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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Il Parlamento Nazionale Napoletano per gli anni 1820 e 1821 - memorie e documenti - -Author: Various - -Release Date: August 10, 2019 [EBook #60085] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PARLAMENTO NAZIONALE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - BIBLIOTECA STORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO - - pubblicata da T. Casini e V. Fiorini. — _Serie_ II, N. 10 - - - IL - PARLAMENTO NAZIONALE - NAPOLETANO - - per gli anni 1820 e 1821 - - - MEMORIE E DOCUMENTI - - A CURA DI - VINCENZO FONTANAROSA - - - - ROMA - SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI - 1900 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI - - _Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della - Società si ritengono contraffatti._ - - (017) Roma, Tipografia Enrico Voghera. - - - - -PARTE PRIMA - -IL PARLAMENTO. - - - - -PARTE I. - - - _Viva Dio, il Re e la Costituzione!_ - - Agli albori del 2 luglio 1820, due sottotenenti, Morelli e - Salvati[1], e centoventisette fra sergenti e soldati del reggimento - Reale Borbone cavalleria, disertarono dai quartieri di Nola, - secondati dal prete Menichini e da venti settari carbonari, - volgendo tutti ad Avellino per unirsi ad altri settari giorni - innanzi sbanditi da Salerno e riparati colà, dove la sètta era - numerosa e potente. Da Nola ad Avellino si cammina dieci miglia - fra città e sobborghi popolosi, essendo fertile il terreno, l'aere - salubre, gli abitatori disposti alla fatica, d'animo industrioso - ed avaro. In mezzo a tante genti quel drappello, fuggitivo, non - frettoloso, andava gridando: — _Viva Dio, Re, Costituzione!_ — - e poichè il senso della politica voce non era ben compreso dagli - ascoltanti, e direi dai promulgatori, ma per universali speranze - i tributari vi scorgevano la minorazione dei tributi, i liberali - la libertà, i buoni il bene, gli ambiziosi il potere, ognuno il - suo meglio, a quel grido dissennato dei disertori rispondevano gli - evviva di affascinato popolo. Vogliono le rivoluzioni una parola, - sebben falsa, lusingatrice degli universali interessi; perocché le - furie civili, mostrate nude, non troverebbero amatori o seguaci. - - Giunto il Morelli a Mercogliano, pose il campo, e scrisse lettere - al tenente colonnello De Concilj, che stava in Avellino con - autorità militare e potenza civile, essendogli patria quella città - ed egli ricco, nobile, audace. Le lettere dicevano ch'eglino, - primi, non soli, promulgavano il comune voto di governo piú libero; - aiutasse l'impresa, desse gloria eterna al suo nome. Prima delle - lettere, la fama aveva divulgato quelle mosse e costernate le - autorità, concitate le milizie, sollevato e rallegrato il popolo. - De Concilj restava incerto tra il secondar Morelli e combatterlo; - aveva il pensiero, intanto, volto al governo[2]. - -Cosí cominciò quel moto che costrinse Re Ferdinando a dare la -Costituzione e giurarla[3]. La sedizione aumentava. Un reggimento -alloggiato a Foggia s'era aggiunto ai rivoltosi. La Puglia ed il -Molise eransi levate in armi, cosí pure Terra di Lavoro. A Napoli -furono aumentate le guardie a custodia della Reggia e pattuglie armate -percorrevano la città. Il generale Nunziante[4], dopo breve racconto -dell'animo avverso dei soldati, in un rapporto al Re scriveva: - -— _Sire, la Costituzione è desiderio universale del vostro popolo; il -nostro opporre sarà vano. Io prego V. M. di concederla._ - -Al generale Pepe — tenuto come sospetto — si fece credere che il -governo del Re volesse incarcerarlo ed egli andò verso Monteforte, -seguito da due reggimenti di cavalleria che trovavansi pronti al ponte -della Maddalena. Piú tardi lo stesso Pepe si giustificò di questa sua -fuga. Nelle sue Memorie, a proposito d'una visita da lui fatta al Re, -dice: - - — Il duca di Calabria m'interruppe, per farmi cosa grata, dicendo: - - — Maestà, il generale Pepe se ne andò colla brigata in Monteforte - perché gli dissero che qui sarebbe stato arrestato. - - A ciò risposi: - - — Altezza reale, io mal giustificherei la fidanza di cui mi onora - in questo momento Sua Maestà, se confermassi ciò che a torto - v'hanno riferito... La mossa dello squadrone di Nola fu un mero - accidente senza del quale pochi giorni dopo, con ordini migliori, - sarebbe successo quel che è successo: dacché ogni cosa era da - me preparata: anzi ove alcuni miei ordinamenti non fossero stati - ritardati, la sollevazione avrebbe avuto luogo negli ultimi giorni - di giugno. - -La voce del supposto arresto di Pepe fe' sí che cinque Carbonari, di -notte, penetrassero nella reggia fino agli appartamenti privati del Re -e dicessero al duca d'Ascoli, don Trojano Marulli: - -— Siamo delegati di dire al Re che la quiete della città non può durare -se Sua Maestà non concede la bramata Costituzione. E settarî, cittadini -e popolo sono in armi: i Carbonari sono pronti, tutti attendono la -risposta del Re. - -Il duca rispose: — Andrò a prenderla; — ed indi a poco tornato, -aggiunse che il Re aveva in animo di dare la Costituzione e ne studiava -in quel momento i termini coi suoi Ministri. - -Gli fu chiesto: - -— Quando sarà pubblicata? - -— Subito. - -— Ossia? - -— Tra due ore. - -Uno dei Carbonari si mosse e, distesa la mano senza parlare al -pendaglio dell'orologio del duca, glielo tirò di tasca inurbanamente -e vôlto il quadrante in modo ch'egli e il duca ne vedessero le ore, -aggiunse: - -— È un'ora dopo mezzanotte: alle tre la Costituzione verrà pubblicata. - -L'audace Carbonaro fu il duca Piccolelli, genero dell'Ascoli. - -Realmente i Ministri, in quell'ora, circondavano il Re intimorendolo, -ed il marchese Circello in ispecie fu quello che lo convinse e lo fece -arrendere. - -L'editto fu il seguente: - - ALLA NAZIONE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE. - - Essendosi manifestato il voto generale della nazione del regno - delle Due Sicilie di volere un governo costituzionale, di piena - volontà consentiamo e promettiamo nel corso di otto giorni di - pubblicarne le basi. Sino alla pubblicazione della Costituzione le - leggi veglianti saranno in vigore. - - Soddisfatto in questo modo al voto pubblico, ordiniamo che le - truppe ritornino ai loro corpi ed ogni altro alle sue ordinarie - occupazioni. - - Napoli, 6 luglio 1820. - - FERDINANDO - -Questo editto fu anche firmato dal Segretario di Stato ministro -cancelliere, marchese Tommasi, e fu pubblicato nel _Giornale delle -Due Sicilie_, che dal giorno 8 luglio prese il nome di _Giornale -costituzionale delle Due Sicilie_. - -Nelle prime ore del giorno il Re s'affacciò al balcone centrale -della reggia e fu accolto dai gridi del popolo: — Viva il Re! Viva la -Costituzione[5]. - -Però i torbidi ricominciarono piú furiosi nella stessa giornata per -la lettera scritta dal Re al figliuolo, duca di Calabria, colla quale -deponeva nelle sue mani l'autorità regia, dichiarandosi infermo, e per -l'editto al popolo in cui s'annunziava la medesima cosa[6]. - -Col cadere del giorno le grida aumentarono sí che nella reggia ne -furono spaventati, ed il duca, vicario generale, invitò (l'invito -diceva: _comunque vestiti_, tanta era la paura) pochi fidi generali ed -alcuni antichi consiglieri, e disse loro di tentare di porre argine in -un modo qualsiasi al movimento. Dopo molto discutere prò e contro si -venne a conchiudere nel decreto che riporto integralmente: - - La Costituzione del regno delle Due Sicilie sarà la stessa adottata - per il regno della Spagna nel 1812 e sanzionata da S. M. Cattolica - nel marzo di quest'anno corrente, salvo le modificazioni che la - rappresentanza nazionale, costituzionalmente convocata, crederà - di proporci per adattarla alle circostanze particolari dei reali - dominii. - - FRANCESCO, _Vicario_ - -Questo però non bastò, perché il popolo diceva che il decreto doveva -essere firmato dal Re; e di qui nuovi tumulti sino a che lo stesso -decreto ricomparve firmato da Ferdinando di Borbone. - -Le cose allora cambiarono d'aspetto: tornò la calma e l'allegrezza; la -sera tutti gli edifizi di Toledo furono illuminati. Piú ricca d'ogni -altra riuscí l'illuminazione nel palazzo del Nunzio Apostolico al largo -della Carità. - -Il giorno 9 l'esercito costituzionale comandato dal tenente generale -Guglielmo Pepe[7] fece il suo solenne ingresso nella capitale e la sera -nel reale teatro _San Carlo_ si rappresentò _Solimano secondo_ e _Gli -amanti_ alla presenza del Vicario generale, della principessa e del -principe di Salerno. Erano presenti allo spettacolo anche il principe -di Danimarca ed il principe di Benthneim. Quel giorno fu vista la nuova -bandiera tricolore: rosso, nero ed azzurro[8]. - -I nuovi ministri furono: il conte Zurlo, il conte Ricciardi, il duca -di Campochiaro, il generale Carascosa, il cav. Macedonio e Ruggero -Settimo, parte designati dal Re, in parte imposti dal campo di -Monteforte. - -Con decreto del giorno nove fu creata una giunta provvisoria di -quindici persone che dovevano essere consultati dal Vicario e dal -governo fino all'installazione del Parlamento, e l'incarico di formare -detta giunta fu dato al tenente generale Giuseppe Parisi, al cavaliere -Melchiorre Delfico, al tenente generale Florestano Pepe, al barone -Davide Whinspeare ed al cavaliere Giacinto Martucci. - -La lista fu presentata e sulle venti persone proposte il Vicario -scelse le seguenti: monsignor Cardosa vescovo di Cassano, il duca di -Gallo, il procuratore generale della Suprema corte di giustizia Troysi, -l'avvocato generale della stessa Felice Parrilli, il giudice della Gran -corte civile di Napoli Angelo Abbatemarco, il colonnello Ferdinando -Visconti, il colonnello di cavalleria Giovanni Russo[9], tutti -Napoletani; il tenente generale Fardella, il principe di Camporeale ed -il capitano di vascello Staiti, di Sicilia. - -Fu fissato il giorno tredici[10] di luglio per la cerimonia del -giuramento che ebbe luogo nella cappella privata di Palazzo Reale alle -undici di mattina. - -Il re aveva alla dritta[11] il duca di Calabria principe ereditario ed -a sinistra il principe don Leopoldo di Salerno. Dietro si collocarono i -ministri, il generale in capo dell'armata costituzionale Guglielmo Pepe -ed i capi di Corte. Il cappellano maggiore, don Gabriele Maria Gravina -arcivescovo di Melitene, era vicino all'altare. Il re, dopo di aver -ricevuto dal presidente e da tutti i membri della giunta gli omaggi -secondo l'etichetta di Corte, dichiarò che intendeva mandare ad effetto -la sua ferma risoluzione di giurare l'osservanza della Costituzione; -quindi avverti la giunta di avvicinarsi all'altare, disse al cappellano -maggiore di presentargli i libri santi e pronunziò il seguente -giuramento: - - Io, Ferdinando di Borbone per la grazia di Dio e per la - costituzione della Monarchia Napoletana, re, col nome di Ferdinando - I, del regno delle due Sicilie, giuro in nome di Dio e sopra i - Santi Evangeli che difenderò e conserverò....... (_seguivano le - basi ordinarie della costituzione_). Se operassi contra il mio - giuramento e centro qualunque articolo di esso non dovrò essere - ubbidito, ed ogni operazione con cui vi contravvenissi sarà nulla - e di nessun valore. Cosí facendo, Iddio mi aiuti e mi protegga; - altrimenti me ne domandi conto. - -Il giuramento profferito era scritto; finito di leggerlo il re alzò gli -occhi al cielo, li fissò alla croce e spontaneamente aggiunse: - - Onnipotente Iddio che collo sguardo infinito leggi nell'anima e - nell'avvenire, se io mentisco o se dovrò mancare al giuramento, - tu in questo istante dirigi sopra il mio capo i fulmini delle tue - vendette. - -Giurarono i figliuoli, dopo, ed immediatamente tutti gli altri; e il -Pepe racconta: - - Si avvicinò a me, che per debita modestia tenevami lungi fra - gli ultimi, e mi disse col volto bagnato di lagrime: «Credimi, - generale, questa volta ho giurato dal fondo del cuore»[12]. - -La sera vi fu spettacolo e grande illuminazione. A San Carlo fu -rappresentato _Khoa-Kang, la donna del lago_; al Teatro Nuovo: _La -giardiniera abruzzese_; al San Carlino: _Le cantanti_ ed alla Fenice -_L'impostore_[13]. - -Data la Costituzione, giuratala cosí solennemente, bisognava dar -principio alle nuove riforme ed ai novelli ordinamenti, e cosí -infatti si fece, col decretare le elezioni dei deputati al Parlamento -Nazionale[14]. - - * - * * - -Ecco il decreto col quale si davano le norme per le elezioni: - - FERDINANDO I. - - PER LA GRAZIA DI DIO E PER LA COSTITUZIONE DELLA MONARCHIA RE - DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, RE DI GERUSALEMME, ECC.: INFANTE - DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO, ECC.: GRAN PRINCIPE - EREDITARIO DI TOSCANA, ECC. ECC. - - _Noi, Francesco duca di Calabria principe ereditario e vicario - generale._ - - Intesa la Giunta provvisoria consultiva di governo abbiamo risoluto - di decretare e decretiamo quanto segue: - - _Art. 1._ Il Parlamento nazionale per gli anni 1820 e 1821 si - convoca secondo il prescritto degli articoli 104 e 108 al Capitolo - VI Titolo III della Costituzione Spagnuola, adottata per lo regno - delle due Sicilie. - - Sarà convocato in Napoli. - - _Art. 2._ A tale effetto si procederà alle elezioni conformemente - a quanto ordina la Costituzione nei Capitoli I-V del Titolo III e - secondo la forma che qui si prescrive. - - _Art. 3._ Per questa prima volta l'apertura delle sessioni del - Parlamento avrà luogo nel dí primo d'ottobre del corrente anno. - - _Art. 4._ Attesa l'urgenza delle convocazioni del Parlamento - non saranno per questa volta osservati gli intervalli stabiliti - dalla Costituzione tra le Giunte parrocchiali, distrettuali - e provinciali. Le parrocchiali si uniranno nella domenica 20 - d'agosto, le distrettuali nella domenica 27 del suddetto mese - d'agosto, e le provinciali nella domenica 3 di settembre; - procedendosi in tutte conformemente alle istruzioni che - accompagnano il seguente decreto. - - _Art. 5._ Verificate le elezioni dei deputati, dovranno questi - trovarsi nella città di Napoli dieci giorni innanzi l'apertura del - Parlamento. - - _Art. 6._ I deputati, nell'arrivare, assisteranno il Segretario di - Stato ministro degli affari interni, onde far registrare i loro - nomi e quello della provincia che gli ha eletti, come dovrebbesi - praticare, se esistesse la deputazione permanente del Parlamento, - in virtú dell'articolo III della Costituzione. Il Segretario - di Stato farà comunicazione di tutto alla Giunta provvisoria - consultiva di governo. - - _Art. 7._ I deputati dovranno portare le ampie facoltà degli - elettori, secondo la formola inserita nelle istruzioni che - accompagnano il presente decreto. - - _Art. 8._ Non esistendo la deputazione permanente che deve - presiedere le Giunte preparatorie del Parlamento, e raccorre i nomi - dei deputati, i deputati per supplire a tale mancanza si uniranno - il dí 22 settembre in prima giunta preparatoria e nomineranno - tra di loro a pluralità di voti e per questo solo oggetto il - presidente, il segretario e gli esaminatori dei quali parla l'art. - 112 della Costituzione in luogo delle commissioni di cinque e tre - individui che prescrive l'art. 113 per l'esame delle facoltà. La - seconda Giunta preparatoria si unirà il dí 25 di settembre, e le - altre se fossero necessarie infino al dí 28 di questo mese, in - cui si terrà l'ultima giunta provvisoria. A questo modo resterà - costituito e formato il Parlamento che darà principio alle sue - sessioni il dí 1º d'ottobre conformemente agli articoli 114-123 - della Costituzione. - - _Art. 9._ Sarà destinato con altro decreto un locale per le - sessioni del Parlamento[15] in questo anno, salvo a determinare per - le future sessioni di accordo col Parlamento un locale stabile. - - _Art. 10._ In quanto alle variazioni contenute nel presente - decreto per rispetto alla convocazione del Parlamento, alle giunte - elettorali ed all'epoca dell'apertura del Parlamento medesimo, - dichiariamo esser questo l'effetto indispensabile delle circostanze - e della imminenza che è di stabilire il nuovo regime; dovendosi, - col tempo successivo, eseguire letteralmente tutto quello che - è stabilito nella Costituzione politica adottata, salvo le - modificazioni che verranno proposte nel Parlamento medesimo. - - _Art. 11._ Il nostro Segretario di Stato, ministro per gli affari - interni è incaricato dell'esecuzione del presente decreto. - - Napoli il dí 22 di luglio 1820. - - FRANCESCO, VICARIO GENERALE. - - _Il Segretario di Stato per gli affari interni_ - GIUSEPPE ZURLO. - -Cosí gli animi si volsero alle cure delle prossime elezioni. - -In questo spazio di tempo Palermo insorse, e fu mandato a domare la -sedizione, dopo molte preghiere, Florestano Pepe fratello di Guglielmo, -ed una squadriglia al comando di Bausan che salpò da Napoli sul finire -d'agosto. Palermo si arrendeva agli 11 d'ottobre ed eccone l'avviso -ufficiale[16]: - - _Ultime notizie di Palermo:_ - - Palermo s'è resa. Le nostre truppe l'ànno tutta occupata. Una - perfetta tranquillità è succeduta al disordine che ivi è dominato - finora. Trentasette morti e 200 feriti è tutta la perdita che - contiamo: tra i primi con rammarico si annovera il prode capitano - Cosa[17]. - - Abbiamo questa lieta novella per mezzo d'una bombardiera comandata - dal signor Michele Astarita, proveniente da quella città in 34 ore, - ed ha recato sul suo bordo l'aiutante di campo di S. E. il generale - don Florestano Pepe. - - Tra le condizioni fissate fra questo bravo generale ed i - Palermitani, per ora si sa che questi ultimi pagheranno le spese - della guerra. Villafranca perseguitato s'è rifuggito in Trapani. - - Napoli 11 ottobre 1820. - -Per quella prima ed unica volta fu nominato un _delegato speciale_ -per presiedere la giunta preparatoria d'ogni provincia, nominato -dal governo su triplice lista presentata dalla giunta provvisoria -consultiva di governo. - -Questi delegati speciali furono: per la provincia di Napoli, Tommaso -de Liso; Terra di Lavoro, Carlo Cianciulli; Principato Ulteriore, il -colonnello dei militi De Filippis; Principato Citeriore, Giustiniano -Vecchio; Capitanata, Giulio Cassitti; Terra di Bari, Domenico Acclario; -Terra d'Otranto, Benedetto Mangarelli; Molise, Eugenio Palassolo; -Basilicata, Saverio Carelli; Calabria citeriore, il barone Ferrari; -Calabria Ulteriore (seconda), Gregorio Rossi; 1ª Calabria Ulteriore, -Giacinto Sacco; 2ª Abruzzo Ulteriore, marchese Quinzio; 1ª Abruzzo -ulteriore, il presidente Arcovito; Abruzzo Citeriore, Francesco -Mezzanotte; Valle di Palermo, Salvatore Finocchino; Messina, monsignor -Grano; Catania, Carlo Pagliari; Siragusa, Gerolamo Bartolini; -Caltanisetta, Mauro Cominelli; Girgenti, Giuseppe Sileggio; Trapani, -Giuseppe Lombardo[18]. - -Ciascuno di questi delegati con un ecclesiastico ed un capo di -famiglia nominarono altri quattro cittadini per precisare le diverse -giunte preparatorie. Ognuna di esse poi, avvenuta l'elezione, doveva -presentare al Segretariato di Stato degli affari interni le _mappe_ -relative, col nome di tutti gli elettori. Alla Nazionale di Napoli è -conservato[19] il rapporto del delegato speciale de Liso per la giunta -preparatoria della provincia di Napoli. - -Ecco gli articoli della Costituzione Spagnuola dell'anno 1812 -concernenti il sistema delle elezioni[20]. - - CAPITOLO II. - - DELLA NOMINA DEI DEPUTATI PER LE CORTI. - - _Art. 34._ Per la nomina di questi deputati si convocheranno le - _Giunte_ elettorali di _parrocchia, partito_ e _provincia_. - - - CAPITOLO III. - - DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PARROCCHIA. - - _Art. 35._ Le giunte elettorali di parrocchia si comporranno - di tutti i cittadini domiciliati e residenti nel territorio - rispettivo: fra i quali sono compresi gli ecclesiastici secolari. - - _Art. 36._ Nella penisola, nelle isole e nelle possessioni - adiacenti si convocheranno sempre queste _Giunte_ la prima - domenica del mese di ottobre dell'anno precedente a quello della - convocazione delle _Corti_. - - _Art. 37._ Nelle provincie di oltremare si convocheranno tali - _Giunte_ la prima domenica del mese di dicembre, e quindici mesi - prima della convocazione delle _Corti_, in seguito dell'avviso - che per le une e per le altre dovranno dare anticipatamente le - pubbliche autorità. - - _Art. 38._ Nelle _Giunte_ di parrocchia si nominerà un elettore - parrocchiale per ogni 200 capi di famiglia. - - _Art. 39._ Quando il numero de' capi di famiglia della parrocchia - ecceda quello di trecento, sebbene non giunga a 400 si nomineranno - due elettori, quando ecceda il numero di 500, ne saranno nominati - tre e cosí progressivamente. - - _Art. 40._ Nelle parrocchie, il di cui numero di capi di famiglia - non ascende a dugento né a cencinquanta almeno, si nominerà un - elettore: nelle parrocchie in cui non si abbia almeno questo - numero, i capi di famiglia si riuniranno a quei dell'altra - immediata, che riuniti nomineranno l'elettore, o gli elettori, in - proporzione del numero che risulti dalla loro riunione. - - _Art. 41._ La _Giunta_ parrocchiale eleggerà a pluralità di voti - undici _compromessarî_:[21] ed essi nomineranno in seguito un - elettore parrocchiale. - - _Art. 42._ Quando nella _Giunta_ parrocchiale dovessero eleggersi - due elettori parrocchiali, si nomineranno preventivamente ventuno - _compromessarî_. Quando il numero degli elettori fosse di tre, - quello dei _compromessarî_ sarà di trentuno. Lo stesso numero di - trentuno compromessarî dovrà impiegarsi in tutti gli altri casi - successivi che progressivamente potranno occorrere, onde schivare - la confusione. - - _Art. 43_. Ad oggetto di proporzionare dei mezzi facili e pronti - anche alle piú piccole popolazioni, rimane stabilito che la - parrocchia, i di cui capi di famiglia ascendano a venti nominerà un - _compromessario_: la parrocchia che abbia trenta o quaranta capi di - famiglia, nominerà due _compromessarî_ e cosí via. La parrocchia - che avesse meno di venti di detti capi, si riunirà alla piú - immediata per la elezione dei _compromessarî_. - - _Art. 44._ I _compromessarî_ delle parrocchie delle piccole - popolazioni eletti nel modo additato, si riuniranno nel sito - piú atto all'uopo: o quando il numero monti a undici o a nove - almeno nomineranno un elettore parrocchiale; se il numero dei - _compromessarî_ monti a ventuno o almeno a diciassette, nomineranno - due elettori parrocchiali; quando il numero dei _compromessarî_ - monti a trentuno, nomineranno tre elettori o quelli che - corrispondano al loro numero. - - _Art. 45._ Per essere nominato elettore parrocchiale si richiede - la qualità di cittadino, l'età di 25 anni compiti ed essere - domiciliato nella parrocchia. - - _Art. 46._ Le Giunte delle parrocchie saranno presiedute dal - corpo politico o dell'_alcaide_[22] della città, paese o villaggio - dove si congregassero: e dovrà assistervi il parroco per maggiore - solennità dell'atto. Se in uno stesso luogo, per ragione di numero, - dovessero congregarsi due o piú _Giunte_ una di queste verrà - presieduta dal capo politico o dall'_alcaide_ del luogo, l'altra - dall'altro _alcaide_ e le rimanenti da _reggitori_ eletti a sorte. - - _Art. 47._ Giunta l'ora della riunione che seguirà nelle case - comunali, o ne' luoghi ove sia solito riunirsi, dopo che i - cittadini vi sieno giunti, passeranno insieme riuniti col di loro - presidente alla parrocchia. In questa sarà quindi celebrata la - messa solenne dello Spirito Santo dal parroco che pronunzierà - altresí un discorso analogo alla circostanza. - - _Art. 48._ Terminata la messa ritorneranno al luogo donde - partirono, ed in esso si darà principio alla _Giunta_, nominando a - questo riguardo, due scrutinatori ed un segretario tra i cittadini - presenti: tutto a porta aperta. - - _Art. 49._ Ciò seguito, domanderà il presidente se alcuno dei - cittadini avesse doglienza alcuna da esporre, subornazione o - corruzione, onde l'elezione ricada su qualche persona determinata - che quando ciò fosse, dovrà immantinenti farsene pubblico processo - verbale. Risultando certa l'accusa, saranno i delinquenti privati - di voce attiva e passiva; risultando calunniosa, soffriranno i - calunniatori la stessa pena: e di tal giudizio non si ammetterà - gravame alcuno. - - _Art. 50._ Se sorgessero dubbi su d'alcuno dei presenti, quanto - alla concorrenza in questi delle qualità richieste per votare, - la stessa _Giunta_ deciderà sull'istante ciò che ne pensa; e le - sue decisioni si eseguiranno senza gravame alcuno per questa sola - volta, e per questo solo effetto. - - _Art. 51._ Si procederà in seguito e senza ritardo alcuno alla - nomina dei _compromessarî_. A tal uopo ogni cittadino si avvicinerà - alla tavola presso di cui seggono il presidente, gli scrutinatori - ed il segretario, e nominerà un numero di persone uguale a quello - dei _compromessarî_ da eleggersi. Il segretario formerà un elenco - dei nomi delle persone nominate, e ciò in presenza del nominatore. - Tanto in questo, quanto negli altri atti d'elezione, niuno potrà - dare il voto a se stesso sotto pena di perdere il dritto di votare. - - _Art. 52._ Terminato questo primo atto d'iscrizione, il presidente, - gli scrutinatori ed il segretario scrutineranno le liste formate, - indi verranno pubblicati ad alta voce dal segretario i nomi dei - cittadini eletti compromessarî per aver riunito un numero maggiore - di voti. - - _Art. 53._ I _compromessarî_ nominati si ritireranno in luogo - separato da scegliersi dalla _Giunta_ e conferendo fra essi - procederanno alla nomina dell'elettore o degli elettori di quella - parrocchia, eleggendo la persona o le persone che riuniscono piú - della metà dei voti. Ciò fatto si nominerà tal nome dalla _Giunta_. - - _Art. 54._ Il segretario distenderà un atto firmato da esso dal - presidente e dai _compromessarî_ e ne darà copia firmata dalle - stesse persone all'eletto o agli eletti onde possano far constare - la di loro nomina. - - _Art. 55._ Niun cittadino potrà scusarsi a queste funzioni per - qualsivoglia motivo o pretesto. - - _Art. 56._ Nella _Giunta_ parrocchiale niun cittadino potrà - presentarsi armato. - - _Art. 57._ Seguita che sarà la nomina degli elettori, la _Giunta_ - verrà immantinenti sciolta; e sarà nullo qualunque altro atto in - cui volesse ingerirsi. - - _Art. 58._ I cittadini che han composta la _Giunta_ si - trasferiranno nuovamente alla parrocchia, ove si canterà un _Te - Deum_ solenne, conducendo l'elettore ossia elettori fra essi, il - presidente gli scrutinatori ed il segretario. - - - CAPITOLO IV. - - DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PARTITO[23]. - - _Art. 59._ Le Giunte elettorali di Partito si comporranno di - elettori parrocchiali che dovranno congregarsi nel capoluogo di - ogni _partito_ ad oggetto di nominare l'elettore o gli elettori, i - quali debbono in seguito trasferirsi nel capoluogo della provincia, - onde eleggere i deputati per le _Corti_. - - _Art. 60_. Queste _Giunte_ si convocheranno sempre nella penisola, - nelle isole e nelle possessioni adiacenti, la prima domenica del - mese di novembre dell'anno antecedente a quello in cui debbono - formarsi le _Corti_. - - _Art. 61._ Nelle provincie d'oltre mare si convocheranno tali - _Giunte_ la prima domenica del mese di gennaio prossimo seguente - a quello di dicembre in cui siensi convocate le _Giunte_ di - parrocchia. - - _Art. 62._ Per conoscere il numero degli elettori che ogni partito - deve nominare si attenderà ai seguenti precetti: - - _Art. 63._ Il numero degli elettori di partito sarà il triplo di - quello dei deputati che debbonsi eleggere. - - _Art. 64._ Se il numero dei _partiti_ della provincia fosse - maggiore di quello degli elettori che si richiedono in conformità - dell'articolo precedente, per la nomina dei deputati che gli - corrispondono, si nominerà, ciò non ostante, un elettore per ogni - partito. - - _Art. 65._ Se il numero dei partiti fosse minore di quello degli - elettori che debbonsi nominare, ciascun partito ne eleggerà uno, - due, tre o piú, fino al completo del numero che si richiede. Se - mancasse un elettore, verrà questi nominato dal _partito_ che abbia - maggiore popolazione; se ne mancasse un secondo sarà nominato - dal partito immediato che piú abbondi in popolazione e cosí - successivamente. - - _Art. 66._ Dopo ciò che si è stabilito negli art. 31, 32, 33 e - nei tre ultimi precedenti, il censimento determina quanti deputati - corrispondono ad ogni provincia e quanti elettori ad ogni partito. - - _Art. 67._ Le Giunte elettorali di _partito_ verranno presiedute - dal capo politico o dal primo _alcaide_ del capoluogo del partito: - ed a questi funzionari si presenteranno gli elettori parrocchiali - muniti dei documenti che assicurino la di loro elezione, onde i di - loro nomi vengano registrati nel libro in cui debbono distendersi - gli atti della Giunta. - - _Art. 68._ Nel giorno stabilito si riuniranno gli elettori di - parrocchia col presidente nelle sale decurionali, a porte aperte, - e daranno principio alle di loro funzioni colla nomina d'un - segretario e di due scrutinatori scelti tra' medesimi elettori. - - _Art. 69._ Gli elettori presenteranno in seguito il certificato - della di loro nomina, onde essere esaminati da essi segretario - e scrutinatori, ove dovranno nel giorno seguente informare se i - certificati presentati siano o no in regola. I certificati del - segretario e degli scrutinatori saranno quindi esaminati da una - commissione composta di tre individui della Giunta nominati a - questo oggetto: ed essi dovranno del pari nel giorno seguente - informare della validità di tali documenti. - - _Art. 70._ In questo giorno, dopo che saranno nominati gli elettori - parrocchiali, si leggeranno gli informi che risulteranno da' - certificati presentati: e se vi sia cosa da opporre agli accennati - documenti, o agli elettori per mancanza di alcuna delle circostanze - richieste, la _Giunta_ deciderà definitivamente, senza interrompere - le sue funzioni, ciò che ne giudichi: e tali giudizi verranno - eseguiti senza gravame. - - _Art. 71._ Terminato questo atto gli elettori parrocchiali col - di loro presidente si trasferiranno alla Chiesa maggiore, ove si - canterà la messa solenne dello Spirito Santo dall'ecclesiastico di - maggiore dignità che pronunzierà altresí un discorso analogo alle - circostanze. - - _Art. 72._ Dopo quest'atto religioso si restituiranno tutti alle - case comunali: gli elettori si sederanno senza preferenza alcuna; - ed il segretario leggerà alla di loro presenza questo capitolo - della Costituzione. Il presidente quindi farà la stessa domanda - enunciata nell'art. 49 ed a questo riguardo si osserverà quanto si - prescrive nel medesimo articolo. - - _Art. 73._ Si procederà immantinente alla nomina dell'elettore, o - degli elettori di _partito_, eleggendoli da uno in uno per mezzo - di scrutinio segreto, e con cartelli, nei quali sia notato il nome - della persona che si elegge. - - _Art. 74._ Tosto che siensi presi tutti i voti nella forma - prescritta, il presidente, il segretario e gli scrutinatori li - ordineranno, e rimarrà eletto quegli che ne abbia avuto almeno un - voto piú della metà: ciò fatto, il presidente pubblicherà ciascuna - elezione. Se niuno avesse riunito la pluralità assoluta di voti, - pe' due che abbiano ottenuto il maggior numero si praticherà un - secondo scrutinio, e rimarrà eletto quegli che abbia raccolto il - maggior numero di voti. Nel caso di parità deciderà la sorte. - - _Art. 75._ Per essere eletti di _partito_ si richiede la qualità - di cittadino nell'esercizio dei suoi diritti: l'età di venticinque - anni almeno compiti e quella di capo di famiglia residente nel - _partito_ benché sia secolare, o ecclesiastico secolare. Nel - fissare la circostanza di residente nel _partito_ si è avuto - presente quella elezione che potrebbe ricadere o nei cittadini che - compongono la _Giunta_ o in quelli assenti da questa. - - _Art. 76._ Il segretario distenderà un atto firmato da esso, dal - presidente e dagli scrutinatori e ne darà copia firmata dalle - stesse persone all'eletto, o agli eletti, onde possano far constare - la di loro nomina. Il presidente della _Giunta_ rimetterà altra - copia conforme firmata da esso e dal segretario al presidente della - _Giunta_ della provincia ove l'elezione avvenuta sarà iscritta nei - pubblici fogli. - - _Art. 77._ Nelle Giunte elettorali di _partito_ si osserverà quanto - si previene per le _Giunte_ elettorali di parrocchia negli art. 55 - e 58. - - - CAPITOLO V. - - DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PROVINCIA. - - _Art. 78._ Le Giunte elettorali di provincia si comporranno dagli - elettori di tutti i _partiti_ della medesima, che si riuniranno - nel capoluogo ad oggetto di nominare i corrispondenti deputati - per assistere presso le _Corti_ in qualità di rappresentanti della - nazione. - - _Art. 79._ Queste Giunte si convocheranno sempre nella penisola - e nelle isole adiacenti la prima domenica del mese di dicembre - dell'anno antecedente a quello della formazione delle _Corti_. - - _Art. 80._ Nelle provincie d'oltremare si convocheranno la seconda - domenica del mese di marzo dell'anno stesso in cui si convochino le - Giunte di partito. - - _Art. 81._ Le Giunte elettorali di provincia saranno presiedute dal - capo politico del capoluogo della provincia a cui si presenteranno - gli elettori di partito muniti del documento della di loro - elezione, onde i nomi di essi vengano notati nel libro in cui si - debbono distendere gli atti della Giunta. - - _Art. 82._ Nel giorno designato si riuniranno gli elettori col - presidente, a porte aperte, nelle case comunali, o in altro - edifizio che si giudichi piú convenevole per adempire un atto - cosí solenne. Daranno quindi principio alle di loro funzioni colla - nomina a pluralità di voti d'un segretario e di due scrutinatori - scelti fra gli stessi elettori. - - _Art. 83._ Se ad alcuna provincia corrisponda un sol depurato, - concorreranno nella di lui nomina almeno cinque elettori; - distribuendosi questo numero tra i partiti che compongono la - provincia o formandone dei nuovi per questo solo effetto. - - _Art. 84._ Si leggeranno i quattro capitoli della presente - Costituzione che trattano dell'elezione ed indi gli atti - delle elezioni fatte nei capiluoghi dei _partiti_, rimesse dai - rispettivi presidenti. Dovranno del pari gli elettori manifestare - i certificati della di loro nomina, ond'essere esaminati dal - segretario o dagli scrutinatori; e questi nel giorno seguente - dovranno rappresentare se quei documenti sieno o no in regola. I - certificati del segretario e degli scrutinatori sono esaminati da - una commissione composta di tre individui della Giunta nominati a - quest'oggetto, e dovranno essi altresí dare nel giorno susseguente - il di loro parere dei medesimi documenti. - - _Art. 85._ Riuniti che saranno in questo giorno gli elettori - di partito si leggeranno gli informi rispettivi sui documenti - manifestati e se sorgessero dei dubbî da apporre a tali documenti, - agli elettori per deficienza di alcuna delle qualità richieste la - Giunta risolverà definitivamente, e senza interruzione delle sue - funzioni ciò che le sembri opportuno. Queste risoluzioni saranno - eseguite senza gravame. - - _Art. 86._ Gli elettori di _partito_ col di loro presidente si - dirigeranno in seguito alla cattedrale, ove si canterà la messa - dello Spirito Santo; ed il vescovo pronunzierà un discorso[24]. - - _Art. 87._ Terminato quest'atto religioso, ritorneranno tutti al - luogo donde partirono; ed a porte aperte dopo che gli elettori - sieno seduti senza preferenza alcuna, farà il presidente la stessa - domanda esposta nell'art. 49, osservandosi pienamente a questo - riguardo, quanto si prescrive nell'articolo medesimo. - - _Art. 88._ In seguito si procederà dagli elettori che sono presenti - alla elezione del deputato, o dei deputati, da uno in uno; gli - elettori a questo oggetto si avvicineranno alla tavola presso di - cui seggono il presidente, gli scrutinatori ed il segretario, e - questi nella presenza dei nominatori scriverà nei registri il nome - della persona da essi eletta. Il segretario e gli scrutinatori - saranno i primi a dare il loro voto. - - _Art. 89._ Subito che siensi presi tutti i voti; il presidente, - il segretario e gli scrutinatori gli ordineranno, e rimarrà eletto - quelli che abbia raccolto almeno un voto piú della metà. Se niuno - avesse raccolto la pluralità assoluta dei voti, pei due che ne - avessero ottenuto il maggior numero si praticherà un secondo - scrutinio, e rimarrà eletto quegli che riunisca la pluralità. - Terminata l'elezione sarà immantinente pubblicata dal presidente. - - _Art. 90._ Dopo l'elezione dei deputati si procederà a quella dei - supplenti collo stesso metodo e forma; ed il di loro numero sarà in - ogni provincia la terza parte dei suoi corrispondenti deputati. Se - ad alcuna provincia spettasse soltanto la elezione di uno, o di due - deputati, eleggerà ciò non ostante un deputato supplente. Questi - assisteranno presso le _Corti_ sempre quando si verifichi la morte - del proprietario o a parere delle stesse Corti la sua impossibilità - di rappresentare, e ciò in qualunque tempo che avvenga o l'uno o - l'altro accidente, dopo seguita la elezione. - - _Art. 91._ Per essere deputato si richiede la qualità di cittadino - nello esercizio dei suoi diritti: l'età di venticinque anni - compiuti, e la nascita nella stessa provincia, o il domicilio in - essa con sette anni almeno di residenza, tanto se sia del ceto - secolare quanto dell'ecclesiastico secolare. - - Nel fissare l'accennata residenza si è avuto presente che - l'elezione può ricadere nei cittadini che compongono la Giunta e - nei cittadini assenti di questa. - - _Art. 92._ Per essere deputato di Corti si richiede altresí il - possesso d'una proporzionata rendita annuale procedente dai beni - proprî. - - _Art. 93._ La disposizione dell'articolo precedente rimane sospesa - sino a che le _Corti_ che dovranno riunirsi, dichiarino essere - giunto il momento e disegnino cosí la quota della rendita, come - la qualità dei beni da cui debba procedere. Ciò che le Corti - decideranno a quell'epoca, si terrà per costituzionale, e come se - fosse qui espresso. - - _Art. 94._ Se avvenisse che la stessa persona sia eletta dalla - provincia di sua nascita, e da quella in cui sta domiciliata - sussisterà la elezione per causa di domicilio; e per la - provincia di sua nascita verrà presso le Corti il supplente a cui - corrisponda[25]. - - _Art. 95._ Le segreterie di Stato, i consiglieri di Stato, e tutti - coloro che occupano impieghi della casa reale non potranno essere - eletti deputati. - - _Art. 96._ Neppure potrà essere eletto deputato qualunque - straniero; sebbene abbia ottenuto decreto di nazionalità. - - _Art. 97._ Niuno impiegato pubblico nominato dal governo potrà - essere eletto deputato per la provincia in cui esercita le sue - funzioni. - - _Art. 98._ Il segretario distenderà l'atto della elezione, e lo - firmerà una col presidente e con tutti gli elettori. - - _Art. 99._ Tutti gli elettori in seguito, senza esenzione, daranno - a tutti, ed a ciascuno dei deputati eletti ampli poteri nella - forma che in appresso si prescrive, onde presentarsi nelle _Corti_. - Ciascun deputato dovrà separatamente ricevere una copia uniforme di - tali poteri. - - _Art. 100._ I poteri saranno concepiti nei termini seguenti: - - Nella città, o villaggio di..... il giorno..... del mese di..... - dell'anno.... nella sala di.... essendosi congregati i signori - (_seguiranno i nomi del presidente e degli elettori_) hanno - dichiarate innanzi a me pubblico notaro ed a testimoni chiamati - a quest'oggetto, che essendosi proceduto in conformità della - Costituzione politica della Monarchia Spagnola, alla nomina - degli elettori parrocchiali e di partito, con tutte le solennità - prescritte dalla stessa Costituzione, siccome constava dai - certificati originali a questo riguardo; ed essendosi riuniti - in seguito gli elettori suddetti dei _partiti_ della provincia - di...... del corrente anno...... mese...... giorno...... hanno - nominato i deputati che in nome di questa provincia debbano - concorrere per rappresentarla alle Corti, e che furono eletti per - tali deputati dalla stessa provincia i signori N. N. N. siccome - consta dall'atto disteso e firmato. Per conseguenza i nominati - elettori concedono ampli poteri ai medesimi deputati insieme - riuniti ed a ciascuno d'essi in particolare, onde adempiere e - disimpegnare le auguste funzioni dei di loro incarichi[26]. - - E perché riuniti cogli altri deputati di Corti come rappresentanti - della Nazione Spagnola possano concedere e risolvere quanto - giudichino convenevole al bene generale della stessa, dovendo in - ciò usare delle facoltà fissate dalla Costituzione, e conservarsi - nei limiti prescritti da questa, senza poter derogare, alterare o - variare in modo e sotto pretesto alcuno niuno dei suoi articoli, - gli stessi elettori quindi in virtú di tutte le facoltà ad essi - concedute per l'adempimento del presente atto si obbligano, tanto - in nome proprio quanto in quello di tutti i capi di famiglia di - questa provincia a tener per valido, ubbidire ed adempiere tutto - ciò che i nominati deputati di Corti facessero, e tuttociò che - da queste si risolvesse in conformità della Costituzione politica - della Monarchia Spagnola[27]. Tanto hanno dichiarato e concesso in - presenza dei testimoni N. N. che insieme con essi elettori si sono - firmati. Di tutto ciò fò fede, ecc. - - _Art. 101._ Il presidente, gli scrutinatori e il segretario - rimetteranno immantinenti una copia da essi firmata dell'atto - seguito delle elezioni alla deputazione permanente delle _Corti_, - e procureranno che tali elezioni si pubblichino per mezzo della - stampa, e di queste si spedisca copia ad ognuna delle popolazioni - della provincia. - - _Art. 102._ I deputati godranno d'una indennità a carico delle - rispettive Provincie e la di cui quantità verrà fissata dalle - _Corti_ nel second'anno d'ogni deputazione generale. A' deputati - d'oltremare si abbonerà altresí per ispesa di gita e ritorno la - somma che giudichino necessaria le rispettive Provincie a cui - appartengono. - - _Art. 103._ Nelle _Giunte_ elettorali della Provincia si osserverà - quanto si prescrive negli art. 55-58. In queste Giunte rimarrà - luogo ciò che si prescrive nell'art. 328[28]. - -Stabilite cosí le cose, niente altro rimaneva a fare che nominare i -deputati al solenne Congresso. - -Nei tre mesi che precedettero le elezioni è fama che Ferdinando I -passeggiando pei dorati saloni della sua reggia esclamasse in presenza -dei suoi cortigiani piú devoti: — Sono nato libero e voglio morir -libero! Significando che la sua libertà non era compatibile con -quella dei suoi popoli. Certo che in quei giorni si mostrò sempre poco -inchinevole al nuovo ordine di cose e non solo cessò di frequentare i -teatri dei quali era amantissimo, ma si astenne dall'andare alla parata -di Piedigrotta, il dí 8 di settembre, cosa che destò quasi uno scandalo -in Napoli[29]. - -Ora bisogna notare che le provincie essendo tenute in ordine -dall'esercito, ed essendo i militari elettori di primo grado, grande fu -la loro influenza sugli elettori. I ministri ne aspettavano con ansia i -risultati temendo che fossero scelti a deputati i patriotti piú caldi e -piú avventati. - -Pure fra i settantadue eletti nel Napoletano pochissimi avevano voce di -sfrenati Carbonari. Dei deputati uno era cardinale[30], nove sacerdoti, -ventiquattro possidenti, otto professori di scienze, undici magistrati, -due impiegati del governo, nove dottori, cinque militari e tre -negozianti. - -Le elezioni furono fatte _onestissimamente_ ed il Colletti si lagna che -vi furono eletti due nobili unicamente. Ecco le sue precise parole: - - I collegi elettorali mostraronsi avversi all'antica nobiltà, cui - spesso disonestamente impedivano il diritto comune di dare il - voto. Furono ingiusti ed ingrati, perciocchè la legge non esclude - i nobili; e non vi ha in Napoli altra nobiltà che di nome e questi - nomi, Colonna, Caracciolo, Pignatelli, Serra diedero alla scure il - primo sangue per amore di nobiltà[31]. - -Terminate le elezioni, venuti gli eletti a Napoli si ebbero le sessioni -preparatorie, che si tennero nell'antica biblioteca di Monteoliveto, e -si fissò il giorno della solenne apertura. - -Ferdinando I avrebbe voluto che mai fosse realmente giunto questo -giorno, e, quando vide che non era piú possibile indietreggiare d'un -passo solo, fece sentire pel Conte Zurlo che avrebbe dato l'incarico -d'assistere alla cerimonia al figlio Francesco quale suo vicario. - -I deputati energicamente risposero che ove il Re perseverasse in tale -idea, essi non si sarebbero radunati ed avrebbero invitato il generale -Pepe[32], a nome del bene pubblico, a non deporre il comando. Il Re -intimidito promise di recarsi all'apertura del Congresso e di giurare. - -Nell'ultima seduta tenuta dalla Giunta preparatoria si diede lettura di -una lettera del ministro dell'interno, colla quale invece della chiesa -di San Sebastiano si prescriveva per la cerimonia quella dello Spirito -Santo a Toledo, molto piú vasta ed adatta all'uopo[33]. - -In quest'ultima adunanza furono eletti il presidente, il -vicepresidente, ed i segretari del Parlamento, che nello stesso giorno -28 di settembre si recarono al Palazzo dove furono, pomposamente, -ricevuti dal Re. Prese pel primo la parola il Cardinale Firrao -proponendo che s'ordinasse un triduo all'Altissimo. Il Re approvò -la proposta e promise formalmente d'intervenire all'apertura del -Congresso. - -Ed eccoci alla cerimonia che entusiasmò fino al delirio i Napoletani, -accorsi da tutte le parti della città e dei paesi vicini nella strada -antica di Toledo fin dalle prime ore del giorno gremendone le tre vaste -piazze maggiori[34]. - -Il primo d'ottobre milleottocentoventi capitò anche di domenica ed -appunto perciò fu maggiore il concorso del popolo. - -Dalle prime ore del mattino il corpo delle truppe della guarnigione di -Napoli e dei militi nazionali della Capitale e delle provincie erano -disposte in due ale del reale palazzo lungo la strada di Toledo fino -all'ingresso della chiesa dello Spirito Santo. - -Il recinto in essa riserbato al Parlamento era separato dal resto della -chiesa da una ringhiera _che lo_ rendeva _visibile a tutti ma separato -dagli spettatori_[35]. - -Il Re uscí dal palazzo alle dodici, quando già i deputati ed i -ministri erano al luogo convenuto nel quale entrarono, come poco -dopo anche il Sovrano, per una porta interna che dà nel Conservatorio -omonimo. Precedevano il Re la scorta della cavalleria della guardia -e le carrozze, nella prima delle quali era la duchessa di Calabria, -Maria Isabella infante di Spagna[36], col duca di Noto Ferdinando suo -figlio, che allora aveva soli dieci anni compiuti[37]; nella seconda -gli infanti Carlo principe di Capua e Leopoldo conte di Siracusa; nella -terza il principe di Salerno Leopoldo Giovanni[38]; e nella quarta -le principesse Cristina e Antonietta, che dovevano andare incontro -al Re al suo arrivo alla sala della cerimonia. Una deputazione di -22 rappresentanti della Nazione ricevettero questi personaggi reali -accompagnandoli alla tribuna[39]. Seguiva il corteggio del Re, che -era aperto da un distaccamento di usseri e dragoni della guardia di -sicurezza _in avanti_ che serviva al buon ordine della strada, lo stato -maggiore del governo di Napoli, lo stato maggiore dei militi nazionali -di Napoli, un distaccamento delle guardie nazionali a cavallo, gli -alabardieri, i battitori della cavalleria della guardia, le carrozze -con la corte di Sua Maestà[40]. Dopo un distaccamento di cavalleria -della guardia, incedeva pianamente fra gli applausi dei popolani — dice -il Pepe nelle sue Memorie — senza entusiasmo[41] la carrozza del Re col -principe ereditario. Immediatamente cavalcava allo sportello Guglielmo -Pepe come generale in capo dell'esercito costituzionale. Chiudeva lo -splendido corteggio reale uno squadrone di cavalleria della guardia, ed -un distaccamento della guardia reale a piedi. - -Una salva d'artiglieria annunziò il suo arrivo ed una commissione di -deputati venne ad incontrarlo[42]. - -Il Re era assistito dal suo maggiordomo maggiore, dal capitano -delle guardie, dal cavallerizzo maggiore e dal somigliere del corpo -che stavano dietro la sedia del Sovrano. I ministri ed il generale -comandante dell'esercito costituzionale e tutta l'assemblea era in -piedi al suo arrivo. Seduto sul trono aveva alla destra il principe -ereditario, ed il principe di Salerno e i Segretari di Stato lo -circondavano. Alla sua destra era un _tabouret_, sul quale erano -deposte la corona e lo scettro d'oro. Il presidente del parlamento era -a mano destra del trono, ma dopo gli scalini e sul pavimento della -sala; i segretarii dirimpetto al presidente di contro ad un piccolo -tavolo sul quale era il libro degli Evangeli. - -Il Re fece un cenno, il presidente si accostò col libro santo nelle -mani ed il Sovrano stesa su di esso la destra pronunciò il giuramento -mentre il segretario Berni leggeva la formola scritta, da noi ripetuta -già poco innanzi. Le ultime parole erano appena pronunziate che furono -ricoperte dalle grida di gioia del popolo[43]. Dopo, il cavaliere Galdi -sorse quale presidente del nuovo Parlamento a parlare: - - Sacra reale maestà. - - L'eterne leggi con le quali la Provvidenza regola e compone - l'ordine dell'Universo, la loro costanza e la loro apparente - discordia stessa, considerate dall'uomo religioso non men che - filosofo, e quindi ridotte a chiari teoremi ed a formole generali, - costituiscono il codice delle verità di uso comune a tutti i popoli - inciviliti. - - Se al contemplator geologo faran meraviglia il cangiato aspetto - delle isole e delle terre, i laghi, ed i mari disseccati, i - nuovi continenti sorti dal seno delle onde, l'abbassamento delle - montagne, le piante e gli animali totalmente spariti dalla - superficie del globo, e quelli che vi si rinvengono di nuova - creazione; non minor maraviglia recar debbono al filosofo politico - le vicessitudini delle nazioni, delle monarchie, delle repubbliche - ed i cangiati costumi, le cangiate leggi, ed i cangiati governi e - la loro grandezza e decadenza le cause che le producono. - - Quell'energica forza della natura che fa cambiare di continuo - l'aspetto del mondo fisico, tende ancora di continuo a far lo - stesso del mondo morale. Ma l'Autor del tutto sostiene da solo - con l'onnipossente mano, e conserva la gran mole dell'Universo; - ed affida all'uomo, ai monarchi, ai governi il conservar l'ordine - morale e civile dei popoli; quindi solo all'uomo di squisiti sensi, - di ragion penetrante, un raggio infuse dell'eterna luce, lo rese - inclinato alla sociabilità, a riunirsi in famiglia, in città e - quindi a comporsi uno Stato bene organizzato, onde gradatamente poi - nacquero le grandi società ed i grandi Imperi. - - Finché l'uomo seguí i dettami della ragione e della giustizia, - di poche semplicissime leggi ebbero bisogno le società civili: - non vi furono ostinate guerre e frequenti: i vecchi Patriarchi - ressero il tutto e non trovarono nei loro figli e concittadini che - obbedienza e rispetto. Ma sopraggiunsero le ricchezze e l'ambizione - di dominio, crebbero i bisogni delle società, crebbero i delitti, - e divennero necessarii complicati codici di legislazione. In mezzo - a queste vicissitudini nacque la funesta discordia civile, mostro - che ha mille diverse lingue, mille aspetti e sotto mendicati - pretesti va divorando le popolazioni della terra. Si credé di - poter rimediare a tanti mali con nuove leggi, ma spesso inefficaci, - perché mal sostenute dai costumi; si ricorse alla viva forza, e si - aberrò fra gli eccessi della tirannide e della demagogia. - - Talvolta per accrescere la felicità dei popoli si affrettò la loro - rovina, facendo pompa d'uno spirito esagerato d'innovazione e di - perfettibilità; e dall'altra parte, credendosi tanti mali della - società prodotti dal filosofismo, si gridò contro le scienze e gli - scienziati e si corse verso la barbarie. - - Per questi vizii caddero in rovina i piú fiorenti imperi, quando - credeansi giunti all'apice della loro grandezza e perché dominati - dalla superbia e dall'avarizia, mentre senza tali sforzi della - politica astratta, e solo per qualche resto di virtú antica, si - rivelarono vegeti e robusti quelli che credeansi prossimi al loro - decadimento. Restava ed ancor resta a sciogliersi il gran problema - di moderare l'orgoglio delle nazioni nella loro grandezza e - prosperità e di rincorarne lo spirito abbattuto dall'oppressione e - dalle ingiustizie; ma il dito solo della Provvidenza, coll'onorata - scuola delle sventure poteva indicare ai monarchi ed alle nazioni, - la stella polare che doveva salvarli dall'oceano dei mali. - - Questa stella consisteva in una Costituzione saggia, moderata, - figlia di maturo sapere e di matura esperienza. Questa dovea - consistere in un patto sociale che sottraesse i popoli dalle - violenze dei governi arbitrari, e i governi moderati dalle - esagerate pretensioni dei popoli; in un patto voluto dall'utile - universale, sanzionato dalla religione piú augusta, e che giungesse - finalmente a comporre le due cose pria credute insociabili, la - libertà ed il principato. Verso il declinare del passato secolo, - le cose d'Europa giunsero a tale di esser divenuto necessario il - ricomporre i patti sociali. Ma dov'erano i Re, padri amorosi dei - popoli? E dove erano i popoli figli obbedienti dei Re? I rimedi - ai quali si ricorse furon veleni per l'ordine sociale; fummo - minacciati di nuova barbarie e delle tenebre di notte eterna. Ed - ancora non poche nazioni vanno fluttuando nell'incertezza di loro - sorte: non trovano il vero punto di equilibrio ove fissarsi e nol - troveranno per lungo tempo, se la divina mano del Creatore non le - ricompone in miglior ordine, come intorno al sole, per le leggi di - gravità, stabilí le orbite dei pianeti nel dí che trasse il mondo - dal caos. - - In mezzo alle sventure universali di Europa, le ultime Spagne erano - state vie maggiormente afflitte da tutti i mali, onde Iddio suol - fare esperienza della costanza d'un popolo. Quasi soggiogate da - un bellicoso, e fino a quel momento creduto invincibile esercito - straniero; il commercio distrutto, le colonie ribellate, espugnati - i baluardi della penisola, incenerita la marina, sbaragliato - l'esercito, prigioniero il Re; quando alla voce della religione e - dell'onor nazionale si rammentano gli Ispani esser discendenti dei - Consalvi e dei Mendozza corrono alle armi, debellano il nemico, - liberano dai suoi timori l'Europa, riconquistano le loro franchigie - e riconquistano il loro Re; si formano una Costituzione che ha - servito a noi di modello, e che non sarà inutil monumento di ragion - politica alle nazioni dell'universo. - - Signore, questa costituzione è figlia di lunga esperienza, e di - quel che meglio dettarono i pubblicisti d'Europa dalla metà del - passato secolo finora. Ella sembra aver colto il vero punto di - riposo e di contatto fra i diritti dei popoli e le prerogative - dei monarchi. Ella ha saputo distribuire ai figli l'avuta - eredità, lasciando al padre una ragionevole latitudine nelle sue - disposizioni, è lontana da tutti gli estremi viziosi che lasciano - sempre nell'incertezza le sorti delle nazioni. Questa costituzione - procede e s'innalza con una maestosa piramide, ne formano l'ampia - e solida base la dichiarazione dei dritti e doveri dei cittadini; - prosegue, nelle ben calcolale elezioni, assicurando una scelta di - rappresentanti nazionali, cui presiede sempre la religione, assiste - al piú ch'è possibile il voto universale, si allontanano i germi - di corruzione, si apre la strada al merito, che si fa passare al - vaglio di molteplici e severi esperimenti. Questa Costituzione - estesa definisce e circoscrive i limiti del potere legislativo, - quind'insensibilmente lo avvicina all'esecutivo per mezzo del - Consiglio di Stato e dell'Alta corte di giustizia e pianta - alla sommità dell'edifizio il Monarca in tutta la sua grandezza - circondato dai suoi ministri e da tutto lo splendore e la forza - del potere esecutivo: tutto è ordine e simmetria, tutto solidamente - costrutto; non resta luogo di aggiungere né di togliere una pietra - angolare del grande edifizio senza deturparlo o farlo cadere in - rovina. - - Qual'è durerà immoto ed indistruttibile come la gran piramide - di Egitto che da quaranta secoli sfida il tempo e le stagioni, e - rimarrà a sostenerne gli oltraggi per quaranta secoli ancora. - - S. R. M. Signore, noi abbiamo giurata colle lagrime agli occhi e - con religioso rispetto, questa Costituzione. Il popolo ha veduta - la nostra commozione e le nostre lagrime. Vostra Maestà ancora ha - giurato lo stesso, e 'l discendente e l'erede della religione di S. - Luigi e delle virtú civili di Carlo III non giura invano. - - Ecco stabilito tra il Re ed il suo popolo un nuovo patto sociale - che assicura ad entrambi la loro quiete e la felicità avvenire. - Iddio d'Israele non sdegnò spesso di pattuire col popolo eletto e - perché lo sdegnerebbero i Re? - - Con questo fatto è assicurata la grandezza vostra, la vostra gloria - e le legittimità della vostra dinastia. Ella non riposa piú sulla - volontà d'un solo, non su precarie alleanze straniere, ma su la - volontà decisa di sette milioni di cittadini pronti a versare - l'ultima stilla del loro sangue in difesa della religione degli - Avi, della Patria e del Re. - - Quell'adorabile famiglia che vi fiorisce d'intorno, come all'ombra - del maestoso cedro del Libano crescono le sacre palme, quei - rampolli del vostro a noi sí caro primogenito figlio, cresceranno - anch'essi nelle avite e domestiche virtú: dalla M. V. apprenderanno - ad imitare le virtú degli avi, gli arcani dei governi, la sana - politica e la dura milizia. Uno ne crescerà certamente tra essi, - che di unita alle arti di pace saprà coltivare quella della guerra. - - Egli accoppierà al brillante coraggio ed all'alma intrepida di - Francesco I e di Enrico IV, il saper militare del gran Condé; e se, - tolga il cielo l'augurio, sarà chiamato a combattere, lo vedremo - circondato dai bellicosi Marsi, di Dauni, da Sanniti, da tutti - i popoli della Magna Grecia e della Trinacria alle frontiere del - regno come l'Angelo del Signore con l'adamantina spada stava alla - difesa del Paradiso terrestre. - - Ora finalmente, accettata e giurata la nostra Costituzione, non - sarà piú chimerica e sprecata invano nell'isola la forza che ebbero - nelle armi i nostri avi, ed il risorgimento della marina; non - piú inceppati i progressi dello spirito umano e dell'istruzione - pubblica; non disordinato e dilapidato l'erario; non compromessa la - dignità del Monarca e della nazione nelle politiche transazioni. Le - pagine del Codice di Astrea rimarranno immuni da qualunque macchia - e custodite da incorruttibili sacerdoti; e il potente braccio e - la volontà della maestà vostra e le assidue e regolari cura del - Parlamento nazionale assicureranno sí bel retaggio fino alla nostra - piú remota paternità. Risorgeranno i Geleuci e gli Architi, gli - Archimedi ed i Tulli onore delle nostre regioni e del genere umano: - risorgeranno i bei monumenti dell'arte antica su questa terra - felice, riuniremo in una sola epoca tutti gli onori, onde fummo - presenti dal fiorire degli Italo-Greci ai tempi d'Augusto, e dal - regno di Alfonso di Aragona a quelli di Carlo III. - - Deh! tu onnipotente Iddio, arridi dal Cielo a sí felice augurio: - conserva nel Re il padre e benefattore del popolo: conserva nel - popolo la famiglia ed il baluardo del Re: conserva nel Parlamento - nazionale il vigile custode delle nostre Istituzioni e delle - nostre leggi, e fa che viva e regni per lunghi anni l'augusto - nostro Ferdinando, sí che divenga il Nestore dei Monarchi - Costituzionali[44]. - -Il re rispose brevemente cosí: - - Gradisco sommamente i bei sentimenti e leali che il Parlamento - per l'organo del suo presidente mi esprime e spero con la sua - cooperazione vedere sempre piú felice e tranquilla questa Nazione - che per tanti anni ho governato e governo. - -Indi Ferdinando primo, preso il discorso d'apertura, lo porse al figlio -Francesco, duca di Calabria che lesse: - - Signori Deputati, - - Incomincio dal render grazie a Dio che ha conservato la mia - vecchiezza, circondandomi di lumi pe' miei amatissimi sudditi. - In voi considero la nazione come una famiglia, della quale potrò - conoscere i bisogni e soddisfare i voti. Non altro è stato mai il - mio desiderio nel lungo regno che il Signore mi ha concesso se non - di ricercare il bene e di seguirlo. Voi mi presterete d'ora innanzi - la vostra mano nell'adempimento di questo sacro dovere: ed io - raccogliendo dalla vostra propria voce i voti della nazione, sarò - liberato dall'incertezza di doverli interpetrare. Per conseguire - l'oggetto delle nostre comuni cure, io debbo richiamare la vostra - attenzione alle importanti operazioni che vi sono commesse ed alle - difficoltà che noi dobbiamo superare. Il conoscer queste sarà un - eccitamento maggiore alla vostra saviezza ed alla vostra prudenza: - ci farà acquistare anche la gloria, se avremo saputo trionfare - degli ostacoli che ci presentano le circostanze dei tempi, e le - conseguenze stesse delle stesse nostre passate vicende. - - Voi siete in primo luogo incaricati dell'importante opera delle - modificazioni da farsi alla Costituzione Spagnuola, onde adattarla - al nostro bisogno. Molte delle nostre istituzioni sono compatibili - con qualsivoglia ordine politico. Tali sono la divisione del nostro - territorio, il sistema di pubblica amministrazione, ed il nostro - ordine giudiziario. Io sono sicuro che il Parlamento valuterà - sopratutto il bene di evitare il piú che è possibile i cangiamenti - dell'ordine interno, e tutto quello in generale che la nostra - stessa esperienza ci raccomanda. - - Noi consolideremo la Costituzione, se la fonderemo sulle basi delle - nostre antiche instituzioni e delle idee che ci sono familiari. - Non intendo già che questa considerazione vi ritenga dal proporre - quegli inevitabili cambiamenti che sono necessari a rendere solido, - durevole ed utile alle generalità il nuovo ordine politico che - oggi fondiamo. Il mio animo riposa tranquillo nella saviezza del - Parlamento, che saprà scegliere il giusto mezzo tra la necessità e - l'utilità. - - Vi raccomando principalmente di assicurare l'ordine pubblico, - senza del quale ogni sistema politico e civile resterebbe privo - d'effetto. Voi saprete dar vigore al governo, la forza del quale - si confonde con quella delle leggi, quando il suo andamento è da - questa diretto. Custodite gelosamente le guarentigie individuali - dei cittadini: non sottoponete le volontà particolari alla - generale; e rivestite l'autorità che la rappresenta di tutti i - mezzi necessari a farla rispettare. Questo è il primo carattere - d'ogni governo civile e d'ogni nazione che voglia far rispettare la - propria indipendenza. - - L'inviolabile attaccamento che la nostra nazione ha dimostrato - alla nostra cattolica religione, mi rende sicuro che il Parlamento - ne custodirà la serietà, e conserverà con ciò il piú bel pregio - della Costituzione. Noi non _siamo mai stati persecutori_ delle - idee altrui ed abbiamo sempre lasciato a Dio il giudizio della - credenza degli altri. Il nostro suolo non è stato mai macchiato - di persecuzioni religiose, anche nel tempo del fanatismo e dei - pregiudizii. Ma i popoli che professano un'altra credenza, non - hanno il diritto di contaminare neppure coll'esempio, la verità - e severità della nostra dottrina. I doveri dell'ospitalità non - possono essere maggiori di quelli che noi abbiamo verso noi stessi. - - Stabilite felicemente, come spero, le basi del nostro ordine - politico, ed invocata l'assistenza e la protezione del Signore - Iddio a tutti i travagli dai quali dipendono i riordinamenti del - Regno, noi potremo facilmente provvedere a tutti i nostri interni - bisogni. - - Io debbo prima d'ogni altra cosa manifestarvi la soddisfazione - che provo nel vedere intorno a me i deputati dell'una e dell'altra - Sicilia. Queste due parti della mia famiglia egualmente a me care, - e da ciascuna delle quali ho ricevute prove d'attaccamento, non - sono state giammai per me divise. - - I disordini parziali non decidono della volontà né dello spirito - d'una nazione. Io sono stato sempre persuaso che la Sicilia al - di là del Faro non avrebbe mai smentito il nobile carattere che - l'ha sempre distinta; e mi compiaccio che ella siasi affrettata a - confermare col fatto la mia opinione. Da' lumi uniti di due popoli, - ai quali la natura è stata prodiga dispensatrice d'ingegno e di - generosi sentimenti, io non posso non ripromettermi misure, leggi e - regolamenti tali, che assicurino con indissolubili legami di unità - e di reciprocazione le rispettive loro facoltà. - - Affinché voi possiate avere una esatta notizia della situazione - del regno, io ho ordinato a tutti i miei segretari e ministri di - Stato di presentare al piú presto che potranno, un rapporto dello - stato di ciascun ramo. Lo stesso desiderio per quanto riguarda le - sue operazioni, ho manifestato alla Giunta provvisoria di governo, - che ha col suo consiglio assistito il mio amatissimo figliuolo - e vicario, che ha sí bene corrisposto alla fiducia mia e della - nazione. - - Lo stato delle nostre relazioni coll'estero è dilicato, ma presenta - difficoltà, a superar le quali, può forse essere bastevole la - moderazione unita ad un contegno nobile e fermo. - - La necessità di questo contegno vi persuaderà altresí de' - sacrifizii che la nazione dee fare nel ramo delle finanze. Lo - stato di queste non è solamente la conseguenza della nostra attuale - posizione; ma anche delle circostanze nelle quali ci troviamo dopo - l'anno 1815. - - Voi vedrete dal rapporto del segretario di Stato ministro di - questo ramo gli sforzi da me fatti, onde soddisfare a tutti - gli straordinari bisogni e proporre alla nazione una stabile - prosperità. - - Le medesime circostanze hanno influito e influiscono attualmente - nel dipartimento della guerra. La vostra saviezza vi guiderà - naturalmente a distinguere lo stato momentaneo dal permanente, onde - l'armata serve al suo scopo e non divenga onerosa alla nazione. - - Le nostre milizie ci presentano una forza interna che non aggrava - il tesoro e che è della piú grande utilità a mantenere l'ordine e - la tranquillità delle persone. - - Le stesse considerazioni vi si presenteranno per la nostra marina - che noi dobbiamo principalmente rivolgere alla protezione del - commercio marittimo ed alla difesa delle nostre coste. - - L'interesse del nostro commercio politicamente calcolato, vi sarà - presentato dal nostro segretario di Stato ministro degli affari - interni. Formerà questo uno dei piú gravi ed importanti argomenti - delle vostre deliberazioni. - - Voi troverete preparate tutte le altre instituzioni delle quali - dipende l'interna prosperità del regno. Io ho conservato dopo il - 1815 tutte quelle che l'esperienza ed il voto nazionale indicavano - come necessarie ed utili. - - Raccomando alle vostre cure gli stabilimenti d'educazione, di - beneficenza e di umanità, le prigioni, sopratutto, lo stato - delle quali è ancora lontano da quello a cui avrei desiderato di - portarle. - - Il dipartimento della giustizia presso a poco è fondato sulle - stesse basi che io avrei stabilite. - - Io mi sono giovato dell'esempio e dell'esperienza ed ho adottato - le leggi che mi sono sembrate le migliori; perché di niun'altra - passione sono stato capace fuorché del bene dei miei popoli. Il mio - ministro di grazia e giustizia vi proporrà i progetti necessari - per perfezionare questo ramo importante. Se altri miglioramenti - giudicherete necessari alla libertà delle persone ed alla sicurezza - delle proprietà voi dovete esser persuasi che proponendoli, andrete - sempre incontro al mio desiderio. - - Quanto agli affari ecclesiastici l'ultimo concordato ha fatto - sparire tutte le antiche controversie con la Corte romana. Per esso - è stata restituita la calma alle coscienze. Sono stati ridotti i - vescovadi, e si è preparata la dotazione ed il miglioramento del - clero. Per ottenere quei vantaggi è stato d'uopo di convenire di - molte transazioni. Io vi ho consentito, perché le ho riguardate - come prerogative, alle quali non ho voluto sacrificare l'interesse - principale de' miei popoli. Io sono persuaso che in tutte le future - transazioni il Parlamento si farà sempre guidare dal rispetto - dovuto alla Santa Sede e dalla necessità di stringere sempre piú - le relazioni di amicizia che debbono essere fra due Stati vicini ed - insieme legati per un comune interesse. - - Dopo questa breve esposizione dello stato nostro, mi rimane - solamente a dirvi che non permettendomi ancora le mie forze di - riprendere tutte le cure del governo io continuerò per ora ad - affidarle al mio amato figliuolo ed erede Duca di Calabria nella - qualità di mio Vicario generale. Io sono stato compiaciuto del modo - onde egli ha corrisposto alla mia ed alla vostra fiducia. - - L'esperienza servirà a renderlo piú maturo nel governo ed a voi piú - caro. Io avrò verso la Nazione il merito di avere, non solamente - formato il suo cuore, ma di avergli altresí additati i mezzi di - rendervi felici. - - Signori deputati, niun momento nella storia della monarchia è stato - piú importante di questo. L'Europa tutta ha gli occhi sopra di noi. - L'Onnipotente che regge il destino di tutti i popoli ci ha messi - nella posizione di acquistare con la moderazione e con la saviezza - la stima di tutte le nazioni. - - È nelle nostre mani di consolidare le nostre istituzioni ed - il renderle stabili, durevoli e tali che producano la nostra - prosperità. - - Quanto a me, non farò che secondare il voto dei miei popoli, e - sarò unito ad essi con quella medesima fiducia che hanno a me - dimostrata. Io desidero di portare con me nella tomba la vostra - riconoscenza, e meritare il solo elogio di aver sempre voluto la - vostra felicità. - -Dopo le parole del Re, il Duca di Calabria baciò ripetutamente la mano -al padre ed aggiunse — dicono i contemporanei — abbastanza commosso: - - Nell'atto che ringrazio a Voi, mio amato Padre e Sovrano, della - bontà con la quale vi siete degnato di esprimervi benignamente a - mio riguardo, vi assicuro che tutti i miei sforzi, sinché avrò - vita, saranno diretti al vostro servizio al vantaggio della - Nazione. - -Il presidente Galdi riprese la parola per ringraziare il Re, ed infine -il tenente generale Pepe fece la solenne rinunzia del comando in capo -dell'esercito nazionale cui re Ferdinando rispose accettando[45]. - -Terminata la cerimonia, il Re col suo corteggio pomposo uscí di Chiesa -per tornare al palazzo. Ma il cielo che nel mattino era sereno si -fe' scuro e quando il Re giunse s'addensarono le nubi e piovve. I -superstiziosi temettero, e ricordarono il fatto quando la Costituzione -fu abolita nell'anno seguente[46]. - -La sera vi fu uno spettacolo _gratis_ in tutti i teatri della capitale, -gran pranzo di gala a corte, ed al massimo _San Carlo_ si recò il -principe ereditario con la moglie ed il principe di Salerno. Quella -sera il duca di Calabria indossava la divisa di colonnello di fanteria -della milizia nazionale ed il principe di Salerno quella degli usseri -della guardia di sicurezza interna. - -Nella seduta del 2 ottobre[47] furono formate le commissioni — oggi -uffici — all'oggetto di facilitare l'andamento ed il disbrigo degli -affari interni. Furono, dunque cosí costituiti: - - I. COMMISSIONE. — _Legislazione:_ Lauria Francesco. Scrugli - Francesco, Saponara Felice, Arcovito Guglielmo, Catalani Vincenzo, - Tafuri Michele, Pelliccia Alessio, Ceraldi Pasquale, De Cesare - Innocenzio. - - II. _Guerra, marina ed affari esteri:_ Begani Alessandro, Giovanni - Bausan, Rossi Francesco, Morici Domenico, Macchiaroli Rosario, - Poerio Giuseppe, De Concilii Ernesto, Firrao Giuseppe cardinale, de - Donato Tommaso. - - III. _Milizie provinciali, gendarmeria ed altro oggetto di pubblica - sicurezza:_ Sponsa Diodato, Perugini Pietro Paolo, Borrelli - Pasquale, De Piccolellis Mario, Coletti Decio, Melchiorre Paolo, - Mazziotti Gerardo, Vivacqua Francesco, Corbi Carlo. - - IV. _Finanze:_ Matera Domenico, Ginestous Cesare, Gerardi Giuseppe, - Incarnati Francesco Saverio, Paglione Gennaro Domenico, Pessolani - Saverio Arcangelo, Losapio Giuseppe, Dragonetti Luigi. - - V. _Commercio, agricoltura, arti ed industria:_ Angelini Gian - Fedele, Netti Raffaele, Coletti abate Michele, Giovane Giuseppe - Maria, Jacuzio Francesco, Riolo Paolino, Lozzi Giovannantonio, - Corbi Vincenzo, Caracciolo Gerardo. - - VI. _Istruzione pubblica:_ Petruccelli Francesco, Semmola Mariano, - Strano Francesco, Sonni Domenico, Jannantuono Papiniano, Lepiane - Vincenzo, Flamma Paolo, Buonsanto Vito, Desiderio Giuseppe. - - VII. _Esame e tutela della Costituzione:_ Delfico Melchiorre, - Ricciardi Amodio, Nicolai Domenico, Galanti Luigi, Maruggi - Giovanni, Cassini Domenico, Vasta Tommaso, Ruggero Petrantonio, - Imbriani Matteo. - - VIII. _Amministrazione provinciale e comunale:_ Carlino Ippazio, - Rondinelli Benedetto, De Oraziis Biagio, Brasile Saverio, Trigona - Salvatore Giuseppe, Fantacone Giancarlo, Castagna Michelangelo, De - Luca Antonio Maria, Mercogliano Antonio. - - IX. _Governo interno:_ Presidente, segretario Berni, De Filippis - Carlo, Mazzone Liberatore, Orazio Giuseppe. - -I deputati entrati in carica ottennero un diploma di nomina, muniti del -suggello del Parlamento nazionale[48], di questo tenore: - - PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE. - - _Certifichiamo noi qui sottoscritti, presidente e segretari pro - tempore del parlamento nazionale, qualmente il signor ..... è stato - nominato deputato al Parlamento per la provincia di Napoli, e che i - suoi poteri sono stati esaminati e trovati in regola._ - - _In fede di che, ne abbiamo sottoscritto il presente. Tutti i - poteri in originale sono nel nostro archivio._ - -Cosí fu aperto il Parlamento nazionale di Napoli che doveva tanto -brevemente esistere. - - - - -PARTE SECONDA - -I DEPUTATI. - - - - -PARTE II - - -Quadro delle abitazioni dei Deputati al Parlamento Nazionale. - -MATTEO GALDI, _strada Magnovacallo n. 88_. - -TITO BERNI, _salita S. Sebastiano n. 58_. - -VINCENZO NATALI, _strada di Chiaia n. 66_. - -NAZARIO COLANERI, _strada portici S. Tommaso d'Aquino n. 20_. - -FERDINANDO DE LUCA, _strada S. Liborio n. 65, 1º piano_. - -FRANCESCO LAURIA, _S. Potito palazzo Solimena_. - -FRANCESCO SCRUGLI, _strada Concezione a Montecalvario n. 10_. - -FELICE SAPONARA, _strada S. Potito n. 37, 3º piano_. - -GIROLAMO ARCOVITO, _strada S. Matteo n. 34_. - -VINCENZO CATALANO, _largo S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone n. 7, 3º -piano_. - -MICHELE TAFURI, _largo p. Piccola Rosario di Palazzo n. 17_. - -ALESSIO PELLICCIA, _Materdei vico Cangi n. 6_. - -PASQUALE CERALDI, _vico Bisi collegio dei Nobili N. 34_. - -FRANCESCO STRANO, _Salita Trinità dei Spagnoli_. - -PAOLINO RIOLO, _Salita Trinità dei Spagnoli_. - -INNOCENZI DE CESARE, _strada Foria_. - -ALESSANDRO BEGANI, _vico Trevaccari n. 4, 1º piano_. - -GIOVANNI BAUSAN,.....[49] - -FRANCESCO ROSSI, _strada Incoronata n. 24, 1º piano_. - -ROSARIO MACCHIAROLI, _vico Chianche a Palazzo n. 3_. - -DOMENICO MAYER, _strada S. Cristoforo all'Olivella N. 36_. - -GIUSEPPE POERIO, _strada Materdei case proprie_. - -LORENZO DE CONCILIIS, _nel monistero di S. Orsola a Chiaia_. - -GIUSEPPE CARDINALE FIRRAO (sic), _palazzo Avellino Anticaglia n. 4, 1º -piano_. - -TOMMASO DONATO, _strada di Chiaia n. 209_. - -DIODATO SPONSA, _strada Baglivo n. 68, 2º piano_. - -PIETRO PAOLO PERUGINI, _strada Guantari n. 99, locanda Lombardia_. - -PASQUALE BORRELLI, _strada nuova Monteoliveto n. 29, 1º piano_. - -OTTAVIO DE PICCOLELLIS, _largo delle Pigne n. 152_. - -GERARDO MAZZIOTTI, _vico storto Sant'Agostino degli Scalzi n. 12_. - -FRANCESCO VIVACQUA, _vico del Carminello n. 51, 3º piano_. - -CARLO CORBI, _vico Baglivo n. 68, 2º piano_. - -DECIO COLETTI, _strada Stella n. 103, 1º piano nobile_. - -PAOLO MELCHIORRE, _vico largo dell'Avvocato n. 35_. - -DOMENICO MATERA, _locanda dell'Incoronata_. - -CESARE GINESTOUS, _largo del Castello n. 81_. - -GIUSEPPE GRIMALDI, _strada Nardones n. 14_. - -FRANCESCO SAVERIO INCARNATI, _strada Baglivo Uries n. 13, 1º piano_. - -TOMMASO GIORDANO, _strada S. Liborio n. 65_. - -GIOV. DOMENICO PAGLIONE, _Pallonetto S. Chiara n. 12, 2º piano_. - -SAVERIO ARCANGELO PESSOLANI, _sopra del Sacramento, vico delle Nocelle -n. 87_. - -GIUSEPPE LOSAPIO, _strada Corsea n. 65_. - -LUIGI DRAGONETTI, _strada S. Mattia n. 88, 2º piano_. - -GIOVAN FELICE ANGELINI, _strada Nardones n. 95_. - -RAFFAELE NETTI, _strada Atri n. 3, 3º piano_. - -MICHELE COLETTI, _calata S. Tomaso d'Aquino n. 6_. - -GIUSEPPE MARIA GIOVENE, _Fontana Medina al palazzo Caravita_. - -FRANCESCO JACUZIO, _strada S. Liborio n. 65 3º piano_. - -GIOVANNI ANTONIO LOZZI, _vico Afflitto n. 28, 3º piano_. - -GERALDO CARACCIOLO, _strada Foria_. - -VINCENZO COMI, _strada Guantai nuovi n. 46_. - -FRANCESCO PETRUCCELLI, _calata principe di S. Severo n. 20, 2º piano_. - -MARIANO SEMMOLA, _vico dei Giganti n. 44, 2º appartamento_. - -DOMENICO SONNI, _strada nuova dei Pellegrini n. 4, 1º piano_. - -PAPINIANO JANNANTUONO, _strada S. Liborio n. 65, 2º piano_. - -VINCENZO LEPIANE, _strada Vicaria n. 339, 1º piano_. - -PAOLO FLAMMA, _strada Chiaia n. 160_. - -VITO BUONSANTI, _dentro S. Domenico Soriano_. - -GIUSEPPE DESIDERIO, _dirimpetto la porteria del Monistero del Consiglio -n. 3_. - -MELCHIORRE DELFICO, _alle case del marchese de Turris dietro il palazzo -di Gravina_. - -AMODIO RICCIARDI, _palazzo Monteroduni, Ponte di Chiaia_. - -DOMENICO NICOLAI, _strada Nardones n. 66_. - -LUIGI GALANTE, _vico Santo Spirito n. 41, 3º piano_. - -GIOVANNI MARUGGI, _Magnocavallo 88, ultimo piano_. - -DOMENICO CASSINI, _Pallonetto S. Chiara n. 8_. - -TOMMASO VASTA, _al largo del Vescovado n. 31, a destra_. - -PETRANTONIO RUGGIERO, _Cisterna dell'olio case di Petagna, 2º piano_. - -MATTEO IMBRIANI, _Cisterna dell'olio n. 25, 3º piano_. - -IPPAZIO CARLINO, _strada Montesanto n. 17_. - -BENEDETTO RONDINELLI, _vicoletto 2 della Quercia n. 6_. - -BIAGIO DE HORATIIS, _strada Foria ultimo piano in casa di Nicolini_. - -LIBERANTE MAZZONE, _vico Tedeschi a Toledo sopra lo speciale S. -Giorgio_. - -SAVERIO BASILE, _vicoletto Tedeschi a Toledo n. 4, 1º piano_. - -SALVADORE GIUSEPPE TRIGONA, _strada Nardones n. 14, 3º piano_. - -GIOVANNI CARLO FANTACONE, _vico Figurella a Montecalvario n. 10_. - -MICHELANGIOLO CASTAGNA, _vico Cinquesanti n. 9, 2º piano_. - -ANTONIO MARIA DE LUCA, _largo delle Pigne n. 140_. - -ANTONIO MERCOGLIANO, _locanda villa di Parigi nel chiostro di S. -Tommaso d'Aquino_. - -CARLO DE FILIPPIS, _strada nuova Pizzofalcone n. 45_. - -GIUSEPPE ORAZIO, _strada vico Gerolomini n. 11, palazzo duca della -Castelluccia_. - -FERDINANDO VISCONTI, _S. Lucia a Mare n. 64, ultimo piano, a sinistra_. - -COLONELLO PEPE GABRIELE, _alla locanda dei Fiorentini_. - -PRINCIPE DI BISCARI, _dirimpetto la villa_. - - ————— - -Queste notizie desunte dai documenti dell'epoca mi parvero d'un certo -interesse per la storia delle nostre provincie meridionali: epperò le -riprodussi integralmente. - - 1ª _Classe_. PRETI. — Buonsanti, Coletti (Michele), De Luca - (Antonio), De Luca (Ferdinando), Desiderio, Fiamma, Galanti, - Geraldi, Giovane, Jacuzio, Jannantuono, Lepiane. Pelliccia, Riolo, - Rondinelli, Semola, Sonni, Strano, Vasta — 19. - - 2ª _Classe_. PROPRIETARII. — Basile, Corbo, Falletti, Fantacone, - de Filippis, Giordani, Imbriani, Incarnati, Macchiaroli, Mazzone, - Netti, Paglione, Rossi — 13. - - 3ª _Classe_. MAGISTRATI. — Arcovito, Catalani, de Cesare, Coletti - (Decio), Melchiorre, Orazi, Ricciardi, Saya, Saponara, Scrugli, - Tafuri, Vivacqua — 12. - - 4ª _Classe_. AVVOCATI. — Angelini, Berni, Carlini, Cassini, - Colaneri, de Horatiis, Lauria, Losapio, Mazziotti, Pessolani, - Poerio, Ruggero — 12. - - 5ª _Classe_. MILITARI. — Bausan, Begani, de Conciliis, Morice, - Pepe, Piccolellis, Perugini, Sponsa. - - 6ª _Classe_. NOBILI. — Principe di Biscari, Caracciolo (dei duchi - di Martina), Marchese Dragonetti, Grimaldi di Terrasana, Nicolai - (marchese di Canneto), Cavalier Trigona — 6. - - 7ª _Classe_. MEDICI. — Castagna, Comi, Maruggi, Mercogliano, - Petruccelli, Romeo — 6. - - 8ª _Classe_. IMPIEGATI. — Borrelli, Donato, Matera, Natale — 4. - - 9ª _Classe_. RITIRATI CON PENSIONI. — Delfico, Galdi — 2. - - 10ª _Classe_. NEGOZIANTI. — Ginestous, Lozzi — 2. - - 11ª _Classe_. CARDINALI. — Firrao — 1. - - ————— - -ESTRATTO DAL GIORNALE «LA MINERVA NAPOLETANA» (_1º trimestre 1820, -agosto, settembre, ottobre, pag. 332-333_)[50]. - - Dal prospetto dei deputati, si può agevolmente osservare: - - 1º Che il termine _medio_ delle loro età esclude la prima gioventú, - e non tocca l'estrema vecchiezza; donde può sperarsi senno e - moderazione con robustezza e virilità; - - 2º Che manca affatto la tendenza verso l'oligarchia, pochi essendo - coloro che appartengono alla 6ª classe; ove per liberalità di - principi si distinguono eminentemente il marchese Dragonetti ed il - marchese di Canneto; - - 3º Che lo spirito _demagogico_ non può allettare persone, delle - quali tutte può dirsi... _quobus est pater, et equus et res_; - - 4º Che gli impiegati attivi del governo sono sí rari, che, ove i - loro conosciuti sentimenti non fossero cosí onorevoli come sono, - non sarebbe da tenersi sopra di essi alcuna ministeriale influenza; - - 5º Che nel gran numero di magistrati, scelti dal popolo mentre - vivevano in lontane provincia, si scorge una testimonianza - lusinghiera pel corpo della magistratura e consolante per la - Nazione; - - 6º Che nel maggior numero degli ecclesiastici si vede con piacere - premiato il merito non ordinario di molti, fra i quali giova - ricordare Galanti, Giovane, Pelliccia, Semola, Strano, pubblici - professori di scienza e nomi cari alle lettere. - - Né andranno privi di lode Buonsami e Coletti, educatori della - gioventú. Gli ecclesiastici, inviati al Parlamento di Napoli, sono - tali che saprebbero, nel bisogno, e difendere a prezzo della vita - la patria religione, e rigettar qualunque misura contraria alla - dignità ed agli interessi corporali della monarchia, fosse ancor la - misura piú favorevole al loro ordine sacerdotale. - - Ma alcuni di questi e non per colpa dei vescovi, si mostrarono - tiepidi per la causa della libertà costituzionale. - - Nelle Provincie dell'Aquila, di Chieti, i preti — si dolgono - alcuni — non predicano abbastanza i doveri, che questa impone, ed i - vantaggi che ne risultano; e si fanno volentieri a seguire i grandi - esempii, che somministra loro il rimanente del clero. Il potere - esecutivo non deve tralasciare di porvi ordine e di far conoscere - i nomi di quelli, che si distinguono pel loro zelo, e per la loro - virtú, come il parroco d'Orazii; - - 7º Il numero degli avvocati, il quale ad alcuni sembra soverchio, - può non credersi tale, se si riflette, che in questo ordine si - restringeva pochi anni fa tutto il sapere civile della Nazione; e - che in esso anche il talento poteva incontrar la fortuna, al patto, - non rade volte, di rinunciare ai sentimenti piú generosi. - - Quindi le osservazioni sul numero degli avvocati nel Parlamento - non cadono sulle loro persone; ma sopra alcune memorie appartenenti - alla loro classe, alle quali essi recano una felice eccezione. - - Si desidera che l'eloquenza parlamentaria faccia dimenticar la - forense[51]. Questa non saprebbe che oscurare l'evidenza delle - cose, corrompere il dritto sentire, e sostituire lunghe parole alle - forme amabili e severe della libertà. - - ————— - -Le biografie che seguono sono tratte dai protocolli di Polizia e -dell'Interno del grande archivio di Stato di Napoli, dal giornale -la «Minerva» del 1820-21, dall'«Omnibus» politico e dal «Pittoresco» -diretti dal nap. Vincenzo Torelli e dagli elogi funebri recitati nelle -varie occasioni di morte di quelli che appartennero al Parlamento del -1820. - -Dei seguenti deputati non ho notizie — per quante ricerche io abbia -fatte — e quelle poche che ho, non bastano, quantunque io abbia fatto -inutile appello, nelle provincie meridionali, ai loro discendenti. - -ANGELINI GIOVAN FELICE — BASILE SAVERIO — CARLINO IPPAZIO — CASTAGNA -MICHELANGELO — CASSINI DOMENICO — DE CESARE INNOCENZO — COMI VINCENZO -— COLETTA MICHELE — CONTI CARLO — GIORDANO TOMMASO — JANNANTONIO -PAPINIANO — LOSAPIO GIUSEPPE — LOZZI ANTONIO — ORAZIO GIUSEPPE — -PAGLIONE GIOVAN DOMENICO — PETRUCCELLI FRANCESCO — ROSSI FRANCESCO — -STRANO FRANCESCO. - - * - * * - - ARCOVITO GIROLAMO[52]. — Fu uno dei difensori di Vigliena nel 1799. - Era nato nel 1771 in Reggio Calabria da Natale e da Teresa Ranieri. - Fu chierico, ma gettata la sottana, si diede agli studi di legge - in Napoli. Nel 1796, fu nominato capo-cantone in Calabria. Dopo - i fatti del '99, chiuso in prigione e dannato a morte, fu invece - mandato nel castello d'Ischia[53] e godé dell'indulto del 1801 e si - laureò avvocato nel 1803. Dai Francesi fu fatto commissario delle - colonne destinate alla repressione del brigantaggio, poi giudice, - quindi presidente di G. C. Criminale. Tornati i Borboni restò in - carica. Nel 1820 fu deputato operoso, e combattette la partenza - del re per Lubiana. Nel 1821 fu presidente della Camera e firmò la - nobile protesta, nel momento stesso che gli Austriaci entravano in - Napoli. - - Nella reazione perdette il posto di magistrato e fu latitante fino - al 1825, anno in cui fu amnistiato; ma esiliato fino al 1829 in - Salerno. - - Morí il 1º dicembre 1847. Fu marito d'una Musitano e lasciò erede - il figlio adottivo Natale Musitano. - - BEGANI ALESSANDRO. — Il nome del difensore di Gaeta è stato già - raccolto dalla Storia e la sua vita va tra quelle dei piú strenui - generali italiani. - - Nacque in Napoli ai 20 giugno 1770 ed ebbe l'educazione nel - nostro collegio militare che fu il vivaio di quanti, da piú - d'un secolo, portano alta la divisa dell'esercito. Ne uscí per - secondare la sua indole che lo chiamava alle armi, e cominciò la - _carriera_ come uffiziale di artiglieria. L'impresa di Tolone - fu la sua prima campagna. Ma, quando ne tornò al 1794, ebbe a - pagare in dura prigionia il culto che egli rendeva lealmente alle - istituzioni liberali. Compreso nel numero dei patriotti fuorusciti - napoletani che trovarono asilo in Francia, militò in quell'esercito - partecipando con onore alle guerre d'Italia e prese parte anche - alla famosa spedizione che si preparava sulle spiaggie della Manica - per l'Inghilterra. - - Reduce in Napoli nel 1806, percorse rapidamente i gradi militari - superiori sino a quello di maresciallo di campo e prese parte in - tutti i combattimenti del decennio[54]. - - Nel 1815 gli venne affidata la difesa della prima cittadella del - regno di Napoli: Gaeta[55]. - - Il 31 maggio se ne chiusero le porte; l'8 di agosto fu resa non a - quei che l'assediavano..... ma al Re. - - Cosí furono salve per la nazione l'artiglierie e munizioni ivi - abbondantemente raccolte, e Gaeta non ebbe a seguire la sorte di - Ancona e di Pescara spogliate e mezzo demolite dai Tedeschi che in - quell'epoca stessa le occuparono senza espugnarle. - - Begani, vittima della bassa vendetta austriaca, ebbe l'esilio in - premio della sua bella difesa. Privato d'ogni stipendio, dovette - alla spontanea magnanimità del Re un sussidio che piacque alla... - voracità del de Medici, risecare ancora d'un decimo! - - Il principe Vicario non tardò a richiamarlo nella patria, dalla - Corsica, ove egli viveva dimenticato, e lo nominò ispettore - generale d'artiglieria. I suoi concittadini lo compresero nella - deputazione di Napoli. - - Il tenente colonnello Vinci che diresse i lavori della difesa di - Gaeta ne pubblicò anche il giornale d'assedio. - - BERNI TITO. — Nacque nel 1788 da Federico Berni ferrarese e da - Camilla Sagarriga in Bitonto (Terra di Bari). Passata la prima - giovinezza nella sua patria, ed appresevi le prime istituzioni - letterarie, fu menato in Napoli ad erudirsi nella giurisprudenza - sotto il chiarissimo professore Nicola Valletta. Benché dedito - al Foro, ei si piacque sempre degli studi classici nei quali si - distinse, meritando di appartenere a molte accademie, ed alla - _Sebezia_[56] di cui fu per parecchi anni segretario. - - D'ingenuo carattere e d'incorrotti costumi, fu chiamato alla - deputazione quasi conformato sul modello d'un rappresentante che - egli stesso aveva ritratto in un suo giornale: l'_Indipendente_. - Molte sue poesie sono sparse in piccole raccolte per nozze; e - la stamperia della _Biblioteca analitica_ nel 1819-21 cominciò a - pubblicare due volumi di traduzioni sue dal latino e dal greco, - sotto altro nome. - - BISCARI (_principe di_). — Nacque a Catania nel 1779. Nel 1820 - seppe con la voce e col danaro contribuire alla tranquillità di - quella terra di cui fu eletto deputato al Parlamento. Da quel tempo - rimase sempre in Napoli, dandosi tutto all'archeologia, passione - ereditata dal padre, menando vita ritirata e solitaria. Grandemente - ricco, spese immense somme nell'acquisto di oggetti antichi e - pietre preziose, nella conoscenza delle quali era cosí dotto da - stare molto innanzi ai piú saputi nell'arte. - - Aveva tale copia di oggetti che patí un furto di oltre dugentomila - ducati senza alterare le collezioni. Veramente tutto fu — in breve - tempo — riacquistato, mercé la sagacia del commissario di polizia - Portalupi. Tra le gioie rubate erano quattordici grossi bottoni - formati ciascuno da un rubino, da uno smeraldo e da un diamante - l'uno nell'altro incastrati, straordinario lavoro, e un filo di - cinquanta bellissimi diamanti ciascuno di venti grani. - - La biblioteca ed il museo passarono, poi, in eredità al fratello. - Morí nel 1844 (6 maggio). Passò la maggior parte della sua vita - sempre seduto, circondato da antiquari, orafi e gioiellieri, da - quanti oggetti d'arte che d'ogni specie possono immaginarsi, - da libri, da pappagalli e da animali non comuni di cui era - appassionatissimo[57]. - - Infermo di grave malore, non ricorse ai medici che molto tardi. Il - principe di Biscari non credeva alla medicina: e pure aveva tanta - fede nell'... archeologia! - - BAUSAN GIOVANNI. — Nacque a Gaeta il 14 aprile 1757 da Giuseppe, - tenente generale nell'esercito napoletano e da Rosa Pinto y - Fonseca. - - Fu ammesso a dieci anni nella regia accademia di marina di - Napoli[58]. - - Dal marzo al settembre 1774, e dal giugno all'ottobre 1785 navigò - sulla _galera padrona_ e nel luglio seguente sulla fregata _Santa - Amalia_, sulla galera _San Germano_ e sulle fregate _Santa Dorotea_ - e _Santa Chiara_. - - Serví sulle navi inglesi dove fu inviato con altri dal ministro - Acton; nel 1782 combatté al fianco dell'ammiraglio Rodney, e - nell'infruttuosa spedizione contro Algeri del 1774, Bausan comandò - lo sciabecco _Robusto_ e riportò una ferita nella coscia. - - Nel 1788 combattette contro i barbareschi. - - Nel 1798, alla fuga del re Ferdinando IV da Napoli, il Bausan - trovavasi a Palermo colla corvetta _Aurora_ per caricarvi armi. - - Durante la _repubblica partenopea_ stette col Caracciolo e dopo, - promosso capitano di vascello, fu imprigionato ed esiliato in - Francia. - - Coi Francesi tornò in Napoli e fu preposto al supremo comando delle - forze navali. - - Vinse gli Inglesi ai 24 e 25 giugno 1809[59] e fu nominato barone - da Gioacchino Murat con una donazione di 10,000 ducati in beni. - - Negli anni 1812-13-14 tenne il comando della flottiglia leggera e - dei vascelli _Capri_, _Gioacchino_, e della fregata _Letizia_. - - Alla restaurazione del 1816 fu riformato e nominato giudice e - presidente in diversi consessi di guerra e della marina. - - Nel luglio 1820, scoppiati i moti di Sicilia, fu richiamato in - attività di servizio. - - Morí nel 1825; le sue ossa, trasportate nella chiesa di Santa Maria - degli Angeli, non ebbero onore di marmi. - - BORRELLI PASQUALE. — Nacque a Tornareccio (Chieti) nel 1782 da - Gaudenzio, dotto medico, e Concetta d'Antonio. - - Ebbe la prima educazione in seminario, e nel 1796 fu avviato nel - collegio di Chieti per apprendervi le matematiche e la filosofia. - Nel 1798 tornossene a Napoli, dove volle addirsi alla medicina. - Studiò presso Onorato Ricci, presso il Guidi, fisico, e medicina - col Macry e nello stesso anno pubblicò per le stampe: _Euricipia - zooanosiae_[60]. - - Compiuti appena gli studi di medicina, e divulgatosi il nome del - Borrelli nella capitale, si vide tosto circondato da folto stuolo - di giovani che lui volevano maestro nelle scienze mediche. E il - Borrelli di buon grado secondò quelle istanze, insegnando, in una - cattedra dell'ospedale di San Giacomo, la materia medica. Volgendo - intanto l'anno 1805, gli amici lo persuasero ad entrare nel foro, - dove la sua eloquenza avrebbe trovato un campo piú esteso, poiché - prima prerogativa di lui era il parlare facondo e spontaneo. - Epperò — tralasciati gli studi di medicina — divenne in breve tempo - peritissimo in legge e nel _mestiere_ d'avvocato salí in gran fama - non solo in Napoli, ma in tutto il regno. - - Amò nel 1807 passionatamente Rosina Scotti, bella e colta - fanciulla, che immaturamente morí nell'età di ventuno anni. (Vedi - VINCENZO FONTANAROSA: _Una congiura a Napoli nel 1807_). - - Fu inconsolabile il Borrelli di tale perdita e scrisse versi teneri - e pietosi, bellissimi. Da quell'epoca egli lasciò il foro per - tornare ancora una volta alla scienza ed alle lettere. - - Sul finire di quell'anno vennero in luce i suoi _Principii di - zoaritmia_. Guidato dai risultamenti di vari trovati algebrici, - egli spiega in quest'opera — mercé una tavola numerica — i fenomeni - principali della vita sana e della inferma; e benché, sí la - zoognosia, che la zoaritmia partono dal sistema di Brown, tuttavia - sono sparse d'idee originali e vere. - - Nel 1809 comincia la vita pubblica di Pasquale Borrelli, perché - fu eletto segretario generale della commissione feudale e quindi - della prefettura di polizia. Nel quale impiego spiegò carattere - di benignità verso i perseguitati e di liberalità verso i suoi - subalterni; e si distinse sopra tutto per la eleganza di che faceva - uso nella direzione degli atti amministrativi. - - Nel 1811, la biblioteca analitica di scienze e belle arti pubblicò - una sua prolusione sui poemi di Ossian. La quale, essendo ricca - di pensieri originali e nuovi, fruttò bellissima lode all'autore - di eruditissimo letterato, nella stessa guisa che da tutti era - riputato valentissimo nelle severe filosofiche discipline. - - Le sue cognizioni gli valsero la magistratura nel 1813, ed essendo - giudice di appello, non sapremmo descrivere come fosse stato - attivo, diligente ed accorto nel disimpegno del suo ministero. - - Cambiato l'ordine del governo, tornò uomo privato. - - Le piú stimabili e ragguardevoli persone della capitale lo - visitarono; numerosa clientela ridomandò il suo patrocinio; fu - accolto nel foro con una specie di trionfo e le sue arringhe, - appena pronunciate, erano pubblicamente applaudite; e d'allora fu - gridato sommo e profondo giureconsulto. - - Nelle vicende del 1820 e 1821 lo Stato, la provincia e il - Parlamento ebbero bisogno di lui. Sicchè lo Stato lo elesse - presidente di pubblica sicurezza, la provincia suo deputato ed il - Parlamento suo presidente. Sulla sua condotta molto si è detto - non che scritto con varietà di giudizio e di passioni, ma noi - parleremo, in altro lavoro, piú a lungo e meglio di lui. - - Caduta la costituzione, andò in esilio a Gratz e vi stette tredici - mesi, cinque a Baden e Vienna, e circa un anno e mezzo in Toscana. - - Intorno a quest'epoca scrisse il suo corso filosofico, del quale - fin dall'età di 18 anni aveva tracciate le linee generali. Pe' tipi - di Lugano, venne pubblicata la sua introduzione alla filosofia del - pensiero, sotto il nome anagrammatico di _Pirro Lellabasque_. - - Dal 1825 al 1840 pubblicò le seguenti opere: - - — _I principii della scienza etimologica che coopera al gran - Dizionario della lingua italiana pel ramo dell'etimologia._ — Anno - 1830. - - _L'anticholera. Osservazioni famigliari sul cholera di Napoli, sui - vermi tricocefali rinvenuti nei cadaveri dei colerosi._ - - _Il calendario dei principi, del quale venne in luce un solo - semestre._ — Anno 1829. - - _La memoria letta all'Accademia delle scienze sullo stato fisico - e morale degli uomini allevati senza l'uso della parola._ — Anno - 1832. - - _Altra memoria letta alla Pontaniana su la guerra considerata nelle - sue relazioni morali._ — Anno 1839. - - _Gli elogi del chiar. cavaliere Giampaolo e del presidente Amadio - Ricciardi._ - - _Le note alla vita delle donne illustri della signora d'Abrantes._ - - _Poche note alla medicina forense di Giovanpietro Frank._ - - _Articoli di giornali._ - - _Nella biblioteca analitica di sciente e belle arti_ - è una novella lepidissima dal titolo: _Breve storia - morale-enciclopedico-sacro-profana, che va dalla creazione del - mondo al 4 ottobre 1809, dedicata all'impareggiabile merito di chi - vorrà lamentarsene_. - - Trentatré volumi di allegazioni forensi. Di queste memorie trovansi - gli originali in Firenze, Bologna, Milano, Malta e Palermo. - - Nel 1801 fu nominato membro dell'accademia italiana, nel 1832 - socio ordinario dell'accademia delle scienze di Napoli, nel 1839 - socio dell'istituto storico di Francia e della Pontaniana di cui fu - presidente dall'anno 1840. - - Morí nel 1849: ne scrisse l'elogio Ferdinando De Luca, negli atti - dell'Accademia. - - BUONSANTO VITO[61]. — Nacque in San Vito di terra d'Otranto ai 22 - giugno 1762 da Oronzio Buonsanto, ricco mercante e da Lucia Prina. - - Vestí nella sua patria l'abito dei frati predicatori e, conseguiti - gli ordini ecclesiastici superiori, pervenne ad essere Padre - Maestro di teologia. Negli ultimi anni del secolo per scampare a - persecuzioni popolari se ne venne a Napoli dove prese stanza nel - convento di San Domenico Maggiore (1808), e, soppressi gli ordini - religiosi, il Buonsanto si ritrovò in mezzo alla vita del mondo. - Morí ai 29 maggio 1850. - - Di lui abbiamo: - - — _L'Istruzione morale, o metodo facile per istruire i fanciulli - nella lettura e negli elementi della storia cristiana, arricchito - di 40 figure ecc._ - - _Il catechismo di grammatica italiana._ - - _Gli elementi di grammatica italiana generale._ - - _La guida grammaticale della lingua italiana._ - - _La lessigrafia latina. L'etimologia e la sintassi della lingua - latina._ - - _L'antologia latina._ - - La seconda categoria delle sue opere riguardo lo studio elementare - dalla matematica, della geografia e della storia: - - — _Gli elementi d'aritmetica._ - - _Introduzione alla geografia antica e moderna delle Due Sicilie._ - - _Introduzione alla storia antica e moderna del regno di Napoli._ - - _Gli elementi della storia cristiana._ - - La morte lo colse quando attendeva alla composizione di un - dizionario di frasi e di modi scelti di lingua ad uso delle scuole. - - CARACCIOLO GHERARDO. — De' duchi di Martina: ebbe Vietri per - patria. La sua prima carriera fu la militare. Serví prima nella - cavalleria dell'esercito di linea, indi passò col grado di - colonnello nelle milizie provinciali. Colto nella scienza agraria, - si ritirò dalla vita pubblica per attendere nella rustica sua - solitudine _alle arti di Cerere e Minerva_. La agricoltura e la - pastorizia ebbero in lui un illuminato ed appassionato cultore. La - conoscenza che si aveva del suo caldo patriottismo il fe' ricercare - nella solitudine dei suoi ozii campestri per essere inviato a - rappresentare la provincia ov'ebbe la culla. Era cinquantenne nel - 1820. - - CONCILII (DE) LORENZO[62]. — Nacque ai 6 di luglio 1776 in Avellino - da Donato e Maddalena Genovese. Ebbe i primi rudimenti di lettere - da Ignazio Falconieri. Fu volontario nel reggimento Principe - cavalleria (_i diavoli bianchi_) ai 24 d'agosto 1794 e fece la - campagna di Lombardia. - - Ecco senz'altro il suo stato di servizio: - - — Cadetto, nello stesso reggimento 1796; primo tenente nel - reggimento di cavalleria _Principe Leopoldo_ ai 27 dicembre 1798; - primo tenente reintegrato nella cavalleria urbana ai 6 aprile - 1801 (campagna di Roma), capitano nel secondo leggiero 30 giugno - 1806, nei veliti a piedi 12 dicembre 1808; nei veliti a cavallo 19 - maggio 1809. Capo-squadrone nel terzo cavalleggieri 22 febbraio - 1812; tenente colonnello in Re cavalleria agli 8 d'ottobre 1816; - colonnello nel secondo dragoni 14 d'ottobre 1820. Fu sospeso al 1º - agosto dell'anno seguente. - - Fu colonnello della guardia nazionale al 6 maggio 1848; maggior - generale al 1860, promosso tenente generale e collocato a riposo al - 1º novembre 1861. - - Vittorio Emmanuele II lo insigní della commenda dei Ss. Maurizio e - Lazzaro. - - Morí in Avellino al 1º d'ottobre del 1866, novantenne. - - CERALDI PASQUALE[63] — Successore del Claresi nella rettorica del - collegio cosentino nel novembre 1813 era rampollo di famiglia - nobile di Fuscaldo. Abbracciata la carriera ecclesiastica, nel - seminario di Napoli approfondí ed estese i suoi studi. Poscia - attese sotto il Cavallari alla scienza legale e gli venne conferita - la laurea dottorale. Montagna Francone vescovo di Cosenza, - richiamandolo dalla capitale, nominollo professore di filosofia nel - seminario. Per insinuazione del Lombardi e del cav. Michele Bombini - segretario perpetuo dell'Accademia cosentina e per le autorevoli - preghiere dell'intendente Flach, fu fatto rettore dell'Ateneo di - Cosenza. - - Nel 1820 fu eletto fra i deputati. - - CATALANO VINCENZO[64]. — Nacque il 26 gennaio del 1769 a Fiumara in - provincia di Reggio-Calabria da Antonio e Maria Cutellé. S'ebbe a - maestri in Napoli Longano e Conforti. Esiliato pei fatti del '99, - ebbe cattedra di diritto a Marsiglia e di lingua italiana in quel - liceo. Tornato nel regno tu promosso giudice d'appello in Lanciano - ed alla restaurazione del 1815 presidente di G. C. Criminale. - Ma l'ingegno versato piú nel diritto civile gli fece chiedere ed - ottenere di far parte della G. C. Civile degli Abruzzi. - - Fu poi procuratore generale a Catania e nel 1820 consigliere di - Corte suprema a Catanzaro. Nel ventuno rinunziò a tutto e volle - dedicarsi esclusivamente all'avvocheria. - - Come giureconsulto dettò eruditissime memorie _Sulle quistioni - transitorie per la legittima dovuta ai figli sulle donazioni - pie delle nuove LL.: quando la successione si fosse aperta sotto - l'impero delle novelle_. - - È notevole di lui la raccolta delle decisioni della G. C. Civile - degli Abruzzi. - - Morí ai 23 di agosto 1843. - - COLETTI DECIO. — Nato in Cisterna il 21 settembre 1753 fu educato - nel seminario di Caiazzo, ove apprese le lingue dotte e le - lettere; e quindi nel collegio di Capua, in cui venne ammaestrato - nella filosofia e nelle matematiche. Compito il corso della - giurisprudenza presso il professore Fighera, attese all'avvocheria. - Nel 1799 però fu commissario del potere esecutivo a Capua, indi - rappresentante del popolo nella Commissione legislativa. - - Esiliato in Francia, passò dopo alcuni mesi in Torino, e quivi - divenne segretario-archivista nel tribunale della salute. Il - suo merito non tardò ad essere conosciuto e quantunque straniero - fu nominato primo professore di matematiche in quelle pubbliche - scuole; e di _umane lettere_ nelle altre di Carignano. - - L'accademia di storia e belle arti di Torino l'ascrisse tra i - suoi membri ordinari. Di là potè nel 1806 restituirsi nella terra - nativa: ma il governo di allora togliendolo alla sua solitudine lo - promosse tre anni dopo a procuratore generale sostituto presso la - Corte di appello di Altamura, della quale poi tenne la presidenza - dal 1810 al 1817, quando coi semplici onori di presidente passò - giudice nella gran corte civile di Trani. - - Di là lo trassero i voti della provincia. Avvocato e matematico, - poeta e magistrato seppe insieme conciliare le facoltà che sembrano - tra loro piú insociabili. - - DELFICO MELCHIORRE[65]. — Nacque il 1º d'agosto 1744 in Leognano, - castello baronale, da Bernardo e Margherita Civico, scampati - all'invasione tedesca. - - Fu nominato alfiere appena nato da Carlo III. - - Fanciullo, fu inviato coi fratelli a Napoli, dove fu alunno del - Genovesi e scrisse in favore del diritto sovrano riguardo ai limiti - dello Stato vicino, incaricatone da don Ferdinando de Leon allora - avvocato della Corona. - - Trovossi in Napoli nel 1779 presente all'eruzione del Vesuvio e vi - tornava nel 1782. - - L'anno seguente scrisse una _memoria sui risi_ e fu nominato - assessore militare del tribunale di milizia della provincia di - Teramo (20 giugno 1783). - - Nel 1785 era nuovamente nella capitale. Scrisse nel 1787 una - memoria sui _regî stucchi o sia sulla servitú dei pascoli invernali - nelle provincie marittime degli Abruzzi_. - - L'anno seguente diede pubblicità ad un'altra memoria sul _tavoliere - di Puglia_, ed un'altra sui pesi e le misure del regno. - - Nell'anno 1790 pubblicò delle _riflessioni sulla vendita dei feudi - devoluti_ con una lettera dedicatoria, e pubblicata poi a parte, al - duca di Cantalupo sullo stesso argomento. - - Nel 1791 diede alla luce le _Ricerche sul vero carattere della - giurisprudenza romana_, libro stampato a Firenze e per la terza - volta a Napoli nel 1815. Nel 1757 Ferdinando IV lo decorò delle - insegne di cavaliere dell'ordine Costantiniano. Fu ascritto alla - cittadinanza di San Marino e ne scrisse le _Memorie storiche_. - - Dettò in Firenze i pensieri sull'_Incertezza e sull'inutilità della - storia_ che parve ardimento grande. - - Nel 1816 fece parte del Consiglio di Stato del regno di Napoli e si - ha la stampa d'una sua memoria del 1809 sul sistema giudiziario che - si riformava. Due anni prima era stato ascritto tra i primi soci - dell'accademia Ercolanese rinata a vita novella e vi lesse parecchi - lavori che per brevità omettiamo. - - Restaurati i Borboni nel 1815, rimase presidente della Commissione - generale degli archivii e diè in luce le _Nuove ricerche sul - bello_, ed ebbe assegnata l'annua pensione di 507 ducati con - un'indennità di duc. 900 pel soldo che aveva di consigliere di - Stato. - - Nel venti fu deputato, presidente della giunta provvisoria di - governo. Tradita la costituzione, colse il pretesto della sua età e - degli acciacchi per ritirarsi in patria. - - Altre lettere e memorie pubblicò durante la sua ultima e lunga - dimora in Teramo fra le quali è degno di nota il _Saggio filosofico - sulla storia del genere umano_. - - Colpito d'apoplessia ai 26 di maggio del 1830, dopo venticinque - giorni di malattia morí ai 21 del giugno seguente. - - DESIDERIO GIUSEPPE[66]. — Non abbiamo precise notizie sulla nascita - del Desiderio; sappiamo solo, che, adolescente, fu chiuso nel - seminario di S. Agata in Sant'Agata dei Goti e, presi gli ordini - superiori se ne venne in Napoli. Quivi, all'università, ebbe - diploma di diritto civile e canonico, e, promosso al vescovado - monsignor Pezzuoli lo volle seco come maestro nel patrio seminario. - Fu subito promosso canonico e, nel 1814 primicerio cantore e poco - dopo arcidiacono. Rinunziò al vescovado a Napoli ed a Roma; nel - 1820 fu deputato fra i preti. Morí il 1º settembre del 1836, in - patria. - - DONATO TOMMASO.[67] — Nel 1793 fu ufficiale maggiore nelle poste di - Basilicata e di Melfi, e quando il governo rivoluzionario sei anni - dopo lo chiamava direttore generale di quelle di Napoli, si dimise. - Uscí di Napoli e visse in Toscana e quindi a Marsiglia. - - Quivi fondò una casa di commercio, la quale durò solo quattro anni - per le comunicazioni interrotte con la Sicilia dagli inglesi che - l'avevano occupata. - - Recossi allora a Parigi ove fu ammirato dagli artisti dai quali - ottenne ogni suffragio per le estese conoscenze che mostrò in fatto - di pittura. Tornato in patria, gli si affidò il segretariato della - camera di commercio novellamente istituita. Dopo qualchetempo, - durante il regno di Murat, il duca di Gallo, ministro degli affari - esteri, lo chiamò a sé dandogli il carico dei consolati e del - commercio. - - Nel 1816 fu creato direttore del porto franco di Messina e nel 1843 - gli onori ed il soldo di amministratore delle dogane. - - Morí in patria, ai 12 d'ottobre 1844. - - FANTACONE GIOVAN CARLO. — Nel 1775 nacque in Roccaguglielma; fu - educato in Napoli nel collegio di Caravaggio [_Barnabiti_] e si - dedicò al fôro. - - Ritornato nella sua patria fu piú volte eletto a consigliere - provinciale ed a deputato delle opere pubbliche. Era uno dei piú - ricchi proprietari di Terra di Lavoro. - - FILIPPIS (DE) CARLO. — Nato in Serino nel 15 maggio 1773, fu - educato nelle umane lettere da Ignazio Falconieri, morto sulle - forche del 1799[68]. - - Intraprese la carriera amministrativa e fu consigliere - dell'intendenza di Basilicata; fece parte della deputazione di - principato Ultra. - - FIRRAO GIUSEPPE, _cardinale vescovo di Petra_. — Nacque ai 20 di - luglio 1736 da Pietro Firrao principe di Luzzi e da Livia Gallo dei - duchi di Mondragone, in Fagnano, feudo di casa sua. Ebbe la prima - educazione nel collegio Clementino di Roma, sotto la scorta dello - zio paterno anche cardinale e segretario di Stato presso la suprema - curia romana. - - A vent'anni, il N. fu prescelto a recare la _rosa d'oro_ al doge di - Venezia ed un anno dopo fu nominato da Benedetto XIV vice-legato in - Romagna. - - Nel 1791 fu da Pio VI consacrato arcivescovo di Petra, fu inviato - nunzio apostolico a Venezia, carica che onorevolmente copri per 13 - anni; indi fu segretario a Roma della Congregazione dei vescovi e - regolari. - - Pio VII lo creò cardinale; ed a Napoli, durante il periodo francese - del decennio, fu grande elemosiniere di Corte e ben voluto da - Carolina Annunziata, sorella di Napoleone e dal re Gioacchino - Murat[69]. - - Morí in Napoli ai 24 di gennaio del 1830 e ne recitò l'elogio il - canonico Ciampitti dell'Università. - - FLAMMA PAOLO. — Nacque ai 17 gennaio del 1753 in Messina da Gaetano - Flamma, dottore in medicina del reggimento svizzero Wirtz e da - Marianna Giurlando. - - Volle darsi al sacerdozio e se ne venne colla madre, passata a - seconde nozze con tale Bartolommeo Masnada, a Napoli, dove vestí - l'abito monastico agli 11 settembre 1773. Nel 1795 dimise l'abito - e restò prete secolare. Fra le sue carte, dopo la morte, non si - trovarono che pochi suoi manoscritti scolastici, alcuni brevissimi - rudimenti di metrica italiana, di mitologia, di logica e diritto - naturale. - - Fu, in Parlamento, accanitamente avverso al mutamento di nomi delle - provincie del regno. Morí nel novembre dell'anno 1836. - - GALANTI LUIGI[70]. — Fu l'ultimo dei dodici figli di Giambattista - ed Agata Musacchi e nacque il 1º di gennaio del 1765 in Santacroce - del Sannio. Ebbe la prima educazione nel convento di Montevergine, - dove a 12 anni quei cenobiti ne erano ammirati. Nel 1777 ne vestí - l'abito, nel 1781 fece la sua professione di fede monastica e partí - per Roma a proseguire i suoi studi. - - Fu geografo e storico scrupoloso e rimasero di lui opere insigni. - - Nel 1801 fu elevato da papa Pio VII alla dignità di abate - benedettino. Nel 1806 fu nominato professore di geografia nella - regia università degli studi, revisore di libri esteri e membro - della commissione creata per il restauro della pubblica istruzione. - - Nel 1811 fu professore di storia e di belle lettere sublimi nel - reale istituto politecnico militare e membro del _consiglio di - perfezionamento_. - - Fu rappresentante del Sannio al Parlamento del 1820, e consacrò - l'onorario di 180 ducati ai veterani ed alle vedove dei soldati - morti in battaglia. - - Morí in patria nel 1836. - - GALDI MATTEO. — Fu cavaliere della Corona di ferro, membro della - giunta di pubblica istruzione, direttore della biblioteca della - regia Università, socio dell'accademia Pontaniana e dell'accademia - di Harlem. - - Nacque in Coperchia, in quel di Salerno, ai 5 di ottobre del 1766 - da Pasquale ed Eugenia Fiore, agiati proprietari. - - Ebbe a Salerno la sua prima educazione e poi a Napoli. - Nell'occasione della morte di Carlo III scrisse un poema in versi - sciolti che gli procurò l'applauso universale ed il favore della - Corte. - - Abbracciò la carriera del foro, ma dovette abbandonarla nel 1794 e - passare in Francia, dove iniziò la carriera delle armi, ottenendo - perfino il grado di capitano. - - Fu spedito dalla repubblica in Olanda in missione di ministro - plenipotenziario, ed essendosi ivi trattenuto dal 1799 al 1809, - pubblicò un _quadro politico_ di quella nazione. - - Tornò nel 1809 in Napoli e fu nominato intendente della provincia - di Molise e poi di Calabria citeriore; finché nel 1812 fu elevato - al posto di direttore della pubblica istruzione e nel 1815 - direttore della biblioteca dell'Università col soldo di annui - ducati duemila. - - Fu deputato e morí di mal di fegato ai 31 ottobre del 1821. - - Fu presidente dell'accademia delle scienze di Napoli, del reale - istituto d'incoraggiamento, dell'accademia Ercolanese e della - Pontaniana. - - Le sue opere pubblicate sono: - - — _Poema in versi sciolti per la morte di re Carlo III_, Salerno, - 1780, in 8º. - - _Analisi ragionata del codice Ferdinandeo per gli abitanti di San - Leucio_, Napoli, 1789, in 8º. - - _Osservazioni sulla costituzione elvetica_, Milano, 1798, in 8º. - - _Vicende del teatro italiano_, Milano, 1798, in 8º. - - _Saggio del commercio d'Olanda_, Milano, 1809, in 8º. - - _Quadro politico dell'Olanda_, Milano, 2 vol., in 8º, 1809. - - _Pensieri sull'istruzione pubblica relativamente al regno delle Due - Sicilie_, Napoli 1813, in 8º. - - _Due memorie sull'economia dei boschi._ - - _Memoria sul sistema commerciale d'Europa._ - - _Memoria su d'una nuova divisione geografica del regno di Napoli._ - - GINESTOUS CESARE. — Figlio d'un negoziante francese stabilito in - Napoli, nacque ai 22 gennaio 1765, e, compita la sua educazione, - continuò la carriera del padre. La sua probità, i suoi modi dolci - e concilianti, le sue commerciali cognizioni lo fecero chiamare ben - presto ai pubblici impieghi. - - Nel 1798 fu posto fra i governatori del banco dello _Spirito - Santo_; ed anche allora che il nome francese tanto periglio recava, - egli fu rispettato sempre dal popolo. - - Creata in Napoli una camera di commercio in novembre 1808, egli fu - dei primi che la composero. Nell'anno seguente entrò a far parte - dei giudici del tribunale di commercio della capitale, quindi nel - consiglio di commercio che nel febbraio 1811 fu nominato presso - il ministero dell'interno. In quello stesso anno fu deputato al - consiglio provinciale di Napoli, e sostenne con successo le ragioni - della provincia che si voleva gravare della spesa della nuova - strada di Posillipo, oggetto di delizia che altri, certo, non - poteva interessare tranne la capitale. - - Chiamato nuovamente nel 1813 al tribunale di commercio, egli - rinunciò a questa carica, e visse tranquillo e privato sino al 6 - settembre 1815, epoca in cui fu destinato per la seconda volta, ma - dal re, al consiglio della provincia. Due anni, dopo il tribunale - di commercio lo rivide fra i suoi giudici, in qualità di supplente, - e nel 1819 egli ne rinunciò la presidenza. - - Convocate le assemblee parrocchiali, particolari faccende gli - vietarono d'intervenirvi: ciò non ostante fu scelto per uno degli - elettori di provincia, Questi avevano già nominato al Parlamento - otto deputati, allorché unanime voce si alzò, chiedendo un - negoziante. Fu allora che la maggior parte dei voti si riunirono in - favore di Ginestous. È rimarchevole nella sua vita pubblica l'aver - egli appartenuto al collegio elettorale dei commercianti, i quali - nel 1810 doveano far parte della costituzione di Baiona. - - GIOVANE GIUSEPPE MARIA[71]. — S'occupò di scienze e di lettere. - Fu arciprete, socio dell'accademia italiana delle scienze, e - dell'istituto borbonico di Napoli. - - Nacque a Molfetta ai 23 gennaio 1753 da Giovanni e da Antonia - Graziosi, nobili cittadini. Ebbe la prima educazione nella città - nativa in un collegio dei gesuiti, e quando i seguaci di Loiola - furono soppressi, egli, appena novizio, voleva uscire con essi - dal regno. Invece fu trattenuto a Napoli in casa di Ciro Saverio - Minervini, e riprese poco dopo il corso interrotto di matematiche - e filosofia e fu elevato agli ordini minori. Apprese le scienze - legali e vi si addottorò. - - Varie sue opere nel 1789 erano state date alle stampe, tra le - quali furono apprezzate la _memoria_ sulla natura degli ulivi, la - _lettera_ diretta a Saverio Mattei colla quale argutamente dimostrò - che Cristo allorché paragonò gli apostoli al _Sale della terra_ - intese di voler parlare del... _sal-nitro_; l'avviso sui vermi che - rodono la polpa degli ulivi, la memoria sulla nitrosità generale - delle Puglie che fu persino riprodotta in francese dallo Zimmermam. - - Scrisse opuscoli sulla rosa prolifica e sulla pioggia rossa e varie - memorie izziologiche e zoologiche che gli valsero fama ed onori. - - Fu uomo di vastissimo talento e di svariata erudizione sempre - profonda. - - Nel 1804 era vicario generale della sua diocesi e sopraintendente - del seminario e nel 1806 vicario apostolico di Lecce donde tornò in - patria dieci anni dopo. - - Fece dono al seminario della sua ricca biblioteca, del museo di - storia naturale e geologia, della raccolta di numismatica e dei - vasi italo-greci. - - Fu deputato al Parlamento del 1820 e morí ai 2 di gennaio del 1837. - - JACUZIO FRANCESCO PAOLO. — Nel 1831 gli fu permesso di tornare nel - regno. Era conosciuto un suo scritto: _A Carlo Alberto di Savoia... - un Italiano_. - - Fu però sospeso l'ordine del rilascio del passaporto[72]. - - IMBRIANI MATTEO[73]. — Nacque nel 1783 su un piccolo colle della - Valle Caudina. S'occupò di lettere e filosofia. Rimangono di lui - ancora inediti alcuni lavori intorno alla grammatica filosofica - condotti con grande amore e con diligenza incredibile. Nell'antica - biblioteca analitica e nell'effemeride che egli pubblicò durante - gli anni 1820 e 21 si hanno bei saggi della sua mente. - - Fu deputato al Parlamento del 1820 e non si scostò mai da quella - savia temperanza opposta agli impeti dei demagoghi ed alle insidie - di coloro che vorrebbero spenta ogni giusta speranza. - - Visse a Roma e a Firenze in esilio in compagnia di Gabriele - Pepe. Ebbe due figli: Emilio che sposò la figliuola del Poerio, e - Rosario; morí nel 1847. - - LE PIANE VINCENZO. — Fu scrittore e traduttore in dialetto calabro - del catechismo dei Carbonari. Fu canonico della chiesa cosentina, - vicerettore del collegio di quella provincia e deputato nel 1820. - - Altre notizie non abbiamo di lui, senonché dagli _Annali - di Citeriore Calabria_[74] sappiamo che nel 1811, riaperta - l'Accademia Cosentina col nome di Reale istituto, «... si commise - la vicepresidenza a Vincenzo Piane, vago piú di filosofare, che - di ecclesiastiche elucubrazioni, concionatore persuasivo, meno - elegante che semplice». - - LIBERATORE RAFFAELE[75]. — Era ex ufficiale di carico della reale - segreteria degli Esteri col grado di _uffiziale di ripartimento_, - destituito nel 1821, domandò di conseguire dalla reale clemenza il - terzo del soldo che godeva: il re annuí alla domanda. - - LAURIA FRANCESCO[76]. — Nacque ai 6 di giugno 1769 da Giuseppe - Lauria, avvocato, e Antonia Ribas, figliuola de fiscale - dell'udienza di Montefuscoli di Principato Ulteriore. In tenera età - perdette il padre e fu rinchiuso al seminario di Nusco; non lasciò - per allora l'abito clericale sí da essere nel 1792 rivestito della - dignità di canonico nella chiesa di San Giovanni del Vaglio, nel - suo paese, quando ancora non aveva ricevuti gli ordini sacri. Poi - si recò a Napoli, dove si diede agli studi legali, abbandonando ad - altri il canonicato. - - La sua vita forense cominciò brillantemente nel 1794. La sua - memoria era ferrea e gli effetti della sua eloquenza erano - addirittura meravigliosi. Gli aneddoti sulla sua vita sono - numerosissimi e non mette conto riportarli tutti. Fu insino al 1779 - con Pagano, Raffaelli, e Serio, che non lo vincevano in valore ed - in tattica forense e la reazione lo trovò al suo posto fermo ed - immutabile nei piú rigidi principî di giustizia e di diritto. - - I Francesi venuti dal 1806 al 1815[77] lo tennero in grandissimo - onore. Nel 1807 fu professore di _dritto criminale_ nell'Università - di Napoli, dettandone le lezioni nel piú puro e classico idioma - latino. - - Scrisse poi _un commento_ al codice francese, e piú tardi i - _pensieri su d'un codice criminale_, ed il _saggio sulla corruzione - dei popoli_ letto nell'accademia Pontaniana ai 10 di ottobre 1810. - - Morí nel 1829 in Napoli e lasciò undici figliuoli. - - LUCA (DE) FERDINANDO. — Nacque ai 15 d'agosto 1785 in Serracapriola - (Capitanata). Fu educato nei primi anni nel seminario di Troia, - quindi in quello di Larino. Della età di 18 anni sostenne due - pubbliche conclusioni di filosofia e teologia e nelle stagioni - autunnali insegnava umanità e rettorica ai giovani della sua - patria. - - Venne in Napoli nel 1806, si applicò allo studio delle leggi e - cominciò quasi da capo a rifare la sua educazione scientifica, - dandosi contemporaneamente allo studio delle matematiche, della - fisica, della chimica e delle tre branche della storia naturale. - Nel 1809 avendo scritto una memoria sulle ragioni e proporzioni - colla teorica degli esperimenti, ed un'altra sulle applicazioni - dell'algebra alla geometria, fu chiamato ad insegnare geometria - nella scuola militare provvisoria; e nel 1811, essendosi ordinata - la scuola politecnica, fu scelto per uno dei professori e gli - fu affidato l'incarico di scrivere la geometria elementare, la - trigonometria analitica e l'analisi a due coordinate. Durante tutto - l'anno 1811 e parte del 1812, uscirono alla luce le accennate opere - in quaderni separati che si stampavano come si componevano per - farli studiare agli alunni. Sul finire del 1812, le tre accennate - opere furono compiutamente stampate. - - Il de Luca dette alle stampe anche molte memorie di fisica e - geografia e sopratutto della geografia egli pubblicò un corso - compiuto, ma diviso in periodi. - - Appartenne a diverse accademie e dette alle stampe le seguenti - opere: - - — _Geometria sintetica_, pubblicata in Napoli nel 1810. - - _Geometria piana trattata con l'analisi geometrica degli antichi_, - 1811. - - _Trigonometria analitica con un saggio di poligonometria_, 1811. - - _Geometria analitica trattata con l'analisi a due coordinate, e - colla cartesiana_, 1811. - - _Analisi a due coordinate, con molti problemi generali_, un grosso - volume di 35 fogli di stampa, 1812. - - _Agrimensura popolare ove il problema della divisione del poligono - in data ragione è sciolto nella massima generalità ed in un modo - geometrico_, Napoli, 1842. - - _Memoria per rivendicare alla scuola italica tutta l'antica - geometria_, Napoli, 1845. - - _Geometria e trigonometria elementare sferica, dedotta da una sola - formola analiticamente._ - - _Pensieri sull'educazione, applicati all'istruzione dei seminarii_, - anno 1826. - - _Piano di un'educazione compiuta religiosa, letteraria, scientifica - e navale_, Napoli, 1835. - - _Sul miglior sistema di una pubblica istruzione_, Napoli, 1836. - - _Nuovi elementi di geografia, disposti secondo l'ordine - dell'insegnamento_, Napoli, 1838. - - _Istituzioni elementari di geografia naturale, topografia politica, - astronomica, fisica e morale, con un ramo per la geografia - astronomica_, Napoli, 1845. - - _Elementi di geografia antica_, Napoli, 1834. _ Memoria per - l'ordinamento degli studi geografici, letta nell'accademia - Pontaniana._ - - _Memoria della giusta nozione che bisogna dare alla geografia - storica, letta nell'accademia delle scienze e commentata nel - giornale dell'Istituto storico di Francia_, t. 5, p. 187. - - _Memoria fisico-matematica sulla meteora americana comparsa a - Filadelfia in novembre 1833_, memoria prima e seconda letta alla - regia Accademia delle scienze. - - _Memoria sul magneto-elettricismo_, letta nella regia Accademia - delle scienze. - - _Memoria sui varii punti della storia delle matematiche_, inserita - nel _Progresso_. - - _Tavola per la conversione reciproca dei pesi e delle misure - antiche in quelle sanzionate dalla legge 6 aprile 1840._ - - Prese parte al VII congresso degli scienziati, tenuto in Napoli nel - 1845 e morí nel 1869. - - LUCA (DE) ANTONIO MARIA. — Nacque nel comune di Colle e fu - educato per opera dello zio, vescovo Lippi, nella congrega dei pp. - Giuranisti. Iniziato nello stato sacerdotale, ottenne laurea in - teologia, e poscia, mercé concorso, fu all'età di anni 30 nominato - canonico penitenziere nella chiesa cattedrale di Policastro. - - Arrestato come liberale nella proscrizione del 1799, ottenne la - libertà col trattato di Firenze. - - Nell'anno 1811 — morti quattro suoi fratelli — rinunziò alla - carica ecclesiastica per dare opera alla domestica economia. - Corrispondente della Società agraria dei Principati Citra ed Ultra, - conosciuto per non aver giammai abbandonata la causa della libertà - fu scelto a deputato nell'età di circa cinquant'anni. - - MACCHIAROLI ROSARIO di Bellosguardo, nel distretto di Campagna, di - circa anni quaranta. - - I suoi primi studi furono per la carriera legale. Gli affari della - sua famiglia lo richiamarono ancor giovane dalla capitale. Nel - principio della dominazione francese fu eletto a capitano della - legione provinciale; poscia trasferito nell'esercito di linea. - - Dopo il 1815 venne creato consigliere dell'intendenza di Salerno. - Sospetto di principî liberali, egli era vicino a soggiacere alle - persecuzioni della polizia, quando il 6 luglio 1820, a cui dicesi - di aver dato mano, gli acquistò quell'opinione per la quale fu - eletto a rappresentante della sua provincia. - - MAZZIOTTI GHERARDO. — Nato in Celso a quaranta miglia da Salerno, - portossi in Napoli a percorrere la carriera forense. Nella - rivoluzione del 1799 fu creato giudice di pace, indi imprigionato - come liberale e bandito dal regno. Tornato in patria, nella - organizzazione giudiziaria del 1809 venne eletto a giudice civile, - e poco dopo elevato a giudice criminale in Campobasso, donde fu - trasferito colla stessa carica in Avellino. Promosso a presidente - del tribunale civile della provincia di Lecce, domandò di tenere la - magistratura nella città capitale della sua provincia. Volendo il - governo inviarlo a Reggio rinunziò alla toga ed esercitò in Salerno - l'avvocheria. Egli toccava quarantacinque anni quando fu eletto - deputato. - - MERCOGLIANO ANTONIO. — Vide la luce in Nola nel 1784, e dopo gli - studi preliminari compiuti in provincia si recò a Napoli a studiare - medicina. Andria e Cattolica furono i suoi maestri. Nel 1799, - coinvolto nei tumulti, fu esiliato per quindici anni e risedette in - Toscana. - - Nel 1818 — scoverto di far parte d'una società segreta — fu - rilegato in Pantelleria a disposizione del re. - - Nell'agosto del seguente anno potette tornare in patria. - - NICOLAI DOMENICO, _marchese di Canneto_[78]. — Di lui esiste il - seguente documento: «Supplica del figlio Carlo affinché il padre - carico di anni e quasi cieco torni in patria in seno all'ammiserita - famiglia.» - - La supplica non fu accettata perchè il richiedente fu «... - _immoderato_ nelle discussioni parlamentari!» - - Dalla corrispondenza dell'ex-magistrato Pisa emergono alcune - lettere che il Nicolai e de Conciliis indirizzavano a Lucenti ed al - Pisa mentre erano in Ispagna. Nel 1829 il Nicolai era a Barcellona - in seguito di misura generale presa dal governo spagnuolo contro - gli esiliati. Nel 30 dicembre 1830 trovavasi a Marsiglia. Il - ministero degli esteri era convinto che il Nicolai fosse l'autore - d'alcune stampe per la _indipendenza italiana_. - - PESSOLANI SAVERIO ARCANGELO. — Atena fu il luogo dei suoi natali. - Istruito nelle leggi, reputato per maturità di consiglio e per - disinteresse a niuno secondo nel suo distretto, difese per molti - anni i diritti dei privati ed in particolare quelli dei poveri. - Toccava il quarantesimo anno di età. - - PEPE col. GABRIELE. — Sannita e degno emulo di Florestano e di - Guglielmo, calabresi. Combatté a Civita-Castellana e ad Otricoli - contro i Francesi. Difese la Repubblica partenopea a Nola, a Torre - Annunziata ed a Portici[79], ove fu ferito. - - Combattette poi anche a Marengo nella legione italiana e fece - la campagna del 1815. A Tolentino riportò quattro ferite d'arma - bianca. - - A Firenze sfidò a duello il Lamartine che osò chiamare l'Italia: — - _La terre des morts!_ - - POERIO GIUSEPPE. — Ebbe i natali in Belcastro (Catanzaro) ai - 6 gennaio 1775 da Carlo e Gaetana Poerio. Fu, adolescente, nel - collegio dei nobili di Catanzaro ed a sedici anni esordí perorando - nei tribunali e salvando un fanciullo di dodici anni, imputato di - omicidio volontario. - - Raggiunse nel 1799 lo Championnet e diventò suo aiutante di campo. - Proclamata la repubblica fu nominato commissario in Catanzaro - e tornò a Napoli per via di mare quando seppe della marcia del - cardinal Ruffo. - - Fu condannato a morte dalla Giunta di Stato, ma la pena gli fu poi - commutata in ergastolo a vita col Torelli e con l'Abbamonte. Dopo - 22 mesi di duro carcere, dopo la battaglia di Marengo, per gli - accordi di Firenze, gli fu concesso di tornare in patria. - - Tolse a moglie Carolina Sossisergio del Poggiando[80], e nel 1806 - fu nominato da Giuseppe Bonaparte intendente e preside di Molise - e Capitanata. Nel 1808 re Gioacchino lo prescelse a primo avvocato - generale della Gran Corte di cassazione con Sirignano, Raffaelli, - Cianciulli ed altri grandi. Contemporaneamente ottenne di essere - relatore al Consiglio di Stato, indi regio commissario nelle - Calabrie; e poi presidente della Commissione per la riforma del - Codice penale, ed a 35 anni procuratore generale di Cassazione. - Consigliere del re sostenne contro il Briot: — _non potere senza - acquistare nazionalità ottenere cariche e preminenze gli stranieri - nel regno._ - - Fu anche in Bologna come commissario straordinario dei dipartimenti - italici ed in prosieguo uno dei sette direttori del Consiglio di - governo sedente in Roma col carico della giustizia. - - Tornati i Borboni, il Poerio emigrò per Parigi e di là per Ginevra, - dove ebbe notizia d'essere stato condannato all'esilio perpetuo. - - Gli fu offerto, per rientrare in Italia, la cittadinanza della - repubblica di San Marino, ma egli non accettò e si stabilí a - Firenze fino al 1820. - - Ai 19 marzo 1821 dettò la protesta con la quale dichiarava che - — _i corpi e non gli animi avevano ceduto alla forza del nemico; - disciogliersi il Parlamento per la presenza del nemico, per volontà - del principe, per mancata cooperazione del potere esecutivo; - protestare contro la violazione del diritto delle genti, rimettersi - alla giustizia di Dio la causa del trono e della indipendenza - nazionale._ - - Fu arrestato, imprigionato per circa tre mesi e inviato a Trieste - ed indi a Gratz con la moglie ed i figli[81], e finalmente ottenne - di poter risiedere a Firenze. - - Ai 14 novembre 1830, scacciato di Toscana, riparò in Francia - col figlio Alessandro, mentre la moglie rimpatriava. Visitò - l'Inghilterra e dopo 13 anni di esilio Ferdinando II gli permetteva - il ritorno ai 28 ottobre 1833, ripigliando fervorosamente - l'avvocheria. - - Morí ai 15 d'agosto 1843, dopo un anno di languore e di sofferenza. - - PERUGINI PIETRO PAOLO. — Di anni 48, nativo di S. Lorenzo Minore, - nel distretto di Piedimonte. Si applicò alla medicina. Esiliato - in Francia, nel 1799 tornò nella patria in grazia della pace di - Firenze. Appartenne alla legione della sua provincia ove pervenne, - di grado in grado, a maggiore. Egli era agiato proprietario ed - esercitò le funzioni di consigliere distrettuale e provinciale. - Socio corrispondente dell'accademia di Terra di Lavoro, della - Cosentina e del reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli. - Pubblicò nel 1819 una _memoria sulle acque minerali di Telese_. - - PICCOLELLIS OTTAVIO. — Nacque in San Nicola la Strada ai 4 di - giugno 1786 e si ascrisse volontario alle guardie di onore nel - 1806. Nello stesso anno fu tolto a tenente nel secondo reggimento - dei cacciatori a cavallo; indi a capitano delle cennate guardie - d'onore, nel quale grado fu inviato nel 1812 alla campagna di - Russia. Nella sera del 6 dicembre, rimasto Napoleone in mezzo ad - una boscaglia, intirizziti i suoi aiutanti di campo dal freddo, - morti i vetturali, il de Piccolellis, che era al seguito, lo salvò - menandolo a Vilna. Nel 1813 prese parte alla campagna di Germania. - Distinto nelle tre famose giornate di Lipsia del 14, 16 e 18 - ottobre, ricevé sul campo di battaglia la Legion d'onore dalle mani - di Bonaparte e l'Ordine delle Due Sicilie da Gioacchino Murat. - - Elevato da questi al grado di maggiore nel 4º reggimento - cavalleggieri intervenne in Italia ai fatti d'arme di Reggio e del - Taro. - - Nel 1815 fu nominato tenente colonnello nel reggimento di - cavalleria _Principe_. - - PELLICCIA ALESSIO. — Ebbe in Napoli i natali nel 1744. Educato - nelle filosofiche discipline dall'abate Genovesi e nelle - ecclesiastiche dal vescovo Giuseppe Rossi, diessi a coltivare, - in preferenza degli altri, gli studi della diplomatica, ed ogni - maniera di archeologiche dottrine. Innalzato al sacerdozio, - dopo aver data prova dei suoi talenti e di sue cognizioni con - due pubblici esperimenti l'uno in etica e l'altro in dritto - canonico, fu chiamato a reggere nel 1781 la cattedra di antichità - ecclesiastica nella reale Università di Napoli. Avido di conoscere - le patrie memorie, visitò i grandi archivi del regno, ove raccolse - grande messe di notizie preziose. Nel 1812 fu eletto professore di - diplomatica e nello stesso anno a provicario generale della chiesa - e diocesi di Napoli; poscia presidente del giurí di esame nella - commissione dell'istruzione pubblica, carica che occupò sino alla - fine del decennio. - - Istituita una commissione per sovraintendere agli archivi, - Pelliccia fu tra i membri di essa. - - Si debbono a lui le seguenti opere: - - — _Dissertazione della disciplina della chiesa intorno alla - preghiera pubblica pel sovrano_, Napoli, 1760 (tradotta in tedesco - nel 1760 per ordine dell'imperatrice Maria Teresa e stampato a - Vienna; e recata in latino dall'autore medesimo, Napoli, 1789). - - _Corso di antichità ecclesiastiche_, tomi 4, in-8º, Napoli, presso - Morelli. - - Quest'opera comprende sei libri, e vi sono descritti tutti i rami - della polizia ecclesiastica dei riti greco e latino, principalmente - per quello che riguarda la parte piú oscura, cioè i tempi di mezzo. - Nel terzo e nel quarto tomo si leggono varie dissertazioni, in una - delle quali è data una specie di istituzione lapidaria del medio - evo; un'altra riguarda i tempietti portatili degli antichi; la piú - insigne è quella sulle vecchie catacombe di Napoli, lavoro di molti - anni, durante i quali l'autore passò lunghi giorni nelle tenebre di - quelle caverne. - - _Cronache e diarj del regno di Napoli_, cinque tomi in-4º, Napoli, - stamperia del Perger (tale raccolta serve di continuazione a quella - degli storici napoletani del Gravier, e contiene molti codici, la - maggior parte di autori contemporanei all'epoche di che scrissero). - - _Dissertazione sul ramo degli Appennini che termina dirimpetto - all'isola di Capri_, Napoli. - - _Dissertazioni sopra l'antica città di Equi_, Napoli. - - _Dissertazioni sul vero significato della_ SHEOL _nel testo - ebraico._ - - _Del culto della chiesa verso la Vergine,_ Napoli, 1820. - - _Istituzioni della scienza diplomatica_, Napoli, 1821. - - Promise il marchese Maffei una istituzione della scienza - diplomatica, ma non la formò prima del Pelliccia. - - _La topografia di Napoli e sobborghi._ - - _Origine e vicende della proprietà dalla discesa dei Longobardi_ - (queste due ultime opere sono inedite). - - ROMEO SANTI[82]. — Nacque in Messina il di 25 febbraio 1775. Suo - padre Domenico professò medicina, ed ebbe nome di felice e sagace - interprete della natura. Giovane ancora, Santi ascoltò le lezioni - paterne con l'alacrità che muove gli spiriti cui sprona vivo - genio e nascente amore di sapere. Compiutamente istrutto nelle - scienze che concernono direttamente l'arte di curare le malattie, - o servono a quella di aiuto e sostegno, venne in Napoli, città in - quei dí fiorentissima nelle mediche discipline e udí Cotugno e lo - sventurato Cirillo, ed ebbe particolare dimestichezza con Antonio - Sementini, splendidissimo lume dell'Università nostra. - - Reduce in patria, fu troppo presto salutato erede dell'ingegno e - del nome paterno. - - Jenner aveva dato al genere umano l'antidoto contro la peste - vaiuolosa. A vincere l'ostinata renitenza di gran numero di - madri contro quella pratica salutare, Santi tradusse le _ricerche - storiche e mediche di Huxon sulla vaccina_ nelle quali aggiunse - doti teoriche, che comparò con belle e giudiziose osservazioni, le - quali accrebbero i pregi della versione in tal maniera divenuta - originale. La peste di Malta richiamò Romeo da quella specie di - inerzia, in cui cade lo scienziato quando si consacra di soverchio - all'esercizio della pratica. Le sue _Ricerche_ sopra grave - questione, se la peste bubbonica possa comunicarsi ai bruti come - agli uomini, parvero spargere nuova luce sopra difficile soggetto, - intorno al quale la medicina era ancora fanciulla. Malgrado la - guerra che era allora di ostacolo ad ogni maniera di commercio, - le _Ricerche_ in quella occasione pubblicate vennero altamente - commendate in tutte le opere di medicina. - - Ottennero fortuna anche maggiore i suoi pensieri intorno alla - febbre micidiale che nel 1817 visitò tutta l'Italia e che non - infierí meno nel grande ospedale di Messina. - - Obbligato dallo stato di salute ad allontanarsi per qualche tempo - dalla patria, visitò le principali università della penisola, e si - conciliò l'amicizia di tutti i professori italiani che visitò. - - Nelle sue peregrinazioni scrisse utili ma semplici istruzioni - per le genti di campagna della Sicilia, ad oggetto di prevenire - i guasti che a quei giorni di là dal faro facea una feroce - _epizoozia_. - - Poco dopo aggiunse una dotta nota sulle fumigazioni solforose, - le quali aveva nella sua dimora in Napoli sperimentato sommamente - proficue sotto la cura del chiarissimo cavaliere Assalini. - - Parecchie altre sue scritture date a stampa, o concernono - l'utilità pubblica o tendono a campare i creduli dalle facili - imposture dei falsi medici. Appartengono a questa classe la sua - _Relazione sull'ipocondria di un tal Lamaestra_, ed un suo secondo - ragionamento sullo stesso soggetto edito dal Nobili. - - Fu professore di medicina nel ginnasio di Messina, medico di quel - grande ospedale civico e consultore fisico della deputazione di - salute. - - Fu uno degli ultimi eletti e prese parte alla memorabile tornata - dell'8 dicembre 1820. - - RICCIARDI AMODIO. — Nacque nel 1756 a Palata nel Molise. Furono - suoi genitori Paolo e donna Diana Carunchio. Venne in Napoli - adolescente per darsi agli studi legali ed abbracciare la carriera - nobilissima del foro. - - Nel 1790 interruppe i suoi trionfi d'avvocato per esulare in - Piemonte donde tornò nel 1808 e fu nominato da Murat procuratore - generale presso la corte d'appello di Napoli. Nel maggio del - 1812 fu creato consigliere di cassazione e nel 1817 destinato - a presiedere — la reazione era incominciata — la gran corte di - Aquila. - - Il Parlamento lo ebbe fra i suoi piú ardenti e costanti membri, - e poco dopo il suo ritorno nella capitale morí nel 1835 ai 3 - d'agosto, di mattina. - - RUGGIERI (DE') PETRANTONIO. — Mirabella, nel Principato ulteriore, - fu la sua patria, e vi nacque ai 20 luglio 1766. Formato alla - cultura delle lettere in paese, venne poi a compiere gli studi a - Napoli, ove intraprese la carriera dell'avvocheria cogliendone - non pochi allori. Nel 1814 fu nominato giudice del tribunale - civile della Capitale ed indi a poco promosso pubblico ministero - nel medesimo collegio. Amò piuttosto la difesa libera dei civili - diritti che il penoso uffizio di magistrato al quale rinunziò - spontaneamente. Conosciuto per la liberalità delle idee e per la - inviolata probità della sua condotta, nei primi dí della riforma - politica fu chiamato a far parte della commissione di pubblica - sicurezza e conseguí l'approvazione generale nei piú difficili - momenti. - - La nazione lo designava alla rappresentanza e fu presto - unanimemente eletto a deputato della provincia di Napoli. Era anche - decorato dell'ordine gerosolimitano. - - RONDINELLI BENEDETTO. — Nacque in Campagna nel dí 20 giugno del - 1772. Dedicatosi agli studi ecclesiastici fu nel 1805 creato - canonico della cattedrale della sua patria. - - Poscia nel seminario di quel comune insegnò per molti anni gli - studi filosofici e le matematiche discipline. In appresso, tenne - anche la carica di pievano nella mentovata chiesa, e nel 1818 fu - dal governo eletto a giudice conciliatore. - - SONNI DOMENICO ANTONIO. — Nacque in Falerno ai 12 giugno 1758, e - nel 1776 entrò nel seminario di Tropea, (Calabria ulteriore). Fu - ordinato sacerdote nel 1784 ed un anno dopo portossi in Napoli. - Vi riuscí valoroso nelle scienze positive, tanto che con real - dispaccio del 29 luglio 1792 fu chiamato a dettare matematica - sublime nell'Università. Nel 1796 ebbe laurea di teologo e fu - educatore del duca di Spezzano e de' principi d'Ischitella e - Pignatelli. - - Fu nominato professore di matematiche nella reale accademia - militare con decreto 1º novembre 1802, regio revisore delle stampe - ed esaminatore degli aspiranti al magistero delle matematiche nel - 1805: fu professore trattatista ed esaminatore della r. accademia - delle guardie marine (24 novembre 1806), esaminatore dei libri - della biblioteca di San Severino ai 19 marzo 1807, membro della - commissione per la statistica generale del regno (1808). Socio - residente del R. Istituto d'incoraggiamento e della Pontaniana - (11 luglio 1809). Nel 1815 tornò ad essere revisore della - stampa, ispettore generale e segretario interino dell'istruzione - pubblica, esaminatore del concorso alla cattedra dei concilii - e successivamente delegato alla ispezione degli stabilimenti - d'istruzione delle Calabrie, di Principato Citra e di Basilicata. - - Colto da apoplessia mentre camminava, in Napoli, per la strada di - Toledo, morí addí 4 febbraio 1840. - - SPONSA DIODATO. — Fu tra gli esiliati a Tunisi e tornò in patria - dopo il 1831. - - SEMMOLA MARIANO. — Del comune di Brusciano nel distretto di Nola. - Dopo aver appreso nella patria i rudimenti delle lettere, fu dal - vescovo Lopes inviato in Napoli agli studi delle scienze: all'età - di anni 21 fu richiamato per insegnarle al seminario nolano. - Intrapresa la carriera ecclesiastica dopo aver passato circa - quattro lustri in quell'uffizio di professore al seminario, si - riportò in Napoli ove die' un pubblico esperimento per ottenere la - cattedra di fisica nella Regia Università degli studi, e benché non - fosse riescito nell'intento ne ottenne riputazione, onde messosi - privatamente ad insegnare le scienze filosofiche ebbe frequenza di - giovani allievi. - - Non molto dopo, conseguí nella stessa Università la sostituzione - alla cattedra di logica e metafisica. Nel decennio francese fu ivi - incaricato dell'insegnamento della _Ideologia_, e riconfermato - poscia, dopo la espulsione dei Francesi, nell'insegnamento - dell'antica logica e metafisica. Si hanno di lui pubblicate per le - stampe in varie edizioni le istituzioni di logica e metafisica ad - uso del suo studio privato. - - TAFURI MICHELE. — Figliuolo del barone Tommaso di Melignano e di - Teresa Perrone, nacque il dí 27 di maggio 1769 a Nardò (Lecce) - nel cui seminario fu educato e poi inviato a Napoli, per studiarvi - diritto canonico e poi prendervi gli ordini; invece egli s'accinse - agli studi legali per la carriera del foro. Sposò nel 1799 Rosa - di Masi. Durante il decennio, ministro nel 1807 il commendatore - Pignatelli lo volle al ministero di grazia e giustizia e cosí anche - Zurlo e Ricciardi. - - Nel 1815, tornati i Borboni, si dimise e tornò a vita privata. - Fu nominato, quindi, giudice della corte criminale di Salerno e - nell'anno seguente (1816) andò alla corte criminale di Trani. Solo - nel 1818 passò alla corte civile della medesima città. - - Fu deputato nel 1820, e nella sessione che seguí tornossene, per - sempre, a vita privata. - - Morí di bronchite ai 7 settembre 1857. - - TRIGONA SALV. GIUSEPPE, _marchese di Camicaro e Dominamare._ — - Nacque in Noto (Sicilia) nell'anno 1792. Fra gli agi della famiglia - non obbliò che la istruzione e lo studio aggiungono pregio alla - nobiltà dei natali e si diede alacremente a coltivare le belle - lettere, la filosofia e le leggi. La economia politica alla - quale l'età nostra aggiunge importanza, divenne la sua precipua - occupazione. Temperò quest'arduo studio coltivando la poesia, per - la quale sentiva inclinazione particolare. - - Visitò Parigi, Londra, vide tutta Italia, e dopo otto anni reduce - in patria, si diede con molto impegno all'azienda dei domestici - affari ed all'esercizio delle cariche municipali. - - Dichiarato nel 1820 deputato del Parlamento non fu studioso che - del bene del suo paese. Venne nominato ricevitore generale della - provincia, ed ebbe tre volte la presidenza del consiglio generale - della medesima, fu deputato delle opere pubbliche provinciali e - della commissione di salute. - - Queste serie occupazioni se lo distrassero al seguire con ardore i - suoi studi, non lo tolsero interamente alle accademie scientifiche - e letterarie. Fu ascritto all'Arcadia di Roma, ai Trasformati di - Noto, e fra i pastori Aratusei. Fu socio ordinario della società - economica del suo paese, corrispondente di quella di Girgenti. Fu - ascritto anche al VII congresso degli scienziati. - - Nel 1843 era stato nominato gentiluomo di camera, con esercizio, - del re delle Due Sicilie Ferdinando II. - - VASTO TOMMASO. — Ebbe la cuna nel comune di Cardinale in sul finire - del 1757. Fu educato nel seminario di Nola, ove professò poi, per - ben trent'anni, diritto civile e canonico. Nel 1820 era canonico - decano di quel capitolo e vicario generale della diocesi. - - VISCONTI FERDINANDO. — Nacque a Palermo ai 9 di gennaio 1772 - da Domenico Visconti capitano del reggimento di fanteria _Real - Napoli_. Nel 1778 fu nominato _cadetto_. - - Dieci anni dopo entrò nella Reale accademia militare in cui - compí l'educazione e gli studî, premio dei quali fu il grado - di sottotenente nel reggimento _Re_ del corpo reale di genio ed - artiglieria, conseguito ai 27 febbraio 1791. - - Come sospetto di professare dottrine liberali, nel 1794 fu posto - in giudizio, congedato dal servizio militare e condannato alla - reclusione d'un decennio nel castello di Pantelleria. Ivi passò - sette anni ed alla pace di Firenze fu posto in libertà; ma non - potendo trovare impiego in Napoli, andò a cercarlo a Milano. Al 1º - settembre 1802 venne nominato tenente nel corpo degli ingegneri - topografici della repubblica italiana. I suoi talenti superiori - nelle scienze esatte non tardarono a farsi conoscere, sí che nel - 1805 fu destinato per aggiunto al capo di quel corpo topografico - per la parte riguardante le osservazioni astronomiche e le - operazioni trigonometriche. In quell'anno istesso seguí a Bologna e - nel Veneziano lo stato maggiore dell'esercito, comandato dal viceré - d'Italia. E quando nel seguente anno tutti i Napoletani impiegati - in Francia ed in Italia vennero congedati, egli meritò l'onorevole - eccezione conceduta a pochissimi, di rimanere agli stipendi del - regno italico. - - Ricevette allora la missione di recarsi in Vienna per ottenere - la consegna delle carte e dei documenti topografici relativi allo - stato Veneto, i quali, pel trattato di Presburgo, l'Austria dové - cedere all'Impero francese. Tornato a Milano con quelle spoglie, - non rimase a lungo inoperoso. Dal maggio 1808 fino al gennaio 1809 - egli percorse tutte le coste dell'Istria, delle isole del Quarnero, - della Dalmazia e dell'Albania, determinando con osservazioni - astronomiche la loro posizione geografica, affine di costruire la - carta idrografica dell'Adriatico. Fu nominato cosí capitano _in - secondo_ nel corpo degli ingegneri geografici. - - Nel 1810 gli venne affidata altra commissione allorché sotto - gli ordini del generale Danthouard attese a stabilire nel Tirolo - la nuova linea di confine tra il regno italico, la Baviera e le - provincie illiriche; ciò che gli valse la promozione a capitano in - primo nel corpo accennato e quindi nell'anno successivo quella a - sotto direttore del deposito generale della guerra. - - Nel 1813 fu capo squadrone nel corpo degli ingegneri geografi e - nello stesso anno compí una ricognizione generale militare sulle - frontiere delle provincie illiriche da Villach fino allo sbocco - dell'Unna nella Sava. - - Nel maggio del 1814 tornò in Napoli, dopo ripetute e vivacissime - insistenze di re Murat[83]. Fu nominato capo-battaglione dello - stato maggiore dell'esercito e direttore del gabinetto topografico - per la morte di Rizzi-Zannoni[84]. Nel 1815 fu promosso colonnello - di stato maggiore. - - Creato deputato supplente, rimpiazzò il Bausan. Fu anche socio - ordinario dell'Accademia delle scienze, della Società reale di - Napoli e della Pontaniana. - - VIVACQUA FRANCESCO. — Nacque in Tarsia e si addisse all'avvocheria. - Asceso di poi alla magistratura, fu giudice di gran Corte - criminale, segretario della Corte di cassazione, e quindi - procuratore generale in Catanzaro. - - Nel 1820 fu deputato. Socio dell'accademia Cosentina, vi lesse - parecchie disquisizioni e discorsi di apertura che si fecero - apprezzare per erudizione e per acume giudizioso. - - Destituito, spogliato di ogni pubblico ufficio, dopo i moti del - 1820, visse privatamente in patria, dove morí nel 1851. - - - - -PARTE TERZA - -LA FINE DEL PARLAMENTO. - - - - -PARTE III - - -I due documenti che seguono sono riprodotti da due foglietti volanti. -Riguardano la partenza del Re per Lubiana. Ferdinando B. imbarcato a -Napoli, sostò, a causa del pessimo tempo di mare, a Pozzuoli, dove — -ornato l'abito della coccarda dei carbonari — ricevette la commissione -del Parlamento con queste parole: - -_— Era inutile incomodarvi, con questo tempo, di venire fin qui!_ - -E la rassicurò intorno alle buone intenzioni sue e del suocero. - -I deputati, sospettosi d'un tranello, discesero dalla regia nave -abbastanza male ed il malumore s'estese subito in tutta la capitale. - -Fu allora che re Ferdinando scrisse la lettera e fu pubblicato il -rapporto che riproduco: - - FERDINANDO I ECC. ECC. - - AI MIEI FEDELI DEPUTATI DEL PARLAMENTO. - - Ho con infinito dolore dell'animo mio appreso che non tutti han - riguardato sotto un aspetto la mia risoluzione a voi comunicata in - data di ieri, 7 del corrente. - - Ad oggetto di dileguare ogni equivoco, dichiaro che non ho mai - pensato di violare la Costituzione giurata; ma siccome nel mio real - decreto dei 7 luglio, riserbai alla rappresentanza nazionale il - potere di proporre delle modificazioni che essa avrebbe giudicato - necessarie, alla Costituzione di Spagna, cosí ho creduto e credo - che la mia intervenzione al congresso di Laybach potesse essere - utile agli interessi della patria, onde far gradire anche alle - potenze estere progetti tali di modificazioni che, senza nulla - detrarre ai diritti della nazione, respingessero ogni cagione di - guerra; bene inteso che in ogni caso, non potesse essere accettata - alcuna modificazione che non fosse consentita dalla Nazione e da - me. - - Dichiaro inoltre, che, nel dirigermi al Parlamento, intesi ed - intendo di conformarmi all'art. 172, § 2, della Costituzione. - - E, finalmente, dichiaro che non ho inteso d'insinuare la - sospensione (durante la mia assenza) degli atti di governo - legislativo, ma di quelli solamente che riguardano le modificazioni - della Costituzione. - - Napoli, 8 dicembre 1820. - - FERDINANDO - - _Il segretario di Stato, ministro degli affari esteri_ - DUCA DI CAMPOCHIARO. - - ————— - - RAPPORTO TELEGRAFICO[85] - - SUA ALTEZZA REALE IL DUCA DI CALABRIA AL TENENTE GENERALE COLLETTA - - Il Re, sovrano di Napoli, è stato chiamato al Congresso che sarà - riunito a Laybach nell'impero austriaco; e parte col _consenso del - Parlamento ai termini della Costituzione_. - - Napoli, 12 dicembre 1820. - - Per copia conforme: - _Tenente generale:_ COLLETTA. - - ————— - -Ecco ora un elenco esatto del personale che intervenne al Congresso. -Naturalmente non vi possono essere comprese quelle persone -diplomatiche, le quali, senza avere alcuna relazione col congresso, -furono chiamate a Lubiana solo dagli affari correnti delle loro Corti -e dei rispettivi gabinetti; e neppure quelle che vi furono condotte da -oggetti di tutt'altra indole e senza speciali commissioni. - - _Austria_, il principe di Metternich. Co-incaricato il barone - Vincent, generale di cavalleria, ministro alla Corte di Francia. - - _Russia_, il segretario di Stato, conte di Nessehode; il conte Capo - d'Istria, il signor Pozzo di Borgo, luogotenente generale, ministro - russo alla Corte di Francia. - - _Prussia_, il principe di Hardenberg, cancelliere di Stato; il - conte Bernstorff, ministro degli esteri. Co-incaricato il signor - di Kresemark, luogotenente generale, ministro presso la Corte di - Vienna. - - _Francia_, il conte di Blacas, ambasciatore francese presso la - Santa Sede ed il re delle Due Sicilie, il marchese di Caraman, - ambasciatore alla Corte di Vienna; il conte La Ferronaye, ministro - a Pietroburgo. - - _Gran Brettagna_, Lord Stewart, ambasciatore inglese a Vienna; on. - R. Gordon, ministro incaricato presso la stessa Corte. - - _Roma_, il cardinale Spina, legato pontificio a Bologna. - - _Sardegna_, il marchese di Saint Morsan, ministro degli affari - esteri, il conte d'Aglié. - - _Toscana_, il principe Neri Corsini. - - _Modena_, il marchese di Molza. - - * - * * - - Il signor di Gentz ebbe l'incarico di stendere il protocollo e gli - altri documenti. - -Articolo tolto dal giornale del 1820-21 _La Minerva napoletana_, vol. -II, p. 139 (fondata da Giuseppe Ferrigni con Carlo Trova e Raffaele -Liberatore). - - Napoli, febbraio 1821. - - IL MINISTERO - - _..... solve senescentem mature senus equum, ne - peccet ad extremum ridendus et illa ducat._ - - HORAT. - - La patria è in pericolo! A questo annunzio debbono cessare le - virtú timide: _La Minerva napoletana_ è stata forse troppo moderata - fin'oggi, e forse non aveva abbastanza di lodi verso i ministri: - oggi i di lei doveri sono cangiati! - - Lungi da noi l'idea che il ministero tradisca la nazione, o che - l'essersi eletti nel 10 dicembre gli uomini rispettabili onde è - composto, sia da riguardarsi come un secondo e piú funesto _colpo - di Stato!_ Cotal pensiero appartiene ai nemici. - - Ma i ministri non possono per la loro età presiedere al movimento - degli spiriti: questa sola ragione basta perché debbano rassegnare - le cariche. - - In un momento in cui forse una nuova religione politica, come la - nostra, in un momento in cui nuovi Diocleziani senza talenti, si - preparano ferocemente dall'Istro ad apprestarle i primi martirî e - quindi un sicuro trionfo, egli è fuori di proposito che i vecchi, - con deboli mani, si facciano a dirigere la gran lotta. Godano - essi la ricompensa della loro probità, siano circondati dalla - pubblica stima e riconoscenza, pei loro consigli si abbia il dovuto - riguardo; ma cessino finalmente, se amano il loro paese, cessino di - credersi atti a sostenere un peso — ahi! — cosí grave! - - Se il signor Acclavio, già designato ministro dell'interno, avesse - voluto scusarsi a cagione della sua età, qual migliore cittadino di - lui? - - Ma no: egli non adduceva tale pretesto, ed altro motivo gli - attribuisce la fama. Noi siamo lieti che questo uomo del foro sia - restato fra i suoi processi. - - Legga egli Cuiacio; altri penseranno ad amministrare la cosa - pubblica. - - In verità, non si può pensare senza raccapriccio che un ministero - cosí importante come quello dell'interno, sia stato quasi privo - di capo per piú di due mesi. Il marchese d'Auletta non dovea - sovrintenderlo che per pochi giorni. Non potendo servir di secondo - ad Acclavio il ritroso, era facile il concepire che gli tornava - impossibile di spiegare tutto lo zelo necessario a tempi tanto - difficili. Ma la nostra causa è bella! Invano tardano i ministri - di accorrere al loro posto, invano alcuni antichi intendenti si - mostrano pigri a secondare il nobile impulso delle provincie: - cresce in esse l'ardore quanto piú mancano gli stimoli dei loro - amministratori! - - Alla fine, gli affari interni sono stati affidati al cavaliere de - Thomasis. Il Parlamento lo ha sciolto dall'accusa di aver preparato - il 7 dicembre; ma la sua condotta per l'avvenire sarà la migliore - delle assoluzioni. - - Il ministero degli affari stranieri dà luogo a riflessioni di ben - altra natura. L'antico uomo di corte[86] che oggi l'occupa sarebbe - mai divenuto adoratore di libertà? - - La storia del suo viaggio a Layback non somministra pruove assai - forti di questa sua novella passione. - - Arrestato lungamente in Gorizia, doveva egli sentire per lo meno - al pari di noi l'indegnità dell'oltraggio, e se qualche cosa poteva - consolarlo in quella infame prigione, era senza dubbio la speranza - di alzare un giorno la voce per la sua patria. E il giorno giunse, - ed egli è chiamato al congresso: ascoltatelo!... - - _ — Se io potessi parlare... — _egli dice. Ma niuna forza fisica - gli si faceva, onde tacesse; ov'egli avesse aperto la bocca niuno - il minacciava sia dello _Knout_ sia del bastone. _Se io potessi - parlare!..._ cosí quel ministro compiva la sua orazione e cosí - sosteneva i nostri diritti. Che se egli non parlava, perché dunque - non preferiva di scrivere? Sarebbe stata inutile, noi lo sappiamo, - qualunque protesta; ma almeno la dignità della nazione non era - offesa con quella importuna reticenza! - - L'egregio difensore della sovranità del popolo! - - Se a lui non si concedeva di favellare, chi non l'obbligava di - dare orecchio a tante diplomatiche insolenze contro di noi? Perché - durare la lettura delle istruzioni destinate ai tre plenipotenziari - presso la nostra corte? Un uomo, il quale sapeva sacrificarsi, - ed avrebbe interrotto il leggitore ed esclamato che non aveva - intrapreso cosí malagevole cammino per vedere insultati ed il suo - re e la sua patria! - - E fate che io ritorni alla mia prigione — rispondeva Filosseno - a Dionigi. — Fate che io vi ritorni; i vostri scritti sono - insoffribili! — Ma no; il ministro pregava, onde gli fosse - _accordata copia_ di quelle istruzioni gentili, come se diligenti - corrieri non fossero già pronti a recarli in Napoli! Ecco ciò che - chiedeva il nostro inviato, ecco ciò che a lui si negava. - - Fedele istorico del suo silenzio, egli giungeva intanto fra noi. - Grandi oggetti debbono richiamare le sue cure; grandi speranze si - offrono alla nostra diplomazia. - - Vedremo se il ministro saprà trattare gli uni e fecondare le altre: - ma i principî non sembrano lieti. - - Il principe di Partanna nostro rappresentante in Berlino persiste - ostinato nel rifiuto di giurare la costituzione delle Due Sicilie: - figlio della moglie del re, non per questo la sua sorte dev'essere - diversa da quella dei due Ruffo di Parigi e di Vienna. - - I primi figli dei re sono i popoli, diceva l'imperatore d'Austria, - cosí quando comandava a sua figlia di sposare l'altrui marito, - come quando le strappava dal seno l'unico figlio, relegando quel - marito al di là dell'Oceano. Quindi giova sperare, e ciò riguarda - la _responsabilità_ del ministro d'affari esteri, che non sarà - tollerato il novello _insulto_ alla nazione; e che non si farà - ingiustizia ai principi Ruffo e Castelcicala con l'impunità del - principe di Partanna! - - La nomina dei nostri agenti presso le Corti straniere merita del - pari l'attenzione del ministero. - - Coloro i quali partirono prima che il Parlamento s'aprisse, non - sono i piú atti: essi non han veduto coi loro occhi ciò che dopo - quel giorno avvenne tra noi, e forse non prestano fede a quel che - loro si narra dello spirito della nazione. - - Lo stato delle nostre relazioni politiche con le potenze neutrali - è piú difficile di quel che sembra. Se ivi ci amano i popoli, ci - detestano i gabinetti. L'oligarchia non è oggi che una specie di - monachismo o, se si vuole, di massoneria sparsa in tutta l'Europa. - Riti, misteri, linguaggio occulto ed universale, nulla le manca: - bisogna quindi combattere dapertutto il mostro _proteiforme_, e, se - sarà possibile, far comprendere alle Corti il loro vero interesse - di stare uniti coi popoli. - - Noi non sappiamo qual sia la condotta del nostro ministro, riguardo - ai Portoghesi; ma ormai ella dovrebbe esser palese. Un inviato del - Brasile ostenta in Napoli la sua burbanza contro gli avvenimenti - del Portogallo; o ignorando o facendo mostra di obliare che i - Portoghesi concedevano il trono alla casa di Braganza, costui - avvisa di chiamarli ribelli, or che chieggono di non essere piú - colonia del nuovo mondo! Noi non dobbiamo vedere queste cose, né - predicare la nostra felice costituzione ad altri popoli; ma se - spontanei questi l'adottano, certamente non possiamo trascurare di - chiamarli nostri fratelli. Se Giovanni VI non ancora ha sanzionata - la costituzione del Portogallo, bisogna credere che lo farà in - appresso; ma a noi non è lecito di respingere i voti e forse i - soccorsi di quella generosa nazione. - - Il papa intanto che fa? Comincia egli a vedere quali ospiti sono - i Tedeschi? Permetterà che Ancona e Civitavecchia siano occupate? - Se noi saremo costretti di toccare i suoi dominii, non siamo stati - certamente coloro i quali, primi, gli han chiesto ospitalità, e - non vi combatteremo che per la nostra salvezza. Una volta i papi - scioglievano i popoli dal giuramento di fedeltà verso i re della - terra, oggi essi sciolgono i re dal giuramento di fedeltà verso la - patria; segno evidente che i popoli sono divenuti i piú forti! - - Quindi, giova ripeterlo, i monarchi debbono unirsi alle loro - nazioni e saranno invincibili. Forse il pontefice comprende questa - verità: ma la teocrazia cui egli presiede, gli vieta di recarla - ad effetto, e forse non si aspetterà il termine della sua vita per - punirlo di aver egli aperto l'adito a truppe straniere. - - Allorché si é perduto il pudore politico fino al segno di essersi - decretata l'impresa contro Napoli, qual piú agevole cosa di - spogliare il papa, se le Sicilie saranno vinte? - - Per farlo, basta che l'Austria comandi qualche movimento intestino - negli Stati di lui, allorché egli griderà che i _carbonari_ lo - hanno prodotto; e poiché, per diritto divino ed imprescrittibile, - le sponde del Po appartengono a Cesare, egli sarà evidentissimo per - l'_Osservatore austriaco_, che Cesare deve occupare gli stati del - papa con un esercito amico o con un esercito conquistatore. - - Ma il papa fa vista di non comprendere nulla; e sembra desiderare - la guerra contro Napoli. Si narra che egli ha ordinato di - ristaurarsi la via che conduce a Ceprano; e ciò senza dubbio rende - piú agevole il movimento dell'artiglieria tedesca. Grazie sieno - rese al pontefice: egli ha cura della nostra gloria, e c'invita a - combattere! E quindi giungono sommamente opportuni i richiami del - suo agente in Napoli, perché il concordato fosse eseguito! Intanto, - il nostro ministro di affari esteri o non domanda conto alla corte - di Roma delle di lei intenzioni, o nasconde ancora al Parlamento, - come non si trattasse delle nostre frontiere, quali sono i di lui - provvedimenti intorno ad un soggetto di sí alta importanza. - - Noi consigliamo al ministro di non compromettersi con alcuno. Alla - sua età si è avuto il tempo d'imparare ad esser _prudente!_ - - Qui volevamo noi parlare del ministro di guerra e marina, per - rendere omaggio ai suoi talenti ed alle sue virtú, ma egli si è - ritirato; e quindi il nostro elogio non sarà riputato meno sincero. - Egli ha saputo bene meritare della Patria; e gli succede un uomo, - in cui tutti ripongono la fiducia di vedere in brevi giorni recato - ad effetto ciò che il suo predecessore non aveva potuto compiere - per la sua vecchiezza. - - Il nuovo ministro combatterà certamente la calunnia sparsa dai - timidi, che possano mancare le sussistenze all'esercito in un - regno come quello di Napoli! Egli dee conoscere la furfanteria e - l'avarizia degli appaltatori e degli abbondanzieri; non si tratta - se non di dar esempi rigorosi, e di mozzare il capo, come vuole la - legge, ai convinti di tradimento. Il maresciallo di Turenna disse - una volta ad uno di costoro, che lo avrebbe fatto impiccare per la - gola... - - — _Vostra Altezza_, quegli rispose, _dev'essere persuasa che non - si può impiccare un uomo il quale in questo momento può spendere - centomila scudi!_ - - E non fu il maresciallo ch'ebbe ragione. - - La difesa della capitale è uno dei piú alti soggetti, dei quali - deve occuparsi il ministro della guerra. Bisogna persuadere al - nemico che la capitale non è nulla in questa guerra: che Napoli - può essere bruciata come Washington e come Mosca, senza che ciò - riguardi la causa della libertà. Che per salvar Napoli, si debba - commettere una viltà? No, sarebbe questo un vilissimo tradimento! - Quindi conviene prepararsi; e poiché il Reggente ha sanzionato il - decreto di doversi trasportare il Parlamento a Salerno, perché non - si comincia da ora? - - Perché non si fortificano le alture, onde Napoli è coronata? Né - solo é necessario di togliere le armi e gli oggetti di guerra della - capitale, ma le cose preziose appartenenti alla nazione, statue, - preziosi quadri, manoscritti... Chi non sa di quali tesori la - corte di Vienna s'impadroní sotto il regno di Carlo VI? L'insigne - biblioteca dei manoscritti del cardinale Scripando in San Giovanni - a Carbonara non formano oggi forse l'orgoglio della biblioteca - viennese? L'Austria non solo vorrebbe rapirci l'onore, ma tutte - le nostre ricchezze; che buon paese era per esso questo regno di - Napoli! E qual rabbia di vederlo libero! - - Noi parleremo altra volta de' ministeri di giustizia e di finanze; - ma giova toccar brevemente la condotta di tutto il ministero - riguardo al consiglio di Stato. - - Questo è l'unico consiglio del Re; e dee principalmente trattar - gli affari di guerra e di pace. Intanto dall'ozio e dal lento - passeggiare dei consiglieri di Stato, scorgiamo che essi non sono - di altro aggravati se non di qualche provvista di abati e di altri - piccoli ufficiuzzi. Né si parla se non del consiglio de' ministri? - - Speriamo che questo ordine di cose voglia cessare, e la - costituzione aver tutto il suo effetto fra poco: senza di ciò vi - potrebbe esser luogo ad accusa legale. - - C. T.[87] - -Al messaggio del re, pubblicato poc'anzi, il Parlamento rispose col -Rapporto che segue: - - RAPPORTO - DELLA COMMISSIONE DEL PARLAMENTO NAZIONALE - PER L'INTERVENTO DI S. M. - AL CONGRESSO DI LEYBACH[88]. - - _Signori,_ - - Il messaggio che S. M. vi diresse nello scorso giorno, era ben - giusto che occupasse tutti i vostri pensieri. Desideroso di - rispondervi con quella calma prudente che non può essere divisa - dalla maturità del consiglio, voi nominaste a tale uopo una - commissione novella. Non potrei esibirvi i motivi della di lei - opinione, se non riproducessi nella vostra mente la storia di - taluni fatti notabili. - - I rapidi e luttuosi avvenimenti, i quali distinsero la fine del - secolo scorso, aveano alterato sensibilmente la marcia della nostra - vita politica. La pietà ed il terrore aveano scossi gli spiriti; - il sentimento patrio era diventato piú energico, e le cognizioni - piú estese; la coscienza della propria forza non era piú muta nel - popolo: e gli svantaggi d'una libertà intemperante avevano imparato - a desiderarne un'altra piú moderata e piú cauta. - - Le sempre nuove e sempre varie vicende che hanno sconvolta - l'Europa, non avean fatto che fortificare questa disposizione del - popolo. Essi non eran che errori della democrazia o della monarchia - assoluta; ed eran quindi i piú atti ad indicare il bisogno d'un - partito intermedio. Era facile d'altronde osservare, che contro - gl'incerti fenomeni di talune repubbliche efimere reggea tuttora e - prosperava la costituzione d'Inghilterra. - - Mentre tali riflessioni serpeggiavano oscure nelle menti dei piú, - gli amici del potere arbitrario o non erano capaci di scorgerle, o - trovavano nel dissimularle il proprio vantaggio. Sorgeva quindi, - fra l'opinione ed il governo, quel sordo e grave contrasto che - annunzia sempre vicini i grandi cangiamenti. Invano il vigore di - Gioacchino Murat e la sua premura di mostrarsi popolare avevan - cercato di estinguere l'effervescenza degli animi. Invano il - tentativo di rendersi liberi aveva richiamato negli infelici - Abbruzzi la rabbia del despotismo militare. Il capo del governo - era stato costretto ad accorgersi che la civilizzazione dei popoli - non può mai essere illusa dagli artifizi delle Corti e molto meno - superata dalla violenza. Dopo di aver vacillato per lungo tempo - fra i voti del regno ed i propri, fra l'ambizione e il dovere, - ei cadde in fine dal trono. Fu allora che lasciossi sfuggire una - costituzione apparente, come l'avaro inseguito si lascia sfuggire - un deposito che ha lungamente negato. - - Il re legittimo si preparava intanto a rientrare nell'eredità dei - suoi avi. Era per lui il coraggio di quegli eserciti immensi che - avevan rotta la fortuna del conquistatore dell'Europa, ed avean - cangiata la politica dell'universo. Ma la bontà naturale del di lui - cuore, era stata perfezionata dalla sofferenza dei mali: egli aveva - meditato per due lustri interi nel piú incomodo, ma piú istruttivo - gabinetto dei principi, io vo' dire nel gabinetto della sventura. - Ei conosceva la smania degli antichi suoi sudditi per isciogliere - i vincoli del proprio servaggio. È dunque fama che riprendendo la - comunicazione con essi, accarezzò la piú cara delle loro speranze, - quella di essere liberi. Furon chiare le voci che, per quanto - i fogli assicurano, egli emanò nel proclama del 1º maggio 1815, - essendo ancora in Palermo. Egli promise la sovranità al popolo, e - _la piú energica e piú desiderevole costituzione allo Stato_. - - Professò anzi che avrebbe solo ritenuta per sé medesimo la piú - bella e piú modesta facoltà dei monarchi, quella di serbare intatte - e fare eseguire le leggi. - - Una dichiarazione sí nobile e sí generosa, non mancò di produrre - le conseguenze piú utili. Fu dessa e non il valore alemanno, che - nei piani di Macerata dissipò ad un tratto le schiere dei nostri - campioni. - - Cosí la mano di Ferdinando IV impugnò di nuovo lo scettro: e la di - lui anima non dimenticò le intenzioni con cui lo aveva racquistato. - Si sa, infatti, che solamente fra i tristi la fortuna è la morte - delle promesse. - - Sventuratamente, dei rapporti fallaci, e non di rado maligni, - della situazione dei suoi popoli, gli persuasero la necessità di - ritardare l'effetto dei suoi proponimenti. Se le cose in seguito - occorse han potuto occasionargli alcun dispiacere, è stato - solamente quello di non aver prevenuti i desiderî coi beneficî. - - Continuati intanto ed accesi, erano questi desiderî. Ciò non - ostante rimasero in certa guisa inattivi, fino a che il governo - blandilli con una condotta liberale. Non si tosto cominciarono a - venire irritati dalla persecuzione, che proruppero all'improvviso - in uno scoppio violento. - - Egli è vero, che i primi segni ne apparvero su le vette dei colli - di Monteforte. Ma venner prodotti da un movimento comune alle - provincie finitime, e propriamente a quelle di Capitanata, Avellino - e Salerno. Fu il popolo che dié la spinta a' 140 individui del - reggimento Borbone; ed è perciò che la bandiera da essi inalberata - non tardò a circondarsi di centomila proseliti. - - Chi ritrova la origine di questo avvenimento nella diserzione - militare, deduce in vero il principio della sua conseguenza. Ei - crede nata la marea in quel punto del lido in cui l'onda s'è rotta. - - Il grido del riscatto arrivò tosto alla Reggia, e risvegliò la - memoria delle antiche promesse. Non tardò ad apparire l'effetto nel - decreto de' 7 luglio 1820. - - In esso il re si compiacque di fondare nei suoi Stati la - costituzione di Spagna con quelle sole modificazioni che la - rappresentanza nazionale avesse potuto proporre. - - Era questa la maggior parte del regno allora quando venne scossa - da questa nuova: né ascoltolla dai valorosi di Monteforte, ma dal - proprio sovrano. In tal caso la libertà, che in alcuni siti era - stata chiamata, giunse in altri inattesa: ma in tutti fu accolta - con quel vivo entusiasmo che accompagna la soddisfazione delle - lunghe speranze. - - La riconoscenza del popolo superò la sua gioia. - - Non acclamò egli giammai la costituzione di Spagna, senza mescervi - il nome di colui che gliel'avea accordata; e Ferdinando I non mai - potè tanto sulla sua nazione, che quando mise una legge al proprio - potere. - - Sentí egli la sua gloria ed accumulò tutti i mezzi di consolidarla. - Sette giorni appena eran corsi, da che egli aveva adottata - la costituzione di Spagna, ed innanzi alla Giunta provvisoria - recentemente creata, ei ratificò la sua scelta col giuramento. - - Tutti i principi suoi figli seguirono l'esempio: e la sua famiglia - ed il suo popolo non ebbero quindi che un patto. - - Comparve il giorno piú celebre nei nostri annali politici, il primo - di ottobre. Nel volto d'infiniti spettatori si vedea brillare la - sorpresa, la riverenza ed il gaudio. Un tenero e taciturno contegno - era visibile nei vostri sguardi ed in tutti i vostri movimenti. - - La conferma della costituzione di Spagna uscí appena dalle labbra - del re; ebbe egli appena invocato il tremendo nome di Dio, ed un - immenso concerto di voci che tutte insieme esprimeva gli affetti - piú cari, scosse le mura del tempio. Egli vide che la piú soave - sensazione di un monarca è il grido festoso e spontaneo della - riconoscenza di un popolo. - - Fa d'uopo osservare che sorbí egli la soddisfazione fino all'ultima - stilla. Un fiore non fu sparso, non fu emesso un accento che non - risvegliasse nel di lui cuore un piacere distinto. Egli adornò con - l'augurio della vostra salute la giocondità della mensa; protestò - che i suoi sonni eran divenuti piú dolci; non si nascose il - vantaggio di aver vestito il suo trono d'una luce novella. - - Fin da' 7 luglio dell'anno corrente aveva egli approvati con - anticipazione quegli atti che il suo vicario generale avesse - creduti opportuni per mandare ad effetto lo statuto di Spagna. - Fu spiegato ai 22 luglio il piú importante fra essi: fu stabilita - in fatti la pratica dell'elezione dei deputati, e fu determinata - la formola de' vostri poteri. Il governo medesimo credette allora - limitarli a mantenere salde le basi di quello statuto politico; né - veruna modificazione vi lasciò in dritto di fare, quando non fosse - richiesto dalla necessità di adattarlo alle circostanze del regno. - - Unisoni a questa formola furono i vostri poteri: unisoni a questi - poteri furono i vostri giuramenti, ed unisoni a questi giuramenti - furono quelli del re ed il decreto del 7 luglio. L'obbligo di - rispettare i principî dello statuto di Spagna, e l'impossibilità - di sottometterlo a delle riforme importanti è dunque radicato nel - nuovo patto sociale, nella stessa indole de' vostri mandati, nella - religione del re e nella vostra. - - So che l'invidia del bene ha posto in opera ogni macchina della - calunnia. - - So che la gloria di un monarca, il quale affrancava il suo popolo, - si è deturpata con la taccia della violenza. I posteri crederanno - appena che l'ardimento della menzogna sia stato condotto si - oltre da voler togliere alla notorietà la sua evidenza. Ma se la - natura istessa dei fatti non rispondesse all'accusa, gioverebbe a - smentirla un documento della maggiore importanza. - - Modificando la costituzione di Spagna, il Parlamento aveva - prescritto che per ogni provincia si eleggesse un consigliere - di Stato. S. M. si persuase che questa norma restringesse le sue - prerogative. Non si stette allora in silenzio, e non si contentò di - protestare. Usando anzi francamente dei regi suoi diritti, richiamò - alla memoria dell'assemblea il patto sociale, il giuramento comune, - l'inviolabile dovere di conservare le fondamenta della costituzione - adottata. Mostrò in tal guisa di non essere egli men libero, - allora quando aderiva alla rappresentanza del popolo, che allora - quando resisteva alla di lei opinione. Se l'unità di questo caso è - sufficiente ad escludere la soggezione del sovrano, non lo è meno - a render noto l'accordo fra i due principali poteri che dirigon lo - Stato. - - Era questa la marcia sempre posata e prudente del nostro regime, - allorché delle nuvole incominciarono a stringersi verso il nostro - orizzonte politico. Gelosi della nostra indipendenza, non avevamo - offesa l'altrui. Né ragioni di fratellanza, né opportunità di sito, - né utilità di dominio ci avevano indotti a ricevere sotto il nostro - patrocinio le città sollevate di Benevento e Pontecorvo. - - Gli ambasciatori dei sovrani di Europa avevano goduto nelle nostre - contrade di tutta la stima e di tutti i vantaggi che il loro grado - esigeva. La nostra libertà era del pari innocente, che urbana e - tranquilla. - - Eppure i rappresentanti della nostra nazione trovavano chiuse le - porte di varie Corti di Europa. Eppure delle penne vendute alla - menzogna ed al biasimo, non tralasciavano di ventilar la fama della - nostra anarchia. - - La curiosità di sapere il motivo di questi modi spiacevoli, - pareggiava la certezza di non averli meritati. Fra i nostri agenti - diplomatici vi fu chi prese ad appagarla. - - Ecco ciò che in data de' 14 novembre egli scriveva sull'uopo: - «L'avversione dei gabinetti di Europa, a cagione del modo con cui - la Costituzione si è ottenuta, sembra formare il nodo piú forte - della questione europea per la sua essenza. - - «La Camera unica dei deputati, le restrizioni della prerogativa - reale, l'incoerenza di partecipare ad un'assemblea, le negoziazioni - diplomatiche, la deputazione permanente, la nomina agli impieghi, - dei quali dispone il Parlamento, l'inceppamento del potere - esecutivo, l'odiosità del veto lasciato al solo governo, e questo - veto anche inefficace, perché solamente sospensivo, ed altre - disposizioni della costituzione spagnuola, si trovano dalle - varie potenze come tanti germi di discordia e di anarchia, e come - incompatibili con la tranquillità dell'Europa». - - L'autore del rapporto indicava i mezzi opportuni a riparare - questi mali: « — mi sembra, egli diceva, di potere asserire - che tutti questi mezzi si riducono ad uno solo; la rifusione - della costituzione spagnuola, o piú tosto la formazione di una - costituzione napolitana. Mi pare che il punto decisivo sia questo. - E riguardo a questo punto il dilemma è breve: o venire incontro - con dignità ai desideri dell'Europa, o aspettarsi la guerra e - le conseguenze che ne verranno; o modificare da noi stessi la - costituzione o aspettare che altri venga a modificarla». - - Il nostro agente diplomatico aggiungeva un consiglio. Era quello - di domandare l'intervento d'una gran potenza dell'Europa, onde, - in compenso delle riforme che avremmo apportate alla nostra legge - politica, ci procurasse la pace. - - Noi non fummo persuasi dell'esistenza dei mali, e detestammo i - rimedi. L'unità della Camera aveva per noi un supplemento nel - Consiglio di Stato; non ci sembrava ristretta la prerogativa reale, - ma il potere dei ministri; non leggevamo prescritta la necessità - d'indicare all'assemblea legislativa le negoziazioni diplomatiche, - ma di renderle conto dei risultamenti di esse: trovavamo incapace - di essere molesta al governo una deputazione destinata alla sola - vigilanza: ignoravamo che il Parlamento nazionale avesse sugli - impieghi altro diritto, fuorché quello di presentar le terne per - lo stesso Consiglio: se la forza esecutiva è inceppata nel male, - la vedevamo sciolta nel bene; o il veto non ci si mostrava sotto - l'aspetto di odioso, o credevamo che la odiosità dovesse ferire - il Consiglio assai piú che il monarca; ma ci era dato infine il - convincerci della inefficacia di un atto che poteva differire per - anni la sanzione delle leggi, e che necessitava con questo mezzo al - consenso i due poteri sovrani. - - Era ben lungi dalla nostra mente il pensiero che gli alti alleati - d'Europa volessero gradire il progetto dell'autore del rapporto. - La indipendenza del nostro regno è tanto sacra per essi, quanto - il dritto delle genti e l'opinione illibata della loro giustizia. - Quella storia, che avara per le generose azioni, ha profuso il suo - lusso per gli illustri misfatti, non ci presenterà l'aspetto di un - principe che abbia snudata la spada per costringere una nazione ad - avvilire le sue leggi. L'abolizione dei sacrifici umani coronò una - volta il trionfo d'un re di Siracusa: e fu scritto che egli allora - stipulava per l'umana natura. La servitú insanguinata d'un popolo, - disonorerebbe il piú grande di tutti i trionfi: e si scriverebbe - che si è combattuto e si è vinto per lo vitupero del buon senso o - per l'infortunio dell'uomo. Chi osò mai di supporre disposizioni sí - tristi nei magnanimi regolatori dell'Europa attuale? - - Che se aveste obliata la loro virtú e la di loro grandezza, non - avreste potuto non sovvenirvi dei vostri poteri. Voi avreste - sempre letta nel tenore di essi l'impossibilità di aderire ad un - cangiamento essenziale del vostro statuto. Voi avreste riputato - contrario alla dignità di quel popolo che rappresentate ed alla - vostra costanza l'andare incontro all'intervento d'una potenza - straniera, per offerirle di permutare la libertà con la pace. - - Riceveste adunque con gratitudine quel messaggio reale, che dimandò - il vostro parere sulla mediazione. Ma quando il ministro che vi - presentò il soglio, congiunse ad esso i progetti dell'autore del - rapporto, tutti i vostri sentimenti vi sboccarono dal cuore, e mi - suggerirono l'indirizzo dei cinque novembre. - - Esprimeste in esso l'attaccamento ai vostri doveri, la vostra piena - fiducia ne' giuramenti reali, la decisione irremovibile dei vostri - committenti: la vostra. - - I troni di Austria, di Russia e di Prussia erano stati fin - qui circondati da un cupo silenzio. La prima voce che da essi - ci venne, fu la prima testimonianza della loro giustizia. Non - c'internò quello sdegno che non abbiam meritato, ma il desiderio - di accordare un posto nel di loro consesso al nostro monarca. Fu - questo un introdurre nel gabinetto di Laybach la santità dei di - lui giuramenti, la legittimità del nostro cangiamento politico, - l'indipendenza e l'autorità del nostro patto sociale. - - S. M. ci diresse il messaggio dei 7 ottobre, e noi vi scorgemmo due - punti. Manifestò l'uno il disegno di consentire all'invito dei suoi - alti alleati: manifestò l'altro le basi d'una costituzione novella, - e ci premurò a sospendere alcuna delle nostre incombenze. - - La vostra commissione, o signori, non può ravvisare nell'una - che le intenzioni reali; non può ravvisare nell'altra che un - dispiacevole equivoco del direttore del foglio. È sicuramente degno - del cuore di Ferdinando I l'abbellire l'adunanza dei signori del - mondo, ed il prendere parte nella sublimità dei loro consigli. - Ma come mai avrebbe egli pensato di essere in caso di aderire ad - una costituzione novella? Avrebbe egli cancellato il decreto dei - 7 luglio, i suoi giuramenti solenni, le sue ripetute proteste, - la nobiltà del proprio carattere? Piú non tornerebbero alla di - lui rimembranza quelle lagrime di tenerezza, le quali vennero - sparse nel primo di ottobre, quelle acclamazioni solenni che - accompagnarono la conferma dello statuto di Spagna, quegli accenti - interrotti, que' fiori che tanto interessarono il di lui cuore - commosso? - - La virtú e la condotta del capo della vostra nazione piú non - sarebbero sinonimi? E colui che godeva chiamarsi il fondatore e - protettore del vostro statuto, presterebbe la mano a divellerlo? - E voi destinati, obbligati a mantenerne intatte le basi, potreste - voi consentirvi? Un cangiamento preparato da 20 anni diventerebbe - adunque per vostra colpa o per vostra negligenza retrogrado? - - Rispetto, o signori, alla lealtà, alla fermezza del vostro Monarca. - - Tutto ciò che è contrario alla di lui dignità, è per lui - impossibile. Se egli è pronto a partire per il congresso di - Laybach, non può essersi proposto che il generoso disegno di - dileguare le calunnie dei vostri nemici, di rendere sicura la - felicità con l'indipendenza del regno e di provare all'Universo che - non il palpito del timore, ma lo slancio della gloria gli dirigeva - la mano, allorché egli aderiva liberamente alla costituzione di - Spagna. Immaginare in lui altri fini è non riputarlo inviolabile: - è trasandar lo statuto. Non evvi infatti profanazione maggiore - della persona sacra d'un Re, che il supporlo non ricordevole della - propria parola. - - Quale è dunque lo stato della controversia che voi avete a - risolvere? Negherete all'unione dei sovrani il desiderio di chi ha - stabilito fra voi il regime attuale, e vi priverete del piú grande - difensore della vostra indipendenza? - - Perderete la opportunità di spedire un argomento vivente del - vostro buon diritto? Ed alla chiamata della giustizia risponderete - ferocemente col grido di guerra? - - No, cittadini, non è tale il parere che la vostra commissione - m'impone di esporvi. - - Ella ha creduto di unire nel decreto di cui vi rassegno il - progetto, la vostra dignità, la vostra intrepidezza, la vostra - fiducia nella virtú del monarca e de' suoi alti alleati, la - franchezza e l'onore del popolo da cui tenete i poteri. - - Il vostro criterio ne giudichi: il Dio della verità e della buona - fede assicuri il vostro giudizio. - - PASQUALE BORRELLI, relatore. - - * - * * - -_La commissione cui questo parere appartiene, era composta dei signori -Galdi, Poerio, Berni, generale Begani, colonnello Bausan, di Donato, -presidente Ricciardi, colonnello Visconti e Borrelli relatore._ - - ————— - - L'ULTIMA SEDUTA - DEL PARLAMENTO NAPOLETANO DEL 1820[89]. - - _15 marzo 1821._ - - _Presidenza del signor_ ARCOVITO. - - Gli atti della tornata precedente sono approvati. - - Il _signor Poerio_ è invitato dal presidente a dare gli ultimi - ragguagli venuti alla conoscenza della commissione di guerra sullo - stato dei nostri eserciti. L'onorevole deputato è alla tribuna. - - — Le ultime nuove del secondo corpo d'esercito recano che le gole - di Popoli sono tuttavia libere; che i marescialli di campo Russo - e Montemajor, ed il colonnello Manthoné concentrano le loro forze - in Solmona: che un reggimento e due battaglioni di linea marciano - da Venafro a Castel di Sangro; che il corpo del generale Verdinois - era il di 12 del corrente in Ascoli; che l'intera legione Teramana - comandata dall'intendente colonnello Lucente sotto gli ordini di - quel generale e numerosa di seimila uomini era pronta a seguirlo. - Il movimento retrogrado di quel corpo fatto non piú per il lungo - cammino degli Abruzzi marittimi, ma per la strada consolare che - conduce nel cuore degli Abruzzi, ed il movimento progressivo dei - corpi che s'avanzavano da Castel di Sangro e da Solmona, uniti ai - rinforzi che sicuramente spedirà il governo, faranno ben presto - riprendere a quel nostro esercito le sue antiche posizioni. - Confidiamo perciò — ha aggiunto l'oratore — nella previdenza - di S. A. R. nell'accordo, nell'esperienza e nel patriottismo - dei generali, nel valore e nella buona volontà delle truppe. - Non dubitiamo dello slancio di tutte le milizie per la fantasia - alterata di pochi battaglioni, né disperiamo della salvezza della - patria per un disastro d'un sol momento e d'un sol luogo. Bandiamo - le diffidenze. Vinciamo con la nostra calma l'altrui costernazione; - e sopratutto non perdiamo di vista, che noi difendiamo la piú santa - e la piú bella delle cause; quella della politica indipendenza - del trono e della nazione. Rispetto profondo al Re, calda - resistenza agli stranieri, moderazione nella prosperità, fortezza - nell'infortunio; ecco i nostri doveri. - - Adempiamoli, e costringeremo i nostri stessi nemici a stimarci. Può - essere incerta la sorte delle armi; ma non deve essere incerta mai - quella dell'onore! - - (_L'onorevole deputato discende dalla tribuna in mezzo ai vivissimi - applausi_). - - Il _signor Borrelli_. Voi avete emesso un decreto concernente la - formazione delle guerriglie; ma voleste che ognuna di esse fosse - formata di picciol numero di uomini. Ciò non potrebbe conseguire - il grande oggetto di tribulare fortemente il nemico. Io vi propongo - di aggiungere a quella saggia ed utile disposizione l'altra che vi - presento nel progetto di decreto, il quale è diretto ad autorizzare - la creazione di corpi franchi piú numerosi, e capaci perciò di - recare al nemico grave danno, e di ritardarne in tutti i punti il - cammino. - - Comandati quei corpi da cittadini ardenti di concorrere alla - salvezza della patria, serviranno essi di singolare aiuto ai corpi - regolari dell'esercito, co' quali opereranno in tutti i punti di - accordo. Ecco il progetto di decreto: - - * - * * - - Considerando che niun mezzo dee trascurarsi per la difesa del regno - e per la salute della patria. - - IL PARLAMENTO NAZIONALE - - decreta: - - 1. Il ministro della guerra è autorizzato ad ordinare, dovunque - il creda opportuno, dei corpi franchi; preporre ai medesimi delle - persone, le quali abbiano la sua fiducia e quella della nazione, e - disporne in generale i movimenti. - - 2. La sussistenza di tali corpi franchi si regolerà come quella - delle guerriglie; giusta il metodo prescritto dal decreto degli 11 - dello stesso mese. (_Approvazioni_). - - Il _segretario Tumminelli_. Legge officio del ministro della - finanza, di risposta ad altro del Parlamento concernente i gravi - inconvenienti che avvengono nella posta della Sicilia, ove nulla - o poco è rispettato il segreto delle lettere. Il ministro domanda - che gli sieno date specifiche indicazioni, perché possa procedere - secondo la legge, contro gli impiegati infedeli. - - Il _signor Trigona_. I deputati non possono rivelare i casi - specifici; eglino indicarono al ministro la norma da seguirsi, - quando lo tennero avvertito degli inconvenienti avvenuti. Nel - nostro segretariato sono depositate prove contro parecchi impiegati - delle poste. - - Il _signor Morici_. Gli atti del Parlamento non giunsero mai in - regola nelle provincie; essi o arrivarono in ritardo, o mancarono - affatto. Noi abbiamo molte doglianze di questa natura. - - Il _signor Vivacqua_. L'on. ministro avrebbe fatto meglio, se - invece di chiedere notizie specifiche dal Parlamento, avesse - inviato circolari ed ordini severi per far cessare tali colpevoli - abusi e far serbare la fede e l'esattezza che si richiede nel - servizio delle poste. La dimanda fatta dal ministro può solo - fomentare gli abusi, e far crescere la speranza dell'impunità nei - rei. Il Parlamento non può trasformarsi in autorità giudiziaria, - cui spetta raccogliere le prove delle infrazioni delle leggi e - punirle. Bisogna ripetere al ministro i medesimi uffizi in termini - generali ed invitarlo a rendere esatto, regolare e fedele il - servizio delle poste. (_Approvato_). - - * - * * - - Il reggimento del terzo leggiero si duole di essere stato lasciato - in Palermo; chiede di essere chiamato a far parte dell'esercito - destinato alla difesa della patria. - - Il _presidente_. Si rimetta la dimanda al ministro della guerra. - - Il _signor Colaneri_. Non basta rimetterla al ministro della - guerra. Quei soldati ed ufficiali valorosi, e vecchi alle armi, - credono onta rimanere oziosi in Sicilia, privi dell'onore di - aver parte in una lotta dalla quale dipende la indipendenza della - nazione e del trono. Il loro zelo è degno della vostra estimazione, - e simili domande meriterebbero la vostra approvazione. (_Onorevole - menzione al ministro della guerra_). - - Il _signor Poerio_ osserva che il Parlamento in questa tornata - deve attendere all'esame degli stati discussi di due anni: quello - dell'anno 1821 e del prossimo 1822; osserva che la nazione ha - diritto a conoscere lo stato delle sue finanze; egli domanda con - istanza, che le commissioni attendano di urgenza a questo soggetto. - - Luigi Alfonso chiede di armare un legno in corso contro il nemico - (_al ministro di guerra e marina_). - - Il _signor presidente_. Il ministro di grazia e giustizia fece - conoscere al Parlamento la necessità d'una riforma nelle nostre - leggi penali, per render queste accomodate alla nostra costituzione - politica. La vostra commissione di legislazione vi presenta un - progetto di appendice a quella parte del nostro codice. - - Ecco il progetto della Commissione: - - * - * * - - _Appendice alle leggi penali del regno delle Due Sicilie._ - - Art 1. La seconda parte dell'art. 1º delle leggi penali è riformato - nel modo seguente: - - Ogni reato sarà punito con pene criminali, correzionali e di - polizia. - - La commissione, sul rapporto del ministro di grazia e giustizia, - osservando che la seconda parte dell'articolo primo delle - leggi penali, in cui si dice _nessuna pena é infamante_, sia - contraddittoria coll'articolo 221 delle leggi civili: _La - condanna di uno dei coniugi a pene infamanti potrà essere causa di - separazione..._ - - Considerando che non è nelle mani del legislatore il dichiarare o - il togliere l'infamia da un'azione o da una pena, è di parere di - sopprimere la seconda parte dell'art. 1º del codice penale. - - _Il signor Mazziotti_. — Io credo doversi conservare in quel primo - articolo le parole: _nessuna pena è infamante_, come si legge nel - codice. I legislatori non possono comandare alla pubblica opinione. - - I _signori Berni e Vivacqua_ sostengono il progetto della - commissione ed opinano perciò di sopprimere le parole indicate. - (_Rimane approvato il parere della commissione_). - - 2. L'art. 3º delle medesime leggi sarà espresso cosí: - - Le pene criminali sono: - - 1. La morte. - 2. L'ergastolo. - 3. I ferri. - 4. La reclusione. - 5. La relegazione. - 6. L'esilio dal regno. - 7. L'interdizione dei diritti pubblici. - 8. L'interdizione dai pubblici offizi. - 9. L'interdizione patrimoniale. - - Il _signor Saponara_. L'ergastolo non fu mai conosciuto dai codici - dettati con filosofia ed umanità. Si lasci tal sorta di pena ai - barbari legislatori. Ad una nazione libera mal si conviene una pena - la quale, isolando per sempre dal consorzio degli uomini le vittime - di privati delitti, toglie alla legge il singolare beneficio - dell'esempio. Non si devono sottrarre dallo sguardo del popolo le - tristi conseguenze a cui conduce il delitto. Io propongo di abolire - la pena dell'ergastolo e sostituire ad essa i ferri a vita. - - Il _cardinal Firrao_ e molti altri onorevoli deputati secondano - il preopinante. (Il Parlamento decide di sostituire alla pena - dell'ergastolo quella dei ferri a vita). - - Il _signor Vivacqua_. Adottata la pena dei ferri a vita, rimane a - vedere se si debbano conservare le gradazioni nel codice prescritte - per la pena dei ferri. Il _maximum_ oggi giunge fino ai 30 anni. - - Tolto l'ergastolo — pena intermedia — dai ferri a tempo alla morte, - si passa per salto. L'ergastolo non viene rimpiazzato dai ferri a - vita, i quali certamente si confondono coll'ultimo grado di questi - a 30 anni. Io propongo ridurre il massimo dei ferri a tempo a 20 - anni. Allora il primo grado sarà sino a 5 anni; il secondo sino a - 10; il terzo sino a 15; il quarto sino a 20. (Il Parlamento approva - il parere della commissione e la pena temporanea dei ferri rimane - da 7 a 20 anni). - - 3. La pena di morte si esegue colla decapitazione, salvo le - disposizioni dello statuto militare intorno alla fucilazione. - - Sono aboliti tutti i gradi di pubblico esempio, stabiliti dall'art. - 6º delle leggi penali. - - L'esecuzione sul luogo del commesso misfatto, o in luogo vicino, - potrà essere, secondo le circostanze, ordinata dal giudice. - - Il _signor Saponara_. Saggia é la disposizione del codice francese - per rendere esemplare e terribile la pena del parricida. Si - conservi la benda nera e la veste rossa e tutto il triste apparato - da quei legislatori sapientemente prescritto. - - (_Il Parlamento approva l'art. 3º, con l'aggiunzione indicata dal - Saponara_). - - Il _Signor Tumminelli_. La commissione di finanza ha preso in - considerazione il rapporto del ministro dell'interno, il quale - chiede fondi necessari all'acquisto di molti frumenti che trovansi - sopra bastimenti destinati a consumare la loro contumacia di - osservazione nel lazzaretto di Nisida. - - La commissione è di parere di chiedere all'on. ministro - schiarimenti sui bisogni dell'esercito e sui mezzi per avere i - fondi richiesti. - - Il _signor Poerio_. Prego il Parlamento perché ponga la piú matura - ponderazione in questo esame. Noi abbiamo grande bisogno di danaro - per l'esercito. Chi potrebbe consigliare di versarne ingente - somma in mano dello straniero, comperando cinquantamila tomoli di - frumento? Prima di deliberare intorno a sí grave oggetto, è d'uopo - che il ministro della guerra ci faccia sapere in questa parte i - bisogni dell'esercito. Lo zelo e l'energia del sindaco di Napoli - ha già scoperto grandi magazzini e conserve di frumento in questa - capitale. L'acquisto di quella derrata non è perciò oggi, come - prima credeasi, d'urgenza. Non veggo la necessità di emettere oggi - stesso la vostra decisione sulla domanda del ministro. - - (_È adottato il parere della commissione_). - - L'adunanza si scioglie. - -La Costituzione era finita. I tre ultimi documenti che riporto, segnano -il principio del..... ritorno all'antico; d'una reazione ben più mite — -in verità — di quelle del '99, ma che valse ancora essa a preparare le -giornate del 1848 ed il trionfo unitario del '60. - - MINISTERO DELLA GUERRA. - - _Eccellenza_, - - Ieri fui a Torricella fino alle 4 e mezza pomeridiane; ritornai - quindi a Casalanza per i movimenti della divisione d'Ambrosio. - Nella notte mi è giunto rapporto dal tenente generale Filangieri - da Torricella, col quale mi dava parte che quella brigata quasi - in totalità s'era sbandata, tirando fucilate sugli uffiziali e - particolarmente su di lui: fucilate che traforarono, a centinaia, - la porta della stanza dov'egli abitava. Intanto, mi giungeva - rapporto, che la brigata leggiera del generale Costa aveva avuto - avvenimento simile verso Sessa. - - E, mentre mi contristava di tutto ciò, intesi a poca distanza - numerose fucilate, e verificai subito che queste partivano dai - cinque battaglioni della 1ª divisione, arrivati e bivacquati a - Casalanza, che i soldati dirigevano sui proprii ufficiali. - - Di lí ad un momento furono caricati da quella canaglia i quartieri - generali del generale d'Ambrosio e mio. Il generale d'Ambrosio fu - salvo per una compagnia di zappatori che fu fedele ai suoi doveri, - ed io il fui per una ventina di gendarmi che fecero fuoco sui - soldati, i quali vili quanto iniqui si dispersero per la campagna. - Ordinai allora alla cavalleria che li caricasse: ed in questa guisa - ne ho raccolti molti e ricondotti nei ranghi: ma V. E. rifletta, - che sono questi gli stessi uomini ammutinati e sbandati un'ora - innanzi. - - La prego di stabilire delle pattuglie di cavalleria sulla strada di - Napoli ad Aversa: io farò altrettanto da Aversa a Capua: il dippiú - è nelle mani di Dio. - - Si degni V. E. di dar subito conoscenza di tutto ciò a S. A. R. il - principe reggente. - - Capua, 18 marzo 1821. - - CARRASCOSA. - - A S. E. il segretario di Stato - ministro della guerra. - - Per copia conforme: - _Il ministro della guerra_ - COLLETTA. - - ————— - - FRANCESCO - DUCA DI CALABRIA REGGENTE DEL REGNO. - - Le paterne intenzioni del Re, mio augusto genitore, vengono ad - essere pienamente rischiarate con le ultime sue manifestazioni - fattemi in data de' 19 corrente da Firenze e recatemi dal generale - Fardella. Io credo non solo glorioso per Sua Maestà che utile - a rassicurare tutti gli animi, il farle note, trascrivendole - letteralmente: - - _«Figlio carissimo,_ - - «Ho ricevute le lettere delle quali è stato da voi incaricato - il generale Fardella. Dal contenuto delle vostre del 13 corrente - rilevo col massimo dolore quanto voi mi esponete sullo stato in cui - attualmente si trovano i miei amati sudditi. I ragionamenti che mi - fate par che vogliono indicar me per causa de' mali della guerra, - che affliggono il mio regno. - - «È per l'appunto per evitar questi mali che io mi sono adoperato, - e che vi scrissi la lettera del 28 gennaio da Lubiana, alla quale - disgraziatamente nessuna attenzione si è fatta. Le ostilità non - provocate sono state commesse dalle nostre truppe, e ciò su d'un - territorio neutrale e ad onta fin anche del mio proclama del 23 - febbraio. - - «L'armata dei miei augusti alleati veniva come amica; i sovrani lo - avevano dichiarato. Io avevo esplicitamente annunziato le loro e le - mie intenzioni. A chi si devono attribuire i disastri? Chi ne ha la - colpa? - - «Le potenze alleate ed io abbiamo fatto di tutto per porre in - veduta le circostanze infelici alle quali venivano esposti i - miei popoli. Abbiamo offerto il modo di evitarle ed abbiamo fatto - conoscere, che il bene ed il vantaggio del mio regno esigevano che - _la ragione dettasse l'immediata cessazione di tutto ciò che_ costà - si era innovato. Ma con mio sommo cordoglio ho veduto che sordi - alle voci magnanime dell'augusto Congresso, ed a quello dell'animo - mio paterno, una cieca ostinazione ha presentato la resistenza la - piú inutile e la piú fatale a quanto si è suggerito per la salvezza - e pel vero interesse dello Stato. - - «Che si dia una volta ascolto alle voci sincere d'un padre - affettuoso. Tale sono sempre stato, e tale mi troveranno sempre gli - amatissimi miei sudditi. Si abbiano presenti le mie esortazioni, i - desiderii ed i voti che vi ho espressi. - - «La mia lettera da Lubiana ed il mio proclama contengono tutto ciò - che può e deve servire di norma ad una condotta che reclamano gli - interessi del regno, i voti dei buoni e quelli che io non cesso di - formare per la tranquillità dei miei Stati. - - «Son sicuro, carissimo figlio, che contribuirete dal canto vostro, - perché si pervenga all'ottenimento di ciò che non può essere - disgiunto dai vostri serii ed ardenti desiderii. Teneramente vi - abbraccio, vi benedico e sono il vostro - - «Firenze, 19 marzo 1821. - - «_affezionatissimo padre_ - «FERDINANDO B.» - - ————— - - REGOLAMENTO DELLE TRUPPE. - - La guardia reale continuerà a prestare il servizio al quale essa è - destinata e ad eseguire quello della guardia del Re e del palazzo. - - L'entrata delle truppe austriache a Napoli, non lasciando la - possibilità di acquartierarvi le truppe napoletane che vi si - trovano tuttora, queste riceveranno oggi l'ordine di uscirne e - saranno messe per l'ulteriore loro destino agli ordini di S. E. il - comandante generale barone di Frimont. - - Gli ordini dati da S. A. R. il principe reggente per l'entrata - delle truppe austriache nelle piazze di Gaeta e di Pescara saranno - rimessi domani prima dell'ingresso dell'armata nella città di - Napoli a S. E. il comandante generale barone di Frimont, da S. E. - il tenente generale Pedrinelli governatore di Napoli. - - Le dette piazze e la città di Napoli saranno occupate nel modo - fissato dalla convenzione del 20 marzo seguita innanzi Capua. - - Le guarnigioni delle mentovate due piazze seguiranno la sorte delle - altre truppe napoletane. - - Fatto, conchiuso, e segnato in doppio tra S. E. il tenente generale - Pedrinelli, governatore di Napoli ed il signor conte di Figuelmont, - general maggiore, tutti e due muniti dei poteri necessarii a - quest'oggetto. - - Segnato ad Aversa, il 25 marzo 1821. - - PEDRINELLI. FIGUELMONT. - - Per copia conforme: - _Il tenente generale capo dello stato maggiore generale_ - F. PEPE. - - - - -INDICE - -DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI - - -A - -AVELLINO, città nel Molise, 4. - -ASCOLI (D'), vedi _Marulli_. - -ABATEMARCO ANGELO, fe' parte della giunta di governo, 11. - -ASTARITA MICHELE, comandante d'una bombardiera, 16. - -ACCLAVIO DOMENICO, del. giunta provvisoria di prep. terra di Bari, 17. - -ARCOVITO, marchese, del. giunta prep. Abruzzo Ultra I, 17, riceve il -re, 36, comm. di legislazione, 51, ab., 55, biografia, 63. - -_Articoli_ della costituzione spagnuola sul sistema delle elezioni, 18, -31. - -ALCAIDE, 19, 23. - -ANTONIETTA, principessa di BORBONE, assiste alla cerimonia d'apertura, -36. - -ANGELINI, dep. riceve il re, 37, comm. di commercio, 51, ab., 57, -biogr. 73. - - -B - -_Borbone_, reggimento cavalleria squadrone disertato, 3. - -BENTHNEIM, principe, 10. - -_Bandiera_ tricolore, 10. - -BAUSAN, doma la rivolta di Palermo, 16, comm. di marina, 51, ab. 56, -biogr. 66. - -BARTOLINI GEROLAMO, delegato giunta prep. valle di Siracusa, 17. - -_Biblioteca di Monteoliveto_, 33. - -BEGANI, dep. riceve il re, 36, comm. di guerra, 51, ab., 56, biogr., 63. - -BRANCACCIO DON NICOLA principe di Ruffano, primo cavallerizzo del re, -36. - -BERNI, dep. riceve il re, 37, segr. del Parlamento, 38, comm. IX, 52, -ab., 55, biogr., 65. - -BRASILE, dep. riceve il re, 37, VIII commissione, 52, ab., 58. - -BORRELLI PASQUALE, dep. comm. sicurezza interna, 51, ab., 56, biogr., -66. - -BUONSANTO, dep. VI commissione, 52, ab., 58, biogr., 70. - -BISCARI (principe di), ab., 59, biografia, 65. - - -C - -_Costituzione_, il grido di luglio, 3, 4, 5, di Spagna, 14, 23. - -CONCILIIS (DE), ten. colonnello, 4, riceve il re, 37, comm. di guerra, -51, ab., 56, biogr., 72. - -COLLETTA P. Si cita la sua storia del reame, 4, contro le elezioni, 33, -sua critica al discorso di Galdi, 43, 44. - -_Carbonari_ alla Reggia, 5. - -CIRCELLO (marchese di), convince il re a dare la costituzione, 7. - -CALABRIA (duca di), vicario, 8, 9, sceglie i componenti la giunta di -governo, 11, duchessa, segue il re alla cerimonia di apertura, 35, -parla in risposta a Galdi, 44, 49, a San Carlo il 1º d'ottobre, 50, 55, -manifesto al popolo, marzo, 21, 129. - -CAMPOCHIARO (principe di), ministro luglio, 10. - -CARASCOSA, generale, ministro luglio, 10. - -CARDOSA, vescovo di Cassano, fe' parte della giunta di governo, 11. - -CAMPOREALE (principe di), fece parte della giunta di governo, 11. - -CIANCIULLI CARLO, delegato per la giunta prep. di Terra di Lavoro, 17. - -CASSITTI GIULIO, delegato per la giunta prep. di Capitanata, 17 - -CARELLI SAVERIO, del. giunta prep. Basilicata, 17. - -COMINELLI MAURO, deleg. giunta prep. Vallo di Caltanissetta, 17. - -_Compromessorii_, elezioni per compromessi, 19. - -CORTI, camere del Parlamento, 19, 23, 26. - -CARLO DI BORBONE, principe reale di Capua, assiste alla cer. -d'apertura, 35. - -CRISTINA, principessa, assiste alla cer. d'apertura, 35. - -CERALDI, dep. riceve il re, 36, comm. di legislazione, 51, ab., 55, -biogr., 73. - -CASSINI, dep. riceve il re, 36, ab., 58. - -CESARE (DE), dep. riceve il re, 36, comm. di legisl., 51, ab., 55. - -CAPECE MINUTOLO, don Giuseppe principe di Ruoti, generale comandante -delle guardie del corpo, 36. - -CACCAMO monsignor don SALVATORE, confessore del re, 36. - -CARLINO, dep. riceve il re, 37, VIII comm., 52, ab., 58. - -CASTAGNA, dep. riceve il re, 37, VIII comm., 52, ab., 59. - -COMI, dep. ab., 57. - -COLETTI, 37, 51, 57, 74. - -CATALANO, 37, 51, 55, 73. - -CANTÙ, 44. - -_Commissioni parlamentari_, 51. - -CORBI CARLO, 51, 57. - -COLETTA abate MICHELE, 51. - -CARACCIOLO dep. V commissione, 51, 57, 71. - -COLANERI, 55. - - -D - -_Danimarca_ (principe di) a Napoli, 10. - -DELFICO MELCHIORRE, 11, VII commissione, 52, 58, 74. - -_Deputati_, s'indicono le elezioni dei, 13. - -_Delegati_ speciali per la giunta provvisoria, 17. - -_Deputazione_, per ricevere il re, 36. - -DRAGONETTI, 36, 51, 57. - -DESIDERIO, 37, VI commissione, 52, 58, 76. - -DONATO, 37, 51, 76. - -_Diario del Parlamento_ (nota), 51, 121. - -_Diploma dei deputati_, (nota), 52. - - -E - -_Elezioni_, s'indicono le..., 14. - -_Elettori_ di Napoli, 27. - -_Ecclissi_, 8 settembre, 32. - - -F - -_Foggia_, un reggimento che si ribellò, 4. - -FERDINANDO I, 7, 8, 11, 32, 33, 34, risponde al discorso di Galdi, 44, -scene ai dep., 101. - -FARDELLA, ten. generale, 11. - -FILIPPI (DE), 17, IX commissione, 52, 58, 77. - -FERRARI, barone, 17. - -FINOCCHINO SALVATORE, 17. - -FERDINANDO, duca di Noto, 36. - -FIRRAO, cardinale, 36, 51, 56, 77. - -FANTACONE G. C., 36, VIII commissione, 52, 59, 77. - -FLAMMA, VI comm., 52, ab., 58, 78. - - -G - -GALLO, duca di, 11. - -GRAVINA DON GABRIELE MARIA, cappellano di Corte, 11. - -_Giuramento_ del re alla Costituzione, 12, formola, 38. - -_Giunta_ preparatoria del Parlamento, 15. - -GRANO, monsignore, Vallo di Messina, 17. - -_Giunta elettorale_ di Parrocchia, art., 18, 22, _di partito_, 22, 26, -_di provincia_, 26, 31. - -_Guardie d'interna sicurezza_, 27. - -GIOVINE, dep., 36, 57, 81. - -GERARDI, 36, 51. - -GRIMALDI, 36, 57. - -GAETANI don ONORATO, duca di Miranda, cacciatore maggiore del re, 36. - -GALOI, 38, 43, 49, 55, 79. - -GINESTOUS, commissione finanze, 51, 57, 70. - -GERONE, 51. - -GALANTI, dep. VII commissione, 52, 58, 78. - -GIORDANO, 57. - - -H - -HORATIIS (DE), 58. - - -I - -_Influenza_ dei ministri e dei carbonari sugli elettori, 32. - -IMBRIANI, 36, VII commissione, 52, 58, 82. - -INCARNATI, 37, 51, 57. - -IANNANTUONO, VI commissione, 52, 58. - -IACUZIO, 57, 82. - - -L - -LEOPOLDO, principe di Salerno, 11, 35, 50. - -LISO (DE) TOMMASO, 17. - -LOMBARDO GIUSEPPE, 17. - -LAURIA FRANCESCO, dep., 36, 51, 55, 83. - -LOSAPIO, 37, 51, 57. - -LOZZI, 37, V commissione, 51, 57. - -LEPIANE, VI commissione, 52, 58, 83. - -LUCA (DE), deputato, VIII commissione, 52, 55, 58, 84, 86. - -LIBERATORE, 83. - -_Lubiana_, congresso, 101, 103. - - -M - -MORELLI, sottotenente disertore, 3, 4. - -MINICHINI, prete, 3. - -_Mercogliano_, prima tappa dello squadrone disertato, 4. - -_Molise_ in rivolta, 4. - -MAYER, 56. - -MARULLI don TROIANO, duca di Ascoli, 5, cavallerizzo maggiore, 36. - -MACEDONIO, cav. ministro di luglio, 10. - -MARTUCCI GIACINTO, 11. - -MANGARELLI BENEDETTO, del. giunta preparatoria di Terra d'Otranto, 17. - -MEZZANOTTE FRANCESCO, Abruzzo Citro, 17. - -_Mappe_ coi nomi degli elettori, 18. - -MASTRILLI don VINCENZO MARIA, marchese della Schiava, capitano degli -alabardieri del re, 36. - -MAZZIOTTI, 37, comm. di sicurezza interna, 51, 56, 87. - -MACCHIAROLI, 37, commissione di guerra, 51, 56, 87. - -MORICE, 37, 51. - -MATERA, 37, 51, 57. - -MAZZONE, 37, IX commissione, 52, 58. - -MERCOGLIANO, 37, VIII commissione, 52, 58, 88. - -MELCHIORRE, 37, 51, 57. - -MOLINARO DEL CHIARO LUIGI, (nota), 50. - -MARUGGI, 52, 58. - -_Minerva Napoletana_, giornale, estratti di articoli, 60. - -_Ministero_, art. della _Minerva_ della guerra ordine del giorno, 128. - - -N - -NUNZIANTE marchese VITO, 4, 5. - -_Nunzio_ apostolico in Napoli, 10. - -NETTI, dep., 37, 51, 57. - -NICOLAI, VII commissione, 52, 58, 88. - -NATALI, 55. - - -O - -_Opuscolo_ pubblicato nel '20 per modificare alcuni articoli -sull'elezione dei deputati, 30 (in nota). - -ORAZIO, dep. IX commissione, 52, 58. - - -P - -_Puglie_ (in rivolta), 4. - -PEPE gen. GUGLIELMO, 5, 10, 13, 34, 37, critica il discorso del Galdi, -44, rinunzia al comando in capo dell'esercito costituzionale, 49. - -PEPE GABRIELE, 59, 89. - -_Ponte della Maddalena_, 8. - -PICCOLELLIS (de), duca, genero del duca d'Ascoli, 7, 56. - -PARISE, generale, incaricato di formare la giunta di governo, 10. - -PEPE FLORESTANO, 11, è inviato a Palermo, 16. - -PARRILLI FELICE, 11. - -_Parlamento_ (vedi _Elezione_ e _Deputati_), 52, ultima seduta, -_resoconto_, 121. - -_Palermo_, insorge, 16, s'arrende, 16. - -PALAZZOLO EUGENIO, 17. - -PAGLIARI CARLO, 17. - -_Partito_ o distretto, 22. - -PERUGINI, 36; commissione militare provvisoria, 51. - -POERIO, 36, 51, 56, 89. - -PESSOLANI, 37, 51, ab., 57. - -PICCOLELLIS (de), 37, commissione di sicurezza interna, 51, 91. - -PELLICCIA, 51, 55, 91. - -PETRUCCELLI, VI commissione, 52, 57. - -PERUGINI, 56, 91. - - -Q - -QUINZIO, marchese, delegato giunta preparatoria, Abruzzo II Ultra, 17. - - -R - -_Reggia_ di Napoli, 4, 11. - -RICCIARDI, conte; ministro di luglio, 50, 39, 58, 95. - -RUSSO GIOVANNI, 11. - -ROSSI GREGORIO, Calabria Ultra 2ª, 17. - -_Reggitori_, eletti a sorte, 21. - -RUGGIERI, 36, VII commissione, 52, 58, 73. - -RIOLO, 37, V commissione, 51, 55. - -ROSSI FRANCESCO, 37, 51, 56. - -ROSSETTI GABRIELE, suoi versi, 38. - -RICCIARDI AMODIO, dep. VII commissione, 52. - -RONDINELLI, VIII commissione, 52, 58, 93. - -ROMEO SANTI, biografie, 93. - -_Rapporto del parlamento al congresso di Lubiana_, 111. - -_Regolamento delle truppe_, marzo 1821, 131. - - -S - -_San Carlo_, teatro, 10, 13, 50. - -SETTIMIO RUGGIERO, ministro di luglio, 10. - -STAITI, cap. di vascello, 11. - -SACCO GIACINTO, 17. - -SALEGGIO GIUSEPPE, delegato giunta preparatoria, valle di Girgenti, 17. - -SANT'EREMO, marchese di, accompagna gli elettori alla messa dello -Spirito Santo, 27. - -_Spirito Santo_, chiesa in cui ebbe luogo l'apertura del Parlamento, 35. - -SCRUGLI, 36, 51, 55. - -SEMMOLA, 36, VI commissione, 52, 58, 97. - -STRANO, 36, VI commissione, 52, 55. - -STATELLA don FRANCESCO principe di Cassaro, maggiordomo maggiore del -re, 36. - -SANGRO don NICOLA dei duchi di...., Somigliere del corpo, 36. - -SPONZA, dep., 37, 51, 56, 96. - -SONNI, dep., 37, VI commissione, 52, 58, 96. - -SAMARA FELICE, 51. - -_Suggello del Parlamento_, 52. - -SAPONARA, 55. - - -T - -_Terra di Lavoro_, si ribella, 4. - -TOMMASI, marchese, segretario di Stato firma l'editto del 6 luglio '20, -8. - -TROYSE, proc. gen. della S. C. di G., 11. - -_Teatri di Napoli_ in luglio, 13. - -TAFURI, 36, 51, 55, 97. - -TRIGONA, 37, VIII commissione, 52, 59, 98. - -TROYA, direttore del giornale La Minerva, 60. - -TORELLI VINCENZO, direttore dell'_Omnibus_, 61. - - -U — W - -WINSPEARE, barone, incaricato di formare la giunta di governo, 11. - - -V - -VISCONTI FERDINANDO, colonnello, 11, 58, 99. - -VILLAFRANCA principe di, perseguitato, 17. - -VECCHIO GIUSTINIANO, 17. - -VASTA, 37, VII commissione, 52, 58, 98. - -VIVACQUA, 37, commissione sicurezza interna, 51, 56, 100. - - -Z - -ZURLO conte GIUSEPPE, ministro di luglio, 10. - - - - -NOTE: - - -[1] V. Appendice II in fine del presente lavoro. - -[2] P. COLLETTA, _Storia del Reame di Napoli dal 1754 al 1825_, lib. -II, cap. I. - -[3] I popolani ignoranti, che non sapevano che si fosse la -Costituzione, la chiamavano: _Cauzione_, quasi garanzia, salvaguardia, -malleveria del Sovrano verso il popolo. - -[4] Il marchese Vito Nunziante nacque il 17 aprile 1775 a Campagna e -morí il 22 settembre 1836 a Torre Annunziata. I suoi genitori erano -poveri e d'origine oscura. Nel 1794 s'arrolò in un reggimento di -fanteria e fu licenziato alla fine della campagna del 1798. Tornato -a casa riuní un migliaio d'uomini dell'antico esercito, si nominò -egli stesso colonnello di questa truppa improvvisata e la mise a -disposizione del cardinale Ruffo, che s'affrettò a confermarlo nel suo -nuovo grado. Alla testa del suo reggimento assistette all'assedio di -Capua e nel 1800 al combattimento di Siena per poco scampò dalle mani -dei Francesi che l'avevano fatto prigioniero. - -Nel 1806 diede il consiglio di lasciar Napoli senza resistenza e di -ritirarsi nelle Calabrie; la retroguardia che egli comandava essendo -stata dispersa a Campotenese, egli si gettò in Reggio e partecipò col -resto del reggimento _Real-Sannita_ alla difesa di questa piazza. -La bravura e la fedeltà di cui diede prova gli valsero i gradi di -brigadiere (1807) e di maresciallo di campo (1814). Dopo il ritorno dei -Borboni a Napoli (1815) Nunziante nominato comandante superiore della -Calabria fu incaricato di presiedere al giudizio contro Gioacchino -Murat e seppe in tale penosa circostanza conciliare i suoi doveri col -rispetto per una sí grande sventura. - -Dopo quest'epoca la Corte lo colmò di favori. Oltre a considerevoli -pensioni, nel 1815 ottenne il titolo di marchese e nel 1819 il grado -di tenente generale e la gran croce di San Giorgio. Nel 1820 ebbe il -comando di Salerno. - -All'epoca di cui trattiamo, spedito a Nola, ricevette l'ordine di -marciare contro gli insorti, ma avendolo abbandonato, per via, i -soldati, egli tornò a Napoli redigendo il rapporto di cui abbiamo piú -sopra tenuto parola. Dopo avere comandato le divisioni di Siracusa -e Palermo divenne ispettore generale dell'esercito, quartier mastro -generale, nel 1830 fu vice-re di Sicilia e fu creato nel 1831 Ministro -di Stato col comando di tutte le truppe del Regno. - -[5] _Giornale delle Due Sicilie_, 6 luglio 1820, N. 161. - -[6] Ecco la lettera: - -Mio diletto ed amatissimo figlio Francesco, duca di Calabria. — Per -indisposizione di mia salute, essendo io obbligato per consiglio -dei medici, di tenermi lontano da ogni seria applicazione, crederei -essere verso Iddio colpevole, se in questi tempi non provvedessi al -governo del regno in modo che anche gli affari di maggior momento -abbiano il loro corso, e la causa pubblica non soffra per le dette -mie indisposizioni alcun danno. Volendo io adunque disgravarmi dal -peso del governo sino a che a Dio non piaccia restituirmi lo stato -di mia salute adatto a reggerlo, non posso ad altri piú condegnamente -che a Voi affidarlo, mio dilettissimo figlio, e per essere Voi il mio -legittimo successore e per l'esperienza che ho fatto della Vostra somma -rettitudine e capacità. - -Laonde di mia piena volontà vi costituisco e fò in questo mio regno -delle Due Sicilie, mio Vicario generale, siccome lo siete stato altre -volte in questi dominii ed in quelli oltre il Faro, e vi concedo ed in -voi trasferisco colle pienissime clausole dell'_Alter Ego_ l'esercizio -d'ogni diritto, prerogativa, preeminenza e facoltà al modo istesso che -da me si potrebbero esercitare. - -Ed affinché questa mia volontà sia a tutti nota e da tutti eseguita, -comando che questo mio foglio da me sottoscritto e munito del mio -real suggello sia conservato e registrato dal nostro Segretario di -Stato, Ministro cancelliere, e ne sia da Voi passata copia a tutti -i Consiglieri Segretari di Stato per parteciparlo a chiunque loro -convenga. - -Napoli, 6 luglio 1820. - - _Firmato_: FERDINANDO. - -[7] PEPE G. — _Memorie_, I, 265-266. - -[8] Colori essenzialmente fissati dai Carbonari: poiché, come diremo -in un prossimo lavoro, il _rosso_ significava la fiamma, il _nero_ il -carbone, l'_azzurro_ il fumo. - -[9] Era capo dei carbonari nella provincia di Foggia fino a tutto il -Gargano. - -[10] I superstiziosi dissero che una Costituzione giurata in un giorno -nefasto (il 13) non poteva avere un esito felice! - -[11] _Giornale costituzionale delle Due Sicilie_, 14 luglio 1820, Nº. 6. - -[12] Op. cit. I. 419. - -[13] _Mss. Certosa di San Martino. Opere rappresentate nei teatri -di Napoli fino al 1860_. L'opera la _Giardiniera abruzzese_ era di -soggetto tutto carbonaro; poiché _giardiniere_ chiamavansi fra di loro -le mogli dei settari. - -[14] Giovedí 27 luglio 1820. - -[15] Un decreto dell'ottobre 1820 stabiliva che le sessioni del -Parlamento Nazionale si tenessero in San Sebastiano alle spalle del -largo Mercatello (piazza Dante). - -[16] _Bibl. Naz. di Napoli. Msc. 190. E. 1_, foglio volante. Di questa -insurrezione dovuta ai carbonari di Sicilia ed alle loro idee di -indipendenza da Napoli dirò piú ampiamente altrove. - -[17] Errico de Cosa. - -[18] Decreto 22 luglio 1820. - -[19] Coll. 190. E. 1. - -[20] _Della costituzione politica della Monarchia Spagnola tradotta -per ordine del Governo_ (Edizione ufficiale, 1820). È preceduta da una -breve spiegazione delle varie parole, che avrebbero potuto non essere -comprese nel regno. - -Riportiamo per intero gli articoli per essere importantissimi e -avvertiamo che la traduzione in italiano venne fatta dal Masden di -Barcellona. - -[21] S'intendono quegli individui nei quali i cittadini depositavano -le loro volontà per nominare gli elettori parrocchiali. Questo modo di -elezione si diceva _per compromesso_. - -[22] Erano i principali agenti dell'amministrazione civile e della -giudiziaria; ma piú particolarmente della prima come risulta dall'art. -309 della Costituzione: — «pel governo interno vi saranno degli -aggiuntamenti composti dell'_alcaide_ dai reggitori e dal sindaco -procuratore: queste riunioni saranno presiedute dal capo politico, ove -questo vi fosse ed in sua assenza dall'_alcaide_ o dal piú antico di -essi, quando ve ne fossero due». - -[23] È lo stesso che distretto. - -[24] Martedí, 29 agosto, gli elettori parrocchiali di Napoli riuniti -nella sala delle adunanze in San Domenico Maggiore, si recarono -all'arcivescovado per assistere alla messa dello Spirito Santo. Il -corpo degli elettori fu scortato da un drappello di cavalleria della -Guardia di sicurezza interna. Il marchese di Sant'Eramo, sindaco di -Napoli, prese parte al corteggio. (_Giorn. Costituzionale delle Due -Sicilie_, giovedí 31 agosto n. 47). - -[25] Abbiamo questo caso, proprio nel Parlamento napoletano del '20: -Melchiorre Delfico era deputato di Napoli e dell'Abruzzo Ulteriore; -Matteo Galdi di Napoli e di Principato Citeriore; Antonio Ruggeri di -Napoli e Principato Ulteriore. - -[26] Un opuscolo, d'innominato autore che vide la luce appunto nel -1820, censura questo mandato colle seguenti parole: - -«Presso di noi, che per l'opposto debba adattarsi alle circostanze del -Regno lo statuto politico, i poteri dei deputati debbono essere altri. -Quindi gli stessi termini non ci convengono». - -Difatti il governo con decreto del 7 luglio med. anno modificò cosí: -_I deputati dovranno portare le ampie facoltà degli elettori secondo -la formola inserita nelle istruzioni che accompagnano il presente -decreto._ - -[27] Leggi: Napoletana. - -[28] L'art. 328 della Costituzione Spagnuola era il seguente: - -«L'elezione di tali individui si farà cogli elettori di _partito_ nel -giorno seguente a quello de' deputati delle Corti, e nella stessa guisa -che si pratica per la nomina di questi deputati». - -[29] S'era annunziato anche per questa giornata un'ecclisse di sole -visibile a Napoli; però l'ecclisse si limitò ad essere... anulare, pei -Napoletani, quantunque fosse attesa con grande curiosità. - -[30] V. 2ª parte di questo lavoro. - -[31] A Londra nel 1820 vide la luce un opuscolo: _Sketch of the late -revolution of Naples by an Eye Witness_. A proposito dell'elezione dei -deputati, a carte 18 dice: - -«Similar difficulties are to be totted to, in the mode of electing -the deputies for the new Parliament, and in the establishement of -prerogatives, which a people unused to advantages to novel, will be but -too prone to abuse». - -[32] Aveva dichiarato di lasciare il comando in capo dell'esercito -Costituzionale sin dai primi del settembre. - -[33] È posto di rimpetto quasi al Palazzo d'Angri. - -[34] _Largo di palazzo (San Ferdinando); largo della Carità, largo del -Mercatello (piazza Dante)._ - -[35] _Ordinanza del prefetto di Polizia (Arch. di Stato gen. di -Napoli)._ - -[36] Nata il 6 luglio 1789. - -[37] Fu il famoso Ferdinando II penultimo dei Borboni nel regno di -Napoli. - -[38] Nato ai 2 di luglio 1790 e sposato ai 28 luglio 1816 con Maria -Clementina, arciduchessa d'Austria nata il 1º di marzo 1798. - -[39] Fecero parte di questa prima deputazione: - -Scrugli, Firrao, Dragonetti, Perugini, Ceraldi, de Filippis, Poerio, -Begani, Ricciardi, Cassini, Lauria, Ruggieri, Giovine, Tafuri, Semola, -de Cesare, Strano, Arcovito, Gendano, Imbriani, Fantacone e Grimaldi. - -[40] Vi appartenevano il maggiordomo maggiore Don Francesco Statella, -principe di Cassaro; il cavallerizzo maggiore don Trojano Marulli, -duca d'Ascoli; il somigliere del corpo don Nicola dei duchi di Sangro; -il generale comandante delle guardie del corpo don Giuseppe Capece -Minutolo principe di Ruoti; il cacciatore maggiore don Onorato Gaetani -duca di Miranda; il capitano degli alabardieri don Vincenzo Maria -Mastrilli marchese della Schiava; il primo cavallerizzo don Nicola -Brancaccio principe di Ruffano; ed il confessore del Re monsignor don -Salvatore Càccamo arcivescovo di Melissa. - -[41] ..... era facile scorgere che re, esercito e popolo sforzavansi a -vicenda di far mostra di reciproca confidenza ed amore. - -[42] Facevano parte di questa seconda commissione: Riolo, Vasto, -Desiderio, Pergolani, De Conciliis, Mazziotti, Sponsa, Macchiaroli, -Berni, Angelini, Netti, Losapio, Carlino, Francesco Rossi, Sonni, -Brasile, Paglione, Morice, Matera, Lozzi, Incarnati, Castagna, -Vivacqua, Mazzoni, Mercogliano, Coletti, Donato, Melchiorre, Catalano, -De Piccolellis, e Trigona. - -[43] Il Rossetti (Gabriele) che era stato impiegato al Museo Borbonico -di Napoli, scrisse questi versi: - - Volontario distese la mano - Sul volume dei patti segnati, - E il volume dei patti giurati - Della patria sull'ara posò. - Una selva di lance si mosse - All'invito del bellico squillo: - Ed all'ombra del patrio vessillo, - Un sol voto discorde non fu. - Da fratelli si strinser la mano, - Dauno, Irpino, Lucano, Sannita, - Non estinta, ma solo sopita - Era in essi l'antica virtú. - -[44] Questo discorso fu detto «lungo» dal Colletta, che aggiunge (lib. -IX, cap. II): «ed il re di tempo in tempo affermava col cenno». - -Il Pepe dice al proposito (_Mem._ II, 6): - -— ... il Galdi profferí un discorso che fu piú lungo del dovere, ma -pieno d'erudizione e di sensi patri. - -Il Cantú scrisse: - -— ... il re udito un discorso piú gonfio che sostanzioso... - -[45] Ecco come il Pepe, nelle sue _Memorie_, racconta il fatto della -rinunzia: - -— «... venne infine la mia volta. Io avevo scritto discorso affatto -conciso ed energico, ma spiacque al conte Zurlo ministro dell'interno, -il quale m'appuntò di parlar troppo da Spartano. Allora il pregai di -scriverne uno per me dicendogli che io non sapevo scrivere ciò che -non sentivo e però lessi poche parole non mie ma di Zurlo. E non potei -leggerle con energia.» - -[46] LUIGI MOLINARO DEL CHIARO nella sua _Raccolta di canti popolari -napoletani_, ne riporta uno che è proprio di quest'epoca: - - _'O re 'e Napule è re d'è maccarune_ - _Vò fà la guerra senza un cannone_ - _'O re e' Napoli è re d'è maccarune_ - _Guerra vò fare contr'à Nazione!_ - -[47] _Il diario del Parlamento nazionale delle due Sicilie 1820_, -Napoli nella stamperia Nazionale. - -Questa copia è incompleta perché giunge alla seduta del 3 dicembre -1820, inclusivamente, cui sono aggiunti tre ordini del giorno delle -sedute del 22 gennaio, 5 marzo e 17 marzo 1821. Il parlamento tu chiuso -ai 31 gennaio 1821; poi riaperto, a causa delle decisioni dei sovrani -alleati a Laybach, il 13 del febbraio seguente. È completa poi, invece -quella di Carlo Colletta. - -[48] Il popolo ed il Re vestito alla Francese che si stringono le -destre. - -[49] Era imbarcato. - -[50] Era scritto da G. Trova e Giuseppe Ferrigni. Debbo la visione -dell'intera raccolta alla cortesia del professore Amerigo de Gennaro -Ferrigni. - -[51] Non fu possibile attuare questo desiderio! - -[52] CES. MORISANI, _Notizie biografiche di Girolamo Arcovito_, Reggio -Calabria, stamp. Silari. - -[53] V. FONTANAROSA, _Vita di Domenico Cirillo_, Napoli, 1899. - -[54] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 1899, op. cit. 2ª ed. - -[55] È di prossima pubblicazione un nostro studio sulla _Difesa di -Gaeta_ nel 1815, con copiosi documenti inediti. - -[56] C. MINIERI-RICCI, _Accademie napoletane_, fino al secolo XVIII, in -_Arch. stor. nap._ - -[57] V. C. DE STERLICH, op. cit., pagg. 37 e seg. - -[58] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 2ª ed. — _La marina -napoletana nel 1809_, _Italia Marinara_ editrice, 1897. - -[59] FONTANAROSA, op. cit. - -[60] Riporto le notizie biografiche di lui da GAETANO GIUCCI: _Degli -scienziati italiani formanti parte del VII congresso in Napoli, -nell'autunno del MDCCCLXV_, pp. 70 e seguenti. - -[61] P. E. TULELLI, _Elogio di Vito Buonsanto, accademico Pontaniano_. -— Napoli, stamperia del Fibreno, 1851. - -[62] VINCENZO CANNAVIELLO, _Lorenzo de Concilii_, Avellino, tip. G. -Pergola, 1898. - -[63] LUIGI M. GRECO, _Tentativo dei carbonari ecc._ - -[64] RAFFAELE LOSCHIAVO, _Discorso pronunziate sulla spoglia mortale -di Vincenzo Catalano_. — Stampato per cura di Domenico Corrado, cognato -dell'estinto, 1843. - -[65] _Della vita e delle opere di Delfico Melchiorre_, Teramo presso -Ubaldo Angeletti, 1836. - -_Annali civili del regno delle Due Sicilie_, p. XIV — pp. 121 e seg. - -[66] ANGELO BALLETTA, _Elogio funebre dell'arcidiacono Giuseppe -Desiderio_. - -[67] V. C. DE STERLICH, _Commemorazione di persone ragguardevoli, -mancate alle Due Sicilie dal 3 novembre 1843 al 2 novembre 1844_. - -[68] V. FONTANAROSA, _Studii sulla rivoluzione del 1799_ in giornale -_Roma_ (maggio-ottobre 1799), Napoli. - -[69] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio (cronache dell'entrata in -Napoli di re Gioacchino)_, Napoli, 1896, _It. Marinara_, editrice. - -[70] ALFONSO FILIPPINI, _Elogio di Luigi Galanti_. - -[71] GIOVANNI GIOIA, _Elogio dell'arciprete G. M. Giovane_, Napoli, a -cura della Società filomatica, 1837. - -— _Annali civili del regno delle Due Sicilie_, anno 1837: fog. 35 e -seg., fasc. XXV. - -[72] Dal protocollo di polizia generale in _Arch. di Stato_. - -[73] SAVERIO BALDACCHINI, _Morte di Matteo Imbriani_, Roma, tipografia -delle Belle Arti, 1847. - -[74] L. M. GRECO, _Annali_, ecc. - -[75] _Arch. di Stato_, Protocollo 1831, aff. est. vol. IX. - -[76] _Elogio di Domenico Tartaglia_, Napoli, presso Raffaele Miranda, -1830. - -[77] VINCENZO FONTANAROSA,_ Studi sul decennio, Italia Marinara_ -editrice, 1897. - -[78] ARCHIVIO DI STATO, _Protocollo di polizia generale_ vol. XV, 1831. - -[79] FONTANAROSA, op. cit. - -[80] V. VINCENZO FONTANAROSA, _Le rime d'un martire_ (Alessandro -Poerio), 1896, Napoli, in-8º. - -[81] V. FONTANAROSA, op. cit. - -[82] Dalla _Minerva_ del 1821, op. cit. - -[83] v. VINC. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 1897, _Italia -marinara_ editrice. - -[84] Op. cit. - -[85] In documenti Ferrigni, cit. - -[86] Il duca di Gallo. - -[87] _Carlo Troja_. - -[88] Napoli 1821. Nella stamperia del Parlamento nazionale (9 dicembre). - -[89] _Diario del Parlamento nazionale delle Due Sicilie negli anni -1820-21_. Edizione fatta per cura di CARLO COLLETTA, Napoli, dalla -stamperia dell'_Iride_, 1864. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il Parlamento Nazionale Napoletano per -gli anni 1820 e 1821, by Various - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PARLAMENTO NAZIONALE *** - -***** This file should be named 60085-0.txt or 60085-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/0/8/60085/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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