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-The Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi
-
-Author: Emma Boghen-Conigliani
-
-Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
-
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
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- EMMA BOGHEN-CONIGLIANI
-
-
- LA DONNA NELLA VITA E
- NELLE OPERE DI GIACOMO
- LEOPARDI
-
-
- _Adelaide
- Antici Leopardi — Ferdinanda
- Leopardi Melchiorri
- Paolina Leopardi — Marianna
- Brighenti — Teresa Carniani
- Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina
- Ranieri — La
- donna nella vita e nelle opere
- di Giacomo Leopardi_
-
-
-
- FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE
- M·DCCC·XCVIII
-
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-
- Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti
- di riproduzione e traduzione sono riservati.
-
-
-
-
-_A Federico Conigliani._
-
-
-_Non è un dono, ma quasi una restituzione la dedica di queste pagine,
-cui il tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto che la mia
-penna; gradiscile ad ogni modo quale ricordo di studi e ricerche comuni
-e quale pegno minimo di una riconoscenza incancellabile._
-
-
-
-
-PREFAZIONE.
-
-
-_Se la donna ha sempre molto potere su l'animo de l'uomo, moltissimo
-n'ebbe su quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente, la vagheggiò
-in uno splendido ideale poetico; giovane, l'agognò con una dolorosa
-potenza di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno, infelice per
-lei, pur sempre adorandola: madre, sorella, congiunta, amata, non
-amante, ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe gran parte ne la
-vita di lui, nel suo pensiero, e fu tutto pel suo cuore._
-
-_I biografi studiarono con minuziosa accuratezza i rapporti del Poeta
-con alcune donne; lasciarono altre e non giustamente in dimenticanza:
-cito ad esempio l'Antonietta Tommasini; l'epistolario leopardiano conta
-numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano ancora certamente)
-fra le quali alcune scritte con un abbandono d'affetto quasi unico ne
-gli anni maturi del grande Recanatese._
-
-_Questo volumetto si propone il modesto scopo di tratteggiare i
-ritratti di parecchie fra le donne congiunte, per affezione o per
-parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto è possibile ne le
-memorie non più recenti, la loro intima personalità, di vederle nei
-loro rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi reali e quanto di
-soggettivo fosse ne l'ideale femmineo del cantore di Silvia._
-
-_Certo alcune nascondono nel mistero l'anima loro, ma non sì che
-qualche raggio almeno non possa scorgerne un occhio pazientemente
-indagatore: son figure varie, da l'austera e rigida contessa Leopardi,
-di cui le mani candide paiono sempre congiunte con mistico terrore
-ne la preghiera, a la buona Tommasini, che chiude il suo libro per
-assaporare tutta la serena dolcezza del vespro nel suo giardino fiorito
-e segue con lo sguardo pensoso i ragazzi pei campi, gli uccelli fra
-il verde, le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita borghese,
-illuminata da tanta luce di vera poesia; da la bellissima bionda
-Ranieri, che non s'accorge de le passioni che desta, del mondo che le
-sorride ed ha ne gli occhi miti e profondi tutta la fiamma di carità
-che la esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata Paolina,
-invano avida d'amore, piangente invano le sue lagrime non comprese;
-da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo di dotti e d'artisti
-da cui è attorniata e ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde
-sotto il belletto il pallore de le guancie, e sotto il suo sorriso
-d'artista festeggiata le ansie de la sua anima di donna; ne l'una un
-palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua illusione d'un
-lieto avvenire di Silvia; in questa l'inconscia indifferenza de la
-donna del _Primo Amore_, in quella la mestizia de la donna del
-_Sogno_, in tutte v'ha qualche cosa che si conforma a l'ideale
-leopardiano; e se nessuna è precisamente la figura di questo o quel
-canto, ne l'animo che li dettò rimangono tutte, immagini care, e si
-fondono in un'alta idea poetica._
-
-_Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio ho accennato a la Cassi,
-a la Fattorini e a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni,
-come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti, de la Lenzoni, de la
-Buonaparte; ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici del
-poeta furono creature più pensate che reali, vissero la vita de la
-sua fantasia, ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso, Silvia e
-Nerina specialmente, vivacissime parvenze d'un indimenticabile sogno.
-Senza dir poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben detto da
-altri._
-
-_Su la Targioni mi duole non aver potuto trattenermi; ma le notizie
-che intorno a la _bella e graziosa Fanny_ si possono ritrarre
-dai libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra fitta che ce la
-nasconde, e la famiglia non acconsente a darne altre._
-
-_La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta Buonaparte non furono pel
-poeta che gradite, fuggevoli conoscenze._
-
-_Debbo qui render grazie al conte Giacomo Leopardi, che mi fu largo di
-aiuto e con le sue ricerche mi procurò la conferma di quanto io scrissi
-riguardo a l'ignorato amore di Paolina Leopardi per Raniero Roccetti;
-al conte Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie intorno a la
-Teresa Carniani Malvezzi e non poche lettere inedite a lei rivolte da
-chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo De Gennaro Ferrigni,
-cui debbo non pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina Ranieri;
-ed a parecchie altre gentili persone, che facilitarono le mie ricerche
-intorno a Madama Padovani, e che mi procurarono gran numero d'autografi
-inediti di Marianna Brighenti._
-
-_Se sotto la mano inesorabile de la critica tanti rosei veli cadono
-e tante figure che ci compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto
-di pietà, lasciandoci il rimpianto di un'illusione perduta e quasi
-un posto vuoto e difficile ad esser rioccupato nel pensiero, a taluno
-potrà, spero, riuscir piacevole che qualche immagine ormai sbiadita,
-se non cancellata dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella e degna e ci
-riveli amicamente un'ora, un momento de la vita del grande, cui abbellì
-di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza._
-
-_Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano accetto con la loro
-grazia l'omaggio, invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario
-che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno._
-
- EMMA BOGHEN-CONIGLIANI.
-
- _Firenze, febbraio 1898._
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Adelaide Antici Leopardi_]
-
-
-
-
-ADELAIDE ANTICI LEOPARDI.
-
-
-La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove anni quando nel 1797
-diede la sua mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni soltanto
-maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato a Recanati, nella
-cappelletta degli Antici: la sposa, che apparteneva ad una delle più
-nobili e ragguardevoli famiglie di quella città ed entrava in una
-famiglia altrettanto nobile e ragguardevole, era una fanciulla di
-bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti,
-benchè velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti
-d'un castano chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, che
-pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di
-cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle
-graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era
-venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; ed il
-suo viso, soprattutto i suoi occhi e la fronte, restavano severamente
-assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati
-da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso
-spennacchietto.
-
-Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo:
-nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra
-una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un'antica
-matrona travestita.[1]
-
-Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, il conte Monaldo
-fissò per la prima volta gli occhi su la marchesina Antici e non seppe
-distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus Domini e non pensò
-più che a lei, quantunque la sapesse promessa ad un conte Castracane
-di Cagli, del quale però si diceva ch'ella fosse tanto scontenta
-da voler riprendere la propria libertà. Monaldo andò senz'altro dal
-fratello della fanciulla, Carlo Antici, che era amico suo, e saputo
-con certezza ch'ella s'era già sciolta da la prima promessa, lo pregò
-di chiederle se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide gli fece
-rispondere francamente ch'era stata domandata dal conte Borgogelli di
-Fano, il quale attendeva solo l'assenso e la donazione di una zia per
-combinare in modo definitivo il matrimonio, ella frattanto non poteva
-prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, rispose: Aspetterò; e
-non aspettò molto, chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie
-per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; di che i vecchi
-Leopardi non rimasero punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte
-Castracane era andato la prima volta a Recanati per conoscere Amalia,
-sorella maggiore di Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato di
-lei e non aveva voluto più saperne della prima; la madre e gli zii di
-Monaldo avevano proposto a costui di sposare egli Amalia e, quantunque
-questa fosse, com'egli medesimo assicura, una carissima e amabilissima
-giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi aver il conte chiesta
-la mano di Adelaide, si mostravano avversi a tale unione, ma nè il
-loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi dispiaceri che gliene
-vennero, nè la tenuità della dote che il suocero gli fissò, mentre già
-gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, lo smossero dalla sua
-decisione. La madre un giorno lo pregò con tanto calore di non sposare
-la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi dinanzi a lui per
-supplicarlo di cedere, ma egli rialzatala e postosi egli medesimo in
-ginocchio, le baciò la mano, confessandole che restava fermo nel suo
-proponimento.
-
-Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè ella non soffrisse amarezze
-e mortificazioni, entrando in una casa dove tanti non la volevano:
-ma compiute le nozze, mentre la carrozza attendeva già pronta, egli
-s'avvicinò ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar la mano a mia
-madre. — La buona contessa, scordando ogni risentimento, abbracciò
-e benedisse la nuora, pregandola di ritornar presto, molto presto da
-Pesaro: e i due giovani, lieti di questa riconciliazione, passarono ne
-l'appartamento dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro così
-frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo vivacissimo, temettero chi
-sa che cosa.
-
-— Dove andate?
-
-— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e a baciarvi la mano.
-
-— Dove andate partendo di qui?
-
-— Partiamo per Pesaro.
-
-— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non sarà così: la vostra
-sposa appartiene ora alla nostra famiglia e voi non ce la toglierete.
-Andiamo dal decano, il quale sarà di un sentimento uguale. — (Così
-narra Monaldo stesso nel c. XXXIX dell'_Autobiografia_.)
-
-Scesero con lui nelle stanze del decano, zio Pietro, che li abbracciò,
-piangendo di tenerezza e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio:
-
-— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per i capelli, anzi per la
-perrucca, chè di capelli non ne ho più, — ed egli pure li pregò di
-restare.
-
-Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo per indurlo ad
-acconsentire, egli interpretava invece quella timida preghiera come
-incitamento a non cedere e insisteva per partire; per troncare
-gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro se ne andò da gli Antici ad
-annunziare che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli nelle
-stalle e la carrozza nella rimessa. Intanto Monaldo aveva avuto agio
-di conoscere il desiderio della sposa ed egli pure di buon grado,
-saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì a rinunziare al viaggio.
-La riconciliazione fu sincera e la nuova contessa Leopardi visse
-poi sempre in perfetta armonia coi congiunti, amandoli ed essendone
-ricambiata d'affetto vero.
-
-Educata severamente, Adelaide, prima del suo matrimonio, aveva
-passato la vita fra la casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito,
-naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per comandare che per
-obbedire, per forza di virtù e di consuetudine ella si era fatta
-mite, obbediente, modesta. Religiosissima, poneva innanzi a tutti
-gli altri i suoi doveri di donna cattolica, ma la sua non era la fede
-che riscalda il cuore e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza
-e de la carità, la fede che mantiene nell'anima un'alta serenità ed
-insegna ad amare; la sua era una fede rigida, tirannica e benchè, con
-la potenza della religione sincera, le desse forza e conforto nei più
-dolorosi momenti della sua vita, diveniva non di rado un tormento per
-lei e per chi le stava dintorno. Questa donna _ultrarigorista, vero
-eccesso di perfezione cristiana_,[2] per quel poco che si permetteva
-di pensare con la sua mente, ch'era tuttavia una mente aperta, ferma,
-acuta, andava in tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito;
-anch'ella, come lui, era ciecamente ligia al passato; anche in lei i
-racconti dei profughi francesi capitati nelle Marche avevano inspirato
-il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione. Ella e Monaldo del pari
-avevano accolte le convinzioni della famiglia, degli amici, della
-società aristocratica e clericalissima in cui vivevano; tutt'e due
-avevano alto concetto della propria casa; solo Monaldo pensava che
-a sostenerne il decoro occorresse lo sfarzo di una vita opulenta;
-ella avrebbe preferito un solido patrimonio, come quello della sua
-casa paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino, Monaldo aveva
-ottenuto a diciott'anni dal governo pontificio l'amministrazione del
-suo patrimonio, e, quando s'ammogliò, aveva già sperperato somme non
-lievi, credendo di seguir così degnamente le tradizioni di famiglia e
-l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente generoso. Nel 1796
-aveva speso mille scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli un
-milite per aderir all'appello di Pio VI ai sudditi contro i Francesi;
-nello stesso anno un trattato di matrimonio con la nobile Diana
-Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima accettò e poi non volle
-più conchiudere in nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine
-furono calcolati da lui ventimila scudi. Nel 1801 fece risorgere
-l'Accademia dei Disuguali, l'accolse in casa sua e ne sostenne le
-spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento scudi in favore di un suo
-nemico.
-
-Nel 1797 anche nelle Marche si accese la rivoluzione e in Recanati fu
-instituita una repubblica affatto democratica, che abolì la nobiltà e
-i suoi titoli e privilegi, e di questo e delle ruberie dei Francesi il
-conte Monaldo mostrò così vivamente e apertamente lo sdegno, che dal
-comandante della colonna francese, un tal Contavice, fu condannato a
-morte. Denari e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e questo
-suo pericolo fu potuto nascondere a la contessa incinta, che però poco
-di poi vide il marito arrestato e dovette passare giorni di orribile
-agitazione e di pianto. Dopo questo periodo di pene e di tristezze le
-sale del palazzo Leopardi, che già erano state liete nello splendore
-della vita fastosamente signorile, amata dal giovane Monaldo, e nelle
-gioviali compagnie raccolte intorno a la sposa, ritornarono lietissime,
-chè gaie voci infantili vennero a ridestarne gli echi.
-
-Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come era di prammatica da secoli
-nella famiglia, venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini provate
-dalla sposa influirono dannosamente su la salute del bambino, che
-nacque delicato e gracile, benchè apparentemente sano e senza alcun
-difetto; un anno dopo veniva al mondo Carlo e un altr'anno di poi
-Paolina.
-
-Par che la voce del suo primo nato risvegli in ogni donna un'anima
-nuova, l'anima della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza, di
-sacrificio, un'anima pura ed elevata anche nelle donne che meno sono
-tali, un'anima che vive tutta nell'intensità del più caldo affetto
-umano. Ma quest'anima non si destò nella contessa Adelaide, che non
-conobbe le carezze infantili, la divina poesia per cui la madre sente
-il figlio vivere ancora della sua vita; forse un amore troppo ardente
-ed espansivo non poteva accordarsi col rigore della sua fede; ella
-rimase la stessa, irriprovevole nelle premure solerti per i suoi
-piccini, ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza, come se di
-tutti i suoi atti la ragione soltanto fosse il movente e il dovere la
-guida. Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il secreto dei cuori,
-chi può dirci se quella sua fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella
-imponesse a sè medesima, o una naturale disposizione dell'anima?
-
-Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche virtù, sono apprezzati,
-anzi ammirati, perchè quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili, e
-d'ordinario gli uomini si accontentano di ciò che piace, senza indagare
-oltre; come questi caratteri vengon d'ordinario giudicati migliori di
-quel che sono in realtà, così altri ve n'hanno che son creduti peggiori
-che non siano per l'opposta ragione: le loro virtù son nascoste, i
-difetti palesi, e questi e quelle, inamabili, allontanano i cuori
-piuttosto che attirarli. Tale era Adelaide. Certo la prodigalità di
-Monaldo era un difetto, l'economia di lei, in tesi generale almeno, una
-virtù; ma gli è facile comprendere come, a quasi tutti, quella virtù
-dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico questo difetto. Così
-la sua ritenutezza la fece credere forse assai meno sensitiva che non
-fosse in realtà.
-
-La sventura temprò ben presto il vigoroso carattere di lei, come il
-fuoco tempra una buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder gli
-occhi a la rovina imminente del patrimonio, già carico di debiti, pei
-quali certi creditori usurai giungevano a pretendere il ventiquattro
-per cento d'interesse. La contessa, rimasta da prima estranea a
-l'amministrazione, non tardò a convincersi che una mano di ferro doveva
-sostituirsi a la debole mano di Monaldo nel governo de la famiglia per
-salvar questa, e decise che quella mano di ferro sarebbe la sua, bianca
-mano di donna, ma rigida e ferma quant'altra mai. A questo compito ella
-s'accinse con una saldezza di propositi, uno spirito di sacrificio ed
-un'energia, quali ben difficilmente si troverebbero in una giovane e
-bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente, benchè nulla
-fosse tolto agli agi consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli;
-ma dov'era possibile senza disagio, al lusso fu sostituita la più
-stretta economia, la quale divenne legge inesorabile per tutti della
-casa e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette subito una
-parte de' suoi gioielli e più tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo
-d'un tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase come un oggetto
-sacro nella famiglia, così che Carlo volle metterlo nel dito della sua
-seconda moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze.
-
-D'allora in poi la contessa non portò che ornamenti d'un valore
-insignificante, fra i quali un finimento di coralli; vestì
-modestamente, seguendo la moda della rivoluzione francese; ma, invece
-delle basse scollature del vestire a la ghigliottina, portò sempre
-una larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo fin sotto il
-mento. Le rade volte in cui usciva di casa, se d'inverno, si avvolgeva
-in un'ampia pelliccia di martora, che, nella sua immutabile ricchezza,
-conciliava con l'economia quel decoro de l'abito, cui Monaldo teneva
-tanto; se d'estate, portava in testa «un cappello colossale di paglia»
-che, mentr'ella stava in carrozza, «salutava per lei.»[3] Il compito
-ch'ella si era fissato non consisteva soltanto nella salvezza del
-patrimonio, nella ricchezza futura di casa Leopardi, ma anzitutto
-nel mantenere l'avita intatta fama di probità, l'onore del nome; e
-perciò a punto ella intese subito a far un concordato coi creditori,
-concordato reso men difficile dal papa, che impose certi limiti a gli
-usurai, detraendo quella parte che rappresentava il frutto d'un'ingorda
-usura da la somma del debito, il quale in quarant'anni doveva essere
-gradualmente estinto. Interdetto Monaldo, la casa dipese da l'autorità
-assoluta di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente
-tirannica, tanto più che le ristrettezze economiche eran tenute con
-ogni cura nascoste. Senza dubbio, più generosa, ella avrebbe reso più
-felici o meno infelici i suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più
-simpatica ai posteri; è giustizia però il notare che la sua non fu,
-o non sempre, gretta avarizia, e ch'ella, come già disse l'Avoli, non
-mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè la roba per la roba: per
-migliorare le sue terre, per conservare in buono stato il palazzo,
-non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri, acconsentì che
-il marito e i figli comperassero gran numero di libri. Di buon grado
-faceva elemosine e senza menarne alcun vanto, donava cibi o legna, e
-dalle finestre gettava spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi perchè
-queste non le mancassero mai, ne teneva sempre pronte a quel pio scopo
-in una ciotola di legno nella sua camera. Anche non di rado assisteva
-ella medesima qualche ammalato povero, pel quale ordinava al cuoco
-di serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine era scrupolosa; e
-si narra che, morto Monaldo, facesse pagare, senza rivelar il proprio
-nome, due mila e trecento scudi ad un conte maceratese verso il quale
-il marito le aveva confessato uno scrupolo di trovarsi in debito.
-
-Vi ha in questo rigido carattere di donna qualche cosa che merita
-ancor più che rispetto, ammirazione, ed è la sua lealtà, cui ella
-aggiungeva altri non comuni pregi, quale, ad esempio, una dote che non
-può accordarsi con un cuore non buono, tanto meno quando lo spirito è
-altero e abituato al comando: la facilità di perdonare; respinta con
-tanta ostinazione dai parenti dello sposo, è la prima a fare un umile
-passo verso di loro e diviene per essi una figlia sommessa a pena le
-aprono le braccia. Taccio le tristezze che le vennero dal marito e da'
-figliuoli e ricordo una lettera ad una sorella, che probabilmente è la
-Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese Baviera di Sinigaglia.
-Adelaide loda la giovine d'essersi pentita d'un'offesa recata a la
-madre in un impeto di collera; le rammenta che ella dovrà fare la
-felicità di uno sposo e che tali impeti turberebbero la pace della
-futura famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che tutti dobbiamo
-posseder la forza di reprimere le nostre passioni e chiude con un
-tratto di delicato perdono: «Vi protestaste ieri che non fate alcun
-caso della mia stima. Ad onta di questo, siate persuasa che nessuno vi
-stima e vi ama quanto la vostra affezionatissima sorella.»[4]
-
-Nella lunga e difficile impresa cui si accinse, la contessa fu
-sostenuta da un vivo affetto per la casa, dalla pietà religiosa
-e dalla naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva la
-debolezza femminile, la vanità, l'amore al lusso; ma s'ella salvò il
-patrimonio ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto d'un cuore
-carezzevolmente, teneramente materno: l'espansione, la confidenza, che
-attirano confidenza, espansione ed affetto, le furono ignoti. Curava
-i bimbi con molta premura, li teneva a dormire in camere attigue alla
-sua, medicava ella stessa persino i loro geloni, amava di seguire
-i fanciulli con lo sguardo, anche nei loro rumorosi giuochi, nel
-chiasso, cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini di casa, ma
-in quello sguardo non c'era mai una carezza. «Tutto era compassato
-in lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi indotti a credere
-che la rigida marchesa volesse fare anzi tempo de' suoi figliuoletti
-uomini maturi, che le loro risa argentine turbassero la sua serenità
-di amministratrice e custoditrice suprema della casa»; così parla di
-lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso i genitori di Giacomo
-fra tutti i cultori degli studi leopardiani. Monaldo, con le sue
-idee e il suo sistema di autorità senza confini e senza discussione,
-sarebbe stato il più duro dei padri, se a gli errori del giudizio
-non avesse largamente rimediato la bontà de l'anima; egli sapeva
-qualche volta ridiventar fanciullo co' suoi figli, che se trovarono
-talora la tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia fraterna,
-la trovarono in lui; e più espansivo e più tenero sarebbe stato, se
-l'affetto di cui aveva pieno il cuore non fosse stato compresso dal
-dubbio di affievolire la propria dignità, di derogare a l'autorità
-paterna. Adelaide era un tipo affatto diverso, parlava poco e con calma
-e gravità; d'ordinario chiusa in sè stessa, non amava che altri le
-leggesse ne l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva, scoppiava
-in pianto, ma andava subito a chiudersi nelle suo camere, da cui non
-usciva finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile in lei: ella
-concedeva a pena la sua mano al bacio de' bambini e sospirava nel
-vederli vivacissimi e gai, mentre ne godeva la buona suocera sua,
-Virginia Mosca, che, rimasta vedova giovanissima, s'era dedicata tutta
-a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino, dov'ella sedeva sopra un sofà,
-conversando col suo vecchio cavalier servente Volunnio Gentilucci,
-irrompevano i nipoti, che precipitandosi a gara per abbracciarla
-rovesciavano spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado scherzavano
-alle spalle del cavaliere, il quale non poteva nè pur sfogarsi a
-sgridarli, perchè, se ci si provava, l'affettuosa vecchia era sempre
-pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi con lui. Graziosa scena
-questa de' due vecchietti eleganti e compiti, che stentano a tenersi il
-broncio, davanti alla contagiosa allegria d'una brigata di birichini!
-
- *
- * *
-
-Non è difficile immaginare, da le notizie che se ne hanno, quale
-fosse la vita dei ragazzi Leopardi: studi severissimi e faticosissimi
-co' precettori, rare e patriarcali distrazioni, chiasso co' cugini o
-qualche tombola giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose
-continue e continua sorveglianza.
-
-Tutti sanno come il primogenito, gracile per natura, perdesse
-interamente la salute e divenisse gibboso per le soverchie fatiche
-durate sui libri, e come fra lui ed i fratelli da un lato e il padre da
-l'altro, sorgesse, e a poco a poco si facesse profondo, il dissidio,
-perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava i loro animi
-non meno fantastici che appassionati, e perchè nelle idee e negli
-affetti essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure assai noto come la
-disperazione di Giacomo giungesse a tal segno da risolverlo a tentar
-la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per caso. Che faceva,
-che pensava intanto la contessa? Tutt'assorta nel suo compito di
-amministratrice, non si accorse forse che tardi de la perduta salute
-e de la deformità di Giacomo; ed è doloroso il notare come questi,
-giovanetto, affettuosissimo per natura e di una sensitività esaltata,
-persuaso di dover morire ben presto, mentre seduto sul letto, di
-notte, al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le lagrime, il suo
-_Appressamento alla morte_ e si duole di dover perire _come infante
-che parlato non abbia_, senza che alcuno conosca il suo grande spirito,
-Giacomo, che teneramente si rivolge alla Vergine, non ha una parola per
-sua madre. Doloroso del pari è il rileggere quanto il marchese Solari
-scriveva a Monaldo, dichiarandogli apertamente che per lui la causa
-della tentata fuga di Giacomo doveva essere l'eccessiva severità della
-contessa.
-
-Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva naturalmente dal
-primo, ma senza punto tentare di piegarlo a più indulgenza verso di
-quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze che li avrebbero
-calmati, perchè non comprendeva quei cuori giovanili ed il loro bisogno
-di vita e di libertà. Ed ella avrebbe potuto tutto, ella che comandava
-veramente e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non sono padrone che
-delle frittate,» soleva dire Monaldo, che si sfogava a gridare contro
-le prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva sempre impigliato
-nelle gonne della sua e non osava, nè anche per cose lievissime,
-_affrontare il muso di lei_, come scrisse Paolina. Per quei giovani
-focosi, esaltati, era un _vivere senza vita, senz'anima, senza corpo_,
-che faceva desiderar loro ad ogni momento la morte. In Giacomo,
-infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del suo spirito conscio
-di tutte le sue sventure, si spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e
-venne a mancare a poco a poco persino la speranza e la fede: egli, dopo
-anni di dolore che gli parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa,
-si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti alla madre, ma non
-le scrive quasi mai; ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli un
-aiuto materiale, e non lo dà finchè non è richiesto; e pure ella doveva
-sapere quanto questa domanda dovesse riuscir incresciosa a l'animo
-delicatissimo ed altero del figliuolo. «Son più le volte che senza
-qualche soccorso di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle in cui
-avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini alla marchesa Lucrezia
-Niccolini-Monti, andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto se la
-famiglia Leopardi navigasse in pessime acque, rimanendo stupito al
-sentire che no. Certo però Adelaide non supponeva le reali strettezze
-di Giacomo, perchè, come Monaldo ebbe a scrivere a questi, ella credeva
-le lettere una miniera d'oro, la quale rendesse inutile ogni altro
-sussidio a quel figlio che pure ella amava _tenerissimamente_.
-
-Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario leopardiano. Nel 1825,
-quando Giacomo da Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli accordi
-con l'editore Stella e della lezione al giovane greco, Paolina, che in
-quel tempo non era certo tenera della madre, rispondeva al fratello:
-«La mamma vuole che ti saluti e ti risaluti; essa quasi piangeva dalla
-consolazione nel leggere la tua ultima, e si rallegra con te e spera
-che sarai sempre più contento.»[5]
-
-Anche la breve letterina, una delle due che ci rimangono, scritta da
-Adelaide al figlio il 29 novembre 1822, quand'egli, per la prima volta
-lontano da casa, si trovava a Roma, ha frasi affettuose, e assai più
-che non dicano significano forse quelle righe: «Molto mi ha rallegrato
-la vostra lettera, ma molto più quella che avete scritto al babbo da
-Spoleto. Vedo che conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo e ciò
-mi è garante della vostra buona condotta in avvenire.»
-
-Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo e Giacomo deve sentir qui
-il dolore che ne provava Adelaide, e un rimprovero, un consiglio dato
-con una delicatezza veramente femminile e veramente materna. «Sapete
-quanto io vi amo sinceramente e qual spina mi sia stata al cuore il
-vedervi sempre malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima cura
-e non trattate persone indegne.... amatemi e credete sempre all'affetto
-sincero della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia e vi
-benedice.»[6]
-
-Queste semplici frasi spirano un affetto sincero e una santa premura,
-della quale nelle lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia
-ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822, pag. 47, vol. cit.) che
-scrive al fratello: «Mamma non fa che lodarsi di voi e compiacersi
-grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide stessa che dice al
-suo «_carissimo_ ed _amatissimo figlio_, al suo _figlio d'oro_» d'esser
-tanto lieta delle sue buone notizie e di aver infinita riconoscenza
-pei parenti di Roma, che gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823,
-pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli parla della grandissima
-consolazione provata dalla madre, sentendo che egli non _si è piaciuto
-di Milano quanto in casa temevano_: «Giacchè ci avrebbe amareggiati
-assai, o la vostra lunga dimora costì, o il vedervene partire con
-molto rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol. cit.); ora è di
-nuovo Paolina, che ringrazia il fratello per parte della madre e con
-viva riconoscenza della premura usatale di cercar d'una sua antica
-servente e di dargliene notizie: «Mamma vuole che ti saluti nuovamente
-e che ti parli del suo grande affetto per te.» (13 dicembre 1825,
-pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado questo, Giacomo non aveva altro
-pensiero, altro desiderio che quello di starsene lontano da Recanati,
-ed è certo che non poco vi contribuiva il ricordo della severità
-che la contessa metteva in tutti i particolari della vita domestica.
-«Veramente ottima donna ed esemplarissima, si è fatta delle regole
-di austerità assolutamente impraticabili, e si è imposti dei doveri
-verso i figli, che non riescon loro punto comodi»; scriveva Paolina
-(26 maggio 1830) a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne
-doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica presso il suo vecchio
-precettore, non permettendole la madre ch'ella facesse amicizia con
-alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva da l'amore di Dio; e non
-voleva veder lettere dirette a la figlia, a la figlia _trentenne_, nè
-pure se fossero state _del suo santo protettore_. La povera contessina,
-che desiderava conoscere di persona le sue amiche Brighenti e sapeva
-di non poterle accogliere in casa, doveva rinunziare anche al piacere
-di vederle in chiesa o da la finestra (esse sarebbero andate a
-Recanati sol per procurarle questa gioia), perchè in chiesa andava
-unicamente la festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva vedere da
-la finestra era sempre sorvegliato da sua madre, la quale _girava
-per tutta la casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore_. (Vedi
-_Lett. di Paolina ad Anna Brighenti, 4 marzo 1831_). Tale severità
-irritava anche la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide,
-più che tutti gli altri di famiglia, si dava pensiero di cercare uno
-sposo a quella figliuola e voleva che si tentasse di combinare, anche
-quando le più gravi difficoltà eran palesi. Più duro di tutti i figli
-verso di lei fu Carlo, nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe
-assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit., pag. 182-183) dubitando
-che Adelaide avesse aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale
-perchè la francasse, riscriveva al fratello dicendogli di questo dubbio
-e come la madre avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo, e
-prorompeva contro _la curiosità donnesca e l'imperiosità insopportabile
-di lei_; confessando però egli stesso d'essere in un momento di _rabbia
-incredibile_. Pare che la contessa e Monaldo aprissero infatti la
-corrispondenza dei figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che
-formava la disperazione specialmente del primogenito; nè la buona
-intenzione con cui lo facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro
-severità, come ne l'inesorabile economia di Adelaide, non v'era mai
-punto mal animo, e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi
-cari, se mostrava tanto rincrescimento quando s'allontanavano da
-lei, se una volta il ritorno improvviso di Monaldo la fece quasi
-svenire,[7] se non seppe mai rifiutare a Giacomo i soccorsi ch'egli
-chiese (modestissimi è vero e domandati in modo che niuno che avesse
-cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con parole tali da commuover
-lui, che pur diceva non esser più capace di verun sentimento; se la
-sua vita intiera fu consacrata a la famiglia; se quand'ella morì,
-nella sua camera fu trovata la seggiolina in cui eran stati seduti
-tutti i suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto di tenerezza
-materna, ella aveva conservata religiosamente per fanti anni; e se
-infine Monaldo, pur dichiarandosi tanto discorde da lei quanto son
-lontani fra loro il cielo e la terra, pur credendosi castigato dal
-cielo nel suo matrimonio contrario al volere della madre, dichiara
-Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa e pia, afferma che ventisei
-anni di matrimonio non smentirono un momento la condotta irreprensibile
-ed ammirata da tutti di quella donna forte, intenta solo ai doveri
-del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse che non fosse
-quello della famiglia o di Dio; confessa di averle obbligazioni
-innumerabili e che il _suo ingresso_ nella famiglia Leopardi fu _una
-vera benedizione_. Monaldo stesso nel suo testamento dichiara Adelaide
-_la sua amatissima consorte_ ed aggiunge: «Sono poi certo che i miei
-figli la rispetteranno e obbediranno come loro degna e venerata madre,
-rammentandosi qualmente essa, non solo è stata l'edificazione e la
-benedizione della famiglia con la sua costante religione e pietà;
-ma, con la sua saggia economia, prudenza e giudizio, ha ristaurato il
-patrimonio domestico dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa
-nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose vicende, questo
-è dovuto primieramente alla misericordia di Dio, e poi alle cure,
-diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima donna.»[8]
-
-La sorveglianza instancabile di Adelaide, la sua durezza, dovevano
-riuscir penose a lei stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di
-far soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che questo fosse il
-suo dovere. A ragione il Finzi crede che una delle principali cause
-per cui ella e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano di casa
-Giacomo, fosse la cura de l'anima di lui, che, secondo loro, lungi da
-la casa paterna cedeva a malvagi amici e si perdeva.
-
-Come il conte e la contessa non comprendevano i figli, così questi non
-sempre compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri giudicava
-l'educazione moderna un formale tradimento ordito da la vecchiezza
-contro la gioventù, se, com'è probabile, pensava a l'educazione
-propria, si lasciava sopraffare da l'amarezza: «Non lascia d'esser
-notabile che tra gli educatori, i quali, se mai persona al mondo,
-fanno professione di cercare il bene dei prossimi, si trovino tanti
-che cerchino di privare i loro allievi del maggior bene della vita,
-che è la giovanezza. Più notabile è, che mai nè padre, nè madre, non
-che altro istitutore, non sentì rimordere la coscienza di dare ai
-figliuoli un'educazione, che muove da un principio così maligno. La
-qual cosa farebbe più maraviglia, se già lungamente, per altre cause,
-il procurare l'abolizione della gioventù, non fosse stata creduta opera
-meritoria.»
-
-È notevole il giudizio che di Adelaide dà il canonico Avoli:[9] egli
-la crede donna più di mente che di cuore, di propositi virili, più
-che di tenerezze materne, pensa che non possa venir giudicata se
-non severamente nei nostri tempi, e che per averne criterio equo sia
-«necessario trasportarsi con la memoria a circa un secolo addietro.»
-Ricorda come appaia naturale che, malgrado la più sincera affezione,
-l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto, poichè l'uno
-era splendido fino alla prodigalità, l'altra calcolatrice, economa,
-massaia.
-
-In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo Leopardi non vi è un
-riflesso della tenerezza materna; ma in tutta quella nobile vita e in
-tutto lo splendore di quell'opera risenti l'elevatezza di pensiero,
-cui il poeta fu educato. Il Michelet diceva che il mondo vive la vita
-della donna, la quale gli dà due elementi di civiltà, la grazia e
-la delicatezza, che è un riflesso della purità. La grazia mancò alla
-contessa Adelaide, alla rigida signora che, dalle fredde nebbie del
-suo mistico cielo, non sapeva distoglier gli occhi, se non per curarsi
-della prosperità materiale della famiglia, tanto che «il fine che si
-era proposto le fece dimenticare che l'immediata felicità dei figli
-poteva qualche volta anteporsi a la futura.»[10] Ma non le mancò
-la purezza, la più alta dignità femminile: i figli non si sentirono
-attratti da l'anima sua, videro però quell'anima sempre candida, quella
-vita sempre d'una trasparenza assoluta, come d'una gemma che nulla
-offusca, e ne ritrassero la morale elevazione, ammirabile in tutti e
-più che mai in Giacomo.
-
-Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano i suoi sacrifici: vide
-tornato pienamente in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per
-opera sua, ma quante pene le amareggiarono questa gioia! Pianse, morti
-in giovane età, il suo Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque la
-rassegnazione, ch'ella credeva dovere di donna cristiana, le facesse
-piegare umilmente il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto
-negare il dolore di questa madre, che ci è dipinta inginocchiata,
-pregando fra le lagrime nella camera vicina a quella dove stava per
-spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua casa (ultimo se si pensi
-che Carlo non ne faceva quasi più parte e di più non aveva prole), di
-questa donna che a l'annunzio de la sventura, cui non sapeva ancora
-credere, scoppia in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella stessa
-colle mani tremanti gli estremi uffici al suo caro perduto. Ella vide
-sola nel mondo la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti; e quel
-Giacomo, che le aveva dato pel primo il nome di madre, fu perduto per
-lei più che gli altri, morto solo, lontano e senza fede.
-
-Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava la casa Leopardi: vide
-i manoscritti del poeta ed entrò nella camera ove questi era nato:
-Adelaide, _maestosa nella persona, austera, coi capelli candidissimi_,
-era ritta in piedi dinanzi ad un gran letto. Accennando ad un ritratto
-di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo: «Benedetta colei che
-in te s'incinse!»
-
-Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi al cielo, esclamando:
-Che Dio gli perdoni! «Dunque la madre di Giacomo Leopardi non lo
-credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io non ci ripensi ancora
-con terrore,» scrive lo Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in
-quella risposta c'è forse tutta l'anima della contessa, co' suoi cupi
-terrori religiosi, che le amareggiarono le più pure sorgenti de gli
-umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a l'immagine d'un Dio di
-spavento, non di misericordia. «Che Iddio gli perdoni!»; io credo che
-in queste parole ci fosse un profondo dolore e un amore profondo, un
-barlume de l'intima tragedia di cui il secreto fu portato nella tomba
-da l'austera contessa, sdegnosa del mondo.
-
-Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate le giovanili intemperanze,
-dettava per lei una pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne
-per pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare l'economia
-domestica: con sè avara, premurosissima per la famiglia».
-
- *
- * *
-
-La critica leopardiana si è affaticata indefessamente a discutere e a
-ricercar notizie intorno ai genitori del grande Recanatese, ed avida
-del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia che talora anche le minuzie
-possono riuscir utili o gradite: tutto quel che ha potuto ha raccolto e
-narrato: da le piccole malizie cui, per aver danaro ad insaputa della
-moglie, ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto grano o vino
-d'accordo coi castaldi, il far creder alla contessa d'aver comperato
-e di dover quindi pagare libri che prendeva invece dalla propria
-biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne di lei per la minima
-spesa, fosse pur quella d'una maglia di lana, cui ella non avesse prima
-consentito, ai mantelli dei ragazzi divenuti troppo corti e allungati
-con _due palmi di pelone_. E pure molto e molto si desidererebbe di
-conoscere ancora intorno a lei; quanto si sa è forse il peggio, non il
-buono de l'anima sua, le esteriorità meschine de l'esistenza, piuttosto
-che l'intima vita. Giacomo, il quale non ignorava affatto come la vera
-padrona e quindi l'arbitra della sorte dei figli fosse lei, Giacomo,
-che nella piena del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime
-parole contro il padre, tacque di Adelaide, in cui non aveva trovato
-una madre secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima vigorosa; sentiva
-forse nella grandezza del proprio spirito anche qualche cosa che gli
-veniva da lei.
-
-
-NOTE.
-
-[1] Vedi F. TRIBOLATI, _Il Leopardi e la sua famiglia_ (nel _Fanfulla
-della Domenica_, 24 luglio 1881).
-
-[2] Vedi E. COSTA, _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna e Anna
-Brighenti_. (Parma, Battei, 1888; in 16º, di pagg. XIX-308.)
-
-[3] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Studi su G. Leopardi_. (Napoli, Detken,
-1887; in 16º, pagg. VIII-363, pag. 54.)
-
-[4] Vedi _Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi_ pubblicate per
-nozze Voglia-Ceccaroni da Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno,
-Campitelli, 1885; in 16º, di pagg. 11.)
-
-[5] _Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti_, edizione curata
-su gli autografi da G. Piergili. (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di
-pagg. XXVII-304. Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.)
-
-[6] Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera di Adelaide, 29
-novembre 1822, pagg. 33 e 34.
-
-[7] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Documenti e notizie intorno alla famiglia
-Leopardi_. (Firenze, Münster, 1888; in 16º, di pagg. X-382.) (Da le
-_Memorie inedite di Monaldo_. — Nota del 24 gennaio 1802, pag. 93,
-volume citato.)
-
-[8] Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi, _Testamento di
-Monaldo Leopardi_, da pag. 179 a pag. 221.
-
-[9] Vedi _Autobiografia di Monaldo Leopardi_, con appendice di A.
-Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani, 1883; in 8º, di pagg. IX-431), da
-pag. 263 a pag. 269.
-
-[10] Vedi A. D'ANCONA, _La famiglia di G. Leopardi_, nella _Nuova
-Antologia_, 15 ottobre 1878.
-
-
-
-
- [Illustrazione: FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI]
-
-
-
-
-FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI.
-
-
-Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche volte lieto di così gaie
-e magnifiche feste come nel 1777; una bimba era nata al conte Giacomo
-e a la marchesa Virginia Mosca, e con la pompa e lo sfarzo insolito si
-voleva soprattutto far onor al compare che tenne la piccina a battesimo
-e da cui ella ebbe il nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma, a la
-corte del quale il marchese Mosca, fratello de la giovane madre, aveva
-dimorato lungamente.
-
-Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi, venne al mondo questa
-piccola Ferdinanda e dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in
-tenerissima età (il maggiore non aveva ancora cinque anni) orfani di
-padre. Così dopo le feste lietissime suonò sollecita l'ora del lutto
-per l'antico palazzo, per la giovine signora e pei teneri bambini, fra
-i quali quella che ne patì di più fu forse la Ferdinanda, intelligente
-ed affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi soffrono spesso
-ne le avversità quanto non immaginiamo, la loro forza di sentimento
-pareggia non di rado quella degli adulti, e di più essi non sono
-abituati a la sventura, la quale li colpisce come qualche cosa di
-innaturale, di mostruoso.
-
-La contessa Virginia, quantunque vedova assai giovane, non volle
-rimaritarsi, affezionatissima com'era a' suoi figli; e rimase tutta
-dedita ad essi e al governo de la casa, retto con generosità, anzi con
-lusso, per volere dei fratelli del defunto, i quali si attribuivano
-certi diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte del patrimonio
-a lo scopo di costituire un maggiorascato. I fanciulli crescevano
-fra tutti gli agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna e
-da quella di parecchi familiari, tra cui il cappellano di casa Don
-Vincenzo Ferri, bruttissimo uomo da la tinta affricana, con gli occhi
-di gatto e la bocca larghissima, ma buono quanto brutto, che sapeva
-con la sua inalterabile piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed anche
-sopportarne, inalterabilmente rassegnato, le non poche impertinenze.
-Ferdinanda era una affettuosa bambina, e non pure la madre, ma i
-fratelli l'adoravano, tanto che quando nel 1790, a tredici anni, ella
-fu posta in monastero a Pesaro, la casa parve rimasta vuota e non
-poco ci volle prima che la famiglia si abituasse a l'assenza di lei.
-Monaldo narra di non aver mai versato lagrime più dolenti e più sincere
-di quelle che gli costò la partenza de la sorellina. Due anni più
-tardi andò con la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella ritornò
-in casa, e con lei parve tornata la grazia, quasi direi la luce, ne
-le antiche sale, dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè la
-famiglia fosse numerosa. Ne facevan parte la madre, il prozio canonico
-Carlo, i quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i tre figliuoli
-Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea era morto bambino), senza dire che
-in casa e a la stessa mensa stavano pure il precettore Torres, il
-cappellano Ferri, il pedante Diotallevi, il canonico Pascal, francese
-emigrato raccolto per carità. Sola giovine donna fra tanti uomini,
-presso a una madre amorosa, Ferdinanda, vezzeggiata da tutti, cresceva
-di carattere dolcissimo: ella la confidente de la contessa, per quanto
-lo permettevano i rigori de l'antico metodo d'educazione; ella l'amica
-dei fratelli, ella la padroncina venerata.
-
-I suoi studi erano superficiali, elementarissimi; con l'osservazione,
-la lettura, la riflessione costante però, ella si formò un corredo
-non meschino d'idee; ma la sua scienza fu soprattutto nel cuore, fu
-la scienza di amare, di viver per gli altri, di trovare la gioia più
-cara nel far del bene: e non pure nel compiere veri e propri benefizi,
-ma ancora nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile parola
-su le labbra di quanti l'avvicinavano, nel godere di veder tutti lieti
-intorno a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de le lagrime e poteva
-parerle cosa consolante ch'altri piangesse con lei.
-
-Non bella, ma graziosa nel portamento, soave ne lo sguardo pensoso
-dei miti occhi azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino,
-cui avrebbe giovato il rimaner ancora sotto la protezione de l'ombra
-materna: vollero maritarla invece, e Monaldo, da poco messosi a capo
-de la famiglia, acconsentì di buon grado a darle la dote di otto mila
-scudi, più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu il marchese Pietro
-Melchiorri di Roma,[11] bel nome, onestà perfetta, ingegno non volgare,
-che si dilettava soprattutto di studi architettonici, ma scarso
-patrimonio e cuore non in tutto rispondente a quello d'un'appassionata
-giovinetta sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con poco lieti auspici
-ne la casa maritale, quel palazzo Melchiorri, presso la Minerva, oggi
-detto de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile; vi trovò
-con la matrigna, nove tra sorelle e fratelli del marito, coi quali la
-mitezza de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè il dissesto
-economico di quella casa potesse offrire non poche occasioni, o se si
-vuole pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a desiderare più
-d'una volta la pace e le dolcezze de la casa materna.
-
-Si fece una cara abitudine de la lettura, che continuava
-indefessamente, finchè gli occhi deboli e spesso ammalati glielo
-permettevano; scriveva con piacere e con facilità lettere, che, se non
-sono un modello di perfezione letteraria, rispecchiano nitidamente
-ne la loro sincerità la sua anima gentile; amava anche occuparsi in
-qualche ricamo od altro lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà
-di meditazione a la mente, che veniva coltivandosi da sè stessa con
-l'acume naturale.
-
-Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de la vita e de gli uomini,
-lungi da l'affievolire, affinarono la sua tenerezza squisita, che
-non si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai ed affabili, senza
-affettazione e senza vivacità soverchia; rifuggente dai complimenti
-e da le espansioni non sincere, era tuttavia graziosa in famiglia,
-graziosa co' conoscenti e con tutti; non facile a concedere il suo
-affetto, di cui ella medesima, anche ne la sua modestia, comprendeva
-il valore, era sdegnosa di volgari amicizie e di sentimenti fiacchi, e,
-intimamente sola ed appassionata, trovava ne la religione un sollievo;
-senz'esser punto bigotta, aveva slanci mistici sinceri, cercava ne
-l'idea de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e giungeva così
-a scordare i suoi dispiaceri col trascurarli e col tenere sempre alto
-lo spirito.[12]
-
-Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette combattere dolorose lotte
-e aver momenti di desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a le
-ingiustizie del mondo, così diverso dal suo cuore e da' suoi sogni;
-come una flessibile pianta al soffio del vento si china umilmente, ma
-ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure, ma sentiva morire in
-sè stessa ogni gioia, ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva
-rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi più che devotamente,
-amorosamente a Dio, _baciando la mano che la percuoteva_, sentendo con
-dolcezza sopra di sè la protezione di un padre vigile e amoroso, cui
-ella chiedeva sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro che attendeva
-paziente, dicendo a sè stessa come dirà più tardi al suo grande nipote:
-«È da vile il non saper soffrire.» Così acquistava la pace e una certa
-indifferenza per le proprie pene, che era tutt'altro che freddezza.
-
-Religiosa fu certo quanto la cognata sua Adelaide Antici Leopardi, ma
-quale diversità tra la fede rigida, opprimente di questa e la fede
-tutta d'amore e di carità di quella! Per Adelaide la religione fu
-spesso un terrore e un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto;
-quella pregava piangendo anche in quei momenti che avrebbero dovuto
-esser più lieti per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera,
-anche quando il suo cuore era più oppresso; per la prima la fede era un
-mistero di tenebre, per la seconda un mistero di luce.
-
-La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo in buona parte da un'indole
-per natura disposta a la malinconia e da una finezza di sentire che
-doveva ad ogni momento esser ferita da le due realtà de l'esistenza.
-Ella era una vera Leopardi, uno di quegli esseri che pensano troppo
-ed amano troppo in un mondo dove non soltanto poco si pensa e poco si
-ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero e l'affetto, creature che
-di rado trovano fra gli uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi
-estranee fra i loro simili, infelici perchè non possono nè mutare le
-cose, nè mutare sè stesse, vedendosi negate anche le gioie che godono
-i volgari, perchè a loro il sogno scolora la realtà. Come, a quanto
-dicono, Ferdinanda somigliava a Giacomo Leopardi ne le fattezze,
-negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava ne la grande e funesta
-sensitività. Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna la sua
-modesta vita. Non pare che pel marito ella provasse grande trasporto
-d'affetto, benchè avesse per lui ogni premura e fosse degna di lode
-come moglie al pari che come donna. Nelle poco liete vicende de la
-sua nuova famiglia vennero a confortarla i figliuoli; di tre fanno
-menzione le sue lettere: Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu illustre
-archeologo ed intimissimo di Giacomo Leopardi, il quale nel prediligere
-il figliuolo ricordava forse le tenere premure e la santa amicizia de
-la madre) e Camillo, divenuto poi benedettino ne la badia di San Pietro
-in Perugia. D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo, fa cenno Monaldo
-ne le sue memorie: il povero bambino, travagliato da una lunga malattia
-che l'aveva fatto sottoporre a una cura penosissima, moriva a diciotto
-mesi il 21 marzo 1803, lasciando afflittissima la madre, che lo aveva
-assistito con indefessa premura, non staccandosi mai da lui, nè pure
-per concedersi qualche minuto di riposo, dormendo anzi, o meglio
-vegliando, ne lo stesso letto col piccolo ammalato. Anche morto, volle
-tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e vestirlo ella stessa.
-
-Monaldo ricorda ancora la malattia orribile di un altro figliuolo
-di Ferdinanda, che nel 1801 a due anni stava per esserle tolto e che
-contro ogni speranza improvvisamente risanò, crede il conte, per un
-miracolo de la Madonna.
-
-Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente tenera: nel giugno del 1821,
-sentendo che certi assassini infestavano i dintorni del collegio in cui
-aveva posto in educazione il suo Camillo, andò in fretta a riprenderlo,
-benchè probabilmente egli non corresse alcun pericolo.
-
- *
- * *
-
-Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia di lui, essendo nel '19 a
-Recanati, intuì la grandezza di Giacomo non ancora compresa da nessuno,
-sentì nel suo cuore la bontà e gli affanni di quel Grande e l'amò con
-la soavità e l'effusione di tenerezza che nella propria casa egli non
-aveva conosciuta, nè conobbe mai. Il timido giovanetto che, tranne
-coi fratelli, parlava pochissimo e quasi per forza, le aperse l'animo
-suo e la chiamò più che zia, amica. In lui, chiuso in sè talmente
-da lasciar a pena trasparire un raggio de la sua luce intellettuale,
-ella apprezzò le maniere correttissime, la dignità di un dolore che
-doveva attrarre simpaticamente lei così amica de la malinconia e così
-pietosa; avvicinatasi al nipote sospinta da un affettuoso interesse,
-riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri ed i sentimenti; e
-finch'ella rimase a Recanati, godette di tenerselo quanto più poteva
-vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo penare. Ella non osava
-ancora dir nulla, ma in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo
-con la sua mano affettuosa di donna nel mondo da lui sospirato e
-in cui egli avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie al suo
-spirito, troppo assorto in sè stesso e negli studi. Sapendo di poter
-poco, nulla osava offrirgli che il suo affetto, ma questo caldo,
-espansivo, tenero, tutto devozione: e quanta gioia per lei nel veder
-rasserenarsi la fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere a' suoi
-scherzi! Ella pensava già di intromettersi presso Monaldo in favore
-di Giacomo, pur non avendo la certezza di far cosa gradita a questo,
-le mancava il coraggio d'iniziare i suoi tentativi. Tornata a Roma,
-dopo una dimora a Recanati, gli scrive da prima quasi con una certa
-timidezza, poi sempre con più aperta effusione. Le loro due prime
-lettere partono contemporaneamente, senza che l'uno sappia de l'altra:
-il giovinetto ha tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile signora
-gli ha fatto per la prima intravedere le materne dolcezze!... Egli le
-chiede con abbandono il conforto de le sue parole: ella sarà una de
-le poche persone cui egli potrà aprire il suo cuore: ed ella risponde
-lungamente, teneramente, il suo Giacomo troverà il cuor de la zia
-non tanto dissimile dal proprio e gli dipinge apertamente sè stessa,
-lo rimprovera con dolcezza per la sua malinconia, lo esorta a non
-lasciarsi andare a una sensitività senza freno, che lo renderebbe
-infelicissimo, a uscir di casa, e quando sa che quest'ultimo consiglio
-è stato ascoltato gli scrive: «In certo modo nella mia solitudine
-godevo di farvi compagnia, venendo con voi ed accompagnandovi fuori
-di casa, come se personalmente fossi con voi»; discute con lui di
-filosofia, quantunque con modestia confessi e si dolga di non aver
-bastante ingegno per rispondere adeguatamente a le riflessioni di lui;
-e tuttavia si prova a persuaderlo che la vita non è necessariamente
-sventura, che l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride de la
-propria gravità: «Giacomo mio, io rido con me stessa, perchè mi pongo
-a trattare di certa materia che non è da me; ma voi mi siete tanto
-a cuore che per non sentirvi infelice, divengo filosofo, teologo
-e tuttociò che a questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio
-1820) ed egli risponde che le espressioni de la tenerezza di lei, gli
-parrebbero quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da cui partono.
-
-Ferdinanda si duole e si compiace insieme di queste parole; protesta
-che non sa essere se non sincera, non che talora non debba ella stessa
-piegarsi a fare qualche complimento; se le convenienze lo esigono, lo
-fa, ma così di mal grado e con tanta parsimonia che teme sempre di
-far scorgere quanto questo l'annoi. Invece con le persone che ama e
-stima non dura alcuna fatica ad essere espansiva: «I miei sentimenti
-escono dal cuore, vanno alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua
-posto in pendenza versa ciò che contiene entro sè stesso.» (Lettera 8
-aprile 1820.) Il suo interesse pel nipote si fa sempre più vivo, ella
-si strugge di toglierlo da le sue tristezze, vorrebbe giovargli a costo
-di qualunque sacrificio proprio, si studia intanto di consolarlo, e
-lo prega, lo scongiura di vincere per amor di lei la sua malinconia,
-assicurandolo ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare la stima
-e l'affetto, benchè egli, affranto dal suo dolore, creda l'opposto.
-Vuole che si distragga: «_Nella natura troverete delle delizie che
-non troverete mai nel silenzio di una camera_,» gli dice e lo esorta
-a uscire in campagna; chiamandolo col dolce nome di _figlio suo_
-gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi la vita un tormento; e
-sempre gli accenna il Cielo come il miglior conforto di chi soffre.
-Ma ella non tarda ad accorgersi che una consolazione di parole non
-basta al nipote, e, ardendo d'affetto e di compassione, ella, pur tanto
-ritrosa ad impicciarsi dei fatti altrui, ella che doveva ben conoscere
-il carattere autoritario di Monaldo, prega il fratello di mandarle
-Giacomo a Roma per qualche tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo,
-ma cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare disposto a dare un
-consenso, che certo non era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero
-ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire di Recanati il figliuolo.
-E Ferdinanda pertinace nel suo zelo non si stanca d'insistere, senza
-dirne però nulla al nipote pel timore che le alternative di speranza
-e di dubbio debban troppo tormentare quell'anima agitata e sensitiva;
-però quando sa che gli son date speranze d'ottenere un impiego a
-Bologna, gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi: ella vorrebbe
-che in casa sua egli acquistasse abitudini di società e facesse la
-conoscenza di persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli potrebbe
-poi trovare un impiego a Roma. Perori egli stesso la sua causa presso
-il padre, questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto, e la sua
-freddezza apparente dipende tutta dal dispiacere di vedersi escluso da
-la confidenza dei figli. La donna gentile insiste teneramente perchè
-quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo parli al padre a cuore aperto:
-s'egli potrà andare a Roma troverà in lei una madre affettuosa che non
-lascierà nulla d'intentato per compiacerlo.
-
-Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa speranza, un'inaspettata,
-gravissima sventura viene a colpirla: il 30 novembre 1820 muore la
-contessa Virginia Mosca-Leopardi, sua madre. Ferdinanda non era punto
-preparata a questo dolore; solo otto giorni innanzi ella aveva scritto
-a la contessa, rallegrandosi di sentirla star meglio e compiacendosi de
-la poca gravità de gl'incomodi che l'affliggevano, facendole coraggio,
-pregandola d'ascoltar la messa in casa e ad ora tarda, _perchè il
-Signore gradisce il buon cuore_ e non vuol che si faccia più di quel
-che le proprie forze permettono. Ferdinanda che quasi in ogni lettera
-raccomandava premurosamente la madre al nipote, sfoga con lui il suo
-cordoglio: sofferse tanto a la funesta notizia che credette di dover
-seguire ne la tomba la sua perduta; la mente non poteva distrarsi dal
-doloroso ricordo, il cuore non sapeva aver altro desiderio che quello
-de la diletta defunta, e, pur cercando ne la fede e ne la famiglia la
-forza per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva a trovarla; le
-sue intime pene furon tali in realtà che la condussero anzi tempo al
-sepolcro. Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato Giacomo di
-vincere la tristezza, ora gli scriveva che il proprio dolore, in cui le
-pareva forse di sentir viva ancora la sua mamma, le riusciva carissimo
-e che cercava di nasconderlo agli sguardi di tutti, perchè non si
-tentasse di toglierglielo; unico conforto per lei era quello di non
-averne nessuno.
-
-La compagnia del fratello Vito e della famiglia di lui, rimasti a Roma
-per qualche tempo, le diede distrazione, se non sollievo; partiti
-loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati, ma sentiva di non
-poter reggere ai cari e penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe
-ridestato nell'animo.
-
-Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano le proprie ferite per
-curare le altrui; e anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito,
-ella trova parole materne per Giacomo e vuol adoperarsi a farlo uscire
-di Recanati, poichè questo ormai è il supremo desiderio di lui. Pel
-nipote fa quello che non avrebbe mai fatto per sè stessa, chiede
-un'udienza al cardinale Segretario di Stato a fine di raccomandargli
-il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe venisse concesso
-il posto vacante di professore di latino a la Biblioteca Vaticana. Non
-si stanca di cercar persone che insistano a favore di lui; le dicono
-che il Mai potrebbe molto ed ella prega amici e conoscenti che lo
-dispongano in favore del nipote. Questi le diviene sempre più caro,
-perchè sempre più ella comprende quanto le somigli nella delicata,
-profonda sensitività: «Gli animi sensibili si conoscono, s'intendono,
-si amano.» (Lettera 21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda si duole
-di questa sensitività, perchè comprende che è causa di intimi strazi,
-da cui la vita è amareggiata per sempre; consiglia il suo Giacomo a
-rendersi il cuore più forte, più fermo; forse allora potrà essere meno
-infelice. «Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate nei cuore vostro,
-che sarà sempre migliore di quello degli altri; chè rare volte si
-combinano de' cuori umani sensibili e onesti.»
-
-Le sue premure per la cattedra non riuscirono a nulla, perchè quel
-posto era già promesso ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto
-desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino.
-
-Le ultime lettere di lei rivelano una grande stanchezza, un
-languore invincibile, ma fino l'ultima è ardente d'affetto pur ne le
-malinconiche parole che si riferiscono ai parenti di Giacomo, i quali
-si erano mostrati offesi da l'insistenza di lei, che voleva ad ogni
-costo togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui si consumava
-a Recanati. A questo proposito Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue
-_Note biografiche_: «La sua tenerezza per Giacomo le fece oltrepassare
-i limiti di una prudente intervenzione tra lui ed i suoi genitori.
-Ne so abbastanza su quelle intime scaramucce.» Queste scaramucce
-accrescevano l'amarezza de la marchesa Melchiorri, che lentamente si
-avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del Cielo, ma col cuore
-oppresso da mille pene: Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva
-al nipote, e furon le ultime parole che gli rivolse: «Mille cose.... a
-chi poi?... A chi si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, caro
-Giacomo, che tu parlerai sempre solo a te stesso di me! Basta. Saluti a
-tutti.» (Lettera 29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale spossatezza,
-Ferdinanda si scuoteva per raccogliere le proprie forze nei suoi
-gentili affetti, e non potendo forse scrivere a lungo, diceva a Giacomo
-di pensar egli stesso le espressioni de l'amore di lei assicurandolo
-ch'ella vi consentiva per quanto grandi fossero.
-
-In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, da cui sperava poter
-ritrarre qualche giovamento a la malferma salute, vi moriva senza avere
-avuto la gioia di riabbracciare il nipote, ch'ella aveva amato come una
-madre vera; e, ironia de la sorte, nel novembre di quello stesso anno
-1822, Giacomo otteneva finalmente di recarsi a Roma con lo zio Antici.
-Ella, la buona anima gentile, non era più là per accoglierlo e fargli
-festa, ma dal cielo forse sorrideva al grande spirito di lui che ella,
-prima fra i parenti, aveva saputo comprendere.[13]
-
-
-NOTE.
-
-[11] La famiglia Melchiorri originaria di Recanati vi ebbe sede fino
-a l'anno 1568, in cui Benedetto Melchiorri trapiantò un ramo di quella
-casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui monsignor Girolamo,
-vescovo di Macerata e di Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe
-la primogenitura instituita da lo zio Girolamo; acquistò il feudo di
-Torrita che gli diede titolo baronale; sposò la Pantasilea Massimi e
-fece erigere il magnifico palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il ramo
-romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il ramo recanatese.
-
-[12] Vedi _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_,
-edizione curata su gli autografi da G. Piergili (Firenze, Le Monnier,
-1878; in 16º, di pag. XXVII-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre
-1819, pag. 4. In questo volume sono contenute tutte le lettere
-importanti di Ferdinanda; in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta
-ne l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume si trovano anche
-tutte le altre lettere de la Melchiorri qui citate.
-
-[13] Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno (1898) una lapide
-commemorativa ne la chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa
-Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. Si sa che di
-lei giovanetta venne fatta una bella miniatura, la quale però andò
-smarrita.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Paolina Leopardi_]
-
-
-
-
-PAOLINA LEOPARDI.
-
-
-Sopra un'altura a breve distanza dal mare, in una posizione
-incantevole, è Recanati: poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto
-con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii pellegrinaggi; intorno,
-nell'ampio orizzonte chiuso lontano da la linea del mare e da la catena
-degli Appennini, si elevano il maestoso Monte Morello, oggi ameno
-passeggio, ma rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo, il Monte
-Tabor signoreggiante la vallata che il Potenza solca con l'argentea
-linea delle sue acque, il Monte Sanvicino.
-
-Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar così, un'ampia strada
-principale da cui si partono alcune vie traverse, non ha la tristezza,
-l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e non potrebbe esser tetro
-in quella ubertosa regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento de
-le loro foglie nascondono i rami contorti e nodosi, sotto la diffusa
-luce del sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi al mare,
-che ne profuma l'aria di fresche, salubri esalazioni, fra i suoi monti
-sonanti d'acque pure e i suoi floridi campi ove il grano s'indora
-nel luglio ardente e fioriscono candidi e rosei meli e ciliegi nel
-puro aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa festa de' suoi
-dintorni ha un'aria seria e severa al par di molte città e villaggi
-antichi nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie, nelle chiese
-severe, quali il duomo e Sant'Agostino, nei conventi, nei campanili,
-quali la torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima,
-di Sant'Agostino, che con l'alto cono attirava i fulmini e fu perciò
-abbattuta, nei neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi spira
-l'austerità del passato. Quiete e silenti quasi sempre le vie, ove
-suonava di rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe dir lo stesso
-del nostro) il cigolío di un carro pesante e il rintocco pensoso di
-una campana, il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli, non
-infrequenti ospiti degli ampi giardini, più verdi che fioriti.
-
-Un palazzo grande, severo, di antica architettura, da le alte finestre
-ad inferriate, in mezzo a' due giardini, uno a levante l'altro a
-ponente, quello più aperto, adorno di gruppi di vasi d'aranci e limoni
-e d'una vasca, questo più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che
-ne fanno una specie di boschetto, ove mesti s'ergono alcuni cipressi
-e s'apre amena una loggia: al primo piano un vestibolo a colonne, con
-armi, bassorilievi, qualche cosa di severo e solenne, qualche ampia
-sala tappezzata di damasco, ornata di specchi e di mobili dorati,
-parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo arredamento: ecco
-il palazzo avito dei conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la
-contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli, Giacomo e Carlo, nasceva
-addì 5 ottobre 1800 una bambina, venuta prematuramente a la luce di
-sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina, Francesca, Saveria,
-Salesia, Placida, Blancina, Aloisia. Fu battezzata dal canonico
-Ettore Leopardi ed ebbe a padrini il marchese Carlo Antici, fratello
-di Adelaide, e la marchesa Francesca Della Branca Mosca, la quale,
-malcontenta di restare in Pesaro, tornato a la repubblica italiana
-o cisalpina, era andata in Recanati nella casa del nipote, dove morì
-nell'aprile del 1801.
-
-Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli, partecipe de' loro giuochi,
-educata rigidamente al par di loro, istruita con loro e assai più
-seriamente che non si solessero istruire le fanciulle del suo tempo.
-Nella casa severa, tra gli austeri genitori, attorniati da una
-brigata domestica numerosa, ma non lieta, di cui facevan parte lo
-zio di Monaldo, Ettore canonico, l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il
-cappellano Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino, Don Vincenzo
-Diotallevi; brigata, cui veniva non di rado ad aggiungersi la
-compagnia di parenti ed amici per lo più aristocraticamente gravi,
-di ecclesiastici tutti compresi di politica reazionaria; sempre
-sorvegliati dai genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi
-Leopardi, affettuosissimi d'indole, si stringevano fra loro, ad un
-tempo compagni, amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice nei
-loro cuori quel vivissimo affetto che li legò così saldamente e che
-tanto conforto diede a la loro gioventù.
-
-Giacomo, esile, ma allora diritto e snello, pieno di vita, avea la
-carnagione bianca, gli occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo,
-più robusto e nerboruto, era di una natura meno profonda e riflessiva,
-e, anche bambino, bello, spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina,
-vestita sempre semplicissimamente di nero, piccola e gracile, aveva
-capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e
-rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potevan
-farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente. Ella si adattava
-ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè preferisse i divertimenti
-più tranquilli; le piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un
-altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo e Carlo solevan
-chiamarla Don Paolo, nome che le rimase a lungo. Il primogenito,
-com'era il più pronto d'ingegno, era anche il più prepotente, e ad
-ogni costo voleva primeggiare su tutti; la sorella cedeva di buon
-grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad avere per lui una specie
-di culto devoto, tanto più che negli studi la supremazia di lui era
-evidente e che egli non soleva mai farsi pregare per dar aiuto ai
-fratelli nello svolgimento dei loro temi o nelle risposte da dare al
-maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu Don Torres di Vera Cruz, che
-era stato anche precettore di Monaldo; ma questi, memore del pessimo
-insegnamento ricevuto, benchè conservasse per sempre un'affettuosa
-amicizia per quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero un
-indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano Sanchini, tenuto in
-casa e verso cui si aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo
-Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo questo, grasso e florido, il quale,
-con l'ostentazione d'un coraggio che non era punto nella sua natura,
-dava talora occasione agli scherzi dei fanciulli. Il Sanchini non fu
-un portento, ma certo doveva meritare assai più encomio che biasimo,
-se ben presto in tutti i suoi scolaretti fu vivissimo l'amore a lo
-studio, amore che in Paolina (non parlo di Giacomo) non venne mai
-meno e fu di conforto a la malinconica vita. Questa prima istruzione
-era rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese, a le
-scienze naturali, a la storia, a la geografia, ed aveva a fondamento
-l'educazione religiosa e morale. Paolina non raggiungeva ancora nove
-anni, quando, il 30 gennaio 1808, in uno di quei pubblici saggi che
-Monaldo soleva far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci questioni
-di dottrina e ad altre dieci, e non facili, di storia e di geografia
-antica; l'8 febbraio del 1810 in un altro saggio rispondeva a venti
-questioni di filosofia e di scienze naturali, queste ultime riguardanti
-le meteore, il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete, gli
-ecclissi, il flusso e riflusso del mare: in quello stesso giorno ella
-doveva parlare de la storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di
-Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie che ce ne restano sino
-al 1800. Ella aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che Monaldo
-componeva e faceva loro recitare pubblicamente. Il Sanchini in una
-lettera (1º ottobre 1810) che da Mondaino, ov'era andato a passar le
-vacanze autunnali, scriveva a' suoi alunni, ha un paragrafo tutto per
-Paolina: «Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas me trado. Mos
-invaluit, has fusum et colum tractare debere. At de te, Paulina, erit
-fortasse dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende, mulier
-sicuti nata es, semper mulier eris; propterea muliebres facultates
-quoque ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis maior eris.
-Sed de hoc satis ne aliquis dicat _sutor, ne ultra crêpidas_. Cura
-valetudinem tuam. Vale.»[14]
-
-Nel decembre del 1811 Paolina scriveva una lettera in latino a Monaldo,
-dandogli relazione de' suoi studi; questa lettera, che fu pubblicata da
-l'Avoli negli _Studi in Italia_ (anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il
-buon indirizzo e la severità de l'insegnamento che le veniva dato.
-
-In una grande stanza ben arieggiata e luminosa stavano disposti l'uno
-dietro l'altro i quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo quello
-di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo Luigi) dava le sue
-lezioni Don Sanchini, compreso de la gravità del suo ufficio e armato
-d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva, dice la Teja, più per la
-forma che per l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i giuochi nei
-due giardini di casa, le allegre scampagnate, il chiasso coi cugini
-e le cuginette. Paolina amava in quella prima età gli scherzi e
-l'allegria, era di carattere affettuoso e franco, e nella soggezione
-in cui viveva coi genitori, specialmente con la rigida Adelaide, si
-stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo, pel quale si sarebbe gettata
-nel fuoco. Non aveva che dodici anni, quando per fargli un favore,
-ricopiava il manoscritto d'un suo compendio di logica e ne riceveva per
-ringraziamento questa graziosa ed erudita lettera:
-
- «All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo
- »Il Signor Don Paolo Leopardi.
- »Casa.
-
- »Recanati, 28 gennaio 1812.
-
-»Amico carissimo, ricevo in questo momento il plico, che voi m'inviate,
-accompagnato da una obbligantissima lettera. Essa è ben degna per
-la sua brevità di esser commendata da' Lacedemoni, e dagli altri
-popoli della Grecia, i quali, dovendo rispondere in lettera ad alcuna
-inchiesta, non iscrivevano talvolta che la semplice parola: No. Il
-piacere che voi mi avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol
-_Compendio di Logica_, non vi sembrerà forse sì grande, quanto lo
-è in realtà. Un buon copista è assai raro, ed io non reputo lieve
-vantaggio l'averne ritrovato uno, che sia conforme al mio desiderio.
-Il restauratore dell'italiana Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi
-che, avendo egli in poche settimane condotto a fine il suo libro
-latino _De Fortuna_, etc., non potea dopo più anni averne copia, che
-pienamente il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene tutte
-quelle, che egli avea avute da' vari copisti. Se io fossi vissuto al
-tempo di Petrarca, e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo, avrei
-facilmente appacificate ed acquetate le sue querele coll'insinuargli
-di darvi a copiar la sua opera, e son certo che, malgrado la sua
-delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe rimasto soddisfatto.
-Nè crediate che il mestier del copista sia da disprezzarsi. Teodosio,
-uno de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava ancor egli
-nel copiare gli altrui scritti, e non vivea che del danaro ricavato
-da questa non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio non
-operava in tal modo, perchè di sè degno riputasse un tal genere di
-lavoro, ma solamente per un effetto della sua profonda umiltà e virtù
-cristiana; ma io, per convincervi di quanto ho preso a dimostrarvi, vi
-apporterò un altro esempio. Non ci dipartiamo dal Petrarca. Egli avendo
-intrapreso di fare un viaggio, non ben mi rammento per qual fine, e
-ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone, di cui non avea per
-anche contezza, non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo. Ma
-è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo che, avendo fatto l'elogio
-dello stile laconico, sto per cadere nei difetti dello stile asiatico.
-Sono affezionatissimo per servirvi di cuore
-
- »GIACOMO LEOPARDI.»[15]
-
-Paolina, crescendo, andava arricchendosi oltre che d'un'ottima cultura
-generale, di una cognizione chiara e non superficiale de la letteratura
-italiana, latina e francese; meno profondamente, conobbe anche lo
-spagnuolo. In italiano scriveva con facilità e con semplice eleganza,
-tanto che del suo modo di scrivere Giacomo le fece lode più volte; egli
-chiamava le sue letterine e il suo stile così gentili da non parer non
-solamente recanatesi, ma neanche italiani; e pensava forse a la lunga
-ed accurata lettura che Paolina aveva fatto de le lettere di Mad.e de
-Sévigné, ch'ella chiamava la sua _opera classica_, asserendo di saperle
-tutte a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva strabiliare la sua
-modesta sorella, che gli confessava di vergognarsi quasi di scrivere a
-lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di quelli che la lodavano pel
-suo stile.
-
-Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la pagina in cui Giacomo
-encomia le lettere di Paolina, appone una nota in cui conferma quel
-giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno e la gentilezza de la
-contessina erano veramente singolari. Ad aprire la mente di lei certo
-giovavano assai le lunghe conversazioni con Giacomo, che, timidamente
-ritroso e chiuso in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso suo
-tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni, ma sol che si trovasse
-fra due o tre persone riunite ed anche con gli stessi genitori, era
-espansivo coi fratelli; con loro voleva e poteva discutere, perchè
-in fondo in quasi tutte le idee generali andavan d'accordo, e questa
-era la condizione ch'egli credeva indispensabile per poter discutere
-utilmente e piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a fargli da
-copista, a scriver lettere per lui, ad esser confidente di tutte le
-sue pene e prima ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la sua
-unica compagnia, quando i gravi mali, di cui egli sofferse agli occhi,
-lo costringevano a passare le intere giornate chiuso al buio in una
-stanza, fremendo e delirando pel nuovo dolore di non poter studiare,
-che veniva ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella era così abituata a
-creder ciecamente nel primogenito, a prender parte a tutti i pensieri,
-a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo cuore in gran
-parte il cuore di Giacomo: al par del fratello ella nascondeva sotto
-un aspetto timido e un'abitudine di taciturnità, che in lei pure era
-mal giudicata come prova di uno spirito arcigno, un'anima ardente,
-assetata d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi tutta con un
-entusiasmo che aveva qualche cosa di romanzesco e di sentimentale,
-a chi le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo, ella portava
-nell'amicizia il linguaggio passionato de l'amore, e, quantunque
-pregiasse sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura, la finezza de
-l'educazione, pure persino a le persone di servizio si affezionava
-talmente da durar a pianger parecchi giorni quando qualcuna di esse
-a lei cara lasciava la casa. Vivacissima anch'ella di fantasia,
-anch'ella odiava Recanati, sognando di là da quei monti e da quel mare
-un mondo meraviglioso, un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse
-qualche cosa ch'ella non doveva veder mai, le era un vero e proprio
-tormento; e quando rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante belle
-cose ha il mondo, si sentiva struggere, anelava a i ghiacciai de la
-Svizzera, al cielo di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e
-non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi punti di vista
-del suo paese. Se ne le letture, che eran tutta la sua distrazione,
-ella trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di viaggi, gettava
-via il libro e scoppiava in pianto. Anch'ella nel confronto de la
-povera realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente infelice, e
-peggio era quando i suoi non riuscivano a capire, essi che adoravano
-la loro casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole che
-infinite persone si sarebbero chiamate felici di poter cambiar sorte
-con lei, di non mancar mai del pane, di poter dormire a proprio
-grado, lavorare o no a proprio talento. Capiva ella stessa di dover
-parer incontentabile, ma non sapeva rassegnarsi, sentendo in sè tanta
-vivacità di fantasia e soprattutto tanta inutile potenza d'affetti;
-e si lasciava prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava il
-mondo, le amareggiava la vita. Comune con Giacomo aveva l'amore a la
-natura, ne la contemplazione de la quale le pareva che si addolcissero
-le sue pene e che il suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili
-bellezze e de le dolcezze sognate: «Io credo,» ella scrisse più tardi,
-«che oramai non resti all'uomo dabbene altro piacere da gustare che
-nel contemplare le bellezze infinite della natura: tutto il resto non
-è più fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»[16] Come Giacomo
-sentiva rinnovarsi la vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima
-sua al ricomparire de la primavera, così Paolina aveva una _estrema
-predilezione_ per i bei mesi di aprile e di maggio, in cui _vediamo
-fiorite le siepi_; e pareva che ne la natura e ne la primavera ella
-amasse di riposare il suo cuore offeso da la vita e dagli uomini. La
-commovevano profondamente le due arti sorelle: poesia e musica; ed il
-suo amore per esse era tanto intelligente, quanto vivo: adorava i veri
-poeti, non poteva soffrire non pure i cattivi, ma neanche i mediocri;
-e più tardi le sue amiche Brighenti, per quanto facessero, non poterono
-piegarla a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti, loro intimi.
-
-La musica, in particolare le appassionate melodie di Bellini, che
-parve nelle sue note trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù,
-tutte le ardenti lacrime de le alte sventure, commoveva ineffabilmente
-Paolina, che avrebbe voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere, di
-piangere, di gridare, secondo le impressioni de l'animo suo. Giudicò
-la morte del grande maestro una disgrazia immensa; al primo sentirne
-la notizia, mandò un grido di dolore, e sospirava tutte le volte che le
-accadeva di riparlarne.
-
-Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana da ogni mistico
-esaltamento, dal suo cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i
-suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le gioie d'una vita pura e
-onesta sì, ma umana. E quegli occhi intelligenti e buoni eran la sola
-leggiadria de la giovanetta, sempre piccola, esile, bruna e di più
-difettosa nella persona.
-
-S'intende facilmente come anch'ella rodesse a fatica il freno ne la
-casa paterna e come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo fu
-rotto e incominciò quella lotta muta e tanto penosa per gli uni come
-per l'altro, ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse parte
-a le piccole e disgraziate cospirazioni, a le rivolte più pensate
-che reali, e soffrisse con loro de le sempre mancate speranze, degli
-scoramenti che li opprimevano. Ella pure piangeva la sua vita e il
-suo cuore sepolti in quel _soggiorno abbominevole e odiosissimo, in
-quella notte tenebrosa_, e non trovava sollievo che in questo pianto,
-in questa commiserazione di sè stessa, ne la coscienza di esser
-considerata nulla, ma di valer pur qualche cosa.
-
-Quando nel novembre del 1822 il marchese Carlo Antici, dopo lunghe
-preghiere ed insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a Roma, Paolina
-resta sconsolata, non sa credere a la lontananza di quel suo compagno
-di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i pensieri, lo cerca
-sempre ne la casa che le par più triste e più vuota, sempre le pare
-di sentire i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le lettere del
-fratello le sono di scarsa, ma vera consolazione, e ancor più l'idea
-ch'egli deve amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli,
-ella mette tutta l'anima ne le proprie parole: le piace di sentire
-ch'egli trova a Roma persone sciocche, ridicole ed incolte, pensando
-che a queste egli deve pur preferir la sua sorella: gli chiede notizia
-de le donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra con grazia le
-piccole novità di Recanati, lo prega di averla sempre cara, s'interessa
-a tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun che di gradito, e
-per questo gli parla dei libri nuovi che arrivano in casa e del loro
-contenuto. Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le speranze che
-persin esse le mancano; gli confessa il suo intimo desiderio di morir
-giovane, di non veder la fine de l'anno che incomincia (1823): finirà
-col farsi monaca per disperazione; nulla di nuovo le è accaduto, ma
-ogni giorno che passa accresce la sua infelicità. Infine confida a
-lui le sue speranze di matrimonio. Simile anche in questo al fratello,
-ell'era insieme d'una timidezza e di un riserbo che a chi non l'avesse
-conosciuta, potevan parere indizio d'animo freddo, ma nascondeva sotto
-queste apparenze un cuore appassionato e un desiderio d'amore che
-occupava tutto il suo spirito, la sua fantasia, i suoi pensieri, e come
-un divino miraggio oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi.
-«Fervidissima era l'anima sua assetata d'amore, sempre in traccia
-d'un affetto cui consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto il
-tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi, ma d'un affetto degno
-veramente di lei e capace di comprendere tutte le delicatezze del suo
-carattere.»[17]
-
-La povera anima, diceva Carlo, era costumata a l'idea de' sacrifici,
-ma non le era ancora concesso di farne. Una prima probabilità di
-matrimonio le arride nel progetto di dar la sua mano a un tal Peroli
-di Sant'Angelo in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con gli anni, di
-punto spirito, di poca amabilità, bruttissimo, però creduto ricco e
-_buon uomo_, come Monaldo lo chiama, e che mostrava di potersi molto
-affezionare a la giovanetta, la quale lo vedeva troppo disprezzato
-e fors'anche deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se per poter
-accoglierlo con trasporto; tuttavia lo accettava, parendole che un
-avvenire ignoto dovesse pur sempre esser migliore de la sua monotona,
-malinconica vita.
-
-Fu ben altro quando ella amò per la prima, anzi per l'unica volta nella
-sua vita, chè, com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti,
-per lei le occasioni di sentirsi battere il cuore erano rare ed ella
-somigliava a le Francesi e ripeteva con una di esse: _Je suis si
-heureuse quand le cœur me bat!_ (Lettera 29 aprile 1831.) Molte vive,
-improvvise, ma fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore; e ne
-confidava il secreto a le Brighenti: quando esse le annunciavano che
-Giacomo era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane signore napoletano,
-Paolina, arrossendo e delirando d'ansia e di dolore, chiedeva le
-dicessero se quegli fosse veramente napoletano e se non si chiamasse
-Ranieri di nome, invece che di cognome; e narrava d'aver amato un
-giovane marchigiano di nome Ranieri, il quale verso il '29 era a
-Bologna; d'averlo adorato con un ardore da non potersi immaginare,
-d'esser stata sua sposa, poichè tutto era combinato, e persino il
-consenso dei Leopardi era stato ottenuto, sebbene egli non fosse ricco,
-nè di nobiltà paragonabile a quella di lei. Egli era quale ne' suoi
-sogni ella aveva sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo,
-intelligente, colto; ma un dì le venne un dubbio ch'egli non seppe
-sciogliere, e che le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece
-ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua immagine indelebilmente
-scolpita nel cuore e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli
-l'amore ch'ella sentiva per lui, _ardente, furioso_. D'allora in poi
-bastò il nome di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che Giacomo
-era con un giovane di tal nome, s'era fissata fosse insieme a colui
-ch'ella non poteva scordare e che, volti a la peggio i suoi affari, era
-andato prima a Bologna e poi a Roma, senza che da un pezzo ella potesse
-più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice, quasi lo sono ancor'io,»
-soggiungeva con vera femminile tenerezza.
-
-A proposito di questo amore il Costa scrive: «Una sola volta parve
-che il bel sogno (_di Paolina_) fosse divenuto realtà, quando un
-giovane marchigiano di nome Ranieri, del quale è ignoto ancora ch'io mi
-sappia il casato, non avendone parlato nessuno degli studiosi di cose
-leopardiane, parve innamorato di lei.»[18] Il Costa scriveva queste
-parole nel 1887, ma d'allora in poi non è a mia cognizione che alcuno
-tentasse sollevare il velo del pudico secreto di Paolina.
-
-Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo d'essere stato a la cena
-del gonfaloniere vicino di tavola di Roccetti e gli narrava d'aver
-trovato quel giovane amabile, geniale di fisonomia e di talento e
-cultura sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore dei versi di
-Giacomo, e autore egli stesso di qualche buona poesia. Carlo ricordava
-come altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar a quel giovane
-Paolina, che in varie occasioni l'aveva visto, aveva parlato con lui
-e l'aveva trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto più nulla,
-saputo della poca entrata di lui. «Ora,» egli racconta, «sembra che
-tanto Paolina, quanto il partito superiore, sieno disposti a passar
-sopra questo punto. È certo che è assestatissimo, e non si tratterebbe
-se non di calar di piede, non di stare incerti sul piede proprio. Per
-il tratto e l'educazione può stare al pari di un signore molto più
-ricco, veste benissimo e il suo fare riservatamente polito e nello
-stesso tempo sicuro e disinvolto ha una certa somiglianza con quello
-di Camillo. Begli occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla
-persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata a dire, se questo
-è quello che essa conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto; ora
-si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo il suo sentimento, che non
-sembra bene d'interpellare direttamente, trattandosi d'un affare in
-cui egli è quello che guadagna.» Giacomo rispondeva che veramente poche
-consolazioni avrebbe potuto provare uguali a quella di veder effettuato
-quel progetto circa il matrimonio di Paolina; era certo che Carlo
-dal lato suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare a questo
-effetto; e aggiungeva non poter sapersi se la sorella dovesse nel nuovo
-stato e con quel compagno esser contenta; ma che certo per lei non
-v'era altro partito, se non quello di maritarsi presto e possibilmente
-con un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina, tutta lieta di
-questo assenso del fratello, pochi giorni dopo gli scriveva d'essere
-_estremamente contenta_ di Roccetti _per la sua figura_, ch'ella non
-avrebbe potuto desiderare migliore, _per il suo spirito, per la sua
-cultura, educazione ecc._; ma un dubbio le restava e tale da farla
-tremare: i costumi di quel giovane, dei quali aveva sentito parlare
-altra volta dai fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era persuasa
-d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli, o almeno l'amore ch'egli le
-avrebbe portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare ad un
-giovane, neanche avendone infinito per lui: «Come» scrive «ne avrei per
-Roccetti, che se avessi veduto più a lungo, me ne sarei innamorata; e
-sarebbe stato tanto peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza
-niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo di rimando le dava consigli
-e le diceva: «Circa l'affare di R.... è verissimo che a me pare che
-vi convenga. È anche vero che R.... è un giovane come _tutti_ gli
-altri.» Aggiungeva però che un uomo di talento, quale era Roccetti,
-dopo essersi divertito assai ed anche annoiato de la galanteria, doveva
-sentire il bisogno di una che lo amasse da vero e che unisse a la
-tenerezza, la gioventù e il buon cuore. S'egli aveva tal desiderio,
-nessuna avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che sapeva amare ed
-era istruita _al di sopra di quattro quinti delle sue pari_; ed egli
-stesso doveva essere ottimamente disposto a divenire un buon compagno;
-non già che Paolina non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun
-tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe da l'offenderla,
-proverebbe pena se credesse di averne procurata a lei, o sarebbe sempre
-suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe presto e veramente a lei,
-quand'anche se ne fosse mai allontanato per qualche momento. (Lettera
-19 marzo 1823.)
-
-Poco a presso Carlo scriveva al fratello che Roccetti, fatto
-interpellare, aveva detto definitivamente d'essere in trattato con
-un'altra; ove non avesse potuto combinare, ben volentieri avrebbe
-accettato Paolina. Carlo aggiungeva sapersi chi era quest'altra: una
-vedova uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona, con una dote
-minore o al più uguale a la loro sorella, giovane però e avvenente.
-(Lettera 6 marzo 1823.)
-
-Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi se Paolina avesse potuto
-convenire al cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva: «Roccetti
-non ha detto più nulla.» Ma due anni di poi Monaldo scriveva al suo
-primogenito: «Ti piacerà di sentire che ho fatto sposa Paolina, e il
-suo sposo è Peroli. Questo buon uomo, sentendola libera dal trattato
-Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.» (Lettera 30 agosto 1825.)
-Monaldo non poteva alludere certo a quelle prime trattative col
-Roccetti, che non avevano punto impegnata Paolina; bisogna dunque
-credere che nel frattempo, e cioè mentre Giacomo era a Recanati dopo
-il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna lettera a lui se ne trova
-notizia, tali trattative fossero state riprese e condotte a buon fine,
-benchè poi l'impegno venisse sciolto.
-
-Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu intima della contessina
-Leopardi, espandendo in un'affettuosissima lettera la sua amicizia,
-scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso tremerei.... tutte le
-volte che dovrei allontanarvi da me, perchè è vero che tutte le cose
-preziose si conservano con gelosia; e persuadetevi che anche Rossetti
-avrebbe fatto così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice e
-che per questo voi non l'amate più!!.. Questa idea mi spaventa e mi fa
-temere per la nostra amicizia.»[19]
-
-Credo che quel _Rossetti_ sia un errore di lettura del manoscritto o
-di stampa e che si debba invece leggere _Roccetti_. Una volta ancora
-troviamo questo nome tra le carte leopardiane ed è in una lettera di
-Paolina a Giacomo: «Così per una curiosità, se hai veduto e sentito
-nominare a caso Roccetti che fosse costì dimmelo un poco. Che se
-non puoi dirmi di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non me ne
-far motto, che è inutile. Si dice ch'egli sia costì in una compagnia
-comica, e si dice che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco a
-la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno 1827, Giacomo rispondeva
-punto per punto il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola.
-
-Da le lettere citate risulta chiaramente come Paolina amasse questo
-Roccetti e se ne interessasse ancora dopo parecchi anni, com'egli
-fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna e di poca nobiltà,
-come ella gli sia stata promessa ed infine (se è proprio di lui che
-parla la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse infelice; appare
-ancora probabile, poichè Paolina ne chiede, che sul finire del '27
-egli si trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche. Se si
-pensi ora quel che la contessina confessava a le amiche intorno al suo
-Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco, non molto nobile, poichè
-in un'altra lettera ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter
-lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene, per uno tanto meschino.
-Quando ero sposa del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello
-che andavo a fare, poichè l'amore velava il tutto»; marchigiano (e il
-Traversi, il solo, ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta, ma
-brevissimamente del Roccetti, lo asserisce di Filottrano); per qualche
-tempo fidanzato a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che nel
-1828 era a Bologna, apparirà, s'io non erro, più che probabile che
-il Roccetti e Ranieri sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri il
-nome.
-
-Ero a questo punto de le mie induzioni quando l'egregio signor conte
-Giacomo Leopardi, ora degno rappresentante di quella illustre famiglia
-e premurosissimo per gli studi leopardiani, pregatone da me, fece fare
-de le ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente lettera:
-
- MUNICIPIO DI FILOTTRANO.
- GABINETTO.
-
- Lì 10 agosto 1897.
-
- Preg.mo Sig.r Conte,
-
-Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude Melchiorri nasceva
-qui in Filottrano il 9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto
-il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte dai nobili Giacomo
-Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi di Osimo e Virginia Mosca, moglie del
-conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel registro dei nati del
-suddetto anno. Il giovane Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi
-da qualche persona vecchia del luogo, che lo conobbe, corrispondeva
-perfettamente alla descrizione che se ne fa nella lettera del conte
-Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di famiglia, entrò
-al servizio del governo pontificio nella carriera giudiziaria,
-raggiungendo, a quanto si ricorda, il grado di governatore. Morì in
-fresca età a seguito di malattia mentale, ma non sa dirsi il luogo.
-Del resto a Filottrano non si sa abbiano esistito altri Roccetti di
-nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione della lettera fa esser
-certi si tratti di quello di cui si dettero i pochi cenni biografici.
-Offrendomi per ogni occasione mi pregio protestarmi....
-
- IL SINDACO.
-
-Il romanzo di Paolina, così splendido ne la sua fantasia e nel suo
-cuore, così povero ne la realtà, finiva miseramente; ed è probabile
-che il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare il fidanzato,
-come che le peggiorate condizioni di lui persuadessero i Leopardi a non
-dargli la figliuola.
-
-Per un momento si pensò a combinare un matrimonio fra Paolina ed
-Osvaldo Carradori, ma pare che le cose sieno andate poco più innanzi
-del pensiero. Adelaide, che più degli altri si preoccupava di trovar
-marito a la figlia, saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo,
-voleva riprender moglie e la desiderava savia, ben educata, di ottime
-qualità morali, piuttosto che ricca, faceva chiedere a Giacomo se
-potesse esser quello un partito accettabile per Paolina; ed anche
-Monaldo parlava al suo primogenito de l'istesso argomento, narrandogli
-avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero. Monaldo l'aveva
-conosciuto ventidue anni prima, ed era in forse se quell'uomo, certo
-tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere a Paolina. Giacomo,
-rispondendo, tratteggiava tosto il ritratto del cavaliere, di cui
-già prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi e sempre con
-simpatia: il Marini mostrava quarantacinque o cinquant'anni, non
-appariva punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia, col
-colorito sano e la persona non alta, ma ben proporzionata; di maniere
-piacevolissime, d'indole quieta e inclinata a la vita di famiglia,
-possedeva ottimamente l'arte di farsi amare. Era stato affezionatissimo
-a la sua prima moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon patrimonio,
-del quale facevan parte alcune campagne ne le vicinanze di Roma, ed
-a la figliuola, che stava per maritare, dava una dote di ventimila
-scudi. Bastava molto meno per esaltare Paolina, incantata dal solo
-progetto di andare ad abitare in una grande città. Ma mentre Giacomo
-le dava ogni buona speranza, narrando a Monaldo che il Marini,
-cui era stata fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento,
-l'Antici scriveva non esserci più illusione di combinare; e Paolina ne
-strabiliava e si raccomandava al fratello, aspettando le sue lettere
-_con un palpito terribile_, piangendo di speranza e di timore; mentre
-fremeva per la paura _terribile_ che si avesse intanto a combinare
-con un _pretendente_ vecchio e di _orrido paese e cognome_. Malgrado i
-filosofici consigli di Giacomo, che procurava di calmare le sue smanie
-e di farle acquistare quel poco d'indifferenza verso le cose proprie,
-senza la quale non è possibile, non pure esser felici, ma neanche
-vivere, ella non sapeva metter un freno a le sue inquietudini, e gli
-scriveva: «Sicura di divenire sposa del cav. Marini, son certa che non
-proverò mai più dei sentimenti così vivi di agitazione, di speranza,
-di timore; e quando avrò perduta la speranza di divenirla, mi sarà
-indifferente qualunque altra sorte incontrassi; chè certo non potrà
-essere altro che spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio, queste
-ciancie; ve ne domanderò perdono in ginocchio, quando verrete; e noi
-tutti lo desideriamo tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.)
-
-Questa esaltazione parve a taluno strana, ridicola e financo
-spregevole; ma credo inspiri solo compatimento in chi ripensi a
-l'insoddisfatto bisogno d'affetto che Paolina aveva ne l'animo, a
-la monotona e triste vita ch'ella conduceva in realtà e che la sua
-fantasia le faceva parere peggiore che mai; ed è da notare ancora che
-del Marini aveva Giacomo scritto tutto il bene, anche prima che si
-trattasse di dargli Paolina, che questa aveva nel fratello una fede
-cieca e si era fatta forse di quell'uomo un ideale racchiudente per lei
-tutte le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825 ell'era finalmente
-fidanzata al Peroli, ma non lieta per questo. In fondo a l'anima le
-restava il dubbio che, quantunque fosse fissato persino il giorno de
-le nozze, il quale doveva essere il 21 di novembre, si finisse col
-non farne nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo, senza
-spirito, non soddisfaceva punto il bisogno ch'era in lei d'essere
-orgogliosa de l'uomo di cui avrebbe portato il nome; si aggiunga la
-pena di vedersi derisa per quel fidanzamento, annunziando il quale ella
-scriveva a Giacomo: «Ero preparata a sostenere più scherni e sarcasmi
-di quelli che in fatti mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel
-mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che, a saputa mia, mi abbia
-condannata; ma io mi ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli, e
-mi ero armata di molto coraggio. Non so se questo basterà per regolarmi
-in appresso, quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto 1825.) Il
-parentado venne lungamente protratto, finchè fu sconchiuso in causa de
-la dote, che il Peroli pretendeva di sei mila scudi, mentre i Leopardi
-non volevano darne che quattro o cinquemila.
-
-Il progettato matrimonio doveva far però provare a Paolina il tenero
-compiacimento di vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima canzone
-_Nelle nozze della sorella Paolina_.
-
-Questa canzone, composta ne l'estate del 1821, quando pendevano le
-prime trattative per accasare la contessina Leopardi col Peroli, «segna
-un nuovo momento artistico nella vita di Leopardi.»[20] Come Giacomo
-amasse Carlo e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito una frase
-sola, ma eloquente, della lettera con cui egli ringraziava il conte
-Alessandro Cappi d'un capitolo _Dell'amor fraterno_: «Se lodassi i
-sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non sarebbero senza sospetto,
-perchè ancora io non ho provato in mia vita e non provo affetto più
-caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e più cara di quell'amor
-fraterno ch'Ella sì degnamente e sì virtuosamente celebra.» (Vedi
-Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118 e 119 de l'_Appendice
-a l'Epistolario_.) Ma se vivissimo era l'affetto del poeta per la
-sorella, le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza, che soffocava
-ogni espansione, e lo stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo
-dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità credeva di scorgere il
-mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni tenera
-effusione: esso non è inspirato da' domestici affetti, ma da l'amor
-patrio. Pare che dopo quel momento di molle dolcezza che gli dettava
-il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel suo severo concetto di virtù
-eroica spartana, e che pur pensando a la donna e a l'amore, l'anima
-sua non si commovesse più di palpiti soavi, ma mirasse fredda a un
-eccelso ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne l'introduzione, in
-quel nido paterno, silenzioso, popolato da le vaghe illusioni, da le
-sorridenti immagini de la giovanezza, quel nido che la sorella dovrà
-abbandonare, entrando, sposa e perciò più libera, nel mondo di cui
-conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo, del quale tante volte
-doveva aver dolorosamente parlato a Paolina, si affaccia tristissima
-al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo di lutto per l'Italia,
-i figli de la sorella avranno bisogno di forti esempi, perchè l'empio
-destino nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido colui, che
-non fu severamente educato. Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che
-egli crede necessaria al virtuoso:
-
- O miseri o codardi
- Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso
- Tra fortuna e valor dissidio pose
- Il corrotto costume.
-
-Questa severità par additare a Paolina, in quel poco lieto matrimonio,
-il conforto de la virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali
-del Leopardi giovane era che la natura umana, invecchiando, decadesse;
-egli abborriva la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si conformava
-a quella de l'uomo: il mondo antico era giovane e perciò stesso grande
-e generoso, l'età moderna, decrepita, aveva perduto e forza e virtù.
-Ma solo al Cielo spettava il provvedervi: a Paolina egli consiglia
-d'educare i suoi figli non _amici_, ma sprezzatori de la fortuna,
-cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore e d'ogni speranza fallace:
-non saranno felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri, poichè la
-nostra schiatta che, ignava, disprezza la virtù viva, ipocritamente
-la celebra estinta. E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere,
-chiedendo loro ragione dei vizi presenti; amore, il vero amore è sprone
-al bene, ne è capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo dovrebbe
-essere amato; il ricordo de la giovanetta sposa spartana, che cinge
-il brando a lo sposo e poi spande le negre chiome sul corpo esangue e
-nudo di lui, ritornato sopra il suo scudo; il ricordo di Virginia, la
-bellissima fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per la salvezza
-de la patria, son posti come degni esempi a le donne italiane; e se ne
-la prima parte del canto predomina il sentenziare austero, che ne la
-rigida forma, scevra d'ogni soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa
-immagine di fantasia, sembra simboleggiare la severità e le gramaglie
-de la virtù, cui l'empio fato interdice ogni aura soave, in questa
-seconda parte il cuore del poeta si scalda dinanzi a le antiche donne,
-non meno leggiadre che grandi, e si commuove al loro dolore e a la loro
-sventura; la fantasia ridesta dipinge il quadro de' suoi più vaghi
-colori e ci fa rivedere la giovane sposa china sul corpo del marito
-morto, che ricopre co' neri capelli disciolti, Virginia vaghissima
-ne la sua gioventù piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro del
-padre le rompe il bianchissimo petto. La canzone ricorda l'Alfieri ed
-il Foscolo, che entrambi accendevano in quel tempo di affetto patrio il
-cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento civile di questi versi e
-il fare sdegnoso e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine
-de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha dato una Virginia più romana
-di quella del Recanatese, perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto
-scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi ha creato, come ben
-disse il De Sanctis, una Virginia umana, perchè innanzi ad essa si
-è sentito uomo ed artista, ha provato un doloroso schianto davanti a
-quel _rozzo acciaro_ che ha ucciso la vaga fantasima de la sua mente.
-Con l'immagine di Virginia il poeta chiude il suo canto, lasciando
-nel lettore l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella
-donna; evita un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo
-silenzio nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche
-il popolo italico per la femminile virtù.
-
-Ho parlato a lungo di questa canzone perchè essa è il più bel monumento
-che ricordi ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il poeta poco si
-fermi su di lei propriamente, se la credeva capace d'intendere e di
-gradire questo severo e in alcune parti sublime canto, doveva di lei
-aver ne la mente una ben alta idea; doveva crederla una di quelle donne
-da cui la patria ha diritto d'attender molto.
-
- *
- * *
-
-Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora per lungo tempo la speranza
-di trovare un marito.
-
-Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino ch'ella aveva _corso pericolo
-di sposare_; e in quello stesso anno ell'era incerta se accettare o no
-un tale che l'aveva chiesta parecchie volte ne la sua prima gioventù
-e che Giacomo stesso non avrebbe trovato strano di vederle fidanzato
-e marito. Era un buon giovane recanatese, alieno da le compagnie
-allegre, religioso, ma non colto, di poco spirito, di poco talento, di
-bassa famiglia, e l'altera contessina, che non poteva esser scevra dei
-pregiudizi de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare il
-suo nome per prenderne uno popolano, e capiva di non poter ricambiare
-l'amore che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di matrimoni per la
-figlia non ne voleva più sentir parlare: Adelaide invece, avversa a
-un tempo a questo giovane, ora gli si mostrava propensa. A Marianna
-Brighenti, che le aveva consigliato di accettare, Paolina rispondeva:
-«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano il più bel cognome,
-va bene; ma, se io non avrò per marito uno del mio grado, che conti,
-come dici, i quarti di nobiltà che ho io, almeno dovrà essere uno che
-per i suoi talenti, per il suo ingegno, per le sue azioni si sia fatto
-un nome, non uno di cui debba arrossire ogni momento, ogni volta che
-parla — mi ami egli pure quanto vuole, non è affatto certo che io possa
-amarlo, che possa amare una persona tenuta da tutti per meschina in
-ogni genere: l'amore di una tal persona non ha nessun pregio agli occhi
-miei perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e se un'occhiata
-della persona amata compensa di tutto, se, come dice la Staël, questa
-occhiata è una felicità tale che pare non vi sia forza per sostenerla,
-e bisogna chinare gli occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata di
-fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto 1832.) Certo ne la
-decisione di Paolina l'orgoglio di casta aveva qualche parte, tanto
-più possiamo convincercene, quando vediamo come seccamente a le amiche
-Brighenti, che avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo
-Fidanza, suonatore, ella rispondesse: «Sappi che da suo padre noi
-compriamo il panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato Santo 1832.)
-Certo però ne la sua decisione, oltre a molta ragionevolezza, vi è
-molta dignità, e il sacrifizio ch'ella faceva, _ricalcando i suoi ferri
-da sè stessa_, aveva per compenso la sua libertà e la soddisfazione
-di sè. Una de le sue subite simpatie per un forestiero, di cui ella
-non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei giorni ch'ella avrebbe
-avuto la forza di fare qualunque sacrificio, ma per un uomo che ne
-fosse degno. Di queste improvvise simpatie ne troviamo parecchie ne la
-vita di Paolina, di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza.
-Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli usseri, ebbe alloggio per
-qualche giorno in casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire e
-d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso ad innamorarsene; ma, quando
-seppe la parte ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati da le
-varie insurrezioni scoppiate allora in Italia, parte che la coscienza
-di lei non approvava, la sua simpatia cessò, ed ella vide partire il
-bell'ufficiale senza versare una lacrima.
-
-Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la contessina che un dottore
-ed avvocato di Bologna, vedovo da poco de la contessa Muzzarelli
-ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo e religioso, cercava in moglie
-una signora senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina ne chiedeva a
-le Brighenti, le quali le rispondevano dandole pessime informazioni di
-quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e questa volta pure, Paolina
-rinunziava senz'altro al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano troppo
-amareggiata, perch'ella volesse ancora coltivarle ne l'anima; come
-Giacomo per le donne, ella ebbe pungentissime parole per gli uomini,
-i quali dichiarava indegni d'un sospiro e meritevoli di odio per lo
-sprezzo con cui riguardano quelle che non rimangono impassibili a le
-loro proteste, meritevoli di esecrazione per la gioia trionfante che
-provano, facendo del male con la coscienza di farne.
-
-Come Giacomo ricordò per sempre con un'estasi malinconica il primo
-entrare di giovanezza, i giorni vezzosi, inenarrabili, quando per
-la prima volta le fanciulle sorridono al rapito mortale e ogni cosa
-intorno gli sorride, mentre il mondo par che lo accolga festeggiando e
-gli s'inchini; così Paolina s'era accorta ben presto che l'esistenza
-non è bella come la promettono i sogni; era entrata piena di
-confidenza ne la vita, sperando di trovarla un continuo incanto,
-sicura d'incontrarvi un cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma d'un
-amore purissimo, qual'ella sentiva di meritarlo, perch'era preparata
-a corrispondergli con tutto il fuoco de l'anima sua, e perchè non si
-sentiva in nulla inferiore a quelle anime fortunate, che avevano pur
-trovato in terra la felicità. «Poi troviamo che questo mondo delizioso
-si converte in luogo pieno di spini, pieno di nemici, in cui non basta
-star immobili per non soffrire, e addio speranze, addio cari sogni
-de' nostri primi anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi
-a combattere sempre, ad ogni momento, e stare in guardia sopra di
-noi stesse per non cambiar natura, per non diventar tutt'altro da
-quello ch'eravamo, poichè non v'ha dubbio che il rischio è grande.»
-(Lettera... settembre 1831.) Non cambiò natura la buona Paolina; ma se
-conservò fino a la più tarda età un ingenuo desiderio di piacere, seppe
-rassegnarsi filosoficamente al suo stato ed anche scherzarne con una
-grazia amabile: «Anche lo spirito santo dice che _omnia tempus habent_,
-e il tempo mio è un pezzo che già è passato»; scriveva nel 1845 a la
-sua Marianna, dichiarandole, che, se anche i mariti fossero piovuti da
-tutte le parti, ell'era ben decisa di morire con la verginale corona
-di biancospino in capo; voleva il biancospino e non i soliti gigli,
-come emblema del suo vivissimo amore per la primavera, e concludeva:
-«Non parlar dunque più dell'idea o della speranza di vedermi moglie
-di un Modenese o di un Bolognese, ma odora piuttosto l'essenza del
-biancospino e ricordati allora della tua amica, che morirà prima di
-aver provato un istante di vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto
-1845.)
-
- *
- * *
-
-Simile anche in questo al suo grande fratello, Paolina poco felice ne
-l'amore, fu fortunatissima ne l'amicizia; e la prima e la più ardente
-fu quella per Giacomo, il quale prima di andarsene da Recanati, non
-aveva intimità che con lei e con Carlo. E quando da' suoi viaggi
-ritornava al borgo natío, passava le lunghe serate con la sorella,
-raccontandole «tante storielle, tante avventure, tante osservazioni
-filosofiche, antropologiche ec.» Quando il Giordani nel 1818 fu a
-Recanati, Paolina l'accolse con entusiasmo e con venerazione, pendeva,
-come i fratelli, da le labbra di lui, che dimostrò d'interessarsi
-affettuosamente a la sorte de la contessina e continuò per molto tempo
-a chiederne con gentile premura le notizie.
-
-Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non furono più i suoi
-indivisibili compagni, e Paolina sentì vivissimo il desiderio de
-l'amicizia ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima sua, cui
-era negato l'amore. La prima intima amica sua fu la cuginetta Paolina
-Mazzagalli, bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole tutta
-bontà e d'un'intelligenza non volgare.
-
-La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava a lei vegliando e
-dormendo, non aveva altro desiderio che quello de la sua compagnia,
-ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi, passava spesso le lunghe
-serate; e il suo trasporto aveva talmente ingelosito Adelaide, che la
-figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche anno di poi, quando
-Carlo, che in parecchie lettere al fratello parla de la Mazzagalli
-con simpatia sempre crescente, se ne innamorò d'una tale passione da
-voler farla sua, anche contro il divieto de' genitori, i quali (a quel
-che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote de la giovane. A questa
-ragione deve certo aggiungersi la contrarietà eccessiva di Monaldo pei
-matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto l'assenso de la chiesa, gli
-parevano peccaminosi.
-
-Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito, la vivacità de la
-fanciulla, facevan temere ai severi Leopardi, ch'ella non fosse per
-riuscire una buona moglie, dubbio smentito poi dai fatti.
-
-Mentre Monaldo era a Roma per una lite, Carlo sposò la cugina, ed il
-padre suo ne sofferse oltre ogni credere; ne le lettere agli altri
-figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo: gli par d'aver
-perduto per sempre il figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che
-gli rimangono, come se temesse di vedersi sfuggire anche loro. Dal
-suo matrimonio in poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini con
-quanto dolore di Paolina, cui erano tolti insieme due dei più cari
-affetti, il fratello e l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con
-le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal padre che Carlo venisse
-riammesso in casa, almeno per qualche breve visita. Bandita invece ne
-rimase la sposa, che Paolina però ebbe sempre assai cara, ed invero
-le affettuosissime lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse
-tutto l'amore de la cognata.
-
-Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando notizie dei Brighenti,
-incaricava Paolina di scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro,
-bella ed amabile giovane, che gli era stata assai cara; la cattiva
-salute che gli rendeva penosa qualsiasi occupazione gl'impediva
-di scrivere da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato a
-la sorella, pensava di procurarle così, come le procurò infatti,
-un'amicizia preziosa.
-
-La Brighenti rispondeva premurosamente, e Paolina poco tardava ad
-inviarle un'altra sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver nuove de
-le _imprese_ e de le _glorie_ de la giovane cantante. La contessina
-ne le sue giornate solitarie e claustrali bramava saper qualche cosa
-de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna il fratello le aveva
-lungamente parlato in quelle conversazioni che la interessavano
-talmente da serbarsene ne la memoria i particolari anni ed anni più
-tardi; per darne un esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828,
-fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo aveva conosciuto a
-Bologna nel 1826 e ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata.
-Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la Brighenti, cercava il nome
-di lei nei giornali teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi
-la semplice corrispondenza divenne tenera intimità, la Leopardi non
-ebbe più secreti per l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere,
-dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio del Sanchini aveva
-consentito che Marianna indirizzasse a lui le sue: quando ne era giunta
-qualcuna, per darne subito avviso a Paolina, egli metteva un vaso su la
-sua finestra, che era di faccia a la finestra di lei; e a tarda sera
-poi le portava in biblioteca i desiderati caratteri de l'amica, cui
-ella rispondeva di notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto il
-Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò ogni cosa ad Adelaide, che
-le permise di continuare, dice il Costa, quella corrispondenza durata
-già parecchi anni. Noto però che ancora per qualche tempo Paolina si
-fece indirizzare le lettere a falsi nomi.
-
-La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo ed a cui egli certo aveva
-parlato di sua sorella, come ne parlava spesso agli amici e più spesso
-a le amiche stimate e care, mostrò per la Leopardi un interessamento,
-una premura, cui la povera giovane non era troppo avvezza e che la
-intenerirono. Morto Luigi, uscito di casa Carlo, Giacomo lontano,
-Pier Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più un cuore cui aprire
-il proprio, e non le sembrò vero di confidarsi a la nuova amica, di
-narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la madre, de le continue
-delusioni, de la malinconia sempre più grande: ne riceveva parole
-così delicatamente buone che ne restava commossa fin ne l'intimo: «È
-venuta finalmente quest'altra (_lettera_), ed io la tengo, e la metto
-sul mio cuore, cui fa provare della calma e delle sensazioni così
-nuove e così dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare quanto
-lo meritate per tanta vostra bontà, per tanto amore che mi mostrate.»
-(Lettera 15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica ch'ella non solo
-amava, ma ammirava pe' suoi continui trionfi d'artista, invidiando gli
-spettatori che avevan potuto sentirla. A mani giunte le chiede il suo
-ritratto, promettendo di tenerlo come cosa preziosa, anzi come il più
-caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando Marianna gliel'invia,
-ella è felice e lo bacia lungamente, benchè non lo trovi quale lo
-sognava e non lo creda somigliante; abituata a le sue vesti più che
-semplici, ella prova un vero diletto nel notare il ricco abbigliamento
-e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza ne la corrispondenza
-entra intanto Anna, la seconda figlia del Brighenti, a la quale pure
-Paolina si affeziona ben presto, e quando esse le propongono d'andar
-a Recanati per vederla (marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa
-dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà che gode, ne piange di
-dolore e di dispetto. Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le
-sa così vicine e pur si sente tanto divisa da loro, lamenta la sua
-_sovrana infelicità_ ed invidia l'incertezza de la sorte di quelle
-sue care, quel non sapere dove andranno in breve, le vaghe speranze
-ch'esse debbono veder sorridersi, e che la farebbero andar in estasi.
-Allorchè Marianna ai primi del '37 deve andar a l'estero, Paolina se
-ne mostra così afflitta che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi
-sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è dato ne l'altra vita di
-pensare con amore a quelle persone che abbiamo amate in questa, oh
-sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.» Speranze e sventure,
-gioie e dolori, tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando giunge
-a Recanati la funesta notizia de la morte di Giacomo, _piangendo e
-delirando_, la contessina si getta fra le braccia di Marianna e in una
-tenerissima lettera sfoga il suo crudele dolore e cerca la pietà di
-colei, che era pur stata cara al suo perduto.
-
-Quella fatale notizia veniva ad aggravare di un nuovo lutto la famiglia
-Leopardi, che in quei giorni era profondamente afflitta perchè Pier
-Francesco aveva promesso di sposare una donna non degna di lui, e per
-questo aveva lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto a forza.
-Il terrore, la disperazione di Monaldo e d'Adelaide per quella temuta
-vergogna de la loro famiglia eran tali che parvero aver occupato tutto
-l'animo loro, in modo da non lasciarvi posto al cordoglio per la morte
-di Giacomo, cordoglio che poco a presso essi sentirono veracemente.
-Ma l'affettuosa Paolina ne fu colpita subito. Quantunque da lungo ella
-scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque egli stesso mostrasse di
-temere che la sua lontananza avesse affievolito l'amore dei congiunti
-per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più, prova un'angoscia, di
-cui a pena credeva capace il cuore umano, e sospira di raggiungere
-il diletto fratello con cui ogni sorriso le è mancato nel mondo.
-Ella ritorna con desolata tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e
-de la gioventù per trovarvi l'immagine del suo _Muccio_; ama Antonio
-Ranieri come un fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato
-a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per compiacere a Ranieri ho dovuto
-ricercare tra le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai figurarti il
-mio penare. Fra i pianti e gli urli io scorreva quei cari caratteri,
-poi rimetteva ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli le aveva
-lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse tornare e voleva che trovasse a
-suo luogo ogni cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando che
-fosse contento della mia esattezza, poi io mi svegliava e mi dava pugni
-nella fronte per quell'orribile pensiero che tutto è già finito, e
-per quell'inganno che per un momento mi aveva trattenuta.» (Lettera 24
-agosto 1837.)
-
-Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso, Paolina raccolse
-tutto il suo affetto sui genitori, particolarmente su Monaldo, verso il
-quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età matura molto più indulgente
-che ne la giovanile. E coi genitori amò doppiamente i fratelli che le
-eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima Luigia seconda figlia
-di Carlo, morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli di Pier
-Francesco, soprattutti la Virginia, che era divenuta proprio tutto il
-suo cuore. Anche a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja si mostrò
-sempre affezionatissima.
-
-A le Brighenti continuò a scrivere sempre, però più raramente; la
-compagnia de la sposa di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse
-sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti, e l'ardore de la sua
-gioventù, venuto a poco a poco calmandosi, non aveva più necessità di
-sfoghi confidenziali. Ad ogni modo Paolina non dimenticò mai le amiche,
-le quali prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero poi ritirarsi a
-Modena dove caddero in miseria, soccorse di aiuto materiale e di morali
-consolazioni da lei, che già parecchi anni prima aveva premurosamente
-cercato, benchè invano, di procurar un impiego a l'avvocato Pietro.
-
- *
- * *
-
-A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato le sventure: le
-sorde lotte de' figli col padre prima; poi la partenza di Giacomo,
-l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime perdite di Luigi,
-di Giacomo, di Paolina Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine
-le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo il matrimonio di Pier
-Francesco. Monaldo e Paolina cercarono del pari un conforto negli
-studi, e il primo, quasi a compensarsi de la scarsa autorità che avea
-in casa, si volse ad occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie
-opere e diresse anche per alcuni anni il giornale _La Voce della
-Ragione_. Paolina, che ne la sua prima gioventù aveva acquistato una
-buona cultura, continuò sempre ad amare le lettere, a veder molti libri
-e soprattutto ad approfondirsi ne la letteratura francese, di cui i
-capolavori le eran sempre stati cari: aveva una predilezione speciale
-per le due grandi scrittrici Madame de Sévigné e Madame de Staël.
-Quando le sue illusioni giovanili vennero mancandole, ella cercò più
-che mai distrazione ne lo studio, i libri la riavvicinarono a Monaldo,
-poichè ella cominciò a prestare a lui quell'aiuto che, giovanetta,
-aveva dato a Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata in generale
-una copista ed un'ammiratrice, per Monaldo fu un collaboratore. Ella
-soleva tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832 fece pubblicare
-il libretto «_Viaggio notturno intorno alla mia camera_ — [21] de
-l'autore del Viaggio intorno alla mia camera.» Probabilmente anteriore
-a questa è un'altra pubblicazione di Paolina di cui si fa cenno in
-questo brano di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio 1838):
-«Lessi la vita di Mozart in francese, una volta, e la ridussi in
-italiano; poi ad una signora che mi chiedeva qualche cosa da fare un
-libretto in occasione di nozze, diedi quella, poi la censura di costì
-ne tolse i più piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote di
-Mozart che trovavasi in Bologna ne volle copia da mio fratello, e se la
-portò in Germania.»
-
-Quando Monaldo attese a redigere _La Voce della Ragione_ (dal 1832
-al 1835), Paolina leggeva per il padre i libri, opuscoli e giornali
-francesi, notava quel che poteva fare al suo caso, traduceva gli
-articoli che le parevano opportuni pel giornale, correggeva le prove
-di stampa, così che il conte in una sua memoria dichiara d'aver avuto
-il massimo aiuto pel suo periodico da lei che «travagliava giorno e
-notte per quest'impresa, con uno zelo ed un disinteresse di che potrà
-solo ricevere il premio da Dio.» Clemente Benedettucci suppone che la
-contessina abbia dato aiuto al padre anche per altre pubblicazioni e la
-cosa non appare improbabile. Ella inoltre mandò parecchie traduzioni
-dal francese a la gazzetta di Modena _La Voce della Verità_. In
-questa comunità di spirito con Monaldo ella, che non aveva mai amato i
-liberali, i quali le parevano aver dimostrato troppo chiaramente quanto
-_son diverse le cose dalla teorica alla pratica_, venne accostandosi
-ognor più a lo zelo religioso e a le idee politiche del padre.
-
-Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni aveva cominciato per
-abitudine a far estratti de le sue letture e traduzioni; questi suoi
-lavori si conservano in quarantacinque volumi ne la biblioteca di casa
-Leopardi.
-
-Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati da le amorose cure de la
-figliuola, che, vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi
-nel suo cuore tutte le vecchie ferite; nè sapeva darsi conforto,
-quantunque gli ultimi momenti di lui fossero stati tranquillissimi e
-consolati da la religione e da la filosofia: «Quando ha veduto prossimo
-il suo fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre, che dal male
-istesso, ci ha chiamati d'intorno, ci ha dato serii ammonimenti, poi ne
-ha esortati ad imparare come _si muore in conversazione_, poichè egli
-ha parlato sempre con grandissima presenza di spirito, rimanendo noi
-tutti meravigliati di tanta pace, di tanta calma.» (Lettera 7 maggio
-1847.)
-
-Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli, anche avendo sempre in
-cuore la memoria di Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre avea
-fatto chiaramente intendere che questo discorso l'addolorava; Paolina
-però aveva pregato caldamente le Brighenti di procurarle tutto quello
-che vedevano scritto intorno al suo grande e povero _Muccio_, ed anche
-tutte le edizioni che s'andavano facendo de le opere di lui. Ella
-riceveva e conservava ogni cosa di nascosto del padre; morto questi,
-ella potè manifestare più apertamente il suo culto per la memoria del
-fratello, di cui comprendeva ed adorava la grandezza, così da provar
-quasi un senso di affettuosa riconoscenza per tutti gli ammiratori
-di lui. Il Piergili descrive accuratamente un libretto, una specie di
-diario, in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora da Vito Frati,
-annotavano quanto, a loro cognizione, veniva scritto intorno al poeta
-di Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti. Questo diario fu
-presto interrotto, perchè i critici del grande Recanatese non tardarono
-a moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente Giacomo, Paolina voleva
-esser sempre nel novero de gli associati a le opere di lui, e quando
-sperava di presto accasarsi, si proponeva di aver un esemplare di
-ciascuna edizione nel suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le
-cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri, quantunque ella
-fosse divenuta tanto ferventemente religiosa da non poter persuadersi
-che il fratello fosse morto senza fede, giungendo fino a benedire la
-bugia del Ranieri e le invenzioni del Curci. I più chiari studiosi
-di cose leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile ascolto a
-tutti e non si stancò di promuoverne gli studi e le ricerche. Ella
-pregò caldamente il Brighenti di scrivere la vita di Giacomo; e quando
-il Viani, che fu suo intimissimo, ed ebbe da lei numerose notizie,
-le mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una biografia del
-fratello, ella gli dichiarò di non sentirsene capace e pregò Carlo,
-il confidente intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico: ma
-neppur Carlo credette che le forze gli bastassero; e Paolina scriveva
-al Viani, «Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani, per una
-stupida e di cattivo cuore, non solo con Lei, ma con Giacomo ancora. O
-no non lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore non mi creda.
-Verso di Giacomo non potrei, chè lo piango giorno e notte; verso di Lei
-neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»[22] A lo stesso Viani,
-Paolina scriveva o narrava molti ricordi de la vita del fratello.
-Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio Erculei,
-professore nel seminario di Roma, che voleva dettare una dissertazione
-su Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente su la morte del
-poeta. Ella gli narra tutto quel che ne sa; gli copia una lettera del
-padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri a Monaldo, del Brighenti
-a lei, di V. Balietti, che nel '37 era segretario de la Nunziatura di
-Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.[23] Ella giudicava povera
-cosa l'elogio di Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva de
-le asserzioni del Curci e fremeva di dolore e di sdegno a le ingiurie
-contro la memoria del suo diletto, consolandosi quando il Giordani
-sorgeva a farne vendetta.
-
-La pubblicazione de le lettere di Giacomo al Brighenti la contrariava
-e l'amareggiava quanto mai, perchè il buon nome del padre le era caro,
-quanto la gloria del fratello, e più tardi per difendere Monaldo ella
-dettava la breve memoria _Monaldo Leopardi e i suoi figli_, in cui di
-sè null'altro dice se non che d'esser stata per tutta la vita compagna
-indivisibile del padre.
-
-Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina una lettera calda
-d'ammirazione pel poeta e di venerazione per lei; e, accennando a lei,
-il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice fra l'altro: «....
-dans la famille Leopardi la science semble être héréditaire comme ses
-titres de haute noblesse.»
-
- *
- * *
-
-Oltre a quelle accennate, altre due sventure colpirono la povera
-Paolina: nel 1851 perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857 la
-madre.
-
-Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi e ben innanzi con gli
-anni, fu tenuta sempre come una ragazza: non poteva uscir sola, e
-d'ordinario, già cinquantenne, soleva farsi accompagnare da una buona
-donna di Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, e seguire
-dal servo Benedetto Benedettucci in livrea. Un di ottenne d'andar a
-Loreto con l'amica, ma venne rimproverata perchè fu di ritorno troppo
-tardi, e quando la sua compagna per scusarla notò timidamente ch'ella
-non usciva quasi mai di casa, si narra che Adelaide soggiungesse:
-«Bella ragione, è tanto grande la nostra casa, altro che Loreto!»[24]
-Morta la madre, ella si trovò ricca, e mentre da un lato, divenuta
-usufruttuaria del patrimonio, frugalissima per natura e di abitudini
-modeste, ella spendeva poco e mal volentieri anche per la cura de le
-campagne; da l'altro, ancora bambina ne l'animo, benchè poco lungi dai
-sessant'anni, godeva di vestire con grande sfarzo, di seguir a puntino
-le mode più capricciose, facendo venire una sarta appositamente per
-lei, da Ancona a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta già vecchia
-con un amplissimo abito a enormi scacchi ornato di trine; nel suo buon
-viso avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, benchè molti
-asseriscano che ne la sua gioventù ella gli somigliasse assai.
-
-Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza a spendere, che parve
-in lei ed in Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva negare il
-suo aiuto, e al servo Benedettucci donò persino la culla di Giacomo,
-che sarebbe stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. Ella amava
-trattenersi a tarda sera sola in giardino, e guardando quelle paterne
-aiuole, su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, ascoltando
-la rana gracidante nei campi e il canto di qualche contadino, certo
-rievocava l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei suoni avevano
-inspirato tanta dolcezza di poesia. Una sera, così passeggiando,
-s'incontrò in un ladro che stava per rubare dei limoni; senza gridare,
-nè chiamare aiuto, ella cacciò con severe parole l'intruso.
-
-Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie volte: con la Fucili fece
-una gita di tre giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi
-come una bambina. Nel 1867 volle andare in pio pellegrinaggio a Napoli
-per visitarvi la tomba di Giacomo e de le liete reverenti accoglienze
-ricevute fu orgogliosa e commossa.
-
-Di tali sentimenti duole ella parli assai poco ne le lettere scritte ad
-Artemisia Fucili; è da notare però che questa era una buona, ma povera
-donna, da cui forse certe espansioni non sarebbero state comprese.
-
-Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, ne l'inverno del 1869
-Paolina scelse Pisa per sua residenza temporanea, memore de l'amore che
-Giacomo aveva avuto per quella gentile città e del sollievo che quel
-dolce clima gli aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi avranno
-contemplato il divino spettacolo del tramonto riflettente le sue fiamme
-ne le acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso al ricordo del
-grande fratello che ne la bellezza de la natura aveva trovato uno dei
-pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In una gita a Firenze
-ammalò di bronchite e tornata a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13
-marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli ultimi momenti, scrive:
-«Mi fu concesso di accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa
-l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. Al mio arrivo essa mi
-mostrò una lettera che mi scriveva e che conservo, dicendomi con la
-sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, perchè non so come
-avrei continuato a scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava con
-affettuose parole alcuni mobili, il suo ritratto e una carrozza: suo
-erede instituiva il nipote Luigi.
-
-Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la salma di Paolina ebbe
-l'ultimo ricetto in Recanati, ne la chiesa di Santa Maria di Varano, e
-su la sua tomba si legge quest'epigrafe:
-
- PAOLINA LEOPARDI
- NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800
- MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869
- VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA
- A DORMIRE FRA I SUOI CARI
- ANIMA DOLCE
- TERESA TUA
- CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA
- E CARLO
- CHE PER ULTIMO NOMINASTI
- POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA
- CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA.
-
-
-NOTE.
-
-[14] Vedi _Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti_, edizione curata
-da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, 1878, pag. XXII. Da questo volume
-sono tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo qui citate.
-
-[15] Questa lettera si legge a pag. XXIII e XXIV de le note al volume
-citato di G. Piergili.
-
-[16] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_,
-pubblicate da E. Costa. Parma, Battei, 1888, in 16º, di pagg. XIX-308.
-(Lettera a Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo volume son
-tratte anche tutte le altre citazioni di lettere de la Leopardi a le
-Brighenti.
-
-[17] Vedi E. COSTA, _Paolina Leopardi_ (nel _Fanfulla della Domenica_,
-17 luglio 1887).
-
-[18] Vedi ivi.
-
-[19] C. ANTONA TRAVERSI, _Paolina Leopardi_ (vedi _Vita Italiana_.
-Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre 1896, pag. 104). La
-lettera della Mazzagalli porta la data 12 febbraio 1828.
-
-[20] F. DE SANCTIS, _Studio su G. Leopardi_; edizione postuma curata da
-R. Bonari. Napoli, 1894.
-
-[21] Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832.
-
-[22] Vedi _Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili di G.
-L._, per cura di P. Viani. Firenze, Barbèra, 1878, in 16º, di pagg.
-LXXXIV-258. Lettera 29 novembre 1844, a pagg. XXVII e XXVIII.
-
-[23] Quest'ultima lettera si trova nelle _Opere inedite di G.
-Leopardi_, pubblicate dal Cugnoni. Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due
-volumi. Vol. I, pagg. CXXXIII, CXXXIV.
-
-[24] Questo e parecchi altri aneddoti citati si trovano nel volume di
-C. Antona Traversi: _Studi su G. Leopardi_, Napoli, Detken, 1887, in
-16º, di pagg. 363, o in quello: _Notizie e aneddoti sconosciuti intorno
-a G. Leopardi e alla sua famiglia_, Napoli, Detken, 1887.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Marianna Brighenti_]
-
-
-
-
-MARIANNA BRIGHENTI
-
-E LA SUA FAMIGLIA.
-
-
-Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808 a Massa Finalese, in
-provincia di Modena, da Maria e Pietro Brighenti; prima di lei nel
-1801 era venuto al mondo il primogenito de la famiglia, Luigi; e due
-anni più tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato Pietro
-era tenerissimo de' suoi, e a quei bambini, come non mancarono le
-affettuose cure dei genitori, così arrise da prima anche la fortuna.
-
-Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di buona famiglia, aveva
-fatto i primi studi a Vignola, di dove, vestito l'abito religioso,
-quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile di Modena; poi
-aveva compiuto a l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza,
-ottenendone la laurea nel 1798, ed era stato capitano de la guardia
-nazionale. Poco dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo ne
-l'edizione bolognese, allora incominciata, de la _Vera storia di due
-amanti infelici_; anzi la curò da solo, quando, partito l'autore per
-Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo Marsigli volle
-continuare ad ogni modo la stampa del libro. A questo proposito un
-curioso aneddoto è narrato dal giornaletto modenese _La Ghirlandina_
-(8 e 19 febbraio 1855), aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne
-la Memoria _Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in Modena_.[25] Il
-Brighenti, desideroso di grandezza, ardente di carattere, ambizioso,
-si diede a la politica, e stava per recarsi in Francia, quando preso
-d'amore per la bella Maria di Francesco Galvani, nobile modenese di
-condizione assai superiore a la sua, non seppe più allontanarsi da
-la patria. Dopo due anni di vani tentativi per ottenere l'assenso
-dei genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che sposò, e che gli fu,
-com'egli stesso ebbe a dire, _un angelo di bontà, di rassegnazione e di
-conforto nelle sue tristi fortune_.
-
-A ventitrè anni, fautore convinto de le idee liberali francesi, venne
-nominato ispettore, cioè commissario di polizia, nei dipartimenti
-de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti politici lo
-costrinsero poi a rifugiarsi a Bologna, dove attese a la pratica legale
-e di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette finchè ritornati
-i Francesi riebbe il suo ufficio; ed anzi da esso passò ad altri
-più importanti e che gli davan quindi maggior onore e profitto; fu
-segretario aggiunto al Ministero di polizia in Milano, ebbe parte nel
-riordinamento della polizia a Modena, a Reggio, a Bologna, a Ferrara, a
-Rovigo; poi fu vice prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena.
-
-La famigliuola venne gettata nel lutto da la morte del bimbo Luigi, pel
-quale Pietro Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava una pietosa
-epigrafe. Dopo questa sventura i Brighenti più che mai si strinsero a
-le loro due fanciullette, che crescevano d'indole dolce, fra le carezze
-e gli agi e il generale rispetto che gli uffici del padre procuravan
-loro.
-
-A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato _salvava la vita_ al
-Giordani e gli dava inoltre largo aiuto ne la disperata miseria in
-cui, scampato a la morte, quegli cadeva; di che, divenuto celebre,
-il letterato gli conservò sempre una profonda gratitudine ed anche
-quando, non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve ritogliergli
-con la stima l'amicizia sua, non cessò di adoperarsi in ogni modo per
-riuscirgli utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava con belle ed
-alte parole il discorso _Sullo stile poetico del marchese di Montrone_:
-gli diceva aver molto e lungamente desiderato di dargli qualche
-segno de l'amore e de la riverenza che gli portava per le sue tante
-virtù, e fra queste aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia,
-di che il Brighenti era «esempio a qualunque età ammirabile, alla
-nostra quasi incredibile.» Confessava essergli debitore _di quanto
-non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno_; e sperava ch'egli avrebbe
-gradita la dedica di quel libro del marchese di Montrone, uomo da
-ambedue loro ugualmente onorato ed amato.[26] Nel 1809 il Giordani
-raccomandava Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio di
-Direttore de la pubblica istruzione in Italia. Pare che in questi suoi
-tempi fortunati l'avvocato modenese avesse sensi veramente generosi;
-varrebbe a provarlo quest'aneddoto narrato da la figlia sua Marianna
-ne la biografia di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia inedita,
-biografia da lei regalata autografa a l'avvocato Geminiano Corazziari,
-il quale a sua volta ne fece dono al Museo del Risorgimento Italiano in
-Modena (Sezione documenti): «Era il Brighenti segretario del Ministero
-di grazia, allorchè in Milano vennero tradotti quattro de' più nobili
-e cospicui Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti una cedola di
-mille luigi, se procurava loro la libertà ed egli lacerò l'_ordine_,
-perchè sapeva che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire, dietro
-le di lui premure. Sì nobil modo di agire cattivogli l'animo di que'
-signori, che sempre l'ebbero quale amico.»
-
-Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale era già stato firmato un
-decreto che lo nominava prefetto a Belluno e cavaliere della Corona
-di ferro, povero e sospettato se ne andò nel 1815 a Bologna, dove
-per procurare il pane a la moglie ammalata e a le due figliuole si
-diede ad imprese musicali. Ne la musica era peritissimo; di argomento
-musicale scrisse parecchio: l'_Elogio di Matteo Babini_ suo maestro di
-canto e artista illustre, elogio detto al Liceo filarmonico di Bologna
-ne la solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819 e pubblicato
-più tardi dal Nobili: il discorso _Su la musica rossiniana e sul suo
-autore_, edito a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. VI-30, Tipogr. Emidio
-Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era
-socio ordinario ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori de
-l'Accademia filarmonica bolognese.
-
-Volle provarsi in speculazioni mercantili, ma vi perdette molto
-danaro e non avrebbe saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie
-non gli avesse generosamente permesso di valersi de la sua dote. Si
-volse allora a l'industria libraria, che gli diede molto profitto
-con l'edizione del Giordani, poco invece con quella de le opere di
-Vincenzo Monti, rimasta sette mesi sotto sequestro, e coi due giornali
-l'_Abbreviatore_ e il _Caffè di Petronio_. In questo (anno 1825, n.i
-17, 29 e 34) si trovano alcuni articoli firmati Mario Valgano modenese;
-li scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale sotto il medesimo
-pseudonimo si era fatta editrice de le opere di Pietro Giordani.
-L'avvocato frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti, lo
-Strocchi, il Marchetti, il Costa, il Borghesi, il Monti, il Perticari;
-e più volte rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso di lui e
-de le sue ragazzine, gli prevedeva in queste, consolazione e fortuna,
-consigliandolo ad esser forte ne le avversità e a conservar la sua
-salute, chè studiando costantemente forse sarebbe riescito a divenire
-egli medesimo un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe potuto «formare
-Mariannina e formarla non solamente abile cantatrice; chè questo è
-ancora il meno; ma amabile e prudente e accorta e insieme ingenua e
-rispettabile. Vedrete che tesoro è una tale virtuosa.»[27]
-
-Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi a puntino: la grazia
-unita al senno, l'arte e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi
-e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna. L'altra sorella
-Anna mostrava meno ingegno; il padre tentò invano di far anche di lei
-una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente ne la pittura,
-benchè il Giordani prevedesse che _con quella placida fantasia_ non
-sarebbe mai stata grande e sperasse solo di vederla divenire una
-buona ritrattista. A quanto afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni,
-Anna «trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano due sue
-incisioni felicemente condotte.»[28] Anzi tutte e due le ragazze
-tentarono l'incisione, sperando di trarne un discreto guadagno,
-ma non poterono continuare, poichè ne soffriva la loro salute. Il
-letterato piacentino prendeva tanto interesse a Marianna e ad Anna
-che, dovendo ne la primavera del 1818 andare a Roma, si proponeva di
-fermarsi a Bologna soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute belle,
-e ancor più graziose che belle; tali appaiono nei due ritratti che
-reciprocamente si fecero e che son conservati ne l'archivio Valdrighi
-di Modena; non erano molto istruite, ma non certo incolte; educate
-a quei sentimenti gentili che, se non dal mondo, il quale di rado
-li sa pregiare, hanno il loro premio in sè stessi, ne la loro intima
-dolcezza, cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle si amavano
-vivamente, quantunque non poco diverse di carattere: Marianna da la
-fisonomia mobile ed espressiva, da la svelta persona un po' gracile,
-era di un'indole profonda e seria; Anna più florida d'aspetto, tutta
-fuoco ed allegria; avevan comune la vita intiera, gioie, dolori, studi.
-Quando a Bologna si trovaron gettate in una condizione meschina, vi
-si rassegnarono senza troppo rimpiangere gli agi perduti, paghe de
-le loro gioiose speranze e de l'amore che legava strettamente tutta
-la famigliuola e che trova espressioni ingenue e sincere nei versi
-da loro composti per gli onomastici del padre, de la madre, o l'una
-per quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi d'affetto, di
-cui alcuni appartengono a la loro prima giovanezza, altri, come certe
-delicate letterine scritte molto più tardi, mostrano in Marianna ed
-Anna, già donne mature, sempre la medesima riverente tenerezza, la
-medesima filiale sommessione, che ha qualche cosa d'infantile e di
-commovente.[29] Sotto la guida del padre le due ragazze si diedero
-assiduamente a lo studio del canto; ne le opere e nei concerti diretti
-da lui il loro gusto si affinava e il loro spirito si distraeva
-piacevolmente; egli cantava spesso anche ne le sacre funzioni per
-poter con quel guadagno straordinario condurre le figliuole al teatro;
-inoltre era solito di presentare a la famiglia gli amici e conoscenti
-suoi, fra i quali v'erano alcuni de' migliori ingegni di quel tempo;
-e ne le gradite conversazioni le due giovani acquistavano non poca
-cultura e finezza. Il loro carattere era venuto intanto pienamente
-svolgendosi: Marianna, sotto un aspetto di gaiezza franca e modesta,
-nascondeva un cuore appassionato e uno spirito riflessivo; semplice
-ne le maniere, affabile insieme e dignitosa, era riconosciuta da tutti
-per una vera dama; ciò che meravigliava i volgari, i quali non pensano
-di poter trovare signorilità d'animo e di modi in gente povera e non
-nobile. La bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano le
-simpatie generali, cui ella preferiva d'assai l'affetto e l'amicizia
-di quelli che mostravano di comprendere il suo cuore tenerissimo, il
-quale s'apriva a la vita gioiosamente, ricco d'un tesoro di speranze,
-d'avvenire, d'amore inesaurabile. La tenerezza fu il sorriso de la sua
-gioventù e la consolazione di tutta la sua vita; benchè ella troppo
-facile ad accendersi ed a credere gli uomini migliori che non sono,
-restasse sempre dolorosamente ferita da la delusione. Ella guardava
-la vita con uno sguardo serio, e anche nei brevi momenti di felicità
-ch'ella ebbe, intendeva e compativa il dolore; più de la fortuna,
-degli onori, del lusso, apprezzava la gioia d'esser amata, gioia che
-cercò avidamente e instancabilmente, non potendo credere che l'anima
-sua pronta a concedersi tutta nella purezza di un affetto devoto, non
-dovesse trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse con ugual forza e
-nobiltà di sentimento.
-
-Anna più vivace, più schiettamente allegra, civettuola senza malizia,
-era buona anch'essa, ma ne la vita voleva godere e ridere; le piaceva
-di vedersi ammirata, corteggiata; e, come non dava, non chiedeva
-passioni tragiche, rifuggendo per istinto da le pene di cuore; soffrire
-non voleva, e men che mai soffrire per amore, perciò, riserbando a le
-poche persone intime tutto il suo affetto, ricambiava di sorrisi, di
-scherzi, di arguzie i suoi ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le
-due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter Scott, a Rosina ed
-Elena di Lafontaine.
-
- *
- * *
-
-Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi a Bologna, avvertiva il
-Leopardi di scrivergli colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato
-Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una carissima persona,
-quando fu a Recanati, mostrando questa volta, come molte altre
-in diverse occasioni, il gentile desiderio di veder stringersi in
-affettuosa relazione fra loro gli amici suoi; è probabile ch'egli
-esortasse il grande Recanatese a porsi in corrispondenza col Brighenti.
-Partito il Giordani, giunse in casa Leopardi una lettera de l'avvocato
-modenese per lui, e Giacomo (21 settembre 1818) colse quest'occasione
-per avviare la relazione epistolare che l'amico gli aveva consigliata
-e che non interruppe più per lunghissimo tempo. Da prima si valse
-del Brighenti per l'acquisto di certi libri e per la diffusione
-di qualche esemplare de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere
-divennero più intime e più frequenti, perchè il Leopardi volle affidar
-a l'avvocato l'incarico di far stampare le tre Canzoni _Ad Angelo
-Mai_ — _Per una donna malata_ (intitolata anche altrimenti: _Sopra
-malattia di una donna poi guarita_) — _Sullo strazio di una giovane_
-(altrimenti intitolata: _Sopra una donna morta col suo portato_); cui,
-per consiglio del Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le due
-canzoni già pubblicate a Roma: _All'Italia_ e _Sul monumento di Dante_.
-Il Modenese conosceva queste due ultime da un pezzo, anzi intorno ad
-esse egli aveva raccolto notizie e giudizi dai letterati suoi amici,
-prendendone appunto sopra un esemplare de l'edizione romana di Bourlié,
-esemplare che ancora ci rimane:[30] tali osservazioni sono in generale
-sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel giudizio intorno al
-Leopardi poeta, e, trattandosi de l'edizione che il giovane recanatese
-l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente premuroso.
-Come era sua abitudine, da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo
-non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata pubblicazione,
-che Monaldo però venne tosto a scoprire con un'ira che gli fece
-immediatamente scrivere al Brighenti per impedir ogni cosa; non voleva
-che venissero ripubblicate le due prime canzoni, le quali erano
-spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai liberali; e nè pure
-voleva saperne de la canzone _Sullo strazio_, perchè «s'immaginò subito
-mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze nel soggetto»; ed
-anche perchè il poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto vero e
-recente. In quest'occasione l'amicizia fra Giacomo e l'avvocato divenne
-intimità, ed il primo aprì al secondo i dolori secreti de l'anima sua
-con giovanile espansione, benchè si dicesse vecchio moralmente, anzi
-decrepito. L'avvocato, padre tenero de le sue figliuole, desideroso
-«che l'animo dei genitori abbia sempre a confortarsi della felice
-riuscita della loro prole,» non ha coraggio di trasgredire l'ordine
-di Monaldo, ma cerca di serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e
-di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere e riscrivere, ottiene
-finalmente che venga data a la luce la sola canzone _Ad Angelo Mai_,
-inspirata da le scoperte ciceroniane del dotto monsignore. Giacomo
-Leopardi aveva avuto il disegno di dettare alcune lettere, che con
-buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero il pregio di
-quella classica scoperta, ma da un lato la malferma salute non gli
-aveva permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione, da l'altra al suo
-entusiasmo conveniva piuttosto la poesia che la prosa. Egli accompagnò
-il Canto con una lettera dedicatoria al conte Leonardo Trissino, ne
-la quale scrive: «Ricordatevi che ai disgraziati si conviene vestire a
-lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino ai versi funebri;»
-e gli dice ancora: «Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre forze
-e applichiamo l'ingegno a dilettare colle parole, giacchè la fortuna
-ci toglie il giovare co' fatti.» Questo concetto che l'opera andasse
-innanzi a la parola per importanza civile era ben fermo nel poeta,
-che nel _Parini_ scriveva l'antichità potersi figurare come in Argo la
-statua di Telesilla, poetessa guerriera e salvatrice della patria: «la
-quale statua rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo,
-con dimostrazione di compiacersene, in atto di volerlosi recare in
-capo; e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola
-parte della sua gloria.»
-
-Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento che per la dedica
-provò il pauroso conte Trissino; invero la _Canzone_ si ricollega
-a le due prime leopardiane per l'amor patrio che la inspira, anzi
-l'infiamma tutta, ed è aperto e non dissimulato come in quelle; lo
-stesso Giacomo, accennando ironicamente al permesso dato dal padre,
-perchè questa Canzone venisse pubblicata, permesso cagionato dal nome
-di un monsignore ch'essa portava in fronte, aggiungeva: «Non sospetta
-punto che sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena di orribile
-fanatismo»; il fanatismo era tale che se i censori papali lasciaron
-passare la Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso e la
-sequestrò[31] messa su l'avviso da un tal Luigi Brasil, che per molti
-anni fu secondo aggiunto presso la direzione generale di polizia
-austriaca in Venezia. Il Piergili con valide argomentazioni dimostrò
-la più che probabilità che anche il Brighenti si tenesse in relazione
-secreta con la polizia sotto lo pseudonimo di Luigi Morandini; ed
-il marchese Gualterio trovò il nome del Modenese in un elenco di
-confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato pel sequestro de
-l'opuscolo leopardiano non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera
-al Leopardi scrive il Brighenti, con un manifesto senso d'amarezza e
-d'invidia, degli spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli dei
-nostri patrizi.» Le strette del bisogno avevan forse vinto l'onestà
-di lui, che per trovar _il modo di assicurare la sua famiglia della
-necessaria sussistenza_, ciò che gli _lacerava il cuore_, avvilito
-de la umile e disprezzata condizione in cui era caduto, disperato di
-saper trarsene altrimenti, dopo aver trovati inutili tutti i _mezzi di
-risorsa_, a cercar i quali s'era _tormentato il cervello_, cedette a
-provvedere a la sorte de le figliuole facendosi delatore. Ma de la sua
-colpa nulla seppero Marianna ed Anna. Egli non poteva ignorare d'averle
-troppo onestamente e rettamente educate, perchè esse preferissero un
-pane infame a la miseria: le giovani poterono venerare il padre loro e
-andarne altere, perchè l'inganno in cui vissero risparmiò al loro cuore
-uno strazio che sarebbe stato più amaro di tutte le altre sventure, di
-tutte le altre delusioni.
-
-Le due ragazze lessero certamente in quel tempo la Canzone al Mai, e
-se Anna, che amava i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne
-gran caso, Marianna dovette sentirsi presa d'ammirazione per quel cuore
-appassionato, credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo
-di quel grande spirito, e fremere dinanzi a la maestà de le figure
-di Dante, del Petrarca, del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con
-tanto entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse dal Giordani
-aveva sentito parlare de la grandezza e de l'infelicità del contino
-recanatese, non poteva restar indifferente al grido di dolore, che
-si leva da quelle pagine, a la voce di quel desolato poeta, che ne
-la vanità d'ogni cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche
-favole antiche e lo stupendo potere de la cara immaginazione, conforto
-ai nostri affanni, e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra vita,
-_al grande e al raro_, abbia pur nome di follia.
-
- *
- * *
-
-Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe un sospetto su l'avvocato
-modenese, andando a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna,
-gli furon fatte gentili accoglienze e premure perchè rimanesse, cortesi
-proposte con segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse più
-amicizie che a Roma in cinque mesi: vi conobbe il conte e la contessa
-Pepoli, il professore Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli e tutta
-la famiglia de l'avvocato Brighenti, da cui certo ricevette buona parte
-di quelle accoglienze allegre, _senza diplomazie_, di quelle _gran
-carezze_, di cui tanto si lodava e che lo rinfrancavano talmente da
-fargli scorgere qualche spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta del
-suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato stesso gli vennero quelle
-proposte di occupazioni letterarie ch'egli sperava non richiedenti gran
-fatica e convenienti al suo ingegno.
-
-Tornato Giacomo da Milano a Bologna per fermarvisi lungamente, trovò
-premurosissimo il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa, lo
-accolse fra gl'intimi; e le conversazioni confidenti con Marianna ed
-Anna, giovani e graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che fin
-da due anni prima scriveva a Carlo: «Il parlare a una bella ragazza
-vale dieci volte più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere
-o alla Venere Capitolina.» (Lettera 5 aprile 1823.) Egli aveva
-già orribilmente sofferto, ma nulla aveva perduto ancora di quella
-sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche de l'anima
-sua: voleva ancora _toujours sentir, toujours aimer, toujours espérer_
-(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella sua sensitività fosse
-il più prezioso dei doni, sol che si trovasse un oggetto meritevole
-di essa; nell'amore giudicava il piacere dato da un solo istante di
-rapimento e d'emozione profonda, preferibile a tutte le gioie che
-provano le anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico, preferì
-subito Marianna, seria anche nel sorriso, appassionata, un po' incline
-a la tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna, che nel suo
-canto sapeva trasfondere tanta intima espressione d'affetto, ad Anna
-mordace, sempre allegra, leggera. Marianna era nel pieno splendore de
-la gioventù e de la bellezza, e il suo talento musicale e la sua voce
-destavan già ammirazione in quanti la conoscevano, sì che appar anche
-più naturale che il Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva
-profondamente le impressioni de la musica, gradisse la compagnia di
-lei, specie in quei giorni non lieti, _sventrati_ da le noiose lezioni
-al conte Papadopoli e al giovane Greco di cui s'ignora il nome. Il
-Recanatese, frequentando la casa Brighenti, dava qualche aiuto a
-l'avvocato per un'intrapresa edizione de le opere di Vincenzo Monti,
-e qualche consiglio pel periodico _Il Caffè di Petronio_, giornale
-di notizie teatrali e bibliografiche, di cui l'avvocato stesso era
-fondatore e compilatore; passava qualche ora in piacevole conversazione
-con la famiglia, spesso vi era invitato a pranzo, mandava in dono a
-l'amico i formaggi marchigiani mandatigli dal padre: e quella franca
-e cordiale ospitalità (franca e cordiale almeno per parte de le donne)
-gli rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel tempo a l'avvocato
-sono con le lettere a Pier Francesco bambino le cose più sinceramente
-allegre e graziosamente scherzose ch'egli abbia mai scritte; e lungo
-tempo dopo egli ricordava ancora con vivo piacere la bella serata
-del Natale 1825 da lui trascorsa in casa de la famiglia di Marianna.
-Nè fu la sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava restar a
-tavola con gli amici, e in quell'ora egli ordinariamente assai parco
-di parole, si compiaceva di ragionare a lungo, esponendo i suoi
-pensieri con modestia e con riserva, ma con quell'arguzia acuta e
-talora pungente che sarebbe stata una de le doti caratteristiche del
-suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero soffocata. Questo
-piacevole filosofare, che ricordava al Viani le Dispute conviviali di
-Plutarco, il Convito di Platone e il Simposio di Senofonte, era uno dei
-più graditi piaceri di Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare
-la superiorità del suo spirito e di piacer forse anche a gli occhi
-de le donne intelligenti, malgrado la non bella persona e il vestire
-dimesso. Se poi entravano ne la conversazione uomini di poco senno,
-egli taceva tosto, non amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva
-qualche troppo grosso sproposito tirava una presa di tabacco con un
-rumore affettato, cosa che faceva ridere chi ne intendeva il senso.
-Narra il Brighenti che in una di quelle conversazioni serali Giacomo
-componesse questa sciarada: _Uccide il primiero — Uccide il secondo —
-Uccide l'intero. — Amore._
-
-Marianna comprese presto d'aver destato un sentimento più fervente
-de l'amicizia nell'animo del poeta; e quantunque un altro uomo le
-occupasse tutto il pensiero,[32] quantunque ella non sentisse pel
-Recanatese che una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente,
-seppe ne la sua bontà far sì che di quella passione non corrisposta
-egli potesse serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di conforto. A
-lei medesima rimase per sempre una cara memoria di quell'affetto che
-molti anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una lettera di Giacomo,
-certamente una lettera d'amore, si trovava ancora preziosamente
-conservata fra i più diletti ricordi di lei, quando la bella ed
-ammirata artista era divenuta una povera e disgraziata vecchia quasi
-ottuagenaria.
-
-Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti colloqui con Paolina le
-parlava con vivo affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato
-rivedere il Modenese, come _un figlio desidera rivedere il padre_, e
-di Marianna le narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare
-l'amore che per lei aveva provato, mettendo in curiosità Paolina così
-da farle domandare la descrizione, ne' più minuti particolari, de la
-bella Brighenti.
-
-Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi forse di poter parlare
-di quella donna a lui cara con quell'altra anima femminile, che,
-quantunque diversamente, gli era cara altrettanto: gli parve che
-Marianna e Paolina fossero fatte per intendersi e per amarsi; così,
-quando la malferma salute gli rese grave lo scrivere, colse l'occasione
-opportuna per far entrare in corrispondenza fra loro le due giovani,
-pregando la sorella di richiedere da Marianna, a nome di lui, notizie
-dei Brighenti. Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese che fra lui
-e la graziosa Majà (come la chiamavano sempre) non essendo possibile,
-dopo quanto era avvenuto, una corrispondenza, il mezzo migliore e più
-gentile di coltivare l'amicizia che la giovane gli aveva offerta, era
-quello di deporla ne le mani di Paolina, la quale aveva tanto del suo
-cuore. La contessina invero, che non trovava in famiglia corrispondenza
-a la sua innata ed espansiva tenerezza e che sentiva il bisogno di
-confidarsi ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per Marianna un
-affetto vivissimo, le rivelò i suoi più intimi secreti e custodì quelli
-di lei con gelosa premura.
-
-Le tendenze artistiche di Marianna, chiare fin dal tempo de' suoi primi
-studi, la bella voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano
-una buona riuscita su la scena, tanto più che nella sua delicata
-sensitività essa comprendeva e sapeva rendere le passioni e, bella e
-graziosa della persona, appariva adatta ad incarnare i più simpatici
-tipi femminili, cui poesia e musica hanno dato una vita ideale. Ell'era
-ancora ai primi passi de la sua carriera e già tutti prevedevano in lei
-un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne rallegrava sinceramente e
-ancora nel 1830 rammentava con riconoscenza la cordialità e l'affezione
-ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre Giacomo era a Bologna, il
-Brighenti fece fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per la
-progettata edizione delle sue opere ed alcuni anni dopo gliene dava in
-dono il rame inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo a tutta la
-famiglia Leopardi.
-
-Paolina, che da le parole del fratello, tanto più disposto a sprezzare
-che ad ammirare gli uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere
-di Marianna, si era formato un alto concetto di quell'amica, la
-considerava ormai come un essere privilegiato, cui natura avesse
-largito in copia i doni onde con gli altri è tanto avara, e si
-rallegrava, come d'un'insperata fortuna, d'averne il cuore.
-
-Nel maggio del 1829, malgrado le proteste di certi parenti, Marianna
-esordiva a Bologna con la _Semiramide_ del Rossini, nel teatro privato
-di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta notizia degli applausi
-ch'ella aveva ottenuti, compiacendosene salutava cordialissimamente
-lei, la madre e la sorella. In quell'autunno (novembre 1829) Marianna
-(e fu il primo suo teatro d'importanza e perciò detto da alcuni il
-suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte di Modena nell'opera del
-maestro Alessandro Gandini _Zaira_ (poesia di F. Romani, quella stessa
-che era stata non felicemente musicata anche dal sommo Bellini). Per
-la parte di _Zaira_ era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo
-venne sostituita Marianna, la quale piacque e pel _talento_ e per
-lo _squisito sentire_ e per la _singolare bravura_, come afferma il
-maestro Gandini stesso;[33] il quale parlando d'un'altra artista, la
-Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 eseguì a Modena la stessa opera,
-dice che mancava de la finitezza tanto ammirata ne la Brighenti. De
-l'esito de la _Zaira_ e dei meriti artistici di Marianna parlarono con
-lode il _Messaggiere Modenese_, il 2 gennaio 1830, nº 1, ed il _Censore
-Universale dei Teatri_ di Milano redatto dal Prividali, nei suoi n.i 91
-e 92 (novembre, 1829).
-
-L'anno a presso nel luglio Marianna andava a Siena nell'Imper. e Real
-Teatro dei Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e di Egilda
-nelle opere _Giulietta e Romeo_ ed _Arabi_; e vi otteneva un così
-grande trionfo che il _Giornale dei Teatri_ di Bologna ne parlava con
-entusiasmo, narrando come per la sua serata era stato pubblicato a
-stampa il suo ritratto e le si era offerto un sonetto in cui un tal
-A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe stessa. Io ebbi occasione di
-vedere questo ritratto e precisamente l'esemplare che la Brighenti
-donava a Paolina Leopardi; è lavoro anti-artistico e parrebbe quasi
-una caricatura, tanto la fisonomia vi è intieramente diversa da quella
-che vediamo negli altri ritratti che ci rimangono de la cantante; ma
-la fantastica Paolina si dilettava, osservandovi la superba veste di
-velluto azzurro a ricami bianchi, ornata di scintillanti gioielli d'oro
-e di perle, il velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura
-scende a velare le spalle nude, il diadema e la collana di perle,
-l'ornamento d'oro e di gemme, che scintilla su la bianca fronte.
-
-Ancor più forte che per la gioia di questi primi trionfi il cuore di
-Marianna batteva per un nuovo affetto, il quale pareva prometterle
-sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, un certo Mori,
-chiedeva a l'avvocato la mano de la figliuola; era un uomo colto,
-assai amante de le belle arti, intorno a cui pubblicò alcuni anni dopo
-qualche articolo su l'_Antologia_ di Firenze. Perchè il matrimonio
-non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, che fu a parte di questo
-secreto, giacchè Marianna piena di speranza e di gioia, benchè ancora
-dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, chiamava questo il primo
-amore di Marianna artista. Qualche tempo a presso anche Anna scriveva
-a la Leopardi del Mori, di cui la sorella era stata _innamoratissima_.
-Ammirata dovunque per la sua voce, pel suo talento, per la sua
-bellezza, e dovunque rispettata per la sua perfetta onestà e per la
-signorile dignità del suo portamento, Marianna ebbe dovunque andò
-moltissimi corteggiatori, ma fra questi cercò vanamente un cuore
-degno del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, passò di delusione in
-delusione, soffrendo intime pene ogni volta che dovette persuadersi
-di non essere amata nè come, nè quanto credeva. Nelle sue lettere a
-Paolina ella si rivela aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi
-sentimenti, cui la fortuna non doveva accordare quella costanza che
-certamente avrebbero avuto, se in degno modo ricambiati, erano di una
-tale purezza che la Leopardi, cui non doveva certo far meraviglia la
-severa virtù femminile, se ne stupiva e ne godeva tanto più, quanto
-più capiva che molti erano i pericoli in mezzo a cui passava l'amica
-e la frequenza e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare,
-anche se il suo cuore era infiammato da la passione; virtuosa, non per
-freddezza, nè per calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa virtù
-punto arcigna, era piena di grazia e talvolta anche tutta spirito
-e brio; può farne fede questo sonetto, che Marianna scrisse non so
-precisamente in quale anno, ma certo nella sua gioventù e che si trova
-autografo ed inedito fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi,
-amicissimo dei Brighenti, al Municipio di Modena:
-
- Signor Conte..... le vuo' dire
- Cosa che al certo riesciralle ingrata,
- Ma non voglio che il mondo abbia a ridire
- Che corrispondo a gente maritata.
- La padroncina mia femmi sentire
- Certo di lei sonetto, in cui spiegata
- V'era la doglia che la fe' soffrire
- Con parole e sospiri all'impazzata.
- Dirle mi piace: sono una fanciulla
- Onesta e virtuosa ed il suo affetto
- Inver da me non otterrà mai nulla;
- Non già ch'io non le sia riconoscente,
- Che di cuor la ringrazio del sonetto,
- Ma circa amor, non ne facciamo niente.
-
-Se nei versi citati predomina la grazia onesta, ma scherzosamente
-birichina, un profondo sentimento inspira questi altri che pure
-autografi ed inediti si trovano fra le carte del Silingardi.
-
-Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante a Modena la fanciulla Maria
-Pedina: «la fortezza con la quale la detta giovanetta serbò intatta
-la sua innocenza diede argomento a la seguente Invocazione, scritta da
-Marianna Brighenti.»
-
- INVOCAZIONE.
-
- Alma gentil che colassù n'andasti
- Tutta raggiante di eterno splendore,
- A te sì pura e fortemente casta,
- A te beata che alla gioia vivi,
- A te, dimesse, vengon mie parole,
- Spinte da affetto e somma riverenza.
- E con queste ti prego, o virtuosa,
- Ad impetrarmi vero e caldo amore
- Per la virtude, che ti fu sì cara,
- Che amasti di morir pria che tradire
- . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara,
- Di seguir tuo costume e che mia morte
- Possa mertar delle belle alme il pianto.
-
-Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno d'aver sofferto assai per
-un'afflizione de la Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di Giacomo
-aveva fatto donare a Paolina un libro di quella scrittrice, con la
-quale è quindi da supporsi ella avesse pure contratta amicizia, cosa
-che certo le fa onore e dà indizio de la serietà del suo carattere.
-
-Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia de la sorella, Marianna
-fu in istretta ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, e più
-tardi conobbe intimamente anche la Malibran, insieme a la quale cantò
-in qualche opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de l'Accademia
-filarmonica bolognese. Nel Carnevale del 1830 a Piacenza sostenne
-la parte di Giulia ne la _Vestale_; da la fine del 1830 fin verso
-a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi destò un grande entusiasmo
-sostenendo la parte di Rosina nel _Barbiere di Siviglia_ e quella
-di Giulietta nella _Giulietta e Romeo_ del Vaccaj. Dopo un breve
-soggiorno a Bologna, nell'aprile del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi
-l'_Otello_ di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, ed anche a
-canto a quello straordinario Otello parve una dolce, fine Desdemona;
-modesta e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli de l'illustre
-compagno e ne seppe profittare. A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo
-la grande scena di Nerestano nella _Zaira_ del maestro Gandini, lodata
-per la sua grazia, per l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per
-la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina della _Niobe_ in cui
-sapeva infondere rara drammatica efficacia, la ripetè per la serata
-di Bonoldi, quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti di cui
-le era stato largo, e piacque così che il pubblico l'obbligò a ripeter
-tutte le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un sonetto:
-
- Altre sentii gli armonici concenti
- E le soavi melodiose note,
- Or liete modular, ora gementi,
- Onde fur l'alme in ascoltando immote;
- Ma non sentii giammai que' loro accenti
- Tante recarne meraviglie ignote,
- Come il tuo dir, che, innamorando i venti,
- D'ineffabil dolcezza i cuor percuote.
- Segui, o giovane Donna; e il bel Paese
- Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda,
- Quand'abbia in te tante dolcezze intese,
- Varca animosamente i monti e l'onda,
- E fa col canto tuo quell'alme accese,
- Sì che all'onor d'Italia Eco risponda.
-
-Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, dove ebbe trionfi non soliti
-neanche per lei, sostenendo la parte d'_Imogene_ nel _Pirata_ del
-Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza de la sua persona
-e de la voce, la perfetta intelligenza d'arte, la grazia squisita, la
-forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre e sempre ragionata; le
-cronache del tempo ci dicono che applausi frenetici scoppiavano ad ogni
-suo pezzo e che gli animi fremevano ne la pena e nel delirio di quella
-Imogene soave e appassionata. Le si dedicava allora un'epigrafe in cui
-era detta _donzella candida del cuore, soave del costume, dell'arte del
-canto peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima si sente, ad
-esprimere gli affetti potentissima_; ed un altro ammiratore le diceva
-in un sonetto:
-
- Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente
- Che riso segua di mia vita l'ore;
- Ma or più del riso m'è grato il dolore
- Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente.
-
-La Brighenti passò in Ancona, dove cantò pure il _Pirata_ nell'ottobre
-del 1831 e si compiacque del pregio in cui era tenuta non soltanto
-come artista, ma anche come donna degna di vera stima. «Tutti voialtri
-sapete bene quanta ammirazione cagioni il contegno vostro e della
-mia amica in particolare, sì raro a trovarsi tra gente della sua
-professione; tutti voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno di
-dirvi che quasi ho sentito io medesima fare un elogio grande della
-eccellente educazione, della condotta irreprensibile e savissima, di
-tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente carattere della
-prima donna dell'opera di Ancona, senza dirvi poi nulla intorno
-alla sua bravura nel canto, di cui quello che parlava si mostrava
-contentissimo;» scriveva Paolina Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8
-novembre 1831.)
-
-Ai primi di autunno del 1831 Marianna era ad Ascoli per darvi il
-_Pirata_; là incominciò a sentire le acute spine nascoste fra le rose
-de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse sentir l'impresario
-e sentir talmente ch'ella pensava di rompere il suo contratto con
-lui; s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la freddezza di
-quel pubblico, poco educato a l'arte, il triste soggiorno di quella
-cittadina, appena rallegrato da le gentilezze di qualche ammiratore,
-uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, volle fare il ritratto de le
-due sorelle, riuscito benissimo, si dice, specialmente quello di
-Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e poco intelligente finì per
-animarsi al canto de la Brighenti e si accese fino ad un _entusiasmo
-indescrivibile_ quand'ella cantò la famosa cavatina de la _Niobe_.
-
-Marianna andò poi a Roma, trepidante per l'esito che vi avrebbe
-ottenuto, commossa vivamente da gli alti affetti che la città eterna
-ridestava in lei, pure anche là l'attendevano amarezze, torti de
-l'impresario, fatiche eccessive, cui la sua costituzione piuttosto
-gracile non potè resistere; si ammalò e invece d'andare a Corfù,
-come ne aveva il progetto, dovette ritornare a Bologna. Ristabilita
-nel settembre del 1832 cantava a Cremona _I Normanni a Parigi_;
-e, dopo un'altra dimora a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava ad
-Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro Petrarca l'_Anna Bolena_
-e _la Straniera_. Feste entusiastiche le furon fatte dal pubblico
-meravigliato e commosso: ne la sua serata, in cui cantò al solito la
-cavatina de la _Niobe_, fu accompagnata a casa in una portantina,
-circondata da coristi con torcie accese e preceduta da una banda,
-poi le acclamazioni la costrinsero ad affacciarsi a la finestra per
-ringraziare.[34]
-
-Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di lei _prestigio arcano, incanto
-più soave dell'estasi d'amore_ e le diceva:
-
- Forse fu Amor che in queste basse arene
- A diradar di nostra mente il velo,
- E ad invaghirci dell'eterno Bene,
- Come alla mente diè il pensier veloce,
- E diede il sole allo splendor del cielo,
- A te diede degli angeli la voce.
-
-La madre aveva seguito fin qui le figliuole, ma d'ora innanzi la
-stanchezza e la salute infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più
-ch'ella aveva veduto per prova come potesse affidarle a sè medesime,
-senza dir poi che il padre le accompagnava sempre. Marianna continuava
-a chieder notizie di Giacomo Leopardi e poteva darne talvolta anche a
-la sorella di lui.
-
-Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò a Pisa ne la _Straniera_;
-e con la dolcezza e flessibilità de la voce, mirabilmente atta a
-secondare gl'impulsi del vivo sentimento e i dettami de l'acuta
-intelligenza, incantò l'uditorio. «Il cantare ed agire de la Brighenti
-non è effetto di altrui insegnamento, è creazione sua propria,» fu
-scritto allora. Ne la stessa città ella diede anche _La gioventù di
-Enrico V_ del Pacini che piacque mediocremente.
-
-Andata a Livorno vi cantò l'_Anna Bolena_, la _Norma_ e i _Capuleti_;
-ed un poeta entusiasta scriveva per lei una Canzone con questo
-ritornello: poco importa più il peso de le noie e dei dispiaceri
-quotidiani:
-
- Chè la sera la Brighenti
- Tutto quanto fa scordar.
-
-Andata a cantar l'_Anna Bolena_ a l'Alfieri di Firenze nel novembre
-del 1833, rimase afflitta di non rivedervi il Leopardi, già partito
-per Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici anche qui non le
-impedirono di ripensare affettuosamente a l'amico infelice.
-
-Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo dei Novaresi. Il Giordani,
-che sempre s'interessava de la sorte di lei e frequentemente chiedeva
-di _sapere ogni suo successo e di onore e di lucro_, le scriveva a
-Novara pregandola di continuargli la sua carissima benevolenza: «Sarà
-molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e potrò ripetervi di voler
-esser sempre vostro amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la
-_Norma_: «Al suo apparire, scrive il _Censore universale dei Teatri_ (4
-febbraio 1835), tutto l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa
-selva d'applausi. Ma quando si ascoltò poi l'eroica declamazione di
-quell'imponente primo recitativo ed il soavissimo canto di quella
-gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in tutti la rimembranza
-dei già valutati pregi di questa virtuosa, d'ogni passata estimazione
-infinitamente maggiore si fece l'ammirazione presente... Chi vide
-all'apertura del Teatro Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il
-carattere de l'_Anna Bolena_, me l'aveva già dipinta con i più vivi
-e seducenti colori, gli stessi più sperimentati fra i suoi compagni
-ne parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora la stessa artista
-maggiormente abbellire di sè stessa il bel teatro nuovo di Novara, per
-rappresentarvi quello di _Norma_, si mostra più trasportato ancora di
-quegli Aretini, che in materia di musica hanno un gusto finissimo.» E
-nota la verità de la sua azione, la squisitezza del canto, l'ammirabile
-efficacia ne la espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili,
-la forza drammatica.
-
-A Novara un maestro di musica amò non degnamente Marianna; e quando,
-nel lasciarla, le chiese compatimento e stima, l'altera risposta di lei
-dovette fargli comprendere com'ella riserbasse questi sentimenti a chi
-li meritava.
-
-Il canto non era una miniera d'oro per la Brighenti, e malgrado il
-fasto apparente, cui la professione la costringeva, ella non aveva
-potuto migliorare in modo stabile la condizione de la sua famiglia, sì
-che pregava Paolina Leopardi di raccomandare l'avvocato per un impiego;
-ma non se ne fece nulla, malgrado le premure de la buona contessa; e,
-certamente per ottenere più lauti guadagni, dopo esser stata a Reggio,
-a Ravenna (maggio e giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza
-(gennaio 1836), Marianna si decise a partir per l'estero, accompagnata
-dal padre. Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio, ne
-l'_Uggero il Danese_ di Mercadante e ne la _Semiramide_ di Rossini,
-e le sue note che _brillavano, volavano, accentate e colorite_, il
-buon gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza de l'intonazione
-avevano destato il solito entusiasmo: tutta una schiera di poeti, ed
-alcuni non volgari, si era levata ad acclamarla; fra le altre poesie
-noto un Sonetto di _Un plaudente_, un'Ode, probabilmente del Cagnoli,
-un altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che forse è quello di
-Prospero Viani, cui egli accenna ne l'_Appendice_ a l'Epistolario
-leopardiano:
-
- Alta è la notte: il pallido
- Raggio di Cinzia un pio
- Nell'alma infonde incognito
- Di meditar desio,
- E versa in me dolcissimo
- Di pianto voluttà.
- È la fedel mia cetera
- A me compagna. . . . . .
- . . . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . .
- È un canto malinconico,
- La voce è di Licori,
- Che della Dania vergine
- Canta gl'infausti amori.
- Oh come ancor mi suonano
- Que' mesti accenti in cor!
-
-A Ravenna la Brighenti cantò la _Semiramide_ e i _Normanni a Parigi_, a
-Genova nel teatro Carlo Felice l'_Elisa e Claudio_ di Mercadante, e la
-_Nina pazza per amore_ del maestro Coppola; a Vicenza ancora la _Nina_,
-la _Chiara di Rosemberg_ e la _Norma_, facendo notare come le parti
-ricche di sentimento e di drammaticità le convenissero fra tutte.
-
-Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove trovava morali e materiali
-compensi, che la confortavano de la lontananza da la patria e da la
-madre; la sorella e il padre erano sempre con lei. Vi diede l'_Otello_
-di Rossini, poi andò ad Oporto e, quantunque assai affaticata,
-dovunque fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo passò in
-Ispagna, a Madrid, dove cantò la _Straniera_; quel pubblico che vi
-aveva udite ne la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che allora era
-entusiasta della De Alberti rimase freddo da prima per la Brighenti,
-ma la freddezza cominciò a dileguarsi al duetto di lei con Pasini
-calorosamente applaudito, e sparì a la commovente ultima scena,
-eseguita con rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime sere non
-si poteva dire che ella avesse conquistato l'uditorio; piacque di
-rappresentazione in rappresentazione sempre più: poi ne la _Donna del
-lago_ trionfò pienamente, ed applausi, fiori, versi piovvero su di lei,
-divenuta l'idolo del teatro.
-
-L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva; il 1º luglio 1837 ella
-riceveva da Paolina il doloroso annunzio de la morte di Giacomo: «Oh!
-piangiamo insieme, amici miei, le scriveva fra l'altro la Leopardi,
-piangiamo insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il
-nostro amico, nè lo rivedremo più in questo mondo, dopo tanta speranza,
-dopo tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente a la funesta
-notizia e cercò di dare con le proprie lacrime un conforto a l'amica
-sua.
-
-Sempre applaudita, era tuttavia vivamente desiderosa di ritornarsene,
-sì che, quantunque avesse formato il progetto di andare in America,
-nel giugno del 1838, lieta come non era stata mai fra gli applausi
-e gli onori, rivedeva l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava
-stanchissima, sofferente ne la salute per le fatiche durate, sconsolata
-da nuove delusioni, che avevan ferito profondamente il suo cuore,
-annoiata dei viaggi e persino dei trionfi, e dopo aver cantato ancora
-a Pavia nel novembre del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità di
-pace e di riposo, prendeva in affitto un villino a Campiglio, poco
-lungi da Modena, e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo, si
-sentiva rinascere, viveva tutta nei dolci pensieri e nei cari ricordi.
-La sera al chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi sogni,
-se ne andava sola a diporto tra i boschetti, o lungo le sponde del
-Panaro, e tutta la vita passata le pareva un sogno, un sogno agitato e
-doloroso, di cui il ricordo le faceva, pel contrasto, parer più cara
-la pace di quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro non voleva
-sentir parlare, tanto più che il suo petto gracile non era in grado di
-venir ancora affaticato senza pericolo; più d'una volta le disgraziate
-condizioni de la famiglia la costrinsero a ripensarvi, ma non cantò
-che in un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre 1839. Anche in
-quest'occasione la Brighenti ricevette non dubbie prove d'ammirazione;
-la sua voce, non più vigorosa, era però dolcissima e gradevole, atta ad
-eseguire con bravura i passi d'agilità.
-
-Marianna, lasciato il teatro, passava parte de l'anno a Forlì col
-padre. Ne la primavera del 1840, quantunque infermiccia, quantunque
-afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo una lite impresa da
-l'avvocato per rivendicare una parte del patrimonio paterno; quantunque
-agitata da le speranze, dai timori di una nuova passione, ella chiedeva
-notizie di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo. L'avveduta
-Paolina l'avvertiva di non abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese
-aveva destato in lei, tenera e immaginosa, in lei che aveva sempre
-veduto negli uomini piuttosto le proprie qualità che i loro difetti.
-«Stai in guardia più che puoi, e Ninì ti consoli e ti consigli, essa
-che ha la mente fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh! non
-fidarti degli uomini, Marianna mia, non è questo tempo per anime come
-le nostre. Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana il
-pensiero di lui quanto puoi, e parti presto da Forlì; io voglio saperti
-consolata e _désillusionnée_.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed Anna,
-che, amata prima fra gli altri dal poeta Antonio Peretti, il quale
-le scriveva tenerissime lettere firmandosi _Menestrello_, abbandonata
-poi da lui, se ne consolava con un poeta migliore, il Petrarca, era la
-miglior confidente e la più allegra consigliera de la sorella, la quale
-però quei consigli ascoltava, sorridendo, senza saperli seguire. Ne
-la primavera del 1840 era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il
-medico le dichiarava impossibile il ritorno al teatro, risparmiandole
-così il tormento dei vecchi grandi artisti, che su le scene assistono
-a la lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico, il quale prima
-li adorava, indifferente, poi schernitore. Nè la speranza di una non
-meschina eredità valeva a ridarle animo; nè il fidanzamento d'Anna con
-un tal Virgilio (1831), nè le amabilità de la principessa Aldegonda
-de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti si trovavano ne
-l'inverno del 1842, riuscivan a richiamare più che un malinconico
-sorriso su le sue labbra. Come appare da una lettera del Giordani (24
-luglio 1841), Marianna aveva il progetto di dar lezione di canto,
-ma la sua non buona salute e i continui cambiamenti di dimora ne
-rendevano difficile l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva
-ormai nel prestar teneramente le sue cure al padre, che una parte de
-l'anno la voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito in dotte e
-gentili compagnie, fra le quali carissima le era quella del Giordani,
-il quale nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con un amico, le
-parlava lungamente di Giacomo Leopardi, de le ingiuste accuse mosse
-a la memoria di quel Grande e del culto sempre maggiore di cui questa
-memoria era oggetto pei sinceri ammiratori del genio e de la virtù.
-
-Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina Galvani-Brighenti,
-l'_adorata sposa_ de l'avvocato, _l'angelo di bontà, di rassegnazione
-e di conforto della famiglia_. Era nata in Modena il 3 gennaio 1773.
-«Ebbe da natura ingegno pronto e vivace con robustezza di mente e
-di corpo, che la resero superiore al suo sesso. Ebbe istruzione non
-comune, costanza nelle avversità; religione purissima, sviscerato amore
-de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della storia, sostenne
-con forte animo lunga e dolorosa infermità; incontrò l'ultimo fine
-con imperturbata e santa rassegnazione;»[35] così ne fu scritto da la
-famiglia.
-
-Marianna, che aveva sempre teneramente amata la madre, riverendone
-le modeste e casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso una
-breve biografia in una lettera a Paolina, la quale poi la ringraziava
-d'averle fatto così conoscere e meglio stimare quella buona. La
-povera Marianna era afflitta da sempre nuovi dolori, che aggravavano
-la tristezza derivante da la poca salute, da le cattive condizioni
-economiche e da la scarsissima speranza di miglioramento nell'una cosa
-e nell'altra. Tuttavia pensava sempre affettuosamente al grande amico
-de la sua giovinezza, Giacomo Leopardi, e presentava con una lettera a
-Paolina, facendone grandissimi elogi, Prospero Viani, diligente cultore
-degli studi leopardiani. Era già l'estate del 1845 e per la prima
-volta in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente è perduta,
-Marianna confidava il puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto per
-lei; confidenza accolta con piacere da Paolina, la quale rispondeva:
-«non è possibile che si accresca l'affezione mia per te; ma se lo
-potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai detto che il nostro Giacomo
-ti prediligeva. E già io me ne avvedeva dalle sue parole e non ricordo,
-ma forse avrò fatta a lui anch'io la domanda _sacrementelle_: ne eri
-innamorato?» (Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume citato di
-E. Costa.)
-
-Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da Pio IX nominato giudice
-supplente a Forlì e aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza del
-titolare, mentre sperava un impiego più sicuro, non accorgendosi quasi
-che la sua vita andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì, assistito
-da la figlia Anna, mentre Marianna era a Modena; ambedue le sorelle
-sentirono allora che niun più grave colpo avrebbe potuto ormai portar
-loro la sorte.
-
-Nella sua biografia del padre che, come notammo, è ora conservata
-autografa nel Museo del Risorgimento in Modena, Marianna scrive: «Non
-puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa assistenza che essa (_Anna_)
-gli fece nei tre mesi della sua malattia, non che della forza d'animo
-che dimostrò nel giorno 2 agosto, dodici ore avanti la di lui morte, in
-cui veggendolo afflitto per non ricevere lettere dalla figlia assente
-(erano allora pressocchè intercette le comunicazioni per la guerra tra
-Austriaci e Bolognesi), ritirossi un breve istante dalla camera e vi
-rientrò con una lettera in mano, che figurò scritta dalla sorella e con
-l'angoscia più disperante nell'animo, ma a ciglio asciutto e con voce
-ferma la lesse al letto del moribondo e con questo gli ultimi istanti
-ancora della vita gli consolò.» La biografia, dedicata a S. A. la
-Principessa Federica Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è tutta
-inspirata da sensi di sincera venerazione e d'affetto.
-
-Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa bene a quale scopo presso
-la Corte modenese, dove ottenne buone parole, molte gentilezze e
-null'altro, Marianna stette qualche tempo in Bologna quale istitutrice
-in casa del conte Pepoli; uscitane, insieme a la sorella pensò di
-stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni private e apersero
-un istituto femminile, che su le prime parve dare buon compenso morale
-e materiale a le loro non poche fatiche. Ambedue, e più Marianna,
-che aveva doti di mente e di cuore più adatte al grande ufficio di
-educatrice, si erano accinte a l'impresa con vivo amore e con sincero
-entusiasmo, ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le alunne
-ebbero l'approvazione di persone autorevoli; ma qui pure le aspettavano
-delusioni e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna confessava a
-Paolina d'esser rimasta abbandonata da molte alunne, le quali non le
-avevano nè pure concesso il conforto de la loro riconoscenza e di quel
-rispetto che sarebbe stato così caro al suo cuore. In generale però
-i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano de l'opera sua,
-cosa che le dava una consolazione almeno, quella di provarle che la sua
-coscienza non l'ingannava, asserendole non aver ella mancato mai al suo
-dovere. Si occupava sempre con amore di studi e prediligeva la poesia:
-in una lettera, il cugino Francesco Galvani le parla dei romanzi di
-Walter Scott, di cui avevano conversato lungamente a voce; l'altro
-cugino G. Galvani pure in una lettera le parla di studi e le manda un
-Petrarca da lei richiestogli.
-
-La pietosa venerazione inspirata da le virtù e da le sventure di
-Marianna Brighenti era tanta che, per non amareggiare troppo lei e sua
-sorella, si ricoperse di un velo indulgente quanto di men che bello si
-veniva scoprendo ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio nel
-suo libro su _Gli ultimi rivolgimenti italiani_ (Firenze, Le Monnier,
-1851), cercò di scusare il Brighenti che, da certi documenti venuti in
-luce, appariva delatore, immaginando che alcuno abusasse de la buona
-fede di lui, libraio ed editore, facendogli recapitare, a qualche
-secreto agente, come lettere, le proprie rivelazioni a la polizia
-austriaca.
-
-Gli ultimi anni di Marianna passarono in una condizione meschinissima,
-da le angustie de la quale la sollevava talvolta il generoso soccorso
-de le anime buone, fra le quali va annoverata Paolina Leopardi.
-
-Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti invocavano aiuto: vidi una
-minuta di una loro supplica a una nobilissima signora, già loro amica,
-in cui tra il dolore de le strettezze e de l'abbandono in cui si
-trovavano, traspare la degna alterezza di non aver meritate le loro
-sventure e di sentirsi oneste.
-
-Chi ne le due povere vecchie, miseramente vestite, dal viso pallido,
-ove le rughe denotavano una lunga istoria di patimenti e di dolori,
-avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene d'un tempo, splendida nel
-fastoso abbigliamento, ne lo scintillío dei gioielli e più di tutto ne
-la luce de la sua gioventù e de la sua bellezza? e la spiritosa Anna,
-gioia e tormento di tutti i damerini eleganti, e arcadico sospiro dei
-poeti? Anna morì l'11 aprile 1881 a settantacinque anni, e Marianna le
-sopravvisse sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne le sue memorie.
-Quella vecchia, quasi ottuagenaria, nei suoi bei giorni aveva contato
-a migliaia gli ammiratori, a diecine gl'innamorati: Agostino Gagnoli
-e Antonio Peretti eran stati entusiasti di lei; il primo le aveva
-dedicato un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti altri,
-l'aveva esaltata, come si disse, anche Prospero Viani (1835); ma
-nell'abbandono de la sua tarda età, ad uno ella pensava con maggior
-tenerezza, ad uno ch'ella non aveva amato d'amore, ma di cui un'unica
-lettera serbava con cura e rileggeva commossa, ella che di lettere, di
-versi, d'omaggi a lei rivolti aveva così gran numero; questi rimasero
-fra le sue carte, testimoni de l'ammirazione che ella aveva destata,
-ma quella lettera, invano chiesta e richiesta con istanza dal Viani,
-scomparve: Marianna, scendendo nella tomba, volle forse portar seco
-il secreto de le ardenti parole che Giacomo Leopardi aveva scritte un
-giorno per lei sola.
-
-La meschina eredità di lei passò a una misera sua cugina, Luigia
-Montavoce di Gualtieri, che non seppe come fra quei poveri oggetti
-e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi del Giordani, del
-Leopardi, del Pepoli, del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi, di
-Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del Viani ec.
-
-Stretta dal bisogno, la poveretta vendette quelle carte a un tabaccaio,
-che le distrusse quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad alcune
-lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi, e a tutte quelle di
-Paolina, le quali pubblicate da Emilio Costa valsero a sollevare il
-velo che nascondeva in gran parte agli occhi dei posteri le gentili
-figure de le Brighenti e de la Leopardi.
-
-Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi ebbe la vita per lei, a
-la sua corona di donna e d'artista poche rose furon intrecciate fra le
-spine pungenti; ma le sue sventure nobilmente sopportate accrescono la
-simpatia che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella rimane una de le
-rare creature femminili per le quali, se pure non corrisposto, non ci
-appare vano l'amore di Giacomo Leopardi.
-
-
-NOTE.
-
-[25] Vedi a pag. 61 de le _Memorie de la R. Accademia di Scienze,
-Lettere ed Arti di Modena_. Tomo VIII.
-
-[26] Vedi P. GIORDANI, _Scritti editi e postumi_, pubblicati da A.
-Gussalli. Milano, Borroni e Scotti, 1856, vol. I, pagg. 192 e 193.
-
-[27] Vedi l'_Epistolario di P. Giordani_, edizione citata. Lettera da
-Milano, 20 gennaio 1818.
-
-[28] _Opuscoli religiosi e morali_, serie 4ª, t. XVII. Modena, Soc.
-Tip., 1885, a pag. 53.
-
-[29] Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi al Municipio di
-Modena si trovano autografe alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune
-altre al padre pel suo natalizio, un sonetto al medesimo scritto a
-Lisbona nel 1836, alcuni versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera
-d'augurio a l'avvocato, giugno 1837, ec.
-
-[30] Cfr. C. LOZZI, _Intorno a le Canzoni dl G. L. «All'Italia e
-sul Monumento di Dante,» Osservazioni critiche inedite di letterati
-bolognesi contemporanei_, nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio
-1882, pag. 99.
-
-[31] Cfr. A. D'ANCONA, _Il Leopardi e la polizia austriaca_, nel
-_Fanfulla della Domenica_, 29 novembre 1885. Cfr. anche lo studio
-di F. MARIOTTI, _Una Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla
-polizia austriaca nel 1820_, nella _Nuova Antologia_, 16 agosto
-1897, da pag. 633 a pag. 636; e G. PIERGILI, _Un confidente de l'alta
-polizia austriaca nel gabinetto di G. P. Vieusseux_, nella _Rivista
-Contemporanea_, 1888, fasc. 4º, Firenze.
-
-[32] Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver avuto prima di darsi
-al teatro un amore disgraziato. Questa passione era viva probabilmente
-nel tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina compiangendo l'amica
-le scriveva più tardi, 15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia
-nominato l'oggetto del vostro amore ed io l'ho dimenticato; nè crediate
-che io ora voglia saperlo.»
-
-[33] Vedi _Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539 al 1871 del
-maestro Alessandro Gandini, arricchita d'interessanti notizie e
-continuata sino al presente da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio
-Ferrari Moreni_. Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia
-Sociale, 1873, in 12º, pag. 601.
-
-[34] Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51, 26 giugno 1833, del
-_Censore universale del Teatri_, Milano. Da questo giornale son tolte
-molte altre de le notizie che riguardano la Brighenti cantante.
-
-[35] Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la chiesa dei Minori
-Osservanti di Forlì detta di Valverde. Il Brighenti scrisse alcuni
-cenni biografici de la moglie, i quali si trovano autografi fra le
-carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di Modena.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Teresa Carniani Malvezzi_]
-
-
-
-
-TERESA CARNIANI MALVEZZI.
-
-
-A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete accoglienze, quando vi
-stette alcuni giorni mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo
-Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi per un lungo
-soggiorno. A pena ebbe combinati con l'editore milanese gli elementi
-de le due edizioni latina e latina italiana de le opere di Cicerone
-e compilatine i programmi ne le due lingue, il 26 settembre 1825
-partiva da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna, dove prese
-a pigione un appartamentino in casa di _un'ottima e amorevolissima
-famiglia_, gli Aliprandi, che abitavano presso il teatro del Corso
-in casa Badini. Essi pensavano anche al suo vitto ed al servizio,
-chè egli accettava di rado e poco volontieri i molti inviti a pranzo
-continuamente fattigli. Le premure de' suoi ospiti gli erano care
-in sè, e più care perch'egli capiva che la grande stima in cui lo si
-teneva era causa di questi riguardi. Troppo aveva sofferto nel borgo
-natio, vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile, deforme,
-misero, perchè amante de la solitudine e tutto dato ai libri, dovendo
-a sua volta disprezzare quei coetanei e compaesani che non si curavano
-d'esser qualche cosa, si davano da sè il nome d'ignoranti e gli
-predicavano che con gli anni egli avrebbe _messo giudizio_ e cioè
-abbandonati gli studi. Quel suo somigliare un grande ingegno (e certo
-pensava a sè) apprezzato in Recanati _come la gemma nel letamaio_
-ricorda l'orgoglio dantesco del
-
- Faccian le bestie fiesolane strame
- Di lor medesme, e non tocchin la pianta,
- S'alcuna surge ancor dal lor letame,
- In cui riviva la sementa santa
- Di quei Roman, che vi rimaser, quando
- Fu fatto il nido di malizia tanta.
-
-Pure egli non era scettico ancora, sapeva che il mondo è bello, che
-_tante cose belle ci han fatto gli uomini_, che vi son tanti uomini
-buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un poco a quelle cose che
-chiamano mondane; ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse,
-che splendesse, sia pure di luce falsa; non ne la società di Recanati
-che lo faceva dar in dietro a prima giunta, gli _sconvolgeva lo
-stomaco_, gli _muoveva la rabbia_. A Bologna gli parve di rivivere:
-è vero che quei letterati temendo di trovarlo superbo e soverchiatore
-lo guardarono da prima con invidia e con sospetto, ma la sua modesta
-affabilità e quelle maniere semplici che son proprie di tutti i
-grandi uomini, pur essendo prese dai volgari per indizio di poco
-valore, com'egli stesso osservò, gli conciliarono presto le simpatie
-generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo, per fargli
-visite frequenti e per dichiarare che la sua presenza era un acquisto
-per Bologna. Tuttavia l'inverno passò triste per lui, che soffriva
-assai pel freddo, si sentiva _senza appoggio e senza amore_, e non
-godeva buona salute, specialmente al principio de la stagione cattiva.
-I primi giorni de la primavera gli apportarono forza e letizia e un
-compiacimento d'amor proprio per l'invito di recitare qualche cosa
-ne l'accademia dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato e de
-la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti l'_Epistola al Pepoli_,
-che gli diede ne la città fama ancor più diffusa e gli procurò nuove
-conoscenze. Tra queste va annoverata quella de la contessa Teresa
-Carniani Malvezzi, una de le donne più colte e più note de la Bologna
-di quel tempo.
-
- *
- * *
-
-Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni era nata a Firenze nel
-1785 Teresa, che, bambina ancora, dimostrava, così bella intelligenza
-da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni Fabbroni. Con lui,
-volonterosa, ella si diede ad approfondirsi ne la geometria, e con lui
-avrebbe compiuto più alti studi, se la madre, che voleva abituarla
-a le cure domestiche, lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire
-parve il darle solo qualche cognizione superficiale d'inglese e di
-francese, di musica e di disegno. Non aveva che sedici anni quando il
-conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese, s'innamorò di lei,
-che senz'essere bellissima, era tuttavia graziosa e piacente co'
-suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida, la figura snella
-e soprattutto con la sua gentilezza di modi e la sua intelligenza.
-Lo sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia, che aveva avuto
-feudi importanti ne l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia
-ricordata anche dal Muratori fra le più nobili d'Italia.
-
-Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi andò a Bologna, dove visse
-quietamente e lietamente, frequentando la buona società, senza perdervi
-l'amor de la famiglia: ebbe tre figliuoli e le morirono, due a pena
-nati, la terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819 le nacque un
-altro maschio, Giovanni, che al suo cuore affettuoso diede tutte le
-sante gioie de la maternità. Poco occupata da le cure domestiche, la
-giovane contessa, trovandosi ad aver libera gran parte de la giornata,
-benchè volesse essere la prima e premurosissima maestra del suo
-bambino, pensò di impiegare utilmente e con diletto le ore d'ozio,
-ritornando a gli studi, che di mal grado aveva lasciati, allettata
-anche da la magnifica biblioteca, raccolta dal suocero suo, dottissimo
-bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia, per la quale aveva
-avuto fin da bambina un grande trasporto e di cui le impressioni
-sentiva profonde ne l'anima, commovendosene spesso fino a le lagrime.
-Con l'amore de gli studi sorse in lei il desiderio di conoscere i
-letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti ottenne ben presto
-l'amicizia: l'abate Giuseppe Biamonti, professore di eloquenza ne
-l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di lei, dandole lezioni
-di filosofia e facendole conoscere i principali classici greci; più
-che maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei dotti colloqui
-gli piaceva di comunicarle le proprie osservazioni intorno a Platone
-e notare ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo sentimento
-ch'ella dimostrava. Partito da Bologna, non solo non la dimenticò
-mai, ma si compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle
-diffusamente de' suoi studi, di ricordare le belle ore passate a
-lei vicino, in città od in villa, di desiderare d'esserle presso
-per leggerle le sue cose _e vedere nel suo volto quale impressione_
-producessero _nell'anima sua bella_.[36] La consolava ne le sventure
-che l'afflissero (nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva
-dolentissima), parlandole con quella pietà religiosa, che era fervente
-in ambidue; le inviava anche i propri lavori stampati e gradiva assai
-le lodi di lei. Come un _amico_ stimato e caro, piuttosto che come
-una dama, la trattava anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i suoi
-consigli e fidava ne la sua dottrina e nel suo gusto; a proposito
-de l'opuscolo _Della sintesi e dell'analisi_, inviandogliene il
-manoscritto prima di farlo mettere in buona copia, egli la pregava
-di leggerlo e notare i luoghi che non le fossero sembrati abbastanza
-chiari, e d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar le sue
-osservazioni.[37]
-
-La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò da prima la donna studiosa,
-che nei suoi giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione di
-quel poeta: imitazione da cui Paolo Costa la ritrasse, insegnandole
-l'analisi de le idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto
-col Mezzofanti, allora semplice prete, aveva ripreso la lingua inglese,
-e con Olimpia De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de Staël,
-lo studio de la lingua e de la letteratura francese; da sè stessa si
-occupava del latino, e col Garattoni si consigliava circa il modo di
-studiare più efficacemente Cicerone. Con questi letterati frequentarono
-pure in vari tempi la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio e
-Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi, il Testa,
-Don Apponte, la Tambroni, il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il
-Perticari, i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il Monti,
-che ebbe per lei molta stima e vivo affetto e che ne le piacevoli
-conversazioni in casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea le lodi
-de la contessa:
-
- Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta
- Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso;
- Vivace sguardo, che ha Modestia accolta.
- Non in tutto nemica al viril sesso;
- Bocca soave in che d'Arno s'ascolta
- Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso;
- Agil persona, dolci modi e vezzi,
- I pregi son della gentil Malvezzi.
-
-Per lei componeva anche alcune sciarade e trascriveva di propria mano
-alcuni versi («Il mio _Requiem Æternam_ all'anno '13»).
-
-La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano da la contessa, la
-sua grazia nobilmente affabile e dignitosa era da loro, anche lontani,
-ricordata a lungo: il Monti da Milano le scriveva due volte (10
-novembre e 13 novembre 1813); molto la pregiava anche il Pindemonte,
-il quale a proposito di lei scrisse una volta ad Antonio Papadopoli:
-«La signora Malvezzi è per verità donna rara ed io sempre più imparo a
-stimarla.»
-
-Queste dotte amicizie l'animavano ne gli studi, ch'ella coltivava
-sempre con più profondo interesse ne la sua vita piuttosto ritirata,
-ma non tanto che non le desse esperienza de gli uomini e de le cose:
-frutto di tali studi furono i volgarizzamenti de la _Repubblica_
-(Bologna, Marsigli, 1827, in 16º di pagg. VIII-164), de la _Natura
-degli Dei_ (Bologna, Masi, 1828, in 16º di pagg. XII-170; Milano,
-Silvestri, 1836), de la _Divinazione e del fato_ (Bologna, Dall'Olmo,
-1830, in 16º di pagg. XVI-180), del _Supremo de' beni e de' mali_
-(Bologna, Sassi alla Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del _Lucullo,
-ossia del secondo de' primi due libri accademici di Cicerone_ (Bologna,
-Volpe al Sasso, 1836, in 16º di pagg. 105).
-
-Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza e dettati in quello
-stile elegante e sostenuto che loro si conveniva, piacquero ai dotti
-e furono accolti benevolmente dal pubblico, che ammirò la severità de
-la coltura ne la nobile signora. Urbano Lampredi scriveva da Napoli a
-Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto che non se le si sia presentato
-l'occasione di farmi avere la sua versione della _Repubblica di
-Cicerone_. Ne parlammo nello scorso agosto a Sorrento col celebre
-scopritore mons. Mai; anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia,
-commendando molto questo di Lei nobile lavoro.» E Giuseppe Mezzofanti
-giudicava così il volgarizzamento del _Supremo dei beni e dei mali_
-(lett. 4 dic. 1835):
-
-«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi nell'aureo sermone del
-Lazio i Libri, ne' quali Marco Tullio ricerca il _Supremo dei beni e
-dei mali_. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei, Sig.ª Contessa,
-volgarizzati. Pare che Cicerone stesso, fatto toscano, in riva all'Arno
-disputi di filosofia, e con le grazie di nostra lingua adorni i suoi
-ragionari. Io seco Lei mi congratulo, e godo meco medesimo ripensando
-all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un tempo che io Le fossi
-osservatore de' felici suoi progressi ne lo studio degl'idiomi.»
-
-Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi sciolti il _Riccio rapito_
-del Pope (Bologna, Nobili, 1822) ed il _Messia_, egloga del Pope
-medesimo (Bologna, Nobili, 1827), e di questo volgarizzamento è
-notabile che fece una diffusa recensione Salvatore Betti nel _Giornale
-Arcadico_, settembre 1827. Fra i lavori de la contessa sono inoltre
-degni di considerazione i seguenti: _Alla Maestà di Carlo IV Imperatore
-esortazione di Francesco Petrarca per la pace d'Italia_, volgarizzata
-da T. C. M. (Firenze, per il Magheri, 1827); _Firenze tornata al
-Granducal Governo l'anno 1815_ (Bologna, Tipi Governativi alla Volpe,
-1854), 31 ottave senza nome d'autore. L'esemplare che si trova ne
-l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni di mano de la contessa
-Teresa.
-
-Molto si dilettò nel dettare poesie originali, pur riconoscendo
-modestamente ch'esse non erano gran cosa, tanto che di propria mano,
-sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte, scriveva: «Questo è
-il saggio de' miei primi e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti
-improvvisati. Il cielo mi perdoni.» Queste sue poesiole, se non hanno
-la vera e grande inspirazione poetica, il soffio divino che crea,
-l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme a una coltura non
-comune, specialmente in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera
-ne gli affetti, profonda ne le impressioni de la natura e del bello.
-Spesso nei sonetti la Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva
-fra i poeti nostri e di cui scrisse:
-
- No, che alla mesta e dolce melodia,
- Onde 'l Cigno di Sorga la beltate
- Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate
- Sedi levò sua somma leggiadria,
- Un cuor di tigre o d'orso non potria
- Frenare il pianto, e non sentir pietate;
-
-e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto scoramento a tentare _la
-difficile via del sacro monte_. Talvolta la sua mestizia giunge a la
-tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno mentr'ella è lontana
-da l'amato dice:
-
- Tu testimon de' miei dogliosi accenti,
- Digli come nel duol morta ho ragione,
- Di quale acuto stral trafitto ho il core.
- E digli come a' miei giorni dolenti
- Speme nessuna mai limite pone,
- Sin che propizio a me nol guida amore.
-
-E poco diversamente, ma con malinconia molto più nera, cantava altra
-volta:
-
- . . . . . . . . . . . . . . io non saprei
- Tant'eloquenza aver quanti ho martiri.
- E ripetendo questi mesti accenti,
- Deh non tacer che'l duol morta ha ragione,
- E qual pungente stral m'ha fitto in core.
- E poi di' come a' miei giorni dolenti
- Speme nessuna mai termine pone,
- Se non sia morte a por fine al dolore.
-
-A le anime beate, che si levarono al soggiorno del cielo e che
-rifulgono _al vero sole intorno_, dove non può turbarle _mai tenebra
-alcuna_, chiede perchè la morte, alfine pietosa, non liberi la sua
-misera anima, sì ch'ella pure goda il cielo presso a loro, e sospira:
-
- Posa quindi sperar forse l'oppresso
- Mio cor potria, chè qui null'altra calma
- Porta conforto a mia vita affannosa.
-
-Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore ch'ella desiderava
-dedicato a lei nel giardino de la Feroniade, rispondeva preferendo
-il giglio soletto ed umile tra le selve, vago tra le siepi incolte,
-immagine di quella virtù, che può tanto in un cuore gentile. Tra le sue
-liriche hanno pure pregio un'anacreontica al conte Prospero Ranuzzi suo
-zio, patrizio benefico e colto, e alcuni versi _In morte di Vincenzo
-Monti_.
-
-La principale sua opera poetica è il poemetto _La cacciata del tiranno
-Gualtieri accaduta in Firenze l'anno 1343_: di cui i primi tre canti
-furono pubblicati a Firenze dal Magheri nel 1827 (in opuscolo in 16º
-di pagg. 73). Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la tipografia
-Nobili (in 16º di pagg. 175).
-
-L'argomento è ricavato da la cronaca di Giovanni Villani e da la storia
-di Bologna del Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi
-da la _Montagna bolognese_ del Calindri. Nella prefazione la contessa
-scrive:
-
-«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio che per me si potesse
-un testimonio di filiale alletto alla dolce mia patria, considerai
-che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione per sè medesima tanto
-meravigliosa e che apre largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva,
-raccogliendosene tutti i particolari, essere materia a un poemetto.»
-
-Capo de la congiura è immaginato un giovane di ventitrè anni,
-Averardo di Chiarissimo, avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare
-la favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra Taddeo Pepoli,
-signore di Bologna, e il tiranno Gualtieri. La materia divisa in nove
-canti fu trattata in versi sciolti, in vero non sempre armoniosi, ma
-correttissimi ed eleganti.
-
-Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, e de le figure
-mitologiche bandite, tengon luogo le personificazioni di vizi, virtù
-e sentimenti, le apparizioni d'angeli, l'intervento celeste e quello
-infernale. Ne la protasi s'invoca la Virtù, che sublima agli eterni
-secreti le anime e _che si sta in cielo veracemente diva_. La poetessa
-narra poi de le crudeltà di Gualtieri, a la cupa figura del quale
-oppone quella celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli,
-arcivescovo di Firenze, implorante da Dio pace su la città oppressa;
-al santo vecchio una visione scopre vicina, per opera di Averardo,
-la libertà sognata, fa intravedere i grandi che verranno da la stirpe
-medicea, e persuade il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare
-il duca, che gli risponde superbamente e non trema punto a le
-profetiche minaccie di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova
-Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il dolore, lamenta l'uccisione
-di Naddo Oricellai e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime
-invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente giovane da Taddeo Pepoli
-per esporgli l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo così da
-toglierlo a l'amicizia del duca e ottenerne aiuto di armi e di uomini.
-Qui finisce il primo canto.
-
-Satana, già roso dal dispetto pel preveduto trionfo de' Medici,
-s'infiamma di collera, quando giunge la _Discordia_ ad annunciargli
-che in Toscana ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, animata
-dal santo zelo che ha diffuso ne le anime un messaggero celeste. E qui
-segue un concilio infernale, imitato da la _Gerusalemme_ del Tasso;
-vi grandeggia la figura di Satana colorita di tinte virgiliane, figura
-che, come il Mauro Atlante su gli altri monti, si estolle alteramente
-con le spalle e col capo su gli altri spiriti infernali: gli occhi ha
-torti e rossi come bragia, la lunga barba affumicata e mista di pel
-rosso come i capelli, che incolti e rabbuffati gl'ingombrano gote,
-spalle e petto.
-
-Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, ma Satana non ne è pago,
-poichè teme de la filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi
-nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio Gioia, che inventerà la
-bussola, e sono non lungi la scoperta de l'America e l'invenzione
-de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono nel concilio infernale
-l'_Ipocrisia_, l'_Invidia_, il _Tradimento_ e la _Simulazione_; e
-Satana impone che tutto il suo regno si adoperi in favore di Gualtieri.
-La maligna _Fama_ s'abbatte a Firenze in Morozzo, amico del duca, e
-lo manda a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto e fidente,
-perchè Averardo volontariamente si allontana da la città,
-
- Inganno e frode in quel parlar travede,
-
-e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice a lui ed a la
-fedeltà serbatagli. Qui termina il secondo canto.
-
-Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero si è avviato verso Bologna:
-passa da Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere Leone X bambino;
-da Fiorenzuola, edificata da la repubblica fiorentina per frenare
-le ribellioni degli Ubaldini; da Campeggio, patria di Ugolino da
-Campeggio, famoso capitano di Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la
-contessa Matilde:
-
- . . . . quella scaltra indomita guerriera,
- Che del German lo insuperbito impero
- Ardita scosse, e fe' crollarne il trono.
-
-Nella selva de' Burelli trova seduto sopra un margine verdeggiante e
-fiorito un uomo pensoso, che sta scrivendo:
-
- Da Certaldo ad onorar Fiorenza
- Scese già pargoletto e il gentil core
- Accese allo splendor de' bei costumi
- E della leggiadrissima vaghezza
- Di valorose donne.
-
-È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo, si accompagna a lui
-e lo conduce innanzi al Pepoli, cui il giovine messo narra le crudeltà
-di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini di riacquistare a qualunque
-costo la libertà. Il signore di Bologna risponde gentilmente che
-amerebbe dare aiuto alla città amica, ma che prima vuol ponderare quale
-sia l'avviso migliore e, invitati intanto gli ospiti a le nozze di
-suo figlio, li conduce ne la sala dove stanno apparecchiate le mense.
-Sopravviene Francesco Petrarca insieme a Giotto:
-
- . . . . . . . . . . . . . dipintor sublime
- Che a Cimabue tolse dell'arte il grido;
-
-il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto a Bologna dal Pepoli
-per rendere le nozze più _regali e conte_; il secondo, andato a
-dipingere il palazzo de gli sposi. Messer Francesco accompagna
-Averardo e il Boccaccio ad ammirare le pitture di Giotto, li seguono i
-principali patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli Angelelli:
-
- . . . . . . . . . . . . e grave in vista,
- Seco venia quel nobil de' Malvezzi,
- Giulian, de l'arme e della patria onore.
-
-E qui finisce il canto terzo.
-
-Satana veduta venirne a l'inferno l'anima di Morozzo, monta in furore e
-minaccia tutti gli spiriti dannati: il _Tradimento_, prendendo aspetto
-di Francesco Brunelleschi, annuncia al Buondelmonte i tentativi di
-Averardo, e quegli, riuniti gli amici, corre con loro al palazzo ducale
-e rivela il pericolo a Gualtieri, che, sgomento, si ode consigliare
-da l'uno il richiamo in patria de le famiglie offese e la clemenza, da
-gli altri la crudeltà, l'uccisione del Medici, il tradimento. Il duca
-risolve di tentare a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo affida
-la vigilanza de la città; manda Buondelmonte a Bologna, Cerrettieri
-a levare armi ed armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli
-intanto festeggia solennemente le nozze del figlio, descritte da la
-Malvezzi con bella efficacia pittorica; a rallegrare tali nozze venne
-da Avignone la Corte d'amore, presieduta da Fannetta da Romanino: Amore
-è così invocato:
-
- Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo,
- Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore!
- Per voi riprende vita e prende forma,
- Per voi risplende di letizia vera
- Tutto che il mondo ingenera e governa.
- Perdon le belve la natía ferocia,
- L'uom gentilezza acquista e s'avvalora,
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Almo fuoco d'Amor, per te bellezza
- Sfavilla e irradia delle grazie il riso!
- Qui giovani e donzelle ergete i canti,
- Qui date a piene man ligustri e rose,
- Che doni son d'Amor grazia e beltate.
-
-Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il Petrarca, sorgendo a un
-tratto dal suo scanno d'oro, prorompe ne la canzone:
-
- Italia mia, benchè il parlar sia indarno.
-
-Qui finisce il canto quarto.
-
-Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia), sceso in Italia con
-molte milizie, riceve da Cerrettieri gli ordini del duca. Buondelmonte
-a Felsina si tien da prima celato e con dodici ribaldi assale di
-notte Averardo, che intrepido difendendosi li fuga. Fallito questo
-colpo, il traditore tenta la calunnia e incita contro il Medici due
-valorosi cavalieri, venuti da lungi per giostrare e sempre vinti
-da l'eroe toscano ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando
-origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli. Averardo, che s'è
-innamorato di Fannetta da Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a
-tornare in Francia, va a salutarla, le rivela il suo amore, ne ottiene
-dolci parole e incitamento a difender la patria. Cessate le feste,
-Buondelmonte s'annuncia al Pepoli come ambasciatore del duca, e quegli,
-benchè spaventato da un sogno infernale, non perde la calma, convoca
-il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta che si uccida o si
-consegni Averardo; di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in segno
-del suo desiderio di pace decreta che il Medici debba partire del
-pari. Qui finisce il canto quinto; ma segretamente gli offre duecento
-cavalieri, che faran sembiante di seguirlo per proprio volere e che
-durante il viaggio sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici,
-annunziante orrende vendette. Buondelmonte rapidissimo va da Gualfredo,
-che ha ricevuto una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in pace,
-e lo persuade a mandare un capitano con mille barbute contro Averardo
-e i suoi. Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe gli elmi ai
-seguaci de l'eroe e va a cadere sui masnadieri, anima il prode toscano,
-il quale, ucciso il condottiero nemico, ne pone le schiere in fuga;
-ma, mentre con le poche forze che gli restano vuol ridursi in salvo,
-sopraggiunge, avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che con
-un colpo de la sua asta ferisce il cavallo del Medici, da la bestia
-inalberata precipitato in un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito
-cade a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano: Averardo
-semivivo è portato da un'onda su di un dirupo, e qui finisce il canto
-sesto.
-
-Un miracoloso arco di luce gl'illumina la via e gli permette di
-trascinarsi fin poco lungi da un convento, dove è raccolto e curato.
-Buondelmonte, credendolo morto, ne reca la notizia a Firenze, causa al
-popolo di pianto, di gioia al tiranno, che si abbandona a le vendette
-e, sicuro ormai, licenzia le armi assoldate.
-
-L'eroe convalescente ha una visione in cui Dante gli fa ammirare una
-fantastica allegoria del creato, gli predice la sua missione di liberar
-la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima apparizione de la
-_Sapienza_ e qui finisce il canto settimo.
-
-Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu predetto, trova nel bosco
-un'armatura d'oro, che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una
-pastorella, che si muta in fulgente immagine de la _Vittoria_ e
-dispare.
-
-L'eroe vede in una capanna l'amico Betton de' Cini, stato orribilmente
-martoriato da Gualtieri e moribondo presso la figlia, che, fatto
-il triste racconto de le loro sventure, spira uccisa dal dolore; il
-Cini, porgendo un'asta, impone la vendetta a l'amico, il quale manda
-un pastorello con una sua ben nota armilla a l'arcivescovo, perchè a
-quel segno lo sappia vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in
-fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo nel sapere il Medici
-a le porte. Un operaio ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il
-pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto del sopraggiungere
-di Averardo e ne sparge la novella ne la città, che si leva a tumulto,
-commossa soprattutto da la voce de l'Adimari, il quale poi, per
-stornare dal popolo l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E qui
-finisce il canto ottavo.
-
-Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri, è ricacciato ne
-l'inferno da san Giovanni Battista, sopravviene il Medici; tutta
-Firenze è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo trionfa,
-costringendo infine il duca, lungamente assediato nel suo palazzo, ad
-arrendersi e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà.
-
-Una de le scene più belle e che ci danno più chiara idea de la dignità
-e de la dolcezza con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella in cui
-Averardo va a salutare Fannetta; la trova, mentre sta ornandosi del
-velo il quale cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta e sparsa di
-fiori,
-
- . . . . . . . . . . Allor che il vide
- Con pudico elevar d'onesto ciglio
- Sfolgoreggiò d'un candido sorriso.
-
-L'ode dichiararle il suo amore e il proposito di seguirla:
-
- La delicata bianca man gli porse,
- E di pietà dipinta, in atto umile
- Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo,
- Sospirò, poi rispose: Mai diviso,
- Pur mai questo mio cor da te non fia;
- Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta.
- Più non rimembri 'l tuo fiorito nido,
- Che fatto preda di spietate genti,
- Sotto il tuo schermo securtà sol spera?
- Più non ascolti il popolo infelice
- Con qual doglioso e disperato pianto
- T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca,
- Nè faccia passïon troppo possente
- Che mia fama si leda e il mio bel grido.
- Ah poichè dentro al generoso core
- La mia sembianza consacrar degnasti,
- Amico porgi a mia virtù conforto,
- E non tentar la femminil fralezza.
- Dietro l'orme d'Amor segui la gloria,
- Amor ti guidi, Amor ti porga aita,
- Sicchè tua fama segni eterna stampa,
- E, fatto di virtute a' prodi esempio,
- Il ciel di Romanin meco t'attende.
-
-Mentr'ella parla e Averardo le bacia la mano, un lume fulgente
-risplende ne' suoi occhi, una tremula fiammella le lambe la fronte e i
-biondi capelli:
-
- . . . . . . . . . a tanta meraviglia
- Stupido quasi rimirolla fiso.
- Ed ella il salutò divina in vista,
- E con occhi di pianto e di pietate,
- In atto d'amorosa grazia adorno,
- Dal luogo ov'era, con real contegno
- Rimossa, dipartissi.
-
-Quest'episodio mi pare pregevolissimo per finezza poetica e per
-delicatezza d'affetti. Tutto il poemetto rivela una profonda
-venerazione pei grandi poeti, un sincero e non timido amor di patria; è
-bene architettato, condotto secondo l'imitazione dei modelli classici
-di cui vi si trovano numerosissime reminiscenze, ricco pure di belle
-trovate, come quelle che introducono a popolarne la scena le grandi
-figure storiche del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia
-parte vi si dà forse al soprannaturale di carattere biblico, che
-non bene si accorda con l'epoca storica; anche l'amore di Averardo,
-quantunque dia origine ad uno dei migliori episodi, non è forse
-conveniente a l'efficacia de l'insieme. Altro ancora si potrebbe
-osservare, ma bisognerebbe pur sempre convenire che il poemetto è
-opera d'ingegno e di cuore tutt'altro che volgare. A la studiosa
-contessa non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le venne offerto il
-diploma de l'Accademia Felsinea, nel 1823 quello de l'Accademia degli
-_Enteleti_ in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello d'Arcadia, nel
-1826 quello de l'Accademia Tiberina, nel 1827 quello de l'Accademia
-latina, nel 1828 quello de l'Accademia dei _Filergiti_ di Forlì.
-Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo ritratto, l'elenco de' suoi
-scritti pubblicati e qualche cenno su quelli cui attendeva, per la
-collezione da lui intrapresa dei _Ritratti delle donne europee viventi
-chiare nelle scienze, nelle lettere, nelle arti belle_, collezione
-di cui la parte letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori
-ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi. (Nell'archivio
-Malvezzi si conservano le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio
-scritte a questo proposito da Luigi Stella a la contessa.) Questi onori
-lasciarono la Malvezzi semplice e modesta, e di essi ella diceva: «Gli
-onori piacciono, è vero, a tutti; ma a chi guarda un po' a dentro,
-piace più assai il meritarli che non l'ottenerli; come piace assai più
-l'essere che il parere.»[38]
-
-La contessa Teresa amava vivamente il marito e il figliuolo; e
-quantunque coltivasse gli studi con molto piacere e trovasse un vivo
-compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava la miglior parte di sè
-a la famiglia: sincera ne la fede religiosa, era di un'austera severità
-di costumi e, veramente donna ne la tenerezza e ne le abitudini,
-insieme ai libri amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi
-in quelli assai valente. La sua austerità non escludeva però quella
-femminile indulgenza, che è forse la miglior prova de la virtù sincera,
-scevra di ostentazione e d'orgoglio; tale invero doveva conoscerla
-Paolo Costa, suo intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli ha
-saputo ieri la nuova funesta della morte del poeta Byron. Ella si duole
-di questa cosa, ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò un canonico,
-trovò pietà ne' posteri, spero che questa, cui oggi non si perdona
-d'aver amato un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata,
-non derisa nel tempo avvenire. Noi certo non ci vergogneremo di
-compiangerla anche al dì d'oggi.»
-
- *
- * *
-
-La Malvezzi aveva circa trentanove anni quando conobbe il Leopardi,
-allora ventisettenne; se le mancava ormai la freschezza de la gioventù,
-era sempre bella per l'espressione intelligente de la fronte candida
-sotto i biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto e soprattutto
-piacente, per la graziosa eleganza del portamento e dei modi, per lo
-spirito e le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva sostenere
-con amabilità femminile, anche sopra argomenti seri. Ne la sua maturità
-dignitosa, ella trovava quella calma dolcezza che non ha la gioventù;
-si teneva libera di ricercare le conversazioni più gradite, le più
-intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente franca, aveva ne
-le parole e nel fare qualche cosa di sincero e di spigliato che la
-faceva riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe potuto dire, come
-argutamente Madame de Sévigné: «Jeunesse et printemps ce n'est que
-vert, et toujours vert; mais nous, les gens de l'automne, nous sommes
-de toutes les couleurs.» Nel suo salotto ella esercitava una specie di
-sovranità gentile; incoraggiato dal suo sorriso, tutto grazia, tutto
-anima, il Leopardi, riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una
-franca parola, e la conversazione diveniva profonda senza pedanteria
-nè ostentazione: egli vi portava la luce del suo intelletto, ella la
-dolcezza del suo cuore di donna; spesso in uno sguardo s'intendevano
-senza parlare. Ella doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto
-sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi, che avevano poco più, o
-piuttosto un poco meno di quel che portavano nascendo da la natura; e
-a proposito de le quali egli diceva che a Recanati le Grazie non erano
-state mai nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli cara e
-interessante la sua conversazione, specialmente a confronto di quella
-cui era abituato ne la società del suo paese, società che per _buona
-lingua_ non intendeva che qualche _brava lingua di porco_, società di
-_devoti amanti di libri da far stomaco_, dov'era un _letteratone_ quel
-tale che toscaneggiava solo con l'_e'_, cui immancabilmente il _mi
-pare_ faceva da lacchè, e che, sentendo qualificare il proprio stile
-di squisito, rispondeva con modestia che lo stile del cinquecento è un
-bello stile.
-
-Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata ed era in realtà una
-de le più colte donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre 1835)
-le scriveva così:
-
-«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna che nel secol presente rendesi
-più benemerita de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito: La
-contessa Malvezzi. E veramente non vedo chi altra poterle paragonare:
-chè là dove nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece bello il
-trecento ed il cinquecento, nella profondità della dottrina ci fa
-rivivere quella divina Cassandra Fedele, che _decus Italiæ_ fu salutata
-dal Poliziano. Di che pensi ella se mi congratuli con questa comune
-patria: la quale avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi di
-vero senno italiano, può mirabilmente specchiarsi in questo gran lume
-del gentil sesso. Ma venendo alla novella opera che ha voluto tradurre
-di Cicerone, a quella cioè _De finibus_, le dirò che la vo leggendo
-con infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia, oh la critica
-traduzione di che ella ha regalato le nostre lettere! Per non parlar
-qui della chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana pienezza
-e dignità del periodo: perchè queste son doti che tutti trovano sempre
-ne' magistrali scritti della contessa Malvezzi.»
-
-La contessa, che amava la compagnia de gli uomini d'ingegno, fu lieta
-di conoscere il giovane recanatese, di cui la fama, benchè non certo
-allora ancor adeguata al merito, narrava grandi cose: il fare dignitoso
-e modesto, l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia di lui,
-dovettero commuoverla di una pietà quasi materna, resa più intensa da
-l'ammirazione per quel grande intelletto. Perciò ella lo accolse con
-un'affabilità affettuosa e reverente, con un'effusione che aperse a
-sincera gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto, cui ella apparve
-come una donna diversa da tutte le altre, come un'amica tenera ed
-alta, di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta affettuosa un
-conforto ed un sostegno; diversa da tutte le altre, pure richiamante al
-suo pensiero le più dilette immagini femminili che avevano allietata
-la sua giovanezza: modesta e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed
-arguta come la Cassi, gl'inspirava la reverente tenerezza che aveva
-provato per quelle e l'ammirazione ardente e devota che a lui, ragazzo
-ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva fatto apparir questa come
-una divinità. Di più, vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo,
-come presso a le altre, l'amore a la fama, nè i libri cessavano di
-attrarlo: anzi ella colta, capace d'intenderlo e così calda ammiratrice
-dei grandi, lo animava più che mai a gli studi e a la gloria. Quando
-la conobbe era il maggio odoroso, era la primavera che ogni anno
-risvegliava in lui la vita intima, spesso sopita in un doloroso
-letargo, la soave primavera che gli rammentava gli occhi ridenti e
-fuggitivi, il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa, la
-Fattorini; se il canto ingenuo di questa lo aveva commosso, l'arguta
-parola de la Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui ella gli
-apriva il suo cuore, confidandogli i suoi secreti, l'affetto con cui
-voleva saper tutto di lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava
-talora e la ingenua modestia con cui ne accettava rimproveri e
-consigli, gli parvero qualche cosa di veramente degno de l'anima sua
-e lo fecero vivere nei primi giorni che la conobbe in una specie di
-delirio e di febbre, chè gli parve d'aver trovata _la donna che non si
-trova_, quella cara beltà cercata invano, dove splende più vago il riso
-di natura e sognata nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti
-o ne l'avvenire; la donna capace di rendere beato il vivere anche
-fra l'immenso dolore de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la
-virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide illusioni de la sua
-prima giovanezza, egli scriveva allora al fratello Carlo: «... questa
-conoscenza forma e formerà un'epoca ben marcata della mia vita, perchè
-mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente
-al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancor
-capace d'illusioni stabili, malgrado la cognizione e l'assuefazione
-contraria così radicata, ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno,
-anzi una morte completa, durata per tanti anni.»[39] Quasi un commento
-a queste parole appaiono quelle (benchè scritte parecchio prima e già
-pubblicate nel 1826) del dialogo di _Torquato Tasso e del suo genio
-familiare_, in cui il Leopardi, dopo aver notato come l'uso del mondo e
-i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel primo uomo ch'egli era,
-il quale però si ridesta talora, in ispecie nella gioventù, finisce
-col dire: «Infine io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia
-tanta forza da rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare
-tante calamità.»[40]
-
-Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando quella sua potenza
-di amare, che gli aveva illuminato di così viva e ardente luce la
-prima giovanezza e ch'egli aveva sempre creduto il più prezioso di
-tutti i doni, sol che si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse
-degno; la compagnia de la contessa gli dava quei momenti di rapimento
-e d'emozione profonda, che per lui valevano ben più di tutte le gioie
-volgari: era un _amore senza inquietudini_, una felicità senza rimorsi.
-Come il suo cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio del
-suo grande spirito, che sdegnoso de le lodi volgari si sentiva felice
-de l'altissima stima di quella donna: «Le lodi degli altri non hanno
-per me nessuna sostanza: le sue mi si convertono tutte in sangue e mi
-restano tutte nell'anima.»[41] Ne' suoi _pensieri_ egli notava come
-a lungo andare non rimanga piacevole se non la compagnia di quelle
-persone da cui ci importi o ci piaccia essere stimati sempre più, e
-come perciò le donne, volendosi rendere lungamente gradite, dovrebbero
-studiarsi d'esser tali che de la loro stima rimanesse lungamente vivo
-il desiderio.
-
-La malinconia de la contessa, malinconia dolce e serena, gli pareva
-indizio di un'anima elevata, e consuonava col dolore di lui, pur
-ravvivando il suo spirito e dissipandone le tetre nebbie; così che a
-la sua tristezza _ostinata, nera, orrenda, barbara_, succedeva come
-un'alba soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella malinconia
-_che partorisce le belle cose, più dolce de l'allegria_; infinito
-sollievo gli dava il non doversi più serbare tutti i pensieri per sè;
-infinita dolcezza il vedere altamente apprezzato ancor più del suo
-ingegno poderoso, il suo cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che
-poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse col pensiero più in
-su de la gloria e de gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione de
-l'amica gli tornava così soave che certo per lei sola, come già pel
-Giordani, quand'anche non ci fosse stato altro spettatore, nè altro
-premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser virtuoso. L'affetto di
-lei lo animava e lo riscaldava così ch'egli, tanto ritenuto per natura
-e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità, lasciava sgorgare
-dal suo cuore tutti i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a
-poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni de la timidezza,
-palesava intiera l'anima sua, scopriva quel tesoro di grandi idee,
-che aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il suo immenso
-desiderio di ritrovare un uomo di cuore, d'ingegno e di dottrina che
-si degnasse essergli amico, era stato soddisfatto dal Giordani; ma
-questa nuova amicizia con una donna intelligente, coltissima e gentile,
-tutta grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e potentissima
-su di lui. La Malvezzi, intimamente onesta e abituata ad una pura
-intimità con altri letterati, probabilmente non pensò nè pure di
-poter risvegliare una passione nel cuore del poeta: tutto, del resto,
-doveva rassicurarla: l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il
-contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere, la purezza assoluta
-dei costumi di lui, la nobiltà de l'animo rivelantesi in tutte le sue
-parole ed i suoi scritti, e la propria intatta fama, che le procurava
-la riverente stima di tutti; sì ch'ella non nascose punto l'affetto
-ch'egli aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza di non
-dover arrossire; e, vedendo quanto conforto egli traesse da la sua
-compagnia, lo accolse con piena libertà ne la propria casa. Ogni sera a
-l'ave maria egli si recava da lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte,
-conversando di lettere e di filosofia, leggendole i suoi versi, dandole
-probabilmente quegli stessi consigli che in quei giorni dava a la
-Caterina Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti: «Confortala
-caldamente, non dico a lasciare i versi, ma a coltivare assai la prosa
-e la filosofia. Questo è quello che io mi sforzo di predicare in questa
-benedetta Bologna.»[42] Probabilmente anche a la Malvezzi ripeteva non
-esser poetico il secolo e che un poeta, anche sommo, avrebbe levato
-pochissimo grido, e se pur fosse diventato _famoso nella sua nazione, a
-gran pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa_, «perchè la perfetta
-poesia non è possibile a trasportarsi nelle lingue straniere e perchè
-l'Europa vuol cose più sode e più vere che la poesia.»
-
-Anche a lei, notava, a lei che in parecchie poesie aveva espressi
-vivi sentimenti d'amor patrio, come andando dietro ai versi e a le
-frivolezze si facesse espresso servizio ai tiranni, riducendo a un
-giuoco o a un passatempo le lettere, sola speranza di rigenerazione
-che rimanesse a l'Italia. Tanto più appar probabile ch'egli le desse
-questi consigli, se si considera che ne le prose di lei egli ammirava
-la sobrietà, il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo stile;
-mentre pei versi non ebbe che parole di compatimento; gli è ben vero
-che quelle lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia,
-mentre il giudizio sui versi, e precisamente sul poemetto, fu dato dopo
-avvenuta la rottura fra loro.
-
-Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri versi, ed ella ne
-era commossa così da piangere di cuore, senz'affettazione, e oh
-quanto quella commozione doveva piacere a lui, che così ben poteva
-comprenderla! Quando col fiorire de la sua giovanezza da le spoglie
-de l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli, leggendo Virgilio,
-senza avvedersene si lasciava andare a recitarlo ad alta voce,
-infiammandosene tutto e commuovendosene fino a le lagrime; e se a
-l'improvviso sentiva recitare da qualcuno un verso del mite Mantovano
-o di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare e il suo spirito,
-quasi a forza, teneva dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare,
-notando che i versi suoi producevano quelle stesse emozioni ne l'anima
-de la graziosissima Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile
-che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia, il Leopardi non
-traesse qualche nuova inspirazione, suppone che la contessa piangesse
-specialmente a la lettura del _Consalvo_, in cui crede di veder
-consacrato l'amore del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira,
-che accorda un bacio a l'amante moribondo.[43]
-
-Il Recanatese s'interessava ai lavori de la Malvezzi, lesse il
-manoscritto del poemetto _La cacciata del tiranno Gualtieri_, chiese a
-lo Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata mandata a lui, che
-stava pubblicando un'edizione de le opere di Cicerone, la traduzione
-del _Sogno di Scipione_ fatta da la dama bolognese, traduzione di cui
-il manoscritto le era stato rubato da un amico e mandato a stampare,
-non si sapeva dove. Giacomo le procurava inoltre dei libri e forse la
-consigliava ne le sue letture; infatti in una lettera che non porta
-data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi giorni d'ottobre del
-1826, il Leopardi, restituendo al conte Pepoli il secondo volume di una
-delle opere filosofiche del Buhle, gli dice che la Malvezzi non l'ha
-letto, perchè non le parve tempo di continuare una lettura così grave:
-non si dia quindi pensiero di procurar altri volumi.
-
-D'amore non parlavano mai, se non per ischerzo, ma quell'intimità
-tenera doveva illudere ben presto il Grande, che a l'amore anelava
-con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo, sotto il suo aspetto
-riservato fino a sembrar freddo, egli credette una simpatia incline a
-tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima amicizia; mentre
-la contessa non vedeva in lui che un fratello, un compagno spirituale,
-egli non tardò a desiderare, poi a cercare un'amante ne l'amica. Simile
-al Socrate de' suoi _Detti memorabili_, egli, d'anima gentilissima,
-infaustamente, per quanto sublimemente, disposto a l'amore, sciagurato
-ne le forme del corpo, benchè sapesse ormai di non poter essere
-amato che soltanto d'amicizia, considerava questa come poco atta a
-_soddisfare un cuore delicato e fervido che senta spesso verso gli
-altri un affetto molto più dolce_. Infine qualche cosa dei sentimenti
-di lui ella dovette indovinare, perchè mentre da prima gli aveva
-promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli fosse a Recanati,
-dopo la sua partenza non gl'inviò che il volgarizzamento della
-_Repubblica_ di Cicerone; il Leopardi si lagnava che le molte aspettate
-lettere, si fossero ridotte ad una soprascritta e, contando di tornar
-presto a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto quel ch'ella avrebbe
-voluto sapere, e domandarle tutto quello che avrebbe voluto saper lui,
-conchiudendo con un'affettuosità velata di complimentosa cortesia:
-«Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi _your most faithful
-friend, or servant, or both, or what you like_.»
-
-Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna ne l'aprile del 1827?
-Recatosi da la contessa, commosso dal desiderio di rivederla, forse
-ne l'effusione di quel momento non seppe frenare la dichiarazione del
-suo amore, illudendosi che quella donna, la quale mostrava un così
-nobile apprezzamento del suo cuore e del suo ingegno, potesse compatire
-almeno anche la passione destata in lui. Ella, austera, ne fu offesa
-doppiamente, e perchè vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna,
-che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè quella rivelazione le
-parve irriverente.
-
-Fu detto e ripetuto da molti che a le focose parole del poeta ella
-rispondesse, ordinando ad un servo un bicchier d'acqua per lui;
-il Ridella nega questo fatto, che del resto non appare conforme al
-carattere de la Malvezzi, dolce e severo insieme, e che avrebbe offeso
-troppo profondamente il Leopardi, perch'egli potesse desiderare
-di riveder più tardi la contessa. Certo ella allontanò da sè il
-Recanatese, che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere il
-proprio torto e forse col rimpiangere quella cara amicizia perduta,
-se, orgoglioso ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa mia,
-l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi voi mi diceste così
-chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che
-non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi
-la frequenza delle mie visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso;
-se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti e
-le vostre parole, benchè chiare abbastanza, non fossero anche più
-chiare ed aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a salutarvi, ma
-non ardisco farlo senza vostra licenza. Ve la domando istantemente,
-desiderando assai di ripetervi a voce che io sono, come ben sapete,
-vostro vero e cordiale amico.»[44]
-
-Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi con severità, tanto da
-giungere a crederla l'_Aspasia_ con cui ella non ebbe a comune nè la
-sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente il Cesareo notò a
-questo proposito che il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826,
-mentre l'_Aspasia_ fu scritta dopo l'autunno del 1830, sì che una
-tale passione dopo cinque anni non ha nulla di verosimile. Ancora
-si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un figlio soltanto, mentre
-nell'Aspasia si parla di bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse
-anche nel verso attenersi ai particolari veri. Confutar più lungamente
-quest'errore dopo gli ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile.
-
-Nel salotto de la contessa e a canto a lei, il Leopardi passò alcuni
-fra i migliori momenti de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo
-effetto di bontà d'animo la grande intimità ch'ella gli concesse, e di
-più effetto de le abitudini onestamente libere ch'ella aveva contratte
-ne le sue amicizie con molti uomini dotti; come il Leopardi ad esempio,
-anche il Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi _fino
-alle 11 e più_;[45] ma ad ogni modo quell'amicizia, che doveva essere
-un conforto per lui, finì col diventare un nuovo dolore.
-
-Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa, Giacomo Leopardi, riavutosi
-in quel dolcissimo clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno
-de la bella stagione, scriveva a la sorella Paolina d'aver fatto ne
-l'aprile, dopo due anni, dei versi, _ma versi veramente all'antica e
-con quel suo cuore d'una volta_; sono quelli del _Risorgimento_, in cui
-con armoniosa dolcezza canta le pene de l'animo suo nel periodo dal '19
-al '28 e la gioia di sentir rivivere in sè gl'_inganni aperti e noti_,
-che natura gli diede proprii e che le sventure avevan sopito.
-
- E voi, pupille tremule,
- Voi, raggio sovrumano,
- So che splendete invano,
- Che in voi non brilla amor.
- Nessuno ignoto ed intimo
- Affetto in voi non brilla:
- Non chiude una favilla,
- Quel bianco petto in sè.
- Anzi d'altrui le tenere
- Cure suol porre in gioco;
- E d'un celeste foco
- Disprezzo è la mercè.
-
-Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo studio sul _Risorgimento_ di
-G. Leopardi immagina che il poeta, innamorato di qualche bella popolana
-di Pisa, si vedesse oggetto de gli sguardi schernevoli e dei sorrisi
-canzonatori de le altre donne, che potevano osservarlo, mentr'egli
-in qualche via fissava la fanciulla cara; ma questa non è che una
-supposizione, a la quale manca non pure ogni prova, ma ogni sostegno.
-Del resto a l'asserzione che il _Risorgimento_ sia stato inspirato da
-una gentil Pisana, risponde il poeta stesso:
-
- _Da te, mio cor, quest'ultimo_
- _Spirto_, e l'ardor natio,
- Ogni conforto mio
- _Solo da te_ mi vien.
-
-Lo Straccali, acutissimo commentatore dei canti leopardiani, ed altri
-molti credono inspirati da la Malvezzi i versi che citammo, in cui
-si risente la piena de l'amarezza, rimasta in cuore al poeta dopo
-una crudele delusione: ma che questa fosse la perduta amicizia de la
-contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero e sincero ne la sua
-inspirazione, se avrebbe potuto affermare che _quelle pupille tremule,
-quel raggio sovrumano_, non brillavano d'amore per lui, avrebbe potuto
-con ugual verità dir che ne la contessa non v'era nessuna intima
-affezione, che quel bianco petto non chiudeva una _favilla_, egli che
-l'aveva conosciuta tenera, anzi tenerissima di cuore?
-
-Mi par probabile che i versi citati si riferiscano piuttosto a Madama
-Padovani[46], al carattere de la quale appaiono convenientissimi; ne
-la Padovani il poeta ammirava a punto sopra tutto gli occhi fulgenti, e
-dopo averla avuta cara, egli la disprezzo veracemente.
-
-Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani il poeta provò solo una
-fuggevole, benchè viva simpatia, cui forse non si conviene il nome di
-_celeste foco_; ma può darsi ch'egli avesse in mente più che la durata
-di quell'amore, la purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano
-l'amore in lui.
-
-Com'è ingiusto accusare troppo severamente la contessa, che ne la
-sua austerità non poteva e non doveva sopportar il troppo audace
-linguaggio de l'appassionato poeta, il quale a tale linguaggio giunse,
-malgrado l'indole riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima e da
-l'illusione di quel compatimento ch'egli pose ne l'animo de la sua
-Elvira per l'infelice Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare
-lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè nel febbraio del 1828,
-rispondendo probabilmente a una domanda rivoltagli, scriveva al
-Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. Povera donna! Avevo
-veduto già il manoscritto.» Questa parola di compatimento, in cui
-infine non vi ha nulla di amaro, non appare punto strana su la penna
-del grande Recanatese, così difficile ammiratore e così parco lodatore;
-egli aveva il diritto d'esser giudice severo fra tutti, e che severo
-fosse infatti bastano a provarlo i giudizi ch'egli diede sui migliori
-suoi contemporanei, quali il Manzoni, il Mamiani, il Costa, il Rosini.
-
-L'amore passò rapido in lui; le sue passioni erano troppo ardenti e
-infelici perchè non dovessero consumarsi in breve nel proprio fuoco,
-lasciando solo una triste cenere: cosa morta in un cuore che appariva
-morto, solo per risorgere più fremente e più grande.
-
- *
- * *
-
-Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono ne le abitudini oneste,
-studiose e casalinghe ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori gioie
-de la sua maturità serena e de la sua vecchiezza tranquilla, benchè
-per ben vent'anni tormentata da una malattia nervosa, le vennero dal
-figliuolo Giovanni, che, se è vero essere i figli le migliori virtù de
-la madre, fu per lei il più bel titolo di lode. È noto come Giovanni
-Malvezzi fosse generoso de l'opera sua e de le sue sostanze a la causa
-de la patria, come nel '49 assumesse il comando de la Guardia Civica;
-come dieci anni dopo facesse parte della Giunta provvisoria di governo
-e quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, ne promovesse l'unione
-al regno d'Italia; commemorandolo nel Senato (24 novembre 1892),
-il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde convinzioni, bontà
-soverchiata dalla modestia, virtù private pari alle pubbliche, furono
-doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa Teresa ebbe carissime
-la prima sposa di suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda,
-Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna ricorda con affetto.[47]
-
-Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, che le faceva
-sopportabili i tormentosi suoi mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò
-tranquilla e rispettata. Inferma e avvertita dai medici che non
-le rimaneva speranza su la terra, posò la mano sul capo del figlio
-piangente vicino a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: «Dio,
-benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi figli.» E in queste parole
-di benedizione spirò la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la
-sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera città. Il figliuolo e
-i nipoti Giuseppe e Nerio serbarono a la sua memoria un vero culto di
-venerazione e d'affetto.
-
-Men nota che non meriti in realtà come scrittrice colta e gentile,
-ell'è notissima per la famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello;
-ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel tempo i puri contorni
-fino a diventar per taluni quella d'una civetta volgare e senza cuore.
-Tale non fu invero la dotta gentildonna a la quale il Leopardi dovette
-ripensar talvolta con amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando
-fra le poche liete ore de la sua vita quelle trascorse a canto a lei,
-buona amica.
-
-Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi il 21 agosto 1827:
-«Ieri mi giunse il pacco contenente le trenta copie della sua _Egloga_
-e numero quattro della _Repubblica_ di Cicerone. Leopardi mi mostrò
-desiderio di aver un esemplare de la prima, ed approfittandomi de
-l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne alcune copie non esitai a
-compiacerlo.» Il poeta non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur lei
-potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, se è posteriore a la
-loro rottura la lettera scrittagli da lei e rimasta fra le carte del
-Ranieri.
-
-
-NOTE.
-
-[36] Vedi a pag. 31 del volume _Giuseppe Biamonti_, di Stefano Grosso
-(Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815.
-
-[37] Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici
-in Bologna (_Carteggio de' Malvezzi_, capsula 113). — La lettera
-è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelle _Opere edite ed
-inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette_, vol. II (Parma,
-Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre
-lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio;
-quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi,
-di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri.
-
-[38] Vedi la _Lettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi
-a monsignor C. E. Muzzarelli_ (Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223
-de le _Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo
-secolo_, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e
-comp., 1853.
-
-[39] Vedi _Lettera a suo fratello Carlo_ a Recanati, Bologna, 30 maggio
-1826, a pag. 456, _Epist. di G. L._ Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.
-
-[40] Vedi _Le prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando
-Della Giovanna_ (Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare,
-pag. 85 e 86).
-
-[41] Vedi _Epist. di G. L._ Lettera citata, a pag. 456, vol. I.
-
-[42] Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'_Epist._
-
-[43] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di Giacomo Leopardi_. Studio
-pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 4 aprile 1880.
-
-[44] Vedi a pag. 120 de l'_Appendice a l'Epistolario di G. L._ la
-lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna.
-
-[45] Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso.
-
-[46] Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articolo _Il Leopardi e
-Madama Padovani_, pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 10 ottobre
-1897, e l'ultimo studio del presente volume.
-
-[47] A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi la _Necrologia del conte
-Giovanni_, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne la _Gazzetta de
-l'Emilia_ di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la _Commemorazione
-del senatore Malvezzi_, letta da D. Farini presidente del Senato ne la
-seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte
-Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di
-Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi
-i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la
-famiglia Malvezzi, vedi ancora _Augusta Malvezzi, Ricord_i (Bologna,
-Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo
-Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la
-contessa Teresa C. M. nella _Gazzetta di Bologna_ del 9 febbraio 1859.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Antonietta Tommasini_]
-
-
-
-
-ANTONIETTA TOMMASINI.
-
-
-Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso in una modesta stanzetta;
-le boccucce rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose, gli
-occhietti scintillano fra i riccioli scomposti, i giuochi stanno per
-divenire sfrenati e sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta
-compare, una giovanetta bella che nel viso rotondetto e ne la fronte
-serena ha ancora qualche cosa d'infantile anche lei, ma che pure ne
-la grazia seria de' suoi quindici anni è già donna compiutamente; al
-rimprovero che leggono ne' suoi occhi puri e profondi, al cenno de
-la sua mano alzata a una scherzosa minaccia, i frugoli si quietano,
-a braccia aperte le si gettano addosso, promettendo, prima ancor che
-richiesti, d'esser molto buoni, e la fanciulla, togliendosi in collo il
-più piccino, si dispone a dirigere ella stessa i giuochi e un pochino
-anche a prendervi parte.
-
-Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni: simile a la bionda
-Carlotta del _Werther_ ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre
-che una sorella pei fratellini, chè la famiglia Ferroni, civile,
-educatissima, ma non ricca, la madre vedova esigevano quest'aiuto e
-questa precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di buon grado al dovere
-punto ingrato per lei, nata ad essere la viva fiamma d'un focolare
-intimo e che aveva già quel cuore materno per cui il sacrificio è
-gioia.
-
-Seconda di cinque figli, era nata nel 1780 a Parma: e, piccola massaia,
-a pena potè, fu la direttrice de la casa; le cure domestiche innanzi
-tutto, poi a tempo avanzato, quasi come una distrazione, lo studio,
-occupavano le sue liete giornate, e non era raro il caso di vedere
-il grazioso visetto chino su di un libro ai riflessi rossastri del
-focolare di cucina. Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso
-a preferire, tra tutti, i grandi scrittori e a gustarne con intimo
-diletto le severe bellezze: l'alta e pura antichità l'attraeva come
-la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava, e a quella
-serenità semplice e sublime pareva accordarsi la schietta purezza del
-suo pensiero, non abituato a molli fantasticherie, ma pur avvinto dal
-fascino de l'arte. La vita tutta operosa, le aveva lasciato ben poco
-tempo pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia, ma il cuore e
-la ragione predominavano in lei, perciò ella predilesse quegli studi
-filosofici e morali che si propongono uno scopo di più vicina e pratica
-utilità.
-
-Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima, fu chiesta
-in isposa da molti; ne la scelta ch'ella fece, diciottenne a pena,
-rivelò il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè quegli ch'ella
-preferì era un giovine di condizione umile, ma di grandissimo ingegno,
-un futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente ignoto, un cuore
-generoso accoppiato a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che
-tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle allora altro che
-le dolcezze d'un affetto sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva
-allora trent'anni; a ventuno si era laureato in medicina, ottenendo ben
-presto la cattedra di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma,
-dove le sue ammirate _Lezioni critiche_ cominciarono a dargli fama.
-Non meno che come medico fu presto stimato come uomo; quando nel 1802
-il ducato di Parma venne in mano ai Francesi, il Tommasini fu membro
-del consiglio di Sanità Pubblica, poi ispettore de le carceri, indi
-uno dei dodici rappresentanti de la città e segretario nel Consiglio
-Generale del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici onorifici
-del marito, i primi anni che seguirono le nozze, compiute nel 1798,
-furon tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane robusto e
-coraggioso, tenente ne la milizia d'Italia, venne ferito a Mantova, e
-il dolore da lei provatone fu tale che ne perì il primo figliuolo già
-presso a nascerle; ebbe ammalata una sorella, più tardi in pericolo
-la sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire sua madre. A tante
-pene, benchè fortemente sopportate, era necessario un sollievo che
-distraesse lo spirito; aggiungi che, quantunque il Tommasini l'amasse
-teneramente, a lei parve di dover curare ancora e assai la propria
-istruzione per divenir degna di lui non pel cuore soltanto, ma ancora
-per l'intelletto; e si sentì come rapita da lo studio, tanto che ne
-le occupazioni non lievi che le dava la nuova casa ricca d'affetto
-e d'ogni intima soavità, ma ancora economicamente povera, ella si
-rimproverava le ore passate in trastulli vani ne la sua prima età, e
-gli studi che non aveva fatti e i libri che non avea letti, parendole
-ne la sua modestia di non poter mai riparare al tempo che certo non
-aveva perduto, ma di cui non era stata abbastanza avara.
-
-Quando ella divenne madre, questo desiderio d'apprendere si fece, se
-possibile, ancor più vivo, al pensiero che le cognizioni sue avrebbero
-potuto essere un tesoro pei figliuoli, i quali da le labbra materne
-ricevendo quelle prime idee che spesso son guida di tutta la vita,
-difficilmente dimenticano poi le impressioni de l'infanzia. A questo
-proposito ella ricordava il detto di quella Spartana, cui una donna
-ateniese aveva chiesto per qual ragione gli Spartani amassero tanto
-le loro mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini alla patria.»
-L'Antonietta fu una madre vera: ai figliuoli diede più che il sangue,
-l'anima propria, e con quell'esclusivo affetto che, se si vuol chiamare
-materno egoismo, è tuttavia egoismo sublime e sentimento de' più alti
-che conosca l'umana natura, tutto da allora in poi vide con occhi di
-madre, traverso la tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per
-essi non già un bene meschinamente materiale, bensì quella felicità,
-che deriva da la virtù e che può accompagnarsi perfino a la sventura,
-se l'animo è così gagliardamente temprato da non vivere di sè e per
-sè, ma da far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare nel
-sacrificio quella dolcezza santamente e serenamente mesta, che non ha
-pari.
-
-Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini l'esempio de l'amor
-patrio, che si accese vivissimo in lei; e, studiando e leggendo senza
-punto trascurare la figliuoletta Adelaide, primo de' suoi pensieri, e
-la casa, che l'amore del marito le rendeva sacra come un tempio e dolce
-come un nido, ella ripensava che il valore de le donne è sicuro indizio
-di tempi virtuosi e che con l'educazione femminile va del pari la
-felicità de le nazioni; ripensava a le austere matrone romane, esempio
-d'immacolata virtù e spesso illustri ne le scienze e ne le arti; e se
-si doleva d'esser nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in cui
-l'educazione femminile era poco o punto curata. Quando le capitava di
-poter leggere qualche opera insigne di una penna femminile, provava
-i più vivi affetti di ammirazione e di riconoscenza; sui libri di
-Madame de Stäel meditava lungamente, rallegrandosi, quasi d'un bene
-che fosse anche suo, de l'ingegno, de la filosofia, de la coltura di
-quell'illustre donna. Leggeva molto, ma senza accogliere servilmente
-le opinioni de gli autori, fossero pure famosissimi, e quando il suo
-giudizio era contrario al loro, chiedeva parere al marito, ne l'acume
-del quale avea gran fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere
-non esser altro che la negazione del dolore, ricordandosi un consiglio
-del Tommasini, consiglio divenuto per lei una regola de la vita, quello
-cioè di osservare i fatti e non far deduzioni che da essi, le parve
-per propria esperienza di dover giudicare diversamente, e chiese per
-lettera l'avviso del marito. Preferiva la filosofia, come quella che
-maggiormente si addiceva al suo spirito sereno e calmo, assetato di
-verità e guidato sempre da la ragione; ma non restava indifferente
-a l'armonia dei versi e tanto più se un concetto profondo e un
-intendimento civile si accoppiavano a la finezza de l'arte.
-
-La maravigliosa serenità omerica, quella forza eroica d'un popolo
-giovane, cantata da un poeta giovane ne l'anima come un'alba
-meravigliosa, rapivano la sua immaginazione, facevan battere il suo
-cuore, ne evocavan tutto quello che di bello e d'alto v'avevan posto la
-natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non era una dotta, una Gaetana
-Agnesi, una Cassandra Fedele, era una semplice anima che, cercando i
-libri, trovava un refugio ne le più pure regioni de l'arte. Somigliava
-l'Iliade _al sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà_, e
-l'Odissea _al raggio della luna che splende fra le piante di tacito
-boschetto in una bella sera d'estate_. Tanto caro le era Dante che
-spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano e le facevano ripetere
-qualche terzina de la Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato,
-che pareva sommergere tutta la campagna intorno a la villa, ov'ella si
-trovava solitaria, le richiamava su le labbra i versi:
-
- Io sono al terzo cerchio della piova
- Eterna, maledetta, fredda e greve,
- Regola e qualità mai non l'è nuova.
-
-Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza ne le cose pubbliche, le
-ricordava i dannati danteschi, che _non hanno speranza di morte_:
-
- E la lor cieca vita è tanto bassa
- Che invidiosi son d'ogni altra sorte.
-
-Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva il Parini, pel _Giorno_,
-che giudicava _modello di utile poesia, tipo unico al mondo d'una
-satira illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile l'orgogliosa
-prepotenza_. Ed invero a quell'anima fiera ed onesta rispondeva bene
-l'anima di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo, sdegnava l'ozio
-e la mollezza, come lui sentiva profondo lo sdegno per l'effeminatezza,
-l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria una stirpe di forti,
-capaci di rivendicarne la libertà e la gloria. Anche l'_Invito a
-Lesbia_ del Mascheroni e l'_Arminio_ del Pindemonte, le parevano gran
-belle cose; il primo pel profondo contenuto ne l'artistica forma, il
-secondo per la potenza patetica e tragica. La sua mente aperta si
-piaceva in ogni genere di studi, e quelli astronomici, cui l'aveva
-iniziata il Tommasini, dandole un libro del Cagnoli, le facean dire
-che nel sollevarci a la contemplazione de gli astri noi ci sentiamo
-maggiori di noi medesimi, perchè il nostro intelletto non vi gode
-soltanto una dolce libertà, ma vi esercita una specie d'impero, quello
-de l'uomo, che incatenato a la dimora angusta de la terra, di fronte
-a l'infinito mistero del creato, si svincola da tutti i legami de la
-materia, lanciandosi ardito col pensiero traverso i mondi che rifulgono
-sul suo capo ne l'immensità de la notte, e schiavo de la sua zolla,
-è capace pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre pensosa non di sè
-soltanto, ma di tutti, ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva
-fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero per le altre scienze,
-aprendo i tesori de la natura e del sapere umano anche a coloro che
-non si danno di proposito a gli studi, anche a le donne, che potrebbero
-giovarsene ne l'educare i figliuoli: questo de l'educazione era sempre
-il suo grande pensiero e come i fiumi al mare, così tutte le sue
-considerazioni finivano ad esso.
-
-Il sommo interesse suo era per la scienza che ha l'uomo per oggetto.
-Ve l'attraeva il suo amore di madre non meno che il suo amore di
-patria, e a questa scienza diede il meglio de l'ingegno, a questa
-s'inspirarono interamente od in parte tutti i suoi lavori, in questa
-ella portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima sua e l'intuizione
-che solo l'affetto dà a l'intelligenza femminile. A le amiche di
-Bologna (fra le quali vi era la chiara scrittrice Caterina Franceschi)
-dov'ella dimorò parecchio, quando il marito vi era professore ne
-l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto di _Pensieri di
-argomento morale e letterario_[48] che Michele Colombo giudicava un
-lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole per la nitidezza,
-l'eleganza, la vivezza e la grazia, un lavoro pel quale a la colta
-e valente donna l'Italia tutta doveva saper grado. Nel periodico _La
-donna e la famiglia_ il Bernardi pubblicava un articolo critico[49] in
-cui dice d'aver sott'occhio un esemplare de l'aureo libretto, portante
-questa dedica di mano de l'Antonietta: _A' miei cari figli nel giorno
-del mio nome_, esemplare appartenuto a la Maestri e che gli suggerisce
-alcune buone considerazioni, chiuse con l'augurio di una ristampa
-dei _Pensieri_, cui venisse aggiunto ciò che su gli stessi argomenti
-scrissero la figlia e la nipote de l'autrice.
-
-A le amiche di Bologna l'Antonietta volle offrire il suo libro,
-quella città essendole cara perchè aveva onorato il Tommasini, perchè
-vi aveva avuto essa medesima molte prove di benevolenza e perchè vi
-aveva conosciuto molti uomini insigni, ammirati i capolavori de la
-scuola bolognese e goduto i piaceri più cari ad uno spirito, che ama
-d'istruirsi. In quei pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli
-un ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza darsi alcun'aria
-d'importanza, con semplicità materna, come «in tempi avversi ai
-buoni studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano nutrire
-sentimenti degni dell'umana ragione e serbare amore a quella Terra,
-la quale non ha pure un angolo, che non sia sacro e non ricordi il
-nome di qualche eroe.» Ancora volle insegnar loro come sempre un
-po' di dolcezza, pari a la scintilla dentro la selce, si trovi in
-tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne l'intimo e vivere
-non soltanto de la vita materiale, ma ancora di quella del pensiero
-e del sentimento, possa goder piaceri che il volgo ignora. Questi
-_Pensieri_ sono d'argomento svariatissimo ed hanno una profondità più
-reale che apparente, poichè per la forma schiettissima si direbbero
-(e taluni sono in realtà) brani di lettere o di conversazione, cara
-semplicità che guadagnava a la signora gentile tutte le simpatie,
-la faceva apparir donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo, e
-_restar amabile_, come scrisse il Giordani, anche _allorchè parve
-degna d'invidia_. Al solito, in questo libro predominano gli argomenti
-educativi e le considerazioni pedagogiche, parecchie de le quali
-le furon suggerite da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno a
-l'educazione. Confuta alcuni pensieri del grande filosofo o ne dà
-quell'interpretazione che a lei pare più logica: soprattutto le piace
-in lui il concetto non dover il fanciullo essere allevato per la
-corrotta società presente, ma per quella società migliore, che potrà
-esser frutto di una buona educazione nazionale, la quale dipende
-sovrattutto da l'iniziativa privata. Era dolcissimo a la donna gentile
-il pensare che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene de la patria e
-de l'umanità e che in tal modo anche una umile donna può cooperare al
-bene universale e divenir il primo anello d'una catena di benevolenza,
-di virtù, di carità, stringente fra loro gli uomini. La Tommasini
-si duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli coi popolari
-divertimenti emiliani de la mezza quaresima, spettacoli che le riescono
-sommamente incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza, in quelli
-derisa, deve avere a gli occhi dei giovani qualche cosa di sacro;
-ricorda la venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi e vede con
-dolce compiacenza il figliuolo suo ancor bambino salutar ogni vecchio
-che gli avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido, condanna, con
-gli antichi, l'indifferenza, ricordando a questo proposito le severe
-leggi di Solone e approvando che fosse infame, bandito e spogliato
-de' beni colui, che non volesse interessarsi a le cose pubbliche. Con
-isdegno ugualmente vivo condanna la calunnia che, come non rispetta i
-più onesti, neppur lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare col
-pensiero nel mondo antico, a vivervi in ispirito con un diletto che
-non le davano i tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come ne l'antica
-Sparta, quegli che era calunniato in assenza, trovava un difensore
-in ogni persona presente; si duole de la facilità con cui la calunnia
-vien creduta da taluni, perchè nei difetti altrui trovano una scusa ai
-propri, da altri pel compiacimento di sentirsi migliori dei calunniati.
-
-La figura de la Tommasini non è bella soltanto quando la vediamo fra
-i libri che le son cari, ma è bellissima ancora quando ci appare nei
-teneri colloqui con la figliuola ch'era la più cara amica del suo cuore
-e cui diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere, come l'aria che
-respiro.» Bella, quando accompagna con gli occhi fin che può la sua
-Adelaide, ne la verde campagna, o quando, seduta senza quasi rifiatare,
-guarda le rondinelle che fanno il nido a le finestre del suo salotto
-di campagna, quelle rondinelle ch'ella, accuratissima de la pulizia e
-de l'ordine, non avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare. Con quanta
-dolcezza ella seguiva tutti i movimenti dei bruni uccelletti e pensava
-al nido suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide sarebbe stata
-madre a sua volta! Bella quando, appena levata dal letto, aperta la
-finestra, rimane con un ingenuo diletto a riguardar la neve, che ha
-coperto tutto d'intorno, e osserva le piante, che si sono inclinate
-al suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo caro salice ancor
-più malinconico del solito; in quella tristezza ella trova qualche
-cosa che le dà una sensazione piacevole, e giudica sia il pensiero del
-riposo, che prepara in secreto una nuova, florida vegetazione. Ci piace
-seguirla ne le sue passeggiate solitarie in riva al torrente, mentre
-carezza con le candide mani le fronde dei cespugli, che si avanzano
-sul suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente, e ascolta il
-mormorio de l'acqua fra i sassi, il canto de l'usignuolo nascosto fra
-il verde, e poi siede a l'ombra di quelle piante ed apre la _Divina
-Commedia_, piangendo su le divine pagine del Canto d'Ugolino; o quando
-visita la cava del gesso nei colli bolognesi e sente svanire in sè
-tutta la gaiezza de la bella gita e si fa pallida e triste dinanzi ai
-miseri operai _giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo_ e ai loro
-figli da l'aspetto malaticcio che ne l'infanzia portan già i segni de
-la vecchiaia; ella non regge a la pietà che ne prova e dà loro tutto
-il danaro che ha con sè; ma non si sente confortata per questo, anzi
-prova, ella sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento di
-non esser ricca, al pensiero di tutto il bene che potrebbe fare.
-
-Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente riconosciuto, ed il suo
-sapere diedero a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il governo
-de le Legazioni pontificie chiamava il professore a sostituire il
-defunto illustre Antonio Testa ne la cattedra di clinica medica e di
-terapia speciale a l'Università di Bologna; ed il Tommasini nel suo
-nuovo ufficio s'ebbe ben presto chiara fama non solo in Italia, ma in
-tutta Europa; da ogni parte de la penisola i giovani accorrevano ad
-ascoltare le sue lezioni, profonde per dottrina e belle per forma.
-
-L'Antonietta, tolta da le prime strettezze, prese con vivo diletto
-la direzione dei lavori per ornare di un giardino la sua villa. Ella
-non amava le troppo culte aiuole dove i fiori disposti a disegno non
-hanno più nulla de la loro naturale bellezza e paiono, stretti in
-folla, cercar avidamente coi calici aperti e i petali cadenti un po'
-d'aria, un libero raggio di sole; neppure amava le grotte artificiali,
-le artificiali rovine, i tempietti, le false alture, le forzate
-prospettive; preferiva la semplicità lontana da ogni studio e da ogni
-ricercata simmetria, un bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan
-capolino i bocciuoli fragranti e si aprono, con un riso di gaiezza,
-le ricche corolle de le rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti,
-variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque il verde, l'acqua,
-le gradite alternative d'ombra e di sole. Preparando tale il suo
-giardino, godeva, già in previsione, de le dolci ore che vi avrebbe
-passate ne l'oblio di ogni amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero,
-conversando con lo spirito insieme ai cari defunti, di cui il ricordo
-le era sempre ne l'anima, non come un terrore e un tormento, ma quale
-conforto soave: sentendoli così vivi in sè e nel suo cuore da illudersi
-di non averli interamente perduti. Uno dei suoi più vivi affetti
-fu quello per la natura, ch'ella prediligeva non soltanto ne le sue
-selve verdeggianti, nei vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa
-parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti, le svelte lucertole
-striscianti fra l'erba, l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei
-lontani profili dei monti, ne gli armenti dispersi a la pastura, ne le
-delizie de le odorose solitudini; ma ancora ne la semplicità d'animo
-dei contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano la buona
-padrona e più che mai un dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia,
-tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta intimamente de la santità
-di quel vincolo che dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella era
-commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori affollarsi intorno a
-lei, ancor pallida e debole, giunger le mani ringraziando il cielo
-di averle ridata la salute, e narrarle con sincera enfasi il gran
-timore che avevan avuto di perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar
-con loro dei lavori campestri, lodare quel che le pareva ben fatto,
-e giungeva a desiderare col Beccaria una onorificenza speciale pel
-contadino benemerito de' suoi campi.
-
-Le scene orride la dilettavano quanto le amene. Dal ponte de la Sesta
-sul torrente Parma contemplava il pittoresco orrore del paesaggio
-montuoso e si sentiva scossa dinanzi a la sublimità di quello
-spettacolo unico, che descriveva poi così al marito: «Fui costretta a
-fermarmi per contemplare tutto l'orrido di quel luogo: monti dirupati,
-selve di antiche piante, che non lasciano passaggio a la luce; massi
-di una immensa grossezza, che stanno per rovinare giù nel torrente, il
-quale rumoreggia da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di spuma, e
-quasi irritato co' monti, che lo stringono e contrastano al suo rapido
-corso. Sai tu, mio consorte, che mi ha consolata il vedere questo
-torrente, che dà o riceve nome da la nostra città! Pensando che le sue
-acque bagnano le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva di vedere in
-esse una via di comunicazione fra le nostre anime.»
-
-Un temporale veduto da l'alto di un monte ne la sottoposta vallata,
-mentre in alto ride il sole, le fa provare un sentimento per cui
-le par d'essere più che mortale, ma ne la gioia di questo diletto
-le sopravvien tosto il pensiero dei danni che avranno a patire i
-contadini de la valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione. In
-tutto, com'ella ben diceva, il suo spirito sapeva trovare un riposto
-piacere: un salice diveniva _una cosa viva_ per lei, chè al suo rezzo
-rileggeva gl'Idilli di Gessner, e ripeteva il voto che il cielo le
-serbasse sempre ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e la
-tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le sue più care dolcezze:
-ne la natura ella trovava una pace pensosa, feconda d'alti pensieri e
-d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati, l'oblio dei dolori
-propri e un senso di carità soddisfatta che le rendeva sopportabile
-ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in lei la religione dei
-sepolcri: una bigia pietra in mezzo ad un bosco di faggi bastava a
-commuoverla, anzi la commuoveva più d'ogni superbo monumento; questo,
-diceva, eccita la meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo l'arte
-ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo l'animo è compreso da una
-dolce malinconia.
-
-A la patria la stringeva un affetto più vivo che non soglia essere
-ne le donne, e perchè la sua mente era più aperta ed il cuore più
-tenero (ma tenero solo secondo le leggi de la ragione) che non sieno
-nel comune de le signore, e perchè ella amava troppo il marito per
-non accoglierne tutti gli affetti. I loro più cari amici erano tutti
-liberali e ne le conversazioni di casa Tommasini, se non si congiurava,
-si augurava, certo spesso, la libertà de l'Italia.
-
-L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate da gli stranieri contro
-gl'Italiani; e a quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva vantando con
-nobile orgoglio le nostre industrie, i progressi de la medicina, quelli
-de le scienze economiche e morali, con Melchiorre Gioia e i nomi, che
-son di per sè stessi una gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta,
-di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore si stabilì nuovamente
-a Parma, dove fu eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio
-d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione ebbe ad argomento
-l'_Amor di patria_. A Parma Antonietta vide la sua casa onorata dai
-più insigni uomini che quella città contasse allora: Pietro Giordani,
-che portò ai Tommasini un affetto pari a la stima, il famosissimo
-incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi, il professor Michele Leoni,
-l'avvocato Ferdinando Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini. Con
-questo matrimonio, da cui nacquero due bimbi, Clelia ed Emilio, la
-buona Antonietta vide adempiuto il suo voto che la figlia trovasse un
-compagno a lei somigliante ne l'animo; fidando ne la virtù di quella
-sua cara, ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli non piegheranno
-a la viltà di questi tempi,» e ricordava forse allora i generosi versi
-che un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi, rivolgeva a la sorella
-fidanzata:
-
- O miseri o codardi
- Figliuoli avrai. . . . . . . . . . . .
- . . . . . Di fortuna amici
- Non crescano i tuoi figli, e non di vile
- Timor gioco o di speme: onde felici
- Sarete detti nell'età futura.
-
- *
- * *
-
-Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due in ispecial modo provano un
-bel cuore: _Intorno alla educazione domestica — Considerazioni_[50]; e
-_I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_[51].
-
-Il suo libretto _Intorno a l'educazione domestica_ ebbe per proposito
-principale di far conoscere l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni
-Locke. La Tommasini, che per la viva tenerezza inspiratale da' suoi
-figliuoli e pel desiderio de la pubblica utilità, dava il meglio del
-suo ingegno a gli studi pedagogici, i più insignificanti ed aridi fra
-tutti se vi si dà uno spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati e
-i più degni, se coltivati da una mente aperta e da un cuore che aspiri
-al vero bene, trovò ammirabile quell'opera, contenente gran copia di
-buoni principii, facilmente applicabili, e volle farne l'estratto, che
-le riuscì bello di chiarezza, d'eleganza di stile, in ogni sua parte;
-di calore d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. E di proprio
-vi mise moltissimo, ricavando precetti e considerazioni da la propria
-esperienza, commentando e talora anche combattendo con buone ragioni
-le idee del Locke in quel che avevano o di non buono o di non adatto
-ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini scriveva. L'operetta è
-da lei dedicata ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa loro,
-perchè essi furono il soggetto di quelle meditazioni e di quelle cure,
-che maturarono le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare la
-storia de la propria educazione e quasi una prova de l'immenso affetto
-che aveva vigilato su di essi fin da la loro prima infanzia e, come
-una seconda Provvidenza, aveva inteso al loro meglio anche nei minimi
-particolari de la vita.
-
-Quest'opuscolo de la Tommasini piacque assai; il Leopardi, severissimo
-giudice, lo lodava vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice che,
-quantunque sentisse ripugnanza insuperabile a profferire così biasimo
-come lode, qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto la scelta
-de l'argomento, poichè, se molto si era già scritto de l'educazione,
-questa rimaneva _stolta e barbara, piena di vizi, lontana da ogni
-vero_. «Giacchè della educazione pubblica (almeno per gran tempo) è
-disperato ogni bene, resta che ciascuno studi quanto gli è possibile
-a migliorare la privata senza la quale potrebbe poco riuscire a
-profitto la pubblica, benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre
-buone intenzioni, e il desiderio di chiunque è ragionevole, abbiano
-qualche effetto..... Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra
-cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; ed è una sanità di idee
-e nettezza di stile per la quale intendo quello che volete dire. Il
-che non poco importa quando si vogliano dire cose vere ed utili.....
-Desidero e amo sperare che alcun buon effetto non manchi di nascere
-dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode e il più caro premio
-d'ogni buon libro.»[52]
-
-La Tommasini ne la sua operetta rivela la vigoria e la rettitudine de
-la sua ragione non meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza e si
-guadagna meritamente un posto fra le grandi educatrici italiane.
-
-Studiare i bimbi con provvida sollecitudine e con quell'affetto che
-lungi da l'accecare, rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a
-correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la vita le piccole anime,
-e le menti infantili a la verità; capaci di essere insieme genitori
-teneri ed educatori severi, di non perdere l'autorità, conservando in
-tutta la sua pura e feconda grandezza l'intimità familiare, consci del
-dovere di veder sempre nei nostri ragazzi dei figli ed insieme de gli
-uomini, che debbono essere, per quanto è possibile, fatti partecipi di
-tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita de la casa e di quella
-de la patria, fermi nel proposito di dar loro il meglio soltanto de
-l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè in essi si rispecchi la
-vita nostra, ma scevra quant'è possibile de gli errori e de le sventure
-che l'hanno turbata; persuasi di dover vedere in loro non, come gli
-antichi, una proprietà, ma de gli esseri che non sono _noi_, se non per
-l'amore che fonde ne la loro la nostra felicità, bensì sono _altri_,
-ciascuno una esistenza, una vita, un'anima, un atomo de l'umanità;
-questi che dovrebbero essere i criteri di tutti gli educatori, erano
-in sostanza quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua di madre è il
-più bel commento del suo sistema educativo. La figlia fu _la sua più
-cara amica_, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; in un tempo
-in cui ancora nei rapporti fra genitori e figli l'autorità prevaleva,
-e allontanava questi da quelli, ella si strinse vicini i suoi due cari
-ragazzi e volle serbarli obbedienti e rispettosi, non con un'autorità
-imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, in ogni momento, in
-ogni occasione degna del loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa
-innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in ogni scienza e come in
-molte cose s'istruì davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che
-potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, vedendo come
-nei volumi destinati a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza,
-ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e desiderava che uomini
-veramente grandi scrivessero pei bambini e pel popolo, persuasa che
-essi saprebbero bene dar la sostanza, non l'apparenza, il succo vitale,
-non le briciole pressochè inutili del sapere. Invero nulla di più falso
-de l'idea che tutto basti quale lettura ai giovani, a le donne, al
-popolo, i quali per essere educati avrebbero bisogno di cose, non di
-parole, o di quelle insieme a queste, e che queste fossero le grandi,
-nobili parole di cui germinano i grandi affetti e le generose azioni.
-
- *
- * *
-
-I _Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_ furono stampati
-prima a Milano ne la _Strenna femminile italiana per l'anno 1838_,
-poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani a Parma ne l'anno
-stesso. Il Serventi, uomo di talento e di rara filantropia, divenuto
-ricco e assai noto per la sua operosità, stimato ed amato per i
-molti benefizi fatti a gli amici ed ai concittadini, era morto in
-condizioni non liete, benchè, anche ne le sventure che a questo lo
-ridussero, sventure e non colpe, avesse serbata intatta l'onestà
-del suo nome e lasciato tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto e
-generoso Serventi era quasi dimenticato, anche da quelli cui aveva
-fatto maggior bene, ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini, che
-gli era stata amica vera e che, venerandone la memoria, si sentiva
-stretta a lui dal ricordo di un beneficio ch'ella si compiaceva di
-palesar apertamente. Quando il Tommasini, giovane ancora e quasi
-ignoto, scrisse la sua prima opera da cui attendeva il principio de la
-propria fama, egli era troppo povero per pubblicarla e troppo altero
-per chiedere aiuto a questo scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa,
-spontaneamente e con somma delicatezza si offrì di stampar l'opera a
-proprie spese. «Nè questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo
-mai senza sincerissima commozione di cuore,» scriveva l'Antonietta
-Tommasini, che assai benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la
-riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole di quella del
-beneficio. Ella volle generosamente ricordare le virtù del Serventi,
-virtù, quantunque preziose, presso ad esser volte in dimenticanza. In
-questo lavoro de la Tommasini, Michele Leoni ammira «il nobil coraggio
-ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni altro, si levò sola a
-svergognar la fortuna, de la miseria ne la quale si piacque abbassare
-quel generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente recato sì alto
-nel credito e nell'ammirazione di tutti.» (Vedi _Prose di Michele
-Leoni_, Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore ella tesse
-la vita, ponendo bellamente in luce le cose più degne di lode, e il
-bene che da lui venne a la città sua; con rara delicatezza rileva
-fatti e abitudini, che potrebbero parer insignificanti a uno spirito
-volgare, ma che formano quasi le sfumature del bel ritratto e dànno
-luce a quegli ignorati misteri de l'anima in cui consiste gran parte
-de la personalità. Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere
-soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite e buono di filantropo, di padre
-e di cittadino, ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note
-delicate, come chi con una lucerna in mano c'illumina un ritratto
-posto ne l'ombra, resta a sua volta rischiarato da un raggio di quella
-lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria o ne la soavità de
-le sue tinte, ne la espressione profonda o ne la semplice e rigida
-riproduzione de le linee d'un viso ci dà qualche cosa di sè. Tali
-tratti sono ad esempio il notare la semplicità de la vita di quell'uomo
-altamente buono, il suo amore per le frutta dei campi, per le case
-antiche, per tutto quello che riavvicina l'uomo a la natura, la
-commozione con cui ne le belle notti di estate fissava il tranquillo
-chiarore de la luna, e la cura con la quale ne la sua villa aveva
-fatto costrurre sì acconcie porte, finestre e terrazze che il sole vi
-potesse penetrare a qualunque ora del dì. Sappiamo dal Leoni che de
-la Tommasini rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere del
-Franklin, buon numero di lettere originali manoscritte, i particolari
-di _Un viaggio a Roma_, e le prime pagine di un romanzo storico, cui,
-se faceva difetto la schietta semplicità, non mancavano virtuosi ed
-utili intendimenti.
-
- *
- * *
-
-A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini e insieme a
-lei il professore, già famoso come clinico e come oratore e conosciuto
-pei sentimenti patriottici, la figlia ed il genero. Ne l'epistolario
-leopardiano troviamo per la prima volta il nome dei Tommasini ne la
-lettera 16 gennaio 1826 al conte Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa
-quello che ti piace, ma tu sai da una parte che io spero poco nei
-medici; dall'altra che io non posso pagare le visite di un Tommasini.»
-Può darsi che il professore, sempre disinteressato, consentisse a dar,
-senza idea di lucro, i suoi consigli al Leopardi e che di qui avesse
-origine la loro conoscenza.
-
-Non sappiamo a qual grado d'intimità questa giunse, certo intimità
-grande, se le Tommasini quasi convissero col poeta, come egli scrisse.
-Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta dichiarava vere purtroppo
-le considerazioni generali sopra la triste condizione de gli uomini,
-ch'ella aveva fatto in una sua lettera, si doleva d'aver perduto un
-piacere, perdendo il _poter esser con lei_ e si consolava al pensiero
-che di lui ella conservasse non discara memoria e con la fiducia di
-posseder l'amicizia del suo celebre consorte.
-
-La Tommasini, che sospirava di posseder una patria, doveva aver assai
-ammirato le prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente inspirate
-dal patrio entusiasmo e così calde d'alte aspirazioni al risorgimento
-d'Italia; ella certo aveva sentito parlare a Bologna de l'ardore di cui
-quei versi infiammavano tutti i liberali, e letto fors'anche la poesia
-che monsignor Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava al Recanatese
-nel _Caffè di Petronio_ (nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per le
-sue prime Canzoni e soprattutto per quella _All'Italia_:
-
- O tu, che la tua patria in suono ardito
- Togliesti all'ozio indegno,
- Di un'anima non vile odi l'invito,
- Di Te, di Ausonia degno
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno,
- Che dell'Italia i prodi
- Torneranno all'Italia il serto eterno,
- E non compre le lodi.
-
-L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide nel _Raccoglitore_ il
-discorso leopardiano «In proposito d'un'orazione greca di Giorgio
-Gemisto Pletone»; ella, sentendo vivamente l'ammirazione per tutti i
-sacrifici e per tutte le virtù, che derivano da la carità del luogo
-natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza e la moderna
-virtù greca, scriveva al Leopardi calde parole, cui egli, pur già
-lontano da gli entusiasmi de la sua giovanezza, rispondeva ch'egli
-pure riguardava i poveri Greci come fratelli e che se più avesse
-potuto dire in quell'articolo, più avrebbe detto in loro favore, ma che
-considerata l'impossibilità di parlar liberamente, gli pareva di averne
-detto abbastanza. Infatti egli ne aveva parlato con sincero calore,
-giudicando ammirabile la nazione greca «.... che per ispazio d'intorno
-a ventiquattro secoli, senza alcuno intervallo, fu nella civiltà e
-nelle lettere, il più del tempo, sovrana e senza pari al mondo, non
-mai superata: conquistando, propagò l'una e le altre nell'Asia e
-nell'Africa; conquistata, le comunicò agli altri popoli dell'Europa.»
-Con pari ammirazione ricorda come per tredici secoli la Grecia mantenne
-la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli altri undici le
-conservò, e fu spettacolo nuovo nel tempo de le crociate a le genti
-civili, a le rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo, vicina
-a cadere sotto un giogo barbaro e a perdere il nome e per dir così la
-vita, gittò a modo d'una fiamma che si spegne, maggior luce, e, caduta,
-fu coi suoi profughi un'altra volta maestra a l'Europa.
-
-Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini, quanto la schietta lode
-di lei piacque al Leopardi, il quale non sapeva meglio ringraziarnela
-che augurandole nel nipotino un futuro emulo di Emilio romano, se
-non ne le imprese militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù
-e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza continuava non
-assai frequente, ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava a la
-famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la sua salute e del benessere
-che provava in quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli
-bellissimi di natura ed arte, e romantica, pel misto di città grande
-e di città piccola, di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta si
-scusava di non scrivere più spesso, asserendole che in lui la memoria
-di lei non era meno viva, anzi non languiva mai, e come, bench'egli
-non potesse fissar la mente in un pensiero serio per un solo minuto
-senza sentirsi male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco e dei
-nervi. Egli sentiva ancora in sè abbastanza calore per commuoversi
-ai nobili sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere e ne' suoi
-scritti: «Se tutte le donne pensassero e sentissero come voi — le
-diceva — e procedessero conforme al loro pensare e al loro sentire, la
-sorte dell'Italia già fin d'ora sarebbe diversa assai da quella che
-è. Non è da sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi che
-molte sieno indotte dal vostro esempio a rassomigliarvi.»[53] A nessuna
-donna il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione, chè, se per
-altre egli si mostrò più ardente, fu però d'un sentimento diverso e
-meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi amasse d'amore la
-Tommasini, ma non soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare negarlo:
-l'età di lei, che aveva diciott'anni più del poeta e quarantacinque
-quando lo conobbe, la sua serietà, e lo stesso affetto che il Leopardi
-le dimostra, affetto rispettosissimo d'amico devoto e riconoscente. «Il
-mondo a quelle cose che altrimenti gli converrebbe ammirare, ride,»
-scriveva il Recanatese; e questa nobile amicizia non da tutti saputa
-intendere, più che mai ci fa parer vero il giudizio, che ne la vita
-comune sia più necessario dissimulare la nobiltà de le opere che la
-viltà, perchè questa essendo comune è facilmente perdonata; quella,
-insolita, è presa per indizio di presunzione e desiderio di lode, lode
-che pochi amano dare sinceramente.
-
-Questa volta il Leopardi seppe mantenere l'amicizia guadagnatasi, anzi
-stringerne i vincoli sempre più saldamente, affezionandosi a tutta la
-famiglia Tommasini, cui confidava le proprie materiali sofferenze e le
-pene morali, fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo,
-la disperazione che talvolta lo faceva quasi uscir di sè stesso. E
-quando a l'Adelaide egli confidava la gran voglia di terminare una
-volta i suoi mali e di rendersi immobile per sempre, egli che ormai
-non resisteva più senza gravissimi incomodi neanche ad un breve
-viaggio, benchè assicurasse poi che avrebbe avuto pazienza sino a la
-fine di quella sua _maledetta vita_,[54] l'Antonietta gli scriveva
-_un'amorosissima lettera_, la quale lo fece pentire del dispiacere
-datole e giurarle che l'amore infinito per gli amici e i parenti
-l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il destino l'avesse voluto.
-Poche pagine egli scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera
-a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva ne gli anni maturi, quando
-il suo cuore era ben altrimenti freddo che ne la gioventù, quando in
-lui un _io nuovo_ s'era sostituito a l'_io antico_, e così diverso da
-fargli formare fra i suoi _castelli in aria_, il progetto dei _Colloqui
-di quello ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo anteriore
-all'esperienza della vita e dell'uomo sperimentato_ (vedi la lettera a
-Pietro Colletta, Recanati, .... marzo 1829).
-
-«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo a l'Antonietta, — quanto
-mi commuova l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole. Io
-non ho bisogno di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili; ma
-ho bisogno d'amore: potete immaginare quanto conto ne faccia, e in
-quanto gran pregio io lo tenga, trovandolo così vivo e sincero in voi,
-e nella vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore, quando anche
-non ne fossi amato, perchè così meriterebbero le vostre virtù da per
-sè sole.... Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia possibile e
-che del resto, siccome si possono amare ad un tempo due patrie come
-proprie, così io amo come proprie due famiglie in un tempo: la mia
-e la famiglia Tommasini; la quale da ora innanzi, se così vi piace,
-chiamerò parimente mia.[55]» Tanta premura dimostrava pel Leopardi
-l'Antonietta, benchè angosciata ne l'anima da una grave malattia de
-la figliuola, come se ad implorare dal cielo la guarigione di quella
-sua cara, ella sentisse il bisogno di spandere caritatevolmente
-la sua materna tenerezza anche sul grande infelice, che così pochi
-affetti aveva in terra, ella pietosa di tutte le materiali e morali
-miserie, ella, che stendeva la sua mano benefica a soccorrere gran
-numero di poveri e consolava con le parole amorevoli tanti afflitti.
-Poco a presso il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze, dov'ella
-si era recata con l'Adelaide per passare alcuni giorni con lui, che
-non aveva potuto recarsi a Bologna a rivederle. In quei giorni esse
-insistettero perchè Giacomo con loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo
-avrebbero indotto finalmente, se non l'avesse vinto il suo timore di
-viaggiare ne la stagione calda. Egli era in un periodo di tristezza che
-gli faceva veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime e superbe
-gli parevano le donne fiorentine, tale da stomacare giudicava il
-disprezzo generalmente professato di ogni bello e di ogni letteratura;
-non frequentava altri che il Vieusseux e la sua compagnia; e quando
-questa, e non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava come in
-un deserto. La visita de la Tommasini gli diede un morale dolcissimo
-conforto, tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti che avesse
-avuto in Firenze, e asseriva che non ne avrebbe mai perduto la memoria.
-
-L'Antonietta era sempre turbata e travagliata dal pensiero de le pene
-di quel grande e sempre desiderava di averlo vicino per poter più
-efficacemente e con delicatezza venirgli in aiuto, ed anche perchè il
-professor Tommasini assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito con
-le sue cure a liberarlo.
-
-De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi, che soleva
-rinchiudere in sè stesso tutte le sue pene, non parlò quasi a nessuno,
-ma ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli si sarebbe vergognato
-di vivere, se in quella sventura altro che una perfetta ed estrema
-impossibilità, gli avesse impedito di andare a mescere le sue lagrime
-con quelle de' suoi cari; questa, diceva, era la sola consolazione che
-restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei Tommasini risvegliasse
-in lui quello per la propria famiglia e gli facesse risentir più forte
-la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta in lui; ma, tornato in
-Recanati, quel conforto che si era ripromesso si mutò ben presto in
-amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli dire a l'Adelaide che
-da quel luogo sarebbe _partito, scappato, fuggito_ subito che avesse
-potuto, e assicurarla che la sua intenzione non era di star lì dove
-non vedeva altri che i suoi di casa, e dove sarebbe morto di rabbia,
-di noia e di malinconia, se di questi mali si morisse. Chiedeva
-allora a que' buoni amici se a Parma si fosse potuto trovar per lui un
-impiego letterario onorevole e non di troppa fatica, tale da potersi
-accordare col suo stato di salute, e il professor Tommasini stesso
-gli rispondeva, interessandosi a la cosa con sì gran cordialità da
-meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento su l'amicizia
-di lui fin dal tempo in cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava
-allora la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava Bologna
-e quell'università per trasferirsi a Parma, dov'era stato nominato
-protomedico; generosamente egli offriva al poeta d'andar a vivere
-con lui, e lo faceva con modi così affettuosi e delicati che quegli
-dichiarava di accettar l'offerta con la maggior gratitudine del mondo,
-a condizione però che l'impiego si fosse prima potuto trovare; gli
-confidava che la famiglia non era in grado di mantenerlo fuori di casa
-e che a lui l'esistenza in Recanati riusciva intollerabile; veramente
-gli sarebbe stato debitore de la vita, quando per mezzo suo avesse
-potuto uscir da quella prigione. Malgrado tutte le premure possibili,
-i Tommasini non riescivano a trovargli che una cattedra di storia
-naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita (quattro luigi al
-mese), cattedra che tuttavia il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era
-il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma gl'indugi intervenuti
-fecero svanire il progetto, tanto più che intanto il Colletta veniva
-generosamente in soccorso del Leopardi. L'Antonietta era ammalata e
-d'ogni suo male quanto la famiglia soffrisse con lei si rileva dal suo
-breve scritto, _La malattia_, in cui descrive uno svenimento improvviso
-sopravvenutole dopo un lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in
-questo stato, quando la povera mia figlia entra per domandarmi se
-alcuna cosa mi bisogna, e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva
-il suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io non rispondo: mi piglia
-per mano, e mi trova fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida, e
-ripete, correndo qua e là disperatamente: Oh la mia mamma! oh la mia
-mamma!..... Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo sopra le
-mie ginocchia. I baci e le lagrime di questi due infelici mi facevano
-sentire ch'io non era morta del tutto.[56]»
-
-A Recanati il Leopardi parlava co' suoi, e certo particolarmente
-con Paolina, di quei buoni amici; anzi, come già aveva posto in
-corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti, così la volle far
-entrare in relazione con l'Antonietta, che le mandò un esemplare
-de' suoi _Pensieri d'argomento morale e letterario_ e che parecchie
-volte le scrisse assai gentilmente, nè volle esser più trattata da la
-Leopardi col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto, se, o la posta
-o la rigida sorveglianza de la contessa Adelaide, non avesse fatto
-smarrire parecchie lettere che restarono quindi senza risposta.
-
-La contessina Leopardi ebbe una desiderata lettera del Giordani per
-mezzo de l'Antonietta Tommasini, che ammirava le modeste virtù de la
-giovane, benchè non la conoscesse di persona; e sentiva il suo amore
-accrescersi per quello di cui si vedeva oggetto e che le era in caro
-modo dimostrato. «Conservatevi a me sempre amica come fate; chè ne
-siete ricambiata con usura.»
-
-Quando nel borgo natio dove, come in tutti i piccoli luoghi, regnavano
-ambizioni piccine e avarizia e poca benevolenza, Giacomo Leopardi
-vedeva tenute per favola, come i grandi vizi, le sincere e solide
-virtù; e creduta appartenente ai poemi ed a le storie, non a la
-vita, la vera amicizia; egli, così pessimista in tutto, con profonda
-convinzione rilevava l'erroneità di questo giudizio ed affermava che,
-se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e cordiali, si trovano veramente
-nel mondo e non sono rari.»[57]
-
-A le tristi lettere del Leopardi, che non vedeva modo di uscir di
-Recanati, poichè il padre non acconsentiva di mantenerlo fuori di
-casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano con generose e delicate
-offerte, ed egli ne li ringraziava col cuore _e quasi con lacrime_,
-promettendo che in caso di necessità avrebbe accettato e dichiarando di
-amarli quanto più poteva amare e d'esser loro grato quanto mai sapeva
-essere. Tutti poi gli cercavano associati per l'edizione del Piatti,
-chiedevano notizie di lui al Giordani, nè lo dimenticavano, venuto
-anche per loro il tempo de la sventura. I rivolgimenti politici, che
-richiamarono nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose, furon causa di
-grandi dispiaceri al professor Tommasini, che non aveva mai nascosto i
-suoi sentimenti liberali e il suo caldo amore a la patria; anzi, corse
-voce a quel tempo che egli in conseguenza di tali dispiaceri fosse
-morto; fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire perfettamente.
-L'Adelaide dava a Giacomo notizie de la carcerazione del Giordani in
-Parma; il professor Tommasini lo rivedeva a Roma e l'avvocato Maestri a
-Napoli. Benchè i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli facessero
-trascurare la corrispondenza anche con quegli amici carissimi, egli non
-smise mai interamente di scriver loro, e, un mese soltanto innanzi la
-sua morte, mandava un'affettuosa lettera a l'Antonietta accompagnandole
-un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del bel libro di lei
-_Sull'educazione domestica_, insieme a certi quaderni de la storia
-di Ranieri, scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente di saperla
-malata. A l'Antonietta che gli domandava, anche a nome del Giordani,
-qualche scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani eran
-padroni di tutte le cose sue stampate e non stampate; chiedeva poi,
-nel caso che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di qual genere
-fosse la collezione che si voleva pubblicare; e questa sua compiacenza
-al desiderio di lei ci dimostra in quale alta stima egli la tenesse
-e quanta riconoscenza dovesse sentir per lei; poichè ognun sa che de'
-suoi scritti egli era gelosissimo.
-
-Così mentre tante altre svanirono, questa amicizia durava quanto la
-vita del poeta, meno ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica
-di quella per la Malvezzi, ma ben più profonda e costante.
-
-Quando potranno esser note le molte lettere de la Tommasini al
-Leopardi, lettere che egli conservava caramente e di cui quindici
-rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca di Napoli
-appartengono ora a lo Stato, apparirà ancor più chiara la delicatezza e
-la profondità di questa amicizia.
-
-Allorchè il Leopardi scriveva le sue più amare parole contro le donne,
-si riferiva al sesso femminile in generale, lasciando comprendere che
-ammetteva eccezioni e fra queste, in quel gruppo de le anime oneste
-e sensitive, solitarie in disparte fra i tumulti de la vita, come le
-nobili figure de gli antichi nel limbo dantesco, così vicine ai dannati
-e pure tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva l'Antonietta
-Tommasini.
-
- *
- * *
-
-Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile, e furon anni dolorosi
-per lei, che vide malatissima la figlia ed esaurì, curandola, le sue
-deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso a la mammella,
-ne sopportò coraggiosamente l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi
-e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce serenità abituale;
-rimase rassegnatamente triste, quasi prevedendo prossimo il giorno in
-cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia dilettissima.
-
-Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto cara, e per lo stretto
-legame di sangue e perchè intelligente e buona, morì dopo una lenta
-penosissima malattia. Inconsolabile di quella perdita Antonietta
-ricadde ammalata de lo scirro rigermogliato in altra parte e causa
-d'inenarrabili sofferenze; e le cure affettuosissime di tutta la
-famiglia non valsero a salvarla; morì il 29 gennaio 1839 fra le braccia
-del suo Emilio, consolata dal marito, che vanamente aveva tentato tutto
-ciò che la scienza poteva consigliare per salvar quella sua diletta.
-In una necrologia di lei pubblicata ne la _Gazzetta di Parma_ poi
-ristampata in un volume[58], Michele Leoni, rimpiangendo con sincero
-dolore la donna gentile, citava a proposito di essa i versi di Dante:
-
- E le parole ch'uom di lei può dire
- Hanno virtù di far pianger altrui.
-
-Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi onori, si leggevano queste
-epigrafi dettate dal Giordani, che le era stato amicissimo e che
-frequentando la sua casa per molti anni aveva avuto agio di conoscere
-intimamente questa nobile donna italiana:
-
- DIO RICEVA NELLA SUA PACE
- IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA
- DI ANTONIETTA TOMMASINI
-
- PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI
- PAZIENTISSIMA DE' SUOI
-
- LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ
- LA BENEFICENZA
-
- RESTÒ AMABILE
- ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA
-
- NON VANITÀ MA UTIL COMUNE
- CERCÒ NEGLI STUDI.
-
-Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845 il terzo volume de le opere
-di Giacomo Leopardi, quello che contiene gli _Studi filologici_ de
-l'adolescenza, dedicava il suo proemio a Giacomo Tommasini e a Paolo
-Toschi, che entrambi avevano tanto amato il grande Recanatese.
-
- *
- * *
-
-Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava il nome di _Antonietta
-Tommasini_ a la Regia Scuola Normale Superiore Femminile di Parma e il
-professor Abele Ferreri, allora direttore di quella scuola, per onorare
-il nome de la chiara signora, dettava quest'epigrafe:
-
- ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI
- NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839
- MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO
- DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO
- _DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI_
- _DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI_
- SPOSA E MADRE ESEMPLARE
- SAGGIA SCRITTRICE
- MERITÒ L'AMMIRAZIONE
- DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI
- LA LODE E L'AMORE
- DEI CONCITTADINI.
-
-Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso in cui esponeva brevemente le
-vicende dell'istituto da lui diretto, lodava in Antonietta Tommasini
-la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente modesta e sollecita
-di essere più che di parere, costante nel lavoro, perseverante nei
-generosi propositi, amante de la patria e nobilmente premurosa nel
-cercare il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato a Parma nel
-1892, se ne trova unito un altro del professor Giuseppe Beduzzi, degno
-di esser ricordato soltanto perchè le notizie che contiene intorno a
-la chiara Parmigiana gli furon date dal professor Gustavo Tommasini,
-nipote di lei.
-
- *
- * *
-
-I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo dimenticata Antonietta
-Tommasini, su la quale parmi avesse dovuto bastare il numero de
-le lettere che il grande poeta le scrisse (se ne hanno stampate
-diciannove), ad attirare l'attenzione di coloro i quali ne la vita e
-ne gli affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo che dal
-dolore e da l'amore ebbe inspirazioni sublimi. Ne la storia de le
-sue amicizie, che furon molte, sincere e profonde, poichè egli era
-tale da guadagnarsi il cuore di ognuno, cui commuovessero l'ingegno
-unito a la modestia, gli altissimi affetti accoppiati ad altissime
-sventure, merita un posto notevole la figura di Antonietta Tommasini.
-Ne l'affetto di una donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve —
-vi ha quasi sempre una prova de la parentela morale che li avvince; lo
-scrittore fa risuonare armoniosamente una corda nascosta che forse,
-non tocca da lui, sarebbe rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli
-dà una più alta vita spirituale, una più piena coscienza di sè a la
-donna che, ravvisando nel cuore di lui molto del proprio, gli si sente
-fraternamente unita; quest'alta affinità intima fu il legame tenace che
-avvinse Antonietta Tommasini a Giacomo Leopardi.
-
-
-NOTE.
-
-[48] Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo, in 16º, di pagg. 95.
-
-[49] _La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione, educazione e
-ricreazione per le donne_, vol. I. (Genova, Tipografia Sordomuti, 1862,
-pagg. 483-486.)
-
-[50] Milano, presso Antonio Fortunato Stella e Figli, 1835, in 18º, di
-pagg. 119.
-
-[51] Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º, di pagg. 21.
-
-[52] Vedi _Scritti editi e postumi di Pietro Giordani_, pubblicati da
-Antonio Gussalli. Milano, Sanvito, 1857, vol. V (XII de _le Opere_), da
-pag. 94 a pag. 96.
-
-[53] Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit.,
-pag. 75.
-
-[54] Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz.
-cit., pagg. 91 e 92.
-
-[55] Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit.,
-pagg. 94 e 96.
-
-[56] Vedi ANTONIETTA TOMMASINI, _Pensieri di argomento morale e
-letterario_, pag. 67.
-
-[57] Vedi a pag. 355 del volume _Le prose morali di G. L._, commentate
-da I. Della Giovanna, il pensiero XCIV.
-
-[58] Vedi _Prose del Cav. Michele Leoni_, professore di letteratura
-italiana e segretario della Ducale Accademia di Belle Arti in Parma.
-(Parma, Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.)
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Paolina Ranieri_]
-
-
-
-
-PAOLINA RANIERI.
-
-
-Un'ultima soave figura di donna ci appare amica e confortatrice presso
-Giacomo Leopardi ne gli estremi dolorosi anni de la vita di lui:
-Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del quale l'amicizia pel poeta
-fu a lungo considerata come uno dei più belli ed eroici esempi di
-umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto a sè medesimo con quel
-disgraziato libro che fu il _Sodalizio_, libro di cui egli stesso, ne
-gli ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè cercò di ritirare
-dai librai tutte le copie che potè trovarne.
-
-A difendere il morto poeta molti sorsero, commossi da la pietà
-reverente pel grande infelice, e questa pietà portò forse a qualche
-esagerazione; certo però si può ormai affermare che in quel legame
-da cui i due amici furon stretti, non tutto il vantaggio era dal lato
-del Leopardi, non tutta la generosità da quello del Ranieri; e che il
-patriota napoletano ne l'età senile non godette una perfetta sanità
-di mente. La bella figura d'amico, comparabile a quelle classiche de
-l'antichità, rimase oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi[59]
-ed un'ombra parve offuscare anche la gentile immagine di Paolina
-Ranieri, che la storia letteraria ci mostra così strettamente congiunta
-a quella dei due amici: dico _parve oscurare_, poichè in realtà nessuno
-ebbe motivo di negare il disinteresse e la virtù di lei, nessuno anzi
-osò muoverne nè pure un dubbio; persino il Ribella, così severo verso
-Antonio, ha solo parole di lode per la sorella di lui, che dice d'animo
-mite, gentile, corrivo a la pietà, affettuoso per gl'infelici.
-
-Se Antonio — chi non voglia in lui, dal giovane generoso, ardente,
-intelligente, dal patriota che per la causa di una patria adorata con
-sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni, carcere, distinguere
-in modo assoluto il vecchio accasciato da le sventure e dal male e
-miseramente mutato ne l'animo come nel corpo — se Antonio desta un
-senso di rammarico e quasi di pietà per non essersi saputo, o meglio
-_potuto_ mostrare sempre, come ne gli anni giovanili, ugualmente degno
-de l'amicizia d'un Leopardi, Paolina non risveglia che ammirazione,
-anche quando le smisurate lodi del fratello per lei si vogliano
-considerar soltanto come esagerazioni di una mente turbata: Paolina è
-una di quelle purissime, candide creature dinanzi a le quali la povera
-umanità ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa di sè e di levar
-la fronte verso le stelle.
-
- *
- * *
-
-Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori di Paolina, che
-nacque il 26 marzo 1817 a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu
-battezzata in San Giacomo co' nomi di Paolina, Virginia, Nunzia,
-Tudegarme. La famiglia era numerosissima, poichè contava dieci
-figliuoli, di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran nati tre
-maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe, fu il più affezionato al
-primogenito. Per quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti,
-possano essere intelligenti, assennate, vi ha un'educazione che
-difficilmente essi riescono a dare a un figliuolo rimasto unico:
-quella fraterna; quanto apprendono l'un da l'altro i ragazzi, che
-lezioni d'affettuosa pazienza, di compatimento gentile, di pietà, di
-sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente buona, profittò
-più che altri mai.
-
-Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto ingegno, viveva
-agiatamente, perchè a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio
-altissimo ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi la rendita de
-la dote de la moglie e di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in
-apparenza che in realtà era severo coi figliuoli, che amava di vero
-affetto; mentre tenerissima, senza cercar di nasconderlo, era di loro
-la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso, univa l'operosità
-ne la cura continua e vigilante de la casa e dei figli. Abitavano
-a l'angolo de la piazza del Municipio, in via San Giacomo, e quivi
-i figliuoli crebbero in un'infanzia e in un'adolescenza tranquilla.
-Paolina però non venne risparmiata da la sventura: era ancora bimba,
-quando, colpita da un ascesso al fianco, dovette sopportare una
-dolorosa operazione, che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì a compiere
-con buon esito, benchè non potesse ridare a la fanciulla la salute
-perfetta. Queste infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel
-carattere di lei, che serena, ilare sempre, era tuttavia pietosissima
-d'ogni dolore; ogni dolore intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi
-come del recar sollievo ai malati.
-
-Antonio, giovane e di carattere ardente, non sapeva sopportare il
-durissimo giogo di Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi
-liberali ed era intimo di Carlo Troya; per tutto questo dava assai
-da pensare al padre, impiegato del governo napoletano e sinceramente
-devoto a questo, sì che ad evitare impicci e dispiaceri più che
-probabili, fu deciso in famiglia che il giovane andasse a studiare
-a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre a pena albeggiava,
-baciando, senza risvegliarla, la sorellina prediletta, che dormiva
-tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere con doloroso stupore
-del suo Antonio. Di questa partenza la data più probabile è il 1826.
-Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso d'una grave malattia
-di sua madre, chiese il passaporto, e stava per partire a la volta di
-Napoli, quando ebbe notizia del proprio esilio.
-
-La madre era veramente ammalatissima, nè le forze de la sua età ancor
-florida opponevano sufficiente resistenza al male; sentendosi mancare,
-ella chiamava sempre ad alta voce, dolorosamente il figlio lontano, non
-consolata de la mancanza di lui, da le vigili amorose cure del marito
-e de gli altri figliuoli, tutti stretti intorno al suo letto, agitati
-da speranze vane e da timori sempre più gravi, sinchè la morte ridiede
-loro quella sconsolata calma, in cui l'anima trova il solo conforto di
-non averne nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase ne l'animo
-de la giovanetta come un sacro ricordo, chè la provvida natura, benchè
-talvolta crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette almeno che
-la purissima memoria rimanga santamente vigile e feconda di affetti,
-di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani, i quali non sono
-tali interamente quando hanno il tesoro di quel ricordo.
-
-Paolina fu istruita seriamente da maestri eccellenti, fra i quali
-Giovanni Smit livornese, non oscuro letterato, e quel Costantino
-Margaris, che per la Grecia natia aveva combattuto con valore e che,
-venuto in Italia, conservava vivissimo l'affetto a la sua nazione; di
-lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti e il Troya, amici di casa
-Ranieri e di casa Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio tempo,
-dopo la morte de la madre, presso la sorella Enrichetta), furono larghi
-di consigli a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere, pur
-preferendo ad essi le cure de la casa, cui la madre l'aveva abituata,
-e non isdegnando nè pur le più umili: era bella, di carattere amabile
-e, quantunque assai pietosa d'animo e riflessiva e seria per abitudine,
-serena e sorridente. La sua non fu nè allora, nè mai la bontà arcigna e
-pedantesca, che fa sentir a tutti il peso de la propria superiorità; nè
-la purezza sua di donna fu mai quella
-
- Virtù da istrice,
- che, stuzzicato,
- si raggomitola
- di punte armato,
-
-come argutamente la caratterizzava il Giusti; la virtù che si chiude al
-contagio del mondo nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice,
-quasi col suo sorriso amabilissimo volesse farsi perdonale quella
-nobiltà di sentimento, che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima,
-cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non amando, sempre degna
-d'amore.
-
-Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e volontieri avrebbe fatto
-ritorno a Napoli, se non avesse temuto di non poterne più uscire; di
-che persuaso il padre stesso, che pur da prima desiderava vivamente di
-riabbracciarlo, finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece ai
-primi di ottobre del 1832 e rimase a Napoli fino a l'aprile del 1833.
-
-Fra lui e il Leopardi si era già stretta a Firenze una viva amicizia;
-insieme erano stati parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832;
-causa di questo viaggio l'amore del Ranieri per la Maddalena Pelzet
-Signorini, attrice fiorentina, si è detto, non so con quanta verità.
-Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di Aspasia, che doveva tanto
-farlo soffrire, il Leopardi si trovò privo anche de l'amico, che giunto
-a Napoli corse a la villa dov'era allora la sua famiglia e rimase
-piacevolmente meravigliato dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di
-Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi a la porta del suo
-studio stava guardandolo, e, interrogata che facesse, rispondeva, quasi
-ancor balbettando: — Ti guardo studiare. Nel lieto pranzo che riunì
-tutti i suoi, Paolina, felice del ritorno di quel fratello tanto caro,
-rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui qualche cosa di mesto;
-chiestogli, a pena furon soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea
-lasciato a Firenze un grande poeta ammalato, cui solo intelligenti e
-amorose cure potevan prolungare la vita, ella, che di quel poeta aveva
-letto, non senza lacrime, le _Canzoni_ ristampate a Napoli in una
-strenna da Carlo Mele, amico di casa Ranieri, gli propose di andar a
-riprendere l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto di fargli
-da suora di carità»; così, secondo narra Antonio, disse la giovinetta;
-ma se pur la critica, che dubita di tante cose, esita a credere anche
-che queste precisamente fossero le parole de la fanciulla, del fatto
-non può dubitare; e certo il fatto non le smentisce, poichè Paolina fu
-veramente _la suora di carità_ di Giacomo Leopardi.
-
-L'epistolario leopardiano ci rivela come il grande Recanatese si
-decidesse ad andare a Napoli solo per l'amichevole insistenza del
-Ranieri e persuaso di non restar che poco in quella città; aveva
-bisogno di distrarsi, l'animo suo era oppresso più che mai: «Io non
-penso più alla salute, perchè di salute e di malattia non m'importa
-più nulla; del resto, specialmente quanto all'applicare, sto presso a
-poco al solito, cangiato molto nel morale, non nel fisico.»[60] Non
-si cura de la gloria che chiama un fumo e che gli fa nausea, e del
-guadagno ancora, di cui pure ha necessità per vivere, gl'importa poco.
-Una funebre stanchezza si rivela in tutta la lettera del 3 luglio
-1832 al padre: chiede un assegno, ma con una malinconia profonda,
-una invincibile indifferenza verso di sè e un disperato desiderio di
-morire. A la sovrumana gioia che gli veniva dal pensiero amoroso, stato
-tutto per lui, unico pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli
-aveva fatto apparire per un momento la vita più gentile de la morte,
-innalzandolo a lo stupendo incanto di una nuova immensità, di un
-paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la triste stanchezza, che
-derivava dal languire de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai
-inabitabile senza quella nova, sola, infinita felicità che gli figurava
-il suo pensiero, l'angoscioso timore de la grave procella presentita
-e che gli faceva invidiare con ardenti sospiri il sempiterno obblio
-de la gente morta. Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione,
-tutti quei sentimenti s'eran perduti ne la tragica disperazione, in cui
-egli sentiva morto per sempre il suo cuore, spenta non che la speme, il
-desiderio di cari inganni; dettava allora i terribili versi in cui dice
-al proprio cuore:
-
- T'acqueta omai. Dispera
- L'ultima volta. Al gener nostro il fato
- Non donò che il morire. Omai disprezza
- Te, la natura, il brutto
- Poter che ascoso, a comun danno impera,
- E l'infinita vanità del tutto.
-
-Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la donna che l'aveva fatto tanto
-soffrire, egli accettò di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) e di
-vivere con lui, pur provvedendo co' suoi mezzi, per quanto scarsi, ai
-pochi bisogni de la sua modestissima vita. Non acconsentì il vecchio
-Ranieri di aver in casa sua ospite il figlio con l'amico, di cui egli
-aveva in abborrimento le opinioni irreligiose; e, benchè non ne resti
-prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, fiero e sdegnoso, anche nei
-suoi economici disagi e ne le misere condizioni del suo corpo malato,
-non avrebbe consentito ad esser di peso al padre d'Antonio. Perciò
-Costantino Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò e trovò pei
-due sodali, che vi scesero a pena giunti, un quartierino su la loggia
-di Berio, vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria era troppo
-bassa pel Leopardi, passarono in via Santa Maria Ogni Bene.
-
- *
- * *
-
-Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi aveva diciassette anni
-e riuscì simpatica a lui come a tutti quelli che la conoscevano.
-Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità di donnina precoce
-che l'appartamento nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente
-arredato con le masserizie dal vecchio Ranieri concesse al figlio; e
-punto sdegnosa de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, badò di
-procacciare al fratello e a l'amico di lui tutte le piccole comodità
-che pur valgono tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta ch'ella
-sostenne con se stessa e co' suoi prima di lasciare la casa del padre
-per stabilirsi con Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri trovava
-la cosa sconveniente, ma in fine la fermezza de la fanciulla trionfò.
-Da prima ella fu solo una cara compagna di qualche ora pel Leopardi,
-ma quand'egli col Ranieri andò il 4 maggio 1835 ad abitare in un
-quartierino al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e mercè di lei vi
-si fu in breve ben accomodato, Antonio ottenne dal padre il permesso
-di condurre seco le due sorelle Paolina e Teresa; quest'ultima però
-stette poco insieme a loro, perchè la casa paterna avea bisogno d'una
-donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece si fissò coi due amici,
-dirigendo la domestica economia e procurando specialmente al poeta,
-sempre sofferente, quel sollievo che una modesta agiatezza ed un cuore
-di donna devota possono dare. E non parlo solo de le cure materiali,
-che pur hanno la loro importanza; intendo ancora del morale conforto.
-La giovanetta massaia non era solo una infermiera e una direttrice de
-la casa; era anche un'anima eletta, colta, abituata a guadagnarsi con
-la grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini notevoli per ingegno e
-dottrina, di cui la compagnia le era stata familiare sin da' suoi primi
-anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva il Recanatese, — ci si
-risolve ad amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima;
-ed è vero; altrettanto vero è ancora che la virtù riceve da la bellezza
-e da la grazia una luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un
-fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi era il Leopardi che,
-fino ne l'accasciamento del suo doloroso scetticismo, serbò nel più
-alto segreto de l'anima il culto di ogni morale grandezza, e cui la
-bellezza pareva
-
- . . . . . splendor vibrato
- Da natura immortal su queste arene;
- Di sovrumani fati,
- Di fortunati regni e d'aurei mondi
- Segno e sicura spene.
-
-Il poeta paragonava Paolina a la propria sorella, di cui gli era caro
-ch'ella portasse il nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione di
-molti uomini insigni (e fra quelli che lo frequentarono a Napoli si
-possono ricordare il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz, il
-poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo, il marchese Basilio
-Puoti, ne la scuola del quale egli andava non di rado, Carlo Troya,
-Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col quale assai di frequente
-discuteva di cose greche), ritrovava una dolcezza diversa e ben più
-cara ne l'affettuosissima e reverente intimità di Paolina. Come la
-tenera Desdemona di Shakespeare, la bellissima giovanetta, cui la vita
-e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni attrattiva di mondani
-piaceri, l'incanto de la pietà per un'anima grande e sventurata,
-l'ardore del santo desiderio d'esserne la confortatrice; non meno
-triste e tragica era la storia di questo grande che non fossero le
-vicende ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come Desdemona,
-Paolina ora pendeva intenta al racconto, ora era condotta altrove da
-le cure casalinghe, ma sempre ritornava a bere con avido orecchio le
-parole che le riempivano l'animo di pietà e di commozione; e come il
-cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta del dolore dovette
-sentirsi vinto da quel sorriso di femminile pietà e stringere con tutta
-l'anima la candida mano così nobilmente stesagli. Egli che prendeva ben
-poco piacere de le cose che alla maggior parte de gli uomini soglion
-esser care, più di ogni altro sentiva il bisogno, la sete d'affetto;
-benchè _non procurasse e non affettasse di apparire diverso dalla
-moltitudine in cosa alcuna_, era troppo veramente grande, perchè le
-persone non volgari potessero confonderlo con quella moltitudine; e
-non volgare era certo Paolina, che, sotto l'aspetto riposato e dolce,
-quanto modesto di lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire
-e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque di essergli confidente
-compagna. «Nei discorsi sempre si esercitò colle persone giovani e
-belle più volontieri che cogli altri; quasi ingannando il desiderio
-e compiacendosi d'essere stimato da coloro da cui molto maggiormente
-avrebbe voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate e certo
-pensò di sè, come quell'antico ripugnante d'aspetto, eccellente
-d'ingegno e ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una donna di
-venticinque o trent'anni ha più d'attrattive ed è più atta a destare
-un amore ardente e appassionato, ma credeva ancora che niente possa
-uguagliare quel non so che, quasi divino, che ha nel volto, ne le
-movenze, ne le parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni.
-«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto, allegra o malinconica,
-capricciosa o grave, vivace o modesta, quel fiore purissimo, intatto,
-freschissimo di gioventù; quella speranza vergine, incolume, che si
-legge sul viso e negli atti, e che voi nel guardarla concepite in lei e
-per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza completa del male, delle
-sventure, de' patimenti; quel fiore in somma, anche senza innamorarvi,
-anche senza interessarvi, fanno in voi un'impressione così viva, così
-profonda, così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare quel
-viso; ed io non conosco cosa che più di questa sia capace di elevarci
-l'anima, di trasportarci in un altro mondo, di darci un'idea d'angeli,
-di paradiso, di divinità, di felicità. Tutto questo, io ripeto, senza
-innamorarci, senza muoverci desiderio di posseder quell'oggetto.»[61]
-
-Parecchi hanno supposto che il Leopardi fosse innamorato di Paolina
-Ranieri, ma è una pura supposizione, di cui per prima parlò la
-chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel suo studio su Giacomo
-Leopardi, premesso a le _Poesie e prose scelte ed annotate per le
-giovanette_ (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66 e segg.) afferma non
-esser possibile che il Recanatese non amasse la dolce giovane di cui
-_la devozione intrepida, intelligente, quasi sublime_ gli confortò
-gli ultimi anni; ella crede che Paolina sia la donna del _Consalvo_
-e del _Pensiero dominante_ e si duole che il Ranieri, il quale disse
-tante cose che sarebbe stato bello passare in silenzio, abbia taciuto
-di questo amore così puro e timido, il quale forse riconciliò con la
-vita il poeta del dolore. Io non credo che Paolina sia la donna del
-_Consalvo_ e del _Pensiero dominante_; troppe ragioni in contrario
-sono state addotte e si potrebbero addurre: prima di tutte, la data
-del Canto, che, senza dubbio, benchè corretto posteriormente, è opera
-giovanile; certo però il sentimento che il Leopardi dovette provare per
-Paolina Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva tutto
-il calore che le lunghe inenarrabili pene avevan lasciato ancora ne
-l'animo di lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione che di
-passione terrena; se parlando di una donna giovanissima, bella e pura
-in generale, egli diceva che noi vi scorgiamo qualche cosa di celeste
-che ce la fa riguardare come di una sfera divina, superiore a la nostra
-e cui non possiamo aspirare; a ben maggior ragione dovea parergli
-sacra Paolina, che era per lui l'ospite generosa ben più che di doni
-materiali, di cure affettuosissime, di conforto morale, l'amica, che
-con tanta semplicità e con tanta modestia sacrificava i bellissimi fra
-i suoi anni per curare un malato estraneo a la famiglia e vigilar il
-focolare domestico de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco
-affetto, sarebbe stato probabilmente ben freddo e monotono senza di
-lei.
-
-Paolina dovea sembrargli una creatura venuta dal lontano mondo de'
-suoi sogni per ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo d'una
-patria ideale perduta, speranza e conforto insieme. Se ce la figuriamo
-diciassettenne a pena, quando lo conobbe, ventiduenne quand'egli morì,
-bella, colta, graziosa, con un affetto che la sua estrema gioventù
-non consente di chiamar materno, ma che pure de la materna tenerezza
-ha l'abnegazione e la soavità, e che la sua divina purezza non ci
-lascia chiamar d'amante, benchè forse solo l'amore possa spiegare
-certi eroismi sublimi, se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta
-ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime, presso la poltrona
-del malato, ne la semioscurità che talora gli era necessaria, o ne la
-diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora egli voleva inondata
-la sua camera, parlargli con semplice grazia, leggergli, dissipare
-con un sorriso, con una stretta di mano, con un amichevole sguardo di
-rimprovero la sua cupa tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella
-ci apparirà la più _vera_ donna che Giacomo Leopardi abbia conosciuta,
-la sorella di Silvia, la compagna di Nerina.
-
-Pare che lo stesso dottor Mannella avesse parlato del pericolo che
-poteva correre la fanciulla in quei primi anni de la sua giovinezza,
-vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente infermo qual era il
-Leopardi, ma quel pericolo ella non curò punto, anzi esso non giunse
-mai a turbare un momento la serenità del suo spirito. E Giacomo sentì
-allora che _pietosa al mondo dei terreni affanni_ non era la morte
-soltanto e che un altro _virgineo seno_ poteva dargli conforto.
-
-Quel potente e terribile pensiero che l'aveva avuto in sua balìa e gli
-aveva dati tanti tormenti, consorte terribile dei suoi lugubri giorni,
-diveniva un grande austero compagno, ora ch'egli poteva comunicarlo ad
-anime degne d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui tanto è da
-dolersi non abbia il Ranieri lasciato ricordo alcuno, doveva rivolgersi
-il poeta vogliosamente _dal secco ed aspro mondano conversare_, come il
-suo pellegrino, fra i nudi sassi de la via montuosa, volge bramoso gli
-occhi
-
- A un campo verde che lontan sorrida.
-
-Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato dei vari amori di
-Giacomo Leopardi per la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli,
-la Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di siffatti amori riescì
-ad appagarlo appieno, nessuno a trasfondergli un verace conforto,
-nessuno a conciliarlo un po' con la vita. Invece tutto ciò raggiunse la
-Ranieri, il fascino della quale addirittura lo soggiogava, perchè era
-un incontro di vergine amore e di vergine pietà insieme, di amore in
-lui per lei, e di pietà in lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte
-le altre, ebbe il merito supremo di far risplendere, ancora una volta,
-un raggio di speranza in quello spirito desolato. E la bella figura
-muliebre nel carme mirabile del _Consalvo_ è appunto quella di Paolina
-Ranieri.»[62] Ho già detto che se Paolina sia l'Elvira del _Consalvo_
-è cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma certo è che ella fu
-pel Leopardi la più dolce e generosa fra le amiche, quel che la donna
-gentile, la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai più; e che se il
-grande Recanatese tanto fiero, altero e talvolta anche strano, visse di
-buon grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia di Antonio,
-doveva attrarlo la delicata premura e il nobile affetto di Paolina,
-in cui gli pareva di ritrovare la sorella che aveva tanto amato ne la
-sua prima giovanezza e di cui il ricordo serbò carissimo per tutta la
-vita, benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non fosse rimasta sempre
-ugualmente tenera in quel loro fraterno legame.
-
-Certo Antonio nel suo _Sodalizio_ esagerò grandemente, o almeno pose
-sotto una falsa e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e da
-la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio che sacrifizi dovettero
-essere e gravi. Tutto avrebbe giustificato, in Paolina specialmente,
-desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita ch'ella conduceva; ed
-accresce pregio al sacrifizio la spontaneità con cui fu compiuto, la
-grazia serena in cui il Leopardi non poteva mai scorgere un'ombra di
-rimprovero o solo di rimpianto. Non è però da tacersi che se da un
-lato il poeta per le sue infermità, talora per l'umor malinconico, che
-però abitualmente non si scorgeva in lui, se non come un atteggiamento
-pensoso e grave, non discaro, e per talune strane abitudini o voglie
-di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti (quantunque Giuseppe
-Ranieri affermasse che egli era _mite, buono, modestissimo ne' suoi
-desideri, di nessuna pretesa, affabilissimo poi quasi sempre, arguto
-nel conversare_)[63] la sua amicizia e la sua conversazione dovevano
-essere un non lieve compenso per i Ranieri; e lo riconobbe Antonio
-stesso, anche mentre, con animo tutto mutato da l'antica amicizia,
-scriveva il _Sodalizio_. Le serate troppo a lungo prolungate nel cuore
-de la notte per leggere, studiare o ragionar con Giacomo riuscivano
-materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente erano ben
-altra cosa. Egli doveva tornar loro inoltre di morale conforto, come
-egli medesimo trovava sollievo e dolcezza ne la loro compagnia e nel
-loro affetto fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano ad
-aggiungersi al suo vecchio e terribile carico di dolori. Soverchia
-suscettibilità indusse molti anni dipoi il Ranieri a supporre
-sconoscente l'amico verso di lui, mentre tutto ci fa credere gli fosse
-teneramente grato; infatti di nessun contemporaneo disse quel che
-di lui e designandolo propriamente col suo nome: «Un mio amico, anzi
-compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se gli
-uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch'egli ha dalla
-natura, presto sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»[64] e
-presentandolo al Visconti lo chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime
-lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo e grande.»
-Invero se talvolta il Leopardi ne l'Epistolario ha parole pungenti per
-Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli parli dei Ranieri, e
-Antonio stesso sapeva che l'ospite fu talvolta giustamente irato contro
-certi falsi amici, se egli medesimo, come notò il Piergili, racconta
-nel _Sodalizio_ che Giacomo venutogli un giorno innanzi con un piccolo
-bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare qualcuno.
-
-Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi la Ranieri, ma forse
-a l'anima alta, gentile e pura, l'affetto per la nobile amica dettò
-l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti, fra tutti sublime,
-che ogni poeta pensò, io credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui
-la parola non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che solo l'artista
-intende e solo sa e solo gode; ma se Paolina ne gli occhi stanchi, cui
-nè pur arrideva più la dolcezza del sogno, vide un raggio de l'intima
-luce ch'ella aveva avvivata, ella ebbe un compenso degno di lei.
-Il corpo era disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del poeta
-batteva ancora per gli affetti più gentili, e questo, gentilissimo, gli
-richiamava i puri, ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi,
-le subite fiamme, fra le tristi negazioni e i sogghigni amari del suo
-scetticismo.
-
-Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente, tranquillamente; sempre
-affabile e semplice nei modi, sempre assorto ne l'intima vita del suo
-spirito, ma non punto disdegnoso con alcuno e caro a moltissimi che
-gli manifestavano con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione. Dal
-Ferrigni in particolare il Leopardi ricevette molte cortesie, spesso fu
-ospite nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la villa di Torre del
-Greco.
-
-«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera, «che una sera eravamo
-in casa Ferrigni dove avevano condotto il conte Leopardi. Il Leopardi
-a un divano e Carlo Troya vicino a lui su di una sedia. Parlavano di
-geografia antica. Sapete che Troya era chiamato dagli amici _Carlone_,
-perchè ci era _Carlino_, che era Carlo Mele. Io ero molto giovane
-e ordinai una di quelle che si chiamano quadriglie e feci ballare
-le ragazze che c'erano, e principalmente le figliuole del Ferrigni.
-Io facevo da direttore che non ho mai ballato! Mi ricordo che la
-più grandicella della Ferrigni era Argia, che poi diventò valente
-nel dipingere ad olio; e allora era piccolissima. Ci era Paolina
-(Ranieri) giovinetta, una _simpatia di prima forza_, e quella cara
-Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni. Ricordo ancora che fui
-grandemente applaudito perchè il conte Leopardi si era divertito molto
-a vedere il ballo di queste fanciulle e a udire le grida del direttore,
-vostro servo, che si affannava a farle andar bene.... Quella sera in
-casa Ferrigni ci era il meglio di quel tempo.»
-
-Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri, giovò ai due amici
-ottenendo dal vecchio Ranieri, che da prima non voleva saperne, un
-assegno ad Antonio perchè vivesse fuori de la casa paterna; curava
-anche gl'interessi del Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli
-mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava spesso il Leopardi
-ne le passeggiate ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì,
-perchè temeva gli fosse nociva l'aria de la sera; di solito andavano
-dietro a Santa Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria. Fra
-gli amici che frequentavano il Ranieri e il Leopardi, v'era ancora
-Alessandro Poerio, ad essi molto affezionato.
-
-Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna napoletana il
-Leopardi ebbe momenti di bella inspirazione, benchè il calore de la
-sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari inganni, le immagini
-splendide, che già gli avevano sorriso, non fossero più che una soave,
-morente luce di tramonto su l'ultimo lembo d'un orizzonte già tutto
-tenebroso. A quegli anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire
-del _Pensiero dominante_, di _Amore e Morte_, _A sè stesso_, _Aspasia_
-probabilmente limati soltanto a Napoli), _Sopra un bassorilievo antico
-sepolcrale_, _Sopra il ritratto di una bella donna_, _Palinodia al
-marchese Gino Capponi_, _Imitazione_, _Scherzo_, il _Tramonto della
-luna_, _la Ginestra_; cui sono da aggiungersi _I Paralipomeni della
-Batracomiomachia_ ed alcune prose. Nel Canto _Sopra un bassorilievo
-antico e sepolcrale, dove una giovane morta è rappresentata in atto di
-partire, accomiatandosi dai suoi_, prevale lo sconsolato scetticismo,
-che vede misera la prole umana, checchè speri, a qualsiasi età de la
-vita si rivolga, _qualunque_ cosa ricerchi per suo conforto; ma vi ha
-ancora, se non l'ardore giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che
-dinanzi a l'immagine de la bellissima fanciulla chiamata da la morte
-si commuove; non sa se debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma
-sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui _che la morte sente de'
-cari suoi_, e descrive con tenerezza desolata l'addio ad una diletta
-persona con cui si è passati insieme molti anni, addio senza speranza
-di ritorno e cui segue il triste abbandono.
-
-Forse, descrivendo quest'addio de l'amico a l'amico, del fratello al
-fratello, de l'amante a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina
-con cui aveva speranza di passar _molti anni insieme_.
-
-Anche il Canto _Sopra il Ritratto d'una bella donna scolpito nel
-monumento sepolcrale della medesima_ ha concetti elevatissimi. Ne la
-villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata, dove il poeta
-passò la primavera e l'autunno del 1836, egli scrisse _Il tramonto
-della luna_, disperato rimpianto della giovanezza, che sola colorisce
-di una luce d'aurora la vita mortale.
-
-_La ginestra_, scritta ne lo stesso anno e ne lo stesso luogo,
-è tragicamente terribile, pur apparendo calma e tranquilla nel
-ragionamento: il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini
-odorati su l'arida schiena _del formidabil monte sterminator Vesevo_;
-la ginestra contenta de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma,
-come sui nudi pendii del Vesuvio
-
- . . . . . . . . . . . . . di tristi
- Lochi e dal mondo abbandonati amante,
- E d'afflitte fortune ognor compagna;
-
-il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando, manda al
-cielo un profumo dolcissimo, conforto al deserto, gli ricordava forse
-la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come quel fiore, pietosa
-de le sventure, anch'essa amante dei reietti dal mondo, gentile
-nel consolarli; l'esempio de l'abnegazione di lei, di quel verace
-affetto di carità e di generosa amicizia che la faceva sorella de gli
-sventurati e particolarmente di lui, tanto infelice quanto grande,
-può aver contribuito ad inspirargli quei versi de la _Ginestra_ che
-sono moralmente fra i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama
-nobile natura quella che si mostra grande e forte nel soffrire e non
-aggiunge al fardello de le proprie miserie il peso più grave di ogni
-altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima l'umanità congiunta e
-ordinata per combattere le nemiche forze de la natura:
-
- Tutti fra sè confederati estima
- Gli uomini, e tutti abbraccia
- Con vero amor, porgendo
- Valida e pronta ed aspettando aita
- Negli alterni perigli e nelle angosce
- Della guerra comune.
-
-Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero, quando tra le amare
-derisioni dei _Paralipomeni_, egli ritrovava un raggio de l'antico
-entusiasmo per cantare la virtù:
-
- Bella virtù, qualor di te s'avvede,
- Come per lieto avvenimento esulta
- Lo spirto mio. . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede,
- O nota e chiara, o ti ritrovi occulta,
- Sempre si prostra: e non pur vera e salda,
- Ma immaginata ancor di te si scalda.
-
- *
- * *
-
-Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il Leopardi non prevedesse
-imminente la propria fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il
-quale asserisce ancora aver talvolta il poeta detto a lui ed a Paolina,
-che altri quarant'anni l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno tratti
-de le lettere leopardiane in cui il presagio de la morte è chiaro e
-solenne; basti ricordare le gravi e meste parole de l'ultima lettera
-al padre, che tanto ricorda quella di Torquato Tasso moribondo; forse
-egli, come molti ammalati, passava alternativamente da le illusioni
-a la coscienza del vero, fors'anco la speranza, la fiducia ch'egli
-mostrava di giungere ad una tarda vecchiezza, era un delicato tratto
-d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli non voleva affliggere di
-soverchio; ciò spiegherebbe ancora come egli mostrasse di non intendere
-quanto i medici napoletani gli dicevano chiaramente, più chiaramente
-che il Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità fosse il suo
-male.
-
-Era il tempo de l'epidemia colerica, e mentre la carrozza attendeva
-i due amici e Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi si
-sentì male e desiderò il medico; ma, vedendo un po' turbato Antonio,
-si alzò, sorrise e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre il
-Ranieri andava per il professor Mannella, Giacomo rimase con Paolina,
-che l'assistette e volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte
-egli si levò per rimettersi a mensa, sperando sempre di vincere il
-male e forse di dar animo a la buona amica. Quando Antonio ritornò col
-medico, il Leopardi era su la sponda del letto, appoggiato ad alcuni
-guanciali ammonticchiati per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella
-del proprio male e del desiderio di levarsi per andar in villa; ma il
-dottore accortosi de la fine imminente, avvertì di mandar tosto per un
-prete. Paolina era sempre a canto al moribondo, gli sosteneva il capo e
-gli asciugava il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver sentito
-da un amico di casa Ranieri, furon rivolte le ultime parole di Giacomo:
-«Ci vedo più poco.... apri quella finestra, fammi vedere la luce»;
-dopo le quali spirò senza acute sofferenze, in questo desiderio de la
-luce ch'egli avea abborrita talora, come simbolo de la verità crudele e
-nefasta.[65]
-
-Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto, quand'è disinteressato
-e puro, d'una donna per un poeta è una de le più nobili ricompense
-serbate al genio, la più dolce per l'uomo che ha cuore, _il più
-lusinghiero diploma di poesia_, come dice il Sainte Beuve, ricorda che
-tal diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady Carolina Lamb o da la
-contessa Guiccioli, ma da la ignota giovanetta inglese, che vicina a
-morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo del piacere che le
-avevano procurato le sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand, ma
-da la gentile madrina; ed Enrico Heine da la dolce sua Mouche. Questa
-gloriosa e delicata corona ebbe anche Giacomo Leopardi, che più de gli
-altri la meritava, perchè più soave e più profonda fece risuonar ne'
-suoi versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo scevro de
-la licenziosità de gli altri; e l'ebbe da le candide mani di Paolina
-Ranieri.
-
-«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte Beuve, «raccatta su la sua
-strada e si porta dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti,
-esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si attaccano a lui e
-vivono di lui; è giusto che ci sieno al mondo alcune anime generose che
-lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia le sue gioie nascoste,
-certe dolcezze di felicità riserbate a lui solo.»
-
- *
- * *
-
-Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono ne la casa paterna,
-forse per cercarvi un conforto o ad ogni modo perchè non v'era più
-ragione che ne stessero lontani. Due anni a presso tutta la famiglia
-mutò dimora e andò ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a
-quella casa Giura del vico Pero, che doveva ricordar ai fratelli il
-caro defunto. Paolina ed Antonio, che non volevano lasciare il rione
-di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia da sè, andando
-ad abitare nel palazzo Mantone, dove più tardi Antonio comperò
-l'appartamento nel quale dimorava.
-
-Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte del Leopardi non sappiamo,
-ma possiamo facilmente immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto ch'ella
-gli avea dimostrato. Antonio dice che fu lei ad avere il primo pensiero
-del monumento che Michele Ruggiero eseguì e che rimane ne la chiesetta
-di San Vitale, modesto sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo
-gentile, come il Leopardi si era già commosso presso a l'umile tomba di
-Torquato Tasso in Sant'Onofrio.
-
-«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito si commosse — e il
-poeta di Nerina e d'Aspasia _s'inginocchiò e pianse_ su le ceneri del
-poeta di Erminia e di Armida.»
-
- .... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno
- Vuolsi e por gemme ove disdice alloro:
- Qui basta il nome di quel divo ingegno
- (ALFIERI.)
-
-Il sepolcro del grande Recanatese è vicino a quello di Virgilio ed a
-quello del Sannazzaro; ma egli non deve lamentarsene come gli pareva
-che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver desiderato d'esser sepolto
-poco lungi dal cantore de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene,
-perchè quale che sia la gloria del divino Virgilio, non mancheranno a
-le ceneri di lui, non meno grande del grande Latino e tanto infelice,
-le lacrime di una reverente pietà e di una calda ammirazione.
-
- Pur nella tomba che la tua soverchia
- Declinò l'aurea stella
- Ravvivatrice del figliuol d'Anchise.
- Ti dorme accanto que' che un dì s'assise
- Presso la riva, e fe' dall'onde fuori
- Veramente apparir Ninfe e Pastori.
- . . . . . . . . . . . . . . .
- D'amor cantando in mille dolci guise.
- Ahi sopra l'urne povere di fiori
- Sol fa mesto lamento
- Tra foglia e foglia il vento,
- Nè paterno sospir vola ove giaci,
- Nè sorella ti diè gli ultimi baci;
-
-scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò molto gentilmente del
-Leopardi ne l'anno stesso de la morte di lui.
-
-Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina nel preparare ed
-ordinare l'edizione dei due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da
-Felice Le Monnier a Firenze; e se si vuole che Antonio abbia esagerato
-ne l'attribuire a lei _tutto in quella laboriosissima edizione_, i
-pensieri manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze, le dispute
-col revisore canonico Bini; non appare affatto repugnante a la verità
-ch'ella, vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima,
-potesse dare per quell'edizione qualche buon consiglio. Così certamente
-non sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo a lei, e cioè
-di doverle il metodo d'intendere e di condurre la storia, i _Quattro
-secoli_, applicazione di tal metodo; _La teorica del dolore_ e _Frate
-Rocco_ e le _Vite di alcuni grandi italiani_ e le _Otto interpretazioni
-dantesche_; e le _Avvertenze circa il modo da tenere per rendere la
-Divina Commedia popolare_ e persino le _Memorie giuridiche_; ma si può
-senza troppa credulità affermar tuttavia che Paolina, indivisibile dal
-fratello, vivendo con lui e per lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto
-interessarsi ai suoi lavori e dar qualche inspirazione specialmente a
-quelli che son opera più d'affetto che di dottrina, come la _Ginevra_,
-che fu scritta quando Paolina era giovanissima, poco più che sedicenne,
-ma già abbastanza donna, perchè la causa dei poveri e de gli oppressi
-dovesse commuoverla, soprattutto perchè il suo cuore, in cui i
-sentimenti di una pietà materna erano innati, dovesse battere pei bimbi
-derelitti.
-
-In causa de la _Ginevra_ Antonio Ranieri fu messo in carcere e vi
-rimase due mesi. «L'angelo mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi
-rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire per quei poveri
-bimbi derelitti; e mi fece di quella prigionia la più cara memoria
-della mia vita.»[66] Narra ancora il Ranieri come il marchese Carlo
-Torrigiani gli avesse chieste firme per una medaglia a Gian Pietro
-Vieusseux; e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse a chi doveva
-mandarne. La lettera, letta da la polizia napoletana, fece credere
-chi sa che, immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini o a
-Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo incarcerato. Paolina, che in villa
-aveva visto arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò ad
-alcuni alti amici che ottennero subito la secreta venisse mutata ne la
-miglior sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero fino al
-mattino seguente in cui vennero liberati.
-
-Paolina amava ascoltare le parole dei liberali, animarli a l'opera,
-diffondere l'affetto patriottico e l'ardore di lotta, non sola
-in questa nobile impresa, cui tante altre insigni Napoletane
-parteciparono, ma non per questo men degna d'ammirazione. Il Ranieri
-non volle prender parte ai moti politici del '48, perchè, appartenendo
-come il suo amico Niccolini a la piccola schiera dei Ghibellini, non
-prestava fede ad un rivolgimento iniziato in nome del papa; il governo
-borbonico non potè quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra il
-'20 e il '60 fu un centro del movimento liberale napoletano, movimento
-cui Paolina prese parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli,
-G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini, Giuseppe Giusti le
-furono amici, e le portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis
-di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo a la propria sorella
-_che l'amò tanto_. In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti lesse
-a veglia per la prima volta _Il Gingillino_, e tra le carte del Ranieri
-si conserva l'autografo di questa poesia con una dedica affettuosissima
-del poeta a la donna gentile. Quando nel 1860 i liberali, combattendo
-contro i Borboni, cadevano eroicamente, Paolina non aveva altro
-pensiero che quello di lenire le sofferenze dei feriti e dei moribondi,
-cui preparava filaccie, fasciature, biancheria, mandava aranci e
-limoni; li volle anche assistere di persona, dopo la battaglia di
-Capua. Secondo narra lo stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina:
-«Non soccorra quell'altro, che è un soldato del Borbone,» ed ella,
-accorrendo pietosa a quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non c'è
-che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una deputazione di Napoletani si
-recò da Vittorio Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le Marche
-perchè valicando i confini de l'ex regno entrasse in Napoli; di quella
-deputazione col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed altri insigni
-fece parte anche Paolina. Durante la guerra del 1866 ella mandava pure
-ai feriti tutti i soccorsi che poteva.
-
-Vennero per lei giorni più tranquilli, quando ritornata in calma
-l'Italia e divenuto ricco il fratello, che dopo la morte del Leopardi
-si diede ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna, tutto pareva
-arriderle, ma forse, benchè con rara abnegazione ella si fosse dedicata
-tutta ad Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di matrimonio che
-le erano state fatte da uomini preclari (fra i quali, mi fu detto,
-Giuseppe Giusti) talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì il
-rincrescimento di non aver una famiglia propria. Amò i poveri con
-vivissimo affetto e trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi
-benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e pazientissima, sopportava,
-senza quasi avvedersi del proprio sacrifizio, le stranezze divenute
-con l'età sempre più frequenti nel carattere d'Antonio; e de la casa
-di lui fece modestamente gli onori nei diciott'anni in cui egli fu
-deputato di Napoli; mai si allontanò dal fratello, nè pur quand'egli
-dovette frequentemente viaggiare per recarsi al Parlamento, benchè tali
-viaggi per lungo tempo senza ferrovie, riuscissero assai disagevoli. A
-Firenze, dove ella venne spesso con Antonio, seppe acquistarsi la stima
-e l'amicizia d'uomini insigni: basti fra questi aver ricordato G. B.
-Niccolini.
-
-Singolare fra le sue virtù fu la modestia: narra Antonio che un dì a
-Firenze ella andava esponendogli certi suoi altissimi concetti su la
-storia dei popoli, quando presso la Santissima Annunziata incontrarono
-Gino Capponi, e benchè Antonio si studiasse senza affettazione di
-vincere la consueta ritrosia de la sorella, non gli fu possibile farle
-più uscire da le labbra una parola dei ragionamenti dianzi esposti
-con tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si voglia considerare
-autorità sufficiente la parola del Ranieri, oppresso dal dolore per la
-perdita di quella cara, non è possibile porre in dubbio l'alta virtù
-del suo cuore e mai, de le tante gentili manifestazioni di questa
-virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei.
-
-Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase colpito da terrore
-vedendola cader malata di uno scirro al petto, e invano tutto tentò
-per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli dei medici più
-illustri. Quand'egli la perdette (il 12 ottobre 1878) non fu dolore
-il suo, ma disperazione, e tale che le lacrime non la calmavano, gli
-amichevoli uffizi de le più care persone non riuscivano a dargli il
-minimo conforto; ad una signora egli scriveva: «Tutto mi rammenta,
-tutto mi commuove, tutto è per me lacrime, singhiozzi, convulsioni
-inenarrabili, incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà presto da
-un tale inaudito martirio.» E chiudendo il suo discorso su la morte
-de la sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e gli strazi che
-mi distruggono, trovare altro conforto, che deporre queste lacrime e
-queste rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno fraterno. Troppe
-altre me ne resterebbe a dire: ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi
-è impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un profondo presentimento,
-che Iddio richiamandomi in breve ora a sè e ricongiungendomi all'angelo
-suo e mio, s'inclinerà a liberarmi da un dolore sterminatamente più
-grande di quel tanto che la natura mortale può sopportare.»
-
-Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro marmoreo nel campo santo ed
-un grande bellissimo monumento ne la chiesa di Santa Chiara, dove sono
-le tombe degli Angiò e dei Borboni. Il monumento, cui cooperò l'arte
-del Morelli, del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta
-la Ranieri giacente, bella, ma con un'espressione di stanchezza e di
-sofferenza ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato a la
-mano; ha gli occhi socchiusi e tiene un libro ne la sinistra. Antonio
-visitava spesso, e mai senza lacrime, quel monumento, e volle ricordata
-la pia sorella anche ne la chiesetta popolare di Piedigrotta, vicina
-al luogo ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini de la
-battaglia del Volturno; un medaglione di marmo vi rappresenta l'effigie
-di Paolina.[67] Il ricordo di lei rimase incancellabile ne l'anima del
-fratello e così doloroso da turbargli la salute ed in parte anche la
-ragione.
-
-Per onorare la memoria de la perduta egli fece leggere, a l'Accademia
-di Archeologia, Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, un
-discorso che la ricorda e che se pure esagerato in qualche parte,
-doveva aver gran fondamento di verità per poter venir letto in quel
-serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti napoletani, non
-avrebbero potuto rimaner facilmente ingannati: essi, e se si vuole
-anche per pietà del collega e per procurargli un conforto, adottarono
-la fratellanza di Paolina, che considerarono degna di non perituro
-ricordo per le sue virtù e per quanto lega il suo nome a la storia de
-le lettere italiane ed a quella de la nostra politica unità.
-
-L'Accademia de la Crusca, ringraziando il Ranieri che aveva fatto
-donare a ciascun accademico le parole da lui dettate in morte de la
-sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo Leopardi non potranno
-mai essere ricordati disgiuntamente dalle consolazioni onde furono
-alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; e se in Giacomo ammiriamo
-la mente, nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo,
-ricordava la devozione de la sorella per quel _sacrario del Verbum
-italiano_, e gli studi che su la lingua di Toscana aveva fatto la
-eletta donna. In un'altra Lezione tenuta ne la Società Reale il Ranieri
-dava notizie di una scoperta linguistica attribuendola a la sorella,
-vantando in lei un _intuito fulmineo, una viva luce di singolare
-intelletto_. Intitolandole i suoi _Scritti vari_, Antonio scrive:
-«No, angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. V'è solo l'eternità
-perchè sola ci ricongiunge... La tua vita è stata un raggio celeste,
-cui il Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, alcun tempo, sulla
-Terra. Dov'è, su questa Terra la cosa santa sulla quale quel santo
-raggio non si sia ripercosso?»
-
-Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) lasciò il Ranieri al Monte
-della Misericordia di Napoli, perchè con esso venisse formata una
-_Confidenza_ o _Monte Paolina Ranieri_, avente per iscopo la fondazione
-di un ospedale pei bimbi e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai
-dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure al nome di Paolina.
-
- *
- * *
-
-Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio Ranieri pubblicava i
-_Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi_; io credo che se la sua
-gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di lei avrebbero potuto, quel
-che non poterono le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore
-dal dare al pubblico il disgraziato libro, il quale non menoma punto
-l'ammirazione, accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di Nerina,
-ma offusca quel raro esempio d'amicizia che gl'Italiani erano ormai
-abituati a venerare. Forse Antonio non avrebbe nè pure scritto quel
-libro, mentre gli stava a fianco la pia, cui da la sovrana infelicità
-del Leopardi non era venuto alcun senso di repugnanza, di egoistica
-sofferenza propria, ma che sentì invece con l'ammirazione per quel
-grande spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi mali,
-l'attrattiva che avvince la _donna vera_ a chi soffre.
-
-
-NOTE.
-
-[59] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma dl G. L._ Studio
-di critica biografica. (Torino, Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg.
-XII-512.) È noto come a l'apparire del _Sodalizio_ trattarono de la
-questione Leopardi-Ranieri critici insigni quali A. D'Ancona, D. Gnoli,
-F. D'Ovidio, R. Schöner, ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la
-questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli altri il De Gubernatis
-ne la _Vita Italiana_, il D'Ovidio ne la _Nuova Antologia_, L. A.
-Villari nel _Fortunio_ di Napoli, il Barbiera ne l'_Illustrazione
-Italiana_ e moltissimi altri.
-
-[60] Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno 1832, a pag. 194, de
-l'_Epistolario di G. L._, vol. II, ediz. cit.
-
-[61] Vedi a pag. 222 e 223 de l'_Appendice a l'Epistolario e a gli
-scritti giovanili di G. L._ il proemio a la canzone giovanile «Per una
-donna malata di malattia lunga e mortale.»
-
-[62] Vedi O. VALIO, _La suora di carità di G. L._ Evocazione, pagg. 18
-e 19. (Acerra, Tipografia di Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di
-pagg. 20.)
-
-[63] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma di G. L._, pag. 503.
-
-[64] Vedi a pag. 301 del volume _Prose morali di G. L._, commentate da
-Ildebrando Della Giovanna, il pensiero IV.
-
-[65] Diversamente in certi particolari narrò la fine del Leopardi il
-Ranieri ne la sua lezione su _Enrico Alvino_, da pag. 251 a pag. 257
-del volume _Scritti varii di Antonio Ranieri_, vol. I. (Napoli, Morano,
-1879, in 16º, di pagg. 322.)
-
-[66] Vedi _Parole di A. Ranieri a l'Accademia di Archeologia, Lettere e
-Belle Arti per la morte della sorella Paolina_, recitate nella tornata
-dei 5 di novembre 1878, dal collega segretario Giulio Minervini, pag.
-6. (Napoli, 1878.)
-
-[67] Questo medaglione di Paolina Ranieri era già stato riprodotto pel
-presente volume, quando dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia
-di una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi in un prezioso
-album, già appartenente a la chiara gentildonna Lucia De Thomasis.
-
-L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti con somma gentilezza
-acconsentì a far ricerca di questa miniatura, ch'era andata smarrita,
-e trovatala, me ne favorì una riproduzione, da la quale fu tolto il
-medaglione che precede questo studio.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Geltrude Cassi Lazzari_]
-
-
-
-
-LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE DI G. LEOPARDI.
-
-
-La donna ha sempre un'azione importantissima su la vita de l'uomo; il
-cuore di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le azioni eroiche
-come ne le volgari, ne la gioia come nel dolore, risente l'efficacia
-del cuore femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama, spesso ancora
-ciò che è, ciò che può, che sa e che fa è opera in buona parte d'una
-donna. Perciò non è certo senza interesse, nè senza importanza ne la
-storia di un grande ingegno il vedere quali donne egli ebbe care, quale
-influenza esse esercitarono su di lui, che cosa egli pensò di quelle
-donne in particolare e de la donna in generale. Se questo può dirsi di
-quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione si può affermare di Giacomo
-Leopardi, di cui tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in un'alta
-e vana aspirazione a la donna e a l'amore.
-
-Ne la casa paterna la sua infanzia passò in una rigidezza quasi
-ascetica, ma anche l'aria stessa ch'egli respirava, per dir così,
-era di una purezza altamente educatrice: severissima, la madre non
-gl'inspirava tenerezza, ma certo gli appariva, più che degna di un
-timoroso rispetto, figura austera e dignitosa; affettuosissime le nonne
-e, più che mai, la sorella Paolina ch'egli prediligeva e che sempre
-ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio prevaleva a l'affetto,
-ed il trionfo ne le finte battaglie romane, il primeggiare in tutto
-rendeva felice quel vivace Giacomo, cui il vestito nero da abatino
-non temperava lo spirito battagliero, nè la monotona severità de la
-casa spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo studio e de la
-conversazione egli era il fanciullo obbediente e forzatamente quieto,
-ne la libertà dei giuochi venivano svolgendosi in lui l'immaginazione
-vivacissima, creatrice di mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio
-di lode e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma e ne lo studio e
-nei trastulli la compagnia di Paolina metteva una nota di gentilezza e
-d'affetto che quei fieri ragazzi non avvertivano forse, ma che influiva
-grandemente su l'animo loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo
-turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera buia, di cui le
-persiane eran chiuse, egli ascoltava battere le ore a l'orologio di
-piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono, e, vedendo dissipate le
-immagini paurose che gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli
-entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza, simile a quello
-che provava la sera, quando da le finestre de la sua stanza, che
-davano sul giardino paterno, egli contemplava le stelle, sentendo già
-un poetico commovimento, un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito
-stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo aveva allora dei momenti
-pensosi di tenerezza, nei quali, in potenza se non in realtà, egli era
-già poeta. Ne la severità de la famiglia questa tenerezza si volgeva
-specialmente a la pietà religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e
-d'adolescente attestano il fervore.
-
-Quand'egli scriveva la tragedia _Pompeo in Egitto_, la donna per lui
-non era ancora, nè poteva essere, che madre o sorella; egli pone in
-scena uomini soli, non osando o sdegnando porvi una donna; tanto più
-che Cleopatra avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori con Cesare,
-e Cornelia veniva naturalmente esclusa dal disegno de la tragedia, che
-finisce con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto essa avrebbe
-acquistato importanza e interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose,
-ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel fuoco di parecchi versi
-si sente già un cuore appassionato
-
- . . . . . . . . . . non vien meno
- In questo cuore il marzial coraggio,
- Il romano valore, io son Pompeo.
- . . . . . . . . . . . . . . Pompeo
- Non sa che sia timor: se vinto ei cade,
- Colpa del fato è sol, non di viltade.
-
-Quest'ardore di Giacomo si calmava sui libri, che erano divenuti una
-vera passione per lui e che precocemente maturavano il suo spirito;
-ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, annota, cita, freddo
-e accurato, veniva nascondendosi il poeta, ma non così che il fuoco
-de l'anima non scintillasse ancora qualche volta, anche nei lavori
-più gravi. Il bisogno di sognare e l'aspirazione a qualche cosa di
-grande, di lontano e di sommamente desiderabile, si compendiavano
-ne la sete di gloria: non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo,
-«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno della famiglia cedeva in
-cose d'onore»,[68] e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi negli
-studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. Da un lato, fanciullo
-ancora, non provava l'ardente brama di vita e d'amore che si risvegliò
-poi in lui; da l'altro, la sua fede era così profonda, che Paolina
-molti anni più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità di lui
-ed esclamava: «E non avevamo da piccoli giuocato insieme a l'altarino?
-Ed esso era tanto religioso che era divenuto pieno di scrupoli!»[69]
-Questa fede, che si rivela negli studi da lui impresi per facilitare
-forse il principio de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto
-nel _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, era un trasporto
-d'affetto «verso quell'Essere, che non si può conoscere senza amare e
-non si può vivere senza conoscere»;[70] e nel suo cuore si accoppiava a
-sentimenti di dolcezza, di tenerezza, che, ne le meditazioni commosse,
-gli davan momenti d'estasi in cui egli si sentiva quasi innalzare verso
-l'amore infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza de' suoi
-studi eruditi e del mondo in cui viveva; non aveva provato bisogno o
-desiderio di conoscere la vita in una cerchia più estesa di quella de
-la sua famiglia e del suo paese; e, se pure qualche idea scettica o
-triste l'aveva preso, era rivolta più che a quanto lo attorniava, al
-mondo in generale. Ma ora egli si ridesta; da la sua biblioteca tende
-l'orecchio ai rumori del mondo, sente un grande ignoto fuor di quel
-suo refugio, e quell'ignoto lo attrae; il fanciullo comincia a divenir
-uomo. Primo inizio di questa trasformazione fu quella ch'egli stesso
-chiamò la sua _conversione letteraria_; come un ragazzo che incominci
-a considerarsi e a voler essere considerato un giovanotto, si vergogna
-d'esser stato trasandato ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza,
-così il Leopardi, che visse tutto ne la vita de lo spirito, non
-si accontenta più de l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo
-splendore de la forma e de l'arte; la fantasia e il sentimento, a
-lungo compressi, provano imperiosa la necessità di espandersi, ed
-egli comprende che solo una forma eminentemente artistica può esser
-degna veste del suo pensiero. Ora non ispende più lunghe fatiche
-sopra autori secondari, ma ricerca e vuole il bello ne le sue migliori
-manifestazioni; le sue letture prendono un nuovo indirizzo e più che
-a la caccia di notizie peregrine si rivolgono a la nobiltà dell'arte,
-al pensiero profondo, ai sensi degni. Torna con animo mutato a
-Virgilio, ad Omero, a Dante, che non ha finora compresi, e se ne
-commuove, e piange e freme con essi. Su l'_Eneide_ egli «andava del
-continuo spasimando, e cercando di far sue, ove si potesse in alcuna
-guisa, quelle divine bellezze: nè mai _trovò_ pace infinchè non _ebbe_
-patteggiato con _se_ medesimo, e non _si fu_ avventato al secondo libro
-del sommo poema, il quale più degli altri _lo_ aveva tocco.»[71]
-
-Non era più semplicemente un erudito, era già un vero poeta che,
-leggendo Virgilio, senza avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad
-alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene talvolta fino a le
-lagrime. Il bello gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi
-marchigiani, o quando una passione lo agita, l'anima sua ingigantisce;
-e se a l'improvviso sente da qualcuno recitare a caso qualche verso
-di autore classico, il suo cuore ridesto prende a palpitare; e il
-suo spirito, quasi a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta
-tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento il suo, bensì fiducia
-di poter fare assai più e meglio; a proposito di sè osa già nominare
-il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La sua sensitività è resa più
-profonda dal suo stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze
-aggravate così da fargli presumere vicina la morte, che a lui non ancor
-deluso ne le sue più care speranze e soprattutto avido di gloria e
-quasi certo di conseguirla, purchè la vita e le forze non gli vengano
-meno, desta un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar con
-affanno disperato precipitar verso la tomba i suoi splendidi sogni.
-In questo periodo triste e quasi solenne l'immagine de la donna come
-amante gli appare per la prima volta fra quei beni de la giovanezza,
-che stanno per essergli strappati e cui egli tende le braccia
-desiderosamente; gli si palesa candida e soave ne la funerea luce
-che gli vela il mondo; amore e morte si rivelano insieme al poeta de
-l'amore e de la morte.
-
-Nel suo _Appressamento della morte_, la visione d'Amore, che svolazza
-sopra un'immensa folla, sogghignando e avventando strali roventi,
-e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, non sono che
-reminiscenze classiche e ricordano i _Trionfi_ del Petrarca e la
-_Commedia_ di Dante: ma ne l'episodio di _Ugo e Parisina_ v'è pur
-qualche accento vero e profondo:
-
- I' fea contesa e forse ch'i' vincea,
- Ma un dì fui sol con quella in muto loco,
- E bramava ir lontano e non volea,
- E palpitava, e 'l volto era di foco,
- E al fine un punto fu che 'l cor non resse,
- Tanto ch'i' dissi: t'amo. . . . . . . .
-
-Ne l'animo del giovane solitario e amante de la solitudine, perchè
-già consciente de la propria grandezza e sdegnoso de le compagnie
-volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove. La biblioteca e la
-sua camera erano il rifugio di quasi tutte le sue ore, una camera
-semplicissima al primo piano del palazzo Leopardi, con un lettuccio
-ricoperto da una coltre gialla, un cassettone, un armadietto e poche
-seggiole. Nei riposi che la debole salute gl'imponeva, ne le remote
-passeggiate, ne le lunghe sere in cui sdegnoso de la società di casa e
-malato d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi al buio in una grande
-stanza, solo, fuorchè nei momenti in cui Carlo e Paolina andavano a
-tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni superbi e ardeva
-ne l'impazienza di fama e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli,
-osando per la prima volta prendere per protagonista una donna, una
-donna bella e infelice, maturava l'idea di una tragedia: _Maria
-Antonietta_.
-
- *
- * *
-
-Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude Cassi-Lazzari andò a
-Recanati col marito[72] per mettervi nel convento de le Oblate la
-figlia primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei Leopardi suoi
-cugini: ella, sorella del traduttore de la _Farsaglia_ di Lucano, nata
-nel 1791, aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi diciassette
-era andata sposa al conte Giovanni Giuseppe Lazzari; era bella, di
-figura maestosa, di portamento regale, di viso pallido, _de la pâleur
-mate des Pésaraises_,[73] d'occhi nerissimi, scintillanti, sibillini,
-come li chiamava Carlo; la soprannominavano Giunone: e a l'incanto de
-la florida venustà, che le aveva meritato questo nome, univa quelli di
-una buona coltura, di uno spirito vivo, di una conversazione briosa, di
-un'arte _somma nell'amare e nel farsi amare_.[74]
-
-Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi, e così lungamente (ella
-stette in casa di Monaldo una quindicina di giorni), ad una donna
-tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la condizione sociale, la
-salute, il carattere di lui fossero in opposizione con quelli de la
-cugina, egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la sua gioventù
-compressa e solitaria. Ella doveva apparire quasi una divinità a lui
-ragazzo ancora, sparuto e deforme, ammalato e triste, ma così sensitivo
-a le impressioni de la bellezza che, a quanto si narra, bambino di
-otto anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui v'erano riunite
-parecchie persone brutte, rifugiatosi vicino a la zia, le disse
-malinconicamente: «Non si sa dove riposare lo sguardo.» Il Leopardi
-vide in quella donna una prima realtà de le tante sue splendide
-speranze, e, riservatissimo per natura, più riservato ancora per
-l'educazione quasi monastica ricevuta, non osò non pure parlarle, ma nè
-pur lasciar trapelare in alcun modo la sua passione, di cui narrò con
-finezza psicologica i ricordi in quelle _Memorie sopra alcuni giorni
-della sua gioventù_ ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan
-tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione. Carlo ne
-parlò più volte al Viani, ed al Tirinelli[75] narrava: «In quel tempo
-egli prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri che gli
-nascevano alla vista di questa donna. Eran scritti, mi ricordo, in
-tanti foglietti di carta che Giacomo veniva a leggermi ogni giorno»;
-aggiungeva che quelle carte eran rimaste ne le mani del Ranieri e
-che avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de l'ingegno di Giacomo,
-perchè contenevano un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi in
-Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora le due Elegie: il _Primo
-Amore_ e _Dove son? Dove fui? Che m'addolora?_ senza dire che secondo
-alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso del primo amore del Leopardi,
-il quale, dicono, volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane,
-malinconico, amante ritroso e, quantunque colpevole, timido e quasi
-pudico. Il giovane passava le sere insegnando a la signora il giuoco de
-gli scacchi ch'ella aveva mostrato desiderio d'imparare.
-
-L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto a la tristezza, produsse
-una mestizia nuova. Lungamente egli aveva desiderato e sospirato
-di sentirsi battere il cuore; pure, quando s'innamorò de la bella
-cugina, egli rimase stupito da la potenza di desiderio e di dolore
-che amareggiava il suo affetto; la più cara de le sue illusioni si
-scolorava già dinanzi a la realtà, chè nel possedere il bene del
-sentimento bramato, egli si trovava misero per il tesoro di speranze
-che gli veniva tolto. La donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di
-quell'amore, e il giovanetto pallido, confuso, muto dinanzi a lei,
-vedendola così gaia e così bella ne la sua gaiezza, non sapeva che
-augurarle in cuor suo una tranquillità sempre uguale, pur piangendo
-amaramente al pensiero ch'ella non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur
-compiangerlo. Eran giorni per lui di tormento ineffabile e di sovrumana
-felicità; tutto chiuso in sè, godeva di pensare continuamente a la
-bella signora, di sognarla, desto o addormentato; instabili, confusi
-si volgevano i suoi pensieri; quanto prima gli piaceva, diveniva
-indifferente; mute quelle stesse voci de la natura che con tanta
-eloquenza avevano parlato a l'animo suo di poeta; muto l'amore de la
-gloria, indifferenti i libri. I suoi occhi, chini o pensosi, sfuggivano
-del pari le belle e le brutte parvenze, quasi che le une come le altre
-avessero potuto turbare l'immagine cara così vivamente impressa nel suo
-pensiero. Questo affetto ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento
-de l'anima tenera ed entusiastica, de la fantasia vivacissima. La
-partenza de la Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo gettò
-in una disperazione tale da trarlo quasi fuor di sè stesso, da farlo
-freneticamente battere il capo nel muro, come Carlo narrava; ma, per
-la sua stessa veemenza, tale dolore doveva esser breve. «Dei versi
-di lui, — scrive il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più viva
-impressione di dolore, vivace, presente, reale, sono anche per tempo
-i primi, il _Primo Amore_. Se non che in questi, si badi, il dolore ha
-forma di sensazione fuggevole, non già d'idea perenne ed essenziale.»
-Il tempo calmò più presto che non si sarebbe pensato quella passione e
-finì con ispegnerla. Essa era stata timida, ma furiosa; la donna, che
-ne fu oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase soggiogato da
-la bellezza florida, la grazia civettuola, la superba noncuranza e la
-gaiezza di lei.
-
-Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno cessarono i suoi timori d'una
-morte assai vicina; egli capì che avendosi ogni riguardo, avrebbe
-potuto vivere fors'anco a lungo, per quanto stentatamente e sempre in
-pericolo; ma in quell'età e dopo la dura prova del primo amore, più
-che mai lo tormentava la coscienza del suo aspetto miserabile; egli
-capiva che la virtù senza alcun ornamento esteriore difficilmente
-conquista gli animi, e che per forza di natura, che nessuna sapienza
-può vincere, non si ha quasi _coraggio d'amare quel virtuoso in cui
-niente è bello fuorchè l'anima_. La previsione di una vita infelice non
-lo sgomentava, egli guardava imperturbato i mali futuri ne la certezza
-di sostenerli senza viltà, ne la speranza di riuscir utile a qualche
-cosa; se aveva molto sofferto, comprendeva di dover soffrire ancor più:
-«E massimamente soffrirò — scriveva al Giordani il 15 febbraio 1818
-— quando... mi succederà, come necessariamente mi deve succedere, una
-cosa più fiera di tutte della quale adesso non vi parlo.» Alludeva a la
-passione amorosa? È più che probabile.
-
-Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un vasto piazzale, s'apre una
-strada di cui le due case a gli angoli, con la facciata sul piazzale
-stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di esse si serviva per
-abitazione del cocchiere e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era
-Giuseppe Fattorini, che abitava quella casa insieme a la moglie
-Maddalena Santinelli e a due figliuole (le altre tre maggiori eran già
-maritate); l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una graziosa fanciulla
-di media statura e di figura slanciata, civile nei modi, accurata
-ne le vesti, per innata dignità o per ritrosia poco famigliare, da
-gli occhi _ridenti e fuggitivi_ nel viso assai bianco, dai capelli
-neri. Giacomo da le finestre de la biblioteca vedeva la giovane e ne
-ascoltava il canto, e quando la primavera commosse il suo cuore e lo
-fece rifiorire di sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva, egli nel
-_maggio odoroso_ più spesso s'alzava dal tavolino per appoggiarsi al
-davanzale, guardare il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il mare
-lontano e lontanissimi i monti, e riportar lo sguardo su la figura de
-la fanciulla china sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le stanze
-tranquille e de la strada solitaria, la voce melodiosa. Giacomo amò la
-fanciulla popolana; ma in questo non prevalse, come nel primo affetto,
-un'ammirazione quasi paurosa, un ardore furibondo, benchè compresso.
-La Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata e vedeva pensosa e
-malinconica, gli destava una soave tenerezza che, lungi da lo spegnersi
-come la subita fiamma del primo amore, durò per sempre in lui. Non era
-un'antitesi abbagliante, ma una fraternità di sventura e di dolore,
-di purezza e di virtù che lo attraeva in quella giovanetta tisica,
-ch'egli certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di tener nascosta
-la sua malattia; ad ogni modo poi essa non potè celarla lungamente,
-poichè visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio odoroso, e cioè fino
-al settembre del 1818. Carlo giudicò tale amore _molto più romanzesco
-che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano e prigioniero_. Certo
-e l'educazione ricevuta e la presenza e l'austerità de la famiglia
-Leopardi e mille ostacoli esteriori, anche senza parlare de l'indole
-vereconda e ritrosa di Giacomo, dovettero far sì che il suo affetto gli
-rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo come una lieve simpatia
-nei cenni che da la finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e
-questo tanto più, che la Teresa era fidanzata, o amata almeno da un
-altro:
-
- . . . . . . . . . . i parenti tuoi
- Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore;
-
-le diceva il poeta; e ancora
-
- . . . . . . . . d'amarti il vanto altri si tiene;
-
-a meno che, come altri suppose, questa non fosse una finzione di
-Giacomo a lo scopo di meglio nascondere ne' suoi versi la persona che
-li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta gravemente ammalata gli fu
-cagione di nuove amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici
-pensieri, altri pensieri più cupi che gli dettarono, nel 1818, la
-_Canzone per una donna malata di malattia lunga e mortale_, dove non
-vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime Elegie, ma una tenerezza
-che induce a dolorosa meditazione, l'accento d'una pietà intensa quanto
-l'amore; tali specialmente i versi in cui il poeta, quando ascolta
-taluno recar cattive nuove de l'ammalata, si studia di farsele apparire
-meno gravi; tali anche quelli in cui va dubitando ch'ella (al par
-di lui al tempo de l'_Appressamento della morte_) tema di morire; e
-perduta poi ogni speranza di vederla salva, cerca vanamente intorno a
-sè un soccorso che la rattenga in vita.
-
-Qualche sentenza («Nostra famiglia alla natura è giuoco») fa già
-presagire in lui il desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è ancor
-vivo il presentimento de la sua propria morte, e il triste timore,
-ancor più doloroso di quel presentimento, che il tempo, l'esempio, il
-mondo possano a lui stesso togliere il suo più grande, anzi l'unico
-tesoro, l'anima sua.
-
-Ella, _che è tanto bianca_, non verrà macchiata da la mota del mondo:
-muore bella e pura, muore innocente: nè se tale non fosse egli avrebbe
-saputo amarla, poichè fugge la stessa bellezza che gli è tanto cara, se
-ad essa non vien compagna la virtù.
-
-Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la bellezza plastica, ma un
-soave, malinconico vagheggiamento di un'anima giovane, pura, di cui le
-sventure lo fanno ripensare con minor amarezza al dolore proprio e con
-fraterna simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si sente grande, ma
-nel suo pensiero vede lei così semplice, così vera figlia de la natura,
-che gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia e sorreggerla, ella
-apre le ali candide e s'innalza ne l'azzurro. È debole, malata, ne'
-begli occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che cosa sente, che
-cosa sogna? Egli, bevendo quasi i pensieri che crede veder riflessi
-in quel puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de l'anima. La
-stessa Fattorini è la gentile immagine del _Sogno_; rivedendola morta,
-il poeta le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere da lo
-spirito quello che da la persona non seppe: s'ella ebbe pietà di lui,
-e gode di una malinconica gioia e si esalta, sentendo ch'ella gli fu
-compassionevole ed affettuosa. Ancorchè ella lo avesse amato, come nota
-il Mestica, la povera giovanetta doveva tremare a l'idea che il conte
-Monaldo potesse saperne qualche cosa.
-
-Nel _Sogno_ vediamo piuttosto l'abile imitatore del Petrarca che il
-vero artista. Non vi mancano versi originali e belli: tale è l'immagine
-de la donna, che con atto materno pone, sospirando, la mano sul capo
-del giovane; tale il ricordo di quel flore di gioventù, appassito
-nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de l'_Appressamento della
-morte_: così quello de lo sconforto che apporta la prossima fine ai
-giovani i quali hanno ancora intatte le loro speranze:
-
- All'immatura sapienza il cieco
- Dolor prevale. . . . . . . . .
-
-E quel paragonare la sua giovanezza a la vecchiaia, da cui poco
-discorda, richiama parecchie frasi de l'_Epistolario_, e fra le altre
-quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre condotto una vita _quale
-non si richiederebbe da un cappuccino di settant'anni_; il che è
-prova de la sincerità del suo affetto, anche in questo componimento
-d'imitazione.
-
-Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre maggiore, quantunque ne
-l'insieme questo e gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto
-triste che scettica. Ed un'ultima osservazione ricorre qui opportuna:
-se, come si può considerar sicuro, la donna del _Sogno_ è la Fattorini,
-abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per lei un vero, benchè
-calmo affetto, piuttosto che una fantastica simpatia, poichè la dolce
-apparizione dice al poeta:
-
- . . . . già ruppe il fato
- La fe' che mi giurasti;
-
-sia pure che questa fede fosse stata giurata solo ne l'intimo, essa
-denota un amore reale.
-
-Un anno a presso, nel 1819, rievocando il ricordo de la soave fanciulla
-perduta, il poeta scriveva la canzonetta _Per morte di donna amata_,
-dove, quantunque il motivo sia petrarchesco, vi ha tanta grazia e tanta
-dolcezza di inspirazione e così squisita musicalità, e dove il poeta
-ritrova l'immagine de la _candida fanciulla_ in una _betulla candida_,
-separata da le altre.
-
-Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli diedero al Bellini
-l'inspirazione de la stupenda melodia dei _Puritani_:
-
- Qui la voce sua soave,
-
-melodia che doveva commuovere dolcemente il grande Recanatese, amante
-de la musica e soprattutto di quella appassionata del Bellini.
-
-De la Cassi, non molti anni dopo averla amata, il poeta rivedendola
-a Pesaro, scriveva con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia,
-d'averla trovata più grassa e florida che mai; ma il ricordo de la
-Fattorini doveva rimanergli invece come cosa sacra ne l'anima, affetto
-che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più che l'immagine bella
-de la Teresa richiamava a lo spirito di lui la giovanezza e le care
-illusioni, sole vere gioie de la sua vita.
-
-Nei _Detti Memorabili di Filippo Ottonieri_ egli ripensava certo a
-la tessitrice, quando scriveva che il perdere una cara persona per
-via di qualche accidente repentino è meno doloroso che il vedersela
-distruggere a poco a poco da una lenta malattia da cui, prima ancora
-che spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa senza fine amara,
-poichè violentemente ci cancella dal pensiero tutti gl'inganni de
-l'amore e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine stessa
-di lei non arreca più conforto, bensì tristezza. E pure dieci anni
-ancora dopo la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente nel
-suo pensiero, e ne fissò il profilo come in un quadro incantevole
-nei versi de la Canzone _A Silvia_, scritta a Pisa in un periodo di
-quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici ricordi. Silvia
-è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche,
-ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di
-una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi
-ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce
-la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le
-quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca
-sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta
-l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo
-sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più
-amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze;
-nel cantare Silvia egli risente in sè _quel suo cuore d'una volta_.
-Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice
-solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa
-fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la
-candida Teresa.
-
- *
- * *
-
-Ne la prima gioventù esteriormente monotona e fredda, ma alta e quasi
-eroica nel pensiero e ne l'affetto, le prime immagini di donne reali
-che il Leopardi contemplò con amore, furon quelle che davano vita
-dinanzi a lui a le belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo le
-sue profonde e appassionate letture dei classici: la Cassi doveva
-parergli una dea de l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la Circe
-di Virgilio, che canta e lavora. Quanto fu scritto intorno a la donna
-e a l'amore, e particolarmente da gli antichi, più consuoni a lui per
-semplicità e nobiltà di sentimento, lo attraeva, quasi gli permettesse
-uno sguardo almeno in quel mondo femminile ignorato, ch'era tutto il
-suo sogno. La Crestomazia da lui raccolta più tardi, quantunque intesa
-a dare specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi, rivela
-questa tendenza del suo spirito pel gran numero di componimenti amorosi
-che vi sono accolti.
-
-Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre la satira di Simonide
-_Sopra le donne_; ed egli che tante donne aveva guardato con disdegno
-e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima l'ideale imagine
-d'un'eletta, doveva consentire col Greco nel disprezzo de le sciocche
-e de le vane e ne l'alta ammirazione di quella che _all'ape è
-somiglievole_, ne l'invidia di quel _beato_, che l'ottiene e vede con
-lei _prosperare la mortal vita_. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse,
-facendola precedere da un suo discorso originale, l'orazione di
-Gemisto Pletone in morte de l'imperatrice Elena Paleologina. La donna
-immaginata gli appariva sempre sotto forme maestose e belle; fosse la
-madre, conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe de gli eroi,
-e accennante le belle orme del sangue versato per la patria; fosse
-la donna romanamente forte, che elegge i figli piuttosto miseri che
-codardi; fosse la giovanetta sposa greca, che cinge il fido brando al
-lato del suo caro o spande le nere chiome sul corpo esangue e ignudo di
-lui, riedente su lo scudo conservato; o Virginia bellissima e pura, che
-volentieri dà la vita per la patria.
-
-Con tali immagini ne l'animo è naturale ch'egli sdegnasse le
-Recanatesi, le quali a la lor volta non lo curavano punto e forse
-lo schernivano; è naturale ch'egli le trovasse poco più, o un poco
-meno ricche di quel che la natura avea dato loro, e che la società
-del suo paese lo facesse dar indietro a prima giunta. Egli, come il
-suo _passero solitario_, non curava nè sollazzo, nè riso, nè amore;
-sfuggiva la gioventù riversantesi la festa ne le vie per mirare ed
-esser mirata, e godeva d'uscire ne la rimota campagna e contemplar
-mestamente il sole al tramonto. Amore era già lungi dal suo petto
-così caldo un giorno, _anzi rovente_; pure incontrando pei campi una
-vaga fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di una notte estiva
-il canto d'una giovanetta intenta al lavoro ne le stanze romite, il
-suo cuore si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa gli rendeva
-cara, come immagine vivente de la perduta, un'altra povera e gentile
-tessitrice, tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina a lui, che
-poteva vederla da le finestre di casa sua ed ascoltarne la voce, la
-Maria Belardinelli, una bionda, candida, soave e signorile nei modi
-essa pure, in cui altri volle riconoscere la Nerina de le _Ricordanze_.
-
-L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi del poeta molti anni più
-tardi, è un idillio gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli
-occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la finestra in colloquio al
-giovanetto suo vicino, che impallidisce ancora, ricordando la voce
-di cui ogni lontano accento lo faceva tremare. L'immagine de la morta
-gli si ripresenta come figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli
-vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza e de la speranza. Se
-pure Silvia e Nerina non sono la stessa persona (e la questione molto
-discussa non è forse ancora decisamente risolta), son fuse ne l'anima
-del poeta in una soavissima idea d'amore, di giovanezza e di sventura.
-Silvia e Nerina sono la donna ch'egli amò con l'anima senza alcun
-materiale desiderio, la donna che sola gli pareva degna _di un fuoco
-intaminato e puro_: giovane, onesta, bella, altera e dolce insieme, la
-donna che in elette forme accogliesse un'anima simile a quella ch'egli
-sentiva in sè, la donna ne la quale per lui si convergevano tutti i
-raggi de la bellezza e de la felicità umana: essa la primavera, essa
-la gioventù, essa la speranza, essa l'amore, essa la morte. Tutta la
-spiritualità del poeta si rivela in questi suoi versi d'amore: la
-graziosa giovanetta che gli ha sorriso un giorno, ha fatto battere
-il suo cuore d'un palpito che non si estinse più interamente, perchè
-la bella immagine femminile divenne per lui un alto ideale, l'amore
-stesso fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce e si
-oscura; la tomba de la giovane racchiude tutto quel che di desiderabile
-ha il mondo, e il fantasma che di tratto in tratto risorge da quella
-tomba ha ancora tanta vita e tanta luce che nulla è degno di essergli
-paragonato. La bella stagione sempre rinnovava nel Leopardi col
-desiderio de la vita, dei diletti del cuore, de la contemplazione de
-la bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed egli non ebbe mai un
-giorno lieto o solo tranquillo, in cui, col ricordo caro fra tutti de
-la giovinezza, non si ravvivasse quella memoria sacra per lui; ancora
-a Napoli, quando col Ranieri saliva a piedi a passeggiare su i colli
-e udiva il canto de le tessitrici intente al telaio, egli ristava ad
-ascoltare muto, commosso.
-
-Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo di torpore in cui nè pur le
-pene morali venivan più a _consolarlo_, condannato a l'ozio da i suoi
-mali, lacerato da la noia, come da un dolor gravissimo, gli pareva
-di non intender più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore, e solo lo
-scuoteva la pietà di qualche cuore gentile. Era già formato in lui
-quel concetto che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi felicità su
-la terra, non havvi gioia, non consolazione reale, ma conforto unico
-rimastoci è la giovanile speranza, o meglio quell'illusione che nasce
-da l'inesperienza de l'uomo e che si personifica ne la giovinetta
-ingenua e sognante, destinata a una morte precoce. Una emanazione di
-questi sogni mi pare tutto il gruppo de gl'Idilli in cui domina una
-tristezza pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo gli accenti
-disperati e cupi de _La sera del dì di festa_): domina il sentimento
-de la natura e vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de le cose,
-le quali, tuttochè di una realtà evidente, hanno un'alta idealità
-d'espressione; tale quel _Passero solitario_ che su la vetta de la
-torre antica va cantando a la campagna, finchè non muore il giorno e
-l'armonia erra per la valle esultante ne la primavera, quel passero
-che, mentre gli altri augelli contenti fanno a gara insieme mille
-giri per il libero cielo, festeggiando la loro gioventù, pensoso e in
-disparte mira il tutto, nè gl'importa di spassi e d'allegria, canta,
-e passa così il più bel fiore de l'anno e de la sua vita, quantunque
-ricordi il
-
- Passer mai solitario in alcun tetto
-
-e il
-
- Vago augelletto che cantando vai
-
-del Petrarca, è immagine perfettamente reale. Invero il Mestica seppe
-da chi ancora se ne ricordava in Recanati, che un passero solitario
-stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di poi, su la croce in
-cima al cono del campanile di Sant'Agostino, il più antico del borgo.
-Ma questo passero, che il poeta cercò spesso con gli occhi ammalati
-in alto su la torre in mezzo al sole di primavera, che ascoltò con
-l'animo intenerito, diviene un amico e un fratello per lui, che passa,
-senza divertimenti, solitario, la sua giovinezza ricca unicamente
-d'un conforto e d'una gioia, quella del canto: sentimento, amore,
-vita per lui. E al cielo sereno, ove gli uccelli garrendo lietamente
-intrecciano i loro voli e dove s'alza la punta di quel campanile
-che ricetta il piccolo poeta alato ne la sua solitudine triste, fa
-riscontro la immagine, ammirabilmente nitida del borgo al tramonto, in
-cui risuonano le campane e le allegre scariche di fucile, mentre da le
-case si spande ne le vie la gioventù vestita a festa, lieta di vedere
-e d'essere veduta. Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario
-ne la remota campagna, o percorre a lenti passi la sua passeggiata
-favorita sul monte Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello,
-tormenta l'uomo e gli guasta quella malinconia così dolce, quantunque
-non scevra di desiderio e di rimpianto, con la visione di un avvenire
-non rallegrato più nè pur da la luce de gli affetti; d'un avvenire in
-cui si farà cocente il rammarico dei godimenti giovanili non gustati
-e perduti per sempre. La calda anima del poeta par che si sopisca ne
-l'altissima quiete del lago al meriggio, ne la pace infinita e nel
-silenzio.
-
-Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva non parergli più d'esser
-capace di amicizia, nè d'amore; ma mentre nega l'amore e le giovanili
-illusioni, le sente più soavi che mai. Il mondo è un paradiso a lo
-sguardo dei giovani, cui il cuore balza di speranze e di desiderio,
-cui la vita appare come una danza o un giuoco: ah! troppo brevi furono
-questi dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse di amare, _il
-viver suo fortuna avea già rotto_, chè la sua salute era perduta, la
-deformità sopravvenutagli ne' suoi migliori anni, insieme a la precoce
-esperienza de la vita, l'avevan fatto misero per sempre. Il suo cuore
-è di sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un ferreo sopore,
-estraneo ad ogni moto soave; nondimeno il volto d'una fanciulla basta
-a commuoverlo e a ridestargli un canto ne l'anima. Canta e ritorna
-continuamente a sè, persuaso «che le scritture e i luoghi più eloquenti
-sieno dov'altri parla di sè medesimo ...... Perchè quegli che parla di
-sè medesimo non ha tempo, nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi
-comuni, chè allora ogni vena più scarsa mette acqua che basta, e lo
-scrittore cava tutto da sè, non lo deriva da lontano, sicchè riesce
-spontaneo ed accomodato al soggetto, e in oltre caldo e veemente; nè
-lo studio lo può raffreddare, ma conformare e abbellire.»[76] Questo
-provano i versi stessi co' quali il Canto si chiude mirabilmente nel
-proposito ch'egli fa a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime
-d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi rive, nel desiderio non
-di felicità e nè pur di pace, ma di _lena e cuore a sospirare_.
-
-Ne _La sera del dì di festa_, il poeta ricorre col pensiero ad una
-donna di cui _pe' balconi rara traluce la notturna lampa_, mentr'ella
-dorme ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna, ignara
-de l'amore che ha acceso. Secondo il Mestica, in questa donna si
-dovrebbe riconoscere la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati,
-sorellastra di Giacomo; e _La sera del dì di festa_, sarebbe l'ultimo
-fra gl'Idilli, perchè «è ragionevole supporre che questo amore che si
-confessa tanto forte, abbia avuto qualche giorno di vita, e che non
-siasi spento alla maniera di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio
-nel cuore del poeta.»[77] Appar probabile che Giacomo vagheggiasse la
-Basvecchi, tanto più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli
-il fidanzamento di lei, la chiama _la tua Serafina_. Pure non riesce
-altrettanto chiaro che tale affetto fosse profondo e durevole: questa
-stessa poesia, che rivela un animo fortemente agitato, non si può
-dire tutta infiammata da una veemente passione; il poeta è sconvolto
-piuttosto da una tempesta di dolore che d'amore. L'antitesi fra la
-pace de la natura e la disperazione di lui è il motivo fondamentale e
-si palesa persino ne l'armonia del verso; l'idillio si alterna con la
-tragedia. La notte è dolce e chiara, la luna queta posa in mezzo a gli
-orti e il profilo nitido de le montagne si rivela nel sereno; la donna
-riposa ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano a la mente grati
-ricordi, ma v'è un'anima lì presso che confronta, quasi inconsciamente,
-quella dolcezza e quella pace col suo dolore; v'è un uomo, di cui gli
-occhi non brillarono mai se non di pianto e che disperato si getta per
-terra e invoca la morte e grida e freme. Passa un artigiano, che ha
-vegliato divertendosi e ritorna a casa cantando. Il giorno festivo è
-finito e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel giovane disperato
-e fremente divien pensoso: la sua mente, dimentica del proprio dolore,
-considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni grandezza, d'ogni cosa,
-e dopo aver contemplato un momento l'immensa scena del grande impero di
-Roma,
-
- . . . . . . . . e l'armi e il fragorío
- Che n'andò per la terra e l'Oceáno,
-
-risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la pace ed il silenzio in
-cui tutto posa il mondo, dove di quella rumorosa gloria non rimane più
-nè pur una debole eco. Il canto si perde, allontanandosi pe' sentieri,
-ed il Leopardi, con un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come
-fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando dolorosamente nel suo
-letto, a tarda notte sentiva stringersi il cuore ne l'ascoltare una
-simile voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta de gl'Idilli è già
-il poeta del dolore, ma di un dolore tutto giovanile, ora agitato
-da la veemenza de la passione, ora allietato da la dolcezza de la
-speranza, qua ruggente come in un grido di rivolta, là mite come in un
-sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i paesaggi, le scene, le
-immagini, formano tutto il suo mondo reale: la natura è l'amica sua,
-la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di canti qualche cosa di
-romantico, come notò il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura
-e nel sentimento tenero e malinconico; certo, limati e condotti a vera
-finezza estetica e perfezione di stile più tardi, serbano tuttavia il
-profumo, la grazia e la freschezza giovanile. Il poeta ha ritrovato sè
-stesso e, ne la sincerità de la sua inspirazione, il dolore contenuto,
-gl'impeti de la giovanezza avida d'amore, ricca d'alte aspirazioni,
-di nobili sogni, ma sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la
-solitudine, la dolcezza dei ricordi d'infanzia e d'adolescenza così
-vicini e già così lontani, tutto diviene poesia.
-
- *
- * *
-
-Per Giacomo Leopardi la donna era sempre, anche colpevole, un oggetto
-di reverente pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo nel fango,
-fa rimpiangere la freschezza e la grazia che ha perduto, ma di cui
-gli resta un lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già scritto quella
-Canzone _Sullo strazio di una giovane_ di cui bastò il titolo a mandare
-in furia il conte Monaldo, che v'immaginava _chi sa quali sozzure_. Un
-fatto vero e accaduto ne le Marche aveva dato inspirazione al Canto:
-un seduttore per opera del chirurgo aveva fatto uccidere col figlio
-nascituro la fanciulla, che già aveva amata.
-
-La Canzone rimane tuttora ignota, ma un pensiero incluso fra i ricordi
-giovanili del poeta, editi per la prima volta nel 1863 da la _Rivista
-Italiana_, ci dà qualche idea dei sentimenti che la inspirarono:
-l'autore si propone di scrivere _una poesia di qualsivoglia sorta sul
-Primo delitto o la vergine guasta_; pensa di prender qualche cosa da
-Orazio, od. 27, lib. III, _dove con molta verità esprime sommariamente
-i concetti di una fanciulla in quello stato_; gli par soprattutto degno
-d'osservazione il desiderio de la morte ed il coraggio proveniente dal
-rimorso, che fa bramare in quel momento anche a una timida fanciulla
-_di essere stata piuttosto tagliata a pezzi_. Se giudichiamo dal come
-il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo credere che essa
-fosse di un sentimento e di una delicatezza notevoli; infatti quando il
-Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader Giacomo dal pubblicarla,
-mostrava di non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva,
-evidentemente offeso: «Il mio povero giudizio e l'esperienze fatte di
-quella Canzone sopra donne e persone non letterate, seconda il mio
-costume, e riuscitemi assai più felicemente delle altre, mi avevano
-persuaso del contrario.» E alle rimostranze del Brighenti, Giacomo a
-sua volta si scusava, dichiarandosi deferentissimo al giudizio degli
-amici, ma aggiungendo che, per parlare schiettamente, aveva per quella
-Canzone _Sullo strazio_ un certo particolare affetto, come cosa che
-gli era venuta dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente a le
-sventure d'una donna giovane, bella, amante, tale da parergli degna
-d'esser felice; e se con tanta commozione, sempre anche ne gli ultimi
-suoi anni, considerò la sorte de le giovani vite femminili troncate,
-o minacciate da la morte, con commozione assai maggiore doveva aver
-meditato su la tragica fine de la giovane marchigiana.
-
-Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto un affetto, che
-risponda a l'ardore che sente in sè; a la vita e a la natura domanda
-soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non la trova, ne la sua stanca
-desolazione si crede _già stecchito, inaridito come una canna secca_,
-e morto ad ogni passione, anche_ alla stessa potenza eterna e sovrana
-dell'amore_; ben poco basta però perchè il suo cuore si risvegli; se
-non infrequente gli sorrideva la musa, era rievocata ben di spesso da
-un'immagine femminile. Tra il '21 e il '22 egli scrisse il _Consalvo_,
-la canzone _Nelle nozze della sorella Paolina_, l'_Ultimo canto di
-Saffo_ e la canzone _Alla sua donna_.[78]
-
-Il _Consalvo_, benchè pubblicato soltanto nel 1835, fu, secondo ogni
-probabilità, pensato ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo
-desiderio de la pietà femminile; il Leopardi non vi parla in persona
-propria, ma pone su la scena un uomo amante e una donna pietosa, nel
-bacio de la quale quegli muore confortato; essenzialmente soggettivo
-per natura e per la lunga abitudine di vivere ripiegato su sè stesso,
-per la nessuna conoscenza del mondo, anche qui dipinge sè medesimo: più
-volte dovette nei suoi migliori momenti, quando la disperazione cedeva
-ad una dolce malinconia, immaginare il conforto supremo de la pietà di
-una donna, che illuminasse di luce soave i suoi ultimi momenti; quindi,
-a ragione nota lo Straccali che non par punto necessario andare a
-cercare il primo motivo di questo canto fuori de l'anima del poeta.
-
-Si volle vederne le fonti[79] nei Pastorali di Longo Sofista, dove
-Dorcone morente palesa a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne
-l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita (Teseide), ne la nona
-novella de l'Heptaméron di Margherita regina di Navarra, e ne la
-leggenda di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che la pietosa avventura
-del trovatore provenzale fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del
-Petrarca,
-
- Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo
- A cercar la sua morte,
-
-versi chiariti anche dai commentatori antichi, e per la storia de la
-volgar poesia del Crescimbeni. Assai severo si mostrò il Carducci per
-il _Consalvo_ che a l'opposto è tenuto in gran pregio da lo Zumbini, il
-quale lo giudica una de le cose più perfette de la nostra poesia.[80]
-
-Qualche cosa del _Sogno_ rimane in questo Canto, dove le figure sono
-vaghe, sfumate come _specchiati sembianti_. La loquacità rimproverata
-al protagonista è una reazione al suo lungo silenzio, è il desiderio
-d'aprire, almeno una volta, a la donna quel cuore che fu sempre
-chiuso e che tra breve dovrà esser muto per sempre; Consalvo ha col
-Leopardi il desiderio de la morte, l'abbandono in cui è lasciato,
-l'esser schivo de la terra, l'amore cocente e timido, l'illusione
-di trovare ne l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento de
-la vecchiezza. Se l'immaginazione del poeta non fu sempre felice
-in questo Canto, vi hanno però immagini assai belle e sentimento
-sincero espresso con quella semplicità che è uno dei maggiori pregi
-leopardiani. Si è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda una
-donna veramente amata dal poeta, e supposto da alcuni che questa donna
-sia la Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi col nome di
-Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri ed il prof. Odoardo Valio vi
-supposero[81] adombrata Paolina Ranieri; queste ultime ipotesi cadono
-se, come appar logico, il Canto si attribuisce a la prima giovinezza
-del poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe obbiettare che il
-Leopardi pensasse a lei nel ricorreggere e quasi rifare il Canto negli
-ultimi anni de la sua vita. Dopo quel momento di molle dolcezza che gli
-dettava il _Consalvo_, il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto
-di virtù eroica spartana e, pur pensando a la donna e a l'amore,
-l'anima sua resta assorta impassibilmente da la contemplazione di un
-classico ideale ne la canzone _Per le nozze della sorella Paolina_.
-
-Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, ma le consuetudini
-de la famiglia, la severa ritenutezza che toglieva ogni espansione e
-lo stato d'animo del giovane, il quale nel suo dolore profondo vedeva
-tutto triste nel presente, e solo ne l'antichità credeva di trovare
-il mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni
-tenera effusione: non è inspirato da i domestici affetti, ma da l'amor
-patrio; e la donna, che vi si riflette è la figura classica de l'antica
-matrona. Qualche cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione; è
-però da notare che sarebbe stato crudele vantar le gioie de l'amore a
-Paolina, che stava per sposare un uomo non giovane, non piacente, certo
-non amato da lei: se questo si pensa, apparirà delicato e generoso quel
-mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio e forza per la dura
-battaglia de la vita. Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto
-di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la prima parte predomina
-il sentenziare breve ed austero, ne la seconda il cuore del poeta si
-scalda dinanzi a le antiche donne, non meno leggiadre che grandi; si
-commuove al loro dolore ed a la loro sventura; la fantasia ridesta
-dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori.
-
-Con l'immagine di Virginia finisce il Canto, lasciando nel lettore
-l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella donna. Evitò
-un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo silenzio
-nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche il
-popolo italiano per la virtù femminile.
-
-Il _Bruto Minore_ segna pel poeta il confine fra l'età de
-l'immaginazione e il prevalere de la scienza e de l'esperienza del
-vero: con Bruto spira quella giovanezza del mondo, che è rimpianta
-nel Canto _Alla Primavera_. La bella stagione tenta ancora il cuore
-gelido del poeta, che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza,
-e desta in lui un nuovo palpito, che gli fa chiedere con trepidazione
-s'egli sia ancora capace d'illusioni, se la natura sia ancora viva;
-gli risorgono dinanzi le belle immagini de le antiche favole, le
-candide ninfe che con piedi immortali danzano su le rupi scoscese e
-ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a tergere nel fiume da la
-polvere e dal sangue i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade,
-che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente naiade, la quale fa
-sgorgare l'acqua limpida da la sua urna; Eco solitaria che un doloroso
-amore cacciò da le sue giovani membra, e che per le grotte e pei nudi
-scogli ripete al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti umani. In
-queste femminili immagini mitologiche il poeta mette una vita che ce lo
-fa parere un uomo antico, veramente pietoso, veramente amante di esse;
-tale si crede e, al risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè, da
-che il Cielo è deserto de gli esseri amabili che un dì lo popolavano,
-egli esclama, il tuono cieco, errando per le nubi e le montagne,
-spaventa ugualmente innocenti e colpevoli; da che la patria educa le
-nostre anime malinconiche, restando estranea ad esse, inconscia di
-esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici, il nostro indegno
-destino e rendi al mio spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure
-tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra o nel mare, non dico
-pietosa, ma spettatrice almeno de la nostra sorte.
-
-Egli non chiede, non sospira più che l'ardore de' suoi primi affetti,
-l'illusione, almeno, di trovar un amore, una donna, che gli ridía
-le gioie de la speranza, se non de la realtà. Pochi sentirono come
-il Leopardi la potenza e il desiderio de l'amore e poche volte egli
-medesimo seppe dare a l'impeto de la passione un così delicato velo
-di tristezza come ne l'_Ultimo Canto di Saffo_. La Saffo del Leopardi
-non è la storica figura che la tradizione continua a considerare
-insieme poetessa eccelsa ed amante sventurata, benchè la critica
-abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una contemporanea ed
-emula di Alceo, l'altra più vicina a noi, infelice innamorata di
-Faone. Il Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda, nè a la
-storia, nè ai versi de la poetessa che ci rimangono; egli _intende di
-rappresentare la infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo,
-nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane_, intende di sfogare
-il suo proprio dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro fantasma,
-non la figura, ma l'anima de la donna, che avrebbe potuto comprenderlo.
-Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui la notte, la luna, la
-stella de l'alba; finchè il destino lo colpì, non d'un tremendo amore
-al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto bisogno d'amore, più
-tremendo ancora. Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti,
-egli sente un insolito gaudio quando per l'aria e pei campi trepidanti
-si aggirano i polverosi fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora
-il lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono per le valli profonde;
-il suono e la trionfante collera de le acque su la riva del fiume gli
-dà un senso gradito, perchè conforme a lo stato de l'animo suo; e pure
-egli, come la Greca infelice, sente ancora la beltà del cielo divino,
-de la rorida terra; la sente, ma è una nuova ferita per lui, cui i numi
-e l'empia sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita vaghezza.
-Ospite vile, dispregiato amante de la natura, anch'egli la guarda
-invano supplichevole, da che non gli sorridono più le aperte rive dei
-ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo estremo del cielo; da che non
-si sente più salutato dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure
-dei faggi; da che il candido ruscello, dove dispiega le acque pure a
-l'ombra dei curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede di lui.
-Come Saffo egli prorompe ne le disperate domande: di qual fallo, anzi
-di quale eccesso nefando mi macchiai prima di venire al mondo, perchè
-il cielo e la fortuna mi debbano così disdegnare? Qual peccato commisi
-bambino, quando la vita è ignara del male, perchè poi la mia spregevole
-esistenza avesse scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così prorompe
-nel dolore, ma tosto lo signoreggia: incaute parole furon le sue,
-poichè un'arcana volontà determina il destino, e tutto è misterioso
-fuor che il nostro dolore; progenie trascurata noi nascemmo al pianto,
-e solo gli Dei ne sanno la ragione. Benchè questo appaia in linguaggio
-del freddo criterio, che non vuol lasciarsi sopraffare da la passione,
-ne le frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno che soffoca
-la voce in un singhiozzo. Il Padre concesse di regnare nel mondo
-soltanto a la bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non valgono
-al virtuoso deforme. Tutto qui è amore e dolore, dolore tanto cocente
-che la catastrofe giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione
-de la morte par esca da le labbra de la poetessa con un sospiro di
-sollievo: sparse a terra le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà
-ne gli eterni regni, emendando il fallo crudele del cieco destino. Fin
-qui Saffo non ha nè pur accennato al suo amore, ma ora, determinata di
-morire, lascia sfuggirsi il suo secreto ne l'ultimo addio, che rivolge
-a l'amato, addio altamente patetico in cui parlan solo i sentimenti,
-che hanno inspirato tutto il Canto e che determinano la morte: affetto
-e dolore, ma senz'odio, senz'ira.
-
-La più cara fra le immagini che arrisero a la mente del poeta e che
-gli furon tormento e conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa
-solitudine, rivive nel Canto _A la sua donna_, in cui altri vide
-un'allegoria de la libertà, altri de la felicità. Il Giordani, nel
-1826, fu il primo ad affermare che il poeta nascondesse sotto il
-nome di _sua donna, gnarus temporum_, la _divina idea di libertà_,
-e più tardi (1830) chiamava il Canto un «celestiale inno d'amore a
-la libertà, il sommo di bellezza che si possa sperare da la poesia;»
-ma il Borgognoni[82] suppone che il Giordani interpretasse così quel
-Canto per liberare l'amico da l'accusa che facilmente poteva colpirlo
-in quel tempo, di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi
-però quando aveva voluto, malgrado i tempi poco propizi, aveva saputo
-manifestare apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno prova le
-Canzoni _All'Italia_, _Sul monumento di Dante_, _Nelle nozze della
-sorella Paolina_.[83] Maggior valore de l'autorità di P. Giordani ha
-la voce del poeta, che ne l'articolo critico non fa punto supporre
-d'aver voluto cantare altro che un ideale femminile; e che, se altro
-si volesse intendere, apparirebbe spesso strano ed oscuro nei versi de
-la Canzone. L'autore non sa se la sua donna, e così chiamandola mostra
-di non amare che questa, sia nata fin ora, o debba mai nascere; sa che
-ora non vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei, e la cerca
-fra le idee di Platone, ne la luna, nei pianeti del sistema solare, nei
-sistemi de le stelle.
-
-Come si potrebbe interpretare, pensando a la libertà, il sogno e i
-campi in cui essa appare, la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte
-e il trasvolare de l'anima sua tra la gente? E chi sarebbe l'altra,
-che potrebbe trovarsi pari a lei _al volto, a gli atti, a la favella_,
-e che _così conforme_ sarebbe tuttavia men bella assai? E certo
-apparirebbero anche troppo appassionatamente teneri i versi in cui il
-poeta chiama la vita rallegrata da quella donna _simile a quella che
-nel cielo indìa_. Come mai il senno eterno potrebbe sdegnare di vestir
-di sensibili forme quest'idea e farle provar _fra caduche spoglie_ gli
-affanni di _funerea vita_? Sì che nè l'autorità del Giordani, nè quella
-del Ranieri, che disse ad un amico aver il poeta intitolato da prima _A
-la libertà_ questo Canto, nè quella de lo Zerbini che anch'esso volle
-vedervi adombrata la libertà, valgono a sostenere tale supposizione,
-accettata tuttavia da molti. Nè pur interamente persuasiva mi par
-l'altra asserzione che la donna sia la felicità (v. G. Mestica),
-benchè infine pel poeta l'amore d'una vera _donna_ e la felicità
-sieno tutt'una cosa. Una osservazione importante è quella fatta da
-lo Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone _A la sua donna_ ne
-l'edizione del 1824 è posta dopo l'_Inno ai Patriarchi_, ne le edizioni
-seguenti e ne la definitiva napoletana venne separata dal gruppo de le
-poesie civili e posta fra quelle filosofiche e amorose.
-
-L'idealità platonica inspira questa Canzone, la quale tuttavia lungi
-da l'essere una fredda reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore di
-Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza aveva sentito vivissimo ne
-l'animo il desiderio d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile
-felicità che, illuso, credeva possibile ai mortali, ma che gli sfuggiva
-dinanzi quando più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude Cassi, cui
-può darsi ch'egli pensasse ne lo scrivere i versi:
-
- . . . . . . . . . s'anco pari alcuna
- Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella
- Saria così conforme assai men bella,
-
-o non si era avveduta del suo affetto o non se n'era curata;
-la Fattorini era morta; ed altre forse ch'egli ammirava, come
-la Basvecchi, non lo credettero degno d'un loro sguardo. A lui,
-tenerissimo ed immaginoso, doveva più che ad altri mai arridere una
-fantastica sembianza di donna bellissima e virtuosissima, capace di
-render beata la vita a l'amante; questo fu il solo, vero, costante suo
-amore; non mentì più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver amato lei,
-ma quella diva ch'ebbe vita soltanto nel suo cuore; di questa ricercava
-avidamente un'immagine reale ne le donne, che gli furon più care. Ne la
-Canzone _A la sua donna_ egli ebbe in animo di esaltare quel femminile
-eterno che da Dante a Goethe arrise ai poeti; avverata, quella sua
-dilettissima immagine e pienamente conforme a la sua idea, sarebbe
-tuttavia men bella assai, per questo solo che sarebbe reale e che il
-suo incanto maggiore è la luce di sogno che l'avvolge, il suo fascino è
-la lontananza, il mistero, l'essere irraggiungibile, inafferrabile.
-
-Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il Bonghi, il Sesler, il
-Borgognoni, il Colagrosso, il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della
-Giovanna, il Fornaciari, ec., interpretano tutti la Canzone _A la sua
-donna_ come rivolta ad un ideale femminile.
-
- *
- * *
-
-La monotonia de la vita di Giacomo veniva rotta dal suo primo viaggio
-a Roma che non gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni del cuore,
-cui egli aspirava. La zia Ferdinanda era morta, le donne ch'egli
-poteva frequentare gli parevano _bestie femminine_, eccessivamente
-_frivole e dissipate_, incapaci d'inspirare un _interesse al mondo_.
-Il teatro lo dilettava, concedendo al suo spirito l'illusione d'un
-mondo diverso dal reale,[84] e _La donna del lago_, data a l'Argentina
-ed eseguita da voci assai buone, gli parve una cosa stupenda: «Potrei
-piangere ancor io se il dono de le lacrime non mi fosse stato sospeso,
-giacchè mi avvedo pure di non averlo perduto affatto» — scriveva a
-Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio 1823). — Profonda
-impressione gli faceva il ballo, che gli sembrava comunicasse a le
-forme femminili un non so che di divino.
-
-Al ritorno a Recanati la sua malinconia si fa più nera. E pure,
-in tanto sconforto, la grandezza del suo cuore trionfa ed egli ama
-ancora la virtù. «En vérité, mon cher ami, le monde ne connait point
-ses véritables intérêts. Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu,
-comme tout ce qui est beau et tout ce qui est grand, ne soit qu'une
-illusion. Mais si cette illusion était commune, si tous les hommes
-croyaient et voulaient être vertueux, s'ils étaient compatissants,
-bienfaisants, généreux, magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un mot,
-si tout le monde était sensible (car je ne fais aucune différence
-de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus
-heureux?...»[85]
-
-Poco profonda, benchè non discara, l'impressione che gli restava del
-viaggio di Milano. Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta
-in Bologna: la tenera simpatia per Marianna Brighenti gli rendeva
-piacevolissime le ore e le serate ch'egli soleva passare in casa de
-l'avvocato modenese; questo fu il più dolce suo affetto in quella
-città, poichè a la dolcezza di esso non venne a fondersi alcun
-sentimento amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto per Madama
-Padovani, affetto rimasto fino a poco tempo fa ignoto ai biografi e
-di cui diede cenno per primo Camillo Antona Traversi[86] ne l'articolo
-_Gli amori bolognesi di G. Leopardi_, pubblicato nel periodico _Lettere
-ed Arti_ (Bologna, 15 novembre 1890); notizie maggiori ne diede
-il dottor Franco Ridella nel suo libro _Una sventura postuma di G.
-Leopardi_.
-
-Esaminando accuratamente l'Epistolario leopardiano, il Ridella ne
-ricavò tutto quanto a questo proposito se ne poteva trarre, provando
-come fosse senza dubbio quella Madama Padovani la _strega_ tanto bella,
-giovane e graziosa di cui parla il Leopardi ne la lettera 3 luglio 1827
-al Papadopoli; ma non riuscì nè a saper chi fosse la Padovani, nè ad
-averne altrimenti contezza.
-
-Ricercando notizie di questa signora a Modena, dove, secondo afferma
-il Leopardi stesso, viveva il marito di lei, da documenti e da
-testimonianze orali seppi ch'ella fu senza dubbio alcuno una Rosa
-Simonazzi, di Antonio e di Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in
-assai tenera età orfana di padre, fu educata da la madre insieme al
-fratello Natale, nato il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena,
-nel 1820, secondo i documenti che si trovano ne l'ufficio di Stato
-Civile a Modena, fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi Padovani di
-Pellegrino e de la Paola Verzoni, ispettore de la civica illuminazione
-e discreto suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici anni,
-onesto, buono, di condizione modestissima, per quanto di poi la Rosa
-si facesse chiamare _Madama_. Nei primi tempi del matrimonio ella
-attese a la casa ed ebbe un figlio, Antonio; ma poi, bella, di un brio
-indiavolato, leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo lodare la
-sua voce e la sua naturale disposizione a la musica, tolte a pretesto
-le condizioni economiche disagiate e la speranza di far fortuna, volle
-andarsene nel 1826 a Bologna per studiarvi il canto. Aggiungo che per
-motivi di gelosia fu divisa dal marito; non so precisamente in quale
-anno avvenisse la separazione, ma ho ragione di credere prima del
-1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo aver dimorato qualche tempo
-in altra casa, presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato tenore al
-servizio di Napoleone I ed avea cantato molti anni prima anche a Modena
-ne l'opera semiseria _La Griselda_ di Paer lasciando ottima memoria de
-l'arte sua e de la voce. In casa di lui (Casa Badini presso il teatro
-del Corso), già vecchio, ma povero malgrado i suoi trionfi e costretto
-a tener pensione per vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi. La
-signora era molto amica de la famiglia Stella, scrivendo a la quale
-Giacomo spesso la nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli Stella
-egli conoscesse la Padovani, poichè appar certo che la conobbe prima
-ancora ch'ella andasse ad abitare ne la sua stessa casa; infatti il 26
-marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella: «Debbo fare a Lei e a tutta
-la sua famiglia i complimenti di Madama Padovani, che abita _ora qui_
-ne la mia stessa casa e al mio stesso piano.»
-
-La Padovani era una donna del tipo che inspirò le più ardenti passioni
-del Recanatese, di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono
-rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma gli amori reali, di
-natura terrena benchè onesti, ebbero per oggetto donne da le forme
-giunoniche, da l'aspetto florido, dal portamento regale, da gli
-occhi luminosi e arditi, superbe e liete come dee de la classica
-antichità. Tale era Madama Padovani: di statura alta e di forme
-scultorie, riusciva attraente soprattutto pei grandi occhi vivacissimi,
-scintillanti di brio, di spensierata allegrezza, di malizia birichina,
-di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza, di nulla si compiaceva
-come d'essere ammirata e adorata, e probabilmente nè anche l'omaggio
-del giovane contino le riuscì discaro, per quanto ella non comprendesse
-affatto nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella era troppo lontana
-moralmente da la donna ch'egli vagheggiava per potergli piacere a
-lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo al primo momento,
-lasciarlo poi disgustato; quali altre cagioni di sdegno per lei ebbe
-il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane un mistero. Desideroso di
-farle cosa grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente per
-qualche accademia o spettacolo, al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa
-domanda e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette accadere che
-cambiò affatto i sentimenti del Leopardi verso la Padovani; un atto
-di sprezzo o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè la sua
-educazione era tutt'altro che fine e perchè l'animo del Leopardi, così
-dolce e così costante, solo da un'offesa al delicatissimo suo amor
-proprio poteva così improvvisamente esser mutato.
-
-Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che lo ringrazia del
-biglietto che gli ha mandato e de le cure che si è voluto prendere per
-l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non darsi altro pensiero
-di questa cosa, chè egli non vorrebbe veramente far trasgredire al
-segretario le sante leggi per proprio piacere. Gli dà, su la Signora,
-dei ragguagli certamente dimandati da l'altro; e ne le sue parole si
-sente un accento di poca stima e di poca simpatia; non certo un affetto
-presente, ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato soltanto de
-l'amarezza: «La mia signora è maritata, benchè non abbia qui il marito
-per la ragion sufficiente che il marito sta a Modena. È distinta per
-un paio d'occhi che a me paion belli e per una persona che a me e
-ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia altre distinzioni non
-so e non credo. Perciò ti prego a non darti altro pensiero di questa
-cosa....»
-
-Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse trattato di una persona
-di _grande distinzione_ si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il
-biglietto.
-
-Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826 si fa cenno ancora di
-Madama Padovani, che è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti
-ne la musica, ma è naturale che anche senza aver più per lei
-nessuna simpatia, il poeta la nomini a quegli amici di lei, da cui
-probabilmente gliene erano state chieste notizie. Così a Luigi Stella
-ne la lettera 25 luglio 1826 fa un cenno asciutto de la signora:
-«Madama Padovani è ancor qui, ed ho cagion di credere che vi stia
-contenta.» Ha _cagion di credere_, ma non ne sa più nulla di preciso.
-Più tardi, tornato a Bologna ne la primavera del 1827, ancor più
-asciuttamente rispondeva a lo Stella: «Madama Padovani è qui ancora.
-Essendo morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio; ed io
-non l'ho veduta dopo il mio ritorno; ma so che sta bene.» Molto
-ragionevolmente il dottor Ridella crede che Giacomo alluda a la
-Padovani ne la lettera al Papadopoli 3 luglio 1827, in cui gli dice che
-non sa perchè voglia dubitare de la sua costanza nel tenersi lontano
-_da quella donna_; quasi si vergogna a narrare che ella, non vedendolo
-più andar da lei, mandò a domandargli sue nuove, ed egli non ci andò;
-che dopo alcuni giorni lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che
-partì per Firenze senza vederla, che non la rivide più dopo la partenza
-del Papadopoli da Bologna; e si vergogna a raccontar questo, perchè par
-ch'egli voglia provar una cosa di cui l'altro gli fa torto a dubitare;
-aggiunge infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le grazie di
-quella strega sono tanto grandi che ci vuol molta forza a resistere.»
-
-Poichè il Leopardi aveva una naturale e delicata ritrosia a confidare
-le offese fatte al suo amor proprio, non è probabile ch'egli avesse
-parlato al Papadopoli del fatto che era stato causa de la rottura fra
-lui e la Padovani; e non parrebbe inverosimile che di questo fatto
-quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe sempre più la ferma
-durezza del Leopardi verso quella donna. Un ultimo cenno su la Padovani
-si trova in una lettera di Paolina, a la quale il poeta doveva aver
-parlato di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828 la sorella
-di Giacomo, a proposito di cantanti, narravagli che la _sua Madama
-Padovani_[87] aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno
-e con buon esito, ed aggiungeva: «Ma a te che te ne importa? Io già
-lo so che non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo dei tuoi
-racconti, delle tue conoscenze.»
-
-La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente, ma non lasciò
-alcuna fama di sè, il suo nome rimase sconosciuto anche ai più
-diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali. Solo ho potuto
-sapere ch'ella cantò a Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera
-_Zelmira_, eseguendo la parte di _Emma_, confidente; ma con poco buon
-esito, tanto che non fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie di
-quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta poco. Per questo essa fu
-costretta di recarsi a l'estero e di cambiar nome; sì che rimanendo
-ignoto il pseudonimo da lei preso, manca ogni mezzo per ulteriori
-ricerche. Alcuni Modenesi già innanzi con gli anni ricordano d'aver
-sentito parlare di lei artista, rammentano ch'ella fu lungamente a
-l'estero, specie in Russia, a Mosca, di dove però fece ritorno tanto
-povera ch'ebbe bisogno di chieder più volte sussidi al comune. Morto
-Luigi Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno de lo stesso
-anno domandò una pensione al Municipio; la supplica, che si conserva
-ne l'archivio comunale di Modena, è corredata da una fede di nascita
-da cui resulta che la postulante fu battezzata ne la parrocchia di
-San Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre dagli atti matrimoniali
-appare nata nel 1802; non ho potuto chiarire questa sconcordanza, ma su
-l'identità de la persona non v'ha dubbio. La Rosa ottenne la pensione
-che fu di lire settecento venti annue e la godette solo per poco più
-di due anni, perchè il 18 settembre 1871 finì di vivere. Un vecchio
-professore, il quale la conobbe personalmente afferma che già carica
-d'anni e di malanni era tuttavia sempre bellissima e allegra, tanto
-da far immaginare quale splendida creatura avesse dovuto essere in
-gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare Giacomo Leopardi e
-vantarsi d'averlo intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar
-comprendere chiaramente che ella era stata amata dal poeta; e questo
-è pure narrato da una vecchia parente de la Padovani. A porre in
-dubbio l'amore del poeta per la cantante non vale il notare che fra
-la data de la lettera al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al
-Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de l'amore per la Malvezzi,
-perchè quando il poeta scriveva la prima, la sua fugace passione per la
-cantante era già svanita; nè è strano che ancora nel '27 il Papadopoli
-gli chieda de la Padovani, perchè, stato quasi sempre assente da
-Bologna, egli probabilmente nulla poteva sapere de l'amore che l'amico
-suo aveva provato per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe l'obbiezione
-su l'età de la Padovani (la strega, dice il Leopardi, è giovanissima);
-ora è quasi certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque anni; ma ne
-avesse pur avuto qualcuno di più, qual meraviglia che, bella come era,
-apparisse giovane assai al Leopardi che amò la Cassi ventiseienne, la
-Malvezzi già sui quaranta, la Targioni Tozzetti già oltre i trenta.
-
-Più veemente ed altrettanto infelice fu l'amore del Recanatese per
-la Malvezzi, la colta dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa
-affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo ch'ella potesse, se
-non corrispondere, compatire al suo amore.
-
- *
- * *
-
-Le _Operette morali_ come i _Canti_, benchè con intento più satirico,
-ci danno l'immagine de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione
-del mondo; però assai più di rado vi si riaffacciano la donna e
-l'amore, a punto perchè più difficilmente il Leopardi osa ridere di
-essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la _Storia del genere umano_, che
-è quasi un proemio a tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso,
-chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore celeste e con tanto
-sincero entusiasmo, che fa quasi pensare aver egli scritto tutta la
-prosa per giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse la canzone
-_All'Italia_ per rifare il Canto di Simonide; ma mentre quest'ultima
-canzone manca di euritmia fra le parti, _La storia del genere umano_ è
-ammirabile così per la proporzione, per l'ordine, per la grazia e per
-la finezza de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene in sulla
-terra (_l'amor celeste_), sceglie i cuori più teneri e più gentili
-delle persone più generose e magnanime; e quivi siede per breve spazio;
-diffondendovi sì pellegrina e mirabile soavità ed empiendoli di affetti
-sì nobili e di tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, cosa
-al tutto nuova nel genere umano, piuttosto verità che rassomiglianza
-di beatitudine.» La storia de l'infelicità umana, che è resa in questa
-prosa secondo il mito pagano, è narrata secondo il mito cristiano ne
-l'_Inno ai Patriarchi_; ne la prima il Leopardi si rifugia, come in un
-ignorato eliso, nel suo sogno d'amore; ne la seconda gli arride lontana
-l'età de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del suo destino:
-qui e là un sogno lo consola del vero. La _Storia del genere umano_,
-ampliata a significar le sorti de l'intera umanità, è la storia de
-l'uomo, o meglio la storia del Leopardi, felice ne la prima infanzia,
-quando la vita è solo vegetativa, men felice, ma bella ancora ne la
-prima adolescenza, quando l'immaginazione fingeva a lui di là dai monti
-del suo orizzonte, _arcani mondi_, arcana felicità. A quei viaggi de
-gli uomini antichi, i quali vanno visitando lontanissime contrade,
-corrispondono gli studi di Giacomo, i quali limitano intorno a lui
-l'universo che lo aveva affascinato con le apparenze de l'infinito e
-gli fanno, come a quegli antichi, crescere la _mala contentezza_ sì
-che, non ancor uscito da la gioventù, egli è occupato da l'_espresso
-fastidio dell'esser_ suo; e come quelli a questo fastidio cercavano un
-rimedio ne la morte, così egli siede presso la fontana del giardino
-paterno, pensoso di finire in quelle acque il suo dolore. Giove
-propaga i termini del creato e lo adorna; così gli studi accrescono
-l'orizzonte intellettuale del Recanatese, ma il rimedio è peggiore del
-male, poichè le vaghe immagini e il popolo dei sogni sfuggono dinanzi
-a lui; e come gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde la fede
-e se ne consola adorando i divini fantasmi de la virtù, de la gloria,
-de la patria, insieme ai quali lo alletta per la prima volta l'amore
-reale. Come quelli egli darebbe volentieri il sangue e la vita per tali
-fantasmi, ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione filosofica,
-lo accende del desiderio de la verità, e questa gli toglie ogni gioia,
-ogni conforto, gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo sollievo
-gli rimane l'amore, non materiale come prima, ma ideale e purissimo.
-Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa ripensare a quella
-specie di _delirio e di febbre_ da cui fu preso, quando l'intima
-conoscenza de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato un sublime
-ricambio d'affetto.
-
-La _Storia del genere umano_ al Bouché Leclercq rammentò quei quadri
-de la scuola bolognese in cui un'apparizione celeste aleggia sopra
-le figure principali e manda riflessi luminosi fin ne gli angoli più
-oscuri.[88]
-
-Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo del desiderio e il felice
-delirio del cuore e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza, un
-disdegno che non son quasi che il rovescio di quell'amore e di quel
-delirio.
-
-Ne l'argutissima _Proposta di premi fatta dall'Accademia dei
-Sillografi_ una freccia pungente è rivolta contro le donne, incapaci
-di fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta mite malinconia!
-Come egli l'ha cercata dovunque quell'adorabile _donna che non si
-trova_; come l'ha vagheggiata persino ne le pagine del conte Baldassar
-Castiglione, ed ha invidiato dal profondo de l'animo appassionato
-e deluso Pigmalione antico _che si potè fabbricare la sposa colle
-proprie mani_; e come gli si stringe il cuore nel non trovar per essa
-un miglior paragone che l'araba fenice del Metastasio! La donna fedele
-e che può render felice l'uomo è ancora da _inventare_; cinquecento
-zecchini de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero) a chi ne
-sarà l'autore.
-
-Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva essere in uno de' suoi
-momenti meno tristi, poichè un sincero umorismo lo inspira. Si sente,
-come dice il Bouché Leclercq, _qu'il a des larmes dans la voix_, si
-sente ch'egli ha sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi di
-amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi solo in quella sua alta
-aspirazione a le opere virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli ha
-anelato con tutta l'anima a l'amor sincero di una donna, ma la serenità
-del suo spirito gli permette di scherzare sui suoi errori e su le sue
-delusioni.
-
-Alcune prose del Leopardi e questa sua _Proposta di premi_, fra le
-altre, provano quale squisito umorista egli avrebbe potuto essere, se
-non fosse stato così sconfinatamente infelice; invero quanta felice
-arguzia in quell'enumerazione di macchine, che si spera saran trovate
-col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo di salute, che scampi da
-l'egoismo, dal predominio de la mediocrità, da la prospera fortuna de
-gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale noncuranza e da
-la miseria de' saggi, de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora
-nei premi immaginati!
-
-Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi col dialogo de _La
-Natura e di un'anima_. Lo spirito, cui la natura dice: _vivi e sii
-grande e infelice_, è quello stesso del Leopardi, che desolato di
-riconoscere vano il suo immenso desiderio di felicità e di sentire ne
-la propria eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne la vivacità
-de la sua immaginazione, altrettante cause d'ineffabile soffrire,
-sconfortato de la gloria stessa, che non si ottiene in vita e talora
-nè pure in morte, nè anche da gli eccelsi, maledice la sua grandezza e
-chiede d'esser conforme al più stupido, insensato spirito e di morire
-il più presto che si possa.
-
-Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno, se il sorriso di una
-Elvira gli avesse aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso in
-cui egli avrebbe veduto cangiarsi la terra desolata, non sarebbe stato
-eterno; ma la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato l'infelice
-da la disperazione.
-
-A l'uomo, cui manchino la potenza di agire e gli affetti, qual
-rimedio rimane contro la noia, se non i sogni e le fantasticherie?
-Così il Leopardi nel dialogo _Torquato Tasso e il suo gemo familiare_
-(imitazione, ma piena d'originalità, del _Messaggero_ de lo stesso
-Torquato); il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del Canto ad Angelo
-Mai; mandandolo in terra il cielo preparava a gli uomini l'esempio
-d'una mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore, nè pur dal
-dolcissimo canto confortato. E che è questo Tasso se non il Leopardi
-medesimo?
-
-Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore per Leonora, e ne le parole
-di lui senti la voce stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce la
-natura di quasi tutti gli amori leopardiani: l'amata gli pare da vicino
-una donna, da lontano una dea, e quel che più gli duole è che le donne
-stesse tolgano ogni splendore a l'immagine loro ch'egli si forma con
-la fantasia: ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli
-l'ideale. Quando egli sogna la sua donna, sfugge il giorno dopo di
-rivederla chè, se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne
-la favella a l'immagine sognata, non sarebbe più la stessa, avrebbe
-perduto gran parte del suo incanto.
-
-Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie è solo quella di
-consumare la vita, questo è pure l'unico intento che ci si possa
-proporre. Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione
-s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal dolore a l'amarezza; da
-l'amarezza, al sarcasmo; ecco la storia di quell'anima. Così qui
-il dialogo tutto ha un'intonazione malinconica e dolce, la chiusa è
-aspramente sarcastica. _Dove sei solito abitare?_ — chiede Torquato
-al suo genio. — _In qualche liquore generoso_, — risponde questo; — da
-prima il Leopardi aveva scritto _nel tuo bicchiere_.
-
-Ma il sarcasmo non dura, non può essere abituale in quell'animo
-altamente buono, che si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e
-profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le umane sventure.
-
-Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi spiega la sorte sua:
-nato con disposizione grandissima ad amare, ma per la sciagurata
-forma del corpo disperato di poter ottener altro che amicizia, e
-per la stessa ragione poco atto ai pubblici negozi, e pur dotato
-d'ingegno grandissimo, che accresceva fuor di modo la molestia di
-queste condizioni, come Socrate anche il Leopardi _si pose per ozio
-a ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi e delle qualità
-de' suoi cittadini: nel che gli venne usata una certa ironia; come
-naturalmente doveva accadere a chi si trovava impedito di aver parte,
-per dir così, nella vita_. Ma anche in lui la mansuetudine e la
-magnanimità innata fecero che l'ironia non fosse sdegnosa ed acerba, ma
-piuttosto riposata e dolce. Le occupazioni, fossero negozi o trastulli,
-eran ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri reali anteponeva
-d'assai quelli de le false immaginazioni; tutte infelici gli parevan
-le condizioni de la vita e tutte press'a poco ugualmente povere di
-beni e ricche di mali, nè rimedio a questi era per lui la filosofia.
-Come l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare, che si compiace
-di scostarsi dal comune de gli uomini e che pur disprezzando nel suo
-pessimismo e l'umanità e la natura e l'universo, non sa odiare, anzi è
-naturalmente e quasi inconsciamente disposto a sentimenti affettuosi,
-i quali non lo compensano, ma lo consolano, alcun poco de gli affetti
-eroici ed ardenti per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura
-gli negano. «Sono nato ad amare, ho amato e forse con tanto affetto
-quanto può mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non sono ancora,
-come vedete, in età naturalmente fredda, ne forse anco tepida, non mi
-vergogno a dire che non amo nessuno fuorchè me stesso, per necessità di
-natura, e il meno che mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto
-a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione di patimento agli
-altri.»
-
- *
- * *
-
-A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile passione de la sua vita,
-un amore ardente come il primo, ma di cui l'illusione durò ben più, e
-ben più tormentose furono le sofferenze che gliene vennero, quando quel
-caro inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero che la donna
-amata a Firenze dal Leopardi fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici,
-altri la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per prima immaginò che
-de la Buonaparte il poeta fosse innamorato; egli stesso lo nega in una
-lettera a Carlo.
-
-La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e amantissima de gli studi,
-radunava in casa propria i più insigni letterati ed artisti di Firenze,
-fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei scolpì la Psiche, il
-Niccolini, il Carena, il Leopardi; amico pure le fu il Giordani. Ella
-è nota specialmente perchè restaurò la casa di Giovanni Boccaccio,
-di cui aveva fatto acquisto. Su i rapporti di lei col Leopardi non
-molto ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste al Ranieri
-diranno di più; ad ogni modo ella fu certo ospitale e gentile verso
-il Recanatese; ma quel che fu detto e recentemente sostenuto dal
-professore A. De Gubernatis cioè che ella fosse l'Aspasia, non mi
-appar probabile. Il sapere che la marchesa Carlotta era amabile,
-colta, che aveva un albo di autografi preziosi, di cui qualche cosa
-deve rimanere ancora e in cui scrisse il Leopardi; il ricordo de le
-sale veramente ricche e profumate del palazzo di lei, la sua amicizia
-pel poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato de la dama,
-mentre molte ragioni avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la Fanny
-Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono intimi durante la loro
-dimora a Firenze il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non fosse
-la Lenzoni il difetto di lei che, essendo gobba, benchè del resto
-piacente, non avrebbe potuto esser chiamata dal Leopardi così verista
-_beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria, sola vera beltà,
-la più bella fra tutte le donne_; debbo aggiunger qui però che altri
-vuole la gibbosità fosse un'amabile invenzione de le _buone_ amiche de
-la dama, la quale soleva stare un po' curva. Ella quando conobbe il
-poeta era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo, l'uso ne le dame
-d'averne uno era comunissimo e l'aver il Leopardi scritto in quello
-di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la Targioni.[89] Questa era
-vicina di casa del Leopardi, abitava in via Ghibellina; donna giovane
-ancora, poco più che trentenne quando lo conobbe, di rara bellezza,
-univa ad essa una grande amabilità e una perfetta arte di piacere.
-Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore ne l'Arcispedale di
-Santa Maria Nuova e ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la
-Crusca e direttore del giardino botanico, godeva di gran fama e riuniva
-spesso in casa sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza abituale
-nei Targioni, e anzi maggiore per il nome già illustre che possedeva,
-Giacomo vi si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e la grazia de la
-Fanny e l'ingegno del professore. Quando poi la primavera, come sempre,
-gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per quella donna divampò
-in amore. Tutto fa credere che fosse la Targioni la bellissima e
-amabilissima signora per la quale il poeta con tanta premura domandava
-e raccoglieva autografi; anzi a questo proposito è da notarsi che per
-accontentar lei il Leopardi si fece mandare da Paolina il protocollo
-de le lettere a lui scritte da vari letterati e che di queste lettere
-anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono tre fra le carte di
-casa Targioni-Tozzetti, nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione
-risvegliatasi ardentissima nel Leopardi gli fu da prima causa di
-inenarrabili dolcezze, il suo animo sereno e lieto come non era stato
-mai, dava adito persino a un compatibile sentimento di vanità, o di
-cura almeno de la propria persona, poichè certo il poeta pensava a la
-donna cui avrebbe voluto piacere, quando scriveva a Paolina (21 agosto
-1830) d'aver fatto ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino, e si
-compiaceva che paresse nuovo e gli stesse molto bene.
-
-Il _Pensiero Dominante_ ci rivela lo stato d'animo di lui durante il
-primo periodo di questo suo affetto: il pensiero amoroso lo domina
-interamente, terribile ma caro dono del cielo; tutti gli altri si
-dileguano, tutte le opere, tutta la vita son divenute un nulla,
-una noia intollerabile in confronto a la gioia celeste che quello
-gli procura; le solite meditazioni, le solite compagnie divenute
-incresciose, il poeta non intende più come altri possa aver desideri,
-sospiri non somiglianti al suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par
-ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de l'animo suo che ha sempre
-disprezzato i cuori ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai a
-subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà. L'amore gli pare la sola
-discolpa al destino, che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza
-frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti anni una così misera
-vita per giungere in fine a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di
-tutti i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza, pur che
-conducesse a tal meta. In quel nuovo paradiso dimentica lo stato
-terreno ed è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali. Ma
-il dolce stato d'animo poco dura e ben presto il poeta non sospira più
-l'amore soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere ad ogni modo
-sopportabile la vita, bensì ripensando al verso di Menandro:
-
- Muor giovane colui ch'al cielo è caro,
-
-agogna due cose belle, _amore e morte_: l'uno il più grande dei beni,
-l'altra fine d'ogni male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni,
-il poeta augura o l'uno o l'altro di questi dolci signori,
-
- Al cui poter nessun poter somiglia;
-
-per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte pietosa, certo
-ch'essa lo troverà orgoglioso, renitente al fato, non benedire al poter
-che l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana, ogni conforto stolto,
-aspettar solo serenamente l'ora in cui poter piegare addormentato il
-volto nel seno virgineo de la funebre dea.
-
-Questa fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega
-a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione
-pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo
-e timido, perchè conscio de la propria inferiorità materiale e dei
-doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella
-dovette comprender benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva certa
-coscienza di esser stato capito.
-
-Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali
-che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo
-secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere
-a quel disgraziato affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a Roma
-il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là cinque mesi e mezzo, si
-duole di quel soggiorno come di un esilio acerbissimo. Malgrado le
-spiegazioni che ne furon date, mi pare che di questo viaggio non si sia
-ancora chiarita sufficientemente la ragione. Il _romanzo_ di cui parla
-Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831) è certamente un romanzo
-_suo, suo_ così il dolore e _sue_ le lacrime; infatti come altrimenti
-avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo _forse avrò forza di
-narrarti ogni cosa_»; e noto pure che ne l'altra lettera de l'ultimo
-de l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere ancora su le cose
-che quegli gli aveva dimandate, e cioè, come appare dal contesto, su le
-cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente dovrei scrivere per
-informarti del _mio stato_ in maniera sufficiente.» Gli aveva chiesto
-la Fanny d'allontanarsi per qualche tempo? Non mi pare improbabile.
-Una volta sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera rispettosa,
-riservata, ma ne la quale chi abbia bene studiato il carattere di lui,
-intravede un profondo sentimento, specialmente se la confronta con le
-lettere ad altre donne che pure senza dubbio egli amò, per esempio con
-quella da Recanati a la Malvezzi: non scrisse prima per non darle noia,
-ma non vuole che il silenzio le paia dimenticanza, benchè ella forse
-sappia _che il dimenticar lei non è facile_. Le parla di sè e de le
-proprie idee con effusione e poi si duole di rattristar con esse lei
-_che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere nella vita e
-trionfar del destino umano_. S'ella si degnerà di comandargli sarà per
-lui _una gioia e una gloria di servirla_. Il 22 marzo era di nuovo a
-Firenze e passò alcuni giorni lieti; la sua stima per la Fanny non era
-forse profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente appassionato così
-ch'egli non viveva che per quella donna, dimenticando dinanzi a lei il
-proprio orgoglio, la propria fierezza e quasi la propria dignità. La
-Fanny, annoiata di quella passione, seccata forse da le ciarle che se
-ne facevano, non trattò più il Leopardi con la consueta gentilezza, ma
-non per questo riuscì ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832,
-lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni, lontano il Ranieri
-ch'era a Bologna per seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi di
-sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere l'assegno a la famiglia,
-Giacomo si sentiva tuttavia rivivere, ricevendo un biglietto de la
-donna amata, cui rispondeva una lettera timida e rispettosa anch'essa,
-ma che rivela ancor più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice fra
-l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e sempre occupato in quel suo
-amore, che lo fa per più lati infelice. E _pure certamente l'amore e
-la morte sono le sole cose belle che ha il mondo e le sole, solissime
-degne di essere desiderate_. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice,
-che faranno le altre cose che non sono nè belle, nè degne dell'uomo...
-_Addio, bella e graziosa_ Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi,
-sapendo che non posso nulla. _Ma se_, come si dice, _il desiderio
-e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi_.
-Ricordatemi a le bambine e credetemi sempre vostro.»
-
-L'autunno e l'inverno passarono tristemente pel poeta sempre più
-malfermo in salute e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo di
-quest'amore non si sa. Nel maggio del 1832 il Leopardi era sempre
-accolto con gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla certo di
-loro ne la lettera a Paolina (22 maggio 1832), annunziandole d'averle
-mandato il pus che Carlo desiderava, avuto da lui per mezzo _di uno dei
-primi medici di Firenze_. E la gentilezza più ancora che del Targioni
-era de la Fanny, la quale s'era provveduta di quel pus per mandarlo
-ad un suo fratello; poi per fare un piacere al Leopardi, glielo aveva
-ceduto, aspettando di averne più tardi de l'altro.
-
-Certo la fine di quest'amore fu una delusione compiuta che portò ne
-l'animo del Leopardi un dolore disperato, e lo persuase a seguire il
-Ranieri a Napoli. Altri vuole che il Ranieri stesso, il quale era molto
-ne le grazie de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore de l'amico e
-pregato la donna ad essergli compassionevole, finisse con lo svelare
-a l'infelice come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse dal
-canzonarlo coi conoscenti. Il poeta perdette allora persino la speranza
-ne la pietà de l'amata, persino la fede ne la gentilezza de l'animo
-di lei e scrisse i versi _A sè stesso_, i più tragicamente desolati
-che sieno usciti dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata quella
-tempesta, più tardi a Napoli, ne la primavera del 1834, ricordando,
-scriveva l'_Aspasia_ e nascondeva sotto questo nome la donna amata,
-perchè bella, colta, ospitale. La immagine di lei gli riappare spesso,
-visione superba, e il profumo di una piaggia fiorita, di una via
-cittadina olezzante di fiori, gli risveglia sempre il ricordo dei
-vezzosi appartamenti tutti odorati di fiori primaverili in cui la vide
-con una veste violetta, adagiata sopra un divano ricoperto di pelli,
-circonfusa d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare baci sonanti
-su le labbra de' suoi bambini, stringerseli al petto e porgere a loro,
-ignari de le sue cagioni, il collo candidissimo.
-
-Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è quello d'una donna
-ammirabilmente bella, civetta, di poco cuore e di non grande
-intelligenza. Che in questo ritratto vi sia alcunchè di soggettivo è
-certo; ma calmato il primo furore il poeta non parla più agitato da
-la passione, bensì ritorna con sufficiente calma ai giorni del suo
-amore e de le sue pene, una grande amarezza gli resta ne l'anima e
-un non celato disdegno di quella donna in particolare e de la donna
-in generale. Ne l'_Aspasia_, poesia sincera e originale se altra mai,
-v'è pur qualche cosa che rammenta _L'amante rigettato_ del Baldovini
-(sec. XVIII), poesia che il Leopardi conosceva ed ammirava certamente,
-poichè l'accolse ne la sua _Crestomazia poetica_. Certo ben altro è il
-sentimento tragico del Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro
-del Baldovini; pur questo è, per dir così, la prima nota di quella
-gamma.
-
-Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne l'amata il proprio ideale
-inchinando ed amando questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira ed
-incolpa a torto la donna:
-
- . . . . . . . . Che se più molli
- E più tenui le membra, essa la mente
- Men capace e men forte anco riceve.
-
-Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri da lei inspirati,
-nè mai potrà intenderli; quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge
-talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, mentre l'Aspasia reale non
-soltanto è viva, ma tanto bella che a parer del poeta supera ogni altra
-donna. Ora mi sia permessa in fretta un'osservazione: che il poeta
-scrivesse questo Canto a Napoli ne la primavera del 1834 è certo, anche
-per quell'accenno al mare de l'ultimo verso; da le frasi _bella non
-solo ancor, ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre avanzi_, è
-chiaro che il poeta aveva riveduto e da poco la donna cara; come rivide
-la Targioni, se non uscì più di Napoli e, a quanto si sa, a Napoli ella
-non andò?
-
-Il poeta, conosciute le arti e le frodi de l'amata da la dolce
-somiglianza di lei con l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto
-a tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora ella si vanti d'aver
-posseduto il cuore di lui, d'averlo visto supplichevole, timido,
-tremante, privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni voglia, ogni
-parola, ogni atto di lei, impallidire a' suoi superbi fastidi, brillare
-in volto ad un segno cortese, cambiare colore e sembiante ad ogni
-suo sguardo; l'incanto è caduto ed egli contento abbraccia senno con
-libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza errori gentili la vita è
-una notte invernale senza stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza
-conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto.
-
-Il suo eccelso ideale de la donna rimane così oscurato da l'imagine
-di una donna reale, per la quale con l'amore venne meno in lui anche
-la stima, e quell'impressione dolorosa e cupa non può più cancellarsi
-da l'animo suo. Nei _Pensieri_ (XXXIV) dirà che i giovani credono di
-rendersi amabili fingendosi malinconici e che la malinconia quando è
-finta può per breve spazio piacere, massime a le donne; ma che a lungo
-andare non piace che l'allegria, perchè il mondo ama non di piangere,
-ma di ridere; tacciando così, come nota il Castagnola, di crudeltà
-e di egoismo l'umanità, e, aggiungo, le donne in particolare, di cui
-ha soprattutto parlato. Altrove affermerà come le donne quasi tutte
-si cattivano e si conservano con la noncuranza e col disprezzo, col
-fingere di non curarle e non stimarle; e troverà la vita piena di genti
-che «mirate non mirano, che salutate non rispondono, che seguitate
-fuggono, che, voltando loro le spalle, o torcendo il viso, si volgono,
-e s'inchinano, e corrono dietro ad altrui.»[90] Dirà ancora che la
-donna è come una figura del mondo, del quale è propria generalmente
-la debolezza; che l'una come l'altro si acquista con ardire misto di
-dolcezza, con tollerare le ripulse, con perseverare fermamente senza
-vergogna;[91] e scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce sempre
-a nulla, o certo è malissimo fortunato, chi li ama d'amore non finto e
-non tepido, e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il mondo è,
-come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta.»[92]
-
-Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia de la Tommasini, le
-tenere e devote cure de la Ranieri e la vera calma succeduta ne l'animo
-suo, quando fu in tutto e veramente acquietata la passione per Aspasia,
-modificarono questo suo pessimismo verso la donna, come parrebbe
-attestarlo la Canzone _Sopra un bassorilievo antico sepolcrale dove
-una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi
-dai suoi_, e in parte anche quella _Sopra il ritratto d'una bella donna
-scolpito nel monumento sepolcrale della medesima_. Ne la prima forse il
-poeta ripensa a Silvia, a Nerina, morte anch'esse giovani e belle e,
-pur quasi convinto che la sepolta debba dirsi beata, sospira pensando
-al destino, chè ai più costanti un'alta pietà invade il petto nel
-veder perire una fanciulla, quando la regina bellezza si dispiega ne
-le sue membra e nel suo volto, il mondo le si inchina, la speranza le
-fiorisce ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati che, perdendo
-la diletta persona, rimangono quasi scemi di sè stessi, e chiede a la
-natura come possa strappare l'amico a l'amico, il fratello al fratello,
-i figli al padre, a l'amante l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già
-un egoistico compiacimento di veder distrutta una femminile bellezza,
-mentre la bellezza femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel Canto
-_Sopra il ritratto d'una bella donna_; l'antitesi fra la figura de
-la vivente, dal dolce sguardo, dal labbro da cui par traboccare il
-piacere come da un'urna piena, da l'amorosa mano, dal seno che faceva
-impallidire la gente; e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile
-non meno pel poeta che pel lettore. In lui non è alcun misero e volgare
-sentimento di basso e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano
-Canto de l'odio questo, è la meditazione austera e tragica del
-_misterio eterno dell'esser nostro_. Il disdegno è tutto rivolto a la
-natura e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: se non siamo che
-polvere ed ombra come in noi così alti sentimenti? Se anche in parte
-v'è in noi qualche cosa di gentile, come i nostri moti e pensieri più
-degni son desti e spenti così facilmente da così basse cagioni?
-
- *
- * *
-
-Nessuna prova ci resta dei sentimenti che Giacomo Leopardi provò per
-Paolina Ranieri, confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo
-ch'egli la paragonava a la propria sorella e che faceva gran caso
-perfino del nome di lei: sì che non è troppo ardito il supporre che
-qualche luce di speranza e di tenerezza gli venisse da quella compagnia
-gentile e temperasse la desolazione de l'animo suo, il quale aveva
-visto svanire i più cari sogni nel nulla eterno e ne l'immensa vanità
-d'ogni cosa umana.
-
-Tutta la sua vita passò in un inesaudito desiderio d'amore, e quasi mai
-egli potè avere nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè tante altre
-cagioni di soffrire gli avessero dato la natura e la sorte, questa fu
-la più tremenda. Ardeva di trovar una donna che lo amasse e non credeva
-di poterla trovare; conscio con nobile orgoglio de la nobiltà de
-l'animo suo e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio che questi sono
-i più alti doni che natura possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia
-persuadersi che bastassero a compensare a gli occhi di una donna
-la sua disavvenenza. E, desolatamente afflitto di questa, perchè la
-vedeva opporsi, come insuperabile ostacolo, fra l'anima sua e l'amore,
-sentiva la donna lontana, irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo
-di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva uno di stanca desolazione, in
-cui gli mancavano i dolci affanni e persino il dolore; ma, piangendo
-la vita fatta per lui esanime, sentiva ancora che il suo cuore era
-vivo. Poi anche quest'ultimo sentimento si spegneva; quasi insensato,
-attonito egli non domandava più conforto; le eloquenti voci de la
-natura eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, la mano offertagli,
-_candida ignuda mano_, non lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo
-cuore si risvegliava: quel _Risorgimento_, ch'egli cantò con tanta
-dolcezza, non fu l'unico de la sua vita: da la grave immemore quiete,
-somigliante a la morte, l'animo suo, riscosso d'improvviso, ritrovava
-tutte le sue illusioni, tutto il suo dolore; senza speranza e senza
-fede, conscio che l'idolo suo più caro non aveva amore ne le pupille
-tremule, nel raggio sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava
-tuttavia i cari inganni e l'ardore natio.
-
-Egli sempre adorò, quasi misticamente, la bellezza, nè v'ha bisogno
-di commento a spiegare come e perchè tanto gli piacessero i versi
-di Lodovico Martelli _In lode delle donne_ (secolo XVI), e questi
-specialmente ch'egli dovette ripetere ben amaramente fra sè:
-
- Scevra da l'altre una virtù si prezza;
- Ma chi piacque già mai senza bellezza?
-
-Più ancora che entusiasta de la bellezza fu avido di tutti i grandi
-sentimenti e anelante ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva
-nato non per scrivere ma per operare, e sognava grandi cose, vedendo
-il suo avvenire come un magnifico campo di gioia e di gloria aperto a
-l'altera anima sua. L'azione gli fu contesa presto e per sempre, e non
-gli rimase che contemplare, silenzioso e triste, le stupende visioni
-de la sua mente; ma una speranza era radicata troppo profondamente
-nel suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla e, quantunque
-senza convinzione, egli pensava che una gioia, una gloria, una divina
-ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa affezione d'una donna.
-Fu questa l'ultima a dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando essa
-sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; in che cosa poteva egli
-più credere o sperare, se la donna ch'era stata per lui una religione,
-gli si rivelava un essere debole, fallace? Il suo fu il destino dei
-grandi infelici, vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera e pura,
-disperando di tutto, maledisse la vita e gettò a l'umanità il suo grido
-di dolore.
-
-Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de l'opera leopardiana la donna
-appare in nobiltà e purezza di linee, quale forse non fu da nessun
-altro poeta cantata. Per questo e per le sventure sue il Leopardi
-conquista, insieme a la simpatia dei giovani, quella de le donne.
-È noto con quanta venerazione parlò di lui la Caterina Franceschi
-Ferrucci[93], ch'egli teneva in grande stima. Bello è il Canto che
-nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta la Maria Giuseppa Guacci
-Nobile[94], salutando in lui il fedele che ebbe a prua de la sua
-nave virtù candidissima, la quale lo scorse ove non sono confini; il
-fedele che ne l'ultima ora sua non fu flagellato da rimorsi, non vide
-la giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò una prece
-simulata con gli avidi pensieri chini in terra e di cui la parola
-estrema fu: amore.
-
-Anche la gentil poetessa Giannina Milli, inspirandosi specialmente a
-l'affetto religioso, cantava degnamente del Leopardi:
-
- . . . . Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,
- Che non toccò della mortal sozzura;
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Uom che sugli altri al par di te s'ergea;
- Sublimemente in Dio creder dovea![95]
-
-E _tu credevi_ — afferma la poetessa — ma la terra al tuo sguardo era
-muta e deserta, la gente ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria,
-però da l'imo petto il verso ti uscì disperato.
-
-Se non con grande finezza d'arte, certo con una sincerità e una soavità
-commovente d'affetto, si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato:
-
- Nè mai donna t'amò di quel potente
- Amor, di cui ti strusse invan la speme,
- Di cui la sete ardente
- Solo s'estinse alla tua vita insieme.
- Così sempre deserto e mai compreso,
- Chiedesti al verso una vendetta amara,
- Di cui l'amaro peso
- Sente ogni donna che il tuo verso impara.[96]
-
-E in nome di tutte le donne chiedeva perdono al poeta. Non imprecava
-a' suoi affanni e ne l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al
-pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, una promessa:
-
- Che col nostro morir tutto non muore.
-
- *
- * *
-
-Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto nè pure un'unica volta avverarsi
-il suo più caro voto; egli non fu amato. E niuno al par di lui sentì
-mai come una parola, una semplice parola di donna, può far bene a lo
-spirito, ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, riaprirgli
-l'avvenire. Si direbbe che parli di lui il Michelet quando scrive: «Je
-voyais un jour un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, sournois,
-misérable. Pourtant il avait une flamme. Sa mère, qui était fort dure,
-me dit: On ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. C'est qu'on
-ne l'a baisé jamais.»
-
-Ma se non risvegliò in alcuna la passione che ardeva in lui, dal reale
-affetto di molte donne gentili e da la potenza de la sua fantasia
-gli vennero le più care gioie de l'amore. «Amare... non è ricevere, è
-dare,» scrisse il Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune
-amorose di molti e molti non valgono un'ora del profondo sentimento
-che di Giacomo Leopardi fece un poeta; la sua opera appartiene a la
-ristretta cerchia di quelle che non invecchiano, non decadono per
-quanto volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. Bella e degna
-d'ammirazione la sua parola di pensatore; ma immortale e degna di
-commuovere tutti i cuori finchè l'amore e il dolore li scuota quella
-del poeta; muti il mondo, l'anima umana non muterà, e nei canti di
-Giacomo Leopardi v'è un'anima, un'anima di Titano, di Prometeo, martire
-su la sua roccia, straziato ne le intime viscere e pur forte ancora,
-con la fronte orgogliosa rivolta a le stelle, con un inno d'amore su
-le pallide labbra, mentre dal petto aperto scorre il suo caldo sangue.
-Quel timido taciturno, già uomo a dieci anni, fanciullo ancora a
-trentanove, sentiva tragicamente la sua forza e la sua sventura; fra
-tanti uomini fortunati egli, infelice, aveva coscienza di essere il
-più vero uomo, e, pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col
-suo canto, che tramanda a le età venture qualche cosa de l'animo suo
-ed è una _voce_ de l'armonia, vibrante in silenzio in tanti cuori, ma
-in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e palpitare. La divina
-scintilla ch'egli rapì a gli eterni non si spense, nè pur quando su
-quegli azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro fuoco è
-serbato a gli uomini ne le pagine rese sacre da l'arte, dal genio e da
-la sventura.
-
-
-NOTE.
-
-[68] Vedi _Epistolario di G. L._, vol. III, Firenze, Successori Le
-Monnier, 1892 (_Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle
-opere di G. L._).
-
-[69] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_,
-pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31
-dicembre 1845).
-
-[70] Vedi _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, di G.
-Leopardi.
-
-[71] Vedi _Prefazione al II libro dell'Eneide_, di G. Leopardi.
-
-[72] Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la
-Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa
-si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del
-1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria
-Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe
-nuovamente accesa, e perciò l'_Elegia_ scritta nel 1817 comincierebbe
-co' versi
-
- Tornami a mente il dì che la battaglia
- D'amor sentii la prima volta....
-
-[73] Vedi TERESA LEOPARDI, _Notes biographiques sur Leopardi et sa
-famille_. Paris, Lemerre, 1881.
-
-[74] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di G. Leopardi_ (nel _Fanfulla della
-Domenica_, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo
-studio di F. MARIOTTI, _I ritratti di G. Leopardi_ (_Nuova Antologia_,
-16 gennaio 1898).
-
-[75] Vedi G. TIRINELLI, _Un giorno a Recanati_ (_Nuova Antologia_, 1º
-settembre 1878).
-
-[76] Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.
-
-[77] Vedi I CANTI DI G. LEOPARDI, commentati da A. Straccali, pag. 48.
-Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg. XI-241.
-
-[78] Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i Canti _A un
-vincitore nel pallone_, _Bruto minore_, _Alla Primavera_, _Inno ai
-patriarchi_.
-
-[79] Vedi gli studi sul _Consalvo_ pubblicati da L. Pieretti nella
-_Rassegna Nazionale_ di Firenze 1881, e quello di F. Torraca in
-_Discussioni e ricerche letterarie_, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a
-365).
-
-[80] Cfr. B. ZUMBINI, _Saggi critici_. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche
-la VI de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti (_Giornale storico
-della letteratura italiana_, fasc. 90º, pagg. 511-515).
-
-[81] Cfr. a tale proposito G. LEOPARDI, _Poesie e prose scelte e
-annotate per le giovanette_ da Caterina Pigorini Beri. Firenze,
-Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; ODOARDO
-VALIO, _La suora di carità di Giacomo Leopardi_. Acerra, Fiore,
-1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nel _Giornale storico della
-letteratura italiana_, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI
-de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti.
-
-[82] Cfr. A. BORGOGNONI, _La Canzone del Leopardi alla sua donna_ (nel
-_Fanfulla della Domenica_, 1884, nº 45).
-
-[83] Cfr. G. CARDUCCI, _Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi_
-(pubblicate ne la _Rivista d'Italia_, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e
-15 marzo 1898).
-
-[84] A. GRAF, _Foscolo, Manzoni, Leopardi_. Saggi. Torino, Casa
-editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr.
-lo studio _Il Leopardi e la musica_.
-
-[85] Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.
-
-[86] Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era
-avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato
-finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche
-un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa
-notizia.»
-
-[87] Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del
-fratello per la Basvecchi: «La _tua_ Serafina si fa sposa.»
-
-[88] Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr. N. ZINGARELLI,
-_Operette morali di G. Leopardi_, ricorrette su le edizioni originali
-con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di
-pagg. XIII-408), 1895.
-
-[89] Cfr. Dr. FRANCO RIDELLA, _Un articolo critico di A. De Gubernatis
-e l'Aspasia del Leopardi_ (pubblicato nel nº 15 de la _Gazzetta
-Letteraria_ di Torino, 1897).
-
-[90] Vedi I. DELLA GIOVANNA, _Le prose morali di G. Leopardi_. Firenze,
-Sansoni, un vol. in 16º di pagg. XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a
-pag. 344.
-
-[91] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.
-
-[92] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.
-
-[93] CATERINA FRANCESCHI FERRUCCI, _I primi quattro secoli della
-letteratura italiana_ (Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a
-pag. XII, prefazione al primo volume cit.
-
-[94] Vedi M. GIUSEPPA GUACCI NOBILE, _Rime_. Napoli, dalla Stamperia
-dell'Iride, 1839, pag. 10.
-
-[95] Vedi GIANNINA MILLI, _Poesie_. Firenze, Felice Le Monnier, 1862.
-Vol. I, pagg. 313 a 315 (_A Giacomo Leopardi_).
-
-[96] Vedi ERMINIA FUÀ FUSINATO, _Versi_. Firenze, Felice Le Monnier,
-1874, da pag. 246 a pag. 248.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- A Federico Conigliani Pag. V
- Prefazione VII
- Adelaide Antici Leopardi 3
- Note 32
- Ferdinanda Leopardi Melchiorri 37
- Note 54
- Paolina Leopardi 59
- Note 116
- Marianna Brighenti e la sua famiglia 121
- Note 167
- Teresa Carniani Malvezzi 173
- Note 217
- Antonietta Tommasini 223
- Note 267
- Paolina Ranieri 271
- Note 312
- La donna nella vita e nelle opere di G.
- Leopardi 317
- Note 401
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi
-
-Author: Emma Boghen-Conigliani
-
-Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE<br />
-DI GIACOMO LEOPARDI
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-EMMA BOGHEN-CONIGLIANI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-LA DONNA NELLA VITA E<br />
-NELLE OPERE DI GIACOMO<br />
-LEOPARDI
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<p class="pad2">
-<i>Adelaide<br />
-Antici Leopardi — Ferdinanda<br />
-Leopardi Melchiorri<br />
-Paolina Leopardi — Marianna<br />
-Brighenti — Teresa Carniani<br />
-Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina<br />
-Ranieri — La<br />
-donna nella vita e nelle opere<br />
-di Giacomo Leopardi</i>
-</p>
-
-<p class="pad4 large">
-FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE<br />
-—<br />
-<span class="small">M·DCCC·XCVIII</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti
-di riproduzione e traduzione sono riservati.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="federico"><i>A Federico Conigliani.</i></h2>
-
-<p>
-<i>Non è un dono, ma quasi una restituzione
-la dedica di queste pagine, cui il
-tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto
-che la mia penna; gradiscile ad
-ogni modo quale ricordo di studi e ricerche
-comuni e quale pegno minimo di una riconoscenza
-incancellabile.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prefazione">PREFAZIONE.</h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Se la donna ha sempre molto potere su
-l'animo de l'uomo, moltissimo n'ebbe su
-quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente,
-la vagheggiò in uno splendido ideale poetico;
-giovane, l'agognò con una dolorosa potenza
-di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno,
-infelice per lei, pur sempre adorandola:
-madre, sorella, congiunta, amata, non amante,
-ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe
-gran parte ne la vita di lui, nel suo pensiero,
-e fu tutto pel suo cuore.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>I biografi studiarono con minuziosa accuratezza
-i rapporti del Poeta con alcune
-donne; lasciarono altre e non giustamente in
-dimenticanza: cito ad esempio l'Antonietta
-Tommasini; l'epistolario leopardiano conta
-numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano
-ancora certamente) fra le quali alcune
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-scritte con un abbandono d'affetto quasi unico
-ne gli anni maturi del grande Recanatese.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Questo volumetto si propone il modesto
-scopo di tratteggiare i ritratti di parecchie
-fra le donne congiunte, per affezione o per
-parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto
-è possibile ne le memorie non più recenti, la
-loro intima personalità, di vederle nei loro
-rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi
-reali e quanto di soggettivo fosse ne
-l'ideale femmineo del cantore di Silvia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Certo alcune nascondono nel mistero l'anima
-loro, ma non sì che qualche raggio almeno
-non possa scorgerne un occhio pazientemente
-indagatore: son figure varie, da l'austera e
-rigida contessa Leopardi, di cui le mani candide
-paiono sempre congiunte con mistico terrore
-ne la preghiera, a la buona Tommasini,
-che chiude il suo libro per assaporare tutta
-la serena dolcezza del vespro nel suo giardino
-fiorito e segue con lo sguardo pensoso
-i ragazzi pei campi, gli uccelli fra il verde,
-le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita
-borghese, illuminata da tanta luce di vera
-poesia; da la bellissima bionda Ranieri, che
-non s'accorge de le passioni che desta, del
-mondo che le sorride ed ha ne gli occhi miti
-e profondi tutta la fiamma di carità che la
-esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata
-Paolina, invano avida d'amore,
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-piangente invano le sue lagrime non comprese;
-da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo
-di dotti e d'artisti da cui è attorniata e
-ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde
-sotto il belletto il pallore de le guancie,
-e sotto il suo sorriso d'artista festeggiata le
-ansie de la sua anima di donna; ne l'una un
-palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua
-illusione d'un lieto avvenire di Silvia;
-in questa l'inconscia indifferenza de la donna
-del <span class="upright">Primo Amore</span>, in quella la mestizia de la
-donna del <span class="upright">Sogno</span>, in tutte v'ha qualche cosa
-che si conforma a l'ideale leopardiano; e se
-nessuna è precisamente la figura di questo o
-quel canto, ne l'animo che li dettò rimangono
-tutte, immagini care, e si fondono in un'alta
-idea poetica.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio
-ho accennato a la Cassi, a la Fattorini e
-a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni,
-come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti,
-de la Lenzoni, de la Buonaparte;
-ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici
-del poeta furono creature più pensate
-che reali, vissero la vita de la sua fantasia,
-ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso,
-Silvia e Nerina specialmente, vivacissime parvenze
-d'un indimenticabile sogno. Senza dir
-poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben
-detto da altri.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Su la Targioni mi duole non aver potuto
-trattenermi; ma le notizie che intorno a la
-<span class="upright">bella e graziosa Fanny</span> si possono ritrarre dai
-libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra
-fitta che ce la nasconde, e la famiglia
-non acconsente a darne altre.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta
-Buonaparte non furono pel poeta che
-gradite, fuggevoli conoscenze.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Debbo qui render grazie al conte Giacomo
-Leopardi, che mi fu largo di aiuto e con le sue
-ricerche mi procurò la conferma di quanto io
-scrissi riguardo a l'ignorato amore di Paolina
-Leopardi per Raniero Roccetti; al conte
-Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie
-intorno a la Teresa Carniani Malvezzi
-e non poche lettere inedite a lei rivolte da
-chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo
-De Gennaro Ferrigni, cui debbo non
-pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina
-Ranieri; ed a parecchie altre gentili persone,
-che facilitarono le mie ricerche intorno a Madama
-Padovani, e che mi procurarono gran
-numero d'autografi inediti di Marianna Brighenti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Se sotto la mano inesorabile de la critica
-tanti rosei veli cadono e tante figure che ci
-compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto
-di pietà, lasciandoci il rimpianto di
-un'illusione perduta e quasi un posto vuoto
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-e difficile ad esser rioccupato nel pensiero,
-a taluno potrà, spero, riuscir piacevole che
-qualche immagine ormai sbiadita, se non cancellata
-dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella
-e degna e ci riveli amicamente un'ora, un
-momento de la vita del grande, cui abbellì
-di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano
-accetto con la loro grazia l'omaggio,
-invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario
-che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Emma Boghen-Conigliani.</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Firenze, febbraio 1898.</i>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<a id="fill-001"></a>
- <img src="images/ill-001.jpg" alt="Adelaide Antici Leopardi" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2 id="adelaide">ADELAIDE ANTICI LEOPARDI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove
-anni quando nel 1797 diede la sua
-mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni
-soltanto maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato
-a Recanati, nella cappelletta degli Antici:
-la sposa, che apparteneva ad una delle più
-nobili e ragguardevoli famiglie di quella città
-ed entrava in una famiglia altrettanto nobile e
-ragguardevole, era una fanciulla di bellezza
-severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti,
-benchè velati da una pensosa malinconia;
-dai corti capelli ricciuti d'un castano
-chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso,
-che pareva accordarsi perfettamente al
-carattere del vetusto palazzo di cui diveniva
-signora; alta e con un portamento da regina,
-ella nelle graziose acconciature e nelle succinte
-vesti, di cui la moda era venuta allora
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale;
-ed il suo viso, soprattutto i suoi occhi
-e la fronte, restavano severamente assorti,
-come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli
-ornati da un filo di perle, da un nastro
-di velluto e da un capriccioso spennacchietto.
-</p>
-
-<p>
-Tale ci appare in una miniatura sopra una
-tabacchiera di Monaldo: nessun sorriso, nessuna
-mollezza nelle austere sembianze: non
-sembra una delle graziose, voluttuose donne
-del secolo passato, ma un'antica matrona travestita.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>
-</p>
-
-<p>
-Alla festa di San Vito, protettore di Recanati,
-il conte Monaldo fissò per la prima volta
-gli occhi su la marchesina Antici e non seppe
-distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus
-Domini e non pensò più che a lei, quantunque
-la sapesse promessa ad un conte Castracane
-di Cagli, del quale però si diceva ch'ella
-fosse tanto scontenta da voler riprendere la propria
-libertà. Monaldo andò senz'altro dal fratello
-della fanciulla, Carlo Antici, che era amico
-suo, e saputo con certezza ch'ella s'era già
-sciolta da la prima promessa, lo pregò di chiederle
-se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide
-gli fece rispondere francamente ch'era
-stata domandata dal conte Borgogelli di Fano,
-il quale attendeva solo l'assenso e la donazione
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-di una zia per combinare in modo definitivo
-il matrimonio, ella frattanto non poteva
-prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato,
-rispose: Aspetterò; e non aspettò molto,
-chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie
-per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza;
-di che i vecchi Leopardi non rimasero
-punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte
-Castracane era andato la prima volta a Recanati
-per conoscere Amalia, sorella maggiore di
-Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato
-di lei e non aveva voluto più saperne
-della prima; la madre e gli zii di Monaldo
-avevano proposto a costui di sposare egli Amalia
-e, quantunque questa fosse, com'egli medesimo
-assicura, una carissima e amabilissima
-giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi
-aver il conte chiesta la mano di Adelaide, si
-mostravano avversi a tale unione, ma nè il
-loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi
-dispiaceri che gliene vennero, nè la tenuità
-della dote che il suocero gli fissò, mentre già
-gliene aveva offerta una maggiore per Amalia,
-lo smossero dalla sua decisione. La madre un
-giorno lo pregò con tanto calore di non sposare
-la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi
-dinanzi a lui per supplicarlo di cedere,
-ma egli rialzatala e postosi egli medesimo
-in ginocchio, le baciò la mano, confessandole
-che restava fermo nel suo proponimento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè
-ella non soffrisse amarezze e mortificazioni,
-entrando in una casa dove tanti non la
-volevano: ma compiute le nozze, mentre la
-carrozza attendeva già pronta, egli s'avvicinò
-ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar
-la mano a mia madre. — La buona contessa,
-scordando ogni risentimento, abbracciò e benedisse
-la nuora, pregandola di ritornar presto,
-molto presto da Pesaro: e i due giovani, lieti di
-questa riconciliazione, passarono ne l'appartamento
-dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro
-così frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo
-vivacissimo, temettero chi sa che cosa.
-</p>
-
-<p>
-— Dove andate?
-</p>
-
-<p>
-— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e
-a baciarvi la mano.
-</p>
-
-<p>
-— Dove andate partendo di qui?
-</p>
-
-<p>
-— Partiamo per Pesaro.
-</p>
-
-<p>
-— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non
-sarà così: la vostra sposa appartiene
-ora alla nostra famiglia e voi non ce la
-toglierete. Andiamo dal decano, il quale sarà
-di un sentimento uguale. — (Così narra Monaldo
-stesso nel c. XXXIX dell'<i>Autobiografia</i>.)
-</p>
-
-<p>
-Scesero con lui nelle stanze del decano, zio
-Pietro, che li abbracciò, piangendo di tenerezza
-e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio:
-</p>
-
-<p>
-— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per
-i capelli, anzi per la perrucca, chè di capelli
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-non ne ho più, — ed egli pure li pregò di restare.
-</p>
-
-<p>
-Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo
-per indurlo ad acconsentire, egli interpretava
-invece quella timida preghiera come
-incitamento a non cedere e insisteva per partire;
-per troncare gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro
-se ne andò da gli Antici ad annunziare
-che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli
-nelle stalle e la carrozza nella rimessa.
-Intanto Monaldo aveva avuto agio di conoscere
-il desiderio della sposa ed egli pure di buon
-grado, saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì
-a rinunziare al viaggio. La riconciliazione
-fu sincera e la nuova contessa Leopardi
-visse poi sempre in perfetta armonia coi
-congiunti, amandoli ed essendone ricambiata
-d'affetto vero.
-</p>
-
-<p>
-Educata severamente, Adelaide, prima del
-suo matrimonio, aveva passato la vita fra la
-casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito,
-naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per
-comandare che per obbedire, per forza di virtù
-e di consuetudine ella si era fatta mite, obbediente,
-modesta. Religiosissima, poneva innanzi
-a tutti gli altri i suoi doveri di donna cattolica,
-ma la sua non era la fede che riscalda il cuore
-e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza
-e de la carità, la fede che mantiene nell'anima
-un'alta serenità ed insegna ad amare; la sua
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-era una fede rigida, tirannica e benchè, con la
-potenza della religione sincera, le desse forza
-e conforto nei più dolorosi momenti della sua
-vita, diveniva non di rado un tormento per
-lei e per chi le stava dintorno. Questa donna
-<i>ultrarigorista, vero eccesso di perfezione cristiana</i>,<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-per quel poco che si permetteva di
-pensare con la sua mente, ch'era tuttavia
-una mente aperta, ferma, acuta, andava in
-tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito;
-anch'ella, come lui, era ciecamente ligia
-al passato; anche in lei i racconti dei profughi
-francesi capitati nelle Marche avevano inspirato
-il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione.
-Ella e Monaldo del pari avevano accolte
-le convinzioni della famiglia, degli amici, della
-società aristocratica e clericalissima in cui vivevano;
-tutt'e due avevano alto concetto della
-propria casa; solo Monaldo pensava che a sostenerne
-il decoro occorresse lo sfarzo di una
-vita opulenta; ella avrebbe preferito un solido
-patrimonio, come quello della sua casa
-paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino,
-Monaldo aveva ottenuto a diciott'anni dal governo
-pontificio l'amministrazione del suo patrimonio,
-e, quando s'ammogliò, aveva già
-sperperato somme non lievi, credendo di seguir
-così degnamente le tradizioni di famiglia e
-l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente
-generoso. Nel 1796 aveva speso mille
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli
-un milite per aderir all'appello di Pio VI
-ai sudditi contro i Francesi; nello stesso anno
-un trattato di matrimonio con la nobile Diana
-Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima
-accettò e poi non volle più conchiudere in
-nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine
-furono calcolati da lui ventimila scudi.
-Nel 1801 fece risorgere l'Accademia dei Disuguali,
-l'accolse in casa sua e ne sostenne le
-spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento
-scudi in favore di un suo nemico.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1797 anche nelle Marche si accese la
-rivoluzione e in Recanati fu instituita una repubblica
-affatto democratica, che abolì la nobiltà
-e i suoi titoli e privilegi, e di questo e
-delle ruberie dei Francesi il conte Monaldo mostrò
-così vivamente e apertamente lo sdegno,
-che dal comandante della colonna francese, un
-tal Contavice, fu condannato a morte. Denari
-e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e
-questo suo pericolo fu potuto nascondere a la
-contessa incinta, che però poco di poi vide il
-marito arrestato e dovette passare giorni di orribile
-agitazione e di pianto. Dopo questo periodo
-di pene e di tristezze le sale del palazzo
-Leopardi, che già erano state liete nello splendore
-della vita fastosamente signorile, amata
-dal giovane Monaldo, e nelle gioviali compagnie
-raccolte intorno a la sposa, ritornarono
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-lietissime, chè gaie voci infantili vennero a
-ridestarne gli echi.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come
-era di prammatica da secoli nella famiglia,
-venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini
-provate dalla sposa influirono dannosamente
-su la salute del bambino, che nacque
-delicato e gracile, benchè apparentemente sano
-e senza alcun difetto; un anno dopo veniva al
-mondo Carlo e un altr'anno di poi Paolina.
-</p>
-
-<p>
-Par che la voce del suo primo nato risvegli
-in ogni donna un'anima nuova, l'anima
-della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza,
-di sacrificio, un'anima pura ed elevata
-anche nelle donne che meno sono tali,
-un'anima che vive tutta nell'intensità del più
-caldo affetto umano. Ma quest'anima non si
-destò nella contessa Adelaide, che non conobbe
-le carezze infantili, la divina poesia per
-cui la madre sente il figlio vivere ancora della
-sua vita; forse un amore troppo ardente ed
-espansivo non poteva accordarsi col rigore
-della sua fede; ella rimase la stessa, irriprovevole
-nelle premure solerti per i suoi piccini,
-ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza,
-come se di tutti i suoi atti la ragione
-soltanto fosse il movente e il dovere la guida.
-Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il
-secreto dei cuori, chi può dirci se quella sua
-fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-imponesse a sè medesima, o una naturale
-disposizione dell'anima?
-</p>
-
-<p>
-Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche
-virtù, sono apprezzati, anzi ammirati, perchè
-quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili,
-e d'ordinario gli uomini si accontentano
-di ciò che piace, senza indagare oltre; come
-questi caratteri vengon d'ordinario giudicati
-migliori di quel che sono in realtà, così altri
-ve n'hanno che son creduti peggiori che non
-siano per l'opposta ragione: le loro virtù son
-nascoste, i difetti palesi, e questi e quelle, inamabili,
-allontanano i cuori piuttosto che attirarli.
-Tale era Adelaide. Certo la prodigalità
-di Monaldo era un difetto, l'economia di lei,
-in tesi generale almeno, una virtù; ma gli è
-facile comprendere come, a quasi tutti, quella
-virtù dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico
-questo difetto. Così la sua ritenutezza
-la fece credere forse assai meno sensitiva che
-non fosse in realtà.
-</p>
-
-<p>
-La sventura temprò ben presto il vigoroso
-carattere di lei, come il fuoco tempra una
-buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder
-gli occhi a la rovina imminente del patrimonio,
-già carico di debiti, pei quali certi
-creditori usurai giungevano a pretendere il
-ventiquattro per cento d'interesse. La contessa,
-rimasta da prima estranea a l'amministrazione,
-non tardò a convincersi che una mano di ferro
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-doveva sostituirsi a la debole mano di Monaldo
-nel governo de la famiglia per salvar questa,
-e decise che quella mano di ferro sarebbe la
-sua, bianca mano di donna, ma rigida e ferma
-quant'altra mai. A questo compito ella s'accinse
-con una saldezza di propositi, uno spirito
-di sacrificio ed un'energia, quali ben difficilmente
-si troverebbero in una giovane e
-bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente,
-benchè nulla fosse tolto agli agi
-consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli;
-ma dov'era possibile senza disagio, al lusso
-fu sostituita la più stretta economia, la quale
-divenne legge inesorabile per tutti della casa
-e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette
-subito una parte de' suoi gioielli e più
-tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo d'un
-tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase
-come un oggetto sacro nella famiglia, così che
-Carlo volle metterlo nel dito della sua seconda
-moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze.
-</p>
-
-<p>
-D'allora in poi la contessa non portò che
-ornamenti d'un valore insignificante, fra i
-quali un finimento di coralli; vestì modestamente,
-seguendo la moda della rivoluzione
-francese; ma, invece delle basse scollature
-del vestire a la ghigliottina, portò sempre una
-larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo
-fin sotto il mento. Le rade volte in cui usciva
-di casa, se d'inverno, si avvolgeva in un'ampia
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-pelliccia di martora, che, nella sua immutabile
-ricchezza, conciliava con l'economia quel
-decoro de l'abito, cui Monaldo teneva tanto; se
-d'estate, portava in testa «un cappello colossale
-di paglia» che, mentr'ella stava in carrozza,
-«salutava per lei.»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> Il compito ch'ella si
-era fissato non consisteva soltanto nella salvezza
-del patrimonio, nella ricchezza futura
-di casa Leopardi, ma anzitutto nel mantenere
-l'avita intatta fama di probità, l'onore del
-nome; e perciò a punto ella intese subito a
-far un concordato coi creditori, concordato
-reso men difficile dal papa, che impose certi
-limiti a gli usurai, detraendo quella parte che
-rappresentava il frutto d'un'ingorda usura da
-la somma del debito, il quale in quarant'anni
-doveva essere gradualmente estinto. Interdetto
-Monaldo, la casa dipese da l'autorità assoluta
-di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente
-tirannica, tanto più che le ristrettezze
-economiche eran tenute con ogni
-cura nascoste. Senza dubbio, più generosa,
-ella avrebbe reso più felici o meno infelici i
-suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più
-simpatica ai posteri; è giustizia però il notare
-che la sua non fu, o non sempre, gretta avarizia,
-e ch'ella, come già disse l'Avoli, non
-mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè
-la roba per la roba: per migliorare le sue
-terre, per conservare in buono stato il palazzo,
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri,
-acconsentì che il marito e i figli comperassero
-gran numero di libri. Di buon grado
-faceva elemosine e senza menarne alcun vanto,
-donava cibi o legna, e dalle finestre gettava
-spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi
-perchè queste non le mancassero mai, ne teneva
-sempre pronte a quel pio scopo in una
-ciotola di legno nella sua camera. Anche non
-di rado assisteva ella medesima qualche ammalato
-povero, pel quale ordinava al cuoco di
-serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine
-era scrupolosa; e si narra che, morto Monaldo,
-facesse pagare, senza rivelar il proprio nome,
-due mila e trecento scudi ad un conte maceratese
-verso il quale il marito le aveva confessato
-uno scrupolo di trovarsi in debito.
-</p>
-
-<p>
-Vi ha in questo rigido carattere di donna
-qualche cosa che merita ancor più che rispetto,
-ammirazione, ed è la sua lealtà, cui
-ella aggiungeva altri non comuni pregi, quale,
-ad esempio, una dote che non può accordarsi
-con un cuore non buono, tanto meno quando
-lo spirito è altero e abituato al comando: la
-facilità di perdonare; respinta con tanta ostinazione
-dai parenti dello sposo, è la prima a
-fare un umile passo verso di loro e diviene
-per essi una figlia sommessa a pena le aprono
-le braccia. Taccio le tristezze che le vennero
-dal marito e da' figliuoli e ricordo una lettera
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-ad una sorella, che probabilmente è la
-Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese
-Baviera di Sinigaglia. Adelaide loda la giovine
-d'essersi pentita d'un'offesa recata a la madre
-in un impeto di collera; le rammenta che
-ella dovrà fare la felicità di uno sposo e che
-tali impeti turberebbero la pace della futura
-famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che
-tutti dobbiamo posseder la forza di reprimere
-le nostre passioni e chiude con un tratto di
-delicato perdono: «Vi protestaste ieri che
-non fate alcun caso della mia stima. Ad onta
-di questo, siate persuasa che nessuno vi stima
-e vi ama quanto la vostra affezionatissima
-sorella.»<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nella lunga e difficile impresa cui si accinse,
-la contessa fu sostenuta da un vivo affetto
-per la casa, dalla pietà religiosa e dalla
-naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva
-la debolezza femminile, la vanità,
-l'amore al lusso; ma s'ella salvò il patrimonio
-ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto
-d'un cuore carezzevolmente, teneramente materno:
-l'espansione, la confidenza, che attirano
-confidenza, espansione ed affetto, le furono
-ignoti. Curava i bimbi con molta premura, li
-teneva a dormire in camere attigue alla sua,
-medicava ella stessa persino i loro geloni,
-amava di seguire i fanciulli con lo sguardo,
-anche nei loro rumorosi giuochi, nel chiasso,
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini
-di casa, ma in quello sguardo non c'era
-mai una carezza. «Tutto era compassato in
-lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi
-indotti a credere che la rigida marchesa volesse
-fare anzi tempo de' suoi figliuoletti uomini
-maturi, che le loro risa argentine turbassero
-la sua serenità di amministratrice e
-custoditrice suprema della casa»; così parla
-di lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso
-i genitori di Giacomo fra tutti i cultori degli
-studi leopardiani. Monaldo, con le sue idee
-e il suo sistema di autorità senza confini e
-senza discussione, sarebbe stato il più duro
-dei padri, se a gli errori del giudizio non
-avesse largamente rimediato la bontà de l'anima;
-egli sapeva qualche volta ridiventar fanciullo
-co' suoi figli, che se trovarono talora la
-tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia
-fraterna, la trovarono in lui; e più espansivo
-e più tenero sarebbe stato, se l'affetto di cui
-aveva pieno il cuore non fosse stato compresso
-dal dubbio di affievolire la propria dignità,
-di derogare a l'autorità paterna. Adelaide
-era un tipo affatto diverso, parlava poco
-e con calma e gravità; d'ordinario chiusa in
-sè stessa, non amava che altri le leggesse ne
-l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva,
-scoppiava in pianto, ma andava subito a
-chiudersi nelle suo camere, da cui non usciva
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile
-in lei: ella concedeva a pena la sua
-mano al bacio de' bambini e sospirava nel vederli
-vivacissimi e gai, mentre ne godeva la
-buona suocera sua, Virginia Mosca, che, rimasta
-vedova giovanissima, s'era dedicata
-tutta a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino,
-dov'ella sedeva sopra un sofà, conversando
-col suo vecchio cavalier servente Volunnio
-Gentilucci, irrompevano i nipoti, che precipitandosi
-a gara per abbracciarla rovesciavano
-spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado
-scherzavano alle spalle del cavaliere, il quale
-non poteva nè pur sfogarsi a sgridarli, perchè,
-se ci si provava, l'affettuosa vecchia era
-sempre pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi
-con lui. Graziosa scena questa de' due
-vecchietti eleganti e compiti, che stentano a
-tenersi il broncio, davanti alla contagiosa allegria
-d'una brigata di birichini!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Non è difficile immaginare, da le notizie
-che se ne hanno, quale fosse la vita dei ragazzi
-Leopardi: studi severissimi e faticosissimi
-co' precettori, rare e patriarcali distrazioni,
-chiasso co' cugini o qualche tombola
-giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose
-continue e continua sorveglianza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutti sanno come il primogenito, gracile
-per natura, perdesse interamente la salute e
-divenisse gibboso per le soverchie fatiche durate
-sui libri, e come fra lui ed i fratelli da
-un lato e il padre da l'altro, sorgesse, e a
-poco a poco si facesse profondo, il dissidio,
-perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava
-i loro animi non meno fantastici che appassionati,
-e perchè nelle idee e negli affetti
-essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure
-assai noto come la disperazione di Giacomo
-giungesse a tal segno da risolverlo a tentar
-la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per
-caso. Che faceva, che pensava intanto la contessa?
-Tutt'assorta nel suo compito di amministratrice,
-non si accorse forse che tardi de
-la perduta salute e de la deformità di Giacomo;
-ed è doloroso il notare come questi,
-giovanetto, affettuosissimo per natura e di una
-sensitività esaltata, persuaso di dover morire
-ben presto, mentre seduto sul letto, di notte,
-al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le
-lagrime, il suo <i>Appressamento alla morte</i> e si
-duole di dover perire <i>come infante che parlato
-non abbia</i>, senza che alcuno conosca il
-suo grande spirito, Giacomo, che teneramente
-si rivolge alla Vergine, non ha una parola per
-sua madre. Doloroso del pari è il rileggere
-quanto il marchese Solari scriveva a Monaldo,
-dichiarandogli apertamente che per lui la causa
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-della tentata fuga di Giacomo doveva essere
-l'eccessiva severità della contessa.
-</p>
-
-<p>
-Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva
-naturalmente dal primo, ma senza punto
-tentare di piegarlo a più indulgenza verso di
-quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze
-che li avrebbero calmati, perchè non
-comprendeva quei cuori giovanili ed il loro
-bisogno di vita e di libertà. Ed ella avrebbe
-potuto tutto, ella che comandava veramente
-e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non
-sono padrone che delle frittate,» soleva dire
-Monaldo, che si sfogava a gridare contro le
-prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva
-sempre impigliato nelle gonne della sua e non
-osava, nè anche per cose lievissime, <i>affrontare
-il muso di lei</i>, come scrisse Paolina. Per quei
-giovani focosi, esaltati, era un <i>vivere senza vita,
-senz'anima, senza corpo</i>, che faceva desiderar
-loro ad ogni momento la morte. In Giacomo,
-infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del
-suo spirito conscio di tutte le sue sventure, si
-spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e venne
-a mancare a poco a poco persino la speranza
-e la fede: egli, dopo anni di dolore che gli
-parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa,
-si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti
-alla madre, ma non le scrive quasi mai;
-ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli
-un aiuto materiale, e non lo dà finchè non è
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-richiesto; e pure ella doveva sapere quanto
-questa domanda dovesse riuscir incresciosa a
-l'animo delicatissimo ed altero del figliuolo.
-«Son più le volte che senza qualche soccorso
-di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle
-in cui avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini
-alla marchesa Lucrezia Niccolini-Monti,
-andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto
-se la famiglia Leopardi navigasse in pessime
-acque, rimanendo stupito al sentire che no.
-Certo però Adelaide non supponeva le reali
-strettezze di Giacomo, perchè, come Monaldo
-ebbe a scrivere a questi, ella credeva le lettere
-una miniera d'oro, la quale rendesse inutile
-ogni altro sussidio a quel figlio che pure
-ella amava <i>tenerissimamente</i>.
-</p>
-
-<p>
-Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario
-leopardiano. Nel 1825, quando Giacomo da
-Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli
-accordi con l'editore Stella e della lezione al
-giovane greco, Paolina, che in quel tempo non
-era certo tenera della madre, rispondeva al
-fratello: «La mamma vuole che ti saluti e ti
-risaluti; essa quasi piangeva dalla consolazione
-nel leggere la tua ultima, e si rallegra
-con te e spera che sarai sempre più contento.»<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>
-</p>
-
-<p>
-Anche la breve letterina, una delle due che
-ci rimangono, scritta da Adelaide al figlio il
-29 novembre 1822, quand'egli, per la prima
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-volta lontano da casa, si trovava a Roma, ha
-frasi affettuose, e assai più che non dicano significano
-forse quelle righe: «Molto mi ha
-rallegrato la vostra lettera, ma molto più quella
-che avete scritto al babbo da Spoleto. Vedo che
-conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo
-e ciò mi è garante della vostra buona condotta
-in avvenire.»
-</p>
-
-<p>
-Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo
-e Giacomo deve sentir qui il dolore
-che ne provava Adelaide, e un rimprovero,
-un consiglio dato con una delicatezza veramente
-femminile e veramente materna. «Sapete
-quanto io vi amo sinceramente e qual
-spina mi sia stata al cuore il vedervi sempre
-malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima
-cura e non trattate persone indegne....
-amatemi e credete sempre all'affetto sincero
-della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia
-e vi benedice.»<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
-</p>
-
-<p>
-Queste semplici frasi spirano un affetto sincero
-e una santa premura, della quale nelle
-lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia
-ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822,
-pag. 47, vol. cit.) che scrive al fratello: «Mamma
-non fa che lodarsi di voi e compiacersi
-grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide
-stessa che dice al suo «<i>carissimo</i> ed
-<i>amatissimo figlio</i>, al suo <i>figlio d'oro</i>» d'esser
-tanto lieta delle sue buone notizie e di aver
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-infinita riconoscenza pei parenti di Roma, che
-gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823,
-pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli
-parla della grandissima consolazione provata
-dalla madre, sentendo che egli non <i>si è piaciuto
-di Milano quanto in casa temevano</i>: «Giacchè
-ci avrebbe amareggiati assai, o la vostra lunga
-dimora costì, o il vedervene partire con molto
-rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol.
-cit.); ora è di nuovo Paolina, che ringrazia
-il fratello per parte della madre e con viva
-riconoscenza della premura usatale di cercar
-d'una sua antica servente e di dargliene notizie:
-«Mamma vuole che ti saluti nuovamente
-e che ti parli del suo grande affetto per te.»
-(13 dicembre 1825, pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado
-questo, Giacomo non aveva altro pensiero,
-altro desiderio che quello di starsene lontano
-da Recanati, ed è certo che non poco vi
-contribuiva il ricordo della severità che la contessa
-metteva in tutti i particolari della vita
-domestica. «Veramente ottima donna ed esemplarissima,
-si è fatta delle regole di austerità
-assolutamente impraticabili, e si è imposti dei
-doveri verso i figli, che non riescon loro punto
-comodi»; scriveva Paolina (26 maggio 1830)
-a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne
-doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica
-presso il suo vecchio precettore, non
-permettendole la madre ch'ella facesse amicizia
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-con alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva
-da l'amore di Dio; e non voleva
-veder lettere dirette a la figlia, a la figlia <i>trentenne</i>,
-nè pure se fossero state <i>del suo santo
-protettore</i>. La povera contessina, che desiderava
-conoscere di persona le sue amiche Brighenti
-e sapeva di non poterle accogliere in
-casa, doveva rinunziare anche al piacere di vederle
-in chiesa o da la finestra (esse sarebbero
-andate a Recanati sol per procurarle questa
-gioia), perchè in chiesa andava unicamente la
-festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva
-vedere da la finestra era sempre sorvegliato
-da sua madre, la quale <i>girava per tutta la
-casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore</i>.
-(Vedi <i>Lett. di Paolina ad Anna Brighenti,
-4 marzo 1831</i>). Tale severità irritava anche
-la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide,
-più che tutti gli altri di famiglia, si dava
-pensiero di cercare uno sposo a quella figliuola
-e voleva che si tentasse di combinare, anche
-quando le più gravi difficoltà eran palesi.
-Più duro di tutti i figli verso di lei fu Carlo,
-nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe
-assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit.,
-pag. 182-183) dubitando che Adelaide avesse
-aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale
-perchè la francasse, riscriveva al fratello
-dicendogli di questo dubbio e come la madre
-avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo,
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-e prorompeva contro <i>la curiosità donnesca e
-l'imperiosità insopportabile di lei</i>; confessando
-però egli stesso d'essere in un momento di
-<i>rabbia incredibile</i>. Pare che la contessa e Monaldo
-aprissero infatti la corrispondenza dei
-figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che
-formava la disperazione specialmente del primogenito;
-nè la buona intenzione con cui lo
-facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro
-severità, come ne l'inesorabile economia di
-Adelaide, non v'era mai punto mal animo,
-e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi
-cari, se mostrava tanto rincrescimento quando
-s'allontanavano da lei, se una volta il ritorno
-improvviso di Monaldo la fece quasi svenire,<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>
-se non seppe mai rifiutare a Giacomo
-i soccorsi ch'egli chiese (modestissimi è vero
-e domandati in modo che niuno che avesse
-cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con
-parole tali da commuover lui, che pur diceva
-non esser più capace di verun sentimento; se
-la sua vita intiera fu consacrata a la famiglia;
-se quand'ella morì, nella sua camera fu trovata
-la seggiolina in cui eran stati seduti tutti i
-suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto
-di tenerezza materna, ella aveva conservata religiosamente
-per fanti anni; e se infine Monaldo,
-pur dichiarandosi tanto discorde da lei
-quanto son lontani fra loro il cielo e la terra,
-pur credendosi castigato dal cielo nel suo
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-matrimonio contrario al volere della madre,
-dichiara Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa
-e pia, afferma che ventisei anni di
-matrimonio non smentirono un momento la
-condotta irreprensibile ed ammirata da tutti
-di quella donna forte, intenta solo ai doveri
-del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse
-che non fosse quello della famiglia o
-di Dio; confessa di averle obbligazioni innumerabili
-e che il <i>suo ingresso</i> nella famiglia
-Leopardi fu <i>una vera benedizione</i>. Monaldo
-stesso nel suo testamento dichiara Adelaide <i>la
-sua amatissima consorte</i> ed aggiunge: «Sono
-poi certo che i miei figli la rispetteranno e obbediranno
-come loro degna e venerata madre,
-rammentandosi qualmente essa, non solo
-è stata l'edificazione e la benedizione della
-famiglia con la sua costante religione e pietà;
-ma, con la sua saggia economia, prudenza e
-giudizio, ha ristaurato il patrimonio domestico
-dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa
-nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose
-vicende, questo è dovuto primieramente
-alla misericordia di Dio, e poi alle
-cure, diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima
-donna.»<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>
-</p>
-
-<p>
-La sorveglianza instancabile di Adelaide, la
-sua durezza, dovevano riuscir penose a lei
-stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di far
-soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-questo fosse il suo dovere. A ragione il Finzi
-crede che una delle principali cause per cui ella
-e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano
-di casa Giacomo, fosse la cura de l'anima
-di lui, che, secondo loro, lungi da la casa paterna
-cedeva a malvagi amici e si perdeva.
-</p>
-
-<p>
-Come il conte e la contessa non comprendevano
-i figli, così questi non sempre
-compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri
-giudicava l'educazione moderna un formale
-tradimento ordito da la vecchiezza contro
-la gioventù, se, com'è probabile, pensava
-a l'educazione propria, si lasciava sopraffare
-da l'amarezza: «Non lascia d'esser notabile
-che tra gli educatori, i quali, se mai persona
-al mondo, fanno professione di cercare il bene
-dei prossimi, si trovino tanti che cerchino di
-privare i loro allievi del maggior bene della
-vita, che è la giovanezza. Più notabile è, che
-mai nè padre, nè madre, non che altro istitutore,
-non sentì rimordere la coscienza di dare
-ai figliuoli un'educazione, che muove da un
-principio così maligno. La qual cosa farebbe
-più maraviglia, se già lungamente, per altre
-cause, il procurare l'abolizione della gioventù,
-non fosse stata creduta opera meritoria.»
-</p>
-
-<p>
-È notevole il giudizio che di Adelaide dà il
-canonico Avoli:<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> egli la crede donna più di
-mente che di cuore, di propositi virili, più che
-di tenerezze materne, pensa che non possa
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-venir giudicata se non severamente nei nostri
-tempi, e che per averne criterio equo sia «necessario
-trasportarsi con la memoria a circa
-un secolo addietro.» Ricorda come appaia naturale
-che, malgrado la più sincera affezione,
-l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto,
-poichè l'uno era splendido fino alla prodigalità,
-l'altra calcolatrice, economa, massaia.
-</p>
-
-<p>
-In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo
-Leopardi non vi è un riflesso della tenerezza
-materna; ma in tutta quella nobile vita
-e in tutto lo splendore di quell'opera risenti
-l'elevatezza di pensiero, cui il poeta fu educato.
-Il Michelet diceva che il mondo vive la
-vita della donna, la quale gli dà due elementi
-di civiltà, la grazia e la delicatezza, che è un
-riflesso della purità. La grazia mancò alla contessa
-Adelaide, alla rigida signora che, dalle
-fredde nebbie del suo mistico cielo, non sapeva
-distoglier gli occhi, se non per curarsi della
-prosperità materiale della famiglia, tanto che
-«il fine che si era proposto le fece dimenticare
-che l'immediata felicità dei figli poteva
-qualche volta anteporsi a la futura.»<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> Ma
-non le mancò la purezza, la più alta dignità
-femminile: i figli non si sentirono attratti da
-l'anima sua, videro però quell'anima sempre
-candida, quella vita sempre d'una trasparenza
-assoluta, come d'una gemma che
-nulla offusca, e ne ritrassero la morale elevazione,
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-ammirabile in tutti e più che mai in
-Giacomo.
-</p>
-
-<p>
-Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano
-i suoi sacrifici: vide tornato pienamente
-in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per
-opera sua, ma quante pene le amareggiarono
-questa gioia! Pianse, morti in giovane età, il suo
-Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque
-la rassegnazione, ch'ella credeva dovere di
-donna cristiana, le facesse piegare umilmente
-il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto
-negare il dolore di questa madre, che
-ci è dipinta inginocchiata, pregando fra le lagrime
-nella camera vicina a quella dove stava
-per spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua
-casa (ultimo se si pensi che Carlo non ne faceva
-quasi più parte e di più non aveva prole),
-di questa donna che a l'annunzio de la sventura,
-cui non sapeva ancora credere, scoppia
-in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella
-stessa colle mani tremanti gli estremi uffici al
-suo caro perduto. Ella vide sola nel mondo
-la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti;
-e quel Giacomo, che le aveva dato pel primo
-il nome di madre, fu perduto per lei più che
-gli altri, morto solo, lontano e senza fede.
-</p>
-
-<p>
-Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava
-la casa Leopardi: vide i manoscritti del poeta
-ed entrò nella camera ove questi era nato:
-Adelaide, <i>maestosa nella persona, austera, coi
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-capelli candidissimi</i>, era ritta in piedi dinanzi
-ad un gran letto. Accennando ad un ritratto
-di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo:
-«Benedetta colei che in te s'incinse!»
-</p>
-
-<p>
-Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi
-al cielo, esclamando: Che Dio gli perdoni!
-«Dunque la madre di Giacomo Leopardi non
-lo credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io
-non ci ripensi ancora con terrore,» scrive lo
-Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in
-quella risposta c'è forse tutta l'anima della
-contessa, co' suoi cupi terrori religiosi, che le
-amareggiarono le più pure sorgenti de gli
-umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a
-l'immagine d'un Dio di spavento, non di misericordia.
-«Che Iddio gli perdoni!»; io credo
-che in queste parole ci fosse un profondo dolore
-e un amore profondo, un barlume de
-l'intima tragedia di cui il secreto fu portato
-nella tomba da l'austera contessa, sdegnosa
-del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate
-le giovanili intemperanze, dettava per lei una
-pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne per
-pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare
-l'economia domestica: con sè avara, premurosissima
-per la famiglia».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La critica leopardiana si è affaticata indefessamente
-a discutere e a ricercar notizie intorno
-ai genitori del grande Recanatese, ed
-avida del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia
-che talora anche le minuzie possono riuscir
-utili o gradite: tutto quel che ha potuto
-ha raccolto e narrato: da le piccole malizie
-cui, per aver danaro ad insaputa della moglie,
-ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto
-grano o vino d'accordo coi castaldi, il far creder
-alla contessa d'aver comperato e di dover
-quindi pagare libri che prendeva invece dalla
-propria biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne
-di lei per la minima spesa, fosse pur
-quella d'una maglia di lana, cui ella non
-avesse prima consentito, ai mantelli dei ragazzi
-divenuti troppo corti e allungati con <i>due
-palmi di pelone</i>. E pure molto e molto si desidererebbe
-di conoscere ancora intorno a lei;
-quanto si sa è forse il peggio, non il buono
-de l'anima sua, le esteriorità meschine de
-l'esistenza, piuttosto che l'intima vita. Giacomo,
-il quale non ignorava affatto come la
-vera padrona e quindi l'arbitra della sorte
-dei figli fosse lei, Giacomo, che nella piena
-del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime
-parole contro il padre, tacque di
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Adelaide, in cui non aveva trovato una madre
-secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima
-vigorosa; sentiva forse nella grandezza del
-proprio spirito anche qualche cosa che gli veniva
-da lei.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-ad">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">F. Tribolati</span>, <i>Il Leopardi e la sua famiglia</i>
-(nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 24 luglio 1881).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">E. Costa</span>, <i>Lettere di Paolina Leopardi a
-Marianna e Anna Brighenti</i>. (Parma, Battei, 1888;
-in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIX</span>-308.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Studi su G. Leopardi</i>.
-(Napoli, Detken, 1887; in 16º, pagg. <span class="smcap lowercase">VIII</span>-363,
-pag. 54.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi</i>
-pubblicate per nozze Voglia-Ceccaroni da
-Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno, Campitelli,
-1885; in 16º, di pagg. 11.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti</i>,
-edizione curata su gli autografi da G. Piergili. (Firenze,
-Le Monnier, 1878; in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>-304.
-Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera
-di Adelaide, 29 novembre 1822, pagg. 33 e 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Documenti e notizie
-intorno alla famiglia Leopardi</i>. (Firenze, Münster,
-1888; in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">X</span>-382.) (Da le <i>Memorie
-inedite di Monaldo</i>. — Nota del 24 gennaio 1802,
-pag. 93, volume citato.)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi,
-<i>Testamento di Monaldo Leopardi</i>, da pag. 179
-a pag. 221.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Autobiografia di Monaldo Leopardi</i>, con
-appendice di A. Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani,
-1883; in 8º, di pagg. <span class="smcap lowercase">IX</span>-431), da pag. 263 a
-pag. 269.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">A. D'Ancona</span>, <i>La famiglia di G. Leopardi</i>,
-nella <i>Nuova Antologia</i>, 15 ottobre 1878.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<a id="fill-035"></a>
- <img src="images/ill-035.jpg" alt="FERDINANDA
-LEOPARDI MELCHIORRI" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ferdinanda">FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche
-volte lieto di così gaie e magnifiche
-feste come nel 1777; una bimba era nata al
-conte Giacomo e a la marchesa Virginia Mosca,
-e con la pompa e lo sfarzo insolito si voleva
-soprattutto far onor al compare che tenne
-la piccina a battesimo e da cui ella ebbe il
-nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma,
-a la corte del quale il marchese Mosca, fratello
-de la giovane madre, aveva dimorato lungamente.
-</p>
-
-<p>
-Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi,
-venne al mondo questa piccola Ferdinanda e
-dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in tenerissima
-età (il maggiore non aveva ancora
-cinque anni) orfani di padre. Così dopo le feste
-lietissime suonò sollecita l'ora del lutto per
-l'antico palazzo, per la giovine signora e pei
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-teneri bambini, fra i quali quella che ne patì
-di più fu forse la Ferdinanda, intelligente ed
-affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi
-soffrono spesso ne le avversità quanto
-non immaginiamo, la loro forza di sentimento
-pareggia non di rado quella degli adulti, e di
-più essi non sono abituati a la sventura, la
-quale li colpisce come qualche cosa di innaturale,
-di mostruoso.
-</p>
-
-<p>
-La contessa Virginia, quantunque vedova
-assai giovane, non volle rimaritarsi, affezionatissima
-com'era a' suoi figli; e rimase tutta
-dedita ad essi e al governo de la casa, retto
-con generosità, anzi con lusso, per volere dei
-fratelli del defunto, i quali si attribuivano certi
-diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte
-del patrimonio a lo scopo di costituire un maggiorascato.
-I fanciulli crescevano fra tutti gli
-agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna
-e da quella di parecchi familiari, tra cui
-il cappellano di casa Don Vincenzo Ferri, bruttissimo
-uomo da la tinta affricana, con gli occhi
-di gatto e la bocca larghissima, ma buono
-quanto brutto, che sapeva con la sua inalterabile
-piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed
-anche sopportarne, inalterabilmente rassegnato,
-le non poche impertinenze. Ferdinanda era
-una affettuosa bambina, e non pure la madre,
-ma i fratelli l'adoravano, tanto che quando
-nel 1790, a tredici anni, ella fu posta in monastero
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-a Pesaro, la casa parve rimasta vuota
-e non poco ci volle prima che la famiglia si
-abituasse a l'assenza di lei. Monaldo narra di
-non aver mai versato lagrime più dolenti e
-più sincere di quelle che gli costò la partenza
-de la sorellina. Due anni più tardi andò con
-la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella
-ritornò in casa, e con lei parve tornata la grazia,
-quasi direi la luce, ne le antiche sale,
-dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè
-la famiglia fosse numerosa. Ne facevan
-parte la madre, il prozio canonico Carlo, i
-quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i
-tre figliuoli Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea
-era morto bambino), senza dire che in casa
-e a la stessa mensa stavano pure il precettore
-Torres, il cappellano Ferri, il pedante Diotallevi,
-il canonico Pascal, francese emigrato raccolto
-per carità. Sola giovine donna fra tanti
-uomini, presso a una madre amorosa, Ferdinanda,
-vezzeggiata da tutti, cresceva di carattere
-dolcissimo: ella la confidente de la contessa,
-per quanto lo permettevano i rigori de
-l'antico metodo d'educazione; ella l'amica
-dei fratelli, ella la padroncina venerata.
-</p>
-
-<p>
-I suoi studi erano superficiali, elementarissimi;
-con l'osservazione, la lettura, la riflessione
-costante però, ella si formò un corredo
-non meschino d'idee; ma la sua scienza
-fu soprattutto nel cuore, fu la scienza di amare,
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-di viver per gli altri, di trovare la gioia
-più cara nel far del bene: e non pure nel
-compiere veri e propri benefizi, ma ancora
-nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile
-parola su le labbra di quanti l'avvicinavano,
-nel godere di veder tutti lieti intorno
-a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de
-le lagrime e poteva parerle cosa consolante
-ch'altri piangesse con lei.
-</p>
-
-<p>
-Non bella, ma graziosa nel portamento,
-soave ne lo sguardo pensoso dei miti occhi
-azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino,
-cui avrebbe giovato il rimaner ancora
-sotto la protezione de l'ombra materna: vollero
-maritarla invece, e Monaldo, da poco
-messosi a capo de la famiglia, acconsentì di
-buon grado a darle la dote di otto mila scudi,
-più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu
-il marchese Pietro Melchiorri di Roma,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> bel
-nome, onestà perfetta, ingegno non volgare,
-che si dilettava soprattutto di studi architettonici,
-ma scarso patrimonio e cuore non in tutto
-rispondente a quello d'un'appassionata giovinetta
-sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con
-poco lieti auspici ne la casa maritale, quel palazzo
-Melchiorri, presso la Minerva, oggi detto
-de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile;
-vi trovò con la matrigna, nove tra sorelle
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-e fratelli del marito, coi quali la mitezza
-de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè
-il dissesto economico di quella casa potesse
-offrire non poche occasioni, o se si vuole
-pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a
-desiderare più d'una volta la pace e le dolcezze
-de la casa materna.
-</p>
-
-<p>
-Si fece una cara abitudine de la lettura,
-che continuava indefessamente, finchè gli occhi
-deboli e spesso ammalati glielo permettevano;
-scriveva con piacere e con facilità
-lettere, che, se non sono un modello di perfezione
-letteraria, rispecchiano nitidamente ne
-la loro sincerità la sua anima gentile; amava
-anche occuparsi in qualche ricamo od altro
-lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà di
-meditazione a la mente, che veniva coltivandosi
-da sè stessa con l'acume naturale.
-</p>
-
-<p>
-Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de
-la vita e de gli uomini, lungi da l'affievolire,
-affinarono la sua tenerezza squisita, che non
-si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai
-ed affabili, senza affettazione e senza vivacità
-soverchia; rifuggente dai complimenti e da le
-espansioni non sincere, era tuttavia graziosa
-in famiglia, graziosa co' conoscenti e con
-tutti; non facile a concedere il suo affetto, di
-cui ella medesima, anche ne la sua modestia,
-comprendeva il valore, era sdegnosa di volgari
-amicizie e di sentimenti fiacchi, e, intimamente
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-sola ed appassionata, trovava ne la
-religione un sollievo; senz'esser punto bigotta,
-aveva slanci mistici sinceri, cercava ne l'idea
-de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e
-giungeva così a scordare i suoi dispiaceri col
-trascurarli e col tenere sempre alto lo spirito.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>
-</p>
-
-<p>
-Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette
-combattere dolorose lotte e aver momenti di
-desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a
-le ingiustizie del mondo, così diverso dal suo
-cuore e da' suoi sogni; come una flessibile
-pianta al soffio del vento si china umilmente,
-ma ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure,
-ma sentiva morire in sè stessa ogni gioia,
-ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva
-rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi
-più che devotamente, amorosamente
-a Dio, <i>baciando la mano che la percuoteva</i>, sentendo
-con dolcezza sopra di sè la protezione
-di un padre vigile e amoroso, cui ella chiedeva
-sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro
-che attendeva paziente, dicendo a sè stessa
-come dirà più tardi al suo grande nipote: «È
-da vile il non saper soffrire.» Così acquistava
-la pace e una certa indifferenza per le proprie
-pene, che era tutt'altro che freddezza.
-</p>
-
-<p>
-Religiosa fu certo quanto la cognata sua
-Adelaide Antici Leopardi, ma quale diversità
-tra la fede rigida, opprimente di questa e la
-fede tutta d'amore e di carità di quella! Per
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-Adelaide la religione fu spesso un terrore e
-un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto;
-quella pregava piangendo anche in quei
-momenti che avrebbero dovuto esser più lieti
-per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera,
-anche quando il suo cuore era più oppresso;
-per la prima la fede era un mistero di
-tenebre, per la seconda un mistero di luce.
-</p>
-
-<p>
-La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo
-in buona parte da un'indole per natura disposta
-a la malinconia e da una finezza di
-sentire che doveva ad ogni momento esser
-ferita da le due realtà de l'esistenza. Ella era
-una vera Leopardi, uno di quegli esseri che
-pensano troppo ed amano troppo in un mondo
-dove non soltanto poco si pensa e poco si
-ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero
-e l'affetto, creature che di rado trovano fra gli
-uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi
-estranee fra i loro simili, infelici perchè non
-possono nè mutare le cose, nè mutare sè
-stesse, vedendosi negate anche le gioie che
-godono i volgari, perchè a loro il sogno scolora
-la realtà. Come, a quanto dicono, Ferdinanda
-somigliava a Giacomo Leopardi ne le
-fattezze, negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava
-ne la grande e funesta sensitività.
-Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna
-la sua modesta vita. Non pare che pel
-marito ella provasse grande trasporto d'affetto,
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-benchè avesse per lui ogni premura e
-fosse degna di lode come moglie al pari che
-come donna. Nelle poco liete vicende de la
-sua nuova famiglia vennero a confortarla i
-figliuoli; di tre fanno menzione le sue lettere:
-Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu
-illustre archeologo ed intimissimo di Giacomo
-Leopardi, il quale nel prediligere il figliuolo
-ricordava forse le tenere premure e la santa
-amicizia de la madre) e Camillo, divenuto poi
-benedettino ne la badia di San Pietro in Perugia.
-D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo,
-fa cenno Monaldo ne le sue memorie: il povero
-bambino, travagliato da una lunga malattia
-che l'aveva fatto sottoporre a una cura
-penosissima, moriva a diciotto mesi il 21 marzo
-1803, lasciando afflittissima la madre, che
-lo aveva assistito con indefessa premura, non
-staccandosi mai da lui, nè pure per concedersi
-qualche minuto di riposo, dormendo
-anzi, o meglio vegliando, ne lo stesso letto
-col piccolo ammalato. Anche morto, volle
-tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e
-vestirlo ella stessa.
-</p>
-
-<p>
-Monaldo ricorda ancora la malattia orribile
-di un altro figliuolo di Ferdinanda, che nel 1801
-a due anni stava per esserle tolto e che contro
-ogni speranza improvvisamente risanò, crede
-il conte, per un miracolo de la Madonna.
-</p>
-
-<p>
-Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-tenera: nel giugno del 1821, sentendo che certi
-assassini infestavano i dintorni del collegio in
-cui aveva posto in educazione il suo Camillo,
-andò in fretta a riprenderlo, benchè probabilmente
-egli non corresse alcun pericolo.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia
-di lui, essendo nel '19 a Recanati, intuì la
-grandezza di Giacomo non ancora compresa
-da nessuno, sentì nel suo cuore la bontà e gli
-affanni di quel Grande e l'amò con la soavità
-e l'effusione di tenerezza che nella propria
-casa egli non aveva conosciuta, nè conobbe
-mai. Il timido giovanetto che, tranne coi fratelli,
-parlava pochissimo e quasi per forza, le
-aperse l'animo suo e la chiamò più che zia,
-amica. In lui, chiuso in sè talmente da lasciar
-a pena trasparire un raggio de la sua
-luce intellettuale, ella apprezzò le maniere
-correttissime, la dignità di un dolore che doveva
-attrarre simpaticamente lei così amica
-de la malinconia e così pietosa; avvicinatasi
-al nipote sospinta da un affettuoso interesse,
-riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri
-ed i sentimenti; e finch'ella rimase a Recanati,
-godette di tenerselo quanto più poteva
-vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo
-penare. Ella non osava ancora dir nulla, ma
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo
-con la sua mano affettuosa di donna
-nel mondo da lui sospirato e in cui egli
-avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie
-al suo spirito, troppo assorto in sè stesso
-e negli studi. Sapendo di poter poco, nulla
-osava offrirgli che il suo affetto, ma questo
-caldo, espansivo, tenero, tutto devozione: e
-quanta gioia per lei nel veder rasserenarsi la
-fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere
-a' suoi scherzi! Ella pensava già di intromettersi
-presso Monaldo in favore di Giacomo,
-pur non avendo la certezza di far cosa gradita
-a questo, le mancava il coraggio d'iniziare
-i suoi tentativi. Tornata a Roma, dopo
-una dimora a Recanati, gli scrive da prima
-quasi con una certa timidezza, poi sempre
-con più aperta effusione. Le loro due prime
-lettere partono contemporaneamente, senza
-che l'uno sappia de l'altra: il giovinetto ha
-tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile
-signora gli ha fatto per la prima intravedere
-le materne dolcezze!... Egli le chiede con
-abbandono il conforto de le sue parole: ella
-sarà una de le poche persone cui egli potrà
-aprire il suo cuore: ed ella risponde lungamente,
-teneramente, il suo Giacomo troverà
-il cuor de la zia non tanto dissimile dal proprio
-e gli dipinge apertamente sè stessa, lo
-rimprovera con dolcezza per la sua malinconia,
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-lo esorta a non lasciarsi andare a una
-sensitività senza freno, che lo renderebbe infelicissimo,
-a uscir di casa, e quando sa che
-quest'ultimo consiglio è stato ascoltato gli
-scrive: «In certo modo nella mia solitudine
-godevo di farvi compagnia, venendo con voi
-ed accompagnandovi fuori di casa, come se
-personalmente fossi con voi»; discute con
-lui di filosofia, quantunque con modestia confessi
-e si dolga di non aver bastante ingegno
-per rispondere adeguatamente a le riflessioni
-di lui; e tuttavia si prova a persuaderlo che
-la vita non è necessariamente sventura, che
-l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride
-de la propria gravità: «Giacomo mio, io rido
-con me stessa, perchè mi pongo a trattare di
-certa materia che non è da me; ma voi mi
-siete tanto a cuore che per non sentirvi infelice,
-divengo filosofo, teologo e tuttociò che a
-questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio
-1820) ed egli risponde che le espressioni
-de la tenerezza di lei, gli parrebbero
-quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da
-cui partono.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinanda si duole e si compiace insieme
-di queste parole; protesta che non sa essere se
-non sincera, non che talora non debba ella
-stessa piegarsi a fare qualche complimento; se
-le convenienze lo esigono, lo fa, ma così di
-mal grado e con tanta parsimonia che teme
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-sempre di far scorgere quanto questo l'annoi.
-Invece con le persone che ama e stima
-non dura alcuna fatica ad essere espansiva:
-«I miei sentimenti escono dal cuore, vanno
-alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua
-posto in pendenza versa ciò che contiene entro
-sè stesso.» (Lettera 8 aprile 1820.) Il suo
-interesse pel nipote si fa sempre più vivo,
-ella si strugge di toglierlo da le sue tristezze,
-vorrebbe giovargli a costo di qualunque sacrificio
-proprio, si studia intanto di consolarlo,
-e lo prega, lo scongiura di vincere per
-amor di lei la sua malinconia, assicurandolo
-ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare
-la stima e l'affetto, benchè egli, affranto
-dal suo dolore, creda l'opposto. Vuole che si
-distragga: «<i>Nella natura troverete delle delizie
-che non troverete mai nel silenzio di una camera</i>,»
-gli dice e lo esorta a uscire in campagna;
-chiamandolo col dolce nome di <i>figlio
-suo</i> gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi
-la vita un tormento; e sempre gli accenna
-il Cielo come il miglior conforto di chi
-soffre. Ma ella non tarda ad accorgersi che
-una consolazione di parole non basta al nipote,
-e, ardendo d'affetto e di compassione,
-ella, pur tanto ritrosa ad impicciarsi dei fatti
-altrui, ella che doveva ben conoscere il carattere
-autoritario di Monaldo, prega il fratello
-di mandarle Giacomo a Roma per qualche
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo, ma
-cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare
-disposto a dare un consenso, che certo non
-era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero
-ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire
-di Recanati il figliuolo. E Ferdinanda pertinace
-nel suo zelo non si stanca d'insistere,
-senza dirne però nulla al nipote pel timore
-che le alternative di speranza e di dubbio debban
-troppo tormentare quell'anima agitata e
-sensitiva; però quando sa che gli son date
-speranze d'ottenere un impiego a Bologna,
-gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi:
-ella vorrebbe che in casa sua egli acquistasse
-abitudini di società e facesse la conoscenza di
-persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli
-potrebbe poi trovare un impiego a Roma. Perori
-egli stesso la sua causa presso il padre,
-questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto,
-e la sua freddezza apparente dipende tutta dal
-dispiacere di vedersi escluso da la confidenza
-dei figli. La donna gentile insiste teneramente
-perchè quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo
-parli al padre a cuore aperto: s'egli
-potrà andare a Roma troverà in lei una madre
-affettuosa che non lascierà nulla d'intentato
-per compiacerlo.
-</p>
-
-<p>
-Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa
-speranza, un'inaspettata, gravissima sventura
-viene a colpirla: il 30 novembre 1820
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-muore la contessa Virginia Mosca-Leopardi,
-sua madre. Ferdinanda non era punto preparata
-a questo dolore; solo otto giorni innanzi
-ella aveva scritto a la contessa, rallegrandosi di
-sentirla star meglio e compiacendosi de la poca
-gravità de gl'incomodi che l'affliggevano,
-facendole coraggio, pregandola d'ascoltar la
-messa in casa e ad ora tarda, <i>perchè il Signore
-gradisce il buon cuore</i> e non vuol che si faccia
-più di quel che le proprie forze permettono.
-Ferdinanda che quasi in ogni lettera
-raccomandava premurosamente la madre al
-nipote, sfoga con lui il suo cordoglio: sofferse
-tanto a la funesta notizia che credette di dover
-seguire ne la tomba la sua perduta; la
-mente non poteva distrarsi dal doloroso ricordo,
-il cuore non sapeva aver altro desiderio
-che quello de la diletta defunta, e, pur
-cercando ne la fede e ne la famiglia la forza
-per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva
-a trovarla; le sue intime pene furon tali in
-realtà che la condussero anzi tempo al sepolcro.
-Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato
-Giacomo di vincere la tristezza, ora
-gli scriveva che il proprio dolore, in cui le pareva
-forse di sentir viva ancora la sua mamma,
-le riusciva carissimo e che cercava di nasconderlo
-agli sguardi di tutti, perchè non si tentasse
-di toglierglielo; unico conforto per lei
-era quello di non averne nessuno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-La compagnia del fratello Vito e della famiglia
-di lui, rimasti a Roma per qualche tempo,
-le diede distrazione, se non sollievo; partiti
-loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati,
-ma sentiva di non poter reggere ai cari e
-penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe
-ridestato nell'animo.
-</p>
-
-<p>
-Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano
-le proprie ferite per curare le altrui; e
-anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito,
-ella trova parole materne per Giacomo e
-vuol adoperarsi a farlo uscire di Recanati, poichè
-questo ormai è il supremo desiderio di lui.
-Pel nipote fa quello che non avrebbe mai fatto
-per sè stessa, chiede un'udienza al cardinale
-Segretario di Stato a fine di raccomandargli
-il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe
-venisse concesso il posto vacante di
-professore di latino a la Biblioteca Vaticana.
-Non si stanca di cercar persone che insistano
-a favore di lui; le dicono che il Mai potrebbe
-molto ed ella prega amici e conoscenti che lo
-dispongano in favore del nipote. Questi le diviene
-sempre più caro, perchè sempre più
-ella comprende quanto le somigli nella delicata,
-profonda sensitività: «Gli animi sensibili
-si conoscono, s'intendono, si amano.» (Lettera
-21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda
-si duole di questa sensitività, perchè
-comprende che è causa di intimi strazi, da cui
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-la vita è amareggiata per sempre; consiglia
-il suo Giacomo a rendersi il cuore più forte,
-più fermo; forse allora potrà essere meno infelice.
-«Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate
-nei cuore vostro, che sarà sempre migliore di
-quello degli altri; chè rare volte si combinano
-de' cuori umani sensibili e onesti.»
-</p>
-
-<p>
-Le sue premure per la cattedra non riuscirono
-a nulla, perchè quel posto era già promesso
-ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto
-desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino.
-</p>
-
-<p>
-Le ultime lettere di lei rivelano una grande
-stanchezza, un languore invincibile, ma fino
-l'ultima è ardente d'affetto pur ne le malinconiche
-parole che si riferiscono ai parenti di
-Giacomo, i quali si erano mostrati offesi da
-l'insistenza di lei, che voleva ad ogni costo
-togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui
-si consumava a Recanati. A questo proposito
-Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue <i>Note
-biografiche</i>: «La sua tenerezza per Giacomo
-le fece oltrepassare i limiti di una prudente
-intervenzione tra lui ed i suoi genitori. Ne so
-abbastanza su quelle intime scaramucce.»
-Queste scaramucce accrescevano l'amarezza
-de la marchesa Melchiorri, che lentamente si
-avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del
-Cielo, ma col cuore oppresso da mille pene:
-Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva
-al nipote, e furon le ultime parole che
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-gli rivolse: «Mille cose.... a chi poi?... A chi
-si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire,
-caro Giacomo, che tu parlerai sempre solo a
-te stesso di me! Basta. Saluti a tutti.» (Lettera
-29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale
-spossatezza, Ferdinanda si scuoteva per raccogliere
-le proprie forze nei suoi gentili affetti,
-e non potendo forse scrivere a lungo, diceva
-a Giacomo di pensar egli stesso le espressioni
-de l'amore di lei assicurandolo ch'ella vi
-consentiva per quanto grandi fossero.
-</p>
-
-<p>
-In quell'estate, andando a Nocera pei bagni,
-da cui sperava poter ritrarre qualche giovamento
-a la malferma salute, vi moriva senza
-avere avuto la gioia di riabbracciare il nipote,
-ch'ella aveva amato come una madre vera;
-e, ironia de la sorte, nel novembre di quello
-stesso anno 1822, Giacomo otteneva finalmente
-di recarsi a Roma con lo zio Antici. Ella, la
-buona anima gentile, non era più là per accoglierlo
-e fargli festa, ma dal cielo forse sorrideva
-al grande spirito di lui che ella, prima
-fra i parenti, aveva saputo comprendere.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-fer">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La famiglia Melchiorri originaria di Recanati
-vi ebbe sede fino a l'anno 1568, in cui Benedetto
-Melchiorri trapiantò un ramo di quella
-casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui
-monsignor Girolamo, vescovo di Macerata e di
-Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe la primogenitura
-instituita da lo zio Girolamo; acquistò
-il feudo di Torrita che gli diede titolo baronale;
-sposò la Pantasilea Massimi e fece erigere il magnifico
-palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il
-ramo romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il
-ramo recanatese.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai
-suoi parenti</i>, edizione curata su gli autografi da
-G. Piergili (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di
-pag. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre
-1819, pag. 4. In questo volume sono contenute
-tutte le lettere importanti di Ferdinanda;
-in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta ne
-l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume
-si trovano anche tutte le altre lettere de la Melchiorri
-qui citate.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno
-(1898) una lapide commemorativa ne la
-chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa
-Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto.
-Si sa che di lei giovanetta venne fatta una bella
-miniatura, la quale però andò smarrita.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<a id="fill-057"></a>
- <img src="images/ill-057.jpg" alt="Paolina Leopardi" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<h2 id="paolina">PAOLINA LEOPARDI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Sopra un'altura a breve distanza dal mare,
-in una posizione incantevole, è Recanati:
-poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto
-con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii
-pellegrinaggi; intorno, nell'ampio orizzonte
-chiuso lontano da la linea del mare e da la catena
-degli Appennini, si elevano il maestoso
-Monte Morello, oggi ameno passeggio, ma
-rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo,
-il Monte Tabor signoreggiante la vallata che
-il Potenza solca con l'argentea linea delle sue
-acque, il Monte Sanvicino.
-</p>
-
-<p>
-Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar
-così, un'ampia strada principale da cui si partono
-alcune vie traverse, non ha la tristezza,
-l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e
-non potrebbe esser tetro in quella ubertosa
-regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-de le loro foglie nascondono i rami
-contorti e nodosi, sotto la diffusa luce del
-sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi
-al mare, che ne profuma l'aria di fresche,
-salubri esalazioni, fra i suoi monti sonanti
-d'acque pure e i suoi floridi campi ove
-il grano s'indora nel luglio ardente e fioriscono
-candidi e rosei meli e ciliegi nel puro
-aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa
-festa de' suoi dintorni ha un'aria seria e severa
-al par di molte città e villaggi antichi
-nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie,
-nelle chiese severe, quali il duomo e Sant'Agostino,
-nei conventi, nei campanili, quali la
-torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima,
-di Sant'Agostino, che con l'alto cono
-attirava i fulmini e fu perciò abbattuta, nei
-neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi
-spira l'austerità del passato. Quiete e silenti
-quasi sempre le vie, ove suonava di
-rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe
-dir lo stesso del nostro) il cigolío di un carro
-pesante e il rintocco pensoso di una campana,
-il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli,
-non infrequenti ospiti degli ampi giardini,
-più verdi che fioriti.
-</p>
-
-<p>
-Un palazzo grande, severo, di antica architettura,
-da le alte finestre ad inferriate, in mezzo
-a' due giardini, uno a levante l'altro a ponente,
-quello più aperto, adorno di gruppi di
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-vasi d'aranci e limoni e d'una vasca, questo
-più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che
-ne fanno una specie di boschetto, ove mesti
-s'ergono alcuni cipressi e s'apre amena una
-loggia: al primo piano un vestibolo a colonne,
-con armi, bassorilievi, qualche cosa di severo
-e solenne, qualche ampia sala tappezzata di
-damasco, ornata di specchi e di mobili dorati,
-parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo
-arredamento: ecco il palazzo avito dei
-conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la
-contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli,
-Giacomo e Carlo, nasceva addì 5 ottobre 1800
-una bambina, venuta prematuramente a la luce
-di sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina,
-Francesca, Saveria, Salesia, Placida, Blancina,
-Aloisia. Fu battezzata dal canonico Ettore
-Leopardi ed ebbe a padrini il marchese
-Carlo Antici, fratello di Adelaide, e la marchesa
-Francesca Della Branca Mosca, la quale, malcontenta
-di restare in Pesaro, tornato a la repubblica
-italiana o cisalpina, era andata in
-Recanati nella casa del nipote, dove morì nell'aprile
-del 1801.
-</p>
-
-<p>
-Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli,
-partecipe de' loro giuochi, educata rigidamente
-al par di loro, istruita con loro e assai
-più seriamente che non si solessero istruire le
-fanciulle del suo tempo. Nella casa severa, tra
-gli austeri genitori, attorniati da una brigata
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-domestica numerosa, ma non lieta, di cui
-facevan parte lo zio di Monaldo, Ettore canonico,
-l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il cappellano
-Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino,
-Don Vincenzo Diotallevi; brigata, cui
-veniva non di rado ad aggiungersi la compagnia
-di parenti ed amici per lo più aristocraticamente
-gravi, di ecclesiastici tutti compresi
-di politica reazionaria; sempre sorvegliati dai
-genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi
-Leopardi, affettuosissimi d'indole, si
-stringevano fra loro, ad un tempo compagni,
-amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice
-nei loro cuori quel vivissimo affetto che li
-legò così saldamente e che tanto conforto
-diede a la loro gioventù.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo, esile, ma allora diritto e snello,
-pieno di vita, avea la carnagione bianca, gli
-occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo, più
-robusto e nerboruto, era di una natura meno
-profonda e riflessiva, e, anche bambino, bello,
-spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina,
-vestita sempre semplicissimamente di nero,
-piccola e gracile, aveva capelli bruni e corti,
-occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e
-rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza,
-di una bontà, che potevan farla parere graziosa
-a chi la conoscesse intimamente. Ella si
-adattava ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè
-preferisse i divertimenti più tranquilli; le
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un
-altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo
-e Carlo solevan chiamarla Don Paolo,
-nome che le rimase a lungo. Il primogenito,
-com'era il più pronto d'ingegno, era anche
-il più prepotente, e ad ogni costo voleva primeggiare
-su tutti; la sorella cedeva di buon
-grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad
-avere per lui una specie di culto devoto, tanto
-più che negli studi la supremazia di lui era
-evidente e che egli non soleva mai farsi pregare
-per dar aiuto ai fratelli nello svolgimento
-dei loro temi o nelle risposte da dare
-al maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu
-Don Torres di Vera Cruz, che era stato anche
-precettore di Monaldo; ma questi, memore del
-pessimo insegnamento ricevuto, benchè conservasse
-per sempre un'affettuosa amicizia per
-quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero
-un indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano
-Sanchini, tenuto in casa e verso cui si
-aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo
-Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo
-questo, grasso e florido, il quale, con l'ostentazione
-d'un coraggio che non era punto nella
-sua natura, dava talora occasione agli scherzi
-dei fanciulli. Il Sanchini non fu un portento,
-ma certo doveva meritare assai più encomio
-che biasimo, se ben presto in tutti i suoi
-scolaretti fu vivissimo l'amore a lo studio,
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-amore che in Paolina (non parlo di Giacomo)
-non venne mai meno e fu di conforto a la malinconica
-vita. Questa prima istruzione era
-rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese,
-a le scienze naturali, a la storia, a la geografia,
-ed aveva a fondamento l'educazione
-religiosa e morale. Paolina non raggiungeva
-ancora nove anni, quando, il 30 gennaio 1808,
-in uno di quei pubblici saggi che Monaldo soleva
-far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci
-questioni di dottrina e ad altre dieci, e non
-facili, di storia e di geografia antica; l'8 febbraio
-del 1810 in un altro saggio rispondeva
-a venti questioni di filosofia e di scienze naturali,
-queste ultime riguardanti le meteore,
-il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete,
-gli ecclissi, il flusso e riflusso del mare:
-in quello stesso giorno ella doveva parlare de la
-storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di
-Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie
-che ce ne restano sino al 1800. Ella
-aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che
-Monaldo componeva e faceva loro recitare pubblicamente.
-Il Sanchini in una lettera (1º ottobre
-1810) che da Mondaino, ov'era andato
-a passar le vacanze autunnali, scriveva a' suoi
-alunni, ha un paragrafo tutto per Paolina:
-«Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas
-me trado. Mos invaluit, has fusum et colum
-tractare debere. At de te, Paulina, erit fortasse
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende,
-mulier sicuti nata es, semper mulier
-eris; propterea muliebres facultates quoque
-ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis
-maior eris. Sed de hoc satis ne aliquis dicat
-<i>sutor, ne ultra crêpidas</i>. Cura valetudinem
-tuam. Vale.»<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel decembre del 1811 Paolina scriveva
-una lettera in latino a Monaldo, dandogli relazione
-de' suoi studi; questa lettera, che fu
-pubblicata da l'Avoli negli <i>Studi in Italia</i>
-(anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il buon indirizzo
-e la severità de l'insegnamento che
-le veniva dato.
-</p>
-
-<p>
-In una grande stanza ben arieggiata e luminosa
-stavano disposti l'uno dietro l'altro i
-quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo
-quello di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo
-Luigi) dava le sue lezioni Don Sanchini,
-compreso de la gravità del suo ufficio e armato
-d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva,
-dice la Teja, più per la forma che per
-l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i
-giuochi nei due giardini di casa, le allegre
-scampagnate, il chiasso coi cugini e le cuginette.
-Paolina amava in quella prima età gli
-scherzi e l'allegria, era di carattere affettuoso
-e franco, e nella soggezione in cui viveva coi
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-genitori, specialmente con la rigida Adelaide,
-si stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo,
-pel quale si sarebbe gettata nel fuoco. Non
-aveva che dodici anni, quando per fargli un
-favore, ricopiava il manoscritto d'un suo compendio
-di logica e ne riceveva per ringraziamento
-questa graziosa ed erudita lettera:
-</p>
-
-<p class="indl">
-«All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo<br />
- <span class="spaced1">»Il Signor Don Paolo Leopardi.</span><br />
- <span class="spaced3">»Casa.</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-»Recanati, 28 gennaio 1812.
-</p>
-
-<p>
-»Amico carissimo, ricevo in questo momento
-il plico, che voi m'inviate, accompagnato
-da una obbligantissima lettera. Essa è ben
-degna per la sua brevità di esser commendata
-da' Lacedemoni, e dagli altri popoli della Grecia,
-i quali, dovendo rispondere in lettera ad
-alcuna inchiesta, non iscrivevano talvolta che
-la semplice parola: No. Il piacere che voi mi
-avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol
-<i>Compendio di Logica</i>, non vi sembrerà forse sì
-grande, quanto lo è in realtà. Un buon copista
-è assai raro, ed io non reputo lieve vantaggio
-l'averne ritrovato uno, che sia conforme
-al mio desiderio. Il restauratore dell'italiana
-Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi che,
-avendo egli in poche settimane condotto a fine
-il suo libro latino <i>De Fortuna</i>, etc., non potea
-dopo più anni averne copia, che pienamente
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene
-tutte quelle, che egli avea avute da' vari
-copisti. Se io fossi vissuto al tempo di Petrarca,
-e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo,
-avrei facilmente appacificate ed acquetate le
-sue querele coll'insinuargli di darvi a copiar
-la sua opera, e son certo che, malgrado la sua
-delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe
-rimasto soddisfatto. Nè crediate che il mestier
-del copista sia da disprezzarsi. Teodosio, uno
-de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava
-ancor egli nel copiare gli altrui scritti,
-e non vivea che del danaro ricavato da questa
-non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio
-non operava in tal modo, perchè di sè
-degno riputasse un tal genere di lavoro, ma
-solamente per un effetto della sua profonda
-umiltà e virtù cristiana; ma io, per convincervi
-di quanto ho preso a dimostrarvi, vi apporterò
-un altro esempio. Non ci dipartiamo
-dal Petrarca. Egli avendo intrapreso di fare un
-viaggio, non ben mi rammento per qual fine,
-e ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone,
-di cui non avea per anche contezza,
-non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo.
-Ma è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo
-che, avendo fatto l'elogio dello stile laconico,
-sto per cadere nei difetti dello stile asiatico.
-Sono affezionatissimo per servirvi di cuore
-</p>
-
-<p class="indr">
-»<span class="smcap">Giacomo Leopardi.</span>»<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-Paolina, crescendo, andava arricchendosi
-oltre che d'un'ottima cultura generale, di una
-cognizione chiara e non superficiale de la letteratura
-italiana, latina e francese; meno profondamente,
-conobbe anche lo spagnuolo. In
-italiano scriveva con facilità e con semplice
-eleganza, tanto che del suo modo di scrivere
-Giacomo le fece lode più volte; egli chiamava
-le sue letterine e il suo stile così gentili da
-non parer non solamente recanatesi, ma neanche
-italiani; e pensava forse a la lunga ed
-accurata lettura che Paolina aveva fatto de le
-lettere di Mad.<sup>e</sup> de Sévigné, ch'ella chiamava
-la sua <i>opera classica</i>, asserendo di saperle tutte
-a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva
-strabiliare la sua modesta sorella, che gli
-confessava di vergognarsi quasi di scrivere a
-lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di
-quelli che la lodavano pel suo stile.
-</p>
-
-<p>
-Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la
-pagina in cui Giacomo encomia le lettere di
-Paolina, appone una nota in cui conferma quel
-giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno
-e la gentilezza de la contessina erano veramente
-singolari. Ad aprire la mente di lei
-certo giovavano assai le lunghe conversazioni
-con Giacomo, che, timidamente ritroso e chiuso
-in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso
-suo tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni,
-ma sol che si trovasse fra due o tre
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-persone riunite ed anche con gli stessi genitori,
-era espansivo coi fratelli; con loro voleva
-e poteva discutere, perchè in fondo in
-quasi tutte le idee generali andavan d'accordo,
-e questa era la condizione ch'egli credeva
-indispensabile per poter discutere utilmente e
-piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a
-fargli da copista, a scriver lettere per lui, ad
-esser confidente di tutte le sue pene e prima
-ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la
-sua unica compagnia, quando i gravi mali,
-di cui egli sofferse agli occhi, lo costringevano
-a passare le intere giornate chiuso al
-buio in una stanza, fremendo e delirando pel
-nuovo dolore di non poter studiare, che veniva
-ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella
-era così abituata a creder ciecamente nel primogenito,
-a prender parte a tutti i pensieri,
-a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo
-cuore in gran parte il cuore di Giacomo: al
-par del fratello ella nascondeva sotto un aspetto
-timido e un'abitudine di taciturnità, che in
-lei pure era mal giudicata come prova di uno
-spirito arcigno, un'anima ardente, assetata
-d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi
-tutta con un entusiasmo che aveva qualche
-cosa di romanzesco e di sentimentale, a chi
-le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo,
-ella portava nell'amicizia il linguaggio
-passionato de l'amore, e, quantunque pregiasse
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura,
-la finezza de l'educazione, pure persino
-a le persone di servizio si affezionava talmente
-da durar a pianger parecchi giorni quando
-qualcuna di esse a lei cara lasciava la casa.
-Vivacissima anch'ella di fantasia, anch'ella
-odiava Recanati, sognando di là da quei monti
-e da quel mare un mondo meraviglioso,
-un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse
-qualche cosa ch'ella non doveva veder mai,
-le era un vero e proprio tormento; e quando
-rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante
-belle cose ha il mondo, si sentiva struggere,
-anelava a i ghiacciai de la Svizzera, al cielo
-di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e
-non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi
-punti di vista del suo paese. Se ne le
-letture, che eran tutta la sua distrazione, ella
-trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di
-viaggi, gettava via il libro e scoppiava in
-pianto. Anch'ella nel confronto de la povera
-realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente
-infelice, e peggio era quando i suoi non
-riuscivano a capire, essi che adoravano la loro
-casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole
-che infinite persone si sarebbero
-chiamate felici di poter cambiar sorte con lei,
-di non mancar mai del pane, di poter dormire
-a proprio grado, lavorare o no a proprio talento.
-Capiva ella stessa di dover parer incontentabile,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-ma non sapeva rassegnarsi, sentendo
-in sè tanta vivacità di fantasia e soprattutto
-tanta inutile potenza d'affetti; e si lasciava
-prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava
-il mondo, le amareggiava la vita.
-Comune con Giacomo aveva l'amore a la natura,
-ne la contemplazione de la quale le pareva
-che si addolcissero le sue pene e che il
-suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili
-bellezze e de le dolcezze sognate: «Io
-credo,» ella scrisse più tardi, «che oramai
-non resti all'uomo dabbene altro piacere da
-gustare che nel contemplare le bellezze infinite
-della natura: tutto il resto non è più
-fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>
-Come Giacomo sentiva rinnovarsi la
-vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima
-sua al ricomparire de la primavera, così Paolina
-aveva una <i>estrema predilezione</i> per i bei
-mesi di aprile e di maggio, in cui <i>vediamo
-fiorite le siepi</i>; e pareva che ne la natura e
-ne la primavera ella amasse di riposare il
-suo cuore offeso da la vita e dagli uomini.
-La commovevano profondamente le due
-arti sorelle: poesia e musica; ed il suo amore
-per esse era tanto intelligente, quanto
-vivo: adorava i veri poeti, non poteva soffrire
-non pure i cattivi, ma neanche i mediocri;
-e più tardi le sue amiche Brighenti,
-per quanto facessero, non poterono piegarla
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti,
-loro intimi.
-</p>
-
-<p>
-La musica, in particolare le appassionate
-melodie di Bellini, che parve nelle sue note
-trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù,
-tutte le ardenti lacrime de le alte sventure,
-commoveva ineffabilmente Paolina, che avrebbe
-voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere,
-di piangere, di gridare, secondo le impressioni
-de l'animo suo. Giudicò la morte del
-grande maestro una disgrazia immensa; al
-primo sentirne la notizia, mandò un grido di
-dolore, e sospirava tutte le volte che le accadeva
-di riparlarne.
-</p>
-
-<p>
-Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana
-da ogni mistico esaltamento, dal suo
-cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i
-suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le
-gioie d'una vita pura e onesta sì, ma umana.
-E quegli occhi intelligenti e buoni eran la
-sola leggiadria de la giovanetta, sempre piccola,
-esile, bruna e di più difettosa nella persona.
-</p>
-
-<p>
-S'intende facilmente come anch'ella rodesse
-a fatica il freno ne la casa paterna e
-come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo
-fu rotto e incominciò quella lotta muta
-e tanto penosa per gli uni come per l'altro,
-ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse
-parte a le piccole e disgraziate cospirazioni,
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-a le rivolte più pensate che reali, e soffrisse
-con loro de le sempre mancate speranze,
-degli scoramenti che li opprimevano. Ella pure
-piangeva la sua vita e il suo cuore sepolti in
-quel <i>soggiorno abbominevole e odiosissimo, in
-quella notte tenebrosa</i>, e non trovava sollievo
-che in questo pianto, in questa commiserazione
-di sè stessa, ne la coscienza di esser
-considerata nulla, ma di valer pur qualche
-cosa.
-</p>
-
-<p>
-Quando nel novembre del 1822 il marchese
-Carlo Antici, dopo lunghe preghiere ed
-insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a
-Roma, Paolina resta sconsolata, non sa credere
-a la lontananza di quel suo compagno
-di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i
-pensieri, lo cerca sempre ne la casa che le par
-più triste e più vuota, sempre le pare di sentire
-i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le
-lettere del fratello le sono di scarsa, ma vera
-consolazione, e ancor più l'idea ch'egli deve
-amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli,
-ella mette tutta l'anima ne le
-proprie parole: le piace di sentire ch'egli
-trova a Roma persone sciocche, ridicole ed
-incolte, pensando che a queste egli deve pur
-preferir la sua sorella: gli chiede notizia de le
-donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra
-con grazia le piccole novità di Recanati, lo
-prega di averla sempre cara, s'interessa a
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun
-che di gradito, e per questo gli parla dei libri
-nuovi che arrivano in casa e del loro contenuto.
-Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le
-speranze che persin esse le mancano; gli confessa
-il suo intimo desiderio di morir giovane,
-di non veder la fine de l'anno che incomincia
-(1823): finirà col farsi monaca per disperazione;
-nulla di nuovo le è accaduto, ma
-ogni giorno che passa accresce la sua infelicità.
-Infine confida a lui le sue speranze
-di matrimonio. Simile anche in questo al fratello,
-ell'era insieme d'una timidezza e di un
-riserbo che a chi non l'avesse conosciuta,
-potevan parere indizio d'animo freddo, ma
-nascondeva sotto queste apparenze un cuore
-appassionato e un desiderio d'amore che occupava
-tutto il suo spirito, la sua fantasia, i
-suoi pensieri, e come un divino miraggio
-oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi.
-«Fervidissima era l'anima sua assetata
-d'amore, sempre in traccia d'un affetto cui
-consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto
-il tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi,
-ma d'un affetto degno veramente di lei e capace
-di comprendere tutte le delicatezze del
-suo carattere.»<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>
-</p>
-
-<p>
-La povera anima, diceva Carlo, era costumata
-a l'idea de' sacrifici, ma non le era ancora
-concesso di farne. Una prima probabilità
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-di matrimonio le arride nel progetto di dar
-la sua mano a un tal Peroli di Sant'Angelo
-in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con
-gli anni, di punto spirito, di poca amabilità,
-bruttissimo, però creduto ricco e <i>buon uomo</i>,
-come Monaldo lo chiama, e che mostrava di
-potersi molto affezionare a la giovanetta, la
-quale lo vedeva troppo disprezzato e fors'anche
-deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se
-per poter accoglierlo con trasporto; tuttavia
-lo accettava, parendole che un avvenire ignoto
-dovesse pur sempre esser migliore de la sua
-monotona, malinconica vita.
-</p>
-
-<p>
-Fu ben altro quando ella amò per la prima,
-anzi per l'unica volta nella sua vita, chè,
-com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti,
-per lei le occasioni di sentirsi battere
-il cuore erano rare ed ella somigliava a le
-Francesi e ripeteva con una di esse: <i>Je suis
-si heureuse quand le cœur me bat!</i> (Lettera
-29 aprile 1831.) Molte vive, improvvise, ma
-fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore;
-e ne confidava il secreto a le Brighenti:
-quando esse le annunciavano che Giacomo
-era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane
-signore napoletano, Paolina, arrossendo e delirando
-d'ansia e di dolore, chiedeva le dicessero
-se quegli fosse veramente napoletano
-e se non si chiamasse Ranieri di nome, invece
-che di cognome; e narrava d'aver amato
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-un giovane marchigiano di nome Ranieri, il
-quale verso il '29 era a Bologna; d'averlo
-adorato con un ardore da non potersi immaginare,
-d'esser stata sua sposa, poichè tutto
-era combinato, e persino il consenso dei Leopardi
-era stato ottenuto, sebbene egli non
-fosse ricco, nè di nobiltà paragonabile a quella
-di lei. Egli era quale ne' suoi sogni ella aveva
-sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo,
-intelligente, colto; ma un dì le venne
-un dubbio ch'egli non seppe sciogliere, e che
-le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece
-ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua
-immagine indelebilmente scolpita nel cuore
-e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli
-l'amore ch'ella sentiva per lui, <i>ardente,
-furioso</i>. D'allora in poi bastò il nome
-di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che
-Giacomo era con un giovane di tal nome,
-s'era fissata fosse insieme a colui ch'ella non
-poteva scordare e che, volti a la peggio i
-suoi affari, era andato prima a Bologna e poi
-a Roma, senza che da un pezzo ella potesse
-più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice,
-quasi lo sono ancor'io,» soggiungeva con
-vera femminile tenerezza.
-</p>
-
-<p>
-A proposito di questo amore il Costa scrive:
-«Una sola volta parve che il bel sogno (<i>di
-Paolina</i>) fosse divenuto realtà, quando un giovane
-marchigiano di nome Ranieri, del quale
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-è ignoto ancora ch'io mi sappia il casato, non
-avendone parlato nessuno degli studiosi di cose
-leopardiane, parve innamorato di lei.»<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> Il
-Costa scriveva queste parole nel 1887, ma d'allora
-in poi non è a mia cognizione che alcuno
-tentasse sollevare il velo del pudico secreto di
-Paolina.
-</p>
-
-<p>
-Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo
-d'essere stato a la cena del gonfaloniere
-vicino di tavola di Roccetti e gli narrava
-d'aver trovato quel giovane amabile,
-geniale di fisonomia e di talento e cultura
-sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore
-dei versi di Giacomo, e autore egli stesso di
-qualche buona poesia. Carlo ricordava come
-altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar
-a quel giovane Paolina, che in varie occasioni
-l'aveva visto, aveva parlato con lui e l'aveva
-trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto
-più nulla, saputo della poca entrata di lui.
-«Ora,» egli racconta, «sembra che tanto Paolina,
-quanto il partito superiore, sieno disposti
-a passar sopra questo punto. È certo che è assestatissimo,
-e non si tratterebbe se non di calar
-di piede, non di stare incerti sul piede proprio.
-Per il tratto e l'educazione può stare al
-pari di un signore molto più ricco, veste benissimo
-e il suo fare riservatamente polito e
-nello stesso tempo sicuro e disinvolto ha una
-certa somiglianza con quello di Camillo. Begli
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla
-persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata
-a dire, se questo è quello che essa
-conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto;
-ora si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo
-il suo sentimento, che non sembra bene d'interpellare
-direttamente, trattandosi d'un affare
-in cui egli è quello che guadagna.» Giacomo
-rispondeva che veramente poche consolazioni
-avrebbe potuto provare uguali a quella di veder
-effettuato quel progetto circa il matrimonio
-di Paolina; era certo che Carlo dal lato
-suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare
-a questo effetto; e aggiungeva non poter
-sapersi se la sorella dovesse nel nuovo stato
-e con quel compagno esser contenta; ma che
-certo per lei non v'era altro partito, se non
-quello di maritarsi presto e possibilmente con
-un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina,
-tutta lieta di questo assenso del fratello,
-pochi giorni dopo gli scriveva d'essere <i>estremamente
-contenta</i> di Roccetti <i>per la sua figura</i>,
-ch'ella non avrebbe potuto desiderare migliore,
-<i>per il suo spirito, per la sua cultura,
-educazione ecc.</i>; ma un dubbio le restava e tale
-da farla tremare: i costumi di quel giovane,
-dei quali aveva sentito parlare altra volta dai
-fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era
-persuasa d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli,
-o almeno l'amore ch'egli le avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare
-ad un giovane, neanche avendone infinito
-per lui: «Come» scrive «ne avrei per
-Roccetti, che se avessi veduto più a lungo,
-me ne sarei innamorata; e sarebbe stato tanto
-peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza
-niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo
-di rimando le dava consigli e le diceva:
-«Circa l'affare di R.... è verissimo che a me
-pare che vi convenga. È anche vero che R....
-è un giovane come <i>tutti</i> gli altri.» Aggiungeva
-però che un uomo di talento, quale era Roccetti,
-dopo essersi divertito assai ed anche annoiato
-de la galanteria, doveva sentire il bisogno
-di una che lo amasse da vero e che
-unisse a la tenerezza, la gioventù e il buon
-cuore. S'egli aveva tal desiderio, nessuna
-avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che
-sapeva amare ed era istruita <i>al di sopra di
-quattro quinti delle sue pari</i>; ed egli stesso doveva
-essere ottimamente disposto a divenire
-un buon compagno; non già che Paolina
-non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun
-tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe
-da l'offenderla, proverebbe pena se credesse
-di averne procurata a lei, o sarebbe sempre
-suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe
-presto e veramente a lei, quand'anche se ne
-fosse mai allontanato per qualche momento.
-(Lettera 19 marzo 1823.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poco a presso Carlo scriveva al fratello che
-Roccetti, fatto interpellare, aveva detto definitivamente
-d'essere in trattato con un'altra;
-ove non avesse potuto combinare, ben volentieri
-avrebbe accettato Paolina. Carlo aggiungeva
-sapersi chi era quest'altra: una vedova
-uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona,
-con una dote minore o al più uguale
-a la loro sorella, giovane però e avvenente.
-(Lettera 6 marzo 1823.)
-</p>
-
-<p>
-Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi
-se Paolina avesse potuto convenire al
-cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva:
-«Roccetti non ha detto più nulla.» Ma due
-anni di poi Monaldo scriveva al suo primogenito:
-«Ti piacerà di sentire che ho fatto
-sposa Paolina, e il suo sposo è Peroli. Questo
-buon uomo, sentendola libera dal trattato
-Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.»
-(Lettera 30 agosto 1825.) Monaldo non poteva
-alludere certo a quelle prime trattative col
-Roccetti, che non avevano punto impegnata
-Paolina; bisogna dunque credere che nel frattempo,
-e cioè mentre Giacomo era a Recanati
-dopo il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna
-lettera a lui se ne trova notizia, tali trattative
-fossero state riprese e condotte a buon
-fine, benchè poi l'impegno venisse sciolto.
-</p>
-
-<p>
-Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu
-intima della contessina Leopardi, espandendo
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-in un'affettuosissima lettera la sua amicizia,
-scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso
-tremerei.... tutte le volte che dovrei allontanarvi
-da me, perchè è vero che tutte le
-cose preziose si conservano con gelosia; e
-persuadetevi che anche Rossetti avrebbe fatto
-così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice
-e che per questo voi non l'amate più!!..
-Questa idea mi spaventa e mi fa temere per
-la nostra amicizia.»<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>
-</p>
-
-<p>
-Credo che quel <i>Rossetti</i> sia un errore di
-lettura del manoscritto o di stampa e che si
-debba invece leggere <i>Roccetti</i>. Una volta ancora
-troviamo questo nome tra le carte leopardiane
-ed è in una lettera di Paolina a Giacomo:
-«Così per una curiosità, se hai veduto
-e sentito nominare a caso Roccetti che fosse
-costì dimmelo un poco. Che se non puoi dirmi
-di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non
-me ne far motto, che è inutile. Si dice ch'egli
-sia costì in una compagnia comica, e si dice
-che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco
-a la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno
-1827, Giacomo rispondeva punto per punto
-il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola.
-</p>
-
-<p>
-Da le lettere citate risulta chiaramente come
-Paolina amasse questo Roccetti e se ne interessasse
-ancora dopo parecchi anni, com'egli
-fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna
-e di poca nobiltà, come ella gli sia stata promessa
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-ed infine (se è proprio di lui che parla
-la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse
-infelice; appare ancora probabile, poichè Paolina
-ne chiede, che sul finire del '27 egli si
-trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche.
-Se si pensi ora quel che la contessina
-confessava a le amiche intorno al suo
-Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco,
-non molto nobile, poichè in un'altra lettera
-ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter
-lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene,
-per uno tanto meschino. Quando ero sposa
-del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello
-che andavo a fare, poichè l'amore velava il
-tutto»; marchigiano (e il Traversi, il solo,
-ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta,
-ma brevissimamente del Roccetti, lo asserisce
-di Filottrano); per qualche tempo fidanzato
-a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che
-nel 1828 era a Bologna, apparirà, s'io non
-erro, più che probabile che il Roccetti e Ranieri
-sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri
-il nome.
-</p>
-
-<p>
-Ero a questo punto de le mie induzioni
-quando l'egregio signor conte Giacomo Leopardi,
-ora degno rappresentante di quella illustre
-famiglia e premurosissimo per gli studi
-leopardiani, pregatone da me, fece fare de le
-ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente
-lettera:
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-MUNICIPIO DI FILOTTRANO.<br />
- <span class="spaced3 smcap">Gabinetto.</span>
-</p>
-
-<p class="indr">
-Lì 10 agosto 1897.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Preg.<sup>mo</sup> Sig.<sup>r</sup> Conte,
-</p>
-
-<p>
-Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude
-Melchiorri nasceva qui in Filottrano il
-9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto
-il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte
-dai nobili Giacomo Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi
-di Osimo e Virginia Mosca, moglie del
-conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel
-registro dei nati del suddetto anno. Il giovane
-Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi
-da qualche persona vecchia del luogo, che lo
-conobbe, corrispondeva perfettamente alla descrizione
-che se ne fa nella lettera del conte
-Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di
-famiglia, entrò al servizio del governo pontificio
-nella carriera giudiziaria, raggiungendo,
-a quanto si ricorda, il grado di governatore.
-Morì in fresca età a seguito di malattia mentale,
-ma non sa dirsi il luogo. Del resto a Filottrano
-non si sa abbiano esistito altri Roccetti
-di nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione
-della lettera fa esser certi si tratti di
-quello di cui si dettero i pochi cenni biografici.
-Offrendomi per ogni occasione mi pregio
-protestarmi....
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Il Sindaco.</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il romanzo di Paolina, così splendido ne la
-sua fantasia e nel suo cuore, così povero ne la
-realtà, finiva miseramente; ed è probabile che
-il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare
-il fidanzato, come che le peggiorate
-condizioni di lui persuadessero i Leopardi a
-non dargli la figliuola.
-</p>
-
-<p>
-Per un momento si pensò a combinare un
-matrimonio fra Paolina ed Osvaldo Carradori,
-ma pare che le cose sieno andate poco più
-innanzi del pensiero. Adelaide, che più degli
-altri si preoccupava di trovar marito a la figlia,
-saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo,
-voleva riprender moglie e la desiderava savia,
-ben educata, di ottime qualità morali, piuttosto
-che ricca, faceva chiedere a Giacomo se
-potesse esser quello un partito accettabile per
-Paolina; ed anche Monaldo parlava al suo primogenito
-de l'istesso argomento, narrandogli
-avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero.
-Monaldo l'aveva conosciuto ventidue
-anni prima, ed era in forse se quell'uomo,
-certo tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere
-a Paolina. Giacomo, rispondendo, tratteggiava
-tosto il ritratto del cavaliere, di cui già
-prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi
-e sempre con simpatia: il Marini mostrava quarantacinque
-o cinquant'anni, non appariva
-punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia,
-col colorito sano e la persona non alta,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-ma ben proporzionata; di maniere piacevolissime,
-d'indole quieta e inclinata a la vita di
-famiglia, possedeva ottimamente l'arte di farsi
-amare. Era stato affezionatissimo a la sua prima
-moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon
-patrimonio, del quale facevan parte alcune
-campagne ne le vicinanze di Roma, ed a la
-figliuola, che stava per maritare, dava una dote
-di ventimila scudi. Bastava molto meno per
-esaltare Paolina, incantata dal solo progetto di
-andare ad abitare in una grande città. Ma mentre
-Giacomo le dava ogni buona speranza, narrando
-a Monaldo che il Marini, cui era stata
-fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento,
-l'Antici scriveva non esserci più illusione
-di combinare; e Paolina ne strabiliava
-e si raccomandava al fratello, aspettando le sue
-lettere <i>con un palpito terribile</i>, piangendo di
-speranza e di timore; mentre fremeva per la
-paura <i>terribile</i> che si avesse intanto a combinare
-con un <i>pretendente</i> vecchio e di <i>orrido
-paese e cognome</i>. Malgrado i filosofici consigli
-di Giacomo, che procurava di calmare le sue
-smanie e di farle acquistare quel poco d'indifferenza
-verso le cose proprie, senza la quale
-non è possibile, non pure esser felici, ma neanche
-vivere, ella non sapeva metter un freno
-a le sue inquietudini, e gli scriveva: «Sicura
-di divenire sposa del cav. Marini, son certa
-che non proverò mai più dei sentimenti così
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-vivi di agitazione, di speranza, di timore; e
-quando avrò perduta la speranza di divenirla,
-mi sarà indifferente qualunque altra sorte incontrassi;
-chè certo non potrà essere altro che
-spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio,
-queste ciancie; ve ne domanderò perdono in
-ginocchio, quando verrete; e noi tutti lo desideriamo
-tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.)
-</p>
-
-<p>
-Questa esaltazione parve a taluno strana,
-ridicola e financo spregevole; ma credo inspiri
-solo compatimento in chi ripensi a l'insoddisfatto
-bisogno d'affetto che Paolina aveva
-ne l'animo, a la monotona e triste vita ch'ella
-conduceva in realtà e che la sua fantasia le
-faceva parere peggiore che mai; ed è da notare
-ancora che del Marini aveva Giacomo
-scritto tutto il bene, anche prima che si trattasse
-di dargli Paolina, che questa aveva nel
-fratello una fede cieca e si era fatta forse di
-quell'uomo un ideale racchiudente per lei tutte
-le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825
-ell'era finalmente fidanzata al Peroli, ma non
-lieta per questo. In fondo a l'anima le restava
-il dubbio che, quantunque fosse fissato persino
-il giorno de le nozze, il quale doveva essere
-il 21 di novembre, si finisse col non farne
-nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo,
-senza spirito, non soddisfaceva punto
-il bisogno ch'era in lei d'essere orgogliosa
-de l'uomo di cui avrebbe portato il nome;
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-si aggiunga la pena di vedersi derisa per quel
-fidanzamento, annunziando il quale ella scriveva
-a Giacomo: «Ero preparata a sostenere
-più scherni e sarcasmi di quelli che in fatti
-mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel
-mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che,
-a saputa mia, mi abbia condannata; ma io mi
-ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli,
-e mi ero armata di molto coraggio. Non so
-se questo basterà per regolarmi in appresso,
-quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto
-1825.) Il parentado venne lungamente protratto,
-finchè fu sconchiuso in causa de la dote,
-che il Peroli pretendeva di sei mila scudi,
-mentre i Leopardi non volevano darne che
-quattro o cinquemila.
-</p>
-
-<p>
-Il progettato matrimonio doveva far però
-provare a Paolina il tenero compiacimento di
-vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima
-canzone <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>.
-</p>
-
-<p>
-Questa canzone, composta ne l'estate del
-1821, quando pendevano le prime trattative
-per accasare la contessina Leopardi col Peroli,
-«segna un nuovo momento artistico nella vita
-di Leopardi.»<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Come Giacomo amasse Carlo
-e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito
-una frase sola, ma eloquente, della lettera con
-cui egli ringraziava il conte Alessandro Cappi
-d'un capitolo <i>Dell'amor fraterno</i>: «Se lodassi
-i sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-sarebbero senza sospetto, perchè ancora io non
-ho provato in mia vita e non provo affetto più
-caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e
-più cara di quell'amor fraterno ch'Ella sì degnamente
-e sì virtuosamente celebra.» (Vedi
-Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118
-e 119 de l'<i>Appendice a l'Epistolario</i>.) Ma se
-vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella,
-le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza,
-che soffocava ogni espansione, e lo
-stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo
-dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità
-credeva di scorgere il mondo ancor giovane
-e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni
-tenera effusione: esso non è inspirato da' domestici
-affetti, ma da l'amor patrio. Pare che
-dopo quel momento di molle dolcezza che gli
-dettava il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel
-suo severo concetto di virtù eroica spartana,
-e che pur pensando a la donna e a l'amore,
-l'anima sua non si commovesse più di palpiti
-soavi, ma mirasse fredda a un eccelso
-ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne
-l'introduzione, in quel nido paterno, silenzioso,
-popolato da le vaghe illusioni, da le sorridenti
-immagini de la giovanezza, quel nido
-che la sorella dovrà abbandonare, entrando,
-sposa e perciò più libera, nel mondo di cui
-conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo,
-del quale tante volte doveva aver dolorosamente
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-parlato a Paolina, si affaccia tristissima
-al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo
-di lutto per l'Italia, i figli de la sorella avranno
-bisogno di forti esempi, perchè l'empio destino
-nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido
-colui, che non fu severamente educato.
-Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che
-egli crede necessaria al virtuoso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O miseri o codardi</p>
-<p class="i01">Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso</p>
-<p class="i01">Tra fortuna e valor dissidio pose</p>
-<p class="i01">Il corrotto costume.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Questa severità par additare a Paolina, in
-quel poco lieto matrimonio, il conforto de la
-virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali
-del Leopardi giovane era che la natura
-umana, invecchiando, decadesse; egli abborriva
-la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si
-conformava a quella de l'uomo: il mondo antico
-era giovane e perciò stesso grande e generoso,
-l'età moderna, decrepita, aveva perduto
-e forza e virtù. Ma solo al Cielo spettava
-il provvedervi: a Paolina egli consiglia d'educare
-i suoi figli non <i>amici</i>, ma sprezzatori de la
-fortuna, cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore
-e d'ogni speranza fallace: non saranno
-felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri,
-poichè la nostra schiatta che, ignava, disprezza
-la virtù viva, ipocritamente la celebra estinta.
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere,
-chiedendo loro ragione dei vizi presenti;
-amore, il vero amore è sprone al bene, ne è
-capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo
-dovrebbe essere amato; il ricordo de la giovanetta
-sposa spartana, che cinge il brando a
-lo sposo e poi spande le negre chiome sul
-corpo esangue e nudo di lui, ritornato sopra il
-suo scudo; il ricordo di Virginia, la bellissima
-fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per
-la salvezza de la patria, son posti come degni
-esempi a le donne italiane; e se ne la prima
-parte del canto predomina il sentenziare austero,
-che ne la rigida forma, scevra d'ogni
-soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa immagine
-di fantasia, sembra simboleggiare la severità
-e le gramaglie de la virtù, cui l'empio
-fato interdice ogni aura soave, in questa seconda
-parte il cuore del poeta si scalda dinanzi
-a le antiche donne, non meno leggiadre
-che grandi, e si commuove al loro dolore
-e a la loro sventura; la fantasia ridesta dipinge
-il quadro de' suoi più vaghi colori e ci
-fa rivedere la giovane sposa china sul corpo
-del marito morto, che ricopre co' neri capelli
-disciolti, Virginia vaghissima ne la sua gioventù
-piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro
-del padre le rompe il bianchissimo petto. La
-canzone ricorda l'Alfieri ed il Foscolo, che entrambi
-accendevano in quel tempo di affetto
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-patrio il cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento
-civile di questi versi e il fare sdegnoso
-e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine
-de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha
-dato una Virginia più romana di quella del Recanatese,
-perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto
-scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi
-ha creato, come ben disse il De Sanctis,
-una Virginia umana, perchè innanzi ad essa
-si è sentito uomo ed artista, ha provato un
-doloroso schianto davanti a quel <i>rozzo acciaro</i>
-che ha ucciso la vaga fantasima de la sua
-mente. Con l'immagine di Virginia il poeta
-chiude il suo canto, lasciando nel lettore l'impressione
-grandiosa di quel popolo salvato da
-quella donna; evita un ritorno ai tempi suoi,
-al suo paese, ma par che il suo silenzio nasconda
-un augurio: quello che, come il romano,
-risorga anche il popolo italico per la
-femminile virtù.
-</p>
-
-<p>
-Ho parlato a lungo di questa canzone perchè
-essa è il più bel monumento che ricordi
-ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il
-poeta poco si fermi su di lei propriamente, se
-la credeva capace d'intendere e di gradire
-questo severo e in alcune parti sublime canto,
-doveva di lei aver ne la mente una ben alta
-idea; doveva crederla una di quelle donne da
-cui la patria ha diritto d'attender molto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora
-per lungo tempo la speranza di trovare un
-marito.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino
-ch'ella aveva <i>corso pericolo di sposare</i>; e in
-quello stesso anno ell'era incerta se accettare
-o no un tale che l'aveva chiesta parecchie
-volte ne la sua prima gioventù e che Giacomo
-stesso non avrebbe trovato strano di vederle
-fidanzato e marito. Era un buon giovane recanatese,
-alieno da le compagnie allegre, religioso,
-ma non colto, di poco spirito, di poco
-talento, di bassa famiglia, e l'altera contessina,
-che non poteva esser scevra dei pregiudizi
-de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare
-il suo nome per prenderne uno popolano,
-e capiva di non poter ricambiare l'amore
-che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di
-matrimoni per la figlia non ne voleva più sentir
-parlare: Adelaide invece, avversa a un
-tempo a questo giovane, ora gli si mostrava
-propensa. A Marianna Brighenti, che le aveva
-consigliato di accettare, Paolina rispondeva:
-«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano
-il più bel cognome, va bene; ma, se io
-non avrò per marito uno del mio grado, che
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-conti, come dici, i quarti di nobiltà che ho io,
-almeno dovrà essere uno che per i suoi talenti,
-per il suo ingegno, per le sue azioni si
-sia fatto un nome, non uno di cui debba arrossire
-ogni momento, ogni volta che parla — mi
-ami egli pure quanto vuole, non è affatto
-certo che io possa amarlo, che possa
-amare una persona tenuta da tutti per meschina
-in ogni genere: l'amore di una tal
-persona non ha nessun pregio agli occhi miei
-perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e
-se un'occhiata della persona amata compensa
-di tutto, se, come dice la Staël, questa
-occhiata è una felicità tale che pare non vi
-sia forza per sostenerla, e bisogna chinare gli
-occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata
-di fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto
-1832.) Certo ne la decisione di Paolina l'orgoglio
-di casta aveva qualche parte, tanto
-più possiamo convincercene, quando vediamo
-come seccamente a le amiche Brighenti, che
-avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo
-Fidanza, suonatore, ella rispondesse:
-«Sappi che da suo padre noi compriamo il
-panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato
-Santo 1832.) Certo però ne la sua decisione, oltre
-a molta ragionevolezza, vi è molta dignità,
-e il sacrifizio ch'ella faceva, <i>ricalcando i suoi
-ferri da sè stessa</i>, aveva per compenso la sua
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-libertà e la soddisfazione di sè. Una de le sue
-subite simpatie per un forestiero, di cui ella
-non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei
-giorni ch'ella avrebbe avuto la forza di fare
-qualunque sacrificio, ma per un uomo che
-ne fosse degno. Di queste improvvise simpatie
-ne troviamo parecchie ne la vita di Paolina,
-di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza.
-Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli
-usseri, ebbe alloggio per qualche giorno in
-casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire
-e d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso
-ad innamorarsene; ma, quando seppe la parte
-ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati
-da le varie insurrezioni scoppiate allora
-in Italia, parte che la coscienza di lei non approvava,
-la sua simpatia cessò, ed ella vide partire
-il bell'ufficiale senza versare una lacrima.
-</p>
-
-<p>
-Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la
-contessina che un dottore ed avvocato di Bologna,
-vedovo da poco de la contessa Muzzarelli
-ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo
-e religioso, cercava in moglie una signora
-senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina
-ne chiedeva a le Brighenti, le quali le rispondevano
-dandole pessime informazioni di
-quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e
-questa volta pure, Paolina rinunziava senz'altro
-al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-troppo amareggiata, perch'ella volesse ancora
-coltivarle ne l'anima; come Giacomo per le
-donne, ella ebbe pungentissime parole per
-gli uomini, i quali dichiarava indegni d'un
-sospiro e meritevoli di odio per lo sprezzo
-con cui riguardano quelle che non rimangono
-impassibili a le loro proteste, meritevoli di
-esecrazione per la gioia trionfante che provano,
-facendo del male con la coscienza di
-farne.
-</p>
-
-<p>
-Come Giacomo ricordò per sempre con
-un'estasi malinconica il primo entrare di giovanezza,
-i giorni vezzosi, inenarrabili, quando
-per la prima volta le fanciulle sorridono al rapito
-mortale e ogni cosa intorno gli sorride,
-mentre il mondo par che lo accolga festeggiando
-e gli s'inchini; così Paolina s'era accorta
-ben presto che l'esistenza non è bella
-come la promettono i sogni; era entrata piena
-di confidenza ne la vita, sperando di trovarla
-un continuo incanto, sicura d'incontrarvi un
-cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma
-d'un amore purissimo, qual'ella sentiva di
-meritarlo, perch'era preparata a corrispondergli
-con tutto il fuoco de l'anima sua, e
-perchè non si sentiva in nulla inferiore a
-quelle anime fortunate, che avevano pur trovato
-in terra la felicità. «Poi troviamo che
-questo mondo delizioso si converte in luogo
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-pieno di spini, pieno di nemici, in cui non
-basta star immobili per non soffrire, e addio
-speranze, addio cari sogni de' nostri primi
-anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi
-a combattere sempre, ad ogni momento,
-e stare in guardia sopra di noi stesse
-per non cambiar natura, per non diventar
-tutt'altro da quello ch'eravamo, poichè non
-v'ha dubbio che il rischio è grande.» (Lettera... settembre
-1831.) Non cambiò natura
-la buona Paolina; ma se conservò fino a la
-più tarda età un ingenuo desiderio di piacere,
-seppe rassegnarsi filosoficamente al suo stato
-ed anche scherzarne con una grazia amabile:
-«Anche lo spirito santo dice che <i>omnia tempus
-habent</i>, e il tempo mio è un pezzo che già è
-passato»; scriveva nel 1845 a la sua Marianna,
-dichiarandole, che, se anche i mariti fossero
-piovuti da tutte le parti, ell'era ben decisa di
-morire con la verginale corona di biancospino
-in capo; voleva il biancospino e non i soliti
-gigli, come emblema del suo vivissimo amore
-per la primavera, e concludeva: «Non parlar
-dunque più dell'idea o della speranza di vedermi
-moglie di un Modenese o di un Bolognese,
-ma odora piuttosto l'essenza del biancospino
-e ricordati allora della tua amica, che
-morirà prima di aver provato un istante di
-vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto 1845.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Simile anche in questo al suo grande fratello,
-Paolina poco felice ne l'amore, fu fortunatissima
-ne l'amicizia; e la prima e la più
-ardente fu quella per Giacomo, il quale prima
-di andarsene da Recanati, non aveva intimità
-che con lei e con Carlo. E quando da' suoi
-viaggi ritornava al borgo natío, passava le lunghe
-serate con la sorella, raccontandole «tante
-storielle, tante avventure, tante osservazioni
-filosofiche, antropologiche ec.» Quando il
-Giordani nel 1818 fu a Recanati, Paolina l'accolse
-con entusiasmo e con venerazione, pendeva,
-come i fratelli, da le labbra di lui, che
-dimostrò d'interessarsi affettuosamente a la
-sorte de la contessina e continuò per molto
-tempo a chiederne con gentile premura le
-notizie.
-</p>
-
-<p>
-Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non
-furono più i suoi indivisibili compagni, e Paolina
-sentì vivissimo il desiderio de l'amicizia
-ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima
-sua, cui era negato l'amore. La prima intima
-amica sua fu la cuginetta Paolina Mazzagalli,
-bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole
-tutta bontà e d'un'intelligenza non volgare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-</p>
-
-<p>
-La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava
-a lei vegliando e dormendo, non aveva
-altro desiderio che quello de la sua compagnia,
-ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi,
-passava spesso le lunghe serate; e il suo trasporto
-aveva talmente ingelosito Adelaide, che
-la figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche
-anno di poi, quando Carlo, che in parecchie
-lettere al fratello parla de la Mazzagalli
-con simpatia sempre crescente, se ne innamorò
-d'una tale passione da voler farla sua, anche
-contro il divieto de' genitori, i quali (a quel
-che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote
-de la giovane. A questa ragione deve certo aggiungersi
-la contrarietà eccessiva di Monaldo
-pei matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto
-l'assenso de la chiesa, gli parevano peccaminosi.
-</p>
-
-<p>
-Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito,
-la vivacità de la fanciulla, facevan temere ai
-severi Leopardi, ch'ella non fosse per riuscire
-una buona moglie, dubbio smentito poi dai
-fatti.
-</p>
-
-<p>
-Mentre Monaldo era a Roma per una lite,
-Carlo sposò la cugina, ed il padre suo ne sofferse
-oltre ogni credere; ne le lettere agli altri
-figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo:
-gli par d'aver perduto per sempre il
-figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-gli rimangono, come se temesse di vedersi
-sfuggire anche loro. Dal suo matrimonio in
-poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini
-con quanto dolore di Paolina, cui erano tolti
-insieme due dei più cari affetti, il fratello e
-l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con
-le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal
-padre che Carlo venisse riammesso in casa,
-almeno per qualche breve visita. Bandita invece
-ne rimase la sposa, che Paolina però ebbe
-sempre assai cara, ed invero le affettuosissime
-lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse
-tutto l'amore de la cognata.
-</p>
-
-<p>
-Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando
-notizie dei Brighenti, incaricava Paolina di
-scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro,
-bella ed amabile giovane, che gli era stata assai
-cara; la cattiva salute che gli rendeva penosa
-qualsiasi occupazione gl'impediva di scrivere
-da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato
-a la sorella, pensava di procurarle così,
-come le procurò infatti, un'amicizia preziosa.
-</p>
-
-<p>
-La Brighenti rispondeva premurosamente,
-e Paolina poco tardava ad inviarle un'altra
-sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver
-nuove de le <i>imprese</i> e de le <i>glorie</i> de la giovane
-cantante. La contessina ne le sue giornate solitarie
-e claustrali bramava saper qualche cosa
-de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-il fratello le aveva lungamente parlato
-in quelle conversazioni che la interessavano
-talmente da serbarsene ne la memoria i particolari
-anni ed anni più tardi; per darne un
-esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828,
-fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo
-aveva conosciuto a Bologna nel 1826 e
-ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata.
-Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la
-Brighenti, cercava il nome di lei nei giornali
-teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi
-la semplice corrispondenza divenne tenera intimità,
-la Leopardi non ebbe più secreti per
-l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere,
-dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio
-del Sanchini aveva consentito che Marianna
-indirizzasse a lui le sue: quando ne era
-giunta qualcuna, per darne subito avviso a
-Paolina, egli metteva un vaso su la sua finestra,
-che era di faccia a la finestra di lei; e a
-tarda sera poi le portava in biblioteca i desiderati
-caratteri de l'amica, cui ella rispondeva di
-notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto
-il Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò
-ogni cosa ad Adelaide, che le permise di continuare,
-dice il Costa, quella corrispondenza
-durata già parecchi anni. Noto però che ancora
-per qualche tempo Paolina si fece indirizzare
-le lettere a falsi nomi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p>
-La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo
-ed a cui egli certo aveva parlato di sua
-sorella, come ne parlava spesso agli amici e
-più spesso a le amiche stimate e care, mostrò
-per la Leopardi un interessamento, una premura,
-cui la povera giovane non era troppo
-avvezza e che la intenerirono. Morto Luigi,
-uscito di casa Carlo, Giacomo lontano, Pier
-Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più
-un cuore cui aprire il proprio, e non le sembrò
-vero di confidarsi a la nuova amica, di
-narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la
-madre, de le continue delusioni, de la malinconia
-sempre più grande: ne riceveva parole
-così delicatamente buone che ne restava
-commossa fin ne l'intimo: «È venuta finalmente
-quest'altra (<i>lettera</i>), ed io la tengo, e
-la metto sul mio cuore, cui fa provare della
-calma e delle sensazioni così nuove e così
-dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare
-quanto lo meritate per tanta vostra bontà,
-per tanto amore che mi mostrate.» (Lettera
-15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica
-ch'ella non solo amava, ma ammirava pe' suoi
-continui trionfi d'artista, invidiando gli spettatori
-che avevan potuto sentirla. A mani giunte
-le chiede il suo ritratto, promettendo di tenerlo
-come cosa preziosa, anzi come il più
-caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-Marianna gliel'invia, ella è felice e lo bacia
-lungamente, benchè non lo trovi quale lo
-sognava e non lo creda somigliante; abituata
-a le sue vesti più che semplici, ella prova un
-vero diletto nel notare il ricco abbigliamento
-e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza
-ne la corrispondenza entra intanto Anna, la
-seconda figlia del Brighenti, a la quale pure
-Paolina si affeziona ben presto, e quando esse
-le propongono d'andar a Recanati per vederla
-(marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa
-dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà
-che gode, ne piange di dolore e di dispetto.
-Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le
-sa così vicine e pur si sente tanto divisa da
-loro, lamenta la sua <i>sovrana infelicità</i> ed invidia
-l'incertezza de la sorte di quelle sue care,
-quel non sapere dove andranno in breve, le
-vaghe speranze ch'esse debbono veder sorridersi,
-e che la farebbero andar in estasi. Allorchè
-Marianna ai primi del '37 deve andar
-a l'estero, Paolina se ne mostra così afflitta
-che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi
-sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è
-dato ne l'altra vita di pensare con amore a
-quelle persone che abbiamo amate in questa,
-oh sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.»
-Speranze e sventure, gioie e dolori,
-tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-giunge a Recanati la funesta notizia de la
-morte di Giacomo, <i>piangendo e delirando</i>, la
-contessina si getta fra le braccia di Marianna
-e in una tenerissima lettera sfoga il suo crudele
-dolore e cerca la pietà di colei, che era
-pur stata cara al suo perduto.
-</p>
-
-<p>
-Quella fatale notizia veniva ad aggravare
-di un nuovo lutto la famiglia Leopardi, che in
-quei giorni era profondamente afflitta perchè
-Pier Francesco aveva promesso di sposare una
-donna non degna di lui, e per questo aveva
-lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto
-a forza. Il terrore, la disperazione di Monaldo
-e d'Adelaide per quella temuta vergogna de la
-loro famiglia eran tali che parvero aver occupato
-tutto l'animo loro, in modo da non
-lasciarvi posto al cordoglio per la morte di Giacomo,
-cordoglio che poco a presso essi sentirono
-veracemente. Ma l'affettuosa Paolina ne
-fu colpita subito. Quantunque da lungo ella
-scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque
-egli stesso mostrasse di temere che la sua lontananza
-avesse affievolito l'amore dei congiunti
-per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più,
-prova un'angoscia, di cui a pena credeva capace
-il cuore umano, e sospira di raggiungere
-il diletto fratello con cui ogni sorriso le
-è mancato nel mondo. Ella ritorna con desolata
-tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-de la gioventù per trovarvi l'immagine del
-suo <i>Muccio</i>; ama Antonio Ranieri come un
-fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato
-a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per
-compiacere a Ranieri ho dovuto ricercare tra
-le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai
-figurarti il mio penare. Fra i pianti e gli urli
-io scorreva quei cari caratteri, poi rimetteva
-ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli
-le aveva lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse
-tornare e voleva che trovasse a suo luogo ogni
-cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando
-che fosse contento della mia esattezza,
-poi io mi svegliava e mi dava pugni nella
-fronte per quell'orribile pensiero che tutto è
-già finito, e per quell'inganno che per un momento
-mi aveva trattenuta.» (Lettera 24 agosto
-1837.)
-</p>
-
-<p>
-Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso,
-Paolina raccolse tutto il suo affetto sui
-genitori, particolarmente su Monaldo, verso
-il quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età
-matura molto più indulgente che ne la giovanile.
-E coi genitori amò doppiamente i fratelli
-che le eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima
-Luigia seconda figlia di Carlo,
-morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli
-di Pier Francesco, soprattutti la Virginia, che
-era divenuta proprio tutto il suo cuore. Anche
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja
-si mostrò sempre affezionatissima.
-</p>
-
-<p>
-A le Brighenti continuò a scrivere sempre,
-però più raramente; la compagnia de la sposa
-di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse
-sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti,
-e l'ardore de la sua gioventù, venuto a
-poco a poco calmandosi, non aveva più necessità
-di sfoghi confidenziali. Ad ogni modo
-Paolina non dimenticò mai le amiche, le quali
-prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero
-poi ritirarsi a Modena dove caddero in miseria,
-soccorse di aiuto materiale e di morali
-consolazioni da lei, che già parecchi anni prima
-aveva premurosamente cercato, benchè
-invano, di procurar un impiego a l'avvocato
-Pietro.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato
-le sventure: le sorde lotte de' figli
-col padre prima; poi la partenza di Giacomo,
-l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime
-perdite di Luigi, di Giacomo, di Paolina
-Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine
-le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo
-il matrimonio di Pier Francesco. Monaldo e
-Paolina cercarono del pari un conforto negli
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-studi, e il primo, quasi a compensarsi de la
-scarsa autorità che avea in casa, si volse ad
-occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie
-opere e diresse anche per alcuni anni il giornale
-<i>La Voce della Ragione</i>. Paolina, che ne la
-sua prima gioventù aveva acquistato una buona
-cultura, continuò sempre ad amare le lettere,
-a veder molti libri e soprattutto ad approfondirsi
-ne la letteratura francese, di cui i
-capolavori le eran sempre stati cari: aveva
-una predilezione speciale per le due grandi
-scrittrici Madame de Sévigné e Madame de
-Staël. Quando le sue illusioni giovanili vennero
-mancandole, ella cercò più che mai distrazione
-ne lo studio, i libri la riavvicinarono
-a Monaldo, poichè ella cominciò a prestare a
-lui quell'aiuto che, giovanetta, aveva dato a
-Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata
-in generale una copista ed un'ammiratrice,
-per Monaldo fu un collaboratore. Ella soleva
-tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832
-fece pubblicare il libretto «<i>Viaggio notturno intorno
-alla mia camera</i> — <a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> de l'autore del Viaggio
-intorno alla mia camera.» Probabilmente
-anteriore a questa è un'altra pubblicazione
-di Paolina di cui si fa cenno in questo brano
-di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio
-1838): «Lessi la vita di Mozart in francese,
-una volta, e la ridussi in italiano; poi
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-ad una signora che mi chiedeva qualche cosa
-da fare un libretto in occasione di nozze, diedi
-quella, poi la censura di costì ne tolse i più
-piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote
-di Mozart che trovavasi in Bologna ne
-volle copia da mio fratello, e se la portò in
-Germania.»
-</p>
-
-<p>
-Quando Monaldo attese a redigere <i>La Voce
-della Ragione</i> (dal 1832 al 1835), Paolina leggeva
-per il padre i libri, opuscoli e giornali
-francesi, notava quel che poteva fare al suo
-caso, traduceva gli articoli che le parevano
-opportuni pel giornale, correggeva le prove
-di stampa, così che il conte in una sua memoria
-dichiara d'aver avuto il massimo aiuto
-pel suo periodico da lei che «travagliava
-giorno e notte per quest'impresa, con uno
-zelo ed un disinteresse di che potrà solo ricevere
-il premio da Dio.» Clemente Benedettucci
-suppone che la contessina abbia dato
-aiuto al padre anche per altre pubblicazioni
-e la cosa non appare improbabile. Ella inoltre
-mandò parecchie traduzioni dal francese a la
-gazzetta di Modena <i>La Voce della Verità</i>. In
-questa comunità di spirito con Monaldo ella,
-che non aveva mai amato i liberali, i quali
-le parevano aver dimostrato troppo chiaramente
-quanto <i>son diverse le cose dalla teorica
-alla pratica</i>, venne accostandosi ognor più
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-a lo zelo religioso e a le idee politiche del
-padre.
-</p>
-
-<p>
-Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni
-aveva cominciato per abitudine a far
-estratti de le sue letture e traduzioni; questi
-suoi lavori si conservano in quarantacinque
-volumi ne la biblioteca di casa Leopardi.
-</p>
-
-<p>
-Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati
-da le amorose cure de la figliuola, che,
-vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi
-nel suo cuore tutte le vecchie ferite;
-nè sapeva darsi conforto, quantunque gli ultimi
-momenti di lui fossero stati tranquillissimi
-e consolati da la religione e da la filosofia:
-«Quando ha veduto prossimo il suo
-fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre,
-che dal male istesso, ci ha chiamati d'intorno,
-ci ha dato serii ammonimenti, poi ne
-ha esortati ad imparare come <i>si muore in conversazione</i>,
-poichè egli ha parlato sempre con
-grandissima presenza di spirito, rimanendo
-noi tutti meravigliati di tanta pace, di tanta
-calma.» (Lettera 7 maggio 1847.)
-</p>
-
-<p>
-Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli,
-anche avendo sempre in cuore la memoria di
-Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre
-avea fatto chiaramente intendere che questo
-discorso l'addolorava; Paolina però aveva
-pregato caldamente le Brighenti di procurarle
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-tutto quello che vedevano scritto intorno al
-suo grande e povero <i>Muccio</i>, ed anche tutte
-le edizioni che s'andavano facendo de le opere
-di lui. Ella riceveva e conservava ogni cosa
-di nascosto del padre; morto questi, ella potè
-manifestare più apertamente il suo culto per
-la memoria del fratello, di cui comprendeva
-ed adorava la grandezza, così da provar quasi
-un senso di affettuosa riconoscenza per tutti
-gli ammiratori di lui. Il Piergili descrive accuratamente
-un libretto, una specie di diario,
-in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora
-da Vito Frati, annotavano quanto, a loro cognizione,
-veniva scritto intorno al poeta di
-Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti.
-Questo diario fu presto interrotto, perchè i critici
-del grande Recanatese non tardarono a
-moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente
-Giacomo, Paolina voleva esser sempre nel novero
-de gli associati a le opere di lui, e quando
-sperava di presto accasarsi, si proponeva di
-aver un esemplare di ciascuna edizione nel
-suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le
-cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri,
-quantunque ella fosse divenuta tanto ferventemente
-religiosa da non poter persuadersi
-che il fratello fosse morto senza fede, giungendo
-fino a benedire la bugia del Ranieri e le invenzioni
-del Curci. I più chiari studiosi di cose
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile
-ascolto a tutti e non si stancò di promuoverne
-gli studi e le ricerche. Ella pregò caldamente
-il Brighenti di scrivere la vita di
-Giacomo; e quando il Viani, che fu suo intimissimo,
-ed ebbe da lei numerose notizie, le
-mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una
-biografia del fratello, ella gli dichiarò di non
-sentirsene capace e pregò Carlo, il confidente
-intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico:
-ma neppur Carlo credette che le forze
-gli bastassero; e Paolina scriveva al Viani,
-«Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani,
-per una stupida e di cattivo cuore, non solo
-con Lei, ma con Giacomo ancora. O no non
-lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore
-non mi creda. Verso di Giacomo non potrei,
-chè lo piango giorno e notte; verso di Lei
-neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>
-A lo stesso Viani, Paolina scriveva
-o narrava molti ricordi de la vita del fratello.
-Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio
-Erculei, professore nel seminario di Roma,
-che voleva dettare una dissertazione su
-Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente
-su la morte del poeta. Ella gli narra
-tutto quel che ne sa; gli copia una lettera
-del padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri
-a Monaldo, del Brighenti a lei, di V. Balietti,
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-che nel '37 era segretario de la Nunziatura
-di Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>
-Ella giudicava povera cosa l'elogio di
-Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva
-de le asserzioni del Curci e fremeva di
-dolore e di sdegno a le ingiurie contro la memoria
-del suo diletto, consolandosi quando il
-Giordani sorgeva a farne vendetta.
-</p>
-
-<p>
-La pubblicazione de le lettere di Giacomo
-al Brighenti la contrariava e l'amareggiava
-quanto mai, perchè il buon nome del padre
-le era caro, quanto la gloria del fratello, e più
-tardi per difendere Monaldo ella dettava la
-breve memoria <i>Monaldo Leopardi e i suoi
-figli</i>, in cui di sè null'altro dice se non che
-d'esser stata per tutta la vita compagna indivisibile
-del padre.
-</p>
-
-<p>
-Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina
-una lettera calda d'ammirazione pel poeta
-e di venerazione per lei; e, accennando a lei,
-il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice
-fra l'altro: «.... dans la famille Leopardi
-la science semble être héréditaire comme ses
-titres de haute noblesse.»
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oltre a quelle accennate, altre due sventure
-colpirono la povera Paolina: nel 1851
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857
-la madre.
-</p>
-
-<p>
-Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi
-e ben innanzi con gli anni, fu tenuta
-sempre come una ragazza: non poteva uscir
-sola, e d'ordinario, già cinquantenne, soleva
-farsi accompagnare da una buona donna di
-Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente,
-e seguire dal servo Benedetto Benedettucci
-in livrea. Un di ottenne d'andar a
-Loreto con l'amica, ma venne rimproverata
-perchè fu di ritorno troppo tardi, e quando
-la sua compagna per scusarla notò timidamente
-ch'ella non usciva quasi mai di casa,
-si narra che Adelaide soggiungesse: «Bella
-ragione, è tanto grande la nostra casa, altro
-che Loreto!»<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Morta la madre, ella si trovò
-ricca, e mentre da un lato, divenuta usufruttuaria
-del patrimonio, frugalissima per natura
-e di abitudini modeste, ella spendeva poco e
-mal volentieri anche per la cura de le campagne;
-da l'altro, ancora bambina ne l'animo,
-benchè poco lungi dai sessant'anni, godeva
-di vestire con grande sfarzo, di seguir
-a puntino le mode più capricciose, facendo
-venire una sarta appositamente per lei, da Ancona
-a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta
-già vecchia con un amplissimo abito a enormi
-scacchi ornato di trine; nel suo buon viso
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo,
-benchè molti asseriscano che ne la sua
-gioventù ella gli somigliasse assai.
-</p>
-
-<p>
-Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza
-a spendere, che parve in lei ed in
-Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva
-negare il suo aiuto, e al servo Benedettucci
-donò persino la culla di Giacomo, che sarebbe
-stata per la famiglia un preziosissimo ricordo.
-Ella amava trattenersi a tarda sera sola in
-giardino, e guardando quelle paterne aiuole,
-su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa,
-ascoltando la rana gracidante nei campi e il
-canto di qualche contadino, certo rievocava
-l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei
-suoni avevano inspirato tanta dolcezza di poesia.
-Una sera, così passeggiando, s'incontrò
-in un ladro che stava per rubare dei limoni;
-senza gridare, nè chiamare aiuto, ella cacciò
-con severe parole l'intruso.
-</p>
-
-<p>
-Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie
-volte: con la Fucili fece una gita di tre
-giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi
-come una bambina. Nel 1867 volle
-andare in pio pellegrinaggio a Napoli per visitarvi
-la tomba di Giacomo e de le liete reverenti
-accoglienze ricevute fu orgogliosa e
-commossa.
-</p>
-
-<p>
-Di tali sentimenti duole ella parli assai poco
-ne le lettere scritte ad Artemisia Fucili; è da
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-notare però che questa era una buona, ma
-povera donna, da cui forse certe espansioni
-non sarebbero state comprese.
-</p>
-
-<p>
-Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai,
-ne l'inverno del 1869 Paolina scelse Pisa per
-sua residenza temporanea, memore de l'amore
-che Giacomo aveva avuto per quella gentile
-città e del sollievo che quel dolce clima gli
-aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi
-avranno contemplato il divino spettacolo
-del tramonto riflettente le sue fiamme ne le
-acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso
-al ricordo del grande fratello che ne la
-bellezza de la natura aveva trovato uno dei
-pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In
-una gita a Firenze ammalò di bronchite e tornata
-a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13
-marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli
-ultimi momenti, scrive: «Mi fu concesso di
-accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa
-l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai.
-Al mio arrivo essa mi mostrò una lettera che
-mi scriveva e che conservo, dicendomi con la
-sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire,
-perchè non so come avrei continuato a
-scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava
-con affettuose parole alcuni mobili, il
-suo ritratto e una carrozza: suo erede instituiva
-il nipote Luigi.
-</p>
-
-<p>
-Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-salma di Paolina ebbe l'ultimo ricetto in Recanati,
-ne la chiesa di Santa Maria di Varano,
-e su la sua tomba si legge quest'epigrafe:
-</p>
-
-<p class="center pad1">
-PAOLINA LEOPARDI<br />
-NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800<br />
-MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869<br />
-VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA<br />
-A DORMIRE FRA I SUOI CARI<br />
-ANIMA DOLCE<br />
-TERESA TUA<br />
-CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA<br />
-E CARLO<br />
-CHE PER ULTIMO NOMINASTI<br />
-POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA<br />
-CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-pa">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti</i>,
-edizione curata da G. Piergili. Firenze, Le Monnier,
-1878, pag. <span class="smcap lowercase">XXII</span>. Da questo volume sono
-tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo
-qui citate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa lettera si legge a pag. <span class="smcap lowercase">XXIII</span> e <span class="smcap lowercase">XXIV</span>
-de le note al volume citato di G. Piergili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Lettere di Paolina Leopardi a Marianna
-ed Anna Brighenti</i>, pubblicate da E. Costa. Parma,
-Battei, 1888, in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIX</span>-308. (Lettera a
-Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo
-volume son tratte anche tutte le altre citazioni
-di lettere de la Leopardi a le Brighenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">E. Costa</span>, <i>Paolina Leopardi</i> (nel <i>Fanfulla
-della Domenica</i>, 17 luglio 1887).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi ivi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Paolina Leopardi</i> (vedi
-<i>Vita Italiana</i>. Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre
-1896, pag. 104). La lettera della Mazzagalli
-porta la data 12 febbraio 1828.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">F. De Sanctis</span>, <i>Studio su G. Leopardi</i>; edizione
-postuma curata da R. Bonari. Napoli, 1894.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Appendice all'Epistolario e agli scritti
-giovanili di G. L.</i>, per cura di P. Viani. Firenze,
-Barbèra, 1878, in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">LXXXIV</span>-258. Lettera
-29 novembre 1844, a pagg. <span class="smcap lowercase">XXVII</span> e <span class="smcap lowercase">XXVIII</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'ultima lettera si trova nelle <i>Opere
-inedite di G. Leopardi</i>, pubblicate dal Cugnoni.
-Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due volumi. Vol. I,
-pagg. <span class="smcap lowercase">CXXXIII</span>, <span class="smcap lowercase">CXXXIV</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo e parecchi altri aneddoti citati si
-trovano nel volume di C. Antona Traversi: <i>Studi
-su G. Leopardi</i>, Napoli, Detken, 1887, in 16º, di
-pagg. 363, o in quello: <i>Notizie e aneddoti sconosciuti
-intorno a G. Leopardi e alla sua famiglia</i>,
-Napoli, Detken, 1887.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-<a id="fill-119"></a>
- <img src="images/ill-119.jpg" alt="Marianna Brighenti" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<h2 id="marianna">MARIANNA BRIGHENTI
-<span class="smaller">E LA SUA FAMIGLIA.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808
-a Massa Finalese, in provincia di Modena,
-da Maria e Pietro Brighenti; prima di
-lei nel 1801 era venuto al mondo il primogenito
-de la famiglia, Luigi; e due anni più
-tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato
-Pietro era tenerissimo de' suoi, e a quei
-bambini, come non mancarono le affettuose
-cure dei genitori, così arrise da prima anche
-la fortuna.
-</p>
-
-<p>
-Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di
-buona famiglia, aveva fatto i primi studi a
-Vignola, di dove, vestito l'abito religioso,
-quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile
-di Modena; poi aveva compiuto a
-l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza,
-ottenendone la laurea nel 1798, ed era
-stato capitano de la guardia nazionale. Poco
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo
-ne l'edizione bolognese, allora incominciata,
-de la <i>Vera storia di due amanti infelici</i>; anzi
-la curò da solo, quando, partito l'autore per
-Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo
-Marsigli volle continuare ad ogni modo
-la stampa del libro. A questo proposito un curioso
-aneddoto è narrato dal giornaletto modenese
-<i>La Ghirlandina</i> (8 e 19 febbraio 1855),
-aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne la
-Memoria <i>Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in
-Modena</i>.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> Il Brighenti, desideroso di grandezza,
-ardente di carattere, ambizioso, si diede
-a la politica, e stava per recarsi in Francia,
-quando preso d'amore per la bella Maria di
-Francesco Galvani, nobile modenese di condizione
-assai superiore a la sua, non seppe
-più allontanarsi da la patria. Dopo due anni
-di vani tentativi per ottenere l'assenso dei
-genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che
-sposò, e che gli fu, com'egli stesso ebbe a
-dire, <i>un angelo di bontà, di rassegnazione e di
-conforto nelle sue tristi fortune</i>.
-</p>
-
-<p>
-A ventitrè anni, fautore convinto de le idee
-liberali francesi, venne nominato ispettore,
-cioè commissario di polizia, nei dipartimenti
-de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti
-politici lo costrinsero poi a rifugiarsi
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-a Bologna, dove attese a la pratica legale e
-di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette
-finchè ritornati i Francesi riebbe il suo ufficio;
-ed anzi da esso passò ad altri più importanti
-e che gli davan quindi maggior onore
-e profitto; fu segretario aggiunto al Ministero
-di polizia in Milano, ebbe parte nel riordinamento
-della polizia a Modena, a Reggio, a
-Bologna, a Ferrara, a Rovigo; poi fu vice
-prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena.
-</p>
-
-<p>
-La famigliuola venne gettata nel lutto da
-la morte del bimbo Luigi, pel quale Pietro
-Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava
-una pietosa epigrafe. Dopo questa sventura i
-Brighenti più che mai si strinsero a le loro due
-fanciullette, che crescevano d'indole dolce,
-fra le carezze e gli agi e il generale rispetto
-che gli uffici del padre procuravan loro.
-</p>
-
-<p>
-A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato
-<i>salvava la vita</i> al Giordani e gli dava inoltre
-largo aiuto ne la disperata miseria in cui,
-scampato a la morte, quegli cadeva; di che,
-divenuto celebre, il letterato gli conservò sempre
-una profonda gratitudine ed anche quando,
-non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve
-ritogliergli con la stima l'amicizia sua, non
-cessò di adoperarsi in ogni modo per riuscirgli
-utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava
-con belle ed alte parole il discorso <i>Sullo stile
-poetico del marchese di Montrone</i>: gli diceva
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-aver molto e lungamente desiderato di dargli
-qualche segno de l'amore e de la riverenza
-che gli portava per le sue tante virtù, e fra queste
-aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia,
-di che il Brighenti era «esempio a qualunque
-età ammirabile, alla nostra quasi incredibile.»
-Confessava essergli debitore <i>di
-quanto non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno</i>;
-e sperava ch'egli avrebbe gradita la
-dedica di quel libro del marchese di Montrone,
-uomo da ambedue loro ugualmente onorato ed
-amato.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> Nel 1809 il Giordani raccomandava
-Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio
-di Direttore de la pubblica istruzione in
-Italia. Pare che in questi suoi tempi fortunati
-l'avvocato modenese avesse sensi veramente
-generosi; varrebbe a provarlo quest'aneddoto
-narrato da la figlia sua Marianna ne la biografia
-di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia
-inedita, biografia da lei regalata autografa
-a l'avvocato Geminiano Corazziari, il
-quale a sua volta ne fece dono al Museo del
-Risorgimento Italiano in Modena (Sezione documenti):
-«Era il Brighenti segretario del
-Ministero di grazia, allorchè in Milano vennero
-tradotti quattro de' più nobili e cospicui
-Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti
-una cedola di mille luigi, se procurava loro la
-libertà ed egli lacerò l'<i>ordine</i>, perchè sapeva
-che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire,
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-dietro le di lui premure. Sì nobil modo di
-agire cattivogli l'animo di que' signori, che
-sempre l'ebbero quale amico.»
-</p>
-
-<p>
-Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale
-era già stato firmato un decreto che lo nominava
-prefetto a Belluno e cavaliere della
-Corona di ferro, povero e sospettato se ne
-andò nel 1815 a Bologna, dove per procurare
-il pane a la moglie ammalata e a le due
-figliuole si diede ad imprese musicali. Ne la
-musica era peritissimo; di argomento musicale
-scrisse parecchio: l'<i>Elogio di Matteo Babini</i>
-suo maestro di canto e artista illustre, elogio
-detto al Liceo filarmonico di Bologna ne la
-solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819
-e pubblicato più tardi dal Nobili: il discorso
-<i>Su la musica rossiniana e sul suo autore</i>, edito
-a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. <span class="smcap lowercase">VI</span>-30, Tipogr.
-Emidio Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo
-nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era socio ordinario
-ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori
-de l'Accademia filarmonica bolognese.
-</p>
-
-<p>
-Volle provarsi in speculazioni mercantili,
-ma vi perdette molto danaro e non avrebbe
-saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie
-non gli avesse generosamente permesso di valersi
-de la sua dote. Si volse allora a l'industria
-libraria, che gli diede molto profitto con
-l'edizione del Giordani, poco invece con quella
-de le opere di Vincenzo Monti, rimasta sette
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-mesi sotto sequestro, e coi due giornali l'<i>Abbreviatore</i>
-e il <i>Caffè di Petronio</i>. In questo
-(anno 1825, n<sup>i</sup> 17, 29 e 34) si trovano alcuni
-articoli firmati Mario Valgano modenese; li
-scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale
-sotto il medesimo pseudonimo si era fatta editrice
-de le opere di Pietro Giordani. L'avvocato
-frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti,
-lo Strocchi, il Marchetti, il Costa, il
-Borghesi, il Monti, il Perticari; e più volte
-rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso
-di lui e de le sue ragazzine, gli prevedeva in
-queste, consolazione e fortuna, consigliandolo
-ad esser forte ne le avversità e a conservar
-la sua salute, chè studiando costantemente
-forse sarebbe riescito a divenire egli medesimo
-un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe
-potuto «formare Mariannina e formarla non
-solamente abile cantatrice; chè questo è ancora
-il meno; ma amabile e prudente e accorta
-e insieme ingenua e rispettabile. Vedrete
-che tesoro è una tale virtuosa.»<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>
-</p>
-
-<p>
-Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi
-a puntino: la grazia unita al senno, l'arte
-e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi
-e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna.
-L'altra sorella Anna mostrava meno ingegno;
-il padre tentò invano di far anche di lei
-una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente
-ne la pittura, benchè il Giordani
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-prevedesse che <i>con quella placida fantasia</i> non
-sarebbe mai stata grande e sperasse solo di
-vederla divenire una buona ritrattista. A quanto
-afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni, Anna
-«trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano
-due sue incisioni felicemente condotte.»<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>
-Anzi tutte e due le ragazze tentarono
-l'incisione, sperando di trarne un discreto
-guadagno, ma non poterono continuare, poichè
-ne soffriva la loro salute. Il letterato piacentino
-prendeva tanto interesse a Marianna e
-ad Anna che, dovendo ne la primavera del 1818
-andare a Roma, si proponeva di fermarsi a Bologna
-soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute
-belle, e ancor più graziose che belle;
-tali appaiono nei due ritratti che reciprocamente
-si fecero e che son conservati ne l'archivio
-Valdrighi di Modena; non erano molto
-istruite, ma non certo incolte; educate a quei
-sentimenti gentili che, se non dal mondo, il
-quale di rado li sa pregiare, hanno il loro
-premio in sè stessi, ne la loro intima dolcezza,
-cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle
-si amavano vivamente, quantunque non poco
-diverse di carattere: Marianna da la fisonomia
-mobile ed espressiva, da la svelta persona un
-po' gracile, era di un'indole profonda e seria;
-Anna più florida d'aspetto, tutta fuoco ed allegria;
-avevan comune la vita intiera, gioie, dolori,
-studi. Quando a Bologna si trovaron gettate
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-in una condizione meschina, vi si rassegnarono
-senza troppo rimpiangere gli agi perduti,
-paghe de le loro gioiose speranze e de
-l'amore che legava strettamente tutta la famigliuola
-e che trova espressioni ingenue e
-sincere nei versi da loro composti per gli onomastici
-del padre, de la madre, o l'una per
-quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi
-d'affetto, di cui alcuni appartengono a la
-loro prima giovanezza, altri, come certe delicate
-letterine scritte molto più tardi, mostrano
-in Marianna ed Anna, già donne mature,
-sempre la medesima riverente tenerezza, la
-medesima filiale sommessione, che ha qualche
-cosa d'infantile e di commovente.<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> Sotto
-la guida del padre le due ragazze si diedero
-assiduamente a lo studio del canto; ne le opere
-e nei concerti diretti da lui il loro gusto si
-affinava e il loro spirito si distraeva piacevolmente;
-egli cantava spesso anche ne le sacre
-funzioni per poter con quel guadagno straordinario
-condurre le figliuole al teatro; inoltre
-era solito di presentare a la famiglia gli amici
-e conoscenti suoi, fra i quali v'erano alcuni
-de' migliori ingegni di quel tempo; e ne le
-gradite conversazioni le due giovani acquistavano
-non poca cultura e finezza. Il loro
-carattere era venuto intanto pienamente svolgendosi:
-Marianna, sotto un aspetto di gaiezza
-franca e modesta, nascondeva un cuore appassionato
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-e uno spirito riflessivo; semplice
-ne le maniere, affabile insieme e dignitosa,
-era riconosciuta da tutti per una vera dama;
-ciò che meravigliava i volgari, i quali non
-pensano di poter trovare signorilità d'animo
-e di modi in gente povera e non nobile. La
-bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano
-le simpatie generali, cui ella preferiva
-d'assai l'affetto e l'amicizia di quelli
-che mostravano di comprendere il suo cuore
-tenerissimo, il quale s'apriva a la vita gioiosamente,
-ricco d'un tesoro di speranze, d'avvenire,
-d'amore inesaurabile. La tenerezza
-fu il sorriso de la sua gioventù e la consolazione
-di tutta la sua vita; benchè ella troppo
-facile ad accendersi ed a credere gli uomini
-migliori che non sono, restasse sempre dolorosamente
-ferita da la delusione. Ella guardava
-la vita con uno sguardo serio, e anche
-nei brevi momenti di felicità ch'ella ebbe,
-intendeva e compativa il dolore; più de la
-fortuna, degli onori, del lusso, apprezzava la
-gioia d'esser amata, gioia che cercò avidamente
-e instancabilmente, non potendo credere
-che l'anima sua pronta a concedersi tutta
-nella purezza di un affetto devoto, non dovesse
-trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse
-con ugual forza e nobiltà di sentimento.
-</p>
-
-<p>
-Anna più vivace, più schiettamente allegra,
-civettuola senza malizia, era buona anch'essa,
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-ma ne la vita voleva godere e ridere;
-le piaceva di vedersi ammirata, corteggiata;
-e, come non dava, non chiedeva passioni tragiche,
-rifuggendo per istinto da le pene di
-cuore; soffrire non voleva, e men che mai
-soffrire per amore, perciò, riserbando a le poche
-persone intime tutto il suo affetto, ricambiava
-di sorrisi, di scherzi, di arguzie i suoi
-ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le
-due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter
-Scott, a Rosina ed Elena di Lafontaine.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi
-a Bologna, avvertiva il Leopardi di scrivergli
-colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato
-Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una
-carissima persona, quando fu a Recanati, mostrando
-questa volta, come molte altre in diverse
-occasioni, il gentile desiderio di veder
-stringersi in affettuosa relazione fra loro gli
-amici suoi; è probabile ch'egli esortasse il
-grande Recanatese a porsi in corrispondenza
-col Brighenti. Partito il Giordani, giunse in
-casa Leopardi una lettera de l'avvocato modenese
-per lui, e Giacomo (21 settembre 1818)
-colse quest'occasione per avviare la relazione
-epistolare che l'amico gli aveva consigliata e
-che non interruppe più per lunghissimo tempo.
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-Da prima si valse del Brighenti per l'acquisto
-di certi libri e per la diffusione di qualche esemplare
-de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere
-divennero più intime e più frequenti,
-perchè il Leopardi volle affidar a l'avvocato
-l'incarico di far stampare le tre Canzoni <i>Ad
-Angelo Mai</i> — <i>Per una donna malata</i> (intitolata
-anche altrimenti: <i>Sopra malattia di una
-donna poi guarita</i>) — <i>Sullo strazio di una giovane</i>
-(altrimenti intitolata: <i>Sopra una donna
-morta col suo portato</i>); cui, per consiglio del
-Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le
-due canzoni già pubblicate a Roma: <i>All'Italia</i>
-e <i>Sul monumento di Dante</i>. Il Modenese conosceva
-queste due ultime da un pezzo, anzi
-intorno ad esse egli aveva raccolto notizie e
-giudizi dai letterati suoi amici, prendendone
-appunto sopra un esemplare de l'edizione romana
-di Bourlié, esemplare che ancora ci rimane:<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>
-tali osservazioni sono in generale
-sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel
-giudizio intorno al Leopardi poeta, e, trattandosi
-de l'edizione che il giovane recanatese
-l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente
-premuroso. Come era sua abitudine,
-da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo
-non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata
-pubblicazione, che Monaldo però venne
-tosto a scoprire con un'ira che gli fece immediatamente
-scrivere al Brighenti per impedir
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-ogni cosa; non voleva che venissero ripubblicate
-le due prime canzoni, le quali erano
-spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai
-liberali; e nè pure voleva saperne de la canzone
-<i>Sullo strazio</i>, perchè «s'immaginò subito
-mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze
-nel soggetto»; ed anche perchè il
-poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto
-vero e recente. In quest'occasione l'amicizia
-fra Giacomo e l'avvocato divenne intimità, ed
-il primo aprì al secondo i dolori secreti de
-l'anima sua con giovanile espansione, benchè
-si dicesse vecchio moralmente, anzi decrepito.
-L'avvocato, padre tenero de le sue
-figliuole, desideroso «che l'animo dei genitori
-abbia sempre a confortarsi della felice riuscita
-della loro prole,» non ha coraggio di
-trasgredire l'ordine di Monaldo, ma cerca di
-serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e
-di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere
-e riscrivere, ottiene finalmente che venga data
-a la luce la sola canzone <i>Ad Angelo Mai</i>, inspirata
-da le scoperte ciceroniane del dotto
-monsignore. Giacomo Leopardi aveva avuto
-il disegno di dettare alcune lettere, che con
-buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero
-il pregio di quella classica scoperta,
-ma da un lato la malferma salute non gli aveva
-permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione,
-da l'altra al suo entusiasmo conveniva piuttosto
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-la poesia che la prosa. Egli accompagnò
-il Canto con una lettera dedicatoria al conte
-Leonardo Trissino, ne la quale scrive: «Ricordatevi
-che ai disgraziati si conviene vestire a
-lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino
-ai versi funebri;» e gli dice ancora:
-«Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre
-forze e applichiamo l'ingegno a dilettare
-colle parole, giacchè la fortuna ci toglie il giovare
-co' fatti.» Questo concetto che l'opera
-andasse innanzi a la parola per importanza civile
-era ben fermo nel poeta, che nel <i>Parini</i>
-scriveva l'antichità potersi figurare come in
-Argo la statua di Telesilla, poetessa guerriera
-e salvatrice della patria: «la quale statua rappresentavala
-con un elmo in mano, intenta a
-mirarlo, con dimostrazione di compiacersene,
-in atto di volerlosi recare in capo; e a' piedi
-alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola
-parte della sua gloria.»
-</p>
-
-<p>
-Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento
-che per la dedica provò il pauroso
-conte Trissino; invero la <i>Canzone</i> si ricollega
-a le due prime leopardiane per l'amor patrio
-che la inspira, anzi l'infiamma tutta, ed è aperto
-e non dissimulato come in quelle; lo stesso
-Giacomo, accennando ironicamente al permesso
-dato dal padre, perchè questa Canzone
-venisse pubblicata, permesso cagionato dal
-nome di un monsignore ch'essa portava in
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-fronte, aggiungeva: «Non sospetta punto che
-sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena
-di orribile fanatismo»; il fanatismo era tale
-che se i censori papali lasciaron passare la
-Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso
-e la sequestrò<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> messa su l'avviso da un tal
-Luigi Brasil, che per molti anni fu secondo
-aggiunto presso la direzione generale di polizia
-austriaca in Venezia. Il Piergili con valide
-argomentazioni dimostrò la più che probabilità
-che anche il Brighenti si tenesse in relazione
-secreta con la polizia sotto lo pseudonimo
-di Luigi Morandini; ed il marchese Gualterio
-trovò il nome del Modenese in un elenco di
-confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato
-pel sequestro de l'opuscolo leopardiano
-non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera
-al Leopardi scrive il Brighenti, con un
-manifesto senso d'amarezza e d'invidia, degli
-spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli
-dei nostri patrizi.» Le strette del bisogno
-avevan forse vinto l'onestà di lui, che per trovar
-<i>il modo di assicurare la sua famiglia della necessaria
-sussistenza</i>, ciò che gli <i>lacerava il cuore</i>,
-avvilito de la umile e disprezzata condizione in
-cui era caduto, disperato di saper trarsene altrimenti,
-dopo aver trovati inutili tutti i <i>mezzi
-di risorsa</i>, a cercar i quali s'era <i>tormentato
-il cervello</i>, cedette a provvedere a la sorte
-de le figliuole facendosi delatore. Ma de la
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-sua colpa nulla seppero Marianna ed Anna.
-Egli non poteva ignorare d'averle troppo onestamente
-e rettamente educate, perchè esse
-preferissero un pane infame a la miseria: le
-giovani poterono venerare il padre loro e andarne
-altere, perchè l'inganno in cui vissero
-risparmiò al loro cuore uno strazio che sarebbe
-stato più amaro di tutte le altre sventure,
-di tutte le altre delusioni.
-</p>
-
-<p>
-Le due ragazze lessero certamente in quel
-tempo la Canzone al Mai, e se Anna, che amava
-i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne
-gran caso, Marianna dovette sentirsi presa
-d'ammirazione per quel cuore appassionato,
-credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo
-di quel grande spirito, e fremere dinanzi
-a la maestà de le figure di Dante, del Petrarca,
-del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con tanto
-entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse
-dal Giordani aveva sentito parlare de la grandezza
-e de l'infelicità del contino recanatese,
-non poteva restar indifferente al grido di dolore,
-che si leva da quelle pagine, a la voce
-di quel desolato poeta, che ne la vanità d'ogni
-cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche
-favole antiche e lo stupendo potere de la
-cara immaginazione, conforto ai nostri affanni,
-e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra
-vita, <i>al grande e al raro</i>, abbia pur nome di
-follia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe
-un sospetto su l'avvocato modenese, andando
-a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna,
-gli furon fatte gentili accoglienze e premure
-perchè rimanesse, cortesi proposte con
-segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse
-più amicizie che a Roma in cinque mesi:
-vi conobbe il conte e la contessa Pepoli, il professore
-Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli
-e tutta la famiglia de l'avvocato Brighenti,
-da cui certo ricevette buona parte di quelle
-accoglienze allegre, <i>senza diplomazie</i>, di quelle
-<i>gran carezze</i>, di cui tanto si lodava e che lo
-rinfrancavano talmente da fargli scorgere qualche
-spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta
-del suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato
-stesso gli vennero quelle proposte di occupazioni
-letterarie ch'egli sperava non richiedenti
-gran fatica e convenienti al suo
-ingegno.
-</p>
-
-<p>
-Tornato Giacomo da Milano a Bologna per
-fermarvisi lungamente, trovò premurosissimo
-il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa,
-lo accolse fra gl'intimi; e le conversazioni
-confidenti con Marianna ed Anna, giovani e
-graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che
-fin da due anni prima scriveva a Carlo: «Il
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-parlare a una bella ragazza vale dieci volte
-più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere
-o alla Venere Capitolina.» (Lettera
-5 aprile 1823.) Egli aveva già orribilmente sofferto,
-ma nulla aveva perduto ancora di quella
-sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche
-de l'anima sua: voleva ancora <i>toujours
-sentir, toujours aimer, toujours espérer</i>
-(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella
-sua sensitività fosse il più prezioso dei doni, sol
-che si trovasse un oggetto meritevole di essa;
-nell'amore giudicava il piacere dato da un solo
-istante di rapimento e d'emozione profonda,
-preferibile a tutte le gioie che provano le
-anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico,
-preferì subito Marianna, seria anche
-nel sorriso, appassionata, un po' incline a la
-tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna,
-che nel suo canto sapeva trasfondere
-tanta intima espressione d'affetto, ad Anna mordace,
-sempre allegra, leggera. Marianna era nel
-pieno splendore de la gioventù e de la bellezza,
-e il suo talento musicale e la sua voce destavan
-già ammirazione in quanti la conoscevano,
-sì che appar anche più naturale che il
-Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva
-profondamente le impressioni de la musica,
-gradisse la compagnia di lei, specie in
-quei giorni non lieti, <i>sventrati</i> da le noiose
-lezioni al conte Papadopoli e al giovane Greco
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-di cui s'ignora il nome. Il Recanatese, frequentando
-la casa Brighenti, dava qualche
-aiuto a l'avvocato per un'intrapresa edizione
-de le opere di Vincenzo Monti, e qualche
-consiglio pel periodico <i>Il Caffè di Petronio</i>,
-giornale di notizie teatrali e bibliografiche,
-di cui l'avvocato stesso era fondatore e compilatore;
-passava qualche ora in piacevole
-conversazione con la famiglia, spesso vi era
-invitato a pranzo, mandava in dono a l'amico
-i formaggi marchigiani mandatigli dal padre:
-e quella franca e cordiale ospitalità (franca e
-cordiale almeno per parte de le donne) gli
-rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel
-tempo a l'avvocato sono con le lettere a
-Pier Francesco bambino le cose più sinceramente
-allegre e graziosamente scherzose
-ch'egli abbia mai scritte; e lungo tempo
-dopo egli ricordava ancora con vivo piacere
-la bella serata del Natale 1825 da lui trascorsa
-in casa de la famiglia di Marianna. Nè fu la
-sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava
-restar a tavola con gli amici, e in quell'ora
-egli ordinariamente assai parco di parole, si
-compiaceva di ragionare a lungo, esponendo
-i suoi pensieri con modestia e con riserva, ma
-con quell'arguzia acuta e talora pungente che
-sarebbe stata una de le doti caratteristiche del
-suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero
-soffocata. Questo piacevole filosofare, che
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-ricordava al Viani le Dispute conviviali di Plutarco,
-il Convito di Platone e il Simposio di
-Senofonte, era uno dei più graditi piaceri di
-Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare
-la superiorità del suo spirito e di piacer
-forse anche a gli occhi de le donne intelligenti,
-malgrado la non bella persona e il vestire dimesso.
-Se poi entravano ne la conversazione
-uomini di poco senno, egli taceva tosto, non
-amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva
-qualche troppo grosso sproposito tirava
-una presa di tabacco con un rumore affettato,
-cosa che faceva ridere chi ne intendeva il
-senso. Narra il Brighenti che in una di quelle
-conversazioni serali Giacomo componesse questa
-sciarada: <i>Uccide il primiero — Uccide il secondo — Uccide
-l'intero. — Amore.</i>
-</p>
-
-<p>
-Marianna comprese presto d'aver destato
-un sentimento più fervente de l'amicizia nell'animo
-del poeta; e quantunque un altro
-uomo le occupasse tutto il pensiero,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> quantunque
-ella non sentisse pel Recanatese che
-una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente,
-seppe ne la sua bontà far sì che di
-quella passione non corrisposta egli potesse
-serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di
-conforto. A lei medesima rimase per sempre
-una cara memoria di quell'affetto che molti
-anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una
-lettera di Giacomo, certamente una lettera
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-d'amore, si trovava ancora preziosamente conservata
-fra i più diletti ricordi di lei, quando
-la bella ed ammirata artista era divenuta una
-povera e disgraziata vecchia quasi ottuagenaria.
-</p>
-
-<p>
-Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti
-colloqui con Paolina le parlava con vivo
-affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato
-rivedere il Modenese, come <i>un figlio
-desidera rivedere il padre</i>, e di Marianna le
-narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare
-l'amore che per lei aveva provato,
-mettendo in curiosità Paolina così da farle domandare
-la descrizione, ne' più minuti particolari,
-de la bella Brighenti.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi
-forse di poter parlare di quella donna a
-lui cara con quell'altra anima femminile, che,
-quantunque diversamente, gli era cara altrettanto:
-gli parve che Marianna e Paolina fossero
-fatte per intendersi e per amarsi; così,
-quando la malferma salute gli rese grave lo
-scrivere, colse l'occasione opportuna per far
-entrare in corrispondenza fra loro le due giovani,
-pregando la sorella di richiedere da Marianna,
-a nome di lui, notizie dei Brighenti.
-Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese
-che fra lui e la graziosa Majà (come la chiamavano
-sempre) non essendo possibile, dopo
-quanto era avvenuto, una corrispondenza, il
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-mezzo migliore e più gentile di coltivare l'amicizia
-che la giovane gli aveva offerta, era
-quello di deporla ne le mani di Paolina, la
-quale aveva tanto del suo cuore. La contessina
-invero, che non trovava in famiglia corrispondenza
-a la sua innata ed espansiva tenerezza
-e che sentiva il bisogno di confidarsi
-ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per
-Marianna un affetto vivissimo, le rivelò i suoi
-più intimi secreti e custodì quelli di lei con
-gelosa premura.
-</p>
-
-<p>
-Le tendenze artistiche di Marianna, chiare
-fin dal tempo de' suoi primi studi, la bella
-voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano
-una buona riuscita su la scena,
-tanto più che nella sua delicata sensitività
-essa comprendeva e sapeva rendere le passioni
-e, bella e graziosa della persona, appariva
-adatta ad incarnare i più simpatici tipi
-femminili, cui poesia e musica hanno dato una
-vita ideale. Ell'era ancora ai primi passi de la
-sua carriera e già tutti prevedevano in lei
-un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne
-rallegrava sinceramente e ancora nel 1830
-rammentava con riconoscenza la cordialità e
-l'affezione ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre
-Giacomo era a Bologna, il Brighenti fece
-fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per
-la progettata edizione delle sue opere ed alcuni
-anni dopo gliene dava in dono il rame
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo
-a tutta la famiglia Leopardi.
-</p>
-
-<p>
-Paolina, che da le parole del fratello, tanto
-più disposto a sprezzare che ad ammirare gli
-uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere
-di Marianna, si era formato un alto concetto
-di quell'amica, la considerava ormai
-come un essere privilegiato, cui natura avesse
-largito in copia i doni onde con gli altri è
-tanto avara, e si rallegrava, come d'un'insperata
-fortuna, d'averne il cuore.
-</p>
-
-<p>
-Nel maggio del 1829, malgrado le proteste
-di certi parenti, Marianna esordiva a Bologna
-con la <i>Semiramide</i> del Rossini, nel teatro privato
-di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta
-notizia degli applausi ch'ella aveva ottenuti,
-compiacendosene salutava cordialissimamente
-lei, la madre e la sorella. In quell'autunno
-(novembre 1829) Marianna (e fu il primo suo
-teatro d'importanza e perciò detto da alcuni
-il suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte
-di Modena nell'opera del maestro Alessandro
-Gandini <i>Zaira</i> (poesia di F. Romani, quella
-stessa che era stata non felicemente musicata
-anche dal sommo Bellini). Per la parte di <i>Zaira</i>
-era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo
-venne sostituita Marianna, la quale piacque e
-pel <i>talento</i> e per lo <i>squisito sentire</i> e per la
-<i>singolare bravura</i>, come afferma il maestro
-Gandini stesso;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> il quale parlando d'un'altra
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-artista, la Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830
-eseguì a Modena la stessa opera, dice che
-mancava de la finitezza tanto ammirata ne la
-Brighenti. De l'esito de la <i>Zaira</i> e dei meriti
-artistici di Marianna parlarono con lode il <i>Messaggiere
-Modenese</i>, il 2 gennaio 1830, nº 1,
-ed il <i>Censore Universale dei Teatri</i> di Milano
-redatto dal Prividali, nei suoi n<sup>i</sup> 91 e 92 (novembre,
-1829).
-</p>
-
-<p>
-L'anno a presso nel luglio Marianna andava
-a Siena nell'Imper. e Real Teatro dei
-Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e
-di Egilda nelle opere <i>Giulietta e Romeo</i> ed
-<i>Arabi</i>; e vi otteneva un così grande trionfo
-che il <i>Giornale dei Teatri</i> di Bologna ne parlava
-con entusiasmo, narrando come per la
-sua serata era stato pubblicato a stampa il suo
-ritratto e le si era offerto un sonetto in cui
-un tal A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe
-stessa. Io ebbi occasione di vedere questo ritratto
-e precisamente l'esemplare che la Brighenti
-donava a Paolina Leopardi; è lavoro
-anti-artistico e parrebbe quasi una caricatura,
-tanto la fisonomia vi è intieramente diversa
-da quella che vediamo negli altri ritratti che
-ci rimangono de la cantante; ma la fantastica
-Paolina si dilettava, osservandovi la superba
-veste di velluto azzurro a ricami bianchi, ornata
-di scintillanti gioielli d'oro e di perle, il
-velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-scende a velare le spalle nude, il diadema
-e la collana di perle, l'ornamento d'oro
-e di gemme, che scintilla su la bianca fronte.
-</p>
-
-<p>
-Ancor più forte che per la gioia di questi
-primi trionfi il cuore di Marianna batteva per
-un nuovo affetto, il quale pareva prometterle
-sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato,
-un certo Mori, chiedeva a l'avvocato
-la mano de la figliuola; era un uomo colto,
-assai amante de le belle arti, intorno a cui
-pubblicò alcuni anni dopo qualche articolo su
-l'<i>Antologia</i> di Firenze. Perchè il matrimonio
-non avvenisse, si ignora; la buona Paolina,
-che fu a parte di questo secreto, giacchè Marianna
-piena di speranza e di gioia, benchè
-ancora dubitosa, gliene fece oscuramente cenno,
-chiamava questo il primo amore di Marianna
-artista. Qualche tempo a presso anche
-Anna scriveva a la Leopardi del Mori, di cui
-la sorella era stata <i>innamoratissima</i>. Ammirata
-dovunque per la sua voce, pel suo talento,
-per la sua bellezza, e dovunque rispettata
-per la sua perfetta onestà e per la signorile
-dignità del suo portamento, Marianna ebbe
-dovunque andò moltissimi corteggiatori, ma
-fra questi cercò vanamente un cuore degno
-del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera,
-passò di delusione in delusione, soffrendo intime
-pene ogni volta che dovette persuadersi
-di non essere amata nè come, nè quanto credeva.
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-Nelle sue lettere a Paolina ella si rivela
-aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi sentimenti,
-cui la fortuna non doveva accordare
-quella costanza che certamente avrebbero
-avuto, se in degno modo ricambiati, erano di
-una tale purezza che la Leopardi, cui non doveva
-certo far meraviglia la severa virtù femminile,
-se ne stupiva e ne godeva tanto più,
-quanto più capiva che molti erano i pericoli
-in mezzo a cui passava l'amica e la frequenza
-e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare,
-anche se il suo cuore era infiammato da la
-passione; virtuosa, non per freddezza, nè per
-calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa
-virtù punto arcigna, era piena di grazia
-e talvolta anche tutta spirito e brio; può farne
-fede questo sonetto, che Marianna scrisse non
-so precisamente in quale anno, ma certo nella
-sua gioventù e che si trova autografo ed inedito
-fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi,
-amicissimo dei Brighenti, al Municipio
-di Modena:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Signor Conte..... le vuo' dire</p>
-<p class="i01">Cosa che al certo riesciralle ingrata,</p>
-<p class="i01">Ma non voglio che il mondo abbia a ridire</p>
-<p class="i01">Che corrispondo a gente maritata.</p>
-<p class="i02"> La padroncina mia femmi sentire</p>
-<p class="i01">Certo di lei sonetto, in cui spiegata</p>
-<p class="i01">V'era la doglia che la fe' soffrire</p>
-<p class="i01">Con parole e sospiri all'impazzata.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p>
-<p class="i02"> Dirle mi piace: sono una fanciulla</p>
-<p class="i01">Onesta e virtuosa ed il suo affetto</p>
-<p class="i01">Inver da me non otterrà mai nulla;</p>
-<p class="i02"> Non già ch'io non le sia riconoscente,</p>
-<p class="i01">Che di cuor la ringrazio del sonetto,</p>
-<p class="i01">Ma circa amor, non ne facciamo niente.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Se nei versi citati predomina la grazia onesta,
-ma scherzosamente birichina, un profondo
-sentimento inspira questi altri che pure
-autografi ed inediti si trovano fra le carte del
-Silingardi.
-</p>
-
-<p>
-Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante
-a Modena la fanciulla Maria Pedina: «la fortezza
-con la quale la detta giovanetta serbò
-intatta la sua innocenza diede argomento a la
-seguente Invocazione, scritta da Marianna Brighenti.»
-</p>
-
-<p class="center pad1">
-INVOCAZIONE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Alma gentil che colassù n'andasti</p>
-<p class="i01">Tutta raggiante di eterno splendore,</p>
-<p class="i01">A te sì pura e fortemente casta,</p>
-<p class="i01">A te beata che alla gioia vivi,</p>
-<p class="i01">A te, dimesse, vengon mie parole,</p>
-<p class="i01">Spinte da affetto e somma riverenza.</p>
-<p class="i01">E con queste ti prego, o virtuosa,</p>
-<p class="i01">Ad impetrarmi vero e caldo amore</p>
-<p class="i01">Per la virtude, che ti fu sì cara,</p>
-<p class="i01">Che amasti di morir pria che tradire</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara,</p>
-<p class="i01">Di seguir tuo costume e che mia morte</p>
-<p class="i01">Possa mertar delle belle alme il pianto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno
-d'aver sofferto assai per un'afflizione de la
-Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di
-Giacomo aveva fatto donare a Paolina un libro
-di quella scrittrice, con la quale è quindi da
-supporsi ella avesse pure contratta amicizia,
-cosa che certo le fa onore e dà indizio de la
-serietà del suo carattere.
-</p>
-
-<p>
-Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia
-de la sorella, Marianna fu in istretta
-ma onesta relazione col famoso cantante Rubini,
-e più tardi conobbe intimamente anche la
-Malibran, insieme a la quale cantò in qualche
-opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de
-l'Accademia filarmonica bolognese. Nel Carnevale
-del 1830 a Piacenza sostenne la parte
-di Giulia ne la <i>Vestale</i>; da la fine del 1830 fin
-verso a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi
-destò un grande entusiasmo sostenendo la
-parte di Rosina nel <i>Barbiere di Siviglia</i> e quella
-di Giulietta nella <i>Giulietta e Romeo</i> del Vaccaj.
-Dopo un breve soggiorno a Bologna, nell'aprile
-del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi
-l'<i>Otello</i> di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi,
-ed anche a canto a quello straordinario
-Otello parve una dolce, fine Desdemona; modesta
-e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli
-de l'illustre compagno e ne seppe profittare.
-A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo
-la grande scena di Nerestano nella <i>Zaira</i> del
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-maestro Gandini, lodata per la sua grazia, per
-l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per
-la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina
-della <i>Niobe</i> in cui sapeva infondere rara drammatica
-efficacia, la ripetè per la serata di Bonoldi,
-quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti
-di cui le era stato largo, e piacque
-così che il pubblico l'obbligò a ripeter tutte
-le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un
-sonetto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Altre sentii gli armonici concenti</p>
-<p class="i01">E le soavi melodiose note,</p>
-<p class="i01">Or liete modular, ora gementi,</p>
-<p class="i01">Onde fur l'alme in ascoltando immote;</p>
-<p class="i02"> Ma non sentii giammai que' loro accenti</p>
-<p class="i01">Tante recarne meraviglie ignote,</p>
-<p class="i01">Come il tuo dir, che, innamorando i venti,</p>
-<p class="i01">D'ineffabil dolcezza i cuor percuote.</p>
-<p class="i02"> Segui, o giovane Donna; e il bel Paese</p>
-<p class="i01">Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda,</p>
-<p class="i01">Quand'abbia in te tante dolcezze intese,</p>
-<p class="i02"> Varca animosamente i monti e l'onda,</p>
-<p class="i01">E fa col canto tuo quell'alme accese,</p>
-<p class="i01">Sì che all'onor d'Italia Eco risponda.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo,
-dove ebbe trionfi non soliti neanche per lei,
-sostenendo la parte d'<i>Imogene</i> nel <i>Pirata</i> del
-Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza
-de la sua persona e de la voce, la perfetta
-intelligenza d'arte, la grazia squisita, la
-forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-e sempre ragionata; le cronache del tempo
-ci dicono che applausi frenetici scoppiavano
-ad ogni suo pezzo e che gli animi fremevano
-ne la pena e nel delirio di quella Imogene
-soave e appassionata. Le si dedicava allora
-un'epigrafe in cui era detta <i>donzella candida
-del cuore, soave del costume, dell'arte del canto
-peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima
-si sente, ad esprimere gli affetti potentissima</i>;
-ed un altro ammiratore le diceva
-in un sonetto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente</p>
-<p class="i01">Che riso segua di mia vita l'ore;</p>
-<p class="i01">Ma or più del riso m'è grato il dolore</p>
-<p class="i01">Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La Brighenti passò in Ancona, dove cantò
-pure il <i>Pirata</i> nell'ottobre del 1831 e si compiacque
-del pregio in cui era tenuta non soltanto
-come artista, ma anche come donna degna
-di vera stima. «Tutti voialtri sapete bene
-quanta ammirazione cagioni il contegno vostro
-e della mia amica in particolare, sì raro
-a trovarsi tra gente della sua professione; tutti
-voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno
-di dirvi che quasi ho sentito io medesima fare
-un elogio grande della eccellente educazione,
-della condotta irreprensibile e savissima, di
-tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente
-carattere della prima donna dell'opera di Ancona,
-senza dirvi poi nulla intorno alla sua
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-bravura nel canto, di cui quello che parlava
-si mostrava contentissimo;» scriveva Paolina
-Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8 novembre
-1831.)
-</p>
-
-<p>
-Ai primi di autunno del 1831 Marianna era
-ad Ascoli per darvi il <i>Pirata</i>; là incominciò
-a sentire le acute spine nascoste fra le rose
-de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse
-sentir l'impresario e sentir talmente ch'ella
-pensava di rompere il suo contratto con lui;
-s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la
-freddezza di quel pubblico, poco educato a
-l'arte, il triste soggiorno di quella cittadina,
-appena rallegrato da le gentilezze di qualche
-ammiratore, uno dei quali, Ignazio Cantalamessa,
-volle fare il ritratto de le due sorelle,
-riuscito benissimo, si dice, specialmente quello
-di Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e
-poco intelligente finì per animarsi al canto
-de la Brighenti e si accese fino ad un <i>entusiasmo
-indescrivibile</i> quand'ella cantò la famosa
-cavatina de la <i>Niobe</i>.
-</p>
-
-<p>
-Marianna andò poi a Roma, trepidante per
-l'esito che vi avrebbe ottenuto, commossa
-vivamente da gli alti affetti che la città eterna
-ridestava in lei, pure anche là l'attendevano
-amarezze, torti de l'impresario, fatiche eccessive,
-cui la sua costituzione piuttosto gracile
-non potè resistere; si ammalò e invece d'andare
-a Corfù, come ne aveva il progetto,
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-dovette ritornare a Bologna. Ristabilita nel
-settembre del 1832 cantava a Cremona <i>I Normanni
-a Parigi</i>; e, dopo un'altra dimora
-a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava
-ad Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro
-Petrarca l'<i>Anna Bolena</i> e <i>la Straniera</i>. Feste
-entusiastiche le furon fatte dal pubblico meravigliato
-e commosso: ne la sua serata, in
-cui cantò al solito la cavatina de la <i>Niobe</i>,
-fu accompagnata a casa in una portantina,
-circondata da coristi con torcie accese e preceduta
-da una banda, poi le acclamazioni la
-costrinsero ad affacciarsi a la finestra per ringraziare.<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di
-lei <i>prestigio arcano, incanto più soave dell'estasi
-d'amore</i> e le diceva:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Forse fu Amor che in queste basse arene</p>
-<p class="i01">A diradar di nostra mente il velo,</p>
-<p class="i01">E ad invaghirci dell'eterno Bene,</p>
-<p class="i02"> Come alla mente diè il pensier veloce,</p>
-<p class="i01">E diede il sole allo splendor del cielo,</p>
-<p class="i01">A te diede degli angeli la voce.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La madre aveva seguito fin qui le figliuole,
-ma d'ora innanzi la stanchezza e la salute
-infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più
-ch'ella aveva veduto per prova come potesse
-affidarle a sè medesime, senza dir poi che il
-padre le accompagnava sempre. Marianna continuava
-a chieder notizie di Giacomo Leopardi
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-e poteva darne talvolta anche a la sorella
-di lui.
-</p>
-
-<p>
-Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò
-a Pisa ne la <i>Straniera</i>; e con la dolcezza e
-flessibilità de la voce, mirabilmente atta a secondare
-gl'impulsi del vivo sentimento e i
-dettami de l'acuta intelligenza, incantò l'uditorio.
-«Il cantare ed agire de la Brighenti non
-è effetto di altrui insegnamento, è creazione
-sua propria,» fu scritto allora. Ne la stessa
-città ella diede anche <i>La gioventù di Enrico V</i>
-del Pacini che piacque mediocremente.
-</p>
-
-<p>
-Andata a Livorno vi cantò l'<i>Anna Bolena</i>,
-la <i>Norma</i> e i <i>Capuleti</i>; ed un poeta entusiasta
-scriveva per lei una Canzone con questo
-ritornello: poco importa più il peso de le noie
-e dei dispiaceri quotidiani:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Chè la sera la Brighenti</p>
-<p class="i01">Tutto quanto fa scordar.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Andata a cantar l'<i>Anna Bolena</i> a l'Alfieri di
-Firenze nel novembre del 1833, rimase afflitta
-di non rivedervi il Leopardi, già partito per
-Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici
-anche qui non le impedirono di ripensare
-affettuosamente a l'amico infelice.
-</p>
-
-<p>
-Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo
-dei Novaresi. Il Giordani, che sempre s'interessava
-de la sorte di lei e frequentemente chiedeva
-di <i>sapere ogni suo successo e di onore e di
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-lucro</i>, le scriveva a Novara pregandola di continuargli
-la sua carissima benevolenza: «Sarà
-molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e
-potrò ripetervi di voler esser sempre vostro
-amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la
-<i>Norma</i>: «Al suo apparire, scrive il <i>Censore
-universale dei Teatri</i> (4 febbraio 1835), tutto
-l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa
-selva d'applausi. Ma quando si ascoltò
-poi l'eroica declamazione di quell'imponente
-primo recitativo ed il soavissimo canto di quella
-gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in
-tutti la rimembranza dei già valutati pregi di
-questa virtuosa, d'ogni passata estimazione
-infinitamente maggiore si fece l'ammirazione
-presente... Chi vide all'apertura del Teatro
-Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il
-carattere de l'<i>Anna Bolena</i>, me l'aveva già
-dipinta con i più vivi e seducenti colori, gli
-stessi più sperimentati fra i suoi compagni ne
-parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora
-la stessa artista maggiormente abbellire di sè
-stessa il bel teatro nuovo di Novara, per rappresentarvi
-quello di <i>Norma</i>, si mostra più
-trasportato ancora di quegli Aretini, che in
-materia di musica hanno un gusto finissimo.»
-E nota la verità de la sua azione, la squisitezza
-del canto, l'ammirabile efficacia ne la
-espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili,
-la forza drammatica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-</p>
-
-<p>
-A Novara un maestro di musica amò non
-degnamente Marianna; e quando, nel lasciarla,
-le chiese compatimento e stima, l'altera risposta
-di lei dovette fargli comprendere com'ella
-riserbasse questi sentimenti a chi li meritava.
-</p>
-
-<p>
-Il canto non era una miniera d'oro per la
-Brighenti, e malgrado il fasto apparente, cui
-la professione la costringeva, ella non aveva
-potuto migliorare in modo stabile la condizione
-de la sua famiglia, sì che pregava Paolina
-Leopardi di raccomandare l'avvocato per
-un impiego; ma non se ne fece nulla, malgrado
-le premure de la buona contessa; e, certamente
-per ottenere più lauti guadagni, dopo
-esser stata a Reggio, a Ravenna (maggio e
-giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza
-(gennaio 1836), Marianna si decise a
-partir per l'estero, accompagnata dal padre.
-Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio,
-ne l'<i>Uggero il Danese</i> di Mercadante e ne la
-<i>Semiramide</i> di Rossini, e le sue note che <i>brillavano,
-volavano, accentate e colorite</i>, il buon
-gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza
-de l'intonazione avevano destato il solito entusiasmo:
-tutta una schiera di poeti, ed alcuni
-non volgari, si era levata ad acclamarla; fra
-le altre poesie noto un Sonetto di <i>Un plaudente</i>,
-un'Ode, probabilmente del Cagnoli, un
-altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che
-forse è quello di Prospero Viani, cui egli accenna
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-ne l'<i>Appendice</i> a l'Epistolario leopardiano:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Alta è la notte: il pallido</p>
-<p class="i01">Raggio di Cinzia un pio</p>
-<p class="i01">Nell'alma infonde incognito</p>
-<p class="i01">Di meditar desio,</p>
-<p class="i01">E versa in me dolcissimo</p>
-<p class="i01">Di pianto voluttà.</p>
-<p class="i02"> È la fedel mia cetera</p>
-<p class="i01">A me compagna<span class="dotted">. . . . .</span></p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">È un canto malinconico,</p>
-<p class="i01">La voce è di Licori,</p>
-<p class="i01">Che della Dania vergine</p>
-<p class="i01">Canta gl'infausti amori.</p>
-<p class="i01">Oh come ancor mi suonano</p>
-<p class="i01">Que' mesti accenti in cor!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-A Ravenna la Brighenti cantò la <i>Semiramide</i>
-e i <i>Normanni a Parigi</i>, a Genova nel
-teatro Carlo Felice l'<i>Elisa e Claudio</i> di Mercadante,
-e la <i>Nina pazza per amore</i> del maestro
-Coppola; a Vicenza ancora la <i>Nina</i>, la
-<i>Chiara di Rosemberg</i> e la <i>Norma</i>, facendo notare
-come le parti ricche di sentimento e di
-drammaticità le convenissero fra tutte.
-</p>
-
-<p>
-Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove
-trovava morali e materiali compensi, che la
-confortavano de la lontananza da la patria e
-da la madre; la sorella e il padre erano sempre
-con lei. Vi diede l'<i>Otello</i> di Rossini, poi andò ad
-Oporto e, quantunque assai affaticata, dovunque
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo
-passò in Ispagna, a Madrid, dove cantò la <i>Straniera</i>;
-quel pubblico che vi aveva udite ne
-la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che
-allora era entusiasta della De Alberti rimase
-freddo da prima per la Brighenti, ma la freddezza
-cominciò a dileguarsi al duetto di lei
-con Pasini calorosamente applaudito, e sparì
-a la commovente ultima scena, eseguita con
-rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime
-sere non si poteva dire che ella avesse conquistato
-l'uditorio; piacque di rappresentazione
-in rappresentazione sempre più: poi
-ne la <i>Donna del lago</i> trionfò pienamente, ed
-applausi, fiori, versi piovvero su di lei, divenuta
-l'idolo del teatro.
-</p>
-
-<p>
-L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva;
-il 1º luglio 1837 ella riceveva da Paolina
-il doloroso annunzio de la morte di Giacomo:
-«Oh! piangiamo insieme, amici miei,
-le scriveva fra l'altro la Leopardi, piangiamo
-insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro
-fratello, il nostro amico, nè lo rivedremo più
-in questo mondo, dopo tanta speranza, dopo
-tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente
-a la funesta notizia e cercò di dare con
-le proprie lacrime un conforto a l'amica sua.
-</p>
-
-<p>
-Sempre applaudita, era tuttavia vivamente
-desiderosa di ritornarsene, sì che, quantunque
-avesse formato il progetto di andare in
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-America, nel giugno del 1838, lieta come non
-era stata mai fra gli applausi e gli onori, rivedeva
-l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava
-stanchissima, sofferente ne la salute per
-le fatiche durate, sconsolata da nuove delusioni,
-che avevan ferito profondamente il suo
-cuore, annoiata dei viaggi e persino dei trionfi,
-e dopo aver cantato ancora a Pavia nel novembre
-del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità
-di pace e di riposo, prendeva in affitto
-un villino a Campiglio, poco lungi da Modena,
-e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo,
-si sentiva rinascere, viveva tutta nei
-dolci pensieri e nei cari ricordi. La sera al
-chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi
-sogni, se ne andava sola a diporto tra i boschetti,
-o lungo le sponde del Panaro, e tutta
-la vita passata le pareva un sogno, un sogno
-agitato e doloroso, di cui il ricordo le faceva,
-pel contrasto, parer più cara la pace di
-quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro
-non voleva sentir parlare, tanto più che il suo
-petto gracile non era in grado di venir ancora
-affaticato senza pericolo; più d'una volta
-le disgraziate condizioni de la famiglia la costrinsero
-a ripensarvi, ma non cantò che in
-un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre
-1839. Anche in quest'occasione la Brighenti
-ricevette non dubbie prove d'ammirazione;
-la sua voce, non più vigorosa, era
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-però dolcissima e gradevole, atta ad eseguire
-con bravura i passi d'agilità.
-</p>
-
-<p>
-Marianna, lasciato il teatro, passava parte
-de l'anno a Forlì col padre. Ne la primavera
-del 1840, quantunque infermiccia, quantunque
-afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo
-una lite impresa da l'avvocato per rivendicare
-una parte del patrimonio paterno;
-quantunque agitata da le speranze, dai timori
-di una nuova passione, ella chiedeva notizie
-di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo.
-L'avveduta Paolina l'avvertiva di non
-abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese
-aveva destato in lei, tenera e immaginosa,
-in lei che aveva sempre veduto negli
-uomini piuttosto le proprie qualità che i loro
-difetti. «Stai in guardia più che puoi, e Ninì
-ti consoli e ti consigli, essa che ha la mente
-fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh!
-non fidarti degli uomini, Marianna mia, non
-è questo tempo per anime come le nostre.
-Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana
-il pensiero di lui quanto puoi, e parti
-presto da Forlì; io voglio saperti consolata e
-<i>désillusionnée</i>.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed
-Anna, che, amata prima fra gli altri dal poeta
-Antonio Peretti, il quale le scriveva tenerissime
-lettere firmandosi <i>Menestrello</i>, abbandonata
-poi da lui, se ne consolava con un poeta
-migliore, il Petrarca, era la miglior confidente
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-e la più allegra consigliera de la sorella, la
-quale però quei consigli ascoltava, sorridendo,
-senza saperli seguire. Ne la primavera del 1840
-era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il
-medico le dichiarava impossibile il ritorno al
-teatro, risparmiandole così il tormento dei vecchi
-grandi artisti, che su le scene assistono a la
-lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico,
-il quale prima li adorava, indifferente,
-poi schernitore. Nè la speranza di una non meschina
-eredità valeva a ridarle animo; nè il
-fidanzamento d'Anna con un tal Virgilio (1831),
-nè le amabilità de la principessa Aldegonda
-de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti
-si trovavano ne l'inverno del 1842,
-riuscivan a richiamare più che un malinconico
-sorriso su le sue labbra. Come appare
-da una lettera del Giordani (24 luglio 1841),
-Marianna aveva il progetto di dar lezione di
-canto, ma la sua non buona salute e i continui
-cambiamenti di dimora ne rendevano difficile
-l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva
-ormai nel prestar teneramente le sue
-cure al padre, che una parte de l'anno la
-voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito
-in dotte e gentili compagnie, fra le quali
-carissima le era quella del Giordani, il quale
-nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con
-un amico, le parlava lungamente di Giacomo
-Leopardi, de le ingiuste accuse mosse a
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-la memoria di quel Grande e del culto sempre
-maggiore di cui questa memoria era oggetto
-pei sinceri ammiratori del genio e de
-la virtù.
-</p>
-
-<p>
-Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina
-Galvani-Brighenti, l'<i>adorata sposa</i> de l'avvocato,
-<i>l'angelo di bontà, di rassegnazione e
-di conforto della famiglia</i>. Era nata in Modena
-il 3 gennaio 1773. «Ebbe da natura ingegno
-pronto e vivace con robustezza di mente e di
-corpo, che la resero superiore al suo sesso.
-Ebbe istruzione non comune, costanza nelle
-avversità; religione purissima, sviscerato amore
-de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della
-storia, sostenne con forte animo lunga e dolorosa
-infermità; incontrò l'ultimo fine con
-imperturbata e santa rassegnazione;»<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> così
-ne fu scritto da la famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Marianna, che aveva sempre teneramente
-amata la madre, riverendone le modeste e
-casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso
-una breve biografia in una lettera a Paolina,
-la quale poi la ringraziava d'averle fatto
-così conoscere e meglio stimare quella buona.
-La povera Marianna era afflitta da sempre
-nuovi dolori, che aggravavano la tristezza derivante
-da la poca salute, da le cattive condizioni
-economiche e da la scarsissima speranza
-di miglioramento nell'una cosa e nell'altra.
-Tuttavia pensava sempre affettuosamente al
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-grande amico de la sua giovinezza, Giacomo
-Leopardi, e presentava con una lettera a Paolina,
-facendone grandissimi elogi, Prospero
-Viani, diligente cultore degli studi leopardiani.
-Era già l'estate del 1845 e per la prima volta
-in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente
-è perduta, Marianna confidava il
-puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto
-per lei; confidenza accolta con piacere da Paolina,
-la quale rispondeva: «non è possibile
-che si accresca l'affezione mia per te; ma se
-lo potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai
-detto che il nostro Giacomo ti prediligeva. E
-già io me ne avvedeva dalle sue parole e non
-ricordo, ma forse avrò fatta a lui anch'io la
-domanda <i>sacrementelle</i>: ne eri innamorato?»
-(Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume
-citato di E. Costa.)
-</p>
-
-<p>
-Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da
-Pio IX nominato giudice supplente a Forlì e
-aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza
-del titolare, mentre sperava un impiego più
-sicuro, non accorgendosi quasi che la sua vita
-andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì,
-assistito da la figlia Anna, mentre Marianna era
-a Modena; ambedue le sorelle sentirono allora
-che niun più grave colpo avrebbe potuto
-ormai portar loro la sorte.
-</p>
-
-<p>
-Nella sua biografia del padre che, come
-notammo, è ora conservata autografa nel Museo
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-del Risorgimento in Modena, Marianna scrive:
-«Non puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa
-assistenza che essa (<i>Anna</i>) gli fece nei tre
-mesi della sua malattia, non che della forza
-d'animo che dimostrò nel giorno 2 agosto,
-dodici ore avanti la di lui morte, in cui veggendolo
-afflitto per non ricevere lettere dalla
-figlia assente (erano allora pressocchè intercette
-le comunicazioni per la guerra tra Austriaci
-e Bolognesi), ritirossi un breve istante
-dalla camera e vi rientrò con una lettera in
-mano, che figurò scritta dalla sorella e con
-l'angoscia più disperante nell'animo, ma a
-ciglio asciutto e con voce ferma la lesse al
-letto del moribondo e con questo gli ultimi
-istanti ancora della vita gli consolò.» La biografia,
-dedicata a S. A. la Principessa Federica
-Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è
-tutta inspirata da sensi di sincera venerazione
-e d'affetto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa
-bene a quale scopo presso la Corte modenese,
-dove ottenne buone parole, molte gentilezze
-e null'altro, Marianna stette qualche tempo in
-Bologna quale istitutrice in casa del conte Pepoli;
-uscitane, insieme a la sorella pensò di
-stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni
-private e apersero un istituto femminile,
-che su le prime parve dare buon compenso
-morale e materiale a le loro non poche fatiche.
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-Ambedue, e più Marianna, che aveva doti
-di mente e di cuore più adatte al grande ufficio
-di educatrice, si erano accinte a l'impresa
-con vivo amore e con sincero entusiasmo,
-ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le
-alunne ebbero l'approvazione di persone autorevoli;
-ma qui pure le aspettavano delusioni
-e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna
-confessava a Paolina d'esser rimasta abbandonata
-da molte alunne, le quali non le avevano
-nè pure concesso il conforto de la loro
-riconoscenza e di quel rispetto che sarebbe
-stato così caro al suo cuore. In generale però
-i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano
-de l'opera sua, cosa che le dava una
-consolazione almeno, quella di provarle che
-la sua coscienza non l'ingannava, asserendole
-non aver ella mancato mai al suo dovere. Si
-occupava sempre con amore di studi e prediligeva
-la poesia: in una lettera, il cugino
-Francesco Galvani le parla dei romanzi di Walter
-Scott, di cui avevano conversato lungamente
-a voce; l'altro cugino G. Galvani pure
-in una lettera le parla di studi e le manda un
-Petrarca da lei richiestogli.
-</p>
-
-<p>
-La pietosa venerazione inspirata da le virtù
-e da le sventure di Marianna Brighenti era
-tanta che, per non amareggiare troppo lei e
-sua sorella, si ricoperse di un velo indulgente
-quanto di men che bello si veniva scoprendo
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio
-nel suo libro su <i>Gli ultimi rivolgimenti italiani</i>
-(Firenze, Le Monnier, 1851), cercò di
-scusare il Brighenti che, da certi documenti
-venuti in luce, appariva delatore, immaginando
-che alcuno abusasse de la buona fede di
-lui, libraio ed editore, facendogli recapitare,
-a qualche secreto agente, come lettere, le
-proprie rivelazioni a la polizia austriaca.
-</p>
-
-<p>
-Gli ultimi anni di Marianna passarono in
-una condizione meschinissima, da le angustie
-de la quale la sollevava talvolta il generoso
-soccorso de le anime buone, fra le quali va
-annoverata Paolina Leopardi.
-</p>
-
-<p>
-Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti
-invocavano aiuto: vidi una minuta di una loro
-supplica a una nobilissima signora, già loro
-amica, in cui tra il dolore de le strettezze e de
-l'abbandono in cui si trovavano, traspare la
-degna alterezza di non aver meritate le loro
-sventure e di sentirsi oneste.
-</p>
-
-<p>
-Chi ne le due povere vecchie, miseramente
-vestite, dal viso pallido, ove le rughe denotavano
-una lunga istoria di patimenti e di
-dolori, avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene
-d'un tempo, splendida nel fastoso abbigliamento,
-ne lo scintillío dei gioielli e più
-di tutto ne la luce de la sua gioventù e de la
-sua bellezza? e la spiritosa Anna, gioia e tormento
-di tutti i damerini eleganti, e arcadico
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-sospiro dei poeti? Anna morì l'11 aprile 1881
-a settantacinque anni, e Marianna le sopravvisse
-sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne
-le sue memorie. Quella vecchia, quasi ottuagenaria,
-nei suoi bei giorni aveva contato a migliaia
-gli ammiratori, a diecine gl'innamorati:
-Agostino Gagnoli e Antonio Peretti eran stati
-entusiasti di lei; il primo le aveva dedicato
-un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti
-altri, l'aveva esaltata, come si disse, anche
-Prospero Viani (1835); ma nell'abbandono
-de la sua tarda età, ad uno ella pensava con
-maggior tenerezza, ad uno ch'ella non aveva
-amato d'amore, ma di cui un'unica lettera
-serbava con cura e rileggeva commossa, ella
-che di lettere, di versi, d'omaggi a lei rivolti
-aveva così gran numero; questi rimasero fra
-le sue carte, testimoni de l'ammirazione che
-ella aveva destata, ma quella lettera, invano
-chiesta e richiesta con istanza dal Viani, scomparve:
-Marianna, scendendo nella tomba, volle
-forse portar seco il secreto de le ardenti parole
-che Giacomo Leopardi aveva scritte un giorno
-per lei sola.
-</p>
-
-<p>
-La meschina eredità di lei passò a una misera
-sua cugina, Luigia Montavoce di Gualtieri,
-che non seppe come fra quei poveri oggetti
-e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi
-del Giordani, del Leopardi, del Pepoli,
-del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi,
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-di Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del
-Viani ec.
-</p>
-
-<p>
-Stretta dal bisogno, la poveretta vendette
-quelle carte a un tabaccaio, che le distrusse
-quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad
-alcune lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi,
-e a tutte quelle di Paolina, le quali pubblicate
-da Emilio Costa valsero a sollevare il
-velo che nascondeva in gran parte agli occhi
-dei posteri le gentili figure de le Brighenti e
-de la Leopardi.
-</p>
-
-<p>
-Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi
-ebbe la vita per lei, a la sua corona di
-donna e d'artista poche rose furon intrecciate
-fra le spine pungenti; ma le sue sventure
-nobilmente sopportate accrescono la simpatia
-che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella
-rimane una de le rare creature femminili per
-le quali, se pure non corrisposto, non ci appare
-vano l'amore di Giacomo Leopardi.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-ma">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 61 de le <i>Memorie de la R. Accademia
-di Scienze, Lettere ed Arti di Modena</i>.
-Tomo VIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">P. Giordani</span>, <i>Scritti editi e postumi</i>,
-pubblicati da A. Gussalli. Milano, Borroni e Scotti,
-1856, vol. I, pagg. 192 e 193.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi l'<i>Epistolario di P. Giordani</i>, edizione
-citata. Lettera da Milano, 20 gennaio 1818.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Opuscoli religiosi e morali</i>, serie 4ª, t. XVII.
-Modena, Soc. Tip., 1885, a pag. 53.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi
-al Municipio di Modena si trovano autografe
-alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune
-altre al padre pel suo natalizio, un sonetto
-al medesimo scritto a Lisbona nel 1836, alcuni
-versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera d'augurio
-a l'avvocato, giugno 1837, ec.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">C. Lozzi</span>, <i>Intorno a le Canzoni dl G. L.
-«All'Italia e sul Monumento di Dante,» Osservazioni
-critiche inedite di letterati bolognesi contemporanei</i>,
-nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio 1882,
-pag. 99.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">A. D'Ancona</span>, <i>Il Leopardi e la polizia
-austriaca</i>, nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 29 novembre
-1885. Cfr. anche lo studio di <span class="smcap">F. Mariotti</span>, <i>Una
-Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla polizia
-austriaca nel 1820</i>, nella <i>Nuova Antologia</i>,
-16 agosto 1897, da pag. 633 a pag. 636; e <span class="smcap">G. Piergili</span>,
-<i>Un confidente de l'alta polizia austriaca nel
-gabinetto di G. P. Vieusseux</i>, nella <i>Rivista Contemporanea</i>,
-1888, fasc. 4º, Firenze.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver
-avuto prima di darsi al teatro un amore disgraziato.
-Questa passione era viva probabilmente nel
-tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina
-compiangendo l'amica le scriveva più tardi,
-15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia
-nominato l'oggetto del vostro amore ed io
-l'ho dimenticato; nè crediate che io ora voglia
-saperlo.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539
-al 1871 del maestro Alessandro Gandini, arricchita
-d'interessanti notizie e continuata sino al presente
-da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio Ferrari Moreni</i>.
-Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia
-Sociale, 1873, in 12º, pag. 601.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51,
-26 giugno 1833, del <i>Censore universale del Teatri</i>,
-Milano. Da questo giornale son tolte molte altre
-de le notizie che riguardano la Brighenti cantante.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la
-chiesa dei Minori Osservanti di Forlì detta di Valverde.
-Il Brighenti scrisse alcuni cenni biografici
-de la moglie, i quali si trovano autografi fra le
-carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di
-Modena.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-<a id="fill-171"></a>
- <img src="images/ill-171.jpg" alt="Teresa Carniani Malvezzi" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<h2 id="teresa">TERESA CARNIANI MALVEZZI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete
-accoglienze, quando vi stette alcuni giorni
-mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo
-Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi
-per un lungo soggiorno. A pena ebbe
-combinati con l'editore milanese gli elementi
-de le due edizioni latina e latina italiana de le
-opere di Cicerone e compilatine i programmi
-ne le due lingue, il 26 settembre 1825 partiva
-da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna,
-dove prese a pigione un appartamentino
-in casa di <i>un'ottima e amorevolissima famiglia</i>,
-gli Aliprandi, che abitavano presso il
-teatro del Corso in casa Badini. Essi pensavano
-anche al suo vitto ed al servizio, chè egli accettava
-di rado e poco volontieri i molti inviti
-a pranzo continuamente fattigli. Le premure
-de' suoi ospiti gli erano care in sè, e più
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-care perch'egli capiva che la grande stima
-in cui lo si teneva era causa di questi riguardi.
-Troppo aveva sofferto nel borgo natio,
-vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile,
-deforme, misero, perchè amante de la solitudine
-e tutto dato ai libri, dovendo a sua
-volta disprezzare quei coetanei e compaesani
-che non si curavano d'esser qualche cosa, si
-davano da sè il nome d'ignoranti e gli predicavano
-che con gli anni egli avrebbe <i>messo
-giudizio</i> e cioè abbandonati gli studi. Quel suo
-somigliare un grande ingegno (e certo pensava
-a sè) apprezzato in Recanati <i>come la
-gemma nel letamaio</i> ricorda l'orgoglio dantesco
-del
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Faccian le bestie fiesolane strame</p>
-<p class="i01">Di lor medesme, e non tocchin la pianta,</p>
-<p class="i01">S'alcuna surge ancor dal lor letame,</p>
-<p class="i02"> In cui riviva la sementa santa</p>
-<p class="i01">Di quei Roman, che vi rimaser, quando</p>
-<p class="i01">Fu fatto il nido di malizia tanta.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Pure egli non era scettico ancora, sapeva
-che il mondo è bello, che <i>tante cose belle ci
-han fatto gli uomini</i>, che vi son tanti uomini
-buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un
-poco a quelle cose che chiamano mondane;
-ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse,
-che splendesse, sia pure di luce falsa;
-non ne la società di Recanati che lo faceva
-dar in dietro a prima giunta, gli <i>sconvolgeva
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-lo stomaco</i>, gli <i>muoveva la rabbia</i>. A Bologna
-gli parve di rivivere: è vero che quei letterati
-temendo di trovarlo superbo e soverchiatore
-lo guardarono da prima con invidia e con
-sospetto, ma la sua modesta affabilità e quelle
-maniere semplici che son proprie di tutti i
-grandi uomini, pur essendo prese dai volgari
-per indizio di poco valore, com'egli stesso
-osservò, gli conciliarono presto le simpatie
-generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo,
-per fargli visite frequenti e per dichiarare
-che la sua presenza era un acquisto
-per Bologna. Tuttavia l'inverno passò
-triste per lui, che soffriva assai pel freddo, si
-sentiva <i>senza appoggio e senza amore</i>, e non
-godeva buona salute, specialmente al principio
-de la stagione cattiva. I primi giorni de
-la primavera gli apportarono forza e letizia e
-un compiacimento d'amor proprio per l'invito
-di recitare qualche cosa ne l'accademia
-dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato
-e de la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti
-l'<i>Epistola al Pepoli</i>, che gli diede ne la
-città fama ancor più diffusa e gli procurò
-nuove conoscenze. Tra queste va annoverata
-quella de la contessa Teresa Carniani Malvezzi,
-una de le donne più colte e più note de la
-Bologna di quel tempo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni
-era nata a Firenze nel 1785 Teresa, che, bambina
-ancora, dimostrava, così bella intelligenza
-da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni
-Fabbroni. Con lui, volonterosa, ella si
-diede ad approfondirsi ne la geometria, e con
-lui avrebbe compiuto più alti studi, se la madre,
-che voleva abituarla a le cure domestiche,
-lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire
-parve il darle solo qualche cognizione superficiale
-d'inglese e di francese, di musica e di
-disegno. Non aveva che sedici anni quando
-il conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese,
-s'innamorò di lei, che senz'essere
-bellissima, era tuttavia graziosa e piacente
-co' suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida,
-la figura snella e soprattutto con la sua
-gentilezza di modi e la sua intelligenza. Lo
-sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia,
-che aveva avuto feudi importanti ne
-l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia
-ricordata anche dal Muratori fra le più
-nobili d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi
-andò a Bologna, dove visse quietamente
-e lietamente, frequentando la buona società,
-senza perdervi l'amor de la famiglia: ebbe tre
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-figliuoli e le morirono, due a pena nati, la
-terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819
-le nacque un altro maschio, Giovanni, che
-al suo cuore affettuoso diede tutte le sante
-gioie de la maternità. Poco occupata da le cure
-domestiche, la giovane contessa, trovandosi
-ad aver libera gran parte de la giornata, benchè
-volesse essere la prima e premurosissima
-maestra del suo bambino, pensò di impiegare
-utilmente e con diletto le ore d'ozio, ritornando
-a gli studi, che di mal grado aveva
-lasciati, allettata anche da la magnifica biblioteca,
-raccolta dal suocero suo, dottissimo
-bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia,
-per la quale aveva avuto fin da bambina un
-grande trasporto e di cui le impressioni sentiva
-profonde ne l'anima, commovendosene
-spesso fino a le lagrime. Con l'amore de gli
-studi sorse in lei il desiderio di conoscere i
-letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti
-ottenne ben presto l'amicizia: l'abate Giuseppe
-Biamonti, professore di eloquenza ne
-l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di
-lei, dandole lezioni di filosofia e facendole conoscere
-i principali classici greci; più che
-maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei
-dotti colloqui gli piaceva di comunicarle le
-proprie osservazioni intorno a Platone e notare
-ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo
-sentimento ch'ella dimostrava. Partito da Bologna,
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-non solo non la dimenticò mai, ma si
-compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle
-diffusamente de' suoi studi, di ricordare
-le belle ore passate a lei vicino, in città od in
-villa, di desiderare d'esserle presso per leggerle
-le sue cose <i>e vedere nel suo volto quale impressione</i>
-producessero <i>nell'anima sua bella</i>.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>
-La consolava ne le sventure che l'afflissero
-(nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva
-dolentissima), parlandole con quella pietà
-religiosa, che era fervente in ambidue; le inviava
-anche i propri lavori stampati e gradiva
-assai le lodi di lei. Come un <i>amico</i> stimato e
-caro, piuttosto che come una dama, la trattava
-anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i
-suoi consigli e fidava ne la sua dottrina e nel
-suo gusto; a proposito de l'opuscolo <i>Della
-sintesi e dell'analisi</i>, inviandogliene il manoscritto
-prima di farlo mettere in buona copia,
-egli la pregava di leggerlo e notare i luoghi che
-non le fossero sembrati abbastanza chiari, e
-d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar
-le sue osservazioni.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>
-</p>
-
-<p>
-La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò
-da prima la donna studiosa, che nei suoi
-giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione
-di quel poeta: imitazione da cui Paolo
-Costa la ritrasse, insegnandole l'analisi de le
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto
-col Mezzofanti, allora semplice prete,
-aveva ripreso la lingua inglese, e con Olimpia
-De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de
-Staël, lo studio de la lingua e de la letteratura
-francese; da sè stessa si occupava del latino,
-e col Garattoni si consigliava circa il modo di
-studiare più efficacemente Cicerone. Con questi
-letterati frequentarono pure in vari tempi
-la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio
-e Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi,
-il Testa, Don Apponte, la Tambroni,
-il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il Perticari,
-i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il
-Monti, che ebbe per lei molta stima e vivo
-affetto e che ne le piacevoli conversazioni in
-casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea
-le lodi de la contessa:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta</p>
-<p class="i01">Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso;</p>
-<p class="i01">Vivace sguardo, che ha Modestia accolta.</p>
-<p class="i01">Non in tutto nemica al viril sesso;</p>
-<p class="i01">Bocca soave in che d'Arno s'ascolta</p>
-<p class="i01">Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso;</p>
-<p class="i01">Agil persona, dolci modi e vezzi,</p>
-<p class="i01">I pregi son della gentil Malvezzi.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Per lei componeva anche alcune sciarade
-e trascriveva di propria mano alcuni versi («Il
-mio <i>Requiem Æternam</i> all'anno '13»).
-</p>
-
-<p>
-La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano
-da la contessa, la sua grazia nobilmente
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-affabile e dignitosa era da loro, anche
-lontani, ricordata a lungo: il Monti da Milano
-le scriveva due volte (10 novembre e 13 novembre
-1813); molto la pregiava anche il Pindemonte,
-il quale a proposito di lei scrisse una
-volta ad Antonio Papadopoli: «La signora Malvezzi
-è per verità donna rara ed io sempre più
-imparo a stimarla.»
-</p>
-
-<p>
-Queste dotte amicizie l'animavano ne gli
-studi, ch'ella coltivava sempre con più profondo
-interesse ne la sua vita piuttosto ritirata,
-ma non tanto che non le desse esperienza de
-gli uomini e de le cose: frutto di tali studi
-furono i volgarizzamenti de la <i>Repubblica</i> (Bologna,
-Marsigli, 1827, in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">VIII</span>-164),
-de la <i>Natura degli Dei</i> (Bologna, Masi, 1828,
-in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">XII</span>-170; Milano, Silvestri, 1836),
-de la <i>Divinazione e del fato</i> (Bologna, Dall'Olmo,
-1830, in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">XVI</span>-180), del <i>Supremo
-de' beni e de' mali</i> (Bologna, Sassi alla
-Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del <i>Lucullo,
-ossia del secondo de' primi due libri accademici
-di Cicerone</i> (Bologna, Volpe al Sasso, 1836,
-in 16º di pagg. 105).
-</p>
-
-<p>
-Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza
-e dettati in quello stile elegante e sostenuto
-che loro si conveniva, piacquero ai dotti
-e furono accolti benevolmente dal pubblico,
-che ammirò la severità de la coltura ne la nobile
-signora. Urbano Lampredi scriveva da
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-Napoli a Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto
-che non se le si sia presentato l'occasione di
-farmi avere la sua versione della <i>Repubblica
-di Cicerone</i>. Ne parlammo nello scorso agosto
-a Sorrento col celebre scopritore mons. Mai;
-anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia,
-commendando molto questo di Lei nobile lavoro.»
-E Giuseppe Mezzofanti giudicava così
-il volgarizzamento del <i>Supremo dei beni e dei
-mali</i> (lett. 4 dic. 1835):
-</p>
-
-<p>
-«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi
-nell'aureo sermone del Lazio i Libri, ne' quali
-Marco Tullio ricerca il <i>Supremo dei beni e dei
-mali</i>. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei,
-Sig.ª Contessa, volgarizzati. Pare che Cicerone
-stesso, fatto toscano, in riva all'Arno disputi
-di filosofia, e con le grazie di nostra lingua
-adorni i suoi ragionari. Io seco Lei mi congratulo,
-e godo meco medesimo ripensando
-all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un
-tempo che io Le fossi osservatore de' felici suoi
-progressi ne lo studio degl'idiomi.»
-</p>
-
-<p>
-Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi
-sciolti il <i>Riccio rapito</i> del Pope (Bologna, Nobili,
-1822) ed il <i>Messia</i>, egloga del Pope medesimo
-(Bologna, Nobili, 1827), e di questo
-volgarizzamento è notabile che fece una diffusa
-recensione Salvatore Betti nel <i>Giornale
-Arcadico</i>, settembre 1827. Fra i lavori de la
-contessa sono inoltre degni di considerazione i
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-seguenti: <i>Alla Maestà di Carlo IV Imperatore
-esortazione di Francesco Petrarca per la pace
-d'Italia</i>, volgarizzata da T. C. M. (Firenze, per
-il Magheri, 1827); <i>Firenze tornata al Granducal
-Governo l'anno 1815</i> (Bologna, Tipi Governativi
-alla Volpe, 1854), 31 ottave senza
-nome d'autore. L'esemplare che si trova ne
-l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni
-di mano de la contessa Teresa.
-</p>
-
-<p>
-Molto si dilettò nel dettare poesie originali,
-pur riconoscendo modestamente ch'esse non
-erano gran cosa, tanto che di propria mano,
-sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte,
-scriveva: «Questo è il saggio de' miei primi
-e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti improvvisati.
-Il cielo mi perdoni.» Queste sue
-poesiole, se non hanno la vera e grande inspirazione
-poetica, il soffio divino che crea,
-l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme
-a una coltura non comune, specialmente
-in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera
-ne gli affetti, profonda ne le impressioni
-de la natura e del bello. Spesso nei sonetti la
-Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva
-fra i poeti nostri e di cui scrisse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> No, che alla mesta e dolce melodia,</p>
-<p class="i01">Onde 'l Cigno di Sorga la beltate</p>
-<p class="i01">Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate</p>
-<p class="i01">Sedi levò sua somma leggiadria,</p>
-<p class="i02"> Un cuor di tigre o d'orso non potria</p>
-<p class="i01">Frenare il pianto, e non sentir pietate;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p>
-e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto
-scoramento a tentare <i>la difficile via del sacro
-monte</i>. Talvolta la sua mestizia giunge a la
-tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno
-mentr'ella è lontana da l'amato dice:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Tu testimon de' miei dogliosi accenti,</p>
-<p class="i01">Digli come nel duol morta ho ragione,</p>
-<p class="i01">Di quale acuto stral trafitto ho il core.</p>
-<p class="i02"> E digli come a' miei giorni dolenti</p>
-<p class="i01">Speme nessuna mai limite pone,</p>
-<p class="i01">Sin che propizio a me nol guida amore.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E poco diversamente, ma con malinconia
-molto più nera, cantava altra volta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> io non saprei</p>
-<p class="i01">Tant'eloquenza aver quanti ho martiri.</p>
-<p class="i02"> E ripetendo questi mesti accenti,</p>
-<p class="i01">Deh non tacer che'l duol morta ha ragione,</p>
-<p class="i01">E qual pungente stral m'ha fitto in core.</p>
-<p class="i02"> E poi di' come a' miei giorni dolenti</p>
-<p class="i01">Speme nessuna mai termine pone,</p>
-<p class="i01">Se non sia morte a por fine al dolore.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-A le anime beate, che si levarono al soggiorno
-del cielo e che rifulgono <i>al vero sole
-intorno</i>, dove non può turbarle <i>mai tenebra
-alcuna</i>, chiede perchè la morte, alfine pietosa,
-non liberi la sua misera anima, sì ch'ella pure
-goda il cielo presso a loro, e sospira:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Posa quindi sperar forse l'oppresso</p>
-<p class="i01">Mio cor potria, chè qui null'altra calma</p>
-<p class="i01">Porta conforto a mia vita affannosa.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore
-ch'ella desiderava dedicato a lei nel giardino
-de la Feroniade, rispondeva preferendo il giglio
-soletto ed umile tra le selve, vago tra le
-siepi incolte, immagine di quella virtù, che
-può tanto in un cuore gentile. Tra le sue liriche
-hanno pure pregio un'anacreontica al conte
-Prospero Ranuzzi suo zio, patrizio benefico e
-colto, e alcuni versi <i>In morte di Vincenzo Monti</i>.
-</p>
-
-<p>
-La principale sua opera poetica è il poemetto
-<i>La cacciata del tiranno Gualtieri accaduta
-in Firenze l'anno 1343</i>: di cui i primi
-tre canti furono pubblicati a Firenze dal Magheri
-nel 1827 (in opuscolo in 16º di pagg. 73).
-Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la
-tipografia Nobili (in 16º di pagg. 175).
-</p>
-
-<p>
-L'argomento è ricavato da la cronaca di
-Giovanni Villani e da la storia di Bologna del
-Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi
-da la <i>Montagna bolognese</i> del Calindri.
-Nella prefazione la contessa scrive:
-</p>
-
-<p>
-«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio
-che per me si potesse un testimonio di
-filiale alletto alla dolce mia patria, considerai
-che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione
-per sè medesima tanto meravigliosa e che apre
-largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva,
-raccogliendosene tutti i particolari, essere materia
-a un poemetto.»
-</p>
-
-<p>
-Capo de la congiura è immaginato un giovane
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-di ventitrè anni, Averardo di Chiarissimo,
-avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare la
-favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra
-Taddeo Pepoli, signore di Bologna, e il tiranno
-Gualtieri. La materia divisa in nove canti fu
-trattata in versi sciolti, in vero non sempre
-armoniosi, ma correttissimi ed eleganti.
-</p>
-
-<p>
-Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo,
-e de le figure mitologiche bandite, tengon
-luogo le personificazioni di vizi, virtù e sentimenti,
-le apparizioni d'angeli, l'intervento
-celeste e quello infernale. Ne la protasi s'invoca
-la Virtù, che sublima agli eterni secreti
-le anime e <i>che si sta in cielo veracemente diva</i>.
-La poetessa narra poi de le crudeltà di Gualtieri,
-a la cupa figura del quale oppone quella
-celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli,
-arcivescovo di Firenze, implorante da
-Dio pace su la città oppressa; al santo vecchio
-una visione scopre vicina, per opera di Averardo,
-la libertà sognata, fa intravedere i grandi
-che verranno da la stirpe medicea, e persuade
-il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare
-il duca, che gli risponde superbamente
-e non trema punto a le profetiche minaccie
-di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova
-Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il
-dolore, lamenta l'uccisione di Naddo Oricellai
-e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime
-invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-giovane da Taddeo Pepoli per esporgli
-l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo
-così da toglierlo a l'amicizia del duca
-e ottenerne aiuto di armi e di uomini. Qui
-finisce il primo canto.
-</p>
-
-<p>
-Satana, già roso dal dispetto pel preveduto
-trionfo de' Medici, s'infiamma di collera, quando
-giunge la <i>Discordia</i> ad annunciargli che in Toscana
-ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri,
-animata dal santo zelo che ha diffuso
-ne le anime un messaggero celeste. E qui segue
-un concilio infernale, imitato da la <i>Gerusalemme</i>
-del Tasso; vi grandeggia la figura di
-Satana colorita di tinte virgiliane, figura che,
-come il Mauro Atlante su gli altri monti, si
-estolle alteramente con le spalle e col capo su
-gli altri spiriti infernali: gli occhi ha torti e
-rossi come bragia, la lunga barba affumicata
-e mista di pel rosso come i capelli, che incolti
-e rabbuffati gl'ingombrano gote, spalle e petto.
-</p>
-
-<p>
-Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra,
-ma Satana non ne è pago, poichè teme de la
-filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi
-nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio
-Gioia, che inventerà la bussola, e sono non
-lungi la scoperta de l'America e l'invenzione
-de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono
-nel concilio infernale l'<i>Ipocrisia</i>, l'<i>Invidia</i>, il
-<i>Tradimento</i> e la <i>Simulazione</i>; e Satana impone
-che tutto il suo regno si adoperi in favore di
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-Gualtieri. La maligna <i>Fama</i> s'abbatte a Firenze
-in Morozzo, amico del duca, e lo manda
-a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto
-e fidente, perchè Averardo volontariamente si
-allontana da la città,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Inganno e frode in quel parlar travede,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice
-a lui ed a la fedeltà serbatagli. Qui termina
-il secondo canto.
-</p>
-
-<p>
-Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero
-si è avviato verso Bologna: passa da
-Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere
-Leone X bambino; da Fiorenzuola, edificata
-da la repubblica fiorentina per frenare le ribellioni
-degli Ubaldini; da Campeggio, patria
-di Ugolino da Campeggio, famoso capitano di
-Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la contessa
-Matilde:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> quella scaltra indomita guerriera,</p>
-<p class="i01">Che del German lo insuperbito impero</p>
-<p class="i01">Ardita scosse, e fe' crollarne il trono.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nella selva de' Burelli trova seduto sopra
-un margine verdeggiante e fiorito un uomo
-pensoso, che sta scrivendo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Da Certaldo ad onorar Fiorenza</p>
-<p class="i01">Scese già pargoletto e il gentil core</p>
-<p class="i01">Accese allo splendor de' bei costumi</p>
-<p class="i01">E della leggiadrissima vaghezza</p>
-<p class="i01">Di valorose donne.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p>
-È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo,
-si accompagna a lui e lo conduce innanzi
-al Pepoli, cui il giovine messo narra le
-crudeltà di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini
-di riacquistare a qualunque costo la libertà.
-Il signore di Bologna risponde gentilmente
-che amerebbe dare aiuto alla città amica,
-ma che prima vuol ponderare quale sia l'avviso
-migliore e, invitati intanto gli ospiti a le
-nozze di suo figlio, li conduce ne la sala dove
-stanno apparecchiate le mense. Sopravviene
-Francesco Petrarca insieme a Giotto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> dipintor sublime</p>
-<p class="i01">Che a Cimabue tolse dell'arte il grido;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto
-a Bologna dal Pepoli per rendere le nozze
-più <i>regali e conte</i>; il secondo, andato a dipingere
-il palazzo de gli sposi. Messer Francesco
-accompagna Averardo e il Boccaccio ad ammirare
-le pitture di Giotto, li seguono i principali
-patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli
-Angelelli:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> e grave in vista,</p>
-<p class="i01">Seco venia quel nobil de' Malvezzi,</p>
-<p class="i01">Giulian, de l'arme e della patria onore.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E qui finisce il canto terzo.
-</p>
-
-<p>
-Satana veduta venirne a l'inferno l'anima
-di Morozzo, monta in furore e minaccia tutti
-gli spiriti dannati: il <i>Tradimento</i>, prendendo
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-aspetto di Francesco Brunelleschi, annuncia
-al Buondelmonte i tentativi di Averardo, e quegli,
-riuniti gli amici, corre con loro al palazzo
-ducale e rivela il pericolo a Gualtieri, che,
-sgomento, si ode consigliare da l'uno il richiamo
-in patria de le famiglie offese e la clemenza,
-da gli altri la crudeltà, l'uccisione del
-Medici, il tradimento. Il duca risolve di tentare
-a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo
-affida la vigilanza de la città; manda Buondelmonte
-a Bologna, Cerrettieri a levare armi ed
-armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli
-intanto festeggia solennemente le nozze del
-figlio, descritte da la Malvezzi con bella efficacia
-pittorica; a rallegrare tali nozze venne
-da Avignone la Corte d'amore, presieduta
-da Fannetta da Romanino: Amore è così
-invocato:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo,</p>
-<p class="i01">Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore!</p>
-<p class="i01">Per voi riprende vita e prende forma,</p>
-<p class="i01">Per voi risplende di letizia vera</p>
-<p class="i01">Tutto che il mondo ingenera e governa.</p>
-<p class="i01">Perdon le belve la natía ferocia,</p>
-<p class="i01">L'uom gentilezza acquista e s'avvalora,</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Almo fuoco d'Amor, per te bellezza</p>
-<p class="i01">Sfavilla e irradia delle grazie il riso!</p>
-<p class="i01">Qui giovani e donzelle ergete i canti,</p>
-<p class="i01">Qui date a piene man ligustri e rose,</p>
-<p class="i01">Che doni son d'Amor grazia e beltate.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il
-Petrarca, sorgendo a un tratto dal suo scanno
-d'oro, prorompe ne la canzone:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Italia mia, benchè il parlar sia indarno.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Qui finisce il canto quarto.
-</p>
-
-<p>
-Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia),
-sceso in Italia con molte milizie, riceve da Cerrettieri
-gli ordini del duca. Buondelmonte a
-Felsina si tien da prima celato e con dodici
-ribaldi assale di notte Averardo, che intrepido
-difendendosi li fuga. Fallito questo colpo, il
-traditore tenta la calunnia e incita contro il
-Medici due valorosi cavalieri, venuti da lungi
-per giostrare e sempre vinti da l'eroe toscano
-ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando
-origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli.
-Averardo, che s'è innamorato di Fannetta da
-Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a tornare
-in Francia, va a salutarla, le rivela il suo
-amore, ne ottiene dolci parole e incitamento
-a difender la patria. Cessate le feste, Buondelmonte
-s'annuncia al Pepoli come ambasciatore
-del duca, e quegli, benchè spaventato da
-un sogno infernale, non perde la calma, convoca
-il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta
-che si uccida o si consegni Averardo;
-di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in
-segno del suo desiderio di pace decreta che
-il Medici debba partire del pari. Qui finisce il
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-canto quinto; ma segretamente gli offre duecento
-cavalieri, che faran sembiante di seguirlo
-per proprio volere e che durante il viaggio
-sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici,
-annunziante orrende vendette. Buondelmonte
-rapidissimo va da Gualfredo, che ha ricevuto
-una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in
-pace, e lo persuade a mandare un capitano
-con mille barbute contro Averardo e i suoi.
-Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe
-gli elmi ai seguaci de l'eroe e va a cadere sui
-masnadieri, anima il prode toscano, il quale, ucciso
-il condottiero nemico, ne pone le schiere
-in fuga; ma, mentre con le poche forze che
-gli restano vuol ridursi in salvo, sopraggiunge,
-avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che
-con un colpo de la sua asta ferisce il cavallo
-del Medici, da la bestia inalberata precipitato in
-un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito cade
-a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano:
-Averardo semivivo è portato da un'onda
-su di un dirupo, e qui finisce il canto sesto.
-</p>
-
-<p>
-Un miracoloso arco di luce gl'illumina la
-via e gli permette di trascinarsi fin poco lungi
-da un convento, dove è raccolto e curato. Buondelmonte,
-credendolo morto, ne reca la notizia
-a Firenze, causa al popolo di pianto, di gioia
-al tiranno, che si abbandona a le vendette e,
-sicuro ormai, licenzia le armi assoldate.
-</p>
-
-<p>
-L'eroe convalescente ha una visione in cui
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-Dante gli fa ammirare una fantastica allegoria
-del creato, gli predice la sua missione di liberar
-la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima
-apparizione de la <i>Sapienza</i> e qui finisce
-il canto settimo.
-</p>
-
-<p>
-Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu
-predetto, trova nel bosco un'armatura d'oro,
-che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una
-pastorella, che si muta in fulgente immagine
-de la <i>Vittoria</i> e dispare.
-</p>
-
-<p>
-L'eroe vede in una capanna l'amico Betton
-de' Cini, stato orribilmente martoriato da Gualtieri
-e moribondo presso la figlia, che, fatto
-il triste racconto de le loro sventure, spira
-uccisa dal dolore; il Cini, porgendo un'asta,
-impone la vendetta a l'amico, il quale manda
-un pastorello con una sua ben nota armilla a
-l'arcivescovo, perchè a quel segno lo sappia
-vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in
-fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo
-nel sapere il Medici a le porte. Un operaio
-ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il
-pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto
-del sopraggiungere di Averardo e ne
-sparge la novella ne la città, che si leva
-a tumulto, commossa soprattutto da la voce de
-l'Adimari, il quale poi, per stornare dal popolo
-l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E
-qui finisce il canto ottavo.
-</p>
-
-<p>
-Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri,
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-è ricacciato ne l'inferno da san Giovanni
-Battista, sopravviene il Medici; tutta Firenze
-è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo
-trionfa, costringendo infine il duca, lungamente
-assediato nel suo palazzo, ad arrendersi
-e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà.
-</p>
-
-<p>
-Una de le scene più belle e che ci danno
-più chiara idea de la dignità e de la dolcezza
-con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella
-in cui Averardo va a salutare Fannetta; la
-trova, mentre sta ornandosi del velo il quale
-cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta
-e sparsa di fiori,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> Allor che il vide</p>
-<p class="i01">Con pudico elevar d'onesto ciglio</p>
-<p class="i01">Sfolgoreggiò d'un candido sorriso.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-L'ode dichiararle il suo amore e il proposito
-di seguirla:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">La delicata bianca man gli porse,</p>
-<p class="i01">E di pietà dipinta, in atto umile</p>
-<p class="i01">Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo,</p>
-<p class="i01">Sospirò, poi rispose: Mai diviso,</p>
-<p class="i01">Pur mai questo mio cor da te non fia;</p>
-<p class="i01">Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta.</p>
-<p class="i01">Più non rimembri 'l tuo fiorito nido,</p>
-<p class="i01">Che fatto preda di spietate genti,</p>
-<p class="i01">Sotto il tuo schermo securtà sol spera?</p>
-<p class="i01">Più non ascolti il popolo infelice</p>
-<p class="i01">Con qual doglioso e disperato pianto</p>
-<p class="i01">T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca,</p>
-<p class="i01">Nè faccia passïon troppo possente</p>
-<p class="i01">Che mia fama si leda e il mio bel grido.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p>
-<p class="i01">Ah poichè dentro al generoso core</p>
-<p class="i01">La mia sembianza consacrar degnasti,</p>
-<p class="i01">Amico porgi a mia virtù conforto,</p>
-<p class="i01">E non tentar la femminil fralezza.</p>
-<p class="i01">Dietro l'orme d'Amor segui la gloria,</p>
-<p class="i01">Amor ti guidi, Amor ti porga aita,</p>
-<p class="i01">Sicchè tua fama segni eterna stampa,</p>
-<p class="i01">E, fatto di virtute a' prodi esempio,</p>
-<p class="i01">Il ciel di Romanin meco t'attende.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Mentr'ella parla e Averardo le bacia la
-mano, un lume fulgente risplende ne' suoi occhi,
-una tremula fiammella le lambe la fronte
-e i biondi capelli:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> a tanta meraviglia</p>
-<p class="i01">Stupido quasi rimirolla fiso.</p>
-<p class="i01">Ed ella il salutò divina in vista,</p>
-<p class="i01">E con occhi di pianto e di pietate,</p>
-<p class="i01">In atto d'amorosa grazia adorno,</p>
-<p class="i01">Dal luogo ov'era, con real contegno</p>
-<p class="i01">Rimossa, dipartissi.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quest'episodio mi pare pregevolissimo per
-finezza poetica e per delicatezza d'affetti. Tutto
-il poemetto rivela una profonda venerazione
-pei grandi poeti, un sincero e non timido amor
-di patria; è bene architettato, condotto secondo
-l'imitazione dei modelli classici di cui vi si trovano
-numerosissime reminiscenze, ricco pure
-di belle trovate, come quelle che introducono
-a popolarne la scena le grandi figure storiche
-del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia
-parte vi si dà forse al soprannaturale di
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-carattere biblico, che non bene si accorda con
-l'epoca storica; anche l'amore di Averardo,
-quantunque dia origine ad uno dei migliori
-episodi, non è forse conveniente a l'efficacia
-de l'insieme. Altro ancora si potrebbe osservare,
-ma bisognerebbe pur sempre convenire
-che il poemetto è opera d'ingegno e di cuore
-tutt'altro che volgare. A la studiosa contessa
-non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le
-venne offerto il diploma de l'Accademia Felsinea,
-nel 1823 quello de l'Accademia degli <i>Enteleti</i>
-in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello
-d'Arcadia, nel 1826 quello de l'Accademia Tiberina,
-nel 1827 quello de l'Accademia latina,
-nel 1828 quello de l'Accademia dei <i>Filergiti</i>
-di Forlì. Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo
-ritratto, l'elenco de' suoi scritti pubblicati e
-qualche cenno su quelli cui attendeva, per la
-collezione da lui intrapresa dei <i>Ritratti delle
-donne europee viventi chiare nelle scienze, nelle
-lettere, nelle arti belle</i>, collezione di cui la parte
-letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori
-ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi.
-(Nell'archivio Malvezzi si conservano
-le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio
-scritte a questo proposito da Luigi Stella
-a la contessa.) Questi onori lasciarono la Malvezzi
-semplice e modesta, e di essi ella diceva:
-«Gli onori piacciono, è vero, a tutti; ma a
-chi guarda un po' a dentro, piace più assai il
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-meritarli che non l'ottenerli; come piace assai
-più l'essere che il parere.»<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>
-</p>
-
-<p>
-La contessa Teresa amava vivamente il marito
-e il figliuolo; e quantunque coltivasse gli
-studi con molto piacere e trovasse un vivo
-compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava
-la miglior parte di sè a la famiglia: sincera
-ne la fede religiosa, era di un'austera
-severità di costumi e, veramente donna ne la
-tenerezza e ne le abitudini, insieme ai libri
-amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi
-in quelli assai valente. La sua austerità
-non escludeva però quella femminile indulgenza,
-che è forse la miglior prova de la virtù
-sincera, scevra di ostentazione e d'orgoglio;
-tale invero doveva conoscerla Paolo Costa, suo
-intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli
-ha saputo ieri la nuova funesta della morte
-del poeta Byron. Ella si duole di questa cosa,
-ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò
-un canonico, trovò pietà ne' posteri, spero che
-questa, cui oggi non si perdona d'aver amato
-un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata,
-non derisa nel tempo avvenire. Noi
-certo non ci vergogneremo di compiangerla
-anche al dì d'oggi.»
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La Malvezzi aveva circa trentanove anni
-quando conobbe il Leopardi, allora ventisettenne;
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-se le mancava ormai la freschezza
-de la gioventù, era sempre bella per l'espressione
-intelligente de la fronte candida sotto i
-biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto
-e soprattutto piacente, per la graziosa eleganza
-del portamento e dei modi, per lo spirito e
-le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva
-sostenere con amabilità femminile, anche
-sopra argomenti seri. Ne la sua maturità dignitosa,
-ella trovava quella calma dolcezza
-che non ha la gioventù; si teneva libera di
-ricercare le conversazioni più gradite, le più
-intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente
-franca, aveva ne le parole e nel fare
-qualche cosa di sincero e di spigliato che la faceva
-riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe
-potuto dire, come argutamente Madame de Sévigné:
-«Jeunesse et printemps ce n'est que
-vert, et toujours vert; mais nous, les gens
-de l'automne, nous sommes de toutes les couleurs.»
-Nel suo salotto ella esercitava una specie
-di sovranità gentile; incoraggiato dal suo
-sorriso, tutto grazia, tutto anima, il Leopardi,
-riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una
-franca parola, e la conversazione diveniva profonda
-senza pedanteria nè ostentazione: egli
-vi portava la luce del suo intelletto, ella la
-dolcezza del suo cuore di donna; spesso in
-uno sguardo s'intendevano senza parlare. Ella
-doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi,
-che avevano poco più, o piuttosto un poco
-meno di quel che portavano nascendo da la
-natura; e a proposito de le quali egli diceva
-che a Recanati le Grazie non erano state mai
-nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli
-cara e interessante la sua conversazione,
-specialmente a confronto di quella cui era abituato
-ne la società del suo paese, società che
-per <i>buona lingua</i> non intendeva che qualche
-<i>brava lingua di porco</i>, società di <i>devoti amanti
-di libri da far stomaco</i>, dov'era un <i>letteratone</i>
-quel tale che toscaneggiava solo con l'<i>e'</i>, cui
-immancabilmente il <i>mi pare</i> faceva da lacchè,
-e che, sentendo qualificare il proprio stile di
-squisito, rispondeva con modestia che lo stile
-del cinquecento è un bello stile.
-</p>
-
-<p>
-Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata
-ed era in realtà una de le più colte
-donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre
-1835) le scriveva così:
-</p>
-
-<p>
-«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna
-che nel secol presente rendesi più benemerita
-de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito:
-La contessa Malvezzi. E veramente non
-vedo chi altra poterle paragonare: chè là dove
-nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece
-bello il trecento ed il cinquecento, nella profondità
-della dottrina ci fa rivivere quella divina
-Cassandra Fedele, che <i>decus Italiæ</i> fu salutata
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-dal Poliziano. Di che pensi ella se mi
-congratuli con questa comune patria: la quale
-avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi
-di vero senno italiano, può mirabilmente
-specchiarsi in questo gran lume del
-gentil sesso. Ma venendo alla novella opera
-che ha voluto tradurre di Cicerone, a quella
-cioè <i>De finibus</i>, le dirò che la vo leggendo con
-infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia,
-oh la critica traduzione di che ella ha regalato
-le nostre lettere! Per non parlar qui della
-chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana
-pienezza e dignità del periodo: perchè queste
-son doti che tutti trovano sempre ne' magistrali
-scritti della contessa Malvezzi.»
-</p>
-
-<p>
-La contessa, che amava la compagnia de
-gli uomini d'ingegno, fu lieta di conoscere il
-giovane recanatese, di cui la fama, benchè
-non certo allora ancor adeguata al merito,
-narrava grandi cose: il fare dignitoso e modesto,
-l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia
-di lui, dovettero commuoverla di una
-pietà quasi materna, resa più intensa da l'ammirazione
-per quel grande intelletto. Perciò
-ella lo accolse con un'affabilità affettuosa e
-reverente, con un'effusione che aperse a sincera
-gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto,
-cui ella apparve come una donna diversa da
-tutte le altre, come un'amica tenera ed alta,
-di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-affettuosa un conforto ed un sostegno; diversa
-da tutte le altre, pure richiamante al suo pensiero
-le più dilette immagini femminili che
-avevano allietata la sua giovanezza: modesta
-e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed arguta
-come la Cassi, gl'inspirava la reverente
-tenerezza che aveva provato per quelle e l'ammirazione
-ardente e devota che a lui, ragazzo
-ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva
-fatto apparir questa come una divinità. Di più,
-vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo,
-come presso a le altre, l'amore a la fama, nè
-i libri cessavano di attrarlo: anzi ella colta,
-capace d'intenderlo e così calda ammiratrice
-dei grandi, lo animava più che mai a gli studi
-e a la gloria. Quando la conobbe era il maggio
-odoroso, era la primavera che ogni anno risvegliava
-in lui la vita intima, spesso sopita in
-un doloroso letargo, la soave primavera che
-gli rammentava gli occhi ridenti e fuggitivi,
-il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa,
-la Fattorini; se il canto ingenuo di questa
-lo aveva commosso, l'arguta parola de la
-Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui
-ella gli apriva il suo cuore, confidandogli i suoi
-secreti, l'affetto con cui voleva saper tutto di
-lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava
-talora e la ingenua modestia con cui ne
-accettava rimproveri e consigli, gli parvero
-qualche cosa di veramente degno de l'anima
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-sua e lo fecero vivere nei primi giorni che la
-conobbe in una specie di delirio e di febbre,
-chè gli parve d'aver trovata <i>la donna che non
-si trova</i>, quella cara beltà cercata invano, dove
-splende più vago il riso di natura e sognata
-nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti
-o ne l'avvenire; la donna capace di rendere
-beato il vivere anche fra l'immenso dolore
-de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la
-virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide
-illusioni de la sua prima giovanezza, egli
-scriveva allora al fratello Carlo: «... questa
-conoscenza forma e formerà un'epoca ben
-marcata della mia vita, perchè mi ha disingannato
-del disinganno, mi ha convinto che ci
-sono veramente al mondo dei piaceri che io
-credeva impossibili, e che io sono ancor capace
-d'illusioni stabili, malgrado la cognizione
-e l'assuefazione contraria così radicata, ed ha
-risuscitato il mio cuore, dopo un sonno, anzi
-una morte completa, durata per tanti anni.»<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>
-Quasi un commento a queste parole appaiono
-quelle (benchè scritte parecchio prima e già
-pubblicate nel 1826) del dialogo di <i>Torquato
-Tasso e del suo genio familiare</i>, in cui il Leopardi,
-dopo aver notato come l'uso del mondo
-e i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel
-primo uomo ch'egli era, il quale però si ridesta
-talora, in ispecie nella gioventù, finisce
-col dire: «Infine io mi maraviglio come il
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-pensiero di una donna abbia tanta forza da
-rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare
-tante calamità.»<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-</p>
-
-<p>
-Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando
-quella sua potenza di amare, che gli
-aveva illuminato di così viva e ardente luce
-la prima giovanezza e ch'egli aveva sempre
-creduto il più prezioso di tutti i doni, sol che
-si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse
-degno; la compagnia de la contessa gli dava
-quei momenti di rapimento e d'emozione profonda,
-che per lui valevano ben più di tutte
-le gioie volgari: era un <i>amore senza inquietudini</i>,
-una felicità senza rimorsi. Come il suo
-cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio
-del suo grande spirito, che sdegnoso
-de le lodi volgari si sentiva felice de l'altissima
-stima di quella donna: «Le lodi degli altri non
-hanno per me nessuna sostanza: le sue mi si
-convertono tutte in sangue e mi restano tutte
-nell'anima.»<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> Ne' suoi <i>pensieri</i> egli notava
-come a lungo andare non rimanga piacevole se
-non la compagnia di quelle persone da cui ci
-importi o ci piaccia essere stimati sempre più,
-e come perciò le donne, volendosi rendere lungamente
-gradite, dovrebbero studiarsi d'esser
-tali che de la loro stima rimanesse lungamente
-vivo il desiderio.
-</p>
-
-<p>
-La malinconia de la contessa, malinconia
-dolce e serena, gli pareva indizio di un'anima
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-elevata, e consuonava col dolore di lui, pur ravvivando
-il suo spirito e dissipandone le tetre
-nebbie; così che a la sua tristezza <i>ostinata,
-nera, orrenda, barbara</i>, succedeva come un'alba
-soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella
-malinconia <i>che partorisce le belle cose, più dolce
-de l'allegria</i>; infinito sollievo gli dava il non
-doversi più serbare tutti i pensieri per sè; infinita
-dolcezza il vedere altamente apprezzato
-ancor più del suo ingegno poderoso, il suo
-cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che
-poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse
-col pensiero più in su de la gloria e de
-gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione
-de l'amica gli tornava così soave che certo
-per lei sola, come già pel Giordani, quand'anche
-non ci fosse stato altro spettatore, nè altro
-premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser
-virtuoso. L'affetto di lei lo animava e lo riscaldava
-così ch'egli, tanto ritenuto per natura
-e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità,
-lasciava sgorgare dal suo cuore tutti
-i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a
-poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni
-de la timidezza, palesava intiera l'anima
-sua, scopriva quel tesoro di grandi idee, che
-aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il
-suo immenso desiderio di ritrovare un uomo
-di cuore, d'ingegno e di dottrina che si degnasse
-essergli amico, era stato soddisfatto dal
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-Giordani; ma questa nuova amicizia con una
-donna intelligente, coltissima e gentile, tutta
-grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e
-potentissima su di lui. La Malvezzi, intimamente
-onesta e abituata ad una pura intimità con altri
-letterati, probabilmente non pensò nè pure di
-poter risvegliare una passione nel cuore del
-poeta: tutto, del resto, doveva rassicurarla:
-l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il
-contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere,
-la purezza assoluta dei costumi di lui, la nobiltà
-de l'animo rivelantesi in tutte le sue parole
-ed i suoi scritti, e la propria intatta fama,
-che le procurava la riverente stima di tutti;
-sì ch'ella non nascose punto l'affetto ch'egli
-aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza
-di non dover arrossire; e, vedendo
-quanto conforto egli traesse da la sua compagnia,
-lo accolse con piena libertà ne la propria
-casa. Ogni sera a l'ave maria egli si recava da
-lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte, conversando
-di lettere e di filosofia, leggendole i
-suoi versi, dandole probabilmente quegli stessi
-consigli che in quei giorni dava a la Caterina
-Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti:
-«Confortala caldamente, non dico a lasciare i
-versi, ma a coltivare assai la prosa e la filosofia.
-Questo è quello che io mi sforzo di predicare
-in questa benedetta Bologna.»<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Probabilmente
-anche a la Malvezzi ripeteva non esser
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-poetico il secolo e che un poeta, anche sommo,
-avrebbe levato pochissimo grido, e se pur
-fosse diventato <i>famoso nella sua nazione, a gran
-pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa</i>,
-«perchè la perfetta poesia non è possibile a
-trasportarsi nelle lingue straniere e perchè
-l'Europa vuol cose più sode e più vere che
-la poesia.»
-</p>
-
-<p>
-Anche a lei, notava, a lei che in parecchie
-poesie aveva espressi vivi sentimenti d'amor
-patrio, come andando dietro ai versi e a le frivolezze
-si facesse espresso servizio ai tiranni,
-riducendo a un giuoco o a un passatempo le
-lettere, sola speranza di rigenerazione che rimanesse
-a l'Italia. Tanto più appar probabile
-ch'egli le desse questi consigli, se si considera
-che ne le prose di lei egli ammirava la sobrietà,
-il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo
-stile; mentre pei versi non ebbe che parole
-di compatimento; gli è ben vero che quelle
-lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia,
-mentre il giudizio sui versi, e precisamente
-sul poemetto, fu dato dopo avvenuta
-la rottura fra loro.
-</p>
-
-<p>
-Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri
-versi, ed ella ne era commossa così da piangere
-di cuore, senz'affettazione, e oh quanto
-quella commozione doveva piacere a lui, che
-così ben poteva comprenderla! Quando col
-fiorire de la sua giovanezza da le spoglie de
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli,
-leggendo Virgilio, senza avvedersene si lasciava
-andare a recitarlo ad alta voce, infiammandosene
-tutto e commuovendosene fino a le
-lagrime; e se a l'improvviso sentiva recitare
-da qualcuno un verso del mite Mantovano o
-di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare
-e il suo spirito, quasi a forza, teneva
-dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare,
-notando che i versi suoi producevano
-quelle stesse emozioni ne l'anima de la graziosissima
-Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile
-che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia,
-il Leopardi non traesse qualche
-nuova inspirazione, suppone che la contessa
-piangesse specialmente a la lettura del <i>Consalvo</i>,
-in cui crede di veder consacrato l'amore
-del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira,
-che accorda un bacio a l'amante moribondo.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il Recanatese s'interessava ai lavori de la
-Malvezzi, lesse il manoscritto del poemetto
-<i>La cacciata del tiranno Gualtieri</i>, chiese a lo
-Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata
-mandata a lui, che stava pubblicando un'edizione
-de le opere di Cicerone, la traduzione
-del <i>Sogno di Scipione</i> fatta da la dama bolognese,
-traduzione di cui il manoscritto le era
-stato rubato da un amico e mandato a stampare,
-non si sapeva dove. Giacomo le procurava
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-inoltre dei libri e forse la consigliava ne le
-sue letture; infatti in una lettera che non porta
-data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi
-giorni d'ottobre del 1826, il Leopardi, restituendo
-al conte Pepoli il secondo volume di
-una delle opere filosofiche del Buhle, gli dice
-che la Malvezzi non l'ha letto, perchè non le
-parve tempo di continuare una lettura così
-grave: non si dia quindi pensiero di procurar
-altri volumi.
-</p>
-
-<p>
-D'amore non parlavano mai, se non per
-ischerzo, ma quell'intimità tenera doveva illudere
-ben presto il Grande, che a l'amore
-anelava con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo,
-sotto il suo aspetto riservato fino
-a sembrar freddo, egli credette una simpatia
-incline a tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima
-amicizia; mentre la contessa non
-vedeva in lui che un fratello, un compagno
-spirituale, egli non tardò a desiderare, poi a
-cercare un'amante ne l'amica. Simile al Socrate
-de' suoi <i>Detti memorabili</i>, egli, d'anima
-gentilissima, infaustamente, per quanto sublimemente,
-disposto a l'amore, sciagurato ne le
-forme del corpo, benchè sapesse ormai di non
-poter essere amato che soltanto d'amicizia,
-considerava questa come poco atta a <i>soddisfare
-un cuore delicato e fervido che senta spesso verso
-gli altri un affetto molto più dolce</i>. Infine qualche
-cosa dei sentimenti di lui ella dovette indovinare,
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-perchè mentre da prima gli aveva
-promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli
-fosse a Recanati, dopo la sua partenza
-non gl'inviò che il volgarizzamento della <i>Repubblica</i>
-di Cicerone; il Leopardi si lagnava che
-le molte aspettate lettere, si fossero ridotte ad
-una soprascritta e, contando di tornar presto
-a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto
-quel ch'ella avrebbe voluto sapere, e domandarle
-tutto quello che avrebbe voluto saper
-lui, conchiudendo con un'affettuosità velata
-di complimentosa cortesia: «Intanto amatemi,
-come fate certamente, e credetemi <i>your most
-faithful friend, or servant, or both, or what
-you like</i>.»
-</p>
-
-<p>
-Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna
-ne l'aprile del 1827? Recatosi da la contessa,
-commosso dal desiderio di rivederla,
-forse ne l'effusione di quel momento non
-seppe frenare la dichiarazione del suo amore,
-illudendosi che quella donna, la quale mostrava
-un così nobile apprezzamento del suo
-cuore e del suo ingegno, potesse compatire
-almeno anche la passione destata in lui. Ella,
-austera, ne fu offesa doppiamente, e perchè
-vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna,
-che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè
-quella rivelazione le parve irriverente.
-</p>
-
-<p>
-Fu detto e ripetuto da molti che a le focose
-parole del poeta ella rispondesse, ordinando
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-ad un servo un bicchier d'acqua per
-lui; il Ridella nega questo fatto, che del resto
-non appare conforme al carattere de la Malvezzi,
-dolce e severo insieme, e che avrebbe
-offeso troppo profondamente il Leopardi, perch'egli
-potesse desiderare di riveder più tardi
-la contessa. Certo ella allontanò da sè il Recanatese,
-che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere
-il proprio torto e forse col rimpiangere
-quella cara amicizia perduta, se, orgoglioso
-ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa
-mia, l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi
-voi mi diceste così chiaramente che la
-mia conversazione da solo a sola vi annoiava,
-che non mi lasciaste luogo a nessun pretesto
-per ardire di continuarvi la frequenza delle mie
-visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso; se
-volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che
-i vostri atti e le vostre parole, benchè chiare
-abbastanza, non fossero anche più chiare ed
-aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a
-salutarvi, ma non ardisco farlo senza vostra
-licenza. Ve la domando istantemente, desiderando
-assai di ripetervi a voce che io sono, come
-ben sapete, vostro vero e cordiale amico.»<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-</p>
-
-<p>
-Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi
-con severità, tanto da giungere a crederla
-l'<i>Aspasia</i> con cui ella non ebbe a comune nè
-la sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente
-il Cesareo notò a questo proposito che
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826,
-mentre l'<i>Aspasia</i> fu scritta dopo l'autunno
-del 1830, sì che una tale passione dopo cinque
-anni non ha nulla di verosimile. Ancora
-si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un
-figlio soltanto, mentre nell'Aspasia si parla di
-bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse
-anche nel verso attenersi ai particolari veri.
-Confutar più lungamente quest'errore dopo gli
-ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile.
-</p>
-
-<p>
-Nel salotto de la contessa e a canto a lei,
-il Leopardi passò alcuni fra i migliori momenti
-de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo
-effetto di bontà d'animo la grande intimità
-ch'ella gli concesse, e di più effetto de le abitudini
-onestamente libere ch'ella aveva contratte
-ne le sue amicizie con molti uomini
-dotti; come il Leopardi ad esempio, anche il
-Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi
-<i>fino alle 11 e più</i>;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> ma ad ogni modo
-quell'amicizia, che doveva essere un conforto
-per lui, finì col diventare un nuovo dolore.
-</p>
-
-<p>
-Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa,
-Giacomo Leopardi, riavutosi in quel dolcissimo
-clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno
-de la bella stagione, scriveva a la sorella
-Paolina d'aver fatto ne l'aprile, dopo due anni,
-dei versi, <i>ma versi veramente all'antica e con
-quel suo cuore d'una volta</i>; sono quelli del <i>Risorgimento</i>,
-in cui con armoniosa dolcezza canta
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-le pene de l'animo suo nel periodo dal '19 al '28
-e la gioia di sentir rivivere in sè gl'<i>inganni
-aperti e noti</i>, che natura gli diede proprii e
-che le sventure avevan sopito.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E voi, pupille tremule,</p>
-<p class="i01">Voi, raggio sovrumano,</p>
-<p class="i01">So che splendete invano,</p>
-<p class="i01">Che in voi non brilla amor.</p>
-<p class="i02"> Nessuno ignoto ed intimo</p>
-<p class="i01">Affetto in voi non brilla:</p>
-<p class="i01">Non chiude una favilla,</p>
-<p class="i01">Quel bianco petto in sè.</p>
-<p class="i02"> Anzi d'altrui le tenere</p>
-<p class="i01">Cure suol porre in gioco;</p>
-<p class="i01">E d'un celeste foco</p>
-<p class="i01">Disprezzo è la mercè.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo
-studio sul <i>Risorgimento</i> di G. Leopardi immagina
-che il poeta, innamorato di qualche bella
-popolana di Pisa, si vedesse oggetto de gli
-sguardi schernevoli e dei sorrisi canzonatori
-de le altre donne, che potevano osservarlo,
-mentr'egli in qualche via fissava la fanciulla
-cara; ma questa non è che una supposizione,
-a la quale manca non pure ogni prova, ma
-ogni sostegno. Del resto a l'asserzione che il
-<i>Risorgimento</i> sia stato inspirato da una gentil
-Pisana, risponde il poeta stesso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Da te, mio cor, quest'ultimo</i></p>
-<p class="i01"><i>Spirto</i>, e l'ardor natio,</p>
-<p class="i01">Ogni conforto mio</p>
-<p class="i01"><i>Solo da te</i> mi vien.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo Straccali, acutissimo commentatore dei
-canti leopardiani, ed altri molti credono inspirati
-da la Malvezzi i versi che citammo, in cui
-si risente la piena de l'amarezza, rimasta in
-cuore al poeta dopo una crudele delusione:
-ma che questa fosse la perduta amicizia de la
-contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero
-e sincero ne la sua inspirazione, se avrebbe
-potuto affermare che <i>quelle pupille tremule,
-quel raggio sovrumano</i>, non brillavano d'amore
-per lui, avrebbe potuto con ugual verità dir
-che ne la contessa non v'era nessuna intima
-affezione, che quel bianco petto non chiudeva
-una <i>favilla</i>, egli che l'aveva conosciuta tenera,
-anzi tenerissima di cuore?
-</p>
-
-<p>
-Mi par probabile che i versi citati si riferiscano
-piuttosto a Madama Padovani<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, al carattere
-de la quale appaiono convenientissimi;
-ne la Padovani il poeta ammirava a punto sopra
-tutto gli occhi fulgenti, e dopo averla avuta
-cara, egli la disprezzo veracemente.
-</p>
-
-<p>
-Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani
-il poeta provò solo una fuggevole, benchè viva
-simpatia, cui forse non si conviene il nome di
-<i>celeste foco</i>; ma può darsi ch'egli avesse in
-mente più che la durata di quell'amore, la
-purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano
-l'amore in lui.
-</p>
-
-<p>
-Com'è ingiusto accusare troppo severamente
-la contessa, che ne la sua austerità non
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-poteva e non doveva sopportar il troppo audace
-linguaggio de l'appassionato poeta, il
-quale a tale linguaggio giunse, malgrado l'indole
-riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima
-e da l'illusione di quel compatimento ch'egli
-pose ne l'animo de la sua Elvira per l'infelice
-Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare
-lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè
-nel febbraio del 1828, rispondendo probabilmente
-a una domanda rivoltagli, scriveva al
-Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi.
-Povera donna! Avevo veduto già il manoscritto.»
-Questa parola di compatimento, in
-cui infine non vi ha nulla di amaro, non appare
-punto strana su la penna del grande Recanatese,
-così difficile ammiratore e così parco
-lodatore; egli aveva il diritto d'esser giudice
-severo fra tutti, e che severo fosse infatti bastano
-a provarlo i giudizi ch'egli diede sui
-migliori suoi contemporanei, quali il Manzoni,
-il Mamiani, il Costa, il Rosini.
-</p>
-
-<p>
-L'amore passò rapido in lui; le sue passioni
-erano troppo ardenti e infelici perchè non dovessero
-consumarsi in breve nel proprio fuoco,
-lasciando solo una triste cenere: cosa morta in
-un cuore che appariva morto, solo per risorgere
-più fremente e più grande.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono
-ne le abitudini oneste, studiose e casalinghe
-ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori
-gioie de la sua maturità serena e de la sua
-vecchiezza tranquilla, benchè per ben vent'anni
-tormentata da una malattia nervosa, le vennero
-dal figliuolo Giovanni, che, se è vero
-essere i figli le migliori virtù de la madre, fu
-per lei il più bel titolo di lode. È noto come
-Giovanni Malvezzi fosse generoso de l'opera
-sua e de le sue sostanze a la causa de la patria,
-come nel '49 assumesse il comando de la
-Guardia Civica; come dieci anni dopo facesse
-parte della Giunta provvisoria di governo e
-quindi deputato a l'assemblea de le Romagne,
-ne promovesse l'unione al regno d'Italia; commemorandolo
-nel Senato (24 novembre 1892),
-il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde
-convinzioni, bontà soverchiata dalla modestia,
-virtù private pari alle pubbliche, furono
-doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa
-Teresa ebbe carissime la prima sposa di
-suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda,
-Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna
-ricorda con affetto.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>
-</p>
-
-<p>
-Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica,
-che le faceva sopportabili i tormentosi suoi
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò tranquilla
-e rispettata. Inferma e avvertita dai medici
-che non le rimaneva speranza su la terra,
-posò la mano sul capo del figlio piangente vicino
-a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse:
-«Dio, benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi
-figli.» E in queste parole di benedizione spirò
-la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la
-sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera
-città. Il figliuolo e i nipoti Giuseppe e Nerio
-serbarono a la sua memoria un vero culto di
-venerazione e d'affetto.
-</p>
-
-<p>
-Men nota che non meriti in realtà come
-scrittrice colta e gentile, ell'è notissima per la
-famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello;
-ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel
-tempo i puri contorni fino a diventar per taluni
-quella d'una civetta volgare e senza cuore.
-Tale non fu invero la dotta gentildonna a la
-quale il Leopardi dovette ripensar talvolta con
-amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando
-fra le poche liete ore de la sua vita
-quelle trascorse a canto a lei, buona amica.
-</p>
-
-<p>
-Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi
-il 21 agosto 1827: «Ieri mi giunse il
-pacco contenente le trenta copie della sua
-<i>Egloga</i> e numero quattro della <i>Repubblica</i> di
-Cicerone. Leopardi mi mostrò desiderio di aver
-un esemplare de la prima, ed approfittandomi
-de l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-alcune copie non esitai a compiacerlo.» Il poeta
-non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur
-lei potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono,
-se è posteriore a la loro rottura la lettera
-scrittagli da lei e rimasta fra le carte del
-Ranieri.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-te">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 31 del volume <i>Giuseppe Biamonti</i>,
-di Stefano Grosso (Bologna, Romagnoli,
-1880), la lettera 23 dicembre 1815.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa lettera si trova inedita nell'Archivio
-Malvezzi de' Medici in Bologna (<i>Carteggio de' Malvezzi</i>,
-capsula 113). — La lettera è priva di data;
-l'opuscolo fu ripubblicato nelle <i>Opere edite ed inedite
-di Paolo Costa da lui accresciute e corrette</i>,
-vol. II (Parma, Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio
-Malvezzi si trovano le altre lettere inedite
-dirette a la contessa Teresa citate in questo studio;
-quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli,
-di Urbano Lampredi, di Giuseppe Mezzofanti,
-di Salvatore Betti, e d'altri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la <i>Lettera autobiografica della contessa
-Carniani Malvezzi a monsignor C. E. Muzzarelli</i>
-(Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 de le <i>Biografie
-autografe ed inedite di illustri italiani di questo
-secolo</i>, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino,
-Cugini Pomba e comp., 1853.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Lettera a suo fratello Carlo</i> a Recanati,
-Bologna, 30 maggio 1826, a pag. 456, <i>Epist. di G. L.</i>
-Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Le prose morali di G. Leopardi commentate
-da Ildebrando Della Giovanna</i> (Dialogo di
-Torquato Tasso e del suo genio familiare, pag. 85
-e 86).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Epist. di G. L.</i> Lettera citata, a pag. 456,
-vol. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459
-dell'<i>Epist.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">G. Mestica</span>, <i>Gli amori di Giacomo Leopardi</i>.
-Studio pubblicato nel <i>Fanfulla della Domenica</i>,
-4 aprile 1880.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 120 de l'<i>Appendice a l'Epistolario
-di G. L.</i> la lettera senza data di G. L. a T. C. M.
-a Bologna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume
-del Grosso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a proposito di Madama Padovani il
-mio articolo <i>Il Leopardi e Madama Padovani</i>, pubblicato
-nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 10 ottobre 1897,
-e l'ultimo studio del presente volume.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi
-la <i>Necrologia del conte Giovanni</i>, scritta da Carlo
-Malagola e pubblicata ne la <i>Gazzetta de l'Emilia</i>
-di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la <i>Commemorazione
-del senatore Malvezzi</i>, letta da D. Farini
-presidente del Senato ne la seduta del 24 novembre
-1892; a proposito del busto de lo stesso conte
-Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti,
-donato al Municipio di Bologna col frutto di una
-sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi i giornali
-bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito
-de la famiglia Malvezzi, vedi ancora <i>Augusta
-Malvezzi, Ricord</i>i (Bologna, Tip. Fava e Garagnani,
-1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo
-Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica
-intorno a la contessa Teresa C. M. nella <i>Gazzetta
-di Bologna</i> del 9 febbraio 1859.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-<a id="fill-221"></a>
- <img src="images/ill-221.jpg" alt="Antonietta Tommasini" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<h2 id="antonietta">ANTONIETTA TOMMASINI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso
-in una modesta stanzetta; le boccucce
-rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose,
-gli occhietti scintillano fra i riccioli scomposti,
-i giuochi stanno per divenire sfrenati e
-sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta
-compare, una giovanetta bella che nel viso
-rotondetto e ne la fronte serena ha ancora
-qualche cosa d'infantile anche lei, ma che
-pure ne la grazia seria de' suoi quindici anni
-è già donna compiutamente; al rimprovero
-che leggono ne' suoi occhi puri e profondi,
-al cenno de la sua mano alzata a una scherzosa
-minaccia, i frugoli si quietano, a braccia
-aperte le si gettano addosso, promettendo, prima
-ancor che richiesti, d'esser molto buoni,
-e la fanciulla, togliendosi in collo il più piccino,
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-si dispone a dirigere ella stessa i giuochi
-e un pochino anche a prendervi parte.
-</p>
-
-<p>
-Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni:
-simile a la bionda Carlotta del <i>Werther</i>
-ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre
-che una sorella pei fratellini, chè la famiglia
-Ferroni, civile, educatissima, ma non ricca, la
-madre vedova esigevano quest'aiuto e questa
-precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di
-buon grado al dovere punto ingrato per lei,
-nata ad essere la viva fiamma d'un focolare
-intimo e che aveva già quel cuore materno
-per cui il sacrificio è gioia.
-</p>
-
-<p>
-Seconda di cinque figli, era nata nel 1780
-a Parma: e, piccola massaia, a pena potè, fu
-la direttrice de la casa; le cure domestiche
-innanzi tutto, poi a tempo avanzato, quasi
-come una distrazione, lo studio, occupavano
-le sue liete giornate, e non era raro il caso
-di vedere il grazioso visetto chino su di un
-libro ai riflessi rossastri del focolare di cucina.
-Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso
-a preferire, tra tutti, i grandi scrittori
-e a gustarne con intimo diletto le severe bellezze:
-l'alta e pura antichità l'attraeva come
-la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava,
-e a quella serenità semplice e sublime
-pareva accordarsi la schietta purezza del suo
-pensiero, non abituato a molli fantasticherie,
-ma pur avvinto dal fascino de l'arte. La vita
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-tutta operosa, le aveva lasciato ben poco tempo
-pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia,
-ma il cuore e la ragione predominavano in
-lei, perciò ella predilesse quegli studi filosofici
-e morali che si propongono uno scopo di
-più vicina e pratica utilità.
-</p>
-
-<p>
-Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima,
-fu chiesta in isposa da molti; ne la
-scelta ch'ella fece, diciottenne a pena, rivelò
-il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè
-quegli ch'ella preferì era un giovine di condizione
-umile, ma di grandissimo ingegno, un
-futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente
-ignoto, un cuore generoso accoppiato
-a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che
-tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle
-allora altro che le dolcezze d'un affetto
-sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva
-allora trent'anni; a ventuno si era laureato
-in medicina, ottenendo ben presto la cattedra
-di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma,
-dove le sue ammirate <i>Lezioni critiche</i> cominciarono
-a dargli fama. Non meno che come
-medico fu presto stimato come uomo; quando
-nel 1802 il ducato di Parma venne in mano
-ai Francesi, il Tommasini fu membro del consiglio
-di Sanità Pubblica, poi ispettore de le
-carceri, indi uno dei dodici rappresentanti
-de la città e segretario nel Consiglio Generale
-del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-onorifici del marito, i primi anni che seguirono
-le nozze, compiute nel 1798, furon
-tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane
-robusto e coraggioso, tenente ne la milizia
-d'Italia, venne ferito a Mantova, e il dolore
-da lei provatone fu tale che ne perì il
-primo figliuolo già presso a nascerle; ebbe
-ammalata una sorella, più tardi in pericolo la
-sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire
-sua madre. A tante pene, benchè fortemente
-sopportate, era necessario un sollievo che distraesse
-lo spirito; aggiungi che, quantunque
-il Tommasini l'amasse teneramente, a lei parve
-di dover curare ancora e assai la propria istruzione
-per divenir degna di lui non pel cuore
-soltanto, ma ancora per l'intelletto; e si sentì
-come rapita da lo studio, tanto che ne le occupazioni
-non lievi che le dava la nuova casa
-ricca d'affetto e d'ogni intima soavità, ma
-ancora economicamente povera, ella si rimproverava
-le ore passate in trastulli vani ne la
-sua prima età, e gli studi che non aveva fatti
-e i libri che non avea letti, parendole ne la sua
-modestia di non poter mai riparare al tempo
-che certo non aveva perduto, ma di cui non
-era stata abbastanza avara.
-</p>
-
-<p>
-Quando ella divenne madre, questo desiderio
-d'apprendere si fece, se possibile, ancor
-più vivo, al pensiero che le cognizioni
-sue avrebbero potuto essere un tesoro pei
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-figliuoli, i quali da le labbra materne ricevendo
-quelle prime idee che spesso son guida
-di tutta la vita, difficilmente dimenticano poi
-le impressioni de l'infanzia. A questo proposito
-ella ricordava il detto di quella Spartana,
-cui una donna ateniese aveva chiesto per qual
-ragione gli Spartani amassero tanto le loro
-mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini
-alla patria.» L'Antonietta fu una madre vera:
-ai figliuoli diede più che il sangue, l'anima
-propria, e con quell'esclusivo affetto che, se
-si vuol chiamare materno egoismo, è tuttavia
-egoismo sublime e sentimento de' più alti che
-conosca l'umana natura, tutto da allora in
-poi vide con occhi di madre, traverso la
-tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per
-essi non già un bene meschinamente materiale,
-bensì quella felicità, che deriva da la
-virtù e che può accompagnarsi perfino a la
-sventura, se l'animo è così gagliardamente
-temprato da non vivere di sè e per sè, ma da
-far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare
-nel sacrificio quella dolcezza santamente
-e serenamente mesta, che non ha pari.
-</p>
-
-<p>
-Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini
-l'esempio de l'amor patrio, che si accese
-vivissimo in lei; e, studiando e leggendo
-senza punto trascurare la figliuoletta Adelaide,
-primo de' suoi pensieri, e la casa, che l'amore
-del marito le rendeva sacra come un tempio
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-e dolce come un nido, ella ripensava che il
-valore de le donne è sicuro indizio di tempi
-virtuosi e che con l'educazione femminile
-va del pari la felicità de le nazioni; ripensava
-a le austere matrone romane, esempio
-d'immacolata virtù e spesso illustri ne le
-scienze e ne le arti; e se si doleva d'esser
-nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in
-cui l'educazione femminile era poco o punto
-curata. Quando le capitava di poter leggere
-qualche opera insigne di una penna femminile,
-provava i più vivi affetti di ammirazione
-e di riconoscenza; sui libri di Madame de Stäel
-meditava lungamente, rallegrandosi, quasi
-d'un bene che fosse anche suo, de l'ingegno,
-de la filosofia, de la coltura di quell'illustre
-donna. Leggeva molto, ma senza
-accogliere servilmente le opinioni de gli autori,
-fossero pure famosissimi, e quando il suo
-giudizio era contrario al loro, chiedeva parere
-al marito, ne l'acume del quale avea gran
-fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere
-non esser altro che la negazione del dolore,
-ricordandosi un consiglio del Tommasini, consiglio
-divenuto per lei una regola de la vita,
-quello cioè di osservare i fatti e non far deduzioni
-che da essi, le parve per propria
-esperienza di dover giudicare diversamente,
-e chiese per lettera l'avviso del marito. Preferiva
-la filosofia, come quella che maggiormente
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-si addiceva al suo spirito sereno e calmo,
-assetato di verità e guidato sempre da la
-ragione; ma non restava indifferente a l'armonia
-dei versi e tanto più se un concetto
-profondo e un intendimento civile si accoppiavano
-a la finezza de l'arte.
-</p>
-
-<p>
-La maravigliosa serenità omerica, quella
-forza eroica d'un popolo giovane, cantata da
-un poeta giovane ne l'anima come un'alba
-meravigliosa, rapivano la sua immaginazione,
-facevan battere il suo cuore, ne evocavan tutto
-quello che di bello e d'alto v'avevan posto
-la natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non
-era una dotta, una Gaetana Agnesi, una Cassandra
-Fedele, era una semplice anima che,
-cercando i libri, trovava un refugio ne le più
-pure regioni de l'arte. Somigliava l'Iliade <i>al
-sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà</i>,
-e l'Odissea <i>al raggio della luna che splende
-fra le piante di tacito boschetto in una bella
-sera d'estate</i>. Tanto caro le era Dante che
-spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano
-e le facevano ripetere qualche terzina de la
-Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato,
-che pareva sommergere tutta la campagna
-intorno a la villa, ov'ella si trovava
-solitaria, le richiamava su le labbra i versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Io sono al terzo cerchio della piova</p>
-<p class="i01">Eterna, maledetta, fredda e greve,</p>
-<p class="i01">Regola e qualità mai non l'è nuova.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza
-ne le cose pubbliche, le ricordava i dannati
-danteschi, che <i>non hanno speranza di morte</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E la lor cieca vita è tanto bassa</p>
-<p class="i01">Che invidiosi son d'ogni altra sorte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva
-il Parini, pel <i>Giorno</i>, che giudicava <i>modello di
-utile poesia, tipo unico al mondo d'una satira
-illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile
-l'orgogliosa prepotenza</i>. Ed invero a quell'anima
-fiera ed onesta rispondeva bene l'anima
-di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo,
-sdegnava l'ozio e la mollezza, come lui sentiva
-profondo lo sdegno per l'effeminatezza,
-l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria
-una stirpe di forti, capaci di rivendicarne
-la libertà e la gloria. Anche l'<i>Invito a Lesbia</i>
-del Mascheroni e l'<i>Arminio</i> del Pindemonte,
-le parevano gran belle cose; il primo pel profondo
-contenuto ne l'artistica forma, il secondo
-per la potenza patetica e tragica. La sua mente
-aperta si piaceva in ogni genere di studi, e
-quelli astronomici, cui l'aveva iniziata il Tommasini,
-dandole un libro del Cagnoli, le facean
-dire che nel sollevarci a la contemplazione
-de gli astri noi ci sentiamo maggiori di noi
-medesimi, perchè il nostro intelletto non vi
-gode soltanto una dolce libertà, ma vi esercita
-una specie d'impero, quello de l'uomo,
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-che incatenato a la dimora angusta de la terra,
-di fronte a l'infinito mistero del creato, si
-svincola da tutti i legami de la materia, lanciandosi
-ardito col pensiero traverso i mondi
-che rifulgono sul suo capo ne l'immensità
-de la notte, e schiavo de la sua zolla, è capace
-pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre
-pensosa non di sè soltanto, ma di tutti,
-ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva
-fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero
-per le altre scienze, aprendo i tesori de la natura
-e del sapere umano anche a coloro che
-non si danno di proposito a gli studi, anche
-a le donne, che potrebbero giovarsene ne
-l'educare i figliuoli: questo de l'educazione
-era sempre il suo grande pensiero e come i
-fiumi al mare, così tutte le sue considerazioni
-finivano ad esso.
-</p>
-
-<p>
-Il sommo interesse suo era per la scienza
-che ha l'uomo per oggetto. Ve l'attraeva il suo
-amore di madre non meno che il suo amore
-di patria, e a questa scienza diede il meglio de
-l'ingegno, a questa s'inspirarono interamente
-od in parte tutti i suoi lavori, in questa ella
-portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima
-sua e l'intuizione che solo l'affetto dà a
-l'intelligenza femminile. A le amiche di Bologna
-(fra le quali vi era la chiara scrittrice
-Caterina Franceschi) dov'ella dimorò parecchio,
-quando il marito vi era professore ne
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto
-di <i>Pensieri di argomento morale e letterario</i><a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>
-che Michele Colombo giudicava un
-lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole
-per la nitidezza, l'eleganza, la vivezza
-e la grazia, un lavoro pel quale a la colta e
-valente donna l'Italia tutta doveva saper grado.
-Nel periodico <i>La donna e la famiglia</i> il
-Bernardi pubblicava un articolo critico<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> in
-cui dice d'aver sott'occhio un esemplare
-de l'aureo libretto, portante questa dedica di
-mano de l'Antonietta: <i>A' miei cari figli nel
-giorno del mio nome</i>, esemplare appartenuto
-a la Maestri e che gli suggerisce alcune buone
-considerazioni, chiuse con l'augurio di una
-ristampa dei <i>Pensieri</i>, cui venisse aggiunto
-ciò che su gli stessi argomenti scrissero la
-figlia e la nipote de l'autrice.
-</p>
-
-<p>
-A le amiche di Bologna l'Antonietta volle
-offrire il suo libro, quella città essendole cara
-perchè aveva onorato il Tommasini, perchè
-vi aveva avuto essa medesima molte prove
-di benevolenza e perchè vi aveva conosciuto
-molti uomini insigni, ammirati i capolavori
-de la scuola bolognese e goduto i piaceri più
-cari ad uno spirito, che ama d'istruirsi. In quei
-pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli un
-ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-darsi alcun'aria d'importanza, con semplicità
-materna, come «in tempi avversi ai buoni
-studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano
-nutrire sentimenti degni dell'umana ragione
-e serbare amore a quella Terra, la quale
-non ha pure un angolo, che non sia sacro e
-non ricordi il nome di qualche eroe.» Ancora
-volle insegnar loro come sempre un po' di dolcezza,
-pari a la scintilla dentro la selce, si trovi
-in tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne
-l'intimo e vivere non soltanto de la
-vita materiale, ma ancora di quella del pensiero
-e del sentimento, possa goder piaceri che
-il volgo ignora. Questi <i>Pensieri</i> sono d'argomento
-svariatissimo ed hanno una profondità
-più reale che apparente, poichè per la forma
-schiettissima si direbbero (e taluni sono in
-realtà) brani di lettere o di conversazione,
-cara semplicità che guadagnava a la signora
-gentile tutte le simpatie, la faceva apparir
-donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo,
-e <i>restar amabile</i>, come scrisse il Giordani,
-anche <i>allorchè parve degna d'invidia</i>. Al solito,
-in questo libro predominano gli argomenti
-educativi e le considerazioni pedagogiche,
-parecchie de le quali le furon suggerite
-da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno
-a l'educazione. Confuta alcuni pensieri del
-grande filosofo o ne dà quell'interpretazione
-che a lei pare più logica: soprattutto le piace
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-in lui il concetto non dover il fanciullo essere
-allevato per la corrotta società presente, ma
-per quella società migliore, che potrà esser
-frutto di una buona educazione nazionale, la
-quale dipende sovrattutto da l'iniziativa privata.
-Era dolcissimo a la donna gentile il pensare
-che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene
-de la patria e de l'umanità e che in tal modo
-anche una umile donna può cooperare al bene
-universale e divenir il primo anello d'una catena
-di benevolenza, di virtù, di carità, stringente
-fra loro gli uomini. La Tommasini si
-duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli
-coi popolari divertimenti emiliani de la mezza
-quaresima, spettacoli che le riescono sommamente
-incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza,
-in quelli derisa, deve avere a gli occhi
-dei giovani qualche cosa di sacro; ricorda la
-venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi
-e vede con dolce compiacenza il figliuolo suo
-ancor bambino salutar ogni vecchio che gli
-avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido,
-condanna, con gli antichi, l'indifferenza, ricordando
-a questo proposito le severe leggi
-di Solone e approvando che fosse infame, bandito
-e spogliato de' beni colui, che non volesse
-interessarsi a le cose pubbliche. Con isdegno
-ugualmente vivo condanna la calunnia
-che, come non rispetta i più onesti, neppur
-lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-col pensiero nel mondo antico, a vivervi in
-ispirito con un diletto che non le davano i
-tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come
-ne l'antica Sparta, quegli che era calunniato
-in assenza, trovava un difensore in ogni persona
-presente; si duole de la facilità con cui
-la calunnia vien creduta da taluni, perchè nei
-difetti altrui trovano una scusa ai propri, da
-altri pel compiacimento di sentirsi migliori
-dei calunniati.
-</p>
-
-<p>
-La figura de la Tommasini non è bella
-soltanto quando la vediamo fra i libri che
-le son cari, ma è bellissima ancora quando
-ci appare nei teneri colloqui con la figliuola
-ch'era la più cara amica del suo cuore e cui
-diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere,
-come l'aria che respiro.» Bella, quando accompagna
-con gli occhi fin che può la sua
-Adelaide, ne la verde campagna, o quando,
-seduta senza quasi rifiatare, guarda le rondinelle
-che fanno il nido a le finestre del suo
-salotto di campagna, quelle rondinelle ch'ella,
-accuratissima de la pulizia e de l'ordine, non
-avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare.
-Con quanta dolcezza ella seguiva tutti i movimenti
-dei bruni uccelletti e pensava al nido
-suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide
-sarebbe stata madre a sua volta! Bella
-quando, appena levata dal letto, aperta la finestra,
-rimane con un ingenuo diletto a riguardar
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-la neve, che ha coperto tutto d'intorno,
-e osserva le piante, che si sono inclinate al
-suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo
-caro salice ancor più malinconico del solito;
-in quella tristezza ella trova qualche cosa che
-le dà una sensazione piacevole, e giudica sia
-il pensiero del riposo, che prepara in secreto
-una nuova, florida vegetazione. Ci piace seguirla
-ne le sue passeggiate solitarie in riva al
-torrente, mentre carezza con le candide mani
-le fronde dei cespugli, che si avanzano sul
-suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente,
-e ascolta il mormorio de l'acqua fra i sassi,
-il canto de l'usignuolo nascosto fra il verde,
-e poi siede a l'ombra di quelle piante ed
-apre la <i>Divina Commedia</i>, piangendo su le divine
-pagine del Canto d'Ugolino; o quando
-visita la cava del gesso nei colli bolognesi e
-sente svanire in sè tutta la gaiezza de la bella
-gita e si fa pallida e triste dinanzi ai miseri
-operai <i>giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo</i>
-e ai loro figli da l'aspetto malaticcio che ne
-l'infanzia portan già i segni de la vecchiaia;
-ella non regge a la pietà che ne prova e dà
-loro tutto il danaro che ha con sè; ma non
-si sente confortata per questo, anzi prova, ella
-sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento
-di non esser ricca, al pensiero di
-tutto il bene che potrebbe fare.
-</p>
-
-<p>
-Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-riconosciuto, ed il suo sapere diedero
-a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il
-governo de le Legazioni pontificie chiamava
-il professore a sostituire il defunto illustre Antonio
-Testa ne la cattedra di clinica medica e
-di terapia speciale a l'Università di Bologna;
-ed il Tommasini nel suo nuovo ufficio s'ebbe
-ben presto chiara fama non solo in Italia, ma
-in tutta Europa; da ogni parte de la penisola
-i giovani accorrevano ad ascoltare le sue lezioni,
-profonde per dottrina e belle per forma.
-</p>
-
-<p>
-L'Antonietta, tolta da le prime strettezze,
-prese con vivo diletto la direzione dei lavori
-per ornare di un giardino la sua villa. Ella
-non amava le troppo culte aiuole dove i fiori
-disposti a disegno non hanno più nulla de la
-loro naturale bellezza e paiono, stretti in folla,
-cercar avidamente coi calici aperti e i petali
-cadenti un po' d'aria, un libero raggio di sole;
-neppure amava le grotte artificiali, le artificiali
-rovine, i tempietti, le false alture, le forzate
-prospettive; preferiva la semplicità lontana da
-ogni studio e da ogni ricercata simmetria, un
-bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan capolino
-i bocciuoli fragranti e si aprono, con
-un riso di gaiezza, le ricche corolle de le
-rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti,
-variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque
-il verde, l'acqua, le gradite alternative
-d'ombra e di sole. Preparando tale il suo
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-giardino, godeva, già in previsione, de le dolci
-ore che vi avrebbe passate ne l'oblio di ogni
-amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero,
-conversando con lo spirito insieme ai cari defunti,
-di cui il ricordo le era sempre ne l'anima,
-non come un terrore e un tormento, ma quale
-conforto soave: sentendoli così vivi in sè e
-nel suo cuore da illudersi di non averli interamente
-perduti. Uno dei suoi più vivi affetti
-fu quello per la natura, ch'ella prediligeva
-non soltanto ne le sue selve verdeggianti, nei
-vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa
-parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti,
-le svelte lucertole striscianti fra l'erba,
-l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei lontani
-profili dei monti, ne gli armenti dispersi a
-la pastura, ne le delizie de le odorose solitudini;
-ma ancora ne la semplicità d'animo dei
-contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano
-la buona padrona e più che mai un
-dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia,
-tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta
-intimamente de la santità di quel vincolo che
-dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella
-era commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori
-affollarsi intorno a lei, ancor pallida
-e debole, giunger le mani ringraziando il cielo
-di averle ridata la salute, e narrarle con sincera
-enfasi il gran timore che avevan avuto di
-perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-con loro dei lavori campestri, lodare quel che
-le pareva ben fatto, e giungeva a desiderare
-col Beccaria una onorificenza speciale pel contadino
-benemerito de' suoi campi.
-</p>
-
-<p>
-Le scene orride la dilettavano quanto le
-amene. Dal ponte de la Sesta sul torrente Parma
-contemplava il pittoresco orrore del paesaggio
-montuoso e si sentiva scossa dinanzi a
-la sublimità di quello spettacolo unico, che descriveva
-poi così al marito: «Fui costretta a fermarmi
-per contemplare tutto l'orrido di quel
-luogo: monti dirupati, selve di antiche piante,
-che non lasciano passaggio a la luce; massi di
-una immensa grossezza, che stanno per rovinare
-giù nel torrente, il quale rumoreggia
-da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di
-spuma, e quasi irritato co' monti, che lo stringono
-e contrastano al suo rapido corso. Sai tu,
-mio consorte, che mi ha consolata il vedere
-questo torrente, che dà o riceve nome da la
-nostra città! Pensando che le sue acque bagnano
-le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva
-di vedere in esse una via di comunicazione
-fra le nostre anime.»
-</p>
-
-<p>
-Un temporale veduto da l'alto di un monte
-ne la sottoposta vallata, mentre in alto ride il
-sole, le fa provare un sentimento per cui le
-par d'essere più che mortale, ma ne la gioia
-di questo diletto le sopravvien tosto il pensiero
-dei danni che avranno a patire i contadini de la
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione.
-In tutto, com'ella ben diceva, il
-suo spirito sapeva trovare un riposto piacere:
-un salice diveniva <i>una cosa viva</i> per lei, chè
-al suo rezzo rileggeva gl'Idilli di Gessner, e
-ripeteva il voto che il cielo le serbasse sempre
-ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e
-la tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le
-sue più care dolcezze: ne la natura ella trovava
-una pace pensosa, feconda d'alti pensieri
-e d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati,
-l'oblio dei dolori propri e un senso di
-carità soddisfatta che le rendeva sopportabile
-ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in
-lei la religione dei sepolcri: una bigia pietra
-in mezzo ad un bosco di faggi bastava a commuoverla,
-anzi la commuoveva più d'ogni
-superbo monumento; questo, diceva, eccita la
-meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo
-l'arte ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo
-l'animo è compreso da una dolce malinconia.
-</p>
-
-<p>
-A la patria la stringeva un affetto più vivo
-che non soglia essere ne le donne, e perchè la
-sua mente era più aperta ed il cuore più tenero
-(ma tenero solo secondo le leggi de la
-ragione) che non sieno nel comune de le signore,
-e perchè ella amava troppo il marito
-per non accoglierne tutti gli affetti. I loro più
-cari amici erano tutti liberali e ne le conversazioni
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-di casa Tommasini, se non si congiurava,
-si augurava, certo spesso, la libertà de
-l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate
-da gli stranieri contro gl'Italiani; e a
-quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva
-vantando con nobile orgoglio le nostre industrie,
-i progressi de la medicina, quelli de le
-scienze economiche e morali, con Melchiorre
-Gioia e i nomi, che son di per sè stessi una
-gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta,
-di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore
-si stabilì nuovamente a Parma, dove fu
-eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio
-d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione
-ebbe ad argomento l'<i>Amor di patria</i>.
-A Parma Antonietta vide la sua casa onorata
-dai più insigni uomini che quella città contasse
-allora: Pietro Giordani, che portò ai Tommasini
-un affetto pari a la stima, il famosissimo
-incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi,
-il professor Michele Leoni, l'avvocato Ferdinando
-Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini.
-Con questo matrimonio, da cui nacquero
-due bimbi, Clelia ed Emilio, la buona Antonietta
-vide adempiuto il suo voto che la figlia
-trovasse un compagno a lei somigliante ne
-l'animo; fidando ne la virtù di quella sua cara,
-ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli
-non piegheranno a la viltà di questi tempi,»
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-e ricordava forse allora i generosi versi che
-un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi,
-rivolgeva a la sorella fidanzata:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O miseri o codardi</p>
-<p class="i01">Figliuoli avrai<span class="dotted">. . . . .</span></p>
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . .</span> Di fortuna amici</p>
-<p class="i01">Non crescano i tuoi figli, e non di vile</p>
-<p class="i01">Timor gioco o di speme: onde felici</p>
-<p class="i01">Sarete detti nell'età futura.</p>
-</div></div>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due
-in ispecial modo provano un bel cuore: <i>Intorno
-alla educazione domestica — Considerazioni</i><a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>; e
-<i>I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il suo libretto <i>Intorno a l'educazione domestica</i>
-ebbe per proposito principale di far conoscere
-l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni
-Locke. La Tommasini, che per la viva
-tenerezza inspiratale da' suoi figliuoli e pel desiderio
-de la pubblica utilità, dava il meglio
-del suo ingegno a gli studi pedagogici, i più
-insignificanti ed aridi fra tutti se vi si dà uno
-spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati
-e i più degni, se coltivati da una mente aperta
-e da un cuore che aspiri al vero bene, trovò ammirabile
-quell'opera, contenente gran copia di
-buoni principii, facilmente applicabili, e volle
-farne l'estratto, che le riuscì bello di chiarezza,
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-d'eleganza di stile, in ogni sua parte; di calore
-d'affetto in quanto di proprio ella vi mise.
-E di proprio vi mise moltissimo, ricavando
-precetti e considerazioni da la propria esperienza,
-commentando e talora anche combattendo
-con buone ragioni le idee del Locke in
-quel che avevano o di non buono o di non
-adatto ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini
-scriveva. L'operetta è da lei dedicata
-ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa
-loro, perchè essi furono il soggetto di quelle
-meditazioni e di quelle cure, che maturarono
-le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare
-la storia de la propria educazione e quasi
-una prova de l'immenso affetto che aveva vigilato
-su di essi fin da la loro prima infanzia
-e, come una seconda Provvidenza, aveva inteso
-al loro meglio anche nei minimi particolari
-de la vita.
-</p>
-
-<p>
-Quest'opuscolo de la Tommasini piacque
-assai; il Leopardi, severissimo giudice, lo lodava
-vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice
-che, quantunque sentisse ripugnanza insuperabile
-a profferire così biasimo come lode,
-qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto
-la scelta de l'argomento, poichè, se molto si
-era già scritto de l'educazione, questa rimaneva
-<i>stolta e barbara, piena di vizi, lontana da
-ogni vero</i>. «Giacchè della educazione pubblica
-(almeno per gran tempo) è disperato ogni
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-bene, resta che ciascuno studi quanto gli è
-possibile a migliorare la privata senza la quale
-potrebbe poco riuscire a profitto la pubblica,
-benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre
-buone intenzioni, e il desiderio di chiunque
-è ragionevole, abbiano qualche effetto.....
-Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra
-cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima;
-ed è una sanità di idee e nettezza di stile per
-la quale intendo quello che volete dire. Il che
-non poco importa quando si vogliano dire cose
-vere ed utili..... Desidero e amo sperare
-che alcun buon effetto non manchi di nascere
-dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode
-e il più caro premio d'ogni buon libro.»<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>
-</p>
-
-<p>
-La Tommasini ne la sua operetta rivela la
-vigoria e la rettitudine de la sua ragione non
-meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza
-e si guadagna meritamente un posto fra le
-grandi educatrici italiane.
-</p>
-
-<p>
-Studiare i bimbi con provvida sollecitudine
-e con quell'affetto che lungi da l'accecare,
-rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a
-correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la
-vita le piccole anime, e le menti infantili a la
-verità; capaci di essere insieme genitori teneri
-ed educatori severi, di non perdere l'autorità,
-conservando in tutta la sua pura e feconda
-grandezza l'intimità familiare, consci
-del dovere di veder sempre nei nostri ragazzi
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-dei figli ed insieme de gli uomini, che debbono
-essere, per quanto è possibile, fatti partecipi
-di tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita
-de la casa e di quella de la patria, fermi nel
-proposito di dar loro il meglio soltanto de
-l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè
-in essi si rispecchi la vita nostra, ma scevra
-quant'è possibile de gli errori e de le sventure
-che l'hanno turbata; persuasi di dover
-vedere in loro non, come gli antichi, una
-proprietà, ma de gli esseri che non sono <i>noi</i>,
-se non per l'amore che fonde ne la loro la
-nostra felicità, bensì sono <i>altri</i>, ciascuno una
-esistenza, una vita, un'anima, un atomo de
-l'umanità; questi che dovrebbero essere i criteri
-di tutti gli educatori, erano in sostanza
-quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua
-di madre è il più bel commento del suo sistema
-educativo. La figlia fu <i>la sua più cara
-amica</i>, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri;
-in un tempo in cui ancora nei rapporti
-fra genitori e figli l'autorità prevaleva, e allontanava
-questi da quelli, ella si strinse vicini
-i suoi due cari ragazzi e volle serbarli
-obbedienti e rispettosi, non con un'autorità
-imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno,
-in ogni momento, in ogni occasione degna del
-loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa
-innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in
-ogni scienza e come in molte cose s'istruì
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che
-potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva,
-vedendo come nei volumi destinati
-a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza,
-ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e
-desiderava che uomini veramente grandi scrivessero
-pei bambini e pel popolo, persuasa
-che essi saprebbero bene dar la sostanza, non
-l'apparenza, il succo vitale, non le briciole
-pressochè inutili del sapere. Invero nulla di
-più falso de l'idea che tutto basti quale lettura
-ai giovani, a le donne, al popolo, i quali
-per essere educati avrebbero bisogno di cose,
-non di parole, o di quelle insieme a queste,
-e che queste fossero le grandi, nobili parole
-di cui germinano i grandi affetti e le generose
-azioni.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I <i>Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi</i>
-furono stampati prima a Milano ne la
-<i>Strenna femminile italiana per l'anno 1838</i>,
-poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani
-a Parma ne l'anno stesso. Il Serventi, uomo
-di talento e di rara filantropia, divenuto ricco
-e assai noto per la sua operosità, stimato ed
-amato per i molti benefizi fatti a gli amici ed
-ai concittadini, era morto in condizioni non
-liete, benchè, anche ne le sventure che a questo
-lo ridussero, sventure e non colpe, avesse
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-serbata intatta l'onestà del suo nome e lasciato
-tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto
-e generoso Serventi era quasi dimenticato, anche
-da quelli cui aveva fatto maggior bene,
-ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini,
-che gli era stata amica vera e che, venerandone
-la memoria, si sentiva stretta a lui dal ricordo
-di un beneficio ch'ella si compiaceva di palesar
-apertamente. Quando il Tommasini, giovane
-ancora e quasi ignoto, scrisse la sua prima
-opera da cui attendeva il principio de la propria
-fama, egli era troppo povero per pubblicarla
-e troppo altero per chiedere aiuto a questo
-scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa,
-spontaneamente e con somma delicatezza si
-offrì di stampar l'opera a proprie spese. «Nè
-questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo
-mai senza sincerissima commozione di cuore,»
-scriveva l'Antonietta Tommasini, che assai
-benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la
-riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole
-di quella del beneficio. Ella volle generosamente
-ricordare le virtù del Serventi, virtù,
-quantunque preziose, presso ad esser volte in
-dimenticanza. In questo lavoro de la Tommasini,
-Michele Leoni ammira «il nobil coraggio
-ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni
-altro, si levò sola a svergognar la fortuna, de la
-miseria ne la quale si piacque abbassare quel
-generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-recato sì alto nel credito e nell'ammirazione
-di tutti.» (Vedi <i>Prose di Michele Leoni</i>,
-Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore
-ella tesse la vita, ponendo bellamente in
-luce le cose più degne di lode, e il bene che
-da lui venne a la città sua; con rara delicatezza
-rileva fatti e abitudini, che potrebbero parer
-insignificanti a uno spirito volgare, ma che
-formano quasi le sfumature del bel ritratto e
-dànno luce a quegli ignorati misteri de l'anima
-in cui consiste gran parte de la personalità.
-Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere
-soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite
-e buono di filantropo, di padre e di cittadino,
-ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note
-delicate, come chi con una lucerna in mano
-c'illumina un ritratto posto ne l'ombra, resta
-a sua volta rischiarato da un raggio di quella
-lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria
-o ne la soavità de le sue tinte, ne la espressione
-profonda o ne la semplice e rigida riproduzione
-de le linee d'un viso ci dà qualche
-cosa di sè. Tali tratti sono ad esempio il
-notare la semplicità de la vita di quell'uomo
-altamente buono, il suo amore per le frutta
-dei campi, per le case antiche, per tutto quello
-che riavvicina l'uomo a la natura, la commozione
-con cui ne le belle notti di estate fissava
-il tranquillo chiarore de la luna, e la cura con
-la quale ne la sua villa aveva fatto costrurre
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-sì acconcie porte, finestre e terrazze che il
-sole vi potesse penetrare a qualunque ora del
-dì. Sappiamo dal Leoni che de la Tommasini
-rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere
-del Franklin, buon numero di lettere originali
-manoscritte, i particolari di <i>Un viaggio
-a Roma</i>, e le prime pagine di un romanzo
-storico, cui, se faceva difetto la schietta semplicità,
-non mancavano virtuosi ed utili intendimenti.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini
-e insieme a lei il professore,
-già famoso come clinico e come oratore
-e conosciuto pei sentimenti patriottici, la figlia
-ed il genero. Ne l'epistolario leopardiano troviamo
-per la prima volta il nome dei Tommasini
-ne la lettera 16 gennaio 1826 al conte
-Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa quello
-che ti piace, ma tu sai da una parte che io
-spero poco nei medici; dall'altra che io non
-posso pagare le visite di un Tommasini.» Può
-darsi che il professore, sempre disinteressato,
-consentisse a dar, senza idea di lucro, i suoi
-consigli al Leopardi e che di qui avesse origine
-la loro conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Non sappiamo a qual grado d'intimità questa
-giunse, certo intimità grande, se le Tommasini
-quasi convissero col poeta, come egli
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-scrisse. Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta
-dichiarava vere purtroppo le considerazioni
-generali sopra la triste condizione de
-gli uomini, ch'ella aveva fatto in una sua
-lettera, si doleva d'aver perduto un piacere,
-perdendo il <i>poter esser con lei</i> e si consolava
-al pensiero che di lui ella conservasse non
-discara memoria e con la fiducia di posseder
-l'amicizia del suo celebre consorte.
-</p>
-
-<p>
-La Tommasini, che sospirava di posseder
-una patria, doveva aver assai ammirato le
-prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente
-inspirate dal patrio entusiasmo e così calde
-d'alte aspirazioni al risorgimento d'Italia;
-ella certo aveva sentito parlare a Bologna de
-l'ardore di cui quei versi infiammavano tutti
-i liberali, e letto fors'anche la poesia che monsignor
-Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava
-al Recanatese nel <i>Caffè di Petronio</i>
-(nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per
-le sue prime Canzoni e soprattutto per quella
-<i>All'Italia</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O tu, che la tua patria in suono ardito</p>
-<p class="i01">Togliesti all'ozio indegno,</p>
-<p class="i01">Di un'anima non vile odi l'invito,</p>
-<p class="i01">Di Te, di Ausonia degno</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno,</p>
-<p class="i01">Che dell'Italia i prodi</p>
-<p class="i01">Torneranno all'Italia il serto eterno,</p>
-<p class="i01">E non compre le lodi.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide
-nel <i>Raccoglitore</i> il discorso leopardiano «In
-proposito d'un'orazione greca di Giorgio Gemisto
-Pletone»; ella, sentendo vivamente
-l'ammirazione per tutti i sacrifici e per tutte
-le virtù, che derivano da la carità del luogo
-natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza
-e la moderna virtù greca, scriveva al
-Leopardi calde parole, cui egli, pur già lontano
-da gli entusiasmi de la sua giovanezza,
-rispondeva ch'egli pure riguardava i poveri
-Greci come fratelli e che se più avesse potuto
-dire in quell'articolo, più avrebbe detto
-in loro favore, ma che considerata l'impossibilità
-di parlar liberamente, gli pareva di
-averne detto abbastanza. Infatti egli ne aveva
-parlato con sincero calore, giudicando ammirabile
-la nazione greca «.... che per ispazio
-d'intorno a ventiquattro secoli, senza alcuno
-intervallo, fu nella civiltà e nelle lettere, il più
-del tempo, sovrana e senza pari al mondo,
-non mai superata: conquistando, propagò
-l'una e le altre nell'Asia e nell'Africa; conquistata,
-le comunicò agli altri popoli dell'Europa.»
-Con pari ammirazione ricorda
-come per tredici secoli la Grecia mantenne
-la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli
-altri undici le conservò, e fu spettacolo nuovo
-nel tempo de le crociate a le genti civili, a le
-rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo,
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-vicina a cadere sotto un giogo barbaro e a
-perdere il nome e per dir così la vita, gittò
-a modo d'una fiamma che si spegne, maggior
-luce, e, caduta, fu coi suoi profughi un'altra
-volta maestra a l'Europa.
-</p>
-
-<p>
-Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini,
-quanto la schietta lode di lei piacque al Leopardi,
-il quale non sapeva meglio ringraziarnela
-che augurandole nel nipotino un futuro
-emulo di Emilio romano, se non ne le imprese
-militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù
-e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza
-continuava non assai frequente,
-ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava
-a la famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la
-sua salute e del benessere che provava in
-quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli
-bellissimi di natura ed arte, e romantica,
-pel misto di città grande e di città piccola,
-di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta
-si scusava di non scrivere più spesso, asserendole
-che in lui la memoria di lei non era
-meno viva, anzi non languiva mai, e come,
-bench'egli non potesse fissar la mente in un
-pensiero serio per un solo minuto senza sentirsi
-male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco
-e dei nervi. Egli sentiva ancora in sè
-abbastanza calore per commuoversi ai nobili
-sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere
-e ne' suoi scritti: «Se tutte le donne pensassero
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-e sentissero come voi — le diceva — e
-procedessero conforme al loro pensare e al
-loro sentire, la sorte dell'Italia già fin d'ora
-sarebbe diversa assai da quella che è. Non è da
-sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi
-che molte sieno indotte dal vostro esempio
-a rassomigliarvi.»<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> A nessuna donna
-il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione,
-chè, se per altre egli si mostrò più
-ardente, fu però d'un sentimento diverso e
-meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi
-amasse d'amore la Tommasini, ma non
-soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare
-negarlo: l'età di lei, che aveva diciott'anni
-più del poeta e quarantacinque quando lo conobbe,
-la sua serietà, e lo stesso affetto che
-il Leopardi le dimostra, affetto rispettosissimo
-d'amico devoto e riconoscente. «Il mondo a
-quelle cose che altrimenti gli converrebbe
-ammirare, ride,» scriveva il Recanatese; e
-questa nobile amicizia non da tutti saputa intendere,
-più che mai ci fa parer vero il giudizio,
-che ne la vita comune sia più necessario
-dissimulare la nobiltà de le opere che la
-viltà, perchè questa essendo comune è facilmente
-perdonata; quella, insolita, è presa per
-indizio di presunzione e desiderio di lode, lode
-che pochi amano dare sinceramente.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta il Leopardi seppe mantenere
-l'amicizia guadagnatasi, anzi stringerne i vincoli
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-sempre più saldamente, affezionandosi a
-tutta la famiglia Tommasini, cui confidava le
-proprie materiali sofferenze e le pene morali,
-fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo,
-la disperazione che talvolta lo faceva
-quasi uscir di sè stesso. E quando a
-l'Adelaide egli confidava la gran voglia di
-terminare una volta i suoi mali e di rendersi
-immobile per sempre, egli che ormai non resisteva
-più senza gravissimi incomodi neanche
-ad un breve viaggio, benchè assicurasse
-poi che avrebbe avuto pazienza sino a la fine
-di quella sua <i>maledetta vita</i>,<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> l'Antonietta gli
-scriveva <i>un'amorosissima lettera</i>, la quale lo
-fece pentire del dispiacere datole e giurarle
-che l'amore infinito per gli amici e i parenti
-l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il
-destino l'avesse voluto. Poche pagine egli
-scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera
-a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva
-ne gli anni maturi, quando il suo cuore era ben
-altrimenti freddo che ne la gioventù, quando
-in lui un <i>io nuovo</i> s'era sostituito a l'<i>io antico</i>,
-e così diverso da fargli formare fra i suoi <i>castelli
-in aria</i>, il progetto dei <i>Colloqui di quello
-ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo
-anteriore all'esperienza della vita e dell'uomo
-sperimentato</i> (vedi la lettera a Pietro Colletta,
-Recanati, .... marzo 1829).
-</p>
-
-<p>
-«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-a l'Antonietta, — quanto mi commuova
-l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole.
-Io non ho bisogno di stima, nè di gloria,
-nè d'altre cose simili; ma ho bisogno
-d'amore: potete immaginare quanto conto
-ne faccia, e in quanto gran pregio io lo tenga,
-trovandolo così vivo e sincero in voi, e nella
-vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore,
-quando anche non ne fossi amato, perchè così
-meriterebbero le vostre virtù da per sè sole....
-Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia
-possibile e che del resto, siccome si possono
-amare ad un tempo due patrie come proprie,
-così io amo come proprie due famiglie in un
-tempo: la mia e la famiglia Tommasini; la
-quale da ora innanzi, se così vi piace, chiamerò
-parimente mia.<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>» Tanta premura dimostrava
-pel Leopardi l'Antonietta, benchè angosciata
-ne l'anima da una grave malattia
-de la figliuola, come se ad implorare dal cielo
-la guarigione di quella sua cara, ella sentisse
-il bisogno di spandere caritatevolmente la sua
-materna tenerezza anche sul grande infelice,
-che così pochi affetti aveva in terra, ella pietosa
-di tutte le materiali e morali miserie, ella,
-che stendeva la sua mano benefica a soccorrere
-gran numero di poveri e consolava con
-le parole amorevoli tanti afflitti. Poco a presso
-il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze,
-dov'ella si era recata con l'Adelaide per passare
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-alcuni giorni con lui, che non aveva potuto
-recarsi a Bologna a rivederle. In quei
-giorni esse insistettero perchè Giacomo con
-loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo avrebbero
-indotto finalmente, se non l'avesse vinto il
-suo timore di viaggiare ne la stagione calda.
-Egli era in un periodo di tristezza che gli faceva
-veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime
-e superbe gli parevano le donne fiorentine,
-tale da stomacare giudicava il disprezzo
-generalmente professato di ogni bello e di ogni
-letteratura; non frequentava altri che il Vieusseux
-e la sua compagnia; e quando questa, e
-non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava
-come in un deserto. La visita de la Tommasini
-gli diede un morale dolcissimo conforto,
-tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti
-che avesse avuto in Firenze, e asseriva che non
-ne avrebbe mai perduto la memoria.
-</p>
-
-<p>
-L'Antonietta era sempre turbata e travagliata
-dal pensiero de le pene di quel grande
-e sempre desiderava di averlo vicino per poter
-più efficacemente e con delicatezza venirgli in
-aiuto, ed anche perchè il professor Tommasini
-assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito
-con le sue cure a liberarlo.
-</p>
-
-<p>
-De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi,
-che soleva rinchiudere in sè stesso tutte
-le sue pene, non parlò quasi a nessuno, ma
-ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-si sarebbe vergognato di vivere, se in quella
-sventura altro che una perfetta ed estrema impossibilità,
-gli avesse impedito di andare a mescere
-le sue lagrime con quelle de' suoi cari;
-questa, diceva, era la sola consolazione che
-restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei
-Tommasini risvegliasse in lui quello per la
-propria famiglia e gli facesse risentir più forte
-la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta
-in lui; ma, tornato in Recanati, quel conforto
-che si era ripromesso si mutò ben presto in
-amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli
-dire a l'Adelaide che da quel luogo sarebbe
-<i>partito, scappato, fuggito</i> subito che avesse potuto,
-e assicurarla che la sua intenzione non
-era di star lì dove non vedeva altri che i suoi di
-casa, e dove sarebbe morto di rabbia, di noia
-e di malinconia, se di questi mali si morisse.
-Chiedeva allora a que' buoni amici se a Parma
-si fosse potuto trovar per lui un impiego letterario
-onorevole e non di troppa fatica, tale
-da potersi accordare col suo stato di salute, e
-il professor Tommasini stesso gli rispondeva,
-interessandosi a la cosa con sì gran cordialità
-da meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento
-su l'amicizia di lui fin dal tempo in
-cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava allora
-la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava
-Bologna e quell'università per trasferirsi
-a Parma, dov'era stato nominato protomedico;
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-generosamente egli offriva al poeta
-d'andar a vivere con lui, e lo faceva con modi
-così affettuosi e delicati che quegli dichiarava
-di accettar l'offerta con la maggior gratitudine
-del mondo, a condizione però che l'impiego
-si fosse prima potuto trovare; gli confidava che
-la famiglia non era in grado di mantenerlo
-fuori di casa e che a lui l'esistenza in Recanati
-riusciva intollerabile; veramente gli sarebbe
-stato debitore de la vita, quando per mezzo
-suo avesse potuto uscir da quella prigione. Malgrado
-tutte le premure possibili, i Tommasini
-non riescivano a trovargli che una cattedra di
-storia naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita
-(quattro luigi al mese), cattedra che tuttavia
-il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era
-il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma
-gl'indugi intervenuti fecero svanire il progetto,
-tanto più che intanto il Colletta veniva generosamente
-in soccorso del Leopardi. L'Antonietta
-era ammalata e d'ogni suo male quanto la famiglia
-soffrisse con lei si rileva dal suo breve
-scritto, <i>La malattia</i>, in cui descrive uno svenimento
-improvviso sopravvenutole dopo un
-lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in
-questo stato, quando la povera mia figlia entra
-per domandarmi se alcuna cosa mi bisogna,
-e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva il
-suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io
-non rispondo: mi piglia per mano, e mi trova
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida,
-e ripete, correndo qua e là disperatamente:
-Oh la mia mamma! oh la mia mamma!.....
-Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo
-sopra le mie ginocchia. I baci e le lagrime di
-questi due infelici mi facevano sentire ch'io
-non era morta del tutto.<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>»
-</p>
-
-<p>
-A Recanati il Leopardi parlava co' suoi,
-e certo particolarmente con Paolina, di quei
-buoni amici; anzi, come già aveva posto in
-corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti,
-così la volle far entrare in relazione
-con l'Antonietta, che le mandò un esemplare
-de' suoi <i>Pensieri d'argomento morale e letterario</i>
-e che parecchie volte le scrisse assai gentilmente,
-nè volle esser più trattata da la Leopardi
-col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto,
-se, o la posta o la rigida sorveglianza de la
-contessa Adelaide, non avesse fatto smarrire
-parecchie lettere che restarono quindi senza
-risposta.
-</p>
-
-<p>
-La contessina Leopardi ebbe una desiderata
-lettera del Giordani per mezzo de l'Antonietta
-Tommasini, che ammirava le modeste virtù
-de la giovane, benchè non la conoscesse di
-persona; e sentiva il suo amore accrescersi
-per quello di cui si vedeva oggetto e che le
-era in caro modo dimostrato. «Conservatevi
-a me sempre amica come fate; chè ne siete
-ricambiata con usura.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando nel borgo natio dove, come in
-tutti i piccoli luoghi, regnavano ambizioni piccine
-e avarizia e poca benevolenza, Giacomo
-Leopardi vedeva tenute per favola, come i
-grandi vizi, le sincere e solide virtù; e creduta
-appartenente ai poemi ed a le storie, non
-a la vita, la vera amicizia; egli, così pessimista
-in tutto, con profonda convinzione rilevava
-l'erroneità di questo giudizio ed affermava
-che, se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e
-cordiali, si trovano veramente nel mondo e
-non sono rari.»<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>
-</p>
-
-<p>
-A le tristi lettere del Leopardi, che non
-vedeva modo di uscir di Recanati, poichè il
-padre non acconsentiva di mantenerlo fuori
-di casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano
-con generose e delicate offerte, ed egli
-ne li ringraziava col cuore <i>e quasi con lacrime</i>,
-promettendo che in caso di necessità avrebbe
-accettato e dichiarando di amarli quanto più
-poteva amare e d'esser loro grato quanto mai
-sapeva essere. Tutti poi gli cercavano associati
-per l'edizione del Piatti, chiedevano notizie
-di lui al Giordani, nè lo dimenticavano,
-venuto anche per loro il tempo de la sventura.
-I rivolgimenti politici, che richiamarono
-nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose,
-furon causa di grandi dispiaceri al professor
-Tommasini, che non aveva mai nascosto i suoi
-sentimenti liberali e il suo caldo amore a la
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-patria; anzi, corse voce a quel tempo che egli
-in conseguenza di tali dispiaceri fosse morto;
-fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire
-perfettamente. L'Adelaide dava a Giacomo
-notizie de la carcerazione del Giordani
-in Parma; il professor Tommasini lo rivedeva
-a Roma e l'avvocato Maestri a Napoli. Benchè
-i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli
-facessero trascurare la corrispondenza anche
-con quegli amici carissimi, egli non smise mai
-interamente di scriver loro, e, un mese soltanto
-innanzi la sua morte, mandava un'affettuosa
-lettera a l'Antonietta accompagnandole
-un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del
-bel libro di lei <i>Sull'educazione domestica</i>, insieme
-a certi quaderni de la storia di Ranieri,
-scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente
-di saperla malata. A l'Antonietta che gli domandava,
-anche a nome del Giordani, qualche
-scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani
-eran padroni di tutte le cose sue stampate
-e non stampate; chiedeva poi, nel caso
-che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di
-qual genere fosse la collezione che si voleva
-pubblicare; e questa sua compiacenza al desiderio
-di lei ci dimostra in quale alta stima
-egli la tenesse e quanta riconoscenza dovesse
-sentir per lei; poichè ognun sa che de' suoi
-scritti egli era gelosissimo.
-</p>
-
-<p>
-Così mentre tante altre svanirono, questa
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-amicizia durava quanto la vita del poeta, meno
-ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica
-di quella per la Malvezzi, ma ben più
-profonda e costante.
-</p>
-
-<p>
-Quando potranno esser note le molte lettere
-de la Tommasini al Leopardi, lettere che
-egli conservava caramente e di cui quindici
-rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca
-di Napoli appartengono ora a lo Stato,
-apparirà ancor più chiara la delicatezza e la
-profondità di questa amicizia.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè il Leopardi scriveva le sue più
-amare parole contro le donne, si riferiva al
-sesso femminile in generale, lasciando comprendere
-che ammetteva eccezioni e fra queste,
-in quel gruppo de le anime oneste e sensitive,
-solitarie in disparte fra i tumulti de la
-vita, come le nobili figure de gli antichi nel
-limbo dantesco, così vicine ai dannati e pure
-tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva
-l'Antonietta Tommasini.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile,
-e furon anni dolorosi per lei, che vide malatissima
-la figlia ed esaurì, curandola, le sue
-deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso
-a la mammella, ne sopportò coraggiosamente
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi
-e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce
-serenità abituale; rimase rassegnatamente triste,
-quasi prevedendo prossimo il giorno in
-cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia
-dilettissima.
-</p>
-
-<p>
-Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto
-cara, e per lo stretto legame di sangue e perchè
-intelligente e buona, morì dopo una lenta
-penosissima malattia. Inconsolabile di quella
-perdita Antonietta ricadde ammalata de lo scirro
-rigermogliato in altra parte e causa d'inenarrabili
-sofferenze; e le cure affettuosissime di
-tutta la famiglia non valsero a salvarla; morì
-il 29 gennaio 1839 fra le braccia del suo Emilio,
-consolata dal marito, che vanamente aveva
-tentato tutto ciò che la scienza poteva consigliare
-per salvar quella sua diletta. In una necrologia
-di lei pubblicata ne la <i>Gazzetta di
-Parma</i> poi ristampata in un volume<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, Michele
-Leoni, rimpiangendo con sincero dolore
-la donna gentile, citava a proposito di essa i
-versi di Dante:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E le parole ch'uom di lei può dire</p>
-<p class="i01">Hanno virtù di far pianger altrui.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi
-onori, si leggevano queste epigrafi dettate dal
-Giordani, che le era stato amicissimo e che
-frequentando la sua casa per molti anni aveva
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-avuto agio di conoscere intimamente questa
-nobile donna italiana:
-</p>
-
-<p class="center pad1">
-DIO RICEVA NELLA SUA PACE<br />
-IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA<br />
-DI ANTONIETTA TOMMASINI
-</p>
-
-<p class="center">
-PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI<br />
-PAZIENTISSIMA DE' SUOI
-</p>
-
-<p class="center">
-LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ<br />
-LA BENEFICENZA
-</p>
-
-<p class="center">
-RESTÒ AMABILE<br />
-ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA
-</p>
-
-<p class="center">
-NON VANITÀ MA UTIL COMUNE<br />
-CERCÒ NEGLI STUDI.
-</p>
-
-<p class="pad1">
-Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845
-il terzo volume de le opere di Giacomo Leopardi,
-quello che contiene gli <i>Studi filologici</i>
-de l'adolescenza, dedicava il suo proemio a
-Giacomo Tommasini e a Paolo Toschi, che entrambi
-avevano tanto amato il grande Recanatese.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava
-il nome di <i>Antonietta Tommasini</i> a la Regia
-Scuola Normale Superiore Femminile di Parma
-e il professor Abele Ferreri, allora direttore di
-quella scuola, per onorare il nome de la chiara
-signora, dettava quest'epigrafe:
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI<br />
-NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839<br />
-MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO<br />
-DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO<br />
-<i>DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI</i><br />
-<i>DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI</i><br />
-SPOSA E MADRE ESEMPLARE<br />
-SAGGIA SCRITTRICE<br />
-MERITÒ L'AMMIRAZIONE<br />
-DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI<br />
-LA LODE E L'AMORE<br />
-DEI CONCITTADINI.
-</p>
-
-<p class="pad1">
-Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso
-in cui esponeva brevemente le vicende dell'istituto
-da lui diretto, lodava in Antonietta
-Tommasini la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente
-modesta e sollecita di essere
-più che di parere, costante nel lavoro, perseverante
-nei generosi propositi, amante de la
-patria e nobilmente premurosa nel cercare
-il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato
-a Parma nel 1892, se ne trova unito un altro
-del professor Giuseppe Beduzzi, degno di esser
-ricordato soltanto perchè le notizie che
-contiene intorno a la chiara Parmigiana gli
-furon date dal professor Gustavo Tommasini,
-nipote di lei.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo
-dimenticata Antonietta Tommasini, su la quale
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-parmi avesse dovuto bastare il numero de le
-lettere che il grande poeta le scrisse (se ne
-hanno stampate diciannove), ad attirare l'attenzione
-di coloro i quali ne la vita e ne gli
-affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo
-che dal dolore e da l'amore ebbe inspirazioni
-sublimi. Ne la storia de le sue amicizie,
-che furon molte, sincere e profonde, poichè egli
-era tale da guadagnarsi il cuore di ognuno,
-cui commuovessero l'ingegno unito a la modestia,
-gli altissimi affetti accoppiati ad altissime
-sventure, merita un posto notevole la figura
-di Antonietta Tommasini. Ne l'affetto di una
-donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve — vi
-ha quasi sempre una prova de la
-parentela morale che li avvince; lo scrittore
-fa risuonare armoniosamente una corda nascosta
-che forse, non tocca da lui, sarebbe
-rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli dà
-una più alta vita spirituale, una più piena coscienza
-di sè a la donna che, ravvisando nel
-cuore di lui molto del proprio, gli si sente fraternamente
-unita; quest'alta affinità intima
-fu il legame tenace che avvinse Antonietta
-Tommasini a Giacomo Leopardi.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-an">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo,
-in 16º, di pagg. 95.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione,
-educazione e ricreazione per le donne</i>, vol. I. (Genova,
-Tipografia Sordomuti, 1862, pagg. 483-486.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Milano, presso Antonio Fortunato Stella e
-Figli, 1835, in 18º, di pagg. 119.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º,
-di pagg. 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Scritti editi e postumi di Pietro Giordani</i>,
-pubblicati da Antonio Gussalli. Milano, Sanvito,
-1857, vol. V (XII de <i>le Opere</i>), da pag. 94
-a pag. 96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'<i>Epistolario
-di G. L.</i> Ediz. cit., pag. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'<i>Epistolario
-di G. L.</i> Ediz. cit., pagg. 91 e 92.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'<i>Epistolario
-di G. L.</i> Ediz. cit., pagg. 94 e 96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">Antonietta Tommasini</span>, <i>Pensieri di argomento
-morale e letterario</i>, pag. 67.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 355 del volume <i>Le prose morali
-di G. L.</i>, commentate da I. Della Giovanna,
-il pensiero XCIV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Prose del Cav. Michele Leoni</i>, professore
-di letteratura italiana e segretario della Ducale
-Accademia di Belle Arti in Parma. (Parma,
-Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.)</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-<a id="fill-269"></a>
- <img src="images/ill-269.jpg" alt="Paolina Ranieri" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-</p>
-
-<h2 id="pranieri">PAOLINA RANIERI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Un'ultima soave figura di donna ci appare
-amica e confortatrice presso Giacomo Leopardi
-ne gli estremi dolorosi anni de la vita
-di lui: Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del
-quale l'amicizia pel poeta fu a lungo considerata
-come uno dei più belli ed eroici esempi
-di umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto
-a sè medesimo con quel disgraziato libro che
-fu il <i>Sodalizio</i>, libro di cui egli stesso, ne gli
-ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè
-cercò di ritirare dai librai tutte le copie
-che potè trovarne.
-</p>
-
-<p>
-A difendere il morto poeta molti sorsero,
-commossi da la pietà reverente pel grande infelice,
-e questa pietà portò forse a qualche
-esagerazione; certo però si può ormai affermare
-che in quel legame da cui i due amici
-furon stretti, non tutto il vantaggio era dal
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-lato del Leopardi, non tutta la generosità da
-quello del Ranieri; e che il patriota napoletano
-ne l'età senile non godette una perfetta sanità
-di mente. La bella figura d'amico, comparabile
-a quelle classiche de l'antichità, rimase
-oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>
-ed un'ombra parve offuscare anche la gentile
-immagine di Paolina Ranieri, che la storia letteraria
-ci mostra così strettamente congiunta
-a quella dei due amici: dico <i>parve oscurare</i>,
-poichè in realtà nessuno ebbe motivo di negare
-il disinteresse e la virtù di lei, nessuno
-anzi osò muoverne nè pure un dubbio; persino
-il Ribella, così severo verso Antonio, ha
-solo parole di lode per la sorella di lui, che
-dice d'animo mite, gentile, corrivo a la pietà,
-affettuoso per gl'infelici.
-</p>
-
-<p>
-Se Antonio — chi non voglia in lui, dal
-giovane generoso, ardente, intelligente, dal
-patriota che per la causa di una patria adorata
-con sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni,
-carcere, distinguere in modo assoluto
-il vecchio accasciato da le sventure e dal
-male e miseramente mutato ne l'animo come
-nel corpo — se Antonio desta un senso di rammarico
-e quasi di pietà per non essersi saputo,
-o meglio <i>potuto</i> mostrare sempre, come ne gli
-anni giovanili, ugualmente degno de l'amicizia
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-d'un Leopardi, Paolina non risveglia che
-ammirazione, anche quando le smisurate lodi
-del fratello per lei si vogliano considerar soltanto
-come esagerazioni di una mente turbata:
-Paolina è una di quelle purissime, candide
-creature dinanzi a le quali la povera umanità
-ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa
-di sè e di levar la fronte verso le stelle.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori
-di Paolina, che nacque il 26 marzo 1817
-a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu battezzata
-in San Giacomo co' nomi di Paolina,
-Virginia, Nunzia, Tudegarme. La famiglia era
-numerosissima, poichè contava dieci figliuoli,
-di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran
-nati tre maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe,
-fu il più affezionato al primogenito. Per
-quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti,
-possano essere intelligenti, assennate,
-vi ha un'educazione che difficilmente essi riescono
-a dare a un figliuolo rimasto unico:
-quella fraterna; quanto apprendono l'un da
-l'altro i ragazzi, che lezioni d'affettuosa pazienza,
-di compatimento gentile, di pietà, di
-sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente
-buona, profittò più che altri mai.
-</p>
-
-<p>
-Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-ingegno, viveva agiatamente, perchè
-a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio altissimo
-ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi
-la rendita de la dote de la moglie e
-di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in
-apparenza che in realtà era severo coi figliuoli,
-che amava di vero affetto; mentre tenerissima,
-senza cercar di nasconderlo, era di loro
-la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso,
-univa l'operosità ne la cura continua e vigilante
-de la casa e dei figli. Abitavano a l'angolo
-de la piazza del Municipio, in via San Giacomo,
-e quivi i figliuoli crebbero in un'infanzia
-e in un'adolescenza tranquilla. Paolina però
-non venne risparmiata da la sventura: era ancora
-bimba, quando, colpita da un ascesso al
-fianco, dovette sopportare una dolorosa operazione,
-che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì
-a compiere con buon esito, benchè non potesse
-ridare a la fanciulla la salute perfetta. Queste
-infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel
-carattere di lei, che serena, ilare sempre, era
-tuttavia pietosissima d'ogni dolore; ogni dolore
-intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi
-come del recar sollievo ai malati.
-</p>
-
-<p>
-Antonio, giovane e di carattere ardente,
-non sapeva sopportare il durissimo giogo di
-Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi
-liberali ed era intimo di Carlo Troya; per
-tutto questo dava assai da pensare al padre,
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-impiegato del governo napoletano e sinceramente
-devoto a questo, sì che ad evitare impicci
-e dispiaceri più che probabili, fu deciso
-in famiglia che il giovane andasse a studiare
-a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre
-a pena albeggiava, baciando, senza risvegliarla,
-la sorellina prediletta, che dormiva
-tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere
-con doloroso stupore del suo Antonio. Di
-questa partenza la data più probabile è il 1826.
-Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso
-d'una grave malattia di sua madre,
-chiese il passaporto, e stava per partire a la
-volta di Napoli, quando ebbe notizia del proprio
-esilio.
-</p>
-
-<p>
-La madre era veramente ammalatissima,
-nè le forze de la sua età ancor florida opponevano
-sufficiente resistenza al male; sentendosi
-mancare, ella chiamava sempre ad alta
-voce, dolorosamente il figlio lontano, non consolata
-de la mancanza di lui, da le vigili amorose
-cure del marito e de gli altri figliuoli, tutti
-stretti intorno al suo letto, agitati da speranze
-vane e da timori sempre più gravi, sinchè la
-morte ridiede loro quella sconsolata calma, in
-cui l'anima trova il solo conforto di non averne
-nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase
-ne l'animo de la giovanetta come un sacro ricordo,
-chè la provvida natura, benchè talvolta
-crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-almeno che la purissima memoria rimanga
-santamente vigile e feconda di affetti,
-di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani,
-i quali non sono tali interamente quando
-hanno il tesoro di quel ricordo.
-</p>
-
-<p>
-Paolina fu istruita seriamente da maestri
-eccellenti, fra i quali Giovanni Smit livornese,
-non oscuro letterato, e quel Costantino Margaris,
-che per la Grecia natia aveva combattuto
-con valore e che, venuto in Italia, conservava
-vivissimo l'affetto a la sua nazione;
-di lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti
-e il Troya, amici di casa Ranieri e di casa
-Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio
-tempo, dopo la morte de la madre, presso la
-sorella Enrichetta), furono larghi di consigli
-a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere,
-pur preferendo ad essi le cure de la
-casa, cui la madre l'aveva abituata, e non
-isdegnando nè pur le più umili: era bella,
-di carattere amabile e, quantunque assai pietosa
-d'animo e riflessiva e seria per abitudine,
-serena e sorridente. La sua non fu nè allora,
-nè mai la bontà arcigna e pedantesca, che fa
-sentir a tutti il peso de la propria superiorità;
-nè la purezza sua di donna fu mai quella
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Virtù da istrice,</p>
-<p class="i01">che, stuzzicato,</p>
-<p class="i01">si raggomitola</p>
-<p class="i01">di punte armato,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<p>
-come argutamente la caratterizzava il Giusti;
-la virtù che si chiude al contagio del mondo
-nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice,
-quasi col suo sorriso amabilissimo volesse
-farsi perdonale quella nobiltà di sentimento,
-che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima,
-cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non
-amando, sempre degna d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e
-volontieri avrebbe fatto ritorno a Napoli, se
-non avesse temuto di non poterne più uscire;
-di che persuaso il padre stesso, che pur da
-prima desiderava vivamente di riabbracciarlo,
-finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece
-ai primi di ottobre del 1832 e rimase a
-Napoli fino a l'aprile del 1833.
-</p>
-
-<p>
-Fra lui e il Leopardi si era già stretta a
-Firenze una viva amicizia; insieme erano stati
-parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832;
-causa di questo viaggio l'amore del Ranieri
-per la Maddalena Pelzet Signorini, attrice fiorentina,
-si è detto, non so con quanta verità.
-Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di
-Aspasia, che doveva tanto farlo soffrire, il Leopardi
-si trovò privo anche de l'amico, che
-giunto a Napoli corse a la villa dov'era allora
-la sua famiglia e rimase piacevolmente meravigliato
-dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di
-Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi
-a la porta del suo studio stava guardandolo,
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-e, interrogata che facesse, rispondeva,
-quasi ancor balbettando: — Ti guardo studiare.
-Nel lieto pranzo che riunì tutti i suoi, Paolina,
-felice del ritorno di quel fratello tanto caro,
-rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui
-qualche cosa di mesto; chiestogli, a pena furon
-soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea lasciato
-a Firenze un grande poeta ammalato, cui
-solo intelligenti e amorose cure potevan prolungare
-la vita, ella, che di quel poeta aveva
-letto, non senza lacrime, le <i>Canzoni</i> ristampate
-a Napoli in una strenna da Carlo Mele, amico di
-casa Ranieri, gli propose di andar a riprendere
-l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto
-di fargli da suora di carità»; così, secondo
-narra Antonio, disse la giovinetta; ma
-se pur la critica, che dubita di tante cose,
-esita a credere anche che queste precisamente
-fossero le parole de la fanciulla, del fatto non
-può dubitare; e certo il fatto non le smentisce,
-poichè Paolina fu veramente <i>la suora di carità</i>
-di Giacomo Leopardi.
-</p>
-
-<p>
-L'epistolario leopardiano ci rivela come il
-grande Recanatese si decidesse ad andare a
-Napoli solo per l'amichevole insistenza del
-Ranieri e persuaso di non restar che poco in
-quella città; aveva bisogno di distrarsi, l'animo
-suo era oppresso più che mai: «Io non penso
-più alla salute, perchè di salute e di malattia
-non m'importa più nulla; del resto, specialmente
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-quanto all'applicare, sto presso a poco
-al solito, cangiato molto nel morale, non nel
-fisico.»<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> Non si cura de la gloria che chiama
-un fumo e che gli fa nausea, e del guadagno
-ancora, di cui pure ha necessità per vivere,
-gl'importa poco. Una funebre stanchezza si
-rivela in tutta la lettera del 3 luglio 1832 al
-padre: chiede un assegno, ma con una malinconia
-profonda, una invincibile indifferenza
-verso di sè e un disperato desiderio di morire.
-A la sovrumana gioia che gli veniva dal
-pensiero amoroso, stato tutto per lui, unico
-pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli
-aveva fatto apparire per un momento la vita
-più gentile de la morte, innalzandolo a lo stupendo
-incanto di una nuova immensità, di un
-paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la
-triste stanchezza, che derivava dal languire
-de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai
-inabitabile senza quella nova, sola, infinita
-felicità che gli figurava il suo pensiero,
-l'angoscioso timore de la grave procella presentita
-e che gli faceva invidiare con ardenti
-sospiri il sempiterno obblio de la gente morta.
-Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione,
-tutti quei sentimenti s'eran perduti ne
-la tragica disperazione, in cui egli sentiva
-morto per sempre il suo cuore, spenta non
-che la speme, il desiderio di cari inganni; dettava
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-allora i terribili versi in cui dice al proprio
-cuore:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">T'acqueta omai. Dispera</p>
-<p class="i01">L'ultima volta. Al gener nostro il fato</p>
-<p class="i01">Non donò che il morire. Omai disprezza</p>
-<p class="i01">Te, la natura, il brutto</p>
-<p class="i01">Poter che ascoso, a comun danno impera,</p>
-<p class="i01">E l'infinita vanità del tutto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la
-donna che l'aveva fatto tanto soffrire, egli accettò
-di andare a Napoli (1º ottobre del 1833)
-e di vivere con lui, pur provvedendo co' suoi
-mezzi, per quanto scarsi, ai pochi bisogni de
-la sua modestissima vita. Non acconsentì il
-vecchio Ranieri di aver in casa sua ospite il
-figlio con l'amico, di cui egli aveva in abborrimento
-le opinioni irreligiose; e, benchè non
-ne resti prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo,
-fiero e sdegnoso, anche nei suoi economici
-disagi e ne le misere condizioni del suo
-corpo malato, non avrebbe consentito ad esser
-di peso al padre d'Antonio. Perciò Costantino
-Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò
-e trovò pei due sodali, che vi scesero a pena
-giunti, un quartierino su la loggia di Berio,
-vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria
-era troppo bassa pel Leopardi, passarono
-in via Santa Maria Ogni Bene.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi
-aveva diciassette anni e riuscì simpatica
-a lui come a tutti quelli che la conoscevano.
-Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità
-di donnina precoce che l'appartamento
-nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente
-arredato con le masserizie dal vecchio
-Ranieri concesse al figlio; e punto sdegnosa
-de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno,
-badò di procacciare al fratello e a l'amico di
-lui tutte le piccole comodità che pur valgono
-tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta
-ch'ella sostenne con se stessa e co' suoi prima
-di lasciare la casa del padre per stabilirsi con
-Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri
-trovava la cosa sconveniente, ma in fine la
-fermezza de la fanciulla trionfò. Da prima ella
-fu solo una cara compagna di qualche ora pel
-Leopardi, ma quand'egli col Ranieri andò il
-4 maggio 1835 ad abitare in un quartierino
-al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e
-mercè di lei vi si fu in breve ben accomodato,
-Antonio ottenne dal padre il permesso di condurre
-seco le due sorelle Paolina e Teresa;
-quest'ultima però stette poco insieme a loro,
-perchè la casa paterna avea bisogno d'una
-donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece
-si fissò coi due amici, dirigendo la domestica
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-economia e procurando specialmente al poeta,
-sempre sofferente, quel sollievo che una modesta
-agiatezza ed un cuore di donna devota
-possono dare. E non parlo solo de le cure
-materiali, che pur hanno la loro importanza;
-intendo ancora del morale conforto. La giovanetta
-massaia non era solo una infermiera e
-una direttrice de la casa; era anche un'anima
-eletta, colta, abituata a guadagnarsi con la
-grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini
-notevoli per ingegno e dottrina, di cui la compagnia
-le era stata familiare sin da' suoi primi
-anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva
-il Recanatese, — ci si risolve ad amare quel
-virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima;
-ed è vero; altrettanto vero è ancora che la
-virtù riceve da la bellezza e da la grazia una
-luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un
-fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi
-era il Leopardi che, fino ne l'accasciamento
-del suo doloroso scetticismo, serbò nel più
-alto segreto de l'anima il culto di ogni morale
-grandezza, e cui la bellezza pareva
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . .</span> splendor vibrato</p>
-<p class="i01">Da natura immortal su queste arene;</p>
-<p class="i01">Di sovrumani fati,</p>
-<p class="i01">Di fortunati regni e d'aurei mondi</p>
-<p class="i01">Segno e sicura spene.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il poeta paragonava Paolina a la propria
-sorella, di cui gli era caro ch'ella portasse il
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione
-di molti uomini insigni (e fra quelli che lo
-frequentarono a Napoli si possono ricordare
-il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz,
-il poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo,
-il marchese Basilio Puoti, ne la scuola
-del quale egli andava non di rado, Carlo Troya,
-Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col
-quale assai di frequente discuteva di cose greche),
-ritrovava una dolcezza diversa e ben più
-cara ne l'affettuosissima e reverente intimità
-di Paolina. Come la tenera Desdemona di Shakespeare,
-la bellissima giovanetta, cui la vita
-e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni
-attrattiva di mondani piaceri, l'incanto de la
-pietà per un'anima grande e sventurata, l'ardore
-del santo desiderio d'esserne la confortatrice;
-non meno triste e tragica era la storia
-di questo grande che non fossero le vicende
-ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come
-Desdemona, Paolina ora pendeva intenta al
-racconto, ora era condotta altrove da le cure
-casalinghe, ma sempre ritornava a bere con
-avido orecchio le parole che le riempivano
-l'animo di pietà e di commozione; e come il
-cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta
-del dolore dovette sentirsi vinto da quel sorriso
-di femminile pietà e stringere con tutta
-l'anima la candida mano così nobilmente stesagli.
-Egli che prendeva ben poco piacere de le
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-cose che alla maggior parte de gli uomini soglion
-esser care, più di ogni altro sentiva il
-bisogno, la sete d'affetto; benchè <i>non procurasse
-e non affettasse di apparire diverso dalla
-moltitudine in cosa alcuna</i>, era troppo veramente
-grande, perchè le persone non volgari
-potessero confonderlo con quella moltitudine;
-e non volgare era certo Paolina, che, sotto
-l'aspetto riposato e dolce, quanto modesto di
-lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire
-e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque
-di essergli confidente compagna. «Nei discorsi
-sempre si esercitò colle persone giovani e belle
-più volontieri che cogli altri; quasi ingannando
-il desiderio e compiacendosi d'essere stimato
-da coloro da cui molto maggiormente avrebbe
-voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate
-e certo pensò di sè, come quell'antico
-ripugnante d'aspetto, eccellente d'ingegno e
-ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una
-donna di venticinque o trent'anni ha più d'attrattive
-ed è più atta a destare un amore ardente
-e appassionato, ma credeva ancora che
-niente possa uguagliare quel non so che, quasi
-divino, che ha nel volto, ne le movenze, ne le
-parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni.
-«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto,
-allegra o malinconica, capricciosa o grave, vivace
-o modesta, quel fiore purissimo, intatto,
-freschissimo di gioventù; quella speranza vergine,
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-incolume, che si legge sul viso e negli
-atti, e che voi nel guardarla concepite in lei
-e per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza
-completa del male, delle sventure, de' patimenti;
-quel fiore in somma, anche senza innamorarvi,
-anche senza interessarvi, fanno in
-voi un'impressione così viva, così profonda,
-così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare
-quel viso; ed io non conosco cosa che
-più di questa sia capace di elevarci l'anima,
-di trasportarci in un altro mondo, di darci
-un'idea d'angeli, di paradiso, di divinità, di
-felicità. Tutto questo, io ripeto, senza innamorarci,
-senza muoverci desiderio di posseder
-quell'oggetto.»<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>
-</p>
-
-<p>
-Parecchi hanno supposto che il Leopardi
-fosse innamorato di Paolina Ranieri, ma è una
-pura supposizione, di cui per prima parlò la
-chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel
-suo studio su Giacomo Leopardi, premesso
-a le <i>Poesie e prose scelte ed annotate per le
-giovanette</i> (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66
-e segg.) afferma non esser possibile che il
-Recanatese non amasse la dolce giovane di
-cui <i>la devozione intrepida, intelligente, quasi
-sublime</i> gli confortò gli ultimi anni; ella crede
-che Paolina sia la donna del <i>Consalvo</i> e del
-<i>Pensiero dominante</i> e si duole che il Ranieri,
-il quale disse tante cose che sarebbe stato bello
-passare in silenzio, abbia taciuto di questo
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-amore così puro e timido, il quale forse riconciliò
-con la vita il poeta del dolore. Io non
-credo che Paolina sia la donna del <i>Consalvo</i> e
-del <i>Pensiero dominante</i>; troppe ragioni in contrario
-sono state addotte e si potrebbero addurre:
-prima di tutte, la data del Canto, che,
-senza dubbio, benchè corretto posteriormente,
-è opera giovanile; certo però il sentimento
-che il Leopardi dovette provare per Paolina
-Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva
-tutto il calore che le lunghe inenarrabili
-pene avevan lasciato ancora ne l'animo di
-lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione
-che di passione terrena; se parlando di
-una donna giovanissima, bella e pura in generale,
-egli diceva che noi vi scorgiamo qualche
-cosa di celeste che ce la fa riguardare
-come di una sfera divina, superiore a la nostra
-e cui non possiamo aspirare; a ben maggior
-ragione dovea parergli sacra Paolina, che
-era per lui l'ospite generosa ben più che di
-doni materiali, di cure affettuosissime, di conforto
-morale, l'amica, che con tanta semplicità
-e con tanta modestia sacrificava i bellissimi
-fra i suoi anni per curare un malato estraneo
-a la famiglia e vigilar il focolare domestico
-de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco
-affetto, sarebbe stato probabilmente ben
-freddo e monotono senza di lei.
-</p>
-
-<p>
-Paolina dovea sembrargli una creatura venuta
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-dal lontano mondo de' suoi sogni per
-ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo
-d'una patria ideale perduta, speranza
-e conforto insieme. Se ce la figuriamo diciassettenne
-a pena, quando lo conobbe, ventiduenne
-quand'egli morì, bella, colta, graziosa,
-con un affetto che la sua estrema gioventù non
-consente di chiamar materno, ma che pure
-de la materna tenerezza ha l'abnegazione e la
-soavità, e che la sua divina purezza non ci
-lascia chiamar d'amante, benchè forse solo
-l'amore possa spiegare certi eroismi sublimi,
-se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta
-ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime,
-presso la poltrona del malato, ne la semioscurità
-che talora gli era necessaria, o ne la
-diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora
-egli voleva inondata la sua camera, parlargli
-con semplice grazia, leggergli, dissipare con
-un sorriso, con una stretta di mano, con un
-amichevole sguardo di rimprovero la sua cupa
-tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella
-ci apparirà la più <i>vera</i> donna che Giacomo Leopardi
-abbia conosciuta, la sorella di Silvia, la
-compagna di Nerina.
-</p>
-
-<p>
-Pare che lo stesso dottor Mannella avesse
-parlato del pericolo che poteva correre la fanciulla
-in quei primi anni de la sua giovinezza,
-vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente
-infermo qual era il Leopardi, ma quel
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-pericolo ella non curò punto, anzi esso non
-giunse mai a turbare un momento la serenità
-del suo spirito. E Giacomo sentì allora che
-<i>pietosa al mondo dei terreni affanni</i> non era
-la morte soltanto e che un altro <i>virgineo seno</i>
-poteva dargli conforto.
-</p>
-
-<p>
-Quel potente e terribile pensiero che l'aveva
-avuto in sua balìa e gli aveva dati tanti tormenti,
-consorte terribile dei suoi lugubri giorni,
-diveniva un grande austero compagno, ora
-ch'egli poteva comunicarlo ad anime degne
-d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui
-tanto è da dolersi non abbia il Ranieri lasciato
-ricordo alcuno, doveva rivolgersi il poeta vogliosamente
-<i>dal secco ed aspro mondano conversare</i>,
-come il suo pellegrino, fra i nudi sassi
-de la via montuosa, volge bramoso gli occhi
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">A un campo verde che lontan sorrida.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato
-dei vari amori di Giacomo Leopardi per
-la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli, la
-Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di
-siffatti amori riescì ad appagarlo appieno, nessuno
-a trasfondergli un verace conforto, nessuno
-a conciliarlo un po' con la vita. Invece
-tutto ciò raggiunse la Ranieri, il fascino della
-quale addirittura lo soggiogava, perchè era un
-incontro di vergine amore e di vergine pietà
-insieme, di amore in lui per lei, e di pietà in
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte le
-altre, ebbe il merito supremo di far risplendere,
-ancora una volta, un raggio di speranza
-in quello spirito desolato. E la bella figura muliebre
-nel carme mirabile del <i>Consalvo</i> è appunto
-quella di Paolina Ranieri.»<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Ho già
-detto che se Paolina sia l'Elvira del <i>Consalvo</i> è
-cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma
-certo è che ella fu pel Leopardi la più dolce e
-generosa fra le amiche, quel che la donna gentile,
-la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai
-più; e che se il grande Recanatese tanto fiero,
-altero e talvolta anche strano, visse di buon
-grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia
-di Antonio, doveva attrarlo la delicata
-premura e il nobile affetto di Paolina, in cui
-gli pareva di ritrovare la sorella che aveva
-tanto amato ne la sua prima giovanezza e di
-cui il ricordo serbò carissimo per tutta la vita,
-benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non
-fosse rimasta sempre ugualmente tenera in
-quel loro fraterno legame.
-</p>
-
-<p>
-Certo Antonio nel suo <i>Sodalizio</i> esagerò
-grandemente, o almeno pose sotto una falsa
-e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e
-da la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio
-che sacrifizi dovettero essere e gravi. Tutto
-avrebbe giustificato, in Paolina specialmente,
-desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-ch'ella conduceva; ed accresce pregio al sacrifizio
-la spontaneità con cui fu compiuto,
-la grazia serena in cui il Leopardi non poteva
-mai scorgere un'ombra di rimprovero
-o solo di rimpianto. Non è però da tacersi
-che se da un lato il poeta per le sue infermità,
-talora per l'umor malinconico, che però
-abitualmente non si scorgeva in lui, se non
-come un atteggiamento pensoso e grave, non
-discaro, e per talune strane abitudini o voglie
-di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti
-(quantunque Giuseppe Ranieri affermasse che
-egli era <i>mite, buono, modestissimo ne' suoi desideri,
-di nessuna pretesa, affabilissimo poi
-quasi sempre, arguto nel conversare</i>)<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> la sua
-amicizia e la sua conversazione dovevano essere
-un non lieve compenso per i Ranieri; e
-lo riconobbe Antonio stesso, anche mentre,
-con animo tutto mutato da l'antica amicizia,
-scriveva il <i>Sodalizio</i>. Le serate troppo a lungo
-prolungate nel cuore de la notte per leggere,
-studiare o ragionar con Giacomo riuscivano
-materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente
-erano ben altra cosa. Egli doveva
-tornar loro inoltre di morale conforto,
-come egli medesimo trovava sollievo e dolcezza
-ne la loro compagnia e nel loro affetto
-fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano
-ad aggiungersi al suo vecchio e terribile
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-carico di dolori. Soverchia suscettibilità indusse
-molti anni dipoi il Ranieri a supporre sconoscente
-l'amico verso di lui, mentre tutto ci
-fa credere gli fosse teneramente grato; infatti
-di nessun contemporaneo disse quel che di lui
-e designandolo propriamente col suo nome:
-«Un mio amico, anzi compagno della mia vita,
-Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se
-gli uomini non vengono a capo di rendere
-inutili i doni ch'egli ha dalla natura, presto
-sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>
-e presentandolo al Visconti lo
-chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime
-lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo
-e grande.» Invero se talvolta il Leopardi
-ne l'Epistolario ha parole pungenti per
-Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli
-parli dei Ranieri, e Antonio stesso sapeva che
-l'ospite fu talvolta giustamente irato contro
-certi falsi amici, se egli medesimo, come notò
-il Piergili, racconta nel <i>Sodalizio</i> che Giacomo
-venutogli un giorno innanzi con un piccolo
-bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare
-qualcuno.
-</p>
-
-<p>
-Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi
-la Ranieri, ma forse a l'anima alta, gentile
-e pura, l'affetto per la nobile amica dettò
-l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti,
-fra tutti sublime, che ogni poeta pensò, io
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui la parola
-non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che
-solo l'artista intende e solo sa e solo gode; ma
-se Paolina ne gli occhi stanchi, cui nè pur arrideva
-più la dolcezza del sogno, vide un raggio
-de l'intima luce ch'ella aveva avvivata, ella
-ebbe un compenso degno di lei. Il corpo era
-disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del
-poeta batteva ancora per gli affetti più gentili,
-e questo, gentilissimo, gli richiamava i puri,
-ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi,
-le subite fiamme, fra le tristi negazioni
-e i sogghigni amari del suo scetticismo.
-</p>
-
-<p>
-Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente,
-tranquillamente; sempre affabile e semplice
-nei modi, sempre assorto ne l'intima vita
-del suo spirito, ma non punto disdegnoso con
-alcuno e caro a moltissimi che gli manifestavano
-con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione.
-Dal Ferrigni in particolare il Leopardi
-ricevette molte cortesie, spesso fu ospite
-nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la
-villa di Torre del Greco.
-</p>
-
-<p>
-«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera,
-«che una sera eravamo in casa Ferrigni
-dove avevano condotto il conte Leopardi. Il
-Leopardi a un divano e Carlo Troya vicino a lui
-su di una sedia. Parlavano di geografia antica.
-Sapete che Troya era chiamato dagli amici <i>Carlone</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-perchè ci era <i>Carlino</i>, che era Carlo Mele.
-Io ero molto giovane e ordinai una di quelle
-che si chiamano quadriglie e feci ballare le
-ragazze che c'erano, e principalmente le
-figliuole del Ferrigni. Io facevo da direttore
-che non ho mai ballato! Mi ricordo che la più
-grandicella della Ferrigni era Argia, che poi
-diventò valente nel dipingere ad olio; e allora
-era piccolissima. Ci era Paolina (Ranieri) giovinetta,
-una <i>simpatia di prima forza</i>, e quella
-cara Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni.
-Ricordo ancora che fui grandemente applaudito
-perchè il conte Leopardi si era divertito
-molto a vedere il ballo di queste fanciulle e
-a udire le grida del direttore, vostro servo,
-che si affannava a farle andar bene.... Quella
-sera in casa Ferrigni ci era il meglio di quel
-tempo.»
-</p>
-
-<p>
-Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri,
-giovò ai due amici ottenendo dal vecchio Ranieri,
-che da prima non voleva saperne, un assegno
-ad Antonio perchè vivesse fuori de la
-casa paterna; curava anche gl'interessi del
-Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli
-mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava
-spesso il Leopardi ne le passeggiate
-ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì,
-perchè temeva gli fosse nociva l'aria
-de la sera; di solito andavano dietro a Santa
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria.
-Fra gli amici che frequentavano il Ranieri
-e il Leopardi, v'era ancora Alessandro Poerio,
-ad essi molto affezionato.
-</p>
-
-<p>
-Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna
-napoletana il Leopardi ebbe momenti
-di bella inspirazione, benchè il calore de la
-sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari
-inganni, le immagini splendide, che già gli avevano
-sorriso, non fossero più che una soave,
-morente luce di tramonto su l'ultimo lembo
-d'un orizzonte già tutto tenebroso. A quegli
-anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire
-del <i>Pensiero dominante</i>, di <i>Amore e Morte</i>, <i>A sè
-stesso</i>, <i>Aspasia</i> probabilmente limati soltanto
-a Napoli), <i>Sopra un bassorilievo antico sepolcrale</i>,
-<i>Sopra il ritratto di una bella donna</i>, <i>Palinodia
-al marchese Gino Capponi</i>, <i>Imitazione</i>,
-<i>Scherzo</i>, il <i>Tramonto della luna</i>, <i>la Ginestra</i>;
-cui sono da aggiungersi <i>I Paralipomeni della
-Batracomiomachia</i> ed alcune prose. Nel Canto
-<i>Sopra un bassorilievo antico e sepolcrale, dove
-una giovane morta è rappresentata in atto di
-partire, accomiatandosi dai suoi</i>, prevale lo
-sconsolato scetticismo, che vede misera la prole
-umana, checchè speri, a qualsiasi età de la
-vita si rivolga, <i>qualunque</i> cosa ricerchi per
-suo conforto; ma vi ha ancora, se non l'ardore
-giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che dinanzi
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-a l'immagine de la bellissima fanciulla
-chiamata da la morte si commuove; non sa se
-debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma
-sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui
-<i>che la morte sente de' cari suoi</i>, e descrive con
-tenerezza desolata l'addio ad una diletta persona
-con cui si è passati insieme molti anni,
-addio senza speranza di ritorno e cui segue il
-triste abbandono.
-</p>
-
-<p>
-Forse, descrivendo quest'addio de l'amico
-a l'amico, del fratello al fratello, de l'amante
-a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina
-con cui aveva speranza di passar <i>molti
-anni insieme</i>.
-</p>
-
-<p>
-Anche il Canto <i>Sopra il Ritratto d'una
-bella donna scolpito nel monumento sepolcrale
-della medesima</i> ha concetti elevatissimi. Ne la
-villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata,
-dove il poeta passò la primavera e
-l'autunno del 1836, egli scrisse <i>Il tramonto
-della luna</i>, disperato rimpianto della giovanezza,
-che sola colorisce di una luce d'aurora
-la vita mortale.
-</p>
-
-<p>
-<i>La ginestra</i>, scritta ne lo stesso anno e ne lo
-stesso luogo, è tragicamente terribile, pur apparendo
-calma e tranquilla nel ragionamento:
-il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini
-odorati su l'arida schiena <i>del formidabil
-monte sterminator Vesevo</i>; la ginestra contenta
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma,
-come sui nudi pendii del Vesuvio
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> di tristi</p>
-<p class="i01">Lochi e dal mondo abbandonati amante,</p>
-<p class="i01">E d'afflitte fortune ognor compagna;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando,
-manda al cielo un profumo dolcissimo,
-conforto al deserto, gli ricordava forse
-la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come
-quel fiore, pietosa de le sventure, anch'essa
-amante dei reietti dal mondo, gentile nel consolarli;
-l'esempio de l'abnegazione di lei, di
-quel verace affetto di carità e di generosa amicizia
-che la faceva sorella de gli sventurati
-e particolarmente di lui, tanto infelice quanto
-grande, può aver contribuito ad inspirargli quei
-versi de la <i>Ginestra</i> che sono moralmente fra
-i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama
-nobile natura quella che si mostra grande e
-forte nel soffrire e non aggiunge al fardello
-de le proprie miserie il peso più grave di ogni
-altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima
-l'umanità congiunta e ordinata per combattere
-le nemiche forze de la natura:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutti fra sè confederati estima</p>
-<p class="i01">Gli uomini, e tutti abbraccia</p>
-<p class="i01">Con vero amor, porgendo</p>
-<p class="i01">Valida e pronta ed aspettando aita</p>
-<p class="i01">Negli alterni perigli e nelle angosce</p>
-<p class="i01">Della guerra comune.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero,
-quando tra le amare derisioni dei <i>Paralipomeni</i>,
-egli ritrovava un raggio de l'antico entusiasmo
-per cantare la virtù:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bella virtù, qualor di te s'avvede,</p>
-<p class="i01">Come per lieto avvenimento esulta</p>
-<p class="i01">Lo spirto mio<span class="dotted">. . . . . . . . . .</span></p>
-<p class="i01 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede,</p>
-<p class="i01">O nota e chiara, o ti ritrovi occulta,</p>
-<p class="i01">Sempre si prostra: e non pur vera e salda,</p>
-<p class="i01">Ma immaginata ancor di te si scalda.</p>
-</div></div>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il
-Leopardi non prevedesse imminente la propria
-fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il
-quale asserisce ancora aver talvolta il poeta
-detto a lui ed a Paolina, che altri quarant'anni
-l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno
-tratti de le lettere leopardiane in cui il presagio
-de la morte è chiaro e solenne; basti
-ricordare le gravi e meste parole de l'ultima
-lettera al padre, che tanto ricorda quella di
-Torquato Tasso moribondo; forse egli, come
-molti ammalati, passava alternativamente da le
-illusioni a la coscienza del vero, fors'anco la
-speranza, la fiducia ch'egli mostrava di giungere
-ad una tarda vecchiezza, era un delicato
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-tratto d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli
-non voleva affliggere di soverchio; ciò spiegherebbe
-ancora come egli mostrasse di non
-intendere quanto i medici napoletani gli dicevano
-chiaramente, più chiaramente che il
-Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità
-fosse il suo male.
-</p>
-
-<p>
-Era il tempo de l'epidemia colerica, e
-mentre la carrozza attendeva i due amici e
-Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi
-si sentì male e desiderò il medico; ma,
-vedendo un po' turbato Antonio, si alzò, sorrise
-e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre
-il Ranieri andava per il professor Mannella,
-Giacomo rimase con Paolina, che l'assistette e
-volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte
-egli si levò per rimettersi a mensa, sperando
-sempre di vincere il male e forse di dar animo
-a la buona amica. Quando Antonio ritornò col
-medico, il Leopardi era su la sponda del letto,
-appoggiato ad alcuni guanciali ammonticchiati
-per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella del
-proprio male e del desiderio di levarsi per andar
-in villa; ma il dottore accortosi de la fine
-imminente, avvertì di mandar tosto per un
-prete. Paolina era sempre a canto al moribondo,
-gli sosteneva il capo e gli asciugava
-il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver
-sentito da un amico di casa Ranieri, furon rivolte
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-le ultime parole di Giacomo: «Ci vedo
-più poco.... apri quella finestra, fammi vedere
-la luce»; dopo le quali spirò senza acute sofferenze,
-in questo desiderio de la luce ch'egli
-avea abborrita talora, come simbolo de la verità
-crudele e nefasta.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto,
-quand'è disinteressato e puro, d'una donna
-per un poeta è una de le più nobili ricompense
-serbate al genio, la più dolce per l'uomo
-che ha cuore, <i>il più lusinghiero diploma di poesia</i>,
-come dice il Sainte Beuve, ricorda che tal
-diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady
-Carolina Lamb o da la contessa Guiccioli, ma
-da la ignota giovanetta inglese, che vicina a
-morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo
-del piacere che le avevano procurato le
-sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand,
-ma da la gentile madrina; ed Enrico Heine
-da la dolce sua Mouche. Questa gloriosa e delicata
-corona ebbe anche Giacomo Leopardi,
-che più de gli altri la meritava, perchè più
-soave e più profonda fece risuonar ne' suoi
-versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo
-scevro de la licenziosità de gli altri;
-e l'ebbe da le candide mani di Paolina Ranieri.
-</p>
-
-<p>
-«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte
-Beuve, «raccatta su la sua strada e si porta
-dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti,
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si
-attaccano a lui e vivono di lui; è giusto che
-ci sieno al mondo alcune anime generose che
-lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia
-le sue gioie nascoste, certe dolcezze di felicità
-riserbate a lui solo.»
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono
-ne la casa paterna, forse per cercarvi
-un conforto o ad ogni modo perchè non v'era
-più ragione che ne stessero lontani. Due anni
-a presso tutta la famiglia mutò dimora e andò
-ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a
-quella casa Giura del vico Pero, che doveva
-ricordar ai fratelli il caro defunto. Paolina ed
-Antonio, che non volevano lasciare il rione
-di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia
-da sè, andando ad abitare nel palazzo
-Mantone, dove più tardi Antonio comperò l'appartamento
-nel quale dimorava.
-</p>
-
-<p>
-Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte
-del Leopardi non sappiamo, ma possiamo facilmente
-immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto
-ch'ella gli avea dimostrato. Antonio dice che
-fu lei ad avere il primo pensiero del monumento
-che Michele Ruggiero eseguì e che rimane
-ne la chiesetta di San Vitale, modesto
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo
-gentile, come il Leopardi si era già commosso
-presso a l'umile tomba di Torquato Tasso in
-Sant'Onofrio.
-</p>
-
-<p>
-«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito
-si commosse — e il poeta di Nerina e
-d'Aspasia <i>s'inginocchiò e pianse</i> su le ceneri
-del poeta di Erminia e di Armida.»
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">.... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno</p>
-<p class="i01">Vuolsi e por gemme ove disdice alloro:</p>
-<p class="i01">Qui basta il nome di quel divo ingegno</p>
-<p class="i10"> (<span class="smcap">Alfieri</span>.)</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il sepolcro del grande Recanatese è vicino
-a quello di Virgilio ed a quello del Sannazzaro;
-ma egli non deve lamentarsene come gli pareva
-che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver
-desiderato d'esser sepolto poco lungi dal cantore
-de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene,
-perchè quale che sia la gloria del divino
-Virgilio, non mancheranno a le ceneri
-di lui, non meno grande del grande Latino e
-tanto infelice, le lacrime di una reverente
-pietà e di una calda ammirazione.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Pur nella tomba che la tua soverchia</p>
-<p class="i01">Declinò l'aurea stella</p>
-<p class="i01">Ravvivatrice del figliuol d'Anchise.</p>
-<p class="i01">Ti dorme accanto que' che un dì s'assise</p>
-<p class="i01">Presso la riva, e fe' dall'onde fuori</p>
-<p class="i01">Veramente apparir Ninfe e Pastori.</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></p>
-<p class="i01">D'amor cantando in mille dolci guise.</p>
-<p class="i01">Ahi sopra l'urne povere di fiori</p>
-<p class="i01">Sol fa mesto lamento</p>
-<p class="i01">Tra foglia e foglia il vento,</p>
-<p class="i01">Nè paterno sospir vola ove giaci,</p>
-<p class="i01">Nè sorella ti diè gli ultimi baci;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò
-molto gentilmente del Leopardi ne l'anno
-stesso de la morte di lui.
-</p>
-
-<p>
-Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina
-nel preparare ed ordinare l'edizione dei
-due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da Felice
-Le Monnier a Firenze; e se si vuole che
-Antonio abbia esagerato ne l'attribuire a lei
-<i>tutto in quella laboriosissima edizione</i>, i pensieri
-manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze,
-le dispute col revisore canonico Bini; non
-appare affatto repugnante a la verità ch'ella,
-vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima,
-potesse dare per quell'edizione
-qualche buon consiglio. Così certamente non
-sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo
-a lei, e cioè di doverle il metodo d'intendere
-e di condurre la storia, i <i>Quattro secoli</i>,
-applicazione di tal metodo; <i>La teorica
-del dolore</i> e <i>Frate Rocco</i> e le <i>Vite di alcuni
-grandi italiani</i> e le <i>Otto interpretazioni dantesche</i>;
-e le <i>Avvertenze circa il modo da tenere
-per rendere la Divina Commedia popolare</i> e
-persino le <i>Memorie giuridiche</i>; ma si può senza
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-troppa credulità affermar tuttavia che Paolina,
-indivisibile dal fratello, vivendo con lui e per
-lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto interessarsi
-ai suoi lavori e dar qualche inspirazione
-specialmente a quelli che son opera più
-d'affetto che di dottrina, come la <i>Ginevra</i>,
-che fu scritta quando Paolina era giovanissima,
-poco più che sedicenne, ma già abbastanza
-donna, perchè la causa dei poveri e
-de gli oppressi dovesse commuoverla, soprattutto
-perchè il suo cuore, in cui i sentimenti
-di una pietà materna erano innati, dovesse
-battere pei bimbi derelitti.
-</p>
-
-<p>
-In causa de la <i>Ginevra</i> Antonio Ranieri fu
-messo in carcere e vi rimase due mesi. «L'angelo
-mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi
-rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire
-per quei poveri bimbi derelitti; e mi fece
-di quella prigionia la più cara memoria della
-mia vita.»<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> Narra ancora il Ranieri come il
-marchese Carlo Torrigiani gli avesse chieste
-firme per una medaglia a Gian Pietro Vieusseux;
-e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse
-a chi doveva mandarne. La lettera, letta da la
-polizia napoletana, fece credere chi sa che,
-immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini
-o a Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo
-incarcerato. Paolina, che in villa aveva visto
-arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-ad alcuni alti amici che ottennero
-subito la secreta venisse mutata ne la miglior
-sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero
-fino al mattino seguente in cui vennero
-liberati.
-</p>
-
-<p>
-Paolina amava ascoltare le parole dei liberali,
-animarli a l'opera, diffondere l'affetto
-patriottico e l'ardore di lotta, non sola in
-questa nobile impresa, cui tante altre insigni
-Napoletane parteciparono, ma non per questo
-men degna d'ammirazione. Il Ranieri non
-volle prender parte ai moti politici del '48,
-perchè, appartenendo come il suo amico Niccolini
-a la piccola schiera dei Ghibellini, non
-prestava fede ad un rivolgimento iniziato in
-nome del papa; il governo borbonico non potè
-quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra
-il '20 e il '60 fu un centro del movimento liberale
-napoletano, movimento cui Paolina prese
-parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli,
-G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini,
-Giuseppe Giusti le furono amici, e le
-portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis
-di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo
-a la propria sorella <i>che l'amò tanto</i>.
-In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti
-lesse a veglia per la prima volta <i>Il Gingillino</i>,
-e tra le carte del Ranieri si conserva l'autografo
-di questa poesia con una dedica affettuosissima
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-del poeta a la donna gentile. Quando
-nel 1860 i liberali, combattendo contro i Borboni,
-cadevano eroicamente, Paolina non aveva
-altro pensiero che quello di lenire le sofferenze
-dei feriti e dei moribondi, cui preparava filaccie,
-fasciature, biancheria, mandava aranci e
-limoni; li volle anche assistere di persona,
-dopo la battaglia di Capua. Secondo narra lo
-stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina:
-«Non soccorra quell'altro, che è un soldato
-del Borbone,» ed ella, accorrendo pietosa a
-quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non
-c'è che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una
-deputazione di Napoletani si recò da Vittorio
-Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le
-Marche perchè valicando i confini de l'ex regno
-entrasse in Napoli; di quella deputazione
-col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed
-altri insigni fece parte anche Paolina. Durante
-la guerra del 1866 ella mandava pure ai feriti
-tutti i soccorsi che poteva.
-</p>
-
-<p>
-Vennero per lei giorni più tranquilli, quando
-ritornata in calma l'Italia e divenuto ricco il
-fratello, che dopo la morte del Leopardi si diede
-ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna,
-tutto pareva arriderle, ma forse, benchè con
-rara abnegazione ella si fosse dedicata tutta ad
-Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di
-matrimonio che le erano state fatte da uomini
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-preclari (fra i quali, mi fu detto, Giuseppe Giusti)
-talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì
-il rincrescimento di non aver una famiglia
-propria. Amò i poveri con vivissimo affetto e
-trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi
-benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e
-pazientissima, sopportava, senza quasi avvedersi
-del proprio sacrifizio, le stranezze divenute
-con l'età sempre più frequenti nel carattere
-d'Antonio; e de la casa di lui fece
-modestamente gli onori nei diciott'anni in cui
-egli fu deputato di Napoli; mai si allontanò
-dal fratello, nè pur quand'egli dovette frequentemente
-viaggiare per recarsi al Parlamento,
-benchè tali viaggi per lungo tempo senza ferrovie,
-riuscissero assai disagevoli. A Firenze,
-dove ella venne spesso con Antonio, seppe
-acquistarsi la stima e l'amicizia d'uomini insigni:
-basti fra questi aver ricordato G. B. Niccolini.
-</p>
-
-<p>
-Singolare fra le sue virtù fu la modestia:
-narra Antonio che un dì a Firenze ella andava
-esponendogli certi suoi altissimi concetti su la
-storia dei popoli, quando presso la Santissima
-Annunziata incontrarono Gino Capponi, e benchè
-Antonio si studiasse senza affettazione di
-vincere la consueta ritrosia de la sorella, non
-gli fu possibile farle più uscire da le labbra
-una parola dei ragionamenti dianzi esposti con
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si
-voglia considerare autorità sufficiente la parola
-del Ranieri, oppresso dal dolore per la
-perdita di quella cara, non è possibile porre
-in dubbio l'alta virtù del suo cuore e mai,
-de le tante gentili manifestazioni di questa
-virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei.
-</p>
-
-<p>
-Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase
-colpito da terrore vedendola cader malata
-di uno scirro al petto, e invano tutto tentò
-per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli
-dei medici più illustri. Quand'egli la perdette
-(il 12 ottobre 1878) non fu dolore il suo,
-ma disperazione, e tale che le lacrime non la
-calmavano, gli amichevoli uffizi de le più care
-persone non riuscivano a dargli il minimo conforto;
-ad una signora egli scriveva: «Tutto
-mi rammenta, tutto mi commuove, tutto è per
-me lacrime, singhiozzi, convulsioni inenarrabili,
-incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà
-presto da un tale inaudito martirio.» E
-chiudendo il suo discorso su la morte de la
-sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e
-gli strazi che mi distruggono, trovare altro
-conforto, che deporre queste lacrime e queste
-rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno
-fraterno. Troppe altre me ne resterebbe a dire:
-ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi è
-impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-profondo presentimento, che Iddio richiamandomi
-in breve ora a sè e ricongiungendomi
-all'angelo suo e mio, s'inclinerà a liberarmi
-da un dolore sterminatamente più grande di
-quel tanto che la natura mortale può sopportare.»
-</p>
-
-<p>
-Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro
-marmoreo nel campo santo ed un grande bellissimo
-monumento ne la chiesa di Santa Chiara,
-dove sono le tombe degli Angiò e dei Borboni.
-Il monumento, cui cooperò l'arte del Morelli,
-del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta
-la Ranieri giacente, bella, ma con
-un'espressione di stanchezza e di sofferenza
-ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato
-a la mano; ha gli occhi socchiusi e
-tiene un libro ne la sinistra. Antonio visitava
-spesso, e mai senza lacrime, quel monumento,
-e volle ricordata la pia sorella anche ne la chiesetta
-popolare di Piedigrotta, vicina al luogo
-ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini
-de la battaglia del Volturno; un medaglione
-di marmo vi rappresenta l'effigie di
-Paolina.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Il ricordo di lei rimase incancellabile
-ne l'anima del fratello e così doloroso da
-turbargli la salute ed in parte anche la ragione.
-</p>
-
-<p>
-Per onorare la memoria de la perduta egli
-fece leggere, a l'Accademia di Archeologia,
-Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini,
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-un discorso che la ricorda e che se pure esagerato
-in qualche parte, doveva aver gran fondamento
-di verità per poter venir letto in quel
-serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti
-napoletani, non avrebbero potuto rimaner facilmente
-ingannati: essi, e se si vuole anche
-per pietà del collega e per procurargli un conforto,
-adottarono la fratellanza di Paolina, che
-considerarono degna di non perituro ricordo
-per le sue virtù e per quanto lega il suo nome
-a la storia de le lettere italiane ed a quella de la
-nostra politica unità.
-</p>
-
-<p>
-L'Accademia de la Crusca, ringraziando il
-Ranieri che aveva fatto donare a ciascun accademico
-le parole da lui dettate in morte
-de la sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo
-Leopardi non potranno mai essere ricordati
-disgiuntamente dalle consolazioni onde
-furono alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri;
-e se in Giacomo ammiriamo la mente,
-nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo,
-ricordava la devozione de la sorella
-per quel <i>sacrario del Verbum italiano</i>, e
-gli studi che su la lingua di Toscana aveva
-fatto la eletta donna. In un'altra Lezione tenuta
-ne la Società Reale il Ranieri dava notizie
-di una scoperta linguistica attribuendola a la
-sorella, vantando in lei un <i>intuito fulmineo,
-una viva luce di singolare intelletto</i>. Intitolandole
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-i suoi <i>Scritti vari</i>, Antonio scrive: «No,
-angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo.
-V'è solo l'eternità perchè sola ci ricongiunge... La
-tua vita è stata un raggio celeste, cui il
-Sommo Amore consentì che si fosse prolungato,
-alcun tempo, sulla Terra. Dov'è, su questa
-Terra la cosa santa sulla quale quel santo
-raggio non si sia ripercosso?»
-</p>
-
-<p>
-Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa)
-lasciò il Ranieri al Monte della Misericordia di
-Napoli, perchè con esso venisse formata una
-<i>Confidenza</i> o <i>Monte Paolina Ranieri</i>, avente per
-iscopo la fondazione di un ospedale pei bimbi
-e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai
-dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure
-al nome di Paolina.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio
-Ranieri pubblicava i <i>Sette anni di sodalizio
-con Giacomo Leopardi</i>; io credo che se la
-sua gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di
-lei avrebbero potuto, quel che non poterono
-le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore
-dal dare al pubblico il disgraziato libro,
-il quale non menoma punto l'ammirazione,
-accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di
-Nerina, ma offusca quel raro esempio d'amicizia
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-che gl'Italiani erano ormai abituati a venerare.
-Forse Antonio non avrebbe nè pure
-scritto quel libro, mentre gli stava a fianco la
-pia, cui da la sovrana infelicità del Leopardi
-non era venuto alcun senso di repugnanza,
-di egoistica sofferenza propria, ma che sentì
-invece con l'ammirazione per quel grande
-spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi
-mali, l'attrattiva che avvince la <i>donna
-vera</i> a chi soffre.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-pr">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Una sventura
-postuma dl G. L.</i> Studio di critica biografica. (Torino,
-Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XII</span>-512.)
-È noto come a l'apparire del <i>Sodalizio</i> trattarono
-de la questione Leopardi-Ranieri critici insigni
-quali A. D'Ancona, D. Gnoli, F. D'Ovidio, R. Schöner,
-ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la
-questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli
-altri il De Gubernatis ne la <i>Vita Italiana</i>, il D'Ovidio
-ne la <i>Nuova Antologia</i>, L. A. Villari nel <i>Fortunio</i>
-di Napoli, il Barbiera ne l'<i>Illustrazione Italiana</i>
-e moltissimi altri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno
-1832, a pag. 194, de l'<i>Epistolario di G. L.</i>, vol. II,
-ediz. cit.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 222 e 223 de l'<i>Appendice a l'Epistolario
-e a gli scritti giovanili di G. L.</i> il proemio
-a la canzone giovanile «Per una donna malata
-di malattia lunga e mortale.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">O. Valio</span>, <i>La suora di carità di G. L.</i>
-Evocazione, pagg. 18 e 19. (Acerra, Tipografia di
-Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di pagg. 20.)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Una sventura
-postuma di G. L.</i>, pag. 503.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi a pag. 301 del volume <i>Prose morali
-di G. L.</i>, commentate da Ildebrando Della Giovanna,
-il pensiero IV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Diversamente in certi particolari narrò la
-fine del Leopardi il Ranieri ne la sua lezione su
-<i>Enrico Alvino</i>, da pag. 251 a pag. 257 del volume
-<i>Scritti varii di Antonio Ranieri</i>, vol. I. (Napoli,
-Morano, 1879, in 16º, di pagg. 322.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Parole di A. Ranieri a l'Accademia di
-Archeologia, Lettere e Belle Arti per la morte della
-sorella Paolina</i>, recitate nella tornata dei 5 di novembre
-1878, dal collega segretario Giulio Minervini,
-pag. 6. (Napoli, 1878.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo medaglione di Paolina Ranieri era
-già stato riprodotto pel presente volume, quando
-dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia di
-una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi
-in un prezioso album, già appartenente a la chiara
-gentildonna Lucia De Thomasis.
-</p>
-
-<p>
-L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti
-con somma gentilezza acconsentì a far ricerca di
-questa miniatura, ch'era andata smarrita, e trovatala,
-me ne favorì una riproduzione, da la quale
-fu tolto il medaglione che precede questo studio.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="figcenter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-</p>
-<a id="fill-315"></a>
- <img src="images/ill-315.jpg" alt="Geltrude Cassi Lazzari" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ladonna">LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE
-DI G. LEOPARDI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-La donna ha sempre un'azione importantissima
-su la vita de l'uomo; il cuore
-di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le
-azioni eroiche come ne le volgari, ne la gioia
-come nel dolore, risente l'efficacia del cuore
-femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama,
-spesso ancora ciò che è, ciò che può, che sa
-e che fa è opera in buona parte d'una donna.
-Perciò non è certo senza interesse, nè senza
-importanza ne la storia di un grande ingegno
-il vedere quali donne egli ebbe care, quale
-influenza esse esercitarono su di lui, che cosa
-egli pensò di quelle donne in particolare e
-de la donna in generale. Se questo può dirsi
-di quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione
-si può affermare di Giacomo Leopardi, di cui
-tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-un'alta e vana aspirazione a la donna e a
-l'amore.
-</p>
-
-<p>
-Ne la casa paterna la sua infanzia passò in
-una rigidezza quasi ascetica, ma anche l'aria
-stessa ch'egli respirava, per dir così, era di
-una purezza altamente educatrice: severissima,
-la madre non gl'inspirava tenerezza,
-ma certo gli appariva, più che degna di un
-timoroso rispetto, figura austera e dignitosa;
-affettuosissime le nonne e, più che mai, la sorella
-Paolina ch'egli prediligeva e che sempre
-ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio
-prevaleva a l'affetto, ed il trionfo ne le finte
-battaglie romane, il primeggiare in tutto rendeva
-felice quel vivace Giacomo, cui il vestito
-nero da abatino non temperava lo spirito battagliero,
-nè la monotona severità de la casa
-spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo
-studio e de la conversazione egli era il fanciullo
-obbediente e forzatamente quieto, ne la
-libertà dei giuochi venivano svolgendosi in
-lui l'immaginazione vivacissima, creatrice di
-mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio di lode
-e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma
-e ne lo studio e nei trastulli la compagnia di
-Paolina metteva una nota di gentilezza e d'affetto
-che quei fieri ragazzi non avvertivano
-forse, ma che influiva grandemente su l'animo
-loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo
-turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-buia, di cui le persiane eran chiuse,
-egli ascoltava battere le ore a l'orologio di
-piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono,
-e, vedendo dissipate le immagini paurose che
-gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli
-entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza,
-simile a quello che provava la sera,
-quando da le finestre de la sua stanza, che davano
-sul giardino paterno, egli contemplava
-le stelle, sentendo già un poetico commovimento,
-un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito
-stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo
-aveva allora dei momenti pensosi di tenerezza,
-nei quali, in potenza se non in realtà, egli era
-già poeta. Ne la severità de la famiglia questa
-tenerezza si volgeva specialmente a la pietà
-religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e
-d'adolescente attestano il fervore.
-</p>
-
-<p>
-Quand'egli scriveva la tragedia <i>Pompeo in
-Egitto</i>, la donna per lui non era ancora, nè
-poteva essere, che madre o sorella; egli pone
-in scena uomini soli, non osando o sdegnando
-porvi una donna; tanto più che Cleopatra
-avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori
-con Cesare, e Cornelia veniva naturalmente
-esclusa dal disegno de la tragedia, che finisce
-con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto
-essa avrebbe acquistato importanza e
-interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose,
-ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-fuoco di parecchi versi si sente già un cuore
-appassionato
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> non vien meno</p>
-<p class="i01">In questo cuore il marzial coraggio,</p>
-<p class="i01">Il romano valore, io son Pompeo.</p>
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> Pompeo</p>
-<p class="i01">Non sa che sia timor: se vinto ei cade,</p>
-<p class="i01">Colpa del fato è sol, non di viltade.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quest'ardore di Giacomo si calmava sui
-libri, che erano divenuti una vera passione per
-lui e che precocemente maturavano il suo spirito;
-ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca,
-annota, cita, freddo e accurato, veniva
-nascondendosi il poeta, ma non così che il
-fuoco de l'anima non scintillasse ancora qualche
-volta, anche nei lavori più gravi. Il bisogno
-di sognare e l'aspirazione a qualche cosa
-di grande, di lontano e di sommamente desiderabile,
-si compendiavano ne la sete di gloria:
-non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo,
-«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno
-della famiglia cedeva in cose d'onore»,<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>
-e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi
-negli studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio.
-Da un lato, fanciullo ancora, non
-provava l'ardente brama di vita e d'amore
-che si risvegliò poi in lui; da l'altro, la sua
-fede era così profonda, che Paolina molti anni
-più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-di lui ed esclamava: «E non avevamo
-da piccoli giuocato insieme a l'altarino? Ed
-esso era tanto religioso che era divenuto pieno
-di scrupoli!»<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> Questa fede, che si rivela negli
-studi da lui impresi per facilitare forse il principio
-de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto
-nel <i>Saggio sopra gli errori popolari degli
-antichi</i>, era un trasporto d'affetto «verso quell'Essere,
-che non si può conoscere senza amare
-e non si può vivere senza conoscere»;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> e nel
-suo cuore si accoppiava a sentimenti di dolcezza,
-di tenerezza, che, ne le meditazioni
-commosse, gli davan momenti d'estasi in cui
-egli si sentiva quasi innalzare verso l'amore
-infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza
-de' suoi studi eruditi e del mondo in
-cui viveva; non aveva provato bisogno o desiderio
-di conoscere la vita in una cerchia più
-estesa di quella de la sua famiglia e del suo
-paese; e, se pure qualche idea scettica o triste
-l'aveva preso, era rivolta più che a quanto
-lo attorniava, al mondo in generale. Ma ora
-egli si ridesta; da la sua biblioteca tende l'orecchio
-ai rumori del mondo, sente un grande
-ignoto fuor di quel suo refugio, e quell'ignoto
-lo attrae; il fanciullo comincia a divenir uomo.
-Primo inizio di questa trasformazione fu quella
-ch'egli stesso chiamò la sua <i>conversione letteraria</i>;
-come un ragazzo che incominci a
-considerarsi e a voler essere considerato un
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-giovanotto, si vergogna d'esser stato trasandato
-ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza,
-così il Leopardi, che visse tutto ne la
-vita de lo spirito, non si accontenta più de
-l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo splendore
-de la forma e de l'arte; la fantasia e il
-sentimento, a lungo compressi, provano imperiosa
-la necessità di espandersi, ed egli comprende
-che solo una forma eminentemente
-artistica può esser degna veste del suo pensiero.
-Ora non ispende più lunghe fatiche sopra
-autori secondari, ma ricerca e vuole il
-bello ne le sue migliori manifestazioni; le sue
-letture prendono un nuovo indirizzo e più che
-a la caccia di notizie peregrine si rivolgono
-a la nobiltà dell'arte, al pensiero profondo, ai
-sensi degni. Torna con animo mutato a Virgilio,
-ad Omero, a Dante, che non ha finora
-compresi, e se ne commuove, e piange e freme
-con essi. Su l'<i>Eneide</i> egli «andava del continuo
-spasimando, e cercando di far sue, ove
-si potesse in alcuna guisa, quelle divine bellezze:
-nè mai <i>trovò</i> pace infinchè non <i>ebbe</i> patteggiato
-con <i>se</i> medesimo, e non <i>si fu</i> avventato
-al secondo libro del sommo poema, il
-quale più degli altri <i>lo</i> aveva tocco.»<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>
-</p>
-
-<p>
-Non era più semplicemente un erudito, era
-già un vero poeta che, leggendo Virgilio, senza
-avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad
-alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-talvolta fino a le lagrime. Il bello
-gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi
-marchigiani, o quando una passione lo
-agita, l'anima sua ingigantisce; e se a l'improvviso
-sente da qualcuno recitare a caso
-qualche verso di autore classico, il suo cuore
-ridesto prende a palpitare; e il suo spirito, quasi
-a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta
-tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento
-il suo, bensì fiducia di poter fare assai
-più e meglio; a proposito di sè osa già nominare
-il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La
-sua sensitività è resa più profonda dal suo
-stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze
-aggravate così da fargli presumere vicina
-la morte, che a lui non ancor deluso ne le
-sue più care speranze e soprattutto avido di
-gloria e quasi certo di conseguirla, purchè la
-vita e le forze non gli vengano meno, desta
-un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar
-con affanno disperato precipitar verso la
-tomba i suoi splendidi sogni. In questo periodo
-triste e quasi solenne l'immagine de la
-donna come amante gli appare per la prima
-volta fra quei beni de la giovanezza, che stanno
-per essergli strappati e cui egli tende le braccia
-desiderosamente; gli si palesa candida e
-soave ne la funerea luce che gli vela il mondo;
-amore e morte si rivelano insieme al poeta
-de l'amore e de la morte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel suo <i>Appressamento della morte</i>, la visione
-d'Amore, che svolazza sopra un'immensa
-folla, sogghignando e avventando strali roventi,
-e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità,
-non sono che reminiscenze classiche e
-ricordano i <i>Trionfi</i> del Petrarca e la <i>Commedia</i>
-di Dante: ma ne l'episodio di <i>Ugo e Parisina</i>
-v'è pur qualche accento vero e profondo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> I' fea contesa e forse ch'i' vincea,</p>
-<p class="i01">Ma un dì fui sol con quella in muto loco,</p>
-<p class="i01">E bramava ir lontano e non volea,</p>
-<p class="i02"> E palpitava, e 'l volto era di foco,</p>
-<p class="i01">E al fine un punto fu che 'l cor non resse,</p>
-<p class="i01">Tanto ch'i' dissi: t'amo<span class="dotted">. . . . . . . .</span></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ne l'animo del giovane solitario e amante
-de la solitudine, perchè già consciente de la
-propria grandezza e sdegnoso de le compagnie
-volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove.
-La biblioteca e la sua camera erano il rifugio
-di quasi tutte le sue ore, una camera semplicissima
-al primo piano del palazzo Leopardi,
-con un lettuccio ricoperto da una coltre gialla,
-un cassettone, un armadietto e poche seggiole.
-Nei riposi che la debole salute gl'imponeva,
-ne le remote passeggiate, ne le lunghe sere in
-cui sdegnoso de la società di casa e malato
-d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi
-al buio in una grande stanza, solo, fuorchè nei
-momenti in cui Carlo e Paolina andavano a
-tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-superbi e ardeva ne l'impazienza di fama
-e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli,
-osando per la prima volta prendere per protagonista
-una donna, una donna bella e infelice,
-maturava l'idea di una tragedia: <i>Maria
-Antonietta</i>.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude
-Cassi-Lazzari andò a Recanati col marito<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> per
-mettervi nel convento de le Oblate la figlia
-primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei
-Leopardi suoi cugini: ella, sorella del traduttore
-de la <i>Farsaglia</i> di Lucano, nata nel 1791,
-aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi
-diciassette era andata sposa al conte Giovanni
-Giuseppe Lazzari; era bella, di figura maestosa,
-di portamento regale, di viso pallido, <i>de la
-pâleur mate des Pésaraises</i>,<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> d'occhi nerissimi,
-scintillanti, sibillini, come li chiamava
-Carlo; la soprannominavano Giunone: e a
-l'incanto de la florida venustà, che le aveva
-meritato questo nome, univa quelli di una
-buona coltura, di uno spirito vivo, di una
-conversazione briosa, di un'arte <i>somma nell'amare
-e nel farsi amare</i>.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-</p>
-
-<p>
-Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi,
-e così lungamente (ella stette in casa di Monaldo
-una quindicina di giorni), ad una donna
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la
-condizione sociale, la salute, il carattere di lui
-fossero in opposizione con quelli de la cugina,
-egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la
-sua gioventù compressa e solitaria. Ella doveva
-apparire quasi una divinità a lui ragazzo ancora,
-sparuto e deforme, ammalato e triste,
-ma così sensitivo a le impressioni de la bellezza
-che, a quanto si narra, bambino di otto
-anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui
-v'erano riunite parecchie persone brutte, rifugiatosi
-vicino a la zia, le disse malinconicamente:
-«Non si sa dove riposare lo sguardo.»
-Il Leopardi vide in quella donna una prima
-realtà de le tante sue splendide speranze, e,
-riservatissimo per natura, più riservato ancora
-per l'educazione quasi monastica ricevuta, non
-osò non pure parlarle, ma nè pur lasciar trapelare
-in alcun modo la sua passione, di cui
-narrò con finezza psicologica i ricordi in quelle
-<i>Memorie sopra alcuni giorni della sua gioventù</i>
-ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan
-tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione.
-Carlo ne parlò più volte al Viani,
-ed al Tirinelli<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> narrava: «In quel tempo egli
-prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri
-che gli nascevano alla vista di questa
-donna. Eran scritti, mi ricordo, in tanti foglietti
-di carta che Giacomo veniva a leggermi
-ogni giorno»; aggiungeva che quelle carte
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-eran rimaste ne le mani del Ranieri e che
-avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de
-l'ingegno di Giacomo, perchè contenevano
-un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi
-in Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora
-le due Elegie: il <i>Primo Amore</i> e <i>Dove son?
-Dove fui? Che m'addolora?</i> senza dire che
-secondo alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso
-del primo amore del Leopardi, il quale, dicono,
-volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane,
-malinconico, amante ritroso e, quantunque
-colpevole, timido e quasi pudico. Il giovane
-passava le sere insegnando a la signora
-il giuoco de gli scacchi ch'ella aveva mostrato
-desiderio d'imparare.
-</p>
-
-<p>
-L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto
-a la tristezza, produsse una mestizia
-nuova. Lungamente egli aveva desiderato e
-sospirato di sentirsi battere il cuore; pure,
-quando s'innamorò de la bella cugina, egli
-rimase stupito da la potenza di desiderio e di
-dolore che amareggiava il suo affetto; la più
-cara de le sue illusioni si scolorava già dinanzi
-a la realtà, chè nel possedere il bene del sentimento
-bramato, egli si trovava misero per il
-tesoro di speranze che gli veniva tolto. La
-donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di quell'amore,
-e il giovanetto pallido, confuso, muto
-dinanzi a lei, vedendola così gaia e così bella
-ne la sua gaiezza, non sapeva che augurarle
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-in cuor suo una tranquillità sempre uguale,
-pur piangendo amaramente al pensiero ch'ella
-non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur compiangerlo.
-Eran giorni per lui di tormento ineffabile
-e di sovrumana felicità; tutto chiuso in
-sè, godeva di pensare continuamente a la bella
-signora, di sognarla, desto o addormentato;
-instabili, confusi si volgevano i suoi pensieri;
-quanto prima gli piaceva, diveniva indifferente;
-mute quelle stesse voci de la natura che
-con tanta eloquenza avevano parlato a l'animo
-suo di poeta; muto l'amore de la gloria, indifferenti
-i libri. I suoi occhi, chini o pensosi,
-sfuggivano del pari le belle e le brutte parvenze,
-quasi che le une come le altre avessero
-potuto turbare l'immagine cara così vivamente
-impressa nel suo pensiero. Questo affetto
-ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento
-de l'anima tenera ed entusiastica,
-de la fantasia vivacissima. La partenza de la
-Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo
-gettò in una disperazione tale da trarlo quasi
-fuor di sè stesso, da farlo freneticamente battere
-il capo nel muro, come Carlo narrava;
-ma, per la sua stessa veemenza, tale dolore
-doveva esser breve. «Dei versi di lui, — scrive
-il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più
-viva impressione di dolore, vivace, presente,
-reale, sono anche per tempo i primi, il <i>Primo
-Amore</i>. Se non che in questi, si badi, il dolore
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-ha forma di sensazione fuggevole, non
-già d'idea perenne ed essenziale.» Il tempo
-calmò più presto che non si sarebbe pensato
-quella passione e finì con ispegnerla. Essa era
-stata timida, ma furiosa; la donna, che ne fu
-oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase
-soggiogato da la bellezza florida, la grazia
-civettuola, la superba noncuranza e la
-gaiezza di lei.
-</p>
-
-<p>
-Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno
-cessarono i suoi timori d'una morte assai vicina;
-egli capì che avendosi ogni riguardo,
-avrebbe potuto vivere fors'anco a lungo, per
-quanto stentatamente e sempre in pericolo;
-ma in quell'età e dopo la dura prova del
-primo amore, più che mai lo tormentava la
-coscienza del suo aspetto miserabile; egli capiva
-che la virtù senza alcun ornamento esteriore
-difficilmente conquista gli animi, e che per
-forza di natura, che nessuna sapienza può vincere,
-non si ha quasi <i>coraggio d'amare quel virtuoso
-in cui niente è bello fuorchè l'anima</i>. La
-previsione di una vita infelice non lo sgomentava,
-egli guardava imperturbato i mali futuri
-ne la certezza di sostenerli senza viltà, ne la speranza
-di riuscir utile a qualche cosa; se aveva
-molto sofferto, comprendeva di dover soffrire
-ancor più: «E massimamente soffrirò — scriveva
-al Giordani il 15 febbraio 1818 — quando... mi
-succederà, come necessariamente mi
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-deve succedere, una cosa più fiera di tutte
-della quale adesso non vi parlo.» Alludeva
-a la passione amorosa? È più che probabile.
-</p>
-
-<p>
-Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un
-vasto piazzale, s'apre una strada di cui le due
-case a gli angoli, con la facciata sul piazzale
-stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di
-esse si serviva per abitazione del cocchiere
-e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era Giuseppe
-Fattorini, che abitava quella casa insieme
-a la moglie Maddalena Santinelli e a due
-figliuole (le altre tre maggiori eran già maritate);
-l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una
-graziosa fanciulla di media statura e di figura
-slanciata, civile nei modi, accurata ne le vesti,
-per innata dignità o per ritrosia poco famigliare,
-da gli occhi <i>ridenti e fuggitivi</i> nel viso
-assai bianco, dai capelli neri. Giacomo da le
-finestre de la biblioteca vedeva la giovane e
-ne ascoltava il canto, e quando la primavera
-commosse il suo cuore e lo fece rifiorire di
-sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva,
-egli nel <i>maggio odoroso</i> più spesso s'alzava dal
-tavolino per appoggiarsi al davanzale, guardare
-il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il
-mare lontano e lontanissimi i monti, e riportar
-lo sguardo su la figura de la fanciulla china
-sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le
-stanze tranquille e de la strada solitaria, la
-voce melodiosa. Giacomo amò la fanciulla popolana;
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-ma in questo non prevalse, come nel
-primo affetto, un'ammirazione quasi paurosa,
-un ardore furibondo, benchè compresso. La
-Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata
-e vedeva pensosa e malinconica, gli destava
-una soave tenerezza che, lungi da lo
-spegnersi come la subita fiamma del primo
-amore, durò per sempre in lui. Non era un'antitesi
-abbagliante, ma una fraternità di sventura
-e di dolore, di purezza e di virtù che lo
-attraeva in quella giovanetta tisica, ch'egli
-certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di
-tener nascosta la sua malattia; ad ogni modo
-poi essa non potè celarla lungamente, poichè
-visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio
-odoroso, e cioè fino al settembre del 1818.
-Carlo giudicò tale amore <i>molto più romanzesco
-che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano
-e prigioniero</i>. Certo e l'educazione ricevuta e
-la presenza e l'austerità de la famiglia Leopardi
-e mille ostacoli esteriori, anche senza
-parlare de l'indole vereconda e ritrosa di Giacomo,
-dovettero far sì che il suo affetto gli
-rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo
-come una lieve simpatia nei cenni che da la
-finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e
-questo tanto più, che la Teresa era fidanzata,
-o amata almeno da un altro:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> i parenti tuoi</p>
-<p class="i01">Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-</p>
-
-<p>
-le diceva il poeta; e ancora
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> d'amarti il vanto altri si tiene;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-a meno che, come altri suppose, questa non
-fosse una finzione di Giacomo a lo scopo di
-meglio nascondere ne' suoi versi la persona
-che li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta
-gravemente ammalata gli fu cagione di nuove
-amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici
-pensieri, altri pensieri più cupi che gli
-dettarono, nel 1818, la <i>Canzone per una donna
-malata di malattia lunga e mortale</i>, dove non
-vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime
-Elegie, ma una tenerezza che induce a dolorosa
-meditazione, l'accento d'una pietà intensa
-quanto l'amore; tali specialmente i versi in
-cui il poeta, quando ascolta taluno recar cattive
-nuove de l'ammalata, si studia di farsele
-apparire meno gravi; tali anche quelli in cui
-va dubitando ch'ella (al par di lui al tempo
-de l'<i>Appressamento della morte</i>) tema di morire;
-e perduta poi ogni speranza di vederla
-salva, cerca vanamente intorno a sè un soccorso
-che la rattenga in vita.
-</p>
-
-<p>
-Qualche sentenza («Nostra famiglia alla
-natura è giuoco») fa già presagire in lui il
-desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è
-ancor vivo il presentimento de la sua propria
-morte, e il triste timore, ancor più doloroso
-di quel presentimento, che il tempo, l'esempio,
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-il mondo possano a lui stesso togliere il suo
-più grande, anzi l'unico tesoro, l'anima sua.
-</p>
-
-<p>
-Ella, <i>che è tanto bianca</i>, non verrà macchiata
-da la mota del mondo: muore bella e
-pura, muore innocente: nè se tale non fosse
-egli avrebbe saputo amarla, poichè fugge la
-stessa bellezza che gli è tanto cara, se ad essa
-non vien compagna la virtù.
-</p>
-
-<p>
-Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la
-bellezza plastica, ma un soave, malinconico
-vagheggiamento di un'anima giovane, pura,
-di cui le sventure lo fanno ripensare con minor
-amarezza al dolore proprio e con fraterna
-simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si
-sente grande, ma nel suo pensiero vede lei
-così semplice, così vera figlia de la natura, che
-gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia
-e sorreggerla, ella apre le ali candide e s'innalza
-ne l'azzurro. È debole, malata, ne' begli
-occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che
-cosa sente, che cosa sogna? Egli, bevendo
-quasi i pensieri che crede veder riflessi in quel
-puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de
-l'anima. La stessa Fattorini è la gentile immagine
-del <i>Sogno</i>; rivedendola morta, il poeta
-le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere
-da lo spirito quello che da la persona
-non seppe: s'ella ebbe pietà di lui, e gode di
-una malinconica gioia e si esalta, sentendo
-ch'ella gli fu compassionevole ed affettuosa.
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-Ancorchè ella lo avesse amato, come nota il
-Mestica, la povera giovanetta doveva tremare
-a l'idea che il conte Monaldo potesse saperne
-qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Nel <i>Sogno</i> vediamo piuttosto l'abile imitatore
-del Petrarca che il vero artista. Non vi
-mancano versi originali e belli: tale è l'immagine
-de la donna, che con atto materno pone,
-sospirando, la mano sul capo del giovane; tale
-il ricordo di quel flore di gioventù, appassito
-nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de
-l'<i>Appressamento della morte</i>: così quello de lo
-sconforto che apporta la prossima fine ai giovani
-i quali hanno ancora intatte le loro speranze:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">All'immatura sapienza il cieco</p>
-<p class="i01">Dolor prevale<span class="dotted">. . . . . . . .</span></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E quel paragonare la sua giovanezza a la
-vecchiaia, da cui poco discorda, richiama parecchie
-frasi de l'<i>Epistolario</i>, e fra le altre
-quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre
-condotto una vita <i>quale non si richiederebbe
-da un cappuccino di settant'anni</i>; il che è
-prova de la sincerità del suo affetto, anche in
-questo componimento d'imitazione.
-</p>
-
-<p>
-Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre
-maggiore, quantunque ne l'insieme questo e
-gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto
-triste che scettica. Ed un'ultima osservazione
-ricorre qui opportuna: se, come si può considerar
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-sicuro, la donna del <i>Sogno</i> è la Fattorini,
-abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per
-lei un vero, benchè calmo affetto, piuttosto
-che una fantastica simpatia, poichè la dolce
-apparizione dice al poeta:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . .</span> già ruppe il fato</p>
-<p class="i01">La fe' che mi giurasti;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-sia pure che questa fede fosse stata giurata
-solo ne l'intimo, essa denota un amore reale.
-</p>
-
-<p>
-Un anno a presso, nel 1819, rievocando il
-ricordo de la soave fanciulla perduta, il poeta
-scriveva la canzonetta <i>Per morte di donna
-amata</i>, dove, quantunque il motivo sia petrarchesco,
-vi ha tanta grazia e tanta dolcezza di
-inspirazione e così squisita musicalità, e dove
-il poeta ritrova l'immagine de la <i>candida fanciulla</i>
-in una <i>betulla candida</i>, separata da le
-altre.
-</p>
-
-<p>
-Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli
-diedero al Bellini l'inspirazione de la stupenda
-melodia dei <i>Puritani</i>:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Qui la voce sua soave,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-melodia che doveva commuovere dolcemente
-il grande Recanatese, amante de la musica e
-soprattutto di quella appassionata del Bellini.
-</p>
-
-<p>
-De la Cassi, non molti anni dopo averla
-amata, il poeta rivedendola a Pesaro, scriveva
-con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia,
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-d'averla trovata più grassa e florida che mai;
-ma il ricordo de la Fattorini doveva rimanergli
-invece come cosa sacra ne l'anima, affetto
-che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più
-che l'immagine bella de la Teresa richiamava
-a lo spirito di lui la giovanezza e le care illusioni,
-sole vere gioie de la sua vita.
-</p>
-
-<p>
-Nei <i>Detti Memorabili di Filippo Ottonieri</i>
-egli ripensava certo a la tessitrice, quando scriveva
-che il perdere una cara persona per via
-di qualche accidente repentino è meno doloroso
-che il vedersela distruggere a poco a poco
-da una lenta malattia da cui, prima ancora che
-spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa
-senza fine amara, poichè violentemente ci cancella
-dal pensiero tutti gl'inganni de l'amore
-e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine
-stessa di lei non arreca più conforto,
-bensì tristezza. E pure dieci anni ancora dopo
-la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente
-nel suo pensiero, e ne fissò il profilo
-come in un quadro incantevole nei versi de la
-Canzone <i>A Silvia</i>, scritta a Pisa in un periodo
-di quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici
-ricordi. Silvia è sorella di certe dolci
-femminili figure virgiliane ed omeriche, ma
-è tutt'altro che una reminiscenza classica, è
-un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa.
-La giovanetta da gli occhi ridenti
-e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-mano veloce la tela e, immaginando un vago
-avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze
-e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca
-sotto la pioggia di fiori cadente da
-l'albero, umile continua intenta l'opera femminile,
-sotto la diffusa luce del maggio, il riso
-del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla
-perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto
-dei soavi perduti pensieri, de le morte
-speranze; nel cantare Silvia egli risente in sè
-<i>quel suo cuore d'una volta</i>. Non dimenticò mai
-la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice
-solitaria sempre lo commosse, gli è certo
-che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli
-rivedeva col pensiero l'immagine adombrata
-de la candida Teresa.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ne la prima gioventù esteriormente monotona
-e fredda, ma alta e quasi eroica nel pensiero
-e ne l'affetto, le prime immagini di donne
-reali che il Leopardi contemplò con amore,
-furon quelle che davano vita dinanzi a lui a le
-belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo
-le sue profonde e appassionate letture dei classici:
-la Cassi doveva parergli una dea de
-l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la
-Circe di Virgilio, che canta e lavora. Quanto
-fu scritto intorno a la donna e a l'amore, e
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-particolarmente da gli antichi, più consuoni a
-lui per semplicità e nobiltà di sentimento, lo
-attraeva, quasi gli permettesse uno sguardo
-almeno in quel mondo femminile ignorato,
-ch'era tutto il suo sogno. La Crestomazia da
-lui raccolta più tardi, quantunque intesa a dare
-specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi,
-rivela questa tendenza del suo spirito pel
-gran numero di componimenti amorosi che vi
-sono accolti.
-</p>
-
-<p>
-Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre
-la satira di Simonide <i>Sopra le donne</i>; ed egli
-che tante donne aveva guardato con disdegno
-e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima
-l'ideale imagine d'un'eletta, doveva consentire
-col Greco nel disprezzo de le sciocche e
-de le vane e ne l'alta ammirazione di quella
-che <i>all'ape è somiglievole</i>, ne l'invidia di quel
-<i>beato</i>, che l'ottiene e vede con lei <i>prosperare
-la mortal vita</i>. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse,
-facendola precedere da un suo discorso
-originale, l'orazione di Gemisto Pletone
-in morte de l'imperatrice Elena Paleologina.
-La donna immaginata gli appariva sempre
-sotto forme maestose e belle; fosse la madre,
-conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe
-de gli eroi, e accennante le belle orme del
-sangue versato per la patria; fosse la donna
-romanamente forte, che elegge i figli piuttosto
-miseri che codardi; fosse la giovanetta sposa
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-greca, che cinge il fido brando al lato del suo
-caro o spande le nere chiome sul corpo esangue
-e ignudo di lui, riedente su lo scudo conservato;
-o Virginia bellissima e pura, che volentieri
-dà la vita per la patria.
-</p>
-
-<p>
-Con tali immagini ne l'animo è naturale
-ch'egli sdegnasse le Recanatesi, le quali a la
-lor volta non lo curavano punto e forse lo
-schernivano; è naturale ch'egli le trovasse
-poco più, o un poco meno ricche di quel che
-la natura avea dato loro, e che la società del
-suo paese lo facesse dar indietro a prima
-giunta. Egli, come il suo <i>passero solitario</i>, non
-curava nè sollazzo, nè riso, nè amore; sfuggiva
-la gioventù riversantesi la festa ne le vie
-per mirare ed esser mirata, e godeva d'uscire
-ne la rimota campagna e contemplar mestamente
-il sole al tramonto. Amore era già lungi
-dal suo petto così caldo un giorno, <i>anzi rovente</i>;
-pure incontrando pei campi una vaga
-fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di
-una notte estiva il canto d'una giovanetta intenta
-al lavoro ne le stanze romite, il suo cuore
-si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa
-gli rendeva cara, come immagine vivente de
-la perduta, un'altra povera e gentile tessitrice,
-tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina
-a lui, che poteva vederla da le finestre di casa
-sua ed ascoltarne la voce, la Maria Belardinelli,
-una bionda, candida, soave e signorile
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-nei modi essa pure, in cui altri volle riconoscere
-la Nerina de le <i>Ricordanze</i>.
-</p>
-
-<p>
-L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi
-del poeta molti anni più tardi, è un idillio
-gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli
-occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la
-finestra in colloquio al giovanetto suo vicino,
-che impallidisce ancora, ricordando la voce di
-cui ogni lontano accento lo faceva tremare.
-L'immagine de la morta gli si ripresenta come
-figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli
-vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza
-e de la speranza. Se pure Silvia e Nerina
-non sono la stessa persona (e la questione
-molto discussa non è forse ancora decisamente
-risolta), son fuse ne l'anima del poeta
-in una soavissima idea d'amore, di giovanezza
-e di sventura. Silvia e Nerina sono la donna
-ch'egli amò con l'anima senza alcun materiale
-desiderio, la donna che sola gli pareva
-degna <i>di un fuoco intaminato e puro</i>: giovane,
-onesta, bella, altera e dolce insieme, la donna
-che in elette forme accogliesse un'anima simile
-a quella ch'egli sentiva in sè, la donna
-ne la quale per lui si convergevano tutti i raggi
-de la bellezza e de la felicità umana: essa la
-primavera, essa la gioventù, essa la speranza,
-essa l'amore, essa la morte. Tutta la spiritualità
-del poeta si rivela in questi suoi versi
-d'amore: la graziosa giovanetta che gli ha
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-sorriso un giorno, ha fatto battere il suo cuore
-d'un palpito che non si estinse più interamente,
-perchè la bella immagine femminile
-divenne per lui un alto ideale, l'amore stesso
-fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce
-e si oscura; la tomba de la giovane racchiude
-tutto quel che di desiderabile ha il
-mondo, e il fantasma che di tratto in tratto
-risorge da quella tomba ha ancora tanta vita
-e tanta luce che nulla è degno di essergli paragonato.
-La bella stagione sempre rinnovava
-nel Leopardi col desiderio de la vita, dei diletti
-del cuore, de la contemplazione de la
-bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed
-egli non ebbe mai un giorno lieto o solo tranquillo,
-in cui, col ricordo caro fra tutti de la
-giovinezza, non si ravvivasse quella memoria
-sacra per lui; ancora a Napoli, quando col Ranieri
-saliva a piedi a passeggiare su i colli e
-udiva il canto de le tessitrici intente al telaio,
-egli ristava ad ascoltare muto, commosso.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo
-di torpore in cui nè pur le pene morali venivan
-più a <i>consolarlo</i>, condannato a l'ozio
-da i suoi mali, lacerato da la noia, come da
-un dolor gravissimo, gli pareva di non intender
-più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore,
-e solo lo scuoteva la pietà di qualche cuore
-gentile. Era già formato in lui quel concetto
-che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-felicità su la terra, non havvi gioia, non consolazione
-reale, ma conforto unico rimastoci è
-la giovanile speranza, o meglio quell'illusione
-che nasce da l'inesperienza de l'uomo e che
-si personifica ne la giovinetta ingenua e sognante,
-destinata a una morte precoce. Una
-emanazione di questi sogni mi pare tutto il
-gruppo de gl'Idilli in cui domina una tristezza
-pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo
-gli accenti disperati e cupi de <i>La sera del dì
-di festa</i>): domina il sentimento de la natura e
-vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de
-le cose, le quali, tuttochè di una realtà evidente,
-hanno un'alta idealità d'espressione;
-tale quel <i>Passero solitario</i> che su la vetta de la
-torre antica va cantando a la campagna, finchè
-non muore il giorno e l'armonia erra per la
-valle esultante ne la primavera, quel passero
-che, mentre gli altri augelli contenti fanno a
-gara insieme mille giri per il libero cielo, festeggiando
-la loro gioventù, pensoso e in disparte
-mira il tutto, nè gl'importa di spassi e
-d'allegria, canta, e passa così il più bel fiore de
-l'anno e de la sua vita, quantunque ricordi il
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Passer mai solitario in alcun tetto</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e il
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vago augelletto che cantando vai</p>
-</div></div>
-
-<p>
-del Petrarca, è immagine perfettamente reale.
-Invero il Mestica seppe da chi ancora se ne ricordava
-in Recanati, che un passero solitario
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di
-poi, su la croce in cima al cono del campanile
-di Sant'Agostino, il più antico del borgo.
-Ma questo passero, che il poeta cercò spesso
-con gli occhi ammalati in alto su la torre in
-mezzo al sole di primavera, che ascoltò con
-l'animo intenerito, diviene un amico e un
-fratello per lui, che passa, senza divertimenti,
-solitario, la sua giovinezza ricca unicamente
-d'un conforto e d'una gioia, quella del canto:
-sentimento, amore, vita per lui. E al cielo sereno,
-ove gli uccelli garrendo lietamente intrecciano
-i loro voli e dove s'alza la punta di
-quel campanile che ricetta il piccolo poeta
-alato ne la sua solitudine triste, fa riscontro
-la immagine, ammirabilmente nitida del borgo
-al tramonto, in cui risuonano le campane e
-le allegre scariche di fucile, mentre da le
-case si spande ne le vie la gioventù vestita
-a festa, lieta di vedere e d'essere veduta.
-Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario
-ne la remota campagna, o percorre a
-lenti passi la sua passeggiata favorita sul monte
-Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello,
-tormenta l'uomo e gli guasta quella
-malinconia così dolce, quantunque non scevra
-di desiderio e di rimpianto, con la visione di
-un avvenire non rallegrato più nè pur da la
-luce de gli affetti; d'un avvenire in cui si farà
-cocente il rammarico dei godimenti giovanili
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-non gustati e perduti per sempre. La calda
-anima del poeta par che si sopisca ne l'altissima
-quiete del lago al meriggio, ne la pace
-infinita e nel silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva
-non parergli più d'esser capace di amicizia,
-nè d'amore; ma mentre nega l'amore
-e le giovanili illusioni, le sente più soavi che
-mai. Il mondo è un paradiso a lo sguardo dei
-giovani, cui il cuore balza di speranze e di
-desiderio, cui la vita appare come una danza
-o un giuoco: ah! troppo brevi furono questi
-dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse
-di amare, <i>il viver suo fortuna avea già rotto</i>,
-chè la sua salute era perduta, la deformità sopravvenutagli
-ne' suoi migliori anni, insieme
-a la precoce esperienza de la vita, l'avevan
-fatto misero per sempre. Il suo cuore è di
-sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un
-ferreo sopore, estraneo ad ogni moto soave;
-nondimeno il volto d'una fanciulla basta a commuoverlo
-e a ridestargli un canto ne l'anima.
-Canta e ritorna continuamente a sè, persuaso
-«che le scritture e i luoghi più eloquenti sieno
-dov'altri parla di sè medesimo...... Perchè
-quegli che parla di sè medesimo non ha tempo,
-nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi comuni,
-chè allora ogni vena più scarsa mette
-acqua che basta, e lo scrittore cava tutto da sè,
-non lo deriva da lontano, sicchè riesce spontaneo
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-ed accomodato al soggetto, e in oltre
-caldo e veemente; nè lo studio lo può raffreddare,
-ma conformare e abbellire.»<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> Questo
-provano i versi stessi co' quali il Canto si
-chiude mirabilmente nel proposito ch'egli fa
-a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime
-d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi
-rive, nel desiderio non di felicità e nè pur di
-pace, ma di <i>lena e cuore a sospirare</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ne <i>La sera del dì di festa</i>, il poeta ricorre col
-pensiero ad una donna di cui <i>pe' balconi rara
-traluce la notturna lampa</i>, mentr'ella dorme
-ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna,
-ignara de l'amore che ha acceso. Secondo
-il Mestica, in questa donna si dovrebbe riconoscere
-la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati,
-sorellastra di Giacomo; e <i>La sera del dì
-di festa</i>, sarebbe l'ultimo fra gl'Idilli, perchè
-«è ragionevole supporre che questo amore che
-si confessa tanto forte, abbia avuto qualche
-giorno di vita, e che non siasi spento alla maniera
-di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio
-nel cuore del poeta.»<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> Appar probabile
-che Giacomo vagheggiasse la Basvecchi, tanto
-più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli
-il fidanzamento di lei, la chiama <i>la
-tua Serafina</i>. Pure non riesce altrettanto chiaro
-che tale affetto fosse profondo e durevole:
-questa stessa poesia, che rivela un animo fortemente
-agitato, non si può dire tutta infiammata
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-da una veemente passione; il poeta è
-sconvolto piuttosto da una tempesta di dolore
-che d'amore. L'antitesi fra la pace de la natura
-e la disperazione di lui è il motivo fondamentale
-e si palesa persino ne l'armonia
-del verso; l'idillio si alterna con la tragedia.
-La notte è dolce e chiara, la luna queta posa
-in mezzo a gli orti e il profilo nitido de le
-montagne si rivela nel sereno; la donna riposa
-ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano
-a la mente grati ricordi, ma v'è un'anima
-lì presso che confronta, quasi inconsciamente,
-quella dolcezza e quella pace col suo dolore;
-v'è un uomo, di cui gli occhi non brillarono
-mai se non di pianto e che disperato si getta per
-terra e invoca la morte e grida e freme. Passa
-un artigiano, che ha vegliato divertendosi e ritorna
-a casa cantando. Il giorno festivo è finito
-e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel
-giovane disperato e fremente divien pensoso:
-la sua mente, dimentica del proprio dolore,
-considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni
-grandezza, d'ogni cosa, e dopo aver contemplato
-un momento l'immensa scena del grande
-impero di Roma,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . .</span> e l'armi e il fragorío</p>
-<p class="i01">Che n'andò per la terra e l'Oceáno,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la
-pace ed il silenzio in cui tutto posa il mondo,
-dove di quella rumorosa gloria non rimane
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-più nè pur una debole eco. Il canto si perde,
-allontanandosi pe' sentieri, ed il Leopardi, con
-un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come
-fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando
-dolorosamente nel suo letto, a tarda notte sentiva
-stringersi il cuore ne l'ascoltare una simile
-voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta
-de gl'Idilli è già il poeta del dolore, ma di
-un dolore tutto giovanile, ora agitato da la
-veemenza de la passione, ora allietato da la
-dolcezza de la speranza, qua ruggente come
-in un grido di rivolta, là mite come in un
-sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i
-paesaggi, le scene, le immagini, formano tutto
-il suo mondo reale: la natura è l'amica sua,
-la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di
-canti qualche cosa di romantico, come notò
-il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura
-e nel sentimento tenero e malinconico; certo,
-limati e condotti a vera finezza estetica e perfezione
-di stile più tardi, serbano tuttavia il
-profumo, la grazia e la freschezza giovanile.
-Il poeta ha ritrovato sè stesso e, ne la sincerità
-de la sua inspirazione, il dolore contenuto,
-gl'impeti de la giovanezza avida d'amore,
-ricca d'alte aspirazioni, di nobili sogni, ma
-sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la solitudine,
-la dolcezza dei ricordi d'infanzia e
-d'adolescenza così vicini e già così lontani,
-tutto diviene poesia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Per Giacomo Leopardi la donna era sempre,
-anche colpevole, un oggetto di reverente
-pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo
-nel fango, fa rimpiangere la freschezza e la
-grazia che ha perduto, ma di cui gli resta un
-lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già
-scritto quella Canzone <i>Sullo strazio di una giovane</i>
-di cui bastò il titolo a mandare in furia
-il conte Monaldo, che v'immaginava <i>chi sa
-quali sozzure</i>. Un fatto vero e accaduto ne le
-Marche aveva dato inspirazione al Canto: un
-seduttore per opera del chirurgo aveva fatto
-uccidere col figlio nascituro la fanciulla, che
-già aveva amata.
-</p>
-
-<p>
-La Canzone rimane tuttora ignota, ma un
-pensiero incluso fra i ricordi giovanili del poeta,
-editi per la prima volta nel 1863 da la <i>Rivista
-Italiana</i>, ci dà qualche idea dei sentimenti che
-la inspirarono: l'autore si propone di scrivere
-<i>una poesia di qualsivoglia sorta sul Primo delitto
-o la vergine guasta</i>; pensa di prender qualche
-cosa da Orazio, od. 27, lib. III, <i>dove con
-molta verità esprime sommariamente i concetti
-di una fanciulla in quello stato</i>; gli par soprattutto
-degno d'osservazione il desiderio de
-la morte ed il coraggio proveniente dal rimorso,
-che fa bramare in quel momento anche
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-a una timida fanciulla <i>di essere stata piuttosto
-tagliata a pezzi</i>. Se giudichiamo dal come
-il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo
-credere che essa fosse di un sentimento
-e di una delicatezza notevoli; infatti quando
-il Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader
-Giacomo dal pubblicarla, mostrava di
-non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva,
-evidentemente offeso: «Il mio povero
-giudizio e l'esperienze fatte di quella Canzone
-sopra donne e persone non letterate, seconda
-il mio costume, e riuscitemi assai più felicemente
-delle altre, mi avevano persuaso del
-contrario.» E alle rimostranze del Brighenti,
-Giacomo a sua volta si scusava, dichiarandosi
-deferentissimo al giudizio degli amici, ma aggiungendo
-che, per parlare schiettamente,
-aveva per quella Canzone <i>Sullo strazio</i> un certo
-particolare affetto, come cosa che gli era venuta
-dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente
-a le sventure d'una donna giovane,
-bella, amante, tale da parergli degna d'esser
-felice; e se con tanta commozione, sempre
-anche ne gli ultimi suoi anni, considerò la
-sorte de le giovani vite femminili troncate, o
-minacciate da la morte, con commozione assai
-maggiore doveva aver meditato su la tragica
-fine de la giovane marchigiana.
-</p>
-
-<p>
-Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto
-un affetto, che risponda a l'ardore che
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-sente in sè; a la vita e a la natura domanda
-soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non
-la trova, ne la sua stanca desolazione si crede
-<i>già stecchito, inaridito come una canna secca</i>,
-e morto ad ogni passione, anche<i> alla stessa
-potenza eterna e sovrana dell'amore</i>; ben poco
-basta però perchè il suo cuore si risvegli; se
-non infrequente gli sorrideva la musa, era
-rievocata ben di spesso da un'immagine femminile.
-Tra il '21 e il '22 egli scrisse il <i>Consalvo</i>,
-la canzone <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>,
-l'<i>Ultimo canto di Saffo</i> e la canzone <i>Alla
-sua donna</i>.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Consalvo</i>, benchè pubblicato soltanto
-nel 1835, fu, secondo ogni probabilità, pensato
-ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo
-desiderio de la pietà femminile; il
-Leopardi non vi parla in persona propria, ma
-pone su la scena un uomo amante e una donna
-pietosa, nel bacio de la quale quegli muore
-confortato; essenzialmente soggettivo per natura
-e per la lunga abitudine di vivere ripiegato
-su sè stesso, per la nessuna conoscenza
-del mondo, anche qui dipinge sè medesimo:
-più volte dovette nei suoi migliori momenti,
-quando la disperazione cedeva ad una dolce
-malinconia, immaginare il conforto supremo
-de la pietà di una donna, che illuminasse di
-luce soave i suoi ultimi momenti; quindi, a
-ragione nota lo Straccali che non par punto
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-necessario andare a cercare il primo motivo
-di questo canto fuori de l'anima del poeta.
-</p>
-
-<p>
-Si volle vederne le fonti<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nei Pastorali di
-Longo Sofista, dove Dorcone morente palesa
-a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne
-l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita
-(Teseide), ne la nona novella de l'Heptaméron
-di Margherita regina di Navarra, e ne la leggenda
-di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che
-la pietosa avventura del trovatore provenzale
-fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del
-Petrarca,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo</p>
-<p class="i01">A cercar la sua morte,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-versi chiariti anche dai commentatori antichi,
-e per la storia de la volgar poesia del Crescimbeni.
-Assai severo si mostrò il Carducci per il
-<i>Consalvo</i> che a l'opposto è tenuto in gran pregio
-da lo Zumbini, il quale lo giudica una
-de le cose più perfette de la nostra poesia.<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>
-</p>
-
-<p>
-Qualche cosa del <i>Sogno</i> rimane in questo
-Canto, dove le figure sono vaghe, sfumate
-come <i>specchiati sembianti</i>. La loquacità rimproverata
-al protagonista è una reazione al
-suo lungo silenzio, è il desiderio d'aprire, almeno
-una volta, a la donna quel cuore che
-fu sempre chiuso e che tra breve dovrà esser
-muto per sempre; Consalvo ha col Leopardi
-il desiderio de la morte, l'abbandono in cui
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-è lasciato, l'esser schivo de la terra, l'amore
-cocente e timido, l'illusione di trovare ne
-l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento
-de la vecchiezza. Se l'immaginazione
-del poeta non fu sempre felice in questo Canto,
-vi hanno però immagini assai belle e sentimento
-sincero espresso con quella semplicità
-che è uno dei maggiori pregi leopardiani. Si
-è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda
-una donna veramente amata dal poeta,
-e supposto da alcuni che questa donna sia la
-Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi
-col nome di Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri
-ed il prof. Odoardo Valio vi supposero<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>
-adombrata Paolina Ranieri; queste
-ultime ipotesi cadono se, come appar logico,
-il Canto si attribuisce a la prima giovinezza del
-poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe
-obbiettare che il Leopardi pensasse a lei nel
-ricorreggere e quasi rifare il Canto negli ultimi
-anni de la sua vita. Dopo quel momento
-di molle dolcezza che gli dettava il <i>Consalvo</i>,
-il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto
-di virtù eroica spartana e, pur pensando a la
-donna e a l'amore, l'anima sua resta assorta
-impassibilmente da la contemplazione di un
-classico ideale ne la canzone <i>Per le nozze della
-sorella Paolina</i>.
-</p>
-
-<p>
-Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella,
-ma le consuetudini de la famiglia, la
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-severa ritenutezza che toglieva ogni espansione
-e lo stato d'animo del giovane, il quale
-nel suo dolore profondo vedeva tutto triste
-nel presente, e solo ne l'antichità credeva di
-trovare il mondo ancor giovane e forte e virtuoso,
-tolgono al Canto ogni tenera effusione:
-non è inspirato da i domestici affetti, ma da
-l'amor patrio; e la donna, che vi si riflette
-è la figura classica de l'antica matrona. Qualche
-cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione;
-è però da notare che sarebbe stato
-crudele vantar le gioie de l'amore a Paolina,
-che stava per sposare un uomo non giovane,
-non piacente, certo non amato da lei: se questo
-si pensa, apparirà delicato e generoso quel
-mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio
-e forza per la dura battaglia de la vita.
-Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto
-di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la
-prima parte predomina il sentenziare breve
-ed austero, ne la seconda il cuore del poeta
-si scalda dinanzi a le antiche donne, non meno
-leggiadre che grandi; si commuove al loro dolore
-ed a la loro sventura; la fantasia ridesta
-dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori.
-</p>
-
-<p>
-Con l'immagine di Virginia finisce il Canto,
-lasciando nel lettore l'impressione grandiosa
-di quel popolo salvato da quella donna. Evitò
-un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma
-par che il suo silenzio nasconda un augurio:
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-quello che, come il romano, risorga anche il
-popolo italiano per la virtù femminile.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Bruto Minore</i> segna pel poeta il confine
-fra l'età de l'immaginazione e il prevalere
-de la scienza e de l'esperienza del vero: con
-Bruto spira quella giovanezza del mondo, che
-è rimpianta nel Canto <i>Alla Primavera</i>. La bella
-stagione tenta ancora il cuore gelido del poeta,
-che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza,
-e desta in lui un nuovo palpito, che
-gli fa chiedere con trepidazione s'egli sia ancora
-capace d'illusioni, se la natura sia ancora
-viva; gli risorgono dinanzi le belle immagini
-de le antiche favole, le candide ninfe che con
-piedi immortali danzano su le rupi scoscese
-e ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a
-tergere nel fiume da la polvere e dal sangue
-i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade,
-che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente
-naiade, la quale fa sgorgare l'acqua limpida
-da la sua urna; Eco solitaria che un
-doloroso amore cacciò da le sue giovani membra,
-e che per le grotte e pei nudi scogli ripete
-al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti
-umani. In queste femminili immagini
-mitologiche il poeta mette una vita che ce lo
-fa parere un uomo antico, veramente pietoso,
-veramente amante di esse; tale si crede e, al
-risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè,
-da che il Cielo è deserto de gli esseri amabili
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-che un dì lo popolavano, egli esclama, il tuono
-cieco, errando per le nubi e le montagne, spaventa
-ugualmente innocenti e colpevoli; da
-che la patria educa le nostre anime malinconiche,
-restando estranea ad esse, inconscia di
-esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici,
-il nostro indegno destino e rendi al mio
-spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure
-tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra
-o nel mare, non dico pietosa, ma spettatrice
-almeno de la nostra sorte.
-</p>
-
-<p>
-Egli non chiede, non sospira più che l'ardore
-de' suoi primi affetti, l'illusione, almeno,
-di trovar un amore, una donna, che gli ridía
-le gioie de la speranza, se non de la realtà.
-Pochi sentirono come il Leopardi la potenza
-e il desiderio de l'amore e poche volte egli
-medesimo seppe dare a l'impeto de la passione
-un così delicato velo di tristezza come
-ne l'<i>Ultimo Canto di Saffo</i>. La Saffo del Leopardi
-non è la storica figura che la tradizione
-continua a considerare insieme poetessa eccelsa
-ed amante sventurata, benchè la critica
-abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una
-contemporanea ed emula di Alceo, l'altra più
-vicina a noi, infelice innamorata di Faone. Il
-Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda,
-nè a la storia, nè ai versi de la poetessa
-che ci rimangono; egli <i>intende di rappresentare
-la infelicità di un animo delicato, tenero,
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto
-e giovane</i>, intende di sfogare il suo proprio
-dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro
-fantasma, non la figura, ma l'anima de la
-donna, che avrebbe potuto comprenderlo.
-Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui
-la notte, la luna, la stella de l'alba; finchè il
-destino lo colpì, non d'un tremendo amore
-al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto
-bisogno d'amore, più tremendo ancora.
-Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti,
-egli sente un insolito gaudio quando per l'aria
-e pei campi trepidanti si aggirano i polverosi
-fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora il
-lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono
-per le valli profonde; il suono e la trionfante
-collera de le acque su la riva del fiume gli dà
-un senso gradito, perchè conforme a lo stato
-de l'animo suo; e pure egli, come la Greca
-infelice, sente ancora la beltà del cielo divino,
-de la rorida terra; la sente, ma è una
-nuova ferita per lui, cui i numi e l'empia
-sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita
-vaghezza. Ospite vile, dispregiato amante de la
-natura, anch'egli la guarda invano supplichevole,
-da che non gli sorridono più le aperte rive
-dei ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo
-estremo del cielo; da che non si sente più salutato
-dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure
-dei faggi; da che il candido ruscello,
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-dove dispiega le acque pure a l'ombra dei
-curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede
-di lui. Come Saffo egli prorompe ne le disperate
-domande: di qual fallo, anzi di quale
-eccesso nefando mi macchiai prima di venire
-al mondo, perchè il cielo e la fortuna mi debbano
-così disdegnare? Qual peccato commisi
-bambino, quando la vita è ignara del male,
-perchè poi la mia spregevole esistenza avesse
-scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così
-prorompe nel dolore, ma tosto lo signoreggia:
-incaute parole furon le sue, poichè un'arcana
-volontà determina il destino, e tutto è misterioso
-fuor che il nostro dolore; progenie trascurata
-noi nascemmo al pianto, e solo gli Dei
-ne sanno la ragione. Benchè questo appaia
-in linguaggio del freddo criterio, che non
-vuol lasciarsi sopraffare da la passione, ne le
-frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno
-che soffoca la voce in un singhiozzo. Il Padre
-concesse di regnare nel mondo soltanto a la
-bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non
-valgono al virtuoso deforme. Tutto qui è amore
-e dolore, dolore tanto cocente che la catastrofe
-giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione
-de la morte par esca da le labbra de la poetessa
-con un sospiro di sollievo: sparse a terra
-le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà
-ne gli eterni regni, emendando il fallo
-crudele del cieco destino. Fin qui Saffo non
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-ha nè pur accennato al suo amore, ma ora,
-determinata di morire, lascia sfuggirsi il suo
-secreto ne l'ultimo addio, che rivolge a l'amato,
-addio altamente patetico in cui parlan solo i
-sentimenti, che hanno inspirato tutto il Canto
-e che determinano la morte: affetto e dolore,
-ma senz'odio, senz'ira.
-</p>
-
-<p>
-La più cara fra le immagini che arrisero a
-la mente del poeta e che gli furon tormento e
-conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa
-solitudine, rivive nel Canto <i>A la sua donna</i>, in
-cui altri vide un'allegoria de la libertà, altri
-de la felicità. Il Giordani, nel 1826, fu il primo
-ad affermare che il poeta nascondesse sotto il
-nome di <i>sua donna, gnarus temporum</i>, la <i>divina
-idea di libertà</i>, e più tardi (1830) chiamava
-il Canto un «celestiale inno d'amore a
-la libertà, il sommo di bellezza che si possa
-sperare da la poesia;» ma il Borgognoni<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>
-suppone che il Giordani interpretasse così
-quel Canto per liberare l'amico da l'accusa
-che facilmente poteva colpirlo in quel tempo,
-di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi
-però quando aveva voluto, malgrado i
-tempi poco propizi, aveva saputo manifestare
-apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno
-prova le Canzoni <i>All'Italia</i>, <i>Sul monumento
-di Dante</i>, <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>.<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>
-Maggior valore de l'autorità di P. Giordani
-ha la voce del poeta, che ne l'articolo critico
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-non fa punto supporre d'aver voluto cantare
-altro che un ideale femminile; e che, se
-altro si volesse intendere, apparirebbe spesso
-strano ed oscuro nei versi de la Canzone. L'autore
-non sa se la sua donna, e così chiamandola
-mostra di non amare che questa, sia nata
-fin ora, o debba mai nascere; sa che ora non
-vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei,
-e la cerca fra le idee di Platone, ne
-la luna, nei pianeti del sistema solare, nei sistemi
-de le stelle.
-</p>
-
-<p>
-Come si potrebbe interpretare, pensando a
-la libertà, il sogno e i campi in cui essa appare,
-la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte
-e il trasvolare de l'anima sua tra la gente?
-E chi sarebbe l'altra, che potrebbe trovarsi
-pari a lei <i>al volto, a gli atti, a la favella</i>, e che
-<i>così conforme</i> sarebbe tuttavia men bella assai?
-E certo apparirebbero anche troppo appassionatamente
-teneri i versi in cui il poeta chiama
-la vita rallegrata da quella donna <i>simile a quella
-che nel cielo indìa</i>. Come mai il senno eterno
-potrebbe sdegnare di vestir di sensibili forme
-quest'idea e farle provar <i>fra caduche spoglie</i>
-gli affanni di <i>funerea vita</i>? Sì che nè l'autorità
-del Giordani, nè quella del Ranieri, che
-disse ad un amico aver il poeta intitolato da
-prima <i>A la libertà</i> questo Canto, nè quella de
-lo Zerbini che anch'esso volle vedervi adombrata
-la libertà, valgono a sostenere tale supposizione,
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-accettata tuttavia da molti. Nè pur
-interamente persuasiva mi par l'altra asserzione
-che la donna sia la felicità (v. G. Mestica),
-benchè infine pel poeta l'amore d'una vera
-<i>donna</i> e la felicità sieno tutt'una cosa. Una
-osservazione importante è quella fatta da lo
-Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone
-<i>A la sua donna</i> ne l'edizione del 1824 è posta
-dopo l'<i>Inno ai Patriarchi</i>, ne le edizioni seguenti
-e ne la definitiva napoletana venne separata
-dal gruppo de le poesie civili e posta
-fra quelle filosofiche e amorose.
-</p>
-
-<p>
-L'idealità platonica inspira questa Canzone,
-la quale tuttavia lungi da l'essere una fredda
-reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore
-di Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza
-aveva sentito vivissimo ne l'animo il desiderio
-d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile
-felicità che, illuso, credeva possibile ai
-mortali, ma che gli sfuggiva dinanzi quando
-più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude
-Cassi, cui può darsi ch'egli pensasse ne lo
-scrivere i versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> s'anco pari alcuna</p>
-<p class="i01">Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella</p>
-<p class="i01">Saria così conforme assai men bella,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-o non si era avveduta del suo affetto o non
-se n'era curata; la Fattorini era morta; ed altre
-forse ch'egli ammirava, come la Basvecchi,
-non lo credettero degno d'un loro sguardo.
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-A lui, tenerissimo ed immaginoso, doveva più
-che ad altri mai arridere una fantastica sembianza
-di donna bellissima e virtuosissima, capace
-di render beata la vita a l'amante; questo
-fu il solo, vero, costante suo amore; non mentì
-più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver
-amato lei, ma quella diva ch'ebbe vita soltanto
-nel suo cuore; di questa ricercava avidamente
-un'immagine reale ne le donne, che
-gli furon più care. Ne la Canzone <i>A la sua
-donna</i> egli ebbe in animo di esaltare quel
-femminile eterno che da Dante a Goethe arrise
-ai poeti; avverata, quella sua dilettissima
-immagine e pienamente conforme a la sua
-idea, sarebbe tuttavia men bella assai, per
-questo solo che sarebbe reale e che il suo incanto
-maggiore è la luce di sogno che l'avvolge,
-il suo fascino è la lontananza, il mistero,
-l'essere irraggiungibile, inafferrabile.
-</p>
-
-<p>
-Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il
-Bonghi, il Sesler, il Borgognoni, il Colagrosso,
-il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della Giovanna,
-il Fornaciari, ec., interpretano tutti la
-Canzone <i>A la sua donna</i> come rivolta ad un
-ideale femminile.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La monotonia de la vita di Giacomo veniva
-rotta dal suo primo viaggio a Roma che non
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni
-del cuore, cui egli aspirava. La zia Ferdinanda
-era morta, le donne ch'egli poteva frequentare
-gli parevano <i>bestie femminine</i>, eccessivamente
-<i>frivole e dissipate</i>, incapaci d'inspirare
-un <i>interesse al mondo</i>. Il teatro lo dilettava, concedendo
-al suo spirito l'illusione d'un mondo
-diverso dal reale,<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> e <i>La donna del lago</i>, data
-a l'Argentina ed eseguita da voci assai buone,
-gli parve una cosa stupenda: «Potrei piangere
-ancor io se il dono de le lacrime non mi
-fosse stato sospeso, giacchè mi avvedo pure
-di non averlo perduto affatto» — scriveva a
-Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio
-1823). — Profonda impressione gli faceva
-il ballo, che gli sembrava comunicasse a le
-forme femminili un non so che di divino.
-</p>
-
-<p>
-Al ritorno a Recanati la sua malinconia si
-fa più nera. E pure, in tanto sconforto, la grandezza
-del suo cuore trionfa ed egli ama ancora
-la virtù. «En vérité, mon cher ami, le
-monde ne connait point ses véritables intérêts.
-Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu,
-comme tout ce qui est beau et tout ce qui
-est grand, ne soit qu'une illusion. Mais si cette
-illusion était commune, si tous les hommes
-croyaient et voulaient être vertueux, s'ils
-étaient compatissants, bienfaisants, généreux,
-magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un
-mot, si tout le monde était sensible (car je
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-ne fais aucune différence de la sensibilité à ce
-qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus
-heureux?...»<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>
-</p>
-
-<p>
-Poco profonda, benchè non discara, l'impressione
-che gli restava del viaggio di Milano.
-Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta
-in Bologna: la tenera simpatia per Marianna
-Brighenti gli rendeva piacevolissime le ore e le
-serate ch'egli soleva passare in casa de l'avvocato
-modenese; questo fu il più dolce suo
-affetto in quella città, poichè a la dolcezza di
-esso non venne a fondersi alcun sentimento
-amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto
-per Madama Padovani, affetto rimasto fino a
-poco tempo fa ignoto ai biografi e di cui diede
-cenno per primo Camillo Antona Traversi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>
-ne l'articolo <i>Gli amori bolognesi di G. Leopardi</i>,
-pubblicato nel periodico <i>Lettere ed Arti</i> (Bologna,
-15 novembre 1890); notizie maggiori
-ne diede il dottor Franco Ridella nel suo libro
-<i>Una sventura postuma di G. Leopardi</i>.
-</p>
-
-<p>
-Esaminando accuratamente l'Epistolario
-leopardiano, il Ridella ne ricavò tutto quanto
-a questo proposito se ne poteva trarre, provando
-come fosse senza dubbio quella Madama
-Padovani la <i>strega</i> tanto bella, giovane e graziosa
-di cui parla il Leopardi ne la lettera
-3 luglio 1827 al Papadopoli; ma non riuscì nè
-a saper chi fosse la Padovani, nè ad averne
-altrimenti contezza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ricercando notizie di questa signora a Modena,
-dove, secondo afferma il Leopardi stesso,
-viveva il marito di lei, da documenti e da testimonianze
-orali seppi ch'ella fu senza dubbio
-alcuno una Rosa Simonazzi, di Antonio e di
-Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in
-assai tenera età orfana di padre, fu educata
-da la madre insieme al fratello Natale, nato
-il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena,
-nel 1820, secondo i documenti che si trovano
-ne l'ufficio di Stato Civile a Modena,
-fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi
-Padovani di Pellegrino e de la Paola Verzoni,
-ispettore de la civica illuminazione e discreto
-suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici
-anni, onesto, buono, di condizione modestissima,
-per quanto di poi la Rosa si facesse
-chiamare <i>Madama</i>. Nei primi tempi del matrimonio
-ella attese a la casa ed ebbe un figlio,
-Antonio; ma poi, bella, di un brio indiavolato,
-leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo
-lodare la sua voce e la sua naturale disposizione
-a la musica, tolte a pretesto le condizioni
-economiche disagiate e la speranza di
-far fortuna, volle andarsene nel 1826 a Bologna
-per studiarvi il canto. Aggiungo che
-per motivi di gelosia fu divisa dal marito; non
-so precisamente in quale anno avvenisse la
-separazione, ma ho ragione di credere prima
-del 1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo
-<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
-aver dimorato qualche tempo in altra casa,
-presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato
-tenore al servizio di Napoleone I ed avea cantato
-molti anni prima anche a Modena ne
-l'opera semiseria <i>La Griselda</i> di Paer lasciando
-ottima memoria de l'arte sua e de la voce.
-In casa di lui (Casa Badini presso il teatro del
-Corso), già vecchio, ma povero malgrado i
-suoi trionfi e costretto a tener pensione per
-vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi.
-La signora era molto amica de la famiglia
-Stella, scrivendo a la quale Giacomo spesso la
-nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli
-Stella egli conoscesse la Padovani, poichè appar
-certo che la conobbe prima ancora ch'ella andasse
-ad abitare ne la sua stessa casa; infatti
-il 26 marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella:
-«Debbo fare a Lei e a tutta la sua famiglia i
-complimenti di Madama Padovani, che abita
-<i>ora qui</i> ne la mia stessa casa e al mio stesso
-piano.»
-</p>
-
-<p>
-La Padovani era una donna del tipo che
-inspirò le più ardenti passioni del Recanatese,
-di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono
-rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma
-gli amori reali, di natura terrena benchè onesti,
-ebbero per oggetto donne da le forme giunoniche,
-da l'aspetto florido, dal portamento regale,
-da gli occhi luminosi e arditi, superbe e
-liete come dee de la classica antichità. Tale
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-era Madama Padovani: di statura alta e di
-forme scultorie, riusciva attraente soprattutto
-pei grandi occhi vivacissimi, scintillanti di brio,
-di spensierata allegrezza, di malizia birichina,
-di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza,
-di nulla si compiaceva come d'essere ammirata
-e adorata, e probabilmente nè anche
-l'omaggio del giovane contino le riuscì discaro,
-per quanto ella non comprendesse affatto
-nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella
-era troppo lontana moralmente da la donna
-ch'egli vagheggiava per potergli piacere a
-lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo
-al primo momento, lasciarlo poi disgustato;
-quali altre cagioni di sdegno per lei
-ebbe il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane
-un mistero. Desideroso di farle cosa
-grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente
-per qualche accademia o spettacolo,
-al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa domanda
-e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette
-accadere che cambiò affatto i sentimenti del
-Leopardi verso la Padovani; un atto di sprezzo
-o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè
-la sua educazione era tutt'altro che fine
-e perchè l'animo del Leopardi, così dolce e
-così costante, solo da un'offesa al delicatissimo
-suo amor proprio poteva così improvvisamente
-esser mutato.
-</p>
-
-<p>
-Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-lo ringrazia del biglietto che gli ha mandato
-e de le cure che si è voluto prendere per
-l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non
-darsi altro pensiero di questa cosa, chè egli
-non vorrebbe veramente far trasgredire al segretario
-le sante leggi per proprio piacere.
-Gli dà, su la Signora, dei ragguagli certamente
-dimandati da l'altro; e ne le sue parole
-si sente un accento di poca stima e di
-poca simpatia; non certo un affetto presente,
-ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato
-soltanto de l'amarezza: «La mia signora è
-maritata, benchè non abbia qui il marito per
-la ragion sufficiente che il marito sta a Modena.
-È distinta per un paio d'occhi che a
-me paion belli e per una persona che a me
-e ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia
-altre distinzioni non so e non credo. Perciò
-ti prego a non darti altro pensiero di questa
-cosa....»
-</p>
-
-<p>
-Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse
-trattato di una persona di <i>grande distinzione</i>
-si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il
-biglietto.
-</p>
-
-<p>
-Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826
-si fa cenno ancora di Madama Padovani, che
-è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti
-ne la musica, ma è naturale che anche senza
-aver più per lei nessuna simpatia, il poeta la
-nomini a quegli amici di lei, da cui probabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-gliene erano state chieste notizie. Così
-a Luigi Stella ne la lettera 25 luglio 1826 fa un
-cenno asciutto de la signora: «Madama Padovani
-è ancor qui, ed ho cagion di credere
-che vi stia contenta.» Ha <i>cagion di credere</i>,
-ma non ne sa più nulla di preciso. Più tardi,
-tornato a Bologna ne la primavera del 1827,
-ancor più asciuttamente rispondeva a lo Stella:
-«Madama Padovani è qui ancora. Essendo
-morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio;
-ed io non l'ho veduta dopo il mio
-ritorno; ma so che sta bene.» Molto ragionevolmente
-il dottor Ridella crede che Giacomo
-alluda a la Padovani ne la lettera al Papadopoli
-3 luglio 1827, in cui gli dice che non
-sa perchè voglia dubitare de la sua costanza
-nel tenersi lontano <i>da quella donna</i>; quasi si
-vergogna a narrare che ella, non vedendolo più
-andar da lei, mandò a domandargli sue nuove,
-ed egli non ci andò; che dopo alcuni giorni
-lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che
-partì per Firenze senza vederla, che non la rivide
-più dopo la partenza del Papadopoli da
-Bologna; e si vergogna a raccontar questo,
-perchè par ch'egli voglia provar una cosa di
-cui l'altro gli fa torto a dubitare; aggiunge
-infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le
-grazie di quella strega sono tanto grandi che
-ci vuol molta forza a resistere.»
-</p>
-
-<p>
-Poichè il Leopardi aveva una naturale e
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-delicata ritrosia a confidare le offese fatte al
-suo amor proprio, non è probabile ch'egli
-avesse parlato al Papadopoli del fatto che era
-stato causa de la rottura fra lui e la Padovani;
-e non parrebbe inverosimile che di questo fatto
-quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe
-sempre più la ferma durezza del Leopardi
-verso quella donna. Un ultimo cenno
-su la Padovani si trova in una lettera di Paolina,
-a la quale il poeta doveva aver parlato
-di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828
-la sorella di Giacomo, a proposito di cantanti,
-narravagli che la <i>sua Madama Padovani</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>
-aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno
-e con buon esito, ed aggiungeva:
-«Ma a te che te ne importa? Io già lo so che
-non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo
-dei tuoi racconti, delle tue conoscenze.»
-</p>
-
-<p>
-La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente,
-ma non lasciò alcuna fama di sè,
-il suo nome rimase sconosciuto anche ai più
-diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali.
-Solo ho potuto sapere ch'ella cantò a
-Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera
-<i>Zelmira</i>, eseguendo la parte di <i>Emma</i>, confidente;
-ma con poco buon esito, tanto che non
-fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie
-di quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta
-poco. Per questo essa fu costretta di recarsi
-a l'estero e di cambiar nome; sì che
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-rimanendo ignoto il pseudonimo da lei preso,
-manca ogni mezzo per ulteriori ricerche. Alcuni
-Modenesi già innanzi con gli anni ricordano
-d'aver sentito parlare di lei artista, rammentano
-ch'ella fu lungamente a l'estero,
-specie in Russia, a Mosca, di dove però fece
-ritorno tanto povera ch'ebbe bisogno di chieder
-più volte sussidi al comune. Morto Luigi
-Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno
-de lo stesso anno domandò una pensione
-al Municipio; la supplica, che si conserva ne
-l'archivio comunale di Modena, è corredata
-da una fede di nascita da cui resulta che la postulante
-fu battezzata ne la parrocchia di San
-Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre
-dagli atti matrimoniali appare nata nel 1802;
-non ho potuto chiarire questa sconcordanza,
-ma su l'identità de la persona non v'ha dubbio.
-La Rosa ottenne la pensione che fu di lire settecento
-venti annue e la godette solo per poco
-più di due anni, perchè il 18 settembre 1871
-finì di vivere. Un vecchio professore, il quale
-la conobbe personalmente afferma che già carica
-d'anni e di malanni era tuttavia sempre
-bellissima e allegra, tanto da far immaginare
-quale splendida creatura avesse dovuto essere
-in gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare
-Giacomo Leopardi e vantarsi d'averlo
-intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar
-comprendere chiaramente che ella era
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-stata amata dal poeta; e questo è pure narrato
-da una vecchia parente de la Padovani. A porre
-in dubbio l'amore del poeta per la cantante
-non vale il notare che fra la data de la lettera
-al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al
-Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de
-l'amore per la Malvezzi, perchè quando il poeta
-scriveva la prima, la sua fugace passione per
-la cantante era già svanita; nè è strano che
-ancora nel '27 il Papadopoli gli chieda de la
-Padovani, perchè, stato quasi sempre assente
-da Bologna, egli probabilmente nulla poteva
-sapere de l'amore che l'amico suo aveva provato
-per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe
-l'obbiezione su l'età de la Padovani (la strega,
-dice il Leopardi, è giovanissima); ora è quasi
-certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque
-anni; ma ne avesse pur avuto qualcuno
-di più, qual meraviglia che, bella come era,
-apparisse giovane assai al Leopardi che amò
-la Cassi ventiseienne, la Malvezzi già sui quaranta,
-la Targioni Tozzetti già oltre i trenta.
-</p>
-
-<p>
-Più veemente ed altrettanto infelice fu
-l'amore del Recanatese per la Malvezzi, la colta
-dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa
-affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo
-ch'ella potesse, se non corrispondere, compatire
-al suo amore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Le <i>Operette morali</i> come i <i>Canti</i>, benchè
-con intento più satirico, ci danno l'immagine
-de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione
-del mondo; però assai più di rado vi si
-riaffacciano la donna e l'amore, a punto perchè
-più difficilmente il Leopardi osa ridere di
-essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la <i>Storia
-del genere umano</i>, che è quasi un proemio a
-tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso,
-chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore
-celeste e con tanto sincero entusiasmo, che fa
-quasi pensare aver egli scritto tutta la prosa per
-giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse
-la canzone <i>All'Italia</i> per rifare il Canto
-di Simonide; ma mentre quest'ultima canzone
-manca di euritmia fra le parti, <i>La storia del genere
-umano</i> è ammirabile così per la proporzione,
-per l'ordine, per la grazia e per la finezza
-de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene
-in sulla terra (<i>l'amor celeste</i>), sceglie i cuori
-più teneri e più gentili delle persone più generose
-e magnanime; e quivi siede per breve
-spazio; diffondendovi sì pellegrina e mirabile
-soavità ed empiendoli di affetti sì nobili e di
-tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano,
-cosa al tutto nuova nel genere umano,
-piuttosto verità che rassomiglianza di beatitudine.»
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-La storia de l'infelicità umana, che
-è resa in questa prosa secondo il mito pagano,
-è narrata secondo il mito cristiano ne l'<i>Inno
-ai Patriarchi</i>; ne la prima il Leopardi si rifugia,
-come in un ignorato eliso, nel suo sogno
-d'amore; ne la seconda gli arride lontana l'età
-de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del
-suo destino: qui e là un sogno lo consola del
-vero. La <i>Storia del genere umano</i>, ampliata
-a significar le sorti de l'intera umanità, è la
-storia de l'uomo, o meglio la storia del Leopardi,
-felice ne la prima infanzia, quando la
-vita è solo vegetativa, men felice, ma bella
-ancora ne la prima adolescenza, quando l'immaginazione
-fingeva a lui di là dai monti del
-suo orizzonte, <i>arcani mondi</i>, arcana felicità.
-A quei viaggi de gli uomini antichi, i quali
-vanno visitando lontanissime contrade, corrispondono
-gli studi di Giacomo, i quali limitano
-intorno a lui l'universo che lo aveva affascinato
-con le apparenze de l'infinito e gli fanno,
-come a quegli antichi, crescere la <i>mala contentezza</i>
-sì che, non ancor uscito da la gioventù,
-egli è occupato da l'<i>espresso fastidio
-dell'esser</i> suo; e come quelli a questo fastidio
-cercavano un rimedio ne la morte, così egli
-siede presso la fontana del giardino paterno,
-pensoso di finire in quelle acque il suo dolore.
-Giove propaga i termini del creato e lo adorna;
-così gli studi accrescono l'orizzonte intellettuale
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-del Recanatese, ma il rimedio è peggiore
-del male, poichè le vaghe immagini e il popolo
-dei sogni sfuggono dinanzi a lui; e come
-gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde
-la fede e se ne consola adorando i divini fantasmi
-de la virtù, de la gloria, de la patria, insieme
-ai quali lo alletta per la prima volta
-l'amore reale. Come quelli egli darebbe volentieri
-il sangue e la vita per tali fantasmi,
-ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione
-filosofica, lo accende del desiderio de la
-verità, e questa gli toglie ogni gioia, ogni conforto,
-gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo
-sollievo gli rimane l'amore, non materiale
-come prima, ma ideale e purissimo.
-Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa
-ripensare a quella specie di <i>delirio e di febbre</i>
-da cui fu preso, quando l'intima conoscenza
-de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato
-un sublime ricambio d'affetto.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Storia del genere umano</i> al Bouché Leclercq
-rammentò quei quadri de la scuola bolognese
-in cui un'apparizione celeste aleggia
-sopra le figure principali e manda riflessi luminosi
-fin ne gli angoli più oscuri.<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo
-del desiderio e il felice delirio del cuore
-e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza,
-un disdegno che non son quasi che il rovescio
-di quell'amore e di quel delirio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ne l'argutissima <i>Proposta di premi fatta
-dall'Accademia dei Sillografi</i> una freccia pungente
-è rivolta contro le donne, incapaci di
-fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta
-mite malinconia! Come egli l'ha cercata dovunque
-quell'adorabile <i>donna che non si trova</i>;
-come l'ha vagheggiata persino ne le pagine
-del conte Baldassar Castiglione, ed ha invidiato
-dal profondo de l'animo appassionato e deluso
-Pigmalione antico <i>che si potè fabbricare la sposa
-colle proprie mani</i>; e come gli si stringe il
-cuore nel non trovar per essa un miglior paragone
-che l'araba fenice del Metastasio! La
-donna fedele e che può render felice l'uomo
-è ancora da <i>inventare</i>; cinquecento zecchini
-de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero)
-a chi ne sarà l'autore.
-</p>
-
-<p>
-Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva
-essere in uno de' suoi momenti meno tristi,
-poichè un sincero umorismo lo inspira. Si
-sente, come dice il Bouché Leclercq, <i>qu'il a
-des larmes dans la voix</i>, si sente ch'egli ha
-sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi
-di amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi
-solo in quella sua alta aspirazione a le opere
-virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli
-ha anelato con tutta l'anima a l'amor sincero
-di una donna, ma la serenità del suo spirito
-gli permette di scherzare sui suoi errori e su
-le sue delusioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alcune prose del Leopardi e questa sua
-<i>Proposta di premi</i>, fra le altre, provano quale
-squisito umorista egli avrebbe potuto essere,
-se non fosse stato così sconfinatamente infelice;
-invero quanta felice arguzia in quell'enumerazione
-di macchine, che si spera saran trovate
-col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo
-di salute, che scampi da l'egoismo, dal predominio
-de la mediocrità, da la prospera fortuna
-de gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale
-noncuranza e da la miseria de' saggi,
-de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora
-nei premi immaginati!
-</p>
-
-<p>
-Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi
-col dialogo de <i>La Natura e di un'anima</i>.
-Lo spirito, cui la natura dice: <i>vivi e sii grande
-e infelice</i>, è quello stesso del Leopardi, che
-desolato di riconoscere vano il suo immenso
-desiderio di felicità e di sentire ne la propria
-eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne
-la vivacità de la sua immaginazione, altrettante
-cause d'ineffabile soffrire, sconfortato
-de la gloria stessa, che non si ottiene in vita
-e talora nè pure in morte, nè anche da gli
-eccelsi, maledice la sua grandezza e chiede
-d'esser conforme al più stupido, insensato spirito
-e di morire il più presto che si possa.
-</p>
-
-<p>
-Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno,
-se il sorriso di una Elvira gli avesse
-aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-in cui egli avrebbe veduto cangiarsi la
-terra desolata, non sarebbe stato eterno; ma
-la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato
-l'infelice da la disperazione.
-</p>
-
-<p>
-A l'uomo, cui manchino la potenza di agire
-e gli affetti, qual rimedio rimane contro la
-noia, se non i sogni e le fantasticherie? Così
-il Leopardi nel dialogo <i>Torquato Tasso e il suo
-gemo familiare</i> (imitazione, ma piena d'originalità,
-del <i>Messaggero</i> de lo stesso Torquato);
-il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del
-Canto ad Angelo Mai; mandandolo in terra
-il cielo preparava a gli uomini l'esempio d'una
-mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore,
-nè pur dal dolcissimo canto confortato.
-E che è questo Tasso se non il Leopardi medesimo?
-</p>
-
-<p>
-Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore
-per Leonora, e ne le parole di lui senti la voce
-stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce
-la natura di quasi tutti gli amori leopardiani:
-l'amata gli pare da vicino una donna, da lontano
-una dea, e quel che più gli duole è che
-le donne stesse tolgano ogni splendore a l'immagine
-loro ch'egli si forma con la fantasia:
-ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli
-l'ideale. Quando egli sogna la sua
-donna, sfugge il giorno dopo di rivederla chè,
-se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne
-la favella a l'immagine sognata, non sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-più la stessa, avrebbe perduto gran parte del
-suo incanto.
-</p>
-
-<p>
-Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie
-è solo quella di consumare la vita, questo è
-pure l'unico intento che ci si possa proporre.
-Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione
-s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal
-dolore a l'amarezza; da l'amarezza, al sarcasmo;
-ecco la storia di quell'anima. Così qui il
-dialogo tutto ha un'intonazione malinconica
-e dolce, la chiusa è aspramente sarcastica.
-<i>Dove sei solito abitare?</i> — chiede Torquato al
-suo genio. — <i>In qualche liquore generoso</i>, — risponde
-questo; — da prima il Leopardi aveva
-scritto <i>nel tuo bicchiere</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ma il sarcasmo non dura, non può essere
-abituale in quell'animo altamente buono, che
-si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e
-profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le
-umane sventure.
-</p>
-
-<p>
-Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi
-spiega la sorte sua: nato con disposizione
-grandissima ad amare, ma per la sciagurata
-forma del corpo disperato di poter ottener altro
-che amicizia, e per la stessa ragione poco
-atto ai pubblici negozi, e pur dotato d'ingegno
-grandissimo, che accresceva fuor di
-modo la molestia di queste condizioni, come
-Socrate anche il Leopardi <i>si pose per ozio a
-ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-e delle qualità de' suoi cittadini: nel che gli
-venne usata una certa ironia; come naturalmente
-doveva accadere a chi si trovava impedito
-di aver parte, per dir così, nella vita</i>. Ma anche
-in lui la mansuetudine e la magnanimità innata
-fecero che l'ironia non fosse sdegnosa
-ed acerba, ma piuttosto riposata e dolce. Le
-occupazioni, fossero negozi o trastulli, eran
-ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri
-reali anteponeva d'assai quelli de le false immaginazioni;
-tutte infelici gli parevan le condizioni
-de la vita e tutte press'a poco ugualmente
-povere di beni e ricche di mali, nè
-rimedio a questi era per lui la filosofia. Come
-l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare,
-che si compiace di scostarsi dal comune de gli
-uomini e che pur disprezzando nel suo pessimismo
-e l'umanità e la natura e l'universo,
-non sa odiare, anzi è naturalmente e quasi inconsciamente
-disposto a sentimenti affettuosi,
-i quali non lo compensano, ma lo consolano,
-alcun poco de gli affetti eroici ed ardenti
-per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura
-gli negano. «Sono nato ad amare, ho
-amato e forse con tanto affetto quanto può
-mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non
-sono ancora, come vedete, in età naturalmente
-fredda, ne forse anco tepida, non mi vergogno
-a dire che non amo nessuno fuorchè me
-stesso, per necessità di natura, e il meno che
-<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
-mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto
-a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione
-di patimento agli altri.»
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile
-passione de la sua vita, un amore ardente
-come il primo, ma di cui l'illusione durò
-ben più, e ben più tormentose furono le sofferenze
-che gliene vennero, quando quel caro
-inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero
-che la donna amata a Firenze dal Leopardi
-fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici, altri
-la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per
-prima immaginò che de la Buonaparte il poeta
-fosse innamorato; egli stesso lo nega in una
-lettera a Carlo.
-</p>
-
-<p>
-La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e
-amantissima de gli studi, radunava in casa propria
-i più insigni letterati ed artisti di Firenze,
-fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei
-scolpì la Psiche, il Niccolini, il Carena, il Leopardi;
-amico pure le fu il Giordani. Ella è
-nota specialmente perchè restaurò la casa di
-Giovanni Boccaccio, di cui aveva fatto acquisto.
-Su i rapporti di lei col Leopardi non molto
-ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste
-al Ranieri diranno di più; ad ogni modo
-ella fu certo ospitale e gentile verso il Recanatese;
-<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
-ma quel che fu detto e recentemente
-sostenuto dal professore A. De Gubernatis cioè
-che ella fosse l'Aspasia, non mi appar probabile.
-Il sapere che la marchesa Carlotta
-era amabile, colta, che aveva un albo di autografi
-preziosi, di cui qualche cosa deve rimanere
-ancora e in cui scrisse il Leopardi; il
-ricordo de le sale veramente ricche e profumate
-del palazzo di lei, la sua amicizia pel
-poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato
-de la dama, mentre molte ragioni
-avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la
-Fanny Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono
-intimi durante la loro dimora a Firenze
-il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non
-fosse la Lenzoni il difetto di lei che, essendo
-gobba, benchè del resto piacente, non avrebbe
-potuto esser chiamata dal Leopardi così verista
-<i>beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria,
-sola vera beltà, la più bella fra tutte le donne</i>;
-debbo aggiunger qui però che altri vuole la
-gibbosità fosse un'amabile invenzione de le
-<i>buone</i> amiche de la dama, la quale soleva stare
-un po' curva. Ella quando conobbe il poeta
-era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo,
-l'uso ne le dame d'averne uno era comunissimo
-e l'aver il Leopardi scritto in quello
-di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la
-Targioni.<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Questa era vicina di casa del Leopardi,
-abitava in via Ghibellina; donna giovane
-<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
-ancora, poco più che trentenne quando
-lo conobbe, di rara bellezza, univa ad essa una
-grande amabilità e una perfetta arte di piacere.
-Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore
-ne l'Arcispedale di Santa Maria Nuova e
-ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la
-Crusca e direttore del giardino botanico, godeva
-di gran fama e riuniva spesso in casa
-sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza
-abituale nei Targioni, e anzi maggiore per il
-nome già illustre che possedeva, Giacomo vi
-si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e
-la grazia de la Fanny e l'ingegno del professore.
-Quando poi la primavera, come sempre,
-gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per
-quella donna divampò in amore. Tutto fa credere
-che fosse la Targioni la bellissima e amabilissima
-signora per la quale il poeta con
-tanta premura domandava e raccoglieva autografi;
-anzi a questo proposito è da notarsi
-che per accontentar lei il Leopardi si fece
-mandare da Paolina il protocollo de le lettere
-a lui scritte da vari letterati e che di queste
-lettere anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono
-tre fra le carte di casa Targioni-Tozzetti,
-nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione
-risvegliatasi ardentissima nel Leopardi
-gli fu da prima causa di inenarrabili dolcezze,
-il suo animo sereno e lieto come non era stato
-mai, dava adito persino a un compatibile sentimento
-<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
-di vanità, o di cura almeno de la propria
-persona, poichè certo il poeta pensava
-a la donna cui avrebbe voluto piacere, quando
-scriveva a Paolina (21 agosto 1830) d'aver fatto
-ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino,
-e si compiaceva che paresse nuovo e gli stesse
-molto bene.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Pensiero Dominante</i> ci rivela lo stato
-d'animo di lui durante il primo periodo di
-questo suo affetto: il pensiero amoroso lo
-domina interamente, terribile ma caro dono
-del cielo; tutti gli altri si dileguano, tutte le
-opere, tutta la vita son divenute un nulla, una
-noia intollerabile in confronto a la gioia celeste
-che quello gli procura; le solite meditazioni,
-le solite compagnie divenute incresciose,
-il poeta non intende più come altri
-possa aver desideri, sospiri non somiglianti al
-suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par
-ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de
-l'animo suo che ha sempre disprezzato i cuori
-ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai
-a subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà.
-L'amore gli pare la sola discolpa al destino,
-che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza
-frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti
-anni una così misera vita per giungere in fine
-a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di tutti
-i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza,
-pur che conducesse a tal meta. In quel
-<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
-nuovo paradiso dimentica lo stato terreno ed
-è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali.
-Ma il dolce stato d'animo poco dura
-e ben presto il poeta non sospira più l'amore
-soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere
-ad ogni modo sopportabile la vita, bensì ripensando
-al verso di Menandro:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Muor giovane colui ch'al cielo è caro,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-agogna due cose belle, <i>amore e morte</i>: l'uno
-il più grande dei beni, l'altra fine d'ogni
-male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni,
-il poeta augura o l'uno o l'altro di questi
-dolci signori,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Al cui poter nessun poter somiglia;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte
-pietosa, certo ch'essa lo troverà orgoglioso,
-renitente al fato, non benedire al poter che
-l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana,
-ogni conforto stolto, aspettar solo serenamente
-l'ora in cui poter piegare addormentato
-il volto nel seno virgineo de la funebre dea.
-</p>
-
-<p>
-Questa fu la più vera e terribile passione del
-Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo
-amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione
-pura, ma tutta umana, che probabilmente il
-poeta, sempre riserbatissimo e timido, perchè
-conscio de la propria inferiorità materiale e
-dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la
-<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
-donna cara, ma ch'ella dovette comprender
-benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva
-certa coscienza di esser stato capito.
-</p>
-
-<p>
-Le debolezze, cui per tale passione egli si
-lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto,
-ma anche gli amici di lui compresero
-il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire
-e del suo non saper resistere a quel disgraziato
-affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a
-Roma il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là
-cinque mesi e mezzo, si duole di quel soggiorno
-come di un esilio acerbissimo. Malgrado
-le spiegazioni che ne furon date, mi pare che
-di questo viaggio non si sia ancora chiarita
-sufficientemente la ragione. Il <i>romanzo</i> di cui
-parla Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831)
-è certamente un romanzo <i>suo, suo</i> così il dolore
-e <i>sue</i> le lacrime; infatti come altrimenti
-avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo
-<i>forse avrò forza di narrarti ogni cosa</i>»; e noto
-pure che ne l'altra lettera de l'ultimo de
-l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere
-ancora su le cose che quegli gli aveva dimandate,
-e cioè, come appare dal contesto, su le
-cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente
-dovrei scrivere per informarti del
-<i>mio stato</i> in maniera sufficiente.» Gli aveva
-chiesto la Fanny d'allontanarsi per qualche
-tempo? Non mi pare improbabile. Una volta
-sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera
-<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
-rispettosa, riservata, ma ne la quale chi
-abbia bene studiato il carattere di lui, intravede
-un profondo sentimento, specialmente
-se la confronta con le lettere ad altre donne
-che pure senza dubbio egli amò, per esempio
-con quella da Recanati a la Malvezzi: non
-scrisse prima per non darle noia, ma non vuole
-che il silenzio le paia dimenticanza, benchè
-ella forse sappia <i>che il dimenticar lei non è facile</i>.
-Le parla di sè e de le proprie idee con
-effusione e poi si duole di rattristar con esse
-lei <i>che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere
-nella vita e trionfar del destino umano</i>.
-S'ella si degnerà di comandargli sarà per lui
-<i>una gioia e una gloria di servirla</i>. Il 22 marzo
-era di nuovo a Firenze e passò alcuni giorni
-lieti; la sua stima per la Fanny non era forse
-profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente
-appassionato così ch'egli non viveva
-che per quella donna, dimenticando dinanzi
-a lei il proprio orgoglio, la propria fierezza e
-quasi la propria dignità. La Fanny, annoiata di
-quella passione, seccata forse da le ciarle che
-se ne facevano, non trattò più il Leopardi con
-la consueta gentilezza, ma non per questo riuscì
-ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832,
-lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni,
-lontano il Ranieri ch'era a Bologna per
-seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi
-di sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere
-<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
-l'assegno a la famiglia, Giacomo si sentiva tuttavia
-rivivere, ricevendo un biglietto de la
-donna amata, cui rispondeva una lettera timida
-e rispettosa anch'essa, ma che rivela ancor
-più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice
-fra l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e
-sempre occupato in quel suo amore, che lo fa
-per più lati infelice. E <i>pure certamente l'amore
-e la morte sono le sole cose belle che ha il mondo
-e le sole, solissime degne di essere desiderate</i>.
-Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, che
-faranno le altre cose che non sono nè belle,
-nè degne dell'uomo... <i>Addio, bella e graziosa</i>
-Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi,
-sapendo che non posso nulla. <i>Ma se</i>, come
-si dice, <i>il desiderio e la volontà danno valore,
-potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi</i>. Ricordatemi
-a le bambine e credetemi sempre vostro.»
-</p>
-
-<p>
-L'autunno e l'inverno passarono tristemente
-pel poeta sempre più malfermo in salute
-e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo
-di quest'amore non si sa. Nel maggio
-del 1832 il Leopardi era sempre accolto con
-gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla
-certo di loro ne la lettera a Paolina (22 maggio
-1832), annunziandole d'averle mandato il
-pus che Carlo desiderava, avuto da lui per
-mezzo <i>di uno dei primi medici di Firenze</i>. E la
-gentilezza più ancora che del Targioni era de
-la Fanny, la quale s'era provveduta di quel
-<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
-pus per mandarlo ad un suo fratello; poi per
-fare un piacere al Leopardi, glielo aveva ceduto,
-aspettando di averne più tardi de l'altro.
-</p>
-
-<p>
-Certo la fine di quest'amore fu una delusione
-compiuta che portò ne l'animo del Leopardi
-un dolore disperato, e lo persuase a
-seguire il Ranieri a Napoli. Altri vuole che il
-Ranieri stesso, il quale era molto ne le grazie
-de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore
-de l'amico e pregato la donna ad essergli compassionevole,
-finisse con lo svelare a l'infelice
-come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse
-dal canzonarlo coi conoscenti. Il poeta
-perdette allora persino la speranza ne la pietà
-de l'amata, persino la fede ne la gentilezza
-de l'animo di lei e scrisse i versi <i>A sè stesso</i>,
-i più tragicamente desolati che sieno usciti
-dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata
-quella tempesta, più tardi a Napoli, ne
-la primavera del 1834, ricordando, scriveva
-l'<i>Aspasia</i> e nascondeva sotto questo nome la
-donna amata, perchè bella, colta, ospitale. La
-immagine di lei gli riappare spesso, visione
-superba, e il profumo di una piaggia fiorita,
-di una via cittadina olezzante di fiori, gli risveglia
-sempre il ricordo dei vezzosi appartamenti
-tutti odorati di fiori primaverili in
-cui la vide con una veste violetta, adagiata
-sopra un divano ricoperto di pelli, circonfusa
-d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare
-<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
-baci sonanti su le labbra de' suoi bambini,
-stringerseli al petto e porgere a loro, ignari
-de le sue cagioni, il collo candidissimo.
-</p>
-
-<p>
-Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è
-quello d'una donna ammirabilmente bella, civetta,
-di poco cuore e di non grande intelligenza.
-Che in questo ritratto vi sia alcunchè
-di soggettivo è certo; ma calmato il primo
-furore il poeta non parla più agitato da la
-passione, bensì ritorna con sufficiente calma
-ai giorni del suo amore e de le sue pene, una
-grande amarezza gli resta ne l'anima e un non
-celato disdegno di quella donna in particolare
-e de la donna in generale. Ne l'<i>Aspasia</i>,
-poesia sincera e originale se altra mai, v'è
-pur qualche cosa che rammenta <i>L'amante
-rigettato</i> del Baldovini (sec. XVIII), poesia che
-il Leopardi conosceva ed ammirava certamente,
-poichè l'accolse ne la sua <i>Crestomazia poetica</i>.
-Certo ben altro è il sentimento tragico del
-Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro
-del Baldovini; pur questo è, per dir così, la
-prima nota di quella gamma.
-</p>
-
-<p>
-Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne
-l'amata il proprio ideale inchinando ed amando
-questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira
-ed incolpa a torto la donna:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> Che se più molli</p>
-<p class="i01">E più tenui le membra, essa la mente</p>
-<p class="i01">Men capace e men forte anco riceve.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
-</p>
-
-<p>
-Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri
-da lei inspirati, nè mai potrà intenderli;
-quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge
-talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro,
-mentre l'Aspasia reale non soltanto è viva, ma
-tanto bella che a parer del poeta supera ogni
-altra donna. Ora mi sia permessa in fretta
-un'osservazione: che il poeta scrivesse questo
-Canto a Napoli ne la primavera del 1834
-è certo, anche per quell'accenno al mare de
-l'ultimo verso; da le frasi <i>bella non solo ancor,
-ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre
-avanzi</i>, è chiaro che il poeta aveva riveduto e
-da poco la donna cara; come rivide la Targioni,
-se non uscì più di Napoli e, a quanto
-si sa, a Napoli ella non andò?
-</p>
-
-<p>
-Il poeta, conosciute le arti e le frodi de
-l'amata da la dolce somiglianza di lei con
-l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto a
-tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora
-ella si vanti d'aver posseduto il cuore di lui,
-d'averlo visto supplichevole, timido, tremante,
-privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni
-voglia, ogni parola, ogni atto di lei, impallidire
-a' suoi superbi fastidi, brillare in volto ad
-un segno cortese, cambiare colore e sembiante
-ad ogni suo sguardo; l'incanto è caduto
-ed egli contento abbraccia senno con
-libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza
-errori gentili la vita è una notte invernale senza
-<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
-stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza
-conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto.
-</p>
-
-<p>
-Il suo eccelso ideale de la donna rimane
-così oscurato da l'imagine di una donna reale,
-per la quale con l'amore venne meno in lui
-anche la stima, e quell'impressione dolorosa
-e cupa non può più cancellarsi da l'animo
-suo. Nei <i>Pensieri</i> (XXXIV) dirà che i giovani
-credono di rendersi amabili fingendosi malinconici
-e che la malinconia quando è finta può
-per breve spazio piacere, massime a le donne;
-ma che a lungo andare non piace che l'allegria,
-perchè il mondo ama non di piangere,
-ma di ridere; tacciando così, come nota il
-Castagnola, di crudeltà e di egoismo l'umanità,
-e, aggiungo, le donne in particolare, di
-cui ha soprattutto parlato. Altrove affermerà
-come le donne quasi tutte si cattivano e si
-conservano con la noncuranza e col disprezzo,
-col fingere di non curarle e non stimarle;
-e troverà la vita piena di genti che «mirate
-non mirano, che salutate non rispondono, che
-seguitate fuggono, che, voltando loro le spalle,
-o torcendo il viso, si volgono, e s'inchinano, e
-corrono dietro ad altrui.»<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> Dirà ancora che
-la donna è come una figura del mondo, del
-quale è propria generalmente la debolezza;
-che l'una come l'altro si acquista con ardire
-misto di dolcezza, con tollerare le ripulse, con
-perseverare fermamente senza vergogna;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> e
-<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
-scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce
-sempre a nulla, o certo è malissimo fortunato,
-chi li ama d'amore non finto e non tepido,
-e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il
-mondo è, come le donne, di chi lo seduce,
-gode di lui, e lo calpesta.»<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>
-</p>
-
-<p>
-Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia
-de la Tommasini, le tenere e devote cure
-de la Ranieri e la vera calma succeduta ne
-l'animo suo, quando fu in tutto e veramente
-acquietata la passione per Aspasia, modificarono
-questo suo pessimismo verso la donna,
-come parrebbe attestarlo la Canzone <i>Sopra un
-bassorilievo antico sepolcrale dove una giovane
-morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi
-dai suoi</i>, e in parte anche quella
-<i>Sopra il ritratto d'una bella donna scolpito nel
-monumento sepolcrale della medesima</i>. Ne la
-prima forse il poeta ripensa a Silvia, a Nerina,
-morte anch'esse giovani e belle e, pur quasi
-convinto che la sepolta debba dirsi beata,
-sospira pensando al destino, chè ai più costanti
-un'alta pietà invade il petto nel veder
-perire una fanciulla, quando la regina bellezza
-si dispiega ne le sue membra e nel suo volto,
-il mondo le si inchina, la speranza le fiorisce
-ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati
-che, perdendo la diletta persona, rimangono
-quasi scemi di sè stessi, e chiede a la
-natura come possa strappare l'amico a l'amico,
-<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
-il fratello al fratello, i figli al padre, a l'amante
-l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già
-un egoistico compiacimento di veder distrutta
-una femminile bellezza, mentre la bellezza
-femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel
-Canto <i>Sopra il ritratto d'una bella donna</i>;
-l'antitesi fra la figura de la vivente, dal dolce
-sguardo, dal labbro da cui par traboccare il
-piacere come da un'urna piena, da l'amorosa
-mano, dal seno che faceva impallidire la gente;
-e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile
-non meno pel poeta che pel lettore. In lui non
-è alcun misero e volgare sentimento di basso
-e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano
-Canto de l'odio questo, è la meditazione
-austera e tragica del <i>misterio eterno dell'esser
-nostro</i>. Il disdegno è tutto rivolto a la natura
-e lo spirito è assorto ne l'eterno problema:
-se non siamo che polvere ed ombra come in
-noi così alti sentimenti? Se anche in parte
-v'è in noi qualche cosa di gentile, come i
-nostri moti e pensieri più degni son desti e
-spenti così facilmente da così basse cagioni?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nessuna prova ci resta dei sentimenti che
-Giacomo Leopardi provò per Paolina Ranieri,
-confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo
-ch'egli la paragonava a la propria sorella
-<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
-e che faceva gran caso perfino del nome
-di lei: sì che non è troppo ardito il supporre
-che qualche luce di speranza e di tenerezza
-gli venisse da quella compagnia gentile e temperasse
-la desolazione de l'animo suo, il quale
-aveva visto svanire i più cari sogni nel nulla
-eterno e ne l'immensa vanità d'ogni cosa
-umana.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la sua vita passò in un inesaudito
-desiderio d'amore, e quasi mai egli potè avere
-nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè
-tante altre cagioni di soffrire gli avessero dato
-la natura e la sorte, questa fu la più tremenda.
-Ardeva di trovar una donna che lo amasse e
-non credeva di poterla trovare; conscio con
-nobile orgoglio de la nobiltà de l'animo suo
-e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio
-che questi sono i più alti doni che natura
-possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia
-persuadersi che bastassero a compensare a gli
-occhi di una donna la sua disavvenenza. E,
-desolatamente afflitto di questa, perchè la vedeva
-opporsi, come insuperabile ostacolo, fra
-l'anima sua e l'amore, sentiva la donna lontana,
-irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo
-di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva
-uno di stanca desolazione, in cui gli mancavano
-i dolci affanni e persino il dolore; ma,
-piangendo la vita fatta per lui esanime, sentiva
-ancora che il suo cuore era vivo. Poi
-<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
-anche quest'ultimo sentimento si spegneva;
-quasi insensato, attonito egli non domandava
-più conforto; le eloquenti voci de la natura
-eran mute per lui, lo sguardo d'una donna,
-la mano offertagli, <i>candida ignuda mano</i>, non
-lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo
-cuore si risvegliava: quel <i>Risorgimento</i>, ch'egli
-cantò con tanta dolcezza, non fu l'unico de la
-sua vita: da la grave immemore quiete, somigliante
-a la morte, l'animo suo, riscosso
-d'improvviso, ritrovava tutte le sue illusioni,
-tutto il suo dolore; senza speranza e senza
-fede, conscio che l'idolo suo più caro non
-aveva amore ne le pupille tremule, nel raggio
-sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava
-tuttavia i cari inganni e l'ardore natio.
-</p>
-
-<p>
-Egli sempre adorò, quasi misticamente, la
-bellezza, nè v'ha bisogno di commento a spiegare
-come e perchè tanto gli piacessero i versi
-di Lodovico Martelli <i>In lode delle donne</i> (secolo
-XVI), e questi specialmente ch'egli dovette
-ripetere ben amaramente fra sè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Scevra da l'altre una virtù si prezza;</p>
-<p class="i01">Ma chi piacque già mai senza bellezza?</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Più ancora che entusiasta de la bellezza fu
-avido di tutti i grandi sentimenti e anelante
-ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva
-nato non per scrivere ma per operare, e sognava
-grandi cose, vedendo il suo avvenire
-<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
-come un magnifico campo di gioia e di gloria
-aperto a l'altera anima sua. L'azione gli fu
-contesa presto e per sempre, e non gli rimase
-che contemplare, silenzioso e triste, le stupende
-visioni de la sua mente; ma una speranza
-era radicata troppo profondamente nel
-suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla
-e, quantunque senza convinzione, egli
-pensava che una gioia, una gloria, una divina
-ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa
-affezione d'una donna. Fu questa l'ultima a
-dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando
-essa sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza;
-in che cosa poteva egli più credere o
-sperare, se la donna ch'era stata per lui una
-religione, gli si rivelava un essere debole, fallace?
-Il suo fu il destino dei grandi infelici,
-vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera
-e pura, disperando di tutto, maledisse la vita
-e gettò a l'umanità il suo grido di dolore.
-</p>
-
-<p>
-Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de
-l'opera leopardiana la donna appare in nobiltà
-e purezza di linee, quale forse non fu da
-nessun altro poeta cantata. Per questo e per
-le sventure sue il Leopardi conquista, insieme
-a la simpatia dei giovani, quella de le donne.
-È noto con quanta venerazione parlò di lui
-la Caterina Franceschi Ferrucci<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>, ch'egli
-teneva in grande stima. Bello è il Canto che
-nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta
-<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
-la Maria Giuseppa Guacci Nobile<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, salutando
-in lui il fedele che ebbe a prua de la sua nave
-virtù candidissima, la quale lo scorse ove non
-sono confini; il fedele che ne l'ultima ora
-sua non fu flagellato da rimorsi, non vide la
-giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò
-una prece simulata con gli avidi pensieri
-chini in terra e di cui la parola estrema fu:
-amore.
-</p>
-
-<p>
-Anche la gentil poetessa Giannina Milli,
-inspirandosi specialmente a l'affetto religioso,
-cantava degnamente del Leopardi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,</p>
-<p class="i01">Che non toccò della mortal sozzura;</p>
-<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p>
-<p class="i01">Uom che sugli altri al par di te s'ergea;</p>
-<p class="i01">Sublimemente in Dio creder dovea!<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E <i>tu credevi</i> — afferma la poetessa — ma la terra
-al tuo sguardo era muta e deserta, la gente
-ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria, però
-da l'imo petto il verso ti uscì disperato.
-</p>
-
-<p>
-Se non con grande finezza d'arte, certo con
-una sincerità e una soavità commovente d'affetto,
-si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Nè mai donna t'amò di quel potente</p>
-<p class="i01">Amor, di cui ti strusse invan la speme,</p>
-<p class="i01">Di cui la sete ardente</p>
-<p class="i01">Solo s'estinse alla tua vita insieme.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span></p>
-<p class="i01">Così sempre deserto e mai compreso,</p>
-<p class="i01">Chiedesti al verso una vendetta amara,</p>
-<p class="i01">Di cui l'amaro peso</p>
-<p class="i01">Sente ogni donna che il tuo verso impara.<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E in nome di tutte le donne chiedeva perdono
-al poeta. Non imprecava a' suoi affanni e ne
-l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al
-pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio,
-una promessa:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Che col nostro morir tutto non muore.</p>
-</div></div>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto
-nè pure un'unica volta avverarsi il suo più
-caro voto; egli non fu amato. E niuno al par
-di lui sentì mai come una parola, una semplice
-parola di donna, può far bene a lo spirito,
-ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè,
-riaprirgli l'avvenire. Si direbbe che parli di lui
-il Michelet quando scrive: «Je voyais un jour
-un enfant sombre et chétif, d'aspect timide,
-sournois, misérable. Pourtant il avait une flamme.
-Sa mère, qui était fort dure, me dit: On
-ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame.
-C'est qu'on ne l'a baisé jamais.»
-</p>
-
-<p>
-Ma se non risvegliò in alcuna la passione
-che ardeva in lui, dal reale affetto di molte
-<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
-donne gentili e da la potenza de la sua fantasia
-gli vennero le più care gioie de l'amore.
-«Amare... non è ricevere, è dare,» scrisse il
-Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune
-amorose di molti e molti non valgono
-un'ora del profondo sentimento che di Giacomo
-Leopardi fece un poeta; la sua opera
-appartiene a la ristretta cerchia di quelle che
-non invecchiano, non decadono per quanto
-volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà.
-Bella e degna d'ammirazione la sua parola di
-pensatore; ma immortale e degna di commuovere
-tutti i cuori finchè l'amore e il dolore
-li scuota quella del poeta; muti il mondo,
-l'anima umana non muterà, e nei canti di Giacomo
-Leopardi v'è un'anima, un'anima di
-Titano, di Prometeo, martire su la sua roccia,
-straziato ne le intime viscere e pur forte ancora,
-con la fronte orgogliosa rivolta a le
-stelle, con un inno d'amore su le pallide labbra,
-mentre dal petto aperto scorre il suo caldo
-sangue. Quel timido taciturno, già uomo a
-dieci anni, fanciullo ancora a trentanove, sentiva
-tragicamente la sua forza e la sua sventura;
-fra tanti uomini fortunati egli, infelice,
-aveva coscienza di essere il più vero uomo, e,
-pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col
-suo canto, che tramanda a le età venture qualche
-cosa de l'animo suo ed è una <i>voce</i> de l'armonia,
-<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
-vibrante in silenzio in tanti cuori, ma
-in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e
-palpitare. La divina scintilla ch'egli rapì a gli
-eterni non si spense, nè pur quando su quegli
-azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro
-fuoco è serbato a gli uomini ne le pagine
-rese sacre da l'arte, dal genio e da la sventura.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
-</p>
-
-<h3 id="note-do">NOTE.</h3>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Epistolario di G. L.</i>, vol. III, Firenze,
-Successori Le Monnier, 1892 (<i>Ricordi, giudizi e
-ragguagli intorno alla vita e alle opere di G. L.</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Lettere di Paolina Leopardi a Marianna
-ed Anna Brighenti</i>, pubblicate da Emilio Costa.
-Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 dicembre
-1845).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Saggio sopra gli errori popolari degli
-antichi</i>, di G. Leopardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Prefazione al II libro dell'Eneide</i>, di
-G. Leopardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio,
-le visite de la Cassi ai Leopardi furon due:
-una ne l'autunno del 1816, e in questa si sarebbe
-svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel
-dicembre del 1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare
-in convento la Vittoria Lazzari),
-ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe
-nuovamente accesa, e perciò l'<i>Elegia</i> scritta
-nel 1817 comincierebbe co' versi
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tornami a mente il dì che la battaglia</p>
-<p class="i01">D'amor sentii la prima volta....</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">Teresa Leopardi</span>, <i>Notes biographiques
-sur Leopardi et sa famille</i>. Paris, Lemerre, 1881.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">G. Mestica</span>, <i>Gli amori di G. Leopardi</i>
-(nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 4 aprile 1880), ed a
-proposito della Cassi cfr. anche lo studio di <span class="smcap">F. Mariotti</span>,
-<i>I ritratti di G. Leopardi</i> (<i>Nuova Antologia</i>,
-16 gennaio 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">G. Tirinelli</span>, <i>Un giorno a Recanati</i>
-(<i>Nuova Antologia</i>, 1º settembre 1878).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">I canti di G. Leopardi</span>, commentati
-da A. Straccali, pag. 48. Firenze, Sansoni, 1892,
-in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XI</span>-241.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora
-i Canti <i>A un vincitore nel pallone</i>, <i>Bruto minore</i>,
-<i>Alla Primavera</i>, <i>Inno ai patriarchi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi gli studi sul <i>Consalvo</i> pubblicati da
-L. Pieretti nella <i>Rassegna Nazionale</i> di Firenze 1881,
-e quello di F. Torraca in <i>Discussioni e ricerche letterarie</i>,
-Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a 365).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">B. Zumbini</span>, <i>Saggi critici</i>. Napoli, Morano,
-1876. Cfr. anche la VI de le <i>Briciole leopardiane</i>
-di Attilio Butti (<i>Giornale storico della letteratura
-italiana</i>, fasc. 90º, pagg. 511-515).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. a tale proposito <span class="smcap">G. Leopardi</span>, <i>Poesie
-e prose scelte e annotate per le giovanette</i> da Caterina
-Pigorini Beri. Firenze, Successori Le Monnier,
-1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; <span class="smcap">Odoardo
-Valio</span>, <i>La suora di carità di Giacomo Leopardi</i>.
-Acerra, Fiore, 1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14;
-e nel <i>Giornale storico della letteratura italiana</i>, fascicolo
-90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI de
-le <i>Briciole leopardiane</i> di Attilio Butti.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">A. Borgognoni</span>, <i>La Canzone del Leopardi
-alla sua donna</i> (nel <i>Fanfulla della Domenica</i>,
-1884, nº 45).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <span class="smcap">G. Carducci</span>, <i>Le tre Canzoni patriotiche
-di Giacomo Leopardi</i> (pubblicate ne la <i>Rivista d'Italia</i>,
-anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e 15 marzo 1898).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">A. Graf</span>, <i>Foscolo, Manzoni, Leopardi</i>. Saggi.
-Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1898,
-in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. lo studio
-<i>Il Leopardi e la musica</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Traversi stesso asserisce che nessuno
-prima di lui si era avveduto di questo amore;
-infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato finora
-che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna
-anche un'altra signora, io sono il primo
-a metter fuori questa curiosa notizia.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con identico modo Paolina alludeva altra
-volta a l'amore del fratello per la Basvecchi:
-«La <i>tua</i> Serafina si fa sposa.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. su tale argomento anche il volume
-del Dr. <span class="smcap">N. Zingarelli</span>, <i>Operette morali di G. Leopardi</i>,
-ricorrette su le edizioni originali con introduzione
-e note ad uso delle scuole. Napoli,
-Pierro (in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIII</span>-408), 1895.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Un articolo critico
-di A. De Gubernatis e l'Aspasia del Leopardi</i>
-(pubblicato nel nº 15 de la <i>Gazzetta Letteraria</i> di
-Torino, 1897).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">I. Della Giovanna</span>, <i>Le prose morali
-di G. Leopardi</i>. Firenze, Sansoni, un vol. in 16º
-di pagg. <span class="smcap lowercase">XXXII</span>-373, 1895. Pensiero LXXIII, a
-pag. 344.</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
-</p>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caterina Franceschi Ferrucci</span>, <i>I primi
-quattro secoli della letteratura italiana</i> (Firenze,
-Successori Le Monnier, 1873). Vedi a pag. <span class="smcap lowercase">XII</span>, prefazione
-al primo volume cit.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">M. Giuseppa Guacci Nobile</span>, <i>Rime</i>.
-Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1839, pag. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">Giannina Milli</span>, <i>Poesie</i>. Firenze, Felice
-Le Monnier, 1862. Vol. I, pagg. 313 a 315
-(<i>A Giacomo Leopardi</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">Erminia Fuà Fusinato</span>, <i>Versi</i>. Firenze,
-Felice Le Monnier, 1874, da pag. 246 a
-pag. 248.</p>
-</div>
-</div>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine.</span>
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE.</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>A Federico Conigliani</td> <td class="pag"><a href="#federico">Pag. <span class="smcap lowercase">V</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Prefazione</td> <td class="pag"><a href="#prefazione"><span class="smcap lowercase">VII</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Adelaide Antici Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#adelaide">3</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-ad">32</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Ferdinanda Leopardi Melchiorri</td> <td class="pag"><a href="#ferdinanda">37</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-fer">54</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Paolina Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#paolina">59</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-pa">116</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Marianna Brighenti e la sua famiglia</td> <td class="pag"><a href="#marianna">121</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-ma">167</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Teresa Carniani Malvezzi</td> <td class="pag"><a href="#teresa">173</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-te">217</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Antonietta Tommasini</td> <td class="pag"><a href="#antonietta">223</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-an">267</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Paolina Ranieri</td> <td class="pag"><a href="#pranieri">271</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-pr">312</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La donna nella vita e nelle opere di G. Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#ladonna">317</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-do">401</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
-
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-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
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-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
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-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
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-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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Binary files differ