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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Storia di Milano vol. 1 - -Author: Pietro Verri - -Release Date: October 15, 2019 [EBook #60497] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI MILANO VOL. 1 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - STORIA - DI MILANO - - - DEL CONTE - - PIETRO VERRI - - - COLLA CONTINUAZIONE - - - TOMO I. - - - - MILANO - PRESSO IL LIBRAIO ERNESTO OLIVA - Contrada de' Due Muri, N. 1044 - 1850 - - - - -NOTIZIE - -DI PIETRO VERRI - - -Nell'accingermi a compilare le Notizie dell'ultimo de' magistrati -filosofi che hanno illustrato in Lombardia il regno di Maria Teresa, a -stento so contenermi nei limiti di una quasi cronologica brevità, cui -mi astringe il piano che mi sono prescritto in questa Raccolta. Tale è -la vastità e l'importanza dei servigi da esso prestati, che il parlare -adequatamente di lui, comprende la storia di trent'anni dell'economia -pubblica di quella ex-provincia. Se si eccettua l'opera immortale del -censimento, già precedentemente compita, tutte le importanti riforme -della pubblica amministrazione si eseguirono nel periodo della sua -magistratura; egli a tutte ebbe parte, e delle più insigni e difficili -fu pure principale promotore ed esecutore. Ma poichè è ancor recente -e vivissima la memoria de' suoi servigi, ed essendo queste Notizie -susseguite dalla collezione delle sue opere economiche, ora in parte -per la prima volta pubblicate, si rende indifferente, anzi superfluo, -il parlare estesamente dei di lui meriti, siccome sarebbe inutile il -voler narrare ad altri la maestria de' sommi pittori, avendosi dinanzi -le più illustri opere de' loro pennelli. Seguendo pertanto il mio -metodo, mi accontenterò di delineare sommariamente le epoche memorabili -della sua vita. - -Nacque PIETRO VERRI in Milano al 12 di dicembre dell'anno 1728. Il -di lui padre Gabriele dovette in gran parte ai personali suoi meriti -l'essere stato successivamente promosso a diverse eminenti cariche; -e fu per ultimo presidente del Senato. Egli si è pur distinto nelle -lettere; e si hanno di lui un quadro storico delle leggi municipali, -dei commenti al principal codice di esse, e una voluminosa compilazione -della storia della Lombardia, che rimase manoscritta. - -Chi bramasse di conoscere tutti i minuti tratti della fanciullezza e -della prima gioventù del nostro autore, potrà riscontrarli nell'Elogio -che recentemente ne ha pubblicato l'abate Isidoro Bianchi, già per -altre opere benemerito de' buoni studii[1]. Egli ha seguito un'altra -via da quella che io tengo, essendosi proposto di esporre esattamente -tutte le notizie delle quali ha trovato traccia; invece fu mio scopo -di limitarmi a riferir di Verri quel solo che può servire a far -distinguere il suo carattere, o che gli ha meritato di tramandare la -sua memoria alla posterità. - -Frequenti furono i saggi dati nella sua giovanezza dell'attività e -dell'acume della sua mente; ma non gli si era ancora offerta occasione -di esercitarla in qualche rilevante travaglio, onde si avesse potuto -apprezzarne la vastità e il vigore. Anzi poco mancò che egli non fosse -distratto per sempre dalla carriera delle lettere, mentre per motivi di -private circostanze si ascrisse nel 1758 al servizio militare col rango -di capitano nel reggimento Clerici, e vi rimase fino al dicembre del -1760. - -Restituito però appena alla tranquillità della vita domestica, -riassunse con maggior calore gl'interrotti studii; e quelli -dell'ecconomia pubblica, applicata specialmente alla situazione -della sua patria, l'occuparono a preferenza. Ma per meglio conoscere -l'importanza di quanto in séguito operò e scrisse, gioverà di -veder riferito da lui medesimo qual era in allora lo stato della -Lombardia[2]. - -«All'incominciare del regno di Maria Teresa ognuno sa e si ricorda -quanti e quanto possenti ostacoli incontrasse da noi l'industria -per esercitarsi in ogni parte. Arbitrario e sproporzionatamente -ripartito, il tributo sulle terre ci offriva lo spettacolo di molti -campi abbandonati dai proprietari alla comunità: la tassa personale -esuberantemente aggravata, rendeva spopolati altri distretti e priva -la terra di coltivatori: inciampi e vincoli interposti all'interna -comunicazione pel trasporto delle derrate, sempre più allontanavano -i reciprochi soccorsi: severissime leggi annonarie, minacciando la -morte a chi cercava di trasportare agli esteri i frutti della coltura, -invece d'invitare alla riproduzione, direttamente la offendevano: i -tributi delle dogane, appaltati a diverse compagnie, interponevano un -contratto fra i bisogni del popolo e la paterna clemenza del sovrano: -le scienze, le nobili arti, quello spirito d'impegnata ricerca della -verità, che sa tentar la natura dubitando delle opinioni e separare -le cose certe dalle probabili, non erano certamente festeggiati: uno -studio di parole, una servile venerazione o imitazione, erano lo scopo -che si poneva davanti alla docile gioventù, e così gradatamente, un -ostinato spirito, nemico d'ogni felice slancio verso del bene, teneva -in ceppi le arti tutte subalterne e meccaniche; e, dimentichi di noi -stessi, sembravamo piuttosto destinati a servire noi pure di mezzo e -di continuo fra le generazioni passate e le a venire, anzi che una -generazione avente diritto e ragione alla gloria di migliorare il -deposito delle umane cognizioni». - -Questa serie di antichi disordini, che mantenevano i popoli -nell'abbiezione, senza che quasi in quelli ne ravvisassero te cause, -perchè vi si erano abituati fin dalla nascita, fu lo scopo cui Verri -diresse la maggior contenzione dei suoi studii. Non omise fatica onde, -colla scorta della storia e spogliando i farraginosi documenti delle -diverse amministrazioni, svolgere le vere cause che avevano potuto -ridurre a tanto squallore un paese sì fertile, e altre volte sì ricco e -potente. Frutto di queste faticose ricerche fu quella selva di squisita -erudizione, la quale, dopo di averne egli usato in tante sue opere per -più di trenta anni successivi, era ancor lungi dall'essere esausta. - -Per comunicare l'espansione di questo suo zelo, trovò egli un compagno -degno di lui e non men caldo di amor patrio, nella persona del marchese -Cesare Beccaria. La costanza e la sincerità della loro amicizia fu -ammirabile. Avidi entrambi di gloria senza rivalità, reciprocamente -confidenti senza arroganza, appassionati per gli studii utili senza -presunzione, percorsero la stessa carriera di studii e di cariche, e si -mantennero amici fino alla morte. Nè solo sinceramente si compiacevano -dei loro vicendevoli progressi; ma come il genio profondissimo di -Beccaria, quasi compresso dallo stato d'indolenza cui era portato dalla -sua fisica costituzione, avea bisogno per esercitarsi di chi, al pari -di un ostetricante, ne sollecitasse lo sviluppo, Verri fu quello che -si prestò a quest'ufficio; e già si è altrove notato[3] che alla sua -benemerita importunità dee il pubblico l'immortale opera _Dei delitti -e delle pene_, e l'autore di essa la giusta celebrità che gliene è -risultata. - -Un tanto zelo doveva essere illimitato nella sua espansione. Quindi -Pietro Verri e Beccaria divennero il centro dì un'unione d'illustri -giovani, egualmente studiosi ed animati da non minor fervore per la -prosperità della lor patria. Essi radunavansi nelle stanze di Verri, -e si resero in séguito famosi sotto il nome di _Società del Caffè_, -dal titolo di un foglio periodico di letteratura e di scienze che -pubblicarono per due anni sul modello dello _Spettatore Inglese_, cui -però sorpassarono di molto nella varietà e scelta degli argomenti, -nell'eleganza e nella profondità[4]. - -A quel tempo aveva già il nostro Verri pubblicati colle stampe diversi -saggi de' suoi talenti e della sua coltura. Oltre alcuni opuscoli di -circostanza, che potrebbero citarsi a sua lode quand'altro di meglio -non avesse fatto, pubblicò egli, nel 1762, colle stampe di Lucca, un -Dialogo su le monete; nel 1763, un Saggio sulla felicità, e quindi -molti articoli nel Caffè, due fra i quali assai interessanti _sul -commercio_ e _sul lusso_. Diedero occasione al detto Dialogo i rumori -che si erano mossi da alcuni autorevoli ignoranti contro la breve, ma -pregevol opera data in luce in quell'anno da Beccaria _sul disordine -delle monete_; e Verri spiegò in quello, con singolare brevità e -chiarezza, la teoria sulla monetazione dello stato di Milano, cui -si attenne dappoi costantemente, e nella quale insistette e nelle -_Meditazioni sull'Economia Politica_ e nella _Consulta_ che sullo -stesso argomento scrisse a richiesta della corte nel 1772. Essa ha -dovuto bensì cedere ad una prevalente dottrina nell'esecuzione della -riforma, ma non è ancor provato che quella in confronto non potesse -esser migliore, e meno poi che fosse falsa. Verri avea in quel Dialogo -così esposto il suo principio: «Lasciamo battere moneta alle nazioni -che hanno miniere e grande commercio marittimo; noi, abitatori d'un -piccolo Stato mediterraneo, senza miniere, pensiamo ad accomodare -le nostre partite del commercio, a diminuire le importazioni, ad -accrescere l'esportazione, ad animare l'industria; pensiamo ad -avere _moneta buona_, a valutarla bene, e non ci prendiamo briga -dell'impronto che questa moneta debba avere». Se la dimostrata sincera -persuasione di un grand'uomo può far ascoltare con minor disprezzo, -o esaminare con più seria attenzione le massime che si oppongono alle -attuali costumanze, non sarà pure inutile di riferire che tra le carte -di Verri esiste un esemplare dello stesso Dialogo coll'annotazione di -sua mano, che egli _lo rileggeva sempre con piacere, persuaso che non -si potesse con minor noia e maggior chiarezza combattere i pregiudizii -del volgo in questa materia_. - -L'epoca della rinnovazione dell'appalto delle finanze fu pur quella -in cui Verri diede principio alla sua pubblica carriera. Scadeva, -col 1765, il novennio della Ferma generale[5]. Perciò l'imperatrice, -mentre volle che nel nuovo appalto il regio erario fosse interessato -per un terzo, ordinò pure che si radunasse una Giunta di ministri -coll'incarico di compilare i capitoli dell'appalto e la tariffa dei -dazi. Col dispaccio 24 gennaio 1764, portante queste disposizioni, -venne pur Verri nominato alla carica di consigliere presso la Giunta -stessa, con voto deliberativo. - -Concorse a determinar questa sua nomina, non tanto l'onorevole -estimazione già acquistatasi coi propri scritti, quanto l'aver -egli trasmesso nell'anno precedente al principe Kaunitz un volume -di _Considerazioni sul commercio dello stato di Milano_, opera, -per erudizione e dottrina, certamente superiore alla sua età e ai -tempi in cui la scrisse. Trattava in essa, in tre distinte parti, -della grandezza e decadenza del commercio di Milano dal 1400 sino al -1750, dell'attuale suo stato e dei mezzi di ristorarlo. Quest'opera -rimase inedita; ma la prima parte, ampliata nel 1769 con nuove -interessantissime notizie che gli comunicò il benemerito archivista del -Senato, segretario Corti, e da lui disposta per la stampa col titolo -di _Memorie sull'economia pubblica dello stato di Milano_ allorchè fu -sorpreso dalla morte, sarà ora per la prima volta pubblicata. - -All'epoca della detta elezione era egli riuscito, mediante un -indefesso travaglio, a compilare il primo _Bilancio del commercio della -Lombardia_, con quella maggior precisione che era possibile ad uomo -privato. Affine di ottenere l'esattezza nelle copie, difficilissima -in simili lavori colla manuale scritturazione, ne fece stampare quel -numero di esemplari che gli occorreva per distribuire a pochi amici, -e spedire alla corte. La notabile passività che risultava da quel -bilancio, diede luogo alla stampa di una _Lettera critica_, nella -quale all'opposto intendevasi di provare che il commercio dello stato -di Milano fosse attivo di molti milioni. Questa contestazione, e il -falso supposto che il bilancio fosse stato divulgato, spiacquero al -principe Kaunitz; ma da grande uomo, qual era, lungi dal sacrificare le -viste di ben pubblico all'albagia ministeriale, ne trasse argomento per -anticipare un'utilissima disposizione. Molto importante, anche per far -conoscere il suo carattere, è la lettera che scrisse su tale argomento -al ministro plenipotenziario conte di Firmian[6]; ed è la seguente: - -«Soddisfo alla precedente di V. E. del giorno tre, con cui mi rimise -il _Bilancio_, stampato dal conte Pietro Verri, _del commercio dello -stato di Milano_, colle altre tre pezze che lo accompagnavano. Può -ben essere persuasa l'E. V. che io non approvo e non sarò mai per -approvare alcun passo che deroghi all'autorità e dignità del governo; -e specialmente a questo riguardo mi è rincresciuto che il detto -cavaliere, di cui peraltro mi piace l'ingegno e la scelta che ha fatto -de' suoi studii, siasi lasciato inconsideratamente condurre dal fervor -giovanile a convertir colla stampa in oggetto di compatimento ciò che, -prodotto in iscritto alla sola Giunta ed al governo, gli avrebbe fatto -dell'onore, se non altro per l'idea e per il piano di eseguirla.... Ma -posto che è rotto il ghiaccio convien ora andare innanzi, e verificare, -col maggior accerto che si può, il giusto mezzo fra i nove milioni -di annua mancanza, che fa comparire il detto bilancio, e gli undici -milioni di sopravanzo annuo, che risultano dalla _Lettera critica_ -al medesimo opposta. Sono persuaso che sia falso il bilancio, perchè -l'autore non potè essere autorizzato a riconoscere i fondi originali -per fissare dati certi, e credo egualmente che non sussista il calcolo -annesso alla _Lettera critica_, perchè si vede dettata da un puro -spirito di contraddizione e di animosità. Ordini dunque V. E. alla -Giunta di subito applicarsi a riconoscere, per quanto sia praticabile, -lo stato attivo e passivo di codesto commercio, affinchè rimosse le -esagerazioni, e con quella maggiore probabilità che sia compatibile -colla natura del soggetto, possa vedersi da qual parte propenda la -bilancia. È troppo necessario questo esperimento, acciocchè i paesi -circonvicini, eccitati a dubitare sugli eccessi opposti, non entrino -poi in diffidenza per mancanza di una dimostrazione che decida». - -In adempimento del superiore comando, fu delegato dalla Giunta alla -compilazione del nuovo bilancio lo stesso consigliere Verri, unitamente -al di lui collega consigliere Maraviglia. Questa vasta operazione -venne compita in meno di diciotto mesi; e la chiarezza del metodo e -l'esattezza dell'esecuzione, descritte in seguito nella Relazione che -ne innoltrarono al ministro plenipotenziario, il 30 di ottobre del -1765, possono servire di utile soggetto d'imitazione anche a' tempi -presenti. Quel bilancio offriva in risultato un'attività di lire -15,387,034. 16. 2, e una passività di lire 16,980,488. 5. 4; e perciò -il commercio passivo era maggiore di lire 1,593,453. 9. 2. - -Intanto, avvicinandosi il tempo dell'attivazione della nuova Ferma -mista, la profonda sagacità e l'attività indefessa dimostrate da Verri -in tutte le operazioni della Giunta, gli ottennero che fosse dalla -corte onorevolmente prescelto a rappresentare il terzo per S. M. nella -Ferma stessa, e contemporaneamente promosso al rango di consigliere nel -Supremo Consiglio di Economia[7]. - -L'inerzia de' precedenti governi gli aveva talmente allontanati da ogni -cura della pubblica amministrazione, che l'esercizio delle finanze -si coperse d'impenetrabile mistero; ed il sovrano, che pur vedeva i -miseri suoi popoli spremuti incessantemente dagli inesorabili fermieri, -era nell'impotenza di provvedervi, mancando di mezzi e di lumi onde -far amministrare direttamente le proprie rendite. Fu un tratto della -più sublime sapienza l'istituzione della Ferma mista. Per tal modo -il rappresentante del principe ha potuto conoscere l'entità delle -pubbliche rendite, il sistema de' fermieri e gl'immensi loro profitti. -Verri, giustamente animato da una destinazione di tanta confidenza, vi -si adoprò con tal zelo, che giunse a superare la stessa aspettazione -della corte, sicchè questa fu in grado di anticipare di cinque anni il -compimento dell'ideata riforma, col decretare nel 1770 la cessazione -della Ferma delle finanze, sostituendole un'amministrazione economica. - -Malgrado l'immensità di tali occupazioni, lo zelo instancabile di Verri -volle estendersi anche alla discussione, che allora si era mossa, -per la riforma del sistema dell'annona. Quindi scrisse nel 1769 le -_Riflessioni su le leggi vincolanti nel commercio dei grani_, lo scopo -e l'esito delle quali fu esposto da lui medesimo nell'Avvertimento -che premise ad esse, allorchè nel 1796 le ha date alle stampe. -«Quest'opera, egli dice, fu scritta nell'occasione in cui si voleva -sgombrare l'amministrazione pubblica dalle nebbie e dagli errori -consacrati dall'antichità. Si credeva che i soli mezzi per salvare -la provincia dalla carestia fossero i vincoli; e quindi una legge -obbligava a notificare ogni anno tutti i grani raccolti; altra legge -obbligava a introdurne una data porzione nelle città; pene severissime -erano imposte a chi ammassasse grano senza una patente; cautele su -la macina de' mugnai, cautele sul trasporto interno, proibizione -dell'uscita de' grani dallo Stato. Tale era la legislazione che pesava -sul prodotto delle terre. I magistrati custodi di tai leggi davano le -dispense e le tratte, e questa lucrativa facoltà li teneva tenacemente -a difendere la pretesa saviezza delle leggi tramandateci da' maggiori. -Vi voleva del coraggio per comparire nell'arena in favore del ben -pubblico contro tali interessati oppositori all'utile verità; pure, -malgrado le arti nemiche, fui fortunato, e nel ceto di chi disponeva -dell'economia pubblica la luce della ragione ebbe accesso, e si -screditarono gli errori. Quindi leggi libere si promulgarono, e da -venti anni a questa parte non vi fu mai inquietudine o pericolo di -carestia». - -Durante la sua delegazione a rappresentare il terzo regio nella -Ferma mista, gli venne affidata dalla corte un'altra non men grave -incumbenza, preparatoria anch'essa al sistema dell'amministrazione -economica. Oltre i principali rami di finanze amministrate da' -fermieri, molti altri ne esistevano, i quali erano stati alienati o -dati in cauzione a' monti e banchi pubblici o a diverse famiglie, che, -nelle calamità degli scorsi secoli, aveano sovvenuto col proprio danaro -ai bisogni dello Stato. Era già stato deciso che tutte queste regalìe -dovessero essere avocate al sovrano. Il progetto per la redenzione -delle medesime cominciò ad essere discusso nel 1760. Sei anni dopo fu -istituita una Giunta di ministri per eseguirla, e se ne abbozzarono -le massime. Ma, distratti quelli dalle loro ordinarie occupazioni, -bastò l'esperienza di un anno a provare che non si poteva esigere dalla -loro opera quella celerità che era necessaria. Perciò con dispaccio 19 -ottobre 1767, soppressa la Giunta, se ne trasferì l'incarico al Supremo -Consiglio di Economia, e Verri ne fu fatto relatore. Indi nel 1769 -venne egli specialmente delegato col consigliere De Montani ad eseguire -la liquidazione e classificazione delle regalìe da redimersi; travaglio -arduo, complicato, minuziosissimo, cui tuttavia ridusse a termine con -distinta lode nel 1770. - -Quasi nello stesso tempo emanò il decreto sovrano, col quale si -dichiarò cessata la Ferma mista. L'enorme pretesa de' fermieri per il -rimborso degli utili de' cinque anni che ancor rimanevano alla scadenza -dell'appalto, i quali furono a stento ridotti a sette milioni, finì -d'illuminare la corte sull'immensità del danno che da simili appalti -era fin allora risultato al regio erario. In un dispaccio del principe -Kaunitz al conte di Firmian[8], quello zelantissimo ministro così ne -scriveva: «Io devo ingenuamente confessare a V. E., che finora non mi -è bastato l'animo di far conoscere alle MM. LL. la somma precisa degli -annui utili, toccata nel primo triennio al regio erario per la sua -interessenza nella scadente Ferma mista, poichè dal quantitativo di -questa terza parte avrebbero le medesime facilmente potuto calcolare -l'importo delle altre due terze parli a profitto de' fermieri. Il loro -ammontare ad un milione per l'anno 1768 e 1769, anche dopo ricompensata -con congrui appuntamenti l'opera di essi come rappresentanti la Ferma, -non potrebbe a meno di parere ai sovrani esorbitante, e dovrei temere -che non rivoltasse l'animo loro, in riflessione che in fine de' conti -questo danaro è cavato dalle sostanze de' loro sudditi, e che S. M. -l'imperatore non avea torlo a dire _che i fermieri succhiavano il -sangue de' Milanesi e Mantovani_. Dal confronto poi degli utili degli -stessi fermieri colle entrate pubbliche dello Stato, ne avrebbero le -MM. LL. fatta la conclusione che, dopo difalcate le spese che incumbono -all'erario per l'amministrazione della provincia, il sovrano ritrae da -questa molto meno dei fermieri: comparazione veramente odiosa, e che -darebbe da pensar molto su questo articolo». - -La nuova amministrazione delle finanze venne formata sulla traccia di -quella che, con prospero successo, già trovavasi in attività nei Paesi -Bassi austriaci, e quindi distinta in tre parti: I. Amministrazione -generale; II. Controlleria della detta amministrazione; III. Riforma e -legislazione. Fu delegata la prima al magistrato camerale, la seconda -ad una Camera de' conti, la terza ad una Giunta governativa. Contro -il solito delle riforme, è stata questa eseguila con tanto spirito -d'imparzialità, che uno dei fermieri, il conte Antonio Greppi, fu -assunto al regio servizio nella Camera de' conti. Il principe Kaunitz, -in un suo rapporto fatto all'imperatrice nel 1771, qualificò il Greppi -_qual uomo di mente e di esperienza, e che in paese si era acquistato -la riputazione di galantuomo, anche presso coloro che odiavano la -Ferma_. - -Questa è l'epoca più illustre della vita di Verri, siccome fu la più -attiva e laboriosa. Si può dire, senza tema di esagerare, che quasi -l'intiera sistemazione dell'amministrazione economica delle finanze è -stata affidata a lui solo. Egli vi diede incominciamento colla stesa -di un piano organico; e dal proemio di essa si evince che la forza -della di lui mente ne avea compreso l'insieme nella maggior vastità -de' suoi rapporti. Giova di udire l'autor medesimo a render conto de' -propri pensieri; egli così si esprime[9]: «Organizzare un corpo di -amministrazione del tributo; immaginarvi una forma interna, sicchè -non vi penetri l'arbitrio, nè si pregiudichi alla celerità degli -affari; preservare l'interesse dell'erario e l'industria nazionale ad -un tempo; gettare i semi delle riforme da farsi nel tributo, parte la -più importante e irritabile del corpo politico; suggerire il metodo -col quale più rapidamente, ma nel tempo medesimo con passi più fermi -e sicuri, si possa distribuire il tributo nella forma più innocua e -adattata al bene della società; diminuire al possibile le spese della -percezione; lasciare tutta la libertà all'industria, componibile col -tributo destinato a proteggerla; accelerare l'epoca in cui, rese le -leggi della finanza chiare, umane e semplici, venga portata la luce -sopra ogni parte dell'amministrazione; tale è la natura del quesito, -sul quale scriverò come le deboli mie forze lo permettono». - -Attese quindi indefessamente a preparare la riforma della tariffa. -Basterà a dare un'idea di questa improba fatica la sola nomenclatura -de' travagli da esso presentati su tal proposito al magistrato -camerale, che era stato sostituito nel 1772 al Supremo Consiglio di -Economia. Il 13 agosto 1773 presentò egli la ricapitolazione generale -dei generi entrati e usciti nell'anno 1769; il 5 ottobre dello stesso -anno, il bilancio generale dell'anno predetto; il 14 marzo 1774, lo -spoglio delle merci passate in transito nel 1771; e per ultimo, il -30 maggio, pure detto anno, il progetto della nuova tariffa. A fine -di render giustizia a chi gli avea giovato co' suoi consigli, così si -esprime nella lettera colla quale ha accompagnato il progetto medesimo: -«Avrei giustamente motivo di diffidare se queste idee le avessi -sviluppate solo e isolato; conobbi la gravità dell'oggetto, sentii -il bisogno dell'aiuto de' ministri illuminati, lo chiesi e l'ottenni. -S. E. il signor conte presidente Carli ebbe la bontà d'interessarsene -meco, discutere le massime ed assistermi co' suoi lumi; oltre i signori -consiglieri relatori di finanza, anche i signori consiglieri conte -Secchi e marchese Beccaria ebbero la compiacenza più volte di unirsi -meco a trattare di queste viste; onde il risultato di questo progetto -è una conseguenza di quanto si è discusso». Questo passo comprova -da una parte la modestia dell'autore, e dall'altra la maturità e la -ponderazione con cui procedeva nei suoi travagli. - -L'importanza del beneficio che Verri con quest'opera ha reso alla sua -patria, risulterà maggiore dal riflettere allo stato delle finanze di -quel tempo. La daziaria era allora divisa in altrettante giurisdizioni, -quante erano le provincie che componevano il ducato di Milano, e in -ciascuna giurisdizione si esigeva un dazio. Perciò la circolazione -del commercio era ad ogni tratto vincolata, e perfino quaranta erano -talvolta i pagamenti cui soggiaceva una sola merce[10]. Era tanto mal -calcolata la tariffa, che in più di trecento casi i rappresentanti -la Ferma generale aveano da quella receduto, e si erano accontentati -di percepire un tributo minore di ciò che portava la legge, _per non -annientare molti rami di commercio e deviare tutti i transiti dello -Stato_[11]. Questo è pure il motivo per cui avendo a combattere un -errore autorizzato dalla pratica, si diffuse Verri nel suo Progetto, -sul danno risultante all'erario dal soverchio aggravio del tributo -nella tariffa, dimostrandolo con molti antichi e recenti esempi. La -corte, nell'eccitarlo ad esporre le sue idee, non si era ancor decisa -tra una modificazione della tariffa esistente e una totale riforma. Ma -la faraggine degli errori e dei disordini fu da lui sì evidentemente -dimostrata, che quella non esitò a preferire l'ultimo rimedio. Così -ottenne Verri la gloria di aver applicato al multiforme tributo -indiretto quella regolarità di principii e quella semplice uniformità -cui era già stato ridotto dal presidente Neri il censo delle terre; e -come questa fu l'epoca del risorgimento dell'agricoltura, del pari la -nuova tariffa il fu per l'industria e per il commercio. - -Chi crederebbe che, frammezzo a sì gravi e moltiplici occupazioni, cui -sembra che appena possa bastare un uomo solo, avesse Verri a trovar -agio per occuparsi ancora de' favoriti suoi studii? Eppure fu in -quel tempo che egli si produsse di nuovo in pubblico come scrittore -di economia e come metafisico, stampando nel 1771 le _Meditazioni -sull'economia politica_, e nel 1773 il _Discorso sull'indole del -piacere e del dolore_. - -Le _Meditazioni_ sono state accolte con singolare applauso. In due -anni furono ristampate sei volte in Italia; e di nuovo, nel 1773, -a Losanna, tradotte in francese, e a Dresda in tedesco, nel 1774. -Quest'opera può essere considerata il deposito de' principii che egli -ha seguiti come magistrato, e il risultato della sua esperienza. Del -metodo che tenne nello scriverla c'informa egli stesso nella prefazione -alla nuova edizione che ne fece eseguire nel 1781, unitamente ad altri -suoi Discorsi[12]. «L'economia politica, dic'egli, è la materia più -vasta de' delirii di chiunque, e una specie di medicina empirica, che -serve di argomento ai discorsi e agli scritti anche i più inetti, e -potrebbe essere la facoltà di chi volesse insegnare senza possedere -facoltà alcuna. In questo campo io pure sono entrato, ma il metodo -tenuto da me non è simile a quello che comunemente è stato di norma a -molti autori. Essi, dall'ozio tranquillo del loro gabinetto, formandosi -idee astratte sopra del commercio, della finanza e di ogni genere -d'industria, mancando di aiuti per esaminare gli elementi delle cose, -sopra ipotesi, anzi che sopra fatti conosciuti, hanno innalzate le loro -speculazioni. Il mio ingegno è stato più lento. Ho impiegato varii -anni a conoscere i fatti: le commissioni colle quali la clemenza del -sovrano mi ha onorato, me ne hanno somministrato i mezzi. Quasi tutte -le idee mie hanno cominciato coll'essere idee semplici e particolari; -poi, coll'occasione di esaminare oggetti reali, accozzate, disputate, -contraddette, si sono andate componendo, e le generali idee sono -emanate poi dopo una lunga combinazione di elementi conosciuti. Questo -metodo non ha il merito certamente di essere il più breve, nè il -meno penoso, ma a lui solo credo di essere debitore della onorevole -accoglienza che è stata fatta a questa serie d'idee, le quali le trovo -vere e riducibili ad esecuzione anche oggidì, come le trovai dieci -anni fa nel pubblicarle la prima volta. Vorrei essere collocato fra -gli autori buoni; ma ambisco ancora di più l'essere conosciuto un buon -cittadino. Felice quel popolo da cui comunemente si ragiona della -virtù, e le di cui dispute famigliari hanno per oggetto i mezzi che -producono la felicità dello Stato». - -Era impossibile che quest'opera non incontrasse degli oppositori; essa -aveva una decisa superiorità di dottrina, e si era osato in essa di -dimostrare erronee le venerate massime dei nostri maggiori. Perciò -gl'invidiosi e gl'idolatri delle proprie abitudini ne dovevano muover -schiamazzo; il che infatti avvenne. Tra i secondi si distinse certo -M. Bisthowen, che pubblicò in Vercelli, col titolo di _Esame breve e -succinto_, un volume di sarcasmi, di trivialità e di sofismi, in cui -si propose di contraddire da capo a fondo alle _Meditazioni_, e di fare -una illimitata apologia del vigente sistema economico, senza riflettere -che, con un tal sistema, la popolazione deperiva nello Stato, -l'agricoltura vi era negletta, l'industria languente, il commercio -passivo e i racconti dell'antica prosperità erano omai riguardati come -una favola. Un altro non men violento oppositore a quest'opera, benchè -più ragionevole, suscitò l'invidia in un uomo il quale era altronde -fornito di bastanti meriti perchè non avesse dovuto degradarsi cotanto. -Fu questi il conte Gian-Rinaldo Carli, allora presidente del Supremo -Consiglio di Economia. Ho già indicato nelle notizie di lui[13] qual -fu il principio di rivalità che il mosse a ricorrere a questo poco -onorevole artifizio. L'amarezza che lo animava, traspira quasi ad -ogni pagina. Dice in un luogo: _L'oceano ingoia le navi e le isole, -un terremoto distrugge le città, una voragine abissa un paese, un -autor fervido confonde e trasforma i principii dell'Economia Politica, -tenta una rivoluzione nello spirito degli uomini, e si delira_. Mentre -affetta di parlar sempre dell'_autore anonimo_, fino ad asserire -che egli siasi _impenetrabilmente tenuto occulto_, si cura poscia di -rimarcare che _si sono veduti dei bilanci stampati, i quali, se non -hanno discreditata la nazione, perchè i fatti veri trionfano su le -illusioni della mente, hanno onorato poco l'autore che gli ha formati_; -con che allude apertamente al primo bilancio di Verri. In difesa -delle sue dottrine fece questi alcune aggiunte alle _Meditazioni_, -nella sesta edizione che se ne eseguì in Livorno l'anno 1772, in cui -non mancò di ribattere talvolta la mordacità del suo censore. Ma una -reciproca stima riavvicinò in seguito i due illustri competitori; e -si è di sopra veduto che Verri consultò lealmente il suo antagonista -sul Progetto della nuova tariffa, e gli rese una solenne testimonianza -dell'utilità de' suoi suggerimenti. - -Non meno applaudita è stata l'altra opera che successe alle -_Meditazioni_, cioè il _Discorso sull'indole del piacere e del -dolore_. L'autore vi stabilisce la teoria che il piacere consiste -nella cessazione del dolore; teoria ch'egli seppe ornare con tutta -la magia dello stile e i magnifici colori dell'immaginazione, benchè -forse non sia applicabile con eguale esattezza alla generalità delle -umane sensazioni. Egli deduce per corollario della sua teoria che -«il prodigioso avvenimento dei quattro illustri secoli d'Alessandro, -d'Augusto, dei Medici e di Luigi XIV, che fu un mistero, cessa di -esserlo tosto che si conosca essere spuntati quei secoli dai dolori -e da così turbolenti governi, che gli uomini ricevettero le massime -spinte per agire[14]». - -Ma se senza limiti era lo zelo di Verri per ben sistemare -l'amministrazione economica dello Stato, nel tempo stesso che promoveva -co' proprii scritti la propagazione delle utili dottrine, non era meno -sollecito il sovrano a ricompensare i suoi servigi con successive -promozioni. Già si disse che nel 1765 era stato eletto consigliere -del Supremo Consiglio di Economia. Soppressa questa magistratura nel -1772, coll'erezione del magistrato Camerale, cui venne pure affidata -l'amministrazione delle finanze, egli ne fu nominato vicepresidente -con diploma onorevolissimo[15]. Nel 1780 fu promosso alla carica di -presidente, rimasta vacante per la giubilazione accordata al conte -Carli. Nel 1783 fu decorato del grado di consigliere intimo attuale -di Stato, e nello stesso anno creato cavaliere di Santo Stefano. -L'erezione della Società Patriotica di Milano per l'avanzamento -dell'agricoltura, delle arti e delle manifatture, seguita con dispaccio -2 dicembre 1776, sul modello della Società Patriotica di Slesia e di -quella d'arti e manifatture di Londra[16], procurò a Verri una nuova -testimonianza della confidenza della corte, coll'essere destinato -conservatore anziano della medesima. In questa qualità intervenne -alla sua prima adunanza, pronunziandovi un discorso che, dato alle -stampe e spedito al principe Kaunitz, gli procurò per di lui parte la -lusinghiera dichiarazione che «la robusta eloquenza, la giustezza delle -vedute, la finezza colla quale l'autore ha saputo toccare gli oggetti -più importanti della pubblica amministrazione, e combinarli collo -scopo della Società per risvegliare la passione del bene generale, -sono altrettanti motivi per i quali egli ha diritto all'applauso da lui -ottenuto»[17]. - -Noi abbiamo finora veduto Verri magistrato abilissimo ed instancabile, -riformatore della parte più complicata e difficile dell'amministrazione -dello Stato, scrittore di metafisica, di economia generale, e quindi -separatamente di monete, di finanze e di annona. Ma tutto ciò che -poteva giovare alla di lui patria, diveniva tosto l'oggetto dei suo più -fervido interessamento. Questo carattere non gli permise di rimanere -indifferente nell'universal gara de' saggi onde ottenere che fossero -proscritte dalla procedura criminale le atrocità che la deturpavano. -L'abolizione della tortura formava allora il voto di tutti i filosofi. -Fin dal 1764 Verri avea abbozzato alcune idee su quell'orribile -abuso[18]; le riassunse nel 1777, e per rendere più efficace la forza -de' ragionamenti scelse un famoso esempio di un delitto impossibile, -confessato per l'eccesso de' tormenti, cioè il fatto delle unzioni -venefiche, cui si attribuì la pestilenza che desolò Milano nel 1630. -L'ordine, la chiarezza, la forza de' raziocinii e l'insinuantesi -fluidità del suo stile trovansi nelle _Osservazioni su la Tortura_ in -un grado eminente. Non temo d'incontrar la taccia di esagerato, se -dico che quest'opera mostra più che ogni altra qual grand'uomo era -Verri. Egli ebbe il talento di rendere una lettura interessante dei -pezzi di processo scritti col barbaro frasario de' tribunali, ancor -più barbaro a que' tempi; d'insinuare l'austerità de' ragionamenti -per la via sempre facile e lusinghiera della sensibilità; e di -trasfondere ne' suoi lettori, colla commozione della sua anima, la sua -stessa persuasione. Ma, per mala sorte, suo padre era presidente di -quel collegio di supremi giudici, che cento quarantasette anni prima -avea dato un sì atroce esempio d'ignoranza e di crudeltà nel legale -assassinio di tanti innocenti. Si credette che l'estimazione del senato -potesse restar macchiata per la propalazione dell'antica infamia. -Questo riflesso prevalse; Verri, per rispetto del padre, rinunciò -all'idea di dare alle stampe le sue _Osservazioni_; e così il pubblico -rimase defraudato di un'opera che certamente su tutte le altre di -eguale argomento avrebbe riportato la palma. - -La diligente ricerca delle antiche memorie, onde appieno conoscere le -successive vicende economiche della sua patria e la vera causa di esse, -gli aperse la via ad un più vasto lavoro, la _Storia di Milano_. Fino -a lui non si aveano che dei cronisti più o meno ignoranti, rare volte -esatti e rozzi sempre; e il conte Giulini, che, per qualche gusto di -sana critica, si distingue tra gli antiquari, non avea raccolto che dei -materiali. Questa bella parte d'Italia, sì celebre per antica potenza -e per tante vicende, deve riconoscere in Verri il primo suo storico -che sia degno di tal nome. Il primo volume, che si estende fino alla -morte dell'ultimo dei Visconti, fu pubblicato nel 1783 con qualche -pregio di eleganza tipografica[19]. La nitidezza della edizione, -la dignità del racconto, l'indeclinabile proposito dell'utile e la -filosofia de' concetti, meritamente gli ottennero il generale applauso -degl'intendenti. Dell'imparzialità da esso osservata così rende ragione -egli stesso in fine della prefazione; «Ho rappresentato lo stato -de' nostri maggiori senza fiele e senza adulazione. Ho rispettato -la patria e i miei lettori, e non presento loro favole illustri. Ho -imparzialmente dipinte la grandezza e la depressione, la oscurità e la -gloria, il vizio e la virtù, quali mi sono presentati nella successione -dei tempi. Destiamoci ora noi, per trasmettere ai posteri costumi ed -azioni che la storia possa narrare con piacere, senza bisogno di alcun -ornamento». - -Ridonato per tal modo all'ozio domestico, la sua famiglia ed i suoi -studii divennero le sole sue cure. Talvolta accordava ancora qualche -attenzione alle cose pubbliche, e lasciò manoscritte diverse pregievoli -memorie sulle riforme del 1786, e sullo stato politico del Milanese -nel 1790, _unicamente_, come si espresse, _per dare sfogo alle sue idee -sulla pubblica felicità_. - -La morte del suo intimo amico, il matematico Paolo Frisi, seguíta nel -1784, lo determinò a scrivere le _Memorie_ della sua vita e de' suoi -studii, che rese pubbliche nel 1787, indirizzandole al celebre ed -infelice marchese di Condorcet. Nè qui si è limitato lo sfogo della -sua dolente amicizia. Ma due monumenti gli fece erigere: uno nella -chiesa della sua villa di Ornago, e l'altro nella chiesa de' Barnabiti -di Sant'Alessandro di Milano, colla di lui medaglia, scolpita in marmo -di Carrara dal valente professore Giuseppe Franchi. Mi sia qui lecita -una riflessione. Frisi e Parini, il di cui busto, scolpito dallo stesso -Franchi a spese del celebre astronomo Oriani, fu collocato nel ginnasio -di Brera, sono forse i soli tra tanti illustri italiani morti a' nostri -tempi che abbiano ottenuto l'onore di un monumento: e questo pure -nol debbono che a' loro amici. Mentre pertanto e Beccaria e Agnesi e -Mascheroni e Spallanzani ed altri molti giacciono tuttora indistinti, -quanto non è doloroso e umiliante che, anche nel poco che si è fatto, -la sola forza della privata amicizia abbia dovuto supplire a tutto per -onorare la memoria degli uomini grandi?[20] - -Stette Verri nella sua beata tranquillità fino al 1796, quando proruppe -in Italia la forza preponderante delle armate francesi. Allora, sotto -la licenza di un governo militare, tutte le passioni si sfrenarono, e -l'irritazione de' diversi interessi introdussero la discordia tra i -cittadini. Nei principii di questi turbamenti Verri fu eletto a far -parte della Municipalità di Milano, e poco dopo presidente di quel -Consiglio di quaranta cittadini che dovea esaminare i conti della -pubblica amministrazione, ma che, per le cabale di coloro che avevano -interesse nel mistero, cessò di esistere appena avea cominciato a dar -segni di vita. Egli rientrò nella pubblica carriera animato dalla più -ardente brama di promuovere il bene della sua patria; ma, in parte la -sua tenacità al rigor de' principii, forse soverchia in quella violenza -di circostanze, e in parte un sistema di fanatiche contraddizioni, -resero quasi affatto vana la lusinga. Tuttavia la felicità della patria -fu il costante scopo dei suoi più fervidi voti; ed io stesso il vidi -più volte afflitto profondamente nel riflettere su la successione di -tanti traviamenti, e inturgidirsi di pianto que' parlanti occhi, che sì -bene esprimevano le commozioni della sua anima. - -Fu nel 1796 che Verri fece stampare, per ammaestramento de' nuovi -governanti, le sue _Riflessioni_ sull'annona, scritte ventisette anni -prima, di cui già si disse. Nel 1797 intraprese la stampa del secondo -volume della _Storia di Milano_, che venne poi condotto a termine -dal di lui amico il canonico teologo Frisi, certamente con pubblica -benemerenza, se non si fosse permesso due gravissimi arbitrii. È il -primo di aver interpolato i propri supplimenti alle lacune lasciate -dall'autore senza alcuna indicazione che li distingua, contro la -pratica dei Freinsemii, dei Brotier e dei più dotti editori di -storici antichi e moderni. L'altro, di aver violato la protesta da -lui fatta[21] di trascrivere _fedelmente_ i frammenti dell'autore, -mentre osò di _mutilarli_. Queste arbitrarie alterazioni, le quali -avrebbero pregiudicato alla fama di Verri se dessa stata non fosse -solidamente fondata, rendono maggiore il desiderio di veder presto -eseguita un'edizione completa delle di lui opere, affinchè vi si possa -ristabilire il testo della _Storia_ nella sua integrità, aggiungendovi -i preziosi frammenti che esistono per la continuazione di essa fino al -regno di Maria Teresa. - -Dal non essersi potuto da Verri ridurre a compimento il secondo -volume della _Storia di Milano_, si sarà già eccitato nell'animo de' -lettori il presentimento di un qualche disastro. Ed uno infatti sommo -e irreparabile ne era accaduto; ma a lui non già, che placidamente era -trapassato alla pace de' morti, bensì a tutti i suoi concittadini che -privi rimasero dei suoi consigli e del suo esempio. Egli morì quasi -improvvisamente, colpito d'apoplessia nella sala della municipalità, -nella notte del 28 giugno 1797, essendo in età di anni 69, mesi 6 e 17 -giorni. - -Si ammogliò due volte. La prima con Maria Castiglioni, dalla quale ebbe -una figlia; indi, il 13 luglio del 1782, fece sua sposa Vincenza Melzi, -che amò sempre teneramente, formando delle sue domestiche virtù e della -numerosa prole che da essa ottenne, la costante delizia degli ultimi -anni suoi. Essa gli corrispose colla maggiore affezione, e rimasta a -lui superstite nel fiore dell'età, gli fece erigere nella cappella -gentilizia della rammentata villa di Ornago un decoroso monumento, -accanto al sepolcro ch'egli stesso, vivendo, si avea preparato. - -Di tre fratelli ch'egli ebbe, e tuttora viventi, Carlo ed Alessandro, -si distinsero pur essi nella carriera delle lettere. Il primo, -illuminato agronomo, pubblicò, non ha molto, due utili saggi su la -coltura dei gelsi e delle viti; il secondo, oltre molti discorsi -inseriti nel foglio periodico del _Caffè_, scrisse le _Avventure della -poetessa Saffo_, la nota tragedia della _Congiura di Milano contro -Galeazzo Sforza_[22], e le _Notti Romane al sepolcro de' Scipioni_, che -gli ottennero una meritata celebrità per tutta l'Europa[23]. - -Fu ascritto a varie accademie, e specialmente a quella di Mantova, -di Padova, di Stokholm e all'Istituto di Bologna. Oltre una continua -corrispondenza con suo fratello Alessandro, fu pure in relazione -di lettere con Voltaire, Condorcet, Keralio, Morellet, Schmidt -d'Avenstein, il conte di Saluzzo, de Felice, Filangieri, Spallanzani, -ed altri molti. - -La rimembranza delle sue qualità personali accresce il dolore della -sua perdita. Non solo egli fu incorrotto ed instancabile magistrato; -ma fu pure buon marito, buon padre, leale amico, di maniere cortesi, -benefico, sincero, dotato della più viva sensibilità, costante nella -gratitudine. Fu religioso, ma nemico della superstizione; zelante -per la verità e paziente di esporla: appassionato per il bene de' -suoi simili, e non meno bramoso di ottenere la pubblica stima. Questa -passione era sì fervida in lui, che soleva chiamarla un bisogno -incessante, insaziabile, e che continuamente lo tormentava. Scrisse -molto e più operò; nè si sa qual preponderi in esso, se il profondo -filosofo, o l'attivo ed utile cittadino. Nulla trattò che non avesse -direttamente per oggetto il vantaggio pubblico. Anche il più sterile -argomento si abbelliva sotto la sua penna; e il suo stile, benchè -talvolta scorrevole in qualche lascivia di vezzo straniero, è sempre -immaginoso, animato, persuadente. Mi lusingo che non dispiacerà -ai lettori di vederne riferito qualche saggio, che servirà pure a -dimostrare la purezza e la forza della filantropia che divampava nella -sua anima. - -Nelle _Riflessioni sull'annona_[24], dopo di aver dimostrato il mal uso -delle largizioni elemosiniere che si fanno nelle città al questuante -di professione, mentre il misero agricoltore è lasciato nell'abbandono, -soggiugne: «Io non pretendo di ammortizzare quel benefico sentimento di -compassione, che è la parte più sacra e nobile dell'uomo. Non pretendo -che alcuno rendasi duro ai gemiti dei miseri cittadini, pretendo -soltanto di rendere illuminata la commiserazione, e avvisare che non si -benefichi un cittadino col sagrificio crudele di otto contadini. Perda -la mia mano il moto, e cessi io da scrivere prima che offenda la causa -dell'umanità con alcuna opinione; la causa dei poveri e dei deboli è -sempre stata e lo sarà, finchè io avrò vita, la causa per cui scriverò. -Me felice, che sono nato e vivo sotto un governo, in cui questa causa -liberamente si difende ed è favorevolmente ascoltata!» - -Altrove[25] dichiara i suoi principii politici nei seguenti termini: -«Uomo benefico, uomo illuminato, che hai esaminati e conosciuti i sacri -diritti dell'uomo, non ti sdegnar meco se ne prescindo e se unicamente -lo considero come parte della società contribuente alla di lei forza -e ricchezza. No, non degrado l'uomo alla servil condizione di un -mero fondo fruttifero; così potesse la mia voce annunciare con frutto -gli augusti primitivi diritti di un essere intelligente e sensibile, -che, associandosi, non può averlo fatto che per il miglior genere di -vita; dritti altamente pubblicati da sublimi uomini che la potenza -ha in odio, il volgo non conosce, e alcuni pochi, deboli, sparsi -e avvezzi alla meditazione, onorano! Sappi che a stento raffreno, -scrivendo, gl'impeti del cuore; ma la fredda ragione mi suggerisce di -promuovere il bene degli uomini, non col linguaggio del sentimento, -ma coll'analisi tranquilla delle cose, e illuminando chi può far il -bene, mostrare la coincidenza degli interessi comuni. Rispettiamo -la elevazione del genio e la calda virtù di chi, posto in privata -condizione, si erge a tuonare sull'abuso della forza, e vorrebbe far -arrossire gli uomini in carica de' loro vizi e dei loro errori. Se -perciò l'umanità venisse sollevata dai mali, la virtù ci additerebbe -quel sentiero; ma la misera condizione degli uomini è tale, che più si -ottiene generalmente sollecitando l'interesse personale, che non si fa -interessando la gloria, a cui rare sono le anime che s'innalzino». - -Riferirò per ultimo alcune sue riflessioni sull'influenza della -filosofia negli Stati[26]. «Gli uomini di lettere, dice egli, hanno -maggiore influenza del destino delle generazioni venture, di quanto ne -abbiano gli stessi monarchi sugli uomini viventi. Spargono i primi semi -de' lor pensamenti: semi tardi bensì a produrre, ma che nella gioventù -s'innestano; e l'uomo di lettere determina le opinioni del secolo che -vien dopo di lui. I libri de' filosofi son quelli che hanno finalmente -costretto i tribunali, malgrado la tenacità delle antiche pratiche, -a non più incrudelire contro le streghe ed i maghi; a non inferocire -colle torture; a non infliggere pene atroci per opinioni; a limitare -i supplizi ai soli casi estremi. I libri hanno resa accessibile al -merito la strada degli onori, battuta in addietro da chi, scaltramente -simulando, adulava gli errori volgari. Alle opere de' filosofi siamo -debitori se alle nostre infermità ora assistono medici illuminati -e cauti, invece di ciurmatori ignoranti; se nel ceto degli avvocati -la probità e il buon senso vennero sostituiti alla maligna ed infida -gravità; se, conoscendosi meglio la morale e i doveri dell'uomo e del -cittadino, l'uomo soffre almeno il rossore nel violar tai doveri, e -non si copre la perfidia impunita coll'ipocrito velo di una simulata -religione. Insomma, i filosofi, trascurati, contraddetti, perseguitati -durante la loro vita, determinano alla perfine l'opinione; la verità -si dilata, da alcuni pochi si comunica ai molti, da questi ai più; -s'illuminano i sovrani, e trovano la massa de' sudditi più ragionevole -e disposta ad accogliere tranquillamente quelle novità, che, senza -pericolo, non si sarebbero presentate fra le tenebre dell'ignoranza. -L'opinione dirige la fortuna e i buoni libri dirigono l'opinione, -sovrana immortale del mondo». - -Ma qui sia fine al parlar di lui, che un monumento si eresse più -durevole dei marmi e dei bronzi e maggior d'ogni elogio ne' proprii -scritti e nella indelebile memoria delle sue virtù e dei beneficii -da esso recati alla sua patria. Nell'adempire a questo ufficio mi si -ravviva nell'animo il dispiacere per l'improvvisa sua perdita, che -allora mi riuscì tanto più grave, poichè non molto prima una prospera -occasione mi aveva concesso, nel fervore della mia gioventù, di poter -studiare davvicino i di lui esempi e approfittare de' suoi consigli. - - - - -PREFAZIONE - - -Abbiamo un buon numero di scrittori della Storia e della erudizione -patria; eppure pochi sono i Milanesi, anche scegliendo gli uomini -colti, i quali abbiano un'idea della Storia del loro paese. Questa -generale oscurità ci dispiace, e talvolta ancor ci pregiudica; ma gli -ostacoli che dovremo superare per acquistarne la notizia, sono tanti e -sì difficili, che, affrontati appena, ci sgomentano; e, trattine alcuni -pochi eruditi per mestiere, i quali si appiattano a vivere fra i codici -e le pergamene, non vi è chi ardisca di vincerli. Il Calchi, l'Alciati, -il Corio han qualche nome. Sono preziosi monumenti de' secoli barbari -gli scritti di Arnolfo, dei due Landolfi, di sire Raul, di Bonvicino -da Ripa, del Fiamma, di Giovanni da Cermenate, di Bonincontro Morigia -e di Pietro Azario. Abbiamo le Memorie di Andrea Biglia, di Giovanni -Simonetta, di Donato Bossi, del Merula, del Bugatti, di Bonaventura -Castiglioni, di Gianantonio Castiglioni, del Puricelli, del Bescapè, -del Ripamonti, di Francesco Castelli, del Benaglia, di Paolo Morigia, -del Besozzi, del conte Gualdo Priorato, del Somaglia, del Torri, del -Besta, di Andrea de Prato e di altri, i quali, o hanno scritta la -Storia dell'età loro in Milano, ovvero hanno illustrato il sistema -politico del nostro governo, o in altro modo hanno lasciato memorie -dello stato della città al loro tempo. Negli anni a noi più vicini, -il Grazioli, il Lattuada, il Sormani molto hanno travagliato per -porre in chiaro le cose della nostra città. Una singolar menzione -d'onore merita da ogni buon cittadino, e da me particolarmente, il -signor conte Giorgio Giulini, uomo che ha consacrata e logorata la sua -vita, per dar luce ai sei più tenebrosi secoli della nostra Istoria, -con una ostinata fatica di molti anni, e tale, che, superando le sue -forze fisiche, lo ha ridotto a languire più mesi, indi a terminare i -suoi giorni. Chiunque prenderà nelle mani la voluminosa opera di quel -benemerito cavaliere, non potrà giudicarne con equità, se prima non -distingua l'antiquario dallo storico; il primo cerca di sviluppare la -verità di tutti gli antichi fatti, e non ne omette alcuno quand'abbia -soltanto la probabilità che debba un giorno servire anche a una privata -famiglia, e dispone in ordine un vastissimo magazzino di memorie; il -secondo trasceglie dalla serie dei fatti antichi i soli importanti e -caratteristici, li collega, e presenta quindi al lettore un séguito -di pitture, atte a stamparsi facilmente nella memoria, dilettevoli -ed utili a contemplarsi. Il conte Giulini non ha pensato mai di -pubblicare la Storia di Milano: egli ha pubblicato tutte le memorie -opportune a servire alla Storia, alle private e pubbliche ragioni, -alla curiosa erudizione generalmente; ed io credo che l'antica stima -ch'ebbi per lui, per la bontà del suo carattere, non mi seduca punto -se dico che in quell'opera si ammira la sagacità e la giustezza della -sua mente nell'esatta sua critica; la quale, se talvolta sembra venir -meno, ciò è di raro, e se ne vede facilmente la cagione. In mezzo -però a tanta copia di autori non ne abbiamo ancora uno il quale con -chiarezza, metodo e discernimento sviluppi il filo della nostra Storia, -e c'instruisca sugli oggetti più importanti della nostra antichità. -Questa verità mi ha determinato a tentare l'impresa: e se alla buona -mia volontà avrà corrisposto il talento, potrò compiacermi d'aver -posto nelle mani degli uomini che cercano d'istruirsi un'opera in due -volumi, che però non li sbigottisca colla mole, e non pretenda una -difficile attenzione per oggetti indifferenti, e per mezzo di cui non -siamo più noi Milanesi forestieri in casa propria. La più bella parte -della specie nostra, e la più amabile potrà essa pure, forse utilmente, -passare qualche ora, riflettendo sulle vicende trascorse, e ricercarne -le occulte cagioni se non colla energia, che è propria dell'uomo, -colla dilicata finezza che il cielo ha a lei concessa a preferenza. -Nell'educazione della nascente speranza della patria, potrà forse aver -luogo la notizia de' nostri antenati e delle rivoluzioni accadute. Tale -almeno è stata la lusinga che mi ha fatto intraprendere questo lavoro. -Se oltre la comune utilità dell'oggetto, anche il tedio superato per -riuscirvi può disporre il lettore all'indulgenza, io ardisco aspirarvi. -Di cento fatti esaminati, talvolta ne ho trascelto un solo, ed ho fatto -il possibile per non trasmettere al lettore la noia ch'io ho dovuta -sopportare. - -Posso assicurare i miei lettori che niente ho asserito prima di -esaminare, e niente ho scritto che non mi paia vero. Ho rappresentati -gli oggetti quali gli ho veduti. Non sempre in ciò sono d'accordo co' -nostri autori: ciascuno ha i propri principii e un modo suo proprio di -sentire; e per essere di buona fede, non debbo inquietarmi se non sono -dell'opinione comune. Molte idee nuove ed opposte a quanto, ripetendo, -hanno scritto finora i nostri eruditi, si troveranno in quest'opera, -sull'antichità, sui diversi Stati, e intorno alcuni supposti privilegi -di Milano. Molti de' principi che hanno signoreggiato sulla nostra -patria, si vedranno rappresentati da me con colori diversi dagli usati -sinora; perchè, combinando i fatti, ho cercato di cavare da essi le -opinioni, anzichè trascrivere i giudizii già pronunziati. Non rispondo -che in un'opera vasta per sè medesima non mi possa esser corso qualche -errore di fatto; e quale è mai l'opera dell'uomo che sia sicura di -non averne! Rispondo bensì che ho fatto quanto era possibile alla mia -diligenza per non lasciarvene. Chi vorrà essere minutamente istrutto -delle antichità milanesi, non potrà certamente divenirlo colla sola -lettura di questo libro; ma, dopo di esso, converrà che ricorra agli -autori originali, e con essi si addomestichi: ma per le persone che -cercano soltanto sgombrare le tenebre, ed acquistare una conveniente -istruzione delle cose della patria, questo libro può bastare, e per -essi veramente ho travagliato. - -Il linguaggio della Storia è quello della verità: sacra, augusta -verità, nemica di quella cinica invidiosa maldicenza che cerca di -trovare la malignità nella debolezza: nemica della licenza, turbolente, -declamatrice, che, incautamente affrontando ogni opinione, tenta -di svellerla, per ambizione di nuove dottrine, a cui sacrifica il -proprio e l'altrui ben essere: verità, donna e signora delle menti -assennate, che placidamente si annunzia e porta gradatamente la face -dell'evidenza, senza offendere gli occhi con passaggero balenare d'una -effimera luce. Questa amabile e virtuosa verità, darà l'anima al mio -stile; e due sentimenti son certo che i giudiziosi miei lettori vi -troveranno costantemente, amore del vero ed amore della patria. Avrei -tralasciato di porre il nome a quest'opera, se i fatti si potessero -credere ad un incognito, come si possono esaminare i ragionamenti senza -bisogno di sapere chi gli abbia tenuti. Ho rappresentato lo stato -de' nostri maggiori, senza fiele e senza adulazione. Ho rispettato -la patria e i miei lettori, e non presento loro favole illustri. Ho -imparzialmente dipinte la grandezza e la depressione; la oscurità e la -gloria; il vizio e la virtù, quali mi sono presentati nella successione -de' tempi. Destiamoci ora noi per trasmettere ai posteri costumi ed -azioni che la Storia possa narrare con piacere, senza bisogno di alcun -ornamento. - - - - -STORIA DI MILANO - - - - -CAPITOLO PRIMO - - _Antichità di Milano sino alla devastazione di Attila, seguita - nell'anno 452._ - - -L'origine di una città antica si perde comunemente nella oscurità -de' tempi favolosi, e ascende sino a que' rimoti secoli dai quali a -noi non è trapassato monumento alcuno, e perciò debbono considerarsi -come secoli isolati e inaccessibili alla nostra curiosità. Tale si è -la fondazione della città di Milano, di cui Plinio, Giustino e Livio -fanno menzione, con autorità però sempre dubbia; perchè trattasi di un -avvenimento accaduto più secoli prima che questi autori scrivessero, -e presso di un popolo che probabilmente ignorava persino l'arte della -scrittura con cui passare a' posteri la notizia de' fatti. Conviene -però queste opinioni conoscerle, e brevemente esaminarle, per separare -dalla massa delle tradizioni quella porzione che sia più credibile. - -Gli scrittori latini concordemente fanno discendere gli abitatori -dell'Insubria dai Galli, che, superate le alpi, si collocarono in -questa pianura; e perciò quella che oggidì chiamasi _Lombardia_, dai -Romani ebbe il nome di _Gallia Cisalpina_. Questa general opinione -degli antichi viene confermata ancora al dì d'oggi dalla pronuncia -del dialetto popolare. La stessa lingua italiana presso gli abitanti -di qua dalle alpi, da Genova a Brescia, e da Torino a Piacenza, viene -pronunciata con vocali ed accenti affatto forestieri all'Italia, -per modo che, chiunque sia avvezzo al parlare di Napoli, dì Roma, -della Toscana o d'altra parte d'Italia, giudicherà piuttosto francesi -che italiani i Lombardi che parlano il loro dialetto; il che rende -verosimile l'origine più sopra accennata. Dico l'origine, perchè se -bastasse un lungo soggiorno a lasciare una così durevole diversità, noi -dovremmo avere assai più parole ed accenti teutonici che non abbiamo, -sebbene la lunga dominazione de' Longobardi e l'invasione loro sia -accaduta in secoli a noi più vicini. - -Tito Livio ci narra che Milano sia stata fondata da Belloveso, duce -dei Galli, i quali colle armi scacciarono i Toscani, che prima avevano -quivi collocate le loro sedi.[27] _Galli... fusis acie Tuscis, haud -procul Ticino flumine: quum, in quo consederant, agrum Insubrium -appellari audissent, cognomine Insubribus, pago Heduorum, ibi omen -sequentes loci, condidere urbem, Mediolanum appellarunt_[28]. Il saggio -autore però dapprincipio dice ch'ei riferiva sulla rimota venuta -de' Galli quanto gli era stato narrato:[29] _De transitu in Italiam -Gallorum haec accepimus_; e poco sopra, parlando di questa venuta, -dice:[30] _Eam gentem traditur... alpes transisse_. Trattasi di un -avvenimento: che viene collocato nella 45 Olimpiade, vivendo Tarquinio -Prisco, cioè seicento anni prima dell'era volgare. Non abbiamo nel -nostro paese monumento che ci assicuri essere vissuta alcuna nazione -colta entro di esso prima d'Augusto, Negli scavi che sinora si sono -fatti sotto Milano e la adiacente campagna non si è trovata statua -alcuna, scultura, iscrizione o lavoro qualunque di metallo o di creta, -che in qualsivoglia guisa ci dia indizio che prima dell'era volgare -gli abitanti dell'Insubria conoscessero le arti. Non abbiamo libro -alcuno scritto in Italia di cui l'autore non sia vissuto più secoli -dopo l'epoca in cui si dice fondata la città nostra. Livio stesso non -indica di aver conosciuto carte, iscrizioni, monete o altri documenti -che siano giunti intatti alle sue mani, anzi nulla più dice, che _haec -accepimus_, ovvero _traditur_; l'asserzione perciò di Livio tutt'al più -ci farà credere che l'opinione de' Galli Cisalpini, mentr'ei scriveva, -fosse che la città di Milano avesse per fondatore certo antico -Belloveso, e che tale opinione dai rozzi ed agresti loro antenati, per -molte generazioni, fosse discesa alla generazione allora vivente. - -Si può dunque ragionevolmente dubitare se Belloveso sia stato -il fondatore di Milano: si può anche ragionevolmente dubitare se -Milano abbia avuto un fondatore, cioè un capitano, un principe il -quale, avendo il disegno di creare una città, abbia collocato una -popolazione nel sito ove sta Milano. La ragione di questa dubitazione -nasce dall'osservare che le città quasi tutte, e nella Lombardia e -nell'Italia, sono collocate alle rive d'un lago, alle sponde d'un -fiume, al lido del mare, e i luoghi muniti e forti si sono piantati -anche lontani dall'acqua, ma in siti elevati e di accesso difficile. -Milano non ha alcuno di questi vantaggi. Chiunque avesse avuto pensiero -di fabbricare una nuova città su di questa pianura, doveva essere -invitato a disegnarla poche miglia lontano, alle sponde del Tesino, -ovvero dell'Adda, oppure anche del Lambro: l'acqua è tanto necessaria -agli usi comuni, e la navigazione è tanto opportuna per trasportare -ogni genere, che si dovettero scavare artificialmente de' canali -secent'anni sono per rendere comuni anche a Milano questi comodi; -il che si sarebbe certamente risparmiato qualora il sito fosse stato -trascelto con determinazione di piantarvi una città. Milano mi sembra -formata per una serie di circostanze senza un fondatore, e mi pare -che, dalla condizione d'un povero villaggio, gradatamente ampliatasi, -diventasse insensibilmente una città, senza che uomo alcuno avesse -concepita l'idea dapprincipio di farla tale. Alcune misere capanne -di agricoltori probabilmente avranno composta la prima riduzione; la -fecondità della terra, la moltiplicazione degli abitanti avranno dato -luogo a formarvi un villaggio per domiciliare il contadino vicino al -suo campo, e così la fertilità della terra avrà dato motivo di sempre -più ampliare la popolazione, che nel corso de' secoli giunse poi a -formarne una città; in quella guisa appunto che vediamo qualche albero, -fortuitamente trasportato dalla corrente di un fiume, arrestarsi -laddove co' rami urti nel fondo, e servire indi a trattenere le ghiaie -e le piante che successivamente il fiume trasporta, e così formarsi -un'isola coll'andare degli anni, su di cui gli uomini vi piantano poi -la loro dimora. Tale almeno sembra la più verosimile opinione, anzi che -persuaderci che siasi formato un disegno di piantare una città lontana -dall'acqua, costretta a scavare de' pozzi per bere, e a trasportare -tutto per terra. La ragione medesima per cui dubitiamo della fondazione -attribuita a Belloveso, ci rende sospetto il racconto di certo famoso -capitano, che aveva nome _Medo_, a cui si attribuisce la prima pianta -della città, accresciuta poi di molto da certo altro famoso capitano, -per nome _Olano_, dalla unione de' quali nomi se ne pretende formato -_Mediolanum_: sono opinioni senza alcuna prova, le quali sgorgano dai -tempi oscuri, e perciò le accenno al solo fine di non lasciare ignorare -quello che si è più volte ripetuto da chi ha scritto la storia del -nostro paese. - -La costruzione fisica della Lombardia sembra che possa darci de' -sospetti verisimili sullo stato antico della medesima. Le alpi -contornano questa pianura dalla parte settentrionale, e gli Appennini -dal ponente e dal mezzogiorno la chiudono. Si mutano i nomi, ma in -realtà la costiera non interrotta di monti chiude la Lombardia da tre -parti, lasciandole l'aria libera soltanto all'oriente, laddove scorre -il Po e va a sfogarsi placidamente nell'Adriatico. Perciò i venti che, -sopra gli altri, da noi prevalgono, sono que' di levante. In questa -pianura così fiancheggiata le altissime montagne che la cingono, vi -gettano fiumi e torrenti, i quali si uniscono al Po, ed esso ha la -sua foce nell'Adriatico. La terra fecondissima su di cui abitiamo, -per poco che gli uomini cessassero di preservarla coll'arte, verrebbe -coperta dalle acque, e si formerebbe una palude. Il signor abate Frisi, -nostro illustre cittadino, di cui non ricordo i titoli, perchè valgon -meno che le due parole _Paolo Frisi_, mi ha graziosamente comunicate -le notizie che i due laghi maggiore e di Como sono prossimamente allo -stesso livello, cioè centocinquanta braccia al disopra di Milano. -Il lago di Lugano è braccia cento più alto di quei due laghi; così -riesce braccia duecentocinquanta più alto della città di Milano, cioè -settanta braccia ancora più alto sopra la sommità dell'aguglia del -Duomo. Vi sono adunque de' vasti emporii di acque più alte e imminenti. -La pianura è alquanto pendente verso del Po. La città di Milano, dalla -parte più elevata alla più bassa, non avrà venti braccia di caduta, -cioè dalla mura di porta Nuova a quella di porta Ticinese, il che fa -vedere l'assurdità della opinion volgare, che suppone la piazza del -Duomo a livello della sommità della torre di Sant'Eustorgio. Le spese -e le cure incessanti che esigono gli argini del Po, l'altezza a cui -giungono le piene al disopra del livello de' campi, ci convincono che -un mezzo secolo di negligenza sarebbe bastante a sommergere tutta la -parte bassa di questa superficie. Abbiamo sul Bolognese gli esempi -di terre e province coperte dalle acque del Reno sviato dal Po. Una -dissertazione del maestro e lume della storia italica, signor Lodovico -Antonio Muratori[31], ci dimostra con quanta facilità diventino -lago o palude i paesi più floridi della Lombardia, tosto che cessino -gli uomini di riparare coll'arte l'azione non mai interrotta della -natura, che sembra aver destinato questo suolo ai pesci, e sul quale -artificiosamente vi si sono collocati e vi soggiornano gli uomini, -quasi contro il di lei volere; simile in ciò agli Olandesi, i quali, -come noi, hanno pascoli, burro e caci eccellenti, e al par di noi -hanno ottimi lini, e meglio di noi li preparano. Ogni volta che sia -mancata la vigilanza nel preservare il piano della Lombardia dalle -innondazioni, ivi si è formata una pallude. Sant'Ambrogio, nella -lettera XXXIX a Faustino, parlando di Modena, Reggio, Brisello, -Piacenza ed altre città dell'Emilia, le chiama[32] _tot semirutarum -urbium cadavera._ Queste erano al tempo di Cicerone splendidissime -colonie del popolo romano, ridotte nel quarto secolo, dopo le guerre -di Magno Massimo e di Costantino, prive d'abitatori, e in conseguenza -poi, nel secolo decimo, immerse nelle acque, siccome leggesi nella -vita di san Geminiano[33].[34] _Mutinensis urbis solum, nimia aquarum -insolentia enormiter occupatum, rivis circumfluentibus, et stagnis ex -paludibus excrescentibus, incolis quoque aufugentibus noscitur esse -desertum. Unde usque hodie multimoda lapidum monstratur congeries, -saxa quoque ingentia, praecelsis quondam aedificiis aptissima, aquarum -crebra, ut diximus, inundatione submersa._ Se dunque è vero che la -costruzione fisica della Lombardia la conduca allo stato di una palude, -da cui, per opera degli uomini, venga ridotta allo stato di cultura -e di abitazione; se è vero che, dovunque cessi la attenzione degli -uomini per la difesa, ivi le acque ripigliano il lor sito coprendo la -terra; sarà anche assai verosimile il dire che ne' tempi antichissimi -questa pianura fosse un vasto lago o un aggregato di paludi; che i -Galli, collocatisi sulle colline, gradatamente abbiano cercato di -aprire lo scolo alle acque stagnanti, e così riporsi ad abitare sopra -di una terra più feconda. Questa opinione corrisponde all'antica -tradizione, che il luogo eminente di Castel Seprio, distrutto poi -l'anno 1287, come vedremo, fosse una delle prime sedi degli Insubri; -questo pure corrisponde a quanto scrissero Erodiano, Vitruvio e -Strabone[35], descrivendoci il piano della Insubria tutto coperto di -paludi; e a questa opinione corrisponde l'antica memoria d'un lago -Gerundio ne' contorni di Cassano, ove oggidì quella parte bassa è -tutta abitata; e la memoria dell'isola di Fulcherio ne' contorni di -Crema, di cui trattano le carte de' secoli bassi, sebbene al giorno -d'oggi non sianvi in quel distretto paludi che formino isola alcuna. -I documenti più sicuri dell'antichità sono i fisici. La curiosità -nostra vorrebbe sapere come e perchè i Galli, uscendo dalla loro -patria, sieno venuti, arrampicandosi sopra difficili montagne, a -stabilirsi in questo clima, abitato forse da pochissimi pescatori; ma -la confessione della nostra ignoranza è assai più nobile che non lo -sarebbero i sogni d'una immaginazione romanzesca. La storia è piena -di emigrazioni di popoli interi; la fuga da qualche disastro fisico, -innondazione, terremoto, ec.; la violenza d'una barbara nazione che -sforza a sloggiare e cercarsi nuova sede; l'ambizione di conquiste; -l'avidità di godere una vita più agiata; il fanatismo, queste sono le -cagioni per le quali de' popoli interi cambiarono patria. Le colonie -greche popolarono la Francia e l'Italia; le romane, la Ungheria ed -altri regni; le spagnuole, le inglesi ec., l'America. Al tempo delle -crociate l'Europa tentò di invadere l'Asia, come in prima l'Arabia si -stese sull'Africa e sull'Asia. Vediamo gli avanzi di tali invasioni -anche al dì d'oggi. Gl'Inglesi parlano la lingua nata dal sassone, -mentre nel centro dell'isola si parla la lingua antica britanna, la -quale nessuna connessione ha coll'altra, che essi chiamano lingua -sassone. Nella Germania, in molte province, i contadini parlano -l'illirico, mentre nella città la lingua naturale è la tedesca. Anche -nella Spagna l'antica lingua conservasi nelle montagne della Biscaglia, -e niente somiglia alla castigliana, nata dall'invasione de' Romani, e -poscia degli Arabi. Questi fatti ci mostrano che ogni parte della terra -ha sofferte le vicende di essere invasa da straniere popolazioni, che -vi si piantarono, siccome i Galli antichissimamente fecero, in questo -paese; ma per qual motivo questo accadesse, non ce lo può dire la -storia, che in Italia non riascende sino a que' tempi. - -Della etimologia di Milano vi sono pure varie opinioni; oltre quella -accennata dei due capitani Medo ed Olano, v'è chi la deriva dal tedesco -_Mayland_ (così chiamasi Milano in Germania), e questa voce significa -paese di maggio, paese di primavera; denominazione che veramente -conviene poco ad una provincia in cui gli aranci non reggono scoperti, -e in cui ne' sei mesi dell'anno, che cominciano in novembre e terminano -al fine d'aprile, l'altezza media del termometro è al disotto del -temperato, e dove in quella metà dell'anno la terra è soggetta al gelo -ed alle nevi. La più comune sentenza fa nascere la voce _Mediolanum_ -da un mostro che si vide nel luogo in cui è fabbricata, e questo -mostro era un porco mezzo coperto di lana; Claudiano così credette, -ove, cantando le nozze dell'imperatore Onorio celebrate in Milano, ci -rappresentò Venere che, abbandonando Cipro, passa sul mare e si porta a -Genova, donde, superati di volo i gioghi dell'Appennino, discende verso -Milano. - - _ad moenia Gallis - Condita, lanigerae suis ostentantia pellem._[36] - -Della opinione medesima si mostrò Sidonio Apollinare, il quale, -annoverando le città più illustri, così volle indicarci Milano. - - _Et quae lanigero de sue nomen habet._[37] - -Altri furono di parere che altre città della Gallia e d'Albione si -chiamassero con tal nome, e che i Galli chiamassero perciò Milano la -città da essi fabbricata: opinioni tutte arbitrarie, incerte e di -una infruttuosa discussione; perchè i nomi s'inventarono prima che -s'inventasse la scrittura, e la storia non ha principio se non dopo -ritrovata la scrittura. - -Il più antico fatto da cui può cominciare la storia di Milano ascende -all'anno di Roma 533, cioè appunto duemila anni fa, scrivendo io nel -1779. I consoli Cnejo Cornelio Scipione e Marco Marcello conquistarono -l'Insubria, e portarono sino a Milano la dominazione di Roma, l'anno -221 prima dell'era volgare. Vorrei pure sapere a quale stato di -coltura fossero giunti i nostri Insubri; quale fosse il loro governo -civile; se conoscessero l'arte dello scrivere; se avessero monete; -qual religione e qual linguaggio fossero naturali a quei popoli; se -coltivassero i campi; qual forma presentasse la fisica in questo tratto -di paese: ma di ciò poco o nulla ci è possibile il saperne. Plutarco -ci attesta che allora Milano era una città molto popolata:[38] _urbem -Galliae maximam et frequentissimam, Mediolanum vocant. Hanc Galli -Cisalpini pro capite habent_[39]; ma Plutarco scrisse due secoli e più -dopo Marcello e Scipione. Polibio ci assicura che Marco e Cornelio, -consoli, guerreggiando contro de' Galli Insubri,[40] _Mediolanum, -praecipuam Insubrum civitatem, petierunt; Cornelius, urbe, quae -et frumento et omni genere commeatus refertissima erat, potitus, -Gallos persequitur_[41]. È verisimile assai che Marco Marcello, dopo -conquistata Milano, abbia eretta la famosa torre di marmi quadrati, la -quale, coll'andare de' secoli, si chiamò poscia l'Arco romano. Di sì -fatti edifici i Romani ne innalzarono anche altrove, o in memoria delle -conquiste fatte, ovvero per dominare la città vinta, e dalla sommità -della torre potere all'occasione vedere e nuocere. È tanto celebre -presso degli storici nostri quest'Arco romano, che conviene per qualche -poco ragionarne. - -Molte volte mi accaderà nel decorso di quest'opera di nominare il -signor conte Giorgio Giulini; egli da me viene ora ricordato, perchè -tutto quello che dirò dell'Arco romano, da lui lo preso; e chi volesse -vedere l'oggetto più distesamente, esamini il tomo sesto della di -lui Storia, dalla pag. 108 alla pag. 126. Egli trovò che il Fiamma, -il Puricelli, il Grazioli, il Sassi ci descrivono quest'Arco romano -nella più ampollosa e strana foggia: Un arco lungo niente meno di due -miglia; monito dai due lati di altissime mura; e nel mezzo di questo -lunghissimo fabbricato si descrive una torre da cui si dominava nulla -meno di tutta la Lombardia. L'edificio era sostenuto da spessissime -colonne. La larghezza di questo Arco romano era un getto di pietra, -e si chiamava ora l'Arco romano ed ora l'Arco trionfale. Di questa -mole immensa però non se ne mostra nessun vestigio: si disputa per -fino sul luogo ove fosse collocato; e un architetto potrebbe fare un -immenso portico eseguendo una tal descrizione, ma nulla farebbe che -somigliasse a un arco, meno poi a un arco trionfale. In questo stato il -nostro conte Giulini ritrovò la storia. Egli provò che l'Arco Romano -altro non era se non una massiccia torre, vasta e quadrata, piantata -sopra quattro solidissimi pilastri, e sostenuta da quattro archi; -opera tutta di pietre grandi e quadrate, che molto si innalzava, e -conteneva stanze vaste e capaci di accogliere un presidio; che questa -torre era collocata sulla via romana, di contro al luogo ove oggi -vedasi il monastero di San Lazzaro[42]. Di simili torri se ne vedono -altre memorie nella storia di Roma, e Lucio Floro[43] scrive che Cnejo -Domiziano Enobarbo, e Quinto Fabio Massimo, nel luogo dove avevano -vinto gli Allobrogi, fecero innalzare una simile torre di sasso, -sopra di cui vi posero un trofeo delle armi dei vinti.[44] _Utriusque -victoriae quod quantumque gaudium fuerit, vel hinc existimari potest -quod et Domitius Ænobarbus et Fabius Maximus, ipsis quibus dimicaverant -in locis, saxeas erexere turres, et desuper exornata armis hostilibus -trophaea fixere._ La nostra torre diventò celebre dappoi per le -esagerazioni de' poco giudiziosi nostri storici, non meno che per -gli avvenimenti accaduti durante la guerra che Federico I mosse ai -Milanesi, intorno al qual tempo rimase distrutto quest'antico e forte -edificio. La opinione del giudizioso nostro Giulini resta dimostrata -sempre più dal[45] _Chronicon Vicentii Canonici Pragensis_, che per -la prima volta fu pubblicato nel 1764, nella compilazione del padre -Gelasio Dobner, che ha per titolo:[46] _Monumenta Historica Boemiae -nusquam antehac edita. Pragae._ Il Canonico era testimonio di veduta, -e così la descrive:[47] _turris fortissima, maxima, de fortissimo -opere marmoreo, quae arcus romanus dicebatur_[48]. Questo testimonio -non poteva essere noto al conte Giulini, perchè non ancora pubblicato -mentr'egli scriveva. - -Poco è quello che sappiamo della città di Milano durante la repubblica -di Roma; e poco è pure quello che ne sappiamo durante i primi tre -secoli dell'era volgare. I Romani, stesa che ebbero sulla Insubria la -loro dominazione, piantarono delle nuove città; tali furono Piacenza, -Cremona e Lodi; le due prime furono colonie, e con esse si resero -padroni della navigazione del Po. Diedero moto alle acque stagnanti, e -fra essi Emilio Scauro si distinse; poi, mentre Roma era lacerata dalle -fazioni, il senato, al tempo di Silla, accordò la cittadinanza romana -a tutti gli abitatori dell'Insubria, e dilatò i confini d'Italia, -che prima terminavano al Rubicone vicino a Rimini, portandoli fino -all'Alpi; e così divenimmo italiani per adozione. Il dominio adunque -di Roma non distrusse le città dei vinti, ma ve ne edificò di nuove; -rese il clima più atto ad essere abitato, liberandolo dalle paludi; -dallo stato di barbarie c'innalzò a quello di una società civile; e -perfine da sudditi che ci aveva resi la forza, la beneficenza romana -ci fece liberi; e membri d'una illustre Repubblica, fummo capaci -delle magistrature di Roma. Pompeo, Crasso, Cesare furono in Milano. -Cenando quest'ultimo in Milano da Valerio Leone, osservò che gli -eleganti Romani erano offesi in vista d'una mensa rustica e senza -atticismo, e già cominciavano a deridere l'albergatore, il quale ne -provava confusione; ma Cesare giocondamente prese a mangiare quelle -rozze vivande, e seriamente rivolto a' Romani fece loro la questione, -se fosse più rozzo e barbaro chi ospitalmente presentava i cibi alla -foggia del suo paese, ovvero chi insultava l'albergatore[49]. Marco -Bruto resse questa provincia, e quell'anima virtuosa, forte e sublime, -eccitò tale ammirazione presso i nostri antenati, che gli innalzarono -nel foro una statua di bronzo; di che ci fanno fede Svetonio e -Plutarco. Quando Augusto, reso padrone della terra, passò a Milano, -si trattenne ad osservare questo monumento, non senza inquietudine -dei Milanesi, ai quali non piaceva d'essere creduti nemici di lui, -per l'ammirazione che mostravano verso l'uccisione di Cesare e il -nemico della tirannia; Augusto prese anzi motivo di farci un encomio, -perchè rendevano omaggio alla virtù indipendentemente dalle vicende -capricciose della fortuna[50]. Così i Romani colti e potenti trattarono -gl'Insubri agresti e deboli. I Romani giammai non insultarono ai -vinti, nè mai schernirono i meno forti. Arditi nei pericoli, fieri -contro la resistenza, pare che stendessero la dominazione su i popoli -per liberarli dalla tirannia, per condurgli alla coltura e allo stato -civile. Non credettero mai utile nè giusto il disprezzo anche verso un -popolo barbaro. La grandezza di Roma abbracciava tutto il genere umano, -e i popoli si dirozzavano per imitazione di esempi ch'erano loro cari. -Il czar Pietro prese la strada opposta dell'assoluto comando, egli ha -fatto maravigliare l'Europa; il tempo schiarirà sempre più il problema -politico, se a incivilire un popolo più giovi l'energia e la rapidità -del comando, ovvero la industriosa sapienza dei mezzi trascelti; e se -la vegetazione riesca più ferma e durevole usando bene del clima nativo -e riparando accortamente le sole ingiurie di quello, o veramente con -artificiale ed estraneo calore costringendo la natura. - -Fra gli imperatori dei primi secoli, Giulio Capitolino scrive che -Publio Elvio Pertinace fosse nato nell'Insubria. Elio Sparziano e varii -altri ci assicurano che Giuliano Didio, che fu proclamato imperatore -l'anno 195, fosse milanese. Nel terzo secolo i popoli del Settentrione -cominciarono a discendere dalle Alpi e tentare d'invadere questa parte -d'Italia. Gli Alamanni, i Marcomanni comparvero e furon scacciati; -e da ciò ne venne la necessità che gli imperatori portassero la loro -ordinaria sede più vicina alle Alpi per vegliare più di presso alla -sicurezza d'Italia. L'Italia è circondata dal mare, e il solo canto -per cui è annessa all'Europa è per le Alpi, catena raddoppiata di -monti altissimi, per i quali pochi sono i luoghi ove aprirsi un passo; -e tanto ardua e pericolosa cosa fu sempre il tentare di penetrarvi -con un esercito, che s'inventarono dei favolosi aiuti per ispiegare -il passaggio che vi fece Annibale, quantunque gli abitatori delle -Alpi non fossero suoi nemici. Questa costiera è un antemurale che -nessuna estera nazione mai avrebbe ardito nemmeno di affrontare, se -opportunamente gl'Italiani avessero saputo impadronirsi dei paesi -e custodire le alture che dominano sulle vie; e porre gli invasori -nella condizione di comprare con una battaglia vinta il potere di -avanzare pochi passi e disporsi a nuovo cimento, e ciò con una lunga -alternativa, che avrebbe annientato ogni esercito prima che uscisse -da quell'enorme labirinto di voragini e di gioghi. Sbarchi di estere -genti per mare non potevano allora temersi, perchè non v'era alcuna -nazione che avesse un corredo marittimo capace di tentarlo; l'Italia, -per godere dei vantaggi d'un'isola, non ha che a rendersi forte nei -sbocchi delle Alpi; e così fecero gli imperatori verso la fine del -terzo secolo, a ciò anche doppiamente spinti dal pericoloso soggiorno -di Roma, ove le fazioni, annoiandosi della dominazione di un Augusto, -prevenivano il naturale corso degli avvenimenti, e trucidavano per -collocare un successore sul trono del mondo. Nei contorni di Milano -qualche tempo soggiornò Galieno. Aureolo fu battuto ed ucciso verso -Milano, e in memoria abbiamo un villaggio che dai Latini chiamossi -_Pons Aureoli_, ora _Pontirolo_. Marc'Aurelio Valerio Massimiano -Erculeo è stato fra gli imperatori quello al quale più deve la città -di Milano; perchè fu probabilmente il primo che collocò la sua sede in -Milano, e fu quello che cinse di mura la città. Ce lo attesta Aurelio -Vittore.[51] _Novis, cultisque moenibus Romana culmina, et caeterae -urbes ornatae, maxime Carthago, Mediolanum, Nicomedia._ Il giro di -queste mura però non era più di due miglia, e viene assai accuratamente -descritta la loro posizione nel libro: _Le vicende di Milano durante -la guerra con Federico I, imperatore_, pubblicato con eleganza dalla -stamperia dell'imperial monastero di Sant'Ambrogio Maggiore, l'anno -1778, ove trovasi la carta di Milano delineata, come verosimilmente lo -era nel secolo XII, e col muro di Massimiano, che allora sussisteva. -Io non ripeterò quanto ciascuno ivi può minutamente conoscere, e dirò -soltanto che probabilmente allora non v'erano che nove porte della -città. La _Romana_ era poco lontana da San Vittorello; la _Erculea_[52] -era fra il monastero della Maddalena e quello di Sant'Agostino; -la _Ticinese_ era al Carrobbio; la _Vercellina_ era vicina a San -Giacomo dei Pellegrini, e perciò la chiesa poco lontana ha il nome -di Santa Maria alla Porta; la _Giovia_ era vicina al monastero di -San Vincenzino; la _Comasina_ era poco discosta da San Marcellino; la -_Nuova_ stava collocata più interna prima della chiesa de' Minimi; la -porta _Argentea_, ora _Renza_, era prima di giungere alla colonna, così -detta del Leone; la porta _Tosa_ era al fine della via di San Zenone. -Dalla situazione delle porte facile sarà a chiunque il comprendere a -un di presso dove si trovassero le mura fabbricate da Massimiano. Le -chiaviche e il condotto delle acque coperto che spurga la città, sono -l'acquedotto antico, il quale fiancheggiava esternamente le mura di -quei tempi; e dove sono le colonne colle croci, ivi si aprivano le -porte. Di queste mura molte descrizioni se ne sono fatte. Il Fiamma, -al suo solito, asserisce che la larghezza di queste mura fosse di ben -ventiquattro piedi di un uomo grande, e il giro di esse fosse più di -quindici miglia, l'altezza di sessantaquattro piedi, e, finalmente, -che vi fossero trecento e più torri sparse in questo circuito. Molti -hanno di poi ripetute simili fole, degne di stare accanto all'Arco -romano di due miglia. Gli scrittori di questi ultimi tempi si sono -limitati a credere cento torri, dodici piedi di grossezza al muro, -due miglia di estensione: ed anche di meno ne credo io; perchè troppo -sarebbe vicina una torre all'altra se ogni venti passi geometrici ve -ne fosse una, e quella sola torre delle mura che ancora ci rimane nel -Monastero maggiore, non ha dodici piedi di grossezza nel muro, nè è -difesa da sassi quadrati, come nemmeno lo sono le antiche mura di Roma -istessa, tutte di mattoni, quali anche vedonsi al dì d'oggi. Del Circo -e del Teatro grandi cose, e probabilmente esagerate, ci raccontano i -nostri storici. Nè può negarsi che vi fossero tali fabbriche, poichè, -oltre la testimonianza degli scrittori, abbiamo anche oggidì due luoghi -della città chiamati l'uno al _Circolo_, l'altro al _Teatro_; ed è ben -naturale che una città in cui molto risiedevano gli Augusti, avesse -tai luoghi destinati agli spettacoli. Molto però conviene diminuire -per accostarci alla verità. Nessun vestigio ci rimane di tai pretesi -grandiosi edifici; e come vediamo intatte le altissime colonne di -Ercole a San Lorenzo, non ci mancherebbe qualche avanzo di Circo, -e massimamente di Teatro, se fosse stato eguale almeno a quello di -Verona, che vedesi intero nella gradinata; opera che non si distrugge -facilmente: e lo stesso dico pure del Palazzo Imperiale, il di cui nome -conservasi tuttora dalla chiesa di San Giorgio, senza che nessun pezzo -di antica architettura ce ne assicuri la decantata magnificenza. Lo -scopo che mi sono proposto non è la descrizione di Milano, nè l'esame -minuto degli argomenti di critica. Altri ne hanno scritto, e forse di -troppo ne abbiamo; la mia opinione si è che probabilmente il Circo, il -Teatro, il Palazzo vennero costruiti nel decorso del quarto secolo, e -furono opere inferiori al grido che ebbero dappoi, singolarmente nei -notissimi versi di Ausonio, che il nostro Tristano Calco, uomo fedele -e veridico, trasse da un antico manoscritto della Biblioteca Ducale di -Pavia, e che dicono: - - _Et Mediolani mira omnia: copia rerum; - Innumerae, cultaeque domus; facunda Virorum - Ingenia; antiqui mores; tum duplice muro - Amplificata loci species; populique voluptas - Circus, et inclusi moles cuneata theatri: - Templa, palatinaeque arces, opulensque Moneta, - Et regio Herculei celebris sub honore lavacri, - Cunctaque marmoreis ornata peristyla signis, - Moeniaque in valli formam circumdata limbo; - Omniaque magnis, operum veluta emula, formis - Excellunt: nec juncta premit vicinia Romae._[53] - -Convien bensì dire che nel quarto secolo Milano fosse una magnifica -città per la popolazione, l'abbondanza, la coltura, la fortezza ed il -lusso; ma qualche espressione è da poeta. A un uomo che avea ammirato -Roma, non potevano sembrare[54] _mira omnia_ le cose di Milano. Noi non -vediamo avanzo alcuno di que' tanti peristili di marmo che ornavano la -città. Se vi fossero state fabbriche innumerevoli e colte, dai rottami -della antica città, negli scavi che facciamo, dovremmo pure rinvenire -o belle statue antiche, o busti, o bassi rilievi, o pezzi di superba -architettura, avanzi dei tempii, dei palagi, delle ròcche emule della -grandezza di Roma. Ma poco o nulla ci somministra la terra; e da essa -nei contorni di Roma, in quei di Napoli, nella Sicilia, nella Grecia -si scavano ogni giorno dei preziosi avanzi della magnificenza e della -coltura antica. - -Gli amatori delle belle arti già hanno osservato come presso de' -Romani, dopo essere giunte alla somma perfezione nel secolo che ebbe il -nome di Augusto, declinarono poscia ed invecchiarono da sè, prima che i -barbari entrassero a rovinarle. L'Arco di Severo, che vedesi in Roma, -ci prova che nel terzo secolo l'architettura era già diventata rozza -e inelegante. Le medaglie, da Caracalla e Macrino in poi, s'andarono -sempre più degradando e diventando barbare. Al tempo poi di Costantino, -al principio del quarto secolo, abbiamo un documento della totale -decadenza della scoltura nell'Arco di Costantino, in cui si dovettero -in Roma istessa, a costo di tradire la verosimiglianza, inserire i -bassi rilievi tolti dall'Arco di Trajano, perchè in Roma non v'era più -un'artista capace di farvene; e veggonsi i Daci e la figura di Traiano -incassati per ornare un monumento de' trionfi di Costantino; e que' -pochi ornati che vi si dovettero allora aggiungere per riempire il vano -sotto il grande arco, sono lavori infelicissimi, peggiori di alcuni -simili travagli gotici. Ciò posto la grandezza di Milano s'innalzò -appunto nel tempo in cui tutte le idee grandiose e nobili delle belle -arti già svaporavano; e perciò credo che, trattane la mole erculea, gli -altri celebrati edifici fossero minori della fama. Sarebbe fuori di -proposito se io qui tornassi a ripetere alcune mie idee, credo vere, -e che ho pubblicate anni sono in un discorso sull'indole del piacere -e del dolore, ove sviluppai il principio motore dell'uomo, che, a mio -parere, è il solo dolore; ma siami permesso di accennare che, frammezzo -agli orrori delle guerre civili di Mario e Silla, fra le atroci -proscrizioni del triumvirato s'innalzarono i più valorosi oratori, -i più sublimi poeti, gli scrittori, architetti, scultori, pittori -più illustri; e che, sotto un seguito di regni di cinque benefici e -grandi augusti, Nerva, Traiano, Adriano Antonino e Marc'Aurelio, regni -preziosi alla virtù, alla umanità ed al merito, le belle arti protette -e pacifiche si esercitarono, perchè onorate; ma non s'innestarono nei -giovani che nacquero in quei tempi felicissimi, onde nella seguente -generazione scomparvero. Nel bell'Elogio del cavaliere Isacco Newton, -che il nostro cittadino signor abate Paolo Frisi ha stampato, mostrasi -come, fralle atroci rivoluzioni, al tempo del regicidio, sotto la -tirannia di Cromwell e di Fairfax, mentre l'Inghilterra era grondante -del proprio sangue, si svilupparono gli ingegni sublimi che hanno resa -gloriosa quell'isola: e così dal seno de' dolori vengono a schiudersi -que' principii di attività, e l'animo viene a ricevere quell'energia -e quell'impeto che lo scagliano al disopra degli ostacoli, e lo -costringono a seguire ostinatamente una serie di idee per sottrarsi -ai mali della comune esistenza; laddove nel placido asilo d'una dolce -protezione s'abbandona a godere del momento presente. Con ciò viene -a rendersi ragione d'un avvenimento costantemente accaduto e nel -secolo d'Alessandro e in quello di Augusto e nei successivi tempi; -cioè essersi riscossi gl'ingegni e comparsi sul teatro del mondo gli -uomini grandi ne' tempi ne' quali il genere umano era più vilipeso e -tormentato; essersi innalzate le scienze, perfezionate le arti in mezzo -alle calamità; e tutto essere svanito e depravato colla felicità dei -tempi. Raffaello, Michelagnolo, Tiziano, Correggio dipingevano i loro -lavori immortali prima che fosse instituita l'accademia di San Lucca; -e nacquero e si resero eccellenti sotto piccoli tiranni che reggevano -i loro Stati colla morale pubblicata dal Segretario Fiorentino. I loro -talenti gli innalzarono a godere poi della sicurezza e degli onori; -ma la fatica, per diventar sommi artisti, l'affrontarono spintivi -dai mali. Pietro Cornelio e Racine sublimarono il teatro francese -al maggior grado di gloria senza aiuto, e vivendo fra i torbidi. -Dacchè venne eretta l'Accademia francese in Roma non si è innalzato -alcuno al grado dei Le Sueur, Le Brun, Poussin, nati, vissuti e resi -grandi fra le torbulenze. Virginio aveva quarant'anni quando seguì la -battaglia d'Azio; Orazio era più giovine di lui cinque anni; Cicerone -ebbe troncato il capo nella proscrizione; insomma nessun uomo ha mai -potuto diventare grande in nulla, se non attraverso gli ostacoli, i -quali avviliscono le anime deboli, e le robuste attizzano, irritano -e spingono al disopra del livello comune, qualora vi sia speranza di -superarli; su di che bastantemente ho spiegata la mia opinione in quel -discorso. Milano adunque salì a grande fortuna ne' tempi ne' quali -l'architettura, insieme con tutte le belle arti, era già invecchiata -e giacente, e perciò anche ragion vuole che credansi esagerare le -magnificenze che gli scrittori nazionali ci hanno vantate. Un solo -monumento ci rimane dell'antico, e sono le sedici superbe colonne -di ordine corintio scannellate; pezzo di così nobile e grandiosa -architettura, che sarebbe pregevole ancora in Roma, collocato presso -al Tempio della Pace o alle colonne di Giove Statore. Le proporzioni -sono del buon secolo, nè io potrei crederle mai innalzate al principio -del quarto secolo, come finora si è scritto, attribuendole a Massimiano -Erculeo. Il chiarissimo nostro P. Pini, benemerito della Mettalurgia -per l'opera[55] _De Venarum Metallicarum Excoctione_, e benemerito per -le cognizioni sue nella storia naturale e nell'architettura, crede -che il marmo di quelle preziose colonne sia tratto dall'antica cava -di Oligiasca, terra del lago di Como, posta fra Bellano e Piona. Si è -opinato che questo fosse il fianco di un tempio, ovvero d'un pubblico -bagno dedicato ad Ercole. Egli è difficile il provarlo, ed è difficile -parimenti il confutarlo con ragioni positive. La sola cosa che è vera, -si è che questo maestoso avanzo è il solo che ci sia rimasto; che -sembra essere del secolo d'Augusto, o poco dopo, e che meriterebbe -d'essere nuovamente riparato dalla rovina che minaccia, per trapassarlo -a' posteri, come i nostri antenati fecero con noi, riparandolo nel -secolo XVI. - -Nel quarto secolo molto dimorarono i Cesari in Milano; Massimiano -Erculeo in Milano dimise la porpora l'anno 305. Nello stesso giorno, -1.º di maggio, fu in Milano dichiarato cesare Flavio Valerio Severo. -Costantino, Costanzo, Costante varie leggi scrissero in Milano, -registrate nel Codice Teodosiano; e Costantino, nell'anno 313 in -Milano, sottoscrisse la famosa legge di tolleranza, in vigore di -cui venne legittimato l'esercizio della religione cristiana, sulla -qual legge scrisse al preside di Bittinia, di averla pubblicata[56] -_ut daremus, et cristianis, et omnibus liberam potestaem sequendi -religionem, quam quisque voluisset_[57]. In Milano, l'anno 355, -Giuliano fu dichiarato Cesare; e Costanzo radunò un concilio in Milano, -a cui intervennero più di trecento vescovi. Valentiniano e Valente -promulgarono in Milano altre leggi. Teodosio soggiornava in Milano, -ove anche morì l'anno 395, il 17 di gennaio. Onorio in Milano celebrò -le sue nozze. Dall'anno 373 fino al 401 appena sette anni si osservano -senza leggi promulgate in Milano; e dal Codice Teodosiano medesimo si -raccoglie che in quella compilazione vi sono trecento undici leggi -pubblicate in Milano dall'anno 313 al 412; nè certamente in tale -collezione si saranno trascritte se non quelle che si credettero -destinate a formare la stabile legislazione di tutto l'impero. Questo -fatto solo ci prova come nel quarto secolo, e al principio del quinto, -essendo diventata Milano la residenza ordinaria degli Augusti, dovette -per conseguenza essere una cospicua città, ricca, popolata e tanto -colta quanto lo permetteva la condizione dei tempi. - -Sanno gli eruditi che Costantino, temendo la troppo estesa potenza del -prefetto del pretorio, potenza funesta a molti imperatori, diede una -nuova forma al governo dell'Impero; abolì il prefetto del pretorio -e divise le provincie, affidandone il governo a distinti ufficiali. -L'Italia allora in due parti venne divisa. La capitale della parte -meridionale fu Roma, e della settentrionale fu Milano. In Roma vi pose -il _vicario di Roma_, in Milano il _vicario d'Italia_. Il governo del -vicario di Roma si stendeva sopra dieci province, cioè la Campagna, -l'Etruria, l'Umbria, il Regno suburbicario, la Sicilia, la Puglia e -Calabria, la Lucania e Bruzi, il Sannio, la Sardegna, la Corsica e -la Valeria. Il vicario di Milano sette province governava, cioè la -Liguria, la Emilia, la Flaminia e Piceno annonario, la Venezia, a cui -fu poi aggiunta l'Istria, le Alpi Cozie, e l'una e l'altra Rezia. Il -sistema adunque costituì nel quarto secolo, e nel quinto ancora, la -città di Milano la prima città d'Italia sicuramente dopo Roma, e di -questa antica grandezza ne rimangono ancora alcune vestigia nella -cospicua dignità della sede vescovile di Milano[58], giacchè le -giurisdizioni ecclesiastiche si modellarono sulla forma del governo -civile de' primi tempi, e i metropolitani furono i vescovi delle città -capitali, ed ebbero per suffraganei i vescovi delle città che nel -governo politico da quelle dipendevano[59]. Il che posto, conosciamo -quanto cospicua città sia stata Milano nel quarto e nel quinto secolo, -osservando che il di lei vescovo metropolitano aveva i vescovi di -ventuna città da lui dipendenti, e furono Vercelli, Brescia, Novara, -Bergamo, Lodi, Cremona, Tortona, Ventimiglia, Asti, Savona, Torino, -Albenga, Aosta, Pavia, Acqui, Piacenza, Genova, Como, Coira, Ivrea ed -Alba, e questi erano suoi suffraganei anche nei secoli posteriori. I -confini delle diocesi, le preminenze delle sede vescovili, sono per lo -più un indizio sicuro degli antichi confini delle pertinenze d'ogni -città e dell'antico stato di ciascheduna; perchè le cose sacre, anco -presso le nazioni barbare e feroci, vennero rispettate e lasciate per -lo più intatte framezzo alle rivoluzioni civili. - -La dignità del vescovo di Milano, che giustamente può in questi tempi -de' quali tratto chiamarsi metropolitano bensì, ma non già arcivescovo, -titolo posteriormente introdotto, e che significa onorificenza più -che giurisdizione; la dignità, dico, del metropolitano ricevette sommo -risalto da sant'Ambrogio, uomo per la dottrina, per la pietà, per la -fermezza e per ogni sorta di virtù celebratissimo, e collocato fra gli -esimii dottori della Chiesa. Celebre è il coraggio nobile e virtuoso -col quale escluse dai sacri misteri l'augusto Teodosio. Nella Macedonia -i popoli della città di Salonicco, allora _Thessalonica_, tumultuarono -contro alcuni imperiali ministri; Teodosio, spinto da una feroce -inconsideratezza, slanciò la licenza militare sulla infelicissima -città, ove vennero barbaramente scannati più di settemila abitatori, -donne, vecchi, fanciulli, innocenti o rei, senza distinzione; e le -pubbliche strade e le case vennero coperte di cadaveri, vittime di -quest'atroce crudeltà. Questi orrori vengono dalla storia registrati -nell'anno 390. Teodosio, in Milano, si preparava a comparire nella -chiesa. Il santo vescovo, da saggio, fece che giugnesse a notizia -di quell'augusto che non l'avrebbe ammesso a partecipare de' sacri -misteri se prima non avesse espiato il suo delitto con pubblico -pentimento. Voleva lasciare il pregio della spontaneità alla -riparazione; ma il monarca, avvezzo a vedere tutto piegarsi ai suoi -voleri, pensò che la sola maestà di sua presenza dovesse annientare -ogni riguardo; s'incamminò per entrare nella chiesa, ove, con passo -grave, affacciossegli il santo vescovo, fermamente slanciandogli -queste parole: _Uomo grondante ancora di sangue innocente, ardisci tu -con tal fronte portare la profanazione nel santuario, e collocare il -delitto impunito nel tempio del Dio della giustizia, della mansuetudine -e della pace?_ La voce del rimorso fece rimbombare nel cuore di -quell'augusto la riprensione sacerdotale. Obbedì al sacro ministro -a vista di tutto il popolo, e partissene. Riparò la gran colpa con -pubblica espiazione, o colla migliore di tutte, cioè colle opere -virtuose e col premunirsi da simili eccessi, comandando che qualunque -ordine severo gli accadesse in avvenire di proferire, i ministri -dovessero per trenta giorni sospenderne la esecuzione. Io non loderò -questa legge. L'uomo destinato a comandare agli uomini suoi fratelli, -non deve loro manifestare il timore ch'egli ha di essere ingiusto e -violento. Questo è un colpo alla opinione su di cui si appoggia il -governo; s'ei non era padrone di sè stesso, da uomo virtuoso doveva -giudicarsi incapace di reggere gli altri e dimettere la porpora. Dirò -bensì che ogni volta che i ministri della religione hanno alzata la -loro voce coraggiosa contro i pubblici delitti, l'umanità intera ha -tributato ad essi l'ammirazione; e forse questo fatto solo sarebbe -stato bastante ad ottenerla al santo vescovo. L'ebbe in fatti a -tal segno, che da lui prese la Chiesa milanese il nome, il rito e -la dignità. La liturgia ambrosiana, che anche oggidì si conserva, -sebbene abbia sofferte molte variazioni co' secoli, essa però si è -preservata attraverso i replicati sforzi che si tentarono per abolirla. -Io non deciderò quale sia la miglior costituzion ecclesiastica, se -la repubblicana, ovvero la monarchica; nè mi propongo di trattare di -cose sacre. So che col cambiare dei secoli le circostanze si cambiano; -che una forma di civile governo, ottima in una combinazione di cose, -può diventare pessima cambiandosi quella; che la Chiesa, essendo una -società combinata per il bene spirituale degli uomini, prudentemente -cambierà la costituzione propria, qualora per quello ottenere i civili -cambiamenti lo consigliano; e così, senza ch'io intenda di preferire -l'antico sistema all'attuale, unicamente come storico osserverò che -l'autorità del metropolitano era assai vasta e quasi indipendente -da Roma in quei tempi; e che tale si conservò fino al duodecimo -secolo, per lo spazio di circa ottocento anni. Il metropolitano di -Milano veniva eletto per lo più dai primari ecclesiastici, che si -chiamarono _cardinali della santa Chiesa milanese_: così i vescovi -suffraganei erano eletti dal clero delle loro città. Non dipendeva -il vescovo suffraganeo che dal metropolitano, dal quale era ordinato -vescovo; ed il metropolitano era ordinato e consacrato vescovo dai -suffraganei. Le controversie o si decidevano dal metropolitano, -ovvero, se erano maggiori, da un concilio provinciale, il quale -giudicava sulla canonicità delle elezioni controverse, e su quant'altro -occorreva al ceto ecclesiastico. Il successore di san Pietro, il capo -visibile della Chiesa, era da tutti venerato, e Roma è sempre stata -la norma del dogma e il deposito della credenza; ma quantunque per -circostanze particolari san Gregorio Magno, sommo pontefice, godesse -di una superiore influenza inusitata, ei stesso dichiarò di non mai -intromettersi nella elezione del metropolita, ma unicamente ne ordinava -la consacrazione, eletto ch'egli era canonicamente. Nella ventesimanona -epistola del libro terzo, diretta[60] _ad presbyteros et clerum -mediolanensem_, quel sommo pontefice scrisse:[61] _Verumtamen quia -antiquae meae deliberationis intentio est ad suscipienda pastoralis -curae onera pro nullius unquam misceri persona, orationibus prosequor -electionem vestram_[62]. Nei tempi successivi non si mantenne nemmeno -la dipendenza di aspettare l'ordine del papa per la consacrazione. Il -papa san Gregorio, scrivendo al metropolitano di Milano, Lorenzo, per -certe entrate che il metropolitano possedeva nella Sicilia dipendente -da Roma, nomina la Chiesa milanese santa.[63] _Quod autem perhibetis -ab exactione patrimonii Siciliae provinciae, juris sanctae, cui Deo -auctore praesidetis, Ecclesiae... Proinde necesse est ut sanctitas -vestra de hac re personam instituat, cum qua Romana Ecclesia aliquid -debeat solide definire_[64]; e Giovanni VIII, nell'anno 878, scrisse -un breve:[65] _Reverendissimo et sanctissimo confratri Ansperto, -venerabili archiepiscopo Mediolanensi_. Così sia detto per conoscere -quanto fosse decorata la città di Milano, fatta sede del prefetto -d'Italia, soggiorno di molti imperatori durante il quarto secolo, -e parte del quinto, per lo spazio di un secolo e mezzo, quanto ne -trascorse dal sistema fissato da Costantino alla devastazione di -Attila, foriera del totale eccidio che ne fecero i Goti; cosicchè -nessun'altra città dell'Occidente fu a lei paragonabile per lo -splendore, se ne eccettuiamo la sola Roma. - -Nella mia raccolta di monete patrie alcune ne conservo di Magno -Massimo, di Teodosio, di Arcadio e d'Onorio, le quali dagli eruditi -si giudicano della zecca di Milano. Se ne conoscono di Valente, di -Valentiniano II, di Vittore, di Eugenio e del tiranno Costantino, le -quali si possono sostenere della zecca di Milano. Quelle d'argento -hanno le lettere M. D. P. S., che s'interpretano _Mediolani pecunia -signata_; quelle d'oro hanno semplicemente M. D., _Mediolanum_; così -vien letto. Hanno questi augusti regnato dal 364 al 407, ne' tempi -appunto ne' quali Milano significava tanto. Anche Ausonio ricorda ne' -riferiti versi: _opulensque Moneta_; non vedo che vi sia improbabilità -alcuna nel darvi una tale interpretazione. Le monete che si trovano -negli scavi del nostro paese sono per lo più del terzo, quarto e quinto -secolo. - -Ho cercato inutilmente di saperne di più di quei tempi. Gli storici -nostri accuratamente si occupano a verificare la cronologia de' -vescovi, descrivono i supplizi sofferti da molti martiri, l'acquisto -di molle sante reliquie, fondazioni, etimologie di chiese, portenti -accaduti o degni di una pia credenza; ma nulla ci ha lasciato -l'antichità, onde avere una idea dello stato della popolazione, -della civile costituzione, del governo e del genio de' Milanesi; se -marziale, ovvero pacifico; se attivo, ovvero indolente; se colto e -sensibile al bello, ovvero rozzo ed agreste durante quel secolo e mezzo -che trascorse fra l'Impero di Costantino e la devastazione d'Attila -accaduta nel 452. Così diciamo d'essere nella ignoranza totale sullo -stato della agricoltura del Milanese, sulla negoziazione in que' -secoli, sopra i costumi sì religiosi che civili del popolo, e in una -parola sulla storia antica; nulla di più sapendosene fuori che essere -stata e nel quarto, e in parte del quinto secolo, cospicua la città di -Milano, e la prima in Occidente dopo di Roma. - - - - -CAPITOLO II. - - _Della rovina di Milano sotto i Barbari nel quinto e sesto secolo; - e dello stato della città ne' secoli successivi, sino al di lei - risorgimento._ - - -Attila, re degli Unni, aveva soggiogate già alcune province -dell'Impero. Alla testa d'una numerosa armata di popoli rozzi e -feroci, tutto vedeva piegarsi a lui. Un uomo solo rimaneva alla -difesa dell'impero, e questi era Ezio. Egli dunque, spedito incontro -ai nemici, sconfisse i Barbari ed obbligolli a rintanarsi fra i -loro boschi nativi; ma la gloria di questo generale mossegli contro -l'invidia dei cortigiani. Un accorto principe se ne sarebbe avveduto, -ed avrebbe difeso sè medesimo col proteggere il difensor dell'Impero; -ma Valentiniano III non era nè accorto, nè degno del trono augusto. -Egli fu atroce e imbecille a segno che di sua mano a colpi di pugnale -uccise Ezio; e dopo ciò Attila invase l'Italia. Non v'era più uomo -capace di opporsegli. Aquileia, Padova, Milano e altre città furono -saccheggiate e distrutte; e questa sciagura miseranda avvenne -l'anno 452. Noi non abbiamo autori contemporanei che ci descrivano -il fatto. Abbiamo però quanto basta per comprendere che questa fu -una vera distruzione ed una vera rovina della nostra città; e per -conoscerla basta leggere la epistola che Massimo, vescovo di Torino, -scrisse allora ai cittadini milanesi, la quale vedesi dapprincipio -nell'antico codice di pergamena, intitolato: _Homiliarum hiemalium_, -dell'archivio degl'imperiali canonici di Sant'Ambrogio. Così quel santo -vescovo cercava di rincorare i nostri cittadini.[66] _Quidam imperiti -nimis interpretes fuerunt dicentes: Periit haec civitas, collapsa -est Ecclesia, non est jam causa vivendi. Immo causa est justius -sanctiusque vivendi, quia Deus Omnipotens, qui cuncta haec magna cum -pietate disponit, hostium manibus non civitatem, quae in vobis est, -sed habitacula tradiit civitatis, nec ecclesiam suam, quae vere est -ecclesia, consumi jussit incendio, sed pro correctione receptacula -ecclesiae permisit exuri... nam post tantum, et tam lugubre illud -excidium, ecce summus sacerdos suus astat incolumis, clerus integer, et -plebs ipsa, licet sub quotidiano adhuc metu et moesta vivens, tamen in -libertate perdurat... non ipsi nos, sed ea quae nostra videbantur, aut -praedo diripuit, aut igni ferroque comsumpta perierunt... Quandoquidem, -irruptis muris, armatos fortesque hostes populi inermes... fugerunt... -Consolemur nos itaque fratres, nec usque adeo suspiremus collapsas -esse domos, quia videmus reparationem domorum in dominis reservatam... -vindictam erga nos suam Dominus temperavit ut, direptis urbibus, -vastatis agris, imminuta substantia, nec animae nostrae, nec corpora -lederentur... ac proinde non ambigamus posse nobis Deum posterisque -nostris amissa reparare._ Perchè così Attila maltrattasse gl'Italiani, -perchè questi non si difendessero, esattamente non lo sappiamo. Pare -che il progetto di quei feroci fosse, non di piantare una dominazione, -ma di saccheggiare e riportare un grosso bottino nel loro ovile. Già -regnando Teodosio il Giovine, otto anni prima, Attila aveva ottenuto un -umiliante tributo dai Romani di settemila libbre d'oro. Egli guidava -una moltitudine di armati, che dagli scrittori si fa ascendere a -cinquecentomila e più uomini. Gl'Italiani erano una nazione che, da -conquistatrice, passò ad essere colta, e dalla coltura erasi degradata -alla mollezza; e una schiera di arditi selvaggi non può temere -resistenza da una nazione corrotta, a meno che non vi supplisca la -organizzazione ingegnosa del governo; e questa, dopo i lunghi disordini -dell'Impero, affatto mancava. Il più rapido mezzo per acquistare le -ricchezze d'una città si è il diroccarla; e così intendiamo come -Attila, mosso dalle insinuazioni del sommo pontefice san Leone, -abbandonasse l'Italia subito dopo fattane la preda. Il ritratto che -tutti gli storici fanno di questo generale è odiosissimo. Egli è -vero però che nessuno fra questi storici è Unno, o Gepida, o Alano, o -Erulo. Pochi conquistatori la storia ci ricorda che in così breve tempo -siansi cotanto estesi. Egli era sommamente riverito da' suoi, e temuto -dovunque. Se gli Americani avessero scritti i fatti di Ferdinando -Cortez, noi non conosceremmo di lui che i soli vizi esagerati. Ciò -non ostante Attila fu un barbaro, che devastò depredando alla testa di -ladroni, non lasciando che rovine e miserie dovunque passò. I Romani -vincevano, perdonavano, erudivano, beneficavano. - -Le sciagure cagionate da questa funestissima incursione diedero -nascimento a Venezia. Gli abitatori di Aquileia, di Padova e di -Verona, dopo quest'ultima incursione de' barbari, memori delle -precedute, cercarono un asilo, e lo trovarono sopra di alcune isolette -dell'Adriatico. Ivi collocarono il loro nido. Se il non aver mai -obbedito che alle proprie leggi, promulgate e custodite da propri -concittadini, e l'essersi costantemente preservati contro di ogni forza -estranea è un titolo di nobiltà, nessuna città d'Europa può vantarne di -uguale alla veneta, la quale non ha acquistato il dominio del proprio -suolo colla usurpazione e coll'esterminio di altri uomini, ma creando -colla sagace e pacifica industria il suolo medesimo su di cui si è -collocata; sorta di dominazione la più giusta di ogni altra. Ivi si -è conservato l'antico sangue pure italiano, sicuro contro l'invasione -delle armate terrestri, fra un basso mare, difficilmente accessibile -alle navi armate, e tuttavia si conserva sotto la tutela della virtù e -della sapienza dopo compiuti tredici secoli[67]. - -Scomparve Attila co' suoi predatori, e non più Milano potè essere la -residenza de' sovrani, distrutta e incendiata come ella era. In fatti -quei pochi deboli augusti, che continuarono la serie dei Cesari ancora -per ventiquattro anni, soggiornarono o in Roma o in Ravenna, non mai -in Milano. Petronio Massimo i tre mesi che regnò, li visse in Roma. -Marco Macilio Avito per un anno circa fu imperatore, e visse nella -Francia ed in Roma. Giulio Maggiorano resse l'Imperio prima in Ravenna, -e dopo circa tre anni fu deposto in Tortona. Libio Severo fu proclamato -augusto in Ravenna, e quattro anni dopo morì in Roma. Procopio Antemio -in Roma fu proclamato, e vi regnò circa cinque anni. Lo stesso dicasi -di Anicio Olibrio, Claudio Clicerio, Giulio Nipote e di Romolo, che -tutti insieme non più di quattro anni regnarono succedendosi quasi -efimeri imperatori. Quest'ultimo, chiamato Romolo Augustolo, con un -diminutivo indicante la somma debolezza a cui si era ridotta la dignità -imperiale in lui, fu costretto da Odoacre, re degli Eruli, invasore -d'Italia, a spogliarsi della porpora l'anno 476. O fosse che la dignità -d'augusto, avvilita dagli ultimi imperatori, non sembrasse bastante -grado all'ambizione del conquistatore, o fosse che gli usi e la forma -di governo d'una nazione conquistata, sembrassero pregievoli al barbaro -vincitore, egli ricusò di chiamarsi Cesare, e assunse il titolo di -re d'Italia. L'imperatore Zenone, che allora regnava in Oriente, -non aveva forze per ispedire da Costantinopoli un'armata a liberare -l'Italia, e riunirla all'Impero. Egli amava Teodorico, figlio del re -de' Goti, giovine allevato alla Corte di Costantinopoli, e innalzato -al consolato. Quel giovine reale s'era talmente distinto col suo merito -presso di Cesare, che nella imperiale città gli fu innalzata una statua -equestre per comando di quell'augusto, che l'aveva fatto suo figliuolo -d'armi. Permise egli adunque a Teodorico che venisse in Italia co' -Goti, e ne scacciasse gl'invasori, e così fece. Tutto si dissipò il -furore degli Eruli al presentarsi di que' valorosi, e l'Italia rimase -dei Goti. Il re Teodorico fu risguardato come un benefico liberatore. -Egli accortamente adoperò ogni mezzo acciocchè gl'italiani non -s'avvedessero di obbedire a una dominazione estera. Obbligò i Goti a -vestire l'abito romano. Col proprio esempio insegnò loro ad uniformarsi -all'indole della nazione. Onorò le scienze e le arti. Vegliò sulla -esatta osservanza della giustizia. Repristinò i nomi e i riti delle -antiche magistrature. Preservò da ogni vessazione i popoli nel -pagamento dei tributi. Tenne animati gli spettacoli pubblici, e ristorò -i pubblici edifici. Egli era ariano, e protesse i cattolici contro -di ogni violenza, lasciando loro un libero e rispettato esercizio -della religione; e dopo trentasette anni di un regno felice, lasciò -un nome glorioso nella storia, che non sa rimproverargli nemmeno la -morte di Boezio e di Simmaco, comandata per seduzione, e vendicata -da crudelissimi rimorsi, che, accelerando la morte a Teodorico, -dimostrarono quanto fosse straniero il delitto al di lui cuore. - -Il regno dei Goti durò sulla Italia per lo spazio di sessant'anni. -Cominciò con Teodorico l'anno 493, e terminò con Teja nel 553. I re che -furono di mezzo si nominarono Atalarico, Teodato, Vitige, Teobaldo, -Erarico e Totila. Il più notabile per la storia di Milano è Vitige, -sotto di cui la infelice nostra patria rimase presso che annichilata, -come ora dirò. Non avendo io preso a scrivere una storia generale, ma -unicamente quella di Milano, nè per ora, nè in séguito mi stenderò mai -sugli avvenimenti d'Italia se non di volo, e per quella connessione -che ebbero colla nostra città. Quest'argomento, più vasto e generale, -è stato trattato prima del 1766 da un uomo che, nel fiore della -gioventù, ha posposti i piaceri che le grazie della persona e dello -spirito potevano cagionargli, ai men volgari piaceri d'illuminare i -suoi simili, e di lasciare una durevole memoria alla posterità. Alcune -circostanze hanno consigliato il differire di render pubblico quel -lavoro di erudizione, di fatica e d'ingegno non comune. I lettori un -giorno giudicheranno se quel compendio della storia d'Italia sia stato -annunciato da me con parzialità, e se l'autore medesimo, che gli ha -fatti piangere colla _Pantea_, gli ha fatti fremere colla _Congiura -di Galeazzo Sforza_, e gli ha occupati colla placida e sensibile -narrazione di _Saffo_, abbia saputo dipingere al vivo il carattere dei -secoli, e lo stato della felicità e della coltura degli Italiani da -Romolo fino a noi. Per quanto sieno stretti i vincoli del sangue, e più -quei d'una cara amicizia che mi legano a lui, io non posso dimenticare -di rendere un tributo al merito ed ai servigi ch'egli ha preparati -al pubblico. La storia d'Italia adunque dirà di più; e così, io -della dinastia de' Goti dirò unicamente, che sembrò riconoscessero il -regno d'Italia come un beneficio dell'imperatore, al quale lasciarono -l'apparenza della eminente sovranità: il che si scorge anche oggidì -nelle monete gotiche, sulle quali vedesi impressa l'immagine degli -Augusti colle loro iscrizioni, e unicamente dall'opposta parte il nome -del re d'Italia senza immagine. Sin che durò la dominazione de' Goti, -si vede che le città considerate nell'Italia erano Roma, Napoli, Pavia, -Ravenna, Verona, Brescia, non mai Milano, di cui non v'è menzione, -fuorchè per la rovina accaduta sotto Vitige, l'anno funestissimo -538. L'imperatore Giustiniano mal soffriva che le province del romano -impero fossero invase dai popoli barbari. Amava la gloria, e la cercò -coi pubblici edifici, col codice delle leggi e coll'attività de' suoi -generali Belisario e Narsete. Belisario venne il primo nell'Italia, -e ricuperata era già dalle armi imperiali l'Italia meridionale sino -a Roma. I Milanesi non erano stati distrutti da Attila, che aveva -atterrata la loro città; essi viveano e alloggiavano nelle terre, e se -avevano perdute le ricchezze depredate dagli Unni, non perciò si erano -dimenticati dalla grandezza della loro patria, e quindi abborrivano -l'estera dominazione che aveva loro cagionato tai danni. Se l'accorta -politica e il felice carattere di Teodorico avevano, come dissi, -acquistato tanto ascendente fino a fare illusione e togliere agli -Italiani l'avvedersi che obbedivano a un popolo barbaro, i Milanesi, -tanto offesi dagli Unni, non potevano dimenticare che i Goti pure dalle -contrade medesime erano discesi: e quindi assai bramavano che le forze -imperiali ristabilissero nell'Insubria l'antica maestà e potenza dei -Cesari. Questo fu il motivo per cui cautamente fu spedito a Roma Dazio, -vescovo di Milano, con alcuni de' primarii della patria, i quali, -abboccatisi con Belisario, gli esposero lo stato dell'Insubria, il -numero dei popoli, l'odio che generalmente regnava contro dei Goti e -la facilità di riunirla all'Impero, soltanto che vi si assegnasse un -mediocre soccorso di armati. Belisario gli accolse amichevolmente, e -affidò a un valoroso capitano per nome Mondila un numero considerevole -di soldati; i quali, imbarcati sul Tevere, sboccando nel Mediterraneo, -giunsero a Genova, d'onde, superati i monti, scesero verso Milano. -La provincia sarebbe stata tutta immediatamente dell'Impero se non -vi fossero stati in Pavia i Goti. Pavia era già una città forte, e -gl'imperiali non erano nè in numero da poterla sorprendere, nè scortati -da macchine sufficienti ad assediarla e impadronirsene. Milano, Novara, -Como e Bergamo si unirono a Mondila. Vitige spedì a questa volta un -buon numero de' suoi, guidati da Uraja di lui nipote. Le corrispondenze -che passavano fra il re goto e gli abitatori delle Alpi, oggidì -chiamati Svizzeri, e allora Borgognoni (poichè l'antica Borgogna si -estendeva persino su quelle parti), fecero che un'armata di Borgognoni -contemporaneamente scendesse dalle Alpi su di questa pianura; e i Goti, -uniti a questi terribili alleati, acquistarono una forza preponderante. -Forse alcune rivalità insorte fra i due generali dell'Imperio, -Belisario e Narsete, recentemente mandato in Italia, si combinarono a -desolare Milano; nessun soccorso vi si innoltrò; scomparvero Mondila -e i suoi; e dai Goti e dai Borgognoni venne non solamente atterrato -il poco che aveva lasciato Attila, ma furono trucidati trecento -mila abitanti, senza riguardo alcuno alla età; e le donne giovani -furono regalate ai vincitori, singolarmente ai Borgognoni. Vi è chi -in questo racconto, che ci viene da Procopio[68], crede di trovare -una esagerazione, e limita l'eccidio a trentamila abitanti, e non -più, considerando la inverosimiglianza di supporre una così grande -popolazione in una città di giro angusto, e già da Attila diroccata e -incenerita. Io però non oserei di accusare l'inesattezza di Procopio, -che, sebbene scrivesse lontano da noi, scriveva però avvenimenti dei -tempi suoi e avvenimenti che alla corte di Costantinopoli dovevano -essere esattamente palesi. Egli è vero che la città era piccola, e già -ne ho indicato il recinto; ma è verosimile che l'esterminio cadesse -sopra tutti gli abitatori del milanese. Vero è altresì che rari sono -nella storia così enormi atrocità; non sono però senza esempio, e uno -dei più sicuri lo somministra l'America meridionale. È finalmente vero -che la umana natura non è spinta nemmeno fra i barbari a superflua -crudeltà; ma la condizione dei Goti era pericolosissima sin tanto -che l'Insubria fosse popolata da una nazione loro infensa. I Greci -sbarcavano nella Sicilia e nel regno di Napoli, e si innoltravano -da quella parte a far loro guerra. I Goti avevano per alleati gli -oltramontani; ma se gl'Insubri, male affetti, vi rimanevano di mezzo, -i Goti erano fra due armate nemiche, privi di ritirata. La necessità -adunque suggeriva di non porre limite alla distruzione degli abitator. -Tutto ciò, a mio credere, prova la possibilità della asserzione di -Procopio; e quello poi che sopra tutto me la rende verosimile, si -è la considerazione che la salubrità del clima, e singolarmente la -fecondità della terra del milanese sono tali, che sempre dopo le -sciagure sofferte o per le vicende politiche, o per le pestilenze od -altri fisici disastri, passato un determinato numero di anni, la città -riprese vigore e si ristorò allo stato primiero, siccome vedremo nel -progresso; laddove da questa desolazione del 538 per cinque interi -secoli non fu possibile che risorgesse. Quantunque sotto di Attila -ottantasette anni prima fosse diroccata, smantellata, incendiata -Milano, dispersi i cittadini, saccheggiate le loro ricchezze; noi -vediamo che ebbero ardire e forza per collegarsi con Belisario, e porre -in forze il regno dei Goti; e se per cinquecento anni, dopo l'eccidio -di Vitige, rimase dimenticata la città di Milano, e posposta a Pavia -non solo, ma persino a Monza, forza è il dire che la spopolazione e -l'esterminio veramente sieno stati enormi. Non per questo mi renderò io -mallevadore del preciso numero scritto dallo storico greco, al quale il -nostro Tristano Calco non dubitò di far una diminuzione col limitare -la strage a trentamila uomini; con tutto ciò a me sembra che una tale -perdita, benchè funestissima, non sarebbe stata cagione bastevole a -spiegare un così lungo annientamento accaduto dappoi. - -Gli storici milanesi sin ora hanno veduti questi fatti sotto un -aspetto diverso da quello col quale mi si presentano. Per me i nomi -di _Uraja_ e di _Vitige_ sono i più funesti che possa rammemorare -la nostra storia. E quali altri lo sarebbero se non lo sono i nomi -di coloro che annientarono Milano dal secolo sesto sino al secolo -undecimo? Gli storici nostri hanno temuto di deturpare lo splendore -della patria raccontando una così lunga depressione, e non potendo -spiegare dappoi come i re d'Italia ponessero la loro corte a Pavia, da -Pavia avessero la data quasi tutti i diplomi, in Pavia si facessero le -solenni incoronazioni, immaginarono un privilegio dato da Teodosio a -sant'Ambrogio, per cui non fosse più lecito ai sovrani di soggiornare -in Milano. L'assurdità di questo sognato privilegio si manifesta da -ogni parte. Basta il riflettere che Teodosio istesso sarebbe stato il -primo a violarlo, poichè visse e morì in Milano, siccome ho detto. -Onorio, di lui figlio, in Milano celebrò le sue nozze, e nel capo -antecedente si accennò quanto vi dimorassero dappoi gli augusti. -Sarebbe cosa assai strana che i Goti, i Longobardi e i Franchi avessero -obbedito con maggiore riverenza a un privilegio di Teodosio, di quello -che ei medesimo, i suoi figli e successori non fecero. Il metropolitano -di Milano in quei tempi non aveva giurisdizione o ingerenza nelle -cose civiche, nè a sant'Ambrogio si sarebbe accordato un privilegio -quando si fosse voluto darlo alla città. Se Milano avesse ottenuta una -forma repubblicana, e avesse creato i proprii magistrati, e riscossi -i proprii tributi sotto una semplice protezione del sovrano, poteva -esservi il desiderio di non alloggiare un protettore sempre pericoloso -al governo aristocratico e popolare; ma Milano era città suddita come -le altre, nella quale gli storici nostri c'insegnano che risiedeva un -governatore a nome del sovrano, chiamato _duca_ sotto i Longobardi, e -_conte_ sotto i Franchi, dal quale si esercitava la somma autorità; il -privilegio dunque si riduceva a condannar Milano a non essere mai più -la capitale del regno. Da qualunque parte si svolga una tale opinione, -sebbene tanto ripetuta, non vi troveremo che degli assurdi e tali che, -se vi è certezza nella storia, egli è evidente che un diritto cotanto -indecente e sconsigliato a chiedersi ed a concedersi, altro non è che -un sogno immaginato per poter persuadere che Milano conservasse la -sua grandezza ancora in quei secoli nei quali la corte dei sovrani -stava collocata poche miglia da lei lontana. Le città che hanno un -monarca desidereranno sempre di esserne la residenza e la patria dei -successori; e quelle che si reggono sotto altra costituzione, avrebbero -un fragilissimo garante, se altro non le mantenesse in possesso dei -loro diritti, fuorchè una pergamena. - -La riunione dell'Italia all'Impero, cominciata sotto il comando di -Belisario, si perfezionò reggendo l'armata cesarea il glorioso Narsete, -spedito nella Italia da Giustiniano Augusto. Nell'anno 553 non rimase -più alcun Goto nell'Italia, se non reso suddito dell'imperatore, e da -quell'anno cominciò il governo di Narsete, che risiedette in Roma, -reggendo l'Italia per Giustiniano, lo spazio di quattordici anni. -Ma estinto il generoso Narsete, non restò all'Italia uomo capace -di preservarla da nuovi barbari, e nell'anno 569 entrovvi Alboino, -guidando una sterminata moltitudine di Gepidi, Bulgheri e Longobardi. -Occupò egli senza contrasto buona parte dell'Italia, e il centro della -nuova dominazione fu l'Insubria, che cambiò il nome, e chiamossi -Lombardia, dall'essere diventata la sede di questo nuovo regno de' -Longobardi. Ravenna diventò la residenza del ministro, che col nome -di _esarca_ gli augusti destinavano a reggere Roma, Napoli e altre -città che rimasero sotto l'imperatore preservate dalla invasione. I -Longobardi, senza contrasto alcuno, s'impadronirono di Milano e delle -altre città; ma Pavia si difese e sostenne tre anni di assedio. I -costumi di questi nuovi ospiti si conoscerebbero anche da un fatto -solo. Soggiornava il re Alboino in Verona, e un giorno, più ferocemente -allegro del solito, costrinse la regina Rosmunda, sua moglie, a bere -in una coppa orrenda, fatta col cranio di Cunigondo, di lei padre, -ucciso da Alboino medesimo. La regina comperò coll'adulterio un -vendicatore; fu assassinato Alboino; Rosmunda, coperta dell'obbrobrio -di due delitti, si avvelenò: tali erano i costumi di quella nazione. -I Longobardi radunaronsi in Pavia, ed innalzarono Clefi a regnare. -Costui con tanta crudeltà trattò gli uomini, che, dopo alcuni mesi, -venne ucciso nel 575. I primi generali longobardi, in vece di passare -a nuova elezione, si divisero lo Stato; furono trenta questi piccoli -tiranni, che col titolo di duca si appropriarono una parte del -regno, e Milano diventò suddita di Albino, al quale si attribuisce -d'aver fabbricato il suo alloggio in una parte di Milano vicina -al centro, che oggidì chiamasi _Cordùs_, nome derivato, a quanto -pretendesi, dal latino _Curia Ducis_. Questa anarchia dopo dieci anni -terminò, avendo i proceri riconosciuto per loro re Autari, figlio -dell'ucciso Clefi: ma in questa acclamazione i duchi vollero ritenere -una sovranità secondaria, contribuendo bensì i servigi militari e -una porzione dei tributi al re, ma conservando ciascuno il dominio -del proprio ducato; il che fece poi nascere il gius feudale appunto -verso il finire del sesto secolo. La dinastia dei Longobardi durò per -ventidue regni nello spazio di poco più di due secoli. Le elezioni, -le feste, le incoronazioni, le nozze, tutto quello che indichi luogo -di residenza, non mai si fecero in Milano durante la dinastia dei -Longobardi. Paolo Diacono nomina Milano:[69] _suscepit Agilulfus, -qui erat cognatus regis Authari, inchoante mense novembrio, regiam -dignitatem. Sed tamen, congregatis in unum Langobardis postea mense -madio, ab omnibus in regnum apud Mediolanum levatus est_[70],e -quell'_apud_ fa vedere che l'adunanza si tenne nella pianura vicina -e non nella città; e altrove:[71] _igitur sequenti aestate, mense -julio, levatus est Adaloaldus rex super Langobardos apud Mediolanum -in circo, in praesentia patris sui Agilulfi regis, astantibus legatis -Theudeberti regis Francorum_[72]: e qui pure _apud_ e non _Mediolani_, -come avrebbe scritto Paolo Diacono, giacchè, quantunque presso alcuni -scrittori del buon secolo la voce apud non significhi nei contorni, -ma bensì nel luogo nominato, lo stile di Paolo rende giustificata la -interpretazione. Teodelinda e Agilulfo molto soggiornarono in Monza, -ma gli altri re per lo più tennero la loro corte a Pavia, che diventò -la capitale del regno d'Italia, in cui, per fine, fu da Carlo Magno -assediato e preso, nel 774, Desiderio, ultimo re dei Longobardi, -e condotto prigioniero in Francia; e così in Carlo Magno cominciò -una dinastia nuova di re d'Italia francesi, e si rinnovò il nome -dell'Impero occidentale. - -Di ciò che spetti alla Storia di Milano durante la dominazione de' -Longobardi, non vi è cosa alcuna. Delle monete gotiche non se n'è -trovata una sola che indichi essere stata adoperata da essi la zecca -di Milano. Delle monete longobarde due ne conservo: la prima d'oro -potrebbe essere della zecca di Milano; essa è di Luitprand, che regnò -del 712 al 744; ed ha un M. nel campo ove sta la immagine; ma ognun -vede quanto ne sia incerta la prova; l'altra pure d'oro ha da una parte -il nome del re Desiderio, e dall'altra _Flavia Mediolano_; essa prova -che la zecca di Milano è stata adoperata prima del 775; poichè questa -rara moneta, che il solo _Le Blanc_ ha pubblicata, è stata coniata -nei diecisette anni precedenti, ed è la più antica moneta sicura della -nostra officina monetaria, non avendo le più antiche, che si credono -di Milano, se non delle probabilità. Ciò però basta per provare che da -mille anni almeno a questa parte, la zecca di Milano ha battuto moneta. -Se prestiamo credenza a Paolo Diacono, scrittore longobardo, la nazione -de' Longobardi veniva dalla Scandinavia. Forse quello storico non aveva -letto la geografia di Tolomeo, in cui si vede:[73] _habitant Germaniam -quae circa Rhenum est, a parte prima septentrionali Brusacteri parvi -appellati, et Sicambri, Oqueni, Longobardi._ Erano adunque i Longobardi -popoli della Germania, vicini al Reno, dalla parte settentrionale. -Aggiunge poi Tolomeo:[74] _interiora atque mediterranea maxime tenent -Suevi Angli, qui magis orientales sunt quam Longobardi._ Sembra -con ciò indicarsi che la patria de' Longobardi fosse a un dipresso -verso la Westfalia. Per la ragione medesima crederemo che nemmeno -avesse osservato Cornelio Tacito, nel libro _de situ Germaniae_, -ove si legge:[75] _Longobardos paucitas nobilitat, quod plurimis et -valentissimis nationibus cincti, non per obsequium, sed praeliis, -et periclitando tuti sint_; e Tacito istesso nelle storie:[76] -_Longobardorum opibus refectus, per laeta, per adversa res Cheruscas -afflictabat_, dice di Italo Flavio, re dei Cheruschi, sotto Claudio -Augusto. Se adunque cinque secoli prima che venissero i Longobardi -a invadere l'Italia, erano essi popoli della Germania, non si può -attribuire che ad errore e falsa tradizione l'averli fatti discendere -dalla Danimarca e dalla Svezia, cioè dall'antica Scandinavia, nel -secolo ottavo, nel quale scriveva Paolo Diacono. - -Quando ho detto che la distruzione di Uraja sotto Vitige del 538 fu -uno annientamento di Milano, dal quale per cinque interi secoli non -potè risorgere, non intendo perciò di asserire che non vi rimanessero -più abitatori nel luogo della città, e che il suolo ne restasse -deserto; dico annientata la città cospicua, e rimasto al luogo di essa -un ammasso di ruine, con alcune chiese e alcune case abitate da un -piccolo numero di poveri uomini mal sicuri: perchè le mura delle città -atterrate lasciavano libero ingresso ad ogni invasore. Alcuni rari -abitatori erano, dopo quest'eccidio, sparsi sulla campagna: poco in -vigore era la coltura delle terre per mancanza di uomini; insomma non -restava di grande che la memoria e la dignità del metropolitano, la -quale non rovinò colla città, come per più secoli si sostenne il decoro -del patriarca d'Aquileia. - -Il conte Giulini ci assicura in più luoghi che prima del 1000 la -maggior parte de' nobili abitava nelle terre[77]: e l'asserzione di un -autore tanto esatto, fedele e ingenuo, è maggiore di ogni eccezione; -egli non l'ha fatta se non dopo di avere esaminata con attenzione e -giudizio una sterminata mole di carte antiche. Il peso della autorità -di questo erudito autore cresce, se si rifletta ch'egli ha procurato, -quanto mai era possibile, di dar risalto alla storia nostra, e far -comparire Milano sempre considerata; il che ha eseguito quanto gli è -stato fattibile, salva la verità. Nelle diete, che pure era costretto -a dire ch'eransi tenute in Pavia, egli aggiunge: _naturalmente vi -avrà preseduto il nostro arcivescovo. M'immagino che la incoronazione -l'avrà fatta l'arcivescovo di Milano_; così dice narrando le solenni -inaugurazioni dei principi: e così cerca di grandeggiare anche in quei -secoli che veramente mi sembrano di oscurità e depressione. Se adunque -la maggior parte de' nobili in que' tempi non dimorava in Milano, -egli è evidente che non vi potevano rimanere che pochi e miserabili -abitatori, come anche al dì d'oggi accadrebbe, se i cittadini nobili -l'abbandonassero, e si collocassero a vivere sparsi nel contado. -Tutti i fatti più sicuri che rimangono, provano ad evidenza questo -annientamento. Si è osservato nel capitolo primo come il circuito -delle antiche mura era di circa due miglia; esattamente misurandolo -sopra la carta di Milano, egli era di mille e seicento trabucchi, -laddove il giro delle odierne mura è di circa quattromila trabucchi, -compresovi il castello. Il miglio si calcola tremila braccia, così il -trabucco è cinque braccia, così seicento trabucchi fanno un miglio. -Quindi le mura antiche erano nel giro due miglia e due terzi, e le mura -attuali sono sei miglia e due terzi. Lo spazio adunque della antica -città era appena la sesta parte dello spazio della città attuale; -dico appena, poichè, laddove le mura attuali formano un poligono che -si accosta al circolo, le antiche in più d'un luogo irregolarmente -portavano la convessità dalla parte del centro della città medesima. -Questo piccolo spazio nel quale era ristretta la città, in molti luoghi -era evacuo; vi erano perfino de' pezzi di terra coltivati, dei quali -attualmente si conservano i contratti di locazione o di vendita; v'era -il _Forum Assamblatorum_; v'era il _Foro pubblico_[78]; v'era l'orto -dell'arcivescovo in quello spazio che ora occupa la regia ducal corte, -che perciò si nominò il _Broletto vecchio_, dalla voce _Brolo_, che ne' -secoli bassi significava appunto un orto, come anche in oggi l'adopera -in questo senso la nostra plebe[79]. Dall'altra parte l'arcivescovo -aveva il giardino, _Viridarium, Verzè_; così attualmente chiamasi quel -sito. Dietro la metropolitana eravi un campo, e quel sito conserva -perciò anche presentemente il nome di _Campo Santo_[80]. Entro le mura -della città, vicino a San Giovanni _alle quattro facce_, v'erano in -que' tempi dei campi coltivati[81]. Altri pezzi di terra coltivati si -ritrovavano vicino a San Satiro[82]. Presso Santa Radegonda v'erano -pezzi di terra coltivati, con una _cascina_[83]. Altra terra coltivata -trovavasi in città vicino alle mura antiche di porta Vercellina[84]. -Vicino alla chiesa di San Giovanni sul muro, entro l'antico recinto, -eranvi pure altre terre coltivate[85], e questi probabilmente non -saranno stati i soli campi fruttiferi che si ritrovavano nella angusta -città, perchè nè saranno state pubblicate tutte le antiche carte di -affitti o di vendite di simili fondi, nè col trascorrere di tanti -secoli questi contratti si saranno tutti conservati, nè su tutti i -pezzi fruttiferi si saranno fatti contratti per mezzo della scrittura, -onde ne rimanesse memoria ai posteri. Data adunque l'area dell'antica -città meno della sesta parte della attuale, dato il buon numero -de' siti che rimanevano vacui nella città medesima, non vi poteva -certamente essere molto popolo, a meno che il restante spazio non fosse -occupato da case altissime, collocando una abitazione sopra dell'altra -a molti piani: ma questo non era il modo certamente di fabbricare in -quei secoli. Le memorie di quei tempi ci fanno anzi conoscere che in -Milano erano poche e degne di osservazione le case che avessero piano -superiore; comunemente un pian terreno e il tetto formavano una casa, -e quelle poche le quali avevano un piano al disopra, chiamavansi -solariatae, e venivano così contradistinte dalle case comuni[86], -ed erano rare tanto, che abbiamo la chiesa di Sant'Ambrogio _in -Solariolo_, che così fu chiamata perchè ivi si trovava una piccola casa -con camere superiori[87]. Da tutto ciò chiaramente si vede che poca e -miserabile popolazione rimaneva nella distrutta città prima del secolo -undecimo, della quale scarsezza di abitatori ne fa menzione lo storico -nostro Landolfo il Vecchio, il quale nel secolo undecimo scriveva, che -si era perduta in Milano ogni forma di buon governo,[88] _ob nimiam -hominum raritatem_[89]. Della povertà poi di Milano in que' tempi tutto -quello che ce ne rimane ne dà indizio. Alcune poche vie della città -chiamavansi _carrobj_, perchè non tutte erano larghe abbastanza per -il passaggio dei carri[90]. Le piazzette della città si lasciavano -a prato, e servivano di pascolo alle bestie, d'onde nacque il nome -milanese di _pascuè_,[91], e ben poche case erano di mattoni, ma anzi -le muraglie erano formate con una grata di legno intonacata di creta -e di paglia; il tetto era o di legno, ovvero di paglia. Siccome la -pianura allora era coperta di boschi, singolarmente verso Milano[92], -così la materia più comune era il legno; quindi spessi e fatalissimi -erano gli incendi nel secolo undecimo e al principio del seguente, -mentre la popolazione si andava accrescendo; su di che è bene ch'io -riferisca le parole del Fiamma, nel Manipolo dei Fiori:[93] _ubi est -sciendum, quod civitas Mediolani propter multas destructiones non -erat interius muratis domibus aedificata, sed ex paleis et cratibus -quam plurimum composita. Unde si ignis in una domo succendebatur, -tota civitas comburebatur._ In fatti ci raccontano gli storici incendi -fatali accaduti in quei tempi, negli anni 1071[94], 1075[95], 1104[96] -e 1106[97]. - -Abbandoniamo adunque per sempre il privilegio ridicolo di non essere -mai la dominante del regno, ma una città suddita secondaria, diretta -da un vicegerente del monarca, che tale sarebbe il supposto privilegio -di Teodosio al vescovo sant'Ambrogio; e per ispiegare come mai Milano -fosse dimenticata per cinque secoli dopo di Vitige; come Pavia, Verona -e Monza divenissero la residenza de' principi, piuttosto che Milano, -riportiamoci alla ragione vera, confermata da ogni fatto, e che sinora -nessuno ha avuto l'animo di pronunziare, cioè che non vi sarebbe stato -in Milano luogo per alloggiarvi i sovrani, nè cosa alcuna conveniente -ad una corte. Milano non cominciò a risorgere se non dappoichè, -riparate le mura, gli abitatori poterono domiciliarvisi tranquilli. -Se prima di ciò si fossero radunati molti a convivere sullo stesso -suolo, spogliato d'ogni riparo, sarebbe stato lo stesso che indicare -ai barbari il luogo su di cui fare una scorreria con profitto. Prima -che le mura si riducessero a stato di preservare gli abitatori dalle -sorprese, comuni in que' tempi, non vi era altro partito per i nobili -che lo abitare sparsi qua e là sulla campagna; e perciò Milano era -come annientato. Pochi anni dopo la distruzione di Federico Barbarossa -riuscì ai Milanesi di risorgere a segno di battere l'imperatore; dopo -la distruzione di Uraja per cinque secoli rimase annientata Milano -senza poter mai alzare la fronte da terra. Giudichi ciascuno se la -posterità sia stata giusta dimenticando il nome di Uraja, e tanto -scrivendo e parlando della distruzione di Federico, di cui tratteremo a -suo luogo. - -I Longobardi non dominarono mai interamente su tutta l'Italia; e -Roma, fra le altre città, fu sempre libera dal loro giogo, e soggetta -all'imperatore, se pure può chiamarsi soggezione un titolo di sovranità -conservato ad un principe debole, lontano, che non aveva armate da -spedire nell'Italia. I Longobardi cercavano di sempre più dilatare il -loro regno, e dominar soli nell'italico suolo. Roma era in pericolo; -non v'era speranza di soccorso da Costantinopoli; Adriano papa lo -implorò da Carlo Magno, re di Francia, principe amante della gloria, -e che aveva già battuti e sottomessi i Sassoni. Scese Carlo Magno -nell'Italia con un'armata: Desiderio, re de' Longobardi, si ricoverò -in Pavia; Adalgiso si ricoverò in Costantinopoli. Presero i Franchi -Pavia, e trasportarono Desiderio in Francia, ove morì monaco. Così, -nell'anno 774, terminò nell'Italia la dominazione dei Longobardi e -principiò quella de' Francesi. Ma non però furono scacciati dall'Italia -i Longobardi: essi erano già domiciliati da sei generazioni su questo -suolo, poichè erano già trascorsi dugentocinque anni dopo la loro -venuta; il cambiamento di fortuna percosse i re e i duchi. Il popolo -longobardo rimase sotto la protezione della nuova dinastia, come vi -rimasero gli altri abitatori. Da ciò ne deriva che si videro nei -secoli dappoi tre nazioni distinte naturalizzate nella Lombardia, -viventi in pace fra di loro, ma professando ciascheduna di vivere -colle leggi della propria origine. Gli antichi abitatori professavano -di vivere colla legge romana, e a tenore di essa erano giudicati; i -Longobardi professavano la legge longobarda; i Francesi, che s'andarono -domiciliando nella Lombardia, professavano la legge salica; e così -nelle antiche carte rare volte accade che leggasi un nome senza -l'aggiunta[98]: _qui professus est vivere lege Romanorum_; ovvero _qui -visus fuit vivere lege Langobardorum_; ovvero _qui professus sum, -natione mea, lege vivere Salica_, e simili dichiarazioni; e questa -dichiarazione era opportuna e forse necessaria, acciocchè i contraenti -potessero conoscere il valore delle reciproche obbligazioni che -incontravano, dipendendo queste in gran parte dal codice sul quale si -doveva decidere la controversia, al caso che nascesse. Questo prova la -rettitudine e l'umanità usata da Carlo Magno, il quale si rese celebre -per le conquiste e per una vastissima dominazione, e tale che, dopo di -lui, nessun altro monarca in Europa ha riunito sotto di sè tanti regni. -Le virtù di quel monarca gli lasciarono la fama d'essere stato degno -della elevazione a cui lo innalzò la fortuna, ossia, per adoperare un -linguaggio più vero, d'aver egli corrisposto al grado a cui venne dalla -divinità sublimato. - -Abbiamo una moneta di Carlo Magno coniata in Milano, e la conservo -nella mia raccolta; in essa vedesi che, non qualificandosi quel sovrano -se non come re de' Franchi, dovette essere coniata dalla zecca di -Milano prima dell'anno 800, in cui venne in Roma proclamato imperatore; -e di questa e delle altre monete milanesi ne tratterò distintamente in -una separata dissertazione, e ciò per non frammischiare l'erudizione -colla storia. Può sembrare strano il pensiero di Desiderio e di Carlo -Magno di porre in attività la zecca di una città distrutta, e quasi -disabitata da due secoli e mezzo: ma la gloria di moltiplicare le -metropoli suddite, e richiamare a una vita apparente l'antica sede del -prefetto d'Italia, basta a spiegarne la cagione. È però certo, come -molti documenti e autori ci attestano, che Carlo Magno, nel tempo del -suo soggiorno nell'Italia, si trovò in varie città, facendovi qualche -dimora, ma di Milano non vi si fa cenno alcuno, perlochè nasce dubbio -ch'ei non la vedesse neppure; laddove in Pavia, nell'801, vi pubblicò -alcune leggi. Vero è che Pipino, figlio di Carlo Magno, morì in Milano -nell'810: ma ciò non accadde già perchè quivi quel principe tenesse la -sua corte. Egli morì attraversando Milano, mentre veniva alla guerra -co' Greci e coi Veneti; e il trasporto che si fece del di lui cadavere -sino a Verona per tumularlo nella chiesa di San Zenone, fa sospettare -che non vi fosse allora in Milano modo di fargli funerali colla pompa -conveniente al di lui carattere. Lottario, volendo stabilire delle -scuole pubbliche nell'Insubria, le collocò a Pavia, dove, nell'823, -fece venire certo Dongallo per ammaestrare i giovani nel poco che -allora si sapeva, e di Milano nessun pensiero si prese. Non si sono -finora conosciute carte nè di Carlo Magno, nè di Lodovico, nè di -Lottario, nè di Lodovico II, imperatori e re d'Italia, i quali tutti -soggiornarono nella Lombardia, che abbiano la data di Milano. La dieta -in cui fu eletto Carlo il Calvo si tenne in Pavia, nell'875; in Pavia -teneva egli la sua corte, e ve la tennero del pari Carlomanno e Carlo -il Grosso. Di tanti diplomi che gli eruditi hanno esaminati finora, -non ve n'è alcuno ch'io sappia, nè de' ventidue re longobardi, nè de' -primi sei re franchi, che porti la data di Milano precisa. Alcuni -pochi mostrano che furono spediti bensì nelle vicinanze di Milano, -come i due di Carlo il Grosso, scritti nell'881, che hanno la data -_Actum ad Mediolanum_, come se fosse attendato ne' contorni della -rovinata città[99]. La dimora dei sovrani era per lo più Pavia, su di -che può consultarsi la Dissertazione del signor dottor Pietro Pessani, -intitolata: _de' Palazzi reali che sono stati nella città e territorio -di Pavia_, stampata in Pavia, 1771. Le ville reali erano Olona, nel -territorio pavese, e Marengo, terra vicina al sito in cui poi, nel -secolo duodecimo, i Milanesi fabbricarono la città d'Alessandria, -siccome poi vedremo. Tutta la storia ci attesta l'annientamento di -Milano sotto il regno infaustissimo di Vitige, e sotto il comando -crudelissimo di Uraja. I pochi abitatori delle rovine di Milano erano -dominati da un conte, che li reggeva in nome del sovrano. Ci restano le -memorie di Leone conte, che governava nell'840, e d'Alberigo conte che -governava nell'865, il quale stava di alloggio in _Curia ducis_, dove è -ora il _Cordùs_, siccome già accennai, e nelle carte s'intitolava:[100] -_Nos Albericus comes, in Placitum publicum singulorum hominum justitiam -faciendam_[101]. Poche memorie ci rimangono di que' tempi. Il quartiere -della città delle _Cinque vie_ si trova nominato sino all'ottavo -secolo. Alcune chiese avevano la stessa denominazione che conservano -anche in oggi, di che può consultarsi il benemerito conte Giulini, che -laboriosamente ne ha sviluppata la erudizione. - -Il primo passo che era da farsi per rianimare la città giacente, egli -era ripararne le mura, e cingerla per modo che vi potessero soggiornare -sicuri gli abitatori. Questo pensiero non venne in mente ai sovrani; -la condizion de' tempi non ne avea fatto nascere l'idea. I Longobardi, -rozzi ed agresti, non conoscevano le passioni delle anime grandi; non -furono perciò sensibili alla gloria di lasciare vestigio di opere -pubbliche. I re franchi interottamente comparivano nell'Italia per -ricevere la corona imperiale, per farsi proclamare in una dieta dai -signori italiani, e lasciavano poi un principe, da essi dipendente, col -titolo di re d'Italia, a governarla. La sede era già Pavia, e sotto tal -forma di governo d'un monarca elettivo e lontano, non era sperabile -che si pensasse a richiamare Milano a nuova vita. L'arcivescovo di -Milano era considerato sempre il metropolitano e il più venerando, per -dignità, fra gli ecclesiastici del regno italico, malgrado l'infelice -stato della città. È assai verosimile che in que' tempi molti beni -possedesse chi era innalzato alla sede arcivescovile. Occupava l'impero -e il regno d'Italia Carlo il Grosso, principe infermo di corpo e di -mente, a quel grado che, inspirando un disprezzo universale, fu dalla -sua dignità deposto. I popoli che gemono sotto un viziato sistema di -governo, debbono far voti al cielo per ottenere o un principe sommo -nella bontà, ovvero uno sommamente vizioso. Sotto il debolissimo -governo di Carlo il Grosso, era arcivescovo di Milano Ansperto da -Biassono, terra del ducato lontana tredici miglia da Milano, di là -da Monza tre miglia; e a questi dobbiamo noi Milanesi la venerazione -che merita un ristoratore della patria. Già sotto i regni indeboliti -e brevi di Carlo il Calvo e di Carlomanno, l'arcivescovo Ansperto -aveva cominciato a mostrare un vigore e un ardimento convenienti -ad un principe. Egli, l'anno 875, ordinò al vescovo di Brescia di -consegnargli il cadavere dell'imperatore Lodovico II, e sul rifiuto -che il vescovo bresciano gli diede, l'arcivescovo comandò ai vescovi -di Cremona e di Bergamo di ritrovarsi col loro clero ne' contorni -di Brescia un dato giorno, nel quale egli pure si ritrovò sul luogo -col clero che potè raccogliere, e così questa forza combinata rapì -l'estinto augusto, che venne poi collocato in Milano nella chiesa di -Sant'Ambrogio[102]. Egli grandissima influenza ebbe nella elezione -di Carlo il Calvo, da cui ottenne il dono di alcuni poderi, e fra -gli altri della terra d'Ornago. Egli era ricco assaissimo, generoso, -amante della giustizia, fermo e ostinato ne' suoi progetti:[103] -_Effector voti, propositique tenax_, come si legge nell'epitaffio che -conservasi nella chiesa di Sant'Ambrogio. Un tale arcivescovo, nato -a tempo, doveva richiamare a vita la sua città; e così fece con molti -stabilimenti pubblici, e soprattutto col riparare e rialzare le mura -giacenti e ristorando l'opera di Massimiano Erculeo, ed assicurando la -vita e le sostanze a chi volesse abitare in Milano. Noi non abbiamo -scrittori che ci abbiano trasmesse le vicende della vita di quel -nostro illustre cittadino e benefattore; le carte però che si sono -ritrovate negli archivi, e la iscrizione sepolcrale che ce ne rimane, -ci danno notizia che egli, semplicemente come diacono, era già un -personaggio ricco e considerato; che fu giudice, cosa in que' tempi -di somma importanza; che era sotto la speciale protezione di Lodovico -II; che poi fu creato arcidiacono e vicedomino, e che ebbe la dignità -di messo regio. Egli fabbricò l'atrio che sta davanti la chiesa di -Sant'Ambrogio. Questo è il più antico pezzo di architettura che abbiamo -dopo i Romani. Nell'868 fu consacrato arcivescovo, e morì nell'881, -avendo tenuta la sede arcivescovile tredici anni. Quest'atrio è di -struttura assai bella, se si consideri che è stato fabbricato nel -secolo nono. Gli archi sono semicircolari, e tutto l'edificio spira -una sorta di grandezza o maestà, in confronto delle meschine idee di -quei tempi. È vero che quel modo di fabbricare è assai lontano dalla -venustà ed eleganza greca, e dalla nobile semplicità toscana; ma egli è -del pari lontano dalla confusione capricciosa, e dalla barbara e minuta -prodigalità degli ornati che ne' secoli posteriori deturpò interamente -il gusto delle proporzioni architettoniche. È noto che fra gli errori -volgari debbono riporsi i nomi di _architettura gotica_ e di _scrittura -gotica_; giacchè le cose che portano questi nomi, vennero inventate più -di seicento anni dopo che terminò la dominazione de' Goti, e ci vennero -dalla Germania, siccome ne parlerò nuovamente quando la serie de' tempi -mi avrà condotto a trattare di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di -Milano, che fabbricò il Duomo. L'arcivescovo Ansperto fu invitato dal -sommo pontefice Giovanni VIII, acciochè intervenisse co' vescovi suoi -suffraganei al concilio che il papa voleva radunare in Pavia nell'878, -e gli scrisse intimandogli le pene d'inobbedienza qualora mancasse; -ma nè l'arcivescovo, nè i suffraganei vi si prestarono, e il concilio -non si tenne[104]. Il papa chiamò l'arcivescovo a un concilio in Roma -per il mese di maggio 879, e l'arcivescovo Ansperto non si mosse[105]. -Spedì Giovanni VIII due suoi legati a latere all'arcivescovo -cercandogli obbedienza, e citando la pratica antica; e l'arcivescovo -non volle nè ascoltarli, nè riceverli, ma li fece dimorare fuori -della sua porta senza riguardo alcuno, di che quel papa si lagnò -nella sua Epistola 196. Pretese il sommo pontefice che Ansperto, per -la passata disobbedienza, fosse decaduto dalla dignità arcivescovile, -e per ciò scrisse al clero di Milano, acciocchè, convocati i vescovi -suffraganei, si passasse a nuova elezione, scegliendo fra i cardinali -della santa chiesa milanese quello che fosse giudicato il più -degno:[106] _Qui de cardinalibus presbyteris aut diaconis dignior -fuerit repertus, eum, Christi solatio, ad archiepiscopatus honorem -promoverent_, come dalle Epistole 221 e 222. Ma alcuno non obbedì a -quest'ordine, di che diffusamente tratta il conte Giulini, che sarà -ne' secoli bassi l'autore che io primieramente terrò a seguitare per -la sicurezza dei fatti[107]. Ciò non ostante papa Giovanni medesimo, -in un'Epistola scritta nell'881, dopo tali fatti, loda l'abate di un -monastero, perchè fosse stato ossequioso verso l'arcivescovo Ansperto -ed alla santa chiesa milanese:[108] _Fideli devotione, totoque -mentis conamine, pro pristino statu et vigore atque restituitione -sanctae mediolanensis ecclesiae, ter quaterque in obsequio Ansperti -reverendissimi archiepiscopi tui, ac confratris nostri devotum atque -tu omnibus fidelissimum permanere, atque decertare omnino et evidenter -comperimus_[109]; dal che si conosce che tutto pacificamente finì col -sommo pontefice, e si conosce pure, non solamente quanto a ragione -nell'epitaffio si applichi all'arcivescovo Ansperto l'orazione -_propositique tenax_, ma altresì la riforma che quell'arcivescovo -introdusse per restituire all'antica gloria, stato e vigore la chiesa -di Milano. Tale era quel grand'uomo, alla memoria di cui dobbiamo la -più rispettosa gratitudine. Egli approfittò della debolezza de' sovrani -per agir da sovrano benefico e ristorare della sua patria; rianimò -il coraggio de' Milanesi; rese sicuro il soggiorno della città col -restituirvi le antiche mura; ristorò le chiese; fondò degli spedali: -onde per tai mezzi invitata, cominciò parte della popolazione, che -stava diradata nelle terre, a domiciliarsi nella città, che da tre -secoli e mezzo era abbandonata: e da quell'epoca ricominciò Milano a -prendere nuova esistenza. Questa esistenza però l'andò acquistando per -gradi lenti, siccome vedremo, e non vi volle meno di due altri secoli -ancora prima che Milano giungesse a riacquistare sulla Lombardia la -vera influenza d'una città capitale; perlochè la strage di Uraja lasciò -la depressione per più di cinquecento anni, siccome ho già detto, sulla -patria nostra. I nomi di _Uraja_ e di _Ansperto_ meritano d'essere -più conosciuti in avvenire dai Milanesi, di quello che finora lo sono -stati. - - - - -CAPITOLO III. - - _Principii del risorgimento di Milano nel secolo decimo._ - - -Da Carlo Magno fino a Carlo il Grosso la dignità imperiale elettiva -erasi mantenuta come per successione in una stessa famiglia, e la dieta -tenutasi in Germania l'anno 887, deponendo Carlo il Grosso, pretese -d'innalzare all'impero Arnolfo, di lui nipote, e perciò discendente da -Carlo Magno. Ma gl'Italiani, senza il concorso dei quali si era fatta -l'elezione, ricusarono di riconoscerla per valida. Il papa, il quale -solo poteva conferire la dignità imperiale all'incoronazione, come -in quei tempi credevasi, cominciò a far uso di tale opinione per far -cadere questo titolo sopra di un principe che, da lui riconoscendolo, -fosse altresì meno da temersi; onde l'autorità del romano pontefice -sempre più vivesse e sicura, anzi a maggiore ampiezza si estendesse. -L'arcivescovo di Milano doveva avere la stessa mira, dacchè aveva -già assaporato il piacere di comandare nella sua città. Un principe -debole era per essi preferibile, posto che le circostanze esigevano -che uno ve ne fosse. Pareva dunque che gl'interessi d'entrambi fossero -d'accordo; se non che per l'arcivescovo di Milano la potenza d'un -superiore ecclesiastico stabilito in Roma era più da temersi che -quella d'un laico, assente per lo più ed occupato negli affari dei -regni oltramontani; e perciò la condotta degli arcivescovi poche volte -s'accordava con quella dei papi, anzi bene spesso l'attraversava. -Gl'Italiani elessero un nuovo re d'Italia, e fu Berengario, duca del -Friuli, l'anno 888; e Anselmo, arcivescovo di Milano, solennemente -lo incoronò. Ma nell'anno seguente Stefano V, sommo pontefice, -solennemente incoronò imperatore Guido, duca di Spoleti. E l'uno e -l'altro di questi due principi per parte di madre discendevano da -Carlo Magno. Oltre questi due, che si disputavano la signoria del -regno italico, scese dalle Alpi il re Arnolfo, conducendo un'armata per -sostenere la elezione fatta dai Tedeschi. Per diciotto anni di seguito -è difficile l'assegnare a quale dei tre pretendenti obbedisse l'Italia. -Milano fu soggetta a Berengario, che risiedeva in Pavia ed in Monza; -poi si diede ad Arnolfo; poi fu conquistata dal figlio di Guido, che -fu l'imperatore Lamberto. Arnolfo venne incoronato imperatore da papa -Formoso, e così passarono gli anni sino al 906 fra i rivali imperatore -Arnolfo, imperatore Lamberto e re Berengario, al quale ultimo cedettero -i due competitori. Fra questi torbidi andava cautamente schermendosi il -nostro arcivescovo, e cogliendo le occasioni d'ingrandirsi e di rendere -sempre più importante la sua influenza nel regno d'Italia. - -Nell'occasione in cui l'imperatore Lamberto conquistò Milano, accadde -un fatto che merita luogo nella storia. Milano erasi data ad Arnolfo, -ed era per lui custodita dal conte Maginfredo. Il re Arnolfo, che -ancora non aveva il titolo di augusto, erasi allontanato dall'Italia, -quando Lamberto augusto mosse le sue forze per sottomettere la -città. L'onorato conte Maginfredo non volle abbandonare vilmente il -suo posto, e si pose a sostenere l'assedio, il quale, per l'assenza -del re, terminò finalmente con la conquista. L'imperatore Lamberto -fece tagliare la testa al conte; nè pago ancora, volle punita la -fede e il valore del padre anche in uno de' suoi figli e nel genero, -privati entrambi degli occhi[110]. All'atrocità unì Lamberto la più -supina spensieratezza. Mosso da una simpatia veramente difficile a -comprendersi, egli si lusingò di acquistare un amico e di guadagnarselo -nella persona di Ugone, figlio pure del decapitato conte Maginfredo. -Credette che il non averlo privato degli occhi potesse essere -considerato come dono; e che i regali e l'affabilità che seco usava, -potessero fargli dimenticare che egli era l'assassino della sua -famiglia. Seco lo teneva famigliarmente alla sua corte in Pavia, e seco -lo condusse al luogo di delizia Marengo, dove un giorno, sbandatosi -l'imperatore Lamberto alla caccia, e alcuno non avendo seco, fuori che -il giovane Ugone, alla mente di questi si affacciò in quel momento -il teschio del buon padre grondante di vivo sangue, il fratello, -il cognato ridotti allo stato deplorabile della cecità, la patria -soggiogata, la sicura occasione, la facilità di vendicare sopra di un -mostro così atroci delitti, e l'imperatore si ritrovò morto disteso -sul suolo[111]; ed Ugone stesso raccontò dappoi al re Berengario di -aver gettato da cavallo Lamberto con un valente colpa di bastone sul -capo, e colla percossa avergli tolta la vita[112]. Non ci lagneremmo -cotanto dei tempi presenti, se meglio ci fossero noti i costumi dei -secoli passati. Non vi è certamente nella storia del nostro secolo -un tratto di crudeltà così vile. La virtù si onora anche dalle armate -nemiche; nella resa d'una piazza nessun comandante è maltrattato perchè -siasi ben difeso; e nessun sovrano sceglie per favorito il figlio -o il fratello di coloro che ha egli stesso consegnati al carnefice, -il che è un misto della più insensata dabbenaggine colla più fredda -crudeltà. Quello che rende ancora più strano il fatto si è che Lamberto -venne ucciso nell'898, un solo anno appena dopo l'eccidio del conte -Maginfredo; il che fa vedere che quel principe nemmeno aveva in favor -suo il corso degli anni, per di cui mezzo una lunga serie di beneficii -avesse potuto rallentare nell'animo di Ugone il mordace sentimento -della desolata sua famiglia. - -Ucciso così l'Imperatore Lamberto, il re Berengario rimase solo -sovrano d'Italia in Pavia, poichè Arnolfo quasi nel tempo istesso -aveva cessato di vivere, assediando Fermo. Liberato dai due rivali, -ogni apparenza indicava l'augurio di un placido regno a Berengario. Ma -un regno placido e uniforme d'un monarca che da Pavia signoreggiava -Milano, non era quello che dovesse piacere al nostro arcivescovo -Andrea. Chiunque posseda una dignità ragguardevole accompagnata da -molta ricchezza, e sia avvezzo a influire nelle vicende di un regno, -difficilmente antepone la tranquilla obbedienza alla tumultuosa -inquietudine di spargere sopra un grande numero di uomini la speranza -e il timore, nè l'arcivescovo era giunto a tal grado di filosofia. -Si cercò un rivale che potesse disputare a Berengario il regno, e -s'invitò Lodovico, re di Provenza, a ricevere la corona d'Italia. -Scese Lodovico dalle Alpi e sorprese Berengario, che potè appena aver -tempo di rifuggiarsi in Verona: e Lodovico, collocatosi in Pavia, -venne l'anno 900 proclamato re da una dieta d'Italiani, e in un suo -diploma egli stesso ce lo insegna:[113] _Venientibus nobis Papiam in -sacro palatio, ibique electione et omnipotentis Dei dispensatione -in nobis ab omnibus episcopis, marchionibus, comitibus, cunctisque -item majoris, inferiorisque personae ordinibus facta_[114]. Da queste -parole si conosce che il regno d'Italia dal re istesso era considerato -elettivo e dipendente dalla libera volontà dei signori italiani, e si -conosce pure che il sacro palazzo di residenza continuava tuttavia -ad essere in Pavia, siccome costantemente lo fu dappoi. Milano fu -suddita al nuovo re, il quale dal papa venne incoronato imperatore, -ma poco potè godere di sua fortuna, poichè ben tosto venne scacciato -dall'Italia da Berengario, che, rinvenuto dalla sorpresa, radunò -forze bastanti da opporsi al suo competitore. In fatti veggonsi dei -diplomi del re Berengario del 903 dati in Pavia,[115] _in palatio -ticinensi, quod est caput regni nostri_[116], e da altri si scorge -ch'egli soggiornava in Monza. Un nuovo tentativo fatto dall'imperatore -Lodovico III per discacciare dal soglio il re Berengario gli costò la -perdita degli occhi, che il vincitore Berengario gli fece guastare; -onde quell'augusto ebbe il nome di Lodovico il Cieco, e nel 906 lasciò -libero il trono d'Italia al re Berengario, che da diciotto anni -ne portava il titolo combattendo l'imperatore Guido, l'imperatore -Lamberto, l'imperatore Arnolfo e l'imperatore Lodovico III. Così, -assicurato sul trono Berengario, tranquillamente cominciò a regnare -senza nemici. Aveva la sua corte in Pavia, e per dieci anni continui -non se ne dipartì, come ci fanno vedere i diplomi che ne portano -la data. Se ne allontanò nel 916 per portarsi a Roma, ove il sommo -pontefice Giovanni X volle incoronarlo augusto, dopo ventotto anni da -che era stato incoronato re d'Italia; indi se ne ritornò a Pavia. Tre -anni dopo sappiamo dalle carte che questo augusto dimorava in Monza; la -villa favorita da lui era Olona. - -Nulla sappiamo nemmeno di questi tempi, che possa bastare a tessere -la storia di Milano. Vediamo unicamente che, dopo il glorioso -arcivescovo Ansperto, i prelati suoi successori avevano acquistata -molta considerazione, e si occupavano di oggetti grandi. Abbiamo -indizi che la città si andava popolando. V'erano monasteri di vergini -dedicate a Dio entro della città di Milano. Il monastero di Santa -Radegonda chiamavasi _San Salvatore di Vigelinda_; quello di Santa -Margarita chiamavasi _Santa Maria di Gisone_; il Bocchetto aveva -la denominazione allora di _San Salvatore di Dateo_; le monache di -Santa Barbara in porta Nuova si chiamavano di _Santa Maria di Orona_; -il monastero Maggiore chiamavasi _Santa Maria inter Vineam_; e per -quei tempi, da' quali non è giunto a noi veruno scrittore che abbia -registrate le cose della patria, e ne' quali ancora era nascente la -città, questo basta per conoscere che vi dovea essere radunato discreto -numero di popolazione. L'instancabile conte Giulini ha dovuto mendicare -dalle antiche pergamene, dai diplomi de' principi, dalle sentenze de' -giudici, dai testamenti e dai contratti che tuttora conservansi negli -archivi, le notizie isolate di questi tempi, le quali appartengono per -lo più a private persone, alla cronaca di qualche ordine monastico, -alla erudita ricerca su i confini di qualche giurisdizione o distretto, -alla dotazione od erezione di qualche chiesa; ma non possono servire -alla storia. Di che, ben lungi dal farne io un rimprovero al saggio -scrittore, gli tributo l'encomio che ha meritato colla immensa fatica -da lui sopportata, e colla esatta critica adoperata esaminando fatti -che meritavano la luce, e per essere preziosi avanzi di que' tempi, e -per la possibilità che servano a beneficio di private persone, sebbene -non sieno materiali servibili per tesserne una storia. - -Erano già trascorsi quindici anni dacchè l'augusto Berengario regnava -senza contrasto sull'Italia; e l'arcivescovo di Milano giaceva come -ogni altro suddito, senza avere altro di più che la venerazione -inerente al carattere del metropolitano. L'imperatore stipendiava -gli Ungari, di cui si era servito felicemente nelle vicende passate; -e questi, valorosi alla guerra ed egualmente esperti predatori, -avevano talmente imparata la strada d'Italia, che quasi ogni anno -facevano una comparsa, e ne partivano con buona preda. Costoro lo -stesso eseguivano nella Baviera, nella Suabia e nella Franconia. -La Germania e l'Italia erano esposte al saccheggio; e allora quasi -ogni borgo dovette cingersi di mura per vivere con sicurezza. Questo -aveva reso odiosissimo il nome degli Ungari e fatto molti malcontenti -dell'imperatore Berengario, che aveva per essi molti riguardi. -Lamberto, arcivescovo di Milano, secretamente fomentava gl'inquieti, -ed era avverso all'imperatore, anche per la tassa che aveva dovuto -pagare a quell'augusto per essere da lui collocato sulla sede -arcivescovile, a cui era stato canonicamente innalzato dai voti del -clero[117]. Questa tassa fu proporzionata a quanto bisognava per pagare -la famiglia bassa di corte, camerieri, uscieri, uccellatori e simil -gente[118]. Si era secretamente introdotto un trattato con Rodolfo, -re dell'alta Borgogna, invitandolo a venire nell'Italia, coll'offerta -della corona. Berengario scoprì la congiura; fece arrestare Olderico, -conte del palazzo, e lo confidò incautissimamente alla custodia -dell'arcivescovo Lamberto, ch'ei credeva fedele, anche per l'assenso -che poco prima gli aveva accordato ponendolo al possedimento della -dignità arcivescovile. Poco dopo l'imperatore conobbe d'avere malamente -scelto il custode d'un prigioniero che non poteva restar libero senza -pericolo di lui. Lo richiese. L'arcivescovo lo ricusò collo specioso -titolo che non dovea consegnare il prigioniero a chi poteva porlo -in pericolo della vita. Lamberto non si arrestò al rifiuto; lasciò -in libertà l'affidatogli Olderico, il quale tosto andò ad unirsi -con Adalberto, marchese d'Ivrea, e con Gilberto conte, e, levatasi -la maschera, comparvero disposti a detrudere colla forza l'augusto -Berengario; il quale, assoldato un corpo di Ungari, vinse i ribelli, -rimanendo estinto sul campo Olderico, prigioniero Gilberto, e fuggitivo -il marchese. L'imperatore Berengario diede un generoso perdono a -Gilberto conte, e resegli la libertà. L'uso che fece di questo dono -l'ingrato Gilberto, fu di portarsi immediatamente dal re di Borgogna, -e, nello spazio di un mese, guidarlo nell'Italia e fino a Pavia, di -dove spedì Rodolfo un diploma del 992, riferitoci dal Muratori[119], -e l'imperatore Berengario per la seconda volta dovette vedere un -oltramontano chiamato a discacciarlo coll'opera dell'arcivescovo di -Milano; e per la seconda volta sorpreso, gli convenne fuggirsene al -suo asilo di Verona, per l'invasione prima di Lodovico, re di Provenza, -ed ora di Rodolfo, re di Borgogna. Quasi nella guisa medesima con cui -Berengario scacciò dall'Italia, nel 902, Lodovico, dopo due anni, ne' -quali rimase rinchiuso in Verona; dopo due anni pure, ne' quali Verona -fu il suo ricovero, riacquistò quanto gli aveva occupato Rodolfo. -Convien credere che l'imperatore avesse ragioni per risguardare i -Pavesi complici dei mali che aveva sofferti, poichè, nel 924, assediò -co' suoi Ungari quella città, la prese e la distrusse. Frodoardo -e Liutprando descrivono questo esterminio con espressioni forse -esagerate. Pretendono che quarantatre chiese vi fossero atterrate e -incenerite; che vi fossero rovinate tutte le abitazioni; e che appena -duecento abitatori abbiano potuto salvare la vita. Se questo fosse, -non si potrebbe spiegare come poi nello stesso anno vi soggiornasse -Rodolfo, il che si raccoglie da un suo diploma del diciotto agosto -974, di cui tratta il conte Giulini[120]. Sebbene poi anche a molto -meno riducasi il danno della saccheggiata Pavia, egli è verosimile -che un tale infortunio dovette essere favorevole alla crescente città -di Milano. L'imperatore Berengario appena dopo la presa di Pavia -ritornossene a Verona, città che gli era fedele, e che doveva esser -ben munita di valida difesa. Ivi però una persona a lui cara, ed a cui -aveva fatto l'onore di levare un figlio al sacro fonte, tramò insidie -per assassinare quel buon principe. Costui chiamavasi Fiamberto; venne -scoperto il traditore, e l'augusto Berengario, fattolo venire a sè, -con umanità senza pari gli parlò della vergogna che va in seguito al -tradimento, dei rimorsi che produce l'ingratitudine, della felicità che -accompagna la virtù, a cui la via rimane aperta anche dopo di avere -infelicemente trascorso. Gli perdonò come già aveva fatto al conte -Gilberto; l'assicurò che dimenticava il passato e l'avrebbe beneficato -in avvenire: e in prova, sul momento, donogli una preziosa coppa d'oro. -Principe troppo incauto nell'usare della generosità; poichè, pochi -giorni dopo, l'empio Fiamberto lo sorprese alle spalle e lo trafisse. -Così terminò i suoi giorni Berengario, che tenne il regno d'Italia -per trentasette anni, e la dignità imperiale per nove; principe degno -d'essere collocato fra i migliori, se non avesse portato la clemenza -a un estremo vizioso, poichè la libertà data a Gilberto cagionò al -regno i mali gravissimi d'un'estera invasione, e la generosa sua -bontà verso Fiamberto privò anzi tempo l'Italia d'un buon monarca. Non -sapeva egli che quell'eroico perdono, bastante a richiamare al dovere -un'anima generosa e sensibile, traviata in un eccesso di passione da -cui fu sedotta, non giova mai per acquistare l'anima bassa di colui che -tranquillamente si è determinato ad un'azione perversa. La vista del -magnanimo che ha saputo perdonare, diventa insopportabile al traditore. -I principi illuminati conoscono che il perdono e la clemenza non sono -lodevoli, se, lasciando in libertà il malvagio, per beneficar lui, si -espone la società intera al pericolo di nuovi danni. - -Estinto appena l'augusto Berengario nell'anno 924, il re Rodolfo -rimase in Pavia senza chi gli disputasse il regno italico; ma nemmeno -avea egli un partito bastante per essere proclamato re d'Italia. Una -donna celebre per la bellezza, non meno che per l'arte scaltrissima -di prevalersene, donna che sapeva far nascere l'amore e schermirsene, -e che collocava la somma voluttà nel regolare il regno a suo talento, -Ermengarda, vedova di quell'Adalberto marchese d'Ivrea di cui poc'anzi -feci menzione, avea formato il progetto di collocare sul trono o Guido, -duca di Toscana, di lei fratello, o qualche altro di sua famiglia. -Rodolfo invitato, come dissi, al soglio italico dal marchese defunto, -credeva che la vedova fossegli favorevole. Essa ordiva la trama di -scacciarlo; e nel mentre che l'avea adescato anche cogli amori, colle -arti medesime animava molti signori potenti a secondare il disegno -di lei. Il re Rodolfo stavasene a Verona, ed Ermengarda, unita ai -fratelli, s'impadronì di Pavia nel 925. Il re conobbe allora il disegno -dell'ingannatrice donna, e si determinò a scacciarla da quella città, -e, coll'aiuto dell'arcivescovo Lamberto, radunò un esercito e marciò -alla volta di Pavia. Liutprando ci racconta che, in séguito d'uno -scritto che la marchesa Ermengarda potè fargli giugnere, quel re, -furtivamente, di notte, abbandonò i suoi, e secretamente entrò come un -amante in Pavia e si lasciò persuadere a segno ch'egli credette suoi -mascherati nemici e l'arcivescovo e gli altri principi che si erano -armati per lui, e che l'assistevano con buona fede. L'arcivescovo -allora abbandonò quel sovrano, e propose la scelta di un nuovo re -d'Italia nella persona di Ugone, conte del Delfinato e re di Provenza, -al quale l'arcivescovo istesso spedì l'invito[121]. Lo schernito -Rodolfo a stento potè uscire dal labirinto in cui la spensieratezza -avevalo condotto. Si parti quindi d'Italia per raccogliere un'armata -ne' propri Stati, e con essa ritornossene, e giunse verso Ivrea; ma non -trovandosi forte a segno di tentare da solo l'impresa, e conoscendo -che assai importante riuscivagli il soccorso dell'arcivescovo, a lui -spedì Burcardo, il più incapace signore che potesse mai scegliere, -per conciliargli l'aiuto di Lamberto arcivescovo, deluso sotto Pavia, -e impegnato già col re di Provenza. Burcardo, orgoglioso ed incauto, -nel portarsi a Milano, osservando le torri e il restante dell'antica -fabbrica sacra ad Ercole, ove trovavasi e tuttavia si trova la chiesa -di San Lorenzo, si spiegò in lingua tedesca, che ivi voleva fabbricarsi -una fortezza, con cui tener sottomessi, non i Milanesi soltanto, ma -molti principi d'Italia:[122] _Eum ibidem munitionem construere velle, -qua non solum Mediolanenses, sed et plures Italiae principes coercere -decrevisset_[123]. Altri discorsi di quest'indole andava tenendo mentre -cavalcava. Vi fu chi intendeva assai bene la lingua tedesca, e ne fece -rapporto all'arcivescovo; il quale urbanamente e con ogni splendidezza -accolse l'ospite illustre, giacchè Burcardo era suocero dello stesso -re Rodolfo; gli diede una caccia del cervo nel parco, cosa che -Lamberto arcivescovo non soleva fare se non co' più cari amici:[124] -_Concessit cervum, quem is in suo brolio venaretur, quod nulli unquam -nisi carissimis magnisque concessit amicis_, così dice Liutprando; -insomma dissimulò ogni risentimento per tutto quello che Burcardo -avea detto, e non si sa con qual riscontro, ma certamente con molta -officiosità, lo lasciò partire. Ma Burcardo non ebbe tempo di riferire -al re di Borgogna il risultato della negoziazione; poichè, assalito -ne' contorni di Novara da alcuni armati, vi lasciò la vita; dopo di -che il re Rodolfo abbandonò per sempre l'Italia. Fra le altre cose che -Liutprando asserisce dette da Burcardo alla vista de' Milanesi,[125] -_dum juxta murum civitatis equitaret_, vi è la seguente:[126] _Lingua -propria, hoc est teutonica, suos ita convenit. Si Italienses omnes -uno uti tantummodo calcari, informesque non fecero equae caballitare, -non sum Burchardus. Fortitudinem siquidem muri hujus, seu altitudinem -nihili pendo; jactu quippe lanceae meae adversarios de muro mortuos -praecipitabo._ Veramente così non parlò Cesare alla cena, nè Augusto -alla vista del simulacro di Bruto. L'orgoglio dei popoli rozzi è -feroce e muscolare; l'orgoglio de' popoli colti nobilmente grandeggia -colla virtù. Lo stolido Burcardo fu troppo punito, e la vendetta non -fu nobile, nè generosa. L'arcivescovo forse non vi ebbe altra parte, -se non coll'averne resa informata Ermengarda. Ma Burcardo non dovea -simulatamente chiedere soccorso da un popolo che altamente disprezzava, -nè cercare l'assistenza degli Italiani, affine di ridurli poi ad una -vituperosa depressione: il progetto non era nè generoso nè eseguito -nobilmente. Le anime che non sono volgari, considerano che la terra -è la patria a tutti comune; che gli uomini formano una famiglia che -diradatamente l'abita; che l'essere domiciliati qualche grado più al -polo, ovvero all'equatore, non costituisce una diversità nella specie; -che la fortuna, la gloria, la felicità passano da un popolo all'altro -col girare de' secoli, e succedonvi la servitù, l'avvilimento e la -miseria; e che niente è più meschino quanto l'odio nazionale, e niente -più ingiusto quanto il rimproverare altrui d'essere nati ove lo furono; -e niente più inutile e incauto, quanto il mostrare disprezzo verso una -nazione la quale, se un tempo sia stata gloriosa e resti sensibile, -sarà sempre sconsigliato partito l'offenderla. I Romani non vollero -lasciare queste tracce; essi camminarono per altro sentiero, e si -resero padroni della terra. - -Da questi fatti bastantemente si conosce che l'arcivescovo di Milano -era già diventato un personaggio di somma considerazione fra i -principi del regno d'Italia; che le mura di Milano erano forti e tali -da potervisi confidare; che Pavia non era distrutta a segno che non -vi si abitasse tuttavia e non fosse capace di una difesa. Il parco -poi dell'arcivescovo, chiamato _Brolio_, in cui manteneva i cervi, -era immediatamente fuori delle mura di que' tempi, e si stendeva -dalla chiesa di Santo Stefano a quella di San Nazaro, e questo diede -l'aggiunta _in Brolio_ alle due nominate chiese; nè questo è da -confondersi coll'orto chiamato _Broletto_, che aveva l'arcivescovo al -sito in cui vedesi oggidì la ducal corte. - -Abbandonata che fu l'Italia dall'incauto Rodolfo, e ritiratosi -nell'alta Borgogna nel 926, Ugone, conte di Vienna e re di Provenza, -già invitato, come dissi, dagl'italiani, se 'n venne:[127] _Venit -Papiam, cunctisque conniventibus regnum suscepit_[128]. Qui non -sarà inutile l'osservare che sotto la denominazione di Alta Borgogna -comprendevasi il paese degli Svizzeri, il Vallese, Ginevra e parte -della Savoia; chiamavasi questa la Borgogna transjurana, ovvero l'alta -Borgogna e con ciò facilmente comprendesi la somma celerità colla quale -Rodolfo si fece venire nell'Italia a danno di Berengario augusto, e -la rapidità con cui, partitosene, ritornò con un'armata. Ugone per -cinque anni regnò solo in Italia, ed ebbe moltissimi riguardi per -la vedova marchesa d'Ivrea Ennengarda, sorella di lui per parte di -madre; e molta attenzione fece all'arcivescovo Lamberto, a cui doveva -il soglio d'Italia. Di questi cinque anni ne rimane un vestigio nella -moneta milanese che conservo nella mia raccolta. Nell'anno 931 associò -sul trono Lotario suo figlio, ed allora i diplomi, non meno che le -monete, ebbero la leggenda di[129] _Hugo et Lotharius rege_, anzi in -modo assai più scorretto e rozzo, come si vede nella moneta che ho -presso di me. Ugone non aveva la condotta inconseguente dell'incauto -Rodolfo; egli pensava d'innalzarsi all'impero, e faceva servire gli -amori al regno, quando il primo aveva fatto l'opposto. La famosa -Marozia, vedova duchessa di Toscana, fu sposata da Ugone, acciocchè -con quell'appoggio non vi fosse chi gli disputasse l'impero; e -l'avrebbe ottenuto, se in Roma istessa non avesse con insulto irritato -Alberico, figlio di Marozia, al segno che, sollevatasi la città, -dovette infelicemente ritornarsene in Pavia l'anno 933. Erano state in -questo frattempo, per lo spazio di sette anni, tranquille le cose di -Lombardia, e naturalmente i primi signori, e fra questi l'arcivescovo -di Milano, che opportunamente profittava quando gli affari erano in -movimento, dovevano essere annoiati. V'era un partito per richiamare -al regno Rodolfo; quindi Ugone entrò in trattato con quel principe, -al quale cedette una parte de' suoi Stati di Provenza, cioè la gran -Borgogna cisjurana; e con tal mezzo si fece interamente cedere ogni -di lui pretensione sul regno d'Italia. La fazione medesima aveva poi -fatto invito ad Arnoldo, duca di Baviera, il quale, nell'anno 934, era -comparso e s'era impadronito di Verona; ma Ugone lo vinse e lo fece -scomparire dall'Italia. L'arcivescovo Lamberto aveva cessato di vivere; -eragli succeduto un prelato di più mite carattere. Ma il re Ugone, -da accorto politico, non valendo colla forza a contenere chi occupava -la cospicua sede, pensò a farne cadere alla prima occasione la scelta -sopra di un soggetto di cui interamente fidarsi; e questo fu Teobaldo, -che gli era figlio naturale, partoritogli da Stefania, donna romana, -che era la terza concubina del re. Per non violare le costumanze -e le ragioni de' sacri canoni, lo fece tonsurare e ascrivere tra i -cardinali della santa chiesa milanese, che già anche avevano il titolo -di _ordinari_[130], e così con finissima politica, onorando quel ceto -di polenti ecclesiastici, fra' quali già si annoveravano de' principali -cittadini milanesi e de' figli di conti e marchesi, dignità allora -cospicue, si assicurò la tranquillità. Ma il progetto, immaginato con -avvedutezza, fu da Ugone medesimo, per impazienza, rovinato; poichè -durando a vivere l'arcivescovo Arderico più che non desiderava il re, -ansioso questi di vedere alla dignità innalzato il figlio Teobaldo, -ordì la trama che, mentre in Pavia si radunavano per di lui comando -i primari del regno nel 944, i suoi facessero nascere una briga co' -Milanesi, procurando fra il tumulto di uccidere l'arcivescovo. Il -colpo andò a vuoto; venne sparso il sangue di molti, ma fu salvo -Arderico[131]; il che rese i Milanesi alienissimi dal pensare a -secondare le mire del re. Da quel punto pensarono anzi a liberarsene, -e, secondo ogni probabilità, l'arcivescovo Arderico non ebbe poca parte -nell'invitare Berengario, figlio di Adalberto marchese d'Ivrea, che si -era sottratto dalle insidie del re Ugone, ricoverandosi in Germania. -Questi era un signore possente, e vedendosi favorito dall'arcivescovo -e da' signori suoi aderenti comparve in Italia alla testa di alcuni -armati. Nel 945 venne a Verona, donde passò a Milano. In Milano si -radunò la dieta de' primari Italiani. Ma non avendo il re Ugone forza -per disputare contro dell'avversa fortuna, abdicò la corona d'Italia; -pregò la dieta di non volerla togliere al figlio Lotario; e passò a -reggere i suoi Stati nella bassa Borgogna, dopo di avere sostenuta -la corona italica per diciannove anni, ne' quali tenne per lo più la -sua corte in Pavia, non potendo o non volendo soggiornare in Milano, -o perchè ancora non ben popolata e costrutta, o per la pericolosa -vicinanza del potente arcivescovo. Così restò semplice cardinale -ordinario il figlio reale Teobaldo. - -Berengario, alla venuta di cui partissene il re Ugone, era figlio, -siccome dissi, di Adalberto, marchese d'Ivrea, e di Gisla, figlia -dell'imperatore Berengario, di quell'Adalberto che si collegò con -Gilberto conte e con Olderico per deprimere il suocero e collocare -Rodolfo, re di Borgogna, in di lui luogo. Matrigna di Berengario -era la marchesa Ermengarda, illustre per la sua bellezza, per la -inquietudine politica e pe' suoi amanti. Questo Berengario era un -oggetto che non lasciava tranquillo il sonno allo scaltro Ugone, che -lo conosceva troppo ardito, troppo forte ed illustre più di quanto -l'avrebbe egli desiderato. Pensando Ugone al modo di liberarsi da -un tale oggetto, ricorse alla insidia, solito mezzo di un principe -debole, spaventato e senza morale. Simulò la maggiore amicizia che -aver si potesse per il giovine Berengario; ogni volta che di lui -ragionava, palesava una simpatia, una stima di Berengario somma; ogni -arte pose in opera per invitarlo a venire a Pavia alla corte d'un -re che tanto fingeva di amarlo. Tutto era disposto per arrestarlo, -poichè fosse caduto nella rete, e cavargli gli occhi; operazione che -in que' secoli di ferro era pur troppo frequentemente praticata. Il re -Lotario, figlio di Ugone, venne a sapere quale trattamento dal padre -fosse riserbato al sedotto Berengario; egli quindi, sensibile alla -compassione, inorridito all'aspetto del tradimento, risparmi al padre -la macchia d'aver eseguilo l'infame progetto e rese avvisato Berengario -dell'occorrente: di che Liutprando non arrossi di biasmarlo[132]; tanto -le idee della virtù erano smarrite in que' tempi, non solamente nel -turbine delle passioni, ma persino anche nell'animo di uno scrittore -che tranquillamente raccontava gli avvenimenti! Tale fu il motivo per -cui Berengario vivea da alcuni anni nella Germania, lontano dalla sorda -insidiosa politica del re Ugone, di cui la storia non ci ha lasciato -nessuna bella azione che in qualche modo bilanci i tratti di bassezza -e di atrocità che hanno macchiato il suo regno. Il Muratori lo chiama -_una solennissima volpe_: io non credo che vi facesse bisogno di tanta -accortezza per ascendere a un trono a cui era invitato; per vivervi -fra le insidie e i pericoli senza potere ottenere giammai dal papa -la corona imperiale; per fuggirsene vilmente al primo comparire dei -torbidi; per vivere nell'angustia, e lasciare di sè alla posterità -un'infausta memoria. Se l'accortezza è tale, e che sarà mai la -dappocaggine? La vera accortezza è quella che, conciliando al principe -la riverenza e l'amore de' popoli, lo assicura sul trono; lo rinfranca -contro gl'insulti nemici; e dopo una vita segnata colla giustizia, -colla beneficenza e col valore, lascia alla fama il carico di eternare -la sua gloria e trapassare alle età che nasceranno la memoria delle sue -virtù. - -Nella dieta radunatasi in Milano al giugnervi del marchese d'Ivrea -Berengario, l'anno 945, per unanime consenso de' signori d'Italia, -fu collocato sul trono abbandonato da Ugone, il re Lotario, di lui -figlio; di cui l'ottima indole s'era meritata la comune opinione. A -questa scelta probabilmente avrà contribuito Berengario istesso; se -non per sentimento, chè l'anima di costui forse non era capace, almeno -per decenza di comparire grato a un principe che l'aveva salvato -dalle insidie del padre. Lotario altronde era già stato solennemente -associato al regno, e proclamato re d'Italia da quattordici anni -addietro; nè si poteva scacciare quell'innocente sovrano dal trono -senza ribellione ed ingiustizia manifesta. Questa è la prima dieta del -regno, e la prima proclamazione d'un re d'Italia che siasi fatta in -Milano dopo la distruzione di Uraja nel 538, anno per sempre memorando -(945). Il regno del giovine Lotario fu puramente di nome, poichè in -fatti tutto si mosse coi voleri del marchese Berengario; al quale -spiacendo anche quell'embrione di re, che gl'impediva di sedersi egli -stesso sul trono, col veleno, dopo appena due anni, fe' terminare il -regno dell'infelice Lotario, che, trasportato da Torino, ebbe la sua -tomba nella chiesa di Sant'Ambrogio di Milano. Tale fu la ricompensa -che il marchese Berengario diede al re Lotario, a cui doveva la luce -del giorno. Dopo ventiquattro giorni appena estinto Lotario, l'anno -950, Berengario e Adalberto suo figlio vennero proclamati re d'Italia. - -Ma lasciamo qualche spazio fra gli orribili casi di quel secolo -crudele; ivi contempli ciascuno a qual grado di depravazione fosse -disceso l'uman genere; esamini, chi il brami, più minutamente gli -storici, e veda poi se le querele sopra i costumi presenti sieno -fondate; ovvero se in vece non vi sia ragione di offrire umili voti -di riconoscenza a Dio. Dalla infelicità di quel secolo si conosce -che vizio e miseria stanno collegati con nodi indissolubili; e che se -qualche poco di bene e di felicità può godersi sulla terra, questa è -riserbata per l'uomo retto e saggio. Una occhiata sullo stato delle -arti e delle lettere in que' barbari tempi, servirà a distrarci -dai veneficii, dagli accecamenti e dalle insidie che compongono la -storia di quegli anni. Poichè si dovette tumulare in Milano l'estinto -re Lotario, tanto era lontana ogni idea della erudizione, che, per -formarne l'urna sepolcrale, si ruppe una gran tavola di marmo, in -cui eravi scolpita un'iscrizione di Plinio, e segata questa, si -formò l'avello, rovesciando dalla interior parte del sepolcro i -caratteri; di che ce ne fanno testimonianza il Calchi e l'Alciati, i -quali la riconobbero e ne pubblicarono i frammenti[133]. La lingua -latina scrivevasi coi più strani solecismi: alcuni pochi esempi ne -daranno idea. Un diploma di questi tempi comincia così:[134] _Dum in -Dei nomine, civitate Pisa ad Curte Domnorum regum, ubi Domnus Hugo -et Lotharius gloriosissimi regibus preessent, subtus vites, quod -topia vocatur, infra eadem Curte_, etc.[135]. Una sentenza comincia -così:[136] _Dum in Dei nomine, ad monasterium sancti, et Christi -confessoris Ambrosii, hubi ejus umatum corpus requiescit, ubi Domnus -Lambertus piissimus imperator preerat, in domum ejusdem sancte -mediolanensis ecclesie, in laubia ejusdem domui, in juditio resideret -Amedeus comes palacii, una cum Landulfus, vocatus archiepiscopo, -singulorum hominum justitiam faciendam, ed deliberandam, etc._[137]. -Altra sentenza comincia così:[138] _In Dei nomine, civitatis -mediolanensis, curte ducati, infra laubia ejusdem curtis in juditio -ressederet Magnifredus comes palatii, et comes ipsius comitati -Mediolanensis, singulorum hominum justicias faciendas, ressedentibus -cum eo Rotcherius vicecomitis ipsius civitatis, etc._[139]. Vero è -che ancora più scorrette carte ritrovansi di un secolo prima: e tale -è quella riferita dal conte Giulini nel primo tomo, alla pag. 17, ove -così leggesi:[140] _Confirmo ut omnes servos et ancellas meas sint -Aldiones, et pertinentes mundium eorum ad ipso Xenodochium, habentes -per caput unusquis mascolis et femine solidus singolus; et ita volo, -ut illi homines meis, qui consueti sunt cum suas anonas opera mihi -faciendi, instituo, ut quandoque opera fuerint faciendi, ut cum anona -ejusdem Xenodochii operas ipsas perficiant._ Ma convien confessare -che assai barbaro era il modo col quale comunemente si scriveva anche -nel decimo secolo. Nel testamento dell'arcivescovo Andrea, il quale -pure, per la eminente sua dignità ecclesiastica, doveva essere uomo -colto, egli, nel 903, così scriveva:[141] _Senodochium istum sit -rectum et gubernatum per warimbertus humilis diaconus de ordine sancte -mediolanensis ecclesie nepoto meo, et filius bone memorie ariberti de -besana diebus vite sue_.[142]. Da ciò comprendesi qual grado di coltura -poteva esservi in que' tempi. Certamente dovevano rimanere sconosciuti -gli autori de' buoni secoli preceduti; poichè per poco che un uomo si -addomestichi a leggerli, non sarebbe possibile che così scrivesse. Non -sarà forse inverosimile l'opinione che sino da que' tempi si parlasse -in Milano un dialetto poco dissimile da quello che si parla oggidì; -e che nello scrivere si adoperasse una lingua diversa da quella che -volgarmente si parla. In fatti anche presentemente nello scrivere si -adopera la lingua italiana, anche dalle persone meno colte; le quali -parlane do, non mai d'altro fanno uso che del loro dialetto, tanto -sformato, che sarebbero inintelligibili ad un Toscano. Se dunque, -anche a' nostri giorni, i Milanesi scrivono quella lingua che chiamasi -italiana, e nel discorso non se ne servono comunemente mai, non vi può -essere difficoltà a comprendere come nei bassi tempi scrivessero quella -lingua che chiamavano latina, mentre parlavano il dialetto proprio. -Quello che mi fa credere che la lingua che serviva per la scrittura, -non fosse la usata nel parlare, si è che non vi trovo analogia veruna -fra una carta e l'altra. I barbarismi, le sconcordanze sarebbero -costanti se fossero state in uso nel parlare; nè può intendersi questa -varietà di errori, se non supponendo che ciascheduno s'ingegnasse di -dare una desinenza latina, come meglio sapeva, alle cose che cercava -di esprimere. Alcuni persino adoperavano latinizzati gli articoli del -volgare _da due parti, dalla terza, dalla quarta_; come in una carta -del 941;[143] _Coeret ei da duos partes tenente ursone, item de insola -comense, de tercia parte terra sancti victori de masalia, da quarta -parte terra sancti petri de clevade_[144]. Dallo stato della lingua -può conoscersi che affatto erano ignote le lettere; e di quei tempi -nemmeno abbiamo veruno scrittor milanese che stendesse le memorie -degli avvenimenti della città; siccome cominciarono poi a fare nel -secolo undecimo Arnolfo e Landolfo il Vecchio. Un'altra ragione poi mi -persuade che, anche ne' secoli bassi, in Milano e nella Lombardia si -parlasse a un dipresso il dialetto che il popolo tuttavia conserva; e -ciò perchè le vocali _u_ ed _eu_ pronunziate coll'accento francese, e -così altre desinenze della lingua francese, non mi sembrano innesti -fatti colla dominazione dei Franchi, ma una emanazione dell'antica -lingua gallica originale, siccome disopra accennai. Gli Spagnuoli -ne' due ultimi secoli dominarono il Milanese, e appena tre o quattro -parole spagnuole ci sono restate, _infado, amparo, giunta, desdita_ -e poco più. I Longobardi regnarono per più lungo tempo che i Franchi, -e poche voci abbiamo che traggano la sua origine dal tedesco. Questa -generale pronunzia francese più che italiana, adunque, è una tradizione -da padre in figlio, che ascende sino all'antica venuta de' Galli, e -per conseguenza non interrotta. In queste materie la dimostrazione non -può sperarsi; le sole probabilità ci determinano, ed esse mi sembrano -favorevoli a questa opinione. Un contadino del milanese potrà in -breve intendersela con un contadino provenzale; e più difficilmente -s'intenderanno fra di loro due contadini, uno milanese e l'altro -calabrese; tanto il nostro dialetto appartiene più alla lingua di -Francia che alla italiana! - -L'architettura, il disegno, la pittura non erano però avvilite al -segno al quale lo erano le lettere. Oltre l'atrio della chiesa di -Sant'Ambrogio, ci rimangono di quei tempi l'altare della chiesa -istessa, i bassi rilievi del palio d'oro, il mosaico del coro e la -tribuna. La porta della chiesa di San Celso, l'altare di San Giovanni -in Conca sono di que' tempi: cose tutte lontane della eleganza che -soddisfi un delicato conoscitore; ma però non affatto barbare, anzi -lavori di qualche sorta di merito. Gli organi erano adoperati nelle -chiese anche in Milano; ma erano fabbricati in Costantinopoli, dove -rimaneva ancora ricoverato qualche avanzo di manifatture. Lodovico il -Pio aveva ricompensato un prete veneziano che da Costantinopoli aveva -portato l'arte di fare gli organi. Il papa Giovanni VIII aveva chiesto -in grazia dal vescovo di Frisinga un organo, e chi lo suonasse, l'anno -873; il che ci fa vedere che nemmeno la musica aveva luogo nell'Italia. - -Come potesse vivere il popolo in que' tempi in mezzo a una tale -ignoranza, fra i torbidi dei magnati del regno, sotto il governo di -sovrani che col veleno e cavare gli occhi cercavano di mantenersi sul -trono, in un regno elettivo, esposto a invasioni straniere, facile è lo -immaginarselo. Il visconte di Milano, che fra gli altri obblighi della -sua magistratura, aveva quello di patrocinare i pupilli e convalidare -gli atti che si facevano in loro nome, nell'876 non potè firmare una -carta che anche oggidì conservasi nell'archivio di Sant'Ambrogio, e -vi fece in luogo del suo nome una croce per non sapere esso scrivere; -e di sedici persone che intervennero a quel contratto, appena sette -poterono fare il loro nome, e nove, per non saper scrivere, vi apposero -la croce[145]. Anche da ciò facilmente comprendiamo in quale misero -stato dovessero trovarsi gl'interessi de' cittadini. La carica di -_viceconte_ era immediatamente subalterna del _conte_, che reggeva la -città in nome del re, come la carica di _vicedomino_ era immediatamente -subalterna dell'arcivescovo, e il nome di queste dignità fu poi -origine del cognome che ne prese la famiglia _Visconti_. I cognomi non -ritornarono in uso se non verso la fine del secolo undecimo. Le leggi -poi sotto le quali si viveva in quei tempi, erano quali lo potevano -permettere i tempi stessi. Si credeva che bastasse l'ordinare una cosa -per vederla eseguita. Negli anni di carestia la legge comandava che -non si vendessero i generi troppo cari. Si fissavano limiti a quei -che negoziavano fuori dello Stato. Si proibiva l'esportazione delle -armi agli esteri. In somma tutto si credeva di poter fare con leggi -vincolanti; o almeno si credeva il legislatore di avere bastantemente -eseguito il dovere della sacra e terribile sua carica, comandando agli -uomini d'essere felici, in vece di ascendere alle cagioni e impedire -che i mali nascessero. È da notarsi che le leggi stesse molto si -estendevano contro coloro che col mezzo della magia devastavano colla -grandine le messi, e si ordinava all'arciprete della diocesi il modo -di costrignerli a confessare il supposto delitto, onde punirli[146]; -e questo ci basta per conoscere lo stato dei nostri antenati in quei -miseri tempi. L'ignoranza, la ferocia, l'infelicità, torno a ripeterlo, -sono compagne indivisibili in un popolo corrotto; i lumi, l'urbanità, -la felicità pubblica caramente si abbracciano[147]. - -Non credo che possa descriversi con esattezza qual fosse la -costituzione civile di Milano in quei tempi oscuri nei quali -principiava a risorgere. Il governo passato della Polonia potrebbe -darci qualche idea del governo d'Italia in quei tempi. Un re elettivo; -il primato, che ha molta influenza in tutti gli affari; la plebe -degradata sotto la potenza dei grandi, divenuti formidabili al re; la -facilità della rivoluzione; la frequenza delle invasioni straniere; -la concorrenza di più rivali che coll'armi disputano il trono; la -vera sovranità collocata nella dieta. Queste sono le rassomiglianze -che si ravvisano. Ma noi avevamo di più la rozzezza dei tempi, ne' -quali, mancando l'arte dello scrivere, e non essendovi nomi di casati, -nemmeno poteva esservi una costante tradizione di nobiltà. Quindi, -non solamente era difficile il modo per fare le risoluzioni, ma era un -altro oggetto di confusione il verificare chi fosse o non fosse nobile, -chi avesse o non avesse titolo per dare il voto; la quale controversia -in un tale sistema doveva portare la confusione all'ultimo grado; Carlo -Magno fu un gran principe, gran soldato, e col dritto di conquista, -dominò assolutamente sull'Italia. La politica gli suggerì di rendere -sacra la sua persona colle ecclesiastiche unzioni solenni, celebrate -per il regno d'Italia in Pavia, e per l'Impero in Roma. I successori di -lui non ebbero un vigore e un genio che lo pareggiasse. S'indebolì la -potenza del sovrano; e l'acclamazione de' magnati e la sacra cerimonia -divennero condizioni pretese essenziali alla costituzione di un -sovrano. Quindi nacque la potenza dell'arcivescovo di Milano, il quale, -gettandosi ora da un partito ed ora dall'altro, riceveva doni continui -di terre e accresceva l'opinione, vera ed unica base del potere -politico, e giunse ad essere creduto il solo che colla incoronazione -potesse creare un legittimo re d'Italia. Come poi i re d'Italia -potessero donare poderi e terre così frequentemente all'arcivescovo, e -ad altre chiese e persone, essi, che per lo più da paese estero erano -recentemente chiamati a regnare; come fossero in poter dei re questi -campi e queste terre, onde ne facessero un dono della loro proprietà ai -primati, non è facile lo spiegarlo; ammeno che non si creda, siccome -a me pare credibile, che la successione fiscale alle eredità vacanti -fosse allora incomparabilmente più frequente che non lo è ai dì nostri; -per la ragione che, non essendovi cognomi delle famiglie, e pochi -essendo coloro che sapessero scrivere, sì tosto che un uomo non aveva -figli o fratelli o nipoti, facilmente non si conosceva più nessun -parente a cui dovesse passare l'eredità; e quindi cadeva come un fondo -vacante nelle mani del re. Questa potenza poi che s'andava ingrandendo -nell'arcivescovo, cagionò un inconveniente; e fu che i sovrani, laddove -lasciavano in origine la libertà dell'elezione al clero a norma de' -sacri canoni e della tradizione, non consentirono più che una dignità -divenuta pericolosa al loro regno cadesse indifferentemente sopra -chiunque; ma anzi, ora con modi indiretti, ed ora coll'aperto comando, -costrinsero a riconoscere per arcivescovo colui dal quale speravano di -temer meno in avvenire, e che, riconoscendo dal re la dignità, a lui -fosse anco più ligio ed ossequioso. Quindi si sconvolse l'ordine; la -venalità aprì la strada alla dignità ecclesiastica; fu di mestieri di -venire a rimedi, che gettarono poi, siccome vedremo, la nostra patria -fra le stragi civili e fra i torbidi dell'anarchia; e perdette la -chiesa milanese interamente la sua antica costituzione. Sotto Carlo -Magno e sotto i primi suoi successori, l'Italia fu immediatamente -diretta da governatori in nome del sovrano, dei quali alcuni ebbero -il non dovuto titolo di re, come lo ebbe Pipino, figlio di Carlo -Magno, Bernardo, figlio di Pipino, e alcuni altri dei quali non ho -fatta menzione. Comandavano in Milano il conte, i messi regii, il -visconte, l'arcivescovo, chiamato anche _dominus_, il di lui vicario, -_vicedominus_, e ciò a vicenda e confusamente, ora più, ora meno, a -misura della circostanza del momento. - -Dello stato della popolazione del decimo secolo nulla abbiamo di -preciso. Mi pare verosimile che dovesse essere mediocremente popolata -Milano. Le terre erano coltivate parte da servi e parte da liberti, -i quali chiamavansi _aldiones_. Molta parte del ducato era bosco. In -qualche luogo che ora si coltiva, forse ancora v'erano delle acque -stagnanti. Non credo che ancora si coltivasse il riso, ma varie sorta -di grano si coltivavano e si coltivava anche il lino. - -Le terre, che prima si misuravano a _pedatura_, già nel principio -del nono secolo si misuravano a _pertiche_ e _tavole_, come oggidì si -costuma; la misura del fieno era a _fascio_, quella del vino a _stajo_ -ed a _mina_, nella misura delle terre però eranvi _juges_, misura -equivalente a dodici pertiche. - -Il rito della chiesa milanese era l'ambrosiano, come continua ad -esserlo. Moltissimi cangiamenti vi si sono fatti col passare dei -secoli. Fu più volte per essere abolito, e una di queste fu sotto Carlo -Magno, che aveva preso concerto col papa di uniformare al rito romano -tutte le chiese de' suoi dominii: e perciò in Milano allora si fece -il possibile per ritirare tutti i libri ambrosiani. Certo Eugenio, -vescovo, non si sa di qual diocesi, ottenne per riverenza al santo -institutore che non venisse abolito[148]. Fra le mutazioni accadute -nel rito ambrosiano, vi è in parte quella del battesimo, che allor si -eseguiva immergendo nel sacro fonte, non porzione del capo soltanto, ma -tutto il corpo del neofito; e perciò eranvi due battisteri. Quello per -le donne chiamavasi Santo Stefano alle Fonti, ed era dove ora trovasi -Santa Radegonda, ove stavano nel decimo secolo le vergini sacre a -Dio di Vigelinda, che assistevano alle fanciulle nel loro battesimo: -_massimamente finchè durò il costume di non conferire comunemente -quel sacramento a' bambini, ma a' fanciulli già dotati di qualche uso -di ragione_, come insegna il conte Giulini[149]. L'altro battisterio -chiamavasi San Giovanni alle Fonti, destinato per gli uomini; ed è -tuttavia in piedi, sebbene mutato dì forma. Ognuno può ravvisarlo -al capo della chiesa di San Gottardo, nella regia ducal corte, ed -è quel fabbricato poligono in cui sta riposto l'altar maggiore; e -quello è appunto l'antichissimo battisterio in cui probabilmente -Sant'Agostino venne battezzato dal nostro santo vescovo Ambrogio[150]. -Oltre la universale ignoranza di quei tempi si può avere un'idea della -religione, dalle prescrizioni che si fecero in un concilio tenutosi -in Pavia l'anno 580, a cui presiedeva l'arcivescovo di Milano. Si -proibisce in quel concilio ai nobili che non andavano alle chiese, ma -nei privati oratorii facevano celebrare i divini misteri, di non farli -celebrare se non da un sacerdote:[151] _Docendi igitur saeculares -viri, ut in domibus suis mysteria divina jugiter exerceri debeant, -quod valde laudabile est; ab his tamen tractentur, qui ab episcopis -examinati fuerint, et ab ordinatoribus suis commendatitiis litteris -comitati probantur, cum ad peregrina forte migrare est. Si qui ergo -contemptores canonum extraordinarie et illicite ministrantes, et -divina sacramentaliter violantes inveniuntur, primum ab episcopo -uterque amoveatur, et vagans scilicet clericus, vel sacerdos, et is qui -ejus usurpativo fruitur officio, et si noluerit se ab hac temeritate -compescere, excomunicetur_[152]. Nel medesimo concilio si prescrive ai -vescovi di non cagionare tante spese girando per la cresima, di non -appropriarsi i beni delle pievi, e di non vivere con donne sospette. -Questi fatti s'ignorano da coloro che vorrebbero indistintamente -richiamare la pietà degli antichi tempi. - - - - -CAPITOLO IV. - - _Continuazione del risorgimento di Milano, che torna ad essere la - più importante città della Lombardia nel secolo undecimo._ - - -(950) Già erano trascorsi più di sessanta anni dacchè l'Italia non -aveva più connessione alcuna coi regni di Francia, nè con quello di -Germania, quando Berengario, marchese d'Ivrea, ascese sul trono italico -l'anno 950. Gli Italiani eleggevano liberamente un re, e il papa lo -incoronava imperatore. Frattanto nella Germania erano succeduti a Carlo -il Grosso, Arnolfo di lui nipote, poi Lodovico, figlio di Arnolfo, nel -quale finì il sangue di Carlo Magno; a questo fu sostituito Corrado I, -conte di Franconia, indi Enrico I, duca di Sassonia, a cui succedette -Ottone, che già da quattordici anni regnava sulla Germania, quando il -marchese d'Ivrea fu incoronato in Pavia. Questi re di Germania, sebbene -non dimenticassero l'Italia e pensassero a regnarvi scacciandone quelli -che la dominavano col titolo di re o d'imperatore, non ebbero però nè -occasione nè mezzi per eseguirne il disegno. Già si è veduto come il -duca del Friuli, Berengario I, per opera dell'arcivescovo Anselmo, -ottenesse il regno d'Italia; poi da Giovanni X, sommo pontefice, -fosse incoronato imperatore. Si è pure veduto come i duchi di Spoleti, -Guido, poi il di lui figlio Lamberto, da Stefano V incoronati augusti, -regnassero interrottamente. Questi Italiani, innalzati al trono -italico ed alla dignità imperiale, dai Tedeschi vennero considerati -come usurpatori, non meno di quello che consideravano Rodolfo, Ugone -e Lotario, Svizzeri e Provenzali chiamati a regnare sull'Italia. -Noi Italiani, all'opposto, non abbiamo collocato nella serie degli -augusti nè Arnolfo, nè Luigi, nè Corrado, nè Enrico, dagli Oltramontani -inseriti nella cronologia degli imperatori; sebbene non incoronati dal -papa, e sebbene nè Corrado, nè Enrico nei loro diplomi si siano mai -dato il titolo d'imperatori. Dal che nasce una confusione assai feconda -di equivoci, perchè Enrico I, imperatore, dagli Oltramontani si chiama -Enrico II, e così i Tedeschi contano sette Enrici nella serie, dove -noi non ne annoveriamo che sei; e quindi le denominazioni oltramontane -eccedono d'una unità le nostre. Io, italiano, debbo servirmi della -cronologia italiana, e ne prevengo i miei lettori, per non ripeterlo -ogni volta; e credo che sia ragionevole di non qualificare nè Corrado, -nè Enrico con un titolo che, mentre erano in vita, non credettero essi -medesimi fosse loro dovuto. Era adunque asceso sul trono d'Italia -il marchese d'Ivrea Berengario, e a questa proclamazione sommamente -aveva contribuito Manasse, da Berengario istesso violentemente intruso -nella sede arcivescovile. Fremevano i Milanesi al vederlo sul trono, -non solamente abborrendo la recentissima scelleraggine d'aver egli -avvelenato l'innocente giovinetto re Lotario, suo benefattore, e -l'altra che esercitava sull'infelice regina vedova Adelaide, ma in -lui ravvisando un ingiusto oppressore del loro legittimo arcivescovo -Adelmano. È assai probabile che da ciò fosse mosso Adelmano, e lo -fossero i Milanesi, ad invitare secretamente Ottone, re di Germania, -a scacciare dal trono quel pessimo uomo, e ad unire il regno d'Italia -agli altri ch'ei già possedeva. Ottone spedì a Milano cautamente il di -lui figlio Litolfo per concertare l'impresa, e ciò accadde appena un -anno dopo che il marchese d'Ivrea Berengario era re, cioè nel 951[153]. -Venne Litolfo a Milano, e poco dopo scese il re Ottone nell'Italia. Con -quali aiuti poi si conciliasse l'arcivescovo Manasse il favore di quel -re, non lo sappiamo; ci rimangono però dei diplomi di Ottone spediti -in Pavia appunto nel 951, dai quali si conosce ch'egli aveva creato -Manasse arcicappellano[154]. (952) Pare che al comparire di Ottone si -ecclissassero Berengario II e Adalberto. Tutto piegossi al re Ottone, -il quale, senza contrasto, in Pavia assunse il titolo di re d'Italia; -poi, ritornato in Germania, dovettero colà portarsi Berengario e -Adalberto, abbandonandosi alla generosità di Ottone, da cui a titolo di -feudo vennero in Augusta, nel 952, investiti del regno d'Italia, e da -ciò ne fa nascere il Muratori il diritto che pretesero in séguito i re -di Germania di avere sopra l'Italia. - -Passati appena i torbidi giorni, e liberati dall'imminente peso del -re Ottone, Berengario col suo figlio Adalberto, ritornati in Italia, -dalla viltà passarono alla prepotenza; solito costume delle anime -basse, d'insultare quando la fortuna è loro prospera, e annichilarsi -quando è loro contraria. Il loro governo era diventato insopportabile. -Lo scisma della chiesa milanese era finito dopo cinque anni, e la -reggeva Valperto; quando, nel 957, il principe Litolfo venne alla -testa di un'armata nell'Italia, speditovi dal re Ottone di lui padre, -che, occupato negli affari di Germania, non potea venire in persona a -contenere i due tiranni. Litolfo però fu degno di venire invece di un -gran re. Berengario e Adalberto fuggirono nell'isola di San Giulio sul -lago di Orta. Il luogo era assai forte. Litolfo si mosse per forzarli. -Una masnada di militi traditori, come dovevano essere coll'esempio -di tai padroni, consegnò nelle mani di Litolfo lo stesso Berengario, -da cui erano stipendiati. Litolfo aveva l'anima grande, si sdegnò -di vincere senza gloria e di profittare dell'infamia; generosamente -lo fece scortare libero nella fortezza. In quei tempi, sotto Ottone, -sembra che qualche lampo si vedesse dell'antica magnanimità romana; -e questo ci fa risovvenire di Camillo e di Fabricio. Ma il valoroso -Litolfo, amato e venerato allora dagli Italiani, poco dopo morì, non -senza sospetto di veleno[155]. Tali erano le armi di Berengario. Così -que' due cattivi uomini, degni di un infame patibolo, ripigliarono -il dominio del regno, per essersi dispersi gli armati colla morte -del condottiero. L'arcivescovo Valperto andossene dal re Ottone in -Germania, implorando la sua venuta, per liberare Milano e l'Italia da -coloro. Giovanni XII, sommo pontefice, spedigli dei legati pregandolo -di venire, e offrendosi d'incoronarlo imperatore. (961) Scese -finalmente in Italia il re Ottone nel 961, e in Milano nella chiesa -di Sant'Ambrogio fu solennemente incoronato re d'Italia, e così ce -lo descrive Landolfo Seniore.[156] _Interea Valperto mysteria divina -celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, -lanceam, in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, -baltheum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare -beati Ambrosii deposuit.... Valpertus, magnanimus archiepiscopus, -omnibus regalibus indumentis, cum manipulo subdiaconi, corona -superimposita, astantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, -multisque ducibus atque marchionibus, decentissime, et mirifice Ottonem -regem, collaudatum et per omnia confirmatum, induit, atque perunxit._ -Ho riferito le parole istesse di Landolfo, che scriveva circa un secolo -dopo, acciocchè si veda che nessuna menzione in quei tempi si faceva -della _corona ferrea_, come nemmeno se ne trova cenno nelle precedute -incoronazioni dei re d'Italia; e parimenti le ho riferite per dar luogo -a riflettere che i suffraganei si chiamano _beati Ambrosi_i, non già -_Barnabae apostoli_. Il Muratori ha scritto da quel gran maestro che -egli era, per disingannare sulla corona ferrea. Altri hanno dissertato -sopra la seconda opinione. E l'una e l'altra di queste opinioni sono -state immaginate molto tempo dopo di Ottone, la incoronazione del -quale è probabilmente la prima che siasi fatta in Milano; non potendosi -chiamare incoronazione quella fatta pure in Sant'Ambrogio sedici anni -prima, quando il giovane Lotario vi fu proclamato. Forse non si fece -questa solenne incoronazione in Pavia nella chiesa di San Michele, come -era costume, perchè il palazzo reale era stato distrutto da Berengario, -siccome accenna il conte Giulini, appoggiato al testimonio di alcuni -scrittori. - -Da Milano passò a Roma Ottone, che ben si merita il nome di _Grande_. -L'arcivescovo Valperto lo presentò al papa[157], da cui venne -incoronato augusto nel 962. Appena celebrata questa sacra cerimonia -se ne venne l'imperatore a Pavia; Berengario e Adalberto stavano -ricoverati nel forte castello di San Leone. Villa, donna crudele e -degna moglie di Berengario, erasi appiattata nell'isola di San Giulio -sul lago d'Orta: Ottone assediò l'isola, fece prigioniera la regina, -e poi che l'ebbe, la fece nobilmente scortare fino al castello di -San Leone, e la lasciò al marito. Due anni dopo si dovette rendere -alle armi di Ottone Augusto anche San Leone; e allora Berengario -e la moglie furono relegati nella Germania. La generosa e mite -condotta del saggio augusto merita rispetto e lode. Egli dovette in -Roma usare del rigore. Volle esserne il padrone; nè entrerò io ad -esaminarne i titoli. L'amor nazionale ha forse dettata al chiarissimo -Muratori la disapprovazione ch'ei ne fa. Io onoro quel gran maestro; -ma nelle azioni di Ottone vi è sempre un non so che di grande e di -generoso che le abbellisce; e s'egli voleva comandare agli uomini -oltre i limiti, almeno convien confessare ch'egli era degno di un -tal comando. Sotto di lui la zecca di Milano ha battuto moneta, -ed io ne ho nella mia collezione. Il cronista Sassone, pubblicato -dall'Eccart, dice che Ottone:[158] _Mediolanenses subjugans, monetam -iis innovavit, qui nummi usque hodie Ottelini dicuntur._ Vi è chi ha -opinato che la nuova moneta fosse di cuoio[159]; ma la moneta è di -argento buono, simile a quello delle monete di Ugone e di Lotario, -scodellata come quelle, e perciò _innovavit_ potrebbe intendersi o -per avere posta in azione la zecca, o per averla collocata in nuovo -sito, e forse quello antichissimo che diede il nome alla vicina chiesa -_alla Moneta_, dove quell'officina si è conservata per più di otto -secoli sino all'anno 1778. Nulla di più ci somministra la storia di -Milano sotto di Ottone I, che morì l'anno 973, nè sotto il di lui -figlio Ottone II, che fu pure augusto e regnò sulle tracce del padre. -Sotto due regni attivi e rispettati, nulla poteva somministrarci -la storia d'una città la quale non influiva nel regno italico se -non colla sagacità dell'arcivescovo metropolitano; importantissima -sotto un monarca debole, e annullata sotto di un vigoroso. Durante -la dominazione di Ottone I e di Ottone II per lo spazio di ventidue -anni, sino al 983, Milano obbedì e rimase tranquilla. Morì Ottone -II in Roma, e colla di lui morte ritornò l'anarchia per quasi sei -anni, nei quali non si riconobbe verun re, giacchè il fanciullo -Ottone III era il soggetto delle dispute in Germania fra chi voleva -essergli tutore, e gli Italiani non conoscevano loro sovrano se non -quello che fosse stato incoronato re d'Italia in Italia. Le carte -di quell'epoca portano la data dell'incarnazione senza nominare il -sovrano, siccome era e fu per lungo tempo il costume. Venne in Italia -poi l'imperatrice Teofania correggente, e madre del giovine Ottone; -il quale, coll'opera di lei, fu riconosciuto per sovrano: poi venne -in Roma incoronato imperatore nel 996 da Brunone, ch'ei fece papa ed -ebbe nome Gregorio V. L'imperatore Ottone III, contenendo l'ambizione -dell'arcivescovo, soddisfaceva la di lui vanità, quando, nel 1001, -lo destinò suo ambasciatore all'imperial Corte di Costantinopoli -per ricercare agli augusti Costantino e Basilio la principessa Elena -in isposa. Descrive Landolfo quest'ambasciata, ed io lo farò colle -parole di lui:[160] _Archiepiscopus, magno ducatum militum stipatus, -quos pellibus martullinis, aut cibillinis, aut rhenonibus variis, et -hermellinis ornaverat, quibus imperator mirifice eum imbuerat_, si -portò alla corte di Costantinopoli e si presentò ai greci augusti:[161] -_Episcopalibus indumentis ornatus cum stola, sine qua nunquam foris, -aut in civitate, ullis negotiis intervenientibus, aut perturbantibus, -esse solitus fuit...... et ab ipso admirabili monarcha magna susceptus -honorificentia, satis episcopaliter conversatus est._ L'ambasciata -doveva essere pomposa. Era un augusto che la spediva ad un augusto, -per una inchiesta solenne di nozze. Si vede che il lusso allora era -nelle pellicce. Fra gli ornamenti vescovili ancora non eravi la mitra; -e l'arcivescovo andava abitualmente vestito co' suoi paramenti, come -appunto continuano a praticare i sommi pontefici colla stola, che -non depongono mai. Fu consegnata all'arcivescovo la sposa; ma, giunto -egli a Bari, nel 1002, colla principessa, intese la morte seguita poco -prima di Ottone II, per cui Elena rimase vedova prima di conoscere lo -sposo. A quest'ambasciata, sostenuta dal nostro arcivescovo Arnolfo, -siamo debitori del famoso serpente di bronzo, che tuttavia resta -collocato sopra di una colonna in Sant'Ambrogio. Non è cosa nuova nei -monarchi di premiare e ricompensare con donativi, il valore dei quali -non pregiudichi l'erario. Il serpente di bronzo fu donato dal tesoro -di Costantinopoli, facendo credere al buon arcivescovo, che fosse il -medesimo che Mosè innalzò nel deserto; e con questa bella antichità fu -rimeritato della enorme spesa che fece. - -Morto appena Ottone III, frettolosamente si radunarono in Pavia -alcuni signori italiani, e ventiquattro giorni dopo la di lui morte -proclamarono re d'Italia Arduino, marchese d'Ivrea; e tosto venne -incoronato nella chiesa di San Michele in Pavia. L'arcivescovo era -assente per l'ambasciata, e quando ritornossene a Milano portossegli -incontro il nuovo re, e fece di tutto per renderselo amico[162]. -Il regno degli Ottoni, vigoroso e assoluto, aveva mossi i magnati -d'Italia a crearsi un re debole ed italiano, sebbene d'una famiglia -che non aveva dato che re malvagi. Questo Arduino per dodici anni -sostenne la contrastata figura di re d'Italia, scacciato ogni volta -che vennero i Tedeschi, e nel 1015 terminò la scena col farsi frate e -morire. I Milanesi non erano contenti di questo re Arduino, o perchè -eletto senza aspettare l'opera dell'arcivescovo, ovvero per l'odiosa -memoria di Berengario, marchese d'Ivrea, e questa memoria non era -lontana che di quarantanni. L'arcivescovo era del partito di Enrico, -che era fatto re di Germania; ma cautamente si conduceva a seconda -del tempo[163]. Venne Enrico nell'Italia nel 1004, e in Pavia fu -incoronato re d'Italia, e da noi chiamasi Enrico I; e Ditmaro c'insegna -che venne in Milano il nuovo re,[164] _Sanctissimi praesulis Ambrosi -amore._ Tutte le carte che ci rimangono negli archivi, da quel giorno, -portano il nome di Enrico I re d'Italia; dal che vedesi che, sebbene -Arduino, partito il re Enrico, ripigliasse in gran parte il dominio -d'Italia, Milano si mantenne fedele ad Enrico. Enrico fu, nel 1014, -incoronato imperatore dal sommo pontefice Benedetto VIII, e cessò di -vivere nel 1024. La memoria la più importante che ci resta di lui, è -la legge ch'ei pubblicò nel 1021 per proibire ai sacerdoti il vivere -colla moglie, mosso a ciò da un concilio tenutosi a questo fine -in Pavia[165]. Allora la chiesa ambrosiana non vietava le nozze al -clero; ne vedremo in seguito la crisi, che riuscì assai crudele. Il -conte Giulini, seguendo la traccia di altri autori, chiama costumanza -_concubinato_, e i sacerdoti ammogliati _concubinarii_: io credo che -sia più conveniente voce quella di _matrimonio_ e di _ammogliati_; -perchè nel nostro linguaggio comune le prime parole significano una -unione conosciuta illegittima da quei medesimi che la contraggono, e -le unioni credute legittime chiamansi matrimoni anche fra gli ebrei e -fra i pagani. Livia viene chiamata moglie di Augusto; Ottavia moglie -di Nerone; Domitilla moglie di Vespasiano, e così diciamo di ogni -unione d'uomo con donna, creduta e sostenuta e dai contraenti e nella -opinione della loro città per legittima. Il celibato, a cui la Chiesa -ha sublimato i misteri dell'altare, allora non era così generalmente -osservato. I sacerdoti milanesi, come nel rito, così anche rispetto -al celibato, si accostavano alla disciplina della chiesa greca. -Disputarono, come vedremo, per conservare questa facoltà di ritenere la -moglie. Dico ritenere, poichè il rito non permetteva ad alcun sacerdote -di ammogliarsi e continuare nell'ufficio sacerdotale; ma unicamente -concedeva agli ammogliati d'essere ordinati sacerdoti, e continuare -a vivere colle loro legittime mogli; e perciò credo che sia un dovere -di non macchiarli coll'odioso nome di concubinari: non già perchè io -preferisca l'antica alla vigente disciplina, ma perchè l'imparzialità -della storia mi determina a così fare. Questo concilio ebbe alla testa -il sommo pontefice Benedetto VIII, che vi è sottoscritto, e dopo lui -vi è immediatamente l'arcivescovo Ariberto:[166] _Sanctae mediolanensis -ecclesiae archiepiscopus_, così egli si qualificò, nè gli altri vescovi -chiamarono santa la loro chiesa. Ma l'arcivescovo _non si prese molta -briga perchè fossero questi decreti nella sua diocesi ben eseguiti_, -dice il conte Giulini[167]. - -Quest'arcivescovo Ariberto merita un luogo assai distinto nella Storia -di Milano. Gli scrittori per lo più lo nominano _Heribertus_; ma egli -si sottoscriveva _Aribertus_, e così lo chiama il conte Giulini, -come io pure lo nominerò. Se Ansperto arcivescovo ebbe idee tanto -generose e grandi da restituire le mura diroccate della patria e -munirla di robusta difesa; opera degna d'un sovrano, e che eccedeva -le forze e la comune inspezione d'un sacro pastore; Ariberto nacque -a tempo per rianimare la patria, dargli colla sua indole ardita e -grande un risalto ed una considerazione che ella conservò dappoi. -Se noi risguardiamo questi due illustri cittadini come arcivescovi, -certamente dobbiamo confessare che essi non professarono quella -dolce mansuetudine e quel distacco dalle cose mondane che formano -la base delle virtù di un ecclesiastico: ma se gli risguardiamo come -due cittadini ricchissimi, costituiti in una eminente dignità, che, -profittando delle occasioni, sacrificarono le ricchezze, il riposo, -e cimentarono valorosamente la vita per la gloria e l'amore della -patria, che ad essi debbe il suo risorgimento, siamo costretti a -ricordarli con una tenera venerazione. Ariberto era stato creato -arcivescovo nel 1018, e nel corso di ventisette anni ch'egli occupò -questa sede, Milano diventò la città precipua della Lombardia, e -in questo primato si mantenne poi sempre in appresso. Da Uraja ad -Ariberto passarono appunto i cinque secoli di depressione per Milano. -Ariberto da Antimiamo era, nel 1007, suddiacono della santa chiesa -milanese, cioè _cardinalis de ordine_, dal che ne venne il vocabolo di -_ordinario_, nome che conservano tuttavia i canonici maggiori della -metropolitana. Egli era allora custode della chiesa di Galliano, -che era capo di pieve in quel tempo. Cinque anni dopo che fu fatto -arcivescovo, eresse uno spedale pe' poveri al luogo ove trovavansi, -non ha guari, le monache Turchine, lo dotò di molti e vasti poderi -propri: _de nostris proprietatibus_, come egli dice, e assegnò il -fondo per mantenervi ad assisterlo e regolarlo dodici monaci, i quali -dovessero osservare la regola di san Benedetto[168]. Sanno gli eruditi -che i monaci allora erano subordinati all'arcivescovo di Milano, come -ogni altro ecclesiastico[169], e che i monasteri per lo più avevano -uno spedale vicino, in cui dai monaci si albergavano e nodrivano i -poveri. Questo monastero era presso la basilica di San Dionisio. Morto -Enrico Augusto senza figli nella Germania, fugli eletto per successore -Corrado il Salico, duca di Franconia. I signori italiani, invitati, -non comparvero in Germania, ma si radunarono in Pavia per passare alla -elezione d'un re. Era tanto combattuta la dignità reale nell'Italia, -che non potevasi mantenere senza una incessante forza; e perciò il -re di Francia Roberto, il duca d'Aquitania Guglielmo, e qualche -altro principe, cui venne offerta la corona italica, non vollero -accettarla. Era il regno nuovamente nello stato di anarchia, quando -l'arcivescovo Ariberto:[170] _Suorum comparium declinans Heribertus -consortium, invitis illis, ac repugnantibus adiit Germaniam, solus -ipse regem electurus teutonicum,_ così ce lo rappresenta Arnolfo, -nostro milanese, scrittore di quel secolo[171], dal che vedesi -abbastanza il carattere deciso e intraprendente di Ariberto, che non -si curava dei pari; e posto che doveva avere un re da riconoscere -per suo sovrano, voleva averlo ei solo in qualche modo trascelto, e -che a lui dovesse la sua corona. Wippone, cappellano del re Corrado, -scrive questo arrivo dell'arcivescovo in Costanza, ove trovavasi -il re Corrado, al quale dice che Ariberto promise che, tosto che -fosse venuto in Italia, l'avrebbe acclamato e incoronato re:[172] -_Ipse eum reciperet, et cum omnibus suis ad dominum et regem publice -laudaret, statimque coronaret;_ il che gli promise con giuramento -e col pegno di ostaggi. Questo produsse che il nuovo re concedette -all'arcivescovo:[173] _Praeter dona quamplurima, Laudensem episcopatum; -ut sicut consacraverat, similiter investiret episcopum_; e con ciò -oltre il diritto, che era del metropolitano, di consacrare il vescovo -suffraganeo, venne donato ad Ariberto il dritto di investitura, ossia -di collocare al possesso della dignità e dei beni il nuovo vescovo: -dritto che in que' tempi pretendevasi dal sovrano, non come un semplice -_placet_, ma come una investitura, la quale cagionò poi gravi sconcerti -e guerre fatali fra il sacerdozio e l'Impero. Forse questo dono fatto -al nostro arcivescovo, che in qualche modo gli dava la sovranità -sopra di Lodi, fu cagione funesta dell'abuso che i Milanesi fecero -della loro potenza ad esterminio de' Lodigiani, da che ne vennero -fatali conseguenze per noi medesimi. Che che ne sia, l'arcivescovo, -al dire del citato Arnolfo,[174] _rediens securus in omnibus, totam -suis legationibus evertit Italiam, alios re, alios spe benevolos -faciens._ Tale era il carattere di quell'uomo, fatto o per rovinare, -o per innalzare sè stesso. Ariberto incoronò in Milano Corrado l'anno -1026[175], o almeno assai convincenti sono le ragioni per crederlo. -Venne Corrado poi, l'anno dopo, coronato imperatore in Roma dal sommo -pontefice Giovanni XIX. L'arcivescovo era ricco e splendido a segno, -che per più settimane alloggiò signorilmente il nuovo augusto e le -sua corte a spese proprie, poi gli somministrò l'aiuto per soggiogare -i Pavesi, che ricusavano di riconoscerlo. Partitosene l'imperator -Corrado verso Germania, Ariberto dispoticamente elesse un nuovo vescovo -di Lodi; e sul rifiuto che i Lodigiani fecero di accettarlo, mosse -verso Lodi alla testa di un numero d'armati bastante per costringere, -siccome fece, i Lodigiani a riconoscerlo ed obbedirgli. In quei tempi -non era cosa insolita di veder dei vescovi nelle armate: merita però -riflessione il fatto di Ariberto, che tanta forza e autorità si era -acquistata da potere da sè fare la guerra[176]. I Pavesi e i Lodigiani -così diventarono nemici dei Milanesi. - -(1028) Un fatto accaduto circa questo tempo, cioè nel 1028, merita -di essere riferito, perchè ci dà idea dei tempi e del carattere di -Ariberto. S'era sparsa voce che nel castello di Monforte, nella diocesi -di Asti, vi fosse celata una nuova setta di eretici. Glabro dice che -questa eresia approvava i riti de' pagani e de' giudei[177], quasi -che fossero componibili i due riti dell'unità di Dio e del politeismo, -della detestazione e del culto degli idoli. Landolfo il Vecchio dice -che, interrogati questi eretici, rispondevano di essere pronti ad ogni -patimento; che amavano la virginità e vivevano castamente sino colle -loro mogli; non mangiavano mai carne; digiunavano, e si distribuivano -le orazioni in guisa che nessuna ora del giorno vi fosse in cui non -offrissero a Dio le loro preghiere; che avevano i loro beni in comune; -credevano nel Padre, nel Figliuolo e nello Spirito Santo; tenevano -che vi fosse una podestà in terra di legare e di sciogliere; e -riverivano i libri del nuovo e del vecchio Testamento, i sacri canoni. -Così essi professavano la loro fede[178]. Molti marchesi e vescovi e -signori erano comparsi colle armi, per sottomettere quel castello di -Monforte, ma inutilmente. L'arcivescovo Ariberto, girando, per la sua -giurisdizione, sulle diocesi dei vescovi suoi suffraganei, scortato -da militi valorosissimi[179], sebbene ascoltasse da Gariardo, uno dei -pretesi eretici, la professione di fede nella maniera che ho detto, -credette di penetrare la malignità di quelle espressioni. Si posero -loro in bocca molti sentimenti eterodossi sopra i santi misteri della -Trinità e della Incarnazione; e si volle che, fra gli altri errori, -coloro credessero che il matrimonio fosse cosa riprovabile, e che anche -senza veruna opera di uomo sarebbero nati i fanciulli e continuato -il genere umano. Ogni lettore che preferisca la verità alla opinione, -giudichi se sia mai possibile che un ceto di uomini adotti e professi -una tale dottrina! Certo è però che gli abitatori del castello di -Monforte vennero in buon numero presi dai militi dell'arcivescovo, -e tradotti a Milano insieme colla contessa di Monforte, signora -del castello; e l'arcivescovo tentò di convertirli col mezzo di -ecclesiastiche e pie persone, ma ciò non riuscendo, _i primati della -nostra città, temendo_, dice il conte Giulini[180], _che non si -spargesse più largamente il veleno, alzata da una parte una croce e -dall'altra acceso un gran fuoco, fecero venire tutti gli eretici, e -loro proposero l'inevitabil partito, o di gettarsi a piè della croce, -e confessando i loro errori, abbracciare la dottrina cattolica, o di -gettarsi nelle fiamme. Ne seguì che alcuni si appigliarono al primo -progetto; ma gli altri, ch'erano la maggior parte, copertisi il volto -colle mani, corsero nel fuoco da cui furono miseramente consumati_; -al che aggiunge Landolfo il Vecchio, che un tal fallo accadesse per -volere dei primati,[181] _Heriberto nolente_. In quei tempi il glorioso -nostro sant'Ambrogio non si dipingeva punto in atto feroce e con uno -staffile nella mano; nè si credeva che avesse contrastato al sovrano, -nè perseguitato gli eretici seguaci di Ario. Si sapeva che il santo -vescovo aveva pazientemente sofferta la persecuzione del principe; -e aveva tollerati con carità e mansuetudine i suoi fratelli, che -traviavano nella fede; e a Dio, padrone di tutto, supplice offeriva -le sue preghiere, acciocchè misericordiosamente gli richiamasse alla -strada della vita, senza adoperare egli altre armi o suggestioni, -che la parola che persuade, l'esempio che persuade ancor più, e la -fraterna compassionevole affezione, colla quale si distinse quel -beato nostro pastore. L'orgogliosa ambizione di sovraneggiare persino -le idee, coprendosi col manto d'un religioso zelo, ha introdotta -la persecuzione, la violenza, i roghi, i quali non hanno distrutto -giammai il fanatismo, ma attizzandolo anzi, l'hanno alimentato, e resi -irreconciliabili gli eterodossi. L'umanità, la dolce insinuazione, la -pazienza disarmano gli avversarii, e li richiamano a venerare il vero -Dio con mansuetudine, con pace, colla benevolenza e coll'esercizio -della virtù. Io mi sono prefisso di non considerare Ariberto come -arcivescovo. Come uomo pubblico, cittadino, soldato, politico, egli -ha saputo rendersi padrone di quella rôcca, il che invano altri aveva -tentato; e il suo cuore ricusò di approvare l'atto ingiusto e crudele -del supplizio. Vi è molto anche da dubitare se veramente quegli -infelici fossero in errore nel dogma. Mi pare incredibile l'errore -di fisica sulla generazione. Mi sembra assurdo l'altro errore, loro -imputato, cioè che fosse loro opinione dannarsi ciascuno se non moriva -fra i tormenti. Ripugna poi affatto al buon senso il costume che -volevasi loro attribuire, cioè che violentemente uccidessero i loro -confratelli allorchè gravemente erano ammalati. Se ci fosse rimasto -qualche scritto in cui alcuno di questi infelici avesse rappresentata -la causa propria, saremmo un po' meglio informati della verità. -Forse erano costoro cristiani più pii e segregati dalla depravazione -generale, e per ciò perseguitati. San Pietro Damiano, che viveva in -quel secolo, così scriveva:[182] _ad tantam faecem quotidie semetipso -deterior mundus devolvitur, ut non solum cujuslibet sive saecularis -sive ecclesiasticae conditionis ordo a statu suo collapsus jaceat, -sed etiam ipsa monastica disciplina, solo tenus, ut ita dixerim, -reclinata, ab assueta illa altitudinis suae perfectione languescat. -Periit pudor, honestas evanuit, religio cecidit, et veluti facta -agmine, omnium sanctarum virtutum turba procul abscessit_[183]. Così -quel santo descriveva i costumi di quei tempi infelici. Il supplizio -adunque dei nominati abitatori di Monforte fu certamente atroce e poco -cristiano; l'errore se vi fosse, è cosa dubbia. Così leggiamo che dai -pagani si trattassero i martiri; ma così non si legge che gli apostoli -dilatassero la santa e mansueta religione di Cristo. Questa però è -la prima memoria e la più antica di persecuzioni e patiboli adoperati -dai cristiani per causa di religione; e mi dispiace che questo primo -esempio, che nei secoli posteriori è stato seguíto da tanti altri -funesti, sia stato dato in Milano l'anno 1028. - -Frattanto che l'imperatore Corrado dimorava lontano dall'Italia, la -potenza d'Ariberto andava ogni dì crescendo, e la città si avvezzava -sempre più a considerare l'arcivescovo come il capo della Repubblica. -A tanto giunse il potere di Ariberto, che, unitosi con Bonifacio, -marchese di Toscana, formarono un esercito, e, sormontato il gran San -Bernardo, si portarono in vicinanza del Rodano ad unirsi all'armata -dell'imperatore Corrado, che pretendeva il regno della Borgogna, -occupato da Odone, duca di Sciampagna. Wippo attesta il luogo in cui -quest'aiuto venne ad unirsi all'imperatore, e i nemici furono sconfitti -rimanendo il regno a Corrado; di che ne fa una menzione distinta lo -storico nostro Arnolfo[184]. Poi, ritornato Ariberto alla patria, -sempre più militare ed animoso, avvenne che un buon numero di militi -milanesi, malcontenti di lui, cercarono il modo di contenerlo; e, -memori della violenza usata da Ariberto contro i Lodigiani, passarono -a Lodi, ed eccitarono quanti più poterono a prendere le armi e seco -loro unirsi per fiaccare la potenza di lui. Ariberto andò incontro a -costoro, avendo fra i suoi anche altri vescovi suffraganei. Seguì una -zuffa assai ostinata, e il partito dell'arcivescovo rimase con poco -vantaggio, e fra gli altri uccisi si annoverò il vescovo di Asti, suo -suffraganeo, che rimase sul campo[185]. Venne poi l'imperator Corrado -in Italia nel 1037, e si portò a Milano. Cosa veramente gli accadesse -non lo sappiamo; si parla dagli autori di inquietudine sofferta, di -tumulto popolare. Quanto sappiam di certo si è che quell'augusto ben -tosto portossi a Pavia, dove l'arcivescovo Ariberto lo raggiunse. Ma, -sia che quell'augusto avesse attribuito ad Ariberto la poca sicurezza -ritrovata in Milano, sia che l'arcivescovo usasse di un tuono poco -rispettoso e sommesso, la storia c'insegna che Ariberto ivi fu -arrestato, e sotto buona scorta trasportato a Piacenza prigioniero. -Io non trovo difficoltà a credere che realmente Ariberto non fosse -contento che in Milano soggiornasse un uomo maggiore di lui; che egli -indirettamente potesse aver fomentata la licenza del popolo per farne -patire l'imperatore; e che, confidando sull'autorità che possedeva, -o sulla illusione del principe, si presentasse a lui a Pavia con -sicurezza. A custodire il prigioniere Ariberto l'imperatore aveva -destinati i suoi più fidi, ai quali l'arcivescovo offrì una lauta -cena, abbondante singolarmente di scelti vini. I custodi cedettero -alla ghiottoneria, e la secondarono sino alla ubbriachezza; e questo -era appunto lo stato al quale aveva pensato di ridurli l'arcivescovo -per sottrarsi, come fece, alla loro custodia. Così egli ricuperò la -sua libertà, e cautamente portossi a Milano, accolto dalla città con -somma allegrezza. Poichè Corrado intese il fatto, si mosse, e alla -testa de' suoi s'accostò a Milano per farne l'assedio, ad oggetto -singolarmente di riavere l'arcivescovo in suo potere; ma i tempi erano -assai cambiati. Milano non era più la città spopolata, distrutta e -languente; era[186] _maxima multitudine munita_, come ci attesta Wippo; -e i Milanesi gli andarono incontro, e più volte si azzuffarono con -gl'imperiali. Tutti i tentativi dell'imperatore riuscirono vani; ei -potè devastare i campi e le ville: ma dovette abbandonare il pensiero -di aver Milano. La collera dell'imperatore scelse allora un'altra -specie di guerra. Pensò egli di deporre l'arcivescovo Ariberto, e -nominò Ambrogio prete cardinale della santa chiesa milanese in sua -vece: forse credendo che alla città medesima, stanca per avventura -della dominazione di Ariberto, piacer dovesse la nuova scelta; ma -nessuno de' cittadini da questa novità fu commosso[187]. Vedendo -riuscir vano il colpo, un altro ne rimaneva da provare, ed era di -animare il sommo pontefice contro dell'arcivescovo; e Corrado perciò -portossi a Roma, e indusse Benedetto XI a scomunicare Ariberto: ma -nemmeno perciò l'arcivescovo cambiò punto pensiero o sistema[188], e -quindi Corrado il Salico abbandonò l'Italia, e nella Germania poco dopo -cessò di vivere nel 1039. - -Rimase così quasi sovrano Ariberto alla testa della sua città. -Enrico, figlio di Corrado, era stato già proclamato re di Germania. -Ho accennato che, dopo l'infeudazione fatta da Ottone in Berengario -e Adalberto, i re di Germania credevano che l'Italia fosse una -parte della loro corona; e gli Italiani diversamente credevano -che il loro fosse un regno distinto, e che non si acquistasse se -non colla proclamazione e incoronazione in Italia. Prima che non -seguisse la incoronazione, le carte milanesi non facevano menzione -alcuna del re. Il re Enrico fu poi imperatore, e fu il secondo che -ne assumesse il titolo, e da noi perciò chiamasi Enrico II, sebbene -gli oltramontani lo chiamino III. Enrico era lontano; e l'impazienza -del carattere facendo sembrare noioso il tempo della tranquillità, -disgraziatamente animò i Milanesi ad una guerra civile fra i nobili -e la plebe. Questo primo germe di discordia non si estinse mai più, -sebbene per intervalli venisse sopito. Tutta la storia seguente ne -farà testimonio. L'arcivescovo era alla testa del partito de' nobili, -come quasi sempre lo furono gli altri suoi successori. La cosa è assai -naturale, perchè i cardinali erano scelti fra le più nobili famiglie, -e l'arcivescovo era trascelto dal loro numero. La plebe era trattata -con molta durezza dai nobili. La nazione aveva già preso un'educazione -militare, e questa ha per solo rapporto fra un uomo e l'altro il -comando e l'obbedienza. Un resto ancora rimaneva di servitù longobarda, -per cui un nobile era proprietario di molti uomini. I costumi erano -ancora agresti, e spiravano il secolo di ferro. La plebe, che aveva -col suo sangue contribuito anch'essa a difendere la patria, non poteva -soffrire di vedersi così non curata e depressa cessato che fu il -pericolo. La plebe di Roma abbandonò la patria e si ricoverò sul monte -Sacro. Convien confessare che quella di Milano trovò uno spediente -migliore; poichè invece ella scacciò dalla città l'arcivescovo e tutti -i nobili: e ciò avvenne l'anno 1042. Per più di due anni continui -si mantennero i plebei ben muniti e difesi in Milano; tentando -incessantemente i nobili, a per assedio o per sorpresa, di rientrarvi; -e sempre rispinti colla loro peggio. Vi volle un giusto timore che -il re Enrico approfittasse di questa discordia, per riunire almeno -in apparenza gli animi e calmare i partiti. L'arcivescovo Ariberto, -nel 1045, finì la sua gloriosa carriera. Mentre egli era ammalato -e vicino a morte, Uberto, fedele suo milite, mostravasi afflitto; e -l'arcivescovo placidamente lo consolò dicendogli: Io vado sicuro ai -piedi di Sant'Ambrogio, tuo e mio padre. Landolfo Seniore ci descrive -la religiosa pietà del nostro Ariberto:[189] _Convocatis sacerdotibus -et diaconis, summa cum devotione omnium peccatorum poenitentia accepta, -atque confessione coram omnibus facta, atque absolutione a sacerdotibus -per impositionem manuum, Spiritu Sancto cooperante, donata, Sanctam -Eucharistiam humiliter ac devote suscipit_[190], e poco dopo morì: -uomo che nel carattere ebbe molta grandezza; buon soldato, buon -principe; aveva i costumi e la religione de' suoi tempi; egli nacque -opportunamente per la sua gloria e per rianimare la sua patria, che -dall'epoca sua può contare il vero suo risorgimento. - -L'arcivescovo Ariberto, le di cui armi portarono la vittoria oltre -le Alpi, e seppero fare insuperabile resistenza all'imperatore, fu -quello che inventò l'uso di condurre nell'armata il _carroccio_, nome -conosciutissimo, sebbene poco ne sia conosciuto l'oggetto. I nostri -scrittori ci rappresentano questo carroccio come una superstizione, -ovvero come una barbara insegna. Io credo che piuttosto debba -riguardarsi come una invenzione militare assai giudiziosa, posta la -maniera di combattere di que' tempi. Nel tempo in cui dura un'azione, -egli è sommamente importante il sapere dove si trovi il comandante, -acciocchè colla maggior prestezza a lui si possa riferire ogni -avvenimento parziale; egli è parimenti opportunissimo il sapere dove -precisamente si trovino i chirurgi, per ivi trasportare i feriti; -parimenti è necessario che il sito in cui trovasi il comandante, e in -cui si radunano i feriti, sia conosciuto da ognuno, acciocchè si abbia -una cura speciale di accorrere a difenderlo. Questo sito deve essere -mobile a misura degli avvenimenti, e a tutti questi oggetti serviva -il carroccio, ch'era un'assai eminente antenna, alla sommità della -quale stava un globo dorato assai lucido e distinguibile: sotto il -quale pendevano due lunghe bandiere bianche, e al mezzo dell'albero -stavavi una croce. Avanti a quest'antenna erari l'altare sul quale -celebravansi i sacri misteri per l'armata; e tutto ciò era conficcato -sopra di un carro assai vasto e sicuro, per servir di base a questo -enorme vessillo, e trasportarlo. Un gran numero di bestie si adoperava -per moverlo. Non è punto inverosimile il credere che su di quel carro -o carroccio si ponesse la cassa militare, la spezieria e quanto più -importava di avere in salvo e pronto uso. Nemmeno sarebbe inverosimile -il dire che con varii segnali da quell'altissimo stendardo si dessero -gli ordini per un mezzo prontissimo, come si costuma anche ora nella -guerra di mare. Terminata la guerra, si riponeva il carroccio nella -chiesa maggiore, come cosa sacra e veneranda; e così anche l'opinione -religiosa contribuiva a fare accorrere alla di lui preziosa custodia -i combattenti. Pare adunque che il comandante o rimanesse vicino al -carroccio, o ivi almeno lasciasse l'indizio del sito a cui si volgeva, -per subito rinvenirlo; che vicino al carroccio si portassero i feriti, -sicuri di trovare ivi ogni soccorso, lontani da ogni pericolo; che -dal carroccio si diramassero gli ordini per mezzo di segnali con -somma rapidità; che ivi si custodisse quello che eravi di prezioso; -e che gli occhi de' combattenti, di tempo in tempo rivolti a quel -vessillo, conoscessero quali azioni ad essi comandava il generale, e -quale fosse il luogo più importante di ogni altro da custodirsi. Nella -maniera dì guerreggiare dei tempi nostri riuscirebbe inutile una tal -macchina, ben presto rovesciata dall'artiglieria, che ridurrebbe quel -contorno più d'ogni altro pericoloso; il fumo impedirebbe spesse volte -che quello stendardo fosse visibile: ma prima dell'invenzione della -polvere il carroccio inventato da Ariberto certamente fu con accortezza -immaginato; e perciò anche le altre città della Lombardia, quando, -coll'esempio de' Milanesi, acquistarono l'indipendenza e si ressero -col loro municipale governo, adottarono ciascheduna il proprio gran -vessillo, ossia carroccio. Così facilmente intendiamo come la perdita -del carroccio fosse un avvenimento che funestasse una città, non già -per un'idea di Palladio, o per una vana opinione d'onore soltanto, ma -perchè la perdita del carroccio era prova di una totale sconfitta, al -segno di non avere potuto preservare quello spazio che sommamente era -cura di ciascuno il difendere. - -La riconciliazione fra i nobili e i plebei era stata momentanea; e -durava tuttora, come dappoi continuò, lo spirito di partito. Acciocchè -il governo degli ottimati sia fermo, conviene che la costituzione -ponga una distanza grande fra il ceto dei pochi, presso i quali sta -il comando, e il vasto ceto di quelli che sono destinati alla passiva -obbedienza. La loro persona deve comparire al popolo sacra e veneranda; -ma conviene che ciascuno ottimate, al deporre che fa la toga e la -pubblica persona, diventi popolare; e così la plebe ama i padroni, e -riceve come un beneficio que' momenti ne' quali discendono con lei i -magnati. Niente di questo eravi nella informe costituzione nascente -di Milano. L'autorità de' magnati non aveva l'augusto appoggio delle -leggi, e il loro costume, violento e duro, insultava il popolo, e -lo indisponeva ad obbedire ad un'autorità incautamente adoperata. -Morto appena il grande Ariberto si rinnovarono i partiti, e cominciò -la plebe a pretendere di avere essa pure influenza nell'elezione -dell'arcivescovo, dignità diventata assai più politica che -spirituale[191]. Non fu possibile di terminare la controversia fra di -noi; l'ostinazione era insuperabile, e quindi fu risoluto di ricorrere -al re Enrico, e lasciare a lui la nomina del nuovo arcivescovo. Vennero -adunque presentati al re i nomi di quattro cardinali della santa -chiesa milanese, acciocchè ne facesse la scelta. Ma il re profittò -dell'occasione e nominò arcivescovo certo Guidone, milanese bensì, ma -uomo ignobile, e conseguentemente che non era del ceto de' cardinali -ordinari; e così collocò sull'importante sede metropolitana una sua -creatura, interamente da lui dipendente; si affezionò il partito de' -plebei, abbassò i magnati, e si aprì la strada per essere più padrone -del regno d'Italia, che non potè esserlo il di lui padre Corrado. Vi -volle tutta l'astuzia di Guidone, tutto il timore che si aveva del -re Enrico, e molto denaro per ottenere che fosse consacrato il nuovo -arcivescovo[192]. Il partito de' nobili fu talmente offeso nel vedere -collocato un plebeo a loro dispetto sulla sede arcivescovile, che in un -giorno solenne l'indecenza fu portata a segno di piantare abbandonato -solo all'altare il nuovo arcivescovo, essendosi sottratti i cardinali -in mezzo della sacra funzione, come ci attesta Landolfo Seniore. Non -si può a meno di non compiangere con san Pietro Damiano la misera -condizione di que' tempi, e consolarci nel vedere i sacri ministri -dell'altare de' giorni nostri ben diversi, col loro esempio insegnando -al popolo la riverenza che si deve al santuario, e colla loro -mansuetudine allontanandolo dai perseguitare i nostri fratelli sotto -pretesto di religione. Pare che in quel secolo infelice la religione, -in vece di contenere le malvagie passioni degli uomini, da essi fosse -sfrontatamente adoperata, servendosene di pretesto per farvi un più -libero corso. - -Il re Enrico venne in Italia; portossi a Roma; depose varii che si -dicevano sommi pontefici, e fece eleggere dal clero o dal popolo -Svidger, sassone, ch'egli aveva al suo seguito condotto a Roma. Nel -giorno medesimo in cui Enrico fece incoronare papa Svidger col nome di -Clemente II; Clemente II incoronò imperatore Enrico. Così quel sovrano, -coll'assoluta sua autorità, eleggeva il papa e l'arcivescovo, e aveva -annientato il potere de' sacri canoni e la libertà dell'ecclesiastiche -elezioni. Da ciò nacquero le discordie, che durarono per secoli, a -separare i cristiani in due partiti, gli uni a favore della sovranità, -gli altri a favore della libertà ecclesiastica; e se questo furore -di partito finalmente nella vita civile è tolto, ne rimane però -sempre qualche seme, almeno presso degli scrittori che ne raccontano -la storia. Non può, a mio parere, imputarsi a delitto se i vescovi, -vedendo soggetta la loro città a un sovrano elettivo, indifferente -per lo più al ben essere del suo popolo; vedendo il saccheggio, la -rapina, la miseria essere diventati lo stato naturale e costante della -città; non si può, dico, imputar loro a delitto, se, adoperando le -pingui loro rendite per ripararne le mura, per assicurarne la difesa, -con questo mezzo acquistarono la rispettosa riconoscenza del loro -popolo. Nè si può fare alcun rimprovero ai prelati se procurarono, -colle forze acquistate e col loro credito, di accrescersi i mezzi per -meglio difendere gli uomini della loro diocesi. Sin qui non si può che -venerare la loro condotta. Vero è che al comparire di re migliori, -avrebbero essi ottimamente operato, se, limitandosi al sacro loro -ministero, avessero abbandonato le cure del regno al sovrano: ma dagli -uomini non si può pretendere che, per essere rivestiti d'un carattere -pio e santo, cessino d'essere uomini e si trasmutino in altrettante -divinità. Ecco il modo col quale i vescovi diventarono potenti. -Niente poi è più naturale del partito che allora presero i sovrani -mischiandosi nelle elezioni de' vescovi, la scelta dei quali era -essenziale per la sicurezza della loro corona; partito che non aveva -l'appoggio della tradizione, contrario alle opinioni di quei tempi, -ma assolutamente necessario per restare tranquilli sul trono. Questo -turbamento essenzialissimo, che rovesciava dai fondamenti la gerarchia -ecclesiastica non solo, ma la disciplina istessa e il costume; che -faceva collocare sulla sede vescovile soggetti inettissimi e affatti -indegni di ascendervi; che apriva un mercato alla simonia, e faceva -diventare un articolo di finanza per il sovrano l'investitura de' -vescovadi e de' beneficii, era un oggetto turpe e luttuoso, meritevole -di riforma; e nessun altro poteva tentarla fuori che il sommo pontefice -capo della Chiesa. L'impetuoso zelo di Gregorio VII fu spinto da questo -universale disordine. In ogni cosa umana, quando si ha da combattere, -si corre rischio di trascorrere più in là del giusto. Così è accaduto -ai due partiti più di una volta, abusando delle circostanze favorevoli. -Scegliendo i fatti della storia con impegno per un partito, e tacendo -que' che non torna conto di ricordare, si trova una serie che prova e -convince; tanto fecondi sono i casi favorevoli ora al sacerdozio ed ora -al trono. Io non ardirò di mischiarmi nella gran contesa; tralascerei -anzi di parlarne, se fosse possibile l'omettere nella storia di Milano -i fatti più importanti e più interessanti per la loro influenza: ma -giacchè la fatica che ho intrapresa, e il corso degli avvenimenti mi -conducono a scrivere que' fatti che risguardano la città, io lo farò, -mosso dal sentimento di compassione de' mali che da un tale dissidio -sono nati; conoscendo il dissidio originato da una serie di cose che -lo rendevano necessario; e sempre ricordandomi che la debolezza, la -illusione e le passioni sono compagne degli uomini in tutti i secoli e -in tutte le condizioni. Ma di ciò tratteremo nel capo seguente. - -Per ora ci può servire, per avere idea del governo della città in -que' tempi, un passo del Fiamma, che così c'insegna:[193] _Insuper -archiepiscopus mediolanensis quosdam alios maximos redditus imperiali -auctoritate recipiebat; quia super stratas regales, in exitu quolibet -de comitatu, habuit teloneum, et dum intrabat aliquis extraneus -in equo vel cum curru, aut pedibus, dabat telonario archiepiscopi, -immo innumerabilibus telonarii scensum, et archiepiscopus tenebatur -custodiri facere passus, et omnibus damnificatis intra territorium -restituere de suo tantum quantum damna fuissent aestimata_[194]. Da -queste parole molte cognizioni si ricavano. Primieramente il sovrano -è sempre stato considerato il re d'Italia o l'imperatore, e da lui, o -per tacita o per espressa concessione, doveva provenire ogni diritto -pubblico per essere considerato legittimo. L'arcivescovo realmente -non è stato mai sovrano di Milano, e mi sembra una favola evidente la -pretesa donazione che si asserisce fatta dal re Lotario nel 949 della -zecca di Milano all'arcivescovo; giacchè due anni dopo quest'epoca le -monete di Milano portarono il nome di Ottone, e dipoi degli Enrici, -dei Federici, dei Lodovici, indi dei Visconti e degli Sforza, non mai -ebbero il nome di verun arcivescovo, trattone quello dell'arcivescovo -Giovanni Visconti, che fu successore di Lucchino nella signoria di -Milano, e che la dominò per titolo ereditario di sua famiglia, e non -per la dignità ecclesiastica. Questa supposta donazione della zecca -ha per appoggio una bolla di Alessandro III sommo pontefice, il quale -poteva essersi ingannato nel suo fatto, e nella quale si considera come -legittimo arcivescovo Manasse, sebbene tale non fosse. Questa bolla -fors'anco è stata composta ne' tempi posteriori per altri fini, senza -che il papa l'abbia spedita giammai. L'arcivescovo adunque riscuoteva -per concessione del sovrano il tributo, e doveva l'arcivescovo istesso -tenere difeso il contado, e risarcire del proprio i danni secondo la -stima che ne venisse fatta. Il sistema fu introdotto dall'imperatore -Ottone. Sappiamo che il tributo s'impone per supplire ai mezzi della -difesa dello Stato. È strano il sistema che il sovrano confidi al -pubblicano medesimo la cura della difesa: ma la sovranità elettiva -d'un monarca per lo più lontano, in tempi ne' quali non si tenevano -milizie stabilmente assoldate, poteva renderne il progetto spediente. -Dovevano temersi le scorrerie degli Ungheri, e da essi forse avevano -anche imparato i vicini a depredare. Non era sicuro il contadino di -raccogliere e conservare la messe del suo campo. I Pavesi, Lodigiani, -Novaresi e i Comaschi venivano furtivamente a predare i Milanesi; e -questi altrettanto facevano fuori de' confini. Non v'era giudice che -avesse una giurisdizione estesa per punire il delitto commesso da -un uomo che abitava fuori di contado. Perciò ogni distretto doveva -essere custodito, e questa custodia era confidata all'arcivescovo, -personaggio il più facoltoso e autorevole della città, ma non però -l'arbitro di essa; poichè v'erano i messi ed i giudici regii, che -potevano e dovevano condannare l'arcivescovo al rinfacimento, tosto -che per negligenza di lui gli estranei avessero portato danno a un -milanese. L'autorità dei conti, che in origine comandavano la città -in nome del sovrano, si andava indebolendo ogni anno. La potenza -dell'arcivescovo non era dunque illimitata, anzi avendo preteso i -fratelli dell'arcivescovo Landolfo,[195] _prae solito, civitatis -abuti dominio_[196], venne scacciato per questa insolita pretenzione -l'arcivescovo della città, la quale,[197] _tempore Ottonis imperatoris -primi, Bonizio...... virtute ab imperatore accepta, velut dux castrum -procurando regebat_[198]. - -Alcune usanze ed opinioni di quel secolo meritano di essere ricordate. -Continuava l'usanza, siccome ho detto, di considerare alcuni uomini -come servi: a questi si tagliavano i capelli, e quando volevansi -manomettere, era costume di presentare il servo a un sacerdote, che -lo faceva passeggiare in giro intorno dell'altare, e, dopo una tal -cerimonia, l'uomo era considerato libero. Per fare un atto solenne -di donazione il costume esigeva che si adoperasse un coltello e un -bastone nodoso, un ramo d'albero, ovvero un pampino di vite. Qualche -altra volta si adoperava per tale atto un'altra cerimonia, ed era di -porre sulla terra la carta e il calamaio, e il donante li prendeva -dal suolo e li poneva nelle mani del notaio, pregandolo a scrivere la -donazione e autenticarla. Il lardo era molto in uso presso la plebe. -Abbiamo più legati pii ai poveri che dispongono di distribuirne. Uno -di questi è nel testamento fatto dall'arcivescovo Andrea, in cui vuole -che il suo erede, nel giorno anniversario di sua morte,[199] _pascere -debeat pauperes centum, et det per unumquemque pauperem dimidium panem, -et companaticum lardum, et de caseum, inter quatuor, libra una, et -vino stario uno_. Nella chiesa di Sant'Ambrogio avevamo tre oggetti -di opinioni capricciose: un antico marmo rappresentante Ercole, e si -credeva che l'impero doveva conservarsi sin tanto che quella scultura -rimaneva al suo luogo: di ciò scriveva Fazio degli Uberti: - - _Hercules vidi, del qual si ragiona_ - _Che, fin che 'l giacerà come fa ora,_ - _L'Imperio non potrà forzar persona._ - -Avevamo la sede vescovile marmorea nel coro, sulla quale, ponendosi -a sedere le donne incinte, credevano di non poter più correre alcun -rischio nel parto. In terzo luogo si credeva che quel serpente di -bronzo collocato sulla colonna dal buon arcivescovo Arnolfo, quel -prezioso dono de' Greci, avesse la virtù di guarire i bambini dai -vermi. Si credeva molto alle streghe, e si opinava ch'esse nulla -potessero operare nelle case avanti le quali passavano le processioni -delle Rogazioni, le quali sono assai antiche presso di noi. Quando le -campagne avevano bisogno della pioggia si poneva una gran caldaia a -fuoco in sito aperto; e vi si facevano bollire legumi, carni salate -ed altri commestibili; poi si mangiava e spruzzavansi di acqua i -circostanti. Nella vigilia del santo Natale si faceva ardere un -ceppo ornato di frondi e di mele, spargendovi sopra tre volte vino e -ginepro; e intorno vi stava tutta la famiglia in festa. Questa usanza -durava ancora nel secolo decimoquinto, e la celebrò Galeazzo Maria -Sforza. Il giorno del santo Natale i padri di famiglia distribuivano, -sin d'allora, i denari, acciò tutti potessero divertirsi giuocando. -Si usavano in quei giorni dei pani grandi; e si ponevano sulla mensa -anitre e carne di maiale, come anche oggidì il popolo costuma di fare. -V'è nell'archivio del monastero di Sant'Ambrogio una donazione, fatta -nel 1013, da Adamo, negoziante milanese, all'abate del monastero; egli -dona una casa, acciocchè col fitto di essa i monaci comprino de' pesci, -ed allegramente se li mangino nel giorno anniversario della morte di -Falcherodo, monaco, e di Giovanni, prete: e ciò per sollievo dell'anima -de' trapassati. Sono anche curiose le parole:[200] _Emanat pisces ad -refectionem et hilaritatem annualem in die anniversario obitus eorum -Falkerodi monaci et Johanni presbytero, pro animarum eorum remedio, -quo ipsis proficiat ad gaudium et anime salutem_[201]. Si credeva da -molti che giovasse al riposo delle anime de' defunti l'accendere sulle -tombe loro delle lampadi:[202] _Ut ipsa luminaria luceant pro anima -ipsius_[203]. Altre donazioni ritrovansi colla condizione:[204] _Et -faciat ardere ia quadragesima majore super sepulturam ipsius quondam -Andreae genitoris_[205]. Di varie superstizioni di quei tempi ne tratta -la dissertazione dell'illustre Muratori, alla quale si può ricorrere -per una più vasta erudizione[206]. - -Non v'è ai nostri giorni alcun giudice, per corrotto e meschino ch'egli -si sia, che sfrontatamente ardisca di raccontare di avere venduta -la sentenza. Allora l'imperatore Ottone III non ebbe difficoltà, in -un diploma del 1001, di asserire di aver ricevuto dal vescovo di -Tortona la metà dei beni disputati:[207] _Propter rectum judicium -quod fecimus inter eum et Ricardum, ex jam praenominatis rebus_[208]. -Facile è quindi il conoscere in quale stato fossero allora le leggi, -la disciplina, le scienze. I vescovi erano soldati e vivevano più -nelle armate che nella Chiesa. Così facevano gli abati[209]. L'uso di -decidere le questioni col preteso giudizio di Dio nel duello, sempre -più rendevasi comune. I beni ecclesiastici si dilapidavano dagli stessi -prelati; e così fece Landolfo, arcivescovo, il quale[210] _ecclesiae -facultates et multa clericorum distribuit militibus beneficia_[211]; -e più distintamente lo spiega l'altro storico nostro contemporaneo -Landolfo:[212] _Pollicens illis omnes plebes, omnesque dignitates atque -Xenodochia, quae majores ordinarii atque primicerius decumanorum, -archipresbyteri, et cimiliarchi hujus urbis ecclesiarum tenebant, -jurejurando asserens, pactum usque detestabiles patratus_[213]. Io -ripeterò più volte una verità che non sarà mai ripetuta abbastanza; -cioè che le malinconiche declamazioni che si fanno contro i costumi del -secolo in cui viviamo, suppongono una totale ignoranza della storia; e -che, paragonando il tempo d'oggi ai tempi de' quali tratto, dobbiamo -umilmente benedire e ringraziare l'Essere Eterno che ci ha riserbati -a vivere fra uomini assai più colti e ragionevoli, sotto governi assai -più saggi e benefici, diretti da un clero assai più dotto, costumato e -pio, mentre il vizio e il delitto cautamente fra le tenebre serpeggiano -(poichè la terra è la loro abitazione), ma non innalzano la temeraria -fronte, nè dettano precetti per confondere, come allora facevano, ogni -idea di giustizia e di virtù. - - - - -CAPITOLO V. - - _Dissensioni civili pel cambiamento della disciplina ecclesiastica - dopo la metà del secolo XI._ - - -La rivoluzione di cui sono per trattare in questo capitolo, ha -cagionato più di trenta anni di fazioni nella nostra città. Stragi, -incendii, odii, scandali, risse, questa è la scena che ci si apre -davanti. Vorrei cancellare dalla storia la memoria di que' tristi -avvenimenti; ma essi influirono sopra i posteriori, e furono troppo -lunghi ed importanti. Costretto a riferirli, io lo farò più colle -parole altrui, che colle mie. La libertà ecclesiastica era stata -depressa all'estremo dall'imperatore Enrico II, come già accennai. Il -pontificato istesso di Roma già da una serie di anni era abbassato -all'ultimo segno. Romano, console, duca e senatore di Roma, a forza -di denaro si era fatto eleggere sommo pontefice col nome di Giovanni -XIX nel 1204. Teofilato, di lui nipote, fanciullo ancora e appena -cherico, a forza pure di denaro speso da' suoi parenti, gli succedette -col nome di Benedetto IX. La vita libertina, le rapine, le crudeltà -che esercitava, indussero i Romani a scacciarlo. L'imperatore -Corrado, colle sue armi, lo collocò di nuovo sulla sua sede; ivi -però, circondato dalla detestazione pubblica ben meritata, vendette -il sommo pontefice a prezzo d'oro all'arciprete Giovanni Graziano, -che fu Gregorio VI. L'imperatore Enrico II, successor di Corrado, -volle che Gregorio VI fosse deposto in un concilio a Sutri. Poi -costrinse i Romani a riconoscere per sommo pontefice Svidger, vescovo -di Bamberga, ch'egli aveva dalla Germania condotto in seguito, e -si chiamò Clemente II. Morto questo, l'imperatore Enrico elesse a -sommo pontefice Poppone, vescovo di Brixen, e lo spedì a Roma, dove -ebbe nome Damaso II; a cui l'imperatore stesso in Worms destinò per -successore Brunone di Egesheim, che fu in Roma chiamato Leone IX. -Gli fu successore Geberardo, vescovo di Eichslat, scelto in Magonza, -il quale in Roma si chiamò Vittore II. Così si facevano allora -le elezioni. Ildebrando, nato nella Toscana, monaco, in Roma, poi -cardinale, viveva in que' tempi. Dotato di somma accortezza e di quella -energia d'animo che caratterizza gli uomini grandi, fermo ne' suoi -principii, audace, cautamente violento, fremeva nel mirare rovesciata -la disciplina ecclesiastica, calpestata l'antica libertà delle elezioni -canoniche, soggiogata l'Italia da continue invasioni, umiliata Roma -all'obbedienza, e collocati sulle sedi vescovili uomini talvolta i più -vili e i più indegni d'occupare quel sacro luogo. Ildebrando era nato a -tempo, poichè il disordine era al colmo. L'evidenza de' mali pubblici, -cresciuti a un dato segno, dispone gli uomini a desiderare e seguire -una mente superiore riscaldata per una rivoluzione. In ogni altro tempo -più placido l'inerzia prevale; e il vigoroso entusiasmo sbalordisce e -dispiace. La stima de' Romani l'aveva innalzato a tale ascendente, che -Vittore II era pienamente governato da lui; ch'egli creò, si può dire, -Alessandro II; e che erano già quasi vent'anni ch'ei dirigeva il sommo -pontificato quando vi ascese col nome di Gregorio VII, nome che ei -rese famoso nella storia. Egli si propose di assoggettare alla chiesa -romana la milanese; di rendere il papato potente colla soggezione de' -vescovi, e così opporre alla forza dell'Impero la forza ecclesiastica -riunita: mezzo che forse era il solo per allontanare la simonia nelle -elezioni, e restituire alla Chiesa pastori degni dell'apostolato. La -chiesa milanese era la più importante di ogni altra, per il numero -grande delle chiese da essa dipendenti, per l'opinione antica, per -la venerazione del suo rito e per l'influenza che aveva l'arcivescovo -nella elezione del re d'Italia. In fatti vedremo con quanta ostinazione -Ildebrando abbia seguitato il suo piano senza mutare giammai consiglio, -malgrado le gravissime difficoltà che vi si frapposero. - -(1056) Nell'anno 1056 era morto l'imperatore Enrico II, e restava -collocato sul trono imperiale un bambino di sei anni, Enrico III, in -mezzo alle turbolenze della Germania, sotto la tutela dell'imperatrice -Agnese, di lui madre. Durante una lunga serie di anni l'Italia -rimase come se non vi fosse un re, ed era libero il campo ai maneggi -d'Ildebrando. Cominciarono essi appunto in quell'anno 1056. In quel -tempo la chiesa milanese ordinava, siccome accennai, sacerdoti anche -gli uomini che avevano moglie, e permetteva loro di convivere con -essa. Non però ammetteva al sacerdozio coloro che fossero passati -a seconde nozze, ovvero avessero presa per moglie una vedova. Non -si proibiva poi che un sacerdote, rimasto vedovo, passasse a nuove -nozze; ma gli restava sempre interdetto l'esercizio delle funzioni -sacerdotali. Pretendevano i nostri sacerdoti che tale fosse il -patrio rito sino dai tempi di Sant'Ambrogio, il quale, come nella -forma del battesimo e in altra parte della liturgia aveva adottata -la pratica della chiesa greca, così ne avesse accettata anche la -disciplina, che accorda il matrimonio ai sacerdoti. Questa opinione -è stata contrastata con molta erudizione dal nostro Puricelli in una -sua dissertazione, in cui volle provare non avere mai sant'Ambrogio -permesso il matrimonio ai sacerdoti[214]. Citavano allora i nostri -ecclesiastici un testo del santo nel suo primo libro[215] _de officiis -ministrorum_, con queste parole:[216] _De monogamia sacerdotum quid -loquar? quum una tantum permittitur copula, et non repetita; et haec -lex est non iterare conjugium_[217]. Ma questo passo ora si legge -così:[218] _De castimonia autem quid loquar, quando una tantum nec -repetita permittitur copula. Et in ipso ergo conjugio lex est non -iterare conjugium_[219]. Non consta nemmeno che gl'impugnatori del -matrimonio de' sacerdoti allora accusassero di mala fede i nostri -sacerdoti, che pubblicamente si appoggiavano a quella testimonianza; -anzi in un'aringa pubblica si pretese allora che la seguente fosse -dottrina di sant'Ambrogio:[220]_ Virtutum autem magister apostolus -est, qui cum patientia redarguendos docet et contradicentes, qui unius -uxoris virum praecipiat esse, non quod exortem excludat conjugii, nam -hoc supra legem praecepti est, sed ut conjugali castimonia fruatur -absolutionis suae gratia; nulla enim culpa conjugii, sed lex. Ideo -Apostolus legem posuit dicens: Si quis sine crimine est unius uxoris -vir; ergo qui sine crimine est unius uxoris vir, teneatur ad legem -sacerdotii supradicti; qui autem iteraverit conjugium, culpam quidem -non habet coinquinati, sed praerogativa exuitur sacerdotis_[221]. -Questo passo del santo dottore ora si legge così:[222] _Virtutum -autem magister apostolus est, qui cum patientia redarguendos doceat -contradicentes; qui unius uxoris virum praecipiat esse, non quo exortem -excludat conjugii (nam hoc supra legem praecepti est) sed ut conjugali -castimonia servet ablutionis suae gratiam: neque iterum ut filios -in sacerdotio creare apostolica invitetur auctoritate, habentem enim -dixit filios, non facientem, neque conjugium iterare_[223]. Il testo -odierno è precisamente contrario a quello che allora si allegava in -pubblico, senza che alcuno accusasse chi lo citava, di mala fede; e gli -scritti di sant'Ambrogio dovevano essere noti al clero ambrosiano, che -faceva professione di conservare i particolari instituti di quel santo -vescovo. In seguito a ciò, leggesi anche presentemente il passo in -questi termini:[224] _Ideo apostolus legem posuit dicens: Si quis sine -crimine est unius uxoris vir, tenetur ad legem sacerdotii suscipiendi: -qui autem iteravit conjugium, culpam quidem non habet coinquinati, -sed praerogativa exuitur sacerdotis_[225]. Cresce anche al di più la -difficoltà sul testo del santo dottore, osservando come poco dopo, a -tal proposito, presentemente leggesi:[226] _Patres in concilio Nicaeno -tractatus addidisse, neque clericum quemdam debere esse qui secunda -conjugia sortitus sit_; il che non si sa come spiegarlo, poichè ne' -venti canoni del concilio Niceno nessuna menzione si fa de' cherici -bigami; ne è presumibile che il santo dottore Ambrogio ignorasse gli -atti di quel primo concilio generale della Chiesa, che era celebrato -appena settantun'anni prima del tempo in cui egli scriveva quelle -parole; meno poi che allegasse l'autorità di quella celebre unione -di trecento diciotto vescovi sopra un argomento di cui il concilio -non avesse trattato. Il testo del santo padre allora era diverso da -quello d'oggidì; quale sia la genuina lezione a me non appartiene -il deciderlo[227]. I nostri ecclesiastici allora interpretavano -letteralmente i testi di san Paolo:[228] _Bonum est homini mulierem -non tangere; propter fornicationem autem unusquisque suam uxorem -habeat_; e l'altro:[229] _Oportet ergo episcopum irreprehensibilem -esse, unius uxoris virum, sobrium, prudentem, etc._ Questa opinione, -che attribuiva a sant'Ambrogio la disciplina favorevole al matrimonio -de' sacerdoti, si vede ancora nell'antica cronaca di Dazio, riferita -da Galvaneo Fiamma:[230] _In synodo Damasi Primi, centum quadraginta -episcoporum, celebrata in Costantinopoli, ubi beatus interfuit -Ambrosius, gravissima dissensio exorta et inter sacerdotes uxoratos -ex una parte, et inter sacerdotes sine uxore viventes ex altera, qui -sacerdotes sine uxore dicebant sacerdotes uxoratos salvari non posse. -Summus pontifex hanc quaestionem commisit beato Ambrosio, qui sic ait: -Perfectio vitae non in castitate, sed in charitate consistit, secundum -illud apostoli: Si linguis hominum loquar et angelorum, etc. Ideo -lex concedit sacerdotes semel virginem uxorem ducere, sed conjugium -non iterare. Si autem, mortua prima uxore, sacerdos aliam duxerit, -sacerdotium amittit._ Questa opinione durava ancora al principio del -secolo decimoquarto, quando scriveva Pietro Azario, il quale, descritta -che ebbe la gerarchia ecclesiastica di Milano, aggiugne:[231] _Iis -omnibus benedicens beatus Ambrosius, una uxore uti posse concessit, qua -defuncta et ipsi vidui in aeternum permanerent. Quae consuetudo duravit -annis septingentis usque ad tempora Alexandri papae, quem civitas -Mediolani genuerat._ E anche un secolo dopo così credevasi; di che ci -fanno testimonianza le seguenti parole del Corio, e _concesse loro[232] -che potessero avere moglie vergine, la quale morendo, restassero poi -vedovi, come chiaramente si legge nella prima a Timoteo_; parole che -trovansi nelle prime edizioni di Milano 1503, e di Venezia 1565, ma che -si tralasciarono nelle posteriori ristampe. Quantunque questa opinione -di sant'Ambrogio sia considerata erronea; e la pratica di ammettere al -sacramento dell'ordine le persone che avevano già il sacramento del -matrimonio, si risguardi come un abuso introdottosi posteriormente; -egli è però certo che i sacerdoti che vivevano nel 1056 erano nati ed -allevati con questo costume e con questa opinione che il matrimonio -fosse permesso agli ecclesiastici, e che, almeno da cento anni, tale -fosse la loro pratica; il che lo attesta il conte Giulini, che pure -è poco amico di que' nostri ecclesiastici così egli: _Non era così -antico, a mio credere, come quello della simonia, nella nostra città -l'altro abuso del matrimonio degli ecclesiastici, non avendone io -trovato qualche indizio che nel secolo decimo_[233]. - -Quand'anche io credessi migliore la disciplina ecclesiastica che -permette le nozze ai sacerdoti, dell'altra che impone loro l'obbligo -del celibato, io tacerei per riverenza verso della Chiesa, che ha -stabilito generalmente il secondo. Ma tutto bene esaminato, parmi -che il celibato sia lo stato più conveniente ed opportuno agli -ecclesiastici; perchè meno legami gli attaccano alle brighe della -società; più imparziali e liberi conservansi nell'esercizio del santo -loro ministero; più tranquillità loro rimane per occuparsi negli -studi sacri; minori ostacoli hanno d'intorno, e possono interamente -consacrarsi al bene degli uomini; i beneficii ecclesiastici possono -essere ripartiti ai poveri, senza che i sentimenti della natura verso i -figli allontanino il beneficiato dal distribuirli; finalmente i figli -degli ecclesiastici che vivono co' beni della Chiesa, contraggono -con una educazione civile i bisogni ai quali totalmente viene a -mancare la base colla morte del padre, e corre pericolo la società -di avere pessimi cittadini, a meno che le cariche ecclesiastiche non -diventassero feudi transitorii ne' figli. Quest'ammasso di ragioni mi -persuaderebbe in favore del celibato, per i pochi cittadini trascelti -per servire al ministero dell'altare, anche allorquando si disputasse -se convenga non ammettere se non uomini che siano determinati a questo -genere di vita, giudicato più perfetto, e più dal popolo riverito. Ma -questo non mi induce però a chiamare i sacerdoti della chiesa milanese -di que' tempi _concubinari_, siccome in questi ultimi tempi sogliono -fare alcuni; poichè essi nè difendevano il concubinato, nè generalmente -erano accusati di questo; e nemmeno li chiamerò _incontinenti, eretici, -scismatici, nicolaiti_, voci adoperate per un male inteso zelo, poichè -nessun rimprovero venne loro fatto sul loro dogma. La questione è stata -unicamente per la disciplina del celibato, che da noi non si credeva -una condizione essenziale per il sacerdozio. Posto così lo stato della -questione nel suo vero aspetto, vediamo ora per quai mezzi Ildebrando -abbia incominciata in Milano la rivoluzione che si era prefissa. - -Già nell'anno 1021, siccome dissi, erasi da Benedetto VIII, nel -concilio di Pavia, coll'autorità anche del re Enrico, fatta la -legge che obbligava al celibato i sacerdoti. Anselmo da Baggio, -ordinario cardinale della santa chiesa milanese, uomo di merito e -di nascita distinta, e che godeva in Milano, sua patria, moltissima -considerazione, fu il primo che cominciasse da noi a disapprovare il -matrimonio degli ecclesiastici[234]. Sappiamo che gli ecclesiastici -erano del partito de' nobili, e nobili essi medesimi comunemente. I -discorsi di Anselmo stavano per cagionare dei torbidi nella città, -dove le inimicizie fra i nobili e i plebei erano sopite, piuttosto -che spente; e i popolari, prontissimi a cogliere l'occasione di -umiliare gli ottimati. L'arcivescovo Guidone si adoperò in modo che -l'imperatore Enrico II creasse Anselmo vescovo di Lucca; e per tal -mezzo (che nelle circostanze era, se non il solo, almeno il più -saggio e il più mite) credette di avere allontanato il pericolo -di un fermento nella città. Anselmo da Baggio poi fu sempre ligio -d'Ildebrando; con esso venne in Milano, siccome vedremo in seguito; -e non dimenticò mai l'oggetto di sottomettere l'arcivescovo alla -giurisdizione romana, finchè fu innalzato al sommo pontificato per -opera d'Ildebrando, col nome d'Alessandro II. Credette l'arcivescovo di -essersi assicurata la tranquillità coll'allontanamento dell'eloquente -Anselmo. Ma se non si trovò un uomo di quella autorità, non perciò -mancarono altri che decisamente cercarono di animare il popolo contro -degli ecclesiastici. Tre uomini si collegarono, Arialdo, Landolfo e -Nazaro: Arialdo era diacono; nessuno storico lo nega; Landolfo era -cherico, se osserviamo quanto ne scrisse il beato Andrea; non era in -modo alcuno ecclesiastico, se crediamo allo storico Arnolfo. Nazaro -era uno zecchiere assai ricco, _de' quali due compagni di Arialdo, uno -con l'autorità, l'altro col danaro diede molto vigore al partito de' -buoni_, dice il conte Giulini[235]. Convien credere che appunto questo -fosse il solo appoggio che Nazaro diede al partito; poichè di lui -in nulla si fa menzione, nè io più lo nominerò. I due che figurarono -furono Arialdo e Landolfo. Sono concordi i due partiti nell'asserire -che Landolfo fosse uomo di nascita nobile; discordano sulla famiglia -di Arialdo, gli uni volendola plebea, e gli altri al contrario. -Arnolfo, che viveva in que' tempi, così comincia il racconto di questa -dissenzione:[236] _Hac eadem tempestate horror nimius ambrosianum -invasit clerum.... cujus initium et seriem, quum res nostris adhuc -versetur in oculis, prout possumus enarremus..... Quidam igitur ex -Decumanis, nomine Arialdus, penes Widonem Antistitem multis fotus -deliciis, multisque cumulatus honoribus, dum litterarum vacaret studio, -severissimus est divinae legis factus interpres, dura exercens in -clericos solos judicia. Qui quum modicae foret auctoritatis, humiliter -utpote natus, praevidit applicare sibi Landulphum, quasi generosiorem, -et ad hoc idoneum, familiaris ejus factus assecla. Landulphus vero, -quum esset expeditioris linguae ac vocis, nimiusque favoris amator, -repente dux verbi efficitur, usurpato sibi, contra morem Ecclesiae, -praedicationis officio. Hic, quum nullis esset ecclesiasticis gradibus -alteratus, grave jugum sacerdotum imponebat cervicibus, quum Christi -suave est, et ejus leve sit onus_[237]. Landolfo adunque dai privati -discorsi passò ai pubblici, e lo storico istesso ci ha trasmessa la -prima parlata con cui eccitò la plebe a disprezzare gli ecclesiastici, -ed a saccheggiare le case loro. Ella è la seguente:[238] _Carissimi -seniores, conceptum in corde sermonem ultra ritenere non valeo. Nolite, -domini mei, nolite adolescentis et imperiti verba contemnere; revelat -enim saepe Deus minori, quod denegal majori. Dicite mihi: creditis in -Deum trinum et unum? Respondent omnes: credimus. Et adjecit. Munite -frontes signo Crucis. Et factum est. Post haec, ait. Condelector -vestrae devotioni, compatior tamen imminenti magnae perditioni. -Multis enim retro temporibus non est agnitus in hac urbe Salvator. -Diu est quod erratis, quum nulla sint vobis vestigia veritatis; pro -luce palpatis tenebras, caeci omnes effecti, quoniam caeci sunt duces -vestri. Sed numquid potest caecus caecum ducere? nonne ambo in foveam -cadunt? Abundant enim stupra multimoda; haereris quoque simoniaca in -sacerdotibus et levitis, ac reliquis sacrorum ministris, qui, quum -nicolaitae sint et simoniaci, merito debent abjici, a quibus si salutem -a Salvatore speratis, deinceps omnino cavete, nulla eorum venerantes -officia, quorum sacrificia idem est ac canina sint stercora, eorumque -basilicae jumentorum praesepia. Quamobrem, ipsis amodo reprobatis, bona -eorum publicentur. Sit facultas omnibus universa diripiendi ubi fuerint -in urbe vel extra_[239]. Gli editori della raccolta _Rerum Italicarum_ -credono che quest'aringa sia una prova di eloquenza dello storico, -e che unicamente Landolfo, parlando al popolo, acremente declamasse -contro il matrimonio dei preti:[240] _acriter intonuisse_[241]: ma -non producono alcuna ragione. La storia ci fa vedere che in seguito -il popolo saccheggiò le case degli ecclesiastici, e se crediamo a -questo autore, che scriveva mentre attualmente accadevano le cose:[242] -_Quum res nostris adhuc versetur in oculis_, si vede che erano -vaghe e generali le accuse per eccitare il popolo contro del corpo -ecclesiastico. Landolfo il Vecchio, altro nostro scrittore di quei -tempi, così più in breve ci descrive l'origine della dissenzione:[243] -_Arialdus, cujusdam superbiae zelo gravatus, qui paulo ante de quodam -scelere nefandissimo accusatus, et convictus ante Guidonem, adstantibus -sacerdotibus hujus urbis multis, et partim quia urbani sacerdotes, -forenses togatos urbem intrare minime consentiebant, et ecclesias -civiles illis habere nisi per tonsuram illis non permittebant, per -omnia occasionem quaerebat qualiter omnes sacerdotes ab uxoribus, -populi virtutem sollicitando, removeret_. Il conte Giulini a -questo passo aggiugne: «Quanto al delitto che gli appone il maligno -scrittore, si scuopre questa per una mera calunnia, osservando che -Arnolfo, storico nemico egualmente di sant'Arialdo, nulla affatto ne -dice. Oltrechè, se fosse stato vero, non avrebbe lasciato Landolfo -di spiegarne meglio le circostanze per renderlo credibile. Ma anche -senza badare a ciò, la santità di quel buon servo di Dio in tutto -il resto della sua vita lo difende abbastanza da tale manifesta -impostura[244]». I due nostri scrittori Arnolfo e Landolfo Seniore -sono i soli che abbiamo di quel tempo. Essi erano stati testimonii, e -forse partecipi delle miserie nelle quali venne ingolfata la città per -queste dissenzioni: essi erano animati contro coloro che ne furono la -cagione. È naturale altresì il supporre che essi fossero affezionati -alla disciplina che avevano trovata in uso presso de' loro padri; e -questo basterà perchè non venga loro prestata ciecamente credenza nel -male che dicono di Arialdo e di Landolfo. Se si fosse allora trattato -unicamente di ripristinare o dilatare la disciplina del celibato anche -nella chiesa milanese, e non ammettere agli ordini sacri in avvenire -se non coloro che si obbligassero alla vita celibe, la questione -si sarebbe potuta discutere pacificamente; ma volendosi rimovere -dall'altare i sacerdoti ammogliati, ognuno vede in quale angustia -venivano riposti e i sacerdoti e i parenti delle loro mogli. Il metodo -migliore per conoscere lo spirito dei partiti si è l'attenerci ai fatti -non contrastati, e non far caso delle declamazioni. - -Tra i fatti accordati dagli scrittori dell'uno e dell'altro partito, -evvi il seguente: Arialdo, in un giorno solenne, radunò sulla piazza -un buon numero di popolo; e alla testa della moltitudine entrato -nella chiesa, mentre i sacerdoti celebravano i divini uffici, -violentemente scacciolli tutti dal coro, e perseguitolli in tutt'i -canti e ripostigli; poscia dispose un editto in cui si comandava il -celibato, e costrinse gli ecclesiastici a sottoscriversi. Frattanto si -saccheggiarono le case degli ecclesiastici ed alcune si diroccarono. -Arnolfo così lo racconta:[245] _Die una solemni ad ecclesiam veniens_, -parla di Arialdo, _cum turbis a foro, psallentes omnes violenter -projecti a choro, insequens per angulus et diversoria; deinde -providet callide scribi Pytacium de castitate servanda, neglecto -canone, mundanis extortum a legibus, in quo omnes sacri ordines -ambrosianae diocesis inviti subscribunt, angariante ipso cum laicis. -Interim praedones civitatis, praeter aedes aliquos in urbe dirutas, -lustrabant parochiam, domos clericorum scrutantes, eorumque diripientes -substantiam._ Al qual passo di Arnolfo il conte Giulini così riflette: -_Era per altro ben giusta cosa che quegli ecclesiastici viziosi -ed ostinati i quali non volevano cangiar vita, venissero castigati -anche col braccio secolare. Egli è ben vero che i rimedi violenti -non vanno per l'ordinario disgiunti da qualche disordine: ma pure -talora sono necessari_[246]; il che suppone che quegli ecclesiastici -fossero viziosi e legalmente provati tali; che il loro vizio fosse -della classe di quelli che sono sottoposti al braccio secolare; che -Arialdo fosse rivestito della pubblica autorità; che legittimamente -lo costituisse vindice della disciplina; e finalmente che il modo -per esercitare questa magistratura fosse legale, movendo la plebe -a tumulto, profanando l'asilo del sacro tempio, e scacciandone i -ministri: cose tutte che non mi paion vere. Ridotto adunque lo scandalo -a questo eccesso, dopo di aver sin da principio adoperati tutti i mezzi -possibili per guadagnarsi Arialdo e Landolfo[247], Guidone arcivescovo -doveva ricorrere al mezzo che i sacri canoni proponevano, cioè alla -convocazione d'un concilio in cui, radunati i vescovi suffraganei -ed ascoltate le ragioni dell'una e dell'altra parte, si decidesse la -questione, si restituisse la pace alla Chiesa, e il popolo ritornasse -alla riverenza de' pastori. Così appunto fece l'arcivescovo. Ma siccome -il furore dei partiti rendeva troppo pericoloso il soggiorno di Milano, -venne radunato il sinodo in Fontaneto, luogo del Novarese. Furono -avvisati Arialdo e Landolfo di comparire al concilio, ed ivi esporre -la loro dottrina e le querele contro del clero. Ma nè Arialdo, nè -Landolfo vollero presentarvisi[248], e quindi vennero da quel sinodo -scomunicati[249]. Questa scomunica sconcertò i disegni di Arialdo e del -compagno Landolfo. La storia c'insegna quanto obbrobriosa e precaria -fosse in que' tempi l'esistenza di quell'infelice sul quale era stato -pronunziato l'anatema. Arialdo perciò abbandonò Milano e portossi a -Roma nel 1057, ove dal sommo pontefice Stefano X venne accolto con -molta onorificenza[250]. Landolfo aveva presa la strada medesima, e -le insidie che trovò nelle vicinanze di Piacenza fecero che ritornasse -ferito in Milano[251]. Allora sembrava ritornata la quiete nella città. - -Non poteva il cardinale Ildebrando, motore, siccome dissi, di questa -rivoluzione, essere contento della sentenza proferita dal concilio -di Fontaneto; per cui presso il popolo veniva screditato il partito -contrario agli ecclesiastici e confermata la loro disciplina. Il fine -era di sottomettere alla giurisdizione di Roma la Chiesa milanese: -mezzo unico forse, come accennai, per impedire le elezioni simoniache -e collocare prelati migliori al reggimento della Chiesa, alla quale -non era più possibile lo restituire l'antica libertà, toltale dal -potere dei re. Ildebrando istesso venne a Milano, e condusse con seco -il vescovo di Lucca Anselmo da Baggio, primo autore della novità[252]. -L'arrivo de' due legati, che operavano in nome del sommo pontefice -Stefano X, risvegliò più che mai le fazioni. _La discordia era -cresciuta a segno ch'era diventata guerra civile, e sì da un partito -che dall'altro le fazioni insieme crudelmente combattevano: i legati, -temendo il furore del popolo, adunati di nascoso quanti cittadini -potettero, dichiararono simoniaco Guidone arcivescovo, e detestabili -tutte le sue operazioni;_ così il conte Giulini[253]; al che aggiugne -questo pio e cauto scrittore che lo storico Landolfo Seniore, che ci -narra il fatto, essendo nemico de' legati, è sospetto di parzialità. -_Si dee credere che la loro condotta sarà stata molto più regolare di -quello che l'appassionato storico non la dipinga; e che non saranno -giunti ad una sì rigorosa sentenza se non dopo un maturo esame, e -dopo aver perduta ogni speranza di ridurre l'arcivescovo a qualche -onesto accomodamento._ L'animosità di deprimere la chiesa ambrosiana -era allora tale in Roma, che nemmeno più si volle permetter dal papa -che i monaci di Monte Cassino usassero del canto ambrosiano, che è il -più antico della chiesa latina; e venne ordinato che introducessero un -nuovo canto[254]. I due legati partirono, lasciando la città immersa -più che mai nella discordia. Arialdo era ritornato. Varii rimproveri -gli furono detti pubblicamente. Un sacerdote così lo apostrofò:[255] -_Numquid tu solus per execrabilem Pataliam, et quamplurima sacramenta -prava et detestabilia, populi flammam, quae impetu ut mare versatur, -super nos accendis?_[256] Da altro ecclesiastico distinto era stato -così ripreso:[257] _Dum hujus inauditae Pataliae placitum cogitasti -commovere, qualiscumque intentionis esses, ab aliquo religioso -viro prius multis cum jejuntis debuisses consiliari_[258]. La voce -_patalia_ era quella colla quale si qualificava una dottrina nuova e -discordante dalla opinione ortodossa; e coloro che sostenevano opinioni -riprovabili chiamavansi _patalini_, _patarini_ o _catari_, come oggidì -chiamansi _novatori_. Così i due partiti, protestando ciascuno di -sostenere l'ortodossia, vicendevolmente accusavano gli avversari di -prevaricare, e si ingiuriavano a vicenda coi nomi di _nicolaiti_ e -di _patarini_. Le risse, i saccheggi, i tumulti sempre continuavano, -anzi andavano frattanto crescendo. Il partito d'Arialdo, rinvigorito -dalla sentenza dei legati, s'ingrossò col numero de' plebei animati -ad umiliare i nobili, e l'accanimento giunse a segno che molti nobili, -non avendo più forza per sostenere i sacerdoti, dovettero allontanarsi -dalla città, e ritrovarsi un asilo tranquillo nelle terre:[259] _Ast -nobiles urbis, quorum virtute sacerdotes paulo ante tuebantur, nimia -ira et indignatione commoti, alii urbem exiebant, alii ut procellosae -calamitati finem imponerent, tempus expectabant_[260]. Abbandonati così -gli ecclesiastici, il partito della plebe si era unito ad Arialdo; ed -è facile l'immaginarsi quale doveva essere lo stato civile e religioso -di Milano in quel tempo del quale, e del potere d'Arialdo allora, -e del suo partito, dice lo storico nostro Tristano Calchi, che era -forte:[261] _Fere cunctorum civium concursu, qui clericorum probra -libenter audiebant: alii inopia, vel aere alieno pressi, et spem omnem -in praeda et rapinis locantes, nihil minus quam pacem et civitatis -concordiam optabant_[262]. - -La sedizione era giunta al colmo, e il partito fomentato da Ildebrando -aveva depresso gli avversari. Era giunto il momento opportuno per -assoggettare la chiesa di Milano. Se i primi legati, incontrato -l'ostacolo de' nobili e de' fautori del clero, ancora capace di -sostenersi (per lo che non senza pericolo dimorarono in Milano) -prontamente se ne partirono condannando, siccome dissi, l'arcivescovo, -ora la venuta de' legati doveva essere più sicura ad eseguirsi. Ciò -non ostante non trovò a proposito di venirvi il cardinale Ildebrando. -Furono destinati a quest'ufficio nuovamente Anselmo da Baggio, vescovo -di Lucca (il primo autore, come si disse, del partito), e gli assegnò -per compagno il vescovo d'Ostia, Pietro di Damiano, che è conosciuto -col nome di san Pier Damiano. Questa nuova legazione accadde l'anno -1059. Sebbene però Ildebrando non venisse ad eseguire l'impresa, egli -interamente la diresse, come ce ne fanno fede le lettere di san Pier -Damiano a lui indirizzate su di questa negoziazione. Non si potevano -trascegliere due legati più opportuni per ottenere l'intento. Il -primo cospicuo nostro cittadino, appoggiato a parenti ed a clientele; -l'altro, eloquente, dotto e d'una pietà celebratissima. Non perciò fu -la cosa senza qualche difficoltà, e questa la ritroviamo in una delle -lettere scritte da san Pier Damiano al cardinale Ildebrando:[263] -_Factione clericorum repente in populo murmur exoritur. Non debere -ambrosianam ecclesiam romanis legibus subjacere, nullumque judicandi, -vel disponendi jus romano pontifici in illa sede competere. Nimis -indignum, inquiunt, ut quae sub progenitoribus nostris semper fuit -libera, ad nostrae confusionis opprobrium nunc alteri, quod absit, -Ecclesiae sit subjecta!_[264] così scriveva il vescovo d'Ostia. Questa -fazione naturalmente sarà nata, perchè il partito medesimo della plebe -secondava le mire di Roma, sin tanto che queste la conducevano alla -depressione dei nobili, ch'erano stati incauti a segno di opprimerla; -ma un impegno nazionale poi la rendeva ritrosa nel secondarle, per -assoggettare la Chiesa propria alla giurisdizione della romana. Il -vescovo d'Ostia avendo cercato nelle funzioni solenni di precedere al -nostro metropolitano, il popolo se ne sdegnò. Cominciarono a vedersi -dei torbidi; quindi i legati cautamente temperarono la pompa, e si -posero a sbrigare sollecitamente gli affari. Imposero varie penitenze -ad alcuni, differirono a giudicare di altri in migliore occasione; -furono mutate le antiche costumanze, introdotte leggi nuove, e col -favore del partito furono costretti l'arcivescovo e gli ordinari di -porvi il loro nome. Così di san Pier Damiano scrive il Calchi:[265] -_Deinde fasto legationis inflatus voluit se in publicis actionibus -archiepiscopo nostro praefere: sed populus in propria dioecesi temerari -ambrosianam dignitatem non laturus, frendere, ac tumulum circa -facere coepit. Eo metu deterritus Ostiensis proposito destitit, et -quae instabant negotia confecit: atque iis qui quid deliquerant, pro -magnitudine delicti, varias ultor poenas irrogabat: alios, dilatione -data, in aliud judicium reservabat. Denique, ut novus censor, et -rerum nostrarum arbiter, veteres consuetudines mutat; novas leges -inducit; litteris signisque suis adfirmat; iisdem ut subscriberent, -archiepiscopus et ordinarii Mediolani, incitata multitudine ni -obsequerentur, effecit_[266]. Queste pene, delle quali fu dispensatore -san Pier Damiano, furono dati ai simoniaci; poichè, per un abuso assai -antico, si gratificava dagli ordinandi il vescovo che ii consacrava, -e davano per essere suddiaconi[267] _duodecim nummos_, diciotto per -essere diaconi, e ventiquattro per il presbiterato[268]: sul qual -proposito così scrive il conte Giulini: «A coloro che avevano pagato -la solita tassa già stabilita ab antico, e che quasi non sapevano -che ciò fosse peccato, furono dati cinque anni di penitenza, nel qual -tempo dovevano due giorni ogni settimana digiunare in pane ed acqua, -e tre giorni nelle settimane delle due quaresime, cioè quella avanti -il Natale, e quella avanti Pasqua, ec.[269]». Questa sommissione -poco spontanea diede motivo allo storico Arnolfo di esclamare:[270] -_O insensati Mediolanenses! Qui vos fascinavit? Heri clamastis unius -sellae primatum: hodie confunditis totius Ecclesiae statum: vere -culicem liquantes, et camelum glutientes. Nonne satius vester hoc -procuraret episcopus? Forte dicetis: veneranda est Roma in apostolo. -Est utique: sed nec spernendum Mediolanum in Ambrosio. Certe certe -non absque re scripta sunt haec in Romanis Annalibus. Dicetur enim in -posterum subjectum Romae Mediolanum._ Così Arnolfo, che viveva in que' -tempi: il di cui passo riferendosi dal conte Giulini, vi aggiunge: -«Se Arnolfo e gli altri nostri ecclesiastici in que' tempi credevano -che la città milanese non fosse punto soggetta alla romana, vivevano -in un grandissimo errore. Egli è ben vero che prima la chiesa romana -non esercitava tanto la sua giurisdizione sopra la milanese, quanto -l'esercilò dipoi; ma ciò fu utile cosa, anzi necessaria, acciò non -nascessero in avvenire i disordini che già eran nati dianzi: onde -questa mutazione nella gerarchia ecclesiastica, di cui il citato -storico fa tanto romore, non fu se non vantaggiosa alla chiesa -ambrosiana, la quale perdette, a dir vero, alcun poco della primiera -libertà, ma acquistò un miglior regolamento, e maggiore quiete e -felicità[271]». Appena l'arcivescovo Guidone fu dai legati pontificii -assoggettato, che dal sommo pontefice Nicolò II venne chiamato a -Roma per intervenire ad un sinodo:[272] _Ecce metropolitanus vester, -prae solito, romanam vocatur ad synodum_, dice Arnolfo, continuando -l'apostrofe ai Milanesi; ed il conte Giulini a questo passo dice: -«Anche qui Arnolfo doveva parlare con maggior moderazione, perchè -non era cosa insolita affatto che il sommo pontefice invitasse -l'arcivescovo di Milano ai concilii[273]». Il dotto conte Giulini, -che per altro non tralascia di esporre le più minute circostanze nei -fatti, che esamina e che con molto ordine e chiarezza è solito di porre -in vista le ragioni delle opinioni che avanza, non ha allegato alcun -fatto che provi come fosse stata in prima soggetta alla giurisdizione -romana la chiesa milanese; nè ha nominato alcuno arcivescovo che siasi -portato a Roma per un concilio. Anzi non solamente non ne ha dato -cenno in quel luogo, il che pure sarebbe stato opportuno per ismentire -uno storico di quel secolo, ma nemmeno nei tre secoli precedenti, -dei quali con tanta esattezza egli ha posto in ordine le notizie, non -vi si legge alcun fatto che dia valore ai rimproveri che egli fa ad -Arnolfo. In quest'ultimo caso non si tratta di un invito trascurato -dall'arcivescovo, ma di una chiamata, alla quale dovette obbedire -portandosi a Roma, ove fu obbligato a giurare sommissione ed obbedienza -al papa; avvenimento sul quale poi lo stesso conte Giulini ha ragionato -così: «Non può negarsi che allora il sommo pontefice non ottenesse -molti punti importantissimi, con cui venne a dilatare non poco l'uso -della sua giurisdizione sopra dell'arcivescovo di Milano. Il primo fu -che il nostro prelato, chiamato a Roma ad un sinodo, prontamente vi -si portasse; il secondo, ch'egli promettesse solennemente ubbidienza -al papa; cosa che prima di Guidone non si era, ch'io sappia, mai -praticata; il terzo finalmente, che ricevesse da lui l'anello, quando -il costume o l'abuso di quei tempi portava di riceverlo dal sovrano. -Pure siccome tutte queste pretensioni del sommo pontefice erano giuste, -così fu giusto che l'arcivescovo le accordasse[274].» - -I castighi che avevano dati i legati apostolici cadevano principalmente -sopra i simoniaci; cioè sopra quelli ecclesiastici che avevano pagata -la solita retribuzione per essere ordinati. Continuavano per altro gli -ammogliati a vivere colle loro mogli e figli, e sembrava che quasi -fosse dimenticata la questione sul matrimonio de' sacerdoti. (1061) -Qualche riposo ebbe la nostra città frattanto sino al 1061; anno in -cui morì il papa Nicolò II, e per opera del cardinale Ildebrando fu -innalzato alla sede pontificia il vescovo di Lucca, Anselmo da Baggio, -che prese il nome, siccome ho detto, di Alessandro II. Lo storico -nostro Tristano Calchi, ad altra opportunità nominando Ildebrando, così -parla di lui:[275] _Id quod maxima arte et astutia Hildebrandi monaci -factum traditur, qui Soana Haetruriae urbe uriundus, promptitudini -ingenii non mediocrem sacram litterarum eruditionem junxerat; et -statim ob ingens meritum in ordinem cardinalium adscitus fuit: et -cum vigore animi cunctis praestaret, facile primarium locum inter -sacerdotes obtinuit_[276]. Maggiore accortezza non poteva certamente -adoperarsi per consolidare la dipendenza da Roma, quanto il creare -papa un milanese; obbedendo al quale, il popolo, che poco vede e -prevede pochissimo, non si accorgesse di obbedire ad una estranea -giurisdizione. Appena dopo che fu creato, papa Alessandro II scrisse -una lettera[277] _Omnibus Mediolanensibus clero, et populo_, nella -quale, dopo molte affettuosissime espressioni, diceva:[278] _Speramus -autem in Eo qui de virgine dignatus est nasci, quia nostri ministerii -tempore sancta clericorum castitas exaltabitur, et incontinentium -luxuria cum caeteris haeresibus confundetur_. Questo fu un avviso -che precorse le nuove imprese contro de' sacerdoti ammogliati; la -tranquillità dei quali da due anni goduta si può attribuire anche -alla lunga malattia di Landolfo, che fu il primo, siccome abbiamo -veduto, ad animare la plebe colla parola. Ma egli dopo di avere -perduta la voce per molti mesi, finalmente dovette soccombere. Arnolfo -lo attribuisce a punizione del cielo, che, per avere colla parola -peccato, gli facesse soffrire un tal genere di malattia:[279] _Quum -vero placuit Altissimo, qui renes scrutator et corda, ille qui alienam -diu meditatus fuerat lassitudinem et inopiam, doluit sui ipsius -aegritudinem: quumque langueret biennio pulmonis vitio, vocis privatur -officio, ut in quo multos affecerat, in eo quoque deficeret, dicente -Scriptura: per quae quis peccat, per haec et torquetur. Sed ne mortuos -accusare videamur, de illio penitus taceamus_[280]. San Pier Damiano -gli ricordò di mantenere il voto che aveva fatto a Dio, di prendere -l'abito monastico; voto che Landolfo fece nell'occasione d'un tumulto -popolare che lo aveva posto in angustia. Questo si raccoglie dalla -lettera di san Pier Damiano, la quale trovasi al lib. V delle sue -epistole, ed è diretta:[281] _Landulfo, clerico et senatorii generis, -et peritiae litteralis, nitore copiscuo_. Landolfo non si fece monaco. -Taluno sostenne che Landolfo servisse meglio Dio non facendosi monaco, -e occupandosi, come fece, in Milano[282]. Il cardinale Baronio lo -ascrive nel catalogo de' santi. La Chiesa però non rende verun culto a -Landolfo, il di cui merito, e come cristiano e come cittadino, resta un -libero soggetto di esame. - -Sarebbe restato inoperoso il partito contrario agli ecclesiastici in -Milano, se il solo Arialdo doveva tenerlo in moto. In fatti la malattia -e la morte dell'accreditato Landolfo avevano calmata la fazione -contraria al matrimonio de' preti. Un fratello del morto Landolfo -trovavasi a Roma: il suo nome era Erlembaldo; egli era milite, e -portato per il mestiere delle armi; il papa Alessandro II lo destinò -a tener luogo del fratello. Quel papa che, scrivendo ai Milanesi -suoi concittadini, gli aveva chiamati[283] _Vos autem, dilectissimi, -membra mea, viscera animae meae_[284], armò solennemente campione -della santa chiesa romana Erlembaldo; gli consegnò un vessillo in -un concistoro; gl'impose che si portasse a Milano, che si unisse con -Arialdo, e che combattesse sino allo spargimento del sangue[285]. Venne -a Milano Erlembaldo; si unì con Arialdo; cominciarono le fazioni, -e il papa contemporaneamente spedì un ordine che nessuno potesse -ascoltare la messa di un prete ammogliato, _la qual proibizione_, -dice il conte Giulini, _dee singolarmente notarsi, perchè cagionò i -più gravi rumori in questa città_[286]. (1063) Questo avvenne l'anno -1063, che era il settimo della guerra civile. Rianimatosi con tali -aiuti il partito di Arialdo, si pose egli a combattere generalmente -tutt'i riti della chiesa ambrosiana; e predicando dopo la festa -dell'Ascensione ne' giorni nei quali, secondo l'antichissimo nostro -rito, si fanno le processioni e il digiuno, che chiamiamo le Litanie -e le Rogazioni:[287] _Inanem esse ritum dictitat, nulla Christi vel -discipulorum institutione traditum; ab antiquis tantum idolorum -cultoribus usurpatum, qui vere ambire agros in honorem Bacchi, -Cererisque solebant_; così il nostro Tristano Calchi ci riferisce -aver sostenuto Arialdo[288], che quel digiuno e quelle pie processioni -non fossero cristiane, ma un avanzo del gentilesimo. Predicò adunque -biasimando quella penitenza, e invitando il popolo a pascersi bene -e rallegrarsi nel tempo pasquale. Non è punto da maravigliarsi se a -tale invito il popolo lo abbandonasse, anzi si rivoltasse contro di -lui. La morale severa predicata concilia partito, perchè si crede -santa, e perchè ognuno ama che generalmente gli uomini la pratichino; -chi predica il contrario, perde la stima e viene riguardato come un -seduttore pericoloso. Declamando in favore del celibato, ebbe fautori; -declamando contro il digiuno, rimase in preda al furore del popolo, -dal quale fu ridotto a mal partito, e tale, che non si sarebbe salvato, -se non fosse opportunamente accorso Erlembaldo. La chiesa nella quale -predicava Arialdo è la canonica che sta fuori del ponte di porta Nuova. -Ivi corse il popolo con furore. «Mal per lui, dice il conte Giulini, se -si fosse trovato colà, che il furor del popolo non gli avrebbe lasciata -la vita, e male per que' santi edifizi, se non accorreva prontamente -sant'Erlembaldo con gli altri fedeli armati, i quali posero in fuga -gli ammutinati, e fecero rendere alla Chiesa quasi tutto ciò che l'era -stato rapito[289]». Nè questo avvenimento rallentò punto l'ardore di -Arialdo; il quale poco dopo, vedendo nella chiesa un sacerdote che -cominciava la messa, e sapendosi che aveva moglie, si credè lecito -di strappargli i paramenti d'indosso, e scacciarlo dall'altare, per -lo che il popolo, fremendo, se gli avventò, e fortunatamente ottenne -d'essere ascoltato, e con tal mezzo salvarsi[290]. Di questi fatti ne -era continuamente informato il cardinale Ildebrando, che era l'arbitro -sotto un papa creato da lui, e da Roma riceveva Erlembaldo[291] _sæpe -numero legationes_, e lettere[292] _apostolicis prænotatas sigillis_, -come ci assicura Arnolfo[293]. Ma questi due contrari moti del popolo -nuovamente cagionarono alcuni mesi di calma; nel qual tempo Erlembaldo -portossi a Roma[294]. - -(1066) Il ritorno di Erlembaldo da Roma portò la fermentazione -all'ultimo periodo. Ciò avvenne l'anno 1066; quando, giunto in -Milano, ei presentò all'arcivescovo Guidone le bolle della scomunica -pronunziata dal papa. L'arcivescovo colse l'opportunità del vicino -giorno solenne della Pentecoste, e poichè radunato fu gran numero di -gente nella chiesa vi comparve l'arcivescovo colle bolle in mano; e -con esse riscaldò il popolo animandolo a non soffrire l'ingiuria che -si faceva alla chiesa ambrosiana. Il tumulto scoppiò nel tempio del -Dio della mansuetudine. Si venne ad una zuffa ai piedi dell'altare. -Arialdo, che era nella chiesa, venne assalito, percosso, e rimase a -terra creduto morto. L'arcivescovo dovette soffrire delle violenze, -e la scena terminò colla sentenza d'interdetto che l'arcivescovo -pronunziò sulla città, proibendo il celebrarvi i divini misterii, -sintanto che non uscissero dalla città i novatori. Il consiglio -pubblico si unì coll'arcivescovo, e impose la pena di morte a chi -ardisse nemmeno di suonar le campane, sin che durava l'interdetto. -Allora Arialdo ed Erlembaldo si ricoverarono fuori della città, ed -Arialdo fu preso e ucciso al lago Maggiore, e così nel 1066 terminò -la sua predicazione; da martire secondo alcuni, appoggiati al fatto -di Alessandro II, il quale un anno dopo la sua morte lo ascrisse nel -numero de' santi[295]; e con fama diversa secondo altri, i quali, -vedendo che nessun culto offre la chiesa ad Arialdo, considerano -quell'autorità come l'opinione d'un privato dottore, che rimase -isolata, in tempi ne' quali si trascuravano i giudizi lunghi e minuti -che presentemente si fanno precedere. Questo nuovo colpo ammorzò per -alcuni altri mesi il furor di partito. - -Ogni altro fuori che Ildebrando, si sarebbe stancato per tante -difficoltà, ma la fermezza e l'ostinazione erano la base del suo -carattere. Già da più di dieci anni la guerra civile era accesa. -Un partito si era creato; si era rianimato con più mezzi; s'erano -riparati i colpi che pareva lo dovessero distruggere per sempre: ma -non per questo si era sottomessa la chiesa milanese se non per un -momento. I preti ammogliati continuavano a esercitare il loro ufficio. -L'arcivescovo Guidone nessun caso faceva delle bolle della scomunica, -nè il popolo lo guardava come legittimamente scomunicato. I nobili -stavansene fuori d'una città abbandonata al furore de' partiti; -potevano rientrare questi conducendo armati. Il re Enrico s'andava -accostando all'età di regnare; poteva quel principe, con una discesa -in Italia, distruggere il frutto del sangue sparso, dei saccheggi, -dei tumulti. Conveniva perciò cambiare oggetto, e tentare una stabile -sommissione per altro mezzo. Sin che sulla sede arcivescovile vi -stava Guidone, eletto da Enrico II, offeso da Roma per la forzata -umiliazione, non era sperabile che il partito d'Ildebrando colla forza -tenesse costantemente depresso il ceto dei nostri ecclesiastici. Era -necessario di collocare sulla sede metropolitana un arcivescovo, il -quale dovesse pienamente questo beneficio a Roma, e le fosse suddito -per animo e per riconoscenza. Tale appunto fu il progetto col quale -Erlembaldo, che nuovamente si era portato a Roma, rientrò nella patria -l'anno 1068. Questa proposizione, che tendeva a deporre l'arcivescovo -Guidone, cominciò a serpeggiare. Guidone già da ventiquattro anni -reggeva la chiesa milanese: stanco di vivere fra torbidi e pericoli -continui, indebolito dagli anni, bramoso di godere il restante della -vita in pace, pensò di rinunziare la dignità, prima che la violenza del -partito ve lo costringesse. Trascelse Gotofredo, cardinale ordinario -della chiesa ambrosiana, e a lui rinunziò l'arcivescovato. Non era -questi il soggetto che piacesse ad Erlembaldo. Quindi col ferro, col -fuoco, colla devastazione de' campi, colle nuove scomuniche di Roma si -oppose al nuovo arcivescovo Gotofredo, il quale non potè conseguire mai -la possessione nè della carica, nè delle entrate. Guidone pensò allora -a ripigliare la dimessa dignità, poichè non si voleva che Gotofredo ne -fosse rivestito. Guidone credette alla fede di Erlembaldo; si collocò -incautamente con lui, e venne infatti da lui accompagnato sino a -Milano. Ma quivi lo tradì e lo rinchiuse in un monastero, ove lo tenne -custodito[296] sin che morì. Il conte Giulini paragona Guidone all'eroe -del Macchiavello: io non saprei sostenere quest'opinione. Egli fu bensì -tradito, ma non tradì mai: promise una fedeltà al papa, che non gli -mantenne, è vero, ma in questo io ravviso piuttosto l'uomo debole, -che il politico astuto. Egli cercò, per quanto gli fu possibile, di -sedare il partito; di conservare la sua Chiesa come l'aveva trovata; -non fece che la guerra difensiva: insomma non parmi un uomo meritevole -di quella taccia. Il buon criterio del conte Giulini si conosce nella -giudiziosa critica che generalmente esercita; ma conviene accordare che -nell'esposizione di questi fatti egli credette che fosse pietà l'esser -parziale. - -L'arcivescovato di Milano restò vacante per circa sette anni, dopo la -rinunzia fattane da Guidone: perchè Gotofredo non potè mai farne le -funzioni per la potenza di Erlembaldo, che glielo impediva. Erlembaldo, -di propria autorità, pretese di creare un arcivescovo, e innalzò a -questo grado un giovane chiamato Attone.[297] _Herlembaldus_, dice -Landolfo Seniore, _producens quemdam Attonem, sibique consentientem, -coram omni multitudine, ore suo inclito elegit. Hoc videns majorum -et minorum multitudo tam suorum quam adversarium, quae noviter -fidelitatem imperatori juraverat, sumptis armis, magnoque praelio, -Attonem noviter electum, multis cum plagis, et sacramentis, -archiepiscopatum inremeabiliter refutare fecit_: su di che veggasi il -conte Giulini[298]. Papa Alessandro II tenne un concilio in Roma, in -cui dichiarò scomunicato l'arcivescovo Gotofredo, valida l'elezione -di Attone, e nulla la rinunzia da lui fatta. Nel primo sabbato di -quaresima del 1071 era avampato un grandissimo incendio in Milano, -e nell'anno 1075 un secondo incendio furiosissimo la devastò più -che mai; e queste deplorabili sciagure forse non a caso piombavano -sulla città. Ad Alessandro II era succeduto Ildebrando, col nome di -Gregorio VII. Egli non acquistò influenza maggiore di quella che in -prima aveva da più anni: seguitò il sistema introdotto; nuovamente -scomunicò l'arcivescovo Gotofredo, che pure era stato consacrato -dai suffraganei; animò il vescovo di Pavia ad unirsi con Erlembaldo -per sostenere Attone. Nella settimana Santa gli ordinari celebravano -l'antica funzione di battezzare; Erlembaldo, colla forza, venne di -mezzo ai sacri ministri, gittò a terra il Sacro Crisma, col motivo che -fosse questo stato benedetto da un vescovo scismatico[299]. In mezzo a -questo cumulo di strane miserie, i nobili finalmente, vedendo i mali -giunti all'estremo, e non tollerando che affatto rimanesse la loro -patria un mucchio di rovine, si collegarono, e dalla campagna ove, come -dissi, stavano ritirati, presero il partito di ritornare unitamente -in città, conducendo una buona scorta de' loro vassalli armati, per -discacciarne Erlembaldo. Erlembaldo _armato di tutto punto sopra d'un -generoso destriero_[300], preso il vessillo romano, si pose alla testa -della sua fazione per disputarla; ma infelicemente per lui, che sul -campo rimase ucciso. L'allegrezza nata nella città per tal fatto meglio -è l'udirla dallo storico contemporaneo Arnolfo[301]:[302] _Eadem hora, -post hoc insigne tropheum, cives omnes triumphales personant hymnos -Deo, ac patrono suo Ambrosio, armati adeuntes ipsius ecclesiam. In -crastinum, simul cum clero laici in letaniis, et laudibus ad sanctum -denuo procedentes Ambrosium, reatus praeteritos confitentur alterutrum; -absolutione vero a sacerdotibus, qui praesto aderant, celebrata, -reversus est in pace populus universus ad propria. Hic jam apparet -schismatis hujusce terminus, decem novem per annos semper ab ipsa -radice pullulando protensi_. Pochi anni dopo Urbano II _riconobbe -Erlembaldo per santo, e trasportò solennemente le sue reliquie_[303]. -La Chiesa però non celebra la memoria di Erlembaldo, e di lui può -liberamente la critica esaminare il merito e la virtù. - -Le forze di Roma rimasero dissipate affatto con questo avvenimento; -si rivolse perciò Gregorio VII ad un altro partito. Primieramente egli -sottrasse molti vescovi suffraganei dalla dipendenza dell'arcivescovo -di Milano. Qualche leggiero distacco n'era già seguito in prima. -Pavia, già fino dal settimo secolo, s'era sottratta, e il di lei -vescovo, come vescovo della città dominante, si era reso indipendente -dal metropolitano[304]; indi Giovanni VIII, nell'874, aveva dilatata -la giurisdizione del vescovo di Pavia a scapito della diocesi di -Milano; ma Ildebrando sottopose Como al patriarca d'Aquilea; Aosta -all'arcivescovo di Tarantasia; Coira all'arcivescovo di Magonza[305]. -Così la dignità del metropolitano venne a scemarsi. Secondariamente, -per i maneggi della contessa Matilde, ligia e mossa in tutto da -Gregorio VII, Milano si ribellò al re Enrico III, che allora era -imperatore, per quei mezzi istessi pei quali se li ribellò Corrado -II, di lui figlio; e così Milano, spontaneamente, e quasi per -stanchezza di resistere, dopo trentatre anni di guerra, si rese -soggetta a Roma, e l'arcivescovo divenne semplicemente il vicario -del sommo pontefice. Se alla fine del capitolo primo indicai con -quali riguardi i sommi pontefici trattavano nelle loro lettere gli -arcivescovi di Milano, ora non potrò più riferire che scrivessero:[306] -_Reverendissimo et sanctissimo confratri_, ma dirò che Urbano II, nel -1093, scriveva:[307] _Discretioni nostrae videtur quatenus, secundum -praecepti nostri tenorem..... facias_[308]. Vero è che non per ciò -immediatamente la creazione dell'arcivescovo potè appropriarsela il -papa; per qualche tempo durò un resto di libertà nell'elezione. Ma -i papi cominciarono a deviare dalla consacrazione de' suffraganei; e -l'anno 1095, Urbano II volle che il nuovo arcivescovo Arnolfo venisse -consacrato dall'arcivescovo di Salisburgo, dal vescovo di Passavia -e dal vescovo di Costanza. S'introdusse il rito che l'arcivescovo -non portasse il pallio, se non ricevuto che l'avesse dal papa. In -appresso si volle che dovesse portarsi il nuovo arcivescovo in Roma -per ricevere il pallio e giurare obbedienza. Poi si sottrassero dalla -giurisdizione dell'arcivescovo i monaci, i quali, sino allora, erano -stati a lui soggetti, come tutti gli altri ecclesiastici. Quindi -si posero ad accordare delle indulgenze; e la più antica che ne ha -ritrovata il conte Giulini è dell'anno 1099[309]. In séguito Genova -venne sottratta all'arcivescovo e creata arcivescovato; Bobbio fu -staccato dal metropolitano, e assoggettato a Genova. Gradatamente -furono la maggior parte de' vescovi suffraganei o dichiarati dipendenti -immediatamente dalla santa sede romana, ovvero incorporati con altre -chiese arcivescovili. Così la gran mole della chiesa ambrosiana venne -a rendersi assai meno importante, e in ogni sua parte interamente -sommessa alla giurisdizione romana. - -Che accadesse ai sacerdoti ammogliati esattamente nol so. Nessuna -memoria ritrovo da cui chiaramente si vegga accettata la proibizione -di esercitare il sacerdozio a chi aveva moglie; anzi mi pare probabile -che, rivoltesi le mire di Roma al punto della soggezione, poichè vide -piegarsi le cose a seconda, non si volle insistere sopra un punto -irritabile, e che poteva dare nuove scosse e rovesciare il disegno. -Pare che si avesse di mira d'obbligare piuttosto indirettamente -al celibato coloro che dovevansi promuovere ai sacri ordini, anzi -che instare e costrignere i sacerdoti ammogliati alla dura scelta -o di perdere lo stato loro, o di abbandonare disonorata e senza -condizione la moglie, e macchiare i figli. Questa opinione mi sembra -confermata, esaminando gli atti d'un sinodo tenutosi in Milano, -pubblicati dal dottore Sormani nel libro intitolato: _Gloria dei -santi milanesi_. Questa sacra adunanza si tenne l'anno 1098. Il fine -sembrò essere quello di consolidare il sistema dipendente da Roma, e -di prescrivere una più santa disciplina al clero. In quel concilio si -pronunzia l'esecrazione contro della simonia; e del matrimonio degli -ecclesiastici non si parla:[310] _Sicut a sanctis patribus stactutum -legimus, simoniacam haeresim in sacris ordinibus, et in ecclesiarum -beneficiis execramus, et ab ecclesia radicitus extirpare per omnia -volumus_; così leggesi in quegli atti. Delle due riforme la più facile -certamente non era quella di far abbandonare le mogli ai sacerdoti; -anzi quella sola fu impugnata. Del pagamento che facevasi per le -ordinazioni, non ne venne nemmeno fatta difficoltà per abolirlo. O -dunque questa legge contro la simonia è stata allora fatta, dappoichè -in pratica erasi abolita la tassa unicamente per avvalorare sempre -più la riforma; e in tal caso non si sarebbe ommessa una dichiarazione -uguale, sul non meno importante articolo del celibato, per rinfiancarne -la perpetua osservanza, se già si era ciò ottenuto: ovvero la legge -contro la simonia vogliam dire che supponesse ancora quella vigente; -ed allora dovremmo supporre essersi disimpegnato senza strepito alcuno -l'oggetto intralciatissimo dei matrimonii, prima che si abolisse una -tassa, che poi non era difficile l'abolire; e che il concilio nessun -pensiero si prendesse del pericolo che la opinione tanto ostinatamente -sostenuta pochi anni prima, ritornasse a prender partito, il che non mi -pare verisimile. Il silenzio adunque di quel concilio sembra indicare -una tolleranza per allora su quel punto di disciplina. Anzi mi sembra -di ravvisare in quel concilio una legge che tende indirettamente al -celibato degli ecclesiastici; quella cioè con cui si proibisce che -nessun ecclesiastico possa godere qualsivoglia beneficio, se prima -non rinunzia a quanto possiede di suo patrimonio. Con tal legge -s'allontanava l'ammogliato dal cercare beneficii per non lasciare -i figli nell'inopia. Ecco le parole del sinodo:[311] _Statuimus -etiam juxta sanctorum patrum instituta et primitivae ecclesiae -formam, nullum clericorum ecclesiarum beneficia possidere, nisi, -abrenuntiatis omnibus propriis, velit fieri ejus discipulus in cujus -sorte videtur esse electus. Si quis autem foris esse maluerit, non ei -clericatum auferimus, tantum ecclesiastica beneficia interdicimus._ -Mi pare ancora più chiaramente provato che per allora si lasciavano -al godimento dei loro beneficii i sacerdoti ammogliati, dall'altro -canone dello stesso concilio, in cui si prescrive che, siccome per lo -passato alcuni avevano ottenuto la successione ai beneficii goduti -dal padre, quantunque il figlio all'atto di succedergli non fosse -nemmeno cherico, così si minaccia la scomunica a chiunque in avvenire -tentasse di usurparsi per successione i beneficii medesimi; il che fa -vedere che alcuni beneficiati allora avevano i loro figli, e che v'era -pericolo che continuassero i beneficii per eredità:[312] _Et quia -nonnulli intra sanctam Ecclesiam tam clerici, quam etiam laici per -paternam successionem...... archidiaconatum, vel archipresbyteratum, -cimiliarchiam, aut etiam aliquid de beneficiis ad ecclesiarum officia -pertinentibus hactenus possidere conati sunt: in hoc sacro conventu -praefixum est, et omnibus definitum, ut si quis, hujusmodi nefanda -cupiditate ductus, ecclesiam ulterius possidere tentaverit, et -haereditate sanctuarium Dei obtinere praesumpserit, juxta profeticam -vocem; quousque resipiscat, anathematis vinculo subjaceat._ Così quel -sinodo. Se le nozze dei preti fossero state proscritte, è naturale -che, oltre di farne menzione, si sarebbero anche i figli de' sacerdoti -dichiarati illegittimi, e per questo titolo esclusi dai beneficii. -Parmi adunque probabile che si lasciassero per allora vivere in pace -i sacerdoti ammogliati, e che siasi poi introdotto poco a poco anche -da noi il celibato, senza violenza, puramente colle ordinazioni date -solamente ai celibi. Di fatti, nell'anno 1152, certo canonico di Monza -Mainerio Bocardo, nel suo testamento, che ritrovasi in quell'archivio, -in pergamena segnata n. 4 (di cui ho avuta la notizia dal chiarissimo -signor canonico teologo don Antonio Francesco Frisi, conosciuto -per le erudite sue dissertazioni sulle antichità monzesi), ordina -che se gli celebri l'annuale il dì della sua morte, e che il di lui -erede[313]_persolvat omni anno in annuali meo canonicis et decumanis -et custodibus ipsius ecclesiae non habentibus uxorem, qui in annuali -meo fuerint, per unumquemque canonicum denarios quatuor, custodibus -et decumanis binos denarios_: e poi più sotto vi si legge:[314] _Si -vero aliquis ex istis canonicis fuerit infirmus, etiam si non fuerit -in annualibus istis, volo habeat istam benedictionem, et si aliquis -habuerit uxorem, nolo ut habeat istam benedictionem._ Le quali parole -sembrano assai concludentemente provare che sino alla metà del secolo -duodecimo siasi continuata l'usanza di non escludere dagli ordini -sacri gli ammogliati; e che, ottenuta che si ebbe la soggezione della -chiesa milanese alla giurisdizione di Roma, si cessò di perseguitare il -matrimonio dei preti; e lentamente soltanto, e col favor del tempo, si -dilatò la legge del celibato. - -Questa mutazione di stato della chiesa milanese rappresenta una -serie crudele di partiti, tumulti, saccheggi, incendii, sacrilegi, -profanazioni, orrori d'ogni sorta. Tutto fu opera d'Ildebrando, -che tutto architettò e diresse. Se risguardiamo il fine di togliere -dalla Chiesa gli abusi nelle elezioni, ci si diminuisce in parte il -sentimento contrario ai mezzi usati. Se poi consideriamo Ildebrando -da un altro canto, non possiamo ricusare la nostra stima al progetto -che immaginò. Egli forse considerava l'Italia, un tempo signora, -manomessa dai Goti, dai Vandali, Longobardi, Saraceni e Greci; divisa -come ella era, doveva ubbidire ora ai Borgognoni, ora ai Provenzali, -ora ai Bavari, ora ad altre straniere genti. Conveniva concentrare -la forza d'Italia in un punto, ridurla ad uno stato unito per darle -un'esistenza. Roma è la capitale; forza era adunque di assoggettare -l'Italia a Roma, e così far fronte agli estranei. Il tempo era -opportuno, per la debolezza di Enrico. La forza politica della -Lombardia era principalmente collocata nei vescovi: sottomessi questi, -era formata la romana potenza. L'oggetto era grande. Ma egli è giusto -e ragionevole l'avventurare il riposo e la sicurezza della generazione -vivente, che ha un diritto attuale di esistere bene, colla speranza -incerta di procurare la tranquillità alle generazioni che nasceranno? -È egli ragionevole e giusto un tal sacrificio, quando anche fosse -sicuro il bene che procuriamo ai successori? Gli uomini che hanno fatto -parlar di loro la storia e ottennero il nome di grandi, non hanno mai -esaminate bene simili questioni. - - - - -CAPITOLO VI. - - _Della nascente repubblica di Milano sino all'imperatore Federico - I._ - - -Si è veduto nel capitolo antecedente come l'imperatore non si -intromettesse mai nella lunga guerra civile per la giurisdizione di -Roma sulla chiesa milanese. I Milanesi profittavano della debolezza -dell'imperatore per sottrarsi dalla soggezione del sovrano. Non -solamente guerreggiavano per distruggersi, divisi in due fazioni, -ma si arrogavano la facoltà di farsi degli alleati, di mover guerre, -e così fecero nel 1059 unendosi coi Lodigiani contro de' Pavesi. Un -pubblicista cercherà con qual diritto così pretendesse di operare una -città suddita. Uno storico si limita a dire che mancava al sovrano -allora la forza, come ne' secoli precedenti ella era mancata a questi -popoli a fronte de' Longobardi, de' Franchi e dei Sassoni; e che in -que' secoli non si conoscevano fra il sovrano ed i sudditi i dolci -e potentissimi vincoli della beneficenza e dell'amore. Sebbene però -Milano si reggesse da sè, una apparente dipendenza del sovrano si -conservava; e primieramente, prima dell'imperatore Federico, le -monete di Milano portarono sempre il nome dell'imperatore, come fanno -anche oggidì le città libere dell'Impero[315]. Oltre all'onore di -porre il nome nelle monete, egli è certo altresì che l'anno 1075 -i Milanesi vollero dipendere dal re Enrico per la elezione d'un -arcivescovo. Guidone aveva rinunziato l'arcivescovato a Gotofredo, -siccome dissi: questi era stato consacrato; ma il partito di Erlembaldo -non permise mai che possedesse i beni o che esercitasse il suo -ministero. Erlembaldo aveva eletto Attone: il popolo lo aveva colle -percosse costretto a rinunziare; non era mai stato ordinato; e il -papa lo sosteneva. I Milanesi ricorsero al re Enrico, che nominò per -arcivescovo Tealdo, milanese, che possedeva un ufficio nella sua reale -cappella. Gregorio VII gli comandò che non ardisse di farsi ordinare -se prima non veniva a Roma, ove il papa voleva decidere fra esso e -Attone; nel tempo stesso scrisse ai vescovi suffraganei, comandando -loro di non consacrare Tealdo. Tealdo nondimeno fu consacrato -solennemente, e posto nel suo ufficio, poichè Erlembaldo era stato -ucciso. Il papa, in un concilio tenuto in Roma nel 1078, lo scomunicò -insieme coll'arcivescovo di Ravenna; eccone la cagione:[316] _Thealdum -dictum archiepiscopum mediolanensem, et ravennatem Guibertum, inaudita -haeresi et superbia adversus hanc sanctam catholicam ecclesiam se -extollentes, ab episcopali omnino suspendimus, et sacerdotali officio, -et olim jam factum anathema super ipsos innovamus_[317]. Più volte fu -ripetuta la scomunica; ma non per ciò le funzioni di Tealdo vennero -sospese. Ildebrando ebbe una superiorità senza esempio quando vide il -re Enrico nel castello di Canossa, a piedi nudi, nel mese di gennaio -del 1077, aspettare per tre giorni la grazia di gettarsegli ai piedi, -e implorare l'assoluzione della scomunica. Ma fu ben diversa la scena -nel 1084, quando Enrico s'impadronì di Roma, fece incoronare papa -appunto Guiberto, arcivescovo di Ravenna, e ne scacciò Ildebrando, -che, rifuggiatosi in Salerno, poco dopo terminò la sua vita. A questa -impresa molto contribuirono i militi che l'arcivescovo Tealdo spedì in -soccorso di Enrico. - -(1086) Morto che fu l'arcivescovo Tealdo, dall'imperatore Enrico -fugli destinato a succedere Anselmo da Ro, il quale abbandonò il -partito imperiale, e interamente si collegò col partito romano. La -famosa contessa Matilde sembrava che conservasse tutto lo spirito di -Gregorio VII, a cui fu tanto ossequiosa mentre visse. Per opera di lei -fu sedotto Corrado a diventare ribelle al padre Enrico Augusto. Essa -lo adescò mostrandogli la corona d'Italia, e indusse l'arcivescovo -di Milano a incoronare solennemente in Sant'Ambrogio Corrado (1093). -Un arcivescovo che doveva ad Enrico la sua dignità, che da lui non -fu mai offeso, che doveva ai popoli servire d'esempio di rettitudine, -consacra nel tempio di Dio, scrutatore dei cuori, un figlio traditore e -ribelle ad Enrico, per compiacere alle brighe della contessa Matilde, -dimenticando il giuramento di fedeltà, profanando le sacre cerimonie, -abusando della religione.... Volgiamoci ad altre idee, e benediciamo -il secolo più illuminato e più felice in cui viviamo! Corrado, poichè -in tal forma venne unto re, come ostaggio rimase presso la contessa -Matilde; e non avendo che il titolo di sovrano, dovette dare il suo -nome a quanto a lei piacque. Morì Anselmo da Ro, e il legato romano -elesse per arcivescovo Anselmo da Boisio, che ebbe il bastone pastorale -dalla contessa Matilde, e il pallio dal papa; e si pose a esercitare -il suo ministero senza dipendenza alcuna, nè dall'imperatore Enrico -nè dal re Corrado. Assoggettata così la dignità del metropolitano, e -resa dipendente, si può a quest'epoca fissare il primo germe della -repubblica milanese: poichè, se in prima l'arcivescovo godeva, per -l'eminenza del suo grado, una sorta di principato nella città; ora i -nobili e la plebe, vedendolo ridotto all'obbedienza, poterono bensì -conservare una rispettosa deferenza al di lui sacro carattere, ma -non vi trovarono più quella distanza che l'opinione deve collocare -fra chi obbedisce e chi comanda. Perciò, verso la fine del secolo -undecimo, si crearono per la prima volta i consoli della repubblica -milanese, e con questa nuova magistratura si venne a formare una -sovranità che rappresentava tutto il popolo[318], e si vennero ad -abolire gli ufficiali regii. L'arcivescovo dovette subordinare a questo -senato persino i decreti sinodali, acciocchè venissero confermati -coll'acclamazione[319] _fiat, fiat_, quando piacevano. In fatti nel -1100 dovette l'arcivescovo ottenere il consenso di que' magistrati, -perchè si accordasse franchigia a chi veniva a certa solennità del -Santo Sepolcro in Milano. Come poi questi consoli allora venissero -eletti; se dai soli nobili, ovvero promiscuamente; quanto la loro -dignità durasse, le memorie di quei tempi non ce lo insegnano. Certo -è però che monete nè di Corrado nè col nome della Repubblica non ve -ne sono; e che le sole fra gli Ottoni e Federico che si conoscono -sinora, sono dei re Enrici e degl'imperatori Enrici, onde la repubblica -si considerò sempre sotto la protezione imperiale. Pochi anni dopo -sappiamo che il numero de' consoli era diciotto, e talvolta anche -maggiore. Sembra che questi consoli formassero il minore consiglio, -sempre adunato e sempre attivo per reggere la città; e che negli affari -di maggiore importanza questi consoli intimassero una generale adunanza -del popolo. Nel 1130 i consoli erano venti, ed erano stati eletti -dalle tre classi di cittadini, cioè dai _capitani_, i quali erano i -nobili del primo ordine, dai _valvassori_, che erano nobili bensì, ma -di minore autorità, e dai _cittadini_, che erano come il terzo ordine. -Il numero dei consoli cittadini era minore di quello di ciascuna delle -altre due classi; onde l'autorità realmente era presso i nobili[320], -non rimanendo ai cittadini poco più che l'apparenza, come in Roma, ne' -comizi centuriati. La repubblica di Milano però era ben piccola allora, -poichè la giurisdizione di lei si limitava a poco più della mera città; -e la campagna che le stava intorno, formava diversi altri piccoli -Stati indipendenti da lei, e così v'erano i conti del _Seprio_, i conti -della _Martesana_ e altri distretti, che avevano un governo parziale -e i loro consoli[321]; di che rimasero sino al 1781 le vestigia nelle -diverse misure, che furono in uso in Monza, Lecco ed altri borghi del -ducato, abolite or ora. Questo è tutto quello che sappiamo intorno la -costituzione civile di Milano verso il principio del secolo duodecimo. -L'autorità suprema si riconosceva presso dell'imperatore, il di cui -nome incidevasi nelle monete, e dal quale ricevevano la giurisdizione -alcuni giudici e messi che decidevano le controversie dei privati[322]. -Ma il governo politico, la pace e la guerra, l'imposizione e -riscossione de' tributi erano presso la città istessa. Landolfo il -Giovine, parlando dell'anno 1112, così si esprime:[323] _Papienses -et Mediolanenses statuerunt et juraverunt sibi foedera, quae nimium -quibusdam videntur fuisse imperatoriae majestati, et apostolicae -auctoritate contraria; cum illi cives juraverent sibi servare se et sua -contra quemlibet mortalem hominem natum vel nasciturum_; dal che pare -che, collegandosi per difendere le cose loro contro qualunque uomo, -tacitamente s'intendesse la disposizione di contrastare colla forza -all'imperatore, qualora cercasse di toglier loro o i nuovi magistrati, -o i tributi, o la giurisdizione che esercitavano. Nelle carte de' -contratti, testamenti, sentenze, ec., si soleva in prima porre il nome -dell'imperatore o re d'Italia: _Regnante Domino nostro_, il tale. Al -principio del secolo duodecimo non più si fece questa menzione. In una -parola la costituzione civile di Milano allora divenne, siccome dissi, -a un dipresso simile a quella d'una città libera dell'impero. - -Quantunque l'arcivescovo di Milano Anselmo da Boisio fosse un uomo di -carattere assai mite, e quantunque dovesse interamente la sua dignità -al papa, cui era nella più esatta maniera sommesso; e quantunque -l'autorità politica del metropolitano fosse di molto diminuita, ciò -non ostante dava ombra al papa il nome dell'arcivescovo di Milano: e -per allontanare ogni pericolo e confermarne la soggezione, piacque -a Roma che l'arcivescovo abbandonasse la sua diocesi, e, seguendo -lo spirito delle Crociate al principio del secolo duodecimo, si -portasse a guerreggiare nell'Asia. Gerusalemme era già in potere dei -cristiani. Non sembrava che vi rimanesse altro desiderio alla pietà -dei fedeli, se non se quello di custodirla. Ma, se crediamo allo -storico nostro Landolfo il Giovine, altra impresa si propose Anselmo -da Boisio, e tale, che la gravità della storia corre pericolo nel -raccontarla, cioè la conquista del regno di Babilonia. Eccone le parole -dello storico:[324] _Anselmus de Buis, mediolanensis archiepiscopus, -quasi monitus apostolica auctoritate, studuit congregare de diversis -partibus exercitum cum quo caperet Babylonicum Regnum, et in hoc studio -praemonuit praelectam juventutem mediolanensem cruces suscipere, et -cantilenam de Ultreja, Ultreja cantare. Atque ad vocem hujusprudentis -viri, cuiuslibet conditionis per civitates Longobardorum, villas et -castella eorum cruces susceperunt, et eamdem cantilenam de Ultreja, -Ultreja cantaverunt_[325]. Questa canzone latina inventata allora -aveva la frequente esclamazione _Ultreja_, che il conte Giulini crede, -assai verisimilmente, essere un composto di _Eja! Ultra!_ come sarebbe -_animo! avanti!_ eccitandosi così la gioventù lombarda a prendere le -armi e passare nell'Asia[326]. Che questa crociata milanese, avendo -alla testa l'arcivescovo Anselmo da Boisio, attraversasse l'Ungheria -e si portasse in Costantinopoli, dove poco dopo l'arcivescovo morì, -sembra cosa certa. Cosa poi facesse in quella comica impresa, è -difficile il definirlo, tanto sono discordi gli scrittori. Orderico -Vitale, scrittore di quei tempi, ci racconta che questo esercito -si accostò verso Gerusalemme, e in una battaglia verso _Gandras_ fu -malamente battuto, onde i fuggitivi si ricoverarono a Costantinopoli; -ma i geografi non ci sanno dire in qual luogo trovisi questo _Gandras_. -Radolfo, che scrisse le imprese di Tancredi, sotto del quale militava, -ci lasciò scritto che l'arcivescovo Anselmo da Boisio fu battuto dai -Saraceni sotto _Danisma_; ma nemmeno _Danisma_ si trova in nessuna -carta geografica. L'abate Uspergense invece c'insegna che la battaglia -seguì:[327] _contra terram Coritianam, quae est Turcorum patria_; ma -nemmeno questa terra è conosciuta nella geografia; e la patria de' -Turchi, se crediamo a Pomponio Mela ed a Plinio, è nei contorni delle -paludi Meotidi, ovvero fra l'Eusino e il Caspio, nelle vicinanze del -Caucaso; parti del mondo assai sviate per coloro che dalla Lombardia -cercavano di passare in Babilonia o nella Terra Santa. Guglielmo -Tirio, che è riputato il più sicuro scrittore di quelle guerre di -Terra Santa, non fa menzione alcuna della spedizione dell'arcivescovo -di Milano Anselmo, nè delle disgrazie del suo esercito. L'arcivescovo -morì in Costantinopoli l'anno 1110, e Landolfo il Giovine ce ne indica -la malattia; ei morì di tristezza. Questo buon Anselmo da Boisio -ce lo qualifica Landolfo il Giovine per un povero uomo, semplice, -timido, e ironicamente lo chiama nel testo riferito:[328] _ad vocem -hujus prudentis viri_. Probabilmente a queste disposizioni del di lui -animo egli doveva la sua dignità. Questo moderatissimo prelato, se -per il merito dell'obbedienza aveva animato i suoi a prendere le armi -per combattere gli infedeli; poichè si vide affaticato da un assai -lungo viaggio; trasportato in mezzo a popoli dei quali ignorava il -costume e il linguaggio; abbandonato alla licenza militare di giovani -incautamente espatriati per di lui consiglio, e inquieti per trovare -mezzi da sussistere; in mezzo ai pericoli; senza forza d'animo e senza -aiuto; mi sembra naturale ch'ei morisse d'affanno e di melanconia, e -che si sbandassero i suoi, e ritornassero alla patria gli altri pochi -rimasti, cui riuscì di trovare la strada ed i mezzi per rivederla. -Coloro che rimproverano alla generazione vivente d'avere minor senno di -quello che si osservava altre volte, esaminino queste epoche. - -Nel principio appunto del secolo duodecimo lo storico nostro Landolfo -Juniore, che è il solo autore contemporaneo, ci racconta un fatto -prodigiosissimo; e ce lo descrive con circostanze cotanto minute e -singolari, che sembra quasi ch'ei temesse l'incredulità nei posteri. -Sinora il suo timore fu vano; ma io lo credo giustissimo. Il fatto -è il seguente. Mentre Anselmo da Boisio era partito, comandando -l'esercito che marciava alla conquista di Babilonia, il vescovo di -Savona Grossolano, come vicario dell'assente arcivescovo, reggeva la -chiesa milanese. Giunta la nuova della morte di Anselmo, Grossolano -ebbe un partito, e fu eletto arcivescovo; e dal papa fugli spedito -il pallio, che il portatore, tenendo a guisa di stendardo, in cima -del bastone, andava gridando: ecco la stola, o come dice Landolfo il -Giovine: _heccum la stola, heccum la stola_[329]; dal che vedesi che -anche allora si parlava una lingua simile a quella che oggidì si parla. -Eravi in Milano un prete che aveva nome Liprando. Egli era zio di -Landolfo Juniore, e convien dire che fosse di genio piuttosto attivo, -poichè ebbe tagliati il naso e gli orecchi in uno de' tumulti per la -giurisdizione romana, per cui egli combatteva. Il papa Gregorio VII -prese questo prete sotto la speciale protezione della Santa Sede, e -nella bolla gli scrisse:[330] _Tu quoque, abscisso naso, et auribus pro -Christi nomine, laudabilior es qui ad eam gratiam pertingere meruisti, -quae ab omnibus desideranda est, qua a sanctis, si persevereraveris -in finem, non discrepas. Integritas quidem corporis tui diminuta est, -sed interior homo, qui renovatur de die in diem, magnum sanctitatis -suscepit incrementum: forma visibilis turpior, sed imago Dei, quae -est forma justitiae, facta est pulchrior. Unde in Canticis Canticorum -gloriatur Ecclesia, dicens: nigra sum, filiae Hierusalem_; e poi -dopo lo chiama[331] _martyr Christi_[332]. Il prete Liprando era -titolare della chiesa di San Paolo in Compito. Appoggiato a questa -bolla, pretendeva di essere indipendente dall'arcivescovo, e da ciò -nacquero dei dissapori, i quali s'inasprirono. L'arcivescovo sospese -il prete dal suo ufficio sacerdotale, e il prete accusò pubblicamente -l'arcivescovo di simonia,[333] _per munus a manu, per munus a lingua, -per munus ab ubsequio_[334]. La disputa andò tanto avanti, che -vi furono partiti; si venne alle solite zuffe, e[335] _Grossolani -turba, dimicans adversus primicerium, Landulphum, ejusdem primicerii -clericum lapide occidit_[336]. Fu perciò costretto l'arcivescovo -Grossolano a convocare un sinodo, in cui si giudicasse s'egli fosse -legittimamente eletto, ovvero se fosse simoniaco; e il prete Liprando -si esibì di provare col giudizio di Dio, passando attraverso del -fuoco, l'accusa che aveva fatta all'arcivescovo. Il popolo accettò con -avidità questa proposizione, che gli offeriva un genere di spettacolo -maravigliosissimo. La curiosità di vedere un miracolo generalmente -eccitò l'impazienza di ognuno; e fu avvisato il prete Liprando di -apparecchiarvisi: e il fatto ce lo descrive Landolfo nella maniera che -dirò. Distribuì il prete Liprando in elemosina il grano ed il vino che -possedeva; fece testamento, lasciando erede lo storico suo nipote; e -dispose che se egli morisse nel giudizio, quel che le fiamme avessero -lasciato del suo corpo, venisse seppellito nella chiesa della Trinità. -Sia ch'ei temesse falsa la simonia asserita, ovvero non sicuro il -miracolo, egli credette possibile il rimanervi abbruciato, sebbene con -tanta fiducia ne cercasse l'occasione. Digiunò il prete due giorni; -poi, vestito con cilicio, camice e pianeta, a piedi nudi, portando la -croce, da San Paolo in Compito venne a Sant'Ambrogio, e cantò la messa -all'altar maggiore in faccia all'arcivescovo, che si era collocato -sul pulpito con altri due personaggi. Forse in que' tempi il digiuno -naturale, prima d'accostarsi all'altare, non era un precetto; almeno, -nel secolo nono, la imperatrice Ermengarda,[337] _ante introitum -missarum fatebatur se exardescere siti, et bibit plenam phialam vini -peregrini, et post haec, coelestem participavit mensam_[338]. Comunque -sia di ciò, Landolfo non dice come celebrasse la messa quel prete -sospeso dal suo ufficio: ci dice però che l'arcivescovo, poichè la -messa fu terminata, prese a dire così: Aspettate, che con tre parole -convincerò quest'uomo; indi, rivolto al prete: Hai asserito, gli disse, -che io sono simoniaco, ora dichiara soltanto, se il puoi, qual sia -la persona a cui io abbia donato. Il prete si collocò sopra un sasso -elevato che era nella chiesa, e indicando il pulpito: Vedete, disse al -popolo, vedete tre grandissimi diavoli, che possono confondermi col -loro ingegno e coi denari che possedono; ma io rispondo che con quel -danaro istesso che il diavolo gli suggerì di adoprare per comprarsi -l'arcivescovato, possono aver occultata la verità e togliermi i -testimonii; e per ciò ho scelto il giudizio di Dio, che non s'inganna. -Il dialogo continuò qualche poco, sin tanto che, impaziente il popolo -di vedere questo prodigio, si udì gridare perchè venisse al cimento -il prete; il quale, sebbene fosse vecchio, e digiuno per il terzo -giorno, ed avesse fatto un lungo cammino, balzò dal sasso e si portò -co' suoi paramenti avanti l'atrio di Sant'Ambrogio; fuori del quale -erano disposte due cataste di legna di quercia, ciascuna delle quali -era lunga dieci braccia, alte entrambi più di un uomo, e similmente -larghi, e distanti l'una dall'altra un braccio e mezzo. Anzi nel -viottolo istesso eranvi gettati dei pezzi di legna tratto tratto, -per renderne più lento e difficile il passaggio. Poichè il prete e -l'arcivescovo furono fuori dell'atrio, l'accusatore prese l'arcivescovo -per la cappa e disse:[339] _Iste Grossulanus, qui est sub ista cappa, -et non de alio dico, est simoniacus de archiepiscopatu Mediolani_[340]. -Ciò fatto, l'arcivescovo non volle star più presente, montò a cavallo, -e se ne partì. Arialdo da Meregnano, amico dell'arcivescovo, teneva -frattanto il prete, acciocchè ei non passasse, sin tanto che il fuoco -non fosse bene acceso; e il fuoco crebbe a segno, che Arialdo ne ebbe -offesa la mano. Allora dissegli: Prete Liprando, mira la tua morte, -piegati all'arcivescovo e salva la vita; e se nol vuoi, vanne colla -maledizione di Dio. Il prete rispose a lui:[341] _Sathana, retro vade_, -poi si prostrò a terra, fece il segno della croce, ed entrò fra le -cataste ardenti. La fiamma si spaccava avanti di lui, e si riuniva -tosto che era passato; passò sopra i carboni, come se fosse arena, due -volle recitò in quel passaggio:[342] _Deus, in nomine tuo salvum me -fac, ed in virtute tua libera me_, e nella terza volta, alla parola -_fac_, si trovò sano dall'altra parte del fuoco, senza danno alcuno -nella persona, o nei lini del camice, o nella pianeta. Così il nipote -Landolfo ci racconta il fatto. - -Questo fatto, riferitoci dal solo Landolfo, e adottato poscia da chi -scrisse dopo di lui, ha tanta somiglianza con quello che Desiderio, -abate di Monte Cassino, asserisce accaduto in Firenze, che non si -potrebbe giudicare quale dei due fosse l'originale e quale la copia; -se quello di Toscana non fosse stato collocato quarant'anni prima -di questo di Landolfo, che si colloca nell'anno 1103. A Firenze si -accusava quel vescovo di simonia: si propose di provarlo colla prova -del fuoco; si prepararono due cataste lunghe dieci piedi, alte e -larghe cinque, distanti appunto un piede e mezzo. Le misure sono le -medesime nel numero, sebbene da noi non erano piedi, ma braccia. Ivi -passò illeso un monaco Giovanni Aldobrandino, che fu poi chiamato -Giovanni Igneo: e l'uno e l'altro fatto si dice accaduto in quaresima. -Costretto a rinunziare alla fede di uno storico contemporaneo, ovvero -al buon senso, io abjurerò la prima: nè crederò che la novità abbia -operato un portento per approvare una temerità solennemente riprovata -dalla Chiesa in più concilii. Dopo un fatto cotanto decisivo, non -sarebbe stato possibile che i vescovi suffraganei, che erano in Milano -pel sinodo, non conoscessero la mano di Dio, e non concorressero a -deporre l'arcivescovo. Eppure lo stesso Landolfo ci avvisa che:[343] -_praesentia episcoporum suffraganeorum huic legi et triumpho favorem -integre non praebuit_[344], e il popolo istesso, pochi giorni dopo, -cambiossi di parere sul preteso miracoloso passaggio:[345] _turba -tristis de casu et ruina Grossulani, in presbyterum, et ejus legem -post paucos dies scandalizavit_. Ci narra di più lo stesso autore che -in quella occasione il prete ebbe offesa bensì una mano dal fuoco, -ma che se l'abbruciò prima di passarvi; che ebbe anche male a un -piede, ma che ne fu cagione un cavallo da cui fu calpestato. La verità -sola che oggi possiamo sapere è, che il fatto, come ce lo racconta -Landolfo, non è vero. Se qualche fatto simile vi è stato, conviene -allargare il viottolo, abbassare e sminuire le cataste, supporre il -prete che passi prima di una perfetta accensione; e allora con una -mano ed un piede offesi potremo accordare i due fenomeni, il fisico -ed il morale. Se poi il racconto fosse imitato da Landolfo dall'altra -favola toscana, per vanità di raccontare cose prodigiose, e per farsi -nipote di un taumaturgo, allora ne sarebbe ancora più semplice la -spiegazione. Nè sarà questa un'accusa troppo severa che noi faremo -all'ingenuità di questo storico, il quale ci vuol far credere che -un angelo sia venuto ad avvertirlo che il di lui zio Liprando era -ammalato:[346] _Mihi angelus occurrit dicens: presbyter Liprandus, -rediens a Valtellina, infirmus jacet ad monasterium de Clivate_[347]: -asserzione sul proposito della quale saggiamente riflette il nostro -conte Giulini, che «sarebbe stato desiderabile che lo storico ci -avesse additato i segni pe' quali egli s'avvide con tanta sicurezza, -che quello era un angelo[348]». Tutti i nostri autori però, ciecamente -appoggiati all'asserzione del solo Landolfo, hanno creduto vero un -tal prodigio; e nemmeno il nostro conte Giulini si è voluto segregare. -Sarebbe stato veramente desiderabile che avessero seguita l'opinione -piuttosto dei vescovi suffraganei e della plebe, che ne fu spettatrice. -Ma il meraviglioso seduce; non si ha coraggio di affrontare una lunga -tradizione per annunciare la verità, i di cui dritti non si prescrivono -giammai; ed è costretta la storia a raccontare di tali inezie, qualora -sieno generalmente credute. - -Per otto anni ancora, dopo il raccontato prodigio, continuò -l'arcivescovo Grossolano a conservare la sua dignità, sebbene con -un partito contrario. Il papa lo considerò arcivescovo legittimo, -e non cessò d'esserlo, se non quando, portatosi egli, nel 1111, a -Costantinopoli, se gli elesse in Milano un successore. Morì frattanto -in Germania l'infelice imperatore Enrico III; ciò avvenne l'anno 1106. -Corrado, di lui figlio, se gli era ribellato, siccome dissi, adescato -da una vana lusinga di essere re d'Italia, ove visse con questo titolo -per obbedire a tutti i cenni della contessa Matilde. Anche l'altro -figlio Enrico si trovò modo di farlo ribelle al padre. Non si può -rinunziare ai sentimenti dell'umanità e della natura più freddamente -di quello che fece questo figlio Enrico, che il padre aveva già fatto -suo collega nel regno di Germania. Io ne racconterò l'avvenimento -colle parole istesse colle quali il conte Giulini lo riferisce. «I -vizi, le scostumatezze, la simonia, lo scisma dell'imperatore erano -veramente cose orribili a chi le considerava; ma pure dovevano con -pazienza tollerarsi da un suddito, e molto più da un figliuolo. Per -quanto la storia della vita di Enrico IV, re di Germania, e terzo -imperatore e re d'Italia, desti odio ed abborrimento contro dì lui, -quella della sua morte non lascia di muovere gli animi a compassione -e pietà. Altro io non dirò, se non che il misero principe, spogliato -a forza de' reali ornamenti, pentito de' commessi delitti senza poter -ottenere dal legato apostolico la desiderata assoluzione, prosteso a' -piè del figlio senza poter ottenere da lui un solo sguardo, finalmente -da disperato diede nuovamente di piglio alle armi; ma abbandonato -presso che da tutti, e giunto alle ultime angustie, alli sette di -agosto del corrente anno 1106 terminò in Liegi di puro cordoglio la -vita. Così castigò Iddio i suoi delitti in vita»[349]. I delitti di -questo principe sono di non aver voluto rinunziare alle investiture de' -vescovi, che avevano goduto i suoi antecessori. Le sue buone qualità -furono la generosità, la giustizia e il valore. Non rapì l'altrui, non -insidiò alcuno, non se gli rimprovera alcuna crudeltà. Egli comandava -in persona la sua armata; si trovò in sessantasei battaglie, e le vinse -tutte, eccetto quelle nelle quali fu tradito. Il di lui figlio Enrico, -che poi fu il quarto imperatore di questo nome, venne in Italia nel -1110; pretese dalle città lombarde l'antica obbedienza; trovò degli -ostacoli, poichè erano già avvezze a reggersi da sè. Novara, fra le -altre, non fu docile, e il re Enrico la incendiò; così fece a varie -altre castella e terre. L'infelice Enrico suo padre non adoperò il -fuoco per sottomettere i popoli. Questa feroce maniera di guerreggiare -mosse le altre città a cercare di guadagnarselo con denaro, con vasi -d'oro e d'argento; ma la popolata e nobile città di Milano non gli fece -regalo alcuno, nè in verun conto gli badò, come ci attesta il monaco -Donizzone, che in quei tempi scriveva le gesta della contessa Matilde -con versi assai meschini: - - _Aurea vasa sibi nec non argentea misit_ - _Plurima cum multis urbs omnis denique nummis:_ - _Nobilis urbs sola Mediolanum populosa_ - _Non servivit ei, nummum neque contulit aeris[350][351]._ - -Pareva che allora Milano ergesse già la testa sopra delle altre città -del regno italico. Prestarono però i Milanesi assistenza ad Enrico, -piuttosto come alleati, che come sudditi; e questa fu di molti armati -che lo accompagnarono a Roma per ricevervi la corona imperiale. È noto -che Pasquale II, papa, pretese, prima d'incoronarlo, che rinunziasse al -diritto di dare l'investitura ai vescovi. Ricusò Enrico di rinunziarvi, -e pretese, non meno di quello che aveva fatto suo padre, di conservare -questa ragione, posseduta dai precedenti augusti. Insisteva il papa; -nacque in Roma una zuffa: i Lombardi, uniti coi Tedeschi, frenarono -l'impeto de' pontificii, a segno che Enrico fece suo prigioniero il -papa, lo condusse fuori di Roma, nè gli accordò la libertà, se non -quando gli promise con solenne scrittura di lasciargli le investiture -come per lo passato. Ciò fatto, ei lo pose in libertà, e da esso fu -incoronato imperatore nella basilica Vaticana, il giorno 13 di aprile -1111. Per questa zuffa ne dovettero soffrire anche i Milanesi, de' -quali varii ne perirono, e fra gli altri Ottone Visconti:[352] _Otho -autem mediolanensis Vicecomes, cum multis pugnatoribus ejusdem regis, -in ipsa strage corruit in mortem amarissimam hominibus diligentibus -civitatem mediolanensem, et Ecclesiam_[353]. Questo Ottone è forse lo -stesso reso immortale dai due versi del Tasso: - - _O 'l forte Otton, che conquistò lo scudo,_ - _In cui da l'angue esce il fanciullo ignudo_[354] - -L'imperatore Enrico V, che aveva degradato suo padre per aver sostenuto -le investiture dei vescovati, non solamente le sostenne ei medesimo, -ma colla forza sulla persona istessa del sommo pontefice se le fece -accordare. Nella costituzione che avevano presa le città italiche, non -vi rimaneva più altra dignità che potesse conferire l'imperatore, se -rinunziava alle investiture: e il titolo di re d'Italia, già diventato -sinonimo di protettore piuttosto che sovrano, sarebbe stato colla -rinunzia ridotto a una mera parola insignificante; come vi si ridusse -in fatti undici anni dopo, colla cessione che ne fece. I Milanesi -frattanto, inquieti, avvezzi alle fazioni, diretti da magistrati la -nuova autorità de' quali era incerta, mancanti di un sistema civile -che organizzasse la città, privi d'un regolamento che assicurasse -la vita e le sostanze del cittadino, avevano ottenuto piuttosto una -turbulente indipendenza, anzi che la libertà. Convien dire che allora -o non vi fosse uomo capace di progettare una costituzione, ovvero -che non venisse ascoltato. Avevamo impiegati i primi impeti nostri a -lacerarci vicendevolmente colle civili dissensioni; i secondi impeti -furon adoperati per rovinare i vicini meno forti di noi. La città di -Lodi fu distrutta da noi quasi sotto gli occhi dell'imperatore Enrico, -che ritornava da Roma dopo la sua incoronazione:[355] _Mediolanenses -quoque, cum iste imperator per Veronam a Roma in Germaniam properabat, -gladiis et incendiis, diversisque instrumentis, funditus destruxerunt -Laudem, in Langobardia civitatem alteram._[356]. Un calendario antico, -stampato nella raccolta _Rerum Italicarum_[357], dice:[358] _VII -kal. (junii) MCXI capta est civitas Laudensis a Mediolanensibus_ -(1111); e la cronica di Filippo da Castel Seprio dice:[359] _anno -MCXI die VII ante kal. junii destructa est civitas Laudensis, et -jacuit annis XLVIII._ Qual fosse il motivo che inducesse i Milanesi -a simile crudeltà, non lo sappiamo. Il nostro Tristano Calchi così -ne ragiona:[360] _De Laudis vero Pompejae eversione haud immerito -prudens lector uberiora desideraverit: sed mecum transeat oportet, -cujus in manus plura in eam rem, et si diligenter perquisiverim, non -venerunt. Caeterum constat et duras leges et foedam servitutem victis -impositam fuisse: dejectisque caeteris aedificiis, et urbis moenibus, -vix agrestium similes vici, et pauperum tuguria miseris civibus, quae -inhabitarent relicta; et pro magno commodo existimatum, quod vicum -cognomine Placentinum reliquerint, in quo solitum mercatum octavo -quoque die continuarent, sed nec rem alienare, matrimonia contrahere, -post occasum solis in pubblicum prodire, certosve fines excedere -inconsulto magistratu mediolanensi licebat; si quipiam paulo remotius -sermones contulissent, continuo, novorum consiliorum suspecti, aere -multabantur, aut fustibus caedebantur, quibus aerumnis indignati -plurimi diversa exilia petere maluerunt, et perpetuo patriis finibus -carere_[361]. La città di Lodi era fabbricata sopra di un fiumicello -chiamato Silaro, fra l'Adda ed il Lambro: anche al dì d'oggi se ne -vedono le vestigia al sito che si chiama _Lodi Vecchio_. La città di -Lodi presentemente non dovrebbe più portare il nome di Pompeo, poichè -deve la sua esistenza a Federico imperatore, che la fece fabbricare -alle sponde dell'Adda, quattro miglia distante dalla città di Pompeo. - -(1127) Dopo avere per tal modo rovinati i Lodigiani, ci siamo rivolti -a danneggiare i Comaschi, i quali, col favore d'un paese montuoso, -disputarono per alcuni anni, ma finalmente, superati dai Milanesi, -videro la toro città e i sobborghi distrutti l'anno 1127. Co' Pavesi -parimenti ai mosse la guerra; e nel 1152 ci riuscì di dar loro una -rotta a Marcinago: ma la città loro, munita di antiche e solide -fortificazioni, fu un ricovero sicuro per essi. Attaccammo briga coi -Cremonesi, e nel 1157 c'impadronimmo del castello di Zenivolta, e femmo -prigioniero il vescovo di Cremona Uberto, che era _armato con l'usbergo -come un Paladino, e, inanimando i suoi alla battaglia, si era spinto -contro uno de' nostri, e stava terminando di ammazzarlo_[362]. Tale era -la strana condotta di una nascente Repubblica, che doveva saggiamente -premunirsi contro le fondate pretensioni dell'impero, collegandosi e -rendendosi amiche le altre città. Questo errore lo vedremo poi punito -da Federico, e la punizione fu meritata. Lo stato della prosperità -è il più funesto di tutti per una città che diventi libera dopo di -avere sofferta la servitù. Nella loro infanzia le repubbliche hanno -bisogno d'essere circondate dai pericoli per obbligare i cittadini ad -accostarsi fra loro, e prendere cura incessante degl'interessi comuni. -Se questi manchino, non vi è più quel principio che può solo formare -un sistema capace di reggere alla prosperità; vi vuole un nemico e un -comune pericolo per acquistare un interesse e un sentimento comune, e -così animarsi la repubblica. - -La Germania era divisa in fazioni, e l'imperatore aveva i suoi nemici, -i quali vedevano volontieri che gl'italiani non gli obbedissero. Fra -questi eravi l'arcivescovo di Colonia Federico, il quale scrisse -alla repubblica di Milano una lettera che comincia così:[363] -_Consolibus, capitaneis, onmi militiae, universoque mediolanensi -populo. — Civitas Dei inclita, conserva libertatem, ut pariter retineas -nominis tui dignitatem, quia quamdiu potestatibus Ecclesiae inimicis -resistere niteris, verae libertatis auctore Christo Domino adjutore -perfrueris_[364]. E in questa lettera ci avvisa come i principi -della Lorena, della Sassonia, della Turingia e di tutta la Gallia -(membri dell'Impero, come lo erano i Milanesi) si erano, al paro di -noi, determinati di voler vivere liberi; e che tutti erano pronti a -collegarsi con noi, ad assisterci; su di che aspettava il riscontro. -Non ci rimane poi notizia alcuna se questa opportunissima offerta sia -stata accettata; anzi dai fatti accaduti dappoi si può presumere che se -ne lasciasse sfuggire l'occasione. Insomma Milano era una repubblica; -era già forte e prepotente nella Lombardia; ma l'uso incautissimo che -faceva della forza sua, eccitava l'invidia e l'odio delle altre città: -odio ed invidia superflue, sin tanto che la dignità imperiale passava -da un principe debole a un altro debole, ma rovinose disposizioni al -movimento in cui fosse eletto imperatore un principe di animo e di -forze robusto. - -Morì in Germania l'imperatore Enrico IV l'anno 1125; e venne eletto -per successore Lottario, duca di Sassonia, il quale fu poi Lottario -III re d'Italia, e Lottario II imperatore. Alcuni signori tedeschi -avevano protestato contro di questa elezione, la quale si pretendeva -fatta per maneggi della Francia; e Corrado, duca di Franconia, del -casato di Stauffen-Suabe, fu uno dei più malcontenti. Conviene dire -ch'ei praticasse delle secrete intelligenze co' Milanesi per togliere -almeno il titolo di re d'Italia a Lottario. Certo è che Corrado, nel -1128, se ne venne a Milano per la strada di Como; che fu acclamato re -d'Italia, e incoronato prima in Monza, poi a Milano in Sant'Ambrogio. -Sceso Lottario in Italia, si confederò colle città di Lombardia, -nemiche de' Milanesi, affine di umiliar Milano. Tentò d'impadronirsi di -Crema, città amica de' Milanesi, ma non ebbe forze bastanti. Lottario -non potè essere incoronato re d'Italia, e portossi a Roma, ove fu -incoronato imperatore in San Giovanni Laterano dal papa Innocenzo II. -Vi erano allora due che pretendevano la sovranità del regno d'Italia: -Lottario, come imperatore; Corrado, come re incoronato d'Italia. Nello -stesso tempo eranvi in Roma due, ciascuno de' quali pretendeva d'essere -il vero papa; uno possedeva la chiesa di San Pietro, e l'altro quello -di San Giovanni Laterano. Il papa di San Giovanni Laterano favoriva -Lottario, lo riconosceva per solo legittimo re d'Italia, e scomunicava -l'arcivescovo di Milano, perchè aveva incoronato Corrado: il papa -di San Pietro mandava il pallio al nostro arcivescovo. La origine di -questi due papi fu che, essendo spirato Onorio II, sommo pontefice, -il 14 di febbraio 1130, nel giorno medesimo, sedici cardinali de' più -famigliari del defunto pontefice e dei più assidui nell'assisterlo -all'ultima malattia, prima che fosse pubblicata la di lui morte, -elessero Gregorio canonico regolare lateranense, cardinale diacono di -Sant'Angelo, che prese il nome di Innocenzo II. Il maggior numero de' -cardinali, intesa che ebbe quest'elezione, si radunò in San Marco, -e creò papa Pietro di Leone, che prese il nome di Anacleto. Furono -e l'uno e l'altro nello stesso giorno consacrati ed intronizzati. -Innocenzo occupava San Giovanni Laterano; Anacleto aveva il partito -più forte, e risedeva in Vaticano. I Milanesi erano per Anacleto e -per Corrado; Lottario era per Innocenzo. Facilmente ognuno comprende -qual confusione e quanti partiti dovevansi formare in mezzo ad un -simile inviluppo di cose. San Bernardo fu quello che sedò i partiti, -e fece riconoscere anche in Milano per vero papa Innocenzo II, e per -vero re d'Italia Lottario. Si erano già domiciliati in Milano dei -frati instituiti da San Bernardo. Il santo sosteneva papa Innocenzo, -e l'arcivescovo di Milano, Anselmo Pusterla, aveva coronato Corrado, -e aderiva ad Anacleto. Cominciarono in Milano i partiti contro -dell'arcivescovo per deporlo. Quegli ordinari e decumani che erano -pel papa Innocenzo II, per preparare delle insidie all'arcivescovo, -distribuirono il loro denaro ai giurisperiti ed ai militari; e dalla -disputa l'arcivescovo fu costretto ad entrare nel pubblico arringo, -ove Stefano Guandeca, arciprete, lo accusò come eretico, spergiuro, -sacrilego e reo d'altri delitti; giurò per convalidare l'accusa, e si -esibì a provarla avanti ad alcuni vescovi suffraganei. Comparvero i -vescovi, e seco loro comparvero pure molti vestiti in una nuova foggia -con rozze lane e col capo raso; e questi, verisimilmente, erano i -nuovi monaci di San Bernardo, che il popolo considerava come angeli -del cielo. L'arcivescovo, vedendo costoro, rivolto al popolo, si pose a -dire: che tutti quei che comparivano vestiti con quelle cappe bianche -e bigie, erano tutti eretici. Da ciò ne nacque una zuffa, nella quale -non fu però vinto l'arcivescovo; ma poi, mediante il denaro sparso -dal contrario partito, fu scacciato dalla sua Sede. Quindi abbandonato -Anacleto, Milano riconobbe il papa Innocenzo II. L'avvenimento ce lo -descrive Landolfo il Giovine colle seguenti parole:[365] _Ordinarii -itaque, et decumani sacerdotes, et caeteri faventes papae Innocentio -Secundo, et insidias perpatrantes hujusmodi archiepiscopo suas pecunias -effuderunt, et ipsas legis et morum peritis atque bellatoribus viris -tribuerunt. Unde ipse archiepiscopus compulsus est intrare popularem -concionem, ut ibi decertaret cum suis excomunicatis de excomunicatione. -Cumque ipse expectaret sagittas de justa aut injusta excomunicatione, -Nazarius primicerius, mirae calliditatis homo, per prolixum sermonem -cunctae concioni induxit fastidium. Archipresbyter autem Stephanus, -qui cognominatur Guandeca, videns primicerium suum fastidiose fore -locutum, vocem suam exaltavit, et contra archiepiscopum sic ait: Hoc -quod isti nolunt tibi dicere ego dico: tu es haereticus, perjurus, -sacrilegus, et aliis criminibus quae non sunt hic notanda, es reus. -His auditis ex improviso, archiepiscopus obstupuit. Archipresbyter -vero ille habens textum Evangeliorum ad manum, continuo juravit, -quod ipse de istis rebus, quas dixerat esse in isto Anselmo, qui -dicitur de Pusterla, in judicio episcopi novariensis et albanensis, -qui sunt de suffraganeis Ecclesiae Mediolani, staret. Consules itaque -Mediolani, in concordia utriusque partis, statuerunt ut ipsi et alii -suffraganei venirent. In statuta itaque die non solum suffraganei, -sed quamplures pure induti rudi et inculta lana, et rasi insolita -rasura, concurrerunt. Cumque archiepiscopus iste Anselmus vidisset eos -constare et populo quasi essent angeli de coelis, ad ipsum populum -ait: omnes illi quos hic videtis cum illis cappis albis et grisiis, -sunt haeretici. Inde simplices, et compositi, ad expellendum, bellum -commoverunt. Veruntamen gladio Anselmi in die illa resistere non -potuerunt. Sed mediante nocte, per expansam pecuniam, manus primicerii, -et presbyteri Stephani fortissima, in summo diluculo ipsum Anselmum -a sede compulit._[366] Questi monaci, seguaci di san Bernardo, molto -operarono per fare che Milano abbandonasse papa Anacleto e il re -Corrado; e riconoscesse papa Innocenzo e l'imperatore Lottario: e -san Bernardo medesimo moveva tutta questa rivoluzione, e come dice -Landolfo il Giovine al luogo citato:[367] _Ad haec peragenda, papa adeo -idoneum angelum habuit, sicut Bernardus abbas Claraevallensis fuit._ -Il santo abate venne in Milano, e fu con tanta venerazione accolto, che -immediatamente divenne l'arbitro della città. Egli mostrava dispiacere -che nelle chiese vi fossero ornamenti d'oro o d'argento, e i Milanesi -cessarono di esporli:[368] _ad nutum quidem hujus abbatis, omnia -ornamenta ecclesiastica, quae auro et argento paliisque in Ecclesia -ipsius civitatis videbantur, quasi ab ipso abbate despecta, in scrineis -reclusa sunt_[369]. Tutto venne a prendere quell'aspetto che insinuava -quel celebre santo, al di cui cenno i popoli europei passavano a -guerreggiare nell'Asia, e riconoscevano o abbandonavano i sovrani ed -i pontefici. Tanto era il potere dell'opinione generalmente sparsa di -lui! Il popolo di Milano, poichè era scacciato l'arcivescovo Anselmo -Pusterla, accorse a san Bernardo, che stava alloggiato vicino a San -Lorenzo, e con acclamazione lo voleva arcivescovo. Il santo aveva più -vasti affari da reggere, e disse alla moltitudine, che nel seguente -giorno egli si sarebbe posto a cavallo, e che se il cavallo l'avesse -condotto lontano dalla città non sarebbe stato arcivescovo, e così -appunto fece e se ne partì:[370] _Ego in crastinum ascendam palafredum -meum, et si me extra vos portaverit non ero vobis quod petitis, ac -sic a Mediolano recessit_[371]. Così Milano riconobbe papa Innocenzo e -imperatore Lottario; e partito che fu san Bernardo, i suoi monaci, dice -Landolfo al luogo citato:[372] _per civitatem euntes, collectam multam -de auro et argento et rebus pluribus sibi fecerunt_, e con questi mezzi -fondarono i due monasteri di Chiaravalle e di Morimondo, così nominati -ad imitazione di due già stabiliti in Francia, i quali avvenimenti -accaddero l'anno 1134. L'arcivescovo Anselmo, scacciato così dalla sua -sede, per essere stato del partito di Anacleto s'incamminò verso Roma, -dove Anacleto era riconosciuto per legittimo papa da un gran numero -di persone, e risedeva, siccome dissi, al Vaticano; ma viaggiando, -fu preso e consegnato a papa Innocenzo II, che trovavasi a Pisa per -un concilio; e quel papa che possedeva, come già dissi, in Roma il -Laterano:[373] _illum captum Romam misit, dice Landolfo, ibique, prout -fama est, Anselmus ille, in eodem mense, in manu Petri Latri, qui -procurator est Innocentii, vitam finivit._ - -Corrado sebbene fosse stato incoronato re d'Italia in Monza ed in -Milano, vedendo di non avere forze bastanti a resistere, si piegò -ai tempi, e riconobbe l'imperatore Lottario, e rinunziò ad ogni -pretensione sul regno italico. Lottario, riconosciuto anche dai -Milanesi, venne in Italia; e favorì i Milanesi nelle dispute che -avevano co' vicini. Mentre il nuovo arcivescovo Roboaldo scomunicava i -Cremonesi, l'imperatore Lottario li sottopose al bando imperiale; e, -unite le forze degl'imperiali e de' Milanesi, si devastò il contado -di Cremona, si prese Casalmaggiore, San Bassano e Soncino[374]: poi -queste forze si rivolsero contro Pavia, la quale venne umiliata. Così -assai incautamente i Milanesi, colla distruzione di Lodi e di Como, -colla desolazione dei Cremonesi, e cogli insulti fatti ai Pavesi, -si erano procurati dei nemici implacabili intorno le loro mura; e -ne vedremo l'effetto nel capitolo seguente. Altro non mancava ad -accendere il fuoco che doveva distruggerci, se non l'occasione d'un -imperatore potente e voglioso di riacquistare la signoria d'Italia. -Ma nè Lottario, nè Corrado istesso (che poi, nel 1138, colla morte -di Lottarlo, fugli eletto in Germania per successore) ebbero forze -per tentarlo. Corrado, obbedendo alle insinuazioni fattegli da san -Bernardo a Spira, s'incamminò alla testa di una armata per la Terra -Santa; dove il suo esercito fu interamente distrutto per la mala fede -dell'imperatore Manuello Comneno e per il valor militare de' Saraceni. -Lottario debolmente regnò fra i torbidi. Così la indipendenza della -repubblica di Milano si andò rinfiancando. - -La città di Milano, diventata opulenta e popolata nel secolo duodecimo, -naturalmente doveva offrire agi migliori ad ogni cittadino. Non si -discorreva più di adoperare per companatico il lardo, come vedemmo -al capitolo quarto; ma pretendevano i canonici di Sant'Ambrogio che -un abate, in certo giorno di solennità, desse loro un pranzo con tre -imbandigioni, ed erano queste:[375] _in prima appositione, pullos -frigidos, gambas de vino, et carnem porcinam frigidam: in secunda, -pullos plenos carnem vaccinam cum piperata, et tertullam de lavezolo: -in tertia, pullos rostidos lombolos cum panatio, et porcellos plenos_; -sorta di vivande che non ha saputo indicare cosa fossero l'erudito -nostro conte Giulini[376], e che molto meno potrei io spiegare. Bastano -però queste per dimostrare che si viveva con una sorta di abbondanza. -Fra le cerimonie religiose vi era quella che il parroco andasse a -lustrare coll'acqua benedetta la casa, da cui si era trasportato un -morto; e che al Natale il parroco girasse per le case del suo distretto -coll'incensiere a profumarlo. Quando si contraevano[377] _sponsalia de -futuro_, cioè quando si faceva la promessa del matrimonio, si regalava -alla sposa un anello, ovvero una corona, o un cinto, ovvero una veste -o un drappo, ovvero un zendado; e qualora il matrimonio poi non si -dovesse più fare, se lo sposo aveva dato un bacio alla sposa, non si -doveva a lui restituire se non la metà del regalo:[378] _Si nomine -sponsalitiorum annulus, vel corona, vel cingulum, vel quid simile, -seu amictum, vel pallium, vel zendadum detur; matrimonio non secuto, -medietas redditur si osculum intercesserit_: così le consuetudini -di Milano dell'anno 1216. Dello stato delle lettere in quei barbari -tempi pochissimo se ne può dire. Unicamente sappiamo che molti de' -nostri giovani allora andavano in Francia a fare i loro studii; ed -è assai probabile che le turbolenze interne alle quali era in preda -la Repubblica, non permettessero quella placida educazione che è -necessaria per avervi delle scuole e de' maestri utili. Fra i paesi -vicini, il più tranquillo e indifferente per noi era la Francia, -colla quale non avevamo più veruna politica relazione. Sotto Lottario -s'erano scoperte in Amalfi le Pandette, e s'era risvegliato un fermento -universale per lo studio della giurisprudenza. Il nostro Oberto -dall'Orto fu distinto fra i dottori di quel tempo; e maestro Giovanni, -pure nostro cittadino, fu un medico che ebbe molta parte nel far -risorgere la facoltà che coltivava in Salerno. Egli scrisse in versi -latini un trattato di medicina per Enrico I, figlio di Guglielmo il -Conquistatore, re d'Inghilterra, che così comincia: - - _Anglorum regi scribit schola tota Salerni_[379][380] ec., - -e sebbene la ragione umana fosse coltivata da pochi, e con poverissimo -successo, se vogliansi paragonare que' lavori colle produzioni -di secoli più felici; nondimeno dobbiamo accordare che ci eravamo -scostati assai dall'ultima barbarie del secolo undecimo, quando ne' -pubblici contratti si scriveva così:[381] _deveniat in potestatem -abas ipsius monasteri sancti Ambrosii in perpetuis temporibus in eodem -sanctum monasterio ordinatus fuerit... capella una... que ego noviter -edificavi... in onore sancti Michaelis et Petri, consecratam ab domum -Eribertus archiepiscopus_[382]. I cognomi cominciarono a formarsi -nel secolo undecimo; e nel duodecimo erano generalmente praticati. Le -maggior parte ebbero l'etimologia dai luoghi d'onde traeva origine, -ovvero dimorava la famiglia. Vorrei poter descrivere le azioni de' -nostri Bruti, de' nostri Orazi, de' nostri Scevola; ma non balena -alcun lampo di virtù fra quei tempi ancora caliginosi; o se qualche -uomo generoso e nobile visse allora fra noi, e produsse la sua virtù -fuori dalle azioni della famiglia, questa trovò così poca elasticità -negli animi altrui, che non ne rimase memoria. La sola religione era il -mobile di ogni azione in que' tempi... sebbene questa mia proposizione -non è esatta. La sola corteccia della religione moveva ogni cosa, e la -vera religione era trascuratissima. Il mancar di fede, l'assassinare -il distruggere, l'usurpare, il calunniare, l'opprimere, erano azioni -comunemente praticate quasi senza ribrezzo. Dopo ciò, tutte le esterne -pratiche del rito religioso erano osservatissime, e servivano di -pretesto allo sfogo della feroce inquietudine de' nuovi repubblicani; -poco degni in verità d'esser liberi per l'abuso che ne fecero a danno -proprio e dei vicini. - - - - -CAPITOLO VII. - - _Della rovina di Milano sotto l'imperatore Federico I._ - - -Il nome di Federico I imperatore, comunemente conosciuto col soprannome -di Barbarossa, non è ignoto a veruno anche del popolo di Milano. Ognuno -sa che Milano fu distrutto da lui. Molte favolose tradizioni, come -accade, si frammischiarono colla verità. Federico Barbarossa però si -ricorda come un barbaro. L'epoca di questo imperatore è stata funesta. -Siamo stati avviliti; ma non vili, nè senza gloria. I Romani ebbero due -epoche di somma umiliazione; le Forche Caudine e l'invasione de' Galli. -Noi avemmo Uraja e Federico. Gli autori di Germania di que' tempi ne -fanno un eroe; i nostri ne fanno un tiranno. L'unico partito ch'io -prendo sarà quello di appoggiare il mio racconto singolarmente agli -autori tedeschi che scrivevano in que' tempi; e credere di Federico -tutto il bene che ne dicono i Milanesi, e tutto il male che ne dicono -i Tedeschi. I primi autori che mi serviranno di guida saranno Ottone, -vescovo di Frisinga, figlio di Leopoldo Pio, marchese d'Austria, e zio -paterno dello stesso imperatore Federico; il quale, come esercitato, -quanto in que' tempi potevasi, nelle lettere latine, scrisse i -fasti del nipote, da lui animato a farlo: l'altro sarà il canonico -di Frisinga Radevico, il quale, per ordine dello stesso imperatore, -continuò que' fasti dopo la morte del vescovo Ottone[383]. Ivi si legge -la lettera che l'imperatore diresse al vescovo suo zio, animandolo -a scrivere e dandogli una traccia dei suoi fatti nell'Italia[384]; -ivi pure si vede che il continuatore Radevico, dice di avere scritto -per obbedienza al desiderio del defunto vescovo:[385] _Ejus jussu, -pariterque divi imperatoris Friderici nutu_[386]. Sicuramente essi non -hanno propensione per i Milanesi. Il terzo sarà il canonico di Praga -Vincenzo, che accompagnò il suo vescovo in quella spedizione d'Italia, -e fu presente alla maggior parte degli avvenimenti accaduti in Milano. -La cronaca di Vincenzo fu data al pubblico per la prima volta nel 1764 -dal padre Dobner, nel primo tomo dell'opera intitolata: _Monumenta -Historica Boemiae_, stampata in Praga. Gli altri autori tedeschi, -pubblicati nelle raccolte del Pistorio Nideno, del Menckenio, dello -Struvio, dell'Ocfalio, mi serviranno pure di guida. Farò uso ancora -de' nostri italiani Morena e Sire Raul, autori tutti contemporanei; ma -unicamente pei fatti che non possono essere contrari all'imperatore; -sebbene il Morena sia più imperiale di alcun altro. Sarò costretto a -registrare più le parole altrui, che a scrivere le mie; ma i lettori -che temono lo spirito di partito e che bramano di conoscere quanto -si può la verità de' fatti accaduti, non mi sapranno mal grado -se pongo sotto a' loro occhi piuttosto i pezzi interessanti degli -autori originali, che scrivevano le cose dei loro tempi, anzi che un -sempre incerto racconto negli argomenti contrastati. Questo è il solo -partito che conviene allorchè s'entra a narrare una porzione di storia -controversa. - -(1152) Corrado, poco dopo il suo ritorno da Terra Santa, morì in -Bamberga l'anno 1152, e fu eletto re de' Romani il di lui nipote -Federico Barbarossa. Egli allora aveva trentadue anni. Pieno di ardor -militare e di un carattere fermo e impetuoso, sembra che il suo primo -pensiero sia stato quello di sottomettere le città del regno d'Italia, -e di ridurle ad una reale obbedienza, dallo stato indipendente a cui -si erano poste da centoventi anni e più. Albernardo Atamano e Omobono -Maestro, due cittadini lodigiani, si portarono alla dieta di Costanza, -e gettaronsi a' piedi di Federico, implorando il suo aiuto contro de' -Milanesi, i quali non cessavano di opprimere i Lodigiani, anche presso -le diroccate mura della loro patria distrutta. Il re Federico destinò -Sicher per suo ministro a Milano, con un decreto in cui comandava che -si cessasse di opprimere Lodi. I due Lodigiani ritornarono alla patria, -per cui avevano operato senza commissione. Credevano di essere accolti -come salvatori dei cittadini, e non ritrovarono che biasimo, strapazzi -ed ingiurie; poichè il timore de' Milanesi era il solo sentimento che -restava a quegl'infelici, dopo il peso di lunghe e gravissime sciagure. -Venne a Milano Sicher, e presentò il decreto del re. I consoli milanesi -stracciarono la carta, la calpestarono; e a stento il regio messo potè -sottrarsi al furore del popolo[387]. Dopo un tale affronto Federico -si determinò di venire in Italia alla testa di un'armata. I nemici de' -Milanesi non potevano mancare di unirsegli contro di Milano; la quale, -come dice il panegirista e parente di Federico:[388] _Inter caeteras -ejusdem gentis civitates primatum nunc tenet..... non solum ex sui -magnitudine, virorumque fortium copia, verum etiam ex hoc, quod duas -civitates vicinas in eodem situ positas; idest Cumam et Laudam, ditioni -suae adjecerit_[389]. Cominciò Federico a devastare alcune nostre -terre. Erano amici nostri Tortonesi, i Piacentini, i Cremaschi ed i -Bresciani. Federico assediò, prese e distrusse Tortona; e dai Pavesi -fu accolto con solenne pompa. Così il re Federico nella sua lettera -riferita da Ottone di Frisinga:[390] _Destructa Terdona, Papienses, -ut gloriosum post victoriam triumphum nobis facerent; ad civitatem nos -invitaverunt._ Col vocabolo però di _distruzione_ non si può intendere -già che fossero atterrate le case della città, ma deve intendersi -soltanto la demolizione delle fortificazioni, e lo smantellamento -de' ripari che la munivano. Poichè nello stesso anno in cui venne -distrutta Tortona, la repubblica di Milano scrisse ai Tortonesi la -lettera seguente:[391] _Consules, populusque mediolanensis, consulibus -derthonensibus, omnique populo, salutem. — Cuncto romano Imperio -notum fore credimus, urbem vestram, quam de caetero confidenter -nostram dicemus, contra fas ac pium, injuria penitus, destructam, a -nobis audacter nec non viriliter restaurutam esse, murisque, omnium -nostrorum invicem sudore constructis, circumdatam. Tria itaque civilia -signa ad perennem memoriam ad vos dirigimus. Tubam videlicet aeneam, -qua populus in unum convocetur, vestrum significantem incrementum. -Album vexillum cum cruce Domini Nostri Jesu Christi, rubeum colorem -habens per medium significans a manibus inimicorum post multas ac -magnas angustias vos esse liberatos: in quo solem et lunam designari -jussimus. Sol Mediolanum, luna Derthonam significat; lunaque lumen a -sole suum trahit, omne a Mediolano Derthona suum trahit esse. Haec duo -mundi sunt lumina, haec duo regna. Sigillum, quo vestrae signentur -chartae, continens in se duas civitates Mediolanum et Derthonam, -designans Mediolanum cum Derthona ita esse unitos, ut separari numquam -possint amplius. Millenus centenus quinquagesimus annus quintus erat -Christi, cum lapsa, refecta fuit_[392]. I Milanesi innalzarono la -circonvallazione di Tortona con somma rapidità e con sommo ardire, nel -tempo in coi Federico si portò a Roma, e fu incoronato imperatore dal -papa Adriano IV. Questa riparazione di Tortona dovette irritare sempre -più l'animo dell'imperatore, al quale inutilmente avevano già in prima -offerto i Milanesi considerabili somme di oro per accontentarlo. Non -si trovò forte Federico allora abbastanza per cimentarsi contro di -Milano, ovvero gli affari l'obbligarono a portarsi in Germania. Prima -però di abbandonare l'Italia, nelle vicinanze di Verona pubblicò un -decreto in cui spogliava i Milanesi della zecca, dei telonei, e di -ogni podestà: e ciò in pena d'avere distrutto Lodi e Como, e oppressi -que' cittadini, con contumacia agli ordini imperiali: per lo che li -condannò al bando dell'impero[393]. La sentenza di questo anatema -non cagionò male alcuno ai Milanesi. Essa era concepita con frasi -che provavano l'inimicizia passionata dell'imperatore. Leggevasi che -i delitti imputati ai Milanesi fossero _enormi_, commessi con _animo -sacrilego, empiissimamente, con iniquità, malizia e pertinacia_. Ciò -non di manco, appena allontanato che fu Federico, i nostri ritornarono -al loro abituale mestiere: batterono i Pavesi; insultarono e vinsero -i Novaresi; presero Vigevano, e ne demolirono il castello. Tanto -erano poco disposti a lasciar liberi i Lodigiani e i Comaschi già -sottomessi! Pretesero anzi dai Lodigiani un giuramento positivo di -fedeltà; e sull'opposizione che i Lodigiani fecero, volendo essi porvi -la condizione che salvo fosse il primo giuramento di fedeltà da essi -già prestato all'imperatore, e non accordandolo i nostri, vennero -saccheggiate e abbruciate le povere abitazioni dei Lodigiani, ed essi -costretti a ricoverarsi presso dei Cremonesi. Per tal modo erano nemici -nostri i Lodigiani, i Comaschi, i Pavesi, i Novaresi, i Vigevanaschi e -i Cremonesi. - -Frattanto però che stavano rendendoci più odiosi ai vicini ed al -lontano nemico, la sola cosa ragionevole che femmo, si fu di munire -di un valido fossato, ossia d'una linea di circonvallazione tutta la -città; la quale, sebbene avesse tuttavia in piedi le antiche mura di -Massimiliano, ristorate dal l'arcivescovo Ansperto due secoli e mezzo -prima, nondimeno, per l'accresciuta popolazione doveva avere molte -abitazioni esternamente adiacenti alle mura medesime. Questo fossato -è precisamente quello per cui ora scorre il canale del naviglio, -e così con chiarezza ognuno può capire qual fosse il giro delle -antiche mura, che ora è indicato dalle chiaviche, da noi chiamate -_cantarane_, e quale quello del fossato, che visibilmente anche oggidì -circonda la città. Di questo fossato ne parla il continuatore di -Ottone di Frisinga e Radevico[394], inimico de' Milanesi con questi -termini:[395] _Mediolanensem autem utpote viri bellicosi et strenui -civitatem suam magnis fossis circundederunt, et imperatori audacter -et viriliter restiterunt_; e della terra cavata nel fare la fossa se -ne formò il parapetto nel luogo che anche presentemente conserva il -nome di _Terraggio_. Convien dire che queste fortificazioni fossero -assai ben fatte; poichè vedremo che non vennero mai superate colla -forza; e che, perduta che fu la città, ebbe somma cura il vincitore -di vederle distrutte. Venne in Italia l'imperatore Federico alla -testa di un'armata poderosissima, la quale conteneva quasi tutte -le forze della Germania. Basti il dire che aveva sotto di lui a -bloccare Milano Ladislao re di Boemia, Corrado duca di Rotenburg, -Lodovico conte palatino del Reno, Federico duca di Svevia, Enrico duca -d'Austria, Alberto conte del Tirolo, Ottone conte palatino di Baviera, -l'arcivescovo di Colonia Federico, Arnaldo arcivescovo di Magonza, -Hellino arcivescovo di Treveri, Wikmanno arcivescovo di Magdeburg, il -duca di Zarighen, e altri principi sovrani[396]. (1158) La venuta di -questa terribile armata accade l'anno 1158. È strana la cerimonia che -l'imperator Federico volle premettere alle sue operazioni militari. -Prima di innoltrarsi nel Milanese fece intimare alla città un termine -perentorio a presentare le discolpe, se ne aveva. Non volle dare un -gastigo senza una sentenza, nè una sentenza senza un giudizio, nè un -giudizio senza una citazione. Vennero i legati di Milano a questa -formalità. L'eloquenza e i doni furono inefficaci; e la sentenza -dichiarolli pubblici nemici. Così, pagando questo facile tributo -alla mania del secolo, che in Italia singolarmente aveva riscaldati -gli animi nello studio e nel Codice e delle Pandette di Giustiniano, -rese sacra in certo qual modo la vendetta e interessate più che mai -le città nostre nemiche a favorire la rovina di Milano. Poich'ebbe -data Federico la sentenza, si rivolse al Milanese, e, affacciatosi -a Cassano per passar l'Adda, trovò il ponte così bene presidiato -dai Milanesi, che non ardì di superarlo. Gl'imperiali tentarono il -guado verso Corneliano: alcuni perirono nel fiume; ma però un buon -drappello di militi si postò sulla sponda destra del fiume. Per lo che -i nostri trovavansi alla custodia del ponte, dovettero abbandonarlo, -per non vedersi a un tempo stesso assaliti di fronte e al fianco; e si -ricoverarono in Milano. L'esercito imperiale s'incamminò a passare sul -ponte, il quale si ruppe, non sappiamo se a caso, con qualche danno -dell'esercito. Questi avvenimenti, anche minuti, meritano luogo nella -storia, poichè fanno conoscere che la guerra non si faceva con un cieco -impeto, ma con arte e consiglio anche in que' tempi. Un errore però -commisero allora i nostri, e fu quello di collocare un presidio nella -torre dell'Arco romano, di cui ho dato notizia nel capitolo primo. -Quella mole, fabbricata dai vincitori romani fuori del recinto per -dominare la città, e fondata sopra quattro enormi pilastri e quattro -arcate, doveva atterrarsi da una città che aspettava un potentissimo -esercito nemico. Un presidio così isolato non poteva nè difendersi, -nè reggere, soltanto che sotto vi si fosse collocata una catasta di -legna e postovi il fuoco. Gli imperiali, ben presto cominciando a -rompere i pilastri, costrinsero gl'infelici situati tanto incautamente -ad arrendersi, e dalla cima poi di quella gran torre, gl'imperiali, -colla pietrera, scagliarono incessantemente de' sassi a danno ed -incomodo inevitabile di coloro che stavano alla difesa della porta -Romana. L'imperatore pose il suo quartiere verso la Commenda di Malta, -che allora era la magione de' Templari. Il re di Boemia pose il suo a -San Dionigi. L'arcivescovo di Colonia alloggiò verso a San Celso. Di -contro a ciascheduna porta della città vi si postò un principe; e si -circondò la città con un esercito di centomila uomini[397]; ovvero, -come dice lo storico nostro contemporaneo Sire Raul, di quindicimila -cavalieri, e inumerevoli fantaccini. A tutte queste terribili forze -della Germania, dalla quale erano venuti quasi tutti i sovrani alla -testa de' loro sudditi armati, si unirono le forze di quasi tutte -le città di Lombardia; e il canonico di Praga Vincenzo, che vi era -presente, nomina Pavesi, Cremonesi, Lodigiani, Comaschi, Veronesi, -Mantovani, Bergamaschi, Parmigiani, Piacentini, Genovesi, Tortonesi, -Astigiani, Vercellesi, Novaresi, d'Ivrea, di Padova, d'Alba, di -Treviso, d'Aquilea, di Ferrara, di Reggio, di Modena, di Bologna, -d'Imola, di Cesena, di Forlì, di Rimini, di Fano, d'Ancona e di altre -città ancora, che tutte avevano mandate le loro milizie a combattere -contro di noi[398]. Al comparire di tante forze i Milanesi stavano -armati tranquillamente rimirandole dalle loro fortificazioni:[399] -_Stabant armati supper vallum, nihil omnino strepentes; dubium, -principis advenientis aspectus utrum hanc reverentiam, et huius -silentii disciplinam, an metum universis incusserit_, dice Radevico, -lib. I, cap. XXXII. Una tanto spaventosa unione di forze non si -impiegherebbe al dì d'oggi per acquistare una città presidiata da -soli cittadini. Un esercito assai minore basterebbe, e coll'assedio, -ovvero con un impetuoso assalto se ne renderebbe padrone; ma allora la -polve per anco non era conosciuta (la più antica memoria della polve -ascende sino alla pubblicazione dell'opera: _De nullitate Magiae_, -in Oxford, fatta da Rugiero Bacone circa l'anno 1260, cioè quasi un -secolo dopo i tempi de' quali tratto; e il più antico uso della polve -nella guerra seguì l'anno 1346 nella battaglia di Crecy, come ci -attestano Larrey e Mezzerai. Il re d'Inghilterra Edoardo scompigliò i -Francesi con cinque o sei cannoni; ciò accade più d'un secolo e mezzo -dopo Federico). Troppo era ardua impresa il venire a cimento contro -gli assediati, i quali, dalla sommità del terrapieno, scacciavano -nella larga fossa gli aggressori prima che ad essi potessero nemmeno -accostarsi, e perciò:[400] _Divisis, ut dictum est, inter principes -exercitus portis Civitatis, singuli eorum festinare, parare, sudibus, -palis aliisque propugnaculis castra munire, propter improvisos -hostium incursus, decertabant. Neque enim vineis, turribus, arietibus, -aliorumque generum machinis tantam civitatem attentandam putabant. -Sed longa potius obsidione fatigatos ad deditionem cogi, vel si foras -propter fiduciam multitudinis erupissent, proelio superatum iri_[401]. -Si aspettò adunque che il tedio e i maneggi inducessero i Milanesi alla -resa, e non ardì Federico di sottometterli colla forza. Questi fatti, -trasmessici da un tedesco, nemico del nome italiano, e panegerista -dell'imperator Federico, provano abbastanza che Milano in quel tempo -era una repubblica, piccolissima per la sua estensione, ma di una forza -e di un ardimento maravigliosi; e se ella avesse avuta tanta sapienza, -quanto ardire e robustezza, forse la storia posteriore d'Italia sarebbe -più simile alla romana. Lo storico nostro Sire Raul ci parla di varie -scorrerie che i Milanesi fecero su i nemici, col rappresagliar ai -medesimi molti cavalli:[402] _Interea milites Mediolani egrediebantur -de civitate, et auferebant scutiferis exercitus roncinos, et tantos -abstulerunt, quod roncinus quatuor solidis tertiolorum vendebaturj_; e -il Radevico, che scrisse i fasti dell'imperator Federico per comando -di lui, e in conseguenza non è mai sospetto di parzialità per i -Milanesi, descrive varie sortite da essi fatte; ed una singolarmente -caduta sopra il conte palatino del Reno, e sul duca Federico di -Svevia:[403] _Apertis portis cum pugnacissimis egressi, disjectis -custodibus, usque ad jam dictorum heroum castra excurrunt, oppugnant, -sauciant. Alemanni, ubi hostes adventare senserant, inopinata re, ac -improvisa primo perculsi_ (l'affare era di notte) _alter apud alterum -formidinem simul, et tumultum facere: deinde alius alium appellare, -hortari, arma capessere, venientes excipere, instantes propulsare: -clamor permixtus hortatione, strepitus armorum, etc._, e conchiude -che, accorsovi poi il re di Boemia coi suoi, e così resasi più vasta -l'azione, i Milanesi, non potendo reggere a tanti, ritornarono nella -città[404]. Questo fatto, altrimenti in parte, lo descrive la cronaca -del canonico Vincenzo da Praga, che si legge nel libro del P. Gelasio -Dobner[405]. Secondo detto cronista la sortita fatta dai Milanesi non -fu di notte, ma[406] _circa horam vespertinam... fit pugna ex utraque -parte: fortissimi caeduntur milites, nec hi vincuntur nec illi. Videns -autem praedictus princeps se eis sufficere non posse, ad regem Bohemiae -plurimos mittit nuncios, rogans ut ei sua subveniant militia_; dice -poi che il re accorse co' suoi e piombò addosso ai Milanesi:[407] -_Mediolanenses pro libertate adversariis suis fortissime resistunt; -ex utraque parte fortissimi caeduntur milites. A vespertina hora -usque ad crepusculum durat praelium. Mediolanenses tandem, plurimis -amissis, et captis, Bohemorum ictus non valentes sustinere, inter -muros se retrahunt, quos Bohemi victores, usque ad ipsas portas -caedentes, insequuntur. Interea nox praelium dirimit._ Questo autore -era presente, quindi il di lui racconto pare più verisimile; poichè di -notte non poteva tentarsi un'operazione, quando si combatteva, come -allora, in mischia. Altra uscita fecero i Milanesi per testimonianza -dello stesso autore tedesco e panegirista dell'imperatore Federico, -contro il duca d'Austria, che s'avanzava per attaccare una porta della -città:[408]_ Mediolanenses quippe, molitiones nostrorum praesentientes, -ignominiam judicabant si pares, imo plures multitudine, minori animo -venientibus non occurrerent_[409]; e allora pure furono respinti. La -più fortunata azione ce la descrive lo stesso Radevico[410], quando -uscirono i Milanesi contro una schiera di mille volontari, comandati -dal conte Ekeberto di Rutene, che, dopo un ostinato conflitto, vennero -fugati coll'uccisione del conte e di varii altri nobili imperiali. -Osserva però lo stesso Radevico, come dalla porta che era bloccata -dall'imperatore (ed era quella del _Buttinugo_, ora detto _Bottonuto_, -e il conte Giulini la crede posta al ponte dell'Ospedale), i Milanesi -non ardirono mai di presentarsi, o per timore o per riverenza, verso -la persona dell'imperatore:[411] _Sed nec ad portam, ubi militia -principis obsidionem celebrabat, excursus facere, dubium an metu, an -reverentia imperatoris cohiberentur_[412]. Tentarono gl'imperiali di -prendere la città di assalto, e potè loro riuscire di porre il fuoco -ad una porta ed al bastione vicino, combustibile, perchè composto -di fascine e travi, che rassodavano la terra e la munivano al di -fuori; ma furono vigorosamente respinti, e il colpo andò a vuoto. -Ciò nondimeno fa meraviglia come dopo un mese di blocco la città -si rendesse; e non è facile il persuaderci come questa dedizione -fosse allora cagionata dalla fame e dalle malattie, siccome varii -scrittori asseriscono, appoggiati al testimonio di Radevico[413]. -Non è da credersi che i Milanesi da lungo tempo prevenuti dell'odio -dell'imperatore, e che con prodigioso dispendio ed ardimento avevano -premunite le abitazioni colla linea di circovallazione, avessero -preparato così poco ne' magazzini, da penuriare dopo di un mese; nè -è da credersi che un morbo contagioso ponesse tanta desolazione da -obbligare in quattro settimane alla dedizione una città non ancora -offesa da macchina o assalto nemico; tanto più che di questa supposta -pestilenza, la quale avrebbe dovuto comunicarsi al campo nemico, -nessuna menzione se ne fece poi; e il canonico Vincenzo di Praga, -che era presente a questi avvenimenti, non scrive nè della fame nè -d'altra malattia, se non che:[414] _Foetor cadaverum intolerabiliter ex -utraque parte omnes cruciabat exercitus ita quod jam plurimi plurimis -cruciabantur aegritudinibus_[415]. L'autore medesimo ci avverte che -il patriarca d'Aquileia Peregrino, il vescovo di Praga Daniele, il -vescovo di Bamberga Everardo aprirono i discorsi di pace co' Milanesi, -e Radevico ci attesta che l'autore di questa dedizione de' Milanesi -fu il conte Guido di Biandrate; eccone le parole:[416] _Hujus auctor -negocii dicitur fuisse Guido comes Blanderantensis, vir prudens, -dicendi peritus, et ad persuadendum idoneus. Is, cum esset naturalis -in Mediolano civis, hac tempestate tali se prudentia et moderamine -gesserat, ut simul, quod in tali re difficillimum fuit, et curiae -charus, et civibus suis non esset suspiciosus_[417]. Questo conte -Guido di Biandrate, per testimonianza del conte Giulini, era generale -della milizia de' Milanesi[418]. La maggior parte del Novarese era -sua, ed esposta alle invasioni degli imperiali. Il carattere e la -fede di questo conte, anche prima in un fatto co' Pavesi, si resero -soggetto di dubitazione, e sembrò che, comandando i Milanesi, li -disponesse per essere battutti[419]. L'imperatore poi sempre se lo -ebbe caro, l'adoperò in molte commissioni, creò arcivescovo di Ravenna -suo figlio, e fu perfino trascelto, insieme col cancelliere imperiale, -per obbligare gl'infelici Milanesi esuli dalla patria a sborsare nuovi -tributi[420]. Posta tutta questa serie di fatti, io credo che senza -pericolo di oltraggiare indebitamente la memoria di lui, sospettar si -possa aver egli sacrificata la patria alla personale ambizione. I patti -della resa furono: 1.º I Lodigiani e i Comaschi nel governo civile -saranno indipendenti dai Milanesi; 2.º i Milanesi giureranno fedeltà -all'imperatore; 3.º fabbricheranno un palazzo imperiale; 4.º pagheranno -novemila marche d'argento; 5.º daranno ostaggi; 6.º i consoli saranno -eletti dai Milanesi, ma approvati dall'imperatore; 7.º nel palazzo -imperiale risederanno i legati cesarei, e giudicheranno le liti; 8.º si -restituiranno i prigionieri; 9.º saranno dell'imperatore la zecca e le -regalie; 10.º saranno assoluti dal bando imperiale i Milanesi, tosto -che dai Cremaschi siano pagate centoventi marche; 11.º eseguito ciò -l'imperatore partirà fra tre giorni, e tratterà da amico i Milanesi e -le cose loro; 12.º i Milanesi eseguiranno i loro patti con buona fede, -quando non siavi impedimento legittimo, ovvero il consenso cesareo non -li dispensi; 13.º potranno i Milanesi imporre una colletta per pagare -la somma convenuta, e chiamare in contributo quei che solevano, eccetto -i Lodigiani e i Comaschi, e alcuni del contado del Seprio, i quali, -poco prima, avevano giurata fedeltà all'imperatore[421]. Così Milano si -rese, il giorno 7 settembre 1158, all'imperatore Federico. - -Questo avvenimento non fu veramente nè di gloria all'imperatore, nè di -biasimo a Milano. Con un'armata immensa, atta a conquistare un regno, -doveva certamente prendersi una città abbandonata, e sola in mezzo a -tanti e sì potenti aggressori. Nè l'imperatore, scortato di tanti e -sì poderosi mezzi, allora mostrò quel vigor militare che caratterizza -un gran generale. Non pose assedio, non attaccò le fortificazioni, -non usò dell'impeto, ma con mezzi industriosi, e probabilmente colla -seduzione del comandante, acquistò la città. Questo avvenimento pure -ci mostra quanto imprudente sia stata la scelta del conte Guido, che -i Milanesi vollero avere per loro generale. Si trovano, è vero, delle -anime nobili, più sensibili alla gloria che a qualunque altro bene -presente, capaci di un generoso entusiasmo che faccia loro trovare il -massimo interesse nelle azioni virtuose; ma furono sempre mai rare, e -ne' secoli barbari singolarmente. In ogni tempo poi imprudentemente si -pone un uomo nell'alternativa o di essere un eroe, o di sacrificarci. -Se la capitolazione pose Milano nella dipendenza, però l'imperatore -riconobbe nella città una esistenza civile con quest'atto medesimo, -perchè capitolò, e perchè si obbligò a partirsene, e lasciò il -reggimento della città ai consoli; nè proibì ai Milanesi il governo -della loro città, o la facoltà della pace e della guerra. Se la città -fosse stata resa suddita, si sarebbe posto un conte a governarla a -nome dell'imperatore, si sarebbe abolita la nuova magistratura de' -consoli nata colla Repubblica; e si sarebbe espressamente proibito di -contrarre mai più leghe o far guerre, come da un secolo e più s'andava -facendo. L'articolo della zecca è pure meritevole di osservazione. -Ho già accennato che di monete battute in Milano prima di Federico -non ve ne sono, se non col nome dell'imperatore o re d'Italia; che le -monete della Repubblica mancanti del nome del sovrano hanno l'immagine -di sant'Ambrogio, colla mitra, ornamento che prima di Federico non fu -generalmente in uso. Dopo gli Ottoni, dei quali abbiamo le monete, non -ho altre monete della nostra zecca, che di Enrico, non ben sapendosi se -del primo, secondo, terzo o quarto; ma nè dei Corradi, nè di Lottario -II non ne ho; nè alcuno ne ha pubblicate; e perciò sembra verosimile -che da molti anni la zecca di Milano fosse oziosa, appunto perchè la -nuova Repubblica non osasse di sottrarsi interamente da ogni protezione -dell'Impero coll'omettere il nome augusto nel conio, e nemmeno volesse -espressamente confermarsi dipendente col riporvelo. Conservo bensì -alcune monete dell'imperatore Federico coniate in Milano, e sono -pubblicate in più opere. Così quel sovrano, richiamando a sè la moneta, -ravvivò anche nel conio la soggezione dalla quale ci eravamo col favore -dei tempi sottratti. - -Poichè fu sottomessa Milano, l'imperatore radunò una dieta in -Roncaglia. Ivi, ricorrendo molti per farvi giudicare le liti, -quell'augusto, se crediamo a Radevico, diceva:[422] _Mirari se -prudentiam Latinorum, qui cum praecipue de scentia legum glorientur, -maxime legum invenirentur transgressores; quumque sint tenaces -justitiae sectatores, in tot esurientibus et sitientibus injustitiam -evidenter apparere._ Se quell'augusto avesse riflettuto che lo -studio delle leggi si fa per acquistare onori e lucro, e che questo -desiderio non esclude i vizii dell'animo; che il raffinamento medesimo -nell'interpretare le leggi debb'essere una fecondissima sorgente di -litigi; che in una nazione ricca ed ingegnosa vi debbon essere più -controversie che in una più povera e indolente, non avrebbe parlato -con derisione degli italiani, perchè, studiando molto le leggi di -Giustiniano, erano in molte liti imbarazzati. Cesare, Ottaviano Augusto -e gli altri Romani non deridevano i vinti. Il grande Ottone si mostrò -pure abitatore del mondo, come le sono le anime grandi. Le antipatie -nazionali sono minute opinioni del volgo, in ogni secolo e presso di -ogni nazione le anime nobili sempre furono al disopra della popolare -invidia, ingiusta per lo più o fomentata da una meschina politica. -Cercano esse indistintamente il vero merito, e si pregiano di onorarlo -ovunque lo trovino; mirano la terra come la patria del genere umano, -e gli uomini una famiglia, divisa in buoni e malvagi. Un sovrano -poi, che è il padre dei suoi popoli, non può avere piccole gelosie di -nazione. Federico mancò di politica. Dovevano accorgersi i Lodigiani, -i Pavesi, i Cremonesi, i Comaschi e gli altri che l'imperatore non -era punto affezionato nè agli italiani, nè ad essi. La guerra fatta ai -Milanesi certamente non aveva per oggetto la loro felicità, liberandoli -dall'oppressione; ma profittando delle nostre discordie, cercava di -sottometterci. È vero che con una pomposa formalità aveva Federico, il -giorno 3 agosto dello stesso anno 1158, consegnato ai consoli lodigiani -in Monteghezzone un vessillo, e data loro la proprietà di quello spazio -alla sponda dell'Adda per fabbricarvi, siccome fecero, la nuova città -di Lodi; ma l'imperatore con questo dono non perdeva cosa alcuna; e le -città alle quali in quella dieta prese tutte le regalie, per formare a -sè medesimo un tributo annuo di trentamila marche d'argento, perdevano -assai. Più accortamente avrebbe operato quell'augusto, se, dopo di -aver vinto, colla moderazione e colla clemenza si fosse proposto di -far amare il suo governo; forse avrebbe lasciato a' suoi successori -un regno fedele e tranquillo, fondato sull'interesse medesimo de' -popoli governati, i quali avrebbero naturalmente preferita la pace -sotto di una moderata monarchia, alla turbolenta indipendenza, alle -stragi, all'incertezza che da lungo tempo li rendevano infelici. Ma -è più facile il vincere che il saper godere della vittoria; ed è più -facile il carpire la fortuna, che il convertirla in propria stabile -felicità. L'incauta condotta dell'imperatore gettò i semi di molte -sciagure funeste ai popoli d'Italia, funeste all'impero medesimo; -perchè, dopo le miserie di una seconda guerra, potè bensì opprimere -i malcontenti, ma rovinò il suo Stato, e impresse un tal ribrezzo per -la soggezione, che le città giunsero poi a liberarsene interamente, e -col fatto si resero indipendenti. Questo errore in politica fu allora -tanto più grande, quanto che il sistema feudale somministrava bensì -all'imperatore un'armata combinata per una spedizione; ma non gli -lasciava mezzo di avere un corpo di truppe costantemente assoldate e -acquartierate nell'Italia per mantenersela soggetta. - -Nella dieta che tenne l'imperatore in Roncaglia, simulò di essere -interamente amico de' Milanesi, e, come dice il canonico di Praga -Vincenzo:[423] _Mediolanenses in suum vocat consilium, quomodo urbes -Italiae sibi fideles habeat quaerit, qui ei dant consilium, quod eos -quos per civitates Italiae sibi fideles habet, per suos nuncios, eos -sibi sua constituat potestates..... quod imperator laudans, usque -ad tempus huic rei competens in corde suo recondit._ I Milanesi, -appoggiati alla fede di un trattato che lasciava loro il governo -dei consoli, e l'elezione soltanto da approvarsi dal sovrano, non -sospettarono che un consiglio pronunziato con candore e con impegno -di corrispondere alla confidenza di quell'augusto, dovesse ricadere a -loro detrimento. Così però avvenne. Il citato canonico era presente -in Milano, quando i nunzi dell'imperatore pretesero di creare un -podestà, cioè un dispotico ministro che reggesse a nome di Federico. -Egli così ci racconta la risposta dei Milanesi:[424] _Nullo modo -se hoc facere posse respondente; verumtamen, sicut in privilegio -imperatoris habebant, quod ego Vincentius ex parte imperatoris et -regis Bohemiae scripseram, se per omnia facturos promittebant._ È da -notarsi che l'autore era presente, ed ei medesimo aveva scritto la -capitolazione:[425] _Scilicet quod ipsimet, quos vellent, consulens -eligerent, et electos ad imperatorem, vel ad ejos nuncium ad hoc -constitutum; pro juranda imperatori fidelitate, adducerent. Contra -hoc, nuncii imperatori respondent quod ipsi Runcaliae hoc imperatori -dederint consilium, quod per suus nuncios in civitatibus Lombardiae -ponat potestates: eo consilio utantur et ipsi._ Ognuno facilmente -giudicherà quale dei due mancasse ai patti. La maggior parte degli -scrittori tedeschi incolpano gl'italiani d'aver infranta la data -fede; nessuno però era presente al fatto, come questo autore, che -era al seguito del suo vescovo di Praga[426]. Egli è certo che il -popolo di Milano si mosse, e che si ascoltavano le grida _fora, -fora! mora, mora!_ come dice l'autore medesimo; e i nunzi (sebbene i -nobili milanesi cercassero di guadagnarsegli co' regali e procurasser -di persuader loro che il rumor popolare si sarebbe calmato) non -trovandosi sicuri, se ne partirono di notte e s'avviarono verso -dell'imperatore. Egli era col suo esercito vicino a Bologna. (1159) -E previe le citazioni perentorie legalmente promulgate, proferì -nuovamente una sentenza contro i Milanesi dichiarandoli contumaci, -ribelli, disertori dell'impero e nemici; condannò quindi i beni de' -Milanesi al saccheggio e le persone alla schiavitù. Ognuno sente qual -grado di nobile eroismo vi sia in tale sentenza, e s'ella rassomigli -più ai fasti dei Scipioni, ovvero a quei di Attila. La data di tale -sentenza è 16 aprile 1159. Dopo un tal fatto non vi era più altro -partito che tentare nuovamente la sorte delle armi. Il castello di -Trezzo era presidiato dagl'imperiali, i quali devastavano le campagne -all'intorno. I nostri prontamente ne fecero l'assalto, e condussero -a Milano il comandante e la guernigione. L'imperatore aveva fatto -un errore, allontanando la sua armata da Milano, nel tempo in cui, -violando la convenzione, voleva renderla perfettamente suddita. Ora si -accostò, e, considerando Crema la amica alleata de' Milanesi, cominciò -dal porvi l'assedio. Sono concordi gli scrittori italiani e tedeschi -nel fatto della Torre, e fu: l'imperatore aveva fatta fabbricare una -torre di travi posta sulle ruote, e la faceva spignere verso le mura -di Crema da un lato in cui erano giunti gli assedianti a riempire la -fossa colla terra. Se riusciva di accostare tali ordigni alle mura, -si combatteva a condizioni pari dalla torre al baloardo. I Cremaschi -scagliavano colle loro macchine vigorosamente grossi macigni contro -di quella torre, che innoltrando correva pericolo di essere rovinata. -L'espediente che prese Federico fu di far legare alcuni prigionieri -cremaschi e milanesi fra i più distinti, e con essi, coprendo il lato -della Torre che si presentava alla città assediata, farla così spingere -da' suoi verso quelle mura. Così furono ridotti i Cremaschi alla -scelta o di essere crudelmente i carnefici dei loro parenti ed amici, -ovvero di sacrificare la patria loro. Difesero la patria, e lasciarono -all'imperatore la macchia d'una inutile atrocità. Nè questa fu la -sola. I Cremaschi, usando del dritto di rappresaglia, uccisero sulle -mura in faccia de' nemici alcuni prigionieri cremonesi e lodigiani: e -l'imperatore fece tosto impiccare in faccia della città due prigionieri -cremaschi; e questi piantarono sulle mura le forche, e vi appesero due -altri prigionieri; finalmente l'imperatore fece condurre sotto le mura -tutti i Milanesi e Cremaschi che aveva in suo potere, e dispose perchè -tutti fossero appiccati. Se non che alla preghiera dei vescovi si -arrese, e si accontentò che ne fossero impiccati non più di quaranta. -Il fatto ce lo racconta il Morena, ed io lo riferirò come lo espone -Radevico, continuatore di Ottone Frisinghese. Egli comincia a incolpare -i Cremaschi assediati, perchè si difendessero con valore e facessero -delle uscite coraggiosamente:[427] _In eruptionibus suis aut machinis -flammas inire, aut turres destruere, aut lethali vulnere aliquos -de nostris sauciare moliti sunt, nullumque specimen audaciae aut -ostentationis fuit, quod illi futurorum ignari praetermitterent; et dum -jam inclinata putaretur eorum superbia, de patratis facinoribus tumidi -gloriabantur_[428]. L'imperatore perciò, continua lo stesso autore a -narrarci:[429] _Jubet ergo de captivis eorum vindictam accipere, eosque -pro muris jussit appendi._ Non credo che Cesare, quando assediava le -città delle Gallie e della Germania, lasciasse ne' suoi fasti esempi -tali.[430] _Contumax autem populus, nimis de pari volens contendere, -etiam ipse quosdam de nostris in vinculis positos eodem modo traxit -ad supplicium._ E prosiegue a narrarci come allora Federico[431] -_obsides eorum, numero quadraginta, adduci jubet ut suspendantur_; -e, non contento di quaranta miseri prigionieri di guerra, sei militi -milanesi, allora côlti, perchè parlavano co' Piacentini, vennero -condannati alle forche:[432] _Tum interim adducuntur captivi quidam de -nobilibus mediolanensium sex milites, qui deprehensi fuerant ubi cum -Placentinis perfida miscebant colloquia..... nam ut supra dictum est, -Placentia principi, etiam tum, ficta devotione, et simulata adhaerebat -obedientia.... hos itaque.... duci jubet ad supplicium, similisque his, -qui et prioribus, vitae finis extitit_[433]. Se Radevico avesse scritto -per oltraggiare l'imperatore, non poteva fare di più. Eppure egli -scriveva,[434] _nutu serenissimi imperatoris Friderici_[435]. Convien -confessare che le idee della virtù e del vizio, dell'eroismo e della -crudeltà erano diverse da quello che ora sono generalmente. Finalmente, -così Radevico ci descrive il fatto della Torre:[436] _Jamque ad -civitatis perniciem machinae plurimae admovebantur, jamque turres in -altum extructae applicari caeperant. Tum illi summa vi atque pertinacia -resistere, atque a muris turres arcere, suisque instrumentis, validis -saxorum ictibus, nostras machinas impellere. Efferatis vero animis -princeps obsistendum putans, obsides eorum, machinis alligatos, ad -eorum tormenta (quae vulgo mangas vocant, et intra civitatem novem -habebantur) decrevit obiiciendos. Seditiosi, quod etiam apud barbaros -incognitum, et dictu quidem horrendum, auditu vero incredibile, non -minus crebris ictibus turres impellebant: neque eos sanguinis, et -naturalis vinculi communio, neque aetatis movebat miseratio. Sicque -aliquot ex pueris, lapidibus icti, miserabiliter interierunt. Alii, -miserabilius adhuc vivi superstites, crudelissimam necem, et dirae -calamitatis horrorem penduli expectabant: o facinus!_[437] Secondo i -principii che formano la base della giustizia e della morale, poteva -controvertersi, se la indipendenza delle città d'Italia fosse diventata -legittima dopo molti anni, dacchè erasi acquistata. Poteva anche -chiamarsi ingiusta la guerra difensiva che facevano i Cremaschi. Ma non -si può biasimare come audacia, o superbia, o pertinacia, o sfrenatezza -di animo la costanza e il valore dei combattenti: nè imputare a delitto -se gli assediati respingevano le macchine degli aggressori; e se -vuolsi compiangere, come lo merita, il fato degl'infelici legati alla -Torre, la barbarie è da imputarsi non mai a' Cremaschi. L'imperator -Federico però volle che i suoi fasti fossero scritti, come Radevico -lo fece. Crema fu obbligata a rendersi finalmente dopo un lungo -assedio, e Radevico ci dice:[438] _Ipsum castrum, egressis inde quasi -XX millibus hominum diversi generis, flammis traditum, et militibus -ad diripiendum permissum est_[439]. Questo modo di assediare e di -prendere una fortezza l'imperator Federico lo credette modo clemente: e -la presa d'una piccola città, dopo un lungo assedio, ei la chiamò una -vittoria. La lettera circolare che allora scrisse l'imperatore, ce la -conservò Radevico[440] nel libro secondo, cap. 43:[441] _Fridericus, -Dei gratia Romanorum imperator, et semper augustus. Scire credimus -prudentiam vestram, quod tantum Divinae Gratiae donum, ad laudem et -gloriam nominis Christi, honori nostro tam evidenter collatum occultari -vel abscondi tamquam res privata non potest. Quod ideo dilectioni -vestrae ac desiderio significamus, ut, sicut charissimos et fideles, -vos participes honoris et gaudiorum habeamus. Proxima siquidem die post -conversionem S. Pauli, plenam victoriam de Crema nobis Deus contulit, -sicque gloriose ex ipsa triumphavimus, quod tam miserae genti, quae in -ea fuit, vitam concessimus. Leges enim tam divinae quam humanae summam -semper clementiam in principe esse testantur._ - -(1159) Durante tutto l'anno 1159 e 1160 niente intraprese l'imperatore -Federico direttamente contro di Milano; e si passò il tempo in varie -zuffe, per lo più dai Milanesi provocate, e terminate con vario -successo, ora felice, ed ora contrario. L'erudizione tutto raccoglie; -la voce della storia racconta que' soli fatti che meritano di essere -conosciuti o per la relazione che ebbero cogli avvenimenti accaduti -dappoi, ovvero per l'influenza che hanno a dimostrarci lo stato delle -cose in quei tempi. Aspettava quell'augusto nuovi soccorsi dalla -Germania, e frattanto girava per la Lombardia convocando concilii, -sostenendo papa Vittore, scomunicando i partigiani di papa Alessandro -III, il quale scomunicava i fautori di Vittore. L'origine di questo -scisma venne perchè morto, nel 1159, Adriano IV, che nascosamente -animava i Milanesi a resistere a Federico, i cardinali si divisero -in due partiti: l'uno creò papa il cardinale Rolando, che poi fu -chiamato Alessandro III; l'altro creò papa Ottaviano, cardinale di -Santa Cecilia, col nome di Vittore III. Federico era del partito di -Vittore; convocò in Pavia un concilio di cinquanta vescovi suoi sudditi -o aderenti, al quale invitò i due pretendenti al papato. Vittore solo -vi comparve, e fu dichiarato legittimo papa; e contemporaneamente in -Anagni si tenne un concilio, con molti vescovi e cardinali, nel quale -fu riconosciuto per vero papa Alessandro III, che ivi il giorno 24 -marzo, che era il giovedì Santo, scomunicò Federico. Vittore scomunicò -i Milanesi e i loro fautori. Alessandro scomunicò Federico, l'antipapa -e i consoli cremonesi, pavesi, novaresi, vercellesi e lodigiani, -aderenti all'imperatore e all'antipapa. Tali erano le occupazioni e -gli affari di quegli anni, interrotti da piccoli e giornalieri fatti -ostili, che, con un lento macello, affliggevano l'umanità, senza -ricompensare in qualche modo il danno con qualche gran mutazione. La -guerra è sempre un male atroce, e le società civili si sono instituite -al fine di non provarla. Ma s'ella cagiona una gran rivoluzione, perde -in certo qual modo la sua atrocità per i beni ch'ella talvolta produce; -che se lascia il genere umano come prima, anzi più afflitto di prima, -non si può rimirarla senza ribrezzo. (1160) Erano giunti rinforzi -all'imperatore Federico, che divisava d'impadronirsi di Milano; e -a noi era accaduto il più sciagurato avvenimento, un incendio cioè -furiosissimo, che, il giorno 25 agosto 1160, abbruciò quasi tutti i -nostri magazzini e quasi la terza parte di Milano. A questa disgrazia -dobbiamo attribuire interamente l'umiliazione alla quale venimmo -ridotti; e dopo il giorno in cui Uraja distrusse Milano, dobbiamo -negli annali nostri ricordare il 25 d'agosto come il giorno sopra gli -altri infausto: poichè ci trovammo da quel momento in faccia di un -potentissimo nemico, aiutato dai nostri nemici vicini; tagliata ogni -corrispondenza colle città amiche; privi d'ogni speranza di aver pane; -e desolate le campagne nostre da ogni parte; per lo che una disperata -fame ci costrinse a rinunziare ad ogni difesa. - -(1161-1162) Il secondo blocco della città di Milano durò quasi sette -mesi, e terminò alla fine di febbraio dell'anno 1162[442]. Non seguì -alcuna operazione militare che forzasse alla resa; non furono diroccate -le fortificazioni in verun modo; non fu dato l'assalto; ma l'unica -cagione della dedizione in quella seconda volta è da attribuirsi alla -fisica mancanza d'alimento. Lo storico nostro contemporaneo Sire Raul -ci dice che, per provvedere la città,[443] _electi sunt de unaquaque -parochia civitatis duo homines, et de iisdem tres de unaquaque porta, -quorum unus ego fui, ut eorum arbitrio annona, et vinum, et merces -venderentur, et pecunia mutuo daretur, quod in perniciem civitatis -versum est_: parole che non furono abbastanza sinora meditate, perchè -la violazione della proprietà, e la mediazione del legislatore fra -chi vende e chi compra furono sempre mai operazioni insterilitrici, -sebbene di autorità e lucro per gli esecutori, i quali soli parlano -per un popolo che non ragiona ed ubbidisce, e perciò continuate per -lunga serie di secoli. L'incendio memorando distrusse, in agosto del -1160, quasi tutte le provvisioni. L'esercito nemico del 1161 cominciò -a postarsi tra levante e tramontana della città; poi sloggiò e collocò -il suo campo, inviandosi a ponente, poi a mezzodì, sempre facendo -fronte verso Milano. Una così poderosa armata copriva frattanto dietro -di lei una moltitudine di guastatori, i quali tagliavano i grani ancor -verdi, le viti, le piante, e devastavano, per la distanza di quindici -miglia, tutte le terre. Poi l'esercito nemico scomparve; e si accampò -verso Lodi, lasciandoci il miserando spettacolo d'una terra devastata -che non poteva darci nulla; e non lasciando altro compenso per vivere, -fuori che i pochi grani scampati dall'incendio. È assai facile il -figurarci la depressione e l'avvilimento nel quale dovettero a tal -vista cadere gli animi de' Milanesi. Il solo scampo che poteva loro -rimanere era quello di avventurare tutto a una giornata: uscire dalla -loro città con tutte le forze riunite, dare una battaglia, e terminare -la vita con onore, e salvare la patria, distruggendo il nemico, e -obbligandolo a lasciarla libera. Ma per abbracciare questo estremo -partito vi voleva quel vigor d'animo ne' cittadini e quell'entusiasmo -della patria, che cominciava a venir meno dopo tante infelici vicende. -Molti cittadini avevano abbandonato il partito della patria, e si -erano gettati a vivere co' nemici. L'esempio del conte di Biandrate ci -allontanava dall'affidarci ad un secondo dittatore. Ne' casi estremi -il dispotismo solo può salvare la città; ma non sempre vive nella -città l'uomo che, per la sua virtù e talenti, meriti il deposito di -quella terribile autorità, nè sempre il popolo ha mezzi per conoscerlo. -Cercarono perciò i consoli di aprire la strada a una convenzione col -nemico; e, chiesti i salvocondotti dal duca di Boemia e dal conte -Palatino del Reno, fratelli dell'imperatore, non meno che dal langravio -di Assia, di lui cognato, scortati con questi, uscirono dalla città -per entrare con essi in parlamento. Il Morena, lodigiano e fautore di -Federico, ci racconta[444] che dalle truppe dell'arcivescovo di Colonia -Reineldo, contro il gius delle genti, vennero fatti prigionieri; -e, quantunque i tre nominati principi altamente se ne dolessero, -l'imperatore approvò il fatto. Lo storico nostro sire Raul ci descrive -molte crudeltà praticate dall'imperatore in questo secondo blocco. -Pretende quell'autore contemporaneo, che ai prigionieri che andava -facendo in alcune scorrerie de' nostri, Federico facesse tagliar le -mani. Nomina sei milanesi nobili, a cinque dei quali fece cavare gli -occhi, lasciando al sesto un occhio solo, acciocchè servisse di guida -a ricondurre nella città i suoi compagni. Comunque sia, egli è certo -che i Milanesi, in dicembre dell'anno 1161, e molto più in gennaio del -1162, erano ridotti all'estremo della penuria, a tal segno che colle -armi nelle domestiche mura si vegliava, perchè il padre non rubasse -al figlio, il marito alla moglie il pane, e come ci dice il nostro -Calchi:[445] _Fame inopiaque cuncti urgebantur; vir uxorem, socrus -nurum, frater fratem, pater filium strictis gladiis incessebat, quod -pane fraudarentur, passimque domesticae discordiae et privata jurgia -audiebantur_[446]. Tutto mancava. Ancora cinque mesi era lontano il -raccolto, soccorso non se ne poteva ottenere da veruna parte, poichè le -strade erano occupate dai nemici. Il popolo incessantemente tumultuava. -La morte era il solo termine, e non lontano, che si prevedeva dover -succedere alla fame. Esclamava il popolo volendo che la città si -rendesse all'imperatore. Si opponevano i consoli; ancora volevano -che non si disperasse, asserendo che il tempo partorisce talvolta -inaspettate vicende, e procura soccorsi non preveduti. Ricordavano essi -che l'armata imperiale, già da tre anni dimorante nell'Italia, non vi -poteva più a lungo soggiornare o per bisogni della Germania, o per la -stanchezza de' principi: essere sempre aperto il disperato partito di -assoggettarsi ad un monarca offeso e adiratissimo: del quale, nello -stato in cui erano le cose, non era da sperarsi diminuito lo sdegno, -quand'anche si accelerasse di qualche poco la dedizione; per modo che -una più lunga resistenza riusciva in favore della città. Così allora -dicevano i consoli, dei quali i nomi meritano di essere ricordati, -Ottone Visconte, Amizone da Porta Romana, Anselmo da Mandello, -Gottifredo Mainerio, Arderico Cassina, Anselmo dell'Orto, Aliprando -Giudice ed Arderico da Bonate. (1162) Ma l'intollerabile peso de' mali -della carestia mosse il popolo, e la vita dei consoli fu in pericolo; -per lo che si dovettero spedire immediatamente all'imperatore le -condizioni della resa. Nessuna condizione volle ammettere il vincitore, -e volle che ci rendessimo senza alcun patto, abbandonandoci alla -clemenza sua. Così Milano se gli rese; a ciò anche animati i Milanesi -dalle promesse de' principi, i quali assicuravano che l'imperatore -avrebbe operato generosamente; il che ce lo attesta lo stesso Burcardo, -oltre il Morena. - -La sommissione dei Milanesi si rappresentò, al principio di marzo -1162, nella nuova città di Lodi. Ivi si prostrarono avanti l'imperatore -gli otto consoli. Furongli consegnati quattrocento ostaggi trascelti -fra gli ottimati. Le armi e le insegne militari furono depositate a' -suoi piedi. Gli fu giurata obbedienza illimitata. Io non descriverò -minutamente quello spettacolo umiliante; poichè quando una città si -rende a discrezione, come facemmo noi, è detto tutto. Ogni avvilimento, -ogni insulto di più che debba soffrire il popolo che in tal modo si -è reso, può far torto bensì alla grandezza d'animo del vincitore, ma -non aggiugne alcuna macchia di più ad una città che non ha più mezzi -per resistere. Il giorno 26 marzo 1162 l'imperatore Federico venne -a Milano, e comandò che i cittadini tutti uscissero dalla città, e -che la città venisse distrutta. L'imperatore medesimo ce lo attesta -nella sua lettera diretta al conte di Soissons, in cui dice:[447] -_Fossata complanamus, muros subvertimus turres omnes destruimus, et -totam civitatem in ruinam, et desolationem ponimus_[448]. Radevico -descrive così:[449] _Deinde muri civitatis et fossata et turres -paulatim destructi sunt, et sic tota civitas de die in diem magis in -ruinam et desolationem detracta est._ Dodechino, nella continuazione -della cronaca di Mariano Scoto, dice:[450] _Populus expulsus: murus -in circuito dejectus: aedes, exceptis Sanctorum templis, solo tenus -destructae_[451]; e nella cronaca dell'abate Anselmo Gemblacense, così -racconta:[452] _Medialanenses, obsidione, fame, inopia, dissensione -coarctati, per internuntios petunt ab Imperatore misericordiam... -Imperator, qui proposuerat eos, ad terrorem aliorum, diversis -suppliciis interimere, vita donatos, rebusque necessariis, quantum -secum ferre poterant, concessis, per regiones dispersit, ita ut non -haberent licentiam in civitatem amplius revertendi: deinde jussit -suos civitatem ingredi, muros, turres, alta et supera fastigia, et -aedificia destrui_[453]. L'anonimo autore della cronaca Sampietrina -Erfurtense, così dice:[454] _Mediolanenses, regis, et italici atque -teutonici exercitus obsidione, jam quadriennio, arctati, post multa -et praeclara militaris audaciae facinora, tandem pertaesi malorum, et -inedia magis quam armis devicti manus imperatori tradunt supplices, -regiae potestati se suaque omnia dedentes. Optimatibus igitur ac -populo in deditionem susceptis, Rex civitatem cum victricibus aquilis, -ac grandi moltitudine circa Palmas ingreditur, et civibus salute, -omnique supellectile concessa, eo jubente valli complanantur, muri, -turres, omnisque munitio destruitur, caetera aedificia, excepta -matrice ecclesia, ac reliquis ecclesiis, voraci flamma consumantur, et -civitas opulentissima... terrae funditus coaequatur_; indi più oltre, -per accennare il modo con coi i Milanesi alloggiavano, dice:[455] -_Mediolanenses, post suae excidium civitatis, quatuor oppida per -quatuor plagas, imperiali edicto, fecerunt_[456]; e nel Cronico Boemico -si legge che l'imperator Federico allora,[457] _muros urbis diruit, -et aspera mutat in plana_[458]. Il canonico di Praga Vincenzo così ci -descrive più a lungo questo avvenimento:[459] _Mediolanenses autem -tantae fortitudini resistere non valentes, crebris vastationibus, -fame, siti, diversis captionibus, fratrum quoque et amicorum suorum -diversis cruciatibus, et interfectionibus defatigati, a principibus, -tam Lombardiae, quam Teutoniae, inveniendi gratiam imperatoris modum -quaerunt, quibus sic a principibus respondetur: quod nullo modo -gratiam domini imperatoris obtinere valeant, nisi prius Mediolanum -in manus domini imperatoris tradant. Et ex consilio suorum fidelium -Laudum civitatem veniunt, et imperatore pro tribunali suo cum suis -principibus sedente, claves omnium portarum mediolanensium ante ipsum -portantes, coram eo, et tantis principibus, nudis pedibus, ad terram -se prosternunt. Ex mandato imperatoris surgere jubentur, ex quibus -Alucherus de Wimarkato sic incipit. Peccavimus; injuste egimus, ita -quod contra romanorum imperatorum dominum nostrum naturalem arma -movimus; culpam nostram recognoscimus, veniam petimus, colla nostra -imperiali majestati vestrae subdimus; claves civitatis nostrae, -urbis antiquae, imperiali majestati vestrae offerimus, et ut tantae -urbis, tam antiquorum imperatorum operi antiquissimo, pro Dei et S. -Ambrosii amore, et eorum qui intus requiescunt sanctorum misereri -subditis; pacem dare subjectis imperialis dignetur pietas, vestigia -pedum vestroram dorantes, humili, et supplici prece rogamus. Hic eorum -imperator auditis precibus, claves portarum mediolanensium recipit, -et sic contra respondet: quod sicut per quatuor partes orbis terrae -innotuit quod contra dominum imperatorem orbis terrae dominum arma -movere praesumpserunt, sic per quatuor orbis terrae partes eorum -poena innotescat. Per quatuor partes circa Mediolanum, ad Orientem, -ad Occidentem, ad Aquilonem, et Austrum, qua quis vult suam deportet -pecuniam, Mediolanum urbem imperatoris in potestatem reddant. Hoc -audito, Mediolanenses ejus assistunt volontati, et licet inviti, -ejus obtemperant imperio. Per praedictas quatuor partes sua ponunt -domicilia, ad Orientem, Occidentem, Aquilonem et Austrum: Mediolanum in -potestatem domini imperatoris reddunt. Imperator autem, Teutonicorum, -Papiensium, Cremonensium et aliorum Longobardum collecta militia, -Mediolani suo residet pro tribunali; quid de tanta urbe faciendum sit -consilium quaerit. Ad quod a Papiensibus, Cremonensibus, Laudensibus, -Cumanis, et ab aliis civitatibus, respondetur; qualia pocula aliis -propinaverint civitatibus, talia gustent et ipsi. Laudam, Cumas, -imperiales destruxerunt civitates, et eorum destructur Mediolanum. -Hoc audito, imperator ex eorum consilio tali in Mediolanum data -sententia, extra progreditur in campestria. Primo dominus Theobaldus, -frater domini regis Wladisiai, deinde Papienses, Cremonenses, -Laudenses, Cumani, et diversi de diversis civitatibus, ocyus dicto, -ignem ex omni parte in Mediolanum jaciunt, hoc ipso imperatore cum -suis exercitibus spectante. Sic Mediolanum, urbs antiqua, civitas -imperialis, diversis attrita miseriis, destruitur. Imperator autem, -Mediolano destructo, in tota Italia imperialem exercebat potestatem, -tota enim in cospectu ejus tremebat Italia, et in urbibus Italiae suis -positis potestatibus, versus Siciliam cum Siculo de ducatu Apuliae -rem acturus, suus disponit exercitus_[460]. Tutti i riferiti autori -tedeschi (e per conseguenza non mai sospetti di essere animati contro -dell'imperatore) uniformemente ci assicurano che fummo dalla città -scacciati, ripartiti a vivere in quattro borghi: e che la città non -solamente fu smantellata, ma posta in rovina e desolazione, e distrutte -le case, trattene le chiese. I quattro borghi o terre nelle quali venne -collocata tutta la popolazione di Milano, sono a vista delle porte -della città, e distanti appena due miglia; e sono Noceto, Vigentino, -Carraria e San Siro alla Vepra. Se questo numero di autorità ancora -non bastasse, un fatto solo basterebbe a provare che i Milanesi, dal -mese di marzo 1162 sino al maggio 1167, non abitarono in Milano, ma -ne' suddetti luoghi; e questo si è che nessun contratto, nessuna carta -scritta in quello spazio di cinque anni porta la data di Milano; ma -i nostri archivi conservarono i contratti di quell'epoca, i quali -portano _In burgo de Veglantino_, ovvero _In burgo Noceti_, che anche -chiamavasi _Burgo Porte Romane de Noxeda_[461]; e le monache de' -monasteri di Milano facevano i loro contratti in questi borghi, nei -quali si erano ricoverate; come accadde all'abadessa del monastero di -Orona, di cui vi è un livello fatto nel 1163:[462] _Ante portam sancti -Georgii de Noxeda_[463]. Da tutto ciò, senza alcun dubbio, si conosce -che non le sole fortificazioni di Milano furono demolite, ma realmente -fu rovinata la città, la quale per cinque anni rimase un acervo di -rottami disabitati, mentre i cittadini vennero separatamente collocati -nei quattro nominati luoghi, che ora sono povere terre suburbane, -capaci appena di ricoverare alcuni contadini. - -I nemici o si disarmano co' beneficii, o si spengono, come insegnò -il Segretario Fiorentino: i partiti mediocri guastano l'impresa. I -Goti, considerando gl'Insubri come nemici, affezionati all'Impero, -per non trovarsi assaliti dagl'imperiali con averci alle spalle, -e per conservarsi la comunicazione co' Borgognoni, ossia Svizzeri, -loro alleati, sotto Vitige, spedirono Uraja, il quale, alla testa -d'un'armata, passò a fil di spada i nostri maggiori, e lasciò il -paese deserto per cinque secoli, siccome si è veduto. La condotta -dell'Imperatore Federico è stata men crudele; ma non più eroica nè più -saggia. Egli voleva che non vi fosse più Milano; ne fece uscire gli -abitanti, e distrusse la città. Doveva prima giudicare se uno sterile -ammasso di rovine deserte sia una dominazione gloriosa ed utile per un -monarca. Poi, supposto che trovasse conveniente un tal partito, doveva -trasportare i cittadini nel fondo della Germania, divisi in modo che -non più potessero concertare il ritorno. Collocandoli alle porte della -città, non potevasi aspettare l'imperatore altro avvenimento, se non -di vedere rinata la città al primo istante in cui fosse allontanata -la forza ch'egli vi esercitava. Nel 1758 gli Austriaci furono a -Berlino, e i Prussiani a Dresda; che direbbe la storia se avessero -posto l'incendio nelle due città? In mezzo all'ardore della guerra le -nazioni colte ed i sovrani illuminati risparmiano all'umanità tutti i -danni superflui. Tutti sono concordi gli scrittori asserendo che non -furono demolite le chiese; ed abbiamo anche oggidì il colonnato di -San Lorenzo, l'atrio di Sant'Ambrogio, le torri di San Sepolcro, le -chiese di San Giovanni in Conca, di San Simpliciano, di San Celso, di -San Satiro, il battisterio incorporato nella chiesa di San Gottardo, -ed altri edificj, che ci fanno prova del riguardo usato allora ai -luoghi sacri. A qual uso poi si riservassero questi edifici privi di -ministri e di adoratori, non saprei dirlo; tanto più che le reliquie -ivi esistenti furono trasportate dai vincitori nella Germania, dove -anche oggidì in Colonia veggonsi i tre corpi che si dicevano de' Magi, -dall'arcivescovo di Colonia Reinoldo levati da Sant'Eustorgio. La -superstizione di quei tempi avrà fatto credere che fosse un maggior -delitto il diroccare le mura d'un tempio, che il ridurre alla estrema -angoscia gli uomini d'una città. Il Morena, lodigiano ed imperiale, ci -lasciò scritto, che:[464] _Quinquagesima pars Mediolani non remansit -ad destruendum_[465]; lo storico milanese sire Raul si scrive:[466] -_Primo succendit universas domos, postea destruxit et domos_[467]. -Vero è che il guasto principalmente lo soffrimmo dai nostri nemici -italiani, cremonesi, lodigiani, pavesi, comaschi, vercellesi, novaresi, -e dagli abitanti del ducato medesimo delle provincie Martesana e -Seprio, i quali, a più riprese, ritornarono a demolire e incendiare -le antiche abitazioni d'una città che gli aveva con troppo orgoglio -e ingiustizia maltrattati; ed è probabile che l'imperatore Federico -fondasse su questo radicato livore il progetto di impedire che i -Milanesi mai più non osassero rientrare nella città; e dovessero -vivere sempre a vista della rovinata città, ma separati in quattro -terre. Ma gli amori e gli odii d'una città e di una nazione sono tanto -variabili quanto l'autorità e l'interesse; poichè la prima li dirige -nei paesi ignoranti, l'altro negli illuminati. Gli autori contemporanei -non parlano, nè che fosse sparso il sale sulle rovine della città, -nè che vi fosse passato l'aratro. Queste circostanze s'immaginarono -dal Meimbomio, e dal Fiamma posteriormente; e il giudizioso nostro -conte Giulini dissipa queste favole, troppo incautamente ripetute -da chi descrisse questa nostra sciagura[468]. I buoi non potrebbero -strascinare l'aratro sopra di un ammasso di mura diroccate: nè in -un paese mediterraneo e senza miniere, il sale è tanto abbondante da -farne tal uso insolito ed inefficace, il sale anzi si vendeva in Milano -soldi trenta lo stajo, come ci attesta sire Raul, e i trenta soldi -di allora valevano, secondo il calcolo del conte Giulini, più che non -valgono tredici zecchini ai tempi nostri[469]; tanta era la carestia -di ogni cosa, da cui erano i miseri nostri cittadini oppressi. Sire -Raul ci descrive:[470] _Planctum, et luctum marium, atque mulierum, -et maxime infirmorum, et foeminarum de partu, et puerorum egredientium -et proprios lares reliquentium_[471]. E a dir vero, questo trattamento -fatto ai Milanesi dall'imperatore Federico non ha, ch'io sappia, molti -esempi nella storia. Non ancora erano cessati i freddi dell'inverno, -che da noi anche in marzo è durevole. La neve, il ghiaccio non sono -cose insolite in Milano in quella stagione. Donne da parto, infermi, -vecchi, bambini, costretti a sgombrare e collocarsi a cielo scoperto -per ivi mirare la rovina delle loro case! Una popolazione invitata ad -abbandonare sè stessa alla clemenza di quell'augusto dalle promesse -de' principi, che assicuravano una generosa accoglienza[472], dopo -aver dati ostaggi e deposte le armi, condannata così a penuriare -di tutto e soffrire una morte lenta, miseranda, amareggiata dalla -baccante vendetta dei nemici, che sotto i loro occhi distruggevano -la città infelice, non fanno un'epoca gloriosa per la magnanimità di -Federico. Debellare gli arditi e perdonare ai vinti furono le virtù -dei Romani, e Federico credette così gloriosa impresa per lui l'avere, -non già sottomessa, ma distrutta Milano, che in varii diplomi, che -tuttora si conservano, vi pose la data:[473] _Post destructionem -Mediolani_[474], e ne fece solenni feste in Pavia, ove con nuova pompa -sedette incoronato ad un pranzo colla imperatrice, pure incoronata, ed -i vescovi colla mitra sul capo; ornamento che allora si rese universale -ai vescovi. - -Sebbene io creda verisimile l'asserzione del Morena, il quale narra che -appena la cinquantesima parte di Milano rimase intatta, non credo io -già per ciò che le quarantanove cinquantesime parti della città siano -state distrutte in modo che veramente fossero le case dai fondamenti -demolite. Una demolizione ridotta a quel segno costerebbe un lavoro -grandissimo; e chiunque abbia sperienza di fabbricare, comprende quanto -dispendio e quanto tempo vi voglia per appianare una casa di buone e -antiche mura. È verisimile che lo sfogo della vendetta de' nemici desse -il guasto alle abitazioni, a tal segno da renderle inservibili; ma -probabilmente le muraglie o in tutto o in parte restarono, se non altro -nella parte più vicina al suolo; poichè i mattoni, la calce, i travi, -cadendo, le dovevano seppellire sotto il mucchio di que' rottami. E -ciò sembrami assai naturale, osservando la capricciosa tortuosità e -l'angustia di molte delle nostre vie, singolarmente al centro della -città, poichè se non si fossero riattate le case sopra i fondamenti -antichi, vedremmo della simmetria, come si vede in ogni città -fabbricata tutt'in un tempo. Quel disordine che ci rimane al centro di -Milano a me pare che provi l'opinione da me esposta sin dapprincipio, -cioè che Milano non abbia fondatore alcuno, ma dallo stato di semplice -villaggio, gradatamente crescendo, sia diventata una città. Le prime -case che piantano gli uomini in mezzo ai campi sono collocate con -nessuna legge, ma puramente a libero comodo del padrone; a queste si -aggiungono altre abitazioni sul pezzo di terra che ciascuno acquista, e -si forma un villaggio colla sola distanza fra casa e casa, che ne lasci -l'uscita e l'ingresso. Cresciuto che sia poi il numero degli abitatori, -si comincia a conoscere la necessità d'un regolamento, e si obbligano i -nuovi che vengono ad osservare nelle nuove case che v'innalzano certa -distanza e certo ordine; e come i nuovi sono costretti a sempre più -allontanarsi dal centro, quanto più tardi si determinano a scegliervi -la dimora, perciò sempre più regolari e spaziose sono le vie lontane -dal mezzo della città; perchè le case del centro sono state aggiunte -ad un villaggio; e quelle più lontane, ad una città, che aveva un -regolamento di Edili. Io perciò opino che la maggior parte delle vie -interne di Milano sieno antichissime, e le case ristorate sempre sopra -i primi fondamenti; poichè dopo cinque anni ciascuno sarà ritornato -esattamente a possedere lo spazio della sua casa, e l'avrà riattata -sopra gli antichi fondamenti. - -Come fossero trattati i Milanesi confinati nei quattro borghi, e -quanti vilipendii ed a quante miserie andassero esposti, è facile -immaginarselo, e gli autori ce lo descrivono. Se è possibile un -governo civile che abbia per oggetto l'infelicità del popolo, lo fu -quello; e negli annali nostri ancora si ricordano i nomi di Pietro -da Cunin, di Marquardo di Wenibac e del conte di Grumbac, i quali -poterono distinguersi nella rapacità, durezza ed oppressione sotto cui -fecero gemere i nostri antenati[475]. Il terrore di questo trattamento -costrinse Piacenza, Brescia e Bologna a sottomettersi a Federico:[476] -_ne sicut Mediolanum, quod fuerat flos Italiae, si ribelles imperatori -existerent, funditus subverterentur_, dice il Morena. Tutte le città -del regno italico, anche le adiutrici dell'imperatore, dovettero -soffrire l'orgoglioso disprezzo dei ministri imperiali, che le -avevano poste nella servitù. Le doglianze non portavano in risposta -che scherno e vilipendio[477]. Tale fu il punto a cui le interne -discordie condussero le città della Lombardia. Tale fu la condotta -dell'imperatore Federico, che non collocheremo fra gli eroi benefici, -nè fra gli eroi militari; poichè per vincere una città fiancheggiata -da' nemici, ed ancora mal ferma nella propria costituzione, -circondandola con un esercito, di cui dice Wernero Rolewinck:[478] -_Federicus imperator, quasi cum innumerabili Alamannorum exercitu, -Mediolanum obsedit_[479], non fa mestieri di arte alcuna; peggio poi, -con un apparato simile, il non acquistare la città per assalto, ma -l'ottenerla colla subornazione in prima, poi colla fame. Un numero -assai minore di forze poteva restituire all'Impero la città; e -rivolgendo poi la subordinazione in beneficio dei vinti, poteva Milano -trovare sotto il governo d'un solo quell'ordine, quella pace e quella -sicurezza che desiderava nella passata condizione; e poteva un più -virtuoso monarca, dandoci una stabile esistenza civile, farci amare la -perdita della indipendenza, di cui incautamente avevamo abusato per -acquistarci la civile libertà. Allora non avrebbe la storia lasciato -scritto quello che il monaco bavaro pose nella sua cronaca:[480] -_Mediolanenses sponte se suaque imperatori dederunt, qui absque ulla -clementia Mediolanum destruxit_[481]. Una scorreria di barbari può -demolire molte città: ma appena nel corso d'un lungo regno può un -monarca potente fabbricarne ed abbellirne una sola. Questi umani e -deliziosi sentimenti non si conoscevano in que' secoli feroci; e ciò -diminuisce in qualche parte la colpa dell'imperator Federico. - - - - -CAPITOLO VIII. - - _Umiliazione dell'imperatore Federico, e stabilimento d'un sistema - politico._ - - -Alessandro III godeva il favore della Francia e dell'Inghilterra; -presso di lui erasi ricoverato il nostro arcivescovo Oberto da -Pirovano, prima dell'eccidio della patria; e l'imperatore Federico, -all'incontro, sosteneva il partito dell'antipapa. Se la prepotenza -de' Milanesi aveva destata l'invidia e l'odio universale, l'estrema -loro oppressione aveva cominciato a farvi sostituire la pietà. Le -città tutte del regno d'Italia s'accorgevano omai quanto incautamente -si fossero abbandonate allo spirito della discordia, e gemevano -sotto il giogo de' ministri imperiali, spogliate delle regalie, e -ridotte a sopportare la dispotica dura alterigia di un conquistatore. -In questo stato era la Lombardia, quando Alessandro III dalla -Francia, ove aveva ritrovato un asilo, passò in Italia l'anno 1165. -L'imperator d'Oriente Manuello Comneno era passionatamente animato -contro i Tedeschi, i quali, sotto Corrado, erano comparsi ne' suoi -Stati per la Crociata. Guglielmo, re di Sicilia, si collegò col papa -e coll'imperatore d'Oriente, e così il papa si avventurò al ritorno -nell'Italia. Gl'interessi del papa e quelli delle città lombarde -erano i medesimi, cioè di sottrarsi dalla dominazione dispotica -dell'imperator Federico. Ma la difficoltà era grandissima, perchè nè -Alessandro aveva forze bastanti per iscacciare Federico, nè pareva -possibile il formare una lega fra molte città oppresse, dominate e -sospettosamente custodite da un terribile vincitore. Secondo tutte le -apparenze, queste difficoltà vennero superate coll'opera de' frati, -ai quali, come ad uomini affatto alieni dalle cose mondane, non si -prestò attenzione. Essi conoscevano in ciascheduna città gli uomini -più accreditati; insinuarono il progetto d'una confederazione, e ne -prepararono e fomentarono la corrispondenza. Il primo congresso che -si tenne secretissimamente per formare la lega, fu nel monastero di -Pontida, nel territorio di Bergamo, il giorno 7 aprile 1167; ed ivi si -trovarono alcuni de' principali cittadini delle città lombarde[482]. -Il primo articolo che vi si trattò e concluse, fu di ristabilire i -Milanesi nella loro patria, riparare le loro fortificazioni, aiutarli -a repristinare le case loro; e così dare nuova vita alla città, che -doveva essere la prima della confederazione. Per quanto però fosse -stato condotto con mistero questo primo congresso, non potè a meno -che il conte di Disce, ministro imperiale, non ne concepisse qualche -sospetto. Pretendeva egli quindi dai Milanesi nuovi ostaggi, e per ogni -modo più che mai gli opprimeva. Privi di tutto, disarmati, avviliti, -divisi nelle quattro terre da cinque anni, mirando i rottami della -patria, senza potervi nemmeno riporre più il piede, i Milanesi, ignari -probabilmente di quanto si andava da alcuni pochi cittadini trattando -per la comune salvezza, tremavano ad ogni minaccia. I Pavesi, antichi -nostri nemici, erano i più affezionati all'Impero; Pavia era la sede -della corte del regno italico, e diventava, nello stato libero, una -città secondaria. In questi ultimi periodi l'inquietudine sospettosa -de' ministri imperiali faceva tutto paventare agli infelici:[483] _O -quantus clamor_, dice sire Raul, _et quantus timor, quantus fletus per -quatour hebdomadas in burgis fuit, maxime in burgo Noxede et Vegentini! -nemo erat, qui auderet lectum intrare. Quotidie enim dicebatur: Ecce -Papienses burgos comburere_[484]. L'imperatore trovavasi verso Roma: -i Cremonesi, i Bresciani, i Bergamaschi, i Mantovani e i Veronesi -vennero a Milano; e il giorno 27 aprile dell'anno 1167 scortarono i -Milanesi nella loro città, come leggiamo anche nella iscrizione posta -allora sulla porta Romana, la quale attualmente si conserva, unitamente -ai rozzi e preziosi bassi rilievi che indicano questo ritorno; la -spiegazione de' quali io non intraprenderò, sì per essere questo un -oggetto più d'antiquario che da storico, come anche per non ripetere -quanto si può vedere nella diligente e laboriosa opera del nostro conte -Giulini[485], al quale non saprei che aggiungere. Queste sculture ci -mostrano che l'antesignano di questa impresa fu appunto un frate, che -precede i militi e porta il vessillo: nè si può dubitarne, poichè vi è -scolpito sotto: _Frater Jacobo_; il che avvalora sempre più l'opinione -che de' frati siasi servito il papa Alessandro per questa impresa, -condotta così felicemente a fine, che venti giorni appena trascorsero -dal congresso all'esecuzione. - -Per ricondurre i Milanesi nella loro patria, rialzare le loro -fortificazioni, rendere abitabili le loro case e sicura la loro -città, vi voleva l'aiuto dei collegati; e si colse il tempo in cui -l'imperatore stavasene colla sua armata sulla Romagna per discacciare -il papa Alessandro III. La novella inaspettata del risorgimento di -Milano fece che l'imperatore abbandonasse il papa e si rivolgesse -alla Lombardia. Ognuno vede che il beneficio che il sommo pontefice ci -aveva fatto non era per lui senza ricompensa. Appena ricondotti alla -nostra patria, muniti di armi e assicurati dalla sorpresa, il valore -dei nostri si rianimò. Ci portammo ad assediare il castello di Trezzo, -presidiato dagl'imperiali, e presimo la guernigione e la condussimo -prigioniera in Milano. I Lodigiani ricusavano di entrare nella nuova -lega; e ci portammo colle armi a Lodi, e vennero obbligati que' -cittadini ad unirsi con noi. Tutto ciò si fece prima che l'imperatore -fosse giunto in Lombardia. Vi giunse. Pose al bando dell'Impero -quasi tutte le città della Lombardia, le quali, o palesemente, o -cautamente, avevano acceduto alla lega. Cominciò a fare delle scorrerie -sul Milanese, ma si presentarono gli alleati con forza tale, che -obbligarono l'imperatore a contenersi e ritirarsi nella Germania per -la strada della Savoia, l'unica che gli rimaneva. Allora le città -di Lombardia:[486] _Insimul unum corpus effectae sunt_, come dice il -continuatore del Morena. Si trattava di ben ventitre città collegate: -Milano, Cremona, Lodi, Bergamo, Ferrara, Brescia, Mantova, Verona, -Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Bologna, Ravenna, Rimini, Modena, -Reggio, Parma, Piacenza, Bobbio, Tortona, Vercelli e Novara. Tal -macchina aveva saputo preparare contemporaneamente l'accorto Alessandro -III, con mezzi in apparenza inettissimi; e le città confederate, appena -formata la loro unione, pensarono, in un modo grandioso e trascendente, -la maniera di ragionare di que' tempi, di rendere immortale la fama -del sommo pastore, creando una nuova città, che portasse ai secoli -venturi il di lui nome e la memoria del beneficio. I Pavesi ancora -erano imperiali; essi preferivano la condizione d'una reggia suddita -a quella d'una città libera del second'ordine. Imperiale si dichiarava -ancora pure il marchese di Monferrato, che vessava i popoli tortonesi -con frequenti scorrerie sulle loro terre. Gli alleati trascelsero il -sito ove il fiume Bórmida sbocca nel Tánaro, e vi piantarono una nuova -città, che difendeva Tortona dagli attacchi del marchese; e, radunati -in questa nuova città gli abitatori delle vicine terre, diederle il -nome di Alessandria. Le nazioni barbare e le incivilite hanno fatte -delle guerre e delle conquiste: le prime, distruggendo ogni cosa; le -seconde, riparando i mali della guerra con monumenti che ricordano -alle nazioni venture la loro grandezza. La Francia, l'Inghilterra, -la Germania, l'Ungheria conservano ancora gli avanzi delle grandiose -opere che a pubblica utilità vi lasciarono i Romani, un tempo loro -padroni e loro benefici legislatori e maestri. L'Egitto conserva -ancora i monumenti della conquista di Alessandro. Gli uomini anche -agresti, anche viziosi e corrotti, col disprezzo e coll'insulto non si -migliorano, nè si uniscono a noi. L'uomo grande, posto a comandare un -popolo, fa che è in sua mano l'imprimervi il carattere che vuole; e che -il subblime dell'arte consiste nella scelta del mezzi; ma l'ambizione -dell'imperatore Federico non fu illuminata a questo segno. - -Il conte di Savoia, il marchese di Monferrato, i Pavesi stimolavano -l'imperatore Federico perchè venisse con un potente esercito nella -Lombardia a distruggere la nuova lega. L'imperatore nella Germania -venne della Savoia; il conte vi unì le sue armi; entrò l'esercito -nell'Italia; e, nel 1174, si postò sotto la nuova città e la cinse -d'assedio. L'imperatore non la chiamava Alessandria, nome del papa suo -nemico, ma la chiamava Rovereto, nome d'uno de' vicini villaggi, gli -abitatori del quale concorsero a formare la città; e vi è una carta -di quell'augusto che la data: _In episcopatu papiensi, in obsidione -Roboreti_[487]. L'assedio fu ostinato, e durò tutto l'inverno, che fu -anche più del solito rigido. Questi avvenimenti vengono raccontati -sotto aspetti assai diversi dagli scrittori tedeschi, di quello che -li riferiscono gli scrittori italiani. Federico è un eroe per quelli; -è un barbaro tiranno per questi: io però mi attengo principalmente -agli autori tedeschi, acciocchè non sia il mio racconto sospetto di -parzialità. Il monaco Gottofredo, tedesco, dice che la nuova città -d'Alessandria era popolata da ladroncelli, da rapitori e da servi -che erano scappati dai loro padroni:[488] _Multitudo latrunculorum, -raptorum, servorum dominos fugientium, incolebat_[489]. Pare veramente -difficile che gli alleati volessero impegnarsi tanto per la salvezza di -uomini che avessero loro rubato e disertato dal loro servigio. Comunque -sia, l'autore istesso ci riferisce che ivi:[490] _Magna costantia ex -utraque parte militaris res ferbebat: interdum ex his et illis quidam -capti nonnulli occisi et suspensis sunt. Imperator vero quiddam laude -dignum gessit. Tres enim ex captis ante faciem ejus cum essent ducti, -mos oculos eorum erui praecepit. Duobus primum coecatis, tertium, -juniorem aliis, cur contra Imperium ribellis existeret inquisiva; -ast ille: non (inquit) contra te Caesar, vel Imperium tuum gessi: -sed habens dominum in civitate, ejus jussis paravi, et ei fideliter -servivi: qui si tecum contra cives suos pugnare voluerit, aequa vice -ei fideliter serviam. Quibus verbis illectus imperator, luminibus ei -permissis, alios coecatos in urbem ab eo reduci praecepit_[491]. Nel -capitolo antecedente ho riferito quello che il milanese sire Raul -ci lasciò scritto; cioè che l'imperatore Federico, nel blocco di -Milano, facesse cavare gli occhi ai prigionieri, e tagliar le mani -a chi portava provvisioni nella città. Poteva credersi esagerata -quell'accusa; ma questo autore tedesco, che, negli altri suoi racconti -è sempre parziale a Federico ed animato contro gli Italiani, pare -che provi tale essere stato pur troppo il modo di guerreggiare -dell'imperatore, facendo mutilare i prigionieri di guerra. Io lascerò -che i tedeschi medesimi, che in questo secolo hanno tanti uomini -illuminati e sensibili, giudichino se sia[492] _quiddam laude dignum_ -quello che fece Federico, perchè fece accecare due soli di que' -disgraziati; e se possa pretendere un posto fra gli uomini grandi quel -Cesare, che pronunziava tai sentenze e le faceva eseguire dal carnefice -in sua presenza. Il discorso di quel servo non era certamente da -ladroncello, nè da disertore. Egli parlò come fa un uomo fermo e colto. -Assai più verisimile è il racconto che ce ne lasciò il cronografo -Siloense:[493] _Alexandriam obsidione cinxerunt, civitatem, sicut -dicunt, munitissimam, non mororum ambitu, sed positione loci, et vallo -incredibiliter magno, in quo vicinum derivaverunt fluvium, viri quoque -virtutis in ea plurimi, fortiter ex adverso resistentes, quos imperator -non tam cito quam voluit expugnavit, sed multo labore, magnaque suorum -caede, interjectis etiam aliquot annis_[494]; anzi a dir vero nè tosto -nè tardi la potè Federico espugnare. Giunta la primavera del 1175 gli -alleati formarono un esercito combinato, il quale si radunò presso -Piacenza; d'onde marciò verso Alessandria per obbligare Federico a -togliervi l'assedio. L'imperatore non si credette forte abbastanza per -resistere coll'armi: sciolse Alessandria, e cominciò a parlare di pace. -L'esito poi fece conoscere ch'ei con ciò non cercava che d'acquistar -tempo sin che gli giugnessero nuovi rinforzi, ch'egli aspettava dalla -Germania. L'imperatore propose di abbandonare all'arbitramento di -alcune persone saggie le di lui ragioni, salvi i diritti dell'imperio; -e le città confederate accettarono la proposizione, salvo la loro -libertà e quella della Chiesa romana. Si passò all'elezione degli -arbitri, e l'imperatore nominò Filippo arcivescovo di Colonia, -Guglielmo da Piozasca, torinese, e Rainerio da San Nazzaro, pavese. Le -città collegate nominarono Girardo Pisto, milanese, Alberto Gambara, -bresciano, e Gezone da Verona. - -Si cominciò a trattare per questa pace fra gli arbitri. Ma prima di -esporre il soggetto del loro parlamento, conviene che io accenni -l'opinione di alcuni cronisti tedeschi, i quali pretendono che -l'imperatore siasi indotto a trattar di pace per le suppliche fattegli -dalle città di Lombardia: anzi il citato monaco Gottifredo ci vuol far -credere che, quando l'armata degli alleati si portò verso Alessandria, -sebbene fosse un esercito forte, alla vista delle truppe imperiali si -ponesse ad implorare perdono, e che, sguainando le spade, ciascuno -se le collocasse sul capo per dar segno che s'impetrava clemenza. -La storia tutta smentisce un tal racconto; nè è mai stato l'uso che -per mostrar sommissione, molte città collegate radunino un'armata -cospicua, e con tal cerimoniale vadano a cercare misericordia. Siamo -tutti d'accordo nell'asserire che l'imperatore si pose ad assediare -Alessandria; che gli alleati col loro esercito marciarono a quella -volta; che l'assedio di Alessandria fu sciolto; che s'aprì un congresso -di pace; e di più che le proposizioni delle città alleate furono: -che l'imperatore riconoscesse per legittimo il papa Alessandro III; -che nulla più pretendesse dalle città confederate di quanto avevano -fatto durante i regni dei due ultimi Cesari, Lottario II e Corrado -III:[495] _Volumus facere domino imperatori Friderico, accepta ab eo -pace, omnia quae antecessores nostri a tempore mortis posterioris -Henrici imperatoris antecessoribus suis sini violentia, vel meta -fecerunt_[496]; così impariamo da una carta pubblicata dall'esimio -nostro Muratori. Esigevano pure le città collegate che l'imperatore -restituisse tutto ciò che aveva tolto alle città, ai vescovi, ai -signori; e lasciasse loro godere in pace le consuetudini e comodità -che erano in uso di godere ne' pascoli, nelle pescagioni, ne' mulini, -ne' forni, ne' banchi, ne' macelli, nelle case fabbricate sulle strade -pubbliche: regalie tutte che l'imperator Federico pretendeva fossero -di sua ragione. Queste pretensioni, che allora promossero le città -alleate, e che seppero ottenere dappoi, non lasciano luogo a credere -che l'armata marciasse verso Alessandria per umiliazione. Il monaco -suddetto fa un ritratto odioso e meschino degl'Italiani, quasi che -allora fossero un composto di inquietudine, di viltà e di mala fede. -Romualdo, arcivescovo di Salerno, scrivendo dei Lombardi in que' tempi, -dice:[497] _Lombardi in utraque militia diligenter instructi; sunt enim -in bello strenui, et ad concionandum populo mirabiliter eruditi_[498]; -e Ottone da Frisinga, tedesco, anzi zio dello stesso imperatore -Federico, di noi scrisse:[499] _Latini sermonis elegantiam, morunque -retinent urbanitatem. In civitatum quoque dispositione, ac reipublicae -conservatione antiquorum adhuc Romanorum imitantur solertiam_[500]. -I fatti successivi abbastanza ci provano che in quei tempi i Milanesi -non mancarono nè di valor militare nè di condotta; e che furono tanto -urbani e colti, quanto lo permetteva l'indole del secolo. - -Dalle condizioni proposte in questo trattato di pace, che l'imperatore -aveva offerto con poca buona fede, per aspettare le nuove forze della -Germania e acquistare tempo frattanto; da tali condizioni, dico, si -ha idea quai fossero le regalie, ossia i tributi che si usavano in -que' tempi. Non sarà discaro, cred'io, il darne un breve cenno. I -tributi si sono dovuti accrescere nell'Europa in questi ultimi secoli -il doppio, il triplo e più ancora, che non pagavasi al sovrano in que' -secoli de' quali finora ho trattato. Questo accrescimento di tributo -non è meramente apparente, o per la diminuzione delle lire, o per -l'avvilimento dei metalli nobili, resi assai più comuni e abbondanti -dopo la scoperta delle miniere d'America; ma è fisico e reale, -indipendentemente ancora da queste cagioni. Ciò doveva accadere; poichè -gli Stati erano organizzati allora in guisa, che ogni uomo capace di -portare le armi, veniva costretto a marciare alla guerra avvisatone dal -proprio padrone, e questi, al cenno del sovrano, compariva all'armata -reggendo i suoi; terminato il bisogno, si scioglieva l'esercito. I -signori ritornavano a' loro piccoli Stati o castelli, e i vassalli a -lavorare i loro campi. Così, invece di tributo, i sudditi prestavano -servigi. Si cambiò poco a poco il sistema ne' secoli seguenti. Si -stipendiarono i militari, poi gradatamente si andò formando di essi -una classe distinta dagli altri sudditi, classe costantemente addetta -alla sola milizia, e conseguentemente da mantenersi col tributo -ripartito sul rimanente della società: e questo ceto di uomini, che -non contribuisce all'annua riproduzione e consuma, si andò sempre -aumentando nei tempi a noi più vicini; ed accresciutosi da un sovrano, -fu d'uopo che gli altri a proporzione pure lo accrescessero. Questa -è stata la cagion principale per cui nell'Europa sono stati di -tanto moltiplicati i tributi sopra dei popoli, i quali però hanno -acquistata la libertà di passare tranquillamente la vita nelle loro -case; e furono liberati dall'obbligo di espatriare e di soffrire le -inquietudini della milizia. Il lusso poi delle corti ingrandito, la -schiera dei ministri che abitualmente si trasmettono gli Stati gli uni -agli altri, hanno ancora di più aumentata la necessità dei tributi, -i quali, e nella quantità e nel peso, generalmente si troveranno -più che raddoppiati in quasi tutti gli stati di Europa. Sarebbe -un quesito politico l'antivedere qual limite avranno le armate; e -se troverà maggiore utilità qualche Stato a rendere la condizione -del soldato più ampia oltre i bisogni fisici, a costo di averne in -minor numero e più contenti; ma ciò mi farebbe traviare in una folla -d'idee disparate dalla storia. Unicamente ricorderò una verità assai -facile e comune; cioè che i tributi, giunti a un dato limite, non si -accresceranno senza una diminuzione di rendita; stabile, se vogliasi -perseverare; e irremediabile talvolta, se alla diminuzione si creda -di supplirvi con nuovi accrescimenti. Ne' tempi dei quali ragiono non -erano la geometria e la cognizione del cielo giunte a segno da potersi -formare una carta esatta d'un paese; conseguentemente non si poteva -ripartire sulle terre il fondo principale del tributo. Egli è vero -che nel Milanese il fondo principale della riproduzione è la terra -ferace sulla quale siamo nati; ma senza un'esatta misura de' campi -non si poteva collocare su di quella il tributo. A questa difficoltà -si aggiugneva un'altra di opinione, chè credevasi ingiusta cosa lo -stabilire un carico uniforme e permanente sopra una ricchezza che è -variabile colla diversità delle annate. Perciò anticamente, piuttosto -si volle ogni anno esporsi alla spesa e all'arbitrio d'un generale -catastro dei frutti raccolti, anzi che mancare all'apparente giustizia -distributiva. L'erudito circospettismo nostro conte Giulini asserisce -di non aver osservato mai alcun carico anticamente imposto su i fondi; -ma bensì ai frutti, ovvero alle persone[501]. Forse l'antichissimo -carico dell'_imbottato_, abolito dalla beneficentissima Sovrana -l'anno 1780, era una tradizione discesa sino da que' secoli rimoti. -Pagavansi antichissimamente da alcune terre delle tasse al sovrano. -La terra di Limonta, prima del secolo decimo, pagava lire tre e mezza -in denaro, dodici staia di grano, trenta libbre di cacio, trenta paia -di polli, trecento uova e cento libbre di ferro[502], e con ciò aveva -pagato il suo annuo tributo. Alcune tasse personali s'imponevano -all'occasione de' bisogni dello Stato: e questa, ne' tempi rozzi, -doveva essere la ripartizione più facile e breve del tributo. Così, -per liberarci dall'invasione degli Ungheri nell'anno 947, s'impose la -tassa straordinaria di un denaro per testa, a cui vennero assoggettati -anche le donne ed i fanciulli[503]. I _telonei_ sono antichissimi, -ed era il tributo che pagava la merce nell'entrare nella città e nel -distretto. In origine pagavasi tanto per ogni carro e tanto per ogni -bestia da soma; ed è assai probabile che venisse questo assegnato alla -conservazione e al rifacimento delle strade che, dal passaggio a cui -erano destinate, ricevevano i mezzi per mantenersi. Col progresso del -tempo si fece poi riflessione alla sproporzione intrinseca di questo -carico, per cui aggravavasi un carro di paglia ugualmente come un carro -di panni lani; e si passò a formare una tariffa che, avendo per norma -il valore della merce, vi regolava proporzionatamente il tributo. -Nel 1216 questa tariffa vi era. Vedemmo già al capitolo quarto come -da prima l'arcivescovo ne ricevesse i prodotti. Ora colle condizioni -medesime era passata alla comunità de' mercanti, i quali avevano il -peso della custodia e manutenzione delle strade; essendo essi obbligati -a risarcire con quel fondo i danni che venissero a soffrire le merci, -anche pei furti commessi sulle pubbliche strade[504]. Abbiamo stampata, -colla edizione del 1480 dei nostri statuti, anche la tariffa pubblicata -nel 1396, in cui vennero tassate le merci in ragione di dodici -denari per ciascuna lira di valore, ossia il cinque per cento, senza -distinzione alcuna di merci. Ne' tempi più colti si vede che la tariffa -in origine, oggetto di mera polizia, diventata poi oggetto di finanza, -poteva innalzarsi al grado di oggetto di legislazione, per rendere più -o meno difficile l'ingresso e l'uscita delle merci, a norma de' bisogni -e dell'industria nazionale. Nei tempi però dell'imperatore Federico, -il _teloneo_, nè la _curtadia_, che era un nome quasi sinonimo[505], -non si vedono nominati; e perciò è assai probabile che fossero un tenue -tributo, tuttora destinato alla riparazione delle strade pubbliche, -di cui non si curava l'imperatore; e questo _teloneo_, nei tempi de' -quali tratto, nemmeno è certo se si ricevesse tutto in denaro, e non -per decimazione, come dice il Fiamma, che anticamente si percepiva -dall'arcivescovo:[506] _De quolibet curra lignorum recipiebat unum, de -qualibet sporta piscium, unum, de qualibet fornata panis, unum_[507]. -V'erano altri tributi. Ogni barca per poter girare ne' laghi e fiumi -pagava un annuo tributo, che si chiamava _nabullum_. In oltre per poter -legare la barca alle sponde si pagava altro tributo, che si chiamava -_abdicius_[508]. Un'altra tassa si conosceva col nome di _fodro_, -e il conte Giulini opina assai probabilmente che consistesse nel -somministrare il foraggio per il vitto e l'equipaggio del sovrano[509]. -V'erano inoltre delle tasse sopra i porti, ossia ponti de' fiumi; -sopra i mulini, le pescagioni, sopra i forni, sopra le macellerie e -sulle case contigue alle strade pubbliche: e queste ultime tasse sono -quelle che volevano rivendicare dall'imperatore le città della lega, -come vedesi da una carta pubblicata dal nostro Muratori, di veneranda -memoria[510]. Da questa generale idea può conoscersi che al tempo -dell'imperatore Federico assai scarsa doveva essere, a proporzione -d'oggi, la percezione del tributo; poichè mancava il censo sulle terre, -mancava la gabella della mercanzia, e nemmeno si nominava il tributo -del sale; i quali tre oggetti formano oggidì il nerbo principale della -finanza del Milanese. Il sale allora parmi che fosse una mercanzia di -libera contrattazione; e le terre erano certamente meno coltivate, che -ora non lo sono, per le paludi e boschi che tuttavia ci rimanevano. -E forse il guasto che i nostri nemici fecero al circondario di Milano -durante il secondo blocco, fu la cagione che, trovandoci poi svelte le -piante e inceneriti i boschi, si stese la coltura sopra una gran parte -di terra, di cui prima se ne godevano i pochi spontanei prodotti della -legna. - -Ripigliamo il filo della storia. Circa dodici mesi destramente -ci tenne a bada l'imperatore Federico, lasciando che gli arbitri -discutessero gli articoli d'una pace chimerica; e frattanto nella -Germania andava radunando le forze quanto più poteva per sorprendere -le città collegate ed opprimerle. (1176) In fatti, nella primavera -del 1176, seppe Federico che il nuovo rinforzo di principi e di -militi stava per entrare nell'Italia dalla strada di Bellinzona; -e l'Imperatore andogli incontro. La città di Como gli era fedele, -come lo era Pavia. Unitosi al nuovo esercito, al quale aggiunse i -militi di Como, s'inviò per marciare a Pavia, dove stava il rimanente -delle sue forze e il marchese di Monferrato coi suoi. I Milanesi -saggiamente vollero tentare una giornata, prima che le forze riunite -piombassero sopra della loro città. Già ogni discorso di pace era -stato rotto dall'imperatore, dal momento in cui ebbe le nuove forze. -Avevamo il soccorso di molti militi alleati, bresciani, veronesi e -piacentini. Uscimmo all'incontro dell'imperatore, e lo raggiunsimo -verso Busto Arsizio. L'azione fu tanto felice per i Milanesi, che -tutta l'armata imperiale fu annientata. Molti rimasero sul campo. I -fuggitivi, inseguiti sino alle sponde del Tesino, vi furono gettati e -si affogarono. Il rimanente si rese, e vennero i prigionieri condotti -in Milano. Fra i prigionieri si contarono il duca Bertoldo, un principe -nipote dell'imperatore e il fratello dell'arcivescovo di Colonia. La -cassa militare venne acquistata dai Milanesi, e lo scudo e la lancia -dell'imperatore, il quale ebbe fortunatamente occasione di salvarsi -sconosciuto e ricoverarsi a Pavia. Questo fatto rese celebre il giorno -29 maggio 1176. I trattamenti usati da Federico co' suoi prigionieri -non ci furono di norma, quando avemmo prospera la sorte delle armi; nè -alcuno degli scrittori tedeschi (tanto favorevoli a quell'augusto, e -così poco inclinati a trovarci buoni) si lagna di abuso commesso da noi -nella vittoria. Questa giornata terminò per sempre tutte le operazioni -militari dell'imperatore Federico in Italia: il che prova che il fatto -sia appunto accaduto quale minutamente ce lo descrivono sire Raul e -il calendario Sitoniano, non già come da alcuni scrittori tedeschi è -stato rappresentato. Poichè se unicamente fosse stato l'imperatore, -scortato da pochi, involto in una insidiosa sorpresa dei Milanesi, da -cui colla fuga si sottraesse, questo avvenimento non avrebbegli fatto -mutar parere, nè pensare a dare la pace e la libertà alla Lombardia, -che ostinatamente per lo spazio di dodici anni aveva cercato di -assoggettare. Il Pagi, trattando dell'anno 1176, ha pubblicata la -lettera conservataci da Rodolfo di Diceto, con cui i Milanesi resero -informati allora i cittadini di Bologna di questa loro vittoria. Tutte -queste testimonianze, e molto più il partito mansueto ed umano che -prese e conservò in séguito Federico, dimostrano la verità del racconto -e l'importanza di quella grande giornata. Aprì subito l'imperatore -la strada per accomodarsi col papa Alessandro, pronto a riconoscerlo -per legittimo pontefice. Accordò separatamente le condizioni che -potevano accontentare alcune città; e così fece a Cremona ed ai -Tortonesi. Pareva che cercasse di rendere tutti contenti, purchè si -abbandonasse Milano; e la sua politica si rivolse a distaccare da -noi gli alleati. Se ne avvidero i Milanesi, non senza inquietudine; -ma le pratiche loro, e molto più i veri interessi che ciascuna delle -città aveva dovuto imparare a meglio conoscere, non permisero che -si rinunciasse a quella unione che rendeva solida la costituzione -dello Stato, e dalla quale unicamente ogni città poteva aspettare -la sicurezza propria. Nè si lasciò di conoscere che se una città -preponderante di forze è necessaria per essere come il centro della -riunione, molto più lo era il non lasciare nella Lombardia uno spazio -sul quale collocare si potesse una forza già troppo irritata, e animata -contro il nome e la libertà dell'Italia. Questo interesse però non -era tanto immediato al papa, il quale accomodò ben presto le cose sue -coll'imperatore, esigendo da lui soltanto una tregua per sei anni colle -città confederate; di che molto, e non senza ragione, se ne lagnarono -le città della lega. Così il papa potè entrarsene alla residenza di -Roma, donde sino allora era stato escluso dal partito imperiale, che vi -prevaleva in favore dell'antipapa. - -La pace che separatamente aveva fatta Alessandro III coll'imperator -Federico, abbandonando le città confederate al loro destino, non -cagionò danno veruno alla lega lombarda. L'imperatore andossene in -Germania; e le città, sgombrato ogni timore, formarono in Parma un -congresso, nel quale si presero a trattare gli interessi comuni, per -rassodare sempre più la loro concordia. Parma era la città più comoda -per collocarvi un centro di comunicazione da Padova ad Alessandria, -da Milano a Bologna, e da tante altre città che disopra ho nominate. -(1183) La tregua si cambiò in una pace segnata in Costanza l'anno 1183, -il 25 giugno; pace resa famosa sopra ogni altra, perchè stata collocata -nel corpo delle leggi, acciocchè servisse nei secoli successivi di -norma dei diritti e del governo delle città lombarde. Chi brama di -conoscere esattamente gli affari della lega lombarda e di quella -pace, ne troverà la istruzione nella dissertazione quarantottesima -dell'immortale nostro Lodovico Antonio Muratori. Dopo i lavori erculei -di questo illustre erudito, a noi non rimane che di scavare piccoli -fili della grande miniera da lui esausta; a meno che non ci rivolgiamo -a far uso dell'oro già estratto per ridurlo a più finito lavoro. Ecco -però lo spirito della celebre pace di Costanza: le città lombarde -potranno fortificare le loro mura; potranno avere la loro armata; -potranno mantenere e rinnovare la confederazione a loro piacere; -goderanno di tutte le regalie e conserveranno le loro consuetudini; -le città giureranno fedeltà all'imperatore; gli pagheranno ogni anno -in segno d'omaggio duemila marche d'argento[511]; l'imperatore avrà i -suoi legati nella Lombardia, i quali daranno l'investitura ai consoli -delle città, e giudicheranno le cause di maggiore somma, qualora la -parte succombente lo cerchi; ma saranno obbligati a proferire la loro -sentenza fra due mesi, e dovranno giudicare secondo le leggi della -città; ogni cinque anni le città della lega manderanno i loro oratori -alla corte imperiale, per ricevere l'investitura, ed ogni dieci anni -si rinnoverà il giuramento di fedeltà; le controversie per cagione dei -feudi fra l'imperatore e alcuno della lega, e verranno decise dai Pari -della città, secondo le di lei consuetudini, fuori che nel caso in -cui l'imperatore si trovasse in Lombardia; allora potrà, se lo vuole, -ei stesso giudicarle; e quando verrà l'imperatore nella Lombardia, -se gli somministreranno i foraggi consueti, e si accomoderanno i -ponti e le strade. In questa forma si venne nell'Italia a constituire -un'associazione di città libere, sotto la protezione dell'Impero, come -lo erano poco prima diventate nella Germania le città anseatiche, -Lubecca ed Amburgo; e come nell'anno medesimo 1183, nella Germania -pure, lo era diventata Ratisbona; e da quella data ricominciarono -a comparire nelle carte le sottoscrizioni dei consoli _Reipublicae -Mediolanensis_[512]. - -Colla pace di Costanza avevano i Milanesi acquistata la libertà -municipale, sotto una limitata protezione dell'Impero; ma nessuna -dominazione rimaneva ad essi, o ben poca: essendo le province della -Martesana, del Seprio, ec., cioè la maggior parte dei borghi e delle -terre che ora formano il ducato, indipendenti, anzi nemiche. (1185) -L'imperatore Federico medesimo, con una carta segnata in Reggio agli -11 febbraio 1185, e pubblicata dal Puricelli[513], a noi rinunziò[514] -_omnia regalia quae Imperium habet in Archiepiscopatu Mediolanensi, -sive in comitatibus Seprii, Martesanae, Bulgariae, Leucensi, etc._ -Nella carta medesima si vede che Federico, ad istanza dei Milanesi, si -obbligò a procurare che si riedificasse Crema, e si sarebbe opposto a -chiunque tentasse di frastornarne il risorgimento, e promise in oltre -che non avrebbe fatto altra lega con altra città di Lombardia senza -il consenso dei consoli di Milano[515]. Così giurò, e così promise -di far giurare anche al suo figlio Enrico, già eletto re de' Romani, -entro quel termine, che fosse piaciuto ai consoli ed al consiglio -di Milano di assegnare:[516] _ad terminum quem consules Mediolani -cum Consilio credentiae nobis dixerint_. I Milanesi, in ricompensa, -si obbligarono a garantire all'imperatore gli Stati suoi d'Italia, -e singolarmente le terre della contessa Matilde. In questa carta -vi si legge espresso il patto che se mai l'imperatore, ovvero il re -Enrico, avessero contravvenuto a quanto fu stipulato nella pace di -Costanza, la repubblica di Milano sarebbe stata disobbligata dalla -garanzia; e se mai alcuna città della lega avesse mancato di tributare -all'imperatore quanto nella pace di Costanza erasi promesso, la -repubblica di Milano avrebbe assistito colle sue forze l'imperatore per -ottenergli una condegna soddisfazione. Finalmente i Milanesi promisero -che non avrebbero contratta veruna speciale alleanza con altre città -di Lombardia, eccetto la confederazione, ossia lega lombarda, a meno -di ottenere l'assenso dell'imperatore e del re Enrico, di lui figlio. -Questo trattato di Reggio ci dà a conoscere quanto fosse mutato -l'aspetto delle cose dopo la giornata 29 maggio 1176. L'imperatore non -ci risguardava più come schiavi, nè conservava più l'opinione d'essere -signore del globo terraqueo, _orbis terrae dominum_; ma era un principe -che, quasi da pari a pari, faceva un trattato con un popolo libero. -Noi in quel trattato acquistammo la signoria delle terre: e ce lo -ricorda il manoscritto compilato trent'anni dopo, in cui si contengono -le nostre consuetudini; leggendosi in quello che appunto l'imperatore -Federico[517] _plenam jurisdictionem concessit_ alla città di Milano -sulle lerre del suo distretto, su di che veggasi il diligente nostro -ed erudito conte Giulini[518]. Nel ducato si distinguono Monza, Varese, -Vimercato, Treviglio, Busto, Gallarate, Lecco, da noi chiamati borghi, -e che in altri regni verrebbero chiamati città. È bensì vero che non -sappiamo se allora essi fossero nello stato in cui si trovano oggidì. - -(1186) Dopo questi particolari legami di amicizia (se pure non è -profanazione d'un nome consacrato al sentimento l'adoperarlo in questo -luogo), l'imperatore Federico venne a Milano, ed alloggiò nel monastero -di Sant'Ambrogio, e in quello poi si celebrarono con pompa imperiale -le nozze del re Enrico con Costanza, figlia di Ruggieri re di Sicilia. -La chiesa non si trovò bastantemente capace, e perciò si fabbricò una -magnifica sala di legno nel giardino del monastero medesimo. Il corredo -della sposa ce lo indica la Cronaca Piacentina. Aveva seco la sposa -ben centocinquanta cavalli carichi d'oro, argento, drappi di seta, -panni, pellicce:[519] _Plusquam CL equos oneratos auro, et argento et -samitorum et palliorum et grixiorum, et variorum et aliarum bonarum -rerum_[520]. Queste nozze ebbero il fine di rendere il re Enrico -sovrano degli Stati del re Ruggieri, il quale non aveva che l'unica -figlia Costanza. Tale nobilissima funzione ricevette ancora nuovo -splendore dalla solenne incoronazione che vi si fece del re Enrico, -imponendogli la corona del regno d'Italia; la quale consacrazione diè -motivo di querela al papa. Allora era sommo pontefice Urbano III, cioè -Uberto Crivello, milanese ed arcivescovo di Milano. Egli era stato -innalzato al sommo ponteficato pochi giorni dopo la morte di Lucio III, -accaduta in Verona ai 24 novembre 1185. Urbano, sebbene papa, volle -conservare per sè stesso la sede arcivescovile, onde nell'incoronazione -del re Enrico, accaduta in gennaio 1186, non essendovi in Milano -l'arcivescovo, l'imperatore, senza chiederne licenza al papa -arcivescovo, fece che il patriarca d'Aquilea ne facesse il ministero. -Poco o nulla però influì lo sdegno, sebbene giusto, del papa, che -non giunse a regnare due anni. In seguilo l'imperatore, diventato -umano, moderato, e quasi debole, prese a trattare i Milanesi con -tutti i riguardi possibili, e mostrò loro deferenza e considerazione -costantemente dappoi; a segno che, in vigore della pace di Costanza, -avendo l'imperatore il diritto di avere un Giudice imperiale anche in -Milano, il quale in grado di appellazione pronunziasse la sentenza, -si vede che Federico a questa carica aveva in quello stesso anno 1186 -destinato un milanese Ottone Zendadario[521]. Con tutto ciò la memoria -di Federico I rimase in esecrazione ai Milanesi, e da padre in figlio -la tradizione ha tramandato sino alla generazione vivente il nome di -lui come quello d'un barbaro feroce. Nè egli, nè suo figlio, nè il -figlio di suo figlio, entrambo imperatori, coi nomi di Enrico V e di -Federico II, ebbero mai la benevolenza dei Milanesi, nè essi ebbero -mai per noi buona volontà. Quando le ingiurie sono state commesse -sino a un dato limite, è possibile il dimenticarle; ma quando ai -danni della collera si aggiunsero l'insulto e la derisione, ancora -più amara dello stesso esterminio, non è più possibile che un popolo -sensibile sinceramente si affezioni. Gli oltramontani ci accusano di -essere vendicativi. Io non dirò già che la vendetta sia lodevole; -anzi dirò, che un animo grande sa perdonare: ma nè vi è stata mai, -nè vi può essere, una nazione di magnanimi o di eroi. Prendendo una -moltitudine di uomini quali sono, dirò, che le meno vendicative nazioni -saranno le meno sensibili e per conseguente le meno grate altresì ai -beneficii; e dirò che l'entusiasmo istesso, che tiene stampata nel -cuore a colori di sangue la memoria degli insulti sofferti, e spinge -alla viziosa vendetta, tiene altresì vivace l'immagine dei beni e dei -piaceri ricevuti, e ci porta con giubilo alla riconoscenza virtuosa -verso del benefattore. Le anime energiche perdonano per virtù: quelle -che non lo sono, dimenticano l'offesa, perchè non reggono alla fatica -di sovvenirsene. Tutte le nazioni più animate sono capaci di maggiori -virtù e di vizi maggiori; e il rimproverarci la vendetta è lo stesso -che l'accusarci d'avere un maggior grado di vita e di sensibilità. -Parlo delle nazioni prese in massa, e il cielo mi guardi dai -contaminare mai la mia penna coll'apologìà del vizio o coll'oltraggiare -la virtù! - -Ritorniamo all'imperator Federico. Nessuno lo accusa di pusillanimità; -anzi tutti i monumenti che la storia ci ha tramandati, ci -fanno testimonio ch'egli fu un principe di animo fermo, ardito, -intraprendente, e in più d'una battaglia espose la sua persona al -pericolo al pari di ogni altro milite. Si cerca poi s'egli avesse il -talento militare, o se possa meritare un luogo fra i capitani illustri. -Considerando le forze immense che seco strascinava; la piccolezza -delle città, disunite e rivali che attaccò; il modo con cui vinse, ora -per maneggio, ora per l'inedia, non mai per un assalto impetuosamente -guidato, o con un assedio giudiziosamente condotto; e sopra tutto il -cambiamento assoluto ch'ei fece alla prima rotta che ebbe da' Milanesi -al 29 maggio 1176 nella giornata di Busto Arsizio o di Legnano, come -altri la chiamarono; forza è pure il confessare ch'egli nessuna azione -militare intraprese la quale provi la superiorità della sua mente. -Egli con aiuti grandissimi intraprese piccole cose e al primo rovescio -di fortuna abbandonò il progetto. Si cerca s'egli fosse uomo di gran -talento per il governo. Gli effetti gli furono poco favorevoli. Il -suo progetto era di sottomettere il regno italico alla dipendenza -assoluta; e lo lasciò più indipendente di prima. Egli pensava di far -rivivere, anzi di ampliare tutte le ragioni della suprema dignità -imperiale; e lasciò la Germania immersa ne' torbidi; e la dignità -decaduta, contrastata e divisa più che mai forse non lo era stata per -lo passato. Come mai adunque la maggior parte degli scrittori della -Germania innalza tanto l'imperatore Federico I! e come è mai possibile, -dopo quasi sei secoli, che gli scrittori di due nazioni, cioè gli -uomini per loro mestiere consacrati a trovare la verità, non sieno -per anco d'accordo! Credo che non sia tanto difficile il rinvenirne la -cagione. Primieramente, allorchè viveva Federico I, tutta la Germania -lo temeva sommamente; e sino dal primo viaggio ch'ei fece nell'Italia, -corse la voce delle devastazioni che aveva commesse, e ciascuno de' -Tedeschi, al di lui ritorno, gli andò incontro con sommissione, e -a gara cercava di procurarselo placato; Ottone Frigense, suo zio, -ce ne assicura:[522] _Tantus enim in eos qui remanserant, ob ipsius -gestorum magnificentiam, invaserat metus, ut omnes ultro venirent, et -quilibet familiaritatis ejus gratiam obsequio contenderet invenire. -Quantum enim Italis timorem incusserat factorum ejus memoria, ex -legatis Veronensium perpendi potest_[523]. Questo timore, che sempre -più si andò accrescendo, e pe' fatti che si intesero dall'Italia, e -per gli esempi che più da vicino osservò la Germania, quando postosi -in animo l'imperatore di comandare nella Polonia, vi entrò, e,[524] -_territorium Episcopii quod vocatur Uratislavia, transcurrens, in -Episcopatum Posnaniensem, totamque terram etiam ipse igne et gladio -depopulatus est_, come ci dice il Radevico, che scriveva que' fatti, -siccome giova il ricordare, per comando dell'imperatore medesimo[525]. -Questo timore, dico io, doveva in buona parte reggere lo stile de' -cronisti che allora registravano i fasti di quell'augusto. Parmi che il -vescovo di Frisinga medesimo, cronista dell'imperatore e suo nipote, -me ne dia un cenno dove scrive:[526] _Durum siquidem est scriptoris -animum, tanquam proprii extorrem examinis, ad alienum pendere -arbitrium_[527]. Passata che fu la vita di lui, a mirare il complesso -delle azioni di Federico, da un certo lato ci si presenta un quadro -maestoso e seducente. Due competitori si disputano la corona della -Danimarca: l'imperatore Federico vi si intromette come arbitro, e gli -si fa omaggio del regno. Il re d'Inghilterra gli invia i suoi deputati -alla dieta dell'Impero. L'Italia sommessa; un re dato all'Ungheria; un -altro re dato alla Boemia; un terzo re dato alla Sardegna; il marchese -d'Austria creato duca; il regno della Polonia fatto tributario; -il conte Palatino e l'arcivescovo di Magonza castigati; la Baviera -assegnata a un nuovo padrone; la Sassonia donata ad un altro; il Tirolo -staccato dalla Baviera; la Stiria eretta in ducato; la fermezza delle -azioni e del discorso tenuto ai Romani; tutta questa folla di grandiosi -avvenimenti certamente presenta un non so che di augusto e d'imponente. -Le pretensioni poi di Federico, che sosteneva l'onore dell'Impero -al segno di sdegnarsi contro chi gli concedeva soltanto l'usufrutto -del globo terrestre e non l'assoluta proprietà, dovevan disporre a -favor suo l'animo degli scrittori della Germania, sulla quale tanto -influisce la gloria dell'Impero. Ma esaminando imparzialmente questi -fasti, e colla indifferenza storica, vediamo che niente eravi di più -facile che l'esigere un omaggio dalla Danimarca nel momento della sua -divisione; ma poi la Danimarca finì collo staccare dall'Impero qualche -provincia. L'Italia ricuperò la libertà, anzi la ottenne confermata -dall'imperatore medesimo. L'avere spedite varie pergamene, accordando -il titolo di re a sovrani che in prima erano diversamente nominati, -e così dando altri titoli, nemmeno è, per sè medesima, grande cosa. -L'avere poscia dispoticamente detronizzati alcuni principi della -Germania, ed altri ad essi sostituiti, nel momento in cui tutta -l'Alemagna era divisa in fazioni ed immersa ne' torbidi, nemmeno è -tanto grande impresa da compensare i mali che alla Germania istessa ei -cagionò. Certo è che il peso del di lui dispotismo fu tale, che molte -città della Germania si determinarono allora a stabilire un governo -municipale, e con una apparente dipendenza diventarono libere in fatti; -ed è pur certo che debole e vacillante ei lasciò la dignità imperiale, -e in cattivo stato la Germania; da cui al fine della sua vita estrasse -centomila tedeschi, e miseramente li condusse a perire nelle terre -dell'Impero di Costantinopoli, col fine di conquistare la Terra Santa, -alla qual impresa non ebbe luogo di cimentarsi, poichè, bagnandosi in -un fiume della Cilicia, vi rimase sommerso l'anno 1190, il giorno 10 -di giugno. La parlata che Ottone Frisingense pone in bocca ai deputati -di Roma, e la risposta che pone in bocca a Federico, sono una scena -nella quale gl'Italiani compaiono pieni d'una presunzione ridicola, e -l'imperatore vi rappresenta il gran principe. Egli è però lecito, senza -temere la taccia d'irragionevole, di crederla un pezzo di rettorica -dello scrittore. Nella storia ognuno ha il diritto di sospettare false -le lunghe parlate; poichè lo scrittore non era presente comunemente, -e in questo caso il vescovo Ottone sicuramente non vi era. I Romani -sono stati sempre, anche in mezzo a' secoli barbari, più colti del -restante dell'Europa; e fra gli altri, i brevi e le bolle pontificie -conservarono qualche eleganza della lingua latina, mentre ella era -abolita e sconosciuta in ogni altra parte. Non è ponto verisimile -che i Romani spedissero incontro a Federico (che veniva alla testa -d'un'armata, e che aveva già fatto tremare la Lombardia) i loro legati -per esigere da lui quasi un giuramento di fedeltà, e osassero dirgli: -«Tu eri forestiere e ti abbiamo fatto nostro: eri un viaggiatore -oltramontano, e ti abbiamo fatto principe: giura che spargerai sino -all'ultima stilla il tuo sangue per mantenere la nostra repubblica». -Nemmeno è verisimile il lungo discorso che fa ripetere a Federico; -il quale, per quanto si travede da altri luoghi, nemmeno intendeva il -latino, ed è assai probabile che conseguentemente ignorasse la storia -degli Ottoni, di Carlo Magno e degli antichi Romani, della quale -nel discorso si vuole mostrarlo assai istrutto. Merita pure qualche -osservazione il vedere che il vescovo di Frisinga, colpito dalla morte -l'anno 1158, non potè stendere i fasti sino alla distruzione di Milano; -e il continuatore di esso, canonico Radevico, terminò di scrivere -all'anno 1160; e il canonico di Praga Vincenzo all'anno 1167 terminò -la sua cronaca, cioè sino al punto da cui cominciò il rovescio della -fortuna di Federico; e così alla posterità restarono le felici sue -imprese, e da pochi altri e meno chiari cronisti appena è passata la -notizia dell'umiliazione alla quale venne poscia ridotto. - -Prima di abbandonare l'argomento dell'imperatore Federico, io -ricorderò alcuni tratti della di lui maniera di operare, acciò si -formi un giudizio e della umanità sua e de' principii della sua virtù; -e questi li prenderò tutti da autori tedeschi e parziali suoi. Il -primo documento sarà la lettera con cui l'imperatore istesso rende -informato il vescovo di Frisinga Ottone, suo zio, de' suoi gesti -nella prima spedizione in Lombardia, acciocchè con essa avesse lo -scrittore una traccia per tramandare ai posteri i fasti del suo -regno: eccone alcuni pezzi:[528] _Dum ab eis, cioè dai Milanesi, -dice l'imperatore, mercatum quaereremus, et ipsi nobis eum negarent, -nobilissimam castrum eorum, Rosatum videlicet quod quingentos milites -habeat, capi et incendio destrui fecimus.... inde tria castra eorum -fortissima, Minimam videlicet, Gailardam et Trecam destruximus, et -natale Domini cum maxima jucunditate celebrato.... inde Chairam, -maximam, et munitissimam villam, destruximus, et civitatem Astam -incendio vastavimus.... inde venimus Spoletum. et quia rebellis erat... -vi cepimus, ignei videlicet, et gladio, et infinitis spoliis acceptis, -pluribus igne consumptis, funditus eam destruximus_[529]. Questo è il -modo col quale guerreggiavano i popoli barbari, convien pur dirlo. -Perchè Spoleti (che, sotto i Longobardi, ebbe i suoi duchi a parte, -e die non era città della Lombardia) Federico la chiamasse ribelle, -non lo so; il modo però col quale fu trattata ce lo dice Ottone -Frisingense:[530] _Civitas direptioni datur, et antequam asportari -usui hominum profutura possent, a quodam apposito igne, concrematur. -Cives qui ferrum, flammamque effugere poterant, in vicinum montem -seminudi, vitam tantum servantes, se recipiunt.... postera die, eo quod -ex adustione cadaverum totus in vicino corruptus aer intolerabilem -generaret nidorem, ad proxima exercitum transtulit loca... donec -igni residua in usus exercitus, non miserorum Spoletanorum, cederent -spolia_[531]. Nell'assedio di Tortona l'imperator Federico teneva -le forche piantate a vista della città, e i prigionieri li faceva -impiccare: ce lo racconta lo stesso Frisingense:[532] _Quicumque -ex eis deprehensi fuissent, patibuli, quod in praesentiarum erectum -cernebant, expectabant supplicium_[533]; e quando prese Tortona,[534] -_Civitas primo direptioni exposita, excidio et flammae mox traditur_: -così il Frisingense[535]. Il medesimo Ottone Frisingense ci riferisce -per esteso freddamente un fatto atroce; e fa maraviglia come non si -accorgesse, scrivendolo, che l'azione era obbrobriosa. Dice egli -adunque che l'imperatore Federico, volendo passare un distretto -alla Chiusa, dove un monte del Veronese è imminente all'Adige, -ritornandosene in Germania, trovò il luogo occupato da molti armati, -i quali gl'impedivano il passaggio. Dovette più volte invano tentare -di superarli; finalmente arrampicatisi a stento molti imperiali -sulla parte opposta del monte, giunsero a dominare quegli armati ed -a superarli. L'imperatore li prese; erano cinquecento, e tutti li -condannò subito alle forche, trattone un d'essi, che palesò d'essere -francese, d'essere stato in quella compagnia, senza sapere di opporsi -all'imperatore, e d'essere cavaliere e libero; e a questi donò la -vita, obbligandolo a fare il carnefice dei suoi compagni.[536] _Erant -pene omnes qui in vinculis tenebantur, equestris ordinis. Praesentatis -igitur praedictis viris principi, ad patibulique supplicia adjudicatis, -unus ex eis inquit. Audi, imperator nobilissime, miserrimi hominis -sortem. Gallus ego natione sum, non Lombardus, ordine quamvis pauper, -eques, conditione liber, etc..... Hunc solum imperator gloriosus de -caeteris sententia mortie eripiendum decrevit: hoc ei tantum pro -poena imposito, ut funibus cervicibus singulorum appositis, ligni -supplicio commilitones plecteret. Sicque factum est;_ e i cadaveri -poi di questi,[537] _ut cunctis transeutibus temeritatis suae -praeberent documenta, in ipsa via, in cumulos acti: fuerunt autem, -ut dicitir, quingenti_[538]. Un altro fatto accaduto nel Veronese, -alla prima comparsa che fece nell'Italia l'imperator Federico, ce lo -racconta il canonico Vincenzo di Praga, e ce lo racconta con mirabile -indifferenza. I Veronesi pretesero che Federico dovesse pagar loro il -passaggio nel castello di Garda, perchè non era per anco consacrato -imperatore. Il castello era inespugnabile. L'imperatore promise con -buone parole che avrebbe pagato. I Veronesi gli aprirono il passo, -affidati alla promessa. Passato ch'ei fu, avvisò i Veronesi acciocchè -mandassero a ricevere il denaro. Egli era accampato col suo esercito. -Dodici fra più nobili signori veronesi, perciò, si presentarono, -avendo un séguito di molti altri nobili. L'imperatore gli accolse con -volto ridente. Li fece arrestare. Molti li fece trucidare. I dodici -deputati li fece impiccare; ed uno di essi, avendogli provato d'essere -consanguineo dell'istesso imperatore, lo fece impiccare sopra di un -più allo patibolo:[539] _Rex Fridericus collecta plurima multitudine -principum, et aliorum militum, Henrico duce Saxoniae, et Friderico -filio regis Corradi, aliisque principibus sibi adjunctis, Romam ad -papam Adrianum, ut eum in Caesarem jure debito consecret, iter cum -forti manu militum arripuit; cum autem in exitu Alpium ante ipsam -Veronam civitatem ad Guordum castellum inexpugnabile pervenerunt, -Veronenses, tanquam ex suo jure, transitum sibi et suis prohibent, -dicentes eum esse nondum Caesarem, sed regem, propter hoc eum, ex eorum -jure, eis debere pecuniam persolvere si inde Romam transire velit: -postquam vero eum in Caesarem consecratum receperint, ei tunc honorem -Caesari debitum persolvent, non ante. Haec Fridericus audiens, iram -reprimit, et eam dissimulans, verba dat bona, pecuniam quam exquirunt -eis promittit, et tanquam super hoc securitate data Veronam, illaesis -exercitibus suis, transit. Regalibus itaque ultra positis exercitibus, -mandat Veronensibus ut pro debita pecunia veniant: qui verbis ejus -credentes, XII meliores et nobiliores, et aliis pluribus nobilibus -adjunctis, pro pecunia promissa ad regem dirigunt, quos ipse rex hilari -vultu suspiciens, de promissa pecunia verbis datis optimi, eos capi -praecipit, et plurimis ex eis trucidatis, XII nobiliores sospendi -praecipit. Et cum quidam de propinquiori linea cognatum ejus esse se -diceret, et hoc testimonio comprobaret, propter hoc altius, tamquam -nobiliorem, suspendi praecipit_[540]. Giudichi ognuno come sente, del -merito di questo principe. Io non saprei paragonarlo a veruno de' -grandi uomini che sedettero sul trono; sia che lo consideri per il -talento militare, sia che lo esamini come politico, sia finalmente che -lo risguardi come uomo, dal canto dell'umanità, della fede e della -grandezza de' sentimenti. Pongansi al confronto i due imperatori -tedeschi Ottone e Federico, e vedremo al paragone l'uomo grande e -l'uomo barbaro. - - - - -CAPITOLO IX. - - _Stato della repubblica di Milano, e sua costituzione incerta dalla - morte di Federico I sino alla metà del secolo XIII._ - - -Dopo la morte di Federico I, venne incoronato imperatore Enrico di -lui figlio, il quale mostrò sempre mal animo ai Milanesi, e suscitò -loro la rivalità di molte città lombarde. La gran lega si ruppe e -si divise in associazioni minori. Ma non ebbe quell'augusto forza -abbastanza per danneggiare Milano, nel breve suo impero di appena -sette anni. Questo imperatore Enrico (comunemente chiamato sesto, e che -realmente nella serie degl'imperatori è il quinto, come noi Italiani -lo chiamiamo) lasciò un figlio, già conosciuto come re de' Romani, per -nome Federico. Egli poi giunse all'Impero e si chiamò Federico II. Ma -alla morte dell'imperatore Enrico egli era ancora bambino, abbandonato -alla tutela di suo zio paterno Filippo, duca di Svevia e di Toscana; -il quale, approfittando della debolezza del fanciullo, fece proclamare -sè medesimo re di Germania, sebbene un altro partilo nella Germania -medesima innalzasse alla stessa dignità Ottone, duca di Sassonia, -principe del sangue estense, che fra gl'imperatori si nomina Ottone IV. -Così nei setti anni del regno di Enrico V, e ne' dieci anni ne' quali -tre rivali pretendevano l'Impero, Federico, Filippo ed Ottone, quasi -nessuna influenza ebbe la Germania sulla Lombardia. - -I cronisti di questi tempi sono abbondantissimi nel racconto minuto -delle piccole rivalità che portavano le città dell'Insubria alle zuffe, -alle scorrerie, alle paci appena giurate infrante, e alle depredazioni. -Io non mi sono prefisso di raccontare tutti gli avvenimenti, ma di -trascegliere que' pochi i quali o sono capaci di darci idea de' costumi -e della felicità di que' tempi, ovvero sono un seme degli avvenimenti -importanti accaduti dappoi. Le inquietutini coi vicini furono -incessanti. I nostri fedeli amici furono i Piacentini, i Cremaschi, i -Novaresi, i Vercellesi, e le città più lontane, Bologna, Verona, Faenza -e Treviso. I Pavesi e i Cremaschi furono quelli co' quali maggiormente -si stava in guerra. Co' Bergamaschi, e co' Lodigiani e Comaschi pure, -poco sicura fu la concordia. Ma queste inquietudini, troppo uniformi e -significanti, non meritano luogo nelle memorie de' posteri. La città di -Milano aveva disgraziatamente una guerra civile, assopita per qualche -intervallo, ma spenta non mai. Già si è veduto al capitolo quarto -l'aperta disunione fra i nobili ed i plebei, scoppiata prima della metà -del secolo undecimo. Sia che l'animosità fosse tramandata dal padre in -figlio per cinque generazioni sino al principio del secolo decimoterzo; -sia, il che è assai più probabile, che la prepotenza de' primi signori -inconsideratamente continuando ad offendere i più deboli, ma non meno -sensibili, spingesse questi all'associazione ed all'uso della forza; -egli è certo che realmente la città era divisa in più fazioni. (1198) -I nobili in prima erano collegati contro de' popolari; ma nel secolo -decimoterzo anche i nobili stessi erano divisi, facendo un partito -distinto i nobili minori. La plebe formò da sè un corpo politico -nell'anno 1198; e questo prese il nome di _Credenza di sant'Ambrogio_. -Questo corpo aveva la sala per le sue radunanze; creava i giudici che -decidessero le controversie del popolo; e percepiva una parte delle -rendite delle Repubblica[541]. I nobili del primo ordine chiamavansi -capitani, e formavano la _Credenza dei consoli_; e i nobili valvassori, -i quali in origine erano come sottofeudatari dipendenti dai capitani, -formavano _La Motta_; nome che presero dal sito d'una zuffa datasi -fra Lodi e Milano, fra i capitani e i valvassori[542]. Così v'erano -tre consigli in Milano, uno di quattrocento, l'altro di trecento, il -terzo finalmente di cento consiglieri. Siccome la sovranità risedeva -realmente nella riunione di questi tre consigli, gelosi e rivali -reciprocamente, è facil cosa l'immaginarsi in quale incertezza e sotto -qual torbido cielo si trovasse allora la costituzione civile durante -il fine del secolo duodecimo, e nel corso di quasi tutto il secolo -decimoterzo. Queste intestine discordie furono poi la cagione per -cui lo stato di repubblica finalmente, dopo dissenzioni e turbolenze -incessanti, cadesse in quello del governo d'un solo; rimedio unico -per una inveterata anarchia procellosa. Da principio ogni anno si -creavano i consoli, presso de' quali stava il governo della città; -ma tante dissenzioni e tante difficoltà s'incontravano nel momento di -sceglierli, che, per disperazione conveniva crearsi un dittatore per -un determinato intervallo, sotto il dispotismo del quale calmandosi -le fazioni, si potesse poscia procedere all'elezione de' magistrati. -Questa verità non è stata sinora chiaramente annunziata: confusissime -anzi ho ritrovate le memorie de' nostri scrittori; ma tutti i fatti -ce la provano ad evidenza. Nel 1186 dovettero i Milanesi creare un -magistrato dispotico, col nome di _podestà_, perchè tutta l'autorità -era in lui collocata; e questo fu il primo podestà di Milano. -Per evitare l'invidia venne proclamato un piacentino, e fu Uberto -Visconti. L'autorità confidata a questo magistrato era per un anno; e -il vizio costituzionale era tale, da ricorrere al disperato partito -di abbandonare vita, roba e libertà senza limite a un temporario -sovrano. L'anno vegnente fummo diretti dai consoli, e così per -quattro anni ci riuscì di eleggerli. Poi l'anno 1191 fummo costretti -a chiamare un bresciano, che dominasse per sei mesi; sinchè fosse -eseguibile l'elezione de' consoli, e questo podestà fu Rodolfo da -Concesa. (1201) Sul principio del secolo decimoterzo ancora maggiori -variazioni accaddero, poichè nel 1201, temendo forse di collocare in -un uomo solo l'autorità, ovvero ostinandosi i tre partiti ciascheduno -a sostenere il podestà da lui proposto, venne confidato il governo a -triumviri, e furonvi tre podestà. (1202) L'anno vegnente 1202 tante -fazioni vi furono per eleggere chi governasse, che[543] _commissum -fuit Anselmo de Terzago quod provideret secundum suam descritionem -de regimine civitatis; qui elegis duos consules, qui regerent per -annum_[544]. (1203) L'anno immediatamente seguente cinque podestà -ressero Milano. (1204) Poi, nel 1204, due podestà. I partiti, sempre -animati, scindevano la città in guisa che realmente l'unica libertà -era quella di nominare il dispotico ogni anno: e finito quel breve -tumulto popolare, ogni cittadino serviva al podestà. In mezzo a questa -deformissima costituzione, i beni de' privati erano in preda alle -rapine de' potenti, i quali, abusando di alcune formalità legali, -e facendo pronunziare da alcuni giudici delle sentenze vendute, -usurpavano gli altri fondi. (1205) Quindi in una concordia momentanea -che si fece fra i partiti nel 1205, si stabilì che:[545] _Nulli bonis -suis interdicatur, nisi causa cognita et probata communi, potestati -mediolani, vel rectoribus communitatis, ut leges desiderant_[546]; -legge la quale supponeva un disordine universale ed essenzialissimo. -Il potere del podestà era, siccome dissi, assoluto e dispotico. Egli -faceva leggi e le faceva eseguire:[547] _Dico, jubeo et stato perpetuo -firmiter observari_, sono le frasi che adoperavano i podestà, e ne -abbiamo la memoria in una legge di Oberlo da Vialta, bolognese, podestà -di Milano nel 1214. - -Questo vizio interno (che, accendendo una guerra intestina, sbandiva -realmente la forma repubblicana dalla città, e la costrigneva a -rifugiarsi nel dispotismo per l'impossibilità di reggersi) nasceva, -a mio credere, per colpa de' nobili. Il dominare, l'innalzarci -sopra i nostri fratelli, il dimenticare persino che lo sono, è cosa -naturalissima all'uomo; ma la plebe milanese non poteva sopportare -l'orgoglio de' nobili, nè i valvassori quello de' capitani. Sappiamo -quante inquietudini provò la repubblica di Roma per l'impazienza del -popolo, e quante guerre dovette intraprendere per allontanare la plebe -dalla città. I nobili di Roma avevano nelle loro mani gli auguri, -gli aruspici e tutte le forze del culto religioso; eppure il partito -popolare finalmente scoppiò, rovesciò la repubblica, innalzò Cesare -e creò i primi imperatori, i quali colla rovina dei nobili, pagavano -le largizioni e gli spettacoli per favorire la plebe. Il povero ed -il plebeo d'Italia sentono di avere men potere che non ha il ricco -ed il nobile; ma persuasi che gli uomini sono d'una specie sola, -si considerano come meno fortunati, ma non diversi, anzi eguali, al -momento in cui riesca di radunare della ricchezza. Nella Lombardia (se -ne eccettuiamo il marchese di Monferrato ed il conte di Biandrate) -non so che allora vi fosse alcun signore che vi dominasse città o -borghi, o nemmeno terre intiere. Questo sistema di tenere divise le -terre è antichissimo nella Lombardia; dove i feudi non furono mai tanto -considerabili, come in altri regni d'Europa. Quasi tutte le terre del -Milanese anche oggidì sono divisi in più possessori. A primo aspetto -sembra che siavi qualche cosa di più grande nella Germania, dove -un monarca ha sotto il suo impero de' sudditi che posseggono delle -signorie di intere città, e de' distretti di più miglia di paesi. -Questo da noi non vi è. È bensì vero che l'estenzione dello stato di -Milano non è grande, e può paragonarsi ad un rettangolo lungo sessanta -e largo cinquanta miglia; entro del quale spazio una porzione sensibile -e muntuosa, quale il contado di Como e i contorni di Lecco, che sono -l'emanazione delle Alpi; e in questo piccolo spazio vivono un milione -e centomila abitanti; i quali da questo spazio di terra ricavano, -oltre il loro cibo, un eccedente d'un milione e trecento cinquantamila -annui zecchini. Un milione di zecchini ce lo somministra la seta che si -trasporta agli esteri. I caci ed il lino c'introducano più di duecento -altri mila zecchini. Centocinquantamila zecchini ci fanno acquistare i -grani che vendiamo pure agli esteri; onde, presa nel suo tutto, l'annua -riproduzione è assai più grande di quello che si troverà in eguale -spazio di terra, ove le fortune sieno radunate in pochi possessori. -Il villano da noi non ha altro rapporto col proprietario, che un -contratto non perpetuo. La divisione de' frutti delle terre si fa per -metà fra il terriere ed il colono; ovvero s'aggrava il colono di pagare -una determinata somma o in denaro o in frutti, e tutto l'eccedente -ricade a suo profitto. Questo antico sistema da una parte, anima la -coltivazione delle terre, cointerressando il villano; e dall'altra, -pone minore intervallo fra il signore e il villano medesimo; poichè in -luogo di comando e subordinazione, da noi non vi è che un contratto -prodotto dai bisogni vicendevoli fra un ricco ed un povero. Perciò -io credo che da noi sarebbe impossibile il conservare lungamente un -governo aristocratico, a meno che gli ottimati non discendessero -a quella popolarità che rende cara ai Veneziani la forma del loro -governo; se pure anche Venezia non deve in parte la sua antichissima -tranquillità alla natura del luogo su di cui è piantata: mentre -ogni cittadino, sentendo di vivere dove perirebbe nel momento in cui -nascesse confusione nel governo, forza è che freni l'inquietudine, -e contribuisca a quell'ordine sociale, senza di cui ivi nè avrebbe -alimento, nè mezzi di procurarselo. I costumi de' nobili da noi erano -invece orgogliosi e dispotici, talvolta sino all'atrocità. Il Fiamma -ci racconta che a' suoi tempi certo popolare, per nome Guglielmo da -Salvo, di Porta Vercellina, andava creditore di rilevante somma verso -di Guglielmo da Landriano, uomo nobile; e il che il debitore invitò il -popolare ad una sua villa in Marnate, posta nel contado del Seprio, -ove, per liberarsi dal pagamento, trucidò miseramente il povero -creditore. Il qual fatto sospettatosi nella città, la plebe, inferocita -per l'enorme tradimento, si portò a Marnate, scoprì il cadavere, lo -trasportò a Milano, e mostrando per le strade lo strazio crudele, la -prepotenza, l'insidia, la violata fede d'ospitalità, vennero diroccate -le case dei Landriani e scacciati nuovamente i nobili tutti dalia -città. Così racconta il Fiamma questo fatto; e a lui dobbiamo prestar -più fede che non al Corio ed al Calco, i quali erano scrittori più -lontani; e forse non avevano stima bastante de' nobili del tempo loro -per credere che dovesse essere sempre loro piacevole la verità della -storia, quand'anche annunziasse i delitti de' loro maggiori. Il Corio -per altro non ebbe difficoltà di assicurarci che, prima dell'anno -1065, siasi fatta dai nobili la legge orrenda: _che ciascuno nobile -potesse occidere un plebeo con la pena dei libri septe, e soldo uno -de' terzoli, per la qual cosa molti erano morti_. Io credo falsa -questa asserzione. Essa però fa conoscere come si pensava; poichè il -Corio l'avrà trovata in qualche antica tradizione. Per tai motivi può -facilmente intendersi la costanza della dissenzione, sempre mantenutasi -nella città; giacchè la plebe naturalmente non ha mire ambiziose per -dominare su i nobili, nè da essi si allontana, nè con essi guerreggia, -se non per intolleranza dell'oppressione. Colla morte dell'imperatore -Corrado cominciarono le inquietudini del popolo contro de' nobili; poi -si sfogarono i due partiti colla quistione de' preti ammogliati; indi i -pericoli di un esterno nemico contennero le interne fazioni; ma cessate -che furono sempre si videro rianimate; sin tanto che, come dissi e come -in appresso vedremo, rovinò la repubblica, e la città si rese suddita -di un solo. - -(1208) Colla morte di Filippo, duca di Svevia, seguita l'anno 1208, -non rimanevano che due pretendenti alla dignità imperiale, Ottone e -Federico; ma Ottone venne proclamato in Germania re de' Romani, e in -Roma incoronato imperatore da Innocenzo III. L'imperatore Ottone IV -era, siccome dissi, del sangue della casa d'Este; egli era figlio di -Arrigo il Leone, il quale, dopo d'avere seguitato l'imperatore Federico -I nelle lunghe spedizioni d'Italia, per un tratto del suo dispotismo -era stato privato delta Baviera e della Sassonia. Questa era una -cagione bastante per rendere l'imperatore Ottone nemico di Federico, e -per renderlo caro ai Milanesi, come lo fu sommamente. In una lettera -che quell'augusto scrisse ai Milanesi, si legge:[548] _Oblivisci non -etiam possumus, quod vos; jam pacato Imperio, quod diu turbatum fuerat, -tam discretos et tam honestos nuncios cum muneribus vestris ad nos -destinastis, quos nos, sicut decuit, et sub illa gratia et devotione -qua vos semper fovimus, et semper amplectemur, recepimus, munera -quoque vestra tanto nobis fuerunt gratiora, quanto magis scimus illa -ex affectu purae dilectionis fuisse transmissa_[549]. (1210) Venne in -Milano Ottone IV l'anno 1210; e fu generate il giubilo e il plauso in -tutti gli ordini della città. Vi fu adorato; ed ei fece nascere questo -caro sentimento coll'affabilità e colla bontà sua. Egli non volle -immischiarsi nelle cose della città, ma, premuroso d'avere assistenza -da noi, l'ottenne largamente; e partì, accompagnato da buona scorta dei -nostri militi, e d'ogni altro aiuto, per la conquista della Puglia, la -quale sarebbe caduta in suo potere, se i maneggi del papa e del re di -Francia non gli avessero suscitato nella Germania un forte partito, per -collocare sul trono il giovine Federico. Il papa scomunicò l'Imperatore -Ottone, il quale fu da ciò obbligato a ritornarsene nella Germania ed -abbandonare la Sicilia. Cremona, Pavia, Verona e alcune altre città -della Lombardia credettero di non dover più riconoscere un imperatore -scomunicato. Ma i Milanesi sempre gli furono affezionati, e nel ritorno -per passare nella Germania fu in Milano accolto ed onorato. Partito -che fu Ottone IV, passava da Genova per andarsene pure in Germania -il di lui rivale Federico, e i milanesi attaccarono i Pavesi, per -contrastare ad esso il passaggio. (1212) Il papa, con sua lettera 21 -ottobre 1212, c'intimò che se non fossero state da noi rivocate alcune -leggi, e se non fossero stati restituiti a Pavia i prigionieri che -avevamo fatti, nessuno potesse più parlare con un milanese, nessuna -città potesse scegliere un milanese per suo podestà. Ordinò in oltre -che tutte le mercanzie de' milanesi si sequestrassero; che alcuno non -dovesse pagare i debiti che avesse verso di un milanese; e in questa -lettera perfine minacciò di volerci trattare come Saraceni, e mandare -contro di noi una Crociata[550]. Tanto era impegnato il papa Innocenzo -III contro di Ottone! L'amore de' Milanesi verso di Ottone IV non si -cambiò punto, nemmeno per questo. Il papa andava stimolando sempre più -i Milanesi ad abbandonare Ottone, il di cui partito s'indeboliva anche -nella Germania; ma inutilmente. Spedì finalmente a Milano due cardinali -legati l'anno 1216, i quali, dopo avere adoperati, senza effetto, i -loro maneggi per rimoverci dall'imperatore cui eravamo affezionati, -ricorsero all'ultimo spediente: scomunicarono ogni milanese, posero -la città a interdetto, ma non rimossero mai la fede dei Milanesi dalla -divozione verso dell'imperatore Ottone sino alla di lui morte, accaduta -l'anno 1218. Per ottenere questa costante benevolenza, inalterabile -in mezzo alle più terribili prove che in quei tempi la potessero -cimentare, bastò a quel principe la sua bontà e la cortesia delle sue -maniere. - -(1216) Nel tempo di questi torbidi, fra le censure e gli interdetti, -l'anno 1216, si compilarono in un codice gli statuti e le consuetudini -di Milano, acciocchè la sorte dei giudizi non fosse più tanto -arbitraria ed incerta, come lo doveva essere prima, appoggiata a mere -tradizioni, e senza uno stabile monumento. Di questo codice se ne -conserva un antico esemplare manoscritto nella biblioteca Ambrosiana. -Un'altra bell'opera s'intraprese l'anno 1220, mentre era podestà di -Milano Amizone Carentano, lodigiano, e fu lo scavo d'un canale che da -Cassano sino a Castiglione lodigiano deriva le acque dell'Adda. Questo -canale forma la ricchezza del contado di Lodi. Allora si chiamava _Adda -nuova_; ora, non saprei per qual cagione, si chiama la _Muzza_[551]. -Già quaranta anni prima era stato fatto l'altro cavo, che, guidando le -acque del Tesino sulle terre sino ad Abbiategrasso, rendeva irrigabile -una parte delle campagne milanesi; indi, nel 1257, questo cavo fu -prolungato sino a Milano, siccome poi dirò. È cosa maravigliosa che fra -i torbidi interni ed esterni, in mezzo all'ignoranza di quel secolo, -si ardisse di pensare a così grandiose ed utili opere pubbliche, e si -eseguissero, domando le acque, e guidando de' fiumi artificiali per -lunghi tratti di paese. - -S'erano dilatati, al principio del secolo decimoterzo, i due ordini -de' frati predicatori e dei frati minori; e si erano intraprese -moltissime ricerche contro l'eresia. Sappiamo le guerre mosse per -questo titolo nella Francia contro gli Albigesi. Nella Germania non -mancarono simili inquisizioni; e presso di noi si trovarono quindici -sette di eretici, dei quali i nomi sono i _Patarini_, i _Cattari_, i -_Carani_, i _Concorezi_, i _Fursici_, i _Vanni_, gli _Speronisti_, -i _Carantani_, i _Romulari_, i _Poveri di Lione_, i _Passagini_, i -_Giuseppini_, gli _Arnaldisti_, i _Credenti di Milano_, i _Credenti -da Bagnuolo_; e quello che vi era di più singolare, nessun uomo si -nominava che fosse capo di setta, o nessun libro sul quale fosse -appoggiata l'eresia. Nella Grecia sappiamo chi abbia insegnato gli -errori degli Ariani, degli Eutichiani, de' Nestoriani, ec. Ne' tempi -più a noi vicini sappiamo pure da chi prendessero le loro dottrine -gli Hussiti, i Wiclefiti, i Luterani, ec. Ma nel secolo decimoterzo -si scopersero quindici sette di novatori nel Milanese, senza che -la storia ci nomini l'autore maestro delle dannevoli novità! Due -secoli prima gli abitatori del castello di Monforte, nella diocesi -di Asti, furono presi, e per titolo d'eresia terminarono la vita nel -fuoco, siccome dissi al capitolo quarto. Fu quello il primo esempio, -ch'io sappia, in cui solennemente siasi adoperata la violenza del -supplicio, per difendere la mansueta religione di Cristo. Ora, -nel secolo decimoterzo, questa maniera di sostenere il dogma venne -generalmente in uso. Venne deputato dal sommo pontefice ad agire contro -gli eretici san Pietro Martire, che allora si chiamava frà Pietro da -Verona. Egli era domenicano, e per la distruzione dell'eresia aveva -formato in Milano una compagnia[552], la quale era stata presa dal -sommo pontefice sotto la sua protezione; e il breve di Gregorio XI -si conserva nell'archivio di Sant'Eustorgio tuttavia. L'anno 1233 -era podestà di Milano Oldrado da Tresseno, lodigiano, il quale, -secondando le mire dell'Inquisizione, consegnò alle fiamme non pochi -cittadini. La figura equestre di questo podestà mirasi anche al -presente, a basso rilievo in marmo, nella facciata verso mezzo giorno -della sala del consiglio della Repubblica, ora l'Archivio pubblico; -e nell'iscrizione leggesi l'encomio d'aver bruciato i Cattari: -_Catharos ut debuit uxit_, barbarismo postovi per far la rima col -verso leonino: _Qui solium struxit, Catharos ut debuit, uxit_. Il -Fiamma, riferendo le gesta di questo podestà, dice:[553] _In marmore -super equum residens sculptus fuit: quod magnum vituperium fuit. Hic -primo haereticos capere fecit_. Il Conte Giulini non crede che questa -sia stata cosa nuova di così procedere cogli eretici; ma non allega -fatto alcuno antecedente, nè alcuna prova. Il supplizio dato agli -infelici abitatori del castello di Monforte fu una violenza militare -che non aveva appoggio di legge, non tribunali o metodi costanti -che ne formassero la sanzione. Ora si tratta di sistema. (1228) Noi -abbiamo Tristano Calchi, il quale ci insegna che nell'anno 1228 furono -pubblicate queste nuove leggi penali contro degli eretici:[554] _Novae -leges latae adversus haereticos, quorum multiplices, et inauditis -nominibus distinctae sectae erant; nam praeter Patarenos, quorum supra -in Arnulpho memini, Cathari, Carani, Concoretii, Fursici, Vanii, -Speronistae, Carantani, Romulares nuncupabantur; haecque labes non -minus ad foeminas, quam viros pertinebat. Ita utrique sexui interdicta -superstitio est, proposita poena capitis, et domorum destructionis -iis qui in ea perseverarent, aut tecto reciperent, alioque juvarent. -Et subsequente anno, mense januario, Gufredus cardinalis sub titulo -Sancti Marci, legatus pontificius, Mediolanum ingressus, lege sanxit -(de comuni tamen archiepiscopi, ordinarium, et popoli consensu) ut -praetor damnatos judicio ecclesiastico, intra decem dies capitali -poena afficiat_[555]; e il Corio, nella sua storia, ci ha conservato -lo statuto che allora si fece, e lo riferisce colle seguenti parole: -«In nome di Dio mille duecento vintiocto, ad uno giorno de zobia, al -tredecimo de genaro, inditione seconda, in publica concione convocata -a sono di campana secondo il solito: Che ne lo advenire niuno heretico -dovesse stare nè dimorare ne la città de Milano... Che qualunque -persona a sua libera voluntate potesse prendere ciascuno heretico. -Item, che le case dove erano ritrovati, si dovessino ruinare, e li -beni in epse si ritrovavano, fusseno pubblicati[556]». Dal che pare -evidente che il rigore delle leggi penali contro gli eretici veramente -nascesse nel 1228. L'arcivescovo di Milano in que' tempi era Enrico da -Settala; ed era un attivo cooperatore coll'inquisitore per eliminare -gli eretici. Dal gran numero delle sette improvvisamente scoperte, è -facile l'argomentare che un gran numero di cittadini doveva essere poco -contento di queste nuove leggi. In fatti l'arcivescovo fu bandito. -Perciò vennero scomunicati da un legato pontificio il podestà e il -consiglio di Milano. Nell'iscrizione sepolcrale di questo arcivescovo -si scolpì:[557] _Instituto inquisitore, jugulavit haereses_, come -riferisce il Puricelli[558]; e chiaramente si conosce anche dalla -storia milanese quanto poco si pregiassero allora la dolcezza, la -mansuetudine e la pietà; le quali ora, in tempi più illuminati e -felici, formano il principale fregio delle virtù ecclesiastiche. -L'inquisitore, nel corso di diciannove anni, aveva fatte incessanti -ricerche contro tanti eretici, per modo che l'esempio di molti -bruciati, altri banditi, le molte case demolite, molti patrimoni -pubblicati, dovevano avere reso ammirabile il di lui zelo al di -lui partito; ma del pari resa odiosissima la sua persona a chiunque -temeva d'essere accusato di opinioni eterodosse. Ciò non doveva essere -difficile in Milano, dove ad un tratto quindici diverse eresie si -erano inaspettatamente scoperte, e si volevano esterminare. Era stato -bandito, come eretico, Stefano Confalonieri d'Alliate. Il Corio, ci -dice ch'esso Confalonieri venne avvisato, «come per fra Pietro era -misso nel bando[559]». Questo Confalonieri, di cui si doveva diroccare -la casa, i di cui beni dovevano essergli tolti, si collegò con alcuni -altri malcontenti. Il concerto si fece nelle terre di Giussano con -Manfredo Cliroro, Guidotto Sacchella, Jacopo della Chiusa, Tommaso -Giuliano, Carlo da Balsamo e Alberto Porro. Colsero essi l'inquisitore, -mentre in compagnia di frà Domenico ritornava da Como a Milano, e -nelle vicinanze di Barlassina, il giorno 6 aprile 1252, con una falce -lo uccisero; e frà Domenico lasciarono sì malamente concio, che in -pochi giorni cessò di vivere. Il partito maggiore allora cominciò a -risguardarli come due martiri della fede. Uno degli uccisori fu preso -e posto prigione. Egli se ne fuggì. Il popolo inquieto, che avidamente -aspettava di vederne il supplicio, tumultuariamente strascinò il -podestà e i suoi tre giudici, come complici della fuga, al tribunale -dell'arcivescovo; saccheggiò il pretorio; e fu deposto il podestà, dopo -avere corso grave pericolo della vita. Dei due uccisi, un solo ottenne -la venerazione di santo, cioè san Pietro Martire, canonizzato tredici -mesi dopo la sua morte dal sommo pontefice Innocenzo IV. Alcuni anni -dopo accadde un fatto simile nella Valtellina, quando, l'anno 1277, -frate Pagano da Lecco, domenicano, vi si portò con frà Cristoforo e due -notai, a fine di processarvi l'eresia; e Corrado da Venosta, signore -consideratissimo in quel distretto, lo fece uccidere il giorno 26 -dicembre 1277. I Domenicani ne conservano le reliquie in Como, e lo -chiamano beato. - -Dello spirito di questi tempi ce ne somministra idea il famoso affare -della Guglielmina. Questa donna, nata in Boemia, viveva in Milano, dove -morì nel 1281. Guglielmina fu tumulata pomposamente a Chiaravalle, -le fu recitato il panegirico come beata. Lampadi e cerei furonle -accesi intorno al sepolcro, che diventava ogni dì più celebre per la -guarigione degl'infermi; contribuendo a tale celebrità certa Mainfreda, -e certo Andrea, sacerdote, ch'erano stati discepoli ed ammiratori -della Guglielmina. L'inquisizione volle istituire processo intorno a -ciò, e la conseguenza di tale processo fu che Guglielmina fu cavata -dal sepolcro, e le di lei ossa bruciate; e la Mainfreda fu gettata -viva nelle fiamme, e vivo parimenti fu bruciato il prete Andrea. Il -popolo credette tutto nascere da prostituzione esercitata sotto velo -di religione nelle adunanze della Guglielmina, e tuttora tal tradizione -volgarmente vien ripetuta. Il Muratori, da un manoscritto antico che si -trova nella biblioteca Ambrosiana, ha scoperto le accuse che si fecero -a quegl'infelici[560]. Guglielmina pretendeva d'essere lo Spirito -Santo incarnato, e di essere figlia di Costanza, regina di Boemia, a -cui l'arcangelo Rafaele l'aveva annunziata nel giorno di Pentecoste. -Essa diceva d'essere venuta al mondo per salvare i Saraceni, i Giudei -e i cattivi cristiani. Insegnava che sarebbe morta come donna, ma poi -risorta per salire al cielo alla presenza de' suoi discepoli; e che -Mainfreda sarebbe rimasta sua vicaria in terra, ed avrebbe celebrata la -messa al sepolcro di lei, poi nella metropolitana in Milano, indi in -Roma, ove, abolendo il papato mascolino, avrebb'ella seduto papessa. -Tali almeno furono i deliri che vennero imputati a que' miseri, i -quali, sotto il pietoso e illuminato regno dell'augusto Giuseppe II, -riceverebbero una caritatevole assistenza de' medici per ricuperare il -senno perduto; e allora furono consegnati al carnefice per una morte -orrenda. - -Comunemente le opinioni nuove intorno agli articoli della religione -nacquero o presso nazioni occupate di oziose o sofistiche ricerche -metafisiche, le quali si pregiavano di chimeriche e realmente -vacue disputazioni, ovvero nacquero esse per un abuso degli studii -sacri e dell'erudizione. Da noi, in mezzo all'ignoranza dei secolo -decimoterzo, nessuno di questi poteva aver loro dato nascimento. Il -padre della erudizione italiana, Lodovico Antonio Muratori, ci ha fatto -l'enumerazione degli errori che venivano attribuiti a questi eretici. -La maggior parte di quelle opinioni chiaramente non è cattolica. Egli -è vero però che alcune opinioni ivi censurate potrebbero avere un -significato innocente, quali sarebbero le seguenti:[561] _Obest subdito -et sacrato mala vita praelati. — In Ecclesia Dei non debent esse -sacerdotes et diaconi mali. — Mali presbitery non possunt ministrare. -— Ecclesia non debet possidere aliquid nisi in communi. — Nullus malus -potest esse episcopus. — Non licet occidere_[562]; ed è pur vero che -non ci rimane alcun libro di quei tempi, nel quale si contengono le -altre eresie che s'imputavano a tanti nostri Milanesi; ed il Muratori -le ha tutte prese da un sol manoscritto di Armanno Pungilupo. Certo -è che, essendo gl'inquisitori dipendenti affatto dal papa, e le loro -sentenze dovendosi eseguire dalla podestà civile col bando e colla -morte, la vita e i beni di ciascun cittadino erano dipendenti dalla -podestà ecclesiastica di Roma, e conseguentemente Roma vi aveva -indirettamente acquistata la sovranità. - -(1220) Ritorniamo al filo della storia civile. Dopo la morte di -Ottone IV, tanto benevolo verso di noi, Federico II venne in Italia, -e fu coronato imperatore l'anno 1220. Venne dichiarato re de' Romani -il di lui figlio Enrico. Federico odiava i Milanesi, ed era ben -corrisposto. Noi lo consideravamo come erede del nome e dei sentimenti -dell'avo distruggitore della nostra città; e come l'inimico del nostro -Ottone IV. Egli intimò una generale dieta in Cremona, e questa voce -precorsa bastò a sedare le dissensioni civili. L'oggetto della propria -conservazione soffocò le simultà private, e fece rivolgere gli animi -a concordi pensieri per la comune salvezza. Le città di Lombardia, -istrutte dai passati esempi, rinnovarono la loro confederazione. Venne -l'imperatore in Cremona, e non vi trovò i rettori di molte città, i -quali pure dovevano esservi tutti. Mancavano Milano, Verona, Piacenza, -Vercelli, Lodi, Alessandria, Treviso, Padova, Vicenza, Torino, Novara, -Mantova, Brescia, Bologna, Faenza e Bergamo. Se ne partì sdegnato da -Cremona, e immediatamente andossene a borgo San Donnino, ed ivi dal -vescovo d'Ildeseim fece scomunicare le città che non erano comparse -alla indicata dieta generale. Federico II andò poi nella Sicilia, indi -in Terra Santa; nè gli avvenimenti e le relazioni che passarono fra -il papa e lui appartengono al mio proposito. Enrico, re de' Romani, si -ribellò al padre. Spedì a Milano lettere ed ambasciatori. I Milanesi si -collegarono con lui. Venne Enrico superato dal padre, e finì i giorni -suoi in carcere. Quest'ultima azione de' Milanesi detterminò più che -mai lo sdegno dell'imperatore Federico II a nostro danno. Egli entrò -dalla Germania nella Lombardia con un'armata, alla quale si unirono le -forze d'Ezelino da Romano. (1337) L'anno 1237 l'armata imperiale, che -aveva già devastate le terre dei Mantovani, de' Veronesi e Vicentini, -si accostò a Brescia per soggiogarla. I Milanesi, che avevano più -volte ottenuta la fedele assistenza dei Bresciani, non tardarono a -marciare al loro soccorso. I militi di Vercelli, di Alessandria e di -Novara si unirono con noi; e il comandante era Enrico da Monza. Il -nostro comandante fu uomo di talento nello scegliere il campo, poichè -si collocò in un luogo del Bresciano detto Minervio, avendo avanti la -fronte un fiumicello profondo e un terreno paludoso, per cui il nemico -non poteva venire a noi; e così con una armata inferiore di forze, pose -l'imperatore nel caso di non poter tentare cosa alcuna sopra la città -di Brescia, senza temerci ai fianchi. L'imperatore, infatti, abbandonò -l'impresa di Brescia, e si rivolse ad altro progetto. La stagione -era già innoltrata: eravamo già in novembre. L'imperatore, congedati -alcuni militi poco sicuri, fece credere di volersene andare a Cremona a -svernare, e passò l'Oglio. I nostri, incautamente, sloggiarono dal loro -campo; e si posero a tener dietro la marcia degl'imperiali, il perchè -non lo sappiamo. Passammo l'Oglio, e, nelle vicinanze di Cortenova, ci -trovammo un fiume alle spalle, e da ogni altra parte gli imperiali, -che di molto superavano le nostre forze. L'imperatore ci attaccò in -quella disgraziata situazione. La battaglia fu sanguinosissima. Noi -eravamo stretti da ogni parte. Si combattè ostinatamente, finchè la -notte obbligò i due eserciti a dar pausa all'azione. Noi eravamo, -come dissi, alla fine di novembre, sotto una pioggia incessante, fra -strade rese impraticabili in terreno cretoso. Gli avanzi ancor vivi -del nostro esercito erano ammucchiati vicini al carroccio, che avevano -sempre difeso. Al comparire del nuovo giorno più non rimaneva che o la -morte o la prigionia ai pochi Milanesi. Essi profittarono dell'errore -che gli imperiali commisero, col lasciare un lato scoperto, e per -quello unitamente si salvarono. Prima però spogliarono il carroccio -del gran vessillo, e lo fecero in pezzi, giacchè non era possibile -il trasportarlo. Se furono biasimevoli i Milanesi per essersi tanto -incautamente avventurati a fronte di un nemico superiore di molto, -essi però meritano stima per aver combattuto senza limite in una -situazione nella quale non sarebbe stata viltà il deporre le armi, come -fece, a Maxen nella Sassonia un grosso corpo di Prussiani che appunto -aveva l'Elba alle spalle, e dalle armi imperiali austriache si trovò -attorniato in novembre dell'anno 1759. I nemici, al comparire del -giorno, videro con sorpresa che la preda era sfuggita. La disfatta de' -Milanesi però a Cortenova fu un oggetto grande. L'imperatore Federico -II certamente se ne gloriò con molto fasto. Il Martene ci ha conservata -la lettera che quell'augusto ne scrisse a Federico, duca di Lorena, -in cui lo informa che fra morti e prigionieri si contavano diecimila -de' nostri[563]; e lo stesso autore ci ha conservata la lettera che -l'imperatore scrisse al senato e popolo romano, al quale trasmise i -rottami del nostro carroccio:[564] _Antiquos namque in hoc recolimus -Caesares, dice l'imperatore, quibus oh res praeclaras victricibus -signis gestas, senatus populusque romanus triumphos et laureas -decernebant, ad quod, per praesens nostrae Serenitatis exemplum, vias -votis vestris a longe praeparamus, dum, devicto Mediolano, currum -civitatis, utique factionis Italiae principis, ad vos victorum hostiam -praedam et spolia destinamus, arrham vobis magnalium nostrorum et -gloriae vestrae praemittimus_[565]. Da questo fatto si raccoglie di -quanta considerazione fosse Milano in que' tempi,[566] _factiones -Italiae civitas princeps_[567]. - -Gl'infelici avanzi del macello di Cortenova dovevano perire -attraversando le terre di Bergamo; poichè la totale sconfitta da -noi sofferta aveva fatto nascere un timore sommo nelle altre città: -nessuno osava dichiararsi più per noi, trattone Brescia, Piacenza -e Bologna, città le quali mantennero una ferma e sincera fede in -favor nostro. Mancavamo di tutto, e di nulla eravamo sicuri; quando -Pagano della Torre, che era signore della Valsasina, si slanciò -a proteggere gli avanzi dei nostri; gli scortò nelle sue terre; -somministrò loro generosamente ogni soccorso, e li ricondusse nella -patria. Quest'atto di beneficenza non rimase isolato. La gratitudine -de' Milanesi non se ne dimenticò, a segno che l'amore costante e la -fiducia che i popolari milanesi conservarono dappoi verso la casa -de' signori della Torre, tanto innalzò l'illustre loro prosapia, che -per qualche tempo ottenne la sovranità di Milano, come vedremo. Le -azioni benefiche e le valorose sicuramente fanno nascere il rispetto -presso di ogni popolo e in ogni tempo; e pare che in questo caso -dovessero reciprocamente rispettarsi, e chi faceva e chi riceveva il -beneficio. L'imperatore, dopo la vittoria, vedendosi padrone di quasi -tutta la Lombardia intimorita, volle possedere Milano; e pretese che -ci rendessimo a discrezione. Ma i Milanesi non si trovarono allora -in quelle angustie che avevano oppressi i loro avi settantasei anni -prima: e unanimemente deliberarono di morire tutti colle armi alla -mano, anzi che soggiacere a tale misera condizione. L'imperatore fece -venire nuove forze dalla Germania. Cominciò a cimentarsi con Brescia, -la quale si difese. (1239) Passò poi con una poderosa armata nel -milanese l'anno 1239. Due avvenimenti accaddero in favor nostro. Il -papa Gregorio IX scomunicò l'imperatore, ed accordò indulgenza a chi -avesse portate le armi contro di lui. A questo avvenimento convien -pure aggiungerne un altro; e fu un ecclisse solare, accaduto il terzo -giorno di giugno, il quale fu (secondo l'opinione di que' tempi) un -manifesto segno della collera celeste contro di quel monarca. Egli -era adunque alla testa d'una numerosa armata sulle nostre terre. Si -propose in Milano la questione se dovevamo tenerci alla sola difesa, -muniti entro della città; ovvero se saremmo usciti ad affrontare -il nemico; e quest'ultimo partito, proposto da Ottone da Mandello, -prevalse. La condizione dell'imperatore, se di molto era migliore -della nostra per il numero de' suoi armati, essa però era assai -attraversata dalle opinioni religiose. Preti, frati combattevano -contro di lui, e confortavano ognuno ad offenderlo; e come l'imperatore -stesso, scrivendone al re d'Inghilterra, dice:[568] _Ordinis fratrum -minorum, qui non solum accincti gladiis, et galeis muniti, falsas -militum imagines ostendebant, verum etiam praedicatione insistentes, -Mediolanenses, et alios, quicumque nostram, et nostrorum personam -offendebant, a peccatis omnibus absolvebant_[569]. Uscimmo incontro -a lui, e ci accampammo a Camporgnano. Le truppe avanzate imperiali si -accostarono, e furon fatte in pezzi dai nostri, e il rimanente condotto -a Milano. Si riconobbe che costoro erano Saraceni. Allora l'imperatore -si innoltrò, e pose il campo col grosso del suo esercito a Cassino -Scanasio, d'onde l'obbligammo a sloggiare ben presto, coll'aver rotti -alcuni sostegni ed inondato il di lui campo. Portossi l'imperatore -a nuovo campo fra Besate e Casorate: ed ivi pensarono i Milanesi a -restituire a Federico II il trattamento sofferto due anni prima a -Cortenova. Mancava un fiume da porgli alle spalle. Scavammo un profondo -canale fra il nostro campo ed il nemico, e vi facemmo sboccare l'acqua -del naviglio grande che allora chiamavasi il Tesinello. Tutto ciò -sembrava un'opera destinata alla difesa del nostro campo; ma il disegno -era di chiamare l'imperatore di qua del canale, poi, per sorpresa, -attaccarlo. Per riuscirvi si finse che i Comaschi avessero abbandonato -il nostro partito, e più non volendo combattere contro dell'imperatore, -ci avessero lasciati. Dopo ciò levammo le tende, e quasi ci ritirassimo -per essere di troppo inferiori di forza, scomparvimo. Gl'imperiali -credettero a quest'apparenza, e passarono il canale per accostarsi a -Milano; ma impetuosamente assaliti dai nostri, usciti all'improvviso -dall'imboscata, vennero disfatti gl'Imperiali. Molti furono i -prigionieri, e molti gli estinti sul campo, o precipitati nel fiume -artificialmente scavato per tale effetto. Questo rovescio fece cambiare -idea a Federico, che abbandonò il milanese; e si risolve verso della -Toscana. - -(1245) Un altro tentativo fece l'imperatore Federico II contro di noi, -sei anni dopo. Comparve egli l'anno 1245 con un'armata, e si pose dalla -parte del Tesino, mentre al re Enzo, suo figlio, affidò un altro corpo -di truppe, che dalla parte opposta minacciasse la città. I Milanesi da -un canto seppero sempre opporsi a Federico, ed impedirgli di passare il -Tesinello; e rimase loro un numero bastante di armati, per affrontare -il re Enzo verso Gorgonzola, e farlo prigioniere. I prigionieri che -Federico II aveva fatti a Cortenova erano stati barbaramente trattati. -Il Podestà di Milano (che era Piero Tiepolo, conte di Zara e di -Tripoli, figlio di Jacopo Tiepolo, doge di Venezia) era caduto fra -i prigionieri; e l'imperatore lo aveva fatto ignominiosamente legare -sopra il fusto del riattato carroccio; e con vilipendio, condottolo -prima in tal foggia a Cremona, lo trasportò poi in séguito, unitamente -agli altri prigionieri, nella Puglia, dove lo fece impiccare; e gli -altri infelici con varii supplizi del pari ivi terminarono la vita -loro. Ora i Milanesi avevano in poter loro i prigionieri fatti a -Camporgnano, a Casorate, ed il figlio medesimo del nemico, il quale da -noi fu restituito illeso al padre, colla condizione soltanto che nè -l'uno nè l'altro avrebbero mai più portate le armi contro Milano. Le -armate partirono, nè più Federico ebbe che fare con noi. - -Se la nostra città fosse stata nel suo reggimento civile tanto saggia, -generosa e cauta, quanto si mostrava valorosa, nobile e prudente -nelle imprese militari, sarebbe assai più grata la occupazione -che ho scelta di tesserne compendiosamente la storia. Mio malgrado -l'augusta verità mi obbliga ad alternare imparzialmente il racconto -delle glorie esterne, e degli interni mali della patria; in cui -l'incorreggibile prepotenza dei grandi teneva sempre irritato e nemico -il partito del popolo; il quale (sensibile, com'egli è) colla virtù e -coll'amorevolezza avrebbe potuto affezionarsi ai nobili, e di concerto -operar sempre per la felicità comune. I popolari, affezionatissimi -a Pagano della Torre, per il beneficio ottenuto dagli avanzi di -Cortenova, lo scelsero per loro protettore. Egli soggiornava in Milano, -e del pubblico amore ne fa anche oggidì testimonianza l'iscrizione -posta al suo sepolcro in Chiaravalle:[570] - - _Magnificus populi dux, tutor et Ambroxiani_ - _Robur justitie, procerum jubar, arca Sophie,_ - _Matris et Ecclesie defensor maximus alme,_ - _Et flos totius regionis amabitis hujus,_ - _Cujus in occasu pallet decor ytalus omnis,_ - _Heu de la Turre nostrum solamen abivit_ - _Paganus, latebris et in umbram utitur istis._ - _MCCXLI. VI. jan. obiit dictus dominus Paganus_ - _de la Turre, potestas populi Mediolani._ - -Il popolo, dopo la morte di Pagano, scelse il di lui nipote, Martino -della Torre, per essere da lui protetto contro de' nobili, ed a questo -fu dato il titolo di _Anziano della credenza_. L'ufficio di questo -tribuno del popolo era difendere ciascun popolare contro la usurpazione -o prepotenza d'un nobile; sopraintendere all'uso ed amministrazione del -pubblico erario, acciocchè le entrate della repubblica non venissero -convertite in comodo privato. Oltre ciò la repubblica era sempre -in quei tempi a cassa vuota, sebbene i privati fossero benestanti; -quindi si voleva dal popolo assicurare un fondo stabile, che potesse -servire alle pubbliche spese, e prevenisse le angustie all'occasione -della difesa; angustie provate singolarmente nell'ultima guerra che ci -portò Federico II, siccome or ora dirò. Allora non vi è memoria che -si ricevesse per anco tributo sul sale. Il pedaggio che pagavano le -mercanzie era tutto a profitto della comunità dei negozianti; i quali -avevano l'obbligo di conservare le strade, ripararle e custodirle, in -modo che delle mercanzie rubate sulle pubbliche strade la comunità -medesima era tenuta a rifarne il danno. La tariffa si vede annessa -all'antico codice dei primi statuti, compilati nel 1216, siccome -ho detto, e il conto si vede fallo a quattro denari di pedaggio per -ogni lira di valore della merce; il che rimonta al tenue tributo di -uno e due terzi per cento sul valore. Nemmeno la mercanzia adunque -contribuiva alla cassa pubblica. Alcuni che pretendevano alla signoria -delle terre, obbligavano gli abitatori di quelle a ricevere da essi -i pesi, le stadere e le misure[571]. Alcuni privati possedevano un -consimile diritto in Milano medesimo, e chiamavasi _jus sextarii_[572]. -Ma nemmeno di questi tributi sopra i pesi e le misure colava alcuna -somma nell'erario della repubblica. V'erano anche allora i diritti -esclusivi di poter tenere osteria nelle terre e di vendere vino[573] -_minutatim ad modum tavernae_, come da una carta dell'archivio di Monza -pubblicata dal conte Giulini[574]. Ma di essi non pare che fosse al -possesso la comunità di Milano. Erano diritti posseduti da privati. -Da ciò facilmente si comprende che pochissima rendita doveva avere -la repubblica, e quella sola che proveniva dai delitti i quali, per -l'antica tradizione longobardica, erano condannati con pene pecuniarie. -Ma questa rendita era insufficiente, massimamente nei bisogni -straordinarii; tanto più che le terre dei banditi si abbandonavano -senza cultura, con incauto consiglio, se puramente si consideri -l'economia pubblica; ma non affatto senza ragione, qualora si rifletta -a quei tempi burrascosi, nei quali conveniva che nessuna utilità uomo -alcuno potesse ritrarre dalla rovina d'un cittadino. Una legge è come -una fabbrica d'architettura; conviene averla osservata da tutti i -lati, prima di poterne dare una opinione ragionevole: e le più strane -talvolta, in alcune circostanze, sono le più sapienti. Per riparare la -miseria della repubblica già s'era, l'anno 1228, fatto un decreto per -cui sei eletti aver dovessero l'ufficio di censura e conoscere ogni -amministrazione pubblica: ed è una prova della difficoltà somma che -s'incontrava nelle elezioni per il contrasto dei partiti, l'osservare -come il decreto stabilì: che diciotto uomini si scegliessero a sorte, -e di questi se ne eleggessero sei, i quali, dopo sei mesi, terminassero -il loro ufficio ed eleggessero altrettanti loro successori[575]. Questo -modo di eleggere a sorte, per necessità s'era anco esteso ad altri -uffici[576]. Ma queste circospezioni non rimediavano alla povertà del -fondo pubblico. Perciò, all'occasione della guerra di Federico II, i -nostri antenati ricorsero ad uno espediente che comunemente si crede -una invenzione dei tempi a noi più vicini: e lo spediente fu di porre -in corso della carta in vece del denaro. Abbiamo nel Corio, all'anno -1240, i decreti fatti dalla repubblica per conservare il credito -a questa carta. Decreti saggi veramente, coi quali si ordinava che -tutte le condanne pecuniarie si potessero pagare al comune di Milano -colla carta; che nessun creditore privato fosse obbligato a riceverla -in pagamento; che nessun debitore potesse essere nemmeno soggetto -a sequestro, sì tosto che possedesse tante carte corrispondenti al -suo debito. Si doveva pensare dunque a ritirare le carte in giro, -sostituendovi egual valore in denaro. Si doveva pensare a costituire -alla repubblica una rendita indefettibile e proporzionata ai bisogni -dello Stato. Non v'era altro spediente, se non se quello di formare un -catastro delle terre, e sopra del loro valore distribuire un carico. -A ciò naturalmente si opponevano i ricchi ed i nobili; su questo -insisteva il popolo; e di ciò singolarmente venne commessa la cura al -nuovo anziano della Credenza, Martino della Torre. - -Per dare un'idea delle somme angustie di denaro nelle quali la -nostra repubblica si trovò in quei tempi, e per comprendere sempre -più lo spirito del sistema nostro civile e delle opinioni, non sarà -discaro a' miei lettori ch'io per intiero trascriva in questo luogo -il contratto che si fece fra la città di Milano e il capitolo di -Monza, per ottenere un calice d'oro in mero deposito, per servircene -di pegno affine di ritrovare denaro. La carta sta nell'Archivio di -Monza, segn. n. 91, e a me fu cortesemente somministrata dal signor -canonico teologo Frisi, noto scrittore di quella basilica.[577] -_In nomine Domini nostri Jesu Christi. Anno nativitatis ejusdem -millesimo ducentesimo quadragesimo quinto, die veneris, tertio -die novembres, indictione quarta. Cum dominus Ubertus de Vialata, -potestas Mediolani, et Guido de Casate, Guido de Mandello, Philippus -de la Turre, Johannes de la Turre, Guillelmus de Sorexina, Probinus -Ingoardus, Rezardus de Villa, Justamons Cicala, Lampugnianus -Marcellinus, Burrus de Burris, Artuxius Marinonus, Guillelmus -de Lampuniano, de Lampuniano, Anselmus de Tertiago, Roxate de la -Cruce, Landulphus Crivellus, Niger Grassus, Guizardus Morigia, Mollo -Bechanus, Caruzanus Moronus, Ameratus Mainerius, et Bonincontrus -Incinus, consiliarii, et secretarii, et sapientes Communis Mediolani, -plurimum cum precum instantia institissent apud dominum Ardicum de -Sorexina, archipresbyterum de Modoetia, et Canonicos, et Capitulum -illius Ecclesiae, et cum domino G. de Montelongo, Apostolicae Sedis -Legato, ut concederent et accomodarent eidem Potestati et Consiliariis -et Sapientibus, seu Comuni Mediolani, partem aliquam thesauri illius -Ecclesiae ad ponendum in pignore pro pecunia necessaria habenda -Comuni Mediolani, quae alio modo inveniri vel haberi non potest, ut -asserebant expresse; et illiam Ecclesiam indepnem servare volebant, et -cito illum thesaurum restituerent: ad quorum preces et istius domini -Legati suprascripti, domini Archipresbyter et Canonici humiliter, pro -honore et utilitate Comunis Mediolani, condescendentes, praesente et -volente isto domino Legato, obtulerunt, concesserunt istis Potestati, -et Consiliariis, et Sapientibus, et Comuni calicem unum auri de -thesauro Modoetiensis Ecclesiae, ponderis unciarum centum septem -auri, cum auriculis et cum ornamento multorum lapidum pretiosorum. -Et ideo praedictus dominus Ubertus de Vialata, Potestas Mediolani, et -isti Consiliarii, et Secretarii, et Sapientes, data eis licentia, et -fortia, et auctoritate a Consilio quadringentorum, et trecentorum, -et centum novo et veteri, sicut dicebant, reformato, inscriptum -in libro Comunis Mediolani fatiendi infrascriptam obligationem et -omnia infrascripta, promiserunt namque et gaudiam dederunt, et omnia -eorum bona et bona Comunis Mediolani pignori obligaverunt, quilibet -eorum in solidum, dicto domino Arderico de Sorexina archipresbytero -de Modoetia, recipienti suo nomine, et nomine Ecclesiae, et totius -Capituli de Modoetia, et singulorum Canonicorum dictae Ecclesiae, -quod exigent, reddent, et dabunt absque aliqua diminuitone, libere -et absolute, hinc ad natale proximum, isto domino. Archipresbytero -et Canonicis seu Capitulo suprascriptum calicem aureum cum gemmis -et lapidibus preciosis ornatum, omnibus eorum et Comunis Mediolani -dampnis et expensis, istorum Archipresbyteri, et Canonicorum et -Ecclesiae. Et renuntiaverunt exceptioni non accepti calicis, et omnii -alii exceptioni, qua se tueri aliquo modo possent, et defendere, et -maxime quod non possent dicere se obligatos esse pro Comuni seu pro -rebus Comunis, sed ita teneantur ut conveniri possint in solidum -etiam finito et deposito eorum offitio et fortia et auctoritate, -ac si praedicta omnia in propria cujulisbet eorum proprietate -pervenissent. Et renuntiaverunt beneficio novae constitutionis et -epistolae Divi Adriani et omni alio auxilio quo aliquo modo se tueri -possent, usus et legis et statuti et ordinamenti facti vel quod a -modo possit fieri vel fieret. Sed omni tempore possint cum effectu -conveniri, non obstantibus aliquibus feriis vel earum dilationibus -faciendis vel factis. Et promiserunt ut supra dictus Potestas et isti -Consiliarii, et Sapientes quod nec aliquis praedictorum dabit aliquo -modo vel aliquo ingenio, etiam consentientibus istis Archipresbytero -et Canonicis aliquid aliud praeter praedictum calicem loco illius -calicis, sed ipsum specialem calicem integrum cum lapidibus et gemmis -absque diminutione aliqua. Et ibi dictus dominus, G. de Montelongo -Legatus Apostolicae Sedis, auctoritate suae legationis et voluntate -ipsius Potestatis, et Secretariorum, et Consiliariorum, et Sapientum -praedictorum, ab infrascripto termino in antea eos omnes et Consilium -Comune excomunicationis vinculo subjecit et subposuit ex tunc si -praedicta ut supra ad ipsum terminum non essent servata, excepto -Potestate praedicto. Ad quorum observantiam et majorem firmitatem -praedicti Secretarii, et Consiliarii, et Sapientes superius nominati -juraverunt, corporaliter tactis Sacrosantis Evangeliis, omnia -superius memorata, et quodlibet praedictorum observare et facere et -facere observari per Comune Mediolani. Actum in campis de Albairate, -in exercitu contra Fridericum condam imperatorem._ Poi vi sono le -sottoscrizioni. Da questa carta conosciamo primieramente a quale -estremità fosse il credito della Repubblica, se di tante cautele vi -fu bisogno per ottenere in deposito, dal giorno 3 di novembre sino -al 28 dicembre, un calice d'oro, e se fu bisogno di ricercarlo. -Il peso dell'oro corrispondeva a millequattrocento zecchini, i -quali nessuno gli affidava senza quel pegno. Poi riscontriamo le -formalità dei contratti quasi simili alle nostre. Scorgesi come il -legato pontificio vi fa la figura che nei secoli prima avrebbe fatta -l'arcivescovo, ma per gradi l'autorità del metropolitano s'era ornai -annientata, e il sommo pontefice, colle bolle e coi brevi, disponeva -di tutto. «In questi brevi, dice il conte Giulini parlando di questi -tempi[578], ben si scuopre la differenza che passa fra l'autorità -che esercitava il papa (Gregorio IX) a Milano nei presenti tempi, e -quella che esercitava nei secoli scorsi. L'introduzione dei religiosi -Minori e dei Predicatori nelle città, come giovò maravigliosamente a -ricondurvi i buoni costumi ed a bandire gli errori, così servì anche -ad accrescere in esse il dominio del sommo pontefice, e diminuire -quello dei vescovi». I frati s'erano resi indipendenti dai vescovi. -Anche le monache erano indipendenti. Un frate francescano era salito -sulla sede metropolitana, e ne sosteneva la dignità così poco, quasi -nemmeno fosse vicario del papa. Questo arcivescovo chiamavasi Leone -da Perego, e allora il legato del papa, che quasi sempre risiedeva in -Milano, faceva operare in Milano i vescovi di altre diocesi, senza -nemmeno parteciparlo all'arcivescovo[579]. Alessandro IV terminò -l'opera di Gregorio VII. Due secoli si adoperarono per una tale -rivoluzione. Nel 1056 cominciarono i primi tentativi: e nel 1255, -al 5 di febbraio, Alessandro IV scrisse ai vescovi di Novara e di -Tortona, ordinando loro che ponessero in Milano i Francescani in -possesso della basilica e canonica di San Nabore; il che fu eseguito -senza nemmeno vi fosse nominato l'arcivescovo[580]. Il papa medesimo -comandava ai frati di abbandonare il rito ambrosiano[581]. Così era -affatto annientata l'autorità del metropolitano, di cui ho dato cenno -sul fine del capitolo primo. La pontificia romana autorità ordinava -che più non si riedificasse la fortezza di Cortenova nella diocesi -di Bergamo. Ordinava che i Milanesi si portassero a conquistare il -castello di Mozzanica. Questi ordini venivano scritti all'inquisitore, -acciocchè egli comandasse alla Repubblica con apostolica autorità. -Ordinava che si entrasse nel castello di Gattedo; che colla forza -se ne dissotterrassero i cadaveri e si abbruciassero; che tutte -quelle case si demolissero; e ciò perchè Egidio, conte di Cortenova, -Uberto Pelavicino, Manfredo da Sesto, Roberto Patta di Giussano erano -qualificati fautori di eretici[582]. Non farà dunque maraviglia se -nessun cenno si fa dell'arcivescovo nel pegno di questo calice, ma -bensì del legato. In questa carta è pur meritevole di osservazione -il vedere che già eravi l'uso delle ferie, e il privilegio di non -essere chiamati in giudizio i debitori in quei giorni feriali. Si -osserva che il podestà era eccettuato dalla scomunica, perchè, col -terminare dell'anno, cessava ogni potere in lui. Finalmente veggonsi -chiaramente indicati i tre partiti dei Capitani, della Motta; e -la Credenza di Sant'Ambrogio:[583] _a consilio quadringentorum et -trecentorum et centum, novo et veteri_. Il consiglio de' quattrocento -era composto da' nobili del primo ordine, e gli altri da quei della -Motta e della Credenza di Sant'Ambrogio[584]. Mi lusingo che questa -uscita non sarà spiaciuta a' miei lettori, ai quali dirò che liti e -scomuniche e disturbi lunghi vi furono poi per ottenere che il calice -d'oro venisse restituito; il che era bene da prevedersi: mentre, dopo -cinquantadue giorni, nell'estrema angustia della guerra nella quale si -trovava la città, non era possibile ch'essa rinvenisse il denaro per -ricuperare quel pegno. I contratti, quando hanno bisogno di tante e sì -moltiplicate cautele, per lo più non sono osservati. La buona fede è -chiara e semplice, e l'artificio è pieno di previdenze. - -La necessità di stabilire un carico indefettibile sulle terre si è -conosciuta abbastanza da quanto si è detto. Questo era il voto del -popolo: a questo fine Martino della Torre era stato creato anziano -della Credenza; e si eresse un uffizio censuario che si chiamò -_Officium inventariorum_, perchè ivi contenevasi il catastro, ossia -l'_inventario_ (siccome volgarmente si dice) di tutti i fondi stabili, -coi loro possessori, senza eccettuarne gli ecclesiastici[585]. Il -legato apostolico proibì con suo decreto l'imporre gravezza veruna -alle persone o case religiose[586]; ma, ridotto a termine il generale -catastro, si pensò a porre un sistema. Si fece una ricapitolazione dei -debiti pubblici; e, ripartita questa somma in otto eguali porzioni, -si stabilì che per otto anni si distribuisse sopra del censo una di -queste porzioni ogni anno, col nome di _fodro_, ovvero _taglia_; e così -dopo otto anni venisse saldato ogni debito e tolta alla circolazione -la carta. (1248) Questo regolamento fu pubblicato l'anno 1248, come -può vedersi nel Corio a quell'anno, e questa è la più antica memoria -del carico prediale nel nostro paese: giacchè prima non si ha notizia -se non di tributi sopra i frutti, ovvero colle persone. Col terminare -dell'anno 1256 i debiti pubblici dovevano essere pagati. (1257) Fu -eletto podestà di Milano, per l'anno 1257, Beno da Gozadini, bolognese. -Egli aveva già, negli anni precedenti, servito utilmente la repubblica, -perfezionando il catastro de' fondi censibili. Egli pensò di lasciare -un monumento benefico e glorioso, prolungando sino alla città di -Milano il cavo del Tesinello, il quale terminava ad Abbiategrasso. Ho -già detto come dal Tesino sino ad Abbiategrasso fu derivata l'acqua -del Tesinello, settantotto anni prima, cioè nel 1179. Si trattava -ora di produrre il cavo per lo spazio di quattordici miglia, e -così dare un nuovo e perpetuo valore alle campagne per tutta quella -estensione. V'era il fondo censibile ridotto a catastro. Da otto anni -era già in pratica l'esazione di quel tributo. Beno de' Gozadini vide -che, prolungando questo carico, a fine di eseguire il suo progetto, -realmente non pagavasi dei contribuenti un tributo, ma si bonificavano -le terre, e s'impiegava il denaro in utilità sensibile di quei medesimi -che venivano tassati. Su questo principio credette egli non potersi -con giustizia lasciar esenti i fondi ecclesiastici, nè obbligare i -laici a pagare la porzione del beneficio fatto ai primi. Fu la grande -opera intrapresa, e vigorosamente in pochi mesi, condotta a fine. -Meritava Beno de' Gozadini le adorazioni de' suoi contemporanei, e un -pubblico monumento che ricordasse alle età future ch'egli nel 1257, per -quattordici miglia condusse le acque del Tisino sino ai sobborghi di -Milano, creando un valore nuovo e perpetuo sulle campagne irrigabili, -e preparando il comodo della navigazione, che venne da poi aperta -dodici anni dopo. Vorrei poter tacere la ricompensa che ne ottenne. Il -popolo prima che fosse terminato l'anno, tumultuosamente lo massacrò, -e, strascinandolo ignominiosamente sino al navilio da lui scavato, -ivi lo affogò miseramente! la memoria di lui fu calunniata;, e la -calunnia eccheggiò sinora ne' libri de' nostri storici, imputandogli -avanie e tributi imposti, o non facendo menzione di lui, ovvero -diminuendo il merito dell'impresa. Il conte Giulini lo condanna pure, -ma racconta i fatti[587]. È tempo omai, dopo cinquecento ventidue -anni (nel 1770) che la voce libera d'uno scrittore implori all'onorata -cenere di Beno de' Gozadini riposo e pace, e ricordi ai concittadini -suoi questa atroce ingiustizia commessa dai loro antenati, troppo -incautamente sedotti, a quanto pare, in que' tempi infelici da un ceto -venerabile che voleva difendere le immunità come parti essenziali della -religione. Ripariamola ora noi e la riparino i nostri posteri, ed ogni -volta che rimireremo il canale che dà ricchezza alle terre e porta -l'abbondanza nella città, ricordiamoci che ne abbiamo l'obbligazione -a un onoratissimo bolognese, Beno de' Gozadini, e ne sia consacrato il -fausto nome all'immortalità! - - - - -CAPITOLO X. - - _Della signoria de' Torriani; e principii della grandezza della - casa Visconti, sino al cominciamento del secolo XIV._ - - -Verso la metà del secolo decimoterzo l'Impero era immerso nell'anarchia -e nella confusione. Vi erano più rivali, e ciascuno s'intitolava -augusto ed aveva un partito; rivali deboli però, e appena bastanti a -nuocersi scambievolmente; e perciò l'autorità imperiale più non vi era; -anzi, riguardo alla storia di Milano, dobbiamo considerare l'influenza -dell'imperatore sospesa sino alla fine del secolo decimoterzo. -Gl'imperatori Corrado IV, Guglielmo d'Olanda, Riccardo di Cornovaglia, -Alfonso di Castiglia, Rodolfo di Habsburg, Adolfo di Nassau e Alberto I -non ebbero che poca o nessuna parte negli avvenimenti di Milano, dove -si ritornò a riconoscere l'autorità cesarea colla venuta di Enrico -(sesto per gl'italiani, ma comunemente chiamato settimo), che ascese -alla dignità imperiale l'anno 1308. Frattanto la città viveva tra le -fazioni, cercando al solito i nobili d'opprimere la plebe, e questa -di contenere i nobili ed umiliarli. La forma civile della società era -incerta, non fondata sopra costituzione alcuna. La libertà, i beni, -la vita non avevano altra protezione che la forza o l'astuzia. Questo -stato di vera guerra piuttosto che di repubblica, peggiore della -stessa tirannia, rendeva insopportabile a ciascun cittadino la propria -condizione. Il solo motivo per cui non si eleggeva un principe stabile, -era la fiducia che hanno sempre i governi liberi, di correggere -colla propria autorità i propri mali; ma frattanto per intervallo si -eleggeva un dittatore. Si è già veduto nel capitolo precedente come -Pagano della Torre dominasse col titolo di protettore del popolo; -egli fu proclamato tre anni dopo l'affare di Cortenova, cioè l'anno -1240. Si è pure accennato la nuova carica di _anziano della Credenza_, -conferita dal popolo a Martino della Torre, nipote di Pagano, l'anno -1247. Così la città cominciava ad accostumarsi al governo d'un solo. -Il disordine civile crebbe dappoi, e si dovette pensare ad eleggersi -un sovrano potente, a fine di preservarci dagl'insulti de' nemici -vicini, e di contenere i mali delle civili dissensioni. Il primo passo -verso la monarchia ascende all'anno 1253, nel quale Manfredo Lancia, -marchese d'Incisa, fu creato signore di Milano per tre anni, e ben si -vide quanto fosse necessario quel partito, poichè, appena terminata -che fu quella temporaria monarchia, scoppiarono più che mai gli odii -e le dissensioni fra la plebe e gli ottimati, avendo sempre la plebe -alla testa i signori della Torre. Si cercava non più se dovesse la -città esser libera, ovvero soggetta, ma si disputava a chi dovesse -consegnarsene la signoria. Le fazioni, spossate e stanche, combattevano -alla fine per far avere la preferenza a quel signore che ciascuna -bramava. Il popolo voleva Martino della Torre; un altro partito voleva -Guglielmo da Soresina; i nobili espulsi proponevano Ezelino da Romano, -uomo celebre nella storia di Brescia, Verona, Vicenza, Padova e Marca -Trivigiana. Accadde che nessuno volle cedere al partito contrario, e si -elesse il marchese Oberto Pelavicino signore di Milano per cinque anni. -I signori della Torre rimanevano frattanto in Milano, godendo di tutta -l'influenza del popolo, ma riconoscendo la signoria del marchese, il -quale s'intitolò _capitano generale di Milano_. Non piaceva al papa che -si andasse formando nell'Italia signori troppo potenti; perciò erano -poco accetti e i Pelavicini e i Torriani ed Ezelino. L'Inquisizione -non mancò di adoperarsi per abbassare il capitano generale di Milano. -I frati predicatori lo diffamavano come fautore degli eretici; e frate -Rainerio da Piacenza, inquisitore in Milano, dal pulpito minacciò -scomunica ai Milanesi se ricevevano il marchese[588]: e il marchese -scacciò l'inquisitore da Milano. Una moltitudine di forestieri -s'incamminò processionalmente verso Milano. S'era inventata in Perugia -allora l'usanza di flagellarsi, e si era sparsa questa opinione che -fosse atto religioso il percuotere sè medesimo: onde a turbe andavano, -nudi dalla cintura in su, da una città all'altra questi promulgatori -del nuovo rito, rappresentando dovunque un orrendo spettacolo di -cilicii e di flagelli. Il marchese Pelavicino si diffidò di tanta -divozione, e sulla strada fece piantare seicento forche, vedute le -quali, la processione rivoltò cammino:[589] _A Sexcentae furchae -parantur; quo viso recesserunt_, dice il Fiamma[590]. Sembra che i -papi avessero formato il progetto di stendere insensibilmente la loro -sovranità anche sopra Milano e sopra la Lombardia, profittando delle -debolezze dell'Impero e delle civili discordie delle città. A tal fine -si opponevano, destramente bensì, ma non risparmiando mezzo alcuno, -contro di ogni famiglia che alzasse il capo a primeggiare: poichè, -rimanendo alle città il solo partito del principato per dare una -forma stabile e sicura al loro governo, quello che sopra d'ogni altro -avvenimento più doveva spiacere a Roma, era appunto che alcuna famiglia -s'innalzasse ad ottenerlo. Questa fu la base della politica de' sommi -pontefici; e la storia seguente ci farà conoscere quanti ostacoli abbia -sempre posti la corte di Roma all'ingrandimento, prima dei signori -della Torre, poscia dei signori Visconti, che Roma istessa aveva da -principio favoriti, per abbassare con essi il potere de' Torriani. - -(1261) L'origine della grandezza della casa Visconti si può fissare -all'anno 1261: non già che io intenda per ciò ch'ella dapprima fosse -oscura affatto od ignobile, il che sarebbe falso. Già accennai -un celebre Ottone Visconti al capitolo sesto, che morì in Roma -centocinquant'anni prima di quest'epoca. Accennai pure altro di simil -nome, console della città, assediata dall'imperatore Federico cent'anni -prima. Ma l'origine di sua grandezza non ascende più in là: perchè, -sebbene ella si fosse già condecorata con feudi ed antichi privilegi, -sebbene ella si fosse già illustrata col valore di qualche suo -antenato, nulla era di più che una delle famiglie nobili e generose, ma -non potente nè ricca nè in condizione di lasciar prevedere la grandezza -a cui rapidamente ascese, diventando poi, non solamente sovrana della -sua patria, ma in meno d'un secolo regnando sopra venti altre città, -dilatandosi poi poco dopo alla grandezza di aspirare al regno d'Italia -e possedere trentacinque città, fra le quali le più floride della parte -settentrionale d'Italia, come vedremo. Colla fortuna de' Visconti -crebbe l'adulazione, e i geneologisti ammassarono le più grossolane -menzogne, le quali vennero poi accettate con rispetto e credulità. Di -ciò accaderà in séguito occasione di accennarne qualche cosa di più; -ora conviene indicare come nacque la fortuna dei Visconti. Già sino dal -1257, in cui morì l'arcivescovo Leone da Perego, la sede metropolitana -di Milano era vacante a cagione di due ostinati partiti che dividevano -gli elettori. I nobili volevano fare arcivescovo Francesco da Settala, -e i popolari volevano Raimondo della Torre, figlio di Pagano e zio -di Martino, anziano della Credenza. Venne a Milano, l'anno 1261, -il cardinale Ottaviano degli Ubaldi, ritornando dalla legazione di -Francia. Egli alloggiava nel monastero di Sant'Ambrogio. Sono d'accordo -i nostri scrittori nell'asserire che Martino della Torre, un giorno in -cui meno se lo aspettava il cardinal legato, comparve sulla piazza di -Sant'Ambrogio alla testa d'un forte squadrone di cavalleria, che ivi -fece schierare; e il cardinal legato sorpreso dal rumore delle trombe -militari, non senza inquietudine ne ricercò il motivo; al che fu dato -riscontro come il signor Martino della Torre informato che allora il -signor cardinale partiva, era venuto per onorevolmente accompagnarlo -fuori della città. Il cardinale scelse il miglior partito; dissimulò, -e ricevette cortesemente come un onore la violenza che gli veniva -fatta e se ne partì. (1262) Pochi mesi dopo, cioè il giorno 22 luglio -1262, il papa Urbano IV nominò arcivescovo di Milano Ottone Visconti, -arcidiacono della chiesa milanese[591], uomo che il cardinale legato -aveva riconosciuto in Francia ambiziosissimo, smanioso per comandare, -violento; l'uomo in somma opportuno a bilanciare ed abbattere il -potere de' Torriani, tosto che ne avesse i mezzi. L'elezione era -sempre stata libera agli ordinari, e quella fu la prima volta in cui -il papa vi s'intromise; il che è stato anche osservato dal nostro -conte Giulini. «La lunga discordia, dic'egli, dei nostri ordinari fu -ad essa molto nociva, perchè a cagion di questa soffrì un gran crollo -il loro antico insigne diritto di eleggere l'arcivescovo[592]». Alcuni -de' nostri scrittori attribuiscono il fatto di Martino della Torre -a ciò che, invogliatosi il legato d'una preziosa gemma del tesoro di -Sant'Ambrogio, da essi chiamata carbonchio, cercasse colla sua autorità -di appropriarsela; per lo che i canonici erano assai imbarazzati, e -Martino per tal modo li trasse d'inquietudine. Altri credono che il -legato si adoperasse per escludere dall'arcivescovato Raimondo della -Torre; e sembra così più verosimile la cagione del vigoroso partito -preso da Martino. Ma questa inaspettata elezione d'un arcivescovo fatta -dal papa, doveva cagionare sorpresa nella città, negli ecclesiastici e -nella signoria. In fatti Martino della Torre e il marchese Pelavicino, -intesa ch'ebbero tale novità, occuparono immediatamente tutti i beni -dell'arcivescovato. Il papa, senza indugio, pose la città di Milano -all'interdetto. Poco dopo, in Lodi, venne a morte Martino della Torre, -e prima di morire ottenne che il popolo di Milano eleggesse alla sua -dignità Filippo di lui fratello, siccome avvenne, ed ebbe il titolo -di podestà perpetuo del popolo; ma ne godette poco, poichè morì -improvvisamente, e gli fu successore Napoleone, ossia Napo della Torre, -figlio del famoso Pagano. - -I signori della Torre andavano crescendo sempre più in potenza. -L'arcivescovo Ottone Visconti aveva un nome vano; ma, esule dalla -patria, non poteva ricavare cosa alcuna, nemmeno dalle terre -arcivescovili, occupate dai Torriani. L'interdetto e gli anatemi non -avevano arrestato il corso della grandezza loro. Essi possedevano -Como, Lodi, Novara, Vercelli, Bergamo e Brescia; non già con -sovranità decisa ed ereditaria, ma indirettamente, con varii titoli -e magistrature, esercitandovi il supremo potere. La influenza loro -negli affari d'Italia era già tale, che Filippo della Torre si era -collegato con Carlo conte d'Angiò e di Provenza, fratello del re di -Francia Luigi IX, affine di far ottenere il regno di Napoli al conte -d'Angiò; e l'accortezza di Napo della Torre gli suggerì d'indurre il -popolo di Milano ad eleggere esso conte per suo signore per cinque -anni, dopo che fu egli dichiarato re di Sicilia. Così, dando l'odioso -titolo di sovrano al re Carlo, lontano, beneficato e debole, Napo -della Torre dominava con minore invidia nella Lombardia, celando -la sovranità e adescando la moltitudine con modi popolari e con -largizioni splendidissime, aprendo corti bandite, con mense apprestate -sulle pubbliche strade della città, a beneficio del popolo: di che -minutamente ne tratta il conte Giulini[593]. Furono magnificamente -accolti in Milano, mentre i signori della Torre la reggevano, il papa -Innocenzo IV, il quale vi fece ingresso il giorno 7 luglio 1251; il -re di Francia Filippo III, nel 1271; il re d'Inghilterra Edoardo, -colla regina Leonora sua moglie, nel 1273. Pare esagerato il numero -di ducentomila persone che i nostri autori asseriscono essere uscite -da Milano per incontrare il papa Innocenzo; ma certamente la città -si andava popolando e crescendo, a misura che in essa si ergeva -una potenza capace di mantenervi l'ordine. Le strade della città -cominciavano a lastricarsi nel 1271. I signori della Torre avevano -un alloggio grandioso. Il loro palazzo era dove oggidì trovasi la -chiesa del Giardino, e in quei contorni si cominciarono a lastricare -le strade. Napo della Torre non voleva apertamente palesarsi sovrano, -nè romperla colla corte di Roma. Egli teneva in suo potere i beni -dell'arcivescovato; teneva esiliato l'arcivescovo Ottone, che per -quindici anni non potè mai vedere la sua sede, non che goderne; -teneva depressi i nobili ed esuli i fautori del Visconti; ma non -si opponeva alle preghiere che la città faceva al papa per essere -liberata dall'interdetto. (1268) Venne a questo fine a Milano un legato -pontificio, l'anno 1268, cioè sei anni dopo fulminata la censura; -e il Corio c'informa che il legato «expuose come non levarebbe lo -interdicto insine che tutta la plebe e famiglie non iuravano fede -ala Romana Chiesia. Il che essendosi exequito: a Turriani dimandò che -principalmente si reconoscessino ad Otho Vesconte, come a vero presule -e pastore: secondariamente, che fusse restituito quanto era occupato -de la archiepiscopale sede: tertio che a li chierici nel tempo a -venire non fosse posta alchuna gravezza: le quali cose facendosi, levò -lo interdicto». La prima nostra condizione mostra chiaramente quai -fossero le mire di Roma, e l'ultima era la più a proposito per sanare -la perdita dell'elezione dell'arcivescovo, e rendere il clero della -chiesa milanese propenso alle mire di Roma. Gl'interessi dell'Italia, -se si fosse avuto in vista di conservarla una nazione sola riunita, -erano conformi alle mire di Roma; ma l'interesse personale superò -sempre. Quindi anche queste promesse furono senza effetto veruno, -poichè nè l'arcivescovo potè venire in Milano e godere delle rendite, -nè gli ecclesiastici furono esentati dai carichi, ai quali i frati e i -preti si tennero soggetti nel tributo che tre anni dopo, cioè nel 1271, -impose il podestà di Milano Roberto de' Roberti[594]. - -Lasciavasi dai Torriani un'apparente libertà alla patria. Napo -della Torre si accontentava del titolo di anziano perpetuo del -popolo. Così l'accorto ambizioso regnava senza avere intorno di sè -i pericoli che circondano un nuovo sovrano che vuole annientare una -repubblica. V'era il parlamento, ossia il consiglio degli ottocento, -il quale rappresentava la repubblica. V'era un podestà che presiedeva -al consiglio. Ma il podestà era eletto ad arbitrio dell'anziano -perpetuo, e il Corio ci ha conservato il giuramento del Piacentino -che fu trascelto alla dignità pretoria, ossia podestà, l'anno 1272: -«Principalmente che iurasse ad honore de la Beata Vergine et il Divo -Ambrosio di questa cità potentissimo patrone: ad exaltatione di Santa -Chiesia e di Carlo serenissimo re de Sicilia, et a bono stato de la -cità e destricto de Milano e de la Turriana famiglia, insieme con gli -amici de quella, remotto ogni odio o amore, gubernerebbe il dominio». -Dal quale principio non sarebbe facile il decidere se la città fosse -libera, ovvero suddita al re Carlo, ovvero alla casa della Torre; ma -continua il giuramento e ci palesa la costituzione di que' tempi: «Item -che obedirebbe tutti li precepti della Credentia de Sancto Ambrosio, e -similmente li mandati de Napo Tornano, anziano e perpetuo rectore dil -populo»; e nessuna menzione si fa dei mandati del re di Sicilia, al -quale nemmeno si diede il titolo di signore di Milano. Il solo freno -che poteva avere Napo della Torre, era per parte del consiglio degli -ottocento; ma anche a ciò era posto tal sistema, che fosse una mera -apparenza di libertà. Ecco nel giuramento istesso cosa fu ingiunto -al podestà: «Item che fusse tenuto con quello consiglio meglio li -parirebbe (al podestà) con dui homini per porta, elegere la mità de la -mità del consiglio de li octocento, che spectava a la societate de' -capitani e valvasori, cioè ducento de li predicti, e ducento fosseno -electi a sorte secondo la consuetudine, e in questa forma fusseno -electi li quatrocento appartenevano ala societate de Mota e Credentia». -Da ciò vediamo come non rimaneva più nemmeno alla città la nomina dei -suoi rappresentanti. Il consiglio che rappresentava la repubblica, -ogni anno si cambiava: era composto di ottocento, la metà nobili e la -metà popolari; la metà di questi consiglieri era nominata dal podestà, -che aveva giurato di obbedire ai mandati di Napo della Torre; la sorte -faceva eleggere il rimanente, se pure anche questa sorte non era una -mera apparenza. Così il consiglio era unicamente una macchina destinata -a lasciar credere che ancora vi fosse una repubblica, mentre la città -era governata dal valore di un uomo solo; il quale, vigorosamente -contenendo i nobili, lasciava che il popolo gliene sapesse buon -grado; quasi a ciò venisse sollecitato per sola benevolenza, affine -di preservarlo dall'oppressione, mentre egli teneva nell'umiliazione -i suoi emuli. Le corti bandite, le mense generosamente esposte sulle -strade a piacere del popolo, gli spettacoli pubblici di giostre e -tornei, un costume semplice, affabile, popolare, tutto si univa in Napo -per renderlo l'uomo il più opportuno ad istabilire una nuova sovranità -senza che il popolo se ne avvedesse. - -Napo della Torre non pose veruna marca alla moneta che allora si -batteva nella zecca di Milano, nè alcuno di sua famiglia ve la pose. -L'Impero si considerava vacante, e le monete nostre, sì d'oro che -d'argento, avevano da una parte sant'Ambrogio, e dal rovescio o i -santi Gervaso e Protaso, ovvero una croce, col nome _Mediolanum_, -senz'altro nome di principe o stemma alcuno. Nella mia raccolta ne -ho d'oro, d'argento e di lega. La pulizia e l'ordine cominciarono a -comparire nella città. Ma per far questo, e molto più per sostenere -le frequenti guerre co' vicini, e assoggettarli alla dominazione de' -Torriani, non meno che per dare alla plebe le feste, i conviti ed i -giuochi frequenti, era necessario l'accrescere i tributi e metterne -di nuovi. Si è già veduto nel capitolo precedente, come, al tempo di -Martino della Torre, venisse formato il catastro dei fondi stabili, e -sopra di esso ripartito il carico. L'anno 1271 s'imposero dieci soldi -e cinque denari per ogni cento lire del valore de' fondi, e l'anno -1275 s'imposero due lire di terzioli sopra di ogni centinaio di lire -d'estimo. La più antica memoria che abbiamo della gabella del sale -ascende all'anno 1272[595]. - -I due carichi prediali imposti nel 1271 e 1275 sembrano assai gravosi -a primo aspetto, ora che il valor capitale delle terre si calcola -comunemente moltiplicando trentatre volte la rendita annuale. Un -campo che produca tre scudi all'anno al padrone, si calcola valere -cento scudi; e cento scudi dati a mutuo oggidì rendono il frutto di -scudi tre, o tre e mezzo all'incirca. Allora il mutuo fruttava usure -assai maggiori. Troviamo che verso il fine del secolo duodecimo venne -da noi fatta una legge, ordinando che fra privati non si potesse -esigere il frutto del prestito più di tre soldi per lira[596], che -corrispondono al quindici per cento. E poichè tai frutti produceva -il denaro al limite moderato dalla legge, forza era che il valore dei -campi proporzionatamente diminuisse; non potendosi sperare che alcuno -comprasse per cento lire un fondo, se da esso non potesse ricavarne -ogni anno quindici lire. Con tal principio l'imposizione del 1271 di -soldi dieci e denari cinque per ogni centinaio di valore de' fondi, -era assai tenue, cioè circa la trentesima parte dell'annuo ricavo; -e sebbene assai più importante fosse quella del 1275, cioè di lire -due per ogni cento lire di valor capitale, ella pure si riduceva alla -settima parte dell'entrata. Su queste imposizioni veggansi il nostro -conte Giulini[597]. - -Queste imposizioni sopra le terre cadevano a danno dei nobili; e così -Napo della Torre da' suoi rivali e nemici cavava i mezzi per sempre -più indebolirli e rinfiancare il suo partito. (1275) Un seguito di -prosperi eventi aveva innalzato Napo della Torre, il quale, anche per -appoggiare sempre più la signoria, appena che fu terminata l'anarchia -dell'Impero coll'elezione di Rodolfo conte di Habsburg, seguita l'anno -1273, ottenne da quell'augusto la nuova dignità di vicario imperiale in -Milano; dignità la quale costituiva Napo luogotenente dell'imperatore, -e davagli tutto l'esercizio della suprema autorità che nella pace -di Costanza era stata accordata ai Cesari. Questo titolo di _vicario -imperiale_ servì poi d'introduzione alla signoria de' Visconti, come -vedremo. - -Pareva fondata ben sodamente la fortuna di Napo e dei Torriani. Se -Napo avesse conservato, anche in mezzo degli avvenimenti felici, la -moderazione, i suoi nemici verisimilmente non avrebbero potuto giammai -prevalere. Ma due cose furono cagione del rovescio di sua fortuna: -la prima fu il titolo ch'ebbe dall'imperatore, col quale troppo -chiaramente dimostrò il suo fine di assoggettare la città; l'altra -fu che alla fine commise molte crudeltà, condannando varii nobili -al supplicio; ciò che lo appalesò anche alla plebe smascherato, e -assai distante da quella dolcezza ch'egli, sino a quel punto, aveva -saputo mostrare. Molti nobili milanesi andavano esuli dalla patria, -o scacciati da Napo, ovvero spontaneamente sottrattisi ad un governo -nemico. (1277) Poichè videro intiepidito il favore del popolo, i nobili -fuorusciti si collegarono coll'arcivescovo Ottone Visconti, esule da -quindici anni; lo elessero per loro capo; e sotto di lui radunati, con -varia fortuna fecero dei tentativi e delle invasioni sul milanese; -sin tanto che, nel giorno memorabile 21 di gennaio 1277, sorpresero -i Torriani a Desio, borgo distante dieci miglia dalla città, e fatto -un macello de' Torriani, che appena s'erano avveduti d'aver vicino il -nemico dalla strage de' loro compagni, rimase Napo istesso prigioniere. -Entrò in Milano l'arcivescovo Ottone Visconti, e tutto il popolo lo -acclamò signore. Così terminò Napo della Torre, il quale sopravvisse -ancora un anno e mezzo, miseramente rinchiuso entro di una gabbia, -in cui cessò di vivere e di soffrire, il giorno 16 agosto 1278. I -Novaresi, i Pavesi, i Comaschi ed altri del contado istesso di Milano -avevano resa forte l'armata dell'arcivescovo. - -L'arcivescovo Ottone Visconti poco tempo potè rimanere principe -tranquillo di Milano. Sebbene Napo della Torre non fosse più capace -di fargli ostacolo, comparvero in campo molti signori della famiglia -della Torre, e fra questi il patriarca d'Aquileia Raimondo, Cassone, -Gotifredo, Salvino ed Avone, tutti della Torre; e colle scorrerie, -sino sotto le porte di Milano, rendevano pericolosa e precaria la -condizione di Ottone Visconti, ancora troppo debole per opporre una -valida resistenza, e perciò l'arcivescovo, costretto ad eleggersi -un signore, prima di cadere nelle mani dei Torriani suoi nemici, -stimò miglior partito il dare la signoria di Milano al marchese di -Monferrato per dieci anni, colla facoltà della guerra e della pace. -Questa dedizione, cominciata nel 1278, non durò che quattro anni soli; -giacchè, battuti che furono i Torriani a Cassano, e indeboliti a segno -da non potere sì tosto innalzarsi, l'arcivescovo Ottone, cessando il -timor in lui e il bisogno dell'assistenza del marchese, le di cui forze -erano di molto peso, non ebbe ritegno alcuno di violare il contratto. -(1282) Colse il momento opportuno, e, montato a cavallo, il giorno 27 -dicembre 1282, coll'armi in mano, alla testa dei suoi fedeli, scacciò -gli ufficiali tutti del marchese, e ritornò a signoreggiare da sè. -Queste zuffe di patriarchi e di arcivescovi, tanto aliene dallo spirito -del sacerdozio, sono una prova de' progressi che la ragione e seco lei -la virtù hanno fatto ai tempi nostri, ne' quali ad alcuni sembreranno -o supposti o esagerati questi fatti. Sembrerà poco credibile altresì -che l'arcivescovo adottato peravesse suo figlio Guido da Castiglione, -e che Milano venisse sottoposto all'interdetto l'anno 1381, perchè -una famiglia aveva fatta ingiuria al prior d'un convento. Ma il Calco -ce lo attesta:[598] _Sacris interdicta manserat civitas Mediolanum ex -controversia qua per injuriam gens Mirabilia priorem Pontidae premere -videbatur_[599]; e così, per il fatto d'un casato, si maledisse tutta -la città. La storia tutta di que' tempi ci prova l'abuso di ogni cosa -sacra. Ho detto che Ottone Visconti diede la signoria di Milano al -marchese di Monferrato; non però la diede violando le apparenze della -libertà, poichè anzi ne ottenne l'adesione del pubblico consiglio; -e mentre comandava il marchese, si continuarono ogni anno a creare -due magistrati, uno col nome di _podestà_, e l'altro con quello -di _capitano del popolo_, e sempre si eleggeva il consiglio degli -ottocento; consiglio, come ho detto, mutabile ogni anno, e che non -rappresentava la città ed il popolo che per mera apparenza, perchè -composto da membri non eletti del popolo. Il signore creava il podestà -e il capitano del popolo; i quali, siccome dissi, giuravano obbedienza -a lui; e il podestà e capitano creavano il consiglio. La città era -realmente priva di libertà; soggetta a signorie temporarie del marchese -d'Incisa, del marchese Pelavicino, del marchese di Monferrato: ma le -fazioni interne erano almeno frenate, e non rimanevano da soffrire che -gl'insulti d'un solo, sempre da principio cauto nel celare, l'abuso del -potere non solo, ma persino la di lui ampiezza. Ne' tempi de' quali -trattiamo, mentre il marchese di Monferrato godeva la signoria di -Milano, si creò il _Tribunale di Provvisione_, ossia dodici sapienti -uomini che presiedevano alla provvisione del comune di Milano. Ciò -viene dall'erudito conte Giulini fissato all'anno 1279[600], e quel -tribunale e il podestà sono le due più antiche magistrature che -ancora ci rimangono. Il _podestà_ cominciò coll'anno 1188; e poco -manca a compiere il sesto secolo dalla sua istituzione, e i dodici di -provvisione contano l'antichità di cinque secoli già trascorsi. - -Il carattere di Ottone Visconti era assai meno moderato di quello -di Napo Torriano. Cercò ed ottenne l'arcivescovo che l'imperatore -Rodolfo facesse lega con lui, quantunque avesse fatto morire entro -di una gabbia il suo vicario creato dieci anni prima. Ma l'influenza -dell'Impero, dopo le seguite vicende, era assai debole nell'Italia, e -conveniva cogliere ogni opportunità per acquistare appoggio. In ciò -Napo ed Ottone palesarono ambizione uguale; ma Ottone Visconti con -maggiore impeto si volle mostrar prepotente. Egli bandì le famiglie -che gli erano sospette, e fece diroccare le case de' signori da -Soresina. Poscia, disgustatosi del figlio adottivo fece diroccare -parimente le case di Guido Castiglione. Indi, dopo una concordia -giurata, l'arcivescovo istesso a tradimento s'impadronì di Castel -Seprio, e distrusse quella rocca, celebre per la tradizione che in -quel luogo eminente avessero collocata la prima loro sede gli Insubri, -e celebre non meno per la fortezza del luogo medesimo; e fece porre -negli statuti:[601] _Castrum Seprium destruatur, et destructum perpetuo -teneatur, et nullus audeat vel presumat in ipso monte habitare_; e -questo statuto è stato obbedito finora. Il Calco, scrivendo di quei -tempi e di Ottone, c'insegna:[602] _Cum suspicionibus piena omnia -viderentur, nova etiam consilia vicatim agitari dubitabat, proindeque -armatas cohortes die noctuque circumire urbem, et ne conventus inter -cives fierent curare jussit_[603]. Cercava, coll'orribile argomento -delle torture, quell'arcivescovo di schiarire i molti sospetti. Era -insomma un cattivo principe, come lo sarà sempre un uomo pauroso -e potente. La città sentiva il peso d'un tal nuovo governo. Era -probabilmente vicina una strage, se l'arcivescovo Ottone opportunamente -non si piegava, abbandonando ogni cura civile a Matteo Visconti, suo -pronipote, capitano del popolo, e creato podestà l'anno 1288. Ottone -sopravvisse ancora sette anni oscuramente, pieno di paura della -morte, ed attorniato da' medici, i quali non lo abbandonavano mai; e -coll'assistenza di essi, all'età di ottantotto anni, morì, il giorno -8 agosto 1295, a Chiaravalle. Il tumulo di questo Ottone, il primo -de' Visconti che ebbe la signoria di Milano, sta nel coro del Duomo, -ove fu trasportato dalla vecchia chiesa di Santa Tecla. L'arca viene -sostenuta da due colonne; e vi si legge l'epitaffio dell'arcivescovo -Giovanni Visconti, postogli da poi, allorchè venne tumulato nella -stessa tomba di Ottone. La signoria di Ottone durò circa undici anni. -Egli nulla fece che meriti di essere dalla storia ricordato con lode. -Si può dire in sua discolpa ch'egli dominò fra le turbolenze. Ma la -mancanza di fede commessa col marchese di Monferrato, scacciandolo -dalla signoria di Milano, prima che i dieci anni finissero, è un tratto -d'aperta ingiustizia che non ha discolpa. Così non si doveva da lui -tradire un principe coll'assistenza del quale era stato liberato dalle -mani de' Torriani nemici. La fede mancata a Guido Castiglione, dopo -appena giurata concordia con lui, introducendo degli uomini travestiti -in Castel Seprio, e con tradimento invadendo quella rocca, nemmeno -può dar luogo a discolpa. I bandi, le torture, le case diroccate, la -pusillanime paura di morire, anche dopo d'esser vissuto ottant'anni, -mostrano un uomo che nulla aveva di grande, nulla di generoso, e che -forse nessun altro talento aveva per diventar principe, che la smania -di comandare. Durante la signoria d'Ottone si abbandonò l'usanza -di condurre il carroccio alla guerra; usanza che da due secoli e -mezzo era stata in vigore, e di cui ho parlato al capitolo quarto. -Nè questo cambiamento possiamo attribuirlo alle armi da fuoco, le -quali si cominciarono ad usare più di mezzo secolo dopo. Forse si -cambiò l'usanza del carroccio, perchè allora si introdusse quella di -stipendiare una classe di uomini particolarmente addetta alla milizia, -e conseguentemente disciplinata in modo, ch'ella non avrà avuto bisogno -di segnali tanto visibili per eseguire le evoluzioni: il che faceva di -bisogno per rendere uniformi e cospiranti ad un fine le mosse di una -moltitudine di cittadini, condotti a combattere senza una determinata -educazione a quel solo oggetto. Anche questo costume di assoldare -truppe, e inventare una classe di milizia, conduceva alla signoria -d'un solo: perchè allontanava da una parte il popolo dall'uso delle -armi e lo disponeva all'obbedienza, e dall'altra parte dava il comando -d'una forza preponderante nelle mani d'un uomo solo: forza composta di -elementi staccati in certa guisa dalla società civile, il ben essere -di cui in nessun modo influisce sul loro, e conseguentemente dipendenti -affatto dall'arbitrio del comandante. - -(1287) Matteo Visconti, col titolo di capitano del popolo, cominciò la -signoria di Milano. I nostri scrittori lo chiamano _Matteo Magno_. Io -mi limiterò a chiamarlo Matteo I, per distinguerlo da un altro dello -stesso nome che regnò poi. Il Fiamma ci attesta che, sino dal principio -del suo governo, Matteo I ebbe cura di conservare le pubbliche entrate, -e non se ne appropriò la menoma parte; che non sparse mai sangue -d'alcuno; che consegnava ai nobili le signorie dei borghi e delle -terre, cambiandole però ogni anno; ch'egli era molto compiacente verso -dei nobili; agile di corpo, e di tale robustezza, che colle sue mani -spaccava il ferro di un cavallo; ch'egli, in mezzo alla sua robustezza, -era morigerato; che aveva la sua corte ripiena di frati; che vestiva -colle sue mani i sacerdoti, esercitava giornalmente atti di religione, -e obbligava i suoi domestici ogni anno nella quaresima a confessarsi, -e i renitenti castigava:[604] _Cum autem praedictus Matheus Magnus -Vicecomes dominium Mediolani obtinuisset, in ipso primo regimine -nimis virtuose se habuit: fuit enim tantae castitatis et honestatis, -quod tota ejus curia ex religiosis viris conserta videbatur. Missas -devotissime audiebat, sacerdotes propriis manibus vestiebat. In omni -quadragesima suos domicellos et caeteram familiam confiteri faciebat; -aliter, ipsos grariter puniebat. Nobiles de Mediolano libenter -audiebat, quorum consilio non contradicebat. Bona communitatis -conservabat, sibi nihil retinebat. Nullius unquam sanguinem effudit. -Dominia burgorum et villorum inter nobiles dividebat: omni tamen anno -istorum dominia permutabat, unde omnes nobiles provocabat in amorem -sui. Fuit etiam fortissimus corpore et agilis: ferratam magni dextrerii -manibus lacerabat: et multa alia commendabilia faciebat_. Vedremo poi -che Matteo I, scomunicato, interdetto, morì senza ottenere nemmeno gli -onori d'un funerale. Non sarà forse discaro il leggere qual giuramento -facesse Matteo Visconti come capitano del popolo per cinque anni; -il Corio ce lo ha tramandato:[605] _Ad honorem Domini nostri Jesu -Christi, et gloriosae Virginis Mariae, suae matris, et beati Ambrosi -confessoris nostri, et beatorum Vincentii, Agnetis, Dionisii, et omnium -sanctorum, sanctae matris Ecclesiae, et summi pontificis, et domini -regis Romanorum, et ad conservationem Status venerabilis patris domini -Othonis, sanctae mediolanenses Ecclesiae archiepiscopi, et ad bonum, -tranquillum et pacificum statum populi et communis Mediolani, ac omnium -amicorum et ad mortem et destructionem marchionis Montisferrati, et -ejus omnium sequacium, vos, domine capitanee_, così a Matteo Visconti -diceva Francesco da Legnano, _vos, domine capitanee, jurabitis -regere populum Mediolani ab hodie in antea, ad annos quinque proxime -venturos, bona fide, sine fraude, et quod custodietis et salvabitis -ipsum populum... et statuta... et si deficerent, servabatis leges -romanas_[606]. I signori della Torre avevano il capitaniato del popolo, -perpetuo nelle loro persone; poi si fece un annuale capitano, indi -Matteo Visconti l'ebbe per cinque anni. Nel giorno di sant'Agnese, -Ottone Visconti vinse i Torriani a Desio; nel giorno di san Vincenzo, -Ottone s'era impadronito di Milano; nel giorno di san Dionigi, erano -ultimamente stati sconfitti i Torriani a Vaprio: ecco il motivo per cui -que' tre santi furono nominati. Per conoscere poi il cambiamento felice -de' nostri costumi, si veda se oserebbe ora più alcuno, assumendo una -solenne dignità, di promettere[607] _mortem et destructionem marchionis -Montisferrati, et ejus omnium sequacium_: giuramento crudele, iniquo -e sacrilego, nulla più potendo un sovrano cercar dal nemico, se non la -riparazione de' mali che gli ha fatto, e la sicurezza di non riceverne -di nuovi, non mai la morte e distruzione di esso e de' suoi; pensiero -atroce, che offende la religione e persino le stesse leggi di natura. -Merita osservazione altresì il vedere come si cercassero le leggi -romane per servire ai giudici in caso non contemplato dallo statuto; la -qual reviviscenza del gius romano presso di noi è la più antica memoria -sinora osservata in questo giuramento, fatto l'anno 1288. - -La signoria di Matteo Visconti non era ben sicura; egli era appena -capitano del popolo per cinque anni, e terminavano coll'anno 1292. I -Torriani, sebbene colla disfatta di Vaprio, seguita nel 1181, fossero -stati per allora ridotti all'impotenza di nuocere, non vennero ivi -estinti, e, col tempo, ricomparvero ancora potenti. (1290) Mosca -ed Errecco della Torre, l'anno 1290, invasero da più parti le -terre milanesi. Avevano degli alleati, e fra questi il marchese di -Monferrato, nominato nel giuramento solenne del nostro capitano del -popolo. L'infelice marchese fu preso dagli Alessandrini, e finì i -giorni suoi entro di una gabbia, come Napo della Torre. L'umanità geme -alla memoria di tai venture! Quasi tutte le città della Lombardia -avevano, verso la fine del secolo decimoterzo, due fazioni e due -famiglie prepotenti che si disputavano la signoria, come accadeva -in Milano fra i Torriani e i Visconti. Pavia, per esempio, aveva i -Beccaria e i Langosco; Novara, i Tornielli e i Cavalazzi; Vercelli, -gli Avvocati e i Tizzoni; Bergamo, i Colleoni e i Suardi; Lodi, i -Vignati e i Vistarini; Como, i Rusca e i Vitani; e così altre città -erano internamente lacerate da' partiti. Mentre in tale imbarazzo -si trovava Matteo I, due frati si posero a predicare pubblicamente -per Milano la Crociata per Terra Santa, e radunavano molta gente -pronta ad abbandonare la città per le indulgenze di quella impresa. -Matteo perdeva sè stesso e la signoria, se avesse concesso che si -allontanassero dalla patria le persone atte alle armi nel tempo -in cui aveva tanto bisogno d'essere difesa; e perciò impedì questa -emigrazione[608]: il che poi fu uno dei capi di accusa che vennero -fatti a Matteo. Cercava accortamente Matteo I di fiancheggiare la -sua nascente sovranità. Egli signoreggiava in Como, in Alessandria, -in Novara e nel Monferrato, in qualità di capitano temporario del -popolo di quei luoghi. Era stato eletto imperatore Adolfo conte di -Nassau, l'anno 1292; e Matteo cautamente spedigli persona che lo -impegnasse in favor suo, affine di ottenergli il titolo di vicario -imperiale. Non cercava Matteo la signoria della sola città sua patria; -più vaste erano le sue mire, e nulla meno desiderava che d'essere -signore della Lombardia tutta. (1294) Il nuovo cesare era poco sicuro -sul suo trono; nella Germania aveva un potente partito contrario, -al quale finalmente dovette piegarsi. I denari dell'Inghilterra non -furono inefficaci presso di lui; e non senza ragione crediamo noi -che i doni e le promesse di Matteo avranno indotto quell'augusto a -spedire a Milano, siccome fece nell'aprile dell'anno 1294, quattro -legati cesarei; i quali, introdotti nel pieno generale consiglio, -vi pubblicarono l'imperiale diploma, in cui Matteo Visconti veniva -dichiarato vicario imperiale in Milano e per tutta la Lombardia, -con mero e misto imperio, come lo aveva lo stesso re de' Romani. -L'accorto Matteo si alzò, si mostrò sorpreso, e protestò ch'egli non -accettava quella sublime dignità, salvochè il consiglio generale non -l'ordinasse. Il che fu immediatamente determinato da quel consiglio, -scelto da Matteo medesimo, mutabile ogni anno, e che si pretendeva -che si rappresentasse il volere de' cittadini, dai quali non aveva -ricevuta veruna commissione. Il consiglio supplicò Matteo ad accettare -la dignità. Nè meno accorto si dimostrò Matteo nel fare in modo che -in quel diploma medesimo l'imperatore assai onorevolmente confermasse -tutti i privilegi della nostra città, la qual graziosa conferma -dispose i cittadini a giurare volentieri fedeltà all'imperatore, -e indirettamente al suo vicario. Spedì Matteo i suoi legati per la -Lombardia, per essere riconosciuto rivestito del potere imperiale. Ma -non tutte le città fecero loro facile accoglienza. Le città di Lodi, -di Crema ed alcun'altra avevan anzi fatto lega co' signori della -Torre, per bilanciare la potenza del Visconti. Matteo prudentemente -pensò a farsi confermare dai Milanesi per altri cinque anni capitano -del popolo, per togliere ogni odiosità al nuovo titolo, e riconoscere -sempre temporaria e dipendente dal consiglio la signoria esercitata. -Tale era il carattere di Matteo; l'uomo che meglio di ogni altro seppe -adattarsi ai tempi e cavare profitto dalle circostanze. - -(1298) Il successore del deposto imperatore Adolfo, cioè Alberto -re de' Romani, innalzato l'anno 1298, confermò a Matteo Visconti il -diploma di vicario imperiale, che quattro anni prima aveva ottenuto. -Il titolo che si dava a Matteo era:_ Al magnifico ed egregio uomo -il signor Matteo de' Visconti_. Varie città, siccome dissi, eransi -collegate coi Torriani a danno del Visconti, la di cui rapida e la di -cui vasta ambizione facevano temere un padrone a molti piccoli Stati, -i quali, in mezzo alla discordia, al disordine, alla tirannia di più -padroni, avrebbero anzi dovuto desiderarne un solo, se la lusinga -d'una chimerica libertà non gli avesse sedotti. Le terre del milanese -erano devastate dalle scorrerie de' Torriani. (1299) Matteo Visconti -fece radunare in Milano il consiglio generale il giorno 9 di aprile -1299. Ivi espose lo stato delle cose, le alleanze dei Torriani, i -guasti cagionati dalle loro incursioni, le forze loro, le nostre, gli -appoggi su i quali potevamo noi far conto; indi propose il partito se -convenisse fare la guerra ovvero la pace. Detto ciò, volle abbandonare -l'adunanza, affine di lasciare un'intera libertà alle opinioni di -ciascuno. Con tale accorgimento Matteo si rendeva affezionata la -città; credendosi libero il volgo, pago dell'apparenza e dei nomi; -e credendosi considerati i pochi avveduti, per l'artificio medesimo -che adoperava colui che aveva il potere nelle mani. La determinazione -del consiglio fu di confermare per altri cinque anni Matteo Visconti -capitano del popolo, colla facoltà di fare la guerra o la pace a suo -piacimento. Il credito di Matteo era tale che i Veneziani e i Genovesi -lo scelsero per arbitro d'una loro contestazione, ch'egli terminò; e -quasi tutta la Lombardia si reggeva da lui. Alla moderazione e prudenza -aggiungeva Matteo la liberalità pubblica. (1300) L'anno 1300 egli -ammogliò Galeazzo, suo primogenito, con Beatrice d'Este, sorella di -Azzone VIII, signore di Modena e Reggio e marchese di Ferrara. Lo sposo -era più giovine della sposa. Galeazzo aveva ventitre anni, e Beatrice -trentadue. Fra le singolari pompe che diede Matteo all'occasione di -queste nozze illustri, per otto giorni vi fu corte bandita, cioè cibo e -bevanda per chiunque la volesse; e alla mensa nuziale sedettero mille -convitati, vestiti tutti in abito uniforme a spese della comunità -di Milano. Per conciliarsi la corte di Roma, Matteo lasciava che il -papa Bonifacio VIII regolasse e disponesse della chiesa milanese a -suo libero arbitrio, eleggendo i candidati per qualunque beneficio, -e dando ordine ai regolari senza saputa dell'arcivescovo; insomma -comandando senza limite quanto voleva nella gerarchia ecclesiastica. -Pareva in fatti consolidata la signoria di Matteo di modo che nessun -avvenimento potesse rovesciarla giammai, ma l'amore paterno deluse -la politica nel cuore di Matteo: il che non lo rammento per biasimo, -anzi per lode; giacchè è grande colui che talvolta è sedotto dalla -benevolenza. Un cuor gelato, che lascia l'ingegno arbitro de' propri -interessi in ogni occasione, non può avere mai l'eroismo; e gli uomini -tutti, e molto più i principi, si possono non credere benefici, sin -tanto che, mostrandosi tali, promovono i propri interessi; ma laddove, -beneficando, li pregiudicano, forza è conoscere l'animo loro sensibile -e generoso. Galeazzo, sposo, giovine, imprudente, era l'idolo di suo -padre; il quale fece passare in lui la carica di capitano del popolo. -I nemici, siccome dissi, devastavano colle loro scorrerie lo Stato. Il -nuovo capitano del popolo, senza sperienza militare, senza talenti, col -solo inquieto ardimento dell'età sua, prese a fare diverse spedizioni, -ora contro de' Novaresi, ed ora contro de' Pavesi, con nessun profitto, -e con notabile dispendio e incomodo dei Milanesi. Mosca, Errecco e -Martino della Torre erano acquartierati in Cremona, ed avevano in favor -suo Novara, Pavia, Vercelli, Lodi, Crema, ed il giovine marchese di -Monferrato. Tutta questa lega era combinata per ricondurre i signori -della Torre in Milano e deprimere la nascente potenza de' Visconti, -il governo de' quali era spiacevole per la condotta imprudente di -Galeazzo. La sorte rimase indecisa sino all'anno 1302, nel quale i -Visconti caddero alla condizione di semplici privati. Matteo non ebbe -altro partito da prendere se non quello di ritirarsi a Peschiera presso -il lago di Garda, indi a Nogarola nel Veronese, dove con pochi beni di -fortuna si pose a vivere una vita libera e campestre, lontana da ogni -cura pubblica. Galeazzo si rifugiò colla moglie presso il marchese suo -cognato, ed in Ferrara diventò padre di Azzone Visconti. Ho risparmiato -al lettore il racconto delle zuffe datesi con varia fortuna in questa -ed in altre occasioni, e lo risparmierò sempre, fuorchè non siavi -qualche circostanza che sembri meritevole di essere conservata nella -memoria degli uomini. Matteo non si mostrò mai buon soldato. Galeazzo -aveva impeto, ma non condotta. Dovettero per ciò soccombere a forze -assai preponderanti. - -(1302) Ritornati alla patria i signori della Torre l'anno 1302, dopo -venticinque anni d'esilio, mostrarono nei primi cinque anni d'essere -alieni da ogni vista ambiziosa, e di volere essere cittadini di una -patria libera; non ottennero dignità alcuna. La città si reggeva co' -soli magistrati, il podestà e il capitano del popolo. Si nominavano -ogni anno il consiglio degli ottocento; e sarebbe stata libera la -patria se i consiglieri avessero ricevuta la loro dignità all'elezione -del popolo. Nondimeno la rispettosa opinione verso i signori della -Torre non era svanita. Morì in Milano Mosca della Torre, e il di lui -funerale si celebrò con pompa sovrana, vestendo di porpora il cadavere, -e trasportandolo sotto un baldacchino alla chiesa di San Francesco. -(1307) Guido della Torre rimase il capo della sua casa, e a lui venne -offerta la carica di capitano del popolo per un anno, e l'accettò il -giorno 17 dicembre 1307. Fu tanto gradito il governo di Guido alla -città, che, al terminare dell'anno, per acclamazione pubblica, non -solo venne creato capitano perpetuo del popolo, ad esempio di quanto -si era fatto con Martino, con Filippo e con Napo dello stesso casato, -ma di più gli venne data la facoltà di fare nuovi statuti; il quale -attributo, costituendolo legislatore, gli dava la vera sovranità. -Guido si mostrò sorpreso da un impensatissimo avvenimento, quando vide -attorniata la sua casa dai popolari applausi; e accondiscese quasi a -stento a portarsi alla sala, ove il popolo lo volle accompagnare; ed -ivi dagli ottocento radunati consiglieri era aspettato per dare il -giuramento della dignità. Quasi crederei sincera la sorpresa, e sincera -la renitenza in Guido della Torre, il quale, dimenticando le gabbie -orrende che avevano rinchiusi Napo suo zio e il marchese di Monferrato -suo amico, non pensò mai a tessere insidie a Matteo Visconti, che, -privo di denaro e di forze, viveva tranquillamente alle sponde -dell'Adige. Guido non potè piegarsi mai alla dissumulazione, anche in -tempo in cui il solo partito che gli rimaneva era quello. - -Mentre Guido della Torre godeva d'una sovranità la più legittima -d'ogni altra, poichè spontaneamente offertagli dai voti pubblici, si -preparava nella Germania la di lui rovina coll'elezione di Enrico -di Lucemburgo, innalzato alla cesarea dignità. Guido in mezzo alla -prosperità, fece chiedere a Matteo Visconti come vivesse, e quando -sperasse di riveder Milano. I due quesiti vennero fatti in nome di -Guido a Matteo mentre passeggiava alle sponde dell'Adige; e la risposta -fu precisa; _come io viva lo vedi, passeggiando e adattandomi alla -fortuna; per ritornare alla patria aspetto che i peccati de' Torriani -sieno maggiori de' miei_[609]: tale fu il riscontro ch'egli fece -fare a Guido della Torre. Alcuni amici rimanevano ancora a Matteo, ma -dispersi, abbattuti e proscritti. Fra questi merita distinta menzione -Francesco da Garbagnate, milanese, esiliato per essere del partito di -Matteo; uomo di studio, di età fresca e di ottime maniere. Viveva egli -in Padova insegnando la giurisprudenza, e traendo da quest'esercizio il -suo vitto. Ma poichè intese l'elezione accaduta in Germania di Enrico -di Lucemburgo, annoiato egli della sua ristrettissima condizione, -e probabilmente a ciò spinto da Matteo, vendette i suoi libri; e, -col denaro che ne potè adunare, s'equipaggiò alla meglio, e passò in -Germania, cercando stipendio sotto il nuovo imperatore. Il Garbagnate -era un giovine colto, amabile, di felice aspetto, accorto, informato -dello stato d'Italia, e probabilmente parlava la lingua tedesca. Si -presentò al nuovo augusto in un momento felice, e fu bene accolto -ed ammesso fra gli stipendiati. Enrico già pensava all'Italia, e non -potevagli essere indifferente il Garbagnate; il quale anzi in breve -seppe così ben soddisfare la curiosità di Enrico, che acquistò la -sua grazia e benevolenza, per modo che lo informò minutamente del -carattere di ciascuno de' signori che possedevano le città lombarde, -degli appoggi, delle amicizie, degli odii di ciascuno, delle loro -forze, dello stato di ciascuna città: il che alla venuta che fece poi -Enrico nell'Italia, lo trovò esattamente vero. Il Garbagnate non mai -dimenticava ne' suoi discorsi con cesare il suo Matteo Visconti, di cui -la fedele divozione all'Impero, la bontà, la prudenza, la moderazione, -il disinteresse, la beneficenza e tutte le virtù venivano poste in -tal lume, da invogliare l'imperatore a conoscerlo, e preparare la -confidenza in lui, come il più conveniente di ogni altro per terminare -le intestine discordie, e far rivivere l'autorità dell'Impero sulle -città lombarde, tosto che ei fosse tratto da quell'oscurità in cui -capricciosa fortuna l'avea gettato. - -L'eletto imperatore si dispose a venire nell'Italia, ove disegnava di -ricevere la corona del regno italico prima, indi la imperiale. (1310) -Egli previamente spedì a Milano il vescovo di Costanza, il quale, -nell'aprile dell'anno 1310, si presentò al consiglio generale; ed -ivi ricercò, seguendo l'antica pratica usata nel viaggio dei cesari, -che la comunità facesse accomodare le strade e i ponti per dove -il nuovo augusto doveva passare; ed avvisò i conti, i baroni ed i -vassalli tutti che si portassero alle Alpi ad incontrare il sovrano. -Lo storico milanese Giovanni da Cermenate, che viveva in quei tempi, -espone l'arringa officiosa di quel vescovo; il quale, fra le altre -cose, disse che Enrico di Lucemburgo, incoronato già in Acquisgrana -col diadema d'argento, aveva destinato di ricevere in Milano la corona -di ferro:[610] _Quod, clarissimi cives, significat, quod sicuti per -ferrum et istrumenta ferrea caetera metalla domantur, sic per salubre -consilium, nec non praeclaram armorum virtutem italicorum, et praecipue -Mediolanensium, domare debet imperator caeteras nationes._ Il punto -era assai scabroso per Guido della Torre, il quale, come capitano -perpetuo, sedeva nel consiglio. L'opporsi alla domanda, era lo stesso -che il dichiararsi apertamente ribelle; la domanda era giusta, conforme -alla pratica, e fatta colla maggiore onorevolezza; nè si poteva -contrastarla, se non innalzando lo stendardo della fellonia; e Guido -non era sicuro d'essere secondato dalle altre città, ossia da molti -vacillanti principi che le reggevano. L'aderire alla richiesta era lo -stesso che porre nelle mani del nuovo eletto la città, la signoria -acquistata, e la propria persona. Promettere tutto, e mancare poi, -non lo permetteva il carattere di Guido. L'imbarazzo era grande per -darvi una risposta; e chi lo sciolse fu un di lui amico intimo, un -giureconsulto che sedeva nel consiglio, Bonifacio da Fara. Incominciò -questi un discorso ampolloso, magnificando primieramente la maestà del -romano Impero, il rispetto dovuto al trono augusto, la divozione che -sempre la città di Milano aveva dimostrato ai cesarei benefici; passò -quindi a trattare della venuta degli augusti nell'Italia, per ricevere -la corona d'oro in Roma, dopo essere incoronati col ferro in Milano, e -coll'argento prima nella Germania; viaggio di somma importanza e per -il sublime personaggio che lo fa, e per la sacra solennità che viene -a celebrarvi; poi discese a trattare della venerazione che meritava -il vescovo di Costanza, non meno per l'episcopale dignità, che per -l'importantissima legazione che eseguiva, rappresentando il più gran -monarca del mondo; e dopo una lunga amplificazione concluse essere -perciò quest'affare della maggior importanza, o si risguardi l'eccelso -principe che lo promoveva, o il venerabile ministro che lo annunziava, -o la maestà della cosa che veniva proposta; quindi, come i grandi -oggetti meritano rispetto e ponderazione somma per ogni riguardo, tempo -perciò vi voleva per maturamente esaminarlo, e preparare una confacente -determinazione. Con tale artificio l'astuto Bonifacio da Fara offrì il -disimpegno per guadagnar tempo e sciogliere il consiglio, come si fece; -e il vescovo ne uscì nulla più informato di prima sulle intenzioni del -signor Guido della Torre, capitano perpetuo del popolo di Milano. - -Guido della Torre si approfittò del tempo, e chiamò a Milano tutti i -signori che dominavano nelle città della Lombardia ad un congresso, -a fine di concertare il partito che conveniva di prendere intorno la -venuta del nuovo imperatore. Erano trascorsi già centoventiquattr'anni -dopo l'ultima coronazione, fatta in Milano nel 1186, di Enrico, figlio -di Federico I. Gli imperatori non erano stati dopo quell'epoca nominati -da noi, se non o per qualche diploma, ovvero per le guerre che avevamo -con essi. Radunatisi questi principi in Milano, Guido propose che -tutti seco lui si collegassero a far causa comune per la comune loro -salvezza, e, combinando tutte le forze loro in una armata, si portasse -questa ai difficili passi delle Alpi, e s'impedisse la insolita -venuta d'un imperatore nell'Italia; il che non facendosi, Guido -annunziava, non solamente ecclissato lo splendore delle loro famiglie, -ma schiantata dalle radici la loro dominazione sulle città. Guido -prevedeva esattamente la cosa, come la sperienza mostrò poi. Ma il -conte di Langosco, suo suocero, rammentando la devozione che i maggiori -suoi ebbero sempre all'Imperio, ricordandosi vassallo dell'imperatore, -sosteneva doversi anzi preparar tutto per accogliere quell'augusto -coll'onore e colla riverenza che era dovuta da uno Stato fedele al -suo legittimo sovrano. Replicava Guido, sinora non essere concorsa -nell'elezione di Enrico di Lucemburgo, che la sola Germania; non essere -il regno d'Italia per anco radunato, nè acclamazione o coronazione -alcuna seguíta, onde potesse qualificarsi sovrano legittimo; trattarsi -la questione appunto se convenga, coll'accettazione, crearlo tale; il -che egli dimostrava contrario ai comuni interessi delle loro famiglie, -e lo sosteneva con forza e con passione. Ma non gli riuscì di fare che -gli altri abbracciassero questa opinione. Fosse negli altri timidità, -fosse virtù, fosse ritrosa gelosia di non mostrarsi vinti dalle parole -di Guido, fosse che l'eloquenza passionata e di sentimento vigoroso, -che trascina le anime energiche, rende diffidenti ed ostinate le -anime piccole e fredde, qualunque ne fosse la cagione, Guido uscì -da quel congresso smanioso, esclamando d'aver trattati con ciechi, -sordi ed insensati, che rifiutavano l'unico partito che rimaneva -per la loro salvezza. Gli storici ce lo dipingono quasi fuori di sè, -che, smanioso, passando da una sala all'altra del suo palazzo, andava -ripetendo: «Che ho io che far mai con quest'Enrico di Lucemburgo? Che -c'entra egli mai a turbare il mio Stato? Che gli debbo io; che mai gli -dovettero quei di mia casa? Io mai no 'l vidi, nè mai ebbi relazione -alcuna con lui». Così egli diceva; e, rivolto ad alcuni domestici che, -sebbene sbigottiti, non lo perdevano di vista: «Dite, dite, rispondete -(esclamava), che cosa ho io che fare con Enrico, o tedesco o francese -ch'ei sia? Cosa gli debbo io? Qual ragione può egli aver mai per -togliermi il mio? Perchè non ci difendiamo noi dunque?» Cercarono -di calmarlo i signori del congresso, e fu concluso che, dovendo il -re entrare nell'Italia per la strada di Savoia, siccome aveva egli -disposto, nulla pregiudicava il lasciarlo avanzare sino al Piemonte; -che ivi poi alcuni di essi sarebbergli andati incontro, ed esaminando -più da vicino quali pretensioni avesse quel sovrano, o avrebbero -fatte le scuse per gli assenti, qualora mite e benevolo lo trovassero; -ovvero avrebbero avvisati gli amici lontani per l'opportuno concerto, -quando mai avessero ravvisato lui disposto a contrastare la loro -autorità. Guido fu costretto ad accontentarsi di questo complimento; -e il congresso fu sciolto con una determinazione che da una parte -doveva alienare l'animo del nuovo augusto da questi piccoli principi, -e dall'altra nessuna precauzione preparava per mettersi al coperto -dei danni che poteva loro cagionare. Guido non misurava l'indipendenza -sua colle sue forze. Proibì che nessuno in Milano nominasse Enrico da -Lucemburgo, o ragionasse della venuta d'un nuovo imperatore. I vassalli -si erano allestiti per andare incontro al nuovo cesare, e Guido proibì -loro l'uscire dalla città. - -Il re Enrico, verso la fine di ottobre dell'anno 1310, venne a -Susa, donde passò a Torino, indi ad Asti. Egli aveva seco la regina -Margherita sua moglie, principessa di una bellissima figura; conduceva -seco molti principi tedeschi e francesi, e lo accompagnavano mille -arcieri e mille uomini d'arme. I vassalli d'Italia, che gli andavano -giornalmente incontro coi loro militi, rendevano sempre più forte -il séguito di quell'imperatore. Alcuni del congresso di Milano si -presentarono al nuovo cesare. Enrico parlava di pace, di ordine, di -tranquillità civile, e di voler dare questi beni alle città d'Italia, -le quali da lungo tempo ne erano prive. Il re si mostrava imparziale, -non inclinato a fazione alcuna; e da quanto aveva già fatto in Torino -ed in Asti, si comprendeva qual fosse il piano da lui abbracciato -per procedere a questo fine; cioè togliendo ai privati ogni dominio, -restituendo il governo di ciascuna città al suo consiglio generale, -sotto il presidio di un vicario imperiale. Con questo saggio e benefico -progetto ogni gara veniva annientata; e l'Italia, sotto un moderato -governo, veniva a goder della pace; e la regia autorità si rianimava -soltanto quanto bastava ad escludere gli usurpatori, con utilità -reciproca del sovrano e del popolo. Allora compresero Langosco e -gli altri che più poco v'era da sperare per la loro dominazione; e -conobbero tardi che Guido aveva saputo prevedere. - -Francesco da Garbagnate, sempre caro e sempre vicino al nuovo -imperatore, era in Asti, venuto in séguito di lui; nè mai trascurava -l'occasione di encomiare le qualità e il merito di Matteo Visconti. -Allorchè vide il re invogliato di conoscerlo, e che dal re medesimo -ne intese la brama, cautamente operò in modo che Matteo, travestito -e colla compagnia d'un solo domestico, per strade inosservate, -prestamente da Nogarola si portò in Asti. Tanta era la fama di -quest'uomo e tanta la fiducia che avevano in lui i nemici dei -Torriani, che, risaputosi appena l'arrivo di questo illustre solitario, -un'immensa folla di persone andò al suo albergo, e lo accompagnò al -palazzo ove risiedeva il re Enrico, i cortigiani del quale conobbero -di quanta considerazione godesse l'uomo che cercava d'essere al re -presentato, il che subito gli venne concesso. Il Visconti, introdotto -alla presenza del nuovo cesare, levatosi il cappuccio, si gettò a' -suoi piedi, e raccomandò alla giustizia e clemenza sua la persona -propria e i suoi. Fu accolto con molta grazia dal re. Dicono i nostri -scrittori che nella stanza medesima vi fossero varii altri signori -delle città lombarde, e fra questi il conte Langosco; che Matteo, -poichè ebbe reso omaggio al re, si accostasse per abbracciare il -conte, dal quale villanamente gli fossero voltate le spalle; il che -desse luogo a Matteo di ammonirlo, essere tempo omai di por fine alle -inimicizie private, e di servire tutti d'accordo all'utilità pubblica -sotto di un così benigno, così giusto e così grazioso monarca. Se -questo fatto è accaduto, egli è certamente lontano dai nostri costumi, -che non permettono in faccia del sovrano di essere occupati da simili -personalità. Si dice di più, che ivi rabbiosamente taluno rinfacciasse -a Matteo Visconti d'essere il perturbatore della Lombardia; e che -Matteo sempre padrone de' suoi moti, pacificamente indicando il re, -null'altro rispondesse se non: Ecco il nostro re, che darà la pace -a ciascuno. Se ciò avvenne, la inurbana ostilità de' suoi nemici -dovette dare risalto alla cortese moderazione del saggio Matteo. Il re, -sorridendo, terminò il discorso col dire: La pace per metà è già fatta; -a me spetta il compierla. Così racconta il Corio. - -Guido della Torre frattanto se ne stava in Milano. Egli alloggiava -nel palazzo fabbricato quindici anni prima da Matteo Visconti, allora -vicario imperiale dell'imperatore Adolfo; il qual palazzo era situato -dove oggidì vi è la real corte arciducale[611]. Guido aveva al suo -stipendio mille soldati a cavallo. Il re gli aveva spedito ordine di -consegnargli liberi i due fratelli dell'arcivescovo, ch'egli teneva -prigionieri; e Guido non aveva dato riscontro alcuno. Sperava Guido -che i consigli da' Langoschi e di altri suoi aderenti avrebbero -dissuaso il re dal venire a Milano; e si fidava che in ogni evento, -Vercelli, Novara e Vigevano, ben presidiate città, avrebbero resistito -alla venuta di Cesare. Il Langosco, in fatti, e gli altri suoi -aderenti adoperarono ogni arte per fare che il re prescegliesse di -farsi incoronare a Pavia, e non venisse a Milano. Ma il Garbagnate -e il Visconti fecero comprendere ad Enrico che non v'era sicurezza -sin tanto che Milano era in potere di Guido della Torre; che anzi -era indispensabile che in Milano l'imperatore piantasse la sua sede; -poichè, padrone una volta della città, e ricevuta che avesse ivi -solennemente la corona del regno italico, alcuno più non avrebbe -osato di fargli opposizione. Il re deliberò appunto di così fare. Al -presentarsi del re colle sue forze prima a Vercelli, poscia a Novara, -nessuna opposizione ritrovò: venne anzi onoratamente accolto e venerato -come sovrano. Vigevano fu preso dalle truppe reali senza spargimento -di sangue, poichè un medico del paese cautamente ve lo introdusse. -Il re non permise che si oltraggiassero i vinti, e il solo uso ch'ei -fece dell'autorità, fu per sedar le fazioni. Informato Guido di tai -progressi, finalmente spedì a Novara anch'egli alcuni de' suoi, per -rendere omaggio in di lui nome al re, e presentargli i due fratelli -dell'arcivescovo. S'incamminò poscia il re de' Romani verso Milano, -dove aveva già spedito il suo maresciallo di corte con truppe, affine -di preparare gli alloggiamenti; e mentre era innoltrato nel cammino -da Novara a Milano, ricevette un avviso dal maresciallo, che Guido -della Torre non voleva sbrattare dal suo palazzo per lasciarlo al -re; e che non voleva licenziare i mille armati del suo stipendio. -Il re, scostatosi dalla via pubblica, chiamò a parlamento i suoi. -Nessuno ardì di consigliargli il partito ch'egli saggiamente prese. -Spedì rapidamente avanti di sè l'ordine che il maresciallo al momento -pubblicasse in Milano il comando, che ciascuno uscisse incontro del re -fuori della porta della città. La sorpresa, la fama già precorsa della -bontà di quel sovrano, l'amore delle cose insolite, naturale al popolo, -che sente i mali presenti e si lusinga d'un favorevole cambiamento; -la maestà d'un augusto, la noia de' Torriani, tutto in un momento si -riunì, e fece uscire i Milanesi affollati fuori della porla della città -ad incontrare l'imperatore. Guido della Torre, per non rimanere solo, -s'indusse egli pure ad uscire; e fu degli ultimi. A misura che il re -s'andava accostando alla città, cresceva il numero de' Milanesi che gli -rendevano omaggio. I signori cavalcavano, secondo l'uso di que' tempi, -col loro scudiere, che portava inalberata la loro insegna; e a misura -che compariva il re, le insegne si abbassavano per riverenza. Presso -le porte, al fine della città, comparve Guido della Torre, preceduto -dal podestà, che in quell'anno era Ricuperato Rivola, bergamasco. Il -podestà umilmente presentò al re il bastone del comando, ch'era il -distintivo della sua dignità; il re lo prese, indi graziosamente glielo -riconsegnò. Guido della Torre teneva immobilmente innalberato il suo -stendardo; e alcuni del séguito del re de' Romani, ragionevolmente -sdegnati di questo inopportuno orgoglio, si scagliarono sullo scudiero, -glielo strapparono dalle mani e lo gettarono nel fango. Sconcertata -così ogni pretensione di Guido, scese da cavallo, e umiliatosi al re, -baciogli il piede, siccome allora era il costume. Il saggio Enrico -allora lo accolse con bontà, e con paterno amichevole tuono gli disse: -Sia d'ora innanzi fedele e pacifico; questo è il solo buon partito che -ti resta da prendere. - -Resosi per tal modo padrone di Milano, Enrico di Lucemburgo andò ad -alloggiare nel palazzo, ove sta oggidì la real corte, il quale era -signorilmente fabbricato per l'uso di que' tempi. Questa entrata del -re in Milano accadde il giorno 23 dicembre 1310. La prima cosa che -ordinò Enrico fu: che fra le due famiglie Visconti e della Torre vi -fosse una perpetua pace; che le cose passate nemmeno più si potessero -nominare; che da quel punto ogni fazione s'intendesse proscritta ed -abolita per sempre; che i fuorusciti liberamente ritornassero tutti -nel seno della loro patria, e fossero repristinati nel godimento de' -loro beni. Ciascuno dovette giurare di osservare questa legge, in cui -venne imposta la pena contro i contravventori di mille libbre d'oro: -per fare il qual peso vi vogliono centomila zecchini, somma che, in -que' tempi singolarmente, doveva essere difficile il far pagare. Io -quasi dubiterei di errore, se la carta non dicesse chiaramente _mille -librarum auri puri poena_, e non lo avesse pubblicata il nostro esimio -Muratori[612]. Il re Enrico fece dappoi radunare il popolo sulla piazza -di Sant'Ambrogio. Ivi si collocò sopra di un eminente e magnifico -trono, a' piedi del quale fece sedere i signori Visconti e della Torre; -e in questa circostanza, d'ordine del re, un oratore prese a parlare -al popolo, dichiarando che il nuovo augusto non era venuto in Italia -per proteggere alcun partito, ma per fare indistintamente il bene, -e senza parzialità, a tutti; che egli voleva la pace e la concordia; -ed in prova indicò i signori che unitamente sedevano sui gradini del -trono. Questi benefici sentimenti, la vista inaspettata e tenera di -due famiglie irreconciliabili, rese tranquille dalla felice autorità -del monarca, fecero che il popolo scoppiasse in lagrime di gioia e in -applausi al virtuoso e benigno principe; e così l'eloquenza del cuore -della moltitudine coronò, nella più sensibile maniera e nella più -fausta, il principio della nuova sovranità, anche prima della sacra -cerimonia, che si celebrò poi in Sant'Ambrogio il giorno 6 gennaio -1311; dove l'arcivescovo di Milano, assistito da due arcivescovi e da -ventun'altri vescovi, solennemente incoronò colla corona ferrea del -regno d'Italia il nuovo augusto. I due arcivescovi assistenti furono -quei di Treveri e di Genova. I vescovi furono di Liegi, di Ginevra, -d'Asti, di Torino, di Vercelli, di Novara, di Bergamo, di Padova, di -Vicenza, di Treviso, di Verona, di Mantova, di Piacenza, di Parma, -di Reggio, di Modena, di Lucca, di Brescia, di Lodi, di Como e di -Trento. Questa solennità fu resa più augusta dall'assistenza del duca -d'Austria, del duca di Baviera, del conte di Lucemburgo, fratello -dell'imperatore, del conte di Fiandra, del conte di Savoia, del -Delfino, del marchese di Monferrato, e di gran numero d'altri baroni -e signori italiani e tedeschi. Il vescovo di Vercelli ebbe l'onore di -cingere la spada al re, al quale vennero con cerimonia consegnati il -pomo d'oro, lo scettro e la verga, prima che l'arcivescovo terminasse -il rito, imponendogli la corona. È degno di memoria un fatto, ed -è che non fu possibile, per quante ricerche se ne facessero, di -ritrovar conto dell'antica corona del tesoro di Monza, colla quale era -tradizione che fossero stati incoronati gli antichi re d'Italia. Forse -il far smarrire quell'antico cerchio è stata una minuta animosità di -Guido della Torre; ma vi si supplì ben tosto con poca difficoltà da un -fabbro, che formò d'acciaio una corona di ferro, a foggia di due rami -d'alloro intrecciati. In quel giorno solenne il nuovo re d'Italia creò -alcuni militi, siccome era l'uso di fare nelle grandi occasioni, e il -primo nominato fu Matteo Visconti. - -Sin qui la novità della venuta del re Enrico non aveva cagionato -se non giubilo e consolazione alla città. Ma terminata appena la -incoronazione, venne convocato il consiglio generale; dove, entrando -un ministro del re con un notaio, ricordò ai consiglieri radunati -l'antica usanza del regalo da farsi all'imperatore nuovamente coronato; -e, rivoltosi al notaio: Scrivete, disse, ciò che una città sì grande e -magnifica determinerà di offrire al nuovo cesare. Nessuno ardiva essere -il primo a favellare. Un cupo silenzio regnò per qualche tempo in -quella numerosa adunanza. Pure conveniva proferire; e il primo eccitato -a parlare, per liberare sè medesimo d'imbarazzo, altro non seppe -suggerire, se non d'incaricare uno dei più stimati fra' consiglieri, -a lui rimettendo il determinare la somma. Nominò poi Guglielmo della -Pusterla; e tutti i consiglieri, contenti di questo disimpegno, -replicarono il nome di Guglielmo della Pusterla: il quale, così -impensatamente còlto, avrebbe pur voluto potersi liberare da quella -briga, e uscire dall'alternativa o di mancare con suo danno ai riguardi -verso del nuovo augusto, ovvero d'esporsi, pure con suo danno, ai -venturi rimproveri dei cittadini. Non v'è cosa buona che qualche volta -non rechi incomodo, persino la buona riputazione. Costretto Guglielmo a -nominare una somma, proferì cinquantamila fiorini d'oro. Il consiglio -approvò questo donativo. Matteo Visconti non voleva tralasciare -occasione di farsi merito; quindi, dopo di avere anch'egli assentito -al donativo proposto: Quest'è, disse, per l'imperatore; ma lasceremo -noi di offrire qualche segno d'omaggio alla incomparabile imperatrice? -Presentiamo alla bellissima principessa dieci altri mila fiorini -d'oro. Così propose Matteo; e, sebbene tacessero i consiglieri tutti, -il notaio andava scrivendo anche questo secondo regalo; Guido della -Torre, impetuosissimo uomo e incapace di piegarsi ai tempi, non si -potè contenere; o fosse sdegno contro di Enrico, o fosse insofferenza -vedendo un antico rivale diventato l'arbitro del consiglio, qualificò -altamente Matteo per un cattivo cittadino, che con una comodissima -liberalità donava l'altrui; s'alzò borbottando e dicendo con ironia: E -perchè non piuttosto il numero compito di centomila fiorini? Il notaio -puntualmente scrisse centomila fiorini d'oro, e si dovettero pagare, -malgrado i maneggi fatti poscia inutilmente per diminuire tal somma. - -Mi sia permessa una breve digressione. Se la somma di centomila fiorini -d'oro era allora tanto grave a pagarsi, quantunque ripartita su tutta -la città, come adunque una somma di tal valore poteva minacciarsi a un -privato, il che poc'anzi si è veduto nella pace ordinata fra i Visconti -e i Torriani? La storia ci presenta frequenti occasioni di dubitare, -anche sopra de' più autentici documenti, perchè i costumi, co' secoli, -si sono cambiati; e se oggidì sarebbe ridicola una legge che imponesse -la pena d'un milione di scudi al delinquente, forse allora non lo sarà -stata, e la esagerata minaccia era forse lo stile del legislatore. -Forse anco l'antico spirito delle leggi longobarde, che fissava le pene -pecuniarie, non permetteva di imporre, se non indirettamente, le pene -personali, cioè fissando una somma impossibile, la quale, non pagata, -il delinquente cadeva in potere del legislatore. È noto come il fiorino -d'oro è la stessa moneta che oggi chiamiamo il gigliato, che, da -Fiorenza e dal fiore che aveva ed ha nell'impronto, si chiama fiorino; -che questa moneta di purissimo oro si cominciò a coniare in Firenze -l'anno 1252; e che ben presto acquistò tal credito, che molti altri -Stati lo imitarono. Anche Milano ebbe i suoi fiorini d'oro nei tre -secoli che vennero dopo quell'epoca: ed io credo che una di tali monete -che possedo, coll'immagine da una parte di sant'Ambrogio, e dall'altra -dei santi Gervaso e Protaso, e colla data _Mediolanum_, possa essere -coniata circa l'anno 1258, nel quale si fece uno statuto per migliorare -la moneta, ovvero circa al 1260; anno al quale il Muratori attribuisce -altre monete d'argento battute in Milano senza nome di principe, poichè -l'Impero era vacante[613]. - -Era sul punto il re Enrico d'incamminarsi verso di Roma, per ivi -ricevere la terza incoronazione come imperatore; ma ben prevedeva -quel prudente signore che sarebbe stata di corta durata la pace data -a Milano, s'egli si allontanava, conducendo seco le sue milizie. Gli -armati che lo accompagnavano non erano numerosi abbastanza per poterne -staccare porzione in custodia della Lombardia. Doveva aspettarsi che -l'odio e la rivalità delle fazioni sopite, scoppiassero al momento in -cui veniva levato il peso che le aveva fiaccate; e che o i Visconti -o i Torriani ben tosto venissero espatriati e resi raminghi co' loro -aderenti. Il saggio principe, con accorto consiglio, nominò cento -nobili milanesi, dai quali voleva essere onorevolmente accompagnato -nel suo viaggio di Roma; e in questo numero erano compresi i capi e i -più distinti dell'una e dell'altra fazione. Questa determinazione, che -infatti era decorosa per gli eletti, piacque sommamente alla città, -che ne traeva l'augurio della ventura quiete e dell'ordine. Gli eletti -per lo contrario, cercavano il pretesto onde poterne sventarne l'idea; -e quello che singolarmente rappresentavano, era la mancanza del denaro -per un decente corredo: mancanza in parte vera, poichè gli espulsi, nel -tempo dei partiti, avevano perduto i loro beni. Comandò adunque il re -che la comunità di Milano dovess'ella somministrare i mezzi convenienti -per i cento nobili nominati ad accompagnarlo. Pareva che per tal modo -fosse spianata ogni difficoltà; ma le sorde ed implacabili passioni -rovesciarono ogni cosa. Sembrava quasi che secretamente i due partiti -operassero di concerto per annientare ed eludere il potere benefico -del re, che altro non toglieva loro che la facoltà di nuocersi. I -centomila fiorini d'oro del regalo si riscuotevano con violenze, e in -modo cotanto odioso, che la città era piena di lamenti. Si disseminò -la vociferazione del nuovo aggravio da imporsi per equipaggiare i -cento nobili ed abilitarli al viaggio di Roma. Si cercava di far -nascere l'avversione contro del re e dei tedeschi, come invasori dello -Stato. In queste circostanze, e mentre cominciava già a spargersi la -tristezza, venne radunato il consiglio generale per ordine del re, -nel quale comparve Niccolò Bonsignore di Siena, come ministro del re, -proponendo al consiglio d'assumersi la spesa per il viaggio de' cento -nobili. Aveva Nicolò Bonsignore fatto circondare dalle armi del re la -sala del consiglio, quella cioè dove attualmente si trova l'archivio -pubblico. Fatta ch'ebbe quel signore la proposizione, un cupo silenzio -occupò tutta la sala, e non vi fu mai modo che un solo de' consiglieri -rispondesse alle molte istanze e interpellazioni di quel ministro. -Credette Nicolò di essere deriso; e dopo inutili tentativi, partì dal -consiglio lasciando gli ottocento radunati e custoditi dalle guardie, -sì che nessuno potesse uscirne. Portossi immediatamente dal re, al -quale esponendo l'ostinazione del consiglio, procurò di animarlo -contro de' Milanesi, gli significo come la città fosse inquieta; che -fuori di porta Ticinese, ne' prati ove scorre la Vecchiabbia, eransi -veduti Galeazzo Visconti e Francesco della Torre in secreto misterioso -colloquio, d'onde, non credendosi veduti, s'erano separati prendendosi -per la mano in atto di reciproca promessa; il che fra due case cotanto -nemiche non poteva indicare se non una congiura contro del nuovo regno; -eccitò l'animo reale a farsi perfino temere da un popolo che non poteva -guadagnare co' beneficii, e chiese se dovesse trasportare in carcere -i taciturni consiglieri, ovvero passarli tutti a fil di spada. Tale -fu il bel parere che quell'italiano diede ad Enrico. Ma il re aveva un -miglior naturale del suo ministro. L'ora è ben tarda, rispose il re; i -consiglieri non hanno pranzato; licenziate il consiglio, e lasciategli -andare alle case loro. Così rispose quell'augusto, il quale merita -d'aver sempre un luogo onorato nella memoria di tutti i buoni. Così -venne fatto. Questa nel saggio monarca era virtù, era umanità, nobile -sicurezza e moderazione; non era spensieratezza o mancanza di azione. -Egli cautamente sapeva diffidare; vegliava sopra tutti i movimenti -d'una città abituata ai cambiamenti; era di tutto informato; e con -varii pretesti giravano sovente le truppe imperiali per i quartieri -della città. - -La congiura fra i Visconti e i Torriani forse non era un sogno. -Galeazzo Visconti fors'anco vi ebbe parte; almeno il popolo credette -già preso il concerto di scacciare il re ed i suoi. Taluno dubita -che Matteo istesso vi avesse parte; io non lo credo. Egli è certo -che Matteo comparve innocente e fedele presso dell'imperatore. Chi -crede gli uomini troppo buoni s'inganna; e s'inganna non meno chi -li crede troppo maligni. Matteo Visconti non si è mostrato mai uomo -di cattivo carattere; e bisognava supporlo d'un pessimo animo se, -appena ottenuto il beneficio di ricuperare la patria e i beni, appena -onorato del cingolo della milizia, avesse tramata un'insidia contro -dell'augusto benefattore. Il fatto è questo. Già era cominciato il -tumulto nella città, e molti erano usciti dalle loro case armati. -Correva voce che i Visconti e i Torriani riuniti volessero scacciare -i forestieri, a cagione dei quali s'erano imposte le ultime gravezze. -Il luogo per radunarsi si vociferava alle case de' Torriani, le quali -erano al Giardino, al Teatro Nuovo, ne' contorni di San Giovanni alle -Case Rotte; denominazione data dappoi, quando, diroccate le case de' -Torriani, così rimasero per alcuni anni. La città era in allarme: ma -le truppe tedesche eranvi in buon numero, e giravano per le strade, in -modo da non essere sorprese o poste facilmente in fuga. Si pretende -da alcuni che il complotto fosse concertato fra l'inquieto Galeazzo, -figlio di Matteo, e Francesco, figlio di Guido; il quale Guido della -Torre trovavasi ammalato. Dai movimenti dei Tedeschi potè Galeazzo -accorgersi che più non era possibile il sorprenderli, e che la mina era -sventata. Il partito più scaltro era quello di ripiegare a tempo, di -non arrischiarsi; comparire fedele, e lasciare che tutta la colpa e la -macchia piombassero sopra dei Torriani. Se la cosa sia stata fatta a -disegno e con malizia non lo sappiamo. Egli è vero che Matteo Visconti -nascose entro di un ripostiglio di sua casa Lodrisio Visconti, che era -già armato per uscire; e fatto ciò, Matteo, in abito da casa, si pose -a sedere sotto il portico del suo cortile, e fece venire intorno di -sè alcuni domestici, co' quali si mise tranquillamente a ragionare, -come se nulla accadesse nella città, o non fosse a di lui notizia che -dovesse accadere. Il re aveva spedita una banda de' suoi per arrestare -Matteo, qualora lo cogliessero in armi. Entrarono improvvisamente -gl'imperiali e furono sorpresi di trovare il silenzio e la pace in -quel ricetto in cui erano disposti a combatter i nemici. Matteo, -spogliato, e attonito a quella novità, mostrò tutte le apparenze d'un -buon uomo che vive nella tranquillità la più profonda: fece offrire -cibo e bevanda con ogni ospitalità a que' stipendiati, i quali non -ricusarono il dono, indi, preso il galoppo, si inviarono alle case dei -Torriani, intorno alle quali tutto era in armi. Pagano della Torre, -vescovo di Padova, si pose gli abiti episcopali indosso, la mitra, il -baston pastorale, e si collocò sulla porta di sua casa per ricevere i -Tedeschi; come i Romani al tempo di Camillo ricevettero i Galli. La -persona del vescovo non fu offesa da alcuno, ma non potè per questo -impedire l'ingresso. I signori della Torre, vedendosi sorpresi e -male assistiti da una moltitudine disordinata, raccomandarono la loro -vita a generosi cavalli, ai quali tagliarono gli usati ornamenti per -renderli più veloci alla fuga; e così Francesco e Simone, figli di -Guido, giunsero a ricoverarsi in Montorfano. Guido infermo, si alzò -da letto, e, sorpassando il muro del giardino; si appiattò entro un -monastero di monache; d'onde poi ebbe asilo presso un antico suo amico, -e potè nascondersi e passare a salvamento. Frattanto gl'imperiali -con poco stento uccisero e sbandarono quegli ammutinati. Le case de' -Torriani, bagnate di sangue e ingombrate di cadaveri, vennero esposte -al saccheggio dalla licenza militare. - -Mentre questa tragedia si eseguì in Milano, Matteo Visconti, e Galeazzo -di lui figlio, rappresentavano due scene in luoghi distinti. Matteo -aveva comandato a Galeazzo di starsene in casa sino al di lui ritorno. -Ma Galeazzo appena fu il padre uscito, si armò, si pose a cavallo -e si mostrò per le strade. Matteo Visconti, poichè vide sgombrati -gl'imperiali della sua casa, si portò disarmato dal vescovo di Trento, -cancelliere imperiale, e lo pregò di volerlo presentare al re; mentre -non osava di presentarglisi solo nel momento in cui poteva ogni -cittadino essere sospetto. Il vescovo fu compiacente; e la spontanea -presenza del Visconti, i suoi ragionamenti, la relazione dello stato -in cui venne sorpreso nella sua casa, persuasero il re che Matteo -fosse innocente: e tutta la trama ricadde soltanto sopra i Torriani. -Probabilmente o non vi fu intrigo dalla parte di Matteo, ovvero fu -concertato dal solo Galeazzo senza saputa del padre. Nel momento poi in -cui scoppiò il tumulto, facilmente Matteo avrà conosciuto come fosse -stata ordita la trama. Mi piace, se posso, senza mancare alla verità, -di togliere quest'ingrata e bassa accusa alla memoria di un uomo la -di cui vita non presenta azioni nere; e mi piace pure di non lasciare -al buon re Enrico un inganno, per mercede della bontà del suo animo. -Matteo da Enrico non aveva ricevuto se non beneficii. Per lui aveva -riacquistati i beni e la patria. Per lui il sommo potere non era più -fra le mani di Guido, suo nemico, da cui doveva temere nuovi danni -se cessava il potere d'Enrico. Quindi a me sembra poco verosimile -la congiura di cui alcuni nostri autori lo voglion complice, e della -quale minutamente descrivono persino i familiari colloqui di Guido con -Matteo. Forse i Torriani con tai dicerie cercarono poi d'offendere la -fama di Matteo, la sola che avevan forze bastanti per invadere; egli -scrittori ne furono sedotti facilmente; perchè riesce più frizzante -la storia, quanto più malignamente dipinge gli uomini; e lo storico -signoreggia più, indicando ingegnosamente le cagioni, ancor false, -anzi che raccontando i fatti soli, ove siano incerte le cagioni, che -li produssero. Io mi crederò onorato ancora più rendendo un omaggio -costante alla verità. Si può credere innocente anche Galeazzo, di lui -figlio, il quale uscì armato; e, inalberando l'insegna della vipera, -aveva radunato un buon numero di cavalieri, che marciavano dietro -di lui pronti a combattere. Questo drappello marciava dal Bocchetto -al Corduce, quando improvvisamente se gli fece incontro un grosso -squadrone di imperiali, in numero da non cimentarvisi. Gl'imperiali -avevano già le lance in resta, ma Galeazzo, alzata la visiera, si -diè a conoscere venuto per unirsi a combattere contro i sediziosi e -in servizio del re. I tedeschi erano comandati da un vescovo[614]. -Con essi si accompagnò Galeazzo, e fece in modo che s'introdusse -nella città un corpo di austriaci acquartierati a San Simpliciano, -che allora esisteva fuori della mura. Accadde in tale occasione -che il duca Leopoldo d'Austria, passando in mezzo a questi popolari -tumulti, nelle vicinanze della chiesa di San Marcellino corse pericolo -d'essere traforato da una lancia, se un suo fedele non avesse spronato -il cavallo, e, postosi di mezzo, salvata la vita a questo giovine -principe, glorioso ascendente dell'augusta casa d'Austria. La lancia -fortunatamente passò fra le vesti del generoso suddito, senza nocumento -di Leopoldo. - -I Torriani in quel giorno perdettero per sempre la patria, da cui -vennero proscritti; e sempre dappoi riuscirono vani gli sforzi che -posero in opera per ritornarvi. Così terminò la dominazione de' -Torriani, la quale interrottamente durò anni trentatre, cominciando da -Martino, che, nel 1247, intraprese a reggere il popolo, e lo resse per -anni sedici, poscia Filippo, per anni due, indi Napoleone ossia Napo, -per anni dodici, poi (dopo l'intervallo di Ottone Visconti e di Matteo) -Guido della Torre lo resse per anni tre sino al 1311, il che forma il -periodo di trentatre anni. Non ho interrotto il racconto di questa -interessante serie di avvenimenti colle frequenti citazioni, perchè -l'epoca è assai nota, quantunque gli autori raccontino variamente le -circostanze. Chi bramasse di esaminare il fatto dalla sorgente, vegga -il tomo XII della Raccolta _Rerum Italicarum_; Bonincontro Morigia, -Cronaca di Monza[615]; Giovanni Villani, Storia, lib. IX; Cronaca -d'Asti[616]; Giovanni da Cermenate, Istoria[617]; il Corio, all'anno -1311; e più d'ogni altro, la diligente e laboriosa opera del nostro -conte Giulini, al tomo VIII. - - - FINE DEL TOMO PRIMO. - - - - -INDICE DI QUESTO TOMO - - - _Notizie di Pietro Verri_ Pag. 1 - _Prefazione_ » 31 - - CAPITOLO PRIMO. - - _Antichità di Milano sino alla devastazione di Attila, - seguita nell'anno 452_ » 37 - - CAPITOLO II. - - _Della rovina di Milano sotto i Barbari nel quinto e sesto - secolo; e dello stato della città ne' secoli successivi, - sino al di lei risorgimento_ » 64 - - CAPITOLO III. - - _Principii del risorgimento di Milano nel secolo decimo_ » 89 - - CAPITOLO IV. - - _Continuazione del risorgimento di Milano, che torna ad - essere la più importante città della Lombardia nel - secolo » 115 - - CAPITOLO V. - - _Dissensioni civili pel cambiamento della disciplina - ecclesiastica dopo la metà del secolo XI_ » 145 - - CAPITOLO VI. - - _Della nascente repubblica di Milano sino all'imperatore - Federico I_ » 184 - - CAPITOLO VII. - - _Della rovina di Milano sotto l'imperatore Federico I_ » 213 - - CAPITOLO VIII. - - _Umiliazione dell'imperatore Federico, e stabilimento d'un - sistema politico_ » 253 - - CAPITOLO IX. - - _Stato della repubblica di Milano, e sua costituzione - incerta dalla morte di Federico I sino alla metà del - secolo XIII_ » 283 - - CAPITOLO X. - - _Della signoria de' Torriani; e principii della grandezza - della casa Visconti, sino al cominciamento del - secolo XIV_ » 316 - - - - -NOTE: - - -[1] Cremona, nella stamp. Manini, un vol. in 8., di pag. 330. - -[2] Discorso recitato nell'apertura della Società Patriottica di Milano -nel dicembre del 1778. — Ved. _Atti della Società._ t. I, p. 30. - -[3] Veggansi nella Raccolta degli Economisti Italiani le _Notizie di -Cesare Beccaria:_ Parte moderna, tom. XI, p. 3 e 4. - -[4] I nomi dei benemeriti cooperatori al detto Giornale, colla -indicazione delle lettere iniziali con cui segnarono i loro articoli, -sono i seguenti: _A._ Alessandro Verri — _B._ Baillon — _C._ Cesare -Beccaria — _F._ Sebastiano Franci — _G._ Giuseppe Visconti — _G. C._ -Giuseppe Colpani — _L._ Alfonso Longhi — _NN._ Luigi Lambertenghi — -_P._ Pietro Verri — _S._ Pietro Secchi — _X._ Paolo Frisi. - -Questo catalogo è stato stampato la prima volta da Lalande, nella -Relazione del Viaggio ch'egli fece in Italia due anni dopo la -cessazione di quel giornale. Veggasi _Voyage d'un Français en Italie_, -edizione di Parigi, 1709, tom. I, pagina 374. - -[5] «La Ferma generale ha avuto principio nel 1750 per opera del -generale Pallavicini, ministro plenipotenziario, il quale abolì i -separati appalti delle Regalie del sale, tabacco, polvere ec., e, -riunendole in un sol corpo, le affidò ad una compagnia di Bergamaschi, -che avevano poco o nulla al mondo, ma che affrontarono arditamente -la fortuna. Essi pagavano alla Camera cinque milioni all'anno, e -ne ritraevano di netto prodotto sei milioni e mezzo, onde centomila -annui zecchini ne avevano di profitto dal solo negozio. Dico dal solo -negozio, perchè indirettamente poi essi avevano poste tali angarie -alla filanda delle sete, che buona parte della raccolta de' bozzoli -del paese cadeva nelle loro filande, che erano sparse nello Stato, e -comparivano col nome di supposti proprietarii. Oltre di che essi ne -ritraevano molti altri proventi incalcolabili; e così si fecero grandi -e doviziosi». — Verri in una _Memoria_ inedita. - -[6] Data da Vienna il 10 aprile 1764. — Sì questa che le altre lettere -e documenti ufficiali, di cui si è fatto uso nelle presenti Notizie, -esistono nell'Archivio nazionale di questa città. - -[7] Diploma del 17 dicembre 1765. - -[8] De' 29 novembre 1770. - -[9] Piano per la regia amministrazione delle Finanze, da cominciarsi -l'anno 1771. - -[10] Veggasi il progetto della tariffa sopra accennato. - -[11] Verri, nel citato piano per la regia amministrazione delle Finanze. - -[12] Milano, presso Giuseppe Marelli, della Prefazione, pag. 10. - -[13] Economisti Italiani, parte moderna, cc., tom. XIII, pag. 8. - -[14] Prefazione ai _Discorsi_, dell'edizione di Milano, presso Marelli, -1781, pag. 8. - -[15] Non dispiacerà di vedere qui riferiti alcuni frammenti di questo -diploma, anche per un saggio dello stile che allora si usava dalla -Cancelleria Imperiale. Ivi si legge: _Ex quo te propius cognoscere -nobis licuit, non potuimus non propensa, quantum optimo cuique, -favere tibi voluntate. Quæ enim duo hominen ad publica negotia -tractanda maxime idoneum constituunt, ferax et acre ingenium, ac -fervens ad agendum animus, non solum in te natura conjunxit, sed ea tu -quoque copioso scientiarum ac eruditionis apparatu, atque indefessa -esercitatione ad actionem reddidisti expeditissima...... Propterea, -ut primum tu in patria tua ad rerum publicarum procurationem nobis -jubentibus accessisti, luculenter illico apparuit ministrum te fore -amplissimum, cujus opera in restauranda, quod tum admodum agitabamus, -et novis institutis ordinanda provinciae aeconomia uteremur... Neque tu -in his expectationi nostrae minus fecisti satis vigilantia, consiglio, -integritate; imo, quod precipuum est, exploratis industriae privatae -arcanis, quibus vectigalium conductores uti solent, et comparata -tibi necessaria ad illorum exactiones dirigendas experientia, viam -quodammodo stravisti, quo facilius tua intercedente opera effectui -dari posset, quo propositum habebamus consilium, universam videlicet -Mediolanensi provinciae reddituum administrationem ad nostros, cum -primum fieri posset, magistratus revocandi. Id quod citius, ac sperare -pronum erat... perfectum est._ - -[16] Lettera del principe Kaunitz al ministro plenipotenziario conte -di Firmian, dei 21 luglio 1776. — La Società Patriotica era stata -istituita sulle basi più liberali. La gran mente dell'immortale -ministro di Stato di Maria Teresa era persuasa che un troppo immediato -intervento dell'autorità sovrana assidera sovente il vigore de' corpi -accademici, per una soverchia soggezione. Perciò ebbe cura che nel -piano d'istituzione vi fosse per modo mascherata l'influenza del -governo, che vi riuscisse impercettibile. La sua scrupolosa attenzione -su quest'oggetto apparrà maggiormente dal seguente paragrafo di una -sua lettera degli 11 settembre 1777: «Osservo, dice egli, che il -Griselini, nella sua relazione sul libro del Cattaneo, si qualifica -come segretario della _regia_ Società Patriotica. Avendo S. M. voluto -fare un dono alla nazione di ciò che riguarda la dote per questo -stabilimento, ha anche con eguale generosità abdicata da sè qualunque -superiorità o vestigio di essa; onde converrà avvertire i conservatori -che in ogni occasione, anche dai subalterni, facciano solo annunziare -la Società senza qualificarla come _regia_». Grandi furono i servigi -prestati dalla Società Patriotica nei diciotto anni di sua esistenza. -Ma tra le infinite e per sempre deplorabili sciagure, cui soggiacque -l'Italia dopo il 1796, non è tra l'ultime la cessazione di tutte le -società economiche che in essa fiorivano. Questo danno sarebbe pur -facilmente riparabile; e già da circa tre anni la Società de Georgofili -di Firenze e quella d'Agricoltura di Torino hanno riprese le loro -funzioni: e quando vi penseremo noi? - -[17] Nel _Postscriptum_ alla lettera dei 30 marzo 1778 al ministro -plenipotenziario. - -[18] Ne esiste pure un cenno in uno di que' celebri almanacchi (_Il -mal di milza_) che per una filosofica celia aveva in quell'anno appunto -pubblicati. Egli, sotto forma di un indovinello, vi fa così parlar la -tortura: «Io sono una regina, ed abito fra gli sgherri; purgo chi è -macchiato, e macchio chi non è macchiato; son creduta necessaria per -conoscere la verità, e non si crede a quello che si dice per opera mia. -I robusti trovano in me salute, e i deboli trovano in me la rovina. -Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' -tempi delle tenebre; il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle -opinioni di alcuni privati». Si potea forse esprimersi con maggior -precisione in così brevi termini? - -[19] Il principe Kaunitz, che non si lasciava sfuggire alcuna -occasione per insinuare delle idee utili, nell'annunziare al ministro -plenipotenziario la ricevuta di alcuni esemplari di quest'opera, si -esprime come segue: «Io non dubito che l'opera avrà tutto quel merito -che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito -filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori -di simili storie, per lo più privi di sana critica. L'edizione è assai -elegante, e mi fa sperare che l'arte tipografica possa successivamente -ritornare in Milano a quel grado di credito in cui era nella prima metà -di questo secolo, e da cui è decaduta». _P. S. alla lettura 4 settembre -1783._ - -[20] Un cenno di queste stesse riflessioni si è già da me fatto -nelle _Notizie di Cesare Beccaria_. Se in questo oggetto si imitasse -il generoso esempio del signor Wilberforce, che si è assunto di -rinnovare ogni anno instancabilmente nel parlamento d'Inghilterra la -sua proposizione per la libertà dei Negri, chi sa che una volta, o per -persuasione o per tedio, si riuscisse nell'intento! - -[21] Veggasi la nota in fine del cap. XXIII, pag. 208 del tom. II. - -[22] Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, -arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; -che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo -pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e -sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, -e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime -gracili e scuote deliziosamente le energiche». - -[23] Dopo l'epoca in cui furono scritte queste Notizie, morirono tanto -Carlo che Alessandro. - -[24] Parte II, pag. 148, edizione prima di Milano, 1796. - -[25] _Meditazioni sull'economia politica_, § XXIV in fine. — Si noti -che la prima edizione di quest'opera è del 1771. - -[26] _Memoria della vita e degli studii di Paolo Frisi_, pagina 17. - -[27] I Galli... sbaragliati i Toschi non lungi dal Ticino, avendo udito -che il paese in cui si erano fermati si chiamava degli Insubri, nome -pure di borgata degli Edui, cogliendo l'augurio del luogo, fabbricarono -una città, e la chiamarono Mediolano. - -[28] Livio, lib. V, cap. XIX. - -[29] Sul passaggio de' Galli in Italia questo ci venne riportato. - -[30] Quella nazione dicesi aver passate le Alpi. - -[31] _Ant. It. Med. Æv._, diss. XXI. - -[32] Tanti cadaveri di città semi-distrutte. - -[33] _Rer. Italic. Script._, tom II, pag. 691. - -[34] Il suolo della città modonese, occupato enormemente dall'eccessivo -straripamento dell'acque, dai ruscelli che scorrono all'intorno e dagli -stagni che straboccano dalle paludi, si vede ancora essere deserto per -la fuga degli abitanti. Laonde anche oggidì si mostra una congerie di -pietre d'ogni maniera, e veggonsi sassi di grande volume, attissimi un -tempo alla costruzione di eccelsi edifizi, ora, come dicemmo, sommersi -dalla frequente inondazione delle acque. - -[35] Vitr., lib. 1, cap. 4. — Strab., lib. 5. - -[36] - - Alle mura dai Galli edificate, - Che pelle ostentan di lanuta troia. - -[37] - - Che da lanuta troia il nome tragge. - -[38] Una città grandissima delle Gallie e popolatissima, nominano -Milano. Questa i Galli Cisalpini tengono per loro capitale. - -[39] Plutarc., Vit. Marcelli. - -[40] Recaronsi a Milano, città principale degl'Insubri; _Cornelio_, -impadronito essendosi della città, che oltremodo piena era di frumento -e di ogni genere di vettovaglie, insiegue i Galli. - -[41] _Polip. Histor._, lib. 2. - -[42] Questo monastero più non esiste. - -[43] Lib. 3, cap. 2. - -[44] Quale e quanto grande fosse la gioia conceputa per l'una e per -l'altra vittoria, può da questo raccogliersi, che e _Domizio Enobarbo_ -e _Fabio Massimo_ nei luoghi stessi nei quali pugnato avevano, eressero -torri di pietra, sopra vi piantarono trofei ornati delle armi nemiche. - -[45] Cronica di _Vincenzo Canonico_ di Praga. - -[46] Monumenti storici della Boemia, non mai in addietro pubblicati. -Praga. - -[47] Torre fortissima e grandissima, di solidissima costruzione -marmorea, che nominavasi Arco romano. - -[48] Tom. I, pag. 18. - -[49] Isaaci Casauboni Animad. in Svet., lib. I, pag. 52, num. 17, -ed. Paris, 1610; et Plutarc. in Vit. Caesar: _invitatus Mediolani ad -coenam, hospite Valerio Leone, qui asparagum apposuerat, atque olei -loco infuderat unguentum, ipse simpliciter comedit, et indignantes -increpavit amicos. Satis enim, inquid, abstinere iis a quibus -abhorrebatis: nunc eam rusticitatem qui deprehendit, ipse est -rusticus._ - -(In Milano, ospite essendo di Valerio Leone, e avendogli costui messi -innanzi a cena degli asparagi, sopra i quali sparso eravi unguento -in vece di olio, egli ne mangiò senza farne caso veruno, e sgridò gli -amici suoi che se ne mostravano disgustati: «Imperocchè bastava, disse, -che ve ne foste astenuti, se non vi piacevano; ma ben rustico è chi -biasima una tale rusticità»). - -[50] _Statua ejus aenea fuit Mediolani_ (scilicet statua Bruti) _in -Gallia Cisalpina posita. Hanc, quae imaginem ejus bene repraesentabat, -et erat artificiose facta, ut post vidit, Caesar praeteriit: mox -subsistens, compluribus audientibus vocavit magistratus, civitatem -eorum ferens sibi compertum esse foedus pacis rupisse, quod hostem suum -apud se haberet. Ac primum sane negaverant, et quemnam significaret -ambigentes, intuebantur se mutuo. Ut vero conversus Caesar ad statuam, -contracta fronte, nonne, inquit, hic stat hostis noster? multo illi -magis perculsi obmutuere. At Caesar arridens laudavit Gallos, quod -amicis essent etiam in adversis rebus stabiles, praecepitque ne statua -loco moveretur._ Plutarc. in Vit. Bruti, in fine. - -(Eravi una di lui statua (di Bruto) di bronzo, eretta in Milano, -città della Gallia Cisalpina; e in progresso di tempo veduta avendo -Cesare una tale statua, che ben somigliava a quel personaggio, e -leggiadramente lavorata era, passò oltre, indi fermatosi, mandò -chiamando i magistrati, e lor disse, alla presenza di molti che -udironlo, ch'egli trovato aveva essersi rotte dalla città loro le -convenzioni di pace, tenendo essa dentro di sè un suo nemico. Da -principio adunque, com'era ben convenevole, negaron essi la cosa; e non -sapendo di cui egl'intendesse, si guardavan l'un l'altro. Rivoltatosi -però Cesare verso la statua e facendo ceffo: «E che! disse, non è qui -posto costui che è mio nemico?» E coloro, vie maggiormente sbigottiti, -si tacquero. Ma egli, allor sorridendo lodolli, siccome quelli che -tuttavia costanti e fedeli erano ai loro amici, quantunque caduti in -avverse fortune; e comandò che lasciata fosse la statua in quel luogo -medesimo). - -[51] I superbi edifici di Roma ed altre città, ed in particolare -Cartagine, Milano e Nicomedia, adorne di nuove ed eleganti mura. - -[52] Così crede che si chiamasse quella di Sant'Eufemia il signor conte -Giulini. - -[53] - - «Milano ancor di maraviglia degno - Tutto presenta: Universal dovizia; - Ben ornate le case, innumerevoli; - Pronti e facondi son gli umani ingegni, - Antichi e venerabili i costumi; - Con doppio ordin di muro anco ingrandito - Vedi il recinto, e popolar diletto - Formano il circo, e co' suoi gradi in giro - D'ampio teatro la racchiusa mole; - Sorgono templi e palatine rôcche, - E opulenta officina di monete, - E delle terme la region, cui fama - Crebbe ed onore per l'Erculeo nome, - E di scolpiti marmi intorno adorni - I peristili tutti, e in vasto cerchio - Quasi un campo a formar stese le mura; - Tutto è sublime, ed emular le forme - Delle grand'opre sembra, e non temere, - Vicina ancora, il paragon di Roma». - -[54] Maravigliose tutte. - -[55] Della fusione dei metalli. - -[56] Affinchè dessimo ai cristiani ed a tutti libero potere di seguire -quella religione che ciascuno volesse. - -[57] _Lactantius, de Moribus persecutorum_, cap. 48. - -[58] _Muratori, Anecdota_, t. I, pag. 223. _Impress. Mediol._, 1697. - -[59] _Bingam., Orig. Eccles._, lib. IX, cap. I, § 5 e 6. — _Dupin, de -Antiq. Eccles. disciplin._, diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno -di Napoli, lib. II, cap. VIII. - -[60] Ai sacerdoti ed al clero milanese. - -[61] Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è -che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della -cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione. - -[62] _S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis_, -1744, tom. 2, col 644 G. - -[63] Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della -provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per -divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra -istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa -romana possa solidamente conchiudere qualche cosa. - -[64] Lib. I, Epist. 82. S. Greg., _Operum._, tom. 2, col. 565. - -[65] Al reverendissimo e santissimo confratello _Ansperto_, arcivescovo -milanese. - -[66] Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì -questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di -vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, -perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, -non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le -sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò -che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise -che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo -quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote -salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in -continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, -ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il -ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai -nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci -adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè -vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... -Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, -diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè -le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non -dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle -cose perdute. - -[67] Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783. - -[68] _De bello Gothico_, lib. II, cap. 21. - -[69] Ricevette Agilolfo, che era cognato del re _Autari_, cominciando -il mese di novembre l'esercizio della regia dignità. Ma pure, -congregati essendo da poi i Longobardi in assemblea nel mese di maggio, -da tutti, presso Milano, fu innalzato al regno. - -[70] Lib. 3, cap. ultimo. - -[71] Adunque nella state seguente, nel mese di luglio, fu innalzato -_Adaloaldo_ re sopra i Longobardi, presso Milano, nel circo, alla -presenza del padre suo il re _Agilulfo_, coll'assistenza dei legati di -_Teodeberto_, re dei Franchi. - -[72] Lib. 4, cap. 31. - -[73] Abitano la Germania situata intorno al Reno, dalla prima parte -settentrionale i Brusacteri, detti piccioli, ed i Sicambri, gli Oqueni, -i Longobardi. - -[74] La parte interna e la mediterranea occupano principalmente gli -Svevi Angli, i quali più orientali sono dei Longobardi. - -[75] La scarsezza dei Longobardi forma la loro nobiltà, perchè -circondati da moltissime e valorosissime nazioni, non per mezzo di -ossequio si mantengono sicuri, ma bensì colle pugne e coi pericoli. - -[76] Ristorato dalle forze dei Longobardi, con varietà di lieta e di -avversa fortuna contro i Cheruschi guerreggiava. - -[77] Giulini, tom. I, pag. 228, tom. 2, pag. 383. - -[78] Giulini, tom. 1, pag. 396. - -[79] Detto, tom. 2, pag. 171. - -[80] Giulini, tom. 4, pag. 364. - -[81] Sormani, Passeggi, tom. 2, pag. 20. - -[82] Giulini, tom. 2, pag. 416. - -[83] Detto, tom. 3, pag. 499. - -[84] Detto, tom. 3, pag. 228. - -[85] Detto, tom. 3, pag. 346. - -[86] Detto, tom. I, pag. 388. - -[87] Giulini tom. 2. pag. 361. - -[88] Per la eccessiva scarsezza degli abitanti. - -[89] _Landulph. Senior._, lib. 2, cap. 26. - -[90] Giulini, tom. 2, pag. 322. - -[91] Detto, tom. 5, pag. 442. - -[92] Detto, tom. 2, pag. 439. - -[93] Dove è da sapersi che la città di Milano, per le molte -distruzioni, non era internamente fabbricata con case murate, ma per la -maggior parte composte di paglia e di graticci. Laonde se il fuoco ad -una casa appiccavasi, tutta la città si abbruciava. - -[94] Giulini, tom. 4, pag. 144. - -[95] _Arnulph._, lib. 4, cap. 8. - -[96] _Landulph. Junior._, cap. 8. - -[97] Giulini, tom. 4, pag. 510. - -[98] Che si è professato di vivere secondo la legge dei Romani. - -Che si reputa vivere secondo la legge de' Longobardi. - -Che mi sono professato, per la mia nazione, di vivere secondo la legge -Salica. - -[99] Giulini, tom. I, pag. 430. - -[100] Noi Alberico conte nel Placito pubblico per amministrare a -ciascuno la giustizia. - -[101] Giulini, tom. I, pag. 307. - -[102] Giulini, tom. I, pag. 356. - -[103] «Mantenitor del voto, in voler fermo». - -[104] Giulini, tom. I, pag. 381. - -[105] Detto, tom. I, pag. 383 e seg. - -[106] Quello tra i cardinali preti diaconi o sarà trovato più degno, -coll'aiuto di Cristo, all'onore dell'arcivescovado promuovessero. - -[107] Giulini, tom. I, pag. 385 e 411. - -[108] Pienamente e ad evidenza intendiamo, come tu con fedele -devozione, e con tutto lo sforzo della mente, per il pristino stato e -vigore, e per lo ristoramento della santa Chiesa milanese, tre volte -e quattro sei rimasto devoto e zelante nell'ossequio di Ansperto -reverendissimo tuo arcivescovo e confratello nostro e ad esso nelle -cose tutte fedelissimo. - -[109] Giulini, tom. I, pag. 419. - -[110] Giulini, tom. 2, pag. 61. - -[111] _Liutprand._, lib. I, cap. 22. - -[112] _Rer. Italic._, tom. 2, part. II, _Chron. Novaliciense_. - -[113] Vegnendo noi a Pavia nel sacro palazzo, ed ivi fatta nella -persona nostra la elezione, colla grazia di Dio onnipotente, da tutti -i vescovi, marchesi, conti e da tutti gli ordini di persone tanto -maggiori che inferiori. - -[114] _Antiquit. Medii Ævi_, tom. I, pag. 87. - -[115] Nel palazzo di Pavia, che è la capitale del nostro regno. - -[116] _Antiquit. Medii Ævi_, tom. I, pag. 779. - -[117] _Liutprand._, lib. 2, cap. 15. - -[118] Giulini, tom. 2, pag. 153. - -[119] _Dissert. Med. Æv._, tom. VI, pag. 325. - -[120] Tom. 2, pag. 163. - -[121] Giulini, tom. 2, pag. 267. - -[122] Che egli voleva in quel luogo costruire una fortezza, colla -quale, non solo i Milanesi, ma molti principi d'Italia altresì avrebbe -saputo tenere in freno. - -[123] _Luitprand._, lib. 3, cap. 4. - -[124] Gli concedette di poter cacciare il cervo nel suo parco, il che -mai accordato non aveva alcuno se non se ai carissimi ed illustri suoi -amici. - -[125] Mentre presso le mura della città cavalcava. - -[126] Nella propria lingua, cioè nella teutonica, così parlò ai seguaci -suoi: Io non sono Burcardo, se non faccio che gli Italiesi tutti si -servano di un solo sperone, e per cavalcatura si valgano di cavalle -pregne o deformi. Punto non curo la solidità o l'altezza di quel muro; -giacchè, col solo gettare la mia lancia, morti precipiterò dal baluardo -i nemici. - -[127] Venne a Pavia e col consentimento di tutti assunse il regno. - -[128] _Liutprand._, lib. 3, cap. 5. - -[129] Ugone e Lotario regi. - -[130] _Liutprand._ lib. 4, cap. 6. — _Arnulph._, lib. I, cap. 1 _et_ 2, -_in Rer. Ital. Script._, tom. 4. - -[131] Giulini, tom. 2, pag. 208. - -[132] _Liutprand._, lib. V, cap. 4 e seg. - -[133] _Tristani Calchi, Hist. Patr._, lib. I, pag. 18. — Alciati, lib. -II, pag. 125. - -[134] Mentre nel nome di Dio, nella città di Pisa, alla corte dei -signori re, dove il signor Ugone e Lotario gloriosissimi ai re -presiedevano, sotto le viti, là dove _topia_ (pergola) si chiama, entro -la corte medesima, ec. - -[135] Muratori, _Antiq. Med. Ævii_, tom. I, pag. 953. - -[136] Mentre nel nome di Dio, al monastero del santo e confessore di -Cristo, Ambrogio, ove sepolto riposa il di lui corpo, ove il sig. -Lamberto, piissimo imperatore, presedeva, in una casa della stessa -santa chiesa milanese, in una _lobia_ (_terrazzo_, anzichè _portico_, -come interpreta il _Du Cange_) della casa medesima, sedeva a giudicare -Amedeo, conte del palazzo, insieme con Landolfo, nominato arcivescovo, -affine di amministrare a tutti giustizia e deliberare, ec. - -[137] Giulini, tom. II, pag. 473. - -[138] Nel nome di Dio, essendo che nella città di Milano, nella corte -del ducato, entro la _lobia_ della stessa corte sedeva a giudicare -Magnifredo, conte del palazzo, e conte dello stesso contado milanese, -per amministrare giustizia a ciascuno, risedendo con esso Rotcherio, -visconte della stessa città, ec. - -[139] Giulini, tom. II, pag. 469. - -[140] Confermo che tutti i miei servi e le mie ancelle siano Aldioni, -ed appartenga la loro brigata (_mundium_) allo stesso ospedale, -ricevendo essi un soldo per testa ciascuno, siano maschi o femmine; e -così voglio pure che quegli uomini miei che consueti sono, col vitto -giornaliero, a prestarmi le opere loro, stabilisco che qualora lavori -debbano eseguirsi, compiano i detti lavori, ricevendo il vitto dallo -stesso ospedale. - -[141] Questo ospedale sia diretto e governato da Warimberto, umile -diacono dall'ordine della santa chiesa milanese, nepote mio e figlio -della buona memoria di Ariberto di Besana ne' giorni della sua vita. - -[142] Giulini, tom. II, pag. 110. - -[143] Da coerenza a questa da due parti tenente Ursone, e così -pure l'isola comense, dalla terza parte il podere di San Vittore di -Missaglia, dalla quarta il podere di San Pietro di Civate. - -[144] Giulini, tom. II, pag. 199. - -[145] Giulini, tom. I, pag. 366 e 471. - -[146] Giulini, tom. I, pag. 72. - -[147] Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè -che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono -riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente -contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la -ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, -scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; -quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale -nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, -feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre -la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male. - -[148] _Landulph. Senior._, lib. II, cap. 10; _Rer. Ital._, tom. IV. — -L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, -avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, -corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu -costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, -non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano. - -[149] Tom. II, pag. 151. - -[150] _Landulph. Sen._, lib. I, cap. 9. - -[151] Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case -loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai -lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano -stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro -accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono -recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei -canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero -e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima -gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il -sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il -di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, -siano scomunicati. - -[152] _Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. -Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior._, tom. IX, pag. 1071. -_Edit. Venet._ 1782, Albrizzi e Coleti. - -[153] _Leo Hostiens._, lib. II, cap. ultimo. - -[154] Giulini, tom. II, pag. 244. - -[155] Giulini, tom. II, pag. 280. - -[156] Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi -circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale -chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, -la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di -Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti -reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, -astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, -con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti -i modi confermato. - -[157] _Landulph. Sen._, lib. II, cap. 26. - -[158] Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in -oggi quelle monete chiamansi Ottelini. - -[159] _Goldast. Chatol. rei Monet._, tit. 48. - -[160] L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che -ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio -e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente -l'imperatore. - -[161] Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non -costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse -il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso -mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in -conversazione, siccome al vescovo conveniva. - -[162] Giulini, tom. III, pag. 23. - -[163] Detto, tom. III, pag. 24. - -[164] Per amore del santissimo vescovo Ambrogio. - -[165] Giulini, tom. III, pag. 151. - -[166] Arcivescovo della santa chiesa milanese. - -[167] Tom. III, pag. 153. - -[168] Giulini, tom. III, pag. 183. - -[169] Detto, tom. III, pag. 217. - -[170] La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il -malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto -di eleggervi ei solo un re teutonico. - -[171] _Rer. Italic. Scriptor._, tom. IX, pag. 14. - -[172] Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re -pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe. - -[173] Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome -consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse. - -[174] Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie -sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi -benevoli. - -[175] Giulini, tom. III, pag. 197. - -[176] _Arnulph._, cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211. - -[177] _Glaber. Rodulph._, lib. 4, cap. 2. - -[178] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 27. - -[179] Giulini, tom. III, pag. 219. - -[180] Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri -giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore -si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre -erudito e da un Guelfo. - -[181] Contro il volere d'Ariberto. - -[182] A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè -stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto -qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce -ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della -sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì -l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò -lontana la turba di tutte le sante virtù. - -[183] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, tom. X, pag. 65. - -[184] Lib. 2, cap. 8. - -[185] _Arnulph._, lib. I, cap. 10. — _Flam. Manip. flor._, cap. 141. - -[186] Fornita di grandissima quantità di popolo. - -[187] Giulini, tom. III, pag. 327. - -[188] Giulini, tom. III, pag. 334. - -[189] Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta -avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di -tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta -coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e -devozione la santa Eucaristia ricevette. - -[190] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 32. - -[191] Giulini, tom. III, pag. 411. - -[192] Giulini, tom. III, pag. 422. - -[193] Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva -alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte -del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava -uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al -gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri, -e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che -alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del -suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni. - -[194] _Flamma, Chronic. Mediolan._, pag. 227. - -[195] Oltre il consueto abusar del dominio della città. - -[196] _Arnulph._ cap. 10. - -[197] Ai tempi di _Ottone_ imperatore primo, _Bonizone_.... come duce -stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo -il castello. - -[198] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 17. - -[199] Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero -dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra -quattro ed uno staio di vino. - -[200] Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni -anno nel giorno anniversario della morte di essi _Falkerodo_ monaco e -_Giovanni_ prete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri -gaudio e salute dell'anima. - -[201] Giulini, tom. III, pag. 81. - -[202] Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima. - -[203] Giulini, tom. III, pag. 377 e 465. - -[204] E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura -del fu di lui genitore Andrea. - -[205] Giulini, tom. IV, pag. 271. - -[206] _Dissert. Med. Æv._, tom. V, dissert. LIX. - -[207] Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate -pronunziammo tra esso e _Riccardo_. - -[208] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 197. - -[209] Giulini, tom. II, pag. 387. - -[210] Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici -distribuì ai soldati. - -[211] _Arnulphus_, cap. 10. - -[212] Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli -ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e -gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano, -asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile. - -[213] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 18. - -[214] _Rerum Italic. Script._, tom. IV, pag. 121. - -[215] Degli uffizi dei ministri. - -[216] Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è -loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a -seconde nozze. - -[217] _Landulph. Sen._, lib. I, cap. II. - -[218] Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo, -non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la -legge di non rinnovarlo. - -[219] _Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris_, 1686, tom. II, -_column._ 66 B. - -[220] Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna -doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello -che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè -totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della -lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della -grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma -legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza -delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto -è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio -sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre -realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della -prerogativa del sacerdozio. - -[221] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 109. - -[222] Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi -redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che -ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il -coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento), -ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della -sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica -invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava. - -[223] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin., -Paris_, 1686, tom. II, _column._ 1036 F. - -[224] Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza -delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio -che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre -realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della -prerogativa di sacerdote. - -[225] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin., -Paris_, tom. II, _column._ 1037 B. - -[226] Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e -che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze. - -[227] Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di -sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione -alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così -s'esprime a tal proposito: _Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii -Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas.... -nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre, -mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim -non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis -quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima... -pollicentur._ (Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere -di sant'_Ambrogio_, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti... -e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui -libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io -vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non -rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli -speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime... -promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'_Index expurgat._, -riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni -della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed -i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet -pure racconta lo stesso: _Critic. sacr._, lib. 3, cap. 6. Il Dableo -nel suo libro: _De l'usage des saints Pères_, move le stesse querele. -Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano -queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di -sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di -Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere -associati al lavoro: _Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate -graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes, -praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos -delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo -obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita -reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii -phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent -sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis -quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus._ (Mi elessi come -soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per -pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione -delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e -nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo -le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte, -rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte -finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di -Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità -e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse -parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.) -Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in -alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano -dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX, -leggesi: _Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus. -Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut -meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem -laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et -infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit. -Discant ergo homines conjugia non spernere_ (Consideriamo ancora quale -mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come -l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non -la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai? -dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè -non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia -eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.), -tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione del _Vangelo di san -Luca_, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto -aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice: _Videt integrum et -illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur -ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur._ (Vede un -uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare -le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di -castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il -disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio -de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più -chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro: _De Benedictionibus -Patriarcharum_ (Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num. -XII, ove leggesi: _Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes -luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta -nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et -plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore -resplendeant_ (Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella -lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli -incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà -ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi -esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste -luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quel -_plurima_ sia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al -sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma -unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia. - -[228] È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia -la propria moglie affine di evitare la fornicazione. - -[229] È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una -sola donna, sobrio, prudente, ec. - -[230] Nel sinodo di _Damaso I_, tenuto in Costantinopoli da -centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beato _Ambrogio_, nacque -grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e -i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza -moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il -sommo pontefice rimandò questa questione al beato _Ambrogio_, il quale -così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma -nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle -lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede -ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non -accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima -moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio. - -[231] Tutti questi, benedicendo il beato _Ambrogio_, concedette -loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi -anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per -settecent'anni fino al tempo di _Alessandro_ papa, cui la città di -Milano aveva data la culla. - -[232] Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa. - -[233] Tom. IV, pag. 7. - -[234] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 4. - -[235] Tom. IV, pag. 14. - -[236] In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero -ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa -tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere, -narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nome _Arialdo_, -molto delicatamente nutrito presso il vescovo _Widone_, e colmato di -assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo -interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici -esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa -autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di -associarsi _Landolfo_, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo, -divenuto essendo seguace di un suo favorito. _Landolfo_ poi, dotato -essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del -pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo -contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi, -non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave -giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di -Cristo e leggiero il suo peso. - -[237] _Arnulph._, lib. 3, cap. 8. - -[238] Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso -che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate -no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè -spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: -Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: -Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu -fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, -ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. -Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città -il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè -più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le -tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un -cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella -fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge -l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri -de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione -debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate -dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei -loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo -sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual -cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. -Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella -città o fuori. - -[239] _Arnulph._, lib. 3, cap. 9. - -[240] Acremente avesse tuonato. - -[241] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 24. - -[242] La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente. - -[243] _Arialdo_, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco -prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi -a _Guidone_, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in -parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori -della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della -città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo -l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti -i sacerdoti dalle loro mogli. - -[244] Giulini, tom. IV, pag. 16. - -[245] Venendo in un giorno solenne alla chiesa (_Arialdo_) con turba di -popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò -dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti; -provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della -conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi -mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a -malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto -i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la -parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi. - -[246] Giulini, tom. IV, pag. 18. - -[247] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 5 et sequen. - -[248] Giulini, tom. IV, pag. 19. - -[249] _Arnulph._, lib. 3, cap. 10 et sequen. - -[250] _Idem_, lib. 3, cap. 2. - -[251] Giulini, tom. IV, pag. 21. - -[252] Detto, tom. IV, pag. 24. - -[253] Tom. IV, pag. 24. - -[254] _Leo Ostiens._, lib. 2. - -[255] Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che, -impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile -patalia (_eresia de' patarini_) e di molti giuramenti viziosi e -detestabili? - -[256] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 7 _et sequen._ - -[257] Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita -patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima -con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso. - -[258] _Landulph._, lib. 3, cap. 2. - -[259] Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima -erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri -dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella -procellosa calamità. - -[260] _Landulph. Sen._, loc. cit. - -[261] Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri -ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o -dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, -nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città. - -[262] _Trist. Hist. Patr._, lib. 6, pag. 131. - -[263] Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio -nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere -alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto -di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno -reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri -progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra -Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata. - -[264] Giulini, tom. IV, pag. 34. - -[265] Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle -pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il -popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse -l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare -all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo -proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, -infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della -gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad -altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro -delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi -introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa -forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando -di suscitare il popolo, qualora non obbedissero. - -[266] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 132. - -[267] Dodici scudi. - -[268] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 26. - -[269] Giulini, tom. IV. - -[270] Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste -il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la -Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello -inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo -vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo -è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano in _Ambrogio_. Che sì che -queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè -dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma. - -[271] Giulini, tom. IV, pag. 40. - -[272] Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma -chiamato al sinodo. - -[273] Giulini, tom. IV, pag. 54. - -[274] Detto, tom. IV, pag. 47. - -[275] Il che fatto si dice con grandissima arte ed astuzia dal monaco -_Ildebrando_, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla -prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle -sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine -de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo, -facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti. - -[276] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 130. - -[277] A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo. - -[278] Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, -che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' -cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre -eresie. - -[279] Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei -cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine -ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per -due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, -affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati -aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, -in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri -che i morti vogliamo accusare. - -[280] _Arnulph._, lib. 3, cap. 14. - -[281] A _Landolfo_, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo -splendore della perizia nelle lettere. - -[282] Puricelli _De Sanctis Arialdo et Herlembaldo_, lib. IV, cap. 13. - -[283] Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia. - -[284] Giulini, tom. IV, pag. 69. - -[285] Detto, tom. IV, pag. 79. - -[286] Tom. IV, pag. 80. - -[287] Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione -di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori -degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore -di _Bacco_ e di _Cerere_. - -[288] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 133. - -[289] Tom. IV, pag. 89. - -[290] Giulini, tom. IV, pag. 91. - -[291] Frequentissime legazioni. - -[292] Munite dei sigilli apostolici. - -[293] Lib. 3, cap. 15. - -[294] Giulini, tom. IV, pag. 97. - -[295] Detto, tom. IV, pag. 131. - -[296] Giulini, tom. IV, pag. 140. - -[297] _Erlembaldo_, recando in mezzo certo _Attone_, mostrandosi -esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca -illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' -minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, -che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le -armi, ed attaccata grande mischia, _Attone_, recentemente eletto, -con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente -l'arcivescovado. - -[298] Tom. IV, pag. 160. - -[299] Giulini, tom. IV, pag. 189. - -[300] Detto, tom. pag. 192. - -[301] Lib. I, cap. 10. - -[302] Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini -trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore -Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme -col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di -nuovo a Sant'_Ambrogio_, confessano a vicenda i loro passati falli, ed -essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, -il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il -termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa -radice continuò a pullulare. - -[303] Giulini, tom. IV, pag. 197. - -[304] Muratori, _Anedoct._, tom. I, pag. 246. - -[305] Giulini, tom. IV, pag. 254. - -[306] Al reverendissimo e santissimo confratello. - -[307] Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro -comandamento,... tu faccia. - -[308] _Ivon._, part. VI, cap. 405. - -[309] Giulini, tom. IV, pag. 388. - -[310] Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito, -esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi -ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa -estirparla. - -[311] Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e -della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è -lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato -tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui -sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non -gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi -ecclesiastici. - -[312] E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici, -per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o -il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli -uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa -sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se -alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di -possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario -di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema, -fintanto che ravveduto non si mostri. - -[313] Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a -custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale -intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e -decumani. - -[314] Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non -intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa -benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di -questa benedizione. - -[315] Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il -quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è -il nome solo _Mediolanum_, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore -ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che -appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato -l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore -a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno -26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista, -ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo -presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è -posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul -capo del santo arcivescovo. - -[316] _Tealdo_, detto arcivescovo milanese, e _Guiberto_ ravennate, i -quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa -chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e -sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato. - -[317] Giulini, tom. IV, pag. 226. - -[318] Giulini, tom. IV, pag. 423. - -[319] Sia fatto, sia fatto. - -[320] Giulini, tom. V, pag. 260. - -[321] Giulini, tom. V, pag. 485. - -[322] Detto, tom. V, pag. 403. - -[323] I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro -patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla -maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini -giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra -qualunque mortale nato o nascituro. - -[324] _Anselmo_ di _Buis_, arcivescovo milanese, quasi ammonito per -autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un -esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo -avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci -assumesse e cantasse la canzone di _Ultreja, ultreja_. E alla voce -di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città -de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e -cantarono quella canzone di _Ultreja, ultreja_. - -[325] _Landulph. Jun._, cap. 2. - -[326] Giulini, tom. IV, pag. 430. - -[327] Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi. - -[328] Alla voce di quest'uomo prudente. - -[329] _Rer. Italic. Script._, tom. V, p. 476. - -[330] Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo, -sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che -da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo, -dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo -corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha -ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile, -ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della -giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col -dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme. - -[331] Martire di Cristo. - -[332] _Landulph. Junior._, cap. 6. - -[333] Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla -lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio. - -[334] _Landulph. Junior._, cap. 9. - -[335] La turba di _Grossolano_, battagliando contra il primicerio, con -un sasso uccise _Landolfo_, cherico dello stesso primicerio. - -[336] _Landulph. Junior._, cap. 10. - -[337] Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete -ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di -questo partecipò alla mensa celeste. - -[338] Agnelli de sancto Georgio. - -[339] Questo _Grossolano_, che trovasi sotto questa cappa, e non dico -già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano. - -[340] _Landulph. Jun._, cap. 10. - -[341] Va indietro, o Satana. - -[342] Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù. - -[343] La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a -quella legge e a quel trionfo. - -[344] _Landulph. Jun._, cap. 14. - -[345] La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina di -_Grossolano_, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel -prete e contra la di lui legge. - -[346] Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il prete _Liprando_, -di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate. - -[347] _Landulph. Jun._, cap. 14. - -[348] Giulini, tom. IV, pag. 519. - -[349] Giulini, tom. IV, pag. 515. - -[350] - - «Molti d'oro e d'argento eletti vasi, - Con moneta copiosa, ogni cittade - Ad esso offrì: sol gli negò servigio, - Nè di rame gli diè pur un baiocco - La popolosa e nobile Milano». - -[351] _Rerum. Italic. Script._, tom. IV, pag. 378. - -[352] Però _Ottone Visconti_, milanese, con molti combattenti per lo -stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a -coloro che la città milanese e quella chiesa amavano. - -[353] _Landulph. Jun._, cap. 18. - -[354] Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53. - -[355] I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona -incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi -strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della -Lombardia. - -[356] _Landulph. Jun._, cap. 18. - -[357] Tom. I, part. 2, pag. 235. - -[358] Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la -città di Lodi presa dai Milanesi. - -[359] Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu -distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII. - -[360] Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori -notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi -oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie -mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure -leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti -gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai -miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle -campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che -i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni -otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare -alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico -dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere -riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero -appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti -erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali -calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi -luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini. - -[361] _Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr._, lib. VII, pag. 149. - -[362] Giulini, tom. V, pag. 355. - -[363] Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo -milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu -ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti -sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai -dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà. - -[364] _Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument._, tom. I, pag. -640. - -[365] Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri -che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto -arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti -della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo -forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da -esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva -saette, o _parole offensive_ intorno alla scomunica giusta o ingiusta, -il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone -generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano -però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere -sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a -parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti -dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri -delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite -avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete -però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno -alle rose da esso asserite di quell'_Anselmo_, che dicevasi _della -Pusterla_, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di -Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli -di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che -essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato -giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti -di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli -quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti -dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in -questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici. -Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di -cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla -spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto -danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul -far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede. - -[366] _Landulph. Junior._, cap. 41. - -[367] Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a -queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle. - -[368] Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti -ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della -città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo, -chiusi furono negli scrigni. - -[369] _Landulph. Junior._, cap. 42. - -[370] Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori -delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in -questo modo da Milano partì. - -[371] _Landulph. Junior._, cap. 42. - -[372] Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro, -d'argento e di molt'altre cose. - -[373] Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama, -quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro -Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo. - -[374] Giulini, tom. V, pag. 338. - -[375] Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne -porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita -col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli -arrostiti, lombetti col panico (_o con pane gratuggiato_), e salami. - -— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè il _Giulini_, -nè il _Verri_ non attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande. -Io dubitai fin da principio che si dovesse leggere _cambar de vino_, -che si è scritto talvolta in luogo di _caneas_, come che dicesse -_canevette_, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di -cibi, e le parole _gambas_ e _gambonos_ si trovano frequenti nelle -nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente -detta congiunge al piede. La _piperata_ io interpreto _condimento -col pepe_, appoggiato agli antichi scrittori, anzichè _vaso da -conservare il pepe_, come fa il _Du Cange_. Egli sotto il nome di -_panitium_ intende il _panico_; io amo meglio in questo luogo il _pane -gratuggiato_. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padri -_porcellos plenos_ nominassero i _salami_. - -[376] Tom. V, pag. 473. - -[377] Sponsali di futuro. - -[378] Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o -cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo -il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un -bacio. - -[379] - - «Al re degli Angli, di Salerno tutta - Scrive la scuola, ec.». - -[380] _Argellat., Bibl. Script. Med._, num. 916. - -[381] Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di -Sant'_Ambrogio_, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato -nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo -edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal -signor _Ariberto_ arcivescovo. - -[382] Giulini, tom. III, pag. 216. - -[383] L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea, -1569. - -[384] Pag. 186. - -[385] Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divo -_Federico_ imperatore. - -[386] Pag. 260. - -[387] _Murena, in Rer. Italic. Script._, tom. VI, pag. 957. - -[388] Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato... -non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma -ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo, -cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio. - -[389] _Otto Frisingens., De Gestis Federici_, lib. 2, cap. II. - -[390] Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci -apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono. - -[391] I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il -popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che -la vostra città, la quale del rimanente con piena confidenza nostra -appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con -ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata -ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di -mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi -mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo, -colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa -l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce -del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il -che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie, -voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati -fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e -come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona -tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due -regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte, -il quale contiene due città, Milano e Tortona, indicando che Milano -e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono -giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu -riedificata. - -[392] Giulini, tom. VI, pag. 52. - -[393] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, dissert. II, tom. II. - -[394] Lib. I, cap. 33. - -[395] I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi, -la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore -audacemente e con animo virile vollero resistere. - -[396] _Anonimi Chronicum Bohemicum_, nella raccolta _Scriptores Rerum -Germanicarum_ del Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I, -cap. 25. — _Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum. -Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser_, 1764, -pag. 551. - -[397] _Radevic._, lib. I, cap. 32. - -[398] _Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner_, _edita Praga_, -1754, pag. 57. - -[399] Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e -dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato -quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore. - -[400] Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti -dell'esercito le porte della città, ciascuno di essi si diede a gara -ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali -ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de' -nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere -assalita con _vigne_, torri, arieti e macelline guerresche di altro -genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio, -costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se, -fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita. - -[401] _Radevic._, lib. I, cap. 34. - -[402] Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città, e agli scudieri -dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un -cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli. - -[403] Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate -le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono, -feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano, -colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno -dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un -l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi, -ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida -mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec. - -[404] _Radevic._, lib. I, cap. 34. - -[405] Tom. I, pag. 56. - -[406] Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e -dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli -vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi -non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di -soccorso colla sua milizia. - -[407] I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono -agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi -soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo. -I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi, -resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono, -ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte -medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna. - -[408] I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo, -ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero, -con minore coraggio agli assalitori si opponessero. - -[409] _Radev._, lib. I, cap. 36. - -[410] Lib. 1, cap. 31. - -[411] Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore -trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la -milizia del principe piantato aveva l'assedio. - -[412] _Radev._ Lib. I, cap. 38. - -[413] Lib. I, cap. 40. - -[414] Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte -intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già -affetti erano da gravissime infermità. - -[415] _Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta_, tomo I, -pag. 59. - -[416] Autore di questa trattativa si disse _Guido_ conte di Biandrate, -uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi -cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con -tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento -difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto -ne' cittadini suoi. - -[417] _Radevic._, lib. I. cap. 40. - -[418] Giulini, tom. VI, pag. 151. - -[419] Detto, tom. VI, pag. 70. - -[420] Vicende di Milano, pag. 93. - -[421] _Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia_, pag. 55; — _et -Radevic._, lib. I, cap. 41, pag. 286. _Edit. Basileae_, 1569. - -[422] Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, -gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in -gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si -vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia -loro evidentemente mostravano. - -[423] I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli -mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio -che suoi podestà, per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che -nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio -l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo -mantenne. - -[424] Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano -tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel -privilegio dell'imperatore, che io _Vincenzo_ scritto aveva per parte -dell'imperatore e del re di Boemia. - -[425] Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed -eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè -giurassero all'imperatore stesso fedeltà. All'opposto i nunzi -dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore -il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della -Lombardia stabilisca i podestà; onde anch'essi facciano uso di questo -avvisamento. - -[426] Veggasi il citato _Dobner_, tom. I, pag. 61 e 62. - -[427] Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di -distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè -fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle -cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro -superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze. - -[428] _Radevic._, lib. 2, cap. 45. - -[429] Comanda adunque che vendetta si faccia dei loro prigionieri, e -ordina che appiccati siano alle mura. - -[430] Il popolo però, contumace, troppo ansioso di rendere la pariglia, -trasse esso pure in egual modo al supplizio alcuni dei nostri, che -prigionieri trovavansi. - -[431] Ordina che si conducono gli ostaggi loro al numero di quaranta, -affinchè sieno appiccati. - -[432] Allora intanto conduconsi prigionieri sei militi tra i nobili -milanesi, i quali erano stati trovati in luogo, ove coi Piacentini -perfidi ragionamenti tenevano... Perciocchè, come sopra si è detto, -anche allora Piacenza al principe aderiva con finta devozione e -simolata obbedienza.... Questi adunque.... ordina che condotti sieno al -supplizio, e lo stesso fine ebbero essi della vita, che già toccato era -ai primi. - -[433] _Radevic._, lib. 2, cap 46. - -[434] Per impulso del serenissimo imperatore Federico. - -[435] Lib. 2, pag. 260. - -[436] E già a ruina della città moltissime macchine si appressavano, -e già le torri elevate ad altissima mole cominciavano ad attaccarsi. -Coloro allora con grandissima forza e pertinacia si diedero a resistere -e ad allontanare le torri dalle mura, e coi loro strumenti e con validi -colpi di pietre, a sconcertare le macchine nostre. Credendo però il -principe di potere domare i feroci loro animi, ordinò che ai loro -guerreschi ordigni (che ora nominati sono mangani, e che al numero di -nove nella città trovavansi), si opponessero i loro ostaggi medesimi, -alle macchine nostre legati. I sediziosi, cosa incognita presso i -barbari, e cosa orrenda a dirsi, e che a udirsi sembrerà incredibile, -le torri con colpi non meno frequenti percuotevano; nè punto li -commoveva la compassione del sangue e dell'età, nè la comunanza dei -vincoli naturali. E in questo modo alcuni fanciulli, colpiti dalle -pietre, miseramente perirono. Altri, più miseramente ancora vivi -rimanendo, pendenti attendevano quella crudelissima strage e l'orrore -di asprissima calamità. Oh sceleratezza! - -[437] Lib. 2, cap. 47. - -[438] Usciti essendo dallo stesso castello circa ventimila uomini di -diverse condizioni, fu quello dato alle fiamme, e ne fu permesso ai -soldati il saccheggio. - -[439] Lib. II, cap. 42. - -[440] Pag. 327. - -[441] _Federigo_, per grazia di Dio imperatore de' Romani e sempre -augusto. Crediamo che la prudenza vostra sia informata che un dono così -grande della divina grazia, a lode e gloria del nome di Cristo, tanto -evidentemente conferito al nostro onore, non può rimanere occulto o -nascondersi come cosa privata. Il che noi significhiamo all'amor vostro -ed al vostro desiderio, affinchè possiamo tenervi, siccome carissimi -e fedeli, così ancora partecipi dell'onore e della gioia nostra. -Imperocchè il dì seguente alla festa della Conversione di _san Paolo_, -Dio ci accordò compiuta vittoria di Crema, e così gloriosamente di essa -abbiam trionfato, che appena a que' miseri abitanti concedemmo la vita. -Conciossiachè le leggi tanto divine quanto umane attestano che propria -del principe è la somma clemenza. - -[442] Vicende di Milano con Federico I, imperatore, pag. 55. - -[443] Per ciascuna parrocchia della città elette furono due persone, -e tre di queste da ciascuna porta, delle quali una io fui, affinchè, -secondo l'arbitrio loro si vendessero le vettovaglie e il vino e le -mercatanzie, e il danaro si dêsse a prestito, il che ridondò a ruina -della città. - -[444] _Hist. Rer. Laudens. Rer. Italic. Script._, tom. XI, col. 1094. - -[445] Tutti afflitti erano dalla fame e dall'inopia; il marito, -snudando la spada, assaliva la moglie, il suocero la nuora, il fratello -l'altro fratello, il padre il figliuolo, perchè frodati dicevansi del -pane, e dappertutto udivansi discordie domestiche e private contese. - -[446] _Trist. Calch. Hist. Patr._, lib. 10, pag. 209. - -[447] Appianiamo le fosse, dirocchiamo le mura, distruggiamo tutte le -torri, e tutta la città traggiamo a ruina ed a desolazione. - -[448] _In Dacherii Spicil._, tom. V. — _Pagi, Crit. Baron. ad annum_ -1162, num. 26. - -[449] Poscia le mura della città e le fosse e le torri furono a poco a -poco distrutte, e così tutta la città di giorno in giorno venne sempre -ridotta a ruina e a desolazione. - -[450] Il popolo viene espulso dalla città: il muro tutto all'intorno -atterrato: gli edifizi sono spianati al suolo, eccettuati i templi dei -santi. - -[451] _Pistor. Nidan., Rer. German. Script., Ratisponae_, 1751, tom. I, -pag. 678. - -[452] I Milanesi, spinti dall'assedio, dalla fame, dall'inopia, -dalla discordia, per mezzo di ambasciatori chieggono dall'imperatore -misericordia.... l'imperatore, che proposto erasi di farli perire con -diversi supplizi, a terrore degli altri, accordando loro la vita e -concedendo che seco portassero quanto potevano delle cose necessarie, -li disperse nelle province in modo che facoltà non avessero di -rientrare nella città; quindi comandò che i suoi soldati nella città -entrassero, e si distruggessero le mura, le torri, gli alti e superbi -palazzi, e tutti gli edifizi. - -[453] Nella stessa raccolta del Pistorio, tom. I, pag. 914. - -[454] I Milanesi, stretti già da quattro anni d'assedio dal re e -dall'esercito italico e teutonico, dopo molte illustri imprese di -militare audacia, finalmente, attediati dalle calamità e dall'inedia, -piuttosto che vinti dalla forza delle armi, supplichevoli stendono le -mani all'imperatore, sè stessi e tutte le cose loro cedendo al regio -potere. Ricevuti adunque alla dedizione gli ottimati e il popolo, il -re, colle aquile vincitrici e con grande concorso di popolo, entrò -verso la domenica delle Palme, e, conceduto avendo ai cittadini la vita -e il possedimento di tutte le loro suppellettili, per di lui ordine si -spianano le fortificazioni, le mura, le torri e qualunque luogo munito; -gli altri edifizi, eccettuata la chiesa matrice e le altre chiese, -vengono dalla vorace fiamma consunti, e quella città opulentissima... -si spiana sino al suolo. - -[455] I Milanesi, dopo l'eccidio della loro città, in vigore di editto -imperiale, quattro borghi nei quattro diversi punti fabbricarono. - -[456] _Manckenius, Scriptores Rer. Germanicar._, Lipsiae, 1730, tomo -III, columnis 220 e 222. - -[457] Le mura della città abbatte e tutto spiana al suolo. - -[458] Nella citata raccolta del Menckenio, allo stesso volume, colonna -1708. - -[459] I Milanesi però, non potendo resistere ad impeto così grande, -stanchi dalle frequenti devastazioni, dalla fame, dalla sete, da -diverse perdite, dai tormenti e dalle uccisioni dei fratelli e degli -amici loro, cagionate dai principi tanto della Lombardia, quanto della -Teutonia, cercano il modo di trovare grazia presso l'imperatore; ad -essi così si risponde dai principi: che in alcuna guisa non potranno -ottenere la grazia dal signor imperatore, se dapprima non abbiano nelle -mani dello stesso signor imperatore consegnata Milano. E per consiglio -dei fedeli suoi vengono alla città di Lodi, e, sedendo l'imperatore -sul suo tribunale coi suoi principi, portando innanzi ad esso le chiavi -di tutte le porte milanesi, alla presenza di esso e di tanti principi, -co' piedi nudi si prostrano a terra. Per comando dell'imperatore sono -avvertiti di levarsi in piedi; e tra essi _Aluchero_ di Vimercate così -comincia a parlare: Peccammo, ingiustamente facemmo, perciocchè contra -l'imperatore de' Romani, signore nostro, movemmo le armi; riconosciamo -il nostro fallo, chiediamo perdono; il collo nostro assoggettiamo alla -vostra imperiale maestà; le chiavi della città nostra, città antica, -alla imperiale maestà offriamo, e adorando le pedate vostre, con umile -e supplichevole preghiera chiediamo che abbiate pietà di città così -grande, di antichissima opera dei passati imperatori, per amore di -Dio, di _sant'Ambrogio_ e di que' santi che dentro vi riposano, e che -l'imperiale pietà si degni di accordare pace ai sudditi soggiogati. -L'imperatore, udite avendo queste preghiere, le chiavi delle porte dei -Milanesi riceve, e così ad essi risponde: Che siccome noto si rendette -per le quattro parti del mondo, che contra il signor imperatore, -padrone della terra, presunsero essi di muovere le armi, così per le -quattro parti del mondo nota debb'essere la loro pena. Per le quattro -parti intorno a Milano, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed -all'Austro, ognuno porti, ovunque vuole, il suo danaro: la città di -Milano si renda in potere dell'imperatore. Questo udendo, i Milanesi -si arrendono al volere suo, e, benchè a malgrado loro, obbediscono -al di lui comando. I loro domicilii stabiliscono nelle quattro parti -predette, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro; -Milano cedono al potere del signor imperatore. L'imperatore, riunita -avendo la milizia dei Teutonici, dei Pavesi, dei Cremonesi e degli -altri Longobardi, siede in Milano sul suo tribunale, e chiede consiglio -di quello che si debba di così grande città. Al che si risponde dai -Pavesi, dai Cremonesi, dai Lodigiani, dai Comaschi e dalle altre -città: Il calice gustino pur essi che diedero a bere alle altre -città. Distrussero Lodi e Como, città imperiali; ai distrugga ancora -la loro Milano. Udito avendo questo l'imperatore, per loro consiglio -pronunziata avendo contro Milano quella sentenza, uscì fuora alla -campagna. Primieramente il signor _Teobaldo_, fratello del signor -re _Ladislao_, poi i Pavesi, i Cremonesi, i Lodigiani, i Comaschi ed -altri delle altre città, più presto di quello che si farebbe a dirsi, -il fuoco appiccano da ogni parte in Milano, mentre l'imperatore co' -suoi eserciti ne rimane spettatore. Così Milano, città antica, città -imperiale, da diverse calamità desolata, viene distrutta. L'imperatore -poi, rovinata essendo Milano, in tutta l'Italia esercitava l'imperiale -potere, perciocchè tutta al di lui cospetto l'Italia tremava, ed avendo -egli nelle città italiche stabiliti i suoi podestà, dispose la marcia -del suo esercito verso la Sicilia, disputare volendo col Siciliano -intorno al ducato della Puglia. - -[460] _Monumenta Historica Bohemiae, nusquam antehac edita a P. Dobner -collecta_, tom. I, pag. 71 e seg. - -[461] Vicende di Milano con Federico I, pag. 100, 104 e 106. - -[462] Avanti la porta di San Giorgio in Noxeda. - -[463] Giulini, tom. VI, pag 317. - -[464] Non rimase la cinquantesima parte di Milano, che distrutta non -fosse. - -[465] _Hist. Rer. Laudens., Rer. Italic. Script._, tom. VI, _colum._ -1105. - -[466] Da prima incendiò tutte le case; poscia anche le case medesime -distrusse. - -[467] Sire Raul, _De gestis Federicis, in Rer. Italic. Scriptor._, tom. -IV, _colum._ 1187. - -[468] Giulini, tom. VI, pag. 264. - -[469] Giulini, tom. VI, pag. 230. - -[470] Il pianto e il lutto degli uomini e delle donne, e principalmente -degli uomini infermi e delle femmine sopraparto, e dei fanciulli che -uscivano, e i propri lari abbandonavano. - -[471] _Rer. Italic. Script._, tom. VI, _colum._ 1187. - -[472] Giulini, tom. VI, pag. 233. - -[473] Dopo la distruzione di Milano. - -[474] Giulini, tom. VI, pag. 292. — Vicende di Milano, pag. 80. - -[475] Giulini, tom. VI, pag. 307, 309 e 328. - -[476] Affinchè non fossero dai fondamenti rovesciate, come Milano, che -era stata il fiore dell'Italia, se ribelli all'imperatore si facessero. - -[477] Vicende di Milano, pag. 97. — Giulini, tom. VI, pag. 338. - -[478] _Federico_ Imperatore, con un esercito quasi innumerabile di -Alemanni, assediò Milano. - -[479] _Nidan. Pistor., Rer. Germanicar. Script._, tom. 2, pag. 531. - -[480] I Milanesi spontaneamente fecero dedizione di sè stessi e delle -cose loro all'imperatore, il quale, senza alcuna clemenza, Milano -distrusse. - -[481] _Rer. Boicarum Scriptores, collegit Andreas Felix Oefelius_, tom. -II, pag. 334. - -[482] Giulini, tom. VI, pag. 339. - -[483] Oh quanto clamore, quanto timore, quanto lutto per quattro -settimane si mantenne nei borghi, specialmente nel borgo di Noxeda -e di Vigentino! Alcuno non vi aveva che osasse coricarsi nel letto. -Perciocchè ogni giorno dicevasi: Ecco i Pavesi che vengono ad -incendiare i borghi! - -[484] _Rer. Italic. Script._, tom. VI, _columnia_ 1191. - -[485] Tom. VI, pag. 395 e seguenti. - -[486] Formaronsi insieme in un solo corpo. - -[487] Giulini, tom. VI, pag 156. - -[488] Vi abitava una turba di ladroncelli, di rapitori, di servi -fuggitivi dai loro padroni. - -[489] _Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a -Gotthelffio Struvio_, tom. I, p. 342. _Edit. Tertia, Argentorati._ - -[490] Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della -guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, -altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece -degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei -prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i -due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle -egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, -nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città, -obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli -teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con -eguale fedeltà. Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata -avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi -compagni accecati nella città riconducesse. - -[491] _Struvius_, loc. cit. - -[492] Cosa degna di lode. - -[493] Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, -non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un -campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino -derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, -pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, -come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica -e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni. - -[494] Dobner, _Monumenta historica Bohemiae_, tom. I, pag. 86. - -[495] All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello -vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte -del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè -timore. - -[496] _Antiquit. Med. Æv._, tom. IV, pag. 277. - -[497] I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente -istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al -popolo maravigliosamente eruditi. - -[498] Giulini, tom. VI, pag. 483. - -[499] Mantengono l'eleganza del latino parlare e la urbanità dei -costumi. Nella ordinazione ancora delle città e nella conservazione -della repubblica imitatori sono altresì dell'accortezza degli antichi -Romani. - -[500] _De Gestis Federici_, lib. I, cap. 12. - -[501] Giulini, tom. V, pag. 110. - -[502] Detto, tom. II, pag. 122. - -[503] _Liutprand._, lib. V, cap. 16. - -[504] Giulini, tom. VI, pag. 438. - -[505] _Dissert. Med. Æv._, tom. II, pag. 28. - -[506] Per ciascun carro di legne un pezzo riceveva, uno per ciascuna -sporta di pesci, uno per qualunque fornata di pane. - -[507] _Manipul. flor._, cap. 146. - -[508] Giulini, tom. II, pag. 243. - -[509] Detto, tom. IV, pag. 247. - -[510] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 277. - -[511] Le quali, secondo il computo del conte Giulini, equivalgono a -undicimila e duecento zecchini correnti, somma ben tenue, ripartita -sopra venticinque città, quante componevano la lega, dappoichè vi si -compresero Pavia e Como. - -[512] Giulini, tom. VII, pag. 6. - -[513] _Monum. Bas. Ambr._, n. 587. - -[514] Tutti i diritti regali che l'imperio ha nell'arcivescovado -milanese, o sia nei comitati del Seprio, della Martesana, della -Bulgaria, di Recco, ecc. - -[515] Giulini, tom. VII, pag. 20, 21 e 22. - -[516] Nel termine che i consoli di Milano col Consiglio di credenza ci -indicheranno. - -[517] Concedette piena giurisdizione. - -[518] Tom. VII, pag. 24. - -[519] Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di -sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose -preziose. - -[520] Giulini, tom. VII, pag. 32. - -[521] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 731. - -[522] Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso -aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente -accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la -grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può -comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei -di lui fatti. - -[523] _Otto Frisin._, lib. 2, cap. 27, pag. 256. _Edit. Basileae_, 1569. - -[524] Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama -Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli -pure devastò col ferro e col fuoco. - -[525] _Radevich._, lib. I, cap. 3, pag. 262. - -[526] Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio -l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli -stesso un esame. - -[527] Pag. 235. - -[528] Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo -ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento -soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli -fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (_Trecate_) distruggemmo; e -celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... -distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, -e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a -Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro -cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre -consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti. - -[529] _De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae_, 1559, pag. -186. - -[530] La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero -portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi -da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi -al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte -seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento -dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, -trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie -sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri -Spoletani, ma dell'esercito. - -[531] Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252. - -[532] Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del -patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto. - -[533] Pag. 244. - -[534] La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed -incendiata. - -[535] Pag. 247. - -[536] Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano -dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe -e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, -o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. -lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato -cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore -ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli -questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col -supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto. - -[537] Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro -temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come -si narra, cinquecento. - -[538] _Otto Frising._, lib. 2, cap. 25. - -[539] Il re _Federico_, raccolta avendo grande quantità di principi -e di altri soldati, ed aggiunti al suo séguito _Enrico_, duca di -Sassonia, e _Federico_ figliuolo del re _Corrado_, ed altri principi, -incamminossi con un corpo numeroso di truppe a Roma dal papa _Adriano_, -affinchè Cesare, secondo il dovere, lo consacrasse; essendo però -giunta quella comitiva nell'uscire dalle Alpi avanti la città stessa -di Verona, a Guordo, castello inespugnabile, i Veronesi, riguardandolo -come di loro diritto, il passaggio vietano ad esso cd ai suoi seguaci, -dicendo che Cesare non era egli ancora, ma re, e che per questo, come -era di loro diritto, doveva egli pagare ad essi il danaro, se di là -passare voleva a Roma, che qualora ricevuto lo avessero già consacrato -Cesare, gli avrebbero in quella occasione, e non già prima, renduti -gli onori dovuti a Cesare. Queste cose udendo, _Federico_ reprime -lo sdegno, e, dissimulandolo, dà loro di buone parole, promette il -danaro che essi domandano, e come di questo data avesse sicurtà, passa -per Verona col suo esercito intatto. Situate adunque oltre quella -città le truppe reali, manda dire ai Veronesi che a ripetere vengano -il dovuto danaro, i quali alle di lui parole credendo, dodici dei -primari e più nobili cittadini, con numeroso séguito di altri nobili, -mandano al re per ricevere il danaro promesso; questi il re guardando -con volto ilare, ed ottime parole soggiugnendo intorno al promesso -danaro, tutti ordina che presi sieno, e molti di essi avendo fatti -trucidare, i dodici primari nobili comanda che sieno impiccati. E -siccome uno di questi diceva essergli parente in linea assai vicina, e -con testimonianza lo provava, per questo, come più nobile, ordinò che -sospeso fosse a più alto patibolo. - -[540] Dobner, tom. 1, pag. 43. - -[541] Giulini, tom. VII, dalla pag. 137 alla pag. 147. - -[542] Detto, tom. VII, pag. 144. - -[543] Commesso fu ad _Anselmo di Terzago_, che provvedere dovesse -secondo il suo giudizio intorno al reggimento della città, ed egli -elesse due consoli che per un anno la reggessero. - -[544] _Flamma Chronic. MS._, cap. 963. - -[545] Ad alcuno non fosse interdetto l'uso de' suoi beni, se non -giudicata la causa ed approvata dal comune, dal podestà di Milano, o -dai rettori della comunità, siccome le leggi richieggono. - -[546] Corio, pag. 59 dell'edizione in foglio. - -[547] Dico, comando e stabilisco che in perpetuo debba fermamente -osservarsi. - -[548] Non possiamo ancora dimenticarci che voi, pacificato essendo di -già l'imperio, che lungamente era stato turbato, ci dirigeste legati -tanto discreti e tanto onesti, coi vostri donativi, che noi, come era -convenevole, ricevemmo sotto quella grazia e devozione colla quale -sempre vi abbiamo riguardati, e sempre cari vi terremo; i vostri -donativi altresì tanto più grati ci riuscirono, quanto che noi sapevamo -che quelli trasmessi erano per effetto di pura amorevolezza. - -[549] Giulini, tom. VII, pag. 227. - -[550] Balut., tom. II, pag. 662. - -[551] Giulini, tom. VII, pag. 334. - -[552] Giulini, tom. VII, pag. 483. - -[553] Fu scolpito in marmo sedente sopra un cavallo, il che fu reputato -grande vituperio. Questi il primo fu a fare imprigionare gli eretici. - -[554] Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali -moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè, -oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo, -nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii, -gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno -attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso -vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione -delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle -case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno -seguente, correndo il mese di gennaio, _Goffredo_, cardinale di -San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge -(di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del -popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni -coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico. - -[555] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. 8, pag. 269. - -[556] Corio, parte seconda, foglio 72. - -[557] Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie. - -[558] Nazarian., cap. 109, pag. 561. - -[559] Corio, all'anno 1252. - -[560] _Diss. Med. Æev._, tom. V, pag. 92 e seg. - -[561] La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello -che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi -cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare -il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non -se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad -alcuno lo ammazzare. - -[562] Muratori, _Diss. Med. Æv._, tom. V, pag. 95. - -[563] _Marten. Veter. Script. et Monum. Collect._, pag. 1051. - -[564] Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi -Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose -insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree -aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo -i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano, -il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia, -a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la -caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria -vostra. - -[565] _Marten. Collect. Veter. Monum._, tom. II, pag. 1190. - -[566] Città, capo della fazione dell'Italia. - -[567] Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in -caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai -signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice: - - _Cesaris Augusti Federici, Roma, Secundi - Dona tene, currum, perpes in urbe decus. - Hic Mediolani captus de strage, triumphos - Cesaris ut referat, inclita preda venit. - Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem - Mietitur: hunc urbis mietere jussit amor._ - -[568] Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e -muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche -insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la -persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i -peccati assolvevano. - -[569] Giulini, tom. VII, pag. 534. - -[570] - - «Duce e tutor del popolo d'Ambrogio, - Di giustizia vigor, luce de' grandi, - Arca tu di saper, sommo dell'alma - Madre Chiesa campion, eccelso fiore - Di tutta quest'amabile regione; - Al tuo cader d'Italia impallidisce - Lo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostro - Della Torre Pagan, n'andò tra l'ombre! - MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Pagano - della Torre, podestà del popolo di Milano». - -[571] Giulini, tom. VII, pag. 431. - -[572] Giulini, tom. VIII, pag. 128. - -[573] Al minuto alla maniera della taverna. - -[574] Tom. VII, pag. 462. - -[575] Giulini, tom. VII, pag. 420. - -[576] Detto, tom. VII, pag. 423. - -[577] In nome del signor nostro Gesù Cristo. Nell'anno della natività -del medesimo mille dugentoquarantacinque, il giorno di venerdì, terzo -di novembre, indizione quarta. Essendo che il signor Uberto di Vialata, -podestà di Milano, e _Guido di Casate, Guido di Mandello, Filippo -della Torre, Giovanni della Torre, Guglielmo di Soresina, Probino -Ingoardo, Rezardo di Villa, Giustamonte Cicata, Lampugnano Marcellino, -Burro dei Burri, Artusio Marinone, Guglielmo di Lampugnano, Anselmo -di Lampugnano, Anselmo di Terzago, Rosate della Croce, Landolfo -Crivello, Negro Grasso, Guizzardo Morigia, Mollone Becano, Caruzano -Morone, Amerato Mainerio_ e _Buonincontro Incino,_ consiglieri, e -segretari, e sapienti del comune di Milano, con molta istanza pregando, -instarono presso il signor _Ardico di Soresina,_ arciprete di Monza, -e i canonici ed il capitolo di questa chiesa, ed anche col signor _G. -di Montelongo_, legato della Sede apostolica, affinchè concedessero e -prestassero allo stesso podestà e ai consiglieri, e sapienti, o sia al -comune di Milano, qualche parte del tesoro di quella chiesa da darsi in -pegno, per il danaro necessariamente occorrente al comune di Milano, -che in altro modo non può trovarsi nè ottenersi; come espressamente -asserivano; e che quella chiesa volevano mantenere indenne; e fare -sollecitamente restituire quel tesoro: alle di cui preghiere e a -quelle di questo signor legato soprascritto, i signori arciprete -e canonici umilmente accondiscendendo, per l'onore e vantaggio del -comune di Milano, presente e volente questo signor legato, offerirono, -concedettero a questi podestà e consiglieri e sapienti ed al comune -un calice d'oro del tesoro della chiesa Monzese del peso di once -centosette, colle orecchiette e coll'ornamento di molte pietre -preziose. E perciò il predetto signor _Uberto di Vialata_, podestà di -Milano, e questi consiglieri, e segretari, e sapienti, data essendo -loro licenza e facoltà e autorità dal consiglio dei quattrocento, e -dei trecento, e dei cento nuovo e vecchio, come dicevano, riformato -(scritto nel libro del comune di Milano l'atto di fare la infrascritta -obbligazione, e tutte le cose infrascritte) promisero, e diedero -sicurtà, e tutti i beni loro e i beni del comune di Milano tutti e -ciascuno di essi solidamente obbligarono in pegno al detto signor -_Arderico di Soresina_, arciprete di Monza, accettante in suo nome, e -in nome della Chiesa, e di tutto il capitolo di Monza, e di ciascuno -dei canonici di detta Chiesa; che esigeranno, renderanno e daranno -senza alcuna diminuzione, liberamente e assolutamente, di qui al natale -prossimo, a questo signor arciprete ed ai canonici, o sia al capitolo, -il soprascritto calice d'oro, ornato con gemme e pietre preziose. A -tutte spese e danni di essi e del comune di Milano, e senza alcun danno -o spesa dei detti arciprete e canonici e della Chiesa. E rinunziarono -alla eccezione del calice non ricevuto, e ad ogni altra eccezione colla -quale potessero in alcun modo premunirsi e difendersi, e massime che -non potessero dire essersi obbligati per lo comune o per le cose del -comune, ma sieno tenuti in modo che possano essere citati in solido, -anche dopo finito e deposto il loro ufficio e la facoltà e l'autorità -loro, come se tutte le predette cose fossero pervenute in potere di -ciascuno di essi. E rinunziarono al beneficio della nuova costituzione -e della lettera del Divo _Adriano_ e di qualunque altro aiuto col quale -in alcun modo potessero difendersi per mezzo dell'uso, e della legge, e -dello statuto, e di qualunque ordinamento fatto o che farsi in avvenire -potesse o si facesse; ma in qualunque tempo possano con effetto essere -convenuti, non ostanti alcune ferie nè le loro dilazioni fatte o da -farsi. E promisero come sopra il detto podestà, e questi consiglieri, -e sapienti, che nè il podestà, nè alcuno de' predetti darà in alcun -modo, nè con alcun sotterfugio, anche consenzienti questi arciprete e -canonici, alcuna altra cosa in luogo di quel calice, fuori del predetto -calice; ma daranno lo stesso calice speciale, intero, con tutte le -sue pietre e gemme senza alcuna diminuzione. Ed ivi il detto signore -_G. di Montelungo_, legato della Sede apostolica, coll'autorità della -sua legazione e per volontà dello stesso podestà e dei segretari, e -consiglieri, e sapienti predetti, essi tutti e il consiglio comunale, -dal termine infrascritto in avanti, assoggettò e sottopose al vincolo -della scomunica adesso per allora, se le cose predette come sopra -mantenute non fossero per quel termine; eccettuato il podestà predetto. -Alla osservanza delle quali cose e maggiore loro confermazione -i predetti segretari, e consiglieri, e sapienti sopranominati -giurarono corporalmente, toccando i sacrosanti Evangeli, tutte le -cose sopranotate, e di osservare e fare, e fare osservare dal comune -di Milano ciascuna delle cose predette. Fatto nei campi d'Albairate, -nell'esercito contra _Federigo_, una volta imperatore. - -[578] Tom. VII, pag. 502. - -[579] Giulini, tom. VIII, pag. 30 e seg. - -[580] _Bullar. Francescan._, tom. II, pag. 15. - -[581] Sormani, Storia degli Umiliati, cap. 10, pag. 99. - -[582] _Bullar. Dominican._, tom. I, pag. 244. - -[583] Dal consiglio dei quattrocento e dei trecento e dei cento, nuovo -e vecchio. - -[584] Giulini, tom. VIII, pag. 256. - -[585] Giulini, tom. VIII, pag. 12. - -[586] Detto, tom. VIII, pag. 28. - -[587] Tom. VIII, pag. 145 e seg. - -[588] Giulini, tom. VIII, pag. 174. - -[589] Seicento forche preparansi, alla vista delle quali si ritirarono. - -[590] _Manip. flor. ad an. 1260._ - -[591] Giulini, tom. VIII, pag. 186. - -[592] Detto, tom. VIII, pag. 191. - -[593] Tom. VIII, pag. 192, 219, 236 e 249. - -[594] Giulini, tom. VIII, pag. 247. - -[595] Corio a quell'anno. - -[596] Giulini, tom. VII, pag. 134. - -[597] Detto, tom. VIII, pag. 247 e 286. - -[598] Sotto l'interdetto dei divini uffizi rimasta era la città di -Milano per la contesa colla quale la famiglia dei Maravigli sembrava -ingiustamente opprimere il priore di Pontida. - -[599] _Calch. Hist. Patr._, lib. 17, pag. 376. - -[600] Tom. VIII, pag. 334 e 335. - -[601] Il Castel Seprio si distrugga, e distrutto si mantenga in -perpetuo, nè alcuno ardisca presumere di abitare su quel monte. - -[602] Siccome in tutte le cose sembrava entrare il sospetto, dubitava -altresì che nuove trame nelle adunanze si macchinassero, e per -questo comandò che coorti armate giorno e notte la città girassero, e -provvedessero che riunione non si facesse tra i cittadini. - -[603] _Calch. Hist. Patr._, lib. 17, pag. 385. - -[604] Avendo però il predetto Matteo Magno Visconti ottenuto il -dominio di Milano, nello stesso primo reggimento molto virtuosamente -si condusse; perciocchè professò per tal modo la castità e la onestà, -che tutta la di lui corte composta sembrava di uomini religiosi. Le -messe con grandissima devozione ascoltava. I sacerdoti vestiva colle -sue proprie mani. In tutta la quaresima faceva che i domestici suoi e -tutti i suoi famigliari si confessassero, altrimente con severità li -puniva. I nobili di Milano volontieri ascoltava, e ai loro consigli -non resisteva. I beni del comune conservava, nulla per sè riteneva. Non -versò mai il sangue di alcuno. I dominii dei borghi e delle ville tra i -nobili divideva; ogn'anno però i dominii di questi cambiava, onde tutti -i nobili all'amor suo invitava. Fu ancora robustissimo della persona ed -agile assai; colle mani spezzava un ferro di cavallo; e molt'altre cose -faceva degne di commendazione. - -[605] Ad onore del Signor nostro Gesù Cristo e della gloriosa Vergine -Maria, sua madre, e del beato Ambrogio, confessore nostro, e dei -beati Vincenzo, Agnese, Dionisio, e di tutti i santi, e della Santa -Madre Chiesa, e del sommo pontefice, e del signor re dei Romani, -ed a conservazione dello Stato del venerabile padre signor Ottone, -arcivescovo della santa chiesa milanese, e al buono, tranquillo e -pacifico stato del popolo e del comune di Milano e di tutti gli amici, -ed alla morte e distruzione del marchese di Monferrato, e di tutti i -di lui seguaci, voi, signor capitano, giurerete di reggere il popolo -di Milano da oggi in avanti, per anni cinque prossimi venturi, in buona -fede, senza frode, e che custodirete e manterrete lo stesso popolo.... -e gli statuti... e se questi mancassero, osserverete le leggi romane. - -[606] _Vedi_ Corio all'anno 1288. - -[607] La morte e la distruzione del marchese del Monferrato e di tutti -i di lui seguaci. - -[608] Giulini, tom. VIII, pag. 435. - -[609] Corio all'anno 1308, e Villani, storia, lib. 8, cap. 61. - -[610] Il che, chiarissimi cittadini, significa che, siccome col ferro -e con ferrei strumenti si domano tutti gli altri metalli, così, per -salutare consiglio, non che per insigne valore dell'armi italiche e -principalmente de' Milanesi, domare dee l'imperatore tutte le altre -nazioni. - -[611] Giulini, tom. VIII, pag. 478. - -[612] _Med. Æv._, tom. IV, col. 632, B. - -[613] _Med. Æv._, tom. 2, pag. 595. - -[614] Giulini, tom. VIII, pag. 631. - -[615] _Rer. Ital._, tom. XII, _colum._ 1099, B. - -[616] _Ibidem_, tom. XI, col. 231, C. - -[617] _Ibid._, tom. IX, col. 1242, B. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Storia di Milano vol. 1, by Pietro Verri - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI MILANO VOL. 1 *** - -***** This file should be named 60497-0.txt or 60497-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/4/9/60497/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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