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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi - -Author: Emma Boghen-Conigliani - -Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EMMA BOGHEN-CONIGLIANI - - - LA DONNA NELLA VITA E - NELLE OPERE DI GIACOMO - LEOPARDI - - - _Adelaide - Antici Leopardi — Ferdinanda - Leopardi Melchiorri - Paolina Leopardi — Marianna - Brighenti — Teresa Carniani - Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina - Ranieri — La - donna nella vita e nelle opere - di Giacomo Leopardi_ - - - - FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE - M·DCCC·XCVIII - - - - - Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti - di riproduzione e traduzione sono riservati. - - - - -_A Federico Conigliani._ - - -_Non è un dono, ma quasi una restituzione la dedica di queste pagine, -cui il tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto che la mia -penna; gradiscile ad ogni modo quale ricordo di studi e ricerche comuni -e quale pegno minimo di una riconoscenza incancellabile._ - - - - -PREFAZIONE. - - -_Se la donna ha sempre molto potere su l'animo de l'uomo, moltissimo -n'ebbe su quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente, la vagheggiò -in uno splendido ideale poetico; giovane, l'agognò con una dolorosa -potenza di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno, infelice per -lei, pur sempre adorandola: madre, sorella, congiunta, amata, non -amante, ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe gran parte ne la -vita di lui, nel suo pensiero, e fu tutto pel suo cuore._ - -_I biografi studiarono con minuziosa accuratezza i rapporti del Poeta -con alcune donne; lasciarono altre e non giustamente in dimenticanza: -cito ad esempio l'Antonietta Tommasini; l'epistolario leopardiano conta -numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano ancora certamente) -fra le quali alcune scritte con un abbandono d'affetto quasi unico ne -gli anni maturi del grande Recanatese._ - -_Questo volumetto si propone il modesto scopo di tratteggiare i -ritratti di parecchie fra le donne congiunte, per affezione o per -parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto è possibile ne le -memorie non più recenti, la loro intima personalità, di vederle nei -loro rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi reali e quanto di -soggettivo fosse ne l'ideale femmineo del cantore di Silvia._ - -_Certo alcune nascondono nel mistero l'anima loro, ma non sì che -qualche raggio almeno non possa scorgerne un occhio pazientemente -indagatore: son figure varie, da l'austera e rigida contessa Leopardi, -di cui le mani candide paiono sempre congiunte con mistico terrore -ne la preghiera, a la buona Tommasini, che chiude il suo libro per -assaporare tutta la serena dolcezza del vespro nel suo giardino fiorito -e segue con lo sguardo pensoso i ragazzi pei campi, gli uccelli fra -il verde, le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita borghese, -illuminata da tanta luce di vera poesia; da la bellissima bionda -Ranieri, che non s'accorge de le passioni che desta, del mondo che le -sorride ed ha ne gli occhi miti e profondi tutta la fiamma di carità -che la esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata Paolina, -invano avida d'amore, piangente invano le sue lagrime non comprese; -da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo di dotti e d'artisti -da cui è attorniata e ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde -sotto il belletto il pallore de le guancie, e sotto il suo sorriso -d'artista festeggiata le ansie de la sua anima di donna; ne l'una un -palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua illusione d'un -lieto avvenire di Silvia; in questa l'inconscia indifferenza de la -donna del _Primo Amore_, in quella la mestizia de la donna del -_Sogno_, in tutte v'ha qualche cosa che si conforma a l'ideale -leopardiano; e se nessuna è precisamente la figura di questo o quel -canto, ne l'animo che li dettò rimangono tutte, immagini care, e si -fondono in un'alta idea poetica._ - -_Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio ho accennato a la Cassi, -a la Fattorini e a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni, -come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti, de la Lenzoni, de la -Buonaparte; ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici del -poeta furono creature più pensate che reali, vissero la vita de la -sua fantasia, ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso, Silvia e -Nerina specialmente, vivacissime parvenze d'un indimenticabile sogno. -Senza dir poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben detto da -altri._ - -_Su la Targioni mi duole non aver potuto trattenermi; ma le notizie -che intorno a la _bella e graziosa Fanny_ si possono ritrarre -dai libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra fitta che ce la -nasconde, e la famiglia non acconsente a darne altre._ - -_La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta Buonaparte non furono pel -poeta che gradite, fuggevoli conoscenze._ - -_Debbo qui render grazie al conte Giacomo Leopardi, che mi fu largo di -aiuto e con le sue ricerche mi procurò la conferma di quanto io scrissi -riguardo a l'ignorato amore di Paolina Leopardi per Raniero Roccetti; -al conte Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie intorno a la -Teresa Carniani Malvezzi e non poche lettere inedite a lei rivolte da -chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo De Gennaro Ferrigni, -cui debbo non pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina Ranieri; -ed a parecchie altre gentili persone, che facilitarono le mie ricerche -intorno a Madama Padovani, e che mi procurarono gran numero d'autografi -inediti di Marianna Brighenti._ - -_Se sotto la mano inesorabile de la critica tanti rosei veli cadono -e tante figure che ci compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto -di pietà, lasciandoci il rimpianto di un'illusione perduta e quasi -un posto vuoto e difficile ad esser rioccupato nel pensiero, a taluno -potrà, spero, riuscir piacevole che qualche immagine ormai sbiadita, -se non cancellata dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella e degna e ci -riveli amicamente un'ora, un momento de la vita del grande, cui abbellì -di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza._ - -_Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano accetto con la loro -grazia l'omaggio, invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario -che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno._ - - EMMA BOGHEN-CONIGLIANI. - - _Firenze, febbraio 1898._ - - - - - [Illustrazione: _Adelaide Antici Leopardi_] - - - - -ADELAIDE ANTICI LEOPARDI. - - -La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove anni quando nel 1797 -diede la sua mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni soltanto -maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato a Recanati, nella -cappelletta degli Antici: la sposa, che apparteneva ad una delle più -nobili e ragguardevoli famiglie di quella città ed entrava in una -famiglia altrettanto nobile e ragguardevole, era una fanciulla di -bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti, -benchè velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti -d'un castano chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, che -pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di -cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle -graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era -venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; ed il -suo viso, soprattutto i suoi occhi e la fronte, restavano severamente -assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati -da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso -spennacchietto. - -Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo: -nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra -una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un'antica -matrona travestita.[1] - -Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, il conte Monaldo -fissò per la prima volta gli occhi su la marchesina Antici e non seppe -distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus Domini e non pensò -più che a lei, quantunque la sapesse promessa ad un conte Castracane -di Cagli, del quale però si diceva ch'ella fosse tanto scontenta -da voler riprendere la propria libertà. Monaldo andò senz'altro dal -fratello della fanciulla, Carlo Antici, che era amico suo, e saputo -con certezza ch'ella s'era già sciolta da la prima promessa, lo pregò -di chiederle se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide gli fece -rispondere francamente ch'era stata domandata dal conte Borgogelli di -Fano, il quale attendeva solo l'assenso e la donazione di una zia per -combinare in modo definitivo il matrimonio, ella frattanto non poteva -prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, rispose: Aspetterò; e -non aspettò molto, chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie -per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; di che i vecchi -Leopardi non rimasero punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte -Castracane era andato la prima volta a Recanati per conoscere Amalia, -sorella maggiore di Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato di -lei e non aveva voluto più saperne della prima; la madre e gli zii di -Monaldo avevano proposto a costui di sposare egli Amalia e, quantunque -questa fosse, com'egli medesimo assicura, una carissima e amabilissima -giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi aver il conte chiesta -la mano di Adelaide, si mostravano avversi a tale unione, ma nè il -loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi dispiaceri che gliene -vennero, nè la tenuità della dote che il suocero gli fissò, mentre già -gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, lo smossero dalla sua -decisione. La madre un giorno lo pregò con tanto calore di non sposare -la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi dinanzi a lui per -supplicarlo di cedere, ma egli rialzatala e postosi egli medesimo in -ginocchio, le baciò la mano, confessandole che restava fermo nel suo -proponimento. - -Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè ella non soffrisse amarezze -e mortificazioni, entrando in una casa dove tanti non la volevano: -ma compiute le nozze, mentre la carrozza attendeva già pronta, egli -s'avvicinò ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar la mano a mia -madre. — La buona contessa, scordando ogni risentimento, abbracciò -e benedisse la nuora, pregandola di ritornar presto, molto presto da -Pesaro: e i due giovani, lieti di questa riconciliazione, passarono ne -l'appartamento dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro così -frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo vivacissimo, temettero chi -sa che cosa. - -— Dove andate? - -— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e a baciarvi la mano. - -— Dove andate partendo di qui? - -— Partiamo per Pesaro. - -— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non sarà così: la vostra -sposa appartiene ora alla nostra famiglia e voi non ce la toglierete. -Andiamo dal decano, il quale sarà di un sentimento uguale. — (Così -narra Monaldo stesso nel c. XXXIX dell'_Autobiografia_.) - -Scesero con lui nelle stanze del decano, zio Pietro, che li abbracciò, -piangendo di tenerezza e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio: - -— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per i capelli, anzi per la -perrucca, chè di capelli non ne ho più, — ed egli pure li pregò di -restare. - -Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo per indurlo ad -acconsentire, egli interpretava invece quella timida preghiera come -incitamento a non cedere e insisteva per partire; per troncare -gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro se ne andò da gli Antici ad -annunziare che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli nelle -stalle e la carrozza nella rimessa. Intanto Monaldo aveva avuto agio -di conoscere il desiderio della sposa ed egli pure di buon grado, -saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì a rinunziare al viaggio. -La riconciliazione fu sincera e la nuova contessa Leopardi visse -poi sempre in perfetta armonia coi congiunti, amandoli ed essendone -ricambiata d'affetto vero. - -Educata severamente, Adelaide, prima del suo matrimonio, aveva -passato la vita fra la casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito, -naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per comandare che per -obbedire, per forza di virtù e di consuetudine ella si era fatta -mite, obbediente, modesta. Religiosissima, poneva innanzi a tutti -gli altri i suoi doveri di donna cattolica, ma la sua non era la fede -che riscalda il cuore e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza -e de la carità, la fede che mantiene nell'anima un'alta serenità ed -insegna ad amare; la sua era una fede rigida, tirannica e benchè, con -la potenza della religione sincera, le desse forza e conforto nei più -dolorosi momenti della sua vita, diveniva non di rado un tormento per -lei e per chi le stava dintorno. Questa donna _ultrarigorista, vero -eccesso di perfezione cristiana_,[2] per quel poco che si permetteva -di pensare con la sua mente, ch'era tuttavia una mente aperta, ferma, -acuta, andava in tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito; -anch'ella, come lui, era ciecamente ligia al passato; anche in lei i -racconti dei profughi francesi capitati nelle Marche avevano inspirato -il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione. Ella e Monaldo del pari -avevano accolte le convinzioni della famiglia, degli amici, della -società aristocratica e clericalissima in cui vivevano; tutt'e due -avevano alto concetto della propria casa; solo Monaldo pensava che -a sostenerne il decoro occorresse lo sfarzo di una vita opulenta; -ella avrebbe preferito un solido patrimonio, come quello della sua -casa paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino, Monaldo aveva -ottenuto a diciott'anni dal governo pontificio l'amministrazione del -suo patrimonio, e, quando s'ammogliò, aveva già sperperato somme non -lievi, credendo di seguir così degnamente le tradizioni di famiglia e -l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente generoso. Nel 1796 -aveva speso mille scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli un -milite per aderir all'appello di Pio VI ai sudditi contro i Francesi; -nello stesso anno un trattato di matrimonio con la nobile Diana -Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima accettò e poi non volle -più conchiudere in nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine -furono calcolati da lui ventimila scudi. Nel 1801 fece risorgere -l'Accademia dei Disuguali, l'accolse in casa sua e ne sostenne le -spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento scudi in favore di un suo -nemico. - -Nel 1797 anche nelle Marche si accese la rivoluzione e in Recanati fu -instituita una repubblica affatto democratica, che abolì la nobiltà e -i suoi titoli e privilegi, e di questo e delle ruberie dei Francesi il -conte Monaldo mostrò così vivamente e apertamente lo sdegno, che dal -comandante della colonna francese, un tal Contavice, fu condannato a -morte. Denari e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e questo -suo pericolo fu potuto nascondere a la contessa incinta, che però poco -di poi vide il marito arrestato e dovette passare giorni di orribile -agitazione e di pianto. Dopo questo periodo di pene e di tristezze le -sale del palazzo Leopardi, che già erano state liete nello splendore -della vita fastosamente signorile, amata dal giovane Monaldo, e nelle -gioviali compagnie raccolte intorno a la sposa, ritornarono lietissime, -chè gaie voci infantili vennero a ridestarne gli echi. - -Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come era di prammatica da secoli -nella famiglia, venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini provate -dalla sposa influirono dannosamente su la salute del bambino, che -nacque delicato e gracile, benchè apparentemente sano e senza alcun -difetto; un anno dopo veniva al mondo Carlo e un altr'anno di poi -Paolina. - -Par che la voce del suo primo nato risvegli in ogni donna un'anima -nuova, l'anima della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza, di -sacrificio, un'anima pura ed elevata anche nelle donne che meno sono -tali, un'anima che vive tutta nell'intensità del più caldo affetto -umano. Ma quest'anima non si destò nella contessa Adelaide, che non -conobbe le carezze infantili, la divina poesia per cui la madre sente -il figlio vivere ancora della sua vita; forse un amore troppo ardente -ed espansivo non poteva accordarsi col rigore della sua fede; ella -rimase la stessa, irriprovevole nelle premure solerti per i suoi -piccini, ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza, come se di -tutti i suoi atti la ragione soltanto fosse il movente e il dovere la -guida. Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il secreto dei cuori, -chi può dirci se quella sua fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella -imponesse a sè medesima, o una naturale disposizione dell'anima? - -Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche virtù, sono apprezzati, -anzi ammirati, perchè quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili, e -d'ordinario gli uomini si accontentano di ciò che piace, senza indagare -oltre; come questi caratteri vengon d'ordinario giudicati migliori di -quel che sono in realtà, così altri ve n'hanno che son creduti peggiori -che non siano per l'opposta ragione: le loro virtù son nascoste, i -difetti palesi, e questi e quelle, inamabili, allontanano i cuori -piuttosto che attirarli. Tale era Adelaide. Certo la prodigalità di -Monaldo era un difetto, l'economia di lei, in tesi generale almeno, una -virtù; ma gli è facile comprendere come, a quasi tutti, quella virtù -dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico questo difetto. Così -la sua ritenutezza la fece credere forse assai meno sensitiva che non -fosse in realtà. - -La sventura temprò ben presto il vigoroso carattere di lei, come il -fuoco tempra una buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder gli -occhi a la rovina imminente del patrimonio, già carico di debiti, pei -quali certi creditori usurai giungevano a pretendere il ventiquattro -per cento d'interesse. La contessa, rimasta da prima estranea a -l'amministrazione, non tardò a convincersi che una mano di ferro doveva -sostituirsi a la debole mano di Monaldo nel governo de la famiglia per -salvar questa, e decise che quella mano di ferro sarebbe la sua, bianca -mano di donna, ma rigida e ferma quant'altra mai. A questo compito ella -s'accinse con una saldezza di propositi, uno spirito di sacrificio ed -un'energia, quali ben difficilmente si troverebbero in una giovane e -bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente, benchè nulla -fosse tolto agli agi consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli; -ma dov'era possibile senza disagio, al lusso fu sostituita la più -stretta economia, la quale divenne legge inesorabile per tutti della -casa e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette subito una -parte de' suoi gioielli e più tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo -d'un tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase come un oggetto -sacro nella famiglia, così che Carlo volle metterlo nel dito della sua -seconda moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze. - -D'allora in poi la contessa non portò che ornamenti d'un valore -insignificante, fra i quali un finimento di coralli; vestì -modestamente, seguendo la moda della rivoluzione francese; ma, invece -delle basse scollature del vestire a la ghigliottina, portò sempre -una larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo fin sotto il -mento. Le rade volte in cui usciva di casa, se d'inverno, si avvolgeva -in un'ampia pelliccia di martora, che, nella sua immutabile ricchezza, -conciliava con l'economia quel decoro de l'abito, cui Monaldo teneva -tanto; se d'estate, portava in testa «un cappello colossale di paglia» -che, mentr'ella stava in carrozza, «salutava per lei.»[3] Il compito -ch'ella si era fissato non consisteva soltanto nella salvezza del -patrimonio, nella ricchezza futura di casa Leopardi, ma anzitutto -nel mantenere l'avita intatta fama di probità, l'onore del nome; e -perciò a punto ella intese subito a far un concordato coi creditori, -concordato reso men difficile dal papa, che impose certi limiti a gli -usurai, detraendo quella parte che rappresentava il frutto d'un'ingorda -usura da la somma del debito, il quale in quarant'anni doveva essere -gradualmente estinto. Interdetto Monaldo, la casa dipese da l'autorità -assoluta di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente -tirannica, tanto più che le ristrettezze economiche eran tenute con -ogni cura nascoste. Senza dubbio, più generosa, ella avrebbe reso più -felici o meno infelici i suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più -simpatica ai posteri; è giustizia però il notare che la sua non fu, -o non sempre, gretta avarizia, e ch'ella, come già disse l'Avoli, non -mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè la roba per la roba: per -migliorare le sue terre, per conservare in buono stato il palazzo, -non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri, acconsentì che -il marito e i figli comperassero gran numero di libri. Di buon grado -faceva elemosine e senza menarne alcun vanto, donava cibi o legna, e -dalle finestre gettava spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi perchè -queste non le mancassero mai, ne teneva sempre pronte a quel pio scopo -in una ciotola di legno nella sua camera. Anche non di rado assisteva -ella medesima qualche ammalato povero, pel quale ordinava al cuoco -di serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine era scrupolosa; e -si narra che, morto Monaldo, facesse pagare, senza rivelar il proprio -nome, due mila e trecento scudi ad un conte maceratese verso il quale -il marito le aveva confessato uno scrupolo di trovarsi in debito. - -Vi ha in questo rigido carattere di donna qualche cosa che merita -ancor più che rispetto, ammirazione, ed è la sua lealtà, cui ella -aggiungeva altri non comuni pregi, quale, ad esempio, una dote che non -può accordarsi con un cuore non buono, tanto meno quando lo spirito è -altero e abituato al comando: la facilità di perdonare; respinta con -tanta ostinazione dai parenti dello sposo, è la prima a fare un umile -passo verso di loro e diviene per essi una figlia sommessa a pena le -aprono le braccia. Taccio le tristezze che le vennero dal marito e da' -figliuoli e ricordo una lettera ad una sorella, che probabilmente è la -Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese Baviera di Sinigaglia. -Adelaide loda la giovine d'essersi pentita d'un'offesa recata a la -madre in un impeto di collera; le rammenta che ella dovrà fare la -felicità di uno sposo e che tali impeti turberebbero la pace della -futura famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che tutti dobbiamo -posseder la forza di reprimere le nostre passioni e chiude con un -tratto di delicato perdono: «Vi protestaste ieri che non fate alcun -caso della mia stima. Ad onta di questo, siate persuasa che nessuno vi -stima e vi ama quanto la vostra affezionatissima sorella.»[4] - -Nella lunga e difficile impresa cui si accinse, la contessa fu -sostenuta da un vivo affetto per la casa, dalla pietà religiosa -e dalla naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva la -debolezza femminile, la vanità, l'amore al lusso; ma s'ella salvò il -patrimonio ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto d'un cuore -carezzevolmente, teneramente materno: l'espansione, la confidenza, che -attirano confidenza, espansione ed affetto, le furono ignoti. Curava -i bimbi con molta premura, li teneva a dormire in camere attigue alla -sua, medicava ella stessa persino i loro geloni, amava di seguire -i fanciulli con lo sguardo, anche nei loro rumorosi giuochi, nel -chiasso, cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini di casa, ma -in quello sguardo non c'era mai una carezza. «Tutto era compassato -in lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi indotti a credere -che la rigida marchesa volesse fare anzi tempo de' suoi figliuoletti -uomini maturi, che le loro risa argentine turbassero la sua serenità -di amministratrice e custoditrice suprema della casa»; così parla di -lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso i genitori di Giacomo -fra tutti i cultori degli studi leopardiani. Monaldo, con le sue -idee e il suo sistema di autorità senza confini e senza discussione, -sarebbe stato il più duro dei padri, se a gli errori del giudizio -non avesse largamente rimediato la bontà de l'anima; egli sapeva -qualche volta ridiventar fanciullo co' suoi figli, che se trovarono -talora la tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia fraterna, -la trovarono in lui; e più espansivo e più tenero sarebbe stato, se -l'affetto di cui aveva pieno il cuore non fosse stato compresso dal -dubbio di affievolire la propria dignità, di derogare a l'autorità -paterna. Adelaide era un tipo affatto diverso, parlava poco e con calma -e gravità; d'ordinario chiusa in sè stessa, non amava che altri le -leggesse ne l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva, scoppiava -in pianto, ma andava subito a chiudersi nelle suo camere, da cui non -usciva finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile in lei: ella -concedeva a pena la sua mano al bacio de' bambini e sospirava nel -vederli vivacissimi e gai, mentre ne godeva la buona suocera sua, -Virginia Mosca, che, rimasta vedova giovanissima, s'era dedicata tutta -a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino, dov'ella sedeva sopra un sofà, -conversando col suo vecchio cavalier servente Volunnio Gentilucci, -irrompevano i nipoti, che precipitandosi a gara per abbracciarla -rovesciavano spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado scherzavano -alle spalle del cavaliere, il quale non poteva nè pur sfogarsi a -sgridarli, perchè, se ci si provava, l'affettuosa vecchia era sempre -pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi con lui. Graziosa scena -questa de' due vecchietti eleganti e compiti, che stentano a tenersi il -broncio, davanti alla contagiosa allegria d'una brigata di birichini! - - * - * * - -Non è difficile immaginare, da le notizie che se ne hanno, quale -fosse la vita dei ragazzi Leopardi: studi severissimi e faticosissimi -co' precettori, rare e patriarcali distrazioni, chiasso co' cugini o -qualche tombola giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose -continue e continua sorveglianza. - -Tutti sanno come il primogenito, gracile per natura, perdesse -interamente la salute e divenisse gibboso per le soverchie fatiche -durate sui libri, e come fra lui ed i fratelli da un lato e il padre da -l'altro, sorgesse, e a poco a poco si facesse profondo, il dissidio, -perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava i loro animi -non meno fantastici che appassionati, e perchè nelle idee e negli -affetti essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure assai noto come la -disperazione di Giacomo giungesse a tal segno da risolverlo a tentar -la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per caso. Che faceva, -che pensava intanto la contessa? Tutt'assorta nel suo compito di -amministratrice, non si accorse forse che tardi de la perduta salute -e de la deformità di Giacomo; ed è doloroso il notare come questi, -giovanetto, affettuosissimo per natura e di una sensitività esaltata, -persuaso di dover morire ben presto, mentre seduto sul letto, di -notte, al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le lagrime, il suo -_Appressamento alla morte_ e si duole di dover perire _come infante -che parlato non abbia_, senza che alcuno conosca il suo grande spirito, -Giacomo, che teneramente si rivolge alla Vergine, non ha una parola per -sua madre. Doloroso del pari è il rileggere quanto il marchese Solari -scriveva a Monaldo, dichiarandogli apertamente che per lui la causa -della tentata fuga di Giacomo doveva essere l'eccessiva severità della -contessa. - -Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva naturalmente dal -primo, ma senza punto tentare di piegarlo a più indulgenza verso di -quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze che li avrebbero -calmati, perchè non comprendeva quei cuori giovanili ed il loro bisogno -di vita e di libertà. Ed ella avrebbe potuto tutto, ella che comandava -veramente e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non sono padrone che -delle frittate,» soleva dire Monaldo, che si sfogava a gridare contro -le prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva sempre impigliato -nelle gonne della sua e non osava, nè anche per cose lievissime, -_affrontare il muso di lei_, come scrisse Paolina. Per quei giovani -focosi, esaltati, era un _vivere senza vita, senz'anima, senza corpo_, -che faceva desiderar loro ad ogni momento la morte. In Giacomo, -infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del suo spirito conscio -di tutte le sue sventure, si spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e -venne a mancare a poco a poco persino la speranza e la fede: egli, dopo -anni di dolore che gli parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa, -si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti alla madre, ma non -le scrive quasi mai; ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli un -aiuto materiale, e non lo dà finchè non è richiesto; e pure ella doveva -sapere quanto questa domanda dovesse riuscir incresciosa a l'animo -delicatissimo ed altero del figliuolo. «Son più le volte che senza -qualche soccorso di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle in cui -avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini alla marchesa Lucrezia -Niccolini-Monti, andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto se la -famiglia Leopardi navigasse in pessime acque, rimanendo stupito al -sentire che no. Certo però Adelaide non supponeva le reali strettezze -di Giacomo, perchè, come Monaldo ebbe a scrivere a questi, ella credeva -le lettere una miniera d'oro, la quale rendesse inutile ogni altro -sussidio a quel figlio che pure ella amava _tenerissimamente_. - -Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario leopardiano. Nel 1825, -quando Giacomo da Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli accordi -con l'editore Stella e della lezione al giovane greco, Paolina, che in -quel tempo non era certo tenera della madre, rispondeva al fratello: -«La mamma vuole che ti saluti e ti risaluti; essa quasi piangeva dalla -consolazione nel leggere la tua ultima, e si rallegra con te e spera -che sarai sempre più contento.»[5] - -Anche la breve letterina, una delle due che ci rimangono, scritta da -Adelaide al figlio il 29 novembre 1822, quand'egli, per la prima volta -lontano da casa, si trovava a Roma, ha frasi affettuose, e assai più -che non dicano significano forse quelle righe: «Molto mi ha rallegrato -la vostra lettera, ma molto più quella che avete scritto al babbo da -Spoleto. Vedo che conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo e ciò -mi è garante della vostra buona condotta in avvenire.» - -Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo e Giacomo deve sentir qui -il dolore che ne provava Adelaide, e un rimprovero, un consiglio dato -con una delicatezza veramente femminile e veramente materna. «Sapete -quanto io vi amo sinceramente e qual spina mi sia stata al cuore il -vedervi sempre malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima cura -e non trattate persone indegne.... amatemi e credete sempre all'affetto -sincero della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia e vi -benedice.»[6] - -Queste semplici frasi spirano un affetto sincero e una santa premura, -della quale nelle lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia -ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822, pag. 47, vol. cit.) che -scrive al fratello: «Mamma non fa che lodarsi di voi e compiacersi -grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide stessa che dice al -suo «_carissimo_ ed _amatissimo figlio_, al suo _figlio d'oro_» d'esser -tanto lieta delle sue buone notizie e di aver infinita riconoscenza -pei parenti di Roma, che gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823, -pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli parla della grandissima -consolazione provata dalla madre, sentendo che egli non _si è piaciuto -di Milano quanto in casa temevano_: «Giacchè ci avrebbe amareggiati -assai, o la vostra lunga dimora costì, o il vedervene partire con -molto rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol. cit.); ora è di -nuovo Paolina, che ringrazia il fratello per parte della madre e con -viva riconoscenza della premura usatale di cercar d'una sua antica -servente e di dargliene notizie: «Mamma vuole che ti saluti nuovamente -e che ti parli del suo grande affetto per te.» (13 dicembre 1825, -pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado questo, Giacomo non aveva altro -pensiero, altro desiderio che quello di starsene lontano da Recanati, -ed è certo che non poco vi contribuiva il ricordo della severità -che la contessa metteva in tutti i particolari della vita domestica. -«Veramente ottima donna ed esemplarissima, si è fatta delle regole -di austerità assolutamente impraticabili, e si è imposti dei doveri -verso i figli, che non riescon loro punto comodi»; scriveva Paolina -(26 maggio 1830) a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne -doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica presso il suo vecchio -precettore, non permettendole la madre ch'ella facesse amicizia con -alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva da l'amore di Dio; e non -voleva veder lettere dirette a la figlia, a la figlia _trentenne_, nè -pure se fossero state _del suo santo protettore_. La povera contessina, -che desiderava conoscere di persona le sue amiche Brighenti e sapeva -di non poterle accogliere in casa, doveva rinunziare anche al piacere -di vederle in chiesa o da la finestra (esse sarebbero andate a -Recanati sol per procurarle questa gioia), perchè in chiesa andava -unicamente la festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva vedere da -la finestra era sempre sorvegliato da sua madre, la quale _girava -per tutta la casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore_. (Vedi -_Lett. di Paolina ad Anna Brighenti, 4 marzo 1831_). Tale severità -irritava anche la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide, -più che tutti gli altri di famiglia, si dava pensiero di cercare uno -sposo a quella figliuola e voleva che si tentasse di combinare, anche -quando le più gravi difficoltà eran palesi. Più duro di tutti i figli -verso di lei fu Carlo, nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe -assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit., pag. 182-183) dubitando -che Adelaide avesse aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale -perchè la francasse, riscriveva al fratello dicendogli di questo dubbio -e come la madre avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo, e -prorompeva contro _la curiosità donnesca e l'imperiosità insopportabile -di lei_; confessando però egli stesso d'essere in un momento di _rabbia -incredibile_. Pare che la contessa e Monaldo aprissero infatti la -corrispondenza dei figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che -formava la disperazione specialmente del primogenito; nè la buona -intenzione con cui lo facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro -severità, come ne l'inesorabile economia di Adelaide, non v'era mai -punto mal animo, e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi -cari, se mostrava tanto rincrescimento quando s'allontanavano da -lei, se una volta il ritorno improvviso di Monaldo la fece quasi -svenire,[7] se non seppe mai rifiutare a Giacomo i soccorsi ch'egli -chiese (modestissimi è vero e domandati in modo che niuno che avesse -cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con parole tali da commuover -lui, che pur diceva non esser più capace di verun sentimento; se la -sua vita intiera fu consacrata a la famiglia; se quand'ella morì, -nella sua camera fu trovata la seggiolina in cui eran stati seduti -tutti i suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto di tenerezza -materna, ella aveva conservata religiosamente per fanti anni; e se -infine Monaldo, pur dichiarandosi tanto discorde da lei quanto son -lontani fra loro il cielo e la terra, pur credendosi castigato dal -cielo nel suo matrimonio contrario al volere della madre, dichiara -Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa e pia, afferma che ventisei -anni di matrimonio non smentirono un momento la condotta irreprensibile -ed ammirata da tutti di quella donna forte, intenta solo ai doveri -del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse che non fosse -quello della famiglia o di Dio; confessa di averle obbligazioni -innumerabili e che il _suo ingresso_ nella famiglia Leopardi fu _una -vera benedizione_. Monaldo stesso nel suo testamento dichiara Adelaide -_la sua amatissima consorte_ ed aggiunge: «Sono poi certo che i miei -figli la rispetteranno e obbediranno come loro degna e venerata madre, -rammentandosi qualmente essa, non solo è stata l'edificazione e la -benedizione della famiglia con la sua costante religione e pietà; -ma, con la sua saggia economia, prudenza e giudizio, ha ristaurato il -patrimonio domestico dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa -nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose vicende, questo -è dovuto primieramente alla misericordia di Dio, e poi alle cure, -diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima donna.»[8] - -La sorveglianza instancabile di Adelaide, la sua durezza, dovevano -riuscir penose a lei stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di -far soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che questo fosse il -suo dovere. A ragione il Finzi crede che una delle principali cause -per cui ella e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano di casa -Giacomo, fosse la cura de l'anima di lui, che, secondo loro, lungi da -la casa paterna cedeva a malvagi amici e si perdeva. - -Come il conte e la contessa non comprendevano i figli, così questi non -sempre compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri giudicava -l'educazione moderna un formale tradimento ordito da la vecchiezza -contro la gioventù, se, com'è probabile, pensava a l'educazione -propria, si lasciava sopraffare da l'amarezza: «Non lascia d'esser -notabile che tra gli educatori, i quali, se mai persona al mondo, -fanno professione di cercare il bene dei prossimi, si trovino tanti -che cerchino di privare i loro allievi del maggior bene della vita, -che è la giovanezza. Più notabile è, che mai nè padre, nè madre, non -che altro istitutore, non sentì rimordere la coscienza di dare ai -figliuoli un'educazione, che muove da un principio così maligno. La -qual cosa farebbe più maraviglia, se già lungamente, per altre cause, -il procurare l'abolizione della gioventù, non fosse stata creduta opera -meritoria.» - -È notevole il giudizio che di Adelaide dà il canonico Avoli:[9] egli -la crede donna più di mente che di cuore, di propositi virili, più -che di tenerezze materne, pensa che non possa venir giudicata se -non severamente nei nostri tempi, e che per averne criterio equo sia -«necessario trasportarsi con la memoria a circa un secolo addietro.» -Ricorda come appaia naturale che, malgrado la più sincera affezione, -l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto, poichè l'uno -era splendido fino alla prodigalità, l'altra calcolatrice, economa, -massaia. - -In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo Leopardi non vi è un -riflesso della tenerezza materna; ma in tutta quella nobile vita e in -tutto lo splendore di quell'opera risenti l'elevatezza di pensiero, -cui il poeta fu educato. Il Michelet diceva che il mondo vive la vita -della donna, la quale gli dà due elementi di civiltà, la grazia e -la delicatezza, che è un riflesso della purità. La grazia mancò alla -contessa Adelaide, alla rigida signora che, dalle fredde nebbie del -suo mistico cielo, non sapeva distoglier gli occhi, se non per curarsi -della prosperità materiale della famiglia, tanto che «il fine che si -era proposto le fece dimenticare che l'immediata felicità dei figli -poteva qualche volta anteporsi a la futura.»[10] Ma non le mancò -la purezza, la più alta dignità femminile: i figli non si sentirono -attratti da l'anima sua, videro però quell'anima sempre candida, quella -vita sempre d'una trasparenza assoluta, come d'una gemma che nulla -offusca, e ne ritrassero la morale elevazione, ammirabile in tutti e -più che mai in Giacomo. - -Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano i suoi sacrifici: vide -tornato pienamente in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per -opera sua, ma quante pene le amareggiarono questa gioia! Pianse, morti -in giovane età, il suo Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque la -rassegnazione, ch'ella credeva dovere di donna cristiana, le facesse -piegare umilmente il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto -negare il dolore di questa madre, che ci è dipinta inginocchiata, -pregando fra le lagrime nella camera vicina a quella dove stava per -spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua casa (ultimo se si pensi -che Carlo non ne faceva quasi più parte e di più non aveva prole), di -questa donna che a l'annunzio de la sventura, cui non sapeva ancora -credere, scoppia in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella stessa -colle mani tremanti gli estremi uffici al suo caro perduto. Ella vide -sola nel mondo la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti; e quel -Giacomo, che le aveva dato pel primo il nome di madre, fu perduto per -lei più che gli altri, morto solo, lontano e senza fede. - -Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava la casa Leopardi: vide -i manoscritti del poeta ed entrò nella camera ove questi era nato: -Adelaide, _maestosa nella persona, austera, coi capelli candidissimi_, -era ritta in piedi dinanzi ad un gran letto. Accennando ad un ritratto -di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo: «Benedetta colei che -in te s'incinse!» - -Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi al cielo, esclamando: -Che Dio gli perdoni! «Dunque la madre di Giacomo Leopardi non lo -credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io non ci ripensi ancora -con terrore,» scrive lo Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in -quella risposta c'è forse tutta l'anima della contessa, co' suoi cupi -terrori religiosi, che le amareggiarono le più pure sorgenti de gli -umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a l'immagine d'un Dio di -spavento, non di misericordia. «Che Iddio gli perdoni!»; io credo che -in queste parole ci fosse un profondo dolore e un amore profondo, un -barlume de l'intima tragedia di cui il secreto fu portato nella tomba -da l'austera contessa, sdegnosa del mondo. - -Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate le giovanili intemperanze, -dettava per lei una pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne -per pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare l'economia -domestica: con sè avara, premurosissima per la famiglia». - - * - * * - -La critica leopardiana si è affaticata indefessamente a discutere e a -ricercar notizie intorno ai genitori del grande Recanatese, ed avida -del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia che talora anche le minuzie -possono riuscir utili o gradite: tutto quel che ha potuto ha raccolto e -narrato: da le piccole malizie cui, per aver danaro ad insaputa della -moglie, ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto grano o vino -d'accordo coi castaldi, il far creder alla contessa d'aver comperato -e di dover quindi pagare libri che prendeva invece dalla propria -biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne di lei per la minima -spesa, fosse pur quella d'una maglia di lana, cui ella non avesse prima -consentito, ai mantelli dei ragazzi divenuti troppo corti e allungati -con _due palmi di pelone_. E pure molto e molto si desidererebbe di -conoscere ancora intorno a lei; quanto si sa è forse il peggio, non il -buono de l'anima sua, le esteriorità meschine de l'esistenza, piuttosto -che l'intima vita. Giacomo, il quale non ignorava affatto come la vera -padrona e quindi l'arbitra della sorte dei figli fosse lei, Giacomo, -che nella piena del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime -parole contro il padre, tacque di Adelaide, in cui non aveva trovato -una madre secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima vigorosa; sentiva -forse nella grandezza del proprio spirito anche qualche cosa che gli -veniva da lei. - - -NOTE. - -[1] Vedi F. TRIBOLATI, _Il Leopardi e la sua famiglia_ (nel _Fanfulla -della Domenica_, 24 luglio 1881). - -[2] Vedi E. COSTA, _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna e Anna -Brighenti_. (Parma, Battei, 1888; in 16º, di pagg. XIX-308.) - -[3] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Studi su G. Leopardi_. (Napoli, Detken, -1887; in 16º, pagg. VIII-363, pag. 54.) - -[4] Vedi _Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi_ pubblicate per -nozze Voglia-Ceccaroni da Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno, -Campitelli, 1885; in 16º, di pagg. 11.) - -[5] _Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti_, edizione curata -su gli autografi da G. Piergili. (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di -pagg. XXVII-304. Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.) - -[6] Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera di Adelaide, 29 -novembre 1822, pagg. 33 e 34. - -[7] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Documenti e notizie intorno alla famiglia -Leopardi_. (Firenze, Münster, 1888; in 16º, di pagg. X-382.) (Da le -_Memorie inedite di Monaldo_. — Nota del 24 gennaio 1802, pag. 93, -volume citato.) - -[8] Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi, _Testamento di -Monaldo Leopardi_, da pag. 179 a pag. 221. - -[9] Vedi _Autobiografia di Monaldo Leopardi_, con appendice di A. -Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani, 1883; in 8º, di pagg. IX-431), da -pag. 263 a pag. 269. - -[10] Vedi A. D'ANCONA, _La famiglia di G. Leopardi_, nella _Nuova -Antologia_, 15 ottobre 1878. - - - - - [Illustrazione: FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI] - - - - -FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI. - - -Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche volte lieto di così gaie -e magnifiche feste come nel 1777; una bimba era nata al conte Giacomo -e a la marchesa Virginia Mosca, e con la pompa e lo sfarzo insolito si -voleva soprattutto far onor al compare che tenne la piccina a battesimo -e da cui ella ebbe il nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma, a la -corte del quale il marchese Mosca, fratello de la giovane madre, aveva -dimorato lungamente. - -Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi, venne al mondo questa -piccola Ferdinanda e dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in -tenerissima età (il maggiore non aveva ancora cinque anni) orfani di -padre. Così dopo le feste lietissime suonò sollecita l'ora del lutto -per l'antico palazzo, per la giovine signora e pei teneri bambini, fra -i quali quella che ne patì di più fu forse la Ferdinanda, intelligente -ed affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi soffrono spesso -ne le avversità quanto non immaginiamo, la loro forza di sentimento -pareggia non di rado quella degli adulti, e di più essi non sono -abituati a la sventura, la quale li colpisce come qualche cosa di -innaturale, di mostruoso. - -La contessa Virginia, quantunque vedova assai giovane, non volle -rimaritarsi, affezionatissima com'era a' suoi figli; e rimase tutta -dedita ad essi e al governo de la casa, retto con generosità, anzi con -lusso, per volere dei fratelli del defunto, i quali si attribuivano -certi diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte del patrimonio -a lo scopo di costituire un maggiorascato. I fanciulli crescevano -fra tutti gli agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna e -da quella di parecchi familiari, tra cui il cappellano di casa Don -Vincenzo Ferri, bruttissimo uomo da la tinta affricana, con gli occhi -di gatto e la bocca larghissima, ma buono quanto brutto, che sapeva -con la sua inalterabile piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed anche -sopportarne, inalterabilmente rassegnato, le non poche impertinenze. -Ferdinanda era una affettuosa bambina, e non pure la madre, ma i -fratelli l'adoravano, tanto che quando nel 1790, a tredici anni, ella -fu posta in monastero a Pesaro, la casa parve rimasta vuota e non -poco ci volle prima che la famiglia si abituasse a l'assenza di lei. -Monaldo narra di non aver mai versato lagrime più dolenti e più sincere -di quelle che gli costò la partenza de la sorellina. Due anni più -tardi andò con la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella ritornò -in casa, e con lei parve tornata la grazia, quasi direi la luce, ne -le antiche sale, dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè la -famiglia fosse numerosa. Ne facevan parte la madre, il prozio canonico -Carlo, i quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i tre figliuoli -Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea era morto bambino), senza dire che -in casa e a la stessa mensa stavano pure il precettore Torres, il -cappellano Ferri, il pedante Diotallevi, il canonico Pascal, francese -emigrato raccolto per carità. Sola giovine donna fra tanti uomini, -presso a una madre amorosa, Ferdinanda, vezzeggiata da tutti, cresceva -di carattere dolcissimo: ella la confidente de la contessa, per quanto -lo permettevano i rigori de l'antico metodo d'educazione; ella l'amica -dei fratelli, ella la padroncina venerata. - -I suoi studi erano superficiali, elementarissimi; con l'osservazione, -la lettura, la riflessione costante però, ella si formò un corredo -non meschino d'idee; ma la sua scienza fu soprattutto nel cuore, fu -la scienza di amare, di viver per gli altri, di trovare la gioia più -cara nel far del bene: e non pure nel compiere veri e propri benefizi, -ma ancora nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile parola -su le labbra di quanti l'avvicinavano, nel godere di veder tutti lieti -intorno a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de le lagrime e poteva -parerle cosa consolante ch'altri piangesse con lei. - -Non bella, ma graziosa nel portamento, soave ne lo sguardo pensoso -dei miti occhi azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino, -cui avrebbe giovato il rimaner ancora sotto la protezione de l'ombra -materna: vollero maritarla invece, e Monaldo, da poco messosi a capo -de la famiglia, acconsentì di buon grado a darle la dote di otto mila -scudi, più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu il marchese Pietro -Melchiorri di Roma,[11] bel nome, onestà perfetta, ingegno non volgare, -che si dilettava soprattutto di studi architettonici, ma scarso -patrimonio e cuore non in tutto rispondente a quello d'un'appassionata -giovinetta sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con poco lieti auspici -ne la casa maritale, quel palazzo Melchiorri, presso la Minerva, oggi -detto de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile; vi trovò -con la matrigna, nove tra sorelle e fratelli del marito, coi quali la -mitezza de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè il dissesto -economico di quella casa potesse offrire non poche occasioni, o se si -vuole pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a desiderare più -d'una volta la pace e le dolcezze de la casa materna. - -Si fece una cara abitudine de la lettura, che continuava -indefessamente, finchè gli occhi deboli e spesso ammalati glielo -permettevano; scriveva con piacere e con facilità lettere, che, se non -sono un modello di perfezione letteraria, rispecchiano nitidamente -ne la loro sincerità la sua anima gentile; amava anche occuparsi in -qualche ricamo od altro lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà -di meditazione a la mente, che veniva coltivandosi da sè stessa con -l'acume naturale. - -Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de la vita e de gli uomini, -lungi da l'affievolire, affinarono la sua tenerezza squisita, che -non si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai ed affabili, senza -affettazione e senza vivacità soverchia; rifuggente dai complimenti -e da le espansioni non sincere, era tuttavia graziosa in famiglia, -graziosa co' conoscenti e con tutti; non facile a concedere il suo -affetto, di cui ella medesima, anche ne la sua modestia, comprendeva -il valore, era sdegnosa di volgari amicizie e di sentimenti fiacchi, e, -intimamente sola ed appassionata, trovava ne la religione un sollievo; -senz'esser punto bigotta, aveva slanci mistici sinceri, cercava ne -l'idea de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e giungeva così -a scordare i suoi dispiaceri col trascurarli e col tenere sempre alto -lo spirito.[12] - -Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette combattere dolorose lotte -e aver momenti di desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a le -ingiustizie del mondo, così diverso dal suo cuore e da' suoi sogni; -come una flessibile pianta al soffio del vento si china umilmente, ma -ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure, ma sentiva morire in -sè stessa ogni gioia, ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva -rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi più che devotamente, -amorosamente a Dio, _baciando la mano che la percuoteva_, sentendo con -dolcezza sopra di sè la protezione di un padre vigile e amoroso, cui -ella chiedeva sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro che attendeva -paziente, dicendo a sè stessa come dirà più tardi al suo grande nipote: -«È da vile il non saper soffrire.» Così acquistava la pace e una certa -indifferenza per le proprie pene, che era tutt'altro che freddezza. - -Religiosa fu certo quanto la cognata sua Adelaide Antici Leopardi, ma -quale diversità tra la fede rigida, opprimente di questa e la fede -tutta d'amore e di carità di quella! Per Adelaide la religione fu -spesso un terrore e un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto; -quella pregava piangendo anche in quei momenti che avrebbero dovuto -esser più lieti per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera, -anche quando il suo cuore era più oppresso; per la prima la fede era un -mistero di tenebre, per la seconda un mistero di luce. - -La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo in buona parte da un'indole -per natura disposta a la malinconia e da una finezza di sentire che -doveva ad ogni momento esser ferita da le due realtà de l'esistenza. -Ella era una vera Leopardi, uno di quegli esseri che pensano troppo -ed amano troppo in un mondo dove non soltanto poco si pensa e poco si -ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero e l'affetto, creature che -di rado trovano fra gli uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi -estranee fra i loro simili, infelici perchè non possono nè mutare le -cose, nè mutare sè stesse, vedendosi negate anche le gioie che godono -i volgari, perchè a loro il sogno scolora la realtà. Come, a quanto -dicono, Ferdinanda somigliava a Giacomo Leopardi ne le fattezze, -negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava ne la grande e funesta -sensitività. Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna la sua -modesta vita. Non pare che pel marito ella provasse grande trasporto -d'affetto, benchè avesse per lui ogni premura e fosse degna di lode -come moglie al pari che come donna. Nelle poco liete vicende de la -sua nuova famiglia vennero a confortarla i figliuoli; di tre fanno -menzione le sue lettere: Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu illustre -archeologo ed intimissimo di Giacomo Leopardi, il quale nel prediligere -il figliuolo ricordava forse le tenere premure e la santa amicizia de -la madre) e Camillo, divenuto poi benedettino ne la badia di San Pietro -in Perugia. D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo, fa cenno Monaldo -ne le sue memorie: il povero bambino, travagliato da una lunga malattia -che l'aveva fatto sottoporre a una cura penosissima, moriva a diciotto -mesi il 21 marzo 1803, lasciando afflittissima la madre, che lo aveva -assistito con indefessa premura, non staccandosi mai da lui, nè pure -per concedersi qualche minuto di riposo, dormendo anzi, o meglio -vegliando, ne lo stesso letto col piccolo ammalato. Anche morto, volle -tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e vestirlo ella stessa. - -Monaldo ricorda ancora la malattia orribile di un altro figliuolo -di Ferdinanda, che nel 1801 a due anni stava per esserle tolto e che -contro ogni speranza improvvisamente risanò, crede il conte, per un -miracolo de la Madonna. - -Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente tenera: nel giugno del 1821, -sentendo che certi assassini infestavano i dintorni del collegio in cui -aveva posto in educazione il suo Camillo, andò in fretta a riprenderlo, -benchè probabilmente egli non corresse alcun pericolo. - - * - * * - -Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia di lui, essendo nel '19 a -Recanati, intuì la grandezza di Giacomo non ancora compresa da nessuno, -sentì nel suo cuore la bontà e gli affanni di quel Grande e l'amò con -la soavità e l'effusione di tenerezza che nella propria casa egli non -aveva conosciuta, nè conobbe mai. Il timido giovanetto che, tranne -coi fratelli, parlava pochissimo e quasi per forza, le aperse l'animo -suo e la chiamò più che zia, amica. In lui, chiuso in sè talmente -da lasciar a pena trasparire un raggio de la sua luce intellettuale, -ella apprezzò le maniere correttissime, la dignità di un dolore che -doveva attrarre simpaticamente lei così amica de la malinconia e così -pietosa; avvicinatasi al nipote sospinta da un affettuoso interesse, -riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri ed i sentimenti; e -finch'ella rimase a Recanati, godette di tenerselo quanto più poteva -vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo penare. Ella non osava -ancora dir nulla, ma in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo -con la sua mano affettuosa di donna nel mondo da lui sospirato e -in cui egli avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie al suo -spirito, troppo assorto in sè stesso e negli studi. Sapendo di poter -poco, nulla osava offrirgli che il suo affetto, ma questo caldo, -espansivo, tenero, tutto devozione: e quanta gioia per lei nel veder -rasserenarsi la fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere a' suoi -scherzi! Ella pensava già di intromettersi presso Monaldo in favore -di Giacomo, pur non avendo la certezza di far cosa gradita a questo, -le mancava il coraggio d'iniziare i suoi tentativi. Tornata a Roma, -dopo una dimora a Recanati, gli scrive da prima quasi con una certa -timidezza, poi sempre con più aperta effusione. Le loro due prime -lettere partono contemporaneamente, senza che l'uno sappia de l'altra: -il giovinetto ha tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile signora -gli ha fatto per la prima intravedere le materne dolcezze!... Egli le -chiede con abbandono il conforto de le sue parole: ella sarà una de -le poche persone cui egli potrà aprire il suo cuore: ed ella risponde -lungamente, teneramente, il suo Giacomo troverà il cuor de la zia -non tanto dissimile dal proprio e gli dipinge apertamente sè stessa, -lo rimprovera con dolcezza per la sua malinconia, lo esorta a non -lasciarsi andare a una sensitività senza freno, che lo renderebbe -infelicissimo, a uscir di casa, e quando sa che quest'ultimo consiglio -è stato ascoltato gli scrive: «In certo modo nella mia solitudine -godevo di farvi compagnia, venendo con voi ed accompagnandovi fuori -di casa, come se personalmente fossi con voi»; discute con lui di -filosofia, quantunque con modestia confessi e si dolga di non aver -bastante ingegno per rispondere adeguatamente a le riflessioni di lui; -e tuttavia si prova a persuaderlo che la vita non è necessariamente -sventura, che l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride de la -propria gravità: «Giacomo mio, io rido con me stessa, perchè mi pongo -a trattare di certa materia che non è da me; ma voi mi siete tanto -a cuore che per non sentirvi infelice, divengo filosofo, teologo -e tuttociò che a questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio -1820) ed egli risponde che le espressioni de la tenerezza di lei, gli -parrebbero quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da cui partono. - -Ferdinanda si duole e si compiace insieme di queste parole; protesta -che non sa essere se non sincera, non che talora non debba ella stessa -piegarsi a fare qualche complimento; se le convenienze lo esigono, lo -fa, ma così di mal grado e con tanta parsimonia che teme sempre di -far scorgere quanto questo l'annoi. Invece con le persone che ama e -stima non dura alcuna fatica ad essere espansiva: «I miei sentimenti -escono dal cuore, vanno alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua -posto in pendenza versa ciò che contiene entro sè stesso.» (Lettera 8 -aprile 1820.) Il suo interesse pel nipote si fa sempre più vivo, ella -si strugge di toglierlo da le sue tristezze, vorrebbe giovargli a costo -di qualunque sacrificio proprio, si studia intanto di consolarlo, e -lo prega, lo scongiura di vincere per amor di lei la sua malinconia, -assicurandolo ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare la stima -e l'affetto, benchè egli, affranto dal suo dolore, creda l'opposto. -Vuole che si distragga: «_Nella natura troverete delle delizie che -non troverete mai nel silenzio di una camera_,» gli dice e lo esorta -a uscire in campagna; chiamandolo col dolce nome di _figlio suo_ -gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi la vita un tormento; e -sempre gli accenna il Cielo come il miglior conforto di chi soffre. -Ma ella non tarda ad accorgersi che una consolazione di parole non -basta al nipote, e, ardendo d'affetto e di compassione, ella, pur tanto -ritrosa ad impicciarsi dei fatti altrui, ella che doveva ben conoscere -il carattere autoritario di Monaldo, prega il fratello di mandarle -Giacomo a Roma per qualche tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo, -ma cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare disposto a dare un -consenso, che certo non era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero -ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire di Recanati il figliuolo. -E Ferdinanda pertinace nel suo zelo non si stanca d'insistere, senza -dirne però nulla al nipote pel timore che le alternative di speranza -e di dubbio debban troppo tormentare quell'anima agitata e sensitiva; -però quando sa che gli son date speranze d'ottenere un impiego a -Bologna, gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi: ella vorrebbe -che in casa sua egli acquistasse abitudini di società e facesse la -conoscenza di persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli potrebbe -poi trovare un impiego a Roma. Perori egli stesso la sua causa presso -il padre, questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto, e la sua -freddezza apparente dipende tutta dal dispiacere di vedersi escluso da -la confidenza dei figli. La donna gentile insiste teneramente perchè -quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo parli al padre a cuore aperto: -s'egli potrà andare a Roma troverà in lei una madre affettuosa che non -lascierà nulla d'intentato per compiacerlo. - -Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa speranza, un'inaspettata, -gravissima sventura viene a colpirla: il 30 novembre 1820 muore la -contessa Virginia Mosca-Leopardi, sua madre. Ferdinanda non era punto -preparata a questo dolore; solo otto giorni innanzi ella aveva scritto -a la contessa, rallegrandosi di sentirla star meglio e compiacendosi de -la poca gravità de gl'incomodi che l'affliggevano, facendole coraggio, -pregandola d'ascoltar la messa in casa e ad ora tarda, _perchè il -Signore gradisce il buon cuore_ e non vuol che si faccia più di quel -che le proprie forze permettono. Ferdinanda che quasi in ogni lettera -raccomandava premurosamente la madre al nipote, sfoga con lui il suo -cordoglio: sofferse tanto a la funesta notizia che credette di dover -seguire ne la tomba la sua perduta; la mente non poteva distrarsi dal -doloroso ricordo, il cuore non sapeva aver altro desiderio che quello -de la diletta defunta, e, pur cercando ne la fede e ne la famiglia la -forza per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva a trovarla; le -sue intime pene furon tali in realtà che la condussero anzi tempo al -sepolcro. Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato Giacomo di -vincere la tristezza, ora gli scriveva che il proprio dolore, in cui le -pareva forse di sentir viva ancora la sua mamma, le riusciva carissimo -e che cercava di nasconderlo agli sguardi di tutti, perchè non si -tentasse di toglierglielo; unico conforto per lei era quello di non -averne nessuno. - -La compagnia del fratello Vito e della famiglia di lui, rimasti a Roma -per qualche tempo, le diede distrazione, se non sollievo; partiti -loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati, ma sentiva di non -poter reggere ai cari e penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe -ridestato nell'animo. - -Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano le proprie ferite per -curare le altrui; e anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito, -ella trova parole materne per Giacomo e vuol adoperarsi a farlo uscire -di Recanati, poichè questo ormai è il supremo desiderio di lui. Pel -nipote fa quello che non avrebbe mai fatto per sè stessa, chiede -un'udienza al cardinale Segretario di Stato a fine di raccomandargli -il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe venisse concesso -il posto vacante di professore di latino a la Biblioteca Vaticana. Non -si stanca di cercar persone che insistano a favore di lui; le dicono -che il Mai potrebbe molto ed ella prega amici e conoscenti che lo -dispongano in favore del nipote. Questi le diviene sempre più caro, -perchè sempre più ella comprende quanto le somigli nella delicata, -profonda sensitività: «Gli animi sensibili si conoscono, s'intendono, -si amano.» (Lettera 21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda si duole -di questa sensitività, perchè comprende che è causa di intimi strazi, -da cui la vita è amareggiata per sempre; consiglia il suo Giacomo a -rendersi il cuore più forte, più fermo; forse allora potrà essere meno -infelice. «Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate nei cuore vostro, -che sarà sempre migliore di quello degli altri; chè rare volte si -combinano de' cuori umani sensibili e onesti.» - -Le sue premure per la cattedra non riuscirono a nulla, perchè quel -posto era già promesso ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto -desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino. - -Le ultime lettere di lei rivelano una grande stanchezza, un -languore invincibile, ma fino l'ultima è ardente d'affetto pur ne le -malinconiche parole che si riferiscono ai parenti di Giacomo, i quali -si erano mostrati offesi da l'insistenza di lei, che voleva ad ogni -costo togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui si consumava -a Recanati. A questo proposito Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue -_Note biografiche_: «La sua tenerezza per Giacomo le fece oltrepassare -i limiti di una prudente intervenzione tra lui ed i suoi genitori. -Ne so abbastanza su quelle intime scaramucce.» Queste scaramucce -accrescevano l'amarezza de la marchesa Melchiorri, che lentamente si -avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del Cielo, ma col cuore -oppresso da mille pene: Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva -al nipote, e furon le ultime parole che gli rivolse: «Mille cose.... a -chi poi?... A chi si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, caro -Giacomo, che tu parlerai sempre solo a te stesso di me! Basta. Saluti a -tutti.» (Lettera 29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale spossatezza, -Ferdinanda si scuoteva per raccogliere le proprie forze nei suoi -gentili affetti, e non potendo forse scrivere a lungo, diceva a Giacomo -di pensar egli stesso le espressioni de l'amore di lei assicurandolo -ch'ella vi consentiva per quanto grandi fossero. - -In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, da cui sperava poter -ritrarre qualche giovamento a la malferma salute, vi moriva senza avere -avuto la gioia di riabbracciare il nipote, ch'ella aveva amato come una -madre vera; e, ironia de la sorte, nel novembre di quello stesso anno -1822, Giacomo otteneva finalmente di recarsi a Roma con lo zio Antici. -Ella, la buona anima gentile, non era più là per accoglierlo e fargli -festa, ma dal cielo forse sorrideva al grande spirito di lui che ella, -prima fra i parenti, aveva saputo comprendere.[13] - - -NOTE. - -[11] La famiglia Melchiorri originaria di Recanati vi ebbe sede fino -a l'anno 1568, in cui Benedetto Melchiorri trapiantò un ramo di quella -casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui monsignor Girolamo, -vescovo di Macerata e di Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe -la primogenitura instituita da lo zio Girolamo; acquistò il feudo di -Torrita che gli diede titolo baronale; sposò la Pantasilea Massimi e -fece erigere il magnifico palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il ramo -romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il ramo recanatese. - -[12] Vedi _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_, -edizione curata su gli autografi da G. Piergili (Firenze, Le Monnier, -1878; in 16º, di pag. XXVII-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre -1819, pag. 4. In questo volume sono contenute tutte le lettere -importanti di Ferdinanda; in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta -ne l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume si trovano anche -tutte le altre lettere de la Melchiorri qui citate. - -[13] Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno (1898) una lapide -commemorativa ne la chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa -Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. Si sa che di -lei giovanetta venne fatta una bella miniatura, la quale però andò -smarrita. - - - - - [Illustrazione: _Paolina Leopardi_] - - - - -PAOLINA LEOPARDI. - - -Sopra un'altura a breve distanza dal mare, in una posizione -incantevole, è Recanati: poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto -con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii pellegrinaggi; intorno, -nell'ampio orizzonte chiuso lontano da la linea del mare e da la catena -degli Appennini, si elevano il maestoso Monte Morello, oggi ameno -passeggio, ma rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo, il Monte -Tabor signoreggiante la vallata che il Potenza solca con l'argentea -linea delle sue acque, il Monte Sanvicino. - -Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar così, un'ampia strada -principale da cui si partono alcune vie traverse, non ha la tristezza, -l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e non potrebbe esser tetro -in quella ubertosa regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento de -le loro foglie nascondono i rami contorti e nodosi, sotto la diffusa -luce del sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi al mare, -che ne profuma l'aria di fresche, salubri esalazioni, fra i suoi monti -sonanti d'acque pure e i suoi floridi campi ove il grano s'indora -nel luglio ardente e fioriscono candidi e rosei meli e ciliegi nel -puro aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa festa de' suoi -dintorni ha un'aria seria e severa al par di molte città e villaggi -antichi nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie, nelle chiese -severe, quali il duomo e Sant'Agostino, nei conventi, nei campanili, -quali la torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima, -di Sant'Agostino, che con l'alto cono attirava i fulmini e fu perciò -abbattuta, nei neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi spira -l'austerità del passato. Quiete e silenti quasi sempre le vie, ove -suonava di rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe dir lo stesso -del nostro) il cigolío di un carro pesante e il rintocco pensoso di -una campana, il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli, non -infrequenti ospiti degli ampi giardini, più verdi che fioriti. - -Un palazzo grande, severo, di antica architettura, da le alte finestre -ad inferriate, in mezzo a' due giardini, uno a levante l'altro a -ponente, quello più aperto, adorno di gruppi di vasi d'aranci e limoni -e d'una vasca, questo più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che -ne fanno una specie di boschetto, ove mesti s'ergono alcuni cipressi -e s'apre amena una loggia: al primo piano un vestibolo a colonne, con -armi, bassorilievi, qualche cosa di severo e solenne, qualche ampia -sala tappezzata di damasco, ornata di specchi e di mobili dorati, -parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo arredamento: ecco -il palazzo avito dei conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la -contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli, Giacomo e Carlo, nasceva -addì 5 ottobre 1800 una bambina, venuta prematuramente a la luce di -sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina, Francesca, Saveria, -Salesia, Placida, Blancina, Aloisia. Fu battezzata dal canonico -Ettore Leopardi ed ebbe a padrini il marchese Carlo Antici, fratello -di Adelaide, e la marchesa Francesca Della Branca Mosca, la quale, -malcontenta di restare in Pesaro, tornato a la repubblica italiana -o cisalpina, era andata in Recanati nella casa del nipote, dove morì -nell'aprile del 1801. - -Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli, partecipe de' loro giuochi, -educata rigidamente al par di loro, istruita con loro e assai più -seriamente che non si solessero istruire le fanciulle del suo tempo. -Nella casa severa, tra gli austeri genitori, attorniati da una -brigata domestica numerosa, ma non lieta, di cui facevan parte lo -zio di Monaldo, Ettore canonico, l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il -cappellano Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino, Don Vincenzo -Diotallevi; brigata, cui veniva non di rado ad aggiungersi la -compagnia di parenti ed amici per lo più aristocraticamente gravi, -di ecclesiastici tutti compresi di politica reazionaria; sempre -sorvegliati dai genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi -Leopardi, affettuosissimi d'indole, si stringevano fra loro, ad un -tempo compagni, amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice nei -loro cuori quel vivissimo affetto che li legò così saldamente e che -tanto conforto diede a la loro gioventù. - -Giacomo, esile, ma allora diritto e snello, pieno di vita, avea la -carnagione bianca, gli occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo, -più robusto e nerboruto, era di una natura meno profonda e riflessiva, -e, anche bambino, bello, spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina, -vestita sempre semplicissimamente di nero, piccola e gracile, aveva -capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e -rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potevan -farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente. Ella si adattava -ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè preferisse i divertimenti -più tranquilli; le piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un -altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo e Carlo solevan -chiamarla Don Paolo, nome che le rimase a lungo. Il primogenito, -com'era il più pronto d'ingegno, era anche il più prepotente, e ad -ogni costo voleva primeggiare su tutti; la sorella cedeva di buon -grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad avere per lui una specie -di culto devoto, tanto più che negli studi la supremazia di lui era -evidente e che egli non soleva mai farsi pregare per dar aiuto ai -fratelli nello svolgimento dei loro temi o nelle risposte da dare al -maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu Don Torres di Vera Cruz, che -era stato anche precettore di Monaldo; ma questi, memore del pessimo -insegnamento ricevuto, benchè conservasse per sempre un'affettuosa -amicizia per quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero un -indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano Sanchini, tenuto in -casa e verso cui si aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo -Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo questo, grasso e florido, il quale, -con l'ostentazione d'un coraggio che non era punto nella sua natura, -dava talora occasione agli scherzi dei fanciulli. Il Sanchini non fu -un portento, ma certo doveva meritare assai più encomio che biasimo, -se ben presto in tutti i suoi scolaretti fu vivissimo l'amore a lo -studio, amore che in Paolina (non parlo di Giacomo) non venne mai -meno e fu di conforto a la malinconica vita. Questa prima istruzione -era rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese, a le -scienze naturali, a la storia, a la geografia, ed aveva a fondamento -l'educazione religiosa e morale. Paolina non raggiungeva ancora nove -anni, quando, il 30 gennaio 1808, in uno di quei pubblici saggi che -Monaldo soleva far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci questioni -di dottrina e ad altre dieci, e non facili, di storia e di geografia -antica; l'8 febbraio del 1810 in un altro saggio rispondeva a venti -questioni di filosofia e di scienze naturali, queste ultime riguardanti -le meteore, il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete, gli -ecclissi, il flusso e riflusso del mare: in quello stesso giorno ella -doveva parlare de la storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di -Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie che ce ne restano sino -al 1800. Ella aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che Monaldo -componeva e faceva loro recitare pubblicamente. Il Sanchini in una -lettera (1º ottobre 1810) che da Mondaino, ov'era andato a passar le -vacanze autunnali, scriveva a' suoi alunni, ha un paragrafo tutto per -Paolina: «Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas me trado. Mos -invaluit, has fusum et colum tractare debere. At de te, Paulina, erit -fortasse dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende, mulier -sicuti nata es, semper mulier eris; propterea muliebres facultates -quoque ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis maior eris. -Sed de hoc satis ne aliquis dicat _sutor, ne ultra crêpidas_. Cura -valetudinem tuam. Vale.»[14] - -Nel decembre del 1811 Paolina scriveva una lettera in latino a Monaldo, -dandogli relazione de' suoi studi; questa lettera, che fu pubblicata da -l'Avoli negli _Studi in Italia_ (anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il -buon indirizzo e la severità de l'insegnamento che le veniva dato. - -In una grande stanza ben arieggiata e luminosa stavano disposti l'uno -dietro l'altro i quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo quello -di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo Luigi) dava le sue -lezioni Don Sanchini, compreso de la gravità del suo ufficio e armato -d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva, dice la Teja, più per la -forma che per l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i giuochi nei -due giardini di casa, le allegre scampagnate, il chiasso coi cugini -e le cuginette. Paolina amava in quella prima età gli scherzi e -l'allegria, era di carattere affettuoso e franco, e nella soggezione -in cui viveva coi genitori, specialmente con la rigida Adelaide, si -stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo, pel quale si sarebbe gettata -nel fuoco. Non aveva che dodici anni, quando per fargli un favore, -ricopiava il manoscritto d'un suo compendio di logica e ne riceveva per -ringraziamento questa graziosa ed erudita lettera: - - «All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo - »Il Signor Don Paolo Leopardi. - »Casa. - - »Recanati, 28 gennaio 1812. - -»Amico carissimo, ricevo in questo momento il plico, che voi m'inviate, -accompagnato da una obbligantissima lettera. Essa è ben degna per -la sua brevità di esser commendata da' Lacedemoni, e dagli altri -popoli della Grecia, i quali, dovendo rispondere in lettera ad alcuna -inchiesta, non iscrivevano talvolta che la semplice parola: No. Il -piacere che voi mi avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol -_Compendio di Logica_, non vi sembrerà forse sì grande, quanto lo -è in realtà. Un buon copista è assai raro, ed io non reputo lieve -vantaggio l'averne ritrovato uno, che sia conforme al mio desiderio. -Il restauratore dell'italiana Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi -che, avendo egli in poche settimane condotto a fine il suo libro -latino _De Fortuna_, etc., non potea dopo più anni averne copia, che -pienamente il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene tutte -quelle, che egli avea avute da' vari copisti. Se io fossi vissuto al -tempo di Petrarca, e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo, avrei -facilmente appacificate ed acquetate le sue querele coll'insinuargli -di darvi a copiar la sua opera, e son certo che, malgrado la sua -delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe rimasto soddisfatto. -Nè crediate che il mestier del copista sia da disprezzarsi. Teodosio, -uno de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava ancor egli -nel copiare gli altrui scritti, e non vivea che del danaro ricavato -da questa non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio non -operava in tal modo, perchè di sè degno riputasse un tal genere di -lavoro, ma solamente per un effetto della sua profonda umiltà e virtù -cristiana; ma io, per convincervi di quanto ho preso a dimostrarvi, vi -apporterò un altro esempio. Non ci dipartiamo dal Petrarca. Egli avendo -intrapreso di fare un viaggio, non ben mi rammento per qual fine, e -ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone, di cui non avea per -anche contezza, non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo. Ma -è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo che, avendo fatto l'elogio -dello stile laconico, sto per cadere nei difetti dello stile asiatico. -Sono affezionatissimo per servirvi di cuore - - »GIACOMO LEOPARDI.»[15] - -Paolina, crescendo, andava arricchendosi oltre che d'un'ottima cultura -generale, di una cognizione chiara e non superficiale de la letteratura -italiana, latina e francese; meno profondamente, conobbe anche lo -spagnuolo. In italiano scriveva con facilità e con semplice eleganza, -tanto che del suo modo di scrivere Giacomo le fece lode più volte; egli -chiamava le sue letterine e il suo stile così gentili da non parer non -solamente recanatesi, ma neanche italiani; e pensava forse a la lunga -ed accurata lettura che Paolina aveva fatto de le lettere di Mad.e de -Sévigné, ch'ella chiamava la sua _opera classica_, asserendo di saperle -tutte a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva strabiliare la sua -modesta sorella, che gli confessava di vergognarsi quasi di scrivere a -lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di quelli che la lodavano pel -suo stile. - -Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la pagina in cui Giacomo -encomia le lettere di Paolina, appone una nota in cui conferma quel -giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno e la gentilezza de la -contessina erano veramente singolari. Ad aprire la mente di lei certo -giovavano assai le lunghe conversazioni con Giacomo, che, timidamente -ritroso e chiuso in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso suo -tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni, ma sol che si trovasse -fra due o tre persone riunite ed anche con gli stessi genitori, era -espansivo coi fratelli; con loro voleva e poteva discutere, perchè -in fondo in quasi tutte le idee generali andavan d'accordo, e questa -era la condizione ch'egli credeva indispensabile per poter discutere -utilmente e piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a fargli da -copista, a scriver lettere per lui, ad esser confidente di tutte le -sue pene e prima ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la sua -unica compagnia, quando i gravi mali, di cui egli sofferse agli occhi, -lo costringevano a passare le intere giornate chiuso al buio in una -stanza, fremendo e delirando pel nuovo dolore di non poter studiare, -che veniva ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella era così abituata a -creder ciecamente nel primogenito, a prender parte a tutti i pensieri, -a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo cuore in gran -parte il cuore di Giacomo: al par del fratello ella nascondeva sotto -un aspetto timido e un'abitudine di taciturnità, che in lei pure era -mal giudicata come prova di uno spirito arcigno, un'anima ardente, -assetata d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi tutta con un -entusiasmo che aveva qualche cosa di romanzesco e di sentimentale, -a chi le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo, ella portava -nell'amicizia il linguaggio passionato de l'amore, e, quantunque -pregiasse sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura, la finezza de -l'educazione, pure persino a le persone di servizio si affezionava -talmente da durar a pianger parecchi giorni quando qualcuna di esse -a lei cara lasciava la casa. Vivacissima anch'ella di fantasia, -anch'ella odiava Recanati, sognando di là da quei monti e da quel mare -un mondo meraviglioso, un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse -qualche cosa ch'ella non doveva veder mai, le era un vero e proprio -tormento; e quando rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante belle -cose ha il mondo, si sentiva struggere, anelava a i ghiacciai de la -Svizzera, al cielo di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e -non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi punti di vista -del suo paese. Se ne le letture, che eran tutta la sua distrazione, -ella trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di viaggi, gettava -via il libro e scoppiava in pianto. Anch'ella nel confronto de la -povera realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente infelice, e -peggio era quando i suoi non riuscivano a capire, essi che adoravano -la loro casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole che -infinite persone si sarebbero chiamate felici di poter cambiar sorte -con lei, di non mancar mai del pane, di poter dormire a proprio -grado, lavorare o no a proprio talento. Capiva ella stessa di dover -parer incontentabile, ma non sapeva rassegnarsi, sentendo in sè tanta -vivacità di fantasia e soprattutto tanta inutile potenza d'affetti; -e si lasciava prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava il -mondo, le amareggiava la vita. Comune con Giacomo aveva l'amore a la -natura, ne la contemplazione de la quale le pareva che si addolcissero -le sue pene e che il suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili -bellezze e de le dolcezze sognate: «Io credo,» ella scrisse più tardi, -«che oramai non resti all'uomo dabbene altro piacere da gustare che -nel contemplare le bellezze infinite della natura: tutto il resto non -è più fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»[16] Come Giacomo -sentiva rinnovarsi la vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima -sua al ricomparire de la primavera, così Paolina aveva una _estrema -predilezione_ per i bei mesi di aprile e di maggio, in cui _vediamo -fiorite le siepi_; e pareva che ne la natura e ne la primavera ella -amasse di riposare il suo cuore offeso da la vita e dagli uomini. La -commovevano profondamente le due arti sorelle: poesia e musica; ed il -suo amore per esse era tanto intelligente, quanto vivo: adorava i veri -poeti, non poteva soffrire non pure i cattivi, ma neanche i mediocri; -e più tardi le sue amiche Brighenti, per quanto facessero, non poterono -piegarla a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti, loro intimi. - -La musica, in particolare le appassionate melodie di Bellini, che -parve nelle sue note trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù, -tutte le ardenti lacrime de le alte sventure, commoveva ineffabilmente -Paolina, che avrebbe voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere, di -piangere, di gridare, secondo le impressioni de l'animo suo. Giudicò -la morte del grande maestro una disgrazia immensa; al primo sentirne -la notizia, mandò un grido di dolore, e sospirava tutte le volte che le -accadeva di riparlarne. - -Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana da ogni mistico -esaltamento, dal suo cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i -suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le gioie d'una vita pura e -onesta sì, ma umana. E quegli occhi intelligenti e buoni eran la sola -leggiadria de la giovanetta, sempre piccola, esile, bruna e di più -difettosa nella persona. - -S'intende facilmente come anch'ella rodesse a fatica il freno ne la -casa paterna e come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo fu -rotto e incominciò quella lotta muta e tanto penosa per gli uni come -per l'altro, ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse parte -a le piccole e disgraziate cospirazioni, a le rivolte più pensate -che reali, e soffrisse con loro de le sempre mancate speranze, degli -scoramenti che li opprimevano. Ella pure piangeva la sua vita e il -suo cuore sepolti in quel _soggiorno abbominevole e odiosissimo, in -quella notte tenebrosa_, e non trovava sollievo che in questo pianto, -in questa commiserazione di sè stessa, ne la coscienza di esser -considerata nulla, ma di valer pur qualche cosa. - -Quando nel novembre del 1822 il marchese Carlo Antici, dopo lunghe -preghiere ed insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a Roma, Paolina -resta sconsolata, non sa credere a la lontananza di quel suo compagno -di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i pensieri, lo cerca -sempre ne la casa che le par più triste e più vuota, sempre le pare -di sentire i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le lettere del -fratello le sono di scarsa, ma vera consolazione, e ancor più l'idea -ch'egli deve amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli, -ella mette tutta l'anima ne le proprie parole: le piace di sentire -ch'egli trova a Roma persone sciocche, ridicole ed incolte, pensando -che a queste egli deve pur preferir la sua sorella: gli chiede notizia -de le donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra con grazia le -piccole novità di Recanati, lo prega di averla sempre cara, s'interessa -a tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun che di gradito, e -per questo gli parla dei libri nuovi che arrivano in casa e del loro -contenuto. Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le speranze che -persin esse le mancano; gli confessa il suo intimo desiderio di morir -giovane, di non veder la fine de l'anno che incomincia (1823): finirà -col farsi monaca per disperazione; nulla di nuovo le è accaduto, ma -ogni giorno che passa accresce la sua infelicità. Infine confida a -lui le sue speranze di matrimonio. Simile anche in questo al fratello, -ell'era insieme d'una timidezza e di un riserbo che a chi non l'avesse -conosciuta, potevan parere indizio d'animo freddo, ma nascondeva sotto -queste apparenze un cuore appassionato e un desiderio d'amore che -occupava tutto il suo spirito, la sua fantasia, i suoi pensieri, e come -un divino miraggio oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi. -«Fervidissima era l'anima sua assetata d'amore, sempre in traccia -d'un affetto cui consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto il -tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi, ma d'un affetto degno -veramente di lei e capace di comprendere tutte le delicatezze del suo -carattere.»[17] - -La povera anima, diceva Carlo, era costumata a l'idea de' sacrifici, -ma non le era ancora concesso di farne. Una prima probabilità di -matrimonio le arride nel progetto di dar la sua mano a un tal Peroli -di Sant'Angelo in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con gli anni, di -punto spirito, di poca amabilità, bruttissimo, però creduto ricco e -_buon uomo_, come Monaldo lo chiama, e che mostrava di potersi molto -affezionare a la giovanetta, la quale lo vedeva troppo disprezzato -e fors'anche deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se per poter -accoglierlo con trasporto; tuttavia lo accettava, parendole che un -avvenire ignoto dovesse pur sempre esser migliore de la sua monotona, -malinconica vita. - -Fu ben altro quando ella amò per la prima, anzi per l'unica volta nella -sua vita, chè, com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti, -per lei le occasioni di sentirsi battere il cuore erano rare ed ella -somigliava a le Francesi e ripeteva con una di esse: _Je suis si -heureuse quand le cœur me bat!_ (Lettera 29 aprile 1831.) Molte vive, -improvvise, ma fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore; e ne -confidava il secreto a le Brighenti: quando esse le annunciavano che -Giacomo era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane signore napoletano, -Paolina, arrossendo e delirando d'ansia e di dolore, chiedeva le -dicessero se quegli fosse veramente napoletano e se non si chiamasse -Ranieri di nome, invece che di cognome; e narrava d'aver amato un -giovane marchigiano di nome Ranieri, il quale verso il '29 era a -Bologna; d'averlo adorato con un ardore da non potersi immaginare, -d'esser stata sua sposa, poichè tutto era combinato, e persino il -consenso dei Leopardi era stato ottenuto, sebbene egli non fosse ricco, -nè di nobiltà paragonabile a quella di lei. Egli era quale ne' suoi -sogni ella aveva sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo, -intelligente, colto; ma un dì le venne un dubbio ch'egli non seppe -sciogliere, e che le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece -ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua immagine indelebilmente -scolpita nel cuore e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli -l'amore ch'ella sentiva per lui, _ardente, furioso_. D'allora in poi -bastò il nome di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che Giacomo -era con un giovane di tal nome, s'era fissata fosse insieme a colui -ch'ella non poteva scordare e che, volti a la peggio i suoi affari, era -andato prima a Bologna e poi a Roma, senza che da un pezzo ella potesse -più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice, quasi lo sono ancor'io,» -soggiungeva con vera femminile tenerezza. - -A proposito di questo amore il Costa scrive: «Una sola volta parve -che il bel sogno (_di Paolina_) fosse divenuto realtà, quando un -giovane marchigiano di nome Ranieri, del quale è ignoto ancora ch'io mi -sappia il casato, non avendone parlato nessuno degli studiosi di cose -leopardiane, parve innamorato di lei.»[18] Il Costa scriveva queste -parole nel 1887, ma d'allora in poi non è a mia cognizione che alcuno -tentasse sollevare il velo del pudico secreto di Paolina. - -Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo d'essere stato a la cena -del gonfaloniere vicino di tavola di Roccetti e gli narrava d'aver -trovato quel giovane amabile, geniale di fisonomia e di talento e -cultura sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore dei versi di -Giacomo, e autore egli stesso di qualche buona poesia. Carlo ricordava -come altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar a quel giovane -Paolina, che in varie occasioni l'aveva visto, aveva parlato con lui -e l'aveva trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto più nulla, -saputo della poca entrata di lui. «Ora,» egli racconta, «sembra che -tanto Paolina, quanto il partito superiore, sieno disposti a passar -sopra questo punto. È certo che è assestatissimo, e non si tratterebbe -se non di calar di piede, non di stare incerti sul piede proprio. Per -il tratto e l'educazione può stare al pari di un signore molto più -ricco, veste benissimo e il suo fare riservatamente polito e nello -stesso tempo sicuro e disinvolto ha una certa somiglianza con quello -di Camillo. Begli occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla -persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata a dire, se questo -è quello che essa conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto; ora -si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo il suo sentimento, che non -sembra bene d'interpellare direttamente, trattandosi d'un affare in -cui egli è quello che guadagna.» Giacomo rispondeva che veramente poche -consolazioni avrebbe potuto provare uguali a quella di veder effettuato -quel progetto circa il matrimonio di Paolina; era certo che Carlo -dal lato suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare a questo -effetto; e aggiungeva non poter sapersi se la sorella dovesse nel nuovo -stato e con quel compagno esser contenta; ma che certo per lei non -v'era altro partito, se non quello di maritarsi presto e possibilmente -con un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina, tutta lieta di -questo assenso del fratello, pochi giorni dopo gli scriveva d'essere -_estremamente contenta_ di Roccetti _per la sua figura_, ch'ella non -avrebbe potuto desiderare migliore, _per il suo spirito, per la sua -cultura, educazione ecc._; ma un dubbio le restava e tale da farla -tremare: i costumi di quel giovane, dei quali aveva sentito parlare -altra volta dai fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era persuasa -d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli, o almeno l'amore ch'egli le -avrebbe portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare ad un -giovane, neanche avendone infinito per lui: «Come» scrive «ne avrei per -Roccetti, che se avessi veduto più a lungo, me ne sarei innamorata; e -sarebbe stato tanto peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza -niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo di rimando le dava consigli -e le diceva: «Circa l'affare di R.... è verissimo che a me pare che -vi convenga. È anche vero che R.... è un giovane come _tutti_ gli -altri.» Aggiungeva però che un uomo di talento, quale era Roccetti, -dopo essersi divertito assai ed anche annoiato de la galanteria, doveva -sentire il bisogno di una che lo amasse da vero e che unisse a la -tenerezza, la gioventù e il buon cuore. S'egli aveva tal desiderio, -nessuna avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che sapeva amare ed -era istruita _al di sopra di quattro quinti delle sue pari_; ed egli -stesso doveva essere ottimamente disposto a divenire un buon compagno; -non già che Paolina non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun -tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe da l'offenderla, -proverebbe pena se credesse di averne procurata a lei, o sarebbe sempre -suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe presto e veramente a lei, -quand'anche se ne fosse mai allontanato per qualche momento. (Lettera -19 marzo 1823.) - -Poco a presso Carlo scriveva al fratello che Roccetti, fatto -interpellare, aveva detto definitivamente d'essere in trattato con -un'altra; ove non avesse potuto combinare, ben volentieri avrebbe -accettato Paolina. Carlo aggiungeva sapersi chi era quest'altra: una -vedova uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona, con una dote -minore o al più uguale a la loro sorella, giovane però e avvenente. -(Lettera 6 marzo 1823.) - -Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi se Paolina avesse potuto -convenire al cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva: «Roccetti -non ha detto più nulla.» Ma due anni di poi Monaldo scriveva al suo -primogenito: «Ti piacerà di sentire che ho fatto sposa Paolina, e il -suo sposo è Peroli. Questo buon uomo, sentendola libera dal trattato -Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.» (Lettera 30 agosto 1825.) -Monaldo non poteva alludere certo a quelle prime trattative col -Roccetti, che non avevano punto impegnata Paolina; bisogna dunque -credere che nel frattempo, e cioè mentre Giacomo era a Recanati dopo -il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna lettera a lui se ne trova -notizia, tali trattative fossero state riprese e condotte a buon fine, -benchè poi l'impegno venisse sciolto. - -Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu intima della contessina -Leopardi, espandendo in un'affettuosissima lettera la sua amicizia, -scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso tremerei.... tutte le -volte che dovrei allontanarvi da me, perchè è vero che tutte le cose -preziose si conservano con gelosia; e persuadetevi che anche Rossetti -avrebbe fatto così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice e -che per questo voi non l'amate più!!.. Questa idea mi spaventa e mi fa -temere per la nostra amicizia.»[19] - -Credo che quel _Rossetti_ sia un errore di lettura del manoscritto o -di stampa e che si debba invece leggere _Roccetti_. Una volta ancora -troviamo questo nome tra le carte leopardiane ed è in una lettera di -Paolina a Giacomo: «Così per una curiosità, se hai veduto e sentito -nominare a caso Roccetti che fosse costì dimmelo un poco. Che se -non puoi dirmi di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non me ne -far motto, che è inutile. Si dice ch'egli sia costì in una compagnia -comica, e si dice che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco a -la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno 1827, Giacomo rispondeva -punto per punto il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola. - -Da le lettere citate risulta chiaramente come Paolina amasse questo -Roccetti e se ne interessasse ancora dopo parecchi anni, com'egli -fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna e di poca nobiltà, -come ella gli sia stata promessa ed infine (se è proprio di lui che -parla la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse infelice; appare -ancora probabile, poichè Paolina ne chiede, che sul finire del '27 -egli si trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche. Se si -pensi ora quel che la contessina confessava a le amiche intorno al suo -Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco, non molto nobile, poichè -in un'altra lettera ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter -lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene, per uno tanto meschino. -Quando ero sposa del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello -che andavo a fare, poichè l'amore velava il tutto»; marchigiano (e il -Traversi, il solo, ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta, ma -brevissimamente del Roccetti, lo asserisce di Filottrano); per qualche -tempo fidanzato a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che nel -1828 era a Bologna, apparirà, s'io non erro, più che probabile che -il Roccetti e Ranieri sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri il -nome. - -Ero a questo punto de le mie induzioni quando l'egregio signor conte -Giacomo Leopardi, ora degno rappresentante di quella illustre famiglia -e premurosissimo per gli studi leopardiani, pregatone da me, fece fare -de le ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente lettera: - - MUNICIPIO DI FILOTTRANO. - GABINETTO. - - Lì 10 agosto 1897. - - Preg.mo Sig.r Conte, - -Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude Melchiorri nasceva -qui in Filottrano il 9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto -il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte dai nobili Giacomo -Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi di Osimo e Virginia Mosca, moglie del -conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel registro dei nati del -suddetto anno. Il giovane Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi -da qualche persona vecchia del luogo, che lo conobbe, corrispondeva -perfettamente alla descrizione che se ne fa nella lettera del conte -Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di famiglia, entrò -al servizio del governo pontificio nella carriera giudiziaria, -raggiungendo, a quanto si ricorda, il grado di governatore. Morì in -fresca età a seguito di malattia mentale, ma non sa dirsi il luogo. -Del resto a Filottrano non si sa abbiano esistito altri Roccetti di -nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione della lettera fa esser -certi si tratti di quello di cui si dettero i pochi cenni biografici. -Offrendomi per ogni occasione mi pregio protestarmi.... - - IL SINDACO. - -Il romanzo di Paolina, così splendido ne la sua fantasia e nel suo -cuore, così povero ne la realtà, finiva miseramente; ed è probabile -che il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare il fidanzato, -come che le peggiorate condizioni di lui persuadessero i Leopardi a non -dargli la figliuola. - -Per un momento si pensò a combinare un matrimonio fra Paolina ed -Osvaldo Carradori, ma pare che le cose sieno andate poco più innanzi -del pensiero. Adelaide, che più degli altri si preoccupava di trovar -marito a la figlia, saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo, -voleva riprender moglie e la desiderava savia, ben educata, di ottime -qualità morali, piuttosto che ricca, faceva chiedere a Giacomo se -potesse esser quello un partito accettabile per Paolina; ed anche -Monaldo parlava al suo primogenito de l'istesso argomento, narrandogli -avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero. Monaldo l'aveva -conosciuto ventidue anni prima, ed era in forse se quell'uomo, certo -tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere a Paolina. Giacomo, -rispondendo, tratteggiava tosto il ritratto del cavaliere, di cui -già prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi e sempre con -simpatia: il Marini mostrava quarantacinque o cinquant'anni, non -appariva punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia, col -colorito sano e la persona non alta, ma ben proporzionata; di maniere -piacevolissime, d'indole quieta e inclinata a la vita di famiglia, -possedeva ottimamente l'arte di farsi amare. Era stato affezionatissimo -a la sua prima moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon patrimonio, -del quale facevan parte alcune campagne ne le vicinanze di Roma, ed -a la figliuola, che stava per maritare, dava una dote di ventimila -scudi. Bastava molto meno per esaltare Paolina, incantata dal solo -progetto di andare ad abitare in una grande città. Ma mentre Giacomo -le dava ogni buona speranza, narrando a Monaldo che il Marini, -cui era stata fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento, -l'Antici scriveva non esserci più illusione di combinare; e Paolina ne -strabiliava e si raccomandava al fratello, aspettando le sue lettere -_con un palpito terribile_, piangendo di speranza e di timore; mentre -fremeva per la paura _terribile_ che si avesse intanto a combinare -con un _pretendente_ vecchio e di _orrido paese e cognome_. Malgrado i -filosofici consigli di Giacomo, che procurava di calmare le sue smanie -e di farle acquistare quel poco d'indifferenza verso le cose proprie, -senza la quale non è possibile, non pure esser felici, ma neanche -vivere, ella non sapeva metter un freno a le sue inquietudini, e gli -scriveva: «Sicura di divenire sposa del cav. Marini, son certa che non -proverò mai più dei sentimenti così vivi di agitazione, di speranza, -di timore; e quando avrò perduta la speranza di divenirla, mi sarà -indifferente qualunque altra sorte incontrassi; chè certo non potrà -essere altro che spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio, queste -ciancie; ve ne domanderò perdono in ginocchio, quando verrete; e noi -tutti lo desideriamo tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.) - -Questa esaltazione parve a taluno strana, ridicola e financo -spregevole; ma credo inspiri solo compatimento in chi ripensi a -l'insoddisfatto bisogno d'affetto che Paolina aveva ne l'animo, a -la monotona e triste vita ch'ella conduceva in realtà e che la sua -fantasia le faceva parere peggiore che mai; ed è da notare ancora che -del Marini aveva Giacomo scritto tutto il bene, anche prima che si -trattasse di dargli Paolina, che questa aveva nel fratello una fede -cieca e si era fatta forse di quell'uomo un ideale racchiudente per lei -tutte le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825 ell'era finalmente -fidanzata al Peroli, ma non lieta per questo. In fondo a l'anima le -restava il dubbio che, quantunque fosse fissato persino il giorno de -le nozze, il quale doveva essere il 21 di novembre, si finisse col -non farne nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo, senza -spirito, non soddisfaceva punto il bisogno ch'era in lei d'essere -orgogliosa de l'uomo di cui avrebbe portato il nome; si aggiunga la -pena di vedersi derisa per quel fidanzamento, annunziando il quale ella -scriveva a Giacomo: «Ero preparata a sostenere più scherni e sarcasmi -di quelli che in fatti mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel -mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che, a saputa mia, mi abbia -condannata; ma io mi ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli, e -mi ero armata di molto coraggio. Non so se questo basterà per regolarmi -in appresso, quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto 1825.) Il -parentado venne lungamente protratto, finchè fu sconchiuso in causa de -la dote, che il Peroli pretendeva di sei mila scudi, mentre i Leopardi -non volevano darne che quattro o cinquemila. - -Il progettato matrimonio doveva far però provare a Paolina il tenero -compiacimento di vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima canzone -_Nelle nozze della sorella Paolina_. - -Questa canzone, composta ne l'estate del 1821, quando pendevano le -prime trattative per accasare la contessina Leopardi col Peroli, «segna -un nuovo momento artistico nella vita di Leopardi.»[20] Come Giacomo -amasse Carlo e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito una frase -sola, ma eloquente, della lettera con cui egli ringraziava il conte -Alessandro Cappi d'un capitolo _Dell'amor fraterno_: «Se lodassi i -sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non sarebbero senza sospetto, -perchè ancora io non ho provato in mia vita e non provo affetto più -caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e più cara di quell'amor -fraterno ch'Ella sì degnamente e sì virtuosamente celebra.» (Vedi -Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118 e 119 de l'_Appendice -a l'Epistolario_.) Ma se vivissimo era l'affetto del poeta per la -sorella, le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza, che soffocava -ogni espansione, e lo stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo -dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità credeva di scorgere il -mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni tenera -effusione: esso non è inspirato da' domestici affetti, ma da l'amor -patrio. Pare che dopo quel momento di molle dolcezza che gli dettava -il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel suo severo concetto di virtù -eroica spartana, e che pur pensando a la donna e a l'amore, l'anima -sua non si commovesse più di palpiti soavi, ma mirasse fredda a un -eccelso ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne l'introduzione, in -quel nido paterno, silenzioso, popolato da le vaghe illusioni, da le -sorridenti immagini de la giovanezza, quel nido che la sorella dovrà -abbandonare, entrando, sposa e perciò più libera, nel mondo di cui -conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo, del quale tante volte -doveva aver dolorosamente parlato a Paolina, si affaccia tristissima -al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo di lutto per l'Italia, -i figli de la sorella avranno bisogno di forti esempi, perchè l'empio -destino nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido colui, che -non fu severamente educato. Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che -egli crede necessaria al virtuoso: - - O miseri o codardi - Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso - Tra fortuna e valor dissidio pose - Il corrotto costume. - -Questa severità par additare a Paolina, in quel poco lieto matrimonio, -il conforto de la virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali -del Leopardi giovane era che la natura umana, invecchiando, decadesse; -egli abborriva la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si conformava -a quella de l'uomo: il mondo antico era giovane e perciò stesso grande -e generoso, l'età moderna, decrepita, aveva perduto e forza e virtù. -Ma solo al Cielo spettava il provvedervi: a Paolina egli consiglia -d'educare i suoi figli non _amici_, ma sprezzatori de la fortuna, -cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore e d'ogni speranza fallace: -non saranno felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri, poichè la -nostra schiatta che, ignava, disprezza la virtù viva, ipocritamente -la celebra estinta. E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere, -chiedendo loro ragione dei vizi presenti; amore, il vero amore è sprone -al bene, ne è capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo dovrebbe -essere amato; il ricordo de la giovanetta sposa spartana, che cinge -il brando a lo sposo e poi spande le negre chiome sul corpo esangue e -nudo di lui, ritornato sopra il suo scudo; il ricordo di Virginia, la -bellissima fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per la salvezza -de la patria, son posti come degni esempi a le donne italiane; e se ne -la prima parte del canto predomina il sentenziare austero, che ne la -rigida forma, scevra d'ogni soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa -immagine di fantasia, sembra simboleggiare la severità e le gramaglie -de la virtù, cui l'empio fato interdice ogni aura soave, in questa -seconda parte il cuore del poeta si scalda dinanzi a le antiche donne, -non meno leggiadre che grandi, e si commuove al loro dolore e a la loro -sventura; la fantasia ridesta dipinge il quadro de' suoi più vaghi -colori e ci fa rivedere la giovane sposa china sul corpo del marito -morto, che ricopre co' neri capelli disciolti, Virginia vaghissima -ne la sua gioventù piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro del -padre le rompe il bianchissimo petto. La canzone ricorda l'Alfieri ed -il Foscolo, che entrambi accendevano in quel tempo di affetto patrio il -cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento civile di questi versi e -il fare sdegnoso e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine -de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha dato una Virginia più romana -di quella del Recanatese, perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto -scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi ha creato, come ben -disse il De Sanctis, una Virginia umana, perchè innanzi ad essa si -è sentito uomo ed artista, ha provato un doloroso schianto davanti a -quel _rozzo acciaro_ che ha ucciso la vaga fantasima de la sua mente. -Con l'immagine di Virginia il poeta chiude il suo canto, lasciando -nel lettore l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella -donna; evita un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo -silenzio nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche -il popolo italico per la femminile virtù. - -Ho parlato a lungo di questa canzone perchè essa è il più bel monumento -che ricordi ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il poeta poco si -fermi su di lei propriamente, se la credeva capace d'intendere e di -gradire questo severo e in alcune parti sublime canto, doveva di lei -aver ne la mente una ben alta idea; doveva crederla una di quelle donne -da cui la patria ha diritto d'attender molto. - - * - * * - -Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora per lungo tempo la speranza -di trovare un marito. - -Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino ch'ella aveva _corso pericolo -di sposare_; e in quello stesso anno ell'era incerta se accettare o no -un tale che l'aveva chiesta parecchie volte ne la sua prima gioventù -e che Giacomo stesso non avrebbe trovato strano di vederle fidanzato -e marito. Era un buon giovane recanatese, alieno da le compagnie -allegre, religioso, ma non colto, di poco spirito, di poco talento, di -bassa famiglia, e l'altera contessina, che non poteva esser scevra dei -pregiudizi de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare il -suo nome per prenderne uno popolano, e capiva di non poter ricambiare -l'amore che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di matrimoni per la -figlia non ne voleva più sentir parlare: Adelaide invece, avversa a -un tempo a questo giovane, ora gli si mostrava propensa. A Marianna -Brighenti, che le aveva consigliato di accettare, Paolina rispondeva: -«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano il più bel cognome, -va bene; ma, se io non avrò per marito uno del mio grado, che conti, -come dici, i quarti di nobiltà che ho io, almeno dovrà essere uno che -per i suoi talenti, per il suo ingegno, per le sue azioni si sia fatto -un nome, non uno di cui debba arrossire ogni momento, ogni volta che -parla — mi ami egli pure quanto vuole, non è affatto certo che io possa -amarlo, che possa amare una persona tenuta da tutti per meschina in -ogni genere: l'amore di una tal persona non ha nessun pregio agli occhi -miei perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e se un'occhiata -della persona amata compensa di tutto, se, come dice la Staël, questa -occhiata è una felicità tale che pare non vi sia forza per sostenerla, -e bisogna chinare gli occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata di -fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto 1832.) Certo ne la -decisione di Paolina l'orgoglio di casta aveva qualche parte, tanto -più possiamo convincercene, quando vediamo come seccamente a le amiche -Brighenti, che avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo -Fidanza, suonatore, ella rispondesse: «Sappi che da suo padre noi -compriamo il panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato Santo 1832.) -Certo però ne la sua decisione, oltre a molta ragionevolezza, vi è -molta dignità, e il sacrifizio ch'ella faceva, _ricalcando i suoi ferri -da sè stessa_, aveva per compenso la sua libertà e la soddisfazione -di sè. Una de le sue subite simpatie per un forestiero, di cui ella -non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei giorni ch'ella avrebbe -avuto la forza di fare qualunque sacrificio, ma per un uomo che ne -fosse degno. Di queste improvvise simpatie ne troviamo parecchie ne la -vita di Paolina, di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza. -Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli usseri, ebbe alloggio per -qualche giorno in casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire e -d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso ad innamorarsene; ma, quando -seppe la parte ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati da le -varie insurrezioni scoppiate allora in Italia, parte che la coscienza -di lei non approvava, la sua simpatia cessò, ed ella vide partire il -bell'ufficiale senza versare una lacrima. - -Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la contessina che un dottore -ed avvocato di Bologna, vedovo da poco de la contessa Muzzarelli -ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo e religioso, cercava in moglie -una signora senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina ne chiedeva a -le Brighenti, le quali le rispondevano dandole pessime informazioni di -quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e questa volta pure, Paolina -rinunziava senz'altro al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano troppo -amareggiata, perch'ella volesse ancora coltivarle ne l'anima; come -Giacomo per le donne, ella ebbe pungentissime parole per gli uomini, -i quali dichiarava indegni d'un sospiro e meritevoli di odio per lo -sprezzo con cui riguardano quelle che non rimangono impassibili a le -loro proteste, meritevoli di esecrazione per la gioia trionfante che -provano, facendo del male con la coscienza di farne. - -Come Giacomo ricordò per sempre con un'estasi malinconica il primo -entrare di giovanezza, i giorni vezzosi, inenarrabili, quando per -la prima volta le fanciulle sorridono al rapito mortale e ogni cosa -intorno gli sorride, mentre il mondo par che lo accolga festeggiando e -gli s'inchini; così Paolina s'era accorta ben presto che l'esistenza -non è bella come la promettono i sogni; era entrata piena di -confidenza ne la vita, sperando di trovarla un continuo incanto, -sicura d'incontrarvi un cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma d'un -amore purissimo, qual'ella sentiva di meritarlo, perch'era preparata -a corrispondergli con tutto il fuoco de l'anima sua, e perchè non si -sentiva in nulla inferiore a quelle anime fortunate, che avevano pur -trovato in terra la felicità. «Poi troviamo che questo mondo delizioso -si converte in luogo pieno di spini, pieno di nemici, in cui non basta -star immobili per non soffrire, e addio speranze, addio cari sogni -de' nostri primi anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi -a combattere sempre, ad ogni momento, e stare in guardia sopra di -noi stesse per non cambiar natura, per non diventar tutt'altro da -quello ch'eravamo, poichè non v'ha dubbio che il rischio è grande.» -(Lettera... settembre 1831.) Non cambiò natura la buona Paolina; ma se -conservò fino a la più tarda età un ingenuo desiderio di piacere, seppe -rassegnarsi filosoficamente al suo stato ed anche scherzarne con una -grazia amabile: «Anche lo spirito santo dice che _omnia tempus habent_, -e il tempo mio è un pezzo che già è passato»; scriveva nel 1845 a la -sua Marianna, dichiarandole, che, se anche i mariti fossero piovuti da -tutte le parti, ell'era ben decisa di morire con la verginale corona -di biancospino in capo; voleva il biancospino e non i soliti gigli, -come emblema del suo vivissimo amore per la primavera, e concludeva: -«Non parlar dunque più dell'idea o della speranza di vedermi moglie -di un Modenese o di un Bolognese, ma odora piuttosto l'essenza del -biancospino e ricordati allora della tua amica, che morirà prima di -aver provato un istante di vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto -1845.) - - * - * * - -Simile anche in questo al suo grande fratello, Paolina poco felice ne -l'amore, fu fortunatissima ne l'amicizia; e la prima e la più ardente -fu quella per Giacomo, il quale prima di andarsene da Recanati, non -aveva intimità che con lei e con Carlo. E quando da' suoi viaggi -ritornava al borgo natío, passava le lunghe serate con la sorella, -raccontandole «tante storielle, tante avventure, tante osservazioni -filosofiche, antropologiche ec.» Quando il Giordani nel 1818 fu a -Recanati, Paolina l'accolse con entusiasmo e con venerazione, pendeva, -come i fratelli, da le labbra di lui, che dimostrò d'interessarsi -affettuosamente a la sorte de la contessina e continuò per molto tempo -a chiederne con gentile premura le notizie. - -Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non furono più i suoi -indivisibili compagni, e Paolina sentì vivissimo il desiderio de -l'amicizia ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima sua, cui -era negato l'amore. La prima intima amica sua fu la cuginetta Paolina -Mazzagalli, bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole tutta -bontà e d'un'intelligenza non volgare. - -La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava a lei vegliando e -dormendo, non aveva altro desiderio che quello de la sua compagnia, -ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi, passava spesso le lunghe -serate; e il suo trasporto aveva talmente ingelosito Adelaide, che la -figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche anno di poi, quando -Carlo, che in parecchie lettere al fratello parla de la Mazzagalli -con simpatia sempre crescente, se ne innamorò d'una tale passione da -voler farla sua, anche contro il divieto de' genitori, i quali (a quel -che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote de la giovane. A questa -ragione deve certo aggiungersi la contrarietà eccessiva di Monaldo pei -matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto l'assenso de la chiesa, gli -parevano peccaminosi. - -Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito, la vivacità de la -fanciulla, facevan temere ai severi Leopardi, ch'ella non fosse per -riuscire una buona moglie, dubbio smentito poi dai fatti. - -Mentre Monaldo era a Roma per una lite, Carlo sposò la cugina, ed il -padre suo ne sofferse oltre ogni credere; ne le lettere agli altri -figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo: gli par d'aver -perduto per sempre il figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che -gli rimangono, come se temesse di vedersi sfuggire anche loro. Dal -suo matrimonio in poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini con -quanto dolore di Paolina, cui erano tolti insieme due dei più cari -affetti, il fratello e l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con -le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal padre che Carlo venisse -riammesso in casa, almeno per qualche breve visita. Bandita invece ne -rimase la sposa, che Paolina però ebbe sempre assai cara, ed invero -le affettuosissime lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse -tutto l'amore de la cognata. - -Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando notizie dei Brighenti, -incaricava Paolina di scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro, -bella ed amabile giovane, che gli era stata assai cara; la cattiva -salute che gli rendeva penosa qualsiasi occupazione gl'impediva -di scrivere da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato a -la sorella, pensava di procurarle così, come le procurò infatti, -un'amicizia preziosa. - -La Brighenti rispondeva premurosamente, e Paolina poco tardava ad -inviarle un'altra sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver nuove de -le _imprese_ e de le _glorie_ de la giovane cantante. La contessina -ne le sue giornate solitarie e claustrali bramava saper qualche cosa -de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna il fratello le aveva -lungamente parlato in quelle conversazioni che la interessavano -talmente da serbarsene ne la memoria i particolari anni ed anni più -tardi; per darne un esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828, -fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo aveva conosciuto a -Bologna nel 1826 e ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata. -Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la Brighenti, cercava il nome -di lei nei giornali teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi -la semplice corrispondenza divenne tenera intimità, la Leopardi non -ebbe più secreti per l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere, -dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio del Sanchini aveva -consentito che Marianna indirizzasse a lui le sue: quando ne era giunta -qualcuna, per darne subito avviso a Paolina, egli metteva un vaso su la -sua finestra, che era di faccia a la finestra di lei; e a tarda sera -poi le portava in biblioteca i desiderati caratteri de l'amica, cui -ella rispondeva di notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto il -Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò ogni cosa ad Adelaide, che -le permise di continuare, dice il Costa, quella corrispondenza durata -già parecchi anni. Noto però che ancora per qualche tempo Paolina si -fece indirizzare le lettere a falsi nomi. - -La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo ed a cui egli certo aveva -parlato di sua sorella, come ne parlava spesso agli amici e più spesso -a le amiche stimate e care, mostrò per la Leopardi un interessamento, -una premura, cui la povera giovane non era troppo avvezza e che la -intenerirono. Morto Luigi, uscito di casa Carlo, Giacomo lontano, -Pier Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più un cuore cui aprire -il proprio, e non le sembrò vero di confidarsi a la nuova amica, di -narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la madre, de le continue -delusioni, de la malinconia sempre più grande: ne riceveva parole -così delicatamente buone che ne restava commossa fin ne l'intimo: «È -venuta finalmente quest'altra (_lettera_), ed io la tengo, e la metto -sul mio cuore, cui fa provare della calma e delle sensazioni così -nuove e così dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare quanto -lo meritate per tanta vostra bontà, per tanto amore che mi mostrate.» -(Lettera 15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica ch'ella non solo -amava, ma ammirava pe' suoi continui trionfi d'artista, invidiando gli -spettatori che avevan potuto sentirla. A mani giunte le chiede il suo -ritratto, promettendo di tenerlo come cosa preziosa, anzi come il più -caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando Marianna gliel'invia, -ella è felice e lo bacia lungamente, benchè non lo trovi quale lo -sognava e non lo creda somigliante; abituata a le sue vesti più che -semplici, ella prova un vero diletto nel notare il ricco abbigliamento -e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza ne la corrispondenza -entra intanto Anna, la seconda figlia del Brighenti, a la quale pure -Paolina si affeziona ben presto, e quando esse le propongono d'andar -a Recanati per vederla (marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa -dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà che gode, ne piange di -dolore e di dispetto. Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le -sa così vicine e pur si sente tanto divisa da loro, lamenta la sua -_sovrana infelicità_ ed invidia l'incertezza de la sorte di quelle -sue care, quel non sapere dove andranno in breve, le vaghe speranze -ch'esse debbono veder sorridersi, e che la farebbero andar in estasi. -Allorchè Marianna ai primi del '37 deve andar a l'estero, Paolina se -ne mostra così afflitta che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi -sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è dato ne l'altra vita di -pensare con amore a quelle persone che abbiamo amate in questa, oh -sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.» Speranze e sventure, -gioie e dolori, tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando giunge -a Recanati la funesta notizia de la morte di Giacomo, _piangendo e -delirando_, la contessina si getta fra le braccia di Marianna e in una -tenerissima lettera sfoga il suo crudele dolore e cerca la pietà di -colei, che era pur stata cara al suo perduto. - -Quella fatale notizia veniva ad aggravare di un nuovo lutto la famiglia -Leopardi, che in quei giorni era profondamente afflitta perchè Pier -Francesco aveva promesso di sposare una donna non degna di lui, e per -questo aveva lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto a forza. -Il terrore, la disperazione di Monaldo e d'Adelaide per quella temuta -vergogna de la loro famiglia eran tali che parvero aver occupato tutto -l'animo loro, in modo da non lasciarvi posto al cordoglio per la morte -di Giacomo, cordoglio che poco a presso essi sentirono veracemente. -Ma l'affettuosa Paolina ne fu colpita subito. Quantunque da lungo ella -scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque egli stesso mostrasse di -temere che la sua lontananza avesse affievolito l'amore dei congiunti -per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più, prova un'angoscia, di -cui a pena credeva capace il cuore umano, e sospira di raggiungere -il diletto fratello con cui ogni sorriso le è mancato nel mondo. -Ella ritorna con desolata tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e -de la gioventù per trovarvi l'immagine del suo _Muccio_; ama Antonio -Ranieri come un fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato -a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per compiacere a Ranieri ho dovuto -ricercare tra le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai figurarti il -mio penare. Fra i pianti e gli urli io scorreva quei cari caratteri, -poi rimetteva ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli le aveva -lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse tornare e voleva che trovasse a -suo luogo ogni cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando che -fosse contento della mia esattezza, poi io mi svegliava e mi dava pugni -nella fronte per quell'orribile pensiero che tutto è già finito, e -per quell'inganno che per un momento mi aveva trattenuta.» (Lettera 24 -agosto 1837.) - -Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso, Paolina raccolse -tutto il suo affetto sui genitori, particolarmente su Monaldo, verso il -quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età matura molto più indulgente -che ne la giovanile. E coi genitori amò doppiamente i fratelli che le -eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima Luigia seconda figlia -di Carlo, morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli di Pier -Francesco, soprattutti la Virginia, che era divenuta proprio tutto il -suo cuore. Anche a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja si mostrò -sempre affezionatissima. - -A le Brighenti continuò a scrivere sempre, però più raramente; la -compagnia de la sposa di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse -sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti, e l'ardore de la sua -gioventù, venuto a poco a poco calmandosi, non aveva più necessità di -sfoghi confidenziali. Ad ogni modo Paolina non dimenticò mai le amiche, -le quali prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero poi ritirarsi a -Modena dove caddero in miseria, soccorse di aiuto materiale e di morali -consolazioni da lei, che già parecchi anni prima aveva premurosamente -cercato, benchè invano, di procurar un impiego a l'avvocato Pietro. - - * - * * - -A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato le sventure: le -sorde lotte de' figli col padre prima; poi la partenza di Giacomo, -l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime perdite di Luigi, -di Giacomo, di Paolina Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine -le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo il matrimonio di Pier -Francesco. Monaldo e Paolina cercarono del pari un conforto negli -studi, e il primo, quasi a compensarsi de la scarsa autorità che avea -in casa, si volse ad occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie -opere e diresse anche per alcuni anni il giornale _La Voce della -Ragione_. Paolina, che ne la sua prima gioventù aveva acquistato una -buona cultura, continuò sempre ad amare le lettere, a veder molti libri -e soprattutto ad approfondirsi ne la letteratura francese, di cui i -capolavori le eran sempre stati cari: aveva una predilezione speciale -per le due grandi scrittrici Madame de Sévigné e Madame de Staël. -Quando le sue illusioni giovanili vennero mancandole, ella cercò più -che mai distrazione ne lo studio, i libri la riavvicinarono a Monaldo, -poichè ella cominciò a prestare a lui quell'aiuto che, giovanetta, -aveva dato a Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata in generale -una copista ed un'ammiratrice, per Monaldo fu un collaboratore. Ella -soleva tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832 fece pubblicare -il libretto «_Viaggio notturno intorno alla mia camera_ — [21] de -l'autore del Viaggio intorno alla mia camera.» Probabilmente anteriore -a questa è un'altra pubblicazione di Paolina di cui si fa cenno in -questo brano di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio 1838): -«Lessi la vita di Mozart in francese, una volta, e la ridussi in -italiano; poi ad una signora che mi chiedeva qualche cosa da fare un -libretto in occasione di nozze, diedi quella, poi la censura di costì -ne tolse i più piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote di -Mozart che trovavasi in Bologna ne volle copia da mio fratello, e se la -portò in Germania.» - -Quando Monaldo attese a redigere _La Voce della Ragione_ (dal 1832 -al 1835), Paolina leggeva per il padre i libri, opuscoli e giornali -francesi, notava quel che poteva fare al suo caso, traduceva gli -articoli che le parevano opportuni pel giornale, correggeva le prove -di stampa, così che il conte in una sua memoria dichiara d'aver avuto -il massimo aiuto pel suo periodico da lei che «travagliava giorno e -notte per quest'impresa, con uno zelo ed un disinteresse di che potrà -solo ricevere il premio da Dio.» Clemente Benedettucci suppone che la -contessina abbia dato aiuto al padre anche per altre pubblicazioni e la -cosa non appare improbabile. Ella inoltre mandò parecchie traduzioni -dal francese a la gazzetta di Modena _La Voce della Verità_. In -questa comunità di spirito con Monaldo ella, che non aveva mai amato i -liberali, i quali le parevano aver dimostrato troppo chiaramente quanto -_son diverse le cose dalla teorica alla pratica_, venne accostandosi -ognor più a lo zelo religioso e a le idee politiche del padre. - -Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni aveva cominciato per -abitudine a far estratti de le sue letture e traduzioni; questi suoi -lavori si conservano in quarantacinque volumi ne la biblioteca di casa -Leopardi. - -Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati da le amorose cure de la -figliuola, che, vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi -nel suo cuore tutte le vecchie ferite; nè sapeva darsi conforto, -quantunque gli ultimi momenti di lui fossero stati tranquillissimi e -consolati da la religione e da la filosofia: «Quando ha veduto prossimo -il suo fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre, che dal male -istesso, ci ha chiamati d'intorno, ci ha dato serii ammonimenti, poi ne -ha esortati ad imparare come _si muore in conversazione_, poichè egli -ha parlato sempre con grandissima presenza di spirito, rimanendo noi -tutti meravigliati di tanta pace, di tanta calma.» (Lettera 7 maggio -1847.) - -Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli, anche avendo sempre in -cuore la memoria di Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre avea -fatto chiaramente intendere che questo discorso l'addolorava; Paolina -però aveva pregato caldamente le Brighenti di procurarle tutto quello -che vedevano scritto intorno al suo grande e povero _Muccio_, ed anche -tutte le edizioni che s'andavano facendo de le opere di lui. Ella -riceveva e conservava ogni cosa di nascosto del padre; morto questi, -ella potè manifestare più apertamente il suo culto per la memoria del -fratello, di cui comprendeva ed adorava la grandezza, così da provar -quasi un senso di affettuosa riconoscenza per tutti gli ammiratori -di lui. Il Piergili descrive accuratamente un libretto, una specie di -diario, in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora da Vito Frati, -annotavano quanto, a loro cognizione, veniva scritto intorno al poeta -di Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti. Questo diario fu -presto interrotto, perchè i critici del grande Recanatese non tardarono -a moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente Giacomo, Paolina voleva -esser sempre nel novero de gli associati a le opere di lui, e quando -sperava di presto accasarsi, si proponeva di aver un esemplare di -ciascuna edizione nel suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le -cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri, quantunque ella -fosse divenuta tanto ferventemente religiosa da non poter persuadersi -che il fratello fosse morto senza fede, giungendo fino a benedire la -bugia del Ranieri e le invenzioni del Curci. I più chiari studiosi -di cose leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile ascolto a -tutti e non si stancò di promuoverne gli studi e le ricerche. Ella -pregò caldamente il Brighenti di scrivere la vita di Giacomo; e quando -il Viani, che fu suo intimissimo, ed ebbe da lei numerose notizie, -le mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una biografia del -fratello, ella gli dichiarò di non sentirsene capace e pregò Carlo, -il confidente intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico: ma -neppur Carlo credette che le forze gli bastassero; e Paolina scriveva -al Viani, «Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani, per una -stupida e di cattivo cuore, non solo con Lei, ma con Giacomo ancora. O -no non lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore non mi creda. -Verso di Giacomo non potrei, chè lo piango giorno e notte; verso di Lei -neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»[22] A lo stesso Viani, -Paolina scriveva o narrava molti ricordi de la vita del fratello. -Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio Erculei, -professore nel seminario di Roma, che voleva dettare una dissertazione -su Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente su la morte del -poeta. Ella gli narra tutto quel che ne sa; gli copia una lettera del -padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri a Monaldo, del Brighenti -a lei, di V. Balietti, che nel '37 era segretario de la Nunziatura di -Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.[23] Ella giudicava povera -cosa l'elogio di Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva de -le asserzioni del Curci e fremeva di dolore e di sdegno a le ingiurie -contro la memoria del suo diletto, consolandosi quando il Giordani -sorgeva a farne vendetta. - -La pubblicazione de le lettere di Giacomo al Brighenti la contrariava -e l'amareggiava quanto mai, perchè il buon nome del padre le era caro, -quanto la gloria del fratello, e più tardi per difendere Monaldo ella -dettava la breve memoria _Monaldo Leopardi e i suoi figli_, in cui di -sè null'altro dice se non che d'esser stata per tutta la vita compagna -indivisibile del padre. - -Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina una lettera calda -d'ammirazione pel poeta e di venerazione per lei; e, accennando a lei, -il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice fra l'altro: «.... -dans la famille Leopardi la science semble être héréditaire comme ses -titres de haute noblesse.» - - * - * * - -Oltre a quelle accennate, altre due sventure colpirono la povera -Paolina: nel 1851 perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857 la -madre. - -Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi e ben innanzi con gli -anni, fu tenuta sempre come una ragazza: non poteva uscir sola, e -d'ordinario, già cinquantenne, soleva farsi accompagnare da una buona -donna di Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, e seguire -dal servo Benedetto Benedettucci in livrea. Un di ottenne d'andar a -Loreto con l'amica, ma venne rimproverata perchè fu di ritorno troppo -tardi, e quando la sua compagna per scusarla notò timidamente ch'ella -non usciva quasi mai di casa, si narra che Adelaide soggiungesse: -«Bella ragione, è tanto grande la nostra casa, altro che Loreto!»[24] -Morta la madre, ella si trovò ricca, e mentre da un lato, divenuta -usufruttuaria del patrimonio, frugalissima per natura e di abitudini -modeste, ella spendeva poco e mal volentieri anche per la cura de le -campagne; da l'altro, ancora bambina ne l'animo, benchè poco lungi dai -sessant'anni, godeva di vestire con grande sfarzo, di seguir a puntino -le mode più capricciose, facendo venire una sarta appositamente per -lei, da Ancona a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta già vecchia -con un amplissimo abito a enormi scacchi ornato di trine; nel suo buon -viso avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, benchè molti -asseriscano che ne la sua gioventù ella gli somigliasse assai. - -Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza a spendere, che parve -in lei ed in Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva negare il -suo aiuto, e al servo Benedettucci donò persino la culla di Giacomo, -che sarebbe stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. Ella amava -trattenersi a tarda sera sola in giardino, e guardando quelle paterne -aiuole, su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, ascoltando -la rana gracidante nei campi e il canto di qualche contadino, certo -rievocava l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei suoni avevano -inspirato tanta dolcezza di poesia. Una sera, così passeggiando, -s'incontrò in un ladro che stava per rubare dei limoni; senza gridare, -nè chiamare aiuto, ella cacciò con severe parole l'intruso. - -Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie volte: con la Fucili fece -una gita di tre giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi -come una bambina. Nel 1867 volle andare in pio pellegrinaggio a Napoli -per visitarvi la tomba di Giacomo e de le liete reverenti accoglienze -ricevute fu orgogliosa e commossa. - -Di tali sentimenti duole ella parli assai poco ne le lettere scritte ad -Artemisia Fucili; è da notare però che questa era una buona, ma povera -donna, da cui forse certe espansioni non sarebbero state comprese. - -Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, ne l'inverno del 1869 -Paolina scelse Pisa per sua residenza temporanea, memore de l'amore che -Giacomo aveva avuto per quella gentile città e del sollievo che quel -dolce clima gli aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi avranno -contemplato il divino spettacolo del tramonto riflettente le sue fiamme -ne le acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso al ricordo del -grande fratello che ne la bellezza de la natura aveva trovato uno dei -pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In una gita a Firenze -ammalò di bronchite e tornata a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13 -marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli ultimi momenti, scrive: -«Mi fu concesso di accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa -l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. Al mio arrivo essa mi -mostrò una lettera che mi scriveva e che conservo, dicendomi con la -sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, perchè non so come -avrei continuato a scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava con -affettuose parole alcuni mobili, il suo ritratto e una carrozza: suo -erede instituiva il nipote Luigi. - -Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la salma di Paolina ebbe -l'ultimo ricetto in Recanati, ne la chiesa di Santa Maria di Varano, e -su la sua tomba si legge quest'epigrafe: - - PAOLINA LEOPARDI - NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800 - MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869 - VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA - A DORMIRE FRA I SUOI CARI - ANIMA DOLCE - TERESA TUA - CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA - E CARLO - CHE PER ULTIMO NOMINASTI - POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA - CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA. - - -NOTE. - -[14] Vedi _Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti_, edizione curata -da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, 1878, pag. XXII. Da questo volume -sono tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo qui citate. - -[15] Questa lettera si legge a pag. XXIII e XXIV de le note al volume -citato di G. Piergili. - -[16] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_, -pubblicate da E. Costa. Parma, Battei, 1888, in 16º, di pagg. XIX-308. -(Lettera a Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo volume son -tratte anche tutte le altre citazioni di lettere de la Leopardi a le -Brighenti. - -[17] Vedi E. COSTA, _Paolina Leopardi_ (nel _Fanfulla della Domenica_, -17 luglio 1887). - -[18] Vedi ivi. - -[19] C. ANTONA TRAVERSI, _Paolina Leopardi_ (vedi _Vita Italiana_. -Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre 1896, pag. 104). La -lettera della Mazzagalli porta la data 12 febbraio 1828. - -[20] F. DE SANCTIS, _Studio su G. Leopardi_; edizione postuma curata da -R. Bonari. Napoli, 1894. - -[21] Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832. - -[22] Vedi _Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili di G. -L._, per cura di P. Viani. Firenze, Barbèra, 1878, in 16º, di pagg. -LXXXIV-258. Lettera 29 novembre 1844, a pagg. XXVII e XXVIII. - -[23] Quest'ultima lettera si trova nelle _Opere inedite di G. -Leopardi_, pubblicate dal Cugnoni. Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due -volumi. Vol. I, pagg. CXXXIII, CXXXIV. - -[24] Questo e parecchi altri aneddoti citati si trovano nel volume di -C. Antona Traversi: _Studi su G. Leopardi_, Napoli, Detken, 1887, in -16º, di pagg. 363, o in quello: _Notizie e aneddoti sconosciuti intorno -a G. Leopardi e alla sua famiglia_, Napoli, Detken, 1887. - - - - - [Illustrazione: _Marianna Brighenti_] - - - - -MARIANNA BRIGHENTI - -E LA SUA FAMIGLIA. - - -Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808 a Massa Finalese, in -provincia di Modena, da Maria e Pietro Brighenti; prima di lei nel -1801 era venuto al mondo il primogenito de la famiglia, Luigi; e due -anni più tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato Pietro -era tenerissimo de' suoi, e a quei bambini, come non mancarono le -affettuose cure dei genitori, così arrise da prima anche la fortuna. - -Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di buona famiglia, aveva -fatto i primi studi a Vignola, di dove, vestito l'abito religioso, -quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile di Modena; poi -aveva compiuto a l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza, -ottenendone la laurea nel 1798, ed era stato capitano de la guardia -nazionale. Poco dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo ne -l'edizione bolognese, allora incominciata, de la _Vera storia di due -amanti infelici_; anzi la curò da solo, quando, partito l'autore per -Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo Marsigli volle -continuare ad ogni modo la stampa del libro. A questo proposito un -curioso aneddoto è narrato dal giornaletto modenese _La Ghirlandina_ -(8 e 19 febbraio 1855), aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne -la Memoria _Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in Modena_.[25] Il -Brighenti, desideroso di grandezza, ardente di carattere, ambizioso, -si diede a la politica, e stava per recarsi in Francia, quando preso -d'amore per la bella Maria di Francesco Galvani, nobile modenese di -condizione assai superiore a la sua, non seppe più allontanarsi da -la patria. Dopo due anni di vani tentativi per ottenere l'assenso -dei genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che sposò, e che gli fu, -com'egli stesso ebbe a dire, _un angelo di bontà, di rassegnazione e di -conforto nelle sue tristi fortune_. - -A ventitrè anni, fautore convinto de le idee liberali francesi, venne -nominato ispettore, cioè commissario di polizia, nei dipartimenti -de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti politici lo -costrinsero poi a rifugiarsi a Bologna, dove attese a la pratica legale -e di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette finchè ritornati -i Francesi riebbe il suo ufficio; ed anzi da esso passò ad altri -più importanti e che gli davan quindi maggior onore e profitto; fu -segretario aggiunto al Ministero di polizia in Milano, ebbe parte nel -riordinamento della polizia a Modena, a Reggio, a Bologna, a Ferrara, a -Rovigo; poi fu vice prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena. - -La famigliuola venne gettata nel lutto da la morte del bimbo Luigi, pel -quale Pietro Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava una pietosa -epigrafe. Dopo questa sventura i Brighenti più che mai si strinsero a -le loro due fanciullette, che crescevano d'indole dolce, fra le carezze -e gli agi e il generale rispetto che gli uffici del padre procuravan -loro. - -A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato _salvava la vita_ al -Giordani e gli dava inoltre largo aiuto ne la disperata miseria in -cui, scampato a la morte, quegli cadeva; di che, divenuto celebre, -il letterato gli conservò sempre una profonda gratitudine ed anche -quando, non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve ritogliergli -con la stima l'amicizia sua, non cessò di adoperarsi in ogni modo per -riuscirgli utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava con belle ed -alte parole il discorso _Sullo stile poetico del marchese di Montrone_: -gli diceva aver molto e lungamente desiderato di dargli qualche -segno de l'amore e de la riverenza che gli portava per le sue tante -virtù, e fra queste aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia, -di che il Brighenti era «esempio a qualunque età ammirabile, alla -nostra quasi incredibile.» Confessava essergli debitore _di quanto -non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno_; e sperava ch'egli avrebbe -gradita la dedica di quel libro del marchese di Montrone, uomo da -ambedue loro ugualmente onorato ed amato.[26] Nel 1809 il Giordani -raccomandava Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio di -Direttore de la pubblica istruzione in Italia. Pare che in questi suoi -tempi fortunati l'avvocato modenese avesse sensi veramente generosi; -varrebbe a provarlo quest'aneddoto narrato da la figlia sua Marianna -ne la biografia di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia inedita, -biografia da lei regalata autografa a l'avvocato Geminiano Corazziari, -il quale a sua volta ne fece dono al Museo del Risorgimento Italiano in -Modena (Sezione documenti): «Era il Brighenti segretario del Ministero -di grazia, allorchè in Milano vennero tradotti quattro de' più nobili -e cospicui Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti una cedola di -mille luigi, se procurava loro la libertà ed egli lacerò l'_ordine_, -perchè sapeva che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire, dietro -le di lui premure. Sì nobil modo di agire cattivogli l'animo di que' -signori, che sempre l'ebbero quale amico.» - -Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale era già stato firmato un -decreto che lo nominava prefetto a Belluno e cavaliere della Corona -di ferro, povero e sospettato se ne andò nel 1815 a Bologna, dove -per procurare il pane a la moglie ammalata e a le due figliuole si -diede ad imprese musicali. Ne la musica era peritissimo; di argomento -musicale scrisse parecchio: l'_Elogio di Matteo Babini_ suo maestro di -canto e artista illustre, elogio detto al Liceo filarmonico di Bologna -ne la solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819 e pubblicato -più tardi dal Nobili: il discorso _Su la musica rossiniana e sul suo -autore_, edito a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. VI-30, Tipogr. Emidio -Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era -socio ordinario ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori de -l'Accademia filarmonica bolognese. - -Volle provarsi in speculazioni mercantili, ma vi perdette molto -danaro e non avrebbe saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie -non gli avesse generosamente permesso di valersi de la sua dote. Si -volse allora a l'industria libraria, che gli diede molto profitto -con l'edizione del Giordani, poco invece con quella de le opere di -Vincenzo Monti, rimasta sette mesi sotto sequestro, e coi due giornali -l'_Abbreviatore_ e il _Caffè di Petronio_. In questo (anno 1825, n.i -17, 29 e 34) si trovano alcuni articoli firmati Mario Valgano modenese; -li scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale sotto il medesimo -pseudonimo si era fatta editrice de le opere di Pietro Giordani. -L'avvocato frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti, lo -Strocchi, il Marchetti, il Costa, il Borghesi, il Monti, il Perticari; -e più volte rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso di lui e -de le sue ragazzine, gli prevedeva in queste, consolazione e fortuna, -consigliandolo ad esser forte ne le avversità e a conservar la sua -salute, chè studiando costantemente forse sarebbe riescito a divenire -egli medesimo un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe potuto «formare -Mariannina e formarla non solamente abile cantatrice; chè questo è -ancora il meno; ma amabile e prudente e accorta e insieme ingenua e -rispettabile. Vedrete che tesoro è una tale virtuosa.»[27] - -Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi a puntino: la grazia -unita al senno, l'arte e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi -e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna. L'altra sorella -Anna mostrava meno ingegno; il padre tentò invano di far anche di lei -una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente ne la pittura, -benchè il Giordani prevedesse che _con quella placida fantasia_ non -sarebbe mai stata grande e sperasse solo di vederla divenire una -buona ritrattista. A quanto afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni, -Anna «trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano due sue -incisioni felicemente condotte.»[28] Anzi tutte e due le ragazze -tentarono l'incisione, sperando di trarne un discreto guadagno, -ma non poterono continuare, poichè ne soffriva la loro salute. Il -letterato piacentino prendeva tanto interesse a Marianna e ad Anna -che, dovendo ne la primavera del 1818 andare a Roma, si proponeva di -fermarsi a Bologna soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute belle, -e ancor più graziose che belle; tali appaiono nei due ritratti che -reciprocamente si fecero e che son conservati ne l'archivio Valdrighi -di Modena; non erano molto istruite, ma non certo incolte; educate -a quei sentimenti gentili che, se non dal mondo, il quale di rado -li sa pregiare, hanno il loro premio in sè stessi, ne la loro intima -dolcezza, cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle si amavano -vivamente, quantunque non poco diverse di carattere: Marianna da la -fisonomia mobile ed espressiva, da la svelta persona un po' gracile, -era di un'indole profonda e seria; Anna più florida d'aspetto, tutta -fuoco ed allegria; avevan comune la vita intiera, gioie, dolori, studi. -Quando a Bologna si trovaron gettate in una condizione meschina, vi -si rassegnarono senza troppo rimpiangere gli agi perduti, paghe de -le loro gioiose speranze e de l'amore che legava strettamente tutta -la famigliuola e che trova espressioni ingenue e sincere nei versi -da loro composti per gli onomastici del padre, de la madre, o l'una -per quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi d'affetto, di -cui alcuni appartengono a la loro prima giovanezza, altri, come certe -delicate letterine scritte molto più tardi, mostrano in Marianna ed -Anna, già donne mature, sempre la medesima riverente tenerezza, la -medesima filiale sommessione, che ha qualche cosa d'infantile e di -commovente.[29] Sotto la guida del padre le due ragazze si diedero -assiduamente a lo studio del canto; ne le opere e nei concerti diretti -da lui il loro gusto si affinava e il loro spirito si distraeva -piacevolmente; egli cantava spesso anche ne le sacre funzioni per -poter con quel guadagno straordinario condurre le figliuole al teatro; -inoltre era solito di presentare a la famiglia gli amici e conoscenti -suoi, fra i quali v'erano alcuni de' migliori ingegni di quel tempo; -e ne le gradite conversazioni le due giovani acquistavano non poca -cultura e finezza. Il loro carattere era venuto intanto pienamente -svolgendosi: Marianna, sotto un aspetto di gaiezza franca e modesta, -nascondeva un cuore appassionato e uno spirito riflessivo; semplice -ne le maniere, affabile insieme e dignitosa, era riconosciuta da tutti -per una vera dama; ciò che meravigliava i volgari, i quali non pensano -di poter trovare signorilità d'animo e di modi in gente povera e non -nobile. La bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano le -simpatie generali, cui ella preferiva d'assai l'affetto e l'amicizia -di quelli che mostravano di comprendere il suo cuore tenerissimo, il -quale s'apriva a la vita gioiosamente, ricco d'un tesoro di speranze, -d'avvenire, d'amore inesaurabile. La tenerezza fu il sorriso de la sua -gioventù e la consolazione di tutta la sua vita; benchè ella troppo -facile ad accendersi ed a credere gli uomini migliori che non sono, -restasse sempre dolorosamente ferita da la delusione. Ella guardava -la vita con uno sguardo serio, e anche nei brevi momenti di felicità -ch'ella ebbe, intendeva e compativa il dolore; più de la fortuna, -degli onori, del lusso, apprezzava la gioia d'esser amata, gioia che -cercò avidamente e instancabilmente, non potendo credere che l'anima -sua pronta a concedersi tutta nella purezza di un affetto devoto, non -dovesse trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse con ugual forza e -nobiltà di sentimento. - -Anna più vivace, più schiettamente allegra, civettuola senza malizia, -era buona anch'essa, ma ne la vita voleva godere e ridere; le piaceva -di vedersi ammirata, corteggiata; e, come non dava, non chiedeva -passioni tragiche, rifuggendo per istinto da le pene di cuore; soffrire -non voleva, e men che mai soffrire per amore, perciò, riserbando a le -poche persone intime tutto il suo affetto, ricambiava di sorrisi, di -scherzi, di arguzie i suoi ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le -due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter Scott, a Rosina ed -Elena di Lafontaine. - - * - * * - -Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi a Bologna, avvertiva il -Leopardi di scrivergli colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato -Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una carissima persona, -quando fu a Recanati, mostrando questa volta, come molte altre -in diverse occasioni, il gentile desiderio di veder stringersi in -affettuosa relazione fra loro gli amici suoi; è probabile ch'egli -esortasse il grande Recanatese a porsi in corrispondenza col Brighenti. -Partito il Giordani, giunse in casa Leopardi una lettera de l'avvocato -modenese per lui, e Giacomo (21 settembre 1818) colse quest'occasione -per avviare la relazione epistolare che l'amico gli aveva consigliata -e che non interruppe più per lunghissimo tempo. Da prima si valse -del Brighenti per l'acquisto di certi libri e per la diffusione -di qualche esemplare de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere -divennero più intime e più frequenti, perchè il Leopardi volle affidar -a l'avvocato l'incarico di far stampare le tre Canzoni _Ad Angelo -Mai_ — _Per una donna malata_ (intitolata anche altrimenti: _Sopra -malattia di una donna poi guarita_) — _Sullo strazio di una giovane_ -(altrimenti intitolata: _Sopra una donna morta col suo portato_); cui, -per consiglio del Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le due -canzoni già pubblicate a Roma: _All'Italia_ e _Sul monumento di Dante_. -Il Modenese conosceva queste due ultime da un pezzo, anzi intorno ad -esse egli aveva raccolto notizie e giudizi dai letterati suoi amici, -prendendone appunto sopra un esemplare de l'edizione romana di Bourlié, -esemplare che ancora ci rimane:[30] tali osservazioni sono in generale -sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel giudizio intorno al -Leopardi poeta, e, trattandosi de l'edizione che il giovane recanatese -l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente premuroso. -Come era sua abitudine, da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo -non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata pubblicazione, -che Monaldo però venne tosto a scoprire con un'ira che gli fece -immediatamente scrivere al Brighenti per impedir ogni cosa; non voleva -che venissero ripubblicate le due prime canzoni, le quali erano -spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai liberali; e nè pure -voleva saperne de la canzone _Sullo strazio_, perchè «s'immaginò subito -mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze nel soggetto»; ed -anche perchè il poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto vero e -recente. In quest'occasione l'amicizia fra Giacomo e l'avvocato divenne -intimità, ed il primo aprì al secondo i dolori secreti de l'anima sua -con giovanile espansione, benchè si dicesse vecchio moralmente, anzi -decrepito. L'avvocato, padre tenero de le sue figliuole, desideroso -«che l'animo dei genitori abbia sempre a confortarsi della felice -riuscita della loro prole,» non ha coraggio di trasgredire l'ordine -di Monaldo, ma cerca di serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e -di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere e riscrivere, ottiene -finalmente che venga data a la luce la sola canzone _Ad Angelo Mai_, -inspirata da le scoperte ciceroniane del dotto monsignore. Giacomo -Leopardi aveva avuto il disegno di dettare alcune lettere, che con -buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero il pregio di -quella classica scoperta, ma da un lato la malferma salute non gli -aveva permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione, da l'altra al suo -entusiasmo conveniva piuttosto la poesia che la prosa. Egli accompagnò -il Canto con una lettera dedicatoria al conte Leonardo Trissino, ne -la quale scrive: «Ricordatevi che ai disgraziati si conviene vestire a -lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino ai versi funebri;» -e gli dice ancora: «Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre forze -e applichiamo l'ingegno a dilettare colle parole, giacchè la fortuna -ci toglie il giovare co' fatti.» Questo concetto che l'opera andasse -innanzi a la parola per importanza civile era ben fermo nel poeta, -che nel _Parini_ scriveva l'antichità potersi figurare come in Argo la -statua di Telesilla, poetessa guerriera e salvatrice della patria: «la -quale statua rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo, -con dimostrazione di compiacersene, in atto di volerlosi recare in -capo; e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola -parte della sua gloria.» - -Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento che per la dedica -provò il pauroso conte Trissino; invero la _Canzone_ si ricollega -a le due prime leopardiane per l'amor patrio che la inspira, anzi -l'infiamma tutta, ed è aperto e non dissimulato come in quelle; lo -stesso Giacomo, accennando ironicamente al permesso dato dal padre, -perchè questa Canzone venisse pubblicata, permesso cagionato dal nome -di un monsignore ch'essa portava in fronte, aggiungeva: «Non sospetta -punto che sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena di orribile -fanatismo»; il fanatismo era tale che se i censori papali lasciaron -passare la Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso e la -sequestrò[31] messa su l'avviso da un tal Luigi Brasil, che per molti -anni fu secondo aggiunto presso la direzione generale di polizia -austriaca in Venezia. Il Piergili con valide argomentazioni dimostrò -la più che probabilità che anche il Brighenti si tenesse in relazione -secreta con la polizia sotto lo pseudonimo di Luigi Morandini; ed -il marchese Gualterio trovò il nome del Modenese in un elenco di -confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato pel sequestro de -l'opuscolo leopardiano non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera -al Leopardi scrive il Brighenti, con un manifesto senso d'amarezza e -d'invidia, degli spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli dei -nostri patrizi.» Le strette del bisogno avevan forse vinto l'onestà -di lui, che per trovar _il modo di assicurare la sua famiglia della -necessaria sussistenza_, ciò che gli _lacerava il cuore_, avvilito -de la umile e disprezzata condizione in cui era caduto, disperato di -saper trarsene altrimenti, dopo aver trovati inutili tutti i _mezzi di -risorsa_, a cercar i quali s'era _tormentato il cervello_, cedette a -provvedere a la sorte de le figliuole facendosi delatore. Ma de la sua -colpa nulla seppero Marianna ed Anna. Egli non poteva ignorare d'averle -troppo onestamente e rettamente educate, perchè esse preferissero un -pane infame a la miseria: le giovani poterono venerare il padre loro e -andarne altere, perchè l'inganno in cui vissero risparmiò al loro cuore -uno strazio che sarebbe stato più amaro di tutte le altre sventure, di -tutte le altre delusioni. - -Le due ragazze lessero certamente in quel tempo la Canzone al Mai, e -se Anna, che amava i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne -gran caso, Marianna dovette sentirsi presa d'ammirazione per quel cuore -appassionato, credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo -di quel grande spirito, e fremere dinanzi a la maestà de le figure -di Dante, del Petrarca, del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con -tanto entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse dal Giordani -aveva sentito parlare de la grandezza e de l'infelicità del contino -recanatese, non poteva restar indifferente al grido di dolore, che -si leva da quelle pagine, a la voce di quel desolato poeta, che ne -la vanità d'ogni cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche -favole antiche e lo stupendo potere de la cara immaginazione, conforto -ai nostri affanni, e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra vita, -_al grande e al raro_, abbia pur nome di follia. - - * - * * - -Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe un sospetto su l'avvocato -modenese, andando a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna, -gli furon fatte gentili accoglienze e premure perchè rimanesse, cortesi -proposte con segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse più -amicizie che a Roma in cinque mesi: vi conobbe il conte e la contessa -Pepoli, il professore Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli e tutta -la famiglia de l'avvocato Brighenti, da cui certo ricevette buona parte -di quelle accoglienze allegre, _senza diplomazie_, di quelle _gran -carezze_, di cui tanto si lodava e che lo rinfrancavano talmente da -fargli scorgere qualche spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta del -suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato stesso gli vennero quelle -proposte di occupazioni letterarie ch'egli sperava non richiedenti gran -fatica e convenienti al suo ingegno. - -Tornato Giacomo da Milano a Bologna per fermarvisi lungamente, trovò -premurosissimo il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa, lo -accolse fra gl'intimi; e le conversazioni confidenti con Marianna ed -Anna, giovani e graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che fin -da due anni prima scriveva a Carlo: «Il parlare a una bella ragazza -vale dieci volte più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere -o alla Venere Capitolina.» (Lettera 5 aprile 1823.) Egli aveva -già orribilmente sofferto, ma nulla aveva perduto ancora di quella -sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche de l'anima -sua: voleva ancora _toujours sentir, toujours aimer, toujours espérer_ -(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella sua sensitività fosse -il più prezioso dei doni, sol che si trovasse un oggetto meritevole -di essa; nell'amore giudicava il piacere dato da un solo istante di -rapimento e d'emozione profonda, preferibile a tutte le gioie che -provano le anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico, preferì -subito Marianna, seria anche nel sorriso, appassionata, un po' incline -a la tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna, che nel suo -canto sapeva trasfondere tanta intima espressione d'affetto, ad Anna -mordace, sempre allegra, leggera. Marianna era nel pieno splendore de -la gioventù e de la bellezza, e il suo talento musicale e la sua voce -destavan già ammirazione in quanti la conoscevano, sì che appar anche -più naturale che il Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva -profondamente le impressioni de la musica, gradisse la compagnia di -lei, specie in quei giorni non lieti, _sventrati_ da le noiose lezioni -al conte Papadopoli e al giovane Greco di cui s'ignora il nome. Il -Recanatese, frequentando la casa Brighenti, dava qualche aiuto a -l'avvocato per un'intrapresa edizione de le opere di Vincenzo Monti, -e qualche consiglio pel periodico _Il Caffè di Petronio_, giornale -di notizie teatrali e bibliografiche, di cui l'avvocato stesso era -fondatore e compilatore; passava qualche ora in piacevole conversazione -con la famiglia, spesso vi era invitato a pranzo, mandava in dono a -l'amico i formaggi marchigiani mandatigli dal padre: e quella franca -e cordiale ospitalità (franca e cordiale almeno per parte de le donne) -gli rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel tempo a l'avvocato -sono con le lettere a Pier Francesco bambino le cose più sinceramente -allegre e graziosamente scherzose ch'egli abbia mai scritte; e lungo -tempo dopo egli ricordava ancora con vivo piacere la bella serata -del Natale 1825 da lui trascorsa in casa de la famiglia di Marianna. -Nè fu la sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava restar a -tavola con gli amici, e in quell'ora egli ordinariamente assai parco -di parole, si compiaceva di ragionare a lungo, esponendo i suoi -pensieri con modestia e con riserva, ma con quell'arguzia acuta e -talora pungente che sarebbe stata una de le doti caratteristiche del -suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero soffocata. Questo -piacevole filosofare, che ricordava al Viani le Dispute conviviali di -Plutarco, il Convito di Platone e il Simposio di Senofonte, era uno dei -più graditi piaceri di Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare -la superiorità del suo spirito e di piacer forse anche a gli occhi -de le donne intelligenti, malgrado la non bella persona e il vestire -dimesso. Se poi entravano ne la conversazione uomini di poco senno, -egli taceva tosto, non amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva -qualche troppo grosso sproposito tirava una presa di tabacco con un -rumore affettato, cosa che faceva ridere chi ne intendeva il senso. -Narra il Brighenti che in una di quelle conversazioni serali Giacomo -componesse questa sciarada: _Uccide il primiero — Uccide il secondo — -Uccide l'intero. — Amore._ - -Marianna comprese presto d'aver destato un sentimento più fervente -de l'amicizia nell'animo del poeta; e quantunque un altro uomo le -occupasse tutto il pensiero,[32] quantunque ella non sentisse pel -Recanatese che una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente, -seppe ne la sua bontà far sì che di quella passione non corrisposta -egli potesse serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di conforto. A -lei medesima rimase per sempre una cara memoria di quell'affetto che -molti anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una lettera di Giacomo, -certamente una lettera d'amore, si trovava ancora preziosamente -conservata fra i più diletti ricordi di lei, quando la bella ed -ammirata artista era divenuta una povera e disgraziata vecchia quasi -ottuagenaria. - -Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti colloqui con Paolina le -parlava con vivo affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato -rivedere il Modenese, come _un figlio desidera rivedere il padre_, e -di Marianna le narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare -l'amore che per lei aveva provato, mettendo in curiosità Paolina così -da farle domandare la descrizione, ne' più minuti particolari, de la -bella Brighenti. - -Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi forse di poter parlare -di quella donna a lui cara con quell'altra anima femminile, che, -quantunque diversamente, gli era cara altrettanto: gli parve che -Marianna e Paolina fossero fatte per intendersi e per amarsi; così, -quando la malferma salute gli rese grave lo scrivere, colse l'occasione -opportuna per far entrare in corrispondenza fra loro le due giovani, -pregando la sorella di richiedere da Marianna, a nome di lui, notizie -dei Brighenti. Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese che fra lui -e la graziosa Majà (come la chiamavano sempre) non essendo possibile, -dopo quanto era avvenuto, una corrispondenza, il mezzo migliore e più -gentile di coltivare l'amicizia che la giovane gli aveva offerta, era -quello di deporla ne le mani di Paolina, la quale aveva tanto del suo -cuore. La contessina invero, che non trovava in famiglia corrispondenza -a la sua innata ed espansiva tenerezza e che sentiva il bisogno di -confidarsi ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per Marianna un -affetto vivissimo, le rivelò i suoi più intimi secreti e custodì quelli -di lei con gelosa premura. - -Le tendenze artistiche di Marianna, chiare fin dal tempo de' suoi primi -studi, la bella voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano -una buona riuscita su la scena, tanto più che nella sua delicata -sensitività essa comprendeva e sapeva rendere le passioni e, bella e -graziosa della persona, appariva adatta ad incarnare i più simpatici -tipi femminili, cui poesia e musica hanno dato una vita ideale. Ell'era -ancora ai primi passi de la sua carriera e già tutti prevedevano in lei -un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne rallegrava sinceramente e -ancora nel 1830 rammentava con riconoscenza la cordialità e l'affezione -ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre Giacomo era a Bologna, il -Brighenti fece fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per la -progettata edizione delle sue opere ed alcuni anni dopo gliene dava in -dono il rame inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo a tutta la -famiglia Leopardi. - -Paolina, che da le parole del fratello, tanto più disposto a sprezzare -che ad ammirare gli uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere -di Marianna, si era formato un alto concetto di quell'amica, la -considerava ormai come un essere privilegiato, cui natura avesse -largito in copia i doni onde con gli altri è tanto avara, e si -rallegrava, come d'un'insperata fortuna, d'averne il cuore. - -Nel maggio del 1829, malgrado le proteste di certi parenti, Marianna -esordiva a Bologna con la _Semiramide_ del Rossini, nel teatro privato -di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta notizia degli applausi -ch'ella aveva ottenuti, compiacendosene salutava cordialissimamente -lei, la madre e la sorella. In quell'autunno (novembre 1829) Marianna -(e fu il primo suo teatro d'importanza e perciò detto da alcuni il -suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte di Modena nell'opera del -maestro Alessandro Gandini _Zaira_ (poesia di F. Romani, quella stessa -che era stata non felicemente musicata anche dal sommo Bellini). Per -la parte di _Zaira_ era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo -venne sostituita Marianna, la quale piacque e pel _talento_ e per -lo _squisito sentire_ e per la _singolare bravura_, come afferma il -maestro Gandini stesso;[33] il quale parlando d'un'altra artista, la -Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 eseguì a Modena la stessa opera, -dice che mancava de la finitezza tanto ammirata ne la Brighenti. De -l'esito de la _Zaira_ e dei meriti artistici di Marianna parlarono con -lode il _Messaggiere Modenese_, il 2 gennaio 1830, nº 1, ed il _Censore -Universale dei Teatri_ di Milano redatto dal Prividali, nei suoi n.i 91 -e 92 (novembre, 1829). - -L'anno a presso nel luglio Marianna andava a Siena nell'Imper. e Real -Teatro dei Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e di Egilda -nelle opere _Giulietta e Romeo_ ed _Arabi_; e vi otteneva un così -grande trionfo che il _Giornale dei Teatri_ di Bologna ne parlava con -entusiasmo, narrando come per la sua serata era stato pubblicato a -stampa il suo ritratto e le si era offerto un sonetto in cui un tal -A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe stessa. Io ebbi occasione di -vedere questo ritratto e precisamente l'esemplare che la Brighenti -donava a Paolina Leopardi; è lavoro anti-artistico e parrebbe quasi -una caricatura, tanto la fisonomia vi è intieramente diversa da quella -che vediamo negli altri ritratti che ci rimangono de la cantante; ma -la fantastica Paolina si dilettava, osservandovi la superba veste di -velluto azzurro a ricami bianchi, ornata di scintillanti gioielli d'oro -e di perle, il velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura -scende a velare le spalle nude, il diadema e la collana di perle, -l'ornamento d'oro e di gemme, che scintilla su la bianca fronte. - -Ancor più forte che per la gioia di questi primi trionfi il cuore di -Marianna batteva per un nuovo affetto, il quale pareva prometterle -sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, un certo Mori, -chiedeva a l'avvocato la mano de la figliuola; era un uomo colto, -assai amante de le belle arti, intorno a cui pubblicò alcuni anni dopo -qualche articolo su l'_Antologia_ di Firenze. Perchè il matrimonio -non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, che fu a parte di questo -secreto, giacchè Marianna piena di speranza e di gioia, benchè ancora -dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, chiamava questo il primo -amore di Marianna artista. Qualche tempo a presso anche Anna scriveva -a la Leopardi del Mori, di cui la sorella era stata _innamoratissima_. -Ammirata dovunque per la sua voce, pel suo talento, per la sua -bellezza, e dovunque rispettata per la sua perfetta onestà e per la -signorile dignità del suo portamento, Marianna ebbe dovunque andò -moltissimi corteggiatori, ma fra questi cercò vanamente un cuore -degno del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, passò di delusione in -delusione, soffrendo intime pene ogni volta che dovette persuadersi -di non essere amata nè come, nè quanto credeva. Nelle sue lettere a -Paolina ella si rivela aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi -sentimenti, cui la fortuna non doveva accordare quella costanza che -certamente avrebbero avuto, se in degno modo ricambiati, erano di una -tale purezza che la Leopardi, cui non doveva certo far meraviglia la -severa virtù femminile, se ne stupiva e ne godeva tanto più, quanto -più capiva che molti erano i pericoli in mezzo a cui passava l'amica -e la frequenza e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare, -anche se il suo cuore era infiammato da la passione; virtuosa, non per -freddezza, nè per calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa virtù -punto arcigna, era piena di grazia e talvolta anche tutta spirito -e brio; può farne fede questo sonetto, che Marianna scrisse non so -precisamente in quale anno, ma certo nella sua gioventù e che si trova -autografo ed inedito fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi, -amicissimo dei Brighenti, al Municipio di Modena: - - Signor Conte..... le vuo' dire - Cosa che al certo riesciralle ingrata, - Ma non voglio che il mondo abbia a ridire - Che corrispondo a gente maritata. - La padroncina mia femmi sentire - Certo di lei sonetto, in cui spiegata - V'era la doglia che la fe' soffrire - Con parole e sospiri all'impazzata. - Dirle mi piace: sono una fanciulla - Onesta e virtuosa ed il suo affetto - Inver da me non otterrà mai nulla; - Non già ch'io non le sia riconoscente, - Che di cuor la ringrazio del sonetto, - Ma circa amor, non ne facciamo niente. - -Se nei versi citati predomina la grazia onesta, ma scherzosamente -birichina, un profondo sentimento inspira questi altri che pure -autografi ed inediti si trovano fra le carte del Silingardi. - -Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante a Modena la fanciulla Maria -Pedina: «la fortezza con la quale la detta giovanetta serbò intatta -la sua innocenza diede argomento a la seguente Invocazione, scritta da -Marianna Brighenti.» - - INVOCAZIONE. - - Alma gentil che colassù n'andasti - Tutta raggiante di eterno splendore, - A te sì pura e fortemente casta, - A te beata che alla gioia vivi, - A te, dimesse, vengon mie parole, - Spinte da affetto e somma riverenza. - E con queste ti prego, o virtuosa, - Ad impetrarmi vero e caldo amore - Per la virtude, che ti fu sì cara, - Che amasti di morir pria che tradire - . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara, - Di seguir tuo costume e che mia morte - Possa mertar delle belle alme il pianto. - -Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno d'aver sofferto assai per -un'afflizione de la Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di Giacomo -aveva fatto donare a Paolina un libro di quella scrittrice, con la -quale è quindi da supporsi ella avesse pure contratta amicizia, cosa -che certo le fa onore e dà indizio de la serietà del suo carattere. - -Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia de la sorella, Marianna -fu in istretta ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, e più -tardi conobbe intimamente anche la Malibran, insieme a la quale cantò -in qualche opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de l'Accademia -filarmonica bolognese. Nel Carnevale del 1830 a Piacenza sostenne -la parte di Giulia ne la _Vestale_; da la fine del 1830 fin verso -a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi destò un grande entusiasmo -sostenendo la parte di Rosina nel _Barbiere di Siviglia_ e quella -di Giulietta nella _Giulietta e Romeo_ del Vaccaj. Dopo un breve -soggiorno a Bologna, nell'aprile del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi -l'_Otello_ di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, ed anche a -canto a quello straordinario Otello parve una dolce, fine Desdemona; -modesta e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli de l'illustre -compagno e ne seppe profittare. A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo -la grande scena di Nerestano nella _Zaira_ del maestro Gandini, lodata -per la sua grazia, per l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per -la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina della _Niobe_ in cui -sapeva infondere rara drammatica efficacia, la ripetè per la serata -di Bonoldi, quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti di cui -le era stato largo, e piacque così che il pubblico l'obbligò a ripeter -tutte le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un sonetto: - - Altre sentii gli armonici concenti - E le soavi melodiose note, - Or liete modular, ora gementi, - Onde fur l'alme in ascoltando immote; - Ma non sentii giammai que' loro accenti - Tante recarne meraviglie ignote, - Come il tuo dir, che, innamorando i venti, - D'ineffabil dolcezza i cuor percuote. - Segui, o giovane Donna; e il bel Paese - Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda, - Quand'abbia in te tante dolcezze intese, - Varca animosamente i monti e l'onda, - E fa col canto tuo quell'alme accese, - Sì che all'onor d'Italia Eco risponda. - -Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, dove ebbe trionfi non soliti -neanche per lei, sostenendo la parte d'_Imogene_ nel _Pirata_ del -Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza de la sua persona -e de la voce, la perfetta intelligenza d'arte, la grazia squisita, la -forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre e sempre ragionata; le -cronache del tempo ci dicono che applausi frenetici scoppiavano ad ogni -suo pezzo e che gli animi fremevano ne la pena e nel delirio di quella -Imogene soave e appassionata. Le si dedicava allora un'epigrafe in cui -era detta _donzella candida del cuore, soave del costume, dell'arte del -canto peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima si sente, ad -esprimere gli affetti potentissima_; ed un altro ammiratore le diceva -in un sonetto: - - Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente - Che riso segua di mia vita l'ore; - Ma or più del riso m'è grato il dolore - Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente. - -La Brighenti passò in Ancona, dove cantò pure il _Pirata_ nell'ottobre -del 1831 e si compiacque del pregio in cui era tenuta non soltanto -come artista, ma anche come donna degna di vera stima. «Tutti voialtri -sapete bene quanta ammirazione cagioni il contegno vostro e della -mia amica in particolare, sì raro a trovarsi tra gente della sua -professione; tutti voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno di -dirvi che quasi ho sentito io medesima fare un elogio grande della -eccellente educazione, della condotta irreprensibile e savissima, di -tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente carattere della -prima donna dell'opera di Ancona, senza dirvi poi nulla intorno -alla sua bravura nel canto, di cui quello che parlava si mostrava -contentissimo;» scriveva Paolina Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8 -novembre 1831.) - -Ai primi di autunno del 1831 Marianna era ad Ascoli per darvi il -_Pirata_; là incominciò a sentire le acute spine nascoste fra le rose -de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse sentir l'impresario -e sentir talmente ch'ella pensava di rompere il suo contratto con -lui; s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la freddezza di -quel pubblico, poco educato a l'arte, il triste soggiorno di quella -cittadina, appena rallegrato da le gentilezze di qualche ammiratore, -uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, volle fare il ritratto de le -due sorelle, riuscito benissimo, si dice, specialmente quello di -Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e poco intelligente finì per -animarsi al canto de la Brighenti e si accese fino ad un _entusiasmo -indescrivibile_ quand'ella cantò la famosa cavatina de la _Niobe_. - -Marianna andò poi a Roma, trepidante per l'esito che vi avrebbe -ottenuto, commossa vivamente da gli alti affetti che la città eterna -ridestava in lei, pure anche là l'attendevano amarezze, torti de -l'impresario, fatiche eccessive, cui la sua costituzione piuttosto -gracile non potè resistere; si ammalò e invece d'andare a Corfù, -come ne aveva il progetto, dovette ritornare a Bologna. Ristabilita -nel settembre del 1832 cantava a Cremona _I Normanni a Parigi_; -e, dopo un'altra dimora a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava ad -Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro Petrarca l'_Anna Bolena_ -e _la Straniera_. Feste entusiastiche le furon fatte dal pubblico -meravigliato e commosso: ne la sua serata, in cui cantò al solito la -cavatina de la _Niobe_, fu accompagnata a casa in una portantina, -circondata da coristi con torcie accese e preceduta da una banda, -poi le acclamazioni la costrinsero ad affacciarsi a la finestra per -ringraziare.[34] - -Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di lei _prestigio arcano, incanto -più soave dell'estasi d'amore_ e le diceva: - - Forse fu Amor che in queste basse arene - A diradar di nostra mente il velo, - E ad invaghirci dell'eterno Bene, - Come alla mente diè il pensier veloce, - E diede il sole allo splendor del cielo, - A te diede degli angeli la voce. - -La madre aveva seguito fin qui le figliuole, ma d'ora innanzi la -stanchezza e la salute infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più -ch'ella aveva veduto per prova come potesse affidarle a sè medesime, -senza dir poi che il padre le accompagnava sempre. Marianna continuava -a chieder notizie di Giacomo Leopardi e poteva darne talvolta anche a -la sorella di lui. - -Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò a Pisa ne la _Straniera_; -e con la dolcezza e flessibilità de la voce, mirabilmente atta a -secondare gl'impulsi del vivo sentimento e i dettami de l'acuta -intelligenza, incantò l'uditorio. «Il cantare ed agire de la Brighenti -non è effetto di altrui insegnamento, è creazione sua propria,» fu -scritto allora. Ne la stessa città ella diede anche _La gioventù di -Enrico V_ del Pacini che piacque mediocremente. - -Andata a Livorno vi cantò l'_Anna Bolena_, la _Norma_ e i _Capuleti_; -ed un poeta entusiasta scriveva per lei una Canzone con questo -ritornello: poco importa più il peso de le noie e dei dispiaceri -quotidiani: - - Chè la sera la Brighenti - Tutto quanto fa scordar. - -Andata a cantar l'_Anna Bolena_ a l'Alfieri di Firenze nel novembre -del 1833, rimase afflitta di non rivedervi il Leopardi, già partito -per Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici anche qui non le -impedirono di ripensare affettuosamente a l'amico infelice. - -Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo dei Novaresi. Il Giordani, -che sempre s'interessava de la sorte di lei e frequentemente chiedeva -di _sapere ogni suo successo e di onore e di lucro_, le scriveva a -Novara pregandola di continuargli la sua carissima benevolenza: «Sarà -molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e potrò ripetervi di voler -esser sempre vostro amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la -_Norma_: «Al suo apparire, scrive il _Censore universale dei Teatri_ (4 -febbraio 1835), tutto l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa -selva d'applausi. Ma quando si ascoltò poi l'eroica declamazione di -quell'imponente primo recitativo ed il soavissimo canto di quella -gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in tutti la rimembranza -dei già valutati pregi di questa virtuosa, d'ogni passata estimazione -infinitamente maggiore si fece l'ammirazione presente... Chi vide -all'apertura del Teatro Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il -carattere de l'_Anna Bolena_, me l'aveva già dipinta con i più vivi -e seducenti colori, gli stessi più sperimentati fra i suoi compagni -ne parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora la stessa artista -maggiormente abbellire di sè stessa il bel teatro nuovo di Novara, per -rappresentarvi quello di _Norma_, si mostra più trasportato ancora di -quegli Aretini, che in materia di musica hanno un gusto finissimo.» E -nota la verità de la sua azione, la squisitezza del canto, l'ammirabile -efficacia ne la espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili, -la forza drammatica. - -A Novara un maestro di musica amò non degnamente Marianna; e quando, -nel lasciarla, le chiese compatimento e stima, l'altera risposta di lei -dovette fargli comprendere com'ella riserbasse questi sentimenti a chi -li meritava. - -Il canto non era una miniera d'oro per la Brighenti, e malgrado il -fasto apparente, cui la professione la costringeva, ella non aveva -potuto migliorare in modo stabile la condizione de la sua famiglia, sì -che pregava Paolina Leopardi di raccomandare l'avvocato per un impiego; -ma non se ne fece nulla, malgrado le premure de la buona contessa; e, -certamente per ottenere più lauti guadagni, dopo esser stata a Reggio, -a Ravenna (maggio e giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza -(gennaio 1836), Marianna si decise a partir per l'estero, accompagnata -dal padre. Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio, ne -l'_Uggero il Danese_ di Mercadante e ne la _Semiramide_ di Rossini, -e le sue note che _brillavano, volavano, accentate e colorite_, il -buon gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza de l'intonazione -avevano destato il solito entusiasmo: tutta una schiera di poeti, ed -alcuni non volgari, si era levata ad acclamarla; fra le altre poesie -noto un Sonetto di _Un plaudente_, un'Ode, probabilmente del Cagnoli, -un altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che forse è quello di -Prospero Viani, cui egli accenna ne l'_Appendice_ a l'Epistolario -leopardiano: - - Alta è la notte: il pallido - Raggio di Cinzia un pio - Nell'alma infonde incognito - Di meditar desio, - E versa in me dolcissimo - Di pianto voluttà. - È la fedel mia cetera - A me compagna. . . . . . - . . . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . - È un canto malinconico, - La voce è di Licori, - Che della Dania vergine - Canta gl'infausti amori. - Oh come ancor mi suonano - Que' mesti accenti in cor! - -A Ravenna la Brighenti cantò la _Semiramide_ e i _Normanni a Parigi_, a -Genova nel teatro Carlo Felice l'_Elisa e Claudio_ di Mercadante, e la -_Nina pazza per amore_ del maestro Coppola; a Vicenza ancora la _Nina_, -la _Chiara di Rosemberg_ e la _Norma_, facendo notare come le parti -ricche di sentimento e di drammaticità le convenissero fra tutte. - -Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove trovava morali e materiali -compensi, che la confortavano de la lontananza da la patria e da la -madre; la sorella e il padre erano sempre con lei. Vi diede l'_Otello_ -di Rossini, poi andò ad Oporto e, quantunque assai affaticata, -dovunque fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo passò in -Ispagna, a Madrid, dove cantò la _Straniera_; quel pubblico che vi -aveva udite ne la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che allora era -entusiasta della De Alberti rimase freddo da prima per la Brighenti, -ma la freddezza cominciò a dileguarsi al duetto di lei con Pasini -calorosamente applaudito, e sparì a la commovente ultima scena, -eseguita con rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime sere non -si poteva dire che ella avesse conquistato l'uditorio; piacque di -rappresentazione in rappresentazione sempre più: poi ne la _Donna del -lago_ trionfò pienamente, ed applausi, fiori, versi piovvero su di lei, -divenuta l'idolo del teatro. - -L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva; il 1º luglio 1837 ella -riceveva da Paolina il doloroso annunzio de la morte di Giacomo: «Oh! -piangiamo insieme, amici miei, le scriveva fra l'altro la Leopardi, -piangiamo insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il -nostro amico, nè lo rivedremo più in questo mondo, dopo tanta speranza, -dopo tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente a la funesta -notizia e cercò di dare con le proprie lacrime un conforto a l'amica -sua. - -Sempre applaudita, era tuttavia vivamente desiderosa di ritornarsene, -sì che, quantunque avesse formato il progetto di andare in America, -nel giugno del 1838, lieta come non era stata mai fra gli applausi -e gli onori, rivedeva l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava -stanchissima, sofferente ne la salute per le fatiche durate, sconsolata -da nuove delusioni, che avevan ferito profondamente il suo cuore, -annoiata dei viaggi e persino dei trionfi, e dopo aver cantato ancora -a Pavia nel novembre del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità di -pace e di riposo, prendeva in affitto un villino a Campiglio, poco -lungi da Modena, e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo, si -sentiva rinascere, viveva tutta nei dolci pensieri e nei cari ricordi. -La sera al chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi sogni, -se ne andava sola a diporto tra i boschetti, o lungo le sponde del -Panaro, e tutta la vita passata le pareva un sogno, un sogno agitato e -doloroso, di cui il ricordo le faceva, pel contrasto, parer più cara -la pace di quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro non voleva -sentir parlare, tanto più che il suo petto gracile non era in grado di -venir ancora affaticato senza pericolo; più d'una volta le disgraziate -condizioni de la famiglia la costrinsero a ripensarvi, ma non cantò -che in un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre 1839. Anche in -quest'occasione la Brighenti ricevette non dubbie prove d'ammirazione; -la sua voce, non più vigorosa, era però dolcissima e gradevole, atta ad -eseguire con bravura i passi d'agilità. - -Marianna, lasciato il teatro, passava parte de l'anno a Forlì col -padre. Ne la primavera del 1840, quantunque infermiccia, quantunque -afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo una lite impresa da -l'avvocato per rivendicare una parte del patrimonio paterno; quantunque -agitata da le speranze, dai timori di una nuova passione, ella chiedeva -notizie di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo. L'avveduta -Paolina l'avvertiva di non abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese -aveva destato in lei, tenera e immaginosa, in lei che aveva sempre -veduto negli uomini piuttosto le proprie qualità che i loro difetti. -«Stai in guardia più che puoi, e Ninì ti consoli e ti consigli, essa -che ha la mente fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh! non -fidarti degli uomini, Marianna mia, non è questo tempo per anime come -le nostre. Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana il -pensiero di lui quanto puoi, e parti presto da Forlì; io voglio saperti -consolata e _désillusionnée_.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed Anna, -che, amata prima fra gli altri dal poeta Antonio Peretti, il quale -le scriveva tenerissime lettere firmandosi _Menestrello_, abbandonata -poi da lui, se ne consolava con un poeta migliore, il Petrarca, era la -miglior confidente e la più allegra consigliera de la sorella, la quale -però quei consigli ascoltava, sorridendo, senza saperli seguire. Ne -la primavera del 1840 era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il -medico le dichiarava impossibile il ritorno al teatro, risparmiandole -così il tormento dei vecchi grandi artisti, che su le scene assistono -a la lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico, il quale prima -li adorava, indifferente, poi schernitore. Nè la speranza di una non -meschina eredità valeva a ridarle animo; nè il fidanzamento d'Anna con -un tal Virgilio (1831), nè le amabilità de la principessa Aldegonda -de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti si trovavano ne -l'inverno del 1842, riuscivan a richiamare più che un malinconico -sorriso su le sue labbra. Come appare da una lettera del Giordani (24 -luglio 1841), Marianna aveva il progetto di dar lezione di canto, -ma la sua non buona salute e i continui cambiamenti di dimora ne -rendevano difficile l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva -ormai nel prestar teneramente le sue cure al padre, che una parte de -l'anno la voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito in dotte e -gentili compagnie, fra le quali carissima le era quella del Giordani, -il quale nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con un amico, le -parlava lungamente di Giacomo Leopardi, de le ingiuste accuse mosse -a la memoria di quel Grande e del culto sempre maggiore di cui questa -memoria era oggetto pei sinceri ammiratori del genio e de la virtù. - -Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina Galvani-Brighenti, -l'_adorata sposa_ de l'avvocato, _l'angelo di bontà, di rassegnazione -e di conforto della famiglia_. Era nata in Modena il 3 gennaio 1773. -«Ebbe da natura ingegno pronto e vivace con robustezza di mente e -di corpo, che la resero superiore al suo sesso. Ebbe istruzione non -comune, costanza nelle avversità; religione purissima, sviscerato amore -de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della storia, sostenne -con forte animo lunga e dolorosa infermità; incontrò l'ultimo fine -con imperturbata e santa rassegnazione;»[35] così ne fu scritto da la -famiglia. - -Marianna, che aveva sempre teneramente amata la madre, riverendone -le modeste e casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso una -breve biografia in una lettera a Paolina, la quale poi la ringraziava -d'averle fatto così conoscere e meglio stimare quella buona. La -povera Marianna era afflitta da sempre nuovi dolori, che aggravavano -la tristezza derivante da la poca salute, da le cattive condizioni -economiche e da la scarsissima speranza di miglioramento nell'una cosa -e nell'altra. Tuttavia pensava sempre affettuosamente al grande amico -de la sua giovinezza, Giacomo Leopardi, e presentava con una lettera a -Paolina, facendone grandissimi elogi, Prospero Viani, diligente cultore -degli studi leopardiani. Era già l'estate del 1845 e per la prima -volta in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente è perduta, -Marianna confidava il puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto per -lei; confidenza accolta con piacere da Paolina, la quale rispondeva: -«non è possibile che si accresca l'affezione mia per te; ma se lo -potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai detto che il nostro Giacomo -ti prediligeva. E già io me ne avvedeva dalle sue parole e non ricordo, -ma forse avrò fatta a lui anch'io la domanda _sacrementelle_: ne eri -innamorato?» (Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume citato di -E. Costa.) - -Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da Pio IX nominato giudice -supplente a Forlì e aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza del -titolare, mentre sperava un impiego più sicuro, non accorgendosi quasi -che la sua vita andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì, assistito -da la figlia Anna, mentre Marianna era a Modena; ambedue le sorelle -sentirono allora che niun più grave colpo avrebbe potuto ormai portar -loro la sorte. - -Nella sua biografia del padre che, come notammo, è ora conservata -autografa nel Museo del Risorgimento in Modena, Marianna scrive: «Non -puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa assistenza che essa (_Anna_) -gli fece nei tre mesi della sua malattia, non che della forza d'animo -che dimostrò nel giorno 2 agosto, dodici ore avanti la di lui morte, in -cui veggendolo afflitto per non ricevere lettere dalla figlia assente -(erano allora pressocchè intercette le comunicazioni per la guerra tra -Austriaci e Bolognesi), ritirossi un breve istante dalla camera e vi -rientrò con una lettera in mano, che figurò scritta dalla sorella e con -l'angoscia più disperante nell'animo, ma a ciglio asciutto e con voce -ferma la lesse al letto del moribondo e con questo gli ultimi istanti -ancora della vita gli consolò.» La biografia, dedicata a S. A. la -Principessa Federica Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è tutta -inspirata da sensi di sincera venerazione e d'affetto. - -Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa bene a quale scopo presso -la Corte modenese, dove ottenne buone parole, molte gentilezze e -null'altro, Marianna stette qualche tempo in Bologna quale istitutrice -in casa del conte Pepoli; uscitane, insieme a la sorella pensò di -stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni private e apersero -un istituto femminile, che su le prime parve dare buon compenso morale -e materiale a le loro non poche fatiche. Ambedue, e più Marianna, -che aveva doti di mente e di cuore più adatte al grande ufficio di -educatrice, si erano accinte a l'impresa con vivo amore e con sincero -entusiasmo, ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le alunne -ebbero l'approvazione di persone autorevoli; ma qui pure le aspettavano -delusioni e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna confessava a -Paolina d'esser rimasta abbandonata da molte alunne, le quali non le -avevano nè pure concesso il conforto de la loro riconoscenza e di quel -rispetto che sarebbe stato così caro al suo cuore. In generale però -i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano de l'opera sua, -cosa che le dava una consolazione almeno, quella di provarle che la sua -coscienza non l'ingannava, asserendole non aver ella mancato mai al suo -dovere. Si occupava sempre con amore di studi e prediligeva la poesia: -in una lettera, il cugino Francesco Galvani le parla dei romanzi di -Walter Scott, di cui avevano conversato lungamente a voce; l'altro -cugino G. Galvani pure in una lettera le parla di studi e le manda un -Petrarca da lei richiestogli. - -La pietosa venerazione inspirata da le virtù e da le sventure di -Marianna Brighenti era tanta che, per non amareggiare troppo lei e sua -sorella, si ricoperse di un velo indulgente quanto di men che bello si -veniva scoprendo ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio nel -suo libro su _Gli ultimi rivolgimenti italiani_ (Firenze, Le Monnier, -1851), cercò di scusare il Brighenti che, da certi documenti venuti in -luce, appariva delatore, immaginando che alcuno abusasse de la buona -fede di lui, libraio ed editore, facendogli recapitare, a qualche -secreto agente, come lettere, le proprie rivelazioni a la polizia -austriaca. - -Gli ultimi anni di Marianna passarono in una condizione meschinissima, -da le angustie de la quale la sollevava talvolta il generoso soccorso -de le anime buone, fra le quali va annoverata Paolina Leopardi. - -Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti invocavano aiuto: vidi una -minuta di una loro supplica a una nobilissima signora, già loro amica, -in cui tra il dolore de le strettezze e de l'abbandono in cui si -trovavano, traspare la degna alterezza di non aver meritate le loro -sventure e di sentirsi oneste. - -Chi ne le due povere vecchie, miseramente vestite, dal viso pallido, -ove le rughe denotavano una lunga istoria di patimenti e di dolori, -avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene d'un tempo, splendida nel -fastoso abbigliamento, ne lo scintillío dei gioielli e più di tutto ne -la luce de la sua gioventù e de la sua bellezza? e la spiritosa Anna, -gioia e tormento di tutti i damerini eleganti, e arcadico sospiro dei -poeti? Anna morì l'11 aprile 1881 a settantacinque anni, e Marianna le -sopravvisse sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne le sue memorie. -Quella vecchia, quasi ottuagenaria, nei suoi bei giorni aveva contato -a migliaia gli ammiratori, a diecine gl'innamorati: Agostino Gagnoli -e Antonio Peretti eran stati entusiasti di lei; il primo le aveva -dedicato un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti altri, -l'aveva esaltata, come si disse, anche Prospero Viani (1835); ma -nell'abbandono de la sua tarda età, ad uno ella pensava con maggior -tenerezza, ad uno ch'ella non aveva amato d'amore, ma di cui un'unica -lettera serbava con cura e rileggeva commossa, ella che di lettere, di -versi, d'omaggi a lei rivolti aveva così gran numero; questi rimasero -fra le sue carte, testimoni de l'ammirazione che ella aveva destata, -ma quella lettera, invano chiesta e richiesta con istanza dal Viani, -scomparve: Marianna, scendendo nella tomba, volle forse portar seco -il secreto de le ardenti parole che Giacomo Leopardi aveva scritte un -giorno per lei sola. - -La meschina eredità di lei passò a una misera sua cugina, Luigia -Montavoce di Gualtieri, che non seppe come fra quei poveri oggetti -e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi del Giordani, del -Leopardi, del Pepoli, del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi, di -Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del Viani ec. - -Stretta dal bisogno, la poveretta vendette quelle carte a un tabaccaio, -che le distrusse quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad alcune -lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi, e a tutte quelle di -Paolina, le quali pubblicate da Emilio Costa valsero a sollevare il -velo che nascondeva in gran parte agli occhi dei posteri le gentili -figure de le Brighenti e de la Leopardi. - -Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi ebbe la vita per lei, a -la sua corona di donna e d'artista poche rose furon intrecciate fra le -spine pungenti; ma le sue sventure nobilmente sopportate accrescono la -simpatia che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella rimane una de le -rare creature femminili per le quali, se pure non corrisposto, non ci -appare vano l'amore di Giacomo Leopardi. - - -NOTE. - -[25] Vedi a pag. 61 de le _Memorie de la R. Accademia di Scienze, -Lettere ed Arti di Modena_. Tomo VIII. - -[26] Vedi P. GIORDANI, _Scritti editi e postumi_, pubblicati da A. -Gussalli. Milano, Borroni e Scotti, 1856, vol. I, pagg. 192 e 193. - -[27] Vedi l'_Epistolario di P. Giordani_, edizione citata. Lettera da -Milano, 20 gennaio 1818. - -[28] _Opuscoli religiosi e morali_, serie 4ª, t. XVII. Modena, Soc. -Tip., 1885, a pag. 53. - -[29] Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi al Municipio di -Modena si trovano autografe alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune -altre al padre pel suo natalizio, un sonetto al medesimo scritto a -Lisbona nel 1836, alcuni versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera -d'augurio a l'avvocato, giugno 1837, ec. - -[30] Cfr. C. LOZZI, _Intorno a le Canzoni dl G. L. «All'Italia e -sul Monumento di Dante,» Osservazioni critiche inedite di letterati -bolognesi contemporanei_, nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio -1882, pag. 99. - -[31] Cfr. A. D'ANCONA, _Il Leopardi e la polizia austriaca_, nel -_Fanfulla della Domenica_, 29 novembre 1885. Cfr. anche lo studio -di F. MARIOTTI, _Una Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla -polizia austriaca nel 1820_, nella _Nuova Antologia_, 16 agosto -1897, da pag. 633 a pag. 636; e G. PIERGILI, _Un confidente de l'alta -polizia austriaca nel gabinetto di G. P. Vieusseux_, nella _Rivista -Contemporanea_, 1888, fasc. 4º, Firenze. - -[32] Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver avuto prima di darsi -al teatro un amore disgraziato. Questa passione era viva probabilmente -nel tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina compiangendo l'amica -le scriveva più tardi, 15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia -nominato l'oggetto del vostro amore ed io l'ho dimenticato; nè crediate -che io ora voglia saperlo.» - -[33] Vedi _Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539 al 1871 del -maestro Alessandro Gandini, arricchita d'interessanti notizie e -continuata sino al presente da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio -Ferrari Moreni_. Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia -Sociale, 1873, in 12º, pag. 601. - -[34] Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51, 26 giugno 1833, del -_Censore universale del Teatri_, Milano. Da questo giornale son tolte -molte altre de le notizie che riguardano la Brighenti cantante. - -[35] Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la chiesa dei Minori -Osservanti di Forlì detta di Valverde. Il Brighenti scrisse alcuni -cenni biografici de la moglie, i quali si trovano autografi fra le -carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di Modena. - - - - - [Illustrazione: _Teresa Carniani Malvezzi_] - - - - -TERESA CARNIANI MALVEZZI. - - -A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete accoglienze, quando vi -stette alcuni giorni mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo -Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi per un lungo -soggiorno. A pena ebbe combinati con l'editore milanese gli elementi -de le due edizioni latina e latina italiana de le opere di Cicerone -e compilatine i programmi ne le due lingue, il 26 settembre 1825 -partiva da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna, dove prese -a pigione un appartamentino in casa di _un'ottima e amorevolissima -famiglia_, gli Aliprandi, che abitavano presso il teatro del Corso -in casa Badini. Essi pensavano anche al suo vitto ed al servizio, -chè egli accettava di rado e poco volontieri i molti inviti a pranzo -continuamente fattigli. Le premure de' suoi ospiti gli erano care -in sè, e più care perch'egli capiva che la grande stima in cui lo si -teneva era causa di questi riguardi. Troppo aveva sofferto nel borgo -natio, vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile, deforme, -misero, perchè amante de la solitudine e tutto dato ai libri, dovendo -a sua volta disprezzare quei coetanei e compaesani che non si curavano -d'esser qualche cosa, si davano da sè il nome d'ignoranti e gli -predicavano che con gli anni egli avrebbe _messo giudizio_ e cioè -abbandonati gli studi. Quel suo somigliare un grande ingegno (e certo -pensava a sè) apprezzato in Recanati _come la gemma nel letamaio_ -ricorda l'orgoglio dantesco del - - Faccian le bestie fiesolane strame - Di lor medesme, e non tocchin la pianta, - S'alcuna surge ancor dal lor letame, - In cui riviva la sementa santa - Di quei Roman, che vi rimaser, quando - Fu fatto il nido di malizia tanta. - -Pure egli non era scettico ancora, sapeva che il mondo è bello, che -_tante cose belle ci han fatto gli uomini_, che vi son tanti uomini -buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un poco a quelle cose che -chiamano mondane; ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse, -che splendesse, sia pure di luce falsa; non ne la società di Recanati -che lo faceva dar in dietro a prima giunta, gli _sconvolgeva lo -stomaco_, gli _muoveva la rabbia_. A Bologna gli parve di rivivere: -è vero che quei letterati temendo di trovarlo superbo e soverchiatore -lo guardarono da prima con invidia e con sospetto, ma la sua modesta -affabilità e quelle maniere semplici che son proprie di tutti i -grandi uomini, pur essendo prese dai volgari per indizio di poco -valore, com'egli stesso osservò, gli conciliarono presto le simpatie -generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo, per fargli -visite frequenti e per dichiarare che la sua presenza era un acquisto -per Bologna. Tuttavia l'inverno passò triste per lui, che soffriva -assai pel freddo, si sentiva _senza appoggio e senza amore_, e non -godeva buona salute, specialmente al principio de la stagione cattiva. -I primi giorni de la primavera gli apportarono forza e letizia e un -compiacimento d'amor proprio per l'invito di recitare qualche cosa -ne l'accademia dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato e de -la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti l'_Epistola al Pepoli_, -che gli diede ne la città fama ancor più diffusa e gli procurò nuove -conoscenze. Tra queste va annoverata quella de la contessa Teresa -Carniani Malvezzi, una de le donne più colte e più note de la Bologna -di quel tempo. - - * - * * - -Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni era nata a Firenze nel -1785 Teresa, che, bambina ancora, dimostrava, così bella intelligenza -da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni Fabbroni. Con lui, -volonterosa, ella si diede ad approfondirsi ne la geometria, e con lui -avrebbe compiuto più alti studi, se la madre, che voleva abituarla -a le cure domestiche, lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire -parve il darle solo qualche cognizione superficiale d'inglese e di -francese, di musica e di disegno. Non aveva che sedici anni quando il -conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese, s'innamorò di lei, -che senz'essere bellissima, era tuttavia graziosa e piacente co' -suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida, la figura snella -e soprattutto con la sua gentilezza di modi e la sua intelligenza. -Lo sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia, che aveva avuto -feudi importanti ne l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia -ricordata anche dal Muratori fra le più nobili d'Italia. - -Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi andò a Bologna, dove visse -quietamente e lietamente, frequentando la buona società, senza perdervi -l'amor de la famiglia: ebbe tre figliuoli e le morirono, due a pena -nati, la terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819 le nacque un -altro maschio, Giovanni, che al suo cuore affettuoso diede tutte le -sante gioie de la maternità. Poco occupata da le cure domestiche, la -giovane contessa, trovandosi ad aver libera gran parte de la giornata, -benchè volesse essere la prima e premurosissima maestra del suo -bambino, pensò di impiegare utilmente e con diletto le ore d'ozio, -ritornando a gli studi, che di mal grado aveva lasciati, allettata -anche da la magnifica biblioteca, raccolta dal suocero suo, dottissimo -bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia, per la quale aveva -avuto fin da bambina un grande trasporto e di cui le impressioni -sentiva profonde ne l'anima, commovendosene spesso fino a le lagrime. -Con l'amore de gli studi sorse in lei il desiderio di conoscere i -letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti ottenne ben presto -l'amicizia: l'abate Giuseppe Biamonti, professore di eloquenza ne -l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di lei, dandole lezioni -di filosofia e facendole conoscere i principali classici greci; più -che maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei dotti colloqui -gli piaceva di comunicarle le proprie osservazioni intorno a Platone -e notare ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo sentimento -ch'ella dimostrava. Partito da Bologna, non solo non la dimenticò -mai, ma si compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle -diffusamente de' suoi studi, di ricordare le belle ore passate a -lei vicino, in città od in villa, di desiderare d'esserle presso -per leggerle le sue cose _e vedere nel suo volto quale impressione_ -producessero _nell'anima sua bella_.[36] La consolava ne le sventure -che l'afflissero (nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva -dolentissima), parlandole con quella pietà religiosa, che era fervente -in ambidue; le inviava anche i propri lavori stampati e gradiva assai -le lodi di lei. Come un _amico_ stimato e caro, piuttosto che come -una dama, la trattava anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i suoi -consigli e fidava ne la sua dottrina e nel suo gusto; a proposito -de l'opuscolo _Della sintesi e dell'analisi_, inviandogliene il -manoscritto prima di farlo mettere in buona copia, egli la pregava -di leggerlo e notare i luoghi che non le fossero sembrati abbastanza -chiari, e d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar le sue -osservazioni.[37] - -La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò da prima la donna studiosa, -che nei suoi giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione di -quel poeta: imitazione da cui Paolo Costa la ritrasse, insegnandole -l'analisi de le idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto -col Mezzofanti, allora semplice prete, aveva ripreso la lingua inglese, -e con Olimpia De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de Staël, -lo studio de la lingua e de la letteratura francese; da sè stessa si -occupava del latino, e col Garattoni si consigliava circa il modo di -studiare più efficacemente Cicerone. Con questi letterati frequentarono -pure in vari tempi la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio e -Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi, il Testa, -Don Apponte, la Tambroni, il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il -Perticari, i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il Monti, -che ebbe per lei molta stima e vivo affetto e che ne le piacevoli -conversazioni in casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea le lodi -de la contessa: - - Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta - Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso; - Vivace sguardo, che ha Modestia accolta. - Non in tutto nemica al viril sesso; - Bocca soave in che d'Arno s'ascolta - Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso; - Agil persona, dolci modi e vezzi, - I pregi son della gentil Malvezzi. - -Per lei componeva anche alcune sciarade e trascriveva di propria mano -alcuni versi («Il mio _Requiem Æternam_ all'anno '13»). - -La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano da la contessa, la -sua grazia nobilmente affabile e dignitosa era da loro, anche lontani, -ricordata a lungo: il Monti da Milano le scriveva due volte (10 -novembre e 13 novembre 1813); molto la pregiava anche il Pindemonte, -il quale a proposito di lei scrisse una volta ad Antonio Papadopoli: -«La signora Malvezzi è per verità donna rara ed io sempre più imparo a -stimarla.» - -Queste dotte amicizie l'animavano ne gli studi, ch'ella coltivava -sempre con più profondo interesse ne la sua vita piuttosto ritirata, -ma non tanto che non le desse esperienza de gli uomini e de le cose: -frutto di tali studi furono i volgarizzamenti de la _Repubblica_ -(Bologna, Marsigli, 1827, in 16º di pagg. VIII-164), de la _Natura -degli Dei_ (Bologna, Masi, 1828, in 16º di pagg. XII-170; Milano, -Silvestri, 1836), de la _Divinazione e del fato_ (Bologna, Dall'Olmo, -1830, in 16º di pagg. XVI-180), del _Supremo de' beni e de' mali_ -(Bologna, Sassi alla Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del _Lucullo, -ossia del secondo de' primi due libri accademici di Cicerone_ (Bologna, -Volpe al Sasso, 1836, in 16º di pagg. 105). - -Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza e dettati in quello -stile elegante e sostenuto che loro si conveniva, piacquero ai dotti -e furono accolti benevolmente dal pubblico, che ammirò la severità de -la coltura ne la nobile signora. Urbano Lampredi scriveva da Napoli a -Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto che non se le si sia presentato -l'occasione di farmi avere la sua versione della _Repubblica di -Cicerone_. Ne parlammo nello scorso agosto a Sorrento col celebre -scopritore mons. Mai; anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia, -commendando molto questo di Lei nobile lavoro.» E Giuseppe Mezzofanti -giudicava così il volgarizzamento del _Supremo dei beni e dei mali_ -(lett. 4 dic. 1835): - -«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi nell'aureo sermone del -Lazio i Libri, ne' quali Marco Tullio ricerca il _Supremo dei beni e -dei mali_. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei, Sig.ª Contessa, -volgarizzati. Pare che Cicerone stesso, fatto toscano, in riva all'Arno -disputi di filosofia, e con le grazie di nostra lingua adorni i suoi -ragionari. Io seco Lei mi congratulo, e godo meco medesimo ripensando -all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un tempo che io Le fossi -osservatore de' felici suoi progressi ne lo studio degl'idiomi.» - -Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi sciolti il _Riccio rapito_ -del Pope (Bologna, Nobili, 1822) ed il _Messia_, egloga del Pope -medesimo (Bologna, Nobili, 1827), e di questo volgarizzamento è -notabile che fece una diffusa recensione Salvatore Betti nel _Giornale -Arcadico_, settembre 1827. Fra i lavori de la contessa sono inoltre -degni di considerazione i seguenti: _Alla Maestà di Carlo IV Imperatore -esortazione di Francesco Petrarca per la pace d'Italia_, volgarizzata -da T. C. M. (Firenze, per il Magheri, 1827); _Firenze tornata al -Granducal Governo l'anno 1815_ (Bologna, Tipi Governativi alla Volpe, -1854), 31 ottave senza nome d'autore. L'esemplare che si trova ne -l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni di mano de la contessa -Teresa. - -Molto si dilettò nel dettare poesie originali, pur riconoscendo -modestamente ch'esse non erano gran cosa, tanto che di propria mano, -sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte, scriveva: «Questo è -il saggio de' miei primi e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti -improvvisati. Il cielo mi perdoni.» Queste sue poesiole, se non hanno -la vera e grande inspirazione poetica, il soffio divino che crea, -l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme a una coltura non -comune, specialmente in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera -ne gli affetti, profonda ne le impressioni de la natura e del bello. -Spesso nei sonetti la Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva -fra i poeti nostri e di cui scrisse: - - No, che alla mesta e dolce melodia, - Onde 'l Cigno di Sorga la beltate - Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate - Sedi levò sua somma leggiadria, - Un cuor di tigre o d'orso non potria - Frenare il pianto, e non sentir pietate; - -e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto scoramento a tentare _la -difficile via del sacro monte_. Talvolta la sua mestizia giunge a la -tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno mentr'ella è lontana -da l'amato dice: - - Tu testimon de' miei dogliosi accenti, - Digli come nel duol morta ho ragione, - Di quale acuto stral trafitto ho il core. - E digli come a' miei giorni dolenti - Speme nessuna mai limite pone, - Sin che propizio a me nol guida amore. - -E poco diversamente, ma con malinconia molto più nera, cantava altra -volta: - - . . . . . . . . . . . . . . io non saprei - Tant'eloquenza aver quanti ho martiri. - E ripetendo questi mesti accenti, - Deh non tacer che'l duol morta ha ragione, - E qual pungente stral m'ha fitto in core. - E poi di' come a' miei giorni dolenti - Speme nessuna mai termine pone, - Se non sia morte a por fine al dolore. - -A le anime beate, che si levarono al soggiorno del cielo e che -rifulgono _al vero sole intorno_, dove non può turbarle _mai tenebra -alcuna_, chiede perchè la morte, alfine pietosa, non liberi la sua -misera anima, sì ch'ella pure goda il cielo presso a loro, e sospira: - - Posa quindi sperar forse l'oppresso - Mio cor potria, chè qui null'altra calma - Porta conforto a mia vita affannosa. - -Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore ch'ella desiderava -dedicato a lei nel giardino de la Feroniade, rispondeva preferendo -il giglio soletto ed umile tra le selve, vago tra le siepi incolte, -immagine di quella virtù, che può tanto in un cuore gentile. Tra le sue -liriche hanno pure pregio un'anacreontica al conte Prospero Ranuzzi suo -zio, patrizio benefico e colto, e alcuni versi _In morte di Vincenzo -Monti_. - -La principale sua opera poetica è il poemetto _La cacciata del tiranno -Gualtieri accaduta in Firenze l'anno 1343_: di cui i primi tre canti -furono pubblicati a Firenze dal Magheri nel 1827 (in opuscolo in 16º -di pagg. 73). Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la tipografia -Nobili (in 16º di pagg. 175). - -L'argomento è ricavato da la cronaca di Giovanni Villani e da la storia -di Bologna del Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi -da la _Montagna bolognese_ del Calindri. Nella prefazione la contessa -scrive: - -«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio che per me si potesse -un testimonio di filiale alletto alla dolce mia patria, considerai -che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione per sè medesima tanto -meravigliosa e che apre largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva, -raccogliendosene tutti i particolari, essere materia a un poemetto.» - -Capo de la congiura è immaginato un giovane di ventitrè anni, -Averardo di Chiarissimo, avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare -la favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra Taddeo Pepoli, -signore di Bologna, e il tiranno Gualtieri. La materia divisa in nove -canti fu trattata in versi sciolti, in vero non sempre armoniosi, ma -correttissimi ed eleganti. - -Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, e de le figure -mitologiche bandite, tengon luogo le personificazioni di vizi, virtù -e sentimenti, le apparizioni d'angeli, l'intervento celeste e quello -infernale. Ne la protasi s'invoca la Virtù, che sublima agli eterni -secreti le anime e _che si sta in cielo veracemente diva_. La poetessa -narra poi de le crudeltà di Gualtieri, a la cupa figura del quale -oppone quella celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli, -arcivescovo di Firenze, implorante da Dio pace su la città oppressa; -al santo vecchio una visione scopre vicina, per opera di Averardo, -la libertà sognata, fa intravedere i grandi che verranno da la stirpe -medicea, e persuade il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare -il duca, che gli risponde superbamente e non trema punto a le -profetiche minaccie di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova -Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il dolore, lamenta l'uccisione -di Naddo Oricellai e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime -invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente giovane da Taddeo Pepoli -per esporgli l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo così da -toglierlo a l'amicizia del duca e ottenerne aiuto di armi e di uomini. -Qui finisce il primo canto. - -Satana, già roso dal dispetto pel preveduto trionfo de' Medici, -s'infiamma di collera, quando giunge la _Discordia_ ad annunciargli -che in Toscana ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, animata -dal santo zelo che ha diffuso ne le anime un messaggero celeste. E qui -segue un concilio infernale, imitato da la _Gerusalemme_ del Tasso; -vi grandeggia la figura di Satana colorita di tinte virgiliane, figura -che, come il Mauro Atlante su gli altri monti, si estolle alteramente -con le spalle e col capo su gli altri spiriti infernali: gli occhi ha -torti e rossi come bragia, la lunga barba affumicata e mista di pel -rosso come i capelli, che incolti e rabbuffati gl'ingombrano gote, -spalle e petto. - -Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, ma Satana non ne è pago, -poichè teme de la filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi -nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio Gioia, che inventerà la -bussola, e sono non lungi la scoperta de l'America e l'invenzione -de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono nel concilio infernale -l'_Ipocrisia_, l'_Invidia_, il _Tradimento_ e la _Simulazione_; e -Satana impone che tutto il suo regno si adoperi in favore di Gualtieri. -La maligna _Fama_ s'abbatte a Firenze in Morozzo, amico del duca, e -lo manda a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto e fidente, -perchè Averardo volontariamente si allontana da la città, - - Inganno e frode in quel parlar travede, - -e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice a lui ed a la -fedeltà serbatagli. Qui termina il secondo canto. - -Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero si è avviato verso Bologna: -passa da Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere Leone X bambino; -da Fiorenzuola, edificata da la repubblica fiorentina per frenare -le ribellioni degli Ubaldini; da Campeggio, patria di Ugolino da -Campeggio, famoso capitano di Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la -contessa Matilde: - - . . . . quella scaltra indomita guerriera, - Che del German lo insuperbito impero - Ardita scosse, e fe' crollarne il trono. - -Nella selva de' Burelli trova seduto sopra un margine verdeggiante e -fiorito un uomo pensoso, che sta scrivendo: - - Da Certaldo ad onorar Fiorenza - Scese già pargoletto e il gentil core - Accese allo splendor de' bei costumi - E della leggiadrissima vaghezza - Di valorose donne. - -È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo, si accompagna a lui -e lo conduce innanzi al Pepoli, cui il giovine messo narra le crudeltà -di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini di riacquistare a qualunque -costo la libertà. Il signore di Bologna risponde gentilmente che -amerebbe dare aiuto alla città amica, ma che prima vuol ponderare quale -sia l'avviso migliore e, invitati intanto gli ospiti a le nozze di -suo figlio, li conduce ne la sala dove stanno apparecchiate le mense. -Sopravviene Francesco Petrarca insieme a Giotto: - - . . . . . . . . . . . . . dipintor sublime - Che a Cimabue tolse dell'arte il grido; - -il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto a Bologna dal Pepoli -per rendere le nozze più _regali e conte_; il secondo, andato a -dipingere il palazzo de gli sposi. Messer Francesco accompagna -Averardo e il Boccaccio ad ammirare le pitture di Giotto, li seguono i -principali patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli Angelelli: - - . . . . . . . . . . . . e grave in vista, - Seco venia quel nobil de' Malvezzi, - Giulian, de l'arme e della patria onore. - -E qui finisce il canto terzo. - -Satana veduta venirne a l'inferno l'anima di Morozzo, monta in furore e -minaccia tutti gli spiriti dannati: il _Tradimento_, prendendo aspetto -di Francesco Brunelleschi, annuncia al Buondelmonte i tentativi di -Averardo, e quegli, riuniti gli amici, corre con loro al palazzo ducale -e rivela il pericolo a Gualtieri, che, sgomento, si ode consigliare -da l'uno il richiamo in patria de le famiglie offese e la clemenza, da -gli altri la crudeltà, l'uccisione del Medici, il tradimento. Il duca -risolve di tentare a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo affida -la vigilanza de la città; manda Buondelmonte a Bologna, Cerrettieri -a levare armi ed armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli -intanto festeggia solennemente le nozze del figlio, descritte da la -Malvezzi con bella efficacia pittorica; a rallegrare tali nozze venne -da Avignone la Corte d'amore, presieduta da Fannetta da Romanino: Amore -è così invocato: - - Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo, - Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore! - Per voi riprende vita e prende forma, - Per voi risplende di letizia vera - Tutto che il mondo ingenera e governa. - Perdon le belve la natía ferocia, - L'uom gentilezza acquista e s'avvalora, - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Almo fuoco d'Amor, per te bellezza - Sfavilla e irradia delle grazie il riso! - Qui giovani e donzelle ergete i canti, - Qui date a piene man ligustri e rose, - Che doni son d'Amor grazia e beltate. - -Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il Petrarca, sorgendo a un -tratto dal suo scanno d'oro, prorompe ne la canzone: - - Italia mia, benchè il parlar sia indarno. - -Qui finisce il canto quarto. - -Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia), sceso in Italia con -molte milizie, riceve da Cerrettieri gli ordini del duca. Buondelmonte -a Felsina si tien da prima celato e con dodici ribaldi assale di -notte Averardo, che intrepido difendendosi li fuga. Fallito questo -colpo, il traditore tenta la calunnia e incita contro il Medici due -valorosi cavalieri, venuti da lungi per giostrare e sempre vinti -da l'eroe toscano ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando -origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli. Averardo, che s'è -innamorato di Fannetta da Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a -tornare in Francia, va a salutarla, le rivela il suo amore, ne ottiene -dolci parole e incitamento a difender la patria. Cessate le feste, -Buondelmonte s'annuncia al Pepoli come ambasciatore del duca, e quegli, -benchè spaventato da un sogno infernale, non perde la calma, convoca -il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta che si uccida o si -consegni Averardo; di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in segno -del suo desiderio di pace decreta che il Medici debba partire del -pari. Qui finisce il canto quinto; ma segretamente gli offre duecento -cavalieri, che faran sembiante di seguirlo per proprio volere e che -durante il viaggio sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici, -annunziante orrende vendette. Buondelmonte rapidissimo va da Gualfredo, -che ha ricevuto una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in pace, -e lo persuade a mandare un capitano con mille barbute contro Averardo -e i suoi. Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe gli elmi ai -seguaci de l'eroe e va a cadere sui masnadieri, anima il prode toscano, -il quale, ucciso il condottiero nemico, ne pone le schiere in fuga; -ma, mentre con le poche forze che gli restano vuol ridursi in salvo, -sopraggiunge, avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che con -un colpo de la sua asta ferisce il cavallo del Medici, da la bestia -inalberata precipitato in un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito -cade a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano: Averardo -semivivo è portato da un'onda su di un dirupo, e qui finisce il canto -sesto. - -Un miracoloso arco di luce gl'illumina la via e gli permette di -trascinarsi fin poco lungi da un convento, dove è raccolto e curato. -Buondelmonte, credendolo morto, ne reca la notizia a Firenze, causa al -popolo di pianto, di gioia al tiranno, che si abbandona a le vendette -e, sicuro ormai, licenzia le armi assoldate. - -L'eroe convalescente ha una visione in cui Dante gli fa ammirare una -fantastica allegoria del creato, gli predice la sua missione di liberar -la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima apparizione de la -_Sapienza_ e qui finisce il canto settimo. - -Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu predetto, trova nel bosco -un'armatura d'oro, che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una -pastorella, che si muta in fulgente immagine de la _Vittoria_ e -dispare. - -L'eroe vede in una capanna l'amico Betton de' Cini, stato orribilmente -martoriato da Gualtieri e moribondo presso la figlia, che, fatto -il triste racconto de le loro sventure, spira uccisa dal dolore; il -Cini, porgendo un'asta, impone la vendetta a l'amico, il quale manda -un pastorello con una sua ben nota armilla a l'arcivescovo, perchè a -quel segno lo sappia vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in -fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo nel sapere il Medici -a le porte. Un operaio ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il -pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto del sopraggiungere -di Averardo e ne sparge la novella ne la città, che si leva a tumulto, -commossa soprattutto da la voce de l'Adimari, il quale poi, per -stornare dal popolo l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E qui -finisce il canto ottavo. - -Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri, è ricacciato ne -l'inferno da san Giovanni Battista, sopravviene il Medici; tutta -Firenze è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo trionfa, -costringendo infine il duca, lungamente assediato nel suo palazzo, ad -arrendersi e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà. - -Una de le scene più belle e che ci danno più chiara idea de la dignità -e de la dolcezza con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella in cui -Averardo va a salutare Fannetta; la trova, mentre sta ornandosi del -velo il quale cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta e sparsa di -fiori, - - . . . . . . . . . . Allor che il vide - Con pudico elevar d'onesto ciglio - Sfolgoreggiò d'un candido sorriso. - -L'ode dichiararle il suo amore e il proposito di seguirla: - - La delicata bianca man gli porse, - E di pietà dipinta, in atto umile - Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo, - Sospirò, poi rispose: Mai diviso, - Pur mai questo mio cor da te non fia; - Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta. - Più non rimembri 'l tuo fiorito nido, - Che fatto preda di spietate genti, - Sotto il tuo schermo securtà sol spera? - Più non ascolti il popolo infelice - Con qual doglioso e disperato pianto - T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca, - Nè faccia passïon troppo possente - Che mia fama si leda e il mio bel grido. - Ah poichè dentro al generoso core - La mia sembianza consacrar degnasti, - Amico porgi a mia virtù conforto, - E non tentar la femminil fralezza. - Dietro l'orme d'Amor segui la gloria, - Amor ti guidi, Amor ti porga aita, - Sicchè tua fama segni eterna stampa, - E, fatto di virtute a' prodi esempio, - Il ciel di Romanin meco t'attende. - -Mentr'ella parla e Averardo le bacia la mano, un lume fulgente -risplende ne' suoi occhi, una tremula fiammella le lambe la fronte e i -biondi capelli: - - . . . . . . . . . a tanta meraviglia - Stupido quasi rimirolla fiso. - Ed ella il salutò divina in vista, - E con occhi di pianto e di pietate, - In atto d'amorosa grazia adorno, - Dal luogo ov'era, con real contegno - Rimossa, dipartissi. - -Quest'episodio mi pare pregevolissimo per finezza poetica e per -delicatezza d'affetti. Tutto il poemetto rivela una profonda -venerazione pei grandi poeti, un sincero e non timido amor di patria; è -bene architettato, condotto secondo l'imitazione dei modelli classici -di cui vi si trovano numerosissime reminiscenze, ricco pure di belle -trovate, come quelle che introducono a popolarne la scena le grandi -figure storiche del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia -parte vi si dà forse al soprannaturale di carattere biblico, che -non bene si accorda con l'epoca storica; anche l'amore di Averardo, -quantunque dia origine ad uno dei migliori episodi, non è forse -conveniente a l'efficacia de l'insieme. Altro ancora si potrebbe -osservare, ma bisognerebbe pur sempre convenire che il poemetto è -opera d'ingegno e di cuore tutt'altro che volgare. A la studiosa -contessa non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le venne offerto il -diploma de l'Accademia Felsinea, nel 1823 quello de l'Accademia degli -_Enteleti_ in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello d'Arcadia, nel -1826 quello de l'Accademia Tiberina, nel 1827 quello de l'Accademia -latina, nel 1828 quello de l'Accademia dei _Filergiti_ di Forlì. -Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo ritratto, l'elenco de' suoi -scritti pubblicati e qualche cenno su quelli cui attendeva, per la -collezione da lui intrapresa dei _Ritratti delle donne europee viventi -chiare nelle scienze, nelle lettere, nelle arti belle_, collezione -di cui la parte letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori -ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi. (Nell'archivio -Malvezzi si conservano le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio -scritte a questo proposito da Luigi Stella a la contessa.) Questi onori -lasciarono la Malvezzi semplice e modesta, e di essi ella diceva: «Gli -onori piacciono, è vero, a tutti; ma a chi guarda un po' a dentro, -piace più assai il meritarli che non l'ottenerli; come piace assai più -l'essere che il parere.»[38] - -La contessa Teresa amava vivamente il marito e il figliuolo; e -quantunque coltivasse gli studi con molto piacere e trovasse un vivo -compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava la miglior parte di sè -a la famiglia: sincera ne la fede religiosa, era di un'austera severità -di costumi e, veramente donna ne la tenerezza e ne le abitudini, -insieme ai libri amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi -in quelli assai valente. La sua austerità non escludeva però quella -femminile indulgenza, che è forse la miglior prova de la virtù sincera, -scevra di ostentazione e d'orgoglio; tale invero doveva conoscerla -Paolo Costa, suo intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli ha -saputo ieri la nuova funesta della morte del poeta Byron. Ella si duole -di questa cosa, ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò un canonico, -trovò pietà ne' posteri, spero che questa, cui oggi non si perdona -d'aver amato un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata, -non derisa nel tempo avvenire. Noi certo non ci vergogneremo di -compiangerla anche al dì d'oggi.» - - * - * * - -La Malvezzi aveva circa trentanove anni quando conobbe il Leopardi, -allora ventisettenne; se le mancava ormai la freschezza de la gioventù, -era sempre bella per l'espressione intelligente de la fronte candida -sotto i biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto e soprattutto -piacente, per la graziosa eleganza del portamento e dei modi, per lo -spirito e le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva sostenere -con amabilità femminile, anche sopra argomenti seri. Ne la sua maturità -dignitosa, ella trovava quella calma dolcezza che non ha la gioventù; -si teneva libera di ricercare le conversazioni più gradite, le più -intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente franca, aveva ne -le parole e nel fare qualche cosa di sincero e di spigliato che la -faceva riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe potuto dire, come -argutamente Madame de Sévigné: «Jeunesse et printemps ce n'est que -vert, et toujours vert; mais nous, les gens de l'automne, nous sommes -de toutes les couleurs.» Nel suo salotto ella esercitava una specie di -sovranità gentile; incoraggiato dal suo sorriso, tutto grazia, tutto -anima, il Leopardi, riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una -franca parola, e la conversazione diveniva profonda senza pedanteria -nè ostentazione: egli vi portava la luce del suo intelletto, ella la -dolcezza del suo cuore di donna; spesso in uno sguardo s'intendevano -senza parlare. Ella doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto -sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi, che avevano poco più, o -piuttosto un poco meno di quel che portavano nascendo da la natura; e -a proposito de le quali egli diceva che a Recanati le Grazie non erano -state mai nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli cara e -interessante la sua conversazione, specialmente a confronto di quella -cui era abituato ne la società del suo paese, società che per _buona -lingua_ non intendeva che qualche _brava lingua di porco_, società di -_devoti amanti di libri da far stomaco_, dov'era un _letteratone_ quel -tale che toscaneggiava solo con l'_e'_, cui immancabilmente il _mi -pare_ faceva da lacchè, e che, sentendo qualificare il proprio stile -di squisito, rispondeva con modestia che lo stile del cinquecento è un -bello stile. - -Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata ed era in realtà una -de le più colte donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre 1835) -le scriveva così: - -«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna che nel secol presente rendesi -più benemerita de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito: La -contessa Malvezzi. E veramente non vedo chi altra poterle paragonare: -chè là dove nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece bello il -trecento ed il cinquecento, nella profondità della dottrina ci fa -rivivere quella divina Cassandra Fedele, che _decus Italiæ_ fu salutata -dal Poliziano. Di che pensi ella se mi congratuli con questa comune -patria: la quale avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi di -vero senno italiano, può mirabilmente specchiarsi in questo gran lume -del gentil sesso. Ma venendo alla novella opera che ha voluto tradurre -di Cicerone, a quella cioè _De finibus_, le dirò che la vo leggendo -con infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia, oh la critica -traduzione di che ella ha regalato le nostre lettere! Per non parlar -qui della chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana pienezza -e dignità del periodo: perchè queste son doti che tutti trovano sempre -ne' magistrali scritti della contessa Malvezzi.» - -La contessa, che amava la compagnia de gli uomini d'ingegno, fu lieta -di conoscere il giovane recanatese, di cui la fama, benchè non certo -allora ancor adeguata al merito, narrava grandi cose: il fare dignitoso -e modesto, l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia di lui, -dovettero commuoverla di una pietà quasi materna, resa più intensa da -l'ammirazione per quel grande intelletto. Perciò ella lo accolse con -un'affabilità affettuosa e reverente, con un'effusione che aperse a -sincera gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto, cui ella apparve -come una donna diversa da tutte le altre, come un'amica tenera ed -alta, di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta affettuosa un -conforto ed un sostegno; diversa da tutte le altre, pure richiamante al -suo pensiero le più dilette immagini femminili che avevano allietata -la sua giovanezza: modesta e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed -arguta come la Cassi, gl'inspirava la reverente tenerezza che aveva -provato per quelle e l'ammirazione ardente e devota che a lui, ragazzo -ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva fatto apparir questa come -una divinità. Di più, vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo, -come presso a le altre, l'amore a la fama, nè i libri cessavano di -attrarlo: anzi ella colta, capace d'intenderlo e così calda ammiratrice -dei grandi, lo animava più che mai a gli studi e a la gloria. Quando -la conobbe era il maggio odoroso, era la primavera che ogni anno -risvegliava in lui la vita intima, spesso sopita in un doloroso -letargo, la soave primavera che gli rammentava gli occhi ridenti e -fuggitivi, il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa, la -Fattorini; se il canto ingenuo di questa lo aveva commosso, l'arguta -parola de la Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui ella gli -apriva il suo cuore, confidandogli i suoi secreti, l'affetto con cui -voleva saper tutto di lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava -talora e la ingenua modestia con cui ne accettava rimproveri e -consigli, gli parvero qualche cosa di veramente degno de l'anima sua -e lo fecero vivere nei primi giorni che la conobbe in una specie di -delirio e di febbre, chè gli parve d'aver trovata _la donna che non si -trova_, quella cara beltà cercata invano, dove splende più vago il riso -di natura e sognata nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti -o ne l'avvenire; la donna capace di rendere beato il vivere anche -fra l'immenso dolore de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la -virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide illusioni de la sua -prima giovanezza, egli scriveva allora al fratello Carlo: «... questa -conoscenza forma e formerà un'epoca ben marcata della mia vita, perchè -mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente -al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancor -capace d'illusioni stabili, malgrado la cognizione e l'assuefazione -contraria così radicata, ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno, -anzi una morte completa, durata per tanti anni.»[39] Quasi un commento -a queste parole appaiono quelle (benchè scritte parecchio prima e già -pubblicate nel 1826) del dialogo di _Torquato Tasso e del suo genio -familiare_, in cui il Leopardi, dopo aver notato come l'uso del mondo e -i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel primo uomo ch'egli era, -il quale però si ridesta talora, in ispecie nella gioventù, finisce -col dire: «Infine io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia -tanta forza da rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare -tante calamità.»[40] - -Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando quella sua potenza -di amare, che gli aveva illuminato di così viva e ardente luce la -prima giovanezza e ch'egli aveva sempre creduto il più prezioso di -tutti i doni, sol che si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse -degno; la compagnia de la contessa gli dava quei momenti di rapimento -e d'emozione profonda, che per lui valevano ben più di tutte le gioie -volgari: era un _amore senza inquietudini_, una felicità senza rimorsi. -Come il suo cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio del -suo grande spirito, che sdegnoso de le lodi volgari si sentiva felice -de l'altissima stima di quella donna: «Le lodi degli altri non hanno -per me nessuna sostanza: le sue mi si convertono tutte in sangue e mi -restano tutte nell'anima.»[41] Ne' suoi _pensieri_ egli notava come -a lungo andare non rimanga piacevole se non la compagnia di quelle -persone da cui ci importi o ci piaccia essere stimati sempre più, e -come perciò le donne, volendosi rendere lungamente gradite, dovrebbero -studiarsi d'esser tali che de la loro stima rimanesse lungamente vivo -il desiderio. - -La malinconia de la contessa, malinconia dolce e serena, gli pareva -indizio di un'anima elevata, e consuonava col dolore di lui, pur -ravvivando il suo spirito e dissipandone le tetre nebbie; così che a -la sua tristezza _ostinata, nera, orrenda, barbara_, succedeva come -un'alba soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella malinconia -_che partorisce le belle cose, più dolce de l'allegria_; infinito -sollievo gli dava il non doversi più serbare tutti i pensieri per sè; -infinita dolcezza il vedere altamente apprezzato ancor più del suo -ingegno poderoso, il suo cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che -poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse col pensiero più in -su de la gloria e de gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione de -l'amica gli tornava così soave che certo per lei sola, come già pel -Giordani, quand'anche non ci fosse stato altro spettatore, nè altro -premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser virtuoso. L'affetto di -lei lo animava e lo riscaldava così ch'egli, tanto ritenuto per natura -e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità, lasciava sgorgare -dal suo cuore tutti i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a -poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni de la timidezza, -palesava intiera l'anima sua, scopriva quel tesoro di grandi idee, -che aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il suo immenso -desiderio di ritrovare un uomo di cuore, d'ingegno e di dottrina che -si degnasse essergli amico, era stato soddisfatto dal Giordani; ma -questa nuova amicizia con una donna intelligente, coltissima e gentile, -tutta grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e potentissima -su di lui. La Malvezzi, intimamente onesta e abituata ad una pura -intimità con altri letterati, probabilmente non pensò nè pure di -poter risvegliare una passione nel cuore del poeta: tutto, del resto, -doveva rassicurarla: l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il -contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere, la purezza assoluta -dei costumi di lui, la nobiltà de l'animo rivelantesi in tutte le sue -parole ed i suoi scritti, e la propria intatta fama, che le procurava -la riverente stima di tutti; sì ch'ella non nascose punto l'affetto -ch'egli aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza di non -dover arrossire; e, vedendo quanto conforto egli traesse da la sua -compagnia, lo accolse con piena libertà ne la propria casa. Ogni sera a -l'ave maria egli si recava da lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte, -conversando di lettere e di filosofia, leggendole i suoi versi, dandole -probabilmente quegli stessi consigli che in quei giorni dava a la -Caterina Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti: «Confortala -caldamente, non dico a lasciare i versi, ma a coltivare assai la prosa -e la filosofia. Questo è quello che io mi sforzo di predicare in questa -benedetta Bologna.»[42] Probabilmente anche a la Malvezzi ripeteva non -esser poetico il secolo e che un poeta, anche sommo, avrebbe levato -pochissimo grido, e se pur fosse diventato _famoso nella sua nazione, a -gran pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa_, «perchè la perfetta -poesia non è possibile a trasportarsi nelle lingue straniere e perchè -l'Europa vuol cose più sode e più vere che la poesia.» - -Anche a lei, notava, a lei che in parecchie poesie aveva espressi -vivi sentimenti d'amor patrio, come andando dietro ai versi e a le -frivolezze si facesse espresso servizio ai tiranni, riducendo a un -giuoco o a un passatempo le lettere, sola speranza di rigenerazione -che rimanesse a l'Italia. Tanto più appar probabile ch'egli le desse -questi consigli, se si considera che ne le prose di lei egli ammirava -la sobrietà, il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo stile; -mentre pei versi non ebbe che parole di compatimento; gli è ben vero -che quelle lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia, -mentre il giudizio sui versi, e precisamente sul poemetto, fu dato dopo -avvenuta la rottura fra loro. - -Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri versi, ed ella ne -era commossa così da piangere di cuore, senz'affettazione, e oh -quanto quella commozione doveva piacere a lui, che così ben poteva -comprenderla! Quando col fiorire de la sua giovanezza da le spoglie -de l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli, leggendo Virgilio, -senza avvedersene si lasciava andare a recitarlo ad alta voce, -infiammandosene tutto e commuovendosene fino a le lagrime; e se a -l'improvviso sentiva recitare da qualcuno un verso del mite Mantovano -o di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare e il suo spirito, -quasi a forza, teneva dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare, -notando che i versi suoi producevano quelle stesse emozioni ne l'anima -de la graziosissima Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile -che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia, il Leopardi non -traesse qualche nuova inspirazione, suppone che la contessa piangesse -specialmente a la lettura del _Consalvo_, in cui crede di veder -consacrato l'amore del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira, -che accorda un bacio a l'amante moribondo.[43] - -Il Recanatese s'interessava ai lavori de la Malvezzi, lesse il -manoscritto del poemetto _La cacciata del tiranno Gualtieri_, chiese a -lo Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata mandata a lui, che -stava pubblicando un'edizione de le opere di Cicerone, la traduzione -del _Sogno di Scipione_ fatta da la dama bolognese, traduzione di cui -il manoscritto le era stato rubato da un amico e mandato a stampare, -non si sapeva dove. Giacomo le procurava inoltre dei libri e forse la -consigliava ne le sue letture; infatti in una lettera che non porta -data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi giorni d'ottobre del -1826, il Leopardi, restituendo al conte Pepoli il secondo volume di una -delle opere filosofiche del Buhle, gli dice che la Malvezzi non l'ha -letto, perchè non le parve tempo di continuare una lettura così grave: -non si dia quindi pensiero di procurar altri volumi. - -D'amore non parlavano mai, se non per ischerzo, ma quell'intimità -tenera doveva illudere ben presto il Grande, che a l'amore anelava -con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo, sotto il suo aspetto -riservato fino a sembrar freddo, egli credette una simpatia incline a -tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima amicizia; mentre -la contessa non vedeva in lui che un fratello, un compagno spirituale, -egli non tardò a desiderare, poi a cercare un'amante ne l'amica. Simile -al Socrate de' suoi _Detti memorabili_, egli, d'anima gentilissima, -infaustamente, per quanto sublimemente, disposto a l'amore, sciagurato -ne le forme del corpo, benchè sapesse ormai di non poter essere -amato che soltanto d'amicizia, considerava questa come poco atta a -_soddisfare un cuore delicato e fervido che senta spesso verso gli -altri un affetto molto più dolce_. Infine qualche cosa dei sentimenti -di lui ella dovette indovinare, perchè mentre da prima gli aveva -promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli fosse a Recanati, -dopo la sua partenza non gl'inviò che il volgarizzamento della -_Repubblica_ di Cicerone; il Leopardi si lagnava che le molte aspettate -lettere, si fossero ridotte ad una soprascritta e, contando di tornar -presto a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto quel ch'ella avrebbe -voluto sapere, e domandarle tutto quello che avrebbe voluto saper lui, -conchiudendo con un'affettuosità velata di complimentosa cortesia: -«Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi _your most faithful -friend, or servant, or both, or what you like_.» - -Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna ne l'aprile del 1827? -Recatosi da la contessa, commosso dal desiderio di rivederla, forse -ne l'effusione di quel momento non seppe frenare la dichiarazione del -suo amore, illudendosi che quella donna, la quale mostrava un così -nobile apprezzamento del suo cuore e del suo ingegno, potesse compatire -almeno anche la passione destata in lui. Ella, austera, ne fu offesa -doppiamente, e perchè vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna, -che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè quella rivelazione le -parve irriverente. - -Fu detto e ripetuto da molti che a le focose parole del poeta ella -rispondesse, ordinando ad un servo un bicchier d'acqua per lui; -il Ridella nega questo fatto, che del resto non appare conforme al -carattere de la Malvezzi, dolce e severo insieme, e che avrebbe offeso -troppo profondamente il Leopardi, perch'egli potesse desiderare -di riveder più tardi la contessa. Certo ella allontanò da sè il -Recanatese, che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere il -proprio torto e forse col rimpiangere quella cara amicizia perduta, -se, orgoglioso ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa mia, -l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi voi mi diceste così -chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che -non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi -la frequenza delle mie visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso; -se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti e -le vostre parole, benchè chiare abbastanza, non fossero anche più -chiare ed aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a salutarvi, ma -non ardisco farlo senza vostra licenza. Ve la domando istantemente, -desiderando assai di ripetervi a voce che io sono, come ben sapete, -vostro vero e cordiale amico.»[44] - -Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi con severità, tanto da -giungere a crederla l'_Aspasia_ con cui ella non ebbe a comune nè la -sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente il Cesareo notò a -questo proposito che il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826, -mentre l'_Aspasia_ fu scritta dopo l'autunno del 1830, sì che una -tale passione dopo cinque anni non ha nulla di verosimile. Ancora -si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un figlio soltanto, mentre -nell'Aspasia si parla di bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse -anche nel verso attenersi ai particolari veri. Confutar più lungamente -quest'errore dopo gli ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile. - -Nel salotto de la contessa e a canto a lei, il Leopardi passò alcuni -fra i migliori momenti de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo -effetto di bontà d'animo la grande intimità ch'ella gli concesse, e di -più effetto de le abitudini onestamente libere ch'ella aveva contratte -ne le sue amicizie con molti uomini dotti; come il Leopardi ad esempio, -anche il Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi _fino -alle 11 e più_;[45] ma ad ogni modo quell'amicizia, che doveva essere -un conforto per lui, finì col diventare un nuovo dolore. - -Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa, Giacomo Leopardi, riavutosi -in quel dolcissimo clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno -de la bella stagione, scriveva a la sorella Paolina d'aver fatto ne -l'aprile, dopo due anni, dei versi, _ma versi veramente all'antica e -con quel suo cuore d'una volta_; sono quelli del _Risorgimento_, in cui -con armoniosa dolcezza canta le pene de l'animo suo nel periodo dal '19 -al '28 e la gioia di sentir rivivere in sè gl'_inganni aperti e noti_, -che natura gli diede proprii e che le sventure avevan sopito. - - E voi, pupille tremule, - Voi, raggio sovrumano, - So che splendete invano, - Che in voi non brilla amor. - Nessuno ignoto ed intimo - Affetto in voi non brilla: - Non chiude una favilla, - Quel bianco petto in sè. - Anzi d'altrui le tenere - Cure suol porre in gioco; - E d'un celeste foco - Disprezzo è la mercè. - -Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo studio sul _Risorgimento_ di -G. Leopardi immagina che il poeta, innamorato di qualche bella popolana -di Pisa, si vedesse oggetto de gli sguardi schernevoli e dei sorrisi -canzonatori de le altre donne, che potevano osservarlo, mentr'egli -in qualche via fissava la fanciulla cara; ma questa non è che una -supposizione, a la quale manca non pure ogni prova, ma ogni sostegno. -Del resto a l'asserzione che il _Risorgimento_ sia stato inspirato da -una gentil Pisana, risponde il poeta stesso: - - _Da te, mio cor, quest'ultimo_ - _Spirto_, e l'ardor natio, - Ogni conforto mio - _Solo da te_ mi vien. - -Lo Straccali, acutissimo commentatore dei canti leopardiani, ed altri -molti credono inspirati da la Malvezzi i versi che citammo, in cui -si risente la piena de l'amarezza, rimasta in cuore al poeta dopo -una crudele delusione: ma che questa fosse la perduta amicizia de la -contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero e sincero ne la sua -inspirazione, se avrebbe potuto affermare che _quelle pupille tremule, -quel raggio sovrumano_, non brillavano d'amore per lui, avrebbe potuto -con ugual verità dir che ne la contessa non v'era nessuna intima -affezione, che quel bianco petto non chiudeva una _favilla_, egli che -l'aveva conosciuta tenera, anzi tenerissima di cuore? - -Mi par probabile che i versi citati si riferiscano piuttosto a Madama -Padovani[46], al carattere de la quale appaiono convenientissimi; ne -la Padovani il poeta ammirava a punto sopra tutto gli occhi fulgenti, e -dopo averla avuta cara, egli la disprezzo veracemente. - -Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani il poeta provò solo una -fuggevole, benchè viva simpatia, cui forse non si conviene il nome di -_celeste foco_; ma può darsi ch'egli avesse in mente più che la durata -di quell'amore, la purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano -l'amore in lui. - -Com'è ingiusto accusare troppo severamente la contessa, che ne la -sua austerità non poteva e non doveva sopportar il troppo audace -linguaggio de l'appassionato poeta, il quale a tale linguaggio giunse, -malgrado l'indole riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima e da -l'illusione di quel compatimento ch'egli pose ne l'animo de la sua -Elvira per l'infelice Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare -lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè nel febbraio del 1828, -rispondendo probabilmente a una domanda rivoltagli, scriveva al -Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. Povera donna! Avevo -veduto già il manoscritto.» Questa parola di compatimento, in cui -infine non vi ha nulla di amaro, non appare punto strana su la penna -del grande Recanatese, così difficile ammiratore e così parco lodatore; -egli aveva il diritto d'esser giudice severo fra tutti, e che severo -fosse infatti bastano a provarlo i giudizi ch'egli diede sui migliori -suoi contemporanei, quali il Manzoni, il Mamiani, il Costa, il Rosini. - -L'amore passò rapido in lui; le sue passioni erano troppo ardenti e -infelici perchè non dovessero consumarsi in breve nel proprio fuoco, -lasciando solo una triste cenere: cosa morta in un cuore che appariva -morto, solo per risorgere più fremente e più grande. - - * - * * - -Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono ne le abitudini oneste, -studiose e casalinghe ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori gioie -de la sua maturità serena e de la sua vecchiezza tranquilla, benchè -per ben vent'anni tormentata da una malattia nervosa, le vennero dal -figliuolo Giovanni, che, se è vero essere i figli le migliori virtù de -la madre, fu per lei il più bel titolo di lode. È noto come Giovanni -Malvezzi fosse generoso de l'opera sua e de le sue sostanze a la causa -de la patria, come nel '49 assumesse il comando de la Guardia Civica; -come dieci anni dopo facesse parte della Giunta provvisoria di governo -e quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, ne promovesse l'unione -al regno d'Italia; commemorandolo nel Senato (24 novembre 1892), -il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde convinzioni, bontà -soverchiata dalla modestia, virtù private pari alle pubbliche, furono -doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa Teresa ebbe carissime -la prima sposa di suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda, -Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna ricorda con affetto.[47] - -Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, che le faceva -sopportabili i tormentosi suoi mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò -tranquilla e rispettata. Inferma e avvertita dai medici che non -le rimaneva speranza su la terra, posò la mano sul capo del figlio -piangente vicino a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: «Dio, -benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi figli.» E in queste parole -di benedizione spirò la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la -sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera città. Il figliuolo e -i nipoti Giuseppe e Nerio serbarono a la sua memoria un vero culto di -venerazione e d'affetto. - -Men nota che non meriti in realtà come scrittrice colta e gentile, -ell'è notissima per la famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello; -ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel tempo i puri contorni -fino a diventar per taluni quella d'una civetta volgare e senza cuore. -Tale non fu invero la dotta gentildonna a la quale il Leopardi dovette -ripensar talvolta con amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando -fra le poche liete ore de la sua vita quelle trascorse a canto a lei, -buona amica. - -Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi il 21 agosto 1827: -«Ieri mi giunse il pacco contenente le trenta copie della sua _Egloga_ -e numero quattro della _Repubblica_ di Cicerone. Leopardi mi mostrò -desiderio di aver un esemplare de la prima, ed approfittandomi de -l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne alcune copie non esitai a -compiacerlo.» Il poeta non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur lei -potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, se è posteriore a la -loro rottura la lettera scrittagli da lei e rimasta fra le carte del -Ranieri. - - -NOTE. - -[36] Vedi a pag. 31 del volume _Giuseppe Biamonti_, di Stefano Grosso -(Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815. - -[37] Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici -in Bologna (_Carteggio de' Malvezzi_, capsula 113). — La lettera -è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelle _Opere edite ed -inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette_, vol. II (Parma, -Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre -lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; -quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi, -di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri. - -[38] Vedi la _Lettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi -a monsignor C. E. Muzzarelli_ (Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 -de le _Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo -secolo_, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e -comp., 1853. - -[39] Vedi _Lettera a suo fratello Carlo_ a Recanati, Bologna, 30 maggio -1826, a pag. 456, _Epist. di G. L._ Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I. - -[40] Vedi _Le prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando -Della Giovanna_ (Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, -pag. 85 e 86). - -[41] Vedi _Epist. di G. L._ Lettera citata, a pag. 456, vol. I. - -[42] Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'_Epist._ - -[43] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di Giacomo Leopardi_. Studio -pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 4 aprile 1880. - -[44] Vedi a pag. 120 de l'_Appendice a l'Epistolario di G. L._ la -lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna. - -[45] Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso. - -[46] Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articolo _Il Leopardi e -Madama Padovani_, pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 10 ottobre -1897, e l'ultimo studio del presente volume. - -[47] A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi la _Necrologia del conte -Giovanni_, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne la _Gazzetta de -l'Emilia_ di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la _Commemorazione -del senatore Malvezzi_, letta da D. Farini presidente del Senato ne la -seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte -Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di -Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi -i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la -famiglia Malvezzi, vedi ancora _Augusta Malvezzi, Ricord_i (Bologna, -Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo -Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la -contessa Teresa C. M. nella _Gazzetta di Bologna_ del 9 febbraio 1859. - - - - - [Illustrazione: _Antonietta Tommasini_] - - - - -ANTONIETTA TOMMASINI. - - -Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso in una modesta stanzetta; -le boccucce rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose, gli -occhietti scintillano fra i riccioli scomposti, i giuochi stanno per -divenire sfrenati e sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta -compare, una giovanetta bella che nel viso rotondetto e ne la fronte -serena ha ancora qualche cosa d'infantile anche lei, ma che pure ne -la grazia seria de' suoi quindici anni è già donna compiutamente; al -rimprovero che leggono ne' suoi occhi puri e profondi, al cenno de -la sua mano alzata a una scherzosa minaccia, i frugoli si quietano, -a braccia aperte le si gettano addosso, promettendo, prima ancor che -richiesti, d'esser molto buoni, e la fanciulla, togliendosi in collo il -più piccino, si dispone a dirigere ella stessa i giuochi e un pochino -anche a prendervi parte. - -Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni: simile a la bionda -Carlotta del _Werther_ ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre -che una sorella pei fratellini, chè la famiglia Ferroni, civile, -educatissima, ma non ricca, la madre vedova esigevano quest'aiuto e -questa precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di buon grado al dovere -punto ingrato per lei, nata ad essere la viva fiamma d'un focolare -intimo e che aveva già quel cuore materno per cui il sacrificio è -gioia. - -Seconda di cinque figli, era nata nel 1780 a Parma: e, piccola massaia, -a pena potè, fu la direttrice de la casa; le cure domestiche innanzi -tutto, poi a tempo avanzato, quasi come una distrazione, lo studio, -occupavano le sue liete giornate, e non era raro il caso di vedere -il grazioso visetto chino su di un libro ai riflessi rossastri del -focolare di cucina. Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso -a preferire, tra tutti, i grandi scrittori e a gustarne con intimo -diletto le severe bellezze: l'alta e pura antichità l'attraeva come -la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava, e a quella -serenità semplice e sublime pareva accordarsi la schietta purezza del -suo pensiero, non abituato a molli fantasticherie, ma pur avvinto dal -fascino de l'arte. La vita tutta operosa, le aveva lasciato ben poco -tempo pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia, ma il cuore e -la ragione predominavano in lei, perciò ella predilesse quegli studi -filosofici e morali che si propongono uno scopo di più vicina e pratica -utilità. - -Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima, fu chiesta -in isposa da molti; ne la scelta ch'ella fece, diciottenne a pena, -rivelò il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè quegli ch'ella -preferì era un giovine di condizione umile, ma di grandissimo ingegno, -un futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente ignoto, un cuore -generoso accoppiato a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che -tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle allora altro che -le dolcezze d'un affetto sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva -allora trent'anni; a ventuno si era laureato in medicina, ottenendo ben -presto la cattedra di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma, -dove le sue ammirate _Lezioni critiche_ cominciarono a dargli fama. -Non meno che come medico fu presto stimato come uomo; quando nel 1802 -il ducato di Parma venne in mano ai Francesi, il Tommasini fu membro -del consiglio di Sanità Pubblica, poi ispettore de le carceri, indi -uno dei dodici rappresentanti de la città e segretario nel Consiglio -Generale del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici onorifici -del marito, i primi anni che seguirono le nozze, compiute nel 1798, -furon tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane robusto e -coraggioso, tenente ne la milizia d'Italia, venne ferito a Mantova, e -il dolore da lei provatone fu tale che ne perì il primo figliuolo già -presso a nascerle; ebbe ammalata una sorella, più tardi in pericolo -la sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire sua madre. A tante -pene, benchè fortemente sopportate, era necessario un sollievo che -distraesse lo spirito; aggiungi che, quantunque il Tommasini l'amasse -teneramente, a lei parve di dover curare ancora e assai la propria -istruzione per divenir degna di lui non pel cuore soltanto, ma ancora -per l'intelletto; e si sentì come rapita da lo studio, tanto che ne -le occupazioni non lievi che le dava la nuova casa ricca d'affetto -e d'ogni intima soavità, ma ancora economicamente povera, ella si -rimproverava le ore passate in trastulli vani ne la sua prima età, e -gli studi che non aveva fatti e i libri che non avea letti, parendole -ne la sua modestia di non poter mai riparare al tempo che certo non -aveva perduto, ma di cui non era stata abbastanza avara. - -Quando ella divenne madre, questo desiderio d'apprendere si fece, se -possibile, ancor più vivo, al pensiero che le cognizioni sue avrebbero -potuto essere un tesoro pei figliuoli, i quali da le labbra materne -ricevendo quelle prime idee che spesso son guida di tutta la vita, -difficilmente dimenticano poi le impressioni de l'infanzia. A questo -proposito ella ricordava il detto di quella Spartana, cui una donna -ateniese aveva chiesto per qual ragione gli Spartani amassero tanto -le loro mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini alla patria.» -L'Antonietta fu una madre vera: ai figliuoli diede più che il sangue, -l'anima propria, e con quell'esclusivo affetto che, se si vuol chiamare -materno egoismo, è tuttavia egoismo sublime e sentimento de' più alti -che conosca l'umana natura, tutto da allora in poi vide con occhi di -madre, traverso la tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per -essi non già un bene meschinamente materiale, bensì quella felicità, -che deriva da la virtù e che può accompagnarsi perfino a la sventura, -se l'animo è così gagliardamente temprato da non vivere di sè e per -sè, ma da far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare nel -sacrificio quella dolcezza santamente e serenamente mesta, che non ha -pari. - -Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini l'esempio de l'amor -patrio, che si accese vivissimo in lei; e, studiando e leggendo senza -punto trascurare la figliuoletta Adelaide, primo de' suoi pensieri, e -la casa, che l'amore del marito le rendeva sacra come un tempio e dolce -come un nido, ella ripensava che il valore de le donne è sicuro indizio -di tempi virtuosi e che con l'educazione femminile va del pari la -felicità de le nazioni; ripensava a le austere matrone romane, esempio -d'immacolata virtù e spesso illustri ne le scienze e ne le arti; e se -si doleva d'esser nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in cui -l'educazione femminile era poco o punto curata. Quando le capitava di -poter leggere qualche opera insigne di una penna femminile, provava -i più vivi affetti di ammirazione e di riconoscenza; sui libri di -Madame de Stäel meditava lungamente, rallegrandosi, quasi d'un bene -che fosse anche suo, de l'ingegno, de la filosofia, de la coltura di -quell'illustre donna. Leggeva molto, ma senza accogliere servilmente -le opinioni de gli autori, fossero pure famosissimi, e quando il suo -giudizio era contrario al loro, chiedeva parere al marito, ne l'acume -del quale avea gran fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere -non esser altro che la negazione del dolore, ricordandosi un consiglio -del Tommasini, consiglio divenuto per lei una regola de la vita, quello -cioè di osservare i fatti e non far deduzioni che da essi, le parve -per propria esperienza di dover giudicare diversamente, e chiese per -lettera l'avviso del marito. Preferiva la filosofia, come quella che -maggiormente si addiceva al suo spirito sereno e calmo, assetato di -verità e guidato sempre da la ragione; ma non restava indifferente -a l'armonia dei versi e tanto più se un concetto profondo e un -intendimento civile si accoppiavano a la finezza de l'arte. - -La maravigliosa serenità omerica, quella forza eroica d'un popolo -giovane, cantata da un poeta giovane ne l'anima come un'alba -meravigliosa, rapivano la sua immaginazione, facevan battere il suo -cuore, ne evocavan tutto quello che di bello e d'alto v'avevan posto la -natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non era una dotta, una Gaetana -Agnesi, una Cassandra Fedele, era una semplice anima che, cercando i -libri, trovava un refugio ne le più pure regioni de l'arte. Somigliava -l'Iliade _al sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà_, e -l'Odissea _al raggio della luna che splende fra le piante di tacito -boschetto in una bella sera d'estate_. Tanto caro le era Dante che -spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano e le facevano ripetere -qualche terzina de la Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato, -che pareva sommergere tutta la campagna intorno a la villa, ov'ella si -trovava solitaria, le richiamava su le labbra i versi: - - Io sono al terzo cerchio della piova - Eterna, maledetta, fredda e greve, - Regola e qualità mai non l'è nuova. - -Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza ne le cose pubbliche, le -ricordava i dannati danteschi, che _non hanno speranza di morte_: - - E la lor cieca vita è tanto bassa - Che invidiosi son d'ogni altra sorte. - -Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva il Parini, pel _Giorno_, -che giudicava _modello di utile poesia, tipo unico al mondo d'una -satira illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile l'orgogliosa -prepotenza_. Ed invero a quell'anima fiera ed onesta rispondeva bene -l'anima di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo, sdegnava l'ozio -e la mollezza, come lui sentiva profondo lo sdegno per l'effeminatezza, -l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria una stirpe di forti, -capaci di rivendicarne la libertà e la gloria. Anche l'_Invito a -Lesbia_ del Mascheroni e l'_Arminio_ del Pindemonte, le parevano gran -belle cose; il primo pel profondo contenuto ne l'artistica forma, il -secondo per la potenza patetica e tragica. La sua mente aperta si -piaceva in ogni genere di studi, e quelli astronomici, cui l'aveva -iniziata il Tommasini, dandole un libro del Cagnoli, le facean dire -che nel sollevarci a la contemplazione de gli astri noi ci sentiamo -maggiori di noi medesimi, perchè il nostro intelletto non vi gode -soltanto una dolce libertà, ma vi esercita una specie d'impero, quello -de l'uomo, che incatenato a la dimora angusta de la terra, di fronte -a l'infinito mistero del creato, si svincola da tutti i legami de la -materia, lanciandosi ardito col pensiero traverso i mondi che rifulgono -sul suo capo ne l'immensità de la notte, e schiavo de la sua zolla, -è capace pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre pensosa non di sè -soltanto, ma di tutti, ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva -fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero per le altre scienze, -aprendo i tesori de la natura e del sapere umano anche a coloro che -non si danno di proposito a gli studi, anche a le donne, che potrebbero -giovarsene ne l'educare i figliuoli: questo de l'educazione era sempre -il suo grande pensiero e come i fiumi al mare, così tutte le sue -considerazioni finivano ad esso. - -Il sommo interesse suo era per la scienza che ha l'uomo per oggetto. -Ve l'attraeva il suo amore di madre non meno che il suo amore di -patria, e a questa scienza diede il meglio de l'ingegno, a questa -s'inspirarono interamente od in parte tutti i suoi lavori, in questa -ella portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima sua e l'intuizione -che solo l'affetto dà a l'intelligenza femminile. A le amiche di -Bologna (fra le quali vi era la chiara scrittrice Caterina Franceschi) -dov'ella dimorò parecchio, quando il marito vi era professore ne -l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto di _Pensieri di -argomento morale e letterario_[48] che Michele Colombo giudicava un -lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole per la nitidezza, -l'eleganza, la vivezza e la grazia, un lavoro pel quale a la colta -e valente donna l'Italia tutta doveva saper grado. Nel periodico _La -donna e la famiglia_ il Bernardi pubblicava un articolo critico[49] in -cui dice d'aver sott'occhio un esemplare de l'aureo libretto, portante -questa dedica di mano de l'Antonietta: _A' miei cari figli nel giorno -del mio nome_, esemplare appartenuto a la Maestri e che gli suggerisce -alcune buone considerazioni, chiuse con l'augurio di una ristampa -dei _Pensieri_, cui venisse aggiunto ciò che su gli stessi argomenti -scrissero la figlia e la nipote de l'autrice. - -A le amiche di Bologna l'Antonietta volle offrire il suo libro, -quella città essendole cara perchè aveva onorato il Tommasini, perchè -vi aveva avuto essa medesima molte prove di benevolenza e perchè vi -aveva conosciuto molti uomini insigni, ammirati i capolavori de la -scuola bolognese e goduto i piaceri più cari ad uno spirito, che ama -d'istruirsi. In quei pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli -un ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza darsi alcun'aria -d'importanza, con semplicità materna, come «in tempi avversi ai -buoni studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano nutrire -sentimenti degni dell'umana ragione e serbare amore a quella Terra, -la quale non ha pure un angolo, che non sia sacro e non ricordi il -nome di qualche eroe.» Ancora volle insegnar loro come sempre un -po' di dolcezza, pari a la scintilla dentro la selce, si trovi in -tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne l'intimo e vivere -non soltanto de la vita materiale, ma ancora di quella del pensiero -e del sentimento, possa goder piaceri che il volgo ignora. Questi -_Pensieri_ sono d'argomento svariatissimo ed hanno una profondità più -reale che apparente, poichè per la forma schiettissima si direbbero -(e taluni sono in realtà) brani di lettere o di conversazione, cara -semplicità che guadagnava a la signora gentile tutte le simpatie, -la faceva apparir donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo, e -_restar amabile_, come scrisse il Giordani, anche _allorchè parve -degna d'invidia_. Al solito, in questo libro predominano gli argomenti -educativi e le considerazioni pedagogiche, parecchie de le quali -le furon suggerite da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno a -l'educazione. Confuta alcuni pensieri del grande filosofo o ne dà -quell'interpretazione che a lei pare più logica: soprattutto le piace -in lui il concetto non dover il fanciullo essere allevato per la -corrotta società presente, ma per quella società migliore, che potrà -esser frutto di una buona educazione nazionale, la quale dipende -sovrattutto da l'iniziativa privata. Era dolcissimo a la donna gentile -il pensare che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene de la patria e -de l'umanità e che in tal modo anche una umile donna può cooperare al -bene universale e divenir il primo anello d'una catena di benevolenza, -di virtù, di carità, stringente fra loro gli uomini. La Tommasini -si duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli coi popolari -divertimenti emiliani de la mezza quaresima, spettacoli che le riescono -sommamente incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza, in quelli -derisa, deve avere a gli occhi dei giovani qualche cosa di sacro; -ricorda la venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi e vede con -dolce compiacenza il figliuolo suo ancor bambino salutar ogni vecchio -che gli avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido, condanna, con -gli antichi, l'indifferenza, ricordando a questo proposito le severe -leggi di Solone e approvando che fosse infame, bandito e spogliato -de' beni colui, che non volesse interessarsi a le cose pubbliche. Con -isdegno ugualmente vivo condanna la calunnia che, come non rispetta i -più onesti, neppur lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare col -pensiero nel mondo antico, a vivervi in ispirito con un diletto che -non le davano i tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come ne l'antica -Sparta, quegli che era calunniato in assenza, trovava un difensore -in ogni persona presente; si duole de la facilità con cui la calunnia -vien creduta da taluni, perchè nei difetti altrui trovano una scusa ai -propri, da altri pel compiacimento di sentirsi migliori dei calunniati. - -La figura de la Tommasini non è bella soltanto quando la vediamo fra -i libri che le son cari, ma è bellissima ancora quando ci appare nei -teneri colloqui con la figliuola ch'era la più cara amica del suo cuore -e cui diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere, come l'aria che -respiro.» Bella, quando accompagna con gli occhi fin che può la sua -Adelaide, ne la verde campagna, o quando, seduta senza quasi rifiatare, -guarda le rondinelle che fanno il nido a le finestre del suo salotto -di campagna, quelle rondinelle ch'ella, accuratissima de la pulizia e -de l'ordine, non avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare. Con quanta -dolcezza ella seguiva tutti i movimenti dei bruni uccelletti e pensava -al nido suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide sarebbe stata -madre a sua volta! Bella quando, appena levata dal letto, aperta la -finestra, rimane con un ingenuo diletto a riguardar la neve, che ha -coperto tutto d'intorno, e osserva le piante, che si sono inclinate -al suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo caro salice ancor -più malinconico del solito; in quella tristezza ella trova qualche -cosa che le dà una sensazione piacevole, e giudica sia il pensiero del -riposo, che prepara in secreto una nuova, florida vegetazione. Ci piace -seguirla ne le sue passeggiate solitarie in riva al torrente, mentre -carezza con le candide mani le fronde dei cespugli, che si avanzano -sul suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente, e ascolta il -mormorio de l'acqua fra i sassi, il canto de l'usignuolo nascosto fra -il verde, e poi siede a l'ombra di quelle piante ed apre la _Divina -Commedia_, piangendo su le divine pagine del Canto d'Ugolino; o quando -visita la cava del gesso nei colli bolognesi e sente svanire in sè -tutta la gaiezza de la bella gita e si fa pallida e triste dinanzi ai -miseri operai _giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo_ e ai loro -figli da l'aspetto malaticcio che ne l'infanzia portan già i segni de -la vecchiaia; ella non regge a la pietà che ne prova e dà loro tutto -il danaro che ha con sè; ma non si sente confortata per questo, anzi -prova, ella sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento di -non esser ricca, al pensiero di tutto il bene che potrebbe fare. - -Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente riconosciuto, ed il suo -sapere diedero a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il governo -de le Legazioni pontificie chiamava il professore a sostituire il -defunto illustre Antonio Testa ne la cattedra di clinica medica e di -terapia speciale a l'Università di Bologna; ed il Tommasini nel suo -nuovo ufficio s'ebbe ben presto chiara fama non solo in Italia, ma in -tutta Europa; da ogni parte de la penisola i giovani accorrevano ad -ascoltare le sue lezioni, profonde per dottrina e belle per forma. - -L'Antonietta, tolta da le prime strettezze, prese con vivo diletto -la direzione dei lavori per ornare di un giardino la sua villa. Ella -non amava le troppo culte aiuole dove i fiori disposti a disegno non -hanno più nulla de la loro naturale bellezza e paiono, stretti in -folla, cercar avidamente coi calici aperti e i petali cadenti un po' -d'aria, un libero raggio di sole; neppure amava le grotte artificiali, -le artificiali rovine, i tempietti, le false alture, le forzate -prospettive; preferiva la semplicità lontana da ogni studio e da ogni -ricercata simmetria, un bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan -capolino i bocciuoli fragranti e si aprono, con un riso di gaiezza, -le ricche corolle de le rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti, -variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque il verde, l'acqua, -le gradite alternative d'ombra e di sole. Preparando tale il suo -giardino, godeva, già in previsione, de le dolci ore che vi avrebbe -passate ne l'oblio di ogni amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero, -conversando con lo spirito insieme ai cari defunti, di cui il ricordo -le era sempre ne l'anima, non come un terrore e un tormento, ma quale -conforto soave: sentendoli così vivi in sè e nel suo cuore da illudersi -di non averli interamente perduti. Uno dei suoi più vivi affetti -fu quello per la natura, ch'ella prediligeva non soltanto ne le sue -selve verdeggianti, nei vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa -parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti, le svelte lucertole -striscianti fra l'erba, l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei -lontani profili dei monti, ne gli armenti dispersi a la pastura, ne le -delizie de le odorose solitudini; ma ancora ne la semplicità d'animo -dei contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano la buona -padrona e più che mai un dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia, -tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta intimamente de la santità -di quel vincolo che dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella era -commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori affollarsi intorno a -lei, ancor pallida e debole, giunger le mani ringraziando il cielo -di averle ridata la salute, e narrarle con sincera enfasi il gran -timore che avevan avuto di perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar -con loro dei lavori campestri, lodare quel che le pareva ben fatto, -e giungeva a desiderare col Beccaria una onorificenza speciale pel -contadino benemerito de' suoi campi. - -Le scene orride la dilettavano quanto le amene. Dal ponte de la Sesta -sul torrente Parma contemplava il pittoresco orrore del paesaggio -montuoso e si sentiva scossa dinanzi a la sublimità di quello -spettacolo unico, che descriveva poi così al marito: «Fui costretta a -fermarmi per contemplare tutto l'orrido di quel luogo: monti dirupati, -selve di antiche piante, che non lasciano passaggio a la luce; massi -di una immensa grossezza, che stanno per rovinare giù nel torrente, il -quale rumoreggia da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di spuma, e -quasi irritato co' monti, che lo stringono e contrastano al suo rapido -corso. Sai tu, mio consorte, che mi ha consolata il vedere questo -torrente, che dà o riceve nome da la nostra città! Pensando che le sue -acque bagnano le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva di vedere in -esse una via di comunicazione fra le nostre anime.» - -Un temporale veduto da l'alto di un monte ne la sottoposta vallata, -mentre in alto ride il sole, le fa provare un sentimento per cui -le par d'essere più che mortale, ma ne la gioia di questo diletto -le sopravvien tosto il pensiero dei danni che avranno a patire i -contadini de la valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione. In -tutto, com'ella ben diceva, il suo spirito sapeva trovare un riposto -piacere: un salice diveniva _una cosa viva_ per lei, chè al suo rezzo -rileggeva gl'Idilli di Gessner, e ripeteva il voto che il cielo le -serbasse sempre ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e la -tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le sue più care dolcezze: -ne la natura ella trovava una pace pensosa, feconda d'alti pensieri e -d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati, l'oblio dei dolori -propri e un senso di carità soddisfatta che le rendeva sopportabile -ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in lei la religione dei -sepolcri: una bigia pietra in mezzo ad un bosco di faggi bastava a -commuoverla, anzi la commuoveva più d'ogni superbo monumento; questo, -diceva, eccita la meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo l'arte -ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo l'animo è compreso da una -dolce malinconia. - -A la patria la stringeva un affetto più vivo che non soglia essere -ne le donne, e perchè la sua mente era più aperta ed il cuore più -tenero (ma tenero solo secondo le leggi de la ragione) che non sieno -nel comune de le signore, e perchè ella amava troppo il marito per -non accoglierne tutti gli affetti. I loro più cari amici erano tutti -liberali e ne le conversazioni di casa Tommasini, se non si congiurava, -si augurava, certo spesso, la libertà de l'Italia. - -L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate da gli stranieri contro -gl'Italiani; e a quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva vantando con -nobile orgoglio le nostre industrie, i progressi de la medicina, quelli -de le scienze economiche e morali, con Melchiorre Gioia e i nomi, che -son di per sè stessi una gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta, -di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore si stabilì nuovamente -a Parma, dove fu eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio -d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione ebbe ad argomento -l'_Amor di patria_. A Parma Antonietta vide la sua casa onorata dai -più insigni uomini che quella città contasse allora: Pietro Giordani, -che portò ai Tommasini un affetto pari a la stima, il famosissimo -incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi, il professor Michele Leoni, -l'avvocato Ferdinando Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini. Con -questo matrimonio, da cui nacquero due bimbi, Clelia ed Emilio, la -buona Antonietta vide adempiuto il suo voto che la figlia trovasse un -compagno a lei somigliante ne l'animo; fidando ne la virtù di quella -sua cara, ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli non piegheranno -a la viltà di questi tempi,» e ricordava forse allora i generosi versi -che un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi, rivolgeva a la sorella -fidanzata: - - O miseri o codardi - Figliuoli avrai. . . . . . . . . . . . - . . . . . Di fortuna amici - Non crescano i tuoi figli, e non di vile - Timor gioco o di speme: onde felici - Sarete detti nell'età futura. - - * - * * - -Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due in ispecial modo provano un -bel cuore: _Intorno alla educazione domestica — Considerazioni_[50]; e -_I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_[51]. - -Il suo libretto _Intorno a l'educazione domestica_ ebbe per proposito -principale di far conoscere l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni -Locke. La Tommasini, che per la viva tenerezza inspiratale da' suoi -figliuoli e pel desiderio de la pubblica utilità, dava il meglio del -suo ingegno a gli studi pedagogici, i più insignificanti ed aridi fra -tutti se vi si dà uno spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati e -i più degni, se coltivati da una mente aperta e da un cuore che aspiri -al vero bene, trovò ammirabile quell'opera, contenente gran copia di -buoni principii, facilmente applicabili, e volle farne l'estratto, che -le riuscì bello di chiarezza, d'eleganza di stile, in ogni sua parte; -di calore d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. E di proprio -vi mise moltissimo, ricavando precetti e considerazioni da la propria -esperienza, commentando e talora anche combattendo con buone ragioni -le idee del Locke in quel che avevano o di non buono o di non adatto -ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini scriveva. L'operetta è -da lei dedicata ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa loro, -perchè essi furono il soggetto di quelle meditazioni e di quelle cure, -che maturarono le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare la -storia de la propria educazione e quasi una prova de l'immenso affetto -che aveva vigilato su di essi fin da la loro prima infanzia e, come -una seconda Provvidenza, aveva inteso al loro meglio anche nei minimi -particolari de la vita. - -Quest'opuscolo de la Tommasini piacque assai; il Leopardi, severissimo -giudice, lo lodava vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice che, -quantunque sentisse ripugnanza insuperabile a profferire così biasimo -come lode, qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto la scelta -de l'argomento, poichè, se molto si era già scritto de l'educazione, -questa rimaneva _stolta e barbara, piena di vizi, lontana da ogni -vero_. «Giacchè della educazione pubblica (almeno per gran tempo) è -disperato ogni bene, resta che ciascuno studi quanto gli è possibile -a migliorare la privata senza la quale potrebbe poco riuscire a -profitto la pubblica, benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre -buone intenzioni, e il desiderio di chiunque è ragionevole, abbiano -qualche effetto..... Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra -cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; ed è una sanità di idee -e nettezza di stile per la quale intendo quello che volete dire. Il -che non poco importa quando si vogliano dire cose vere ed utili..... -Desidero e amo sperare che alcun buon effetto non manchi di nascere -dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode e il più caro premio -d'ogni buon libro.»[52] - -La Tommasini ne la sua operetta rivela la vigoria e la rettitudine de -la sua ragione non meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza e si -guadagna meritamente un posto fra le grandi educatrici italiane. - -Studiare i bimbi con provvida sollecitudine e con quell'affetto che -lungi da l'accecare, rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a -correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la vita le piccole anime, -e le menti infantili a la verità; capaci di essere insieme genitori -teneri ed educatori severi, di non perdere l'autorità, conservando in -tutta la sua pura e feconda grandezza l'intimità familiare, consci del -dovere di veder sempre nei nostri ragazzi dei figli ed insieme de gli -uomini, che debbono essere, per quanto è possibile, fatti partecipi di -tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita de la casa e di quella -de la patria, fermi nel proposito di dar loro il meglio soltanto de -l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè in essi si rispecchi la -vita nostra, ma scevra quant'è possibile de gli errori e de le sventure -che l'hanno turbata; persuasi di dover vedere in loro non, come gli -antichi, una proprietà, ma de gli esseri che non sono _noi_, se non per -l'amore che fonde ne la loro la nostra felicità, bensì sono _altri_, -ciascuno una esistenza, una vita, un'anima, un atomo de l'umanità; -questi che dovrebbero essere i criteri di tutti gli educatori, erano -in sostanza quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua di madre è il -più bel commento del suo sistema educativo. La figlia fu _la sua più -cara amica_, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; in un tempo -in cui ancora nei rapporti fra genitori e figli l'autorità prevaleva, -e allontanava questi da quelli, ella si strinse vicini i suoi due cari -ragazzi e volle serbarli obbedienti e rispettosi, non con un'autorità -imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, in ogni momento, in -ogni occasione degna del loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa -innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in ogni scienza e come in -molte cose s'istruì davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che -potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, vedendo come -nei volumi destinati a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza, -ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e desiderava che uomini -veramente grandi scrivessero pei bambini e pel popolo, persuasa che -essi saprebbero bene dar la sostanza, non l'apparenza, il succo vitale, -non le briciole pressochè inutili del sapere. Invero nulla di più falso -de l'idea che tutto basti quale lettura ai giovani, a le donne, al -popolo, i quali per essere educati avrebbero bisogno di cose, non di -parole, o di quelle insieme a queste, e che queste fossero le grandi, -nobili parole di cui germinano i grandi affetti e le generose azioni. - - * - * * - -I _Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_ furono stampati -prima a Milano ne la _Strenna femminile italiana per l'anno 1838_, -poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani a Parma ne l'anno -stesso. Il Serventi, uomo di talento e di rara filantropia, divenuto -ricco e assai noto per la sua operosità, stimato ed amato per i -molti benefizi fatti a gli amici ed ai concittadini, era morto in -condizioni non liete, benchè, anche ne le sventure che a questo lo -ridussero, sventure e non colpe, avesse serbata intatta l'onestà -del suo nome e lasciato tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto e -generoso Serventi era quasi dimenticato, anche da quelli cui aveva -fatto maggior bene, ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini, che -gli era stata amica vera e che, venerandone la memoria, si sentiva -stretta a lui dal ricordo di un beneficio ch'ella si compiaceva di -palesar apertamente. Quando il Tommasini, giovane ancora e quasi -ignoto, scrisse la sua prima opera da cui attendeva il principio de la -propria fama, egli era troppo povero per pubblicarla e troppo altero -per chiedere aiuto a questo scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa, -spontaneamente e con somma delicatezza si offrì di stampar l'opera a -proprie spese. «Nè questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo -mai senza sincerissima commozione di cuore,» scriveva l'Antonietta -Tommasini, che assai benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la -riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole di quella del -beneficio. Ella volle generosamente ricordare le virtù del Serventi, -virtù, quantunque preziose, presso ad esser volte in dimenticanza. In -questo lavoro de la Tommasini, Michele Leoni ammira «il nobil coraggio -ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni altro, si levò sola a -svergognar la fortuna, de la miseria ne la quale si piacque abbassare -quel generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente recato sì alto -nel credito e nell'ammirazione di tutti.» (Vedi _Prose di Michele -Leoni_, Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore ella tesse -la vita, ponendo bellamente in luce le cose più degne di lode, e il -bene che da lui venne a la città sua; con rara delicatezza rileva -fatti e abitudini, che potrebbero parer insignificanti a uno spirito -volgare, ma che formano quasi le sfumature del bel ritratto e dànno -luce a quegli ignorati misteri de l'anima in cui consiste gran parte -de la personalità. Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere -soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite e buono di filantropo, di padre -e di cittadino, ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note -delicate, come chi con una lucerna in mano c'illumina un ritratto -posto ne l'ombra, resta a sua volta rischiarato da un raggio di quella -lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria o ne la soavità de -le sue tinte, ne la espressione profonda o ne la semplice e rigida -riproduzione de le linee d'un viso ci dà qualche cosa di sè. Tali -tratti sono ad esempio il notare la semplicità de la vita di quell'uomo -altamente buono, il suo amore per le frutta dei campi, per le case -antiche, per tutto quello che riavvicina l'uomo a la natura, la -commozione con cui ne le belle notti di estate fissava il tranquillo -chiarore de la luna, e la cura con la quale ne la sua villa aveva -fatto costrurre sì acconcie porte, finestre e terrazze che il sole vi -potesse penetrare a qualunque ora del dì. Sappiamo dal Leoni che de -la Tommasini rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere del -Franklin, buon numero di lettere originali manoscritte, i particolari -di _Un viaggio a Roma_, e le prime pagine di un romanzo storico, cui, -se faceva difetto la schietta semplicità, non mancavano virtuosi ed -utili intendimenti. - - * - * * - -A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini e insieme a -lei il professore, già famoso come clinico e come oratore e conosciuto -pei sentimenti patriottici, la figlia ed il genero. Ne l'epistolario -leopardiano troviamo per la prima volta il nome dei Tommasini ne la -lettera 16 gennaio 1826 al conte Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa -quello che ti piace, ma tu sai da una parte che io spero poco nei -medici; dall'altra che io non posso pagare le visite di un Tommasini.» -Può darsi che il professore, sempre disinteressato, consentisse a dar, -senza idea di lucro, i suoi consigli al Leopardi e che di qui avesse -origine la loro conoscenza. - -Non sappiamo a qual grado d'intimità questa giunse, certo intimità -grande, se le Tommasini quasi convissero col poeta, come egli scrisse. -Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta dichiarava vere purtroppo -le considerazioni generali sopra la triste condizione de gli uomini, -ch'ella aveva fatto in una sua lettera, si doleva d'aver perduto un -piacere, perdendo il _poter esser con lei_ e si consolava al pensiero -che di lui ella conservasse non discara memoria e con la fiducia di -posseder l'amicizia del suo celebre consorte. - -La Tommasini, che sospirava di posseder una patria, doveva aver assai -ammirato le prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente inspirate -dal patrio entusiasmo e così calde d'alte aspirazioni al risorgimento -d'Italia; ella certo aveva sentito parlare a Bologna de l'ardore di cui -quei versi infiammavano tutti i liberali, e letto fors'anche la poesia -che monsignor Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava al Recanatese -nel _Caffè di Petronio_ (nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per le -sue prime Canzoni e soprattutto per quella _All'Italia_: - - O tu, che la tua patria in suono ardito - Togliesti all'ozio indegno, - Di un'anima non vile odi l'invito, - Di Te, di Ausonia degno - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno, - Che dell'Italia i prodi - Torneranno all'Italia il serto eterno, - E non compre le lodi. - -L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide nel _Raccoglitore_ il -discorso leopardiano «In proposito d'un'orazione greca di Giorgio -Gemisto Pletone»; ella, sentendo vivamente l'ammirazione per tutti i -sacrifici e per tutte le virtù, che derivano da la carità del luogo -natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza e la moderna -virtù greca, scriveva al Leopardi calde parole, cui egli, pur già -lontano da gli entusiasmi de la sua giovanezza, rispondeva ch'egli -pure riguardava i poveri Greci come fratelli e che se più avesse -potuto dire in quell'articolo, più avrebbe detto in loro favore, ma che -considerata l'impossibilità di parlar liberamente, gli pareva di averne -detto abbastanza. Infatti egli ne aveva parlato con sincero calore, -giudicando ammirabile la nazione greca «.... che per ispazio d'intorno -a ventiquattro secoli, senza alcuno intervallo, fu nella civiltà e -nelle lettere, il più del tempo, sovrana e senza pari al mondo, non -mai superata: conquistando, propagò l'una e le altre nell'Asia e -nell'Africa; conquistata, le comunicò agli altri popoli dell'Europa.» -Con pari ammirazione ricorda come per tredici secoli la Grecia mantenne -la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli altri undici le -conservò, e fu spettacolo nuovo nel tempo de le crociate a le genti -civili, a le rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo, vicina -a cadere sotto un giogo barbaro e a perdere il nome e per dir così la -vita, gittò a modo d'una fiamma che si spegne, maggior luce, e, caduta, -fu coi suoi profughi un'altra volta maestra a l'Europa. - -Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini, quanto la schietta lode -di lei piacque al Leopardi, il quale non sapeva meglio ringraziarnela -che augurandole nel nipotino un futuro emulo di Emilio romano, se -non ne le imprese militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù -e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza continuava non -assai frequente, ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava a la -famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la sua salute e del benessere -che provava in quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli -bellissimi di natura ed arte, e romantica, pel misto di città grande -e di città piccola, di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta si -scusava di non scrivere più spesso, asserendole che in lui la memoria -di lei non era meno viva, anzi non languiva mai, e come, bench'egli -non potesse fissar la mente in un pensiero serio per un solo minuto -senza sentirsi male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco e dei -nervi. Egli sentiva ancora in sè abbastanza calore per commuoversi -ai nobili sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere e ne' suoi -scritti: «Se tutte le donne pensassero e sentissero come voi — le -diceva — e procedessero conforme al loro pensare e al loro sentire, la -sorte dell'Italia già fin d'ora sarebbe diversa assai da quella che -è. Non è da sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi che -molte sieno indotte dal vostro esempio a rassomigliarvi.»[53] A nessuna -donna il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione, chè, se per -altre egli si mostrò più ardente, fu però d'un sentimento diverso e -meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi amasse d'amore la -Tommasini, ma non soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare negarlo: -l'età di lei, che aveva diciott'anni più del poeta e quarantacinque -quando lo conobbe, la sua serietà, e lo stesso affetto che il Leopardi -le dimostra, affetto rispettosissimo d'amico devoto e riconoscente. «Il -mondo a quelle cose che altrimenti gli converrebbe ammirare, ride,» -scriveva il Recanatese; e questa nobile amicizia non da tutti saputa -intendere, più che mai ci fa parer vero il giudizio, che ne la vita -comune sia più necessario dissimulare la nobiltà de le opere che la -viltà, perchè questa essendo comune è facilmente perdonata; quella, -insolita, è presa per indizio di presunzione e desiderio di lode, lode -che pochi amano dare sinceramente. - -Questa volta il Leopardi seppe mantenere l'amicizia guadagnatasi, anzi -stringerne i vincoli sempre più saldamente, affezionandosi a tutta la -famiglia Tommasini, cui confidava le proprie materiali sofferenze e le -pene morali, fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo, -la disperazione che talvolta lo faceva quasi uscir di sè stesso. E -quando a l'Adelaide egli confidava la gran voglia di terminare una -volta i suoi mali e di rendersi immobile per sempre, egli che ormai -non resisteva più senza gravissimi incomodi neanche ad un breve -viaggio, benchè assicurasse poi che avrebbe avuto pazienza sino a la -fine di quella sua _maledetta vita_,[54] l'Antonietta gli scriveva -_un'amorosissima lettera_, la quale lo fece pentire del dispiacere -datole e giurarle che l'amore infinito per gli amici e i parenti -l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il destino l'avesse voluto. -Poche pagine egli scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera -a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva ne gli anni maturi, quando -il suo cuore era ben altrimenti freddo che ne la gioventù, quando in -lui un _io nuovo_ s'era sostituito a l'_io antico_, e così diverso da -fargli formare fra i suoi _castelli in aria_, il progetto dei _Colloqui -di quello ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo anteriore -all'esperienza della vita e dell'uomo sperimentato_ (vedi la lettera a -Pietro Colletta, Recanati, .... marzo 1829). - -«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo a l'Antonietta, — quanto -mi commuova l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole. Io -non ho bisogno di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili; ma -ho bisogno d'amore: potete immaginare quanto conto ne faccia, e in -quanto gran pregio io lo tenga, trovandolo così vivo e sincero in voi, -e nella vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore, quando anche -non ne fossi amato, perchè così meriterebbero le vostre virtù da per -sè sole.... Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia possibile e -che del resto, siccome si possono amare ad un tempo due patrie come -proprie, così io amo come proprie due famiglie in un tempo: la mia -e la famiglia Tommasini; la quale da ora innanzi, se così vi piace, -chiamerò parimente mia.[55]» Tanta premura dimostrava pel Leopardi -l'Antonietta, benchè angosciata ne l'anima da una grave malattia de -la figliuola, come se ad implorare dal cielo la guarigione di quella -sua cara, ella sentisse il bisogno di spandere caritatevolmente -la sua materna tenerezza anche sul grande infelice, che così pochi -affetti aveva in terra, ella pietosa di tutte le materiali e morali -miserie, ella, che stendeva la sua mano benefica a soccorrere gran -numero di poveri e consolava con le parole amorevoli tanti afflitti. -Poco a presso il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze, dov'ella -si era recata con l'Adelaide per passare alcuni giorni con lui, che -non aveva potuto recarsi a Bologna a rivederle. In quei giorni esse -insistettero perchè Giacomo con loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo -avrebbero indotto finalmente, se non l'avesse vinto il suo timore di -viaggiare ne la stagione calda. Egli era in un periodo di tristezza che -gli faceva veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime e superbe -gli parevano le donne fiorentine, tale da stomacare giudicava il -disprezzo generalmente professato di ogni bello e di ogni letteratura; -non frequentava altri che il Vieusseux e la sua compagnia; e quando -questa, e non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava come in -un deserto. La visita de la Tommasini gli diede un morale dolcissimo -conforto, tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti che avesse -avuto in Firenze, e asseriva che non ne avrebbe mai perduto la memoria. - -L'Antonietta era sempre turbata e travagliata dal pensiero de le pene -di quel grande e sempre desiderava di averlo vicino per poter più -efficacemente e con delicatezza venirgli in aiuto, ed anche perchè il -professor Tommasini assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito con -le sue cure a liberarlo. - -De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi, che soleva -rinchiudere in sè stesso tutte le sue pene, non parlò quasi a nessuno, -ma ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli si sarebbe vergognato -di vivere, se in quella sventura altro che una perfetta ed estrema -impossibilità, gli avesse impedito di andare a mescere le sue lagrime -con quelle de' suoi cari; questa, diceva, era la sola consolazione che -restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei Tommasini risvegliasse -in lui quello per la propria famiglia e gli facesse risentir più forte -la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta in lui; ma, tornato in -Recanati, quel conforto che si era ripromesso si mutò ben presto in -amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli dire a l'Adelaide che -da quel luogo sarebbe _partito, scappato, fuggito_ subito che avesse -potuto, e assicurarla che la sua intenzione non era di star lì dove -non vedeva altri che i suoi di casa, e dove sarebbe morto di rabbia, -di noia e di malinconia, se di questi mali si morisse. Chiedeva -allora a que' buoni amici se a Parma si fosse potuto trovar per lui un -impiego letterario onorevole e non di troppa fatica, tale da potersi -accordare col suo stato di salute, e il professor Tommasini stesso -gli rispondeva, interessandosi a la cosa con sì gran cordialità da -meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento su l'amicizia -di lui fin dal tempo in cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava -allora la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava Bologna -e quell'università per trasferirsi a Parma, dov'era stato nominato -protomedico; generosamente egli offriva al poeta d'andar a vivere -con lui, e lo faceva con modi così affettuosi e delicati che quegli -dichiarava di accettar l'offerta con la maggior gratitudine del mondo, -a condizione però che l'impiego si fosse prima potuto trovare; gli -confidava che la famiglia non era in grado di mantenerlo fuori di casa -e che a lui l'esistenza in Recanati riusciva intollerabile; veramente -gli sarebbe stato debitore de la vita, quando per mezzo suo avesse -potuto uscir da quella prigione. Malgrado tutte le premure possibili, -i Tommasini non riescivano a trovargli che una cattedra di storia -naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita (quattro luigi al -mese), cattedra che tuttavia il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era -il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma gl'indugi intervenuti -fecero svanire il progetto, tanto più che intanto il Colletta veniva -generosamente in soccorso del Leopardi. L'Antonietta era ammalata e -d'ogni suo male quanto la famiglia soffrisse con lei si rileva dal suo -breve scritto, _La malattia_, in cui descrive uno svenimento improvviso -sopravvenutole dopo un lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in -questo stato, quando la povera mia figlia entra per domandarmi se -alcuna cosa mi bisogna, e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva -il suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io non rispondo: mi piglia -per mano, e mi trova fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida, e -ripete, correndo qua e là disperatamente: Oh la mia mamma! oh la mia -mamma!..... Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo sopra le -mie ginocchia. I baci e le lagrime di questi due infelici mi facevano -sentire ch'io non era morta del tutto.[56]» - -A Recanati il Leopardi parlava co' suoi, e certo particolarmente -con Paolina, di quei buoni amici; anzi, come già aveva posto in -corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti, così la volle far -entrare in relazione con l'Antonietta, che le mandò un esemplare -de' suoi _Pensieri d'argomento morale e letterario_ e che parecchie -volte le scrisse assai gentilmente, nè volle esser più trattata da la -Leopardi col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto, se, o la posta -o la rigida sorveglianza de la contessa Adelaide, non avesse fatto -smarrire parecchie lettere che restarono quindi senza risposta. - -La contessina Leopardi ebbe una desiderata lettera del Giordani per -mezzo de l'Antonietta Tommasini, che ammirava le modeste virtù de la -giovane, benchè non la conoscesse di persona; e sentiva il suo amore -accrescersi per quello di cui si vedeva oggetto e che le era in caro -modo dimostrato. «Conservatevi a me sempre amica come fate; chè ne -siete ricambiata con usura.» - -Quando nel borgo natio dove, come in tutti i piccoli luoghi, regnavano -ambizioni piccine e avarizia e poca benevolenza, Giacomo Leopardi -vedeva tenute per favola, come i grandi vizi, le sincere e solide -virtù; e creduta appartenente ai poemi ed a le storie, non a la -vita, la vera amicizia; egli, così pessimista in tutto, con profonda -convinzione rilevava l'erroneità di questo giudizio ed affermava che, -se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e cordiali, si trovano veramente -nel mondo e non sono rari.»[57] - -A le tristi lettere del Leopardi, che non vedeva modo di uscir di -Recanati, poichè il padre non acconsentiva di mantenerlo fuori di -casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano con generose e delicate -offerte, ed egli ne li ringraziava col cuore _e quasi con lacrime_, -promettendo che in caso di necessità avrebbe accettato e dichiarando di -amarli quanto più poteva amare e d'esser loro grato quanto mai sapeva -essere. Tutti poi gli cercavano associati per l'edizione del Piatti, -chiedevano notizie di lui al Giordani, nè lo dimenticavano, venuto -anche per loro il tempo de la sventura. I rivolgimenti politici, che -richiamarono nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose, furon causa di -grandi dispiaceri al professor Tommasini, che non aveva mai nascosto i -suoi sentimenti liberali e il suo caldo amore a la patria; anzi, corse -voce a quel tempo che egli in conseguenza di tali dispiaceri fosse -morto; fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire perfettamente. -L'Adelaide dava a Giacomo notizie de la carcerazione del Giordani in -Parma; il professor Tommasini lo rivedeva a Roma e l'avvocato Maestri a -Napoli. Benchè i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli facessero -trascurare la corrispondenza anche con quegli amici carissimi, egli non -smise mai interamente di scriver loro, e, un mese soltanto innanzi la -sua morte, mandava un'affettuosa lettera a l'Antonietta accompagnandole -un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del bel libro di lei -_Sull'educazione domestica_, insieme a certi quaderni de la storia -di Ranieri, scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente di saperla -malata. A l'Antonietta che gli domandava, anche a nome del Giordani, -qualche scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani eran -padroni di tutte le cose sue stampate e non stampate; chiedeva poi, -nel caso che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di qual genere -fosse la collezione che si voleva pubblicare; e questa sua compiacenza -al desiderio di lei ci dimostra in quale alta stima egli la tenesse -e quanta riconoscenza dovesse sentir per lei; poichè ognun sa che de' -suoi scritti egli era gelosissimo. - -Così mentre tante altre svanirono, questa amicizia durava quanto la -vita del poeta, meno ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica -di quella per la Malvezzi, ma ben più profonda e costante. - -Quando potranno esser note le molte lettere de la Tommasini al -Leopardi, lettere che egli conservava caramente e di cui quindici -rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca di Napoli -appartengono ora a lo Stato, apparirà ancor più chiara la delicatezza e -la profondità di questa amicizia. - -Allorchè il Leopardi scriveva le sue più amare parole contro le donne, -si riferiva al sesso femminile in generale, lasciando comprendere che -ammetteva eccezioni e fra queste, in quel gruppo de le anime oneste -e sensitive, solitarie in disparte fra i tumulti de la vita, come le -nobili figure de gli antichi nel limbo dantesco, così vicine ai dannati -e pure tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva l'Antonietta -Tommasini. - - * - * * - -Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile, e furon anni dolorosi -per lei, che vide malatissima la figlia ed esaurì, curandola, le sue -deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso a la mammella, -ne sopportò coraggiosamente l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi -e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce serenità abituale; -rimase rassegnatamente triste, quasi prevedendo prossimo il giorno in -cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia dilettissima. - -Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto cara, e per lo stretto -legame di sangue e perchè intelligente e buona, morì dopo una lenta -penosissima malattia. Inconsolabile di quella perdita Antonietta -ricadde ammalata de lo scirro rigermogliato in altra parte e causa -d'inenarrabili sofferenze; e le cure affettuosissime di tutta la -famiglia non valsero a salvarla; morì il 29 gennaio 1839 fra le braccia -del suo Emilio, consolata dal marito, che vanamente aveva tentato tutto -ciò che la scienza poteva consigliare per salvar quella sua diletta. -In una necrologia di lei pubblicata ne la _Gazzetta di Parma_ poi -ristampata in un volume[58], Michele Leoni, rimpiangendo con sincero -dolore la donna gentile, citava a proposito di essa i versi di Dante: - - E le parole ch'uom di lei può dire - Hanno virtù di far pianger altrui. - -Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi onori, si leggevano queste -epigrafi dettate dal Giordani, che le era stato amicissimo e che -frequentando la sua casa per molti anni aveva avuto agio di conoscere -intimamente questa nobile donna italiana: - - DIO RICEVA NELLA SUA PACE - IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA - DI ANTONIETTA TOMMASINI - - PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI - PAZIENTISSIMA DE' SUOI - - LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ - LA BENEFICENZA - - RESTÒ AMABILE - ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA - - NON VANITÀ MA UTIL COMUNE - CERCÒ NEGLI STUDI. - -Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845 il terzo volume de le opere -di Giacomo Leopardi, quello che contiene gli _Studi filologici_ de -l'adolescenza, dedicava il suo proemio a Giacomo Tommasini e a Paolo -Toschi, che entrambi avevano tanto amato il grande Recanatese. - - * - * * - -Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava il nome di _Antonietta -Tommasini_ a la Regia Scuola Normale Superiore Femminile di Parma e il -professor Abele Ferreri, allora direttore di quella scuola, per onorare -il nome de la chiara signora, dettava quest'epigrafe: - - ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI - NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839 - MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO - DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO - _DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI_ - _DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI_ - SPOSA E MADRE ESEMPLARE - SAGGIA SCRITTRICE - MERITÒ L'AMMIRAZIONE - DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI - LA LODE E L'AMORE - DEI CONCITTADINI. - -Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso in cui esponeva brevemente le -vicende dell'istituto da lui diretto, lodava in Antonietta Tommasini -la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente modesta e sollecita -di essere più che di parere, costante nel lavoro, perseverante nei -generosi propositi, amante de la patria e nobilmente premurosa nel -cercare il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato a Parma nel -1892, se ne trova unito un altro del professor Giuseppe Beduzzi, degno -di esser ricordato soltanto perchè le notizie che contiene intorno a -la chiara Parmigiana gli furon date dal professor Gustavo Tommasini, -nipote di lei. - - * - * * - -I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo dimenticata Antonietta -Tommasini, su la quale parmi avesse dovuto bastare il numero de -le lettere che il grande poeta le scrisse (se ne hanno stampate -diciannove), ad attirare l'attenzione di coloro i quali ne la vita e -ne gli affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo che dal -dolore e da l'amore ebbe inspirazioni sublimi. Ne la storia de le -sue amicizie, che furon molte, sincere e profonde, poichè egli era -tale da guadagnarsi il cuore di ognuno, cui commuovessero l'ingegno -unito a la modestia, gli altissimi affetti accoppiati ad altissime -sventure, merita un posto notevole la figura di Antonietta Tommasini. -Ne l'affetto di una donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve — -vi ha quasi sempre una prova de la parentela morale che li avvince; lo -scrittore fa risuonare armoniosamente una corda nascosta che forse, -non tocca da lui, sarebbe rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli -dà una più alta vita spirituale, una più piena coscienza di sè a la -donna che, ravvisando nel cuore di lui molto del proprio, gli si sente -fraternamente unita; quest'alta affinità intima fu il legame tenace che -avvinse Antonietta Tommasini a Giacomo Leopardi. - - -NOTE. - -[48] Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo, in 16º, di pagg. 95. - -[49] _La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione, educazione e -ricreazione per le donne_, vol. I. (Genova, Tipografia Sordomuti, 1862, -pagg. 483-486.) - -[50] Milano, presso Antonio Fortunato Stella e Figli, 1835, in 18º, di -pagg. 119. - -[51] Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º, di pagg. 21. - -[52] Vedi _Scritti editi e postumi di Pietro Giordani_, pubblicati da -Antonio Gussalli. Milano, Sanvito, 1857, vol. V (XII de _le Opere_), da -pag. 94 a pag. 96. - -[53] Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit., -pag. 75. - -[54] Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. -cit., pagg. 91 e 92. - -[55] Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit., -pagg. 94 e 96. - -[56] Vedi ANTONIETTA TOMMASINI, _Pensieri di argomento morale e -letterario_, pag. 67. - -[57] Vedi a pag. 355 del volume _Le prose morali di G. L._, commentate -da I. Della Giovanna, il pensiero XCIV. - -[58] Vedi _Prose del Cav. Michele Leoni_, professore di letteratura -italiana e segretario della Ducale Accademia di Belle Arti in Parma. -(Parma, Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.) - - - - - [Illustrazione: _Paolina Ranieri_] - - - - -PAOLINA RANIERI. - - -Un'ultima soave figura di donna ci appare amica e confortatrice presso -Giacomo Leopardi ne gli estremi dolorosi anni de la vita di lui: -Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del quale l'amicizia pel poeta -fu a lungo considerata come uno dei più belli ed eroici esempi di -umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto a sè medesimo con quel -disgraziato libro che fu il _Sodalizio_, libro di cui egli stesso, ne -gli ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè cercò di ritirare -dai librai tutte le copie che potè trovarne. - -A difendere il morto poeta molti sorsero, commossi da la pietà -reverente pel grande infelice, e questa pietà portò forse a qualche -esagerazione; certo però si può ormai affermare che in quel legame -da cui i due amici furon stretti, non tutto il vantaggio era dal lato -del Leopardi, non tutta la generosità da quello del Ranieri; e che il -patriota napoletano ne l'età senile non godette una perfetta sanità -di mente. La bella figura d'amico, comparabile a quelle classiche de -l'antichità, rimase oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi[59] -ed un'ombra parve offuscare anche la gentile immagine di Paolina -Ranieri, che la storia letteraria ci mostra così strettamente congiunta -a quella dei due amici: dico _parve oscurare_, poichè in realtà nessuno -ebbe motivo di negare il disinteresse e la virtù di lei, nessuno anzi -osò muoverne nè pure un dubbio; persino il Ribella, così severo verso -Antonio, ha solo parole di lode per la sorella di lui, che dice d'animo -mite, gentile, corrivo a la pietà, affettuoso per gl'infelici. - -Se Antonio — chi non voglia in lui, dal giovane generoso, ardente, -intelligente, dal patriota che per la causa di una patria adorata con -sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni, carcere, distinguere -in modo assoluto il vecchio accasciato da le sventure e dal male e -miseramente mutato ne l'animo come nel corpo — se Antonio desta un -senso di rammarico e quasi di pietà per non essersi saputo, o meglio -_potuto_ mostrare sempre, come ne gli anni giovanili, ugualmente degno -de l'amicizia d'un Leopardi, Paolina non risveglia che ammirazione, -anche quando le smisurate lodi del fratello per lei si vogliano -considerar soltanto come esagerazioni di una mente turbata: Paolina è -una di quelle purissime, candide creature dinanzi a le quali la povera -umanità ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa di sè e di levar -la fronte verso le stelle. - - * - * * - -Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori di Paolina, che -nacque il 26 marzo 1817 a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu -battezzata in San Giacomo co' nomi di Paolina, Virginia, Nunzia, -Tudegarme. La famiglia era numerosissima, poichè contava dieci -figliuoli, di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran nati tre -maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe, fu il più affezionato al -primogenito. Per quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti, -possano essere intelligenti, assennate, vi ha un'educazione che -difficilmente essi riescono a dare a un figliuolo rimasto unico: -quella fraterna; quanto apprendono l'un da l'altro i ragazzi, che -lezioni d'affettuosa pazienza, di compatimento gentile, di pietà, di -sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente buona, profittò -più che altri mai. - -Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto ingegno, viveva -agiatamente, perchè a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio -altissimo ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi la rendita de -la dote de la moglie e di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in -apparenza che in realtà era severo coi figliuoli, che amava di vero -affetto; mentre tenerissima, senza cercar di nasconderlo, era di loro -la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso, univa l'operosità -ne la cura continua e vigilante de la casa e dei figli. Abitavano -a l'angolo de la piazza del Municipio, in via San Giacomo, e quivi -i figliuoli crebbero in un'infanzia e in un'adolescenza tranquilla. -Paolina però non venne risparmiata da la sventura: era ancora bimba, -quando, colpita da un ascesso al fianco, dovette sopportare una -dolorosa operazione, che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì a compiere -con buon esito, benchè non potesse ridare a la fanciulla la salute -perfetta. Queste infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel -carattere di lei, che serena, ilare sempre, era tuttavia pietosissima -d'ogni dolore; ogni dolore intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi -come del recar sollievo ai malati. - -Antonio, giovane e di carattere ardente, non sapeva sopportare il -durissimo giogo di Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi -liberali ed era intimo di Carlo Troya; per tutto questo dava assai -da pensare al padre, impiegato del governo napoletano e sinceramente -devoto a questo, sì che ad evitare impicci e dispiaceri più che -probabili, fu deciso in famiglia che il giovane andasse a studiare -a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre a pena albeggiava, -baciando, senza risvegliarla, la sorellina prediletta, che dormiva -tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere con doloroso stupore -del suo Antonio. Di questa partenza la data più probabile è il 1826. -Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso d'una grave malattia -di sua madre, chiese il passaporto, e stava per partire a la volta di -Napoli, quando ebbe notizia del proprio esilio. - -La madre era veramente ammalatissima, nè le forze de la sua età ancor -florida opponevano sufficiente resistenza al male; sentendosi mancare, -ella chiamava sempre ad alta voce, dolorosamente il figlio lontano, non -consolata de la mancanza di lui, da le vigili amorose cure del marito -e de gli altri figliuoli, tutti stretti intorno al suo letto, agitati -da speranze vane e da timori sempre più gravi, sinchè la morte ridiede -loro quella sconsolata calma, in cui l'anima trova il solo conforto di -non averne nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase ne l'animo -de la giovanetta come un sacro ricordo, chè la provvida natura, benchè -talvolta crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette almeno che -la purissima memoria rimanga santamente vigile e feconda di affetti, -di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani, i quali non sono -tali interamente quando hanno il tesoro di quel ricordo. - -Paolina fu istruita seriamente da maestri eccellenti, fra i quali -Giovanni Smit livornese, non oscuro letterato, e quel Costantino -Margaris, che per la Grecia natia aveva combattuto con valore e che, -venuto in Italia, conservava vivissimo l'affetto a la sua nazione; di -lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti e il Troya, amici di casa -Ranieri e di casa Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio tempo, -dopo la morte de la madre, presso la sorella Enrichetta), furono larghi -di consigli a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere, pur -preferendo ad essi le cure de la casa, cui la madre l'aveva abituata, -e non isdegnando nè pur le più umili: era bella, di carattere amabile -e, quantunque assai pietosa d'animo e riflessiva e seria per abitudine, -serena e sorridente. La sua non fu nè allora, nè mai la bontà arcigna e -pedantesca, che fa sentir a tutti il peso de la propria superiorità; nè -la purezza sua di donna fu mai quella - - Virtù da istrice, - che, stuzzicato, - si raggomitola - di punte armato, - -come argutamente la caratterizzava il Giusti; la virtù che si chiude al -contagio del mondo nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice, -quasi col suo sorriso amabilissimo volesse farsi perdonale quella -nobiltà di sentimento, che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima, -cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non amando, sempre degna -d'amore. - -Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e volontieri avrebbe fatto -ritorno a Napoli, se non avesse temuto di non poterne più uscire; di -che persuaso il padre stesso, che pur da prima desiderava vivamente di -riabbracciarlo, finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece ai -primi di ottobre del 1832 e rimase a Napoli fino a l'aprile del 1833. - -Fra lui e il Leopardi si era già stretta a Firenze una viva amicizia; -insieme erano stati parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832; -causa di questo viaggio l'amore del Ranieri per la Maddalena Pelzet -Signorini, attrice fiorentina, si è detto, non so con quanta verità. -Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di Aspasia, che doveva tanto -farlo soffrire, il Leopardi si trovò privo anche de l'amico, che giunto -a Napoli corse a la villa dov'era allora la sua famiglia e rimase -piacevolmente meravigliato dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di -Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi a la porta del suo -studio stava guardandolo, e, interrogata che facesse, rispondeva, quasi -ancor balbettando: — Ti guardo studiare. Nel lieto pranzo che riunì -tutti i suoi, Paolina, felice del ritorno di quel fratello tanto caro, -rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui qualche cosa di mesto; -chiestogli, a pena furon soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea -lasciato a Firenze un grande poeta ammalato, cui solo intelligenti e -amorose cure potevan prolungare la vita, ella, che di quel poeta aveva -letto, non senza lacrime, le _Canzoni_ ristampate a Napoli in una -strenna da Carlo Mele, amico di casa Ranieri, gli propose di andar a -riprendere l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto di fargli -da suora di carità»; così, secondo narra Antonio, disse la giovinetta; -ma se pur la critica, che dubita di tante cose, esita a credere anche -che queste precisamente fossero le parole de la fanciulla, del fatto -non può dubitare; e certo il fatto non le smentisce, poichè Paolina fu -veramente _la suora di carità_ di Giacomo Leopardi. - -L'epistolario leopardiano ci rivela come il grande Recanatese si -decidesse ad andare a Napoli solo per l'amichevole insistenza del -Ranieri e persuaso di non restar che poco in quella città; aveva -bisogno di distrarsi, l'animo suo era oppresso più che mai: «Io non -penso più alla salute, perchè di salute e di malattia non m'importa -più nulla; del resto, specialmente quanto all'applicare, sto presso a -poco al solito, cangiato molto nel morale, non nel fisico.»[60] Non -si cura de la gloria che chiama un fumo e che gli fa nausea, e del -guadagno ancora, di cui pure ha necessità per vivere, gl'importa poco. -Una funebre stanchezza si rivela in tutta la lettera del 3 luglio -1832 al padre: chiede un assegno, ma con una malinconia profonda, -una invincibile indifferenza verso di sè e un disperato desiderio di -morire. A la sovrumana gioia che gli veniva dal pensiero amoroso, stato -tutto per lui, unico pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli -aveva fatto apparire per un momento la vita più gentile de la morte, -innalzandolo a lo stupendo incanto di una nuova immensità, di un -paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la triste stanchezza, che -derivava dal languire de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai -inabitabile senza quella nova, sola, infinita felicità che gli figurava -il suo pensiero, l'angoscioso timore de la grave procella presentita -e che gli faceva invidiare con ardenti sospiri il sempiterno obblio -de la gente morta. Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione, -tutti quei sentimenti s'eran perduti ne la tragica disperazione, in cui -egli sentiva morto per sempre il suo cuore, spenta non che la speme, il -desiderio di cari inganni; dettava allora i terribili versi in cui dice -al proprio cuore: - - T'acqueta omai. Dispera - L'ultima volta. Al gener nostro il fato - Non donò che il morire. Omai disprezza - Te, la natura, il brutto - Poter che ascoso, a comun danno impera, - E l'infinita vanità del tutto. - -Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la donna che l'aveva fatto tanto -soffrire, egli accettò di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) e di -vivere con lui, pur provvedendo co' suoi mezzi, per quanto scarsi, ai -pochi bisogni de la sua modestissima vita. Non acconsentì il vecchio -Ranieri di aver in casa sua ospite il figlio con l'amico, di cui egli -aveva in abborrimento le opinioni irreligiose; e, benchè non ne resti -prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, fiero e sdegnoso, anche nei -suoi economici disagi e ne le misere condizioni del suo corpo malato, -non avrebbe consentito ad esser di peso al padre d'Antonio. Perciò -Costantino Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò e trovò pei -due sodali, che vi scesero a pena giunti, un quartierino su la loggia -di Berio, vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria era troppo -bassa pel Leopardi, passarono in via Santa Maria Ogni Bene. - - * - * * - -Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi aveva diciassette anni -e riuscì simpatica a lui come a tutti quelli che la conoscevano. -Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità di donnina precoce -che l'appartamento nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente -arredato con le masserizie dal vecchio Ranieri concesse al figlio; e -punto sdegnosa de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, badò di -procacciare al fratello e a l'amico di lui tutte le piccole comodità -che pur valgono tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta ch'ella -sostenne con se stessa e co' suoi prima di lasciare la casa del padre -per stabilirsi con Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri trovava -la cosa sconveniente, ma in fine la fermezza de la fanciulla trionfò. -Da prima ella fu solo una cara compagna di qualche ora pel Leopardi, -ma quand'egli col Ranieri andò il 4 maggio 1835 ad abitare in un -quartierino al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e mercè di lei vi -si fu in breve ben accomodato, Antonio ottenne dal padre il permesso -di condurre seco le due sorelle Paolina e Teresa; quest'ultima però -stette poco insieme a loro, perchè la casa paterna avea bisogno d'una -donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece si fissò coi due amici, -dirigendo la domestica economia e procurando specialmente al poeta, -sempre sofferente, quel sollievo che una modesta agiatezza ed un cuore -di donna devota possono dare. E non parlo solo de le cure materiali, -che pur hanno la loro importanza; intendo ancora del morale conforto. -La giovanetta massaia non era solo una infermiera e una direttrice de -la casa; era anche un'anima eletta, colta, abituata a guadagnarsi con -la grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini notevoli per ingegno e -dottrina, di cui la compagnia le era stata familiare sin da' suoi primi -anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva il Recanatese, — ci si -risolve ad amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima; -ed è vero; altrettanto vero è ancora che la virtù riceve da la bellezza -e da la grazia una luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un -fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi era il Leopardi che, -fino ne l'accasciamento del suo doloroso scetticismo, serbò nel più -alto segreto de l'anima il culto di ogni morale grandezza, e cui la -bellezza pareva - - . . . . . splendor vibrato - Da natura immortal su queste arene; - Di sovrumani fati, - Di fortunati regni e d'aurei mondi - Segno e sicura spene. - -Il poeta paragonava Paolina a la propria sorella, di cui gli era caro -ch'ella portasse il nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione di -molti uomini insigni (e fra quelli che lo frequentarono a Napoli si -possono ricordare il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz, il -poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo, il marchese Basilio -Puoti, ne la scuola del quale egli andava non di rado, Carlo Troya, -Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col quale assai di frequente -discuteva di cose greche), ritrovava una dolcezza diversa e ben più -cara ne l'affettuosissima e reverente intimità di Paolina. Come la -tenera Desdemona di Shakespeare, la bellissima giovanetta, cui la vita -e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni attrattiva di mondani -piaceri, l'incanto de la pietà per un'anima grande e sventurata, -l'ardore del santo desiderio d'esserne la confortatrice; non meno -triste e tragica era la storia di questo grande che non fossero le -vicende ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come Desdemona, -Paolina ora pendeva intenta al racconto, ora era condotta altrove da -le cure casalinghe, ma sempre ritornava a bere con avido orecchio le -parole che le riempivano l'animo di pietà e di commozione; e come il -cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta del dolore dovette -sentirsi vinto da quel sorriso di femminile pietà e stringere con tutta -l'anima la candida mano così nobilmente stesagli. Egli che prendeva ben -poco piacere de le cose che alla maggior parte de gli uomini soglion -esser care, più di ogni altro sentiva il bisogno, la sete d'affetto; -benchè _non procurasse e non affettasse di apparire diverso dalla -moltitudine in cosa alcuna_, era troppo veramente grande, perchè le -persone non volgari potessero confonderlo con quella moltitudine; e -non volgare era certo Paolina, che, sotto l'aspetto riposato e dolce, -quanto modesto di lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire -e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque di essergli confidente -compagna. «Nei discorsi sempre si esercitò colle persone giovani e -belle più volontieri che cogli altri; quasi ingannando il desiderio -e compiacendosi d'essere stimato da coloro da cui molto maggiormente -avrebbe voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate e certo -pensò di sè, come quell'antico ripugnante d'aspetto, eccellente -d'ingegno e ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una donna di -venticinque o trent'anni ha più d'attrattive ed è più atta a destare -un amore ardente e appassionato, ma credeva ancora che niente possa -uguagliare quel non so che, quasi divino, che ha nel volto, ne le -movenze, ne le parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni. -«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto, allegra o malinconica, -capricciosa o grave, vivace o modesta, quel fiore purissimo, intatto, -freschissimo di gioventù; quella speranza vergine, incolume, che si -legge sul viso e negli atti, e che voi nel guardarla concepite in lei e -per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza completa del male, delle -sventure, de' patimenti; quel fiore in somma, anche senza innamorarvi, -anche senza interessarvi, fanno in voi un'impressione così viva, così -profonda, così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare quel -viso; ed io non conosco cosa che più di questa sia capace di elevarci -l'anima, di trasportarci in un altro mondo, di darci un'idea d'angeli, -di paradiso, di divinità, di felicità. Tutto questo, io ripeto, senza -innamorarci, senza muoverci desiderio di posseder quell'oggetto.»[61] - -Parecchi hanno supposto che il Leopardi fosse innamorato di Paolina -Ranieri, ma è una pura supposizione, di cui per prima parlò la -chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel suo studio su Giacomo -Leopardi, premesso a le _Poesie e prose scelte ed annotate per le -giovanette_ (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66 e segg.) afferma non -esser possibile che il Recanatese non amasse la dolce giovane di cui -_la devozione intrepida, intelligente, quasi sublime_ gli confortò -gli ultimi anni; ella crede che Paolina sia la donna del _Consalvo_ -e del _Pensiero dominante_ e si duole che il Ranieri, il quale disse -tante cose che sarebbe stato bello passare in silenzio, abbia taciuto -di questo amore così puro e timido, il quale forse riconciliò con la -vita il poeta del dolore. Io non credo che Paolina sia la donna del -_Consalvo_ e del _Pensiero dominante_; troppe ragioni in contrario -sono state addotte e si potrebbero addurre: prima di tutte, la data -del Canto, che, senza dubbio, benchè corretto posteriormente, è opera -giovanile; certo però il sentimento che il Leopardi dovette provare per -Paolina Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva tutto -il calore che le lunghe inenarrabili pene avevan lasciato ancora ne -l'animo di lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione che di -passione terrena; se parlando di una donna giovanissima, bella e pura -in generale, egli diceva che noi vi scorgiamo qualche cosa di celeste -che ce la fa riguardare come di una sfera divina, superiore a la nostra -e cui non possiamo aspirare; a ben maggior ragione dovea parergli -sacra Paolina, che era per lui l'ospite generosa ben più che di doni -materiali, di cure affettuosissime, di conforto morale, l'amica, che -con tanta semplicità e con tanta modestia sacrificava i bellissimi fra -i suoi anni per curare un malato estraneo a la famiglia e vigilar il -focolare domestico de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco -affetto, sarebbe stato probabilmente ben freddo e monotono senza di -lei. - -Paolina dovea sembrargli una creatura venuta dal lontano mondo de' -suoi sogni per ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo d'una -patria ideale perduta, speranza e conforto insieme. Se ce la figuriamo -diciassettenne a pena, quando lo conobbe, ventiduenne quand'egli morì, -bella, colta, graziosa, con un affetto che la sua estrema gioventù -non consente di chiamar materno, ma che pure de la materna tenerezza -ha l'abnegazione e la soavità, e che la sua divina purezza non ci -lascia chiamar d'amante, benchè forse solo l'amore possa spiegare -certi eroismi sublimi, se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta -ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime, presso la poltrona -del malato, ne la semioscurità che talora gli era necessaria, o ne la -diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora egli voleva inondata -la sua camera, parlargli con semplice grazia, leggergli, dissipare -con un sorriso, con una stretta di mano, con un amichevole sguardo di -rimprovero la sua cupa tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella -ci apparirà la più _vera_ donna che Giacomo Leopardi abbia conosciuta, -la sorella di Silvia, la compagna di Nerina. - -Pare che lo stesso dottor Mannella avesse parlato del pericolo che -poteva correre la fanciulla in quei primi anni de la sua giovinezza, -vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente infermo qual era il -Leopardi, ma quel pericolo ella non curò punto, anzi esso non giunse -mai a turbare un momento la serenità del suo spirito. E Giacomo sentì -allora che _pietosa al mondo dei terreni affanni_ non era la morte -soltanto e che un altro _virgineo seno_ poteva dargli conforto. - -Quel potente e terribile pensiero che l'aveva avuto in sua balìa e gli -aveva dati tanti tormenti, consorte terribile dei suoi lugubri giorni, -diveniva un grande austero compagno, ora ch'egli poteva comunicarlo ad -anime degne d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui tanto è da -dolersi non abbia il Ranieri lasciato ricordo alcuno, doveva rivolgersi -il poeta vogliosamente _dal secco ed aspro mondano conversare_, come il -suo pellegrino, fra i nudi sassi de la via montuosa, volge bramoso gli -occhi - - A un campo verde che lontan sorrida. - -Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato dei vari amori di -Giacomo Leopardi per la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli, -la Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di siffatti amori riescì -ad appagarlo appieno, nessuno a trasfondergli un verace conforto, -nessuno a conciliarlo un po' con la vita. Invece tutto ciò raggiunse la -Ranieri, il fascino della quale addirittura lo soggiogava, perchè era -un incontro di vergine amore e di vergine pietà insieme, di amore in -lui per lei, e di pietà in lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte -le altre, ebbe il merito supremo di far risplendere, ancora una volta, -un raggio di speranza in quello spirito desolato. E la bella figura -muliebre nel carme mirabile del _Consalvo_ è appunto quella di Paolina -Ranieri.»[62] Ho già detto che se Paolina sia l'Elvira del _Consalvo_ -è cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma certo è che ella fu -pel Leopardi la più dolce e generosa fra le amiche, quel che la donna -gentile, la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai più; e che se il -grande Recanatese tanto fiero, altero e talvolta anche strano, visse di -buon grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia di Antonio, -doveva attrarlo la delicata premura e il nobile affetto di Paolina, -in cui gli pareva di ritrovare la sorella che aveva tanto amato ne la -sua prima giovanezza e di cui il ricordo serbò carissimo per tutta la -vita, benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non fosse rimasta sempre -ugualmente tenera in quel loro fraterno legame. - -Certo Antonio nel suo _Sodalizio_ esagerò grandemente, o almeno pose -sotto una falsa e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e da -la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio che sacrifizi dovettero -essere e gravi. Tutto avrebbe giustificato, in Paolina specialmente, -desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita ch'ella conduceva; ed -accresce pregio al sacrifizio la spontaneità con cui fu compiuto, la -grazia serena in cui il Leopardi non poteva mai scorgere un'ombra di -rimprovero o solo di rimpianto. Non è però da tacersi che se da un -lato il poeta per le sue infermità, talora per l'umor malinconico, che -però abitualmente non si scorgeva in lui, se non come un atteggiamento -pensoso e grave, non discaro, e per talune strane abitudini o voglie -di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti (quantunque Giuseppe -Ranieri affermasse che egli era _mite, buono, modestissimo ne' suoi -desideri, di nessuna pretesa, affabilissimo poi quasi sempre, arguto -nel conversare_)[63] la sua amicizia e la sua conversazione dovevano -essere un non lieve compenso per i Ranieri; e lo riconobbe Antonio -stesso, anche mentre, con animo tutto mutato da l'antica amicizia, -scriveva il _Sodalizio_. Le serate troppo a lungo prolungate nel cuore -de la notte per leggere, studiare o ragionar con Giacomo riuscivano -materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente erano ben -altra cosa. Egli doveva tornar loro inoltre di morale conforto, come -egli medesimo trovava sollievo e dolcezza ne la loro compagnia e nel -loro affetto fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano ad -aggiungersi al suo vecchio e terribile carico di dolori. Soverchia -suscettibilità indusse molti anni dipoi il Ranieri a supporre -sconoscente l'amico verso di lui, mentre tutto ci fa credere gli fosse -teneramente grato; infatti di nessun contemporaneo disse quel che -di lui e designandolo propriamente col suo nome: «Un mio amico, anzi -compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se gli -uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch'egli ha dalla -natura, presto sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»[64] e -presentandolo al Visconti lo chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime -lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo e grande.» -Invero se talvolta il Leopardi ne l'Epistolario ha parole pungenti per -Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli parli dei Ranieri, e -Antonio stesso sapeva che l'ospite fu talvolta giustamente irato contro -certi falsi amici, se egli medesimo, come notò il Piergili, racconta -nel _Sodalizio_ che Giacomo venutogli un giorno innanzi con un piccolo -bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare qualcuno. - -Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi la Ranieri, ma forse -a l'anima alta, gentile e pura, l'affetto per la nobile amica dettò -l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti, fra tutti sublime, -che ogni poeta pensò, io credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui -la parola non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che solo l'artista -intende e solo sa e solo gode; ma se Paolina ne gli occhi stanchi, cui -nè pur arrideva più la dolcezza del sogno, vide un raggio de l'intima -luce ch'ella aveva avvivata, ella ebbe un compenso degno di lei. -Il corpo era disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del poeta -batteva ancora per gli affetti più gentili, e questo, gentilissimo, gli -richiamava i puri, ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi, -le subite fiamme, fra le tristi negazioni e i sogghigni amari del suo -scetticismo. - -Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente, tranquillamente; sempre -affabile e semplice nei modi, sempre assorto ne l'intima vita del suo -spirito, ma non punto disdegnoso con alcuno e caro a moltissimi che -gli manifestavano con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione. Dal -Ferrigni in particolare il Leopardi ricevette molte cortesie, spesso fu -ospite nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la villa di Torre del -Greco. - -«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera, «che una sera eravamo -in casa Ferrigni dove avevano condotto il conte Leopardi. Il Leopardi -a un divano e Carlo Troya vicino a lui su di una sedia. Parlavano di -geografia antica. Sapete che Troya era chiamato dagli amici _Carlone_, -perchè ci era _Carlino_, che era Carlo Mele. Io ero molto giovane -e ordinai una di quelle che si chiamano quadriglie e feci ballare -le ragazze che c'erano, e principalmente le figliuole del Ferrigni. -Io facevo da direttore che non ho mai ballato! Mi ricordo che la -più grandicella della Ferrigni era Argia, che poi diventò valente -nel dipingere ad olio; e allora era piccolissima. Ci era Paolina -(Ranieri) giovinetta, una _simpatia di prima forza_, e quella cara -Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni. Ricordo ancora che fui -grandemente applaudito perchè il conte Leopardi si era divertito molto -a vedere il ballo di queste fanciulle e a udire le grida del direttore, -vostro servo, che si affannava a farle andar bene.... Quella sera in -casa Ferrigni ci era il meglio di quel tempo.» - -Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri, giovò ai due amici -ottenendo dal vecchio Ranieri, che da prima non voleva saperne, un -assegno ad Antonio perchè vivesse fuori de la casa paterna; curava -anche gl'interessi del Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli -mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava spesso il Leopardi -ne le passeggiate ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì, -perchè temeva gli fosse nociva l'aria de la sera; di solito andavano -dietro a Santa Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria. Fra -gli amici che frequentavano il Ranieri e il Leopardi, v'era ancora -Alessandro Poerio, ad essi molto affezionato. - -Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna napoletana il -Leopardi ebbe momenti di bella inspirazione, benchè il calore de la -sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari inganni, le immagini -splendide, che già gli avevano sorriso, non fossero più che una soave, -morente luce di tramonto su l'ultimo lembo d'un orizzonte già tutto -tenebroso. A quegli anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire -del _Pensiero dominante_, di _Amore e Morte_, _A sè stesso_, _Aspasia_ -probabilmente limati soltanto a Napoli), _Sopra un bassorilievo antico -sepolcrale_, _Sopra il ritratto di una bella donna_, _Palinodia al -marchese Gino Capponi_, _Imitazione_, _Scherzo_, il _Tramonto della -luna_, _la Ginestra_; cui sono da aggiungersi _I Paralipomeni della -Batracomiomachia_ ed alcune prose. Nel Canto _Sopra un bassorilievo -antico e sepolcrale, dove una giovane morta è rappresentata in atto di -partire, accomiatandosi dai suoi_, prevale lo sconsolato scetticismo, -che vede misera la prole umana, checchè speri, a qualsiasi età de la -vita si rivolga, _qualunque_ cosa ricerchi per suo conforto; ma vi ha -ancora, se non l'ardore giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che -dinanzi a l'immagine de la bellissima fanciulla chiamata da la morte -si commuove; non sa se debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma -sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui _che la morte sente de' -cari suoi_, e descrive con tenerezza desolata l'addio ad una diletta -persona con cui si è passati insieme molti anni, addio senza speranza -di ritorno e cui segue il triste abbandono. - -Forse, descrivendo quest'addio de l'amico a l'amico, del fratello al -fratello, de l'amante a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina -con cui aveva speranza di passar _molti anni insieme_. - -Anche il Canto _Sopra il Ritratto d'una bella donna scolpito nel -monumento sepolcrale della medesima_ ha concetti elevatissimi. Ne la -villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata, dove il poeta -passò la primavera e l'autunno del 1836, egli scrisse _Il tramonto -della luna_, disperato rimpianto della giovanezza, che sola colorisce -di una luce d'aurora la vita mortale. - -_La ginestra_, scritta ne lo stesso anno e ne lo stesso luogo, -è tragicamente terribile, pur apparendo calma e tranquilla nel -ragionamento: il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini -odorati su l'arida schiena _del formidabil monte sterminator Vesevo_; -la ginestra contenta de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma, -come sui nudi pendii del Vesuvio - - . . . . . . . . . . . . . di tristi - Lochi e dal mondo abbandonati amante, - E d'afflitte fortune ognor compagna; - -il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando, manda al -cielo un profumo dolcissimo, conforto al deserto, gli ricordava forse -la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come quel fiore, pietosa -de le sventure, anch'essa amante dei reietti dal mondo, gentile -nel consolarli; l'esempio de l'abnegazione di lei, di quel verace -affetto di carità e di generosa amicizia che la faceva sorella de gli -sventurati e particolarmente di lui, tanto infelice quanto grande, -può aver contribuito ad inspirargli quei versi de la _Ginestra_ che -sono moralmente fra i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama -nobile natura quella che si mostra grande e forte nel soffrire e non -aggiunge al fardello de le proprie miserie il peso più grave di ogni -altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima l'umanità congiunta e -ordinata per combattere le nemiche forze de la natura: - - Tutti fra sè confederati estima - Gli uomini, e tutti abbraccia - Con vero amor, porgendo - Valida e pronta ed aspettando aita - Negli alterni perigli e nelle angosce - Della guerra comune. - -Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero, quando tra le amare -derisioni dei _Paralipomeni_, egli ritrovava un raggio de l'antico -entusiasmo per cantare la virtù: - - Bella virtù, qualor di te s'avvede, - Come per lieto avvenimento esulta - Lo spirto mio. . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . - Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede, - O nota e chiara, o ti ritrovi occulta, - Sempre si prostra: e non pur vera e salda, - Ma immaginata ancor di te si scalda. - - * - * * - -Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il Leopardi non prevedesse -imminente la propria fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il -quale asserisce ancora aver talvolta il poeta detto a lui ed a Paolina, -che altri quarant'anni l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno tratti -de le lettere leopardiane in cui il presagio de la morte è chiaro e -solenne; basti ricordare le gravi e meste parole de l'ultima lettera -al padre, che tanto ricorda quella di Torquato Tasso moribondo; forse -egli, come molti ammalati, passava alternativamente da le illusioni -a la coscienza del vero, fors'anco la speranza, la fiducia ch'egli -mostrava di giungere ad una tarda vecchiezza, era un delicato tratto -d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli non voleva affliggere di -soverchio; ciò spiegherebbe ancora come egli mostrasse di non intendere -quanto i medici napoletani gli dicevano chiaramente, più chiaramente -che il Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità fosse il suo -male. - -Era il tempo de l'epidemia colerica, e mentre la carrozza attendeva -i due amici e Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi si -sentì male e desiderò il medico; ma, vedendo un po' turbato Antonio, -si alzò, sorrise e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre il -Ranieri andava per il professor Mannella, Giacomo rimase con Paolina, -che l'assistette e volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte -egli si levò per rimettersi a mensa, sperando sempre di vincere il -male e forse di dar animo a la buona amica. Quando Antonio ritornò col -medico, il Leopardi era su la sponda del letto, appoggiato ad alcuni -guanciali ammonticchiati per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella -del proprio male e del desiderio di levarsi per andar in villa; ma il -dottore accortosi de la fine imminente, avvertì di mandar tosto per un -prete. Paolina era sempre a canto al moribondo, gli sosteneva il capo e -gli asciugava il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver sentito -da un amico di casa Ranieri, furon rivolte le ultime parole di Giacomo: -«Ci vedo più poco.... apri quella finestra, fammi vedere la luce»; -dopo le quali spirò senza acute sofferenze, in questo desiderio de la -luce ch'egli avea abborrita talora, come simbolo de la verità crudele e -nefasta.[65] - -Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto, quand'è disinteressato -e puro, d'una donna per un poeta è una de le più nobili ricompense -serbate al genio, la più dolce per l'uomo che ha cuore, _il più -lusinghiero diploma di poesia_, come dice il Sainte Beuve, ricorda che -tal diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady Carolina Lamb o da la -contessa Guiccioli, ma da la ignota giovanetta inglese, che vicina a -morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo del piacere che le -avevano procurato le sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand, ma -da la gentile madrina; ed Enrico Heine da la dolce sua Mouche. Questa -gloriosa e delicata corona ebbe anche Giacomo Leopardi, che più de gli -altri la meritava, perchè più soave e più profonda fece risuonar ne' -suoi versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo scevro de -la licenziosità de gli altri; e l'ebbe da le candide mani di Paolina -Ranieri. - -«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte Beuve, «raccatta su la sua -strada e si porta dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti, -esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si attaccano a lui e -vivono di lui; è giusto che ci sieno al mondo alcune anime generose che -lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia le sue gioie nascoste, -certe dolcezze di felicità riserbate a lui solo.» - - * - * * - -Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono ne la casa paterna, -forse per cercarvi un conforto o ad ogni modo perchè non v'era più -ragione che ne stessero lontani. Due anni a presso tutta la famiglia -mutò dimora e andò ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a -quella casa Giura del vico Pero, che doveva ricordar ai fratelli il -caro defunto. Paolina ed Antonio, che non volevano lasciare il rione -di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia da sè, andando -ad abitare nel palazzo Mantone, dove più tardi Antonio comperò -l'appartamento nel quale dimorava. - -Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte del Leopardi non sappiamo, -ma possiamo facilmente immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto ch'ella -gli avea dimostrato. Antonio dice che fu lei ad avere il primo pensiero -del monumento che Michele Ruggiero eseguì e che rimane ne la chiesetta -di San Vitale, modesto sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo -gentile, come il Leopardi si era già commosso presso a l'umile tomba di -Torquato Tasso in Sant'Onofrio. - -«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito si commosse — e il -poeta di Nerina e d'Aspasia _s'inginocchiò e pianse_ su le ceneri del -poeta di Erminia e di Armida.» - - .... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno - Vuolsi e por gemme ove disdice alloro: - Qui basta il nome di quel divo ingegno - (ALFIERI.) - -Il sepolcro del grande Recanatese è vicino a quello di Virgilio ed a -quello del Sannazzaro; ma egli non deve lamentarsene come gli pareva -che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver desiderato d'esser sepolto -poco lungi dal cantore de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene, -perchè quale che sia la gloria del divino Virgilio, non mancheranno a -le ceneri di lui, non meno grande del grande Latino e tanto infelice, -le lacrime di una reverente pietà e di una calda ammirazione. - - Pur nella tomba che la tua soverchia - Declinò l'aurea stella - Ravvivatrice del figliuol d'Anchise. - Ti dorme accanto que' che un dì s'assise - Presso la riva, e fe' dall'onde fuori - Veramente apparir Ninfe e Pastori. - . . . . . . . . . . . . . . . - D'amor cantando in mille dolci guise. - Ahi sopra l'urne povere di fiori - Sol fa mesto lamento - Tra foglia e foglia il vento, - Nè paterno sospir vola ove giaci, - Nè sorella ti diè gli ultimi baci; - -scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò molto gentilmente del -Leopardi ne l'anno stesso de la morte di lui. - -Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina nel preparare ed -ordinare l'edizione dei due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da -Felice Le Monnier a Firenze; e se si vuole che Antonio abbia esagerato -ne l'attribuire a lei _tutto in quella laboriosissima edizione_, i -pensieri manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze, le dispute -col revisore canonico Bini; non appare affatto repugnante a la verità -ch'ella, vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima, -potesse dare per quell'edizione qualche buon consiglio. Così certamente -non sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo a lei, e cioè -di doverle il metodo d'intendere e di condurre la storia, i _Quattro -secoli_, applicazione di tal metodo; _La teorica del dolore_ e _Frate -Rocco_ e le _Vite di alcuni grandi italiani_ e le _Otto interpretazioni -dantesche_; e le _Avvertenze circa il modo da tenere per rendere la -Divina Commedia popolare_ e persino le _Memorie giuridiche_; ma si può -senza troppa credulità affermar tuttavia che Paolina, indivisibile dal -fratello, vivendo con lui e per lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto -interessarsi ai suoi lavori e dar qualche inspirazione specialmente a -quelli che son opera più d'affetto che di dottrina, come la _Ginevra_, -che fu scritta quando Paolina era giovanissima, poco più che sedicenne, -ma già abbastanza donna, perchè la causa dei poveri e de gli oppressi -dovesse commuoverla, soprattutto perchè il suo cuore, in cui i -sentimenti di una pietà materna erano innati, dovesse battere pei bimbi -derelitti. - -In causa de la _Ginevra_ Antonio Ranieri fu messo in carcere e vi -rimase due mesi. «L'angelo mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi -rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire per quei poveri -bimbi derelitti; e mi fece di quella prigionia la più cara memoria -della mia vita.»[66] Narra ancora il Ranieri come il marchese Carlo -Torrigiani gli avesse chieste firme per una medaglia a Gian Pietro -Vieusseux; e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse a chi doveva -mandarne. La lettera, letta da la polizia napoletana, fece credere -chi sa che, immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini o a -Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo incarcerato. Paolina, che in villa -aveva visto arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò ad -alcuni alti amici che ottennero subito la secreta venisse mutata ne la -miglior sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero fino al -mattino seguente in cui vennero liberati. - -Paolina amava ascoltare le parole dei liberali, animarli a l'opera, -diffondere l'affetto patriottico e l'ardore di lotta, non sola -in questa nobile impresa, cui tante altre insigni Napoletane -parteciparono, ma non per questo men degna d'ammirazione. Il Ranieri -non volle prender parte ai moti politici del '48, perchè, appartenendo -come il suo amico Niccolini a la piccola schiera dei Ghibellini, non -prestava fede ad un rivolgimento iniziato in nome del papa; il governo -borbonico non potè quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra il -'20 e il '60 fu un centro del movimento liberale napoletano, movimento -cui Paolina prese parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli, -G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini, Giuseppe Giusti le -furono amici, e le portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis -di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo a la propria sorella -_che l'amò tanto_. In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti lesse -a veglia per la prima volta _Il Gingillino_, e tra le carte del Ranieri -si conserva l'autografo di questa poesia con una dedica affettuosissima -del poeta a la donna gentile. Quando nel 1860 i liberali, combattendo -contro i Borboni, cadevano eroicamente, Paolina non aveva altro -pensiero che quello di lenire le sofferenze dei feriti e dei moribondi, -cui preparava filaccie, fasciature, biancheria, mandava aranci e -limoni; li volle anche assistere di persona, dopo la battaglia di -Capua. Secondo narra lo stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina: -«Non soccorra quell'altro, che è un soldato del Borbone,» ed ella, -accorrendo pietosa a quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non c'è -che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una deputazione di Napoletani si -recò da Vittorio Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le Marche -perchè valicando i confini de l'ex regno entrasse in Napoli; di quella -deputazione col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed altri insigni -fece parte anche Paolina. Durante la guerra del 1866 ella mandava pure -ai feriti tutti i soccorsi che poteva. - -Vennero per lei giorni più tranquilli, quando ritornata in calma -l'Italia e divenuto ricco il fratello, che dopo la morte del Leopardi -si diede ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna, tutto pareva -arriderle, ma forse, benchè con rara abnegazione ella si fosse dedicata -tutta ad Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di matrimonio che -le erano state fatte da uomini preclari (fra i quali, mi fu detto, -Giuseppe Giusti) talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì il -rincrescimento di non aver una famiglia propria. Amò i poveri con -vivissimo affetto e trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi -benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e pazientissima, sopportava, -senza quasi avvedersi del proprio sacrifizio, le stranezze divenute -con l'età sempre più frequenti nel carattere d'Antonio; e de la casa -di lui fece modestamente gli onori nei diciott'anni in cui egli fu -deputato di Napoli; mai si allontanò dal fratello, nè pur quand'egli -dovette frequentemente viaggiare per recarsi al Parlamento, benchè tali -viaggi per lungo tempo senza ferrovie, riuscissero assai disagevoli. A -Firenze, dove ella venne spesso con Antonio, seppe acquistarsi la stima -e l'amicizia d'uomini insigni: basti fra questi aver ricordato G. B. -Niccolini. - -Singolare fra le sue virtù fu la modestia: narra Antonio che un dì a -Firenze ella andava esponendogli certi suoi altissimi concetti su la -storia dei popoli, quando presso la Santissima Annunziata incontrarono -Gino Capponi, e benchè Antonio si studiasse senza affettazione di -vincere la consueta ritrosia de la sorella, non gli fu possibile farle -più uscire da le labbra una parola dei ragionamenti dianzi esposti -con tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si voglia considerare -autorità sufficiente la parola del Ranieri, oppresso dal dolore per la -perdita di quella cara, non è possibile porre in dubbio l'alta virtù -del suo cuore e mai, de le tante gentili manifestazioni di questa -virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei. - -Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase colpito da terrore -vedendola cader malata di uno scirro al petto, e invano tutto tentò -per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli dei medici più -illustri. Quand'egli la perdette (il 12 ottobre 1878) non fu dolore -il suo, ma disperazione, e tale che le lacrime non la calmavano, gli -amichevoli uffizi de le più care persone non riuscivano a dargli il -minimo conforto; ad una signora egli scriveva: «Tutto mi rammenta, -tutto mi commuove, tutto è per me lacrime, singhiozzi, convulsioni -inenarrabili, incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà presto da -un tale inaudito martirio.» E chiudendo il suo discorso su la morte -de la sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e gli strazi che -mi distruggono, trovare altro conforto, che deporre queste lacrime e -queste rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno fraterno. Troppe -altre me ne resterebbe a dire: ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi -è impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un profondo presentimento, -che Iddio richiamandomi in breve ora a sè e ricongiungendomi all'angelo -suo e mio, s'inclinerà a liberarmi da un dolore sterminatamente più -grande di quel tanto che la natura mortale può sopportare.» - -Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro marmoreo nel campo santo ed -un grande bellissimo monumento ne la chiesa di Santa Chiara, dove sono -le tombe degli Angiò e dei Borboni. Il monumento, cui cooperò l'arte -del Morelli, del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta -la Ranieri giacente, bella, ma con un'espressione di stanchezza e di -sofferenza ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato a la -mano; ha gli occhi socchiusi e tiene un libro ne la sinistra. Antonio -visitava spesso, e mai senza lacrime, quel monumento, e volle ricordata -la pia sorella anche ne la chiesetta popolare di Piedigrotta, vicina -al luogo ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini de la -battaglia del Volturno; un medaglione di marmo vi rappresenta l'effigie -di Paolina.[67] Il ricordo di lei rimase incancellabile ne l'anima del -fratello e così doloroso da turbargli la salute ed in parte anche la -ragione. - -Per onorare la memoria de la perduta egli fece leggere, a l'Accademia -di Archeologia, Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, un -discorso che la ricorda e che se pure esagerato in qualche parte, -doveva aver gran fondamento di verità per poter venir letto in quel -serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti napoletani, non -avrebbero potuto rimaner facilmente ingannati: essi, e se si vuole -anche per pietà del collega e per procurargli un conforto, adottarono -la fratellanza di Paolina, che considerarono degna di non perituro -ricordo per le sue virtù e per quanto lega il suo nome a la storia de -le lettere italiane ed a quella de la nostra politica unità. - -L'Accademia de la Crusca, ringraziando il Ranieri che aveva fatto -donare a ciascun accademico le parole da lui dettate in morte de la -sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo Leopardi non potranno -mai essere ricordati disgiuntamente dalle consolazioni onde furono -alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; e se in Giacomo ammiriamo -la mente, nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo, -ricordava la devozione de la sorella per quel _sacrario del Verbum -italiano_, e gli studi che su la lingua di Toscana aveva fatto la -eletta donna. In un'altra Lezione tenuta ne la Società Reale il Ranieri -dava notizie di una scoperta linguistica attribuendola a la sorella, -vantando in lei un _intuito fulmineo, una viva luce di singolare -intelletto_. Intitolandole i suoi _Scritti vari_, Antonio scrive: -«No, angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. V'è solo l'eternità -perchè sola ci ricongiunge... La tua vita è stata un raggio celeste, -cui il Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, alcun tempo, sulla -Terra. Dov'è, su questa Terra la cosa santa sulla quale quel santo -raggio non si sia ripercosso?» - -Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) lasciò il Ranieri al Monte -della Misericordia di Napoli, perchè con esso venisse formata una -_Confidenza_ o _Monte Paolina Ranieri_, avente per iscopo la fondazione -di un ospedale pei bimbi e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai -dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure al nome di Paolina. - - * - * * - -Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio Ranieri pubblicava i -_Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi_; io credo che se la sua -gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di lei avrebbero potuto, quel -che non poterono le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore -dal dare al pubblico il disgraziato libro, il quale non menoma punto -l'ammirazione, accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di Nerina, -ma offusca quel raro esempio d'amicizia che gl'Italiani erano ormai -abituati a venerare. Forse Antonio non avrebbe nè pure scritto quel -libro, mentre gli stava a fianco la pia, cui da la sovrana infelicità -del Leopardi non era venuto alcun senso di repugnanza, di egoistica -sofferenza propria, ma che sentì invece con l'ammirazione per quel -grande spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi mali, -l'attrattiva che avvince la _donna vera_ a chi soffre. - - -NOTE. - -[59] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma dl G. L._ Studio -di critica biografica. (Torino, Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg. -XII-512.) È noto come a l'apparire del _Sodalizio_ trattarono de la -questione Leopardi-Ranieri critici insigni quali A. D'Ancona, D. Gnoli, -F. D'Ovidio, R. Schöner, ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la -questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli altri il De Gubernatis -ne la _Vita Italiana_, il D'Ovidio ne la _Nuova Antologia_, L. A. -Villari nel _Fortunio_ di Napoli, il Barbiera ne l'_Illustrazione -Italiana_ e moltissimi altri. - -[60] Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno 1832, a pag. 194, de -l'_Epistolario di G. L._, vol. II, ediz. cit. - -[61] Vedi a pag. 222 e 223 de l'_Appendice a l'Epistolario e a gli -scritti giovanili di G. L._ il proemio a la canzone giovanile «Per una -donna malata di malattia lunga e mortale.» - -[62] Vedi O. VALIO, _La suora di carità di G. L._ Evocazione, pagg. 18 -e 19. (Acerra, Tipografia di Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di -pagg. 20.) - -[63] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma di G. L._, pag. 503. - -[64] Vedi a pag. 301 del volume _Prose morali di G. L._, commentate da -Ildebrando Della Giovanna, il pensiero IV. - -[65] Diversamente in certi particolari narrò la fine del Leopardi il -Ranieri ne la sua lezione su _Enrico Alvino_, da pag. 251 a pag. 257 -del volume _Scritti varii di Antonio Ranieri_, vol. I. (Napoli, Morano, -1879, in 16º, di pagg. 322.) - -[66] Vedi _Parole di A. Ranieri a l'Accademia di Archeologia, Lettere e -Belle Arti per la morte della sorella Paolina_, recitate nella tornata -dei 5 di novembre 1878, dal collega segretario Giulio Minervini, pag. -6. (Napoli, 1878.) - -[67] Questo medaglione di Paolina Ranieri era già stato riprodotto pel -presente volume, quando dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia -di una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi in un prezioso -album, già appartenente a la chiara gentildonna Lucia De Thomasis. - -L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti con somma gentilezza -acconsentì a far ricerca di questa miniatura, ch'era andata smarrita, -e trovatala, me ne favorì una riproduzione, da la quale fu tolto il -medaglione che precede questo studio. - - - - - [Illustrazione: _Geltrude Cassi Lazzari_] - - - - -LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE DI G. LEOPARDI. - - -La donna ha sempre un'azione importantissima su la vita de l'uomo; il -cuore di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le azioni eroiche -come ne le volgari, ne la gioia come nel dolore, risente l'efficacia -del cuore femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama, spesso ancora -ciò che è, ciò che può, che sa e che fa è opera in buona parte d'una -donna. Perciò non è certo senza interesse, nè senza importanza ne la -storia di un grande ingegno il vedere quali donne egli ebbe care, quale -influenza esse esercitarono su di lui, che cosa egli pensò di quelle -donne in particolare e de la donna in generale. Se questo può dirsi di -quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione si può affermare di Giacomo -Leopardi, di cui tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in un'alta -e vana aspirazione a la donna e a l'amore. - -Ne la casa paterna la sua infanzia passò in una rigidezza quasi -ascetica, ma anche l'aria stessa ch'egli respirava, per dir così, -era di una purezza altamente educatrice: severissima, la madre non -gl'inspirava tenerezza, ma certo gli appariva, più che degna di un -timoroso rispetto, figura austera e dignitosa; affettuosissime le nonne -e, più che mai, la sorella Paolina ch'egli prediligeva e che sempre -ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio prevaleva a l'affetto, -ed il trionfo ne le finte battaglie romane, il primeggiare in tutto -rendeva felice quel vivace Giacomo, cui il vestito nero da abatino -non temperava lo spirito battagliero, nè la monotona severità de la -casa spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo studio e de la -conversazione egli era il fanciullo obbediente e forzatamente quieto, -ne la libertà dei giuochi venivano svolgendosi in lui l'immaginazione -vivacissima, creatrice di mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio -di lode e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma e ne lo studio e -nei trastulli la compagnia di Paolina metteva una nota di gentilezza e -d'affetto che quei fieri ragazzi non avvertivano forse, ma che influiva -grandemente su l'animo loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo -turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera buia, di cui le -persiane eran chiuse, egli ascoltava battere le ore a l'orologio di -piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono, e, vedendo dissipate le -immagini paurose che gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli -entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza, simile a quello -che provava la sera, quando da le finestre de la sua stanza, che -davano sul giardino paterno, egli contemplava le stelle, sentendo già -un poetico commovimento, un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito -stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo aveva allora dei momenti -pensosi di tenerezza, nei quali, in potenza se non in realtà, egli era -già poeta. Ne la severità de la famiglia questa tenerezza si volgeva -specialmente a la pietà religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e -d'adolescente attestano il fervore. - -Quand'egli scriveva la tragedia _Pompeo in Egitto_, la donna per lui -non era ancora, nè poteva essere, che madre o sorella; egli pone in -scena uomini soli, non osando o sdegnando porvi una donna; tanto più -che Cleopatra avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori con Cesare, -e Cornelia veniva naturalmente esclusa dal disegno de la tragedia, che -finisce con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto essa avrebbe -acquistato importanza e interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose, -ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel fuoco di parecchi versi -si sente già un cuore appassionato - - . . . . . . . . . . non vien meno - In questo cuore il marzial coraggio, - Il romano valore, io son Pompeo. - . . . . . . . . . . . . . . Pompeo - Non sa che sia timor: se vinto ei cade, - Colpa del fato è sol, non di viltade. - -Quest'ardore di Giacomo si calmava sui libri, che erano divenuti una -vera passione per lui e che precocemente maturavano il suo spirito; -ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, annota, cita, freddo -e accurato, veniva nascondendosi il poeta, ma non così che il fuoco -de l'anima non scintillasse ancora qualche volta, anche nei lavori -più gravi. Il bisogno di sognare e l'aspirazione a qualche cosa di -grande, di lontano e di sommamente desiderabile, si compendiavano -ne la sete di gloria: non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo, -«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno della famiglia cedeva in -cose d'onore»,[68] e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi negli -studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. Da un lato, fanciullo -ancora, non provava l'ardente brama di vita e d'amore che si risvegliò -poi in lui; da l'altro, la sua fede era così profonda, che Paolina -molti anni più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità di lui -ed esclamava: «E non avevamo da piccoli giuocato insieme a l'altarino? -Ed esso era tanto religioso che era divenuto pieno di scrupoli!»[69] -Questa fede, che si rivela negli studi da lui impresi per facilitare -forse il principio de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto -nel _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, era un trasporto -d'affetto «verso quell'Essere, che non si può conoscere senza amare e -non si può vivere senza conoscere»;[70] e nel suo cuore si accoppiava a -sentimenti di dolcezza, di tenerezza, che, ne le meditazioni commosse, -gli davan momenti d'estasi in cui egli si sentiva quasi innalzare verso -l'amore infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza de' suoi -studi eruditi e del mondo in cui viveva; non aveva provato bisogno o -desiderio di conoscere la vita in una cerchia più estesa di quella de -la sua famiglia e del suo paese; e, se pure qualche idea scettica o -triste l'aveva preso, era rivolta più che a quanto lo attorniava, al -mondo in generale. Ma ora egli si ridesta; da la sua biblioteca tende -l'orecchio ai rumori del mondo, sente un grande ignoto fuor di quel -suo refugio, e quell'ignoto lo attrae; il fanciullo comincia a divenir -uomo. Primo inizio di questa trasformazione fu quella ch'egli stesso -chiamò la sua _conversione letteraria_; come un ragazzo che incominci -a considerarsi e a voler essere considerato un giovanotto, si vergogna -d'esser stato trasandato ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza, -così il Leopardi, che visse tutto ne la vita de lo spirito, non -si accontenta più de l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo -splendore de la forma e de l'arte; la fantasia e il sentimento, a -lungo compressi, provano imperiosa la necessità di espandersi, ed -egli comprende che solo una forma eminentemente artistica può esser -degna veste del suo pensiero. Ora non ispende più lunghe fatiche -sopra autori secondari, ma ricerca e vuole il bello ne le sue migliori -manifestazioni; le sue letture prendono un nuovo indirizzo e più che -a la caccia di notizie peregrine si rivolgono a la nobiltà dell'arte, -al pensiero profondo, ai sensi degni. Torna con animo mutato a -Virgilio, ad Omero, a Dante, che non ha finora compresi, e se ne -commuove, e piange e freme con essi. Su l'_Eneide_ egli «andava del -continuo spasimando, e cercando di far sue, ove si potesse in alcuna -guisa, quelle divine bellezze: nè mai _trovò_ pace infinchè non _ebbe_ -patteggiato con _se_ medesimo, e non _si fu_ avventato al secondo libro -del sommo poema, il quale più degli altri _lo_ aveva tocco.»[71] - -Non era più semplicemente un erudito, era già un vero poeta che, -leggendo Virgilio, senza avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad -alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene talvolta fino a le -lagrime. Il bello gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi -marchigiani, o quando una passione lo agita, l'anima sua ingigantisce; -e se a l'improvviso sente da qualcuno recitare a caso qualche verso -di autore classico, il suo cuore ridesto prende a palpitare; e il -suo spirito, quasi a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta -tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento il suo, bensì fiducia -di poter fare assai più e meglio; a proposito di sè osa già nominare -il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La sua sensitività è resa più -profonda dal suo stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze -aggravate così da fargli presumere vicina la morte, che a lui non ancor -deluso ne le sue più care speranze e soprattutto avido di gloria e -quasi certo di conseguirla, purchè la vita e le forze non gli vengano -meno, desta un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar con -affanno disperato precipitar verso la tomba i suoi splendidi sogni. -In questo periodo triste e quasi solenne l'immagine de la donna come -amante gli appare per la prima volta fra quei beni de la giovanezza, -che stanno per essergli strappati e cui egli tende le braccia -desiderosamente; gli si palesa candida e soave ne la funerea luce -che gli vela il mondo; amore e morte si rivelano insieme al poeta de -l'amore e de la morte. - -Nel suo _Appressamento della morte_, la visione d'Amore, che svolazza -sopra un'immensa folla, sogghignando e avventando strali roventi, -e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, non sono che -reminiscenze classiche e ricordano i _Trionfi_ del Petrarca e la -_Commedia_ di Dante: ma ne l'episodio di _Ugo e Parisina_ v'è pur -qualche accento vero e profondo: - - I' fea contesa e forse ch'i' vincea, - Ma un dì fui sol con quella in muto loco, - E bramava ir lontano e non volea, - E palpitava, e 'l volto era di foco, - E al fine un punto fu che 'l cor non resse, - Tanto ch'i' dissi: t'amo. . . . . . . . - -Ne l'animo del giovane solitario e amante de la solitudine, perchè -già consciente de la propria grandezza e sdegnoso de le compagnie -volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove. La biblioteca e la -sua camera erano il rifugio di quasi tutte le sue ore, una camera -semplicissima al primo piano del palazzo Leopardi, con un lettuccio -ricoperto da una coltre gialla, un cassettone, un armadietto e poche -seggiole. Nei riposi che la debole salute gl'imponeva, ne le remote -passeggiate, ne le lunghe sere in cui sdegnoso de la società di casa e -malato d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi al buio in una grande -stanza, solo, fuorchè nei momenti in cui Carlo e Paolina andavano a -tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni superbi e ardeva -ne l'impazienza di fama e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli, -osando per la prima volta prendere per protagonista una donna, una -donna bella e infelice, maturava l'idea di una tragedia: _Maria -Antonietta_. - - * - * * - -Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude Cassi-Lazzari andò a -Recanati col marito[72] per mettervi nel convento de le Oblate la -figlia primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei Leopardi suoi -cugini: ella, sorella del traduttore de la _Farsaglia_ di Lucano, nata -nel 1791, aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi diciassette -era andata sposa al conte Giovanni Giuseppe Lazzari; era bella, di -figura maestosa, di portamento regale, di viso pallido, _de la pâleur -mate des Pésaraises_,[73] d'occhi nerissimi, scintillanti, sibillini, -come li chiamava Carlo; la soprannominavano Giunone: e a l'incanto de -la florida venustà, che le aveva meritato questo nome, univa quelli di -una buona coltura, di uno spirito vivo, di una conversazione briosa, di -un'arte _somma nell'amare e nel farsi amare_.[74] - -Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi, e così lungamente (ella -stette in casa di Monaldo una quindicina di giorni), ad una donna -tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la condizione sociale, la -salute, il carattere di lui fossero in opposizione con quelli de la -cugina, egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la sua gioventù -compressa e solitaria. Ella doveva apparire quasi una divinità a lui -ragazzo ancora, sparuto e deforme, ammalato e triste, ma così sensitivo -a le impressioni de la bellezza che, a quanto si narra, bambino di -otto anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui v'erano riunite -parecchie persone brutte, rifugiatosi vicino a la zia, le disse -malinconicamente: «Non si sa dove riposare lo sguardo.» Il Leopardi -vide in quella donna una prima realtà de le tante sue splendide -speranze, e, riservatissimo per natura, più riservato ancora per -l'educazione quasi monastica ricevuta, non osò non pure parlarle, ma nè -pur lasciar trapelare in alcun modo la sua passione, di cui narrò con -finezza psicologica i ricordi in quelle _Memorie sopra alcuni giorni -della sua gioventù_ ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan -tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione. Carlo ne -parlò più volte al Viani, ed al Tirinelli[75] narrava: «In quel tempo -egli prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri che gli -nascevano alla vista di questa donna. Eran scritti, mi ricordo, in -tanti foglietti di carta che Giacomo veniva a leggermi ogni giorno»; -aggiungeva che quelle carte eran rimaste ne le mani del Ranieri e -che avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de l'ingegno di Giacomo, -perchè contenevano un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi in -Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora le due Elegie: il _Primo -Amore_ e _Dove son? Dove fui? Che m'addolora?_ senza dire che secondo -alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso del primo amore del Leopardi, -il quale, dicono, volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane, -malinconico, amante ritroso e, quantunque colpevole, timido e quasi -pudico. Il giovane passava le sere insegnando a la signora il giuoco de -gli scacchi ch'ella aveva mostrato desiderio d'imparare. - -L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto a la tristezza, produsse -una mestizia nuova. Lungamente egli aveva desiderato e sospirato -di sentirsi battere il cuore; pure, quando s'innamorò de la bella -cugina, egli rimase stupito da la potenza di desiderio e di dolore -che amareggiava il suo affetto; la più cara de le sue illusioni si -scolorava già dinanzi a la realtà, chè nel possedere il bene del -sentimento bramato, egli si trovava misero per il tesoro di speranze -che gli veniva tolto. La donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di -quell'amore, e il giovanetto pallido, confuso, muto dinanzi a lei, -vedendola così gaia e così bella ne la sua gaiezza, non sapeva che -augurarle in cuor suo una tranquillità sempre uguale, pur piangendo -amaramente al pensiero ch'ella non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur -compiangerlo. Eran giorni per lui di tormento ineffabile e di sovrumana -felicità; tutto chiuso in sè, godeva di pensare continuamente a la -bella signora, di sognarla, desto o addormentato; instabili, confusi -si volgevano i suoi pensieri; quanto prima gli piaceva, diveniva -indifferente; mute quelle stesse voci de la natura che con tanta -eloquenza avevano parlato a l'animo suo di poeta; muto l'amore de la -gloria, indifferenti i libri. I suoi occhi, chini o pensosi, sfuggivano -del pari le belle e le brutte parvenze, quasi che le une come le altre -avessero potuto turbare l'immagine cara così vivamente impressa nel suo -pensiero. Questo affetto ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento -de l'anima tenera ed entusiastica, de la fantasia vivacissima. La -partenza de la Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo gettò -in una disperazione tale da trarlo quasi fuor di sè stesso, da farlo -freneticamente battere il capo nel muro, come Carlo narrava; ma, per -la sua stessa veemenza, tale dolore doveva esser breve. «Dei versi -di lui, — scrive il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più viva -impressione di dolore, vivace, presente, reale, sono anche per tempo -i primi, il _Primo Amore_. Se non che in questi, si badi, il dolore ha -forma di sensazione fuggevole, non già d'idea perenne ed essenziale.» -Il tempo calmò più presto che non si sarebbe pensato quella passione e -finì con ispegnerla. Essa era stata timida, ma furiosa; la donna, che -ne fu oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase soggiogato da -la bellezza florida, la grazia civettuola, la superba noncuranza e la -gaiezza di lei. - -Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno cessarono i suoi timori d'una -morte assai vicina; egli capì che avendosi ogni riguardo, avrebbe -potuto vivere fors'anco a lungo, per quanto stentatamente e sempre in -pericolo; ma in quell'età e dopo la dura prova del primo amore, più -che mai lo tormentava la coscienza del suo aspetto miserabile; egli -capiva che la virtù senza alcun ornamento esteriore difficilmente -conquista gli animi, e che per forza di natura, che nessuna sapienza -può vincere, non si ha quasi _coraggio d'amare quel virtuoso in cui -niente è bello fuorchè l'anima_. La previsione di una vita infelice non -lo sgomentava, egli guardava imperturbato i mali futuri ne la certezza -di sostenerli senza viltà, ne la speranza di riuscir utile a qualche -cosa; se aveva molto sofferto, comprendeva di dover soffrire ancor più: -«E massimamente soffrirò — scriveva al Giordani il 15 febbraio 1818 -— quando... mi succederà, come necessariamente mi deve succedere, una -cosa più fiera di tutte della quale adesso non vi parlo.» Alludeva a la -passione amorosa? È più che probabile. - -Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un vasto piazzale, s'apre una -strada di cui le due case a gli angoli, con la facciata sul piazzale -stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di esse si serviva per -abitazione del cocchiere e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era -Giuseppe Fattorini, che abitava quella casa insieme a la moglie -Maddalena Santinelli e a due figliuole (le altre tre maggiori eran già -maritate); l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una graziosa fanciulla -di media statura e di figura slanciata, civile nei modi, accurata -ne le vesti, per innata dignità o per ritrosia poco famigliare, da -gli occhi _ridenti e fuggitivi_ nel viso assai bianco, dai capelli -neri. Giacomo da le finestre de la biblioteca vedeva la giovane e ne -ascoltava il canto, e quando la primavera commosse il suo cuore e lo -fece rifiorire di sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva, egli nel -_maggio odoroso_ più spesso s'alzava dal tavolino per appoggiarsi al -davanzale, guardare il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il mare -lontano e lontanissimi i monti, e riportar lo sguardo su la figura de -la fanciulla china sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le stanze -tranquille e de la strada solitaria, la voce melodiosa. Giacomo amò la -fanciulla popolana; ma in questo non prevalse, come nel primo affetto, -un'ammirazione quasi paurosa, un ardore furibondo, benchè compresso. -La Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata e vedeva pensosa e -malinconica, gli destava una soave tenerezza che, lungi da lo spegnersi -come la subita fiamma del primo amore, durò per sempre in lui. Non era -un'antitesi abbagliante, ma una fraternità di sventura e di dolore, -di purezza e di virtù che lo attraeva in quella giovanetta tisica, -ch'egli certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di tener nascosta -la sua malattia; ad ogni modo poi essa non potè celarla lungamente, -poichè visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio odoroso, e cioè fino -al settembre del 1818. Carlo giudicò tale amore _molto più romanzesco -che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano e prigioniero_. Certo -e l'educazione ricevuta e la presenza e l'austerità de la famiglia -Leopardi e mille ostacoli esteriori, anche senza parlare de l'indole -vereconda e ritrosa di Giacomo, dovettero far sì che il suo affetto gli -rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo come una lieve simpatia -nei cenni che da la finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e -questo tanto più, che la Teresa era fidanzata, o amata almeno da un -altro: - - . . . . . . . . . . i parenti tuoi - Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore; - -le diceva il poeta; e ancora - - . . . . . . . . d'amarti il vanto altri si tiene; - -a meno che, come altri suppose, questa non fosse una finzione di -Giacomo a lo scopo di meglio nascondere ne' suoi versi la persona che -li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta gravemente ammalata gli fu -cagione di nuove amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici -pensieri, altri pensieri più cupi che gli dettarono, nel 1818, la -_Canzone per una donna malata di malattia lunga e mortale_, dove non -vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime Elegie, ma una tenerezza -che induce a dolorosa meditazione, l'accento d'una pietà intensa quanto -l'amore; tali specialmente i versi in cui il poeta, quando ascolta -taluno recar cattive nuove de l'ammalata, si studia di farsele apparire -meno gravi; tali anche quelli in cui va dubitando ch'ella (al par -di lui al tempo de l'_Appressamento della morte_) tema di morire; e -perduta poi ogni speranza di vederla salva, cerca vanamente intorno a -sè un soccorso che la rattenga in vita. - -Qualche sentenza («Nostra famiglia alla natura è giuoco») fa già -presagire in lui il desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è ancor -vivo il presentimento de la sua propria morte, e il triste timore, -ancor più doloroso di quel presentimento, che il tempo, l'esempio, il -mondo possano a lui stesso togliere il suo più grande, anzi l'unico -tesoro, l'anima sua. - -Ella, _che è tanto bianca_, non verrà macchiata da la mota del mondo: -muore bella e pura, muore innocente: nè se tale non fosse egli avrebbe -saputo amarla, poichè fugge la stessa bellezza che gli è tanto cara, se -ad essa non vien compagna la virtù. - -Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la bellezza plastica, ma un -soave, malinconico vagheggiamento di un'anima giovane, pura, di cui le -sventure lo fanno ripensare con minor amarezza al dolore proprio e con -fraterna simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si sente grande, ma -nel suo pensiero vede lei così semplice, così vera figlia de la natura, -che gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia e sorreggerla, ella -apre le ali candide e s'innalza ne l'azzurro. È debole, malata, ne' -begli occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che cosa sente, che -cosa sogna? Egli, bevendo quasi i pensieri che crede veder riflessi -in quel puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de l'anima. La -stessa Fattorini è la gentile immagine del _Sogno_; rivedendola morta, -il poeta le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere da lo -spirito quello che da la persona non seppe: s'ella ebbe pietà di lui, -e gode di una malinconica gioia e si esalta, sentendo ch'ella gli fu -compassionevole ed affettuosa. Ancorchè ella lo avesse amato, come nota -il Mestica, la povera giovanetta doveva tremare a l'idea che il conte -Monaldo potesse saperne qualche cosa. - -Nel _Sogno_ vediamo piuttosto l'abile imitatore del Petrarca che il -vero artista. Non vi mancano versi originali e belli: tale è l'immagine -de la donna, che con atto materno pone, sospirando, la mano sul capo -del giovane; tale il ricordo di quel flore di gioventù, appassito -nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de l'_Appressamento della -morte_: così quello de lo sconforto che apporta la prossima fine ai -giovani i quali hanno ancora intatte le loro speranze: - - All'immatura sapienza il cieco - Dolor prevale. . . . . . . . . - -E quel paragonare la sua giovanezza a la vecchiaia, da cui poco -discorda, richiama parecchie frasi de l'_Epistolario_, e fra le altre -quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre condotto una vita _quale -non si richiederebbe da un cappuccino di settant'anni_; il che è -prova de la sincerità del suo affetto, anche in questo componimento -d'imitazione. - -Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre maggiore, quantunque ne -l'insieme questo e gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto -triste che scettica. Ed un'ultima osservazione ricorre qui opportuna: -se, come si può considerar sicuro, la donna del _Sogno_ è la Fattorini, -abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per lei un vero, benchè -calmo affetto, piuttosto che una fantastica simpatia, poichè la dolce -apparizione dice al poeta: - - . . . . già ruppe il fato - La fe' che mi giurasti; - -sia pure che questa fede fosse stata giurata solo ne l'intimo, essa -denota un amore reale. - -Un anno a presso, nel 1819, rievocando il ricordo de la soave fanciulla -perduta, il poeta scriveva la canzonetta _Per morte di donna amata_, -dove, quantunque il motivo sia petrarchesco, vi ha tanta grazia e tanta -dolcezza di inspirazione e così squisita musicalità, e dove il poeta -ritrova l'immagine de la _candida fanciulla_ in una _betulla candida_, -separata da le altre. - -Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli diedero al Bellini -l'inspirazione de la stupenda melodia dei _Puritani_: - - Qui la voce sua soave, - -melodia che doveva commuovere dolcemente il grande Recanatese, amante -de la musica e soprattutto di quella appassionata del Bellini. - -De la Cassi, non molti anni dopo averla amata, il poeta rivedendola -a Pesaro, scriveva con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia, -d'averla trovata più grassa e florida che mai; ma il ricordo de la -Fattorini doveva rimanergli invece come cosa sacra ne l'anima, affetto -che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più che l'immagine bella -de la Teresa richiamava a lo spirito di lui la giovanezza e le care -illusioni, sole vere gioie de la sua vita. - -Nei _Detti Memorabili di Filippo Ottonieri_ egli ripensava certo a -la tessitrice, quando scriveva che il perdere una cara persona per -via di qualche accidente repentino è meno doloroso che il vedersela -distruggere a poco a poco da una lenta malattia da cui, prima ancora -che spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa senza fine amara, -poichè violentemente ci cancella dal pensiero tutti gl'inganni de -l'amore e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine stessa -di lei non arreca più conforto, bensì tristezza. E pure dieci anni -ancora dopo la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente nel -suo pensiero, e ne fissò il profilo come in un quadro incantevole -nei versi de la Canzone _A Silvia_, scritta a Pisa in un periodo di -quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici ricordi. Silvia -è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, -ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di -una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi -ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce -la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le -quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca -sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta -l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo -sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più -amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; -nel cantare Silvia egli risente in sè _quel suo cuore d'una volta_. -Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice -solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa -fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la -candida Teresa. - - * - * * - -Ne la prima gioventù esteriormente monotona e fredda, ma alta e quasi -eroica nel pensiero e ne l'affetto, le prime immagini di donne reali -che il Leopardi contemplò con amore, furon quelle che davano vita -dinanzi a lui a le belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo le -sue profonde e appassionate letture dei classici: la Cassi doveva -parergli una dea de l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la Circe -di Virgilio, che canta e lavora. Quanto fu scritto intorno a la donna -e a l'amore, e particolarmente da gli antichi, più consuoni a lui per -semplicità e nobiltà di sentimento, lo attraeva, quasi gli permettesse -uno sguardo almeno in quel mondo femminile ignorato, ch'era tutto il -suo sogno. La Crestomazia da lui raccolta più tardi, quantunque intesa -a dare specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi, rivela -questa tendenza del suo spirito pel gran numero di componimenti amorosi -che vi sono accolti. - -Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre la satira di Simonide -_Sopra le donne_; ed egli che tante donne aveva guardato con disdegno -e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima l'ideale imagine -d'un'eletta, doveva consentire col Greco nel disprezzo de le sciocche -e de le vane e ne l'alta ammirazione di quella che _all'ape è -somiglievole_, ne l'invidia di quel _beato_, che l'ottiene e vede con -lei _prosperare la mortal vita_. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse, -facendola precedere da un suo discorso originale, l'orazione di -Gemisto Pletone in morte de l'imperatrice Elena Paleologina. La donna -immaginata gli appariva sempre sotto forme maestose e belle; fosse la -madre, conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe de gli eroi, -e accennante le belle orme del sangue versato per la patria; fosse -la donna romanamente forte, che elegge i figli piuttosto miseri che -codardi; fosse la giovanetta sposa greca, che cinge il fido brando al -lato del suo caro o spande le nere chiome sul corpo esangue e ignudo di -lui, riedente su lo scudo conservato; o Virginia bellissima e pura, che -volentieri dà la vita per la patria. - -Con tali immagini ne l'animo è naturale ch'egli sdegnasse le -Recanatesi, le quali a la lor volta non lo curavano punto e forse -lo schernivano; è naturale ch'egli le trovasse poco più, o un poco -meno ricche di quel che la natura avea dato loro, e che la società -del suo paese lo facesse dar indietro a prima giunta. Egli, come il -suo _passero solitario_, non curava nè sollazzo, nè riso, nè amore; -sfuggiva la gioventù riversantesi la festa ne le vie per mirare ed -esser mirata, e godeva d'uscire ne la rimota campagna e contemplar -mestamente il sole al tramonto. Amore era già lungi dal suo petto -così caldo un giorno, _anzi rovente_; pure incontrando pei campi una -vaga fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di una notte estiva -il canto d'una giovanetta intenta al lavoro ne le stanze romite, il -suo cuore si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa gli rendeva -cara, come immagine vivente de la perduta, un'altra povera e gentile -tessitrice, tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina a lui, che -poteva vederla da le finestre di casa sua ed ascoltarne la voce, la -Maria Belardinelli, una bionda, candida, soave e signorile nei modi -essa pure, in cui altri volle riconoscere la Nerina de le _Ricordanze_. - -L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi del poeta molti anni più -tardi, è un idillio gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli -occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la finestra in colloquio al -giovanetto suo vicino, che impallidisce ancora, ricordando la voce -di cui ogni lontano accento lo faceva tremare. L'immagine de la morta -gli si ripresenta come figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli -vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza e de la speranza. Se -pure Silvia e Nerina non sono la stessa persona (e la questione molto -discussa non è forse ancora decisamente risolta), son fuse ne l'anima -del poeta in una soavissima idea d'amore, di giovanezza e di sventura. -Silvia e Nerina sono la donna ch'egli amò con l'anima senza alcun -materiale desiderio, la donna che sola gli pareva degna _di un fuoco -intaminato e puro_: giovane, onesta, bella, altera e dolce insieme, la -donna che in elette forme accogliesse un'anima simile a quella ch'egli -sentiva in sè, la donna ne la quale per lui si convergevano tutti i -raggi de la bellezza e de la felicità umana: essa la primavera, essa -la gioventù, essa la speranza, essa l'amore, essa la morte. Tutta la -spiritualità del poeta si rivela in questi suoi versi d'amore: la -graziosa giovanetta che gli ha sorriso un giorno, ha fatto battere -il suo cuore d'un palpito che non si estinse più interamente, perchè -la bella immagine femminile divenne per lui un alto ideale, l'amore -stesso fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce e si -oscura; la tomba de la giovane racchiude tutto quel che di desiderabile -ha il mondo, e il fantasma che di tratto in tratto risorge da quella -tomba ha ancora tanta vita e tanta luce che nulla è degno di essergli -paragonato. La bella stagione sempre rinnovava nel Leopardi col -desiderio de la vita, dei diletti del cuore, de la contemplazione de -la bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed egli non ebbe mai un -giorno lieto o solo tranquillo, in cui, col ricordo caro fra tutti de -la giovinezza, non si ravvivasse quella memoria sacra per lui; ancora -a Napoli, quando col Ranieri saliva a piedi a passeggiare su i colli -e udiva il canto de le tessitrici intente al telaio, egli ristava ad -ascoltare muto, commosso. - -Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo di torpore in cui nè pur le -pene morali venivan più a _consolarlo_, condannato a l'ozio da i suoi -mali, lacerato da la noia, come da un dolor gravissimo, gli pareva -di non intender più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore, e solo lo -scuoteva la pietà di qualche cuore gentile. Era già formato in lui -quel concetto che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi felicità su -la terra, non havvi gioia, non consolazione reale, ma conforto unico -rimastoci è la giovanile speranza, o meglio quell'illusione che nasce -da l'inesperienza de l'uomo e che si personifica ne la giovinetta -ingenua e sognante, destinata a una morte precoce. Una emanazione di -questi sogni mi pare tutto il gruppo de gl'Idilli in cui domina una -tristezza pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo gli accenti -disperati e cupi de _La sera del dì di festa_): domina il sentimento -de la natura e vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de le cose, -le quali, tuttochè di una realtà evidente, hanno un'alta idealità -d'espressione; tale quel _Passero solitario_ che su la vetta de la -torre antica va cantando a la campagna, finchè non muore il giorno e -l'armonia erra per la valle esultante ne la primavera, quel passero -che, mentre gli altri augelli contenti fanno a gara insieme mille -giri per il libero cielo, festeggiando la loro gioventù, pensoso e in -disparte mira il tutto, nè gl'importa di spassi e d'allegria, canta, -e passa così il più bel fiore de l'anno e de la sua vita, quantunque -ricordi il - - Passer mai solitario in alcun tetto - -e il - - Vago augelletto che cantando vai - -del Petrarca, è immagine perfettamente reale. Invero il Mestica seppe -da chi ancora se ne ricordava in Recanati, che un passero solitario -stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di poi, su la croce in -cima al cono del campanile di Sant'Agostino, il più antico del borgo. -Ma questo passero, che il poeta cercò spesso con gli occhi ammalati -in alto su la torre in mezzo al sole di primavera, che ascoltò con -l'animo intenerito, diviene un amico e un fratello per lui, che passa, -senza divertimenti, solitario, la sua giovinezza ricca unicamente -d'un conforto e d'una gioia, quella del canto: sentimento, amore, -vita per lui. E al cielo sereno, ove gli uccelli garrendo lietamente -intrecciano i loro voli e dove s'alza la punta di quel campanile -che ricetta il piccolo poeta alato ne la sua solitudine triste, fa -riscontro la immagine, ammirabilmente nitida del borgo al tramonto, in -cui risuonano le campane e le allegre scariche di fucile, mentre da le -case si spande ne le vie la gioventù vestita a festa, lieta di vedere -e d'essere veduta. Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario -ne la remota campagna, o percorre a lenti passi la sua passeggiata -favorita sul monte Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello, -tormenta l'uomo e gli guasta quella malinconia così dolce, quantunque -non scevra di desiderio e di rimpianto, con la visione di un avvenire -non rallegrato più nè pur da la luce de gli affetti; d'un avvenire in -cui si farà cocente il rammarico dei godimenti giovanili non gustati -e perduti per sempre. La calda anima del poeta par che si sopisca ne -l'altissima quiete del lago al meriggio, ne la pace infinita e nel -silenzio. - -Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva non parergli più d'esser -capace di amicizia, nè d'amore; ma mentre nega l'amore e le giovanili -illusioni, le sente più soavi che mai. Il mondo è un paradiso a lo -sguardo dei giovani, cui il cuore balza di speranze e di desiderio, -cui la vita appare come una danza o un giuoco: ah! troppo brevi furono -questi dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse di amare, _il -viver suo fortuna avea già rotto_, chè la sua salute era perduta, la -deformità sopravvenutagli ne' suoi migliori anni, insieme a la precoce -esperienza de la vita, l'avevan fatto misero per sempre. Il suo cuore -è di sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un ferreo sopore, -estraneo ad ogni moto soave; nondimeno il volto d'una fanciulla basta -a commuoverlo e a ridestargli un canto ne l'anima. Canta e ritorna -continuamente a sè, persuaso «che le scritture e i luoghi più eloquenti -sieno dov'altri parla di sè medesimo ...... Perchè quegli che parla di -sè medesimo non ha tempo, nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi -comuni, chè allora ogni vena più scarsa mette acqua che basta, e lo -scrittore cava tutto da sè, non lo deriva da lontano, sicchè riesce -spontaneo ed accomodato al soggetto, e in oltre caldo e veemente; nè -lo studio lo può raffreddare, ma conformare e abbellire.»[76] Questo -provano i versi stessi co' quali il Canto si chiude mirabilmente nel -proposito ch'egli fa a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime -d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi rive, nel desiderio non -di felicità e nè pur di pace, ma di _lena e cuore a sospirare_. - -Ne _La sera del dì di festa_, il poeta ricorre col pensiero ad una -donna di cui _pe' balconi rara traluce la notturna lampa_, mentr'ella -dorme ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna, ignara -de l'amore che ha acceso. Secondo il Mestica, in questa donna si -dovrebbe riconoscere la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati, -sorellastra di Giacomo; e _La sera del dì di festa_, sarebbe l'ultimo -fra gl'Idilli, perchè «è ragionevole supporre che questo amore che si -confessa tanto forte, abbia avuto qualche giorno di vita, e che non -siasi spento alla maniera di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio -nel cuore del poeta.»[77] Appar probabile che Giacomo vagheggiasse la -Basvecchi, tanto più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli -il fidanzamento di lei, la chiama _la tua Serafina_. Pure non riesce -altrettanto chiaro che tale affetto fosse profondo e durevole: questa -stessa poesia, che rivela un animo fortemente agitato, non si può -dire tutta infiammata da una veemente passione; il poeta è sconvolto -piuttosto da una tempesta di dolore che d'amore. L'antitesi fra la -pace de la natura e la disperazione di lui è il motivo fondamentale e -si palesa persino ne l'armonia del verso; l'idillio si alterna con la -tragedia. La notte è dolce e chiara, la luna queta posa in mezzo a gli -orti e il profilo nitido de le montagne si rivela nel sereno; la donna -riposa ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano a la mente grati -ricordi, ma v'è un'anima lì presso che confronta, quasi inconsciamente, -quella dolcezza e quella pace col suo dolore; v'è un uomo, di cui gli -occhi non brillarono mai se non di pianto e che disperato si getta per -terra e invoca la morte e grida e freme. Passa un artigiano, che ha -vegliato divertendosi e ritorna a casa cantando. Il giorno festivo è -finito e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel giovane disperato -e fremente divien pensoso: la sua mente, dimentica del proprio dolore, -considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni grandezza, d'ogni cosa, -e dopo aver contemplato un momento l'immensa scena del grande impero di -Roma, - - . . . . . . . . e l'armi e il fragorío - Che n'andò per la terra e l'Oceáno, - -risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la pace ed il silenzio in -cui tutto posa il mondo, dove di quella rumorosa gloria non rimane più -nè pur una debole eco. Il canto si perde, allontanandosi pe' sentieri, -ed il Leopardi, con un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come -fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando dolorosamente nel suo -letto, a tarda notte sentiva stringersi il cuore ne l'ascoltare una -simile voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta de gl'Idilli è già -il poeta del dolore, ma di un dolore tutto giovanile, ora agitato -da la veemenza de la passione, ora allietato da la dolcezza de la -speranza, qua ruggente come in un grido di rivolta, là mite come in un -sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i paesaggi, le scene, le -immagini, formano tutto il suo mondo reale: la natura è l'amica sua, -la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di canti qualche cosa di -romantico, come notò il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura -e nel sentimento tenero e malinconico; certo, limati e condotti a vera -finezza estetica e perfezione di stile più tardi, serbano tuttavia il -profumo, la grazia e la freschezza giovanile. Il poeta ha ritrovato sè -stesso e, ne la sincerità de la sua inspirazione, il dolore contenuto, -gl'impeti de la giovanezza avida d'amore, ricca d'alte aspirazioni, -di nobili sogni, ma sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la -solitudine, la dolcezza dei ricordi d'infanzia e d'adolescenza così -vicini e già così lontani, tutto diviene poesia. - - * - * * - -Per Giacomo Leopardi la donna era sempre, anche colpevole, un oggetto -di reverente pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo nel fango, -fa rimpiangere la freschezza e la grazia che ha perduto, ma di cui -gli resta un lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già scritto quella -Canzone _Sullo strazio di una giovane_ di cui bastò il titolo a mandare -in furia il conte Monaldo, che v'immaginava _chi sa quali sozzure_. Un -fatto vero e accaduto ne le Marche aveva dato inspirazione al Canto: -un seduttore per opera del chirurgo aveva fatto uccidere col figlio -nascituro la fanciulla, che già aveva amata. - -La Canzone rimane tuttora ignota, ma un pensiero incluso fra i ricordi -giovanili del poeta, editi per la prima volta nel 1863 da la _Rivista -Italiana_, ci dà qualche idea dei sentimenti che la inspirarono: -l'autore si propone di scrivere _una poesia di qualsivoglia sorta sul -Primo delitto o la vergine guasta_; pensa di prender qualche cosa da -Orazio, od. 27, lib. III, _dove con molta verità esprime sommariamente -i concetti di una fanciulla in quello stato_; gli par soprattutto degno -d'osservazione il desiderio de la morte ed il coraggio proveniente dal -rimorso, che fa bramare in quel momento anche a una timida fanciulla -_di essere stata piuttosto tagliata a pezzi_. Se giudichiamo dal come -il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo credere che essa -fosse di un sentimento e di una delicatezza notevoli; infatti quando il -Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader Giacomo dal pubblicarla, -mostrava di non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva, -evidentemente offeso: «Il mio povero giudizio e l'esperienze fatte di -quella Canzone sopra donne e persone non letterate, seconda il mio -costume, e riuscitemi assai più felicemente delle altre, mi avevano -persuaso del contrario.» E alle rimostranze del Brighenti, Giacomo a -sua volta si scusava, dichiarandosi deferentissimo al giudizio degli -amici, ma aggiungendo che, per parlare schiettamente, aveva per quella -Canzone _Sullo strazio_ un certo particolare affetto, come cosa che -gli era venuta dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente a le -sventure d'una donna giovane, bella, amante, tale da parergli degna -d'esser felice; e se con tanta commozione, sempre anche ne gli ultimi -suoi anni, considerò la sorte de le giovani vite femminili troncate, -o minacciate da la morte, con commozione assai maggiore doveva aver -meditato su la tragica fine de la giovane marchigiana. - -Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto un affetto, che -risponda a l'ardore che sente in sè; a la vita e a la natura domanda -soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non la trova, ne la sua stanca -desolazione si crede _già stecchito, inaridito come una canna secca_, -e morto ad ogni passione, anche_ alla stessa potenza eterna e sovrana -dell'amore_; ben poco basta però perchè il suo cuore si risvegli; se -non infrequente gli sorrideva la musa, era rievocata ben di spesso da -un'immagine femminile. Tra il '21 e il '22 egli scrisse il _Consalvo_, -la canzone _Nelle nozze della sorella Paolina_, l'_Ultimo canto di -Saffo_ e la canzone _Alla sua donna_.[78] - -Il _Consalvo_, benchè pubblicato soltanto nel 1835, fu, secondo ogni -probabilità, pensato ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo -desiderio de la pietà femminile; il Leopardi non vi parla in persona -propria, ma pone su la scena un uomo amante e una donna pietosa, nel -bacio de la quale quegli muore confortato; essenzialmente soggettivo -per natura e per la lunga abitudine di vivere ripiegato su sè stesso, -per la nessuna conoscenza del mondo, anche qui dipinge sè medesimo: più -volte dovette nei suoi migliori momenti, quando la disperazione cedeva -ad una dolce malinconia, immaginare il conforto supremo de la pietà di -una donna, che illuminasse di luce soave i suoi ultimi momenti; quindi, -a ragione nota lo Straccali che non par punto necessario andare a -cercare il primo motivo di questo canto fuori de l'anima del poeta. - -Si volle vederne le fonti[79] nei Pastorali di Longo Sofista, dove -Dorcone morente palesa a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne -l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita (Teseide), ne la nona -novella de l'Heptaméron di Margherita regina di Navarra, e ne la -leggenda di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che la pietosa avventura -del trovatore provenzale fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del -Petrarca, - - Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo - A cercar la sua morte, - -versi chiariti anche dai commentatori antichi, e per la storia de la -volgar poesia del Crescimbeni. Assai severo si mostrò il Carducci per -il _Consalvo_ che a l'opposto è tenuto in gran pregio da lo Zumbini, il -quale lo giudica una de le cose più perfette de la nostra poesia.[80] - -Qualche cosa del _Sogno_ rimane in questo Canto, dove le figure sono -vaghe, sfumate come _specchiati sembianti_. La loquacità rimproverata -al protagonista è una reazione al suo lungo silenzio, è il desiderio -d'aprire, almeno una volta, a la donna quel cuore che fu sempre -chiuso e che tra breve dovrà esser muto per sempre; Consalvo ha col -Leopardi il desiderio de la morte, l'abbandono in cui è lasciato, -l'esser schivo de la terra, l'amore cocente e timido, l'illusione -di trovare ne l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento de -la vecchiezza. Se l'immaginazione del poeta non fu sempre felice -in questo Canto, vi hanno però immagini assai belle e sentimento -sincero espresso con quella semplicità che è uno dei maggiori pregi -leopardiani. Si è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda una -donna veramente amata dal poeta, e supposto da alcuni che questa donna -sia la Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi col nome di -Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri ed il prof. Odoardo Valio vi -supposero[81] adombrata Paolina Ranieri; queste ultime ipotesi cadono -se, come appar logico, il Canto si attribuisce a la prima giovinezza -del poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe obbiettare che il -Leopardi pensasse a lei nel ricorreggere e quasi rifare il Canto negli -ultimi anni de la sua vita. Dopo quel momento di molle dolcezza che gli -dettava il _Consalvo_, il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto -di virtù eroica spartana e, pur pensando a la donna e a l'amore, -l'anima sua resta assorta impassibilmente da la contemplazione di un -classico ideale ne la canzone _Per le nozze della sorella Paolina_. - -Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, ma le consuetudini -de la famiglia, la severa ritenutezza che toglieva ogni espansione e -lo stato d'animo del giovane, il quale nel suo dolore profondo vedeva -tutto triste nel presente, e solo ne l'antichità credeva di trovare -il mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni -tenera effusione: non è inspirato da i domestici affetti, ma da l'amor -patrio; e la donna, che vi si riflette è la figura classica de l'antica -matrona. Qualche cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione; è -però da notare che sarebbe stato crudele vantar le gioie de l'amore a -Paolina, che stava per sposare un uomo non giovane, non piacente, certo -non amato da lei: se questo si pensa, apparirà delicato e generoso quel -mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio e forza per la dura -battaglia de la vita. Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto -di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la prima parte predomina -il sentenziare breve ed austero, ne la seconda il cuore del poeta si -scalda dinanzi a le antiche donne, non meno leggiadre che grandi; si -commuove al loro dolore ed a la loro sventura; la fantasia ridesta -dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori. - -Con l'immagine di Virginia finisce il Canto, lasciando nel lettore -l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella donna. Evitò -un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo silenzio -nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche il -popolo italiano per la virtù femminile. - -Il _Bruto Minore_ segna pel poeta il confine fra l'età de -l'immaginazione e il prevalere de la scienza e de l'esperienza del -vero: con Bruto spira quella giovanezza del mondo, che è rimpianta -nel Canto _Alla Primavera_. La bella stagione tenta ancora il cuore -gelido del poeta, che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza, -e desta in lui un nuovo palpito, che gli fa chiedere con trepidazione -s'egli sia ancora capace d'illusioni, se la natura sia ancora viva; -gli risorgono dinanzi le belle immagini de le antiche favole, le -candide ninfe che con piedi immortali danzano su le rupi scoscese e -ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a tergere nel fiume da la -polvere e dal sangue i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade, -che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente naiade, la quale fa -sgorgare l'acqua limpida da la sua urna; Eco solitaria che un doloroso -amore cacciò da le sue giovani membra, e che per le grotte e pei nudi -scogli ripete al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti umani. In -queste femminili immagini mitologiche il poeta mette una vita che ce lo -fa parere un uomo antico, veramente pietoso, veramente amante di esse; -tale si crede e, al risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè, da -che il Cielo è deserto de gli esseri amabili che un dì lo popolavano, -egli esclama, il tuono cieco, errando per le nubi e le montagne, -spaventa ugualmente innocenti e colpevoli; da che la patria educa le -nostre anime malinconiche, restando estranea ad esse, inconscia di -esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici, il nostro indegno -destino e rendi al mio spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure -tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra o nel mare, non dico -pietosa, ma spettatrice almeno de la nostra sorte. - -Egli non chiede, non sospira più che l'ardore de' suoi primi affetti, -l'illusione, almeno, di trovar un amore, una donna, che gli ridía -le gioie de la speranza, se non de la realtà. Pochi sentirono come -il Leopardi la potenza e il desiderio de l'amore e poche volte egli -medesimo seppe dare a l'impeto de la passione un così delicato velo -di tristezza come ne l'_Ultimo Canto di Saffo_. La Saffo del Leopardi -non è la storica figura che la tradizione continua a considerare -insieme poetessa eccelsa ed amante sventurata, benchè la critica -abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una contemporanea ed -emula di Alceo, l'altra più vicina a noi, infelice innamorata di -Faone. Il Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda, nè a la -storia, nè ai versi de la poetessa che ci rimangono; egli _intende di -rappresentare la infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, -nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane_, intende di sfogare -il suo proprio dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro fantasma, -non la figura, ma l'anima de la donna, che avrebbe potuto comprenderlo. -Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui la notte, la luna, la -stella de l'alba; finchè il destino lo colpì, non d'un tremendo amore -al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto bisogno d'amore, più -tremendo ancora. Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti, -egli sente un insolito gaudio quando per l'aria e pei campi trepidanti -si aggirano i polverosi fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora -il lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono per le valli profonde; -il suono e la trionfante collera de le acque su la riva del fiume gli -dà un senso gradito, perchè conforme a lo stato de l'animo suo; e pure -egli, come la Greca infelice, sente ancora la beltà del cielo divino, -de la rorida terra; la sente, ma è una nuova ferita per lui, cui i numi -e l'empia sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita vaghezza. -Ospite vile, dispregiato amante de la natura, anch'egli la guarda -invano supplichevole, da che non gli sorridono più le aperte rive dei -ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo estremo del cielo; da che non -si sente più salutato dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure -dei faggi; da che il candido ruscello, dove dispiega le acque pure a -l'ombra dei curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede di lui. -Come Saffo egli prorompe ne le disperate domande: di qual fallo, anzi -di quale eccesso nefando mi macchiai prima di venire al mondo, perchè -il cielo e la fortuna mi debbano così disdegnare? Qual peccato commisi -bambino, quando la vita è ignara del male, perchè poi la mia spregevole -esistenza avesse scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così prorompe -nel dolore, ma tosto lo signoreggia: incaute parole furon le sue, -poichè un'arcana volontà determina il destino, e tutto è misterioso -fuor che il nostro dolore; progenie trascurata noi nascemmo al pianto, -e solo gli Dei ne sanno la ragione. Benchè questo appaia in linguaggio -del freddo criterio, che non vuol lasciarsi sopraffare da la passione, -ne le frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno che soffoca -la voce in un singhiozzo. Il Padre concesse di regnare nel mondo -soltanto a la bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non valgono -al virtuoso deforme. Tutto qui è amore e dolore, dolore tanto cocente -che la catastrofe giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione -de la morte par esca da le labbra de la poetessa con un sospiro di -sollievo: sparse a terra le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà -ne gli eterni regni, emendando il fallo crudele del cieco destino. Fin -qui Saffo non ha nè pur accennato al suo amore, ma ora, determinata di -morire, lascia sfuggirsi il suo secreto ne l'ultimo addio, che rivolge -a l'amato, addio altamente patetico in cui parlan solo i sentimenti, -che hanno inspirato tutto il Canto e che determinano la morte: affetto -e dolore, ma senz'odio, senz'ira. - -La più cara fra le immagini che arrisero a la mente del poeta e che -gli furon tormento e conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa -solitudine, rivive nel Canto _A la sua donna_, in cui altri vide -un'allegoria de la libertà, altri de la felicità. Il Giordani, nel -1826, fu il primo ad affermare che il poeta nascondesse sotto il -nome di _sua donna, gnarus temporum_, la _divina idea di libertà_, -e più tardi (1830) chiamava il Canto un «celestiale inno d'amore a -la libertà, il sommo di bellezza che si possa sperare da la poesia;» -ma il Borgognoni[82] suppone che il Giordani interpretasse così quel -Canto per liberare l'amico da l'accusa che facilmente poteva colpirlo -in quel tempo, di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi -però quando aveva voluto, malgrado i tempi poco propizi, aveva saputo -manifestare apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno prova le -Canzoni _All'Italia_, _Sul monumento di Dante_, _Nelle nozze della -sorella Paolina_.[83] Maggior valore de l'autorità di P. Giordani ha -la voce del poeta, che ne l'articolo critico non fa punto supporre -d'aver voluto cantare altro che un ideale femminile; e che, se altro -si volesse intendere, apparirebbe spesso strano ed oscuro nei versi de -la Canzone. L'autore non sa se la sua donna, e così chiamandola mostra -di non amare che questa, sia nata fin ora, o debba mai nascere; sa che -ora non vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei, e la cerca -fra le idee di Platone, ne la luna, nei pianeti del sistema solare, nei -sistemi de le stelle. - -Come si potrebbe interpretare, pensando a la libertà, il sogno e i -campi in cui essa appare, la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte -e il trasvolare de l'anima sua tra la gente? E chi sarebbe l'altra, -che potrebbe trovarsi pari a lei _al volto, a gli atti, a la favella_, -e che _così conforme_ sarebbe tuttavia men bella assai? E certo -apparirebbero anche troppo appassionatamente teneri i versi in cui il -poeta chiama la vita rallegrata da quella donna _simile a quella che -nel cielo indìa_. Come mai il senno eterno potrebbe sdegnare di vestir -di sensibili forme quest'idea e farle provar _fra caduche spoglie_ gli -affanni di _funerea vita_? Sì che nè l'autorità del Giordani, nè quella -del Ranieri, che disse ad un amico aver il poeta intitolato da prima _A -la libertà_ questo Canto, nè quella de lo Zerbini che anch'esso volle -vedervi adombrata la libertà, valgono a sostenere tale supposizione, -accettata tuttavia da molti. Nè pur interamente persuasiva mi par -l'altra asserzione che la donna sia la felicità (v. G. Mestica), -benchè infine pel poeta l'amore d'una vera _donna_ e la felicità -sieno tutt'una cosa. Una osservazione importante è quella fatta da -lo Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone _A la sua donna_ ne -l'edizione del 1824 è posta dopo l'_Inno ai Patriarchi_, ne le edizioni -seguenti e ne la definitiva napoletana venne separata dal gruppo de le -poesie civili e posta fra quelle filosofiche e amorose. - -L'idealità platonica inspira questa Canzone, la quale tuttavia lungi -da l'essere una fredda reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore di -Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza aveva sentito vivissimo ne -l'animo il desiderio d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile -felicità che, illuso, credeva possibile ai mortali, ma che gli sfuggiva -dinanzi quando più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude Cassi, cui -può darsi ch'egli pensasse ne lo scrivere i versi: - - . . . . . . . . . s'anco pari alcuna - Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella - Saria così conforme assai men bella, - -o non si era avveduta del suo affetto o non se n'era curata; -la Fattorini era morta; ed altre forse ch'egli ammirava, come -la Basvecchi, non lo credettero degno d'un loro sguardo. A lui, -tenerissimo ed immaginoso, doveva più che ad altri mai arridere una -fantastica sembianza di donna bellissima e virtuosissima, capace di -render beata la vita a l'amante; questo fu il solo, vero, costante suo -amore; non mentì più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver amato lei, -ma quella diva ch'ebbe vita soltanto nel suo cuore; di questa ricercava -avidamente un'immagine reale ne le donne, che gli furon più care. Ne la -Canzone _A la sua donna_ egli ebbe in animo di esaltare quel femminile -eterno che da Dante a Goethe arrise ai poeti; avverata, quella sua -dilettissima immagine e pienamente conforme a la sua idea, sarebbe -tuttavia men bella assai, per questo solo che sarebbe reale e che il -suo incanto maggiore è la luce di sogno che l'avvolge, il suo fascino è -la lontananza, il mistero, l'essere irraggiungibile, inafferrabile. - -Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il Bonghi, il Sesler, il -Borgognoni, il Colagrosso, il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della -Giovanna, il Fornaciari, ec., interpretano tutti la Canzone _A la sua -donna_ come rivolta ad un ideale femminile. - - * - * * - -La monotonia de la vita di Giacomo veniva rotta dal suo primo viaggio -a Roma che non gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni del cuore, -cui egli aspirava. La zia Ferdinanda era morta, le donne ch'egli -poteva frequentare gli parevano _bestie femminine_, eccessivamente -_frivole e dissipate_, incapaci d'inspirare un _interesse al mondo_. -Il teatro lo dilettava, concedendo al suo spirito l'illusione d'un -mondo diverso dal reale,[84] e _La donna del lago_, data a l'Argentina -ed eseguita da voci assai buone, gli parve una cosa stupenda: «Potrei -piangere ancor io se il dono de le lacrime non mi fosse stato sospeso, -giacchè mi avvedo pure di non averlo perduto affatto» — scriveva a -Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio 1823). — Profonda -impressione gli faceva il ballo, che gli sembrava comunicasse a le -forme femminili un non so che di divino. - -Al ritorno a Recanati la sua malinconia si fa più nera. E pure, -in tanto sconforto, la grandezza del suo cuore trionfa ed egli ama -ancora la virtù. «En vérité, mon cher ami, le monde ne connait point -ses véritables intérêts. Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu, -comme tout ce qui est beau et tout ce qui est grand, ne soit qu'une -illusion. Mais si cette illusion était commune, si tous les hommes -croyaient et voulaient être vertueux, s'ils étaient compatissants, -bienfaisants, généreux, magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un mot, -si tout le monde était sensible (car je ne fais aucune différence -de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus -heureux?...»[85] - -Poco profonda, benchè non discara, l'impressione che gli restava del -viaggio di Milano. Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta -in Bologna: la tenera simpatia per Marianna Brighenti gli rendeva -piacevolissime le ore e le serate ch'egli soleva passare in casa de -l'avvocato modenese; questo fu il più dolce suo affetto in quella -città, poichè a la dolcezza di esso non venne a fondersi alcun -sentimento amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto per Madama -Padovani, affetto rimasto fino a poco tempo fa ignoto ai biografi e -di cui diede cenno per primo Camillo Antona Traversi[86] ne l'articolo -_Gli amori bolognesi di G. Leopardi_, pubblicato nel periodico _Lettere -ed Arti_ (Bologna, 15 novembre 1890); notizie maggiori ne diede -il dottor Franco Ridella nel suo libro _Una sventura postuma di G. -Leopardi_. - -Esaminando accuratamente l'Epistolario leopardiano, il Ridella ne -ricavò tutto quanto a questo proposito se ne poteva trarre, provando -come fosse senza dubbio quella Madama Padovani la _strega_ tanto bella, -giovane e graziosa di cui parla il Leopardi ne la lettera 3 luglio 1827 -al Papadopoli; ma non riuscì nè a saper chi fosse la Padovani, nè ad -averne altrimenti contezza. - -Ricercando notizie di questa signora a Modena, dove, secondo afferma -il Leopardi stesso, viveva il marito di lei, da documenti e da -testimonianze orali seppi ch'ella fu senza dubbio alcuno una Rosa -Simonazzi, di Antonio e di Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in -assai tenera età orfana di padre, fu educata da la madre insieme al -fratello Natale, nato il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena, -nel 1820, secondo i documenti che si trovano ne l'ufficio di Stato -Civile a Modena, fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi Padovani di -Pellegrino e de la Paola Verzoni, ispettore de la civica illuminazione -e discreto suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici anni, -onesto, buono, di condizione modestissima, per quanto di poi la Rosa -si facesse chiamare _Madama_. Nei primi tempi del matrimonio ella -attese a la casa ed ebbe un figlio, Antonio; ma poi, bella, di un brio -indiavolato, leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo lodare la -sua voce e la sua naturale disposizione a la musica, tolte a pretesto -le condizioni economiche disagiate e la speranza di far fortuna, volle -andarsene nel 1826 a Bologna per studiarvi il canto. Aggiungo che per -motivi di gelosia fu divisa dal marito; non so precisamente in quale -anno avvenisse la separazione, ma ho ragione di credere prima del -1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo aver dimorato qualche tempo -in altra casa, presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato tenore al -servizio di Napoleone I ed avea cantato molti anni prima anche a Modena -ne l'opera semiseria _La Griselda_ di Paer lasciando ottima memoria de -l'arte sua e de la voce. In casa di lui (Casa Badini presso il teatro -del Corso), già vecchio, ma povero malgrado i suoi trionfi e costretto -a tener pensione per vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi. La -signora era molto amica de la famiglia Stella, scrivendo a la quale -Giacomo spesso la nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli Stella -egli conoscesse la Padovani, poichè appar certo che la conobbe prima -ancora ch'ella andasse ad abitare ne la sua stessa casa; infatti il 26 -marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella: «Debbo fare a Lei e a tutta -la sua famiglia i complimenti di Madama Padovani, che abita _ora qui_ -ne la mia stessa casa e al mio stesso piano.» - -La Padovani era una donna del tipo che inspirò le più ardenti passioni -del Recanatese, di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono -rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma gli amori reali, di -natura terrena benchè onesti, ebbero per oggetto donne da le forme -giunoniche, da l'aspetto florido, dal portamento regale, da gli -occhi luminosi e arditi, superbe e liete come dee de la classica -antichità. Tale era Madama Padovani: di statura alta e di forme -scultorie, riusciva attraente soprattutto pei grandi occhi vivacissimi, -scintillanti di brio, di spensierata allegrezza, di malizia birichina, -di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza, di nulla si compiaceva -come d'essere ammirata e adorata, e probabilmente nè anche l'omaggio -del giovane contino le riuscì discaro, per quanto ella non comprendesse -affatto nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella era troppo lontana -moralmente da la donna ch'egli vagheggiava per potergli piacere a -lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo al primo momento, -lasciarlo poi disgustato; quali altre cagioni di sdegno per lei ebbe -il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane un mistero. Desideroso di -farle cosa grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente per -qualche accademia o spettacolo, al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa -domanda e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette accadere che -cambiò affatto i sentimenti del Leopardi verso la Padovani; un atto -di sprezzo o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè la sua -educazione era tutt'altro che fine e perchè l'animo del Leopardi, così -dolce e così costante, solo da un'offesa al delicatissimo suo amor -proprio poteva così improvvisamente esser mutato. - -Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che lo ringrazia del -biglietto che gli ha mandato e de le cure che si è voluto prendere per -l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non darsi altro pensiero -di questa cosa, chè egli non vorrebbe veramente far trasgredire al -segretario le sante leggi per proprio piacere. Gli dà, su la Signora, -dei ragguagli certamente dimandati da l'altro; e ne le sue parole si -sente un accento di poca stima e di poca simpatia; non certo un affetto -presente, ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato soltanto de -l'amarezza: «La mia signora è maritata, benchè non abbia qui il marito -per la ragion sufficiente che il marito sta a Modena. È distinta per -un paio d'occhi che a me paion belli e per una persona che a me e -ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia altre distinzioni non -so e non credo. Perciò ti prego a non darti altro pensiero di questa -cosa....» - -Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse trattato di una persona -di _grande distinzione_ si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il -biglietto. - -Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826 si fa cenno ancora di -Madama Padovani, che è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti -ne la musica, ma è naturale che anche senza aver più per lei -nessuna simpatia, il poeta la nomini a quegli amici di lei, da cui -probabilmente gliene erano state chieste notizie. Così a Luigi Stella -ne la lettera 25 luglio 1826 fa un cenno asciutto de la signora: -«Madama Padovani è ancor qui, ed ho cagion di credere che vi stia -contenta.» Ha _cagion di credere_, ma non ne sa più nulla di preciso. -Più tardi, tornato a Bologna ne la primavera del 1827, ancor più -asciuttamente rispondeva a lo Stella: «Madama Padovani è qui ancora. -Essendo morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio; ed io -non l'ho veduta dopo il mio ritorno; ma so che sta bene.» Molto -ragionevolmente il dottor Ridella crede che Giacomo alluda a la -Padovani ne la lettera al Papadopoli 3 luglio 1827, in cui gli dice che -non sa perchè voglia dubitare de la sua costanza nel tenersi lontano -_da quella donna_; quasi si vergogna a narrare che ella, non vedendolo -più andar da lei, mandò a domandargli sue nuove, ed egli non ci andò; -che dopo alcuni giorni lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che -partì per Firenze senza vederla, che non la rivide più dopo la partenza -del Papadopoli da Bologna; e si vergogna a raccontar questo, perchè par -ch'egli voglia provar una cosa di cui l'altro gli fa torto a dubitare; -aggiunge infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le grazie di -quella strega sono tanto grandi che ci vuol molta forza a resistere.» - -Poichè il Leopardi aveva una naturale e delicata ritrosia a confidare -le offese fatte al suo amor proprio, non è probabile ch'egli avesse -parlato al Papadopoli del fatto che era stato causa de la rottura fra -lui e la Padovani; e non parrebbe inverosimile che di questo fatto -quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe sempre più la ferma -durezza del Leopardi verso quella donna. Un ultimo cenno su la Padovani -si trova in una lettera di Paolina, a la quale il poeta doveva aver -parlato di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828 la sorella -di Giacomo, a proposito di cantanti, narravagli che la _sua Madama -Padovani_[87] aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno -e con buon esito, ed aggiungeva: «Ma a te che te ne importa? Io già -lo so che non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo dei tuoi -racconti, delle tue conoscenze.» - -La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente, ma non lasciò -alcuna fama di sè, il suo nome rimase sconosciuto anche ai più -diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali. Solo ho potuto -sapere ch'ella cantò a Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera -_Zelmira_, eseguendo la parte di _Emma_, confidente; ma con poco buon -esito, tanto che non fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie di -quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta poco. Per questo essa fu -costretta di recarsi a l'estero e di cambiar nome; sì che rimanendo -ignoto il pseudonimo da lei preso, manca ogni mezzo per ulteriori -ricerche. Alcuni Modenesi già innanzi con gli anni ricordano d'aver -sentito parlare di lei artista, rammentano ch'ella fu lungamente a -l'estero, specie in Russia, a Mosca, di dove però fece ritorno tanto -povera ch'ebbe bisogno di chieder più volte sussidi al comune. Morto -Luigi Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno de lo stesso -anno domandò una pensione al Municipio; la supplica, che si conserva -ne l'archivio comunale di Modena, è corredata da una fede di nascita -da cui resulta che la postulante fu battezzata ne la parrocchia di -San Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre dagli atti matrimoniali -appare nata nel 1802; non ho potuto chiarire questa sconcordanza, ma su -l'identità de la persona non v'ha dubbio. La Rosa ottenne la pensione -che fu di lire settecento venti annue e la godette solo per poco più -di due anni, perchè il 18 settembre 1871 finì di vivere. Un vecchio -professore, il quale la conobbe personalmente afferma che già carica -d'anni e di malanni era tuttavia sempre bellissima e allegra, tanto -da far immaginare quale splendida creatura avesse dovuto essere in -gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare Giacomo Leopardi e -vantarsi d'averlo intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar -comprendere chiaramente che ella era stata amata dal poeta; e questo -è pure narrato da una vecchia parente de la Padovani. A porre in -dubbio l'amore del poeta per la cantante non vale il notare che fra -la data de la lettera al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al -Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de l'amore per la Malvezzi, -perchè quando il poeta scriveva la prima, la sua fugace passione per la -cantante era già svanita; nè è strano che ancora nel '27 il Papadopoli -gli chieda de la Padovani, perchè, stato quasi sempre assente da -Bologna, egli probabilmente nulla poteva sapere de l'amore che l'amico -suo aveva provato per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe l'obbiezione -su l'età de la Padovani (la strega, dice il Leopardi, è giovanissima); -ora è quasi certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque anni; ma ne -avesse pur avuto qualcuno di più, qual meraviglia che, bella come era, -apparisse giovane assai al Leopardi che amò la Cassi ventiseienne, la -Malvezzi già sui quaranta, la Targioni Tozzetti già oltre i trenta. - -Più veemente ed altrettanto infelice fu l'amore del Recanatese per -la Malvezzi, la colta dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa -affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo ch'ella potesse, se -non corrispondere, compatire al suo amore. - - * - * * - -Le _Operette morali_ come i _Canti_, benchè con intento più satirico, -ci danno l'immagine de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione -del mondo; però assai più di rado vi si riaffacciano la donna e -l'amore, a punto perchè più difficilmente il Leopardi osa ridere di -essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la _Storia del genere umano_, che -è quasi un proemio a tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso, -chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore celeste e con tanto -sincero entusiasmo, che fa quasi pensare aver egli scritto tutta la -prosa per giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse la canzone -_All'Italia_ per rifare il Canto di Simonide; ma mentre quest'ultima -canzone manca di euritmia fra le parti, _La storia del genere umano_ è -ammirabile così per la proporzione, per l'ordine, per la grazia e per -la finezza de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene in sulla -terra (_l'amor celeste_), sceglie i cuori più teneri e più gentili -delle persone più generose e magnanime; e quivi siede per breve spazio; -diffondendovi sì pellegrina e mirabile soavità ed empiendoli di affetti -sì nobili e di tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, cosa -al tutto nuova nel genere umano, piuttosto verità che rassomiglianza -di beatitudine.» La storia de l'infelicità umana, che è resa in questa -prosa secondo il mito pagano, è narrata secondo il mito cristiano ne -l'_Inno ai Patriarchi_; ne la prima il Leopardi si rifugia, come in un -ignorato eliso, nel suo sogno d'amore; ne la seconda gli arride lontana -l'età de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del suo destino: -qui e là un sogno lo consola del vero. La _Storia del genere umano_, -ampliata a significar le sorti de l'intera umanità, è la storia de -l'uomo, o meglio la storia del Leopardi, felice ne la prima infanzia, -quando la vita è solo vegetativa, men felice, ma bella ancora ne la -prima adolescenza, quando l'immaginazione fingeva a lui di là dai monti -del suo orizzonte, _arcani mondi_, arcana felicità. A quei viaggi de -gli uomini antichi, i quali vanno visitando lontanissime contrade, -corrispondono gli studi di Giacomo, i quali limitano intorno a lui -l'universo che lo aveva affascinato con le apparenze de l'infinito e -gli fanno, come a quegli antichi, crescere la _mala contentezza_ sì -che, non ancor uscito da la gioventù, egli è occupato da l'_espresso -fastidio dell'esser_ suo; e come quelli a questo fastidio cercavano un -rimedio ne la morte, così egli siede presso la fontana del giardino -paterno, pensoso di finire in quelle acque il suo dolore. Giove -propaga i termini del creato e lo adorna; così gli studi accrescono -l'orizzonte intellettuale del Recanatese, ma il rimedio è peggiore del -male, poichè le vaghe immagini e il popolo dei sogni sfuggono dinanzi -a lui; e come gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde la fede -e se ne consola adorando i divini fantasmi de la virtù, de la gloria, -de la patria, insieme ai quali lo alletta per la prima volta l'amore -reale. Come quelli egli darebbe volentieri il sangue e la vita per tali -fantasmi, ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione filosofica, -lo accende del desiderio de la verità, e questa gli toglie ogni gioia, -ogni conforto, gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo sollievo -gli rimane l'amore, non materiale come prima, ma ideale e purissimo. -Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa ripensare a quella -specie di _delirio e di febbre_ da cui fu preso, quando l'intima -conoscenza de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato un sublime -ricambio d'affetto. - -La _Storia del genere umano_ al Bouché Leclercq rammentò quei quadri -de la scuola bolognese in cui un'apparizione celeste aleggia sopra -le figure principali e manda riflessi luminosi fin ne gli angoli più -oscuri.[88] - -Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo del desiderio e il felice -delirio del cuore e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza, un -disdegno che non son quasi che il rovescio di quell'amore e di quel -delirio. - -Ne l'argutissima _Proposta di premi fatta dall'Accademia dei -Sillografi_ una freccia pungente è rivolta contro le donne, incapaci -di fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta mite malinconia! -Come egli l'ha cercata dovunque quell'adorabile _donna che non si -trova_; come l'ha vagheggiata persino ne le pagine del conte Baldassar -Castiglione, ed ha invidiato dal profondo de l'animo appassionato -e deluso Pigmalione antico _che si potè fabbricare la sposa colle -proprie mani_; e come gli si stringe il cuore nel non trovar per essa -un miglior paragone che l'araba fenice del Metastasio! La donna fedele -e che può render felice l'uomo è ancora da _inventare_; cinquecento -zecchini de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero) a chi ne -sarà l'autore. - -Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva essere in uno de' suoi -momenti meno tristi, poichè un sincero umorismo lo inspira. Si sente, -come dice il Bouché Leclercq, _qu'il a des larmes dans la voix_, si -sente ch'egli ha sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi di -amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi solo in quella sua alta -aspirazione a le opere virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli ha -anelato con tutta l'anima a l'amor sincero di una donna, ma la serenità -del suo spirito gli permette di scherzare sui suoi errori e su le sue -delusioni. - -Alcune prose del Leopardi e questa sua _Proposta di premi_, fra le -altre, provano quale squisito umorista egli avrebbe potuto essere, se -non fosse stato così sconfinatamente infelice; invero quanta felice -arguzia in quell'enumerazione di macchine, che si spera saran trovate -col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo di salute, che scampi da -l'egoismo, dal predominio de la mediocrità, da la prospera fortuna de -gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale noncuranza e da -la miseria de' saggi, de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora -nei premi immaginati! - -Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi col dialogo de _La -Natura e di un'anima_. Lo spirito, cui la natura dice: _vivi e sii -grande e infelice_, è quello stesso del Leopardi, che desolato di -riconoscere vano il suo immenso desiderio di felicità e di sentire ne -la propria eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne la vivacità -de la sua immaginazione, altrettante cause d'ineffabile soffrire, -sconfortato de la gloria stessa, che non si ottiene in vita e talora -nè pure in morte, nè anche da gli eccelsi, maledice la sua grandezza e -chiede d'esser conforme al più stupido, insensato spirito e di morire -il più presto che si possa. - -Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno, se il sorriso di una -Elvira gli avesse aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso in -cui egli avrebbe veduto cangiarsi la terra desolata, non sarebbe stato -eterno; ma la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato l'infelice -da la disperazione. - -A l'uomo, cui manchino la potenza di agire e gli affetti, qual -rimedio rimane contro la noia, se non i sogni e le fantasticherie? -Così il Leopardi nel dialogo _Torquato Tasso e il suo gemo familiare_ -(imitazione, ma piena d'originalità, del _Messaggero_ de lo stesso -Torquato); il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del Canto ad Angelo -Mai; mandandolo in terra il cielo preparava a gli uomini l'esempio -d'una mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore, nè pur dal -dolcissimo canto confortato. E che è questo Tasso se non il Leopardi -medesimo? - -Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore per Leonora, e ne le parole -di lui senti la voce stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce la -natura di quasi tutti gli amori leopardiani: l'amata gli pare da vicino -una donna, da lontano una dea, e quel che più gli duole è che le donne -stesse tolgano ogni splendore a l'immagine loro ch'egli si forma con -la fantasia: ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli -l'ideale. Quando egli sogna la sua donna, sfugge il giorno dopo di -rivederla chè, se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne -la favella a l'immagine sognata, non sarebbe più la stessa, avrebbe -perduto gran parte del suo incanto. - -Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie è solo quella di -consumare la vita, questo è pure l'unico intento che ci si possa -proporre. Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione -s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal dolore a l'amarezza; da -l'amarezza, al sarcasmo; ecco la storia di quell'anima. Così qui -il dialogo tutto ha un'intonazione malinconica e dolce, la chiusa è -aspramente sarcastica. _Dove sei solito abitare?_ — chiede Torquato -al suo genio. — _In qualche liquore generoso_, — risponde questo; — da -prima il Leopardi aveva scritto _nel tuo bicchiere_. - -Ma il sarcasmo non dura, non può essere abituale in quell'animo -altamente buono, che si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e -profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le umane sventure. - -Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi spiega la sorte sua: -nato con disposizione grandissima ad amare, ma per la sciagurata -forma del corpo disperato di poter ottener altro che amicizia, e -per la stessa ragione poco atto ai pubblici negozi, e pur dotato -d'ingegno grandissimo, che accresceva fuor di modo la molestia di -queste condizioni, come Socrate anche il Leopardi _si pose per ozio -a ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi e delle qualità -de' suoi cittadini: nel che gli venne usata una certa ironia; come -naturalmente doveva accadere a chi si trovava impedito di aver parte, -per dir così, nella vita_. Ma anche in lui la mansuetudine e la -magnanimità innata fecero che l'ironia non fosse sdegnosa ed acerba, ma -piuttosto riposata e dolce. Le occupazioni, fossero negozi o trastulli, -eran ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri reali anteponeva -d'assai quelli de le false immaginazioni; tutte infelici gli parevan -le condizioni de la vita e tutte press'a poco ugualmente povere di -beni e ricche di mali, nè rimedio a questi era per lui la filosofia. -Come l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare, che si compiace -di scostarsi dal comune de gli uomini e che pur disprezzando nel suo -pessimismo e l'umanità e la natura e l'universo, non sa odiare, anzi è -naturalmente e quasi inconsciamente disposto a sentimenti affettuosi, -i quali non lo compensano, ma lo consolano, alcun poco de gli affetti -eroici ed ardenti per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura -gli negano. «Sono nato ad amare, ho amato e forse con tanto affetto -quanto può mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non sono ancora, -come vedete, in età naturalmente fredda, ne forse anco tepida, non mi -vergogno a dire che non amo nessuno fuorchè me stesso, per necessità di -natura, e il meno che mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto -a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione di patimento agli -altri.» - - * - * * - -A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile passione de la sua vita, -un amore ardente come il primo, ma di cui l'illusione durò ben più, e -ben più tormentose furono le sofferenze che gliene vennero, quando quel -caro inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero che la donna -amata a Firenze dal Leopardi fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici, -altri la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per prima immaginò che -de la Buonaparte il poeta fosse innamorato; egli stesso lo nega in una -lettera a Carlo. - -La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e amantissima de gli studi, -radunava in casa propria i più insigni letterati ed artisti di Firenze, -fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei scolpì la Psiche, il -Niccolini, il Carena, il Leopardi; amico pure le fu il Giordani. Ella -è nota specialmente perchè restaurò la casa di Giovanni Boccaccio, -di cui aveva fatto acquisto. Su i rapporti di lei col Leopardi non -molto ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste al Ranieri -diranno di più; ad ogni modo ella fu certo ospitale e gentile verso -il Recanatese; ma quel che fu detto e recentemente sostenuto dal -professore A. De Gubernatis cioè che ella fosse l'Aspasia, non mi -appar probabile. Il sapere che la marchesa Carlotta era amabile, -colta, che aveva un albo di autografi preziosi, di cui qualche cosa -deve rimanere ancora e in cui scrisse il Leopardi; il ricordo de le -sale veramente ricche e profumate del palazzo di lei, la sua amicizia -pel poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato de la dama, -mentre molte ragioni avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la Fanny -Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono intimi durante la loro -dimora a Firenze il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non fosse -la Lenzoni il difetto di lei che, essendo gobba, benchè del resto -piacente, non avrebbe potuto esser chiamata dal Leopardi così verista -_beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria, sola vera beltà, -la più bella fra tutte le donne_; debbo aggiunger qui però che altri -vuole la gibbosità fosse un'amabile invenzione de le _buone_ amiche de -la dama, la quale soleva stare un po' curva. Ella quando conobbe il -poeta era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo, l'uso ne le dame -d'averne uno era comunissimo e l'aver il Leopardi scritto in quello -di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la Targioni.[89] Questa era -vicina di casa del Leopardi, abitava in via Ghibellina; donna giovane -ancora, poco più che trentenne quando lo conobbe, di rara bellezza, -univa ad essa una grande amabilità e una perfetta arte di piacere. -Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore ne l'Arcispedale di -Santa Maria Nuova e ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la -Crusca e direttore del giardino botanico, godeva di gran fama e riuniva -spesso in casa sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza abituale -nei Targioni, e anzi maggiore per il nome già illustre che possedeva, -Giacomo vi si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e la grazia de la -Fanny e l'ingegno del professore. Quando poi la primavera, come sempre, -gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per quella donna divampò -in amore. Tutto fa credere che fosse la Targioni la bellissima e -amabilissima signora per la quale il poeta con tanta premura domandava -e raccoglieva autografi; anzi a questo proposito è da notarsi che per -accontentar lei il Leopardi si fece mandare da Paolina il protocollo -de le lettere a lui scritte da vari letterati e che di queste lettere -anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono tre fra le carte di -casa Targioni-Tozzetti, nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione -risvegliatasi ardentissima nel Leopardi gli fu da prima causa di -inenarrabili dolcezze, il suo animo sereno e lieto come non era stato -mai, dava adito persino a un compatibile sentimento di vanità, o di -cura almeno de la propria persona, poichè certo il poeta pensava a la -donna cui avrebbe voluto piacere, quando scriveva a Paolina (21 agosto -1830) d'aver fatto ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino, e si -compiaceva che paresse nuovo e gli stesse molto bene. - -Il _Pensiero Dominante_ ci rivela lo stato d'animo di lui durante il -primo periodo di questo suo affetto: il pensiero amoroso lo domina -interamente, terribile ma caro dono del cielo; tutti gli altri si -dileguano, tutte le opere, tutta la vita son divenute un nulla, -una noia intollerabile in confronto a la gioia celeste che quello -gli procura; le solite meditazioni, le solite compagnie divenute -incresciose, il poeta non intende più come altri possa aver desideri, -sospiri non somiglianti al suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par -ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de l'animo suo che ha sempre -disprezzato i cuori ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai a -subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà. L'amore gli pare la sola -discolpa al destino, che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza -frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti anni una così misera -vita per giungere in fine a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di -tutti i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza, pur che -conducesse a tal meta. In quel nuovo paradiso dimentica lo stato -terreno ed è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali. Ma -il dolce stato d'animo poco dura e ben presto il poeta non sospira più -l'amore soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere ad ogni modo -sopportabile la vita, bensì ripensando al verso di Menandro: - - Muor giovane colui ch'al cielo è caro, - -agogna due cose belle, _amore e morte_: l'uno il più grande dei beni, -l'altra fine d'ogni male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni, -il poeta augura o l'uno o l'altro di questi dolci signori, - - Al cui poter nessun poter somiglia; - -per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte pietosa, certo -ch'essa lo troverà orgoglioso, renitente al fato, non benedire al poter -che l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana, ogni conforto stolto, -aspettar solo serenamente l'ora in cui poter piegare addormentato il -volto nel seno virgineo de la funebre dea. - -Questa fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega -a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione -pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo -e timido, perchè conscio de la propria inferiorità materiale e dei -doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella -dovette comprender benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva certa -coscienza di esser stato capito. - -Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali -che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo -secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere -a quel disgraziato affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a Roma -il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là cinque mesi e mezzo, si -duole di quel soggiorno come di un esilio acerbissimo. Malgrado le -spiegazioni che ne furon date, mi pare che di questo viaggio non si sia -ancora chiarita sufficientemente la ragione. Il _romanzo_ di cui parla -Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831) è certamente un romanzo -_suo, suo_ così il dolore e _sue_ le lacrime; infatti come altrimenti -avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo _forse avrò forza di -narrarti ogni cosa_»; e noto pure che ne l'altra lettera de l'ultimo -de l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere ancora su le cose -che quegli gli aveva dimandate, e cioè, come appare dal contesto, su le -cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente dovrei scrivere per -informarti del _mio stato_ in maniera sufficiente.» Gli aveva chiesto -la Fanny d'allontanarsi per qualche tempo? Non mi pare improbabile. -Una volta sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera rispettosa, -riservata, ma ne la quale chi abbia bene studiato il carattere di lui, -intravede un profondo sentimento, specialmente se la confronta con le -lettere ad altre donne che pure senza dubbio egli amò, per esempio con -quella da Recanati a la Malvezzi: non scrisse prima per non darle noia, -ma non vuole che il silenzio le paia dimenticanza, benchè ella forse -sappia _che il dimenticar lei non è facile_. Le parla di sè e de le -proprie idee con effusione e poi si duole di rattristar con esse lei -_che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere nella vita e -trionfar del destino umano_. S'ella si degnerà di comandargli sarà per -lui _una gioia e una gloria di servirla_. Il 22 marzo era di nuovo a -Firenze e passò alcuni giorni lieti; la sua stima per la Fanny non era -forse profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente appassionato così -ch'egli non viveva che per quella donna, dimenticando dinanzi a lei il -proprio orgoglio, la propria fierezza e quasi la propria dignità. La -Fanny, annoiata di quella passione, seccata forse da le ciarle che se -ne facevano, non trattò più il Leopardi con la consueta gentilezza, ma -non per questo riuscì ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832, -lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni, lontano il Ranieri -ch'era a Bologna per seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi di -sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere l'assegno a la famiglia, -Giacomo si sentiva tuttavia rivivere, ricevendo un biglietto de la -donna amata, cui rispondeva una lettera timida e rispettosa anch'essa, -ma che rivela ancor più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice fra -l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e sempre occupato in quel suo -amore, che lo fa per più lati infelice. E _pure certamente l'amore e -la morte sono le sole cose belle che ha il mondo e le sole, solissime -degne di essere desiderate_. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, -che faranno le altre cose che non sono nè belle, nè degne dell'uomo... -_Addio, bella e graziosa_ Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi, -sapendo che non posso nulla. _Ma se_, come si dice, _il desiderio -e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi_. -Ricordatemi a le bambine e credetemi sempre vostro.» - -L'autunno e l'inverno passarono tristemente pel poeta sempre più -malfermo in salute e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo di -quest'amore non si sa. Nel maggio del 1832 il Leopardi era sempre -accolto con gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla certo di -loro ne la lettera a Paolina (22 maggio 1832), annunziandole d'averle -mandato il pus che Carlo desiderava, avuto da lui per mezzo _di uno dei -primi medici di Firenze_. E la gentilezza più ancora che del Targioni -era de la Fanny, la quale s'era provveduta di quel pus per mandarlo -ad un suo fratello; poi per fare un piacere al Leopardi, glielo aveva -ceduto, aspettando di averne più tardi de l'altro. - -Certo la fine di quest'amore fu una delusione compiuta che portò ne -l'animo del Leopardi un dolore disperato, e lo persuase a seguire il -Ranieri a Napoli. Altri vuole che il Ranieri stesso, il quale era molto -ne le grazie de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore de l'amico e -pregato la donna ad essergli compassionevole, finisse con lo svelare -a l'infelice come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse dal -canzonarlo coi conoscenti. Il poeta perdette allora persino la speranza -ne la pietà de l'amata, persino la fede ne la gentilezza de l'animo -di lei e scrisse i versi _A sè stesso_, i più tragicamente desolati -che sieno usciti dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata quella -tempesta, più tardi a Napoli, ne la primavera del 1834, ricordando, -scriveva l'_Aspasia_ e nascondeva sotto questo nome la donna amata, -perchè bella, colta, ospitale. La immagine di lei gli riappare spesso, -visione superba, e il profumo di una piaggia fiorita, di una via -cittadina olezzante di fiori, gli risveglia sempre il ricordo dei -vezzosi appartamenti tutti odorati di fiori primaverili in cui la vide -con una veste violetta, adagiata sopra un divano ricoperto di pelli, -circonfusa d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare baci sonanti -su le labbra de' suoi bambini, stringerseli al petto e porgere a loro, -ignari de le sue cagioni, il collo candidissimo. - -Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è quello d'una donna -ammirabilmente bella, civetta, di poco cuore e di non grande -intelligenza. Che in questo ritratto vi sia alcunchè di soggettivo è -certo; ma calmato il primo furore il poeta non parla più agitato da -la passione, bensì ritorna con sufficiente calma ai giorni del suo -amore e de le sue pene, una grande amarezza gli resta ne l'anima e -un non celato disdegno di quella donna in particolare e de la donna -in generale. Ne l'_Aspasia_, poesia sincera e originale se altra mai, -v'è pur qualche cosa che rammenta _L'amante rigettato_ del Baldovini -(sec. XVIII), poesia che il Leopardi conosceva ed ammirava certamente, -poichè l'accolse ne la sua _Crestomazia poetica_. Certo ben altro è il -sentimento tragico del Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro -del Baldovini; pur questo è, per dir così, la prima nota di quella -gamma. - -Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne l'amata il proprio ideale -inchinando ed amando questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira ed -incolpa a torto la donna: - - . . . . . . . . Che se più molli - E più tenui le membra, essa la mente - Men capace e men forte anco riceve. - -Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri da lei inspirati, -nè mai potrà intenderli; quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge -talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, mentre l'Aspasia reale non -soltanto è viva, ma tanto bella che a parer del poeta supera ogni altra -donna. Ora mi sia permessa in fretta un'osservazione: che il poeta -scrivesse questo Canto a Napoli ne la primavera del 1834 è certo, anche -per quell'accenno al mare de l'ultimo verso; da le frasi _bella non -solo ancor, ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre avanzi_, è -chiaro che il poeta aveva riveduto e da poco la donna cara; come rivide -la Targioni, se non uscì più di Napoli e, a quanto si sa, a Napoli ella -non andò? - -Il poeta, conosciute le arti e le frodi de l'amata da la dolce -somiglianza di lei con l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto -a tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora ella si vanti d'aver -posseduto il cuore di lui, d'averlo visto supplichevole, timido, -tremante, privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni voglia, ogni -parola, ogni atto di lei, impallidire a' suoi superbi fastidi, brillare -in volto ad un segno cortese, cambiare colore e sembiante ad ogni -suo sguardo; l'incanto è caduto ed egli contento abbraccia senno con -libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza errori gentili la vita è -una notte invernale senza stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza -conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto. - -Il suo eccelso ideale de la donna rimane così oscurato da l'imagine -di una donna reale, per la quale con l'amore venne meno in lui anche -la stima, e quell'impressione dolorosa e cupa non può più cancellarsi -da l'animo suo. Nei _Pensieri_ (XXXIV) dirà che i giovani credono di -rendersi amabili fingendosi malinconici e che la malinconia quando è -finta può per breve spazio piacere, massime a le donne; ma che a lungo -andare non piace che l'allegria, perchè il mondo ama non di piangere, -ma di ridere; tacciando così, come nota il Castagnola, di crudeltà -e di egoismo l'umanità, e, aggiungo, le donne in particolare, di cui -ha soprattutto parlato. Altrove affermerà come le donne quasi tutte -si cattivano e si conservano con la noncuranza e col disprezzo, col -fingere di non curarle e non stimarle; e troverà la vita piena di genti -che «mirate non mirano, che salutate non rispondono, che seguitate -fuggono, che, voltando loro le spalle, o torcendo il viso, si volgono, -e s'inchinano, e corrono dietro ad altrui.»[90] Dirà ancora che la -donna è come una figura del mondo, del quale è propria generalmente -la debolezza; che l'una come l'altro si acquista con ardire misto di -dolcezza, con tollerare le ripulse, con perseverare fermamente senza -vergogna;[91] e scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce sempre -a nulla, o certo è malissimo fortunato, chi li ama d'amore non finto e -non tepido, e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il mondo è, -come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta.»[92] - -Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia de la Tommasini, le -tenere e devote cure de la Ranieri e la vera calma succeduta ne l'animo -suo, quando fu in tutto e veramente acquietata la passione per Aspasia, -modificarono questo suo pessimismo verso la donna, come parrebbe -attestarlo la Canzone _Sopra un bassorilievo antico sepolcrale dove -una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi -dai suoi_, e in parte anche quella _Sopra il ritratto d'una bella donna -scolpito nel monumento sepolcrale della medesima_. Ne la prima forse il -poeta ripensa a Silvia, a Nerina, morte anch'esse giovani e belle e, -pur quasi convinto che la sepolta debba dirsi beata, sospira pensando -al destino, chè ai più costanti un'alta pietà invade il petto nel -veder perire una fanciulla, quando la regina bellezza si dispiega ne -le sue membra e nel suo volto, il mondo le si inchina, la speranza le -fiorisce ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati che, perdendo -la diletta persona, rimangono quasi scemi di sè stessi, e chiede a la -natura come possa strappare l'amico a l'amico, il fratello al fratello, -i figli al padre, a l'amante l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già -un egoistico compiacimento di veder distrutta una femminile bellezza, -mentre la bellezza femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel Canto -_Sopra il ritratto d'una bella donna_; l'antitesi fra la figura de -la vivente, dal dolce sguardo, dal labbro da cui par traboccare il -piacere come da un'urna piena, da l'amorosa mano, dal seno che faceva -impallidire la gente; e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile -non meno pel poeta che pel lettore. In lui non è alcun misero e volgare -sentimento di basso e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano -Canto de l'odio questo, è la meditazione austera e tragica del -_misterio eterno dell'esser nostro_. Il disdegno è tutto rivolto a la -natura e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: se non siamo che -polvere ed ombra come in noi così alti sentimenti? Se anche in parte -v'è in noi qualche cosa di gentile, come i nostri moti e pensieri più -degni son desti e spenti così facilmente da così basse cagioni? - - * - * * - -Nessuna prova ci resta dei sentimenti che Giacomo Leopardi provò per -Paolina Ranieri, confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo -ch'egli la paragonava a la propria sorella e che faceva gran caso -perfino del nome di lei: sì che non è troppo ardito il supporre che -qualche luce di speranza e di tenerezza gli venisse da quella compagnia -gentile e temperasse la desolazione de l'animo suo, il quale aveva -visto svanire i più cari sogni nel nulla eterno e ne l'immensa vanità -d'ogni cosa umana. - -Tutta la sua vita passò in un inesaudito desiderio d'amore, e quasi mai -egli potè avere nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè tante altre -cagioni di soffrire gli avessero dato la natura e la sorte, questa fu -la più tremenda. Ardeva di trovar una donna che lo amasse e non credeva -di poterla trovare; conscio con nobile orgoglio de la nobiltà de -l'animo suo e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio che questi sono -i più alti doni che natura possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia -persuadersi che bastassero a compensare a gli occhi di una donna -la sua disavvenenza. E, desolatamente afflitto di questa, perchè la -vedeva opporsi, come insuperabile ostacolo, fra l'anima sua e l'amore, -sentiva la donna lontana, irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo -di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva uno di stanca desolazione, in -cui gli mancavano i dolci affanni e persino il dolore; ma, piangendo -la vita fatta per lui esanime, sentiva ancora che il suo cuore era -vivo. Poi anche quest'ultimo sentimento si spegneva; quasi insensato, -attonito egli non domandava più conforto; le eloquenti voci de la -natura eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, la mano offertagli, -_candida ignuda mano_, non lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo -cuore si risvegliava: quel _Risorgimento_, ch'egli cantò con tanta -dolcezza, non fu l'unico de la sua vita: da la grave immemore quiete, -somigliante a la morte, l'animo suo, riscosso d'improvviso, ritrovava -tutte le sue illusioni, tutto il suo dolore; senza speranza e senza -fede, conscio che l'idolo suo più caro non aveva amore ne le pupille -tremule, nel raggio sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava -tuttavia i cari inganni e l'ardore natio. - -Egli sempre adorò, quasi misticamente, la bellezza, nè v'ha bisogno -di commento a spiegare come e perchè tanto gli piacessero i versi -di Lodovico Martelli _In lode delle donne_ (secolo XVI), e questi -specialmente ch'egli dovette ripetere ben amaramente fra sè: - - Scevra da l'altre una virtù si prezza; - Ma chi piacque già mai senza bellezza? - -Più ancora che entusiasta de la bellezza fu avido di tutti i grandi -sentimenti e anelante ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva -nato non per scrivere ma per operare, e sognava grandi cose, vedendo -il suo avvenire come un magnifico campo di gioia e di gloria aperto a -l'altera anima sua. L'azione gli fu contesa presto e per sempre, e non -gli rimase che contemplare, silenzioso e triste, le stupende visioni -de la sua mente; ma una speranza era radicata troppo profondamente -nel suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla e, quantunque -senza convinzione, egli pensava che una gioia, una gloria, una divina -ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa affezione d'una donna. -Fu questa l'ultima a dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando essa -sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; in che cosa poteva egli -più credere o sperare, se la donna ch'era stata per lui una religione, -gli si rivelava un essere debole, fallace? Il suo fu il destino dei -grandi infelici, vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera e pura, -disperando di tutto, maledisse la vita e gettò a l'umanità il suo grido -di dolore. - -Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de l'opera leopardiana la donna -appare in nobiltà e purezza di linee, quale forse non fu da nessun -altro poeta cantata. Per questo e per le sventure sue il Leopardi -conquista, insieme a la simpatia dei giovani, quella de le donne. -È noto con quanta venerazione parlò di lui la Caterina Franceschi -Ferrucci[93], ch'egli teneva in grande stima. Bello è il Canto che -nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta la Maria Giuseppa Guacci -Nobile[94], salutando in lui il fedele che ebbe a prua de la sua -nave virtù candidissima, la quale lo scorse ove non sono confini; il -fedele che ne l'ultima ora sua non fu flagellato da rimorsi, non vide -la giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò una prece -simulata con gli avidi pensieri chini in terra e di cui la parola -estrema fu: amore. - -Anche la gentil poetessa Giannina Milli, inspirandosi specialmente a -l'affetto religioso, cantava degnamente del Leopardi: - - . . . . Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede, - Che non toccò della mortal sozzura; - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Uom che sugli altri al par di te s'ergea; - Sublimemente in Dio creder dovea![95] - -E _tu credevi_ — afferma la poetessa — ma la terra al tuo sguardo era -muta e deserta, la gente ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria, -però da l'imo petto il verso ti uscì disperato. - -Se non con grande finezza d'arte, certo con una sincerità e una soavità -commovente d'affetto, si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato: - - Nè mai donna t'amò di quel potente - Amor, di cui ti strusse invan la speme, - Di cui la sete ardente - Solo s'estinse alla tua vita insieme. - Così sempre deserto e mai compreso, - Chiedesti al verso una vendetta amara, - Di cui l'amaro peso - Sente ogni donna che il tuo verso impara.[96] - -E in nome di tutte le donne chiedeva perdono al poeta. Non imprecava -a' suoi affanni e ne l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al -pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, una promessa: - - Che col nostro morir tutto non muore. - - * - * * - -Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto nè pure un'unica volta avverarsi -il suo più caro voto; egli non fu amato. E niuno al par di lui sentì -mai come una parola, una semplice parola di donna, può far bene a lo -spirito, ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, riaprirgli -l'avvenire. Si direbbe che parli di lui il Michelet quando scrive: «Je -voyais un jour un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, sournois, -misérable. Pourtant il avait une flamme. Sa mère, qui était fort dure, -me dit: On ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. C'est qu'on -ne l'a baisé jamais.» - -Ma se non risvegliò in alcuna la passione che ardeva in lui, dal reale -affetto di molte donne gentili e da la potenza de la sua fantasia -gli vennero le più care gioie de l'amore. «Amare... non è ricevere, è -dare,» scrisse il Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune -amorose di molti e molti non valgono un'ora del profondo sentimento -che di Giacomo Leopardi fece un poeta; la sua opera appartiene a la -ristretta cerchia di quelle che non invecchiano, non decadono per -quanto volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. Bella e degna -d'ammirazione la sua parola di pensatore; ma immortale e degna di -commuovere tutti i cuori finchè l'amore e il dolore li scuota quella -del poeta; muti il mondo, l'anima umana non muterà, e nei canti di -Giacomo Leopardi v'è un'anima, un'anima di Titano, di Prometeo, martire -su la sua roccia, straziato ne le intime viscere e pur forte ancora, -con la fronte orgogliosa rivolta a le stelle, con un inno d'amore su -le pallide labbra, mentre dal petto aperto scorre il suo caldo sangue. -Quel timido taciturno, già uomo a dieci anni, fanciullo ancora a -trentanove, sentiva tragicamente la sua forza e la sua sventura; fra -tanti uomini fortunati egli, infelice, aveva coscienza di essere il -più vero uomo, e, pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col -suo canto, che tramanda a le età venture qualche cosa de l'animo suo -ed è una _voce_ de l'armonia, vibrante in silenzio in tanti cuori, ma -in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e palpitare. La divina -scintilla ch'egli rapì a gli eterni non si spense, nè pur quando su -quegli azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro fuoco è -serbato a gli uomini ne le pagine rese sacre da l'arte, dal genio e da -la sventura. - - -NOTE. - -[68] Vedi _Epistolario di G. L._, vol. III, Firenze, Successori Le -Monnier, 1892 (_Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle -opere di G. L._). - -[69] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_, -pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 -dicembre 1845). - -[70] Vedi _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, di G. -Leopardi. - -[71] Vedi _Prefazione al II libro dell'Eneide_, di G. Leopardi. - -[72] Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la -Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa -si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del -1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria -Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe -nuovamente accesa, e perciò l'_Elegia_ scritta nel 1817 comincierebbe -co' versi - - Tornami a mente il dì che la battaglia - D'amor sentii la prima volta.... - -[73] Vedi TERESA LEOPARDI, _Notes biographiques sur Leopardi et sa -famille_. Paris, Lemerre, 1881. - -[74] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di G. Leopardi_ (nel _Fanfulla della -Domenica_, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo -studio di F. MARIOTTI, _I ritratti di G. Leopardi_ (_Nuova Antologia_, -16 gennaio 1898). - -[75] Vedi G. TIRINELLI, _Un giorno a Recanati_ (_Nuova Antologia_, 1º -settembre 1878). - -[76] Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819. - -[77] Vedi I CANTI DI G. LEOPARDI, commentati da A. Straccali, pag. 48. -Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg. XI-241. - -[78] Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i Canti _A un -vincitore nel pallone_, _Bruto minore_, _Alla Primavera_, _Inno ai -patriarchi_. - -[79] Vedi gli studi sul _Consalvo_ pubblicati da L. Pieretti nella -_Rassegna Nazionale_ di Firenze 1881, e quello di F. Torraca in -_Discussioni e ricerche letterarie_, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a -365). - -[80] Cfr. B. ZUMBINI, _Saggi critici_. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche -la VI de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti (_Giornale storico -della letteratura italiana_, fasc. 90º, pagg. 511-515). - -[81] Cfr. a tale proposito G. LEOPARDI, _Poesie e prose scelte e -annotate per le giovanette_ da Caterina Pigorini Beri. Firenze, -Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; ODOARDO -VALIO, _La suora di carità di Giacomo Leopardi_. Acerra, Fiore, -1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nel _Giornale storico della -letteratura italiana_, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI -de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti. - -[82] Cfr. A. BORGOGNONI, _La Canzone del Leopardi alla sua donna_ (nel -_Fanfulla della Domenica_, 1884, nº 45). - -[83] Cfr. G. CARDUCCI, _Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi_ -(pubblicate ne la _Rivista d'Italia_, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e -15 marzo 1898). - -[84] A. GRAF, _Foscolo, Manzoni, Leopardi_. Saggi. Torino, Casa -editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. -lo studio _Il Leopardi e la musica_. - -[85] Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823. - -[86] Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era -avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato -finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche -un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa -notizia.» - -[87] Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del -fratello per la Basvecchi: «La _tua_ Serafina si fa sposa.» - -[88] Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr. N. ZINGARELLI, -_Operette morali di G. Leopardi_, ricorrette su le edizioni originali -con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di -pagg. XIII-408), 1895. - -[89] Cfr. Dr. FRANCO RIDELLA, _Un articolo critico di A. De Gubernatis -e l'Aspasia del Leopardi_ (pubblicato nel nº 15 de la _Gazzetta -Letteraria_ di Torino, 1897). - -[90] Vedi I. DELLA GIOVANNA, _Le prose morali di G. Leopardi_. Firenze, -Sansoni, un vol. in 16º di pagg. XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a -pag. 344. - -[91] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344. - -[92] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345. - -[93] CATERINA FRANCESCHI FERRUCCI, _I primi quattro secoli della -letteratura italiana_ (Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a -pag. XII, prefazione al primo volume cit. - -[94] Vedi M. GIUSEPPA GUACCI NOBILE, _Rime_. Napoli, dalla Stamperia -dell'Iride, 1839, pag. 10. - -[95] Vedi GIANNINA MILLI, _Poesie_. Firenze, Felice Le Monnier, 1862. -Vol. I, pagg. 313 a 315 (_A Giacomo Leopardi_). - -[96] Vedi ERMINIA FUÀ FUSINATO, _Versi_. Firenze, Felice Le Monnier, -1874, da pag. 246 a pag. 248. - - - FINE. - - - - -INDICE. - - - A Federico Conigliani Pag. V - Prefazione VII - Adelaide Antici Leopardi 3 - Note 32 - Ferdinanda Leopardi Melchiorri 37 - Note 54 - Paolina Leopardi 59 - Note 116 - Marianna Brighenti e la sua famiglia 121 - Note 167 - Teresa Carniani Malvezzi 173 - Note 217 - Antonietta Tommasini 223 - Note 267 - Paolina Ranieri 271 - Note 312 - La donna nella vita e nelle opere di G. - Leopardi 317 - Note 401 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di -Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - -***** This file should be named 60092-0.txt or 60092-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/9/60092/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi - -Author: Emma Boghen-Conigliani - -Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE<br /> -DI GIACOMO LEOPARDI -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -EMMA BOGHEN-CONIGLIANI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -LA DONNA NELLA VITA E<br /> -NELLE OPERE DI GIACOMO<br /> -LEOPARDI -</p> - -<hr class="mid" /> - -<p class="pad2"> -<i>Adelaide<br /> -Antici Leopardi — Ferdinanda<br /> -Leopardi Melchiorri<br /> -Paolina Leopardi — Marianna<br /> -Brighenti — Teresa Carniani<br /> -Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina<br /> -Ranieri — La<br /> -donna nella vita e nelle opere<br /> -di Giacomo Leopardi</i> -</p> - -<p class="pad4 large"> -FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE<br /> -—<br /> -<span class="small">M·DCCC·XCVIII</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti -di riproduzione e traduzione sono riservati. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="federico"><i>A Federico Conigliani.</i></h2> - -<p> -<i>Non è un dono, ma quasi una restituzione -la dedica di queste pagine, cui il -tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto -che la mia penna; gradiscile ad -ogni modo quale ricordo di studi e ricerche -comuni e quale pegno minimo di una riconoscenza -incancellabile.</i> -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<h2 id="prefazione">PREFAZIONE.</h2> -</div> - -<p> -<i>Se la donna ha sempre molto potere su -l'animo de l'uomo, moltissimo n'ebbe su -quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente, -la vagheggiò in uno splendido ideale poetico; -giovane, l'agognò con una dolorosa potenza -di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno, -infelice per lei, pur sempre adorandola: -madre, sorella, congiunta, amata, non amante, -ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe -gran parte ne la vita di lui, nel suo pensiero, -e fu tutto pel suo cuore.</i> -</p> - -<p> -<i>I biografi studiarono con minuziosa accuratezza -i rapporti del Poeta con alcune -donne; lasciarono altre e non giustamente in -dimenticanza: cito ad esempio l'Antonietta -Tommasini; l'epistolario leopardiano conta -numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano -ancora certamente) fra le quali alcune -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -scritte con un abbandono d'affetto quasi unico -ne gli anni maturi del grande Recanatese.</i> -</p> - -<p> -<i>Questo volumetto si propone il modesto -scopo di tratteggiare i ritratti di parecchie -fra le donne congiunte, per affezione o per -parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto -è possibile ne le memorie non più recenti, la -loro intima personalità, di vederle nei loro -rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi -reali e quanto di soggettivo fosse ne -l'ideale femmineo del cantore di Silvia.</i> -</p> - -<p> -<i>Certo alcune nascondono nel mistero l'anima -loro, ma non sì che qualche raggio almeno -non possa scorgerne un occhio pazientemente -indagatore: son figure varie, da l'austera e -rigida contessa Leopardi, di cui le mani candide -paiono sempre congiunte con mistico terrore -ne la preghiera, a la buona Tommasini, -che chiude il suo libro per assaporare tutta -la serena dolcezza del vespro nel suo giardino -fiorito e segue con lo sguardo pensoso -i ragazzi pei campi, gli uccelli fra il verde, -le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita -borghese, illuminata da tanta luce di vera -poesia; da la bellissima bionda Ranieri, che -non s'accorge de le passioni che desta, del -mondo che le sorride ed ha ne gli occhi miti -e profondi tutta la fiamma di carità che la -esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata -Paolina, invano avida d'amore, -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -piangente invano le sue lagrime non comprese; -da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo -di dotti e d'artisti da cui è attorniata e -ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde -sotto il belletto il pallore de le guancie, -e sotto il suo sorriso d'artista festeggiata le -ansie de la sua anima di donna; ne l'una un -palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua -illusione d'un lieto avvenire di Silvia; -in questa l'inconscia indifferenza de la donna -del <span class="upright">Primo Amore</span>, in quella la mestizia de la -donna del <span class="upright">Sogno</span>, in tutte v'ha qualche cosa -che si conforma a l'ideale leopardiano; e se -nessuna è precisamente la figura di questo o -quel canto, ne l'animo che li dettò rimangono -tutte, immagini care, e si fondono in un'alta -idea poetica.</i> -</p> - -<p> -<i>Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio -ho accennato a la Cassi, a la Fattorini e -a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni, -come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti, -de la Lenzoni, de la Buonaparte; -ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici -del poeta furono creature più pensate -che reali, vissero la vita de la sua fantasia, -ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso, -Silvia e Nerina specialmente, vivacissime parvenze -d'un indimenticabile sogno. Senza dir -poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben -detto da altri.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -</p> - -<p> -<i>Su la Targioni mi duole non aver potuto -trattenermi; ma le notizie che intorno a la -<span class="upright">bella e graziosa Fanny</span> si possono ritrarre dai -libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra -fitta che ce la nasconde, e la famiglia -non acconsente a darne altre.</i> -</p> - -<p> -<i>La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta -Buonaparte non furono pel poeta che -gradite, fuggevoli conoscenze.</i> -</p> - -<p> -<i>Debbo qui render grazie al conte Giacomo -Leopardi, che mi fu largo di aiuto e con le sue -ricerche mi procurò la conferma di quanto io -scrissi riguardo a l'ignorato amore di Paolina -Leopardi per Raniero Roccetti; al conte -Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie -intorno a la Teresa Carniani Malvezzi -e non poche lettere inedite a lei rivolte da -chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo -De Gennaro Ferrigni, cui debbo non -pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina -Ranieri; ed a parecchie altre gentili persone, -che facilitarono le mie ricerche intorno a Madama -Padovani, e che mi procurarono gran -numero d'autografi inediti di Marianna Brighenti.</i> -</p> - -<p> -<i>Se sotto la mano inesorabile de la critica -tanti rosei veli cadono e tante figure che ci -compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto -di pietà, lasciandoci il rimpianto di -un'illusione perduta e quasi un posto vuoto -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -e difficile ad esser rioccupato nel pensiero, -a taluno potrà, spero, riuscir piacevole che -qualche immagine ormai sbiadita, se non cancellata -dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella -e degna e ci riveli amicamente un'ora, un -momento de la vita del grande, cui abbellì -di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza.</i> -</p> - -<p> -<i>Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano -accetto con la loro grazia l'omaggio, -invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario -che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno.</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Emma Boghen-Conigliani.</span> -</p> - -<p class="indl"> -<i>Firenze, febbraio 1898.</i> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<a id="fill-001"></a> - <img src="images/ill-001.jpg" alt="Adelaide Antici Leopardi" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h2 id="adelaide">ADELAIDE ANTICI LEOPARDI.</h2> -</div> - -<p> -La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove -anni quando nel 1797 diede la sua -mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni -soltanto maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato -a Recanati, nella cappelletta degli Antici: -la sposa, che apparteneva ad una delle più -nobili e ragguardevoli famiglie di quella città -ed entrava in una famiglia altrettanto nobile e -ragguardevole, era una fanciulla di bellezza -severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti, -benchè velati da una pensosa malinconia; -dai corti capelli ricciuti d'un castano -chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, -che pareva accordarsi perfettamente al -carattere del vetusto palazzo di cui diveniva -signora; alta e con un portamento da regina, -ella nelle graziose acconciature e nelle succinte -vesti, di cui la moda era venuta allora -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; -ed il suo viso, soprattutto i suoi occhi -e la fronte, restavano severamente assorti, -come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli -ornati da un filo di perle, da un nastro -di velluto e da un capriccioso spennacchietto. -</p> - -<p> -Tale ci appare in una miniatura sopra una -tabacchiera di Monaldo: nessun sorriso, nessuna -mollezza nelle austere sembianze: non -sembra una delle graziose, voluttuose donne -del secolo passato, ma un'antica matrona travestita.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> -</p> - -<p> -Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, -il conte Monaldo fissò per la prima volta -gli occhi su la marchesina Antici e non seppe -distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus -Domini e non pensò più che a lei, quantunque -la sapesse promessa ad un conte Castracane -di Cagli, del quale però si diceva ch'ella -fosse tanto scontenta da voler riprendere la propria -libertà. Monaldo andò senz'altro dal fratello -della fanciulla, Carlo Antici, che era amico -suo, e saputo con certezza ch'ella s'era già -sciolta da la prima promessa, lo pregò di chiederle -se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide -gli fece rispondere francamente ch'era -stata domandata dal conte Borgogelli di Fano, -il quale attendeva solo l'assenso e la donazione -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -di una zia per combinare in modo definitivo -il matrimonio, ella frattanto non poteva -prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, -rispose: Aspetterò; e non aspettò molto, -chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie -per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; -di che i vecchi Leopardi non rimasero -punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte -Castracane era andato la prima volta a Recanati -per conoscere Amalia, sorella maggiore di -Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato -di lei e non aveva voluto più saperne -della prima; la madre e gli zii di Monaldo -avevano proposto a costui di sposare egli Amalia -e, quantunque questa fosse, com'egli medesimo -assicura, una carissima e amabilissima -giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi -aver il conte chiesta la mano di Adelaide, si -mostravano avversi a tale unione, ma nè il -loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi -dispiaceri che gliene vennero, nè la tenuità -della dote che il suocero gli fissò, mentre già -gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, -lo smossero dalla sua decisione. La madre un -giorno lo pregò con tanto calore di non sposare -la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi -dinanzi a lui per supplicarlo di cedere, -ma egli rialzatala e postosi egli medesimo -in ginocchio, le baciò la mano, confessandole -che restava fermo nel suo proponimento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -</p> - -<p> -Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè -ella non soffrisse amarezze e mortificazioni, -entrando in una casa dove tanti non la -volevano: ma compiute le nozze, mentre la -carrozza attendeva già pronta, egli s'avvicinò -ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar -la mano a mia madre. — La buona contessa, -scordando ogni risentimento, abbracciò e benedisse -la nuora, pregandola di ritornar presto, -molto presto da Pesaro: e i due giovani, lieti di -questa riconciliazione, passarono ne l'appartamento -dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro -così frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo -vivacissimo, temettero chi sa che cosa. -</p> - -<p> -— Dove andate? -</p> - -<p> -— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e -a baciarvi la mano. -</p> - -<p> -— Dove andate partendo di qui? -</p> - -<p> -— Partiamo per Pesaro. -</p> - -<p> -— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non -sarà così: la vostra sposa appartiene -ora alla nostra famiglia e voi non ce la -toglierete. Andiamo dal decano, il quale sarà -di un sentimento uguale. — (Così narra Monaldo -stesso nel c. XXXIX dell'<i>Autobiografia</i>.) -</p> - -<p> -Scesero con lui nelle stanze del decano, zio -Pietro, che li abbracciò, piangendo di tenerezza -e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio: -</p> - -<p> -— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per -i capelli, anzi per la perrucca, chè di capelli -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -non ne ho più, — ed egli pure li pregò di restare. -</p> - -<p> -Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo -per indurlo ad acconsentire, egli interpretava -invece quella timida preghiera come -incitamento a non cedere e insisteva per partire; -per troncare gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro -se ne andò da gli Antici ad annunziare -che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli -nelle stalle e la carrozza nella rimessa. -Intanto Monaldo aveva avuto agio di conoscere -il desiderio della sposa ed egli pure di buon -grado, saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì -a rinunziare al viaggio. La riconciliazione -fu sincera e la nuova contessa Leopardi -visse poi sempre in perfetta armonia coi -congiunti, amandoli ed essendone ricambiata -d'affetto vero. -</p> - -<p> -Educata severamente, Adelaide, prima del -suo matrimonio, aveva passato la vita fra la -casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito, -naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per -comandare che per obbedire, per forza di virtù -e di consuetudine ella si era fatta mite, obbediente, -modesta. Religiosissima, poneva innanzi -a tutti gli altri i suoi doveri di donna cattolica, -ma la sua non era la fede che riscalda il cuore -e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza -e de la carità, la fede che mantiene nell'anima -un'alta serenità ed insegna ad amare; la sua -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -era una fede rigida, tirannica e benchè, con la -potenza della religione sincera, le desse forza -e conforto nei più dolorosi momenti della sua -vita, diveniva non di rado un tormento per -lei e per chi le stava dintorno. Questa donna -<i>ultrarigorista, vero eccesso di perfezione cristiana</i>,<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> -per quel poco che si permetteva di -pensare con la sua mente, ch'era tuttavia -una mente aperta, ferma, acuta, andava in -tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito; -anch'ella, come lui, era ciecamente ligia -al passato; anche in lei i racconti dei profughi -francesi capitati nelle Marche avevano inspirato -il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione. -Ella e Monaldo del pari avevano accolte -le convinzioni della famiglia, degli amici, della -società aristocratica e clericalissima in cui vivevano; -tutt'e due avevano alto concetto della -propria casa; solo Monaldo pensava che a sostenerne -il decoro occorresse lo sfarzo di una -vita opulenta; ella avrebbe preferito un solido -patrimonio, come quello della sua casa -paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino, -Monaldo aveva ottenuto a diciott'anni dal governo -pontificio l'amministrazione del suo patrimonio, -e, quando s'ammogliò, aveva già -sperperato somme non lievi, credendo di seguir -così degnamente le tradizioni di famiglia e -l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente -generoso. Nel 1796 aveva speso mille -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli -un milite per aderir all'appello di Pio VI -ai sudditi contro i Francesi; nello stesso anno -un trattato di matrimonio con la nobile Diana -Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima -accettò e poi non volle più conchiudere in -nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine -furono calcolati da lui ventimila scudi. -Nel 1801 fece risorgere l'Accademia dei Disuguali, -l'accolse in casa sua e ne sostenne le -spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento -scudi in favore di un suo nemico. -</p> - -<p> -Nel 1797 anche nelle Marche si accese la -rivoluzione e in Recanati fu instituita una repubblica -affatto democratica, che abolì la nobiltà -e i suoi titoli e privilegi, e di questo e -delle ruberie dei Francesi il conte Monaldo mostrò -così vivamente e apertamente lo sdegno, -che dal comandante della colonna francese, un -tal Contavice, fu condannato a morte. Denari -e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e -questo suo pericolo fu potuto nascondere a la -contessa incinta, che però poco di poi vide il -marito arrestato e dovette passare giorni di orribile -agitazione e di pianto. Dopo questo periodo -di pene e di tristezze le sale del palazzo -Leopardi, che già erano state liete nello splendore -della vita fastosamente signorile, amata -dal giovane Monaldo, e nelle gioviali compagnie -raccolte intorno a la sposa, ritornarono -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -lietissime, chè gaie voci infantili vennero a -ridestarne gli echi. -</p> - -<p> -Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come -era di prammatica da secoli nella famiglia, -venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini -provate dalla sposa influirono dannosamente -su la salute del bambino, che nacque -delicato e gracile, benchè apparentemente sano -e senza alcun difetto; un anno dopo veniva al -mondo Carlo e un altr'anno di poi Paolina. -</p> - -<p> -Par che la voce del suo primo nato risvegli -in ogni donna un'anima nuova, l'anima -della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza, -di sacrificio, un'anima pura ed elevata -anche nelle donne che meno sono tali, -un'anima che vive tutta nell'intensità del più -caldo affetto umano. Ma quest'anima non si -destò nella contessa Adelaide, che non conobbe -le carezze infantili, la divina poesia per -cui la madre sente il figlio vivere ancora della -sua vita; forse un amore troppo ardente ed -espansivo non poteva accordarsi col rigore -della sua fede; ella rimase la stessa, irriprovevole -nelle premure solerti per i suoi piccini, -ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza, -come se di tutti i suoi atti la ragione -soltanto fosse il movente e il dovere la guida. -Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il -secreto dei cuori, chi può dirci se quella sua -fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -imponesse a sè medesima, o una naturale -disposizione dell'anima? -</p> - -<p> -Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche -virtù, sono apprezzati, anzi ammirati, perchè -quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili, -e d'ordinario gli uomini si accontentano -di ciò che piace, senza indagare oltre; come -questi caratteri vengon d'ordinario giudicati -migliori di quel che sono in realtà, così altri -ve n'hanno che son creduti peggiori che non -siano per l'opposta ragione: le loro virtù son -nascoste, i difetti palesi, e questi e quelle, inamabili, -allontanano i cuori piuttosto che attirarli. -Tale era Adelaide. Certo la prodigalità -di Monaldo era un difetto, l'economia di lei, -in tesi generale almeno, una virtù; ma gli è -facile comprendere come, a quasi tutti, quella -virtù dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico -questo difetto. Così la sua ritenutezza -la fece credere forse assai meno sensitiva che -non fosse in realtà. -</p> - -<p> -La sventura temprò ben presto il vigoroso -carattere di lei, come il fuoco tempra una -buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder -gli occhi a la rovina imminente del patrimonio, -già carico di debiti, pei quali certi -creditori usurai giungevano a pretendere il -ventiquattro per cento d'interesse. La contessa, -rimasta da prima estranea a l'amministrazione, -non tardò a convincersi che una mano di ferro -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -doveva sostituirsi a la debole mano di Monaldo -nel governo de la famiglia per salvar questa, -e decise che quella mano di ferro sarebbe la -sua, bianca mano di donna, ma rigida e ferma -quant'altra mai. A questo compito ella s'accinse -con una saldezza di propositi, uno spirito -di sacrificio ed un'energia, quali ben difficilmente -si troverebbero in una giovane e -bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente, -benchè nulla fosse tolto agli agi -consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli; -ma dov'era possibile senza disagio, al lusso -fu sostituita la più stretta economia, la quale -divenne legge inesorabile per tutti della casa -e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette -subito una parte de' suoi gioielli e più -tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo d'un -tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase -come un oggetto sacro nella famiglia, così che -Carlo volle metterlo nel dito della sua seconda -moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze. -</p> - -<p> -D'allora in poi la contessa non portò che -ornamenti d'un valore insignificante, fra i -quali un finimento di coralli; vestì modestamente, -seguendo la moda della rivoluzione -francese; ma, invece delle basse scollature -del vestire a la ghigliottina, portò sempre una -larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo -fin sotto il mento. Le rade volte in cui usciva -di casa, se d'inverno, si avvolgeva in un'ampia -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -pelliccia di martora, che, nella sua immutabile -ricchezza, conciliava con l'economia quel -decoro de l'abito, cui Monaldo teneva tanto; se -d'estate, portava in testa «un cappello colossale -di paglia» che, mentr'ella stava in carrozza, -«salutava per lei.»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> Il compito ch'ella si -era fissato non consisteva soltanto nella salvezza -del patrimonio, nella ricchezza futura -di casa Leopardi, ma anzitutto nel mantenere -l'avita intatta fama di probità, l'onore del -nome; e perciò a punto ella intese subito a -far un concordato coi creditori, concordato -reso men difficile dal papa, che impose certi -limiti a gli usurai, detraendo quella parte che -rappresentava il frutto d'un'ingorda usura da -la somma del debito, il quale in quarant'anni -doveva essere gradualmente estinto. Interdetto -Monaldo, la casa dipese da l'autorità assoluta -di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente -tirannica, tanto più che le ristrettezze -economiche eran tenute con ogni -cura nascoste. Senza dubbio, più generosa, -ella avrebbe reso più felici o meno infelici i -suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più -simpatica ai posteri; è giustizia però il notare -che la sua non fu, o non sempre, gretta avarizia, -e ch'ella, come già disse l'Avoli, non -mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè -la roba per la roba: per migliorare le sue -terre, per conservare in buono stato il palazzo, -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri, -acconsentì che il marito e i figli comperassero -gran numero di libri. Di buon grado -faceva elemosine e senza menarne alcun vanto, -donava cibi o legna, e dalle finestre gettava -spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi -perchè queste non le mancassero mai, ne teneva -sempre pronte a quel pio scopo in una -ciotola di legno nella sua camera. Anche non -di rado assisteva ella medesima qualche ammalato -povero, pel quale ordinava al cuoco di -serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine -era scrupolosa; e si narra che, morto Monaldo, -facesse pagare, senza rivelar il proprio nome, -due mila e trecento scudi ad un conte maceratese -verso il quale il marito le aveva confessato -uno scrupolo di trovarsi in debito. -</p> - -<p> -Vi ha in questo rigido carattere di donna -qualche cosa che merita ancor più che rispetto, -ammirazione, ed è la sua lealtà, cui -ella aggiungeva altri non comuni pregi, quale, -ad esempio, una dote che non può accordarsi -con un cuore non buono, tanto meno quando -lo spirito è altero e abituato al comando: la -facilità di perdonare; respinta con tanta ostinazione -dai parenti dello sposo, è la prima a -fare un umile passo verso di loro e diviene -per essi una figlia sommessa a pena le aprono -le braccia. Taccio le tristezze che le vennero -dal marito e da' figliuoli e ricordo una lettera -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -ad una sorella, che probabilmente è la -Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese -Baviera di Sinigaglia. Adelaide loda la giovine -d'essersi pentita d'un'offesa recata a la madre -in un impeto di collera; le rammenta che -ella dovrà fare la felicità di uno sposo e che -tali impeti turberebbero la pace della futura -famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che -tutti dobbiamo posseder la forza di reprimere -le nostre passioni e chiude con un tratto di -delicato perdono: «Vi protestaste ieri che -non fate alcun caso della mia stima. Ad onta -di questo, siate persuasa che nessuno vi stima -e vi ama quanto la vostra affezionatissima -sorella.»<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -</p> - -<p> -Nella lunga e difficile impresa cui si accinse, -la contessa fu sostenuta da un vivo affetto -per la casa, dalla pietà religiosa e dalla -naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva -la debolezza femminile, la vanità, -l'amore al lusso; ma s'ella salvò il patrimonio -ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto -d'un cuore carezzevolmente, teneramente materno: -l'espansione, la confidenza, che attirano -confidenza, espansione ed affetto, le furono -ignoti. Curava i bimbi con molta premura, li -teneva a dormire in camere attigue alla sua, -medicava ella stessa persino i loro geloni, -amava di seguire i fanciulli con lo sguardo, -anche nei loro rumorosi giuochi, nel chiasso, -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini -di casa, ma in quello sguardo non c'era -mai una carezza. «Tutto era compassato in -lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi -indotti a credere che la rigida marchesa volesse -fare anzi tempo de' suoi figliuoletti uomini -maturi, che le loro risa argentine turbassero -la sua serenità di amministratrice e -custoditrice suprema della casa»; così parla -di lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso -i genitori di Giacomo fra tutti i cultori degli -studi leopardiani. Monaldo, con le sue idee -e il suo sistema di autorità senza confini e -senza discussione, sarebbe stato il più duro -dei padri, se a gli errori del giudizio non -avesse largamente rimediato la bontà de l'anima; -egli sapeva qualche volta ridiventar fanciullo -co' suoi figli, che se trovarono talora la -tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia -fraterna, la trovarono in lui; e più espansivo -e più tenero sarebbe stato, se l'affetto di cui -aveva pieno il cuore non fosse stato compresso -dal dubbio di affievolire la propria dignità, -di derogare a l'autorità paterna. Adelaide -era un tipo affatto diverso, parlava poco -e con calma e gravità; d'ordinario chiusa in -sè stessa, non amava che altri le leggesse ne -l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva, -scoppiava in pianto, ma andava subito a -chiudersi nelle suo camere, da cui non usciva -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile -in lei: ella concedeva a pena la sua -mano al bacio de' bambini e sospirava nel vederli -vivacissimi e gai, mentre ne godeva la -buona suocera sua, Virginia Mosca, che, rimasta -vedova giovanissima, s'era dedicata -tutta a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino, -dov'ella sedeva sopra un sofà, conversando -col suo vecchio cavalier servente Volunnio -Gentilucci, irrompevano i nipoti, che precipitandosi -a gara per abbracciarla rovesciavano -spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado -scherzavano alle spalle del cavaliere, il quale -non poteva nè pur sfogarsi a sgridarli, perchè, -se ci si provava, l'affettuosa vecchia era -sempre pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi -con lui. Graziosa scena questa de' due -vecchietti eleganti e compiti, che stentano a -tenersi il broncio, davanti alla contagiosa allegria -d'una brigata di birichini! -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Non è difficile immaginare, da le notizie -che se ne hanno, quale fosse la vita dei ragazzi -Leopardi: studi severissimi e faticosissimi -co' precettori, rare e patriarcali distrazioni, -chiasso co' cugini o qualche tombola -giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose -continue e continua sorveglianza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -Tutti sanno come il primogenito, gracile -per natura, perdesse interamente la salute e -divenisse gibboso per le soverchie fatiche durate -sui libri, e come fra lui ed i fratelli da -un lato e il padre da l'altro, sorgesse, e a -poco a poco si facesse profondo, il dissidio, -perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava -i loro animi non meno fantastici che appassionati, -e perchè nelle idee e negli affetti -essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure -assai noto come la disperazione di Giacomo -giungesse a tal segno da risolverlo a tentar -la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per -caso. Che faceva, che pensava intanto la contessa? -Tutt'assorta nel suo compito di amministratrice, -non si accorse forse che tardi de -la perduta salute e de la deformità di Giacomo; -ed è doloroso il notare come questi, -giovanetto, affettuosissimo per natura e di una -sensitività esaltata, persuaso di dover morire -ben presto, mentre seduto sul letto, di notte, -al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le -lagrime, il suo <i>Appressamento alla morte</i> e si -duole di dover perire <i>come infante che parlato -non abbia</i>, senza che alcuno conosca il -suo grande spirito, Giacomo, che teneramente -si rivolge alla Vergine, non ha una parola per -sua madre. Doloroso del pari è il rileggere -quanto il marchese Solari scriveva a Monaldo, -dichiarandogli apertamente che per lui la causa -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -della tentata fuga di Giacomo doveva essere -l'eccessiva severità della contessa. -</p> - -<p> -Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva -naturalmente dal primo, ma senza punto -tentare di piegarlo a più indulgenza verso di -quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze -che li avrebbero calmati, perchè non -comprendeva quei cuori giovanili ed il loro -bisogno di vita e di libertà. Ed ella avrebbe -potuto tutto, ella che comandava veramente -e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non -sono padrone che delle frittate,» soleva dire -Monaldo, che si sfogava a gridare contro le -prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva -sempre impigliato nelle gonne della sua e non -osava, nè anche per cose lievissime, <i>affrontare -il muso di lei</i>, come scrisse Paolina. Per quei -giovani focosi, esaltati, era un <i>vivere senza vita, -senz'anima, senza corpo</i>, che faceva desiderar -loro ad ogni momento la morte. In Giacomo, -infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del -suo spirito conscio di tutte le sue sventure, si -spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e venne -a mancare a poco a poco persino la speranza -e la fede: egli, dopo anni di dolore che gli -parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa, -si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti -alla madre, ma non le scrive quasi mai; -ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli -un aiuto materiale, e non lo dà finchè non è -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -richiesto; e pure ella doveva sapere quanto -questa domanda dovesse riuscir incresciosa a -l'animo delicatissimo ed altero del figliuolo. -«Son più le volte che senza qualche soccorso -di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle -in cui avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini -alla marchesa Lucrezia Niccolini-Monti, -andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto -se la famiglia Leopardi navigasse in pessime -acque, rimanendo stupito al sentire che no. -Certo però Adelaide non supponeva le reali -strettezze di Giacomo, perchè, come Monaldo -ebbe a scrivere a questi, ella credeva le lettere -una miniera d'oro, la quale rendesse inutile -ogni altro sussidio a quel figlio che pure -ella amava <i>tenerissimamente</i>. -</p> - -<p> -Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario -leopardiano. Nel 1825, quando Giacomo da -Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli -accordi con l'editore Stella e della lezione al -giovane greco, Paolina, che in quel tempo non -era certo tenera della madre, rispondeva al -fratello: «La mamma vuole che ti saluti e ti -risaluti; essa quasi piangeva dalla consolazione -nel leggere la tua ultima, e si rallegra -con te e spera che sarai sempre più contento.»<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> -</p> - -<p> -Anche la breve letterina, una delle due che -ci rimangono, scritta da Adelaide al figlio il -29 novembre 1822, quand'egli, per la prima -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -volta lontano da casa, si trovava a Roma, ha -frasi affettuose, e assai più che non dicano significano -forse quelle righe: «Molto mi ha -rallegrato la vostra lettera, ma molto più quella -che avete scritto al babbo da Spoleto. Vedo che -conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo -e ciò mi è garante della vostra buona condotta -in avvenire.» -</p> - -<p> -Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo -e Giacomo deve sentir qui il dolore -che ne provava Adelaide, e un rimprovero, -un consiglio dato con una delicatezza veramente -femminile e veramente materna. «Sapete -quanto io vi amo sinceramente e qual -spina mi sia stata al cuore il vedervi sempre -malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima -cura e non trattate persone indegne.... -amatemi e credete sempre all'affetto sincero -della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia -e vi benedice.»<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -</p> - -<p> -Queste semplici frasi spirano un affetto sincero -e una santa premura, della quale nelle -lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia -ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822, -pag. 47, vol. cit.) che scrive al fratello: «Mamma -non fa che lodarsi di voi e compiacersi -grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide -stessa che dice al suo «<i>carissimo</i> ed -<i>amatissimo figlio</i>, al suo <i>figlio d'oro</i>» d'esser -tanto lieta delle sue buone notizie e di aver -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -infinita riconoscenza pei parenti di Roma, che -gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823, -pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli -parla della grandissima consolazione provata -dalla madre, sentendo che egli non <i>si è piaciuto -di Milano quanto in casa temevano</i>: «Giacchè -ci avrebbe amareggiati assai, o la vostra lunga -dimora costì, o il vedervene partire con molto -rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol. -cit.); ora è di nuovo Paolina, che ringrazia -il fratello per parte della madre e con viva -riconoscenza della premura usatale di cercar -d'una sua antica servente e di dargliene notizie: -«Mamma vuole che ti saluti nuovamente -e che ti parli del suo grande affetto per te.» -(13 dicembre 1825, pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado -questo, Giacomo non aveva altro pensiero, -altro desiderio che quello di starsene lontano -da Recanati, ed è certo che non poco vi -contribuiva il ricordo della severità che la contessa -metteva in tutti i particolari della vita -domestica. «Veramente ottima donna ed esemplarissima, -si è fatta delle regole di austerità -assolutamente impraticabili, e si è imposti dei -doveri verso i figli, che non riescon loro punto -comodi»; scriveva Paolina (26 maggio 1830) -a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne -doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica -presso il suo vecchio precettore, non -permettendole la madre ch'ella facesse amicizia -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -con alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva -da l'amore di Dio; e non voleva -veder lettere dirette a la figlia, a la figlia <i>trentenne</i>, -nè pure se fossero state <i>del suo santo -protettore</i>. La povera contessina, che desiderava -conoscere di persona le sue amiche Brighenti -e sapeva di non poterle accogliere in -casa, doveva rinunziare anche al piacere di vederle -in chiesa o da la finestra (esse sarebbero -andate a Recanati sol per procurarle questa -gioia), perchè in chiesa andava unicamente la -festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva -vedere da la finestra era sempre sorvegliato -da sua madre, la quale <i>girava per tutta la -casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore</i>. -(Vedi <i>Lett. di Paolina ad Anna Brighenti, -4 marzo 1831</i>). Tale severità irritava anche -la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide, -più che tutti gli altri di famiglia, si dava -pensiero di cercare uno sposo a quella figliuola -e voleva che si tentasse di combinare, anche -quando le più gravi difficoltà eran palesi. -Più duro di tutti i figli verso di lei fu Carlo, -nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe -assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit., -pag. 182-183) dubitando che Adelaide avesse -aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale -perchè la francasse, riscriveva al fratello -dicendogli di questo dubbio e come la madre -avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo, -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -e prorompeva contro <i>la curiosità donnesca e -l'imperiosità insopportabile di lei</i>; confessando -però egli stesso d'essere in un momento di -<i>rabbia incredibile</i>. Pare che la contessa e Monaldo -aprissero infatti la corrispondenza dei -figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che -formava la disperazione specialmente del primogenito; -nè la buona intenzione con cui lo -facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro -severità, come ne l'inesorabile economia di -Adelaide, non v'era mai punto mal animo, -e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi -cari, se mostrava tanto rincrescimento quando -s'allontanavano da lei, se una volta il ritorno -improvviso di Monaldo la fece quasi svenire,<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> -se non seppe mai rifiutare a Giacomo -i soccorsi ch'egli chiese (modestissimi è vero -e domandati in modo che niuno che avesse -cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con -parole tali da commuover lui, che pur diceva -non esser più capace di verun sentimento; se -la sua vita intiera fu consacrata a la famiglia; -se quand'ella morì, nella sua camera fu trovata -la seggiolina in cui eran stati seduti tutti i -suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto -di tenerezza materna, ella aveva conservata religiosamente -per fanti anni; e se infine Monaldo, -pur dichiarandosi tanto discorde da lei -quanto son lontani fra loro il cielo e la terra, -pur credendosi castigato dal cielo nel suo -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -matrimonio contrario al volere della madre, -dichiara Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa -e pia, afferma che ventisei anni di -matrimonio non smentirono un momento la -condotta irreprensibile ed ammirata da tutti -di quella donna forte, intenta solo ai doveri -del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse -che non fosse quello della famiglia o -di Dio; confessa di averle obbligazioni innumerabili -e che il <i>suo ingresso</i> nella famiglia -Leopardi fu <i>una vera benedizione</i>. Monaldo -stesso nel suo testamento dichiara Adelaide <i>la -sua amatissima consorte</i> ed aggiunge: «Sono -poi certo che i miei figli la rispetteranno e obbediranno -come loro degna e venerata madre, -rammentandosi qualmente essa, non solo -è stata l'edificazione e la benedizione della -famiglia con la sua costante religione e pietà; -ma, con la sua saggia economia, prudenza e -giudizio, ha ristaurato il patrimonio domestico -dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa -nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose -vicende, questo è dovuto primieramente -alla misericordia di Dio, e poi alle -cure, diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima -donna.»<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> -</p> - -<p> -La sorveglianza instancabile di Adelaide, la -sua durezza, dovevano riuscir penose a lei -stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di far -soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -questo fosse il suo dovere. A ragione il Finzi -crede che una delle principali cause per cui ella -e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano -di casa Giacomo, fosse la cura de l'anima -di lui, che, secondo loro, lungi da la casa paterna -cedeva a malvagi amici e si perdeva. -</p> - -<p> -Come il conte e la contessa non comprendevano -i figli, così questi non sempre -compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri -giudicava l'educazione moderna un formale -tradimento ordito da la vecchiezza contro -la gioventù, se, com'è probabile, pensava -a l'educazione propria, si lasciava sopraffare -da l'amarezza: «Non lascia d'esser notabile -che tra gli educatori, i quali, se mai persona -al mondo, fanno professione di cercare il bene -dei prossimi, si trovino tanti che cerchino di -privare i loro allievi del maggior bene della -vita, che è la giovanezza. Più notabile è, che -mai nè padre, nè madre, non che altro istitutore, -non sentì rimordere la coscienza di dare -ai figliuoli un'educazione, che muove da un -principio così maligno. La qual cosa farebbe -più maraviglia, se già lungamente, per altre -cause, il procurare l'abolizione della gioventù, -non fosse stata creduta opera meritoria.» -</p> - -<p> -È notevole il giudizio che di Adelaide dà il -canonico Avoli:<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> egli la crede donna più di -mente che di cuore, di propositi virili, più che -di tenerezze materne, pensa che non possa -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -venir giudicata se non severamente nei nostri -tempi, e che per averne criterio equo sia «necessario -trasportarsi con la memoria a circa -un secolo addietro.» Ricorda come appaia naturale -che, malgrado la più sincera affezione, -l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto, -poichè l'uno era splendido fino alla prodigalità, -l'altra calcolatrice, economa, massaia. -</p> - -<p> -In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo -Leopardi non vi è un riflesso della tenerezza -materna; ma in tutta quella nobile vita -e in tutto lo splendore di quell'opera risenti -l'elevatezza di pensiero, cui il poeta fu educato. -Il Michelet diceva che il mondo vive la -vita della donna, la quale gli dà due elementi -di civiltà, la grazia e la delicatezza, che è un -riflesso della purità. La grazia mancò alla contessa -Adelaide, alla rigida signora che, dalle -fredde nebbie del suo mistico cielo, non sapeva -distoglier gli occhi, se non per curarsi della -prosperità materiale della famiglia, tanto che -«il fine che si era proposto le fece dimenticare -che l'immediata felicità dei figli poteva -qualche volta anteporsi a la futura.»<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> Ma -non le mancò la purezza, la più alta dignità -femminile: i figli non si sentirono attratti da -l'anima sua, videro però quell'anima sempre -candida, quella vita sempre d'una trasparenza -assoluta, come d'una gemma che -nulla offusca, e ne ritrassero la morale elevazione, -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -ammirabile in tutti e più che mai in -Giacomo. -</p> - -<p> -Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano -i suoi sacrifici: vide tornato pienamente -in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per -opera sua, ma quante pene le amareggiarono -questa gioia! Pianse, morti in giovane età, il suo -Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque -la rassegnazione, ch'ella credeva dovere di -donna cristiana, le facesse piegare umilmente -il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto -negare il dolore di questa madre, che -ci è dipinta inginocchiata, pregando fra le lagrime -nella camera vicina a quella dove stava -per spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua -casa (ultimo se si pensi che Carlo non ne faceva -quasi più parte e di più non aveva prole), -di questa donna che a l'annunzio de la sventura, -cui non sapeva ancora credere, scoppia -in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella -stessa colle mani tremanti gli estremi uffici al -suo caro perduto. Ella vide sola nel mondo -la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti; -e quel Giacomo, che le aveva dato pel primo -il nome di madre, fu perduto per lei più che -gli altri, morto solo, lontano e senza fede. -</p> - -<p> -Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava -la casa Leopardi: vide i manoscritti del poeta -ed entrò nella camera ove questi era nato: -Adelaide, <i>maestosa nella persona, austera, coi -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -capelli candidissimi</i>, era ritta in piedi dinanzi -ad un gran letto. Accennando ad un ritratto -di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo: -«Benedetta colei che in te s'incinse!» -</p> - -<p> -Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi -al cielo, esclamando: Che Dio gli perdoni! -«Dunque la madre di Giacomo Leopardi non -lo credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io -non ci ripensi ancora con terrore,» scrive lo -Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in -quella risposta c'è forse tutta l'anima della -contessa, co' suoi cupi terrori religiosi, che le -amareggiarono le più pure sorgenti de gli -umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a -l'immagine d'un Dio di spavento, non di misericordia. -«Che Iddio gli perdoni!»; io credo -che in queste parole ci fosse un profondo dolore -e un amore profondo, un barlume de -l'intima tragedia di cui il secreto fu portato -nella tomba da l'austera contessa, sdegnosa -del mondo. -</p> - -<p> -Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate -le giovanili intemperanze, dettava per lei una -pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne per -pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare -l'economia domestica: con sè avara, premurosissima -per la famiglia». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La critica leopardiana si è affaticata indefessamente -a discutere e a ricercar notizie intorno -ai genitori del grande Recanatese, ed -avida del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia -che talora anche le minuzie possono riuscir -utili o gradite: tutto quel che ha potuto -ha raccolto e narrato: da le piccole malizie -cui, per aver danaro ad insaputa della moglie, -ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto -grano o vino d'accordo coi castaldi, il far creder -alla contessa d'aver comperato e di dover -quindi pagare libri che prendeva invece dalla -propria biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne -di lei per la minima spesa, fosse pur -quella d'una maglia di lana, cui ella non -avesse prima consentito, ai mantelli dei ragazzi -divenuti troppo corti e allungati con <i>due -palmi di pelone</i>. E pure molto e molto si desidererebbe -di conoscere ancora intorno a lei; -quanto si sa è forse il peggio, non il buono -de l'anima sua, le esteriorità meschine de -l'esistenza, piuttosto che l'intima vita. Giacomo, -il quale non ignorava affatto come la -vera padrona e quindi l'arbitra della sorte -dei figli fosse lei, Giacomo, che nella piena -del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime -parole contro il padre, tacque di -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -Adelaide, in cui non aveva trovato una madre -secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima -vigorosa; sentiva forse nella grandezza del -proprio spirito anche qualche cosa che gli veniva -da lei. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<h3 id="note-ad">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Vedi <span class="smcap">F. Tribolati</span>, <i>Il Leopardi e la sua famiglia</i> -(nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 24 luglio 1881).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Vedi <span class="smcap">E. Costa</span>, <i>Lettere di Paolina Leopardi a -Marianna e Anna Brighenti</i>. (Parma, Battei, 1888; -in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIX</span>-308.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Vedi <span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Studi su G. Leopardi</i>. -(Napoli, Detken, 1887; in 16º, pagg. <span class="smcap lowercase">VIII</span>-363, -pag. 54.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Vedi <i>Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi</i> -pubblicate per nozze Voglia-Ceccaroni da -Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno, Campitelli, -1885; in 16º, di pagg. 11.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span><i>Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti</i>, -edizione curata su gli autografi da G. Piergili. (Firenze, -Le Monnier, 1878; in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>-304. -Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera -di Adelaide, 29 novembre 1822, pagg. 33 e 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Vedi <span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Documenti e notizie -intorno alla famiglia Leopardi</i>. (Firenze, Münster, -1888; in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">X</span>-382.) (Da le <i>Memorie -inedite di Monaldo</i>. — Nota del 24 gennaio 1802, -pag. 93, volume citato.)</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi, -<i>Testamento di Monaldo Leopardi</i>, da pag. 179 -a pag. 221.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Vedi <i>Autobiografia di Monaldo Leopardi</i>, con -appendice di A. Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani, -1883; in 8º, di pagg. <span class="smcap lowercase">IX</span>-431), da pag. 263 a -pag. 269.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Vedi <span class="smcap">A. D'Ancona</span>, <i>La famiglia di G. Leopardi</i>, -nella <i>Nuova Antologia</i>, 15 ottobre 1878.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<a id="fill-035"></a> - <img src="images/ill-035.jpg" alt="FERDINANDA -LEOPARDI MELCHIORRI" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<h2 id="ferdinanda">FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI.</h2> -</div> - -<p> -Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche -volte lieto di così gaie e magnifiche -feste come nel 1777; una bimba era nata al -conte Giacomo e a la marchesa Virginia Mosca, -e con la pompa e lo sfarzo insolito si voleva -soprattutto far onor al compare che tenne -la piccina a battesimo e da cui ella ebbe il -nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma, -a la corte del quale il marchese Mosca, fratello -de la giovane madre, aveva dimorato lungamente. -</p> - -<p> -Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi, -venne al mondo questa piccola Ferdinanda e -dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in tenerissima -età (il maggiore non aveva ancora -cinque anni) orfani di padre. Così dopo le feste -lietissime suonò sollecita l'ora del lutto per -l'antico palazzo, per la giovine signora e pei -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -teneri bambini, fra i quali quella che ne patì -di più fu forse la Ferdinanda, intelligente ed -affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi -soffrono spesso ne le avversità quanto -non immaginiamo, la loro forza di sentimento -pareggia non di rado quella degli adulti, e di -più essi non sono abituati a la sventura, la -quale li colpisce come qualche cosa di innaturale, -di mostruoso. -</p> - -<p> -La contessa Virginia, quantunque vedova -assai giovane, non volle rimaritarsi, affezionatissima -com'era a' suoi figli; e rimase tutta -dedita ad essi e al governo de la casa, retto -con generosità, anzi con lusso, per volere dei -fratelli del defunto, i quali si attribuivano certi -diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte -del patrimonio a lo scopo di costituire un maggiorascato. -I fanciulli crescevano fra tutti gli -agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna -e da quella di parecchi familiari, tra cui -il cappellano di casa Don Vincenzo Ferri, bruttissimo -uomo da la tinta affricana, con gli occhi -di gatto e la bocca larghissima, ma buono -quanto brutto, che sapeva con la sua inalterabile -piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed -anche sopportarne, inalterabilmente rassegnato, -le non poche impertinenze. Ferdinanda era -una affettuosa bambina, e non pure la madre, -ma i fratelli l'adoravano, tanto che quando -nel 1790, a tredici anni, ella fu posta in monastero -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -a Pesaro, la casa parve rimasta vuota -e non poco ci volle prima che la famiglia si -abituasse a l'assenza di lei. Monaldo narra di -non aver mai versato lagrime più dolenti e -più sincere di quelle che gli costò la partenza -de la sorellina. Due anni più tardi andò con -la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella -ritornò in casa, e con lei parve tornata la grazia, -quasi direi la luce, ne le antiche sale, -dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè -la famiglia fosse numerosa. Ne facevan -parte la madre, il prozio canonico Carlo, i -quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i -tre figliuoli Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea -era morto bambino), senza dire che in casa -e a la stessa mensa stavano pure il precettore -Torres, il cappellano Ferri, il pedante Diotallevi, -il canonico Pascal, francese emigrato raccolto -per carità. Sola giovine donna fra tanti -uomini, presso a una madre amorosa, Ferdinanda, -vezzeggiata da tutti, cresceva di carattere -dolcissimo: ella la confidente de la contessa, -per quanto lo permettevano i rigori de -l'antico metodo d'educazione; ella l'amica -dei fratelli, ella la padroncina venerata. -</p> - -<p> -I suoi studi erano superficiali, elementarissimi; -con l'osservazione, la lettura, la riflessione -costante però, ella si formò un corredo -non meschino d'idee; ma la sua scienza -fu soprattutto nel cuore, fu la scienza di amare, -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -di viver per gli altri, di trovare la gioia -più cara nel far del bene: e non pure nel -compiere veri e propri benefizi, ma ancora -nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile -parola su le labbra di quanti l'avvicinavano, -nel godere di veder tutti lieti intorno -a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de -le lagrime e poteva parerle cosa consolante -ch'altri piangesse con lei. -</p> - -<p> -Non bella, ma graziosa nel portamento, -soave ne lo sguardo pensoso dei miti occhi -azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino, -cui avrebbe giovato il rimaner ancora -sotto la protezione de l'ombra materna: vollero -maritarla invece, e Monaldo, da poco -messosi a capo de la famiglia, acconsentì di -buon grado a darle la dote di otto mila scudi, -più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu -il marchese Pietro Melchiorri di Roma,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> bel -nome, onestà perfetta, ingegno non volgare, -che si dilettava soprattutto di studi architettonici, -ma scarso patrimonio e cuore non in tutto -rispondente a quello d'un'appassionata giovinetta -sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con -poco lieti auspici ne la casa maritale, quel palazzo -Melchiorri, presso la Minerva, oggi detto -de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile; -vi trovò con la matrigna, nove tra sorelle -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -e fratelli del marito, coi quali la mitezza -de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè -il dissesto economico di quella casa potesse -offrire non poche occasioni, o se si vuole -pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a -desiderare più d'una volta la pace e le dolcezze -de la casa materna. -</p> - -<p> -Si fece una cara abitudine de la lettura, -che continuava indefessamente, finchè gli occhi -deboli e spesso ammalati glielo permettevano; -scriveva con piacere e con facilità -lettere, che, se non sono un modello di perfezione -letteraria, rispecchiano nitidamente ne -la loro sincerità la sua anima gentile; amava -anche occuparsi in qualche ricamo od altro -lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà di -meditazione a la mente, che veniva coltivandosi -da sè stessa con l'acume naturale. -</p> - -<p> -Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de -la vita e de gli uomini, lungi da l'affievolire, -affinarono la sua tenerezza squisita, che non -si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai -ed affabili, senza affettazione e senza vivacità -soverchia; rifuggente dai complimenti e da le -espansioni non sincere, era tuttavia graziosa -in famiglia, graziosa co' conoscenti e con -tutti; non facile a concedere il suo affetto, di -cui ella medesima, anche ne la sua modestia, -comprendeva il valore, era sdegnosa di volgari -amicizie e di sentimenti fiacchi, e, intimamente -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -sola ed appassionata, trovava ne la -religione un sollievo; senz'esser punto bigotta, -aveva slanci mistici sinceri, cercava ne l'idea -de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e -giungeva così a scordare i suoi dispiaceri col -trascurarli e col tenere sempre alto lo spirito.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> -</p> - -<p> -Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette -combattere dolorose lotte e aver momenti di -desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a -le ingiustizie del mondo, così diverso dal suo -cuore e da' suoi sogni; come una flessibile -pianta al soffio del vento si china umilmente, -ma ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure, -ma sentiva morire in sè stessa ogni gioia, -ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva -rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi -più che devotamente, amorosamente -a Dio, <i>baciando la mano che la percuoteva</i>, sentendo -con dolcezza sopra di sè la protezione -di un padre vigile e amoroso, cui ella chiedeva -sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro -che attendeva paziente, dicendo a sè stessa -come dirà più tardi al suo grande nipote: «È -da vile il non saper soffrire.» Così acquistava -la pace e una certa indifferenza per le proprie -pene, che era tutt'altro che freddezza. -</p> - -<p> -Religiosa fu certo quanto la cognata sua -Adelaide Antici Leopardi, ma quale diversità -tra la fede rigida, opprimente di questa e la -fede tutta d'amore e di carità di quella! Per -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -Adelaide la religione fu spesso un terrore e -un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto; -quella pregava piangendo anche in quei -momenti che avrebbero dovuto esser più lieti -per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera, -anche quando il suo cuore era più oppresso; -per la prima la fede era un mistero di -tenebre, per la seconda un mistero di luce. -</p> - -<p> -La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo -in buona parte da un'indole per natura disposta -a la malinconia e da una finezza di -sentire che doveva ad ogni momento esser -ferita da le due realtà de l'esistenza. Ella era -una vera Leopardi, uno di quegli esseri che -pensano troppo ed amano troppo in un mondo -dove non soltanto poco si pensa e poco si -ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero -e l'affetto, creature che di rado trovano fra gli -uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi -estranee fra i loro simili, infelici perchè non -possono nè mutare le cose, nè mutare sè -stesse, vedendosi negate anche le gioie che -godono i volgari, perchè a loro il sogno scolora -la realtà. Come, a quanto dicono, Ferdinanda -somigliava a Giacomo Leopardi ne le -fattezze, negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava -ne la grande e funesta sensitività. -Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna -la sua modesta vita. Non pare che pel -marito ella provasse grande trasporto d'affetto, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -benchè avesse per lui ogni premura e -fosse degna di lode come moglie al pari che -come donna. Nelle poco liete vicende de la -sua nuova famiglia vennero a confortarla i -figliuoli; di tre fanno menzione le sue lettere: -Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu -illustre archeologo ed intimissimo di Giacomo -Leopardi, il quale nel prediligere il figliuolo -ricordava forse le tenere premure e la santa -amicizia de la madre) e Camillo, divenuto poi -benedettino ne la badia di San Pietro in Perugia. -D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo, -fa cenno Monaldo ne le sue memorie: il povero -bambino, travagliato da una lunga malattia -che l'aveva fatto sottoporre a una cura -penosissima, moriva a diciotto mesi il 21 marzo -1803, lasciando afflittissima la madre, che -lo aveva assistito con indefessa premura, non -staccandosi mai da lui, nè pure per concedersi -qualche minuto di riposo, dormendo -anzi, o meglio vegliando, ne lo stesso letto -col piccolo ammalato. Anche morto, volle -tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e -vestirlo ella stessa. -</p> - -<p> -Monaldo ricorda ancora la malattia orribile -di un altro figliuolo di Ferdinanda, che nel 1801 -a due anni stava per esserle tolto e che contro -ogni speranza improvvisamente risanò, crede -il conte, per un miracolo de la Madonna. -</p> - -<p> -Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -tenera: nel giugno del 1821, sentendo che certi -assassini infestavano i dintorni del collegio in -cui aveva posto in educazione il suo Camillo, -andò in fretta a riprenderlo, benchè probabilmente -egli non corresse alcun pericolo. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia -di lui, essendo nel '19 a Recanati, intuì la -grandezza di Giacomo non ancora compresa -da nessuno, sentì nel suo cuore la bontà e gli -affanni di quel Grande e l'amò con la soavità -e l'effusione di tenerezza che nella propria -casa egli non aveva conosciuta, nè conobbe -mai. Il timido giovanetto che, tranne coi fratelli, -parlava pochissimo e quasi per forza, le -aperse l'animo suo e la chiamò più che zia, -amica. In lui, chiuso in sè talmente da lasciar -a pena trasparire un raggio de la sua -luce intellettuale, ella apprezzò le maniere -correttissime, la dignità di un dolore che doveva -attrarre simpaticamente lei così amica -de la malinconia e così pietosa; avvicinatasi -al nipote sospinta da un affettuoso interesse, -riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri -ed i sentimenti; e finch'ella rimase a Recanati, -godette di tenerselo quanto più poteva -vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo -penare. Ella non osava ancora dir nulla, ma -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo -con la sua mano affettuosa di donna -nel mondo da lui sospirato e in cui egli -avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie -al suo spirito, troppo assorto in sè stesso -e negli studi. Sapendo di poter poco, nulla -osava offrirgli che il suo affetto, ma questo -caldo, espansivo, tenero, tutto devozione: e -quanta gioia per lei nel veder rasserenarsi la -fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere -a' suoi scherzi! Ella pensava già di intromettersi -presso Monaldo in favore di Giacomo, -pur non avendo la certezza di far cosa gradita -a questo, le mancava il coraggio d'iniziare -i suoi tentativi. Tornata a Roma, dopo -una dimora a Recanati, gli scrive da prima -quasi con una certa timidezza, poi sempre -con più aperta effusione. Le loro due prime -lettere partono contemporaneamente, senza -che l'uno sappia de l'altra: il giovinetto ha -tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile -signora gli ha fatto per la prima intravedere -le materne dolcezze!... Egli le chiede con -abbandono il conforto de le sue parole: ella -sarà una de le poche persone cui egli potrà -aprire il suo cuore: ed ella risponde lungamente, -teneramente, il suo Giacomo troverà -il cuor de la zia non tanto dissimile dal proprio -e gli dipinge apertamente sè stessa, lo -rimprovera con dolcezza per la sua malinconia, -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -lo esorta a non lasciarsi andare a una -sensitività senza freno, che lo renderebbe infelicissimo, -a uscir di casa, e quando sa che -quest'ultimo consiglio è stato ascoltato gli -scrive: «In certo modo nella mia solitudine -godevo di farvi compagnia, venendo con voi -ed accompagnandovi fuori di casa, come se -personalmente fossi con voi»; discute con -lui di filosofia, quantunque con modestia confessi -e si dolga di non aver bastante ingegno -per rispondere adeguatamente a le riflessioni -di lui; e tuttavia si prova a persuaderlo che -la vita non è necessariamente sventura, che -l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride -de la propria gravità: «Giacomo mio, io rido -con me stessa, perchè mi pongo a trattare di -certa materia che non è da me; ma voi mi -siete tanto a cuore che per non sentirvi infelice, -divengo filosofo, teologo e tuttociò che a -questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio -1820) ed egli risponde che le espressioni -de la tenerezza di lei, gli parrebbero -quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da -cui partono. -</p> - -<p> -Ferdinanda si duole e si compiace insieme -di queste parole; protesta che non sa essere se -non sincera, non che talora non debba ella -stessa piegarsi a fare qualche complimento; se -le convenienze lo esigono, lo fa, ma così di -mal grado e con tanta parsimonia che teme -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -sempre di far scorgere quanto questo l'annoi. -Invece con le persone che ama e stima -non dura alcuna fatica ad essere espansiva: -«I miei sentimenti escono dal cuore, vanno -alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua -posto in pendenza versa ciò che contiene entro -sè stesso.» (Lettera 8 aprile 1820.) Il suo -interesse pel nipote si fa sempre più vivo, -ella si strugge di toglierlo da le sue tristezze, -vorrebbe giovargli a costo di qualunque sacrificio -proprio, si studia intanto di consolarlo, -e lo prega, lo scongiura di vincere per -amor di lei la sua malinconia, assicurandolo -ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare -la stima e l'affetto, benchè egli, affranto -dal suo dolore, creda l'opposto. Vuole che si -distragga: «<i>Nella natura troverete delle delizie -che non troverete mai nel silenzio di una camera</i>,» -gli dice e lo esorta a uscire in campagna; -chiamandolo col dolce nome di <i>figlio -suo</i> gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi -la vita un tormento; e sempre gli accenna -il Cielo come il miglior conforto di chi -soffre. Ma ella non tarda ad accorgersi che -una consolazione di parole non basta al nipote, -e, ardendo d'affetto e di compassione, -ella, pur tanto ritrosa ad impicciarsi dei fatti -altrui, ella che doveva ben conoscere il carattere -autoritario di Monaldo, prega il fratello -di mandarle Giacomo a Roma per qualche -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo, ma -cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare -disposto a dare un consenso, che certo non -era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero -ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire -di Recanati il figliuolo. E Ferdinanda pertinace -nel suo zelo non si stanca d'insistere, -senza dirne però nulla al nipote pel timore -che le alternative di speranza e di dubbio debban -troppo tormentare quell'anima agitata e -sensitiva; però quando sa che gli son date -speranze d'ottenere un impiego a Bologna, -gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi: -ella vorrebbe che in casa sua egli acquistasse -abitudini di società e facesse la conoscenza di -persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli -potrebbe poi trovare un impiego a Roma. Perori -egli stesso la sua causa presso il padre, -questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto, -e la sua freddezza apparente dipende tutta dal -dispiacere di vedersi escluso da la confidenza -dei figli. La donna gentile insiste teneramente -perchè quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo -parli al padre a cuore aperto: s'egli -potrà andare a Roma troverà in lei una madre -affettuosa che non lascierà nulla d'intentato -per compiacerlo. -</p> - -<p> -Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa -speranza, un'inaspettata, gravissima sventura -viene a colpirla: il 30 novembre 1820 -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -muore la contessa Virginia Mosca-Leopardi, -sua madre. Ferdinanda non era punto preparata -a questo dolore; solo otto giorni innanzi -ella aveva scritto a la contessa, rallegrandosi di -sentirla star meglio e compiacendosi de la poca -gravità de gl'incomodi che l'affliggevano, -facendole coraggio, pregandola d'ascoltar la -messa in casa e ad ora tarda, <i>perchè il Signore -gradisce il buon cuore</i> e non vuol che si faccia -più di quel che le proprie forze permettono. -Ferdinanda che quasi in ogni lettera -raccomandava premurosamente la madre al -nipote, sfoga con lui il suo cordoglio: sofferse -tanto a la funesta notizia che credette di dover -seguire ne la tomba la sua perduta; la -mente non poteva distrarsi dal doloroso ricordo, -il cuore non sapeva aver altro desiderio -che quello de la diletta defunta, e, pur -cercando ne la fede e ne la famiglia la forza -per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva -a trovarla; le sue intime pene furon tali in -realtà che la condussero anzi tempo al sepolcro. -Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato -Giacomo di vincere la tristezza, ora -gli scriveva che il proprio dolore, in cui le pareva -forse di sentir viva ancora la sua mamma, -le riusciva carissimo e che cercava di nasconderlo -agli sguardi di tutti, perchè non si tentasse -di toglierglielo; unico conforto per lei -era quello di non averne nessuno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -La compagnia del fratello Vito e della famiglia -di lui, rimasti a Roma per qualche tempo, -le diede distrazione, se non sollievo; partiti -loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati, -ma sentiva di non poter reggere ai cari e -penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe -ridestato nell'animo. -</p> - -<p> -Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano -le proprie ferite per curare le altrui; e -anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito, -ella trova parole materne per Giacomo e -vuol adoperarsi a farlo uscire di Recanati, poichè -questo ormai è il supremo desiderio di lui. -Pel nipote fa quello che non avrebbe mai fatto -per sè stessa, chiede un'udienza al cardinale -Segretario di Stato a fine di raccomandargli -il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe -venisse concesso il posto vacante di -professore di latino a la Biblioteca Vaticana. -Non si stanca di cercar persone che insistano -a favore di lui; le dicono che il Mai potrebbe -molto ed ella prega amici e conoscenti che lo -dispongano in favore del nipote. Questi le diviene -sempre più caro, perchè sempre più -ella comprende quanto le somigli nella delicata, -profonda sensitività: «Gli animi sensibili -si conoscono, s'intendono, si amano.» (Lettera -21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda -si duole di questa sensitività, perchè -comprende che è causa di intimi strazi, da cui -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -la vita è amareggiata per sempre; consiglia -il suo Giacomo a rendersi il cuore più forte, -più fermo; forse allora potrà essere meno infelice. -«Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate -nei cuore vostro, che sarà sempre migliore di -quello degli altri; chè rare volte si combinano -de' cuori umani sensibili e onesti.» -</p> - -<p> -Le sue premure per la cattedra non riuscirono -a nulla, perchè quel posto era già promesso -ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto -desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino. -</p> - -<p> -Le ultime lettere di lei rivelano una grande -stanchezza, un languore invincibile, ma fino -l'ultima è ardente d'affetto pur ne le malinconiche -parole che si riferiscono ai parenti di -Giacomo, i quali si erano mostrati offesi da -l'insistenza di lei, che voleva ad ogni costo -togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui -si consumava a Recanati. A questo proposito -Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue <i>Note -biografiche</i>: «La sua tenerezza per Giacomo -le fece oltrepassare i limiti di una prudente -intervenzione tra lui ed i suoi genitori. Ne so -abbastanza su quelle intime scaramucce.» -Queste scaramucce accrescevano l'amarezza -de la marchesa Melchiorri, che lentamente si -avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del -Cielo, ma col cuore oppresso da mille pene: -Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva -al nipote, e furon le ultime parole che -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -gli rivolse: «Mille cose.... a chi poi?... A chi -si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, -caro Giacomo, che tu parlerai sempre solo a -te stesso di me! Basta. Saluti a tutti.» (Lettera -29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale -spossatezza, Ferdinanda si scuoteva per raccogliere -le proprie forze nei suoi gentili affetti, -e non potendo forse scrivere a lungo, diceva -a Giacomo di pensar egli stesso le espressioni -de l'amore di lei assicurandolo ch'ella vi -consentiva per quanto grandi fossero. -</p> - -<p> -In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, -da cui sperava poter ritrarre qualche giovamento -a la malferma salute, vi moriva senza -avere avuto la gioia di riabbracciare il nipote, -ch'ella aveva amato come una madre vera; -e, ironia de la sorte, nel novembre di quello -stesso anno 1822, Giacomo otteneva finalmente -di recarsi a Roma con lo zio Antici. Ella, la -buona anima gentile, non era più là per accoglierlo -e fargli festa, ma dal cielo forse sorrideva -al grande spirito di lui che ella, prima -fra i parenti, aveva saputo comprendere.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<h3 id="note-fer">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>La famiglia Melchiorri originaria di Recanati -vi ebbe sede fino a l'anno 1568, in cui Benedetto -Melchiorri trapiantò un ramo di quella -casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui -monsignor Girolamo, vescovo di Macerata e di -Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe la primogenitura -instituita da lo zio Girolamo; acquistò -il feudo di Torrita che gli diede titolo baronale; -sposò la Pantasilea Massimi e fece erigere il magnifico -palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il -ramo romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il -ramo recanatese.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Vedi <i>Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai -suoi parenti</i>, edizione curata su gli autografi da -G. Piergili (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di -pag. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre -1819, pag. 4. In questo volume sono contenute -tutte le lettere importanti di Ferdinanda; -in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta ne -l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume -si trovano anche tutte le altre lettere de la Melchiorri -qui citate.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno -(1898) una lapide commemorativa ne la -chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa -Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. -Si sa che di lei giovanetta venne fatta una bella -miniatura, la quale però andò smarrita.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<a id="fill-057"></a> - <img src="images/ill-057.jpg" alt="Paolina Leopardi" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<h2 id="paolina">PAOLINA LEOPARDI.</h2> -</div> - -<p> -Sopra un'altura a breve distanza dal mare, -in una posizione incantevole, è Recanati: -poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto -con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii -pellegrinaggi; intorno, nell'ampio orizzonte -chiuso lontano da la linea del mare e da la catena -degli Appennini, si elevano il maestoso -Monte Morello, oggi ameno passeggio, ma -rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo, -il Monte Tabor signoreggiante la vallata che -il Potenza solca con l'argentea linea delle sue -acque, il Monte Sanvicino. -</p> - -<p> -Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar -così, un'ampia strada principale da cui si partono -alcune vie traverse, non ha la tristezza, -l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e -non potrebbe esser tetro in quella ubertosa -regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -de le loro foglie nascondono i rami -contorti e nodosi, sotto la diffusa luce del -sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi -al mare, che ne profuma l'aria di fresche, -salubri esalazioni, fra i suoi monti sonanti -d'acque pure e i suoi floridi campi ove -il grano s'indora nel luglio ardente e fioriscono -candidi e rosei meli e ciliegi nel puro -aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa -festa de' suoi dintorni ha un'aria seria e severa -al par di molte città e villaggi antichi -nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie, -nelle chiese severe, quali il duomo e Sant'Agostino, -nei conventi, nei campanili, quali la -torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima, -di Sant'Agostino, che con l'alto cono -attirava i fulmini e fu perciò abbattuta, nei -neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi -spira l'austerità del passato. Quiete e silenti -quasi sempre le vie, ove suonava di -rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe -dir lo stesso del nostro) il cigolío di un carro -pesante e il rintocco pensoso di una campana, -il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli, -non infrequenti ospiti degli ampi giardini, -più verdi che fioriti. -</p> - -<p> -Un palazzo grande, severo, di antica architettura, -da le alte finestre ad inferriate, in mezzo -a' due giardini, uno a levante l'altro a ponente, -quello più aperto, adorno di gruppi di -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -vasi d'aranci e limoni e d'una vasca, questo -più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che -ne fanno una specie di boschetto, ove mesti -s'ergono alcuni cipressi e s'apre amena una -loggia: al primo piano un vestibolo a colonne, -con armi, bassorilievi, qualche cosa di severo -e solenne, qualche ampia sala tappezzata di -damasco, ornata di specchi e di mobili dorati, -parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo -arredamento: ecco il palazzo avito dei -conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la -contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli, -Giacomo e Carlo, nasceva addì 5 ottobre 1800 -una bambina, venuta prematuramente a la luce -di sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina, -Francesca, Saveria, Salesia, Placida, Blancina, -Aloisia. Fu battezzata dal canonico Ettore -Leopardi ed ebbe a padrini il marchese -Carlo Antici, fratello di Adelaide, e la marchesa -Francesca Della Branca Mosca, la quale, malcontenta -di restare in Pesaro, tornato a la repubblica -italiana o cisalpina, era andata in -Recanati nella casa del nipote, dove morì nell'aprile -del 1801. -</p> - -<p> -Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli, -partecipe de' loro giuochi, educata rigidamente -al par di loro, istruita con loro e assai -più seriamente che non si solessero istruire le -fanciulle del suo tempo. Nella casa severa, tra -gli austeri genitori, attorniati da una brigata -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -domestica numerosa, ma non lieta, di cui -facevan parte lo zio di Monaldo, Ettore canonico, -l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il cappellano -Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino, -Don Vincenzo Diotallevi; brigata, cui -veniva non di rado ad aggiungersi la compagnia -di parenti ed amici per lo più aristocraticamente -gravi, di ecclesiastici tutti compresi -di politica reazionaria; sempre sorvegliati dai -genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi -Leopardi, affettuosissimi d'indole, si -stringevano fra loro, ad un tempo compagni, -amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice -nei loro cuori quel vivissimo affetto che li -legò così saldamente e che tanto conforto -diede a la loro gioventù. -</p> - -<p> -Giacomo, esile, ma allora diritto e snello, -pieno di vita, avea la carnagione bianca, gli -occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo, più -robusto e nerboruto, era di una natura meno -profonda e riflessiva, e, anche bambino, bello, -spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina, -vestita sempre semplicissimamente di nero, -piccola e gracile, aveva capelli bruni e corti, -occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e -rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza, -di una bontà, che potevan farla parere graziosa -a chi la conoscesse intimamente. Ella si -adattava ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè -preferisse i divertimenti più tranquilli; le -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un -altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo -e Carlo solevan chiamarla Don Paolo, -nome che le rimase a lungo. Il primogenito, -com'era il più pronto d'ingegno, era anche -il più prepotente, e ad ogni costo voleva primeggiare -su tutti; la sorella cedeva di buon -grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad -avere per lui una specie di culto devoto, tanto -più che negli studi la supremazia di lui era -evidente e che egli non soleva mai farsi pregare -per dar aiuto ai fratelli nello svolgimento -dei loro temi o nelle risposte da dare -al maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu -Don Torres di Vera Cruz, che era stato anche -precettore di Monaldo; ma questi, memore del -pessimo insegnamento ricevuto, benchè conservasse -per sempre un'affettuosa amicizia per -quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero -un indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano -Sanchini, tenuto in casa e verso cui si -aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo -Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo -questo, grasso e florido, il quale, con l'ostentazione -d'un coraggio che non era punto nella -sua natura, dava talora occasione agli scherzi -dei fanciulli. Il Sanchini non fu un portento, -ma certo doveva meritare assai più encomio -che biasimo, se ben presto in tutti i suoi -scolaretti fu vivissimo l'amore a lo studio, -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -amore che in Paolina (non parlo di Giacomo) -non venne mai meno e fu di conforto a la malinconica -vita. Questa prima istruzione era -rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese, -a le scienze naturali, a la storia, a la geografia, -ed aveva a fondamento l'educazione -religiosa e morale. Paolina non raggiungeva -ancora nove anni, quando, il 30 gennaio 1808, -in uno di quei pubblici saggi che Monaldo soleva -far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci -questioni di dottrina e ad altre dieci, e non -facili, di storia e di geografia antica; l'8 febbraio -del 1810 in un altro saggio rispondeva -a venti questioni di filosofia e di scienze naturali, -queste ultime riguardanti le meteore, -il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete, -gli ecclissi, il flusso e riflusso del mare: -in quello stesso giorno ella doveva parlare de la -storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di -Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie -che ce ne restano sino al 1800. Ella -aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che -Monaldo componeva e faceva loro recitare pubblicamente. -Il Sanchini in una lettera (1º ottobre -1810) che da Mondaino, ov'era andato -a passar le vacanze autunnali, scriveva a' suoi -alunni, ha un paragrafo tutto per Paolina: -«Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas -me trado. Mos invaluit, has fusum et colum -tractare debere. At de te, Paulina, erit fortasse -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende, -mulier sicuti nata es, semper mulier -eris; propterea muliebres facultates quoque -ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis -maior eris. Sed de hoc satis ne aliquis dicat -<i>sutor, ne ultra crêpidas</i>. Cura valetudinem -tuam. Vale.»<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> -</p> - -<p> -Nel decembre del 1811 Paolina scriveva -una lettera in latino a Monaldo, dandogli relazione -de' suoi studi; questa lettera, che fu -pubblicata da l'Avoli negli <i>Studi in Italia</i> -(anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il buon indirizzo -e la severità de l'insegnamento che -le veniva dato. -</p> - -<p> -In una grande stanza ben arieggiata e luminosa -stavano disposti l'uno dietro l'altro i -quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo -quello di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo -Luigi) dava le sue lezioni Don Sanchini, -compreso de la gravità del suo ufficio e armato -d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva, -dice la Teja, più per la forma che per -l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i -giuochi nei due giardini di casa, le allegre -scampagnate, il chiasso coi cugini e le cuginette. -Paolina amava in quella prima età gli -scherzi e l'allegria, era di carattere affettuoso -e franco, e nella soggezione in cui viveva coi -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -genitori, specialmente con la rigida Adelaide, -si stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo, -pel quale si sarebbe gettata nel fuoco. Non -aveva che dodici anni, quando per fargli un -favore, ricopiava il manoscritto d'un suo compendio -di logica e ne riceveva per ringraziamento -questa graziosa ed erudita lettera: -</p> - -<p class="indl"> -«All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo<br /> - <span class="spaced1">»Il Signor Don Paolo Leopardi.</span><br /> - <span class="spaced3">»Casa.</span> -</p> - -<p class="indr"> -»Recanati, 28 gennaio 1812. -</p> - -<p> -»Amico carissimo, ricevo in questo momento -il plico, che voi m'inviate, accompagnato -da una obbligantissima lettera. Essa è ben -degna per la sua brevità di esser commendata -da' Lacedemoni, e dagli altri popoli della Grecia, -i quali, dovendo rispondere in lettera ad -alcuna inchiesta, non iscrivevano talvolta che -la semplice parola: No. Il piacere che voi mi -avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol -<i>Compendio di Logica</i>, non vi sembrerà forse sì -grande, quanto lo è in realtà. Un buon copista -è assai raro, ed io non reputo lieve vantaggio -l'averne ritrovato uno, che sia conforme -al mio desiderio. Il restauratore dell'italiana -Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi che, -avendo egli in poche settimane condotto a fine -il suo libro latino <i>De Fortuna</i>, etc., non potea -dopo più anni averne copia, che pienamente -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene -tutte quelle, che egli avea avute da' vari -copisti. Se io fossi vissuto al tempo di Petrarca, -e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo, -avrei facilmente appacificate ed acquetate le -sue querele coll'insinuargli di darvi a copiar -la sua opera, e son certo che, malgrado la sua -delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe -rimasto soddisfatto. Nè crediate che il mestier -del copista sia da disprezzarsi. Teodosio, uno -de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava -ancor egli nel copiare gli altrui scritti, -e non vivea che del danaro ricavato da questa -non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio -non operava in tal modo, perchè di sè -degno riputasse un tal genere di lavoro, ma -solamente per un effetto della sua profonda -umiltà e virtù cristiana; ma io, per convincervi -di quanto ho preso a dimostrarvi, vi apporterò -un altro esempio. Non ci dipartiamo -dal Petrarca. Egli avendo intrapreso di fare un -viaggio, non ben mi rammento per qual fine, -e ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone, -di cui non avea per anche contezza, -non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo. -Ma è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo -che, avendo fatto l'elogio dello stile laconico, -sto per cadere nei difetti dello stile asiatico. -Sono affezionatissimo per servirvi di cuore -</p> - -<p class="indr"> -»<span class="smcap">Giacomo Leopardi.</span>»<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -Paolina, crescendo, andava arricchendosi -oltre che d'un'ottima cultura generale, di una -cognizione chiara e non superficiale de la letteratura -italiana, latina e francese; meno profondamente, -conobbe anche lo spagnuolo. In -italiano scriveva con facilità e con semplice -eleganza, tanto che del suo modo di scrivere -Giacomo le fece lode più volte; egli chiamava -le sue letterine e il suo stile così gentili da -non parer non solamente recanatesi, ma neanche -italiani; e pensava forse a la lunga ed -accurata lettura che Paolina aveva fatto de le -lettere di Mad.<sup>e</sup> de Sévigné, ch'ella chiamava -la sua <i>opera classica</i>, asserendo di saperle tutte -a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva -strabiliare la sua modesta sorella, che gli -confessava di vergognarsi quasi di scrivere a -lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di -quelli che la lodavano pel suo stile. -</p> - -<p> -Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la -pagina in cui Giacomo encomia le lettere di -Paolina, appone una nota in cui conferma quel -giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno -e la gentilezza de la contessina erano veramente -singolari. Ad aprire la mente di lei -certo giovavano assai le lunghe conversazioni -con Giacomo, che, timidamente ritroso e chiuso -in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso -suo tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni, -ma sol che si trovasse fra due o tre -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -persone riunite ed anche con gli stessi genitori, -era espansivo coi fratelli; con loro voleva -e poteva discutere, perchè in fondo in -quasi tutte le idee generali andavan d'accordo, -e questa era la condizione ch'egli credeva -indispensabile per poter discutere utilmente e -piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a -fargli da copista, a scriver lettere per lui, ad -esser confidente di tutte le sue pene e prima -ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la -sua unica compagnia, quando i gravi mali, -di cui egli sofferse agli occhi, lo costringevano -a passare le intere giornate chiuso al -buio in una stanza, fremendo e delirando pel -nuovo dolore di non poter studiare, che veniva -ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella -era così abituata a creder ciecamente nel primogenito, -a prender parte a tutti i pensieri, -a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo -cuore in gran parte il cuore di Giacomo: al -par del fratello ella nascondeva sotto un aspetto -timido e un'abitudine di taciturnità, che in -lei pure era mal giudicata come prova di uno -spirito arcigno, un'anima ardente, assetata -d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi -tutta con un entusiasmo che aveva qualche -cosa di romanzesco e di sentimentale, a chi -le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo, -ella portava nell'amicizia il linguaggio -passionato de l'amore, e, quantunque pregiasse -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura, -la finezza de l'educazione, pure persino -a le persone di servizio si affezionava talmente -da durar a pianger parecchi giorni quando -qualcuna di esse a lei cara lasciava la casa. -Vivacissima anch'ella di fantasia, anch'ella -odiava Recanati, sognando di là da quei monti -e da quel mare un mondo meraviglioso, -un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse -qualche cosa ch'ella non doveva veder mai, -le era un vero e proprio tormento; e quando -rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante -belle cose ha il mondo, si sentiva struggere, -anelava a i ghiacciai de la Svizzera, al cielo -di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e -non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi -punti di vista del suo paese. Se ne le -letture, che eran tutta la sua distrazione, ella -trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di -viaggi, gettava via il libro e scoppiava in -pianto. Anch'ella nel confronto de la povera -realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente -infelice, e peggio era quando i suoi non -riuscivano a capire, essi che adoravano la loro -casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole -che infinite persone si sarebbero -chiamate felici di poter cambiar sorte con lei, -di non mancar mai del pane, di poter dormire -a proprio grado, lavorare o no a proprio talento. -Capiva ella stessa di dover parer incontentabile, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -ma non sapeva rassegnarsi, sentendo -in sè tanta vivacità di fantasia e soprattutto -tanta inutile potenza d'affetti; e si lasciava -prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava -il mondo, le amareggiava la vita. -Comune con Giacomo aveva l'amore a la natura, -ne la contemplazione de la quale le pareva -che si addolcissero le sue pene e che il -suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili -bellezze e de le dolcezze sognate: «Io -credo,» ella scrisse più tardi, «che oramai -non resti all'uomo dabbene altro piacere da -gustare che nel contemplare le bellezze infinite -della natura: tutto il resto non è più -fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> -Come Giacomo sentiva rinnovarsi la -vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima -sua al ricomparire de la primavera, così Paolina -aveva una <i>estrema predilezione</i> per i bei -mesi di aprile e di maggio, in cui <i>vediamo -fiorite le siepi</i>; e pareva che ne la natura e -ne la primavera ella amasse di riposare il -suo cuore offeso da la vita e dagli uomini. -La commovevano profondamente le due -arti sorelle: poesia e musica; ed il suo amore -per esse era tanto intelligente, quanto -vivo: adorava i veri poeti, non poteva soffrire -non pure i cattivi, ma neanche i mediocri; -e più tardi le sue amiche Brighenti, -per quanto facessero, non poterono piegarla -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti, -loro intimi. -</p> - -<p> -La musica, in particolare le appassionate -melodie di Bellini, che parve nelle sue note -trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù, -tutte le ardenti lacrime de le alte sventure, -commoveva ineffabilmente Paolina, che avrebbe -voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere, -di piangere, di gridare, secondo le impressioni -de l'animo suo. Giudicò la morte del -grande maestro una disgrazia immensa; al -primo sentirne la notizia, mandò un grido di -dolore, e sospirava tutte le volte che le accadeva -di riparlarne. -</p> - -<p> -Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana -da ogni mistico esaltamento, dal suo -cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i -suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le -gioie d'una vita pura e onesta sì, ma umana. -E quegli occhi intelligenti e buoni eran la -sola leggiadria de la giovanetta, sempre piccola, -esile, bruna e di più difettosa nella persona. -</p> - -<p> -S'intende facilmente come anch'ella rodesse -a fatica il freno ne la casa paterna e -come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo -fu rotto e incominciò quella lotta muta -e tanto penosa per gli uni come per l'altro, -ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse -parte a le piccole e disgraziate cospirazioni, -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -a le rivolte più pensate che reali, e soffrisse -con loro de le sempre mancate speranze, -degli scoramenti che li opprimevano. Ella pure -piangeva la sua vita e il suo cuore sepolti in -quel <i>soggiorno abbominevole e odiosissimo, in -quella notte tenebrosa</i>, e non trovava sollievo -che in questo pianto, in questa commiserazione -di sè stessa, ne la coscienza di esser -considerata nulla, ma di valer pur qualche -cosa. -</p> - -<p> -Quando nel novembre del 1822 il marchese -Carlo Antici, dopo lunghe preghiere ed -insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a -Roma, Paolina resta sconsolata, non sa credere -a la lontananza di quel suo compagno -di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i -pensieri, lo cerca sempre ne la casa che le par -più triste e più vuota, sempre le pare di sentire -i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le -lettere del fratello le sono di scarsa, ma vera -consolazione, e ancor più l'idea ch'egli deve -amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli, -ella mette tutta l'anima ne le -proprie parole: le piace di sentire ch'egli -trova a Roma persone sciocche, ridicole ed -incolte, pensando che a queste egli deve pur -preferir la sua sorella: gli chiede notizia de le -donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra -con grazia le piccole novità di Recanati, lo -prega di averla sempre cara, s'interessa a -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun -che di gradito, e per questo gli parla dei libri -nuovi che arrivano in casa e del loro contenuto. -Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le -speranze che persin esse le mancano; gli confessa -il suo intimo desiderio di morir giovane, -di non veder la fine de l'anno che incomincia -(1823): finirà col farsi monaca per disperazione; -nulla di nuovo le è accaduto, ma -ogni giorno che passa accresce la sua infelicità. -Infine confida a lui le sue speranze -di matrimonio. Simile anche in questo al fratello, -ell'era insieme d'una timidezza e di un -riserbo che a chi non l'avesse conosciuta, -potevan parere indizio d'animo freddo, ma -nascondeva sotto queste apparenze un cuore -appassionato e un desiderio d'amore che occupava -tutto il suo spirito, la sua fantasia, i -suoi pensieri, e come un divino miraggio -oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi. -«Fervidissima era l'anima sua assetata -d'amore, sempre in traccia d'un affetto cui -consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto -il tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi, -ma d'un affetto degno veramente di lei e capace -di comprendere tutte le delicatezze del -suo carattere.»<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> -</p> - -<p> -La povera anima, diceva Carlo, era costumata -a l'idea de' sacrifici, ma non le era ancora -concesso di farne. Una prima probabilità -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -di matrimonio le arride nel progetto di dar -la sua mano a un tal Peroli di Sant'Angelo -in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con -gli anni, di punto spirito, di poca amabilità, -bruttissimo, però creduto ricco e <i>buon uomo</i>, -come Monaldo lo chiama, e che mostrava di -potersi molto affezionare a la giovanetta, la -quale lo vedeva troppo disprezzato e fors'anche -deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se -per poter accoglierlo con trasporto; tuttavia -lo accettava, parendole che un avvenire ignoto -dovesse pur sempre esser migliore de la sua -monotona, malinconica vita. -</p> - -<p> -Fu ben altro quando ella amò per la prima, -anzi per l'unica volta nella sua vita, chè, -com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti, -per lei le occasioni di sentirsi battere -il cuore erano rare ed ella somigliava a le -Francesi e ripeteva con una di esse: <i>Je suis -si heureuse quand le cœur me bat!</i> (Lettera -29 aprile 1831.) Molte vive, improvvise, ma -fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore; -e ne confidava il secreto a le Brighenti: -quando esse le annunciavano che Giacomo -era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane -signore napoletano, Paolina, arrossendo e delirando -d'ansia e di dolore, chiedeva le dicessero -se quegli fosse veramente napoletano -e se non si chiamasse Ranieri di nome, invece -che di cognome; e narrava d'aver amato -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -un giovane marchigiano di nome Ranieri, il -quale verso il '29 era a Bologna; d'averlo -adorato con un ardore da non potersi immaginare, -d'esser stata sua sposa, poichè tutto -era combinato, e persino il consenso dei Leopardi -era stato ottenuto, sebbene egli non -fosse ricco, nè di nobiltà paragonabile a quella -di lei. Egli era quale ne' suoi sogni ella aveva -sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo, -intelligente, colto; ma un dì le venne -un dubbio ch'egli non seppe sciogliere, e che -le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece -ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua -immagine indelebilmente scolpita nel cuore -e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli -l'amore ch'ella sentiva per lui, <i>ardente, -furioso</i>. D'allora in poi bastò il nome -di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che -Giacomo era con un giovane di tal nome, -s'era fissata fosse insieme a colui ch'ella non -poteva scordare e che, volti a la peggio i -suoi affari, era andato prima a Bologna e poi -a Roma, senza che da un pezzo ella potesse -più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice, -quasi lo sono ancor'io,» soggiungeva con -vera femminile tenerezza. -</p> - -<p> -A proposito di questo amore il Costa scrive: -«Una sola volta parve che il bel sogno (<i>di -Paolina</i>) fosse divenuto realtà, quando un giovane -marchigiano di nome Ranieri, del quale -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -è ignoto ancora ch'io mi sappia il casato, non -avendone parlato nessuno degli studiosi di cose -leopardiane, parve innamorato di lei.»<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> Il -Costa scriveva queste parole nel 1887, ma d'allora -in poi non è a mia cognizione che alcuno -tentasse sollevare il velo del pudico secreto di -Paolina. -</p> - -<p> -Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo -d'essere stato a la cena del gonfaloniere -vicino di tavola di Roccetti e gli narrava -d'aver trovato quel giovane amabile, -geniale di fisonomia e di talento e cultura -sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore -dei versi di Giacomo, e autore egli stesso di -qualche buona poesia. Carlo ricordava come -altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar -a quel giovane Paolina, che in varie occasioni -l'aveva visto, aveva parlato con lui e l'aveva -trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto -più nulla, saputo della poca entrata di lui. -«Ora,» egli racconta, «sembra che tanto Paolina, -quanto il partito superiore, sieno disposti -a passar sopra questo punto. È certo che è assestatissimo, -e non si tratterebbe se non di calar -di piede, non di stare incerti sul piede proprio. -Per il tratto e l'educazione può stare al -pari di un signore molto più ricco, veste benissimo -e il suo fare riservatamente polito e -nello stesso tempo sicuro e disinvolto ha una -certa somiglianza con quello di Camillo. Begli -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla -persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata -a dire, se questo è quello che essa -conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto; -ora si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo -il suo sentimento, che non sembra bene d'interpellare -direttamente, trattandosi d'un affare -in cui egli è quello che guadagna.» Giacomo -rispondeva che veramente poche consolazioni -avrebbe potuto provare uguali a quella di veder -effettuato quel progetto circa il matrimonio -di Paolina; era certo che Carlo dal lato -suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare -a questo effetto; e aggiungeva non poter -sapersi se la sorella dovesse nel nuovo stato -e con quel compagno esser contenta; ma che -certo per lei non v'era altro partito, se non -quello di maritarsi presto e possibilmente con -un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina, -tutta lieta di questo assenso del fratello, -pochi giorni dopo gli scriveva d'essere <i>estremamente -contenta</i> di Roccetti <i>per la sua figura</i>, -ch'ella non avrebbe potuto desiderare migliore, -<i>per il suo spirito, per la sua cultura, -educazione ecc.</i>; ma un dubbio le restava e tale -da farla tremare: i costumi di quel giovane, -dei quali aveva sentito parlare altra volta dai -fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era -persuasa d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli, -o almeno l'amore ch'egli le avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare -ad un giovane, neanche avendone infinito -per lui: «Come» scrive «ne avrei per -Roccetti, che se avessi veduto più a lungo, -me ne sarei innamorata; e sarebbe stato tanto -peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza -niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo -di rimando le dava consigli e le diceva: -«Circa l'affare di R.... è verissimo che a me -pare che vi convenga. È anche vero che R.... -è un giovane come <i>tutti</i> gli altri.» Aggiungeva -però che un uomo di talento, quale era Roccetti, -dopo essersi divertito assai ed anche annoiato -de la galanteria, doveva sentire il bisogno -di una che lo amasse da vero e che -unisse a la tenerezza, la gioventù e il buon -cuore. S'egli aveva tal desiderio, nessuna -avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che -sapeva amare ed era istruita <i>al di sopra di -quattro quinti delle sue pari</i>; ed egli stesso doveva -essere ottimamente disposto a divenire -un buon compagno; non già che Paolina -non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun -tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe -da l'offenderla, proverebbe pena se credesse -di averne procurata a lei, o sarebbe sempre -suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe -presto e veramente a lei, quand'anche se ne -fosse mai allontanato per qualche momento. -(Lettera 19 marzo 1823.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -Poco a presso Carlo scriveva al fratello che -Roccetti, fatto interpellare, aveva detto definitivamente -d'essere in trattato con un'altra; -ove non avesse potuto combinare, ben volentieri -avrebbe accettato Paolina. Carlo aggiungeva -sapersi chi era quest'altra: una vedova -uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona, -con una dote minore o al più uguale -a la loro sorella, giovane però e avvenente. -(Lettera 6 marzo 1823.) -</p> - -<p> -Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi -se Paolina avesse potuto convenire al -cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva: -«Roccetti non ha detto più nulla.» Ma due -anni di poi Monaldo scriveva al suo primogenito: -«Ti piacerà di sentire che ho fatto -sposa Paolina, e il suo sposo è Peroli. Questo -buon uomo, sentendola libera dal trattato -Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.» -(Lettera 30 agosto 1825.) Monaldo non poteva -alludere certo a quelle prime trattative col -Roccetti, che non avevano punto impegnata -Paolina; bisogna dunque credere che nel frattempo, -e cioè mentre Giacomo era a Recanati -dopo il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna -lettera a lui se ne trova notizia, tali trattative -fossero state riprese e condotte a buon -fine, benchè poi l'impegno venisse sciolto. -</p> - -<p> -Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu -intima della contessina Leopardi, espandendo -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -in un'affettuosissima lettera la sua amicizia, -scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso -tremerei.... tutte le volte che dovrei allontanarvi -da me, perchè è vero che tutte le -cose preziose si conservano con gelosia; e -persuadetevi che anche Rossetti avrebbe fatto -così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice -e che per questo voi non l'amate più!!.. -Questa idea mi spaventa e mi fa temere per -la nostra amicizia.»<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> -</p> - -<p> -Credo che quel <i>Rossetti</i> sia un errore di -lettura del manoscritto o di stampa e che si -debba invece leggere <i>Roccetti</i>. Una volta ancora -troviamo questo nome tra le carte leopardiane -ed è in una lettera di Paolina a Giacomo: -«Così per una curiosità, se hai veduto -e sentito nominare a caso Roccetti che fosse -costì dimmelo un poco. Che se non puoi dirmi -di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non -me ne far motto, che è inutile. Si dice ch'egli -sia costì in una compagnia comica, e si dice -che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco -a la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno -1827, Giacomo rispondeva punto per punto -il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola. -</p> - -<p> -Da le lettere citate risulta chiaramente come -Paolina amasse questo Roccetti e se ne interessasse -ancora dopo parecchi anni, com'egli -fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna -e di poca nobiltà, come ella gli sia stata promessa -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -ed infine (se è proprio di lui che parla -la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse -infelice; appare ancora probabile, poichè Paolina -ne chiede, che sul finire del '27 egli si -trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche. -Se si pensi ora quel che la contessina -confessava a le amiche intorno al suo -Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco, -non molto nobile, poichè in un'altra lettera -ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter -lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene, -per uno tanto meschino. Quando ero sposa -del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello -che andavo a fare, poichè l'amore velava il -tutto»; marchigiano (e il Traversi, il solo, -ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta, -ma brevissimamente del Roccetti, lo asserisce -di Filottrano); per qualche tempo fidanzato -a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che -nel 1828 era a Bologna, apparirà, s'io non -erro, più che probabile che il Roccetti e Ranieri -sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri -il nome. -</p> - -<p> -Ero a questo punto de le mie induzioni -quando l'egregio signor conte Giacomo Leopardi, -ora degno rappresentante di quella illustre -famiglia e premurosissimo per gli studi -leopardiani, pregatone da me, fece fare de le -ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente -lettera: -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p class="indl"> -MUNICIPIO DI FILOTTRANO.<br /> - <span class="spaced3 smcap">Gabinetto.</span> -</p> - -<p class="indr"> -Lì 10 agosto 1897. -</p> - -<p class="indl"> -Preg.<sup>mo</sup> Sig.<sup>r</sup> Conte, -</p> - -<p> -Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude -Melchiorri nasceva qui in Filottrano il -9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto -il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte -dai nobili Giacomo Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi -di Osimo e Virginia Mosca, moglie del -conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel -registro dei nati del suddetto anno. Il giovane -Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi -da qualche persona vecchia del luogo, che lo -conobbe, corrispondeva perfettamente alla descrizione -che se ne fa nella lettera del conte -Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di -famiglia, entrò al servizio del governo pontificio -nella carriera giudiziaria, raggiungendo, -a quanto si ricorda, il grado di governatore. -Morì in fresca età a seguito di malattia mentale, -ma non sa dirsi il luogo. Del resto a Filottrano -non si sa abbiano esistito altri Roccetti -di nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione -della lettera fa esser certi si tratti di -quello di cui si dettero i pochi cenni biografici. -Offrendomi per ogni occasione mi pregio -protestarmi.... -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Il Sindaco.</span> -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -Il romanzo di Paolina, così splendido ne la -sua fantasia e nel suo cuore, così povero ne la -realtà, finiva miseramente; ed è probabile che -il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare -il fidanzato, come che le peggiorate -condizioni di lui persuadessero i Leopardi a -non dargli la figliuola. -</p> - -<p> -Per un momento si pensò a combinare un -matrimonio fra Paolina ed Osvaldo Carradori, -ma pare che le cose sieno andate poco più -innanzi del pensiero. Adelaide, che più degli -altri si preoccupava di trovar marito a la figlia, -saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo, -voleva riprender moglie e la desiderava savia, -ben educata, di ottime qualità morali, piuttosto -che ricca, faceva chiedere a Giacomo se -potesse esser quello un partito accettabile per -Paolina; ed anche Monaldo parlava al suo primogenito -de l'istesso argomento, narrandogli -avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero. -Monaldo l'aveva conosciuto ventidue -anni prima, ed era in forse se quell'uomo, -certo tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere -a Paolina. Giacomo, rispondendo, tratteggiava -tosto il ritratto del cavaliere, di cui già -prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi -e sempre con simpatia: il Marini mostrava quarantacinque -o cinquant'anni, non appariva -punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia, -col colorito sano e la persona non alta, -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -ma ben proporzionata; di maniere piacevolissime, -d'indole quieta e inclinata a la vita di -famiglia, possedeva ottimamente l'arte di farsi -amare. Era stato affezionatissimo a la sua prima -moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon -patrimonio, del quale facevan parte alcune -campagne ne le vicinanze di Roma, ed a la -figliuola, che stava per maritare, dava una dote -di ventimila scudi. Bastava molto meno per -esaltare Paolina, incantata dal solo progetto di -andare ad abitare in una grande città. Ma mentre -Giacomo le dava ogni buona speranza, narrando -a Monaldo che il Marini, cui era stata -fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento, -l'Antici scriveva non esserci più illusione -di combinare; e Paolina ne strabiliava -e si raccomandava al fratello, aspettando le sue -lettere <i>con un palpito terribile</i>, piangendo di -speranza e di timore; mentre fremeva per la -paura <i>terribile</i> che si avesse intanto a combinare -con un <i>pretendente</i> vecchio e di <i>orrido -paese e cognome</i>. Malgrado i filosofici consigli -di Giacomo, che procurava di calmare le sue -smanie e di farle acquistare quel poco d'indifferenza -verso le cose proprie, senza la quale -non è possibile, non pure esser felici, ma neanche -vivere, ella non sapeva metter un freno -a le sue inquietudini, e gli scriveva: «Sicura -di divenire sposa del cav. Marini, son certa -che non proverò mai più dei sentimenti così -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -vivi di agitazione, di speranza, di timore; e -quando avrò perduta la speranza di divenirla, -mi sarà indifferente qualunque altra sorte incontrassi; -chè certo non potrà essere altro che -spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio, -queste ciancie; ve ne domanderò perdono in -ginocchio, quando verrete; e noi tutti lo desideriamo -tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.) -</p> - -<p> -Questa esaltazione parve a taluno strana, -ridicola e financo spregevole; ma credo inspiri -solo compatimento in chi ripensi a l'insoddisfatto -bisogno d'affetto che Paolina aveva -ne l'animo, a la monotona e triste vita ch'ella -conduceva in realtà e che la sua fantasia le -faceva parere peggiore che mai; ed è da notare -ancora che del Marini aveva Giacomo -scritto tutto il bene, anche prima che si trattasse -di dargli Paolina, che questa aveva nel -fratello una fede cieca e si era fatta forse di -quell'uomo un ideale racchiudente per lei tutte -le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825 -ell'era finalmente fidanzata al Peroli, ma non -lieta per questo. In fondo a l'anima le restava -il dubbio che, quantunque fosse fissato persino -il giorno de le nozze, il quale doveva essere -il 21 di novembre, si finisse col non farne -nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo, -senza spirito, non soddisfaceva punto -il bisogno ch'era in lei d'essere orgogliosa -de l'uomo di cui avrebbe portato il nome; -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -si aggiunga la pena di vedersi derisa per quel -fidanzamento, annunziando il quale ella scriveva -a Giacomo: «Ero preparata a sostenere -più scherni e sarcasmi di quelli che in fatti -mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel -mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che, -a saputa mia, mi abbia condannata; ma io mi -ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli, -e mi ero armata di molto coraggio. Non so -se questo basterà per regolarmi in appresso, -quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto -1825.) Il parentado venne lungamente protratto, -finchè fu sconchiuso in causa de la dote, -che il Peroli pretendeva di sei mila scudi, -mentre i Leopardi non volevano darne che -quattro o cinquemila. -</p> - -<p> -Il progettato matrimonio doveva far però -provare a Paolina il tenero compiacimento di -vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima -canzone <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>. -</p> - -<p> -Questa canzone, composta ne l'estate del -1821, quando pendevano le prime trattative -per accasare la contessina Leopardi col Peroli, -«segna un nuovo momento artistico nella vita -di Leopardi.»<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Come Giacomo amasse Carlo -e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito -una frase sola, ma eloquente, della lettera con -cui egli ringraziava il conte Alessandro Cappi -d'un capitolo <i>Dell'amor fraterno</i>: «Se lodassi -i sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -sarebbero senza sospetto, perchè ancora io non -ho provato in mia vita e non provo affetto più -caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e -più cara di quell'amor fraterno ch'Ella sì degnamente -e sì virtuosamente celebra.» (Vedi -Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118 -e 119 de l'<i>Appendice a l'Epistolario</i>.) Ma se -vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, -le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza, -che soffocava ogni espansione, e lo -stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo -dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità -credeva di scorgere il mondo ancor giovane -e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni -tenera effusione: esso non è inspirato da' domestici -affetti, ma da l'amor patrio. Pare che -dopo quel momento di molle dolcezza che gli -dettava il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel -suo severo concetto di virtù eroica spartana, -e che pur pensando a la donna e a l'amore, -l'anima sua non si commovesse più di palpiti -soavi, ma mirasse fredda a un eccelso -ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne -l'introduzione, in quel nido paterno, silenzioso, -popolato da le vaghe illusioni, da le sorridenti -immagini de la giovanezza, quel nido -che la sorella dovrà abbandonare, entrando, -sposa e perciò più libera, nel mondo di cui -conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo, -del quale tante volte doveva aver dolorosamente -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -parlato a Paolina, si affaccia tristissima -al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo -di lutto per l'Italia, i figli de la sorella avranno -bisogno di forti esempi, perchè l'empio destino -nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido -colui, che non fu severamente educato. -Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che -egli crede necessaria al virtuoso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O miseri o codardi</p> -<p class="i01">Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso</p> -<p class="i01">Tra fortuna e valor dissidio pose</p> -<p class="i01">Il corrotto costume.</p> -</div></div> - -<p> -Questa severità par additare a Paolina, in -quel poco lieto matrimonio, il conforto de la -virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali -del Leopardi giovane era che la natura -umana, invecchiando, decadesse; egli abborriva -la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si -conformava a quella de l'uomo: il mondo antico -era giovane e perciò stesso grande e generoso, -l'età moderna, decrepita, aveva perduto -e forza e virtù. Ma solo al Cielo spettava -il provvedervi: a Paolina egli consiglia d'educare -i suoi figli non <i>amici</i>, ma sprezzatori de la -fortuna, cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore -e d'ogni speranza fallace: non saranno -felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri, -poichè la nostra schiatta che, ignava, disprezza -la virtù viva, ipocritamente la celebra estinta. -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere, -chiedendo loro ragione dei vizi presenti; -amore, il vero amore è sprone al bene, ne è -capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo -dovrebbe essere amato; il ricordo de la giovanetta -sposa spartana, che cinge il brando a -lo sposo e poi spande le negre chiome sul -corpo esangue e nudo di lui, ritornato sopra il -suo scudo; il ricordo di Virginia, la bellissima -fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per -la salvezza de la patria, son posti come degni -esempi a le donne italiane; e se ne la prima -parte del canto predomina il sentenziare austero, -che ne la rigida forma, scevra d'ogni -soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa immagine -di fantasia, sembra simboleggiare la severità -e le gramaglie de la virtù, cui l'empio -fato interdice ogni aura soave, in questa seconda -parte il cuore del poeta si scalda dinanzi -a le antiche donne, non meno leggiadre -che grandi, e si commuove al loro dolore -e a la loro sventura; la fantasia ridesta dipinge -il quadro de' suoi più vaghi colori e ci -fa rivedere la giovane sposa china sul corpo -del marito morto, che ricopre co' neri capelli -disciolti, Virginia vaghissima ne la sua gioventù -piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro -del padre le rompe il bianchissimo petto. La -canzone ricorda l'Alfieri ed il Foscolo, che entrambi -accendevano in quel tempo di affetto -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -patrio il cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento -civile di questi versi e il fare sdegnoso -e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine -de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha -dato una Virginia più romana di quella del Recanatese, -perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto -scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi -ha creato, come ben disse il De Sanctis, -una Virginia umana, perchè innanzi ad essa -si è sentito uomo ed artista, ha provato un -doloroso schianto davanti a quel <i>rozzo acciaro</i> -che ha ucciso la vaga fantasima de la sua -mente. Con l'immagine di Virginia il poeta -chiude il suo canto, lasciando nel lettore l'impressione -grandiosa di quel popolo salvato da -quella donna; evita un ritorno ai tempi suoi, -al suo paese, ma par che il suo silenzio nasconda -un augurio: quello che, come il romano, -risorga anche il popolo italico per la -femminile virtù. -</p> - -<p> -Ho parlato a lungo di questa canzone perchè -essa è il più bel monumento che ricordi -ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il -poeta poco si fermi su di lei propriamente, se -la credeva capace d'intendere e di gradire -questo severo e in alcune parti sublime canto, -doveva di lei aver ne la mente una ben alta -idea; doveva crederla una di quelle donne da -cui la patria ha diritto d'attender molto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora -per lungo tempo la speranza di trovare un -marito. -</p> - -<p> -Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino -ch'ella aveva <i>corso pericolo di sposare</i>; e in -quello stesso anno ell'era incerta se accettare -o no un tale che l'aveva chiesta parecchie -volte ne la sua prima gioventù e che Giacomo -stesso non avrebbe trovato strano di vederle -fidanzato e marito. Era un buon giovane recanatese, -alieno da le compagnie allegre, religioso, -ma non colto, di poco spirito, di poco -talento, di bassa famiglia, e l'altera contessina, -che non poteva esser scevra dei pregiudizi -de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare -il suo nome per prenderne uno popolano, -e capiva di non poter ricambiare l'amore -che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di -matrimoni per la figlia non ne voleva più sentir -parlare: Adelaide invece, avversa a un -tempo a questo giovane, ora gli si mostrava -propensa. A Marianna Brighenti, che le aveva -consigliato di accettare, Paolina rispondeva: -«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano -il più bel cognome, va bene; ma, se io -non avrò per marito uno del mio grado, che -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -conti, come dici, i quarti di nobiltà che ho io, -almeno dovrà essere uno che per i suoi talenti, -per il suo ingegno, per le sue azioni si -sia fatto un nome, non uno di cui debba arrossire -ogni momento, ogni volta che parla — mi -ami egli pure quanto vuole, non è affatto -certo che io possa amarlo, che possa -amare una persona tenuta da tutti per meschina -in ogni genere: l'amore di una tal -persona non ha nessun pregio agli occhi miei -perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e -se un'occhiata della persona amata compensa -di tutto, se, come dice la Staël, questa -occhiata è una felicità tale che pare non vi -sia forza per sostenerla, e bisogna chinare gli -occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata -di fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto -1832.) Certo ne la decisione di Paolina l'orgoglio -di casta aveva qualche parte, tanto -più possiamo convincercene, quando vediamo -come seccamente a le amiche Brighenti, che -avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo -Fidanza, suonatore, ella rispondesse: -«Sappi che da suo padre noi compriamo il -panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato -Santo 1832.) Certo però ne la sua decisione, oltre -a molta ragionevolezza, vi è molta dignità, -e il sacrifizio ch'ella faceva, <i>ricalcando i suoi -ferri da sè stessa</i>, aveva per compenso la sua -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -libertà e la soddisfazione di sè. Una de le sue -subite simpatie per un forestiero, di cui ella -non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei -giorni ch'ella avrebbe avuto la forza di fare -qualunque sacrificio, ma per un uomo che -ne fosse degno. Di queste improvvise simpatie -ne troviamo parecchie ne la vita di Paolina, -di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza. -Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli -usseri, ebbe alloggio per qualche giorno in -casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire -e d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso -ad innamorarsene; ma, quando seppe la parte -ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati -da le varie insurrezioni scoppiate allora -in Italia, parte che la coscienza di lei non approvava, -la sua simpatia cessò, ed ella vide partire -il bell'ufficiale senza versare una lacrima. -</p> - -<p> -Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la -contessina che un dottore ed avvocato di Bologna, -vedovo da poco de la contessa Muzzarelli -ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo -e religioso, cercava in moglie una signora -senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina -ne chiedeva a le Brighenti, le quali le rispondevano -dandole pessime informazioni di -quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e -questa volta pure, Paolina rinunziava senz'altro -al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -troppo amareggiata, perch'ella volesse ancora -coltivarle ne l'anima; come Giacomo per le -donne, ella ebbe pungentissime parole per -gli uomini, i quali dichiarava indegni d'un -sospiro e meritevoli di odio per lo sprezzo -con cui riguardano quelle che non rimangono -impassibili a le loro proteste, meritevoli di -esecrazione per la gioia trionfante che provano, -facendo del male con la coscienza di -farne. -</p> - -<p> -Come Giacomo ricordò per sempre con -un'estasi malinconica il primo entrare di giovanezza, -i giorni vezzosi, inenarrabili, quando -per la prima volta le fanciulle sorridono al rapito -mortale e ogni cosa intorno gli sorride, -mentre il mondo par che lo accolga festeggiando -e gli s'inchini; così Paolina s'era accorta -ben presto che l'esistenza non è bella -come la promettono i sogni; era entrata piena -di confidenza ne la vita, sperando di trovarla -un continuo incanto, sicura d'incontrarvi un -cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma -d'un amore purissimo, qual'ella sentiva di -meritarlo, perch'era preparata a corrispondergli -con tutto il fuoco de l'anima sua, e -perchè non si sentiva in nulla inferiore a -quelle anime fortunate, che avevano pur trovato -in terra la felicità. «Poi troviamo che -questo mondo delizioso si converte in luogo -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -pieno di spini, pieno di nemici, in cui non -basta star immobili per non soffrire, e addio -speranze, addio cari sogni de' nostri primi -anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi -a combattere sempre, ad ogni momento, -e stare in guardia sopra di noi stesse -per non cambiar natura, per non diventar -tutt'altro da quello ch'eravamo, poichè non -v'ha dubbio che il rischio è grande.» (Lettera... settembre -1831.) Non cambiò natura -la buona Paolina; ma se conservò fino a la -più tarda età un ingenuo desiderio di piacere, -seppe rassegnarsi filosoficamente al suo stato -ed anche scherzarne con una grazia amabile: -«Anche lo spirito santo dice che <i>omnia tempus -habent</i>, e il tempo mio è un pezzo che già è -passato»; scriveva nel 1845 a la sua Marianna, -dichiarandole, che, se anche i mariti fossero -piovuti da tutte le parti, ell'era ben decisa di -morire con la verginale corona di biancospino -in capo; voleva il biancospino e non i soliti -gigli, come emblema del suo vivissimo amore -per la primavera, e concludeva: «Non parlar -dunque più dell'idea o della speranza di vedermi -moglie di un Modenese o di un Bolognese, -ma odora piuttosto l'essenza del biancospino -e ricordati allora della tua amica, che -morirà prima di aver provato un istante di -vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto 1845.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Simile anche in questo al suo grande fratello, -Paolina poco felice ne l'amore, fu fortunatissima -ne l'amicizia; e la prima e la più -ardente fu quella per Giacomo, il quale prima -di andarsene da Recanati, non aveva intimità -che con lei e con Carlo. E quando da' suoi -viaggi ritornava al borgo natío, passava le lunghe -serate con la sorella, raccontandole «tante -storielle, tante avventure, tante osservazioni -filosofiche, antropologiche ec.» Quando il -Giordani nel 1818 fu a Recanati, Paolina l'accolse -con entusiasmo e con venerazione, pendeva, -come i fratelli, da le labbra di lui, che -dimostrò d'interessarsi affettuosamente a la -sorte de la contessina e continuò per molto -tempo a chiederne con gentile premura le -notizie. -</p> - -<p> -Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non -furono più i suoi indivisibili compagni, e Paolina -sentì vivissimo il desiderio de l'amicizia -ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima -sua, cui era negato l'amore. La prima intima -amica sua fu la cuginetta Paolina Mazzagalli, -bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole -tutta bontà e d'un'intelligenza non volgare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<p> -La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava -a lei vegliando e dormendo, non aveva -altro desiderio che quello de la sua compagnia, -ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi, -passava spesso le lunghe serate; e il suo trasporto -aveva talmente ingelosito Adelaide, che -la figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche -anno di poi, quando Carlo, che in parecchie -lettere al fratello parla de la Mazzagalli -con simpatia sempre crescente, se ne innamorò -d'una tale passione da voler farla sua, anche -contro il divieto de' genitori, i quali (a quel -che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote -de la giovane. A questa ragione deve certo aggiungersi -la contrarietà eccessiva di Monaldo -pei matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto -l'assenso de la chiesa, gli parevano peccaminosi. -</p> - -<p> -Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito, -la vivacità de la fanciulla, facevan temere ai -severi Leopardi, ch'ella non fosse per riuscire -una buona moglie, dubbio smentito poi dai -fatti. -</p> - -<p> -Mentre Monaldo era a Roma per una lite, -Carlo sposò la cugina, ed il padre suo ne sofferse -oltre ogni credere; ne le lettere agli altri -figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo: -gli par d'aver perduto per sempre il -figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -gli rimangono, come se temesse di vedersi -sfuggire anche loro. Dal suo matrimonio in -poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini -con quanto dolore di Paolina, cui erano tolti -insieme due dei più cari affetti, il fratello e -l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con -le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal -padre che Carlo venisse riammesso in casa, -almeno per qualche breve visita. Bandita invece -ne rimase la sposa, che Paolina però ebbe -sempre assai cara, ed invero le affettuosissime -lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse -tutto l'amore de la cognata. -</p> - -<p> -Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando -notizie dei Brighenti, incaricava Paolina di -scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro, -bella ed amabile giovane, che gli era stata assai -cara; la cattiva salute che gli rendeva penosa -qualsiasi occupazione gl'impediva di scrivere -da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato -a la sorella, pensava di procurarle così, -come le procurò infatti, un'amicizia preziosa. -</p> - -<p> -La Brighenti rispondeva premurosamente, -e Paolina poco tardava ad inviarle un'altra -sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver -nuove de le <i>imprese</i> e de le <i>glorie</i> de la giovane -cantante. La contessina ne le sue giornate solitarie -e claustrali bramava saper qualche cosa -de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -il fratello le aveva lungamente parlato -in quelle conversazioni che la interessavano -talmente da serbarsene ne la memoria i particolari -anni ed anni più tardi; per darne un -esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828, -fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo -aveva conosciuto a Bologna nel 1826 e -ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata. -Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la -Brighenti, cercava il nome di lei nei giornali -teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi -la semplice corrispondenza divenne tenera intimità, -la Leopardi non ebbe più secreti per -l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere, -dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio -del Sanchini aveva consentito che Marianna -indirizzasse a lui le sue: quando ne era -giunta qualcuna, per darne subito avviso a -Paolina, egli metteva un vaso su la sua finestra, -che era di faccia a la finestra di lei; e a -tarda sera poi le portava in biblioteca i desiderati -caratteri de l'amica, cui ella rispondeva di -notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto -il Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò -ogni cosa ad Adelaide, che le permise di continuare, -dice il Costa, quella corrispondenza -durata già parecchi anni. Noto però che ancora -per qualche tempo Paolina si fece indirizzare -le lettere a falsi nomi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo -ed a cui egli certo aveva parlato di sua -sorella, come ne parlava spesso agli amici e -più spesso a le amiche stimate e care, mostrò -per la Leopardi un interessamento, una premura, -cui la povera giovane non era troppo -avvezza e che la intenerirono. Morto Luigi, -uscito di casa Carlo, Giacomo lontano, Pier -Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più -un cuore cui aprire il proprio, e non le sembrò -vero di confidarsi a la nuova amica, di -narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la -madre, de le continue delusioni, de la malinconia -sempre più grande: ne riceveva parole -così delicatamente buone che ne restava -commossa fin ne l'intimo: «È venuta finalmente -quest'altra (<i>lettera</i>), ed io la tengo, e -la metto sul mio cuore, cui fa provare della -calma e delle sensazioni così nuove e così -dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare -quanto lo meritate per tanta vostra bontà, -per tanto amore che mi mostrate.» (Lettera -15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica -ch'ella non solo amava, ma ammirava pe' suoi -continui trionfi d'artista, invidiando gli spettatori -che avevan potuto sentirla. A mani giunte -le chiede il suo ritratto, promettendo di tenerlo -come cosa preziosa, anzi come il più -caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -Marianna gliel'invia, ella è felice e lo bacia -lungamente, benchè non lo trovi quale lo -sognava e non lo creda somigliante; abituata -a le sue vesti più che semplici, ella prova un -vero diletto nel notare il ricco abbigliamento -e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza -ne la corrispondenza entra intanto Anna, la -seconda figlia del Brighenti, a la quale pure -Paolina si affeziona ben presto, e quando esse -le propongono d'andar a Recanati per vederla -(marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa -dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà -che gode, ne piange di dolore e di dispetto. -Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le -sa così vicine e pur si sente tanto divisa da -loro, lamenta la sua <i>sovrana infelicità</i> ed invidia -l'incertezza de la sorte di quelle sue care, -quel non sapere dove andranno in breve, le -vaghe speranze ch'esse debbono veder sorridersi, -e che la farebbero andar in estasi. Allorchè -Marianna ai primi del '37 deve andar -a l'estero, Paolina se ne mostra così afflitta -che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi -sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è -dato ne l'altra vita di pensare con amore a -quelle persone che abbiamo amate in questa, -oh sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.» -Speranze e sventure, gioie e dolori, -tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -giunge a Recanati la funesta notizia de la -morte di Giacomo, <i>piangendo e delirando</i>, la -contessina si getta fra le braccia di Marianna -e in una tenerissima lettera sfoga il suo crudele -dolore e cerca la pietà di colei, che era -pur stata cara al suo perduto. -</p> - -<p> -Quella fatale notizia veniva ad aggravare -di un nuovo lutto la famiglia Leopardi, che in -quei giorni era profondamente afflitta perchè -Pier Francesco aveva promesso di sposare una -donna non degna di lui, e per questo aveva -lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto -a forza. Il terrore, la disperazione di Monaldo -e d'Adelaide per quella temuta vergogna de la -loro famiglia eran tali che parvero aver occupato -tutto l'animo loro, in modo da non -lasciarvi posto al cordoglio per la morte di Giacomo, -cordoglio che poco a presso essi sentirono -veracemente. Ma l'affettuosa Paolina ne -fu colpita subito. Quantunque da lungo ella -scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque -egli stesso mostrasse di temere che la sua lontananza -avesse affievolito l'amore dei congiunti -per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più, -prova un'angoscia, di cui a pena credeva capace -il cuore umano, e sospira di raggiungere -il diletto fratello con cui ogni sorriso le -è mancato nel mondo. Ella ritorna con desolata -tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -de la gioventù per trovarvi l'immagine del -suo <i>Muccio</i>; ama Antonio Ranieri come un -fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato -a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per -compiacere a Ranieri ho dovuto ricercare tra -le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai -figurarti il mio penare. Fra i pianti e gli urli -io scorreva quei cari caratteri, poi rimetteva -ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli -le aveva lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse -tornare e voleva che trovasse a suo luogo ogni -cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando -che fosse contento della mia esattezza, -poi io mi svegliava e mi dava pugni nella -fronte per quell'orribile pensiero che tutto è -già finito, e per quell'inganno che per un momento -mi aveva trattenuta.» (Lettera 24 agosto -1837.) -</p> - -<p> -Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso, -Paolina raccolse tutto il suo affetto sui -genitori, particolarmente su Monaldo, verso -il quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età -matura molto più indulgente che ne la giovanile. -E coi genitori amò doppiamente i fratelli -che le eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima -Luigia seconda figlia di Carlo, -morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli -di Pier Francesco, soprattutti la Virginia, che -era divenuta proprio tutto il suo cuore. Anche -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja -si mostrò sempre affezionatissima. -</p> - -<p> -A le Brighenti continuò a scrivere sempre, -però più raramente; la compagnia de la sposa -di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse -sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti, -e l'ardore de la sua gioventù, venuto a -poco a poco calmandosi, non aveva più necessità -di sfoghi confidenziali. Ad ogni modo -Paolina non dimenticò mai le amiche, le quali -prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero -poi ritirarsi a Modena dove caddero in miseria, -soccorse di aiuto materiale e di morali -consolazioni da lei, che già parecchi anni prima -aveva premurosamente cercato, benchè -invano, di procurar un impiego a l'avvocato -Pietro. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato -le sventure: le sorde lotte de' figli -col padre prima; poi la partenza di Giacomo, -l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime -perdite di Luigi, di Giacomo, di Paolina -Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine -le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo -il matrimonio di Pier Francesco. Monaldo e -Paolina cercarono del pari un conforto negli -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -studi, e il primo, quasi a compensarsi de la -scarsa autorità che avea in casa, si volse ad -occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie -opere e diresse anche per alcuni anni il giornale -<i>La Voce della Ragione</i>. Paolina, che ne la -sua prima gioventù aveva acquistato una buona -cultura, continuò sempre ad amare le lettere, -a veder molti libri e soprattutto ad approfondirsi -ne la letteratura francese, di cui i -capolavori le eran sempre stati cari: aveva -una predilezione speciale per le due grandi -scrittrici Madame de Sévigné e Madame de -Staël. Quando le sue illusioni giovanili vennero -mancandole, ella cercò più che mai distrazione -ne lo studio, i libri la riavvicinarono -a Monaldo, poichè ella cominciò a prestare a -lui quell'aiuto che, giovanetta, aveva dato a -Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata -in generale una copista ed un'ammiratrice, -per Monaldo fu un collaboratore. Ella soleva -tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832 -fece pubblicare il libretto «<i>Viaggio notturno intorno -alla mia camera</i> — <a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> de l'autore del Viaggio -intorno alla mia camera.» Probabilmente -anteriore a questa è un'altra pubblicazione -di Paolina di cui si fa cenno in questo brano -di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio -1838): «Lessi la vita di Mozart in francese, -una volta, e la ridussi in italiano; poi -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -ad una signora che mi chiedeva qualche cosa -da fare un libretto in occasione di nozze, diedi -quella, poi la censura di costì ne tolse i più -piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote -di Mozart che trovavasi in Bologna ne -volle copia da mio fratello, e se la portò in -Germania.» -</p> - -<p> -Quando Monaldo attese a redigere <i>La Voce -della Ragione</i> (dal 1832 al 1835), Paolina leggeva -per il padre i libri, opuscoli e giornali -francesi, notava quel che poteva fare al suo -caso, traduceva gli articoli che le parevano -opportuni pel giornale, correggeva le prove -di stampa, così che il conte in una sua memoria -dichiara d'aver avuto il massimo aiuto -pel suo periodico da lei che «travagliava -giorno e notte per quest'impresa, con uno -zelo ed un disinteresse di che potrà solo ricevere -il premio da Dio.» Clemente Benedettucci -suppone che la contessina abbia dato -aiuto al padre anche per altre pubblicazioni -e la cosa non appare improbabile. Ella inoltre -mandò parecchie traduzioni dal francese a la -gazzetta di Modena <i>La Voce della Verità</i>. In -questa comunità di spirito con Monaldo ella, -che non aveva mai amato i liberali, i quali -le parevano aver dimostrato troppo chiaramente -quanto <i>son diverse le cose dalla teorica -alla pratica</i>, venne accostandosi ognor più -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -a lo zelo religioso e a le idee politiche del -padre. -</p> - -<p> -Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni -aveva cominciato per abitudine a far -estratti de le sue letture e traduzioni; questi -suoi lavori si conservano in quarantacinque -volumi ne la biblioteca di casa Leopardi. -</p> - -<p> -Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati -da le amorose cure de la figliuola, che, -vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi -nel suo cuore tutte le vecchie ferite; -nè sapeva darsi conforto, quantunque gli ultimi -momenti di lui fossero stati tranquillissimi -e consolati da la religione e da la filosofia: -«Quando ha veduto prossimo il suo -fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre, -che dal male istesso, ci ha chiamati d'intorno, -ci ha dato serii ammonimenti, poi ne -ha esortati ad imparare come <i>si muore in conversazione</i>, -poichè egli ha parlato sempre con -grandissima presenza di spirito, rimanendo -noi tutti meravigliati di tanta pace, di tanta -calma.» (Lettera 7 maggio 1847.) -</p> - -<p> -Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli, -anche avendo sempre in cuore la memoria di -Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre -avea fatto chiaramente intendere che questo -discorso l'addolorava; Paolina però aveva -pregato caldamente le Brighenti di procurarle -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -tutto quello che vedevano scritto intorno al -suo grande e povero <i>Muccio</i>, ed anche tutte -le edizioni che s'andavano facendo de le opere -di lui. Ella riceveva e conservava ogni cosa -di nascosto del padre; morto questi, ella potè -manifestare più apertamente il suo culto per -la memoria del fratello, di cui comprendeva -ed adorava la grandezza, così da provar quasi -un senso di affettuosa riconoscenza per tutti -gli ammiratori di lui. Il Piergili descrive accuratamente -un libretto, una specie di diario, -in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora -da Vito Frati, annotavano quanto, a loro cognizione, -veniva scritto intorno al poeta di -Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti. -Questo diario fu presto interrotto, perchè i critici -del grande Recanatese non tardarono a -moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente -Giacomo, Paolina voleva esser sempre nel novero -de gli associati a le opere di lui, e quando -sperava di presto accasarsi, si proponeva di -aver un esemplare di ciascuna edizione nel -suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le -cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri, -quantunque ella fosse divenuta tanto ferventemente -religiosa da non poter persuadersi -che il fratello fosse morto senza fede, giungendo -fino a benedire la bugia del Ranieri e le invenzioni -del Curci. I più chiari studiosi di cose -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile -ascolto a tutti e non si stancò di promuoverne -gli studi e le ricerche. Ella pregò caldamente -il Brighenti di scrivere la vita di -Giacomo; e quando il Viani, che fu suo intimissimo, -ed ebbe da lei numerose notizie, le -mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una -biografia del fratello, ella gli dichiarò di non -sentirsene capace e pregò Carlo, il confidente -intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico: -ma neppur Carlo credette che le forze -gli bastassero; e Paolina scriveva al Viani, -«Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani, -per una stupida e di cattivo cuore, non solo -con Lei, ma con Giacomo ancora. O no non -lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore -non mi creda. Verso di Giacomo non potrei, -chè lo piango giorno e notte; verso di Lei -neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> -A lo stesso Viani, Paolina scriveva -o narrava molti ricordi de la vita del fratello. -Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio -Erculei, professore nel seminario di Roma, -che voleva dettare una dissertazione su -Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente -su la morte del poeta. Ella gli narra -tutto quel che ne sa; gli copia una lettera -del padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri -a Monaldo, del Brighenti a lei, di V. Balietti, -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -che nel '37 era segretario de la Nunziatura -di Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> -Ella giudicava povera cosa l'elogio di -Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva -de le asserzioni del Curci e fremeva di -dolore e di sdegno a le ingiurie contro la memoria -del suo diletto, consolandosi quando il -Giordani sorgeva a farne vendetta. -</p> - -<p> -La pubblicazione de le lettere di Giacomo -al Brighenti la contrariava e l'amareggiava -quanto mai, perchè il buon nome del padre -le era caro, quanto la gloria del fratello, e più -tardi per difendere Monaldo ella dettava la -breve memoria <i>Monaldo Leopardi e i suoi -figli</i>, in cui di sè null'altro dice se non che -d'esser stata per tutta la vita compagna indivisibile -del padre. -</p> - -<p> -Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina -una lettera calda d'ammirazione pel poeta -e di venerazione per lei; e, accennando a lei, -il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice -fra l'altro: «.... dans la famille Leopardi -la science semble être héréditaire comme ses -titres de haute noblesse.» -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Oltre a quelle accennate, altre due sventure -colpirono la povera Paolina: nel 1851 -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857 -la madre. -</p> - -<p> -Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi -e ben innanzi con gli anni, fu tenuta -sempre come una ragazza: non poteva uscir -sola, e d'ordinario, già cinquantenne, soleva -farsi accompagnare da una buona donna di -Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, -e seguire dal servo Benedetto Benedettucci -in livrea. Un di ottenne d'andar a -Loreto con l'amica, ma venne rimproverata -perchè fu di ritorno troppo tardi, e quando -la sua compagna per scusarla notò timidamente -ch'ella non usciva quasi mai di casa, -si narra che Adelaide soggiungesse: «Bella -ragione, è tanto grande la nostra casa, altro -che Loreto!»<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> Morta la madre, ella si trovò -ricca, e mentre da un lato, divenuta usufruttuaria -del patrimonio, frugalissima per natura -e di abitudini modeste, ella spendeva poco e -mal volentieri anche per la cura de le campagne; -da l'altro, ancora bambina ne l'animo, -benchè poco lungi dai sessant'anni, godeva -di vestire con grande sfarzo, di seguir -a puntino le mode più capricciose, facendo -venire una sarta appositamente per lei, da Ancona -a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta -già vecchia con un amplissimo abito a enormi -scacchi ornato di trine; nel suo buon viso -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, -benchè molti asseriscano che ne la sua -gioventù ella gli somigliasse assai. -</p> - -<p> -Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza -a spendere, che parve in lei ed in -Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva -negare il suo aiuto, e al servo Benedettucci -donò persino la culla di Giacomo, che sarebbe -stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. -Ella amava trattenersi a tarda sera sola in -giardino, e guardando quelle paterne aiuole, -su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, -ascoltando la rana gracidante nei campi e il -canto di qualche contadino, certo rievocava -l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei -suoni avevano inspirato tanta dolcezza di poesia. -Una sera, così passeggiando, s'incontrò -in un ladro che stava per rubare dei limoni; -senza gridare, nè chiamare aiuto, ella cacciò -con severe parole l'intruso. -</p> - -<p> -Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie -volte: con la Fucili fece una gita di tre -giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi -come una bambina. Nel 1867 volle -andare in pio pellegrinaggio a Napoli per visitarvi -la tomba di Giacomo e de le liete reverenti -accoglienze ricevute fu orgogliosa e -commossa. -</p> - -<p> -Di tali sentimenti duole ella parli assai poco -ne le lettere scritte ad Artemisia Fucili; è da -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -notare però che questa era una buona, ma -povera donna, da cui forse certe espansioni -non sarebbero state comprese. -</p> - -<p> -Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, -ne l'inverno del 1869 Paolina scelse Pisa per -sua residenza temporanea, memore de l'amore -che Giacomo aveva avuto per quella gentile -città e del sollievo che quel dolce clima gli -aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi -avranno contemplato il divino spettacolo -del tramonto riflettente le sue fiamme ne le -acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso -al ricordo del grande fratello che ne la -bellezza de la natura aveva trovato uno dei -pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In -una gita a Firenze ammalò di bronchite e tornata -a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13 -marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli -ultimi momenti, scrive: «Mi fu concesso di -accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa -l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. -Al mio arrivo essa mi mostrò una lettera che -mi scriveva e che conservo, dicendomi con la -sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, -perchè non so come avrei continuato a -scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava -con affettuose parole alcuni mobili, il -suo ritratto e una carrozza: suo erede instituiva -il nipote Luigi. -</p> - -<p> -Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -salma di Paolina ebbe l'ultimo ricetto in Recanati, -ne la chiesa di Santa Maria di Varano, -e su la sua tomba si legge quest'epigrafe: -</p> - -<p class="center pad1"> -PAOLINA LEOPARDI<br /> -NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800<br /> -MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869<br /> -VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA<br /> -A DORMIRE FRA I SUOI CARI<br /> -ANIMA DOLCE<br /> -TERESA TUA<br /> -CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA<br /> -E CARLO<br /> -CHE PER ULTIMO NOMINASTI<br /> -POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA<br /> -CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<h3 id="note-pa">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Vedi <i>Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti</i>, -edizione curata da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, -1878, pag. <span class="smcap lowercase">XXII</span>. Da questo volume sono -tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo -qui citate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Questa lettera si legge a pag. <span class="smcap lowercase">XXIII</span> e <span class="smcap lowercase">XXIV</span> -de le note al volume citato di G. Piergili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Vedi <i>Lettere di Paolina Leopardi a Marianna -ed Anna Brighenti</i>, pubblicate da E. Costa. Parma, -Battei, 1888, in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIX</span>-308. (Lettera a -Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo -volume son tratte anche tutte le altre citazioni -di lettere de la Leopardi a le Brighenti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Vedi <span class="smcap">E. Costa</span>, <i>Paolina Leopardi</i> (nel <i>Fanfulla -della Domenica</i>, 17 luglio 1887).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Vedi ivi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><span class="smcap">C. Antona Traversi</span>, <i>Paolina Leopardi</i> (vedi -<i>Vita Italiana</i>. Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre -1896, pag. 104). La lettera della Mazzagalli -porta la data 12 febbraio 1828.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span><span class="smcap">F. De Sanctis</span>, <i>Studio su G. Leopardi</i>; edizione -postuma curata da R. Bonari. Napoli, 1894.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Vedi <i>Appendice all'Epistolario e agli scritti -giovanili di G. L.</i>, per cura di P. Viani. Firenze, -Barbèra, 1878, in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">LXXXIV</span>-258. Lettera -29 novembre 1844, a pagg. <span class="smcap lowercase">XXVII</span> e <span class="smcap lowercase">XXVIII</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Quest'ultima lettera si trova nelle <i>Opere -inedite di G. Leopardi</i>, pubblicate dal Cugnoni. -Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due volumi. Vol. I, -pagg. <span class="smcap lowercase">CXXXIII</span>, <span class="smcap lowercase">CXXXIV</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Questo e parecchi altri aneddoti citati si -trovano nel volume di C. Antona Traversi: <i>Studi -su G. Leopardi</i>, Napoli, Detken, 1887, in 16º, di -pagg. 363, o in quello: <i>Notizie e aneddoti sconosciuti -intorno a G. Leopardi e alla sua famiglia</i>, -Napoli, Detken, 1887.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> -<a id="fill-119"></a> - <img src="images/ill-119.jpg" alt="Marianna Brighenti" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<h2 id="marianna">MARIANNA BRIGHENTI -<span class="smaller">E LA SUA FAMIGLIA.</span></h2> -</div> - -<p> -Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808 -a Massa Finalese, in provincia di Modena, -da Maria e Pietro Brighenti; prima di -lei nel 1801 era venuto al mondo il primogenito -de la famiglia, Luigi; e due anni più -tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato -Pietro era tenerissimo de' suoi, e a quei -bambini, come non mancarono le affettuose -cure dei genitori, così arrise da prima anche -la fortuna. -</p> - -<p> -Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di -buona famiglia, aveva fatto i primi studi a -Vignola, di dove, vestito l'abito religioso, -quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile -di Modena; poi aveva compiuto a -l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza, -ottenendone la laurea nel 1798, ed era -stato capitano de la guardia nazionale. Poco -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo -ne l'edizione bolognese, allora incominciata, -de la <i>Vera storia di due amanti infelici</i>; anzi -la curò da solo, quando, partito l'autore per -Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo -Marsigli volle continuare ad ogni modo -la stampa del libro. A questo proposito un curioso -aneddoto è narrato dal giornaletto modenese -<i>La Ghirlandina</i> (8 e 19 febbraio 1855), -aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne la -Memoria <i>Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in -Modena</i>.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> Il Brighenti, desideroso di grandezza, -ardente di carattere, ambizioso, si diede -a la politica, e stava per recarsi in Francia, -quando preso d'amore per la bella Maria di -Francesco Galvani, nobile modenese di condizione -assai superiore a la sua, non seppe -più allontanarsi da la patria. Dopo due anni -di vani tentativi per ottenere l'assenso dei -genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che -sposò, e che gli fu, com'egli stesso ebbe a -dire, <i>un angelo di bontà, di rassegnazione e di -conforto nelle sue tristi fortune</i>. -</p> - -<p> -A ventitrè anni, fautore convinto de le idee -liberali francesi, venne nominato ispettore, -cioè commissario di polizia, nei dipartimenti -de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti -politici lo costrinsero poi a rifugiarsi -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -a Bologna, dove attese a la pratica legale e -di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette -finchè ritornati i Francesi riebbe il suo ufficio; -ed anzi da esso passò ad altri più importanti -e che gli davan quindi maggior onore -e profitto; fu segretario aggiunto al Ministero -di polizia in Milano, ebbe parte nel riordinamento -della polizia a Modena, a Reggio, a -Bologna, a Ferrara, a Rovigo; poi fu vice -prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena. -</p> - -<p> -La famigliuola venne gettata nel lutto da -la morte del bimbo Luigi, pel quale Pietro -Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava -una pietosa epigrafe. Dopo questa sventura i -Brighenti più che mai si strinsero a le loro due -fanciullette, che crescevano d'indole dolce, -fra le carezze e gli agi e il generale rispetto -che gli uffici del padre procuravan loro. -</p> - -<p> -A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato -<i>salvava la vita</i> al Giordani e gli dava inoltre -largo aiuto ne la disperata miseria in cui, -scampato a la morte, quegli cadeva; di che, -divenuto celebre, il letterato gli conservò sempre -una profonda gratitudine ed anche quando, -non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve -ritogliergli con la stima l'amicizia sua, non -cessò di adoperarsi in ogni modo per riuscirgli -utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava -con belle ed alte parole il discorso <i>Sullo stile -poetico del marchese di Montrone</i>: gli diceva -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -aver molto e lungamente desiderato di dargli -qualche segno de l'amore e de la riverenza -che gli portava per le sue tante virtù, e fra queste -aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia, -di che il Brighenti era «esempio a qualunque -età ammirabile, alla nostra quasi incredibile.» -Confessava essergli debitore <i>di -quanto non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno</i>; -e sperava ch'egli avrebbe gradita la -dedica di quel libro del marchese di Montrone, -uomo da ambedue loro ugualmente onorato ed -amato.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> Nel 1809 il Giordani raccomandava -Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio -di Direttore de la pubblica istruzione in -Italia. Pare che in questi suoi tempi fortunati -l'avvocato modenese avesse sensi veramente -generosi; varrebbe a provarlo quest'aneddoto -narrato da la figlia sua Marianna ne la biografia -di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia -inedita, biografia da lei regalata autografa -a l'avvocato Geminiano Corazziari, il -quale a sua volta ne fece dono al Museo del -Risorgimento Italiano in Modena (Sezione documenti): -«Era il Brighenti segretario del -Ministero di grazia, allorchè in Milano vennero -tradotti quattro de' più nobili e cospicui -Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti -una cedola di mille luigi, se procurava loro la -libertà ed egli lacerò l'<i>ordine</i>, perchè sapeva -che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire, -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -dietro le di lui premure. Sì nobil modo di -agire cattivogli l'animo di que' signori, che -sempre l'ebbero quale amico.» -</p> - -<p> -Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale -era già stato firmato un decreto che lo nominava -prefetto a Belluno e cavaliere della -Corona di ferro, povero e sospettato se ne -andò nel 1815 a Bologna, dove per procurare -il pane a la moglie ammalata e a le due -figliuole si diede ad imprese musicali. Ne la -musica era peritissimo; di argomento musicale -scrisse parecchio: l'<i>Elogio di Matteo Babini</i> -suo maestro di canto e artista illustre, elogio -detto al Liceo filarmonico di Bologna ne la -solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819 -e pubblicato più tardi dal Nobili: il discorso -<i>Su la musica rossiniana e sul suo autore</i>, edito -a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. <span class="smcap lowercase">VI</span>-30, Tipogr. -Emidio Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo -nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era socio ordinario -ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori -de l'Accademia filarmonica bolognese. -</p> - -<p> -Volle provarsi in speculazioni mercantili, -ma vi perdette molto danaro e non avrebbe -saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie -non gli avesse generosamente permesso di valersi -de la sua dote. Si volse allora a l'industria -libraria, che gli diede molto profitto con -l'edizione del Giordani, poco invece con quella -de le opere di Vincenzo Monti, rimasta sette -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -mesi sotto sequestro, e coi due giornali l'<i>Abbreviatore</i> -e il <i>Caffè di Petronio</i>. In questo -(anno 1825, n<sup>i</sup> 17, 29 e 34) si trovano alcuni -articoli firmati Mario Valgano modenese; li -scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale -sotto il medesimo pseudonimo si era fatta editrice -de le opere di Pietro Giordani. L'avvocato -frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti, -lo Strocchi, il Marchetti, il Costa, il -Borghesi, il Monti, il Perticari; e più volte -rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso -di lui e de le sue ragazzine, gli prevedeva in -queste, consolazione e fortuna, consigliandolo -ad esser forte ne le avversità e a conservar -la sua salute, chè studiando costantemente -forse sarebbe riescito a divenire egli medesimo -un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe -potuto «formare Mariannina e formarla non -solamente abile cantatrice; chè questo è ancora -il meno; ma amabile e prudente e accorta -e insieme ingenua e rispettabile. Vedrete -che tesoro è una tale virtuosa.»<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> -</p> - -<p> -Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi -a puntino: la grazia unita al senno, l'arte -e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi -e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna. -L'altra sorella Anna mostrava meno ingegno; -il padre tentò invano di far anche di lei -una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente -ne la pittura, benchè il Giordani -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -prevedesse che <i>con quella placida fantasia</i> non -sarebbe mai stata grande e sperasse solo di -vederla divenire una buona ritrattista. A quanto -afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni, Anna -«trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano -due sue incisioni felicemente condotte.»<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> -Anzi tutte e due le ragazze tentarono -l'incisione, sperando di trarne un discreto -guadagno, ma non poterono continuare, poichè -ne soffriva la loro salute. Il letterato piacentino -prendeva tanto interesse a Marianna e -ad Anna che, dovendo ne la primavera del 1818 -andare a Roma, si proponeva di fermarsi a Bologna -soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute -belle, e ancor più graziose che belle; -tali appaiono nei due ritratti che reciprocamente -si fecero e che son conservati ne l'archivio -Valdrighi di Modena; non erano molto -istruite, ma non certo incolte; educate a quei -sentimenti gentili che, se non dal mondo, il -quale di rado li sa pregiare, hanno il loro -premio in sè stessi, ne la loro intima dolcezza, -cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle -si amavano vivamente, quantunque non poco -diverse di carattere: Marianna da la fisonomia -mobile ed espressiva, da la svelta persona un -po' gracile, era di un'indole profonda e seria; -Anna più florida d'aspetto, tutta fuoco ed allegria; -avevan comune la vita intiera, gioie, dolori, -studi. Quando a Bologna si trovaron gettate -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -in una condizione meschina, vi si rassegnarono -senza troppo rimpiangere gli agi perduti, -paghe de le loro gioiose speranze e de -l'amore che legava strettamente tutta la famigliuola -e che trova espressioni ingenue e -sincere nei versi da loro composti per gli onomastici -del padre, de la madre, o l'una per -quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi -d'affetto, di cui alcuni appartengono a la -loro prima giovanezza, altri, come certe delicate -letterine scritte molto più tardi, mostrano -in Marianna ed Anna, già donne mature, -sempre la medesima riverente tenerezza, la -medesima filiale sommessione, che ha qualche -cosa d'infantile e di commovente.<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> Sotto -la guida del padre le due ragazze si diedero -assiduamente a lo studio del canto; ne le opere -e nei concerti diretti da lui il loro gusto si -affinava e il loro spirito si distraeva piacevolmente; -egli cantava spesso anche ne le sacre -funzioni per poter con quel guadagno straordinario -condurre le figliuole al teatro; inoltre -era solito di presentare a la famiglia gli amici -e conoscenti suoi, fra i quali v'erano alcuni -de' migliori ingegni di quel tempo; e ne le -gradite conversazioni le due giovani acquistavano -non poca cultura e finezza. Il loro -carattere era venuto intanto pienamente svolgendosi: -Marianna, sotto un aspetto di gaiezza -franca e modesta, nascondeva un cuore appassionato -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -e uno spirito riflessivo; semplice -ne le maniere, affabile insieme e dignitosa, -era riconosciuta da tutti per una vera dama; -ciò che meravigliava i volgari, i quali non -pensano di poter trovare signorilità d'animo -e di modi in gente povera e non nobile. La -bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano -le simpatie generali, cui ella preferiva -d'assai l'affetto e l'amicizia di quelli -che mostravano di comprendere il suo cuore -tenerissimo, il quale s'apriva a la vita gioiosamente, -ricco d'un tesoro di speranze, d'avvenire, -d'amore inesaurabile. La tenerezza -fu il sorriso de la sua gioventù e la consolazione -di tutta la sua vita; benchè ella troppo -facile ad accendersi ed a credere gli uomini -migliori che non sono, restasse sempre dolorosamente -ferita da la delusione. Ella guardava -la vita con uno sguardo serio, e anche -nei brevi momenti di felicità ch'ella ebbe, -intendeva e compativa il dolore; più de la -fortuna, degli onori, del lusso, apprezzava la -gioia d'esser amata, gioia che cercò avidamente -e instancabilmente, non potendo credere -che l'anima sua pronta a concedersi tutta -nella purezza di un affetto devoto, non dovesse -trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse -con ugual forza e nobiltà di sentimento. -</p> - -<p> -Anna più vivace, più schiettamente allegra, -civettuola senza malizia, era buona anch'essa, -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -ma ne la vita voleva godere e ridere; -le piaceva di vedersi ammirata, corteggiata; -e, come non dava, non chiedeva passioni tragiche, -rifuggendo per istinto da le pene di -cuore; soffrire non voleva, e men che mai -soffrire per amore, perciò, riserbando a le poche -persone intime tutto il suo affetto, ricambiava -di sorrisi, di scherzi, di arguzie i suoi -ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le -due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter -Scott, a Rosina ed Elena di Lafontaine. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi -a Bologna, avvertiva il Leopardi di scrivergli -colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato -Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una -carissima persona, quando fu a Recanati, mostrando -questa volta, come molte altre in diverse -occasioni, il gentile desiderio di veder -stringersi in affettuosa relazione fra loro gli -amici suoi; è probabile ch'egli esortasse il -grande Recanatese a porsi in corrispondenza -col Brighenti. Partito il Giordani, giunse in -casa Leopardi una lettera de l'avvocato modenese -per lui, e Giacomo (21 settembre 1818) -colse quest'occasione per avviare la relazione -epistolare che l'amico gli aveva consigliata e -che non interruppe più per lunghissimo tempo. -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -Da prima si valse del Brighenti per l'acquisto -di certi libri e per la diffusione di qualche esemplare -de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere -divennero più intime e più frequenti, -perchè il Leopardi volle affidar a l'avvocato -l'incarico di far stampare le tre Canzoni <i>Ad -Angelo Mai</i> — <i>Per una donna malata</i> (intitolata -anche altrimenti: <i>Sopra malattia di una -donna poi guarita</i>) — <i>Sullo strazio di una giovane</i> -(altrimenti intitolata: <i>Sopra una donna -morta col suo portato</i>); cui, per consiglio del -Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le -due canzoni già pubblicate a Roma: <i>All'Italia</i> -e <i>Sul monumento di Dante</i>. Il Modenese conosceva -queste due ultime da un pezzo, anzi -intorno ad esse egli aveva raccolto notizie e -giudizi dai letterati suoi amici, prendendone -appunto sopra un esemplare de l'edizione romana -di Bourlié, esemplare che ancora ci rimane:<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> -tali osservazioni sono in generale -sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel -giudizio intorno al Leopardi poeta, e, trattandosi -de l'edizione che il giovane recanatese -l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente -premuroso. Come era sua abitudine, -da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo -non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata -pubblicazione, che Monaldo però venne -tosto a scoprire con un'ira che gli fece immediatamente -scrivere al Brighenti per impedir -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -ogni cosa; non voleva che venissero ripubblicate -le due prime canzoni, le quali erano -spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai -liberali; e nè pure voleva saperne de la canzone -<i>Sullo strazio</i>, perchè «s'immaginò subito -mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze -nel soggetto»; ed anche perchè il -poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto -vero e recente. In quest'occasione l'amicizia -fra Giacomo e l'avvocato divenne intimità, ed -il primo aprì al secondo i dolori secreti de -l'anima sua con giovanile espansione, benchè -si dicesse vecchio moralmente, anzi decrepito. -L'avvocato, padre tenero de le sue -figliuole, desideroso «che l'animo dei genitori -abbia sempre a confortarsi della felice riuscita -della loro prole,» non ha coraggio di -trasgredire l'ordine di Monaldo, ma cerca di -serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e -di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere -e riscrivere, ottiene finalmente che venga data -a la luce la sola canzone <i>Ad Angelo Mai</i>, inspirata -da le scoperte ciceroniane del dotto -monsignore. Giacomo Leopardi aveva avuto -il disegno di dettare alcune lettere, che con -buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero -il pregio di quella classica scoperta, -ma da un lato la malferma salute non gli aveva -permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione, -da l'altra al suo entusiasmo conveniva piuttosto -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -la poesia che la prosa. Egli accompagnò -il Canto con una lettera dedicatoria al conte -Leonardo Trissino, ne la quale scrive: «Ricordatevi -che ai disgraziati si conviene vestire a -lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino -ai versi funebri;» e gli dice ancora: -«Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre -forze e applichiamo l'ingegno a dilettare -colle parole, giacchè la fortuna ci toglie il giovare -co' fatti.» Questo concetto che l'opera -andasse innanzi a la parola per importanza civile -era ben fermo nel poeta, che nel <i>Parini</i> -scriveva l'antichità potersi figurare come in -Argo la statua di Telesilla, poetessa guerriera -e salvatrice della patria: «la quale statua rappresentavala -con un elmo in mano, intenta a -mirarlo, con dimostrazione di compiacersene, -in atto di volerlosi recare in capo; e a' piedi -alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola -parte della sua gloria.» -</p> - -<p> -Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento -che per la dedica provò il pauroso -conte Trissino; invero la <i>Canzone</i> si ricollega -a le due prime leopardiane per l'amor patrio -che la inspira, anzi l'infiamma tutta, ed è aperto -e non dissimulato come in quelle; lo stesso -Giacomo, accennando ironicamente al permesso -dato dal padre, perchè questa Canzone -venisse pubblicata, permesso cagionato dal -nome di un monsignore ch'essa portava in -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -fronte, aggiungeva: «Non sospetta punto che -sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena -di orribile fanatismo»; il fanatismo era tale -che se i censori papali lasciaron passare la -Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso -e la sequestrò<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> messa su l'avviso da un tal -Luigi Brasil, che per molti anni fu secondo -aggiunto presso la direzione generale di polizia -austriaca in Venezia. Il Piergili con valide -argomentazioni dimostrò la più che probabilità -che anche il Brighenti si tenesse in relazione -secreta con la polizia sotto lo pseudonimo -di Luigi Morandini; ed il marchese Gualterio -trovò il nome del Modenese in un elenco di -confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato -pel sequestro de l'opuscolo leopardiano -non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera -al Leopardi scrive il Brighenti, con un -manifesto senso d'amarezza e d'invidia, degli -spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli -dei nostri patrizi.» Le strette del bisogno -avevan forse vinto l'onestà di lui, che per trovar -<i>il modo di assicurare la sua famiglia della necessaria -sussistenza</i>, ciò che gli <i>lacerava il cuore</i>, -avvilito de la umile e disprezzata condizione in -cui era caduto, disperato di saper trarsene altrimenti, -dopo aver trovati inutili tutti i <i>mezzi -di risorsa</i>, a cercar i quali s'era <i>tormentato -il cervello</i>, cedette a provvedere a la sorte -de le figliuole facendosi delatore. Ma de la -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -sua colpa nulla seppero Marianna ed Anna. -Egli non poteva ignorare d'averle troppo onestamente -e rettamente educate, perchè esse -preferissero un pane infame a la miseria: le -giovani poterono venerare il padre loro e andarne -altere, perchè l'inganno in cui vissero -risparmiò al loro cuore uno strazio che sarebbe -stato più amaro di tutte le altre sventure, -di tutte le altre delusioni. -</p> - -<p> -Le due ragazze lessero certamente in quel -tempo la Canzone al Mai, e se Anna, che amava -i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne -gran caso, Marianna dovette sentirsi presa -d'ammirazione per quel cuore appassionato, -credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo -di quel grande spirito, e fremere dinanzi -a la maestà de le figure di Dante, del Petrarca, -del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con tanto -entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse -dal Giordani aveva sentito parlare de la grandezza -e de l'infelicità del contino recanatese, -non poteva restar indifferente al grido di dolore, -che si leva da quelle pagine, a la voce -di quel desolato poeta, che ne la vanità d'ogni -cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche -favole antiche e lo stupendo potere de la -cara immaginazione, conforto ai nostri affanni, -e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra -vita, <i>al grande e al raro</i>, abbia pur nome di -follia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe -un sospetto su l'avvocato modenese, andando -a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna, -gli furon fatte gentili accoglienze e premure -perchè rimanesse, cortesi proposte con -segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse -più amicizie che a Roma in cinque mesi: -vi conobbe il conte e la contessa Pepoli, il professore -Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli -e tutta la famiglia de l'avvocato Brighenti, -da cui certo ricevette buona parte di quelle -accoglienze allegre, <i>senza diplomazie</i>, di quelle -<i>gran carezze</i>, di cui tanto si lodava e che lo -rinfrancavano talmente da fargli scorgere qualche -spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta -del suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato -stesso gli vennero quelle proposte di occupazioni -letterarie ch'egli sperava non richiedenti -gran fatica e convenienti al suo -ingegno. -</p> - -<p> -Tornato Giacomo da Milano a Bologna per -fermarvisi lungamente, trovò premurosissimo -il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa, -lo accolse fra gl'intimi; e le conversazioni -confidenti con Marianna ed Anna, giovani e -graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che -fin da due anni prima scriveva a Carlo: «Il -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -parlare a una bella ragazza vale dieci volte -più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere -o alla Venere Capitolina.» (Lettera -5 aprile 1823.) Egli aveva già orribilmente sofferto, -ma nulla aveva perduto ancora di quella -sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche -de l'anima sua: voleva ancora <i>toujours -sentir, toujours aimer, toujours espérer</i> -(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella -sua sensitività fosse il più prezioso dei doni, sol -che si trovasse un oggetto meritevole di essa; -nell'amore giudicava il piacere dato da un solo -istante di rapimento e d'emozione profonda, -preferibile a tutte le gioie che provano le -anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico, -preferì subito Marianna, seria anche -nel sorriso, appassionata, un po' incline a la -tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna, -che nel suo canto sapeva trasfondere -tanta intima espressione d'affetto, ad Anna mordace, -sempre allegra, leggera. Marianna era nel -pieno splendore de la gioventù e de la bellezza, -e il suo talento musicale e la sua voce destavan -già ammirazione in quanti la conoscevano, -sì che appar anche più naturale che il -Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva -profondamente le impressioni de la musica, -gradisse la compagnia di lei, specie in -quei giorni non lieti, <i>sventrati</i> da le noiose -lezioni al conte Papadopoli e al giovane Greco -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -di cui s'ignora il nome. Il Recanatese, frequentando -la casa Brighenti, dava qualche -aiuto a l'avvocato per un'intrapresa edizione -de le opere di Vincenzo Monti, e qualche -consiglio pel periodico <i>Il Caffè di Petronio</i>, -giornale di notizie teatrali e bibliografiche, -di cui l'avvocato stesso era fondatore e compilatore; -passava qualche ora in piacevole -conversazione con la famiglia, spesso vi era -invitato a pranzo, mandava in dono a l'amico -i formaggi marchigiani mandatigli dal padre: -e quella franca e cordiale ospitalità (franca e -cordiale almeno per parte de le donne) gli -rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel -tempo a l'avvocato sono con le lettere a -Pier Francesco bambino le cose più sinceramente -allegre e graziosamente scherzose -ch'egli abbia mai scritte; e lungo tempo -dopo egli ricordava ancora con vivo piacere -la bella serata del Natale 1825 da lui trascorsa -in casa de la famiglia di Marianna. Nè fu la -sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava -restar a tavola con gli amici, e in quell'ora -egli ordinariamente assai parco di parole, si -compiaceva di ragionare a lungo, esponendo -i suoi pensieri con modestia e con riserva, ma -con quell'arguzia acuta e talora pungente che -sarebbe stata una de le doti caratteristiche del -suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero -soffocata. Questo piacevole filosofare, che -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -ricordava al Viani le Dispute conviviali di Plutarco, -il Convito di Platone e il Simposio di -Senofonte, era uno dei più graditi piaceri di -Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare -la superiorità del suo spirito e di piacer -forse anche a gli occhi de le donne intelligenti, -malgrado la non bella persona e il vestire dimesso. -Se poi entravano ne la conversazione -uomini di poco senno, egli taceva tosto, non -amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva -qualche troppo grosso sproposito tirava -una presa di tabacco con un rumore affettato, -cosa che faceva ridere chi ne intendeva il -senso. Narra il Brighenti che in una di quelle -conversazioni serali Giacomo componesse questa -sciarada: <i>Uccide il primiero — Uccide il secondo — Uccide -l'intero. — Amore.</i> -</p> - -<p> -Marianna comprese presto d'aver destato -un sentimento più fervente de l'amicizia nell'animo -del poeta; e quantunque un altro -uomo le occupasse tutto il pensiero,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> quantunque -ella non sentisse pel Recanatese che -una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente, -seppe ne la sua bontà far sì che di -quella passione non corrisposta egli potesse -serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di -conforto. A lei medesima rimase per sempre -una cara memoria di quell'affetto che molti -anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una -lettera di Giacomo, certamente una lettera -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -d'amore, si trovava ancora preziosamente conservata -fra i più diletti ricordi di lei, quando -la bella ed ammirata artista era divenuta una -povera e disgraziata vecchia quasi ottuagenaria. -</p> - -<p> -Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti -colloqui con Paolina le parlava con vivo -affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato -rivedere il Modenese, come <i>un figlio -desidera rivedere il padre</i>, e di Marianna le -narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare -l'amore che per lei aveva provato, -mettendo in curiosità Paolina così da farle domandare -la descrizione, ne' più minuti particolari, -de la bella Brighenti. -</p> - -<p> -Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi -forse di poter parlare di quella donna a -lui cara con quell'altra anima femminile, che, -quantunque diversamente, gli era cara altrettanto: -gli parve che Marianna e Paolina fossero -fatte per intendersi e per amarsi; così, -quando la malferma salute gli rese grave lo -scrivere, colse l'occasione opportuna per far -entrare in corrispondenza fra loro le due giovani, -pregando la sorella di richiedere da Marianna, -a nome di lui, notizie dei Brighenti. -Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese -che fra lui e la graziosa Majà (come la chiamavano -sempre) non essendo possibile, dopo -quanto era avvenuto, una corrispondenza, il -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -mezzo migliore e più gentile di coltivare l'amicizia -che la giovane gli aveva offerta, era -quello di deporla ne le mani di Paolina, la -quale aveva tanto del suo cuore. La contessina -invero, che non trovava in famiglia corrispondenza -a la sua innata ed espansiva tenerezza -e che sentiva il bisogno di confidarsi -ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per -Marianna un affetto vivissimo, le rivelò i suoi -più intimi secreti e custodì quelli di lei con -gelosa premura. -</p> - -<p> -Le tendenze artistiche di Marianna, chiare -fin dal tempo de' suoi primi studi, la bella -voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano -una buona riuscita su la scena, -tanto più che nella sua delicata sensitività -essa comprendeva e sapeva rendere le passioni -e, bella e graziosa della persona, appariva -adatta ad incarnare i più simpatici tipi -femminili, cui poesia e musica hanno dato una -vita ideale. Ell'era ancora ai primi passi de la -sua carriera e già tutti prevedevano in lei -un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne -rallegrava sinceramente e ancora nel 1830 -rammentava con riconoscenza la cordialità e -l'affezione ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre -Giacomo era a Bologna, il Brighenti fece -fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per -la progettata edizione delle sue opere ed alcuni -anni dopo gliene dava in dono il rame -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo -a tutta la famiglia Leopardi. -</p> - -<p> -Paolina, che da le parole del fratello, tanto -più disposto a sprezzare che ad ammirare gli -uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere -di Marianna, si era formato un alto concetto -di quell'amica, la considerava ormai -come un essere privilegiato, cui natura avesse -largito in copia i doni onde con gli altri è -tanto avara, e si rallegrava, come d'un'insperata -fortuna, d'averne il cuore. -</p> - -<p> -Nel maggio del 1829, malgrado le proteste -di certi parenti, Marianna esordiva a Bologna -con la <i>Semiramide</i> del Rossini, nel teatro privato -di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta -notizia degli applausi ch'ella aveva ottenuti, -compiacendosene salutava cordialissimamente -lei, la madre e la sorella. In quell'autunno -(novembre 1829) Marianna (e fu il primo suo -teatro d'importanza e perciò detto da alcuni -il suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte -di Modena nell'opera del maestro Alessandro -Gandini <i>Zaira</i> (poesia di F. Romani, quella -stessa che era stata non felicemente musicata -anche dal sommo Bellini). Per la parte di <i>Zaira</i> -era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo -venne sostituita Marianna, la quale piacque e -pel <i>talento</i> e per lo <i>squisito sentire</i> e per la -<i>singolare bravura</i>, come afferma il maestro -Gandini stesso;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> il quale parlando d'un'altra -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -artista, la Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 -eseguì a Modena la stessa opera, dice che -mancava de la finitezza tanto ammirata ne la -Brighenti. De l'esito de la <i>Zaira</i> e dei meriti -artistici di Marianna parlarono con lode il <i>Messaggiere -Modenese</i>, il 2 gennaio 1830, nº 1, -ed il <i>Censore Universale dei Teatri</i> di Milano -redatto dal Prividali, nei suoi n<sup>i</sup> 91 e 92 (novembre, -1829). -</p> - -<p> -L'anno a presso nel luglio Marianna andava -a Siena nell'Imper. e Real Teatro dei -Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e -di Egilda nelle opere <i>Giulietta e Romeo</i> ed -<i>Arabi</i>; e vi otteneva un così grande trionfo -che il <i>Giornale dei Teatri</i> di Bologna ne parlava -con entusiasmo, narrando come per la -sua serata era stato pubblicato a stampa il suo -ritratto e le si era offerto un sonetto in cui -un tal A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe -stessa. Io ebbi occasione di vedere questo ritratto -e precisamente l'esemplare che la Brighenti -donava a Paolina Leopardi; è lavoro -anti-artistico e parrebbe quasi una caricatura, -tanto la fisonomia vi è intieramente diversa -da quella che vediamo negli altri ritratti che -ci rimangono de la cantante; ma la fantastica -Paolina si dilettava, osservandovi la superba -veste di velluto azzurro a ricami bianchi, ornata -di scintillanti gioielli d'oro e di perle, il -velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -scende a velare le spalle nude, il diadema -e la collana di perle, l'ornamento d'oro -e di gemme, che scintilla su la bianca fronte. -</p> - -<p> -Ancor più forte che per la gioia di questi -primi trionfi il cuore di Marianna batteva per -un nuovo affetto, il quale pareva prometterle -sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, -un certo Mori, chiedeva a l'avvocato -la mano de la figliuola; era un uomo colto, -assai amante de le belle arti, intorno a cui -pubblicò alcuni anni dopo qualche articolo su -l'<i>Antologia</i> di Firenze. Perchè il matrimonio -non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, -che fu a parte di questo secreto, giacchè Marianna -piena di speranza e di gioia, benchè -ancora dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, -chiamava questo il primo amore di Marianna -artista. Qualche tempo a presso anche -Anna scriveva a la Leopardi del Mori, di cui -la sorella era stata <i>innamoratissima</i>. Ammirata -dovunque per la sua voce, pel suo talento, -per la sua bellezza, e dovunque rispettata -per la sua perfetta onestà e per la signorile -dignità del suo portamento, Marianna ebbe -dovunque andò moltissimi corteggiatori, ma -fra questi cercò vanamente un cuore degno -del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, -passò di delusione in delusione, soffrendo intime -pene ogni volta che dovette persuadersi -di non essere amata nè come, nè quanto credeva. -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -Nelle sue lettere a Paolina ella si rivela -aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi sentimenti, -cui la fortuna non doveva accordare -quella costanza che certamente avrebbero -avuto, se in degno modo ricambiati, erano di -una tale purezza che la Leopardi, cui non doveva -certo far meraviglia la severa virtù femminile, -se ne stupiva e ne godeva tanto più, -quanto più capiva che molti erano i pericoli -in mezzo a cui passava l'amica e la frequenza -e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare, -anche se il suo cuore era infiammato da la -passione; virtuosa, non per freddezza, nè per -calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa -virtù punto arcigna, era piena di grazia -e talvolta anche tutta spirito e brio; può farne -fede questo sonetto, che Marianna scrisse non -so precisamente in quale anno, ma certo nella -sua gioventù e che si trova autografo ed inedito -fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi, -amicissimo dei Brighenti, al Municipio -di Modena: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Signor Conte..... le vuo' dire</p> -<p class="i01">Cosa che al certo riesciralle ingrata,</p> -<p class="i01">Ma non voglio che il mondo abbia a ridire</p> -<p class="i01">Che corrispondo a gente maritata.</p> -<p class="i02"> La padroncina mia femmi sentire</p> -<p class="i01">Certo di lei sonetto, in cui spiegata</p> -<p class="i01">V'era la doglia che la fe' soffrire</p> -<p class="i01">Con parole e sospiri all'impazzata.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p> -<p class="i02"> Dirle mi piace: sono una fanciulla</p> -<p class="i01">Onesta e virtuosa ed il suo affetto</p> -<p class="i01">Inver da me non otterrà mai nulla;</p> -<p class="i02"> Non già ch'io non le sia riconoscente,</p> -<p class="i01">Che di cuor la ringrazio del sonetto,</p> -<p class="i01">Ma circa amor, non ne facciamo niente.</p> -</div></div> - -<p> -Se nei versi citati predomina la grazia onesta, -ma scherzosamente birichina, un profondo -sentimento inspira questi altri che pure -autografi ed inediti si trovano fra le carte del -Silingardi. -</p> - -<p> -Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante -a Modena la fanciulla Maria Pedina: «la fortezza -con la quale la detta giovanetta serbò -intatta la sua innocenza diede argomento a la -seguente Invocazione, scritta da Marianna Brighenti.» -</p> - -<p class="center pad1"> -INVOCAZIONE. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Alma gentil che colassù n'andasti</p> -<p class="i01">Tutta raggiante di eterno splendore,</p> -<p class="i01">A te sì pura e fortemente casta,</p> -<p class="i01">A te beata che alla gioia vivi,</p> -<p class="i01">A te, dimesse, vengon mie parole,</p> -<p class="i01">Spinte da affetto e somma riverenza.</p> -<p class="i01">E con queste ti prego, o virtuosa,</p> -<p class="i01">Ad impetrarmi vero e caldo amore</p> -<p class="i01">Per la virtude, che ti fu sì cara,</p> -<p class="i01">Che amasti di morir pria che tradire</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara,</p> -<p class="i01">Di seguir tuo costume e che mia morte</p> -<p class="i01">Possa mertar delle belle alme il pianto.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno -d'aver sofferto assai per un'afflizione de la -Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di -Giacomo aveva fatto donare a Paolina un libro -di quella scrittrice, con la quale è quindi da -supporsi ella avesse pure contratta amicizia, -cosa che certo le fa onore e dà indizio de la -serietà del suo carattere. -</p> - -<p> -Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia -de la sorella, Marianna fu in istretta -ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, -e più tardi conobbe intimamente anche la -Malibran, insieme a la quale cantò in qualche -opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de -l'Accademia filarmonica bolognese. Nel Carnevale -del 1830 a Piacenza sostenne la parte -di Giulia ne la <i>Vestale</i>; da la fine del 1830 fin -verso a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi -destò un grande entusiasmo sostenendo la -parte di Rosina nel <i>Barbiere di Siviglia</i> e quella -di Giulietta nella <i>Giulietta e Romeo</i> del Vaccaj. -Dopo un breve soggiorno a Bologna, nell'aprile -del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi -l'<i>Otello</i> di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, -ed anche a canto a quello straordinario -Otello parve una dolce, fine Desdemona; modesta -e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli -de l'illustre compagno e ne seppe profittare. -A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo -la grande scena di Nerestano nella <i>Zaira</i> del -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -maestro Gandini, lodata per la sua grazia, per -l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per -la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina -della <i>Niobe</i> in cui sapeva infondere rara drammatica -efficacia, la ripetè per la serata di Bonoldi, -quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti -di cui le era stato largo, e piacque -così che il pubblico l'obbligò a ripeter tutte -le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un -sonetto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Altre sentii gli armonici concenti</p> -<p class="i01">E le soavi melodiose note,</p> -<p class="i01">Or liete modular, ora gementi,</p> -<p class="i01">Onde fur l'alme in ascoltando immote;</p> -<p class="i02"> Ma non sentii giammai que' loro accenti</p> -<p class="i01">Tante recarne meraviglie ignote,</p> -<p class="i01">Come il tuo dir, che, innamorando i venti,</p> -<p class="i01">D'ineffabil dolcezza i cuor percuote.</p> -<p class="i02"> Segui, o giovane Donna; e il bel Paese</p> -<p class="i01">Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda,</p> -<p class="i01">Quand'abbia in te tante dolcezze intese,</p> -<p class="i02"> Varca animosamente i monti e l'onda,</p> -<p class="i01">E fa col canto tuo quell'alme accese,</p> -<p class="i01">Sì che all'onor d'Italia Eco risponda.</p> -</div></div> - -<p> -Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, -dove ebbe trionfi non soliti neanche per lei, -sostenendo la parte d'<i>Imogene</i> nel <i>Pirata</i> del -Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza -de la sua persona e de la voce, la perfetta -intelligenza d'arte, la grazia squisita, la -forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -e sempre ragionata; le cronache del tempo -ci dicono che applausi frenetici scoppiavano -ad ogni suo pezzo e che gli animi fremevano -ne la pena e nel delirio di quella Imogene -soave e appassionata. Le si dedicava allora -un'epigrafe in cui era detta <i>donzella candida -del cuore, soave del costume, dell'arte del canto -peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima -si sente, ad esprimere gli affetti potentissima</i>; -ed un altro ammiratore le diceva -in un sonetto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente</p> -<p class="i01">Che riso segua di mia vita l'ore;</p> -<p class="i01">Ma or più del riso m'è grato il dolore</p> -<p class="i01">Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente.</p> -</div></div> - -<p> -La Brighenti passò in Ancona, dove cantò -pure il <i>Pirata</i> nell'ottobre del 1831 e si compiacque -del pregio in cui era tenuta non soltanto -come artista, ma anche come donna degna -di vera stima. «Tutti voialtri sapete bene -quanta ammirazione cagioni il contegno vostro -e della mia amica in particolare, sì raro -a trovarsi tra gente della sua professione; tutti -voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno -di dirvi che quasi ho sentito io medesima fare -un elogio grande della eccellente educazione, -della condotta irreprensibile e savissima, di -tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente -carattere della prima donna dell'opera di Ancona, -senza dirvi poi nulla intorno alla sua -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -bravura nel canto, di cui quello che parlava -si mostrava contentissimo;» scriveva Paolina -Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8 novembre -1831.) -</p> - -<p> -Ai primi di autunno del 1831 Marianna era -ad Ascoli per darvi il <i>Pirata</i>; là incominciò -a sentire le acute spine nascoste fra le rose -de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse -sentir l'impresario e sentir talmente ch'ella -pensava di rompere il suo contratto con lui; -s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la -freddezza di quel pubblico, poco educato a -l'arte, il triste soggiorno di quella cittadina, -appena rallegrato da le gentilezze di qualche -ammiratore, uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, -volle fare il ritratto de le due sorelle, -riuscito benissimo, si dice, specialmente quello -di Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e -poco intelligente finì per animarsi al canto -de la Brighenti e si accese fino ad un <i>entusiasmo -indescrivibile</i> quand'ella cantò la famosa -cavatina de la <i>Niobe</i>. -</p> - -<p> -Marianna andò poi a Roma, trepidante per -l'esito che vi avrebbe ottenuto, commossa -vivamente da gli alti affetti che la città eterna -ridestava in lei, pure anche là l'attendevano -amarezze, torti de l'impresario, fatiche eccessive, -cui la sua costituzione piuttosto gracile -non potè resistere; si ammalò e invece d'andare -a Corfù, come ne aveva il progetto, -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -dovette ritornare a Bologna. Ristabilita nel -settembre del 1832 cantava a Cremona <i>I Normanni -a Parigi</i>; e, dopo un'altra dimora -a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava -ad Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro -Petrarca l'<i>Anna Bolena</i> e <i>la Straniera</i>. Feste -entusiastiche le furon fatte dal pubblico meravigliato -e commosso: ne la sua serata, in -cui cantò al solito la cavatina de la <i>Niobe</i>, -fu accompagnata a casa in una portantina, -circondata da coristi con torcie accese e preceduta -da una banda, poi le acclamazioni la -costrinsero ad affacciarsi a la finestra per ringraziare.<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> -</p> - -<p> -Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di -lei <i>prestigio arcano, incanto più soave dell'estasi -d'amore</i> e le diceva: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Forse fu Amor che in queste basse arene</p> -<p class="i01">A diradar di nostra mente il velo,</p> -<p class="i01">E ad invaghirci dell'eterno Bene,</p> -<p class="i02"> Come alla mente diè il pensier veloce,</p> -<p class="i01">E diede il sole allo splendor del cielo,</p> -<p class="i01">A te diede degli angeli la voce.</p> -</div></div> - -<p> -La madre aveva seguito fin qui le figliuole, -ma d'ora innanzi la stanchezza e la salute -infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più -ch'ella aveva veduto per prova come potesse -affidarle a sè medesime, senza dir poi che il -padre le accompagnava sempre. Marianna continuava -a chieder notizie di Giacomo Leopardi -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -e poteva darne talvolta anche a la sorella -di lui. -</p> - -<p> -Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò -a Pisa ne la <i>Straniera</i>; e con la dolcezza e -flessibilità de la voce, mirabilmente atta a secondare -gl'impulsi del vivo sentimento e i -dettami de l'acuta intelligenza, incantò l'uditorio. -«Il cantare ed agire de la Brighenti non -è effetto di altrui insegnamento, è creazione -sua propria,» fu scritto allora. Ne la stessa -città ella diede anche <i>La gioventù di Enrico V</i> -del Pacini che piacque mediocremente. -</p> - -<p> -Andata a Livorno vi cantò l'<i>Anna Bolena</i>, -la <i>Norma</i> e i <i>Capuleti</i>; ed un poeta entusiasta -scriveva per lei una Canzone con questo -ritornello: poco importa più il peso de le noie -e dei dispiaceri quotidiani: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Chè la sera la Brighenti</p> -<p class="i01">Tutto quanto fa scordar.</p> -</div></div> - -<p> -Andata a cantar l'<i>Anna Bolena</i> a l'Alfieri di -Firenze nel novembre del 1833, rimase afflitta -di non rivedervi il Leopardi, già partito per -Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici -anche qui non le impedirono di ripensare -affettuosamente a l'amico infelice. -</p> - -<p> -Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo -dei Novaresi. Il Giordani, che sempre s'interessava -de la sorte di lei e frequentemente chiedeva -di <i>sapere ogni suo successo e di onore e di -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -lucro</i>, le scriveva a Novara pregandola di continuargli -la sua carissima benevolenza: «Sarà -molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e -potrò ripetervi di voler esser sempre vostro -amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la -<i>Norma</i>: «Al suo apparire, scrive il <i>Censore -universale dei Teatri</i> (4 febbraio 1835), tutto -l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa -selva d'applausi. Ma quando si ascoltò -poi l'eroica declamazione di quell'imponente -primo recitativo ed il soavissimo canto di quella -gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in -tutti la rimembranza dei già valutati pregi di -questa virtuosa, d'ogni passata estimazione -infinitamente maggiore si fece l'ammirazione -presente... Chi vide all'apertura del Teatro -Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il -carattere de l'<i>Anna Bolena</i>, me l'aveva già -dipinta con i più vivi e seducenti colori, gli -stessi più sperimentati fra i suoi compagni ne -parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora -la stessa artista maggiormente abbellire di sè -stessa il bel teatro nuovo di Novara, per rappresentarvi -quello di <i>Norma</i>, si mostra più -trasportato ancora di quegli Aretini, che in -materia di musica hanno un gusto finissimo.» -E nota la verità de la sua azione, la squisitezza -del canto, l'ammirabile efficacia ne la -espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili, -la forza drammatica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<p> -A Novara un maestro di musica amò non -degnamente Marianna; e quando, nel lasciarla, -le chiese compatimento e stima, l'altera risposta -di lei dovette fargli comprendere com'ella -riserbasse questi sentimenti a chi li meritava. -</p> - -<p> -Il canto non era una miniera d'oro per la -Brighenti, e malgrado il fasto apparente, cui -la professione la costringeva, ella non aveva -potuto migliorare in modo stabile la condizione -de la sua famiglia, sì che pregava Paolina -Leopardi di raccomandare l'avvocato per -un impiego; ma non se ne fece nulla, malgrado -le premure de la buona contessa; e, certamente -per ottenere più lauti guadagni, dopo -esser stata a Reggio, a Ravenna (maggio e -giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza -(gennaio 1836), Marianna si decise a -partir per l'estero, accompagnata dal padre. -Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio, -ne l'<i>Uggero il Danese</i> di Mercadante e ne la -<i>Semiramide</i> di Rossini, e le sue note che <i>brillavano, -volavano, accentate e colorite</i>, il buon -gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza -de l'intonazione avevano destato il solito entusiasmo: -tutta una schiera di poeti, ed alcuni -non volgari, si era levata ad acclamarla; fra -le altre poesie noto un Sonetto di <i>Un plaudente</i>, -un'Ode, probabilmente del Cagnoli, un -altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che -forse è quello di Prospero Viani, cui egli accenna -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -ne l'<i>Appendice</i> a l'Epistolario leopardiano: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Alta è la notte: il pallido</p> -<p class="i01">Raggio di Cinzia un pio</p> -<p class="i01">Nell'alma infonde incognito</p> -<p class="i01">Di meditar desio,</p> -<p class="i01">E versa in me dolcissimo</p> -<p class="i01">Di pianto voluttà.</p> -<p class="i02"> È la fedel mia cetera</p> -<p class="i01">A me compagna<span class="dotted">. . . . .</span></p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">È un canto malinconico,</p> -<p class="i01">La voce è di Licori,</p> -<p class="i01">Che della Dania vergine</p> -<p class="i01">Canta gl'infausti amori.</p> -<p class="i01">Oh come ancor mi suonano</p> -<p class="i01">Que' mesti accenti in cor!</p> -</div></div> - -<p> -A Ravenna la Brighenti cantò la <i>Semiramide</i> -e i <i>Normanni a Parigi</i>, a Genova nel -teatro Carlo Felice l'<i>Elisa e Claudio</i> di Mercadante, -e la <i>Nina pazza per amore</i> del maestro -Coppola; a Vicenza ancora la <i>Nina</i>, la -<i>Chiara di Rosemberg</i> e la <i>Norma</i>, facendo notare -come le parti ricche di sentimento e di -drammaticità le convenissero fra tutte. -</p> - -<p> -Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove -trovava morali e materiali compensi, che la -confortavano de la lontananza da la patria e -da la madre; la sorella e il padre erano sempre -con lei. Vi diede l'<i>Otello</i> di Rossini, poi andò ad -Oporto e, quantunque assai affaticata, dovunque -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo -passò in Ispagna, a Madrid, dove cantò la <i>Straniera</i>; -quel pubblico che vi aveva udite ne -la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che -allora era entusiasta della De Alberti rimase -freddo da prima per la Brighenti, ma la freddezza -cominciò a dileguarsi al duetto di lei -con Pasini calorosamente applaudito, e sparì -a la commovente ultima scena, eseguita con -rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime -sere non si poteva dire che ella avesse conquistato -l'uditorio; piacque di rappresentazione -in rappresentazione sempre più: poi -ne la <i>Donna del lago</i> trionfò pienamente, ed -applausi, fiori, versi piovvero su di lei, divenuta -l'idolo del teatro. -</p> - -<p> -L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva; -il 1º luglio 1837 ella riceveva da Paolina -il doloroso annunzio de la morte di Giacomo: -«Oh! piangiamo insieme, amici miei, -le scriveva fra l'altro la Leopardi, piangiamo -insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro -fratello, il nostro amico, nè lo rivedremo più -in questo mondo, dopo tanta speranza, dopo -tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente -a la funesta notizia e cercò di dare con -le proprie lacrime un conforto a l'amica sua. -</p> - -<p> -Sempre applaudita, era tuttavia vivamente -desiderosa di ritornarsene, sì che, quantunque -avesse formato il progetto di andare in -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -America, nel giugno del 1838, lieta come non -era stata mai fra gli applausi e gli onori, rivedeva -l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava -stanchissima, sofferente ne la salute per -le fatiche durate, sconsolata da nuove delusioni, -che avevan ferito profondamente il suo -cuore, annoiata dei viaggi e persino dei trionfi, -e dopo aver cantato ancora a Pavia nel novembre -del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità -di pace e di riposo, prendeva in affitto -un villino a Campiglio, poco lungi da Modena, -e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo, -si sentiva rinascere, viveva tutta nei -dolci pensieri e nei cari ricordi. La sera al -chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi -sogni, se ne andava sola a diporto tra i boschetti, -o lungo le sponde del Panaro, e tutta -la vita passata le pareva un sogno, un sogno -agitato e doloroso, di cui il ricordo le faceva, -pel contrasto, parer più cara la pace di -quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro -non voleva sentir parlare, tanto più che il suo -petto gracile non era in grado di venir ancora -affaticato senza pericolo; più d'una volta -le disgraziate condizioni de la famiglia la costrinsero -a ripensarvi, ma non cantò che in -un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre -1839. Anche in quest'occasione la Brighenti -ricevette non dubbie prove d'ammirazione; -la sua voce, non più vigorosa, era -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -però dolcissima e gradevole, atta ad eseguire -con bravura i passi d'agilità. -</p> - -<p> -Marianna, lasciato il teatro, passava parte -de l'anno a Forlì col padre. Ne la primavera -del 1840, quantunque infermiccia, quantunque -afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo -una lite impresa da l'avvocato per rivendicare -una parte del patrimonio paterno; -quantunque agitata da le speranze, dai timori -di una nuova passione, ella chiedeva notizie -di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo. -L'avveduta Paolina l'avvertiva di non -abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese -aveva destato in lei, tenera e immaginosa, -in lei che aveva sempre veduto negli -uomini piuttosto le proprie qualità che i loro -difetti. «Stai in guardia più che puoi, e Ninì -ti consoli e ti consigli, essa che ha la mente -fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh! -non fidarti degli uomini, Marianna mia, non -è questo tempo per anime come le nostre. -Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana -il pensiero di lui quanto puoi, e parti -presto da Forlì; io voglio saperti consolata e -<i>désillusionnée</i>.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed -Anna, che, amata prima fra gli altri dal poeta -Antonio Peretti, il quale le scriveva tenerissime -lettere firmandosi <i>Menestrello</i>, abbandonata -poi da lui, se ne consolava con un poeta -migliore, il Petrarca, era la miglior confidente -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -e la più allegra consigliera de la sorella, la -quale però quei consigli ascoltava, sorridendo, -senza saperli seguire. Ne la primavera del 1840 -era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il -medico le dichiarava impossibile il ritorno al -teatro, risparmiandole così il tormento dei vecchi -grandi artisti, che su le scene assistono a la -lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico, -il quale prima li adorava, indifferente, -poi schernitore. Nè la speranza di una non meschina -eredità valeva a ridarle animo; nè il -fidanzamento d'Anna con un tal Virgilio (1831), -nè le amabilità de la principessa Aldegonda -de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti -si trovavano ne l'inverno del 1842, -riuscivan a richiamare più che un malinconico -sorriso su le sue labbra. Come appare -da una lettera del Giordani (24 luglio 1841), -Marianna aveva il progetto di dar lezione di -canto, ma la sua non buona salute e i continui -cambiamenti di dimora ne rendevano difficile -l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva -ormai nel prestar teneramente le sue -cure al padre, che una parte de l'anno la -voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito -in dotte e gentili compagnie, fra le quali -carissima le era quella del Giordani, il quale -nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con -un amico, le parlava lungamente di Giacomo -Leopardi, de le ingiuste accuse mosse a -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -la memoria di quel Grande e del culto sempre -maggiore di cui questa memoria era oggetto -pei sinceri ammiratori del genio e de -la virtù. -</p> - -<p> -Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina -Galvani-Brighenti, l'<i>adorata sposa</i> de l'avvocato, -<i>l'angelo di bontà, di rassegnazione e -di conforto della famiglia</i>. Era nata in Modena -il 3 gennaio 1773. «Ebbe da natura ingegno -pronto e vivace con robustezza di mente e di -corpo, che la resero superiore al suo sesso. -Ebbe istruzione non comune, costanza nelle -avversità; religione purissima, sviscerato amore -de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della -storia, sostenne con forte animo lunga e dolorosa -infermità; incontrò l'ultimo fine con -imperturbata e santa rassegnazione;»<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> così -ne fu scritto da la famiglia. -</p> - -<p> -Marianna, che aveva sempre teneramente -amata la madre, riverendone le modeste e -casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso -una breve biografia in una lettera a Paolina, -la quale poi la ringraziava d'averle fatto -così conoscere e meglio stimare quella buona. -La povera Marianna era afflitta da sempre -nuovi dolori, che aggravavano la tristezza derivante -da la poca salute, da le cattive condizioni -economiche e da la scarsissima speranza -di miglioramento nell'una cosa e nell'altra. -Tuttavia pensava sempre affettuosamente al -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -grande amico de la sua giovinezza, Giacomo -Leopardi, e presentava con una lettera a Paolina, -facendone grandissimi elogi, Prospero -Viani, diligente cultore degli studi leopardiani. -Era già l'estate del 1845 e per la prima volta -in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente -è perduta, Marianna confidava il -puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto -per lei; confidenza accolta con piacere da Paolina, -la quale rispondeva: «non è possibile -che si accresca l'affezione mia per te; ma se -lo potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai -detto che il nostro Giacomo ti prediligeva. E -già io me ne avvedeva dalle sue parole e non -ricordo, ma forse avrò fatta a lui anch'io la -domanda <i>sacrementelle</i>: ne eri innamorato?» -(Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume -citato di E. Costa.) -</p> - -<p> -Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da -Pio IX nominato giudice supplente a Forlì e -aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza -del titolare, mentre sperava un impiego più -sicuro, non accorgendosi quasi che la sua vita -andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì, -assistito da la figlia Anna, mentre Marianna era -a Modena; ambedue le sorelle sentirono allora -che niun più grave colpo avrebbe potuto -ormai portar loro la sorte. -</p> - -<p> -Nella sua biografia del padre che, come -notammo, è ora conservata autografa nel Museo -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -del Risorgimento in Modena, Marianna scrive: -«Non puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa -assistenza che essa (<i>Anna</i>) gli fece nei tre -mesi della sua malattia, non che della forza -d'animo che dimostrò nel giorno 2 agosto, -dodici ore avanti la di lui morte, in cui veggendolo -afflitto per non ricevere lettere dalla -figlia assente (erano allora pressocchè intercette -le comunicazioni per la guerra tra Austriaci -e Bolognesi), ritirossi un breve istante -dalla camera e vi rientrò con una lettera in -mano, che figurò scritta dalla sorella e con -l'angoscia più disperante nell'animo, ma a -ciglio asciutto e con voce ferma la lesse al -letto del moribondo e con questo gli ultimi -istanti ancora della vita gli consolò.» La biografia, -dedicata a S. A. la Principessa Federica -Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è -tutta inspirata da sensi di sincera venerazione -e d'affetto. -</p> - -<p> -Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa -bene a quale scopo presso la Corte modenese, -dove ottenne buone parole, molte gentilezze -e null'altro, Marianna stette qualche tempo in -Bologna quale istitutrice in casa del conte Pepoli; -uscitane, insieme a la sorella pensò di -stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni -private e apersero un istituto femminile, -che su le prime parve dare buon compenso -morale e materiale a le loro non poche fatiche. -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -Ambedue, e più Marianna, che aveva doti -di mente e di cuore più adatte al grande ufficio -di educatrice, si erano accinte a l'impresa -con vivo amore e con sincero entusiasmo, -ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le -alunne ebbero l'approvazione di persone autorevoli; -ma qui pure le aspettavano delusioni -e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna -confessava a Paolina d'esser rimasta abbandonata -da molte alunne, le quali non le avevano -nè pure concesso il conforto de la loro -riconoscenza e di quel rispetto che sarebbe -stato così caro al suo cuore. In generale però -i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano -de l'opera sua, cosa che le dava una -consolazione almeno, quella di provarle che -la sua coscienza non l'ingannava, asserendole -non aver ella mancato mai al suo dovere. Si -occupava sempre con amore di studi e prediligeva -la poesia: in una lettera, il cugino -Francesco Galvani le parla dei romanzi di Walter -Scott, di cui avevano conversato lungamente -a voce; l'altro cugino G. Galvani pure -in una lettera le parla di studi e le manda un -Petrarca da lei richiestogli. -</p> - -<p> -La pietosa venerazione inspirata da le virtù -e da le sventure di Marianna Brighenti era -tanta che, per non amareggiare troppo lei e -sua sorella, si ricoperse di un velo indulgente -quanto di men che bello si veniva scoprendo -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio -nel suo libro su <i>Gli ultimi rivolgimenti italiani</i> -(Firenze, Le Monnier, 1851), cercò di -scusare il Brighenti che, da certi documenti -venuti in luce, appariva delatore, immaginando -che alcuno abusasse de la buona fede di -lui, libraio ed editore, facendogli recapitare, -a qualche secreto agente, come lettere, le -proprie rivelazioni a la polizia austriaca. -</p> - -<p> -Gli ultimi anni di Marianna passarono in -una condizione meschinissima, da le angustie -de la quale la sollevava talvolta il generoso -soccorso de le anime buone, fra le quali va -annoverata Paolina Leopardi. -</p> - -<p> -Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti -invocavano aiuto: vidi una minuta di una loro -supplica a una nobilissima signora, già loro -amica, in cui tra il dolore de le strettezze e de -l'abbandono in cui si trovavano, traspare la -degna alterezza di non aver meritate le loro -sventure e di sentirsi oneste. -</p> - -<p> -Chi ne le due povere vecchie, miseramente -vestite, dal viso pallido, ove le rughe denotavano -una lunga istoria di patimenti e di -dolori, avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene -d'un tempo, splendida nel fastoso abbigliamento, -ne lo scintillío dei gioielli e più -di tutto ne la luce de la sua gioventù e de la -sua bellezza? e la spiritosa Anna, gioia e tormento -di tutti i damerini eleganti, e arcadico -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -sospiro dei poeti? Anna morì l'11 aprile 1881 -a settantacinque anni, e Marianna le sopravvisse -sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne -le sue memorie. Quella vecchia, quasi ottuagenaria, -nei suoi bei giorni aveva contato a migliaia -gli ammiratori, a diecine gl'innamorati: -Agostino Gagnoli e Antonio Peretti eran stati -entusiasti di lei; il primo le aveva dedicato -un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti -altri, l'aveva esaltata, come si disse, anche -Prospero Viani (1835); ma nell'abbandono -de la sua tarda età, ad uno ella pensava con -maggior tenerezza, ad uno ch'ella non aveva -amato d'amore, ma di cui un'unica lettera -serbava con cura e rileggeva commossa, ella -che di lettere, di versi, d'omaggi a lei rivolti -aveva così gran numero; questi rimasero fra -le sue carte, testimoni de l'ammirazione che -ella aveva destata, ma quella lettera, invano -chiesta e richiesta con istanza dal Viani, scomparve: -Marianna, scendendo nella tomba, volle -forse portar seco il secreto de le ardenti parole -che Giacomo Leopardi aveva scritte un giorno -per lei sola. -</p> - -<p> -La meschina eredità di lei passò a una misera -sua cugina, Luigia Montavoce di Gualtieri, -che non seppe come fra quei poveri oggetti -e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi -del Giordani, del Leopardi, del Pepoli, -del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi, -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -di Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del -Viani ec. -</p> - -<p> -Stretta dal bisogno, la poveretta vendette -quelle carte a un tabaccaio, che le distrusse -quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad -alcune lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi, -e a tutte quelle di Paolina, le quali pubblicate -da Emilio Costa valsero a sollevare il -velo che nascondeva in gran parte agli occhi -dei posteri le gentili figure de le Brighenti e -de la Leopardi. -</p> - -<p> -Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi -ebbe la vita per lei, a la sua corona di -donna e d'artista poche rose furon intrecciate -fra le spine pungenti; ma le sue sventure -nobilmente sopportate accrescono la simpatia -che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella -rimane una de le rare creature femminili per -le quali, se pure non corrisposto, non ci appare -vano l'amore di Giacomo Leopardi. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<h3 id="note-ma">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Vedi a pag. 61 de le <i>Memorie de la R. Accademia -di Scienze, Lettere ed Arti di Modena</i>. -Tomo VIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Vedi <span class="smcap">P. Giordani</span>, <i>Scritti editi e postumi</i>, -pubblicati da A. Gussalli. Milano, Borroni e Scotti, -1856, vol. I, pagg. 192 e 193.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Vedi l'<i>Epistolario di P. Giordani</i>, edizione -citata. Lettera da Milano, 20 gennaio 1818.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><i>Opuscoli religiosi e morali</i>, serie 4ª, t. XVII. -Modena, Soc. Tip., 1885, a pag. 53.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi -al Municipio di Modena si trovano autografe -alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune -altre al padre pel suo natalizio, un sonetto -al medesimo scritto a Lisbona nel 1836, alcuni -versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera d'augurio -a l'avvocato, giugno 1837, ec.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">C. Lozzi</span>, <i>Intorno a le Canzoni dl G. L. -«All'Italia e sul Monumento di Dante,» Osservazioni -critiche inedite di letterati bolognesi contemporanei</i>, -nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio 1882, -pag. 99.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">A. D'Ancona</span>, <i>Il Leopardi e la polizia -austriaca</i>, nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 29 novembre -1885. Cfr. anche lo studio di <span class="smcap">F. Mariotti</span>, <i>Una -Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla polizia -austriaca nel 1820</i>, nella <i>Nuova Antologia</i>, -16 agosto 1897, da pag. 633 a pag. 636; e <span class="smcap">G. Piergili</span>, -<i>Un confidente de l'alta polizia austriaca nel -gabinetto di G. P. Vieusseux</i>, nella <i>Rivista Contemporanea</i>, -1888, fasc. 4º, Firenze.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver -avuto prima di darsi al teatro un amore disgraziato. -Questa passione era viva probabilmente nel -tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina -compiangendo l'amica le scriveva più tardi, -15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia -nominato l'oggetto del vostro amore ed io -l'ho dimenticato; nè crediate che io ora voglia -saperlo.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Vedi <i>Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539 -al 1871 del maestro Alessandro Gandini, arricchita -d'interessanti notizie e continuata sino al presente -da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio Ferrari Moreni</i>. -Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia -Sociale, 1873, in 12º, pag. 601.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51, -26 giugno 1833, del <i>Censore universale del Teatri</i>, -Milano. Da questo giornale son tolte molte altre -de le notizie che riguardano la Brighenti cantante.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la -chiesa dei Minori Osservanti di Forlì detta di Valverde. -Il Brighenti scrisse alcuni cenni biografici -de la moglie, i quali si trovano autografi fra le -carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di -Modena.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> -<a id="fill-171"></a> - <img src="images/ill-171.jpg" alt="Teresa Carniani Malvezzi" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<h2 id="teresa">TERESA CARNIANI MALVEZZI.</h2> -</div> - -<p> -A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete -accoglienze, quando vi stette alcuni giorni -mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo -Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi -per un lungo soggiorno. A pena ebbe -combinati con l'editore milanese gli elementi -de le due edizioni latina e latina italiana de le -opere di Cicerone e compilatine i programmi -ne le due lingue, il 26 settembre 1825 partiva -da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna, -dove prese a pigione un appartamentino -in casa di <i>un'ottima e amorevolissima famiglia</i>, -gli Aliprandi, che abitavano presso il -teatro del Corso in casa Badini. Essi pensavano -anche al suo vitto ed al servizio, chè egli accettava -di rado e poco volontieri i molti inviti -a pranzo continuamente fattigli. Le premure -de' suoi ospiti gli erano care in sè, e più -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -care perch'egli capiva che la grande stima -in cui lo si teneva era causa di questi riguardi. -Troppo aveva sofferto nel borgo natio, -vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile, -deforme, misero, perchè amante de la solitudine -e tutto dato ai libri, dovendo a sua -volta disprezzare quei coetanei e compaesani -che non si curavano d'esser qualche cosa, si -davano da sè il nome d'ignoranti e gli predicavano -che con gli anni egli avrebbe <i>messo -giudizio</i> e cioè abbandonati gli studi. Quel suo -somigliare un grande ingegno (e certo pensava -a sè) apprezzato in Recanati <i>come la -gemma nel letamaio</i> ricorda l'orgoglio dantesco -del -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Faccian le bestie fiesolane strame</p> -<p class="i01">Di lor medesme, e non tocchin la pianta,</p> -<p class="i01">S'alcuna surge ancor dal lor letame,</p> -<p class="i02"> In cui riviva la sementa santa</p> -<p class="i01">Di quei Roman, che vi rimaser, quando</p> -<p class="i01">Fu fatto il nido di malizia tanta.</p> -</div></div> - -<p> -Pure egli non era scettico ancora, sapeva -che il mondo è bello, che <i>tante cose belle ci -han fatto gli uomini</i>, che vi son tanti uomini -buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un -poco a quelle cose che chiamano mondane; -ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse, -che splendesse, sia pure di luce falsa; -non ne la società di Recanati che lo faceva -dar in dietro a prima giunta, gli <i>sconvolgeva -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -lo stomaco</i>, gli <i>muoveva la rabbia</i>. A Bologna -gli parve di rivivere: è vero che quei letterati -temendo di trovarlo superbo e soverchiatore -lo guardarono da prima con invidia e con -sospetto, ma la sua modesta affabilità e quelle -maniere semplici che son proprie di tutti i -grandi uomini, pur essendo prese dai volgari -per indizio di poco valore, com'egli stesso -osservò, gli conciliarono presto le simpatie -generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo, -per fargli visite frequenti e per dichiarare -che la sua presenza era un acquisto -per Bologna. Tuttavia l'inverno passò -triste per lui, che soffriva assai pel freddo, si -sentiva <i>senza appoggio e senza amore</i>, e non -godeva buona salute, specialmente al principio -de la stagione cattiva. I primi giorni de -la primavera gli apportarono forza e letizia e -un compiacimento d'amor proprio per l'invito -di recitare qualche cosa ne l'accademia -dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato -e de la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti -l'<i>Epistola al Pepoli</i>, che gli diede ne la -città fama ancor più diffusa e gli procurò -nuove conoscenze. Tra queste va annoverata -quella de la contessa Teresa Carniani Malvezzi, -una de le donne più colte e più note de la -Bologna di quel tempo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni -era nata a Firenze nel 1785 Teresa, che, bambina -ancora, dimostrava, così bella intelligenza -da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni -Fabbroni. Con lui, volonterosa, ella si -diede ad approfondirsi ne la geometria, e con -lui avrebbe compiuto più alti studi, se la madre, -che voleva abituarla a le cure domestiche, -lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire -parve il darle solo qualche cognizione superficiale -d'inglese e di francese, di musica e di -disegno. Non aveva che sedici anni quando -il conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese, -s'innamorò di lei, che senz'essere -bellissima, era tuttavia graziosa e piacente -co' suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida, -la figura snella e soprattutto con la sua -gentilezza di modi e la sua intelligenza. Lo -sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia, -che aveva avuto feudi importanti ne -l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia -ricordata anche dal Muratori fra le più -nobili d'Italia. -</p> - -<p> -Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi -andò a Bologna, dove visse quietamente -e lietamente, frequentando la buona società, -senza perdervi l'amor de la famiglia: ebbe tre -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -figliuoli e le morirono, due a pena nati, la -terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819 -le nacque un altro maschio, Giovanni, che -al suo cuore affettuoso diede tutte le sante -gioie de la maternità. Poco occupata da le cure -domestiche, la giovane contessa, trovandosi -ad aver libera gran parte de la giornata, benchè -volesse essere la prima e premurosissima -maestra del suo bambino, pensò di impiegare -utilmente e con diletto le ore d'ozio, ritornando -a gli studi, che di mal grado aveva -lasciati, allettata anche da la magnifica biblioteca, -raccolta dal suocero suo, dottissimo -bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia, -per la quale aveva avuto fin da bambina un -grande trasporto e di cui le impressioni sentiva -profonde ne l'anima, commovendosene -spesso fino a le lagrime. Con l'amore de gli -studi sorse in lei il desiderio di conoscere i -letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti -ottenne ben presto l'amicizia: l'abate Giuseppe -Biamonti, professore di eloquenza ne -l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di -lei, dandole lezioni di filosofia e facendole conoscere -i principali classici greci; più che -maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei -dotti colloqui gli piaceva di comunicarle le -proprie osservazioni intorno a Platone e notare -ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo -sentimento ch'ella dimostrava. Partito da Bologna, -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -non solo non la dimenticò mai, ma si -compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle -diffusamente de' suoi studi, di ricordare -le belle ore passate a lei vicino, in città od in -villa, di desiderare d'esserle presso per leggerle -le sue cose <i>e vedere nel suo volto quale impressione</i> -producessero <i>nell'anima sua bella</i>.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> -La consolava ne le sventure che l'afflissero -(nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva -dolentissima), parlandole con quella pietà -religiosa, che era fervente in ambidue; le inviava -anche i propri lavori stampati e gradiva -assai le lodi di lei. Come un <i>amico</i> stimato e -caro, piuttosto che come una dama, la trattava -anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i -suoi consigli e fidava ne la sua dottrina e nel -suo gusto; a proposito de l'opuscolo <i>Della -sintesi e dell'analisi</i>, inviandogliene il manoscritto -prima di farlo mettere in buona copia, -egli la pregava di leggerlo e notare i luoghi che -non le fossero sembrati abbastanza chiari, e -d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar -le sue osservazioni.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> -</p> - -<p> -La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò -da prima la donna studiosa, che nei suoi -giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione -di quel poeta: imitazione da cui Paolo -Costa la ritrasse, insegnandole l'analisi de le -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto -col Mezzofanti, allora semplice prete, -aveva ripreso la lingua inglese, e con Olimpia -De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de -Staël, lo studio de la lingua e de la letteratura -francese; da sè stessa si occupava del latino, -e col Garattoni si consigliava circa il modo di -studiare più efficacemente Cicerone. Con questi -letterati frequentarono pure in vari tempi -la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio -e Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi, -il Testa, Don Apponte, la Tambroni, -il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il Perticari, -i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il -Monti, che ebbe per lei molta stima e vivo -affetto e che ne le piacevoli conversazioni in -casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea -le lodi de la contessa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta</p> -<p class="i01">Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso;</p> -<p class="i01">Vivace sguardo, che ha Modestia accolta.</p> -<p class="i01">Non in tutto nemica al viril sesso;</p> -<p class="i01">Bocca soave in che d'Arno s'ascolta</p> -<p class="i01">Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso;</p> -<p class="i01">Agil persona, dolci modi e vezzi,</p> -<p class="i01">I pregi son della gentil Malvezzi.</p> -</div></div> - -<p> -Per lei componeva anche alcune sciarade -e trascriveva di propria mano alcuni versi («Il -mio <i>Requiem Æternam</i> all'anno '13»). -</p> - -<p> -La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano -da la contessa, la sua grazia nobilmente -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -affabile e dignitosa era da loro, anche -lontani, ricordata a lungo: il Monti da Milano -le scriveva due volte (10 novembre e 13 novembre -1813); molto la pregiava anche il Pindemonte, -il quale a proposito di lei scrisse una -volta ad Antonio Papadopoli: «La signora Malvezzi -è per verità donna rara ed io sempre più -imparo a stimarla.» -</p> - -<p> -Queste dotte amicizie l'animavano ne gli -studi, ch'ella coltivava sempre con più profondo -interesse ne la sua vita piuttosto ritirata, -ma non tanto che non le desse esperienza de -gli uomini e de le cose: frutto di tali studi -furono i volgarizzamenti de la <i>Repubblica</i> (Bologna, -Marsigli, 1827, in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">VIII</span>-164), -de la <i>Natura degli Dei</i> (Bologna, Masi, 1828, -in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">XII</span>-170; Milano, Silvestri, 1836), -de la <i>Divinazione e del fato</i> (Bologna, Dall'Olmo, -1830, in 16º di pagg. <span class="smcap lowercase">XVI</span>-180), del <i>Supremo -de' beni e de' mali</i> (Bologna, Sassi alla -Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del <i>Lucullo, -ossia del secondo de' primi due libri accademici -di Cicerone</i> (Bologna, Volpe al Sasso, 1836, -in 16º di pagg. 105). -</p> - -<p> -Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza -e dettati in quello stile elegante e sostenuto -che loro si conveniva, piacquero ai dotti -e furono accolti benevolmente dal pubblico, -che ammirò la severità de la coltura ne la nobile -signora. Urbano Lampredi scriveva da -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -Napoli a Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto -che non se le si sia presentato l'occasione di -farmi avere la sua versione della <i>Repubblica -di Cicerone</i>. Ne parlammo nello scorso agosto -a Sorrento col celebre scopritore mons. Mai; -anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia, -commendando molto questo di Lei nobile lavoro.» -E Giuseppe Mezzofanti giudicava così -il volgarizzamento del <i>Supremo dei beni e dei -mali</i> (lett. 4 dic. 1835): -</p> - -<p> -«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi -nell'aureo sermone del Lazio i Libri, ne' quali -Marco Tullio ricerca il <i>Supremo dei beni e dei -mali</i>. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei, -Sig.ª Contessa, volgarizzati. Pare che Cicerone -stesso, fatto toscano, in riva all'Arno disputi -di filosofia, e con le grazie di nostra lingua -adorni i suoi ragionari. Io seco Lei mi congratulo, -e godo meco medesimo ripensando -all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un -tempo che io Le fossi osservatore de' felici suoi -progressi ne lo studio degl'idiomi.» -</p> - -<p> -Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi -sciolti il <i>Riccio rapito</i> del Pope (Bologna, Nobili, -1822) ed il <i>Messia</i>, egloga del Pope medesimo -(Bologna, Nobili, 1827), e di questo -volgarizzamento è notabile che fece una diffusa -recensione Salvatore Betti nel <i>Giornale -Arcadico</i>, settembre 1827. Fra i lavori de la -contessa sono inoltre degni di considerazione i -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -seguenti: <i>Alla Maestà di Carlo IV Imperatore -esortazione di Francesco Petrarca per la pace -d'Italia</i>, volgarizzata da T. C. M. (Firenze, per -il Magheri, 1827); <i>Firenze tornata al Granducal -Governo l'anno 1815</i> (Bologna, Tipi Governativi -alla Volpe, 1854), 31 ottave senza -nome d'autore. L'esemplare che si trova ne -l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni -di mano de la contessa Teresa. -</p> - -<p> -Molto si dilettò nel dettare poesie originali, -pur riconoscendo modestamente ch'esse non -erano gran cosa, tanto che di propria mano, -sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte, -scriveva: «Questo è il saggio de' miei primi -e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti improvvisati. -Il cielo mi perdoni.» Queste sue -poesiole, se non hanno la vera e grande inspirazione -poetica, il soffio divino che crea, -l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme -a una coltura non comune, specialmente -in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera -ne gli affetti, profonda ne le impressioni -de la natura e del bello. Spesso nei sonetti la -Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva -fra i poeti nostri e di cui scrisse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> No, che alla mesta e dolce melodia,</p> -<p class="i01">Onde 'l Cigno di Sorga la beltate</p> -<p class="i01">Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate</p> -<p class="i01">Sedi levò sua somma leggiadria,</p> -<p class="i02"> Un cuor di tigre o d'orso non potria</p> -<p class="i01">Frenare il pianto, e non sentir pietate;</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto -scoramento a tentare <i>la difficile via del sacro -monte</i>. Talvolta la sua mestizia giunge a la -tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno -mentr'ella è lontana da l'amato dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Tu testimon de' miei dogliosi accenti,</p> -<p class="i01">Digli come nel duol morta ho ragione,</p> -<p class="i01">Di quale acuto stral trafitto ho il core.</p> -<p class="i02"> E digli come a' miei giorni dolenti</p> -<p class="i01">Speme nessuna mai limite pone,</p> -<p class="i01">Sin che propizio a me nol guida amore.</p> -</div></div> - -<p> -E poco diversamente, ma con malinconia -molto più nera, cantava altra volta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> io non saprei</p> -<p class="i01">Tant'eloquenza aver quanti ho martiri.</p> -<p class="i02"> E ripetendo questi mesti accenti,</p> -<p class="i01">Deh non tacer che'l duol morta ha ragione,</p> -<p class="i01">E qual pungente stral m'ha fitto in core.</p> -<p class="i02"> E poi di' come a' miei giorni dolenti</p> -<p class="i01">Speme nessuna mai termine pone,</p> -<p class="i01">Se non sia morte a por fine al dolore.</p> -</div></div> - -<p> -A le anime beate, che si levarono al soggiorno -del cielo e che rifulgono <i>al vero sole -intorno</i>, dove non può turbarle <i>mai tenebra -alcuna</i>, chiede perchè la morte, alfine pietosa, -non liberi la sua misera anima, sì ch'ella pure -goda il cielo presso a loro, e sospira: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Posa quindi sperar forse l'oppresso</p> -<p class="i01">Mio cor potria, chè qui null'altra calma</p> -<p class="i01">Porta conforto a mia vita affannosa.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore -ch'ella desiderava dedicato a lei nel giardino -de la Feroniade, rispondeva preferendo il giglio -soletto ed umile tra le selve, vago tra le -siepi incolte, immagine di quella virtù, che -può tanto in un cuore gentile. Tra le sue liriche -hanno pure pregio un'anacreontica al conte -Prospero Ranuzzi suo zio, patrizio benefico e -colto, e alcuni versi <i>In morte di Vincenzo Monti</i>. -</p> - -<p> -La principale sua opera poetica è il poemetto -<i>La cacciata del tiranno Gualtieri accaduta -in Firenze l'anno 1343</i>: di cui i primi -tre canti furono pubblicati a Firenze dal Magheri -nel 1827 (in opuscolo in 16º di pagg. 73). -Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la -tipografia Nobili (in 16º di pagg. 175). -</p> - -<p> -L'argomento è ricavato da la cronaca di -Giovanni Villani e da la storia di Bologna del -Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi -da la <i>Montagna bolognese</i> del Calindri. -Nella prefazione la contessa scrive: -</p> - -<p> -«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio -che per me si potesse un testimonio di -filiale alletto alla dolce mia patria, considerai -che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione -per sè medesima tanto meravigliosa e che apre -largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva, -raccogliendosene tutti i particolari, essere materia -a un poemetto.» -</p> - -<p> -Capo de la congiura è immaginato un giovane -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -di ventitrè anni, Averardo di Chiarissimo, -avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare la -favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra -Taddeo Pepoli, signore di Bologna, e il tiranno -Gualtieri. La materia divisa in nove canti fu -trattata in versi sciolti, in vero non sempre -armoniosi, ma correttissimi ed eleganti. -</p> - -<p> -Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, -e de le figure mitologiche bandite, tengon -luogo le personificazioni di vizi, virtù e sentimenti, -le apparizioni d'angeli, l'intervento -celeste e quello infernale. Ne la protasi s'invoca -la Virtù, che sublima agli eterni secreti -le anime e <i>che si sta in cielo veracemente diva</i>. -La poetessa narra poi de le crudeltà di Gualtieri, -a la cupa figura del quale oppone quella -celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli, -arcivescovo di Firenze, implorante da -Dio pace su la città oppressa; al santo vecchio -una visione scopre vicina, per opera di Averardo, -la libertà sognata, fa intravedere i grandi -che verranno da la stirpe medicea, e persuade -il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare -il duca, che gli risponde superbamente -e non trema punto a le profetiche minaccie -di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova -Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il -dolore, lamenta l'uccisione di Naddo Oricellai -e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime -invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -giovane da Taddeo Pepoli per esporgli -l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo -così da toglierlo a l'amicizia del duca -e ottenerne aiuto di armi e di uomini. Qui -finisce il primo canto. -</p> - -<p> -Satana, già roso dal dispetto pel preveduto -trionfo de' Medici, s'infiamma di collera, quando -giunge la <i>Discordia</i> ad annunciargli che in Toscana -ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, -animata dal santo zelo che ha diffuso -ne le anime un messaggero celeste. E qui segue -un concilio infernale, imitato da la <i>Gerusalemme</i> -del Tasso; vi grandeggia la figura di -Satana colorita di tinte virgiliane, figura che, -come il Mauro Atlante su gli altri monti, si -estolle alteramente con le spalle e col capo su -gli altri spiriti infernali: gli occhi ha torti e -rossi come bragia, la lunga barba affumicata -e mista di pel rosso come i capelli, che incolti -e rabbuffati gl'ingombrano gote, spalle e petto. -</p> - -<p> -Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, -ma Satana non ne è pago, poichè teme de la -filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi -nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio -Gioia, che inventerà la bussola, e sono non -lungi la scoperta de l'America e l'invenzione -de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono -nel concilio infernale l'<i>Ipocrisia</i>, l'<i>Invidia</i>, il -<i>Tradimento</i> e la <i>Simulazione</i>; e Satana impone -che tutto il suo regno si adoperi in favore di -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -Gualtieri. La maligna <i>Fama</i> s'abbatte a Firenze -in Morozzo, amico del duca, e lo manda -a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto -e fidente, perchè Averardo volontariamente si -allontana da la città, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Inganno e frode in quel parlar travede,</p> -</div></div> - -<p> -e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice -a lui ed a la fedeltà serbatagli. Qui termina -il secondo canto. -</p> - -<p> -Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero -si è avviato verso Bologna: passa da -Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere -Leone X bambino; da Fiorenzuola, edificata -da la repubblica fiorentina per frenare le ribellioni -degli Ubaldini; da Campeggio, patria -di Ugolino da Campeggio, famoso capitano di -Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la contessa -Matilde: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> quella scaltra indomita guerriera,</p> -<p class="i01">Che del German lo insuperbito impero</p> -<p class="i01">Ardita scosse, e fe' crollarne il trono.</p> -</div></div> - -<p> -Nella selva de' Burelli trova seduto sopra -un margine verdeggiante e fiorito un uomo -pensoso, che sta scrivendo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Da Certaldo ad onorar Fiorenza</p> -<p class="i01">Scese già pargoletto e il gentil core</p> -<p class="i01">Accese allo splendor de' bei costumi</p> -<p class="i01">E della leggiadrissima vaghezza</p> -<p class="i01">Di valorose donne.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -</p> - -<p> -È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo, -si accompagna a lui e lo conduce innanzi -al Pepoli, cui il giovine messo narra le -crudeltà di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini -di riacquistare a qualunque costo la libertà. -Il signore di Bologna risponde gentilmente -che amerebbe dare aiuto alla città amica, -ma che prima vuol ponderare quale sia l'avviso -migliore e, invitati intanto gli ospiti a le -nozze di suo figlio, li conduce ne la sala dove -stanno apparecchiate le mense. Sopravviene -Francesco Petrarca insieme a Giotto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> dipintor sublime</p> -<p class="i01">Che a Cimabue tolse dell'arte il grido;</p> -</div></div> - -<p> -il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto -a Bologna dal Pepoli per rendere le nozze -più <i>regali e conte</i>; il secondo, andato a dipingere -il palazzo de gli sposi. Messer Francesco -accompagna Averardo e il Boccaccio ad ammirare -le pitture di Giotto, li seguono i principali -patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli -Angelelli: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> e grave in vista,</p> -<p class="i01">Seco venia quel nobil de' Malvezzi,</p> -<p class="i01">Giulian, de l'arme e della patria onore.</p> -</div></div> - -<p> -E qui finisce il canto terzo. -</p> - -<p> -Satana veduta venirne a l'inferno l'anima -di Morozzo, monta in furore e minaccia tutti -gli spiriti dannati: il <i>Tradimento</i>, prendendo -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -aspetto di Francesco Brunelleschi, annuncia -al Buondelmonte i tentativi di Averardo, e quegli, -riuniti gli amici, corre con loro al palazzo -ducale e rivela il pericolo a Gualtieri, che, -sgomento, si ode consigliare da l'uno il richiamo -in patria de le famiglie offese e la clemenza, -da gli altri la crudeltà, l'uccisione del -Medici, il tradimento. Il duca risolve di tentare -a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo -affida la vigilanza de la città; manda Buondelmonte -a Bologna, Cerrettieri a levare armi ed -armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli -intanto festeggia solennemente le nozze del -figlio, descritte da la Malvezzi con bella efficacia -pittorica; a rallegrare tali nozze venne -da Avignone la Corte d'amore, presieduta -da Fannetta da Romanino: Amore è così -invocato: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo,</p> -<p class="i01">Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore!</p> -<p class="i01">Per voi riprende vita e prende forma,</p> -<p class="i01">Per voi risplende di letizia vera</p> -<p class="i01">Tutto che il mondo ingenera e governa.</p> -<p class="i01">Perdon le belve la natía ferocia,</p> -<p class="i01">L'uom gentilezza acquista e s'avvalora,</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Almo fuoco d'Amor, per te bellezza</p> -<p class="i01">Sfavilla e irradia delle grazie il riso!</p> -<p class="i01">Qui giovani e donzelle ergete i canti,</p> -<p class="i01">Qui date a piene man ligustri e rose,</p> -<p class="i01">Che doni son d'Amor grazia e beltate.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il -Petrarca, sorgendo a un tratto dal suo scanno -d'oro, prorompe ne la canzone: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Italia mia, benchè il parlar sia indarno.</p> -</div></div> - -<p> -Qui finisce il canto quarto. -</p> - -<p> -Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia), -sceso in Italia con molte milizie, riceve da Cerrettieri -gli ordini del duca. Buondelmonte a -Felsina si tien da prima celato e con dodici -ribaldi assale di notte Averardo, che intrepido -difendendosi li fuga. Fallito questo colpo, il -traditore tenta la calunnia e incita contro il -Medici due valorosi cavalieri, venuti da lungi -per giostrare e sempre vinti da l'eroe toscano -ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando -origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli. -Averardo, che s'è innamorato di Fannetta da -Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a tornare -in Francia, va a salutarla, le rivela il suo -amore, ne ottiene dolci parole e incitamento -a difender la patria. Cessate le feste, Buondelmonte -s'annuncia al Pepoli come ambasciatore -del duca, e quegli, benchè spaventato da -un sogno infernale, non perde la calma, convoca -il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta -che si uccida o si consegni Averardo; -di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in -segno del suo desiderio di pace decreta che -il Medici debba partire del pari. Qui finisce il -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -canto quinto; ma segretamente gli offre duecento -cavalieri, che faran sembiante di seguirlo -per proprio volere e che durante il viaggio -sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici, -annunziante orrende vendette. Buondelmonte -rapidissimo va da Gualfredo, che ha ricevuto -una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in -pace, e lo persuade a mandare un capitano -con mille barbute contro Averardo e i suoi. -Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe -gli elmi ai seguaci de l'eroe e va a cadere sui -masnadieri, anima il prode toscano, il quale, ucciso -il condottiero nemico, ne pone le schiere -in fuga; ma, mentre con le poche forze che -gli restano vuol ridursi in salvo, sopraggiunge, -avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che -con un colpo de la sua asta ferisce il cavallo -del Medici, da la bestia inalberata precipitato in -un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito cade -a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano: -Averardo semivivo è portato da un'onda -su di un dirupo, e qui finisce il canto sesto. -</p> - -<p> -Un miracoloso arco di luce gl'illumina la -via e gli permette di trascinarsi fin poco lungi -da un convento, dove è raccolto e curato. Buondelmonte, -credendolo morto, ne reca la notizia -a Firenze, causa al popolo di pianto, di gioia -al tiranno, che si abbandona a le vendette e, -sicuro ormai, licenzia le armi assoldate. -</p> - -<p> -L'eroe convalescente ha una visione in cui -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -Dante gli fa ammirare una fantastica allegoria -del creato, gli predice la sua missione di liberar -la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima -apparizione de la <i>Sapienza</i> e qui finisce -il canto settimo. -</p> - -<p> -Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu -predetto, trova nel bosco un'armatura d'oro, -che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una -pastorella, che si muta in fulgente immagine -de la <i>Vittoria</i> e dispare. -</p> - -<p> -L'eroe vede in una capanna l'amico Betton -de' Cini, stato orribilmente martoriato da Gualtieri -e moribondo presso la figlia, che, fatto -il triste racconto de le loro sventure, spira -uccisa dal dolore; il Cini, porgendo un'asta, -impone la vendetta a l'amico, il quale manda -un pastorello con una sua ben nota armilla a -l'arcivescovo, perchè a quel segno lo sappia -vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in -fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo -nel sapere il Medici a le porte. Un operaio -ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il -pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto -del sopraggiungere di Averardo e ne -sparge la novella ne la città, che si leva -a tumulto, commossa soprattutto da la voce de -l'Adimari, il quale poi, per stornare dal popolo -l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E -qui finisce il canto ottavo. -</p> - -<p> -Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri, -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -è ricacciato ne l'inferno da san Giovanni -Battista, sopravviene il Medici; tutta Firenze -è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo -trionfa, costringendo infine il duca, lungamente -assediato nel suo palazzo, ad arrendersi -e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà. -</p> - -<p> -Una de le scene più belle e che ci danno -più chiara idea de la dignità e de la dolcezza -con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella -in cui Averardo va a salutare Fannetta; la -trova, mentre sta ornandosi del velo il quale -cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta -e sparsa di fiori, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> Allor che il vide</p> -<p class="i01">Con pudico elevar d'onesto ciglio</p> -<p class="i01">Sfolgoreggiò d'un candido sorriso.</p> -</div></div> - -<p> -L'ode dichiararle il suo amore e il proposito -di seguirla: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">La delicata bianca man gli porse,</p> -<p class="i01">E di pietà dipinta, in atto umile</p> -<p class="i01">Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo,</p> -<p class="i01">Sospirò, poi rispose: Mai diviso,</p> -<p class="i01">Pur mai questo mio cor da te non fia;</p> -<p class="i01">Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta.</p> -<p class="i01">Più non rimembri 'l tuo fiorito nido,</p> -<p class="i01">Che fatto preda di spietate genti,</p> -<p class="i01">Sotto il tuo schermo securtà sol spera?</p> -<p class="i01">Più non ascolti il popolo infelice</p> -<p class="i01">Con qual doglioso e disperato pianto</p> -<p class="i01">T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca,</p> -<p class="i01">Nè faccia passïon troppo possente</p> -<p class="i01">Che mia fama si leda e il mio bel grido.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p> -<p class="i01">Ah poichè dentro al generoso core</p> -<p class="i01">La mia sembianza consacrar degnasti,</p> -<p class="i01">Amico porgi a mia virtù conforto,</p> -<p class="i01">E non tentar la femminil fralezza.</p> -<p class="i01">Dietro l'orme d'Amor segui la gloria,</p> -<p class="i01">Amor ti guidi, Amor ti porga aita,</p> -<p class="i01">Sicchè tua fama segni eterna stampa,</p> -<p class="i01">E, fatto di virtute a' prodi esempio,</p> -<p class="i01">Il ciel di Romanin meco t'attende.</p> -</div></div> - -<p> -Mentr'ella parla e Averardo le bacia la -mano, un lume fulgente risplende ne' suoi occhi, -una tremula fiammella le lambe la fronte -e i biondi capelli: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> a tanta meraviglia</p> -<p class="i01">Stupido quasi rimirolla fiso.</p> -<p class="i01">Ed ella il salutò divina in vista,</p> -<p class="i01">E con occhi di pianto e di pietate,</p> -<p class="i01">In atto d'amorosa grazia adorno,</p> -<p class="i01">Dal luogo ov'era, con real contegno</p> -<p class="i01">Rimossa, dipartissi.</p> -</div></div> - -<p> -Quest'episodio mi pare pregevolissimo per -finezza poetica e per delicatezza d'affetti. Tutto -il poemetto rivela una profonda venerazione -pei grandi poeti, un sincero e non timido amor -di patria; è bene architettato, condotto secondo -l'imitazione dei modelli classici di cui vi si trovano -numerosissime reminiscenze, ricco pure -di belle trovate, come quelle che introducono -a popolarne la scena le grandi figure storiche -del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia -parte vi si dà forse al soprannaturale di -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -carattere biblico, che non bene si accorda con -l'epoca storica; anche l'amore di Averardo, -quantunque dia origine ad uno dei migliori -episodi, non è forse conveniente a l'efficacia -de l'insieme. Altro ancora si potrebbe osservare, -ma bisognerebbe pur sempre convenire -che il poemetto è opera d'ingegno e di cuore -tutt'altro che volgare. A la studiosa contessa -non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le -venne offerto il diploma de l'Accademia Felsinea, -nel 1823 quello de l'Accademia degli <i>Enteleti</i> -in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello -d'Arcadia, nel 1826 quello de l'Accademia Tiberina, -nel 1827 quello de l'Accademia latina, -nel 1828 quello de l'Accademia dei <i>Filergiti</i> -di Forlì. Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo -ritratto, l'elenco de' suoi scritti pubblicati e -qualche cenno su quelli cui attendeva, per la -collezione da lui intrapresa dei <i>Ritratti delle -donne europee viventi chiare nelle scienze, nelle -lettere, nelle arti belle</i>, collezione di cui la parte -letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori -ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi. -(Nell'archivio Malvezzi si conservano -le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio -scritte a questo proposito da Luigi Stella -a la contessa.) Questi onori lasciarono la Malvezzi -semplice e modesta, e di essi ella diceva: -«Gli onori piacciono, è vero, a tutti; ma a -chi guarda un po' a dentro, piace più assai il -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -meritarli che non l'ottenerli; come piace assai -più l'essere che il parere.»<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> -</p> - -<p> -La contessa Teresa amava vivamente il marito -e il figliuolo; e quantunque coltivasse gli -studi con molto piacere e trovasse un vivo -compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava -la miglior parte di sè a la famiglia: sincera -ne la fede religiosa, era di un'austera -severità di costumi e, veramente donna ne la -tenerezza e ne le abitudini, insieme ai libri -amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi -in quelli assai valente. La sua austerità -non escludeva però quella femminile indulgenza, -che è forse la miglior prova de la virtù -sincera, scevra di ostentazione e d'orgoglio; -tale invero doveva conoscerla Paolo Costa, suo -intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli -ha saputo ieri la nuova funesta della morte -del poeta Byron. Ella si duole di questa cosa, -ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò -un canonico, trovò pietà ne' posteri, spero che -questa, cui oggi non si perdona d'aver amato -un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata, -non derisa nel tempo avvenire. Noi -certo non ci vergogneremo di compiangerla -anche al dì d'oggi.» -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La Malvezzi aveva circa trentanove anni -quando conobbe il Leopardi, allora ventisettenne; -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -se le mancava ormai la freschezza -de la gioventù, era sempre bella per l'espressione -intelligente de la fronte candida sotto i -biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto -e soprattutto piacente, per la graziosa eleganza -del portamento e dei modi, per lo spirito e -le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva -sostenere con amabilità femminile, anche -sopra argomenti seri. Ne la sua maturità dignitosa, -ella trovava quella calma dolcezza -che non ha la gioventù; si teneva libera di -ricercare le conversazioni più gradite, le più -intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente -franca, aveva ne le parole e nel fare -qualche cosa di sincero e di spigliato che la faceva -riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe -potuto dire, come argutamente Madame de Sévigné: -«Jeunesse et printemps ce n'est que -vert, et toujours vert; mais nous, les gens -de l'automne, nous sommes de toutes les couleurs.» -Nel suo salotto ella esercitava una specie -di sovranità gentile; incoraggiato dal suo -sorriso, tutto grazia, tutto anima, il Leopardi, -riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una -franca parola, e la conversazione diveniva profonda -senza pedanteria nè ostentazione: egli -vi portava la luce del suo intelletto, ella la -dolcezza del suo cuore di donna; spesso in -uno sguardo s'intendevano senza parlare. Ella -doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi, -che avevano poco più, o piuttosto un poco -meno di quel che portavano nascendo da la -natura; e a proposito de le quali egli diceva -che a Recanati le Grazie non erano state mai -nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli -cara e interessante la sua conversazione, -specialmente a confronto di quella cui era abituato -ne la società del suo paese, società che -per <i>buona lingua</i> non intendeva che qualche -<i>brava lingua di porco</i>, società di <i>devoti amanti -di libri da far stomaco</i>, dov'era un <i>letteratone</i> -quel tale che toscaneggiava solo con l'<i>e'</i>, cui -immancabilmente il <i>mi pare</i> faceva da lacchè, -e che, sentendo qualificare il proprio stile di -squisito, rispondeva con modestia che lo stile -del cinquecento è un bello stile. -</p> - -<p> -Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata -ed era in realtà una de le più colte -donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre -1835) le scriveva così: -</p> - -<p> -«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna -che nel secol presente rendesi più benemerita -de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito: -La contessa Malvezzi. E veramente non -vedo chi altra poterle paragonare: chè là dove -nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece -bello il trecento ed il cinquecento, nella profondità -della dottrina ci fa rivivere quella divina -Cassandra Fedele, che <i>decus Italiæ</i> fu salutata -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -dal Poliziano. Di che pensi ella se mi -congratuli con questa comune patria: la quale -avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi -di vero senno italiano, può mirabilmente -specchiarsi in questo gran lume del -gentil sesso. Ma venendo alla novella opera -che ha voluto tradurre di Cicerone, a quella -cioè <i>De finibus</i>, le dirò che la vo leggendo con -infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia, -oh la critica traduzione di che ella ha regalato -le nostre lettere! Per non parlar qui della -chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana -pienezza e dignità del periodo: perchè queste -son doti che tutti trovano sempre ne' magistrali -scritti della contessa Malvezzi.» -</p> - -<p> -La contessa, che amava la compagnia de -gli uomini d'ingegno, fu lieta di conoscere il -giovane recanatese, di cui la fama, benchè -non certo allora ancor adeguata al merito, -narrava grandi cose: il fare dignitoso e modesto, -l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia -di lui, dovettero commuoverla di una -pietà quasi materna, resa più intensa da l'ammirazione -per quel grande intelletto. Perciò -ella lo accolse con un'affabilità affettuosa e -reverente, con un'effusione che aperse a sincera -gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto, -cui ella apparve come una donna diversa da -tutte le altre, come un'amica tenera ed alta, -di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -affettuosa un conforto ed un sostegno; diversa -da tutte le altre, pure richiamante al suo pensiero -le più dilette immagini femminili che -avevano allietata la sua giovanezza: modesta -e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed arguta -come la Cassi, gl'inspirava la reverente -tenerezza che aveva provato per quelle e l'ammirazione -ardente e devota che a lui, ragazzo -ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva -fatto apparir questa come una divinità. Di più, -vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo, -come presso a le altre, l'amore a la fama, nè -i libri cessavano di attrarlo: anzi ella colta, -capace d'intenderlo e così calda ammiratrice -dei grandi, lo animava più che mai a gli studi -e a la gloria. Quando la conobbe era il maggio -odoroso, era la primavera che ogni anno risvegliava -in lui la vita intima, spesso sopita in -un doloroso letargo, la soave primavera che -gli rammentava gli occhi ridenti e fuggitivi, -il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa, -la Fattorini; se il canto ingenuo di questa -lo aveva commosso, l'arguta parola de la -Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui -ella gli apriva il suo cuore, confidandogli i suoi -secreti, l'affetto con cui voleva saper tutto di -lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava -talora e la ingenua modestia con cui ne -accettava rimproveri e consigli, gli parvero -qualche cosa di veramente degno de l'anima -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -sua e lo fecero vivere nei primi giorni che la -conobbe in una specie di delirio e di febbre, -chè gli parve d'aver trovata <i>la donna che non -si trova</i>, quella cara beltà cercata invano, dove -splende più vago il riso di natura e sognata -nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti -o ne l'avvenire; la donna capace di rendere -beato il vivere anche fra l'immenso dolore -de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la -virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide -illusioni de la sua prima giovanezza, egli -scriveva allora al fratello Carlo: «... questa -conoscenza forma e formerà un'epoca ben -marcata della mia vita, perchè mi ha disingannato -del disinganno, mi ha convinto che ci -sono veramente al mondo dei piaceri che io -credeva impossibili, e che io sono ancor capace -d'illusioni stabili, malgrado la cognizione -e l'assuefazione contraria così radicata, ed ha -risuscitato il mio cuore, dopo un sonno, anzi -una morte completa, durata per tanti anni.»<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> -Quasi un commento a queste parole appaiono -quelle (benchè scritte parecchio prima e già -pubblicate nel 1826) del dialogo di <i>Torquato -Tasso e del suo genio familiare</i>, in cui il Leopardi, -dopo aver notato come l'uso del mondo -e i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel -primo uomo ch'egli era, il quale però si ridesta -talora, in ispecie nella gioventù, finisce -col dire: «Infine io mi maraviglio come il -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -pensiero di una donna abbia tanta forza da -rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare -tante calamità.»<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando -quella sua potenza di amare, che gli -aveva illuminato di così viva e ardente luce -la prima giovanezza e ch'egli aveva sempre -creduto il più prezioso di tutti i doni, sol che -si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse -degno; la compagnia de la contessa gli dava -quei momenti di rapimento e d'emozione profonda, -che per lui valevano ben più di tutte -le gioie volgari: era un <i>amore senza inquietudini</i>, -una felicità senza rimorsi. Come il suo -cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio -del suo grande spirito, che sdegnoso -de le lodi volgari si sentiva felice de l'altissima -stima di quella donna: «Le lodi degli altri non -hanno per me nessuna sostanza: le sue mi si -convertono tutte in sangue e mi restano tutte -nell'anima.»<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> Ne' suoi <i>pensieri</i> egli notava -come a lungo andare non rimanga piacevole se -non la compagnia di quelle persone da cui ci -importi o ci piaccia essere stimati sempre più, -e come perciò le donne, volendosi rendere lungamente -gradite, dovrebbero studiarsi d'esser -tali che de la loro stima rimanesse lungamente -vivo il desiderio. -</p> - -<p> -La malinconia de la contessa, malinconia -dolce e serena, gli pareva indizio di un'anima -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -elevata, e consuonava col dolore di lui, pur ravvivando -il suo spirito e dissipandone le tetre -nebbie; così che a la sua tristezza <i>ostinata, -nera, orrenda, barbara</i>, succedeva come un'alba -soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella -malinconia <i>che partorisce le belle cose, più dolce -de l'allegria</i>; infinito sollievo gli dava il non -doversi più serbare tutti i pensieri per sè; infinita -dolcezza il vedere altamente apprezzato -ancor più del suo ingegno poderoso, il suo -cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che -poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse -col pensiero più in su de la gloria e de -gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione -de l'amica gli tornava così soave che certo -per lei sola, come già pel Giordani, quand'anche -non ci fosse stato altro spettatore, nè altro -premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser -virtuoso. L'affetto di lei lo animava e lo riscaldava -così ch'egli, tanto ritenuto per natura -e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità, -lasciava sgorgare dal suo cuore tutti -i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a -poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni -de la timidezza, palesava intiera l'anima -sua, scopriva quel tesoro di grandi idee, che -aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il -suo immenso desiderio di ritrovare un uomo -di cuore, d'ingegno e di dottrina che si degnasse -essergli amico, era stato soddisfatto dal -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -Giordani; ma questa nuova amicizia con una -donna intelligente, coltissima e gentile, tutta -grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e -potentissima su di lui. La Malvezzi, intimamente -onesta e abituata ad una pura intimità con altri -letterati, probabilmente non pensò nè pure di -poter risvegliare una passione nel cuore del -poeta: tutto, del resto, doveva rassicurarla: -l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il -contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere, -la purezza assoluta dei costumi di lui, la nobiltà -de l'animo rivelantesi in tutte le sue parole -ed i suoi scritti, e la propria intatta fama, -che le procurava la riverente stima di tutti; -sì ch'ella non nascose punto l'affetto ch'egli -aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza -di non dover arrossire; e, vedendo -quanto conforto egli traesse da la sua compagnia, -lo accolse con piena libertà ne la propria -casa. Ogni sera a l'ave maria egli si recava da -lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte, conversando -di lettere e di filosofia, leggendole i -suoi versi, dandole probabilmente quegli stessi -consigli che in quei giorni dava a la Caterina -Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti: -«Confortala caldamente, non dico a lasciare i -versi, ma a coltivare assai la prosa e la filosofia. -Questo è quello che io mi sforzo di predicare -in questa benedetta Bologna.»<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Probabilmente -anche a la Malvezzi ripeteva non esser -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -poetico il secolo e che un poeta, anche sommo, -avrebbe levato pochissimo grido, e se pur -fosse diventato <i>famoso nella sua nazione, a gran -pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa</i>, -«perchè la perfetta poesia non è possibile a -trasportarsi nelle lingue straniere e perchè -l'Europa vuol cose più sode e più vere che -la poesia.» -</p> - -<p> -Anche a lei, notava, a lei che in parecchie -poesie aveva espressi vivi sentimenti d'amor -patrio, come andando dietro ai versi e a le frivolezze -si facesse espresso servizio ai tiranni, -riducendo a un giuoco o a un passatempo le -lettere, sola speranza di rigenerazione che rimanesse -a l'Italia. Tanto più appar probabile -ch'egli le desse questi consigli, se si considera -che ne le prose di lei egli ammirava la sobrietà, -il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo -stile; mentre pei versi non ebbe che parole -di compatimento; gli è ben vero che quelle -lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia, -mentre il giudizio sui versi, e precisamente -sul poemetto, fu dato dopo avvenuta -la rottura fra loro. -</p> - -<p> -Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri -versi, ed ella ne era commossa così da piangere -di cuore, senz'affettazione, e oh quanto -quella commozione doveva piacere a lui, che -così ben poteva comprenderla! Quando col -fiorire de la sua giovanezza da le spoglie de -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli, -leggendo Virgilio, senza avvedersene si lasciava -andare a recitarlo ad alta voce, infiammandosene -tutto e commuovendosene fino a le -lagrime; e se a l'improvviso sentiva recitare -da qualcuno un verso del mite Mantovano o -di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare -e il suo spirito, quasi a forza, teneva -dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare, -notando che i versi suoi producevano -quelle stesse emozioni ne l'anima de la graziosissima -Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile -che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia, -il Leopardi non traesse qualche -nuova inspirazione, suppone che la contessa -piangesse specialmente a la lettura del <i>Consalvo</i>, -in cui crede di veder consacrato l'amore -del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira, -che accorda un bacio a l'amante moribondo.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -</p> - -<p> -Il Recanatese s'interessava ai lavori de la -Malvezzi, lesse il manoscritto del poemetto -<i>La cacciata del tiranno Gualtieri</i>, chiese a lo -Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata -mandata a lui, che stava pubblicando un'edizione -de le opere di Cicerone, la traduzione -del <i>Sogno di Scipione</i> fatta da la dama bolognese, -traduzione di cui il manoscritto le era -stato rubato da un amico e mandato a stampare, -non si sapeva dove. Giacomo le procurava -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -inoltre dei libri e forse la consigliava ne le -sue letture; infatti in una lettera che non porta -data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi -giorni d'ottobre del 1826, il Leopardi, restituendo -al conte Pepoli il secondo volume di -una delle opere filosofiche del Buhle, gli dice -che la Malvezzi non l'ha letto, perchè non le -parve tempo di continuare una lettura così -grave: non si dia quindi pensiero di procurar -altri volumi. -</p> - -<p> -D'amore non parlavano mai, se non per -ischerzo, ma quell'intimità tenera doveva illudere -ben presto il Grande, che a l'amore -anelava con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo, -sotto il suo aspetto riservato fino -a sembrar freddo, egli credette una simpatia -incline a tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima -amicizia; mentre la contessa non -vedeva in lui che un fratello, un compagno -spirituale, egli non tardò a desiderare, poi a -cercare un'amante ne l'amica. Simile al Socrate -de' suoi <i>Detti memorabili</i>, egli, d'anima -gentilissima, infaustamente, per quanto sublimemente, -disposto a l'amore, sciagurato ne le -forme del corpo, benchè sapesse ormai di non -poter essere amato che soltanto d'amicizia, -considerava questa come poco atta a <i>soddisfare -un cuore delicato e fervido che senta spesso verso -gli altri un affetto molto più dolce</i>. Infine qualche -cosa dei sentimenti di lui ella dovette indovinare, -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -perchè mentre da prima gli aveva -promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli -fosse a Recanati, dopo la sua partenza -non gl'inviò che il volgarizzamento della <i>Repubblica</i> -di Cicerone; il Leopardi si lagnava che -le molte aspettate lettere, si fossero ridotte ad -una soprascritta e, contando di tornar presto -a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto -quel ch'ella avrebbe voluto sapere, e domandarle -tutto quello che avrebbe voluto saper -lui, conchiudendo con un'affettuosità velata -di complimentosa cortesia: «Intanto amatemi, -come fate certamente, e credetemi <i>your most -faithful friend, or servant, or both, or what -you like</i>.» -</p> - -<p> -Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna -ne l'aprile del 1827? Recatosi da la contessa, -commosso dal desiderio di rivederla, -forse ne l'effusione di quel momento non -seppe frenare la dichiarazione del suo amore, -illudendosi che quella donna, la quale mostrava -un così nobile apprezzamento del suo -cuore e del suo ingegno, potesse compatire -almeno anche la passione destata in lui. Ella, -austera, ne fu offesa doppiamente, e perchè -vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna, -che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè -quella rivelazione le parve irriverente. -</p> - -<p> -Fu detto e ripetuto da molti che a le focose -parole del poeta ella rispondesse, ordinando -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -ad un servo un bicchier d'acqua per -lui; il Ridella nega questo fatto, che del resto -non appare conforme al carattere de la Malvezzi, -dolce e severo insieme, e che avrebbe -offeso troppo profondamente il Leopardi, perch'egli -potesse desiderare di riveder più tardi -la contessa. Certo ella allontanò da sè il Recanatese, -che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere -il proprio torto e forse col rimpiangere -quella cara amicizia perduta, se, orgoglioso -ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa -mia, l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi -voi mi diceste così chiaramente che la -mia conversazione da solo a sola vi annoiava, -che non mi lasciaste luogo a nessun pretesto -per ardire di continuarvi la frequenza delle mie -visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso; se -volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che -i vostri atti e le vostre parole, benchè chiare -abbastanza, non fossero anche più chiare ed -aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a -salutarvi, ma non ardisco farlo senza vostra -licenza. Ve la domando istantemente, desiderando -assai di ripetervi a voce che io sono, come -ben sapete, vostro vero e cordiale amico.»<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> -</p> - -<p> -Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi -con severità, tanto da giungere a crederla -l'<i>Aspasia</i> con cui ella non ebbe a comune nè -la sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente -il Cesareo notò a questo proposito che -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826, -mentre l'<i>Aspasia</i> fu scritta dopo l'autunno -del 1830, sì che una tale passione dopo cinque -anni non ha nulla di verosimile. Ancora -si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un -figlio soltanto, mentre nell'Aspasia si parla di -bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse -anche nel verso attenersi ai particolari veri. -Confutar più lungamente quest'errore dopo gli -ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile. -</p> - -<p> -Nel salotto de la contessa e a canto a lei, -il Leopardi passò alcuni fra i migliori momenti -de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo -effetto di bontà d'animo la grande intimità -ch'ella gli concesse, e di più effetto de le abitudini -onestamente libere ch'ella aveva contratte -ne le sue amicizie con molti uomini -dotti; come il Leopardi ad esempio, anche il -Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi -<i>fino alle 11 e più</i>;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> ma ad ogni modo -quell'amicizia, che doveva essere un conforto -per lui, finì col diventare un nuovo dolore. -</p> - -<p> -Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa, -Giacomo Leopardi, riavutosi in quel dolcissimo -clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno -de la bella stagione, scriveva a la sorella -Paolina d'aver fatto ne l'aprile, dopo due anni, -dei versi, <i>ma versi veramente all'antica e con -quel suo cuore d'una volta</i>; sono quelli del <i>Risorgimento</i>, -in cui con armoniosa dolcezza canta -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -le pene de l'animo suo nel periodo dal '19 al '28 -e la gioia di sentir rivivere in sè gl'<i>inganni -aperti e noti</i>, che natura gli diede proprii e -che le sventure avevan sopito. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> E voi, pupille tremule,</p> -<p class="i01">Voi, raggio sovrumano,</p> -<p class="i01">So che splendete invano,</p> -<p class="i01">Che in voi non brilla amor.</p> -<p class="i02"> Nessuno ignoto ed intimo</p> -<p class="i01">Affetto in voi non brilla:</p> -<p class="i01">Non chiude una favilla,</p> -<p class="i01">Quel bianco petto in sè.</p> -<p class="i02"> Anzi d'altrui le tenere</p> -<p class="i01">Cure suol porre in gioco;</p> -<p class="i01">E d'un celeste foco</p> -<p class="i01">Disprezzo è la mercè.</p> -</div></div> - -<p> -Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo -studio sul <i>Risorgimento</i> di G. Leopardi immagina -che il poeta, innamorato di qualche bella -popolana di Pisa, si vedesse oggetto de gli -sguardi schernevoli e dei sorrisi canzonatori -de le altre donne, che potevano osservarlo, -mentr'egli in qualche via fissava la fanciulla -cara; ma questa non è che una supposizione, -a la quale manca non pure ogni prova, ma -ogni sostegno. Del resto a l'asserzione che il -<i>Risorgimento</i> sia stato inspirato da una gentil -Pisana, risponde il poeta stesso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Da te, mio cor, quest'ultimo</i></p> -<p class="i01"><i>Spirto</i>, e l'ardor natio,</p> -<p class="i01">Ogni conforto mio</p> -<p class="i01"><i>Solo da te</i> mi vien.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -</p> - -<p> -Lo Straccali, acutissimo commentatore dei -canti leopardiani, ed altri molti credono inspirati -da la Malvezzi i versi che citammo, in cui -si risente la piena de l'amarezza, rimasta in -cuore al poeta dopo una crudele delusione: -ma che questa fosse la perduta amicizia de la -contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero -e sincero ne la sua inspirazione, se avrebbe -potuto affermare che <i>quelle pupille tremule, -quel raggio sovrumano</i>, non brillavano d'amore -per lui, avrebbe potuto con ugual verità dir -che ne la contessa non v'era nessuna intima -affezione, che quel bianco petto non chiudeva -una <i>favilla</i>, egli che l'aveva conosciuta tenera, -anzi tenerissima di cuore? -</p> - -<p> -Mi par probabile che i versi citati si riferiscano -piuttosto a Madama Padovani<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, al carattere -de la quale appaiono convenientissimi; -ne la Padovani il poeta ammirava a punto sopra -tutto gli occhi fulgenti, e dopo averla avuta -cara, egli la disprezzo veracemente. -</p> - -<p> -Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani -il poeta provò solo una fuggevole, benchè viva -simpatia, cui forse non si conviene il nome di -<i>celeste foco</i>; ma può darsi ch'egli avesse in -mente più che la durata di quell'amore, la -purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano -l'amore in lui. -</p> - -<p> -Com'è ingiusto accusare troppo severamente -la contessa, che ne la sua austerità non -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -poteva e non doveva sopportar il troppo audace -linguaggio de l'appassionato poeta, il -quale a tale linguaggio giunse, malgrado l'indole -riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima -e da l'illusione di quel compatimento ch'egli -pose ne l'animo de la sua Elvira per l'infelice -Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare -lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè -nel febbraio del 1828, rispondendo probabilmente -a una domanda rivoltagli, scriveva al -Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. -Povera donna! Avevo veduto già il manoscritto.» -Questa parola di compatimento, in -cui infine non vi ha nulla di amaro, non appare -punto strana su la penna del grande Recanatese, -così difficile ammiratore e così parco -lodatore; egli aveva il diritto d'esser giudice -severo fra tutti, e che severo fosse infatti bastano -a provarlo i giudizi ch'egli diede sui -migliori suoi contemporanei, quali il Manzoni, -il Mamiani, il Costa, il Rosini. -</p> - -<p> -L'amore passò rapido in lui; le sue passioni -erano troppo ardenti e infelici perchè non dovessero -consumarsi in breve nel proprio fuoco, -lasciando solo una triste cenere: cosa morta in -un cuore che appariva morto, solo per risorgere -più fremente e più grande. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono -ne le abitudini oneste, studiose e casalinghe -ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori -gioie de la sua maturità serena e de la sua -vecchiezza tranquilla, benchè per ben vent'anni -tormentata da una malattia nervosa, le vennero -dal figliuolo Giovanni, che, se è vero -essere i figli le migliori virtù de la madre, fu -per lei il più bel titolo di lode. È noto come -Giovanni Malvezzi fosse generoso de l'opera -sua e de le sue sostanze a la causa de la patria, -come nel '49 assumesse il comando de la -Guardia Civica; come dieci anni dopo facesse -parte della Giunta provvisoria di governo e -quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, -ne promovesse l'unione al regno d'Italia; commemorandolo -nel Senato (24 novembre 1892), -il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde -convinzioni, bontà soverchiata dalla modestia, -virtù private pari alle pubbliche, furono -doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa -Teresa ebbe carissime la prima sposa di -suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda, -Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna -ricorda con affetto.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> -</p> - -<p> -Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, -che le faceva sopportabili i tormentosi suoi -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò tranquilla -e rispettata. Inferma e avvertita dai medici -che non le rimaneva speranza su la terra, -posò la mano sul capo del figlio piangente vicino -a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: -«Dio, benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi -figli.» E in queste parole di benedizione spirò -la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la -sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera -città. Il figliuolo e i nipoti Giuseppe e Nerio -serbarono a la sua memoria un vero culto di -venerazione e d'affetto. -</p> - -<p> -Men nota che non meriti in realtà come -scrittrice colta e gentile, ell'è notissima per la -famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello; -ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel -tempo i puri contorni fino a diventar per taluni -quella d'una civetta volgare e senza cuore. -Tale non fu invero la dotta gentildonna a la -quale il Leopardi dovette ripensar talvolta con -amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando -fra le poche liete ore de la sua vita -quelle trascorse a canto a lei, buona amica. -</p> - -<p> -Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi -il 21 agosto 1827: «Ieri mi giunse il -pacco contenente le trenta copie della sua -<i>Egloga</i> e numero quattro della <i>Repubblica</i> di -Cicerone. Leopardi mi mostrò desiderio di aver -un esemplare de la prima, ed approfittandomi -de l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -alcune copie non esitai a compiacerlo.» Il poeta -non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur -lei potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, -se è posteriore a la loro rottura la lettera -scrittagli da lei e rimasta fra le carte del -Ranieri. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<h3 id="note-te">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Vedi a pag. 31 del volume <i>Giuseppe Biamonti</i>, -di Stefano Grosso (Bologna, Romagnoli, -1880), la lettera 23 dicembre 1815.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Questa lettera si trova inedita nell'Archivio -Malvezzi de' Medici in Bologna (<i>Carteggio de' Malvezzi</i>, -capsula 113). — La lettera è priva di data; -l'opuscolo fu ripubblicato nelle <i>Opere edite ed inedite -di Paolo Costa da lui accresciute e corrette</i>, -vol. II (Parma, Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio -Malvezzi si trovano le altre lettere inedite -dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; -quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, -di Urbano Lampredi, di Giuseppe Mezzofanti, -di Salvatore Betti, e d'altri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Vedi la <i>Lettera autobiografica della contessa -Carniani Malvezzi a monsignor C. E. Muzzarelli</i> -(Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 de le <i>Biografie -autografe ed inedite di illustri italiani di questo -secolo</i>, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, -Cugini Pomba e comp., 1853.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Vedi <i>Lettera a suo fratello Carlo</i> a Recanati, -Bologna, 30 maggio 1826, a pag. 456, <i>Epist. di G. L.</i> -Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Vedi <i>Le prose morali di G. Leopardi commentate -da Ildebrando Della Giovanna</i> (Dialogo di -Torquato Tasso e del suo genio familiare, pag. 85 -e 86).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Vedi <i>Epist. di G. L.</i> Lettera citata, a pag. 456, -vol. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 -dell'<i>Epist.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Vedi <span class="smcap">G. Mestica</span>, <i>Gli amori di Giacomo Leopardi</i>. -Studio pubblicato nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, -4 aprile 1880.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Vedi a pag. 120 de l'<i>Appendice a l'Epistolario -di G. L.</i> la lettera senza data di G. L. a T. C. M. -a Bologna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume -del Grosso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Vedi a proposito di Madama Padovani il -mio articolo <i>Il Leopardi e Madama Padovani</i>, pubblicato -nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 10 ottobre 1897, -e l'ultimo studio del presente volume.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi -la <i>Necrologia del conte Giovanni</i>, scritta da Carlo -Malagola e pubblicata ne la <i>Gazzetta de l'Emilia</i> -di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la <i>Commemorazione -del senatore Malvezzi</i>, letta da D. Farini -presidente del Senato ne la seduta del 24 novembre -1892; a proposito del busto de lo stesso conte -Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, -donato al Municipio di Bologna col frutto di una -sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi i giornali -bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito -de la famiglia Malvezzi, vedi ancora <i>Augusta -Malvezzi, Ricord</i>i (Bologna, Tip. Fava e Garagnani, -1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo -Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica -intorno a la contessa Teresa C. M. nella <i>Gazzetta -di Bologna</i> del 9 febbraio 1859.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> -<a id="fill-221"></a> - <img src="images/ill-221.jpg" alt="Antonietta Tommasini" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<h2 id="antonietta">ANTONIETTA TOMMASINI.</h2> -</div> - -<p> -Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso -in una modesta stanzetta; le boccucce -rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose, -gli occhietti scintillano fra i riccioli scomposti, -i giuochi stanno per divenire sfrenati e -sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta -compare, una giovanetta bella che nel viso -rotondetto e ne la fronte serena ha ancora -qualche cosa d'infantile anche lei, ma che -pure ne la grazia seria de' suoi quindici anni -è già donna compiutamente; al rimprovero -che leggono ne' suoi occhi puri e profondi, -al cenno de la sua mano alzata a una scherzosa -minaccia, i frugoli si quietano, a braccia -aperte le si gettano addosso, promettendo, prima -ancor che richiesti, d'esser molto buoni, -e la fanciulla, togliendosi in collo il più piccino, -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -si dispone a dirigere ella stessa i giuochi -e un pochino anche a prendervi parte. -</p> - -<p> -Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni: -simile a la bionda Carlotta del <i>Werther</i> -ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre -che una sorella pei fratellini, chè la famiglia -Ferroni, civile, educatissima, ma non ricca, la -madre vedova esigevano quest'aiuto e questa -precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di -buon grado al dovere punto ingrato per lei, -nata ad essere la viva fiamma d'un focolare -intimo e che aveva già quel cuore materno -per cui il sacrificio è gioia. -</p> - -<p> -Seconda di cinque figli, era nata nel 1780 -a Parma: e, piccola massaia, a pena potè, fu -la direttrice de la casa; le cure domestiche -innanzi tutto, poi a tempo avanzato, quasi -come una distrazione, lo studio, occupavano -le sue liete giornate, e non era raro il caso -di vedere il grazioso visetto chino su di un -libro ai riflessi rossastri del focolare di cucina. -Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso -a preferire, tra tutti, i grandi scrittori -e a gustarne con intimo diletto le severe bellezze: -l'alta e pura antichità l'attraeva come -la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava, -e a quella serenità semplice e sublime -pareva accordarsi la schietta purezza del suo -pensiero, non abituato a molli fantasticherie, -ma pur avvinto dal fascino de l'arte. La vita -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -tutta operosa, le aveva lasciato ben poco tempo -pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia, -ma il cuore e la ragione predominavano in -lei, perciò ella predilesse quegli studi filosofici -e morali che si propongono uno scopo di -più vicina e pratica utilità. -</p> - -<p> -Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima, -fu chiesta in isposa da molti; ne la -scelta ch'ella fece, diciottenne a pena, rivelò -il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè -quegli ch'ella preferì era un giovine di condizione -umile, ma di grandissimo ingegno, un -futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente -ignoto, un cuore generoso accoppiato -a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che -tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle -allora altro che le dolcezze d'un affetto -sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva -allora trent'anni; a ventuno si era laureato -in medicina, ottenendo ben presto la cattedra -di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma, -dove le sue ammirate <i>Lezioni critiche</i> cominciarono -a dargli fama. Non meno che come -medico fu presto stimato come uomo; quando -nel 1802 il ducato di Parma venne in mano -ai Francesi, il Tommasini fu membro del consiglio -di Sanità Pubblica, poi ispettore de le -carceri, indi uno dei dodici rappresentanti -de la città e segretario nel Consiglio Generale -del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -onorifici del marito, i primi anni che seguirono -le nozze, compiute nel 1798, furon -tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane -robusto e coraggioso, tenente ne la milizia -d'Italia, venne ferito a Mantova, e il dolore -da lei provatone fu tale che ne perì il -primo figliuolo già presso a nascerle; ebbe -ammalata una sorella, più tardi in pericolo la -sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire -sua madre. A tante pene, benchè fortemente -sopportate, era necessario un sollievo che distraesse -lo spirito; aggiungi che, quantunque -il Tommasini l'amasse teneramente, a lei parve -di dover curare ancora e assai la propria istruzione -per divenir degna di lui non pel cuore -soltanto, ma ancora per l'intelletto; e si sentì -come rapita da lo studio, tanto che ne le occupazioni -non lievi che le dava la nuova casa -ricca d'affetto e d'ogni intima soavità, ma -ancora economicamente povera, ella si rimproverava -le ore passate in trastulli vani ne la -sua prima età, e gli studi che non aveva fatti -e i libri che non avea letti, parendole ne la sua -modestia di non poter mai riparare al tempo -che certo non aveva perduto, ma di cui non -era stata abbastanza avara. -</p> - -<p> -Quando ella divenne madre, questo desiderio -d'apprendere si fece, se possibile, ancor -più vivo, al pensiero che le cognizioni -sue avrebbero potuto essere un tesoro pei -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -figliuoli, i quali da le labbra materne ricevendo -quelle prime idee che spesso son guida -di tutta la vita, difficilmente dimenticano poi -le impressioni de l'infanzia. A questo proposito -ella ricordava il detto di quella Spartana, -cui una donna ateniese aveva chiesto per qual -ragione gli Spartani amassero tanto le loro -mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini -alla patria.» L'Antonietta fu una madre vera: -ai figliuoli diede più che il sangue, l'anima -propria, e con quell'esclusivo affetto che, se -si vuol chiamare materno egoismo, è tuttavia -egoismo sublime e sentimento de' più alti che -conosca l'umana natura, tutto da allora in -poi vide con occhi di madre, traverso la -tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per -essi non già un bene meschinamente materiale, -bensì quella felicità, che deriva da la -virtù e che può accompagnarsi perfino a la -sventura, se l'animo è così gagliardamente -temprato da non vivere di sè e per sè, ma da -far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare -nel sacrificio quella dolcezza santamente -e serenamente mesta, che non ha pari. -</p> - -<p> -Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini -l'esempio de l'amor patrio, che si accese -vivissimo in lei; e, studiando e leggendo -senza punto trascurare la figliuoletta Adelaide, -primo de' suoi pensieri, e la casa, che l'amore -del marito le rendeva sacra come un tempio -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -e dolce come un nido, ella ripensava che il -valore de le donne è sicuro indizio di tempi -virtuosi e che con l'educazione femminile -va del pari la felicità de le nazioni; ripensava -a le austere matrone romane, esempio -d'immacolata virtù e spesso illustri ne le -scienze e ne le arti; e se si doleva d'esser -nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in -cui l'educazione femminile era poco o punto -curata. Quando le capitava di poter leggere -qualche opera insigne di una penna femminile, -provava i più vivi affetti di ammirazione -e di riconoscenza; sui libri di Madame de Stäel -meditava lungamente, rallegrandosi, quasi -d'un bene che fosse anche suo, de l'ingegno, -de la filosofia, de la coltura di quell'illustre -donna. Leggeva molto, ma senza -accogliere servilmente le opinioni de gli autori, -fossero pure famosissimi, e quando il suo -giudizio era contrario al loro, chiedeva parere -al marito, ne l'acume del quale avea gran -fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere -non esser altro che la negazione del dolore, -ricordandosi un consiglio del Tommasini, consiglio -divenuto per lei una regola de la vita, -quello cioè di osservare i fatti e non far deduzioni -che da essi, le parve per propria -esperienza di dover giudicare diversamente, -e chiese per lettera l'avviso del marito. Preferiva -la filosofia, come quella che maggiormente -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -si addiceva al suo spirito sereno e calmo, -assetato di verità e guidato sempre da la -ragione; ma non restava indifferente a l'armonia -dei versi e tanto più se un concetto -profondo e un intendimento civile si accoppiavano -a la finezza de l'arte. -</p> - -<p> -La maravigliosa serenità omerica, quella -forza eroica d'un popolo giovane, cantata da -un poeta giovane ne l'anima come un'alba -meravigliosa, rapivano la sua immaginazione, -facevan battere il suo cuore, ne evocavan tutto -quello che di bello e d'alto v'avevan posto -la natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non -era una dotta, una Gaetana Agnesi, una Cassandra -Fedele, era una semplice anima che, -cercando i libri, trovava un refugio ne le più -pure regioni de l'arte. Somigliava l'Iliade <i>al -sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà</i>, -e l'Odissea <i>al raggio della luna che splende -fra le piante di tacito boschetto in una bella -sera d'estate</i>. Tanto caro le era Dante che -spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano -e le facevano ripetere qualche terzina de la -Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato, -che pareva sommergere tutta la campagna -intorno a la villa, ov'ella si trovava -solitaria, le richiamava su le labbra i versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Io sono al terzo cerchio della piova</p> -<p class="i01">Eterna, maledetta, fredda e greve,</p> -<p class="i01">Regola e qualità mai non l'è nuova.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -</p> - -<p> -Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza -ne le cose pubbliche, le ricordava i dannati -danteschi, che <i>non hanno speranza di morte</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E la lor cieca vita è tanto bassa</p> -<p class="i01">Che invidiosi son d'ogni altra sorte.</p> -</div></div> - -<p> -Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva -il Parini, pel <i>Giorno</i>, che giudicava <i>modello di -utile poesia, tipo unico al mondo d'una satira -illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile -l'orgogliosa prepotenza</i>. Ed invero a quell'anima -fiera ed onesta rispondeva bene l'anima -di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo, -sdegnava l'ozio e la mollezza, come lui sentiva -profondo lo sdegno per l'effeminatezza, -l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria -una stirpe di forti, capaci di rivendicarne -la libertà e la gloria. Anche l'<i>Invito a Lesbia</i> -del Mascheroni e l'<i>Arminio</i> del Pindemonte, -le parevano gran belle cose; il primo pel profondo -contenuto ne l'artistica forma, il secondo -per la potenza patetica e tragica. La sua mente -aperta si piaceva in ogni genere di studi, e -quelli astronomici, cui l'aveva iniziata il Tommasini, -dandole un libro del Cagnoli, le facean -dire che nel sollevarci a la contemplazione -de gli astri noi ci sentiamo maggiori di noi -medesimi, perchè il nostro intelletto non vi -gode soltanto una dolce libertà, ma vi esercita -una specie d'impero, quello de l'uomo, -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -che incatenato a la dimora angusta de la terra, -di fronte a l'infinito mistero del creato, si -svincola da tutti i legami de la materia, lanciandosi -ardito col pensiero traverso i mondi -che rifulgono sul suo capo ne l'immensità -de la notte, e schiavo de la sua zolla, è capace -pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre -pensosa non di sè soltanto, ma di tutti, -ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva -fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero -per le altre scienze, aprendo i tesori de la natura -e del sapere umano anche a coloro che -non si danno di proposito a gli studi, anche -a le donne, che potrebbero giovarsene ne -l'educare i figliuoli: questo de l'educazione -era sempre il suo grande pensiero e come i -fiumi al mare, così tutte le sue considerazioni -finivano ad esso. -</p> - -<p> -Il sommo interesse suo era per la scienza -che ha l'uomo per oggetto. Ve l'attraeva il suo -amore di madre non meno che il suo amore -di patria, e a questa scienza diede il meglio de -l'ingegno, a questa s'inspirarono interamente -od in parte tutti i suoi lavori, in questa ella -portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima -sua e l'intuizione che solo l'affetto dà a -l'intelligenza femminile. A le amiche di Bologna -(fra le quali vi era la chiara scrittrice -Caterina Franceschi) dov'ella dimorò parecchio, -quando il marito vi era professore ne -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto -di <i>Pensieri di argomento morale e letterario</i><a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> -che Michele Colombo giudicava un -lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole -per la nitidezza, l'eleganza, la vivezza -e la grazia, un lavoro pel quale a la colta e -valente donna l'Italia tutta doveva saper grado. -Nel periodico <i>La donna e la famiglia</i> il -Bernardi pubblicava un articolo critico<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> in -cui dice d'aver sott'occhio un esemplare -de l'aureo libretto, portante questa dedica di -mano de l'Antonietta: <i>A' miei cari figli nel -giorno del mio nome</i>, esemplare appartenuto -a la Maestri e che gli suggerisce alcune buone -considerazioni, chiuse con l'augurio di una -ristampa dei <i>Pensieri</i>, cui venisse aggiunto -ciò che su gli stessi argomenti scrissero la -figlia e la nipote de l'autrice. -</p> - -<p> -A le amiche di Bologna l'Antonietta volle -offrire il suo libro, quella città essendole cara -perchè aveva onorato il Tommasini, perchè -vi aveva avuto essa medesima molte prove -di benevolenza e perchè vi aveva conosciuto -molti uomini insigni, ammirati i capolavori -de la scuola bolognese e goduto i piaceri più -cari ad uno spirito, che ama d'istruirsi. In quei -pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli un -ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -darsi alcun'aria d'importanza, con semplicità -materna, come «in tempi avversi ai buoni -studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano -nutrire sentimenti degni dell'umana ragione -e serbare amore a quella Terra, la quale -non ha pure un angolo, che non sia sacro e -non ricordi il nome di qualche eroe.» Ancora -volle insegnar loro come sempre un po' di dolcezza, -pari a la scintilla dentro la selce, si trovi -in tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne -l'intimo e vivere non soltanto de la -vita materiale, ma ancora di quella del pensiero -e del sentimento, possa goder piaceri che -il volgo ignora. Questi <i>Pensieri</i> sono d'argomento -svariatissimo ed hanno una profondità -più reale che apparente, poichè per la forma -schiettissima si direbbero (e taluni sono in -realtà) brani di lettere o di conversazione, -cara semplicità che guadagnava a la signora -gentile tutte le simpatie, la faceva apparir -donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo, -e <i>restar amabile</i>, come scrisse il Giordani, -anche <i>allorchè parve degna d'invidia</i>. Al solito, -in questo libro predominano gli argomenti -educativi e le considerazioni pedagogiche, -parecchie de le quali le furon suggerite -da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno -a l'educazione. Confuta alcuni pensieri del -grande filosofo o ne dà quell'interpretazione -che a lei pare più logica: soprattutto le piace -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -in lui il concetto non dover il fanciullo essere -allevato per la corrotta società presente, ma -per quella società migliore, che potrà esser -frutto di una buona educazione nazionale, la -quale dipende sovrattutto da l'iniziativa privata. -Era dolcissimo a la donna gentile il pensare -che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene -de la patria e de l'umanità e che in tal modo -anche una umile donna può cooperare al bene -universale e divenir il primo anello d'una catena -di benevolenza, di virtù, di carità, stringente -fra loro gli uomini. La Tommasini si -duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli -coi popolari divertimenti emiliani de la mezza -quaresima, spettacoli che le riescono sommamente -incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza, -in quelli derisa, deve avere a gli occhi -dei giovani qualche cosa di sacro; ricorda la -venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi -e vede con dolce compiacenza il figliuolo suo -ancor bambino salutar ogni vecchio che gli -avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido, -condanna, con gli antichi, l'indifferenza, ricordando -a questo proposito le severe leggi -di Solone e approvando che fosse infame, bandito -e spogliato de' beni colui, che non volesse -interessarsi a le cose pubbliche. Con isdegno -ugualmente vivo condanna la calunnia -che, come non rispetta i più onesti, neppur -lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -col pensiero nel mondo antico, a vivervi in -ispirito con un diletto che non le davano i -tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come -ne l'antica Sparta, quegli che era calunniato -in assenza, trovava un difensore in ogni persona -presente; si duole de la facilità con cui -la calunnia vien creduta da taluni, perchè nei -difetti altrui trovano una scusa ai propri, da -altri pel compiacimento di sentirsi migliori -dei calunniati. -</p> - -<p> -La figura de la Tommasini non è bella -soltanto quando la vediamo fra i libri che -le son cari, ma è bellissima ancora quando -ci appare nei teneri colloqui con la figliuola -ch'era la più cara amica del suo cuore e cui -diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere, -come l'aria che respiro.» Bella, quando accompagna -con gli occhi fin che può la sua -Adelaide, ne la verde campagna, o quando, -seduta senza quasi rifiatare, guarda le rondinelle -che fanno il nido a le finestre del suo -salotto di campagna, quelle rondinelle ch'ella, -accuratissima de la pulizia e de l'ordine, non -avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare. -Con quanta dolcezza ella seguiva tutti i movimenti -dei bruni uccelletti e pensava al nido -suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide -sarebbe stata madre a sua volta! Bella -quando, appena levata dal letto, aperta la finestra, -rimane con un ingenuo diletto a riguardar -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -la neve, che ha coperto tutto d'intorno, -e osserva le piante, che si sono inclinate al -suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo -caro salice ancor più malinconico del solito; -in quella tristezza ella trova qualche cosa che -le dà una sensazione piacevole, e giudica sia -il pensiero del riposo, che prepara in secreto -una nuova, florida vegetazione. Ci piace seguirla -ne le sue passeggiate solitarie in riva al -torrente, mentre carezza con le candide mani -le fronde dei cespugli, che si avanzano sul -suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente, -e ascolta il mormorio de l'acqua fra i sassi, -il canto de l'usignuolo nascosto fra il verde, -e poi siede a l'ombra di quelle piante ed -apre la <i>Divina Commedia</i>, piangendo su le divine -pagine del Canto d'Ugolino; o quando -visita la cava del gesso nei colli bolognesi e -sente svanire in sè tutta la gaiezza de la bella -gita e si fa pallida e triste dinanzi ai miseri -operai <i>giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo</i> -e ai loro figli da l'aspetto malaticcio che ne -l'infanzia portan già i segni de la vecchiaia; -ella non regge a la pietà che ne prova e dà -loro tutto il danaro che ha con sè; ma non -si sente confortata per questo, anzi prova, ella -sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento -di non esser ricca, al pensiero di -tutto il bene che potrebbe fare. -</p> - -<p> -Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -riconosciuto, ed il suo sapere diedero -a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il -governo de le Legazioni pontificie chiamava -il professore a sostituire il defunto illustre Antonio -Testa ne la cattedra di clinica medica e -di terapia speciale a l'Università di Bologna; -ed il Tommasini nel suo nuovo ufficio s'ebbe -ben presto chiara fama non solo in Italia, ma -in tutta Europa; da ogni parte de la penisola -i giovani accorrevano ad ascoltare le sue lezioni, -profonde per dottrina e belle per forma. -</p> - -<p> -L'Antonietta, tolta da le prime strettezze, -prese con vivo diletto la direzione dei lavori -per ornare di un giardino la sua villa. Ella -non amava le troppo culte aiuole dove i fiori -disposti a disegno non hanno più nulla de la -loro naturale bellezza e paiono, stretti in folla, -cercar avidamente coi calici aperti e i petali -cadenti un po' d'aria, un libero raggio di sole; -neppure amava le grotte artificiali, le artificiali -rovine, i tempietti, le false alture, le forzate -prospettive; preferiva la semplicità lontana da -ogni studio e da ogni ricercata simmetria, un -bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan capolino -i bocciuoli fragranti e si aprono, con -un riso di gaiezza, le ricche corolle de le -rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti, -variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque -il verde, l'acqua, le gradite alternative -d'ombra e di sole. Preparando tale il suo -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -giardino, godeva, già in previsione, de le dolci -ore che vi avrebbe passate ne l'oblio di ogni -amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero, -conversando con lo spirito insieme ai cari defunti, -di cui il ricordo le era sempre ne l'anima, -non come un terrore e un tormento, ma quale -conforto soave: sentendoli così vivi in sè e -nel suo cuore da illudersi di non averli interamente -perduti. Uno dei suoi più vivi affetti -fu quello per la natura, ch'ella prediligeva -non soltanto ne le sue selve verdeggianti, nei -vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa -parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti, -le svelte lucertole striscianti fra l'erba, -l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei lontani -profili dei monti, ne gli armenti dispersi a -la pastura, ne le delizie de le odorose solitudini; -ma ancora ne la semplicità d'animo dei -contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano -la buona padrona e più che mai un -dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia, -tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta -intimamente de la santità di quel vincolo che -dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella -era commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori -affollarsi intorno a lei, ancor pallida -e debole, giunger le mani ringraziando il cielo -di averle ridata la salute, e narrarle con sincera -enfasi il gran timore che avevan avuto di -perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -con loro dei lavori campestri, lodare quel che -le pareva ben fatto, e giungeva a desiderare -col Beccaria una onorificenza speciale pel contadino -benemerito de' suoi campi. -</p> - -<p> -Le scene orride la dilettavano quanto le -amene. Dal ponte de la Sesta sul torrente Parma -contemplava il pittoresco orrore del paesaggio -montuoso e si sentiva scossa dinanzi a -la sublimità di quello spettacolo unico, che descriveva -poi così al marito: «Fui costretta a fermarmi -per contemplare tutto l'orrido di quel -luogo: monti dirupati, selve di antiche piante, -che non lasciano passaggio a la luce; massi di -una immensa grossezza, che stanno per rovinare -giù nel torrente, il quale rumoreggia -da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di -spuma, e quasi irritato co' monti, che lo stringono -e contrastano al suo rapido corso. Sai tu, -mio consorte, che mi ha consolata il vedere -questo torrente, che dà o riceve nome da la -nostra città! Pensando che le sue acque bagnano -le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva -di vedere in esse una via di comunicazione -fra le nostre anime.» -</p> - -<p> -Un temporale veduto da l'alto di un monte -ne la sottoposta vallata, mentre in alto ride il -sole, le fa provare un sentimento per cui le -par d'essere più che mortale, ma ne la gioia -di questo diletto le sopravvien tosto il pensiero -dei danni che avranno a patire i contadini de la -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione. -In tutto, com'ella ben diceva, il -suo spirito sapeva trovare un riposto piacere: -un salice diveniva <i>una cosa viva</i> per lei, chè -al suo rezzo rileggeva gl'Idilli di Gessner, e -ripeteva il voto che il cielo le serbasse sempre -ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e -la tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le -sue più care dolcezze: ne la natura ella trovava -una pace pensosa, feconda d'alti pensieri -e d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati, -l'oblio dei dolori propri e un senso di -carità soddisfatta che le rendeva sopportabile -ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in -lei la religione dei sepolcri: una bigia pietra -in mezzo ad un bosco di faggi bastava a commuoverla, -anzi la commuoveva più d'ogni -superbo monumento; questo, diceva, eccita la -meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo -l'arte ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo -l'animo è compreso da una dolce malinconia. -</p> - -<p> -A la patria la stringeva un affetto più vivo -che non soglia essere ne le donne, e perchè la -sua mente era più aperta ed il cuore più tenero -(ma tenero solo secondo le leggi de la -ragione) che non sieno nel comune de le signore, -e perchè ella amava troppo il marito -per non accoglierne tutti gli affetti. I loro più -cari amici erano tutti liberali e ne le conversazioni -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -di casa Tommasini, se non si congiurava, -si augurava, certo spesso, la libertà de -l'Italia. -</p> - -<p> -L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate -da gli stranieri contro gl'Italiani; e a -quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva -vantando con nobile orgoglio le nostre industrie, -i progressi de la medicina, quelli de le -scienze economiche e morali, con Melchiorre -Gioia e i nomi, che son di per sè stessi una -gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta, -di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore -si stabilì nuovamente a Parma, dove fu -eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio -d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione -ebbe ad argomento l'<i>Amor di patria</i>. -A Parma Antonietta vide la sua casa onorata -dai più insigni uomini che quella città contasse -allora: Pietro Giordani, che portò ai Tommasini -un affetto pari a la stima, il famosissimo -incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi, -il professor Michele Leoni, l'avvocato Ferdinando -Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini. -Con questo matrimonio, da cui nacquero -due bimbi, Clelia ed Emilio, la buona Antonietta -vide adempiuto il suo voto che la figlia -trovasse un compagno a lei somigliante ne -l'animo; fidando ne la virtù di quella sua cara, -ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli -non piegheranno a la viltà di questi tempi,» -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -e ricordava forse allora i generosi versi che -un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi, -rivolgeva a la sorella fidanzata: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O miseri o codardi</p> -<p class="i01">Figliuoli avrai<span class="dotted">. . . . .</span></p> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . .</span> Di fortuna amici</p> -<p class="i01">Non crescano i tuoi figli, e non di vile</p> -<p class="i01">Timor gioco o di speme: onde felici</p> -<p class="i01">Sarete detti nell'età futura.</p> -</div></div> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due -in ispecial modo provano un bel cuore: <i>Intorno -alla educazione domestica — Considerazioni</i><a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>; e -<i>I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. -</p> - -<p> -Il suo libretto <i>Intorno a l'educazione domestica</i> -ebbe per proposito principale di far conoscere -l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni -Locke. La Tommasini, che per la viva -tenerezza inspiratale da' suoi figliuoli e pel desiderio -de la pubblica utilità, dava il meglio -del suo ingegno a gli studi pedagogici, i più -insignificanti ed aridi fra tutti se vi si dà uno -spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati -e i più degni, se coltivati da una mente aperta -e da un cuore che aspiri al vero bene, trovò ammirabile -quell'opera, contenente gran copia di -buoni principii, facilmente applicabili, e volle -farne l'estratto, che le riuscì bello di chiarezza, -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -d'eleganza di stile, in ogni sua parte; di calore -d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. -E di proprio vi mise moltissimo, ricavando -precetti e considerazioni da la propria esperienza, -commentando e talora anche combattendo -con buone ragioni le idee del Locke in -quel che avevano o di non buono o di non -adatto ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini -scriveva. L'operetta è da lei dedicata -ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa -loro, perchè essi furono il soggetto di quelle -meditazioni e di quelle cure, che maturarono -le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare -la storia de la propria educazione e quasi -una prova de l'immenso affetto che aveva vigilato -su di essi fin da la loro prima infanzia -e, come una seconda Provvidenza, aveva inteso -al loro meglio anche nei minimi particolari -de la vita. -</p> - -<p> -Quest'opuscolo de la Tommasini piacque -assai; il Leopardi, severissimo giudice, lo lodava -vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice -che, quantunque sentisse ripugnanza insuperabile -a profferire così biasimo come lode, -qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto -la scelta de l'argomento, poichè, se molto si -era già scritto de l'educazione, questa rimaneva -<i>stolta e barbara, piena di vizi, lontana da -ogni vero</i>. «Giacchè della educazione pubblica -(almeno per gran tempo) è disperato ogni -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -bene, resta che ciascuno studi quanto gli è -possibile a migliorare la privata senza la quale -potrebbe poco riuscire a profitto la pubblica, -benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre -buone intenzioni, e il desiderio di chiunque -è ragionevole, abbiano qualche effetto..... -Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra -cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; -ed è una sanità di idee e nettezza di stile per -la quale intendo quello che volete dire. Il che -non poco importa quando si vogliano dire cose -vere ed utili..... Desidero e amo sperare -che alcun buon effetto non manchi di nascere -dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode -e il più caro premio d'ogni buon libro.»<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> -</p> - -<p> -La Tommasini ne la sua operetta rivela la -vigoria e la rettitudine de la sua ragione non -meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza -e si guadagna meritamente un posto fra le -grandi educatrici italiane. -</p> - -<p> -Studiare i bimbi con provvida sollecitudine -e con quell'affetto che lungi da l'accecare, -rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a -correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la -vita le piccole anime, e le menti infantili a la -verità; capaci di essere insieme genitori teneri -ed educatori severi, di non perdere l'autorità, -conservando in tutta la sua pura e feconda -grandezza l'intimità familiare, consci -del dovere di veder sempre nei nostri ragazzi -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -dei figli ed insieme de gli uomini, che debbono -essere, per quanto è possibile, fatti partecipi -di tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita -de la casa e di quella de la patria, fermi nel -proposito di dar loro il meglio soltanto de -l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè -in essi si rispecchi la vita nostra, ma scevra -quant'è possibile de gli errori e de le sventure -che l'hanno turbata; persuasi di dover -vedere in loro non, come gli antichi, una -proprietà, ma de gli esseri che non sono <i>noi</i>, -se non per l'amore che fonde ne la loro la -nostra felicità, bensì sono <i>altri</i>, ciascuno una -esistenza, una vita, un'anima, un atomo de -l'umanità; questi che dovrebbero essere i criteri -di tutti gli educatori, erano in sostanza -quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua -di madre è il più bel commento del suo sistema -educativo. La figlia fu <i>la sua più cara -amica</i>, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; -in un tempo in cui ancora nei rapporti -fra genitori e figli l'autorità prevaleva, e allontanava -questi da quelli, ella si strinse vicini -i suoi due cari ragazzi e volle serbarli -obbedienti e rispettosi, non con un'autorità -imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, -in ogni momento, in ogni occasione degna del -loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa -innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in -ogni scienza e come in molte cose s'istruì -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che -potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, -vedendo come nei volumi destinati -a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza, -ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e -desiderava che uomini veramente grandi scrivessero -pei bambini e pel popolo, persuasa -che essi saprebbero bene dar la sostanza, non -l'apparenza, il succo vitale, non le briciole -pressochè inutili del sapere. Invero nulla di -più falso de l'idea che tutto basti quale lettura -ai giovani, a le donne, al popolo, i quali -per essere educati avrebbero bisogno di cose, -non di parole, o di quelle insieme a queste, -e che queste fossero le grandi, nobili parole -di cui germinano i grandi affetti e le generose -azioni. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -I <i>Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi</i> -furono stampati prima a Milano ne la -<i>Strenna femminile italiana per l'anno 1838</i>, -poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani -a Parma ne l'anno stesso. Il Serventi, uomo -di talento e di rara filantropia, divenuto ricco -e assai noto per la sua operosità, stimato ed -amato per i molti benefizi fatti a gli amici ed -ai concittadini, era morto in condizioni non -liete, benchè, anche ne le sventure che a questo -lo ridussero, sventure e non colpe, avesse -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -serbata intatta l'onestà del suo nome e lasciato -tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto -e generoso Serventi era quasi dimenticato, anche -da quelli cui aveva fatto maggior bene, -ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini, -che gli era stata amica vera e che, venerandone -la memoria, si sentiva stretta a lui dal ricordo -di un beneficio ch'ella si compiaceva di palesar -apertamente. Quando il Tommasini, giovane -ancora e quasi ignoto, scrisse la sua prima -opera da cui attendeva il principio de la propria -fama, egli era troppo povero per pubblicarla -e troppo altero per chiedere aiuto a questo -scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa, -spontaneamente e con somma delicatezza si -offrì di stampar l'opera a proprie spese. «Nè -questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo -mai senza sincerissima commozione di cuore,» -scriveva l'Antonietta Tommasini, che assai -benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la -riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole -di quella del beneficio. Ella volle generosamente -ricordare le virtù del Serventi, virtù, -quantunque preziose, presso ad esser volte in -dimenticanza. In questo lavoro de la Tommasini, -Michele Leoni ammira «il nobil coraggio -ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni -altro, si levò sola a svergognar la fortuna, de la -miseria ne la quale si piacque abbassare quel -generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -recato sì alto nel credito e nell'ammirazione -di tutti.» (Vedi <i>Prose di Michele Leoni</i>, -Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore -ella tesse la vita, ponendo bellamente in -luce le cose più degne di lode, e il bene che -da lui venne a la città sua; con rara delicatezza -rileva fatti e abitudini, che potrebbero parer -insignificanti a uno spirito volgare, ma che -formano quasi le sfumature del bel ritratto e -dànno luce a quegli ignorati misteri de l'anima -in cui consiste gran parte de la personalità. -Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere -soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite -e buono di filantropo, di padre e di cittadino, -ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note -delicate, come chi con una lucerna in mano -c'illumina un ritratto posto ne l'ombra, resta -a sua volta rischiarato da un raggio di quella -lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria -o ne la soavità de le sue tinte, ne la espressione -profonda o ne la semplice e rigida riproduzione -de le linee d'un viso ci dà qualche -cosa di sè. Tali tratti sono ad esempio il -notare la semplicità de la vita di quell'uomo -altamente buono, il suo amore per le frutta -dei campi, per le case antiche, per tutto quello -che riavvicina l'uomo a la natura, la commozione -con cui ne le belle notti di estate fissava -il tranquillo chiarore de la luna, e la cura con -la quale ne la sua villa aveva fatto costrurre -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -sì acconcie porte, finestre e terrazze che il -sole vi potesse penetrare a qualunque ora del -dì. Sappiamo dal Leoni che de la Tommasini -rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere -del Franklin, buon numero di lettere originali -manoscritte, i particolari di <i>Un viaggio -a Roma</i>, e le prime pagine di un romanzo -storico, cui, se faceva difetto la schietta semplicità, -non mancavano virtuosi ed utili intendimenti. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini -e insieme a lei il professore, -già famoso come clinico e come oratore -e conosciuto pei sentimenti patriottici, la figlia -ed il genero. Ne l'epistolario leopardiano troviamo -per la prima volta il nome dei Tommasini -ne la lettera 16 gennaio 1826 al conte -Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa quello -che ti piace, ma tu sai da una parte che io -spero poco nei medici; dall'altra che io non -posso pagare le visite di un Tommasini.» Può -darsi che il professore, sempre disinteressato, -consentisse a dar, senza idea di lucro, i suoi -consigli al Leopardi e che di qui avesse origine -la loro conoscenza. -</p> - -<p> -Non sappiamo a qual grado d'intimità questa -giunse, certo intimità grande, se le Tommasini -quasi convissero col poeta, come egli -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -scrisse. Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta -dichiarava vere purtroppo le considerazioni -generali sopra la triste condizione de -gli uomini, ch'ella aveva fatto in una sua -lettera, si doleva d'aver perduto un piacere, -perdendo il <i>poter esser con lei</i> e si consolava -al pensiero che di lui ella conservasse non -discara memoria e con la fiducia di posseder -l'amicizia del suo celebre consorte. -</p> - -<p> -La Tommasini, che sospirava di posseder -una patria, doveva aver assai ammirato le -prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente -inspirate dal patrio entusiasmo e così calde -d'alte aspirazioni al risorgimento d'Italia; -ella certo aveva sentito parlare a Bologna de -l'ardore di cui quei versi infiammavano tutti -i liberali, e letto fors'anche la poesia che monsignor -Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava -al Recanatese nel <i>Caffè di Petronio</i> -(nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per -le sue prime Canzoni e soprattutto per quella -<i>All'Italia</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">O tu, che la tua patria in suono ardito</p> -<p class="i01">Togliesti all'ozio indegno,</p> -<p class="i01">Di un'anima non vile odi l'invito,</p> -<p class="i01">Di Te, di Ausonia degno</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno,</p> -<p class="i01">Che dell'Italia i prodi</p> -<p class="i01">Torneranno all'Italia il serto eterno,</p> -<p class="i01">E non compre le lodi.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -</p> - -<p> -L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide -nel <i>Raccoglitore</i> il discorso leopardiano «In -proposito d'un'orazione greca di Giorgio Gemisto -Pletone»; ella, sentendo vivamente -l'ammirazione per tutti i sacrifici e per tutte -le virtù, che derivano da la carità del luogo -natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza -e la moderna virtù greca, scriveva al -Leopardi calde parole, cui egli, pur già lontano -da gli entusiasmi de la sua giovanezza, -rispondeva ch'egli pure riguardava i poveri -Greci come fratelli e che se più avesse potuto -dire in quell'articolo, più avrebbe detto -in loro favore, ma che considerata l'impossibilità -di parlar liberamente, gli pareva di -averne detto abbastanza. Infatti egli ne aveva -parlato con sincero calore, giudicando ammirabile -la nazione greca «.... che per ispazio -d'intorno a ventiquattro secoli, senza alcuno -intervallo, fu nella civiltà e nelle lettere, il più -del tempo, sovrana e senza pari al mondo, -non mai superata: conquistando, propagò -l'una e le altre nell'Asia e nell'Africa; conquistata, -le comunicò agli altri popoli dell'Europa.» -Con pari ammirazione ricorda -come per tredici secoli la Grecia mantenne -la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli -altri undici le conservò, e fu spettacolo nuovo -nel tempo de le crociate a le genti civili, a le -rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo, -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -vicina a cadere sotto un giogo barbaro e a -perdere il nome e per dir così la vita, gittò -a modo d'una fiamma che si spegne, maggior -luce, e, caduta, fu coi suoi profughi un'altra -volta maestra a l'Europa. -</p> - -<p> -Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini, -quanto la schietta lode di lei piacque al Leopardi, -il quale non sapeva meglio ringraziarnela -che augurandole nel nipotino un futuro -emulo di Emilio romano, se non ne le imprese -militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù -e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza -continuava non assai frequente, -ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava -a la famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la -sua salute e del benessere che provava in -quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli -bellissimi di natura ed arte, e romantica, -pel misto di città grande e di città piccola, -di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta -si scusava di non scrivere più spesso, asserendole -che in lui la memoria di lei non era -meno viva, anzi non languiva mai, e come, -bench'egli non potesse fissar la mente in un -pensiero serio per un solo minuto senza sentirsi -male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco -e dei nervi. Egli sentiva ancora in sè -abbastanza calore per commuoversi ai nobili -sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere -e ne' suoi scritti: «Se tutte le donne pensassero -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -e sentissero come voi — le diceva — e -procedessero conforme al loro pensare e al -loro sentire, la sorte dell'Italia già fin d'ora -sarebbe diversa assai da quella che è. Non è da -sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi -che molte sieno indotte dal vostro esempio -a rassomigliarvi.»<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> A nessuna donna -il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione, -chè, se per altre egli si mostrò più -ardente, fu però d'un sentimento diverso e -meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi -amasse d'amore la Tommasini, ma non -soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare -negarlo: l'età di lei, che aveva diciott'anni -più del poeta e quarantacinque quando lo conobbe, -la sua serietà, e lo stesso affetto che -il Leopardi le dimostra, affetto rispettosissimo -d'amico devoto e riconoscente. «Il mondo a -quelle cose che altrimenti gli converrebbe -ammirare, ride,» scriveva il Recanatese; e -questa nobile amicizia non da tutti saputa intendere, -più che mai ci fa parer vero il giudizio, -che ne la vita comune sia più necessario -dissimulare la nobiltà de le opere che la -viltà, perchè questa essendo comune è facilmente -perdonata; quella, insolita, è presa per -indizio di presunzione e desiderio di lode, lode -che pochi amano dare sinceramente. -</p> - -<p> -Questa volta il Leopardi seppe mantenere -l'amicizia guadagnatasi, anzi stringerne i vincoli -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -sempre più saldamente, affezionandosi a -tutta la famiglia Tommasini, cui confidava le -proprie materiali sofferenze e le pene morali, -fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo, -la disperazione che talvolta lo faceva -quasi uscir di sè stesso. E quando a -l'Adelaide egli confidava la gran voglia di -terminare una volta i suoi mali e di rendersi -immobile per sempre, egli che ormai non resisteva -più senza gravissimi incomodi neanche -ad un breve viaggio, benchè assicurasse -poi che avrebbe avuto pazienza sino a la fine -di quella sua <i>maledetta vita</i>,<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> l'Antonietta gli -scriveva <i>un'amorosissima lettera</i>, la quale lo -fece pentire del dispiacere datole e giurarle -che l'amore infinito per gli amici e i parenti -l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il -destino l'avesse voluto. Poche pagine egli -scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera -a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva -ne gli anni maturi, quando il suo cuore era ben -altrimenti freddo che ne la gioventù, quando -in lui un <i>io nuovo</i> s'era sostituito a l'<i>io antico</i>, -e così diverso da fargli formare fra i suoi <i>castelli -in aria</i>, il progetto dei <i>Colloqui di quello -ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo -anteriore all'esperienza della vita e dell'uomo -sperimentato</i> (vedi la lettera a Pietro Colletta, -Recanati, .... marzo 1829). -</p> - -<p> -«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -a l'Antonietta, — quanto mi commuova -l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole. -Io non ho bisogno di stima, nè di gloria, -nè d'altre cose simili; ma ho bisogno -d'amore: potete immaginare quanto conto -ne faccia, e in quanto gran pregio io lo tenga, -trovandolo così vivo e sincero in voi, e nella -vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore, -quando anche non ne fossi amato, perchè così -meriterebbero le vostre virtù da per sè sole.... -Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia -possibile e che del resto, siccome si possono -amare ad un tempo due patrie come proprie, -così io amo come proprie due famiglie in un -tempo: la mia e la famiglia Tommasini; la -quale da ora innanzi, se così vi piace, chiamerò -parimente mia.<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>» Tanta premura dimostrava -pel Leopardi l'Antonietta, benchè angosciata -ne l'anima da una grave malattia -de la figliuola, come se ad implorare dal cielo -la guarigione di quella sua cara, ella sentisse -il bisogno di spandere caritatevolmente la sua -materna tenerezza anche sul grande infelice, -che così pochi affetti aveva in terra, ella pietosa -di tutte le materiali e morali miserie, ella, -che stendeva la sua mano benefica a soccorrere -gran numero di poveri e consolava con -le parole amorevoli tanti afflitti. Poco a presso -il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze, -dov'ella si era recata con l'Adelaide per passare -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -alcuni giorni con lui, che non aveva potuto -recarsi a Bologna a rivederle. In quei -giorni esse insistettero perchè Giacomo con -loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo avrebbero -indotto finalmente, se non l'avesse vinto il -suo timore di viaggiare ne la stagione calda. -Egli era in un periodo di tristezza che gli faceva -veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime -e superbe gli parevano le donne fiorentine, -tale da stomacare giudicava il disprezzo -generalmente professato di ogni bello e di ogni -letteratura; non frequentava altri che il Vieusseux -e la sua compagnia; e quando questa, e -non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava -come in un deserto. La visita de la Tommasini -gli diede un morale dolcissimo conforto, -tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti -che avesse avuto in Firenze, e asseriva che non -ne avrebbe mai perduto la memoria. -</p> - -<p> -L'Antonietta era sempre turbata e travagliata -dal pensiero de le pene di quel grande -e sempre desiderava di averlo vicino per poter -più efficacemente e con delicatezza venirgli in -aiuto, ed anche perchè il professor Tommasini -assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito -con le sue cure a liberarlo. -</p> - -<p> -De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi, -che soleva rinchiudere in sè stesso tutte -le sue pene, non parlò quasi a nessuno, ma -ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -si sarebbe vergognato di vivere, se in quella -sventura altro che una perfetta ed estrema impossibilità, -gli avesse impedito di andare a mescere -le sue lagrime con quelle de' suoi cari; -questa, diceva, era la sola consolazione che -restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei -Tommasini risvegliasse in lui quello per la -propria famiglia e gli facesse risentir più forte -la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta -in lui; ma, tornato in Recanati, quel conforto -che si era ripromesso si mutò ben presto in -amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli -dire a l'Adelaide che da quel luogo sarebbe -<i>partito, scappato, fuggito</i> subito che avesse potuto, -e assicurarla che la sua intenzione non -era di star lì dove non vedeva altri che i suoi di -casa, e dove sarebbe morto di rabbia, di noia -e di malinconia, se di questi mali si morisse. -Chiedeva allora a que' buoni amici se a Parma -si fosse potuto trovar per lui un impiego letterario -onorevole e non di troppa fatica, tale -da potersi accordare col suo stato di salute, e -il professor Tommasini stesso gli rispondeva, -interessandosi a la cosa con sì gran cordialità -da meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento -su l'amicizia di lui fin dal tempo in -cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava allora -la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava -Bologna e quell'università per trasferirsi -a Parma, dov'era stato nominato protomedico; -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -generosamente egli offriva al poeta -d'andar a vivere con lui, e lo faceva con modi -così affettuosi e delicati che quegli dichiarava -di accettar l'offerta con la maggior gratitudine -del mondo, a condizione però che l'impiego -si fosse prima potuto trovare; gli confidava che -la famiglia non era in grado di mantenerlo -fuori di casa e che a lui l'esistenza in Recanati -riusciva intollerabile; veramente gli sarebbe -stato debitore de la vita, quando per mezzo -suo avesse potuto uscir da quella prigione. Malgrado -tutte le premure possibili, i Tommasini -non riescivano a trovargli che una cattedra di -storia naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita -(quattro luigi al mese), cattedra che tuttavia -il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era -il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma -gl'indugi intervenuti fecero svanire il progetto, -tanto più che intanto il Colletta veniva generosamente -in soccorso del Leopardi. L'Antonietta -era ammalata e d'ogni suo male quanto la famiglia -soffrisse con lei si rileva dal suo breve -scritto, <i>La malattia</i>, in cui descrive uno svenimento -improvviso sopravvenutole dopo un -lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in -questo stato, quando la povera mia figlia entra -per domandarmi se alcuna cosa mi bisogna, -e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva il -suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io -non rispondo: mi piglia per mano, e mi trova -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida, -e ripete, correndo qua e là disperatamente: -Oh la mia mamma! oh la mia mamma!..... -Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo -sopra le mie ginocchia. I baci e le lagrime di -questi due infelici mi facevano sentire ch'io -non era morta del tutto.<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>» -</p> - -<p> -A Recanati il Leopardi parlava co' suoi, -e certo particolarmente con Paolina, di quei -buoni amici; anzi, come già aveva posto in -corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti, -così la volle far entrare in relazione -con l'Antonietta, che le mandò un esemplare -de' suoi <i>Pensieri d'argomento morale e letterario</i> -e che parecchie volte le scrisse assai gentilmente, -nè volle esser più trattata da la Leopardi -col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto, -se, o la posta o la rigida sorveglianza de la -contessa Adelaide, non avesse fatto smarrire -parecchie lettere che restarono quindi senza -risposta. -</p> - -<p> -La contessina Leopardi ebbe una desiderata -lettera del Giordani per mezzo de l'Antonietta -Tommasini, che ammirava le modeste virtù -de la giovane, benchè non la conoscesse di -persona; e sentiva il suo amore accrescersi -per quello di cui si vedeva oggetto e che le -era in caro modo dimostrato. «Conservatevi -a me sempre amica come fate; chè ne siete -ricambiata con usura.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -</p> - -<p> -Quando nel borgo natio dove, come in -tutti i piccoli luoghi, regnavano ambizioni piccine -e avarizia e poca benevolenza, Giacomo -Leopardi vedeva tenute per favola, come i -grandi vizi, le sincere e solide virtù; e creduta -appartenente ai poemi ed a le storie, non -a la vita, la vera amicizia; egli, così pessimista -in tutto, con profonda convinzione rilevava -l'erroneità di questo giudizio ed affermava -che, se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e -cordiali, si trovano veramente nel mondo e -non sono rari.»<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> -</p> - -<p> -A le tristi lettere del Leopardi, che non -vedeva modo di uscir di Recanati, poichè il -padre non acconsentiva di mantenerlo fuori -di casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano -con generose e delicate offerte, ed egli -ne li ringraziava col cuore <i>e quasi con lacrime</i>, -promettendo che in caso di necessità avrebbe -accettato e dichiarando di amarli quanto più -poteva amare e d'esser loro grato quanto mai -sapeva essere. Tutti poi gli cercavano associati -per l'edizione del Piatti, chiedevano notizie -di lui al Giordani, nè lo dimenticavano, -venuto anche per loro il tempo de la sventura. -I rivolgimenti politici, che richiamarono -nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose, -furon causa di grandi dispiaceri al professor -Tommasini, che non aveva mai nascosto i suoi -sentimenti liberali e il suo caldo amore a la -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -patria; anzi, corse voce a quel tempo che egli -in conseguenza di tali dispiaceri fosse morto; -fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire -perfettamente. L'Adelaide dava a Giacomo -notizie de la carcerazione del Giordani -in Parma; il professor Tommasini lo rivedeva -a Roma e l'avvocato Maestri a Napoli. Benchè -i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli -facessero trascurare la corrispondenza anche -con quegli amici carissimi, egli non smise mai -interamente di scriver loro, e, un mese soltanto -innanzi la sua morte, mandava un'affettuosa -lettera a l'Antonietta accompagnandole -un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del -bel libro di lei <i>Sull'educazione domestica</i>, insieme -a certi quaderni de la storia di Ranieri, -scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente -di saperla malata. A l'Antonietta che gli domandava, -anche a nome del Giordani, qualche -scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani -eran padroni di tutte le cose sue stampate -e non stampate; chiedeva poi, nel caso -che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di -qual genere fosse la collezione che si voleva -pubblicare; e questa sua compiacenza al desiderio -di lei ci dimostra in quale alta stima -egli la tenesse e quanta riconoscenza dovesse -sentir per lei; poichè ognun sa che de' suoi -scritti egli era gelosissimo. -</p> - -<p> -Così mentre tante altre svanirono, questa -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -amicizia durava quanto la vita del poeta, meno -ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica -di quella per la Malvezzi, ma ben più -profonda e costante. -</p> - -<p> -Quando potranno esser note le molte lettere -de la Tommasini al Leopardi, lettere che -egli conservava caramente e di cui quindici -rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca -di Napoli appartengono ora a lo Stato, -apparirà ancor più chiara la delicatezza e la -profondità di questa amicizia. -</p> - -<p> -Allorchè il Leopardi scriveva le sue più -amare parole contro le donne, si riferiva al -sesso femminile in generale, lasciando comprendere -che ammetteva eccezioni e fra queste, -in quel gruppo de le anime oneste e sensitive, -solitarie in disparte fra i tumulti de la -vita, come le nobili figure de gli antichi nel -limbo dantesco, così vicine ai dannati e pure -tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva -l'Antonietta Tommasini. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile, -e furon anni dolorosi per lei, che vide malatissima -la figlia ed esaurì, curandola, le sue -deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso -a la mammella, ne sopportò coraggiosamente -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi -e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce -serenità abituale; rimase rassegnatamente triste, -quasi prevedendo prossimo il giorno in -cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia -dilettissima. -</p> - -<p> -Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto -cara, e per lo stretto legame di sangue e perchè -intelligente e buona, morì dopo una lenta -penosissima malattia. Inconsolabile di quella -perdita Antonietta ricadde ammalata de lo scirro -rigermogliato in altra parte e causa d'inenarrabili -sofferenze; e le cure affettuosissime di -tutta la famiglia non valsero a salvarla; morì -il 29 gennaio 1839 fra le braccia del suo Emilio, -consolata dal marito, che vanamente aveva -tentato tutto ciò che la scienza poteva consigliare -per salvar quella sua diletta. In una necrologia -di lei pubblicata ne la <i>Gazzetta di -Parma</i> poi ristampata in un volume<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, Michele -Leoni, rimpiangendo con sincero dolore -la donna gentile, citava a proposito di essa i -versi di Dante: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">E le parole ch'uom di lei può dire</p> -<p class="i01">Hanno virtù di far pianger altrui.</p> -</div></div> - -<p> -Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi -onori, si leggevano queste epigrafi dettate dal -Giordani, che le era stato amicissimo e che -frequentando la sua casa per molti anni aveva -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -avuto agio di conoscere intimamente questa -nobile donna italiana: -</p> - -<p class="center pad1"> -DIO RICEVA NELLA SUA PACE<br /> -IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA<br /> -DI ANTONIETTA TOMMASINI -</p> - -<p class="center"> -PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI<br /> -PAZIENTISSIMA DE' SUOI -</p> - -<p class="center"> -LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ<br /> -LA BENEFICENZA -</p> - -<p class="center"> -RESTÒ AMABILE<br /> -ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA -</p> - -<p class="center"> -NON VANITÀ MA UTIL COMUNE<br /> -CERCÒ NEGLI STUDI. -</p> - -<p class="pad1"> -Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845 -il terzo volume de le opere di Giacomo Leopardi, -quello che contiene gli <i>Studi filologici</i> -de l'adolescenza, dedicava il suo proemio a -Giacomo Tommasini e a Paolo Toschi, che entrambi -avevano tanto amato il grande Recanatese. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava -il nome di <i>Antonietta Tommasini</i> a la Regia -Scuola Normale Superiore Femminile di Parma -e il professor Abele Ferreri, allora direttore di -quella scuola, per onorare il nome de la chiara -signora, dettava quest'epigrafe: -</p> - -<p class="pad1"> -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -</p> - -<p class="center"> -ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI<br /> -NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839<br /> -MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO<br /> -DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO<br /> -<i>DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI</i><br /> -<i>DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI</i><br /> -SPOSA E MADRE ESEMPLARE<br /> -SAGGIA SCRITTRICE<br /> -MERITÒ L'AMMIRAZIONE<br /> -DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI<br /> -LA LODE E L'AMORE<br /> -DEI CONCITTADINI. -</p> - -<p class="pad1"> -Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso -in cui esponeva brevemente le vicende dell'istituto -da lui diretto, lodava in Antonietta -Tommasini la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente -modesta e sollecita di essere -più che di parere, costante nel lavoro, perseverante -nei generosi propositi, amante de la -patria e nobilmente premurosa nel cercare -il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato -a Parma nel 1892, se ne trova unito un altro -del professor Giuseppe Beduzzi, degno di esser -ricordato soltanto perchè le notizie che -contiene intorno a la chiara Parmigiana gli -furon date dal professor Gustavo Tommasini, -nipote di lei. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo -dimenticata Antonietta Tommasini, su la quale -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -parmi avesse dovuto bastare il numero de le -lettere che il grande poeta le scrisse (se ne -hanno stampate diciannove), ad attirare l'attenzione -di coloro i quali ne la vita e ne gli -affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo -che dal dolore e da l'amore ebbe inspirazioni -sublimi. Ne la storia de le sue amicizie, -che furon molte, sincere e profonde, poichè egli -era tale da guadagnarsi il cuore di ognuno, -cui commuovessero l'ingegno unito a la modestia, -gli altissimi affetti accoppiati ad altissime -sventure, merita un posto notevole la figura -di Antonietta Tommasini. Ne l'affetto di una -donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve — vi -ha quasi sempre una prova de la -parentela morale che li avvince; lo scrittore -fa risuonare armoniosamente una corda nascosta -che forse, non tocca da lui, sarebbe -rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli dà -una più alta vita spirituale, una più piena coscienza -di sè a la donna che, ravvisando nel -cuore di lui molto del proprio, gli si sente fraternamente -unita; quest'alta affinità intima -fu il legame tenace che avvinse Antonietta -Tommasini a Giacomo Leopardi. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -</p> - -<h3 id="note-an">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo, -in 16º, di pagg. 95.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><i>La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione, -educazione e ricreazione per le donne</i>, vol. I. (Genova, -Tipografia Sordomuti, 1862, pagg. 483-486.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Milano, presso Antonio Fortunato Stella e -Figli, 1835, in 18º, di pagg. 119.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º, -di pagg. 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Vedi <i>Scritti editi e postumi di Pietro Giordani</i>, -pubblicati da Antonio Gussalli. Milano, Sanvito, -1857, vol. V (XII de <i>le Opere</i>), da pag. 94 -a pag. 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'<i>Epistolario -di G. L.</i> Ediz. cit., pag. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'<i>Epistolario -di G. L.</i> Ediz. cit., pagg. 91 e 92.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'<i>Epistolario -di G. L.</i> Ediz. cit., pagg. 94 e 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Antonietta Tommasini</span>, <i>Pensieri di argomento -morale e letterario</i>, pag. 67.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Vedi a pag. 355 del volume <i>Le prose morali -di G. L.</i>, commentate da I. Della Giovanna, -il pensiero XCIV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Vedi <i>Prose del Cav. Michele Leoni</i>, professore -di letteratura italiana e segretario della Ducale -Accademia di Belle Arti in Parma. (Parma, -Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.)</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -</p> -<a id="fill-269"></a> - <img src="images/ill-269.jpg" alt="Paolina Ranieri" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -</p> - -<h2 id="pranieri">PAOLINA RANIERI.</h2> -</div> - -<p> -Un'ultima soave figura di donna ci appare -amica e confortatrice presso Giacomo Leopardi -ne gli estremi dolorosi anni de la vita -di lui: Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del -quale l'amicizia pel poeta fu a lungo considerata -come uno dei più belli ed eroici esempi -di umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto -a sè medesimo con quel disgraziato libro che -fu il <i>Sodalizio</i>, libro di cui egli stesso, ne gli -ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè -cercò di ritirare dai librai tutte le copie -che potè trovarne. -</p> - -<p> -A difendere il morto poeta molti sorsero, -commossi da la pietà reverente pel grande infelice, -e questa pietà portò forse a qualche -esagerazione; certo però si può ormai affermare -che in quel legame da cui i due amici -furon stretti, non tutto il vantaggio era dal -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -lato del Leopardi, non tutta la generosità da -quello del Ranieri; e che il patriota napoletano -ne l'età senile non godette una perfetta sanità -di mente. La bella figura d'amico, comparabile -a quelle classiche de l'antichità, rimase -oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> -ed un'ombra parve offuscare anche la gentile -immagine di Paolina Ranieri, che la storia letteraria -ci mostra così strettamente congiunta -a quella dei due amici: dico <i>parve oscurare</i>, -poichè in realtà nessuno ebbe motivo di negare -il disinteresse e la virtù di lei, nessuno -anzi osò muoverne nè pure un dubbio; persino -il Ribella, così severo verso Antonio, ha -solo parole di lode per la sorella di lui, che -dice d'animo mite, gentile, corrivo a la pietà, -affettuoso per gl'infelici. -</p> - -<p> -Se Antonio — chi non voglia in lui, dal -giovane generoso, ardente, intelligente, dal -patriota che per la causa di una patria adorata -con sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni, -carcere, distinguere in modo assoluto -il vecchio accasciato da le sventure e dal -male e miseramente mutato ne l'animo come -nel corpo — se Antonio desta un senso di rammarico -e quasi di pietà per non essersi saputo, -o meglio <i>potuto</i> mostrare sempre, come ne gli -anni giovanili, ugualmente degno de l'amicizia -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -d'un Leopardi, Paolina non risveglia che -ammirazione, anche quando le smisurate lodi -del fratello per lei si vogliano considerar soltanto -come esagerazioni di una mente turbata: -Paolina è una di quelle purissime, candide -creature dinanzi a le quali la povera umanità -ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa -di sè e di levar la fronte verso le stelle. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori -di Paolina, che nacque il 26 marzo 1817 -a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu battezzata -in San Giacomo co' nomi di Paolina, -Virginia, Nunzia, Tudegarme. La famiglia era -numerosissima, poichè contava dieci figliuoli, -di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran -nati tre maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe, -fu il più affezionato al primogenito. Per -quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti, -possano essere intelligenti, assennate, -vi ha un'educazione che difficilmente essi riescono -a dare a un figliuolo rimasto unico: -quella fraterna; quanto apprendono l'un da -l'altro i ragazzi, che lezioni d'affettuosa pazienza, -di compatimento gentile, di pietà, di -sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente -buona, profittò più che altri mai. -</p> - -<p> -Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -ingegno, viveva agiatamente, perchè -a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio altissimo -ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi -la rendita de la dote de la moglie e -di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in -apparenza che in realtà era severo coi figliuoli, -che amava di vero affetto; mentre tenerissima, -senza cercar di nasconderlo, era di loro -la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso, -univa l'operosità ne la cura continua e vigilante -de la casa e dei figli. Abitavano a l'angolo -de la piazza del Municipio, in via San Giacomo, -e quivi i figliuoli crebbero in un'infanzia -e in un'adolescenza tranquilla. Paolina però -non venne risparmiata da la sventura: era ancora -bimba, quando, colpita da un ascesso al -fianco, dovette sopportare una dolorosa operazione, -che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì -a compiere con buon esito, benchè non potesse -ridare a la fanciulla la salute perfetta. Queste -infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel -carattere di lei, che serena, ilare sempre, era -tuttavia pietosissima d'ogni dolore; ogni dolore -intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi -come del recar sollievo ai malati. -</p> - -<p> -Antonio, giovane e di carattere ardente, -non sapeva sopportare il durissimo giogo di -Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi -liberali ed era intimo di Carlo Troya; per -tutto questo dava assai da pensare al padre, -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -impiegato del governo napoletano e sinceramente -devoto a questo, sì che ad evitare impicci -e dispiaceri più che probabili, fu deciso -in famiglia che il giovane andasse a studiare -a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre -a pena albeggiava, baciando, senza risvegliarla, -la sorellina prediletta, che dormiva -tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere -con doloroso stupore del suo Antonio. Di -questa partenza la data più probabile è il 1826. -Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso -d'una grave malattia di sua madre, -chiese il passaporto, e stava per partire a la -volta di Napoli, quando ebbe notizia del proprio -esilio. -</p> - -<p> -La madre era veramente ammalatissima, -nè le forze de la sua età ancor florida opponevano -sufficiente resistenza al male; sentendosi -mancare, ella chiamava sempre ad alta -voce, dolorosamente il figlio lontano, non consolata -de la mancanza di lui, da le vigili amorose -cure del marito e de gli altri figliuoli, tutti -stretti intorno al suo letto, agitati da speranze -vane e da timori sempre più gravi, sinchè la -morte ridiede loro quella sconsolata calma, in -cui l'anima trova il solo conforto di non averne -nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase -ne l'animo de la giovanetta come un sacro ricordo, -chè la provvida natura, benchè talvolta -crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -almeno che la purissima memoria rimanga -santamente vigile e feconda di affetti, -di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani, -i quali non sono tali interamente quando -hanno il tesoro di quel ricordo. -</p> - -<p> -Paolina fu istruita seriamente da maestri -eccellenti, fra i quali Giovanni Smit livornese, -non oscuro letterato, e quel Costantino Margaris, -che per la Grecia natia aveva combattuto -con valore e che, venuto in Italia, conservava -vivissimo l'affetto a la sua nazione; -di lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti -e il Troya, amici di casa Ranieri e di casa -Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio -tempo, dopo la morte de la madre, presso la -sorella Enrichetta), furono larghi di consigli -a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere, -pur preferendo ad essi le cure de la -casa, cui la madre l'aveva abituata, e non -isdegnando nè pur le più umili: era bella, -di carattere amabile e, quantunque assai pietosa -d'animo e riflessiva e seria per abitudine, -serena e sorridente. La sua non fu nè allora, -nè mai la bontà arcigna e pedantesca, che fa -sentir a tutti il peso de la propria superiorità; -nè la purezza sua di donna fu mai quella -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Virtù da istrice,</p> -<p class="i01">che, stuzzicato,</p> -<p class="i01">si raggomitola</p> -<p class="i01">di punte armato,</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<p> -come argutamente la caratterizzava il Giusti; -la virtù che si chiude al contagio del mondo -nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice, -quasi col suo sorriso amabilissimo volesse -farsi perdonale quella nobiltà di sentimento, -che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima, -cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non -amando, sempre degna d'amore. -</p> - -<p> -Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e -volontieri avrebbe fatto ritorno a Napoli, se -non avesse temuto di non poterne più uscire; -di che persuaso il padre stesso, che pur da -prima desiderava vivamente di riabbracciarlo, -finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece -ai primi di ottobre del 1832 e rimase a -Napoli fino a l'aprile del 1833. -</p> - -<p> -Fra lui e il Leopardi si era già stretta a -Firenze una viva amicizia; insieme erano stati -parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832; -causa di questo viaggio l'amore del Ranieri -per la Maddalena Pelzet Signorini, attrice fiorentina, -si è detto, non so con quanta verità. -Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di -Aspasia, che doveva tanto farlo soffrire, il Leopardi -si trovò privo anche de l'amico, che -giunto a Napoli corse a la villa dov'era allora -la sua famiglia e rimase piacevolmente meravigliato -dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di -Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi -a la porta del suo studio stava guardandolo, -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -e, interrogata che facesse, rispondeva, -quasi ancor balbettando: — Ti guardo studiare. -Nel lieto pranzo che riunì tutti i suoi, Paolina, -felice del ritorno di quel fratello tanto caro, -rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui -qualche cosa di mesto; chiestogli, a pena furon -soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea lasciato -a Firenze un grande poeta ammalato, cui -solo intelligenti e amorose cure potevan prolungare -la vita, ella, che di quel poeta aveva -letto, non senza lacrime, le <i>Canzoni</i> ristampate -a Napoli in una strenna da Carlo Mele, amico di -casa Ranieri, gli propose di andar a riprendere -l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto -di fargli da suora di carità»; così, secondo -narra Antonio, disse la giovinetta; ma -se pur la critica, che dubita di tante cose, -esita a credere anche che queste precisamente -fossero le parole de la fanciulla, del fatto non -può dubitare; e certo il fatto non le smentisce, -poichè Paolina fu veramente <i>la suora di carità</i> -di Giacomo Leopardi. -</p> - -<p> -L'epistolario leopardiano ci rivela come il -grande Recanatese si decidesse ad andare a -Napoli solo per l'amichevole insistenza del -Ranieri e persuaso di non restar che poco in -quella città; aveva bisogno di distrarsi, l'animo -suo era oppresso più che mai: «Io non penso -più alla salute, perchè di salute e di malattia -non m'importa più nulla; del resto, specialmente -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -quanto all'applicare, sto presso a poco -al solito, cangiato molto nel morale, non nel -fisico.»<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> Non si cura de la gloria che chiama -un fumo e che gli fa nausea, e del guadagno -ancora, di cui pure ha necessità per vivere, -gl'importa poco. Una funebre stanchezza si -rivela in tutta la lettera del 3 luglio 1832 al -padre: chiede un assegno, ma con una malinconia -profonda, una invincibile indifferenza -verso di sè e un disperato desiderio di morire. -A la sovrumana gioia che gli veniva dal -pensiero amoroso, stato tutto per lui, unico -pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli -aveva fatto apparire per un momento la vita -più gentile de la morte, innalzandolo a lo stupendo -incanto di una nuova immensità, di un -paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la -triste stanchezza, che derivava dal languire -de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai -inabitabile senza quella nova, sola, infinita -felicità che gli figurava il suo pensiero, -l'angoscioso timore de la grave procella presentita -e che gli faceva invidiare con ardenti -sospiri il sempiterno obblio de la gente morta. -Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione, -tutti quei sentimenti s'eran perduti ne -la tragica disperazione, in cui egli sentiva -morto per sempre il suo cuore, spenta non -che la speme, il desiderio di cari inganni; dettava -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -allora i terribili versi in cui dice al proprio -cuore: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">T'acqueta omai. Dispera</p> -<p class="i01">L'ultima volta. Al gener nostro il fato</p> -<p class="i01">Non donò che il morire. Omai disprezza</p> -<p class="i01">Te, la natura, il brutto</p> -<p class="i01">Poter che ascoso, a comun danno impera,</p> -<p class="i01">E l'infinita vanità del tutto.</p> -</div></div> - -<p> -Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la -donna che l'aveva fatto tanto soffrire, egli accettò -di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) -e di vivere con lui, pur provvedendo co' suoi -mezzi, per quanto scarsi, ai pochi bisogni de -la sua modestissima vita. Non acconsentì il -vecchio Ranieri di aver in casa sua ospite il -figlio con l'amico, di cui egli aveva in abborrimento -le opinioni irreligiose; e, benchè non -ne resti prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, -fiero e sdegnoso, anche nei suoi economici -disagi e ne le misere condizioni del suo -corpo malato, non avrebbe consentito ad esser -di peso al padre d'Antonio. Perciò Costantino -Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò -e trovò pei due sodali, che vi scesero a pena -giunti, un quartierino su la loggia di Berio, -vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria -era troppo bassa pel Leopardi, passarono -in via Santa Maria Ogni Bene. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi -aveva diciassette anni e riuscì simpatica -a lui come a tutti quelli che la conoscevano. -Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità -di donnina precoce che l'appartamento -nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente -arredato con le masserizie dal vecchio -Ranieri concesse al figlio; e punto sdegnosa -de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, -badò di procacciare al fratello e a l'amico di -lui tutte le piccole comodità che pur valgono -tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta -ch'ella sostenne con se stessa e co' suoi prima -di lasciare la casa del padre per stabilirsi con -Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri -trovava la cosa sconveniente, ma in fine la -fermezza de la fanciulla trionfò. Da prima ella -fu solo una cara compagna di qualche ora pel -Leopardi, ma quand'egli col Ranieri andò il -4 maggio 1835 ad abitare in un quartierino -al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e -mercè di lei vi si fu in breve ben accomodato, -Antonio ottenne dal padre il permesso di condurre -seco le due sorelle Paolina e Teresa; -quest'ultima però stette poco insieme a loro, -perchè la casa paterna avea bisogno d'una -donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece -si fissò coi due amici, dirigendo la domestica -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -economia e procurando specialmente al poeta, -sempre sofferente, quel sollievo che una modesta -agiatezza ed un cuore di donna devota -possono dare. E non parlo solo de le cure -materiali, che pur hanno la loro importanza; -intendo ancora del morale conforto. La giovanetta -massaia non era solo una infermiera e -una direttrice de la casa; era anche un'anima -eletta, colta, abituata a guadagnarsi con la -grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini -notevoli per ingegno e dottrina, di cui la compagnia -le era stata familiare sin da' suoi primi -anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva -il Recanatese, — ci si risolve ad amare quel -virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima; -ed è vero; altrettanto vero è ancora che la -virtù riceve da la bellezza e da la grazia una -luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un -fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi -era il Leopardi che, fino ne l'accasciamento -del suo doloroso scetticismo, serbò nel più -alto segreto de l'anima il culto di ogni morale -grandezza, e cui la bellezza pareva -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . .</span> splendor vibrato</p> -<p class="i01">Da natura immortal su queste arene;</p> -<p class="i01">Di sovrumani fati,</p> -<p class="i01">Di fortunati regni e d'aurei mondi</p> -<p class="i01">Segno e sicura spene.</p> -</div></div> - -<p> -Il poeta paragonava Paolina a la propria -sorella, di cui gli era caro ch'ella portasse il -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione -di molti uomini insigni (e fra quelli che lo -frequentarono a Napoli si possono ricordare -il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz, -il poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo, -il marchese Basilio Puoti, ne la scuola -del quale egli andava non di rado, Carlo Troya, -Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col -quale assai di frequente discuteva di cose greche), -ritrovava una dolcezza diversa e ben più -cara ne l'affettuosissima e reverente intimità -di Paolina. Come la tenera Desdemona di Shakespeare, -la bellissima giovanetta, cui la vita -e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni -attrattiva di mondani piaceri, l'incanto de la -pietà per un'anima grande e sventurata, l'ardore -del santo desiderio d'esserne la confortatrice; -non meno triste e tragica era la storia -di questo grande che non fossero le vicende -ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come -Desdemona, Paolina ora pendeva intenta al -racconto, ora era condotta altrove da le cure -casalinghe, ma sempre ritornava a bere con -avido orecchio le parole che le riempivano -l'animo di pietà e di commozione; e come il -cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta -del dolore dovette sentirsi vinto da quel sorriso -di femminile pietà e stringere con tutta -l'anima la candida mano così nobilmente stesagli. -Egli che prendeva ben poco piacere de le -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -cose che alla maggior parte de gli uomini soglion -esser care, più di ogni altro sentiva il -bisogno, la sete d'affetto; benchè <i>non procurasse -e non affettasse di apparire diverso dalla -moltitudine in cosa alcuna</i>, era troppo veramente -grande, perchè le persone non volgari -potessero confonderlo con quella moltitudine; -e non volgare era certo Paolina, che, sotto -l'aspetto riposato e dolce, quanto modesto di -lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire -e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque -di essergli confidente compagna. «Nei discorsi -sempre si esercitò colle persone giovani e belle -più volontieri che cogli altri; quasi ingannando -il desiderio e compiacendosi d'essere stimato -da coloro da cui molto maggiormente avrebbe -voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate -e certo pensò di sè, come quell'antico -ripugnante d'aspetto, eccellente d'ingegno e -ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una -donna di venticinque o trent'anni ha più d'attrattive -ed è più atta a destare un amore ardente -e appassionato, ma credeva ancora che -niente possa uguagliare quel non so che, quasi -divino, che ha nel volto, ne le movenze, ne le -parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni. -«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto, -allegra o malinconica, capricciosa o grave, vivace -o modesta, quel fiore purissimo, intatto, -freschissimo di gioventù; quella speranza vergine, -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -incolume, che si legge sul viso e negli -atti, e che voi nel guardarla concepite in lei -e per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza -completa del male, delle sventure, de' patimenti; -quel fiore in somma, anche senza innamorarvi, -anche senza interessarvi, fanno in -voi un'impressione così viva, così profonda, -così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare -quel viso; ed io non conosco cosa che -più di questa sia capace di elevarci l'anima, -di trasportarci in un altro mondo, di darci -un'idea d'angeli, di paradiso, di divinità, di -felicità. Tutto questo, io ripeto, senza innamorarci, -senza muoverci desiderio di posseder -quell'oggetto.»<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> -</p> - -<p> -Parecchi hanno supposto che il Leopardi -fosse innamorato di Paolina Ranieri, ma è una -pura supposizione, di cui per prima parlò la -chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel -suo studio su Giacomo Leopardi, premesso -a le <i>Poesie e prose scelte ed annotate per le -giovanette</i> (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66 -e segg.) afferma non esser possibile che il -Recanatese non amasse la dolce giovane di -cui <i>la devozione intrepida, intelligente, quasi -sublime</i> gli confortò gli ultimi anni; ella crede -che Paolina sia la donna del <i>Consalvo</i> e del -<i>Pensiero dominante</i> e si duole che il Ranieri, -il quale disse tante cose che sarebbe stato bello -passare in silenzio, abbia taciuto di questo -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -amore così puro e timido, il quale forse riconciliò -con la vita il poeta del dolore. Io non -credo che Paolina sia la donna del <i>Consalvo</i> e -del <i>Pensiero dominante</i>; troppe ragioni in contrario -sono state addotte e si potrebbero addurre: -prima di tutte, la data del Canto, che, -senza dubbio, benchè corretto posteriormente, -è opera giovanile; certo però il sentimento -che il Leopardi dovette provare per Paolina -Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva -tutto il calore che le lunghe inenarrabili -pene avevan lasciato ancora ne l'animo di -lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione -che di passione terrena; se parlando di -una donna giovanissima, bella e pura in generale, -egli diceva che noi vi scorgiamo qualche -cosa di celeste che ce la fa riguardare -come di una sfera divina, superiore a la nostra -e cui non possiamo aspirare; a ben maggior -ragione dovea parergli sacra Paolina, che -era per lui l'ospite generosa ben più che di -doni materiali, di cure affettuosissime, di conforto -morale, l'amica, che con tanta semplicità -e con tanta modestia sacrificava i bellissimi -fra i suoi anni per curare un malato estraneo -a la famiglia e vigilar il focolare domestico -de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco -affetto, sarebbe stato probabilmente ben -freddo e monotono senza di lei. -</p> - -<p> -Paolina dovea sembrargli una creatura venuta -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -dal lontano mondo de' suoi sogni per -ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo -d'una patria ideale perduta, speranza -e conforto insieme. Se ce la figuriamo diciassettenne -a pena, quando lo conobbe, ventiduenne -quand'egli morì, bella, colta, graziosa, -con un affetto che la sua estrema gioventù non -consente di chiamar materno, ma che pure -de la materna tenerezza ha l'abnegazione e la -soavità, e che la sua divina purezza non ci -lascia chiamar d'amante, benchè forse solo -l'amore possa spiegare certi eroismi sublimi, -se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta -ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime, -presso la poltrona del malato, ne la semioscurità -che talora gli era necessaria, o ne la -diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora -egli voleva inondata la sua camera, parlargli -con semplice grazia, leggergli, dissipare con -un sorriso, con una stretta di mano, con un -amichevole sguardo di rimprovero la sua cupa -tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella -ci apparirà la più <i>vera</i> donna che Giacomo Leopardi -abbia conosciuta, la sorella di Silvia, la -compagna di Nerina. -</p> - -<p> -Pare che lo stesso dottor Mannella avesse -parlato del pericolo che poteva correre la fanciulla -in quei primi anni de la sua giovinezza, -vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente -infermo qual era il Leopardi, ma quel -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -pericolo ella non curò punto, anzi esso non -giunse mai a turbare un momento la serenità -del suo spirito. E Giacomo sentì allora che -<i>pietosa al mondo dei terreni affanni</i> non era -la morte soltanto e che un altro <i>virgineo seno</i> -poteva dargli conforto. -</p> - -<p> -Quel potente e terribile pensiero che l'aveva -avuto in sua balìa e gli aveva dati tanti tormenti, -consorte terribile dei suoi lugubri giorni, -diveniva un grande austero compagno, ora -ch'egli poteva comunicarlo ad anime degne -d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui -tanto è da dolersi non abbia il Ranieri lasciato -ricordo alcuno, doveva rivolgersi il poeta vogliosamente -<i>dal secco ed aspro mondano conversare</i>, -come il suo pellegrino, fra i nudi sassi -de la via montuosa, volge bramoso gli occhi -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">A un campo verde che lontan sorrida.</p> -</div></div> - -<p> -Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato -dei vari amori di Giacomo Leopardi per -la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli, la -Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di -siffatti amori riescì ad appagarlo appieno, nessuno -a trasfondergli un verace conforto, nessuno -a conciliarlo un po' con la vita. Invece -tutto ciò raggiunse la Ranieri, il fascino della -quale addirittura lo soggiogava, perchè era un -incontro di vergine amore e di vergine pietà -insieme, di amore in lui per lei, e di pietà in -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte le -altre, ebbe il merito supremo di far risplendere, -ancora una volta, un raggio di speranza -in quello spirito desolato. E la bella figura muliebre -nel carme mirabile del <i>Consalvo</i> è appunto -quella di Paolina Ranieri.»<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Ho già -detto che se Paolina sia l'Elvira del <i>Consalvo</i> è -cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma -certo è che ella fu pel Leopardi la più dolce e -generosa fra le amiche, quel che la donna gentile, -la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai -più; e che se il grande Recanatese tanto fiero, -altero e talvolta anche strano, visse di buon -grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia -di Antonio, doveva attrarlo la delicata -premura e il nobile affetto di Paolina, in cui -gli pareva di ritrovare la sorella che aveva -tanto amato ne la sua prima giovanezza e di -cui il ricordo serbò carissimo per tutta la vita, -benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non -fosse rimasta sempre ugualmente tenera in -quel loro fraterno legame. -</p> - -<p> -Certo Antonio nel suo <i>Sodalizio</i> esagerò -grandemente, o almeno pose sotto una falsa -e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e -da la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio -che sacrifizi dovettero essere e gravi. Tutto -avrebbe giustificato, in Paolina specialmente, -desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -ch'ella conduceva; ed accresce pregio al sacrifizio -la spontaneità con cui fu compiuto, -la grazia serena in cui il Leopardi non poteva -mai scorgere un'ombra di rimprovero -o solo di rimpianto. Non è però da tacersi -che se da un lato il poeta per le sue infermità, -talora per l'umor malinconico, che però -abitualmente non si scorgeva in lui, se non -come un atteggiamento pensoso e grave, non -discaro, e per talune strane abitudini o voglie -di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti -(quantunque Giuseppe Ranieri affermasse che -egli era <i>mite, buono, modestissimo ne' suoi desideri, -di nessuna pretesa, affabilissimo poi -quasi sempre, arguto nel conversare</i>)<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> la sua -amicizia e la sua conversazione dovevano essere -un non lieve compenso per i Ranieri; e -lo riconobbe Antonio stesso, anche mentre, -con animo tutto mutato da l'antica amicizia, -scriveva il <i>Sodalizio</i>. Le serate troppo a lungo -prolungate nel cuore de la notte per leggere, -studiare o ragionar con Giacomo riuscivano -materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente -erano ben altra cosa. Egli doveva -tornar loro inoltre di morale conforto, -come egli medesimo trovava sollievo e dolcezza -ne la loro compagnia e nel loro affetto -fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano -ad aggiungersi al suo vecchio e terribile -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -carico di dolori. Soverchia suscettibilità indusse -molti anni dipoi il Ranieri a supporre sconoscente -l'amico verso di lui, mentre tutto ci -fa credere gli fosse teneramente grato; infatti -di nessun contemporaneo disse quel che di lui -e designandolo propriamente col suo nome: -«Un mio amico, anzi compagno della mia vita, -Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se -gli uomini non vengono a capo di rendere -inutili i doni ch'egli ha dalla natura, presto -sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> -e presentandolo al Visconti lo -chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime -lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo -e grande.» Invero se talvolta il Leopardi -ne l'Epistolario ha parole pungenti per -Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli -parli dei Ranieri, e Antonio stesso sapeva che -l'ospite fu talvolta giustamente irato contro -certi falsi amici, se egli medesimo, come notò -il Piergili, racconta nel <i>Sodalizio</i> che Giacomo -venutogli un giorno innanzi con un piccolo -bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare -qualcuno. -</p> - -<p> -Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi -la Ranieri, ma forse a l'anima alta, gentile -e pura, l'affetto per la nobile amica dettò -l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti, -fra tutti sublime, che ogni poeta pensò, io -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui la parola -non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che -solo l'artista intende e solo sa e solo gode; ma -se Paolina ne gli occhi stanchi, cui nè pur arrideva -più la dolcezza del sogno, vide un raggio -de l'intima luce ch'ella aveva avvivata, ella -ebbe un compenso degno di lei. Il corpo era -disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del -poeta batteva ancora per gli affetti più gentili, -e questo, gentilissimo, gli richiamava i puri, -ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi, -le subite fiamme, fra le tristi negazioni -e i sogghigni amari del suo scetticismo. -</p> - -<p> -Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente, -tranquillamente; sempre affabile e semplice -nei modi, sempre assorto ne l'intima vita -del suo spirito, ma non punto disdegnoso con -alcuno e caro a moltissimi che gli manifestavano -con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione. -Dal Ferrigni in particolare il Leopardi -ricevette molte cortesie, spesso fu ospite -nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la -villa di Torre del Greco. -</p> - -<p> -«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera, -«che una sera eravamo in casa Ferrigni -dove avevano condotto il conte Leopardi. Il -Leopardi a un divano e Carlo Troya vicino a lui -su di una sedia. Parlavano di geografia antica. -Sapete che Troya era chiamato dagli amici <i>Carlone</i>, -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -perchè ci era <i>Carlino</i>, che era Carlo Mele. -Io ero molto giovane e ordinai una di quelle -che si chiamano quadriglie e feci ballare le -ragazze che c'erano, e principalmente le -figliuole del Ferrigni. Io facevo da direttore -che non ho mai ballato! Mi ricordo che la più -grandicella della Ferrigni era Argia, che poi -diventò valente nel dipingere ad olio; e allora -era piccolissima. Ci era Paolina (Ranieri) giovinetta, -una <i>simpatia di prima forza</i>, e quella -cara Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni. -Ricordo ancora che fui grandemente applaudito -perchè il conte Leopardi si era divertito -molto a vedere il ballo di queste fanciulle e -a udire le grida del direttore, vostro servo, -che si affannava a farle andar bene.... Quella -sera in casa Ferrigni ci era il meglio di quel -tempo.» -</p> - -<p> -Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri, -giovò ai due amici ottenendo dal vecchio Ranieri, -che da prima non voleva saperne, un assegno -ad Antonio perchè vivesse fuori de la -casa paterna; curava anche gl'interessi del -Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli -mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava -spesso il Leopardi ne le passeggiate -ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì, -perchè temeva gli fosse nociva l'aria -de la sera; di solito andavano dietro a Santa -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria. -Fra gli amici che frequentavano il Ranieri -e il Leopardi, v'era ancora Alessandro Poerio, -ad essi molto affezionato. -</p> - -<p> -Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna -napoletana il Leopardi ebbe momenti -di bella inspirazione, benchè il calore de la -sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari -inganni, le immagini splendide, che già gli avevano -sorriso, non fossero più che una soave, -morente luce di tramonto su l'ultimo lembo -d'un orizzonte già tutto tenebroso. A quegli -anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire -del <i>Pensiero dominante</i>, di <i>Amore e Morte</i>, <i>A sè -stesso</i>, <i>Aspasia</i> probabilmente limati soltanto -a Napoli), <i>Sopra un bassorilievo antico sepolcrale</i>, -<i>Sopra il ritratto di una bella donna</i>, <i>Palinodia -al marchese Gino Capponi</i>, <i>Imitazione</i>, -<i>Scherzo</i>, il <i>Tramonto della luna</i>, <i>la Ginestra</i>; -cui sono da aggiungersi <i>I Paralipomeni della -Batracomiomachia</i> ed alcune prose. Nel Canto -<i>Sopra un bassorilievo antico e sepolcrale, dove -una giovane morta è rappresentata in atto di -partire, accomiatandosi dai suoi</i>, prevale lo -sconsolato scetticismo, che vede misera la prole -umana, checchè speri, a qualsiasi età de la -vita si rivolga, <i>qualunque</i> cosa ricerchi per -suo conforto; ma vi ha ancora, se non l'ardore -giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che dinanzi -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -a l'immagine de la bellissima fanciulla -chiamata da la morte si commuove; non sa se -debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma -sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui -<i>che la morte sente de' cari suoi</i>, e descrive con -tenerezza desolata l'addio ad una diletta persona -con cui si è passati insieme molti anni, -addio senza speranza di ritorno e cui segue il -triste abbandono. -</p> - -<p> -Forse, descrivendo quest'addio de l'amico -a l'amico, del fratello al fratello, de l'amante -a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina -con cui aveva speranza di passar <i>molti -anni insieme</i>. -</p> - -<p> -Anche il Canto <i>Sopra il Ritratto d'una -bella donna scolpito nel monumento sepolcrale -della medesima</i> ha concetti elevatissimi. Ne la -villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata, -dove il poeta passò la primavera e -l'autunno del 1836, egli scrisse <i>Il tramonto -della luna</i>, disperato rimpianto della giovanezza, -che sola colorisce di una luce d'aurora -la vita mortale. -</p> - -<p> -<i>La ginestra</i>, scritta ne lo stesso anno e ne lo -stesso luogo, è tragicamente terribile, pur apparendo -calma e tranquilla nel ragionamento: -il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini -odorati su l'arida schiena <i>del formidabil -monte sterminator Vesevo</i>; la ginestra contenta -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma, -come sui nudi pendii del Vesuvio -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> di tristi</p> -<p class="i01">Lochi e dal mondo abbandonati amante,</p> -<p class="i01">E d'afflitte fortune ognor compagna;</p> -</div></div> - -<p> -il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando, -manda al cielo un profumo dolcissimo, -conforto al deserto, gli ricordava forse -la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come -quel fiore, pietosa de le sventure, anch'essa -amante dei reietti dal mondo, gentile nel consolarli; -l'esempio de l'abnegazione di lei, di -quel verace affetto di carità e di generosa amicizia -che la faceva sorella de gli sventurati -e particolarmente di lui, tanto infelice quanto -grande, può aver contribuito ad inspirargli quei -versi de la <i>Ginestra</i> che sono moralmente fra -i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama -nobile natura quella che si mostra grande e -forte nel soffrire e non aggiunge al fardello -de le proprie miserie il peso più grave di ogni -altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima -l'umanità congiunta e ordinata per combattere -le nemiche forze de la natura: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Tutti fra sè confederati estima</p> -<p class="i01">Gli uomini, e tutti abbraccia</p> -<p class="i01">Con vero amor, porgendo</p> -<p class="i01">Valida e pronta ed aspettando aita</p> -<p class="i01">Negli alterni perigli e nelle angosce</p> -<p class="i01">Della guerra comune.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -</p> - -<p> -Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero, -quando tra le amare derisioni dei <i>Paralipomeni</i>, -egli ritrovava un raggio de l'antico entusiasmo -per cantare la virtù: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Bella virtù, qualor di te s'avvede,</p> -<p class="i01">Come per lieto avvenimento esulta</p> -<p class="i01">Lo spirto mio<span class="dotted">. . . . . . . . . .</span></p> -<p class="i01 dotted"> . . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede,</p> -<p class="i01">O nota e chiara, o ti ritrovi occulta,</p> -<p class="i01">Sempre si prostra: e non pur vera e salda,</p> -<p class="i01">Ma immaginata ancor di te si scalda.</p> -</div></div> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il -Leopardi non prevedesse imminente la propria -fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il -quale asserisce ancora aver talvolta il poeta -detto a lui ed a Paolina, che altri quarant'anni -l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno -tratti de le lettere leopardiane in cui il presagio -de la morte è chiaro e solenne; basti -ricordare le gravi e meste parole de l'ultima -lettera al padre, che tanto ricorda quella di -Torquato Tasso moribondo; forse egli, come -molti ammalati, passava alternativamente da le -illusioni a la coscienza del vero, fors'anco la -speranza, la fiducia ch'egli mostrava di giungere -ad una tarda vecchiezza, era un delicato -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -tratto d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli -non voleva affliggere di soverchio; ciò spiegherebbe -ancora come egli mostrasse di non -intendere quanto i medici napoletani gli dicevano -chiaramente, più chiaramente che il -Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità -fosse il suo male. -</p> - -<p> -Era il tempo de l'epidemia colerica, e -mentre la carrozza attendeva i due amici e -Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi -si sentì male e desiderò il medico; ma, -vedendo un po' turbato Antonio, si alzò, sorrise -e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre -il Ranieri andava per il professor Mannella, -Giacomo rimase con Paolina, che l'assistette e -volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte -egli si levò per rimettersi a mensa, sperando -sempre di vincere il male e forse di dar animo -a la buona amica. Quando Antonio ritornò col -medico, il Leopardi era su la sponda del letto, -appoggiato ad alcuni guanciali ammonticchiati -per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella del -proprio male e del desiderio di levarsi per andar -in villa; ma il dottore accortosi de la fine -imminente, avvertì di mandar tosto per un -prete. Paolina era sempre a canto al moribondo, -gli sosteneva il capo e gli asciugava -il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver -sentito da un amico di casa Ranieri, furon rivolte -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -le ultime parole di Giacomo: «Ci vedo -più poco.... apri quella finestra, fammi vedere -la luce»; dopo le quali spirò senza acute sofferenze, -in questo desiderio de la luce ch'egli -avea abborrita talora, come simbolo de la verità -crudele e nefasta.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> -</p> - -<p> -Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto, -quand'è disinteressato e puro, d'una donna -per un poeta è una de le più nobili ricompense -serbate al genio, la più dolce per l'uomo -che ha cuore, <i>il più lusinghiero diploma di poesia</i>, -come dice il Sainte Beuve, ricorda che tal -diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady -Carolina Lamb o da la contessa Guiccioli, ma -da la ignota giovanetta inglese, che vicina a -morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo -del piacere che le avevano procurato le -sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand, -ma da la gentile madrina; ed Enrico Heine -da la dolce sua Mouche. Questa gloriosa e delicata -corona ebbe anche Giacomo Leopardi, -che più de gli altri la meritava, perchè più -soave e più profonda fece risuonar ne' suoi -versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo -scevro de la licenziosità de gli altri; -e l'ebbe da le candide mani di Paolina Ranieri. -</p> - -<p> -«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte -Beuve, «raccatta su la sua strada e si porta -dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti, -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si -attaccano a lui e vivono di lui; è giusto che -ci sieno al mondo alcune anime generose che -lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia -le sue gioie nascoste, certe dolcezze di felicità -riserbate a lui solo.» -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono -ne la casa paterna, forse per cercarvi -un conforto o ad ogni modo perchè non v'era -più ragione che ne stessero lontani. Due anni -a presso tutta la famiglia mutò dimora e andò -ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a -quella casa Giura del vico Pero, che doveva -ricordar ai fratelli il caro defunto. Paolina ed -Antonio, che non volevano lasciare il rione -di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia -da sè, andando ad abitare nel palazzo -Mantone, dove più tardi Antonio comperò l'appartamento -nel quale dimorava. -</p> - -<p> -Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte -del Leopardi non sappiamo, ma possiamo facilmente -immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto -ch'ella gli avea dimostrato. Antonio dice che -fu lei ad avere il primo pensiero del monumento -che Michele Ruggiero eseguì e che rimane -ne la chiesetta di San Vitale, modesto -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo -gentile, come il Leopardi si era già commosso -presso a l'umile tomba di Torquato Tasso in -Sant'Onofrio. -</p> - -<p> -«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito -si commosse — e il poeta di Nerina e -d'Aspasia <i>s'inginocchiò e pianse</i> su le ceneri -del poeta di Erminia e di Armida.» -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">.... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno</p> -<p class="i01">Vuolsi e por gemme ove disdice alloro:</p> -<p class="i01">Qui basta il nome di quel divo ingegno</p> -<p class="i10"> (<span class="smcap">Alfieri</span>.)</p> -</div></div> - -<p> -Il sepolcro del grande Recanatese è vicino -a quello di Virgilio ed a quello del Sannazzaro; -ma egli non deve lamentarsene come gli pareva -che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver -desiderato d'esser sepolto poco lungi dal cantore -de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene, -perchè quale che sia la gloria del divino -Virgilio, non mancheranno a le ceneri -di lui, non meno grande del grande Latino e -tanto infelice, le lacrime di una reverente -pietà e di una calda ammirazione. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Pur nella tomba che la tua soverchia</p> -<p class="i01">Declinò l'aurea stella</p> -<p class="i01">Ravvivatrice del figliuol d'Anchise.</p> -<p class="i01">Ti dorme accanto que' che un dì s'assise</p> -<p class="i01">Presso la riva, e fe' dall'onde fuori</p> -<p class="i01">Veramente apparir Ninfe e Pastori.</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></p> -<p class="i01">D'amor cantando in mille dolci guise.</p> -<p class="i01">Ahi sopra l'urne povere di fiori</p> -<p class="i01">Sol fa mesto lamento</p> -<p class="i01">Tra foglia e foglia il vento,</p> -<p class="i01">Nè paterno sospir vola ove giaci,</p> -<p class="i01">Nè sorella ti diè gli ultimi baci;</p> -</div></div> - -<p> -scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò -molto gentilmente del Leopardi ne l'anno -stesso de la morte di lui. -</p> - -<p> -Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina -nel preparare ed ordinare l'edizione dei -due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da Felice -Le Monnier a Firenze; e se si vuole che -Antonio abbia esagerato ne l'attribuire a lei -<i>tutto in quella laboriosissima edizione</i>, i pensieri -manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze, -le dispute col revisore canonico Bini; non -appare affatto repugnante a la verità ch'ella, -vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima, -potesse dare per quell'edizione -qualche buon consiglio. Così certamente non -sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo -a lei, e cioè di doverle il metodo d'intendere -e di condurre la storia, i <i>Quattro secoli</i>, -applicazione di tal metodo; <i>La teorica -del dolore</i> e <i>Frate Rocco</i> e le <i>Vite di alcuni -grandi italiani</i> e le <i>Otto interpretazioni dantesche</i>; -e le <i>Avvertenze circa il modo da tenere -per rendere la Divina Commedia popolare</i> e -persino le <i>Memorie giuridiche</i>; ma si può senza -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -troppa credulità affermar tuttavia che Paolina, -indivisibile dal fratello, vivendo con lui e per -lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto interessarsi -ai suoi lavori e dar qualche inspirazione -specialmente a quelli che son opera più -d'affetto che di dottrina, come la <i>Ginevra</i>, -che fu scritta quando Paolina era giovanissima, -poco più che sedicenne, ma già abbastanza -donna, perchè la causa dei poveri e -de gli oppressi dovesse commuoverla, soprattutto -perchè il suo cuore, in cui i sentimenti -di una pietà materna erano innati, dovesse -battere pei bimbi derelitti. -</p> - -<p> -In causa de la <i>Ginevra</i> Antonio Ranieri fu -messo in carcere e vi rimase due mesi. «L'angelo -mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi -rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire -per quei poveri bimbi derelitti; e mi fece -di quella prigionia la più cara memoria della -mia vita.»<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> Narra ancora il Ranieri come il -marchese Carlo Torrigiani gli avesse chieste -firme per una medaglia a Gian Pietro Vieusseux; -e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse -a chi doveva mandarne. La lettera, letta da la -polizia napoletana, fece credere chi sa che, -immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini -o a Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo -incarcerato. Paolina, che in villa aveva visto -arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -ad alcuni alti amici che ottennero -subito la secreta venisse mutata ne la miglior -sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero -fino al mattino seguente in cui vennero -liberati. -</p> - -<p> -Paolina amava ascoltare le parole dei liberali, -animarli a l'opera, diffondere l'affetto -patriottico e l'ardore di lotta, non sola in -questa nobile impresa, cui tante altre insigni -Napoletane parteciparono, ma non per questo -men degna d'ammirazione. Il Ranieri non -volle prender parte ai moti politici del '48, -perchè, appartenendo come il suo amico Niccolini -a la piccola schiera dei Ghibellini, non -prestava fede ad un rivolgimento iniziato in -nome del papa; il governo borbonico non potè -quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra -il '20 e il '60 fu un centro del movimento liberale -napoletano, movimento cui Paolina prese -parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli, -G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini, -Giuseppe Giusti le furono amici, e le -portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis -di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo -a la propria sorella <i>che l'amò tanto</i>. -In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti -lesse a veglia per la prima volta <i>Il Gingillino</i>, -e tra le carte del Ranieri si conserva l'autografo -di questa poesia con una dedica affettuosissima -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -del poeta a la donna gentile. Quando -nel 1860 i liberali, combattendo contro i Borboni, -cadevano eroicamente, Paolina non aveva -altro pensiero che quello di lenire le sofferenze -dei feriti e dei moribondi, cui preparava filaccie, -fasciature, biancheria, mandava aranci e -limoni; li volle anche assistere di persona, -dopo la battaglia di Capua. Secondo narra lo -stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina: -«Non soccorra quell'altro, che è un soldato -del Borbone,» ed ella, accorrendo pietosa a -quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non -c'è che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una -deputazione di Napoletani si recò da Vittorio -Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le -Marche perchè valicando i confini de l'ex regno -entrasse in Napoli; di quella deputazione -col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed -altri insigni fece parte anche Paolina. Durante -la guerra del 1866 ella mandava pure ai feriti -tutti i soccorsi che poteva. -</p> - -<p> -Vennero per lei giorni più tranquilli, quando -ritornata in calma l'Italia e divenuto ricco il -fratello, che dopo la morte del Leopardi si diede -ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna, -tutto pareva arriderle, ma forse, benchè con -rara abnegazione ella si fosse dedicata tutta ad -Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di -matrimonio che le erano state fatte da uomini -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -preclari (fra i quali, mi fu detto, Giuseppe Giusti) -talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì -il rincrescimento di non aver una famiglia -propria. Amò i poveri con vivissimo affetto e -trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi -benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e -pazientissima, sopportava, senza quasi avvedersi -del proprio sacrifizio, le stranezze divenute -con l'età sempre più frequenti nel carattere -d'Antonio; e de la casa di lui fece -modestamente gli onori nei diciott'anni in cui -egli fu deputato di Napoli; mai si allontanò -dal fratello, nè pur quand'egli dovette frequentemente -viaggiare per recarsi al Parlamento, -benchè tali viaggi per lungo tempo senza ferrovie, -riuscissero assai disagevoli. A Firenze, -dove ella venne spesso con Antonio, seppe -acquistarsi la stima e l'amicizia d'uomini insigni: -basti fra questi aver ricordato G. B. Niccolini. -</p> - -<p> -Singolare fra le sue virtù fu la modestia: -narra Antonio che un dì a Firenze ella andava -esponendogli certi suoi altissimi concetti su la -storia dei popoli, quando presso la Santissima -Annunziata incontrarono Gino Capponi, e benchè -Antonio si studiasse senza affettazione di -vincere la consueta ritrosia de la sorella, non -gli fu possibile farle più uscire da le labbra -una parola dei ragionamenti dianzi esposti con -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si -voglia considerare autorità sufficiente la parola -del Ranieri, oppresso dal dolore per la -perdita di quella cara, non è possibile porre -in dubbio l'alta virtù del suo cuore e mai, -de le tante gentili manifestazioni di questa -virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei. -</p> - -<p> -Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase -colpito da terrore vedendola cader malata -di uno scirro al petto, e invano tutto tentò -per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli -dei medici più illustri. Quand'egli la perdette -(il 12 ottobre 1878) non fu dolore il suo, -ma disperazione, e tale che le lacrime non la -calmavano, gli amichevoli uffizi de le più care -persone non riuscivano a dargli il minimo conforto; -ad una signora egli scriveva: «Tutto -mi rammenta, tutto mi commuove, tutto è per -me lacrime, singhiozzi, convulsioni inenarrabili, -incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà -presto da un tale inaudito martirio.» E -chiudendo il suo discorso su la morte de la -sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e -gli strazi che mi distruggono, trovare altro -conforto, che deporre queste lacrime e queste -rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno -fraterno. Troppe altre me ne resterebbe a dire: -ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi è -impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -profondo presentimento, che Iddio richiamandomi -in breve ora a sè e ricongiungendomi -all'angelo suo e mio, s'inclinerà a liberarmi -da un dolore sterminatamente più grande di -quel tanto che la natura mortale può sopportare.» -</p> - -<p> -Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro -marmoreo nel campo santo ed un grande bellissimo -monumento ne la chiesa di Santa Chiara, -dove sono le tombe degli Angiò e dei Borboni. -Il monumento, cui cooperò l'arte del Morelli, -del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta -la Ranieri giacente, bella, ma con -un'espressione di stanchezza e di sofferenza -ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato -a la mano; ha gli occhi socchiusi e -tiene un libro ne la sinistra. Antonio visitava -spesso, e mai senza lacrime, quel monumento, -e volle ricordata la pia sorella anche ne la chiesetta -popolare di Piedigrotta, vicina al luogo -ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini -de la battaglia del Volturno; un medaglione -di marmo vi rappresenta l'effigie di -Paolina.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Il ricordo di lei rimase incancellabile -ne l'anima del fratello e così doloroso da -turbargli la salute ed in parte anche la ragione. -</p> - -<p> -Per onorare la memoria de la perduta egli -fece leggere, a l'Accademia di Archeologia, -Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -un discorso che la ricorda e che se pure esagerato -in qualche parte, doveva aver gran fondamento -di verità per poter venir letto in quel -serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti -napoletani, non avrebbero potuto rimaner facilmente -ingannati: essi, e se si vuole anche -per pietà del collega e per procurargli un conforto, -adottarono la fratellanza di Paolina, che -considerarono degna di non perituro ricordo -per le sue virtù e per quanto lega il suo nome -a la storia de le lettere italiane ed a quella de la -nostra politica unità. -</p> - -<p> -L'Accademia de la Crusca, ringraziando il -Ranieri che aveva fatto donare a ciascun accademico -le parole da lui dettate in morte -de la sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo -Leopardi non potranno mai essere ricordati -disgiuntamente dalle consolazioni onde -furono alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; -e se in Giacomo ammiriamo la mente, -nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo, -ricordava la devozione de la sorella -per quel <i>sacrario del Verbum italiano</i>, e -gli studi che su la lingua di Toscana aveva -fatto la eletta donna. In un'altra Lezione tenuta -ne la Società Reale il Ranieri dava notizie -di una scoperta linguistica attribuendola a la -sorella, vantando in lei un <i>intuito fulmineo, -una viva luce di singolare intelletto</i>. Intitolandole -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -i suoi <i>Scritti vari</i>, Antonio scrive: «No, -angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. -V'è solo l'eternità perchè sola ci ricongiunge... La -tua vita è stata un raggio celeste, cui il -Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, -alcun tempo, sulla Terra. Dov'è, su questa -Terra la cosa santa sulla quale quel santo -raggio non si sia ripercosso?» -</p> - -<p> -Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) -lasciò il Ranieri al Monte della Misericordia di -Napoli, perchè con esso venisse formata una -<i>Confidenza</i> o <i>Monte Paolina Ranieri</i>, avente per -iscopo la fondazione di un ospedale pei bimbi -e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai -dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure -al nome di Paolina. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio -Ranieri pubblicava i <i>Sette anni di sodalizio -con Giacomo Leopardi</i>; io credo che se la -sua gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di -lei avrebbero potuto, quel che non poterono -le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore -dal dare al pubblico il disgraziato libro, -il quale non menoma punto l'ammirazione, -accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di -Nerina, ma offusca quel raro esempio d'amicizia -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -che gl'Italiani erano ormai abituati a venerare. -Forse Antonio non avrebbe nè pure -scritto quel libro, mentre gli stava a fianco la -pia, cui da la sovrana infelicità del Leopardi -non era venuto alcun senso di repugnanza, -di egoistica sofferenza propria, ma che sentì -invece con l'ammirazione per quel grande -spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi -mali, l'attrattiva che avvince la <i>donna -vera</i> a chi soffre. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -</p> - -<h3 id="note-pr">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Vedi Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Una sventura -postuma dl G. L.</i> Studio di critica biografica. (Torino, -Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XII</span>-512.) -È noto come a l'apparire del <i>Sodalizio</i> trattarono -de la questione Leopardi-Ranieri critici insigni -quali A. D'Ancona, D. Gnoli, F. D'Ovidio, R. Schöner, -ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la -questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli -altri il De Gubernatis ne la <i>Vita Italiana</i>, il D'Ovidio -ne la <i>Nuova Antologia</i>, L. A. Villari nel <i>Fortunio</i> -di Napoli, il Barbiera ne l'<i>Illustrazione Italiana</i> -e moltissimi altri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno -1832, a pag. 194, de l'<i>Epistolario di G. L.</i>, vol. II, -ediz. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Vedi a pag. 222 e 223 de l'<i>Appendice a l'Epistolario -e a gli scritti giovanili di G. L.</i> il proemio -a la canzone giovanile «Per una donna malata -di malattia lunga e mortale.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Vedi <span class="smcap">O. Valio</span>, <i>La suora di carità di G. L.</i> -Evocazione, pagg. 18 e 19. (Acerra, Tipografia di -Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di pagg. 20.)</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Vedi Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Una sventura -postuma di G. L.</i>, pag. 503.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Vedi a pag. 301 del volume <i>Prose morali -di G. L.</i>, commentate da Ildebrando Della Giovanna, -il pensiero IV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Diversamente in certi particolari narrò la -fine del Leopardi il Ranieri ne la sua lezione su -<i>Enrico Alvino</i>, da pag. 251 a pag. 257 del volume -<i>Scritti varii di Antonio Ranieri</i>, vol. I. (Napoli, -Morano, 1879, in 16º, di pagg. 322.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Vedi <i>Parole di A. Ranieri a l'Accademia di -Archeologia, Lettere e Belle Arti per la morte della -sorella Paolina</i>, recitate nella tornata dei 5 di novembre -1878, dal collega segretario Giulio Minervini, -pag. 6. (Napoli, 1878.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Questo medaglione di Paolina Ranieri era -già stato riprodotto pel presente volume, quando -dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia di -una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi -in un prezioso album, già appartenente a la chiara -gentildonna Lucia De Thomasis. -</p> - -<p> -L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti -con somma gentilezza acconsentì a far ricerca di -questa miniatura, ch'era andata smarrita, e trovatala, -me ne favorì una riproduzione, da la quale -fu tolto il medaglione che precede questo studio.</p> -</div> -</div> - -<div class="figcenter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -</p> -<a id="fill-315"></a> - <img src="images/ill-315.jpg" alt="Geltrude Cassi Lazzari" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -</p> - -<h2 id="ladonna">LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE -DI G. LEOPARDI.</h2> -</div> - -<p> -La donna ha sempre un'azione importantissima -su la vita de l'uomo; il cuore -di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le -azioni eroiche come ne le volgari, ne la gioia -come nel dolore, risente l'efficacia del cuore -femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama, -spesso ancora ciò che è, ciò che può, che sa -e che fa è opera in buona parte d'una donna. -Perciò non è certo senza interesse, nè senza -importanza ne la storia di un grande ingegno -il vedere quali donne egli ebbe care, quale -influenza esse esercitarono su di lui, che cosa -egli pensò di quelle donne in particolare e -de la donna in generale. Se questo può dirsi -di quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione -si può affermare di Giacomo Leopardi, di cui -tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -un'alta e vana aspirazione a la donna e a -l'amore. -</p> - -<p> -Ne la casa paterna la sua infanzia passò in -una rigidezza quasi ascetica, ma anche l'aria -stessa ch'egli respirava, per dir così, era di -una purezza altamente educatrice: severissima, -la madre non gl'inspirava tenerezza, -ma certo gli appariva, più che degna di un -timoroso rispetto, figura austera e dignitosa; -affettuosissime le nonne e, più che mai, la sorella -Paolina ch'egli prediligeva e che sempre -ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio -prevaleva a l'affetto, ed il trionfo ne le finte -battaglie romane, il primeggiare in tutto rendeva -felice quel vivace Giacomo, cui il vestito -nero da abatino non temperava lo spirito battagliero, -nè la monotona severità de la casa -spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo -studio e de la conversazione egli era il fanciullo -obbediente e forzatamente quieto, ne la -libertà dei giuochi venivano svolgendosi in -lui l'immaginazione vivacissima, creatrice di -mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio di lode -e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma -e ne lo studio e nei trastulli la compagnia di -Paolina metteva una nota di gentilezza e d'affetto -che quei fieri ragazzi non avvertivano -forse, ma che influiva grandemente su l'animo -loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo -turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -buia, di cui le persiane eran chiuse, -egli ascoltava battere le ore a l'orologio di -piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono, -e, vedendo dissipate le immagini paurose che -gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli -entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza, -simile a quello che provava la sera, -quando da le finestre de la sua stanza, che davano -sul giardino paterno, egli contemplava -le stelle, sentendo già un poetico commovimento, -un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito -stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo -aveva allora dei momenti pensosi di tenerezza, -nei quali, in potenza se non in realtà, egli era -già poeta. Ne la severità de la famiglia questa -tenerezza si volgeva specialmente a la pietà -religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e -d'adolescente attestano il fervore. -</p> - -<p> -Quand'egli scriveva la tragedia <i>Pompeo in -Egitto</i>, la donna per lui non era ancora, nè -poteva essere, che madre o sorella; egli pone -in scena uomini soli, non osando o sdegnando -porvi una donna; tanto più che Cleopatra -avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori -con Cesare, e Cornelia veniva naturalmente -esclusa dal disegno de la tragedia, che finisce -con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto -essa avrebbe acquistato importanza e -interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose, -ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -fuoco di parecchi versi si sente già un cuore -appassionato -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> non vien meno</p> -<p class="i01">In questo cuore il marzial coraggio,</p> -<p class="i01">Il romano valore, io son Pompeo.</p> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . . .</span> Pompeo</p> -<p class="i01">Non sa che sia timor: se vinto ei cade,</p> -<p class="i01">Colpa del fato è sol, non di viltade.</p> -</div></div> - -<p> -Quest'ardore di Giacomo si calmava sui -libri, che erano divenuti una vera passione per -lui e che precocemente maturavano il suo spirito; -ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, -annota, cita, freddo e accurato, veniva -nascondendosi il poeta, ma non così che il -fuoco de l'anima non scintillasse ancora qualche -volta, anche nei lavori più gravi. Il bisogno -di sognare e l'aspirazione a qualche cosa -di grande, di lontano e di sommamente desiderabile, -si compendiavano ne la sete di gloria: -non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo, -«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno -della famiglia cedeva in cose d'onore»,<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> -e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi -negli studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. -Da un lato, fanciullo ancora, non -provava l'ardente brama di vita e d'amore -che si risvegliò poi in lui; da l'altro, la sua -fede era così profonda, che Paolina molti anni -più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -di lui ed esclamava: «E non avevamo -da piccoli giuocato insieme a l'altarino? Ed -esso era tanto religioso che era divenuto pieno -di scrupoli!»<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> Questa fede, che si rivela negli -studi da lui impresi per facilitare forse il principio -de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto -nel <i>Saggio sopra gli errori popolari degli -antichi</i>, era un trasporto d'affetto «verso quell'Essere, -che non si può conoscere senza amare -e non si può vivere senza conoscere»;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> e nel -suo cuore si accoppiava a sentimenti di dolcezza, -di tenerezza, che, ne le meditazioni -commosse, gli davan momenti d'estasi in cui -egli si sentiva quasi innalzare verso l'amore -infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza -de' suoi studi eruditi e del mondo in -cui viveva; non aveva provato bisogno o desiderio -di conoscere la vita in una cerchia più -estesa di quella de la sua famiglia e del suo -paese; e, se pure qualche idea scettica o triste -l'aveva preso, era rivolta più che a quanto -lo attorniava, al mondo in generale. Ma ora -egli si ridesta; da la sua biblioteca tende l'orecchio -ai rumori del mondo, sente un grande -ignoto fuor di quel suo refugio, e quell'ignoto -lo attrae; il fanciullo comincia a divenir uomo. -Primo inizio di questa trasformazione fu quella -ch'egli stesso chiamò la sua <i>conversione letteraria</i>; -come un ragazzo che incominci a -considerarsi e a voler essere considerato un -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -giovanotto, si vergogna d'esser stato trasandato -ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza, -così il Leopardi, che visse tutto ne la -vita de lo spirito, non si accontenta più de -l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo splendore -de la forma e de l'arte; la fantasia e il -sentimento, a lungo compressi, provano imperiosa -la necessità di espandersi, ed egli comprende -che solo una forma eminentemente -artistica può esser degna veste del suo pensiero. -Ora non ispende più lunghe fatiche sopra -autori secondari, ma ricerca e vuole il -bello ne le sue migliori manifestazioni; le sue -letture prendono un nuovo indirizzo e più che -a la caccia di notizie peregrine si rivolgono -a la nobiltà dell'arte, al pensiero profondo, ai -sensi degni. Torna con animo mutato a Virgilio, -ad Omero, a Dante, che non ha finora -compresi, e se ne commuove, e piange e freme -con essi. Su l'<i>Eneide</i> egli «andava del continuo -spasimando, e cercando di far sue, ove -si potesse in alcuna guisa, quelle divine bellezze: -nè mai <i>trovò</i> pace infinchè non <i>ebbe</i> patteggiato -con <i>se</i> medesimo, e non <i>si fu</i> avventato -al secondo libro del sommo poema, il -quale più degli altri <i>lo</i> aveva tocco.»<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> -</p> - -<p> -Non era più semplicemente un erudito, era -già un vero poeta che, leggendo Virgilio, senza -avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad -alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -talvolta fino a le lagrime. Il bello -gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi -marchigiani, o quando una passione lo -agita, l'anima sua ingigantisce; e se a l'improvviso -sente da qualcuno recitare a caso -qualche verso di autore classico, il suo cuore -ridesto prende a palpitare; e il suo spirito, quasi -a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta -tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento -il suo, bensì fiducia di poter fare assai -più e meglio; a proposito di sè osa già nominare -il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La -sua sensitività è resa più profonda dal suo -stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze -aggravate così da fargli presumere vicina -la morte, che a lui non ancor deluso ne le -sue più care speranze e soprattutto avido di -gloria e quasi certo di conseguirla, purchè la -vita e le forze non gli vengano meno, desta -un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar -con affanno disperato precipitar verso la -tomba i suoi splendidi sogni. In questo periodo -triste e quasi solenne l'immagine de la -donna come amante gli appare per la prima -volta fra quei beni de la giovanezza, che stanno -per essergli strappati e cui egli tende le braccia -desiderosamente; gli si palesa candida e -soave ne la funerea luce che gli vela il mondo; -amore e morte si rivelano insieme al poeta -de l'amore e de la morte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -</p> - -<p> -Nel suo <i>Appressamento della morte</i>, la visione -d'Amore, che svolazza sopra un'immensa -folla, sogghignando e avventando strali roventi, -e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, -non sono che reminiscenze classiche e -ricordano i <i>Trionfi</i> del Petrarca e la <i>Commedia</i> -di Dante: ma ne l'episodio di <i>Ugo e Parisina</i> -v'è pur qualche accento vero e profondo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> I' fea contesa e forse ch'i' vincea,</p> -<p class="i01">Ma un dì fui sol con quella in muto loco,</p> -<p class="i01">E bramava ir lontano e non volea,</p> -<p class="i02"> E palpitava, e 'l volto era di foco,</p> -<p class="i01">E al fine un punto fu che 'l cor non resse,</p> -<p class="i01">Tanto ch'i' dissi: t'amo<span class="dotted">. . . . . . . .</span></p> -</div></div> - -<p> -Ne l'animo del giovane solitario e amante -de la solitudine, perchè già consciente de la -propria grandezza e sdegnoso de le compagnie -volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove. -La biblioteca e la sua camera erano il rifugio -di quasi tutte le sue ore, una camera semplicissima -al primo piano del palazzo Leopardi, -con un lettuccio ricoperto da una coltre gialla, -un cassettone, un armadietto e poche seggiole. -Nei riposi che la debole salute gl'imponeva, -ne le remote passeggiate, ne le lunghe sere in -cui sdegnoso de la società di casa e malato -d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi -al buio in una grande stanza, solo, fuorchè nei -momenti in cui Carlo e Paolina andavano a -tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -superbi e ardeva ne l'impazienza di fama -e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli, -osando per la prima volta prendere per protagonista -una donna, una donna bella e infelice, -maturava l'idea di una tragedia: <i>Maria -Antonietta</i>. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude -Cassi-Lazzari andò a Recanati col marito<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> per -mettervi nel convento de le Oblate la figlia -primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei -Leopardi suoi cugini: ella, sorella del traduttore -de la <i>Farsaglia</i> di Lucano, nata nel 1791, -aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi -diciassette era andata sposa al conte Giovanni -Giuseppe Lazzari; era bella, di figura maestosa, -di portamento regale, di viso pallido, <i>de la -pâleur mate des Pésaraises</i>,<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> d'occhi nerissimi, -scintillanti, sibillini, come li chiamava -Carlo; la soprannominavano Giunone: e a -l'incanto de la florida venustà, che le aveva -meritato questo nome, univa quelli di una -buona coltura, di uno spirito vivo, di una -conversazione briosa, di un'arte <i>somma nell'amare -e nel farsi amare</i>.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -</p> - -<p> -Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi, -e così lungamente (ella stette in casa di Monaldo -una quindicina di giorni), ad una donna -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la -condizione sociale, la salute, il carattere di lui -fossero in opposizione con quelli de la cugina, -egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la -sua gioventù compressa e solitaria. Ella doveva -apparire quasi una divinità a lui ragazzo ancora, -sparuto e deforme, ammalato e triste, -ma così sensitivo a le impressioni de la bellezza -che, a quanto si narra, bambino di otto -anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui -v'erano riunite parecchie persone brutte, rifugiatosi -vicino a la zia, le disse malinconicamente: -«Non si sa dove riposare lo sguardo.» -Il Leopardi vide in quella donna una prima -realtà de le tante sue splendide speranze, e, -riservatissimo per natura, più riservato ancora -per l'educazione quasi monastica ricevuta, non -osò non pure parlarle, ma nè pur lasciar trapelare -in alcun modo la sua passione, di cui -narrò con finezza psicologica i ricordi in quelle -<i>Memorie sopra alcuni giorni della sua gioventù</i> -ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan -tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione. -Carlo ne parlò più volte al Viani, -ed al Tirinelli<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> narrava: «In quel tempo egli -prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri -che gli nascevano alla vista di questa -donna. Eran scritti, mi ricordo, in tanti foglietti -di carta che Giacomo veniva a leggermi -ogni giorno»; aggiungeva che quelle carte -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -eran rimaste ne le mani del Ranieri e che -avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de -l'ingegno di Giacomo, perchè contenevano -un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi -in Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora -le due Elegie: il <i>Primo Amore</i> e <i>Dove son? -Dove fui? Che m'addolora?</i> senza dire che -secondo alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso -del primo amore del Leopardi, il quale, dicono, -volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane, -malinconico, amante ritroso e, quantunque -colpevole, timido e quasi pudico. Il giovane -passava le sere insegnando a la signora -il giuoco de gli scacchi ch'ella aveva mostrato -desiderio d'imparare. -</p> - -<p> -L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto -a la tristezza, produsse una mestizia -nuova. Lungamente egli aveva desiderato e -sospirato di sentirsi battere il cuore; pure, -quando s'innamorò de la bella cugina, egli -rimase stupito da la potenza di desiderio e di -dolore che amareggiava il suo affetto; la più -cara de le sue illusioni si scolorava già dinanzi -a la realtà, chè nel possedere il bene del sentimento -bramato, egli si trovava misero per il -tesoro di speranze che gli veniva tolto. La -donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di quell'amore, -e il giovanetto pallido, confuso, muto -dinanzi a lei, vedendola così gaia e così bella -ne la sua gaiezza, non sapeva che augurarle -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -in cuor suo una tranquillità sempre uguale, -pur piangendo amaramente al pensiero ch'ella -non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur compiangerlo. -Eran giorni per lui di tormento ineffabile -e di sovrumana felicità; tutto chiuso in -sè, godeva di pensare continuamente a la bella -signora, di sognarla, desto o addormentato; -instabili, confusi si volgevano i suoi pensieri; -quanto prima gli piaceva, diveniva indifferente; -mute quelle stesse voci de la natura che -con tanta eloquenza avevano parlato a l'animo -suo di poeta; muto l'amore de la gloria, indifferenti -i libri. I suoi occhi, chini o pensosi, -sfuggivano del pari le belle e le brutte parvenze, -quasi che le une come le altre avessero -potuto turbare l'immagine cara così vivamente -impressa nel suo pensiero. Questo affetto -ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento -de l'anima tenera ed entusiastica, -de la fantasia vivacissima. La partenza de la -Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo -gettò in una disperazione tale da trarlo quasi -fuor di sè stesso, da farlo freneticamente battere -il capo nel muro, come Carlo narrava; -ma, per la sua stessa veemenza, tale dolore -doveva esser breve. «Dei versi di lui, — scrive -il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più -viva impressione di dolore, vivace, presente, -reale, sono anche per tempo i primi, il <i>Primo -Amore</i>. Se non che in questi, si badi, il dolore -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -ha forma di sensazione fuggevole, non -già d'idea perenne ed essenziale.» Il tempo -calmò più presto che non si sarebbe pensato -quella passione e finì con ispegnerla. Essa era -stata timida, ma furiosa; la donna, che ne fu -oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase -soggiogato da la bellezza florida, la grazia -civettuola, la superba noncuranza e la -gaiezza di lei. -</p> - -<p> -Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno -cessarono i suoi timori d'una morte assai vicina; -egli capì che avendosi ogni riguardo, -avrebbe potuto vivere fors'anco a lungo, per -quanto stentatamente e sempre in pericolo; -ma in quell'età e dopo la dura prova del -primo amore, più che mai lo tormentava la -coscienza del suo aspetto miserabile; egli capiva -che la virtù senza alcun ornamento esteriore -difficilmente conquista gli animi, e che per -forza di natura, che nessuna sapienza può vincere, -non si ha quasi <i>coraggio d'amare quel virtuoso -in cui niente è bello fuorchè l'anima</i>. La -previsione di una vita infelice non lo sgomentava, -egli guardava imperturbato i mali futuri -ne la certezza di sostenerli senza viltà, ne la speranza -di riuscir utile a qualche cosa; se aveva -molto sofferto, comprendeva di dover soffrire -ancor più: «E massimamente soffrirò — scriveva -al Giordani il 15 febbraio 1818 — quando... mi -succederà, come necessariamente mi -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -deve succedere, una cosa più fiera di tutte -della quale adesso non vi parlo.» Alludeva -a la passione amorosa? È più che probabile. -</p> - -<p> -Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un -vasto piazzale, s'apre una strada di cui le due -case a gli angoli, con la facciata sul piazzale -stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di -esse si serviva per abitazione del cocchiere -e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era Giuseppe -Fattorini, che abitava quella casa insieme -a la moglie Maddalena Santinelli e a due -figliuole (le altre tre maggiori eran già maritate); -l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una -graziosa fanciulla di media statura e di figura -slanciata, civile nei modi, accurata ne le vesti, -per innata dignità o per ritrosia poco famigliare, -da gli occhi <i>ridenti e fuggitivi</i> nel viso -assai bianco, dai capelli neri. Giacomo da le -finestre de la biblioteca vedeva la giovane e -ne ascoltava il canto, e quando la primavera -commosse il suo cuore e lo fece rifiorire di -sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva, -egli nel <i>maggio odoroso</i> più spesso s'alzava dal -tavolino per appoggiarsi al davanzale, guardare -il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il -mare lontano e lontanissimi i monti, e riportar -lo sguardo su la figura de la fanciulla china -sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le -stanze tranquille e de la strada solitaria, la -voce melodiosa. Giacomo amò la fanciulla popolana; -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -ma in questo non prevalse, come nel -primo affetto, un'ammirazione quasi paurosa, -un ardore furibondo, benchè compresso. La -Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata -e vedeva pensosa e malinconica, gli destava -una soave tenerezza che, lungi da lo -spegnersi come la subita fiamma del primo -amore, durò per sempre in lui. Non era un'antitesi -abbagliante, ma una fraternità di sventura -e di dolore, di purezza e di virtù che lo -attraeva in quella giovanetta tisica, ch'egli -certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di -tener nascosta la sua malattia; ad ogni modo -poi essa non potè celarla lungamente, poichè -visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio -odoroso, e cioè fino al settembre del 1818. -Carlo giudicò tale amore <i>molto più romanzesco -che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano -e prigioniero</i>. Certo e l'educazione ricevuta e -la presenza e l'austerità de la famiglia Leopardi -e mille ostacoli esteriori, anche senza -parlare de l'indole vereconda e ritrosa di Giacomo, -dovettero far sì che il suo affetto gli -rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo -come una lieve simpatia nei cenni che da la -finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e -questo tanto più, che la Teresa era fidanzata, -o amata almeno da un altro: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . .</span> i parenti tuoi</p> -<p class="i01">Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore;</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -</p> - -<p> -le diceva il poeta; e ancora -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> d'amarti il vanto altri si tiene;</p> -</div></div> - -<p> -a meno che, come altri suppose, questa non -fosse una finzione di Giacomo a lo scopo di -meglio nascondere ne' suoi versi la persona -che li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta -gravemente ammalata gli fu cagione di nuove -amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici -pensieri, altri pensieri più cupi che gli -dettarono, nel 1818, la <i>Canzone per una donna -malata di malattia lunga e mortale</i>, dove non -vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime -Elegie, ma una tenerezza che induce a dolorosa -meditazione, l'accento d'una pietà intensa -quanto l'amore; tali specialmente i versi in -cui il poeta, quando ascolta taluno recar cattive -nuove de l'ammalata, si studia di farsele -apparire meno gravi; tali anche quelli in cui -va dubitando ch'ella (al par di lui al tempo -de l'<i>Appressamento della morte</i>) tema di morire; -e perduta poi ogni speranza di vederla -salva, cerca vanamente intorno a sè un soccorso -che la rattenga in vita. -</p> - -<p> -Qualche sentenza («Nostra famiglia alla -natura è giuoco») fa già presagire in lui il -desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è -ancor vivo il presentimento de la sua propria -morte, e il triste timore, ancor più doloroso -di quel presentimento, che il tempo, l'esempio, -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -il mondo possano a lui stesso togliere il suo -più grande, anzi l'unico tesoro, l'anima sua. -</p> - -<p> -Ella, <i>che è tanto bianca</i>, non verrà macchiata -da la mota del mondo: muore bella e -pura, muore innocente: nè se tale non fosse -egli avrebbe saputo amarla, poichè fugge la -stessa bellezza che gli è tanto cara, se ad essa -non vien compagna la virtù. -</p> - -<p> -Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la -bellezza plastica, ma un soave, malinconico -vagheggiamento di un'anima giovane, pura, -di cui le sventure lo fanno ripensare con minor -amarezza al dolore proprio e con fraterna -simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si -sente grande, ma nel suo pensiero vede lei -così semplice, così vera figlia de la natura, che -gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia -e sorreggerla, ella apre le ali candide e s'innalza -ne l'azzurro. È debole, malata, ne' begli -occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che -cosa sente, che cosa sogna? Egli, bevendo -quasi i pensieri che crede veder riflessi in quel -puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de -l'anima. La stessa Fattorini è la gentile immagine -del <i>Sogno</i>; rivedendola morta, il poeta -le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere -da lo spirito quello che da la persona -non seppe: s'ella ebbe pietà di lui, e gode di -una malinconica gioia e si esalta, sentendo -ch'ella gli fu compassionevole ed affettuosa. -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -Ancorchè ella lo avesse amato, come nota il -Mestica, la povera giovanetta doveva tremare -a l'idea che il conte Monaldo potesse saperne -qualche cosa. -</p> - -<p> -Nel <i>Sogno</i> vediamo piuttosto l'abile imitatore -del Petrarca che il vero artista. Non vi -mancano versi originali e belli: tale è l'immagine -de la donna, che con atto materno pone, -sospirando, la mano sul capo del giovane; tale -il ricordo di quel flore di gioventù, appassito -nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de -l'<i>Appressamento della morte</i>: così quello de lo -sconforto che apporta la prossima fine ai giovani -i quali hanno ancora intatte le loro speranze: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">All'immatura sapienza il cieco</p> -<p class="i01">Dolor prevale<span class="dotted">. . . . . . . .</span></p> -</div></div> - -<p> -E quel paragonare la sua giovanezza a la -vecchiaia, da cui poco discorda, richiama parecchie -frasi de l'<i>Epistolario</i>, e fra le altre -quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre -condotto una vita <i>quale non si richiederebbe -da un cappuccino di settant'anni</i>; il che è -prova de la sincerità del suo affetto, anche in -questo componimento d'imitazione. -</p> - -<p> -Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre -maggiore, quantunque ne l'insieme questo e -gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto -triste che scettica. Ed un'ultima osservazione -ricorre qui opportuna: se, come si può considerar -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -sicuro, la donna del <i>Sogno</i> è la Fattorini, -abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per -lei un vero, benchè calmo affetto, piuttosto -che una fantastica simpatia, poichè la dolce -apparizione dice al poeta: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . .</span> già ruppe il fato</p> -<p class="i01">La fe' che mi giurasti;</p> -</div></div> - -<p> -sia pure che questa fede fosse stata giurata -solo ne l'intimo, essa denota un amore reale. -</p> - -<p> -Un anno a presso, nel 1819, rievocando il -ricordo de la soave fanciulla perduta, il poeta -scriveva la canzonetta <i>Per morte di donna -amata</i>, dove, quantunque il motivo sia petrarchesco, -vi ha tanta grazia e tanta dolcezza di -inspirazione e così squisita musicalità, e dove -il poeta ritrova l'immagine de la <i>candida fanciulla</i> -in una <i>betulla candida</i>, separata da le -altre. -</p> - -<p> -Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli -diedero al Bellini l'inspirazione de la stupenda -melodia dei <i>Puritani</i>: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Qui la voce sua soave,</p> -</div></div> - -<p> -melodia che doveva commuovere dolcemente -il grande Recanatese, amante de la musica e -soprattutto di quella appassionata del Bellini. -</p> - -<p> -De la Cassi, non molti anni dopo averla -amata, il poeta rivedendola a Pesaro, scriveva -con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia, -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -d'averla trovata più grassa e florida che mai; -ma il ricordo de la Fattorini doveva rimanergli -invece come cosa sacra ne l'anima, affetto -che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più -che l'immagine bella de la Teresa richiamava -a lo spirito di lui la giovanezza e le care illusioni, -sole vere gioie de la sua vita. -</p> - -<p> -Nei <i>Detti Memorabili di Filippo Ottonieri</i> -egli ripensava certo a la tessitrice, quando scriveva -che il perdere una cara persona per via -di qualche accidente repentino è meno doloroso -che il vedersela distruggere a poco a poco -da una lenta malattia da cui, prima ancora che -spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa -senza fine amara, poichè violentemente ci cancella -dal pensiero tutti gl'inganni de l'amore -e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine -stessa di lei non arreca più conforto, -bensì tristezza. E pure dieci anni ancora dopo -la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente -nel suo pensiero, e ne fissò il profilo -come in un quadro incantevole nei versi de la -Canzone <i>A Silvia</i>, scritta a Pisa in un periodo -di quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici -ricordi. Silvia è sorella di certe dolci -femminili figure virgiliane ed omeriche, ma -è tutt'altro che una reminiscenza classica, è -un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. -La giovanetta da gli occhi ridenti -e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -mano veloce la tela e, immaginando un vago -avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze -e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca -sotto la pioggia di fiori cadente da -l'albero, umile continua intenta l'opera femminile, -sotto la diffusa luce del maggio, il riso -del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla -perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto -dei soavi perduti pensieri, de le morte -speranze; nel cantare Silvia egli risente in sè -<i>quel suo cuore d'una volta</i>. Non dimenticò mai -la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice -solitaria sempre lo commosse, gli è certo -che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli -rivedeva col pensiero l'immagine adombrata -de la candida Teresa. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Ne la prima gioventù esteriormente monotona -e fredda, ma alta e quasi eroica nel pensiero -e ne l'affetto, le prime immagini di donne -reali che il Leopardi contemplò con amore, -furon quelle che davano vita dinanzi a lui a le -belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo -le sue profonde e appassionate letture dei classici: -la Cassi doveva parergli una dea de -l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la -Circe di Virgilio, che canta e lavora. Quanto -fu scritto intorno a la donna e a l'amore, e -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -particolarmente da gli antichi, più consuoni a -lui per semplicità e nobiltà di sentimento, lo -attraeva, quasi gli permettesse uno sguardo -almeno in quel mondo femminile ignorato, -ch'era tutto il suo sogno. La Crestomazia da -lui raccolta più tardi, quantunque intesa a dare -specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi, -rivela questa tendenza del suo spirito pel -gran numero di componimenti amorosi che vi -sono accolti. -</p> - -<p> -Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre -la satira di Simonide <i>Sopra le donne</i>; ed egli -che tante donne aveva guardato con disdegno -e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima -l'ideale imagine d'un'eletta, doveva consentire -col Greco nel disprezzo de le sciocche e -de le vane e ne l'alta ammirazione di quella -che <i>all'ape è somiglievole</i>, ne l'invidia di quel -<i>beato</i>, che l'ottiene e vede con lei <i>prosperare -la mortal vita</i>. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse, -facendola precedere da un suo discorso -originale, l'orazione di Gemisto Pletone -in morte de l'imperatrice Elena Paleologina. -La donna immaginata gli appariva sempre -sotto forme maestose e belle; fosse la madre, -conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe -de gli eroi, e accennante le belle orme del -sangue versato per la patria; fosse la donna -romanamente forte, che elegge i figli piuttosto -miseri che codardi; fosse la giovanetta sposa -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -greca, che cinge il fido brando al lato del suo -caro o spande le nere chiome sul corpo esangue -e ignudo di lui, riedente su lo scudo conservato; -o Virginia bellissima e pura, che volentieri -dà la vita per la patria. -</p> - -<p> -Con tali immagini ne l'animo è naturale -ch'egli sdegnasse le Recanatesi, le quali a la -lor volta non lo curavano punto e forse lo -schernivano; è naturale ch'egli le trovasse -poco più, o un poco meno ricche di quel che -la natura avea dato loro, e che la società del -suo paese lo facesse dar indietro a prima -giunta. Egli, come il suo <i>passero solitario</i>, non -curava nè sollazzo, nè riso, nè amore; sfuggiva -la gioventù riversantesi la festa ne le vie -per mirare ed esser mirata, e godeva d'uscire -ne la rimota campagna e contemplar mestamente -il sole al tramonto. Amore era già lungi -dal suo petto così caldo un giorno, <i>anzi rovente</i>; -pure incontrando pei campi una vaga -fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di -una notte estiva il canto d'una giovanetta intenta -al lavoro ne le stanze romite, il suo cuore -si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa -gli rendeva cara, come immagine vivente de -la perduta, un'altra povera e gentile tessitrice, -tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina -a lui, che poteva vederla da le finestre di casa -sua ed ascoltarne la voce, la Maria Belardinelli, -una bionda, candida, soave e signorile -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -nei modi essa pure, in cui altri volle riconoscere -la Nerina de le <i>Ricordanze</i>. -</p> - -<p> -L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi -del poeta molti anni più tardi, è un idillio -gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli -occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la -finestra in colloquio al giovanetto suo vicino, -che impallidisce ancora, ricordando la voce di -cui ogni lontano accento lo faceva tremare. -L'immagine de la morta gli si ripresenta come -figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli -vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza -e de la speranza. Se pure Silvia e Nerina -non sono la stessa persona (e la questione -molto discussa non è forse ancora decisamente -risolta), son fuse ne l'anima del poeta -in una soavissima idea d'amore, di giovanezza -e di sventura. Silvia e Nerina sono la donna -ch'egli amò con l'anima senza alcun materiale -desiderio, la donna che sola gli pareva -degna <i>di un fuoco intaminato e puro</i>: giovane, -onesta, bella, altera e dolce insieme, la donna -che in elette forme accogliesse un'anima simile -a quella ch'egli sentiva in sè, la donna -ne la quale per lui si convergevano tutti i raggi -de la bellezza e de la felicità umana: essa la -primavera, essa la gioventù, essa la speranza, -essa l'amore, essa la morte. Tutta la spiritualità -del poeta si rivela in questi suoi versi -d'amore: la graziosa giovanetta che gli ha -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -sorriso un giorno, ha fatto battere il suo cuore -d'un palpito che non si estinse più interamente, -perchè la bella immagine femminile -divenne per lui un alto ideale, l'amore stesso -fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce -e si oscura; la tomba de la giovane racchiude -tutto quel che di desiderabile ha il -mondo, e il fantasma che di tratto in tratto -risorge da quella tomba ha ancora tanta vita -e tanta luce che nulla è degno di essergli paragonato. -La bella stagione sempre rinnovava -nel Leopardi col desiderio de la vita, dei diletti -del cuore, de la contemplazione de la -bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed -egli non ebbe mai un giorno lieto o solo tranquillo, -in cui, col ricordo caro fra tutti de la -giovinezza, non si ravvivasse quella memoria -sacra per lui; ancora a Napoli, quando col Ranieri -saliva a piedi a passeggiare su i colli e -udiva il canto de le tessitrici intente al telaio, -egli ristava ad ascoltare muto, commosso. -</p> - -<p> -Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo -di torpore in cui nè pur le pene morali venivan -più a <i>consolarlo</i>, condannato a l'ozio -da i suoi mali, lacerato da la noia, come da -un dolor gravissimo, gli pareva di non intender -più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore, -e solo lo scuoteva la pietà di qualche cuore -gentile. Era già formato in lui quel concetto -che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -felicità su la terra, non havvi gioia, non consolazione -reale, ma conforto unico rimastoci è -la giovanile speranza, o meglio quell'illusione -che nasce da l'inesperienza de l'uomo e che -si personifica ne la giovinetta ingenua e sognante, -destinata a una morte precoce. Una -emanazione di questi sogni mi pare tutto il -gruppo de gl'Idilli in cui domina una tristezza -pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo -gli accenti disperati e cupi de <i>La sera del dì -di festa</i>): domina il sentimento de la natura e -vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de -le cose, le quali, tuttochè di una realtà evidente, -hanno un'alta idealità d'espressione; -tale quel <i>Passero solitario</i> che su la vetta de la -torre antica va cantando a la campagna, finchè -non muore il giorno e l'armonia erra per la -valle esultante ne la primavera, quel passero -che, mentre gli altri augelli contenti fanno a -gara insieme mille giri per il libero cielo, festeggiando -la loro gioventù, pensoso e in disparte -mira il tutto, nè gl'importa di spassi e -d'allegria, canta, e passa così il più bel fiore de -l'anno e de la sua vita, quantunque ricordi il -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Passer mai solitario in alcun tetto</p> -</div></div> - -<p> -e il -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vago augelletto che cantando vai</p> -</div></div> - -<p> -del Petrarca, è immagine perfettamente reale. -Invero il Mestica seppe da chi ancora se ne ricordava -in Recanati, che un passero solitario -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di -poi, su la croce in cima al cono del campanile -di Sant'Agostino, il più antico del borgo. -Ma questo passero, che il poeta cercò spesso -con gli occhi ammalati in alto su la torre in -mezzo al sole di primavera, che ascoltò con -l'animo intenerito, diviene un amico e un -fratello per lui, che passa, senza divertimenti, -solitario, la sua giovinezza ricca unicamente -d'un conforto e d'una gioia, quella del canto: -sentimento, amore, vita per lui. E al cielo sereno, -ove gli uccelli garrendo lietamente intrecciano -i loro voli e dove s'alza la punta di -quel campanile che ricetta il piccolo poeta -alato ne la sua solitudine triste, fa riscontro -la immagine, ammirabilmente nitida del borgo -al tramonto, in cui risuonano le campane e -le allegre scariche di fucile, mentre da le -case si spande ne le vie la gioventù vestita -a festa, lieta di vedere e d'essere veduta. -Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario -ne la remota campagna, o percorre a -lenti passi la sua passeggiata favorita sul monte -Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello, -tormenta l'uomo e gli guasta quella -malinconia così dolce, quantunque non scevra -di desiderio e di rimpianto, con la visione di -un avvenire non rallegrato più nè pur da la -luce de gli affetti; d'un avvenire in cui si farà -cocente il rammarico dei godimenti giovanili -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -non gustati e perduti per sempre. La calda -anima del poeta par che si sopisca ne l'altissima -quiete del lago al meriggio, ne la pace -infinita e nel silenzio. -</p> - -<p> -Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva -non parergli più d'esser capace di amicizia, -nè d'amore; ma mentre nega l'amore -e le giovanili illusioni, le sente più soavi che -mai. Il mondo è un paradiso a lo sguardo dei -giovani, cui il cuore balza di speranze e di -desiderio, cui la vita appare come una danza -o un giuoco: ah! troppo brevi furono questi -dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse -di amare, <i>il viver suo fortuna avea già rotto</i>, -chè la sua salute era perduta, la deformità sopravvenutagli -ne' suoi migliori anni, insieme -a la precoce esperienza de la vita, l'avevan -fatto misero per sempre. Il suo cuore è di -sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un -ferreo sopore, estraneo ad ogni moto soave; -nondimeno il volto d'una fanciulla basta a commuoverlo -e a ridestargli un canto ne l'anima. -Canta e ritorna continuamente a sè, persuaso -«che le scritture e i luoghi più eloquenti sieno -dov'altri parla di sè medesimo...... Perchè -quegli che parla di sè medesimo non ha tempo, -nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi comuni, -chè allora ogni vena più scarsa mette -acqua che basta, e lo scrittore cava tutto da sè, -non lo deriva da lontano, sicchè riesce spontaneo -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -ed accomodato al soggetto, e in oltre -caldo e veemente; nè lo studio lo può raffreddare, -ma conformare e abbellire.»<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> Questo -provano i versi stessi co' quali il Canto si -chiude mirabilmente nel proposito ch'egli fa -a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime -d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi -rive, nel desiderio non di felicità e nè pur di -pace, ma di <i>lena e cuore a sospirare</i>. -</p> - -<p> -Ne <i>La sera del dì di festa</i>, il poeta ricorre col -pensiero ad una donna di cui <i>pe' balconi rara -traluce la notturna lampa</i>, mentr'ella dorme -ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna, -ignara de l'amore che ha acceso. Secondo -il Mestica, in questa donna si dovrebbe riconoscere -la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati, -sorellastra di Giacomo; e <i>La sera del dì -di festa</i>, sarebbe l'ultimo fra gl'Idilli, perchè -«è ragionevole supporre che questo amore che -si confessa tanto forte, abbia avuto qualche -giorno di vita, e che non siasi spento alla maniera -di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio -nel cuore del poeta.»<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> Appar probabile -che Giacomo vagheggiasse la Basvecchi, tanto -più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli -il fidanzamento di lei, la chiama <i>la -tua Serafina</i>. Pure non riesce altrettanto chiaro -che tale affetto fosse profondo e durevole: -questa stessa poesia, che rivela un animo fortemente -agitato, non si può dire tutta infiammata -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -da una veemente passione; il poeta è -sconvolto piuttosto da una tempesta di dolore -che d'amore. L'antitesi fra la pace de la natura -e la disperazione di lui è il motivo fondamentale -e si palesa persino ne l'armonia -del verso; l'idillio si alterna con la tragedia. -La notte è dolce e chiara, la luna queta posa -in mezzo a gli orti e il profilo nitido de le -montagne si rivela nel sereno; la donna riposa -ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano -a la mente grati ricordi, ma v'è un'anima -lì presso che confronta, quasi inconsciamente, -quella dolcezza e quella pace col suo dolore; -v'è un uomo, di cui gli occhi non brillarono -mai se non di pianto e che disperato si getta per -terra e invoca la morte e grida e freme. Passa -un artigiano, che ha vegliato divertendosi e ritorna -a casa cantando. Il giorno festivo è finito -e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel -giovane disperato e fremente divien pensoso: -la sua mente, dimentica del proprio dolore, -considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni -grandezza, d'ogni cosa, e dopo aver contemplato -un momento l'immensa scena del grande -impero di Roma, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . .</span> e l'armi e il fragorío</p> -<p class="i01">Che n'andò per la terra e l'Oceáno,</p> -</div></div> - -<p> -risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la -pace ed il silenzio in cui tutto posa il mondo, -dove di quella rumorosa gloria non rimane -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -più nè pur una debole eco. Il canto si perde, -allontanandosi pe' sentieri, ed il Leopardi, con -un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come -fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando -dolorosamente nel suo letto, a tarda notte sentiva -stringersi il cuore ne l'ascoltare una simile -voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta -de gl'Idilli è già il poeta del dolore, ma di -un dolore tutto giovanile, ora agitato da la -veemenza de la passione, ora allietato da la -dolcezza de la speranza, qua ruggente come -in un grido di rivolta, là mite come in un -sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i -paesaggi, le scene, le immagini, formano tutto -il suo mondo reale: la natura è l'amica sua, -la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di -canti qualche cosa di romantico, come notò -il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura -e nel sentimento tenero e malinconico; certo, -limati e condotti a vera finezza estetica e perfezione -di stile più tardi, serbano tuttavia il -profumo, la grazia e la freschezza giovanile. -Il poeta ha ritrovato sè stesso e, ne la sincerità -de la sua inspirazione, il dolore contenuto, -gl'impeti de la giovanezza avida d'amore, -ricca d'alte aspirazioni, di nobili sogni, ma -sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la solitudine, -la dolcezza dei ricordi d'infanzia e -d'adolescenza così vicini e già così lontani, -tutto diviene poesia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Per Giacomo Leopardi la donna era sempre, -anche colpevole, un oggetto di reverente -pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo -nel fango, fa rimpiangere la freschezza e la -grazia che ha perduto, ma di cui gli resta un -lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già -scritto quella Canzone <i>Sullo strazio di una giovane</i> -di cui bastò il titolo a mandare in furia -il conte Monaldo, che v'immaginava <i>chi sa -quali sozzure</i>. Un fatto vero e accaduto ne le -Marche aveva dato inspirazione al Canto: un -seduttore per opera del chirurgo aveva fatto -uccidere col figlio nascituro la fanciulla, che -già aveva amata. -</p> - -<p> -La Canzone rimane tuttora ignota, ma un -pensiero incluso fra i ricordi giovanili del poeta, -editi per la prima volta nel 1863 da la <i>Rivista -Italiana</i>, ci dà qualche idea dei sentimenti che -la inspirarono: l'autore si propone di scrivere -<i>una poesia di qualsivoglia sorta sul Primo delitto -o la vergine guasta</i>; pensa di prender qualche -cosa da Orazio, od. 27, lib. III, <i>dove con -molta verità esprime sommariamente i concetti -di una fanciulla in quello stato</i>; gli par soprattutto -degno d'osservazione il desiderio de -la morte ed il coraggio proveniente dal rimorso, -che fa bramare in quel momento anche -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -a una timida fanciulla <i>di essere stata piuttosto -tagliata a pezzi</i>. Se giudichiamo dal come -il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo -credere che essa fosse di un sentimento -e di una delicatezza notevoli; infatti quando -il Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader -Giacomo dal pubblicarla, mostrava di -non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva, -evidentemente offeso: «Il mio povero -giudizio e l'esperienze fatte di quella Canzone -sopra donne e persone non letterate, seconda -il mio costume, e riuscitemi assai più felicemente -delle altre, mi avevano persuaso del -contrario.» E alle rimostranze del Brighenti, -Giacomo a sua volta si scusava, dichiarandosi -deferentissimo al giudizio degli amici, ma aggiungendo -che, per parlare schiettamente, -aveva per quella Canzone <i>Sullo strazio</i> un certo -particolare affetto, come cosa che gli era venuta -dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente -a le sventure d'una donna giovane, -bella, amante, tale da parergli degna d'esser -felice; e se con tanta commozione, sempre -anche ne gli ultimi suoi anni, considerò la -sorte de le giovani vite femminili troncate, o -minacciate da la morte, con commozione assai -maggiore doveva aver meditato su la tragica -fine de la giovane marchigiana. -</p> - -<p> -Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto -un affetto, che risponda a l'ardore che -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -sente in sè; a la vita e a la natura domanda -soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non -la trova, ne la sua stanca desolazione si crede -<i>già stecchito, inaridito come una canna secca</i>, -e morto ad ogni passione, anche<i> alla stessa -potenza eterna e sovrana dell'amore</i>; ben poco -basta però perchè il suo cuore si risvegli; se -non infrequente gli sorrideva la musa, era -rievocata ben di spesso da un'immagine femminile. -Tra il '21 e il '22 egli scrisse il <i>Consalvo</i>, -la canzone <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>, -l'<i>Ultimo canto di Saffo</i> e la canzone <i>Alla -sua donna</i>.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> -</p> - -<p> -Il <i>Consalvo</i>, benchè pubblicato soltanto -nel 1835, fu, secondo ogni probabilità, pensato -ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo -desiderio de la pietà femminile; il -Leopardi non vi parla in persona propria, ma -pone su la scena un uomo amante e una donna -pietosa, nel bacio de la quale quegli muore -confortato; essenzialmente soggettivo per natura -e per la lunga abitudine di vivere ripiegato -su sè stesso, per la nessuna conoscenza -del mondo, anche qui dipinge sè medesimo: -più volte dovette nei suoi migliori momenti, -quando la disperazione cedeva ad una dolce -malinconia, immaginare il conforto supremo -de la pietà di una donna, che illuminasse di -luce soave i suoi ultimi momenti; quindi, a -ragione nota lo Straccali che non par punto -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -necessario andare a cercare il primo motivo -di questo canto fuori de l'anima del poeta. -</p> - -<p> -Si volle vederne le fonti<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nei Pastorali di -Longo Sofista, dove Dorcone morente palesa -a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne -l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita -(Teseide), ne la nona novella de l'Heptaméron -di Margherita regina di Navarra, e ne la leggenda -di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che -la pietosa avventura del trovatore provenzale -fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del -Petrarca, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo</p> -<p class="i01">A cercar la sua morte,</p> -</div></div> - -<p> -versi chiariti anche dai commentatori antichi, -e per la storia de la volgar poesia del Crescimbeni. -Assai severo si mostrò il Carducci per il -<i>Consalvo</i> che a l'opposto è tenuto in gran pregio -da lo Zumbini, il quale lo giudica una -de le cose più perfette de la nostra poesia.<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> -</p> - -<p> -Qualche cosa del <i>Sogno</i> rimane in questo -Canto, dove le figure sono vaghe, sfumate -come <i>specchiati sembianti</i>. La loquacità rimproverata -al protagonista è una reazione al -suo lungo silenzio, è il desiderio d'aprire, almeno -una volta, a la donna quel cuore che -fu sempre chiuso e che tra breve dovrà esser -muto per sempre; Consalvo ha col Leopardi -il desiderio de la morte, l'abbandono in cui -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -è lasciato, l'esser schivo de la terra, l'amore -cocente e timido, l'illusione di trovare ne -l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento -de la vecchiezza. Se l'immaginazione -del poeta non fu sempre felice in questo Canto, -vi hanno però immagini assai belle e sentimento -sincero espresso con quella semplicità -che è uno dei maggiori pregi leopardiani. Si -è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda -una donna veramente amata dal poeta, -e supposto da alcuni che questa donna sia la -Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi -col nome di Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri -ed il prof. Odoardo Valio vi supposero<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> -adombrata Paolina Ranieri; queste -ultime ipotesi cadono se, come appar logico, -il Canto si attribuisce a la prima giovinezza del -poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe -obbiettare che il Leopardi pensasse a lei nel -ricorreggere e quasi rifare il Canto negli ultimi -anni de la sua vita. Dopo quel momento -di molle dolcezza che gli dettava il <i>Consalvo</i>, -il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto -di virtù eroica spartana e, pur pensando a la -donna e a l'amore, l'anima sua resta assorta -impassibilmente da la contemplazione di un -classico ideale ne la canzone <i>Per le nozze della -sorella Paolina</i>. -</p> - -<p> -Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, -ma le consuetudini de la famiglia, la -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -severa ritenutezza che toglieva ogni espansione -e lo stato d'animo del giovane, il quale -nel suo dolore profondo vedeva tutto triste -nel presente, e solo ne l'antichità credeva di -trovare il mondo ancor giovane e forte e virtuoso, -tolgono al Canto ogni tenera effusione: -non è inspirato da i domestici affetti, ma da -l'amor patrio; e la donna, che vi si riflette -è la figura classica de l'antica matrona. Qualche -cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione; -è però da notare che sarebbe stato -crudele vantar le gioie de l'amore a Paolina, -che stava per sposare un uomo non giovane, -non piacente, certo non amato da lei: se questo -si pensa, apparirà delicato e generoso quel -mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio -e forza per la dura battaglia de la vita. -Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto -di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la -prima parte predomina il sentenziare breve -ed austero, ne la seconda il cuore del poeta -si scalda dinanzi a le antiche donne, non meno -leggiadre che grandi; si commuove al loro dolore -ed a la loro sventura; la fantasia ridesta -dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori. -</p> - -<p> -Con l'immagine di Virginia finisce il Canto, -lasciando nel lettore l'impressione grandiosa -di quel popolo salvato da quella donna. Evitò -un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma -par che il suo silenzio nasconda un augurio: -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -quello che, come il romano, risorga anche il -popolo italiano per la virtù femminile. -</p> - -<p> -Il <i>Bruto Minore</i> segna pel poeta il confine -fra l'età de l'immaginazione e il prevalere -de la scienza e de l'esperienza del vero: con -Bruto spira quella giovanezza del mondo, che -è rimpianta nel Canto <i>Alla Primavera</i>. La bella -stagione tenta ancora il cuore gelido del poeta, -che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza, -e desta in lui un nuovo palpito, che -gli fa chiedere con trepidazione s'egli sia ancora -capace d'illusioni, se la natura sia ancora -viva; gli risorgono dinanzi le belle immagini -de le antiche favole, le candide ninfe che con -piedi immortali danzano su le rupi scoscese -e ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a -tergere nel fiume da la polvere e dal sangue -i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade, -che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente -naiade, la quale fa sgorgare l'acqua limpida -da la sua urna; Eco solitaria che un -doloroso amore cacciò da le sue giovani membra, -e che per le grotte e pei nudi scogli ripete -al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti -umani. In queste femminili immagini -mitologiche il poeta mette una vita che ce lo -fa parere un uomo antico, veramente pietoso, -veramente amante di esse; tale si crede e, al -risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè, -da che il Cielo è deserto de gli esseri amabili -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -che un dì lo popolavano, egli esclama, il tuono -cieco, errando per le nubi e le montagne, spaventa -ugualmente innocenti e colpevoli; da -che la patria educa le nostre anime malinconiche, -restando estranea ad esse, inconscia di -esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici, -il nostro indegno destino e rendi al mio -spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure -tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra -o nel mare, non dico pietosa, ma spettatrice -almeno de la nostra sorte. -</p> - -<p> -Egli non chiede, non sospira più che l'ardore -de' suoi primi affetti, l'illusione, almeno, -di trovar un amore, una donna, che gli ridía -le gioie de la speranza, se non de la realtà. -Pochi sentirono come il Leopardi la potenza -e il desiderio de l'amore e poche volte egli -medesimo seppe dare a l'impeto de la passione -un così delicato velo di tristezza come -ne l'<i>Ultimo Canto di Saffo</i>. La Saffo del Leopardi -non è la storica figura che la tradizione -continua a considerare insieme poetessa eccelsa -ed amante sventurata, benchè la critica -abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una -contemporanea ed emula di Alceo, l'altra più -vicina a noi, infelice innamorata di Faone. Il -Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda, -nè a la storia, nè ai versi de la poetessa -che ci rimangono; egli <i>intende di rappresentare -la infelicità di un animo delicato, tenero, -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto -e giovane</i>, intende di sfogare il suo proprio -dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro -fantasma, non la figura, ma l'anima de la -donna, che avrebbe potuto comprenderlo. -Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui -la notte, la luna, la stella de l'alba; finchè il -destino lo colpì, non d'un tremendo amore -al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto -bisogno d'amore, più tremendo ancora. -Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti, -egli sente un insolito gaudio quando per l'aria -e pei campi trepidanti si aggirano i polverosi -fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora il -lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono -per le valli profonde; il suono e la trionfante -collera de le acque su la riva del fiume gli dà -un senso gradito, perchè conforme a lo stato -de l'animo suo; e pure egli, come la Greca -infelice, sente ancora la beltà del cielo divino, -de la rorida terra; la sente, ma è una -nuova ferita per lui, cui i numi e l'empia -sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita -vaghezza. Ospite vile, dispregiato amante de la -natura, anch'egli la guarda invano supplichevole, -da che non gli sorridono più le aperte rive -dei ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo -estremo del cielo; da che non si sente più salutato -dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure -dei faggi; da che il candido ruscello, -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -dove dispiega le acque pure a l'ombra dei -curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede -di lui. Come Saffo egli prorompe ne le disperate -domande: di qual fallo, anzi di quale -eccesso nefando mi macchiai prima di venire -al mondo, perchè il cielo e la fortuna mi debbano -così disdegnare? Qual peccato commisi -bambino, quando la vita è ignara del male, -perchè poi la mia spregevole esistenza avesse -scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così -prorompe nel dolore, ma tosto lo signoreggia: -incaute parole furon le sue, poichè un'arcana -volontà determina il destino, e tutto è misterioso -fuor che il nostro dolore; progenie trascurata -noi nascemmo al pianto, e solo gli Dei -ne sanno la ragione. Benchè questo appaia -in linguaggio del freddo criterio, che non -vuol lasciarsi sopraffare da la passione, ne le -frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno -che soffoca la voce in un singhiozzo. Il Padre -concesse di regnare nel mondo soltanto a la -bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non -valgono al virtuoso deforme. Tutto qui è amore -e dolore, dolore tanto cocente che la catastrofe -giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione -de la morte par esca da le labbra de la poetessa -con un sospiro di sollievo: sparse a terra -le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà -ne gli eterni regni, emendando il fallo -crudele del cieco destino. Fin qui Saffo non -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -ha nè pur accennato al suo amore, ma ora, -determinata di morire, lascia sfuggirsi il suo -secreto ne l'ultimo addio, che rivolge a l'amato, -addio altamente patetico in cui parlan solo i -sentimenti, che hanno inspirato tutto il Canto -e che determinano la morte: affetto e dolore, -ma senz'odio, senz'ira. -</p> - -<p> -La più cara fra le immagini che arrisero a -la mente del poeta e che gli furon tormento e -conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa -solitudine, rivive nel Canto <i>A la sua donna</i>, in -cui altri vide un'allegoria de la libertà, altri -de la felicità. Il Giordani, nel 1826, fu il primo -ad affermare che il poeta nascondesse sotto il -nome di <i>sua donna, gnarus temporum</i>, la <i>divina -idea di libertà</i>, e più tardi (1830) chiamava -il Canto un «celestiale inno d'amore a -la libertà, il sommo di bellezza che si possa -sperare da la poesia;» ma il Borgognoni<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> -suppone che il Giordani interpretasse così -quel Canto per liberare l'amico da l'accusa -che facilmente poteva colpirlo in quel tempo, -di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi -però quando aveva voluto, malgrado i -tempi poco propizi, aveva saputo manifestare -apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno -prova le Canzoni <i>All'Italia</i>, <i>Sul monumento -di Dante</i>, <i>Nelle nozze della sorella Paolina</i>.<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> -Maggior valore de l'autorità di P. Giordani -ha la voce del poeta, che ne l'articolo critico -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -non fa punto supporre d'aver voluto cantare -altro che un ideale femminile; e che, se -altro si volesse intendere, apparirebbe spesso -strano ed oscuro nei versi de la Canzone. L'autore -non sa se la sua donna, e così chiamandola -mostra di non amare che questa, sia nata -fin ora, o debba mai nascere; sa che ora non -vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei, -e la cerca fra le idee di Platone, ne -la luna, nei pianeti del sistema solare, nei sistemi -de le stelle. -</p> - -<p> -Come si potrebbe interpretare, pensando a -la libertà, il sogno e i campi in cui essa appare, -la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte -e il trasvolare de l'anima sua tra la gente? -E chi sarebbe l'altra, che potrebbe trovarsi -pari a lei <i>al volto, a gli atti, a la favella</i>, e che -<i>così conforme</i> sarebbe tuttavia men bella assai? -E certo apparirebbero anche troppo appassionatamente -teneri i versi in cui il poeta chiama -la vita rallegrata da quella donna <i>simile a quella -che nel cielo indìa</i>. Come mai il senno eterno -potrebbe sdegnare di vestir di sensibili forme -quest'idea e farle provar <i>fra caduche spoglie</i> -gli affanni di <i>funerea vita</i>? Sì che nè l'autorità -del Giordani, nè quella del Ranieri, che -disse ad un amico aver il poeta intitolato da -prima <i>A la libertà</i> questo Canto, nè quella de -lo Zerbini che anch'esso volle vedervi adombrata -la libertà, valgono a sostenere tale supposizione, -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -accettata tuttavia da molti. Nè pur -interamente persuasiva mi par l'altra asserzione -che la donna sia la felicità (v. G. Mestica), -benchè infine pel poeta l'amore d'una vera -<i>donna</i> e la felicità sieno tutt'una cosa. Una -osservazione importante è quella fatta da lo -Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone -<i>A la sua donna</i> ne l'edizione del 1824 è posta -dopo l'<i>Inno ai Patriarchi</i>, ne le edizioni seguenti -e ne la definitiva napoletana venne separata -dal gruppo de le poesie civili e posta -fra quelle filosofiche e amorose. -</p> - -<p> -L'idealità platonica inspira questa Canzone, -la quale tuttavia lungi da l'essere una fredda -reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore -di Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza -aveva sentito vivissimo ne l'animo il desiderio -d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile -felicità che, illuso, credeva possibile ai -mortali, ma che gli sfuggiva dinanzi quando -più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude -Cassi, cui può darsi ch'egli pensasse ne lo -scrivere i versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> s'anco pari alcuna</p> -<p class="i01">Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella</p> -<p class="i01">Saria così conforme assai men bella,</p> -</div></div> - -<p> -o non si era avveduta del suo affetto o non -se n'era curata; la Fattorini era morta; ed altre -forse ch'egli ammirava, come la Basvecchi, -non lo credettero degno d'un loro sguardo. -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -A lui, tenerissimo ed immaginoso, doveva più -che ad altri mai arridere una fantastica sembianza -di donna bellissima e virtuosissima, capace -di render beata la vita a l'amante; questo -fu il solo, vero, costante suo amore; non mentì -più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver -amato lei, ma quella diva ch'ebbe vita soltanto -nel suo cuore; di questa ricercava avidamente -un'immagine reale ne le donne, che -gli furon più care. Ne la Canzone <i>A la sua -donna</i> egli ebbe in animo di esaltare quel -femminile eterno che da Dante a Goethe arrise -ai poeti; avverata, quella sua dilettissima -immagine e pienamente conforme a la sua -idea, sarebbe tuttavia men bella assai, per -questo solo che sarebbe reale e che il suo incanto -maggiore è la luce di sogno che l'avvolge, -il suo fascino è la lontananza, il mistero, -l'essere irraggiungibile, inafferrabile. -</p> - -<p> -Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il -Bonghi, il Sesler, il Borgognoni, il Colagrosso, -il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della Giovanna, -il Fornaciari, ec., interpretano tutti la -Canzone <i>A la sua donna</i> come rivolta ad un -ideale femminile. -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -La monotonia de la vita di Giacomo veniva -rotta dal suo primo viaggio a Roma che non -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni -del cuore, cui egli aspirava. La zia Ferdinanda -era morta, le donne ch'egli poteva frequentare -gli parevano <i>bestie femminine</i>, eccessivamente -<i>frivole e dissipate</i>, incapaci d'inspirare -un <i>interesse al mondo</i>. Il teatro lo dilettava, concedendo -al suo spirito l'illusione d'un mondo -diverso dal reale,<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> e <i>La donna del lago</i>, data -a l'Argentina ed eseguita da voci assai buone, -gli parve una cosa stupenda: «Potrei piangere -ancor io se il dono de le lacrime non mi -fosse stato sospeso, giacchè mi avvedo pure -di non averlo perduto affatto» — scriveva a -Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio -1823). — Profonda impressione gli faceva -il ballo, che gli sembrava comunicasse a le -forme femminili un non so che di divino. -</p> - -<p> -Al ritorno a Recanati la sua malinconia si -fa più nera. E pure, in tanto sconforto, la grandezza -del suo cuore trionfa ed egli ama ancora -la virtù. «En vérité, mon cher ami, le -monde ne connait point ses véritables intérêts. -Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu, -comme tout ce qui est beau et tout ce qui -est grand, ne soit qu'une illusion. Mais si cette -illusion était commune, si tous les hommes -croyaient et voulaient être vertueux, s'ils -étaient compatissants, bienfaisants, généreux, -magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un -mot, si tout le monde était sensible (car je -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -ne fais aucune différence de la sensibilité à ce -qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus -heureux?...»<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> -</p> - -<p> -Poco profonda, benchè non discara, l'impressione -che gli restava del viaggio di Milano. -Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta -in Bologna: la tenera simpatia per Marianna -Brighenti gli rendeva piacevolissime le ore e le -serate ch'egli soleva passare in casa de l'avvocato -modenese; questo fu il più dolce suo -affetto in quella città, poichè a la dolcezza di -esso non venne a fondersi alcun sentimento -amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto -per Madama Padovani, affetto rimasto fino a -poco tempo fa ignoto ai biografi e di cui diede -cenno per primo Camillo Antona Traversi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> -ne l'articolo <i>Gli amori bolognesi di G. Leopardi</i>, -pubblicato nel periodico <i>Lettere ed Arti</i> (Bologna, -15 novembre 1890); notizie maggiori -ne diede il dottor Franco Ridella nel suo libro -<i>Una sventura postuma di G. Leopardi</i>. -</p> - -<p> -Esaminando accuratamente l'Epistolario -leopardiano, il Ridella ne ricavò tutto quanto -a questo proposito se ne poteva trarre, provando -come fosse senza dubbio quella Madama -Padovani la <i>strega</i> tanto bella, giovane e graziosa -di cui parla il Leopardi ne la lettera -3 luglio 1827 al Papadopoli; ma non riuscì nè -a saper chi fosse la Padovani, nè ad averne -altrimenti contezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> -</p> - -<p> -Ricercando notizie di questa signora a Modena, -dove, secondo afferma il Leopardi stesso, -viveva il marito di lei, da documenti e da testimonianze -orali seppi ch'ella fu senza dubbio -alcuno una Rosa Simonazzi, di Antonio e di -Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in -assai tenera età orfana di padre, fu educata -da la madre insieme al fratello Natale, nato -il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena, -nel 1820, secondo i documenti che si trovano -ne l'ufficio di Stato Civile a Modena, -fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi -Padovani di Pellegrino e de la Paola Verzoni, -ispettore de la civica illuminazione e discreto -suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici -anni, onesto, buono, di condizione modestissima, -per quanto di poi la Rosa si facesse -chiamare <i>Madama</i>. Nei primi tempi del matrimonio -ella attese a la casa ed ebbe un figlio, -Antonio; ma poi, bella, di un brio indiavolato, -leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo -lodare la sua voce e la sua naturale disposizione -a la musica, tolte a pretesto le condizioni -economiche disagiate e la speranza di -far fortuna, volle andarsene nel 1826 a Bologna -per studiarvi il canto. Aggiungo che -per motivi di gelosia fu divisa dal marito; non -so precisamente in quale anno avvenisse la -separazione, ma ho ragione di credere prima -del 1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo -<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> -aver dimorato qualche tempo in altra casa, -presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato -tenore al servizio di Napoleone I ed avea cantato -molti anni prima anche a Modena ne -l'opera semiseria <i>La Griselda</i> di Paer lasciando -ottima memoria de l'arte sua e de la voce. -In casa di lui (Casa Badini presso il teatro del -Corso), già vecchio, ma povero malgrado i -suoi trionfi e costretto a tener pensione per -vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi. -La signora era molto amica de la famiglia -Stella, scrivendo a la quale Giacomo spesso la -nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli -Stella egli conoscesse la Padovani, poichè appar -certo che la conobbe prima ancora ch'ella andasse -ad abitare ne la sua stessa casa; infatti -il 26 marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella: -«Debbo fare a Lei e a tutta la sua famiglia i -complimenti di Madama Padovani, che abita -<i>ora qui</i> ne la mia stessa casa e al mio stesso -piano.» -</p> - -<p> -La Padovani era una donna del tipo che -inspirò le più ardenti passioni del Recanatese, -di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono -rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma -gli amori reali, di natura terrena benchè onesti, -ebbero per oggetto donne da le forme giunoniche, -da l'aspetto florido, dal portamento regale, -da gli occhi luminosi e arditi, superbe e -liete come dee de la classica antichità. Tale -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -era Madama Padovani: di statura alta e di -forme scultorie, riusciva attraente soprattutto -pei grandi occhi vivacissimi, scintillanti di brio, -di spensierata allegrezza, di malizia birichina, -di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza, -di nulla si compiaceva come d'essere ammirata -e adorata, e probabilmente nè anche -l'omaggio del giovane contino le riuscì discaro, -per quanto ella non comprendesse affatto -nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella -era troppo lontana moralmente da la donna -ch'egli vagheggiava per potergli piacere a -lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo -al primo momento, lasciarlo poi disgustato; -quali altre cagioni di sdegno per lei -ebbe il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane -un mistero. Desideroso di farle cosa -grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente -per qualche accademia o spettacolo, -al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa domanda -e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette -accadere che cambiò affatto i sentimenti del -Leopardi verso la Padovani; un atto di sprezzo -o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè -la sua educazione era tutt'altro che fine -e perchè l'animo del Leopardi, così dolce e -così costante, solo da un'offesa al delicatissimo -suo amor proprio poteva così improvvisamente -esser mutato. -</p> - -<p> -Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -lo ringrazia del biglietto che gli ha mandato -e de le cure che si è voluto prendere per -l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non -darsi altro pensiero di questa cosa, chè egli -non vorrebbe veramente far trasgredire al segretario -le sante leggi per proprio piacere. -Gli dà, su la Signora, dei ragguagli certamente -dimandati da l'altro; e ne le sue parole -si sente un accento di poca stima e di -poca simpatia; non certo un affetto presente, -ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato -soltanto de l'amarezza: «La mia signora è -maritata, benchè non abbia qui il marito per -la ragion sufficiente che il marito sta a Modena. -È distinta per un paio d'occhi che a -me paion belli e per una persona che a me -e ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia -altre distinzioni non so e non credo. Perciò -ti prego a non darti altro pensiero di questa -cosa....» -</p> - -<p> -Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse -trattato di una persona di <i>grande distinzione</i> -si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il -biglietto. -</p> - -<p> -Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826 -si fa cenno ancora di Madama Padovani, che -è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti -ne la musica, ma è naturale che anche senza -aver più per lei nessuna simpatia, il poeta la -nomini a quegli amici di lei, da cui probabilmente -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -gliene erano state chieste notizie. Così -a Luigi Stella ne la lettera 25 luglio 1826 fa un -cenno asciutto de la signora: «Madama Padovani -è ancor qui, ed ho cagion di credere -che vi stia contenta.» Ha <i>cagion di credere</i>, -ma non ne sa più nulla di preciso. Più tardi, -tornato a Bologna ne la primavera del 1827, -ancor più asciuttamente rispondeva a lo Stella: -«Madama Padovani è qui ancora. Essendo -morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio; -ed io non l'ho veduta dopo il mio -ritorno; ma so che sta bene.» Molto ragionevolmente -il dottor Ridella crede che Giacomo -alluda a la Padovani ne la lettera al Papadopoli -3 luglio 1827, in cui gli dice che non -sa perchè voglia dubitare de la sua costanza -nel tenersi lontano <i>da quella donna</i>; quasi si -vergogna a narrare che ella, non vedendolo più -andar da lei, mandò a domandargli sue nuove, -ed egli non ci andò; che dopo alcuni giorni -lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che -partì per Firenze senza vederla, che non la rivide -più dopo la partenza del Papadopoli da -Bologna; e si vergogna a raccontar questo, -perchè par ch'egli voglia provar una cosa di -cui l'altro gli fa torto a dubitare; aggiunge -infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le -grazie di quella strega sono tanto grandi che -ci vuol molta forza a resistere.» -</p> - -<p> -Poichè il Leopardi aveva una naturale e -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -delicata ritrosia a confidare le offese fatte al -suo amor proprio, non è probabile ch'egli -avesse parlato al Papadopoli del fatto che era -stato causa de la rottura fra lui e la Padovani; -e non parrebbe inverosimile che di questo fatto -quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe -sempre più la ferma durezza del Leopardi -verso quella donna. Un ultimo cenno -su la Padovani si trova in una lettera di Paolina, -a la quale il poeta doveva aver parlato -di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828 -la sorella di Giacomo, a proposito di cantanti, -narravagli che la <i>sua Madama Padovani</i><a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> -aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno -e con buon esito, ed aggiungeva: -«Ma a te che te ne importa? Io già lo so che -non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo -dei tuoi racconti, delle tue conoscenze.» -</p> - -<p> -La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente, -ma non lasciò alcuna fama di sè, -il suo nome rimase sconosciuto anche ai più -diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali. -Solo ho potuto sapere ch'ella cantò a -Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera -<i>Zelmira</i>, eseguendo la parte di <i>Emma</i>, confidente; -ma con poco buon esito, tanto che non -fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie -di quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta -poco. Per questo essa fu costretta di recarsi -a l'estero e di cambiar nome; sì che -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -rimanendo ignoto il pseudonimo da lei preso, -manca ogni mezzo per ulteriori ricerche. Alcuni -Modenesi già innanzi con gli anni ricordano -d'aver sentito parlare di lei artista, rammentano -ch'ella fu lungamente a l'estero, -specie in Russia, a Mosca, di dove però fece -ritorno tanto povera ch'ebbe bisogno di chieder -più volte sussidi al comune. Morto Luigi -Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno -de lo stesso anno domandò una pensione -al Municipio; la supplica, che si conserva ne -l'archivio comunale di Modena, è corredata -da una fede di nascita da cui resulta che la postulante -fu battezzata ne la parrocchia di San -Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre -dagli atti matrimoniali appare nata nel 1802; -non ho potuto chiarire questa sconcordanza, -ma su l'identità de la persona non v'ha dubbio. -La Rosa ottenne la pensione che fu di lire settecento -venti annue e la godette solo per poco -più di due anni, perchè il 18 settembre 1871 -finì di vivere. Un vecchio professore, il quale -la conobbe personalmente afferma che già carica -d'anni e di malanni era tuttavia sempre -bellissima e allegra, tanto da far immaginare -quale splendida creatura avesse dovuto essere -in gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare -Giacomo Leopardi e vantarsi d'averlo -intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar -comprendere chiaramente che ella era -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -stata amata dal poeta; e questo è pure narrato -da una vecchia parente de la Padovani. A porre -in dubbio l'amore del poeta per la cantante -non vale il notare che fra la data de la lettera -al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al -Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de -l'amore per la Malvezzi, perchè quando il poeta -scriveva la prima, la sua fugace passione per -la cantante era già svanita; nè è strano che -ancora nel '27 il Papadopoli gli chieda de la -Padovani, perchè, stato quasi sempre assente -da Bologna, egli probabilmente nulla poteva -sapere de l'amore che l'amico suo aveva provato -per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe -l'obbiezione su l'età de la Padovani (la strega, -dice il Leopardi, è giovanissima); ora è quasi -certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque -anni; ma ne avesse pur avuto qualcuno -di più, qual meraviglia che, bella come era, -apparisse giovane assai al Leopardi che amò -la Cassi ventiseienne, la Malvezzi già sui quaranta, -la Targioni Tozzetti già oltre i trenta. -</p> - -<p> -Più veemente ed altrettanto infelice fu -l'amore del Recanatese per la Malvezzi, la colta -dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa -affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo -ch'ella potesse, se non corrispondere, compatire -al suo amore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Le <i>Operette morali</i> come i <i>Canti</i>, benchè -con intento più satirico, ci danno l'immagine -de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione -del mondo; però assai più di rado vi si -riaffacciano la donna e l'amore, a punto perchè -più difficilmente il Leopardi osa ridere di -essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la <i>Storia -del genere umano</i>, che è quasi un proemio a -tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso, -chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore -celeste e con tanto sincero entusiasmo, che fa -quasi pensare aver egli scritto tutta la prosa per -giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse -la canzone <i>All'Italia</i> per rifare il Canto -di Simonide; ma mentre quest'ultima canzone -manca di euritmia fra le parti, <i>La storia del genere -umano</i> è ammirabile così per la proporzione, -per l'ordine, per la grazia e per la finezza -de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene -in sulla terra (<i>l'amor celeste</i>), sceglie i cuori -più teneri e più gentili delle persone più generose -e magnanime; e quivi siede per breve -spazio; diffondendovi sì pellegrina e mirabile -soavità ed empiendoli di affetti sì nobili e di -tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, -cosa al tutto nuova nel genere umano, -piuttosto verità che rassomiglianza di beatitudine.» -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -La storia de l'infelicità umana, che -è resa in questa prosa secondo il mito pagano, -è narrata secondo il mito cristiano ne l'<i>Inno -ai Patriarchi</i>; ne la prima il Leopardi si rifugia, -come in un ignorato eliso, nel suo sogno -d'amore; ne la seconda gli arride lontana l'età -de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del -suo destino: qui e là un sogno lo consola del -vero. La <i>Storia del genere umano</i>, ampliata -a significar le sorti de l'intera umanità, è la -storia de l'uomo, o meglio la storia del Leopardi, -felice ne la prima infanzia, quando la -vita è solo vegetativa, men felice, ma bella -ancora ne la prima adolescenza, quando l'immaginazione -fingeva a lui di là dai monti del -suo orizzonte, <i>arcani mondi</i>, arcana felicità. -A quei viaggi de gli uomini antichi, i quali -vanno visitando lontanissime contrade, corrispondono -gli studi di Giacomo, i quali limitano -intorno a lui l'universo che lo aveva affascinato -con le apparenze de l'infinito e gli fanno, -come a quegli antichi, crescere la <i>mala contentezza</i> -sì che, non ancor uscito da la gioventù, -egli è occupato da l'<i>espresso fastidio -dell'esser</i> suo; e come quelli a questo fastidio -cercavano un rimedio ne la morte, così egli -siede presso la fontana del giardino paterno, -pensoso di finire in quelle acque il suo dolore. -Giove propaga i termini del creato e lo adorna; -così gli studi accrescono l'orizzonte intellettuale -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -del Recanatese, ma il rimedio è peggiore -del male, poichè le vaghe immagini e il popolo -dei sogni sfuggono dinanzi a lui; e come -gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde -la fede e se ne consola adorando i divini fantasmi -de la virtù, de la gloria, de la patria, insieme -ai quali lo alletta per la prima volta -l'amore reale. Come quelli egli darebbe volentieri -il sangue e la vita per tali fantasmi, -ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione -filosofica, lo accende del desiderio de la -verità, e questa gli toglie ogni gioia, ogni conforto, -gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo -sollievo gli rimane l'amore, non materiale -come prima, ma ideale e purissimo. -Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa -ripensare a quella specie di <i>delirio e di febbre</i> -da cui fu preso, quando l'intima conoscenza -de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato -un sublime ricambio d'affetto. -</p> - -<p> -La <i>Storia del genere umano</i> al Bouché Leclercq -rammentò quei quadri de la scuola bolognese -in cui un'apparizione celeste aleggia -sopra le figure principali e manda riflessi luminosi -fin ne gli angoli più oscuri.<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> -</p> - -<p> -Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo -del desiderio e il felice delirio del cuore -e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza, -un disdegno che non son quasi che il rovescio -di quell'amore e di quel delirio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -</p> - -<p> -Ne l'argutissima <i>Proposta di premi fatta -dall'Accademia dei Sillografi</i> una freccia pungente -è rivolta contro le donne, incapaci di -fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta -mite malinconia! Come egli l'ha cercata dovunque -quell'adorabile <i>donna che non si trova</i>; -come l'ha vagheggiata persino ne le pagine -del conte Baldassar Castiglione, ed ha invidiato -dal profondo de l'animo appassionato e deluso -Pigmalione antico <i>che si potè fabbricare la sposa -colle proprie mani</i>; e come gli si stringe il -cuore nel non trovar per essa un miglior paragone -che l'araba fenice del Metastasio! La -donna fedele e che può render felice l'uomo -è ancora da <i>inventare</i>; cinquecento zecchini -de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero) -a chi ne sarà l'autore. -</p> - -<p> -Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva -essere in uno de' suoi momenti meno tristi, -poichè un sincero umorismo lo inspira. Si -sente, come dice il Bouché Leclercq, <i>qu'il a -des larmes dans la voix</i>, si sente ch'egli ha -sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi -di amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi -solo in quella sua alta aspirazione a le opere -virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli -ha anelato con tutta l'anima a l'amor sincero -di una donna, ma la serenità del suo spirito -gli permette di scherzare sui suoi errori e su -le sue delusioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -</p> - -<p> -Alcune prose del Leopardi e questa sua -<i>Proposta di premi</i>, fra le altre, provano quale -squisito umorista egli avrebbe potuto essere, -se non fosse stato così sconfinatamente infelice; -invero quanta felice arguzia in quell'enumerazione -di macchine, che si spera saran trovate -col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo -di salute, che scampi da l'egoismo, dal predominio -de la mediocrità, da la prospera fortuna -de gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale -noncuranza e da la miseria de' saggi, -de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora -nei premi immaginati! -</p> - -<p> -Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi -col dialogo de <i>La Natura e di un'anima</i>. -Lo spirito, cui la natura dice: <i>vivi e sii grande -e infelice</i>, è quello stesso del Leopardi, che -desolato di riconoscere vano il suo immenso -desiderio di felicità e di sentire ne la propria -eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne -la vivacità de la sua immaginazione, altrettante -cause d'ineffabile soffrire, sconfortato -de la gloria stessa, che non si ottiene in vita -e talora nè pure in morte, nè anche da gli -eccelsi, maledice la sua grandezza e chiede -d'esser conforme al più stupido, insensato spirito -e di morire il più presto che si possa. -</p> - -<p> -Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno, -se il sorriso di una Elvira gli avesse -aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -in cui egli avrebbe veduto cangiarsi la -terra desolata, non sarebbe stato eterno; ma -la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato -l'infelice da la disperazione. -</p> - -<p> -A l'uomo, cui manchino la potenza di agire -e gli affetti, qual rimedio rimane contro la -noia, se non i sogni e le fantasticherie? Così -il Leopardi nel dialogo <i>Torquato Tasso e il suo -gemo familiare</i> (imitazione, ma piena d'originalità, -del <i>Messaggero</i> de lo stesso Torquato); -il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del -Canto ad Angelo Mai; mandandolo in terra -il cielo preparava a gli uomini l'esempio d'una -mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore, -nè pur dal dolcissimo canto confortato. -E che è questo Tasso se non il Leopardi medesimo? -</p> - -<p> -Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore -per Leonora, e ne le parole di lui senti la voce -stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce -la natura di quasi tutti gli amori leopardiani: -l'amata gli pare da vicino una donna, da lontano -una dea, e quel che più gli duole è che -le donne stesse tolgano ogni splendore a l'immagine -loro ch'egli si forma con la fantasia: -ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli -l'ideale. Quando egli sogna la sua -donna, sfugge il giorno dopo di rivederla chè, -se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne -la favella a l'immagine sognata, non sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -più la stessa, avrebbe perduto gran parte del -suo incanto. -</p> - -<p> -Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie -è solo quella di consumare la vita, questo è -pure l'unico intento che ci si possa proporre. -Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione -s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal -dolore a l'amarezza; da l'amarezza, al sarcasmo; -ecco la storia di quell'anima. Così qui il -dialogo tutto ha un'intonazione malinconica -e dolce, la chiusa è aspramente sarcastica. -<i>Dove sei solito abitare?</i> — chiede Torquato al -suo genio. — <i>In qualche liquore generoso</i>, — risponde -questo; — da prima il Leopardi aveva -scritto <i>nel tuo bicchiere</i>. -</p> - -<p> -Ma il sarcasmo non dura, non può essere -abituale in quell'animo altamente buono, che -si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e -profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le -umane sventure. -</p> - -<p> -Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi -spiega la sorte sua: nato con disposizione -grandissima ad amare, ma per la sciagurata -forma del corpo disperato di poter ottener altro -che amicizia, e per la stessa ragione poco -atto ai pubblici negozi, e pur dotato d'ingegno -grandissimo, che accresceva fuor di -modo la molestia di queste condizioni, come -Socrate anche il Leopardi <i>si pose per ozio a -ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -e delle qualità de' suoi cittadini: nel che gli -venne usata una certa ironia; come naturalmente -doveva accadere a chi si trovava impedito -di aver parte, per dir così, nella vita</i>. Ma anche -in lui la mansuetudine e la magnanimità innata -fecero che l'ironia non fosse sdegnosa -ed acerba, ma piuttosto riposata e dolce. Le -occupazioni, fossero negozi o trastulli, eran -ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri -reali anteponeva d'assai quelli de le false immaginazioni; -tutte infelici gli parevan le condizioni -de la vita e tutte press'a poco ugualmente -povere di beni e ricche di mali, nè -rimedio a questi era per lui la filosofia. Come -l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare, -che si compiace di scostarsi dal comune de gli -uomini e che pur disprezzando nel suo pessimismo -e l'umanità e la natura e l'universo, -non sa odiare, anzi è naturalmente e quasi inconsciamente -disposto a sentimenti affettuosi, -i quali non lo compensano, ma lo consolano, -alcun poco de gli affetti eroici ed ardenti -per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura -gli negano. «Sono nato ad amare, ho -amato e forse con tanto affetto quanto può -mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non -sono ancora, come vedete, in età naturalmente -fredda, ne forse anco tepida, non mi vergogno -a dire che non amo nessuno fuorchè me -stesso, per necessità di natura, e il meno che -<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> -mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto -a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione -di patimento agli altri.» -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile -passione de la sua vita, un amore ardente -come il primo, ma di cui l'illusione durò -ben più, e ben più tormentose furono le sofferenze -che gliene vennero, quando quel caro -inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero -che la donna amata a Firenze dal Leopardi -fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici, altri -la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per -prima immaginò che de la Buonaparte il poeta -fosse innamorato; egli stesso lo nega in una -lettera a Carlo. -</p> - -<p> -La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e -amantissima de gli studi, radunava in casa propria -i più insigni letterati ed artisti di Firenze, -fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei -scolpì la Psiche, il Niccolini, il Carena, il Leopardi; -amico pure le fu il Giordani. Ella è -nota specialmente perchè restaurò la casa di -Giovanni Boccaccio, di cui aveva fatto acquisto. -Su i rapporti di lei col Leopardi non molto -ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste -al Ranieri diranno di più; ad ogni modo -ella fu certo ospitale e gentile verso il Recanatese; -<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> -ma quel che fu detto e recentemente -sostenuto dal professore A. De Gubernatis cioè -che ella fosse l'Aspasia, non mi appar probabile. -Il sapere che la marchesa Carlotta -era amabile, colta, che aveva un albo di autografi -preziosi, di cui qualche cosa deve rimanere -ancora e in cui scrisse il Leopardi; il -ricordo de le sale veramente ricche e profumate -del palazzo di lei, la sua amicizia pel -poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato -de la dama, mentre molte ragioni -avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la -Fanny Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono -intimi durante la loro dimora a Firenze -il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non -fosse la Lenzoni il difetto di lei che, essendo -gobba, benchè del resto piacente, non avrebbe -potuto esser chiamata dal Leopardi così verista -<i>beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria, -sola vera beltà, la più bella fra tutte le donne</i>; -debbo aggiunger qui però che altri vuole la -gibbosità fosse un'amabile invenzione de le -<i>buone</i> amiche de la dama, la quale soleva stare -un po' curva. Ella quando conobbe il poeta -era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo, -l'uso ne le dame d'averne uno era comunissimo -e l'aver il Leopardi scritto in quello -di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la -Targioni.<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Questa era vicina di casa del Leopardi, -abitava in via Ghibellina; donna giovane -<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> -ancora, poco più che trentenne quando -lo conobbe, di rara bellezza, univa ad essa una -grande amabilità e una perfetta arte di piacere. -Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore -ne l'Arcispedale di Santa Maria Nuova e -ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la -Crusca e direttore del giardino botanico, godeva -di gran fama e riuniva spesso in casa -sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza -abituale nei Targioni, e anzi maggiore per il -nome già illustre che possedeva, Giacomo vi -si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e -la grazia de la Fanny e l'ingegno del professore. -Quando poi la primavera, come sempre, -gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per -quella donna divampò in amore. Tutto fa credere -che fosse la Targioni la bellissima e amabilissima -signora per la quale il poeta con -tanta premura domandava e raccoglieva autografi; -anzi a questo proposito è da notarsi -che per accontentar lei il Leopardi si fece -mandare da Paolina il protocollo de le lettere -a lui scritte da vari letterati e che di queste -lettere anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono -tre fra le carte di casa Targioni-Tozzetti, -nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione -risvegliatasi ardentissima nel Leopardi -gli fu da prima causa di inenarrabili dolcezze, -il suo animo sereno e lieto come non era stato -mai, dava adito persino a un compatibile sentimento -<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> -di vanità, o di cura almeno de la propria -persona, poichè certo il poeta pensava -a la donna cui avrebbe voluto piacere, quando -scriveva a Paolina (21 agosto 1830) d'aver fatto -ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino, -e si compiaceva che paresse nuovo e gli stesse -molto bene. -</p> - -<p> -Il <i>Pensiero Dominante</i> ci rivela lo stato -d'animo di lui durante il primo periodo di -questo suo affetto: il pensiero amoroso lo -domina interamente, terribile ma caro dono -del cielo; tutti gli altri si dileguano, tutte le -opere, tutta la vita son divenute un nulla, una -noia intollerabile in confronto a la gioia celeste -che quello gli procura; le solite meditazioni, -le solite compagnie divenute incresciose, -il poeta non intende più come altri -possa aver desideri, sospiri non somiglianti al -suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par -ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de -l'animo suo che ha sempre disprezzato i cuori -ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai -a subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà. -L'amore gli pare la sola discolpa al destino, -che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza -frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti -anni una così misera vita per giungere in fine -a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di tutti -i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza, -pur che conducesse a tal meta. In quel -<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> -nuovo paradiso dimentica lo stato terreno ed -è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali. -Ma il dolce stato d'animo poco dura -e ben presto il poeta non sospira più l'amore -soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere -ad ogni modo sopportabile la vita, bensì ripensando -al verso di Menandro: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Muor giovane colui ch'al cielo è caro,</p> -</div></div> - -<p> -agogna due cose belle, <i>amore e morte</i>: l'uno -il più grande dei beni, l'altra fine d'ogni -male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni, -il poeta augura o l'uno o l'altro di questi -dolci signori, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Al cui poter nessun poter somiglia;</p> -</div></div> - -<p> -per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte -pietosa, certo ch'essa lo troverà orgoglioso, -renitente al fato, non benedire al poter che -l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana, -ogni conforto stolto, aspettar solo serenamente -l'ora in cui poter piegare addormentato -il volto nel seno virgineo de la funebre dea. -</p> - -<p> -Questa fu la più vera e terribile passione del -Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo -amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione -pura, ma tutta umana, che probabilmente il -poeta, sempre riserbatissimo e timido, perchè -conscio de la propria inferiorità materiale e -dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la -<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> -donna cara, ma ch'ella dovette comprender -benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva -certa coscienza di esser stato capito. -</p> - -<p> -Le debolezze, cui per tale passione egli si -lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto, -ma anche gli amici di lui compresero -il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire -e del suo non saper resistere a quel disgraziato -affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a -Roma il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là -cinque mesi e mezzo, si duole di quel soggiorno -come di un esilio acerbissimo. Malgrado -le spiegazioni che ne furon date, mi pare che -di questo viaggio non si sia ancora chiarita -sufficientemente la ragione. Il <i>romanzo</i> di cui -parla Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831) -è certamente un romanzo <i>suo, suo</i> così il dolore -e <i>sue</i> le lacrime; infatti come altrimenti -avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo -<i>forse avrò forza di narrarti ogni cosa</i>»; e noto -pure che ne l'altra lettera de l'ultimo de -l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere -ancora su le cose che quegli gli aveva dimandate, -e cioè, come appare dal contesto, su le -cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente -dovrei scrivere per informarti del -<i>mio stato</i> in maniera sufficiente.» Gli aveva -chiesto la Fanny d'allontanarsi per qualche -tempo? Non mi pare improbabile. Una volta -sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera -<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> -rispettosa, riservata, ma ne la quale chi -abbia bene studiato il carattere di lui, intravede -un profondo sentimento, specialmente -se la confronta con le lettere ad altre donne -che pure senza dubbio egli amò, per esempio -con quella da Recanati a la Malvezzi: non -scrisse prima per non darle noia, ma non vuole -che il silenzio le paia dimenticanza, benchè -ella forse sappia <i>che il dimenticar lei non è facile</i>. -Le parla di sè e de le proprie idee con -effusione e poi si duole di rattristar con esse -lei <i>che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere -nella vita e trionfar del destino umano</i>. -S'ella si degnerà di comandargli sarà per lui -<i>una gioia e una gloria di servirla</i>. Il 22 marzo -era di nuovo a Firenze e passò alcuni giorni -lieti; la sua stima per la Fanny non era forse -profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente -appassionato così ch'egli non viveva -che per quella donna, dimenticando dinanzi -a lei il proprio orgoglio, la propria fierezza e -quasi la propria dignità. La Fanny, annoiata di -quella passione, seccata forse da le ciarle che -se ne facevano, non trattò più il Leopardi con -la consueta gentilezza, ma non per questo riuscì -ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832, -lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni, -lontano il Ranieri ch'era a Bologna per -seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi -di sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere -<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> -l'assegno a la famiglia, Giacomo si sentiva tuttavia -rivivere, ricevendo un biglietto de la -donna amata, cui rispondeva una lettera timida -e rispettosa anch'essa, ma che rivela ancor -più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice -fra l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e -sempre occupato in quel suo amore, che lo fa -per più lati infelice. E <i>pure certamente l'amore -e la morte sono le sole cose belle che ha il mondo -e le sole, solissime degne di essere desiderate</i>. -Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, che -faranno le altre cose che non sono nè belle, -nè degne dell'uomo... <i>Addio, bella e graziosa</i> -Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi, -sapendo che non posso nulla. <i>Ma se</i>, come -si dice, <i>il desiderio e la volontà danno valore, -potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi</i>. Ricordatemi -a le bambine e credetemi sempre vostro.» -</p> - -<p> -L'autunno e l'inverno passarono tristemente -pel poeta sempre più malfermo in salute -e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo -di quest'amore non si sa. Nel maggio -del 1832 il Leopardi era sempre accolto con -gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla -certo di loro ne la lettera a Paolina (22 maggio -1832), annunziandole d'averle mandato il -pus che Carlo desiderava, avuto da lui per -mezzo <i>di uno dei primi medici di Firenze</i>. E la -gentilezza più ancora che del Targioni era de -la Fanny, la quale s'era provveduta di quel -<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> -pus per mandarlo ad un suo fratello; poi per -fare un piacere al Leopardi, glielo aveva ceduto, -aspettando di averne più tardi de l'altro. -</p> - -<p> -Certo la fine di quest'amore fu una delusione -compiuta che portò ne l'animo del Leopardi -un dolore disperato, e lo persuase a -seguire il Ranieri a Napoli. Altri vuole che il -Ranieri stesso, il quale era molto ne le grazie -de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore -de l'amico e pregato la donna ad essergli compassionevole, -finisse con lo svelare a l'infelice -come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse -dal canzonarlo coi conoscenti. Il poeta -perdette allora persino la speranza ne la pietà -de l'amata, persino la fede ne la gentilezza -de l'animo di lei e scrisse i versi <i>A sè stesso</i>, -i più tragicamente desolati che sieno usciti -dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata -quella tempesta, più tardi a Napoli, ne -la primavera del 1834, ricordando, scriveva -l'<i>Aspasia</i> e nascondeva sotto questo nome la -donna amata, perchè bella, colta, ospitale. La -immagine di lei gli riappare spesso, visione -superba, e il profumo di una piaggia fiorita, -di una via cittadina olezzante di fiori, gli risveglia -sempre il ricordo dei vezzosi appartamenti -tutti odorati di fiori primaverili in -cui la vide con una veste violetta, adagiata -sopra un divano ricoperto di pelli, circonfusa -d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare -<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> -baci sonanti su le labbra de' suoi bambini, -stringerseli al petto e porgere a loro, ignari -de le sue cagioni, il collo candidissimo. -</p> - -<p> -Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è -quello d'una donna ammirabilmente bella, civetta, -di poco cuore e di non grande intelligenza. -Che in questo ritratto vi sia alcunchè -di soggettivo è certo; ma calmato il primo -furore il poeta non parla più agitato da la -passione, bensì ritorna con sufficiente calma -ai giorni del suo amore e de le sue pene, una -grande amarezza gli resta ne l'anima e un non -celato disdegno di quella donna in particolare -e de la donna in generale. Ne l'<i>Aspasia</i>, -poesia sincera e originale se altra mai, v'è -pur qualche cosa che rammenta <i>L'amante -rigettato</i> del Baldovini (sec. XVIII), poesia che -il Leopardi conosceva ed ammirava certamente, -poichè l'accolse ne la sua <i>Crestomazia poetica</i>. -Certo ben altro è il sentimento tragico del -Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro -del Baldovini; pur questo è, per dir così, la -prima nota di quella gamma. -</p> - -<p> -Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne -l'amata il proprio ideale inchinando ed amando -questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira -ed incolpa a torto la donna: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> Che se più molli</p> -<p class="i01">E più tenui le membra, essa la mente</p> -<p class="i01">Men capace e men forte anco riceve.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> -</p> - -<p> -Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri -da lei inspirati, nè mai potrà intenderli; -quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge -talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, -mentre l'Aspasia reale non soltanto è viva, ma -tanto bella che a parer del poeta supera ogni -altra donna. Ora mi sia permessa in fretta -un'osservazione: che il poeta scrivesse questo -Canto a Napoli ne la primavera del 1834 -è certo, anche per quell'accenno al mare de -l'ultimo verso; da le frasi <i>bella non solo ancor, -ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre -avanzi</i>, è chiaro che il poeta aveva riveduto e -da poco la donna cara; come rivide la Targioni, -se non uscì più di Napoli e, a quanto -si sa, a Napoli ella non andò? -</p> - -<p> -Il poeta, conosciute le arti e le frodi de -l'amata da la dolce somiglianza di lei con -l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto a -tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora -ella si vanti d'aver posseduto il cuore di lui, -d'averlo visto supplichevole, timido, tremante, -privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni -voglia, ogni parola, ogni atto di lei, impallidire -a' suoi superbi fastidi, brillare in volto ad -un segno cortese, cambiare colore e sembiante -ad ogni suo sguardo; l'incanto è caduto -ed egli contento abbraccia senno con -libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza -errori gentili la vita è una notte invernale senza -<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> -stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza -conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto. -</p> - -<p> -Il suo eccelso ideale de la donna rimane -così oscurato da l'imagine di una donna reale, -per la quale con l'amore venne meno in lui -anche la stima, e quell'impressione dolorosa -e cupa non può più cancellarsi da l'animo -suo. Nei <i>Pensieri</i> (XXXIV) dirà che i giovani -credono di rendersi amabili fingendosi malinconici -e che la malinconia quando è finta può -per breve spazio piacere, massime a le donne; -ma che a lungo andare non piace che l'allegria, -perchè il mondo ama non di piangere, -ma di ridere; tacciando così, come nota il -Castagnola, di crudeltà e di egoismo l'umanità, -e, aggiungo, le donne in particolare, di -cui ha soprattutto parlato. Altrove affermerà -come le donne quasi tutte si cattivano e si -conservano con la noncuranza e col disprezzo, -col fingere di non curarle e non stimarle; -e troverà la vita piena di genti che «mirate -non mirano, che salutate non rispondono, che -seguitate fuggono, che, voltando loro le spalle, -o torcendo il viso, si volgono, e s'inchinano, e -corrono dietro ad altrui.»<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> Dirà ancora che -la donna è come una figura del mondo, del -quale è propria generalmente la debolezza; -che l'una come l'altro si acquista con ardire -misto di dolcezza, con tollerare le ripulse, con -perseverare fermamente senza vergogna;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> e -<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> -scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce -sempre a nulla, o certo è malissimo fortunato, -chi li ama d'amore non finto e non tepido, -e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il -mondo è, come le donne, di chi lo seduce, -gode di lui, e lo calpesta.»<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> -</p> - -<p> -Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia -de la Tommasini, le tenere e devote cure -de la Ranieri e la vera calma succeduta ne -l'animo suo, quando fu in tutto e veramente -acquietata la passione per Aspasia, modificarono -questo suo pessimismo verso la donna, -come parrebbe attestarlo la Canzone <i>Sopra un -bassorilievo antico sepolcrale dove una giovane -morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi -dai suoi</i>, e in parte anche quella -<i>Sopra il ritratto d'una bella donna scolpito nel -monumento sepolcrale della medesima</i>. Ne la -prima forse il poeta ripensa a Silvia, a Nerina, -morte anch'esse giovani e belle e, pur quasi -convinto che la sepolta debba dirsi beata, -sospira pensando al destino, chè ai più costanti -un'alta pietà invade il petto nel veder -perire una fanciulla, quando la regina bellezza -si dispiega ne le sue membra e nel suo volto, -il mondo le si inchina, la speranza le fiorisce -ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati -che, perdendo la diletta persona, rimangono -quasi scemi di sè stessi, e chiede a la -natura come possa strappare l'amico a l'amico, -<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> -il fratello al fratello, i figli al padre, a l'amante -l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già -un egoistico compiacimento di veder distrutta -una femminile bellezza, mentre la bellezza -femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel -Canto <i>Sopra il ritratto d'una bella donna</i>; -l'antitesi fra la figura de la vivente, dal dolce -sguardo, dal labbro da cui par traboccare il -piacere come da un'urna piena, da l'amorosa -mano, dal seno che faceva impallidire la gente; -e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile -non meno pel poeta che pel lettore. In lui non -è alcun misero e volgare sentimento di basso -e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano -Canto de l'odio questo, è la meditazione -austera e tragica del <i>misterio eterno dell'esser -nostro</i>. Il disdegno è tutto rivolto a la natura -e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: -se non siamo che polvere ed ombra come in -noi così alti sentimenti? Se anche in parte -v'è in noi qualche cosa di gentile, come i -nostri moti e pensieri più degni son desti e -spenti così facilmente da così basse cagioni? -</p> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Nessuna prova ci resta dei sentimenti che -Giacomo Leopardi provò per Paolina Ranieri, -confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo -ch'egli la paragonava a la propria sorella -<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> -e che faceva gran caso perfino del nome -di lei: sì che non è troppo ardito il supporre -che qualche luce di speranza e di tenerezza -gli venisse da quella compagnia gentile e temperasse -la desolazione de l'animo suo, il quale -aveva visto svanire i più cari sogni nel nulla -eterno e ne l'immensa vanità d'ogni cosa -umana. -</p> - -<p> -Tutta la sua vita passò in un inesaudito -desiderio d'amore, e quasi mai egli potè avere -nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè -tante altre cagioni di soffrire gli avessero dato -la natura e la sorte, questa fu la più tremenda. -Ardeva di trovar una donna che lo amasse e -non credeva di poterla trovare; conscio con -nobile orgoglio de la nobiltà de l'animo suo -e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio -che questi sono i più alti doni che natura -possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia -persuadersi che bastassero a compensare a gli -occhi di una donna la sua disavvenenza. E, -desolatamente afflitto di questa, perchè la vedeva -opporsi, come insuperabile ostacolo, fra -l'anima sua e l'amore, sentiva la donna lontana, -irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo -di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva -uno di stanca desolazione, in cui gli mancavano -i dolci affanni e persino il dolore; ma, -piangendo la vita fatta per lui esanime, sentiva -ancora che il suo cuore era vivo. Poi -<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> -anche quest'ultimo sentimento si spegneva; -quasi insensato, attonito egli non domandava -più conforto; le eloquenti voci de la natura -eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, -la mano offertagli, <i>candida ignuda mano</i>, non -lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo -cuore si risvegliava: quel <i>Risorgimento</i>, ch'egli -cantò con tanta dolcezza, non fu l'unico de la -sua vita: da la grave immemore quiete, somigliante -a la morte, l'animo suo, riscosso -d'improvviso, ritrovava tutte le sue illusioni, -tutto il suo dolore; senza speranza e senza -fede, conscio che l'idolo suo più caro non -aveva amore ne le pupille tremule, nel raggio -sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava -tuttavia i cari inganni e l'ardore natio. -</p> - -<p> -Egli sempre adorò, quasi misticamente, la -bellezza, nè v'ha bisogno di commento a spiegare -come e perchè tanto gli piacessero i versi -di Lodovico Martelli <i>In lode delle donne</i> (secolo -XVI), e questi specialmente ch'egli dovette -ripetere ben amaramente fra sè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Scevra da l'altre una virtù si prezza;</p> -<p class="i01">Ma chi piacque già mai senza bellezza?</p> -</div></div> - -<p> -Più ancora che entusiasta de la bellezza fu -avido di tutti i grandi sentimenti e anelante -ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva -nato non per scrivere ma per operare, e sognava -grandi cose, vedendo il suo avvenire -<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> -come un magnifico campo di gioia e di gloria -aperto a l'altera anima sua. L'azione gli fu -contesa presto e per sempre, e non gli rimase -che contemplare, silenzioso e triste, le stupende -visioni de la sua mente; ma una speranza -era radicata troppo profondamente nel -suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla -e, quantunque senza convinzione, egli -pensava che una gioia, una gloria, una divina -ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa -affezione d'una donna. Fu questa l'ultima a -dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando -essa sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; -in che cosa poteva egli più credere o -sperare, se la donna ch'era stata per lui una -religione, gli si rivelava un essere debole, fallace? -Il suo fu il destino dei grandi infelici, -vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera -e pura, disperando di tutto, maledisse la vita -e gettò a l'umanità il suo grido di dolore. -</p> - -<p> -Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de -l'opera leopardiana la donna appare in nobiltà -e purezza di linee, quale forse non fu da -nessun altro poeta cantata. Per questo e per -le sventure sue il Leopardi conquista, insieme -a la simpatia dei giovani, quella de le donne. -È noto con quanta venerazione parlò di lui -la Caterina Franceschi Ferrucci<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>, ch'egli -teneva in grande stima. Bello è il Canto che -nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta -<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> -la Maria Giuseppa Guacci Nobile<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, salutando -in lui il fedele che ebbe a prua de la sua nave -virtù candidissima, la quale lo scorse ove non -sono confini; il fedele che ne l'ultima ora -sua non fu flagellato da rimorsi, non vide la -giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò -una prece simulata con gli avidi pensieri -chini in terra e di cui la parola estrema fu: -amore. -</p> - -<p> -Anche la gentil poetessa Giannina Milli, -inspirandosi specialmente a l'affetto religioso, -cantava degnamente del Leopardi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,</p> -<p class="i01">Che non toccò della mortal sozzura;</p> -<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . . .</p> -<p class="i01">Uom che sugli altri al par di te s'ergea;</p> -<p class="i01">Sublimemente in Dio creder dovea!<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a></p> -</div></div> - -<p> -E <i>tu credevi</i> — afferma la poetessa — ma la terra -al tuo sguardo era muta e deserta, la gente -ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria, però -da l'imo petto il verso ti uscì disperato. -</p> - -<p> -Se non con grande finezza d'arte, certo con -una sincerità e una soavità commovente d'affetto, -si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Nè mai donna t'amò di quel potente</p> -<p class="i01">Amor, di cui ti strusse invan la speme,</p> -<p class="i01">Di cui la sete ardente</p> -<p class="i01">Solo s'estinse alla tua vita insieme.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span></p> -<p class="i01">Così sempre deserto e mai compreso,</p> -<p class="i01">Chiedesti al verso una vendetta amara,</p> -<p class="i01">Di cui l'amaro peso</p> -<p class="i01">Sente ogni donna che il tuo verso impara.<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a></p> -</div></div> - -<p> -E in nome di tutte le donne chiedeva perdono -al poeta. Non imprecava a' suoi affanni e ne -l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al -pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, -una promessa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Che col nostro morir tutto non muore.</p> -</div></div> - -<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> - -<p> -Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto -nè pure un'unica volta avverarsi il suo più -caro voto; egli non fu amato. E niuno al par -di lui sentì mai come una parola, una semplice -parola di donna, può far bene a lo spirito, -ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, -riaprirgli l'avvenire. Si direbbe che parli di lui -il Michelet quando scrive: «Je voyais un jour -un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, -sournois, misérable. Pourtant il avait une flamme. -Sa mère, qui était fort dure, me dit: On -ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. -C'est qu'on ne l'a baisé jamais.» -</p> - -<p> -Ma se non risvegliò in alcuna la passione -che ardeva in lui, dal reale affetto di molte -<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> -donne gentili e da la potenza de la sua fantasia -gli vennero le più care gioie de l'amore. -«Amare... non è ricevere, è dare,» scrisse il -Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune -amorose di molti e molti non valgono -un'ora del profondo sentimento che di Giacomo -Leopardi fece un poeta; la sua opera -appartiene a la ristretta cerchia di quelle che -non invecchiano, non decadono per quanto -volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. -Bella e degna d'ammirazione la sua parola di -pensatore; ma immortale e degna di commuovere -tutti i cuori finchè l'amore e il dolore -li scuota quella del poeta; muti il mondo, -l'anima umana non muterà, e nei canti di Giacomo -Leopardi v'è un'anima, un'anima di -Titano, di Prometeo, martire su la sua roccia, -straziato ne le intime viscere e pur forte ancora, -con la fronte orgogliosa rivolta a le -stelle, con un inno d'amore su le pallide labbra, -mentre dal petto aperto scorre il suo caldo -sangue. Quel timido taciturno, già uomo a -dieci anni, fanciullo ancora a trentanove, sentiva -tragicamente la sua forza e la sua sventura; -fra tanti uomini fortunati egli, infelice, -aveva coscienza di essere il più vero uomo, e, -pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col -suo canto, che tramanda a le età venture qualche -cosa de l'animo suo ed è una <i>voce</i> de l'armonia, -<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> -vibrante in silenzio in tanti cuori, ma -in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e -palpitare. La divina scintilla ch'egli rapì a gli -eterni non si spense, nè pur quando su quegli -azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro -fuoco è serbato a gli uomini ne le pagine -rese sacre da l'arte, dal genio e da la sventura. -</p> - -<div class="footnotes"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> -</p> - -<h3 id="note-do">NOTE.</h3> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Vedi <i>Epistolario di G. L.</i>, vol. III, Firenze, -Successori Le Monnier, 1892 (<i>Ricordi, giudizi e -ragguagli intorno alla vita e alle opere di G. L.</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Vedi <i>Lettere di Paolina Leopardi a Marianna -ed Anna Brighenti</i>, pubblicate da Emilio Costa. -Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 dicembre -1845).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Vedi <i>Saggio sopra gli errori popolari degli -antichi</i>, di G. Leopardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Vedi <i>Prefazione al II libro dell'Eneide</i>, di -G. Leopardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, -le visite de la Cassi ai Leopardi furon due: -una ne l'autunno del 1816, e in questa si sarebbe -svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel -dicembre del 1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare -in convento la Vittoria Lazzari), -ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe -nuovamente accesa, e perciò l'<i>Elegia</i> scritta -nel 1817 comincierebbe co' versi -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Tornami a mente il dì che la battaglia</p> -<p class="i01">D'amor sentii la prima volta....</p> -</div></div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Teresa Leopardi</span>, <i>Notes biographiques -sur Leopardi et sa famille</i>. Paris, Lemerre, 1881.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Vedi <span class="smcap">G. Mestica</span>, <i>Gli amori di G. Leopardi</i> -(nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, 4 aprile 1880), ed a -proposito della Cassi cfr. anche lo studio di <span class="smcap">F. Mariotti</span>, -<i>I ritratti di G. Leopardi</i> (<i>Nuova Antologia</i>, -16 gennaio 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Vedi <span class="smcap">G. Tirinelli</span>, <i>Un giorno a Recanati</i> -(<i>Nuova Antologia</i>, 1º settembre 1878).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Vedi <span class="smcap">I canti di G. Leopardi</span>, commentati -da A. Straccali, pag. 48. Firenze, Sansoni, 1892, -in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XI</span>-241.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora -i Canti <i>A un vincitore nel pallone</i>, <i>Bruto minore</i>, -<i>Alla Primavera</i>, <i>Inno ai patriarchi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Vedi gli studi sul <i>Consalvo</i> pubblicati da -L. Pieretti nella <i>Rassegna Nazionale</i> di Firenze 1881, -e quello di F. Torraca in <i>Discussioni e ricerche letterarie</i>, -Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a 365).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">B. Zumbini</span>, <i>Saggi critici</i>. Napoli, Morano, -1876. Cfr. anche la VI de le <i>Briciole leopardiane</i> -di Attilio Butti (<i>Giornale storico della letteratura -italiana</i>, fasc. 90º, pagg. 511-515).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Cfr. a tale proposito <span class="smcap">G. Leopardi</span>, <i>Poesie -e prose scelte e annotate per le giovanette</i> da Caterina -Pigorini Beri. Firenze, Successori Le Monnier, -1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; <span class="smcap">Odoardo -Valio</span>, <i>La suora di carità di Giacomo Leopardi</i>. -Acerra, Fiore, 1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; -e nel <i>Giornale storico della letteratura italiana</i>, fascicolo -90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI de -le <i>Briciole leopardiane</i> di Attilio Butti.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">A. Borgognoni</span>, <i>La Canzone del Leopardi -alla sua donna</i> (nel <i>Fanfulla della Domenica</i>, -1884, nº 45).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Cfr. <span class="smcap">G. Carducci</span>, <i>Le tre Canzoni patriotiche -di Giacomo Leopardi</i> (pubblicate ne la <i>Rivista d'Italia</i>, -anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e 15 marzo 1898).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span><span class="smcap">A. Graf</span>, <i>Foscolo, Manzoni, Leopardi</i>. Saggi. -Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1898, -in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. lo studio -<i>Il Leopardi e la musica</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Il Traversi stesso asserisce che nessuno -prima di lui si era avveduto di questo amore; -infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato finora -che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna -anche un'altra signora, io sono il primo -a metter fuori questa curiosa notizia.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Con identico modo Paolina alludeva altra -volta a l'amore del fratello per la Basvecchi: -«La <i>tua</i> Serafina si fa sposa.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Cfr. su tale argomento anche il volume -del Dr. <span class="smcap">N. Zingarelli</span>, <i>Operette morali di G. Leopardi</i>, -ricorrette su le edizioni originali con introduzione -e note ad uso delle scuole. Napoli, -Pierro (in 16º, di pagg. <span class="smcap lowercase">XIII</span>-408), 1895.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Cfr. Dr. <span class="smcap">Franco Ridella</span>, <i>Un articolo critico -di A. De Gubernatis e l'Aspasia del Leopardi</i> -(pubblicato nel nº 15 de la <i>Gazzetta Letteraria</i> di -Torino, 1897).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Vedi <span class="smcap">I. Della Giovanna</span>, <i>Le prose morali -di G. Leopardi</i>. Firenze, Sansoni, un vol. in 16º -di pagg. <span class="smcap lowercase">XXXII</span>-373, 1895. Pensiero LXXIII, a -pag. 344.</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> -</p> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span><span class="smcap">Caterina Franceschi Ferrucci</span>, <i>I primi -quattro secoli della letteratura italiana</i> (Firenze, -Successori Le Monnier, 1873). Vedi a pag. <span class="smcap lowercase">XII</span>, prefazione -al primo volume cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>Vedi <span class="smcap">M. Giuseppa Guacci Nobile</span>, <i>Rime</i>. -Napoli, dalla Stamperia dell'Iride, 1839, pag. 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Giannina Milli</span>, <i>Poesie</i>. Firenze, Felice -Le Monnier, 1862. Vol. I, pagg. 313 a 315 -(<i>A Giacomo Leopardi</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Erminia Fuà Fusinato</span>, <i>Versi</i>. Firenze, -Felice Le Monnier, 1874, da pag. 246 a -pag. 248.</p> -</div> -</div> - -<p class="pad2 center large"> -<span class="smcap">Fine.</span> -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE.</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>A Federico Conigliani</td> <td class="pag"><a href="#federico">Pag. <span class="smcap lowercase">V</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td>Prefazione</td> <td class="pag"><a href="#prefazione"><span class="smcap lowercase">VII</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td>Adelaide Antici Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#adelaide">3</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-ad">32</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Ferdinanda Leopardi Melchiorri</td> <td class="pag"><a href="#ferdinanda">37</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-fer">54</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Paolina Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#paolina">59</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-pa">116</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Marianna Brighenti e la sua famiglia</td> <td class="pag"><a href="#marianna">121</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-ma">167</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Teresa Carniani Malvezzi</td> <td class="pag"><a href="#teresa">173</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-te">217</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Antonietta Tommasini</td> <td class="pag"><a href="#antonietta">223</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-an">267</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Paolina Ranieri</td> <td class="pag"><a href="#pranieri">271</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-pr">312</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La donna nella vita e nelle opere di G. Leopardi</td> <td class="pag"><a href="#ladonna">317</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="spaced1">Note</span></td> <td class="pag"><a href="#note-do">401</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di -Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - -***** This file should be named 60092-h.htm or 60092-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/9/60092/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/60092-h/images/cover.jpg b/old/60092-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index bacec55..0000000 --- a/old/60092-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-001.jpg b/old/60092-h/images/ill-001.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index b400522..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-001.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-035.jpg b/old/60092-h/images/ill-035.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 1a9add2..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-035.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-057.jpg b/old/60092-h/images/ill-057.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index cf4331f..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-057.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-119.jpg b/old/60092-h/images/ill-119.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 69722b0..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-119.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-171.jpg b/old/60092-h/images/ill-171.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 41bb953..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-171.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-221.jpg b/old/60092-h/images/ill-221.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 61a0bdb..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-221.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-269.jpg b/old/60092-h/images/ill-269.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 1f3f197..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-269.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/60092-h/images/ill-315.jpg b/old/60092-h/images/ill-315.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index c15cd72..0000000 --- a/old/60092-h/images/ill-315.jpg +++ /dev/null |
