summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/old/60092-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to 'old/60092-0.txt')
-rw-r--r--old/60092-0.txt8831
1 files changed, 0 insertions, 8831 deletions
diff --git a/old/60092-0.txt b/old/60092-0.txt
deleted file mode 100644
index 8e12cb0..0000000
--- a/old/60092-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,8831 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi
-
-Author: Emma Boghen-Conigliani
-
-Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- EMMA BOGHEN-CONIGLIANI
-
-
- LA DONNA NELLA VITA E
- NELLE OPERE DI GIACOMO
- LEOPARDI
-
-
- _Adelaide
- Antici Leopardi — Ferdinanda
- Leopardi Melchiorri
- Paolina Leopardi — Marianna
- Brighenti — Teresa Carniani
- Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina
- Ranieri — La
- donna nella vita e nelle opere
- di Giacomo Leopardi_
-
-
-
- FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE
- M·DCCC·XCVIII
-
-
-
-
- Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti
- di riproduzione e traduzione sono riservati.
-
-
-
-
-_A Federico Conigliani._
-
-
-_Non è un dono, ma quasi una restituzione la dedica di queste pagine,
-cui il tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto che la mia
-penna; gradiscile ad ogni modo quale ricordo di studi e ricerche comuni
-e quale pegno minimo di una riconoscenza incancellabile._
-
-
-
-
-PREFAZIONE.
-
-
-_Se la donna ha sempre molto potere su l'animo de l'uomo, moltissimo
-n'ebbe su quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente, la vagheggiò
-in uno splendido ideale poetico; giovane, l'agognò con una dolorosa
-potenza di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno, infelice per
-lei, pur sempre adorandola: madre, sorella, congiunta, amata, non
-amante, ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe gran parte ne la
-vita di lui, nel suo pensiero, e fu tutto pel suo cuore._
-
-_I biografi studiarono con minuziosa accuratezza i rapporti del Poeta
-con alcune donne; lasciarono altre e non giustamente in dimenticanza:
-cito ad esempio l'Antonietta Tommasini; l'epistolario leopardiano conta
-numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano ancora certamente)
-fra le quali alcune scritte con un abbandono d'affetto quasi unico ne
-gli anni maturi del grande Recanatese._
-
-_Questo volumetto si propone il modesto scopo di tratteggiare i
-ritratti di parecchie fra le donne congiunte, per affezione o per
-parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto è possibile ne le
-memorie non più recenti, la loro intima personalità, di vederle nei
-loro rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi reali e quanto di
-soggettivo fosse ne l'ideale femmineo del cantore di Silvia._
-
-_Certo alcune nascondono nel mistero l'anima loro, ma non sì che
-qualche raggio almeno non possa scorgerne un occhio pazientemente
-indagatore: son figure varie, da l'austera e rigida contessa Leopardi,
-di cui le mani candide paiono sempre congiunte con mistico terrore
-ne la preghiera, a la buona Tommasini, che chiude il suo libro per
-assaporare tutta la serena dolcezza del vespro nel suo giardino fiorito
-e segue con lo sguardo pensoso i ragazzi pei campi, gli uccelli fra
-il verde, le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita borghese,
-illuminata da tanta luce di vera poesia; da la bellissima bionda
-Ranieri, che non s'accorge de le passioni che desta, del mondo che le
-sorride ed ha ne gli occhi miti e profondi tutta la fiamma di carità
-che la esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata Paolina,
-invano avida d'amore, piangente invano le sue lagrime non comprese;
-da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo di dotti e d'artisti
-da cui è attorniata e ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde
-sotto il belletto il pallore de le guancie, e sotto il suo sorriso
-d'artista festeggiata le ansie de la sua anima di donna; ne l'una un
-palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua illusione d'un
-lieto avvenire di Silvia; in questa l'inconscia indifferenza de la
-donna del _Primo Amore_, in quella la mestizia de la donna del
-_Sogno_, in tutte v'ha qualche cosa che si conforma a l'ideale
-leopardiano; e se nessuna è precisamente la figura di questo o quel
-canto, ne l'animo che li dettò rimangono tutte, immagini care, e si
-fondono in un'alta idea poetica._
-
-_Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio ho accennato a la Cassi,
-a la Fattorini e a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni,
-come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti, de la Lenzoni, de la
-Buonaparte; ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici del
-poeta furono creature più pensate che reali, vissero la vita de la
-sua fantasia, ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso, Silvia e
-Nerina specialmente, vivacissime parvenze d'un indimenticabile sogno.
-Senza dir poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben detto da
-altri._
-
-_Su la Targioni mi duole non aver potuto trattenermi; ma le notizie
-che intorno a la _bella e graziosa Fanny_ si possono ritrarre
-dai libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra fitta che ce la
-nasconde, e la famiglia non acconsente a darne altre._
-
-_La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta Buonaparte non furono pel
-poeta che gradite, fuggevoli conoscenze._
-
-_Debbo qui render grazie al conte Giacomo Leopardi, che mi fu largo di
-aiuto e con le sue ricerche mi procurò la conferma di quanto io scrissi
-riguardo a l'ignorato amore di Paolina Leopardi per Raniero Roccetti;
-al conte Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie intorno a la
-Teresa Carniani Malvezzi e non poche lettere inedite a lei rivolte da
-chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo De Gennaro Ferrigni,
-cui debbo non pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina Ranieri;
-ed a parecchie altre gentili persone, che facilitarono le mie ricerche
-intorno a Madama Padovani, e che mi procurarono gran numero d'autografi
-inediti di Marianna Brighenti._
-
-_Se sotto la mano inesorabile de la critica tanti rosei veli cadono
-e tante figure che ci compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto
-di pietà, lasciandoci il rimpianto di un'illusione perduta e quasi
-un posto vuoto e difficile ad esser rioccupato nel pensiero, a taluno
-potrà, spero, riuscir piacevole che qualche immagine ormai sbiadita,
-se non cancellata dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella e degna e ci
-riveli amicamente un'ora, un momento de la vita del grande, cui abbellì
-di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza._
-
-_Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano accetto con la loro
-grazia l'omaggio, invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario
-che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno._
-
- EMMA BOGHEN-CONIGLIANI.
-
- _Firenze, febbraio 1898._
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Adelaide Antici Leopardi_]
-
-
-
-
-ADELAIDE ANTICI LEOPARDI.
-
-
-La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove anni quando nel 1797
-diede la sua mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni soltanto
-maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato a Recanati, nella
-cappelletta degli Antici: la sposa, che apparteneva ad una delle più
-nobili e ragguardevoli famiglie di quella città ed entrava in una
-famiglia altrettanto nobile e ragguardevole, era una fanciulla di
-bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti,
-benchè velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti
-d'un castano chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, che
-pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di
-cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle
-graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era
-venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; ed il
-suo viso, soprattutto i suoi occhi e la fronte, restavano severamente
-assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati
-da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso
-spennacchietto.
-
-Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo:
-nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra
-una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un'antica
-matrona travestita.[1]
-
-Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, il conte Monaldo
-fissò per la prima volta gli occhi su la marchesina Antici e non seppe
-distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus Domini e non pensò
-più che a lei, quantunque la sapesse promessa ad un conte Castracane
-di Cagli, del quale però si diceva ch'ella fosse tanto scontenta
-da voler riprendere la propria libertà. Monaldo andò senz'altro dal
-fratello della fanciulla, Carlo Antici, che era amico suo, e saputo
-con certezza ch'ella s'era già sciolta da la prima promessa, lo pregò
-di chiederle se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide gli fece
-rispondere francamente ch'era stata domandata dal conte Borgogelli di
-Fano, il quale attendeva solo l'assenso e la donazione di una zia per
-combinare in modo definitivo il matrimonio, ella frattanto non poteva
-prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, rispose: Aspetterò; e
-non aspettò molto, chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie
-per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; di che i vecchi
-Leopardi non rimasero punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte
-Castracane era andato la prima volta a Recanati per conoscere Amalia,
-sorella maggiore di Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato di
-lei e non aveva voluto più saperne della prima; la madre e gli zii di
-Monaldo avevano proposto a costui di sposare egli Amalia e, quantunque
-questa fosse, com'egli medesimo assicura, una carissima e amabilissima
-giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi aver il conte chiesta
-la mano di Adelaide, si mostravano avversi a tale unione, ma nè il
-loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi dispiaceri che gliene
-vennero, nè la tenuità della dote che il suocero gli fissò, mentre già
-gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, lo smossero dalla sua
-decisione. La madre un giorno lo pregò con tanto calore di non sposare
-la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi dinanzi a lui per
-supplicarlo di cedere, ma egli rialzatala e postosi egli medesimo in
-ginocchio, le baciò la mano, confessandole che restava fermo nel suo
-proponimento.
-
-Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè ella non soffrisse amarezze
-e mortificazioni, entrando in una casa dove tanti non la volevano:
-ma compiute le nozze, mentre la carrozza attendeva già pronta, egli
-s'avvicinò ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar la mano a mia
-madre. — La buona contessa, scordando ogni risentimento, abbracciò
-e benedisse la nuora, pregandola di ritornar presto, molto presto da
-Pesaro: e i due giovani, lieti di questa riconciliazione, passarono ne
-l'appartamento dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro così
-frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo vivacissimo, temettero chi
-sa che cosa.
-
-— Dove andate?
-
-— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e a baciarvi la mano.
-
-— Dove andate partendo di qui?
-
-— Partiamo per Pesaro.
-
-— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non sarà così: la vostra
-sposa appartiene ora alla nostra famiglia e voi non ce la toglierete.
-Andiamo dal decano, il quale sarà di un sentimento uguale. — (Così
-narra Monaldo stesso nel c. XXXIX dell'_Autobiografia_.)
-
-Scesero con lui nelle stanze del decano, zio Pietro, che li abbracciò,
-piangendo di tenerezza e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio:
-
-— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per i capelli, anzi per la
-perrucca, chè di capelli non ne ho più, — ed egli pure li pregò di
-restare.
-
-Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo per indurlo ad
-acconsentire, egli interpretava invece quella timida preghiera come
-incitamento a non cedere e insisteva per partire; per troncare
-gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro se ne andò da gli Antici ad
-annunziare che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli nelle
-stalle e la carrozza nella rimessa. Intanto Monaldo aveva avuto agio
-di conoscere il desiderio della sposa ed egli pure di buon grado,
-saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì a rinunziare al viaggio.
-La riconciliazione fu sincera e la nuova contessa Leopardi visse
-poi sempre in perfetta armonia coi congiunti, amandoli ed essendone
-ricambiata d'affetto vero.
-
-Educata severamente, Adelaide, prima del suo matrimonio, aveva
-passato la vita fra la casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito,
-naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per comandare che per
-obbedire, per forza di virtù e di consuetudine ella si era fatta
-mite, obbediente, modesta. Religiosissima, poneva innanzi a tutti
-gli altri i suoi doveri di donna cattolica, ma la sua non era la fede
-che riscalda il cuore e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza
-e de la carità, la fede che mantiene nell'anima un'alta serenità ed
-insegna ad amare; la sua era una fede rigida, tirannica e benchè, con
-la potenza della religione sincera, le desse forza e conforto nei più
-dolorosi momenti della sua vita, diveniva non di rado un tormento per
-lei e per chi le stava dintorno. Questa donna _ultrarigorista, vero
-eccesso di perfezione cristiana_,[2] per quel poco che si permetteva
-di pensare con la sua mente, ch'era tuttavia una mente aperta, ferma,
-acuta, andava in tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito;
-anch'ella, come lui, era ciecamente ligia al passato; anche in lei i
-racconti dei profughi francesi capitati nelle Marche avevano inspirato
-il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione. Ella e Monaldo del pari
-avevano accolte le convinzioni della famiglia, degli amici, della
-società aristocratica e clericalissima in cui vivevano; tutt'e due
-avevano alto concetto della propria casa; solo Monaldo pensava che
-a sostenerne il decoro occorresse lo sfarzo di una vita opulenta;
-ella avrebbe preferito un solido patrimonio, come quello della sua
-casa paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino, Monaldo aveva
-ottenuto a diciott'anni dal governo pontificio l'amministrazione del
-suo patrimonio, e, quando s'ammogliò, aveva già sperperato somme non
-lievi, credendo di seguir così degnamente le tradizioni di famiglia e
-l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente generoso. Nel 1796
-aveva speso mille scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli un
-milite per aderir all'appello di Pio VI ai sudditi contro i Francesi;
-nello stesso anno un trattato di matrimonio con la nobile Diana
-Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima accettò e poi non volle
-più conchiudere in nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine
-furono calcolati da lui ventimila scudi. Nel 1801 fece risorgere
-l'Accademia dei Disuguali, l'accolse in casa sua e ne sostenne le
-spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento scudi in favore di un suo
-nemico.
-
-Nel 1797 anche nelle Marche si accese la rivoluzione e in Recanati fu
-instituita una repubblica affatto democratica, che abolì la nobiltà e
-i suoi titoli e privilegi, e di questo e delle ruberie dei Francesi il
-conte Monaldo mostrò così vivamente e apertamente lo sdegno, che dal
-comandante della colonna francese, un tal Contavice, fu condannato a
-morte. Denari e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e questo
-suo pericolo fu potuto nascondere a la contessa incinta, che però poco
-di poi vide il marito arrestato e dovette passare giorni di orribile
-agitazione e di pianto. Dopo questo periodo di pene e di tristezze le
-sale del palazzo Leopardi, che già erano state liete nello splendore
-della vita fastosamente signorile, amata dal giovane Monaldo, e nelle
-gioviali compagnie raccolte intorno a la sposa, ritornarono lietissime,
-chè gaie voci infantili vennero a ridestarne gli echi.
-
-Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come era di prammatica da secoli
-nella famiglia, venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini provate
-dalla sposa influirono dannosamente su la salute del bambino, che
-nacque delicato e gracile, benchè apparentemente sano e senza alcun
-difetto; un anno dopo veniva al mondo Carlo e un altr'anno di poi
-Paolina.
-
-Par che la voce del suo primo nato risvegli in ogni donna un'anima
-nuova, l'anima della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza, di
-sacrificio, un'anima pura ed elevata anche nelle donne che meno sono
-tali, un'anima che vive tutta nell'intensità del più caldo affetto
-umano. Ma quest'anima non si destò nella contessa Adelaide, che non
-conobbe le carezze infantili, la divina poesia per cui la madre sente
-il figlio vivere ancora della sua vita; forse un amore troppo ardente
-ed espansivo non poteva accordarsi col rigore della sua fede; ella
-rimase la stessa, irriprovevole nelle premure solerti per i suoi
-piccini, ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza, come se di
-tutti i suoi atti la ragione soltanto fosse il movente e il dovere la
-guida. Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il secreto dei cuori,
-chi può dirci se quella sua fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella
-imponesse a sè medesima, o una naturale disposizione dell'anima?
-
-Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche virtù, sono apprezzati,
-anzi ammirati, perchè quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili, e
-d'ordinario gli uomini si accontentano di ciò che piace, senza indagare
-oltre; come questi caratteri vengon d'ordinario giudicati migliori di
-quel che sono in realtà, così altri ve n'hanno che son creduti peggiori
-che non siano per l'opposta ragione: le loro virtù son nascoste, i
-difetti palesi, e questi e quelle, inamabili, allontanano i cuori
-piuttosto che attirarli. Tale era Adelaide. Certo la prodigalità di
-Monaldo era un difetto, l'economia di lei, in tesi generale almeno, una
-virtù; ma gli è facile comprendere come, a quasi tutti, quella virtù
-dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico questo difetto. Così
-la sua ritenutezza la fece credere forse assai meno sensitiva che non
-fosse in realtà.
-
-La sventura temprò ben presto il vigoroso carattere di lei, come il
-fuoco tempra una buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder gli
-occhi a la rovina imminente del patrimonio, già carico di debiti, pei
-quali certi creditori usurai giungevano a pretendere il ventiquattro
-per cento d'interesse. La contessa, rimasta da prima estranea a
-l'amministrazione, non tardò a convincersi che una mano di ferro doveva
-sostituirsi a la debole mano di Monaldo nel governo de la famiglia per
-salvar questa, e decise che quella mano di ferro sarebbe la sua, bianca
-mano di donna, ma rigida e ferma quant'altra mai. A questo compito ella
-s'accinse con una saldezza di propositi, uno spirito di sacrificio ed
-un'energia, quali ben difficilmente si troverebbero in una giovane e
-bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente, benchè nulla
-fosse tolto agli agi consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli;
-ma dov'era possibile senza disagio, al lusso fu sostituita la più
-stretta economia, la quale divenne legge inesorabile per tutti della
-casa e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette subito una
-parte de' suoi gioielli e più tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo
-d'un tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase come un oggetto
-sacro nella famiglia, così che Carlo volle metterlo nel dito della sua
-seconda moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze.
-
-D'allora in poi la contessa non portò che ornamenti d'un valore
-insignificante, fra i quali un finimento di coralli; vestì
-modestamente, seguendo la moda della rivoluzione francese; ma, invece
-delle basse scollature del vestire a la ghigliottina, portò sempre
-una larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo fin sotto il
-mento. Le rade volte in cui usciva di casa, se d'inverno, si avvolgeva
-in un'ampia pelliccia di martora, che, nella sua immutabile ricchezza,
-conciliava con l'economia quel decoro de l'abito, cui Monaldo teneva
-tanto; se d'estate, portava in testa «un cappello colossale di paglia»
-che, mentr'ella stava in carrozza, «salutava per lei.»[3] Il compito
-ch'ella si era fissato non consisteva soltanto nella salvezza del
-patrimonio, nella ricchezza futura di casa Leopardi, ma anzitutto
-nel mantenere l'avita intatta fama di probità, l'onore del nome; e
-perciò a punto ella intese subito a far un concordato coi creditori,
-concordato reso men difficile dal papa, che impose certi limiti a gli
-usurai, detraendo quella parte che rappresentava il frutto d'un'ingorda
-usura da la somma del debito, il quale in quarant'anni doveva essere
-gradualmente estinto. Interdetto Monaldo, la casa dipese da l'autorità
-assoluta di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente
-tirannica, tanto più che le ristrettezze economiche eran tenute con
-ogni cura nascoste. Senza dubbio, più generosa, ella avrebbe reso più
-felici o meno infelici i suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più
-simpatica ai posteri; è giustizia però il notare che la sua non fu,
-o non sempre, gretta avarizia, e ch'ella, come già disse l'Avoli, non
-mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè la roba per la roba: per
-migliorare le sue terre, per conservare in buono stato il palazzo,
-non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri, acconsentì che
-il marito e i figli comperassero gran numero di libri. Di buon grado
-faceva elemosine e senza menarne alcun vanto, donava cibi o legna, e
-dalle finestre gettava spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi perchè
-queste non le mancassero mai, ne teneva sempre pronte a quel pio scopo
-in una ciotola di legno nella sua camera. Anche non di rado assisteva
-ella medesima qualche ammalato povero, pel quale ordinava al cuoco
-di serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine era scrupolosa; e
-si narra che, morto Monaldo, facesse pagare, senza rivelar il proprio
-nome, due mila e trecento scudi ad un conte maceratese verso il quale
-il marito le aveva confessato uno scrupolo di trovarsi in debito.
-
-Vi ha in questo rigido carattere di donna qualche cosa che merita
-ancor più che rispetto, ammirazione, ed è la sua lealtà, cui ella
-aggiungeva altri non comuni pregi, quale, ad esempio, una dote che non
-può accordarsi con un cuore non buono, tanto meno quando lo spirito è
-altero e abituato al comando: la facilità di perdonare; respinta con
-tanta ostinazione dai parenti dello sposo, è la prima a fare un umile
-passo verso di loro e diviene per essi una figlia sommessa a pena le
-aprono le braccia. Taccio le tristezze che le vennero dal marito e da'
-figliuoli e ricordo una lettera ad una sorella, che probabilmente è la
-Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese Baviera di Sinigaglia.
-Adelaide loda la giovine d'essersi pentita d'un'offesa recata a la
-madre in un impeto di collera; le rammenta che ella dovrà fare la
-felicità di uno sposo e che tali impeti turberebbero la pace della
-futura famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che tutti dobbiamo
-posseder la forza di reprimere le nostre passioni e chiude con un
-tratto di delicato perdono: «Vi protestaste ieri che non fate alcun
-caso della mia stima. Ad onta di questo, siate persuasa che nessuno vi
-stima e vi ama quanto la vostra affezionatissima sorella.»[4]
-
-Nella lunga e difficile impresa cui si accinse, la contessa fu
-sostenuta da un vivo affetto per la casa, dalla pietà religiosa
-e dalla naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva la
-debolezza femminile, la vanità, l'amore al lusso; ma s'ella salvò il
-patrimonio ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto d'un cuore
-carezzevolmente, teneramente materno: l'espansione, la confidenza, che
-attirano confidenza, espansione ed affetto, le furono ignoti. Curava
-i bimbi con molta premura, li teneva a dormire in camere attigue alla
-sua, medicava ella stessa persino i loro geloni, amava di seguire
-i fanciulli con lo sguardo, anche nei loro rumorosi giuochi, nel
-chiasso, cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini di casa, ma
-in quello sguardo non c'era mai una carezza. «Tutto era compassato
-in lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi indotti a credere
-che la rigida marchesa volesse fare anzi tempo de' suoi figliuoletti
-uomini maturi, che le loro risa argentine turbassero la sua serenità
-di amministratrice e custoditrice suprema della casa»; così parla di
-lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso i genitori di Giacomo
-fra tutti i cultori degli studi leopardiani. Monaldo, con le sue
-idee e il suo sistema di autorità senza confini e senza discussione,
-sarebbe stato il più duro dei padri, se a gli errori del giudizio
-non avesse largamente rimediato la bontà de l'anima; egli sapeva
-qualche volta ridiventar fanciullo co' suoi figli, che se trovarono
-talora la tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia fraterna,
-la trovarono in lui; e più espansivo e più tenero sarebbe stato, se
-l'affetto di cui aveva pieno il cuore non fosse stato compresso dal
-dubbio di affievolire la propria dignità, di derogare a l'autorità
-paterna. Adelaide era un tipo affatto diverso, parlava poco e con calma
-e gravità; d'ordinario chiusa in sè stessa, non amava che altri le
-leggesse ne l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva, scoppiava
-in pianto, ma andava subito a chiudersi nelle suo camere, da cui non
-usciva finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile in lei: ella
-concedeva a pena la sua mano al bacio de' bambini e sospirava nel
-vederli vivacissimi e gai, mentre ne godeva la buona suocera sua,
-Virginia Mosca, che, rimasta vedova giovanissima, s'era dedicata tutta
-a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino, dov'ella sedeva sopra un sofà,
-conversando col suo vecchio cavalier servente Volunnio Gentilucci,
-irrompevano i nipoti, che precipitandosi a gara per abbracciarla
-rovesciavano spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado scherzavano
-alle spalle del cavaliere, il quale non poteva nè pur sfogarsi a
-sgridarli, perchè, se ci si provava, l'affettuosa vecchia era sempre
-pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi con lui. Graziosa scena
-questa de' due vecchietti eleganti e compiti, che stentano a tenersi il
-broncio, davanti alla contagiosa allegria d'una brigata di birichini!
-
- *
- * *
-
-Non è difficile immaginare, da le notizie che se ne hanno, quale
-fosse la vita dei ragazzi Leopardi: studi severissimi e faticosissimi
-co' precettori, rare e patriarcali distrazioni, chiasso co' cugini o
-qualche tombola giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose
-continue e continua sorveglianza.
-
-Tutti sanno come il primogenito, gracile per natura, perdesse
-interamente la salute e divenisse gibboso per le soverchie fatiche
-durate sui libri, e come fra lui ed i fratelli da un lato e il padre da
-l'altro, sorgesse, e a poco a poco si facesse profondo, il dissidio,
-perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava i loro animi
-non meno fantastici che appassionati, e perchè nelle idee e negli
-affetti essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure assai noto come la
-disperazione di Giacomo giungesse a tal segno da risolverlo a tentar
-la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per caso. Che faceva,
-che pensava intanto la contessa? Tutt'assorta nel suo compito di
-amministratrice, non si accorse forse che tardi de la perduta salute
-e de la deformità di Giacomo; ed è doloroso il notare come questi,
-giovanetto, affettuosissimo per natura e di una sensitività esaltata,
-persuaso di dover morire ben presto, mentre seduto sul letto, di
-notte, al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le lagrime, il suo
-_Appressamento alla morte_ e si duole di dover perire _come infante
-che parlato non abbia_, senza che alcuno conosca il suo grande spirito,
-Giacomo, che teneramente si rivolge alla Vergine, non ha una parola per
-sua madre. Doloroso del pari è il rileggere quanto il marchese Solari
-scriveva a Monaldo, dichiarandogli apertamente che per lui la causa
-della tentata fuga di Giacomo doveva essere l'eccessiva severità della
-contessa.
-
-Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva naturalmente dal
-primo, ma senza punto tentare di piegarlo a più indulgenza verso di
-quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze che li avrebbero
-calmati, perchè non comprendeva quei cuori giovanili ed il loro bisogno
-di vita e di libertà. Ed ella avrebbe potuto tutto, ella che comandava
-veramente e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non sono padrone che
-delle frittate,» soleva dire Monaldo, che si sfogava a gridare contro
-le prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva sempre impigliato
-nelle gonne della sua e non osava, nè anche per cose lievissime,
-_affrontare il muso di lei_, come scrisse Paolina. Per quei giovani
-focosi, esaltati, era un _vivere senza vita, senz'anima, senza corpo_,
-che faceva desiderar loro ad ogni momento la morte. In Giacomo,
-infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del suo spirito conscio
-di tutte le sue sventure, si spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e
-venne a mancare a poco a poco persino la speranza e la fede: egli, dopo
-anni di dolore che gli parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa,
-si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti alla madre, ma non
-le scrive quasi mai; ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli un
-aiuto materiale, e non lo dà finchè non è richiesto; e pure ella doveva
-sapere quanto questa domanda dovesse riuscir incresciosa a l'animo
-delicatissimo ed altero del figliuolo. «Son più le volte che senza
-qualche soccorso di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle in cui
-avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini alla marchesa Lucrezia
-Niccolini-Monti, andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto se la
-famiglia Leopardi navigasse in pessime acque, rimanendo stupito al
-sentire che no. Certo però Adelaide non supponeva le reali strettezze
-di Giacomo, perchè, come Monaldo ebbe a scrivere a questi, ella credeva
-le lettere una miniera d'oro, la quale rendesse inutile ogni altro
-sussidio a quel figlio che pure ella amava _tenerissimamente_.
-
-Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario leopardiano. Nel 1825,
-quando Giacomo da Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli accordi
-con l'editore Stella e della lezione al giovane greco, Paolina, che in
-quel tempo non era certo tenera della madre, rispondeva al fratello:
-«La mamma vuole che ti saluti e ti risaluti; essa quasi piangeva dalla
-consolazione nel leggere la tua ultima, e si rallegra con te e spera
-che sarai sempre più contento.»[5]
-
-Anche la breve letterina, una delle due che ci rimangono, scritta da
-Adelaide al figlio il 29 novembre 1822, quand'egli, per la prima volta
-lontano da casa, si trovava a Roma, ha frasi affettuose, e assai più
-che non dicano significano forse quelle righe: «Molto mi ha rallegrato
-la vostra lettera, ma molto più quella che avete scritto al babbo da
-Spoleto. Vedo che conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo e ciò
-mi è garante della vostra buona condotta in avvenire.»
-
-Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo e Giacomo deve sentir qui
-il dolore che ne provava Adelaide, e un rimprovero, un consiglio dato
-con una delicatezza veramente femminile e veramente materna. «Sapete
-quanto io vi amo sinceramente e qual spina mi sia stata al cuore il
-vedervi sempre malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima cura
-e non trattate persone indegne.... amatemi e credete sempre all'affetto
-sincero della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia e vi
-benedice.»[6]
-
-Queste semplici frasi spirano un affetto sincero e una santa premura,
-della quale nelle lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia
-ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822, pag. 47, vol. cit.) che
-scrive al fratello: «Mamma non fa che lodarsi di voi e compiacersi
-grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide stessa che dice al
-suo «_carissimo_ ed _amatissimo figlio_, al suo _figlio d'oro_» d'esser
-tanto lieta delle sue buone notizie e di aver infinita riconoscenza
-pei parenti di Roma, che gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823,
-pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli parla della grandissima
-consolazione provata dalla madre, sentendo che egli non _si è piaciuto
-di Milano quanto in casa temevano_: «Giacchè ci avrebbe amareggiati
-assai, o la vostra lunga dimora costì, o il vedervene partire con
-molto rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol. cit.); ora è di
-nuovo Paolina, che ringrazia il fratello per parte della madre e con
-viva riconoscenza della premura usatale di cercar d'una sua antica
-servente e di dargliene notizie: «Mamma vuole che ti saluti nuovamente
-e che ti parli del suo grande affetto per te.» (13 dicembre 1825,
-pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado questo, Giacomo non aveva altro
-pensiero, altro desiderio che quello di starsene lontano da Recanati,
-ed è certo che non poco vi contribuiva il ricordo della severità
-che la contessa metteva in tutti i particolari della vita domestica.
-«Veramente ottima donna ed esemplarissima, si è fatta delle regole
-di austerità assolutamente impraticabili, e si è imposti dei doveri
-verso i figli, che non riescon loro punto comodi»; scriveva Paolina
-(26 maggio 1830) a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne
-doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica presso il suo vecchio
-precettore, non permettendole la madre ch'ella facesse amicizia con
-alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva da l'amore di Dio; e non
-voleva veder lettere dirette a la figlia, a la figlia _trentenne_, nè
-pure se fossero state _del suo santo protettore_. La povera contessina,
-che desiderava conoscere di persona le sue amiche Brighenti e sapeva
-di non poterle accogliere in casa, doveva rinunziare anche al piacere
-di vederle in chiesa o da la finestra (esse sarebbero andate a
-Recanati sol per procurarle questa gioia), perchè in chiesa andava
-unicamente la festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva vedere da
-la finestra era sempre sorvegliato da sua madre, la quale _girava
-per tutta la casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore_. (Vedi
-_Lett. di Paolina ad Anna Brighenti, 4 marzo 1831_). Tale severità
-irritava anche la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide,
-più che tutti gli altri di famiglia, si dava pensiero di cercare uno
-sposo a quella figliuola e voleva che si tentasse di combinare, anche
-quando le più gravi difficoltà eran palesi. Più duro di tutti i figli
-verso di lei fu Carlo, nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe
-assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit., pag. 182-183) dubitando
-che Adelaide avesse aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale
-perchè la francasse, riscriveva al fratello dicendogli di questo dubbio
-e come la madre avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo, e
-prorompeva contro _la curiosità donnesca e l'imperiosità insopportabile
-di lei_; confessando però egli stesso d'essere in un momento di _rabbia
-incredibile_. Pare che la contessa e Monaldo aprissero infatti la
-corrispondenza dei figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che
-formava la disperazione specialmente del primogenito; nè la buona
-intenzione con cui lo facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro
-severità, come ne l'inesorabile economia di Adelaide, non v'era mai
-punto mal animo, e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi
-cari, se mostrava tanto rincrescimento quando s'allontanavano da
-lei, se una volta il ritorno improvviso di Monaldo la fece quasi
-svenire,[7] se non seppe mai rifiutare a Giacomo i soccorsi ch'egli
-chiese (modestissimi è vero e domandati in modo che niuno che avesse
-cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con parole tali da commuover
-lui, che pur diceva non esser più capace di verun sentimento; se la
-sua vita intiera fu consacrata a la famiglia; se quand'ella morì,
-nella sua camera fu trovata la seggiolina in cui eran stati seduti
-tutti i suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto di tenerezza
-materna, ella aveva conservata religiosamente per fanti anni; e se
-infine Monaldo, pur dichiarandosi tanto discorde da lei quanto son
-lontani fra loro il cielo e la terra, pur credendosi castigato dal
-cielo nel suo matrimonio contrario al volere della madre, dichiara
-Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa e pia, afferma che ventisei
-anni di matrimonio non smentirono un momento la condotta irreprensibile
-ed ammirata da tutti di quella donna forte, intenta solo ai doveri
-del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse che non fosse
-quello della famiglia o di Dio; confessa di averle obbligazioni
-innumerabili e che il _suo ingresso_ nella famiglia Leopardi fu _una
-vera benedizione_. Monaldo stesso nel suo testamento dichiara Adelaide
-_la sua amatissima consorte_ ed aggiunge: «Sono poi certo che i miei
-figli la rispetteranno e obbediranno come loro degna e venerata madre,
-rammentandosi qualmente essa, non solo è stata l'edificazione e la
-benedizione della famiglia con la sua costante religione e pietà;
-ma, con la sua saggia economia, prudenza e giudizio, ha ristaurato il
-patrimonio domestico dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa
-nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose vicende, questo
-è dovuto primieramente alla misericordia di Dio, e poi alle cure,
-diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima donna.»[8]
-
-La sorveglianza instancabile di Adelaide, la sua durezza, dovevano
-riuscir penose a lei stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di
-far soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che questo fosse il
-suo dovere. A ragione il Finzi crede che una delle principali cause
-per cui ella e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano di casa
-Giacomo, fosse la cura de l'anima di lui, che, secondo loro, lungi da
-la casa paterna cedeva a malvagi amici e si perdeva.
-
-Come il conte e la contessa non comprendevano i figli, così questi non
-sempre compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri giudicava
-l'educazione moderna un formale tradimento ordito da la vecchiezza
-contro la gioventù, se, com'è probabile, pensava a l'educazione
-propria, si lasciava sopraffare da l'amarezza: «Non lascia d'esser
-notabile che tra gli educatori, i quali, se mai persona al mondo,
-fanno professione di cercare il bene dei prossimi, si trovino tanti
-che cerchino di privare i loro allievi del maggior bene della vita,
-che è la giovanezza. Più notabile è, che mai nè padre, nè madre, non
-che altro istitutore, non sentì rimordere la coscienza di dare ai
-figliuoli un'educazione, che muove da un principio così maligno. La
-qual cosa farebbe più maraviglia, se già lungamente, per altre cause,
-il procurare l'abolizione della gioventù, non fosse stata creduta opera
-meritoria.»
-
-È notevole il giudizio che di Adelaide dà il canonico Avoli:[9] egli
-la crede donna più di mente che di cuore, di propositi virili, più
-che di tenerezze materne, pensa che non possa venir giudicata se
-non severamente nei nostri tempi, e che per averne criterio equo sia
-«necessario trasportarsi con la memoria a circa un secolo addietro.»
-Ricorda come appaia naturale che, malgrado la più sincera affezione,
-l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto, poichè l'uno
-era splendido fino alla prodigalità, l'altra calcolatrice, economa,
-massaia.
-
-In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo Leopardi non vi è un
-riflesso della tenerezza materna; ma in tutta quella nobile vita e in
-tutto lo splendore di quell'opera risenti l'elevatezza di pensiero,
-cui il poeta fu educato. Il Michelet diceva che il mondo vive la vita
-della donna, la quale gli dà due elementi di civiltà, la grazia e
-la delicatezza, che è un riflesso della purità. La grazia mancò alla
-contessa Adelaide, alla rigida signora che, dalle fredde nebbie del
-suo mistico cielo, non sapeva distoglier gli occhi, se non per curarsi
-della prosperità materiale della famiglia, tanto che «il fine che si
-era proposto le fece dimenticare che l'immediata felicità dei figli
-poteva qualche volta anteporsi a la futura.»[10] Ma non le mancò
-la purezza, la più alta dignità femminile: i figli non si sentirono
-attratti da l'anima sua, videro però quell'anima sempre candida, quella
-vita sempre d'una trasparenza assoluta, come d'una gemma che nulla
-offusca, e ne ritrassero la morale elevazione, ammirabile in tutti e
-più che mai in Giacomo.
-
-Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano i suoi sacrifici: vide
-tornato pienamente in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per
-opera sua, ma quante pene le amareggiarono questa gioia! Pianse, morti
-in giovane età, il suo Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque la
-rassegnazione, ch'ella credeva dovere di donna cristiana, le facesse
-piegare umilmente il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto
-negare il dolore di questa madre, che ci è dipinta inginocchiata,
-pregando fra le lagrime nella camera vicina a quella dove stava per
-spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua casa (ultimo se si pensi
-che Carlo non ne faceva quasi più parte e di più non aveva prole), di
-questa donna che a l'annunzio de la sventura, cui non sapeva ancora
-credere, scoppia in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella stessa
-colle mani tremanti gli estremi uffici al suo caro perduto. Ella vide
-sola nel mondo la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti; e quel
-Giacomo, che le aveva dato pel primo il nome di madre, fu perduto per
-lei più che gli altri, morto solo, lontano e senza fede.
-
-Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava la casa Leopardi: vide
-i manoscritti del poeta ed entrò nella camera ove questi era nato:
-Adelaide, _maestosa nella persona, austera, coi capelli candidissimi_,
-era ritta in piedi dinanzi ad un gran letto. Accennando ad un ritratto
-di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo: «Benedetta colei che
-in te s'incinse!»
-
-Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi al cielo, esclamando:
-Che Dio gli perdoni! «Dunque la madre di Giacomo Leopardi non lo
-credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io non ci ripensi ancora
-con terrore,» scrive lo Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in
-quella risposta c'è forse tutta l'anima della contessa, co' suoi cupi
-terrori religiosi, che le amareggiarono le più pure sorgenti de gli
-umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a l'immagine d'un Dio di
-spavento, non di misericordia. «Che Iddio gli perdoni!»; io credo che
-in queste parole ci fosse un profondo dolore e un amore profondo, un
-barlume de l'intima tragedia di cui il secreto fu portato nella tomba
-da l'austera contessa, sdegnosa del mondo.
-
-Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate le giovanili intemperanze,
-dettava per lei una pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne
-per pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare l'economia
-domestica: con sè avara, premurosissima per la famiglia».
-
- *
- * *
-
-La critica leopardiana si è affaticata indefessamente a discutere e a
-ricercar notizie intorno ai genitori del grande Recanatese, ed avida
-del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia che talora anche le minuzie
-possono riuscir utili o gradite: tutto quel che ha potuto ha raccolto e
-narrato: da le piccole malizie cui, per aver danaro ad insaputa della
-moglie, ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto grano o vino
-d'accordo coi castaldi, il far creder alla contessa d'aver comperato
-e di dover quindi pagare libri che prendeva invece dalla propria
-biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne di lei per la minima
-spesa, fosse pur quella d'una maglia di lana, cui ella non avesse prima
-consentito, ai mantelli dei ragazzi divenuti troppo corti e allungati
-con _due palmi di pelone_. E pure molto e molto si desidererebbe di
-conoscere ancora intorno a lei; quanto si sa è forse il peggio, non il
-buono de l'anima sua, le esteriorità meschine de l'esistenza, piuttosto
-che l'intima vita. Giacomo, il quale non ignorava affatto come la vera
-padrona e quindi l'arbitra della sorte dei figli fosse lei, Giacomo,
-che nella piena del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime
-parole contro il padre, tacque di Adelaide, in cui non aveva trovato
-una madre secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima vigorosa; sentiva
-forse nella grandezza del proprio spirito anche qualche cosa che gli
-veniva da lei.
-
-
-NOTE.
-
-[1] Vedi F. TRIBOLATI, _Il Leopardi e la sua famiglia_ (nel _Fanfulla
-della Domenica_, 24 luglio 1881).
-
-[2] Vedi E. COSTA, _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna e Anna
-Brighenti_. (Parma, Battei, 1888; in 16º, di pagg. XIX-308.)
-
-[3] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Studi su G. Leopardi_. (Napoli, Detken,
-1887; in 16º, pagg. VIII-363, pag. 54.)
-
-[4] Vedi _Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi_ pubblicate per
-nozze Voglia-Ceccaroni da Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno,
-Campitelli, 1885; in 16º, di pagg. 11.)
-
-[5] _Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti_, edizione curata
-su gli autografi da G. Piergili. (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di
-pagg. XXVII-304. Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.)
-
-[6] Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera di Adelaide, 29
-novembre 1822, pagg. 33 e 34.
-
-[7] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Documenti e notizie intorno alla famiglia
-Leopardi_. (Firenze, Münster, 1888; in 16º, di pagg. X-382.) (Da le
-_Memorie inedite di Monaldo_. — Nota del 24 gennaio 1802, pag. 93,
-volume citato.)
-
-[8] Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi, _Testamento di
-Monaldo Leopardi_, da pag. 179 a pag. 221.
-
-[9] Vedi _Autobiografia di Monaldo Leopardi_, con appendice di A.
-Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani, 1883; in 8º, di pagg. IX-431), da
-pag. 263 a pag. 269.
-
-[10] Vedi A. D'ANCONA, _La famiglia di G. Leopardi_, nella _Nuova
-Antologia_, 15 ottobre 1878.
-
-
-
-
- [Illustrazione: FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI]
-
-
-
-
-FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI.
-
-
-Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche volte lieto di così gaie
-e magnifiche feste come nel 1777; una bimba era nata al conte Giacomo
-e a la marchesa Virginia Mosca, e con la pompa e lo sfarzo insolito si
-voleva soprattutto far onor al compare che tenne la piccina a battesimo
-e da cui ella ebbe il nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma, a la
-corte del quale il marchese Mosca, fratello de la giovane madre, aveva
-dimorato lungamente.
-
-Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi, venne al mondo questa
-piccola Ferdinanda e dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in
-tenerissima età (il maggiore non aveva ancora cinque anni) orfani di
-padre. Così dopo le feste lietissime suonò sollecita l'ora del lutto
-per l'antico palazzo, per la giovine signora e pei teneri bambini, fra
-i quali quella che ne patì di più fu forse la Ferdinanda, intelligente
-ed affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi soffrono spesso
-ne le avversità quanto non immaginiamo, la loro forza di sentimento
-pareggia non di rado quella degli adulti, e di più essi non sono
-abituati a la sventura, la quale li colpisce come qualche cosa di
-innaturale, di mostruoso.
-
-La contessa Virginia, quantunque vedova assai giovane, non volle
-rimaritarsi, affezionatissima com'era a' suoi figli; e rimase tutta
-dedita ad essi e al governo de la casa, retto con generosità, anzi con
-lusso, per volere dei fratelli del defunto, i quali si attribuivano
-certi diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte del patrimonio
-a lo scopo di costituire un maggiorascato. I fanciulli crescevano
-fra tutti gli agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna e
-da quella di parecchi familiari, tra cui il cappellano di casa Don
-Vincenzo Ferri, bruttissimo uomo da la tinta affricana, con gli occhi
-di gatto e la bocca larghissima, ma buono quanto brutto, che sapeva
-con la sua inalterabile piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed anche
-sopportarne, inalterabilmente rassegnato, le non poche impertinenze.
-Ferdinanda era una affettuosa bambina, e non pure la madre, ma i
-fratelli l'adoravano, tanto che quando nel 1790, a tredici anni, ella
-fu posta in monastero a Pesaro, la casa parve rimasta vuota e non
-poco ci volle prima che la famiglia si abituasse a l'assenza di lei.
-Monaldo narra di non aver mai versato lagrime più dolenti e più sincere
-di quelle che gli costò la partenza de la sorellina. Due anni più
-tardi andò con la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella ritornò
-in casa, e con lei parve tornata la grazia, quasi direi la luce, ne
-le antiche sale, dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè la
-famiglia fosse numerosa. Ne facevan parte la madre, il prozio canonico
-Carlo, i quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i tre figliuoli
-Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea era morto bambino), senza dire che
-in casa e a la stessa mensa stavano pure il precettore Torres, il
-cappellano Ferri, il pedante Diotallevi, il canonico Pascal, francese
-emigrato raccolto per carità. Sola giovine donna fra tanti uomini,
-presso a una madre amorosa, Ferdinanda, vezzeggiata da tutti, cresceva
-di carattere dolcissimo: ella la confidente de la contessa, per quanto
-lo permettevano i rigori de l'antico metodo d'educazione; ella l'amica
-dei fratelli, ella la padroncina venerata.
-
-I suoi studi erano superficiali, elementarissimi; con l'osservazione,
-la lettura, la riflessione costante però, ella si formò un corredo
-non meschino d'idee; ma la sua scienza fu soprattutto nel cuore, fu
-la scienza di amare, di viver per gli altri, di trovare la gioia più
-cara nel far del bene: e non pure nel compiere veri e propri benefizi,
-ma ancora nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile parola
-su le labbra di quanti l'avvicinavano, nel godere di veder tutti lieti
-intorno a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de le lagrime e poteva
-parerle cosa consolante ch'altri piangesse con lei.
-
-Non bella, ma graziosa nel portamento, soave ne lo sguardo pensoso
-dei miti occhi azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino,
-cui avrebbe giovato il rimaner ancora sotto la protezione de l'ombra
-materna: vollero maritarla invece, e Monaldo, da poco messosi a capo
-de la famiglia, acconsentì di buon grado a darle la dote di otto mila
-scudi, più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu il marchese Pietro
-Melchiorri di Roma,[11] bel nome, onestà perfetta, ingegno non volgare,
-che si dilettava soprattutto di studi architettonici, ma scarso
-patrimonio e cuore non in tutto rispondente a quello d'un'appassionata
-giovinetta sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con poco lieti auspici
-ne la casa maritale, quel palazzo Melchiorri, presso la Minerva, oggi
-detto de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile; vi trovò
-con la matrigna, nove tra sorelle e fratelli del marito, coi quali la
-mitezza de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè il dissesto
-economico di quella casa potesse offrire non poche occasioni, o se si
-vuole pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a desiderare più
-d'una volta la pace e le dolcezze de la casa materna.
-
-Si fece una cara abitudine de la lettura, che continuava
-indefessamente, finchè gli occhi deboli e spesso ammalati glielo
-permettevano; scriveva con piacere e con facilità lettere, che, se non
-sono un modello di perfezione letteraria, rispecchiano nitidamente
-ne la loro sincerità la sua anima gentile; amava anche occuparsi in
-qualche ricamo od altro lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà
-di meditazione a la mente, che veniva coltivandosi da sè stessa con
-l'acume naturale.
-
-Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de la vita e de gli uomini,
-lungi da l'affievolire, affinarono la sua tenerezza squisita, che
-non si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai ed affabili, senza
-affettazione e senza vivacità soverchia; rifuggente dai complimenti
-e da le espansioni non sincere, era tuttavia graziosa in famiglia,
-graziosa co' conoscenti e con tutti; non facile a concedere il suo
-affetto, di cui ella medesima, anche ne la sua modestia, comprendeva
-il valore, era sdegnosa di volgari amicizie e di sentimenti fiacchi, e,
-intimamente sola ed appassionata, trovava ne la religione un sollievo;
-senz'esser punto bigotta, aveva slanci mistici sinceri, cercava ne
-l'idea de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e giungeva così
-a scordare i suoi dispiaceri col trascurarli e col tenere sempre alto
-lo spirito.[12]
-
-Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette combattere dolorose lotte
-e aver momenti di desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a le
-ingiustizie del mondo, così diverso dal suo cuore e da' suoi sogni;
-come una flessibile pianta al soffio del vento si china umilmente, ma
-ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure, ma sentiva morire in
-sè stessa ogni gioia, ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva
-rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi più che devotamente,
-amorosamente a Dio, _baciando la mano che la percuoteva_, sentendo con
-dolcezza sopra di sè la protezione di un padre vigile e amoroso, cui
-ella chiedeva sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro che attendeva
-paziente, dicendo a sè stessa come dirà più tardi al suo grande nipote:
-«È da vile il non saper soffrire.» Così acquistava la pace e una certa
-indifferenza per le proprie pene, che era tutt'altro che freddezza.
-
-Religiosa fu certo quanto la cognata sua Adelaide Antici Leopardi, ma
-quale diversità tra la fede rigida, opprimente di questa e la fede
-tutta d'amore e di carità di quella! Per Adelaide la religione fu
-spesso un terrore e un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto;
-quella pregava piangendo anche in quei momenti che avrebbero dovuto
-esser più lieti per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera,
-anche quando il suo cuore era più oppresso; per la prima la fede era un
-mistero di tenebre, per la seconda un mistero di luce.
-
-La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo in buona parte da un'indole
-per natura disposta a la malinconia e da una finezza di sentire che
-doveva ad ogni momento esser ferita da le due realtà de l'esistenza.
-Ella era una vera Leopardi, uno di quegli esseri che pensano troppo
-ed amano troppo in un mondo dove non soltanto poco si pensa e poco si
-ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero e l'affetto, creature che
-di rado trovano fra gli uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi
-estranee fra i loro simili, infelici perchè non possono nè mutare le
-cose, nè mutare sè stesse, vedendosi negate anche le gioie che godono
-i volgari, perchè a loro il sogno scolora la realtà. Come, a quanto
-dicono, Ferdinanda somigliava a Giacomo Leopardi ne le fattezze,
-negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava ne la grande e funesta
-sensitività. Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna la sua
-modesta vita. Non pare che pel marito ella provasse grande trasporto
-d'affetto, benchè avesse per lui ogni premura e fosse degna di lode
-come moglie al pari che come donna. Nelle poco liete vicende de la
-sua nuova famiglia vennero a confortarla i figliuoli; di tre fanno
-menzione le sue lettere: Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu illustre
-archeologo ed intimissimo di Giacomo Leopardi, il quale nel prediligere
-il figliuolo ricordava forse le tenere premure e la santa amicizia de
-la madre) e Camillo, divenuto poi benedettino ne la badia di San Pietro
-in Perugia. D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo, fa cenno Monaldo
-ne le sue memorie: il povero bambino, travagliato da una lunga malattia
-che l'aveva fatto sottoporre a una cura penosissima, moriva a diciotto
-mesi il 21 marzo 1803, lasciando afflittissima la madre, che lo aveva
-assistito con indefessa premura, non staccandosi mai da lui, nè pure
-per concedersi qualche minuto di riposo, dormendo anzi, o meglio
-vegliando, ne lo stesso letto col piccolo ammalato. Anche morto, volle
-tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e vestirlo ella stessa.
-
-Monaldo ricorda ancora la malattia orribile di un altro figliuolo
-di Ferdinanda, che nel 1801 a due anni stava per esserle tolto e che
-contro ogni speranza improvvisamente risanò, crede il conte, per un
-miracolo de la Madonna.
-
-Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente tenera: nel giugno del 1821,
-sentendo che certi assassini infestavano i dintorni del collegio in cui
-aveva posto in educazione il suo Camillo, andò in fretta a riprenderlo,
-benchè probabilmente egli non corresse alcun pericolo.
-
- *
- * *
-
-Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia di lui, essendo nel '19 a
-Recanati, intuì la grandezza di Giacomo non ancora compresa da nessuno,
-sentì nel suo cuore la bontà e gli affanni di quel Grande e l'amò con
-la soavità e l'effusione di tenerezza che nella propria casa egli non
-aveva conosciuta, nè conobbe mai. Il timido giovanetto che, tranne
-coi fratelli, parlava pochissimo e quasi per forza, le aperse l'animo
-suo e la chiamò più che zia, amica. In lui, chiuso in sè talmente
-da lasciar a pena trasparire un raggio de la sua luce intellettuale,
-ella apprezzò le maniere correttissime, la dignità di un dolore che
-doveva attrarre simpaticamente lei così amica de la malinconia e così
-pietosa; avvicinatasi al nipote sospinta da un affettuoso interesse,
-riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri ed i sentimenti; e
-finch'ella rimase a Recanati, godette di tenerselo quanto più poteva
-vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo penare. Ella non osava
-ancora dir nulla, ma in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo
-con la sua mano affettuosa di donna nel mondo da lui sospirato e
-in cui egli avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie al suo
-spirito, troppo assorto in sè stesso e negli studi. Sapendo di poter
-poco, nulla osava offrirgli che il suo affetto, ma questo caldo,
-espansivo, tenero, tutto devozione: e quanta gioia per lei nel veder
-rasserenarsi la fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere a' suoi
-scherzi! Ella pensava già di intromettersi presso Monaldo in favore
-di Giacomo, pur non avendo la certezza di far cosa gradita a questo,
-le mancava il coraggio d'iniziare i suoi tentativi. Tornata a Roma,
-dopo una dimora a Recanati, gli scrive da prima quasi con una certa
-timidezza, poi sempre con più aperta effusione. Le loro due prime
-lettere partono contemporaneamente, senza che l'uno sappia de l'altra:
-il giovinetto ha tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile signora
-gli ha fatto per la prima intravedere le materne dolcezze!... Egli le
-chiede con abbandono il conforto de le sue parole: ella sarà una de
-le poche persone cui egli potrà aprire il suo cuore: ed ella risponde
-lungamente, teneramente, il suo Giacomo troverà il cuor de la zia
-non tanto dissimile dal proprio e gli dipinge apertamente sè stessa,
-lo rimprovera con dolcezza per la sua malinconia, lo esorta a non
-lasciarsi andare a una sensitività senza freno, che lo renderebbe
-infelicissimo, a uscir di casa, e quando sa che quest'ultimo consiglio
-è stato ascoltato gli scrive: «In certo modo nella mia solitudine
-godevo di farvi compagnia, venendo con voi ed accompagnandovi fuori
-di casa, come se personalmente fossi con voi»; discute con lui di
-filosofia, quantunque con modestia confessi e si dolga di non aver
-bastante ingegno per rispondere adeguatamente a le riflessioni di lui;
-e tuttavia si prova a persuaderlo che la vita non è necessariamente
-sventura, che l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride de la
-propria gravità: «Giacomo mio, io rido con me stessa, perchè mi pongo
-a trattare di certa materia che non è da me; ma voi mi siete tanto
-a cuore che per non sentirvi infelice, divengo filosofo, teologo
-e tuttociò che a questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio
-1820) ed egli risponde che le espressioni de la tenerezza di lei, gli
-parrebbero quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da cui partono.
-
-Ferdinanda si duole e si compiace insieme di queste parole; protesta
-che non sa essere se non sincera, non che talora non debba ella stessa
-piegarsi a fare qualche complimento; se le convenienze lo esigono, lo
-fa, ma così di mal grado e con tanta parsimonia che teme sempre di
-far scorgere quanto questo l'annoi. Invece con le persone che ama e
-stima non dura alcuna fatica ad essere espansiva: «I miei sentimenti
-escono dal cuore, vanno alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua
-posto in pendenza versa ciò che contiene entro sè stesso.» (Lettera 8
-aprile 1820.) Il suo interesse pel nipote si fa sempre più vivo, ella
-si strugge di toglierlo da le sue tristezze, vorrebbe giovargli a costo
-di qualunque sacrificio proprio, si studia intanto di consolarlo, e
-lo prega, lo scongiura di vincere per amor di lei la sua malinconia,
-assicurandolo ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare la stima
-e l'affetto, benchè egli, affranto dal suo dolore, creda l'opposto.
-Vuole che si distragga: «_Nella natura troverete delle delizie che
-non troverete mai nel silenzio di una camera_,» gli dice e lo esorta
-a uscire in campagna; chiamandolo col dolce nome di _figlio suo_
-gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi la vita un tormento; e
-sempre gli accenna il Cielo come il miglior conforto di chi soffre.
-Ma ella non tarda ad accorgersi che una consolazione di parole non
-basta al nipote, e, ardendo d'affetto e di compassione, ella, pur tanto
-ritrosa ad impicciarsi dei fatti altrui, ella che doveva ben conoscere
-il carattere autoritario di Monaldo, prega il fratello di mandarle
-Giacomo a Roma per qualche tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo,
-ma cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare disposto a dare un
-consenso, che certo non era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero
-ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire di Recanati il figliuolo.
-E Ferdinanda pertinace nel suo zelo non si stanca d'insistere, senza
-dirne però nulla al nipote pel timore che le alternative di speranza
-e di dubbio debban troppo tormentare quell'anima agitata e sensitiva;
-però quando sa che gli son date speranze d'ottenere un impiego a
-Bologna, gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi: ella vorrebbe
-che in casa sua egli acquistasse abitudini di società e facesse la
-conoscenza di persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli potrebbe
-poi trovare un impiego a Roma. Perori egli stesso la sua causa presso
-il padre, questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto, e la sua
-freddezza apparente dipende tutta dal dispiacere di vedersi escluso da
-la confidenza dei figli. La donna gentile insiste teneramente perchè
-quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo parli al padre a cuore aperto:
-s'egli potrà andare a Roma troverà in lei una madre affettuosa che non
-lascierà nulla d'intentato per compiacerlo.
-
-Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa speranza, un'inaspettata,
-gravissima sventura viene a colpirla: il 30 novembre 1820 muore la
-contessa Virginia Mosca-Leopardi, sua madre. Ferdinanda non era punto
-preparata a questo dolore; solo otto giorni innanzi ella aveva scritto
-a la contessa, rallegrandosi di sentirla star meglio e compiacendosi de
-la poca gravità de gl'incomodi che l'affliggevano, facendole coraggio,
-pregandola d'ascoltar la messa in casa e ad ora tarda, _perchè il
-Signore gradisce il buon cuore_ e non vuol che si faccia più di quel
-che le proprie forze permettono. Ferdinanda che quasi in ogni lettera
-raccomandava premurosamente la madre al nipote, sfoga con lui il suo
-cordoglio: sofferse tanto a la funesta notizia che credette di dover
-seguire ne la tomba la sua perduta; la mente non poteva distrarsi dal
-doloroso ricordo, il cuore non sapeva aver altro desiderio che quello
-de la diletta defunta, e, pur cercando ne la fede e ne la famiglia la
-forza per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva a trovarla; le
-sue intime pene furon tali in realtà che la condussero anzi tempo al
-sepolcro. Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato Giacomo di
-vincere la tristezza, ora gli scriveva che il proprio dolore, in cui le
-pareva forse di sentir viva ancora la sua mamma, le riusciva carissimo
-e che cercava di nasconderlo agli sguardi di tutti, perchè non si
-tentasse di toglierglielo; unico conforto per lei era quello di non
-averne nessuno.
-
-La compagnia del fratello Vito e della famiglia di lui, rimasti a Roma
-per qualche tempo, le diede distrazione, se non sollievo; partiti
-loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati, ma sentiva di non
-poter reggere ai cari e penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe
-ridestato nell'animo.
-
-Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano le proprie ferite per
-curare le altrui; e anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito,
-ella trova parole materne per Giacomo e vuol adoperarsi a farlo uscire
-di Recanati, poichè questo ormai è il supremo desiderio di lui. Pel
-nipote fa quello che non avrebbe mai fatto per sè stessa, chiede
-un'udienza al cardinale Segretario di Stato a fine di raccomandargli
-il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe venisse concesso
-il posto vacante di professore di latino a la Biblioteca Vaticana. Non
-si stanca di cercar persone che insistano a favore di lui; le dicono
-che il Mai potrebbe molto ed ella prega amici e conoscenti che lo
-dispongano in favore del nipote. Questi le diviene sempre più caro,
-perchè sempre più ella comprende quanto le somigli nella delicata,
-profonda sensitività: «Gli animi sensibili si conoscono, s'intendono,
-si amano.» (Lettera 21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda si duole
-di questa sensitività, perchè comprende che è causa di intimi strazi,
-da cui la vita è amareggiata per sempre; consiglia il suo Giacomo a
-rendersi il cuore più forte, più fermo; forse allora potrà essere meno
-infelice. «Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate nei cuore vostro,
-che sarà sempre migliore di quello degli altri; chè rare volte si
-combinano de' cuori umani sensibili e onesti.»
-
-Le sue premure per la cattedra non riuscirono a nulla, perchè quel
-posto era già promesso ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto
-desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino.
-
-Le ultime lettere di lei rivelano una grande stanchezza, un
-languore invincibile, ma fino l'ultima è ardente d'affetto pur ne le
-malinconiche parole che si riferiscono ai parenti di Giacomo, i quali
-si erano mostrati offesi da l'insistenza di lei, che voleva ad ogni
-costo togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui si consumava
-a Recanati. A questo proposito Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue
-_Note biografiche_: «La sua tenerezza per Giacomo le fece oltrepassare
-i limiti di una prudente intervenzione tra lui ed i suoi genitori.
-Ne so abbastanza su quelle intime scaramucce.» Queste scaramucce
-accrescevano l'amarezza de la marchesa Melchiorri, che lentamente si
-avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del Cielo, ma col cuore
-oppresso da mille pene: Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva
-al nipote, e furon le ultime parole che gli rivolse: «Mille cose.... a
-chi poi?... A chi si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, caro
-Giacomo, che tu parlerai sempre solo a te stesso di me! Basta. Saluti a
-tutti.» (Lettera 29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale spossatezza,
-Ferdinanda si scuoteva per raccogliere le proprie forze nei suoi
-gentili affetti, e non potendo forse scrivere a lungo, diceva a Giacomo
-di pensar egli stesso le espressioni de l'amore di lei assicurandolo
-ch'ella vi consentiva per quanto grandi fossero.
-
-In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, da cui sperava poter
-ritrarre qualche giovamento a la malferma salute, vi moriva senza avere
-avuto la gioia di riabbracciare il nipote, ch'ella aveva amato come una
-madre vera; e, ironia de la sorte, nel novembre di quello stesso anno
-1822, Giacomo otteneva finalmente di recarsi a Roma con lo zio Antici.
-Ella, la buona anima gentile, non era più là per accoglierlo e fargli
-festa, ma dal cielo forse sorrideva al grande spirito di lui che ella,
-prima fra i parenti, aveva saputo comprendere.[13]
-
-
-NOTE.
-
-[11] La famiglia Melchiorri originaria di Recanati vi ebbe sede fino
-a l'anno 1568, in cui Benedetto Melchiorri trapiantò un ramo di quella
-casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui monsignor Girolamo,
-vescovo di Macerata e di Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe
-la primogenitura instituita da lo zio Girolamo; acquistò il feudo di
-Torrita che gli diede titolo baronale; sposò la Pantasilea Massimi e
-fece erigere il magnifico palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il ramo
-romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il ramo recanatese.
-
-[12] Vedi _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_,
-edizione curata su gli autografi da G. Piergili (Firenze, Le Monnier,
-1878; in 16º, di pag. XXVII-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre
-1819, pag. 4. In questo volume sono contenute tutte le lettere
-importanti di Ferdinanda; in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta
-ne l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume si trovano anche
-tutte le altre lettere de la Melchiorri qui citate.
-
-[13] Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno (1898) una lapide
-commemorativa ne la chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa
-Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. Si sa che di
-lei giovanetta venne fatta una bella miniatura, la quale però andò
-smarrita.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Paolina Leopardi_]
-
-
-
-
-PAOLINA LEOPARDI.
-
-
-Sopra un'altura a breve distanza dal mare, in una posizione
-incantevole, è Recanati: poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto
-con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii pellegrinaggi; intorno,
-nell'ampio orizzonte chiuso lontano da la linea del mare e da la catena
-degli Appennini, si elevano il maestoso Monte Morello, oggi ameno
-passeggio, ma rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo, il Monte
-Tabor signoreggiante la vallata che il Potenza solca con l'argentea
-linea delle sue acque, il Monte Sanvicino.
-
-Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar così, un'ampia strada
-principale da cui si partono alcune vie traverse, non ha la tristezza,
-l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e non potrebbe esser tetro
-in quella ubertosa regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento de
-le loro foglie nascondono i rami contorti e nodosi, sotto la diffusa
-luce del sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi al mare,
-che ne profuma l'aria di fresche, salubri esalazioni, fra i suoi monti
-sonanti d'acque pure e i suoi floridi campi ove il grano s'indora
-nel luglio ardente e fioriscono candidi e rosei meli e ciliegi nel
-puro aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa festa de' suoi
-dintorni ha un'aria seria e severa al par di molte città e villaggi
-antichi nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie, nelle chiese
-severe, quali il duomo e Sant'Agostino, nei conventi, nei campanili,
-quali la torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima,
-di Sant'Agostino, che con l'alto cono attirava i fulmini e fu perciò
-abbattuta, nei neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi spira
-l'austerità del passato. Quiete e silenti quasi sempre le vie, ove
-suonava di rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe dir lo stesso
-del nostro) il cigolío di un carro pesante e il rintocco pensoso di
-una campana, il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli, non
-infrequenti ospiti degli ampi giardini, più verdi che fioriti.
-
-Un palazzo grande, severo, di antica architettura, da le alte finestre
-ad inferriate, in mezzo a' due giardini, uno a levante l'altro a
-ponente, quello più aperto, adorno di gruppi di vasi d'aranci e limoni
-e d'una vasca, questo più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che
-ne fanno una specie di boschetto, ove mesti s'ergono alcuni cipressi
-e s'apre amena una loggia: al primo piano un vestibolo a colonne, con
-armi, bassorilievi, qualche cosa di severo e solenne, qualche ampia
-sala tappezzata di damasco, ornata di specchi e di mobili dorati,
-parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo arredamento: ecco
-il palazzo avito dei conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la
-contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli, Giacomo e Carlo, nasceva
-addì 5 ottobre 1800 una bambina, venuta prematuramente a la luce di
-sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina, Francesca, Saveria,
-Salesia, Placida, Blancina, Aloisia. Fu battezzata dal canonico
-Ettore Leopardi ed ebbe a padrini il marchese Carlo Antici, fratello
-di Adelaide, e la marchesa Francesca Della Branca Mosca, la quale,
-malcontenta di restare in Pesaro, tornato a la repubblica italiana
-o cisalpina, era andata in Recanati nella casa del nipote, dove morì
-nell'aprile del 1801.
-
-Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli, partecipe de' loro giuochi,
-educata rigidamente al par di loro, istruita con loro e assai più
-seriamente che non si solessero istruire le fanciulle del suo tempo.
-Nella casa severa, tra gli austeri genitori, attorniati da una
-brigata domestica numerosa, ma non lieta, di cui facevan parte lo
-zio di Monaldo, Ettore canonico, l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il
-cappellano Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino, Don Vincenzo
-Diotallevi; brigata, cui veniva non di rado ad aggiungersi la
-compagnia di parenti ed amici per lo più aristocraticamente gravi,
-di ecclesiastici tutti compresi di politica reazionaria; sempre
-sorvegliati dai genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi
-Leopardi, affettuosissimi d'indole, si stringevano fra loro, ad un
-tempo compagni, amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice nei
-loro cuori quel vivissimo affetto che li legò così saldamente e che
-tanto conforto diede a la loro gioventù.
-
-Giacomo, esile, ma allora diritto e snello, pieno di vita, avea la
-carnagione bianca, gli occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo,
-più robusto e nerboruto, era di una natura meno profonda e riflessiva,
-e, anche bambino, bello, spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina,
-vestita sempre semplicissimamente di nero, piccola e gracile, aveva
-capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e
-rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potevan
-farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente. Ella si adattava
-ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè preferisse i divertimenti
-più tranquilli; le piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un
-altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo e Carlo solevan
-chiamarla Don Paolo, nome che le rimase a lungo. Il primogenito,
-com'era il più pronto d'ingegno, era anche il più prepotente, e ad
-ogni costo voleva primeggiare su tutti; la sorella cedeva di buon
-grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad avere per lui una specie
-di culto devoto, tanto più che negli studi la supremazia di lui era
-evidente e che egli non soleva mai farsi pregare per dar aiuto ai
-fratelli nello svolgimento dei loro temi o nelle risposte da dare al
-maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu Don Torres di Vera Cruz, che
-era stato anche precettore di Monaldo; ma questi, memore del pessimo
-insegnamento ricevuto, benchè conservasse per sempre un'affettuosa
-amicizia per quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero un
-indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano Sanchini, tenuto in
-casa e verso cui si aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo
-Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo questo, grasso e florido, il quale,
-con l'ostentazione d'un coraggio che non era punto nella sua natura,
-dava talora occasione agli scherzi dei fanciulli. Il Sanchini non fu
-un portento, ma certo doveva meritare assai più encomio che biasimo,
-se ben presto in tutti i suoi scolaretti fu vivissimo l'amore a lo
-studio, amore che in Paolina (non parlo di Giacomo) non venne mai
-meno e fu di conforto a la malinconica vita. Questa prima istruzione
-era rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese, a le
-scienze naturali, a la storia, a la geografia, ed aveva a fondamento
-l'educazione religiosa e morale. Paolina non raggiungeva ancora nove
-anni, quando, il 30 gennaio 1808, in uno di quei pubblici saggi che
-Monaldo soleva far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci questioni
-di dottrina e ad altre dieci, e non facili, di storia e di geografia
-antica; l'8 febbraio del 1810 in un altro saggio rispondeva a venti
-questioni di filosofia e di scienze naturali, queste ultime riguardanti
-le meteore, il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete, gli
-ecclissi, il flusso e riflusso del mare: in quello stesso giorno ella
-doveva parlare de la storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di
-Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie che ce ne restano sino
-al 1800. Ella aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che Monaldo
-componeva e faceva loro recitare pubblicamente. Il Sanchini in una
-lettera (1º ottobre 1810) che da Mondaino, ov'era andato a passar le
-vacanze autunnali, scriveva a' suoi alunni, ha un paragrafo tutto per
-Paolina: «Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas me trado. Mos
-invaluit, has fusum et colum tractare debere. At de te, Paulina, erit
-fortasse dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende, mulier
-sicuti nata es, semper mulier eris; propterea muliebres facultates
-quoque ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis maior eris.
-Sed de hoc satis ne aliquis dicat _sutor, ne ultra crêpidas_. Cura
-valetudinem tuam. Vale.»[14]
-
-Nel decembre del 1811 Paolina scriveva una lettera in latino a Monaldo,
-dandogli relazione de' suoi studi; questa lettera, che fu pubblicata da
-l'Avoli negli _Studi in Italia_ (anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il
-buon indirizzo e la severità de l'insegnamento che le veniva dato.
-
-In una grande stanza ben arieggiata e luminosa stavano disposti l'uno
-dietro l'altro i quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo quello
-di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo Luigi) dava le sue
-lezioni Don Sanchini, compreso de la gravità del suo ufficio e armato
-d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva, dice la Teja, più per la
-forma che per l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i giuochi nei
-due giardini di casa, le allegre scampagnate, il chiasso coi cugini
-e le cuginette. Paolina amava in quella prima età gli scherzi e
-l'allegria, era di carattere affettuoso e franco, e nella soggezione
-in cui viveva coi genitori, specialmente con la rigida Adelaide, si
-stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo, pel quale si sarebbe gettata
-nel fuoco. Non aveva che dodici anni, quando per fargli un favore,
-ricopiava il manoscritto d'un suo compendio di logica e ne riceveva per
-ringraziamento questa graziosa ed erudita lettera:
-
- «All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo
- »Il Signor Don Paolo Leopardi.
- »Casa.
-
- »Recanati, 28 gennaio 1812.
-
-»Amico carissimo, ricevo in questo momento il plico, che voi m'inviate,
-accompagnato da una obbligantissima lettera. Essa è ben degna per
-la sua brevità di esser commendata da' Lacedemoni, e dagli altri
-popoli della Grecia, i quali, dovendo rispondere in lettera ad alcuna
-inchiesta, non iscrivevano talvolta che la semplice parola: No. Il
-piacere che voi mi avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol
-_Compendio di Logica_, non vi sembrerà forse sì grande, quanto lo
-è in realtà. Un buon copista è assai raro, ed io non reputo lieve
-vantaggio l'averne ritrovato uno, che sia conforme al mio desiderio.
-Il restauratore dell'italiana Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi
-che, avendo egli in poche settimane condotto a fine il suo libro
-latino _De Fortuna_, etc., non potea dopo più anni averne copia, che
-pienamente il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene tutte
-quelle, che egli avea avute da' vari copisti. Se io fossi vissuto al
-tempo di Petrarca, e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo, avrei
-facilmente appacificate ed acquetate le sue querele coll'insinuargli
-di darvi a copiar la sua opera, e son certo che, malgrado la sua
-delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe rimasto soddisfatto.
-Nè crediate che il mestier del copista sia da disprezzarsi. Teodosio,
-uno de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava ancor egli
-nel copiare gli altrui scritti, e non vivea che del danaro ricavato
-da questa non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio non
-operava in tal modo, perchè di sè degno riputasse un tal genere di
-lavoro, ma solamente per un effetto della sua profonda umiltà e virtù
-cristiana; ma io, per convincervi di quanto ho preso a dimostrarvi, vi
-apporterò un altro esempio. Non ci dipartiamo dal Petrarca. Egli avendo
-intrapreso di fare un viaggio, non ben mi rammento per qual fine, e
-ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone, di cui non avea per
-anche contezza, non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo. Ma
-è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo che, avendo fatto l'elogio
-dello stile laconico, sto per cadere nei difetti dello stile asiatico.
-Sono affezionatissimo per servirvi di cuore
-
- »GIACOMO LEOPARDI.»[15]
-
-Paolina, crescendo, andava arricchendosi oltre che d'un'ottima cultura
-generale, di una cognizione chiara e non superficiale de la letteratura
-italiana, latina e francese; meno profondamente, conobbe anche lo
-spagnuolo. In italiano scriveva con facilità e con semplice eleganza,
-tanto che del suo modo di scrivere Giacomo le fece lode più volte; egli
-chiamava le sue letterine e il suo stile così gentili da non parer non
-solamente recanatesi, ma neanche italiani; e pensava forse a la lunga
-ed accurata lettura che Paolina aveva fatto de le lettere di Mad.e de
-Sévigné, ch'ella chiamava la sua _opera classica_, asserendo di saperle
-tutte a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva strabiliare la sua
-modesta sorella, che gli confessava di vergognarsi quasi di scrivere a
-lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di quelli che la lodavano pel
-suo stile.
-
-Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la pagina in cui Giacomo
-encomia le lettere di Paolina, appone una nota in cui conferma quel
-giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno e la gentilezza de la
-contessina erano veramente singolari. Ad aprire la mente di lei certo
-giovavano assai le lunghe conversazioni con Giacomo, che, timidamente
-ritroso e chiuso in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso suo
-tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni, ma sol che si trovasse
-fra due o tre persone riunite ed anche con gli stessi genitori, era
-espansivo coi fratelli; con loro voleva e poteva discutere, perchè
-in fondo in quasi tutte le idee generali andavan d'accordo, e questa
-era la condizione ch'egli credeva indispensabile per poter discutere
-utilmente e piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a fargli da
-copista, a scriver lettere per lui, ad esser confidente di tutte le
-sue pene e prima ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la sua
-unica compagnia, quando i gravi mali, di cui egli sofferse agli occhi,
-lo costringevano a passare le intere giornate chiuso al buio in una
-stanza, fremendo e delirando pel nuovo dolore di non poter studiare,
-che veniva ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella era così abituata a
-creder ciecamente nel primogenito, a prender parte a tutti i pensieri,
-a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo cuore in gran
-parte il cuore di Giacomo: al par del fratello ella nascondeva sotto
-un aspetto timido e un'abitudine di taciturnità, che in lei pure era
-mal giudicata come prova di uno spirito arcigno, un'anima ardente,
-assetata d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi tutta con un
-entusiasmo che aveva qualche cosa di romanzesco e di sentimentale,
-a chi le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo, ella portava
-nell'amicizia il linguaggio passionato de l'amore, e, quantunque
-pregiasse sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura, la finezza de
-l'educazione, pure persino a le persone di servizio si affezionava
-talmente da durar a pianger parecchi giorni quando qualcuna di esse
-a lei cara lasciava la casa. Vivacissima anch'ella di fantasia,
-anch'ella odiava Recanati, sognando di là da quei monti e da quel mare
-un mondo meraviglioso, un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse
-qualche cosa ch'ella non doveva veder mai, le era un vero e proprio
-tormento; e quando rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante belle
-cose ha il mondo, si sentiva struggere, anelava a i ghiacciai de la
-Svizzera, al cielo di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e
-non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi punti di vista
-del suo paese. Se ne le letture, che eran tutta la sua distrazione,
-ella trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di viaggi, gettava
-via il libro e scoppiava in pianto. Anch'ella nel confronto de la
-povera realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente infelice, e
-peggio era quando i suoi non riuscivano a capire, essi che adoravano
-la loro casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole che
-infinite persone si sarebbero chiamate felici di poter cambiar sorte
-con lei, di non mancar mai del pane, di poter dormire a proprio
-grado, lavorare o no a proprio talento. Capiva ella stessa di dover
-parer incontentabile, ma non sapeva rassegnarsi, sentendo in sè tanta
-vivacità di fantasia e soprattutto tanta inutile potenza d'affetti;
-e si lasciava prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava il
-mondo, le amareggiava la vita. Comune con Giacomo aveva l'amore a la
-natura, ne la contemplazione de la quale le pareva che si addolcissero
-le sue pene e che il suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili
-bellezze e de le dolcezze sognate: «Io credo,» ella scrisse più tardi,
-«che oramai non resti all'uomo dabbene altro piacere da gustare che
-nel contemplare le bellezze infinite della natura: tutto il resto non
-è più fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»[16] Come Giacomo
-sentiva rinnovarsi la vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima
-sua al ricomparire de la primavera, così Paolina aveva una _estrema
-predilezione_ per i bei mesi di aprile e di maggio, in cui _vediamo
-fiorite le siepi_; e pareva che ne la natura e ne la primavera ella
-amasse di riposare il suo cuore offeso da la vita e dagli uomini. La
-commovevano profondamente le due arti sorelle: poesia e musica; ed il
-suo amore per esse era tanto intelligente, quanto vivo: adorava i veri
-poeti, non poteva soffrire non pure i cattivi, ma neanche i mediocri;
-e più tardi le sue amiche Brighenti, per quanto facessero, non poterono
-piegarla a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti, loro intimi.
-
-La musica, in particolare le appassionate melodie di Bellini, che
-parve nelle sue note trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù,
-tutte le ardenti lacrime de le alte sventure, commoveva ineffabilmente
-Paolina, che avrebbe voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere, di
-piangere, di gridare, secondo le impressioni de l'animo suo. Giudicò
-la morte del grande maestro una disgrazia immensa; al primo sentirne
-la notizia, mandò un grido di dolore, e sospirava tutte le volte che le
-accadeva di riparlarne.
-
-Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana da ogni mistico
-esaltamento, dal suo cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i
-suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le gioie d'una vita pura e
-onesta sì, ma umana. E quegli occhi intelligenti e buoni eran la sola
-leggiadria de la giovanetta, sempre piccola, esile, bruna e di più
-difettosa nella persona.
-
-S'intende facilmente come anch'ella rodesse a fatica il freno ne la
-casa paterna e come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo fu
-rotto e incominciò quella lotta muta e tanto penosa per gli uni come
-per l'altro, ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse parte
-a le piccole e disgraziate cospirazioni, a le rivolte più pensate
-che reali, e soffrisse con loro de le sempre mancate speranze, degli
-scoramenti che li opprimevano. Ella pure piangeva la sua vita e il
-suo cuore sepolti in quel _soggiorno abbominevole e odiosissimo, in
-quella notte tenebrosa_, e non trovava sollievo che in questo pianto,
-in questa commiserazione di sè stessa, ne la coscienza di esser
-considerata nulla, ma di valer pur qualche cosa.
-
-Quando nel novembre del 1822 il marchese Carlo Antici, dopo lunghe
-preghiere ed insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a Roma, Paolina
-resta sconsolata, non sa credere a la lontananza di quel suo compagno
-di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i pensieri, lo cerca
-sempre ne la casa che le par più triste e più vuota, sempre le pare
-di sentire i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le lettere del
-fratello le sono di scarsa, ma vera consolazione, e ancor più l'idea
-ch'egli deve amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli,
-ella mette tutta l'anima ne le proprie parole: le piace di sentire
-ch'egli trova a Roma persone sciocche, ridicole ed incolte, pensando
-che a queste egli deve pur preferir la sua sorella: gli chiede notizia
-de le donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra con grazia le
-piccole novità di Recanati, lo prega di averla sempre cara, s'interessa
-a tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun che di gradito, e
-per questo gli parla dei libri nuovi che arrivano in casa e del loro
-contenuto. Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le speranze che
-persin esse le mancano; gli confessa il suo intimo desiderio di morir
-giovane, di non veder la fine de l'anno che incomincia (1823): finirà
-col farsi monaca per disperazione; nulla di nuovo le è accaduto, ma
-ogni giorno che passa accresce la sua infelicità. Infine confida a
-lui le sue speranze di matrimonio. Simile anche in questo al fratello,
-ell'era insieme d'una timidezza e di un riserbo che a chi non l'avesse
-conosciuta, potevan parere indizio d'animo freddo, ma nascondeva sotto
-queste apparenze un cuore appassionato e un desiderio d'amore che
-occupava tutto il suo spirito, la sua fantasia, i suoi pensieri, e come
-un divino miraggio oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi.
-«Fervidissima era l'anima sua assetata d'amore, sempre in traccia
-d'un affetto cui consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto il
-tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi, ma d'un affetto degno
-veramente di lei e capace di comprendere tutte le delicatezze del suo
-carattere.»[17]
-
-La povera anima, diceva Carlo, era costumata a l'idea de' sacrifici,
-ma non le era ancora concesso di farne. Una prima probabilità di
-matrimonio le arride nel progetto di dar la sua mano a un tal Peroli
-di Sant'Angelo in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con gli anni, di
-punto spirito, di poca amabilità, bruttissimo, però creduto ricco e
-_buon uomo_, come Monaldo lo chiama, e che mostrava di potersi molto
-affezionare a la giovanetta, la quale lo vedeva troppo disprezzato
-e fors'anche deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se per poter
-accoglierlo con trasporto; tuttavia lo accettava, parendole che un
-avvenire ignoto dovesse pur sempre esser migliore de la sua monotona,
-malinconica vita.
-
-Fu ben altro quando ella amò per la prima, anzi per l'unica volta nella
-sua vita, chè, com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti,
-per lei le occasioni di sentirsi battere il cuore erano rare ed ella
-somigliava a le Francesi e ripeteva con una di esse: _Je suis si
-heureuse quand le cœur me bat!_ (Lettera 29 aprile 1831.) Molte vive,
-improvvise, ma fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore; e ne
-confidava il secreto a le Brighenti: quando esse le annunciavano che
-Giacomo era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane signore napoletano,
-Paolina, arrossendo e delirando d'ansia e di dolore, chiedeva le
-dicessero se quegli fosse veramente napoletano e se non si chiamasse
-Ranieri di nome, invece che di cognome; e narrava d'aver amato un
-giovane marchigiano di nome Ranieri, il quale verso il '29 era a
-Bologna; d'averlo adorato con un ardore da non potersi immaginare,
-d'esser stata sua sposa, poichè tutto era combinato, e persino il
-consenso dei Leopardi era stato ottenuto, sebbene egli non fosse ricco,
-nè di nobiltà paragonabile a quella di lei. Egli era quale ne' suoi
-sogni ella aveva sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo,
-intelligente, colto; ma un dì le venne un dubbio ch'egli non seppe
-sciogliere, e che le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece
-ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua immagine indelebilmente
-scolpita nel cuore e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli
-l'amore ch'ella sentiva per lui, _ardente, furioso_. D'allora in poi
-bastò il nome di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che Giacomo
-era con un giovane di tal nome, s'era fissata fosse insieme a colui
-ch'ella non poteva scordare e che, volti a la peggio i suoi affari, era
-andato prima a Bologna e poi a Roma, senza che da un pezzo ella potesse
-più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice, quasi lo sono ancor'io,»
-soggiungeva con vera femminile tenerezza.
-
-A proposito di questo amore il Costa scrive: «Una sola volta parve
-che il bel sogno (_di Paolina_) fosse divenuto realtà, quando un
-giovane marchigiano di nome Ranieri, del quale è ignoto ancora ch'io mi
-sappia il casato, non avendone parlato nessuno degli studiosi di cose
-leopardiane, parve innamorato di lei.»[18] Il Costa scriveva queste
-parole nel 1887, ma d'allora in poi non è a mia cognizione che alcuno
-tentasse sollevare il velo del pudico secreto di Paolina.
-
-Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo d'essere stato a la cena
-del gonfaloniere vicino di tavola di Roccetti e gli narrava d'aver
-trovato quel giovane amabile, geniale di fisonomia e di talento e
-cultura sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore dei versi di
-Giacomo, e autore egli stesso di qualche buona poesia. Carlo ricordava
-come altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar a quel giovane
-Paolina, che in varie occasioni l'aveva visto, aveva parlato con lui
-e l'aveva trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto più nulla,
-saputo della poca entrata di lui. «Ora,» egli racconta, «sembra che
-tanto Paolina, quanto il partito superiore, sieno disposti a passar
-sopra questo punto. È certo che è assestatissimo, e non si tratterebbe
-se non di calar di piede, non di stare incerti sul piede proprio. Per
-il tratto e l'educazione può stare al pari di un signore molto più
-ricco, veste benissimo e il suo fare riservatamente polito e nello
-stesso tempo sicuro e disinvolto ha una certa somiglianza con quello
-di Camillo. Begli occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla
-persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata a dire, se questo
-è quello che essa conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto; ora
-si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo il suo sentimento, che non
-sembra bene d'interpellare direttamente, trattandosi d'un affare in
-cui egli è quello che guadagna.» Giacomo rispondeva che veramente poche
-consolazioni avrebbe potuto provare uguali a quella di veder effettuato
-quel progetto circa il matrimonio di Paolina; era certo che Carlo
-dal lato suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare a questo
-effetto; e aggiungeva non poter sapersi se la sorella dovesse nel nuovo
-stato e con quel compagno esser contenta; ma che certo per lei non
-v'era altro partito, se non quello di maritarsi presto e possibilmente
-con un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina, tutta lieta di
-questo assenso del fratello, pochi giorni dopo gli scriveva d'essere
-_estremamente contenta_ di Roccetti _per la sua figura_, ch'ella non
-avrebbe potuto desiderare migliore, _per il suo spirito, per la sua
-cultura, educazione ecc._; ma un dubbio le restava e tale da farla
-tremare: i costumi di quel giovane, dei quali aveva sentito parlare
-altra volta dai fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era persuasa
-d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli, o almeno l'amore ch'egli le
-avrebbe portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare ad un
-giovane, neanche avendone infinito per lui: «Come» scrive «ne avrei per
-Roccetti, che se avessi veduto più a lungo, me ne sarei innamorata; e
-sarebbe stato tanto peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza
-niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo di rimando le dava consigli
-e le diceva: «Circa l'affare di R.... è verissimo che a me pare che
-vi convenga. È anche vero che R.... è un giovane come _tutti_ gli
-altri.» Aggiungeva però che un uomo di talento, quale era Roccetti,
-dopo essersi divertito assai ed anche annoiato de la galanteria, doveva
-sentire il bisogno di una che lo amasse da vero e che unisse a la
-tenerezza, la gioventù e il buon cuore. S'egli aveva tal desiderio,
-nessuna avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che sapeva amare ed
-era istruita _al di sopra di quattro quinti delle sue pari_; ed egli
-stesso doveva essere ottimamente disposto a divenire un buon compagno;
-non già che Paolina non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun
-tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe da l'offenderla,
-proverebbe pena se credesse di averne procurata a lei, o sarebbe sempre
-suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe presto e veramente a lei,
-quand'anche se ne fosse mai allontanato per qualche momento. (Lettera
-19 marzo 1823.)
-
-Poco a presso Carlo scriveva al fratello che Roccetti, fatto
-interpellare, aveva detto definitivamente d'essere in trattato con
-un'altra; ove non avesse potuto combinare, ben volentieri avrebbe
-accettato Paolina. Carlo aggiungeva sapersi chi era quest'altra: una
-vedova uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona, con una dote
-minore o al più uguale a la loro sorella, giovane però e avvenente.
-(Lettera 6 marzo 1823.)
-
-Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi se Paolina avesse potuto
-convenire al cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva: «Roccetti
-non ha detto più nulla.» Ma due anni di poi Monaldo scriveva al suo
-primogenito: «Ti piacerà di sentire che ho fatto sposa Paolina, e il
-suo sposo è Peroli. Questo buon uomo, sentendola libera dal trattato
-Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.» (Lettera 30 agosto 1825.)
-Monaldo non poteva alludere certo a quelle prime trattative col
-Roccetti, che non avevano punto impegnata Paolina; bisogna dunque
-credere che nel frattempo, e cioè mentre Giacomo era a Recanati dopo
-il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna lettera a lui se ne trova
-notizia, tali trattative fossero state riprese e condotte a buon fine,
-benchè poi l'impegno venisse sciolto.
-
-Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu intima della contessina
-Leopardi, espandendo in un'affettuosissima lettera la sua amicizia,
-scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso tremerei.... tutte le
-volte che dovrei allontanarvi da me, perchè è vero che tutte le cose
-preziose si conservano con gelosia; e persuadetevi che anche Rossetti
-avrebbe fatto così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice e
-che per questo voi non l'amate più!!.. Questa idea mi spaventa e mi fa
-temere per la nostra amicizia.»[19]
-
-Credo che quel _Rossetti_ sia un errore di lettura del manoscritto o
-di stampa e che si debba invece leggere _Roccetti_. Una volta ancora
-troviamo questo nome tra le carte leopardiane ed è in una lettera di
-Paolina a Giacomo: «Così per una curiosità, se hai veduto e sentito
-nominare a caso Roccetti che fosse costì dimmelo un poco. Che se
-non puoi dirmi di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non me ne
-far motto, che è inutile. Si dice ch'egli sia costì in una compagnia
-comica, e si dice che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco a
-la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno 1827, Giacomo rispondeva
-punto per punto il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola.
-
-Da le lettere citate risulta chiaramente come Paolina amasse questo
-Roccetti e se ne interessasse ancora dopo parecchi anni, com'egli
-fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna e di poca nobiltà,
-come ella gli sia stata promessa ed infine (se è proprio di lui che
-parla la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse infelice; appare
-ancora probabile, poichè Paolina ne chiede, che sul finire del '27
-egli si trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche. Se si
-pensi ora quel che la contessina confessava a le amiche intorno al suo
-Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco, non molto nobile, poichè
-in un'altra lettera ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter
-lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene, per uno tanto meschino.
-Quando ero sposa del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello
-che andavo a fare, poichè l'amore velava il tutto»; marchigiano (e il
-Traversi, il solo, ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta, ma
-brevissimamente del Roccetti, lo asserisce di Filottrano); per qualche
-tempo fidanzato a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che nel
-1828 era a Bologna, apparirà, s'io non erro, più che probabile che
-il Roccetti e Ranieri sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri il
-nome.
-
-Ero a questo punto de le mie induzioni quando l'egregio signor conte
-Giacomo Leopardi, ora degno rappresentante di quella illustre famiglia
-e premurosissimo per gli studi leopardiani, pregatone da me, fece fare
-de le ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente lettera:
-
- MUNICIPIO DI FILOTTRANO.
- GABINETTO.
-
- Lì 10 agosto 1897.
-
- Preg.mo Sig.r Conte,
-
-Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude Melchiorri nasceva
-qui in Filottrano il 9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto
-il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte dai nobili Giacomo
-Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi di Osimo e Virginia Mosca, moglie del
-conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel registro dei nati del
-suddetto anno. Il giovane Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi
-da qualche persona vecchia del luogo, che lo conobbe, corrispondeva
-perfettamente alla descrizione che se ne fa nella lettera del conte
-Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di famiglia, entrò
-al servizio del governo pontificio nella carriera giudiziaria,
-raggiungendo, a quanto si ricorda, il grado di governatore. Morì in
-fresca età a seguito di malattia mentale, ma non sa dirsi il luogo.
-Del resto a Filottrano non si sa abbiano esistito altri Roccetti di
-nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione della lettera fa esser
-certi si tratti di quello di cui si dettero i pochi cenni biografici.
-Offrendomi per ogni occasione mi pregio protestarmi....
-
- IL SINDACO.
-
-Il romanzo di Paolina, così splendido ne la sua fantasia e nel suo
-cuore, così povero ne la realtà, finiva miseramente; ed è probabile
-che il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare il fidanzato,
-come che le peggiorate condizioni di lui persuadessero i Leopardi a non
-dargli la figliuola.
-
-Per un momento si pensò a combinare un matrimonio fra Paolina ed
-Osvaldo Carradori, ma pare che le cose sieno andate poco più innanzi
-del pensiero. Adelaide, che più degli altri si preoccupava di trovar
-marito a la figlia, saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo,
-voleva riprender moglie e la desiderava savia, ben educata, di ottime
-qualità morali, piuttosto che ricca, faceva chiedere a Giacomo se
-potesse esser quello un partito accettabile per Paolina; ed anche
-Monaldo parlava al suo primogenito de l'istesso argomento, narrandogli
-avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero. Monaldo l'aveva
-conosciuto ventidue anni prima, ed era in forse se quell'uomo, certo
-tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere a Paolina. Giacomo,
-rispondendo, tratteggiava tosto il ritratto del cavaliere, di cui
-già prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi e sempre con
-simpatia: il Marini mostrava quarantacinque o cinquant'anni, non
-appariva punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia, col
-colorito sano e la persona non alta, ma ben proporzionata; di maniere
-piacevolissime, d'indole quieta e inclinata a la vita di famiglia,
-possedeva ottimamente l'arte di farsi amare. Era stato affezionatissimo
-a la sua prima moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon patrimonio,
-del quale facevan parte alcune campagne ne le vicinanze di Roma, ed
-a la figliuola, che stava per maritare, dava una dote di ventimila
-scudi. Bastava molto meno per esaltare Paolina, incantata dal solo
-progetto di andare ad abitare in una grande città. Ma mentre Giacomo
-le dava ogni buona speranza, narrando a Monaldo che il Marini,
-cui era stata fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento,
-l'Antici scriveva non esserci più illusione di combinare; e Paolina ne
-strabiliava e si raccomandava al fratello, aspettando le sue lettere
-_con un palpito terribile_, piangendo di speranza e di timore; mentre
-fremeva per la paura _terribile_ che si avesse intanto a combinare
-con un _pretendente_ vecchio e di _orrido paese e cognome_. Malgrado i
-filosofici consigli di Giacomo, che procurava di calmare le sue smanie
-e di farle acquistare quel poco d'indifferenza verso le cose proprie,
-senza la quale non è possibile, non pure esser felici, ma neanche
-vivere, ella non sapeva metter un freno a le sue inquietudini, e gli
-scriveva: «Sicura di divenire sposa del cav. Marini, son certa che non
-proverò mai più dei sentimenti così vivi di agitazione, di speranza,
-di timore; e quando avrò perduta la speranza di divenirla, mi sarà
-indifferente qualunque altra sorte incontrassi; chè certo non potrà
-essere altro che spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio, queste
-ciancie; ve ne domanderò perdono in ginocchio, quando verrete; e noi
-tutti lo desideriamo tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.)
-
-Questa esaltazione parve a taluno strana, ridicola e financo
-spregevole; ma credo inspiri solo compatimento in chi ripensi a
-l'insoddisfatto bisogno d'affetto che Paolina aveva ne l'animo, a
-la monotona e triste vita ch'ella conduceva in realtà e che la sua
-fantasia le faceva parere peggiore che mai; ed è da notare ancora che
-del Marini aveva Giacomo scritto tutto il bene, anche prima che si
-trattasse di dargli Paolina, che questa aveva nel fratello una fede
-cieca e si era fatta forse di quell'uomo un ideale racchiudente per lei
-tutte le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825 ell'era finalmente
-fidanzata al Peroli, ma non lieta per questo. In fondo a l'anima le
-restava il dubbio che, quantunque fosse fissato persino il giorno de
-le nozze, il quale doveva essere il 21 di novembre, si finisse col
-non farne nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo, senza
-spirito, non soddisfaceva punto il bisogno ch'era in lei d'essere
-orgogliosa de l'uomo di cui avrebbe portato il nome; si aggiunga la
-pena di vedersi derisa per quel fidanzamento, annunziando il quale ella
-scriveva a Giacomo: «Ero preparata a sostenere più scherni e sarcasmi
-di quelli che in fatti mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel
-mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che, a saputa mia, mi abbia
-condannata; ma io mi ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli, e
-mi ero armata di molto coraggio. Non so se questo basterà per regolarmi
-in appresso, quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto 1825.) Il
-parentado venne lungamente protratto, finchè fu sconchiuso in causa de
-la dote, che il Peroli pretendeva di sei mila scudi, mentre i Leopardi
-non volevano darne che quattro o cinquemila.
-
-Il progettato matrimonio doveva far però provare a Paolina il tenero
-compiacimento di vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima canzone
-_Nelle nozze della sorella Paolina_.
-
-Questa canzone, composta ne l'estate del 1821, quando pendevano le
-prime trattative per accasare la contessina Leopardi col Peroli, «segna
-un nuovo momento artistico nella vita di Leopardi.»[20] Come Giacomo
-amasse Carlo e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito una frase
-sola, ma eloquente, della lettera con cui egli ringraziava il conte
-Alessandro Cappi d'un capitolo _Dell'amor fraterno_: «Se lodassi i
-sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non sarebbero senza sospetto,
-perchè ancora io non ho provato in mia vita e non provo affetto più
-caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e più cara di quell'amor
-fraterno ch'Ella sì degnamente e sì virtuosamente celebra.» (Vedi
-Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118 e 119 de l'_Appendice
-a l'Epistolario_.) Ma se vivissimo era l'affetto del poeta per la
-sorella, le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza, che soffocava
-ogni espansione, e lo stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo
-dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità credeva di scorgere il
-mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni tenera
-effusione: esso non è inspirato da' domestici affetti, ma da l'amor
-patrio. Pare che dopo quel momento di molle dolcezza che gli dettava
-il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel suo severo concetto di virtù
-eroica spartana, e che pur pensando a la donna e a l'amore, l'anima
-sua non si commovesse più di palpiti soavi, ma mirasse fredda a un
-eccelso ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne l'introduzione, in
-quel nido paterno, silenzioso, popolato da le vaghe illusioni, da le
-sorridenti immagini de la giovanezza, quel nido che la sorella dovrà
-abbandonare, entrando, sposa e perciò più libera, nel mondo di cui
-conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo, del quale tante volte
-doveva aver dolorosamente parlato a Paolina, si affaccia tristissima
-al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo di lutto per l'Italia,
-i figli de la sorella avranno bisogno di forti esempi, perchè l'empio
-destino nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido colui, che
-non fu severamente educato. Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che
-egli crede necessaria al virtuoso:
-
- O miseri o codardi
- Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso
- Tra fortuna e valor dissidio pose
- Il corrotto costume.
-
-Questa severità par additare a Paolina, in quel poco lieto matrimonio,
-il conforto de la virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali
-del Leopardi giovane era che la natura umana, invecchiando, decadesse;
-egli abborriva la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si conformava
-a quella de l'uomo: il mondo antico era giovane e perciò stesso grande
-e generoso, l'età moderna, decrepita, aveva perduto e forza e virtù.
-Ma solo al Cielo spettava il provvedervi: a Paolina egli consiglia
-d'educare i suoi figli non _amici_, ma sprezzatori de la fortuna,
-cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore e d'ogni speranza fallace:
-non saranno felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri, poichè la
-nostra schiatta che, ignava, disprezza la virtù viva, ipocritamente
-la celebra estinta. E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere,
-chiedendo loro ragione dei vizi presenti; amore, il vero amore è sprone
-al bene, ne è capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo dovrebbe
-essere amato; il ricordo de la giovanetta sposa spartana, che cinge
-il brando a lo sposo e poi spande le negre chiome sul corpo esangue e
-nudo di lui, ritornato sopra il suo scudo; il ricordo di Virginia, la
-bellissima fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per la salvezza
-de la patria, son posti come degni esempi a le donne italiane; e se ne
-la prima parte del canto predomina il sentenziare austero, che ne la
-rigida forma, scevra d'ogni soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa
-immagine di fantasia, sembra simboleggiare la severità e le gramaglie
-de la virtù, cui l'empio fato interdice ogni aura soave, in questa
-seconda parte il cuore del poeta si scalda dinanzi a le antiche donne,
-non meno leggiadre che grandi, e si commuove al loro dolore e a la loro
-sventura; la fantasia ridesta dipinge il quadro de' suoi più vaghi
-colori e ci fa rivedere la giovane sposa china sul corpo del marito
-morto, che ricopre co' neri capelli disciolti, Virginia vaghissima
-ne la sua gioventù piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro del
-padre le rompe il bianchissimo petto. La canzone ricorda l'Alfieri ed
-il Foscolo, che entrambi accendevano in quel tempo di affetto patrio il
-cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento civile di questi versi e
-il fare sdegnoso e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine
-de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha dato una Virginia più romana
-di quella del Recanatese, perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto
-scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi ha creato, come ben
-disse il De Sanctis, una Virginia umana, perchè innanzi ad essa si
-è sentito uomo ed artista, ha provato un doloroso schianto davanti a
-quel _rozzo acciaro_ che ha ucciso la vaga fantasima de la sua mente.
-Con l'immagine di Virginia il poeta chiude il suo canto, lasciando
-nel lettore l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella
-donna; evita un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo
-silenzio nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche
-il popolo italico per la femminile virtù.
-
-Ho parlato a lungo di questa canzone perchè essa è il più bel monumento
-che ricordi ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il poeta poco si
-fermi su di lei propriamente, se la credeva capace d'intendere e di
-gradire questo severo e in alcune parti sublime canto, doveva di lei
-aver ne la mente una ben alta idea; doveva crederla una di quelle donne
-da cui la patria ha diritto d'attender molto.
-
- *
- * *
-
-Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora per lungo tempo la speranza
-di trovare un marito.
-
-Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino ch'ella aveva _corso pericolo
-di sposare_; e in quello stesso anno ell'era incerta se accettare o no
-un tale che l'aveva chiesta parecchie volte ne la sua prima gioventù
-e che Giacomo stesso non avrebbe trovato strano di vederle fidanzato
-e marito. Era un buon giovane recanatese, alieno da le compagnie
-allegre, religioso, ma non colto, di poco spirito, di poco talento, di
-bassa famiglia, e l'altera contessina, che non poteva esser scevra dei
-pregiudizi de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare il
-suo nome per prenderne uno popolano, e capiva di non poter ricambiare
-l'amore che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di matrimoni per la
-figlia non ne voleva più sentir parlare: Adelaide invece, avversa a
-un tempo a questo giovane, ora gli si mostrava propensa. A Marianna
-Brighenti, che le aveva consigliato di accettare, Paolina rispondeva:
-«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano il più bel cognome,
-va bene; ma, se io non avrò per marito uno del mio grado, che conti,
-come dici, i quarti di nobiltà che ho io, almeno dovrà essere uno che
-per i suoi talenti, per il suo ingegno, per le sue azioni si sia fatto
-un nome, non uno di cui debba arrossire ogni momento, ogni volta che
-parla — mi ami egli pure quanto vuole, non è affatto certo che io possa
-amarlo, che possa amare una persona tenuta da tutti per meschina in
-ogni genere: l'amore di una tal persona non ha nessun pregio agli occhi
-miei perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e se un'occhiata
-della persona amata compensa di tutto, se, come dice la Staël, questa
-occhiata è una felicità tale che pare non vi sia forza per sostenerla,
-e bisogna chinare gli occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata di
-fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto 1832.) Certo ne la
-decisione di Paolina l'orgoglio di casta aveva qualche parte, tanto
-più possiamo convincercene, quando vediamo come seccamente a le amiche
-Brighenti, che avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo
-Fidanza, suonatore, ella rispondesse: «Sappi che da suo padre noi
-compriamo il panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato Santo 1832.)
-Certo però ne la sua decisione, oltre a molta ragionevolezza, vi è
-molta dignità, e il sacrifizio ch'ella faceva, _ricalcando i suoi ferri
-da sè stessa_, aveva per compenso la sua libertà e la soddisfazione
-di sè. Una de le sue subite simpatie per un forestiero, di cui ella
-non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei giorni ch'ella avrebbe
-avuto la forza di fare qualunque sacrificio, ma per un uomo che ne
-fosse degno. Di queste improvvise simpatie ne troviamo parecchie ne la
-vita di Paolina, di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza.
-Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli usseri, ebbe alloggio per
-qualche giorno in casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire e
-d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso ad innamorarsene; ma, quando
-seppe la parte ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati da le
-varie insurrezioni scoppiate allora in Italia, parte che la coscienza
-di lei non approvava, la sua simpatia cessò, ed ella vide partire il
-bell'ufficiale senza versare una lacrima.
-
-Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la contessina che un dottore
-ed avvocato di Bologna, vedovo da poco de la contessa Muzzarelli
-ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo e religioso, cercava in moglie
-una signora senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina ne chiedeva a
-le Brighenti, le quali le rispondevano dandole pessime informazioni di
-quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e questa volta pure, Paolina
-rinunziava senz'altro al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano troppo
-amareggiata, perch'ella volesse ancora coltivarle ne l'anima; come
-Giacomo per le donne, ella ebbe pungentissime parole per gli uomini,
-i quali dichiarava indegni d'un sospiro e meritevoli di odio per lo
-sprezzo con cui riguardano quelle che non rimangono impassibili a le
-loro proteste, meritevoli di esecrazione per la gioia trionfante che
-provano, facendo del male con la coscienza di farne.
-
-Come Giacomo ricordò per sempre con un'estasi malinconica il primo
-entrare di giovanezza, i giorni vezzosi, inenarrabili, quando per
-la prima volta le fanciulle sorridono al rapito mortale e ogni cosa
-intorno gli sorride, mentre il mondo par che lo accolga festeggiando e
-gli s'inchini; così Paolina s'era accorta ben presto che l'esistenza
-non è bella come la promettono i sogni; era entrata piena di
-confidenza ne la vita, sperando di trovarla un continuo incanto,
-sicura d'incontrarvi un cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma d'un
-amore purissimo, qual'ella sentiva di meritarlo, perch'era preparata
-a corrispondergli con tutto il fuoco de l'anima sua, e perchè non si
-sentiva in nulla inferiore a quelle anime fortunate, che avevano pur
-trovato in terra la felicità. «Poi troviamo che questo mondo delizioso
-si converte in luogo pieno di spini, pieno di nemici, in cui non basta
-star immobili per non soffrire, e addio speranze, addio cari sogni
-de' nostri primi anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi
-a combattere sempre, ad ogni momento, e stare in guardia sopra di
-noi stesse per non cambiar natura, per non diventar tutt'altro da
-quello ch'eravamo, poichè non v'ha dubbio che il rischio è grande.»
-(Lettera... settembre 1831.) Non cambiò natura la buona Paolina; ma se
-conservò fino a la più tarda età un ingenuo desiderio di piacere, seppe
-rassegnarsi filosoficamente al suo stato ed anche scherzarne con una
-grazia amabile: «Anche lo spirito santo dice che _omnia tempus habent_,
-e il tempo mio è un pezzo che già è passato»; scriveva nel 1845 a la
-sua Marianna, dichiarandole, che, se anche i mariti fossero piovuti da
-tutte le parti, ell'era ben decisa di morire con la verginale corona
-di biancospino in capo; voleva il biancospino e non i soliti gigli,
-come emblema del suo vivissimo amore per la primavera, e concludeva:
-«Non parlar dunque più dell'idea o della speranza di vedermi moglie
-di un Modenese o di un Bolognese, ma odora piuttosto l'essenza del
-biancospino e ricordati allora della tua amica, che morirà prima di
-aver provato un istante di vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto
-1845.)
-
- *
- * *
-
-Simile anche in questo al suo grande fratello, Paolina poco felice ne
-l'amore, fu fortunatissima ne l'amicizia; e la prima e la più ardente
-fu quella per Giacomo, il quale prima di andarsene da Recanati, non
-aveva intimità che con lei e con Carlo. E quando da' suoi viaggi
-ritornava al borgo natío, passava le lunghe serate con la sorella,
-raccontandole «tante storielle, tante avventure, tante osservazioni
-filosofiche, antropologiche ec.» Quando il Giordani nel 1818 fu a
-Recanati, Paolina l'accolse con entusiasmo e con venerazione, pendeva,
-come i fratelli, da le labbra di lui, che dimostrò d'interessarsi
-affettuosamente a la sorte de la contessina e continuò per molto tempo
-a chiederne con gentile premura le notizie.
-
-Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non furono più i suoi
-indivisibili compagni, e Paolina sentì vivissimo il desiderio de
-l'amicizia ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima sua, cui
-era negato l'amore. La prima intima amica sua fu la cuginetta Paolina
-Mazzagalli, bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole tutta
-bontà e d'un'intelligenza non volgare.
-
-La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava a lei vegliando e
-dormendo, non aveva altro desiderio che quello de la sua compagnia,
-ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi, passava spesso le lunghe
-serate; e il suo trasporto aveva talmente ingelosito Adelaide, che la
-figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche anno di poi, quando
-Carlo, che in parecchie lettere al fratello parla de la Mazzagalli
-con simpatia sempre crescente, se ne innamorò d'una tale passione da
-voler farla sua, anche contro il divieto de' genitori, i quali (a quel
-che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote de la giovane. A questa
-ragione deve certo aggiungersi la contrarietà eccessiva di Monaldo pei
-matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto l'assenso de la chiesa, gli
-parevano peccaminosi.
-
-Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito, la vivacità de la
-fanciulla, facevan temere ai severi Leopardi, ch'ella non fosse per
-riuscire una buona moglie, dubbio smentito poi dai fatti.
-
-Mentre Monaldo era a Roma per una lite, Carlo sposò la cugina, ed il
-padre suo ne sofferse oltre ogni credere; ne le lettere agli altri
-figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo: gli par d'aver
-perduto per sempre il figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che
-gli rimangono, come se temesse di vedersi sfuggire anche loro. Dal
-suo matrimonio in poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini con
-quanto dolore di Paolina, cui erano tolti insieme due dei più cari
-affetti, il fratello e l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con
-le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal padre che Carlo venisse
-riammesso in casa, almeno per qualche breve visita. Bandita invece ne
-rimase la sposa, che Paolina però ebbe sempre assai cara, ed invero
-le affettuosissime lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse
-tutto l'amore de la cognata.
-
-Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando notizie dei Brighenti,
-incaricava Paolina di scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro,
-bella ed amabile giovane, che gli era stata assai cara; la cattiva
-salute che gli rendeva penosa qualsiasi occupazione gl'impediva
-di scrivere da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato a
-la sorella, pensava di procurarle così, come le procurò infatti,
-un'amicizia preziosa.
-
-La Brighenti rispondeva premurosamente, e Paolina poco tardava ad
-inviarle un'altra sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver nuove de
-le _imprese_ e de le _glorie_ de la giovane cantante. La contessina
-ne le sue giornate solitarie e claustrali bramava saper qualche cosa
-de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna il fratello le aveva
-lungamente parlato in quelle conversazioni che la interessavano
-talmente da serbarsene ne la memoria i particolari anni ed anni più
-tardi; per darne un esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828,
-fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo aveva conosciuto a
-Bologna nel 1826 e ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata.
-Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la Brighenti, cercava il nome
-di lei nei giornali teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi
-la semplice corrispondenza divenne tenera intimità, la Leopardi non
-ebbe più secreti per l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere,
-dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio del Sanchini aveva
-consentito che Marianna indirizzasse a lui le sue: quando ne era giunta
-qualcuna, per darne subito avviso a Paolina, egli metteva un vaso su la
-sua finestra, che era di faccia a la finestra di lei; e a tarda sera
-poi le portava in biblioteca i desiderati caratteri de l'amica, cui
-ella rispondeva di notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto il
-Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò ogni cosa ad Adelaide, che
-le permise di continuare, dice il Costa, quella corrispondenza durata
-già parecchi anni. Noto però che ancora per qualche tempo Paolina si
-fece indirizzare le lettere a falsi nomi.
-
-La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo ed a cui egli certo aveva
-parlato di sua sorella, come ne parlava spesso agli amici e più spesso
-a le amiche stimate e care, mostrò per la Leopardi un interessamento,
-una premura, cui la povera giovane non era troppo avvezza e che la
-intenerirono. Morto Luigi, uscito di casa Carlo, Giacomo lontano,
-Pier Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più un cuore cui aprire
-il proprio, e non le sembrò vero di confidarsi a la nuova amica, di
-narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la madre, de le continue
-delusioni, de la malinconia sempre più grande: ne riceveva parole
-così delicatamente buone che ne restava commossa fin ne l'intimo: «È
-venuta finalmente quest'altra (_lettera_), ed io la tengo, e la metto
-sul mio cuore, cui fa provare della calma e delle sensazioni così
-nuove e così dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare quanto
-lo meritate per tanta vostra bontà, per tanto amore che mi mostrate.»
-(Lettera 15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica ch'ella non solo
-amava, ma ammirava pe' suoi continui trionfi d'artista, invidiando gli
-spettatori che avevan potuto sentirla. A mani giunte le chiede il suo
-ritratto, promettendo di tenerlo come cosa preziosa, anzi come il più
-caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando Marianna gliel'invia,
-ella è felice e lo bacia lungamente, benchè non lo trovi quale lo
-sognava e non lo creda somigliante; abituata a le sue vesti più che
-semplici, ella prova un vero diletto nel notare il ricco abbigliamento
-e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza ne la corrispondenza
-entra intanto Anna, la seconda figlia del Brighenti, a la quale pure
-Paolina si affeziona ben presto, e quando esse le propongono d'andar
-a Recanati per vederla (marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa
-dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà che gode, ne piange di
-dolore e di dispetto. Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le
-sa così vicine e pur si sente tanto divisa da loro, lamenta la sua
-_sovrana infelicità_ ed invidia l'incertezza de la sorte di quelle
-sue care, quel non sapere dove andranno in breve, le vaghe speranze
-ch'esse debbono veder sorridersi, e che la farebbero andar in estasi.
-Allorchè Marianna ai primi del '37 deve andar a l'estero, Paolina se
-ne mostra così afflitta che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi
-sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è dato ne l'altra vita di
-pensare con amore a quelle persone che abbiamo amate in questa, oh
-sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.» Speranze e sventure,
-gioie e dolori, tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando giunge
-a Recanati la funesta notizia de la morte di Giacomo, _piangendo e
-delirando_, la contessina si getta fra le braccia di Marianna e in una
-tenerissima lettera sfoga il suo crudele dolore e cerca la pietà di
-colei, che era pur stata cara al suo perduto.
-
-Quella fatale notizia veniva ad aggravare di un nuovo lutto la famiglia
-Leopardi, che in quei giorni era profondamente afflitta perchè Pier
-Francesco aveva promesso di sposare una donna non degna di lui, e per
-questo aveva lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto a forza.
-Il terrore, la disperazione di Monaldo e d'Adelaide per quella temuta
-vergogna de la loro famiglia eran tali che parvero aver occupato tutto
-l'animo loro, in modo da non lasciarvi posto al cordoglio per la morte
-di Giacomo, cordoglio che poco a presso essi sentirono veracemente.
-Ma l'affettuosa Paolina ne fu colpita subito. Quantunque da lungo ella
-scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque egli stesso mostrasse di
-temere che la sua lontananza avesse affievolito l'amore dei congiunti
-per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più, prova un'angoscia, di
-cui a pena credeva capace il cuore umano, e sospira di raggiungere
-il diletto fratello con cui ogni sorriso le è mancato nel mondo.
-Ella ritorna con desolata tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e
-de la gioventù per trovarvi l'immagine del suo _Muccio_; ama Antonio
-Ranieri come un fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato
-a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per compiacere a Ranieri ho dovuto
-ricercare tra le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai figurarti il
-mio penare. Fra i pianti e gli urli io scorreva quei cari caratteri,
-poi rimetteva ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli le aveva
-lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse tornare e voleva che trovasse a
-suo luogo ogni cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando che
-fosse contento della mia esattezza, poi io mi svegliava e mi dava pugni
-nella fronte per quell'orribile pensiero che tutto è già finito, e
-per quell'inganno che per un momento mi aveva trattenuta.» (Lettera 24
-agosto 1837.)
-
-Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso, Paolina raccolse
-tutto il suo affetto sui genitori, particolarmente su Monaldo, verso il
-quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età matura molto più indulgente
-che ne la giovanile. E coi genitori amò doppiamente i fratelli che le
-eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima Luigia seconda figlia
-di Carlo, morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli di Pier
-Francesco, soprattutti la Virginia, che era divenuta proprio tutto il
-suo cuore. Anche a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja si mostrò
-sempre affezionatissima.
-
-A le Brighenti continuò a scrivere sempre, però più raramente; la
-compagnia de la sposa di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse
-sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti, e l'ardore de la sua
-gioventù, venuto a poco a poco calmandosi, non aveva più necessità di
-sfoghi confidenziali. Ad ogni modo Paolina non dimenticò mai le amiche,
-le quali prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero poi ritirarsi a
-Modena dove caddero in miseria, soccorse di aiuto materiale e di morali
-consolazioni da lei, che già parecchi anni prima aveva premurosamente
-cercato, benchè invano, di procurar un impiego a l'avvocato Pietro.
-
- *
- * *
-
-A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato le sventure: le
-sorde lotte de' figli col padre prima; poi la partenza di Giacomo,
-l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime perdite di Luigi,
-di Giacomo, di Paolina Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine
-le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo il matrimonio di Pier
-Francesco. Monaldo e Paolina cercarono del pari un conforto negli
-studi, e il primo, quasi a compensarsi de la scarsa autorità che avea
-in casa, si volse ad occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie
-opere e diresse anche per alcuni anni il giornale _La Voce della
-Ragione_. Paolina, che ne la sua prima gioventù aveva acquistato una
-buona cultura, continuò sempre ad amare le lettere, a veder molti libri
-e soprattutto ad approfondirsi ne la letteratura francese, di cui i
-capolavori le eran sempre stati cari: aveva una predilezione speciale
-per le due grandi scrittrici Madame de Sévigné e Madame de Staël.
-Quando le sue illusioni giovanili vennero mancandole, ella cercò più
-che mai distrazione ne lo studio, i libri la riavvicinarono a Monaldo,
-poichè ella cominciò a prestare a lui quell'aiuto che, giovanetta,
-aveva dato a Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata in generale
-una copista ed un'ammiratrice, per Monaldo fu un collaboratore. Ella
-soleva tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832 fece pubblicare
-il libretto «_Viaggio notturno intorno alla mia camera_ — [21] de
-l'autore del Viaggio intorno alla mia camera.» Probabilmente anteriore
-a questa è un'altra pubblicazione di Paolina di cui si fa cenno in
-questo brano di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio 1838):
-«Lessi la vita di Mozart in francese, una volta, e la ridussi in
-italiano; poi ad una signora che mi chiedeva qualche cosa da fare un
-libretto in occasione di nozze, diedi quella, poi la censura di costì
-ne tolse i più piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote di
-Mozart che trovavasi in Bologna ne volle copia da mio fratello, e se la
-portò in Germania.»
-
-Quando Monaldo attese a redigere _La Voce della Ragione_ (dal 1832
-al 1835), Paolina leggeva per il padre i libri, opuscoli e giornali
-francesi, notava quel che poteva fare al suo caso, traduceva gli
-articoli che le parevano opportuni pel giornale, correggeva le prove
-di stampa, così che il conte in una sua memoria dichiara d'aver avuto
-il massimo aiuto pel suo periodico da lei che «travagliava giorno e
-notte per quest'impresa, con uno zelo ed un disinteresse di che potrà
-solo ricevere il premio da Dio.» Clemente Benedettucci suppone che la
-contessina abbia dato aiuto al padre anche per altre pubblicazioni e la
-cosa non appare improbabile. Ella inoltre mandò parecchie traduzioni
-dal francese a la gazzetta di Modena _La Voce della Verità_. In
-questa comunità di spirito con Monaldo ella, che non aveva mai amato i
-liberali, i quali le parevano aver dimostrato troppo chiaramente quanto
-_son diverse le cose dalla teorica alla pratica_, venne accostandosi
-ognor più a lo zelo religioso e a le idee politiche del padre.
-
-Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni aveva cominciato per
-abitudine a far estratti de le sue letture e traduzioni; questi suoi
-lavori si conservano in quarantacinque volumi ne la biblioteca di casa
-Leopardi.
-
-Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati da le amorose cure de la
-figliuola, che, vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi
-nel suo cuore tutte le vecchie ferite; nè sapeva darsi conforto,
-quantunque gli ultimi momenti di lui fossero stati tranquillissimi e
-consolati da la religione e da la filosofia: «Quando ha veduto prossimo
-il suo fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre, che dal male
-istesso, ci ha chiamati d'intorno, ci ha dato serii ammonimenti, poi ne
-ha esortati ad imparare come _si muore in conversazione_, poichè egli
-ha parlato sempre con grandissima presenza di spirito, rimanendo noi
-tutti meravigliati di tanta pace, di tanta calma.» (Lettera 7 maggio
-1847.)
-
-Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli, anche avendo sempre in
-cuore la memoria di Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre avea
-fatto chiaramente intendere che questo discorso l'addolorava; Paolina
-però aveva pregato caldamente le Brighenti di procurarle tutto quello
-che vedevano scritto intorno al suo grande e povero _Muccio_, ed anche
-tutte le edizioni che s'andavano facendo de le opere di lui. Ella
-riceveva e conservava ogni cosa di nascosto del padre; morto questi,
-ella potè manifestare più apertamente il suo culto per la memoria del
-fratello, di cui comprendeva ed adorava la grandezza, così da provar
-quasi un senso di affettuosa riconoscenza per tutti gli ammiratori
-di lui. Il Piergili descrive accuratamente un libretto, una specie di
-diario, in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora da Vito Frati,
-annotavano quanto, a loro cognizione, veniva scritto intorno al poeta
-di Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti. Questo diario fu
-presto interrotto, perchè i critici del grande Recanatese non tardarono
-a moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente Giacomo, Paolina voleva
-esser sempre nel novero de gli associati a le opere di lui, e quando
-sperava di presto accasarsi, si proponeva di aver un esemplare di
-ciascuna edizione nel suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le
-cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri, quantunque ella
-fosse divenuta tanto ferventemente religiosa da non poter persuadersi
-che il fratello fosse morto senza fede, giungendo fino a benedire la
-bugia del Ranieri e le invenzioni del Curci. I più chiari studiosi
-di cose leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile ascolto a
-tutti e non si stancò di promuoverne gli studi e le ricerche. Ella
-pregò caldamente il Brighenti di scrivere la vita di Giacomo; e quando
-il Viani, che fu suo intimissimo, ed ebbe da lei numerose notizie,
-le mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una biografia del
-fratello, ella gli dichiarò di non sentirsene capace e pregò Carlo,
-il confidente intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico: ma
-neppur Carlo credette che le forze gli bastassero; e Paolina scriveva
-al Viani, «Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani, per una
-stupida e di cattivo cuore, non solo con Lei, ma con Giacomo ancora. O
-no non lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore non mi creda.
-Verso di Giacomo non potrei, chè lo piango giorno e notte; verso di Lei
-neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»[22] A lo stesso Viani,
-Paolina scriveva o narrava molti ricordi de la vita del fratello.
-Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio Erculei,
-professore nel seminario di Roma, che voleva dettare una dissertazione
-su Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente su la morte del
-poeta. Ella gli narra tutto quel che ne sa; gli copia una lettera del
-padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri a Monaldo, del Brighenti
-a lei, di V. Balietti, che nel '37 era segretario de la Nunziatura di
-Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.[23] Ella giudicava povera
-cosa l'elogio di Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva de
-le asserzioni del Curci e fremeva di dolore e di sdegno a le ingiurie
-contro la memoria del suo diletto, consolandosi quando il Giordani
-sorgeva a farne vendetta.
-
-La pubblicazione de le lettere di Giacomo al Brighenti la contrariava
-e l'amareggiava quanto mai, perchè il buon nome del padre le era caro,
-quanto la gloria del fratello, e più tardi per difendere Monaldo ella
-dettava la breve memoria _Monaldo Leopardi e i suoi figli_, in cui di
-sè null'altro dice se non che d'esser stata per tutta la vita compagna
-indivisibile del padre.
-
-Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina una lettera calda
-d'ammirazione pel poeta e di venerazione per lei; e, accennando a lei,
-il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice fra l'altro: «....
-dans la famille Leopardi la science semble être héréditaire comme ses
-titres de haute noblesse.»
-
- *
- * *
-
-Oltre a quelle accennate, altre due sventure colpirono la povera
-Paolina: nel 1851 perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857 la
-madre.
-
-Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi e ben innanzi con gli
-anni, fu tenuta sempre come una ragazza: non poteva uscir sola, e
-d'ordinario, già cinquantenne, soleva farsi accompagnare da una buona
-donna di Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, e seguire
-dal servo Benedetto Benedettucci in livrea. Un di ottenne d'andar a
-Loreto con l'amica, ma venne rimproverata perchè fu di ritorno troppo
-tardi, e quando la sua compagna per scusarla notò timidamente ch'ella
-non usciva quasi mai di casa, si narra che Adelaide soggiungesse:
-«Bella ragione, è tanto grande la nostra casa, altro che Loreto!»[24]
-Morta la madre, ella si trovò ricca, e mentre da un lato, divenuta
-usufruttuaria del patrimonio, frugalissima per natura e di abitudini
-modeste, ella spendeva poco e mal volentieri anche per la cura de le
-campagne; da l'altro, ancora bambina ne l'animo, benchè poco lungi dai
-sessant'anni, godeva di vestire con grande sfarzo, di seguir a puntino
-le mode più capricciose, facendo venire una sarta appositamente per
-lei, da Ancona a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta già vecchia
-con un amplissimo abito a enormi scacchi ornato di trine; nel suo buon
-viso avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, benchè molti
-asseriscano che ne la sua gioventù ella gli somigliasse assai.
-
-Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza a spendere, che parve
-in lei ed in Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva negare il
-suo aiuto, e al servo Benedettucci donò persino la culla di Giacomo,
-che sarebbe stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. Ella amava
-trattenersi a tarda sera sola in giardino, e guardando quelle paterne
-aiuole, su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, ascoltando
-la rana gracidante nei campi e il canto di qualche contadino, certo
-rievocava l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei suoni avevano
-inspirato tanta dolcezza di poesia. Una sera, così passeggiando,
-s'incontrò in un ladro che stava per rubare dei limoni; senza gridare,
-nè chiamare aiuto, ella cacciò con severe parole l'intruso.
-
-Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie volte: con la Fucili fece
-una gita di tre giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi
-come una bambina. Nel 1867 volle andare in pio pellegrinaggio a Napoli
-per visitarvi la tomba di Giacomo e de le liete reverenti accoglienze
-ricevute fu orgogliosa e commossa.
-
-Di tali sentimenti duole ella parli assai poco ne le lettere scritte ad
-Artemisia Fucili; è da notare però che questa era una buona, ma povera
-donna, da cui forse certe espansioni non sarebbero state comprese.
-
-Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, ne l'inverno del 1869
-Paolina scelse Pisa per sua residenza temporanea, memore de l'amore che
-Giacomo aveva avuto per quella gentile città e del sollievo che quel
-dolce clima gli aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi avranno
-contemplato il divino spettacolo del tramonto riflettente le sue fiamme
-ne le acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso al ricordo del
-grande fratello che ne la bellezza de la natura aveva trovato uno dei
-pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In una gita a Firenze
-ammalò di bronchite e tornata a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13
-marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli ultimi momenti, scrive:
-«Mi fu concesso di accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa
-l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. Al mio arrivo essa mi
-mostrò una lettera che mi scriveva e che conservo, dicendomi con la
-sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, perchè non so come
-avrei continuato a scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava con
-affettuose parole alcuni mobili, il suo ritratto e una carrozza: suo
-erede instituiva il nipote Luigi.
-
-Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la salma di Paolina ebbe
-l'ultimo ricetto in Recanati, ne la chiesa di Santa Maria di Varano, e
-su la sua tomba si legge quest'epigrafe:
-
- PAOLINA LEOPARDI
- NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800
- MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869
- VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA
- A DORMIRE FRA I SUOI CARI
- ANIMA DOLCE
- TERESA TUA
- CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA
- E CARLO
- CHE PER ULTIMO NOMINASTI
- POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA
- CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA.
-
-
-NOTE.
-
-[14] Vedi _Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti_, edizione curata
-da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, 1878, pag. XXII. Da questo volume
-sono tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo qui citate.
-
-[15] Questa lettera si legge a pag. XXIII e XXIV de le note al volume
-citato di G. Piergili.
-
-[16] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_,
-pubblicate da E. Costa. Parma, Battei, 1888, in 16º, di pagg. XIX-308.
-(Lettera a Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo volume son
-tratte anche tutte le altre citazioni di lettere de la Leopardi a le
-Brighenti.
-
-[17] Vedi E. COSTA, _Paolina Leopardi_ (nel _Fanfulla della Domenica_,
-17 luglio 1887).
-
-[18] Vedi ivi.
-
-[19] C. ANTONA TRAVERSI, _Paolina Leopardi_ (vedi _Vita Italiana_.
-Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre 1896, pag. 104). La
-lettera della Mazzagalli porta la data 12 febbraio 1828.
-
-[20] F. DE SANCTIS, _Studio su G. Leopardi_; edizione postuma curata da
-R. Bonari. Napoli, 1894.
-
-[21] Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832.
-
-[22] Vedi _Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili di G.
-L._, per cura di P. Viani. Firenze, Barbèra, 1878, in 16º, di pagg.
-LXXXIV-258. Lettera 29 novembre 1844, a pagg. XXVII e XXVIII.
-
-[23] Quest'ultima lettera si trova nelle _Opere inedite di G.
-Leopardi_, pubblicate dal Cugnoni. Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due
-volumi. Vol. I, pagg. CXXXIII, CXXXIV.
-
-[24] Questo e parecchi altri aneddoti citati si trovano nel volume di
-C. Antona Traversi: _Studi su G. Leopardi_, Napoli, Detken, 1887, in
-16º, di pagg. 363, o in quello: _Notizie e aneddoti sconosciuti intorno
-a G. Leopardi e alla sua famiglia_, Napoli, Detken, 1887.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Marianna Brighenti_]
-
-
-
-
-MARIANNA BRIGHENTI
-
-E LA SUA FAMIGLIA.
-
-
-Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808 a Massa Finalese, in
-provincia di Modena, da Maria e Pietro Brighenti; prima di lei nel
-1801 era venuto al mondo il primogenito de la famiglia, Luigi; e due
-anni più tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato Pietro
-era tenerissimo de' suoi, e a quei bambini, come non mancarono le
-affettuose cure dei genitori, così arrise da prima anche la fortuna.
-
-Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di buona famiglia, aveva
-fatto i primi studi a Vignola, di dove, vestito l'abito religioso,
-quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile di Modena; poi
-aveva compiuto a l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza,
-ottenendone la laurea nel 1798, ed era stato capitano de la guardia
-nazionale. Poco dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo ne
-l'edizione bolognese, allora incominciata, de la _Vera storia di due
-amanti infelici_; anzi la curò da solo, quando, partito l'autore per
-Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo Marsigli volle
-continuare ad ogni modo la stampa del libro. A questo proposito un
-curioso aneddoto è narrato dal giornaletto modenese _La Ghirlandina_
-(8 e 19 febbraio 1855), aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne
-la Memoria _Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in Modena_.[25] Il
-Brighenti, desideroso di grandezza, ardente di carattere, ambizioso,
-si diede a la politica, e stava per recarsi in Francia, quando preso
-d'amore per la bella Maria di Francesco Galvani, nobile modenese di
-condizione assai superiore a la sua, non seppe più allontanarsi da
-la patria. Dopo due anni di vani tentativi per ottenere l'assenso
-dei genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che sposò, e che gli fu,
-com'egli stesso ebbe a dire, _un angelo di bontà, di rassegnazione e di
-conforto nelle sue tristi fortune_.
-
-A ventitrè anni, fautore convinto de le idee liberali francesi, venne
-nominato ispettore, cioè commissario di polizia, nei dipartimenti
-de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti politici lo
-costrinsero poi a rifugiarsi a Bologna, dove attese a la pratica legale
-e di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette finchè ritornati
-i Francesi riebbe il suo ufficio; ed anzi da esso passò ad altri
-più importanti e che gli davan quindi maggior onore e profitto; fu
-segretario aggiunto al Ministero di polizia in Milano, ebbe parte nel
-riordinamento della polizia a Modena, a Reggio, a Bologna, a Ferrara, a
-Rovigo; poi fu vice prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena.
-
-La famigliuola venne gettata nel lutto da la morte del bimbo Luigi, pel
-quale Pietro Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava una pietosa
-epigrafe. Dopo questa sventura i Brighenti più che mai si strinsero a
-le loro due fanciullette, che crescevano d'indole dolce, fra le carezze
-e gli agi e il generale rispetto che gli uffici del padre procuravan
-loro.
-
-A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato _salvava la vita_ al
-Giordani e gli dava inoltre largo aiuto ne la disperata miseria in
-cui, scampato a la morte, quegli cadeva; di che, divenuto celebre,
-il letterato gli conservò sempre una profonda gratitudine ed anche
-quando, non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve ritogliergli
-con la stima l'amicizia sua, non cessò di adoperarsi in ogni modo per
-riuscirgli utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava con belle ed
-alte parole il discorso _Sullo stile poetico del marchese di Montrone_:
-gli diceva aver molto e lungamente desiderato di dargli qualche
-segno de l'amore e de la riverenza che gli portava per le sue tante
-virtù, e fra queste aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia,
-di che il Brighenti era «esempio a qualunque età ammirabile, alla
-nostra quasi incredibile.» Confessava essergli debitore _di quanto
-non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno_; e sperava ch'egli avrebbe
-gradita la dedica di quel libro del marchese di Montrone, uomo da
-ambedue loro ugualmente onorato ed amato.[26] Nel 1809 il Giordani
-raccomandava Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio di
-Direttore de la pubblica istruzione in Italia. Pare che in questi suoi
-tempi fortunati l'avvocato modenese avesse sensi veramente generosi;
-varrebbe a provarlo quest'aneddoto narrato da la figlia sua Marianna
-ne la biografia di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia inedita,
-biografia da lei regalata autografa a l'avvocato Geminiano Corazziari,
-il quale a sua volta ne fece dono al Museo del Risorgimento Italiano in
-Modena (Sezione documenti): «Era il Brighenti segretario del Ministero
-di grazia, allorchè in Milano vennero tradotti quattro de' più nobili
-e cospicui Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti una cedola di
-mille luigi, se procurava loro la libertà ed egli lacerò l'_ordine_,
-perchè sapeva che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire, dietro
-le di lui premure. Sì nobil modo di agire cattivogli l'animo di que'
-signori, che sempre l'ebbero quale amico.»
-
-Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale era già stato firmato un
-decreto che lo nominava prefetto a Belluno e cavaliere della Corona
-di ferro, povero e sospettato se ne andò nel 1815 a Bologna, dove
-per procurare il pane a la moglie ammalata e a le due figliuole si
-diede ad imprese musicali. Ne la musica era peritissimo; di argomento
-musicale scrisse parecchio: l'_Elogio di Matteo Babini_ suo maestro di
-canto e artista illustre, elogio detto al Liceo filarmonico di Bologna
-ne la solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819 e pubblicato
-più tardi dal Nobili: il discorso _Su la musica rossiniana e sul suo
-autore_, edito a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. VI-30, Tipogr. Emidio
-Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era
-socio ordinario ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori de
-l'Accademia filarmonica bolognese.
-
-Volle provarsi in speculazioni mercantili, ma vi perdette molto
-danaro e non avrebbe saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie
-non gli avesse generosamente permesso di valersi de la sua dote. Si
-volse allora a l'industria libraria, che gli diede molto profitto
-con l'edizione del Giordani, poco invece con quella de le opere di
-Vincenzo Monti, rimasta sette mesi sotto sequestro, e coi due giornali
-l'_Abbreviatore_ e il _Caffè di Petronio_. In questo (anno 1825, n.i
-17, 29 e 34) si trovano alcuni articoli firmati Mario Valgano modenese;
-li scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale sotto il medesimo
-pseudonimo si era fatta editrice de le opere di Pietro Giordani.
-L'avvocato frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti, lo
-Strocchi, il Marchetti, il Costa, il Borghesi, il Monti, il Perticari;
-e più volte rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso di lui e
-de le sue ragazzine, gli prevedeva in queste, consolazione e fortuna,
-consigliandolo ad esser forte ne le avversità e a conservar la sua
-salute, chè studiando costantemente forse sarebbe riescito a divenire
-egli medesimo un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe potuto «formare
-Mariannina e formarla non solamente abile cantatrice; chè questo è
-ancora il meno; ma amabile e prudente e accorta e insieme ingenua e
-rispettabile. Vedrete che tesoro è una tale virtuosa.»[27]
-
-Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi a puntino: la grazia
-unita al senno, l'arte e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi
-e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna. L'altra sorella
-Anna mostrava meno ingegno; il padre tentò invano di far anche di lei
-una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente ne la pittura,
-benchè il Giordani prevedesse che _con quella placida fantasia_ non
-sarebbe mai stata grande e sperasse solo di vederla divenire una
-buona ritrattista. A quanto afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni,
-Anna «trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano due sue
-incisioni felicemente condotte.»[28] Anzi tutte e due le ragazze
-tentarono l'incisione, sperando di trarne un discreto guadagno,
-ma non poterono continuare, poichè ne soffriva la loro salute. Il
-letterato piacentino prendeva tanto interesse a Marianna e ad Anna
-che, dovendo ne la primavera del 1818 andare a Roma, si proponeva di
-fermarsi a Bologna soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute belle,
-e ancor più graziose che belle; tali appaiono nei due ritratti che
-reciprocamente si fecero e che son conservati ne l'archivio Valdrighi
-di Modena; non erano molto istruite, ma non certo incolte; educate
-a quei sentimenti gentili che, se non dal mondo, il quale di rado
-li sa pregiare, hanno il loro premio in sè stessi, ne la loro intima
-dolcezza, cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle si amavano
-vivamente, quantunque non poco diverse di carattere: Marianna da la
-fisonomia mobile ed espressiva, da la svelta persona un po' gracile,
-era di un'indole profonda e seria; Anna più florida d'aspetto, tutta
-fuoco ed allegria; avevan comune la vita intiera, gioie, dolori, studi.
-Quando a Bologna si trovaron gettate in una condizione meschina, vi
-si rassegnarono senza troppo rimpiangere gli agi perduti, paghe de
-le loro gioiose speranze e de l'amore che legava strettamente tutta
-la famigliuola e che trova espressioni ingenue e sincere nei versi
-da loro composti per gli onomastici del padre, de la madre, o l'una
-per quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi d'affetto, di
-cui alcuni appartengono a la loro prima giovanezza, altri, come certe
-delicate letterine scritte molto più tardi, mostrano in Marianna ed
-Anna, già donne mature, sempre la medesima riverente tenerezza, la
-medesima filiale sommessione, che ha qualche cosa d'infantile e di
-commovente.[29] Sotto la guida del padre le due ragazze si diedero
-assiduamente a lo studio del canto; ne le opere e nei concerti diretti
-da lui il loro gusto si affinava e il loro spirito si distraeva
-piacevolmente; egli cantava spesso anche ne le sacre funzioni per
-poter con quel guadagno straordinario condurre le figliuole al teatro;
-inoltre era solito di presentare a la famiglia gli amici e conoscenti
-suoi, fra i quali v'erano alcuni de' migliori ingegni di quel tempo;
-e ne le gradite conversazioni le due giovani acquistavano non poca
-cultura e finezza. Il loro carattere era venuto intanto pienamente
-svolgendosi: Marianna, sotto un aspetto di gaiezza franca e modesta,
-nascondeva un cuore appassionato e uno spirito riflessivo; semplice
-ne le maniere, affabile insieme e dignitosa, era riconosciuta da tutti
-per una vera dama; ciò che meravigliava i volgari, i quali non pensano
-di poter trovare signorilità d'animo e di modi in gente povera e non
-nobile. La bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano le
-simpatie generali, cui ella preferiva d'assai l'affetto e l'amicizia
-di quelli che mostravano di comprendere il suo cuore tenerissimo, il
-quale s'apriva a la vita gioiosamente, ricco d'un tesoro di speranze,
-d'avvenire, d'amore inesaurabile. La tenerezza fu il sorriso de la sua
-gioventù e la consolazione di tutta la sua vita; benchè ella troppo
-facile ad accendersi ed a credere gli uomini migliori che non sono,
-restasse sempre dolorosamente ferita da la delusione. Ella guardava
-la vita con uno sguardo serio, e anche nei brevi momenti di felicità
-ch'ella ebbe, intendeva e compativa il dolore; più de la fortuna,
-degli onori, del lusso, apprezzava la gioia d'esser amata, gioia che
-cercò avidamente e instancabilmente, non potendo credere che l'anima
-sua pronta a concedersi tutta nella purezza di un affetto devoto, non
-dovesse trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse con ugual forza e
-nobiltà di sentimento.
-
-Anna più vivace, più schiettamente allegra, civettuola senza malizia,
-era buona anch'essa, ma ne la vita voleva godere e ridere; le piaceva
-di vedersi ammirata, corteggiata; e, come non dava, non chiedeva
-passioni tragiche, rifuggendo per istinto da le pene di cuore; soffrire
-non voleva, e men che mai soffrire per amore, perciò, riserbando a le
-poche persone intime tutto il suo affetto, ricambiava di sorrisi, di
-scherzi, di arguzie i suoi ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le
-due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter Scott, a Rosina ed
-Elena di Lafontaine.
-
- *
- * *
-
-Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi a Bologna, avvertiva il
-Leopardi di scrivergli colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato
-Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una carissima persona,
-quando fu a Recanati, mostrando questa volta, come molte altre
-in diverse occasioni, il gentile desiderio di veder stringersi in
-affettuosa relazione fra loro gli amici suoi; è probabile ch'egli
-esortasse il grande Recanatese a porsi in corrispondenza col Brighenti.
-Partito il Giordani, giunse in casa Leopardi una lettera de l'avvocato
-modenese per lui, e Giacomo (21 settembre 1818) colse quest'occasione
-per avviare la relazione epistolare che l'amico gli aveva consigliata
-e che non interruppe più per lunghissimo tempo. Da prima si valse
-del Brighenti per l'acquisto di certi libri e per la diffusione
-di qualche esemplare de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere
-divennero più intime e più frequenti, perchè il Leopardi volle affidar
-a l'avvocato l'incarico di far stampare le tre Canzoni _Ad Angelo
-Mai_ — _Per una donna malata_ (intitolata anche altrimenti: _Sopra
-malattia di una donna poi guarita_) — _Sullo strazio di una giovane_
-(altrimenti intitolata: _Sopra una donna morta col suo portato_); cui,
-per consiglio del Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le due
-canzoni già pubblicate a Roma: _All'Italia_ e _Sul monumento di Dante_.
-Il Modenese conosceva queste due ultime da un pezzo, anzi intorno ad
-esse egli aveva raccolto notizie e giudizi dai letterati suoi amici,
-prendendone appunto sopra un esemplare de l'edizione romana di Bourlié,
-esemplare che ancora ci rimane:[30] tali osservazioni sono in generale
-sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel giudizio intorno al
-Leopardi poeta, e, trattandosi de l'edizione che il giovane recanatese
-l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente premuroso.
-Come era sua abitudine, da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo
-non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata pubblicazione,
-che Monaldo però venne tosto a scoprire con un'ira che gli fece
-immediatamente scrivere al Brighenti per impedir ogni cosa; non voleva
-che venissero ripubblicate le due prime canzoni, le quali erano
-spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai liberali; e nè pure
-voleva saperne de la canzone _Sullo strazio_, perchè «s'immaginò subito
-mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze nel soggetto»; ed
-anche perchè il poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto vero e
-recente. In quest'occasione l'amicizia fra Giacomo e l'avvocato divenne
-intimità, ed il primo aprì al secondo i dolori secreti de l'anima sua
-con giovanile espansione, benchè si dicesse vecchio moralmente, anzi
-decrepito. L'avvocato, padre tenero de le sue figliuole, desideroso
-«che l'animo dei genitori abbia sempre a confortarsi della felice
-riuscita della loro prole,» non ha coraggio di trasgredire l'ordine
-di Monaldo, ma cerca di serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e
-di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere e riscrivere, ottiene
-finalmente che venga data a la luce la sola canzone _Ad Angelo Mai_,
-inspirata da le scoperte ciceroniane del dotto monsignore. Giacomo
-Leopardi aveva avuto il disegno di dettare alcune lettere, che con
-buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero il pregio di
-quella classica scoperta, ma da un lato la malferma salute non gli
-aveva permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione, da l'altra al suo
-entusiasmo conveniva piuttosto la poesia che la prosa. Egli accompagnò
-il Canto con una lettera dedicatoria al conte Leonardo Trissino, ne
-la quale scrive: «Ricordatevi che ai disgraziati si conviene vestire a
-lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino ai versi funebri;»
-e gli dice ancora: «Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre forze
-e applichiamo l'ingegno a dilettare colle parole, giacchè la fortuna
-ci toglie il giovare co' fatti.» Questo concetto che l'opera andasse
-innanzi a la parola per importanza civile era ben fermo nel poeta,
-che nel _Parini_ scriveva l'antichità potersi figurare come in Argo la
-statua di Telesilla, poetessa guerriera e salvatrice della patria: «la
-quale statua rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo,
-con dimostrazione di compiacersene, in atto di volerlosi recare in
-capo; e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola
-parte della sua gloria.»
-
-Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento che per la dedica
-provò il pauroso conte Trissino; invero la _Canzone_ si ricollega
-a le due prime leopardiane per l'amor patrio che la inspira, anzi
-l'infiamma tutta, ed è aperto e non dissimulato come in quelle; lo
-stesso Giacomo, accennando ironicamente al permesso dato dal padre,
-perchè questa Canzone venisse pubblicata, permesso cagionato dal nome
-di un monsignore ch'essa portava in fronte, aggiungeva: «Non sospetta
-punto che sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena di orribile
-fanatismo»; il fanatismo era tale che se i censori papali lasciaron
-passare la Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso e la
-sequestrò[31] messa su l'avviso da un tal Luigi Brasil, che per molti
-anni fu secondo aggiunto presso la direzione generale di polizia
-austriaca in Venezia. Il Piergili con valide argomentazioni dimostrò
-la più che probabilità che anche il Brighenti si tenesse in relazione
-secreta con la polizia sotto lo pseudonimo di Luigi Morandini; ed
-il marchese Gualterio trovò il nome del Modenese in un elenco di
-confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato pel sequestro de
-l'opuscolo leopardiano non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera
-al Leopardi scrive il Brighenti, con un manifesto senso d'amarezza e
-d'invidia, degli spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli dei
-nostri patrizi.» Le strette del bisogno avevan forse vinto l'onestà
-di lui, che per trovar _il modo di assicurare la sua famiglia della
-necessaria sussistenza_, ciò che gli _lacerava il cuore_, avvilito
-de la umile e disprezzata condizione in cui era caduto, disperato di
-saper trarsene altrimenti, dopo aver trovati inutili tutti i _mezzi di
-risorsa_, a cercar i quali s'era _tormentato il cervello_, cedette a
-provvedere a la sorte de le figliuole facendosi delatore. Ma de la sua
-colpa nulla seppero Marianna ed Anna. Egli non poteva ignorare d'averle
-troppo onestamente e rettamente educate, perchè esse preferissero un
-pane infame a la miseria: le giovani poterono venerare il padre loro e
-andarne altere, perchè l'inganno in cui vissero risparmiò al loro cuore
-uno strazio che sarebbe stato più amaro di tutte le altre sventure, di
-tutte le altre delusioni.
-
-Le due ragazze lessero certamente in quel tempo la Canzone al Mai, e
-se Anna, che amava i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne
-gran caso, Marianna dovette sentirsi presa d'ammirazione per quel cuore
-appassionato, credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo
-di quel grande spirito, e fremere dinanzi a la maestà de le figure
-di Dante, del Petrarca, del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con
-tanto entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse dal Giordani
-aveva sentito parlare de la grandezza e de l'infelicità del contino
-recanatese, non poteva restar indifferente al grido di dolore, che
-si leva da quelle pagine, a la voce di quel desolato poeta, che ne
-la vanità d'ogni cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche
-favole antiche e lo stupendo potere de la cara immaginazione, conforto
-ai nostri affanni, e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra vita,
-_al grande e al raro_, abbia pur nome di follia.
-
- *
- * *
-
-Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe un sospetto su l'avvocato
-modenese, andando a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna,
-gli furon fatte gentili accoglienze e premure perchè rimanesse, cortesi
-proposte con segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse più
-amicizie che a Roma in cinque mesi: vi conobbe il conte e la contessa
-Pepoli, il professore Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli e tutta
-la famiglia de l'avvocato Brighenti, da cui certo ricevette buona parte
-di quelle accoglienze allegre, _senza diplomazie_, di quelle _gran
-carezze_, di cui tanto si lodava e che lo rinfrancavano talmente da
-fargli scorgere qualche spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta del
-suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato stesso gli vennero quelle
-proposte di occupazioni letterarie ch'egli sperava non richiedenti gran
-fatica e convenienti al suo ingegno.
-
-Tornato Giacomo da Milano a Bologna per fermarvisi lungamente, trovò
-premurosissimo il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa, lo
-accolse fra gl'intimi; e le conversazioni confidenti con Marianna ed
-Anna, giovani e graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che fin
-da due anni prima scriveva a Carlo: «Il parlare a una bella ragazza
-vale dieci volte più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere
-o alla Venere Capitolina.» (Lettera 5 aprile 1823.) Egli aveva
-già orribilmente sofferto, ma nulla aveva perduto ancora di quella
-sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche de l'anima
-sua: voleva ancora _toujours sentir, toujours aimer, toujours espérer_
-(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella sua sensitività fosse
-il più prezioso dei doni, sol che si trovasse un oggetto meritevole
-di essa; nell'amore giudicava il piacere dato da un solo istante di
-rapimento e d'emozione profonda, preferibile a tutte le gioie che
-provano le anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico, preferì
-subito Marianna, seria anche nel sorriso, appassionata, un po' incline
-a la tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna, che nel suo
-canto sapeva trasfondere tanta intima espressione d'affetto, ad Anna
-mordace, sempre allegra, leggera. Marianna era nel pieno splendore de
-la gioventù e de la bellezza, e il suo talento musicale e la sua voce
-destavan già ammirazione in quanti la conoscevano, sì che appar anche
-più naturale che il Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva
-profondamente le impressioni de la musica, gradisse la compagnia di
-lei, specie in quei giorni non lieti, _sventrati_ da le noiose lezioni
-al conte Papadopoli e al giovane Greco di cui s'ignora il nome. Il
-Recanatese, frequentando la casa Brighenti, dava qualche aiuto a
-l'avvocato per un'intrapresa edizione de le opere di Vincenzo Monti,
-e qualche consiglio pel periodico _Il Caffè di Petronio_, giornale
-di notizie teatrali e bibliografiche, di cui l'avvocato stesso era
-fondatore e compilatore; passava qualche ora in piacevole conversazione
-con la famiglia, spesso vi era invitato a pranzo, mandava in dono a
-l'amico i formaggi marchigiani mandatigli dal padre: e quella franca
-e cordiale ospitalità (franca e cordiale almeno per parte de le donne)
-gli rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel tempo a l'avvocato
-sono con le lettere a Pier Francesco bambino le cose più sinceramente
-allegre e graziosamente scherzose ch'egli abbia mai scritte; e lungo
-tempo dopo egli ricordava ancora con vivo piacere la bella serata
-del Natale 1825 da lui trascorsa in casa de la famiglia di Marianna.
-Nè fu la sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava restar a
-tavola con gli amici, e in quell'ora egli ordinariamente assai parco
-di parole, si compiaceva di ragionare a lungo, esponendo i suoi
-pensieri con modestia e con riserva, ma con quell'arguzia acuta e
-talora pungente che sarebbe stata una de le doti caratteristiche del
-suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero soffocata. Questo
-piacevole filosofare, che ricordava al Viani le Dispute conviviali di
-Plutarco, il Convito di Platone e il Simposio di Senofonte, era uno dei
-più graditi piaceri di Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare
-la superiorità del suo spirito e di piacer forse anche a gli occhi
-de le donne intelligenti, malgrado la non bella persona e il vestire
-dimesso. Se poi entravano ne la conversazione uomini di poco senno,
-egli taceva tosto, non amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva
-qualche troppo grosso sproposito tirava una presa di tabacco con un
-rumore affettato, cosa che faceva ridere chi ne intendeva il senso.
-Narra il Brighenti che in una di quelle conversazioni serali Giacomo
-componesse questa sciarada: _Uccide il primiero — Uccide il secondo —
-Uccide l'intero. — Amore._
-
-Marianna comprese presto d'aver destato un sentimento più fervente
-de l'amicizia nell'animo del poeta; e quantunque un altro uomo le
-occupasse tutto il pensiero,[32] quantunque ella non sentisse pel
-Recanatese che una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente,
-seppe ne la sua bontà far sì che di quella passione non corrisposta
-egli potesse serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di conforto. A
-lei medesima rimase per sempre una cara memoria di quell'affetto che
-molti anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una lettera di Giacomo,
-certamente una lettera d'amore, si trovava ancora preziosamente
-conservata fra i più diletti ricordi di lei, quando la bella ed
-ammirata artista era divenuta una povera e disgraziata vecchia quasi
-ottuagenaria.
-
-Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti colloqui con Paolina le
-parlava con vivo affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato
-rivedere il Modenese, come _un figlio desidera rivedere il padre_, e
-di Marianna le narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare
-l'amore che per lei aveva provato, mettendo in curiosità Paolina così
-da farle domandare la descrizione, ne' più minuti particolari, de la
-bella Brighenti.
-
-Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi forse di poter parlare
-di quella donna a lui cara con quell'altra anima femminile, che,
-quantunque diversamente, gli era cara altrettanto: gli parve che
-Marianna e Paolina fossero fatte per intendersi e per amarsi; così,
-quando la malferma salute gli rese grave lo scrivere, colse l'occasione
-opportuna per far entrare in corrispondenza fra loro le due giovani,
-pregando la sorella di richiedere da Marianna, a nome di lui, notizie
-dei Brighenti. Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese che fra lui
-e la graziosa Majà (come la chiamavano sempre) non essendo possibile,
-dopo quanto era avvenuto, una corrispondenza, il mezzo migliore e più
-gentile di coltivare l'amicizia che la giovane gli aveva offerta, era
-quello di deporla ne le mani di Paolina, la quale aveva tanto del suo
-cuore. La contessina invero, che non trovava in famiglia corrispondenza
-a la sua innata ed espansiva tenerezza e che sentiva il bisogno di
-confidarsi ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per Marianna un
-affetto vivissimo, le rivelò i suoi più intimi secreti e custodì quelli
-di lei con gelosa premura.
-
-Le tendenze artistiche di Marianna, chiare fin dal tempo de' suoi primi
-studi, la bella voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano
-una buona riuscita su la scena, tanto più che nella sua delicata
-sensitività essa comprendeva e sapeva rendere le passioni e, bella e
-graziosa della persona, appariva adatta ad incarnare i più simpatici
-tipi femminili, cui poesia e musica hanno dato una vita ideale. Ell'era
-ancora ai primi passi de la sua carriera e già tutti prevedevano in lei
-un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne rallegrava sinceramente e
-ancora nel 1830 rammentava con riconoscenza la cordialità e l'affezione
-ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre Giacomo era a Bologna, il
-Brighenti fece fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per la
-progettata edizione delle sue opere ed alcuni anni dopo gliene dava in
-dono il rame inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo a tutta la
-famiglia Leopardi.
-
-Paolina, che da le parole del fratello, tanto più disposto a sprezzare
-che ad ammirare gli uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere
-di Marianna, si era formato un alto concetto di quell'amica, la
-considerava ormai come un essere privilegiato, cui natura avesse
-largito in copia i doni onde con gli altri è tanto avara, e si
-rallegrava, come d'un'insperata fortuna, d'averne il cuore.
-
-Nel maggio del 1829, malgrado le proteste di certi parenti, Marianna
-esordiva a Bologna con la _Semiramide_ del Rossini, nel teatro privato
-di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta notizia degli applausi
-ch'ella aveva ottenuti, compiacendosene salutava cordialissimamente
-lei, la madre e la sorella. In quell'autunno (novembre 1829) Marianna
-(e fu il primo suo teatro d'importanza e perciò detto da alcuni il
-suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte di Modena nell'opera del
-maestro Alessandro Gandini _Zaira_ (poesia di F. Romani, quella stessa
-che era stata non felicemente musicata anche dal sommo Bellini). Per
-la parte di _Zaira_ era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo
-venne sostituita Marianna, la quale piacque e pel _talento_ e per
-lo _squisito sentire_ e per la _singolare bravura_, come afferma il
-maestro Gandini stesso;[33] il quale parlando d'un'altra artista, la
-Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 eseguì a Modena la stessa opera,
-dice che mancava de la finitezza tanto ammirata ne la Brighenti. De
-l'esito de la _Zaira_ e dei meriti artistici di Marianna parlarono con
-lode il _Messaggiere Modenese_, il 2 gennaio 1830, nº 1, ed il _Censore
-Universale dei Teatri_ di Milano redatto dal Prividali, nei suoi n.i 91
-e 92 (novembre, 1829).
-
-L'anno a presso nel luglio Marianna andava a Siena nell'Imper. e Real
-Teatro dei Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e di Egilda
-nelle opere _Giulietta e Romeo_ ed _Arabi_; e vi otteneva un così
-grande trionfo che il _Giornale dei Teatri_ di Bologna ne parlava con
-entusiasmo, narrando come per la sua serata era stato pubblicato a
-stampa il suo ritratto e le si era offerto un sonetto in cui un tal
-A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe stessa. Io ebbi occasione di
-vedere questo ritratto e precisamente l'esemplare che la Brighenti
-donava a Paolina Leopardi; è lavoro anti-artistico e parrebbe quasi
-una caricatura, tanto la fisonomia vi è intieramente diversa da quella
-che vediamo negli altri ritratti che ci rimangono de la cantante; ma
-la fantastica Paolina si dilettava, osservandovi la superba veste di
-velluto azzurro a ricami bianchi, ornata di scintillanti gioielli d'oro
-e di perle, il velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura
-scende a velare le spalle nude, il diadema e la collana di perle,
-l'ornamento d'oro e di gemme, che scintilla su la bianca fronte.
-
-Ancor più forte che per la gioia di questi primi trionfi il cuore di
-Marianna batteva per un nuovo affetto, il quale pareva prometterle
-sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, un certo Mori,
-chiedeva a l'avvocato la mano de la figliuola; era un uomo colto,
-assai amante de le belle arti, intorno a cui pubblicò alcuni anni dopo
-qualche articolo su l'_Antologia_ di Firenze. Perchè il matrimonio
-non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, che fu a parte di questo
-secreto, giacchè Marianna piena di speranza e di gioia, benchè ancora
-dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, chiamava questo il primo
-amore di Marianna artista. Qualche tempo a presso anche Anna scriveva
-a la Leopardi del Mori, di cui la sorella era stata _innamoratissima_.
-Ammirata dovunque per la sua voce, pel suo talento, per la sua
-bellezza, e dovunque rispettata per la sua perfetta onestà e per la
-signorile dignità del suo portamento, Marianna ebbe dovunque andò
-moltissimi corteggiatori, ma fra questi cercò vanamente un cuore
-degno del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, passò di delusione in
-delusione, soffrendo intime pene ogni volta che dovette persuadersi
-di non essere amata nè come, nè quanto credeva. Nelle sue lettere a
-Paolina ella si rivela aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi
-sentimenti, cui la fortuna non doveva accordare quella costanza che
-certamente avrebbero avuto, se in degno modo ricambiati, erano di una
-tale purezza che la Leopardi, cui non doveva certo far meraviglia la
-severa virtù femminile, se ne stupiva e ne godeva tanto più, quanto
-più capiva che molti erano i pericoli in mezzo a cui passava l'amica
-e la frequenza e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare,
-anche se il suo cuore era infiammato da la passione; virtuosa, non per
-freddezza, nè per calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa virtù
-punto arcigna, era piena di grazia e talvolta anche tutta spirito
-e brio; può farne fede questo sonetto, che Marianna scrisse non so
-precisamente in quale anno, ma certo nella sua gioventù e che si trova
-autografo ed inedito fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi,
-amicissimo dei Brighenti, al Municipio di Modena:
-
- Signor Conte..... le vuo' dire
- Cosa che al certo riesciralle ingrata,
- Ma non voglio che il mondo abbia a ridire
- Che corrispondo a gente maritata.
- La padroncina mia femmi sentire
- Certo di lei sonetto, in cui spiegata
- V'era la doglia che la fe' soffrire
- Con parole e sospiri all'impazzata.
- Dirle mi piace: sono una fanciulla
- Onesta e virtuosa ed il suo affetto
- Inver da me non otterrà mai nulla;
- Non già ch'io non le sia riconoscente,
- Che di cuor la ringrazio del sonetto,
- Ma circa amor, non ne facciamo niente.
-
-Se nei versi citati predomina la grazia onesta, ma scherzosamente
-birichina, un profondo sentimento inspira questi altri che pure
-autografi ed inediti si trovano fra le carte del Silingardi.
-
-Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante a Modena la fanciulla Maria
-Pedina: «la fortezza con la quale la detta giovanetta serbò intatta
-la sua innocenza diede argomento a la seguente Invocazione, scritta da
-Marianna Brighenti.»
-
- INVOCAZIONE.
-
- Alma gentil che colassù n'andasti
- Tutta raggiante di eterno splendore,
- A te sì pura e fortemente casta,
- A te beata che alla gioia vivi,
- A te, dimesse, vengon mie parole,
- Spinte da affetto e somma riverenza.
- E con queste ti prego, o virtuosa,
- Ad impetrarmi vero e caldo amore
- Per la virtude, che ti fu sì cara,
- Che amasti di morir pria che tradire
- . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara,
- Di seguir tuo costume e che mia morte
- Possa mertar delle belle alme il pianto.
-
-Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno d'aver sofferto assai per
-un'afflizione de la Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di Giacomo
-aveva fatto donare a Paolina un libro di quella scrittrice, con la
-quale è quindi da supporsi ella avesse pure contratta amicizia, cosa
-che certo le fa onore e dà indizio de la serietà del suo carattere.
-
-Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia de la sorella, Marianna
-fu in istretta ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, e più
-tardi conobbe intimamente anche la Malibran, insieme a la quale cantò
-in qualche opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de l'Accademia
-filarmonica bolognese. Nel Carnevale del 1830 a Piacenza sostenne
-la parte di Giulia ne la _Vestale_; da la fine del 1830 fin verso
-a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi destò un grande entusiasmo
-sostenendo la parte di Rosina nel _Barbiere di Siviglia_ e quella
-di Giulietta nella _Giulietta e Romeo_ del Vaccaj. Dopo un breve
-soggiorno a Bologna, nell'aprile del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi
-l'_Otello_ di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, ed anche a
-canto a quello straordinario Otello parve una dolce, fine Desdemona;
-modesta e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli de l'illustre
-compagno e ne seppe profittare. A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo
-la grande scena di Nerestano nella _Zaira_ del maestro Gandini, lodata
-per la sua grazia, per l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per
-la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina della _Niobe_ in cui
-sapeva infondere rara drammatica efficacia, la ripetè per la serata
-di Bonoldi, quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti di cui
-le era stato largo, e piacque così che il pubblico l'obbligò a ripeter
-tutte le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un sonetto:
-
- Altre sentii gli armonici concenti
- E le soavi melodiose note,
- Or liete modular, ora gementi,
- Onde fur l'alme in ascoltando immote;
- Ma non sentii giammai que' loro accenti
- Tante recarne meraviglie ignote,
- Come il tuo dir, che, innamorando i venti,
- D'ineffabil dolcezza i cuor percuote.
- Segui, o giovane Donna; e il bel Paese
- Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda,
- Quand'abbia in te tante dolcezze intese,
- Varca animosamente i monti e l'onda,
- E fa col canto tuo quell'alme accese,
- Sì che all'onor d'Italia Eco risponda.
-
-Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, dove ebbe trionfi non soliti
-neanche per lei, sostenendo la parte d'_Imogene_ nel _Pirata_ del
-Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza de la sua persona
-e de la voce, la perfetta intelligenza d'arte, la grazia squisita, la
-forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre e sempre ragionata; le
-cronache del tempo ci dicono che applausi frenetici scoppiavano ad ogni
-suo pezzo e che gli animi fremevano ne la pena e nel delirio di quella
-Imogene soave e appassionata. Le si dedicava allora un'epigrafe in cui
-era detta _donzella candida del cuore, soave del costume, dell'arte del
-canto peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima si sente, ad
-esprimere gli affetti potentissima_; ed un altro ammiratore le diceva
-in un sonetto:
-
- Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente
- Che riso segua di mia vita l'ore;
- Ma or più del riso m'è grato il dolore
- Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente.
-
-La Brighenti passò in Ancona, dove cantò pure il _Pirata_ nell'ottobre
-del 1831 e si compiacque del pregio in cui era tenuta non soltanto
-come artista, ma anche come donna degna di vera stima. «Tutti voialtri
-sapete bene quanta ammirazione cagioni il contegno vostro e della
-mia amica in particolare, sì raro a trovarsi tra gente della sua
-professione; tutti voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno di
-dirvi che quasi ho sentito io medesima fare un elogio grande della
-eccellente educazione, della condotta irreprensibile e savissima, di
-tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente carattere della
-prima donna dell'opera di Ancona, senza dirvi poi nulla intorno
-alla sua bravura nel canto, di cui quello che parlava si mostrava
-contentissimo;» scriveva Paolina Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8
-novembre 1831.)
-
-Ai primi di autunno del 1831 Marianna era ad Ascoli per darvi il
-_Pirata_; là incominciò a sentire le acute spine nascoste fra le rose
-de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse sentir l'impresario
-e sentir talmente ch'ella pensava di rompere il suo contratto con
-lui; s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la freddezza di
-quel pubblico, poco educato a l'arte, il triste soggiorno di quella
-cittadina, appena rallegrato da le gentilezze di qualche ammiratore,
-uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, volle fare il ritratto de le
-due sorelle, riuscito benissimo, si dice, specialmente quello di
-Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e poco intelligente finì per
-animarsi al canto de la Brighenti e si accese fino ad un _entusiasmo
-indescrivibile_ quand'ella cantò la famosa cavatina de la _Niobe_.
-
-Marianna andò poi a Roma, trepidante per l'esito che vi avrebbe
-ottenuto, commossa vivamente da gli alti affetti che la città eterna
-ridestava in lei, pure anche là l'attendevano amarezze, torti de
-l'impresario, fatiche eccessive, cui la sua costituzione piuttosto
-gracile non potè resistere; si ammalò e invece d'andare a Corfù,
-come ne aveva il progetto, dovette ritornare a Bologna. Ristabilita
-nel settembre del 1832 cantava a Cremona _I Normanni a Parigi_;
-e, dopo un'altra dimora a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava ad
-Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro Petrarca l'_Anna Bolena_
-e _la Straniera_. Feste entusiastiche le furon fatte dal pubblico
-meravigliato e commosso: ne la sua serata, in cui cantò al solito la
-cavatina de la _Niobe_, fu accompagnata a casa in una portantina,
-circondata da coristi con torcie accese e preceduta da una banda,
-poi le acclamazioni la costrinsero ad affacciarsi a la finestra per
-ringraziare.[34]
-
-Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di lei _prestigio arcano, incanto
-più soave dell'estasi d'amore_ e le diceva:
-
- Forse fu Amor che in queste basse arene
- A diradar di nostra mente il velo,
- E ad invaghirci dell'eterno Bene,
- Come alla mente diè il pensier veloce,
- E diede il sole allo splendor del cielo,
- A te diede degli angeli la voce.
-
-La madre aveva seguito fin qui le figliuole, ma d'ora innanzi la
-stanchezza e la salute infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più
-ch'ella aveva veduto per prova come potesse affidarle a sè medesime,
-senza dir poi che il padre le accompagnava sempre. Marianna continuava
-a chieder notizie di Giacomo Leopardi e poteva darne talvolta anche a
-la sorella di lui.
-
-Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò a Pisa ne la _Straniera_;
-e con la dolcezza e flessibilità de la voce, mirabilmente atta a
-secondare gl'impulsi del vivo sentimento e i dettami de l'acuta
-intelligenza, incantò l'uditorio. «Il cantare ed agire de la Brighenti
-non è effetto di altrui insegnamento, è creazione sua propria,» fu
-scritto allora. Ne la stessa città ella diede anche _La gioventù di
-Enrico V_ del Pacini che piacque mediocremente.
-
-Andata a Livorno vi cantò l'_Anna Bolena_, la _Norma_ e i _Capuleti_;
-ed un poeta entusiasta scriveva per lei una Canzone con questo
-ritornello: poco importa più il peso de le noie e dei dispiaceri
-quotidiani:
-
- Chè la sera la Brighenti
- Tutto quanto fa scordar.
-
-Andata a cantar l'_Anna Bolena_ a l'Alfieri di Firenze nel novembre
-del 1833, rimase afflitta di non rivedervi il Leopardi, già partito
-per Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici anche qui non le
-impedirono di ripensare affettuosamente a l'amico infelice.
-
-Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo dei Novaresi. Il Giordani,
-che sempre s'interessava de la sorte di lei e frequentemente chiedeva
-di _sapere ogni suo successo e di onore e di lucro_, le scriveva a
-Novara pregandola di continuargli la sua carissima benevolenza: «Sarà
-molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e potrò ripetervi di voler
-esser sempre vostro amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la
-_Norma_: «Al suo apparire, scrive il _Censore universale dei Teatri_ (4
-febbraio 1835), tutto l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa
-selva d'applausi. Ma quando si ascoltò poi l'eroica declamazione di
-quell'imponente primo recitativo ed il soavissimo canto di quella
-gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in tutti la rimembranza
-dei già valutati pregi di questa virtuosa, d'ogni passata estimazione
-infinitamente maggiore si fece l'ammirazione presente... Chi vide
-all'apertura del Teatro Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il
-carattere de l'_Anna Bolena_, me l'aveva già dipinta con i più vivi
-e seducenti colori, gli stessi più sperimentati fra i suoi compagni
-ne parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora la stessa artista
-maggiormente abbellire di sè stessa il bel teatro nuovo di Novara, per
-rappresentarvi quello di _Norma_, si mostra più trasportato ancora di
-quegli Aretini, che in materia di musica hanno un gusto finissimo.» E
-nota la verità de la sua azione, la squisitezza del canto, l'ammirabile
-efficacia ne la espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili,
-la forza drammatica.
-
-A Novara un maestro di musica amò non degnamente Marianna; e quando,
-nel lasciarla, le chiese compatimento e stima, l'altera risposta di lei
-dovette fargli comprendere com'ella riserbasse questi sentimenti a chi
-li meritava.
-
-Il canto non era una miniera d'oro per la Brighenti, e malgrado il
-fasto apparente, cui la professione la costringeva, ella non aveva
-potuto migliorare in modo stabile la condizione de la sua famiglia, sì
-che pregava Paolina Leopardi di raccomandare l'avvocato per un impiego;
-ma non se ne fece nulla, malgrado le premure de la buona contessa; e,
-certamente per ottenere più lauti guadagni, dopo esser stata a Reggio,
-a Ravenna (maggio e giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza
-(gennaio 1836), Marianna si decise a partir per l'estero, accompagnata
-dal padre. Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio, ne
-l'_Uggero il Danese_ di Mercadante e ne la _Semiramide_ di Rossini,
-e le sue note che _brillavano, volavano, accentate e colorite_, il
-buon gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza de l'intonazione
-avevano destato il solito entusiasmo: tutta una schiera di poeti, ed
-alcuni non volgari, si era levata ad acclamarla; fra le altre poesie
-noto un Sonetto di _Un plaudente_, un'Ode, probabilmente del Cagnoli,
-un altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che forse è quello di
-Prospero Viani, cui egli accenna ne l'_Appendice_ a l'Epistolario
-leopardiano:
-
- Alta è la notte: il pallido
- Raggio di Cinzia un pio
- Nell'alma infonde incognito
- Di meditar desio,
- E versa in me dolcissimo
- Di pianto voluttà.
- È la fedel mia cetera
- A me compagna. . . . . .
- . . . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . .
- È un canto malinconico,
- La voce è di Licori,
- Che della Dania vergine
- Canta gl'infausti amori.
- Oh come ancor mi suonano
- Que' mesti accenti in cor!
-
-A Ravenna la Brighenti cantò la _Semiramide_ e i _Normanni a Parigi_, a
-Genova nel teatro Carlo Felice l'_Elisa e Claudio_ di Mercadante, e la
-_Nina pazza per amore_ del maestro Coppola; a Vicenza ancora la _Nina_,
-la _Chiara di Rosemberg_ e la _Norma_, facendo notare come le parti
-ricche di sentimento e di drammaticità le convenissero fra tutte.
-
-Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove trovava morali e materiali
-compensi, che la confortavano de la lontananza da la patria e da la
-madre; la sorella e il padre erano sempre con lei. Vi diede l'_Otello_
-di Rossini, poi andò ad Oporto e, quantunque assai affaticata,
-dovunque fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo passò in
-Ispagna, a Madrid, dove cantò la _Straniera_; quel pubblico che vi
-aveva udite ne la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che allora era
-entusiasta della De Alberti rimase freddo da prima per la Brighenti,
-ma la freddezza cominciò a dileguarsi al duetto di lei con Pasini
-calorosamente applaudito, e sparì a la commovente ultima scena,
-eseguita con rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime sere non
-si poteva dire che ella avesse conquistato l'uditorio; piacque di
-rappresentazione in rappresentazione sempre più: poi ne la _Donna del
-lago_ trionfò pienamente, ed applausi, fiori, versi piovvero su di lei,
-divenuta l'idolo del teatro.
-
-L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva; il 1º luglio 1837 ella
-riceveva da Paolina il doloroso annunzio de la morte di Giacomo: «Oh!
-piangiamo insieme, amici miei, le scriveva fra l'altro la Leopardi,
-piangiamo insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il
-nostro amico, nè lo rivedremo più in questo mondo, dopo tanta speranza,
-dopo tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente a la funesta
-notizia e cercò di dare con le proprie lacrime un conforto a l'amica
-sua.
-
-Sempre applaudita, era tuttavia vivamente desiderosa di ritornarsene,
-sì che, quantunque avesse formato il progetto di andare in America,
-nel giugno del 1838, lieta come non era stata mai fra gli applausi
-e gli onori, rivedeva l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava
-stanchissima, sofferente ne la salute per le fatiche durate, sconsolata
-da nuove delusioni, che avevan ferito profondamente il suo cuore,
-annoiata dei viaggi e persino dei trionfi, e dopo aver cantato ancora
-a Pavia nel novembre del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità di
-pace e di riposo, prendeva in affitto un villino a Campiglio, poco
-lungi da Modena, e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo, si
-sentiva rinascere, viveva tutta nei dolci pensieri e nei cari ricordi.
-La sera al chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi sogni,
-se ne andava sola a diporto tra i boschetti, o lungo le sponde del
-Panaro, e tutta la vita passata le pareva un sogno, un sogno agitato e
-doloroso, di cui il ricordo le faceva, pel contrasto, parer più cara
-la pace di quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro non voleva
-sentir parlare, tanto più che il suo petto gracile non era in grado di
-venir ancora affaticato senza pericolo; più d'una volta le disgraziate
-condizioni de la famiglia la costrinsero a ripensarvi, ma non cantò
-che in un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre 1839. Anche in
-quest'occasione la Brighenti ricevette non dubbie prove d'ammirazione;
-la sua voce, non più vigorosa, era però dolcissima e gradevole, atta ad
-eseguire con bravura i passi d'agilità.
-
-Marianna, lasciato il teatro, passava parte de l'anno a Forlì col
-padre. Ne la primavera del 1840, quantunque infermiccia, quantunque
-afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo una lite impresa da
-l'avvocato per rivendicare una parte del patrimonio paterno; quantunque
-agitata da le speranze, dai timori di una nuova passione, ella chiedeva
-notizie di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo. L'avveduta
-Paolina l'avvertiva di non abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese
-aveva destato in lei, tenera e immaginosa, in lei che aveva sempre
-veduto negli uomini piuttosto le proprie qualità che i loro difetti.
-«Stai in guardia più che puoi, e Ninì ti consoli e ti consigli, essa
-che ha la mente fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh! non
-fidarti degli uomini, Marianna mia, non è questo tempo per anime come
-le nostre. Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana il
-pensiero di lui quanto puoi, e parti presto da Forlì; io voglio saperti
-consolata e _désillusionnée_.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed Anna,
-che, amata prima fra gli altri dal poeta Antonio Peretti, il quale
-le scriveva tenerissime lettere firmandosi _Menestrello_, abbandonata
-poi da lui, se ne consolava con un poeta migliore, il Petrarca, era la
-miglior confidente e la più allegra consigliera de la sorella, la quale
-però quei consigli ascoltava, sorridendo, senza saperli seguire. Ne
-la primavera del 1840 era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il
-medico le dichiarava impossibile il ritorno al teatro, risparmiandole
-così il tormento dei vecchi grandi artisti, che su le scene assistono
-a la lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico, il quale prima
-li adorava, indifferente, poi schernitore. Nè la speranza di una non
-meschina eredità valeva a ridarle animo; nè il fidanzamento d'Anna con
-un tal Virgilio (1831), nè le amabilità de la principessa Aldegonda
-de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti si trovavano ne
-l'inverno del 1842, riuscivan a richiamare più che un malinconico
-sorriso su le sue labbra. Come appare da una lettera del Giordani (24
-luglio 1841), Marianna aveva il progetto di dar lezione di canto,
-ma la sua non buona salute e i continui cambiamenti di dimora ne
-rendevano difficile l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva
-ormai nel prestar teneramente le sue cure al padre, che una parte de
-l'anno la voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito in dotte e
-gentili compagnie, fra le quali carissima le era quella del Giordani,
-il quale nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con un amico, le
-parlava lungamente di Giacomo Leopardi, de le ingiuste accuse mosse
-a la memoria di quel Grande e del culto sempre maggiore di cui questa
-memoria era oggetto pei sinceri ammiratori del genio e de la virtù.
-
-Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina Galvani-Brighenti,
-l'_adorata sposa_ de l'avvocato, _l'angelo di bontà, di rassegnazione
-e di conforto della famiglia_. Era nata in Modena il 3 gennaio 1773.
-«Ebbe da natura ingegno pronto e vivace con robustezza di mente e
-di corpo, che la resero superiore al suo sesso. Ebbe istruzione non
-comune, costanza nelle avversità; religione purissima, sviscerato amore
-de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della storia, sostenne
-con forte animo lunga e dolorosa infermità; incontrò l'ultimo fine
-con imperturbata e santa rassegnazione;»[35] così ne fu scritto da la
-famiglia.
-
-Marianna, che aveva sempre teneramente amata la madre, riverendone
-le modeste e casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso una
-breve biografia in una lettera a Paolina, la quale poi la ringraziava
-d'averle fatto così conoscere e meglio stimare quella buona. La
-povera Marianna era afflitta da sempre nuovi dolori, che aggravavano
-la tristezza derivante da la poca salute, da le cattive condizioni
-economiche e da la scarsissima speranza di miglioramento nell'una cosa
-e nell'altra. Tuttavia pensava sempre affettuosamente al grande amico
-de la sua giovinezza, Giacomo Leopardi, e presentava con una lettera a
-Paolina, facendone grandissimi elogi, Prospero Viani, diligente cultore
-degli studi leopardiani. Era già l'estate del 1845 e per la prima
-volta in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente è perduta,
-Marianna confidava il puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto per
-lei; confidenza accolta con piacere da Paolina, la quale rispondeva:
-«non è possibile che si accresca l'affezione mia per te; ma se lo
-potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai detto che il nostro Giacomo
-ti prediligeva. E già io me ne avvedeva dalle sue parole e non ricordo,
-ma forse avrò fatta a lui anch'io la domanda _sacrementelle_: ne eri
-innamorato?» (Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume citato di
-E. Costa.)
-
-Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da Pio IX nominato giudice
-supplente a Forlì e aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza del
-titolare, mentre sperava un impiego più sicuro, non accorgendosi quasi
-che la sua vita andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì, assistito
-da la figlia Anna, mentre Marianna era a Modena; ambedue le sorelle
-sentirono allora che niun più grave colpo avrebbe potuto ormai portar
-loro la sorte.
-
-Nella sua biografia del padre che, come notammo, è ora conservata
-autografa nel Museo del Risorgimento in Modena, Marianna scrive: «Non
-puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa assistenza che essa (_Anna_)
-gli fece nei tre mesi della sua malattia, non che della forza d'animo
-che dimostrò nel giorno 2 agosto, dodici ore avanti la di lui morte, in
-cui veggendolo afflitto per non ricevere lettere dalla figlia assente
-(erano allora pressocchè intercette le comunicazioni per la guerra tra
-Austriaci e Bolognesi), ritirossi un breve istante dalla camera e vi
-rientrò con una lettera in mano, che figurò scritta dalla sorella e con
-l'angoscia più disperante nell'animo, ma a ciglio asciutto e con voce
-ferma la lesse al letto del moribondo e con questo gli ultimi istanti
-ancora della vita gli consolò.» La biografia, dedicata a S. A. la
-Principessa Federica Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è tutta
-inspirata da sensi di sincera venerazione e d'affetto.
-
-Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa bene a quale scopo presso
-la Corte modenese, dove ottenne buone parole, molte gentilezze e
-null'altro, Marianna stette qualche tempo in Bologna quale istitutrice
-in casa del conte Pepoli; uscitane, insieme a la sorella pensò di
-stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni private e apersero
-un istituto femminile, che su le prime parve dare buon compenso morale
-e materiale a le loro non poche fatiche. Ambedue, e più Marianna,
-che aveva doti di mente e di cuore più adatte al grande ufficio di
-educatrice, si erano accinte a l'impresa con vivo amore e con sincero
-entusiasmo, ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le alunne
-ebbero l'approvazione di persone autorevoli; ma qui pure le aspettavano
-delusioni e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna confessava a
-Paolina d'esser rimasta abbandonata da molte alunne, le quali non le
-avevano nè pure concesso il conforto de la loro riconoscenza e di quel
-rispetto che sarebbe stato così caro al suo cuore. In generale però
-i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano de l'opera sua,
-cosa che le dava una consolazione almeno, quella di provarle che la sua
-coscienza non l'ingannava, asserendole non aver ella mancato mai al suo
-dovere. Si occupava sempre con amore di studi e prediligeva la poesia:
-in una lettera, il cugino Francesco Galvani le parla dei romanzi di
-Walter Scott, di cui avevano conversato lungamente a voce; l'altro
-cugino G. Galvani pure in una lettera le parla di studi e le manda un
-Petrarca da lei richiestogli.
-
-La pietosa venerazione inspirata da le virtù e da le sventure di
-Marianna Brighenti era tanta che, per non amareggiare troppo lei e sua
-sorella, si ricoperse di un velo indulgente quanto di men che bello si
-veniva scoprendo ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio nel
-suo libro su _Gli ultimi rivolgimenti italiani_ (Firenze, Le Monnier,
-1851), cercò di scusare il Brighenti che, da certi documenti venuti in
-luce, appariva delatore, immaginando che alcuno abusasse de la buona
-fede di lui, libraio ed editore, facendogli recapitare, a qualche
-secreto agente, come lettere, le proprie rivelazioni a la polizia
-austriaca.
-
-Gli ultimi anni di Marianna passarono in una condizione meschinissima,
-da le angustie de la quale la sollevava talvolta il generoso soccorso
-de le anime buone, fra le quali va annoverata Paolina Leopardi.
-
-Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti invocavano aiuto: vidi una
-minuta di una loro supplica a una nobilissima signora, già loro amica,
-in cui tra il dolore de le strettezze e de l'abbandono in cui si
-trovavano, traspare la degna alterezza di non aver meritate le loro
-sventure e di sentirsi oneste.
-
-Chi ne le due povere vecchie, miseramente vestite, dal viso pallido,
-ove le rughe denotavano una lunga istoria di patimenti e di dolori,
-avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene d'un tempo, splendida nel
-fastoso abbigliamento, ne lo scintillío dei gioielli e più di tutto ne
-la luce de la sua gioventù e de la sua bellezza? e la spiritosa Anna,
-gioia e tormento di tutti i damerini eleganti, e arcadico sospiro dei
-poeti? Anna morì l'11 aprile 1881 a settantacinque anni, e Marianna le
-sopravvisse sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne le sue memorie.
-Quella vecchia, quasi ottuagenaria, nei suoi bei giorni aveva contato
-a migliaia gli ammiratori, a diecine gl'innamorati: Agostino Gagnoli
-e Antonio Peretti eran stati entusiasti di lei; il primo le aveva
-dedicato un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti altri,
-l'aveva esaltata, come si disse, anche Prospero Viani (1835); ma
-nell'abbandono de la sua tarda età, ad uno ella pensava con maggior
-tenerezza, ad uno ch'ella non aveva amato d'amore, ma di cui un'unica
-lettera serbava con cura e rileggeva commossa, ella che di lettere, di
-versi, d'omaggi a lei rivolti aveva così gran numero; questi rimasero
-fra le sue carte, testimoni de l'ammirazione che ella aveva destata,
-ma quella lettera, invano chiesta e richiesta con istanza dal Viani,
-scomparve: Marianna, scendendo nella tomba, volle forse portar seco
-il secreto de le ardenti parole che Giacomo Leopardi aveva scritte un
-giorno per lei sola.
-
-La meschina eredità di lei passò a una misera sua cugina, Luigia
-Montavoce di Gualtieri, che non seppe come fra quei poveri oggetti
-e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi del Giordani, del
-Leopardi, del Pepoli, del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi, di
-Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del Viani ec.
-
-Stretta dal bisogno, la poveretta vendette quelle carte a un tabaccaio,
-che le distrusse quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad alcune
-lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi, e a tutte quelle di
-Paolina, le quali pubblicate da Emilio Costa valsero a sollevare il
-velo che nascondeva in gran parte agli occhi dei posteri le gentili
-figure de le Brighenti e de la Leopardi.
-
-Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi ebbe la vita per lei, a
-la sua corona di donna e d'artista poche rose furon intrecciate fra le
-spine pungenti; ma le sue sventure nobilmente sopportate accrescono la
-simpatia che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella rimane una de le
-rare creature femminili per le quali, se pure non corrisposto, non ci
-appare vano l'amore di Giacomo Leopardi.
-
-
-NOTE.
-
-[25] Vedi a pag. 61 de le _Memorie de la R. Accademia di Scienze,
-Lettere ed Arti di Modena_. Tomo VIII.
-
-[26] Vedi P. GIORDANI, _Scritti editi e postumi_, pubblicati da A.
-Gussalli. Milano, Borroni e Scotti, 1856, vol. I, pagg. 192 e 193.
-
-[27] Vedi l'_Epistolario di P. Giordani_, edizione citata. Lettera da
-Milano, 20 gennaio 1818.
-
-[28] _Opuscoli religiosi e morali_, serie 4ª, t. XVII. Modena, Soc.
-Tip., 1885, a pag. 53.
-
-[29] Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi al Municipio di
-Modena si trovano autografe alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune
-altre al padre pel suo natalizio, un sonetto al medesimo scritto a
-Lisbona nel 1836, alcuni versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera
-d'augurio a l'avvocato, giugno 1837, ec.
-
-[30] Cfr. C. LOZZI, _Intorno a le Canzoni dl G. L. «All'Italia e
-sul Monumento di Dante,» Osservazioni critiche inedite di letterati
-bolognesi contemporanei_, nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio
-1882, pag. 99.
-
-[31] Cfr. A. D'ANCONA, _Il Leopardi e la polizia austriaca_, nel
-_Fanfulla della Domenica_, 29 novembre 1885. Cfr. anche lo studio
-di F. MARIOTTI, _Una Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla
-polizia austriaca nel 1820_, nella _Nuova Antologia_, 16 agosto
-1897, da pag. 633 a pag. 636; e G. PIERGILI, _Un confidente de l'alta
-polizia austriaca nel gabinetto di G. P. Vieusseux_, nella _Rivista
-Contemporanea_, 1888, fasc. 4º, Firenze.
-
-[32] Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver avuto prima di darsi
-al teatro un amore disgraziato. Questa passione era viva probabilmente
-nel tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina compiangendo l'amica
-le scriveva più tardi, 15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia
-nominato l'oggetto del vostro amore ed io l'ho dimenticato; nè crediate
-che io ora voglia saperlo.»
-
-[33] Vedi _Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539 al 1871 del
-maestro Alessandro Gandini, arricchita d'interessanti notizie e
-continuata sino al presente da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio
-Ferrari Moreni_. Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia
-Sociale, 1873, in 12º, pag. 601.
-
-[34] Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51, 26 giugno 1833, del
-_Censore universale del Teatri_, Milano. Da questo giornale son tolte
-molte altre de le notizie che riguardano la Brighenti cantante.
-
-[35] Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la chiesa dei Minori
-Osservanti di Forlì detta di Valverde. Il Brighenti scrisse alcuni
-cenni biografici de la moglie, i quali si trovano autografi fra le
-carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di Modena.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Teresa Carniani Malvezzi_]
-
-
-
-
-TERESA CARNIANI MALVEZZI.
-
-
-A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete accoglienze, quando vi
-stette alcuni giorni mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo
-Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi per un lungo
-soggiorno. A pena ebbe combinati con l'editore milanese gli elementi
-de le due edizioni latina e latina italiana de le opere di Cicerone
-e compilatine i programmi ne le due lingue, il 26 settembre 1825
-partiva da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna, dove prese
-a pigione un appartamentino in casa di _un'ottima e amorevolissima
-famiglia_, gli Aliprandi, che abitavano presso il teatro del Corso
-in casa Badini. Essi pensavano anche al suo vitto ed al servizio,
-chè egli accettava di rado e poco volontieri i molti inviti a pranzo
-continuamente fattigli. Le premure de' suoi ospiti gli erano care
-in sè, e più care perch'egli capiva che la grande stima in cui lo si
-teneva era causa di questi riguardi. Troppo aveva sofferto nel borgo
-natio, vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile, deforme,
-misero, perchè amante de la solitudine e tutto dato ai libri, dovendo
-a sua volta disprezzare quei coetanei e compaesani che non si curavano
-d'esser qualche cosa, si davano da sè il nome d'ignoranti e gli
-predicavano che con gli anni egli avrebbe _messo giudizio_ e cioè
-abbandonati gli studi. Quel suo somigliare un grande ingegno (e certo
-pensava a sè) apprezzato in Recanati _come la gemma nel letamaio_
-ricorda l'orgoglio dantesco del
-
- Faccian le bestie fiesolane strame
- Di lor medesme, e non tocchin la pianta,
- S'alcuna surge ancor dal lor letame,
- In cui riviva la sementa santa
- Di quei Roman, che vi rimaser, quando
- Fu fatto il nido di malizia tanta.
-
-Pure egli non era scettico ancora, sapeva che il mondo è bello, che
-_tante cose belle ci han fatto gli uomini_, che vi son tanti uomini
-buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un poco a quelle cose che
-chiamano mondane; ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse,
-che splendesse, sia pure di luce falsa; non ne la società di Recanati
-che lo faceva dar in dietro a prima giunta, gli _sconvolgeva lo
-stomaco_, gli _muoveva la rabbia_. A Bologna gli parve di rivivere:
-è vero che quei letterati temendo di trovarlo superbo e soverchiatore
-lo guardarono da prima con invidia e con sospetto, ma la sua modesta
-affabilità e quelle maniere semplici che son proprie di tutti i
-grandi uomini, pur essendo prese dai volgari per indizio di poco
-valore, com'egli stesso osservò, gli conciliarono presto le simpatie
-generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo, per fargli
-visite frequenti e per dichiarare che la sua presenza era un acquisto
-per Bologna. Tuttavia l'inverno passò triste per lui, che soffriva
-assai pel freddo, si sentiva _senza appoggio e senza amore_, e non
-godeva buona salute, specialmente al principio de la stagione cattiva.
-I primi giorni de la primavera gli apportarono forza e letizia e un
-compiacimento d'amor proprio per l'invito di recitare qualche cosa
-ne l'accademia dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato e de
-la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti l'_Epistola al Pepoli_,
-che gli diede ne la città fama ancor più diffusa e gli procurò nuove
-conoscenze. Tra queste va annoverata quella de la contessa Teresa
-Carniani Malvezzi, una de le donne più colte e più note de la Bologna
-di quel tempo.
-
- *
- * *
-
-Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni era nata a Firenze nel
-1785 Teresa, che, bambina ancora, dimostrava, così bella intelligenza
-da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni Fabbroni. Con lui,
-volonterosa, ella si diede ad approfondirsi ne la geometria, e con lui
-avrebbe compiuto più alti studi, se la madre, che voleva abituarla
-a le cure domestiche, lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire
-parve il darle solo qualche cognizione superficiale d'inglese e di
-francese, di musica e di disegno. Non aveva che sedici anni quando il
-conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese, s'innamorò di lei,
-che senz'essere bellissima, era tuttavia graziosa e piacente co'
-suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida, la figura snella
-e soprattutto con la sua gentilezza di modi e la sua intelligenza.
-Lo sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia, che aveva avuto
-feudi importanti ne l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia
-ricordata anche dal Muratori fra le più nobili d'Italia.
-
-Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi andò a Bologna, dove visse
-quietamente e lietamente, frequentando la buona società, senza perdervi
-l'amor de la famiglia: ebbe tre figliuoli e le morirono, due a pena
-nati, la terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819 le nacque un
-altro maschio, Giovanni, che al suo cuore affettuoso diede tutte le
-sante gioie de la maternità. Poco occupata da le cure domestiche, la
-giovane contessa, trovandosi ad aver libera gran parte de la giornata,
-benchè volesse essere la prima e premurosissima maestra del suo
-bambino, pensò di impiegare utilmente e con diletto le ore d'ozio,
-ritornando a gli studi, che di mal grado aveva lasciati, allettata
-anche da la magnifica biblioteca, raccolta dal suocero suo, dottissimo
-bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia, per la quale aveva
-avuto fin da bambina un grande trasporto e di cui le impressioni
-sentiva profonde ne l'anima, commovendosene spesso fino a le lagrime.
-Con l'amore de gli studi sorse in lei il desiderio di conoscere i
-letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti ottenne ben presto
-l'amicizia: l'abate Giuseppe Biamonti, professore di eloquenza ne
-l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di lei, dandole lezioni
-di filosofia e facendole conoscere i principali classici greci; più
-che maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei dotti colloqui
-gli piaceva di comunicarle le proprie osservazioni intorno a Platone
-e notare ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo sentimento
-ch'ella dimostrava. Partito da Bologna, non solo non la dimenticò
-mai, ma si compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle
-diffusamente de' suoi studi, di ricordare le belle ore passate a
-lei vicino, in città od in villa, di desiderare d'esserle presso
-per leggerle le sue cose _e vedere nel suo volto quale impressione_
-producessero _nell'anima sua bella_.[36] La consolava ne le sventure
-che l'afflissero (nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva
-dolentissima), parlandole con quella pietà religiosa, che era fervente
-in ambidue; le inviava anche i propri lavori stampati e gradiva assai
-le lodi di lei. Come un _amico_ stimato e caro, piuttosto che come
-una dama, la trattava anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i suoi
-consigli e fidava ne la sua dottrina e nel suo gusto; a proposito
-de l'opuscolo _Della sintesi e dell'analisi_, inviandogliene il
-manoscritto prima di farlo mettere in buona copia, egli la pregava
-di leggerlo e notare i luoghi che non le fossero sembrati abbastanza
-chiari, e d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar le sue
-osservazioni.[37]
-
-La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò da prima la donna studiosa,
-che nei suoi giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione di
-quel poeta: imitazione da cui Paolo Costa la ritrasse, insegnandole
-l'analisi de le idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto
-col Mezzofanti, allora semplice prete, aveva ripreso la lingua inglese,
-e con Olimpia De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de Staël,
-lo studio de la lingua e de la letteratura francese; da sè stessa si
-occupava del latino, e col Garattoni si consigliava circa il modo di
-studiare più efficacemente Cicerone. Con questi letterati frequentarono
-pure in vari tempi la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio e
-Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi, il Testa,
-Don Apponte, la Tambroni, il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il
-Perticari, i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il Monti,
-che ebbe per lei molta stima e vivo affetto e che ne le piacevoli
-conversazioni in casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea le lodi
-de la contessa:
-
- Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta
- Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso;
- Vivace sguardo, che ha Modestia accolta.
- Non in tutto nemica al viril sesso;
- Bocca soave in che d'Arno s'ascolta
- Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso;
- Agil persona, dolci modi e vezzi,
- I pregi son della gentil Malvezzi.
-
-Per lei componeva anche alcune sciarade e trascriveva di propria mano
-alcuni versi («Il mio _Requiem Æternam_ all'anno '13»).
-
-La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano da la contessa, la
-sua grazia nobilmente affabile e dignitosa era da loro, anche lontani,
-ricordata a lungo: il Monti da Milano le scriveva due volte (10
-novembre e 13 novembre 1813); molto la pregiava anche il Pindemonte,
-il quale a proposito di lei scrisse una volta ad Antonio Papadopoli:
-«La signora Malvezzi è per verità donna rara ed io sempre più imparo a
-stimarla.»
-
-Queste dotte amicizie l'animavano ne gli studi, ch'ella coltivava
-sempre con più profondo interesse ne la sua vita piuttosto ritirata,
-ma non tanto che non le desse esperienza de gli uomini e de le cose:
-frutto di tali studi furono i volgarizzamenti de la _Repubblica_
-(Bologna, Marsigli, 1827, in 16º di pagg. VIII-164), de la _Natura
-degli Dei_ (Bologna, Masi, 1828, in 16º di pagg. XII-170; Milano,
-Silvestri, 1836), de la _Divinazione e del fato_ (Bologna, Dall'Olmo,
-1830, in 16º di pagg. XVI-180), del _Supremo de' beni e de' mali_
-(Bologna, Sassi alla Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del _Lucullo,
-ossia del secondo de' primi due libri accademici di Cicerone_ (Bologna,
-Volpe al Sasso, 1836, in 16º di pagg. 105).
-
-Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza e dettati in quello
-stile elegante e sostenuto che loro si conveniva, piacquero ai dotti
-e furono accolti benevolmente dal pubblico, che ammirò la severità de
-la coltura ne la nobile signora. Urbano Lampredi scriveva da Napoli a
-Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto che non se le si sia presentato
-l'occasione di farmi avere la sua versione della _Repubblica di
-Cicerone_. Ne parlammo nello scorso agosto a Sorrento col celebre
-scopritore mons. Mai; anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia,
-commendando molto questo di Lei nobile lavoro.» E Giuseppe Mezzofanti
-giudicava così il volgarizzamento del _Supremo dei beni e dei mali_
-(lett. 4 dic. 1835):
-
-«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi nell'aureo sermone del
-Lazio i Libri, ne' quali Marco Tullio ricerca il _Supremo dei beni e
-dei mali_. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei, Sig.ª Contessa,
-volgarizzati. Pare che Cicerone stesso, fatto toscano, in riva all'Arno
-disputi di filosofia, e con le grazie di nostra lingua adorni i suoi
-ragionari. Io seco Lei mi congratulo, e godo meco medesimo ripensando
-all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un tempo che io Le fossi
-osservatore de' felici suoi progressi ne lo studio degl'idiomi.»
-
-Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi sciolti il _Riccio rapito_
-del Pope (Bologna, Nobili, 1822) ed il _Messia_, egloga del Pope
-medesimo (Bologna, Nobili, 1827), e di questo volgarizzamento è
-notabile che fece una diffusa recensione Salvatore Betti nel _Giornale
-Arcadico_, settembre 1827. Fra i lavori de la contessa sono inoltre
-degni di considerazione i seguenti: _Alla Maestà di Carlo IV Imperatore
-esortazione di Francesco Petrarca per la pace d'Italia_, volgarizzata
-da T. C. M. (Firenze, per il Magheri, 1827); _Firenze tornata al
-Granducal Governo l'anno 1815_ (Bologna, Tipi Governativi alla Volpe,
-1854), 31 ottave senza nome d'autore. L'esemplare che si trova ne
-l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni di mano de la contessa
-Teresa.
-
-Molto si dilettò nel dettare poesie originali, pur riconoscendo
-modestamente ch'esse non erano gran cosa, tanto che di propria mano,
-sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte, scriveva: «Questo è
-il saggio de' miei primi e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti
-improvvisati. Il cielo mi perdoni.» Queste sue poesiole, se non hanno
-la vera e grande inspirazione poetica, il soffio divino che crea,
-l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme a una coltura non
-comune, specialmente in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera
-ne gli affetti, profonda ne le impressioni de la natura e del bello.
-Spesso nei sonetti la Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva
-fra i poeti nostri e di cui scrisse:
-
- No, che alla mesta e dolce melodia,
- Onde 'l Cigno di Sorga la beltate
- Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate
- Sedi levò sua somma leggiadria,
- Un cuor di tigre o d'orso non potria
- Frenare il pianto, e non sentir pietate;
-
-e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto scoramento a tentare _la
-difficile via del sacro monte_. Talvolta la sua mestizia giunge a la
-tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno mentr'ella è lontana
-da l'amato dice:
-
- Tu testimon de' miei dogliosi accenti,
- Digli come nel duol morta ho ragione,
- Di quale acuto stral trafitto ho il core.
- E digli come a' miei giorni dolenti
- Speme nessuna mai limite pone,
- Sin che propizio a me nol guida amore.
-
-E poco diversamente, ma con malinconia molto più nera, cantava altra
-volta:
-
- . . . . . . . . . . . . . . io non saprei
- Tant'eloquenza aver quanti ho martiri.
- E ripetendo questi mesti accenti,
- Deh non tacer che'l duol morta ha ragione,
- E qual pungente stral m'ha fitto in core.
- E poi di' come a' miei giorni dolenti
- Speme nessuna mai termine pone,
- Se non sia morte a por fine al dolore.
-
-A le anime beate, che si levarono al soggiorno del cielo e che
-rifulgono _al vero sole intorno_, dove non può turbarle _mai tenebra
-alcuna_, chiede perchè la morte, alfine pietosa, non liberi la sua
-misera anima, sì ch'ella pure goda il cielo presso a loro, e sospira:
-
- Posa quindi sperar forse l'oppresso
- Mio cor potria, chè qui null'altra calma
- Porta conforto a mia vita affannosa.
-
-Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore ch'ella desiderava
-dedicato a lei nel giardino de la Feroniade, rispondeva preferendo
-il giglio soletto ed umile tra le selve, vago tra le siepi incolte,
-immagine di quella virtù, che può tanto in un cuore gentile. Tra le sue
-liriche hanno pure pregio un'anacreontica al conte Prospero Ranuzzi suo
-zio, patrizio benefico e colto, e alcuni versi _In morte di Vincenzo
-Monti_.
-
-La principale sua opera poetica è il poemetto _La cacciata del tiranno
-Gualtieri accaduta in Firenze l'anno 1343_: di cui i primi tre canti
-furono pubblicati a Firenze dal Magheri nel 1827 (in opuscolo in 16º
-di pagg. 73). Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la tipografia
-Nobili (in 16º di pagg. 175).
-
-L'argomento è ricavato da la cronaca di Giovanni Villani e da la storia
-di Bologna del Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi
-da la _Montagna bolognese_ del Calindri. Nella prefazione la contessa
-scrive:
-
-«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio che per me si potesse
-un testimonio di filiale alletto alla dolce mia patria, considerai
-che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione per sè medesima tanto
-meravigliosa e che apre largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva,
-raccogliendosene tutti i particolari, essere materia a un poemetto.»
-
-Capo de la congiura è immaginato un giovane di ventitrè anni,
-Averardo di Chiarissimo, avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare
-la favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra Taddeo Pepoli,
-signore di Bologna, e il tiranno Gualtieri. La materia divisa in nove
-canti fu trattata in versi sciolti, in vero non sempre armoniosi, ma
-correttissimi ed eleganti.
-
-Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, e de le figure
-mitologiche bandite, tengon luogo le personificazioni di vizi, virtù
-e sentimenti, le apparizioni d'angeli, l'intervento celeste e quello
-infernale. Ne la protasi s'invoca la Virtù, che sublima agli eterni
-secreti le anime e _che si sta in cielo veracemente diva_. La poetessa
-narra poi de le crudeltà di Gualtieri, a la cupa figura del quale
-oppone quella celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli,
-arcivescovo di Firenze, implorante da Dio pace su la città oppressa;
-al santo vecchio una visione scopre vicina, per opera di Averardo,
-la libertà sognata, fa intravedere i grandi che verranno da la stirpe
-medicea, e persuade il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare
-il duca, che gli risponde superbamente e non trema punto a le
-profetiche minaccie di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova
-Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il dolore, lamenta l'uccisione
-di Naddo Oricellai e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime
-invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente giovane da Taddeo Pepoli
-per esporgli l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo così da
-toglierlo a l'amicizia del duca e ottenerne aiuto di armi e di uomini.
-Qui finisce il primo canto.
-
-Satana, già roso dal dispetto pel preveduto trionfo de' Medici,
-s'infiamma di collera, quando giunge la _Discordia_ ad annunciargli
-che in Toscana ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, animata
-dal santo zelo che ha diffuso ne le anime un messaggero celeste. E qui
-segue un concilio infernale, imitato da la _Gerusalemme_ del Tasso;
-vi grandeggia la figura di Satana colorita di tinte virgiliane, figura
-che, come il Mauro Atlante su gli altri monti, si estolle alteramente
-con le spalle e col capo su gli altri spiriti infernali: gli occhi ha
-torti e rossi come bragia, la lunga barba affumicata e mista di pel
-rosso come i capelli, che incolti e rabbuffati gl'ingombrano gote,
-spalle e petto.
-
-Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, ma Satana non ne è pago,
-poichè teme de la filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi
-nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio Gioia, che inventerà la
-bussola, e sono non lungi la scoperta de l'America e l'invenzione
-de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono nel concilio infernale
-l'_Ipocrisia_, l'_Invidia_, il _Tradimento_ e la _Simulazione_; e
-Satana impone che tutto il suo regno si adoperi in favore di Gualtieri.
-La maligna _Fama_ s'abbatte a Firenze in Morozzo, amico del duca, e
-lo manda a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto e fidente,
-perchè Averardo volontariamente si allontana da la città,
-
- Inganno e frode in quel parlar travede,
-
-e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice a lui ed a la
-fedeltà serbatagli. Qui termina il secondo canto.
-
-Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero si è avviato verso Bologna:
-passa da Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere Leone X bambino;
-da Fiorenzuola, edificata da la repubblica fiorentina per frenare
-le ribellioni degli Ubaldini; da Campeggio, patria di Ugolino da
-Campeggio, famoso capitano di Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la
-contessa Matilde:
-
- . . . . quella scaltra indomita guerriera,
- Che del German lo insuperbito impero
- Ardita scosse, e fe' crollarne il trono.
-
-Nella selva de' Burelli trova seduto sopra un margine verdeggiante e
-fiorito un uomo pensoso, che sta scrivendo:
-
- Da Certaldo ad onorar Fiorenza
- Scese già pargoletto e il gentil core
- Accese allo splendor de' bei costumi
- E della leggiadrissima vaghezza
- Di valorose donne.
-
-È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo, si accompagna a lui
-e lo conduce innanzi al Pepoli, cui il giovine messo narra le crudeltà
-di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini di riacquistare a qualunque
-costo la libertà. Il signore di Bologna risponde gentilmente che
-amerebbe dare aiuto alla città amica, ma che prima vuol ponderare quale
-sia l'avviso migliore e, invitati intanto gli ospiti a le nozze di
-suo figlio, li conduce ne la sala dove stanno apparecchiate le mense.
-Sopravviene Francesco Petrarca insieme a Giotto:
-
- . . . . . . . . . . . . . dipintor sublime
- Che a Cimabue tolse dell'arte il grido;
-
-il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto a Bologna dal Pepoli
-per rendere le nozze più _regali e conte_; il secondo, andato a
-dipingere il palazzo de gli sposi. Messer Francesco accompagna
-Averardo e il Boccaccio ad ammirare le pitture di Giotto, li seguono i
-principali patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli Angelelli:
-
- . . . . . . . . . . . . e grave in vista,
- Seco venia quel nobil de' Malvezzi,
- Giulian, de l'arme e della patria onore.
-
-E qui finisce il canto terzo.
-
-Satana veduta venirne a l'inferno l'anima di Morozzo, monta in furore e
-minaccia tutti gli spiriti dannati: il _Tradimento_, prendendo aspetto
-di Francesco Brunelleschi, annuncia al Buondelmonte i tentativi di
-Averardo, e quegli, riuniti gli amici, corre con loro al palazzo ducale
-e rivela il pericolo a Gualtieri, che, sgomento, si ode consigliare
-da l'uno il richiamo in patria de le famiglie offese e la clemenza, da
-gli altri la crudeltà, l'uccisione del Medici, il tradimento. Il duca
-risolve di tentare a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo affida
-la vigilanza de la città; manda Buondelmonte a Bologna, Cerrettieri
-a levare armi ed armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli
-intanto festeggia solennemente le nozze del figlio, descritte da la
-Malvezzi con bella efficacia pittorica; a rallegrare tali nozze venne
-da Avignone la Corte d'amore, presieduta da Fannetta da Romanino: Amore
-è così invocato:
-
- Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo,
- Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore!
- Per voi riprende vita e prende forma,
- Per voi risplende di letizia vera
- Tutto che il mondo ingenera e governa.
- Perdon le belve la natía ferocia,
- L'uom gentilezza acquista e s'avvalora,
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Almo fuoco d'Amor, per te bellezza
- Sfavilla e irradia delle grazie il riso!
- Qui giovani e donzelle ergete i canti,
- Qui date a piene man ligustri e rose,
- Che doni son d'Amor grazia e beltate.
-
-Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il Petrarca, sorgendo a un
-tratto dal suo scanno d'oro, prorompe ne la canzone:
-
- Italia mia, benchè il parlar sia indarno.
-
-Qui finisce il canto quarto.
-
-Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia), sceso in Italia con
-molte milizie, riceve da Cerrettieri gli ordini del duca. Buondelmonte
-a Felsina si tien da prima celato e con dodici ribaldi assale di
-notte Averardo, che intrepido difendendosi li fuga. Fallito questo
-colpo, il traditore tenta la calunnia e incita contro il Medici due
-valorosi cavalieri, venuti da lungi per giostrare e sempre vinti
-da l'eroe toscano ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando
-origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli. Averardo, che s'è
-innamorato di Fannetta da Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a
-tornare in Francia, va a salutarla, le rivela il suo amore, ne ottiene
-dolci parole e incitamento a difender la patria. Cessate le feste,
-Buondelmonte s'annuncia al Pepoli come ambasciatore del duca, e quegli,
-benchè spaventato da un sogno infernale, non perde la calma, convoca
-il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta che si uccida o si
-consegni Averardo; di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in segno
-del suo desiderio di pace decreta che il Medici debba partire del
-pari. Qui finisce il canto quinto; ma segretamente gli offre duecento
-cavalieri, che faran sembiante di seguirlo per proprio volere e che
-durante il viaggio sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici,
-annunziante orrende vendette. Buondelmonte rapidissimo va da Gualfredo,
-che ha ricevuto una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in pace,
-e lo persuade a mandare un capitano con mille barbute contro Averardo
-e i suoi. Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe gli elmi ai
-seguaci de l'eroe e va a cadere sui masnadieri, anima il prode toscano,
-il quale, ucciso il condottiero nemico, ne pone le schiere in fuga;
-ma, mentre con le poche forze che gli restano vuol ridursi in salvo,
-sopraggiunge, avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che con
-un colpo de la sua asta ferisce il cavallo del Medici, da la bestia
-inalberata precipitato in un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito
-cade a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano: Averardo
-semivivo è portato da un'onda su di un dirupo, e qui finisce il canto
-sesto.
-
-Un miracoloso arco di luce gl'illumina la via e gli permette di
-trascinarsi fin poco lungi da un convento, dove è raccolto e curato.
-Buondelmonte, credendolo morto, ne reca la notizia a Firenze, causa al
-popolo di pianto, di gioia al tiranno, che si abbandona a le vendette
-e, sicuro ormai, licenzia le armi assoldate.
-
-L'eroe convalescente ha una visione in cui Dante gli fa ammirare una
-fantastica allegoria del creato, gli predice la sua missione di liberar
-la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima apparizione de la
-_Sapienza_ e qui finisce il canto settimo.
-
-Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu predetto, trova nel bosco
-un'armatura d'oro, che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una
-pastorella, che si muta in fulgente immagine de la _Vittoria_ e
-dispare.
-
-L'eroe vede in una capanna l'amico Betton de' Cini, stato orribilmente
-martoriato da Gualtieri e moribondo presso la figlia, che, fatto
-il triste racconto de le loro sventure, spira uccisa dal dolore; il
-Cini, porgendo un'asta, impone la vendetta a l'amico, il quale manda
-un pastorello con una sua ben nota armilla a l'arcivescovo, perchè a
-quel segno lo sappia vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in
-fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo nel sapere il Medici
-a le porte. Un operaio ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il
-pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto del sopraggiungere
-di Averardo e ne sparge la novella ne la città, che si leva a tumulto,
-commossa soprattutto da la voce de l'Adimari, il quale poi, per
-stornare dal popolo l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E qui
-finisce il canto ottavo.
-
-Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri, è ricacciato ne
-l'inferno da san Giovanni Battista, sopravviene il Medici; tutta
-Firenze è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo trionfa,
-costringendo infine il duca, lungamente assediato nel suo palazzo, ad
-arrendersi e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà.
-
-Una de le scene più belle e che ci danno più chiara idea de la dignità
-e de la dolcezza con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella in cui
-Averardo va a salutare Fannetta; la trova, mentre sta ornandosi del
-velo il quale cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta e sparsa di
-fiori,
-
- . . . . . . . . . . Allor che il vide
- Con pudico elevar d'onesto ciglio
- Sfolgoreggiò d'un candido sorriso.
-
-L'ode dichiararle il suo amore e il proposito di seguirla:
-
- La delicata bianca man gli porse,
- E di pietà dipinta, in atto umile
- Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo,
- Sospirò, poi rispose: Mai diviso,
- Pur mai questo mio cor da te non fia;
- Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta.
- Più non rimembri 'l tuo fiorito nido,
- Che fatto preda di spietate genti,
- Sotto il tuo schermo securtà sol spera?
- Più non ascolti il popolo infelice
- Con qual doglioso e disperato pianto
- T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca,
- Nè faccia passïon troppo possente
- Che mia fama si leda e il mio bel grido.
- Ah poichè dentro al generoso core
- La mia sembianza consacrar degnasti,
- Amico porgi a mia virtù conforto,
- E non tentar la femminil fralezza.
- Dietro l'orme d'Amor segui la gloria,
- Amor ti guidi, Amor ti porga aita,
- Sicchè tua fama segni eterna stampa,
- E, fatto di virtute a' prodi esempio,
- Il ciel di Romanin meco t'attende.
-
-Mentr'ella parla e Averardo le bacia la mano, un lume fulgente
-risplende ne' suoi occhi, una tremula fiammella le lambe la fronte e i
-biondi capelli:
-
- . . . . . . . . . a tanta meraviglia
- Stupido quasi rimirolla fiso.
- Ed ella il salutò divina in vista,
- E con occhi di pianto e di pietate,
- In atto d'amorosa grazia adorno,
- Dal luogo ov'era, con real contegno
- Rimossa, dipartissi.
-
-Quest'episodio mi pare pregevolissimo per finezza poetica e per
-delicatezza d'affetti. Tutto il poemetto rivela una profonda
-venerazione pei grandi poeti, un sincero e non timido amor di patria; è
-bene architettato, condotto secondo l'imitazione dei modelli classici
-di cui vi si trovano numerosissime reminiscenze, ricco pure di belle
-trovate, come quelle che introducono a popolarne la scena le grandi
-figure storiche del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia
-parte vi si dà forse al soprannaturale di carattere biblico, che
-non bene si accorda con l'epoca storica; anche l'amore di Averardo,
-quantunque dia origine ad uno dei migliori episodi, non è forse
-conveniente a l'efficacia de l'insieme. Altro ancora si potrebbe
-osservare, ma bisognerebbe pur sempre convenire che il poemetto è
-opera d'ingegno e di cuore tutt'altro che volgare. A la studiosa
-contessa non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le venne offerto il
-diploma de l'Accademia Felsinea, nel 1823 quello de l'Accademia degli
-_Enteleti_ in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello d'Arcadia, nel
-1826 quello de l'Accademia Tiberina, nel 1827 quello de l'Accademia
-latina, nel 1828 quello de l'Accademia dei _Filergiti_ di Forlì.
-Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo ritratto, l'elenco de' suoi
-scritti pubblicati e qualche cenno su quelli cui attendeva, per la
-collezione da lui intrapresa dei _Ritratti delle donne europee viventi
-chiare nelle scienze, nelle lettere, nelle arti belle_, collezione
-di cui la parte letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori
-ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi. (Nell'archivio
-Malvezzi si conservano le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio
-scritte a questo proposito da Luigi Stella a la contessa.) Questi onori
-lasciarono la Malvezzi semplice e modesta, e di essi ella diceva: «Gli
-onori piacciono, è vero, a tutti; ma a chi guarda un po' a dentro,
-piace più assai il meritarli che non l'ottenerli; come piace assai più
-l'essere che il parere.»[38]
-
-La contessa Teresa amava vivamente il marito e il figliuolo; e
-quantunque coltivasse gli studi con molto piacere e trovasse un vivo
-compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava la miglior parte di sè
-a la famiglia: sincera ne la fede religiosa, era di un'austera severità
-di costumi e, veramente donna ne la tenerezza e ne le abitudini,
-insieme ai libri amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi
-in quelli assai valente. La sua austerità non escludeva però quella
-femminile indulgenza, che è forse la miglior prova de la virtù sincera,
-scevra di ostentazione e d'orgoglio; tale invero doveva conoscerla
-Paolo Costa, suo intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli ha
-saputo ieri la nuova funesta della morte del poeta Byron. Ella si duole
-di questa cosa, ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò un canonico,
-trovò pietà ne' posteri, spero che questa, cui oggi non si perdona
-d'aver amato un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata,
-non derisa nel tempo avvenire. Noi certo non ci vergogneremo di
-compiangerla anche al dì d'oggi.»
-
- *
- * *
-
-La Malvezzi aveva circa trentanove anni quando conobbe il Leopardi,
-allora ventisettenne; se le mancava ormai la freschezza de la gioventù,
-era sempre bella per l'espressione intelligente de la fronte candida
-sotto i biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto e soprattutto
-piacente, per la graziosa eleganza del portamento e dei modi, per lo
-spirito e le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva sostenere
-con amabilità femminile, anche sopra argomenti seri. Ne la sua maturità
-dignitosa, ella trovava quella calma dolcezza che non ha la gioventù;
-si teneva libera di ricercare le conversazioni più gradite, le più
-intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente franca, aveva ne
-le parole e nel fare qualche cosa di sincero e di spigliato che la
-faceva riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe potuto dire, come
-argutamente Madame de Sévigné: «Jeunesse et printemps ce n'est que
-vert, et toujours vert; mais nous, les gens de l'automne, nous sommes
-de toutes les couleurs.» Nel suo salotto ella esercitava una specie di
-sovranità gentile; incoraggiato dal suo sorriso, tutto grazia, tutto
-anima, il Leopardi, riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una
-franca parola, e la conversazione diveniva profonda senza pedanteria
-nè ostentazione: egli vi portava la luce del suo intelletto, ella la
-dolcezza del suo cuore di donna; spesso in uno sguardo s'intendevano
-senza parlare. Ella doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto
-sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi, che avevano poco più, o
-piuttosto un poco meno di quel che portavano nascendo da la natura; e
-a proposito de le quali egli diceva che a Recanati le Grazie non erano
-state mai nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli cara e
-interessante la sua conversazione, specialmente a confronto di quella
-cui era abituato ne la società del suo paese, società che per _buona
-lingua_ non intendeva che qualche _brava lingua di porco_, società di
-_devoti amanti di libri da far stomaco_, dov'era un _letteratone_ quel
-tale che toscaneggiava solo con l'_e'_, cui immancabilmente il _mi
-pare_ faceva da lacchè, e che, sentendo qualificare il proprio stile
-di squisito, rispondeva con modestia che lo stile del cinquecento è un
-bello stile.
-
-Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata ed era in realtà una
-de le più colte donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre 1835)
-le scriveva così:
-
-«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna che nel secol presente rendesi
-più benemerita de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito: La
-contessa Malvezzi. E veramente non vedo chi altra poterle paragonare:
-chè là dove nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece bello il
-trecento ed il cinquecento, nella profondità della dottrina ci fa
-rivivere quella divina Cassandra Fedele, che _decus Italiæ_ fu salutata
-dal Poliziano. Di che pensi ella se mi congratuli con questa comune
-patria: la quale avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi di
-vero senno italiano, può mirabilmente specchiarsi in questo gran lume
-del gentil sesso. Ma venendo alla novella opera che ha voluto tradurre
-di Cicerone, a quella cioè _De finibus_, le dirò che la vo leggendo
-con infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia, oh la critica
-traduzione di che ella ha regalato le nostre lettere! Per non parlar
-qui della chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana pienezza
-e dignità del periodo: perchè queste son doti che tutti trovano sempre
-ne' magistrali scritti della contessa Malvezzi.»
-
-La contessa, che amava la compagnia de gli uomini d'ingegno, fu lieta
-di conoscere il giovane recanatese, di cui la fama, benchè non certo
-allora ancor adeguata al merito, narrava grandi cose: il fare dignitoso
-e modesto, l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia di lui,
-dovettero commuoverla di una pietà quasi materna, resa più intensa da
-l'ammirazione per quel grande intelletto. Perciò ella lo accolse con
-un'affabilità affettuosa e reverente, con un'effusione che aperse a
-sincera gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto, cui ella apparve
-come una donna diversa da tutte le altre, come un'amica tenera ed
-alta, di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta affettuosa un
-conforto ed un sostegno; diversa da tutte le altre, pure richiamante al
-suo pensiero le più dilette immagini femminili che avevano allietata
-la sua giovanezza: modesta e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed
-arguta come la Cassi, gl'inspirava la reverente tenerezza che aveva
-provato per quelle e l'ammirazione ardente e devota che a lui, ragazzo
-ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva fatto apparir questa come
-una divinità. Di più, vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo,
-come presso a le altre, l'amore a la fama, nè i libri cessavano di
-attrarlo: anzi ella colta, capace d'intenderlo e così calda ammiratrice
-dei grandi, lo animava più che mai a gli studi e a la gloria. Quando
-la conobbe era il maggio odoroso, era la primavera che ogni anno
-risvegliava in lui la vita intima, spesso sopita in un doloroso
-letargo, la soave primavera che gli rammentava gli occhi ridenti e
-fuggitivi, il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa, la
-Fattorini; se il canto ingenuo di questa lo aveva commosso, l'arguta
-parola de la Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui ella gli
-apriva il suo cuore, confidandogli i suoi secreti, l'affetto con cui
-voleva saper tutto di lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava
-talora e la ingenua modestia con cui ne accettava rimproveri e
-consigli, gli parvero qualche cosa di veramente degno de l'anima sua
-e lo fecero vivere nei primi giorni che la conobbe in una specie di
-delirio e di febbre, chè gli parve d'aver trovata _la donna che non si
-trova_, quella cara beltà cercata invano, dove splende più vago il riso
-di natura e sognata nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti
-o ne l'avvenire; la donna capace di rendere beato il vivere anche
-fra l'immenso dolore de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la
-virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide illusioni de la sua
-prima giovanezza, egli scriveva allora al fratello Carlo: «... questa
-conoscenza forma e formerà un'epoca ben marcata della mia vita, perchè
-mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente
-al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancor
-capace d'illusioni stabili, malgrado la cognizione e l'assuefazione
-contraria così radicata, ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno,
-anzi una morte completa, durata per tanti anni.»[39] Quasi un commento
-a queste parole appaiono quelle (benchè scritte parecchio prima e già
-pubblicate nel 1826) del dialogo di _Torquato Tasso e del suo genio
-familiare_, in cui il Leopardi, dopo aver notato come l'uso del mondo e
-i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel primo uomo ch'egli era,
-il quale però si ridesta talora, in ispecie nella gioventù, finisce
-col dire: «Infine io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia
-tanta forza da rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare
-tante calamità.»[40]
-
-Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando quella sua potenza
-di amare, che gli aveva illuminato di così viva e ardente luce la
-prima giovanezza e ch'egli aveva sempre creduto il più prezioso di
-tutti i doni, sol che si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse
-degno; la compagnia de la contessa gli dava quei momenti di rapimento
-e d'emozione profonda, che per lui valevano ben più di tutte le gioie
-volgari: era un _amore senza inquietudini_, una felicità senza rimorsi.
-Come il suo cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio del
-suo grande spirito, che sdegnoso de le lodi volgari si sentiva felice
-de l'altissima stima di quella donna: «Le lodi degli altri non hanno
-per me nessuna sostanza: le sue mi si convertono tutte in sangue e mi
-restano tutte nell'anima.»[41] Ne' suoi _pensieri_ egli notava come
-a lungo andare non rimanga piacevole se non la compagnia di quelle
-persone da cui ci importi o ci piaccia essere stimati sempre più, e
-come perciò le donne, volendosi rendere lungamente gradite, dovrebbero
-studiarsi d'esser tali che de la loro stima rimanesse lungamente vivo
-il desiderio.
-
-La malinconia de la contessa, malinconia dolce e serena, gli pareva
-indizio di un'anima elevata, e consuonava col dolore di lui, pur
-ravvivando il suo spirito e dissipandone le tetre nebbie; così che a
-la sua tristezza _ostinata, nera, orrenda, barbara_, succedeva come
-un'alba soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella malinconia
-_che partorisce le belle cose, più dolce de l'allegria_; infinito
-sollievo gli dava il non doversi più serbare tutti i pensieri per sè;
-infinita dolcezza il vedere altamente apprezzato ancor più del suo
-ingegno poderoso, il suo cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che
-poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse col pensiero più in
-su de la gloria e de gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione de
-l'amica gli tornava così soave che certo per lei sola, come già pel
-Giordani, quand'anche non ci fosse stato altro spettatore, nè altro
-premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser virtuoso. L'affetto di
-lei lo animava e lo riscaldava così ch'egli, tanto ritenuto per natura
-e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità, lasciava sgorgare
-dal suo cuore tutti i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a
-poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni de la timidezza,
-palesava intiera l'anima sua, scopriva quel tesoro di grandi idee,
-che aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il suo immenso
-desiderio di ritrovare un uomo di cuore, d'ingegno e di dottrina che
-si degnasse essergli amico, era stato soddisfatto dal Giordani; ma
-questa nuova amicizia con una donna intelligente, coltissima e gentile,
-tutta grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e potentissima
-su di lui. La Malvezzi, intimamente onesta e abituata ad una pura
-intimità con altri letterati, probabilmente non pensò nè pure di
-poter risvegliare una passione nel cuore del poeta: tutto, del resto,
-doveva rassicurarla: l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il
-contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere, la purezza assoluta
-dei costumi di lui, la nobiltà de l'animo rivelantesi in tutte le sue
-parole ed i suoi scritti, e la propria intatta fama, che le procurava
-la riverente stima di tutti; sì ch'ella non nascose punto l'affetto
-ch'egli aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza di non
-dover arrossire; e, vedendo quanto conforto egli traesse da la sua
-compagnia, lo accolse con piena libertà ne la propria casa. Ogni sera a
-l'ave maria egli si recava da lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte,
-conversando di lettere e di filosofia, leggendole i suoi versi, dandole
-probabilmente quegli stessi consigli che in quei giorni dava a la
-Caterina Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti: «Confortala
-caldamente, non dico a lasciare i versi, ma a coltivare assai la prosa
-e la filosofia. Questo è quello che io mi sforzo di predicare in questa
-benedetta Bologna.»[42] Probabilmente anche a la Malvezzi ripeteva non
-esser poetico il secolo e che un poeta, anche sommo, avrebbe levato
-pochissimo grido, e se pur fosse diventato _famoso nella sua nazione, a
-gran pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa_, «perchè la perfetta
-poesia non è possibile a trasportarsi nelle lingue straniere e perchè
-l'Europa vuol cose più sode e più vere che la poesia.»
-
-Anche a lei, notava, a lei che in parecchie poesie aveva espressi
-vivi sentimenti d'amor patrio, come andando dietro ai versi e a le
-frivolezze si facesse espresso servizio ai tiranni, riducendo a un
-giuoco o a un passatempo le lettere, sola speranza di rigenerazione
-che rimanesse a l'Italia. Tanto più appar probabile ch'egli le desse
-questi consigli, se si considera che ne le prose di lei egli ammirava
-la sobrietà, il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo stile;
-mentre pei versi non ebbe che parole di compatimento; gli è ben vero
-che quelle lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia,
-mentre il giudizio sui versi, e precisamente sul poemetto, fu dato dopo
-avvenuta la rottura fra loro.
-
-Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri versi, ed ella ne
-era commossa così da piangere di cuore, senz'affettazione, e oh
-quanto quella commozione doveva piacere a lui, che così ben poteva
-comprenderla! Quando col fiorire de la sua giovanezza da le spoglie
-de l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli, leggendo Virgilio,
-senza avvedersene si lasciava andare a recitarlo ad alta voce,
-infiammandosene tutto e commuovendosene fino a le lagrime; e se a
-l'improvviso sentiva recitare da qualcuno un verso del mite Mantovano
-o di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare e il suo spirito,
-quasi a forza, teneva dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare,
-notando che i versi suoi producevano quelle stesse emozioni ne l'anima
-de la graziosissima Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile
-che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia, il Leopardi non
-traesse qualche nuova inspirazione, suppone che la contessa piangesse
-specialmente a la lettura del _Consalvo_, in cui crede di veder
-consacrato l'amore del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira,
-che accorda un bacio a l'amante moribondo.[43]
-
-Il Recanatese s'interessava ai lavori de la Malvezzi, lesse il
-manoscritto del poemetto _La cacciata del tiranno Gualtieri_, chiese a
-lo Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata mandata a lui, che
-stava pubblicando un'edizione de le opere di Cicerone, la traduzione
-del _Sogno di Scipione_ fatta da la dama bolognese, traduzione di cui
-il manoscritto le era stato rubato da un amico e mandato a stampare,
-non si sapeva dove. Giacomo le procurava inoltre dei libri e forse la
-consigliava ne le sue letture; infatti in una lettera che non porta
-data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi giorni d'ottobre del
-1826, il Leopardi, restituendo al conte Pepoli il secondo volume di una
-delle opere filosofiche del Buhle, gli dice che la Malvezzi non l'ha
-letto, perchè non le parve tempo di continuare una lettura così grave:
-non si dia quindi pensiero di procurar altri volumi.
-
-D'amore non parlavano mai, se non per ischerzo, ma quell'intimità
-tenera doveva illudere ben presto il Grande, che a l'amore anelava
-con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo, sotto il suo aspetto
-riservato fino a sembrar freddo, egli credette una simpatia incline a
-tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima amicizia; mentre
-la contessa non vedeva in lui che un fratello, un compagno spirituale,
-egli non tardò a desiderare, poi a cercare un'amante ne l'amica. Simile
-al Socrate de' suoi _Detti memorabili_, egli, d'anima gentilissima,
-infaustamente, per quanto sublimemente, disposto a l'amore, sciagurato
-ne le forme del corpo, benchè sapesse ormai di non poter essere
-amato che soltanto d'amicizia, considerava questa come poco atta a
-_soddisfare un cuore delicato e fervido che senta spesso verso gli
-altri un affetto molto più dolce_. Infine qualche cosa dei sentimenti
-di lui ella dovette indovinare, perchè mentre da prima gli aveva
-promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli fosse a Recanati,
-dopo la sua partenza non gl'inviò che il volgarizzamento della
-_Repubblica_ di Cicerone; il Leopardi si lagnava che le molte aspettate
-lettere, si fossero ridotte ad una soprascritta e, contando di tornar
-presto a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto quel ch'ella avrebbe
-voluto sapere, e domandarle tutto quello che avrebbe voluto saper lui,
-conchiudendo con un'affettuosità velata di complimentosa cortesia:
-«Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi _your most faithful
-friend, or servant, or both, or what you like_.»
-
-Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna ne l'aprile del 1827?
-Recatosi da la contessa, commosso dal desiderio di rivederla, forse
-ne l'effusione di quel momento non seppe frenare la dichiarazione del
-suo amore, illudendosi che quella donna, la quale mostrava un così
-nobile apprezzamento del suo cuore e del suo ingegno, potesse compatire
-almeno anche la passione destata in lui. Ella, austera, ne fu offesa
-doppiamente, e perchè vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna,
-che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè quella rivelazione le
-parve irriverente.
-
-Fu detto e ripetuto da molti che a le focose parole del poeta ella
-rispondesse, ordinando ad un servo un bicchier d'acqua per lui;
-il Ridella nega questo fatto, che del resto non appare conforme al
-carattere de la Malvezzi, dolce e severo insieme, e che avrebbe offeso
-troppo profondamente il Leopardi, perch'egli potesse desiderare
-di riveder più tardi la contessa. Certo ella allontanò da sè il
-Recanatese, che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere il
-proprio torto e forse col rimpiangere quella cara amicizia perduta,
-se, orgoglioso ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa mia,
-l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi voi mi diceste così
-chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che
-non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi
-la frequenza delle mie visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso;
-se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti e
-le vostre parole, benchè chiare abbastanza, non fossero anche più
-chiare ed aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a salutarvi, ma
-non ardisco farlo senza vostra licenza. Ve la domando istantemente,
-desiderando assai di ripetervi a voce che io sono, come ben sapete,
-vostro vero e cordiale amico.»[44]
-
-Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi con severità, tanto da
-giungere a crederla l'_Aspasia_ con cui ella non ebbe a comune nè la
-sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente il Cesareo notò a
-questo proposito che il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826,
-mentre l'_Aspasia_ fu scritta dopo l'autunno del 1830, sì che una
-tale passione dopo cinque anni non ha nulla di verosimile. Ancora
-si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un figlio soltanto, mentre
-nell'Aspasia si parla di bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse
-anche nel verso attenersi ai particolari veri. Confutar più lungamente
-quest'errore dopo gli ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile.
-
-Nel salotto de la contessa e a canto a lei, il Leopardi passò alcuni
-fra i migliori momenti de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo
-effetto di bontà d'animo la grande intimità ch'ella gli concesse, e di
-più effetto de le abitudini onestamente libere ch'ella aveva contratte
-ne le sue amicizie con molti uomini dotti; come il Leopardi ad esempio,
-anche il Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi _fino
-alle 11 e più_;[45] ma ad ogni modo quell'amicizia, che doveva essere
-un conforto per lui, finì col diventare un nuovo dolore.
-
-Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa, Giacomo Leopardi, riavutosi
-in quel dolcissimo clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno
-de la bella stagione, scriveva a la sorella Paolina d'aver fatto ne
-l'aprile, dopo due anni, dei versi, _ma versi veramente all'antica e
-con quel suo cuore d'una volta_; sono quelli del _Risorgimento_, in cui
-con armoniosa dolcezza canta le pene de l'animo suo nel periodo dal '19
-al '28 e la gioia di sentir rivivere in sè gl'_inganni aperti e noti_,
-che natura gli diede proprii e che le sventure avevan sopito.
-
- E voi, pupille tremule,
- Voi, raggio sovrumano,
- So che splendete invano,
- Che in voi non brilla amor.
- Nessuno ignoto ed intimo
- Affetto in voi non brilla:
- Non chiude una favilla,
- Quel bianco petto in sè.
- Anzi d'altrui le tenere
- Cure suol porre in gioco;
- E d'un celeste foco
- Disprezzo è la mercè.
-
-Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo studio sul _Risorgimento_ di
-G. Leopardi immagina che il poeta, innamorato di qualche bella popolana
-di Pisa, si vedesse oggetto de gli sguardi schernevoli e dei sorrisi
-canzonatori de le altre donne, che potevano osservarlo, mentr'egli
-in qualche via fissava la fanciulla cara; ma questa non è che una
-supposizione, a la quale manca non pure ogni prova, ma ogni sostegno.
-Del resto a l'asserzione che il _Risorgimento_ sia stato inspirato da
-una gentil Pisana, risponde il poeta stesso:
-
- _Da te, mio cor, quest'ultimo_
- _Spirto_, e l'ardor natio,
- Ogni conforto mio
- _Solo da te_ mi vien.
-
-Lo Straccali, acutissimo commentatore dei canti leopardiani, ed altri
-molti credono inspirati da la Malvezzi i versi che citammo, in cui
-si risente la piena de l'amarezza, rimasta in cuore al poeta dopo
-una crudele delusione: ma che questa fosse la perduta amicizia de la
-contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero e sincero ne la sua
-inspirazione, se avrebbe potuto affermare che _quelle pupille tremule,
-quel raggio sovrumano_, non brillavano d'amore per lui, avrebbe potuto
-con ugual verità dir che ne la contessa non v'era nessuna intima
-affezione, che quel bianco petto non chiudeva una _favilla_, egli che
-l'aveva conosciuta tenera, anzi tenerissima di cuore?
-
-Mi par probabile che i versi citati si riferiscano piuttosto a Madama
-Padovani[46], al carattere de la quale appaiono convenientissimi; ne
-la Padovani il poeta ammirava a punto sopra tutto gli occhi fulgenti, e
-dopo averla avuta cara, egli la disprezzo veracemente.
-
-Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani il poeta provò solo una
-fuggevole, benchè viva simpatia, cui forse non si conviene il nome di
-_celeste foco_; ma può darsi ch'egli avesse in mente più che la durata
-di quell'amore, la purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano
-l'amore in lui.
-
-Com'è ingiusto accusare troppo severamente la contessa, che ne la
-sua austerità non poteva e non doveva sopportar il troppo audace
-linguaggio de l'appassionato poeta, il quale a tale linguaggio giunse,
-malgrado l'indole riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima e da
-l'illusione di quel compatimento ch'egli pose ne l'animo de la sua
-Elvira per l'infelice Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare
-lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè nel febbraio del 1828,
-rispondendo probabilmente a una domanda rivoltagli, scriveva al
-Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. Povera donna! Avevo
-veduto già il manoscritto.» Questa parola di compatimento, in cui
-infine non vi ha nulla di amaro, non appare punto strana su la penna
-del grande Recanatese, così difficile ammiratore e così parco lodatore;
-egli aveva il diritto d'esser giudice severo fra tutti, e che severo
-fosse infatti bastano a provarlo i giudizi ch'egli diede sui migliori
-suoi contemporanei, quali il Manzoni, il Mamiani, il Costa, il Rosini.
-
-L'amore passò rapido in lui; le sue passioni erano troppo ardenti e
-infelici perchè non dovessero consumarsi in breve nel proprio fuoco,
-lasciando solo una triste cenere: cosa morta in un cuore che appariva
-morto, solo per risorgere più fremente e più grande.
-
- *
- * *
-
-Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono ne le abitudini oneste,
-studiose e casalinghe ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori gioie
-de la sua maturità serena e de la sua vecchiezza tranquilla, benchè
-per ben vent'anni tormentata da una malattia nervosa, le vennero dal
-figliuolo Giovanni, che, se è vero essere i figli le migliori virtù de
-la madre, fu per lei il più bel titolo di lode. È noto come Giovanni
-Malvezzi fosse generoso de l'opera sua e de le sue sostanze a la causa
-de la patria, come nel '49 assumesse il comando de la Guardia Civica;
-come dieci anni dopo facesse parte della Giunta provvisoria di governo
-e quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, ne promovesse l'unione
-al regno d'Italia; commemorandolo nel Senato (24 novembre 1892),
-il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde convinzioni, bontà
-soverchiata dalla modestia, virtù private pari alle pubbliche, furono
-doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa Teresa ebbe carissime
-la prima sposa di suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda,
-Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna ricorda con affetto.[47]
-
-Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, che le faceva
-sopportabili i tormentosi suoi mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò
-tranquilla e rispettata. Inferma e avvertita dai medici che non
-le rimaneva speranza su la terra, posò la mano sul capo del figlio
-piangente vicino a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: «Dio,
-benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi figli.» E in queste parole
-di benedizione spirò la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la
-sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera città. Il figliuolo e
-i nipoti Giuseppe e Nerio serbarono a la sua memoria un vero culto di
-venerazione e d'affetto.
-
-Men nota che non meriti in realtà come scrittrice colta e gentile,
-ell'è notissima per la famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello;
-ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel tempo i puri contorni
-fino a diventar per taluni quella d'una civetta volgare e senza cuore.
-Tale non fu invero la dotta gentildonna a la quale il Leopardi dovette
-ripensar talvolta con amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando
-fra le poche liete ore de la sua vita quelle trascorse a canto a lei,
-buona amica.
-
-Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi il 21 agosto 1827:
-«Ieri mi giunse il pacco contenente le trenta copie della sua _Egloga_
-e numero quattro della _Repubblica_ di Cicerone. Leopardi mi mostrò
-desiderio di aver un esemplare de la prima, ed approfittandomi de
-l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne alcune copie non esitai a
-compiacerlo.» Il poeta non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur lei
-potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, se è posteriore a la
-loro rottura la lettera scrittagli da lei e rimasta fra le carte del
-Ranieri.
-
-
-NOTE.
-
-[36] Vedi a pag. 31 del volume _Giuseppe Biamonti_, di Stefano Grosso
-(Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815.
-
-[37] Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici
-in Bologna (_Carteggio de' Malvezzi_, capsula 113). — La lettera
-è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelle _Opere edite ed
-inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette_, vol. II (Parma,
-Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre
-lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio;
-quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi,
-di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri.
-
-[38] Vedi la _Lettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi
-a monsignor C. E. Muzzarelli_ (Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223
-de le _Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo
-secolo_, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e
-comp., 1853.
-
-[39] Vedi _Lettera a suo fratello Carlo_ a Recanati, Bologna, 30 maggio
-1826, a pag. 456, _Epist. di G. L._ Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I.
-
-[40] Vedi _Le prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando
-Della Giovanna_ (Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare,
-pag. 85 e 86).
-
-[41] Vedi _Epist. di G. L._ Lettera citata, a pag. 456, vol. I.
-
-[42] Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'_Epist._
-
-[43] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di Giacomo Leopardi_. Studio
-pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 4 aprile 1880.
-
-[44] Vedi a pag. 120 de l'_Appendice a l'Epistolario di G. L._ la
-lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna.
-
-[45] Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso.
-
-[46] Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articolo _Il Leopardi e
-Madama Padovani_, pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 10 ottobre
-1897, e l'ultimo studio del presente volume.
-
-[47] A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi la _Necrologia del conte
-Giovanni_, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne la _Gazzetta de
-l'Emilia_ di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la _Commemorazione
-del senatore Malvezzi_, letta da D. Farini presidente del Senato ne la
-seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte
-Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di
-Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi
-i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la
-famiglia Malvezzi, vedi ancora _Augusta Malvezzi, Ricord_i (Bologna,
-Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo
-Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la
-contessa Teresa C. M. nella _Gazzetta di Bologna_ del 9 febbraio 1859.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Antonietta Tommasini_]
-
-
-
-
-ANTONIETTA TOMMASINI.
-
-
-Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso in una modesta stanzetta;
-le boccucce rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose, gli
-occhietti scintillano fra i riccioli scomposti, i giuochi stanno per
-divenire sfrenati e sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta
-compare, una giovanetta bella che nel viso rotondetto e ne la fronte
-serena ha ancora qualche cosa d'infantile anche lei, ma che pure ne
-la grazia seria de' suoi quindici anni è già donna compiutamente; al
-rimprovero che leggono ne' suoi occhi puri e profondi, al cenno de
-la sua mano alzata a una scherzosa minaccia, i frugoli si quietano,
-a braccia aperte le si gettano addosso, promettendo, prima ancor che
-richiesti, d'esser molto buoni, e la fanciulla, togliendosi in collo il
-più piccino, si dispone a dirigere ella stessa i giuochi e un pochino
-anche a prendervi parte.
-
-Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni: simile a la bionda
-Carlotta del _Werther_ ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre
-che una sorella pei fratellini, chè la famiglia Ferroni, civile,
-educatissima, ma non ricca, la madre vedova esigevano quest'aiuto e
-questa precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di buon grado al dovere
-punto ingrato per lei, nata ad essere la viva fiamma d'un focolare
-intimo e che aveva già quel cuore materno per cui il sacrificio è
-gioia.
-
-Seconda di cinque figli, era nata nel 1780 a Parma: e, piccola massaia,
-a pena potè, fu la direttrice de la casa; le cure domestiche innanzi
-tutto, poi a tempo avanzato, quasi come una distrazione, lo studio,
-occupavano le sue liete giornate, e non era raro il caso di vedere
-il grazioso visetto chino su di un libro ai riflessi rossastri del
-focolare di cucina. Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso
-a preferire, tra tutti, i grandi scrittori e a gustarne con intimo
-diletto le severe bellezze: l'alta e pura antichità l'attraeva come
-la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava, e a quella
-serenità semplice e sublime pareva accordarsi la schietta purezza del
-suo pensiero, non abituato a molli fantasticherie, ma pur avvinto dal
-fascino de l'arte. La vita tutta operosa, le aveva lasciato ben poco
-tempo pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia, ma il cuore e
-la ragione predominavano in lei, perciò ella predilesse quegli studi
-filosofici e morali che si propongono uno scopo di più vicina e pratica
-utilità.
-
-Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima, fu chiesta
-in isposa da molti; ne la scelta ch'ella fece, diciottenne a pena,
-rivelò il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè quegli ch'ella
-preferì era un giovine di condizione umile, ma di grandissimo ingegno,
-un futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente ignoto, un cuore
-generoso accoppiato a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che
-tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle allora altro che
-le dolcezze d'un affetto sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva
-allora trent'anni; a ventuno si era laureato in medicina, ottenendo ben
-presto la cattedra di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma,
-dove le sue ammirate _Lezioni critiche_ cominciarono a dargli fama.
-Non meno che come medico fu presto stimato come uomo; quando nel 1802
-il ducato di Parma venne in mano ai Francesi, il Tommasini fu membro
-del consiglio di Sanità Pubblica, poi ispettore de le carceri, indi
-uno dei dodici rappresentanti de la città e segretario nel Consiglio
-Generale del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici onorifici
-del marito, i primi anni che seguirono le nozze, compiute nel 1798,
-furon tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane robusto e
-coraggioso, tenente ne la milizia d'Italia, venne ferito a Mantova, e
-il dolore da lei provatone fu tale che ne perì il primo figliuolo già
-presso a nascerle; ebbe ammalata una sorella, più tardi in pericolo
-la sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire sua madre. A tante
-pene, benchè fortemente sopportate, era necessario un sollievo che
-distraesse lo spirito; aggiungi che, quantunque il Tommasini l'amasse
-teneramente, a lei parve di dover curare ancora e assai la propria
-istruzione per divenir degna di lui non pel cuore soltanto, ma ancora
-per l'intelletto; e si sentì come rapita da lo studio, tanto che ne
-le occupazioni non lievi che le dava la nuova casa ricca d'affetto
-e d'ogni intima soavità, ma ancora economicamente povera, ella si
-rimproverava le ore passate in trastulli vani ne la sua prima età, e
-gli studi che non aveva fatti e i libri che non avea letti, parendole
-ne la sua modestia di non poter mai riparare al tempo che certo non
-aveva perduto, ma di cui non era stata abbastanza avara.
-
-Quando ella divenne madre, questo desiderio d'apprendere si fece, se
-possibile, ancor più vivo, al pensiero che le cognizioni sue avrebbero
-potuto essere un tesoro pei figliuoli, i quali da le labbra materne
-ricevendo quelle prime idee che spesso son guida di tutta la vita,
-difficilmente dimenticano poi le impressioni de l'infanzia. A questo
-proposito ella ricordava il detto di quella Spartana, cui una donna
-ateniese aveva chiesto per qual ragione gli Spartani amassero tanto
-le loro mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini alla patria.»
-L'Antonietta fu una madre vera: ai figliuoli diede più che il sangue,
-l'anima propria, e con quell'esclusivo affetto che, se si vuol chiamare
-materno egoismo, è tuttavia egoismo sublime e sentimento de' più alti
-che conosca l'umana natura, tutto da allora in poi vide con occhi di
-madre, traverso la tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per
-essi non già un bene meschinamente materiale, bensì quella felicità,
-che deriva da la virtù e che può accompagnarsi perfino a la sventura,
-se l'animo è così gagliardamente temprato da non vivere di sè e per
-sè, ma da far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare nel
-sacrificio quella dolcezza santamente e serenamente mesta, che non ha
-pari.
-
-Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini l'esempio de l'amor
-patrio, che si accese vivissimo in lei; e, studiando e leggendo senza
-punto trascurare la figliuoletta Adelaide, primo de' suoi pensieri, e
-la casa, che l'amore del marito le rendeva sacra come un tempio e dolce
-come un nido, ella ripensava che il valore de le donne è sicuro indizio
-di tempi virtuosi e che con l'educazione femminile va del pari la
-felicità de le nazioni; ripensava a le austere matrone romane, esempio
-d'immacolata virtù e spesso illustri ne le scienze e ne le arti; e se
-si doleva d'esser nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in cui
-l'educazione femminile era poco o punto curata. Quando le capitava di
-poter leggere qualche opera insigne di una penna femminile, provava
-i più vivi affetti di ammirazione e di riconoscenza; sui libri di
-Madame de Stäel meditava lungamente, rallegrandosi, quasi d'un bene
-che fosse anche suo, de l'ingegno, de la filosofia, de la coltura di
-quell'illustre donna. Leggeva molto, ma senza accogliere servilmente
-le opinioni de gli autori, fossero pure famosissimi, e quando il suo
-giudizio era contrario al loro, chiedeva parere al marito, ne l'acume
-del quale avea gran fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere
-non esser altro che la negazione del dolore, ricordandosi un consiglio
-del Tommasini, consiglio divenuto per lei una regola de la vita, quello
-cioè di osservare i fatti e non far deduzioni che da essi, le parve
-per propria esperienza di dover giudicare diversamente, e chiese per
-lettera l'avviso del marito. Preferiva la filosofia, come quella che
-maggiormente si addiceva al suo spirito sereno e calmo, assetato di
-verità e guidato sempre da la ragione; ma non restava indifferente
-a l'armonia dei versi e tanto più se un concetto profondo e un
-intendimento civile si accoppiavano a la finezza de l'arte.
-
-La maravigliosa serenità omerica, quella forza eroica d'un popolo
-giovane, cantata da un poeta giovane ne l'anima come un'alba
-meravigliosa, rapivano la sua immaginazione, facevan battere il suo
-cuore, ne evocavan tutto quello che di bello e d'alto v'avevan posto la
-natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non era una dotta, una Gaetana
-Agnesi, una Cassandra Fedele, era una semplice anima che, cercando i
-libri, trovava un refugio ne le più pure regioni de l'arte. Somigliava
-l'Iliade _al sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà_, e
-l'Odissea _al raggio della luna che splende fra le piante di tacito
-boschetto in una bella sera d'estate_. Tanto caro le era Dante che
-spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano e le facevano ripetere
-qualche terzina de la Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato,
-che pareva sommergere tutta la campagna intorno a la villa, ov'ella si
-trovava solitaria, le richiamava su le labbra i versi:
-
- Io sono al terzo cerchio della piova
- Eterna, maledetta, fredda e greve,
- Regola e qualità mai non l'è nuova.
-
-Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza ne le cose pubbliche, le
-ricordava i dannati danteschi, che _non hanno speranza di morte_:
-
- E la lor cieca vita è tanto bassa
- Che invidiosi son d'ogni altra sorte.
-
-Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva il Parini, pel _Giorno_,
-che giudicava _modello di utile poesia, tipo unico al mondo d'una
-satira illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile l'orgogliosa
-prepotenza_. Ed invero a quell'anima fiera ed onesta rispondeva bene
-l'anima di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo, sdegnava l'ozio
-e la mollezza, come lui sentiva profondo lo sdegno per l'effeminatezza,
-l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria una stirpe di forti,
-capaci di rivendicarne la libertà e la gloria. Anche l'_Invito a
-Lesbia_ del Mascheroni e l'_Arminio_ del Pindemonte, le parevano gran
-belle cose; il primo pel profondo contenuto ne l'artistica forma, il
-secondo per la potenza patetica e tragica. La sua mente aperta si
-piaceva in ogni genere di studi, e quelli astronomici, cui l'aveva
-iniziata il Tommasini, dandole un libro del Cagnoli, le facean dire
-che nel sollevarci a la contemplazione de gli astri noi ci sentiamo
-maggiori di noi medesimi, perchè il nostro intelletto non vi gode
-soltanto una dolce libertà, ma vi esercita una specie d'impero, quello
-de l'uomo, che incatenato a la dimora angusta de la terra, di fronte
-a l'infinito mistero del creato, si svincola da tutti i legami de la
-materia, lanciandosi ardito col pensiero traverso i mondi che rifulgono
-sul suo capo ne l'immensità de la notte, e schiavo de la sua zolla,
-è capace pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre pensosa non di sè
-soltanto, ma di tutti, ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva
-fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero per le altre scienze,
-aprendo i tesori de la natura e del sapere umano anche a coloro che
-non si danno di proposito a gli studi, anche a le donne, che potrebbero
-giovarsene ne l'educare i figliuoli: questo de l'educazione era sempre
-il suo grande pensiero e come i fiumi al mare, così tutte le sue
-considerazioni finivano ad esso.
-
-Il sommo interesse suo era per la scienza che ha l'uomo per oggetto.
-Ve l'attraeva il suo amore di madre non meno che il suo amore di
-patria, e a questa scienza diede il meglio de l'ingegno, a questa
-s'inspirarono interamente od in parte tutti i suoi lavori, in questa
-ella portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima sua e l'intuizione
-che solo l'affetto dà a l'intelligenza femminile. A le amiche di
-Bologna (fra le quali vi era la chiara scrittrice Caterina Franceschi)
-dov'ella dimorò parecchio, quando il marito vi era professore ne
-l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto di _Pensieri di
-argomento morale e letterario_[48] che Michele Colombo giudicava un
-lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole per la nitidezza,
-l'eleganza, la vivezza e la grazia, un lavoro pel quale a la colta
-e valente donna l'Italia tutta doveva saper grado. Nel periodico _La
-donna e la famiglia_ il Bernardi pubblicava un articolo critico[49] in
-cui dice d'aver sott'occhio un esemplare de l'aureo libretto, portante
-questa dedica di mano de l'Antonietta: _A' miei cari figli nel giorno
-del mio nome_, esemplare appartenuto a la Maestri e che gli suggerisce
-alcune buone considerazioni, chiuse con l'augurio di una ristampa
-dei _Pensieri_, cui venisse aggiunto ciò che su gli stessi argomenti
-scrissero la figlia e la nipote de l'autrice.
-
-A le amiche di Bologna l'Antonietta volle offrire il suo libro,
-quella città essendole cara perchè aveva onorato il Tommasini, perchè
-vi aveva avuto essa medesima molte prove di benevolenza e perchè vi
-aveva conosciuto molti uomini insigni, ammirati i capolavori de la
-scuola bolognese e goduto i piaceri più cari ad uno spirito, che ama
-d'istruirsi. In quei pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli
-un ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza darsi alcun'aria
-d'importanza, con semplicità materna, come «in tempi avversi ai
-buoni studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano nutrire
-sentimenti degni dell'umana ragione e serbare amore a quella Terra,
-la quale non ha pure un angolo, che non sia sacro e non ricordi il
-nome di qualche eroe.» Ancora volle insegnar loro come sempre un
-po' di dolcezza, pari a la scintilla dentro la selce, si trovi in
-tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne l'intimo e vivere
-non soltanto de la vita materiale, ma ancora di quella del pensiero
-e del sentimento, possa goder piaceri che il volgo ignora. Questi
-_Pensieri_ sono d'argomento svariatissimo ed hanno una profondità più
-reale che apparente, poichè per la forma schiettissima si direbbero
-(e taluni sono in realtà) brani di lettere o di conversazione, cara
-semplicità che guadagnava a la signora gentile tutte le simpatie,
-la faceva apparir donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo, e
-_restar amabile_, come scrisse il Giordani, anche _allorchè parve
-degna d'invidia_. Al solito, in questo libro predominano gli argomenti
-educativi e le considerazioni pedagogiche, parecchie de le quali
-le furon suggerite da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno a
-l'educazione. Confuta alcuni pensieri del grande filosofo o ne dà
-quell'interpretazione che a lei pare più logica: soprattutto le piace
-in lui il concetto non dover il fanciullo essere allevato per la
-corrotta società presente, ma per quella società migliore, che potrà
-esser frutto di una buona educazione nazionale, la quale dipende
-sovrattutto da l'iniziativa privata. Era dolcissimo a la donna gentile
-il pensare che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene de la patria e
-de l'umanità e che in tal modo anche una umile donna può cooperare al
-bene universale e divenir il primo anello d'una catena di benevolenza,
-di virtù, di carità, stringente fra loro gli uomini. La Tommasini
-si duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli coi popolari
-divertimenti emiliani de la mezza quaresima, spettacoli che le riescono
-sommamente incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza, in quelli
-derisa, deve avere a gli occhi dei giovani qualche cosa di sacro;
-ricorda la venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi e vede con
-dolce compiacenza il figliuolo suo ancor bambino salutar ogni vecchio
-che gli avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido, condanna, con
-gli antichi, l'indifferenza, ricordando a questo proposito le severe
-leggi di Solone e approvando che fosse infame, bandito e spogliato
-de' beni colui, che non volesse interessarsi a le cose pubbliche. Con
-isdegno ugualmente vivo condanna la calunnia che, come non rispetta i
-più onesti, neppur lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare col
-pensiero nel mondo antico, a vivervi in ispirito con un diletto che
-non le davano i tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come ne l'antica
-Sparta, quegli che era calunniato in assenza, trovava un difensore
-in ogni persona presente; si duole de la facilità con cui la calunnia
-vien creduta da taluni, perchè nei difetti altrui trovano una scusa ai
-propri, da altri pel compiacimento di sentirsi migliori dei calunniati.
-
-La figura de la Tommasini non è bella soltanto quando la vediamo fra
-i libri che le son cari, ma è bellissima ancora quando ci appare nei
-teneri colloqui con la figliuola ch'era la più cara amica del suo cuore
-e cui diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere, come l'aria che
-respiro.» Bella, quando accompagna con gli occhi fin che può la sua
-Adelaide, ne la verde campagna, o quando, seduta senza quasi rifiatare,
-guarda le rondinelle che fanno il nido a le finestre del suo salotto
-di campagna, quelle rondinelle ch'ella, accuratissima de la pulizia e
-de l'ordine, non avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare. Con quanta
-dolcezza ella seguiva tutti i movimenti dei bruni uccelletti e pensava
-al nido suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide sarebbe stata
-madre a sua volta! Bella quando, appena levata dal letto, aperta la
-finestra, rimane con un ingenuo diletto a riguardar la neve, che ha
-coperto tutto d'intorno, e osserva le piante, che si sono inclinate
-al suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo caro salice ancor
-più malinconico del solito; in quella tristezza ella trova qualche
-cosa che le dà una sensazione piacevole, e giudica sia il pensiero del
-riposo, che prepara in secreto una nuova, florida vegetazione. Ci piace
-seguirla ne le sue passeggiate solitarie in riva al torrente, mentre
-carezza con le candide mani le fronde dei cespugli, che si avanzano
-sul suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente, e ascolta il
-mormorio de l'acqua fra i sassi, il canto de l'usignuolo nascosto fra
-il verde, e poi siede a l'ombra di quelle piante ed apre la _Divina
-Commedia_, piangendo su le divine pagine del Canto d'Ugolino; o quando
-visita la cava del gesso nei colli bolognesi e sente svanire in sè
-tutta la gaiezza de la bella gita e si fa pallida e triste dinanzi ai
-miseri operai _giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo_ e ai loro
-figli da l'aspetto malaticcio che ne l'infanzia portan già i segni de
-la vecchiaia; ella non regge a la pietà che ne prova e dà loro tutto
-il danaro che ha con sè; ma non si sente confortata per questo, anzi
-prova, ella sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento di
-non esser ricca, al pensiero di tutto il bene che potrebbe fare.
-
-Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente riconosciuto, ed il suo
-sapere diedero a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il governo
-de le Legazioni pontificie chiamava il professore a sostituire il
-defunto illustre Antonio Testa ne la cattedra di clinica medica e di
-terapia speciale a l'Università di Bologna; ed il Tommasini nel suo
-nuovo ufficio s'ebbe ben presto chiara fama non solo in Italia, ma in
-tutta Europa; da ogni parte de la penisola i giovani accorrevano ad
-ascoltare le sue lezioni, profonde per dottrina e belle per forma.
-
-L'Antonietta, tolta da le prime strettezze, prese con vivo diletto
-la direzione dei lavori per ornare di un giardino la sua villa. Ella
-non amava le troppo culte aiuole dove i fiori disposti a disegno non
-hanno più nulla de la loro naturale bellezza e paiono, stretti in
-folla, cercar avidamente coi calici aperti e i petali cadenti un po'
-d'aria, un libero raggio di sole; neppure amava le grotte artificiali,
-le artificiali rovine, i tempietti, le false alture, le forzate
-prospettive; preferiva la semplicità lontana da ogni studio e da ogni
-ricercata simmetria, un bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan
-capolino i bocciuoli fragranti e si aprono, con un riso di gaiezza,
-le ricche corolle de le rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti,
-variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque il verde, l'acqua,
-le gradite alternative d'ombra e di sole. Preparando tale il suo
-giardino, godeva, già in previsione, de le dolci ore che vi avrebbe
-passate ne l'oblio di ogni amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero,
-conversando con lo spirito insieme ai cari defunti, di cui il ricordo
-le era sempre ne l'anima, non come un terrore e un tormento, ma quale
-conforto soave: sentendoli così vivi in sè e nel suo cuore da illudersi
-di non averli interamente perduti. Uno dei suoi più vivi affetti
-fu quello per la natura, ch'ella prediligeva non soltanto ne le sue
-selve verdeggianti, nei vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa
-parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti, le svelte lucertole
-striscianti fra l'erba, l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei
-lontani profili dei monti, ne gli armenti dispersi a la pastura, ne le
-delizie de le odorose solitudini; ma ancora ne la semplicità d'animo
-dei contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano la buona
-padrona e più che mai un dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia,
-tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta intimamente de la santità
-di quel vincolo che dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella era
-commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori affollarsi intorno a
-lei, ancor pallida e debole, giunger le mani ringraziando il cielo
-di averle ridata la salute, e narrarle con sincera enfasi il gran
-timore che avevan avuto di perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar
-con loro dei lavori campestri, lodare quel che le pareva ben fatto,
-e giungeva a desiderare col Beccaria una onorificenza speciale pel
-contadino benemerito de' suoi campi.
-
-Le scene orride la dilettavano quanto le amene. Dal ponte de la Sesta
-sul torrente Parma contemplava il pittoresco orrore del paesaggio
-montuoso e si sentiva scossa dinanzi a la sublimità di quello
-spettacolo unico, che descriveva poi così al marito: «Fui costretta a
-fermarmi per contemplare tutto l'orrido di quel luogo: monti dirupati,
-selve di antiche piante, che non lasciano passaggio a la luce; massi
-di una immensa grossezza, che stanno per rovinare giù nel torrente, il
-quale rumoreggia da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di spuma, e
-quasi irritato co' monti, che lo stringono e contrastano al suo rapido
-corso. Sai tu, mio consorte, che mi ha consolata il vedere questo
-torrente, che dà o riceve nome da la nostra città! Pensando che le sue
-acque bagnano le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva di vedere in
-esse una via di comunicazione fra le nostre anime.»
-
-Un temporale veduto da l'alto di un monte ne la sottoposta vallata,
-mentre in alto ride il sole, le fa provare un sentimento per cui
-le par d'essere più che mortale, ma ne la gioia di questo diletto
-le sopravvien tosto il pensiero dei danni che avranno a patire i
-contadini de la valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione. In
-tutto, com'ella ben diceva, il suo spirito sapeva trovare un riposto
-piacere: un salice diveniva _una cosa viva_ per lei, chè al suo rezzo
-rileggeva gl'Idilli di Gessner, e ripeteva il voto che il cielo le
-serbasse sempre ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e la
-tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le sue più care dolcezze:
-ne la natura ella trovava una pace pensosa, feconda d'alti pensieri e
-d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati, l'oblio dei dolori
-propri e un senso di carità soddisfatta che le rendeva sopportabile
-ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in lei la religione dei
-sepolcri: una bigia pietra in mezzo ad un bosco di faggi bastava a
-commuoverla, anzi la commuoveva più d'ogni superbo monumento; questo,
-diceva, eccita la meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo l'arte
-ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo l'animo è compreso da una
-dolce malinconia.
-
-A la patria la stringeva un affetto più vivo che non soglia essere
-ne le donne, e perchè la sua mente era più aperta ed il cuore più
-tenero (ma tenero solo secondo le leggi de la ragione) che non sieno
-nel comune de le signore, e perchè ella amava troppo il marito per
-non accoglierne tutti gli affetti. I loro più cari amici erano tutti
-liberali e ne le conversazioni di casa Tommasini, se non si congiurava,
-si augurava, certo spesso, la libertà de l'Italia.
-
-L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate da gli stranieri contro
-gl'Italiani; e a quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva vantando con
-nobile orgoglio le nostre industrie, i progressi de la medicina, quelli
-de le scienze economiche e morali, con Melchiorre Gioia e i nomi, che
-son di per sè stessi una gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta,
-di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore si stabilì nuovamente
-a Parma, dove fu eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio
-d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione ebbe ad argomento
-l'_Amor di patria_. A Parma Antonietta vide la sua casa onorata dai
-più insigni uomini che quella città contasse allora: Pietro Giordani,
-che portò ai Tommasini un affetto pari a la stima, il famosissimo
-incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi, il professor Michele Leoni,
-l'avvocato Ferdinando Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini. Con
-questo matrimonio, da cui nacquero due bimbi, Clelia ed Emilio, la
-buona Antonietta vide adempiuto il suo voto che la figlia trovasse un
-compagno a lei somigliante ne l'animo; fidando ne la virtù di quella
-sua cara, ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli non piegheranno
-a la viltà di questi tempi,» e ricordava forse allora i generosi versi
-che un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi, rivolgeva a la sorella
-fidanzata:
-
- O miseri o codardi
- Figliuoli avrai. . . . . . . . . . . .
- . . . . . Di fortuna amici
- Non crescano i tuoi figli, e non di vile
- Timor gioco o di speme: onde felici
- Sarete detti nell'età futura.
-
- *
- * *
-
-Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due in ispecial modo provano un
-bel cuore: _Intorno alla educazione domestica — Considerazioni_[50]; e
-_I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_[51].
-
-Il suo libretto _Intorno a l'educazione domestica_ ebbe per proposito
-principale di far conoscere l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni
-Locke. La Tommasini, che per la viva tenerezza inspiratale da' suoi
-figliuoli e pel desiderio de la pubblica utilità, dava il meglio del
-suo ingegno a gli studi pedagogici, i più insignificanti ed aridi fra
-tutti se vi si dà uno spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati e
-i più degni, se coltivati da una mente aperta e da un cuore che aspiri
-al vero bene, trovò ammirabile quell'opera, contenente gran copia di
-buoni principii, facilmente applicabili, e volle farne l'estratto, che
-le riuscì bello di chiarezza, d'eleganza di stile, in ogni sua parte;
-di calore d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. E di proprio
-vi mise moltissimo, ricavando precetti e considerazioni da la propria
-esperienza, commentando e talora anche combattendo con buone ragioni
-le idee del Locke in quel che avevano o di non buono o di non adatto
-ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini scriveva. L'operetta è
-da lei dedicata ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa loro,
-perchè essi furono il soggetto di quelle meditazioni e di quelle cure,
-che maturarono le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare la
-storia de la propria educazione e quasi una prova de l'immenso affetto
-che aveva vigilato su di essi fin da la loro prima infanzia e, come
-una seconda Provvidenza, aveva inteso al loro meglio anche nei minimi
-particolari de la vita.
-
-Quest'opuscolo de la Tommasini piacque assai; il Leopardi, severissimo
-giudice, lo lodava vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice che,
-quantunque sentisse ripugnanza insuperabile a profferire così biasimo
-come lode, qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto la scelta
-de l'argomento, poichè, se molto si era già scritto de l'educazione,
-questa rimaneva _stolta e barbara, piena di vizi, lontana da ogni
-vero_. «Giacchè della educazione pubblica (almeno per gran tempo) è
-disperato ogni bene, resta che ciascuno studi quanto gli è possibile
-a migliorare la privata senza la quale potrebbe poco riuscire a
-profitto la pubblica, benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre
-buone intenzioni, e il desiderio di chiunque è ragionevole, abbiano
-qualche effetto..... Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra
-cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; ed è una sanità di idee
-e nettezza di stile per la quale intendo quello che volete dire. Il
-che non poco importa quando si vogliano dire cose vere ed utili.....
-Desidero e amo sperare che alcun buon effetto non manchi di nascere
-dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode e il più caro premio
-d'ogni buon libro.»[52]
-
-La Tommasini ne la sua operetta rivela la vigoria e la rettitudine de
-la sua ragione non meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza e si
-guadagna meritamente un posto fra le grandi educatrici italiane.
-
-Studiare i bimbi con provvida sollecitudine e con quell'affetto che
-lungi da l'accecare, rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a
-correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la vita le piccole anime,
-e le menti infantili a la verità; capaci di essere insieme genitori
-teneri ed educatori severi, di non perdere l'autorità, conservando in
-tutta la sua pura e feconda grandezza l'intimità familiare, consci del
-dovere di veder sempre nei nostri ragazzi dei figli ed insieme de gli
-uomini, che debbono essere, per quanto è possibile, fatti partecipi di
-tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita de la casa e di quella
-de la patria, fermi nel proposito di dar loro il meglio soltanto de
-l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè in essi si rispecchi la
-vita nostra, ma scevra quant'è possibile de gli errori e de le sventure
-che l'hanno turbata; persuasi di dover vedere in loro non, come gli
-antichi, una proprietà, ma de gli esseri che non sono _noi_, se non per
-l'amore che fonde ne la loro la nostra felicità, bensì sono _altri_,
-ciascuno una esistenza, una vita, un'anima, un atomo de l'umanità;
-questi che dovrebbero essere i criteri di tutti gli educatori, erano
-in sostanza quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua di madre è il
-più bel commento del suo sistema educativo. La figlia fu _la sua più
-cara amica_, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; in un tempo
-in cui ancora nei rapporti fra genitori e figli l'autorità prevaleva,
-e allontanava questi da quelli, ella si strinse vicini i suoi due cari
-ragazzi e volle serbarli obbedienti e rispettosi, non con un'autorità
-imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, in ogni momento, in
-ogni occasione degna del loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa
-innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in ogni scienza e come in
-molte cose s'istruì davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che
-potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, vedendo come
-nei volumi destinati a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza,
-ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e desiderava che uomini
-veramente grandi scrivessero pei bambini e pel popolo, persuasa che
-essi saprebbero bene dar la sostanza, non l'apparenza, il succo vitale,
-non le briciole pressochè inutili del sapere. Invero nulla di più falso
-de l'idea che tutto basti quale lettura ai giovani, a le donne, al
-popolo, i quali per essere educati avrebbero bisogno di cose, non di
-parole, o di quelle insieme a queste, e che queste fossero le grandi,
-nobili parole di cui germinano i grandi affetti e le generose azioni.
-
- *
- * *
-
-I _Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_ furono stampati
-prima a Milano ne la _Strenna femminile italiana per l'anno 1838_,
-poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani a Parma ne l'anno
-stesso. Il Serventi, uomo di talento e di rara filantropia, divenuto
-ricco e assai noto per la sua operosità, stimato ed amato per i
-molti benefizi fatti a gli amici ed ai concittadini, era morto in
-condizioni non liete, benchè, anche ne le sventure che a questo lo
-ridussero, sventure e non colpe, avesse serbata intatta l'onestà
-del suo nome e lasciato tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto e
-generoso Serventi era quasi dimenticato, anche da quelli cui aveva
-fatto maggior bene, ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini, che
-gli era stata amica vera e che, venerandone la memoria, si sentiva
-stretta a lui dal ricordo di un beneficio ch'ella si compiaceva di
-palesar apertamente. Quando il Tommasini, giovane ancora e quasi
-ignoto, scrisse la sua prima opera da cui attendeva il principio de la
-propria fama, egli era troppo povero per pubblicarla e troppo altero
-per chiedere aiuto a questo scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa,
-spontaneamente e con somma delicatezza si offrì di stampar l'opera a
-proprie spese. «Nè questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo
-mai senza sincerissima commozione di cuore,» scriveva l'Antonietta
-Tommasini, che assai benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la
-riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole di quella del
-beneficio. Ella volle generosamente ricordare le virtù del Serventi,
-virtù, quantunque preziose, presso ad esser volte in dimenticanza. In
-questo lavoro de la Tommasini, Michele Leoni ammira «il nobil coraggio
-ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni altro, si levò sola a
-svergognar la fortuna, de la miseria ne la quale si piacque abbassare
-quel generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente recato sì alto
-nel credito e nell'ammirazione di tutti.» (Vedi _Prose di Michele
-Leoni_, Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore ella tesse
-la vita, ponendo bellamente in luce le cose più degne di lode, e il
-bene che da lui venne a la città sua; con rara delicatezza rileva
-fatti e abitudini, che potrebbero parer insignificanti a uno spirito
-volgare, ma che formano quasi le sfumature del bel ritratto e dànno
-luce a quegli ignorati misteri de l'anima in cui consiste gran parte
-de la personalità. Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere
-soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite e buono di filantropo, di padre
-e di cittadino, ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note
-delicate, come chi con una lucerna in mano c'illumina un ritratto
-posto ne l'ombra, resta a sua volta rischiarato da un raggio di quella
-lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria o ne la soavità de
-le sue tinte, ne la espressione profonda o ne la semplice e rigida
-riproduzione de le linee d'un viso ci dà qualche cosa di sè. Tali
-tratti sono ad esempio il notare la semplicità de la vita di quell'uomo
-altamente buono, il suo amore per le frutta dei campi, per le case
-antiche, per tutto quello che riavvicina l'uomo a la natura, la
-commozione con cui ne le belle notti di estate fissava il tranquillo
-chiarore de la luna, e la cura con la quale ne la sua villa aveva
-fatto costrurre sì acconcie porte, finestre e terrazze che il sole vi
-potesse penetrare a qualunque ora del dì. Sappiamo dal Leoni che de
-la Tommasini rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere del
-Franklin, buon numero di lettere originali manoscritte, i particolari
-di _Un viaggio a Roma_, e le prime pagine di un romanzo storico, cui,
-se faceva difetto la schietta semplicità, non mancavano virtuosi ed
-utili intendimenti.
-
- *
- * *
-
-A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini e insieme a
-lei il professore, già famoso come clinico e come oratore e conosciuto
-pei sentimenti patriottici, la figlia ed il genero. Ne l'epistolario
-leopardiano troviamo per la prima volta il nome dei Tommasini ne la
-lettera 16 gennaio 1826 al conte Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa
-quello che ti piace, ma tu sai da una parte che io spero poco nei
-medici; dall'altra che io non posso pagare le visite di un Tommasini.»
-Può darsi che il professore, sempre disinteressato, consentisse a dar,
-senza idea di lucro, i suoi consigli al Leopardi e che di qui avesse
-origine la loro conoscenza.
-
-Non sappiamo a qual grado d'intimità questa giunse, certo intimità
-grande, se le Tommasini quasi convissero col poeta, come egli scrisse.
-Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta dichiarava vere purtroppo
-le considerazioni generali sopra la triste condizione de gli uomini,
-ch'ella aveva fatto in una sua lettera, si doleva d'aver perduto un
-piacere, perdendo il _poter esser con lei_ e si consolava al pensiero
-che di lui ella conservasse non discara memoria e con la fiducia di
-posseder l'amicizia del suo celebre consorte.
-
-La Tommasini, che sospirava di posseder una patria, doveva aver assai
-ammirato le prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente inspirate
-dal patrio entusiasmo e così calde d'alte aspirazioni al risorgimento
-d'Italia; ella certo aveva sentito parlare a Bologna de l'ardore di cui
-quei versi infiammavano tutti i liberali, e letto fors'anche la poesia
-che monsignor Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava al Recanatese
-nel _Caffè di Petronio_ (nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per le
-sue prime Canzoni e soprattutto per quella _All'Italia_:
-
- O tu, che la tua patria in suono ardito
- Togliesti all'ozio indegno,
- Di un'anima non vile odi l'invito,
- Di Te, di Ausonia degno
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno,
- Che dell'Italia i prodi
- Torneranno all'Italia il serto eterno,
- E non compre le lodi.
-
-L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide nel _Raccoglitore_ il
-discorso leopardiano «In proposito d'un'orazione greca di Giorgio
-Gemisto Pletone»; ella, sentendo vivamente l'ammirazione per tutti i
-sacrifici e per tutte le virtù, che derivano da la carità del luogo
-natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza e la moderna
-virtù greca, scriveva al Leopardi calde parole, cui egli, pur già
-lontano da gli entusiasmi de la sua giovanezza, rispondeva ch'egli
-pure riguardava i poveri Greci come fratelli e che se più avesse
-potuto dire in quell'articolo, più avrebbe detto in loro favore, ma che
-considerata l'impossibilità di parlar liberamente, gli pareva di averne
-detto abbastanza. Infatti egli ne aveva parlato con sincero calore,
-giudicando ammirabile la nazione greca «.... che per ispazio d'intorno
-a ventiquattro secoli, senza alcuno intervallo, fu nella civiltà e
-nelle lettere, il più del tempo, sovrana e senza pari al mondo, non
-mai superata: conquistando, propagò l'una e le altre nell'Asia e
-nell'Africa; conquistata, le comunicò agli altri popoli dell'Europa.»
-Con pari ammirazione ricorda come per tredici secoli la Grecia mantenne
-la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli altri undici le
-conservò, e fu spettacolo nuovo nel tempo de le crociate a le genti
-civili, a le rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo, vicina
-a cadere sotto un giogo barbaro e a perdere il nome e per dir così la
-vita, gittò a modo d'una fiamma che si spegne, maggior luce, e, caduta,
-fu coi suoi profughi un'altra volta maestra a l'Europa.
-
-Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini, quanto la schietta lode
-di lei piacque al Leopardi, il quale non sapeva meglio ringraziarnela
-che augurandole nel nipotino un futuro emulo di Emilio romano, se
-non ne le imprese militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù
-e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza continuava non
-assai frequente, ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava a la
-famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la sua salute e del benessere
-che provava in quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli
-bellissimi di natura ed arte, e romantica, pel misto di città grande
-e di città piccola, di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta si
-scusava di non scrivere più spesso, asserendole che in lui la memoria
-di lei non era meno viva, anzi non languiva mai, e come, bench'egli
-non potesse fissar la mente in un pensiero serio per un solo minuto
-senza sentirsi male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco e dei
-nervi. Egli sentiva ancora in sè abbastanza calore per commuoversi
-ai nobili sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere e ne' suoi
-scritti: «Se tutte le donne pensassero e sentissero come voi — le
-diceva — e procedessero conforme al loro pensare e al loro sentire, la
-sorte dell'Italia già fin d'ora sarebbe diversa assai da quella che
-è. Non è da sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi che
-molte sieno indotte dal vostro esempio a rassomigliarvi.»[53] A nessuna
-donna il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione, chè, se per
-altre egli si mostrò più ardente, fu però d'un sentimento diverso e
-meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi amasse d'amore la
-Tommasini, ma non soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare negarlo:
-l'età di lei, che aveva diciott'anni più del poeta e quarantacinque
-quando lo conobbe, la sua serietà, e lo stesso affetto che il Leopardi
-le dimostra, affetto rispettosissimo d'amico devoto e riconoscente. «Il
-mondo a quelle cose che altrimenti gli converrebbe ammirare, ride,»
-scriveva il Recanatese; e questa nobile amicizia non da tutti saputa
-intendere, più che mai ci fa parer vero il giudizio, che ne la vita
-comune sia più necessario dissimulare la nobiltà de le opere che la
-viltà, perchè questa essendo comune è facilmente perdonata; quella,
-insolita, è presa per indizio di presunzione e desiderio di lode, lode
-che pochi amano dare sinceramente.
-
-Questa volta il Leopardi seppe mantenere l'amicizia guadagnatasi, anzi
-stringerne i vincoli sempre più saldamente, affezionandosi a tutta la
-famiglia Tommasini, cui confidava le proprie materiali sofferenze e le
-pene morali, fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo,
-la disperazione che talvolta lo faceva quasi uscir di sè stesso. E
-quando a l'Adelaide egli confidava la gran voglia di terminare una
-volta i suoi mali e di rendersi immobile per sempre, egli che ormai
-non resisteva più senza gravissimi incomodi neanche ad un breve
-viaggio, benchè assicurasse poi che avrebbe avuto pazienza sino a la
-fine di quella sua _maledetta vita_,[54] l'Antonietta gli scriveva
-_un'amorosissima lettera_, la quale lo fece pentire del dispiacere
-datole e giurarle che l'amore infinito per gli amici e i parenti
-l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il destino l'avesse voluto.
-Poche pagine egli scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera
-a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva ne gli anni maturi, quando
-il suo cuore era ben altrimenti freddo che ne la gioventù, quando in
-lui un _io nuovo_ s'era sostituito a l'_io antico_, e così diverso da
-fargli formare fra i suoi _castelli in aria_, il progetto dei _Colloqui
-di quello ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo anteriore
-all'esperienza della vita e dell'uomo sperimentato_ (vedi la lettera a
-Pietro Colletta, Recanati, .... marzo 1829).
-
-«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo a l'Antonietta, — quanto
-mi commuova l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole. Io
-non ho bisogno di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili; ma
-ho bisogno d'amore: potete immaginare quanto conto ne faccia, e in
-quanto gran pregio io lo tenga, trovandolo così vivo e sincero in voi,
-e nella vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore, quando anche
-non ne fossi amato, perchè così meriterebbero le vostre virtù da per
-sè sole.... Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia possibile e
-che del resto, siccome si possono amare ad un tempo due patrie come
-proprie, così io amo come proprie due famiglie in un tempo: la mia
-e la famiglia Tommasini; la quale da ora innanzi, se così vi piace,
-chiamerò parimente mia.[55]» Tanta premura dimostrava pel Leopardi
-l'Antonietta, benchè angosciata ne l'anima da una grave malattia de
-la figliuola, come se ad implorare dal cielo la guarigione di quella
-sua cara, ella sentisse il bisogno di spandere caritatevolmente
-la sua materna tenerezza anche sul grande infelice, che così pochi
-affetti aveva in terra, ella pietosa di tutte le materiali e morali
-miserie, ella, che stendeva la sua mano benefica a soccorrere gran
-numero di poveri e consolava con le parole amorevoli tanti afflitti.
-Poco a presso il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze, dov'ella
-si era recata con l'Adelaide per passare alcuni giorni con lui, che
-non aveva potuto recarsi a Bologna a rivederle. In quei giorni esse
-insistettero perchè Giacomo con loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo
-avrebbero indotto finalmente, se non l'avesse vinto il suo timore di
-viaggiare ne la stagione calda. Egli era in un periodo di tristezza che
-gli faceva veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime e superbe
-gli parevano le donne fiorentine, tale da stomacare giudicava il
-disprezzo generalmente professato di ogni bello e di ogni letteratura;
-non frequentava altri che il Vieusseux e la sua compagnia; e quando
-questa, e non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava come in
-un deserto. La visita de la Tommasini gli diede un morale dolcissimo
-conforto, tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti che avesse
-avuto in Firenze, e asseriva che non ne avrebbe mai perduto la memoria.
-
-L'Antonietta era sempre turbata e travagliata dal pensiero de le pene
-di quel grande e sempre desiderava di averlo vicino per poter più
-efficacemente e con delicatezza venirgli in aiuto, ed anche perchè il
-professor Tommasini assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito con
-le sue cure a liberarlo.
-
-De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi, che soleva
-rinchiudere in sè stesso tutte le sue pene, non parlò quasi a nessuno,
-ma ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli si sarebbe vergognato
-di vivere, se in quella sventura altro che una perfetta ed estrema
-impossibilità, gli avesse impedito di andare a mescere le sue lagrime
-con quelle de' suoi cari; questa, diceva, era la sola consolazione che
-restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei Tommasini risvegliasse
-in lui quello per la propria famiglia e gli facesse risentir più forte
-la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta in lui; ma, tornato in
-Recanati, quel conforto che si era ripromesso si mutò ben presto in
-amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli dire a l'Adelaide che
-da quel luogo sarebbe _partito, scappato, fuggito_ subito che avesse
-potuto, e assicurarla che la sua intenzione non era di star lì dove
-non vedeva altri che i suoi di casa, e dove sarebbe morto di rabbia,
-di noia e di malinconia, se di questi mali si morisse. Chiedeva
-allora a que' buoni amici se a Parma si fosse potuto trovar per lui un
-impiego letterario onorevole e non di troppa fatica, tale da potersi
-accordare col suo stato di salute, e il professor Tommasini stesso
-gli rispondeva, interessandosi a la cosa con sì gran cordialità da
-meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento su l'amicizia
-di lui fin dal tempo in cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava
-allora la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava Bologna
-e quell'università per trasferirsi a Parma, dov'era stato nominato
-protomedico; generosamente egli offriva al poeta d'andar a vivere
-con lui, e lo faceva con modi così affettuosi e delicati che quegli
-dichiarava di accettar l'offerta con la maggior gratitudine del mondo,
-a condizione però che l'impiego si fosse prima potuto trovare; gli
-confidava che la famiglia non era in grado di mantenerlo fuori di casa
-e che a lui l'esistenza in Recanati riusciva intollerabile; veramente
-gli sarebbe stato debitore de la vita, quando per mezzo suo avesse
-potuto uscir da quella prigione. Malgrado tutte le premure possibili,
-i Tommasini non riescivano a trovargli che una cattedra di storia
-naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita (quattro luigi al
-mese), cattedra che tuttavia il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era
-il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma gl'indugi intervenuti
-fecero svanire il progetto, tanto più che intanto il Colletta veniva
-generosamente in soccorso del Leopardi. L'Antonietta era ammalata e
-d'ogni suo male quanto la famiglia soffrisse con lei si rileva dal suo
-breve scritto, _La malattia_, in cui descrive uno svenimento improvviso
-sopravvenutole dopo un lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in
-questo stato, quando la povera mia figlia entra per domandarmi se
-alcuna cosa mi bisogna, e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva
-il suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io non rispondo: mi piglia
-per mano, e mi trova fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida, e
-ripete, correndo qua e là disperatamente: Oh la mia mamma! oh la mia
-mamma!..... Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo sopra le
-mie ginocchia. I baci e le lagrime di questi due infelici mi facevano
-sentire ch'io non era morta del tutto.[56]»
-
-A Recanati il Leopardi parlava co' suoi, e certo particolarmente
-con Paolina, di quei buoni amici; anzi, come già aveva posto in
-corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti, così la volle far
-entrare in relazione con l'Antonietta, che le mandò un esemplare
-de' suoi _Pensieri d'argomento morale e letterario_ e che parecchie
-volte le scrisse assai gentilmente, nè volle esser più trattata da la
-Leopardi col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto, se, o la posta
-o la rigida sorveglianza de la contessa Adelaide, non avesse fatto
-smarrire parecchie lettere che restarono quindi senza risposta.
-
-La contessina Leopardi ebbe una desiderata lettera del Giordani per
-mezzo de l'Antonietta Tommasini, che ammirava le modeste virtù de la
-giovane, benchè non la conoscesse di persona; e sentiva il suo amore
-accrescersi per quello di cui si vedeva oggetto e che le era in caro
-modo dimostrato. «Conservatevi a me sempre amica come fate; chè ne
-siete ricambiata con usura.»
-
-Quando nel borgo natio dove, come in tutti i piccoli luoghi, regnavano
-ambizioni piccine e avarizia e poca benevolenza, Giacomo Leopardi
-vedeva tenute per favola, come i grandi vizi, le sincere e solide
-virtù; e creduta appartenente ai poemi ed a le storie, non a la
-vita, la vera amicizia; egli, così pessimista in tutto, con profonda
-convinzione rilevava l'erroneità di questo giudizio ed affermava che,
-se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e cordiali, si trovano veramente
-nel mondo e non sono rari.»[57]
-
-A le tristi lettere del Leopardi, che non vedeva modo di uscir di
-Recanati, poichè il padre non acconsentiva di mantenerlo fuori di
-casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano con generose e delicate
-offerte, ed egli ne li ringraziava col cuore _e quasi con lacrime_,
-promettendo che in caso di necessità avrebbe accettato e dichiarando di
-amarli quanto più poteva amare e d'esser loro grato quanto mai sapeva
-essere. Tutti poi gli cercavano associati per l'edizione del Piatti,
-chiedevano notizie di lui al Giordani, nè lo dimenticavano, venuto
-anche per loro il tempo de la sventura. I rivolgimenti politici, che
-richiamarono nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose, furon causa di
-grandi dispiaceri al professor Tommasini, che non aveva mai nascosto i
-suoi sentimenti liberali e il suo caldo amore a la patria; anzi, corse
-voce a quel tempo che egli in conseguenza di tali dispiaceri fosse
-morto; fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire perfettamente.
-L'Adelaide dava a Giacomo notizie de la carcerazione del Giordani in
-Parma; il professor Tommasini lo rivedeva a Roma e l'avvocato Maestri a
-Napoli. Benchè i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli facessero
-trascurare la corrispondenza anche con quegli amici carissimi, egli non
-smise mai interamente di scriver loro, e, un mese soltanto innanzi la
-sua morte, mandava un'affettuosa lettera a l'Antonietta accompagnandole
-un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del bel libro di lei
-_Sull'educazione domestica_, insieme a certi quaderni de la storia
-di Ranieri, scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente di saperla
-malata. A l'Antonietta che gli domandava, anche a nome del Giordani,
-qualche scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani eran
-padroni di tutte le cose sue stampate e non stampate; chiedeva poi,
-nel caso che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di qual genere
-fosse la collezione che si voleva pubblicare; e questa sua compiacenza
-al desiderio di lei ci dimostra in quale alta stima egli la tenesse
-e quanta riconoscenza dovesse sentir per lei; poichè ognun sa che de'
-suoi scritti egli era gelosissimo.
-
-Così mentre tante altre svanirono, questa amicizia durava quanto la
-vita del poeta, meno ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica
-di quella per la Malvezzi, ma ben più profonda e costante.
-
-Quando potranno esser note le molte lettere de la Tommasini al
-Leopardi, lettere che egli conservava caramente e di cui quindici
-rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca di Napoli
-appartengono ora a lo Stato, apparirà ancor più chiara la delicatezza e
-la profondità di questa amicizia.
-
-Allorchè il Leopardi scriveva le sue più amare parole contro le donne,
-si riferiva al sesso femminile in generale, lasciando comprendere che
-ammetteva eccezioni e fra queste, in quel gruppo de le anime oneste
-e sensitive, solitarie in disparte fra i tumulti de la vita, come le
-nobili figure de gli antichi nel limbo dantesco, così vicine ai dannati
-e pure tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva l'Antonietta
-Tommasini.
-
- *
- * *
-
-Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile, e furon anni dolorosi
-per lei, che vide malatissima la figlia ed esaurì, curandola, le sue
-deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso a la mammella,
-ne sopportò coraggiosamente l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi
-e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce serenità abituale;
-rimase rassegnatamente triste, quasi prevedendo prossimo il giorno in
-cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia dilettissima.
-
-Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto cara, e per lo stretto
-legame di sangue e perchè intelligente e buona, morì dopo una lenta
-penosissima malattia. Inconsolabile di quella perdita Antonietta
-ricadde ammalata de lo scirro rigermogliato in altra parte e causa
-d'inenarrabili sofferenze; e le cure affettuosissime di tutta la
-famiglia non valsero a salvarla; morì il 29 gennaio 1839 fra le braccia
-del suo Emilio, consolata dal marito, che vanamente aveva tentato tutto
-ciò che la scienza poteva consigliare per salvar quella sua diletta.
-In una necrologia di lei pubblicata ne la _Gazzetta di Parma_ poi
-ristampata in un volume[58], Michele Leoni, rimpiangendo con sincero
-dolore la donna gentile, citava a proposito di essa i versi di Dante:
-
- E le parole ch'uom di lei può dire
- Hanno virtù di far pianger altrui.
-
-Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi onori, si leggevano queste
-epigrafi dettate dal Giordani, che le era stato amicissimo e che
-frequentando la sua casa per molti anni aveva avuto agio di conoscere
-intimamente questa nobile donna italiana:
-
- DIO RICEVA NELLA SUA PACE
- IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA
- DI ANTONIETTA TOMMASINI
-
- PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI
- PAZIENTISSIMA DE' SUOI
-
- LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ
- LA BENEFICENZA
-
- RESTÒ AMABILE
- ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA
-
- NON VANITÀ MA UTIL COMUNE
- CERCÒ NEGLI STUDI.
-
-Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845 il terzo volume de le opere
-di Giacomo Leopardi, quello che contiene gli _Studi filologici_ de
-l'adolescenza, dedicava il suo proemio a Giacomo Tommasini e a Paolo
-Toschi, che entrambi avevano tanto amato il grande Recanatese.
-
- *
- * *
-
-Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava il nome di _Antonietta
-Tommasini_ a la Regia Scuola Normale Superiore Femminile di Parma e il
-professor Abele Ferreri, allora direttore di quella scuola, per onorare
-il nome de la chiara signora, dettava quest'epigrafe:
-
- ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI
- NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839
- MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO
- DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO
- _DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI_
- _DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI_
- SPOSA E MADRE ESEMPLARE
- SAGGIA SCRITTRICE
- MERITÒ L'AMMIRAZIONE
- DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI
- LA LODE E L'AMORE
- DEI CONCITTADINI.
-
-Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso in cui esponeva brevemente le
-vicende dell'istituto da lui diretto, lodava in Antonietta Tommasini
-la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente modesta e sollecita
-di essere più che di parere, costante nel lavoro, perseverante nei
-generosi propositi, amante de la patria e nobilmente premurosa nel
-cercare il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato a Parma nel
-1892, se ne trova unito un altro del professor Giuseppe Beduzzi, degno
-di esser ricordato soltanto perchè le notizie che contiene intorno a
-la chiara Parmigiana gli furon date dal professor Gustavo Tommasini,
-nipote di lei.
-
- *
- * *
-
-I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo dimenticata Antonietta
-Tommasini, su la quale parmi avesse dovuto bastare il numero de
-le lettere che il grande poeta le scrisse (se ne hanno stampate
-diciannove), ad attirare l'attenzione di coloro i quali ne la vita e
-ne gli affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo che dal
-dolore e da l'amore ebbe inspirazioni sublimi. Ne la storia de le
-sue amicizie, che furon molte, sincere e profonde, poichè egli era
-tale da guadagnarsi il cuore di ognuno, cui commuovessero l'ingegno
-unito a la modestia, gli altissimi affetti accoppiati ad altissime
-sventure, merita un posto notevole la figura di Antonietta Tommasini.
-Ne l'affetto di una donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve —
-vi ha quasi sempre una prova de la parentela morale che li avvince; lo
-scrittore fa risuonare armoniosamente una corda nascosta che forse,
-non tocca da lui, sarebbe rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli
-dà una più alta vita spirituale, una più piena coscienza di sè a la
-donna che, ravvisando nel cuore di lui molto del proprio, gli si sente
-fraternamente unita; quest'alta affinità intima fu il legame tenace che
-avvinse Antonietta Tommasini a Giacomo Leopardi.
-
-
-NOTE.
-
-[48] Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo, in 16º, di pagg. 95.
-
-[49] _La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione, educazione e
-ricreazione per le donne_, vol. I. (Genova, Tipografia Sordomuti, 1862,
-pagg. 483-486.)
-
-[50] Milano, presso Antonio Fortunato Stella e Figli, 1835, in 18º, di
-pagg. 119.
-
-[51] Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º, di pagg. 21.
-
-[52] Vedi _Scritti editi e postumi di Pietro Giordani_, pubblicati da
-Antonio Gussalli. Milano, Sanvito, 1857, vol. V (XII de _le Opere_), da
-pag. 94 a pag. 96.
-
-[53] Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit.,
-pag. 75.
-
-[54] Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz.
-cit., pagg. 91 e 92.
-
-[55] Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit.,
-pagg. 94 e 96.
-
-[56] Vedi ANTONIETTA TOMMASINI, _Pensieri di argomento morale e
-letterario_, pag. 67.
-
-[57] Vedi a pag. 355 del volume _Le prose morali di G. L._, commentate
-da I. Della Giovanna, il pensiero XCIV.
-
-[58] Vedi _Prose del Cav. Michele Leoni_, professore di letteratura
-italiana e segretario della Ducale Accademia di Belle Arti in Parma.
-(Parma, Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.)
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Paolina Ranieri_]
-
-
-
-
-PAOLINA RANIERI.
-
-
-Un'ultima soave figura di donna ci appare amica e confortatrice presso
-Giacomo Leopardi ne gli estremi dolorosi anni de la vita di lui:
-Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del quale l'amicizia pel poeta
-fu a lungo considerata come uno dei più belli ed eroici esempi di
-umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto a sè medesimo con quel
-disgraziato libro che fu il _Sodalizio_, libro di cui egli stesso, ne
-gli ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè cercò di ritirare
-dai librai tutte le copie che potè trovarne.
-
-A difendere il morto poeta molti sorsero, commossi da la pietà
-reverente pel grande infelice, e questa pietà portò forse a qualche
-esagerazione; certo però si può ormai affermare che in quel legame
-da cui i due amici furon stretti, non tutto il vantaggio era dal lato
-del Leopardi, non tutta la generosità da quello del Ranieri; e che il
-patriota napoletano ne l'età senile non godette una perfetta sanità
-di mente. La bella figura d'amico, comparabile a quelle classiche de
-l'antichità, rimase oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi[59]
-ed un'ombra parve offuscare anche la gentile immagine di Paolina
-Ranieri, che la storia letteraria ci mostra così strettamente congiunta
-a quella dei due amici: dico _parve oscurare_, poichè in realtà nessuno
-ebbe motivo di negare il disinteresse e la virtù di lei, nessuno anzi
-osò muoverne nè pure un dubbio; persino il Ribella, così severo verso
-Antonio, ha solo parole di lode per la sorella di lui, che dice d'animo
-mite, gentile, corrivo a la pietà, affettuoso per gl'infelici.
-
-Se Antonio — chi non voglia in lui, dal giovane generoso, ardente,
-intelligente, dal patriota che per la causa di una patria adorata con
-sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni, carcere, distinguere
-in modo assoluto il vecchio accasciato da le sventure e dal male e
-miseramente mutato ne l'animo come nel corpo — se Antonio desta un
-senso di rammarico e quasi di pietà per non essersi saputo, o meglio
-_potuto_ mostrare sempre, come ne gli anni giovanili, ugualmente degno
-de l'amicizia d'un Leopardi, Paolina non risveglia che ammirazione,
-anche quando le smisurate lodi del fratello per lei si vogliano
-considerar soltanto come esagerazioni di una mente turbata: Paolina è
-una di quelle purissime, candide creature dinanzi a le quali la povera
-umanità ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa di sè e di levar
-la fronte verso le stelle.
-
- *
- * *
-
-Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori di Paolina, che
-nacque il 26 marzo 1817 a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu
-battezzata in San Giacomo co' nomi di Paolina, Virginia, Nunzia,
-Tudegarme. La famiglia era numerosissima, poichè contava dieci
-figliuoli, di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran nati tre
-maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe, fu il più affezionato al
-primogenito. Per quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti,
-possano essere intelligenti, assennate, vi ha un'educazione che
-difficilmente essi riescono a dare a un figliuolo rimasto unico:
-quella fraterna; quanto apprendono l'un da l'altro i ragazzi, che
-lezioni d'affettuosa pazienza, di compatimento gentile, di pietà, di
-sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente buona, profittò
-più che altri mai.
-
-Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto ingegno, viveva
-agiatamente, perchè a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio
-altissimo ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi la rendita de
-la dote de la moglie e di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in
-apparenza che in realtà era severo coi figliuoli, che amava di vero
-affetto; mentre tenerissima, senza cercar di nasconderlo, era di loro
-la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso, univa l'operosità
-ne la cura continua e vigilante de la casa e dei figli. Abitavano
-a l'angolo de la piazza del Municipio, in via San Giacomo, e quivi
-i figliuoli crebbero in un'infanzia e in un'adolescenza tranquilla.
-Paolina però non venne risparmiata da la sventura: era ancora bimba,
-quando, colpita da un ascesso al fianco, dovette sopportare una
-dolorosa operazione, che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì a compiere
-con buon esito, benchè non potesse ridare a la fanciulla la salute
-perfetta. Queste infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel
-carattere di lei, che serena, ilare sempre, era tuttavia pietosissima
-d'ogni dolore; ogni dolore intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi
-come del recar sollievo ai malati.
-
-Antonio, giovane e di carattere ardente, non sapeva sopportare il
-durissimo giogo di Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi
-liberali ed era intimo di Carlo Troya; per tutto questo dava assai
-da pensare al padre, impiegato del governo napoletano e sinceramente
-devoto a questo, sì che ad evitare impicci e dispiaceri più che
-probabili, fu deciso in famiglia che il giovane andasse a studiare
-a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre a pena albeggiava,
-baciando, senza risvegliarla, la sorellina prediletta, che dormiva
-tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere con doloroso stupore
-del suo Antonio. Di questa partenza la data più probabile è il 1826.
-Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso d'una grave malattia
-di sua madre, chiese il passaporto, e stava per partire a la volta di
-Napoli, quando ebbe notizia del proprio esilio.
-
-La madre era veramente ammalatissima, nè le forze de la sua età ancor
-florida opponevano sufficiente resistenza al male; sentendosi mancare,
-ella chiamava sempre ad alta voce, dolorosamente il figlio lontano, non
-consolata de la mancanza di lui, da le vigili amorose cure del marito
-e de gli altri figliuoli, tutti stretti intorno al suo letto, agitati
-da speranze vane e da timori sempre più gravi, sinchè la morte ridiede
-loro quella sconsolata calma, in cui l'anima trova il solo conforto di
-non averne nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase ne l'animo
-de la giovanetta come un sacro ricordo, chè la provvida natura, benchè
-talvolta crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette almeno che
-la purissima memoria rimanga santamente vigile e feconda di affetti,
-di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani, i quali non sono
-tali interamente quando hanno il tesoro di quel ricordo.
-
-Paolina fu istruita seriamente da maestri eccellenti, fra i quali
-Giovanni Smit livornese, non oscuro letterato, e quel Costantino
-Margaris, che per la Grecia natia aveva combattuto con valore e che,
-venuto in Italia, conservava vivissimo l'affetto a la sua nazione; di
-lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti e il Troya, amici di casa
-Ranieri e di casa Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio tempo,
-dopo la morte de la madre, presso la sorella Enrichetta), furono larghi
-di consigli a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere, pur
-preferendo ad essi le cure de la casa, cui la madre l'aveva abituata,
-e non isdegnando nè pur le più umili: era bella, di carattere amabile
-e, quantunque assai pietosa d'animo e riflessiva e seria per abitudine,
-serena e sorridente. La sua non fu nè allora, nè mai la bontà arcigna e
-pedantesca, che fa sentir a tutti il peso de la propria superiorità; nè
-la purezza sua di donna fu mai quella
-
- Virtù da istrice,
- che, stuzzicato,
- si raggomitola
- di punte armato,
-
-come argutamente la caratterizzava il Giusti; la virtù che si chiude al
-contagio del mondo nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice,
-quasi col suo sorriso amabilissimo volesse farsi perdonale quella
-nobiltà di sentimento, che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima,
-cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non amando, sempre degna
-d'amore.
-
-Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e volontieri avrebbe fatto
-ritorno a Napoli, se non avesse temuto di non poterne più uscire; di
-che persuaso il padre stesso, che pur da prima desiderava vivamente di
-riabbracciarlo, finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece ai
-primi di ottobre del 1832 e rimase a Napoli fino a l'aprile del 1833.
-
-Fra lui e il Leopardi si era già stretta a Firenze una viva amicizia;
-insieme erano stati parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832;
-causa di questo viaggio l'amore del Ranieri per la Maddalena Pelzet
-Signorini, attrice fiorentina, si è detto, non so con quanta verità.
-Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di Aspasia, che doveva tanto
-farlo soffrire, il Leopardi si trovò privo anche de l'amico, che giunto
-a Napoli corse a la villa dov'era allora la sua famiglia e rimase
-piacevolmente meravigliato dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di
-Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi a la porta del suo
-studio stava guardandolo, e, interrogata che facesse, rispondeva, quasi
-ancor balbettando: — Ti guardo studiare. Nel lieto pranzo che riunì
-tutti i suoi, Paolina, felice del ritorno di quel fratello tanto caro,
-rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui qualche cosa di mesto;
-chiestogli, a pena furon soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea
-lasciato a Firenze un grande poeta ammalato, cui solo intelligenti e
-amorose cure potevan prolungare la vita, ella, che di quel poeta aveva
-letto, non senza lacrime, le _Canzoni_ ristampate a Napoli in una
-strenna da Carlo Mele, amico di casa Ranieri, gli propose di andar a
-riprendere l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto di fargli
-da suora di carità»; così, secondo narra Antonio, disse la giovinetta;
-ma se pur la critica, che dubita di tante cose, esita a credere anche
-che queste precisamente fossero le parole de la fanciulla, del fatto
-non può dubitare; e certo il fatto non le smentisce, poichè Paolina fu
-veramente _la suora di carità_ di Giacomo Leopardi.
-
-L'epistolario leopardiano ci rivela come il grande Recanatese si
-decidesse ad andare a Napoli solo per l'amichevole insistenza del
-Ranieri e persuaso di non restar che poco in quella città; aveva
-bisogno di distrarsi, l'animo suo era oppresso più che mai: «Io non
-penso più alla salute, perchè di salute e di malattia non m'importa
-più nulla; del resto, specialmente quanto all'applicare, sto presso a
-poco al solito, cangiato molto nel morale, non nel fisico.»[60] Non
-si cura de la gloria che chiama un fumo e che gli fa nausea, e del
-guadagno ancora, di cui pure ha necessità per vivere, gl'importa poco.
-Una funebre stanchezza si rivela in tutta la lettera del 3 luglio
-1832 al padre: chiede un assegno, ma con una malinconia profonda,
-una invincibile indifferenza verso di sè e un disperato desiderio di
-morire. A la sovrumana gioia che gli veniva dal pensiero amoroso, stato
-tutto per lui, unico pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli
-aveva fatto apparire per un momento la vita più gentile de la morte,
-innalzandolo a lo stupendo incanto di una nuova immensità, di un
-paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la triste stanchezza, che
-derivava dal languire de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai
-inabitabile senza quella nova, sola, infinita felicità che gli figurava
-il suo pensiero, l'angoscioso timore de la grave procella presentita
-e che gli faceva invidiare con ardenti sospiri il sempiterno obblio
-de la gente morta. Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione,
-tutti quei sentimenti s'eran perduti ne la tragica disperazione, in cui
-egli sentiva morto per sempre il suo cuore, spenta non che la speme, il
-desiderio di cari inganni; dettava allora i terribili versi in cui dice
-al proprio cuore:
-
- T'acqueta omai. Dispera
- L'ultima volta. Al gener nostro il fato
- Non donò che il morire. Omai disprezza
- Te, la natura, il brutto
- Poter che ascoso, a comun danno impera,
- E l'infinita vanità del tutto.
-
-Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la donna che l'aveva fatto tanto
-soffrire, egli accettò di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) e di
-vivere con lui, pur provvedendo co' suoi mezzi, per quanto scarsi, ai
-pochi bisogni de la sua modestissima vita. Non acconsentì il vecchio
-Ranieri di aver in casa sua ospite il figlio con l'amico, di cui egli
-aveva in abborrimento le opinioni irreligiose; e, benchè non ne resti
-prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, fiero e sdegnoso, anche nei
-suoi economici disagi e ne le misere condizioni del suo corpo malato,
-non avrebbe consentito ad esser di peso al padre d'Antonio. Perciò
-Costantino Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò e trovò pei
-due sodali, che vi scesero a pena giunti, un quartierino su la loggia
-di Berio, vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria era troppo
-bassa pel Leopardi, passarono in via Santa Maria Ogni Bene.
-
- *
- * *
-
-Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi aveva diciassette anni
-e riuscì simpatica a lui come a tutti quelli che la conoscevano.
-Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità di donnina precoce
-che l'appartamento nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente
-arredato con le masserizie dal vecchio Ranieri concesse al figlio; e
-punto sdegnosa de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, badò di
-procacciare al fratello e a l'amico di lui tutte le piccole comodità
-che pur valgono tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta ch'ella
-sostenne con se stessa e co' suoi prima di lasciare la casa del padre
-per stabilirsi con Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri trovava
-la cosa sconveniente, ma in fine la fermezza de la fanciulla trionfò.
-Da prima ella fu solo una cara compagna di qualche ora pel Leopardi,
-ma quand'egli col Ranieri andò il 4 maggio 1835 ad abitare in un
-quartierino al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e mercè di lei vi
-si fu in breve ben accomodato, Antonio ottenne dal padre il permesso
-di condurre seco le due sorelle Paolina e Teresa; quest'ultima però
-stette poco insieme a loro, perchè la casa paterna avea bisogno d'una
-donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece si fissò coi due amici,
-dirigendo la domestica economia e procurando specialmente al poeta,
-sempre sofferente, quel sollievo che una modesta agiatezza ed un cuore
-di donna devota possono dare. E non parlo solo de le cure materiali,
-che pur hanno la loro importanza; intendo ancora del morale conforto.
-La giovanetta massaia non era solo una infermiera e una direttrice de
-la casa; era anche un'anima eletta, colta, abituata a guadagnarsi con
-la grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini notevoli per ingegno e
-dottrina, di cui la compagnia le era stata familiare sin da' suoi primi
-anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva il Recanatese, — ci si
-risolve ad amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima;
-ed è vero; altrettanto vero è ancora che la virtù riceve da la bellezza
-e da la grazia una luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un
-fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi era il Leopardi che,
-fino ne l'accasciamento del suo doloroso scetticismo, serbò nel più
-alto segreto de l'anima il culto di ogni morale grandezza, e cui la
-bellezza pareva
-
- . . . . . splendor vibrato
- Da natura immortal su queste arene;
- Di sovrumani fati,
- Di fortunati regni e d'aurei mondi
- Segno e sicura spene.
-
-Il poeta paragonava Paolina a la propria sorella, di cui gli era caro
-ch'ella portasse il nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione di
-molti uomini insigni (e fra quelli che lo frequentarono a Napoli si
-possono ricordare il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz, il
-poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo, il marchese Basilio
-Puoti, ne la scuola del quale egli andava non di rado, Carlo Troya,
-Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col quale assai di frequente
-discuteva di cose greche), ritrovava una dolcezza diversa e ben più
-cara ne l'affettuosissima e reverente intimità di Paolina. Come la
-tenera Desdemona di Shakespeare, la bellissima giovanetta, cui la vita
-e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni attrattiva di mondani
-piaceri, l'incanto de la pietà per un'anima grande e sventurata,
-l'ardore del santo desiderio d'esserne la confortatrice; non meno
-triste e tragica era la storia di questo grande che non fossero le
-vicende ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come Desdemona,
-Paolina ora pendeva intenta al racconto, ora era condotta altrove da
-le cure casalinghe, ma sempre ritornava a bere con avido orecchio le
-parole che le riempivano l'animo di pietà e di commozione; e come il
-cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta del dolore dovette
-sentirsi vinto da quel sorriso di femminile pietà e stringere con tutta
-l'anima la candida mano così nobilmente stesagli. Egli che prendeva ben
-poco piacere de le cose che alla maggior parte de gli uomini soglion
-esser care, più di ogni altro sentiva il bisogno, la sete d'affetto;
-benchè _non procurasse e non affettasse di apparire diverso dalla
-moltitudine in cosa alcuna_, era troppo veramente grande, perchè le
-persone non volgari potessero confonderlo con quella moltitudine; e
-non volgare era certo Paolina, che, sotto l'aspetto riposato e dolce,
-quanto modesto di lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire
-e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque di essergli confidente
-compagna. «Nei discorsi sempre si esercitò colle persone giovani e
-belle più volontieri che cogli altri; quasi ingannando il desiderio
-e compiacendosi d'essere stimato da coloro da cui molto maggiormente
-avrebbe voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate e certo
-pensò di sè, come quell'antico ripugnante d'aspetto, eccellente
-d'ingegno e ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una donna di
-venticinque o trent'anni ha più d'attrattive ed è più atta a destare
-un amore ardente e appassionato, ma credeva ancora che niente possa
-uguagliare quel non so che, quasi divino, che ha nel volto, ne le
-movenze, ne le parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni.
-«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto, allegra o malinconica,
-capricciosa o grave, vivace o modesta, quel fiore purissimo, intatto,
-freschissimo di gioventù; quella speranza vergine, incolume, che si
-legge sul viso e negli atti, e che voi nel guardarla concepite in lei e
-per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza completa del male, delle
-sventure, de' patimenti; quel fiore in somma, anche senza innamorarvi,
-anche senza interessarvi, fanno in voi un'impressione così viva, così
-profonda, così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare quel
-viso; ed io non conosco cosa che più di questa sia capace di elevarci
-l'anima, di trasportarci in un altro mondo, di darci un'idea d'angeli,
-di paradiso, di divinità, di felicità. Tutto questo, io ripeto, senza
-innamorarci, senza muoverci desiderio di posseder quell'oggetto.»[61]
-
-Parecchi hanno supposto che il Leopardi fosse innamorato di Paolina
-Ranieri, ma è una pura supposizione, di cui per prima parlò la
-chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel suo studio su Giacomo
-Leopardi, premesso a le _Poesie e prose scelte ed annotate per le
-giovanette_ (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66 e segg.) afferma non
-esser possibile che il Recanatese non amasse la dolce giovane di cui
-_la devozione intrepida, intelligente, quasi sublime_ gli confortò
-gli ultimi anni; ella crede che Paolina sia la donna del _Consalvo_
-e del _Pensiero dominante_ e si duole che il Ranieri, il quale disse
-tante cose che sarebbe stato bello passare in silenzio, abbia taciuto
-di questo amore così puro e timido, il quale forse riconciliò con la
-vita il poeta del dolore. Io non credo che Paolina sia la donna del
-_Consalvo_ e del _Pensiero dominante_; troppe ragioni in contrario
-sono state addotte e si potrebbero addurre: prima di tutte, la data
-del Canto, che, senza dubbio, benchè corretto posteriormente, è opera
-giovanile; certo però il sentimento che il Leopardi dovette provare per
-Paolina Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva tutto
-il calore che le lunghe inenarrabili pene avevan lasciato ancora ne
-l'animo di lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione che di
-passione terrena; se parlando di una donna giovanissima, bella e pura
-in generale, egli diceva che noi vi scorgiamo qualche cosa di celeste
-che ce la fa riguardare come di una sfera divina, superiore a la nostra
-e cui non possiamo aspirare; a ben maggior ragione dovea parergli
-sacra Paolina, che era per lui l'ospite generosa ben più che di doni
-materiali, di cure affettuosissime, di conforto morale, l'amica, che
-con tanta semplicità e con tanta modestia sacrificava i bellissimi fra
-i suoi anni per curare un malato estraneo a la famiglia e vigilar il
-focolare domestico de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco
-affetto, sarebbe stato probabilmente ben freddo e monotono senza di
-lei.
-
-Paolina dovea sembrargli una creatura venuta dal lontano mondo de'
-suoi sogni per ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo d'una
-patria ideale perduta, speranza e conforto insieme. Se ce la figuriamo
-diciassettenne a pena, quando lo conobbe, ventiduenne quand'egli morì,
-bella, colta, graziosa, con un affetto che la sua estrema gioventù
-non consente di chiamar materno, ma che pure de la materna tenerezza
-ha l'abnegazione e la soavità, e che la sua divina purezza non ci
-lascia chiamar d'amante, benchè forse solo l'amore possa spiegare
-certi eroismi sublimi, se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta
-ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime, presso la poltrona
-del malato, ne la semioscurità che talora gli era necessaria, o ne la
-diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora egli voleva inondata
-la sua camera, parlargli con semplice grazia, leggergli, dissipare
-con un sorriso, con una stretta di mano, con un amichevole sguardo di
-rimprovero la sua cupa tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella
-ci apparirà la più _vera_ donna che Giacomo Leopardi abbia conosciuta,
-la sorella di Silvia, la compagna di Nerina.
-
-Pare che lo stesso dottor Mannella avesse parlato del pericolo che
-poteva correre la fanciulla in quei primi anni de la sua giovinezza,
-vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente infermo qual era il
-Leopardi, ma quel pericolo ella non curò punto, anzi esso non giunse
-mai a turbare un momento la serenità del suo spirito. E Giacomo sentì
-allora che _pietosa al mondo dei terreni affanni_ non era la morte
-soltanto e che un altro _virgineo seno_ poteva dargli conforto.
-
-Quel potente e terribile pensiero che l'aveva avuto in sua balìa e gli
-aveva dati tanti tormenti, consorte terribile dei suoi lugubri giorni,
-diveniva un grande austero compagno, ora ch'egli poteva comunicarlo ad
-anime degne d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui tanto è da
-dolersi non abbia il Ranieri lasciato ricordo alcuno, doveva rivolgersi
-il poeta vogliosamente _dal secco ed aspro mondano conversare_, come il
-suo pellegrino, fra i nudi sassi de la via montuosa, volge bramoso gli
-occhi
-
- A un campo verde che lontan sorrida.
-
-Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato dei vari amori di
-Giacomo Leopardi per la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli,
-la Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di siffatti amori riescì
-ad appagarlo appieno, nessuno a trasfondergli un verace conforto,
-nessuno a conciliarlo un po' con la vita. Invece tutto ciò raggiunse la
-Ranieri, il fascino della quale addirittura lo soggiogava, perchè era
-un incontro di vergine amore e di vergine pietà insieme, di amore in
-lui per lei, e di pietà in lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte
-le altre, ebbe il merito supremo di far risplendere, ancora una volta,
-un raggio di speranza in quello spirito desolato. E la bella figura
-muliebre nel carme mirabile del _Consalvo_ è appunto quella di Paolina
-Ranieri.»[62] Ho già detto che se Paolina sia l'Elvira del _Consalvo_
-è cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma certo è che ella fu
-pel Leopardi la più dolce e generosa fra le amiche, quel che la donna
-gentile, la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai più; e che se il
-grande Recanatese tanto fiero, altero e talvolta anche strano, visse di
-buon grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia di Antonio,
-doveva attrarlo la delicata premura e il nobile affetto di Paolina,
-in cui gli pareva di ritrovare la sorella che aveva tanto amato ne la
-sua prima giovanezza e di cui il ricordo serbò carissimo per tutta la
-vita, benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non fosse rimasta sempre
-ugualmente tenera in quel loro fraterno legame.
-
-Certo Antonio nel suo _Sodalizio_ esagerò grandemente, o almeno pose
-sotto una falsa e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e da
-la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio che sacrifizi dovettero
-essere e gravi. Tutto avrebbe giustificato, in Paolina specialmente,
-desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita ch'ella conduceva; ed
-accresce pregio al sacrifizio la spontaneità con cui fu compiuto, la
-grazia serena in cui il Leopardi non poteva mai scorgere un'ombra di
-rimprovero o solo di rimpianto. Non è però da tacersi che se da un
-lato il poeta per le sue infermità, talora per l'umor malinconico, che
-però abitualmente non si scorgeva in lui, se non come un atteggiamento
-pensoso e grave, non discaro, e per talune strane abitudini o voglie
-di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti (quantunque Giuseppe
-Ranieri affermasse che egli era _mite, buono, modestissimo ne' suoi
-desideri, di nessuna pretesa, affabilissimo poi quasi sempre, arguto
-nel conversare_)[63] la sua amicizia e la sua conversazione dovevano
-essere un non lieve compenso per i Ranieri; e lo riconobbe Antonio
-stesso, anche mentre, con animo tutto mutato da l'antica amicizia,
-scriveva il _Sodalizio_. Le serate troppo a lungo prolungate nel cuore
-de la notte per leggere, studiare o ragionar con Giacomo riuscivano
-materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente erano ben
-altra cosa. Egli doveva tornar loro inoltre di morale conforto, come
-egli medesimo trovava sollievo e dolcezza ne la loro compagnia e nel
-loro affetto fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano ad
-aggiungersi al suo vecchio e terribile carico di dolori. Soverchia
-suscettibilità indusse molti anni dipoi il Ranieri a supporre
-sconoscente l'amico verso di lui, mentre tutto ci fa credere gli fosse
-teneramente grato; infatti di nessun contemporaneo disse quel che
-di lui e designandolo propriamente col suo nome: «Un mio amico, anzi
-compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se gli
-uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch'egli ha dalla
-natura, presto sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»[64] e
-presentandolo al Visconti lo chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime
-lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo e grande.»
-Invero se talvolta il Leopardi ne l'Epistolario ha parole pungenti per
-Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli parli dei Ranieri, e
-Antonio stesso sapeva che l'ospite fu talvolta giustamente irato contro
-certi falsi amici, se egli medesimo, come notò il Piergili, racconta
-nel _Sodalizio_ che Giacomo venutogli un giorno innanzi con un piccolo
-bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare qualcuno.
-
-Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi la Ranieri, ma forse
-a l'anima alta, gentile e pura, l'affetto per la nobile amica dettò
-l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti, fra tutti sublime,
-che ogni poeta pensò, io credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui
-la parola non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che solo l'artista
-intende e solo sa e solo gode; ma se Paolina ne gli occhi stanchi, cui
-nè pur arrideva più la dolcezza del sogno, vide un raggio de l'intima
-luce ch'ella aveva avvivata, ella ebbe un compenso degno di lei.
-Il corpo era disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del poeta
-batteva ancora per gli affetti più gentili, e questo, gentilissimo, gli
-richiamava i puri, ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi,
-le subite fiamme, fra le tristi negazioni e i sogghigni amari del suo
-scetticismo.
-
-Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente, tranquillamente; sempre
-affabile e semplice nei modi, sempre assorto ne l'intima vita del suo
-spirito, ma non punto disdegnoso con alcuno e caro a moltissimi che
-gli manifestavano con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione. Dal
-Ferrigni in particolare il Leopardi ricevette molte cortesie, spesso fu
-ospite nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la villa di Torre del
-Greco.
-
-«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera, «che una sera eravamo
-in casa Ferrigni dove avevano condotto il conte Leopardi. Il Leopardi
-a un divano e Carlo Troya vicino a lui su di una sedia. Parlavano di
-geografia antica. Sapete che Troya era chiamato dagli amici _Carlone_,
-perchè ci era _Carlino_, che era Carlo Mele. Io ero molto giovane
-e ordinai una di quelle che si chiamano quadriglie e feci ballare
-le ragazze che c'erano, e principalmente le figliuole del Ferrigni.
-Io facevo da direttore che non ho mai ballato! Mi ricordo che la
-più grandicella della Ferrigni era Argia, che poi diventò valente
-nel dipingere ad olio; e allora era piccolissima. Ci era Paolina
-(Ranieri) giovinetta, una _simpatia di prima forza_, e quella cara
-Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni. Ricordo ancora che fui
-grandemente applaudito perchè il conte Leopardi si era divertito molto
-a vedere il ballo di queste fanciulle e a udire le grida del direttore,
-vostro servo, che si affannava a farle andar bene.... Quella sera in
-casa Ferrigni ci era il meglio di quel tempo.»
-
-Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri, giovò ai due amici
-ottenendo dal vecchio Ranieri, che da prima non voleva saperne, un
-assegno ad Antonio perchè vivesse fuori de la casa paterna; curava
-anche gl'interessi del Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli
-mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava spesso il Leopardi
-ne le passeggiate ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì,
-perchè temeva gli fosse nociva l'aria de la sera; di solito andavano
-dietro a Santa Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria. Fra
-gli amici che frequentavano il Ranieri e il Leopardi, v'era ancora
-Alessandro Poerio, ad essi molto affezionato.
-
-Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna napoletana il
-Leopardi ebbe momenti di bella inspirazione, benchè il calore de la
-sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari inganni, le immagini
-splendide, che già gli avevano sorriso, non fossero più che una soave,
-morente luce di tramonto su l'ultimo lembo d'un orizzonte già tutto
-tenebroso. A quegli anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire
-del _Pensiero dominante_, di _Amore e Morte_, _A sè stesso_, _Aspasia_
-probabilmente limati soltanto a Napoli), _Sopra un bassorilievo antico
-sepolcrale_, _Sopra il ritratto di una bella donna_, _Palinodia al
-marchese Gino Capponi_, _Imitazione_, _Scherzo_, il _Tramonto della
-luna_, _la Ginestra_; cui sono da aggiungersi _I Paralipomeni della
-Batracomiomachia_ ed alcune prose. Nel Canto _Sopra un bassorilievo
-antico e sepolcrale, dove una giovane morta è rappresentata in atto di
-partire, accomiatandosi dai suoi_, prevale lo sconsolato scetticismo,
-che vede misera la prole umana, checchè speri, a qualsiasi età de la
-vita si rivolga, _qualunque_ cosa ricerchi per suo conforto; ma vi ha
-ancora, se non l'ardore giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che
-dinanzi a l'immagine de la bellissima fanciulla chiamata da la morte
-si commuove; non sa se debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma
-sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui _che la morte sente de'
-cari suoi_, e descrive con tenerezza desolata l'addio ad una diletta
-persona con cui si è passati insieme molti anni, addio senza speranza
-di ritorno e cui segue il triste abbandono.
-
-Forse, descrivendo quest'addio de l'amico a l'amico, del fratello al
-fratello, de l'amante a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina
-con cui aveva speranza di passar _molti anni insieme_.
-
-Anche il Canto _Sopra il Ritratto d'una bella donna scolpito nel
-monumento sepolcrale della medesima_ ha concetti elevatissimi. Ne la
-villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata, dove il poeta
-passò la primavera e l'autunno del 1836, egli scrisse _Il tramonto
-della luna_, disperato rimpianto della giovanezza, che sola colorisce
-di una luce d'aurora la vita mortale.
-
-_La ginestra_, scritta ne lo stesso anno e ne lo stesso luogo,
-è tragicamente terribile, pur apparendo calma e tranquilla nel
-ragionamento: il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini
-odorati su l'arida schiena _del formidabil monte sterminator Vesevo_;
-la ginestra contenta de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma,
-come sui nudi pendii del Vesuvio
-
- . . . . . . . . . . . . . di tristi
- Lochi e dal mondo abbandonati amante,
- E d'afflitte fortune ognor compagna;
-
-il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando, manda al
-cielo un profumo dolcissimo, conforto al deserto, gli ricordava forse
-la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come quel fiore, pietosa
-de le sventure, anch'essa amante dei reietti dal mondo, gentile
-nel consolarli; l'esempio de l'abnegazione di lei, di quel verace
-affetto di carità e di generosa amicizia che la faceva sorella de gli
-sventurati e particolarmente di lui, tanto infelice quanto grande,
-può aver contribuito ad inspirargli quei versi de la _Ginestra_ che
-sono moralmente fra i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama
-nobile natura quella che si mostra grande e forte nel soffrire e non
-aggiunge al fardello de le proprie miserie il peso più grave di ogni
-altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima l'umanità congiunta e
-ordinata per combattere le nemiche forze de la natura:
-
- Tutti fra sè confederati estima
- Gli uomini, e tutti abbraccia
- Con vero amor, porgendo
- Valida e pronta ed aspettando aita
- Negli alterni perigli e nelle angosce
- Della guerra comune.
-
-Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero, quando tra le amare
-derisioni dei _Paralipomeni_, egli ritrovava un raggio de l'antico
-entusiasmo per cantare la virtù:
-
- Bella virtù, qualor di te s'avvede,
- Come per lieto avvenimento esulta
- Lo spirto mio. . . . . . . . . . .
- . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede,
- O nota e chiara, o ti ritrovi occulta,
- Sempre si prostra: e non pur vera e salda,
- Ma immaginata ancor di te si scalda.
-
- *
- * *
-
-Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il Leopardi non prevedesse
-imminente la propria fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il
-quale asserisce ancora aver talvolta il poeta detto a lui ed a Paolina,
-che altri quarant'anni l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno tratti
-de le lettere leopardiane in cui il presagio de la morte è chiaro e
-solenne; basti ricordare le gravi e meste parole de l'ultima lettera
-al padre, che tanto ricorda quella di Torquato Tasso moribondo; forse
-egli, come molti ammalati, passava alternativamente da le illusioni
-a la coscienza del vero, fors'anco la speranza, la fiducia ch'egli
-mostrava di giungere ad una tarda vecchiezza, era un delicato tratto
-d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli non voleva affliggere di
-soverchio; ciò spiegherebbe ancora come egli mostrasse di non intendere
-quanto i medici napoletani gli dicevano chiaramente, più chiaramente
-che il Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità fosse il suo
-male.
-
-Era il tempo de l'epidemia colerica, e mentre la carrozza attendeva
-i due amici e Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi si
-sentì male e desiderò il medico; ma, vedendo un po' turbato Antonio,
-si alzò, sorrise e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre il
-Ranieri andava per il professor Mannella, Giacomo rimase con Paolina,
-che l'assistette e volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte
-egli si levò per rimettersi a mensa, sperando sempre di vincere il
-male e forse di dar animo a la buona amica. Quando Antonio ritornò col
-medico, il Leopardi era su la sponda del letto, appoggiato ad alcuni
-guanciali ammonticchiati per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella
-del proprio male e del desiderio di levarsi per andar in villa; ma il
-dottore accortosi de la fine imminente, avvertì di mandar tosto per un
-prete. Paolina era sempre a canto al moribondo, gli sosteneva il capo e
-gli asciugava il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver sentito
-da un amico di casa Ranieri, furon rivolte le ultime parole di Giacomo:
-«Ci vedo più poco.... apri quella finestra, fammi vedere la luce»;
-dopo le quali spirò senza acute sofferenze, in questo desiderio de la
-luce ch'egli avea abborrita talora, come simbolo de la verità crudele e
-nefasta.[65]
-
-Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto, quand'è disinteressato
-e puro, d'una donna per un poeta è una de le più nobili ricompense
-serbate al genio, la più dolce per l'uomo che ha cuore, _il più
-lusinghiero diploma di poesia_, come dice il Sainte Beuve, ricorda che
-tal diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady Carolina Lamb o da la
-contessa Guiccioli, ma da la ignota giovanetta inglese, che vicina a
-morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo del piacere che le
-avevano procurato le sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand, ma
-da la gentile madrina; ed Enrico Heine da la dolce sua Mouche. Questa
-gloriosa e delicata corona ebbe anche Giacomo Leopardi, che più de gli
-altri la meritava, perchè più soave e più profonda fece risuonar ne'
-suoi versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo scevro de
-la licenziosità de gli altri; e l'ebbe da le candide mani di Paolina
-Ranieri.
-
-«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte Beuve, «raccatta su la sua
-strada e si porta dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti,
-esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si attaccano a lui e
-vivono di lui; è giusto che ci sieno al mondo alcune anime generose che
-lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia le sue gioie nascoste,
-certe dolcezze di felicità riserbate a lui solo.»
-
- *
- * *
-
-Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono ne la casa paterna,
-forse per cercarvi un conforto o ad ogni modo perchè non v'era più
-ragione che ne stessero lontani. Due anni a presso tutta la famiglia
-mutò dimora e andò ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a
-quella casa Giura del vico Pero, che doveva ricordar ai fratelli il
-caro defunto. Paolina ed Antonio, che non volevano lasciare il rione
-di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia da sè, andando
-ad abitare nel palazzo Mantone, dove più tardi Antonio comperò
-l'appartamento nel quale dimorava.
-
-Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte del Leopardi non sappiamo,
-ma possiamo facilmente immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto ch'ella
-gli avea dimostrato. Antonio dice che fu lei ad avere il primo pensiero
-del monumento che Michele Ruggiero eseguì e che rimane ne la chiesetta
-di San Vitale, modesto sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo
-gentile, come il Leopardi si era già commosso presso a l'umile tomba di
-Torquato Tasso in Sant'Onofrio.
-
-«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito si commosse — e il
-poeta di Nerina e d'Aspasia _s'inginocchiò e pianse_ su le ceneri del
-poeta di Erminia e di Armida.»
-
- .... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno
- Vuolsi e por gemme ove disdice alloro:
- Qui basta il nome di quel divo ingegno
- (ALFIERI.)
-
-Il sepolcro del grande Recanatese è vicino a quello di Virgilio ed a
-quello del Sannazzaro; ma egli non deve lamentarsene come gli pareva
-che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver desiderato d'esser sepolto
-poco lungi dal cantore de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene,
-perchè quale che sia la gloria del divino Virgilio, non mancheranno a
-le ceneri di lui, non meno grande del grande Latino e tanto infelice,
-le lacrime di una reverente pietà e di una calda ammirazione.
-
- Pur nella tomba che la tua soverchia
- Declinò l'aurea stella
- Ravvivatrice del figliuol d'Anchise.
- Ti dorme accanto que' che un dì s'assise
- Presso la riva, e fe' dall'onde fuori
- Veramente apparir Ninfe e Pastori.
- . . . . . . . . . . . . . . .
- D'amor cantando in mille dolci guise.
- Ahi sopra l'urne povere di fiori
- Sol fa mesto lamento
- Tra foglia e foglia il vento,
- Nè paterno sospir vola ove giaci,
- Nè sorella ti diè gli ultimi baci;
-
-scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò molto gentilmente del
-Leopardi ne l'anno stesso de la morte di lui.
-
-Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina nel preparare ed
-ordinare l'edizione dei due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da
-Felice Le Monnier a Firenze; e se si vuole che Antonio abbia esagerato
-ne l'attribuire a lei _tutto in quella laboriosissima edizione_, i
-pensieri manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze, le dispute
-col revisore canonico Bini; non appare affatto repugnante a la verità
-ch'ella, vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima,
-potesse dare per quell'edizione qualche buon consiglio. Così certamente
-non sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo a lei, e cioè
-di doverle il metodo d'intendere e di condurre la storia, i _Quattro
-secoli_, applicazione di tal metodo; _La teorica del dolore_ e _Frate
-Rocco_ e le _Vite di alcuni grandi italiani_ e le _Otto interpretazioni
-dantesche_; e le _Avvertenze circa il modo da tenere per rendere la
-Divina Commedia popolare_ e persino le _Memorie giuridiche_; ma si può
-senza troppa credulità affermar tuttavia che Paolina, indivisibile dal
-fratello, vivendo con lui e per lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto
-interessarsi ai suoi lavori e dar qualche inspirazione specialmente a
-quelli che son opera più d'affetto che di dottrina, come la _Ginevra_,
-che fu scritta quando Paolina era giovanissima, poco più che sedicenne,
-ma già abbastanza donna, perchè la causa dei poveri e de gli oppressi
-dovesse commuoverla, soprattutto perchè il suo cuore, in cui i
-sentimenti di una pietà materna erano innati, dovesse battere pei bimbi
-derelitti.
-
-In causa de la _Ginevra_ Antonio Ranieri fu messo in carcere e vi
-rimase due mesi. «L'angelo mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi
-rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire per quei poveri
-bimbi derelitti; e mi fece di quella prigionia la più cara memoria
-della mia vita.»[66] Narra ancora il Ranieri come il marchese Carlo
-Torrigiani gli avesse chieste firme per una medaglia a Gian Pietro
-Vieusseux; e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse a chi doveva
-mandarne. La lettera, letta da la polizia napoletana, fece credere
-chi sa che, immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini o a
-Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo incarcerato. Paolina, che in villa
-aveva visto arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò ad
-alcuni alti amici che ottennero subito la secreta venisse mutata ne la
-miglior sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero fino al
-mattino seguente in cui vennero liberati.
-
-Paolina amava ascoltare le parole dei liberali, animarli a l'opera,
-diffondere l'affetto patriottico e l'ardore di lotta, non sola
-in questa nobile impresa, cui tante altre insigni Napoletane
-parteciparono, ma non per questo men degna d'ammirazione. Il Ranieri
-non volle prender parte ai moti politici del '48, perchè, appartenendo
-come il suo amico Niccolini a la piccola schiera dei Ghibellini, non
-prestava fede ad un rivolgimento iniziato in nome del papa; il governo
-borbonico non potè quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra il
-'20 e il '60 fu un centro del movimento liberale napoletano, movimento
-cui Paolina prese parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli,
-G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini, Giuseppe Giusti le
-furono amici, e le portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis
-di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo a la propria sorella
-_che l'amò tanto_. In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti lesse
-a veglia per la prima volta _Il Gingillino_, e tra le carte del Ranieri
-si conserva l'autografo di questa poesia con una dedica affettuosissima
-del poeta a la donna gentile. Quando nel 1860 i liberali, combattendo
-contro i Borboni, cadevano eroicamente, Paolina non aveva altro
-pensiero che quello di lenire le sofferenze dei feriti e dei moribondi,
-cui preparava filaccie, fasciature, biancheria, mandava aranci e
-limoni; li volle anche assistere di persona, dopo la battaglia di
-Capua. Secondo narra lo stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina:
-«Non soccorra quell'altro, che è un soldato del Borbone,» ed ella,
-accorrendo pietosa a quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non c'è
-che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una deputazione di Napoletani si
-recò da Vittorio Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le Marche
-perchè valicando i confini de l'ex regno entrasse in Napoli; di quella
-deputazione col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed altri insigni
-fece parte anche Paolina. Durante la guerra del 1866 ella mandava pure
-ai feriti tutti i soccorsi che poteva.
-
-Vennero per lei giorni più tranquilli, quando ritornata in calma
-l'Italia e divenuto ricco il fratello, che dopo la morte del Leopardi
-si diede ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna, tutto pareva
-arriderle, ma forse, benchè con rara abnegazione ella si fosse dedicata
-tutta ad Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di matrimonio che
-le erano state fatte da uomini preclari (fra i quali, mi fu detto,
-Giuseppe Giusti) talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì il
-rincrescimento di non aver una famiglia propria. Amò i poveri con
-vivissimo affetto e trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi
-benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e pazientissima, sopportava,
-senza quasi avvedersi del proprio sacrifizio, le stranezze divenute
-con l'età sempre più frequenti nel carattere d'Antonio; e de la casa
-di lui fece modestamente gli onori nei diciott'anni in cui egli fu
-deputato di Napoli; mai si allontanò dal fratello, nè pur quand'egli
-dovette frequentemente viaggiare per recarsi al Parlamento, benchè tali
-viaggi per lungo tempo senza ferrovie, riuscissero assai disagevoli. A
-Firenze, dove ella venne spesso con Antonio, seppe acquistarsi la stima
-e l'amicizia d'uomini insigni: basti fra questi aver ricordato G. B.
-Niccolini.
-
-Singolare fra le sue virtù fu la modestia: narra Antonio che un dì a
-Firenze ella andava esponendogli certi suoi altissimi concetti su la
-storia dei popoli, quando presso la Santissima Annunziata incontrarono
-Gino Capponi, e benchè Antonio si studiasse senza affettazione di
-vincere la consueta ritrosia de la sorella, non gli fu possibile farle
-più uscire da le labbra una parola dei ragionamenti dianzi esposti
-con tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si voglia considerare
-autorità sufficiente la parola del Ranieri, oppresso dal dolore per la
-perdita di quella cara, non è possibile porre in dubbio l'alta virtù
-del suo cuore e mai, de le tante gentili manifestazioni di questa
-virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei.
-
-Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase colpito da terrore
-vedendola cader malata di uno scirro al petto, e invano tutto tentò
-per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli dei medici più
-illustri. Quand'egli la perdette (il 12 ottobre 1878) non fu dolore
-il suo, ma disperazione, e tale che le lacrime non la calmavano, gli
-amichevoli uffizi de le più care persone non riuscivano a dargli il
-minimo conforto; ad una signora egli scriveva: «Tutto mi rammenta,
-tutto mi commuove, tutto è per me lacrime, singhiozzi, convulsioni
-inenarrabili, incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà presto da
-un tale inaudito martirio.» E chiudendo il suo discorso su la morte
-de la sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e gli strazi che
-mi distruggono, trovare altro conforto, che deporre queste lacrime e
-queste rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno fraterno. Troppe
-altre me ne resterebbe a dire: ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi
-è impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un profondo presentimento,
-che Iddio richiamandomi in breve ora a sè e ricongiungendomi all'angelo
-suo e mio, s'inclinerà a liberarmi da un dolore sterminatamente più
-grande di quel tanto che la natura mortale può sopportare.»
-
-Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro marmoreo nel campo santo ed
-un grande bellissimo monumento ne la chiesa di Santa Chiara, dove sono
-le tombe degli Angiò e dei Borboni. Il monumento, cui cooperò l'arte
-del Morelli, del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta
-la Ranieri giacente, bella, ma con un'espressione di stanchezza e di
-sofferenza ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato a la
-mano; ha gli occhi socchiusi e tiene un libro ne la sinistra. Antonio
-visitava spesso, e mai senza lacrime, quel monumento, e volle ricordata
-la pia sorella anche ne la chiesetta popolare di Piedigrotta, vicina
-al luogo ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini de la
-battaglia del Volturno; un medaglione di marmo vi rappresenta l'effigie
-di Paolina.[67] Il ricordo di lei rimase incancellabile ne l'anima del
-fratello e così doloroso da turbargli la salute ed in parte anche la
-ragione.
-
-Per onorare la memoria de la perduta egli fece leggere, a l'Accademia
-di Archeologia, Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, un
-discorso che la ricorda e che se pure esagerato in qualche parte,
-doveva aver gran fondamento di verità per poter venir letto in quel
-serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti napoletani, non
-avrebbero potuto rimaner facilmente ingannati: essi, e se si vuole
-anche per pietà del collega e per procurargli un conforto, adottarono
-la fratellanza di Paolina, che considerarono degna di non perituro
-ricordo per le sue virtù e per quanto lega il suo nome a la storia de
-le lettere italiane ed a quella de la nostra politica unità.
-
-L'Accademia de la Crusca, ringraziando il Ranieri che aveva fatto
-donare a ciascun accademico le parole da lui dettate in morte de la
-sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo Leopardi non potranno
-mai essere ricordati disgiuntamente dalle consolazioni onde furono
-alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; e se in Giacomo ammiriamo
-la mente, nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo,
-ricordava la devozione de la sorella per quel _sacrario del Verbum
-italiano_, e gli studi che su la lingua di Toscana aveva fatto la
-eletta donna. In un'altra Lezione tenuta ne la Società Reale il Ranieri
-dava notizie di una scoperta linguistica attribuendola a la sorella,
-vantando in lei un _intuito fulmineo, una viva luce di singolare
-intelletto_. Intitolandole i suoi _Scritti vari_, Antonio scrive:
-«No, angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. V'è solo l'eternità
-perchè sola ci ricongiunge... La tua vita è stata un raggio celeste,
-cui il Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, alcun tempo, sulla
-Terra. Dov'è, su questa Terra la cosa santa sulla quale quel santo
-raggio non si sia ripercosso?»
-
-Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) lasciò il Ranieri al Monte
-della Misericordia di Napoli, perchè con esso venisse formata una
-_Confidenza_ o _Monte Paolina Ranieri_, avente per iscopo la fondazione
-di un ospedale pei bimbi e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai
-dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure al nome di Paolina.
-
- *
- * *
-
-Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio Ranieri pubblicava i
-_Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi_; io credo che se la sua
-gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di lei avrebbero potuto, quel
-che non poterono le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore
-dal dare al pubblico il disgraziato libro, il quale non menoma punto
-l'ammirazione, accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di Nerina,
-ma offusca quel raro esempio d'amicizia che gl'Italiani erano ormai
-abituati a venerare. Forse Antonio non avrebbe nè pure scritto quel
-libro, mentre gli stava a fianco la pia, cui da la sovrana infelicità
-del Leopardi non era venuto alcun senso di repugnanza, di egoistica
-sofferenza propria, ma che sentì invece con l'ammirazione per quel
-grande spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi mali,
-l'attrattiva che avvince la _donna vera_ a chi soffre.
-
-
-NOTE.
-
-[59] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma dl G. L._ Studio
-di critica biografica. (Torino, Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg.
-XII-512.) È noto come a l'apparire del _Sodalizio_ trattarono de la
-questione Leopardi-Ranieri critici insigni quali A. D'Ancona, D. Gnoli,
-F. D'Ovidio, R. Schöner, ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la
-questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli altri il De Gubernatis
-ne la _Vita Italiana_, il D'Ovidio ne la _Nuova Antologia_, L. A.
-Villari nel _Fortunio_ di Napoli, il Barbiera ne l'_Illustrazione
-Italiana_ e moltissimi altri.
-
-[60] Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno 1832, a pag. 194, de
-l'_Epistolario di G. L._, vol. II, ediz. cit.
-
-[61] Vedi a pag. 222 e 223 de l'_Appendice a l'Epistolario e a gli
-scritti giovanili di G. L._ il proemio a la canzone giovanile «Per una
-donna malata di malattia lunga e mortale.»
-
-[62] Vedi O. VALIO, _La suora di carità di G. L._ Evocazione, pagg. 18
-e 19. (Acerra, Tipografia di Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di
-pagg. 20.)
-
-[63] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma di G. L._, pag. 503.
-
-[64] Vedi a pag. 301 del volume _Prose morali di G. L._, commentate da
-Ildebrando Della Giovanna, il pensiero IV.
-
-[65] Diversamente in certi particolari narrò la fine del Leopardi il
-Ranieri ne la sua lezione su _Enrico Alvino_, da pag. 251 a pag. 257
-del volume _Scritti varii di Antonio Ranieri_, vol. I. (Napoli, Morano,
-1879, in 16º, di pagg. 322.)
-
-[66] Vedi _Parole di A. Ranieri a l'Accademia di Archeologia, Lettere e
-Belle Arti per la morte della sorella Paolina_, recitate nella tornata
-dei 5 di novembre 1878, dal collega segretario Giulio Minervini, pag.
-6. (Napoli, 1878.)
-
-[67] Questo medaglione di Paolina Ranieri era già stato riprodotto pel
-presente volume, quando dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia
-di una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi in un prezioso
-album, già appartenente a la chiara gentildonna Lucia De Thomasis.
-
-L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti con somma gentilezza
-acconsentì a far ricerca di questa miniatura, ch'era andata smarrita,
-e trovatala, me ne favorì una riproduzione, da la quale fu tolto il
-medaglione che precede questo studio.
-
-
-
-
- [Illustrazione: _Geltrude Cassi Lazzari_]
-
-
-
-
-LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE DI G. LEOPARDI.
-
-
-La donna ha sempre un'azione importantissima su la vita de l'uomo; il
-cuore di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le azioni eroiche
-come ne le volgari, ne la gioia come nel dolore, risente l'efficacia
-del cuore femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama, spesso ancora
-ciò che è, ciò che può, che sa e che fa è opera in buona parte d'una
-donna. Perciò non è certo senza interesse, nè senza importanza ne la
-storia di un grande ingegno il vedere quali donne egli ebbe care, quale
-influenza esse esercitarono su di lui, che cosa egli pensò di quelle
-donne in particolare e de la donna in generale. Se questo può dirsi di
-quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione si può affermare di Giacomo
-Leopardi, di cui tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in un'alta
-e vana aspirazione a la donna e a l'amore.
-
-Ne la casa paterna la sua infanzia passò in una rigidezza quasi
-ascetica, ma anche l'aria stessa ch'egli respirava, per dir così,
-era di una purezza altamente educatrice: severissima, la madre non
-gl'inspirava tenerezza, ma certo gli appariva, più che degna di un
-timoroso rispetto, figura austera e dignitosa; affettuosissime le nonne
-e, più che mai, la sorella Paolina ch'egli prediligeva e che sempre
-ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio prevaleva a l'affetto,
-ed il trionfo ne le finte battaglie romane, il primeggiare in tutto
-rendeva felice quel vivace Giacomo, cui il vestito nero da abatino
-non temperava lo spirito battagliero, nè la monotona severità de la
-casa spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo studio e de la
-conversazione egli era il fanciullo obbediente e forzatamente quieto,
-ne la libertà dei giuochi venivano svolgendosi in lui l'immaginazione
-vivacissima, creatrice di mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio
-di lode e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma e ne lo studio e
-nei trastulli la compagnia di Paolina metteva una nota di gentilezza e
-d'affetto che quei fieri ragazzi non avvertivano forse, ma che influiva
-grandemente su l'animo loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo
-turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera buia, di cui le
-persiane eran chiuse, egli ascoltava battere le ore a l'orologio di
-piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono, e, vedendo dissipate le
-immagini paurose che gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli
-entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza, simile a quello
-che provava la sera, quando da le finestre de la sua stanza, che
-davano sul giardino paterno, egli contemplava le stelle, sentendo già
-un poetico commovimento, un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito
-stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo aveva allora dei momenti
-pensosi di tenerezza, nei quali, in potenza se non in realtà, egli era
-già poeta. Ne la severità de la famiglia questa tenerezza si volgeva
-specialmente a la pietà religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e
-d'adolescente attestano il fervore.
-
-Quand'egli scriveva la tragedia _Pompeo in Egitto_, la donna per lui
-non era ancora, nè poteva essere, che madre o sorella; egli pone in
-scena uomini soli, non osando o sdegnando porvi una donna; tanto più
-che Cleopatra avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori con Cesare,
-e Cornelia veniva naturalmente esclusa dal disegno de la tragedia, che
-finisce con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto essa avrebbe
-acquistato importanza e interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose,
-ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel fuoco di parecchi versi
-si sente già un cuore appassionato
-
- . . . . . . . . . . non vien meno
- In questo cuore il marzial coraggio,
- Il romano valore, io son Pompeo.
- . . . . . . . . . . . . . . Pompeo
- Non sa che sia timor: se vinto ei cade,
- Colpa del fato è sol, non di viltade.
-
-Quest'ardore di Giacomo si calmava sui libri, che erano divenuti una
-vera passione per lui e che precocemente maturavano il suo spirito;
-ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, annota, cita, freddo
-e accurato, veniva nascondendosi il poeta, ma non così che il fuoco
-de l'anima non scintillasse ancora qualche volta, anche nei lavori
-più gravi. Il bisogno di sognare e l'aspirazione a qualche cosa di
-grande, di lontano e di sommamente desiderabile, si compendiavano
-ne la sete di gloria: non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo,
-«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno della famiglia cedeva in
-cose d'onore»,[68] e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi negli
-studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. Da un lato, fanciullo
-ancora, non provava l'ardente brama di vita e d'amore che si risvegliò
-poi in lui; da l'altro, la sua fede era così profonda, che Paolina
-molti anni più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità di lui
-ed esclamava: «E non avevamo da piccoli giuocato insieme a l'altarino?
-Ed esso era tanto religioso che era divenuto pieno di scrupoli!»[69]
-Questa fede, che si rivela negli studi da lui impresi per facilitare
-forse il principio de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto
-nel _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, era un trasporto
-d'affetto «verso quell'Essere, che non si può conoscere senza amare e
-non si può vivere senza conoscere»;[70] e nel suo cuore si accoppiava a
-sentimenti di dolcezza, di tenerezza, che, ne le meditazioni commosse,
-gli davan momenti d'estasi in cui egli si sentiva quasi innalzare verso
-l'amore infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza de' suoi
-studi eruditi e del mondo in cui viveva; non aveva provato bisogno o
-desiderio di conoscere la vita in una cerchia più estesa di quella de
-la sua famiglia e del suo paese; e, se pure qualche idea scettica o
-triste l'aveva preso, era rivolta più che a quanto lo attorniava, al
-mondo in generale. Ma ora egli si ridesta; da la sua biblioteca tende
-l'orecchio ai rumori del mondo, sente un grande ignoto fuor di quel
-suo refugio, e quell'ignoto lo attrae; il fanciullo comincia a divenir
-uomo. Primo inizio di questa trasformazione fu quella ch'egli stesso
-chiamò la sua _conversione letteraria_; come un ragazzo che incominci
-a considerarsi e a voler essere considerato un giovanotto, si vergogna
-d'esser stato trasandato ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza,
-così il Leopardi, che visse tutto ne la vita de lo spirito, non
-si accontenta più de l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo
-splendore de la forma e de l'arte; la fantasia e il sentimento, a
-lungo compressi, provano imperiosa la necessità di espandersi, ed
-egli comprende che solo una forma eminentemente artistica può esser
-degna veste del suo pensiero. Ora non ispende più lunghe fatiche
-sopra autori secondari, ma ricerca e vuole il bello ne le sue migliori
-manifestazioni; le sue letture prendono un nuovo indirizzo e più che
-a la caccia di notizie peregrine si rivolgono a la nobiltà dell'arte,
-al pensiero profondo, ai sensi degni. Torna con animo mutato a
-Virgilio, ad Omero, a Dante, che non ha finora compresi, e se ne
-commuove, e piange e freme con essi. Su l'_Eneide_ egli «andava del
-continuo spasimando, e cercando di far sue, ove si potesse in alcuna
-guisa, quelle divine bellezze: nè mai _trovò_ pace infinchè non _ebbe_
-patteggiato con _se_ medesimo, e non _si fu_ avventato al secondo libro
-del sommo poema, il quale più degli altri _lo_ aveva tocco.»[71]
-
-Non era più semplicemente un erudito, era già un vero poeta che,
-leggendo Virgilio, senza avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad
-alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene talvolta fino a le
-lagrime. Il bello gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi
-marchigiani, o quando una passione lo agita, l'anima sua ingigantisce;
-e se a l'improvviso sente da qualcuno recitare a caso qualche verso
-di autore classico, il suo cuore ridesto prende a palpitare; e il
-suo spirito, quasi a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta
-tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento il suo, bensì fiducia
-di poter fare assai più e meglio; a proposito di sè osa già nominare
-il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La sua sensitività è resa più
-profonda dal suo stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze
-aggravate così da fargli presumere vicina la morte, che a lui non ancor
-deluso ne le sue più care speranze e soprattutto avido di gloria e
-quasi certo di conseguirla, purchè la vita e le forze non gli vengano
-meno, desta un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar con
-affanno disperato precipitar verso la tomba i suoi splendidi sogni.
-In questo periodo triste e quasi solenne l'immagine de la donna come
-amante gli appare per la prima volta fra quei beni de la giovanezza,
-che stanno per essergli strappati e cui egli tende le braccia
-desiderosamente; gli si palesa candida e soave ne la funerea luce
-che gli vela il mondo; amore e morte si rivelano insieme al poeta de
-l'amore e de la morte.
-
-Nel suo _Appressamento della morte_, la visione d'Amore, che svolazza
-sopra un'immensa folla, sogghignando e avventando strali roventi,
-e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, non sono che
-reminiscenze classiche e ricordano i _Trionfi_ del Petrarca e la
-_Commedia_ di Dante: ma ne l'episodio di _Ugo e Parisina_ v'è pur
-qualche accento vero e profondo:
-
- I' fea contesa e forse ch'i' vincea,
- Ma un dì fui sol con quella in muto loco,
- E bramava ir lontano e non volea,
- E palpitava, e 'l volto era di foco,
- E al fine un punto fu che 'l cor non resse,
- Tanto ch'i' dissi: t'amo. . . . . . . .
-
-Ne l'animo del giovane solitario e amante de la solitudine, perchè
-già consciente de la propria grandezza e sdegnoso de le compagnie
-volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove. La biblioteca e la
-sua camera erano il rifugio di quasi tutte le sue ore, una camera
-semplicissima al primo piano del palazzo Leopardi, con un lettuccio
-ricoperto da una coltre gialla, un cassettone, un armadietto e poche
-seggiole. Nei riposi che la debole salute gl'imponeva, ne le remote
-passeggiate, ne le lunghe sere in cui sdegnoso de la società di casa e
-malato d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi al buio in una grande
-stanza, solo, fuorchè nei momenti in cui Carlo e Paolina andavano a
-tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni superbi e ardeva
-ne l'impazienza di fama e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli,
-osando per la prima volta prendere per protagonista una donna, una
-donna bella e infelice, maturava l'idea di una tragedia: _Maria
-Antonietta_.
-
- *
- * *
-
-Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude Cassi-Lazzari andò a
-Recanati col marito[72] per mettervi nel convento de le Oblate la
-figlia primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei Leopardi suoi
-cugini: ella, sorella del traduttore de la _Farsaglia_ di Lucano, nata
-nel 1791, aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi diciassette
-era andata sposa al conte Giovanni Giuseppe Lazzari; era bella, di
-figura maestosa, di portamento regale, di viso pallido, _de la pâleur
-mate des Pésaraises_,[73] d'occhi nerissimi, scintillanti, sibillini,
-come li chiamava Carlo; la soprannominavano Giunone: e a l'incanto de
-la florida venustà, che le aveva meritato questo nome, univa quelli di
-una buona coltura, di uno spirito vivo, di una conversazione briosa, di
-un'arte _somma nell'amare e nel farsi amare_.[74]
-
-Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi, e così lungamente (ella
-stette in casa di Monaldo una quindicina di giorni), ad una donna
-tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la condizione sociale, la
-salute, il carattere di lui fossero in opposizione con quelli de la
-cugina, egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la sua gioventù
-compressa e solitaria. Ella doveva apparire quasi una divinità a lui
-ragazzo ancora, sparuto e deforme, ammalato e triste, ma così sensitivo
-a le impressioni de la bellezza che, a quanto si narra, bambino di
-otto anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui v'erano riunite
-parecchie persone brutte, rifugiatosi vicino a la zia, le disse
-malinconicamente: «Non si sa dove riposare lo sguardo.» Il Leopardi
-vide in quella donna una prima realtà de le tante sue splendide
-speranze, e, riservatissimo per natura, più riservato ancora per
-l'educazione quasi monastica ricevuta, non osò non pure parlarle, ma nè
-pur lasciar trapelare in alcun modo la sua passione, di cui narrò con
-finezza psicologica i ricordi in quelle _Memorie sopra alcuni giorni
-della sua gioventù_ ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan
-tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione. Carlo ne
-parlò più volte al Viani, ed al Tirinelli[75] narrava: «In quel tempo
-egli prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri che gli
-nascevano alla vista di questa donna. Eran scritti, mi ricordo, in
-tanti foglietti di carta che Giacomo veniva a leggermi ogni giorno»;
-aggiungeva che quelle carte eran rimaste ne le mani del Ranieri e
-che avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de l'ingegno di Giacomo,
-perchè contenevano un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi in
-Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora le due Elegie: il _Primo
-Amore_ e _Dove son? Dove fui? Che m'addolora?_ senza dire che secondo
-alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso del primo amore del Leopardi,
-il quale, dicono, volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane,
-malinconico, amante ritroso e, quantunque colpevole, timido e quasi
-pudico. Il giovane passava le sere insegnando a la signora il giuoco de
-gli scacchi ch'ella aveva mostrato desiderio d'imparare.
-
-L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto a la tristezza, produsse
-una mestizia nuova. Lungamente egli aveva desiderato e sospirato
-di sentirsi battere il cuore; pure, quando s'innamorò de la bella
-cugina, egli rimase stupito da la potenza di desiderio e di dolore
-che amareggiava il suo affetto; la più cara de le sue illusioni si
-scolorava già dinanzi a la realtà, chè nel possedere il bene del
-sentimento bramato, egli si trovava misero per il tesoro di speranze
-che gli veniva tolto. La donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di
-quell'amore, e il giovanetto pallido, confuso, muto dinanzi a lei,
-vedendola così gaia e così bella ne la sua gaiezza, non sapeva che
-augurarle in cuor suo una tranquillità sempre uguale, pur piangendo
-amaramente al pensiero ch'ella non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur
-compiangerlo. Eran giorni per lui di tormento ineffabile e di sovrumana
-felicità; tutto chiuso in sè, godeva di pensare continuamente a la
-bella signora, di sognarla, desto o addormentato; instabili, confusi
-si volgevano i suoi pensieri; quanto prima gli piaceva, diveniva
-indifferente; mute quelle stesse voci de la natura che con tanta
-eloquenza avevano parlato a l'animo suo di poeta; muto l'amore de la
-gloria, indifferenti i libri. I suoi occhi, chini o pensosi, sfuggivano
-del pari le belle e le brutte parvenze, quasi che le une come le altre
-avessero potuto turbare l'immagine cara così vivamente impressa nel suo
-pensiero. Questo affetto ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento
-de l'anima tenera ed entusiastica, de la fantasia vivacissima. La
-partenza de la Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo gettò
-in una disperazione tale da trarlo quasi fuor di sè stesso, da farlo
-freneticamente battere il capo nel muro, come Carlo narrava; ma, per
-la sua stessa veemenza, tale dolore doveva esser breve. «Dei versi
-di lui, — scrive il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più viva
-impressione di dolore, vivace, presente, reale, sono anche per tempo
-i primi, il _Primo Amore_. Se non che in questi, si badi, il dolore ha
-forma di sensazione fuggevole, non già d'idea perenne ed essenziale.»
-Il tempo calmò più presto che non si sarebbe pensato quella passione e
-finì con ispegnerla. Essa era stata timida, ma furiosa; la donna, che
-ne fu oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase soggiogato da
-la bellezza florida, la grazia civettuola, la superba noncuranza e la
-gaiezza di lei.
-
-Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno cessarono i suoi timori d'una
-morte assai vicina; egli capì che avendosi ogni riguardo, avrebbe
-potuto vivere fors'anco a lungo, per quanto stentatamente e sempre in
-pericolo; ma in quell'età e dopo la dura prova del primo amore, più
-che mai lo tormentava la coscienza del suo aspetto miserabile; egli
-capiva che la virtù senza alcun ornamento esteriore difficilmente
-conquista gli animi, e che per forza di natura, che nessuna sapienza
-può vincere, non si ha quasi _coraggio d'amare quel virtuoso in cui
-niente è bello fuorchè l'anima_. La previsione di una vita infelice non
-lo sgomentava, egli guardava imperturbato i mali futuri ne la certezza
-di sostenerli senza viltà, ne la speranza di riuscir utile a qualche
-cosa; se aveva molto sofferto, comprendeva di dover soffrire ancor più:
-«E massimamente soffrirò — scriveva al Giordani il 15 febbraio 1818
-— quando... mi succederà, come necessariamente mi deve succedere, una
-cosa più fiera di tutte della quale adesso non vi parlo.» Alludeva a la
-passione amorosa? È più che probabile.
-
-Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un vasto piazzale, s'apre una
-strada di cui le due case a gli angoli, con la facciata sul piazzale
-stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di esse si serviva per
-abitazione del cocchiere e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era
-Giuseppe Fattorini, che abitava quella casa insieme a la moglie
-Maddalena Santinelli e a due figliuole (le altre tre maggiori eran già
-maritate); l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una graziosa fanciulla
-di media statura e di figura slanciata, civile nei modi, accurata
-ne le vesti, per innata dignità o per ritrosia poco famigliare, da
-gli occhi _ridenti e fuggitivi_ nel viso assai bianco, dai capelli
-neri. Giacomo da le finestre de la biblioteca vedeva la giovane e ne
-ascoltava il canto, e quando la primavera commosse il suo cuore e lo
-fece rifiorire di sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva, egli nel
-_maggio odoroso_ più spesso s'alzava dal tavolino per appoggiarsi al
-davanzale, guardare il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il mare
-lontano e lontanissimi i monti, e riportar lo sguardo su la figura de
-la fanciulla china sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le stanze
-tranquille e de la strada solitaria, la voce melodiosa. Giacomo amò la
-fanciulla popolana; ma in questo non prevalse, come nel primo affetto,
-un'ammirazione quasi paurosa, un ardore furibondo, benchè compresso.
-La Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata e vedeva pensosa e
-malinconica, gli destava una soave tenerezza che, lungi da lo spegnersi
-come la subita fiamma del primo amore, durò per sempre in lui. Non era
-un'antitesi abbagliante, ma una fraternità di sventura e di dolore,
-di purezza e di virtù che lo attraeva in quella giovanetta tisica,
-ch'egli certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di tener nascosta
-la sua malattia; ad ogni modo poi essa non potè celarla lungamente,
-poichè visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio odoroso, e cioè fino
-al settembre del 1818. Carlo giudicò tale amore _molto più romanzesco
-che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano e prigioniero_. Certo
-e l'educazione ricevuta e la presenza e l'austerità de la famiglia
-Leopardi e mille ostacoli esteriori, anche senza parlare de l'indole
-vereconda e ritrosa di Giacomo, dovettero far sì che il suo affetto gli
-rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo come una lieve simpatia
-nei cenni che da la finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e
-questo tanto più, che la Teresa era fidanzata, o amata almeno da un
-altro:
-
- . . . . . . . . . . i parenti tuoi
- Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore;
-
-le diceva il poeta; e ancora
-
- . . . . . . . . d'amarti il vanto altri si tiene;
-
-a meno che, come altri suppose, questa non fosse una finzione di
-Giacomo a lo scopo di meglio nascondere ne' suoi versi la persona che
-li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta gravemente ammalata gli fu
-cagione di nuove amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici
-pensieri, altri pensieri più cupi che gli dettarono, nel 1818, la
-_Canzone per una donna malata di malattia lunga e mortale_, dove non
-vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime Elegie, ma una tenerezza
-che induce a dolorosa meditazione, l'accento d'una pietà intensa quanto
-l'amore; tali specialmente i versi in cui il poeta, quando ascolta
-taluno recar cattive nuove de l'ammalata, si studia di farsele apparire
-meno gravi; tali anche quelli in cui va dubitando ch'ella (al par
-di lui al tempo de l'_Appressamento della morte_) tema di morire; e
-perduta poi ogni speranza di vederla salva, cerca vanamente intorno a
-sè un soccorso che la rattenga in vita.
-
-Qualche sentenza («Nostra famiglia alla natura è giuoco») fa già
-presagire in lui il desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è ancor
-vivo il presentimento de la sua propria morte, e il triste timore,
-ancor più doloroso di quel presentimento, che il tempo, l'esempio, il
-mondo possano a lui stesso togliere il suo più grande, anzi l'unico
-tesoro, l'anima sua.
-
-Ella, _che è tanto bianca_, non verrà macchiata da la mota del mondo:
-muore bella e pura, muore innocente: nè se tale non fosse egli avrebbe
-saputo amarla, poichè fugge la stessa bellezza che gli è tanto cara, se
-ad essa non vien compagna la virtù.
-
-Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la bellezza plastica, ma un
-soave, malinconico vagheggiamento di un'anima giovane, pura, di cui le
-sventure lo fanno ripensare con minor amarezza al dolore proprio e con
-fraterna simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si sente grande, ma
-nel suo pensiero vede lei così semplice, così vera figlia de la natura,
-che gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia e sorreggerla, ella
-apre le ali candide e s'innalza ne l'azzurro. È debole, malata, ne'
-begli occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che cosa sente, che
-cosa sogna? Egli, bevendo quasi i pensieri che crede veder riflessi
-in quel puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de l'anima. La
-stessa Fattorini è la gentile immagine del _Sogno_; rivedendola morta,
-il poeta le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere da lo
-spirito quello che da la persona non seppe: s'ella ebbe pietà di lui,
-e gode di una malinconica gioia e si esalta, sentendo ch'ella gli fu
-compassionevole ed affettuosa. Ancorchè ella lo avesse amato, come nota
-il Mestica, la povera giovanetta doveva tremare a l'idea che il conte
-Monaldo potesse saperne qualche cosa.
-
-Nel _Sogno_ vediamo piuttosto l'abile imitatore del Petrarca che il
-vero artista. Non vi mancano versi originali e belli: tale è l'immagine
-de la donna, che con atto materno pone, sospirando, la mano sul capo
-del giovane; tale il ricordo di quel flore di gioventù, appassito
-nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de l'_Appressamento della
-morte_: così quello de lo sconforto che apporta la prossima fine ai
-giovani i quali hanno ancora intatte le loro speranze:
-
- All'immatura sapienza il cieco
- Dolor prevale. . . . . . . . .
-
-E quel paragonare la sua giovanezza a la vecchiaia, da cui poco
-discorda, richiama parecchie frasi de l'_Epistolario_, e fra le altre
-quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre condotto una vita _quale
-non si richiederebbe da un cappuccino di settant'anni_; il che è
-prova de la sincerità del suo affetto, anche in questo componimento
-d'imitazione.
-
-Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre maggiore, quantunque ne
-l'insieme questo e gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto
-triste che scettica. Ed un'ultima osservazione ricorre qui opportuna:
-se, come si può considerar sicuro, la donna del _Sogno_ è la Fattorini,
-abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per lei un vero, benchè
-calmo affetto, piuttosto che una fantastica simpatia, poichè la dolce
-apparizione dice al poeta:
-
- . . . . già ruppe il fato
- La fe' che mi giurasti;
-
-sia pure che questa fede fosse stata giurata solo ne l'intimo, essa
-denota un amore reale.
-
-Un anno a presso, nel 1819, rievocando il ricordo de la soave fanciulla
-perduta, il poeta scriveva la canzonetta _Per morte di donna amata_,
-dove, quantunque il motivo sia petrarchesco, vi ha tanta grazia e tanta
-dolcezza di inspirazione e così squisita musicalità, e dove il poeta
-ritrova l'immagine de la _candida fanciulla_ in una _betulla candida_,
-separata da le altre.
-
-Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli diedero al Bellini
-l'inspirazione de la stupenda melodia dei _Puritani_:
-
- Qui la voce sua soave,
-
-melodia che doveva commuovere dolcemente il grande Recanatese, amante
-de la musica e soprattutto di quella appassionata del Bellini.
-
-De la Cassi, non molti anni dopo averla amata, il poeta rivedendola
-a Pesaro, scriveva con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia,
-d'averla trovata più grassa e florida che mai; ma il ricordo de la
-Fattorini doveva rimanergli invece come cosa sacra ne l'anima, affetto
-che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più che l'immagine bella
-de la Teresa richiamava a lo spirito di lui la giovanezza e le care
-illusioni, sole vere gioie de la sua vita.
-
-Nei _Detti Memorabili di Filippo Ottonieri_ egli ripensava certo a
-la tessitrice, quando scriveva che il perdere una cara persona per
-via di qualche accidente repentino è meno doloroso che il vedersela
-distruggere a poco a poco da una lenta malattia da cui, prima ancora
-che spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa senza fine amara,
-poichè violentemente ci cancella dal pensiero tutti gl'inganni de
-l'amore e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine stessa
-di lei non arreca più conforto, bensì tristezza. E pure dieci anni
-ancora dopo la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente nel
-suo pensiero, e ne fissò il profilo come in un quadro incantevole
-nei versi de la Canzone _A Silvia_, scritta a Pisa in un periodo di
-quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici ricordi. Silvia
-è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche,
-ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di
-una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi
-ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce
-la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le
-quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca
-sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta
-l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo
-sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più
-amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze;
-nel cantare Silvia egli risente in sè _quel suo cuore d'una volta_.
-Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice
-solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa
-fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la
-candida Teresa.
-
- *
- * *
-
-Ne la prima gioventù esteriormente monotona e fredda, ma alta e quasi
-eroica nel pensiero e ne l'affetto, le prime immagini di donne reali
-che il Leopardi contemplò con amore, furon quelle che davano vita
-dinanzi a lui a le belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo le
-sue profonde e appassionate letture dei classici: la Cassi doveva
-parergli una dea de l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la Circe
-di Virgilio, che canta e lavora. Quanto fu scritto intorno a la donna
-e a l'amore, e particolarmente da gli antichi, più consuoni a lui per
-semplicità e nobiltà di sentimento, lo attraeva, quasi gli permettesse
-uno sguardo almeno in quel mondo femminile ignorato, ch'era tutto il
-suo sogno. La Crestomazia da lui raccolta più tardi, quantunque intesa
-a dare specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi, rivela
-questa tendenza del suo spirito pel gran numero di componimenti amorosi
-che vi sono accolti.
-
-Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre la satira di Simonide
-_Sopra le donne_; ed egli che tante donne aveva guardato con disdegno
-e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima l'ideale imagine
-d'un'eletta, doveva consentire col Greco nel disprezzo de le sciocche
-e de le vane e ne l'alta ammirazione di quella che _all'ape è
-somiglievole_, ne l'invidia di quel _beato_, che l'ottiene e vede con
-lei _prosperare la mortal vita_. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse,
-facendola precedere da un suo discorso originale, l'orazione di
-Gemisto Pletone in morte de l'imperatrice Elena Paleologina. La donna
-immaginata gli appariva sempre sotto forme maestose e belle; fosse la
-madre, conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe de gli eroi,
-e accennante le belle orme del sangue versato per la patria; fosse
-la donna romanamente forte, che elegge i figli piuttosto miseri che
-codardi; fosse la giovanetta sposa greca, che cinge il fido brando al
-lato del suo caro o spande le nere chiome sul corpo esangue e ignudo di
-lui, riedente su lo scudo conservato; o Virginia bellissima e pura, che
-volentieri dà la vita per la patria.
-
-Con tali immagini ne l'animo è naturale ch'egli sdegnasse le
-Recanatesi, le quali a la lor volta non lo curavano punto e forse
-lo schernivano; è naturale ch'egli le trovasse poco più, o un poco
-meno ricche di quel che la natura avea dato loro, e che la società
-del suo paese lo facesse dar indietro a prima giunta. Egli, come il
-suo _passero solitario_, non curava nè sollazzo, nè riso, nè amore;
-sfuggiva la gioventù riversantesi la festa ne le vie per mirare ed
-esser mirata, e godeva d'uscire ne la rimota campagna e contemplar
-mestamente il sole al tramonto. Amore era già lungi dal suo petto
-così caldo un giorno, _anzi rovente_; pure incontrando pei campi una
-vaga fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di una notte estiva
-il canto d'una giovanetta intenta al lavoro ne le stanze romite, il
-suo cuore si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa gli rendeva
-cara, come immagine vivente de la perduta, un'altra povera e gentile
-tessitrice, tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina a lui, che
-poteva vederla da le finestre di casa sua ed ascoltarne la voce, la
-Maria Belardinelli, una bionda, candida, soave e signorile nei modi
-essa pure, in cui altri volle riconoscere la Nerina de le _Ricordanze_.
-
-L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi del poeta molti anni più
-tardi, è un idillio gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli
-occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la finestra in colloquio al
-giovanetto suo vicino, che impallidisce ancora, ricordando la voce
-di cui ogni lontano accento lo faceva tremare. L'immagine de la morta
-gli si ripresenta come figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli
-vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza e de la speranza. Se
-pure Silvia e Nerina non sono la stessa persona (e la questione molto
-discussa non è forse ancora decisamente risolta), son fuse ne l'anima
-del poeta in una soavissima idea d'amore, di giovanezza e di sventura.
-Silvia e Nerina sono la donna ch'egli amò con l'anima senza alcun
-materiale desiderio, la donna che sola gli pareva degna _di un fuoco
-intaminato e puro_: giovane, onesta, bella, altera e dolce insieme, la
-donna che in elette forme accogliesse un'anima simile a quella ch'egli
-sentiva in sè, la donna ne la quale per lui si convergevano tutti i
-raggi de la bellezza e de la felicità umana: essa la primavera, essa
-la gioventù, essa la speranza, essa l'amore, essa la morte. Tutta la
-spiritualità del poeta si rivela in questi suoi versi d'amore: la
-graziosa giovanetta che gli ha sorriso un giorno, ha fatto battere
-il suo cuore d'un palpito che non si estinse più interamente, perchè
-la bella immagine femminile divenne per lui un alto ideale, l'amore
-stesso fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce e si
-oscura; la tomba de la giovane racchiude tutto quel che di desiderabile
-ha il mondo, e il fantasma che di tratto in tratto risorge da quella
-tomba ha ancora tanta vita e tanta luce che nulla è degno di essergli
-paragonato. La bella stagione sempre rinnovava nel Leopardi col
-desiderio de la vita, dei diletti del cuore, de la contemplazione de
-la bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed egli non ebbe mai un
-giorno lieto o solo tranquillo, in cui, col ricordo caro fra tutti de
-la giovinezza, non si ravvivasse quella memoria sacra per lui; ancora
-a Napoli, quando col Ranieri saliva a piedi a passeggiare su i colli
-e udiva il canto de le tessitrici intente al telaio, egli ristava ad
-ascoltare muto, commosso.
-
-Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo di torpore in cui nè pur le
-pene morali venivan più a _consolarlo_, condannato a l'ozio da i suoi
-mali, lacerato da la noia, come da un dolor gravissimo, gli pareva
-di non intender più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore, e solo lo
-scuoteva la pietà di qualche cuore gentile. Era già formato in lui
-quel concetto che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi felicità su
-la terra, non havvi gioia, non consolazione reale, ma conforto unico
-rimastoci è la giovanile speranza, o meglio quell'illusione che nasce
-da l'inesperienza de l'uomo e che si personifica ne la giovinetta
-ingenua e sognante, destinata a una morte precoce. Una emanazione di
-questi sogni mi pare tutto il gruppo de gl'Idilli in cui domina una
-tristezza pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo gli accenti
-disperati e cupi de _La sera del dì di festa_): domina il sentimento
-de la natura e vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de le cose,
-le quali, tuttochè di una realtà evidente, hanno un'alta idealità
-d'espressione; tale quel _Passero solitario_ che su la vetta de la
-torre antica va cantando a la campagna, finchè non muore il giorno e
-l'armonia erra per la valle esultante ne la primavera, quel passero
-che, mentre gli altri augelli contenti fanno a gara insieme mille
-giri per il libero cielo, festeggiando la loro gioventù, pensoso e in
-disparte mira il tutto, nè gl'importa di spassi e d'allegria, canta,
-e passa così il più bel fiore de l'anno e de la sua vita, quantunque
-ricordi il
-
- Passer mai solitario in alcun tetto
-
-e il
-
- Vago augelletto che cantando vai
-
-del Petrarca, è immagine perfettamente reale. Invero il Mestica seppe
-da chi ancora se ne ricordava in Recanati, che un passero solitario
-stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di poi, su la croce in
-cima al cono del campanile di Sant'Agostino, il più antico del borgo.
-Ma questo passero, che il poeta cercò spesso con gli occhi ammalati
-in alto su la torre in mezzo al sole di primavera, che ascoltò con
-l'animo intenerito, diviene un amico e un fratello per lui, che passa,
-senza divertimenti, solitario, la sua giovinezza ricca unicamente
-d'un conforto e d'una gioia, quella del canto: sentimento, amore,
-vita per lui. E al cielo sereno, ove gli uccelli garrendo lietamente
-intrecciano i loro voli e dove s'alza la punta di quel campanile
-che ricetta il piccolo poeta alato ne la sua solitudine triste, fa
-riscontro la immagine, ammirabilmente nitida del borgo al tramonto, in
-cui risuonano le campane e le allegre scariche di fucile, mentre da le
-case si spande ne le vie la gioventù vestita a festa, lieta di vedere
-e d'essere veduta. Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario
-ne la remota campagna, o percorre a lenti passi la sua passeggiata
-favorita sul monte Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello,
-tormenta l'uomo e gli guasta quella malinconia così dolce, quantunque
-non scevra di desiderio e di rimpianto, con la visione di un avvenire
-non rallegrato più nè pur da la luce de gli affetti; d'un avvenire in
-cui si farà cocente il rammarico dei godimenti giovanili non gustati
-e perduti per sempre. La calda anima del poeta par che si sopisca ne
-l'altissima quiete del lago al meriggio, ne la pace infinita e nel
-silenzio.
-
-Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva non parergli più d'esser
-capace di amicizia, nè d'amore; ma mentre nega l'amore e le giovanili
-illusioni, le sente più soavi che mai. Il mondo è un paradiso a lo
-sguardo dei giovani, cui il cuore balza di speranze e di desiderio,
-cui la vita appare come una danza o un giuoco: ah! troppo brevi furono
-questi dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse di amare, _il
-viver suo fortuna avea già rotto_, chè la sua salute era perduta, la
-deformità sopravvenutagli ne' suoi migliori anni, insieme a la precoce
-esperienza de la vita, l'avevan fatto misero per sempre. Il suo cuore
-è di sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un ferreo sopore,
-estraneo ad ogni moto soave; nondimeno il volto d'una fanciulla basta
-a commuoverlo e a ridestargli un canto ne l'anima. Canta e ritorna
-continuamente a sè, persuaso «che le scritture e i luoghi più eloquenti
-sieno dov'altri parla di sè medesimo ...... Perchè quegli che parla di
-sè medesimo non ha tempo, nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi
-comuni, chè allora ogni vena più scarsa mette acqua che basta, e lo
-scrittore cava tutto da sè, non lo deriva da lontano, sicchè riesce
-spontaneo ed accomodato al soggetto, e in oltre caldo e veemente; nè
-lo studio lo può raffreddare, ma conformare e abbellire.»[76] Questo
-provano i versi stessi co' quali il Canto si chiude mirabilmente nel
-proposito ch'egli fa a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime
-d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi rive, nel desiderio non
-di felicità e nè pur di pace, ma di _lena e cuore a sospirare_.
-
-Ne _La sera del dì di festa_, il poeta ricorre col pensiero ad una
-donna di cui _pe' balconi rara traluce la notturna lampa_, mentr'ella
-dorme ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna, ignara
-de l'amore che ha acceso. Secondo il Mestica, in questa donna si
-dovrebbe riconoscere la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati,
-sorellastra di Giacomo; e _La sera del dì di festa_, sarebbe l'ultimo
-fra gl'Idilli, perchè «è ragionevole supporre che questo amore che si
-confessa tanto forte, abbia avuto qualche giorno di vita, e che non
-siasi spento alla maniera di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio
-nel cuore del poeta.»[77] Appar probabile che Giacomo vagheggiasse la
-Basvecchi, tanto più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli
-il fidanzamento di lei, la chiama _la tua Serafina_. Pure non riesce
-altrettanto chiaro che tale affetto fosse profondo e durevole: questa
-stessa poesia, che rivela un animo fortemente agitato, non si può
-dire tutta infiammata da una veemente passione; il poeta è sconvolto
-piuttosto da una tempesta di dolore che d'amore. L'antitesi fra la
-pace de la natura e la disperazione di lui è il motivo fondamentale e
-si palesa persino ne l'armonia del verso; l'idillio si alterna con la
-tragedia. La notte è dolce e chiara, la luna queta posa in mezzo a gli
-orti e il profilo nitido de le montagne si rivela nel sereno; la donna
-riposa ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano a la mente grati
-ricordi, ma v'è un'anima lì presso che confronta, quasi inconsciamente,
-quella dolcezza e quella pace col suo dolore; v'è un uomo, di cui gli
-occhi non brillarono mai se non di pianto e che disperato si getta per
-terra e invoca la morte e grida e freme. Passa un artigiano, che ha
-vegliato divertendosi e ritorna a casa cantando. Il giorno festivo è
-finito e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel giovane disperato
-e fremente divien pensoso: la sua mente, dimentica del proprio dolore,
-considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni grandezza, d'ogni cosa,
-e dopo aver contemplato un momento l'immensa scena del grande impero di
-Roma,
-
- . . . . . . . . e l'armi e il fragorío
- Che n'andò per la terra e l'Oceáno,
-
-risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la pace ed il silenzio in
-cui tutto posa il mondo, dove di quella rumorosa gloria non rimane più
-nè pur una debole eco. Il canto si perde, allontanandosi pe' sentieri,
-ed il Leopardi, con un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come
-fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando dolorosamente nel suo
-letto, a tarda notte sentiva stringersi il cuore ne l'ascoltare una
-simile voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta de gl'Idilli è già
-il poeta del dolore, ma di un dolore tutto giovanile, ora agitato
-da la veemenza de la passione, ora allietato da la dolcezza de la
-speranza, qua ruggente come in un grido di rivolta, là mite come in un
-sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i paesaggi, le scene, le
-immagini, formano tutto il suo mondo reale: la natura è l'amica sua,
-la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di canti qualche cosa di
-romantico, come notò il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura
-e nel sentimento tenero e malinconico; certo, limati e condotti a vera
-finezza estetica e perfezione di stile più tardi, serbano tuttavia il
-profumo, la grazia e la freschezza giovanile. Il poeta ha ritrovato sè
-stesso e, ne la sincerità de la sua inspirazione, il dolore contenuto,
-gl'impeti de la giovanezza avida d'amore, ricca d'alte aspirazioni,
-di nobili sogni, ma sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la
-solitudine, la dolcezza dei ricordi d'infanzia e d'adolescenza così
-vicini e già così lontani, tutto diviene poesia.
-
- *
- * *
-
-Per Giacomo Leopardi la donna era sempre, anche colpevole, un oggetto
-di reverente pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo nel fango,
-fa rimpiangere la freschezza e la grazia che ha perduto, ma di cui
-gli resta un lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già scritto quella
-Canzone _Sullo strazio di una giovane_ di cui bastò il titolo a mandare
-in furia il conte Monaldo, che v'immaginava _chi sa quali sozzure_. Un
-fatto vero e accaduto ne le Marche aveva dato inspirazione al Canto:
-un seduttore per opera del chirurgo aveva fatto uccidere col figlio
-nascituro la fanciulla, che già aveva amata.
-
-La Canzone rimane tuttora ignota, ma un pensiero incluso fra i ricordi
-giovanili del poeta, editi per la prima volta nel 1863 da la _Rivista
-Italiana_, ci dà qualche idea dei sentimenti che la inspirarono:
-l'autore si propone di scrivere _una poesia di qualsivoglia sorta sul
-Primo delitto o la vergine guasta_; pensa di prender qualche cosa da
-Orazio, od. 27, lib. III, _dove con molta verità esprime sommariamente
-i concetti di una fanciulla in quello stato_; gli par soprattutto degno
-d'osservazione il desiderio de la morte ed il coraggio proveniente dal
-rimorso, che fa bramare in quel momento anche a una timida fanciulla
-_di essere stata piuttosto tagliata a pezzi_. Se giudichiamo dal come
-il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo credere che essa
-fosse di un sentimento e di una delicatezza notevoli; infatti quando il
-Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader Giacomo dal pubblicarla,
-mostrava di non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva,
-evidentemente offeso: «Il mio povero giudizio e l'esperienze fatte di
-quella Canzone sopra donne e persone non letterate, seconda il mio
-costume, e riuscitemi assai più felicemente delle altre, mi avevano
-persuaso del contrario.» E alle rimostranze del Brighenti, Giacomo a
-sua volta si scusava, dichiarandosi deferentissimo al giudizio degli
-amici, ma aggiungendo che, per parlare schiettamente, aveva per quella
-Canzone _Sullo strazio_ un certo particolare affetto, come cosa che
-gli era venuta dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente a le
-sventure d'una donna giovane, bella, amante, tale da parergli degna
-d'esser felice; e se con tanta commozione, sempre anche ne gli ultimi
-suoi anni, considerò la sorte de le giovani vite femminili troncate,
-o minacciate da la morte, con commozione assai maggiore doveva aver
-meditato su la tragica fine de la giovane marchigiana.
-
-Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto un affetto, che
-risponda a l'ardore che sente in sè; a la vita e a la natura domanda
-soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non la trova, ne la sua stanca
-desolazione si crede _già stecchito, inaridito come una canna secca_,
-e morto ad ogni passione, anche_ alla stessa potenza eterna e sovrana
-dell'amore_; ben poco basta però perchè il suo cuore si risvegli; se
-non infrequente gli sorrideva la musa, era rievocata ben di spesso da
-un'immagine femminile. Tra il '21 e il '22 egli scrisse il _Consalvo_,
-la canzone _Nelle nozze della sorella Paolina_, l'_Ultimo canto di
-Saffo_ e la canzone _Alla sua donna_.[78]
-
-Il _Consalvo_, benchè pubblicato soltanto nel 1835, fu, secondo ogni
-probabilità, pensato ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo
-desiderio de la pietà femminile; il Leopardi non vi parla in persona
-propria, ma pone su la scena un uomo amante e una donna pietosa, nel
-bacio de la quale quegli muore confortato; essenzialmente soggettivo
-per natura e per la lunga abitudine di vivere ripiegato su sè stesso,
-per la nessuna conoscenza del mondo, anche qui dipinge sè medesimo: più
-volte dovette nei suoi migliori momenti, quando la disperazione cedeva
-ad una dolce malinconia, immaginare il conforto supremo de la pietà di
-una donna, che illuminasse di luce soave i suoi ultimi momenti; quindi,
-a ragione nota lo Straccali che non par punto necessario andare a
-cercare il primo motivo di questo canto fuori de l'anima del poeta.
-
-Si volle vederne le fonti[79] nei Pastorali di Longo Sofista, dove
-Dorcone morente palesa a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne
-l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita (Teseide), ne la nona
-novella de l'Heptaméron di Margherita regina di Navarra, e ne la
-leggenda di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che la pietosa avventura
-del trovatore provenzale fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del
-Petrarca,
-
- Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo
- A cercar la sua morte,
-
-versi chiariti anche dai commentatori antichi, e per la storia de la
-volgar poesia del Crescimbeni. Assai severo si mostrò il Carducci per
-il _Consalvo_ che a l'opposto è tenuto in gran pregio da lo Zumbini, il
-quale lo giudica una de le cose più perfette de la nostra poesia.[80]
-
-Qualche cosa del _Sogno_ rimane in questo Canto, dove le figure sono
-vaghe, sfumate come _specchiati sembianti_. La loquacità rimproverata
-al protagonista è una reazione al suo lungo silenzio, è il desiderio
-d'aprire, almeno una volta, a la donna quel cuore che fu sempre
-chiuso e che tra breve dovrà esser muto per sempre; Consalvo ha col
-Leopardi il desiderio de la morte, l'abbandono in cui è lasciato,
-l'esser schivo de la terra, l'amore cocente e timido, l'illusione
-di trovare ne l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento de
-la vecchiezza. Se l'immaginazione del poeta non fu sempre felice
-in questo Canto, vi hanno però immagini assai belle e sentimento
-sincero espresso con quella semplicità che è uno dei maggiori pregi
-leopardiani. Si è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda una
-donna veramente amata dal poeta, e supposto da alcuni che questa donna
-sia la Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi col nome di
-Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri ed il prof. Odoardo Valio vi
-supposero[81] adombrata Paolina Ranieri; queste ultime ipotesi cadono
-se, come appar logico, il Canto si attribuisce a la prima giovinezza
-del poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe obbiettare che il
-Leopardi pensasse a lei nel ricorreggere e quasi rifare il Canto negli
-ultimi anni de la sua vita. Dopo quel momento di molle dolcezza che gli
-dettava il _Consalvo_, il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto
-di virtù eroica spartana e, pur pensando a la donna e a l'amore,
-l'anima sua resta assorta impassibilmente da la contemplazione di un
-classico ideale ne la canzone _Per le nozze della sorella Paolina_.
-
-Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, ma le consuetudini
-de la famiglia, la severa ritenutezza che toglieva ogni espansione e
-lo stato d'animo del giovane, il quale nel suo dolore profondo vedeva
-tutto triste nel presente, e solo ne l'antichità credeva di trovare
-il mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni
-tenera effusione: non è inspirato da i domestici affetti, ma da l'amor
-patrio; e la donna, che vi si riflette è la figura classica de l'antica
-matrona. Qualche cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione; è
-però da notare che sarebbe stato crudele vantar le gioie de l'amore a
-Paolina, che stava per sposare un uomo non giovane, non piacente, certo
-non amato da lei: se questo si pensa, apparirà delicato e generoso quel
-mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio e forza per la dura
-battaglia de la vita. Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto
-di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la prima parte predomina
-il sentenziare breve ed austero, ne la seconda il cuore del poeta si
-scalda dinanzi a le antiche donne, non meno leggiadre che grandi; si
-commuove al loro dolore ed a la loro sventura; la fantasia ridesta
-dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori.
-
-Con l'immagine di Virginia finisce il Canto, lasciando nel lettore
-l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella donna. Evitò
-un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo silenzio
-nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche il
-popolo italiano per la virtù femminile.
-
-Il _Bruto Minore_ segna pel poeta il confine fra l'età de
-l'immaginazione e il prevalere de la scienza e de l'esperienza del
-vero: con Bruto spira quella giovanezza del mondo, che è rimpianta
-nel Canto _Alla Primavera_. La bella stagione tenta ancora il cuore
-gelido del poeta, che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza,
-e desta in lui un nuovo palpito, che gli fa chiedere con trepidazione
-s'egli sia ancora capace d'illusioni, se la natura sia ancora viva;
-gli risorgono dinanzi le belle immagini de le antiche favole, le
-candide ninfe che con piedi immortali danzano su le rupi scoscese e
-ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a tergere nel fiume da la
-polvere e dal sangue i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade,
-che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente naiade, la quale fa
-sgorgare l'acqua limpida da la sua urna; Eco solitaria che un doloroso
-amore cacciò da le sue giovani membra, e che per le grotte e pei nudi
-scogli ripete al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti umani. In
-queste femminili immagini mitologiche il poeta mette una vita che ce lo
-fa parere un uomo antico, veramente pietoso, veramente amante di esse;
-tale si crede e, al risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè, da
-che il Cielo è deserto de gli esseri amabili che un dì lo popolavano,
-egli esclama, il tuono cieco, errando per le nubi e le montagne,
-spaventa ugualmente innocenti e colpevoli; da che la patria educa le
-nostre anime malinconiche, restando estranea ad esse, inconscia di
-esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici, il nostro indegno
-destino e rendi al mio spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure
-tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra o nel mare, non dico
-pietosa, ma spettatrice almeno de la nostra sorte.
-
-Egli non chiede, non sospira più che l'ardore de' suoi primi affetti,
-l'illusione, almeno, di trovar un amore, una donna, che gli ridía
-le gioie de la speranza, se non de la realtà. Pochi sentirono come
-il Leopardi la potenza e il desiderio de l'amore e poche volte egli
-medesimo seppe dare a l'impeto de la passione un così delicato velo
-di tristezza come ne l'_Ultimo Canto di Saffo_. La Saffo del Leopardi
-non è la storica figura che la tradizione continua a considerare
-insieme poetessa eccelsa ed amante sventurata, benchè la critica
-abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una contemporanea ed
-emula di Alceo, l'altra più vicina a noi, infelice innamorata di
-Faone. Il Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda, nè a la
-storia, nè ai versi de la poetessa che ci rimangono; egli _intende di
-rappresentare la infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo,
-nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane_, intende di sfogare
-il suo proprio dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro fantasma,
-non la figura, ma l'anima de la donna, che avrebbe potuto comprenderlo.
-Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui la notte, la luna, la
-stella de l'alba; finchè il destino lo colpì, non d'un tremendo amore
-al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto bisogno d'amore, più
-tremendo ancora. Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti,
-egli sente un insolito gaudio quando per l'aria e pei campi trepidanti
-si aggirano i polverosi fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora
-il lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono per le valli profonde;
-il suono e la trionfante collera de le acque su la riva del fiume gli
-dà un senso gradito, perchè conforme a lo stato de l'animo suo; e pure
-egli, come la Greca infelice, sente ancora la beltà del cielo divino,
-de la rorida terra; la sente, ma è una nuova ferita per lui, cui i numi
-e l'empia sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita vaghezza.
-Ospite vile, dispregiato amante de la natura, anch'egli la guarda
-invano supplichevole, da che non gli sorridono più le aperte rive dei
-ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo estremo del cielo; da che non
-si sente più salutato dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure
-dei faggi; da che il candido ruscello, dove dispiega le acque pure a
-l'ombra dei curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede di lui.
-Come Saffo egli prorompe ne le disperate domande: di qual fallo, anzi
-di quale eccesso nefando mi macchiai prima di venire al mondo, perchè
-il cielo e la fortuna mi debbano così disdegnare? Qual peccato commisi
-bambino, quando la vita è ignara del male, perchè poi la mia spregevole
-esistenza avesse scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così prorompe
-nel dolore, ma tosto lo signoreggia: incaute parole furon le sue,
-poichè un'arcana volontà determina il destino, e tutto è misterioso
-fuor che il nostro dolore; progenie trascurata noi nascemmo al pianto,
-e solo gli Dei ne sanno la ragione. Benchè questo appaia in linguaggio
-del freddo criterio, che non vuol lasciarsi sopraffare da la passione,
-ne le frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno che soffoca
-la voce in un singhiozzo. Il Padre concesse di regnare nel mondo
-soltanto a la bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non valgono
-al virtuoso deforme. Tutto qui è amore e dolore, dolore tanto cocente
-che la catastrofe giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione
-de la morte par esca da le labbra de la poetessa con un sospiro di
-sollievo: sparse a terra le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà
-ne gli eterni regni, emendando il fallo crudele del cieco destino. Fin
-qui Saffo non ha nè pur accennato al suo amore, ma ora, determinata di
-morire, lascia sfuggirsi il suo secreto ne l'ultimo addio, che rivolge
-a l'amato, addio altamente patetico in cui parlan solo i sentimenti,
-che hanno inspirato tutto il Canto e che determinano la morte: affetto
-e dolore, ma senz'odio, senz'ira.
-
-La più cara fra le immagini che arrisero a la mente del poeta e che
-gli furon tormento e conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa
-solitudine, rivive nel Canto _A la sua donna_, in cui altri vide
-un'allegoria de la libertà, altri de la felicità. Il Giordani, nel
-1826, fu il primo ad affermare che il poeta nascondesse sotto il
-nome di _sua donna, gnarus temporum_, la _divina idea di libertà_,
-e più tardi (1830) chiamava il Canto un «celestiale inno d'amore a
-la libertà, il sommo di bellezza che si possa sperare da la poesia;»
-ma il Borgognoni[82] suppone che il Giordani interpretasse così quel
-Canto per liberare l'amico da l'accusa che facilmente poteva colpirlo
-in quel tempo, di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi
-però quando aveva voluto, malgrado i tempi poco propizi, aveva saputo
-manifestare apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno prova le
-Canzoni _All'Italia_, _Sul monumento di Dante_, _Nelle nozze della
-sorella Paolina_.[83] Maggior valore de l'autorità di P. Giordani ha
-la voce del poeta, che ne l'articolo critico non fa punto supporre
-d'aver voluto cantare altro che un ideale femminile; e che, se altro
-si volesse intendere, apparirebbe spesso strano ed oscuro nei versi de
-la Canzone. L'autore non sa se la sua donna, e così chiamandola mostra
-di non amare che questa, sia nata fin ora, o debba mai nascere; sa che
-ora non vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei, e la cerca
-fra le idee di Platone, ne la luna, nei pianeti del sistema solare, nei
-sistemi de le stelle.
-
-Come si potrebbe interpretare, pensando a la libertà, il sogno e i
-campi in cui essa appare, la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte
-e il trasvolare de l'anima sua tra la gente? E chi sarebbe l'altra,
-che potrebbe trovarsi pari a lei _al volto, a gli atti, a la favella_,
-e che _così conforme_ sarebbe tuttavia men bella assai? E certo
-apparirebbero anche troppo appassionatamente teneri i versi in cui il
-poeta chiama la vita rallegrata da quella donna _simile a quella che
-nel cielo indìa_. Come mai il senno eterno potrebbe sdegnare di vestir
-di sensibili forme quest'idea e farle provar _fra caduche spoglie_ gli
-affanni di _funerea vita_? Sì che nè l'autorità del Giordani, nè quella
-del Ranieri, che disse ad un amico aver il poeta intitolato da prima _A
-la libertà_ questo Canto, nè quella de lo Zerbini che anch'esso volle
-vedervi adombrata la libertà, valgono a sostenere tale supposizione,
-accettata tuttavia da molti. Nè pur interamente persuasiva mi par
-l'altra asserzione che la donna sia la felicità (v. G. Mestica),
-benchè infine pel poeta l'amore d'una vera _donna_ e la felicità
-sieno tutt'una cosa. Una osservazione importante è quella fatta da
-lo Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone _A la sua donna_ ne
-l'edizione del 1824 è posta dopo l'_Inno ai Patriarchi_, ne le edizioni
-seguenti e ne la definitiva napoletana venne separata dal gruppo de le
-poesie civili e posta fra quelle filosofiche e amorose.
-
-L'idealità platonica inspira questa Canzone, la quale tuttavia lungi
-da l'essere una fredda reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore di
-Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza aveva sentito vivissimo ne
-l'animo il desiderio d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile
-felicità che, illuso, credeva possibile ai mortali, ma che gli sfuggiva
-dinanzi quando più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude Cassi, cui
-può darsi ch'egli pensasse ne lo scrivere i versi:
-
- . . . . . . . . . s'anco pari alcuna
- Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella
- Saria così conforme assai men bella,
-
-o non si era avveduta del suo affetto o non se n'era curata;
-la Fattorini era morta; ed altre forse ch'egli ammirava, come
-la Basvecchi, non lo credettero degno d'un loro sguardo. A lui,
-tenerissimo ed immaginoso, doveva più che ad altri mai arridere una
-fantastica sembianza di donna bellissima e virtuosissima, capace di
-render beata la vita a l'amante; questo fu il solo, vero, costante suo
-amore; non mentì più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver amato lei,
-ma quella diva ch'ebbe vita soltanto nel suo cuore; di questa ricercava
-avidamente un'immagine reale ne le donne, che gli furon più care. Ne la
-Canzone _A la sua donna_ egli ebbe in animo di esaltare quel femminile
-eterno che da Dante a Goethe arrise ai poeti; avverata, quella sua
-dilettissima immagine e pienamente conforme a la sua idea, sarebbe
-tuttavia men bella assai, per questo solo che sarebbe reale e che il
-suo incanto maggiore è la luce di sogno che l'avvolge, il suo fascino è
-la lontananza, il mistero, l'essere irraggiungibile, inafferrabile.
-
-Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il Bonghi, il Sesler, il
-Borgognoni, il Colagrosso, il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della
-Giovanna, il Fornaciari, ec., interpretano tutti la Canzone _A la sua
-donna_ come rivolta ad un ideale femminile.
-
- *
- * *
-
-La monotonia de la vita di Giacomo veniva rotta dal suo primo viaggio
-a Roma che non gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni del cuore,
-cui egli aspirava. La zia Ferdinanda era morta, le donne ch'egli
-poteva frequentare gli parevano _bestie femminine_, eccessivamente
-_frivole e dissipate_, incapaci d'inspirare un _interesse al mondo_.
-Il teatro lo dilettava, concedendo al suo spirito l'illusione d'un
-mondo diverso dal reale,[84] e _La donna del lago_, data a l'Argentina
-ed eseguita da voci assai buone, gli parve una cosa stupenda: «Potrei
-piangere ancor io se il dono de le lacrime non mi fosse stato sospeso,
-giacchè mi avvedo pure di non averlo perduto affatto» — scriveva a
-Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio 1823). — Profonda
-impressione gli faceva il ballo, che gli sembrava comunicasse a le
-forme femminili un non so che di divino.
-
-Al ritorno a Recanati la sua malinconia si fa più nera. E pure,
-in tanto sconforto, la grandezza del suo cuore trionfa ed egli ama
-ancora la virtù. «En vérité, mon cher ami, le monde ne connait point
-ses véritables intérêts. Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu,
-comme tout ce qui est beau et tout ce qui est grand, ne soit qu'une
-illusion. Mais si cette illusion était commune, si tous les hommes
-croyaient et voulaient être vertueux, s'ils étaient compatissants,
-bienfaisants, généreux, magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un mot,
-si tout le monde était sensible (car je ne fais aucune différence
-de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus
-heureux?...»[85]
-
-Poco profonda, benchè non discara, l'impressione che gli restava del
-viaggio di Milano. Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta
-in Bologna: la tenera simpatia per Marianna Brighenti gli rendeva
-piacevolissime le ore e le serate ch'egli soleva passare in casa de
-l'avvocato modenese; questo fu il più dolce suo affetto in quella
-città, poichè a la dolcezza di esso non venne a fondersi alcun
-sentimento amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto per Madama
-Padovani, affetto rimasto fino a poco tempo fa ignoto ai biografi e
-di cui diede cenno per primo Camillo Antona Traversi[86] ne l'articolo
-_Gli amori bolognesi di G. Leopardi_, pubblicato nel periodico _Lettere
-ed Arti_ (Bologna, 15 novembre 1890); notizie maggiori ne diede
-il dottor Franco Ridella nel suo libro _Una sventura postuma di G.
-Leopardi_.
-
-Esaminando accuratamente l'Epistolario leopardiano, il Ridella ne
-ricavò tutto quanto a questo proposito se ne poteva trarre, provando
-come fosse senza dubbio quella Madama Padovani la _strega_ tanto bella,
-giovane e graziosa di cui parla il Leopardi ne la lettera 3 luglio 1827
-al Papadopoli; ma non riuscì nè a saper chi fosse la Padovani, nè ad
-averne altrimenti contezza.
-
-Ricercando notizie di questa signora a Modena, dove, secondo afferma
-il Leopardi stesso, viveva il marito di lei, da documenti e da
-testimonianze orali seppi ch'ella fu senza dubbio alcuno una Rosa
-Simonazzi, di Antonio e di Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in
-assai tenera età orfana di padre, fu educata da la madre insieme al
-fratello Natale, nato il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena,
-nel 1820, secondo i documenti che si trovano ne l'ufficio di Stato
-Civile a Modena, fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi Padovani di
-Pellegrino e de la Paola Verzoni, ispettore de la civica illuminazione
-e discreto suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici anni,
-onesto, buono, di condizione modestissima, per quanto di poi la Rosa
-si facesse chiamare _Madama_. Nei primi tempi del matrimonio ella
-attese a la casa ed ebbe un figlio, Antonio; ma poi, bella, di un brio
-indiavolato, leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo lodare la
-sua voce e la sua naturale disposizione a la musica, tolte a pretesto
-le condizioni economiche disagiate e la speranza di far fortuna, volle
-andarsene nel 1826 a Bologna per studiarvi il canto. Aggiungo che per
-motivi di gelosia fu divisa dal marito; non so precisamente in quale
-anno avvenisse la separazione, ma ho ragione di credere prima del
-1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo aver dimorato qualche tempo
-in altra casa, presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato tenore al
-servizio di Napoleone I ed avea cantato molti anni prima anche a Modena
-ne l'opera semiseria _La Griselda_ di Paer lasciando ottima memoria de
-l'arte sua e de la voce. In casa di lui (Casa Badini presso il teatro
-del Corso), già vecchio, ma povero malgrado i suoi trionfi e costretto
-a tener pensione per vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi. La
-signora era molto amica de la famiglia Stella, scrivendo a la quale
-Giacomo spesso la nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli Stella
-egli conoscesse la Padovani, poichè appar certo che la conobbe prima
-ancora ch'ella andasse ad abitare ne la sua stessa casa; infatti il 26
-marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella: «Debbo fare a Lei e a tutta
-la sua famiglia i complimenti di Madama Padovani, che abita _ora qui_
-ne la mia stessa casa e al mio stesso piano.»
-
-La Padovani era una donna del tipo che inspirò le più ardenti passioni
-del Recanatese, di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono
-rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma gli amori reali, di
-natura terrena benchè onesti, ebbero per oggetto donne da le forme
-giunoniche, da l'aspetto florido, dal portamento regale, da gli
-occhi luminosi e arditi, superbe e liete come dee de la classica
-antichità. Tale era Madama Padovani: di statura alta e di forme
-scultorie, riusciva attraente soprattutto pei grandi occhi vivacissimi,
-scintillanti di brio, di spensierata allegrezza, di malizia birichina,
-di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza, di nulla si compiaceva
-come d'essere ammirata e adorata, e probabilmente nè anche l'omaggio
-del giovane contino le riuscì discaro, per quanto ella non comprendesse
-affatto nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella era troppo lontana
-moralmente da la donna ch'egli vagheggiava per potergli piacere a
-lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo al primo momento,
-lasciarlo poi disgustato; quali altre cagioni di sdegno per lei ebbe
-il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane un mistero. Desideroso di
-farle cosa grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente per
-qualche accademia o spettacolo, al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa
-domanda e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette accadere che
-cambiò affatto i sentimenti del Leopardi verso la Padovani; un atto
-di sprezzo o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè la sua
-educazione era tutt'altro che fine e perchè l'animo del Leopardi, così
-dolce e così costante, solo da un'offesa al delicatissimo suo amor
-proprio poteva così improvvisamente esser mutato.
-
-Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che lo ringrazia del
-biglietto che gli ha mandato e de le cure che si è voluto prendere per
-l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non darsi altro pensiero
-di questa cosa, chè egli non vorrebbe veramente far trasgredire al
-segretario le sante leggi per proprio piacere. Gli dà, su la Signora,
-dei ragguagli certamente dimandati da l'altro; e ne le sue parole si
-sente un accento di poca stima e di poca simpatia; non certo un affetto
-presente, ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato soltanto de
-l'amarezza: «La mia signora è maritata, benchè non abbia qui il marito
-per la ragion sufficiente che il marito sta a Modena. È distinta per
-un paio d'occhi che a me paion belli e per una persona che a me e
-ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia altre distinzioni non
-so e non credo. Perciò ti prego a non darti altro pensiero di questa
-cosa....»
-
-Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse trattato di una persona
-di _grande distinzione_ si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il
-biglietto.
-
-Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826 si fa cenno ancora di
-Madama Padovani, che è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti
-ne la musica, ma è naturale che anche senza aver più per lei
-nessuna simpatia, il poeta la nomini a quegli amici di lei, da cui
-probabilmente gliene erano state chieste notizie. Così a Luigi Stella
-ne la lettera 25 luglio 1826 fa un cenno asciutto de la signora:
-«Madama Padovani è ancor qui, ed ho cagion di credere che vi stia
-contenta.» Ha _cagion di credere_, ma non ne sa più nulla di preciso.
-Più tardi, tornato a Bologna ne la primavera del 1827, ancor più
-asciuttamente rispondeva a lo Stella: «Madama Padovani è qui ancora.
-Essendo morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio; ed io
-non l'ho veduta dopo il mio ritorno; ma so che sta bene.» Molto
-ragionevolmente il dottor Ridella crede che Giacomo alluda a la
-Padovani ne la lettera al Papadopoli 3 luglio 1827, in cui gli dice che
-non sa perchè voglia dubitare de la sua costanza nel tenersi lontano
-_da quella donna_; quasi si vergogna a narrare che ella, non vedendolo
-più andar da lei, mandò a domandargli sue nuove, ed egli non ci andò;
-che dopo alcuni giorni lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che
-partì per Firenze senza vederla, che non la rivide più dopo la partenza
-del Papadopoli da Bologna; e si vergogna a raccontar questo, perchè par
-ch'egli voglia provar una cosa di cui l'altro gli fa torto a dubitare;
-aggiunge infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le grazie di
-quella strega sono tanto grandi che ci vuol molta forza a resistere.»
-
-Poichè il Leopardi aveva una naturale e delicata ritrosia a confidare
-le offese fatte al suo amor proprio, non è probabile ch'egli avesse
-parlato al Papadopoli del fatto che era stato causa de la rottura fra
-lui e la Padovani; e non parrebbe inverosimile che di questo fatto
-quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe sempre più la ferma
-durezza del Leopardi verso quella donna. Un ultimo cenno su la Padovani
-si trova in una lettera di Paolina, a la quale il poeta doveva aver
-parlato di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828 la sorella
-di Giacomo, a proposito di cantanti, narravagli che la _sua Madama
-Padovani_[87] aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno
-e con buon esito, ed aggiungeva: «Ma a te che te ne importa? Io già
-lo so che non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo dei tuoi
-racconti, delle tue conoscenze.»
-
-La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente, ma non lasciò
-alcuna fama di sè, il suo nome rimase sconosciuto anche ai più
-diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali. Solo ho potuto
-sapere ch'ella cantò a Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera
-_Zelmira_, eseguendo la parte di _Emma_, confidente; ma con poco buon
-esito, tanto che non fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie di
-quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta poco. Per questo essa fu
-costretta di recarsi a l'estero e di cambiar nome; sì che rimanendo
-ignoto il pseudonimo da lei preso, manca ogni mezzo per ulteriori
-ricerche. Alcuni Modenesi già innanzi con gli anni ricordano d'aver
-sentito parlare di lei artista, rammentano ch'ella fu lungamente a
-l'estero, specie in Russia, a Mosca, di dove però fece ritorno tanto
-povera ch'ebbe bisogno di chieder più volte sussidi al comune. Morto
-Luigi Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno de lo stesso
-anno domandò una pensione al Municipio; la supplica, che si conserva
-ne l'archivio comunale di Modena, è corredata da una fede di nascita
-da cui resulta che la postulante fu battezzata ne la parrocchia di
-San Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre dagli atti matrimoniali
-appare nata nel 1802; non ho potuto chiarire questa sconcordanza, ma su
-l'identità de la persona non v'ha dubbio. La Rosa ottenne la pensione
-che fu di lire settecento venti annue e la godette solo per poco più
-di due anni, perchè il 18 settembre 1871 finì di vivere. Un vecchio
-professore, il quale la conobbe personalmente afferma che già carica
-d'anni e di malanni era tuttavia sempre bellissima e allegra, tanto
-da far immaginare quale splendida creatura avesse dovuto essere in
-gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare Giacomo Leopardi e
-vantarsi d'averlo intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar
-comprendere chiaramente che ella era stata amata dal poeta; e questo
-è pure narrato da una vecchia parente de la Padovani. A porre in
-dubbio l'amore del poeta per la cantante non vale il notare che fra
-la data de la lettera al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al
-Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de l'amore per la Malvezzi,
-perchè quando il poeta scriveva la prima, la sua fugace passione per la
-cantante era già svanita; nè è strano che ancora nel '27 il Papadopoli
-gli chieda de la Padovani, perchè, stato quasi sempre assente da
-Bologna, egli probabilmente nulla poteva sapere de l'amore che l'amico
-suo aveva provato per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe l'obbiezione
-su l'età de la Padovani (la strega, dice il Leopardi, è giovanissima);
-ora è quasi certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque anni; ma ne
-avesse pur avuto qualcuno di più, qual meraviglia che, bella come era,
-apparisse giovane assai al Leopardi che amò la Cassi ventiseienne, la
-Malvezzi già sui quaranta, la Targioni Tozzetti già oltre i trenta.
-
-Più veemente ed altrettanto infelice fu l'amore del Recanatese per
-la Malvezzi, la colta dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa
-affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo ch'ella potesse, se
-non corrispondere, compatire al suo amore.
-
- *
- * *
-
-Le _Operette morali_ come i _Canti_, benchè con intento più satirico,
-ci danno l'immagine de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione
-del mondo; però assai più di rado vi si riaffacciano la donna e
-l'amore, a punto perchè più difficilmente il Leopardi osa ridere di
-essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la _Storia del genere umano_, che
-è quasi un proemio a tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso,
-chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore celeste e con tanto
-sincero entusiasmo, che fa quasi pensare aver egli scritto tutta la
-prosa per giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse la canzone
-_All'Italia_ per rifare il Canto di Simonide; ma mentre quest'ultima
-canzone manca di euritmia fra le parti, _La storia del genere umano_ è
-ammirabile così per la proporzione, per l'ordine, per la grazia e per
-la finezza de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene in sulla
-terra (_l'amor celeste_), sceglie i cuori più teneri e più gentili
-delle persone più generose e magnanime; e quivi siede per breve spazio;
-diffondendovi sì pellegrina e mirabile soavità ed empiendoli di affetti
-sì nobili e di tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, cosa
-al tutto nuova nel genere umano, piuttosto verità che rassomiglianza
-di beatitudine.» La storia de l'infelicità umana, che è resa in questa
-prosa secondo il mito pagano, è narrata secondo il mito cristiano ne
-l'_Inno ai Patriarchi_; ne la prima il Leopardi si rifugia, come in un
-ignorato eliso, nel suo sogno d'amore; ne la seconda gli arride lontana
-l'età de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del suo destino:
-qui e là un sogno lo consola del vero. La _Storia del genere umano_,
-ampliata a significar le sorti de l'intera umanità, è la storia de
-l'uomo, o meglio la storia del Leopardi, felice ne la prima infanzia,
-quando la vita è solo vegetativa, men felice, ma bella ancora ne la
-prima adolescenza, quando l'immaginazione fingeva a lui di là dai monti
-del suo orizzonte, _arcani mondi_, arcana felicità. A quei viaggi de
-gli uomini antichi, i quali vanno visitando lontanissime contrade,
-corrispondono gli studi di Giacomo, i quali limitano intorno a lui
-l'universo che lo aveva affascinato con le apparenze de l'infinito e
-gli fanno, come a quegli antichi, crescere la _mala contentezza_ sì
-che, non ancor uscito da la gioventù, egli è occupato da l'_espresso
-fastidio dell'esser_ suo; e come quelli a questo fastidio cercavano un
-rimedio ne la morte, così egli siede presso la fontana del giardino
-paterno, pensoso di finire in quelle acque il suo dolore. Giove
-propaga i termini del creato e lo adorna; così gli studi accrescono
-l'orizzonte intellettuale del Recanatese, ma il rimedio è peggiore del
-male, poichè le vaghe immagini e il popolo dei sogni sfuggono dinanzi
-a lui; e come gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde la fede
-e se ne consola adorando i divini fantasmi de la virtù, de la gloria,
-de la patria, insieme ai quali lo alletta per la prima volta l'amore
-reale. Come quelli egli darebbe volentieri il sangue e la vita per tali
-fantasmi, ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione filosofica,
-lo accende del desiderio de la verità, e questa gli toglie ogni gioia,
-ogni conforto, gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo sollievo
-gli rimane l'amore, non materiale come prima, ma ideale e purissimo.
-Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa ripensare a quella
-specie di _delirio e di febbre_ da cui fu preso, quando l'intima
-conoscenza de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato un sublime
-ricambio d'affetto.
-
-La _Storia del genere umano_ al Bouché Leclercq rammentò quei quadri
-de la scuola bolognese in cui un'apparizione celeste aleggia sopra
-le figure principali e manda riflessi luminosi fin ne gli angoli più
-oscuri.[88]
-
-Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo del desiderio e il felice
-delirio del cuore e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza, un
-disdegno che non son quasi che il rovescio di quell'amore e di quel
-delirio.
-
-Ne l'argutissima _Proposta di premi fatta dall'Accademia dei
-Sillografi_ una freccia pungente è rivolta contro le donne, incapaci
-di fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta mite malinconia!
-Come egli l'ha cercata dovunque quell'adorabile _donna che non si
-trova_; come l'ha vagheggiata persino ne le pagine del conte Baldassar
-Castiglione, ed ha invidiato dal profondo de l'animo appassionato
-e deluso Pigmalione antico _che si potè fabbricare la sposa colle
-proprie mani_; e come gli si stringe il cuore nel non trovar per essa
-un miglior paragone che l'araba fenice del Metastasio! La donna fedele
-e che può render felice l'uomo è ancora da _inventare_; cinquecento
-zecchini de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero) a chi ne
-sarà l'autore.
-
-Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva essere in uno de' suoi
-momenti meno tristi, poichè un sincero umorismo lo inspira. Si sente,
-come dice il Bouché Leclercq, _qu'il a des larmes dans la voix_, si
-sente ch'egli ha sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi di
-amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi solo in quella sua alta
-aspirazione a le opere virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli ha
-anelato con tutta l'anima a l'amor sincero di una donna, ma la serenità
-del suo spirito gli permette di scherzare sui suoi errori e su le sue
-delusioni.
-
-Alcune prose del Leopardi e questa sua _Proposta di premi_, fra le
-altre, provano quale squisito umorista egli avrebbe potuto essere, se
-non fosse stato così sconfinatamente infelice; invero quanta felice
-arguzia in quell'enumerazione di macchine, che si spera saran trovate
-col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo di salute, che scampi da
-l'egoismo, dal predominio de la mediocrità, da la prospera fortuna de
-gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale noncuranza e da
-la miseria de' saggi, de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora
-nei premi immaginati!
-
-Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi col dialogo de _La
-Natura e di un'anima_. Lo spirito, cui la natura dice: _vivi e sii
-grande e infelice_, è quello stesso del Leopardi, che desolato di
-riconoscere vano il suo immenso desiderio di felicità e di sentire ne
-la propria eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne la vivacità
-de la sua immaginazione, altrettante cause d'ineffabile soffrire,
-sconfortato de la gloria stessa, che non si ottiene in vita e talora
-nè pure in morte, nè anche da gli eccelsi, maledice la sua grandezza e
-chiede d'esser conforme al più stupido, insensato spirito e di morire
-il più presto che si possa.
-
-Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno, se il sorriso di una
-Elvira gli avesse aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso in
-cui egli avrebbe veduto cangiarsi la terra desolata, non sarebbe stato
-eterno; ma la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato l'infelice
-da la disperazione.
-
-A l'uomo, cui manchino la potenza di agire e gli affetti, qual
-rimedio rimane contro la noia, se non i sogni e le fantasticherie?
-Così il Leopardi nel dialogo _Torquato Tasso e il suo gemo familiare_
-(imitazione, ma piena d'originalità, del _Messaggero_ de lo stesso
-Torquato); il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del Canto ad Angelo
-Mai; mandandolo in terra il cielo preparava a gli uomini l'esempio
-d'una mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore, nè pur dal
-dolcissimo canto confortato. E che è questo Tasso se non il Leopardi
-medesimo?
-
-Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore per Leonora, e ne le parole
-di lui senti la voce stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce la
-natura di quasi tutti gli amori leopardiani: l'amata gli pare da vicino
-una donna, da lontano una dea, e quel che più gli duole è che le donne
-stesse tolgano ogni splendore a l'immagine loro ch'egli si forma con
-la fantasia: ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli
-l'ideale. Quando egli sogna la sua donna, sfugge il giorno dopo di
-rivederla chè, se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne
-la favella a l'immagine sognata, non sarebbe più la stessa, avrebbe
-perduto gran parte del suo incanto.
-
-Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie è solo quella di
-consumare la vita, questo è pure l'unico intento che ci si possa
-proporre. Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione
-s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal dolore a l'amarezza; da
-l'amarezza, al sarcasmo; ecco la storia di quell'anima. Così qui
-il dialogo tutto ha un'intonazione malinconica e dolce, la chiusa è
-aspramente sarcastica. _Dove sei solito abitare?_ — chiede Torquato
-al suo genio. — _In qualche liquore generoso_, — risponde questo; — da
-prima il Leopardi aveva scritto _nel tuo bicchiere_.
-
-Ma il sarcasmo non dura, non può essere abituale in quell'animo
-altamente buono, che si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e
-profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le umane sventure.
-
-Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi spiega la sorte sua:
-nato con disposizione grandissima ad amare, ma per la sciagurata
-forma del corpo disperato di poter ottener altro che amicizia, e
-per la stessa ragione poco atto ai pubblici negozi, e pur dotato
-d'ingegno grandissimo, che accresceva fuor di modo la molestia di
-queste condizioni, come Socrate anche il Leopardi _si pose per ozio
-a ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi e delle qualità
-de' suoi cittadini: nel che gli venne usata una certa ironia; come
-naturalmente doveva accadere a chi si trovava impedito di aver parte,
-per dir così, nella vita_. Ma anche in lui la mansuetudine e la
-magnanimità innata fecero che l'ironia non fosse sdegnosa ed acerba, ma
-piuttosto riposata e dolce. Le occupazioni, fossero negozi o trastulli,
-eran ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri reali anteponeva
-d'assai quelli de le false immaginazioni; tutte infelici gli parevan
-le condizioni de la vita e tutte press'a poco ugualmente povere di
-beni e ricche di mali, nè rimedio a questi era per lui la filosofia.
-Come l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare, che si compiace
-di scostarsi dal comune de gli uomini e che pur disprezzando nel suo
-pessimismo e l'umanità e la natura e l'universo, non sa odiare, anzi è
-naturalmente e quasi inconsciamente disposto a sentimenti affettuosi,
-i quali non lo compensano, ma lo consolano, alcun poco de gli affetti
-eroici ed ardenti per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura
-gli negano. «Sono nato ad amare, ho amato e forse con tanto affetto
-quanto può mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non sono ancora,
-come vedete, in età naturalmente fredda, ne forse anco tepida, non mi
-vergogno a dire che non amo nessuno fuorchè me stesso, per necessità di
-natura, e il meno che mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto
-a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione di patimento agli
-altri.»
-
- *
- * *
-
-A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile passione de la sua vita,
-un amore ardente come il primo, ma di cui l'illusione durò ben più, e
-ben più tormentose furono le sofferenze che gliene vennero, quando quel
-caro inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero che la donna
-amata a Firenze dal Leopardi fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici,
-altri la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per prima immaginò che
-de la Buonaparte il poeta fosse innamorato; egli stesso lo nega in una
-lettera a Carlo.
-
-La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e amantissima de gli studi,
-radunava in casa propria i più insigni letterati ed artisti di Firenze,
-fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei scolpì la Psiche, il
-Niccolini, il Carena, il Leopardi; amico pure le fu il Giordani. Ella
-è nota specialmente perchè restaurò la casa di Giovanni Boccaccio,
-di cui aveva fatto acquisto. Su i rapporti di lei col Leopardi non
-molto ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste al Ranieri
-diranno di più; ad ogni modo ella fu certo ospitale e gentile verso
-il Recanatese; ma quel che fu detto e recentemente sostenuto dal
-professore A. De Gubernatis cioè che ella fosse l'Aspasia, non mi
-appar probabile. Il sapere che la marchesa Carlotta era amabile,
-colta, che aveva un albo di autografi preziosi, di cui qualche cosa
-deve rimanere ancora e in cui scrisse il Leopardi; il ricordo de le
-sale veramente ricche e profumate del palazzo di lei, la sua amicizia
-pel poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato de la dama,
-mentre molte ragioni avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la Fanny
-Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono intimi durante la loro
-dimora a Firenze il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non fosse
-la Lenzoni il difetto di lei che, essendo gobba, benchè del resto
-piacente, non avrebbe potuto esser chiamata dal Leopardi così verista
-_beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria, sola vera beltà,
-la più bella fra tutte le donne_; debbo aggiunger qui però che altri
-vuole la gibbosità fosse un'amabile invenzione de le _buone_ amiche de
-la dama, la quale soleva stare un po' curva. Ella quando conobbe il
-poeta era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo, l'uso ne le dame
-d'averne uno era comunissimo e l'aver il Leopardi scritto in quello
-di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la Targioni.[89] Questa era
-vicina di casa del Leopardi, abitava in via Ghibellina; donna giovane
-ancora, poco più che trentenne quando lo conobbe, di rara bellezza,
-univa ad essa una grande amabilità e una perfetta arte di piacere.
-Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore ne l'Arcispedale di
-Santa Maria Nuova e ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la
-Crusca e direttore del giardino botanico, godeva di gran fama e riuniva
-spesso in casa sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza abituale
-nei Targioni, e anzi maggiore per il nome già illustre che possedeva,
-Giacomo vi si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e la grazia de la
-Fanny e l'ingegno del professore. Quando poi la primavera, come sempre,
-gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per quella donna divampò
-in amore. Tutto fa credere che fosse la Targioni la bellissima e
-amabilissima signora per la quale il poeta con tanta premura domandava
-e raccoglieva autografi; anzi a questo proposito è da notarsi che per
-accontentar lei il Leopardi si fece mandare da Paolina il protocollo
-de le lettere a lui scritte da vari letterati e che di queste lettere
-anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono tre fra le carte di
-casa Targioni-Tozzetti, nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione
-risvegliatasi ardentissima nel Leopardi gli fu da prima causa di
-inenarrabili dolcezze, il suo animo sereno e lieto come non era stato
-mai, dava adito persino a un compatibile sentimento di vanità, o di
-cura almeno de la propria persona, poichè certo il poeta pensava a la
-donna cui avrebbe voluto piacere, quando scriveva a Paolina (21 agosto
-1830) d'aver fatto ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino, e si
-compiaceva che paresse nuovo e gli stesse molto bene.
-
-Il _Pensiero Dominante_ ci rivela lo stato d'animo di lui durante il
-primo periodo di questo suo affetto: il pensiero amoroso lo domina
-interamente, terribile ma caro dono del cielo; tutti gli altri si
-dileguano, tutte le opere, tutta la vita son divenute un nulla,
-una noia intollerabile in confronto a la gioia celeste che quello
-gli procura; le solite meditazioni, le solite compagnie divenute
-incresciose, il poeta non intende più come altri possa aver desideri,
-sospiri non somiglianti al suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par
-ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de l'animo suo che ha sempre
-disprezzato i cuori ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai a
-subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà. L'amore gli pare la sola
-discolpa al destino, che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza
-frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti anni una così misera
-vita per giungere in fine a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di
-tutti i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza, pur che
-conducesse a tal meta. In quel nuovo paradiso dimentica lo stato
-terreno ed è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali. Ma
-il dolce stato d'animo poco dura e ben presto il poeta non sospira più
-l'amore soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere ad ogni modo
-sopportabile la vita, bensì ripensando al verso di Menandro:
-
- Muor giovane colui ch'al cielo è caro,
-
-agogna due cose belle, _amore e morte_: l'uno il più grande dei beni,
-l'altra fine d'ogni male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni,
-il poeta augura o l'uno o l'altro di questi dolci signori,
-
- Al cui poter nessun poter somiglia;
-
-per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte pietosa, certo
-ch'essa lo troverà orgoglioso, renitente al fato, non benedire al poter
-che l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana, ogni conforto stolto,
-aspettar solo serenamente l'ora in cui poter piegare addormentato il
-volto nel seno virgineo de la funebre dea.
-
-Questa fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega
-a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione
-pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo
-e timido, perchè conscio de la propria inferiorità materiale e dei
-doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella
-dovette comprender benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva certa
-coscienza di esser stato capito.
-
-Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali
-che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo
-secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere
-a quel disgraziato affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a Roma
-il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là cinque mesi e mezzo, si
-duole di quel soggiorno come di un esilio acerbissimo. Malgrado le
-spiegazioni che ne furon date, mi pare che di questo viaggio non si sia
-ancora chiarita sufficientemente la ragione. Il _romanzo_ di cui parla
-Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831) è certamente un romanzo
-_suo, suo_ così il dolore e _sue_ le lacrime; infatti come altrimenti
-avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo _forse avrò forza di
-narrarti ogni cosa_»; e noto pure che ne l'altra lettera de l'ultimo
-de l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere ancora su le cose
-che quegli gli aveva dimandate, e cioè, come appare dal contesto, su le
-cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente dovrei scrivere per
-informarti del _mio stato_ in maniera sufficiente.» Gli aveva chiesto
-la Fanny d'allontanarsi per qualche tempo? Non mi pare improbabile.
-Una volta sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera rispettosa,
-riservata, ma ne la quale chi abbia bene studiato il carattere di lui,
-intravede un profondo sentimento, specialmente se la confronta con le
-lettere ad altre donne che pure senza dubbio egli amò, per esempio con
-quella da Recanati a la Malvezzi: non scrisse prima per non darle noia,
-ma non vuole che il silenzio le paia dimenticanza, benchè ella forse
-sappia _che il dimenticar lei non è facile_. Le parla di sè e de le
-proprie idee con effusione e poi si duole di rattristar con esse lei
-_che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere nella vita e
-trionfar del destino umano_. S'ella si degnerà di comandargli sarà per
-lui _una gioia e una gloria di servirla_. Il 22 marzo era di nuovo a
-Firenze e passò alcuni giorni lieti; la sua stima per la Fanny non era
-forse profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente appassionato così
-ch'egli non viveva che per quella donna, dimenticando dinanzi a lei il
-proprio orgoglio, la propria fierezza e quasi la propria dignità. La
-Fanny, annoiata di quella passione, seccata forse da le ciarle che se
-ne facevano, non trattò più il Leopardi con la consueta gentilezza, ma
-non per questo riuscì ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832,
-lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni, lontano il Ranieri
-ch'era a Bologna per seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi di
-sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere l'assegno a la famiglia,
-Giacomo si sentiva tuttavia rivivere, ricevendo un biglietto de la
-donna amata, cui rispondeva una lettera timida e rispettosa anch'essa,
-ma che rivela ancor più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice fra
-l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e sempre occupato in quel suo
-amore, che lo fa per più lati infelice. E _pure certamente l'amore e
-la morte sono le sole cose belle che ha il mondo e le sole, solissime
-degne di essere desiderate_. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice,
-che faranno le altre cose che non sono nè belle, nè degne dell'uomo...
-_Addio, bella e graziosa_ Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi,
-sapendo che non posso nulla. _Ma se_, come si dice, _il desiderio
-e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi_.
-Ricordatemi a le bambine e credetemi sempre vostro.»
-
-L'autunno e l'inverno passarono tristemente pel poeta sempre più
-malfermo in salute e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo di
-quest'amore non si sa. Nel maggio del 1832 il Leopardi era sempre
-accolto con gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla certo di
-loro ne la lettera a Paolina (22 maggio 1832), annunziandole d'averle
-mandato il pus che Carlo desiderava, avuto da lui per mezzo _di uno dei
-primi medici di Firenze_. E la gentilezza più ancora che del Targioni
-era de la Fanny, la quale s'era provveduta di quel pus per mandarlo
-ad un suo fratello; poi per fare un piacere al Leopardi, glielo aveva
-ceduto, aspettando di averne più tardi de l'altro.
-
-Certo la fine di quest'amore fu una delusione compiuta che portò ne
-l'animo del Leopardi un dolore disperato, e lo persuase a seguire il
-Ranieri a Napoli. Altri vuole che il Ranieri stesso, il quale era molto
-ne le grazie de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore de l'amico e
-pregato la donna ad essergli compassionevole, finisse con lo svelare
-a l'infelice come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse dal
-canzonarlo coi conoscenti. Il poeta perdette allora persino la speranza
-ne la pietà de l'amata, persino la fede ne la gentilezza de l'animo
-di lei e scrisse i versi _A sè stesso_, i più tragicamente desolati
-che sieno usciti dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata quella
-tempesta, più tardi a Napoli, ne la primavera del 1834, ricordando,
-scriveva l'_Aspasia_ e nascondeva sotto questo nome la donna amata,
-perchè bella, colta, ospitale. La immagine di lei gli riappare spesso,
-visione superba, e il profumo di una piaggia fiorita, di una via
-cittadina olezzante di fiori, gli risveglia sempre il ricordo dei
-vezzosi appartamenti tutti odorati di fiori primaverili in cui la vide
-con una veste violetta, adagiata sopra un divano ricoperto di pelli,
-circonfusa d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare baci sonanti
-su le labbra de' suoi bambini, stringerseli al petto e porgere a loro,
-ignari de le sue cagioni, il collo candidissimo.
-
-Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è quello d'una donna
-ammirabilmente bella, civetta, di poco cuore e di non grande
-intelligenza. Che in questo ritratto vi sia alcunchè di soggettivo è
-certo; ma calmato il primo furore il poeta non parla più agitato da
-la passione, bensì ritorna con sufficiente calma ai giorni del suo
-amore e de le sue pene, una grande amarezza gli resta ne l'anima e
-un non celato disdegno di quella donna in particolare e de la donna
-in generale. Ne l'_Aspasia_, poesia sincera e originale se altra mai,
-v'è pur qualche cosa che rammenta _L'amante rigettato_ del Baldovini
-(sec. XVIII), poesia che il Leopardi conosceva ed ammirava certamente,
-poichè l'accolse ne la sua _Crestomazia poetica_. Certo ben altro è il
-sentimento tragico del Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro
-del Baldovini; pur questo è, per dir così, la prima nota di quella
-gamma.
-
-Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne l'amata il proprio ideale
-inchinando ed amando questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira ed
-incolpa a torto la donna:
-
- . . . . . . . . Che se più molli
- E più tenui le membra, essa la mente
- Men capace e men forte anco riceve.
-
-Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri da lei inspirati,
-nè mai potrà intenderli; quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge
-talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, mentre l'Aspasia reale non
-soltanto è viva, ma tanto bella che a parer del poeta supera ogni altra
-donna. Ora mi sia permessa in fretta un'osservazione: che il poeta
-scrivesse questo Canto a Napoli ne la primavera del 1834 è certo, anche
-per quell'accenno al mare de l'ultimo verso; da le frasi _bella non
-solo ancor, ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre avanzi_, è
-chiaro che il poeta aveva riveduto e da poco la donna cara; come rivide
-la Targioni, se non uscì più di Napoli e, a quanto si sa, a Napoli ella
-non andò?
-
-Il poeta, conosciute le arti e le frodi de l'amata da la dolce
-somiglianza di lei con l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto
-a tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora ella si vanti d'aver
-posseduto il cuore di lui, d'averlo visto supplichevole, timido,
-tremante, privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni voglia, ogni
-parola, ogni atto di lei, impallidire a' suoi superbi fastidi, brillare
-in volto ad un segno cortese, cambiare colore e sembiante ad ogni
-suo sguardo; l'incanto è caduto ed egli contento abbraccia senno con
-libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza errori gentili la vita è
-una notte invernale senza stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza
-conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto.
-
-Il suo eccelso ideale de la donna rimane così oscurato da l'imagine
-di una donna reale, per la quale con l'amore venne meno in lui anche
-la stima, e quell'impressione dolorosa e cupa non può più cancellarsi
-da l'animo suo. Nei _Pensieri_ (XXXIV) dirà che i giovani credono di
-rendersi amabili fingendosi malinconici e che la malinconia quando è
-finta può per breve spazio piacere, massime a le donne; ma che a lungo
-andare non piace che l'allegria, perchè il mondo ama non di piangere,
-ma di ridere; tacciando così, come nota il Castagnola, di crudeltà
-e di egoismo l'umanità, e, aggiungo, le donne in particolare, di cui
-ha soprattutto parlato. Altrove affermerà come le donne quasi tutte
-si cattivano e si conservano con la noncuranza e col disprezzo, col
-fingere di non curarle e non stimarle; e troverà la vita piena di genti
-che «mirate non mirano, che salutate non rispondono, che seguitate
-fuggono, che, voltando loro le spalle, o torcendo il viso, si volgono,
-e s'inchinano, e corrono dietro ad altrui.»[90] Dirà ancora che la
-donna è come una figura del mondo, del quale è propria generalmente
-la debolezza; che l'una come l'altro si acquista con ardire misto di
-dolcezza, con tollerare le ripulse, con perseverare fermamente senza
-vergogna;[91] e scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce sempre
-a nulla, o certo è malissimo fortunato, chi li ama d'amore non finto e
-non tepido, e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il mondo è,
-come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta.»[92]
-
-Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia de la Tommasini, le
-tenere e devote cure de la Ranieri e la vera calma succeduta ne l'animo
-suo, quando fu in tutto e veramente acquietata la passione per Aspasia,
-modificarono questo suo pessimismo verso la donna, come parrebbe
-attestarlo la Canzone _Sopra un bassorilievo antico sepolcrale dove
-una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi
-dai suoi_, e in parte anche quella _Sopra il ritratto d'una bella donna
-scolpito nel monumento sepolcrale della medesima_. Ne la prima forse il
-poeta ripensa a Silvia, a Nerina, morte anch'esse giovani e belle e,
-pur quasi convinto che la sepolta debba dirsi beata, sospira pensando
-al destino, chè ai più costanti un'alta pietà invade il petto nel
-veder perire una fanciulla, quando la regina bellezza si dispiega ne
-le sue membra e nel suo volto, il mondo le si inchina, la speranza le
-fiorisce ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati che, perdendo
-la diletta persona, rimangono quasi scemi di sè stessi, e chiede a la
-natura come possa strappare l'amico a l'amico, il fratello al fratello,
-i figli al padre, a l'amante l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già
-un egoistico compiacimento di veder distrutta una femminile bellezza,
-mentre la bellezza femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel Canto
-_Sopra il ritratto d'una bella donna_; l'antitesi fra la figura de
-la vivente, dal dolce sguardo, dal labbro da cui par traboccare il
-piacere come da un'urna piena, da l'amorosa mano, dal seno che faceva
-impallidire la gente; e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile
-non meno pel poeta che pel lettore. In lui non è alcun misero e volgare
-sentimento di basso e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano
-Canto de l'odio questo, è la meditazione austera e tragica del
-_misterio eterno dell'esser nostro_. Il disdegno è tutto rivolto a la
-natura e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: se non siamo che
-polvere ed ombra come in noi così alti sentimenti? Se anche in parte
-v'è in noi qualche cosa di gentile, come i nostri moti e pensieri più
-degni son desti e spenti così facilmente da così basse cagioni?
-
- *
- * *
-
-Nessuna prova ci resta dei sentimenti che Giacomo Leopardi provò per
-Paolina Ranieri, confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo
-ch'egli la paragonava a la propria sorella e che faceva gran caso
-perfino del nome di lei: sì che non è troppo ardito il supporre che
-qualche luce di speranza e di tenerezza gli venisse da quella compagnia
-gentile e temperasse la desolazione de l'animo suo, il quale aveva
-visto svanire i più cari sogni nel nulla eterno e ne l'immensa vanità
-d'ogni cosa umana.
-
-Tutta la sua vita passò in un inesaudito desiderio d'amore, e quasi mai
-egli potè avere nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè tante altre
-cagioni di soffrire gli avessero dato la natura e la sorte, questa fu
-la più tremenda. Ardeva di trovar una donna che lo amasse e non credeva
-di poterla trovare; conscio con nobile orgoglio de la nobiltà de
-l'animo suo e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio che questi sono
-i più alti doni che natura possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia
-persuadersi che bastassero a compensare a gli occhi di una donna
-la sua disavvenenza. E, desolatamente afflitto di questa, perchè la
-vedeva opporsi, come insuperabile ostacolo, fra l'anima sua e l'amore,
-sentiva la donna lontana, irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo
-di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva uno di stanca desolazione, in
-cui gli mancavano i dolci affanni e persino il dolore; ma, piangendo
-la vita fatta per lui esanime, sentiva ancora che il suo cuore era
-vivo. Poi anche quest'ultimo sentimento si spegneva; quasi insensato,
-attonito egli non domandava più conforto; le eloquenti voci de la
-natura eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, la mano offertagli,
-_candida ignuda mano_, non lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo
-cuore si risvegliava: quel _Risorgimento_, ch'egli cantò con tanta
-dolcezza, non fu l'unico de la sua vita: da la grave immemore quiete,
-somigliante a la morte, l'animo suo, riscosso d'improvviso, ritrovava
-tutte le sue illusioni, tutto il suo dolore; senza speranza e senza
-fede, conscio che l'idolo suo più caro non aveva amore ne le pupille
-tremule, nel raggio sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava
-tuttavia i cari inganni e l'ardore natio.
-
-Egli sempre adorò, quasi misticamente, la bellezza, nè v'ha bisogno
-di commento a spiegare come e perchè tanto gli piacessero i versi
-di Lodovico Martelli _In lode delle donne_ (secolo XVI), e questi
-specialmente ch'egli dovette ripetere ben amaramente fra sè:
-
- Scevra da l'altre una virtù si prezza;
- Ma chi piacque già mai senza bellezza?
-
-Più ancora che entusiasta de la bellezza fu avido di tutti i grandi
-sentimenti e anelante ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva
-nato non per scrivere ma per operare, e sognava grandi cose, vedendo
-il suo avvenire come un magnifico campo di gioia e di gloria aperto a
-l'altera anima sua. L'azione gli fu contesa presto e per sempre, e non
-gli rimase che contemplare, silenzioso e triste, le stupende visioni
-de la sua mente; ma una speranza era radicata troppo profondamente
-nel suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla e, quantunque
-senza convinzione, egli pensava che una gioia, una gloria, una divina
-ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa affezione d'una donna.
-Fu questa l'ultima a dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando essa
-sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; in che cosa poteva egli
-più credere o sperare, se la donna ch'era stata per lui una religione,
-gli si rivelava un essere debole, fallace? Il suo fu il destino dei
-grandi infelici, vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera e pura,
-disperando di tutto, maledisse la vita e gettò a l'umanità il suo grido
-di dolore.
-
-Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de l'opera leopardiana la donna
-appare in nobiltà e purezza di linee, quale forse non fu da nessun
-altro poeta cantata. Per questo e per le sventure sue il Leopardi
-conquista, insieme a la simpatia dei giovani, quella de le donne.
-È noto con quanta venerazione parlò di lui la Caterina Franceschi
-Ferrucci[93], ch'egli teneva in grande stima. Bello è il Canto che
-nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta la Maria Giuseppa Guacci
-Nobile[94], salutando in lui il fedele che ebbe a prua de la sua
-nave virtù candidissima, la quale lo scorse ove non sono confini; il
-fedele che ne l'ultima ora sua non fu flagellato da rimorsi, non vide
-la giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò una prece
-simulata con gli avidi pensieri chini in terra e di cui la parola
-estrema fu: amore.
-
-Anche la gentil poetessa Giannina Milli, inspirandosi specialmente a
-l'affetto religioso, cantava degnamente del Leopardi:
-
- . . . . Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede,
- Che non toccò della mortal sozzura;
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Uom che sugli altri al par di te s'ergea;
- Sublimemente in Dio creder dovea![95]
-
-E _tu credevi_ — afferma la poetessa — ma la terra al tuo sguardo era
-muta e deserta, la gente ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria,
-però da l'imo petto il verso ti uscì disperato.
-
-Se non con grande finezza d'arte, certo con una sincerità e una soavità
-commovente d'affetto, si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato:
-
- Nè mai donna t'amò di quel potente
- Amor, di cui ti strusse invan la speme,
- Di cui la sete ardente
- Solo s'estinse alla tua vita insieme.
- Così sempre deserto e mai compreso,
- Chiedesti al verso una vendetta amara,
- Di cui l'amaro peso
- Sente ogni donna che il tuo verso impara.[96]
-
-E in nome di tutte le donne chiedeva perdono al poeta. Non imprecava
-a' suoi affanni e ne l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al
-pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, una promessa:
-
- Che col nostro morir tutto non muore.
-
- *
- * *
-
-Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto nè pure un'unica volta avverarsi
-il suo più caro voto; egli non fu amato. E niuno al par di lui sentì
-mai come una parola, una semplice parola di donna, può far bene a lo
-spirito, ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, riaprirgli
-l'avvenire. Si direbbe che parli di lui il Michelet quando scrive: «Je
-voyais un jour un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, sournois,
-misérable. Pourtant il avait une flamme. Sa mère, qui était fort dure,
-me dit: On ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. C'est qu'on
-ne l'a baisé jamais.»
-
-Ma se non risvegliò in alcuna la passione che ardeva in lui, dal reale
-affetto di molte donne gentili e da la potenza de la sua fantasia
-gli vennero le più care gioie de l'amore. «Amare... non è ricevere, è
-dare,» scrisse il Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune
-amorose di molti e molti non valgono un'ora del profondo sentimento
-che di Giacomo Leopardi fece un poeta; la sua opera appartiene a la
-ristretta cerchia di quelle che non invecchiano, non decadono per
-quanto volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. Bella e degna
-d'ammirazione la sua parola di pensatore; ma immortale e degna di
-commuovere tutti i cuori finchè l'amore e il dolore li scuota quella
-del poeta; muti il mondo, l'anima umana non muterà, e nei canti di
-Giacomo Leopardi v'è un'anima, un'anima di Titano, di Prometeo, martire
-su la sua roccia, straziato ne le intime viscere e pur forte ancora,
-con la fronte orgogliosa rivolta a le stelle, con un inno d'amore su
-le pallide labbra, mentre dal petto aperto scorre il suo caldo sangue.
-Quel timido taciturno, già uomo a dieci anni, fanciullo ancora a
-trentanove, sentiva tragicamente la sua forza e la sua sventura; fra
-tanti uomini fortunati egli, infelice, aveva coscienza di essere il
-più vero uomo, e, pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col
-suo canto, che tramanda a le età venture qualche cosa de l'animo suo
-ed è una _voce_ de l'armonia, vibrante in silenzio in tanti cuori, ma
-in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e palpitare. La divina
-scintilla ch'egli rapì a gli eterni non si spense, nè pur quando su
-quegli azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro fuoco è
-serbato a gli uomini ne le pagine rese sacre da l'arte, dal genio e da
-la sventura.
-
-
-NOTE.
-
-[68] Vedi _Epistolario di G. L._, vol. III, Firenze, Successori Le
-Monnier, 1892 (_Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle
-opere di G. L._).
-
-[69] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_,
-pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31
-dicembre 1845).
-
-[70] Vedi _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, di G.
-Leopardi.
-
-[71] Vedi _Prefazione al II libro dell'Eneide_, di G. Leopardi.
-
-[72] Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la
-Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa
-si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del
-1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria
-Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe
-nuovamente accesa, e perciò l'_Elegia_ scritta nel 1817 comincierebbe
-co' versi
-
- Tornami a mente il dì che la battaglia
- D'amor sentii la prima volta....
-
-[73] Vedi TERESA LEOPARDI, _Notes biographiques sur Leopardi et sa
-famille_. Paris, Lemerre, 1881.
-
-[74] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di G. Leopardi_ (nel _Fanfulla della
-Domenica_, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo
-studio di F. MARIOTTI, _I ritratti di G. Leopardi_ (_Nuova Antologia_,
-16 gennaio 1898).
-
-[75] Vedi G. TIRINELLI, _Un giorno a Recanati_ (_Nuova Antologia_, 1º
-settembre 1878).
-
-[76] Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819.
-
-[77] Vedi I CANTI DI G. LEOPARDI, commentati da A. Straccali, pag. 48.
-Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg. XI-241.
-
-[78] Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i Canti _A un
-vincitore nel pallone_, _Bruto minore_, _Alla Primavera_, _Inno ai
-patriarchi_.
-
-[79] Vedi gli studi sul _Consalvo_ pubblicati da L. Pieretti nella
-_Rassegna Nazionale_ di Firenze 1881, e quello di F. Torraca in
-_Discussioni e ricerche letterarie_, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a
-365).
-
-[80] Cfr. B. ZUMBINI, _Saggi critici_. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche
-la VI de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti (_Giornale storico
-della letteratura italiana_, fasc. 90º, pagg. 511-515).
-
-[81] Cfr. a tale proposito G. LEOPARDI, _Poesie e prose scelte e
-annotate per le giovanette_ da Caterina Pigorini Beri. Firenze,
-Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; ODOARDO
-VALIO, _La suora di carità di Giacomo Leopardi_. Acerra, Fiore,
-1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nel _Giornale storico della
-letteratura italiana_, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI
-de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti.
-
-[82] Cfr. A. BORGOGNONI, _La Canzone del Leopardi alla sua donna_ (nel
-_Fanfulla della Domenica_, 1884, nº 45).
-
-[83] Cfr. G. CARDUCCI, _Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi_
-(pubblicate ne la _Rivista d'Italia_, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e
-15 marzo 1898).
-
-[84] A. GRAF, _Foscolo, Manzoni, Leopardi_. Saggi. Torino, Casa
-editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr.
-lo studio _Il Leopardi e la musica_.
-
-[85] Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823.
-
-[86] Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era
-avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato
-finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche
-un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa
-notizia.»
-
-[87] Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del
-fratello per la Basvecchi: «La _tua_ Serafina si fa sposa.»
-
-[88] Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr. N. ZINGARELLI,
-_Operette morali di G. Leopardi_, ricorrette su le edizioni originali
-con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di
-pagg. XIII-408), 1895.
-
-[89] Cfr. Dr. FRANCO RIDELLA, _Un articolo critico di A. De Gubernatis
-e l'Aspasia del Leopardi_ (pubblicato nel nº 15 de la _Gazzetta
-Letteraria_ di Torino, 1897).
-
-[90] Vedi I. DELLA GIOVANNA, _Le prose morali di G. Leopardi_. Firenze,
-Sansoni, un vol. in 16º di pagg. XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a
-pag. 344.
-
-[91] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344.
-
-[92] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345.
-
-[93] CATERINA FRANCESCHI FERRUCCI, _I primi quattro secoli della
-letteratura italiana_ (Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a
-pag. XII, prefazione al primo volume cit.
-
-[94] Vedi M. GIUSEPPA GUACCI NOBILE, _Rime_. Napoli, dalla Stamperia
-dell'Iride, 1839, pag. 10.
-
-[95] Vedi GIANNINA MILLI, _Poesie_. Firenze, Felice Le Monnier, 1862.
-Vol. I, pagg. 313 a 315 (_A Giacomo Leopardi_).
-
-[96] Vedi ERMINIA FUÀ FUSINATO, _Versi_. Firenze, Felice Le Monnier,
-1874, da pag. 246 a pag. 248.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- A Federico Conigliani Pag. V
- Prefazione VII
- Adelaide Antici Leopardi 3
- Note 32
- Ferdinanda Leopardi Melchiorri 37
- Note 54
- Paolina Leopardi 59
- Note 116
- Marianna Brighenti e la sua famiglia 121
- Note 167
- Teresa Carniani Malvezzi 173
- Note 217
- Antonietta Tommasini 223
- Note 267
- Paolina Ranieri 271
- Note 312
- La donna nella vita e nelle opere di G.
- Leopardi 317
- Note 401
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di
-Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE ***
-
-***** This file should be named 60092-0.txt or 60092-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/0/9/60092/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-