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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: La donna nella vita e nelle opere di Giacomo Leopardi - -Author: Emma Boghen-Conigliani - -Release Date: August 12, 2019 [EBook #60092] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EMMA BOGHEN-CONIGLIANI - - - LA DONNA NELLA VITA E - NELLE OPERE DI GIACOMO - LEOPARDI - - - _Adelaide - Antici Leopardi — Ferdinanda - Leopardi Melchiorri - Paolina Leopardi — Marianna - Brighenti — Teresa Carniani - Malvezzi — Antonietta Tommasini — Paolina - Ranieri — La - donna nella vita e nelle opere - di Giacomo Leopardi_ - - - - FIRENZE — G. BARBÈRA EDITORE - M·DCCC·XCVIII - - - - - Compiute le formalità prescritte dalla Legge, i diritti - di riproduzione e traduzione sono riservati. - - - - -_A Federico Conigliani._ - - -_Non è un dono, ma quasi una restituzione la dedica di queste pagine, -cui il tuo consiglio e il tuo aiuto cooperarono altrettanto che la mia -penna; gradiscile ad ogni modo quale ricordo di studi e ricerche comuni -e quale pegno minimo di una riconoscenza incancellabile._ - - - - -PREFAZIONE. - - -_Se la donna ha sempre molto potere su l'animo de l'uomo, moltissimo -n'ebbe su quello di Giacomo Leopardi, che, adolescente, la vagheggiò -in uno splendido ideale poetico; giovane, l'agognò con una dolorosa -potenza di desiderio e d'amore; uomo, l'ebbe a sdegno, infelice per -lei, pur sempre adorandola: madre, sorella, congiunta, amata, non -amante, ma spesso amica sincera e devota, essa ebbe gran parte ne la -vita di lui, nel suo pensiero, e fu tutto pel suo cuore._ - -_I biografi studiarono con minuziosa accuratezza i rapporti del Poeta -con alcune donne; lasciarono altre e non giustamente in dimenticanza: -cito ad esempio l'Antonietta Tommasini; l'epistolario leopardiano conta -numerose lettere a lei dirette (e molte ne mancano ancora certamente) -fra le quali alcune scritte con un abbandono d'affetto quasi unico ne -gli anni maturi del grande Recanatese._ - -_Questo volumetto si propone il modesto scopo di tratteggiare i -ritratti di parecchie fra le donne congiunte, per affezione o per -parentela, al Leopardi; di cogliere, per quanto è possibile ne le -memorie non più recenti, la loro intima personalità, di vederle nei -loro rapporti con lui, e derivarne quanto di elementi reali e quanto di -soggettivo fosse ne l'ideale femmineo del cantore di Silvia._ - -_Certo alcune nascondono nel mistero l'anima loro, ma non sì che -qualche raggio almeno non possa scorgerne un occhio pazientemente -indagatore: son figure varie, da l'austera e rigida contessa Leopardi, -di cui le mani candide paiono sempre congiunte con mistico terrore -ne la preghiera, a la buona Tommasini, che chiude il suo libro per -assaporare tutta la serena dolcezza del vespro nel suo giardino fiorito -e segue con lo sguardo pensoso i ragazzi pei campi, gli uccelli fra -il verde, le nuvole nel cielo, così semplice ne la sua vita borghese, -illuminata da tanta luce di vera poesia; da la bellissima bionda -Ranieri, che non s'accorge de le passioni che desta, del mondo che le -sorride ed ha ne gli occhi miti e profondi tutta la fiamma di carità -che la esalta, a la disavvenente, ma tenera ed appassionata Paolina, -invano avida d'amore, piangente invano le sue lagrime non comprese; -da la gran dama Malvezzi, tutta brio nel circolo di dotti e d'artisti -da cui è attorniata e ammirata, a la cantante Brighenti, che nasconde -sotto il belletto il pallore de le guancie, e sotto il suo sorriso -d'artista festeggiata le ansie de la sua anima di donna; ne l'una un -palpito de la pietà di Elvira, ne l'altra l'ingenua illusione d'un -lieto avvenire di Silvia; in questa l'inconscia indifferenza de la -donna del _Primo Amore_, in quella la mestizia de la donna del -_Sogno_, in tutte v'ha qualche cosa che si conforma a l'ideale -leopardiano; e se nessuna è precisamente la figura di questo o quel -canto, ne l'animo che li dettò rimangono tutte, immagini care, e si -fondono in un'alta idea poetica._ - -_Si potrà notare che solo ne l'ultimo studio ho accennato a la Cassi, -a la Fattorini e a la Belardinelli, di cui mancano qui i medaglioni, -come mancano quelli de la Targioni-Tozzetti, de la Lenzoni, de la -Buonaparte; ma le tre prime, a parer mio, quali inspiratrici del -poeta furono creature più pensate che reali, vissero la vita de la -sua fantasia, ne la quale, mai dimenticate, risorsero spesso, Silvia e -Nerina specialmente, vivacissime parvenze d'un indimenticabile sogno. -Senza dir poi che quanto se ne sa, fu detto e assai ben detto da -altri._ - -_Su la Targioni mi duole non aver potuto trattenermi; ma le notizie -che intorno a la _bella e graziosa Fanny_ si possono ritrarre -dai libri sono affatto insufficienti a diradar l'ombra fitta che ce la -nasconde, e la famiglia non acconsente a darne altre._ - -_La Carlotta Lenzoni de' Medici e la Carlotta Buonaparte non furono pel -poeta che gradite, fuggevoli conoscenze._ - -_Debbo qui render grazie al conte Giacomo Leopardi, che mi fu largo di -aiuto e con le sue ricerche mi procurò la conferma di quanto io scrissi -riguardo a l'ignorato amore di Paolina Leopardi per Raniero Roccetti; -al conte Nerio Malvezzi, che mi favorì parecchie notizie intorno a la -Teresa Carniani Malvezzi e non poche lettere inedite a lei rivolte da -chiari letterati del suo tempo; al prof. Americo De Gennaro Ferrigni, -cui debbo non pochi ragguagli intorno a la vita di Paolina Ranieri; -ed a parecchie altre gentili persone, che facilitarono le mie ricerche -intorno a Madama Padovani, e che mi procurarono gran numero d'autografi -inediti di Marianna Brighenti._ - -_Se sotto la mano inesorabile de la critica tanti rosei veli cadono -e tante figure che ci compiacevamo ammirare appaiono degne piuttosto -di pietà, lasciandoci il rimpianto di un'illusione perduta e quasi -un posto vuoto e difficile ad esser rioccupato nel pensiero, a taluno -potrà, spero, riuscir piacevole che qualche immagine ormai sbiadita, -se non cancellata dal tempo, ci si ravvivi dinanzi bella e degna e ci -riveli amicamente un'ora, un momento de la vita del grande, cui abbellì -di qualche raro sorriso la dolorosissima esistenza._ - -_Esse, le donne gentili e care al poeta, rendano accetto con la loro -grazia l'omaggio, invero troppo umile, di queste pagine pel Centenario -che Recanati e l'Italia celebrano quest'anno._ - - EMMA BOGHEN-CONIGLIANI. - - _Firenze, febbraio 1898._ - - - - - [Illustrazione: _Adelaide Antici Leopardi_] - - - - -ADELAIDE ANTICI LEOPARDI. - - -La marchesina Adelaide Antici aveva diciannove anni quando nel 1797 -diede la sua mano al conte Monaldo Leopardi, di due anni soltanto -maggiore di lei. Il matrimonio fu celebrato a Recanati, nella -cappelletta degli Antici: la sposa, che apparteneva ad una delle più -nobili e ragguardevoli famiglie di quella città ed entrava in una -famiglia altrettanto nobile e ragguardevole, era una fanciulla di -bellezza severa, da gli occhi di zaffiro splendidi e intelligenti, -benchè velati da una pensosa malinconia; dai corti capelli ricciuti -d'un castano chiaro tendente al biondo, da l'aspetto maestoso, che -pareva accordarsi perfettamente al carattere del vetusto palazzo di -cui diveniva signora; alta e con un portamento da regina, ella nelle -graziose acconciature e nelle succinte vesti, di cui la moda era -venuta allora da Parigi, nulla perdeva de l'austerità naturale; ed il -suo viso, soprattutto i suoi occhi e la fronte, restavano severamente -assorti, come in un mesto pensiero, sotto i diffusi riccioli ornati -da un filo di perle, da un nastro di velluto e da un capriccioso -spennacchietto. - -Tale ci appare in una miniatura sopra una tabacchiera di Monaldo: -nessun sorriso, nessuna mollezza nelle austere sembianze: non sembra -una delle graziose, voluttuose donne del secolo passato, ma un'antica -matrona travestita.[1] - -Alla festa di San Vito, protettore di Recanati, il conte Monaldo -fissò per la prima volta gli occhi su la marchesina Antici e non seppe -distorneli a lungo; la rivide a le feste del Corpus Domini e non pensò -più che a lei, quantunque la sapesse promessa ad un conte Castracane -di Cagli, del quale però si diceva ch'ella fosse tanto scontenta -da voler riprendere la propria libertà. Monaldo andò senz'altro dal -fratello della fanciulla, Carlo Antici, che era amico suo, e saputo -con certezza ch'ella s'era già sciolta da la prima promessa, lo pregò -di chiederle se avrebbe accettato lui per marito. Adelaide gli fece -rispondere francamente ch'era stata domandata dal conte Borgogelli di -Fano, il quale attendeva solo l'assenso e la donazione di una zia per -combinare in modo definitivo il matrimonio, ella frattanto non poteva -prendere alcuna decisione. Monaldo, innamorato, rispose: Aspetterò; e -non aspettò molto, chè, malgrado un astio antico tra le due famiglie -per ragione d'interessi, gli fu data la preferenza; di che i vecchi -Leopardi non rimasero punto soddisfatti, ed ecco perchè. Quel tal conte -Castracane era andato la prima volta a Recanati per conoscere Amalia, -sorella maggiore di Adelaide, ma, veduta questa, s'era innamorato di -lei e non aveva voluto più saperne della prima; la madre e gli zii di -Monaldo avevano proposto a costui di sposare egli Amalia e, quantunque -questa fosse, com'egli medesimo assicura, una carissima e amabilissima -giovane, egli aveva rifiutato. Sentendo più tardi aver il conte chiesta -la mano di Adelaide, si mostravano avversi a tale unione, ma nè il -loro rifiuto ostinato e minaccioso, nè i gravi dispiaceri che gliene -vennero, nè la tenuità della dote che il suocero gli fissò, mentre già -gliene aveva offerta una maggiore per Amalia, lo smossero dalla sua -decisione. La madre un giorno lo pregò con tanto calore di non sposare -la marchesina Antici, da giungere ad inginocchiarsi dinanzi a lui per -supplicarlo di cedere, ma egli rialzatala e postosi egli medesimo in -ginocchio, le baciò la mano, confessandole che restava fermo nel suo -proponimento. - -Fissò di condurre la sposa a Pesaro, perchè ella non soffrisse amarezze -e mortificazioni, entrando in una casa dove tanti non la volevano: -ma compiute le nozze, mentre la carrozza attendeva già pronta, egli -s'avvicinò ad Adelaide e le disse: — Andiamo a baciar la mano a mia -madre. — La buona contessa, scordando ogni risentimento, abbracciò -e benedisse la nuora, pregandola di ritornar presto, molto presto da -Pesaro: e i due giovani, lieti di questa riconciliazione, passarono ne -l'appartamento dello zio Ettore, il quale si fece loro incontro così -frettoloso ed agitato, che essi, sapendolo vivacissimo, temettero chi -sa che cosa. - -— Dove andate? - -— Veniamo ad usarvi un atto di rispetto e a baciarvi la mano. - -— Dove andate partendo di qui? - -— Partiamo per Pesaro. - -— Oibò — replicò egli rivolgendosi a Monaldo — non sarà così: la vostra -sposa appartiene ora alla nostra famiglia e voi non ce la toglierete. -Andiamo dal decano, il quale sarà di un sentimento uguale. — (Così -narra Monaldo stesso nel c. XXXIX dell'_Autobiografia_.) - -Scesero con lui nelle stanze del decano, zio Pietro, che li abbracciò, -piangendo di tenerezza e, ricordando l'opposizione sua al matrimonio: - -— Il Diavolo — disse — mi aveva preso per i capelli, anzi per la -perrucca, chè di capelli non ne ho più, — ed egli pure li pregò di -restare. - -Adelaide stringeva forte il braccio di Monaldo per indurlo ad -acconsentire, egli interpretava invece quella timida preghiera come -incitamento a non cedere e insisteva per partire; per troncare -gl'indugi, lo zio Ettore senz'altro se ne andò da gli Antici ad -annunziare che la pace era fatta, e ordinò di riporre i cavalli nelle -stalle e la carrozza nella rimessa. Intanto Monaldo aveva avuto agio -di conoscere il desiderio della sposa ed egli pure di buon grado, -saputo di non far dispiacere a lei, acconsentì a rinunziare al viaggio. -La riconciliazione fu sincera e la nuova contessa Leopardi visse -poi sempre in perfetta armonia coi congiunti, amandoli ed essendone -ricambiata d'affetto vero. - -Educata severamente, Adelaide, prima del suo matrimonio, aveva -passato la vita fra la casa e la chiesa, e quantunque il suo spirito, -naturalmente vigoroso, fosse nato piuttosto per comandare che per -obbedire, per forza di virtù e di consuetudine ella si era fatta -mite, obbediente, modesta. Religiosissima, poneva innanzi a tutti -gli altri i suoi doveri di donna cattolica, ma la sua non era la fede -che riscalda il cuore e lo apre ai più divini affetti de l'indulgenza -e de la carità, la fede che mantiene nell'anima un'alta serenità ed -insegna ad amare; la sua era una fede rigida, tirannica e benchè, con -la potenza della religione sincera, le desse forza e conforto nei più -dolorosi momenti della sua vita, diveniva non di rado un tormento per -lei e per chi le stava dintorno. Questa donna _ultrarigorista, vero -eccesso di perfezione cristiana_,[2] per quel poco che si permetteva -di pensare con la sua mente, ch'era tuttavia una mente aperta, ferma, -acuta, andava in tutto d'accordo nelle idee col conte suo marito; -anch'ella, come lui, era ciecamente ligia al passato; anche in lei i -racconti dei profughi francesi capitati nelle Marche avevano inspirato -il terrore, anzi l'orrore della rivoluzione. Ella e Monaldo del pari -avevano accolte le convinzioni della famiglia, degli amici, della -società aristocratica e clericalissima in cui vivevano; tutt'e due -avevano alto concetto della propria casa; solo Monaldo pensava che -a sostenerne il decoro occorresse lo sfarzo di una vita opulenta; -ella avrebbe preferito un solido patrimonio, come quello della sua -casa paterna. Rimasto orfano di padre, da bambino, Monaldo aveva -ottenuto a diciott'anni dal governo pontificio l'amministrazione del -suo patrimonio, e, quando s'ammogliò, aveva già sperperato somme non -lievi, credendo di seguir così degnamente le tradizioni di famiglia e -l'esempio dello zio marchese Mosca, principescamente generoso. Nel 1796 -aveva speso mille scudi nell'armare, stipendiare e fornir di cavalli un -milite per aderir all'appello di Pio VI ai sudditi contro i Francesi; -nello stesso anno un trattato di matrimonio con la nobile Diana -Zambeccari di Bologna, trattato ch'egli prima accettò e poi non volle -più conchiudere in nessun modo, gli costò tanto, che i danni derivatine -furono calcolati da lui ventimila scudi. Nel 1801 fece risorgere -l'Accademia dei Disuguali, l'accolse in casa sua e ne sostenne le -spese; nel 1802 si obbligò per cinquecento scudi in favore di un suo -nemico. - -Nel 1797 anche nelle Marche si accese la rivoluzione e in Recanati fu -instituita una repubblica affatto democratica, che abolì la nobiltà e -i suoi titoli e privilegi, e di questo e delle ruberie dei Francesi il -conte Monaldo mostrò così vivamente e apertamente lo sdegno, che dal -comandante della colonna francese, un tal Contavice, fu condannato a -morte. Denari e amicizie autorevoli riuscirono a salvarlo, e questo -suo pericolo fu potuto nascondere a la contessa incinta, che però poco -di poi vide il marito arrestato e dovette passare giorni di orribile -agitazione e di pianto. Dopo questo periodo di pene e di tristezze le -sale del palazzo Leopardi, che già erano state liete nello splendore -della vita fastosamente signorile, amata dal giovane Monaldo, e nelle -gioviali compagnie raccolte intorno a la sposa, ritornarono lietissime, -chè gaie voci infantili vennero a ridestarne gli echi. - -Nel 1798 nasceva il primogenito, cui, come era di prammatica da secoli -nella famiglia, venne posto il nome di Giacomo. Le inquietudini provate -dalla sposa influirono dannosamente su la salute del bambino, che -nacque delicato e gracile, benchè apparentemente sano e senza alcun -difetto; un anno dopo veniva al mondo Carlo e un altr'anno di poi -Paolina. - -Par che la voce del suo primo nato risvegli in ogni donna un'anima -nuova, l'anima della madre, un ignoto tesoro di amore, d'indulgenza, di -sacrificio, un'anima pura ed elevata anche nelle donne che meno sono -tali, un'anima che vive tutta nell'intensità del più caldo affetto -umano. Ma quest'anima non si destò nella contessa Adelaide, che non -conobbe le carezze infantili, la divina poesia per cui la madre sente -il figlio vivere ancora della sua vita; forse un amore troppo ardente -ed espansivo non poteva accordarsi col rigore della sua fede; ella -rimase la stessa, irriprovevole nelle premure solerti per i suoi -piccini, ma senza calore, senza spontaneità di tenerezza, come se di -tutti i suoi atti la ragione soltanto fosse il movente e il dovere la -guida. Questa l'apparenza; ma chi può indovinare il secreto dei cuori, -chi può dirci se quella sua fredda ritenutezza fosse un dovere ch'ella -imponesse a sè medesima, o una naturale disposizione dell'anima? - -Vi hanno caratteri che, pur possedendo poche virtù, sono apprezzati, -anzi ammirati, perchè quelle loro virtù sono appariscenti ed amabili, e -d'ordinario gli uomini si accontentano di ciò che piace, senza indagare -oltre; come questi caratteri vengon d'ordinario giudicati migliori di -quel che sono in realtà, così altri ve n'hanno che son creduti peggiori -che non siano per l'opposta ragione: le loro virtù son nascoste, i -difetti palesi, e questi e quelle, inamabili, allontanano i cuori -piuttosto che attirarli. Tale era Adelaide. Certo la prodigalità di -Monaldo era un difetto, l'economia di lei, in tesi generale almeno, una -virtù; ma gli è facile comprendere come, a quasi tutti, quella virtù -dovesse riuscir incresciosa, quanto simpatico questo difetto. Così -la sua ritenutezza la fece credere forse assai meno sensitiva che non -fosse in realtà. - -La sventura temprò ben presto il vigoroso carattere di lei, come il -fuoco tempra una buona lama: riusciva ormai impossibile chiuder gli -occhi a la rovina imminente del patrimonio, già carico di debiti, pei -quali certi creditori usurai giungevano a pretendere il ventiquattro -per cento d'interesse. La contessa, rimasta da prima estranea a -l'amministrazione, non tardò a convincersi che una mano di ferro doveva -sostituirsi a la debole mano di Monaldo nel governo de la famiglia per -salvar questa, e decise che quella mano di ferro sarebbe la sua, bianca -mano di donna, ma rigida e ferma quant'altra mai. A questo compito ella -s'accinse con una saldezza di propositi, uno spirito di sacrificio ed -un'energia, quali ben difficilmente si troverebbero in una giovane e -bella dama. La vita della famiglia cambiò interamente, benchè nulla -fosse tolto agli agi consueti: tavola abbondante, carrozza, cavalli; -ma dov'era possibile senza disagio, al lusso fu sostituita la più -stretta economia, la quale divenne legge inesorabile per tutti della -casa e prima di tutti la stessa Adelaide. Ella vendette subito una -parte de' suoi gioielli e più tardi i rimanenti; conservò solo, ricordo -d'un tempo lieto, un anello di brillanti, che rimase come un oggetto -sacro nella famiglia, così che Carlo volle metterlo nel dito della sua -seconda moglie, Teresa Teja, il giorno delle nozze. - -D'allora in poi la contessa non portò che ornamenti d'un valore -insignificante, fra i quali un finimento di coralli; vestì -modestamente, seguendo la moda della rivoluzione francese; ma, invece -delle basse scollature del vestire a la ghigliottina, portò sempre -una larga cravatta, che le fasciava a più giri il collo fin sotto il -mento. Le rade volte in cui usciva di casa, se d'inverno, si avvolgeva -in un'ampia pelliccia di martora, che, nella sua immutabile ricchezza, -conciliava con l'economia quel decoro de l'abito, cui Monaldo teneva -tanto; se d'estate, portava in testa «un cappello colossale di paglia» -che, mentr'ella stava in carrozza, «salutava per lei.»[3] Il compito -ch'ella si era fissato non consisteva soltanto nella salvezza del -patrimonio, nella ricchezza futura di casa Leopardi, ma anzitutto -nel mantenere l'avita intatta fama di probità, l'onore del nome; e -perciò a punto ella intese subito a far un concordato coi creditori, -concordato reso men difficile dal papa, che impose certi limiti a gli -usurai, detraendo quella parte che rappresentava il frutto d'un'ingorda -usura da la somma del debito, il quale in quarant'anni doveva essere -gradualmente estinto. Interdetto Monaldo, la casa dipese da l'autorità -assoluta di Adelaide, autorità, che apparve talora inflessibilmente -tirannica, tanto più che le ristrettezze economiche eran tenute con -ogni cura nascoste. Senza dubbio, più generosa, ella avrebbe reso più -felici o meno infelici i suoi e sarebbe riuscita più cara a loro e più -simpatica ai posteri; è giustizia però il notare che la sua non fu, -o non sempre, gretta avarizia, e ch'ella, come già disse l'Avoli, non -mostrò mai d'amare il danaro pel danaro, nè la roba per la roba: per -migliorare le sue terre, per conservare in buono stato il palazzo, -non le spiacque spendere e, benchè meno volontieri, acconsentì che -il marito e i figli comperassero gran numero di libri. Di buon grado -faceva elemosine e senza menarne alcun vanto, donava cibi o legna, e -dalle finestre gettava spesso ai mendicanti qualche moneta; anzi perchè -queste non le mancassero mai, ne teneva sempre pronte a quel pio scopo -in una ciotola di legno nella sua camera. Anche non di rado assisteva -ella medesima qualche ammalato povero, pel quale ordinava al cuoco -di serbarle il miglior brodo. La sua rettitudine era scrupolosa; e -si narra che, morto Monaldo, facesse pagare, senza rivelar il proprio -nome, due mila e trecento scudi ad un conte maceratese verso il quale -il marito le aveva confessato uno scrupolo di trovarsi in debito. - -Vi ha in questo rigido carattere di donna qualche cosa che merita -ancor più che rispetto, ammirazione, ed è la sua lealtà, cui ella -aggiungeva altri non comuni pregi, quale, ad esempio, una dote che non -può accordarsi con un cuore non buono, tanto meno quando lo spirito è -altero e abituato al comando: la facilità di perdonare; respinta con -tanta ostinazione dai parenti dello sposo, è la prima a fare un umile -passo verso di loro e diviene per essi una figlia sommessa a pena le -aprono le braccia. Taccio le tristezze che le vennero dal marito e da' -figliuoli e ricordo una lettera ad una sorella, che probabilmente è la -Eleonora, sposatasi poi nel 1806 al marchese Baviera di Sinigaglia. -Adelaide loda la giovine d'essersi pentita d'un'offesa recata a la -madre in un impeto di collera; le rammenta che ella dovrà fare la -felicità di uno sposo e che tali impeti turberebbero la pace della -futura famiglia; che tutti abbiamo dei difetti, ma che tutti dobbiamo -posseder la forza di reprimere le nostre passioni e chiude con un -tratto di delicato perdono: «Vi protestaste ieri che non fate alcun -caso della mia stima. Ad onta di questo, siate persuasa che nessuno vi -stima e vi ama quanto la vostra affezionatissima sorella.»[4] - -Nella lunga e difficile impresa cui si accinse, la contessa fu -sostenuta da un vivo affetto per la casa, dalla pietà religiosa -e dalla naturale vigoria di uno spirito, che non conosceva la -debolezza femminile, la vanità, l'amore al lusso; ma s'ella salvò il -patrimonio ai figliuoli, non offerse mai loro il conforto d'un cuore -carezzevolmente, teneramente materno: l'espansione, la confidenza, che -attirano confidenza, espansione ed affetto, le furono ignoti. Curava -i bimbi con molta premura, li teneva a dormire in camere attigue alla -sua, medicava ella stessa persino i loro geloni, amava di seguire -i fanciulli con lo sguardo, anche nei loro rumorosi giuochi, nel -chiasso, cui si abbandonavano gaiamente nei due giardini di casa, ma -in quello sguardo non c'era mai una carezza. «Tutto era compassato -in lei: anche i battiti del cuore. Si sarebbe quasi indotti a credere -che la rigida marchesa volesse fare anzi tempo de' suoi figliuoletti -uomini maturi, che le loro risa argentine turbassero la sua serenità -di amministratrice e custoditrice suprema della casa»; così parla di -lei il Traversi, uno dei più indulgenti verso i genitori di Giacomo -fra tutti i cultori degli studi leopardiani. Monaldo, con le sue -idee e il suo sistema di autorità senza confini e senza discussione, -sarebbe stato il più duro dei padri, se a gli errori del giudizio -non avesse largamente rimediato la bontà de l'anima; egli sapeva -qualche volta ridiventar fanciullo co' suoi figli, che se trovarono -talora la tenerezza in famiglia, fuori de la loro cerchia fraterna, -la trovarono in lui; e più espansivo e più tenero sarebbe stato, se -l'affetto di cui aveva pieno il cuore non fosse stato compresso dal -dubbio di affievolire la propria dignità, di derogare a l'autorità -paterna. Adelaide era un tipo affatto diverso, parlava poco e con calma -e gravità; d'ordinario chiusa in sè stessa, non amava che altri le -leggesse ne l'animo, e se un improvviso dolore la colpiva, scoppiava -in pianto, ma andava subito a chiudersi nelle suo camere, da cui non -usciva finchè non si era calmata. Nessun impeto visibile in lei: ella -concedeva a pena la sua mano al bacio de' bambini e sospirava nel -vederli vivacissimi e gai, mentre ne godeva la buona suocera sua, -Virginia Mosca, che, rimasta vedova giovanissima, s'era dedicata tutta -a' figliuoli. La sera nel suo mezzanino, dov'ella sedeva sopra un sofà, -conversando col suo vecchio cavalier servente Volunnio Gentilucci, -irrompevano i nipoti, che precipitandosi a gara per abbracciarla -rovesciavano spesso il tavolino e la lucerna; e non di rado scherzavano -alle spalle del cavaliere, il quale non poteva nè pur sfogarsi a -sgridarli, perchè, se ci si provava, l'affettuosa vecchia era sempre -pronta a dar ragione a loro e ad impermalirsi con lui. Graziosa scena -questa de' due vecchietti eleganti e compiti, che stentano a tenersi il -broncio, davanti alla contagiosa allegria d'una brigata di birichini! - - * - * * - -Non è difficile immaginare, da le notizie che se ne hanno, quale -fosse la vita dei ragazzi Leopardi: studi severissimi e faticosissimi -co' precettori, rare e patriarcali distrazioni, chiasso co' cugini o -qualche tombola giuocata ne l'orto di certi frati, pratiche religiose -continue e continua sorveglianza. - -Tutti sanno come il primogenito, gracile per natura, perdesse -interamente la salute e divenisse gibboso per le soverchie fatiche -durate sui libri, e come fra lui ed i fratelli da un lato e il padre da -l'altro, sorgesse, e a poco a poco si facesse profondo, il dissidio, -perchè la stretta tutela in cui eran tenuti irritava i loro animi -non meno fantastici che appassionati, e perchè nelle idee e negli -affetti essi venivano scostandosi da Monaldo. È pure assai noto come la -disperazione di Giacomo giungesse a tal segno da risolverlo a tentar -la fuga dalla casa paterna, progetto fallito per caso. Che faceva, -che pensava intanto la contessa? Tutt'assorta nel suo compito di -amministratrice, non si accorse forse che tardi de la perduta salute -e de la deformità di Giacomo; ed è doloroso il notare come questi, -giovanetto, affettuosissimo per natura e di una sensitività esaltata, -persuaso di dover morire ben presto, mentre seduto sul letto, di -notte, al lume di una fioca lucerna, scrive, fra le lagrime, il suo -_Appressamento alla morte_ e si duole di dover perire _come infante -che parlato non abbia_, senza che alcuno conosca il suo grande spirito, -Giacomo, che teneramente si rivolge alla Vergine, non ha una parola per -sua madre. Doloroso del pari è il rileggere quanto il marchese Solari -scriveva a Monaldo, dichiarandogli apertamente che per lui la causa -della tentata fuga di Giacomo doveva essere l'eccessiva severità della -contessa. - -Nei dissidi fra il padre ed i figliuoli ella teneva naturalmente dal -primo, ma senza punto tentare di piegarlo a più indulgenza verso di -quelli, senza punto usar loro quelle giuste larghezze che li avrebbero -calmati, perchè non comprendeva quei cuori giovanili ed il loro bisogno -di vita e di libertà. Ed ella avrebbe potuto tutto, ella che comandava -veramente e cui tutti obbedivano. «Io a casa mia non sono padrone che -delle frittate,» soleva dire Monaldo, che si sfogava a gridare contro -le prepotenze delle mogli italiane, ma rimaneva sempre impigliato -nelle gonne della sua e non osava, nè anche per cose lievissime, -_affrontare il muso di lei_, come scrisse Paolina. Per quei giovani -focosi, esaltati, era un _vivere senza vita, senz'anima, senza corpo_, -che faceva desiderar loro ad ogni momento la morte. In Giacomo, -infelicissimo fra tutti, e nella grandezza del suo spirito conscio -di tutte le sue sventure, si spense ogni vivacità, ogni allegrezza, e -venne a mancare a poco a poco persino la speranza e la fede: egli, dopo -anni di dolore che gli parvero secoli, riuscito ad andarsene di casa, -si ricorda assai spesso di mandare i suoi saluti alla madre, ma non -le scrive quasi mai; ed ella a sua volta tarda lunghi anni a dargli un -aiuto materiale, e non lo dà finchè non è richiesto; e pure ella doveva -sapere quanto questa domanda dovesse riuscir incresciosa a l'animo -delicatissimo ed altero del figliuolo. «Son più le volte che senza -qualche soccorso di amico sarebbe stato digiuno, che non quelle in cui -avrebbe mangiato,» asseriva G. B. Niccolini alla marchesa Lucrezia -Niccolini-Monti, andata sposa in Recanati, cui aveva chiesto se la -famiglia Leopardi navigasse in pessime acque, rimanendo stupito al -sentire che no. Certo però Adelaide non supponeva le reali strettezze -di Giacomo, perchè, come Monaldo ebbe a scrivere a questi, ella credeva -le lettere una miniera d'oro, la quale rendesse inutile ogni altro -sussidio a quel figlio che pure ella amava _tenerissimamente_. - -Che lo amasse ne fa fede tutto l'epistolario leopardiano. Nel 1825, -quando Giacomo da Milano tornò a Bologna e scrisse a casa degli accordi -con l'editore Stella e della lezione al giovane greco, Paolina, che in -quel tempo non era certo tenera della madre, rispondeva al fratello: -«La mamma vuole che ti saluti e ti risaluti; essa quasi piangeva dalla -consolazione nel leggere la tua ultima, e si rallegra con te e spera -che sarai sempre più contento.»[5] - -Anche la breve letterina, una delle due che ci rimangono, scritta da -Adelaide al figlio il 29 novembre 1822, quand'egli, per la prima volta -lontano da casa, si trovava a Roma, ha frasi affettuose, e assai più -che non dicano significano forse quelle righe: «Molto mi ha rallegrato -la vostra lettera, ma molto più quella che avete scritto al babbo da -Spoleto. Vedo che conoscete bene i vostri doveri a suo riguardo e ciò -mi è garante della vostra buona condotta in avvenire.» - -Chi rammenti i dissapori profondi tra Monaldo e Giacomo deve sentir qui -il dolore che ne provava Adelaide, e un rimprovero, un consiglio dato -con una delicatezza veramente femminile e veramente materna. «Sapete -quanto io vi amo sinceramente e qual spina mi sia stata al cuore il -vedervi sempre malcontento e di malumore.... abbiatevi moltissima cura -e non trattate persone indegne.... amatemi e credete sempre all'affetto -sincero della vostra affezionatissima madre, che vi abbraccia e vi -benedice.»[6] - -Queste semplici frasi spirano un affetto sincero e una santa premura, -della quale nelle lettere dei parenti a Giacomo si trova traccia -ben spesso: ora è Paolina (9 dicembre 1822, pag. 47, vol. cit.) che -scrive al fratello: «Mamma non fa che lodarsi di voi e compiacersi -grandemente delle vostre lettere»; ora è Adelaide stessa che dice al -suo «_carissimo_ ed _amatissimo figlio_, al suo _figlio d'oro_» d'esser -tanto lieta delle sue buone notizie e di aver infinita riconoscenza -pei parenti di Roma, che gli si mostrano gentili (26 gennaio 1823, -pag. 82, vol. cit.); ora è Monaldo, che gli parla della grandissima -consolazione provata dalla madre, sentendo che egli non _si è piaciuto -di Milano quanto in casa temevano_: «Giacchè ci avrebbe amareggiati -assai, o la vostra lunga dimora costì, o il vedervene partire con -molto rammarico» (30 agosto 1825, pag. 121, vol. cit.); ora è di -nuovo Paolina, che ringrazia il fratello per parte della madre e con -viva riconoscenza della premura usatale di cercar d'una sua antica -servente e di dargliene notizie: «Mamma vuole che ti saluti nuovamente -e che ti parli del suo grande affetto per te.» (13 dicembre 1825, -pag. 143-144, vol. cit.) Malgrado questo, Giacomo non aveva altro -pensiero, altro desiderio che quello di starsene lontano da Recanati, -ed è certo che non poco vi contribuiva il ricordo della severità -che la contessa metteva in tutti i particolari della vita domestica. -«Veramente ottima donna ed esemplarissima, si è fatta delle regole -di austerità assolutamente impraticabili, e si è imposti dei doveri -verso i figli, che non riescon loro punto comodi»; scriveva Paolina -(26 maggio 1830) a Marianna Brighenti; Paolina, che già trentenne -doveva farsi indirizzare le lettere dell'amica presso il suo vecchio -precettore, non permettendole la madre ch'ella facesse amicizia con -alcuno, perchè ciò, secondo lei, distoglieva da l'amore di Dio; e non -voleva veder lettere dirette a la figlia, a la figlia _trentenne_, nè -pure se fossero state _del suo santo protettore_. La povera contessina, -che desiderava conoscere di persona le sue amiche Brighenti e sapeva -di non poterle accogliere in casa, doveva rinunziare anche al piacere -di vederle in chiesa o da la finestra (esse sarebbero andate a -Recanati sol per procurarle questa gioia), perchè in chiesa andava -unicamente la festa e accompagnata, e quel ch'ella poteva vedere da -la finestra era sempre sorvegliato da sua madre, la quale _girava -per tutta la casa, si trovava da per tutto e a tutte le ore_. (Vedi -_Lett. di Paolina ad Anna Brighenti, 4 marzo 1831_). Tale severità -irritava anche la mite contessina; mentre d'altra parte Adelaide, -più che tutti gli altri di famiglia, si dava pensiero di cercare uno -sposo a quella figliuola e voleva che si tentasse di combinare, anche -quando le più gravi difficoltà eran palesi. Più duro di tutti i figli -verso di lei fu Carlo, nelle lettere del quale troviamo frasi acerbe -assai; una volta (Lett. a Giac., vol. cit., pag. 182-183) dubitando -che Adelaide avesse aperta una sua lettera a Giacomo, consegnatale -perchè la francasse, riscriveva al fratello dicendogli di questo dubbio -e come la madre avesse rifiutato ostinatamente di toglierglielo, e -prorompeva contro _la curiosità donnesca e l'imperiosità insopportabile -di lei_; confessando però egli stesso d'essere in un momento di _rabbia -incredibile_. Pare che la contessa e Monaldo aprissero infatti la -corrispondenza dei figliuoli e la intercettassero talvolta, cosa che -formava la disperazione specialmente del primogenito; nè la buona -intenzione con cui lo facevano, basta a giustificarli. Ma nella loro -severità, come ne l'inesorabile economia di Adelaide, non v'era mai -punto mal animo, e la contessa doveva amar di cuore tutti i suoi -cari, se mostrava tanto rincrescimento quando s'allontanavano da -lei, se una volta il ritorno improvviso di Monaldo la fece quasi -svenire,[7] se non seppe mai rifiutare a Giacomo i soccorsi ch'egli -chiese (modestissimi è vero e domandati in modo che niuno che avesse -cuore poteva negarli); ma li accordò anzi con parole tali da commuover -lui, che pur diceva non esser più capace di verun sentimento; se la -sua vita intiera fu consacrata a la famiglia; se quand'ella morì, -nella sua camera fu trovata la seggiolina in cui eran stati seduti -tutti i suoi figliuoli bambini, seggiolina che, con atto di tenerezza -materna, ella aveva conservata religiosamente per fanti anni; e se -infine Monaldo, pur dichiarandosi tanto discorde da lei quanto son -lontani fra loro il cielo e la terra, pur credendosi castigato dal -cielo nel suo matrimonio contrario al volere della madre, dichiara -Adelaide buona moglie, saggia, affettuosa e pia, afferma che ventisei -anni di matrimonio non smentirono un momento la condotta irreprensibile -ed ammirata da tutti di quella donna forte, intenta solo ai doveri -del suo stato, incurante d'ogni piacere od interesse che non fosse -quello della famiglia o di Dio; confessa di averle obbligazioni -innumerabili e che il _suo ingresso_ nella famiglia Leopardi fu _una -vera benedizione_. Monaldo stesso nel suo testamento dichiara Adelaide -_la sua amatissima consorte_ ed aggiunge: «Sono poi certo che i miei -figli la rispetteranno e obbediranno come loro degna e venerata madre, -rammentandosi qualmente essa, non solo è stata l'edificazione e la -benedizione della famiglia con la sua costante religione e pietà; -ma, con la sua saggia economia, prudenza e giudizio, ha ristaurato il -patrimonio domestico dalle percosse dei tempi trascorsi; e se la casa -nostra si è conservata in mezzo a tante burrascose vicende, questo -è dovuto primieramente alla misericordia di Dio, e poi alle cure, -diligenze e fatiche di questa savia, amorosissima donna.»[8] - -La sorveglianza instancabile di Adelaide, la sua durezza, dovevano -riuscir penose a lei stessa, che soffriva per sè e soffriva forse di -far soffrire; ma rimaneva inflessibile, persuasa che questo fosse il -suo dovere. A ragione il Finzi crede che una delle principali cause -per cui ella e Monaldo rifiutarono sempre di mantener lontano di casa -Giacomo, fosse la cura de l'anima di lui, che, secondo loro, lungi da -la casa paterna cedeva a malvagi amici e si perdeva. - -Come il conte e la contessa non comprendevano i figli, così questi non -sempre compresero loro; e Giacomo, che ne' suoi pensieri giudicava -l'educazione moderna un formale tradimento ordito da la vecchiezza -contro la gioventù, se, com'è probabile, pensava a l'educazione -propria, si lasciava sopraffare da l'amarezza: «Non lascia d'esser -notabile che tra gli educatori, i quali, se mai persona al mondo, -fanno professione di cercare il bene dei prossimi, si trovino tanti -che cerchino di privare i loro allievi del maggior bene della vita, -che è la giovanezza. Più notabile è, che mai nè padre, nè madre, non -che altro istitutore, non sentì rimordere la coscienza di dare ai -figliuoli un'educazione, che muove da un principio così maligno. La -qual cosa farebbe più maraviglia, se già lungamente, per altre cause, -il procurare l'abolizione della gioventù, non fosse stata creduta opera -meritoria.» - -È notevole il giudizio che di Adelaide dà il canonico Avoli:[9] egli -la crede donna più di mente che di cuore, di propositi virili, più -che di tenerezze materne, pensa che non possa venir giudicata se -non severamente nei nostri tempi, e che per averne criterio equo sia -«necessario trasportarsi con la memoria a circa un secolo addietro.» -Ricorda come appaia naturale che, malgrado la più sincera affezione, -l'accordo fra Adelaide e Monaldo non fosse perfetto, poichè l'uno -era splendido fino alla prodigalità, l'altra calcolatrice, economa, -massaia. - -In tutta la vita e in tutta l'opera di Giacomo Leopardi non vi è un -riflesso della tenerezza materna; ma in tutta quella nobile vita e in -tutto lo splendore di quell'opera risenti l'elevatezza di pensiero, -cui il poeta fu educato. Il Michelet diceva che il mondo vive la vita -della donna, la quale gli dà due elementi di civiltà, la grazia e -la delicatezza, che è un riflesso della purità. La grazia mancò alla -contessa Adelaide, alla rigida signora che, dalle fredde nebbie del -suo mistico cielo, non sapeva distoglier gli occhi, se non per curarsi -della prosperità materiale della famiglia, tanto che «il fine che si -era proposto le fece dimenticare che l'immediata felicità dei figli -poteva qualche volta anteporsi a la futura.»[10] Ma non le mancò -la purezza, la più alta dignità femminile: i figli non si sentirono -attratti da l'anima sua, videro però quell'anima sempre candida, quella -vita sempre d'una trasparenza assoluta, come d'una gemma che nulla -offusca, e ne ritrassero la morale elevazione, ammirabile in tutti e -più che mai in Giacomo. - -Adelaide Antici ebbe il premio che meritavano i suoi sacrifici: vide -tornato pienamente in fiore il patrimonio dei Leopardi, e questo per -opera sua, ma quante pene le amareggiarono questa gioia! Pianse, morti -in giovane età, il suo Luigi e il suo Pier Francesco; e, quantunque la -rassegnazione, ch'ella credeva dovere di donna cristiana, le facesse -piegare umilmente il capo ai voleri della Provvidenza, sarebbe ingiusto -negare il dolore di questa madre, che ci è dipinta inginocchiata, -pregando fra le lagrime nella camera vicina a quella dove stava per -spirare l'ultimo figlio rimasto a la sua casa (ultimo se si pensi -che Carlo non ne faceva quasi più parte e di più non aveva prole), di -questa donna che a l'annunzio de la sventura, cui non sapeva ancora -credere, scoppia in violenti singhiozzi e vuol poi prestare ella stessa -colle mani tremanti gli estremi uffici al suo caro perduto. Ella vide -sola nel mondo la sua Paolina, perdette il marito, due nipoti; e quel -Giacomo, che le aveva dato pel primo il nome di madre, fu perduto per -lei più che gli altri, morto solo, lontano e senza fede. - -Il prof. Filippo Zamboni nel 1847 visitava la casa Leopardi: vide -i manoscritti del poeta ed entrò nella camera ove questi era nato: -Adelaide, _maestosa nella persona, austera, coi capelli candidissimi_, -era ritta in piedi dinanzi ad un gran letto. Accennando ad un ritratto -di Giacomo, il professore esclamò con entusiasmo: «Benedetta colei che -in te s'incinse!» - -Ella, rimasta immobile, levò solo gli occhi al cielo, esclamando: -Che Dio gli perdoni! «Dunque la madre di Giacomo Leopardi non lo -credeva fra i beati! Non v'è giorno ch'io non ci ripensi ancora -con terrore,» scrive lo Zamboni, vinto da la sua commozione. Ma in -quella risposta c'è forse tutta l'anima della contessa, co' suoi cupi -terrori religiosi, che le amareggiarono le più pure sorgenti de gli -umani affetti, che l'agghiacciarono dinanzi a l'immagine d'un Dio di -spavento, non di misericordia. «Che Iddio gli perdoni!»; io credo che -in queste parole ci fosse un profondo dolore e un amore profondo, un -barlume de l'intima tragedia di cui il secreto fu portato nella tomba -da l'austera contessa, sdegnosa del mondo. - -Ella morì il 2 agosto 1857. Carlo, passate le giovanili intemperanze, -dettava per lei una pietosa epigrafe, in cui la chiama «insigne -per pietà ed affetto coniugale, mirabile nel ristorare l'economia -domestica: con sè avara, premurosissima per la famiglia». - - * - * * - -La critica leopardiana si è affaticata indefessamente a discutere e a -ricercar notizie intorno ai genitori del grande Recanatese, ed avida -del vero, ha raccolto ogni minuzia, conscia che talora anche le minuzie -possono riuscir utili o gradite: tutto quel che ha potuto ha raccolto e -narrato: da le piccole malizie cui, per aver danaro ad insaputa della -moglie, ricorreva Monaldo, come il vender di nascosto grano o vino -d'accordo coi castaldi, il far creder alla contessa d'aver comperato -e di dover quindi pagare libri che prendeva invece dalla propria -biblioteca per mostrarglieli; a le rampogne di lei per la minima -spesa, fosse pur quella d'una maglia di lana, cui ella non avesse prima -consentito, ai mantelli dei ragazzi divenuti troppo corti e allungati -con _due palmi di pelone_. E pure molto e molto si desidererebbe di -conoscere ancora intorno a lei; quanto si sa è forse il peggio, non il -buono de l'anima sua, le esteriorità meschine de l'esistenza, piuttosto -che l'intima vita. Giacomo, il quale non ignorava affatto come la vera -padrona e quindi l'arbitra della sorte dei figli fosse lei, Giacomo, -che nella piena del suo dolore si lasciò spesso sfuggire pungentissime -parole contro il padre, tacque di Adelaide, in cui non aveva trovato -una madre secondo il suo cuore, ma sentiva un'anima vigorosa; sentiva -forse nella grandezza del proprio spirito anche qualche cosa che gli -veniva da lei. - - -NOTE. - -[1] Vedi F. TRIBOLATI, _Il Leopardi e la sua famiglia_ (nel _Fanfulla -della Domenica_, 24 luglio 1881). - -[2] Vedi E. COSTA, _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna e Anna -Brighenti_. (Parma, Battei, 1888; in 16º, di pagg. XIX-308.) - -[3] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Studi su G. Leopardi_. (Napoli, Detken, -1887; in 16º, pagg. VIII-363, pag. 54.) - -[4] Vedi _Quattro lettere inedite di Adelaide Leopardi_ pubblicate per -nozze Voglia-Ceccaroni da Maria e Leandro Mazzagalli Morotti. (Foligno, -Campitelli, 1885; in 16º, di pagg. 11.) - -[5] _Lettere scritte da G. Leopardi a' suoi parenti_, edizione curata -su gli autografi da G. Piergili. (Firenze, Le Monnier, 1878; in 16º, di -pagg. XXVII-304. Lettera di Paolina, 6 ottobre 1825, pag. 131.) - -[6] Vedi volume citato alla nota precedente. Lettera di Adelaide, 29 -novembre 1822, pagg. 33 e 34. - -[7] Vedi C. ANTONA TRAVERSI, _Documenti e notizie intorno alla famiglia -Leopardi_. (Firenze, Münster, 1888; in 16º, di pagg. X-382.) (Da le -_Memorie inedite di Monaldo_. — Nota del 24 gennaio 1802, pag. 93, -volume citato.) - -[8] Vedi nel volume citato di C. Antona Traversi, _Testamento di -Monaldo Leopardi_, da pag. 179 a pag. 221. - -[9] Vedi _Autobiografia di Monaldo Leopardi_, con appendice di A. -Avoli. (Roma, Tipografia A. Befani, 1883; in 8º, di pagg. IX-431), da -pag. 263 a pag. 269. - -[10] Vedi A. D'ANCONA, _La famiglia di G. Leopardi_, nella _Nuova -Antologia_, 15 ottobre 1878. - - - - - [Illustrazione: FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI] - - - - -FERDINANDA LEOPARDI MELCHIORRI. - - -Il severo palazzo dei conti Leopardi fu poche volte lieto di così gaie -e magnifiche feste come nel 1777; una bimba era nata al conte Giacomo -e a la marchesa Virginia Mosca, e con la pompa e lo sfarzo insolito si -voleva soprattutto far onor al compare che tenne la piccina a battesimo -e da cui ella ebbe il nome, Ferdinando di Borbone duca di Parma, a la -corte del quale il marchese Mosca, fratello de la giovane madre, aveva -dimorato lungamente. - -Dopo Monaldo, il primogenito dei Leopardi, venne al mondo questa -piccola Ferdinanda e dopo di lei Vito ed Enea, rimasti tutti in -tenerissima età (il maggiore non aveva ancora cinque anni) orfani di -padre. Così dopo le feste lietissime suonò sollecita l'ora del lutto -per l'antico palazzo, per la giovine signora e pei teneri bambini, fra -i quali quella che ne patì di più fu forse la Ferdinanda, intelligente -ed affettuosa più che nol comportasse l'età; i ragazzi soffrono spesso -ne le avversità quanto non immaginiamo, la loro forza di sentimento -pareggia non di rado quella degli adulti, e di più essi non sono -abituati a la sventura, la quale li colpisce come qualche cosa di -innaturale, di mostruoso. - -La contessa Virginia, quantunque vedova assai giovane, non volle -rimaritarsi, affezionatissima com'era a' suoi figli; e rimase tutta -dedita ad essi e al governo de la casa, retto con generosità, anzi con -lusso, per volere dei fratelli del defunto, i quali si attribuivano -certi diritti, perchè a lui avevano ceduto gran parte del patrimonio -a lo scopo di costituire un maggiorascato. I fanciulli crescevano -fra tutti gli agi de la vita, accarezzati da l'indulgenza materna e -da quella di parecchi familiari, tra cui il cappellano di casa Don -Vincenzo Ferri, bruttissimo uomo da la tinta affricana, con gli occhi -di gatto e la bocca larghissima, ma buono quanto brutto, che sapeva -con la sua inalterabile piacevolezza rallegrare quei ragazzi ed anche -sopportarne, inalterabilmente rassegnato, le non poche impertinenze. -Ferdinanda era una affettuosa bambina, e non pure la madre, ma i -fratelli l'adoravano, tanto che quando nel 1790, a tredici anni, ella -fu posta in monastero a Pesaro, la casa parve rimasta vuota e non -poco ci volle prima che la famiglia si abituasse a l'assenza di lei. -Monaldo narra di non aver mai versato lagrime più dolenti e più sincere -di quelle che gli costò la partenza de la sorellina. Due anni più -tardi andò con la madre a trovarla e un altr'anno di poi ella ritornò -in casa, e con lei parve tornata la grazia, quasi direi la luce, ne -le antiche sale, dove tutti vivevano in mirabile armonia, benchè la -famiglia fosse numerosa. Ne facevan parte la madre, il prozio canonico -Carlo, i quattro zii Luigi, Pietro, Ettore, Ernesto, e i tre figliuoli -Monaldo, Vito e Ferdinanda (Enea era morto bambino), senza dire che -in casa e a la stessa mensa stavano pure il precettore Torres, il -cappellano Ferri, il pedante Diotallevi, il canonico Pascal, francese -emigrato raccolto per carità. Sola giovine donna fra tanti uomini, -presso a una madre amorosa, Ferdinanda, vezzeggiata da tutti, cresceva -di carattere dolcissimo: ella la confidente de la contessa, per quanto -lo permettevano i rigori de l'antico metodo d'educazione; ella l'amica -dei fratelli, ella la padroncina venerata. - -I suoi studi erano superficiali, elementarissimi; con l'osservazione, -la lettura, la riflessione costante però, ella si formò un corredo -non meschino d'idee; ma la sua scienza fu soprattutto nel cuore, fu -la scienza di amare, di viver per gli altri, di trovare la gioia più -cara nel far del bene: e non pure nel compiere veri e propri benefizi, -ma ancora nel ridestare un sorriso, nel richiamare un'amabile parola -su le labbra di quanti l'avvicinavano, nel godere di veder tutti lieti -intorno a sè, anche quando nel suo cuore c'erano de le lagrime e poteva -parerle cosa consolante ch'altri piangesse con lei. - -Non bella, ma graziosa nel portamento, soave ne lo sguardo pensoso -dei miti occhi azzurri, a sedici anni era un delicato fiorellino, -cui avrebbe giovato il rimaner ancora sotto la protezione de l'ombra -materna: vollero maritarla invece, e Monaldo, da poco messosi a capo -de la famiglia, acconsentì di buon grado a darle la dote di otto mila -scudi, più di quel che avrebbe potuto. Lo sposo fu il marchese Pietro -Melchiorri di Roma,[11] bel nome, onestà perfetta, ingegno non volgare, -che si dilettava soprattutto di studi architettonici, ma scarso -patrimonio e cuore non in tutto rispondente a quello d'un'appassionata -giovinetta sedicenne. La sposa entrò nel 1795 con poco lieti auspici -ne la casa maritale, quel palazzo Melchiorri, presso la Minerva, oggi -detto de la Palombella e sede di ben nota scuola femminile; vi trovò -con la matrigna, nove tra sorelle e fratelli del marito, coi quali la -mitezza de la sua indole la fece viver d'accordo, benchè il dissesto -economico di quella casa potesse offrire non poche occasioni, o se si -vuole pretesti, a la discordia; ma ella ebbe forse a desiderare più -d'una volta la pace e le dolcezze de la casa materna. - -Si fece una cara abitudine de la lettura, che continuava -indefessamente, finchè gli occhi deboli e spesso ammalati glielo -permettevano; scriveva con piacere e con facilità lettere, che, se non -sono un modello di perfezione letteraria, rispecchiano nitidamente -ne la loro sincerità la sua anima gentile; amava anche occuparsi in -qualche ricamo od altro lavoro piacevole, il quale lasciasse libertà -di meditazione a la mente, che veniva coltivandosi da sè stessa con -l'acume naturale. - -Le contrarietà e i dolori, l'esperienza de la vita e de gli uomini, -lungi da l'affievolire, affinarono la sua tenerezza squisita, che -non si smentì mai. Aspetto e modi aveva tutti gai ed affabili, senza -affettazione e senza vivacità soverchia; rifuggente dai complimenti -e da le espansioni non sincere, era tuttavia graziosa in famiglia, -graziosa co' conoscenti e con tutti; non facile a concedere il suo -affetto, di cui ella medesima, anche ne la sua modestia, comprendeva -il valore, era sdegnosa di volgari amicizie e di sentimenti fiacchi, e, -intimamente sola ed appassionata, trovava ne la religione un sollievo; -senz'esser punto bigotta, aveva slanci mistici sinceri, cercava ne -l'idea de l'infinito e de l'eterno la quiete de l'animo e giungeva così -a scordare i suoi dispiaceri col trascurarli e col tenere sempre alto -lo spirito.[12] - -Certo Ferdinanda ne l'intimo suo dovette combattere dolorose lotte -e aver momenti di desolata stanchezza dinanzi a le miserie ed a le -ingiustizie del mondo, così diverso dal suo cuore e da' suoi sogni; -come una flessibile pianta al soffio del vento si china umilmente, ma -ne resta sfrondata, ella piegavasi a le sventure, ma sentiva morire in -sè stessa ogni gioia, ogni cara illusione; pur senza consolarsi sapeva -rilevar il cuore da l'abattimento per rivolgersi più che devotamente, -amorosamente a Dio, _baciando la mano che la percuoteva_, sentendo con -dolcezza sopra di sè la protezione di un padre vigile e amoroso, cui -ella chiedeva sommessa un ristoro a' suoi mali, ristoro che attendeva -paziente, dicendo a sè stessa come dirà più tardi al suo grande nipote: -«È da vile il non saper soffrire.» Così acquistava la pace e una certa -indifferenza per le proprie pene, che era tutt'altro che freddezza. - -Religiosa fu certo quanto la cognata sua Adelaide Antici Leopardi, ma -quale diversità tra la fede rigida, opprimente di questa e la fede -tutta d'amore e di carità di quella! Per Adelaide la religione fu -spesso un terrore e un tormento, per Ferdinanda sempre un conforto; -quella pregava piangendo anche in quei momenti che avrebbero dovuto -esser più lieti per lei; questa ritrovava un sorriso ne la preghiera, -anche quando il suo cuore era più oppresso; per la prima la fede era un -mistero di tenebre, per la seconda un mistero di luce. - -La tristezza di Ferdinanda dipendeva certo in buona parte da un'indole -per natura disposta a la malinconia e da una finezza di sentire che -doveva ad ogni momento esser ferita da le due realtà de l'esistenza. -Ella era una vera Leopardi, uno di quegli esseri che pensano troppo -ed amano troppo in un mondo dove non soltanto poco si pensa e poco si -ama, ma ancora poco si apprezzano il pensiero e l'affetto, creature che -di rado trovano fra gli uomini chi le somigli, e vivono perciò quasi -estranee fra i loro simili, infelici perchè non possono nè mutare le -cose, nè mutare sè stesse, vedendosi negate anche le gioie che godono -i volgari, perchè a loro il sogno scolora la realtà. Come, a quanto -dicono, Ferdinanda somigliava a Giacomo Leopardi ne le fattezze, -negli occhi, nel sorriso, così gli somigliava ne la grande e funesta -sensitività. Ma oltre a ciò non fu certo arrisa da la fortuna la sua -modesta vita. Non pare che pel marito ella provasse grande trasporto -d'affetto, benchè avesse per lui ogni premura e fosse degna di lode -come moglie al pari che come donna. Nelle poco liete vicende de la -sua nuova famiglia vennero a confortarla i figliuoli; di tre fanno -menzione le sue lettere: Nanna, Peppe (quel Giuseppe, che fu illustre -archeologo ed intimissimo di Giacomo Leopardi, il quale nel prediligere -il figliuolo ricordava forse le tenere premure e la santa amicizia de -la madre) e Camillo, divenuto poi benedettino ne la badia di San Pietro -in Perugia. D'un altro figlio di lei, Anton Giacomo, fa cenno Monaldo -ne le sue memorie: il povero bambino, travagliato da una lunga malattia -che l'aveva fatto sottoporre a una cura penosissima, moriva a diciotto -mesi il 21 marzo 1803, lasciando afflittissima la madre, che lo aveva -assistito con indefessa premura, non staccandosi mai da lui, nè pure -per concedersi qualche minuto di riposo, dormendo anzi, o meglio -vegliando, ne lo stesso letto col piccolo ammalato. Anche morto, volle -tenerlo fin che potè fra le proprie braccia e vestirlo ella stessa. - -Monaldo ricorda ancora la malattia orribile di un altro figliuolo -di Ferdinanda, che nel 1801 a due anni stava per esserle tolto e che -contro ogni speranza improvvisamente risanò, crede il conte, per un -miracolo de la Madonna. - -Di tutti i figli Ferdinanda fu ugualmente tenera: nel giugno del 1821, -sentendo che certi assassini infestavano i dintorni del collegio in cui -aveva posto in educazione il suo Camillo, andò in fretta a riprenderlo, -benchè probabilmente egli non corresse alcun pericolo. - - * - * * - -Affezionatissima a Monaldo e a la famiglia di lui, essendo nel '19 a -Recanati, intuì la grandezza di Giacomo non ancora compresa da nessuno, -sentì nel suo cuore la bontà e gli affanni di quel Grande e l'amò con -la soavità e l'effusione di tenerezza che nella propria casa egli non -aveva conosciuta, nè conobbe mai. Il timido giovanetto che, tranne -coi fratelli, parlava pochissimo e quasi per forza, le aperse l'animo -suo e la chiamò più che zia, amica. In lui, chiuso in sè talmente -da lasciar a pena trasparire un raggio de la sua luce intellettuale, -ella apprezzò le maniere correttissime, la dignità di un dolore che -doveva attrarre simpaticamente lei così amica de la malinconia e così -pietosa; avvicinatasi al nipote sospinta da un affettuoso interesse, -riuscì a farlo parlare, ne ammirò i pensieri ed i sentimenti; e -finch'ella rimase a Recanati, godette di tenerselo quanto più poteva -vicino e d'interrogarlo, sofferse di vederlo penare. Ella non osava -ancora dir nulla, ma in cuor suo bramava di consolarlo e di guidarlo -con la sua mano affettuosa di donna nel mondo da lui sospirato e -in cui egli avrebbe potuto trovare le distrazioni necessarie al suo -spirito, troppo assorto in sè stesso e negli studi. Sapendo di poter -poco, nulla osava offrirgli che il suo affetto, ma questo caldo, -espansivo, tenero, tutto devozione: e quanta gioia per lei nel veder -rasserenarsi la fronte del giovanetto, nel vederlo sorridere a' suoi -scherzi! Ella pensava già di intromettersi presso Monaldo in favore -di Giacomo, pur non avendo la certezza di far cosa gradita a questo, -le mancava il coraggio d'iniziare i suoi tentativi. Tornata a Roma, -dopo una dimora a Recanati, gli scrive da prima quasi con una certa -timidezza, poi sempre con più aperta effusione. Le loro due prime -lettere partono contemporaneamente, senza che l'uno sappia de l'altra: -il giovinetto ha tanto bisogno di sentirsi amato e la gentile signora -gli ha fatto per la prima intravedere le materne dolcezze!... Egli le -chiede con abbandono il conforto de le sue parole: ella sarà una de -le poche persone cui egli potrà aprire il suo cuore: ed ella risponde -lungamente, teneramente, il suo Giacomo troverà il cuor de la zia -non tanto dissimile dal proprio e gli dipinge apertamente sè stessa, -lo rimprovera con dolcezza per la sua malinconia, lo esorta a non -lasciarsi andare a una sensitività senza freno, che lo renderebbe -infelicissimo, a uscir di casa, e quando sa che quest'ultimo consiglio -è stato ascoltato gli scrive: «In certo modo nella mia solitudine -godevo di farvi compagnia, venendo con voi ed accompagnandovi fuori -di casa, come se personalmente fossi con voi»; discute con lui di -filosofia, quantunque con modestia confessi e si dolga di non aver -bastante ingegno per rispondere adeguatamente a le riflessioni di lui; -e tuttavia si prova a persuaderlo che la vita non è necessariamente -sventura, che l'uomo non è creato per soffrire.... poi ride de la -propria gravità: «Giacomo mio, io rido con me stessa, perchè mi pongo -a trattare di certa materia che non è da me; ma voi mi siete tanto -a cuore che per non sentirvi infelice, divengo filosofo, teologo -e tuttociò che a questo scopo può bisognare»; (lettera 2 febbraio -1820) ed egli risponde che le espressioni de la tenerezza di lei, gli -parrebbero quasi esagerate, se non conoscesse il cuore da cui partono. - -Ferdinanda si duole e si compiace insieme di queste parole; protesta -che non sa essere se non sincera, non che talora non debba ella stessa -piegarsi a fare qualche complimento; se le convenienze lo esigono, lo -fa, ma così di mal grado e con tanta parsimonia che teme sempre di -far scorgere quanto questo l'annoi. Invece con le persone che ama e -stima non dura alcuna fatica ad essere espansiva: «I miei sentimenti -escono dal cuore, vanno alla penna, alla carta, come un vaso d'acqua -posto in pendenza versa ciò che contiene entro sè stesso.» (Lettera 8 -aprile 1820.) Il suo interesse pel nipote si fa sempre più vivo, ella -si strugge di toglierlo da le sue tristezze, vorrebbe giovargli a costo -di qualunque sacrificio proprio, si studia intanto di consolarlo, e -lo prega, lo scongiura di vincere per amor di lei la sua malinconia, -assicurandolo ch'egli ha in sè tutto ciò che può conciliare la stima -e l'affetto, benchè egli, affranto dal suo dolore, creda l'opposto. -Vuole che si distragga: «_Nella natura troverete delle delizie che -non troverete mai nel silenzio di una camera_,» gli dice e lo esorta -a uscire in campagna; chiamandolo col dolce nome di _figlio suo_ -gl'impone di non avvilirsi, di non rendersi la vita un tormento; e -sempre gli accenna il Cielo come il miglior conforto di chi soffre. -Ma ella non tarda ad accorgersi che una consolazione di parole non -basta al nipote, e, ardendo d'affetto e di compassione, ella, pur tanto -ritrosa ad impicciarsi dei fatti altrui, ella che doveva ben conoscere -il carattere autoritario di Monaldo, prega il fratello di mandarle -Giacomo a Roma per qualche tempo. Il conte, ostinatissimo in fondo, -ma cedevole a l'apparenza, non nega, anzi pare disposto a dare un -consenso, che certo non era punto nelle sue intenzioni, se ci vollero -ancora due anni per piegarlo a lasciar uscire di Recanati il figliuolo. -E Ferdinanda pertinace nel suo zelo non si stanca d'insistere, senza -dirne però nulla al nipote pel timore che le alternative di speranza -e di dubbio debban troppo tormentare quell'anima agitata e sensitiva; -però quando sa che gli son date speranze d'ottenere un impiego a -Bologna, gli rivela il suo desiderio e i suoi tentativi: ella vorrebbe -che in casa sua egli acquistasse abitudini di società e facesse la -conoscenza di persone autorevoli con l'aiuto de le quali egli potrebbe -poi trovare un impiego a Roma. Perori egli stesso la sua causa presso -il padre, questi non è disamorato, anzi è degno d'affetto, e la sua -freddezza apparente dipende tutta dal dispiacere di vedersi escluso da -la confidenza dei figli. La donna gentile insiste teneramente perchè -quel ghiaccio si fonda, perchè Giacomo parli al padre a cuore aperto: -s'egli potrà andare a Roma troverà in lei una madre affettuosa che non -lascierà nulla d'intentato per compiacerlo. - -Ma mentre Ferdinanda è tutta lieta di questa speranza, un'inaspettata, -gravissima sventura viene a colpirla: il 30 novembre 1820 muore la -contessa Virginia Mosca-Leopardi, sua madre. Ferdinanda non era punto -preparata a questo dolore; solo otto giorni innanzi ella aveva scritto -a la contessa, rallegrandosi di sentirla star meglio e compiacendosi de -la poca gravità de gl'incomodi che l'affliggevano, facendole coraggio, -pregandola d'ascoltar la messa in casa e ad ora tarda, _perchè il -Signore gradisce il buon cuore_ e non vuol che si faccia più di quel -che le proprie forze permettono. Ferdinanda che quasi in ogni lettera -raccomandava premurosamente la madre al nipote, sfoga con lui il suo -cordoglio: sofferse tanto a la funesta notizia che credette di dover -seguire ne la tomba la sua perduta; la mente non poteva distrarsi dal -doloroso ricordo, il cuore non sapeva aver altro desiderio che quello -de la diletta defunta, e, pur cercando ne la fede e ne la famiglia la -forza per rassegnarsi a quella sciagura, non riusciva a trovarla; le -sue intime pene furon tali in realtà che la condussero anzi tempo al -sepolcro. Ella medesima, che tante volte aveva scongiurato Giacomo di -vincere la tristezza, ora gli scriveva che il proprio dolore, in cui le -pareva forse di sentir viva ancora la sua mamma, le riusciva carissimo -e che cercava di nasconderlo agli sguardi di tutti, perchè non si -tentasse di toglierglielo; unico conforto per lei era quello di non -averne nessuno. - -La compagnia del fratello Vito e della famiglia di lui, rimasti a Roma -per qualche tempo, le diede distrazione, se non sollievo; partiti -loro, avrebbe voluto ella pure tornar a Recanati, ma sentiva di non -poter reggere ai cari e penosissimi ricordi che là ogni cosa le avrebbe -ridestato nell'animo. - -Ma il suo era uno di quei cuori che dimenticano le proprie ferite per -curare le altrui; e anche ne la dolorosa oppressione del suo spirito, -ella trova parole materne per Giacomo e vuol adoperarsi a farlo uscire -di Recanati, poichè questo ormai è il supremo desiderio di lui. Pel -nipote fa quello che non avrebbe mai fatto per sè stessa, chiede -un'udienza al cardinale Segretario di Stato a fine di raccomandargli -il grande e infelicissimo giovane, cui ella vorrebbe venisse concesso -il posto vacante di professore di latino a la Biblioteca Vaticana. Non -si stanca di cercar persone che insistano a favore di lui; le dicono -che il Mai potrebbe molto ed ella prega amici e conoscenti che lo -dispongano in favore del nipote. Questi le diviene sempre più caro, -perchè sempre più ella comprende quanto le somigli nella delicata, -profonda sensitività: «Gli animi sensibili si conoscono, s'intendono, -si amano.» (Lettera 21 marzo 1821.) Pure la gentile Ferdinanda si duole -di questa sensitività, perchè comprende che è causa di intimi strazi, -da cui la vita è amareggiata per sempre; consiglia il suo Giacomo a -rendersi il cuore più forte, più fermo; forse allora potrà essere meno -infelice. «Ma se non l'ottenete.... Ebbene riposate nei cuore vostro, -che sarà sempre migliore di quello degli altri; chè rare volte si -combinano de' cuori umani sensibili e onesti.» - -Le sue premure per la cattedra non riuscirono a nulla, perchè quel -posto era già promesso ad altri; così Ferdinanda non ebbe la tanto -desiderata gioia d'aversi Giacomo vicino. - -Le ultime lettere di lei rivelano una grande stanchezza, un -languore invincibile, ma fino l'ultima è ardente d'affetto pur ne le -malinconiche parole che si riferiscono ai parenti di Giacomo, i quali -si erano mostrati offesi da l'insistenza di lei, che voleva ad ogni -costo togliere il nipote a la micidiale tristezza in cui si consumava -a Recanati. A questo proposito Teresa Teia Leopardi scrive ne le sue -_Note biografiche_: «La sua tenerezza per Giacomo le fece oltrepassare -i limiti di una prudente intervenzione tra lui ed i suoi genitori. -Ne so abbastanza su quelle intime scaramucce.» Queste scaramucce -accrescevano l'amarezza de la marchesa Melchiorri, che lentamente si -avvicinava al sepolcro, rassegnata ai voleri del Cielo, ma col cuore -oppresso da mille pene: Monaldo non le rispondeva più, ed ella scriveva -al nipote, e furon le ultime parole che gli rivolse: «Mille cose.... a -chi poi?... A chi si ricorda di me in casa vostra; vogliamo dire, caro -Giacomo, che tu parlerai sempre solo a te stesso di me! Basta. Saluti a -tutti.» (Lettera 29 maggio 1822.) Così, ne la sua mortale spossatezza, -Ferdinanda si scuoteva per raccogliere le proprie forze nei suoi -gentili affetti, e non potendo forse scrivere a lungo, diceva a Giacomo -di pensar egli stesso le espressioni de l'amore di lei assicurandolo -ch'ella vi consentiva per quanto grandi fossero. - -In quell'estate, andando a Nocera pei bagni, da cui sperava poter -ritrarre qualche giovamento a la malferma salute, vi moriva senza avere -avuto la gioia di riabbracciare il nipote, ch'ella aveva amato come una -madre vera; e, ironia de la sorte, nel novembre di quello stesso anno -1822, Giacomo otteneva finalmente di recarsi a Roma con lo zio Antici. -Ella, la buona anima gentile, non era più là per accoglierlo e fargli -festa, ma dal cielo forse sorrideva al grande spirito di lui che ella, -prima fra i parenti, aveva saputo comprendere.[13] - - -NOTE. - -[11] La famiglia Melchiorri originaria di Recanati vi ebbe sede fino -a l'anno 1568, in cui Benedetto Melchiorri trapiantò un ramo di quella -casa in Roma, dove già risiedeva il fratello di lui monsignor Girolamo, -vescovo di Macerata e di Recanati. Marcello figlio di Benedetto ebbe -la primogenitura instituita da lo zio Girolamo; acquistò il feudo di -Torrita che gli diede titolo baronale; sposò la Pantasilea Massimi e -fece erigere il magnifico palazzo Melchiorri. Spentosi nel 1757 il ramo -romano di casa Melchiorri, vi sottentrò il ramo recanatese. - -[12] Vedi _Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti_, -edizione curata su gli autografi da G. Piergili (Firenze, Le Monnier, -1878; in 16º, di pag. XXVII-304). Lettera di Ferdinanda, 18 dicembre -1819, pag. 4. In questo volume sono contenute tutte le lettere -importanti di Ferdinanda; in famiglia ne rimane solo qualcuna scritta -ne l'adolescenza da l'istituto di Pesaro. Nel volume si trovano anche -tutte le altre lettere de la Melchiorri qui citate. - -[13] Il comune di Nocera Umbra porrà quest'anno (1898) una lapide -commemorativa ne la chiesa ove Ferdinanda è sepolta. De la marchesa -Melchiorri non fu possibile trovare alcun ritratto. Si sa che di -lei giovanetta venne fatta una bella miniatura, la quale però andò -smarrita. - - - - - [Illustrazione: _Paolina Leopardi_] - - - - -PAOLINA LEOPARDI. - - -Sopra un'altura a breve distanza dal mare, in una posizione -incantevole, è Recanati: poco lungi, sopra un altro colle, sorge Loreto -con la sua Sacra Casa, oggetto da secoli di pii pellegrinaggi; intorno, -nell'ampio orizzonte chiuso lontano da la linea del mare e da la catena -degli Appennini, si elevano il maestoso Monte Morello, oggi ameno -passeggio, ma rozzo, ermo, selvaggio al principio del secolo, il Monte -Tabor signoreggiante la vallata che il Potenza solca con l'argentea -linea delle sue acque, il Monte Sanvicino. - -Il borgo, o cittadina, se la si vuol chiamar così, un'ampia strada -principale da cui si partono alcune vie traverse, non ha la tristezza, -l'aria selvaggia che molti gli suppongono, e non potrebbe esser tetro -in quella ubertosa regione tutta vigneti ed olivi che nell'argento de -le loro foglie nascondono i rami contorti e nodosi, sotto la diffusa -luce del sole meridionale, in quella regione ridente, dinanzi al mare, -che ne profuma l'aria di fresche, salubri esalazioni, fra i suoi monti -sonanti d'acque pure e i suoi floridi campi ove il grano s'indora -nel luglio ardente e fioriscono candidi e rosei meli e ciliegi nel -puro aprile. Non è tetro Recanati, ma nella gioiosa festa de' suoi -dintorni ha un'aria seria e severa al par di molte città e villaggi -antichi nostri; nelle mura vetuste, nelle strette vie, nelle chiese -severe, quali il duomo e Sant'Agostino, nei conventi, nei campanili, -quali la torre di piazza o torre del borgo, quella, antichissima, -di Sant'Agostino, che con l'alto cono attirava i fulmini e fu perciò -abbattuta, nei neri palazzi Carradori, Roberti, Antici, Leopardi spira -l'austerità del passato. Quiete e silenti quasi sempre le vie, ove -suonava di rado (parlo del secolo scorso, ma si potrebbe dir lo stesso -del nostro) il cigolío di un carro pesante e il rintocco pensoso di -una campana, il canto di una donna, il gorgheggio dei rosignoli, non -infrequenti ospiti degli ampi giardini, più verdi che fioriti. - -Un palazzo grande, severo, di antica architettura, da le alte finestre -ad inferriate, in mezzo a' due giardini, uno a levante l'altro a -ponente, quello più aperto, adorno di gruppi di vasi d'aranci e limoni -e d'una vasca, questo più ombroso e fresco co' suoi alberi fitti che -ne fanno una specie di boschetto, ove mesti s'ergono alcuni cipressi -e s'apre amena una loggia: al primo piano un vestibolo a colonne, con -armi, bassorilievi, qualche cosa di severo e solenne, qualche ampia -sala tappezzata di damasco, ornata di specchi e di mobili dorati, -parecchie altre vaste, quasi nude nel semplicissimo arredamento: ecco -il palazzo avito dei conti Leopardi. In esso al conte Monaldo e a la -contessa Adelaide, dopo i due primi figliuoli, Giacomo e Carlo, nasceva -addì 5 ottobre 1800 una bambina, venuta prematuramente a la luce di -sette mesi e cui vennero posti i nomi di Paolina, Francesca, Saveria, -Salesia, Placida, Blancina, Aloisia. Fu battezzata dal canonico -Ettore Leopardi ed ebbe a padrini il marchese Carlo Antici, fratello -di Adelaide, e la marchesa Francesca Della Branca Mosca, la quale, -malcontenta di restare in Pesaro, tornato a la repubblica italiana -o cisalpina, era andata in Recanati nella casa del nipote, dove morì -nell'aprile del 1801. - -Paolina crebbe sempre vicina ai fratelli, partecipe de' loro giuochi, -educata rigidamente al par di loro, istruita con loro e assai più -seriamente che non si solessero istruire le fanciulle del suo tempo. -Nella casa severa, tra gli austeri genitori, attorniati da una -brigata domestica numerosa, ma non lieta, di cui facevan parte lo -zio di Monaldo, Ettore canonico, l'ex-gesuita Don Giuseppe Torres, il -cappellano Ferri, Don Sebastiano Sanchini di Mondaino, Don Vincenzo -Diotallevi; brigata, cui veniva non di rado ad aggiungersi la -compagnia di parenti ed amici per lo più aristocraticamente gravi, -di ecclesiastici tutti compresi di politica reazionaria; sempre -sorvegliati dai genitori, dal precettore o dal pedagogo, i ragazzi -Leopardi, affettuosissimi d'indole, si stringevano fra loro, ad un -tempo compagni, amici, fratelli, e sin da allora prendeva radice nei -loro cuori quel vivissimo affetto che li legò così saldamente e che -tanto conforto diede a la loro gioventù. - -Giacomo, esile, ma allora diritto e snello, pieno di vita, avea la -carnagione bianca, gli occhi azzurri, dolci e fieri insieme; Carlo, -più robusto e nerboruto, era di una natura meno profonda e riflessiva, -e, anche bambino, bello, spiritoso e mordace come fu di poi; Paolina, -vestita sempre semplicissimamente di nero, piccola e gracile, aveva -capelli bruni e corti, occhi di un azzurro incerto, viso olivastro e -rotondetto; era brutta, ma di una gentilezza, di una bontà, che potevan -farla parere graziosa a chi la conoscesse intimamente. Ella si adattava -ai chiassosi giuochi dei fratelli, benchè preferisse i divertimenti -più tranquilli; le piaceva soprattutto dir la messa dinanzi ad un -altarino, e per questo e pel suo aspetto, Giacomo e Carlo solevan -chiamarla Don Paolo, nome che le rimase a lungo. Il primogenito, -com'era il più pronto d'ingegno, era anche il più prepotente, e ad -ogni costo voleva primeggiare su tutti; la sorella cedeva di buon -grado e, ancora fanciulletta, cominciava ad avere per lui una specie -di culto devoto, tanto più che negli studi la supremazia di lui era -evidente e che egli non soleva mai farsi pregare per dar aiuto ai -fratelli nello svolgimento dei loro temi o nelle risposte da dare al -maestro. Primo insegnante dei ragazzi fu Don Torres di Vera Cruz, che -era stato anche precettore di Monaldo; ma questi, memore del pessimo -insegnamento ricevuto, benchè conservasse per sempre un'affettuosa -amicizia per quell'ex-gesuita, volle che i figli ricevessero un -indirizzo migliore, e li affidò a Don Sebastiano Sanchini, tenuto in -casa e verso cui si aveva ogni riguardo, come verso l'altro pedagogo -Don Vincenzo Diotallevi, buon uomo questo, grasso e florido, il quale, -con l'ostentazione d'un coraggio che non era punto nella sua natura, -dava talora occasione agli scherzi dei fanciulli. Il Sanchini non fu -un portento, ma certo doveva meritare assai più encomio che biasimo, -se ben presto in tutti i suoi scolaretti fu vivissimo l'amore a lo -studio, amore che in Paolina (non parlo di Giacomo) non venne mai -meno e fu di conforto a la malinconica vita. Questa prima istruzione -era rivolta a la lingua italiana, a la latina, a la francese, a le -scienze naturali, a la storia, a la geografia, ed aveva a fondamento -l'educazione religiosa e morale. Paolina non raggiungeva ancora nove -anni, quando, il 30 gennaio 1808, in uno di quei pubblici saggi che -Monaldo soleva far dare a' suoi figliuoli, rispose a dieci questioni -di dottrina e ad altre dieci, e non facili, di storia e di geografia -antica; l'8 febbraio del 1810 in un altro saggio rispondeva a venti -questioni di filosofia e di scienze naturali, queste ultime riguardanti -le meteore, il terremoto, il sole, la luna, i pianeti, le comete, gli -ecclissi, il flusso e riflusso del mare: in quello stesso giorno ella -doveva parlare de la storia di Spagna, del Portogallo, di Svezia, di -Danimarca e Norvegia, da le più antiche memorie che ce ne restano sino -al 1800. Ella aveva coi fratelli una parte nei dialoghi che Monaldo -componeva e faceva loro recitare pubblicamente. Il Sanchini in una -lettera (1º ottobre 1810) che da Mondaino, ov'era andato a passar le -vacanze autunnali, scriveva a' suoi alunni, ha un paragrafo tutto per -Paolina: «Mulieri invite Latii sermone litteras exarandas me trado. Mos -invaluit, has fusum et colum tractare debere. At de te, Paulina, erit -fortasse dissimiliter, nisi desidia marcescere voles. Perpende, mulier -sicuti nata es, semper mulier eris; propterea muliebres facultates -quoque ediscendæ sunt, et ex istis magis quam ex illis maior eris. -Sed de hoc satis ne aliquis dicat _sutor, ne ultra crêpidas_. Cura -valetudinem tuam. Vale.»[14] - -Nel decembre del 1811 Paolina scriveva una lettera in latino a Monaldo, -dandogli relazione de' suoi studi; questa lettera, che fu pubblicata da -l'Avoli negli _Studi in Italia_ (anno V, vol. 2º, pag. 692), prova il -buon indirizzo e la severità de l'insegnamento che le veniva dato. - -In una grande stanza ben arieggiata e luminosa stavano disposti l'uno -dietro l'altro i quattro tavolini da studio dei ragazzi, ultimo quello -di Paolina; a tutti insieme (anche al piccolo Luigi) dava le sue -lezioni Don Sanchini, compreso de la gravità del suo ufficio e armato -d'un lungo staffile, ch'egli però brandiva, dice la Teja, più per la -forma che per l'azione. Agli studi s'alternavano ancora i giuochi nei -due giardini di casa, le allegre scampagnate, il chiasso coi cugini -e le cuginette. Paolina amava in quella prima età gli scherzi e -l'allegria, era di carattere affettuoso e franco, e nella soggezione -in cui viveva coi genitori, specialmente con la rigida Adelaide, si -stringeva a Carlo e ancor più a Giacomo, pel quale si sarebbe gettata -nel fuoco. Non aveva che dodici anni, quando per fargli un favore, -ricopiava il manoscritto d'un suo compendio di logica e ne riceveva per -ringraziamento questa graziosa ed erudita lettera: - - «All'Ill.mo Signore, Padrone colendissimo - »Il Signor Don Paolo Leopardi. - »Casa. - - »Recanati, 28 gennaio 1812. - -»Amico carissimo, ricevo in questo momento il plico, che voi m'inviate, -accompagnato da una obbligantissima lettera. Essa è ben degna per -la sua brevità di esser commendata da' Lacedemoni, e dagli altri -popoli della Grecia, i quali, dovendo rispondere in lettera ad alcuna -inchiesta, non iscrivevano talvolta che la semplice parola: No. Il -piacere che voi mi avete fatto col tòrre a copiare il mio picciol -_Compendio di Logica_, non vi sembrerà forse sì grande, quanto lo -è in realtà. Un buon copista è assai raro, ed io non reputo lieve -vantaggio l'averne ritrovato uno, che sia conforme al mio desiderio. -Il restauratore dell'italiana Poesia, Francesco Petrarca, lamentavasi -che, avendo egli in poche settimane condotto a fine il suo libro -latino _De Fortuna_, etc., non potea dopo più anni averne copia, che -pienamente il soddisfacesse, poichè di mille errori eran ripiene tutte -quelle, che egli avea avute da' vari copisti. Se io fossi vissuto al -tempo di Petrarca, e l'avessi udito lamentarsi meco in tal modo, avrei -facilmente appacificate ed acquetate le sue querele coll'insinuargli -di darvi a copiar la sua opera, e son certo che, malgrado la sua -delicatezza in questa materia, egli ne sarebbe rimasto soddisfatto. -Nè crediate che il mestier del copista sia da disprezzarsi. Teodosio, -uno de' più grandi Imperatori d'Oriente, s'impiegava ancor egli -nel copiare gli altrui scritti, e non vivea che del danaro ricavato -da questa non ignobil fatica. Voi potrete dirmi, che Teodosio non -operava in tal modo, perchè di sè degno riputasse un tal genere di -lavoro, ma solamente per un effetto della sua profonda umiltà e virtù -cristiana; ma io, per convincervi di quanto ho preso a dimostrarvi, vi -apporterò un altro esempio. Non ci dipartiamo dal Petrarca. Egli avendo -intrapreso di fare un viaggio, non ben mi rammento per qual fine, e -ritrovata, cammin facendo, un'opera di Cicerone, di cui non avea per -anche contezza, non istimò cosa vile il copiarla da capo a fondo. Ma -è ormai tempo di finirla, poichè mi avvedo che, avendo fatto l'elogio -dello stile laconico, sto per cadere nei difetti dello stile asiatico. -Sono affezionatissimo per servirvi di cuore - - »GIACOMO LEOPARDI.»[15] - -Paolina, crescendo, andava arricchendosi oltre che d'un'ottima cultura -generale, di una cognizione chiara e non superficiale de la letteratura -italiana, latina e francese; meno profondamente, conobbe anche lo -spagnuolo. In italiano scriveva con facilità e con semplice eleganza, -tanto che del suo modo di scrivere Giacomo le fece lode più volte; egli -chiamava le sue letterine e il suo stile così gentili da non parer non -solamente recanatesi, ma neanche italiani; e pensava forse a la lunga -ed accurata lettura che Paolina aveva fatto de le lettere di Mad.e de -Sévigné, ch'ella chiamava la sua _opera classica_, asserendo di saperle -tutte a memoria. L'approvazione di Giacomo faceva strabiliare la sua -modesta sorella, che gli confessava di vergognarsi quasi di scrivere a -lui, temendo ch'egli scoprisse l'inganno di quelli che la lodavano pel -suo stile. - -Il Viani nel pubblicare l'epistolario, a la pagina in cui Giacomo -encomia le lettere di Paolina, appone una nota in cui conferma quel -giudizio e aggiunge che la coltura, l'ingegno e la gentilezza de la -contessina erano veramente singolari. Ad aprire la mente di lei certo -giovavano assai le lunghe conversazioni con Giacomo, che, timidamente -ritroso e chiuso in sè con tutti, taciturno, malgrado l'immenso suo -tesoro d'idee, non soltanto nelle conversazioni, ma sol che si trovasse -fra due o tre persone riunite ed anche con gli stessi genitori, era -espansivo coi fratelli; con loro voleva e poteva discutere, perchè -in fondo in quasi tutte le idee generali andavan d'accordo, e questa -era la condizione ch'egli credeva indispensabile per poter discutere -utilmente e piacevolmente con qualcuno. Paolina, oltre a fargli da -copista, a scriver lettere per lui, ad esser confidente di tutte le -sue pene e prima ammiratrice dei suoi scritti, era con Carlo la sua -unica compagnia, quando i gravi mali, di cui egli sofferse agli occhi, -lo costringevano a passare le intere giornate chiuso al buio in una -stanza, fremendo e delirando pel nuovo dolore di non poter studiare, -che veniva ad aggiungersi a le sue tante pene. Ella era così abituata a -creder ciecamente nel primogenito, a prender parte a tutti i pensieri, -a tutti gli affetti di lui, che ritroviamo nel suo cuore in gran -parte il cuore di Giacomo: al par del fratello ella nascondeva sotto -un aspetto timido e un'abitudine di taciturnità, che in lei pure era -mal giudicata come prova di uno spirito arcigno, un'anima ardente, -assetata d'amore, pronta ad affezionarsi, anzi a darsi tutta con un -entusiasmo che aveva qualche cosa di romanzesco e di sentimentale, -a chi le dimostrasse qualche tenerezza. Come Giacomo, ella portava -nell'amicizia il linguaggio passionato de l'amore, e, quantunque -pregiasse sopra ogni cosa la intelligenza, la coltura, la finezza de -l'educazione, pure persino a le persone di servizio si affezionava -talmente da durar a pianger parecchi giorni quando qualcuna di esse -a lei cara lasciava la casa. Vivacissima anch'ella di fantasia, -anch'ella odiava Recanati, sognando di là da quei monti e da quel mare -un mondo meraviglioso, un'ignota felicità; il pensiero che vi fosse -qualche cosa ch'ella non doveva veder mai, le era un vero e proprio -tormento; e quando rifletteva, come Giacomo giovanetto, quante belle -cose ha il mondo, si sentiva struggere, anelava a i ghiacciai de la -Svizzera, al cielo di Napoli, a le aurore boreali de la Russia, e -non era ancora riuscita a vedere i tanti e bellissimi punti di vista -del suo paese. Se ne le letture, che eran tutta la sua distrazione, -ella trovava belle pitture di luoghi, bei racconti di viaggi, gettava -via il libro e scoppiava in pianto. Anch'ella nel confronto de la -povera realtà coi sogni superbi, si sentiva profondamente infelice, e -peggio era quando i suoi non riuscivano a capire, essi che adoravano -la loro casa, quel ch'ella desiderasse, e venivano osservandole che -infinite persone si sarebbero chiamate felici di poter cambiar sorte -con lei, di non mancar mai del pane, di poter dormire a proprio -grado, lavorare o no a proprio talento. Capiva ella stessa di dover -parer incontentabile, ma non sapeva rassegnarsi, sentendo in sè tanta -vivacità di fantasia e soprattutto tanta inutile potenza d'affetti; -e si lasciava prendere da un'infeconda tristezza che le annebbiava il -mondo, le amareggiava la vita. Comune con Giacomo aveva l'amore a la -natura, ne la contemplazione de la quale le pareva che si addolcissero -le sue pene e che il suo spirito trovasse qualche cosa de le ineffabili -bellezze e de le dolcezze sognate: «Io credo,» ella scrisse più tardi, -«che oramai non resti all'uomo dabbene altro piacere da gustare che -nel contemplare le bellezze infinite della natura: tutto il resto non -è più fatto per lui, o egli non vi si può adattare.»[16] Come Giacomo -sentiva rinnovarsi la vita, risvegliarsi ai più teneri moti l'anima -sua al ricomparire de la primavera, così Paolina aveva una _estrema -predilezione_ per i bei mesi di aprile e di maggio, in cui _vediamo -fiorite le siepi_; e pareva che ne la natura e ne la primavera ella -amasse di riposare il suo cuore offeso da la vita e dagli uomini. La -commovevano profondamente le due arti sorelle: poesia e musica; ed il -suo amore per esse era tanto intelligente, quanto vivo: adorava i veri -poeti, non poteva soffrire non pure i cattivi, ma neanche i mediocri; -e più tardi le sue amiche Brighenti, per quanto facessero, non poterono -piegarla a indulgenza verso il Cagnoli e il Perretti, loro intimi. - -La musica, in particolare le appassionate melodie di Bellini, che -parve nelle sue note trasfondere tutti gli entusiasmi de la gioventù, -tutte le ardenti lacrime de le alte sventure, commoveva ineffabilmente -Paolina, che avrebbe voluto ascoltarla tutta sola, libera di ridere, di -piangere, di gridare, secondo le impressioni de l'animo suo. Giudicò -la morte del grande maestro una disgrazia immensa; al primo sentirne -la notizia, mandò un grido di dolore, e sospirava tutte le volte che le -accadeva di riparlarne. - -Paolina giovanetta era religiosa, ma lontana da ogni mistico -esaltamento, dal suo cuore la prece usciva sincera e fervida, ma i -suoi occhi cercavano la terra, le bellezze e le gioie d'una vita pura e -onesta sì, ma umana. E quegli occhi intelligenti e buoni eran la sola -leggiadria de la giovanetta, sempre piccola, esile, bruna e di più -difettosa nella persona. - -S'intende facilmente come anch'ella rodesse a fatica il freno ne la -casa paterna e come, quando tra i fratelli ed il padre l'accordo fu -rotto e incominciò quella lotta muta e tanto penosa per gli uni come -per l'altro, ella fosse tutta con Giacomo e con Carlo, prendesse parte -a le piccole e disgraziate cospirazioni, a le rivolte più pensate -che reali, e soffrisse con loro de le sempre mancate speranze, degli -scoramenti che li opprimevano. Ella pure piangeva la sua vita e il -suo cuore sepolti in quel _soggiorno abbominevole e odiosissimo, in -quella notte tenebrosa_, e non trovava sollievo che in questo pianto, -in questa commiserazione di sè stessa, ne la coscienza di esser -considerata nulla, ma di valer pur qualche cosa. - -Quando nel novembre del 1822 il marchese Carlo Antici, dopo lunghe -preghiere ed insistenze, ottiene di condur seco Giacomo a Roma, Paolina -resta sconsolata, non sa credere a la lontananza di quel suo compagno -di tutte le ore, di tutti i momenti, di tutti i pensieri, lo cerca -sempre ne la casa che le par più triste e più vuota, sempre le pare -di sentire i suoi passi e si muove ad incontrarlo. Le lettere del -fratello le sono di scarsa, ma vera consolazione, e ancor più l'idea -ch'egli deve amarla sempre e ricordarsi spesso di lei; rispondendogli, -ella mette tutta l'anima ne le proprie parole: le piace di sentire -ch'egli trova a Roma persone sciocche, ridicole ed incolte, pensando -che a queste egli deve pur preferir la sua sorella: gli chiede notizia -de le donne di Roma, dei parenti, del Mai, gli narra con grazia le -piccole novità di Recanati, lo prega di averla sempre cara, s'interessa -a tutte le cose sue, smania di poter fargli alcun che di gradito, e -per questo gli parla dei libri nuovi che arrivano in casa e del loro -contenuto. Poi si sfoga con lui de la sua noia, de le speranze che -persin esse le mancano; gli confessa il suo intimo desiderio di morir -giovane, di non veder la fine de l'anno che incomincia (1823): finirà -col farsi monaca per disperazione; nulla di nuovo le è accaduto, ma -ogni giorno che passa accresce la sua infelicità. Infine confida a -lui le sue speranze di matrimonio. Simile anche in questo al fratello, -ell'era insieme d'una timidezza e di un riserbo che a chi non l'avesse -conosciuta, potevan parere indizio d'animo freddo, ma nascondeva sotto -queste apparenze un cuore appassionato e un desiderio d'amore che -occupava tutto il suo spirito, la sua fantasia, i suoi pensieri, e come -un divino miraggio oscurava tutto il resto del mondo a' suoi occhi. -«Fervidissima era l'anima sua assetata d'amore, sempre in traccia -d'un affetto cui consacrare tutta sè stessa, a cui donare tutto il -tesoro de' suoi affetti e de' suoi entusiasmi, ma d'un affetto degno -veramente di lei e capace di comprendere tutte le delicatezze del suo -carattere.»[17] - -La povera anima, diceva Carlo, era costumata a l'idea de' sacrifici, -ma non le era ancora concesso di farne. Una prima probabilità di -matrimonio le arride nel progetto di dar la sua mano a un tal Peroli -di Sant'Angelo in Vado o di Urbino, uomo già innanzi con gli anni, di -punto spirito, di poca amabilità, bruttissimo, però creduto ricco e -_buon uomo_, come Monaldo lo chiama, e che mostrava di potersi molto -affezionare a la giovanetta, la quale lo vedeva troppo disprezzato -e fors'anche deriso, e lo sentiva troppo inferiore a se per poter -accoglierlo con trasporto; tuttavia lo accettava, parendole che un -avvenire ignoto dovesse pur sempre esser migliore de la sua monotona, -malinconica vita. - -Fu ben altro quando ella amò per la prima, anzi per l'unica volta nella -sua vita, chè, com'ella disse più tardi a le sue amiche Brighenti, -per lei le occasioni di sentirsi battere il cuore erano rare ed ella -somigliava a le Francesi e ripeteva con una di esse: _Je suis si -heureuse quand le cœur me bat!_ (Lettera 29 aprile 1831.) Molte vive, -improvvise, ma fuggevoli simpatie ella ebbe, un solo amore; e ne -confidava il secreto a le Brighenti: quando esse le annunciavano che -Giacomo era in compagnia d'un tal Ranieri, giovane signore napoletano, -Paolina, arrossendo e delirando d'ansia e di dolore, chiedeva le -dicessero se quegli fosse veramente napoletano e se non si chiamasse -Ranieri di nome, invece che di cognome; e narrava d'aver amato un -giovane marchigiano di nome Ranieri, il quale verso il '29 era a -Bologna; d'averlo adorato con un ardore da non potersi immaginare, -d'esser stata sua sposa, poichè tutto era combinato, e persino il -consenso dei Leopardi era stato ottenuto, sebbene egli non fosse ricco, -nè di nobiltà paragonabile a quella di lei. Egli era quale ne' suoi -sogni ella aveva sospirato il proprio compagno, giovine, amabilissimo, -intelligente, colto; ma un dì le venne un dubbio ch'egli non seppe -sciogliere, e che le distrusse ogni felicità, ogni speranza, le fece -ricusare il fidanzato, pur rimanendo con la sua immagine indelebilmente -scolpita nel cuore e col dolore crudele di non aver saputo inspirargli -l'amore ch'ella sentiva per lui, _ardente, furioso_. D'allora in poi -bastò il nome di Ranieri per farla palpitare e, sentendo che Giacomo -era con un giovane di tal nome, s'era fissata fosse insieme a colui -ch'ella non poteva scordare e che, volti a la peggio i suoi affari, era -andato prima a Bologna e poi a Roma, senza che da un pezzo ella potesse -più saperne nulla: «Ma se so ch'egli è felice, quasi lo sono ancor'io,» -soggiungeva con vera femminile tenerezza. - -A proposito di questo amore il Costa scrive: «Una sola volta parve -che il bel sogno (_di Paolina_) fosse divenuto realtà, quando un -giovane marchigiano di nome Ranieri, del quale è ignoto ancora ch'io mi -sappia il casato, non avendone parlato nessuno degli studiosi di cose -leopardiane, parve innamorato di lei.»[18] Il Costa scriveva queste -parole nel 1887, ma d'allora in poi non è a mia cognizione che alcuno -tentasse sollevare il velo del pudico secreto di Paolina. - -Carlo il 9 febbraio 1823 scriveva a Giacomo d'essere stato a la cena -del gonfaloniere vicino di tavola di Roccetti e gli narrava d'aver -trovato quel giovane amabile, geniale di fisonomia e di talento e -cultura sufficiente, non ignaro di lettere, ammiratore dei versi di -Giacomo, e autore egli stesso di qualche buona poesia. Carlo ricordava -come altre volte gli fosse venuto in pensiero di dar a quel giovane -Paolina, che in varie occasioni l'aveva visto, aveva parlato con lui -e l'aveva trovato assai piacente; ma non ne aveva fatto più nulla, -saputo della poca entrata di lui. «Ora,» egli racconta, «sembra che -tanto Paolina, quanto il partito superiore, sieno disposti a passar -sopra questo punto. È certo che è assestatissimo, e non si tratterebbe -se non di calar di piede, non di stare incerti sul piede proprio. Per -il tratto e l'educazione può stare al pari di un signore molto più -ricco, veste benissimo e il suo fare riservatamente polito e nello -stesso tempo sicuro e disinvolto ha una certa somiglianza con quello -di Camillo. Begli occhi, ottima e sanissima bocca. Vedi che sulla -persona non c'è nulla da dire; sta all'interessata a dire, se questo -è quello che essa conta il più. O piuttosto essa l'ha già detto; ora -si aspetta ch'egli dichiari in qualche modo il suo sentimento, che non -sembra bene d'interpellare direttamente, trattandosi d'un affare in -cui egli è quello che guadagna.» Giacomo rispondeva che veramente poche -consolazioni avrebbe potuto provare uguali a quella di veder effettuato -quel progetto circa il matrimonio di Paolina; era certo che Carlo -dal lato suo non avrebbe lasciato cosa che potesse giovare a questo -effetto; e aggiungeva non poter sapersi se la sorella dovesse nel nuovo -stato e con quel compagno esser contenta; ma che certo per lei non -v'era altro partito, se non quello di maritarsi presto e possibilmente -con un giovane. (Lettera 20 febbraio 1823.) Paolina, tutta lieta di -questo assenso del fratello, pochi giorni dopo gli scriveva d'essere -_estremamente contenta_ di Roccetti _per la sua figura_, ch'ella non -avrebbe potuto desiderare migliore, _per il suo spirito, per la sua -cultura, educazione ecc._; ma un dubbio le restava e tale da farla -tremare: i costumi di quel giovane, dei quali aveva sentito parlare -altra volta dai fratelli, costumi tali da spaventarla. Ell'era persuasa -d'aver a rimpiangere il vecchio Peroli, o almeno l'amore ch'egli le -avrebbe portato, e ch'ella non si credeva capace d'inspirare ad un -giovane, neanche avendone infinito per lui: «Come» scrive «ne avrei per -Roccetti, che se avessi veduto più a lungo, me ne sarei innamorata; e -sarebbe stato tanto peggio per me, chè fino ad ora non se ne capezza -niente.» (Lettera 3 marzo 1823.) Giacomo di rimando le dava consigli -e le diceva: «Circa l'affare di R.... è verissimo che a me pare che -vi convenga. È anche vero che R.... è un giovane come _tutti_ gli -altri.» Aggiungeva però che un uomo di talento, quale era Roccetti, -dopo essersi divertito assai ed anche annoiato de la galanteria, doveva -sentire il bisogno di una che lo amasse da vero e che unisse a la -tenerezza, la gioventù e il buon cuore. S'egli aveva tal desiderio, -nessuna avrebbe potuto soddisfarlo meglio di lei, che sapeva amare ed -era istruita _al di sopra di quattro quinti delle sue pari_; ed egli -stesso doveva essere ottimamente disposto a divenire un buon compagno; -non già che Paolina non dovesse in tal caso aspettarsi da lui nessun -tratto di gioventù, ma certo egli si guarderebbe da l'offenderla, -proverebbe pena se credesse di averne procurata a lei, o sarebbe sempre -suo, o mostrerebbe di essere, e tornerebbe presto e veramente a lei, -quand'anche se ne fosse mai allontanato per qualche momento. (Lettera -19 marzo 1823.) - -Poco a presso Carlo scriveva al fratello che Roccetti, fatto -interpellare, aveva detto definitivamente d'essere in trattato con -un'altra; ove non avesse potuto combinare, ben volentieri avrebbe -accettato Paolina. Carlo aggiungeva sapersi chi era quest'altra: una -vedova uscita da la casa mercantile Cesaretti di Ancona, con una dote -minore o al più uguale a la loro sorella, giovane però e avvenente. -(Lettera 6 marzo 1823.) - -Il 27 marzo, pregando Giacomo d'informarsi se Paolina avesse potuto -convenire al cavalier Marini di Roma, Carlo aggiungeva: «Roccetti -non ha detto più nulla.» Ma due anni di poi Monaldo scriveva al suo -primogenito: «Ti piacerà di sentire che ho fatto sposa Paolina, e il -suo sposo è Peroli. Questo buon uomo, sentendola libera dal trattato -Roccetti, venne qua e tutto fu combinato.» (Lettera 30 agosto 1825.) -Monaldo non poteva alludere certo a quelle prime trattative col -Roccetti, che non avevano punto impegnata Paolina; bisogna dunque -credere che nel frattempo, e cioè mentre Giacomo era a Recanati dopo -il suo ritorno da Roma, poichè in nessuna lettera a lui se ne trova -notizia, tali trattative fossero state riprese e condotte a buon fine, -benchè poi l'impegno venisse sciolto. - -Paolina Mazzagalli, che, come vedremo, fu intima della contessina -Leopardi, espandendo in un'affettuosissima lettera la sua amicizia, -scrive a la cugina: «S'io vi possedessi, confesso tremerei.... tutte le -volte che dovrei allontanarvi da me, perchè è vero che tutte le cose -preziose si conservano con gelosia; e persuadetevi che anche Rossetti -avrebbe fatto così, se.... ma io dimenticavo che egli è infelice e -che per questo voi non l'amate più!!.. Questa idea mi spaventa e mi fa -temere per la nostra amicizia.»[19] - -Credo che quel _Rossetti_ sia un errore di lettura del manoscritto o -di stampa e che si debba invece leggere _Roccetti_. Una volta ancora -troviamo questo nome tra le carte leopardiane ed è in una lettera di -Paolina a Giacomo: «Così per una curiosità, se hai veduto e sentito -nominare a caso Roccetti che fosse costì dimmelo un poco. Che se -non puoi dirmi di averlo nè veduto, nè sentito nominare, non me ne -far motto, che è inutile. Si dice ch'egli sia costì in una compagnia -comica, e si dice che faccia il carabiniere dopo avere dato sacco a -la roba sua.» A questa lettera del 10 giugno 1827, Giacomo rispondeva -punto per punto il 18 giugno, ma di Roccetti non faceva parola. - -Da le lettere citate risulta chiaramente come Paolina amasse questo -Roccetti e se ne interessasse ancora dopo parecchi anni, com'egli -fosse giovane, assai piacente, di poca fortuna e di poca nobiltà, -come ella gli sia stata promessa ed infine (se è proprio di lui che -parla la Mazzagalli) come verso il 1828 egli fosse infelice; appare -ancora probabile, poichè Paolina ne chiede, che sul finire del '27 -egli si trovasse a Bologna in pessime condizioni economiche. Se si -pensi ora quel che la contessina confessava a le amiche intorno al suo -Ranieri: che era giovane, amabile, non ricco, non molto nobile, poichè -in un'altra lettera ella scriveva: «Mi pareva impossibile di poter -lasciare il mio cognome, cui voglio assai bene, per uno tanto meschino. -Quando ero sposa del mio Ranieri, non mi pareva sacrifizio quello -che andavo a fare, poichè l'amore velava il tutto»; marchigiano (e il -Traversi, il solo, ch'io sappia, che abbia fatto cenno una volta, ma -brevissimamente del Roccetti, lo asserisce di Filottrano); per qualche -tempo fidanzato a lei, più tardi disgraziato negli affari, e che nel -1828 era a Bologna, apparirà, s'io non erro, più che probabile che -il Roccetti e Ranieri sieno tutt'uno; Roccetti il cognome, Ranieri il -nome. - -Ero a questo punto de le mie induzioni quando l'egregio signor conte -Giacomo Leopardi, ora degno rappresentante di quella illustre famiglia -e premurosissimo per gli studi leopardiani, pregatone da me, fece fare -de le ricerche a Filottrano e mi comunicò poi la seguente lettera: - - MUNICIPIO DI FILOTTRANO. - GABINETTO. - - Lì 10 agosto 1897. - - Preg.mo Sig.r Conte, - -Dai nobili signori Giuseppe Roccetti e Geltrude Melchiorri nasceva -qui in Filottrano il 9 settembre 1795 un bambino, cui venne imposto -il nome di Raniero, tenuto al Sacro Fonte dai nobili Giacomo -Martorelli-Mazzoleni-Fiorenzi di Osimo e Virginia Mosca, moglie del -conte Giacomo Leopardi da Recanati. Così nel registro dei nati del -suddetto anno. Il giovane Roccetti Raniero, dalle informazioni avutesi -da qualche persona vecchia del luogo, che lo conobbe, corrispondeva -perfettamente alla descrizione che se ne fa nella lettera del conte -Carlo. Si sa pure di esso che, attesi dissesti di famiglia, entrò -al servizio del governo pontificio nella carriera giudiziaria, -raggiungendo, a quanto si ricorda, il grado di governatore. Morì in -fresca età a seguito di malattia mentale, ma non sa dirsi il luogo. -Del resto a Filottrano non si sa abbiano esistito altri Roccetti di -nome Ranieri, ma lo si ripete, la descrizione della lettera fa esser -certi si tratti di quello di cui si dettero i pochi cenni biografici. -Offrendomi per ogni occasione mi pregio protestarmi.... - - IL SINDACO. - -Il romanzo di Paolina, così splendido ne la sua fantasia e nel suo -cuore, così povero ne la realtà, finiva miseramente; ed è probabile -che il dubbio di cui ella parla, inducesse lei a lasciare il fidanzato, -come che le peggiorate condizioni di lui persuadessero i Leopardi a non -dargli la figliuola. - -Per un momento si pensò a combinare un matrimonio fra Paolina ed -Osvaldo Carradori, ma pare che le cose sieno andate poco più innanzi -del pensiero. Adelaide, che più degli altri si preoccupava di trovar -marito a la figlia, saputo che il cavalier Marini di Roma, vedovo, -voleva riprender moglie e la desiderava savia, ben educata, di ottime -qualità morali, piuttosto che ricca, faceva chiedere a Giacomo se -potesse esser quello un partito accettabile per Paolina; ed anche -Monaldo parlava al suo primogenito de l'istesso argomento, narrandogli -avergli l'Antici proposto il cavaliere come genero. Monaldo l'aveva -conosciuto ventidue anni prima, ed era in forse se quell'uomo, certo -tutt'altro che giovane, potesse non dispiacere a Paolina. Giacomo, -rispondendo, tratteggiava tosto il ritratto del cavaliere, di cui -già prima avea talvolta parlato per incidenza a' suoi e sempre con -simpatia: il Marini mostrava quarantacinque o cinquant'anni, non -appariva punto vecchio con la sua amabile e ridente fisonomia, col -colorito sano e la persona non alta, ma ben proporzionata; di maniere -piacevolissime, d'indole quieta e inclinata a la vita di famiglia, -possedeva ottimamente l'arte di farsi amare. Era stato affezionatissimo -a la sua prima moglie, zoppa e brutta, possedeva un buon patrimonio, -del quale facevan parte alcune campagne ne le vicinanze di Roma, ed -a la figliuola, che stava per maritare, dava una dote di ventimila -scudi. Bastava molto meno per esaltare Paolina, incantata dal solo -progetto di andare ad abitare in una grande città. Ma mentre Giacomo -le dava ogni buona speranza, narrando a Monaldo che il Marini, -cui era stata fatta la proposta, se n'era mostrato assai contento, -l'Antici scriveva non esserci più illusione di combinare; e Paolina ne -strabiliava e si raccomandava al fratello, aspettando le sue lettere -_con un palpito terribile_, piangendo di speranza e di timore; mentre -fremeva per la paura _terribile_ che si avesse intanto a combinare -con un _pretendente_ vecchio e di _orrido paese e cognome_. Malgrado i -filosofici consigli di Giacomo, che procurava di calmare le sue smanie -e di farle acquistare quel poco d'indifferenza verso le cose proprie, -senza la quale non è possibile, non pure esser felici, ma neanche -vivere, ella non sapeva metter un freno a le sue inquietudini, e gli -scriveva: «Sicura di divenire sposa del cav. Marini, son certa che non -proverò mai più dei sentimenti così vivi di agitazione, di speranza, -di timore; e quando avrò perduta la speranza di divenirla, mi sarà -indifferente qualunque altra sorte incontrassi; chè certo non potrà -essere altro che spaventevole. Scusate, caro Giacomuccio mio, queste -ciancie; ve ne domanderò perdono in ginocchio, quando verrete; e noi -tutti lo desideriamo tanto.» (Lettera 25 aprile 1823.) - -Questa esaltazione parve a taluno strana, ridicola e financo -spregevole; ma credo inspiri solo compatimento in chi ripensi a -l'insoddisfatto bisogno d'affetto che Paolina aveva ne l'animo, a -la monotona e triste vita ch'ella conduceva in realtà e che la sua -fantasia le faceva parere peggiore che mai; ed è da notare ancora che -del Marini aveva Giacomo scritto tutto il bene, anche prima che si -trattasse di dargli Paolina, che questa aveva nel fratello una fede -cieca e si era fatta forse di quell'uomo un ideale racchiudente per lei -tutte le seduzioni del mondo. Ne l'agosto del 1825 ell'era finalmente -fidanzata al Peroli, ma non lieta per questo. In fondo a l'anima le -restava il dubbio che, quantunque fosse fissato persino il giorno de -le nozze, il quale doveva essere il 21 di novembre, si finisse col -non farne nulla; poi quel suo sposo non giovane, bruttissimo, senza -spirito, non soddisfaceva punto il bisogno ch'era in lei d'essere -orgogliosa de l'uomo di cui avrebbe portato il nome; si aggiunga la -pena di vedersi derisa per quel fidanzamento, annunziando il quale ella -scriveva a Giacomo: «Ero preparata a sostenere più scherni e sarcasmi -di quelli che in fatti mi si preparavano, giacchè finora (almeno nel -mio piccolo cerchio) non vi è stato alcuno che, a saputa mia, mi abbia -condannata; ma io mi ricordavo de' vostri insegnamenti e consigli, e -mi ero armata di molto coraggio. Non so se questo basterà per regolarmi -in appresso, quando avrò cambiato stato.» (Lettera 19 agosto 1825.) Il -parentado venne lungamente protratto, finchè fu sconchiuso in causa de -la dote, che il Peroli pretendeva di sei mila scudi, mentre i Leopardi -non volevano darne che quattro o cinquemila. - -Il progettato matrimonio doveva far però provare a Paolina il tenero -compiacimento di vedersi indirizzata da Giacomo la bellissima canzone -_Nelle nozze della sorella Paolina_. - -Questa canzone, composta ne l'estate del 1821, quando pendevano le -prime trattative per accasare la contessina Leopardi col Peroli, «segna -un nuovo momento artistico nella vita di Leopardi.»[20] Come Giacomo -amasse Carlo e Paolina appare da tutto l'Epistolario; cito una frase -sola, ma eloquente, della lettera con cui egli ringraziava il conte -Alessandro Cappi d'un capitolo _Dell'amor fraterno_: «Se lodassi i -sentimenti come vorrei, forse le mie lodi non sarebbero senza sospetto, -perchè ancora io non ho provato in mia vita e non provo affetto più -caldo e più dolce, nè ho cosa più preziosa e più cara di quell'amor -fraterno ch'Ella sì degnamente e sì virtuosamente celebra.» (Vedi -Lettera da Bologna, 12 maggio 1826, pagg. 118 e 119 de l'_Appendice -a l'Epistolario_.) Ma se vivissimo era l'affetto del poeta per la -sorella, le consuetudini de la famiglia, la ritenutezza, che soffocava -ogni espansione, e lo stato d'animo di Giacomo, il quale nel suo -dolore vedeva tutto triste e solo ne l'antichità credeva di scorgere il -mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni tenera -effusione: esso non è inspirato da' domestici affetti, ma da l'amor -patrio. Pare che dopo quel momento di molle dolcezza che gli dettava -il Consalvo, il poeta s'irrigidisse nel suo severo concetto di virtù -eroica spartana, e che pur pensando a la donna e a l'amore, l'anima -sua non si commovesse più di palpiti soavi, ma mirasse fredda a un -eccelso ideale. Qualche cosa di affettuoso è solo ne l'introduzione, in -quel nido paterno, silenzioso, popolato da le vaghe illusioni, da le -sorridenti immagini de la giovanezza, quel nido che la sorella dovrà -abbandonare, entrando, sposa e perciò più libera, nel mondo di cui -conoscerà le vicende. L'idea di questo mondo, del quale tante volte -doveva aver dolorosamente parlato a Paolina, si affaccia tristissima -al poeta: corre un'etade obbrobriosa, un tempo di lutto per l'Italia, -i figli de la sorella avranno bisogno di forti esempi, perchè l'empio -destino nega a la virtù ogni dolcezza e non regge impavido colui, che -non fu severamente educato. Nel suo sentenziare vi ha la rigidezza che -egli crede necessaria al virtuoso: - - O miseri o codardi - Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso - Tra fortuna e valor dissidio pose - Il corrotto costume. - -Questa severità par additare a Paolina, in quel poco lieto matrimonio, -il conforto de la virtù e de la maternità. Uno dei concetti principali -del Leopardi giovane era che la natura umana, invecchiando, decadesse; -egli abborriva la vecchiezza, e la sua idea de l'umanità si conformava -a quella de l'uomo: il mondo antico era giovane e perciò stesso grande -e generoso, l'età moderna, decrepita, aveva perduto e forza e virtù. -Ma solo al Cielo spettava il provvedervi: a Paolina egli consiglia -d'educare i suoi figli non _amici_, ma sprezzatori de la fortuna, -cuori vigorosi più alti d'ogni vile timore e d'ogni speranza fallace: -non saranno felici, ma avranno l'ammirazione dei posteri, poichè la -nostra schiatta che, ignava, disprezza la virtù viva, ipocritamente -la celebra estinta. E rivolgendosi a le donne vanta il loro potere, -chiedendo loro ragione dei vizi presenti; amore, il vero amore è sprone -al bene, ne è capace soltanto l'uomo coraggioso, che solo dovrebbe -essere amato; il ricordo de la giovanetta sposa spartana, che cinge -il brando a lo sposo e poi spande le negre chiome sul corpo esangue e -nudo di lui, ritornato sopra il suo scudo; il ricordo di Virginia, la -bellissima fanciulla, che scende volonterosa a l'Erebo per la salvezza -de la patria, son posti come degni esempi a le donne italiane; e se ne -la prima parte del canto predomina il sentenziare austero, che ne la -rigida forma, scevra d'ogni soave calore d'affetto, d'ogni dilettosa -immagine di fantasia, sembra simboleggiare la severità e le gramaglie -de la virtù, cui l'empio fato interdice ogni aura soave, in questa -seconda parte il cuore del poeta si scalda dinanzi a le antiche donne, -non meno leggiadre che grandi, e si commuove al loro dolore e a la loro -sventura; la fantasia ridesta dipinge il quadro de' suoi più vaghi -colori e ci fa rivedere la giovane sposa china sul corpo del marito -morto, che ricopre co' neri capelli disciolti, Virginia vaghissima -ne la sua gioventù piena di lieti sogni, quando il rozzo acciaro del -padre le rompe il bianchissimo petto. La canzone ricorda l'Alfieri ed -il Foscolo, che entrambi accendevano in quel tempo di affetto patrio il -cuore de gl'Italiani; foscoliano è l'intento civile di questi versi e -il fare sdegnoso e fiero; ad una del Foscolo somiglia pure l'immagine -de la sposa spartana. L'Alfieri ci ha dato una Virginia più romana -di quella del Recanatese, perchè l'Alfieri dinanzi a lei è rimasto -scrittore e soprattutto cittadino: il Leopardi ha creato, come ben -disse il De Sanctis, una Virginia umana, perchè innanzi ad essa si -è sentito uomo ed artista, ha provato un doloroso schianto davanti a -quel _rozzo acciaro_ che ha ucciso la vaga fantasima de la sua mente. -Con l'immagine di Virginia il poeta chiude il suo canto, lasciando -nel lettore l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella -donna; evita un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo -silenzio nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche -il popolo italico per la femminile virtù. - -Ho parlato a lungo di questa canzone perchè essa è il più bel monumento -che ricordi ai posteri Paolina, e perchè, quantunque il poeta poco si -fermi su di lei propriamente, se la credeva capace d'intendere e di -gradire questo severo e in alcune parti sublime canto, doveva di lei -aver ne la mente una ben alta idea; doveva crederla una di quelle donne -da cui la patria ha diritto d'attender molto. - - * - * * - -Sciolta dal Peroli, Paolina conservò ancora per lungo tempo la speranza -di trovare un marito. - -Nel 1832 moriva un tal Staccoli di Urbino ch'ella aveva _corso pericolo -di sposare_; e in quello stesso anno ell'era incerta se accettare o no -un tale che l'aveva chiesta parecchie volte ne la sua prima gioventù -e che Giacomo stesso non avrebbe trovato strano di vederle fidanzato -e marito. Era un buon giovane recanatese, alieno da le compagnie -allegre, religioso, ma non colto, di poco spirito, di poco talento, di -bassa famiglia, e l'altera contessina, che non poteva esser scevra dei -pregiudizi de la sua casa, soffriva al solo pensiero di lasciare il -suo nome per prenderne uno popolano, e capiva di non poter ricambiare -l'amore che quel tale le avrebbe portato. Monaldo di matrimoni per la -figlia non ne voleva più sentir parlare: Adelaide invece, avversa a -un tempo a questo giovane, ora gli si mostrava propensa. A Marianna -Brighenti, che le aveva consigliato di accettare, Paolina rispondeva: -«Quello che dici, che le azioni e le virtù formano il più bel cognome, -va bene; ma, se io non avrò per marito uno del mio grado, che conti, -come dici, i quarti di nobiltà che ho io, almeno dovrà essere uno che -per i suoi talenti, per il suo ingegno, per le sue azioni si sia fatto -un nome, non uno di cui debba arrossire ogni momento, ogni volta che -parla — mi ami egli pure quanto vuole, non è affatto certo che io possa -amarlo, che possa amare una persona tenuta da tutti per meschina in -ogni genere: l'amore di una tal persona non ha nessun pregio agli occhi -miei perchè io non posso nè stimarla, nè amarla — e se un'occhiata -della persona amata compensa di tutto, se, come dice la Staël, questa -occhiata è una felicità tale che pare non vi sia forza per sostenerla, -e bisogna chinare gli occhi, bisogna ch'essa sia realmente amata di -fatto e non di solo diritto.» (Lettera 23 agosto 1832.) Certo ne la -decisione di Paolina l'orgoglio di casta aveva qualche parte, tanto -più possiamo convincercene, quando vediamo come seccamente a le amiche -Brighenti, che avevano supposto ella avesse amato un tal Monaldo -Fidanza, suonatore, ella rispondesse: «Sappi che da suo padre noi -compriamo il panno bleu per le livree.» (Lettera Sabato Santo 1832.) -Certo però ne la sua decisione, oltre a molta ragionevolezza, vi è -molta dignità, e il sacrifizio ch'ella faceva, _ricalcando i suoi ferri -da sè stessa_, aveva per compenso la sua libertà e la soddisfazione -di sè. Una de le sue subite simpatie per un forestiero, di cui ella -non sapeva nulla, le aveva fatto capire in quei giorni ch'ella avrebbe -avuto la forza di fare qualunque sacrificio, ma per un uomo che ne -fosse degno. Di queste improvvise simpatie ne troviamo parecchie ne la -vita di Paolina, di cui l'animo era ardente, quanto fredda l'esistenza. -Nel 1831 un tal Lanyres, tenente degli usseri, ebbe alloggio per -qualche giorno in casa Leopardi; era un bel giovane, pieno d'ardire e -d'entusiasmo, e Paolina fu assai presso ad innamorarsene; ma, quando -seppe la parte ch'egli aveva presa nei fatti d'arme provocati da le -varie insurrezioni scoppiate allora in Italia, parte che la coscienza -di lei non approvava, la sua simpatia cessò, ed ella vide partire il -bell'ufficiale senza versare una lacrima. - -Nel '34 un'amica di Pesaro scriveva a la contessina che un dottore -ed avvocato di Bologna, vedovo da poco de la contessa Muzzarelli -ferrarese, uomo di cinquant'anni, bravo e religioso, cercava in moglie -una signora senza curarsi d'averne una gran dote. Paolina ne chiedeva a -le Brighenti, le quali le rispondevano dandole pessime informazioni di -quel tale, ex maestro di casa, avarissimo; e questa volta pure, Paolina -rinunziava senz'altro al progetto. Le lunghe delusioni l'avevano troppo -amareggiata, perch'ella volesse ancora coltivarle ne l'anima; come -Giacomo per le donne, ella ebbe pungentissime parole per gli uomini, -i quali dichiarava indegni d'un sospiro e meritevoli di odio per lo -sprezzo con cui riguardano quelle che non rimangono impassibili a le -loro proteste, meritevoli di esecrazione per la gioia trionfante che -provano, facendo del male con la coscienza di farne. - -Come Giacomo ricordò per sempre con un'estasi malinconica il primo -entrare di giovanezza, i giorni vezzosi, inenarrabili, quando per -la prima volta le fanciulle sorridono al rapito mortale e ogni cosa -intorno gli sorride, mentre il mondo par che lo accolga festeggiando e -gli s'inchini; così Paolina s'era accorta ben presto che l'esistenza -non è bella come la promettono i sogni; era entrata piena di -confidenza ne la vita, sperando di trovarla un continuo incanto, -sicura d'incontrarvi un cuore, almeno un cuore, che l'amasse, ma d'un -amore purissimo, qual'ella sentiva di meritarlo, perch'era preparata -a corrispondergli con tutto il fuoco de l'anima sua, e perchè non si -sentiva in nulla inferiore a quelle anime fortunate, che avevano pur -trovato in terra la felicità. «Poi troviamo che questo mondo delizioso -si converte in luogo pieno di spini, pieno di nemici, in cui non basta -star immobili per non soffrire, e addio speranze, addio cari sogni -de' nostri primi anni; bisogna cangiar pensieri, bisogna prepararsi -a combattere sempre, ad ogni momento, e stare in guardia sopra di -noi stesse per non cambiar natura, per non diventar tutt'altro da -quello ch'eravamo, poichè non v'ha dubbio che il rischio è grande.» -(Lettera... settembre 1831.) Non cambiò natura la buona Paolina; ma se -conservò fino a la più tarda età un ingenuo desiderio di piacere, seppe -rassegnarsi filosoficamente al suo stato ed anche scherzarne con una -grazia amabile: «Anche lo spirito santo dice che _omnia tempus habent_, -e il tempo mio è un pezzo che già è passato»; scriveva nel 1845 a la -sua Marianna, dichiarandole, che, se anche i mariti fossero piovuti da -tutte le parti, ell'era ben decisa di morire con la verginale corona -di biancospino in capo; voleva il biancospino e non i soliti gigli, -come emblema del suo vivissimo amore per la primavera, e concludeva: -«Non parlar dunque più dell'idea o della speranza di vedermi moglie -di un Modenese o di un Bolognese, ma odora piuttosto l'essenza del -biancospino e ricordati allora della tua amica, che morirà prima di -aver provato un istante di vera gioia al mondo.» (Lettera 17 agosto -1845.) - - * - * * - -Simile anche in questo al suo grande fratello, Paolina poco felice ne -l'amore, fu fortunatissima ne l'amicizia; e la prima e la più ardente -fu quella per Giacomo, il quale prima di andarsene da Recanati, non -aveva intimità che con lei e con Carlo. E quando da' suoi viaggi -ritornava al borgo natío, passava le lunghe serate con la sorella, -raccontandole «tante storielle, tante avventure, tante osservazioni -filosofiche, antropologiche ec.» Quando il Giordani nel 1818 fu a -Recanati, Paolina l'accolse con entusiasmo e con venerazione, pendeva, -come i fratelli, da le labbra di lui, che dimostrò d'interessarsi -affettuosamente a la sorte de la contessina e continuò per molto tempo -a chiederne con gentile premura le notizie. - -Ma Giacomo e Carlo, cresciuti in età, non furono più i suoi -indivisibili compagni, e Paolina sentì vivissimo il desiderio de -l'amicizia ed in questa trasfuse tutto il fuoco de l'anima sua, cui -era negato l'amore. La prima intima amica sua fu la cuginetta Paolina -Mazzagalli, bellissima giovane, bianca e bionda, d'un'indole tutta -bontà e d'un'intelligenza non volgare. - -La Leopardi se n'era fatto un idolo, pensava a lei vegliando e -dormendo, non aveva altro desiderio che quello de la sua compagnia, -ne la quale, in seri ma piacevoli discorsi, passava spesso le lunghe -serate; e il suo trasporto aveva talmente ingelosito Adelaide, che la -figliuola ne era disperata. Ma peggio fu qualche anno di poi, quando -Carlo, che in parecchie lettere al fratello parla de la Mazzagalli -con simpatia sempre crescente, se ne innamorò d'una tale passione da -voler farla sua, anche contro il divieto de' genitori, i quali (a quel -che ne dice Paolina) trovavano scarsa la dote de la giovane. A questa -ragione deve certo aggiungersi la contrarietà eccessiva di Monaldo pei -matrimoni fra cugini, che, anche ottenuto l'assenso de la chiesa, gli -parevano peccaminosi. - -Di più la bellezza, la gioventù, lo spirito, la vivacità de la -fanciulla, facevan temere ai severi Leopardi, ch'ella non fosse per -riuscire una buona moglie, dubbio smentito poi dai fatti. - -Mentre Monaldo era a Roma per una lite, Carlo sposò la cugina, ed il -padre suo ne sofferse oltre ogni credere; ne le lettere agli altri -figliuoli egli sfoga un dolore sincero e profondo: gli par d'aver -perduto per sempre il figliuolo e vuol stringersi al cuore quelli che -gli rimangono, come se temesse di vedersi sfuggire anche loro. Dal -suo matrimonio in poi, Carlo lasciò la casa paterna, e s'immagini con -quanto dolore di Paolina, cui erano tolti insieme due dei più cari -affetti, il fratello e l'amica; ella ne pianse disperatamente, e con -le sue lacrime e le sue preghiere ottenne dal padre che Carlo venisse -riammesso in casa, almeno per qualche breve visita. Bandita invece ne -rimase la sposa, che Paolina però ebbe sempre assai cara, ed invero -le affettuosissime lettere de la Mazzagalli provano com'ella meritasse -tutto l'amore de la cognata. - -Ne l'ottobre del 1829 Giacomo, desiderando notizie dei Brighenti, -incaricava Paolina di scriver a Marianna figlia de l'avvocato Pietro, -bella ed amabile giovane, che gli era stata assai cara; la cattiva -salute che gli rendeva penosa qualsiasi occupazione gl'impediva -di scrivere da sè, e fors'anche egli, sempre assai affezionato a -la sorella, pensava di procurarle così, come le procurò infatti, -un'amicizia preziosa. - -La Brighenti rispondeva premurosamente, e Paolina poco tardava ad -inviarle un'altra sua, mostrando vivissimo desiderio d'aver nuove de -le _imprese_ e de le _glorie_ de la giovane cantante. La contessina -ne le sue giornate solitarie e claustrali bramava saper qualche cosa -de la vita che si mena nel mondo; e di Marianna il fratello le aveva -lungamente parlato in quelle conversazioni che la interessavano -talmente da serbarsene ne la memoria i particolari anni ed anni più -tardi; per darne un esempio, ne la sua lettera del 15 febbraio 1828, -fa cenno di quella madama Padovani che Giacomo aveva conosciuto a -Bologna nel 1826 e ch'ella suppone da lui già pienamente dimenticata. -Paolina prima ancora d'aver l'affetto de la Brighenti, cercava il nome -di lei nei giornali teatrali e godeva di vederla lodata; quando poi -la semplice corrispondenza divenne tenera intimità, la Leopardi non -ebbe più secreti per l'amica sua. Adelaide non voleva veder lettere, -dirette a la figlia e perciò quel buon vecchio del Sanchini aveva -consentito che Marianna indirizzasse a lui le sue: quando ne era giunta -qualcuna, per darne subito avviso a Paolina, egli metteva un vaso su la -sua finestra, che era di faccia a la finestra di lei; e a tarda sera -poi le portava in biblioteca i desiderati caratteri de l'amica, cui -ella rispondeva di notte senza che la madre se n'avvedesse. Morto il -Sanchini, Paolina, a quanto pare, confessò ogni cosa ad Adelaide, che -le permise di continuare, dice il Costa, quella corrispondenza durata -già parecchi anni. Noto però che ancora per qualche tempo Paolina si -fece indirizzare le lettere a falsi nomi. - -La Brighenti, che aveva apprezzato Giacomo ed a cui egli certo aveva -parlato di sua sorella, come ne parlava spesso agli amici e più spesso -a le amiche stimate e care, mostrò per la Leopardi un interessamento, -una premura, cui la povera giovane non era troppo avvezza e che la -intenerirono. Morto Luigi, uscito di casa Carlo, Giacomo lontano, -Pier Francesco ancora ragazzo, ella non aveva più un cuore cui aprire -il proprio, e non le sembrò vero di confidarsi a la nuova amica, di -narrarle de la noia di Recanati, dei rigori de la madre, de le continue -delusioni, de la malinconia sempre più grande: ne riceveva parole -così delicatamente buone che ne restava commossa fin ne l'intimo: «È -venuta finalmente quest'altra (_lettera_), ed io la tengo, e la metto -sul mio cuore, cui fa provare della calma e delle sensazioni così -nuove e così dolci, ch'io vorrei sapere e potervi ringraziare quanto -lo meritate per tanta vostra bontà, per tanto amore che mi mostrate.» -(Lettera 15 giugno 1830.) Così Paolina a l'amica ch'ella non solo -amava, ma ammirava pe' suoi continui trionfi d'artista, invidiando gli -spettatori che avevan potuto sentirla. A mani giunte le chiede il suo -ritratto, promettendo di tenerlo come cosa preziosa, anzi come il più -caro oggetto ch'ella potesse possedere, e quando Marianna gliel'invia, -ella è felice e lo bacia lungamente, benchè non lo trovi quale lo -sognava e non lo creda somigliante; abituata a le sue vesti più che -semplici, ella prova un vero diletto nel notare il ricco abbigliamento -e l'elegante acconciatura de l'amica. Terza ne la corrispondenza -entra intanto Anna, la seconda figlia del Brighenti, a la quale pure -Paolina si affeziona ben presto, e quando esse le propongono d'andar -a Recanati per vederla (marzo 1831) ed ella deve rifiutare in causa -dei rigori d'Adelaide e de la nessuna libertà che gode, ne piange di -dolore e di dispetto. Poi le due sorelle vanno a Fermo, ella che le -sa così vicine e pur si sente tanto divisa da loro, lamenta la sua -_sovrana infelicità_ ed invidia l'incertezza de la sorte di quelle -sue care, quel non sapere dove andranno in breve, le vaghe speranze -ch'esse debbono veder sorridersi, e che la farebbero andar in estasi. -Allorchè Marianna ai primi del '37 deve andar a l'estero, Paolina se -ne mostra così afflitta che le scrive: «Quando tornerai in Italia chi -sa se la tua Paolina sarà più viva: ma se n'è dato ne l'altra vita di -pensare con amore a quelle persone che abbiamo amate in questa, oh -sii certa che tu sarai sempre la mia diletta.» Speranze e sventure, -gioie e dolori, tutto la Leopardi confida a le amiche, e quando giunge -a Recanati la funesta notizia de la morte di Giacomo, _piangendo e -delirando_, la contessina si getta fra le braccia di Marianna e in una -tenerissima lettera sfoga il suo crudele dolore e cerca la pietà di -colei, che era pur stata cara al suo perduto. - -Quella fatale notizia veniva ad aggravare di un nuovo lutto la famiglia -Leopardi, che in quei giorni era profondamente afflitta perchè Pier -Francesco aveva promesso di sposare una donna non degna di lui, e per -questo aveva lasciato la casa paterna, dove venne ricondotto a forza. -Il terrore, la disperazione di Monaldo e d'Adelaide per quella temuta -vergogna de la loro famiglia eran tali che parvero aver occupato tutto -l'animo loro, in modo da non lasciarvi posto al cordoglio per la morte -di Giacomo, cordoglio che poco a presso essi sentirono veracemente. -Ma l'affettuosa Paolina ne fu colpita subito. Quantunque da lungo ella -scrivesse poco o nulla a Giacomo, quantunque egli stesso mostrasse di -temere che la sua lontananza avesse affievolito l'amore dei congiunti -per lui, Paolina, appena sa ch'egli non è più, prova un'angoscia, di -cui a pena credeva capace il cuore umano, e sospira di raggiungere -il diletto fratello con cui ogni sorriso le è mancato nel mondo. -Ella ritorna con desolata tenerezza ai ricordi de la fanciullezza e -de la gioventù per trovarvi l'immagine del suo _Muccio_; ama Antonio -Ranieri come un fratello ed invidia la sorella di lui, che ha prestato -a Giacomo gli estremi soccorsi. «Per compiacere a Ranieri ho dovuto -ricercare tra le sue carte rimaste a noi; tu non puoi mai figurarti il -mio penare. Fra i pianti e gli urli io scorreva quei cari caratteri, -poi rimetteva ogni cosa al suo luogo, precisamente com'egli le aveva -lasciate, che mi pareva ch'ei dovesse tornare e voleva che trovasse a -suo luogo ogni cosa, avendone lasciate le chiavi a me, e sperando che -fosse contento della mia esattezza, poi io mi svegliava e mi dava pugni -nella fronte per quell'orribile pensiero che tutto è già finito, e -per quell'inganno che per un momento mi aveva trattenuta.» (Lettera 24 -agosto 1837.) - -Riavutasi lentamente da quel colpo così doloroso, Paolina raccolse -tutto il suo affetto sui genitori, particolarmente su Monaldo, verso il -quale ella, come Carlo, si mostrò ne l'età matura molto più indulgente -che ne la giovanile. E coi genitori amò doppiamente i fratelli che le -eran rimasti ed i nipoti: l'intelligentissima Luigia seconda figlia -di Carlo, morta poi quasi bambina nel 1842, e i figliuoli di Pier -Francesco, soprattutti la Virginia, che era divenuta proprio tutto il -suo cuore. Anche a le cognate Cleofe Ferretti e Teresa Teja si mostrò -sempre affezionatissima. - -A le Brighenti continuò a scrivere sempre, però più raramente; la -compagnia de la sposa di Pier Francesco e dei nipotini le faceva forse -sentir meno vivamente il bisogno d'altri affetti, e l'ardore de la sua -gioventù, venuto a poco a poco calmandosi, non aveva più necessità di -sfoghi confidenziali. Ad ogni modo Paolina non dimenticò mai le amiche, -le quali prima felici, ammirate, festeggiate, dovettero poi ritirarsi a -Modena dove caddero in miseria, soccorse di aiuto materiale e di morali -consolazioni da lei, che già parecchi anni prima aveva premurosamente -cercato, benchè invano, di procurar un impiego a l'avvocato Pietro. - - * - * * - -A Paolina ed a' suoi la sorte non aveva risparmiato le sventure: le -sorde lotte de' figli col padre prima; poi la partenza di Giacomo, -l'allontanamento di Carlo da casa, le dolorosissime perdite di Luigi, -di Giacomo, di Paolina Mazzagalli, de le due figlie di Carlo; infine -le nuove discordie di Carlo co' suoi, dopo il matrimonio di Pier -Francesco. Monaldo e Paolina cercarono del pari un conforto negli -studi, e il primo, quasi a compensarsi de la scarsa autorità che avea -in casa, si volse ad occuparsi di cose pubbliche, stampò parecchie -opere e diresse anche per alcuni anni il giornale _La Voce della -Ragione_. Paolina, che ne la sua prima gioventù aveva acquistato una -buona cultura, continuò sempre ad amare le lettere, a veder molti libri -e soprattutto ad approfondirsi ne la letteratura francese, di cui i -capolavori le eran sempre stati cari: aveva una predilezione speciale -per le due grandi scrittrici Madame de Sévigné e Madame de Staël. -Quando le sue illusioni giovanili vennero mancandole, ella cercò più -che mai distrazione ne lo studio, i libri la riavvicinarono a Monaldo, -poichè ella cominciò a prestare a lui quell'aiuto che, giovanetta, -aveva dato a Giacomo; anzi, mentre pel fratello era stata in generale -una copista ed un'ammiratrice, per Monaldo fu un collaboratore. Ella -soleva tradur molto dal francese; dal Nobili nel 1832 fece pubblicare -il libretto «_Viaggio notturno intorno alla mia camera_ — [21] de -l'autore del Viaggio intorno alla mia camera.» Probabilmente anteriore -a questa è un'altra pubblicazione di Paolina di cui si fa cenno in -questo brano di lettera ad Anna Brighenti (Bologna, 18 luglio 1838): -«Lessi la vita di Mozart in francese, una volta, e la ridussi in -italiano; poi ad una signora che mi chiedeva qualche cosa da fare un -libretto in occasione di nozze, diedi quella, poi la censura di costì -ne tolse i più piccanti pezzi e mi fece gran rabbia; la nipote di -Mozart che trovavasi in Bologna ne volle copia da mio fratello, e se la -portò in Germania.» - -Quando Monaldo attese a redigere _La Voce della Ragione_ (dal 1832 -al 1835), Paolina leggeva per il padre i libri, opuscoli e giornali -francesi, notava quel che poteva fare al suo caso, traduceva gli -articoli che le parevano opportuni pel giornale, correggeva le prove -di stampa, così che il conte in una sua memoria dichiara d'aver avuto -il massimo aiuto pel suo periodico da lei che «travagliava giorno e -notte per quest'impresa, con uno zelo ed un disinteresse di che potrà -solo ricevere il premio da Dio.» Clemente Benedettucci suppone che la -contessina abbia dato aiuto al padre anche per altre pubblicazioni e la -cosa non appare improbabile. Ella inoltre mandò parecchie traduzioni -dal francese a la gazzetta di Modena _La Voce della Verità_. In -questa comunità di spirito con Monaldo ella, che non aveva mai amato i -liberali, i quali le parevano aver dimostrato troppo chiaramente quanto -_son diverse le cose dalla teorica alla pratica_, venne accostandosi -ognor più a lo zelo religioso e a le idee politiche del padre. - -Probabilmente prima ancora de' suoi vent'anni aveva cominciato per -abitudine a far estratti de le sue letture e traduzioni; questi suoi -lavori si conservano in quarantacinque volumi ne la biblioteca di casa -Leopardi. - -Gli ultimi giorni di Monaldo furono consolati da le amorose cure de la -figliuola, che, vistoselo rapire il 30 aprile del 1847, sentì riaprirsi -nel suo cuore tutte le vecchie ferite; nè sapeva darsi conforto, -quantunque gli ultimi momenti di lui fossero stati tranquillissimi e -consolati da la religione e da la filosofia: «Quando ha veduto prossimo -il suo fine, e se ne avvedeva più dalle lagrime nostre, che dal male -istesso, ci ha chiamati d'intorno, ci ha dato serii ammonimenti, poi ne -ha esortati ad imparare come _si muore in conversazione_, poichè egli -ha parlato sempre con grandissima presenza di spirito, rimanendo noi -tutti meravigliati di tanta pace, di tanta calma.» (Lettera 7 maggio -1847.) - -Finchè era vissuto Monaldo, i suoi figliuoli, anche avendo sempre in -cuore la memoria di Giacomo, non osavano parlarne, perchè il padre avea -fatto chiaramente intendere che questo discorso l'addolorava; Paolina -però aveva pregato caldamente le Brighenti di procurarle tutto quello -che vedevano scritto intorno al suo grande e povero _Muccio_, ed anche -tutte le edizioni che s'andavano facendo de le opere di lui. Ella -riceveva e conservava ogni cosa di nascosto del padre; morto questi, -ella potè manifestare più apertamente il suo culto per la memoria del -fratello, di cui comprendeva ed adorava la grandezza, così da provar -quasi un senso di affettuosa riconoscenza per tutti gli ammiratori -di lui. Il Piergili descrive accuratamente un libretto, una specie di -diario, in cui Pier Francesco e Paolina, aiutati talora da Vito Frati, -annotavano quanto, a loro cognizione, veniva scritto intorno al poeta -di Silvia e di Nerina: libri, giornali, manoscritti. Questo diario fu -presto interrotto, perchè i critici del grande Recanatese non tardarono -a moltiplicarsi indefinitamente. Ancor vivente Giacomo, Paolina voleva -esser sempre nel novero de gli associati a le opere di lui, e quando -sperava di presto accasarsi, si proponeva di aver un esemplare di -ciascuna edizione nel suo nuovo soggiorno. Più tardi la cura per le -cose di Giacomo fu uno de' suoi più cari pensieri, quantunque ella -fosse divenuta tanto ferventemente religiosa da non poter persuadersi -che il fratello fosse morto senza fede, giungendo fino a benedire la -bugia del Ranieri e le invenzioni del Curci. I più chiari studiosi -di cose leopardiane si rivolsero a lei, che diede gentile ascolto a -tutti e non si stancò di promuoverne gli studi e le ricerche. Ella -pregò caldamente il Brighenti di scrivere la vita di Giacomo; e quando -il Viani, che fu suo intimissimo, ed ebbe da lei numerose notizie, -le mostrò il desiderio ch'ella stessa scrivesse una biografia del -fratello, ella gli dichiarò di non sentirsene capace e pregò Carlo, -il confidente intimo di Giacomo, di togliersi lui quest'incarico: ma -neppur Carlo credette che le forze gli bastassero; e Paolina scriveva -al Viani, «Io sarò certo tenuta da Lei, caro sig. Viani, per una -stupida e di cattivo cuore, non solo con Lei, ma con Giacomo ancora. O -no non lo faccia: stupida forse sì, ma di cattivo cuore non mi creda. -Verso di Giacomo non potrei, chè lo piango giorno e notte; verso di Lei -neppure chè... Mi creda piuttosto disgraziata.»[22] A lo stesso Viani, -Paolina scriveva o narrava molti ricordi de la vita del fratello. -Notevole, fra le altre, è la lettera di lei ad Antonio Erculei, -professore nel seminario di Roma, che voleva dettare una dissertazione -su Giacomo Leopardi, diffondendosi particolarmente su la morte del -poeta. Ella gli narra tutto quel che ne sa; gli copia una lettera del -padre Curci e parecchi frammenti del Ranieri a Monaldo, del Brighenti -a lei, di V. Balietti, che nel '37 era segretario de la Nunziatura di -Napoli, a la contessa Ippolita Mazzagalli.[23] Ella giudicava povera -cosa l'elogio di Giacomo scritto dal Montanari di Pesaro, godeva de -le asserzioni del Curci e fremeva di dolore e di sdegno a le ingiurie -contro la memoria del suo diletto, consolandosi quando il Giordani -sorgeva a farne vendetta. - -La pubblicazione de le lettere di Giacomo al Brighenti la contrariava -e l'amareggiava quanto mai, perchè il buon nome del padre le era caro, -quanto la gloria del fratello, e più tardi per difendere Monaldo ella -dettava la breve memoria _Monaldo Leopardi e i suoi figli_, in cui di -sè null'altro dice se non che d'esser stata per tutta la vita compagna -indivisibile del padre. - -Anche il Carducci giovane rivolgeva a Paolina una lettera calda -d'ammirazione pel poeta e di venerazione per lei; e, accennando a lei, -il Drach, nella prima delle sue conferenze, dice fra l'altro: «.... -dans la famille Leopardi la science semble être héréditaire comme ses -titres de haute noblesse.» - - * - * * - -Oltre a quelle accennate, altre due sventure colpirono la povera -Paolina: nel 1851 perdette il fratello Pier Francesco, nel 1857 la -madre. - -Finchè Adelaide visse, Paolina, anche innanzi e ben innanzi con gli -anni, fu tenuta sempre come una ragazza: non poteva uscir sola, e -d'ordinario, già cinquantenne, soleva farsi accompagnare da una buona -donna di Recanati, Artemisia Fucili, divenuta sua confidente, e seguire -dal servo Benedetto Benedettucci in livrea. Un di ottenne d'andar a -Loreto con l'amica, ma venne rimproverata perchè fu di ritorno troppo -tardi, e quando la sua compagna per scusarla notò timidamente ch'ella -non usciva quasi mai di casa, si narra che Adelaide soggiungesse: -«Bella ragione, è tanto grande la nostra casa, altro che Loreto!»[24] -Morta la madre, ella si trovò ricca, e mentre da un lato, divenuta -usufruttuaria del patrimonio, frugalissima per natura e di abitudini -modeste, ella spendeva poco e mal volentieri anche per la cura de le -campagne; da l'altro, ancora bambina ne l'animo, benchè poco lungi dai -sessant'anni, godeva di vestire con grande sfarzo, di seguir a puntino -le mode più capricciose, facendo venire una sarta appositamente per -lei, da Ancona a Recanati. Un ritratto ce la rappresenta già vecchia -con un amplissimo abito a enormi scacchi ornato di trine; nel suo buon -viso avvizzito solo l'altissima fronte ricorda Giacomo, benchè molti -asseriscano che ne la sua gioventù ella gli somigliasse assai. - -Generosa di cuore, malgrado quella ritenutezza a spendere, che parve -in lei ed in Carlo una malattia de l'età, di rado sapeva negare il -suo aiuto, e al servo Benedettucci donò persino la culla di Giacomo, -che sarebbe stata per la famiglia un preziosissimo ricordo. Ella amava -trattenersi a tarda sera sola in giardino, e guardando quelle paterne -aiuole, su cui scintillavano le vaghe stelle de l'Orsa, ascoltando -la rana gracidante nei campi e il canto di qualche contadino, certo -rievocava l'immagine del fratello, cui quei luoghi e quei suoni avevano -inspirato tanta dolcezza di poesia. Una sera, così passeggiando, -s'incontrò in un ladro che stava per rubare dei limoni; senza gridare, -nè chiamare aiuto, ella cacciò con severe parole l'intruso. - -Negli ultimi anni uscì di Recanati parecchie volte: con la Fucili fece -una gita di tre giorni in Ancona, un'altra a Grottamare, divertendosi -come una bambina. Nel 1867 volle andare in pio pellegrinaggio a Napoli -per visitarvi la tomba di Giacomo e de le liete reverenti accoglienze -ricevute fu orgogliosa e commossa. - -Di tali sentimenti duole ella parli assai poco ne le lettere scritte ad -Artemisia Fucili; è da notare però che questa era una buona, ma povera -donna, da cui forse certe espansioni non sarebbero state comprese. - -Timorosa del freddo che la faceva soffrire assai, ne l'inverno del 1869 -Paolina scelse Pisa per sua residenza temporanea, memore de l'amore che -Giacomo aveva avuto per quella gentile città e del sollievo che quel -dolce clima gli aveva dato; e forse mentre i suoi occhi stanchi avranno -contemplato il divino spettacolo del tramonto riflettente le sue fiamme -ne le acque de l'Arno, il suo cuore si sarà commosso al ricordo del -grande fratello che ne la bellezza de la natura aveva trovato uno dei -pochi sublimi conforti a la vita travagliata. In una gita a Firenze -ammalò di bronchite e tornata a Pisa dopo pochi giorni vi morì il 13 -marzo 1869. La Teja, che l'assistette negli ultimi momenti, scrive: -«Mi fu concesso di accorrere al suo letto di morte. Giunsi in Pisa -l'11 marzo nel mattino, e più non la lasciai. Al mio arrivo essa mi -mostrò una lettera che mi scriveva e che conservo, dicendomi con la -sua grazietta infantile: hai fatto bene di venire, perchè non so come -avrei continuato a scrivere.» A la Teja nel suo testamento lasciava con -affettuose parole alcuni mobili, il suo ritratto e una carrozza: suo -erede instituiva il nipote Luigi. - -Per la pietà dei figli di Pier Francesco, la salma di Paolina ebbe -l'ultimo ricetto in Recanati, ne la chiesa di Santa Maria di Varano, e -su la sua tomba si legge quest'epigrafe: - - PAOLINA LEOPARDI - NATA IN RECATATI IL 1º OTTOBRE 1800 - MORTA IN PISA IL 13 MARZO 1869 - VOLLE ESSERE QUI RICONDOTTA - A DORMIRE FRA I SUOI CARI - ANIMA DOLCE - TERESA TUA - CHE CORSE PER TROVARSI ALLA TUA PARTENZA - E CARLO - CHE PER ULTIMO NOMINASTI - POSERO QUESTO SEGNO DI UNA MEMORIA - CHE DURERÀ IN LORO QUANTO LA VITA. - - -NOTE. - -[14] Vedi _Lettere scritte a G. L. da' suoi parenti_, edizione curata -da G. Piergili. Firenze, Le Monnier, 1878, pag. XXII. Da questo volume -sono tratte anche le altre lettere dei parenti a Giacomo qui citate. - -[15] Questa lettera si legge a pag. XXIII e XXIV de le note al volume -citato di G. Piergili. - -[16] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_, -pubblicate da E. Costa. Parma, Battei, 1888, in 16º, di pagg. XIX-308. -(Lettera a Marianna, 17 agosto 1831, a pag. 56.) Da questo volume son -tratte anche tutte le altre citazioni di lettere de la Leopardi a le -Brighenti. - -[17] Vedi E. COSTA, _Paolina Leopardi_ (nel _Fanfulla della Domenica_, -17 luglio 1887). - -[18] Vedi ivi. - -[19] C. ANTONA TRAVERSI, _Paolina Leopardi_ (vedi _Vita Italiana_. -Roma, nuova serie, fascicolo 8º, 10 settembre 1896, pag. 104). La -lettera della Mazzagalli porta la data 12 febbraio 1828. - -[20] F. DE SANCTIS, _Studio su G. Leopardi_; edizione postuma curata da -R. Bonari. Napoli, 1894. - -[21] Pesaro, Nobili, in 12º, di pagg. 98, 1832. - -[22] Vedi _Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili di G. -L._, per cura di P. Viani. Firenze, Barbèra, 1878, in 16º, di pagg. -LXXXIV-258. Lettera 29 novembre 1844, a pagg. XXVII e XXVIII. - -[23] Quest'ultima lettera si trova nelle _Opere inedite di G. -Leopardi_, pubblicate dal Cugnoni. Halle, Max Niemeyer, 1878-80, due -volumi. Vol. I, pagg. CXXXIII, CXXXIV. - -[24] Questo e parecchi altri aneddoti citati si trovano nel volume di -C. Antona Traversi: _Studi su G. Leopardi_, Napoli, Detken, 1887, in -16º, di pagg. 363, o in quello: _Notizie e aneddoti sconosciuti intorno -a G. Leopardi e alla sua famiglia_, Napoli, Detken, 1887. - - - - - [Illustrazione: _Marianna Brighenti_] - - - - -MARIANNA BRIGHENTI - -E LA SUA FAMIGLIA. - - -Marianna Brighenti nacque l'8 ottobre 1808 a Massa Finalese, in -provincia di Modena, da Maria e Pietro Brighenti; prima di lei nel -1801 era venuto al mondo il primogenito de la famiglia, Luigi; e due -anni più tardi nasceva un'altra bambina, Anna. L'avvocato Pietro -era tenerissimo de' suoi, e a quei bambini, come non mancarono le -affettuose cure dei genitori, così arrise da prima anche la fortuna. - -Il Brighenti, nato in Castelvetro nel 1775 di buona famiglia, aveva -fatto i primi studi a Vignola, di dove, vestito l'abito religioso, -quattordicenne, era entrato nel seminario vescovile di Modena; poi -aveva compiuto a l'Università il corso di filosofia e giurisprudenza, -ottenendone la laurea nel 1798, ed era stato capitano de la guardia -nazionale. Poco dopo conseguita la laurea, aiutò Ugo Foscolo ne -l'edizione bolognese, allora incominciata, de la _Vera storia di due -amanti infelici_; anzi la curò da solo, quando, partito l'autore per -Milano, dove sperava trovare impiego, il tipografo Marsigli volle -continuare ad ogni modo la stampa del libro. A questo proposito un -curioso aneddoto è narrato dal giornaletto modenese _La Ghirlandina_ -(8 e 19 febbraio 1855), aneddoto rettificato da Antonio Cappelli ne -la Memoria _Ugo Foscolo arrestato ed esaminato in Modena_.[25] Il -Brighenti, desideroso di grandezza, ardente di carattere, ambizioso, -si diede a la politica, e stava per recarsi in Francia, quando preso -d'amore per la bella Maria di Francesco Galvani, nobile modenese di -condizione assai superiore a la sua, non seppe più allontanarsi da -la patria. Dopo due anni di vani tentativi per ottenere l'assenso -dei genitori de la fanciulla, fuggì con lei, che sposò, e che gli fu, -com'egli stesso ebbe a dire, _un angelo di bontà, di rassegnazione e di -conforto nelle sue tristi fortune_. - -A ventitrè anni, fautore convinto de le idee liberali francesi, venne -nominato ispettore, cioè commissario di polizia, nei dipartimenti -de l'alto Po, del Reno e del Panaro. I rivolgimenti politici lo -costrinsero poi a rifugiarsi a Bologna, dove attese a la pratica legale -e di dove, cacciato, andò a Livorno e vi stette finchè ritornati -i Francesi riebbe il suo ufficio; ed anzi da esso passò ad altri -più importanti e che gli davan quindi maggior onore e profitto; fu -segretario aggiunto al Ministero di polizia in Milano, ebbe parte nel -riordinamento della polizia a Modena, a Reggio, a Bologna, a Ferrara, a -Rovigo; poi fu vice prefetto a Massa e Carrara, indi a Cesena. - -La famigliuola venne gettata nel lutto da la morte del bimbo Luigi, pel -quale Pietro Giordani, allora quasi sconosciuto, dettava una pietosa -epigrafe. Dopo questa sventura i Brighenti più che mai si strinsero a -le loro due fanciullette, che crescevano d'indole dolce, fra le carezze -e gli agi e il generale rispetto che gli uffici del padre procuravan -loro. - -A Cesena, verso i primi del 1807, l'avvocato _salvava la vita_ al -Giordani e gli dava inoltre largo aiuto ne la disperata miseria in -cui, scampato a la morte, quegli cadeva; di che, divenuto celebre, -il letterato gli conservò sempre una profonda gratitudine ed anche -quando, non si sa certo, ma si suppone il perchè, parve ritogliergli -con la stima l'amicizia sua, non cessò di adoperarsi in ogni modo per -riuscirgli utile. In quello stesso anno 1807 gli dedicava con belle ed -alte parole il discorso _Sullo stile poetico del marchese di Montrone_: -gli diceva aver molto e lungamente desiderato di dargli qualche -segno de l'amore e de la riverenza che gli portava per le sue tante -virtù, e fra queste aver in pregio sopra tutte la fede ne l'amicizia, -di che il Brighenti era «esempio a qualunque età ammirabile, alla -nostra quasi incredibile.» Confessava essergli debitore _di quanto -non aveva voluto mai obbligarsi a nessuno_; e sperava ch'egli avrebbe -gradita la dedica di quel libro del marchese di Montrone, uomo da -ambedue loro ugualmente onorato ed amato.[26] Nel 1809 il Giordani -raccomandava Pietro Brighenti a Vincenzo Monti per l'ufficio di -Direttore de la pubblica istruzione in Italia. Pare che in questi suoi -tempi fortunati l'avvocato modenese avesse sensi veramente generosi; -varrebbe a provarlo quest'aneddoto narrato da la figlia sua Marianna -ne la biografia di lui ch'ella scrisse e che rimane tuttavia inedita, -biografia da lei regalata autografa a l'avvocato Geminiano Corazziari, -il quale a sua volta ne fece dono al Museo del Risorgimento Italiano in -Modena (Sezione documenti): «Era il Brighenti segretario del Ministero -di grazia, allorchè in Milano vennero tradotti quattro de' più nobili -e cospicui Modenesi, i quali posero in mano al Brighenti una cedola di -mille luigi, se procurava loro la libertà ed egli lacerò l'_ordine_, -perchè sapeva che fra pochi giorni sarebbero stati fatti uscire, dietro -le di lui premure. Sì nobil modo di agire cattivogli l'animo di que' -signori, che sempre l'ebbero quale amico.» - -Dopo la restaurazione il Brighenti, pel quale era già stato firmato un -decreto che lo nominava prefetto a Belluno e cavaliere della Corona -di ferro, povero e sospettato se ne andò nel 1815 a Bologna, dove -per procurare il pane a la moglie ammalata e a le due figliuole si -diede ad imprese musicali. Ne la musica era peritissimo; di argomento -musicale scrisse parecchio: l'_Elogio di Matteo Babini_ suo maestro di -canto e artista illustre, elogio detto al Liceo filarmonico di Bologna -ne la solenne distribuzione dei premi il 9 luglio 1819 e pubblicato -più tardi dal Nobili: il discorso _Su la musica rossiniana e sul suo -autore_, edito a Bologna nel 1830 (in-8º di pp. VI-30, Tipogr. Emidio -Dall'Olmo) e ristampato poi ad Arezzo nel 1833 (Tipogr. Bellotti). Era -socio ordinario ne la classe dei cantanti ed uno dei tre consultori de -l'Accademia filarmonica bolognese. - -Volle provarsi in speculazioni mercantili, ma vi perdette molto -danaro e non avrebbe saputo come cavarsi d'impaccio, se la moglie -non gli avesse generosamente permesso di valersi de la sua dote. Si -volse allora a l'industria libraria, che gli diede molto profitto -con l'edizione del Giordani, poco invece con quella de le opere di -Vincenzo Monti, rimasta sette mesi sotto sequestro, e coi due giornali -l'_Abbreviatore_ e il _Caffè di Petronio_. In questo (anno 1825, n.i -17, 29 e 34) si trovano alcuni articoli firmati Mario Valgano modenese; -li scrisse la moglie stessa del Brighenti, la quale sotto il medesimo -pseudonimo si era fatta editrice de le opere di Pietro Giordani. -L'avvocato frequentava i più noti letterati: il Mezzofanti, lo -Strocchi, il Marchetti, il Costa, il Borghesi, il Monti, il Perticari; -e più volte rivide il Giordani, il quale, sempre premuroso di lui e -de le sue ragazzine, gli prevedeva in queste, consolazione e fortuna, -consigliandolo ad esser forte ne le avversità e a conservar la sua -salute, chè studiando costantemente forse sarebbe riescito a divenire -egli medesimo un bravo cantante; ad ogni modo avrebbe potuto «formare -Mariannina e formarla non solamente abile cantatrice; chè questo è -ancora il meno; ma amabile e prudente e accorta e insieme ingenua e -rispettabile. Vedrete che tesoro è una tale virtuosa.»[27] - -Le previsioni del Giordani dovevano avverarsi a puntino: la grazia -unita al senno, l'arte e l'intelligenza accoppiate a purezza di costumi -e ad ingenuità furono le più care doti di Marianna. L'altra sorella -Anna mostrava meno ingegno; il padre tentò invano di far anche di lei -una cantante; pareva che dovesse riuscire discretamente ne la pittura, -benchè il Giordani prevedesse che _con quella placida fantasia_ non -sarebbe mai stata grande e sperasse solo di vederla divenire una -buona ritrattista. A quanto afferma il conte Giorgio Ferrari Moreni, -Anna «trattò con franchezza il bulino, come lo dimostrano due sue -incisioni felicemente condotte.»[28] Anzi tutte e due le ragazze -tentarono l'incisione, sperando di trarne un discreto guadagno, -ma non poterono continuare, poichè ne soffriva la loro salute. Il -letterato piacentino prendeva tanto interesse a Marianna e ad Anna -che, dovendo ne la primavera del 1818 andare a Roma, si proponeva di -fermarsi a Bologna soltanto per vederle. Ambedue eran cresciute belle, -e ancor più graziose che belle; tali appaiono nei due ritratti che -reciprocamente si fecero e che son conservati ne l'archivio Valdrighi -di Modena; non erano molto istruite, ma non certo incolte; educate -a quei sentimenti gentili che, se non dal mondo, il quale di rado -li sa pregiare, hanno il loro premio in sè stessi, ne la loro intima -dolcezza, cui nessun'altra è comparabile, le due sorelle si amavano -vivamente, quantunque non poco diverse di carattere: Marianna da la -fisonomia mobile ed espressiva, da la svelta persona un po' gracile, -era di un'indole profonda e seria; Anna più florida d'aspetto, tutta -fuoco ed allegria; avevan comune la vita intiera, gioie, dolori, studi. -Quando a Bologna si trovaron gettate in una condizione meschina, vi -si rassegnarono senza troppo rimpiangere gli agi perduti, paghe de -le loro gioiose speranze e de l'amore che legava strettamente tutta -la famigliuola e che trova espressioni ingenue e sincere nei versi -da loro composti per gli onomastici del padre, de la madre, o l'una -per quello de l'altra, versi poveri d'arte, ma ricchi d'affetto, di -cui alcuni appartengono a la loro prima giovanezza, altri, come certe -delicate letterine scritte molto più tardi, mostrano in Marianna ed -Anna, già donne mature, sempre la medesima riverente tenerezza, la -medesima filiale sommessione, che ha qualche cosa d'infantile e di -commovente.[29] Sotto la guida del padre le due ragazze si diedero -assiduamente a lo studio del canto; ne le opere e nei concerti diretti -da lui il loro gusto si affinava e il loro spirito si distraeva -piacevolmente; egli cantava spesso anche ne le sacre funzioni per -poter con quel guadagno straordinario condurre le figliuole al teatro; -inoltre era solito di presentare a la famiglia gli amici e conoscenti -suoi, fra i quali v'erano alcuni de' migliori ingegni di quel tempo; -e ne le gradite conversazioni le due giovani acquistavano non poca -cultura e finezza. Il loro carattere era venuto intanto pienamente -svolgendosi: Marianna, sotto un aspetto di gaiezza franca e modesta, -nascondeva un cuore appassionato e uno spirito riflessivo; semplice -ne le maniere, affabile insieme e dignitosa, era riconosciuta da tutti -per una vera dama; ciò che meravigliava i volgari, i quali non pensano -di poter trovare signorilità d'animo e di modi in gente povera e non -nobile. La bella persona e la grazia del suo canto le guadagnavano le -simpatie generali, cui ella preferiva d'assai l'affetto e l'amicizia -di quelli che mostravano di comprendere il suo cuore tenerissimo, il -quale s'apriva a la vita gioiosamente, ricco d'un tesoro di speranze, -d'avvenire, d'amore inesaurabile. La tenerezza fu il sorriso de la sua -gioventù e la consolazione di tutta la sua vita; benchè ella troppo -facile ad accendersi ed a credere gli uomini migliori che non sono, -restasse sempre dolorosamente ferita da la delusione. Ella guardava -la vita con uno sguardo serio, e anche nei brevi momenti di felicità -ch'ella ebbe, intendeva e compativa il dolore; più de la fortuna, -degli onori, del lusso, apprezzava la gioia d'esser amata, gioia che -cercò avidamente e instancabilmente, non potendo credere che l'anima -sua pronta a concedersi tutta nella purezza di un affetto devoto, non -dovesse trovar mai un'altr'anima, che la ricambiasse con ugual forza e -nobiltà di sentimento. - -Anna più vivace, più schiettamente allegra, civettuola senza malizia, -era buona anch'essa, ma ne la vita voleva godere e ridere; le piaceva -di vedersi ammirata, corteggiata; e, come non dava, non chiedeva -passioni tragiche, rifuggendo per istinto da le pene di cuore; soffrire -non voleva, e men che mai soffrire per amore, perciò, riserbando a le -poche persone intime tutto il suo affetto, ricambiava di sorrisi, di -scherzi, di arguzie i suoi ammiratori. Paolina Leopardi paragonava le -due sorelle Brighenti a Minna e Brenda di Walter Scott, a Rosina ed -Elena di Lafontaine. - - * - * * - -Nel 1818 il Giordani, che doveva recarsi a Bologna, avvertiva il -Leopardi di scrivergli colà e di raccomandare la lettera a l'avvocato -Brighenti; e di costui gli parlò poi come d'una carissima persona, -quando fu a Recanati, mostrando questa volta, come molte altre -in diverse occasioni, il gentile desiderio di veder stringersi in -affettuosa relazione fra loro gli amici suoi; è probabile ch'egli -esortasse il grande Recanatese a porsi in corrispondenza col Brighenti. -Partito il Giordani, giunse in casa Leopardi una lettera de l'avvocato -modenese per lui, e Giacomo (21 settembre 1818) colse quest'occasione -per avviare la relazione epistolare che l'amico gli aveva consigliata -e che non interruppe più per lunghissimo tempo. Da prima si valse -del Brighenti per l'acquisto di certi libri e per la diffusione -di qualche esemplare de le sue prime canzoni; nel 1820 le lettere -divennero più intime e più frequenti, perchè il Leopardi volle affidar -a l'avvocato l'incarico di far stampare le tre Canzoni _Ad Angelo -Mai_ — _Per una donna malata_ (intitolata anche altrimenti: _Sopra -malattia di una donna poi guarita_) — _Sullo strazio di una giovane_ -(altrimenti intitolata: _Sopra una donna morta col suo portato_); cui, -per consiglio del Brighenti, si sarebbero dovute aggiungere le due -canzoni già pubblicate a Roma: _All'Italia_ e _Sul monumento di Dante_. -Il Modenese conosceva queste due ultime da un pezzo, anzi intorno ad -esse egli aveva raccolto notizie e giudizi dai letterati suoi amici, -prendendone appunto sopra un esemplare de l'edizione romana di Bourlié, -esemplare che ancora ci rimane:[30] tali osservazioni sono in generale -sarcastiche, ma il Brighenti si era ricreduto nel giudizio intorno al -Leopardi poeta, e, trattandosi de l'edizione che il giovane recanatese -l'aveva pregato di fargli fare, si mostrava sinceramente premuroso. -Come era sua abitudine, da che l'accordo col padre era rotto, Giacomo -non parlò affatto in famiglia di questa sua progettata pubblicazione, -che Monaldo però venne tosto a scoprire con un'ira che gli fece -immediatamente scrivere al Brighenti per impedir ogni cosa; non voleva -che venissero ripubblicate le due prime canzoni, le quali erano -spiaciute a lui, quanto erano riuscite care ai liberali; e nè pure -voleva saperne de la canzone _Sullo strazio_, perchè «s'immaginò subito -mille sozzure nell'esecuzione e mille sconvenienze nel soggetto»; ed -anche perchè il poeta ne aveva tolto l'argomento da un fatto vero e -recente. In quest'occasione l'amicizia fra Giacomo e l'avvocato divenne -intimità, ed il primo aprì al secondo i dolori secreti de l'anima sua -con giovanile espansione, benchè si dicesse vecchio moralmente, anzi -decrepito. L'avvocato, padre tenero de le sue figliuole, desideroso -«che l'animo dei genitori abbia sempre a confortarsi della felice -riuscita della loro prole,» non ha coraggio di trasgredire l'ordine -di Monaldo, ma cerca di serbarsi l'amicizia di ambedue i Leopardi e -di metterli d'accordo, e dopo lungo scrivere e riscrivere, ottiene -finalmente che venga data a la luce la sola canzone _Ad Angelo Mai_, -inspirata da le scoperte ciceroniane del dotto monsignore. Giacomo -Leopardi aveva avuto il disegno di dettare alcune lettere, che con -buona quantità di osservazioni critiche dimostrassero il pregio di -quella classica scoperta, ma da un lato la malferma salute non gli -aveva permesse le fatiche d'un lavoro d'erudizione, da l'altra al suo -entusiasmo conveniva piuttosto la poesia che la prosa. Egli accompagnò -il Canto con una lettera dedicatoria al conte Leonardo Trissino, ne -la quale scrive: «Ricordatevi che ai disgraziati si conviene vestire a -lutto, ed è forza che le nostre Canzoni rassomiglino ai versi funebri;» -e gli dice ancora: «Diamoci alle Lettere quanto portano le nostre forze -e applichiamo l'ingegno a dilettare colle parole, giacchè la fortuna -ci toglie il giovare co' fatti.» Questo concetto che l'opera andasse -innanzi a la parola per importanza civile era ben fermo nel poeta, -che nel _Parini_ scriveva l'antichità potersi figurare come in Argo la -statua di Telesilla, poetessa guerriera e salvatrice della patria: «la -quale statua rappresentavala con un elmo in mano, intenta a mirarlo, -con dimostrazione di compiacersene, in atto di volerlosi recare in -capo; e a' piedi alcuni volumi quasi negletti da lei, come piccola -parte della sua gloria.» - -Più tardi il Giordani accennava al rincrescimento che per la dedica -provò il pauroso conte Trissino; invero la _Canzone_ si ricollega -a le due prime leopardiane per l'amor patrio che la inspira, anzi -l'infiamma tutta, ed è aperto e non dissimulato come in quelle; lo -stesso Giacomo, accennando ironicamente al permesso dato dal padre, -perchè questa Canzone venisse pubblicata, permesso cagionato dal nome -di un monsignore ch'essa portava in fronte, aggiungeva: «Non sospetta -punto che sotto quel titolo si nasconda una Canzone piena di orribile -fanatismo»; il fanatismo era tale che se i censori papali lasciaron -passare la Canzone, la polizia austriaca invece ne fece caso e la -sequestrò[31] messa su l'avviso da un tal Luigi Brasil, che per molti -anni fu secondo aggiunto presso la direzione generale di polizia -austriaca in Venezia. Il Piergili con valide argomentazioni dimostrò -la più che probabilità che anche il Brighenti si tenesse in relazione -secreta con la polizia sotto lo pseudonimo di Luigi Morandini; ed -il marchese Gualterio trovò il nome del Modenese in un elenco di -confidenti de la polizia di Milano. Certo l'avvocato pel sequestro de -l'opuscolo leopardiano non mostrò alcun rincrescimento. In una lettera -al Leopardi scrive il Brighenti, con un manifesto senso d'amarezza e -d'invidia, degli spioni in cocchio che «sono la delizia dei circoli dei -nostri patrizi.» Le strette del bisogno avevan forse vinto l'onestà -di lui, che per trovar _il modo di assicurare la sua famiglia della -necessaria sussistenza_, ciò che gli _lacerava il cuore_, avvilito -de la umile e disprezzata condizione in cui era caduto, disperato di -saper trarsene altrimenti, dopo aver trovati inutili tutti i _mezzi di -risorsa_, a cercar i quali s'era _tormentato il cervello_, cedette a -provvedere a la sorte de le figliuole facendosi delatore. Ma de la sua -colpa nulla seppero Marianna ed Anna. Egli non poteva ignorare d'averle -troppo onestamente e rettamente educate, perchè esse preferissero un -pane infame a la miseria: le giovani poterono venerare il padre loro e -andarne altere, perchè l'inganno in cui vissero risparmiò al loro cuore -uno strazio che sarebbe stato più amaro di tutte le altre sventure, di -tutte le altre delusioni. - -Le due ragazze lessero certamente in quel tempo la Canzone al Mai, e -se Anna, che amava i teneri sospiri dei poeti arcadi, potè non farne -gran caso, Marianna dovette sentirsi presa d'ammirazione per quel cuore -appassionato, credente ed amante, in contrasto con lo scetticismo -di quel grande spirito, e fremere dinanzi a la maestà de le figure -di Dante, del Petrarca, del Colombo, del Tasso, de l'Alfieri, con -tanto entusiasmo rievocate. Ella che dal padre e forse dal Giordani -aveva sentito parlare de la grandezza e de l'infelicità del contino -recanatese, non poteva restar indifferente al grido di dolore, che -si leva da quelle pagine, a la voce di quel desolato poeta, che ne -la vanità d'ogni cosa adora i sogni leggiadri, rimpiange le poetiche -favole antiche e lo stupendo potere de la cara immaginazione, conforto -ai nostri affanni, e anela a l'amore, ultimo inganno di nostra vita, -_al grande e al raro_, abbia pur nome di follia. - - * - * * - -Quando Giacomo Leopardi, che mai ebbe un sospetto su l'avvocato -modenese, andando a Milano presso l'editore Stella passò da Bologna, -gli furon fatte gentili accoglienze e premure perchè rimanesse, cortesi -proposte con segni di grande stima. In quei nove giorni contrasse più -amicizie che a Roma in cinque mesi: vi conobbe il conte e la contessa -Pepoli, il professore Paolo Costa, il conte Antonio Papadopoli e tutta -la famiglia de l'avvocato Brighenti, da cui certo ricevette buona parte -di quelle accoglienze allegre, _senza diplomazie_, di quelle _gran -carezze_, di cui tanto si lodava e che lo rinfrancavano talmente da -fargli scorgere qualche spiraglio di luce, traverso la nebbia fitta del -suo scetticismo. Probabilmente da l'avvocato stesso gli vennero quelle -proposte di occupazioni letterarie ch'egli sperava non richiedenti gran -fatica e convenienti al suo ingegno. - -Tornato Giacomo da Milano a Bologna per fermarvisi lungamente, trovò -premurosissimo il Brighenti, il quale gli aperse la propria casa, lo -accolse fra gl'intimi; e le conversazioni confidenti con Marianna ed -Anna, giovani e graziosissime, riuscivano ben gradite a lui che fin -da due anni prima scriveva a Carlo: «Il parlare a una bella ragazza -vale dieci volte più che non girare attorno all'Apollo di Belvedere -o alla Venere Capitolina.» (Lettera 5 aprile 1823.) Egli aveva -già orribilmente sofferto, ma nulla aveva perduto ancora di quella -sensitività, che fu una de le più grandi caratteristiche de l'anima -sua: voleva ancora _toujours sentir, toujours aimer, toujours espérer_ -(lettera 23 giugno 1823), persuaso che quella sua sensitività fosse -il più prezioso dei doni, sol che si trovasse un oggetto meritevole -di essa; nell'amore giudicava il piacere dato da un solo istante di -rapimento e d'emozione profonda, preferibile a tutte le gioie che -provano le anime volgari. Egli timido, riservato, malinconico, preferì -subito Marianna, seria anche nel sorriso, appassionata, un po' incline -a la tristezza, come tutte le anime profonde, Marianna, che nel suo -canto sapeva trasfondere tanta intima espressione d'affetto, ad Anna -mordace, sempre allegra, leggera. Marianna era nel pieno splendore de -la gioventù e de la bellezza, e il suo talento musicale e la sua voce -destavan già ammirazione in quanti la conoscevano, sì che appar anche -più naturale che il Leopardi, il quale adorava la bellezza e sentiva -profondamente le impressioni de la musica, gradisse la compagnia di -lei, specie in quei giorni non lieti, _sventrati_ da le noiose lezioni -al conte Papadopoli e al giovane Greco di cui s'ignora il nome. Il -Recanatese, frequentando la casa Brighenti, dava qualche aiuto a -l'avvocato per un'intrapresa edizione de le opere di Vincenzo Monti, -e qualche consiglio pel periodico _Il Caffè di Petronio_, giornale -di notizie teatrali e bibliografiche, di cui l'avvocato stesso era -fondatore e compilatore; passava qualche ora in piacevole conversazione -con la famiglia, spesso vi era invitato a pranzo, mandava in dono a -l'amico i formaggi marchigiani mandatigli dal padre: e quella franca -e cordiale ospitalità (franca e cordiale almeno per parte de le donne) -gli rasserenava lo spirito: i suoi biglietti di quel tempo a l'avvocato -sono con le lettere a Pier Francesco bambino le cose più sinceramente -allegre e graziosamente scherzose ch'egli abbia mai scritte; e lungo -tempo dopo egli ricordava ancora con vivo piacere la bella serata -del Natale 1825 da lui trascorsa in casa de la famiglia di Marianna. -Nè fu la sola; assai spesso, dopo desinare, il poeta amava restar a -tavola con gli amici, e in quell'ora egli ordinariamente assai parco -di parole, si compiaceva di ragionare a lungo, esponendo i suoi -pensieri con modestia e con riserva, ma con quell'arguzia acuta e -talora pungente che sarebbe stata una de le doti caratteristiche del -suo spirito, se la noia e il dolore non ve l'avessero soffocata. Questo -piacevole filosofare, che ricordava al Viani le Dispute conviviali di -Plutarco, il Convito di Platone e il Simposio di Senofonte, era uno dei -più graditi piaceri di Giacomo, tanto più che gli dava agio di mostrare -la superiorità del suo spirito e di piacer forse anche a gli occhi -de le donne intelligenti, malgrado la non bella persona e il vestire -dimesso. Se poi entravano ne la conversazione uomini di poco senno, -egli taceva tosto, non amando di contraddire, soltanto allorchè sentiva -qualche troppo grosso sproposito tirava una presa di tabacco con un -rumore affettato, cosa che faceva ridere chi ne intendeva il senso. -Narra il Brighenti che in una di quelle conversazioni serali Giacomo -componesse questa sciarada: _Uccide il primiero — Uccide il secondo — -Uccide l'intero. — Amore._ - -Marianna comprese presto d'aver destato un sentimento più fervente -de l'amicizia nell'animo del poeta; e quantunque un altro uomo le -occupasse tutto il pensiero,[32] quantunque ella non sentisse pel -Recanatese che una pietosa tenerezza e una ammirazione reverente, -seppe ne la sua bontà far sì che di quella passione non corrisposta -egli potesse serbarsi in cuore un senso di dolcezza e di conforto. A -lei medesima rimase per sempre una cara memoria di quell'affetto che -molti anni dopo rivelò a Paolina Leopardi; e una lettera di Giacomo, -certamente una lettera d'amore, si trovava ancora preziosamente -conservata fra i più diletti ricordi di lei, quando la bella ed -ammirata artista era divenuta una povera e disgraziata vecchia quasi -ottuagenaria. - -Tornato a Recanati, Giacomo nei suoi confidenti colloqui con Paolina le -parlava con vivo affetto dei Brighenti, dicendo che avrebbe desiderato -rivedere il Modenese, come _un figlio desidera rivedere il padre_, e -di Marianna le narrava con tanta ammirazione, da lasciar indovinare -l'amore che per lei aveva provato, mettendo in curiosità Paolina così -da farle domandare la descrizione, ne' più minuti particolari, de la -bella Brighenti. - -Giacomo ne faceva il ritratto, compiacendosi forse di poter parlare -di quella donna a lui cara con quell'altra anima femminile, che, -quantunque diversamente, gli era cara altrettanto: gli parve che -Marianna e Paolina fossero fatte per intendersi e per amarsi; così, -quando la malferma salute gli rese grave lo scrivere, colse l'occasione -opportuna per far entrare in corrispondenza fra loro le due giovani, -pregando la sorella di richiedere da Marianna, a nome di lui, notizie -dei Brighenti. Fors'anche ne la sua delicatezza, comprese che fra lui -e la graziosa Majà (come la chiamavano sempre) non essendo possibile, -dopo quanto era avvenuto, una corrispondenza, il mezzo migliore e più -gentile di coltivare l'amicizia che la giovane gli aveva offerta, era -quello di deporla ne le mani di Paolina, la quale aveva tanto del suo -cuore. La contessina invero, che non trovava in famiglia corrispondenza -a la sua innata ed espansiva tenerezza e che sentiva il bisogno di -confidarsi ad un'anima capace d'intenderla, nutrì per Marianna un -affetto vivissimo, le rivelò i suoi più intimi secreti e custodì quelli -di lei con gelosa premura. - -Le tendenze artistiche di Marianna, chiare fin dal tempo de' suoi primi -studi, la bella voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano -una buona riuscita su la scena, tanto più che nella sua delicata -sensitività essa comprendeva e sapeva rendere le passioni e, bella e -graziosa della persona, appariva adatta ad incarnare i più simpatici -tipi femminili, cui poesia e musica hanno dato una vita ideale. Ell'era -ancora ai primi passi de la sua carriera e già tutti prevedevano in lei -un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne rallegrava sinceramente e -ancora nel 1830 rammentava con riconoscenza la cordialità e l'affezione -ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre Giacomo era a Bologna, il -Brighenti fece fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per la -progettata edizione delle sue opere ed alcuni anni dopo gliene dava in -dono il rame inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo a tutta la -famiglia Leopardi. - -Paolina, che da le parole del fratello, tanto più disposto a sprezzare -che ad ammirare gli uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere -di Marianna, si era formato un alto concetto di quell'amica, la -considerava ormai come un essere privilegiato, cui natura avesse -largito in copia i doni onde con gli altri è tanto avara, e si -rallegrava, come d'un'insperata fortuna, d'averne il cuore. - -Nel maggio del 1829, malgrado le proteste di certi parenti, Marianna -esordiva a Bologna con la _Semiramide_ del Rossini, nel teatro privato -di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta notizia degli applausi -ch'ella aveva ottenuti, compiacendosene salutava cordialissimamente -lei, la madre e la sorella. In quell'autunno (novembre 1829) Marianna -(e fu il primo suo teatro d'importanza e perciò detto da alcuni il -suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte di Modena nell'opera del -maestro Alessandro Gandini _Zaira_ (poesia di F. Romani, quella stessa -che era stata non felicemente musicata anche dal sommo Bellini). Per -la parte di _Zaira_ era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo -venne sostituita Marianna, la quale piacque e pel _talento_ e per -lo _squisito sentire_ e per la _singolare bravura_, come afferma il -maestro Gandini stesso;[33] il quale parlando d'un'altra artista, la -Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 eseguì a Modena la stessa opera, -dice che mancava de la finitezza tanto ammirata ne la Brighenti. De -l'esito de la _Zaira_ e dei meriti artistici di Marianna parlarono con -lode il _Messaggiere Modenese_, il 2 gennaio 1830, nº 1, ed il _Censore -Universale dei Teatri_ di Milano redatto dal Prividali, nei suoi n.i 91 -e 92 (novembre, 1829). - -L'anno a presso nel luglio Marianna andava a Siena nell'Imper. e Real -Teatro dei Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e di Egilda -nelle opere _Giulietta e Romeo_ ed _Arabi_; e vi otteneva un così -grande trionfo che il _Giornale dei Teatri_ di Bologna ne parlava con -entusiasmo, narrando come per la sua serata era stato pubblicato a -stampa il suo ritratto e le si era offerto un sonetto in cui un tal -A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe stessa. Io ebbi occasione di -vedere questo ritratto e precisamente l'esemplare che la Brighenti -donava a Paolina Leopardi; è lavoro anti-artistico e parrebbe quasi -una caricatura, tanto la fisonomia vi è intieramente diversa da quella -che vediamo negli altri ritratti che ci rimangono de la cantante; ma -la fantastica Paolina si dilettava, osservandovi la superba veste di -velluto azzurro a ricami bianchi, ornata di scintillanti gioielli d'oro -e di perle, il velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura -scende a velare le spalle nude, il diadema e la collana di perle, -l'ornamento d'oro e di gemme, che scintilla su la bianca fronte. - -Ancor più forte che per la gioia di questi primi trionfi il cuore di -Marianna batteva per un nuovo affetto, il quale pareva prometterle -sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, un certo Mori, -chiedeva a l'avvocato la mano de la figliuola; era un uomo colto, -assai amante de le belle arti, intorno a cui pubblicò alcuni anni dopo -qualche articolo su l'_Antologia_ di Firenze. Perchè il matrimonio -non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, che fu a parte di questo -secreto, giacchè Marianna piena di speranza e di gioia, benchè ancora -dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, chiamava questo il primo -amore di Marianna artista. Qualche tempo a presso anche Anna scriveva -a la Leopardi del Mori, di cui la sorella era stata _innamoratissima_. -Ammirata dovunque per la sua voce, pel suo talento, per la sua -bellezza, e dovunque rispettata per la sua perfetta onestà e per la -signorile dignità del suo portamento, Marianna ebbe dovunque andò -moltissimi corteggiatori, ma fra questi cercò vanamente un cuore -degno del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, passò di delusione in -delusione, soffrendo intime pene ogni volta che dovette persuadersi -di non essere amata nè come, nè quanto credeva. Nelle sue lettere a -Paolina ella si rivela aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi -sentimenti, cui la fortuna non doveva accordare quella costanza che -certamente avrebbero avuto, se in degno modo ricambiati, erano di una -tale purezza che la Leopardi, cui non doveva certo far meraviglia la -severa virtù femminile, se ne stupiva e ne godeva tanto più, quanto -più capiva che molti erano i pericoli in mezzo a cui passava l'amica -e la frequenza e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare, -anche se il suo cuore era infiammato da la passione; virtuosa, non per -freddezza, nè per calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa virtù -punto arcigna, era piena di grazia e talvolta anche tutta spirito -e brio; può farne fede questo sonetto, che Marianna scrisse non so -precisamente in quale anno, ma certo nella sua gioventù e che si trova -autografo ed inedito fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi, -amicissimo dei Brighenti, al Municipio di Modena: - - Signor Conte..... le vuo' dire - Cosa che al certo riesciralle ingrata, - Ma non voglio che il mondo abbia a ridire - Che corrispondo a gente maritata. - La padroncina mia femmi sentire - Certo di lei sonetto, in cui spiegata - V'era la doglia che la fe' soffrire - Con parole e sospiri all'impazzata. - Dirle mi piace: sono una fanciulla - Onesta e virtuosa ed il suo affetto - Inver da me non otterrà mai nulla; - Non già ch'io non le sia riconoscente, - Che di cuor la ringrazio del sonetto, - Ma circa amor, non ne facciamo niente. - -Se nei versi citati predomina la grazia onesta, ma scherzosamente -birichina, un profondo sentimento inspira questi altri che pure -autografi ed inediti si trovano fra le carte del Silingardi. - -Il 1º luglio 1827 fu uccisa da un amante a Modena la fanciulla Maria -Pedina: «la fortezza con la quale la detta giovanetta serbò intatta -la sua innocenza diede argomento a la seguente Invocazione, scritta da -Marianna Brighenti.» - - INVOCAZIONE. - - Alma gentil che colassù n'andasti - Tutta raggiante di eterno splendore, - A te sì pura e fortemente casta, - A te beata che alla gioia vivi, - A te, dimesse, vengon mie parole, - Spinte da affetto e somma riverenza. - E con queste ti prego, o virtuosa, - Ad impetrarmi vero e caldo amore - Per la virtude, che ti fu sì cara, - Che amasti di morir pria che tradire - . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara, - Di seguir tuo costume e che mia morte - Possa mertar delle belle alme il pianto. - -Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno d'aver sofferto assai per -un'afflizione de la Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di Giacomo -aveva fatto donare a Paolina un libro di quella scrittrice, con la -quale è quindi da supporsi ella avesse pure contratta amicizia, cosa -che certo le fa onore e dà indizio de la serietà del suo carattere. - -Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia de la sorella, Marianna -fu in istretta ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, e più -tardi conobbe intimamente anche la Malibran, insieme a la quale cantò -in qualche opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de l'Accademia -filarmonica bolognese. Nel Carnevale del 1830 a Piacenza sostenne -la parte di Giulia ne la _Vestale_; da la fine del 1830 fin verso -a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi destò un grande entusiasmo -sostenendo la parte di Rosina nel _Barbiere di Siviglia_ e quella -di Giulietta nella _Giulietta e Romeo_ del Vaccaj. Dopo un breve -soggiorno a Bologna, nell'aprile del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi -l'_Otello_ di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, ed anche a -canto a quello straordinario Otello parve una dolce, fine Desdemona; -modesta e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli de l'illustre -compagno e ne seppe profittare. A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo -la grande scena di Nerestano nella _Zaira_ del maestro Gandini, lodata -per la sua grazia, per l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per -la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina della _Niobe_ in cui -sapeva infondere rara drammatica efficacia, la ripetè per la serata -di Bonoldi, quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti di cui -le era stato largo, e piacque così che il pubblico l'obbligò a ripeter -tutte le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un sonetto: - - Altre sentii gli armonici concenti - E le soavi melodiose note, - Or liete modular, ora gementi, - Onde fur l'alme in ascoltando immote; - Ma non sentii giammai que' loro accenti - Tante recarne meraviglie ignote, - Come il tuo dir, che, innamorando i venti, - D'ineffabil dolcezza i cuor percuote. - Segui, o giovane Donna; e il bel Paese - Che Appennin parte, e l'Alpe e il Mar circonda, - Quand'abbia in te tante dolcezze intese, - Varca animosamente i monti e l'onda, - E fa col canto tuo quell'alme accese, - Sì che all'onor d'Italia Eco risponda. - -Ne l'agosto del 1831 Marianna era a Fermo, dove ebbe trionfi non soliti -neanche per lei, sostenendo la parte d'_Imogene_ nel _Pirata_ del -Bellini: si ammiravano ancora più che la bellezza de la sua persona -e de la voce, la perfetta intelligenza d'arte, la grazia squisita, la -forza di sentimento, l'azione dignitosa sempre e sempre ragionata; le -cronache del tempo ci dicono che applausi frenetici scoppiavano ad ogni -suo pezzo e che gli animi fremevano ne la pena e nel delirio di quella -Imogene soave e appassionata. Le si dedicava allora un'epigrafe in cui -era detta _donzella candida del cuore, soave del costume, dell'arte del -canto peritissima, da natura dotata di voce che nell'anima si sente, ad -esprimere gli affetti potentissima_; ed un altro ammiratore le diceva -in un sonetto: - - Con preghi e doni ho chiesto al Ciel sovente - Che riso segua di mia vita l'ore; - Ma or più del riso m'è grato il dolore - Che pel tuo gorgheggiar nel cor si sente. - -La Brighenti passò in Ancona, dove cantò pure il _Pirata_ nell'ottobre -del 1831 e si compiacque del pregio in cui era tenuta non soltanto -come artista, ma anche come donna degna di vera stima. «Tutti voialtri -sapete bene quanta ammirazione cagioni il contegno vostro e della -mia amica in particolare, sì raro a trovarsi tra gente della sua -professione; tutti voialtri lo sapete, pure non posso fare a meno di -dirvi che quasi ho sentito io medesima fare un elogio grande della -eccellente educazione, della condotta irreprensibile e savissima, di -tante doti di spirito e di cuore, dell'eccellente carattere della -prima donna dell'opera di Ancona, senza dirvi poi nulla intorno -alla sua bravura nel canto, di cui quello che parlava si mostrava -contentissimo;» scriveva Paolina Leopardi ad Anna Brighenti. (Lettera 8 -novembre 1831.) - -Ai primi di autunno del 1831 Marianna era ad Ascoli per darvi il -_Pirata_; là incominciò a sentire le acute spine nascoste fra le rose -de la sua corona d'artista, e pare gliele facesse sentir l'impresario -e sentir talmente ch'ella pensava di rompere il suo contratto con -lui; s'aggiungeva a questo la poca frequenza e la freddezza di -quel pubblico, poco educato a l'arte, il triste soggiorno di quella -cittadina, appena rallegrato da le gentilezze di qualche ammiratore, -uno dei quali, Ignazio Cantalamessa, volle fare il ritratto de le -due sorelle, riuscito benissimo, si dice, specialmente quello di -Marianna. Ma anche quel pubblico freddo e poco intelligente finì per -animarsi al canto de la Brighenti e si accese fino ad un _entusiasmo -indescrivibile_ quand'ella cantò la famosa cavatina de la _Niobe_. - -Marianna andò poi a Roma, trepidante per l'esito che vi avrebbe -ottenuto, commossa vivamente da gli alti affetti che la città eterna -ridestava in lei, pure anche là l'attendevano amarezze, torti de -l'impresario, fatiche eccessive, cui la sua costituzione piuttosto -gracile non potè resistere; si ammalò e invece d'andare a Corfù, -come ne aveva il progetto, dovette ritornare a Bologna. Ristabilita -nel settembre del 1832 cantava a Cremona _I Normanni a Parigi_; -e, dopo un'altra dimora a Bologna, ne l'aprile del 1833 passava ad -Arezzo a darvi per l'apertura del Teatro Petrarca l'_Anna Bolena_ -e _la Straniera_. Feste entusiastiche le furon fatte dal pubblico -meravigliato e commosso: ne la sua serata, in cui cantò al solito la -cavatina de la _Niobe_, fu accompagnata a casa in una portantina, -circondata da coristi con torcie accese e preceduta da una banda, -poi le acclamazioni la costrinsero ad affacciarsi a la finestra per -ringraziare.[34] - -Ad Arezzo un poeta chiamava la voce di lei _prestigio arcano, incanto -più soave dell'estasi d'amore_ e le diceva: - - Forse fu Amor che in queste basse arene - A diradar di nostra mente il velo, - E ad invaghirci dell'eterno Bene, - Come alla mente diè il pensier veloce, - E diede il sole allo splendor del cielo, - A te diede degli angeli la voce. - -La madre aveva seguito fin qui le figliuole, ma d'ora innanzi la -stanchezza e la salute infermiccia la persuasero a lasciarle, tanto più -ch'ella aveva veduto per prova come potesse affidarle a sè medesime, -senza dir poi che il padre le accompagnava sempre. Marianna continuava -a chieder notizie di Giacomo Leopardi e poteva darne talvolta anche a -la sorella di lui. - -Nel dicembre del 1833 la Brighenti cantò a Pisa ne la _Straniera_; -e con la dolcezza e flessibilità de la voce, mirabilmente atta a -secondare gl'impulsi del vivo sentimento e i dettami de l'acuta -intelligenza, incantò l'uditorio. «Il cantare ed agire de la Brighenti -non è effetto di altrui insegnamento, è creazione sua propria,» fu -scritto allora. Ne la stessa città ella diede anche _La gioventù di -Enrico V_ del Pacini che piacque mediocremente. - -Andata a Livorno vi cantò l'_Anna Bolena_, la _Norma_ e i _Capuleti_; -ed un poeta entusiasta scriveva per lei una Canzone con questo -ritornello: poco importa più il peso de le noie e dei dispiaceri -quotidiani: - - Chè la sera la Brighenti - Tutto quanto fa scordar. - -Andata a cantar l'_Anna Bolena_ a l'Alfieri di Firenze nel novembre -del 1833, rimase afflitta di non rivedervi il Leopardi, già partito -per Napoli, chè gli applausi e gli omaggi entusiastici anche qui non le -impedirono di ripensare affettuosamente a l'amico infelice. - -Nel novembre del 1834 Marianna fu l'idolo dei Novaresi. Il Giordani, -che sempre s'interessava de la sorte di lei e frequentemente chiedeva -di _sapere ogni suo successo e di onore e di lucro_, le scriveva a -Novara pregandola di continuargli la sua carissima benevolenza: «Sarà -molto lieto a me quel giorno che vi rivedrò, e potrò ripetervi di voler -esser sempre vostro amicissimo.» In quella città, Marianna cantò la -_Norma_: «Al suo apparire, scrive il _Censore universale dei Teatri_ (4 -febbraio 1835), tutto l'affollato uditorio proruppe in una strepitosa -selva d'applausi. Ma quando si ascoltò poi l'eroica declamazione di -quell'imponente primo recitativo ed il soavissimo canto di quella -gentil cavatina, per quanto fosse ancor viva in tutti la rimembranza -dei già valutati pregi di questa virtuosa, d'ogni passata estimazione -infinitamente maggiore si fece l'ammirazione presente... Chi vide -all'apertura del Teatro Petrarca in Arezzo raffigurar la Brighenti il -carattere de l'_Anna Bolena_, me l'aveva già dipinta con i più vivi -e seducenti colori, gli stessi più sperimentati fra i suoi compagni -ne parlavan allora con entusiasmo. Chi vede ora la stessa artista -maggiormente abbellire di sè stessa il bel teatro nuovo di Novara, per -rappresentarvi quello di _Norma_, si mostra più trasportato ancora di -quegli Aretini, che in materia di musica hanno un gusto finissimo.» E -nota la verità de la sua azione, la squisitezza del canto, l'ammirabile -efficacia ne la espressione dei sentimenti soavi, pietosi, terribili, -la forza drammatica. - -A Novara un maestro di musica amò non degnamente Marianna; e quando, -nel lasciarla, le chiese compatimento e stima, l'altera risposta di lei -dovette fargli comprendere com'ella riserbasse questi sentimenti a chi -li meritava. - -Il canto non era una miniera d'oro per la Brighenti, e malgrado il -fasto apparente, cui la professione la costringeva, ella non aveva -potuto migliorare in modo stabile la condizione de la sua famiglia, sì -che pregava Paolina Leopardi di raccomandare l'avvocato per un impiego; -ma non se ne fece nulla, malgrado le premure de la buona contessa; e, -certamente per ottenere più lauti guadagni, dopo esser stata a Reggio, -a Ravenna (maggio e giugno 1835), a Genova (ottobre 1835), a Vicenza -(gennaio 1836), Marianna si decise a partir per l'estero, accompagnata -dal padre. Già nell'aprile del 1835 aveva cantato a Reggio, ne -l'_Uggero il Danese_ di Mercadante e ne la _Semiramide_ di Rossini, -e le sue note che _brillavano, volavano, accentate e colorite_, il -buon gusto del suo fraseggiare, la precisa franchezza de l'intonazione -avevano destato il solito entusiasmo: tutta una schiera di poeti, ed -alcuni non volgari, si era levata ad acclamarla; fra le altre poesie -noto un Sonetto di _Un plaudente_, un'Ode, probabilmente del Cagnoli, -un altro sonetto di Luigi Ferri, un Canto, che forse è quello di -Prospero Viani, cui egli accenna ne l'_Appendice_ a l'Epistolario -leopardiano: - - Alta è la notte: il pallido - Raggio di Cinzia un pio - Nell'alma infonde incognito - Di meditar desio, - E versa in me dolcissimo - Di pianto voluttà. - È la fedel mia cetera - A me compagna. . . . . . - . . . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . - È un canto malinconico, - La voce è di Licori, - Che della Dania vergine - Canta gl'infausti amori. - Oh come ancor mi suonano - Que' mesti accenti in cor! - -A Ravenna la Brighenti cantò la _Semiramide_ e i _Normanni a Parigi_, a -Genova nel teatro Carlo Felice l'_Elisa e Claudio_ di Mercadante, e la -_Nina pazza per amore_ del maestro Coppola; a Vicenza ancora la _Nina_, -la _Chiara di Rosemberg_ e la _Norma_, facendo notare come le parti -ricche di sentimento e di drammaticità le convenissero fra tutte. - -Nel luglio del 1836 era già a Lisbona, ove trovava morali e materiali -compensi, che la confortavano de la lontananza da la patria e da la -madre; la sorella e il padre erano sempre con lei. Vi diede l'_Otello_ -di Rossini, poi andò ad Oporto e, quantunque assai affaticata, -dovunque fece trionfare l'arte italiana. Dal Portogallo passò in -Ispagna, a Madrid, dove cantò la _Straniera_; quel pubblico che vi -aveva udite ne la parte d'Alaide la Tosi e la Lalande e che allora era -entusiasta della De Alberti rimase freddo da prima per la Brighenti, -ma la freddezza cominciò a dileguarsi al duetto di lei con Pasini -calorosamente applaudito, e sparì a la commovente ultima scena, -eseguita con rara potenza drammatica. Tuttavia ne le prime sere non -si poteva dire che ella avesse conquistato l'uditorio; piacque di -rappresentazione in rappresentazione sempre più: poi ne la _Donna del -lago_ trionfò pienamente, ed applausi, fiori, versi piovvero su di lei, -divenuta l'idolo del teatro. - -L'artista era soddisfatta, ma la donna soffriva; il 1º luglio 1837 ella -riceveva da Paolina il doloroso annunzio de la morte di Giacomo: «Oh! -piangiamo insieme, amici miei, le scriveva fra l'altro la Leopardi, -piangiamo insieme, chè abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il -nostro amico, nè lo rivedremo più in questo mondo, dopo tanta speranza, -dopo tanto desiderio.» Marianna sofferse acerbamente a la funesta -notizia e cercò di dare con le proprie lacrime un conforto a l'amica -sua. - -Sempre applaudita, era tuttavia vivamente desiderosa di ritornarsene, -sì che, quantunque avesse formato il progetto di andare in America, -nel giugno del 1838, lieta come non era stata mai fra gli applausi -e gli onori, rivedeva l'Italia e riabbracciava la madre. Tornava -stanchissima, sofferente ne la salute per le fatiche durate, sconsolata -da nuove delusioni, che avevan ferito profondamente il suo cuore, -annoiata dei viaggi e persino dei trionfi, e dopo aver cantato ancora -a Pavia nel novembre del 1838 e a Vicenza, sentendo la necessità di -pace e di riposo, prendeva in affitto un villino a Campiglio, poco -lungi da Modena, e là, nel luogo amenissimo e tutto tranquillo, si -sentiva rinascere, viveva tutta nei dolci pensieri e nei cari ricordi. -La sera al chiaro di luna, assorta ne la dolcezza de' suoi sogni, -se ne andava sola a diporto tra i boschetti, o lungo le sponde del -Panaro, e tutta la vita passata le pareva un sogno, un sogno agitato e -doloroso, di cui il ricordo le faceva, pel contrasto, parer più cara -la pace di quei suoi giorni solitari e quieti. Di teatro non voleva -sentir parlare, tanto più che il suo petto gracile non era in grado di -venir ancora affaticato senza pericolo; più d'una volta le disgraziate -condizioni de la famiglia la costrinsero a ripensarvi, ma non cantò -che in un'accademia, datasi a Modena l'8 decembre 1839. Anche in -quest'occasione la Brighenti ricevette non dubbie prove d'ammirazione; -la sua voce, non più vigorosa, era però dolcissima e gradevole, atta ad -eseguire con bravura i passi d'agilità. - -Marianna, lasciato il teatro, passava parte de l'anno a Forlì col -padre. Ne la primavera del 1840, quantunque infermiccia, quantunque -afflitta da mille travagli, fra cui non ultimo una lite impresa da -l'avvocato per rivendicare una parte del patrimonio paterno; quantunque -agitata da le speranze, dai timori di una nuova passione, ella chiedeva -notizie di quanto veniva scrivendosi intorno a Giacomo. L'avveduta -Paolina l'avvertiva di non abbandonarsi al nuovo amore che un Forlivese -aveva destato in lei, tenera e immaginosa, in lei che aveva sempre -veduto negli uomini piuttosto le proprie qualità che i loro difetti. -«Stai in guardia più che puoi, e Ninì ti consoli e ti consigli, essa -che ha la mente fredda e il cuore pieno di amore per te. Oh! non -fidarti degli uomini, Marianna mia, non è questo tempo per anime come -le nostre. Divagati, fa ritratti (ma non già il suo), allontana il -pensiero di lui quanto puoi, e parti presto da Forlì; io voglio saperti -consolata e _désillusionnée_.» (Lettera.... aprile 1840.) Ed Anna, -che, amata prima fra gli altri dal poeta Antonio Peretti, il quale -le scriveva tenerissime lettere firmandosi _Menestrello_, abbandonata -poi da lui, se ne consolava con un poeta migliore, il Petrarca, era la -miglior confidente e la più allegra consigliera de la sorella, la quale -però quei consigli ascoltava, sorridendo, senza saperli seguire. Ne -la primavera del 1840 era malata a Forlì di debolezza ai bronchi e il -medico le dichiarava impossibile il ritorno al teatro, risparmiandole -così il tormento dei vecchi grandi artisti, che su le scene assistono -a la lenta morte de la loro fama e vedono il pubblico, il quale prima -li adorava, indifferente, poi schernitore. Nè la speranza di una non -meschina eredità valeva a ridarle animo; nè il fidanzamento d'Anna con -un tal Virgilio (1831), nè le amabilità de la principessa Aldegonda -de la casa ducale di Modena, città dove i Brighenti si trovavano ne -l'inverno del 1842, riuscivan a richiamare più che un malinconico -sorriso su le sue labbra. Come appare da una lettera del Giordani (24 -luglio 1841), Marianna aveva il progetto di dar lezione di canto, -ma la sua non buona salute e i continui cambiamenti di dimora ne -rendevano difficile l'esecuzione. Il suo maggior conforto consisteva -ormai nel prestar teneramente le sue cure al padre, che una parte de -l'anno la voleva seco a Forlì, e nel ricrearsi lo spirito in dotte e -gentili compagnie, fra le quali carissima le era quella del Giordani, -il quale nell'agosto del 1842 trovandosi a Forlì con un amico, le -parlava lungamente di Giacomo Leopardi, de le ingiuste accuse mosse -a la memoria di quel Grande e del culto sempre maggiore di cui questa -memoria era oggetto pei sinceri ammiratori del genio e de la virtù. - -Il 16 novembre 1843 moriva Maria, o Marina Galvani-Brighenti, -l'_adorata sposa_ de l'avvocato, _l'angelo di bontà, di rassegnazione -e di conforto della famiglia_. Era nata in Modena il 3 gennaio 1773. -«Ebbe da natura ingegno pronto e vivace con robustezza di mente e -di corpo, che la resero superiore al suo sesso. Ebbe istruzione non -comune, costanza nelle avversità; religione purissima, sviscerato amore -de' suoi. Fu studiosa delle amene Lettere e della storia, sostenne -con forte animo lunga e dolorosa infermità; incontrò l'ultimo fine -con imperturbata e santa rassegnazione;»[35] così ne fu scritto da la -famiglia. - -Marianna, che aveva sempre teneramente amata la madre, riverendone -le modeste e casalinghe virtù, ne scriveva col cuore commosso una -breve biografia in una lettera a Paolina, la quale poi la ringraziava -d'averle fatto così conoscere e meglio stimare quella buona. La -povera Marianna era afflitta da sempre nuovi dolori, che aggravavano -la tristezza derivante da la poca salute, da le cattive condizioni -economiche e da la scarsissima speranza di miglioramento nell'una cosa -e nell'altra. Tuttavia pensava sempre affettuosamente al grande amico -de la sua giovinezza, Giacomo Leopardi, e presentava con una lettera a -Paolina, facendone grandissimi elogi, Prospero Viani, diligente cultore -degli studi leopardiani. Era già l'estate del 1845 e per la prima -volta in una lettera a l'amica, lettera che disgraziatamente è perduta, -Marianna confidava il puro e tenero amore che Giacomo aveva avuto per -lei; confidenza accolta con piacere da Paolina, la quale rispondeva: -«non è possibile che si accresca l'affezione mia per te; ma se lo -potesse, certo accadrebbe dopo che mi hai detto che il nostro Giacomo -ti prediligeva. E già io me ne avvedeva dalle sue parole e non ricordo, -ma forse avrò fatta a lui anch'io la domanda _sacrementelle_: ne eri -innamorato?» (Vedi Lettera XCII, 1º agosto 1845, nel volume citato di -E. Costa.) - -Pietro Brighenti, che nel 1846 era stato da Pio IX nominato giudice -supplente a Forlì e aveva tenuto l'ufficio sette mesi in assenza del -titolare, mentre sperava un impiego più sicuro, non accorgendosi quasi -che la sua vita andava spegnendosi lentamente, spirò a Forlì, assistito -da la figlia Anna, mentre Marianna era a Modena; ambedue le sorelle -sentirono allora che niun più grave colpo avrebbe potuto ormai portar -loro la sorte. - -Nella sua biografia del padre che, come notammo, è ora conservata -autografa nel Museo del Risorgimento in Modena, Marianna scrive: «Non -puossi, nè debbesi tacere de l'amorosa assistenza che essa (_Anna_) -gli fece nei tre mesi della sua malattia, non che della forza d'animo -che dimostrò nel giorno 2 agosto, dodici ore avanti la di lui morte, in -cui veggendolo afflitto per non ricevere lettere dalla figlia assente -(erano allora pressocchè intercette le comunicazioni per la guerra tra -Austriaci e Bolognesi), ritirossi un breve istante dalla camera e vi -rientrò con una lettera in mano, che figurò scritta dalla sorella e con -l'angoscia più disperante nell'animo, ma a ciglio asciutto e con voce -ferma la lesse al letto del moribondo e con questo gli ultimi istanti -ancora della vita gli consolò.» La biografia, dedicata a S. A. la -Principessa Federica Hohenzollern Sigmaringen Marchesa Pepoli, è tutta -inspirata da sensi di sincera venerazione e d'affetto. - -Dopo un inutile tentativo, fatto non si sa bene a quale scopo presso -la Corte modenese, dove ottenne buone parole, molte gentilezze e -null'altro, Marianna stette qualche tempo in Bologna quale istitutrice -in casa del conte Pepoli; uscitane, insieme a la sorella pensò di -stabilirsi a Modena, dove ambidue dettero lezioni private e apersero -un istituto femminile, che su le prime parve dare buon compenso morale -e materiale a le loro non poche fatiche. Ambedue, e più Marianna, -che aveva doti di mente e di cuore più adatte al grande ufficio di -educatrice, si erano accinte a l'impresa con vivo amore e con sincero -entusiasmo, ed alcuni saggi pubblici che fecero dare a le alunne -ebbero l'approvazione di persone autorevoli; ma qui pure le aspettavano -delusioni e dolori, così che nel 1865 la povera Marianna confessava a -Paolina d'esser rimasta abbandonata da molte alunne, le quali non le -avevano nè pure concesso il conforto de la loro riconoscenza e di quel -rispetto che sarebbe stato così caro al suo cuore. In generale però -i genitori e i parenti de le sue scolare si lodavano de l'opera sua, -cosa che le dava una consolazione almeno, quella di provarle che la sua -coscienza non l'ingannava, asserendole non aver ella mancato mai al suo -dovere. Si occupava sempre con amore di studi e prediligeva la poesia: -in una lettera, il cugino Francesco Galvani le parla dei romanzi di -Walter Scott, di cui avevano conversato lungamente a voce; l'altro -cugino G. Galvani pure in una lettera le parla di studi e le manda un -Petrarca da lei richiestogli. - -La pietosa venerazione inspirata da le virtù e da le sventure di -Marianna Brighenti era tanta che, per non amareggiare troppo lei e sua -sorella, si ricoperse di un velo indulgente quanto di men che bello si -veniva scoprendo ne la vita del loro padre. Il marchese Gualterio nel -suo libro su _Gli ultimi rivolgimenti italiani_ (Firenze, Le Monnier, -1851), cercò di scusare il Brighenti che, da certi documenti venuti in -luce, appariva delatore, immaginando che alcuno abusasse de la buona -fede di lui, libraio ed editore, facendogli recapitare, a qualche -secreto agente, come lettere, le proprie rivelazioni a la polizia -austriaca. - -Gli ultimi anni di Marianna passarono in una condizione meschinissima, -da le angustie de la quale la sollevava talvolta il generoso soccorso -de le anime buone, fra le quali va annoverata Paolina Leopardi. - -Con umiltà, ma con dignità, le Brighenti invocavano aiuto: vidi una -minuta di una loro supplica a una nobilissima signora, già loro amica, -in cui tra il dolore de le strettezze e de l'abbandono in cui si -trovavano, traspare la degna alterezza di non aver meritate le loro -sventure e di sentirsi oneste. - -Chi ne le due povere vecchie, miseramente vestite, dal viso pallido, -ove le rughe denotavano una lunga istoria di patimenti e di dolori, -avrebbe riconosciuto l'ammirata Imogene d'un tempo, splendida nel -fastoso abbigliamento, ne lo scintillío dei gioielli e più di tutto ne -la luce de la sua gioventù e de la sua bellezza? e la spiritosa Anna, -gioia e tormento di tutti i damerini eleganti, e arcadico sospiro dei -poeti? Anna morì l'11 aprile 1881 a settantacinque anni, e Marianna le -sopravvisse sino al 31 gennaio 1883, tutta assorta ne le sue memorie. -Quella vecchia, quasi ottuagenaria, nei suoi bei giorni aveva contato -a migliaia gli ammiratori, a diecine gl'innamorati: Agostino Gagnoli -e Antonio Peretti eran stati entusiasti di lei; il primo le aveva -dedicato un tenero sonetto, ed in versi pure, fra i molti altri, -l'aveva esaltata, come si disse, anche Prospero Viani (1835); ma -nell'abbandono de la sua tarda età, ad uno ella pensava con maggior -tenerezza, ad uno ch'ella non aveva amato d'amore, ma di cui un'unica -lettera serbava con cura e rileggeva commossa, ella che di lettere, di -versi, d'omaggi a lei rivolti aveva così gran numero; questi rimasero -fra le sue carte, testimoni de l'ammirazione che ella aveva destata, -ma quella lettera, invano chiesta e richiesta con istanza dal Viani, -scomparve: Marianna, scendendo nella tomba, volle forse portar seco -il secreto de le ardenti parole che Giacomo Leopardi aveva scritte un -giorno per lei sola. - -La meschina eredità di lei passò a una misera sua cugina, Luigia -Montavoce di Gualtieri, che non seppe come fra quei poveri oggetti -e quei cenci vi fossero carte preziose, autografi del Giordani, del -Leopardi, del Pepoli, del Rosini, del Cagnoli, di Paolina Leopardi, di -Carolina Ungher, del Mari, del Peretti, del Viani ec. - -Stretta dal bisogno, la poveretta vendette quelle carte a un tabaccaio, -che le distrusse quasi tutte; per caso furon salve, insieme ad alcune -lettere del Giordani e di Monaldo Leopardi, e a tutte quelle di -Paolina, le quali pubblicate da Emilio Costa valsero a sollevare il -velo che nascondeva in gran parte agli occhi dei posteri le gentili -figure de le Brighenti e de la Leopardi. - -Povera Marianna! Ben più lacrime che sorrisi ebbe la vita per lei, a -la sua corona di donna e d'artista poche rose furon intrecciate fra le -spine pungenti; ma le sue sventure nobilmente sopportate accrescono la -simpatia che le guadagna il suo cuore gentile, ed ella rimane una de le -rare creature femminili per le quali, se pure non corrisposto, non ci -appare vano l'amore di Giacomo Leopardi. - - -NOTE. - -[25] Vedi a pag. 61 de le _Memorie de la R. Accademia di Scienze, -Lettere ed Arti di Modena_. Tomo VIII. - -[26] Vedi P. GIORDANI, _Scritti editi e postumi_, pubblicati da A. -Gussalli. Milano, Borroni e Scotti, 1856, vol. I, pagg. 192 e 193. - -[27] Vedi l'_Epistolario di P. Giordani_, edizione citata. Lettera da -Milano, 20 gennaio 1818. - -[28] _Opuscoli religiosi e morali_, serie 4ª, t. XVII. Modena, Soc. -Tip., 1885, a pag. 53. - -[29] Fra le carte lasciate dal cav. prof. Silingardi al Municipio di -Modena si trovano autografe alcune quartine di Marianna ad Anna, alcune -altre al padre pel suo natalizio, un sonetto al medesimo scritto a -Lisbona nel 1836, alcuni versi ad Anna de lo stesso anno, una lettera -d'augurio a l'avvocato, giugno 1837, ec. - -[30] Cfr. C. LOZZI, _Intorno a le Canzoni dl G. L. «All'Italia e -sul Monumento di Dante,» Osservazioni critiche inedite di letterati -bolognesi contemporanei_, nel nº 7 del Bibliofilo di Firenze, luglio -1882, pag. 99. - -[31] Cfr. A. D'ANCONA, _Il Leopardi e la polizia austriaca_, nel -_Fanfulla della Domenica_, 29 novembre 1885. Cfr. anche lo studio -di F. MARIOTTI, _Una Canzone di Giacomo Leopardi commentata dalla -polizia austriaca nel 1820_, nella _Nuova Antologia_, 16 agosto -1897, da pag. 633 a pag. 636; e G. PIERGILI, _Un confidente de l'alta -polizia austriaca nel gabinetto di G. P. Vieusseux_, nella _Rivista -Contemporanea_, 1888, fasc. 4º, Firenze. - -[32] Marianna confessò a Paolina Leopardi d'aver avuto prima di darsi -al teatro un amore disgraziato. Questa passione era viva probabilmente -nel tempo che Giacomo fu a Bologna, perchè Paolina compiangendo l'amica -le scriveva più tardi, 15 giugno 1830: «Mi pare che Giacomo mi abbia -nominato l'oggetto del vostro amore ed io l'ho dimenticato; nè crediate -che io ora voglia saperlo.» - -[33] Vedi _Cronistoria del Teatri di Modena dal 1539 al 1871 del -maestro Alessandro Gandini, arricchita d'interessanti notizie e -continuata sino al presente da Luigi Francesco Valdrighi e Giorgio -Ferrari Moreni_. Parte II, pagg. 95, 96 e 97. Modena, Tipografia -Sociale, 1873, in 12º, pag. 601. - -[34] Vedi Corrispondenza da Arezzo nel nº 51, 26 giugno 1833, del -_Censore universale del Teatri_, Milano. Da questo giornale son tolte -molte altre de le notizie che riguardano la Brighenti cantante. - -[35] Quest'epigrafe si legge ne l'interno de la chiesa dei Minori -Osservanti di Forlì detta di Valverde. Il Brighenti scrisse alcuni -cenni biografici de la moglie, i quali si trovano autografi fra le -carte donate dal prof. Silingardi al Municipio di Modena. - - - - - [Illustrazione: _Teresa Carniani Malvezzi_] - - - - -TERESA CARNIANI MALVEZZI. - - -A Bologna Giacomo Leopardi trovò così liete accoglienze, quando vi -stette alcuni giorni mentr'era diretto a Milano, chiamatovi da lo -Stella, che partendone aveva già deciso di ritornarvi per un lungo -soggiorno. A pena ebbe combinati con l'editore milanese gli elementi -de le due edizioni latina e latina italiana de le opere di Cicerone -e compilatine i programmi ne le due lingue, il 26 settembre 1825 -partiva da Milano e la mattina del giorno 29 era a Bologna, dove prese -a pigione un appartamentino in casa di _un'ottima e amorevolissima -famiglia_, gli Aliprandi, che abitavano presso il teatro del Corso -in casa Badini. Essi pensavano anche al suo vitto ed al servizio, -chè egli accettava di rado e poco volontieri i molti inviti a pranzo -continuamente fattigli. Le premure de' suoi ospiti gli erano care -in sè, e più care perch'egli capiva che la grande stima in cui lo si -teneva era causa di questi riguardi. Troppo aveva sofferto nel borgo -natio, vedendosi disprezzato perchè d'aspetto infantile, deforme, -misero, perchè amante de la solitudine e tutto dato ai libri, dovendo -a sua volta disprezzare quei coetanei e compaesani che non si curavano -d'esser qualche cosa, si davano da sè il nome d'ignoranti e gli -predicavano che con gli anni egli avrebbe _messo giudizio_ e cioè -abbandonati gli studi. Quel suo somigliare un grande ingegno (e certo -pensava a sè) apprezzato in Recanati _come la gemma nel letamaio_ -ricorda l'orgoglio dantesco del - - Faccian le bestie fiesolane strame - Di lor medesme, e non tocchin la pianta, - S'alcuna surge ancor dal lor letame, - In cui riviva la sementa santa - Di quei Roman, che vi rimaser, quando - Fu fatto il nido di malizia tanta. - -Pure egli non era scettico ancora, sapeva che il mondo è bello, che -_tante cose belle ci han fatto gli uomini_, che vi son tanti uomini -buoni e grandi; e avrebbe voluto darsi un poco a quelle cose che -chiamano mondane; ma in un mondo che lo allettasse e gli sorridesse, -che splendesse, sia pure di luce falsa; non ne la società di Recanati -che lo faceva dar in dietro a prima giunta, gli _sconvolgeva lo -stomaco_, gli _muoveva la rabbia_. A Bologna gli parve di rivivere: -è vero che quei letterati temendo di trovarlo superbo e soverchiatore -lo guardarono da prima con invidia e con sospetto, ma la sua modesta -affabilità e quelle maniere semplici che son proprie di tutti i -grandi uomini, pur essendo prese dai volgari per indizio di poco -valore, com'egli stesso osservò, gli conciliarono presto le simpatie -generali; e gli stessi dotti finirono per festeggiarlo, per fargli -visite frequenti e per dichiarare che la sua presenza era un acquisto -per Bologna. Tuttavia l'inverno passò triste per lui, che soffriva -assai pel freddo, si sentiva _senza appoggio e senza amore_, e non -godeva buona salute, specialmente al principio de la stagione cattiva. -I primi giorni de la primavera gli apportarono forza e letizia e un -compiacimento d'amor proprio per l'invito di recitare qualche cosa -ne l'accademia dei Felsinei, ov'egli, in presenza del Legato e de -la più alta nobiltà bolognese, lesse infatti l'_Epistola al Pepoli_, -che gli diede ne la città fama ancor più diffusa e gli procurò nuove -conoscenze. Tra queste va annoverata quella de la contessa Teresa -Carniani Malvezzi, una de le donne più colte e più note de la Bologna -di quel tempo. - - * - * * - -Da Cipriano Carniani ed Elisabetta Fabbroni era nata a Firenze nel -1785 Teresa, che, bambina ancora, dimostrava, così bella intelligenza -da invogliar ad istruirla il suo dotto zio Giovanni Fabbroni. Con lui, -volonterosa, ella si diede ad approfondirsi ne la geometria, e con lui -avrebbe compiuto più alti studi, se la madre, che voleva abituarla -a le cure domestiche, lo avesse permesso. Meglio pel suo avvenire -parve il darle solo qualche cognizione superficiale d'inglese e di -francese, di musica e di disegno. Non aveva che sedici anni quando il -conte Francesco Malvezzi de' Medici, bolognese, s'innamorò di lei, -che senz'essere bellissima, era tuttavia graziosa e piacente co' -suoi bei capelli biondi, la fronte alta e candida, la figura snella -e soprattutto con la sua gentilezza di modi e la sua intelligenza. -Lo sposo apparteneva ad un'antichissima famiglia, che aveva avuto -feudi importanti ne l'Emilia, in Lombardia e nel Napoletano, famiglia -ricordata anche dal Muratori fra le più nobili d'Italia. - -Nel novembre del 1802 Teresa col Malvezzi andò a Bologna, dove visse -quietamente e lietamente, frequentando la buona società, senza perdervi -l'amor de la famiglia: ebbe tre figliuoli e le morirono, due a pena -nati, la terza di sei anni; poi, il 10 settembre 1819 le nacque un -altro maschio, Giovanni, che al suo cuore affettuoso diede tutte le -sante gioie de la maternità. Poco occupata da le cure domestiche, la -giovane contessa, trovandosi ad aver libera gran parte de la giornata, -benchè volesse essere la prima e premurosissima maestra del suo -bambino, pensò di impiegare utilmente e con diletto le ore d'ozio, -ritornando a gli studi, che di mal grado aveva lasciati, allettata -anche da la magnifica biblioteca, raccolta dal suocero suo, dottissimo -bibliografo. Più di tutto l'attraeva la poesia, per la quale aveva -avuto fin da bambina un grande trasporto e di cui le impressioni -sentiva profonde ne l'anima, commovendosene spesso fino a le lagrime. -Con l'amore de gli studi sorse in lei il desiderio di conoscere i -letterati di cui sentiva far le lodi, e di molti ottenne ben presto -l'amicizia: l'abate Giuseppe Biamonti, professore di eloquenza ne -l'Università di Bologna, coltivò l'ingegno di lei, dandole lezioni -di filosofia e facendole conoscere i principali classici greci; più -che maestro, egli le fu amico affezionatissimo, e nei dotti colloqui -gli piaceva di comunicarle le proprie osservazioni intorno a Platone -e notare ne le risposte di lei il bell'ingegno e il vivo sentimento -ch'ella dimostrava. Partito da Bologna, non solo non la dimenticò -mai, ma si compiacque di scriverle lunghe lettere, di parlarle -diffusamente de' suoi studi, di ricordare le belle ore passate a -lei vicino, in città od in villa, di desiderare d'esserle presso -per leggerle le sue cose _e vedere nel suo volto quale impressione_ -producessero _nell'anima sua bella_.[36] La consolava ne le sventure -che l'afflissero (nel 1817 essa perdeva una sorella e ne rimaneva -dolentissima), parlandole con quella pietà religiosa, che era fervente -in ambidue; le inviava anche i propri lavori stampati e gradiva assai -le lodi di lei. Come un _amico_ stimato e caro, piuttosto che come -una dama, la trattava anche Paolo Costa, che pure le chiedeva i suoi -consigli e fidava ne la sua dottrina e nel suo gusto; a proposito -de l'opuscolo _Della sintesi e dell'analisi_, inviandogliene il -manoscritto prima di farlo mettere in buona copia, egli la pregava -di leggerlo e notare i luoghi che non le fossero sembrati abbastanza -chiari, e d'avvisarlo quando egli potesse andar ad ascoltar le sue -osservazioni.[37] - -La rimbombante armonia del Frugoni abbagliò da prima la donna studiosa, -che nei suoi giovanili tentativi si lasciò andare a l'imitazione di -quel poeta: imitazione da cui Paolo Costa la ritrasse, insegnandole -l'analisi de le idee e facendole gustare i classici italiani. Intanto -col Mezzofanti, allora semplice prete, aveva ripreso la lingua inglese, -e con Olimpia De Bianchi, dotta signora, amica di Madame de Staël, -lo studio de la lingua e de la letteratura francese; da sè stessa si -occupava del latino, e col Garattoni si consigliava circa il modo di -studiare più efficacemente Cicerone. Con questi letterati frequentarono -pure in vari tempi la sua casa lo Strocchi, che le spiegò Orazio e -Virgilio, il marchese Angelelli, l'Orioli, l'Azzoguidi, il Testa, -Don Apponte, la Tambroni, il Prandi, il Pozzetti, il Butturini, il -Perticari, i cardinali Lante e Spina. Amicissimo le fu il Monti, -che ebbe per lei molta stima e vivo affetto e che ne le piacevoli -conversazioni in casa Malvezzi cantò in un'ottava estemporanea le lodi -de la contessa: - - Bionda la chioma in vaghe trecce avvolta - Ed alta fronte ov'è l'ingegno espresso; - Vivace sguardo, che ha Modestia accolta. - Non in tutto nemica al viril sesso; - Bocca soave in che d'Arno s'ascolta - Lo bello stile, ond'ha fama il Permesso; - Agil persona, dolci modi e vezzi, - I pregi son della gentil Malvezzi. - -Per lei componeva anche alcune sciarade e trascriveva di propria mano -alcuni versi («Il mio _Requiem Æternam_ all'anno '13»). - -La gentile accoglienza che questi dotti ricevevano da la contessa, la -sua grazia nobilmente affabile e dignitosa era da loro, anche lontani, -ricordata a lungo: il Monti da Milano le scriveva due volte (10 -novembre e 13 novembre 1813); molto la pregiava anche il Pindemonte, -il quale a proposito di lei scrisse una volta ad Antonio Papadopoli: -«La signora Malvezzi è per verità donna rara ed io sempre più imparo a -stimarla.» - -Queste dotte amicizie l'animavano ne gli studi, ch'ella coltivava -sempre con più profondo interesse ne la sua vita piuttosto ritirata, -ma non tanto che non le desse esperienza de gli uomini e de le cose: -frutto di tali studi furono i volgarizzamenti de la _Repubblica_ -(Bologna, Marsigli, 1827, in 16º di pagg. VIII-164), de la _Natura -degli Dei_ (Bologna, Masi, 1828, in 16º di pagg. XII-170; Milano, -Silvestri, 1836), de la _Divinazione e del fato_ (Bologna, Dall'Olmo, -1830, in 16º di pagg. XVI-180), del _Supremo de' beni e de' mali_ -(Bologna, Sassi alla Volpe, 1835, in 16º di pagg. 240) e del _Lucullo, -ossia del secondo de' primi due libri accademici di Cicerone_ (Bologna, -Volpe al Sasso, 1836, in 16º di pagg. 105). - -Questi volgarizzamenti, fatti con molta diligenza e dettati in quello -stile elegante e sostenuto che loro si conveniva, piacquero ai dotti -e furono accolti benevolmente dal pubblico, che ammirò la severità de -la coltura ne la nobile signora. Urbano Lampredi scriveva da Napoli a -Teresa Malvezzi: «Mi dispiace molto che non se le si sia presentato -l'occasione di farmi avere la sua versione della _Repubblica di -Cicerone_. Ne parlammo nello scorso agosto a Sorrento col celebre -scopritore mons. Mai; anzi fu egli stesso che me ne diede la notizia, -commendando molto questo di Lei nobile lavoro.» E Giuseppe Mezzofanti -giudicava così il volgarizzamento del _Supremo dei beni e dei mali_ -(lett. 4 dic. 1835): - -«Più volte, insino da miei teneri anni, lessi nell'aureo sermone del -Lazio i Libri, ne' quali Marco Tullio ricerca il _Supremo dei beni e -dei mali_. Con diletto nuovo li rileggo ora, da Lei, Sig.ª Contessa, -volgarizzati. Pare che Cicerone stesso, fatto toscano, in riva all'Arno -disputi di filosofia, e con le grazie di nostra lingua adorni i suoi -ragionari. Io seco Lei mi congratulo, e godo meco medesimo ripensando -all'onore ch'Ella mi fece, allorchè volle un tempo che io Le fossi -osservatore de' felici suoi progressi ne lo studio degl'idiomi.» - -Da l'inglese la Malvezzi tradusse in versi sciolti il _Riccio rapito_ -del Pope (Bologna, Nobili, 1822) ed il _Messia_, egloga del Pope -medesimo (Bologna, Nobili, 1827), e di questo volgarizzamento è -notabile che fece una diffusa recensione Salvatore Betti nel _Giornale -Arcadico_, settembre 1827. Fra i lavori de la contessa sono inoltre -degni di considerazione i seguenti: _Alla Maestà di Carlo IV Imperatore -esortazione di Francesco Petrarca per la pace d'Italia_, volgarizzata -da T. C. M. (Firenze, per il Magheri, 1827); _Firenze tornata al -Granducal Governo l'anno 1815_ (Bologna, Tipi Governativi alla Volpe, -1854), 31 ottave senza nome d'autore. L'esemplare che si trova ne -l'Archivio Malvezzi de' Medici ha correzioni di mano de la contessa -Teresa. - -Molto si dilettò nel dettare poesie originali, pur riconoscendo -modestamente ch'esse non erano gran cosa, tanto che di propria mano, -sopra un fascicoletto in cui le aveva raccolte, scriveva: «Questo è -il saggio de' miei primi e de' miei ultimi versi e dirò quasi tutti -improvvisati. Il cielo mi perdoni.» Queste sue poesiole, se non hanno -la vera e grande inspirazione poetica, il soffio divino che crea, -l'ardore che infiamma le anime, rivelano insieme a una coltura non -comune, specialmente in donna, un'indole dolce e malinconica, tenera -ne gli affetti, profonda ne le impressioni de la natura e del bello. -Spesso nei sonetti la Malvezzi imita il Petrarca ch'ella prediligeva -fra i poeti nostri e di cui scrisse: - - No, che alla mesta e dolce melodia, - Onde 'l Cigno di Sorga la beltate - Canta, e 'l valor di Lei, che in le beate - Sedi levò sua somma leggiadria, - Un cuor di tigre o d'orso non potria - Frenare il pianto, e non sentir pietate; - -e ne l'ammirazione di lui sentiva un modesto scoramento a tentare _la -difficile via del sacro monte_. Talvolta la sua mestizia giunge a la -tristezza; al zeffiretto che le si aggira intorno mentr'ella è lontana -da l'amato dice: - - Tu testimon de' miei dogliosi accenti, - Digli come nel duol morta ho ragione, - Di quale acuto stral trafitto ho il core. - E digli come a' miei giorni dolenti - Speme nessuna mai limite pone, - Sin che propizio a me nol guida amore. - -E poco diversamente, ma con malinconia molto più nera, cantava altra -volta: - - . . . . . . . . . . . . . . io non saprei - Tant'eloquenza aver quanti ho martiri. - E ripetendo questi mesti accenti, - Deh non tacer che'l duol morta ha ragione, - E qual pungente stral m'ha fitto in core. - E poi di' come a' miei giorni dolenti - Speme nessuna mai termine pone, - Se non sia morte a por fine al dolore. - -A le anime beate, che si levarono al soggiorno del cielo e che -rifulgono _al vero sole intorno_, dove non può turbarle _mai tenebra -alcuna_, chiede perchè la morte, alfine pietosa, non liberi la sua -misera anima, sì ch'ella pure goda il cielo presso a loro, e sospira: - - Posa quindi sperar forse l'oppresso - Mio cor potria, chè qui null'altra calma - Porta conforto a mia vita affannosa. - -Al Monti, che le chiedeva quale fosse il fiore ch'ella desiderava -dedicato a lei nel giardino de la Feroniade, rispondeva preferendo -il giglio soletto ed umile tra le selve, vago tra le siepi incolte, -immagine di quella virtù, che può tanto in un cuore gentile. Tra le sue -liriche hanno pure pregio un'anacreontica al conte Prospero Ranuzzi suo -zio, patrizio benefico e colto, e alcuni versi _In morte di Vincenzo -Monti_. - -La principale sua opera poetica è il poemetto _La cacciata del tiranno -Gualtieri accaduta in Firenze l'anno 1343_: di cui i primi tre canti -furono pubblicati a Firenze dal Magheri nel 1827 (in opuscolo in 16º -di pagg. 73). Nel 1832 esso uscì compiuto a Bologna da la tipografia -Nobili (in 16º di pagg. 175). - -L'argomento è ricavato da la cronaca di Giovanni Villani e da la storia -di Bologna del Ghirardacci; le descrizioni di luoghi e di paesaggi -da la _Montagna bolognese_ del Calindri. Nella prefazione la contessa -scrive: - -«Da lungo tempo bramosa di dare al meglio che per me si potesse -un testimonio di filiale alletto alla dolce mia patria, considerai -che la cacciata del tiranno Gualtieri, azione per sè medesima tanto -meravigliosa e che apre largo campo a tutti e sì vari affetti, poteva, -raccogliendosene tutti i particolari, essere materia a un poemetto.» - -Capo de la congiura è immaginato un giovane di ventitrè anni, -Averardo di Chiarissimo, avo di Cosimo de' Medici, e per intrecciare -la favola l'A. trae partito de la nota amicizia fra Taddeo Pepoli, -signore di Bologna, e il tiranno Gualtieri. La materia divisa in nove -canti fu trattata in versi sciolti, in vero non sempre armoniosi, ma -correttissimi ed eleganti. - -Il meraviglioso è derivato dal Cristianesimo, e de le figure -mitologiche bandite, tengon luogo le personificazioni di vizi, virtù -e sentimenti, le apparizioni d'angeli, l'intervento celeste e quello -infernale. Ne la protasi s'invoca la Virtù, che sublima agli eterni -secreti le anime e _che si sta in cielo veracemente diva_. La poetessa -narra poi de le crudeltà di Gualtieri, a la cupa figura del quale -oppone quella celestialmente luminosa di Angelo degli Acciaioli, -arcivescovo di Firenze, implorante da Dio pace su la città oppressa; -al santo vecchio una visione scopre vicina, per opera di Averardo, -la libertà sognata, fa intravedere i grandi che verranno da la stirpe -medicea, e persuade il tentativo d'andar a rimproverare e consigliare -il duca, che gli risponde superbamente e non trema punto a le -profetiche minaccie di lui. Tornato al tempio, il sacerdote vi trova -Averardo, che fuor di sè per lo sdegno e il dolore, lamenta l'uccisione -di Naddo Oricellai e la tirannia di Gualtieri, del quale tante vittime -invocano vendetta. L'Acciaioli manda l'ardente giovane da Taddeo Pepoli -per esporgli l'infelice condizione di Firenze e commuoverlo così da -toglierlo a l'amicizia del duca e ottenerne aiuto di armi e di uomini. -Qui finisce il primo canto. - -Satana, già roso dal dispetto pel preveduto trionfo de' Medici, -s'infiamma di collera, quando giunge la _Discordia_ ad annunciargli -che in Toscana ogni gente si ribella a l'inferno e a Gualtieri, animata -dal santo zelo che ha diffuso ne le anime un messaggero celeste. E qui -segue un concilio infernale, imitato da la _Gerusalemme_ del Tasso; -vi grandeggia la figura di Satana colorita di tinte virgiliane, figura -che, come il Mauro Atlante su gli altri monti, si estolle alteramente -con le spalle e col capo su gli altri spiriti infernali: gli occhi ha -torti e rossi come bragia, la lunga barba affumicata e mista di pel -rosso come i capelli, che incolti e rabbuffati gl'ingombrano gote, -spalle e petto. - -Bélial vanta le glorie de l'inferno in terra, ma Satana non ne è pago, -poichè teme de la filosofia divina, di cui la luce va diffondendosi -nel mondo, dove è già nato in Amalfi Flavio Gioia, che inventerà la -bussola, e sono non lungi la scoperta de l'America e l'invenzione -de la stampa. Minacciando a l'Italia sorgono nel concilio infernale -l'_Ipocrisia_, l'_Invidia_, il _Tradimento_ e la _Simulazione_; e -Satana impone che tutto il suo regno si adoperi in favore di Gualtieri. -La maligna _Fama_ s'abbatte a Firenze in Morozzo, amico del duca, e -lo manda a rivelare la congiura al tiranno, il quale lieto e fidente, -perchè Averardo volontariamente si allontana da la città, - - Inganno e frode in quel parlar travede, - -e fa uccidere il delatore, che, spirando, maledice a lui ed a la -fedeltà serbatagli. Qui termina il secondo canto. - -Averardo con l'amico Adimari e lo scudiero si è avviato verso Bologna: -passa da Cafaggiolo, che doveva più tardi accogliere Leone X bambino; -da Fiorenzuola, edificata da la repubblica fiorentina per frenare -le ribellioni degli Ubaldini; da Campeggio, patria di Ugolino da -Campeggio, famoso capitano di Pisa; da Loiano, dove un dì soggiornò la -contessa Matilde: - - . . . . quella scaltra indomita guerriera, - Che del German lo insuperbito impero - Ardita scosse, e fe' crollarne il trono. - -Nella selva de' Burelli trova seduto sopra un margine verdeggiante e -fiorito un uomo pensoso, che sta scrivendo: - - Da Certaldo ad onorar Fiorenza - Scese già pargoletto e il gentil core - Accese allo splendor de' bei costumi - E della leggiadrissima vaghezza - Di valorose donne. - -È il Boccaccio, che saputo lo scopo di Averardo, si accompagna a lui -e lo conduce innanzi al Pepoli, cui il giovine messo narra le crudeltà -di Gualtieri e il proposito dei Fiorentini di riacquistare a qualunque -costo la libertà. Il signore di Bologna risponde gentilmente che -amerebbe dare aiuto alla città amica, ma che prima vuol ponderare quale -sia l'avviso migliore e, invitati intanto gli ospiti a le nozze di -suo figlio, li conduce ne la sala dove stanno apparecchiate le mense. -Sopravviene Francesco Petrarca insieme a Giotto: - - . . . . . . . . . . . . . dipintor sublime - Che a Cimabue tolse dell'arte il grido; - -il primo reduce dal trionfo di Roma, trattenuto a Bologna dal Pepoli -per rendere le nozze più _regali e conte_; il secondo, andato a -dipingere il palazzo de gli sposi. Messer Francesco accompagna -Averardo e il Boccaccio ad ammirare le pitture di Giotto, li seguono i -principali patrizi bolognesi, fra cui Bittin de gli Angelelli: - - . . . . . . . . . . . . e grave in vista, - Seco venia quel nobil de' Malvezzi, - Giulian, de l'arme e della patria onore. - -E qui finisce il canto terzo. - -Satana veduta venirne a l'inferno l'anima di Morozzo, monta in furore e -minaccia tutti gli spiriti dannati: il _Tradimento_, prendendo aspetto -di Francesco Brunelleschi, annuncia al Buondelmonte i tentativi di -Averardo, e quegli, riuniti gli amici, corre con loro al palazzo ducale -e rivela il pericolo a Gualtieri, che, sgomento, si ode consigliare -da l'uno il richiamo in patria de le famiglie offese e la clemenza, da -gli altri la crudeltà, l'uccisione del Medici, il tradimento. Il duca -risolve di tentare a vicenda le arti e la violenza: a Guglielmo affida -la vigilanza de la città; manda Buondelmonte a Bologna, Cerrettieri -a levare armi ed armati; ritiene Baglioni presso di sè. Il Pepoli -intanto festeggia solennemente le nozze del figlio, descritte da la -Malvezzi con bella efficacia pittorica; a rallegrare tali nozze venne -da Avignone la Corte d'amore, presieduta da Fannetta da Romanino: Amore -è così invocato: - - Salve stella d'Amor, salve o Fanciullo, - Salvete, o Grazie, cui sfavilla Amore! - Per voi riprende vita e prende forma, - Per voi risplende di letizia vera - Tutto che il mondo ingenera e governa. - Perdon le belve la natía ferocia, - L'uom gentilezza acquista e s'avvalora, - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Almo fuoco d'Amor, per te bellezza - Sfavilla e irradia delle grazie il riso! - Qui giovani e donzelle ergete i canti, - Qui date a piene man ligustri e rose, - Che doni son d'Amor grazia e beltate. - -Levate le mense, s'intuonano i canti, ed il Petrarca, sorgendo a un -tratto dal suo scanno d'oro, prorompe ne la canzone: - - Italia mia, benchè il parlar sia indarno. - -Qui finisce il canto quarto. - -Gualfredo Tedesco (il Guarnieri de la storia), sceso in Italia con -molte milizie, riceve da Cerrettieri gli ordini del duca. Buondelmonte -a Felsina si tien da prima celato e con dodici ribaldi assale di -notte Averardo, che intrepido difendendosi li fuga. Fallito questo -colpo, il traditore tenta la calunnia e incita contro il Medici due -valorosi cavalieri, venuti da lungi per giostrare e sempre vinti -da l'eroe toscano ch'essi corrono a sfidare su la piazza, dando -origine a un tumulto, tosto sedato dal Pepoli. Averardo, che s'è -innamorato di Fannetta da Romanino, sentendo ch'essa s'appresta a -tornare in Francia, va a salutarla, le rivela il suo amore, ne ottiene -dolci parole e incitamento a difender la patria. Cessate le feste, -Buondelmonte s'annuncia al Pepoli come ambasciatore del duca, e quegli, -benchè spaventato da un sogno infernale, non perde la calma, convoca -il Consiglio, dinanzi al quale ode la richiesta che si uccida o si -consegni Averardo; di che sdegnato, caccia l'ambasciatore, ma in segno -del suo desiderio di pace decreta che il Medici debba partire del -pari. Qui finisce il canto quinto; ma segretamente gli offre duecento -cavalieri, che faran sembiante di seguirlo per proprio volere e che -durante il viaggio sono atterriti da lo spettro di Adolfo de' Panici, -annunziante orrende vendette. Buondelmonte rapidissimo va da Gualfredo, -che ha ricevuto una forte somma dai Bolognesi per lasciarli in pace, -e lo persuade a mandare un capitano con mille barbute contro Averardo -e i suoi. Ne lo scontro una fiamma celeste, che lambe gli elmi ai -seguaci de l'eroe e va a cadere sui masnadieri, anima il prode toscano, -il quale, ucciso il condottiero nemico, ne pone le schiere in fuga; -ma, mentre con le poche forze che gli restano vuol ridursi in salvo, -sopraggiunge, avvertito de la disfatta dei suoi, Gualfredo, che con -un colpo de la sua asta ferisce il cavallo del Medici, da la bestia -inalberata precipitato in un fiume. A tal vista l'Adimari già ferito -cade a terra privo di sensi e i Tedeschi si allontanano: Averardo -semivivo è portato da un'onda su di un dirupo, e qui finisce il canto -sesto. - -Un miracoloso arco di luce gl'illumina la via e gli permette di -trascinarsi fin poco lungi da un convento, dove è raccolto e curato. -Buondelmonte, credendolo morto, ne reca la notizia a Firenze, causa al -popolo di pianto, di gioia al tiranno, che si abbandona a le vendette -e, sicuro ormai, licenzia le armi assoldate. - -L'eroe convalescente ha una visione in cui Dante gli fa ammirare una -fantastica allegoria del creato, gli predice la sua missione di liberar -la patria, lo conduce dinanzi a una splendidissima apparizione de la -_Sapienza_ e qui finisce il canto settimo. - -Partito da l'Eremo, Averardo, come gli fu predetto, trova nel bosco -un'armatura d'oro, che fu di Cosimo il Pio, ed è salutato da una -pastorella, che si muta in fulgente immagine de la _Vittoria_ e -dispare. - -L'eroe vede in una capanna l'amico Betton de' Cini, stato orribilmente -martoriato da Gualtieri e moribondo presso la figlia, che, fatto -il triste racconto de le loro sventure, spira uccisa dal dolore; il -Cini, porgendo un'asta, impone la vendetta a l'amico, il quale manda -un pastorello con una sua ben nota armilla a l'arcivescovo, perchè a -quel segno lo sappia vivo. Ma il messo è preso e posto anch'egli in -fin di vita dai tormenti del tiranno, furibondo nel sapere il Medici -a le porte. Un operaio ne l'accomodare l'orologio de la torre, ove il -pastore è stato gittato agonizzante, ode il secreto del sopraggiungere -di Averardo e ne sparge la novella ne la città, che si leva a tumulto, -commossa soprattutto da la voce de l'Adimari, il quale poi, per -stornare dal popolo l'ira del duca, si dà prigioniero a questo. E qui -finisce il canto ottavo. - -Mentre Satana, giunto in soccorso di Gualtieri, è ricacciato ne -l'inferno da san Giovanni Battista, sopravviene il Medici; tutta -Firenze è in armi, dovunque si combatte, ed il popolo trionfa, -costringendo infine il duca, lungamente assediato nel suo palazzo, ad -arrendersi e cacciandolo da la Toscana, tornata in libertà. - -Una de le scene più belle e che ci danno più chiara idea de la dignità -e de la dolcezza con cui la Malvezzi sentiva l'amore, è quella in cui -Averardo va a salutare Fannetta; la trova, mentre sta ornandosi del -velo il quale cade ondeggiando su l'aurea vesta trapunta e sparsa di -fiori, - - . . . . . . . . . . Allor che il vide - Con pudico elevar d'onesto ciglio - Sfolgoreggiò d'un candido sorriso. - -L'ode dichiararle il suo amore e il proposito di seguirla: - - La delicata bianca man gli porse, - E di pietà dipinta, in atto umile - Gli occhi in sè per vergogna raccogliendo, - Sospirò, poi rispose: Mai diviso, - Pur mai questo mio cor da te non fia; - Ma tempra la tua fiamma ora, e m'ascolta. - Più non rimembri 'l tuo fiorito nido, - Che fatto preda di spietate genti, - Sotto il tuo schermo securtà sol spera? - Più non ascolti il popolo infelice - Con qual doglioso e disperato pianto - T'infiamma all'armi? Deh! ragion ti vinca, - Nè faccia passïon troppo possente - Che mia fama si leda e il mio bel grido. - Ah poichè dentro al generoso core - La mia sembianza consacrar degnasti, - Amico porgi a mia virtù conforto, - E non tentar la femminil fralezza. - Dietro l'orme d'Amor segui la gloria, - Amor ti guidi, Amor ti porga aita, - Sicchè tua fama segni eterna stampa, - E, fatto di virtute a' prodi esempio, - Il ciel di Romanin meco t'attende. - -Mentr'ella parla e Averardo le bacia la mano, un lume fulgente -risplende ne' suoi occhi, una tremula fiammella le lambe la fronte e i -biondi capelli: - - . . . . . . . . . a tanta meraviglia - Stupido quasi rimirolla fiso. - Ed ella il salutò divina in vista, - E con occhi di pianto e di pietate, - In atto d'amorosa grazia adorno, - Dal luogo ov'era, con real contegno - Rimossa, dipartissi. - -Quest'episodio mi pare pregevolissimo per finezza poetica e per -delicatezza d'affetti. Tutto il poemetto rivela una profonda -venerazione pei grandi poeti, un sincero e non timido amor di patria; è -bene architettato, condotto secondo l'imitazione dei modelli classici -di cui vi si trovano numerosissime reminiscenze, ricco pure di belle -trovate, come quelle che introducono a popolarne la scena le grandi -figure storiche del Petrarca, del Boccaccio, di Giotto; soverchia -parte vi si dà forse al soprannaturale di carattere biblico, che -non bene si accorda con l'epoca storica; anche l'amore di Averardo, -quantunque dia origine ad uno dei migliori episodi, non è forse -conveniente a l'efficacia de l'insieme. Altro ancora si potrebbe -osservare, ma bisognerebbe pur sempre convenire che il poemetto è -opera d'ingegno e di cuore tutt'altro che volgare. A la studiosa -contessa non si lesinarono lodi ed onori: nel 1822 le venne offerto il -diploma de l'Accademia Felsinea, nel 1823 quello de l'Accademia degli -_Enteleti_ in San Miniato di Toscana; nel 1824 quello d'Arcadia, nel -1826 quello de l'Accademia Tiberina, nel 1827 quello de l'Accademia -latina, nel 1828 quello de l'Accademia dei _Filergiti_ di Forlì. -Lo Stella nel 1829 le chiedeva il suo ritratto, l'elenco de' suoi -scritti pubblicati e qualche cenno su quelli cui attendeva, per la -collezione da lui intrapresa dei _Ritratti delle donne europee viventi -chiare nelle scienze, nelle lettere, nelle arti belle_, collezione -di cui la parte letteraria doveva venir affidata ad ottimi scrittori -ed i ritratti essere eseguiti da Camilla Guiscardi. (Nell'archivio -Malvezzi si conservano le tre lettere 20 marzo, 10 aprile, 9 maggio -scritte a questo proposito da Luigi Stella a la contessa.) Questi onori -lasciarono la Malvezzi semplice e modesta, e di essi ella diceva: «Gli -onori piacciono, è vero, a tutti; ma a chi guarda un po' a dentro, -piace più assai il meritarli che non l'ottenerli; come piace assai più -l'essere che il parere.»[38] - -La contessa Teresa amava vivamente il marito e il figliuolo; e -quantunque coltivasse gli studi con molto piacere e trovasse un vivo -compiacimento ne le dotte conversazioni, serbava la miglior parte di sè -a la famiglia: sincera ne la fede religiosa, era di un'austera severità -di costumi e, veramente donna ne la tenerezza e ne le abitudini, -insieme ai libri amava i lavori femminili, orgogliosa di mostrarsi -in quelli assai valente. La sua austerità non escludeva però quella -femminile indulgenza, che è forse la miglior prova de la virtù sincera, -scevra di ostentazione e d'orgoglio; tale invero doveva conoscerla -Paolo Costa, suo intimo, se le scriveva: «..... La nostra Guiccioli ha -saputo ieri la nuova funesta della morte del poeta Byron. Ella si duole -di questa cosa, ma con dignità. Se Madonna Laura, che amò un canonico, -trovò pietà ne' posteri, spero che questa, cui oggi non si perdona -d'aver amato un luterano e filosofo, andrà almeno non vituperata, -non derisa nel tempo avvenire. Noi certo non ci vergogneremo di -compiangerla anche al dì d'oggi.» - - * - * * - -La Malvezzi aveva circa trentanove anni quando conobbe il Leopardi, -allora ventisettenne; se le mancava ormai la freschezza de la gioventù, -era sempre bella per l'espressione intelligente de la fronte candida -sotto i biondi capelli, per lo sguardo vivace ed aperto e soprattutto -piacente, per la graziosa eleganza del portamento e dei modi, per lo -spirito e le attrattive de la conversazione, ch'ella sapeva sostenere -con amabilità femminile, anche sopra argomenti seri. Ne la sua maturità -dignitosa, ella trovava quella calma dolcezza che non ha la gioventù; -si teneva libera di ricercare le conversazioni più gradite, le più -intime amicizie anche con uomini, e, naturalmente franca, aveva ne -le parole e nel fare qualche cosa di sincero e di spigliato che la -faceva riuscire amabile quant'altra mai. Avrebbe potuto dire, come -argutamente Madame de Sévigné: «Jeunesse et printemps ce n'est que -vert, et toujours vert; mais nous, les gens de l'automne, nous sommes -de toutes les couleurs.» Nel suo salotto ella esercitava una specie di -sovranità gentile; incoraggiato dal suo sorriso, tutto grazia, tutto -anima, il Leopardi, riservatissimo, ritrovava un mite coraggio, una -franca parola, e la conversazione diveniva profonda senza pedanteria -nè ostentazione: egli vi portava la luce del suo intelletto, ella la -dolcezza del suo cuore di donna; spesso in uno sguardo s'intendevano -senza parlare. Ella doveva riuscir simpaticissima al Leopardi tanto -sdegnoso e tanto annoiato de le Recanatesi, che avevano poco più, o -piuttosto un poco meno di quel che portavano nascendo da la natura; e -a proposito de le quali egli diceva che a Recanati le Grazie non erano -state mai nè pure di sfuggita a l'osteria; doveva apparirgli cara e -interessante la sua conversazione, specialmente a confronto di quella -cui era abituato ne la società del suo paese, società che per _buona -lingua_ non intendeva che qualche _brava lingua di porco_, società di -_devoti amanti di libri da far stomaco_, dov'era un _letteratone_ quel -tale che toscaneggiava solo con l'_e'_, cui immancabilmente il _mi -pare_ faceva da lacchè, e che, sentendo qualificare il proprio stile -di squisito, rispondeva con modestia che lo stile del cinquecento è un -bello stile. - -Quanto diversa la Malvezzi, che veniva giudicata ed era in realtà una -de le più colte donne del suo tempo! Salvatore Betti (10 dicembre 1835) -le scriveva così: - -«Se alcuno mi chiedesse: Qual è la donna che nel secol presente rendesi -più benemerita de' gravi studi dei classici? Io risponderei subito: La -contessa Malvezzi. E veramente non vedo chi altra poterle paragonare: -chè là dove nelle eleganze ci ritrae tutto l'oro che fece bello il -trecento ed il cinquecento, nella profondità della dottrina ci fa -rivivere quella divina Cassandra Fedele, che _decus Italiæ_ fu salutata -dal Poliziano. Di che pensi ella se mi congratuli con questa comune -patria: la quale avendo più che mai bisogno di esempi splendidissimi di -vero senno italiano, può mirabilmente specchiarsi in questo gran lume -del gentil sesso. Ma venendo alla novella opera che ha voluto tradurre -di Cicerone, a quella cioè _De finibus_, le dirò che la vo leggendo -con infinito diletto..... Oh la degna, oh la saggia, oh la critica -traduzione di che ella ha regalato le nostre lettere! Per non parlar -qui della chiarezza ed eleganza dello stile, e della tulliana pienezza -e dignità del periodo: perchè queste son doti che tutti trovano sempre -ne' magistrali scritti della contessa Malvezzi.» - -La contessa, che amava la compagnia de gli uomini d'ingegno, fu lieta -di conoscere il giovane recanatese, di cui la fama, benchè non certo -allora ancor adeguata al merito, narrava grandi cose: il fare dignitoso -e modesto, l'aspetto malaticcio e sofferente, la malinconia di lui, -dovettero commuoverla di una pietà quasi materna, resa più intensa da -l'ammirazione per quel grande intelletto. Perciò ella lo accolse con -un'affabilità affettuosa e reverente, con un'effusione che aperse a -sincera gioia l'animo de l'infelice, avido d'affetto, cui ella apparve -come una donna diversa da tutte le altre, come un'amica tenera ed -alta, di cui la mano candida gli offrisse ne la stretta affettuosa un -conforto ed un sostegno; diversa da tutte le altre, pure richiamante al -suo pensiero le più dilette immagini femminili che avevano allietata -la sua giovanezza: modesta e pura come Silvia e Nerina, graziosa ed -arguta come la Cassi, gl'inspirava la reverente tenerezza che aveva -provato per quelle e l'ammirazione ardente e devota che a lui, ragazzo -ancora, sparuto, deforme, ammalato, aveva fatto apparir questa come -una divinità. Di più, vicino a la Malvezzi non gli taceva ne l'animo, -come presso a le altre, l'amore a la fama, nè i libri cessavano di -attrarlo: anzi ella colta, capace d'intenderlo e così calda ammiratrice -dei grandi, lo animava più che mai a gli studi e a la gloria. Quando -la conobbe era il maggio odoroso, era la primavera che ogni anno -risvegliava in lui la vita intima, spesso sopita in un doloroso -letargo, la soave primavera che gli rammentava gli occhi ridenti e -fuggitivi, il viso bianco e i neri capelli di un'altra Teresa, la -Fattorini; se il canto ingenuo di questa lo aveva commosso, l'arguta -parola de la Malvezzi lo inebbriava. L'abbandono con cui ella gli -apriva il suo cuore, confidandogli i suoi secreti, l'affetto con cui -voleva saper tutto di lui, l'aperta franchezza con cui lo rimproverava -talora e la ingenua modestia con cui ne accettava rimproveri e -consigli, gli parvero qualche cosa di veramente degno de l'anima sua -e lo fecero vivere nei primi giorni che la conobbe in una specie di -delirio e di febbre, chè gli parve d'aver trovata _la donna che non si -trova_, quella cara beltà cercata invano, dove splende più vago il riso -di natura e sognata nel secolo, che da l'oro ha nome, fra gli spiriti -o ne l'avvenire; la donna capace di rendere beato il vivere anche -fra l'immenso dolore de gli umani, capace d'incitare a la lode e a la -virtù. Pieno d'entusiasmo, ridesto a le splendide illusioni de la sua -prima giovanezza, egli scriveva allora al fratello Carlo: «... questa -conoscenza forma e formerà un'epoca ben marcata della mia vita, perchè -mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente -al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancor -capace d'illusioni stabili, malgrado la cognizione e l'assuefazione -contraria così radicata, ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno, -anzi una morte completa, durata per tanti anni.»[39] Quasi un commento -a queste parole appaiono quelle (benchè scritte parecchio prima e già -pubblicate nel 1826) del dialogo di _Torquato Tasso e del suo genio -familiare_, in cui il Leopardi, dopo aver notato come l'uso del mondo e -i patimenti sopiscano in ciascuno di noi quel primo uomo ch'egli era, -il quale però si ridesta talora, in ispecie nella gioventù, finisce -col dire: «Infine io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia -tanta forza da rinnovarmi per così dire l'anima e farmi dimenticare -tante calamità.»[40] - -Con intima gioia egli sentiva di venir ricuperando quella sua potenza -di amare, che gli aveva illuminato di così viva e ardente luce la -prima giovanezza e ch'egli aveva sempre creduto il più prezioso di -tutti i doni, sol che si trovasse nel mondo un oggetto che ne fosse -degno; la compagnia de la contessa gli dava quei momenti di rapimento -e d'emozione profonda, che per lui valevano ben più di tutte le gioie -volgari: era un _amore senza inquietudini_, una felicità senza rimorsi. -Come il suo cuore, quest'amicizia soddisfaceva il nobile orgoglio del -suo grande spirito, che sdegnoso de le lodi volgari si sentiva felice -de l'altissima stima di quella donna: «Le lodi degli altri non hanno -per me nessuna sostanza: le sue mi si convertono tutte in sangue e mi -restano tutte nell'anima.»[41] Ne' suoi _pensieri_ egli notava come -a lungo andare non rimanga piacevole se non la compagnia di quelle -persone da cui ci importi o ci piaccia essere stimati sempre più, e -come perciò le donne, volendosi rendere lungamente gradite, dovrebbero -studiarsi d'esser tali che de la loro stima rimanesse lungamente vivo -il desiderio. - -La malinconia de la contessa, malinconia dolce e serena, gli pareva -indizio di un'anima elevata, e consuonava col dolore di lui, pur -ravvivando il suo spirito e dissipandone le tetre nebbie; così che a -la sua tristezza _ostinata, nera, orrenda, barbara_, succedeva come -un'alba soave; a l'orrore di una notte tempestosa, quella malinconia -_che partorisce le belle cose, più dolce de l'allegria_; infinito -sollievo gli dava il non doversi più serbare tutti i pensieri per sè; -infinita dolcezza il vedere altamente apprezzato ancor più del suo -ingegno poderoso, il suo cuore, del quale ardiva dire egli stesso, che -poche cose eran degne; e benchè egli si mettesse col pensiero più in -su de la gloria e de gli uomini e di tutto il mondo, l'approvazione de -l'amica gli tornava così soave che certo per lei sola, come già pel -Giordani, quand'anche non ci fosse stato altro spettatore, nè altro -premio de la virtù, egli avrebbe voluto esser virtuoso. L'affetto di -lei lo animava e lo riscaldava così ch'egli, tanto ritenuto per natura -e per abitudine, tanto propenso a la taciturnità, lasciava sgorgare -dal suo cuore tutti i sentimenti così a lungo compressi, e a poco a -poco, smesse le forme de l'ossequio e le restrizioni de la timidezza, -palesava intiera l'anima sua, scopriva quel tesoro di grandi idee, -che aveva raccolto nei libri e ne l'osservazione. Il suo immenso -desiderio di ritrovare un uomo di cuore, d'ingegno e di dottrina che -si degnasse essergli amico, era stato soddisfatto dal Giordani; ma -questa nuova amicizia con una donna intelligente, coltissima e gentile, -tutta grazia e spirito, aveva un'attrattiva diversa e potentissima -su di lui. La Malvezzi, intimamente onesta e abituata ad una pura -intimità con altri letterati, probabilmente non pensò nè pure di -poter risvegliare una passione nel cuore del poeta: tutto, del resto, -doveva rassicurarla: l'età sua, molto maggiore di quella di lui, il -contegno riservatissimo ch'egli soleva tenere, la purezza assoluta -dei costumi di lui, la nobiltà de l'animo rivelantesi in tutte le sue -parole ed i suoi scritti, e la propria intatta fama, che le procurava -la riverente stima di tutti; sì ch'ella non nascose punto l'affetto -ch'egli aveva risvegliato in lei, e di cui aveva coscienza di non -dover arrossire; e, vedendo quanto conforto egli traesse da la sua -compagnia, lo accolse con piena libertà ne la propria casa. Ogni sera a -l'ave maria egli si recava da lei e vi rimaneva fin dopo la mezzanotte, -conversando di lettere e di filosofia, leggendole i suoi versi, dandole -probabilmente quegli stessi consigli che in quei giorni dava a la -Caterina Franceschi Ferrucci per mezzo del Puccinotti: «Confortala -caldamente, non dico a lasciare i versi, ma a coltivare assai la prosa -e la filosofia. Questo è quello che io mi sforzo di predicare in questa -benedetta Bologna.»[42] Probabilmente anche a la Malvezzi ripeteva non -esser poetico il secolo e che un poeta, anche sommo, avrebbe levato -pochissimo grido, e se pur fosse diventato _famoso nella sua nazione, a -gran pena sarebbe stato noto al resto dell'Europa_, «perchè la perfetta -poesia non è possibile a trasportarsi nelle lingue straniere e perchè -l'Europa vuol cose più sode e più vere che la poesia.» - -Anche a lei, notava, a lei che in parecchie poesie aveva espressi -vivi sentimenti d'amor patrio, come andando dietro ai versi e a le -frivolezze si facesse espresso servizio ai tiranni, riducendo a un -giuoco o a un passatempo le lettere, sola speranza di rigenerazione -che rimanesse a l'Italia. Tanto più appar probabile ch'egli le desse -questi consigli, se si considera che ne le prose di lei egli ammirava -la sobrietà, il buon giudizio, la purità de la lingua e de lo stile; -mentre pei versi non ebbe che parole di compatimento; gli è ben vero -che quelle lodi eran fatte nel periodo de la loro calda amicizia, -mentre il giudizio sui versi, e precisamente sul poemetto, fu dato dopo -avvenuta la rottura fra loro. - -Il Leopardi leggeva spesso a Teresa i propri versi, ed ella ne -era commossa così da piangere di cuore, senz'affettazione, e oh -quanto quella commozione doveva piacere a lui, che così ben poteva -comprenderla! Quando col fiorire de la sua giovanezza da le spoglie -de l'erudito venne uscendo in lui il poeta, egli, leggendo Virgilio, -senza avvedersene si lasciava andare a recitarlo ad alta voce, -infiammandosene tutto e commuovendosene fino a le lagrime; e se a -l'improvviso sentiva recitare da qualcuno un verso del mite Mantovano -o di Dante austero, il suo cuore prendeva a palpitare e il suo spirito, -quasi a forza, teneva dietro a quella poesia. Che cosa doveva provare, -notando che i versi suoi producevano quelle stesse emozioni ne l'anima -de la graziosissima Malvezzi? Il Mestica, credendo inverosimile -che da la meravigliosa illusione di quest'amicizia, il Leopardi non -traesse qualche nuova inspirazione, suppone che la contessa piangesse -specialmente a la lettura del _Consalvo_, in cui crede di veder -consacrato l'amore del poeta per lei, raffigurata ne la pietosa Elvira, -che accorda un bacio a l'amante moribondo.[43] - -Il Recanatese s'interessava ai lavori de la Malvezzi, lesse il -manoscritto del poemetto _La cacciata del tiranno Gualtieri_, chiese a -lo Stella (lettera, 3 settembre 1826) se fosse stata mandata a lui, che -stava pubblicando un'edizione de le opere di Cicerone, la traduzione -del _Sogno di Scipione_ fatta da la dama bolognese, traduzione di cui -il manoscritto le era stato rubato da un amico e mandato a stampare, -non si sapeva dove. Giacomo le procurava inoltre dei libri e forse la -consigliava ne le sue letture; infatti in una lettera che non porta -data precisa, ma dovrebb'essere de gli ultimi giorni d'ottobre del -1826, il Leopardi, restituendo al conte Pepoli il secondo volume di una -delle opere filosofiche del Buhle, gli dice che la Malvezzi non l'ha -letto, perchè non le parve tempo di continuare una lettura così grave: -non si dia quindi pensiero di procurar altri volumi. - -D'amore non parlavano mai, se non per ischerzo, ma quell'intimità -tenera doveva illudere ben presto il Grande, che a l'amore anelava -con tutte le forze de l'anima: appassionatissimo, sotto il suo aspetto -riservato fino a sembrar freddo, egli credette una simpatia incline a -tenerezza quella ch'era soltanto un'affettuosissima amicizia; mentre -la contessa non vedeva in lui che un fratello, un compagno spirituale, -egli non tardò a desiderare, poi a cercare un'amante ne l'amica. Simile -al Socrate de' suoi _Detti memorabili_, egli, d'anima gentilissima, -infaustamente, per quanto sublimemente, disposto a l'amore, sciagurato -ne le forme del corpo, benchè sapesse ormai di non poter essere -amato che soltanto d'amicizia, considerava questa come poco atta a -_soddisfare un cuore delicato e fervido che senta spesso verso gli -altri un affetto molto più dolce_. Infine qualche cosa dei sentimenti -di lui ella dovette indovinare, perchè mentre da prima gli aveva -promesso di scrivergli assai di frequente quand'egli fosse a Recanati, -dopo la sua partenza non gl'inviò che il volgarizzamento della -_Repubblica_ di Cicerone; il Leopardi si lagnava che le molte aspettate -lettere, si fossero ridotte ad una soprascritta e, contando di tornar -presto a Bologna, sperava poterle dir a voce tutto quel ch'ella avrebbe -voluto sapere, e domandarle tutto quello che avrebbe voluto saper lui, -conchiudendo con un'affettuosità velata di complimentosa cortesia: -«Intanto amatemi, come fate certamente, e credetemi _your most faithful -friend, or servant, or both, or what you like_.» - -Che avvenne quand'egli fu ritornato a Bologna ne l'aprile del 1827? -Recatosi da la contessa, commosso dal desiderio di rivederla, forse -ne l'effusione di quel momento non seppe frenare la dichiarazione del -suo amore, illudendosi che quella donna, la quale mostrava un così -nobile apprezzamento del suo cuore e del suo ingegno, potesse compatire -almeno anche la passione destata in lui. Ella, austera, ne fu offesa -doppiamente, e perchè vedeva spezzata così quell'amicizia fraterna, -che aveva sognato potesse durar sempre, e perchè quella rivelazione le -parve irriverente. - -Fu detto e ripetuto da molti che a le focose parole del poeta ella -rispondesse, ordinando ad un servo un bicchier d'acqua per lui; -il Ridella nega questo fatto, che del resto non appare conforme al -carattere de la Malvezzi, dolce e severo insieme, e che avrebbe offeso -troppo profondamente il Leopardi, perch'egli potesse desiderare -di riveder più tardi la contessa. Certo ella allontanò da sè il -Recanatese, che ne sofferse assai, ma finì col riconoscere il -proprio torto e forse col rimpiangere quella cara amicizia perduta, -se, orgoglioso ed altero com'egli era, le scrisse: «Contessa mia, -l'ultima volta che ebbi il piacere di vedervi voi mi diceste così -chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che -non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi -la frequenza delle mie visite. Non crediate ch'io mi chiami offeso; -se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti e -le vostre parole, benchè chiare abbastanza, non fossero anche più -chiare ed aperte. Ora vorrei dopo tanto tempo venire a salutarvi, ma -non ardisco farlo senza vostra licenza. Ve la domando istantemente, -desiderando assai di ripetervi a voce che io sono, come ben sapete, -vostro vero e cordiale amico.»[44] - -Alcuni giudicano il contegno de la Malvezzi con severità, tanto da -giungere a crederla l'_Aspasia_ con cui ella non ebbe a comune nè la -sovrana bellezza, nè la civetteria. Opportunamente il Cesareo notò a -questo proposito che il Leopardi aveva conosciuto Teresa nel 1826, -mentre l'_Aspasia_ fu scritta dopo l'autunno del 1830, sì che una -tale passione dopo cinque anni non ha nulla di verosimile. Ancora -si potrebbe notare che la Malvezzi aveva un figlio soltanto, mentre -nell'Aspasia si parla di bambini, e ognun sa come il Leopardi amasse -anche nel verso attenersi ai particolari veri. Confutar più lungamente -quest'errore dopo gli ultimi studi leopardiani sarebbe cosa inutile. - -Nel salotto de la contessa e a canto a lei, il Leopardi passò alcuni -fra i migliori momenti de la sua vita, non si può negarlo. Fu certo -effetto di bontà d'animo la grande intimità ch'ella gli concesse, e di -più effetto de le abitudini onestamente libere ch'ella aveva contratte -ne le sue amicizie con molti uomini dotti; come il Leopardi ad esempio, -anche il Biamonti soleva passar le serate con lei, trattenendosi _fino -alle 11 e più_;[45] ma ad ogni modo quell'amicizia, che doveva essere -un conforto per lui, finì col diventare un nuovo dolore. - -Nel maggio del 1828, mentre era a Pisa, Giacomo Leopardi, riavutosi -in quel dolcissimo clima, e rifiorente, ne l'anima almeno, al ritorno -de la bella stagione, scriveva a la sorella Paolina d'aver fatto ne -l'aprile, dopo due anni, dei versi, _ma versi veramente all'antica e -con quel suo cuore d'una volta_; sono quelli del _Risorgimento_, in cui -con armoniosa dolcezza canta le pene de l'animo suo nel periodo dal '19 -al '28 e la gioia di sentir rivivere in sè gl'_inganni aperti e noti_, -che natura gli diede proprii e che le sventure avevan sopito. - - E voi, pupille tremule, - Voi, raggio sovrumano, - So che splendete invano, - Che in voi non brilla amor. - Nessuno ignoto ed intimo - Affetto in voi non brilla: - Non chiude una favilla, - Quel bianco petto in sè. - Anzi d'altrui le tenere - Cure suol porre in gioco; - E d'un celeste foco - Disprezzo è la mercè. - -Il signor Sante Sottile Tomaselli nel suo studio sul _Risorgimento_ di -G. Leopardi immagina che il poeta, innamorato di qualche bella popolana -di Pisa, si vedesse oggetto de gli sguardi schernevoli e dei sorrisi -canzonatori de le altre donne, che potevano osservarlo, mentr'egli -in qualche via fissava la fanciulla cara; ma questa non è che una -supposizione, a la quale manca non pure ogni prova, ma ogni sostegno. -Del resto a l'asserzione che il _Risorgimento_ sia stato inspirato da -una gentil Pisana, risponde il poeta stesso: - - _Da te, mio cor, quest'ultimo_ - _Spirto_, e l'ardor natio, - Ogni conforto mio - _Solo da te_ mi vien. - -Lo Straccali, acutissimo commentatore dei canti leopardiani, ed altri -molti credono inspirati da la Malvezzi i versi che citammo, in cui -si risente la piena de l'amarezza, rimasta in cuore al poeta dopo -una crudele delusione: ma che questa fosse la perduta amicizia de la -contessa, mi par dubbio per lo meno; veritiero e sincero ne la sua -inspirazione, se avrebbe potuto affermare che _quelle pupille tremule, -quel raggio sovrumano_, non brillavano d'amore per lui, avrebbe potuto -con ugual verità dir che ne la contessa non v'era nessuna intima -affezione, che quel bianco petto non chiudeva una _favilla_, egli che -l'aveva conosciuta tenera, anzi tenerissima di cuore? - -Mi par probabile che i versi citati si riferiscano piuttosto a Madama -Padovani[46], al carattere de la quale appaiono convenientissimi; ne -la Padovani il poeta ammirava a punto sopra tutto gli occhi fulgenti, e -dopo averla avuta cara, egli la disprezzo veracemente. - -Un'obbiezione rimarrebbe: per la Padovani il poeta provò solo una -fuggevole, benchè viva simpatia, cui forse non si conviene il nome di -_celeste foco_; ma può darsi ch'egli avesse in mente più che la durata -di quell'amore, la purezza e l'entusiasmo che sempre accompagnavano -l'amore in lui. - -Com'è ingiusto accusare troppo severamente la contessa, che ne la -sua austerità non poteva e non doveva sopportar il troppo audace -linguaggio de l'appassionato poeta, il quale a tale linguaggio giunse, -malgrado l'indole riservatissima, spinto dal fuoco de l'anima e da -l'illusione di quel compatimento ch'egli pose ne l'animo de la sua -Elvira per l'infelice Consalvo; così è ben poco ragionevole tacciare -lui d'ingratitudine verso la Malvezzi, perchè nel febbraio del 1828, -rispondendo probabilmente a una domanda rivoltagli, scriveva al -Papadopoli: «Ho veduto il poema della Malvezzi. Povera donna! Avevo -veduto già il manoscritto.» Questa parola di compatimento, in cui -infine non vi ha nulla di amaro, non appare punto strana su la penna -del grande Recanatese, così difficile ammiratore e così parco lodatore; -egli aveva il diritto d'esser giudice severo fra tutti, e che severo -fosse infatti bastano a provarlo i giudizi ch'egli diede sui migliori -suoi contemporanei, quali il Manzoni, il Mamiani, il Costa, il Rosini. - -L'amore passò rapido in lui; le sue passioni erano troppo ardenti e -infelici perchè non dovessero consumarsi in breve nel proprio fuoco, -lasciando solo una triste cenere: cosa morta in un cuore che appariva -morto, solo per risorgere più fremente e più grande. - - * - * * - -Gli ultimi anni de la contessa Teresa passarono ne le abitudini oneste, -studiose e casalinghe ch'ella aveva sempre avute. Le maggiori gioie -de la sua maturità serena e de la sua vecchiezza tranquilla, benchè -per ben vent'anni tormentata da una malattia nervosa, le vennero dal -figliuolo Giovanni, che, se è vero essere i figli le migliori virtù de -la madre, fu per lei il più bel titolo di lode. È noto come Giovanni -Malvezzi fosse generoso de l'opera sua e de le sue sostanze a la causa -de la patria, come nel '49 assumesse il comando de la Guardia Civica; -come dieci anni dopo facesse parte della Giunta provvisoria di governo -e quindi deputato a l'assemblea de le Romagne, ne promovesse l'unione -al regno d'Italia; commemorandolo nel Senato (24 novembre 1892), -il presidente Domenico Farini diceva: «Profonde convinzioni, bontà -soverchiata dalla modestia, virtù private pari alle pubbliche, furono -doti spiccate di Giovanni Malvezzi.» La contessa Teresa ebbe carissime -la prima sposa di suo figlio, Barbara Pio di Savoia, e la seconda, -Augusta Tanari, soavissima donna che Bologna ricorda con affetto.[47] - -Fra i libri e l'ago ne la dolcezza domestica, che le faceva -sopportabili i tormentosi suoi mali, Teresa Carniani Malvezzi invecchiò -tranquilla e rispettata. Inferma e avvertita dai medici che non -le rimaneva speranza su la terra, posò la mano sul capo del figlio -piangente vicino a lei, e, volgendo lo sguardo a l'alto, disse: «Dio, -benedite mio figlio, la sua sposa e i suoi figli.» E in queste parole -di benedizione spirò la notte del 9 gennaio 1859, pianta non da la -sola famiglia e da gli amici, ma da l'intiera città. Il figliuolo e -i nipoti Giuseppe e Nerio serbarono a la sua memoria un vero culto di -venerazione e d'affetto. - -Men nota che non meriti in realtà come scrittrice colta e gentile, -ell'è notissima per la famosa lettera di Giacomo Leopardi al fratello; -ma la sua severa e pur dolce figura smarrì nel tempo i puri contorni -fino a diventar per taluni quella d'una civetta volgare e senza cuore. -Tale non fu invero la dotta gentildonna a la quale il Leopardi dovette -ripensar talvolta con amarezza sì, ma non senza rimpianto, ricordando -fra le poche liete ore de la sua vita quelle trascorse a canto a lei, -buona amica. - -Un dottor Paoli scriveva da Firenze a la Malvezzi il 21 agosto 1827: -«Ieri mi giunse il pacco contenente le trenta copie della sua _Egloga_ -e numero quattro della _Repubblica_ di Cicerone. Leopardi mi mostrò -desiderio di aver un esemplare de la prima, ed approfittandomi de -l'autorità ch'Ella mi ha dato di diramarne alcune copie non esitai a -compiacerlo.» Il poeta non aveva dunque scordato Teresa; e nè pur lei -potè dimenticarlo, e forse gli accordò perdono, se è posteriore a la -loro rottura la lettera scrittagli da lei e rimasta fra le carte del -Ranieri. - - -NOTE. - -[36] Vedi a pag. 31 del volume _Giuseppe Biamonti_, di Stefano Grosso -(Bologna, Romagnoli, 1880), la lettera 23 dicembre 1815. - -[37] Questa lettera si trova inedita nell'Archivio Malvezzi de' Medici -in Bologna (_Carteggio de' Malvezzi_, capsula 113). — La lettera -è priva di data; l'opuscolo fu ripubblicato nelle _Opere edite ed -inedite di Paolo Costa da lui accresciute e corrette_, vol. II (Parma, -Fiaccadori, 1835). Nello stesso Archivio Malvezzi si trovano le altre -lettere inedite dirette a la contessa Teresa citate in questo studio; -quelle cioè de lo stesso Costa, di A. Papadopoli, di Urbano Lampredi, -di Giuseppe Mezzofanti, di Salvatore Betti, e d'altri. - -[38] Vedi la _Lettera autobiografica della contessa Carniani Malvezzi -a monsignor C. E. Muzzarelli_ (Bologna, 18 dicembre 1829) a pag. 223 -de le _Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo -secolo_, pubblicate da D. Diamilla Müller. Torino, Cugini Pomba e -comp., 1853. - -[39] Vedi _Lettera a suo fratello Carlo_ a Recanati, Bologna, 30 maggio -1826, a pag. 456, _Epist. di G. L._ Firenze, Le Monnier, 1864, vol. I. - -[40] Vedi _Le prose morali di G. Leopardi commentate da Ildebrando -Della Giovanna_ (Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, -pag. 85 e 86). - -[41] Vedi _Epist. di G. L._ Lettera citata, a pag. 456, vol. I. - -[42] Vedi lettera 5 giugno 1826 a pag. 457-459 dell'_Epist._ - -[43] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di Giacomo Leopardi_. Studio -pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 4 aprile 1880. - -[44] Vedi a pag. 120 de l'_Appendice a l'Epistolario di G. L._ la -lettera senza data di G. L. a T. C. M. a Bologna. - -[45] Vedi lettera 5 aprile 1817 nel citato volume del Grosso. - -[46] Vedi a proposito di Madama Padovani il mio articolo _Il Leopardi e -Madama Padovani_, pubblicato nel _Fanfulla della Domenica_, 10 ottobre -1897, e l'ultimo studio del presente volume. - -[47] A proposito de la famiglia Malvezzi, vedi la _Necrologia del conte -Giovanni_, scritta da Carlo Malagola e pubblicata ne la _Gazzetta de -l'Emilia_ di Bologna, 5 ottobre 1892; vedi ancora la _Commemorazione -del senatore Malvezzi_, letta da D. Farini presidente del Senato ne la -seduta del 24 novembre 1892; a proposito del busto de lo stesso conte -Giovanni, opera de lo scultore Federico Monti, donato al Municipio di -Bologna col frutto di una sottoscrizione fra amici ed estimatori, vedi -i giornali bolognesi del 23 e 24 gennaio 1895; e a proposito de la -famiglia Malvezzi, vedi ancora _Augusta Malvezzi, Ricord_i (Bologna, -Tip. Fava e Garagnani, 1887; opusc. in 8º di pagg. 30). L'archeologo -Francesco Rocchi scrisse una necrologia biografica intorno a la -contessa Teresa C. M. nella _Gazzetta di Bologna_ del 9 febbraio 1859. - - - - - [Illustrazione: _Antonietta Tommasini_] - - - - -ANTONIETTA TOMMASINI. - - -Una brigata di piccoli folletti fa il chiasso in una modesta stanzetta; -le boccucce rosse si aprono a risate gioconde, a grida festose, gli -occhietti scintillano fra i riccioli scomposti, i giuochi stanno per -divenire sfrenati e sgarbati: ma una porta s'apre e una giovanetta -compare, una giovanetta bella che nel viso rotondetto e ne la fronte -serena ha ancora qualche cosa d'infantile anche lei, ma che pure ne -la grazia seria de' suoi quindici anni è già donna compiutamente; al -rimprovero che leggono ne' suoi occhi puri e profondi, al cenno de -la sua mano alzata a una scherzosa minaccia, i frugoli si quietano, -a braccia aperte le si gettano addosso, promettendo, prima ancor che -richiesti, d'esser molto buoni, e la fanciulla, togliendosi in collo il -più piccino, si dispone a dirigere ella stessa i giuochi e un pochino -anche a prendervi parte. - -Tale ci appare adolescente l'Antonietta Ferroni: simile a la bionda -Carlotta del _Werther_ ella fu sin da l'infanzia piuttosto una madre -che una sorella pei fratellini, chè la famiglia Ferroni, civile, -educatissima, ma non ricca, la madre vedova esigevano quest'aiuto e -questa precoce saggezza. Ed Antonietta cedeva di buon grado al dovere -punto ingrato per lei, nata ad essere la viva fiamma d'un focolare -intimo e che aveva già quel cuore materno per cui il sacrificio è -gioia. - -Seconda di cinque figli, era nata nel 1780 a Parma: e, piccola massaia, -a pena potè, fu la direttrice de la casa; le cure domestiche innanzi -tutto, poi a tempo avanzato, quasi come una distrazione, lo studio, -occupavano le sue liete giornate, e non era raro il caso di vedere -il grazioso visetto chino su di un libro ai riflessi rossastri del -focolare di cucina. Iacopo Sozzi, suo primo maestro, le aveva appreso -a preferire, tra tutti, i grandi scrittori e a gustarne con intimo -diletto le severe bellezze: l'alta e pura antichità l'attraeva come -la patria dei grandi ideali ch'ella già vagheggiava, e a quella -serenità semplice e sublime pareva accordarsi la schietta purezza del -suo pensiero, non abituato a molli fantasticherie, ma pur avvinto dal -fascino de l'arte. La vita tutta operosa, le aveva lasciato ben poco -tempo pei pericolosi sogni giovanili; non la fantasia, ma il cuore e -la ragione predominavano in lei, perciò ella predilesse quegli studi -filosofici e morali che si propongono uno scopo di più vicina e pratica -utilità. - -Bella, graziosa, saggia, benchè vivesse ritiratissima, fu chiesta -in isposa da molti; ne la scelta ch'ella fece, diciottenne a pena, -rivelò il suo senno e l'altezza del suo spirito, poichè quegli ch'ella -preferì era un giovine di condizione umile, ma di grandissimo ingegno, -un futuro uomo celebre, ancora quasi perfettamente ignoto, un cuore -generoso accoppiato a uno spirito severo, Giacomo Tommasini, che -tutto assorto ne la scienza, non poteva prometterle allora altro che -le dolcezze d'un affetto sincero; non agi, nè vita gaia. Egli aveva -allora trent'anni; a ventuno si era laureato in medicina, ottenendo ben -presto la cattedra di fisiologia e patologia ne l'Università di Parma, -dove le sue ammirate _Lezioni critiche_ cominciarono a dargli fama. -Non meno che come medico fu presto stimato come uomo; quando nel 1802 -il ducato di Parma venne in mano ai Francesi, il Tommasini fu membro -del consiglio di Sanità Pubblica, poi ispettore de le carceri, indi -uno dei dodici rappresentanti de la città e segretario nel Consiglio -Generale del dipartimento del Taro. Malgrado questi uffici onorifici -del marito, i primi anni che seguirono le nozze, compiute nel 1798, -furon tristi per l'Antonietta: Luigi suo fratello, giovane robusto e -coraggioso, tenente ne la milizia d'Italia, venne ferito a Mantova, e -il dolore da lei provatone fu tale che ne perì il primo figliuolo già -presso a nascerle; ebbe ammalata una sorella, più tardi in pericolo -la sua figliuoletta Adelaide, vide infine morire sua madre. A tante -pene, benchè fortemente sopportate, era necessario un sollievo che -distraesse lo spirito; aggiungi che, quantunque il Tommasini l'amasse -teneramente, a lei parve di dover curare ancora e assai la propria -istruzione per divenir degna di lui non pel cuore soltanto, ma ancora -per l'intelletto; e si sentì come rapita da lo studio, tanto che ne -le occupazioni non lievi che le dava la nuova casa ricca d'affetto -e d'ogni intima soavità, ma ancora economicamente povera, ella si -rimproverava le ore passate in trastulli vani ne la sua prima età, e -gli studi che non aveva fatti e i libri che non avea letti, parendole -ne la sua modestia di non poter mai riparare al tempo che certo non -aveva perduto, ma di cui non era stata abbastanza avara. - -Quando ella divenne madre, questo desiderio d'apprendere si fece, se -possibile, ancor più vivo, al pensiero che le cognizioni sue avrebbero -potuto essere un tesoro pei figliuoli, i quali da le labbra materne -ricevendo quelle prime idee che spesso son guida di tutta la vita, -difficilmente dimenticano poi le impressioni de l'infanzia. A questo -proposito ella ricordava il detto di quella Spartana, cui una donna -ateniese aveva chiesto per qual ragione gli Spartani amassero tanto -le loro mogli: «Perchè sappiamo dare utili cittadini alla patria.» -L'Antonietta fu una madre vera: ai figliuoli diede più che il sangue, -l'anima propria, e con quell'esclusivo affetto che, se si vuol chiamare -materno egoismo, è tuttavia egoismo sublime e sentimento de' più alti -che conosca l'umana natura, tutto da allora in poi vide con occhi di -madre, traverso la tenerezza pe' suoi figliuoli, in tutto cercò per -essi non già un bene meschinamente materiale, bensì quella felicità, -che deriva da la virtù e che può accompagnarsi perfino a la sventura, -se l'animo è così gagliardamente temprato da non vivere di sè e per -sè, ma da far sue le gioie di tutti gli umani e da saper trovare nel -sacrificio quella dolcezza santamente e serenamente mesta, che non ha -pari. - -Dal marito soprattutto era venuto a la Tommasini l'esempio de l'amor -patrio, che si accese vivissimo in lei; e, studiando e leggendo senza -punto trascurare la figliuoletta Adelaide, primo de' suoi pensieri, e -la casa, che l'amore del marito le rendeva sacra come un tempio e dolce -come un nido, ella ripensava che il valore de le donne è sicuro indizio -di tempi virtuosi e che con l'educazione femminile va del pari la -felicità de le nazioni; ripensava a le austere matrone romane, esempio -d'immacolata virtù e spesso illustri ne le scienze e ne le arti; e se -si doleva d'esser nata donna, gli era solo pei tempi infelici, in cui -l'educazione femminile era poco o punto curata. Quando le capitava di -poter leggere qualche opera insigne di una penna femminile, provava -i più vivi affetti di ammirazione e di riconoscenza; sui libri di -Madame de Stäel meditava lungamente, rallegrandosi, quasi d'un bene -che fosse anche suo, de l'ingegno, de la filosofia, de la coltura di -quell'illustre donna. Leggeva molto, ma senza accogliere servilmente -le opinioni de gli autori, fossero pure famosissimi, e quando il suo -giudizio era contrario al loro, chiedeva parere al marito, ne l'acume -del quale avea gran fiducia. Così, allorchè nel Verri lesse il piacere -non esser altro che la negazione del dolore, ricordandosi un consiglio -del Tommasini, consiglio divenuto per lei una regola de la vita, quello -cioè di osservare i fatti e non far deduzioni che da essi, le parve -per propria esperienza di dover giudicare diversamente, e chiese per -lettera l'avviso del marito. Preferiva la filosofia, come quella che -maggiormente si addiceva al suo spirito sereno e calmo, assetato di -verità e guidato sempre da la ragione; ma non restava indifferente -a l'armonia dei versi e tanto più se un concetto profondo e un -intendimento civile si accoppiavano a la finezza de l'arte. - -La maravigliosa serenità omerica, quella forza eroica d'un popolo -giovane, cantata da un poeta giovane ne l'anima come un'alba -meravigliosa, rapivano la sua immaginazione, facevan battere il suo -cuore, ne evocavan tutto quello che di bello e d'alto v'avevan posto la -natura, l'esperienza, il pensiero. Ella non era una dotta, una Gaetana -Agnesi, una Cassandra Fedele, era una semplice anima che, cercando i -libri, trovava un refugio ne le più pure regioni de l'arte. Somigliava -l'Iliade _al sole raggiante a mezzo il cielo di tutta la maestà_, e -l'Odissea _al raggio della luna che splende fra le piante di tacito -boschetto in una bella sera d'estate_. Tanto caro le era Dante che -spesso luoghi, cose, persone, le ricordavano e le facevano ripetere -qualche terzina de la Divina Commedia. Un rovescio d'acqua continuato, -che pareva sommergere tutta la campagna intorno a la villa, ov'ella si -trovava solitaria, le richiamava su le labbra i versi: - - Io sono al terzo cerchio della piova - Eterna, maledetta, fredda e greve, - Regola e qualità mai non l'è nuova. - -Il ripugnante spettacolo de l'indifferenza ne le cose pubbliche, le -ricordava i dannati danteschi, che _non hanno speranza di morte_: - - E la lor cieca vita è tanto bassa - Che invidiosi son d'ogni altra sorte. - -Tra i poeti suoi contemporanei prediligeva il Parini, pel _Giorno_, -che giudicava _modello di utile poesia, tipo unico al mondo d'una -satira illustre, la quale mentre loda fa sentire risibile l'orgogliosa -prepotenza_. Ed invero a quell'anima fiera ed onesta rispondeva bene -l'anima di lei, che, come il buono e rigido Brianzuolo, sdegnava l'ozio -e la mollezza, come lui sentiva profondo lo sdegno per l'effeminatezza, -l'ignavia e la codardia, e desiderava a la patria una stirpe di forti, -capaci di rivendicarne la libertà e la gloria. Anche l'_Invito a -Lesbia_ del Mascheroni e l'_Arminio_ del Pindemonte, le parevano gran -belle cose; il primo pel profondo contenuto ne l'artistica forma, il -secondo per la potenza patetica e tragica. La sua mente aperta si -piaceva in ogni genere di studi, e quelli astronomici, cui l'aveva -iniziata il Tommasini, dandole un libro del Cagnoli, le facean dire -che nel sollevarci a la contemplazione de gli astri noi ci sentiamo -maggiori di noi medesimi, perchè il nostro intelletto non vi gode -soltanto una dolce libertà, ma vi esercita una specie d'impero, quello -de l'uomo, che incatenato a la dimora angusta de la terra, di fronte -a l'infinito mistero del creato, si svincola da tutti i legami de la -materia, lanciandosi ardito col pensiero traverso i mondi che rifulgono -sul suo capo ne l'immensità de la notte, e schiavo de la sua zolla, -è capace pure di dominarla e di sfuggirne. Sempre pensosa non di sè -soltanto, ma di tutti, ella chiedeva perchè quel che il Cagnoli aveva -fatto per l'astronomia, altri dotti non facessero per le altre scienze, -aprendo i tesori de la natura e del sapere umano anche a coloro che -non si danno di proposito a gli studi, anche a le donne, che potrebbero -giovarsene ne l'educare i figliuoli: questo de l'educazione era sempre -il suo grande pensiero e come i fiumi al mare, così tutte le sue -considerazioni finivano ad esso. - -Il sommo interesse suo era per la scienza che ha l'uomo per oggetto. -Ve l'attraeva il suo amore di madre non meno che il suo amore di -patria, e a questa scienza diede il meglio de l'ingegno, a questa -s'inspirarono interamente od in parte tutti i suoi lavori, in questa -ella portò la luce di sagacia ch'era ne l'anima sua e l'intuizione -che solo l'affetto dà a l'intelligenza femminile. A le amiche di -Bologna (fra le quali vi era la chiara scrittrice Caterina Franceschi) -dov'ella dimorò parecchio, quando il marito vi era professore ne -l'Università, volle offrire in dono il suo volumetto di _Pensieri di -argomento morale e letterario_[48] che Michele Colombo giudicava un -lavoro da riputarsi molto, utilissimo e dilettevole per la nitidezza, -l'eleganza, la vivezza e la grazia, un lavoro pel quale a la colta -e valente donna l'Italia tutta doveva saper grado. Nel periodico _La -donna e la famiglia_ il Bernardi pubblicava un articolo critico[49] in -cui dice d'aver sott'occhio un esemplare de l'aureo libretto, portante -questa dedica di mano de l'Antonietta: _A' miei cari figli nel giorno -del mio nome_, esemplare appartenuto a la Maestri e che gli suggerisce -alcune buone considerazioni, chiuse con l'augurio di una ristampa -dei _Pensieri_, cui venisse aggiunto ciò che su gli stessi argomenti -scrissero la figlia e la nipote de l'autrice. - -A le amiche di Bologna l'Antonietta volle offrire il suo libro, -quella città essendole cara perchè aveva onorato il Tommasini, perchè -vi aveva avuto essa medesima molte prove di benevolenza e perchè vi -aveva conosciuto molti uomini insigni, ammirati i capolavori de la -scuola bolognese e goduto i piaceri più cari ad uno spirito, che ama -d'istruirsi. In quei pensieri ella ambiva di lasciare ai figliuoli -un ritratto de l'animo suo e d'insegnar loro, senza darsi alcun'aria -d'importanza, con semplicità materna, come «in tempi avversi ai -buoni studi ed all'esercizio delle civili virtù, si possano nutrire -sentimenti degni dell'umana ragione e serbare amore a quella Terra, -la quale non ha pure un angolo, che non sia sacro e non ricordi il -nome di qualche eroe.» Ancora volle insegnar loro come sempre un -po' di dolcezza, pari a la scintilla dentro la selce, si trovi in -tutte le cose umane, e come chi sappia penetrarne l'intimo e vivere -non soltanto de la vita materiale, ma ancora di quella del pensiero -e del sentimento, possa goder piaceri che il volgo ignora. Questi -_Pensieri_ sono d'argomento svariatissimo ed hanno una profondità più -reale che apparente, poichè per la forma schiettissima si direbbero -(e taluni sono in realtà) brani di lettere o di conversazione, cara -semplicità che guadagnava a la signora gentile tutte le simpatie, -la faceva apparir donna, anche mentr'ella si rivelava filosofo, e -_restar amabile_, come scrisse il Giordani, anche _allorchè parve -degna d'invidia_. Al solito, in questo libro predominano gli argomenti -educativi e le considerazioni pedagogiche, parecchie de le quali -le furon suggerite da la lettura de l'opuscolo di Kant intorno a -l'educazione. Confuta alcuni pensieri del grande filosofo o ne dà -quell'interpretazione che a lei pare più logica: soprattutto le piace -in lui il concetto non dover il fanciullo essere allevato per la -corrotta società presente, ma per quella società migliore, che potrà -esser frutto di una buona educazione nazionale, la quale dipende -sovrattutto da l'iniziativa privata. Era dolcissimo a la donna gentile -il pensare che il bene fatto ai figliuoli diveniva bene de la patria e -de l'umanità e che in tal modo anche una umile donna può cooperare al -bene universale e divenir il primo anello d'una catena di benevolenza, -di virtù, di carità, stringente fra loro gli uomini. La Tommasini -si duole de le crudeltà, cui si abituano i fanciulli coi popolari -divertimenti emiliani de la mezza quaresima, spettacoli che le riescono -sommamente incresciosi poichè ella sente che la vecchiezza, in quelli -derisa, deve avere a gli occhi dei giovani qualche cosa di sacro; -ricorda la venerazione de' Greci e de' Romani pei vecchi e vede con -dolce compiacenza il figliuolo suo ancor bambino salutar ogni vecchio -che gli avvenga d'incontrare. D'animo assai fervido, condanna, con -gli antichi, l'indifferenza, ricordando a questo proposito le severe -leggi di Solone e approvando che fosse infame, bandito e spogliato -de' beni colui, che non volesse interessarsi a le cose pubbliche. Con -isdegno ugualmente vivo condanna la calunnia che, come non rispetta i -più onesti, neppur lei rispettò sempre; e, abituata a ritornare col -pensiero nel mondo antico, a vivervi in ispirito con un diletto che -non le davano i tempi suoi, rammenta con entusiasmo, come ne l'antica -Sparta, quegli che era calunniato in assenza, trovava un difensore -in ogni persona presente; si duole de la facilità con cui la calunnia -vien creduta da taluni, perchè nei difetti altrui trovano una scusa ai -propri, da altri pel compiacimento di sentirsi migliori dei calunniati. - -La figura de la Tommasini non è bella soltanto quando la vediamo fra -i libri che le son cari, ma è bellissima ancora quando ci appare nei -teneri colloqui con la figliuola ch'era la più cara amica del suo cuore -e cui diceva: «Tu sei così necessaria al mio essere, come l'aria che -respiro.» Bella, quando accompagna con gli occhi fin che può la sua -Adelaide, ne la verde campagna, o quando, seduta senza quasi rifiatare, -guarda le rondinelle che fanno il nido a le finestre del suo salotto -di campagna, quelle rondinelle ch'ella, accuratissima de la pulizia e -de l'ordine, non avrebbe mai avuto il coraggio di cacciare. Con quanta -dolcezza ella seguiva tutti i movimenti dei bruni uccelletti e pensava -al nido suo e a quello dove un giorno la sua Adelaide sarebbe stata -madre a sua volta! Bella quando, appena levata dal letto, aperta la -finestra, rimane con un ingenuo diletto a riguardar la neve, che ha -coperto tutto d'intorno, e osserva le piante, che si sono inclinate -al suolo e quelle che si levano orgogliose, un suo caro salice ancor -più malinconico del solito; in quella tristezza ella trova qualche -cosa che le dà una sensazione piacevole, e giudica sia il pensiero del -riposo, che prepara in secreto una nuova, florida vegetazione. Ci piace -seguirla ne le sue passeggiate solitarie in riva al torrente, mentre -carezza con le candide mani le fronde dei cespugli, che si avanzano -sul suo sentiero, e guarda i colli, il cielo ridente, e ascolta il -mormorio de l'acqua fra i sassi, il canto de l'usignuolo nascosto fra -il verde, e poi siede a l'ombra di quelle piante ed apre la _Divina -Commedia_, piangendo su le divine pagine del Canto d'Ugolino; o quando -visita la cava del gesso nei colli bolognesi e sente svanire in sè -tutta la gaiezza de la bella gita e si fa pallida e triste dinanzi ai -miseri operai _giallastri nel volto e rugosi innanzi tempo_ e ai loro -figli da l'aspetto malaticcio che ne l'infanzia portan già i segni de -la vecchiaia; ella non regge a la pietà che ne prova e dà loro tutto -il danaro che ha con sè; ma non si sente confortata per questo, anzi -prova, ella sempre così contenta del suo stato, il rincrescimento di -non esser ricca, al pensiero di tutto il bene che potrebbe fare. - -Intanto l'ingegno del Tommasini, meritamente riconosciuto, ed il suo -sapere diedero a la famiglia un'onesta agiatezza. Nel 1815 il governo -de le Legazioni pontificie chiamava il professore a sostituire il -defunto illustre Antonio Testa ne la cattedra di clinica medica e di -terapia speciale a l'Università di Bologna; ed il Tommasini nel suo -nuovo ufficio s'ebbe ben presto chiara fama non solo in Italia, ma in -tutta Europa; da ogni parte de la penisola i giovani accorrevano ad -ascoltare le sue lezioni, profonde per dottrina e belle per forma. - -L'Antonietta, tolta da le prime strettezze, prese con vivo diletto -la direzione dei lavori per ornare di un giardino la sua villa. Ella -non amava le troppo culte aiuole dove i fiori disposti a disegno non -hanno più nulla de la loro naturale bellezza e paiono, stretti in -folla, cercar avidamente coi calici aperti e i petali cadenti un po' -d'aria, un libero raggio di sole; neppure amava le grotte artificiali, -le artificiali rovine, i tempietti, le false alture, le forzate -prospettive; preferiva la semplicità lontana da ogni studio e da ogni -ricercata simmetria, un bel rosaio da le diffuse fronde fra cui fan -capolino i bocciuoli fragranti e si aprono, con un riso di gaiezza, -le ricche corolle de le rose, a canto a un melagrano in fiore; lieti, -variopinti garofani ai piedi d'una vite; dovunque il verde, l'acqua, -le gradite alternative d'ombra e di sole. Preparando tale il suo -giardino, godeva, già in previsione, de le dolci ore che vi avrebbe -passate ne l'oblio di ogni amarezza, elevando a l'alto il suo pensiero, -conversando con lo spirito insieme ai cari defunti, di cui il ricordo -le era sempre ne l'anima, non come un terrore e un tormento, ma quale -conforto soave: sentendoli così vivi in sè e nel suo cuore da illudersi -di non averli interamente perduti. Uno dei suoi più vivi affetti -fu quello per la natura, ch'ella prediligeva non soltanto ne le sue -selve verdeggianti, nei vaghi e taciti sentieri dove a l'anima pensosa -parlano le siepi alte e fiorite, gli alati insetti, le svelte lucertole -striscianti fra l'erba, l'ape ronzante e la farfalla leggiera; nei -lontani profili dei monti, ne gli armenti dispersi a la pastura, ne le -delizie de le odorose solitudini; ma ancora ne la semplicità d'animo -dei contadini, che con ingenua affettuosità festeggiavano la buona -padrona e più che mai un dì ch'ella, riavutasi dopo una grave malattia, -tornava fra loro. Punto orgogliosa e convinta intimamente de la santità -di quel vincolo che dovrebbe legar fra loro poveri e ricchi, ella era -commossa e lieta, vedendo quei rozzi lavoratori affollarsi intorno a -lei, ancor pallida e debole, giunger le mani ringraziando il cielo -di averle ridata la salute, e narrarle con sincera enfasi il gran -timore che avevan avuto di perderla. Non isdegnava fermarsi a ragionar -con loro dei lavori campestri, lodare quel che le pareva ben fatto, -e giungeva a desiderare col Beccaria una onorificenza speciale pel -contadino benemerito de' suoi campi. - -Le scene orride la dilettavano quanto le amene. Dal ponte de la Sesta -sul torrente Parma contemplava il pittoresco orrore del paesaggio -montuoso e si sentiva scossa dinanzi a la sublimità di quello -spettacolo unico, che descriveva poi così al marito: «Fui costretta a -fermarmi per contemplare tutto l'orrido di quel luogo: monti dirupati, -selve di antiche piante, che non lasciano passaggio a la luce; massi -di una immensa grossezza, che stanno per rovinare giù nel torrente, il -quale rumoreggia da lungi, e ti passa sotto ai piedi bianco di spuma, e -quasi irritato co' monti, che lo stringono e contrastano al suo rapido -corso. Sai tu, mio consorte, che mi ha consolata il vedere questo -torrente, che dà o riceve nome da la nostra città! Pensando che le sue -acque bagnano le mura di Parma, dove tu sei, mi pareva di vedere in -esse una via di comunicazione fra le nostre anime.» - -Un temporale veduto da l'alto di un monte ne la sottoposta vallata, -mentre in alto ride il sole, le fa provare un sentimento per cui -le par d'essere più che mortale, ma ne la gioia di questo diletto -le sopravvien tosto il pensiero dei danni che avranno a patire i -contadini de la valle e la pietà la commuove quanto l'ammirazione. In -tutto, com'ella ben diceva, il suo spirito sapeva trovare un riposto -piacere: un salice diveniva _una cosa viva_ per lei, chè al suo rezzo -rileggeva gl'Idilli di Gessner, e ripeteva il voto che il cielo le -serbasse sempre ne l'anima il gusto de le bellezze campestri e la -tenerezza verso gl'infelici, le due fonti de le sue più care dolcezze: -ne la natura ella trovava una pace pensosa, feconda d'alti pensieri e -d'emozioni elevate; ne l'amore per gli sventurati, l'oblio dei dolori -propri e un senso di carità soddisfatta che le rendeva sopportabile -ogni mancato suo desiderio. Vivissima era in lei la religione dei -sepolcri: una bigia pietra in mezzo ad un bosco di faggi bastava a -commuoverla, anzi la commuoveva più d'ogni superbo monumento; questo, -diceva, eccita la meraviglia, quella la pietà; dinanzi al primo l'arte -ci occupa l'attenzione, dinanzi al secondo l'animo è compreso da una -dolce malinconia. - -A la patria la stringeva un affetto più vivo che non soglia essere -ne le donne, e perchè la sua mente era più aperta ed il cuore più -tenero (ma tenero solo secondo le leggi de la ragione) che non sieno -nel comune de le signore, e perchè ella amava troppo il marito per -non accoglierne tutti gli affetti. I loro più cari amici erano tutti -liberali e ne le conversazioni di casa Tommasini, se non si congiurava, -si augurava, certo spesso, la libertà de l'Italia. - -L'Antonietta sdegnavasi de le accuse lanciate da gli stranieri contro -gl'Italiani; e a quella d'indolenza e d'ignavia rispondeva vantando con -nobile orgoglio le nostre industrie, i progressi de la medicina, quelli -de le scienze economiche e morali, con Melchiorre Gioia e i nomi, che -son di per sè stessi una gloria, del Romagnosi, del Galvani, del Volta, -di Lagrange, del Taverna. Nel 1829 il professore si stabilì nuovamente -a Parma, dove fu eletto protomedico de lo Stato e riassunse l'ufficio -d'insegnante ne l'Università; la sua prolusione ebbe ad argomento -l'_Amor di patria_. A Parma Antonietta vide la sua casa onorata dai -più insigni uomini che quella città contasse allora: Pietro Giordani, -che portò ai Tommasini un affetto pari a la stima, il famosissimo -incisore Paolo Toschi, Giuseppe Serventi, il professor Michele Leoni, -l'avvocato Ferdinando Maestri, che sposò l'Adelaide Tommasini. Con -questo matrimonio, da cui nacquero due bimbi, Clelia ed Emilio, la -buona Antonietta vide adempiuto il suo voto che la figlia trovasse un -compagno a lei somigliante ne l'animo; fidando ne la virtù di quella -sua cara, ripeteva con dolce compiacenza: «I suoi figli non piegheranno -a la viltà di questi tempi,» e ricordava forse allora i generosi versi -che un altro suo grande amico, Giacomo Leopardi, rivolgeva a la sorella -fidanzata: - - O miseri o codardi - Figliuoli avrai. . . . . . . . . . . . - . . . . . Di fortuna amici - Non crescano i tuoi figli, e non di vile - Timor gioco o di speme: onde felici - Sarete detti nell'età futura. - - * - * * - -Fra gli scritti di Antonietta Tommasini due in ispecial modo provano un -bel cuore: _Intorno alla educazione domestica — Considerazioni_[50]; e -_I ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_[51]. - -Il suo libretto _Intorno a l'educazione domestica_ ebbe per proposito -principale di far conoscere l'opera de l'insigne pedagogista Giovanni -Locke. La Tommasini, che per la viva tenerezza inspiratale da' suoi -figliuoli e pel desiderio de la pubblica utilità, dava il meglio del -suo ingegno a gli studi pedagogici, i più insignificanti ed aridi fra -tutti se vi si dà uno spirito dogmatico e pedantesco, i più elevati e -i più degni, se coltivati da una mente aperta e da un cuore che aspiri -al vero bene, trovò ammirabile quell'opera, contenente gran copia di -buoni principii, facilmente applicabili, e volle farne l'estratto, che -le riuscì bello di chiarezza, d'eleganza di stile, in ogni sua parte; -di calore d'affetto in quanto di proprio ella vi mise. E di proprio -vi mise moltissimo, ricavando precetti e considerazioni da la propria -esperienza, commentando e talora anche combattendo con buone ragioni -le idee del Locke in quel che avevano o di non buono o di non adatto -ai tempi e ai luoghi pei quali la Tommasini scriveva. L'operetta è -da lei dedicata ai figli, cui ella dice di renderla, come cosa loro, -perchè essi furono il soggetto di quelle meditazioni e di quelle cure, -che maturarono le sue idee pedagogiche. Essi vi dovevano trovare la -storia de la propria educazione e quasi una prova de l'immenso affetto -che aveva vigilato su di essi fin da la loro prima infanzia e, come -una seconda Provvidenza, aveva inteso al loro meglio anche nei minimi -particolari de la vita. - -Quest'opuscolo de la Tommasini piacque assai; il Leopardi, severissimo -giudice, lo lodava vivamente; il Giordani scriveva a l'autrice che, -quantunque sentisse ripugnanza insuperabile a profferire così biasimo -come lode, qui poteva francamente lodare, e innanzi tutto la scelta -de l'argomento, poichè, se molto si era già scritto de l'educazione, -questa rimaneva _stolta e barbara, piena di vizi, lontana da ogni -vero_. «Giacchè della educazione pubblica (almeno per gran tempo) è -disperato ogni bene, resta che ciascuno studi quanto gli è possibile -a migliorare la privata senza la quale potrebbe poco riuscire a -profitto la pubblica, benchè fosse men rea. Dio permetta che le vostre -buone intenzioni, e il desiderio di chiunque è ragionevole, abbiano -qualche effetto..... Nel vostro libretto mi è piaciuto molto un'altra -cosa, tanto più che oggi è fatta rarissima; ed è una sanità di idee -e nettezza di stile per la quale intendo quello che volete dire. Il -che non poco importa quando si vogliano dire cose vere ed utili..... -Desidero e amo sperare che alcun buon effetto non manchi di nascere -dalla vostra fatica; ciò che è la più vera lode e il più caro premio -d'ogni buon libro.»[52] - -La Tommasini ne la sua operetta rivela la vigoria e la rettitudine de -la sua ragione non meno che l'indole sua tutta affetto e dolcezza e si -guadagna meritamente un posto fra le grandi educatrici italiane. - -Studiare i bimbi con provvida sollecitudine e con quell'affetto che -lungi da l'accecare, rende chiaroveggenti a conoscere i difetti e a -correggerli, esperti ad aprire dolcemente a la vita le piccole anime, -e le menti infantili a la verità; capaci di essere insieme genitori -teneri ed educatori severi, di non perdere l'autorità, conservando in -tutta la sua pura e feconda grandezza l'intimità familiare, consci del -dovere di veder sempre nei nostri ragazzi dei figli ed insieme de gli -uomini, che debbono essere, per quanto è possibile, fatti partecipi di -tutte le gioie, i dolori, le vicende de la vita de la casa e di quella -de la patria, fermi nel proposito di dar loro il meglio soltanto de -l'anima nostra e de la nostra esistenza, perchè in essi si rispecchi la -vita nostra, ma scevra quant'è possibile de gli errori e de le sventure -che l'hanno turbata; persuasi di dover vedere in loro non, come gli -antichi, una proprietà, ma de gli esseri che non sono _noi_, se non per -l'amore che fonde ne la loro la nostra felicità, bensì sono _altri_, -ciascuno una esistenza, una vita, un'anima, un atomo de l'umanità; -questi che dovrebbero essere i criteri di tutti gli educatori, erano -in sostanza quelli di Antonietta Tommasini. L'opera sua di madre è il -più bel commento del suo sistema educativo. La figlia fu _la sua più -cara amica_, l'intima confidente di tutti i suoi pensieri; in un tempo -in cui ancora nei rapporti fra genitori e figli l'autorità prevaleva, -e allontanava questi da quelli, ella si strinse vicini i suoi due cari -ragazzi e volle serbarli obbedienti e rispettosi, non con un'autorità -imposta, ma col mostrarsi a loro in ogni giorno, in ogni momento, in -ogni occasione degna del loro rispetto. Per loro ella educava sè stessa -innanzi tutto, come avrebbe voluto istruirsi in ogni scienza e come in -molte cose s'istruì davvero. Ricercava avidamente i buoni libri che -potevano aiutarla in questo compito, ma s'indispettiva, vedendo come -nei volumi destinati a le donne e ai ragazzi non si trovi la scienza, -ma piuttosto e solo qualche indizio di essa; e desiderava che uomini -veramente grandi scrivessero pei bambini e pel popolo, persuasa che -essi saprebbero bene dar la sostanza, non l'apparenza, il succo vitale, -non le briciole pressochè inutili del sapere. Invero nulla di più falso -de l'idea che tutto basti quale lettura ai giovani, a le donne, al -popolo, i quali per essere educati avrebbero bisogno di cose, non di -parole, o di quelle insieme a queste, e che queste fossero le grandi, -nobili parole di cui germinano i grandi affetti e le generose azioni. - - * - * * - -I _Ricordi intorno a la vita di Giuseppe Serventi_ furono stampati -prima a Milano ne la _Strenna femminile italiana per l'anno 1838_, -poi in opuscolo a parte da Filippo Carmignani a Parma ne l'anno -stesso. Il Serventi, uomo di talento e di rara filantropia, divenuto -ricco e assai noto per la sua operosità, stimato ed amato per i -molti benefizi fatti a gli amici ed ai concittadini, era morto in -condizioni non liete, benchè, anche ne le sventure che a questo lo -ridussero, sventure e non colpe, avesse serbata intatta l'onestà -del suo nome e lasciato tanto da soddisfare ogni debito. L'onesto e -generoso Serventi era quasi dimenticato, anche da quelli cui aveva -fatto maggior bene, ma non lo dimenticò l'Antonietta Tommasini, che -gli era stata amica vera e che, venerandone la memoria, si sentiva -stretta a lui dal ricordo di un beneficio ch'ella si compiaceva di -palesar apertamente. Quando il Tommasini, giovane ancora e quasi -ignoto, scrisse la sua prima opera da cui attendeva il principio de la -propria fama, egli era troppo povero per pubblicarla e troppo altero -per chiedere aiuto a questo scopo. Giuseppe Serventi, saputa la cosa, -spontaneamente e con somma delicatezza si offrì di stampar l'opera a -proprie spese. «Nè questo fatto mi fu mai ripetuto, nè lo richiamo -mai senza sincerissima commozione di cuore,» scriveva l'Antonietta -Tommasini, che assai benefica anch'essa, aveva la rara virtù de la -riconoscenza, certo più rara ed altrettanto pregevole di quella del -beneficio. Ella volle generosamente ricordare le virtù del Serventi, -virtù, quantunque preziose, presso ad esser volte in dimenticanza. In -questo lavoro de la Tommasini, Michele Leoni ammira «il nobil coraggio -ond'Ella sdegnando il timido silenzio d'ogni altro, si levò sola a -svergognar la fortuna, de la miseria ne la quale si piacque abbassare -quel generoso, quel probo, dopo aver lui meritamente recato sì alto -nel credito e nell'ammirazione di tutti.» (Vedi _Prose di Michele -Leoni_, Parma, 1843, pag. 379.) De l'amico e benefattore ella tesse -la vita, ponendo bellamente in luce le cose più degne di lode, e il -bene che da lui venne a la città sua; con rara delicatezza rileva -fatti e abitudini, che potrebbero parer insignificanti a uno spirito -volgare, ma che formano quasi le sfumature del bel ritratto e dànno -luce a quegli ignorati misteri de l'anima in cui consiste gran parte -de la personalità. Queste sfumature squisite non ci fanno conoscere -soltanto Giuseppe Serventi, cuore mite e buono di filantropo, di padre -e di cittadino, ma altresì la Tommasini, che sa trovare tali note -delicate, come chi con una lucerna in mano c'illumina un ritratto -posto ne l'ombra, resta a sua volta rischiarato da un raggio di quella -lucerna; o come il ritrattista che ne la vigoria o ne la soavità de -le sue tinte, ne la espressione profonda o ne la semplice e rigida -riproduzione de le linee d'un viso ci dà qualche cosa di sè. Tali -tratti sono ad esempio il notare la semplicità de la vita di quell'uomo -altamente buono, il suo amore per le frutta dei campi, per le case -antiche, per tutto quello che riavvicina l'uomo a la natura, la -commozione con cui ne le belle notti di estate fissava il tranquillo -chiarore de la luna, e la cura con la quale ne la sua villa aveva -fatto costrurre sì acconcie porte, finestre e terrazze che il sole vi -potesse penetrare a qualunque ora del dì. Sappiamo dal Leoni che de -la Tommasini rimasero ancora la traduzione di parecchie lettere del -Franklin, buon numero di lettere originali manoscritte, i particolari -di _Un viaggio a Roma_, e le prime pagine di un romanzo storico, cui, -se faceva difetto la schietta semplicità, non mancavano virtuosi ed -utili intendimenti. - - * - * * - -A Bologna Giacomo Leopardi conobbe Antonietta Tommasini e insieme a -lei il professore, già famoso come clinico e come oratore e conosciuto -pei sentimenti patriottici, la figlia ed il genero. Ne l'epistolario -leopardiano troviamo per la prima volta il nome dei Tommasini ne la -lettera 16 gennaio 1826 al conte Papadopoli: «Quanto a Tommasini fa -quello che ti piace, ma tu sai da una parte che io spero poco nei -medici; dall'altra che io non posso pagare le visite di un Tommasini.» -Può darsi che il professore, sempre disinteressato, consentisse a dar, -senza idea di lucro, i suoi consigli al Leopardi e che di qui avesse -origine la loro conoscenza. - -Non sappiamo a qual grado d'intimità questa giunse, certo intimità -grande, se le Tommasini quasi convissero col poeta, come egli scrisse. -Tornato a Recanati, Giacomo a l'Antonietta dichiarava vere purtroppo -le considerazioni generali sopra la triste condizione de gli uomini, -ch'ella aveva fatto in una sua lettera, si doleva d'aver perduto un -piacere, perdendo il _poter esser con lei_ e si consolava al pensiero -che di lui ella conservasse non discara memoria e con la fiducia di -posseder l'amicizia del suo celebre consorte. - -La Tommasini, che sospirava di posseder una patria, doveva aver assai -ammirato le prime Canzoni del Leopardi, così sinceramente inspirate -dal patrio entusiasmo e così calde d'alte aspirazioni al risorgimento -d'Italia; ella certo aveva sentito parlare a Bologna de l'ardore di cui -quei versi infiammavano tutti i liberali, e letto fors'anche la poesia -che monsignor Carlo Emanuele conte Muzzarelli indirizzava al Recanatese -nel _Caffè di Petronio_ (nº 51, 24 novembre 1825), celebrandolo per le -sue prime Canzoni e soprattutto per quella _All'Italia_: - - O tu, che la tua patria in suono ardito - Togliesti all'ozio indegno, - Di un'anima non vile odi l'invito, - Di Te, di Ausonia degno - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Ma dì verrà, ned io lontan lo scerno, - Che dell'Italia i prodi - Torneranno all'Italia il serto eterno, - E non compre le lodi. - -L'Antonietta ne la primavera del 1827 vide nel _Raccoglitore_ il -discorso leopardiano «In proposito d'un'orazione greca di Giorgio -Gemisto Pletone»; ella, sentendo vivamente l'ammirazione per tutti i -sacrifici e per tutte le virtù, che derivano da la carità del luogo -natio, e in particolare ammirando l'antica grandezza e la moderna -virtù greca, scriveva al Leopardi calde parole, cui egli, pur già -lontano da gli entusiasmi de la sua giovanezza, rispondeva ch'egli -pure riguardava i poveri Greci come fratelli e che se più avesse -potuto dire in quell'articolo, più avrebbe detto in loro favore, ma che -considerata l'impossibilità di parlar liberamente, gli pareva di averne -detto abbastanza. Infatti egli ne aveva parlato con sincero calore, -giudicando ammirabile la nazione greca «.... che per ispazio d'intorno -a ventiquattro secoli, senza alcuno intervallo, fu nella civiltà e -nelle lettere, il più del tempo, sovrana e senza pari al mondo, non -mai superata: conquistando, propagò l'una e le altre nell'Asia e -nell'Africa; conquistata, le comunicò agli altri popoli dell'Europa.» -Con pari ammirazione ricorda come per tredici secoli la Grecia mantenne -la civiltà e le lettere quasi incorrotte, per gli altri undici le -conservò, e fu spettacolo nuovo nel tempo de le crociate a le genti -civili, a le rozze, a le quasi selvatiche, e come a l'ultimo, vicina -a cadere sotto un giogo barbaro e a perdere il nome e per dir così la -vita, gittò a modo d'una fiamma che si spegne, maggior luce, e, caduta, -fu coi suoi profughi un'altra volta maestra a l'Europa. - -Tali sensi dovevano piacere a la Tommasini, quanto la schietta lode -di lei piacque al Leopardi, il quale non sapeva meglio ringraziarnela -che augurandole nel nipotino un futuro emulo di Emilio romano, se -non ne le imprese militari, almeno ne l'amor di patria, ne la virtù -e ne la volontà di giovare a questa. La corrispondenza continuava non -assai frequente, ma certo assai affettuosa. Da Pisa il poeta dava a la -famiglia amica (a l'Adelaide) nuove de la sua salute e del benessere -che provava in quella gentile città, ricca di oggetti e spettacoli -bellissimi di natura ed arte, e romantica, pel misto di città grande -e di città piccola, di cittadino e di villereccio; con l'Antonietta si -scusava di non scrivere più spesso, asserendole che in lui la memoria -di lei non era meno viva, anzi non languiva mai, e come, bench'egli -non potesse fissar la mente in un pensiero serio per un solo minuto -senza sentirsi male, pensasse a lei in dispetto de lo stomaco e dei -nervi. Egli sentiva ancora in sè abbastanza calore per commuoversi -ai nobili sentimenti ch'ella esprimeva ne le sue lettere e ne' suoi -scritti: «Se tutte le donne pensassero e sentissero come voi — le -diceva — e procedessero conforme al loro pensare e al loro sentire, la -sorte dell'Italia già fin d'ora sarebbe diversa assai da quella che -è. Non è da sperarsi che tutte vi sieno uguali, ma è da sperarsi che -molte sieno indotte dal vostro esempio a rassomigliarvi.»[53] A nessuna -donna il Leopardi scrisse mai parole di tale ammirazione, chè, se per -altre egli si mostrò più ardente, fu però d'un sentimento diverso e -meno nobile. Una tradizione vuole che il Leopardi amasse d'amore la -Tommasini, ma non soltanto nulla lo conferma, bensì tutto pare negarlo: -l'età di lei, che aveva diciott'anni più del poeta e quarantacinque -quando lo conobbe, la sua serietà, e lo stesso affetto che il Leopardi -le dimostra, affetto rispettosissimo d'amico devoto e riconoscente. «Il -mondo a quelle cose che altrimenti gli converrebbe ammirare, ride,» -scriveva il Recanatese; e questa nobile amicizia non da tutti saputa -intendere, più che mai ci fa parer vero il giudizio, che ne la vita -comune sia più necessario dissimulare la nobiltà de le opere che la -viltà, perchè questa essendo comune è facilmente perdonata; quella, -insolita, è presa per indizio di presunzione e desiderio di lode, lode -che pochi amano dare sinceramente. - -Questa volta il Leopardi seppe mantenere l'amicizia guadagnatasi, anzi -stringerne i vincoli sempre più saldamente, affezionandosi a tutta la -famiglia Tommasini, cui confidava le proprie materiali sofferenze e le -pene morali, fino a sfogar con loro, egli d'ordinario riservatissimo, -la disperazione che talvolta lo faceva quasi uscir di sè stesso. E -quando a l'Adelaide egli confidava la gran voglia di terminare una -volta i suoi mali e di rendersi immobile per sempre, egli che ormai -non resisteva più senza gravissimi incomodi neanche ad un breve -viaggio, benchè assicurasse poi che avrebbe avuto pazienza sino a la -fine di quella sua _maledetta vita_,[54] l'Antonietta gli scriveva -_un'amorosissima lettera_, la quale lo fece pentire del dispiacere -datole e giurarle che l'amore infinito per gli amici e i parenti -l'avrebbe ritenuto sempre al mondo finchè il destino l'avesse voluto. -Poche pagine egli scrisse tanto affettuose come certi brani di lettera -a la Tommasini, e si noti ch'egli scriveva ne gli anni maturi, quando -il suo cuore era ben altrimenti freddo che ne la gioventù, quando in -lui un _io nuovo_ s'era sostituito a l'_io antico_, e così diverso da -fargli formare fra i suoi _castelli in aria_, il progetto dei _Colloqui -di quello ch'io fui con quello ch'io sono; dell'uomo anteriore -all'esperienza della vita e dell'uomo sperimentato_ (vedi la lettera a -Pietro Colletta, Recanati, .... marzo 1829). - -«Non vi posso esprimere, — scriveva Giacomo a l'Antonietta, — quanto -mi commuova l'affetto che mi dimostrano le vostre care parole. Io -non ho bisogno di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili; ma -ho bisogno d'amore: potete immaginare quanto conto ne faccia, e in -quanto gran pregio io lo tenga, trovandolo così vivo e sincero in voi, -e nella vostra famiglia, i quali amerei di tutto cuore, quando anche -non ne fossi amato, perchè così meriterebbero le vostre virtù da per -sè sole.... Credetemi che io vi amo con tutta l'amicizia possibile e -che del resto, siccome si possono amare ad un tempo due patrie come -proprie, così io amo come proprie due famiglie in un tempo: la mia -e la famiglia Tommasini; la quale da ora innanzi, se così vi piace, -chiamerò parimente mia.[55]» Tanta premura dimostrava pel Leopardi -l'Antonietta, benchè angosciata ne l'anima da una grave malattia de -la figliuola, come se ad implorare dal cielo la guarigione di quella -sua cara, ella sentisse il bisogno di spandere caritatevolmente -la sua materna tenerezza anche sul grande infelice, che così pochi -affetti aveva in terra, ella pietosa di tutte le materiali e morali -miserie, ella, che stendeva la sua mano benefica a soccorrere gran -numero di poveri e consolava con le parole amorevoli tanti afflitti. -Poco a presso il Leopardi rivedeva la Tommasini a Firenze, dov'ella -si era recata con l'Adelaide per passare alcuni giorni con lui, che -non aveva potuto recarsi a Bologna a rivederle. In quei giorni esse -insistettero perchè Giacomo con loro ritornasse ne l'Emilia, e ve lo -avrebbero indotto finalmente, se non l'avesse vinto il suo timore di -viaggiare ne la stagione calda. Egli era in un periodo di tristezza che -gli faceva veder tutto nero: sciocchissime, ignorantissime e superbe -gli parevano le donne fiorentine, tale da stomacare giudicava il -disprezzo generalmente professato di ogni bello e di ogni letteratura; -non frequentava altri che il Vieusseux e la sua compagnia; e quando -questa, e non era di rado, veniva a mancargli, egli si trovava come in -un deserto. La visita de la Tommasini gli diede un morale dolcissimo -conforto, tanto ch'egli chiamava quelli, i giorni più lieti che avesse -avuto in Firenze, e asseriva che non ne avrebbe mai perduto la memoria. - -L'Antonietta era sempre turbata e travagliata dal pensiero de le pene -di quel grande e sempre desiderava di averlo vicino per poter più -efficacemente e con delicatezza venirgli in aiuto, ed anche perchè il -professor Tommasini assicurava che di taluni mali sarebbe riuscito con -le sue cure a liberarlo. - -De la morte del fratello Luigi, Giacomo Leopardi, che soleva -rinchiudere in sè stesso tutte le sue pene, non parlò quasi a nessuno, -ma ne parlò a l'Antonietta, confessandole ch'egli si sarebbe vergognato -di vivere, se in quella sventura altro che una perfetta ed estrema -impossibilità, gli avesse impedito di andare a mescere le sue lagrime -con quelle de' suoi cari; questa, diceva, era la sola consolazione che -restasse a lui pure. Pareva che l'affetto dei Tommasini risvegliasse -in lui quello per la propria famiglia e gli facesse risentir più forte -la tenerezza pei suoi, che non fu mai spenta in lui; ma, tornato in -Recanati, quel conforto che si era ripromesso si mutò ben presto in -amarezza, anzi in disperazione, tale da fargli dire a l'Adelaide che -da quel luogo sarebbe _partito, scappato, fuggito_ subito che avesse -potuto, e assicurarla che la sua intenzione non era di star lì dove -non vedeva altri che i suoi di casa, e dove sarebbe morto di rabbia, -di noia e di malinconia, se di questi mali si morisse. Chiedeva -allora a que' buoni amici se a Parma si fosse potuto trovar per lui un -impiego letterario onorevole e non di troppa fatica, tale da potersi -accordare col suo stato di salute, e il professor Tommasini stesso -gli rispondeva, interessandosi a la cosa con sì gran cordialità da -meravigliare il poeta, che pure faceva assegnamento su l'amicizia -di lui fin dal tempo in cui l'avea conosciuto a Bologna. Si dava -allora la combinazione che lo scienziato famoso abbandonava Bologna -e quell'università per trasferirsi a Parma, dov'era stato nominato -protomedico; generosamente egli offriva al poeta d'andar a vivere -con lui, e lo faceva con modi così affettuosi e delicati che quegli -dichiarava di accettar l'offerta con la maggior gratitudine del mondo, -a condizione però che l'impiego si fosse prima potuto trovare; gli -confidava che la famiglia non era in grado di mantenerlo fuori di casa -e che a lui l'esistenza in Recanati riusciva intollerabile; veramente -gli sarebbe stato debitore de la vita, quando per mezzo suo avesse -potuto uscir da quella prigione. Malgrado tutte le premure possibili, -i Tommasini non riescivano a trovargli che una cattedra di storia -naturale, poco adatta per lui, e mal retribuita (quattro luigi al -mese), cattedra che tuttavia il Leopardi non rifiutava, tanto vivo era -il suo desiderio di togliersi da Recanati; ma gl'indugi intervenuti -fecero svanire il progetto, tanto più che intanto il Colletta veniva -generosamente in soccorso del Leopardi. L'Antonietta era ammalata e -d'ogni suo male quanto la famiglia soffrisse con lei si rileva dal suo -breve scritto, _La malattia_, in cui descrive uno svenimento improvviso -sopravvenutole dopo un lungo periodo d'infermità: «Mi trovava io in -questo stato, quando la povera mia figlia entra per domandarmi se -alcuna cosa mi bisogna, e prestarmi quegli uffizi, che le suggeriva -il suo cuore. Ella mi chiama più volte, ed io non rispondo: mi piglia -per mano, e mi trova fredda gelata. Prorompe nelle più alte strida, e -ripete, correndo qua e là disperatamente: Oh la mia mamma! oh la mia -mamma!..... Accorre il mio caro consorte, e cade semivivo sopra le -mie ginocchia. I baci e le lagrime di questi due infelici mi facevano -sentire ch'io non era morta del tutto.[56]» - -A Recanati il Leopardi parlava co' suoi, e certo particolarmente -con Paolina, di quei buoni amici; anzi, come già aveva posto in -corrispondenza la sorella con Marianna Brighenti, così la volle far -entrare in relazione con l'Antonietta, che le mandò un esemplare -de' suoi _Pensieri d'argomento morale e letterario_ e che parecchie -volte le scrisse assai gentilmente, nè volle esser più trattata da la -Leopardi col Lei cerimonioso; e più le avrebbe scritto, se, o la posta -o la rigida sorveglianza de la contessa Adelaide, non avesse fatto -smarrire parecchie lettere che restarono quindi senza risposta. - -La contessina Leopardi ebbe una desiderata lettera del Giordani per -mezzo de l'Antonietta Tommasini, che ammirava le modeste virtù de la -giovane, benchè non la conoscesse di persona; e sentiva il suo amore -accrescersi per quello di cui si vedeva oggetto e che le era in caro -modo dimostrato. «Conservatevi a me sempre amica come fate; chè ne -siete ricambiata con usura.» - -Quando nel borgo natio dove, come in tutti i piccoli luoghi, regnavano -ambizioni piccine e avarizia e poca benevolenza, Giacomo Leopardi -vedeva tenute per favola, come i grandi vizi, le sincere e solide -virtù; e creduta appartenente ai poemi ed a le storie, non a la -vita, la vera amicizia; egli, così pessimista in tutto, con profonda -convinzione rilevava l'erroneità di questo giudizio ed affermava che, -se non Piladi o Piritoi, «buoni amici e cordiali, si trovano veramente -nel mondo e non sono rari.»[57] - -A le tristi lettere del Leopardi, che non vedeva modo di uscir di -Recanati, poichè il padre non acconsentiva di mantenerlo fuori di -casa, le Tommasini ed il Maestri rispondevano con generose e delicate -offerte, ed egli ne li ringraziava col cuore _e quasi con lacrime_, -promettendo che in caso di necessità avrebbe accettato e dichiarando di -amarli quanto più poteva amare e d'esser loro grato quanto mai sapeva -essere. Tutti poi gli cercavano associati per l'edizione del Piatti, -chiedevano notizie di lui al Giordani, nè lo dimenticavano, venuto -anche per loro il tempo de la sventura. I rivolgimenti politici, che -richiamarono nel 1831 a Parma l'antico ordine di cose, furon causa di -grandi dispiaceri al professor Tommasini, che non aveva mai nascosto i -suoi sentimenti liberali e il suo caldo amore a la patria; anzi, corse -voce a quel tempo che egli in conseguenza di tali dispiaceri fosse -morto; fu invece gravemente ammalato, ma potè guarire perfettamente. -L'Adelaide dava a Giacomo notizie de la carcerazione del Giordani in -Parma; il professor Tommasini lo rivedeva a Roma e l'avvocato Maestri a -Napoli. Benchè i mali del Leopardi aggravatisi con l'età gli facessero -trascurare la corrispondenza anche con quegli amici carissimi, egli non -smise mai interamente di scriver loro, e, un mese soltanto innanzi la -sua morte, mandava un'affettuosa lettera a l'Antonietta accompagnandole -un esemplare de la ristampa fatta a Napoli del bel libro di lei -_Sull'educazione domestica_, insieme a certi quaderni de la storia -di Ranieri, scrivendo in pari tempo a l'Adelaide dolente di saperla -malata. A l'Antonietta che gli domandava, anche a nome del Giordani, -qualche scritto da stampare, rispondeva ch'ella e il Giordani eran -padroni di tutte le cose sue stampate e non stampate; chiedeva poi, -nel caso che avesse dovuto scegliere egli medesimo, di qual genere -fosse la collezione che si voleva pubblicare; e questa sua compiacenza -al desiderio di lei ci dimostra in quale alta stima egli la tenesse -e quanta riconoscenza dovesse sentir per lei; poichè ognun sa che de' -suoi scritti egli era gelosissimo. - -Così mentre tante altre svanirono, questa amicizia durava quanto la -vita del poeta, meno ardente di quella pel Giordani, meno entusiastica -di quella per la Malvezzi, ma ben più profonda e costante. - -Quando potranno esser note le molte lettere de la Tommasini al -Leopardi, lettere che egli conservava caramente e di cui quindici -rimaste fra le carte legate dal Ranieri a la Biblioteca di Napoli -appartengono ora a lo Stato, apparirà ancor più chiara la delicatezza e -la profondità di questa amicizia. - -Allorchè il Leopardi scriveva le sue più amare parole contro le donne, -si riferiva al sesso femminile in generale, lasciando comprendere che -ammetteva eccezioni e fra queste, in quel gruppo de le anime oneste -e sensitive, solitarie in disparte fra i tumulti de la vita, come le -nobili figure de gli antichi nel limbo dantesco, così vicine ai dannati -e pure tanto lontane da essi, fra queste certo egli poneva l'Antonietta -Tommasini. - - * - * * - -Poco sopravvisse al Leopardi la donna gentile, e furon anni dolorosi -per lei, che vide malatissima la figlia ed esaurì, curandola, le sue -deboli forze. Caduta malata di uno scirro canceroso a la mammella, -ne sopportò coraggiosamente l'estirpazione fatta dal chirurgo Rossi -e parve risanata, ma non riacquistò la sua dolce serenità abituale; -rimase rassegnatamente triste, quasi prevedendo prossimo il giorno in -cui avrebbe dovuto abbandonare la famiglia dilettissima. - -Clelia Maestri, la nipotina che le era tanto cara, e per lo stretto -legame di sangue e perchè intelligente e buona, morì dopo una lenta -penosissima malattia. Inconsolabile di quella perdita Antonietta -ricadde ammalata de lo scirro rigermogliato in altra parte e causa -d'inenarrabili sofferenze; e le cure affettuosissime di tutta la -famiglia non valsero a salvarla; morì il 29 gennaio 1839 fra le braccia -del suo Emilio, consolata dal marito, che vanamente aveva tentato tutto -ciò che la scienza poteva consigliare per salvar quella sua diletta. -In una necrologia di lei pubblicata ne la _Gazzetta di Parma_ poi -ristampata in un volume[58], Michele Leoni, rimpiangendo con sincero -dolore la donna gentile, citava a proposito di essa i versi di Dante: - - E le parole ch'uom di lei può dire - Hanno virtù di far pianger altrui. - -Ne la chiesa ove le furono resi gli estremi onori, si leggevano queste -epigrafi dettate dal Giordani, che le era stato amicissimo e che -frequentando la sua casa per molti anni aveva avuto agio di conoscere -intimamente questa nobile donna italiana: - - DIO RICEVA NELLA SUA PACE - IL LUNGO PATIRE E LA CONTINUA BENEFICENZA - DI ANTONIETTA TOMMASINI - - PIETOSISSIMA AGLI ALTRUI DOLORI - PAZIENTISSIMA DE' SUOI - - LE FU MASSIMO PIACERE E PRIMARIA VIRTÙ - LA BENEFICENZA - - RESTÒ AMABILE - ANCHE ALLORA CHE PARVE DEGNA D'INVIDIA - - NON VANITÀ MA UTIL COMUNE - CERCÒ NEGLI STUDI. - -Lo stesso Giordani, pubblicando nel 1845 il terzo volume de le opere -di Giacomo Leopardi, quello che contiene gli _Studi filologici_ de -l'adolescenza, dedicava il suo proemio a Giacomo Tommasini e a Paolo -Toschi, che entrambi avevano tanto amato il grande Recanatese. - - * - * * - -Nel 1891 il Ministero dell'Istruzione dava il nome di _Antonietta -Tommasini_ a la Regia Scuola Normale Superiore Femminile di Parma e il -professor Abele Ferreri, allora direttore di quella scuola, per onorare -il nome de la chiara signora, dettava quest'epigrafe: - - ANTONIETTA TOMMASINI FERRONI - NATA IN PARMA NEL 1780 — MORTA IL 29 GENNAIO 1839 - MOGLIE AL PROTOMEDICO GIACOMO - DONNA D'ALTO ANIMO DI COLTO INGEGNO - _DI CUORE TEMPERATO AI PIÙ SANTI AFFETTI_ - _DI RELIGIONE DI PATRIO AMORE DI CARITÀ NE' MISERI_ - SPOSA E MADRE ESEMPLARE - SAGGIA SCRITTRICE - MERITÒ L'AMMIRAZIONE - DI CHIARISSIMI LETTERATI DE' SUOI TEMPI - LA LODE E L'AMORE - DEI CONCITTADINI. - -Lo stesso Ferreri, chiudendo un discorso in cui esponeva brevemente le -vicende dell'istituto da lui diretto, lodava in Antonietta Tommasini -la chiara scrittrice, la donna ammirabilmente modesta e sollecita -di essere più che di parere, costante nel lavoro, perseverante nei -generosi propositi, amante de la patria e nobilmente premurosa nel -cercare il bene di tutti. A questo discorso, pubblicato a Parma nel -1892, se ne trova unito un altro del professor Giuseppe Beduzzi, degno -di esser ricordato soltanto perchè le notizie che contiene intorno a -la chiara Parmigiana gli furon date dal professor Gustavo Tommasini, -nipote di lei. - - * - * * - -I biografi di Giacomo Leopardi hanno troppo dimenticata Antonietta -Tommasini, su la quale parmi avesse dovuto bastare il numero de -le lettere che il grande poeta le scrisse (se ne hanno stampate -diciannove), ad attirare l'attenzione di coloro i quali ne la vita e -ne gli affetti di lui, ricercano l'immagine di quell'animo che dal -dolore e da l'amore ebbe inspirazioni sublimi. Ne la storia de le -sue amicizie, che furon molte, sincere e profonde, poichè egli era -tale da guadagnarsi il cuore di ognuno, cui commuovessero l'ingegno -unito a la modestia, gli altissimi affetti accoppiati ad altissime -sventure, merita un posto notevole la figura di Antonietta Tommasini. -Ne l'affetto di una donna per un grand'uomo — notò il Sainte-Beuve — -vi ha quasi sempre una prova de la parentela morale che li avvince; lo -scrittore fa risuonare armoniosamente una corda nascosta che forse, -non tocca da lui, sarebbe rimasta muta ne l'animo de l'amica; egli -dà una più alta vita spirituale, una più piena coscienza di sè a la -donna che, ravvisando nel cuore di lui molto del proprio, gli si sente -fraternamente unita; quest'alta affinità intima fu il legame tenace che -avvinse Antonietta Tommasini a Giacomo Leopardi. - - -NOTE. - -[48] Bologna, 1829, Tipografia di Emidio Dall'Olmo, in 16º, di pagg. 95. - -[49] _La donna e la famiglia. — Scritti d'istruzione, educazione e -ricreazione per le donne_, vol. I. (Genova, Tipografia Sordomuti, 1862, -pagg. 483-486.) - -[50] Milano, presso Antonio Fortunato Stella e Figli, 1835, in 18º, di -pagg. 119. - -[51] Parma, Filippo Carmignani, 1838, in 16º, di pagg. 21. - -[52] Vedi _Scritti editi e postumi di Pietro Giordani_, pubblicati da -Antonio Gussalli. Milano, Sanvito, 1857, vol. V (XII de _le Opere_), da -pag. 94 a pag. 96. - -[53] Vedi lettera 19 marzo 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit., -pag. 75. - -[54] Vedi lettera 24 giugno 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. -cit., pagg. 91 e 92. - -[55] Vedi lettera 5 luglio 1828 ne l'_Epistolario di G. L._ Ediz. cit., -pagg. 94 e 96. - -[56] Vedi ANTONIETTA TOMMASINI, _Pensieri di argomento morale e -letterario_, pag. 67. - -[57] Vedi a pag. 355 del volume _Le prose morali di G. L._, commentate -da I. Della Giovanna, il pensiero XCIV. - -[58] Vedi _Prose del Cav. Michele Leoni_, professore di letteratura -italiana e segretario della Ducale Accademia di Belle Arti in Parma. -(Parma, Giacomo Ferrari, 1843, in 8º, di pagg. 447.) - - - - - [Illustrazione: _Paolina Ranieri_] - - - - -PAOLINA RANIERI. - - -Un'ultima soave figura di donna ci appare amica e confortatrice presso -Giacomo Leopardi ne gli estremi dolorosi anni de la vita di lui: -Paolina Ranieri, sorella di Antonio, del quale l'amicizia pel poeta -fu a lungo considerata come uno dei più belli ed eroici esempi di -umano affetto. Il Ranieri vecchio fece torto a sè medesimo con quel -disgraziato libro che fu il _Sodalizio_, libro di cui egli stesso, ne -gli ultimi anni, parve sentire rincrescimento, perchè cercò di ritirare -dai librai tutte le copie che potè trovarne. - -A difendere il morto poeta molti sorsero, commossi da la pietà -reverente pel grande infelice, e questa pietà portò forse a qualche -esagerazione; certo però si può ormai affermare che in quel legame -da cui i due amici furon stretti, non tutto il vantaggio era dal lato -del Leopardi, non tutta la generosità da quello del Ranieri; e che il -patriota napoletano ne l'età senile non godette una perfetta sanità -di mente. La bella figura d'amico, comparabile a quelle classiche de -l'antichità, rimase oscurata ne le ultime ricerche de gli studiosi[59] -ed un'ombra parve offuscare anche la gentile immagine di Paolina -Ranieri, che la storia letteraria ci mostra così strettamente congiunta -a quella dei due amici: dico _parve oscurare_, poichè in realtà nessuno -ebbe motivo di negare il disinteresse e la virtù di lei, nessuno anzi -osò muoverne nè pure un dubbio; persino il Ribella, così severo verso -Antonio, ha solo parole di lode per la sorella di lui, che dice d'animo -mite, gentile, corrivo a la pietà, affettuoso per gl'infelici. - -Se Antonio — chi non voglia in lui, dal giovane generoso, ardente, -intelligente, dal patriota che per la causa di una patria adorata con -sacro culto, seppe soffrire esilio, persecuzioni, carcere, distinguere -in modo assoluto il vecchio accasciato da le sventure e dal male e -miseramente mutato ne l'animo come nel corpo — se Antonio desta un -senso di rammarico e quasi di pietà per non essersi saputo, o meglio -_potuto_ mostrare sempre, come ne gli anni giovanili, ugualmente degno -de l'amicizia d'un Leopardi, Paolina non risveglia che ammirazione, -anche quando le smisurate lodi del fratello per lei si vogliano -considerar soltanto come esagerazioni di una mente turbata: Paolina è -una di quelle purissime, candide creature dinanzi a le quali la povera -umanità ha diritto di sentirsi un momento orgogliosa di sè e di levar -la fronte verso le stelle. - - * - * * - -Francesco Ranieri e Luisa Conzo furono i genitori di Paolina, che -nacque il 26 marzo 1817 a Napoli in un palazzo di via Piliero e fu -battezzata in San Giacomo co' nomi di Paolina, Virginia, Nunzia, -Tudegarme. La famiglia era numerosissima, poichè contava dieci -figliuoli, di cui Antonio era il primo, dopo di lui eran nati tre -maschi, il maggiore fra i quali, Giuseppe, fu il più affezionato al -primogenito. Per quanto le cure del padre, de la madre, dei congiunti, -possano essere intelligenti, assennate, vi ha un'educazione che -difficilmente essi riescono a dare a un figliuolo rimasto unico: -quella fraterna; quanto apprendono l'un da l'altro i ragazzi, che -lezioni d'affettuosa pazienza, di compatimento gentile, di pietà, di -sacrificio! Di queste lezioni, Paolina, naturalmente buona, profittò -più che altri mai. - -Francesco Ranieri, uomo operoso e di discreto ingegno, viveva -agiatamente, perchè a lo stipendio che gli fruttava il suo ufficio -altissimo ne le poste del Regno, veniva ad aggiungersi la rendita de -la dote de la moglie e di qualche capitale ch'egli possedeva. Più in -apparenza che in realtà era severo coi figliuoli, che amava di vero -affetto; mentre tenerissima, senza cercar di nasconderlo, era di loro -la madre, la quale ad un animo tutto affettuoso, univa l'operosità -ne la cura continua e vigilante de la casa e dei figli. Abitavano -a l'angolo de la piazza del Municipio, in via San Giacomo, e quivi -i figliuoli crebbero in un'infanzia e in un'adolescenza tranquilla. -Paolina però non venne risparmiata da la sventura: era ancora bimba, -quando, colpita da un ascesso al fianco, dovette sopportare una -dolorosa operazione, che il chirurgo Gaspare Pensa riuscì a compiere -con buon esito, benchè non potesse ridare a la fanciulla la salute -perfetta. Queste infantili sofferenze lasciarono un'impronta nel -carattere di lei, che serena, ilare sempre, era tuttavia pietosissima -d'ogni dolore; ogni dolore intendeva od intuiva, e di nulla piacevasi -come del recar sollievo ai malati. - -Antonio, giovane e di carattere ardente, non sapeva sopportare il -durissimo giogo di Francesco I; aveva stretta amicizia con parecchi -liberali ed era intimo di Carlo Troya; per tutto questo dava assai -da pensare al padre, impiegato del governo napoletano e sinceramente -devoto a questo, sì che ad evitare impicci e dispiaceri più che -probabili, fu deciso in famiglia che il giovane andasse a studiare -a Roma. Partì un giorno a l'improvviso, mentre a pena albeggiava, -baciando, senza risvegliarla, la sorellina prediletta, che dormiva -tranquilla, ignara di tutto, e doveva poi chiedere con doloroso stupore -del suo Antonio. Di questa partenza la data più probabile è il 1826. -Da Roma il giovane passò a Firenze, dove appreso d'una grave malattia -di sua madre, chiese il passaporto, e stava per partire a la volta di -Napoli, quando ebbe notizia del proprio esilio. - -La madre era veramente ammalatissima, nè le forze de la sua età ancor -florida opponevano sufficiente resistenza al male; sentendosi mancare, -ella chiamava sempre ad alta voce, dolorosamente il figlio lontano, non -consolata de la mancanza di lui, da le vigili amorose cure del marito -e de gli altri figliuoli, tutti stretti intorno al suo letto, agitati -da speranze vane e da timori sempre più gravi, sinchè la morte ridiede -loro quella sconsolata calma, in cui l'anima trova il solo conforto di -non averne nessuno. Il pensiero de la cara perduta rimase ne l'animo -de la giovanetta come un sacro ricordo, chè la provvida natura, benchè -talvolta crudelmente separi la madre da' suoi nati, permette almeno che -la purissima memoria rimanga santamente vigile e feconda di affetti, -di pensieri, di azioni buone nel cuore de gli orfani, i quali non sono -tali interamente quando hanno il tesoro di quel ricordo. - -Paolina fu istruita seriamente da maestri eccellenti, fra i quali -Giovanni Smit livornese, non oscuro letterato, e quel Costantino -Margaris, che per la Grecia natia aveva combattuto con valore e che, -venuto in Italia, conservava vivissimo l'affetto a la sua nazione; di -lui il Ranieri scrisse poi la vita. Il Puoti e il Troya, amici di casa -Ranieri e di casa Ferrigni (ne la quale Paolina stette parecchio tempo, -dopo la morte de la madre, presso la sorella Enrichetta), furono larghi -di consigli a la giovine. Ella coltivava gli studi con piacere, pur -preferendo ad essi le cure de la casa, cui la madre l'aveva abituata, -e non isdegnando nè pur le più umili: era bella, di carattere amabile -e, quantunque assai pietosa d'animo e riflessiva e seria per abitudine, -serena e sorridente. La sua non fu nè allora, nè mai la bontà arcigna e -pedantesca, che fa sentir a tutti il peso de la propria superiorità; nè -la purezza sua di donna fu mai quella - - Virtù da istrice, - che, stuzzicato, - si raggomitola - di punte armato, - -come argutamente la caratterizzava il Giusti; la virtù che si chiude al -contagio del mondo nel lazzeretto di sè stessa. Buona, rimase semplice, -quasi col suo sorriso amabilissimo volesse farsi perdonale quella -nobiltà di sentimento, che è l'aristocrazia de l'animo; onestissima, -cercò le gioviali compagnie; rimase, pur non amando, sempre degna -d'amore. - -Nel 1831 Antonio era stato richiamato, e volontieri avrebbe fatto -ritorno a Napoli, se non avesse temuto di non poterne più uscire; di -che persuaso il padre stesso, che pur da prima desiderava vivamente di -riabbracciarlo, finì col cedere a lasciarlo lontano; ritornò invece ai -primi di ottobre del 1832 e rimase a Napoli fino a l'aprile del 1833. - -Fra lui e il Leopardi si era già stretta a Firenze una viva amicizia; -insieme erano stati parecchi mesi a Roma, fra il 1831 e il 1832; -causa di questo viaggio l'amore del Ranieri per la Maddalena Pelzet -Signorini, attrice fiorentina, si è detto, non so con quanta verità. -Ritornato a Firenze, e ricaduto ne le reti di Aspasia, che doveva tanto -farlo soffrire, il Leopardi si trovò privo anche de l'amico, che giunto -a Napoli corse a la villa dov'era allora la sua famiglia e rimase -piacevolmente meravigliato dinanzi a l'aspetto grazioso e serio di -Paolina, ch'egli ricordava bimba, quando fermandosi a la porta del suo -studio stava guardandolo, e, interrogata che facesse, rispondeva, quasi -ancor balbettando: — Ti guardo studiare. Nel lieto pranzo che riunì -tutti i suoi, Paolina, felice del ritorno di quel fratello tanto caro, -rimaneva tuttavia preoccupata, vedendo in lui qualche cosa di mesto; -chiestogli, a pena furon soli, che l'affliggesse, e saputo ch'egli avea -lasciato a Firenze un grande poeta ammalato, cui solo intelligenti e -amorose cure potevan prolungare la vita, ella, che di quel poeta aveva -letto, non senza lacrime, le _Canzoni_ ristampate a Napoli in una -strenna da Carlo Mele, amico di casa Ranieri, gli propose di andar a -riprendere l'amico e condurlo fra loro: «Ed io ti prometto di fargli -da suora di carità»; così, secondo narra Antonio, disse la giovinetta; -ma se pur la critica, che dubita di tante cose, esita a credere anche -che queste precisamente fossero le parole de la fanciulla, del fatto -non può dubitare; e certo il fatto non le smentisce, poichè Paolina fu -veramente _la suora di carità_ di Giacomo Leopardi. - -L'epistolario leopardiano ci rivela come il grande Recanatese si -decidesse ad andare a Napoli solo per l'amichevole insistenza del -Ranieri e persuaso di non restar che poco in quella città; aveva -bisogno di distrarsi, l'animo suo era oppresso più che mai: «Io non -penso più alla salute, perchè di salute e di malattia non m'importa -più nulla; del resto, specialmente quanto all'applicare, sto presso a -poco al solito, cangiato molto nel morale, non nel fisico.»[60] Non -si cura de la gloria che chiama un fumo e che gli fa nausea, e del -guadagno ancora, di cui pure ha necessità per vivere, gl'importa poco. -Una funebre stanchezza si rivela in tutta la lettera del 3 luglio -1832 al padre: chiede un assegno, ma con una malinconia profonda, -una invincibile indifferenza verso di sè e un disperato desiderio di -morire. A la sovrumana gioia che gli veniva dal pensiero amoroso, stato -tutto per lui, unico pregio, unica ragione de l'esistenza e che gli -aveva fatto apparire per un momento la vita più gentile de la morte, -innalzandolo a lo stupendo incanto di una nuova immensità, di un -paradiso ignorato, era succeduto, insieme a la triste stanchezza, che -derivava dal languire de la speranza, mentre la terra gli pareva ormai -inabitabile senza quella nova, sola, infinita felicità che gli figurava -il suo pensiero, l'angoscioso timore de la grave procella presentita -e che gli faceva invidiare con ardenti sospiri il sempiterno obblio -de la gente morta. Poi giunto l'epilogo doloroso de la sua passione, -tutti quei sentimenti s'eran perduti ne la tragica disperazione, in cui -egli sentiva morto per sempre il suo cuore, spenta non che la speme, il -desiderio di cari inganni; dettava allora i terribili versi in cui dice -al proprio cuore: - - T'acqueta omai. Dispera - L'ultima volta. Al gener nostro il fato - Non donò che il morire. Omai disprezza - Te, la natura, il brutto - Poter che ascoso, a comun danno impera, - E l'infinita vanità del tutto. - -Persuaso da l'amico ad allontanarsi da la donna che l'aveva fatto tanto -soffrire, egli accettò di andare a Napoli (1º ottobre del 1833) e di -vivere con lui, pur provvedendo co' suoi mezzi, per quanto scarsi, ai -pochi bisogni de la sua modestissima vita. Non acconsentì il vecchio -Ranieri di aver in casa sua ospite il figlio con l'amico, di cui egli -aveva in abborrimento le opinioni irreligiose; e, benchè non ne resti -prova alcuna, mi pare altresì che Giacomo, fiero e sdegnoso, anche nei -suoi economici disagi e ne le misere condizioni del suo corpo malato, -non avrebbe consentito ad esser di peso al padre d'Antonio. Perciò -Costantino Margaris, amicissimo di tutta la famiglia, cercò e trovò pei -due sodali, che vi scesero a pena giunti, un quartierino su la loggia -di Berio, vicino a Toledo, di dove presto, perchè quell'aria era troppo -bassa pel Leopardi, passarono in via Santa Maria Ogni Bene. - - * - * * - -Paolina Ranieri quando conobbe il Leopardi aveva diciassette anni -e riuscì simpatica a lui come a tutti quelli che la conoscevano. -Ella premurosa provvide tosto con la sua sagacità di donnina precoce -che l'appartamento nel palazzo Cammarota fosse in modo conveniente -arredato con le masserizie dal vecchio Ranieri concesse al figlio; e -punto sdegnosa de l'umile prosa che è la vita d'ogni giorno, badò di -procacciare al fratello e a l'amico di lui tutte le piccole comodità -che pur valgono tanto. Commovente è la storia de la lunga lotta ch'ella -sostenne con se stessa e co' suoi prima di lasciare la casa del padre -per stabilirsi con Antonio e col Leopardi. Il vecchio Ranieri trovava -la cosa sconveniente, ma in fine la fermezza de la fanciulla trionfò. -Da prima ella fu solo una cara compagna di qualche ora pel Leopardi, -ma quand'egli col Ranieri andò il 4 maggio 1835 ad abitare in un -quartierino al Vico Pero, nº 3, presso Capo di Monte e mercè di lei vi -si fu in breve ben accomodato, Antonio ottenne dal padre il permesso -di condurre seco le due sorelle Paolina e Teresa; quest'ultima però -stette poco insieme a loro, perchè la casa paterna avea bisogno d'una -donna, ed ella vi fu richiamata. Paolina invece si fissò coi due amici, -dirigendo la domestica economia e procurando specialmente al poeta, -sempre sofferente, quel sollievo che una modesta agiatezza ed un cuore -di donna devota possono dare. E non parlo solo de le cure materiali, -che pur hanno la loro importanza; intendo ancora del morale conforto. -La giovanetta massaia non era solo una infermiera e una direttrice de -la casa; era anche un'anima eletta, colta, abituata a guadagnarsi con -la grazia e lo spirito l'amicizia de gli uomini notevoli per ingegno e -dottrina, di cui la compagnia le era stata familiare sin da' suoi primi -anni ne la casa paterna. Rade volte, — diceva il Recanatese, — ci si -risolve ad amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima; -ed è vero; altrettanto vero è ancora che la virtù riceve da la bellezza -e da la grazia una luce che non le dà la fortuna, nè la gloria, un -fascino, cui pochi resistono. Nè di tali pochi era il Leopardi che, -fino ne l'accasciamento del suo doloroso scetticismo, serbò nel più -alto segreto de l'anima il culto di ogni morale grandezza, e cui la -bellezza pareva - - . . . . . splendor vibrato - Da natura immortal su queste arene; - Di sovrumani fati, - Di fortunati regni e d'aurei mondi - Segno e sicura spene. - -Il poeta paragonava Paolina a la propria sorella, di cui gli era caro -ch'ella portasse il nome. Abituato a l'amicizia ed a l'ammirazione di -molti uomini insigni (e fra quelli che lo frequentarono a Napoli si -possono ricordare il filologo tedesco Enrico Guglielmo Schultz, il -poeta Augusto Platen divenutogli assai intimo, il marchese Basilio -Puoti, ne la scuola del quale egli andava non di rado, Carlo Troya, -Giuseppe Ferrigni, Costantino Margaris, col quale assai di frequente -discuteva di cose greche), ritrovava una dolcezza diversa e ben più -cara ne l'affettuosissima e reverente intimità di Paolina. Come la -tenera Desdemona di Shakespeare, la bellissima giovanetta, cui la vita -e il mondo sorridevano, sentì più forte d'ogni attrattiva di mondani -piaceri, l'incanto de la pietà per un'anima grande e sventurata, -l'ardore del santo desiderio d'esserne la confortatrice; non meno -triste e tragica era la storia di questo grande che non fossero le -vicende ardue, le battaglie, i pericoli d'Otello; e come Desdemona, -Paolina ora pendeva intenta al racconto, ora era condotta altrove da -le cure casalinghe, ma sempre ritornava a bere con avido orecchio le -parole che le riempivano l'animo di pietà e di commozione; e come il -cupo eroe de la tragedia inglese, anche il poeta del dolore dovette -sentirsi vinto da quel sorriso di femminile pietà e stringere con tutta -l'anima la candida mano così nobilmente stesagli. Egli che prendeva ben -poco piacere de le cose che alla maggior parte de gli uomini soglion -esser care, più di ogni altro sentiva il bisogno, la sete d'affetto; -benchè _non procurasse e non affettasse di apparire diverso dalla -moltitudine in cosa alcuna_, era troppo veramente grande, perchè le -persone non volgari potessero confonderlo con quella moltitudine; e -non volgare era certo Paolina, che, sotto l'aspetto riposato e dolce, -quanto modesto di lui, riconobbe e apprezzò la nobiltà del sentire -e l'elevatezza de l'ingegno e si compiacque di essergli confidente -compagna. «Nei discorsi sempre si esercitò colle persone giovani e -belle più volontieri che cogli altri; quasi ingannando il desiderio -e compiacendosi d'essere stimato da coloro da cui molto maggiormente -avrebbe voluto essere amato,» scrisse il Leopardi di Socrate e certo -pensò di sè, come quell'antico ripugnante d'aspetto, eccellente -d'ingegno e ardentissimo di cuore. Egli sentiva che una donna di -venticinque o trent'anni ha più d'attrattive ed è più atta a destare -un amore ardente e appassionato, ma credeva ancora che niente possa -uguagliare quel non so che, quasi divino, che ha nel volto, ne le -movenze, ne le parole, una giovinetta dai sedici ai diciott'anni. -«Qualunque sia il suo carattere, il suo gusto, allegra o malinconica, -capricciosa o grave, vivace o modesta, quel fiore purissimo, intatto, -freschissimo di gioventù; quella speranza vergine, incolume, che si -legge sul viso e negli atti, e che voi nel guardarla concepite in lei e -per lei; quell'aria d'innocenza e d'ignoranza completa del male, delle -sventure, de' patimenti; quel fiore in somma, anche senza innamorarvi, -anche senza interessarvi, fanno in voi un'impressione così viva, così -profonda, così ineffabile, che voi non vi saziate di guardare quel -viso; ed io non conosco cosa che più di questa sia capace di elevarci -l'anima, di trasportarci in un altro mondo, di darci un'idea d'angeli, -di paradiso, di divinità, di felicità. Tutto questo, io ripeto, senza -innamorarci, senza muoverci desiderio di posseder quell'oggetto.»[61] - -Parecchi hanno supposto che il Leopardi fosse innamorato di Paolina -Ranieri, ma è una pura supposizione, di cui per prima parlò la -chiara signora Caterina Pigorini-Beri, che nel suo studio su Giacomo -Leopardi, premesso a le _Poesie e prose scelte ed annotate per le -giovanette_ (Firenze, Le Monnier, 1890, pag. 66 e segg.) afferma non -esser possibile che il Recanatese non amasse la dolce giovane di cui -_la devozione intrepida, intelligente, quasi sublime_ gli confortò -gli ultimi anni; ella crede che Paolina sia la donna del _Consalvo_ -e del _Pensiero dominante_ e si duole che il Ranieri, il quale disse -tante cose che sarebbe stato bello passare in silenzio, abbia taciuto -di questo amore così puro e timido, il quale forse riconciliò con la -vita il poeta del dolore. Io non credo che Paolina sia la donna del -_Consalvo_ e del _Pensiero dominante_; troppe ragioni in contrario -sono state addotte e si potrebbero addurre: prima di tutte, la data -del Canto, che, senza dubbio, benchè corretto posteriormente, è opera -giovanile; certo però il sentimento che il Leopardi dovette provare per -Paolina Ranieri fu di affetto altissimo, in cui si raccoglieva tutto -il calore che le lunghe inenarrabili pene avevan lasciato ancora ne -l'animo di lui; parmi fosse affetto piuttosto di venerazione che di -passione terrena; se parlando di una donna giovanissima, bella e pura -in generale, egli diceva che noi vi scorgiamo qualche cosa di celeste -che ce la fa riguardare come di una sfera divina, superiore a la nostra -e cui non possiamo aspirare; a ben maggior ragione dovea parergli -sacra Paolina, che era per lui l'ospite generosa ben più che di doni -materiali, di cure affettuosissime, di conforto morale, l'amica, che -con tanta semplicità e con tanta modestia sacrificava i bellissimi fra -i suoi anni per curare un malato estraneo a la famiglia e vigilar il -focolare domestico de' due amici, il quale, malgrado il loro reciproco -affetto, sarebbe stato probabilmente ben freddo e monotono senza di -lei. - -Paolina dovea sembrargli una creatura venuta dal lontano mondo de' -suoi sogni per ridargli la visione di esso e la dolcezza, ricordo d'una -patria ideale perduta, speranza e conforto insieme. Se ce la figuriamo -diciassettenne a pena, quando lo conobbe, ventiduenne quand'egli morì, -bella, colta, graziosa, con un affetto che la sua estrema gioventù -non consente di chiamar materno, ma che pure de la materna tenerezza -ha l'abnegazione e la soavità, e che la sua divina purezza non ci -lascia chiamar d'amante, benchè forse solo l'amore possa spiegare -certi eroismi sublimi, se ce la figuriamo sorridente e pensosa, seduta -ne le lunghe serate, ne le giornate lunghissime, presso la poltrona -del malato, ne la semioscurità che talora gli era necessaria, o ne la -diffusa luce dei meriggi d'estate da cui talora egli voleva inondata -la sua camera, parlargli con semplice grazia, leggergli, dissipare -con un sorriso, con una stretta di mano, con un amichevole sguardo di -rimprovero la sua cupa tristezza, la sua tormentosa inquietudine, ella -ci apparirà la più _vera_ donna che Giacomo Leopardi abbia conosciuta, -la sorella di Silvia, la compagna di Nerina. - -Pare che lo stesso dottor Mannella avesse parlato del pericolo che -poteva correre la fanciulla in quei primi anni de la sua giovinezza, -vivendo sempre vicina ad un uomo così gravemente infermo qual era il -Leopardi, ma quel pericolo ella non curò punto, anzi esso non giunse -mai a turbare un momento la serenità del suo spirito. E Giacomo sentì -allora che _pietosa al mondo dei terreni affanni_ non era la morte -soltanto e che un altro _virgineo seno_ poteva dargli conforto. - -Quel potente e terribile pensiero che l'aveva avuto in sua balìa e gli -aveva dati tanti tormenti, consorte terribile dei suoi lugubri giorni, -diveniva un grande austero compagno, ora ch'egli poteva comunicarlo ad -anime degne d'intenderlo; e a quegl'intimi colloqui, di cui tanto è da -dolersi non abbia il Ranieri lasciato ricordo alcuno, doveva rivolgersi -il poeta vogliosamente _dal secco ed aspro mondano conversare_, come il -suo pellegrino, fra i nudi sassi de la via montuosa, volge bramoso gli -occhi - - A un campo verde che lontan sorrida. - -Il professor Odoardo Valio, dopo aver parlato dei vari amori di -Giacomo Leopardi per la Fattorini, la Basvecchi, la Belardinelli, -la Malvezzi ed Aspasia soggiunge: «Nessuno di siffatti amori riescì -ad appagarlo appieno, nessuno a trasfondergli un verace conforto, -nessuno a conciliarlo un po' con la vita. Invece tutto ciò raggiunse la -Ranieri, il fascino della quale addirittura lo soggiogava, perchè era -un incontro di vergine amore e di vergine pietà insieme, di amore in -lui per lei, e di pietà in lei per lui; ond'ella, a differenza di tutte -le altre, ebbe il merito supremo di far risplendere, ancora una volta, -un raggio di speranza in quello spirito desolato. E la bella figura -muliebre nel carme mirabile del _Consalvo_ è appunto quella di Paolina -Ranieri.»[62] Ho già detto che se Paolina sia l'Elvira del _Consalvo_ -è cosa da lasciarsi per lo meno in dubbio, ma certo è che ella fu -pel Leopardi la più dolce e generosa fra le amiche, quel che la donna -gentile, la soave Mocenni, pel Foscolo, anzi assai più; e che se il -grande Recanatese tanto fiero, altero e talvolta anche strano, visse di -buon grado lunghi anni presso i Ranieri, oltre l'amicizia di Antonio, -doveva attrarlo la delicata premura e il nobile affetto di Paolina, -in cui gli pareva di ritrovare la sorella che aveva tanto amato ne la -sua prima giovanezza e di cui il ricordo serbò carissimo per tutta la -vita, benchè temesse ch'ella, al par di Carlo, non fosse rimasta sempre -ugualmente tenera in quel loro fraterno legame. - -Certo Antonio nel suo _Sodalizio_ esagerò grandemente, o almeno pose -sotto una falsa e antipatica luce i sacrifizi sostenuti da lui e da -la sorella pel Leopardi, ma non v'ha dubbio che sacrifizi dovettero -essere e gravi. Tutto avrebbe giustificato, in Paolina specialmente, -desideri ed aspirazioni ben diverse da la vita ch'ella conduceva; ed -accresce pregio al sacrifizio la spontaneità con cui fu compiuto, la -grazia serena in cui il Leopardi non poteva mai scorgere un'ombra di -rimprovero o solo di rimpianto. Non è però da tacersi che se da un -lato il poeta per le sue infermità, talora per l'umor malinconico, che -però abitualmente non si scorgeva in lui, se non come un atteggiamento -pensoso e grave, non discaro, e per talune strane abitudini o voglie -di malato, poteva riuscir gravoso a gli ospiti (quantunque Giuseppe -Ranieri affermasse che egli era _mite, buono, modestissimo ne' suoi -desideri, di nessuna pretesa, affabilissimo poi quasi sempre, arguto -nel conversare_)[63] la sua amicizia e la sua conversazione dovevano -essere un non lieve compenso per i Ranieri; e lo riconobbe Antonio -stesso, anche mentre, con animo tutto mutato da l'antica amicizia, -scriveva il _Sodalizio_. Le serate troppo a lungo prolungate nel cuore -de la notte per leggere, studiare o ragionar con Giacomo riuscivano -materialmente una fatica e una pena, ma intellettualmente erano ben -altra cosa. Egli doveva tornar loro inoltre di morale conforto, come -egli medesimo trovava sollievo e dolcezza ne la loro compagnia e nel -loro affetto fra gl'inevitabili dispiaceri che spesso venivano ad -aggiungersi al suo vecchio e terribile carico di dolori. Soverchia -suscettibilità indusse molti anni dipoi il Ranieri a supporre -sconoscente l'amico verso di lui, mentre tutto ci fa credere gli fosse -teneramente grato; infatti di nessun contemporaneo disse quel che -di lui e designandolo propriamente col suo nome: «Un mio amico, anzi -compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive e se gli -uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch'egli ha dalla -natura, presto sarà significato abbastanza dal solo suo nome...;»[64] e -presentandolo al Visconti lo chiama: «giovane d'ingegno raro, di ottime -lettere italiane, latine e greche e di cuore bellissimo e grande.» -Invero se talvolta il Leopardi ne l'Epistolario ha parole pungenti per -Napoli e i Napoletani, nulla fa credere ch'egli parli dei Ranieri, e -Antonio stesso sapeva che l'ospite fu talvolta giustamente irato contro -certi falsi amici, se egli medesimo, come notò il Piergili, racconta -nel _Sodalizio_ che Giacomo venutogli un giorno innanzi con un piccolo -bastone gli disse: Io vado fuori a bastonare qualcuno. - -Nulla scrisse il poeta che apertamente ricordi la Ranieri, ma forse -a l'anima alta, gentile e pura, l'affetto per la nobile amica dettò -l'ultimo canto, quel canto dolcissimo fra tutti, fra tutti sublime, -che ogni poeta pensò, io credo, e nessuno scrisse, quel canto, cui -la parola non limita, nè scolora, nè intiepidisce; che solo l'artista -intende e solo sa e solo gode; ma se Paolina ne gli occhi stanchi, cui -nè pur arrideva più la dolcezza del sogno, vide un raggio de l'intima -luce ch'ella aveva avvivata, ella ebbe un compenso degno di lei. -Il corpo era disfatto e lo spirito abbattuto, ma il cuore del poeta -batteva ancora per gli affetti più gentili, e questo, gentilissimo, gli -richiamava i puri, ardenti desideri d'un tempo, i generosi entusiasmi, -le subite fiamme, fra le tristi negazioni e i sogghigni amari del suo -scetticismo. - -Presso i Ranieri, il poeta visse modestamente, tranquillamente; sempre -affabile e semplice nei modi, sempre assorto ne l'intima vita del suo -spirito, ma non punto disdegnoso con alcuno e caro a moltissimi che -gli manifestavano con mille gentilezze la simpatia e l'ammirazione. Dal -Ferrigni in particolare il Leopardi ricevette molte cortesie, spesso fu -ospite nel palco di lui al teatro del Fondo e ne la villa di Torre del -Greco. - -«Mi ricordo,» narra il Dalbono in una lettera, «che una sera eravamo -in casa Ferrigni dove avevano condotto il conte Leopardi. Il Leopardi -a un divano e Carlo Troya vicino a lui su di una sedia. Parlavano di -geografia antica. Sapete che Troya era chiamato dagli amici _Carlone_, -perchè ci era _Carlino_, che era Carlo Mele. Io ero molto giovane -e ordinai una di quelle che si chiamano quadriglie e feci ballare -le ragazze che c'erano, e principalmente le figliuole del Ferrigni. -Io facevo da direttore che non ho mai ballato! Mi ricordo che la -più grandicella della Ferrigni era Argia, che poi diventò valente -nel dipingere ad olio; e allora era piccolissima. Ci era Paolina -(Ranieri) giovinetta, una _simpatia di prima forza_, e quella cara -Donn'Enrichetta, già moglie del Ferrigni. Ricordo ancora che fui -grandemente applaudito perchè il conte Leopardi si era divertito molto -a vedere il ballo di queste fanciulle e a udire le grida del direttore, -vostro servo, che si affannava a farle andar bene.... Quella sera in -casa Ferrigni ci era il meglio di quel tempo.» - -Il Ferrigni, marito de l'Enrichetta Ranieri, giovò ai due amici -ottenendo dal vecchio Ranieri, che da prima non voleva saperne, un -assegno ad Antonio perchè vivesse fuori de la casa paterna; curava -anche gl'interessi del Leopardi, riscuotendo per lui i danari che gli -mandava la famiglia. Giuseppe Ranieri accompagnava spesso il Leopardi -ne le passeggiate ch'egli soleva fare quasi sempre verso il mezzodì, -perchè temeva gli fosse nociva l'aria de la sera; di solito andavano -dietro a Santa Teresa, poi nel largo de le Pigne e verso Foria. Fra -gli amici che frequentavano il Ranieri e il Leopardi, v'era ancora -Alessandro Poerio, ad essi molto affezionato. - -Ne gli anni che passò a Napoli o ne la campagna napoletana il -Leopardi ebbe momenti di bella inspirazione, benchè il calore de la -sua giovanezza lo avesse abbandonato e i cari inganni, le immagini -splendide, che già gli avevano sorriso, non fossero più che una soave, -morente luce di tramonto su l'ultimo lembo d'un orizzonte già tutto -tenebroso. A quegli anni appartengono fra i suoi Canti (per non dire -del _Pensiero dominante_, di _Amore e Morte_, _A sè stesso_, _Aspasia_ -probabilmente limati soltanto a Napoli), _Sopra un bassorilievo antico -sepolcrale_, _Sopra il ritratto di una bella donna_, _Palinodia al -marchese Gino Capponi_, _Imitazione_, _Scherzo_, il _Tramonto della -luna_, _la Ginestra_; cui sono da aggiungersi _I Paralipomeni della -Batracomiomachia_ ed alcune prose. Nel Canto _Sopra un bassorilievo -antico e sepolcrale, dove una giovane morta è rappresentata in atto di -partire, accomiatandosi dai suoi_, prevale lo sconsolato scetticismo, -che vede misera la prole umana, checchè speri, a qualsiasi età de la -vita si rivolga, _qualunque_ cosa ricerchi per suo conforto; ma vi ha -ancora, se non l'ardore giovanile, tutta l'affettuosità del poeta, che -dinanzi a l'immagine de la bellissima fanciulla chiamata da la morte -si commuove; non sa se debba chiamarla cara o sgradita al cielo, ma -sospira fra sè stesso; freme a l'idea di colui _che la morte sente de' -cari suoi_, e descrive con tenerezza desolata l'addio ad una diletta -persona con cui si è passati insieme molti anni, addio senza speranza -di ritorno e cui segue il triste abbandono. - -Forse, descrivendo quest'addio de l'amico a l'amico, del fratello al -fratello, de l'amante a l'amore, egli ripensava ad Antonio ed a Paolina -con cui aveva speranza di passar _molti anni insieme_. - -Anche il Canto _Sopra il Ritratto d'una bella donna scolpito nel -monumento sepolcrale della medesima_ ha concetti elevatissimi. Ne la -villetta fra Torre del Greco e Torre dell'Annunziata, dove il poeta -passò la primavera e l'autunno del 1836, egli scrisse _Il tramonto -della luna_, disperato rimpianto della giovanezza, che sola colorisce -di una luce d'aurora la vita mortale. - -_La ginestra_, scritta ne lo stesso anno e ne lo stesso luogo, -è tragicamente terribile, pur apparendo calma e tranquilla nel -ragionamento: il poeta vi dipinge i cespi di quei gialli fiorellini -odorati su l'arida schiena _del formidabil monte sterminator Vesevo_; -la ginestra contenta de' deserti, che cresce fra le rovine di Roma, -come sui nudi pendii del Vesuvio - - . . . . . . . . . . . . . di tristi - Lochi e dal mondo abbandonati amante, - E d'afflitte fortune ognor compagna; - -il fiore gentile che, quasi i danni altrui commiserando, manda al -cielo un profumo dolcissimo, conforto al deserto, gli ricordava forse -la pietà di Paolina Ranieri, anch'essa, come quel fiore, pietosa -de le sventure, anch'essa amante dei reietti dal mondo, gentile -nel consolarli; l'esempio de l'abnegazione di lei, di quel verace -affetto di carità e di generosa amicizia che la faceva sorella de gli -sventurati e particolarmente di lui, tanto infelice quanto grande, -può aver contribuito ad inspirargli quei versi de la _Ginestra_ che -sono moralmente fra i più elevati ch'egli abbia scritti, in cui chiama -nobile natura quella che si mostra grande e forte nel soffrire e non -aggiunge al fardello de le proprie miserie il peso più grave di ogni -altro, de gli odi e de le ire fraterne, e stima l'umanità congiunta e -ordinata per combattere le nemiche forze de la natura: - - Tutti fra sè confederati estima - Gli uomini, e tutti abbraccia - Con vero amor, porgendo - Valida e pronta ed aspettando aita - Negli alterni perigli e nelle angosce - Della guerra comune. - -Nè forse Paolina era lontana dal suo pensiero, quando tra le amare -derisioni dei _Paralipomeni_, egli ritrovava un raggio de l'antico -entusiasmo per cantare la virtù: - - Bella virtù, qualor di te s'avvede, - Come per lieto avvenimento esulta - Lo spirto mio. . . . . . . . . . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . - Alla bellezza tua ch'ogni altra eccede, - O nota e chiara, o ti ritrovi occulta, - Sempre si prostra: e non pur vera e salda, - Ma immaginata ancor di te si scalda. - - * - * * - -Ne gli ultimi mesi di sua vita pare che il Leopardi non prevedesse -imminente la propria fine, almeno così afferma Antonio Ranieri, il -quale asserisce ancora aver talvolta il poeta detto a lui ed a Paolina, -che altri quarant'anni l'avrebbero avuto con loro. Pure vi hanno tratti -de le lettere leopardiane in cui il presagio de la morte è chiaro e -solenne; basti ricordare le gravi e meste parole de l'ultima lettera -al padre, che tanto ricorda quella di Torquato Tasso moribondo; forse -egli, come molti ammalati, passava alternativamente da le illusioni -a la coscienza del vero, fors'anco la speranza, la fiducia ch'egli -mostrava di giungere ad una tarda vecchiezza, era un delicato tratto -d'affetto verso gli ospiti amorosi, ch'egli non voleva affliggere di -soverchio; ciò spiegherebbe ancora come egli mostrasse di non intendere -quanto i medici napoletani gli dicevano chiaramente, più chiaramente -che il Ranieri non avesse voluto, e cioè di qual gravità fosse il suo -male. - -Era il tempo de l'epidemia colerica, e mentre la carrozza attendeva -i due amici e Paolina che dovevano recarsi in villa, il Leopardi si -sentì male e desiderò il medico; ma, vedendo un po' turbato Antonio, -si alzò, sorrise e lo rassicurò, stringendogli la mano. Mentre il -Ranieri andava per il professor Mannella, Giacomo rimase con Paolina, -che l'assistette e volle fosse adagiato sul letto, da cui tre volte -egli si levò per rimettersi a mensa, sperando sempre di vincere il -male e forse di dar animo a la buona amica. Quando Antonio ritornò col -medico, il Leopardi era su la sponda del letto, appoggiato ad alcuni -guanciali ammonticchiati per sostenerlo; sorrise e parlò col Mannella -del proprio male e del desiderio di levarsi per andar in villa; ma il -dottore accortosi de la fine imminente, avvertì di mandar tosto per un -prete. Paolina era sempre a canto al moribondo, gli sosteneva il capo e -gli asciugava il sudore, e a lei, secondo narra il Viani d'aver sentito -da un amico di casa Ranieri, furon rivolte le ultime parole di Giacomo: -«Ci vedo più poco.... apri quella finestra, fammi vedere la luce»; -dopo le quali spirò senza acute sofferenze, in questo desiderio de la -luce ch'egli avea abborrita talora, come simbolo de la verità crudele e -nefasta.[65] - -Il Chiarini, dopo aver notato che l'affetto, quand'è disinteressato -e puro, d'una donna per un poeta è una de le più nobili ricompense -serbate al genio, la più dolce per l'uomo che ha cuore, _il più -lusinghiero diploma di poesia_, come dice il Sainte Beuve, ricorda che -tal diploma ebbero Giorgio Byron, non già da Lady Carolina Lamb o da la -contessa Guiccioli, ma da la ignota giovanetta inglese, che vicina a -morire di consunzione gli scrisse per ringraziarlo del piacere che le -avevano procurato le sue poesie; Alfredo de Musset non da la Sand, ma -da la gentile madrina; ed Enrico Heine da la dolce sua Mouche. Questa -gloriosa e delicata corona ebbe anche Giacomo Leopardi, che più de gli -altri la meritava, perchè più soave e più profonda fece risuonar ne' -suoi versi la nota de la passione e del dolore, rimanendo scevro de -la licenziosità de gli altri; e l'ebbe da le candide mani di Paolina -Ranieri. - -«Ogni nobile scrittore,» scrisse il Sainte Beuve, «raccatta su la sua -strada e si porta dietro i suoi nemici, i suoi invidiosi occulti, -esseri ignobili, accaniti contro di lui, che si attaccano a lui e -vivono di lui; è giusto che ci sieno al mondo alcune anime generose che -lo compensino di ciò: è giusto che egli abbia le sue gioie nascoste, -certe dolcezze di felicità riserbate a lui solo.» - - * - * * - -Morto il Leopardi, Antonio e Paolina tornarono ne la casa paterna, -forse per cercarvi un conforto o ad ogni modo perchè non v'era più -ragione che ne stessero lontani. Due anni a presso tutta la famiglia -mutò dimora e andò ad abitare nel palazzo De Flavis, di fronte a -quella casa Giura del vico Pero, che doveva ricordar ai fratelli il -caro defunto. Paolina ed Antonio, che non volevano lasciare il rione -di Santa Teresa, nel 1851 fecero di nuovo famiglia da sè, andando -ad abitare nel palazzo Mantone, dove più tardi Antonio comperò -l'appartamento nel quale dimorava. - -Qual fosse l'animo di Paolina dopo la morte del Leopardi non sappiamo, -ma possiamo facilmente immaginarlo, se ripensiamo a l'affetto ch'ella -gli avea dimostrato. Antonio dice che fu lei ad avere il primo pensiero -del monumento che Michele Ruggiero eseguì e che rimane ne la chiesetta -di San Vitale, modesto sepolcro, ma tale da commuovere ogni animo -gentile, come il Leopardi si era già commosso presso a l'umile tomba di -Torquato Tasso in Sant'Onofrio. - -«Là, — disse il Nencioni, — il suo cuore irrigidito si commosse — e il -poeta di Nerina e d'Aspasia _s'inginocchiò e pianse_ su le ceneri del -poeta di Erminia e di Armida.» - - .... tomba fregiar d'uom ch'ebbe regno - Vuolsi e por gemme ove disdice alloro: - Qui basta il nome di quel divo ingegno - (ALFIERI.) - -Il sepolcro del grande Recanatese è vicino a quello di Virgilio ed a -quello del Sannazzaro; ma egli non deve lamentarsene come gli pareva -che avesse avuto a pentirsi il Guidi d'aver desiderato d'esser sepolto -poco lungi dal cantore de la Gerusalemme; non ha da lamentarsene, -perchè quale che sia la gloria del divino Virgilio, non mancheranno a -le ceneri di lui, non meno grande del grande Latino e tanto infelice, -le lacrime di una reverente pietà e di una calda ammirazione. - - Pur nella tomba che la tua soverchia - Declinò l'aurea stella - Ravvivatrice del figliuol d'Anchise. - Ti dorme accanto que' che un dì s'assise - Presso la riva, e fe' dall'onde fuori - Veramente apparir Ninfe e Pastori. - . . . . . . . . . . . . . . . - D'amor cantando in mille dolci guise. - Ahi sopra l'urne povere di fiori - Sol fa mesto lamento - Tra foglia e foglia il vento, - Nè paterno sospir vola ove giaci, - Nè sorella ti diè gli ultimi baci; - -scrisse la Giuseppa Guacci Nobile, che cantò molto gentilmente del -Leopardi ne l'anno stesso de la morte di lui. - -Secondo il Ranieri, grande parte ebbe Paolina nel preparare ed -ordinare l'edizione dei due volumi di Giacomo Leopardi, fatta da -Felice Le Monnier a Firenze; e se si vuole che Antonio abbia esagerato -ne l'attribuire a lei _tutto in quella laboriosissima edizione_, i -pensieri manifestati ne la Vita, la correzione de le bozze, le dispute -col revisore canonico Bini; non appare affatto repugnante a la verità -ch'ella, vissuta in tanta intimità col poeta ed intelligentissima, -potesse dare per quell'edizione qualche buon consiglio. Così certamente -non sarà tutto vero quel che Antonio afferma riguardo a lei, e cioè -di doverle il metodo d'intendere e di condurre la storia, i _Quattro -secoli_, applicazione di tal metodo; _La teorica del dolore_ e _Frate -Rocco_ e le _Vite di alcuni grandi italiani_ e le _Otto interpretazioni -dantesche_; e le _Avvertenze circa il modo da tenere per rendere la -Divina Commedia popolare_ e persino le _Memorie giuridiche_; ma si può -senza troppa credulità affermar tuttavia che Paolina, indivisibile dal -fratello, vivendo con lui e per lui soltanto, abbia potuto, anzi dovuto -interessarsi ai suoi lavori e dar qualche inspirazione specialmente a -quelli che son opera più d'affetto che di dottrina, come la _Ginevra_, -che fu scritta quando Paolina era giovanissima, poco più che sedicenne, -ma già abbastanza donna, perchè la causa dei poveri e de gli oppressi -dovesse commuoverla, soprattutto perchè il suo cuore, in cui i -sentimenti di una pietà materna erano innati, dovesse battere pei bimbi -derelitti. - -In causa de la _Ginevra_ Antonio Ranieri fu messo in carcere e vi -rimase due mesi. «L'angelo mio mi fu sempre allato,» scrive; «mi -rappresentava ad ora ad ora la felicità del patire per quei poveri -bimbi derelitti; e mi fece di quella prigionia la più cara memoria -della mia vita.»[66] Narra ancora il Ranieri come il marchese Carlo -Torrigiani gli avesse chieste firme per una medaglia a Gian Pietro -Vieusseux; e, coniate poi le medaglie, gli chiedesse a chi doveva -mandarne. La lettera, letta da la polizia napoletana, fece credere -chi sa che, immaginare che si trattasse di medaglie a Mazzini o a -Garibaldi, ed Antonio fu di nuovo incarcerato. Paolina, che in villa -aveva visto arrestare il fratello, corse a Napoli e si raccomandò ad -alcuni alti amici che ottennero subito la secreta venisse mutata ne la -miglior sala de la questura, dove sorella e fratello rimasero fino al -mattino seguente in cui vennero liberati. - -Paolina amava ascoltare le parole dei liberali, animarli a l'opera, -diffondere l'affetto patriottico e l'ardore di lotta, non sola -in questa nobile impresa, cui tante altre insigni Napoletane -parteciparono, ma non per questo men degna d'ammirazione. Il Ranieri -non volle prender parte ai moti politici del '48, perchè, appartenendo -come il suo amico Niccolini a la piccola schiera dei Ghibellini, non -prestava fede ad un rivolgimento iniziato in nome del papa; il governo -borbonico non potè quindi perseguitarlo e perciò la sua casa tra il -'20 e il '60 fu un centro del movimento liberale napoletano, movimento -cui Paolina prese parte con entusiasmo. Basilio Puoti, Carlo Pepoli, -G. P. Vieusseux, Atto Vannucci, G. B. Niccolini, Giuseppe Giusti le -furono amici, e le portò vivo affetto anche quella Lucia De Thomasis -di cui il Ranieri scrisse l'elogio, dedicandolo a la propria sorella -_che l'amò tanto_. In onore di Paolina, narra Antonio, il Giusti lesse -a veglia per la prima volta _Il Gingillino_, e tra le carte del Ranieri -si conserva l'autografo di questa poesia con una dedica affettuosissima -del poeta a la donna gentile. Quando nel 1860 i liberali, combattendo -contro i Borboni, cadevano eroicamente, Paolina non aveva altro -pensiero che quello di lenire le sofferenze dei feriti e dei moribondi, -cui preparava filaccie, fasciature, biancheria, mandava aranci e -limoni; li volle anche assistere di persona, dopo la battaglia di -Capua. Secondo narra lo stesso Antonio, un garibaldino disse a Paolina: -«Non soccorra quell'altro, che è un soldato del Borbone,» ed ella, -accorrendo pietosa a quel nemico, esclamò ad alta voce: «Qui non c'è -che fratelli.» Ne l'ottobre del '60 una deputazione di Napoletani si -recò da Vittorio Emanuele, che trovavasi con l'esercito ne le Marche -perchè valicando i confini de l'ex regno entrasse in Napoli; di quella -deputazione col Settembrini, il Dragonetti, il Bonghi ed altri insigni -fece parte anche Paolina. Durante la guerra del 1866 ella mandava pure -ai feriti tutti i soccorsi che poteva. - -Vennero per lei giorni più tranquilli, quando ritornata in calma -l'Italia e divenuto ricco il fratello, che dopo la morte del Leopardi -si diede ad esercitare l'avvocatura e vi trovò fortuna, tutto pareva -arriderle, ma forse, benchè con rara abnegazione ella si fosse dedicata -tutta ad Antonio, rifiutando le invidiabili proposte di matrimonio che -le erano state fatte da uomini preclari (fra i quali, mi fu detto, -Giuseppe Giusti) talvolta, affettuosissima qual era, ella sentì il -rincrescimento di non aver una famiglia propria. Amò i poveri con -vivissimo affetto e trovò in essi, ne la loro riconoscenza ai suoi -benefizi, un soave conforto. Sempre dolce e pazientissima, sopportava, -senza quasi avvedersi del proprio sacrifizio, le stranezze divenute -con l'età sempre più frequenti nel carattere d'Antonio; e de la casa -di lui fece modestamente gli onori nei diciott'anni in cui egli fu -deputato di Napoli; mai si allontanò dal fratello, nè pur quand'egli -dovette frequentemente viaggiare per recarsi al Parlamento, benchè tali -viaggi per lungo tempo senza ferrovie, riuscissero assai disagevoli. A -Firenze, dove ella venne spesso con Antonio, seppe acquistarsi la stima -e l'amicizia d'uomini insigni: basti fra questi aver ricordato G. B. -Niccolini. - -Singolare fra le sue virtù fu la modestia: narra Antonio che un dì a -Firenze ella andava esponendogli certi suoi altissimi concetti su la -storia dei popoli, quando presso la Santissima Annunziata incontrarono -Gino Capponi, e benchè Antonio si studiasse senza affettazione di -vincere la consueta ritrosia de la sorella, non gli fu possibile farle -più uscire da le labbra una parola dei ragionamenti dianzi esposti -con tanta limpidità. Ma se, come già dissi, non si voglia considerare -autorità sufficiente la parola del Ranieri, oppresso dal dolore per la -perdita di quella cara, non è possibile porre in dubbio l'alta virtù -del suo cuore e mai, de le tante gentili manifestazioni di questa -virtù, niuno seppe cosa alcuna da lei. - -Il Ranieri, che adorava la sua Paolina, rimase colpito da terrore -vedendola cader malata di uno scirro al petto, e invano tutto tentò -per salvarla, da le cure più affettuose, ai consigli dei medici più -illustri. Quand'egli la perdette (il 12 ottobre 1878) non fu dolore -il suo, ma disperazione, e tale che le lacrime non la calmavano, gli -amichevoli uffizi de le più care persone non riuscivano a dargli il -minimo conforto; ad una signora egli scriveva: «Tutto mi rammenta, -tutto mi commuove, tutto è per me lacrime, singhiozzi, convulsioni -inenarrabili, incomprensibili. Io spero che Iddio mi salverà presto da -un tale inaudito martirio.» E chiudendo il suo discorso su la morte -de la sorella diceva: «Non seppi, fra gli spasimi e gli strazi che -mi distruggono, trovare altro conforto, che deporre queste lacrime e -queste rozze e tumultuarie parole, nel vostro seno fraterno. Troppe -altre me ne resterebbe a dire: ma non ne avrò il tempo. Sopravvivere mi -è impossibile: ed ho una viva speranza, anzi un profondo presentimento, -che Iddio richiamandomi in breve ora a sè e ricongiungendomi all'angelo -suo e mio, s'inclinerà a liberarmi da un dolore sterminatamente più -grande di quel tanto che la natura mortale può sopportare.» - -Antonio fece erigere a Paolina un sepolcro marmoreo nel campo santo ed -un grande bellissimo monumento ne la chiesa di Santa Chiara, dove sono -le tombe degli Angiò e dei Borboni. Il monumento, cui cooperò l'arte -del Morelli, del Solari, del Ruggiero e del De Marco, rappresenta -la Ranieri giacente, bella, ma con un'espressione di stanchezza e di -sofferenza ne la snella persona e nel volto gentile, appoggiato a la -mano; ha gli occhi socchiusi e tiene un libro ne la sinistra. Antonio -visitava spesso, e mai senza lacrime, quel monumento, e volle ricordata -la pia sorella anche ne la chiesetta popolare di Piedigrotta, vicina -al luogo ov'ella nel 1860 aveva assistito i feriti garibaldini de la -battaglia del Volturno; un medaglione di marmo vi rappresenta l'effigie -di Paolina.[67] Il ricordo di lei rimase incancellabile ne l'anima del -fratello e così doloroso da turbargli la salute ed in parte anche la -ragione. - -Per onorare la memoria de la perduta egli fece leggere, a l'Accademia -di Archeologia, Belle Lettere ed Arti dal segretario Minervini, un -discorso che la ricorda e che se pure esagerato in qualche parte, -doveva aver gran fondamento di verità per poter venir letto in quel -serio consesso, dove gli accademici, quasi tutti napoletani, non -avrebbero potuto rimaner facilmente ingannati: essi, e se si vuole -anche per pietà del collega e per procurargli un conforto, adottarono -la fratellanza di Paolina, che considerarono degna di non perituro -ricordo per le sue virtù e per quanto lega il suo nome a la storia de -le lettere italiane ed a quella de la nostra politica unità. - -L'Accademia de la Crusca, ringraziando il Ranieri che aveva fatto -donare a ciascun accademico le parole da lui dettate in morte de la -sorella, gli scriveva: «I dolori di Giacomo Leopardi non potranno -mai essere ricordati disgiuntamente dalle consolazioni onde furono -alleviati dalla sorella di Antonio Ranieri; e se in Giacomo ammiriamo -la mente, nella Paolina amiamo il cuore.» Il Ranieri rispondendo, -ricordava la devozione de la sorella per quel _sacrario del Verbum -italiano_, e gli studi che su la lingua di Toscana aveva fatto la -eletta donna. In un'altra Lezione tenuta ne la Società Reale il Ranieri -dava notizie di una scoperta linguistica attribuendola a la sorella, -vantando in lei un _intuito fulmineo, una viva luce di singolare -intelletto_. Intitolandole i suoi _Scritti vari_, Antonio scrive: -«No, angelo di Dio, fra te e me non v'è più Tempo. V'è solo l'eternità -perchè sola ci ricongiunge... La tua vita è stata un raggio celeste, -cui il Sommo Amore consentì che si fosse prolungato, alcun tempo, sulla -Terra. Dov'è, su questa Terra la cosa santa sulla quale quel santo -raggio non si sia ripercosso?» - -Tutto il patrimonio (di 720,000 lire circa) lasciò il Ranieri al Monte -della Misericordia di Napoli, perchè con esso venisse formata una -_Confidenza_ o _Monte Paolina Ranieri_, avente per iscopo la fondazione -di un ospedale pei bimbi e le bimbe o per le sole fanciulle dai tre ai -dodici anni, ospedale che dovrà intitolarsi pure al nome di Paolina. - - * - * * - -Due anni dopo la morte de la sorella, Antonio Ranieri pubblicava i -_Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi_; io credo che se la sua -gentile Paolina fosse vissuta, i consigli di lei avrebbero potuto, quel -che non poterono le parole del fratello Giuseppe, dissuader l'autore -dal dare al pubblico il disgraziato libro, il quale non menoma punto -l'ammirazione, accrescendo la pietà pel poeta di Silvia e di Nerina, -ma offusca quel raro esempio d'amicizia che gl'Italiani erano ormai -abituati a venerare. Forse Antonio non avrebbe nè pure scritto quel -libro, mentre gli stava a fianco la pia, cui da la sovrana infelicità -del Leopardi non era venuto alcun senso di repugnanza, di egoistica -sofferenza propria, ma che sentì invece con l'ammirazione per quel -grande spirito, il bisogno gentile di alleviarne gl'immensi mali, -l'attrattiva che avvince la _donna vera_ a chi soffre. - - -NOTE. - -[59] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma dl G. L._ Studio -di critica biografica. (Torino, Carlo Clausen, 1897, in 8º, di pagg. -XII-512.) È noto come a l'apparire del _Sodalizio_ trattarono de la -questione Leopardi-Ranieri critici insigni quali A. D'Ancona, D. Gnoli, -F. D'Ovidio, R. Schöner, ec.; ora, pubblicato il libro del Ridella, la -questione fu ridesta, e se ne occuparono fra gli altri il De Gubernatis -ne la _Vita Italiana_, il D'Ovidio ne la _Nuova Antologia_, L. A. -Villari nel _Fortunio_ di Napoli, il Barbiera ne l'_Illustrazione -Italiana_ e moltissimi altri. - -[60] Vedi lettera a Paolina Leopardi 26 giugno 1832, a pag. 194, de -l'_Epistolario di G. L._, vol. II, ediz. cit. - -[61] Vedi a pag. 222 e 223 de l'_Appendice a l'Epistolario e a gli -scritti giovanili di G. L._ il proemio a la canzone giovanile «Per una -donna malata di malattia lunga e mortale.» - -[62] Vedi O. VALIO, _La suora di carità di G. L._ Evocazione, pagg. 18 -e 19. (Acerra, Tipografia di Francesco Fiore, 1896, opusc. in 24º, di -pagg. 20.) - -[63] Vedi Dr. FRANCO RIDELLA, _Una sventura postuma di G. L._, pag. 503. - -[64] Vedi a pag. 301 del volume _Prose morali di G. L._, commentate da -Ildebrando Della Giovanna, il pensiero IV. - -[65] Diversamente in certi particolari narrò la fine del Leopardi il -Ranieri ne la sua lezione su _Enrico Alvino_, da pag. 251 a pag. 257 -del volume _Scritti varii di Antonio Ranieri_, vol. I. (Napoli, Morano, -1879, in 16º, di pagg. 322.) - -[66] Vedi _Parole di A. Ranieri a l'Accademia di Archeologia, Lettere e -Belle Arti per la morte della sorella Paolina_, recitate nella tornata -dei 5 di novembre 1878, dal collega segretario Giulio Minervini, pag. -6. (Napoli, 1878.) - -[67] Questo medaglione di Paolina Ranieri era già stato riprodotto pel -presente volume, quando dal prof. A. De Gennaro Ferrigni ebbi notizia -di una miniatura de la Ranieri, che doveva trovarsi in un prezioso -album, già appartenente a la chiara gentildonna Lucia De Thomasis. - -L'egregio signor cav. A. De Thomasis di Chieti con somma gentilezza -acconsentì a far ricerca di questa miniatura, ch'era andata smarrita, -e trovatala, me ne favorì una riproduzione, da la quale fu tolto il -medaglione che precede questo studio. - - - - - [Illustrazione: _Geltrude Cassi Lazzari_] - - - - -LA DONNA NELLA VITA E NELLE OPERE DI G. LEOPARDI. - - -La donna ha sempre un'azione importantissima su la vita de l'uomo; il -cuore di lui nei generosi affetti come nei tristi, ne le azioni eroiche -come ne le volgari, ne la gioia come nel dolore, risente l'efficacia -del cuore femminile; e non soltanto ciò ch'egli ama, spesso ancora -ciò che è, ciò che può, che sa e che fa è opera in buona parte d'una -donna. Perciò non è certo senza interesse, nè senza importanza ne la -storia di un grande ingegno il vedere quali donne egli ebbe care, quale -influenza esse esercitarono su di lui, che cosa egli pensò di quelle -donne in particolare e de la donna in generale. Se questo può dirsi di -quasi tutti i grandi, a ben maggior ragione si può affermare di Giacomo -Leopardi, di cui tutta la vita e tutta l'arte si compendiano in un'alta -e vana aspirazione a la donna e a l'amore. - -Ne la casa paterna la sua infanzia passò in una rigidezza quasi -ascetica, ma anche l'aria stessa ch'egli respirava, per dir così, -era di una purezza altamente educatrice: severissima, la madre non -gl'inspirava tenerezza, ma certo gli appariva, più che degna di un -timoroso rispetto, figura austera e dignitosa; affettuosissime le nonne -e, più che mai, la sorella Paolina ch'egli prediligeva e che sempre -ebbe cara. Nei giuochi infantili l'orgoglio prevaleva a l'affetto, -ed il trionfo ne le finte battaglie romane, il primeggiare in tutto -rendeva felice quel vivace Giacomo, cui il vestito nero da abatino -non temperava lo spirito battagliero, nè la monotona severità de la -casa spegneva il fuoco de la fantasia. Ne le ore de lo studio e de la -conversazione egli era il fanciullo obbediente e forzatamente quieto, -ne la libertà dei giuochi venivano svolgendosi in lui l'immaginazione -vivacissima, creatrice di mondi tutti suoi, l'insaziabile desiderio -di lode e lo scherno contro chi ardiva opporglisi. Ma e ne lo studio e -nei trastulli la compagnia di Paolina metteva una nota di gentilezza e -d'affetto che quei fieri ragazzi non avvertivano forse, ma che influiva -grandemente su l'animo loro. Giacomo non era di continuo un fanciullo -turbolento; ne le notti estive, solo ne la camera buia, di cui le -persiane eran chiuse, egli ascoltava battere le ore a l'orologio di -piazza, sentendosi rinfrancare da quel suono, e, vedendo dissipate le -immagini paurose che gli si affollavano d'intorno ne l'oscurità, gli -entrava in cuore uno strano sentimento di dolcezza, simile a quello -che provava la sera, quando da le finestre de la sua stanza, che -davano sul giardino paterno, egli contemplava le stelle, sentendo già -un poetico commovimento, un'ineffabile soavità, dinanzi a l'infinito -stellato. L'irrequieto, il prepotente Giacomo aveva allora dei momenti -pensosi di tenerezza, nei quali, in potenza se non in realtà, egli era -già poeta. Ne la severità de la famiglia questa tenerezza si volgeva -specialmente a la pietà religiosa, di cui i suoi lavori fanciulleschi e -d'adolescente attestano il fervore. - -Quand'egli scriveva la tragedia _Pompeo in Egitto_, la donna per lui -non era ancora, nè poteva essere, che madre o sorella; egli pone in -scena uomini soli, non osando o sdegnando porvi una donna; tanto più -che Cleopatra avrebbe dovuto esser dipinta ne' suoi amori con Cesare, -e Cornelia veniva naturalmente esclusa dal disegno de la tragedia, che -finisce con la morte di Pompeo, dopo la quale soltanto essa avrebbe -acquistato importanza e interesse. Ma ne l'aspirazione a grandi cose, -ne l'entusiasmo pel valore, per la virtù, nel fuoco di parecchi versi -si sente già un cuore appassionato - - . . . . . . . . . . non vien meno - In questo cuore il marzial coraggio, - Il romano valore, io son Pompeo. - . . . . . . . . . . . . . . Pompeo - Non sa che sia timor: se vinto ei cade, - Colpa del fato è sol, non di viltade. - -Quest'ardore di Giacomo si calmava sui libri, che erano divenuti una -vera passione per lui e che precocemente maturavano il suo spirito; -ne le spoglie de l'erudito che legge, ricerca, annota, cita, freddo -e accurato, veniva nascondendosi il poeta, ma non così che il fuoco -de l'anima non scintillasse ancora qualche volta, anche nei lavori -più gravi. Il bisogno di sognare e l'aspirazione a qualche cosa di -grande, di lontano e di sommamente desiderabile, si compendiavano -ne la sete di gloria: non aveva mai potuto soffrire alcun disprezzo, -«sdegnavasi fortemente e piangeva se alcuno della famiglia cedeva in -cose d'onore»,[68] e godeva infinitamente de' suoi primi trionfi negli -studi, nè punto pareva repugnare al sacerdozio. Da un lato, fanciullo -ancora, non provava l'ardente brama di vita e d'amore che si risvegliò -poi in lui; da l'altro, la sua fede era così profonda, che Paolina -molti anni più tardi non poteva persuadersi de la irreligiosità di lui -ed esclamava: «E non avevamo da piccoli giuocato insieme a l'altarino? -Ed esso era tanto religioso che era divenuto pieno di scrupoli!»[69] -Questa fede, che si rivela negli studi da lui impresi per facilitare -forse il principio de la sua carriera ecclesiastica, e soprattutto -nel _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, era un trasporto -d'affetto «verso quell'Essere, che non si può conoscere senza amare e -non si può vivere senza conoscere»;[70] e nel suo cuore si accoppiava a -sentimenti di dolcezza, di tenerezza, che, ne le meditazioni commosse, -gli davan momenti d'estasi in cui egli si sentiva quasi innalzare verso -l'amore infinito. Malgrado ciò, egli rimaneva pago abbastanza de' suoi -studi eruditi e del mondo in cui viveva; non aveva provato bisogno o -desiderio di conoscere la vita in una cerchia più estesa di quella de -la sua famiglia e del suo paese; e, se pure qualche idea scettica o -triste l'aveva preso, era rivolta più che a quanto lo attorniava, al -mondo in generale. Ma ora egli si ridesta; da la sua biblioteca tende -l'orecchio ai rumori del mondo, sente un grande ignoto fuor di quel -suo refugio, e quell'ignoto lo attrae; il fanciullo comincia a divenir -uomo. Primo inizio di questa trasformazione fu quella ch'egli stesso -chiamò la sua _conversione letteraria_; come un ragazzo che incominci -a considerarsi e a voler essere considerato un giovanotto, si vergogna -d'esser stato trasandato ne le vesti e le cura, quasi con ricercatezza, -così il Leopardi, che visse tutto ne la vita de lo spirito, non -si accontenta più de l'erudizione, vuole altresì la bellezza e lo -splendore de la forma e de l'arte; la fantasia e il sentimento, a -lungo compressi, provano imperiosa la necessità di espandersi, ed -egli comprende che solo una forma eminentemente artistica può esser -degna veste del suo pensiero. Ora non ispende più lunghe fatiche -sopra autori secondari, ma ricerca e vuole il bello ne le sue migliori -manifestazioni; le sue letture prendono un nuovo indirizzo e più che -a la caccia di notizie peregrine si rivolgono a la nobiltà dell'arte, -al pensiero profondo, ai sensi degni. Torna con animo mutato a -Virgilio, ad Omero, a Dante, che non ha finora compresi, e se ne -commuove, e piange e freme con essi. Su l'_Eneide_ egli «andava del -continuo spasimando, e cercando di far sue, ove si potesse in alcuna -guisa, quelle divine bellezze: nè mai _trovò_ pace infinchè non _ebbe_ -patteggiato con _se_ medesimo, e non _si fu_ avventato al secondo libro -del sommo poema, il quale più degli altri _lo_ aveva tocco.»[71] - -Non era più semplicemente un erudito, era già un vero poeta che, -leggendo Virgilio, senza avvedersene, si lasciava andare a recitarlo ad -alta voce, infiammandosene tutto e commovendosene talvolta fino a le -lagrime. Il bello gli si è rivelato; dinanzi agli amenissimi paesaggi -marchigiani, o quando una passione lo agita, l'anima sua ingigantisce; -e se a l'improvviso sente da qualcuno recitare a caso qualche verso -di autore classico, il suo cuore ridesto prende a palpitare; e il -suo spirito, quasi a forza, tien dietro a quella poesia. Egli rifiuta -tutte le sue cose passate; non è scoraggiamento il suo, bensì fiducia -di poter fare assai più e meglio; a proposito di sè osa già nominare -il Tasso, il Metastasio e l'Alfieri. La sua sensitività è resa più -profonda dal suo stato di salute ormai tristissimo, da le sofferenze -aggravate così da fargli presumere vicina la morte, che a lui non ancor -deluso ne le sue più care speranze e soprattutto avido di gloria e -quasi certo di conseguirla, purchè la vita e le forze non gli vengano -meno, desta un senso di repugnanza e timore, e gli fa guardar con -affanno disperato precipitar verso la tomba i suoi splendidi sogni. -In questo periodo triste e quasi solenne l'immagine de la donna come -amante gli appare per la prima volta fra quei beni de la giovanezza, -che stanno per essergli strappati e cui egli tende le braccia -desiderosamente; gli si palesa candida e soave ne la funerea luce -che gli vela il mondo; amore e morte si rivelano insieme al poeta de -l'amore e de la morte. - -Nel suo _Appressamento della morte_, la visione d'Amore, che svolazza -sopra un'immensa folla, sogghignando e avventando strali roventi, -e i ricordi storici dei grandi amanti de l'antichità, non sono che -reminiscenze classiche e ricordano i _Trionfi_ del Petrarca e la -_Commedia_ di Dante: ma ne l'episodio di _Ugo e Parisina_ v'è pur -qualche accento vero e profondo: - - I' fea contesa e forse ch'i' vincea, - Ma un dì fui sol con quella in muto loco, - E bramava ir lontano e non volea, - E palpitava, e 'l volto era di foco, - E al fine un punto fu che 'l cor non resse, - Tanto ch'i' dissi: t'amo. . . . . . . . - -Ne l'animo del giovane solitario e amante de la solitudine, perchè -già consciente de la propria grandezza e sdegnoso de le compagnie -volgari, tumultuavano affetti e speranze nuove. La biblioteca e la -sua camera erano il rifugio di quasi tutte le sue ore, una camera -semplicissima al primo piano del palazzo Leopardi, con un lettuccio -ricoperto da una coltre gialla, un cassettone, un armadietto e poche -seggiole. Nei riposi che la debole salute gl'imponeva, ne le remote -passeggiate, ne le lunghe sere in cui sdegnoso de la società di casa e -malato d'occhi egli voleva e doveva rimaner quasi al buio in una grande -stanza, solo, fuorchè nei momenti in cui Carlo e Paolina andavano a -tenergli compagnia, egli si cullava ne' suoi sogni superbi e ardeva -ne l'impazienza di fama e d'amore. Era l'estate del 1816 quand'egli, -osando per la prima volta prendere per protagonista una donna, una -donna bella e infelice, maturava l'idea di una tragedia: _Maria -Antonietta_. - - * - * * - -Nel dicembre del 1817 la contessa Geltrude Cassi-Lazzari andò a -Recanati col marito[72] per mettervi nel convento de le Oblate la -figlia primogenita settenne Vittoria, e fu ospite dei Leopardi suoi -cugini: ella, sorella del traduttore de la _Farsaglia_ di Lucano, nata -nel 1791, aveva allora circa ventisei anni e fin dai suoi diciassette -era andata sposa al conte Giovanni Giuseppe Lazzari; era bella, di -figura maestosa, di portamento regale, di viso pallido, _de la pâleur -mate des Pésaraises_,[73] d'occhi nerissimi, scintillanti, sibillini, -come li chiamava Carlo; la soprannominavano Giunone: e a l'incanto de -la florida venustà, che le aveva meritato questo nome, univa quelli di -una buona coltura, di uno spirito vivo, di una conversazione briosa, di -un'arte _somma nell'amare e nel farsi amare_.[74] - -Forse mai Giacomo si era trovato dinanzi, e così lungamente (ella -stette in casa di Monaldo una quindicina di giorni), ad una donna -tanto piacente, sì che, quantunque l'età, la condizione sociale, la -salute, il carattere di lui fossero in opposizione con quelli de la -cugina, egli se ne innamorò con tutto il fuoco de la sua gioventù -compressa e solitaria. Ella doveva apparire quasi una divinità a lui -ragazzo ancora, sparuto e deforme, ammalato e triste, ma così sensitivo -a le impressioni de la bellezza che, a quanto si narra, bambino di -otto anni, trovandosi in casa Antici una sera in cui v'erano riunite -parecchie persone brutte, rifugiatosi vicino a la zia, le disse -malinconicamente: «Non si sa dove riposare lo sguardo.» Il Leopardi -vide in quella donna una prima realtà de le tante sue splendide -speranze, e, riservatissimo per natura, più riservato ancora per -l'educazione quasi monastica ricevuta, non osò non pure parlarle, ma nè -pur lasciar trapelare in alcun modo la sua passione, di cui narrò con -finezza psicologica i ricordi in quelle _Memorie sopra alcuni giorni -della sua gioventù_ ch'egli lesse a Carlo e che a questi piacevan -tanto da fargliene desiderare vivamente la pubblicazione. Carlo ne -parlò più volte al Viani, ed al Tirinelli[75] narrava: «In quel tempo -egli prese a scrivere giorno per giorno tutti i pensieri che gli -nascevano alla vista di questa donna. Eran scritti, mi ricordo, in -tanti foglietti di carta che Giacomo veniva a leggermi ogni giorno»; -aggiungeva che quelle carte eran rimaste ne le mani del Ranieri e -che avrebbero potuto rivelare un lato nuovo de l'ingegno di Giacomo, -perchè contenevano un'analisi minuta di sentimenti. Risvegliatosi in -Giacomo l'estro poetico, egli scriveva allora le due Elegie: il _Primo -Amore_ e _Dove son? Dove fui? Che m'addolora?_ senza dire che secondo -alcuni ne la Cantica vi ha un riflesso del primo amore del Leopardi, -il quale, dicono, volle rappresentare sè stesso in quell'Ugo giovane, -malinconico, amante ritroso e, quantunque colpevole, timido e quasi -pudico. Il giovane passava le sere insegnando a la signora il giuoco de -gli scacchi ch'ella aveva mostrato desiderio d'imparare. - -L'amore ne l'animo di Giacomo, tanto disposto a la tristezza, produsse -una mestizia nuova. Lungamente egli aveva desiderato e sospirato -di sentirsi battere il cuore; pure, quando s'innamorò de la bella -cugina, egli rimase stupito da la potenza di desiderio e di dolore -che amareggiava il suo affetto; la più cara de le sue illusioni si -scolorava già dinanzi a la realtà, chè nel possedere il bene del -sentimento bramato, egli si trovava misero per il tesoro di speranze -che gli veniva tolto. La donna, lieta e briosa, non s'accorgeva di -quell'amore, e il giovanetto pallido, confuso, muto dinanzi a lei, -vedendola così gaia e così bella ne la sua gaiezza, non sapeva che -augurarle in cuor suo una tranquillità sempre uguale, pur piangendo -amaramente al pensiero ch'ella non dovesse mai, nonchè amarlo, nè pur -compiangerlo. Eran giorni per lui di tormento ineffabile e di sovrumana -felicità; tutto chiuso in sè, godeva di pensare continuamente a la -bella signora, di sognarla, desto o addormentato; instabili, confusi -si volgevano i suoi pensieri; quanto prima gli piaceva, diveniva -indifferente; mute quelle stesse voci de la natura che con tanta -eloquenza avevano parlato a l'animo suo di poeta; muto l'amore de la -gloria, indifferenti i libri. I suoi occhi, chini o pensosi, sfuggivano -del pari le belle e le brutte parvenze, quasi che le une come le altre -avessero potuto turbare l'immagine cara così vivamente impressa nel suo -pensiero. Questo affetto ardente era tuttavia purissimo; un esaltamento -de l'anima tenera ed entusiastica, de la fantasia vivacissima. La -partenza de la Cassi, ch'egli descrive con poetica efficacia, lo gettò -in una disperazione tale da trarlo quasi fuor di sè stesso, da farlo -freneticamente battere il capo nel muro, come Carlo narrava; ma, per -la sua stessa veemenza, tale dolore doveva esser breve. «Dei versi -di lui, — scrive il Bonghi, — quelli che sono scritti in una più viva -impressione di dolore, vivace, presente, reale, sono anche per tempo -i primi, il _Primo Amore_. Se non che in questi, si badi, il dolore ha -forma di sensazione fuggevole, non già d'idea perenne ed essenziale.» -Il tempo calmò più presto che non si sarebbe pensato quella passione e -finì con ispegnerla. Essa era stata timida, ma furiosa; la donna, che -ne fu oggetto, era l'antitesi del poeta: il quale rimase soggiogato da -la bellezza florida, la grazia civettuola, la superba noncuranza e la -gaiezza di lei. - -Quand'egli entrò nel suo ventesimo anno cessarono i suoi timori d'una -morte assai vicina; egli capì che avendosi ogni riguardo, avrebbe -potuto vivere fors'anco a lungo, per quanto stentatamente e sempre in -pericolo; ma in quell'età e dopo la dura prova del primo amore, più -che mai lo tormentava la coscienza del suo aspetto miserabile; egli -capiva che la virtù senza alcun ornamento esteriore difficilmente -conquista gli animi, e che per forza di natura, che nessuna sapienza -può vincere, non si ha quasi _coraggio d'amare quel virtuoso in cui -niente è bello fuorchè l'anima_. La previsione di una vita infelice non -lo sgomentava, egli guardava imperturbato i mali futuri ne la certezza -di sostenerli senza viltà, ne la speranza di riuscir utile a qualche -cosa; se aveva molto sofferto, comprendeva di dover soffrire ancor più: -«E massimamente soffrirò — scriveva al Giordani il 15 febbraio 1818 -— quando... mi succederà, come necessariamente mi deve succedere, una -cosa più fiera di tutte della quale adesso non vi parlo.» Alludeva a la -passione amorosa? È più che probabile. - -Di fronte al palazzo Leopardi, di là d'un vasto piazzale, s'apre una -strada di cui le due case a gli angoli, con la facciata sul piazzale -stesso, appartennero a Monaldo, che d'una di esse si serviva per -abitazione del cocchiere e per scuderia. Il cocchiere nel 1818 era -Giuseppe Fattorini, che abitava quella casa insieme a la moglie -Maddalena Santinelli e a due figliuole (le altre tre maggiori eran già -maritate); l'ultima, Teresa, nata nel 1797 era una graziosa fanciulla -di media statura e di figura slanciata, civile nei modi, accurata -ne le vesti, per innata dignità o per ritrosia poco famigliare, da -gli occhi _ridenti e fuggitivi_ nel viso assai bianco, dai capelli -neri. Giacomo da le finestre de la biblioteca vedeva la giovane e ne -ascoltava il canto, e quando la primavera commosse il suo cuore e lo -fece rifiorire di sogni e d'affetti, come sempre gli avveniva, egli nel -_maggio odoroso_ più spesso s'alzava dal tavolino per appoggiarsi al -davanzale, guardare il cielo sereno, le vie dorate, gli orti, il mare -lontano e lontanissimi i monti, e riportar lo sguardo su la figura de -la fanciulla china sul telaio, ascoltandone, nel silenzio de le stanze -tranquille e de la strada solitaria, la voce melodiosa. Giacomo amò la -fanciulla popolana; ma in questo non prevalse, come nel primo affetto, -un'ammirazione quasi paurosa, un ardore furibondo, benchè compresso. -La Teresa, ch'egli sapeva gracilissima e ammalata e vedeva pensosa e -malinconica, gli destava una soave tenerezza che, lungi da lo spegnersi -come la subita fiamma del primo amore, durò per sempre in lui. Non era -un'antitesi abbagliante, ma una fraternità di sventura e di dolore, -di purezza e di virtù che lo attraeva in quella giovanetta tisica, -ch'egli certo sapeva tale, quantunque ella cercasse di tener nascosta -la sua malattia; ad ogni modo poi essa non potè celarla lungamente, -poichè visse soltanto pochi mesi dopo quel maggio odoroso, e cioè fino -al settembre del 1818. Carlo giudicò tale amore _molto più romanzesco -che vero; amore, se tale potesse dirsi, lontano e prigioniero_. Certo -e l'educazione ricevuta e la presenza e l'austerità de la famiglia -Leopardi e mille ostacoli esteriori, anche senza parlare de l'indole -vereconda e ritrosa di Giacomo, dovettero far sì che il suo affetto gli -rimanesse chiuso nel cuore, o si rivelasse solo come una lieve simpatia -nei cenni che da la finestra egli poteva rivolgere a la fanciulla; e -questo tanto più, che la Teresa era fidanzata, o amata almeno da un -altro: - - . . . . . . . . . . i parenti tuoi - Son d'altro sangue e tu sei d'altro amore; - -le diceva il poeta; e ancora - - . . . . . . . . d'amarti il vanto altri si tiene; - -a meno che, come altri suppose, questa non fosse una finzione di -Giacomo a lo scopo di meglio nascondere ne' suoi versi la persona che -li aveva inspirati. Il sapere la giovinetta gravemente ammalata gli fu -cagione di nuove amarezze ed aggiunse a gli abituali suoi malinconici -pensieri, altri pensieri più cupi che gli dettarono, nel 1818, la -_Canzone per una donna malata di malattia lunga e mortale_, dove non -vi hanno le fiamme e i fremiti de le due prime Elegie, ma una tenerezza -che induce a dolorosa meditazione, l'accento d'una pietà intensa quanto -l'amore; tali specialmente i versi in cui il poeta, quando ascolta -taluno recar cattive nuove de l'ammalata, si studia di farsele apparire -meno gravi; tali anche quelli in cui va dubitando ch'ella (al par -di lui al tempo de l'_Appressamento della morte_) tema di morire; e -perduta poi ogni speranza di vederla salva, cerca vanamente intorno a -sè un soccorso che la rattenga in vita. - -Qualche sentenza («Nostra famiglia alla natura è giuoco») fa già -presagire in lui il desolato poeta ch'egli dovrà divenire, ed è ancor -vivo il presentimento de la sua propria morte, e il triste timore, -ancor più doloroso di quel presentimento, che il tempo, l'esempio, il -mondo possano a lui stesso togliere il suo più grande, anzi l'unico -tesoro, l'anima sua. - -Ella, _che è tanto bianca_, non verrà macchiata da la mota del mondo: -muore bella e pura, muore innocente: nè se tale non fosse egli avrebbe -saputo amarla, poichè fugge la stessa bellezza che gli è tanto cara, se -ad essa non vien compagna la virtù. - -Qui non vi ha nel poeta l'adorazione de la bellezza plastica, ma un -soave, malinconico vagheggiamento di un'anima giovane, pura, di cui le -sventure lo fanno ripensare con minor amarezza al dolore proprio e con -fraterna simpatia a la sorte avvenire di lei. Egli si sente grande, ma -nel suo pensiero vede lei così semplice, così vera figlia de la natura, -che gli appare divina: vorrebbe tenderle le braccia e sorreggerla, ella -apre le ali candide e s'innalza ne l'azzurro. È debole, malata, ne' -begli occhi vi è una tristezza profonda, chi sa che cosa sente, che -cosa sogna? Egli, bevendo quasi i pensieri che crede veder riflessi -in quel puro sguardo, si eleva a le più alte regioni de l'anima. La -stessa Fattorini è la gentile immagine del _Sogno_; rivedendola morta, -il poeta le parla teneramente del suo affetto, vuol sapere da lo -spirito quello che da la persona non seppe: s'ella ebbe pietà di lui, -e gode di una malinconica gioia e si esalta, sentendo ch'ella gli fu -compassionevole ed affettuosa. Ancorchè ella lo avesse amato, come nota -il Mestica, la povera giovanetta doveva tremare a l'idea che il conte -Monaldo potesse saperne qualche cosa. - -Nel _Sogno_ vediamo piuttosto l'abile imitatore del Petrarca che il -vero artista. Non vi mancano versi originali e belli: tale è l'immagine -de la donna, che con atto materno pone, sospirando, la mano sul capo -del giovane; tale il ricordo di quel flore di gioventù, appassito -nel pieno rigoglio. Ritornano vari pensieri de l'_Appressamento della -morte_: così quello de lo sconforto che apporta la prossima fine ai -giovani i quali hanno ancora intatte le loro speranze: - - All'immatura sapienza il cieco - Dolor prevale. . . . . . . . . - -E quel paragonare la sua giovanezza a la vecchiaia, da cui poco -discorda, richiama parecchie frasi de l'_Epistolario_, e fra le altre -quella con cui Giacomo afferma d'aver sempre condotto una vita _quale -non si richiederebbe da un cappuccino di settant'anni_; il che è -prova de la sincerità del suo affetto, anche in questo componimento -d'imitazione. - -Qualche tratto rivela lo scetticismo sempre maggiore, quantunque ne -l'insieme questo e gli altri idilli abbian un'intonazione piuttosto -triste che scettica. Ed un'ultima osservazione ricorre qui opportuna: -se, come si può considerar sicuro, la donna del _Sogno_ è la Fattorini, -abbiamo qui la prova che il Leopardi ebbe per lei un vero, benchè -calmo affetto, piuttosto che una fantastica simpatia, poichè la dolce -apparizione dice al poeta: - - . . . . già ruppe il fato - La fe' che mi giurasti; - -sia pure che questa fede fosse stata giurata solo ne l'intimo, essa -denota un amore reale. - -Un anno a presso, nel 1819, rievocando il ricordo de la soave fanciulla -perduta, il poeta scriveva la canzonetta _Per morte di donna amata_, -dove, quantunque il motivo sia petrarchesco, vi ha tanta grazia e tanta -dolcezza di inspirazione e così squisita musicalità, e dove il poeta -ritrova l'immagine de la _candida fanciulla_ in una _betulla candida_, -separata da le altre. - -Le soavi strofette imitate da Carlo Pepoli diedero al Bellini -l'inspirazione de la stupenda melodia dei _Puritani_: - - Qui la voce sua soave, - -melodia che doveva commuovere dolcemente il grande Recanatese, amante -de la musica e soprattutto di quella appassionata del Bellini. - -De la Cassi, non molti anni dopo averla amata, il poeta rivedendola -a Pesaro, scriveva con un'indifferenza, non forse scevra d'ironia, -d'averla trovata più grassa e florida che mai; ma il ricordo de la -Fattorini doveva rimanergli invece come cosa sacra ne l'anima, affetto -che il tempo ravvivava e ingentiliva, tanto più che l'immagine bella -de la Teresa richiamava a lo spirito di lui la giovanezza e le care -illusioni, sole vere gioie de la sua vita. - -Nei _Detti Memorabili di Filippo Ottonieri_ egli ripensava certo a -la tessitrice, quando scriveva che il perdere una cara persona per -via di qualche accidente repentino è meno doloroso che il vedersela -distruggere a poco a poco da una lenta malattia da cui, prima ancora -che spenta, sia mutata di corpo e d'anima; cosa senza fine amara, -poichè violentemente ci cancella dal pensiero tutti gl'inganni de -l'amore e fa perdere la diletta intieramente, chè l'immagine stessa -di lei non arreca più conforto, bensì tristezza. E pure dieci anni -ancora dopo la morte di Teresa, egli la vedeva nitida e fulgente nel -suo pensiero, e ne fissò il profilo come in un quadro incantevole -nei versi de la Canzone _A Silvia_, scritta a Pisa in un periodo di -quiete tranquilla, feconda di sogni e di poetici ricordi. Silvia -è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, -ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di -una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi -ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce -la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le -quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca -sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta -l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo -sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più -amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; -nel cantare Silvia egli risente in sè _quel suo cuore d'una volta_. -Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice -solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa -fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la -candida Teresa. - - * - * * - -Ne la prima gioventù esteriormente monotona e fredda, ma alta e quasi -eroica nel pensiero e ne l'affetto, le prime immagini di donne reali -che il Leopardi contemplò con amore, furon quelle che davano vita -dinanzi a lui a le belle figure rimastegli fisse ne l'animo dopo le -sue profonde e appassionate letture dei classici: la Cassi doveva -parergli una dea de l'Olimpo greco, la Fattorini somigliava a la Circe -di Virgilio, che canta e lavora. Quanto fu scritto intorno a la donna -e a l'amore, e particolarmente da gli antichi, più consuoni a lui per -semplicità e nobiltà di sentimento, lo attraeva, quasi gli permettesse -uno sguardo almeno in quel mondo femminile ignorato, ch'era tutto il -suo sogno. La Crestomazia da lui raccolta più tardi, quantunque intesa -a dare specialmente ai giovani esempi letterari da imitarsi, rivela -questa tendenza del suo spirito pel gran numero di componimenti amorosi -che vi sono accolti. - -Il Leopardi (1823) si compiacque di tradurre la satira di Simonide -_Sopra le donne_; ed egli che tante donne aveva guardato con disdegno -e disgusto, pur mantenendo intatta ne l'anima l'ideale imagine -d'un'eletta, doveva consentire col Greco nel disprezzo de le sciocche -e de le vane e ne l'alta ammirazione di quella che _all'ape è -somiglievole_, ne l'invidia di quel _beato_, che l'ottiene e vede con -lei _prosperare la mortal vita_. Ricordo ancora com'egli volgarizzasse, -facendola precedere da un suo discorso originale, l'orazione di -Gemisto Pletone in morte de l'imperatrice Elena Paleologina. La donna -immaginata gli appariva sempre sotto forme maestose e belle; fosse la -madre, conducente i figli, come ad un'ara, a le tombe de gli eroi, -e accennante le belle orme del sangue versato per la patria; fosse -la donna romanamente forte, che elegge i figli piuttosto miseri che -codardi; fosse la giovanetta sposa greca, che cinge il fido brando al -lato del suo caro o spande le nere chiome sul corpo esangue e ignudo di -lui, riedente su lo scudo conservato; o Virginia bellissima e pura, che -volentieri dà la vita per la patria. - -Con tali immagini ne l'animo è naturale ch'egli sdegnasse le -Recanatesi, le quali a la lor volta non lo curavano punto e forse -lo schernivano; è naturale ch'egli le trovasse poco più, o un poco -meno ricche di quel che la natura avea dato loro, e che la società -del suo paese lo facesse dar indietro a prima giunta. Egli, come il -suo _passero solitario_, non curava nè sollazzo, nè riso, nè amore; -sfuggiva la gioventù riversantesi la festa ne le vie per mirare ed -esser mirata, e godeva d'uscire ne la rimota campagna e contemplar -mestamente il sole al tramonto. Amore era già lungi dal suo petto -così caldo un giorno, _anzi rovente_; pure incontrando pei campi una -vaga fanciulla, ascoltando ne la placida quiete di una notte estiva -il canto d'una giovanetta intenta al lavoro ne le stanze romite, il -suo cuore si muoveva a palpitare. Il ricordo di Teresa gli rendeva -cara, come immagine vivente de la perduta, un'altra povera e gentile -tessitrice, tisica anch'essa, anch'essa dimorante vicina a lui, che -poteva vederla da le finestre di casa sua ed ascoltarne la voce, la -Maria Belardinelli, una bionda, candida, soave e signorile nei modi -essa pure, in cui altri volle riconoscere la Nerina de le _Ricordanze_. - -L'episodio di Nerina che rivive nei ricordi del poeta molti anni più -tardi, è un idillio gentile: gli risorge dinanzi la fanciulla da gli -occhi giovanilmente soavi, appoggiata a la finestra in colloquio al -giovanetto suo vicino, che impallidisce ancora, ricordando la voce -di cui ogni lontano accento lo faceva tremare. L'immagine de la morta -gli si ripresenta come figura principale d'ogni lieto quadro ch'egli -vede, e divien per lui il simbolo de la giovinezza e de la speranza. Se -pure Silvia e Nerina non sono la stessa persona (e la questione molto -discussa non è forse ancora decisamente risolta), son fuse ne l'anima -del poeta in una soavissima idea d'amore, di giovanezza e di sventura. -Silvia e Nerina sono la donna ch'egli amò con l'anima senza alcun -materiale desiderio, la donna che sola gli pareva degna _di un fuoco -intaminato e puro_: giovane, onesta, bella, altera e dolce insieme, la -donna che in elette forme accogliesse un'anima simile a quella ch'egli -sentiva in sè, la donna ne la quale per lui si convergevano tutti i -raggi de la bellezza e de la felicità umana: essa la primavera, essa -la gioventù, essa la speranza, essa l'amore, essa la morte. Tutta la -spiritualità del poeta si rivela in questi suoi versi d'amore: la -graziosa giovanetta che gli ha sorriso un giorno, ha fatto battere -il suo cuore d'un palpito che non si estinse più interamente, perchè -la bella immagine femminile divenne per lui un alto ideale, l'amore -stesso fatto persona, a lo sparire del quale tutto sparisce e si -oscura; la tomba de la giovane racchiude tutto quel che di desiderabile -ha il mondo, e il fantasma che di tratto in tratto risorge da quella -tomba ha ancora tanta vita e tanta luce che nulla è degno di essergli -paragonato. La bella stagione sempre rinnovava nel Leopardi col -desiderio de la vita, dei diletti del cuore, de la contemplazione de -la bellezza, l'immagine di Silvia e di Nerina, ed egli non ebbe mai un -giorno lieto o solo tranquillo, in cui, col ricordo caro fra tutti de -la giovinezza, non si ravvivasse quella memoria sacra per lui; ancora -a Napoli, quando col Ranieri saliva a piedi a passeggiare su i colli -e udiva il canto de le tessitrici intente al telaio, egli ristava ad -ascoltare muto, commosso. - -Dopo la tentata fuga, caduto in un periodo di torpore in cui nè pur le -pene morali venivan più a _consolarlo_, condannato a l'ozio da i suoi -mali, lacerato da la noia, come da un dolor gravissimo, gli pareva -di non intender più nè pure i nomi d'amicizia e d'amore, e solo lo -scuoteva la pietà di qualche cuore gentile. Era già formato in lui -quel concetto che inspirò poi tutta l'opera sua: non havvi felicità su -la terra, non havvi gioia, non consolazione reale, ma conforto unico -rimastoci è la giovanile speranza, o meglio quell'illusione che nasce -da l'inesperienza de l'uomo e che si personifica ne la giovinetta -ingenua e sognante, destinata a una morte precoce. Una emanazione di -questi sogni mi pare tutto il gruppo de gl'Idilli in cui domina una -tristezza pura e serena, come di tacito plenilunio (salvo gli accenti -disperati e cupi de _La sera del dì di festa_): domina il sentimento -de la natura e vi ha l'anima stessa del poeta ne l'anima de le cose, -le quali, tuttochè di una realtà evidente, hanno un'alta idealità -d'espressione; tale quel _Passero solitario_ che su la vetta de la -torre antica va cantando a la campagna, finchè non muore il giorno e -l'armonia erra per la valle esultante ne la primavera, quel passero -che, mentre gli altri augelli contenti fanno a gara insieme mille -giri per il libero cielo, festeggiando la loro gioventù, pensoso e in -disparte mira il tutto, nè gl'importa di spassi e d'allegria, canta, -e passa così il più bel fiore de l'anno e de la sua vita, quantunque -ricordi il - - Passer mai solitario in alcun tetto - -e il - - Vago augelletto che cantando vai - -del Petrarca, è immagine perfettamente reale. Invero il Mestica seppe -da chi ancora se ne ricordava in Recanati, che un passero solitario -stava spesso ai tempi di Giacomo ed anche di poi, su la croce in -cima al cono del campanile di Sant'Agostino, il più antico del borgo. -Ma questo passero, che il poeta cercò spesso con gli occhi ammalati -in alto su la torre in mezzo al sole di primavera, che ascoltò con -l'animo intenerito, diviene un amico e un fratello per lui, che passa, -senza divertimenti, solitario, la sua giovinezza ricca unicamente -d'un conforto e d'una gioia, quella del canto: sentimento, amore, -vita per lui. E al cielo sereno, ove gli uccelli garrendo lietamente -intrecciano i loro voli e dove s'alza la punta di quel campanile -che ricetta il piccolo poeta alato ne la sua solitudine triste, fa -riscontro la immagine, ammirabilmente nitida del borgo al tramonto, in -cui risuonano le campane e le allegre scariche di fucile, mentre da le -case si spande ne le vie la gioventù vestita a festa, lieta di vedere -e d'essere veduta. Come il passero, anche il poeta se ne sta solitario -ne la remota campagna, o percorre a lenti passi la sua passeggiata -favorita sul monte Tabor. Ma il pensiero che non tormenta l'uccello, -tormenta l'uomo e gli guasta quella malinconia così dolce, quantunque -non scevra di desiderio e di rimpianto, con la visione di un avvenire -non rallegrato più nè pur da la luce de gli affetti; d'un avvenire in -cui si farà cocente il rammarico dei godimenti giovanili non gustati -e perduti per sempre. La calda anima del poeta par che si sopisca ne -l'altissima quiete del lago al meriggio, ne la pace infinita e nel -silenzio. - -Al Giordani, com'è noto, il Leopardi scriveva non parergli più d'esser -capace di amicizia, nè d'amore; ma mentre nega l'amore e le giovanili -illusioni, le sente più soavi che mai. Il mondo è un paradiso a lo -sguardo dei giovani, cui il cuore balza di speranze e di desiderio, -cui la vita appare come una danza o un giuoco: ah! troppo brevi furono -questi dolci errori pel poeta; quand'egli s'accorse di amare, _il -viver suo fortuna avea già rotto_, chè la sua salute era perduta, la -deformità sopravvenutagli ne' suoi migliori anni, insieme a la precoce -esperienza de la vita, l'avevan fatto misero per sempre. Il suo cuore -è di sasso, tace e resta quasi sempre immerso in un ferreo sopore, -estraneo ad ogni moto soave; nondimeno il volto d'una fanciulla basta -a commuoverlo e a ridestargli un canto ne l'anima. Canta e ritorna -continuamente a sè, persuaso «che le scritture e i luoghi più eloquenti -sieno dov'altri parla di sè medesimo ...... Perchè quegli che parla di -sè medesimo non ha tempo, nè voglia di fare il sofista, e cercar luoghi -comuni, chè allora ogni vena più scarsa mette acqua che basta, e lo -scrittore cava tutto da sè, non lo deriva da lontano, sicchè riesce -spontaneo ed accomodato al soggetto, e in oltre caldo e veemente; nè -lo studio lo può raffreddare, ma conformare e abbellire.»[76] Questo -provano i versi stessi co' quali il Canto si chiude mirabilmente nel -proposito ch'egli fa a sè stesso o ne la certezza ch'egli esprime -d'amare la solitudine dei boschi e de le verdi rive, nel desiderio non -di felicità e nè pur di pace, ma di _lena e cuore a sospirare_. - -Ne _La sera del dì di festa_, il poeta ricorre col pensiero ad una -donna di cui _pe' balconi rara traluce la notturna lampa_, mentr'ella -dorme ne le chete stanze non tormentata da cura nessuna, ignara -de l'amore che ha acceso. Secondo il Mestica, in questa donna si -dovrebbe riconoscere la marchesina Serafina Basvecchi di Recanati, -sorellastra di Giacomo; e _La sera del dì di festa_, sarebbe l'ultimo -fra gl'Idilli, perchè «è ragionevole supporre che questo amore che si -confessa tanto forte, abbia avuto qualche giorno di vita, e che non -siasi spento alla maniera di un fuoco fatuo, lasciando subito ghiaccio -nel cuore del poeta.»[77] Appar probabile che Giacomo vagheggiasse la -Basvecchi, tanto più che qualche tempo dopo Paolina, annunziandogli -il fidanzamento di lei, la chiama _la tua Serafina_. Pure non riesce -altrettanto chiaro che tale affetto fosse profondo e durevole: questa -stessa poesia, che rivela un animo fortemente agitato, non si può -dire tutta infiammata da una veemente passione; il poeta è sconvolto -piuttosto da una tempesta di dolore che d'amore. L'antitesi fra la -pace de la natura e la disperazione di lui è il motivo fondamentale e -si palesa persino ne l'armonia del verso; l'idillio si alterna con la -tragedia. La notte è dolce e chiara, la luna queta posa in mezzo a gli -orti e il profilo nitido de le montagne si rivela nel sereno; la donna -riposa ne la dimora tranquilla e i sogni le riportano a la mente grati -ricordi, ma v'è un'anima lì presso che confronta, quasi inconsciamente, -quella dolcezza e quella pace col suo dolore; v'è un uomo, di cui gli -occhi non brillarono mai se non di pianto e che disperato si getta per -terra e invoca la morte e grida e freme. Passa un artigiano, che ha -vegliato divertendosi e ritorna a casa cantando. Il giorno festivo è -finito e, com'esso, tutto finisce e scompare. Quel giovane disperato -e fremente divien pensoso: la sua mente, dimentica del proprio dolore, -considera l'umanità intiera, la fugacità d'ogni grandezza, d'ogni cosa, -e dopo aver contemplato un momento l'immensa scena del grande impero di -Roma, - - . . . . . . . . e l'armi e il fragorío - Che n'andò per la terra e l'Oceáno, - -risente (ed esprime ne l'armonia del verso) la pace ed il silenzio in -cui tutto posa il mondo, dove di quella rumorosa gloria non rimane più -nè pur una debole eco. Il canto si perde, allontanandosi pe' sentieri, -ed il Leopardi, con un rapido ritorno su sè stesso, rammenta come -fanciullo ne le sere del dì festivo, vegliando dolorosamente nel suo -letto, a tarda notte sentiva stringersi il cuore ne l'ascoltare una -simile voce melodiosa perdersi lontano. Il poeta de gl'Idilli è già -il poeta del dolore, ma di un dolore tutto giovanile, ora agitato -da la veemenza de la passione, ora allietato da la dolcezza de la -speranza, qua ruggente come in un grido di rivolta, là mite come in un -sospiro. Solitario vive con la natura, di cui i paesaggi, le scene, le -immagini, formano tutto il suo mondo reale: la natura è l'amica sua, -la sua confidente. Vi ha in questo gruppo di canti qualche cosa di -romantico, come notò il Finzi, e ne la rappresentazione de la natura -e nel sentimento tenero e malinconico; certo, limati e condotti a vera -finezza estetica e perfezione di stile più tardi, serbano tuttavia il -profumo, la grazia e la freschezza giovanile. Il poeta ha ritrovato sè -stesso e, ne la sincerità de la sua inspirazione, il dolore contenuto, -gl'impeti de la giovanezza avida d'amore, ricca d'alte aspirazioni, -di nobili sogni, ma sfiorente ne la malattia, ne la noia, ne la -solitudine, la dolcezza dei ricordi d'infanzia e d'adolescenza così -vicini e già così lontani, tutto diviene poesia. - - * - * * - -Per Giacomo Leopardi la donna era sempre, anche colpevole, un oggetto -di reverente pietà, era il fiore, che, caduto dal suo cespo nel fango, -fa rimpiangere la freschezza e la grazia che ha perduto, ma di cui -gli resta un lieve profumo. Nel 1820 il poeta aveva già scritto quella -Canzone _Sullo strazio di una giovane_ di cui bastò il titolo a mandare -in furia il conte Monaldo, che v'immaginava _chi sa quali sozzure_. Un -fatto vero e accaduto ne le Marche aveva dato inspirazione al Canto: -un seduttore per opera del chirurgo aveva fatto uccidere col figlio -nascituro la fanciulla, che già aveva amata. - -La Canzone rimane tuttora ignota, ma un pensiero incluso fra i ricordi -giovanili del poeta, editi per la prima volta nel 1863 da la _Rivista -Italiana_, ci dà qualche idea dei sentimenti che la inspirarono: -l'autore si propone di scrivere _una poesia di qualsivoglia sorta sul -Primo delitto o la vergine guasta_; pensa di prender qualche cosa da -Orazio, od. 27, lib. III, _dove con molta verità esprime sommariamente -i concetti di una fanciulla in quello stato_; gli par soprattutto degno -d'osservazione il desiderio de la morte ed il coraggio proveniente dal -rimorso, che fa bramare in quel momento anche a una timida fanciulla -_di essere stata piuttosto tagliata a pezzi_. Se giudichiamo dal come -il Leopardi teneva cara quella canzone, dobbiamo credere che essa -fosse di un sentimento e di una delicatezza notevoli; infatti quando il -Brighenti per accontentare Monaldo e dissuader Giacomo dal pubblicarla, -mostrava di non vedervi gran pregio, il giovane gli rispondeva, -evidentemente offeso: «Il mio povero giudizio e l'esperienze fatte di -quella Canzone sopra donne e persone non letterate, seconda il mio -costume, e riuscitemi assai più felicemente delle altre, mi avevano -persuaso del contrario.» E alle rimostranze del Brighenti, Giacomo a -sua volta si scusava, dichiarandosi deferentissimo al giudizio degli -amici, ma aggiungendo che, per parlare schiettamente, aveva per quella -Canzone _Sullo strazio_ un certo particolare affetto, come cosa che -gli era venuta dal cuore. Egli non poteva rimaner indifferente a le -sventure d'una donna giovane, bella, amante, tale da parergli degna -d'esser felice; e se con tanta commozione, sempre anche ne gli ultimi -suoi anni, considerò la sorte de le giovani vite femminili troncate, -o minacciate da la morte, con commozione assai maggiore doveva aver -meditato su la tragica fine de la giovane marchigiana. - -Ne la vita e ne la natura il poeta cerca soltanto un affetto, che -risponda a l'ardore che sente in sè; a la vita e a la natura domanda -soltanto un'anima che lo ami; ma poichè non la trova, ne la sua stanca -desolazione si crede _già stecchito, inaridito come una canna secca_, -e morto ad ogni passione, anche_ alla stessa potenza eterna e sovrana -dell'amore_; ben poco basta però perchè il suo cuore si risvegli; se -non infrequente gli sorrideva la musa, era rievocata ben di spesso da -un'immagine femminile. Tra il '21 e il '22 egli scrisse il _Consalvo_, -la canzone _Nelle nozze della sorella Paolina_, l'_Ultimo canto di -Saffo_ e la canzone _Alla sua donna_.[78] - -Il _Consalvo_, benchè pubblicato soltanto nel 1835, fu, secondo ogni -probabilità, pensato ed abbozzato nel 1821. Lo inspirò l'ardentissimo -desiderio de la pietà femminile; il Leopardi non vi parla in persona -propria, ma pone su la scena un uomo amante e una donna pietosa, nel -bacio de la quale quegli muore confortato; essenzialmente soggettivo -per natura e per la lunga abitudine di vivere ripiegato su sè stesso, -per la nessuna conoscenza del mondo, anche qui dipinge sè medesimo: più -volte dovette nei suoi migliori momenti, quando la disperazione cedeva -ad una dolce malinconia, immaginare il conforto supremo de la pietà di -una donna, che illuminasse di luce soave i suoi ultimi momenti; quindi, -a ragione nota lo Straccali che non par punto necessario andare a -cercare il primo motivo di questo canto fuori de l'anima del poeta. - -Si volle vederne le fonti[79] nei Pastorali di Longo Sofista, dove -Dorcone morente palesa a Cloe il suo amore e le chiede un bacio; ne -l'episodio boccaccesco de la morte di Arcita (Teseide), ne la nona -novella de l'Heptaméron di Margherita regina di Navarra, e ne la -leggenda di Jaufré Rudel. Il Carducci crede che la pietosa avventura -del trovatore provenzale fosse nota al Leopardi e pei famosi versi del -Petrarca, - - Giuffré Rudel ch'usò la vela e il remo - A cercar la sua morte, - -versi chiariti anche dai commentatori antichi, e per la storia de la -volgar poesia del Crescimbeni. Assai severo si mostrò il Carducci per -il _Consalvo_ che a l'opposto è tenuto in gran pregio da lo Zumbini, il -quale lo giudica una de le cose più perfette de la nostra poesia.[80] - -Qualche cosa del _Sogno_ rimane in questo Canto, dove le figure sono -vaghe, sfumate come _specchiati sembianti_. La loquacità rimproverata -al protagonista è una reazione al suo lungo silenzio, è il desiderio -d'aprire, almeno una volta, a la donna quel cuore che fu sempre -chiuso e che tra breve dovrà esser muto per sempre; Consalvo ha col -Leopardi il desiderio de la morte, l'abbandono in cui è lasciato, -l'esser schivo de la terra, l'amore cocente e timido, l'illusione -di trovare ne l'amore una felicità quasi divina e l'abborrimento de -la vecchiezza. Se l'immaginazione del poeta non fu sempre felice -in questo Canto, vi hanno però immagini assai belle e sentimento -sincero espresso con quella semplicità che è uno dei maggiori pregi -leopardiani. Si è dubitato che sotto il nome di Elvira si nasconda una -donna veramente amata dal poeta, e supposto da alcuni che questa donna -sia la Basvecchi, da altri la donna stessa cantata poi col nome di -Aspasia; la signora Caterina Pigorini-Beri ed il prof. Odoardo Valio vi -supposero[81] adombrata Paolina Ranieri; queste ultime ipotesi cadono -se, come appar logico, il Canto si attribuisce a la prima giovinezza -del poeta. Solo riguardo a la Ranieri si potrebbe obbiettare che il -Leopardi pensasse a lei nel ricorreggere e quasi rifare il Canto negli -ultimi anni de la sua vita. Dopo quel momento di molle dolcezza che gli -dettava il _Consalvo_, il poeta s'irrigidisce nel suo severo concetto -di virtù eroica spartana e, pur pensando a la donna e a l'amore, -l'anima sua resta assorta impassibilmente da la contemplazione di un -classico ideale ne la canzone _Per le nozze della sorella Paolina_. - -Vivissimo era l'affetto del poeta per la sorella, ma le consuetudini -de la famiglia, la severa ritenutezza che toglieva ogni espansione e -lo stato d'animo del giovane, il quale nel suo dolore profondo vedeva -tutto triste nel presente, e solo ne l'antichità credeva di trovare -il mondo ancor giovane e forte e virtuoso, tolgono al Canto ogni -tenera effusione: non è inspirato da i domestici affetti, ma da l'amor -patrio; e la donna, che vi si riflette è la figura classica de l'antica -matrona. Qualche cosa di affettuoso vi ha solo ne l'introduzione; è -però da notare che sarebbe stato crudele vantar le gioie de l'amore a -Paolina, che stava per sposare un uomo non giovane, non piacente, certo -non amato da lei: se questo si pensa, apparirà delicato e generoso quel -mostrarle i doveri de la maternità e darle coraggio e forza per la dura -battaglia de la vita. Tuttavia ne la Canzone vi ha l'alto concetto -di ciò che la donna può su l'uomo; se ne la prima parte predomina -il sentenziare breve ed austero, ne la seconda il cuore del poeta si -scalda dinanzi a le antiche donne, non meno leggiadre che grandi; si -commuove al loro dolore ed a la loro sventura; la fantasia ridesta -dipinge il quadro de' suoi più vaghi colori. - -Con l'immagine di Virginia finisce il Canto, lasciando nel lettore -l'impressione grandiosa di quel popolo salvato da quella donna. Evitò -un ritorno ai tempi suoi, al suo paese, ma par che il suo silenzio -nasconda un augurio: quello che, come il romano, risorga anche il -popolo italiano per la virtù femminile. - -Il _Bruto Minore_ segna pel poeta il confine fra l'età de -l'immaginazione e il prevalere de la scienza e de l'esperienza del -vero: con Bruto spira quella giovanezza del mondo, che è rimpianta -nel Canto _Alla Primavera_. La bella stagione tenta ancora il cuore -gelido del poeta, che nel fiore de gli anni esperimenta la vecchiezza, -e desta in lui un nuovo palpito, che gli fa chiedere con trepidazione -s'egli sia ancora capace d'illusioni, se la natura sia ancora viva; -gli risorgono dinanzi le belle immagini de le antiche favole, le -candide ninfe che con piedi immortali danzano su le rupi scoscese e -ne le selve; Diana cacciatrice, scendente a tergere nel fiume da la -polvere e dal sangue i fianchi nivei e le braccia virginee; la driade, -che palpita ne la scorza d'una pianta; l'innocente naiade, la quale fa -sgorgare l'acqua limpida da la sua urna; Eco solitaria che un doloroso -amore cacciò da le sue giovani membra, e che per le grotte e pei nudi -scogli ripete al cielo le ambascie e gli alti e rotti lamenti umani. In -queste femminili immagini mitologiche il poeta mette una vita che ce lo -fa parere un uomo antico, veramente pietoso, veramente amante di esse; -tale si crede e, al risveglio, tale si duole di non essere. Ahimè, da -che il Cielo è deserto de gli esseri amabili che un dì lo popolavano, -egli esclama, il tuono cieco, errando per le nubi e le montagne, -spaventa ugualmente innocenti e colpevoli; da che la patria educa le -nostre anime malinconiche, restando estranea ad esse, inconscia di -esse, tu, o natura, ascolta le nostre cure infelici, il nostro indegno -destino e rendi al mio spirito il fuoco de' suoi primi affetti, se pure -tu vivi, se havvi cosa alcuna in cielo, in terra o nel mare, non dico -pietosa, ma spettatrice almeno de la nostra sorte. - -Egli non chiede, non sospira più che l'ardore de' suoi primi affetti, -l'illusione, almeno, di trovar un amore, una donna, che gli ridía -le gioie de la speranza, se non de la realtà. Pochi sentirono come -il Leopardi la potenza e il desiderio de l'amore e poche volte egli -medesimo seppe dare a l'impeto de la passione un così delicato velo -di tristezza come ne l'_Ultimo Canto di Saffo_. La Saffo del Leopardi -non è la storica figura che la tradizione continua a considerare -insieme poetessa eccelsa ed amante sventurata, benchè la critica -abbia dimostrato due Saffo essere esistite, l'una contemporanea ed -emula di Alceo, l'altra più vicina a noi, infelice innamorata di -Faone. Il Leopardi non cura di riavvicinarsi nè a la leggenda, nè a la -storia, nè ai versi de la poetessa che ci rimangono; egli _intende di -rappresentare la infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, -nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane_, intende di sfogare -il suo proprio dolore e forse di porsi dinanzi, come un caro fantasma, -non la figura, ma l'anima de la donna, che avrebbe potuto comprenderlo. -Come a Saffo, eran state care e dilettose a lui la notte, la luna, la -stella de l'alba; finchè il destino lo colpì, non d'un tremendo amore -al par de la giovane greca, ma d'un insoddisfatto bisogno d'amore, più -tremendo ancora. Come Saffo, ne la lotta de' suoi disperati affetti, -egli sente un insolito gaudio quando per l'aria e pei campi trepidanti -si aggirano i polverosi fiotti del vento e rugge il tuono e sfolgora -il lampo, mentre le greggie sbigottite fuggono per le valli profonde; -il suono e la trionfante collera de le acque su la riva del fiume gli -dà un senso gradito, perchè conforme a lo stato de l'animo suo; e pure -egli, come la Greca infelice, sente ancora la beltà del cielo divino, -de la rorida terra; la sente, ma è una nuova ferita per lui, cui i numi -e l'empia sorte non fecero parte alcuna di quell'infinita vaghezza. -Ospite vile, dispregiato amante de la natura, anch'egli la guarda -invano supplichevole, da che non gli sorridono più le aperte rive dei -ruscelli, nè l'albore mattutino sul lembo estremo del cielo; da che non -si sente più salutato dal canto dei variopinti uccelli, dal murmure -dei faggi; da che il candido ruscello, dove dispiega le acque pure a -l'ombra dei curvi salici, par sottrarsi con disdegno al piede di lui. -Come Saffo egli prorompe ne le disperate domande: di qual fallo, anzi -di quale eccesso nefando mi macchiai prima di venire al mondo, perchè -il cielo e la fortuna mi debbano così disdegnare? Qual peccato commisi -bambino, quando la vita è ignara del male, perchè poi la mia spregevole -esistenza avesse scema la giovanezza e negata ogni gioia? Così prorompe -nel dolore, ma tosto lo signoreggia: incaute parole furon le sue, -poichè un'arcana volontà determina il destino, e tutto è misterioso -fuor che il nostro dolore; progenie trascurata noi nascemmo al pianto, -e solo gli Dei ne sanno la ragione. Benchè questo appaia in linguaggio -del freddo criterio, che non vuol lasciarsi sopraffare da la passione, -ne le frasi brevi e quasi spezzate si sente un affanno che soffoca -la voce in un singhiozzo. Il Padre concesse di regnare nel mondo -soltanto a la bellezza; imprese virili, sapienza, poesia, non valgono -al virtuoso deforme. Tutto qui è amore e dolore, dolore tanto cocente -che la catastrofe giunge prevista, quasi aspettata, e la decisione -de la morte par esca da le labbra de la poetessa con un sospiro di -sollievo: sparse a terra le membra non degne, l'animo ignudo rifuggirà -ne gli eterni regni, emendando il fallo crudele del cieco destino. Fin -qui Saffo non ha nè pur accennato al suo amore, ma ora, determinata di -morire, lascia sfuggirsi il suo secreto ne l'ultimo addio, che rivolge -a l'amato, addio altamente patetico in cui parlan solo i sentimenti, -che hanno inspirato tutto il Canto e che determinano la morte: affetto -e dolore, ma senz'odio, senz'ira. - -La più cara fra le immagini che arrisero a la mente del poeta e che -gli furon tormento e conforto, l'ideale vagheggiato ne la dolorosa -solitudine, rivive nel Canto _A la sua donna_, in cui altri vide -un'allegoria de la libertà, altri de la felicità. Il Giordani, nel -1826, fu il primo ad affermare che il poeta nascondesse sotto il -nome di _sua donna, gnarus temporum_, la _divina idea di libertà_, -e più tardi (1830) chiamava il Canto un «celestiale inno d'amore a -la libertà, il sommo di bellezza che si possa sperare da la poesia;» -ma il Borgognoni[82] suppone che il Giordani interpretasse così quel -Canto per liberare l'amico da l'accusa che facilmente poteva colpirlo -in quel tempo, di cantare ideali e fantasie platoniche. Il Leopardi -però quando aveva voluto, malgrado i tempi poco propizi, aveva saputo -manifestare apertamente i suoi sensi liberali; e ne fanno prova le -Canzoni _All'Italia_, _Sul monumento di Dante_, _Nelle nozze della -sorella Paolina_.[83] Maggior valore de l'autorità di P. Giordani ha -la voce del poeta, che ne l'articolo critico non fa punto supporre -d'aver voluto cantare altro che un ideale femminile; e che, se altro -si volesse intendere, apparirebbe spesso strano ed oscuro nei versi de -la Canzone. L'autore non sa se la sua donna, e così chiamandola mostra -di non amare che questa, sia nata fin ora, o debba mai nascere; sa che -ora non vive in terra, che noi non siamo suoi contemporanei, e la cerca -fra le idee di Platone, ne la luna, nei pianeti del sistema solare, nei -sistemi de le stelle. - -Come si potrebbe interpretare, pensando a la libertà, il sogno e i -campi in cui essa appare, la sua vita ne l'età de l'oro, la sua morte -e il trasvolare de l'anima sua tra la gente? E chi sarebbe l'altra, -che potrebbe trovarsi pari a lei _al volto, a gli atti, a la favella_, -e che _così conforme_ sarebbe tuttavia men bella assai? E certo -apparirebbero anche troppo appassionatamente teneri i versi in cui il -poeta chiama la vita rallegrata da quella donna _simile a quella che -nel cielo indìa_. Come mai il senno eterno potrebbe sdegnare di vestir -di sensibili forme quest'idea e farle provar _fra caduche spoglie_ gli -affanni di _funerea vita_? Sì che nè l'autorità del Giordani, nè quella -del Ranieri, che disse ad un amico aver il poeta intitolato da prima _A -la libertà_ questo Canto, nè quella de lo Zerbini che anch'esso volle -vedervi adombrata la libertà, valgono a sostenere tale supposizione, -accettata tuttavia da molti. Nè pur interamente persuasiva mi par -l'altra asserzione che la donna sia la felicità (v. G. Mestica), -benchè infine pel poeta l'amore d'una vera _donna_ e la felicità -sieno tutt'una cosa. Una osservazione importante è quella fatta da -lo Straccali e dal Cesareo, e cioè che la Canzone _A la sua donna_ ne -l'edizione del 1824 è posta dopo l'_Inno ai Patriarchi_, ne le edizioni -seguenti e ne la definitiva napoletana venne separata dal gruppo de le -poesie civili e posta fra quelle filosofiche e amorose. - -L'idealità platonica inspira questa Canzone, la quale tuttavia lungi -da l'essere una fredda reminiscenza, sorge dal più intimo del cuore di -Giacomo. Questi fin da la sua adolescenza aveva sentito vivissimo ne -l'animo il desiderio d'amore, e da l'amore aspettava quell'ineffabile -felicità che, illuso, credeva possibile ai mortali, ma che gli sfuggiva -dinanzi quando più gli pareva d'esserle presso: la Geltrude Cassi, cui -può darsi ch'egli pensasse ne lo scrivere i versi: - - . . . . . . . . . s'anco pari alcuna - Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella - Saria così conforme assai men bella, - -o non si era avveduta del suo affetto o non se n'era curata; -la Fattorini era morta; ed altre forse ch'egli ammirava, come -la Basvecchi, non lo credettero degno d'un loro sguardo. A lui, -tenerissimo ed immaginoso, doveva più che ad altri mai arridere una -fantastica sembianza di donna bellissima e virtuosissima, capace di -render beata la vita a l'amante; questo fu il solo, vero, costante suo -amore; non mentì più tardi, asserendo ad Aspasia di non aver amato lei, -ma quella diva ch'ebbe vita soltanto nel suo cuore; di questa ricercava -avidamente un'immagine reale ne le donne, che gli furon più care. Ne la -Canzone _A la sua donna_ egli ebbe in animo di esaltare quel femminile -eterno che da Dante a Goethe arrise ai poeti; avverata, quella sua -dilettissima immagine e pienamente conforme a la sua idea, sarebbe -tuttavia men bella assai, per questo solo che sarebbe reale e che il -suo incanto maggiore è la luce di sogno che l'avvolge, il suo fascino è -la lontananza, il mistero, l'essere irraggiungibile, inafferrabile. - -Il De Sanctis, lo Zumbini, lo Zanella, il Bonghi, il Sesler, il -Borgognoni, il Colagrosso, il Bacci, lo Straccali, il Cesareo, il Della -Giovanna, il Fornaciari, ec., interpretano tutti la Canzone _A la sua -donna_ come rivolta ad un ideale femminile. - - * - * * - -La monotonia de la vita di Giacomo veniva rotta dal suo primo viaggio -a Roma che non gli dava però alcuna di quelle soddisfazioni del cuore, -cui egli aspirava. La zia Ferdinanda era morta, le donne ch'egli -poteva frequentare gli parevano _bestie femminine_, eccessivamente -_frivole e dissipate_, incapaci d'inspirare un _interesse al mondo_. -Il teatro lo dilettava, concedendo al suo spirito l'illusione d'un -mondo diverso dal reale,[84] e _La donna del lago_, data a l'Argentina -ed eseguita da voci assai buone, gli parve una cosa stupenda: «Potrei -piangere ancor io se il dono de le lacrime non mi fosse stato sospeso, -giacchè mi avvedo pure di non averlo perduto affatto» — scriveva a -Carlo a proposito di questo spettacolo (5 febbraio 1823). — Profonda -impressione gli faceva il ballo, che gli sembrava comunicasse a le -forme femminili un non so che di divino. - -Al ritorno a Recanati la sua malinconia si fa più nera. E pure, -in tanto sconforto, la grandezza del suo cuore trionfa ed egli ama -ancora la virtù. «En vérité, mon cher ami, le monde ne connait point -ses véritables intérêts. Je conviendrai, si l'on veut, que la vertu, -comme tout ce qui est beau et tout ce qui est grand, ne soit qu'une -illusion. Mais si cette illusion était commune, si tous les hommes -croyaient et voulaient être vertueux, s'ils étaient compatissants, -bienfaisants, généreux, magnanimes, pleins d'enthousiasme; en un mot, -si tout le monde était sensible (car je ne fais aucune différence -de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu), n'en serait-on pas plus -heureux?...»[85] - -Poco profonda, benchè non discara, l'impressione che gli restava del -viaggio di Milano. Ben altra cosa può dirsi de la dimora del poeta -in Bologna: la tenera simpatia per Marianna Brighenti gli rendeva -piacevolissime le ore e le serate ch'egli soleva passare in casa de -l'avvocato modenese; questo fu il più dolce suo affetto in quella -città, poichè a la dolcezza di esso non venne a fondersi alcun -sentimento amaro. Poco fortunato egli fu nel suo affetto per Madama -Padovani, affetto rimasto fino a poco tempo fa ignoto ai biografi e -di cui diede cenno per primo Camillo Antona Traversi[86] ne l'articolo -_Gli amori bolognesi di G. Leopardi_, pubblicato nel periodico _Lettere -ed Arti_ (Bologna, 15 novembre 1890); notizie maggiori ne diede -il dottor Franco Ridella nel suo libro _Una sventura postuma di G. -Leopardi_. - -Esaminando accuratamente l'Epistolario leopardiano, il Ridella ne -ricavò tutto quanto a questo proposito se ne poteva trarre, provando -come fosse senza dubbio quella Madama Padovani la _strega_ tanto bella, -giovane e graziosa di cui parla il Leopardi ne la lettera 3 luglio 1827 -al Papadopoli; ma non riuscì nè a saper chi fosse la Padovani, nè ad -averne altrimenti contezza. - -Ricercando notizie di questa signora a Modena, dove, secondo afferma -il Leopardi stesso, viveva il marito di lei, da documenti e da -testimonianze orali seppi ch'ella fu senza dubbio alcuno una Rosa -Simonazzi, di Antonio e di Domenica Cavazzuti modenese. Rimasta in -assai tenera età orfana di padre, fu educata da la madre insieme al -fratello Natale, nato il 17 dicembre 1799. Di diciott'anni a pena, -nel 1820, secondo i documenti che si trovano ne l'ufficio di Stato -Civile a Modena, fu sposa ad un impiegato modenese, Luigi Padovani di -Pellegrino e de la Paola Verzoni, ispettore de la civica illuminazione -e discreto suonatore di chitarra, maggiore di lei d'undici anni, -onesto, buono, di condizione modestissima, per quanto di poi la Rosa -si facesse chiamare _Madama_. Nei primi tempi del matrimonio ella -attese a la casa ed ebbe un figlio, Antonio; ma poi, bella, di un brio -indiavolato, leggiera, avida di piaceri e di lusso, sentendo lodare la -sua voce e la sua naturale disposizione a la musica, tolte a pretesto -le condizioni economiche disagiate e la speranza di far fortuna, volle -andarsene nel 1826 a Bologna per studiarvi il canto. Aggiungo che per -motivi di gelosia fu divisa dal marito; non so precisamente in quale -anno avvenisse la separazione, ma ho ragione di credere prima del -1826. A Bologna la Rosa si allogò, dopo aver dimorato qualche tempo -in altra casa, presso quel Vincenzo Aliprandi, che era stato tenore al -servizio di Napoleone I ed avea cantato molti anni prima anche a Modena -ne l'opera semiseria _La Griselda_ di Paer lasciando ottima memoria de -l'arte sua e de la voce. In casa di lui (Casa Badini presso il teatro -del Corso), già vecchio, ma povero malgrado i suoi trionfi e costretto -a tener pensione per vivere, la Rosa si trovò con Giacomo Leopardi. La -signora era molto amica de la famiglia Stella, scrivendo a la quale -Giacomo spesso la nomina; può darsi anzi che per mezzo de gli Stella -egli conoscesse la Padovani, poichè appar certo che la conobbe prima -ancora ch'ella andasse ad abitare ne la sua stessa casa; infatti il 26 -marzo del 1826 egli scrive ad A. F. Stella: «Debbo fare a Lei e a tutta -la sua famiglia i complimenti di Madama Padovani, che abita _ora qui_ -ne la mia stessa casa e al mio stesso piano.» - -La Padovani era una donna del tipo che inspirò le più ardenti passioni -del Recanatese, di cui gli amori tutti ideali e quasi celesti furono -rivolti a fanciulle belle, pure e infelici, ma gli amori reali, di -natura terrena benchè onesti, ebbero per oggetto donne da le forme -giunoniche, da l'aspetto florido, dal portamento regale, da gli -occhi luminosi e arditi, superbe e liete come dee de la classica -antichità. Tale era Madama Padovani: di statura alta e di forme -scultorie, riusciva attraente soprattutto pei grandi occhi vivacissimi, -scintillanti di brio, di spensierata allegrezza, di malizia birichina, -di mordacità. Orgogliosa de la sua avvenenza, di nulla si compiaceva -come d'essere ammirata e adorata, e probabilmente nè anche l'omaggio -del giovane contino le riuscì discaro, per quanto ella non comprendesse -affatto nè l'ingegno, nè l'animo di lui. Ma ella era troppo lontana -moralmente da la donna ch'egli vagheggiava per potergli piacere a -lungo: bella, non altro che bella, doveva colpirlo al primo momento, -lasciarlo poi disgustato; quali altre cagioni di sdegno per lei ebbe -il Leopardi (par certo che ne ebbe), rimane un mistero. Desideroso di -farle cosa grata, egli chiese per lei un biglietto, probabilmente per -qualche accademia o spettacolo, al conte Carlo Pepoli. Ma fra questa -domanda e la risposta del Pepoli qualche cosa dovette accadere che -cambiò affatto i sentimenti del Leopardi verso la Padovani; un atto -di sprezzo o di dileggio di lei? Non è improbabile, perchè la sua -educazione era tutt'altro che fine e perchè l'animo del Leopardi, così -dolce e così costante, solo da un'offesa al delicatissimo suo amor -proprio poteva così improvvisamente esser mutato. - -Al Pepoli infatti scrive ne l'aprile 1826 che lo ringrazia del -biglietto che gli ha mandato e de le cure che si è voluto prendere per -l'altro biglietto richiestogli e lo prega di non darsi altro pensiero -di questa cosa, chè egli non vorrebbe veramente far trasgredire al -segretario le sante leggi per proprio piacere. Gli dà, su la Signora, -dei ragguagli certamente dimandati da l'altro; e ne le sue parole si -sente un accento di poca stima e di poca simpatia; non certo un affetto -presente, ma piuttosto un affetto deluso, che ha lasciato soltanto de -l'amarezza: «La mia signora è maritata, benchè non abbia qui il marito -per la ragion sufficiente che il marito sta a Modena. È distinta per -un paio d'occhi che a me paion belli e per una persona che a me e -ad alcuni altri è paruta bella. Ma che abbia altre distinzioni non -so e non credo. Perciò ti prego a non darti altro pensiero di questa -cosa....» - -Forse il Pepoli aveva detto che se si fosse trattato di una persona -di _grande distinzione_ si sarebbe potuto eccezionalmente ottenere il -biglietto. - -Ne la lettera a lo Stella del 17 maggio 1826 si fa cenno ancora di -Madama Padovani, che è contenta di Bologna e fa progressi sufficienti -ne la musica, ma è naturale che anche senza aver più per lei -nessuna simpatia, il poeta la nomini a quegli amici di lei, da cui -probabilmente gliene erano state chieste notizie. Così a Luigi Stella -ne la lettera 25 luglio 1826 fa un cenno asciutto de la signora: -«Madama Padovani è ancor qui, ed ho cagion di credere che vi stia -contenta.» Ha _cagion di credere_, ma non ne sa più nulla di preciso. -Più tardi, tornato a Bologna ne la primavera del 1827, ancor più -asciuttamente rispondeva a lo Stella: «Madama Padovani è qui ancora. -Essendo morto il suo e mio albergatore, ha mutato alloggio; ed io -non l'ho veduta dopo il mio ritorno; ma so che sta bene.» Molto -ragionevolmente il dottor Ridella crede che Giacomo alluda a la -Padovani ne la lettera al Papadopoli 3 luglio 1827, in cui gli dice che -non sa perchè voglia dubitare de la sua costanza nel tenersi lontano -_da quella donna_; quasi si vergogna a narrare che ella, non vedendolo -più andar da lei, mandò a domandargli sue nuove, ed egli non ci andò; -che dopo alcuni giorni lo invitò a pranzo, ed egli non ci andò; che -partì per Firenze senza vederla, che non la rivide più dopo la partenza -del Papadopoli da Bologna; e si vergogna a raccontar questo, perchè par -ch'egli voglia provar una cosa di cui l'altro gli fa torto a dubitare; -aggiunge infine: «Certo che la gioventù, la bellezza, le grazie di -quella strega sono tanto grandi che ci vuol molta forza a resistere.» - -Poichè il Leopardi aveva una naturale e delicata ritrosia a confidare -le offese fatte al suo amor proprio, non è probabile ch'egli avesse -parlato al Papadopoli del fatto che era stato causa de la rottura fra -lui e la Padovani; e non parrebbe inverosimile che di questo fatto -quell'amico fosse testimonio, cosa che spiegherebbe sempre più la ferma -durezza del Leopardi verso quella donna. Un ultimo cenno su la Padovani -si trova in una lettera di Paolina, a la quale il poeta doveva aver -parlato di quella sua conoscenza. Il 15 febbraio del 1828 la sorella -di Giacomo, a proposito di cantanti, narravagli che la _sua Madama -Padovani_[87] aveva fatto il primo teatro a Torino in quell'autunno -e con buon esito, ed aggiungeva: «Ma a te che te ne importa? Io già -lo so che non te ne importa niente, ma io sempre mi ricordo dei tuoi -racconti, delle tue conoscenze.» - -La Rosa datasi a l'arte parve riuscire discretamente, ma non lasciò -alcuna fama di sè, il suo nome rimase sconosciuto anche ai più -diligenti e minuziosi ricercatori di notizie teatrali. Solo ho potuto -sapere ch'ella cantò a Milano nel 1829 (reduce da Torino) ne l'opera -_Zelmira_, eseguendo la parte di _Emma_, confidente; ma con poco buon -esito, tanto che non fu più scritturata. Pare inoltre da le notizie di -quei tempi che anche a Torino fosse piaciuta poco. Per questo essa fu -costretta di recarsi a l'estero e di cambiar nome; sì che rimanendo -ignoto il pseudonimo da lei preso, manca ogni mezzo per ulteriori -ricerche. Alcuni Modenesi già innanzi con gli anni ricordano d'aver -sentito parlare di lei artista, rammentano ch'ella fu lungamente a -l'estero, specie in Russia, a Mosca, di dove però fece ritorno tanto -povera ch'ebbe bisogno di chieder più volte sussidi al comune. Morto -Luigi Padovani il 24 maggio 1869, la Rosa il 2 giugno de lo stesso -anno domandò una pensione al Municipio; la supplica, che si conserva -ne l'archivio comunale di Modena, è corredata da una fede di nascita -da cui resulta che la postulante fu battezzata ne la parrocchia di -San Bartolomeo in San Barnaba nel 1795, mentre dagli atti matrimoniali -appare nata nel 1802; non ho potuto chiarire questa sconcordanza, ma su -l'identità de la persona non v'ha dubbio. La Rosa ottenne la pensione -che fu di lire settecento venti annue e la godette solo per poco più -di due anni, perchè il 18 settembre 1871 finì di vivere. Un vecchio -professore, il quale la conobbe personalmente afferma che già carica -d'anni e di malanni era tuttavia sempre bellissima e allegra, tanto -da far immaginare quale splendida creatura avesse dovuto essere in -gioventù; ed asserisce d'averla sentita ricordare Giacomo Leopardi e -vantarsi d'averlo intimamente conosciuto, con tali parole da lasciar -comprendere chiaramente che ella era stata amata dal poeta; e questo -è pure narrato da una vecchia parente de la Padovani. A porre in -dubbio l'amore del poeta per la cantante non vale il notare che fra -la data de la lettera al Pepoli (aprile '26) e quella de la lettera al -Papadopoli (3 luglio '27) corre il periodo de l'amore per la Malvezzi, -perchè quando il poeta scriveva la prima, la sua fugace passione per la -cantante era già svanita; nè è strano che ancora nel '27 il Papadopoli -gli chieda de la Padovani, perchè, stato quasi sempre assente da -Bologna, egli probabilmente nulla poteva sapere de l'amore che l'amico -suo aveva provato per la Malvezzi. Nè più valore avrebbe l'obbiezione -su l'età de la Padovani (la strega, dice il Leopardi, è giovanissima); -ora è quasi certo che nel '27 la Padovani aveva venticinque anni; ma ne -avesse pur avuto qualcuno di più, qual meraviglia che, bella come era, -apparisse giovane assai al Leopardi che amò la Cassi ventiseienne, la -Malvezzi già sui quaranta, la Targioni Tozzetti già oltre i trenta. - -Più veemente ed altrettanto infelice fu l'amore del Recanatese per -la Malvezzi, la colta dama, di cui lo spirito, la grazia e la pietosa -affabilità affascinarono il poeta fino a illuderlo ch'ella potesse, se -non corrispondere, compatire al suo amore. - - * - * * - -Le _Operette morali_ come i _Canti_, benchè con intento più satirico, -ci danno l'immagine de l'animo del poeta, dipingendoci la sua visione -del mondo; però assai più di rado vi si riaffacciano la donna e -l'amore, a punto perchè più difficilmente il Leopardi osa ridere di -essi che di ogni altra cosa. Anzi ne la _Storia del genere umano_, che -è quasi un proemio a tutta l'opera, dopo aver tutto negato e deriso, -chiude con l'innalzare un vero inno a l'amore celeste e con tanto -sincero entusiasmo, che fa quasi pensare aver egli scritto tutta la -prosa per giungere a questa chiusa, come si dice scrivesse la canzone -_All'Italia_ per rifare il Canto di Simonide; ma mentre quest'ultima -canzone manca di euritmia fra le parti, _La storia del genere umano_ è -ammirabile così per la proporzione, per l'ordine, per la grazia e per -la finezza de l'arte, come per l'alta poesia. «Quando viene in sulla -terra (_l'amor celeste_), sceglie i cuori più teneri e più gentili -delle persone più generose e magnanime; e quivi siede per breve spazio; -diffondendovi sì pellegrina e mirabile soavità ed empiendoli di affetti -sì nobili e di tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, cosa -al tutto nuova nel genere umano, piuttosto verità che rassomiglianza -di beatitudine.» La storia de l'infelicità umana, che è resa in questa -prosa secondo il mito pagano, è narrata secondo il mito cristiano ne -l'_Inno ai Patriarchi_; ne la prima il Leopardi si rifugia, come in un -ignorato eliso, nel suo sogno d'amore; ne la seconda gli arride lontana -l'età de l'oro, in cui l'umana stirpe visse ignara del suo destino: -qui e là un sogno lo consola del vero. La _Storia del genere umano_, -ampliata a significar le sorti de l'intera umanità, è la storia de -l'uomo, o meglio la storia del Leopardi, felice ne la prima infanzia, -quando la vita è solo vegetativa, men felice, ma bella ancora ne la -prima adolescenza, quando l'immaginazione fingeva a lui di là dai monti -del suo orizzonte, _arcani mondi_, arcana felicità. A quei viaggi de -gli uomini antichi, i quali vanno visitando lontanissime contrade, -corrispondono gli studi di Giacomo, i quali limitano intorno a lui -l'universo che lo aveva affascinato con le apparenze de l'infinito e -gli fanno, come a quegli antichi, crescere la _mala contentezza_ sì -che, non ancor uscito da la gioventù, egli è occupato da l'_espresso -fastidio dell'esser_ suo; e come quelli a questo fastidio cercavano un -rimedio ne la morte, così egli siede presso la fontana del giardino -paterno, pensoso di finire in quelle acque il suo dolore. Giove -propaga i termini del creato e lo adorna; così gli studi accrescono -l'orizzonte intellettuale del Recanatese, ma il rimedio è peggiore del -male, poichè le vaghe immagini e il popolo dei sogni sfuggono dinanzi -a lui; e come gli antichi cadono ne l'empietà, così egli perde la fede -e se ne consola adorando i divini fantasmi de la virtù, de la gloria, -de la patria, insieme ai quali lo alletta per la prima volta l'amore -reale. Come quelli egli darebbe volentieri il sangue e la vita per tali -fantasmi, ma la sapienza, o meglio, per lui, la meditazione filosofica, -lo accende del desiderio de la verità, e questa gli toglie ogni gioia, -ogni conforto, gli mostra la vanità di tutto, e solo altissimo sollievo -gli rimane l'amore, non materiale come prima, ma ideale e purissimo. -Questo sogno di un affetto quasi celestiale fa ripensare a quella -specie di _delirio e di febbre_ da cui fu preso, quando l'intima -conoscenza de la Malvezzi gli fece sperare d'aver trovato un sublime -ricambio d'affetto. - -La _Storia del genere umano_ al Bouché Leclercq rammentò quei quadri -de la scuola bolognese in cui un'apparizione celeste aleggia sopra -le figure principali e manda riflessi luminosi fin ne gli angoli più -oscuri.[88] - -Ma dopo l'inno, la satira; dopo l'entusiasmo del desiderio e il felice -delirio del cuore e de la fantasia, il disinganno e un'amarezza, un -disdegno che non son quasi che il rovescio di quell'amore e di quel -delirio. - -Ne l'argutissima _Proposta di premi fatta dall'Accademia dei -Sillografi_ una freccia pungente è rivolta contro le donne, incapaci -di fedeltà. Oh in quel sarcastico sorriso quanta mite malinconia! -Come egli l'ha cercata dovunque quell'adorabile _donna che non si -trova_; come l'ha vagheggiata persino ne le pagine del conte Baldassar -Castiglione, ed ha invidiato dal profondo de l'animo appassionato -e deluso Pigmalione antico _che si potè fabbricare la sposa colle -proprie mani_; e come gli si stringe il cuore nel non trovar per essa -un miglior paragone che l'araba fenice del Metastasio! La donna fedele -e che può render felice l'uomo è ancora da _inventare_; cinquecento -zecchini de la cassetta di Diogene (proverbialmente misero) a chi ne -sarà l'autore. - -Scrivendo questa prosa il Leopardi doveva essere in uno de' suoi -momenti meno tristi, poichè un sincero umorismo lo inspira. Si sente, -come dice il Bouché Leclercq, _qu'il a des larmes dans la voix_, si -sente ch'egli ha sofferto per colpa dei motteggi e dei biasimi di -amici falsi, ch'egli ha sofferto nel sentirsi solo in quella sua alta -aspirazione a le opere virtuose e magnanime e sopra tutto ch'egli ha -anelato con tutta l'anima a l'amor sincero di una donna, ma la serenità -del suo spirito gli permette di scherzare sui suoi errori e su le sue -delusioni. - -Alcune prose del Leopardi e questa sua _Proposta di premi_, fra le -altre, provano quale squisito umorista egli avrebbe potuto essere, se -non fosse stato così sconfinatamente infelice; invero quanta felice -arguzia in quell'enumerazione di macchine, che si spera saran trovate -col tempo: parainvidia, paracalunnie, filo di salute, che scampi da -l'egoismo, dal predominio de la mediocrità, da la prospera fortuna de -gl'insensati, de' ribaldi e de' vili, da l'universale noncuranza e da -la miseria de' saggi, de' costumati e de' magnanimi; e quanta ancora -nei premi immaginati! - -Nel soggettivismo schietto ritorna il Leopardi col dialogo de _La -Natura e di un'anima_. Lo spirito, cui la natura dice: _vivi e sii -grande e infelice_, è quello stesso del Leopardi, che desolato di -riconoscere vano il suo immenso desiderio di felicità e di sentire ne -la propria eccellenza, ne la finezza del suo intelletto, ne la vivacità -de la sua immaginazione, altrettante cause d'ineffabile soffrire, -sconfortato de la gloria stessa, che non si ottiene in vita e talora -nè pure in morte, nè anche da gli eccelsi, maledice la sua grandezza e -chiede d'esser conforme al più stupido, insensato spirito e di morire -il più presto che si possa. - -Non così avrebbe maledetto la vita e l'ingegno, se il sorriso di una -Elvira gli avesse aperto il cuore a l'agognata felicità: il paradiso in -cui egli avrebbe veduto cangiarsi la terra desolata, non sarebbe stato -eterno; ma la visione e il ricordo di esso avrebbero salvato l'infelice -da la disperazione. - -A l'uomo, cui manchino la potenza di agire e gli affetti, qual -rimedio rimane contro la noia, se non i sogni e le fantasticherie? -Così il Leopardi nel dialogo _Torquato Tasso e il suo gemo familiare_ -(imitazione, ma piena d'originalità, del _Messaggero_ de lo stesso -Torquato); il Tasso del dialogo è sempre il Tasso del Canto ad Angelo -Mai; mandandolo in terra il cielo preparava a gli uomini l'esempio -d'una mente eccelsa, a lui dolore, non altro che dolore, nè pur dal -dolcissimo canto confortato. E che è questo Tasso se non il Leopardi -medesimo? - -Nel dialogo, il Tasso tocca del suo amore per Leonora, e ne le parole -di lui senti la voce stessa del Recanatese. Questo dialogo chiarisce la -natura di quasi tutti gli amori leopardiani: l'amata gli pare da vicino -una donna, da lontano una dea, e quel che più gli duole è che le donne -stesse tolgano ogni splendore a l'immagine loro ch'egli si forma con -la fantasia: ne l'amore, come in tutto, il vero doveva avvelenargli -l'ideale. Quando egli sogna la sua donna, sfugge il giorno dopo di -rivederla chè, se pur la rivedesse pari nel volto, ne gli atti, ne -la favella a l'immagine sognata, non sarebbe più la stessa, avrebbe -perduto gran parte del suo incanto. - -Se l'utilità de i sogni e de le fantasticherie è solo quella di -consumare la vita, questo è pure l'unico intento che ci si possa -proporre. Lo spirito del Leopardi ne la dolorosa meditazione -s'inasprisce: dal sogno, al dolore; dal dolore a l'amarezza; da -l'amarezza, al sarcasmo; ecco la storia di quell'anima. Così qui -il dialogo tutto ha un'intonazione malinconica e dolce, la chiusa è -aspramente sarcastica. _Dove sei solito abitare?_ — chiede Torquato -al suo genio. — _In qualche liquore generoso_, — risponde questo; — da -prima il Leopardi aveva scritto _nel tuo bicchiere_. - -Ma il sarcasmo non dura, non può essere abituale in quell'animo -altamente buono, che si ritrae in Filippo Ottonieri così originale e -profondo ne' suoi giudizi sul mondo e su le umane sventure. - -Chiarendo l'ironia di Socrate, il Leopardi spiega la sorte sua: -nato con disposizione grandissima ad amare, ma per la sciagurata -forma del corpo disperato di poter ottener altro che amicizia, e -per la stessa ragione poco atto ai pubblici negozi, e pur dotato -d'ingegno grandissimo, che accresceva fuor di modo la molestia di -queste condizioni, come Socrate anche il Leopardi _si pose per ozio -a ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi e delle qualità -de' suoi cittadini: nel che gli venne usata una certa ironia; come -naturalmente doveva accadere a chi si trovava impedito di aver parte, -per dir così, nella vita_. Ma anche in lui la mansuetudine e la -magnanimità innata fecero che l'ironia non fosse sdegnosa ed acerba, ma -piuttosto riposata e dolce. Le occupazioni, fossero negozi o trastulli, -eran ugualmente passatempi per lui, che ai piaceri reali anteponeva -d'assai quelli de le false immaginazioni; tutte infelici gli parevan -le condizioni de la vita e tutte press'a poco ugualmente povere di -beni e ricche di mali, nè rimedio a questi era per lui la filosofia. -Come l'Ottonieri, l'autore è un ingegno singolare, che si compiace -di scostarsi dal comune de gli uomini e che pur disprezzando nel suo -pessimismo e l'umanità e la natura e l'universo, non sa odiare, anzi è -naturalmente e quasi inconsciamente disposto a sentimenti affettuosi, -i quali non lo compensano, ma lo consolano, alcun poco de gli affetti -eroici ed ardenti per cui si sentirebbe nato, e che fortuna e natura -gli negano. «Sono nato ad amare, ho amato e forse con tanto affetto -quanto può mai cadere in anima viva. Oggi, benchè non sono ancora, -come vedete, in età naturalmente fredda, ne forse anco tepida, non mi -vergogno a dire che non amo nessuno fuorchè me stesso, per necessità di -natura, e il meno che mi è possibile. Contuttociò sono solito e pronto -a eleggere di patire piuttosto io, che esser cagione di patimento agli -altri.» - - * - * * - -A Firenze il Leopardi provò l'ultima terribile passione de la sua vita, -un amore ardente come il primo, ma di cui l'illusione durò ben più, e -ben più tormentose furono le sofferenze che gliene vennero, quando quel -caro inganno gli fu strappato a forza. Alcuni credettero che la donna -amata a Firenze dal Leopardi fosse la Carlotta Lenzoni de' Medici, -altri la Carlotta Buonaparte. Paolina Leopardi per prima immaginò che -de la Buonaparte il poeta fosse innamorato; egli stesso lo nega in una -lettera a Carlo. - -La Lenzoni, gentildonna abbastanza colta e amantissima de gli studi, -radunava in casa propria i più insigni letterati ed artisti di Firenze, -fra i quali il Sismondi, il Tenerani che per lei scolpì la Psiche, il -Niccolini, il Carena, il Leopardi; amico pure le fu il Giordani. Ella -è nota specialmente perchè restaurò la casa di Giovanni Boccaccio, -di cui aveva fatto acquisto. Su i rapporti di lei col Leopardi non -molto ora si sa, forse le lettere di lei al poeta rimaste al Ranieri -diranno di più; ad ogni modo ella fu certo ospitale e gentile verso -il Recanatese; ma quel che fu detto e recentemente sostenuto dal -professore A. De Gubernatis cioè che ella fosse l'Aspasia, non mi -appar probabile. Il sapere che la marchesa Carlotta era amabile, -colta, che aveva un albo di autografi preziosi, di cui qualche cosa -deve rimanere ancora e in cui scrisse il Leopardi; il ricordo de le -sale veramente ricche e profumate del palazzo di lei, la sua amicizia -pel poeta, sono insufficienti a farnelo creder innamorato de la dama, -mentre molte ragioni avvalorano l'opinione che Aspasia fosse la Fanny -Targioni-Tozzetti, de la quale certo furono intimi durante la loro -dimora a Firenze il Ranieri e il Leopardi. Conferma che non fosse -la Lenzoni il difetto di lei che, essendo gobba, benchè del resto -piacente, non avrebbe potuto esser chiamata dal Leopardi così verista -_beltade angelica, fonte d'ogni altra leggiadria, sola vera beltà, -la più bella fra tutte le donne_; debbo aggiunger qui però che altri -vuole la gibbosità fosse un'amabile invenzione de le _buone_ amiche de -la dama, la quale soleva stare un po' curva. Ella quando conobbe il -poeta era tra i 45 e i 47 anni. Riguardo a l'albo, l'uso ne le dame -d'averne uno era comunissimo e l'aver il Leopardi scritto in quello -di lei, poco prova dopo quanto si dirà de la Targioni.[89] Questa era -vicina di casa del Leopardi, abitava in via Ghibellina; donna giovane -ancora, poco più che trentenne quando lo conobbe, di rara bellezza, -univa ad essa una grande amabilità e una perfetta arte di piacere. -Antonio Targioni-Tozzetti suo marito, professore ne l'Arcispedale di -Santa Maria Nuova e ne l'Accademia di Belle Arti, accademico de la -Crusca e direttore del giardino botanico, godeva di gran fama e riuniva -spesso in casa sua uomini insigni. Accolto con la gentilezza abituale -nei Targioni, e anzi maggiore per il nome già illustre che possedeva, -Giacomo vi si trovò assai bene e ammirò la leggiadria e la grazia de la -Fanny e l'ingegno del professore. Quando poi la primavera, come sempre, -gli avvivò le forze e lo spirito, la simpatia per quella donna divampò -in amore. Tutto fa credere che fosse la Targioni la bellissima e -amabilissima signora per la quale il poeta con tanta premura domandava -e raccoglieva autografi; anzi a questo proposito è da notarsi che per -accontentar lei il Leopardi si fece mandare da Paolina il protocollo -de le lettere a lui scritte da vari letterati e che di queste lettere -anteriori al marzo del 1830, se ne trovarono tre fra le carte di -casa Targioni-Tozzetti, nessuna fra quelle dei Lenzoni. La passione -risvegliatasi ardentissima nel Leopardi gli fu da prima causa di -inenarrabili dolcezze, il suo animo sereno e lieto come non era stato -mai, dava adito persino a un compatibile sentimento di vanità, o di -cura almeno de la propria persona, poichè certo il poeta pensava a la -donna cui avrebbe voluto piacere, quando scriveva a Paolina (21 agosto -1830) d'aver fatto ridurre a l'ultima moda il suo abito turchino, e si -compiaceva che paresse nuovo e gli stesse molto bene. - -Il _Pensiero Dominante_ ci rivela lo stato d'animo di lui durante il -primo periodo di questo suo affetto: il pensiero amoroso lo domina -interamente, terribile ma caro dono del cielo; tutti gli altri si -dileguano, tutte le opere, tutta la vita son divenute un nulla, -una noia intollerabile in confronto a la gioia celeste che quello -gli procura; le solite meditazioni, le solite compagnie divenute -incresciose, il poeta non intende più come altri possa aver desideri, -sospiri non somiglianti al suo. La morte che mai gl'increbbe, gli par -ora un giuoco, e la sdegnosa delicatezza de l'animo suo che ha sempre -disprezzato i cuori ingenerosi, abbietti, ora è mossa più che mai a -subitaneo sdegno da ogni esempio di viltà. L'amore gli pare la sola -discolpa al destino, che ci ha posto in terra a soffrire tanto senza -frutto, e non indegno l'aver sostenuto tanti anni una così misera -vita per giungere in fine a cogliere tali dolcezze; anzi esperto di -tutti i mali umani ricomincerebbe il corso de l'esistenza, pur che -conducesse a tal meta. In quel nuovo paradiso dimentica lo stato -terreno ed è beato di sogni quali han forse gli esseri immortali. Ma -il dolce stato d'animo poco dura e ben presto il poeta non sospira più -l'amore soltanto, non crede più ch'esso basti a rendere ad ogni modo -sopportabile la vita, bensì ripensando al verso di Menandro: - - Muor giovane colui ch'al cielo è caro, - -agogna due cose belle, _amore e morte_: l'uno il più grande dei beni, -l'altra fine d'ogni male; ai fervidi, ai felici, a gli animosi ingegni, -il poeta augura o l'uno o l'altro di questi dolci signori, - - Al cui poter nessun poter somiglia; - -per sè, con tenerezza ineffabile, invoca la morte pietosa, certo -ch'essa lo troverà orgoglioso, renitente al fato, non benedire al poter -che l'opprime, gittar da sè ogni speranza vana, ogni conforto stolto, -aspettar solo serenamente l'ora in cui poter piegare addormentato il -volto nel seno virgineo de la funebre dea. - -Questa fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega -a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la Malvezzi; è una passione -pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo -e timido, perchè conscio de la propria inferiorità materiale e dei -doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella -dovette comprender benissimo, poichè il Leopardi stesso aveva certa -coscienza di esser stato capito. - -Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali -che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo -secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere -a quel disgraziato affetto. Obbligato a seguir l'amico Ranieri a Roma -il 1º ottobre de l'anno 1831 e a restar là cinque mesi e mezzo, si -duole di quel soggiorno come di un esilio acerbissimo. Malgrado le -spiegazioni che ne furon date, mi pare che di questo viaggio non si sia -ancora chiarita sufficientemente la ragione. Il _romanzo_ di cui parla -Giacomo al fratello Carlo (15 ottobre 1831) è certamente un romanzo -_suo, suo_ così il dolore e _sue_ le lacrime; infatti come altrimenti -avrebbe scritto: «Se un giorno ci rivedremo _forse avrò forza di -narrarti ogni cosa_»; e noto pure che ne l'altra lettera de l'ultimo -de l'anno 1831, scusandosi col fratello di tacere ancora su le cose -che quegli gli aveva dimandate, e cioè, come appare dal contesto, su le -cause del suo viaggio, gli dice: «Troppo lungamente dovrei scrivere per -informarti del _mio stato_ in maniera sufficiente.» Gli aveva chiesto -la Fanny d'allontanarsi per qualche tempo? Non mi pare improbabile. -Una volta sola, da Roma, egli le scriveva; ed è una lettera rispettosa, -riservata, ma ne la quale chi abbia bene studiato il carattere di lui, -intravede un profondo sentimento, specialmente se la confronta con le -lettere ad altre donne che pure senza dubbio egli amò, per esempio con -quella da Recanati a la Malvezzi: non scrisse prima per non darle noia, -ma non vuole che il silenzio le paia dimenticanza, benchè ella forse -sappia _che il dimenticar lei non è facile_. Le parla di sè e de le -proprie idee con effusione e poi si duole di rattristar con esse lei -_che è bella e privilegiata dalla natura a risplendere nella vita e -trionfar del destino umano_. S'ella si degnerà di comandargli sarà per -lui _una gioia e una gloria di servirla_. Il 22 marzo era di nuovo a -Firenze e passò alcuni giorni lieti; la sua stima per la Fanny non era -forse profonda, ma l'amore diveniva intollerabilmente appassionato così -ch'egli non viveva che per quella donna, dimenticando dinanzi a lei il -proprio orgoglio, la propria fierezza e quasi la propria dignità. La -Fanny, annoiata di quella passione, seccata forse da le ciarle che se -ne facevano, non trattò più il Leopardi con la consueta gentilezza, ma -non per questo riuscì ad intiepidirne l'affetto. Ne l'agosto del 1832, -lontana la Targioni che era a Livorno pei bagni, lontano il Ranieri -ch'era a Bologna per seguire la Pelzet; ammalato, mancante di mezzi di -sussistenza al punto d'aver dovuto chiedere l'assegno a la famiglia, -Giacomo si sentiva tuttavia rivivere, ricevendo un biglietto de la -donna amata, cui rispondeva una lettera timida e rispettosa anch'essa, -ma che rivela ancor più de l'altra il suo stato d'animo. Vi dice fra -l'altro: «Ranieri è sempre a Bologna, e sempre occupato in quel suo -amore, che lo fa per più lati infelice. E _pure certamente l'amore e -la morte sono le sole cose belle che ha il mondo e le sole, solissime -degne di essere desiderate_. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, -che faranno le altre cose che non sono nè belle, nè degne dell'uomo... -_Addio, bella e graziosa_ Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi, -sapendo che non posso nulla. _Ma se_, come si dice, _il desiderio -e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi_. -Ricordatemi a le bambine e credetemi sempre vostro.» - -L'autunno e l'inverno passarono tristemente pel poeta sempre più -malfermo in salute e sempre innamorato. Quale fosse l'epilogo di -quest'amore non si sa. Nel maggio del 1832 il Leopardi era sempre -accolto con gentilezza e premura dai Targioni; infatti parla certo di -loro ne la lettera a Paolina (22 maggio 1832), annunziandole d'averle -mandato il pus che Carlo desiderava, avuto da lui per mezzo _di uno dei -primi medici di Firenze_. E la gentilezza più ancora che del Targioni -era de la Fanny, la quale s'era provveduta di quel pus per mandarlo -ad un suo fratello; poi per fare un piacere al Leopardi, glielo aveva -ceduto, aspettando di averne più tardi de l'altro. - -Certo la fine di quest'amore fu una delusione compiuta che portò ne -l'animo del Leopardi un dolore disperato, e lo persuase a seguire il -Ranieri a Napoli. Altri vuole che il Ranieri stesso, il quale era molto -ne le grazie de la Fanny, dopo aver incoraggiato l'amore de l'amico e -pregato la donna ad essergli compassionevole, finisse con lo svelare -a l'infelice come ella, facendosi giuoco di lui, non ristesse dal -canzonarlo coi conoscenti. Il poeta perdette allora persino la speranza -ne la pietà de l'amata, persino la fede ne la gentilezza de l'animo -di lei e scrisse i versi _A sè stesso_, i più tragicamente desolati -che sieno usciti dal suo cuore e forse da cuore umano. Calmata quella -tempesta, più tardi a Napoli, ne la primavera del 1834, ricordando, -scriveva l'_Aspasia_ e nascondeva sotto questo nome la donna amata, -perchè bella, colta, ospitale. La immagine di lei gli riappare spesso, -visione superba, e il profumo di una piaggia fiorita, di una via -cittadina olezzante di fiori, gli risveglia sempre il ricordo dei -vezzosi appartamenti tutti odorati di fiori primaverili in cui la vide -con una veste violetta, adagiata sopra un divano ricoperto di pelli, -circonfusa d'arcana voluttà, dotta allettatrice, scoccare baci sonanti -su le labbra de' suoi bambini, stringerseli al petto e porgere a loro, -ignari de le sue cagioni, il collo candidissimo. - -Il ritratto che il Leopardi fa d'Aspasia è quello d'una donna -ammirabilmente bella, civetta, di poco cuore e di non grande -intelligenza. Che in questo ritratto vi sia alcunchè di soggettivo è -certo; ma calmato il primo furore il poeta non parla più agitato da -la passione, bensì ritorna con sufficiente calma ai giorni del suo -amore e de le sue pene, una grande amarezza gli resta ne l'anima e -un non celato disdegno di quella donna in particolare e de la donna -in generale. Ne l'_Aspasia_, poesia sincera e originale se altra mai, -v'è pur qualche cosa che rammenta _L'amante rigettato_ del Baldovini -(sec. XVIII), poesia che il Leopardi conosceva ed ammirava certamente, -poichè l'accolse ne la sua _Crestomazia poetica_. Certo ben altro è il -sentimento tragico del Recanatese, da lo scherzo dispettosetto e amaro -del Baldovini; pur questo è, per dir così, la prima nota di quella -gamma. - -Pel Leopardi l'amante vagheggiava ne l'amata il proprio ideale -inchinando ed amando questo in quella; conosciuto l'errore, s'adira ed -incolpa a torto la donna: - - . . . . . . . . Che se più molli - E più tenui le membra, essa la mente - Men capace e men forte anco riceve. - -Aspasia non immaginò mai l'affetto e i pensieri da lei inspirati, -nè mai potrà intenderli; quella ch'egli amò, è morta, e solo risorge -talvolta per brevi momenti dal suo sepolcro, mentre l'Aspasia reale non -soltanto è viva, ma tanto bella che a parer del poeta supera ogni altra -donna. Ora mi sia permessa in fretta un'osservazione: che il poeta -scrivesse questo Canto a Napoli ne la primavera del 1834 è certo, anche -per quell'accenno al mare de l'ultimo verso; da le frasi _bella non -solo ancor, ma bella tanto al parer mio, che tutte l'altre avanzi_, è -chiaro che il poeta aveva riveduto e da poco la donna cara; come rivide -la Targioni, se non uscì più di Napoli e, a quanto si sa, a Napoli ella -non andò? - -Il poeta, conosciute le arti e le frodi de l'amata da la dolce -somiglianza di lei con l'ideale ch'egli s'era formato, fu indotto -a tollerare un servaggio lungo ed aspro; ora ella si vanti d'aver -posseduto il cuore di lui, d'averlo visto supplichevole, timido, -tremante, privo di sè stesso, spiare sommessamente ogni voglia, ogni -parola, ogni atto di lei, impallidire a' suoi superbi fastidi, brillare -in volto ad un segno cortese, cambiare colore e sembiante ad ogni -suo sguardo; l'incanto è caduto ed egli contento abbraccia senno con -libertà, nè si duole d'aver amato poichè senza errori gentili la vita è -una notte invernale senza stelle. Ma un infinito sdegnoso dolore senza -conforto gl'inspira gli ultimi versi del Canto. - -Il suo eccelso ideale de la donna rimane così oscurato da l'imagine -di una donna reale, per la quale con l'amore venne meno in lui anche -la stima, e quell'impressione dolorosa e cupa non può più cancellarsi -da l'animo suo. Nei _Pensieri_ (XXXIV) dirà che i giovani credono di -rendersi amabili fingendosi malinconici e che la malinconia quando è -finta può per breve spazio piacere, massime a le donne; ma che a lungo -andare non piace che l'allegria, perchè il mondo ama non di piangere, -ma di ridere; tacciando così, come nota il Castagnola, di crudeltà -e di egoismo l'umanità, e, aggiungo, le donne in particolare, di cui -ha soprattutto parlato. Altrove affermerà come le donne quasi tutte -si cattivano e si conservano con la noncuranza e col disprezzo, col -fingere di non curarle e non stimarle; e troverà la vita piena di genti -che «mirate non mirano, che salutate non rispondono, che seguitate -fuggono, che, voltando loro le spalle, o torcendo il viso, si volgono, -e s'inchinano, e corrono dietro ad altrui.»[90] Dirà ancora che la -donna è come una figura del mondo, del quale è propria generalmente -la debolezza; che l'una come l'altro si acquista con ardire misto di -dolcezza, con tollerare le ripulse, con perseverare fermamente senza -vergogna;[91] e scriverà: «Colle donne e con gli uomini riesce sempre -a nulla, o certo è malissimo fortunato, chi li ama d'amore non finto e -non tepido, e chi antepone gli interessi loro ai propri. E il mondo è, -come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta.»[92] - -Forse ne gli ultimi anni la fedelissima amicizia de la Tommasini, le -tenere e devote cure de la Ranieri e la vera calma succeduta ne l'animo -suo, quando fu in tutto e veramente acquietata la passione per Aspasia, -modificarono questo suo pessimismo verso la donna, come parrebbe -attestarlo la Canzone _Sopra un bassorilievo antico sepolcrale dove -una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi -dai suoi_, e in parte anche quella _Sopra il ritratto d'una bella donna -scolpito nel monumento sepolcrale della medesima_. Ne la prima forse il -poeta ripensa a Silvia, a Nerina, morte anch'esse giovani e belle e, -pur quasi convinto che la sepolta debba dirsi beata, sospira pensando -al destino, chè ai più costanti un'alta pietà invade il petto nel -veder perire una fanciulla, quando la regina bellezza si dispiega ne -le sue membra e nel suo volto, il mondo le si inchina, la speranza le -fiorisce ne l'anima. Ripensa al dolore de gli abbandonati che, perdendo -la diletta persona, rimangono quasi scemi di sè stessi, e chiede a la -natura come possa strappare l'amico a l'amico, il fratello al fratello, -i figli al padre, a l'amante l'amore. Una dolorosa meraviglia e non già -un egoistico compiacimento di veder distrutta una femminile bellezza, -mentre la bellezza femminile l'aveva fatto tanto soffrire, è nel Canto -_Sopra il ritratto d'una bella donna_; l'antitesi fra la figura de -la vivente, dal dolce sguardo, dal labbro da cui par traboccare il -piacere come da un'urna piena, da l'amorosa mano, dal seno che faceva -impallidire la gente; e la morta ridotta a fango ed ossa, è terribile -non meno pel poeta che pel lettore. In lui non è alcun misero e volgare -sentimento di basso e vendicativo piacere; non è uno stecchettiano -Canto de l'odio questo, è la meditazione austera e tragica del -_misterio eterno dell'esser nostro_. Il disdegno è tutto rivolto a la -natura e lo spirito è assorto ne l'eterno problema: se non siamo che -polvere ed ombra come in noi così alti sentimenti? Se anche in parte -v'è in noi qualche cosa di gentile, come i nostri moti e pensieri più -degni son desti e spenti così facilmente da così basse cagioni? - - * - * * - -Nessuna prova ci resta dei sentimenti che Giacomo Leopardi provò per -Paolina Ranieri, confortatrice de gli ultimi suoi anni, solo sappiamo -ch'egli la paragonava a la propria sorella e che faceva gran caso -perfino del nome di lei: sì che non è troppo ardito il supporre che -qualche luce di speranza e di tenerezza gli venisse da quella compagnia -gentile e temperasse la desolazione de l'animo suo, il quale aveva -visto svanire i più cari sogni nel nulla eterno e ne l'immensa vanità -d'ogni cosa umana. - -Tutta la sua vita passò in un inesaudito desiderio d'amore, e quasi mai -egli potè avere nè pur l'illusione d'essere riamato: benchè tante altre -cagioni di soffrire gli avessero dato la natura e la sorte, questa fu -la più tremenda. Ardeva di trovar una donna che lo amasse e non credeva -di poterla trovare; conscio con nobile orgoglio de la nobiltà de -l'animo suo e de l'elevatezza del suo ingegno, conscio che questi sono -i più alti doni che natura possa fare ad un uomo, non sapeva tuttavia -persuadersi che bastassero a compensare a gli occhi di una donna -la sua disavvenenza. E, desolatamente afflitto di questa, perchè la -vedeva opporsi, come insuperabile ostacolo, fra l'anima sua e l'amore, -sentiva la donna lontana, irraggiungibile, eterea. Così ad un periodo -di entusiasmo e di ebbrezza, ne succedeva uno di stanca desolazione, in -cui gli mancavano i dolci affanni e persino il dolore; ma, piangendo -la vita fatta per lui esanime, sentiva ancora che il suo cuore era -vivo. Poi anche quest'ultimo sentimento si spegneva; quasi insensato, -attonito egli non domandava più conforto; le eloquenti voci de la -natura eran mute per lui, lo sguardo d'una donna, la mano offertagli, -_candida ignuda mano_, non lo scuotevano dal duro sopore: pure il suo -cuore si risvegliava: quel _Risorgimento_, ch'egli cantò con tanta -dolcezza, non fu l'unico de la sua vita: da la grave immemore quiete, -somigliante a la morte, l'animo suo, riscosso d'improvviso, ritrovava -tutte le sue illusioni, tutto il suo dolore; senza speranza e senza -fede, conscio che l'idolo suo più caro non aveva amore ne le pupille -tremule, nel raggio sovrumano de gli occhi, nel bianco petto, ritrovava -tuttavia i cari inganni e l'ardore natio. - -Egli sempre adorò, quasi misticamente, la bellezza, nè v'ha bisogno -di commento a spiegare come e perchè tanto gli piacessero i versi -di Lodovico Martelli _In lode delle donne_ (secolo XVI), e questi -specialmente ch'egli dovette ripetere ben amaramente fra sè: - - Scevra da l'altre una virtù si prezza; - Ma chi piacque già mai senza bellezza? - -Più ancora che entusiasta de la bellezza fu avido di tutti i grandi -sentimenti e anelante ad ogni azione magnanima; giovane, si sentiva -nato non per scrivere ma per operare, e sognava grandi cose, vedendo -il suo avvenire come un magnifico campo di gioia e di gloria aperto a -l'altera anima sua. L'azione gli fu contesa presto e per sempre, e non -gli rimase che contemplare, silenzioso e triste, le stupende visioni -de la sua mente; ma una speranza era radicata troppo profondamente -nel suo intimo, perch'egli potesse sì tosto rinnegarla e, quantunque -senza convinzione, egli pensava che una gioia, una gloria, una divina -ebbrezza potesse ancora sorridergli, la pietosa affezione d'una donna. -Fu questa l'ultima a dileguarsi fra le sue illusioni; ma, quando essa -sparve, tutto gli sembrò menzogna e bassezza; in che cosa poteva egli -più credere o sperare, se la donna ch'era stata per lui una religione, -gli si rivelava un essere debole, fallace? Il suo fu il destino dei -grandi infelici, vivere solo; e l'anima sempre giovane, fiera e pura, -disperando di tutto, maledisse la vita e gettò a l'umanità il suo grido -di dolore. - -Malgrado il pessimismo, ne l'insieme de l'opera leopardiana la donna -appare in nobiltà e purezza di linee, quale forse non fu da nessun -altro poeta cantata. Per questo e per le sventure sue il Leopardi -conquista, insieme a la simpatia dei giovani, quella de le donne. -È noto con quanta venerazione parlò di lui la Caterina Franceschi -Ferrucci[93], ch'egli teneva in grande stima. Bello è il Canto che -nel giugno del 1838 dedicava al morto poeta la Maria Giuseppa Guacci -Nobile[94], salutando in lui il fedele che ebbe a prua de la sua -nave virtù candidissima, la quale lo scorse ove non sono confini; il -fedele che ne l'ultima ora sua non fu flagellato da rimorsi, non vide -la giustizia farsi velo a gli occhi divini, non balbettò una prece -simulata con gli avidi pensieri chini in terra e di cui la parola -estrema fu: amore. - -Anche la gentil poetessa Giannina Milli, inspirandosi specialmente a -l'affetto religioso, cantava degnamente del Leopardi: - - . . . . Dio sì eccelsa e schiva alma ti diede, - Che non toccò della mortal sozzura; - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Uom che sugli altri al par di te s'ergea; - Sublimemente in Dio creder dovea![95] - -E _tu credevi_ — afferma la poetessa — ma la terra al tuo sguardo era -muta e deserta, la gente ti pareva sconosciuta, lungi la vera patria, -però da l'imo petto il verso ti uscì disperato. - -Se non con grande finezza d'arte, certo con una sincerità e una soavità -commovente d'affetto, si rivolgeva al Leopardi l'Erminia Fuà-Fusinato: - - Nè mai donna t'amò di quel potente - Amor, di cui ti strusse invan la speme, - Di cui la sete ardente - Solo s'estinse alla tua vita insieme. - Così sempre deserto e mai compreso, - Chiedesti al verso una vendetta amara, - Di cui l'amaro peso - Sente ogni donna che il tuo verso impara.[96] - -E in nome di tutte le donne chiedeva perdono al poeta. Non imprecava -a' suoi affanni e ne l'angoscia stessa che gli pungeva il cuore al -pensiero del nulla, vedeva un arcano desiderio, una promessa: - - Che col nostro morir tutto non muore. - - * - * * - -Giacomo Leopardi morì senz'aver veduto nè pure un'unica volta avverarsi -il suo più caro voto; egli non fu amato. E niuno al par di lui sentì -mai come una parola, una semplice parola di donna, può far bene a lo -spirito, ridargli il coraggio, il nobile orgoglio di sè, riaprirgli -l'avvenire. Si direbbe che parli di lui il Michelet quando scrive: «Je -voyais un jour un enfant sombre et chétif, d'aspect timide, sournois, -misérable. Pourtant il avait une flamme. Sa mère, qui était fort dure, -me dit: On ne sait ce qu'il a. Et moi je le sais, madame. C'est qu'on -ne l'a baisé jamais.» - -Ma se non risvegliò in alcuna la passione che ardeva in lui, dal reale -affetto di molte donne gentili e da la potenza de la sua fantasia -gli vennero le più care gioie de l'amore. «Amare... non è ricevere, è -dare,» scrisse il Pailleron con molta verità; tutte le buone fortune -amorose di molti e molti non valgono un'ora del profondo sentimento -che di Giacomo Leopardi fece un poeta; la sua opera appartiene a la -ristretta cerchia di quelle che non invecchiano, non decadono per -quanto volgano diversi i tempi, i costumi e le civiltà. Bella e degna -d'ammirazione la sua parola di pensatore; ma immortale e degna di -commuovere tutti i cuori finchè l'amore e il dolore li scuota quella -del poeta; muti il mondo, l'anima umana non muterà, e nei canti di -Giacomo Leopardi v'è un'anima, un'anima di Titano, di Prometeo, martire -su la sua roccia, straziato ne le intime viscere e pur forte ancora, -con la fronte orgogliosa rivolta a le stelle, con un inno d'amore su -le pallide labbra, mentre dal petto aperto scorre il suo caldo sangue. -Quel timido taciturno, già uomo a dieci anni, fanciullo ancora a -trentanove, sentiva tragicamente la sua forza e la sua sventura; fra -tanti uomini fortunati egli, infelice, aveva coscienza di essere il -più vero uomo, e, pur vinto da la natura e da la sorte, trionfò col -suo canto, che tramanda a le età venture qualche cosa de l'animo suo -ed è una _voce_ de l'armonia, vibrante in silenzio in tanti cuori, ma -in cui tutti, ascoltandola, si sentono vivere e palpitare. La divina -scintilla ch'egli rapì a gli eterni non si spense, nè pur quando su -quegli azzurri occhi la morte stese il suo velo: il sacro fuoco è -serbato a gli uomini ne le pagine rese sacre da l'arte, dal genio e da -la sventura. - - -NOTE. - -[68] Vedi _Epistolario di G. L._, vol. III, Firenze, Successori Le -Monnier, 1892 (_Ricordi, giudizi e ragguagli intorno alla vita e alle -opere di G. L._). - -[69] Vedi _Lettere di Paolina Leopardi a Marianna ed Anna Brighenti_, -pubblicate da Emilio Costa. Parma, L. Battei, 1887 (Lettera XCV, 31 -dicembre 1845). - -[70] Vedi _Saggio sopra gli errori popolari degli antichi_, di G. -Leopardi. - -[71] Vedi _Prefazione al II libro dell'Eneide_, di G. Leopardi. - -[72] Secondo alcuni critici, il Finzi ad esempio, le visite de la -Cassi ai Leopardi furon due: una ne l'autunno del 1816, e in questa -si sarebbe svegliato l'amore di Giacomo; una seconda nel dicembre del -1817 (questa avente lo scopo d'accompagnare in convento la Vittoria -Lazzari), ne la quale la passione del poeta già sopita si sarebbe -nuovamente accesa, e perciò l'_Elegia_ scritta nel 1817 comincierebbe -co' versi - - Tornami a mente il dì che la battaglia - D'amor sentii la prima volta.... - -[73] Vedi TERESA LEOPARDI, _Notes biographiques sur Leopardi et sa -famille_. Paris, Lemerre, 1881. - -[74] Vedi G. MESTICA, _Gli amori di G. Leopardi_ (nel _Fanfulla della -Domenica_, 4 aprile 1880), ed a proposito della Cassi cfr. anche lo -studio di F. MARIOTTI, _I ritratti di G. Leopardi_ (_Nuova Antologia_, -16 gennaio 1898). - -[75] Vedi G. TIRINELLI, _Un giorno a Recanati_ (_Nuova Antologia_, 1º -settembre 1878). - -[76] Vedi lettera al Giordani, 21 giugno 1819. - -[77] Vedi I CANTI DI G. LEOPARDI, commentati da A. Straccali, pag. 48. -Firenze, Sansoni, 1892, in 16º, di pagg. XI-241. - -[78] Nello stesso periodo il poeta scrisse ancora i Canti _A un -vincitore nel pallone_, _Bruto minore_, _Alla Primavera_, _Inno ai -patriarchi_. - -[79] Vedi gli studi sul _Consalvo_ pubblicati da L. Pieretti nella -_Rassegna Nazionale_ di Firenze 1881, e quello di F. Torraca in -_Discussioni e ricerche letterarie_, Livorno, Vigo, 1888 (da pag. 351 a -365). - -[80] Cfr. B. ZUMBINI, _Saggi critici_. Napoli, Morano, 1876. Cfr. anche -la VI de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti (_Giornale storico -della letteratura italiana_, fasc. 90º, pagg. 511-515). - -[81] Cfr. a tale proposito G. LEOPARDI, _Poesie e prose scelte e -annotate per le giovanette_ da Caterina Pigorini Beri. Firenze, -Successori Le Monnier, 1890 (in 16º, di pagg. 309), a pag. 67; ODOARDO -VALIO, _La suora di carità di Giacomo Leopardi_. Acerra, Fiore, -1896 (in 16º, di pagg. 20), a pag. 14; e nel _Giornale storico della -letteratura italiana_, fascicolo 90º, pagg. 511 e 515, 1897. Vedi la VI -de le _Briciole leopardiane_ di Attilio Butti. - -[82] Cfr. A. BORGOGNONI, _La Canzone del Leopardi alla sua donna_ (nel -_Fanfulla della Domenica_, 1884, nº 45). - -[83] Cfr. G. CARDUCCI, _Le tre Canzoni patriotiche di Giacomo Leopardi_ -(pubblicate ne la _Rivista d'Italia_, anno I, fasc. 2º, 15 febbraio e -15 marzo 1898). - -[84] A. GRAF, _Foscolo, Manzoni, Leopardi_. Saggi. Torino, Casa -editrice Ermanno Loescher, 1898, in 8º, di pagg. 485. — A pag. 233 cfr. -lo studio _Il Leopardi e la musica_. - -[85] Vedi lett. a Mr. Jacopssen, 23 giugno 1823. - -[86] Il Traversi stesso asserisce che nessuno prima di lui si era -avveduto di questo amore; infatti egli scrive: «Nessuno ha sospettato -finora che il Leopardi oltre alla Malvezzi amasse in Bologna anche -un'altra signora, io sono il primo a metter fuori questa curiosa -notizia.» - -[87] Con identico modo Paolina alludeva altra volta a l'amore del -fratello per la Basvecchi: «La _tua_ Serafina si fa sposa.» - -[88] Cfr. su tale argomento anche il volume del Dr. N. ZINGARELLI, -_Operette morali di G. Leopardi_, ricorrette su le edizioni originali -con introduzione e note ad uso delle scuole. Napoli, Pierro (in 16º, di -pagg. XIII-408), 1895. - -[89] Cfr. Dr. FRANCO RIDELLA, _Un articolo critico di A. De Gubernatis -e l'Aspasia del Leopardi_ (pubblicato nel nº 15 de la _Gazzetta -Letteraria_ di Torino, 1897). - -[90] Vedi I. DELLA GIOVANNA, _Le prose morali di G. Leopardi_. Firenze, -Sansoni, un vol. in 16º di pagg. XXXII-373, 1895. Pensiero LXXIII, a -pag. 344. - -[91] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 344. - -[92] Vedi op. cit., Pensiero LXXV, a pag. 345. - -[93] CATERINA FRANCESCHI FERRUCCI, _I primi quattro secoli della -letteratura italiana_ (Firenze, Successori Le Monnier, 1873). Vedi a -pag. XII, prefazione al primo volume cit. - -[94] Vedi M. GIUSEPPA GUACCI NOBILE, _Rime_. Napoli, dalla Stamperia -dell'Iride, 1839, pag. 10. - -[95] Vedi GIANNINA MILLI, _Poesie_. Firenze, Felice Le Monnier, 1862. -Vol. I, pagg. 313 a 315 (_A Giacomo Leopardi_). - -[96] Vedi ERMINIA FUÀ FUSINATO, _Versi_. Firenze, Felice Le Monnier, -1874, da pag. 246 a pag. 248. - - - FINE. - - - - -INDICE. - - - A Federico Conigliani Pag. V - Prefazione VII - Adelaide Antici Leopardi 3 - Note 32 - Ferdinanda Leopardi Melchiorri 37 - Note 54 - Paolina Leopardi 59 - Note 116 - Marianna Brighenti e la sua famiglia 121 - Note 167 - Teresa Carniani Malvezzi 173 - Note 217 - Antonietta Tommasini 223 - Note 267 - Paolina Ranieri 271 - Note 312 - La donna nella vita e nelle opere di G. - Leopardi 317 - Note 401 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La donna nella vita e nelle opere di -Giacomo Leopardi, by Emma Boghen-Conigliani - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA NELLA VITA E NELLE *** - -***** This file should be named 60092-0.txt or 60092-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/9/60092/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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