere la bontà di spiegare la giuntura della mano... -vi ringrazio... Tre linee distinte sopra la palma... voi vivrete -sino a tarda età, duchessa, e sarete grandemente felice... Ambizione -moderatissima, linea dell'intelligenza non esagerata, linea del -cuore... - -— Suvvia, siate discreto, signor Podgers! — esclamò lady Windermere. - -— Niente mi potrebbe esser più caro, — rispose Podgers inchinandosi, -— se la duchessa me ne avesse dato motivo; ma io sono dolente di dover -dire che nella mano leggo una grande costanza di affetti insieme ad un -sentimento fortissimo del dovere. - -— Volete continuare, signor Podgers? — disse la duchessa con uno -sguardo di soddisfazione. - -— L'economia non è la minore delle virtù di vostra grazia... - -Lady diede in una forte risata. - -— L'economia è un'ottima cosa, — osservò con una certa compiacenza la -duchessa. — Quando sposai Paisley, egli aveva undici castelli e non una -casa che fosse abitabile. - -— Mentre ora, — terminò lady Windermere, — egli ha dodici case e -neppure un castello! - -— Eh!, mia cara, io amo... - -— Le comodità, — rispose Podgers, — tutte le comodità dei nostri tempi -ed i caloriferi in tutte le stanze... Vostra grazia infatti ha ragione: -le comodità sono ancora la sola cosa che la civiltà può darci. - -— Voi avete mirabilmente decritto il carattere della duchessa, signor -Podgers; volete dire quello di lady Flora? - -E, rispondendo ad un cenno di testa della padrona di casa, una piccola -fanciulla, da capelli rossi di scozzese e dalle spalle altissime, si -alzò sgarbatamente da un divano e presentò una lunga mano ossuta. - -— Ah! una pianista suppongo... anzi una eccellente pianista, non è -vero? Chi sa, forse una musicista di prim'ordine. Riservatissima, -onesta e dotata di un vivo amore per gli animali... È giusto? - -— Perfettamente! — esclamò la duchessa, volgendosi a lady Windermere. — -Assolutamente esatto. - -Flora alleva infatti due dozzine di gatti a Maclosckie e sarebbe capace -di riempire la nostra casa di città di un vero serraglio di bestie se -suo padre glielo permettesse. - -— Bene! ma è appunto ciò che io faccio ogni giovedì sera in casa mia! -— rispose ridendo lady Windermere. Solamente io preferisco i leoni ai -gatti. - -— È questo il vostro solo errore, lady Windermere, — pronunziò Podgers -con un saluto cerimonioso. - -— Se una donna non può rendere incantevoli i suoi errori, non è che -una femmina qualunque... — rispose essa, — Podgers, esaminate ancora -qualche mano... Venite sir Thomas, mostrate la vostra al signor -Podgers. - -Un vecchio signore, dal portamento distinto, si avanzò e tese al -chiromante una mano grassa e tozza, con un lunghissimo dito medio. - -— Natura avventurosa; nel passato quattro lunghi viaggi ed uno -nell'avvenire... Naufragato tre volte... No, due soltanto, una in -pericolo di naufragare nel prossimo viaggio. Conservatore furibondo; -puntuale; appassionato per le collezioni di curiosità... Una malattia -pericolosa fra i sedici e diciotto anni... Erede di una grossa fortuna -verso i parenti... Grande avversione per i gatti ed i radicali. - -— Straordinario! — esclamò sir Thomas. — Dovreste leggere la mano di -mia moglie. - -— Della seconda moglie? — chiese tranquillamente Podgers, che teneva -ancora la mano del vecchio fra le sue. - -Ma lady Marvel, donna di aspetto malinconico, con capelli neri e ciglia -sentimentali, rifiutò recisamente di lasciarsi rivelare il suo passato -e il suo avvenire. - -Gli sforzi di lady Windermere non valsero neppure a far togliere i -guanti al signor di Koloff, ambasciatore russo. - -Veramente molte persone esitavano ad affrontare quello strano piccolo -uomo, dal sorriso stereotipato, dagli occhiali d'oro e gli occhi che -brillavano come rubini; e quando egli ebbe detto alla povera lady -Fermor, ad alta voce e dinanzi a tutti, che ella s'intendeva molto -poco di musica, ma che in compenso prendeva delle folli passioni per i -musicisti, divenne opinione generale che la chiromanzia era una scienza -e che bisognava incoraggiarla, ma a tête-à-tête. - -Lord Arturo Savile, che non sapeva niente della disgraziata storia -di lady Fermor, e che aveva seguito Podgers con grande interesse, -provò una viva curiosità di far leggere nella sua mano. Siccome, -però, sentiva un po' di timidezza a farsi avanti, si avvicinò a lady -Windermere e, tutto rosso in viso, le disse se Podgers avrebbe voluto -occuparsi di lui. - -— Ma certo, egli si occuperà di voi, mio buon amico... Appunto per -questo egli è qui. Tutti i miei leoni, lord Arturo, sono dei leoni -che prendono parte alla rappresentazione. Tutti saltano attraverso i -cerchi, quando io comando loro... Ma devo prevenirvi che dirò tutto a -Sibilla... Ella verrà domani da me a prendere il the, e se il signor -Podgers troverà che avete un cattivo carattere, o qualche tendenza alla -gotta, o un'amante a Bayswater, io non glielo nasconderò. - -Lord Arturo sorrise e scosse la testa. - -— Io non ho paura; Sibilla ed io ci conosciamo così bene! - -— A dire il vero sono un po' contrariata di sentirvi dir questo... La -migliore divisa del matrimonio è uno scambievole malinteso... no, io -sono completamente unica. Ho solo dell'esperienza, il che, frattanto, -è quasi la stessa cosa... Signor Podgers, lord Arturo Savile muore -d'impazienza che voi gli leggiate nella mano. Non gli dite, però, che è -fidanzato ad una delle più belle fanciulle di Londra; è già un mese che -il Morning Post ne ha dato l'annunzio... - -— Cara lady Windermere, — esclamò la marchesa di Jedburgh, — abbiate -la bontà di lasciarmi trattenere ancora un minuto il signor Podgers; -egli sta dicendomi che monterò sulle tavole del palcoscenico, e ciò -m'interessa assai. - -— Se vi ha detto ciò, lady Jedburgh, io non esito a togliervelo... -Venite qua subito, signor Podgers e leggete nella mano di lord Arturo. - -Bene! — esclamò la marchesa facendo una piccola mossa ed alzandosi dal -divano — se non mi è permesso di montare sulle tavole del palcoscenico, -mi sarà lecito almeno di assistere allo spettacolo, spero... - -— Naturalmente. Assistiamo tutti alla sentenza soggiunse lady -Windermere. - -— Ed ora, signor Podgers, diteci qualche cosa di bello, perchè lord -Arturo è uno dei miei più cari amici. - -Podgers prese la mano del giovane, la osservò, divenne stranamente -pallido e non fece parola. Un brivido sembrò passare per il suo corpo. -Le sue grandi e folte sopracciglia furono assalite da un tremito -convulso, da un tic bizzarro, irritante. Delle grosse goccie di sudore -imperlarono la sua fronte e le sue dita grassoccie divennero fredde ed -umide. - -A lord Arturo non sfuggirono questi strani segni di agitazione e per -la prima volta in vita sua ebbe paura. Il suo istinto naturale fu il -fuggire dalla sala, ma si contenne. Era meglio conoscere il pericolo, -qualunque fosse, che restare in quella angosciosa incertezza. - -— Attendo, signor Podgers. - -— Attendiamo tutti, — soggiunse lady Windermere, con il suo tono -vivace, impaziente. - -Il chiromante non rispose. - -— Io credo che lord Arturo debba montare sulle tavole del palcoscenico -— esclamò lady Jedburgh — e che dopo la vostra sortita il signor -Podgers abbia paura di dirglielo. - -Ad un tratto l'ometto lasciò andare la mano destra del giovane, afferrò -vivacemente la sinistra e si curvò tanto su questa, che la montatura in -oro dei suoi occhiali sfiorò quasi la pelle. - -Rapidamente il suo volto divenne bianco d'orrore; ma egli riuscì a -ricuperare il suo sangue freddo e rivolgendosi a lady Windermere, le -disse con un sorriso forzato: - -— È la mano di un bel giovane. - -— Certo, ma sarà egli un buon marito? Ecco quello che bisogna sapere. - -— Io credo che un marito non debba essere troppo seducente — mormorò -lady Jedburgh, con aria grave. — È così pericoloso.... - -— Mia cara fanciulla, non sono mai troppo seducenti gli uomini — -ribattè lady Windermere. — Ma ciò che mi occorre sono i particolari: -non vi sono che i particolari che interessano. Che deve dunque accadere -a lord Arturo? - -— Ebbene, fra qualche giorno lord Arturo dovrà fare un viaggio. - -— Sì, quello di nozze, naturalmente. - -— E perderà un parente. - -— Non sua sorella, spero, — disse lady Jedburgh, con tono ipocrita. - -— No, certo, non sua sorella: un semplice, lontano parente. - -— Ah!... Sono crudelmente delusa, — disse lady Windermere. Non ho -assolutamente nulla da raccontare domani a Sibilla. Chi si preoccupa -ormai dei parenti lontani? Ora non è più moda. Però io credo che -essa farà bene a comperare un abito di seta nera: serve sempre per la -chiesa... Ed ora andiamo a cena. Forse non resterà più nulla: speriamo -almeno di trovare ancora del brodo caldo. Francesco una volta faceva -del brodo eccellente, ma ora egli è sempre occupato dalla politica -e non sono mai più sicura di nulla con lui. Vorrei proprio che il -generale Boulanger rimanesse un po' tranquillo... Duchessa, voi sarete -stanca... - -— Affatto, mia cara Glady, — rispose la duchessa avviandosi verso la -porta — io mi sono molto divertita ed il vostro chiromante è stato -piacevolissimo. - - -II. - -Dieci minuti dopo, col volto bianco di terrore, gli occhi pieni di -tristezza, lord Arturo Savile si precipitava fuori di Beusinck House. - -Si fece largo attraverso i valletti impellicciati, che attendevano i -loro padroni sotto la tettoia. Sembrava non vedesse e non sentisse più -nulla. - -La notte era rigida ed i becchi del gas, lungo il viale, scintillavano -ed oscillavano sotto le folate di vento; ma le sue mani avevano il -calore della febbre e le sue tempie parevano infuocate. Egli andava -qua e là, a caso, come un ebbro. Un agente di polizia lo guardò -curiosamente mentre gli passava accanto, ed un mendicante, che si -era staccato da una porta per chiedergli l'elemosina, indietreggiò -spaventato nel vedere un volto che appariva più sventurato del suo. - -Una volta lord Arturo si arrestò sotto un lampione e guardò le sue -mani: credette vedervi traccie di sangue ed un debole grido uscì dalle -sue labbra tremanti. - -— Assassino! Questo aveva letto il chiromante nel palmo della sua mano. - -— Assassino! La notte stessa pareva lo sapesse ed il vento ripeteva -alle sue orecchie il grido orribile. Ogni angolo nero era pieno di -questa parola. - -Egli la vedeva ghignare perfino dai tetti delle case. - -Entrò nel Parco, il cui bosco pareva affascinarlo: s'appoggiò ad una -ringhiera, esausto di forze, e calmò l'ardore delle sue tempie sul -ferro umido, rimanendo assorto nel silenzio misterioso delle piante. - -— Assassino! Assassino! — gridò come se ripetendo l'accusa il -significato della parola fosse scemato. - -Il suono della sua voce lo fece rabbrividire e tuttavia desiderò -quasi che l'eco lo sentisse e svegliasse da' suoi sogni la città -addormentata. Avrebbe voluto fermare il primo passante per raccontargli -tutto. - -Poi errò per _Oxford-Street_, in vie strette e brutte; due donne, dal -volto dipinto, passando, lo schernirono. - -Da un tetro palazzo arrivò a lui uno strepito di bestemmie e di -schiaffi, seguito da acute grida; e confusamente, sotto una porta umida -e fredda vide delle schiene piegate, dei corpi rifiniti dalla miseria e -dalla vecchiaia. - -Una strana pietà s'impadronì di lui. - -Quei figli del peccato e della miseria erano essi predestinati alla -loro sorte, come egli alla sua? Non erano forse, essi pure, marionette -di un mostruoso burattinaio? - -Ma non fu il mistero, ma la commedia della sofferenza che lo colpì, -la sua assoluta inutilità, la sua grottesca mancanza di senso comune. -Tutto gli parve incoerente, privo d'armonia. Egli si sentiva stupito -dalla discordanza esistente fra l'ottimismo superficiale del nostro -tempo e la realtà dell'esistenza. - -Poco dopo si trovò di fronte a Marylebone Church. L'argine silenzioso -sembrava un lungo nastro d'argento pallido, macchiate qua e là da -mobili ombre. - -Tutto intorno si stendeva la linea dei becchi di gas, vacillanti, e -dinanzi ad una piccola casa, circondata da un muro, stava una vettura -solitaria, di cui il cocchiere dormiva saporitamente a cassetta. - -Lord Arturo si avviò a passo rapido verso _Portland-Place_, volgendosi -ad ogni momento, come se temesse d'essere seguito. - -In cima a _Rich-Street_ due uomini erano intenti a leggere un piccolo -avviso su di una palizzata. Uno strano sentimento di curiosità lo -punse, ed egli attraversò la strada in quella direzione. Avvicinandosi, -la parola _assassino_, scritta in lettere nere lo colpì. - -Si arrestò ed una vampa di fuoco gli salì al volto. - -Era un avviso ufficiale, che offriva una ricompensa a chi avesse -fornito delle informazioni per l'arresto di un uomo di mezza taglia, -sui trenta o quaranta anni, portante un cappello a cencio con gli orli -rialzati, un abito nero e dei pantaloni in tela, di cotone rigato. -Quest'uomo aveva una cicatrice sulla gota destra. - -Lord Arturo lesse l'avviso, poi lo rilesse ancora. Si chiese se l'uomo -sarebbe stato arrestato e come avesse riportato quella cicatrice. Forse -un giorno, anche il suo nome sarebbe stato sulle mura di Londra. Un -giorno, forse anche la sua testa, sarebbe stata messa a prezzo.... -Questo pensiero lo riempì d'orrore. - -Tornò sui suoi passi e fuggì nella notte. - -Appena sapeva dove si trovasse. Aveva un vago ricordo d'avere errato -in un laberinto di sordide case, d'essersi smarrito in un dedalo -gigantesco di nere vie, e l'aurora cominciava a spuntare quando -finalmente si accorse di essere nel _Picadilly-Circus_. - -Siccome seguiva _Belgrave-Square_, s'imbattè sui grandi carri da -spedizione che si avviavano verso _Covent-Garden_. - -I carrettieri, nei loro bianchi grembiali, col volto abbronzato dal -sole, i capelli incolti, camminavano a lunghi passi, facendo schioccare -di tanto in tanto la frusta e scambiandosi gli uni con gli altri -qualche parola. - -Sopra un enorme cavallo grigio, il primo di un tiro a sei, stava un -giovane paffuto, con un mazzo di fiori infilato sul cappello. Attaccato -fortemente alla criniera della sua cavalcatura, rideva clamorosamente. - -Nella luce mattinale, le grandi ceste di legumi si staccano come -dei blocchi di diaspro verde sui petali pallidi di alcune rose -meravigliose. - -Lord Arturo provò un sentimento di viva curiosità, senza sapere perchè. -V'era qualcosa su quella delicata gaiezza dell'alba che gli sembrava -fonte di un'inesprimibile commozione: ed egli pensò a tutti quei giorni -che incominciano belli, ridenti e terminano cupi, tempestosi. - -Quegli esseri rozzi, con la loro rude voce, il loro spirito triviale, -il loro andamento trascurato, quale strana Londra essi vedevano! Una -Londra liberata dai delitti della notte e dal fumo del giorno, una -città pallida, fantastica, paurosa, una città cosparsa di tombe. - -Si domandò quello che essi ne pensavano e se sapevano qualche cosa dei -suoi splendori e delle sue vergogne, dei suoi superbi piaceri e della -sua orribile fame, di tuttociò che vi fermenta e che vi ruina dalla -mattina alla sera. - -Probabilmente non rappresentava per essi che una mèta di commercio, -un mercato dove recavano i loro prodotti per venderli e dove non -rimanevano che qualche ora, lasciando forse alla loro partenza le -strade ancora silenziose e le case sempre addormentate. - -Provò uno strano godimento a vederli passare. Per quanto volgari -fossero, con le loro grosse scarpe a chiodi, avevano in essi qualcosa -di arcadico. Lord Arturo sentì che quelli erano i veri figli della -natura e che questa aveva loro insegnato la pace: ed invidiò tutta la -loro ignoranza. - -Quando lasciò _Belgrave-Square_, il cielo aveva preso la tinta di -un turchino evanescente e gli uccelli cominciavano a cinguettare nei -giardini. - - -III. - -Quando lord Arturo si ridestò, era già mezzodì ed il sole filtrava -attraverso la serica cortina color d'avorio. Si levò dal letto e andò a -guardare dalla finestra. Una vaga nebbia era sospesa sulla città, ed i -tetti delle case sembravano d'argento appannato. Nel verde tremulo del -viale alcuni fanciulli s'inseguivano, simiglianti a farfalle bianche, e -i marciapiedi erano ingombri di gente diretta verso il Parco. - -Mai gli era sembrata così bella la vita; e mai il male gli parve così -lontano. Entrò un domestico, recando un vassoio con il cioccolato. - -Egli bevve il cioccolato, quindi, sollevata una pesante portiera, passò -nella stanza da bagno. - -La luce scendeva dolcemente attraverso sottili lastre di onice -trasparente, e l'acqua, nella vasca di marmo, aveva lo splendore della -luna. - -Lord Arturo s'immerse fino al collo, poi cacciò bruscamente la testa -nell'acqua, come per purificarsi di qualche vergognoso ricordo. - -Uscito dal bagno si sentiva quasi calmo. Dopo colazione, si distese -sopra un divano ed accese una sigaretta. - -Sopra il caminetto, coperto da un bellissimo broccato antico, stava -un grande ritratto di Sibilla Merton, com'egli l'aveva veduta la prima -volta al ballo di lady Noël. - -La graziosa testa era leggermente piegata a sinistra, come se il collo, -sottile e fragile, durasse fatica a sopportare tanta bellezza. Le -labbra, leggermente dischiuse, sembravano bozzate per una musica assai -dolce, e dai suoi occhi, immersi nel sogno, traluceva la più tenera -purezza verginale. - -Modellata nel morbido abito di crespo di Cina, col grande ventaglio di -piume nella mano, si sarebbe detto ch'ella fosse una di quelle delicate -figurine, quali se ne vedono nei boschi di ulivi, presso Tanagra, e -nella sua attitudine aveva qualcosa della grazia greca. - -Nondimeno ella non era piccola. Era perfettamente proporzionata, -cosa rarissima in un'età in cui la maggior parte delle donne -sono generalmente più grandi del naturale oppure insignificanti. -Contemplandola, in quell'istante, lord Arturo si sentì invaso da quella -terribile pietà che nasce dall'amore. Sentì che sposandola col _fatum_ -di morte che gravava su lui, sarebbe stato un tradimento simile a -quello di Giuda, un delitto peggiore di tutti quelli che immaginarono i -Borgia. - -Quale felicità avrebbe potuto essere fra loro quando, ad un tratto, -egli poteva essere chiamato a compiere la spaventosa profezia scritta -nella sua mano? Quale esistenza avrebbe egli potuto condurre, giacchè -il destino portava una tale sventura nella sua bilancia? Necessitava -ritardare a qualunque costo le nozze. Egli vi era risoluto. Sebbene -amasse ardentemente quella fanciulla e il solo contatto delle dita di -lei bastasse a farlo trasalire in un godimento squisito, egli riconobbe -chiaramente quale era il suo dovere e vide che non aveva il diritto di -unirla a sè prima di avere commesso il delitto. - -Soltanto dopo commesso il delitto egli avrebbe potuto recarsi -all'altare con Sibilla Merton, e riporre la sua vita nelle mani della -donna amata, senza timore di agire malamente. Solo allora egli avrebbe -potuto stringerla fra le braccia, senza ch'ella dovesse mai curvare la -fronte sotto la sua onta. Prima occorreva _compiere questo_ e, per il -bene di entrambi, nel più breve tempo possibile. - -Molti altri, al suo posto, avrebbero preferito il sentiero infiorato -del piacere alle ascese del dovere; ma lord Arturo era troppo -coscienzioso per anteporre il piacere ai principî. - -Per un poco egli provò una naturale ripugnanza per l'opera ch'era -destinato a compiere; ma poi si convinse che non era un delitto, ma un -sacrificio: e la sua ragione gli rammentò che nessun'altra via gli era -possibile. Bisognava scegliere fra il vivere per sè e il vivere per -gli altri, e, per quanto il suo compito fosse terribile, egli sapeva -di non dover lasciar trionfare l'egoismo su l'amore, perchè, presto -o tardi, ciascuno di noi è chiamato a risolvere lo stesso problema. A -lord Arturo esso veniva presentato assai presto nella vita, prima che -il cinismo avesse corroso il suo cuore e l'egoismo intaccato il suo -carattere; per cui egli non esitò a fare il suo dovere. - -Fortunatamente egli non era un sognatore, nè uno sfacendato dilettante. -Se fosse stato tale, egli avrebbe, come Amleto, esitato lasciando con -la sua esitazione rovinare il piano. Egli era invece essenzialmente -pratico; la vita, per lui, era azione più che pensiero. Egli possedeva -il più raro dei doni, il senso comune. - -I crudeli sentimenti della sera innanzi si erano completamente -dileguati, ed egli provava quasi vergogna ripensando alla pazza fuga -per le vie della città ed alla terribile agonia della notte. Egli -si domandava ora come avesse potuto esser così dissennato da dare in -escandescenza contro l'inevitabile. - -L'unica questione che ancora lo turbava era come avrebbe egli -potuto compiere la sua missione, poichè l'omicidio, come i riti del -paganesimo, esige una vittima ed un sacerdote. - -Non essendo un genio, non aveva nemici, nè era il caso di soddisfare -qualche personale rancore; la sua missione conteneva una grave -solennità. - -Fece una lista dei nomi dei suoi amici e parenti sopra un foglietto -del taccuino, e dopo un rigoroso esame, si decise per lady Clementina -Beauchamp, una cara vecchia che abitava in Curzon-Street, sua cugina in -secondo grado, per parte di madre. - -Lord Arturo aveva sempre amato lady Clem — così la chiamavano tutti, -— e siccome egli era ricco, in seguito all'eredità lasciatagli da lord -Rugby, nessun avrebbe potuto vedere in quella morte un fine pecuniario. - -Veramente, più egli rifletteva e più lady Clem gli pareva la persona da -scegliersi e, persuaso che ogni indugio era una cattiva azione verso -Sibilla, dicise di occuparsi subito dei preparativi. La prima cosa da -farsi era, indubbiamente, regolare il conto del chiromante. - -Si sedette dunque al tavolo e riempì uno _chèque_ di cento ghinee, -pagabile all'ordine del signor Septimus Podgers. Quindi telefonò al suo -cocchiere di attaccare la vettura e si vestì per uscire. - -Nel lasciare la stanza, gettò uno sguardo sul ritratto di Sibilla -Merton e giurò che qualunque cosa accadesse, le avrebbe sempre -lasciato ignorare ciò ch'egli compiva per amor suo e che avrebbe sempre -conservato il segreto del suo sacrificio nel più profondo del cuore. - -Recandosi al club Buckingham, si fermò da una fioraia ed inviò a -Sibilla una bella cesta di narcisi, dai petali bianchi e dai pistilli -simili agli occhi del fagiano. - -Giunto al club, si recò direttamente alla biblioteca, ordinò al -cameriere un bicchiere di citrato di soda, e chiese un libro di -tossicologia. - -Per la sua triste opera, il veleno era il mezzo migliore, assolutamente -migliore. Nulla gli ripugnava più della violenza, e del resto era ben -costretto a trovare, per uccidere lady Clem, un mezzo che non attirasse -l'attenzione pubblica, poichè gli faceva orrore l'idea di diventare -la curiosità del giorno in casa di lady Windermere, o di vedere il suo -nome sui giornali, in pasto al pubblico. - -Egli doveva, inoltre tener conto del padre e della madre di Sibilla, i -quali, appartenendo ad un secolo puritano avrebbero potuto opporsi al -matrimonio, in caso di scandalo; — per quanto egli fosse persuaso che -se avesse fatto loro conoscere le causa della cosa, sarebbero stati i -primi ad apprezzare la sua condotta. - -Aveva dunque tutte le ragioni per decidersi in favore del veleno, -sicuro negli effetti e scevro di rumore. Il veleno avrebbe agito senza -bisogno di ricorrere ad atti brutali, per i quali, come la maggior -parte degli inglesi, provava una profonda avversione. - -Però non conosceva nulla della scienza dei veleni, e siccome il -cameriere non sembrava capace di trovare nella biblioteca altro -che la _Guida di Ruff_ ed il _Baily's Magazine_, cercò egli stesso -negli scaffali e finì per scoprire un'edizione della _Farmacopea_ ed -un esemplare della _Toxicologia_ di Erskine, edita da Mathew Reid, -presidente del Collegio reale dei medici ed uno dei più antichi membri -del club Buckingham, dove era stato eletto per sbaglio, confuso con un -altro candidato. - -Lord Arturo rimase molto sconcertato dai termini tecnici impiegati -nei due libri, e si pentì di non aver fatto maggiore attenzione alle -lezioni di Oxford; ma finalmente nel secondo volume di Erskine, -trovò una narrazione interessantissima e completa delle proprietà -dell'acconito, scritta in modo semplice e chiaro. - -Questo era proprio il veleno che gli abbisognava. I suoi effetti, -diceva il libro, sono quasi immediati; non dà spasimi, e preso sotto -forma di un globulo di gelatina, secondo il modo raccomandato da sir -Matkew, non ha nulla di sgradevole. - -Lord Arturo prese nota sul suo taccuino della dose necessaria per -produrre la morte, ripose il volume nello scaffale, e risalì la via di -S. Giacomo fino a Pestle e Humbey, la grande farmacia di Londra. - -Pestle, che serviva sempre personalmente i suoi clienti -dell'aristocrazia, rimase sorpreso alla richiesta del giovane, e -molto deferentemente gli mormorò qualche parola sulla necessità di una -ricetta medica. Ma appena lord Arturo gli ebbe spiegato che il veleno -doveva servire per un grosso cane di Norvegia, del quale era costretto -disfarsi, perchè mostrava sintomi d'idrofobia, parve pienamente -soddisfatto e si congratulò col suo cliente della meravigliosa -conoscenza ch'egli aveva della tossicologia. - -Lord Arturo, avuta la capsula, la mise in una bella bomboniera -d'argento, veduta e comprata in una oreficeria in Bond-Street, e quindi -si avviò verso la dimora di lady Clementina. - -— Ebbene! cattivo ragazzo, — esclamò la vecchia dama vedendolo entrare -nel suo salotto, — perchè non sei più venuto a trovarmi da tanto tempo? - -— Cara lady Clem, — rispose sorridendo lord Arturo, — non ho mai un -momento libero.... - -— Vuoi dire che trascorri tutto il giorno con miss Sibilla Merton a -comprare trine e a dire sciocchezze.... Io non so comprendere perchè -la gente si affanni tanto per sposarsi. Ai miei tempi non si sarebbe -neppure sognato di far tanti preparativi, in pubblico e in privato, per -una cosa simile! - -— Vi assicuro che non ho veduto Sibilla da più di ventiquattro ore, -lady Clem. - -A quel che so, ella appartiene ora tutta alle sue sarte. - -— Ah bene! Ed è questa l'unica ragione che ti conduce presso una -vecchia brutta e noiosa come me? Io mi stupisco che voi uomini non -sappiate congedarvi dalle donne quando hanno raggiunto la mia età. E -dire che si son commesse della pazzie per me, ed eccomi ora un povero -essere reumatizzato, con una parrucca ed una salute pessima! Se non -fosse quella cara lady Gansen, che m'invia i peggiori romanzi francesi -che si pubblichino, io non saprei veramente come passare le giornate. I -medici non servono più che a prender danari ai clienti.... Non riescono -neppure a guarirmi lo stomaco.... - -— Vi ho portato io un rimedio per questo, — interruppe gravemente lord -Arturo. — È una cosa sorprendente, scoperta da un americano.... - -— Io non amo le invenzioni americane. Ho letto qualche tempo fa alcuni -romanzi di quei paesi e li ho trovati pieni di stupida vanità. - -— Non è tutto così lady Clem. Vi assicuro che questo è un rimedio -radicale. Dovete promettermi di provarlo. - -E lord Arturo trasse dalla tasca la piccola bomboneria e la porse a -lady Clementina. - -— Questa bomboniera è un delizioso gioiello, Arturo. È veramente -gentile da parte tua.... E questo è il portentoso rimedio?.... Ha -l'aria di un dolce. Voglio prenderlo subito. - -— Dio del cielo, lady Clem! — esclamò lord Arturo, trattenendole il -braccio. — Non lo fate. È una medicina omeopatica: se voi la prendete -senza aver male allo stomaco, non vi farà nulla. Aspettate di avere una -crisi ed allora ingoiatela: rimarrete sorpresa del risultato. - -— Avrei voluto prenderla subito, — disse lady Clementina, guardando -contro luce la piccola capsula trasparente. — Sono certa che è -deliziosa.... Ti confesso ch'io detesto i medici, ma adoro le -medicine.... Tuttavia ti prometto di conservarla fino alla mia prossima -crisi. - -— E quando sopravverrà questa crisi? Molto presto? - -— Spero non prima di una settimana. Ieri ho passato una cattivissima -giornata. - -— Siete dunque sicura di avere una crisi avanti la fine del mese, lady -Clem? - -— Lo temo; ma come sei premuroso con me, Arturo! L'influenza di Sibilla -ha veramente un effetto benefico. Ed ora bisogna salutarci. Io ho a -pranzo delle persone avvizzite, persone che non sono gaie, e sento -che se non faccio una dormitina adesso, mi sarà impossibile tenere -gli occhi aperti durante il pranzo. Addio Arturo. Dì a Sibilla che -le voglio molto bene; e mille grazie a te per il prodigioso rimedio -americano. - -— Non dimenticherete di prenderlo, non è vero? - -— Sta sicuro, non lo dimenticherò, birbantello.... Ti scriverò per -dirti se mi abbisognano altri globuli. - -Lord Arturo lasciò la casa di lady Clementina più sollevato. - -La sera ebbe un colloquio con Sibilla e le disse di trovarsi in una -posizione terribilmente difficile e che il suo onore e il suo dovere -gli imponevano di procrastinare le nozze. La supplicò di aver fiducia -in lui e di non dubitare dell'avvenire. - -La scena ebbe luogo nella serra del palazzo Merton, dove lord Arturo -aveva pranzato, come di consueto. - -Sibilla non gli era mai apparsa più felice, ed egli per un momento -era stato tentato di agire vilmente, di scrivere a lady Clem che non -prendesse il rimedio e di lasciare che le nozze si compissero, come se -al mondo non esistesse un Podgers. Ma il suo carattere vinse e anche -quando Sibilla si lasciò cadere nelle sue braccia, piangendo, egli non -perdette la sua calma. - -La bellezza che faceva vibrare i suoi nervi, aveva anche toccato la sua -coscienza. Egli sentì che per far naufragare una vita così bella, per -solo qualche mese di piacere, sarebbe stata veramente una volgarità, e -più che mai si fece ferma la sua risoluzione. - -Rimase con Sibilla fin quasi a mezzanotte, cercando di confortarla, e, -confortato egli stesso, l'indomani mattina partì per Venezia, dopo aver -scritto al signor Merton una lettera seria ed esplicita sulla necessità -di aggiornare le nozze. - - -IV. - -A Venezia lord Arturo trovò suo fratello, lord Surbiton, reduce col suo -_Yacht_ da Corfù. - -I due giovani trascorsero insieme una quindicina di giorni deliziosi. -Di mattina passeggiavano sul Lido, oppure vagavano quà e là per i verdi -canali, nella loro lunga gondola nera. Nel pomeriggio usavano ricevere -sullo _Yacht_ delle visite e la sera cenavano al Florian e fumavano un -infinito numero di sigarette. - -Malgrado ciò, lord Arturo non era felice. Ogni giorno percorreva -attentamente nel _Times_ la «colonna dei decessi», in attesa di vedervi -la notizia della morte di lady Clementina; ma ad ogni giorno aveva una -delusione. - -Cominciò a temere che qualche incidente fosse intervenuto e maledì -più volte il momento in cui le aveva impedito di prendere l'aconito lo -stesso giorno in cui ella si era mostrata così desiderosa di provarne -gli effetti. - -Le lettere di Sibilla, sebbene piene di passione e di fede, erano -talvolta profondamente tristi, talmente che egli pensava che fra loro -tutto fosse finito. - -Dopo una quindicina di giorni, lord Surbiton si sentì stanco di Venezia -e decise di percorrere la costa fino a Ravenna, avendo sentito dire che -vi era una grande caccia nella famosa pineta. - -Lord Arturo voleva assolutamente rifiutarsi di accompagnarlo, ma -Surbiton, ch'egli amava molto, lo persuase, affermandogli che ove -avesse continuato a rimanere all'albergo Danieli, sarebbe morto di -noia. Per cui, il quindicesimo giorno, essi fecero vela con un forte -vento nord-est ed un mare agitatissimo. - -La traversata fu piacevole. La vita all'aria libera colorì nuovamente -le gote di lord Arturo ma dopo il ventiduesimo giorno egli fu di -nuovo assalito dal pensiero di lady Clem e, malgrado le rimostranze di -Surbiton, prese il treno per Venezia. - -Quando fu sbarcato dalla gondola all'ingresso dell'albergo, il -proprietario gli consegnò, con un inchino, alcuni telegrammi. Egli li -aprì bruscamente. - -Tutto era riuscito: lady Clementina era morta improvvisamente, di -notte, cinque giorni innanzi. - -Il primo pensiero di lord Arturo fu per Sibilla: le inviò un -telegramma, annunziandole il suo immediato ritorno a Londra. Quindi -ordinò al cameriere di preparargli i bauli per poter prendere il -direttissimo della sera, pagò cinque volte più dello stabilito i -suoi gondolieri e con passo leggiero e l'animo allegro salì nella sua -stanza. - -Tre lettere lo attendevano. Una di Sibilla, piena di affetto e -condoglianza; le altre due di sua madre e dell'avvocato di lady -Clementina. - -Lady Clementina, diceva la lettera, aveva cenato con la duchessa la -sera precedente alla sua morte. Aveva anzi entusiasmato tutti i parenti -con il suo spirito; ma poi si era ritirata nelle sue stanze molto -presto, lamentando dei dolori allo stomaco. - -La mattina seguente era stata trovata morta nel proprio letto: il -suo volto non mostrava nessun segno di sofferenza. Sir Mathew Reid, -chiamato d'urgenza, non aveva potuto far nulla ed il cadavere era stato -seppellito a Beauchamp Chalest. Pochi giorni prima la vecchia dama -aveva fatto il suo testamento, lasciando a lord Arturo la sua piccola -casa di Curzon-Street, tutto il mobilio, i suo effetti personali e la -sua galleria di quadri, eccettuata la collezione di miniature ch'ella -donava a sua sorella, lady Margaret Rufford, e il suo braccialetto di -ametiste, che lasciava in dono a Sibilla Merton. - -Gl'immobili non avevano alcun valore, ma l'avvocato Mansfield -desiderava che lord Arturo tornasse al più presto possibile perchè vi -erano molti conti da saldare, non avendo lady Clementina tenuto mai -conti in regola. - -Lord Arturo rimase commosso del buon ricordo di lady Clementina e -pensò che Podgers aveva veramente una grande responsabilità in quella -faccenda. - -Il suo amore per Sibilla dominava però ogni altro sentimento e -la coscienza di aver fatto il proprio dovere gli procurava pace e -conforto. - -Giunto a Charing-Cross, si sentì completamente felice. - -I Merton l'accolsero con grande effusione: Sibilla gli disse che non -poteva sopportare altri ostacoli fra di loro, — e le nozze furono -stabilite per il sette giugno. - -La vita gli si presentava ancor bella e seducente. - -Un giorno, egli stava facendo l'inventario della sua nuova casa di -Curzon-Street insieme all'avvocato di lady Clementina e a Sibilla, e -bruciava dei pacchetti di lettere giovanili, quando la fanciulla emise -ad un tratto un piccolo grido di gioia. - -— Cosa avete trovato, Sibilla? chiese lord Arturo, levando la testa dal -suo lavoro, e sorridendo. - -— Questa graziosissima bomboniera d'argento. È un lavoro molto -delicato, certamente olandese.... Volete darmela? Le ametiste non mi -staranno bene fin quando non avrò quarant'anni, ne son certa. - -E la fanciulla mostrò la bomboniera che aveva contenuto l'aconito. - -Lord Arturo trasalì e un vivo rossore gl'imporporò il volto. - -Egli aveva quasi dimenticato, e gli sembrò una coincidenza ben strana -che Sibilla, per l'amore della quale egli aveva attraversato tante -angoscie, fosse la prima a rammentarglielo. - -— Certamente, Sibilla, prendetela. - -— Grazie, Arturo, grazie. Ed avrò anche il _bonbon_?.... Io non sapevo -che lady Clementina fosse amante dei dolci.... la credevo molto più -intellettuale. - -Lord Arturo divenne terribilmente pallido e un'orribile idea gli -attraversò la mente. - -— Un _bonbon_, Sibilla! Che volete dire? — chiese con voce rauca e -bassa. - -— Ne contiene uno solo. Sembra vecchio e sporco, ed io non ho alcun -desiderio di mangiarlo.... Ma cosa vi accade, Arturo?.... Come siete -pallido! - -Lord Arturo fece un salto attraverso la sala ed afferrò la bomboniera. - -In essa era contenuta la capsula color ambra con entro il liquido -velenoso. - -Lady Clem era dunque spirata di morte naturale! - -Lord Arturo sentì quasi mancarsi le forze; gettò la capsula nel fuoco e -si lasciò cadere sul divano, con un grido disperato. - - -V. - -Il signor Merton rimase ben addolorato quando lord Arturo gli annunziò -che le nozze dovevano essere rimandate una seconda volta, e lady -Giulia, che già aveva ordinato il corredo, fece di tutto per indurre -Sibilla ad una rottura. - -Però, per quanto Sibilla amasse teneramente sua madre, ella aveva fatto -dono di tutta la sua vita al giovane fidanzato, e le parole della madre -non valsero a farla mancare alla sua fede. - -Quanto a lord Arturo, trascorsero parecchi giorni prima ch'egli avesse -potuto riaversi dalla crudele delusione. - -Ma il suo buon senso trionfò di nuovo e la sua mente sana e pratica non -gli permise di esitare più a lungo sulla condotta da tenere. - -Poichè il veleno aveva fallito, ciò che conveniva ormai usare era la -dinamite o qualsiasi altro esplosivo. Passò quindi di nuovo in rassegna -i nomi degli amici e parenti e, dopo serie riflessioni, si decise a far -saltare in aria suo zio, il pastore di Chichester. - -Il pastore, uomo di savia cultura, aveva una passione straordinaria -per gli orologi. Ne possedeva una splendida collezione, che andava dal -secolo XV ai nostri giorni. Parve a lord Arturo che questa mania del -buon pastore fornisse una ottima occasione alla realizzazione dei suoi -piani. - -Un grave problema però era quello di procurarsi una macchina esplosiva. - -Il _London Directory_ non gli forniva nessuna notizia su ciò, ed egli -pensò che non gli sarebbe stato di grande utilità recarsi all'ufficio -di polizia di Scotland Yard, giacchè ivi non si era informati delle -gesta dei dinamitardi se non quando un'esplosione era già avvenuta. Ad -un tratto si ricordò del suo amico Rouvaloff, un giovane russo dalle -tendenze rivoluzionarie, conosciuto l'anno precedente in casa di lady -Windermere. - -Il conte Rouvaloff passava per scrittore, e si diceva ch'egli -attendesse alla storia di Pietro il Grande e fosse anzi venuto in -Inghilterra appunto per studiare i documenti relativi al soggiorno -dello Czar in questo paese. Ma era poi voce generale che fosse un -agente nichilista, e non bene visto dall'ambasciata russa a Londra. - -Lord Arturo pensò che quello era proprio l'uomo che gli abbisognava, ed -un mattino si recò al suo appartamento a Bloomsbury. - -— Volete dunque occuparvi seriamente di politica? — chiese il conte -Rouvaloff, quando lord Arturo gli ebbe esposto lo scopo della sua -visita. - -Ma lord Arturo odiava qualsiasi menzogna, e si credette in dovere di -spiegargli che le questioni sociali non l'interessavano affatto, che -aveva bisogno di un esplosivo famigliare, il quale non riguardava che -lui soltanto. - -Il conte Rouvaloff lo fissò per qualche istante con sorpresa. - -Poi, vedendo che egli aveva parlato seriamente scrisse sopra un -biglietto di carta un indirizzo, lo firmò con le sue iniziali e lo -porse a lord Arturo a traverso il tavolo. - -— A Scotland Yard darebbero chi sa che cosa per conoscere questo -indirizzo, caro amico. - -— Ma non lo avranno! — esclamò lord Arturo ridendo. - -E dopo aver calorosamente stretta la mano al giovane russo, scese -precipitoso le scale, guardò di nuovo il foglietto e ordinò al suo -cocchiere di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e seguì a piedi la -via Greek fino a piazza Bayle. Passò sotto il viadotto e si trovò in un -curioso vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. Da un muro -all'altro si stendevano numerose corde con appese delle tele bianche -ondeggianti sotto l'aria mattutina. - -Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla porta di una piccola -casa verde. - -Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed apparve sulla soglia uno -straniero, dall'aspetto rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese -cosa desiderasse. - -Lord Arturo gli tese il biglietto del conte Rouvanoff. - -Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed invitò il giovane ad entrare -in una piccola stanza. - -Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, come veniva chiamato in -Inghilterra, entrò nella stanza, con una salvietta, macchiata di vino, -intorno al collo ed una forchetta in mano. - -— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo inchinandosi, — si è offerto -di presentarmi a voi, ed io spero che vorrete concedermi un colloquio -per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... Roberto Smith, ed ho -bisogno di un orologio esplosivo. - -— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò maliziosamente -il piccolo tedesco dando in una risata. — Non mi guardate con aria così -spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: Mi rammento di avervi -incontrato una sera nella casa di lady Windermere. Spero che Vostra -grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino a me, finchè non -abbia terminato di cenare? - -Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, che sono buoni conoscitori, -affermano che il mio vino del Reno è migliore di quello che si può bere -all'Ambasciata di Germania. - -E, prima che lord Arturo avesse avuto il tempo di riaversi dalla -sorpresa, si trovò seduto in un'altra saletta, dinanzi a del delizioso -Marcobrünner in una coppa di cristallo ornata col monogramma imperiale. - -— Gli orologi esplosivi, — disse Herr Winckelkopp, — non sono un -buon articolo di esportazione per l'estero, anche se si riesce a -farli passare in dogana. Il servizio dei treni è così irregolare che, -abitualmente, gli orologi finiscono con l'esplodere prima d'essere -giunta a destinazione. Se però vi è necessario uno di questi congegni, -posso offrirvi un articolo eccellente e vi garantisco che rimarrete -soddisfatto del risultato. Posso chiedervi a quale uso lo destinate? -Se è per la polizia, mi spiace di non poter far nulla per voi. I -poliziotti inglesi sono davvero i nostri migliori amici. Io ho sempre -constatato che, tenendo conto della loro stupidità, si può fare -assolutamente tutto ciò che si vuole; non vorrei dunque torcere neppure -un capello ad uno di essi. - -— Vi assicuro che non ho niente che fare con la polizia. Per dirvi il -vero, l'orologio è destinato al pastore di Chichester. - -— Per Bacco!... Non vi supponevo talmente nemico della religione, lord -Arturo. I giovani di oggi non si occupano in genere di simili cose. - -— Credo che voi mi stimiate più di quello che io meriti, Herr -Winckelkopp, — soggiunse lord Arturo arrossendo. — Io sono -completamente ignorante in teologia. - -— Allora si tratta di un affare personale? - -— Appunto. - -Herr Winckelkopp alzò le spalle ed uscì dalla saletta. Cinque minuti -dopo riapparve con un piccolo rotolo di dinamite ed un orologio -francese, sormontato da una figurina della Libertà che calpesta l'idra -del dispotismo. - -Il volto di lord Arturo s'illuminò. - -— Ecco ciò che mi occorre. Ed ora ditemi come esplode. - -— Ah! questo è il mio segreto, — rispose Herr Winckelkopp, contemplando -con orgoglio la sua invenzione. — Ditemi solo quando vi occorre che -esploda ed io regolerò il meccanismo per l'ora indicata. - -— Sta bene! Oggi è martedì e potete prepararmelo subito.... - -— Impossibile. Ho molto lavoro, un lavoro urgentissimo per alcuni amici -di Mosca. - -— Sarete sempre in tempo, rimettendo questo lavoro a domani sera o a -giovedì mattina.... Quanto al momento dell'esplosivo, sia per venerdì a -mezzogiorno. A quell'ora il pastore è sempre in casa. - -— Venerdì, a mezzogiorno, — ripetè il tedesco, e l'annotò sopra un -grande registro aperto su di una scrivania. - -— Ed ora ditemi quanto vi debbo, — chiese lord Arturo alzandosi. - -— Poca cosa, lord Arturo. La dinamite costa sette scellini e mezzo; il -movimento d'orologeria tredici scellini e la cassa cinque scellini. - -Sono troppo felice di poter servire un amico del conte Rouvaloff.... - -— Ma il vostro incomodo, Herr Winckel-Kopf? - -— Oh! nulla. È un piacere per me. Io non lavoro per il danaro: vivo -interamente per la mia arte. - -Lord Arturo pose il danaro sul tavolo, ringraziò il piccolo tedesco -della sua cortesia e lasciò in fretta la casa. - -Per due giorni lord Arturo rimase in preda ad una grande eccitazione. - -Il venerdì, a mezzogiorno, si recò al _club_ Buckingham per attendere -notizie. - -Per tutto il pomeriggio lo stupido servitore recò telegrammi da ogni -parte dello stato, col resoconto delle corse di cavalli, i verdetti -delle cause di divorzio, il resoconto della seduta notturna alla Camera -dei Comuni e del piccolo panico scoppiato in borsa a Londra. - -Alle quattro, finalmente, comparvero i giornali della sera e lord -Arturo si rifugiò nella sala di lettura con il _Pall Mall Gazzette_ con -la _James's Gazzette_, col _Globe_ e l'_Echo_, lasciando indignato il -colonnello Goodchild, che desiderava ardentemente leggere il resoconto -di un discorso da lui pronunziato la mattina in casa del _Lord-Maire_ -sopra le missioni sud-africane e sulla convenienza di avere in ogni -provincia vescovi negri. - -Scorse impaziente i vari giornali, ma neppure in uno trovò il nome di -Chichester: l'attentato non era dunque riuscito! Rimase per qualche -istante completamente affranto. - -Il signor Winckelkopf, ch'egli andò a trovare l'indomani, si sprofondò -in grandi scuse e si offrì di dargli gratuitamente un altro orologio -o una cassa di bombe di nitro-glicerina, a prezzo di costo; ma lord -Arturo, che aveva ormai perduto ogni fiducia negli esplosivi del -piccolo tedesco, dovette persuadersi che a questo mondo tutto è -falsificato e che era assurdo attendersi qualche cosa dalla dinamite -germanica. - -Herr Winckelkopf, pur ammettendo che il movimento di orologeria fosse -in qualche punto difettoso, lo assicurò che l'orologio poteva esplodere -ancora e citò, ad esempio della sua tesi, il caso di un barometro -ch'egli aveva inviato una volta al governatore militare di Odessa, -barometro che doveva esplodere il decimo giorno. - -Per tre anni questo barometro era invece rimasto intatto, ma un -bel giorno aveva esploso, facendo in tanti pezzi solo la serva del -governatore, perchè questi aveva lasciata la città sei settimane prima. -Se l'effetto non era stato proprio quello voluto, ciò provava però che -la dinamite, come forza distruttrice, sotto l'impero di un movimento di -orologeria, era un mezzo possente, anche se inesatto. - -Lord Arturo rimase alquanto sollevato da queste informazioni: ma doveva -aver presto un nuovo disinganno. - -Due giorni dopo, mentre saliva le scale, la duchessa lo chiamò nel suo -salottino e gli fece vedere una lettera ricevuta in quel punto. - -— Giovanna mi scrive lettere graziosissime: leggi quest'ultima; è -interessante come i romanzi che ci manda Maudie. - -Lord Arturo prese vivamente la lettera e lesse: - - 27 maggio. - - _Carissima zia_, - -Ti ringrazio tanto per la flanella che mi hai mandato per la società -Dorcas, e anche per le trine. - -Hai ragione quando dici assurdo il bisogno di portare delle cose -graziose; ma oggi sono tutti così radicali, così irreligiosi che è -difficile far loro capire che non devono avere i gusti e l'eleganza -delle classi elevate. - -Non so davvero dove finiremo! Come dice papà nei suoi sermoni, noi -viviamo in un secolo d'incredulità. Noi abbiamo avuto un bel caso -per un piccolo orologio a pendolo, inviato da un ammiratore ignoto a -papà, giovedì scorso. Ci è arrivato da Londra, porto franco, in una -cassettina di legno e papà crede che gli sia stato mandato da qualche -lettore del suo sermone «La licenza e la libertà», essendo l'orologio -sormontato da una figura di donna, con un berretto frigio in testa. - -Partier spacchettò l'oggetto e papà lo mise sul caminetto della -biblioteca. - -Eravamo venerdì mattina tutti seduti in questa stanza, quando, al -momento in cui l'orologio a pendolo suonava mezzogiorno, udimmo come -uno sbattere d'ali; un buffo di fumo uscì dal piedistallo della Dea -della Libertà e questa cadde e si ruppe il naso sul parafuoco. - -Maria ebbe un po' di paura, ma la cosa era così ridicola che Giacomo ed -io ne ridemmo sonoramente ed anche papà ci fece coro. - -Quando esaminammo l'orologio, ci avvedemmo che, mettendo la lancetta -sopra una data ora, dopo aver posto della polvere e una capsula -fulminante sotto un piccolo martello, si poteva produrre a piacere -lo scoppio. Papà disse che era una pendola troppo rumorosa per la -biblioteca. Credi tu che Arturo gradirebbe un dono di nozze come -questo? Io suppongo che a Londra debba esser di moda. Papà dice anzi -che questi orologi sono atti a far del bene, perchè fanno vedere -che la libertà non è duratura e che il suo regno deve finire con una -caduta. Papà dice pure che la Libertà è stata inventata al tempo della -rivoluzione francese. - -Vado subito dai Docars e leggerò loro la tua lettera così istruttiva. -Quanto hai ragione, zia mia, dicendo che, malgrado la loro condizione, -essi non hanno altro desiderio se non quello di portare ciò che loro -non conviene. Tale eccesiva preoccupazione del vestire è assurda; -mentre ben più gravi preoccupazioni dovrebbero avere in questo mondo e -nell'altro! - -Sono contenta che la tua stoffa di lana a fiori vada bene e la tua -trina non sia lacerata. Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che -mi hai regalata e credo che farà grande effetto. - -Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti ne portano. - -L'orologio donatoci ha ancora esploso e papà ha ordinato di portarlo in -scuderia. Non credo che gli piaccia come quando lo ricevette, sebbene -sia contento di un regalo così grazioso e ingegnoso: Ciò prova che -si leggono i suoi sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e -Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando che la gotta dello -zio Cecilio vada meglio. - -Credimi, cara zia, tua nipote affezionata - - GIOVANNA PERCY». - -«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda». - -Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice, -che la duchessa scoppiò a ridere: - -— Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla, -se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra -un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io. - -— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose lord Arturo con un -sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre. - -Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si -empirono di lagrime. - -Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i -suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di -fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse... - -Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue -buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione. -Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto, -è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il -suo. - -In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove -un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può -fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie -per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo -cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo. - -Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo. - -Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu -costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i -loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se -ne andò, sotto il pretesto di un convegno. - -Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera. -Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un -ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra. - -Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non -ricorrere più a nuovi tentativi. - -Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume. -La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un -leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso -dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa. - -Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva -la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della -ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte -fischiando acutamente. - -Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di -Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte -tremasse. - -Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria -seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una -barca; ed ogni rumore della città cessò. - -Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars. -Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno! - -Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si -sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto -nuovo. - -L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la -nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord -Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del -lampione lo riconobbe: era Podgers. - -Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il -sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò. - -Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso -Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel -Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo -guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo -cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna. -Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve. - -Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si -slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito. -Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando -la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si -dileguò. - -I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un -profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra. - -— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese ad un tratto una voce -dietro di lui. - -Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna -cieca. - -— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose egli -sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e -disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave. - -I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi -erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers -nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere -ingiusta verso di lui. - -Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma -non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine -questa venne. - -Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il _Thè_ e -ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima -operetta alla _Gaité_, quando il servo portò i giornali della sera. - -Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente, -allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo: - - «_Suicidio di un chiromante_» - -Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano. - -«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre -chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo -Ship-Hotel. - -«Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti -erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per -una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse -dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva -terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera -sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta -curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti». - -Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con -grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era -alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli -corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava -bene. - -— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo. - -— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose Sibilla -lagrimando di gioia. - - -VI. - -Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane dopo, la chiesa di San -Paolo fu invasa da una folla di persone della migliore società. - -Il discorso religioso fu detto in modo commovente dal pastore di -Chichester e tutti furono concordi nell'affermare che mai si era vista -una coppia più bella e più felice. - -Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto per amore di Sibilla, -mentre ella da parte sua dava a lui tutto quello che donna può dare di -meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza e l'amore. - -Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono sempre la -freschezza dei loro sentimenti e quando, qualche anno dopo, lady -Windermere si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico castello che -il vecchio duca aveva dato a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in -un bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del giardino, intenta -a seguire con occhio amoroso un bambino ed un bambina che giocavano tra -le rose. - -Ad un tratto lady Windermere, prese la mani dell'amica fra le sue, e le -chiese: - -— Siete dunque felice, Sibilla? - -— Cara lady Windermere, io sono la donna più felice di questo mondo; e -voi? - -— Non ho tempo di esserlo. Ho sempre amato l'ultimo uomo presentatomi, -ma appena ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita stanca. Oh! mia -cara; i leoni non sono buoni che per una stagione! Appena si è tagliata -loro la criniera, diventano le creature più noiose della terra. Di -più, se si è gentili con loro, essi finiscono col portarsi male. Vi -ricordate di quell'orribile Podgers? Era uno sfrontato impostore. -Naturalmente non me ne sono accorta subito: quando aveva bisogno di -danaro gliene davo, ma non potevo soffrire che mi facesse la corte. -Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora è la telepatia che -m'incanta. È molto più divertente. - -— Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, lady Windermere. È il -solo tema di cui Arturo non ami che si rida: vi assicuro che su ciò -egli ha idee veramente irremovibili. - -— Volete dire che ci crede, Sibilla? - -— Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. Eccolo. - -Lord Arturo attraversava infatti il giardino, con un grosso mazzo -di rose in mano, facendosi largo fra i due ragazzi che gli ballavano -intorno. - -— Lord Arturo? - -— Ai vostri ordini! lady Windermere. - -— Vorreste dirmi se credete veramente nella chiromanzia? - -— Certamente, — rispose il giovane sorridendo. - -— E perchè? - -— Perchè le devo tutta la felicità della mia vita — mormorò sdraiandosi -in una poltrona di vimini. - -— Che volete dire con ciò, lord Arturo? - -— Le debbo Sibilla, — rispose egli, porgendo le mani a sua moglie e -guardandola intensamente negli occhi ceruli. - -— Che sciocchezze! — esclamò lady Windermere. — In vita mia non ho mai -udito una sciocchezza simile! - - - - -INDICE - - - INTRODUZIONE pag. VII - Il fantasma di Canterville » 1 - Il delitto di lord Arturo Savile » 67 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il fantasma di Canterville e il -delitto di Lord Savile, by Oscar Wilde - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL FANTASMA DI CANTERVILLE E *** - -***** This file should be named 60586-0.txt or 60586-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/5/8/60586/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by the HathiTrust -Digital Library) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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