summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/old/60085-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to 'old/60085-0.txt')
-rw-r--r--old/60085-0.txt5726
1 files changed, 0 insertions, 5726 deletions
diff --git a/old/60085-0.txt b/old/60085-0.txt
deleted file mode 100644
index f426147..0000000
--- a/old/60085-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,5726 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of Il Parlamento Nazionale Napoletano per gli
-anni 1820 e 1821, by Various
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Il Parlamento Nazionale Napoletano per gli anni 1820 e 1821
- memorie e documenti
-
-Author: Various
-
-Release Date: August 10, 2019 [EBook #60085]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PARLAMENTO NAZIONALE ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- BIBLIOTECA STORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO
-
- pubblicata da T. Casini e V. Fiorini. — _Serie_ II, N. 10
-
-
- IL
- PARLAMENTO NAZIONALE
- NAPOLETANO
-
- per gli anni 1820 e 1821
-
-
- MEMORIE E DOCUMENTI
-
- A CURA DI
- VINCENZO FONTANAROSA
-
-
-
- ROMA
- SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI
- 1900
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI
-
- _Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della
- Società si ritengono contraffatti._
-
- (017) Roma, Tipografia Enrico Voghera.
-
-
-
-
-PARTE PRIMA
-
-IL PARLAMENTO.
-
-
-
-
-PARTE I.
-
-
- _Viva Dio, il Re e la Costituzione!_
-
- Agli albori del 2 luglio 1820, due sottotenenti, Morelli e
- Salvati[1], e centoventisette fra sergenti e soldati del reggimento
- Reale Borbone cavalleria, disertarono dai quartieri di Nola,
- secondati dal prete Menichini e da venti settari carbonari,
- volgendo tutti ad Avellino per unirsi ad altri settari giorni
- innanzi sbanditi da Salerno e riparati colà, dove la sètta era
- numerosa e potente. Da Nola ad Avellino si cammina dieci miglia
- fra città e sobborghi popolosi, essendo fertile il terreno, l'aere
- salubre, gli abitatori disposti alla fatica, d'animo industrioso
- ed avaro. In mezzo a tante genti quel drappello, fuggitivo, non
- frettoloso, andava gridando: — _Viva Dio, Re, Costituzione!_ —
- e poichè il senso della politica voce non era ben compreso dagli
- ascoltanti, e direi dai promulgatori, ma per universali speranze
- i tributari vi scorgevano la minorazione dei tributi, i liberali
- la libertà, i buoni il bene, gli ambiziosi il potere, ognuno il
- suo meglio, a quel grido dissennato dei disertori rispondevano gli
- evviva di affascinato popolo. Vogliono le rivoluzioni una parola,
- sebben falsa, lusingatrice degli universali interessi; perocché le
- furie civili, mostrate nude, non troverebbero amatori o seguaci.
-
- Giunto il Morelli a Mercogliano, pose il campo, e scrisse lettere
- al tenente colonnello De Concilj, che stava in Avellino con
- autorità militare e potenza civile, essendogli patria quella città
- ed egli ricco, nobile, audace. Le lettere dicevano ch'eglino,
- primi, non soli, promulgavano il comune voto di governo piú libero;
- aiutasse l'impresa, desse gloria eterna al suo nome. Prima delle
- lettere, la fama aveva divulgato quelle mosse e costernate le
- autorità, concitate le milizie, sollevato e rallegrato il popolo.
- De Concilj restava incerto tra il secondar Morelli e combatterlo;
- aveva il pensiero, intanto, volto al governo[2].
-
-Cosí cominciò quel moto che costrinse Re Ferdinando a dare la
-Costituzione e giurarla[3]. La sedizione aumentava. Un reggimento
-alloggiato a Foggia s'era aggiunto ai rivoltosi. La Puglia ed il
-Molise eransi levate in armi, cosí pure Terra di Lavoro. A Napoli
-furono aumentate le guardie a custodia della Reggia e pattuglie armate
-percorrevano la città. Il generale Nunziante[4], dopo breve racconto
-dell'animo avverso dei soldati, in un rapporto al Re scriveva:
-
-— _Sire, la Costituzione è desiderio universale del vostro popolo; il
-nostro opporre sarà vano. Io prego V. M. di concederla._
-
-Al generale Pepe — tenuto come sospetto — si fece credere che il
-governo del Re volesse incarcerarlo ed egli andò verso Monteforte,
-seguito da due reggimenti di cavalleria che trovavansi pronti al ponte
-della Maddalena. Piú tardi lo stesso Pepe si giustificò di questa sua
-fuga. Nelle sue Memorie, a proposito d'una visita da lui fatta al Re,
-dice:
-
- — Il duca di Calabria m'interruppe, per farmi cosa grata, dicendo:
-
- — Maestà, il generale Pepe se ne andò colla brigata in Monteforte
- perché gli dissero che qui sarebbe stato arrestato.
-
- A ciò risposi:
-
- — Altezza reale, io mal giustificherei la fidanza di cui mi onora
- in questo momento Sua Maestà, se confermassi ciò che a torto
- v'hanno riferito... La mossa dello squadrone di Nola fu un mero
- accidente senza del quale pochi giorni dopo, con ordini migliori,
- sarebbe successo quel che è successo: dacché ogni cosa era da
- me preparata: anzi ove alcuni miei ordinamenti non fossero stati
- ritardati, la sollevazione avrebbe avuto luogo negli ultimi giorni
- di giugno.
-
-La voce del supposto arresto di Pepe fe' sí che cinque Carbonari, di
-notte, penetrassero nella reggia fino agli appartamenti privati del Re
-e dicessero al duca d'Ascoli, don Trojano Marulli:
-
-— Siamo delegati di dire al Re che la quiete della città non può durare
-se Sua Maestà non concede la bramata Costituzione. E settarî, cittadini
-e popolo sono in armi: i Carbonari sono pronti, tutti attendono la
-risposta del Re.
-
-Il duca rispose: — Andrò a prenderla; — ed indi a poco tornato,
-aggiunse che il Re aveva in animo di dare la Costituzione e ne studiava
-in quel momento i termini coi suoi Ministri.
-
-Gli fu chiesto:
-
-— Quando sarà pubblicata?
-
-— Subito.
-
-— Ossia?
-
-— Tra due ore.
-
-Uno dei Carbonari si mosse e, distesa la mano senza parlare al
-pendaglio dell'orologio del duca, glielo tirò di tasca inurbanamente
-e vôlto il quadrante in modo ch'egli e il duca ne vedessero le ore,
-aggiunse:
-
-— È un'ora dopo mezzanotte: alle tre la Costituzione verrà pubblicata.
-
-L'audace Carbonaro fu il duca Piccolelli, genero dell'Ascoli.
-
-Realmente i Ministri, in quell'ora, circondavano il Re intimorendolo,
-ed il marchese Circello in ispecie fu quello che lo convinse e lo fece
-arrendere.
-
-L'editto fu il seguente:
-
- ALLA NAZIONE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.
-
- Essendosi manifestato il voto generale della nazione del regno
- delle Due Sicilie di volere un governo costituzionale, di piena
- volontà consentiamo e promettiamo nel corso di otto giorni di
- pubblicarne le basi. Sino alla pubblicazione della Costituzione le
- leggi veglianti saranno in vigore.
-
- Soddisfatto in questo modo al voto pubblico, ordiniamo che le
- truppe ritornino ai loro corpi ed ogni altro alle sue ordinarie
- occupazioni.
-
- Napoli, 6 luglio 1820.
-
- FERDINANDO
-
-Questo editto fu anche firmato dal Segretario di Stato ministro
-cancelliere, marchese Tommasi, e fu pubblicato nel _Giornale delle
-Due Sicilie_, che dal giorno 8 luglio prese il nome di _Giornale
-costituzionale delle Due Sicilie_.
-
-Nelle prime ore del giorno il Re s'affacciò al balcone centrale
-della reggia e fu accolto dai gridi del popolo: — Viva il Re! Viva la
-Costituzione[5].
-
-Però i torbidi ricominciarono piú furiosi nella stessa giornata per
-la lettera scritta dal Re al figliuolo, duca di Calabria, colla quale
-deponeva nelle sue mani l'autorità regia, dichiarandosi infermo, e per
-l'editto al popolo in cui s'annunziava la medesima cosa[6].
-
-Col cadere del giorno le grida aumentarono sí che nella reggia ne
-furono spaventati, ed il duca, vicario generale, invitò (l'invito
-diceva: _comunque vestiti_, tanta era la paura) pochi fidi generali ed
-alcuni antichi consiglieri, e disse loro di tentare di porre argine in
-un modo qualsiasi al movimento. Dopo molto discutere prò e contro si
-venne a conchiudere nel decreto che riporto integralmente:
-
- La Costituzione del regno delle Due Sicilie sarà la stessa adottata
- per il regno della Spagna nel 1812 e sanzionata da S. M. Cattolica
- nel marzo di quest'anno corrente, salvo le modificazioni che la
- rappresentanza nazionale, costituzionalmente convocata, crederà
- di proporci per adattarla alle circostanze particolari dei reali
- dominii.
-
- FRANCESCO, _Vicario_
-
-Questo però non bastò, perché il popolo diceva che il decreto doveva
-essere firmato dal Re; e di qui nuovi tumulti sino a che lo stesso
-decreto ricomparve firmato da Ferdinando di Borbone.
-
-Le cose allora cambiarono d'aspetto: tornò la calma e l'allegrezza; la
-sera tutti gli edifizi di Toledo furono illuminati. Piú ricca d'ogni
-altra riuscí l'illuminazione nel palazzo del Nunzio Apostolico al largo
-della Carità.
-
-Il giorno 9 l'esercito costituzionale comandato dal tenente generale
-Guglielmo Pepe[7] fece il suo solenne ingresso nella capitale e la sera
-nel reale teatro _San Carlo_ si rappresentò _Solimano secondo_ e _Gli
-amanti_ alla presenza del Vicario generale, della principessa e del
-principe di Salerno. Erano presenti allo spettacolo anche il principe
-di Danimarca ed il principe di Benthneim. Quel giorno fu vista la nuova
-bandiera tricolore: rosso, nero ed azzurro[8].
-
-I nuovi ministri furono: il conte Zurlo, il conte Ricciardi, il duca
-di Campochiaro, il generale Carascosa, il cav. Macedonio e Ruggero
-Settimo, parte designati dal Re, in parte imposti dal campo di
-Monteforte.
-
-Con decreto del giorno nove fu creata una giunta provvisoria di
-quindici persone che dovevano essere consultati dal Vicario e dal
-governo fino all'installazione del Parlamento, e l'incarico di formare
-detta giunta fu dato al tenente generale Giuseppe Parisi, al cavaliere
-Melchiorre Delfico, al tenente generale Florestano Pepe, al barone
-Davide Whinspeare ed al cavaliere Giacinto Martucci.
-
-La lista fu presentata e sulle venti persone proposte il Vicario
-scelse le seguenti: monsignor Cardosa vescovo di Cassano, il duca di
-Gallo, il procuratore generale della Suprema corte di giustizia Troysi,
-l'avvocato generale della stessa Felice Parrilli, il giudice della Gran
-corte civile di Napoli Angelo Abbatemarco, il colonnello Ferdinando
-Visconti, il colonnello di cavalleria Giovanni Russo[9], tutti
-Napoletani; il tenente generale Fardella, il principe di Camporeale ed
-il capitano di vascello Staiti, di Sicilia.
-
-Fu fissato il giorno tredici[10] di luglio per la cerimonia del
-giuramento che ebbe luogo nella cappella privata di Palazzo Reale alle
-undici di mattina.
-
-Il re aveva alla dritta[11] il duca di Calabria principe ereditario ed
-a sinistra il principe don Leopoldo di Salerno. Dietro si collocarono i
-ministri, il generale in capo dell'armata costituzionale Guglielmo Pepe
-ed i capi di Corte. Il cappellano maggiore, don Gabriele Maria Gravina
-arcivescovo di Melitene, era vicino all'altare. Il re, dopo di aver
-ricevuto dal presidente e da tutti i membri della giunta gli omaggi
-secondo l'etichetta di Corte, dichiarò che intendeva mandare ad effetto
-la sua ferma risoluzione di giurare l'osservanza della Costituzione;
-quindi avverti la giunta di avvicinarsi all'altare, disse al cappellano
-maggiore di presentargli i libri santi e pronunziò il seguente
-giuramento:
-
- Io, Ferdinando di Borbone per la grazia di Dio e per la
- costituzione della Monarchia Napoletana, re, col nome di Ferdinando
- I, del regno delle due Sicilie, giuro in nome di Dio e sopra i
- Santi Evangeli che difenderò e conserverò....... (_seguivano le
- basi ordinarie della costituzione_). Se operassi contra il mio
- giuramento e centro qualunque articolo di esso non dovrò essere
- ubbidito, ed ogni operazione con cui vi contravvenissi sarà nulla
- e di nessun valore. Cosí facendo, Iddio mi aiuti e mi protegga;
- altrimenti me ne domandi conto.
-
-Il giuramento profferito era scritto; finito di leggerlo il re alzò gli
-occhi al cielo, li fissò alla croce e spontaneamente aggiunse:
-
- Onnipotente Iddio che collo sguardo infinito leggi nell'anima e
- nell'avvenire, se io mentisco o se dovrò mancare al giuramento,
- tu in questo istante dirigi sopra il mio capo i fulmini delle tue
- vendette.
-
-Giurarono i figliuoli, dopo, ed immediatamente tutti gli altri; e il
-Pepe racconta:
-
- Si avvicinò a me, che per debita modestia tenevami lungi fra
- gli ultimi, e mi disse col volto bagnato di lagrime: «Credimi,
- generale, questa volta ho giurato dal fondo del cuore»[12].
-
-La sera vi fu spettacolo e grande illuminazione. A San Carlo fu
-rappresentato _Khoa-Kang, la donna del lago_; al Teatro Nuovo: _La
-giardiniera abruzzese_; al San Carlino: _Le cantanti_ ed alla Fenice
-_L'impostore_[13].
-
-Data la Costituzione, giuratala cosí solennemente, bisognava dar
-principio alle nuove riforme ed ai novelli ordinamenti, e cosí
-infatti si fece, col decretare le elezioni dei deputati al Parlamento
-Nazionale[14].
-
- *
- * *
-
-Ecco il decreto col quale si davano le norme per le elezioni:
-
- FERDINANDO I.
-
- PER LA GRAZIA DI DIO E PER LA COSTITUZIONE DELLA MONARCHIA RE
- DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, RE DI GERUSALEMME, ECC.: INFANTE
- DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO, ECC.: GRAN PRINCIPE
- EREDITARIO DI TOSCANA, ECC. ECC.
-
- _Noi, Francesco duca di Calabria principe ereditario e vicario
- generale._
-
- Intesa la Giunta provvisoria consultiva di governo abbiamo risoluto
- di decretare e decretiamo quanto segue:
-
- _Art. 1._ Il Parlamento nazionale per gli anni 1820 e 1821 si
- convoca secondo il prescritto degli articoli 104 e 108 al Capitolo
- VI Titolo III della Costituzione Spagnuola, adottata per lo regno
- delle due Sicilie.
-
- Sarà convocato in Napoli.
-
- _Art. 2._ A tale effetto si procederà alle elezioni conformemente
- a quanto ordina la Costituzione nei Capitoli I-V del Titolo III e
- secondo la forma che qui si prescrive.
-
- _Art. 3._ Per questa prima volta l'apertura delle sessioni del
- Parlamento avrà luogo nel dí primo d'ottobre del corrente anno.
-
- _Art. 4._ Attesa l'urgenza delle convocazioni del Parlamento
- non saranno per questa volta osservati gli intervalli stabiliti
- dalla Costituzione tra le Giunte parrocchiali, distrettuali
- e provinciali. Le parrocchiali si uniranno nella domenica 20
- d'agosto, le distrettuali nella domenica 27 del suddetto mese
- d'agosto, e le provinciali nella domenica 3 di settembre;
- procedendosi in tutte conformemente alle istruzioni che
- accompagnano il seguente decreto.
-
- _Art. 5._ Verificate le elezioni dei deputati, dovranno questi
- trovarsi nella città di Napoli dieci giorni innanzi l'apertura del
- Parlamento.
-
- _Art. 6._ I deputati, nell'arrivare, assisteranno il Segretario di
- Stato ministro degli affari interni, onde far registrare i loro
- nomi e quello della provincia che gli ha eletti, come dovrebbesi
- praticare, se esistesse la deputazione permanente del Parlamento,
- in virtú dell'articolo III della Costituzione. Il Segretario
- di Stato farà comunicazione di tutto alla Giunta provvisoria
- consultiva di governo.
-
- _Art. 7._ I deputati dovranno portare le ampie facoltà degli
- elettori, secondo la formola inserita nelle istruzioni che
- accompagnano il presente decreto.
-
- _Art. 8._ Non esistendo la deputazione permanente che deve
- presiedere le Giunte preparatorie del Parlamento, e raccorre i nomi
- dei deputati, i deputati per supplire a tale mancanza si uniranno
- il dí 22 settembre in prima giunta preparatoria e nomineranno
- tra di loro a pluralità di voti e per questo solo oggetto il
- presidente, il segretario e gli esaminatori dei quali parla l'art.
- 112 della Costituzione in luogo delle commissioni di cinque e tre
- individui che prescrive l'art. 113 per l'esame delle facoltà. La
- seconda Giunta preparatoria si unirà il dí 25 di settembre, e le
- altre se fossero necessarie infino al dí 28 di questo mese, in
- cui si terrà l'ultima giunta provvisoria. A questo modo resterà
- costituito e formato il Parlamento che darà principio alle sue
- sessioni il dí 1º d'ottobre conformemente agli articoli 114-123
- della Costituzione.
-
- _Art. 9._ Sarà destinato con altro decreto un locale per le
- sessioni del Parlamento[15] in questo anno, salvo a determinare per
- le future sessioni di accordo col Parlamento un locale stabile.
-
- _Art. 10._ In quanto alle variazioni contenute nel presente
- decreto per rispetto alla convocazione del Parlamento, alle giunte
- elettorali ed all'epoca dell'apertura del Parlamento medesimo,
- dichiariamo esser questo l'effetto indispensabile delle circostanze
- e della imminenza che è di stabilire il nuovo regime; dovendosi,
- col tempo successivo, eseguire letteralmente tutto quello che
- è stabilito nella Costituzione politica adottata, salvo le
- modificazioni che verranno proposte nel Parlamento medesimo.
-
- _Art. 11._ Il nostro Segretario di Stato, ministro per gli affari
- interni è incaricato dell'esecuzione del presente decreto.
-
- Napoli il dí 22 di luglio 1820.
-
- FRANCESCO, VICARIO GENERALE.
-
- _Il Segretario di Stato per gli affari interni_
- GIUSEPPE ZURLO.
-
-Cosí gli animi si volsero alle cure delle prossime elezioni.
-
-In questo spazio di tempo Palermo insorse, e fu mandato a domare la
-sedizione, dopo molte preghiere, Florestano Pepe fratello di Guglielmo,
-ed una squadriglia al comando di Bausan che salpò da Napoli sul finire
-d'agosto. Palermo si arrendeva agli 11 d'ottobre ed eccone l'avviso
-ufficiale[16]:
-
- _Ultime notizie di Palermo:_
-
- Palermo s'è resa. Le nostre truppe l'ànno tutta occupata. Una
- perfetta tranquillità è succeduta al disordine che ivi è dominato
- finora. Trentasette morti e 200 feriti è tutta la perdita che
- contiamo: tra i primi con rammarico si annovera il prode capitano
- Cosa[17].
-
- Abbiamo questa lieta novella per mezzo d'una bombardiera comandata
- dal signor Michele Astarita, proveniente da quella città in 34 ore,
- ed ha recato sul suo bordo l'aiutante di campo di S. E. il generale
- don Florestano Pepe.
-
- Tra le condizioni fissate fra questo bravo generale ed i
- Palermitani, per ora si sa che questi ultimi pagheranno le spese
- della guerra. Villafranca perseguitato s'è rifuggito in Trapani.
-
- Napoli 11 ottobre 1820.
-
-Per quella prima ed unica volta fu nominato un _delegato speciale_
-per presiedere la giunta preparatoria d'ogni provincia, nominato
-dal governo su triplice lista presentata dalla giunta provvisoria
-consultiva di governo.
-
-Questi delegati speciali furono: per la provincia di Napoli, Tommaso
-de Liso; Terra di Lavoro, Carlo Cianciulli; Principato Ulteriore, il
-colonnello dei militi De Filippis; Principato Citeriore, Giustiniano
-Vecchio; Capitanata, Giulio Cassitti; Terra di Bari, Domenico Acclario;
-Terra d'Otranto, Benedetto Mangarelli; Molise, Eugenio Palassolo;
-Basilicata, Saverio Carelli; Calabria citeriore, il barone Ferrari;
-Calabria Ulteriore (seconda), Gregorio Rossi; 1ª Calabria Ulteriore,
-Giacinto Sacco; 2ª Abruzzo Ulteriore, marchese Quinzio; 1ª Abruzzo
-ulteriore, il presidente Arcovito; Abruzzo Citeriore, Francesco
-Mezzanotte; Valle di Palermo, Salvatore Finocchino; Messina, monsignor
-Grano; Catania, Carlo Pagliari; Siragusa, Gerolamo Bartolini;
-Caltanisetta, Mauro Cominelli; Girgenti, Giuseppe Sileggio; Trapani,
-Giuseppe Lombardo[18].
-
-Ciascuno di questi delegati con un ecclesiastico ed un capo di
-famiglia nominarono altri quattro cittadini per precisare le diverse
-giunte preparatorie. Ognuna di esse poi, avvenuta l'elezione, doveva
-presentare al Segretariato di Stato degli affari interni le _mappe_
-relative, col nome di tutti gli elettori. Alla Nazionale di Napoli è
-conservato[19] il rapporto del delegato speciale de Liso per la giunta
-preparatoria della provincia di Napoli.
-
-Ecco gli articoli della Costituzione Spagnuola dell'anno 1812
-concernenti il sistema delle elezioni[20].
-
- CAPITOLO II.
-
- DELLA NOMINA DEI DEPUTATI PER LE CORTI.
-
- _Art. 34._ Per la nomina di questi deputati si convocheranno le
- _Giunte_ elettorali di _parrocchia, partito_ e _provincia_.
-
-
- CAPITOLO III.
-
- DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PARROCCHIA.
-
- _Art. 35._ Le giunte elettorali di parrocchia si comporranno
- di tutti i cittadini domiciliati e residenti nel territorio
- rispettivo: fra i quali sono compresi gli ecclesiastici secolari.
-
- _Art. 36._ Nella penisola, nelle isole e nelle possessioni
- adiacenti si convocheranno sempre queste _Giunte_ la prima
- domenica del mese di ottobre dell'anno precedente a quello della
- convocazione delle _Corti_.
-
- _Art. 37._ Nelle provincie di oltremare si convocheranno tali
- _Giunte_ la prima domenica del mese di dicembre, e quindici mesi
- prima della convocazione delle _Corti_, in seguito dell'avviso
- che per le une e per le altre dovranno dare anticipatamente le
- pubbliche autorità.
-
- _Art. 38._ Nelle _Giunte_ di parrocchia si nominerà un elettore
- parrocchiale per ogni 200 capi di famiglia.
-
- _Art. 39._ Quando il numero de' capi di famiglia della parrocchia
- ecceda quello di trecento, sebbene non giunga a 400 si nomineranno
- due elettori, quando ecceda il numero di 500, ne saranno nominati
- tre e cosí progressivamente.
-
- _Art. 40._ Nelle parrocchie, il di cui numero di capi di famiglia
- non ascende a dugento né a cencinquanta almeno, si nominerà un
- elettore: nelle parrocchie in cui non si abbia almeno questo
- numero, i capi di famiglia si riuniranno a quei dell'altra
- immediata, che riuniti nomineranno l'elettore, o gli elettori, in
- proporzione del numero che risulti dalla loro riunione.
-
- _Art. 41._ La _Giunta_ parrocchiale eleggerà a pluralità di voti
- undici _compromessarî_:[21] ed essi nomineranno in seguito un
- elettore parrocchiale.
-
- _Art. 42._ Quando nella _Giunta_ parrocchiale dovessero eleggersi
- due elettori parrocchiali, si nomineranno preventivamente ventuno
- _compromessarî_. Quando il numero degli elettori fosse di tre,
- quello dei _compromessarî_ sarà di trentuno. Lo stesso numero di
- trentuno compromessarî dovrà impiegarsi in tutti gli altri casi
- successivi che progressivamente potranno occorrere, onde schivare
- la confusione.
-
- _Art. 43_. Ad oggetto di proporzionare dei mezzi facili e pronti
- anche alle piú piccole popolazioni, rimane stabilito che la
- parrocchia, i di cui capi di famiglia ascendano a venti nominerà un
- _compromessario_: la parrocchia che abbia trenta o quaranta capi di
- famiglia, nominerà due _compromessarî_ e cosí via. La parrocchia
- che avesse meno di venti di detti capi, si riunirà alla piú
- immediata per la elezione dei _compromessarî_.
-
- _Art. 44._ I _compromessarî_ delle parrocchie delle piccole
- popolazioni eletti nel modo additato, si riuniranno nel sito
- piú atto all'uopo: o quando il numero monti a undici o a nove
- almeno nomineranno un elettore parrocchiale; se il numero dei
- _compromessarî_ monti a ventuno o almeno a diciassette, nomineranno
- due elettori parrocchiali; quando il numero dei _compromessarî_
- monti a trentuno, nomineranno tre elettori o quelli che
- corrispondano al loro numero.
-
- _Art. 45._ Per essere nominato elettore parrocchiale si richiede
- la qualità di cittadino, l'età di 25 anni compiti ed essere
- domiciliato nella parrocchia.
-
- _Art. 46._ Le Giunte delle parrocchie saranno presiedute dal
- corpo politico o dell'_alcaide_[22] della città, paese o villaggio
- dove si congregassero: e dovrà assistervi il parroco per maggiore
- solennità dell'atto. Se in uno stesso luogo, per ragione di numero,
- dovessero congregarsi due o piú _Giunte_ una di queste verrà
- presieduta dal capo politico o dall'_alcaide_ del luogo, l'altra
- dall'altro _alcaide_ e le rimanenti da _reggitori_ eletti a sorte.
-
- _Art. 47._ Giunta l'ora della riunione che seguirà nelle case
- comunali, o ne' luoghi ove sia solito riunirsi, dopo che i
- cittadini vi sieno giunti, passeranno insieme riuniti col di loro
- presidente alla parrocchia. In questa sarà quindi celebrata la
- messa solenne dello Spirito Santo dal parroco che pronunzierà
- altresí un discorso analogo alla circostanza.
-
- _Art. 48._ Terminata la messa ritorneranno al luogo donde
- partirono, ed in esso si darà principio alla _Giunta_, nominando a
- questo riguardo, due scrutinatori ed un segretario tra i cittadini
- presenti: tutto a porta aperta.
-
- _Art. 49._ Ciò seguito, domanderà il presidente se alcuno dei
- cittadini avesse doglienza alcuna da esporre, subornazione o
- corruzione, onde l'elezione ricada su qualche persona determinata
- che quando ciò fosse, dovrà immantinenti farsene pubblico processo
- verbale. Risultando certa l'accusa, saranno i delinquenti privati
- di voce attiva e passiva; risultando calunniosa, soffriranno i
- calunniatori la stessa pena: e di tal giudizio non si ammetterà
- gravame alcuno.
-
- _Art. 50._ Se sorgessero dubbi su d'alcuno dei presenti, quanto
- alla concorrenza in questi delle qualità richieste per votare,
- la stessa _Giunta_ deciderà sull'istante ciò che ne pensa; e le
- sue decisioni si eseguiranno senza gravame alcuno per questa sola
- volta, e per questo solo effetto.
-
- _Art. 51._ Si procederà in seguito e senza ritardo alcuno alla
- nomina dei _compromessarî_. A tal uopo ogni cittadino si avvicinerà
- alla tavola presso di cui seggono il presidente, gli scrutinatori
- ed il segretario, e nominerà un numero di persone uguale a quello
- dei _compromessarî_ da eleggersi. Il segretario formerà un elenco
- dei nomi delle persone nominate, e ciò in presenza del nominatore.
- Tanto in questo, quanto negli altri atti d'elezione, niuno potrà
- dare il voto a se stesso sotto pena di perdere il dritto di votare.
-
- _Art. 52._ Terminato questo primo atto d'iscrizione, il presidente,
- gli scrutinatori ed il segretario scrutineranno le liste formate,
- indi verranno pubblicati ad alta voce dal segretario i nomi dei
- cittadini eletti compromessarî per aver riunito un numero maggiore
- di voti.
-
- _Art. 53._ I _compromessarî_ nominati si ritireranno in luogo
- separato da scegliersi dalla _Giunta_ e conferendo fra essi
- procederanno alla nomina dell'elettore o degli elettori di quella
- parrocchia, eleggendo la persona o le persone che riuniscono piú
- della metà dei voti. Ciò fatto si nominerà tal nome dalla _Giunta_.
-
- _Art. 54._ Il segretario distenderà un atto firmato da esso dal
- presidente e dai _compromessarî_ e ne darà copia firmata dalle
- stesse persone all'eletto o agli eletti onde possano far constare
- la di loro nomina.
-
- _Art. 55._ Niun cittadino potrà scusarsi a queste funzioni per
- qualsivoglia motivo o pretesto.
-
- _Art. 56._ Nella _Giunta_ parrocchiale niun cittadino potrà
- presentarsi armato.
-
- _Art. 57._ Seguita che sarà la nomina degli elettori, la _Giunta_
- verrà immantinenti sciolta; e sarà nullo qualunque altro atto in
- cui volesse ingerirsi.
-
- _Art. 58._ I cittadini che han composta la _Giunta_ si
- trasferiranno nuovamente alla parrocchia, ove si canterà un _Te
- Deum_ solenne, conducendo l'elettore ossia elettori fra essi, il
- presidente gli scrutinatori ed il segretario.
-
-
- CAPITOLO IV.
-
- DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PARTITO[23].
-
- _Art. 59._ Le Giunte elettorali di Partito si comporranno di
- elettori parrocchiali che dovranno congregarsi nel capoluogo di
- ogni _partito_ ad oggetto di nominare l'elettore o gli elettori, i
- quali debbono in seguito trasferirsi nel capoluogo della provincia,
- onde eleggere i deputati per le _Corti_.
-
- _Art. 60_. Queste _Giunte_ si convocheranno sempre nella penisola,
- nelle isole e nelle possessioni adiacenti, la prima domenica del
- mese di novembre dell'anno antecedente a quello in cui debbono
- formarsi le _Corti_.
-
- _Art. 61._ Nelle provincie d'oltre mare si convocheranno tali
- _Giunte_ la prima domenica del mese di gennaio prossimo seguente
- a quello di dicembre in cui siensi convocate le _Giunte_ di
- parrocchia.
-
- _Art. 62._ Per conoscere il numero degli elettori che ogni partito
- deve nominare si attenderà ai seguenti precetti:
-
- _Art. 63._ Il numero degli elettori di partito sarà il triplo di
- quello dei deputati che debbonsi eleggere.
-
- _Art. 64._ Se il numero dei _partiti_ della provincia fosse
- maggiore di quello degli elettori che si richiedono in conformità
- dell'articolo precedente, per la nomina dei deputati che gli
- corrispondono, si nominerà, ciò non ostante, un elettore per ogni
- partito.
-
- _Art. 65._ Se il numero dei partiti fosse minore di quello degli
- elettori che debbonsi nominare, ciascun partito ne eleggerà uno,
- due, tre o piú, fino al completo del numero che si richiede. Se
- mancasse un elettore, verrà questi nominato dal _partito_ che abbia
- maggiore popolazione; se ne mancasse un secondo sarà nominato
- dal partito immediato che piú abbondi in popolazione e cosí
- successivamente.
-
- _Art. 66._ Dopo ciò che si è stabilito negli art. 31, 32, 33 e
- nei tre ultimi precedenti, il censimento determina quanti deputati
- corrispondono ad ogni provincia e quanti elettori ad ogni partito.
-
- _Art. 67._ Le Giunte elettorali di _partito_ verranno presiedute
- dal capo politico o dal primo _alcaide_ del capoluogo del partito:
- ed a questi funzionari si presenteranno gli elettori parrocchiali
- muniti dei documenti che assicurino la di loro elezione, onde i di
- loro nomi vengano registrati nel libro in cui debbono distendersi
- gli atti della Giunta.
-
- _Art. 68._ Nel giorno stabilito si riuniranno gli elettori di
- parrocchia col presidente nelle sale decurionali, a porte aperte,
- e daranno principio alle di loro funzioni colla nomina d'un
- segretario e di due scrutinatori scelti tra' medesimi elettori.
-
- _Art. 69._ Gli elettori presenteranno in seguito il certificato
- della di loro nomina, onde essere esaminati da essi segretario
- e scrutinatori, ove dovranno nel giorno seguente informare se i
- certificati presentati siano o no in regola. I certificati del
- segretario e degli scrutinatori saranno quindi esaminati da una
- commissione composta di tre individui della Giunta nominati a
- questo oggetto: ed essi dovranno del pari nel giorno seguente
- informare della validità di tali documenti.
-
- _Art. 70._ In questo giorno, dopo che saranno nominati gli elettori
- parrocchiali, si leggeranno gli informi che risulteranno da'
- certificati presentati: e se vi sia cosa da opporre agli accennati
- documenti, o agli elettori per mancanza di alcuna delle circostanze
- richieste, la _Giunta_ deciderà definitivamente, senza interrompere
- le sue funzioni, ciò che ne giudichi: e tali giudizi verranno
- eseguiti senza gravame.
-
- _Art. 71._ Terminato questo atto gli elettori parrocchiali col
- di loro presidente si trasferiranno alla Chiesa maggiore, ove si
- canterà la messa solenne dello Spirito Santo dall'ecclesiastico di
- maggiore dignità che pronunzierà altresí un discorso analogo alle
- circostanze.
-
- _Art. 72._ Dopo quest'atto religioso si restituiranno tutti alle
- case comunali: gli elettori si sederanno senza preferenza alcuna;
- ed il segretario leggerà alla di loro presenza questo capitolo
- della Costituzione. Il presidente quindi farà la stessa domanda
- enunciata nell'art. 49 ed a questo riguardo si osserverà quanto si
- prescrive nel medesimo articolo.
-
- _Art. 73._ Si procederà immantinente alla nomina dell'elettore, o
- degli elettori di _partito_, eleggendoli da uno in uno per mezzo
- di scrutinio segreto, e con cartelli, nei quali sia notato il nome
- della persona che si elegge.
-
- _Art. 74._ Tosto che siensi presi tutti i voti nella forma
- prescritta, il presidente, il segretario e gli scrutinatori li
- ordineranno, e rimarrà eletto quegli che ne abbia avuto almeno un
- voto piú della metà: ciò fatto, il presidente pubblicherà ciascuna
- elezione. Se niuno avesse riunito la pluralità assoluta di voti,
- pe' due che abbiano ottenuto il maggior numero si praticherà un
- secondo scrutinio, e rimarrà eletto quegli che abbia raccolto il
- maggior numero di voti. Nel caso di parità deciderà la sorte.
-
- _Art. 75._ Per essere eletti di _partito_ si richiede la qualità
- di cittadino nell'esercizio dei suoi diritti: l'età di venticinque
- anni almeno compiti e quella di capo di famiglia residente nel
- _partito_ benché sia secolare, o ecclesiastico secolare. Nel
- fissare la circostanza di residente nel _partito_ si è avuto
- presente quella elezione che potrebbe ricadere o nei cittadini che
- compongono la _Giunta_ o in quelli assenti da questa.
-
- _Art. 76._ Il segretario distenderà un atto firmato da esso, dal
- presidente e dagli scrutinatori e ne darà copia firmata dalle
- stesse persone all'eletto, o agli eletti, onde possano far constare
- la di loro nomina. Il presidente della _Giunta_ rimetterà altra
- copia conforme firmata da esso e dal segretario al presidente della
- _Giunta_ della provincia ove l'elezione avvenuta sarà iscritta nei
- pubblici fogli.
-
- _Art. 77._ Nelle Giunte elettorali di _partito_ si osserverà quanto
- si previene per le _Giunte_ elettorali di parrocchia negli art. 55
- e 58.
-
-
- CAPITOLO V.
-
- DELLE GIUNTE ELETTORALI DI PROVINCIA.
-
- _Art. 78._ Le Giunte elettorali di provincia si comporranno dagli
- elettori di tutti i _partiti_ della medesima, che si riuniranno
- nel capoluogo ad oggetto di nominare i corrispondenti deputati
- per assistere presso le _Corti_ in qualità di rappresentanti della
- nazione.
-
- _Art. 79._ Queste Giunte si convocheranno sempre nella penisola
- e nelle isole adiacenti la prima domenica del mese di dicembre
- dell'anno antecedente a quello della formazione delle _Corti_.
-
- _Art. 80._ Nelle provincie d'oltremare si convocheranno la seconda
- domenica del mese di marzo dell'anno stesso in cui si convochino le
- Giunte di partito.
-
- _Art. 81._ Le Giunte elettorali di provincia saranno presiedute dal
- capo politico del capoluogo della provincia a cui si presenteranno
- gli elettori di partito muniti del documento della di loro
- elezione, onde i nomi di essi vengano notati nel libro in cui si
- debbono distendere gli atti della Giunta.
-
- _Art. 82._ Nel giorno designato si riuniranno gli elettori col
- presidente, a porte aperte, nelle case comunali, o in altro
- edifizio che si giudichi piú convenevole per adempire un atto
- cosí solenne. Daranno quindi principio alle di loro funzioni colla
- nomina a pluralità di voti d'un segretario e di due scrutinatori
- scelti fra gli stessi elettori.
-
- _Art. 83._ Se ad alcuna provincia corrisponda un sol depurato,
- concorreranno nella di lui nomina almeno cinque elettori;
- distribuendosi questo numero tra i partiti che compongono la
- provincia o formandone dei nuovi per questo solo effetto.
-
- _Art. 84._ Si leggeranno i quattro capitoli della presente
- Costituzione che trattano dell'elezione ed indi gli atti
- delle elezioni fatte nei capiluoghi dei _partiti_, rimesse dai
- rispettivi presidenti. Dovranno del pari gli elettori manifestare
- i certificati della di loro nomina, ond'essere esaminati dal
- segretario o dagli scrutinatori; e questi nel giorno seguente
- dovranno rappresentare se quei documenti sieno o no in regola. I
- certificati del segretario e degli scrutinatori sono esaminati da
- una commissione composta di tre individui della Giunta nominati a
- quest'oggetto, e dovranno essi altresí dare nel giorno susseguente
- il di loro parere dei medesimi documenti.
-
- _Art. 85._ Riuniti che saranno in questo giorno gli elettori
- di partito si leggeranno gli informi rispettivi sui documenti
- manifestati e se sorgessero dei dubbî da apporre a tali documenti,
- agli elettori per deficienza di alcuna delle qualità richieste la
- Giunta risolverà definitivamente, e senza interruzione delle sue
- funzioni ciò che le sembri opportuno. Queste risoluzioni saranno
- eseguite senza gravame.
-
- _Art. 86._ Gli elettori di _partito_ col di loro presidente si
- dirigeranno in seguito alla cattedrale, ove si canterà la messa
- dello Spirito Santo; ed il vescovo pronunzierà un discorso[24].
-
- _Art. 87._ Terminato quest'atto religioso, ritorneranno tutti al
- luogo donde partirono; ed a porte aperte dopo che gli elettori
- sieno seduti senza preferenza alcuna, farà il presidente la stessa
- domanda esposta nell'art. 49, osservandosi pienamente a questo
- riguardo, quanto si prescrive nell'articolo medesimo.
-
- _Art. 88._ In seguito si procederà dagli elettori che sono presenti
- alla elezione del deputato, o dei deputati, da uno in uno; gli
- elettori a questo oggetto si avvicineranno alla tavola presso di
- cui seggono il presidente, gli scrutinatori ed il segretario, e
- questi nella presenza dei nominatori scriverà nei registri il nome
- della persona da essi eletta. Il segretario e gli scrutinatori
- saranno i primi a dare il loro voto.
-
- _Art. 89._ Subito che siensi presi tutti i voti; il presidente,
- il segretario e gli scrutinatori gli ordineranno, e rimarrà eletto
- quelli che abbia raccolto almeno un voto piú della metà. Se niuno
- avesse raccolto la pluralità assoluta dei voti, pei due che ne
- avessero ottenuto il maggior numero si praticherà un secondo
- scrutinio, e rimarrà eletto quegli che riunisca la pluralità.
- Terminata l'elezione sarà immantinente pubblicata dal presidente.
-
- _Art. 90._ Dopo l'elezione dei deputati si procederà a quella dei
- supplenti collo stesso metodo e forma; ed il di loro numero sarà in
- ogni provincia la terza parte dei suoi corrispondenti deputati. Se
- ad alcuna provincia spettasse soltanto la elezione di uno, o di due
- deputati, eleggerà ciò non ostante un deputato supplente. Questi
- assisteranno presso le _Corti_ sempre quando si verifichi la morte
- del proprietario o a parere delle stesse Corti la sua impossibilità
- di rappresentare, e ciò in qualunque tempo che avvenga o l'uno o
- l'altro accidente, dopo seguita la elezione.
-
- _Art. 91._ Per essere deputato si richiede la qualità di cittadino
- nello esercizio dei suoi diritti: l'età di venticinque anni
- compiuti, e la nascita nella stessa provincia, o il domicilio in
- essa con sette anni almeno di residenza, tanto se sia del ceto
- secolare quanto dell'ecclesiastico secolare.
-
- Nel fissare l'accennata residenza si è avuto presente che
- l'elezione può ricadere nei cittadini che compongono la Giunta e
- nei cittadini assenti di questa.
-
- _Art. 92._ Per essere deputato di Corti si richiede altresí il
- possesso d'una proporzionata rendita annuale procedente dai beni
- proprî.
-
- _Art. 93._ La disposizione dell'articolo precedente rimane sospesa
- sino a che le _Corti_ che dovranno riunirsi, dichiarino essere
- giunto il momento e disegnino cosí la quota della rendita, come
- la qualità dei beni da cui debba procedere. Ciò che le Corti
- decideranno a quell'epoca, si terrà per costituzionale, e come se
- fosse qui espresso.
-
- _Art. 94._ Se avvenisse che la stessa persona sia eletta dalla
- provincia di sua nascita, e da quella in cui sta domiciliata
- sussisterà la elezione per causa di domicilio; e per la
- provincia di sua nascita verrà presso le Corti il supplente a cui
- corrisponda[25].
-
- _Art. 95._ Le segreterie di Stato, i consiglieri di Stato, e tutti
- coloro che occupano impieghi della casa reale non potranno essere
- eletti deputati.
-
- _Art. 96._ Neppure potrà essere eletto deputato qualunque
- straniero; sebbene abbia ottenuto decreto di nazionalità.
-
- _Art. 97._ Niuno impiegato pubblico nominato dal governo potrà
- essere eletto deputato per la provincia in cui esercita le sue
- funzioni.
-
- _Art. 98._ Il segretario distenderà l'atto della elezione, e lo
- firmerà una col presidente e con tutti gli elettori.
-
- _Art. 99._ Tutti gli elettori in seguito, senza esenzione, daranno
- a tutti, ed a ciascuno dei deputati eletti ampli poteri nella
- forma che in appresso si prescrive, onde presentarsi nelle _Corti_.
- Ciascun deputato dovrà separatamente ricevere una copia uniforme di
- tali poteri.
-
- _Art. 100._ I poteri saranno concepiti nei termini seguenti:
-
- Nella città, o villaggio di..... il giorno..... del mese di.....
- dell'anno.... nella sala di.... essendosi congregati i signori
- (_seguiranno i nomi del presidente e degli elettori_) hanno
- dichiarate innanzi a me pubblico notaro ed a testimoni chiamati
- a quest'oggetto, che essendosi proceduto in conformità della
- Costituzione politica della Monarchia Spagnola, alla nomina
- degli elettori parrocchiali e di partito, con tutte le solennità
- prescritte dalla stessa Costituzione, siccome constava dai
- certificati originali a questo riguardo; ed essendosi riuniti
- in seguito gli elettori suddetti dei _partiti_ della provincia
- di...... del corrente anno...... mese...... giorno...... hanno
- nominato i deputati che in nome di questa provincia debbano
- concorrere per rappresentarla alle Corti, e che furono eletti per
- tali deputati dalla stessa provincia i signori N. N. N. siccome
- consta dall'atto disteso e firmato. Per conseguenza i nominati
- elettori concedono ampli poteri ai medesimi deputati insieme
- riuniti ed a ciascuno d'essi in particolare, onde adempiere e
- disimpegnare le auguste funzioni dei di loro incarichi[26].
-
- E perché riuniti cogli altri deputati di Corti come rappresentanti
- della Nazione Spagnola possano concedere e risolvere quanto
- giudichino convenevole al bene generale della stessa, dovendo in
- ciò usare delle facoltà fissate dalla Costituzione, e conservarsi
- nei limiti prescritti da questa, senza poter derogare, alterare o
- variare in modo e sotto pretesto alcuno niuno dei suoi articoli,
- gli stessi elettori quindi in virtú di tutte le facoltà ad essi
- concedute per l'adempimento del presente atto si obbligano, tanto
- in nome proprio quanto in quello di tutti i capi di famiglia di
- questa provincia a tener per valido, ubbidire ed adempiere tutto
- ciò che i nominati deputati di Corti facessero, e tuttociò che
- da queste si risolvesse in conformità della Costituzione politica
- della Monarchia Spagnola[27]. Tanto hanno dichiarato e concesso in
- presenza dei testimoni N. N. che insieme con essi elettori si sono
- firmati. Di tutto ciò fò fede, ecc.
-
- _Art. 101._ Il presidente, gli scrutinatori e il segretario
- rimetteranno immantinenti una copia da essi firmata dell'atto
- seguito delle elezioni alla deputazione permanente delle _Corti_,
- e procureranno che tali elezioni si pubblichino per mezzo della
- stampa, e di queste si spedisca copia ad ognuna delle popolazioni
- della provincia.
-
- _Art. 102._ I deputati godranno d'una indennità a carico delle
- rispettive Provincie e la di cui quantità verrà fissata dalle
- _Corti_ nel second'anno d'ogni deputazione generale. A' deputati
- d'oltremare si abbonerà altresí per ispesa di gita e ritorno la
- somma che giudichino necessaria le rispettive Provincie a cui
- appartengono.
-
- _Art. 103._ Nelle _Giunte_ elettorali della Provincia si osserverà
- quanto si prescrive negli art. 55-58. In queste Giunte rimarrà
- luogo ciò che si prescrive nell'art. 328[28].
-
-Stabilite cosí le cose, niente altro rimaneva a fare che nominare i
-deputati al solenne Congresso.
-
-Nei tre mesi che precedettero le elezioni è fama che Ferdinando I
-passeggiando pei dorati saloni della sua reggia esclamasse in presenza
-dei suoi cortigiani piú devoti: — Sono nato libero e voglio morir
-libero! Significando che la sua libertà non era compatibile con
-quella dei suoi popoli. Certo che in quei giorni si mostrò sempre poco
-inchinevole al nuovo ordine di cose e non solo cessò di frequentare i
-teatri dei quali era amantissimo, ma si astenne dall'andare alla parata
-di Piedigrotta, il dí 8 di settembre, cosa che destò quasi uno scandalo
-in Napoli[29].
-
-Ora bisogna notare che le provincie essendo tenute in ordine
-dall'esercito, ed essendo i militari elettori di primo grado, grande fu
-la loro influenza sugli elettori. I ministri ne aspettavano con ansia i
-risultati temendo che fossero scelti a deputati i patriotti piú caldi e
-piú avventati.
-
-Pure fra i settantadue eletti nel Napoletano pochissimi avevano voce di
-sfrenati Carbonari. Dei deputati uno era cardinale[30], nove sacerdoti,
-ventiquattro possidenti, otto professori di scienze, undici magistrati,
-due impiegati del governo, nove dottori, cinque militari e tre
-negozianti.
-
-Le elezioni furono fatte _onestissimamente_ ed il Colletti si lagna che
-vi furono eletti due nobili unicamente. Ecco le sue precise parole:
-
- I collegi elettorali mostraronsi avversi all'antica nobiltà, cui
- spesso disonestamente impedivano il diritto comune di dare il
- voto. Furono ingiusti ed ingrati, perciocchè la legge non esclude
- i nobili; e non vi ha in Napoli altra nobiltà che di nome e questi
- nomi, Colonna, Caracciolo, Pignatelli, Serra diedero alla scure il
- primo sangue per amore di nobiltà[31].
-
-Terminate le elezioni, venuti gli eletti a Napoli si ebbero le sessioni
-preparatorie, che si tennero nell'antica biblioteca di Monteoliveto, e
-si fissò il giorno della solenne apertura.
-
-Ferdinando I avrebbe voluto che mai fosse realmente giunto questo
-giorno, e, quando vide che non era piú possibile indietreggiare d'un
-passo solo, fece sentire pel Conte Zurlo che avrebbe dato l'incarico
-d'assistere alla cerimonia al figlio Francesco quale suo vicario.
-
-I deputati energicamente risposero che ove il Re perseverasse in tale
-idea, essi non si sarebbero radunati ed avrebbero invitato il generale
-Pepe[32], a nome del bene pubblico, a non deporre il comando. Il Re
-intimidito promise di recarsi all'apertura del Congresso e di giurare.
-
-Nell'ultima seduta tenuta dalla Giunta preparatoria si diede lettura di
-una lettera del ministro dell'interno, colla quale invece della chiesa
-di San Sebastiano si prescriveva per la cerimonia quella dello Spirito
-Santo a Toledo, molto piú vasta ed adatta all'uopo[33].
-
-In quest'ultima adunanza furono eletti il presidente, il
-vicepresidente, ed i segretari del Parlamento, che nello stesso giorno
-28 di settembre si recarono al Palazzo dove furono, pomposamente,
-ricevuti dal Re. Prese pel primo la parola il Cardinale Firrao
-proponendo che s'ordinasse un triduo all'Altissimo. Il Re approvò
-la proposta e promise formalmente d'intervenire all'apertura del
-Congresso.
-
-Ed eccoci alla cerimonia che entusiasmò fino al delirio i Napoletani,
-accorsi da tutte le parti della città e dei paesi vicini nella strada
-antica di Toledo fin dalle prime ore del giorno gremendone le tre vaste
-piazze maggiori[34].
-
-Il primo d'ottobre milleottocentoventi capitò anche di domenica ed
-appunto perciò fu maggiore il concorso del popolo.
-
-Dalle prime ore del mattino il corpo delle truppe della guarnigione di
-Napoli e dei militi nazionali della Capitale e delle provincie erano
-disposte in due ale del reale palazzo lungo la strada di Toledo fino
-all'ingresso della chiesa dello Spirito Santo.
-
-Il recinto in essa riserbato al Parlamento era separato dal resto della
-chiesa da una ringhiera _che lo_ rendeva _visibile a tutti ma separato
-dagli spettatori_[35].
-
-Il Re uscí dal palazzo alle dodici, quando già i deputati ed i
-ministri erano al luogo convenuto nel quale entrarono, come poco
-dopo anche il Sovrano, per una porta interna che dà nel Conservatorio
-omonimo. Precedevano il Re la scorta della cavalleria della guardia
-e le carrozze, nella prima delle quali era la duchessa di Calabria,
-Maria Isabella infante di Spagna[36], col duca di Noto Ferdinando suo
-figlio, che allora aveva soli dieci anni compiuti[37]; nella seconda
-gli infanti Carlo principe di Capua e Leopoldo conte di Siracusa; nella
-terza il principe di Salerno Leopoldo Giovanni[38]; e nella quarta
-le principesse Cristina e Antonietta, che dovevano andare incontro
-al Re al suo arrivo alla sala della cerimonia. Una deputazione di
-22 rappresentanti della Nazione ricevettero questi personaggi reali
-accompagnandoli alla tribuna[39]. Seguiva il corteggio del Re, che
-era aperto da un distaccamento di usseri e dragoni della guardia di
-sicurezza _in avanti_ che serviva al buon ordine della strada, lo stato
-maggiore del governo di Napoli, lo stato maggiore dei militi nazionali
-di Napoli, un distaccamento delle guardie nazionali a cavallo, gli
-alabardieri, i battitori della cavalleria della guardia, le carrozze
-con la corte di Sua Maestà[40]. Dopo un distaccamento di cavalleria
-della guardia, incedeva pianamente fra gli applausi dei popolani — dice
-il Pepe nelle sue Memorie — senza entusiasmo[41] la carrozza del Re col
-principe ereditario. Immediatamente cavalcava allo sportello Guglielmo
-Pepe come generale in capo dell'esercito costituzionale. Chiudeva lo
-splendido corteggio reale uno squadrone di cavalleria della guardia, ed
-un distaccamento della guardia reale a piedi.
-
-Una salva d'artiglieria annunziò il suo arrivo ed una commissione di
-deputati venne ad incontrarlo[42].
-
-Il Re era assistito dal suo maggiordomo maggiore, dal capitano
-delle guardie, dal cavallerizzo maggiore e dal somigliere del corpo
-che stavano dietro la sedia del Sovrano. I ministri ed il generale
-comandante dell'esercito costituzionale e tutta l'assemblea era in
-piedi al suo arrivo. Seduto sul trono aveva alla destra il principe
-ereditario, ed il principe di Salerno e i Segretari di Stato lo
-circondavano. Alla sua destra era un _tabouret_, sul quale erano
-deposte la corona e lo scettro d'oro. Il presidente del parlamento era
-a mano destra del trono, ma dopo gli scalini e sul pavimento della
-sala; i segretarii dirimpetto al presidente di contro ad un piccolo
-tavolo sul quale era il libro degli Evangeli.
-
-Il Re fece un cenno, il presidente si accostò col libro santo nelle
-mani ed il Sovrano stesa su di esso la destra pronunciò il giuramento
-mentre il segretario Berni leggeva la formola scritta, da noi ripetuta
-già poco innanzi. Le ultime parole erano appena pronunziate che furono
-ricoperte dalle grida di gioia del popolo[43]. Dopo, il cavaliere Galdi
-sorse quale presidente del nuovo Parlamento a parlare:
-
- Sacra reale maestà.
-
- L'eterne leggi con le quali la Provvidenza regola e compone
- l'ordine dell'Universo, la loro costanza e la loro apparente
- discordia stessa, considerate dall'uomo religioso non men che
- filosofo, e quindi ridotte a chiari teoremi ed a formole generali,
- costituiscono il codice delle verità di uso comune a tutti i popoli
- inciviliti.
-
- Se al contemplator geologo faran meraviglia il cangiato aspetto
- delle isole e delle terre, i laghi, ed i mari disseccati, i
- nuovi continenti sorti dal seno delle onde, l'abbassamento delle
- montagne, le piante e gli animali totalmente spariti dalla
- superficie del globo, e quelli che vi si rinvengono di nuova
- creazione; non minor maraviglia recar debbono al filosofo politico
- le vicessitudini delle nazioni, delle monarchie, delle repubbliche
- ed i cangiati costumi, le cangiate leggi, ed i cangiati governi e
- la loro grandezza e decadenza le cause che le producono.
-
- Quell'energica forza della natura che fa cambiare di continuo
- l'aspetto del mondo fisico, tende ancora di continuo a far lo
- stesso del mondo morale. Ma l'Autor del tutto sostiene da solo
- con l'onnipossente mano, e conserva la gran mole dell'Universo;
- ed affida all'uomo, ai monarchi, ai governi il conservar l'ordine
- morale e civile dei popoli; quindi solo all'uomo di squisiti sensi,
- di ragion penetrante, un raggio infuse dell'eterna luce, lo rese
- inclinato alla sociabilità, a riunirsi in famiglia, in città e
- quindi a comporsi uno Stato bene organizzato, onde gradatamente poi
- nacquero le grandi società ed i grandi Imperi.
-
- Finché l'uomo seguí i dettami della ragione e della giustizia,
- di poche semplicissime leggi ebbero bisogno le società civili:
- non vi furono ostinate guerre e frequenti: i vecchi Patriarchi
- ressero il tutto e non trovarono nei loro figli e concittadini che
- obbedienza e rispetto. Ma sopraggiunsero le ricchezze e l'ambizione
- di dominio, crebbero i bisogni delle società, crebbero i delitti,
- e divennero necessarii complicati codici di legislazione. In mezzo
- a queste vicissitudini nacque la funesta discordia civile, mostro
- che ha mille diverse lingue, mille aspetti e sotto mendicati
- pretesti va divorando le popolazioni della terra. Si credé di
- poter rimediare a tanti mali con nuove leggi, ma spesso inefficaci,
- perché mal sostenute dai costumi; si ricorse alla viva forza, e si
- aberrò fra gli eccessi della tirannide e della demagogia.
-
- Talvolta per accrescere la felicità dei popoli si affrettò la loro
- rovina, facendo pompa d'uno spirito esagerato d'innovazione e di
- perfettibilità; e dall'altra parte, credendosi tanti mali della
- società prodotti dal filosofismo, si gridò contro le scienze e gli
- scienziati e si corse verso la barbarie.
-
- Per questi vizii caddero in rovina i piú fiorenti imperi, quando
- credeansi giunti all'apice della loro grandezza e perché dominati
- dalla superbia e dall'avarizia, mentre senza tali sforzi della
- politica astratta, e solo per qualche resto di virtú antica, si
- rivelarono vegeti e robusti quelli che credeansi prossimi al loro
- decadimento. Restava ed ancor resta a sciogliersi il gran problema
- di moderare l'orgoglio delle nazioni nella loro grandezza e
- prosperità e di rincorarne lo spirito abbattuto dall'oppressione e
- dalle ingiustizie; ma il dito solo della Provvidenza, coll'onorata
- scuola delle sventure poteva indicare ai monarchi ed alle nazioni,
- la stella polare che doveva salvarli dall'oceano dei mali.
-
- Questa stella consisteva in una Costituzione saggia, moderata,
- figlia di maturo sapere e di matura esperienza. Questa dovea
- consistere in un patto sociale che sottraesse i popoli dalle
- violenze dei governi arbitrari, e i governi moderati dalle
- esagerate pretensioni dei popoli; in un patto voluto dall'utile
- universale, sanzionato dalla religione piú augusta, e che giungesse
- finalmente a comporre le due cose pria credute insociabili, la
- libertà ed il principato. Verso il declinare del passato secolo,
- le cose d'Europa giunsero a tale di esser divenuto necessario il
- ricomporre i patti sociali. Ma dov'erano i Re, padri amorosi dei
- popoli? E dove erano i popoli figli obbedienti dei Re? I rimedi
- ai quali si ricorse furon veleni per l'ordine sociale; fummo
- minacciati di nuova barbarie e delle tenebre di notte eterna. Ed
- ancora non poche nazioni vanno fluttuando nell'incertezza di loro
- sorte: non trovano il vero punto di equilibrio ove fissarsi e nol
- troveranno per lungo tempo, se la divina mano del Creatore non le
- ricompone in miglior ordine, come intorno al sole, per le leggi di
- gravità, stabilí le orbite dei pianeti nel dí che trasse il mondo
- dal caos.
-
- In mezzo alle sventure universali di Europa, le ultime Spagne erano
- state vie maggiormente afflitte da tutti i mali, onde Iddio suol
- fare esperienza della costanza d'un popolo. Quasi soggiogate da
- un bellicoso, e fino a quel momento creduto invincibile esercito
- straniero; il commercio distrutto, le colonie ribellate, espugnati
- i baluardi della penisola, incenerita la marina, sbaragliato
- l'esercito, prigioniero il Re; quando alla voce della religione e
- dell'onor nazionale si rammentano gli Ispani esser discendenti dei
- Consalvi e dei Mendozza corrono alle armi, debellano il nemico,
- liberano dai suoi timori l'Europa, riconquistano le loro franchigie
- e riconquistano il loro Re; si formano una Costituzione che ha
- servito a noi di modello, e che non sarà inutil monumento di ragion
- politica alle nazioni dell'universo.
-
- Signore, questa costituzione è figlia di lunga esperienza, e di
- quel che meglio dettarono i pubblicisti d'Europa dalla metà del
- passato secolo finora. Ella sembra aver colto il vero punto di
- riposo e di contatto fra i diritti dei popoli e le prerogative
- dei monarchi. Ella ha saputo distribuire ai figli l'avuta
- eredità, lasciando al padre una ragionevole latitudine nelle sue
- disposizioni, è lontana da tutti gli estremi viziosi che lasciano
- sempre nell'incertezza le sorti delle nazioni. Questa costituzione
- procede e s'innalza con una maestosa piramide, ne formano l'ampia
- e solida base la dichiarazione dei dritti e doveri dei cittadini;
- prosegue, nelle ben calcolale elezioni, assicurando una scelta di
- rappresentanti nazionali, cui presiede sempre la religione, assiste
- al piú ch'è possibile il voto universale, si allontanano i germi
- di corruzione, si apre la strada al merito, che si fa passare al
- vaglio di molteplici e severi esperimenti. Questa Costituzione
- estesa definisce e circoscrive i limiti del potere legislativo,
- quind'insensibilmente lo avvicina all'esecutivo per mezzo del
- Consiglio di Stato e dell'Alta corte di giustizia e pianta
- alla sommità dell'edifizio il Monarca in tutta la sua grandezza
- circondato dai suoi ministri e da tutto lo splendore e la forza
- del potere esecutivo: tutto è ordine e simmetria, tutto solidamente
- costrutto; non resta luogo di aggiungere né di togliere una pietra
- angolare del grande edifizio senza deturparlo o farlo cadere in
- rovina.
-
- Qual'è durerà immoto ed indistruttibile come la gran piramide
- di Egitto che da quaranta secoli sfida il tempo e le stagioni, e
- rimarrà a sostenerne gli oltraggi per quaranta secoli ancora.
-
- S. R. M. Signore, noi abbiamo giurata colle lagrime agli occhi e
- con religioso rispetto, questa Costituzione. Il popolo ha veduta
- la nostra commozione e le nostre lagrime. Vostra Maestà ancora ha
- giurato lo stesso, e 'l discendente e l'erede della religione di S.
- Luigi e delle virtú civili di Carlo III non giura invano.
-
- Ecco stabilito tra il Re ed il suo popolo un nuovo patto sociale
- che assicura ad entrambi la loro quiete e la felicità avvenire.
- Iddio d'Israele non sdegnò spesso di pattuire col popolo eletto e
- perché lo sdegnerebbero i Re?
-
- Con questo fatto è assicurata la grandezza vostra, la vostra gloria
- e le legittimità della vostra dinastia. Ella non riposa piú sulla
- volontà d'un solo, non su precarie alleanze straniere, ma su la
- volontà decisa di sette milioni di cittadini pronti a versare
- l'ultima stilla del loro sangue in difesa della religione degli
- Avi, della Patria e del Re.
-
- Quell'adorabile famiglia che vi fiorisce d'intorno, come all'ombra
- del maestoso cedro del Libano crescono le sacre palme, quei
- rampolli del vostro a noi sí caro primogenito figlio, cresceranno
- anch'essi nelle avite e domestiche virtú: dalla M. V. apprenderanno
- ad imitare le virtú degli avi, gli arcani dei governi, la sana
- politica e la dura milizia. Uno ne crescerà certamente tra essi,
- che di unita alle arti di pace saprà coltivare quella della guerra.
-
- Egli accoppierà al brillante coraggio ed all'alma intrepida di
- Francesco I e di Enrico IV, il saper militare del gran Condé; e se,
- tolga il cielo l'augurio, sarà chiamato a combattere, lo vedremo
- circondato dai bellicosi Marsi, di Dauni, da Sanniti, da tutti
- i popoli della Magna Grecia e della Trinacria alle frontiere del
- regno come l'Angelo del Signore con l'adamantina spada stava alla
- difesa del Paradiso terrestre.
-
- Ora finalmente, accettata e giurata la nostra Costituzione, non
- sarà piú chimerica e sprecata invano nell'isola la forza che ebbero
- nelle armi i nostri avi, ed il risorgimento della marina; non
- piú inceppati i progressi dello spirito umano e dell'istruzione
- pubblica; non disordinato e dilapidato l'erario; non compromessa la
- dignità del Monarca e della nazione nelle politiche transazioni. Le
- pagine del Codice di Astrea rimarranno immuni da qualunque macchia
- e custodite da incorruttibili sacerdoti; e il potente braccio e
- la volontà della maestà vostra e le assidue e regolari cura del
- Parlamento nazionale assicureranno sí bel retaggio fino alla nostra
- piú remota paternità. Risorgeranno i Geleuci e gli Architi, gli
- Archimedi ed i Tulli onore delle nostre regioni e del genere umano:
- risorgeranno i bei monumenti dell'arte antica su questa terra
- felice, riuniremo in una sola epoca tutti gli onori, onde fummo
- presenti dal fiorire degli Italo-Greci ai tempi d'Augusto, e dal
- regno di Alfonso di Aragona a quelli di Carlo III.
-
- Deh! tu onnipotente Iddio, arridi dal Cielo a sí felice augurio:
- conserva nel Re il padre e benefattore del popolo: conserva nel
- popolo la famiglia ed il baluardo del Re: conserva nel Parlamento
- nazionale il vigile custode delle nostre Istituzioni e delle
- nostre leggi, e fa che viva e regni per lunghi anni l'augusto
- nostro Ferdinando, sí che divenga il Nestore dei Monarchi
- Costituzionali[44].
-
-Il re rispose brevemente cosí:
-
- Gradisco sommamente i bei sentimenti e leali che il Parlamento
- per l'organo del suo presidente mi esprime e spero con la sua
- cooperazione vedere sempre piú felice e tranquilla questa Nazione
- che per tanti anni ho governato e governo.
-
-Indi Ferdinando primo, preso il discorso d'apertura, lo porse al figlio
-Francesco, duca di Calabria che lesse:
-
- Signori Deputati,
-
- Incomincio dal render grazie a Dio che ha conservato la mia
- vecchiezza, circondandomi di lumi pe' miei amatissimi sudditi.
- In voi considero la nazione come una famiglia, della quale potrò
- conoscere i bisogni e soddisfare i voti. Non altro è stato mai il
- mio desiderio nel lungo regno che il Signore mi ha concesso se non
- di ricercare il bene e di seguirlo. Voi mi presterete d'ora innanzi
- la vostra mano nell'adempimento di questo sacro dovere: ed io
- raccogliendo dalla vostra propria voce i voti della nazione, sarò
- liberato dall'incertezza di doverli interpetrare. Per conseguire
- l'oggetto delle nostre comuni cure, io debbo richiamare la vostra
- attenzione alle importanti operazioni che vi sono commesse ed alle
- difficoltà che noi dobbiamo superare. Il conoscer queste sarà un
- eccitamento maggiore alla vostra saviezza ed alla vostra prudenza:
- ci farà acquistare anche la gloria, se avremo saputo trionfare
- degli ostacoli che ci presentano le circostanze dei tempi, e le
- conseguenze stesse delle stesse nostre passate vicende.
-
- Voi siete in primo luogo incaricati dell'importante opera delle
- modificazioni da farsi alla Costituzione Spagnuola, onde adattarla
- al nostro bisogno. Molte delle nostre istituzioni sono compatibili
- con qualsivoglia ordine politico. Tali sono la divisione del nostro
- territorio, il sistema di pubblica amministrazione, ed il nostro
- ordine giudiziario. Io sono sicuro che il Parlamento valuterà
- sopratutto il bene di evitare il piú che è possibile i cangiamenti
- dell'ordine interno, e tutto quello in generale che la nostra
- stessa esperienza ci raccomanda.
-
- Noi consolideremo la Costituzione, se la fonderemo sulle basi delle
- nostre antiche instituzioni e delle idee che ci sono familiari.
- Non intendo già che questa considerazione vi ritenga dal proporre
- quegli inevitabili cambiamenti che sono necessari a rendere solido,
- durevole ed utile alle generalità il nuovo ordine politico che
- oggi fondiamo. Il mio animo riposa tranquillo nella saviezza del
- Parlamento, che saprà scegliere il giusto mezzo tra la necessità e
- l'utilità.
-
- Vi raccomando principalmente di assicurare l'ordine pubblico,
- senza del quale ogni sistema politico e civile resterebbe privo
- d'effetto. Voi saprete dar vigore al governo, la forza del quale
- si confonde con quella delle leggi, quando il suo andamento è da
- questa diretto. Custodite gelosamente le guarentigie individuali
- dei cittadini: non sottoponete le volontà particolari alla
- generale; e rivestite l'autorità che la rappresenta di tutti i
- mezzi necessari a farla rispettare. Questo è il primo carattere
- d'ogni governo civile e d'ogni nazione che voglia far rispettare la
- propria indipendenza.
-
- L'inviolabile attaccamento che la nostra nazione ha dimostrato
- alla nostra cattolica religione, mi rende sicuro che il Parlamento
- ne custodirà la serietà, e conserverà con ciò il piú bel pregio
- della Costituzione. Noi non _siamo mai stati persecutori_ delle
- idee altrui ed abbiamo sempre lasciato a Dio il giudizio della
- credenza degli altri. Il nostro suolo non è stato mai macchiato
- di persecuzioni religiose, anche nel tempo del fanatismo e dei
- pregiudizii. Ma i popoli che professano un'altra credenza, non
- hanno il diritto di contaminare neppure coll'esempio, la verità
- e severità della nostra dottrina. I doveri dell'ospitalità non
- possono essere maggiori di quelli che noi abbiamo verso noi stessi.
-
- Stabilite felicemente, come spero, le basi del nostro ordine
- politico, ed invocata l'assistenza e la protezione del Signore
- Iddio a tutti i travagli dai quali dipendono i riordinamenti del
- Regno, noi potremo facilmente provvedere a tutti i nostri interni
- bisogni.
-
- Io debbo prima d'ogni altra cosa manifestarvi la soddisfazione
- che provo nel vedere intorno a me i deputati dell'una e dell'altra
- Sicilia. Queste due parti della mia famiglia egualmente a me care,
- e da ciascuna delle quali ho ricevute prove d'attaccamento, non
- sono state giammai per me divise.
-
- I disordini parziali non decidono della volontà né dello spirito
- d'una nazione. Io sono stato sempre persuaso che la Sicilia al
- di là del Faro non avrebbe mai smentito il nobile carattere che
- l'ha sempre distinta; e mi compiaccio che ella siasi affrettata a
- confermare col fatto la mia opinione. Da' lumi uniti di due popoli,
- ai quali la natura è stata prodiga dispensatrice d'ingegno e di
- generosi sentimenti, io non posso non ripromettermi misure, leggi e
- regolamenti tali, che assicurino con indissolubili legami di unità
- e di reciprocazione le rispettive loro facoltà.
-
- Affinché voi possiate avere una esatta notizia della situazione
- del regno, io ho ordinato a tutti i miei segretari e ministri di
- Stato di presentare al piú presto che potranno, un rapporto dello
- stato di ciascun ramo. Lo stesso desiderio per quanto riguarda le
- sue operazioni, ho manifestato alla Giunta provvisoria di governo,
- che ha col suo consiglio assistito il mio amatissimo figliuolo
- e vicario, che ha sí bene corrisposto alla fiducia mia e della
- nazione.
-
- Lo stato delle nostre relazioni coll'estero è dilicato, ma presenta
- difficoltà, a superar le quali, può forse essere bastevole la
- moderazione unita ad un contegno nobile e fermo.
-
- La necessità di questo contegno vi persuaderà altresí de'
- sacrifizii che la nazione dee fare nel ramo delle finanze. Lo
- stato di queste non è solamente la conseguenza della nostra attuale
- posizione; ma anche delle circostanze nelle quali ci troviamo dopo
- l'anno 1815.
-
- Voi vedrete dal rapporto del segretario di Stato ministro di
- questo ramo gli sforzi da me fatti, onde soddisfare a tutti
- gli straordinari bisogni e proporre alla nazione una stabile
- prosperità.
-
- Le medesime circostanze hanno influito e influiscono attualmente
- nel dipartimento della guerra. La vostra saviezza vi guiderà
- naturalmente a distinguere lo stato momentaneo dal permanente, onde
- l'armata serve al suo scopo e non divenga onerosa alla nazione.
-
- Le nostre milizie ci presentano una forza interna che non aggrava
- il tesoro e che è della piú grande utilità a mantenere l'ordine e
- la tranquillità delle persone.
-
- Le stesse considerazioni vi si presenteranno per la nostra marina
- che noi dobbiamo principalmente rivolgere alla protezione del
- commercio marittimo ed alla difesa delle nostre coste.
-
- L'interesse del nostro commercio politicamente calcolato, vi sarà
- presentato dal nostro segretario di Stato ministro degli affari
- interni. Formerà questo uno dei piú gravi ed importanti argomenti
- delle vostre deliberazioni.
-
- Voi troverete preparate tutte le altre instituzioni delle quali
- dipende l'interna prosperità del regno. Io ho conservato dopo il
- 1815 tutte quelle che l'esperienza ed il voto nazionale indicavano
- come necessarie ed utili.
-
- Raccomando alle vostre cure gli stabilimenti d'educazione, di
- beneficenza e di umanità, le prigioni, sopratutto, lo stato
- delle quali è ancora lontano da quello a cui avrei desiderato di
- portarle.
-
- Il dipartimento della giustizia presso a poco è fondato sulle
- stesse basi che io avrei stabilite.
-
- Io mi sono giovato dell'esempio e dell'esperienza ed ho adottato
- le leggi che mi sono sembrate le migliori; perché di niun'altra
- passione sono stato capace fuorché del bene dei miei popoli. Il mio
- ministro di grazia e giustizia vi proporrà i progetti necessari
- per perfezionare questo ramo importante. Se altri miglioramenti
- giudicherete necessari alla libertà delle persone ed alla sicurezza
- delle proprietà voi dovete esser persuasi che proponendoli, andrete
- sempre incontro al mio desiderio.
-
- Quanto agli affari ecclesiastici l'ultimo concordato ha fatto
- sparire tutte le antiche controversie con la Corte romana. Per esso
- è stata restituita la calma alle coscienze. Sono stati ridotti i
- vescovadi, e si è preparata la dotazione ed il miglioramento del
- clero. Per ottenere quei vantaggi è stato d'uopo di convenire di
- molte transazioni. Io vi ho consentito, perché le ho riguardate
- come prerogative, alle quali non ho voluto sacrificare l'interesse
- principale de' miei popoli. Io sono persuaso che in tutte le future
- transazioni il Parlamento si farà sempre guidare dal rispetto
- dovuto alla Santa Sede e dalla necessità di stringere sempre piú
- le relazioni di amicizia che debbono essere fra due Stati vicini ed
- insieme legati per un comune interesse.
-
- Dopo questa breve esposizione dello stato nostro, mi rimane
- solamente a dirvi che non permettendomi ancora le mie forze di
- riprendere tutte le cure del governo io continuerò per ora ad
- affidarle al mio amato figliuolo ed erede Duca di Calabria nella
- qualità di mio Vicario generale. Io sono stato compiaciuto del modo
- onde egli ha corrisposto alla mia ed alla vostra fiducia.
-
- L'esperienza servirà a renderlo piú maturo nel governo ed a voi piú
- caro. Io avrò verso la Nazione il merito di avere, non solamente
- formato il suo cuore, ma di avergli altresí additati i mezzi di
- rendervi felici.
-
- Signori deputati, niun momento nella storia della monarchia è stato
- piú importante di questo. L'Europa tutta ha gli occhi sopra di noi.
- L'Onnipotente che regge il destino di tutti i popoli ci ha messi
- nella posizione di acquistare con la moderazione e con la saviezza
- la stima di tutte le nazioni.
-
- È nelle nostre mani di consolidare le nostre istituzioni ed
- il renderle stabili, durevoli e tali che producano la nostra
- prosperità.
-
- Quanto a me, non farò che secondare il voto dei miei popoli, e
- sarò unito ad essi con quella medesima fiducia che hanno a me
- dimostrata. Io desidero di portare con me nella tomba la vostra
- riconoscenza, e meritare il solo elogio di aver sempre voluto la
- vostra felicità.
-
-Dopo le parole del Re, il Duca di Calabria baciò ripetutamente la mano
-al padre ed aggiunse — dicono i contemporanei — abbastanza commosso:
-
- Nell'atto che ringrazio a Voi, mio amato Padre e Sovrano, della
- bontà con la quale vi siete degnato di esprimervi benignamente a
- mio riguardo, vi assicuro che tutti i miei sforzi, sinché avrò
- vita, saranno diretti al vostro servizio al vantaggio della
- Nazione.
-
-Il presidente Galdi riprese la parola per ringraziare il Re, ed infine
-il tenente generale Pepe fece la solenne rinunzia del comando in capo
-dell'esercito nazionale cui re Ferdinando rispose accettando[45].
-
-Terminata la cerimonia, il Re col suo corteggio pomposo uscí di Chiesa
-per tornare al palazzo. Ma il cielo che nel mattino era sereno si
-fe' scuro e quando il Re giunse s'addensarono le nubi e piovve. I
-superstiziosi temettero, e ricordarono il fatto quando la Costituzione
-fu abolita nell'anno seguente[46].
-
-La sera vi fu uno spettacolo _gratis_ in tutti i teatri della capitale,
-gran pranzo di gala a corte, ed al massimo _San Carlo_ si recò il
-principe ereditario con la moglie ed il principe di Salerno. Quella
-sera il duca di Calabria indossava la divisa di colonnello di fanteria
-della milizia nazionale ed il principe di Salerno quella degli usseri
-della guardia di sicurezza interna.
-
-Nella seduta del 2 ottobre[47] furono formate le commissioni — oggi
-uffici — all'oggetto di facilitare l'andamento ed il disbrigo degli
-affari interni. Furono, dunque cosí costituiti:
-
- I. COMMISSIONE. — _Legislazione:_ Lauria Francesco. Scrugli
- Francesco, Saponara Felice, Arcovito Guglielmo, Catalani Vincenzo,
- Tafuri Michele, Pelliccia Alessio, Ceraldi Pasquale, De Cesare
- Innocenzio.
-
- II. _Guerra, marina ed affari esteri:_ Begani Alessandro, Giovanni
- Bausan, Rossi Francesco, Morici Domenico, Macchiaroli Rosario,
- Poerio Giuseppe, De Concilii Ernesto, Firrao Giuseppe cardinale, de
- Donato Tommaso.
-
- III. _Milizie provinciali, gendarmeria ed altro oggetto di pubblica
- sicurezza:_ Sponsa Diodato, Perugini Pietro Paolo, Borrelli
- Pasquale, De Piccolellis Mario, Coletti Decio, Melchiorre Paolo,
- Mazziotti Gerardo, Vivacqua Francesco, Corbi Carlo.
-
- IV. _Finanze:_ Matera Domenico, Ginestous Cesare, Gerardi Giuseppe,
- Incarnati Francesco Saverio, Paglione Gennaro Domenico, Pessolani
- Saverio Arcangelo, Losapio Giuseppe, Dragonetti Luigi.
-
- V. _Commercio, agricoltura, arti ed industria:_ Angelini Gian
- Fedele, Netti Raffaele, Coletti abate Michele, Giovane Giuseppe
- Maria, Jacuzio Francesco, Riolo Paolino, Lozzi Giovannantonio,
- Corbi Vincenzo, Caracciolo Gerardo.
-
- VI. _Istruzione pubblica:_ Petruccelli Francesco, Semmola Mariano,
- Strano Francesco, Sonni Domenico, Jannantuono Papiniano, Lepiane
- Vincenzo, Flamma Paolo, Buonsanto Vito, Desiderio Giuseppe.
-
- VII. _Esame e tutela della Costituzione:_ Delfico Melchiorre,
- Ricciardi Amodio, Nicolai Domenico, Galanti Luigi, Maruggi
- Giovanni, Cassini Domenico, Vasta Tommaso, Ruggero Petrantonio,
- Imbriani Matteo.
-
- VIII. _Amministrazione provinciale e comunale:_ Carlino Ippazio,
- Rondinelli Benedetto, De Oraziis Biagio, Brasile Saverio, Trigona
- Salvatore Giuseppe, Fantacone Giancarlo, Castagna Michelangelo, De
- Luca Antonio Maria, Mercogliano Antonio.
-
- IX. _Governo interno:_ Presidente, segretario Berni, De Filippis
- Carlo, Mazzone Liberatore, Orazio Giuseppe.
-
-I deputati entrati in carica ottennero un diploma di nomina, muniti del
-suggello del Parlamento nazionale[48], di questo tenore:
-
- PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE.
-
- _Certifichiamo noi qui sottoscritti, presidente e segretari pro
- tempore del parlamento nazionale, qualmente il signor ..... è stato
- nominato deputato al Parlamento per la provincia di Napoli, e che i
- suoi poteri sono stati esaminati e trovati in regola._
-
- _In fede di che, ne abbiamo sottoscritto il presente. Tutti i
- poteri in originale sono nel nostro archivio._
-
-Cosí fu aperto il Parlamento nazionale di Napoli che doveva tanto
-brevemente esistere.
-
-
-
-
-PARTE SECONDA
-
-I DEPUTATI.
-
-
-
-
-PARTE II
-
-
-Quadro delle abitazioni dei Deputati al Parlamento Nazionale.
-
-MATTEO GALDI, _strada Magnovacallo n. 88_.
-
-TITO BERNI, _salita S. Sebastiano n. 58_.
-
-VINCENZO NATALI, _strada di Chiaia n. 66_.
-
-NAZARIO COLANERI, _strada portici S. Tommaso d'Aquino n. 20_.
-
-FERDINANDO DE LUCA, _strada S. Liborio n. 65, 1º piano_.
-
-FRANCESCO LAURIA, _S. Potito palazzo Solimena_.
-
-FRANCESCO SCRUGLI, _strada Concezione a Montecalvario n. 10_.
-
-FELICE SAPONARA, _strada S. Potito n. 37, 3º piano_.
-
-GIROLAMO ARCOVITO, _strada S. Matteo n. 34_.
-
-VINCENZO CATALANO, _largo S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone n. 7, 3º
-piano_.
-
-MICHELE TAFURI, _largo p. Piccola Rosario di Palazzo n. 17_.
-
-ALESSIO PELLICCIA, _Materdei vico Cangi n. 6_.
-
-PASQUALE CERALDI, _vico Bisi collegio dei Nobili N. 34_.
-
-FRANCESCO STRANO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.
-
-PAOLINO RIOLO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.
-
-INNOCENZI DE CESARE, _strada Foria_.
-
-ALESSANDRO BEGANI, _vico Trevaccari n. 4, 1º piano_.
-
-GIOVANNI BAUSAN,.....[49]
-
-FRANCESCO ROSSI, _strada Incoronata n. 24, 1º piano_.
-
-ROSARIO MACCHIAROLI, _vico Chianche a Palazzo n. 3_.
-
-DOMENICO MAYER, _strada S. Cristoforo all'Olivella N. 36_.
-
-GIUSEPPE POERIO, _strada Materdei case proprie_.
-
-LORENZO DE CONCILIIS, _nel monistero di S. Orsola a Chiaia_.
-
-GIUSEPPE CARDINALE FIRRAO (sic), _palazzo Avellino Anticaglia n. 4, 1º
-piano_.
-
-TOMMASO DONATO, _strada di Chiaia n. 209_.
-
-DIODATO SPONSA, _strada Baglivo n. 68, 2º piano_.
-
-PIETRO PAOLO PERUGINI, _strada Guantari n. 99, locanda Lombardia_.
-
-PASQUALE BORRELLI, _strada nuova Monteoliveto n. 29, 1º piano_.
-
-OTTAVIO DE PICCOLELLIS, _largo delle Pigne n. 152_.
-
-GERARDO MAZZIOTTI, _vico storto Sant'Agostino degli Scalzi n. 12_.
-
-FRANCESCO VIVACQUA, _vico del Carminello n. 51, 3º piano_.
-
-CARLO CORBI, _vico Baglivo n. 68, 2º piano_.
-
-DECIO COLETTI, _strada Stella n. 103, 1º piano nobile_.
-
-PAOLO MELCHIORRE, _vico largo dell'Avvocato n. 35_.
-
-DOMENICO MATERA, _locanda dell'Incoronata_.
-
-CESARE GINESTOUS, _largo del Castello n. 81_.
-
-GIUSEPPE GRIMALDI, _strada Nardones n. 14_.
-
-FRANCESCO SAVERIO INCARNATI, _strada Baglivo Uries n. 13, 1º piano_.
-
-TOMMASO GIORDANO, _strada S. Liborio n. 65_.
-
-GIOV. DOMENICO PAGLIONE, _Pallonetto S. Chiara n. 12, 2º piano_.
-
-SAVERIO ARCANGELO PESSOLANI, _sopra del Sacramento, vico delle Nocelle
-n. 87_.
-
-GIUSEPPE LOSAPIO, _strada Corsea n. 65_.
-
-LUIGI DRAGONETTI, _strada S. Mattia n. 88, 2º piano_.
-
-GIOVAN FELICE ANGELINI, _strada Nardones n. 95_.
-
-RAFFAELE NETTI, _strada Atri n. 3, 3º piano_.
-
-MICHELE COLETTI, _calata S. Tomaso d'Aquino n. 6_.
-
-GIUSEPPE MARIA GIOVENE, _Fontana Medina al palazzo Caravita_.
-
-FRANCESCO JACUZIO, _strada S. Liborio n. 65 3º piano_.
-
-GIOVANNI ANTONIO LOZZI, _vico Afflitto n. 28, 3º piano_.
-
-GERALDO CARACCIOLO, _strada Foria_.
-
-VINCENZO COMI, _strada Guantai nuovi n. 46_.
-
-FRANCESCO PETRUCCELLI, _calata principe di S. Severo n. 20, 2º piano_.
-
-MARIANO SEMMOLA, _vico dei Giganti n. 44, 2º appartamento_.
-
-DOMENICO SONNI, _strada nuova dei Pellegrini n. 4, 1º piano_.
-
-PAPINIANO JANNANTUONO, _strada S. Liborio n. 65, 2º piano_.
-
-VINCENZO LEPIANE, _strada Vicaria n. 339, 1º piano_.
-
-PAOLO FLAMMA, _strada Chiaia n. 160_.
-
-VITO BUONSANTI, _dentro S. Domenico Soriano_.
-
-GIUSEPPE DESIDERIO, _dirimpetto la porteria del Monistero del Consiglio
-n. 3_.
-
-MELCHIORRE DELFICO, _alle case del marchese de Turris dietro il palazzo
-di Gravina_.
-
-AMODIO RICCIARDI, _palazzo Monteroduni, Ponte di Chiaia_.
-
-DOMENICO NICOLAI, _strada Nardones n. 66_.
-
-LUIGI GALANTE, _vico Santo Spirito n. 41, 3º piano_.
-
-GIOVANNI MARUGGI, _Magnocavallo 88, ultimo piano_.
-
-DOMENICO CASSINI, _Pallonetto S. Chiara n. 8_.
-
-TOMMASO VASTA, _al largo del Vescovado n. 31, a destra_.
-
-PETRANTONIO RUGGIERO, _Cisterna dell'olio case di Petagna, 2º piano_.
-
-MATTEO IMBRIANI, _Cisterna dell'olio n. 25, 3º piano_.
-
-IPPAZIO CARLINO, _strada Montesanto n. 17_.
-
-BENEDETTO RONDINELLI, _vicoletto 2 della Quercia n. 6_.
-
-BIAGIO DE HORATIIS, _strada Foria ultimo piano in casa di Nicolini_.
-
-LIBERANTE MAZZONE, _vico Tedeschi a Toledo sopra lo speciale S.
-Giorgio_.
-
-SAVERIO BASILE, _vicoletto Tedeschi a Toledo n. 4, 1º piano_.
-
-SALVADORE GIUSEPPE TRIGONA, _strada Nardones n. 14, 3º piano_.
-
-GIOVANNI CARLO FANTACONE, _vico Figurella a Montecalvario n. 10_.
-
-MICHELANGIOLO CASTAGNA, _vico Cinquesanti n. 9, 2º piano_.
-
-ANTONIO MARIA DE LUCA, _largo delle Pigne n. 140_.
-
-ANTONIO MERCOGLIANO, _locanda villa di Parigi nel chiostro di S.
-Tommaso d'Aquino_.
-
-CARLO DE FILIPPIS, _strada nuova Pizzofalcone n. 45_.
-
-GIUSEPPE ORAZIO, _strada vico Gerolomini n. 11, palazzo duca della
-Castelluccia_.
-
-FERDINANDO VISCONTI, _S. Lucia a Mare n. 64, ultimo piano, a sinistra_.
-
-COLONELLO PEPE GABRIELE, _alla locanda dei Fiorentini_.
-
-PRINCIPE DI BISCARI, _dirimpetto la villa_.
-
- —————
-
-Queste notizie desunte dai documenti dell'epoca mi parvero d'un certo
-interesse per la storia delle nostre provincie meridionali: epperò le
-riprodussi integralmente.
-
- 1ª _Classe_. PRETI. — Buonsanti, Coletti (Michele), De Luca
- (Antonio), De Luca (Ferdinando), Desiderio, Fiamma, Galanti,
- Geraldi, Giovane, Jacuzio, Jannantuono, Lepiane. Pelliccia, Riolo,
- Rondinelli, Semola, Sonni, Strano, Vasta — 19.
-
- 2ª _Classe_. PROPRIETARII. — Basile, Corbo, Falletti, Fantacone,
- de Filippis, Giordani, Imbriani, Incarnati, Macchiaroli, Mazzone,
- Netti, Paglione, Rossi — 13.
-
- 3ª _Classe_. MAGISTRATI. — Arcovito, Catalani, de Cesare, Coletti
- (Decio), Melchiorre, Orazi, Ricciardi, Saya, Saponara, Scrugli,
- Tafuri, Vivacqua — 12.
-
- 4ª _Classe_. AVVOCATI. — Angelini, Berni, Carlini, Cassini,
- Colaneri, de Horatiis, Lauria, Losapio, Mazziotti, Pessolani,
- Poerio, Ruggero — 12.
-
- 5ª _Classe_. MILITARI. — Bausan, Begani, de Conciliis, Morice,
- Pepe, Piccolellis, Perugini, Sponsa.
-
- 6ª _Classe_. NOBILI. — Principe di Biscari, Caracciolo (dei duchi
- di Martina), Marchese Dragonetti, Grimaldi di Terrasana, Nicolai
- (marchese di Canneto), Cavalier Trigona — 6.
-
- 7ª _Classe_. MEDICI. — Castagna, Comi, Maruggi, Mercogliano,
- Petruccelli, Romeo — 6.
-
- 8ª _Classe_. IMPIEGATI. — Borrelli, Donato, Matera, Natale — 4.
-
- 9ª _Classe_. RITIRATI CON PENSIONI. — Delfico, Galdi — 2.
-
- 10ª _Classe_. NEGOZIANTI. — Ginestous, Lozzi — 2.
-
- 11ª _Classe_. CARDINALI. — Firrao — 1.
-
- —————
-
-ESTRATTO DAL GIORNALE «LA MINERVA NAPOLETANA» (_1º trimestre 1820,
-agosto, settembre, ottobre, pag. 332-333_)[50].
-
- Dal prospetto dei deputati, si può agevolmente osservare:
-
- 1º Che il termine _medio_ delle loro età esclude la prima gioventú,
- e non tocca l'estrema vecchiezza; donde può sperarsi senno e
- moderazione con robustezza e virilità;
-
- 2º Che manca affatto la tendenza verso l'oligarchia, pochi essendo
- coloro che appartengono alla 6ª classe; ove per liberalità di
- principi si distinguono eminentemente il marchese Dragonetti ed il
- marchese di Canneto;
-
- 3º Che lo spirito _demagogico_ non può allettare persone, delle
- quali tutte può dirsi... _quobus est pater, et equus et res_;
-
- 4º Che gli impiegati attivi del governo sono sí rari, che, ove i
- loro conosciuti sentimenti non fossero cosí onorevoli come sono,
- non sarebbe da tenersi sopra di essi alcuna ministeriale influenza;
-
- 5º Che nel gran numero di magistrati, scelti dal popolo mentre
- vivevano in lontane provincia, si scorge una testimonianza
- lusinghiera pel corpo della magistratura e consolante per la
- Nazione;
-
- 6º Che nel maggior numero degli ecclesiastici si vede con piacere
- premiato il merito non ordinario di molti, fra i quali giova
- ricordare Galanti, Giovane, Pelliccia, Semola, Strano, pubblici
- professori di scienza e nomi cari alle lettere.
-
- Né andranno privi di lode Buonsami e Coletti, educatori della
- gioventú. Gli ecclesiastici, inviati al Parlamento di Napoli, sono
- tali che saprebbero, nel bisogno, e difendere a prezzo della vita
- la patria religione, e rigettar qualunque misura contraria alla
- dignità ed agli interessi corporali della monarchia, fosse ancor la
- misura piú favorevole al loro ordine sacerdotale.
-
- Ma alcuni di questi e non per colpa dei vescovi, si mostrarono
- tiepidi per la causa della libertà costituzionale.
-
- Nelle Provincie dell'Aquila, di Chieti, i preti — si dolgono
- alcuni — non predicano abbastanza i doveri, che questa impone, ed i
- vantaggi che ne risultano; e si fanno volentieri a seguire i grandi
- esempii, che somministra loro il rimanente del clero. Il potere
- esecutivo non deve tralasciare di porvi ordine e di far conoscere
- i nomi di quelli, che si distinguono pel loro zelo, e per la loro
- virtú, come il parroco d'Orazii;
-
- 7º Il numero degli avvocati, il quale ad alcuni sembra soverchio,
- può non credersi tale, se si riflette, che in questo ordine si
- restringeva pochi anni fa tutto il sapere civile della Nazione; e
- che in esso anche il talento poteva incontrar la fortuna, al patto,
- non rade volte, di rinunciare ai sentimenti piú generosi.
-
- Quindi le osservazioni sul numero degli avvocati nel Parlamento
- non cadono sulle loro persone; ma sopra alcune memorie appartenenti
- alla loro classe, alle quali essi recano una felice eccezione.
-
- Si desidera che l'eloquenza parlamentaria faccia dimenticar la
- forense[51]. Questa non saprebbe che oscurare l'evidenza delle
- cose, corrompere il dritto sentire, e sostituire lunghe parole alle
- forme amabili e severe della libertà.
-
- —————
-
-Le biografie che seguono sono tratte dai protocolli di Polizia e
-dell'Interno del grande archivio di Stato di Napoli, dal giornale
-la «Minerva» del 1820-21, dall'«Omnibus» politico e dal «Pittoresco»
-diretti dal nap. Vincenzo Torelli e dagli elogi funebri recitati nelle
-varie occasioni di morte di quelli che appartennero al Parlamento del
-1820.
-
-Dei seguenti deputati non ho notizie — per quante ricerche io abbia
-fatte — e quelle poche che ho, non bastano, quantunque io abbia fatto
-inutile appello, nelle provincie meridionali, ai loro discendenti.
-
-ANGELINI GIOVAN FELICE — BASILE SAVERIO — CARLINO IPPAZIO — CASTAGNA
-MICHELANGELO — CASSINI DOMENICO — DE CESARE INNOCENZO — COMI VINCENZO
-— COLETTA MICHELE — CONTI CARLO — GIORDANO TOMMASO — JANNANTONIO
-PAPINIANO — LOSAPIO GIUSEPPE — LOZZI ANTONIO — ORAZIO GIUSEPPE —
-PAGLIONE GIOVAN DOMENICO — PETRUCCELLI FRANCESCO — ROSSI FRANCESCO —
-STRANO FRANCESCO.
-
- *
- * *
-
- ARCOVITO GIROLAMO[52]. — Fu uno dei difensori di Vigliena nel 1799.
- Era nato nel 1771 in Reggio Calabria da Natale e da Teresa Ranieri.
- Fu chierico, ma gettata la sottana, si diede agli studi di legge
- in Napoli. Nel 1796, fu nominato capo-cantone in Calabria. Dopo
- i fatti del '99, chiuso in prigione e dannato a morte, fu invece
- mandato nel castello d'Ischia[53] e godé dell'indulto del 1801 e si
- laureò avvocato nel 1803. Dai Francesi fu fatto commissario delle
- colonne destinate alla repressione del brigantaggio, poi giudice,
- quindi presidente di G. C. Criminale. Tornati i Borboni restò in
- carica. Nel 1820 fu deputato operoso, e combattette la partenza
- del re per Lubiana. Nel 1821 fu presidente della Camera e firmò la
- nobile protesta, nel momento stesso che gli Austriaci entravano in
- Napoli.
-
- Nella reazione perdette il posto di magistrato e fu latitante fino
- al 1825, anno in cui fu amnistiato; ma esiliato fino al 1829 in
- Salerno.
-
- Morí il 1º dicembre 1847. Fu marito d'una Musitano e lasciò erede
- il figlio adottivo Natale Musitano.
-
- BEGANI ALESSANDRO. — Il nome del difensore di Gaeta è stato già
- raccolto dalla Storia e la sua vita va tra quelle dei piú strenui
- generali italiani.
-
- Nacque in Napoli ai 20 giugno 1770 ed ebbe l'educazione nel
- nostro collegio militare che fu il vivaio di quanti, da piú
- d'un secolo, portano alta la divisa dell'esercito. Ne uscí per
- secondare la sua indole che lo chiamava alle armi, e cominciò la
- _carriera_ come uffiziale di artiglieria. L'impresa di Tolone
- fu la sua prima campagna. Ma, quando ne tornò al 1794, ebbe a
- pagare in dura prigionia il culto che egli rendeva lealmente alle
- istituzioni liberali. Compreso nel numero dei patriotti fuorusciti
- napoletani che trovarono asilo in Francia, militò in quell'esercito
- partecipando con onore alle guerre d'Italia e prese parte anche
- alla famosa spedizione che si preparava sulle spiaggie della Manica
- per l'Inghilterra.
-
- Reduce in Napoli nel 1806, percorse rapidamente i gradi militari
- superiori sino a quello di maresciallo di campo e prese parte in
- tutti i combattimenti del decennio[54].
-
- Nel 1815 gli venne affidata la difesa della prima cittadella del
- regno di Napoli: Gaeta[55].
-
- Il 31 maggio se ne chiusero le porte; l'8 di agosto fu resa non a
- quei che l'assediavano..... ma al Re.
-
- Cosí furono salve per la nazione l'artiglierie e munizioni ivi
- abbondantemente raccolte, e Gaeta non ebbe a seguire la sorte di
- Ancona e di Pescara spogliate e mezzo demolite dai Tedeschi che in
- quell'epoca stessa le occuparono senza espugnarle.
-
- Begani, vittima della bassa vendetta austriaca, ebbe l'esilio in
- premio della sua bella difesa. Privato d'ogni stipendio, dovette
- alla spontanea magnanimità del Re un sussidio che piacque alla...
- voracità del de Medici, risecare ancora d'un decimo!
-
- Il principe Vicario non tardò a richiamarlo nella patria, dalla
- Corsica, ove egli viveva dimenticato, e lo nominò ispettore
- generale d'artiglieria. I suoi concittadini lo compresero nella
- deputazione di Napoli.
-
- Il tenente colonnello Vinci che diresse i lavori della difesa di
- Gaeta ne pubblicò anche il giornale d'assedio.
-
- BERNI TITO. — Nacque nel 1788 da Federico Berni ferrarese e da
- Camilla Sagarriga in Bitonto (Terra di Bari). Passata la prima
- giovinezza nella sua patria, ed appresevi le prime istituzioni
- letterarie, fu menato in Napoli ad erudirsi nella giurisprudenza
- sotto il chiarissimo professore Nicola Valletta. Benché dedito
- al Foro, ei si piacque sempre degli studi classici nei quali si
- distinse, meritando di appartenere a molte accademie, ed alla
- _Sebezia_[56] di cui fu per parecchi anni segretario.
-
- D'ingenuo carattere e d'incorrotti costumi, fu chiamato alla
- deputazione quasi conformato sul modello d'un rappresentante che
- egli stesso aveva ritratto in un suo giornale: l'_Indipendente_.
- Molte sue poesie sono sparse in piccole raccolte per nozze; e
- la stamperia della _Biblioteca analitica_ nel 1819-21 cominciò a
- pubblicare due volumi di traduzioni sue dal latino e dal greco,
- sotto altro nome.
-
- BISCARI (_principe di_). — Nacque a Catania nel 1779. Nel 1820
- seppe con la voce e col danaro contribuire alla tranquillità di
- quella terra di cui fu eletto deputato al Parlamento. Da quel tempo
- rimase sempre in Napoli, dandosi tutto all'archeologia, passione
- ereditata dal padre, menando vita ritirata e solitaria. Grandemente
- ricco, spese immense somme nell'acquisto di oggetti antichi e
- pietre preziose, nella conoscenza delle quali era cosí dotto da
- stare molto innanzi ai piú saputi nell'arte.
-
- Aveva tale copia di oggetti che patí un furto di oltre dugentomila
- ducati senza alterare le collezioni. Veramente tutto fu — in breve
- tempo — riacquistato, mercé la sagacia del commissario di polizia
- Portalupi. Tra le gioie rubate erano quattordici grossi bottoni
- formati ciascuno da un rubino, da uno smeraldo e da un diamante
- l'uno nell'altro incastrati, straordinario lavoro, e un filo di
- cinquanta bellissimi diamanti ciascuno di venti grani.
-
- La biblioteca ed il museo passarono, poi, in eredità al fratello.
- Morí nel 1844 (6 maggio). Passò la maggior parte della sua vita
- sempre seduto, circondato da antiquari, orafi e gioiellieri, da
- quanti oggetti d'arte che d'ogni specie possono immaginarsi,
- da libri, da pappagalli e da animali non comuni di cui era
- appassionatissimo[57].
-
- Infermo di grave malore, non ricorse ai medici che molto tardi. Il
- principe di Biscari non credeva alla medicina: e pure aveva tanta
- fede nell'... archeologia!
-
- BAUSAN GIOVANNI. — Nacque a Gaeta il 14 aprile 1757 da Giuseppe,
- tenente generale nell'esercito napoletano e da Rosa Pinto y
- Fonseca.
-
- Fu ammesso a dieci anni nella regia accademia di marina di
- Napoli[58].
-
- Dal marzo al settembre 1774, e dal giugno all'ottobre 1785 navigò
- sulla _galera padrona_ e nel luglio seguente sulla fregata _Santa
- Amalia_, sulla galera _San Germano_ e sulle fregate _Santa Dorotea_
- e _Santa Chiara_.
-
- Serví sulle navi inglesi dove fu inviato con altri dal ministro
- Acton; nel 1782 combatté al fianco dell'ammiraglio Rodney, e
- nell'infruttuosa spedizione contro Algeri del 1774, Bausan comandò
- lo sciabecco _Robusto_ e riportò una ferita nella coscia.
-
- Nel 1788 combattette contro i barbareschi.
-
- Nel 1798, alla fuga del re Ferdinando IV da Napoli, il Bausan
- trovavasi a Palermo colla corvetta _Aurora_ per caricarvi armi.
-
- Durante la _repubblica partenopea_ stette col Caracciolo e dopo,
- promosso capitano di vascello, fu imprigionato ed esiliato in
- Francia.
-
- Coi Francesi tornò in Napoli e fu preposto al supremo comando delle
- forze navali.
-
- Vinse gli Inglesi ai 24 e 25 giugno 1809[59] e fu nominato barone
- da Gioacchino Murat con una donazione di 10,000 ducati in beni.
-
- Negli anni 1812-13-14 tenne il comando della flottiglia leggera e
- dei vascelli _Capri_, _Gioacchino_, e della fregata _Letizia_.
-
- Alla restaurazione del 1816 fu riformato e nominato giudice e
- presidente in diversi consessi di guerra e della marina.
-
- Nel luglio 1820, scoppiati i moti di Sicilia, fu richiamato in
- attività di servizio.
-
- Morí nel 1825; le sue ossa, trasportate nella chiesa di Santa Maria
- degli Angeli, non ebbero onore di marmi.
-
- BORRELLI PASQUALE. — Nacque a Tornareccio (Chieti) nel 1782 da
- Gaudenzio, dotto medico, e Concetta d'Antonio.
-
- Ebbe la prima educazione in seminario, e nel 1796 fu avviato nel
- collegio di Chieti per apprendervi le matematiche e la filosofia.
- Nel 1798 tornossene a Napoli, dove volle addirsi alla medicina.
- Studiò presso Onorato Ricci, presso il Guidi, fisico, e medicina
- col Macry e nello stesso anno pubblicò per le stampe: _Euricipia
- zooanosiae_[60].
-
- Compiuti appena gli studi di medicina, e divulgatosi il nome del
- Borrelli nella capitale, si vide tosto circondato da folto stuolo
- di giovani che lui volevano maestro nelle scienze mediche. E il
- Borrelli di buon grado secondò quelle istanze, insegnando, in una
- cattedra dell'ospedale di San Giacomo, la materia medica. Volgendo
- intanto l'anno 1805, gli amici lo persuasero ad entrare nel foro,
- dove la sua eloquenza avrebbe trovato un campo piú esteso, poiché
- prima prerogativa di lui era il parlare facondo e spontaneo.
- Epperò — tralasciati gli studi di medicina — divenne in breve tempo
- peritissimo in legge e nel _mestiere_ d'avvocato salí in gran fama
- non solo in Napoli, ma in tutto il regno.
-
- Amò nel 1807 passionatamente Rosina Scotti, bella e colta
- fanciulla, che immaturamente morí nell'età di ventuno anni. (Vedi
- VINCENZO FONTANAROSA: _Una congiura a Napoli nel 1807_).
-
- Fu inconsolabile il Borrelli di tale perdita e scrisse versi teneri
- e pietosi, bellissimi. Da quell'epoca egli lasciò il foro per
- tornare ancora una volta alla scienza ed alle lettere.
-
- Sul finire di quell'anno vennero in luce i suoi _Principii di
- zoaritmia_. Guidato dai risultamenti di vari trovati algebrici,
- egli spiega in quest'opera — mercé una tavola numerica — i fenomeni
- principali della vita sana e della inferma; e benché, sí la
- zoognosia, che la zoaritmia partono dal sistema di Brown, tuttavia
- sono sparse d'idee originali e vere.
-
- Nel 1809 comincia la vita pubblica di Pasquale Borrelli, perché
- fu eletto segretario generale della commissione feudale e quindi
- della prefettura di polizia. Nel quale impiego spiegò carattere
- di benignità verso i perseguitati e di liberalità verso i suoi
- subalterni; e si distinse sopra tutto per la eleganza di che faceva
- uso nella direzione degli atti amministrativi.
-
- Nel 1811, la biblioteca analitica di scienze e belle arti pubblicò
- una sua prolusione sui poemi di Ossian. La quale, essendo ricca
- di pensieri originali e nuovi, fruttò bellissima lode all'autore
- di eruditissimo letterato, nella stessa guisa che da tutti era
- riputato valentissimo nelle severe filosofiche discipline.
-
- Le sue cognizioni gli valsero la magistratura nel 1813, ed essendo
- giudice di appello, non sapremmo descrivere come fosse stato
- attivo, diligente ed accorto nel disimpegno del suo ministero.
-
- Cambiato l'ordine del governo, tornò uomo privato.
-
- Le piú stimabili e ragguardevoli persone della capitale lo
- visitarono; numerosa clientela ridomandò il suo patrocinio; fu
- accolto nel foro con una specie di trionfo e le sue arringhe,
- appena pronunciate, erano pubblicamente applaudite; e d'allora fu
- gridato sommo e profondo giureconsulto.
-
- Nelle vicende del 1820 e 1821 lo Stato, la provincia e il
- Parlamento ebbero bisogno di lui. Sicchè lo Stato lo elesse
- presidente di pubblica sicurezza, la provincia suo deputato ed il
- Parlamento suo presidente. Sulla sua condotta molto si è detto
- non che scritto con varietà di giudizio e di passioni, ma noi
- parleremo, in altro lavoro, piú a lungo e meglio di lui.
-
- Caduta la costituzione, andò in esilio a Gratz e vi stette tredici
- mesi, cinque a Baden e Vienna, e circa un anno e mezzo in Toscana.
-
- Intorno a quest'epoca scrisse il suo corso filosofico, del quale
- fin dall'età di 18 anni aveva tracciate le linee generali. Pe' tipi
- di Lugano, venne pubblicata la sua introduzione alla filosofia del
- pensiero, sotto il nome anagrammatico di _Pirro Lellabasque_.
-
- Dal 1825 al 1840 pubblicò le seguenti opere:
-
- — _I principii della scienza etimologica che coopera al gran
- Dizionario della lingua italiana pel ramo dell'etimologia._ — Anno
- 1830.
-
- _L'anticholera. Osservazioni famigliari sul cholera di Napoli, sui
- vermi tricocefali rinvenuti nei cadaveri dei colerosi._
-
- _Il calendario dei principi, del quale venne in luce un solo
- semestre._ — Anno 1829.
-
- _La memoria letta all'Accademia delle scienze sullo stato fisico
- e morale degli uomini allevati senza l'uso della parola._ — Anno
- 1832.
-
- _Altra memoria letta alla Pontaniana su la guerra considerata nelle
- sue relazioni morali._ — Anno 1839.
-
- _Gli elogi del chiar. cavaliere Giampaolo e del presidente Amadio
- Ricciardi._
-
- _Le note alla vita delle donne illustri della signora d'Abrantes._
-
- _Poche note alla medicina forense di Giovanpietro Frank._
-
- _Articoli di giornali._
-
- _Nella biblioteca analitica di sciente e belle arti_
- è una novella lepidissima dal titolo: _Breve storia
- morale-enciclopedico-sacro-profana, che va dalla creazione del
- mondo al 4 ottobre 1809, dedicata all'impareggiabile merito di chi
- vorrà lamentarsene_.
-
- Trentatré volumi di allegazioni forensi. Di queste memorie trovansi
- gli originali in Firenze, Bologna, Milano, Malta e Palermo.
-
- Nel 1801 fu nominato membro dell'accademia italiana, nel 1832
- socio ordinario dell'accademia delle scienze di Napoli, nel 1839
- socio dell'istituto storico di Francia e della Pontaniana di cui fu
- presidente dall'anno 1840.
-
- Morí nel 1849: ne scrisse l'elogio Ferdinando De Luca, negli atti
- dell'Accademia.
-
- BUONSANTO VITO[61]. — Nacque in San Vito di terra d'Otranto ai 22
- giugno 1762 da Oronzio Buonsanto, ricco mercante e da Lucia Prina.
-
- Vestí nella sua patria l'abito dei frati predicatori e, conseguiti
- gli ordini ecclesiastici superiori, pervenne ad essere Padre
- Maestro di teologia. Negli ultimi anni del secolo per scampare a
- persecuzioni popolari se ne venne a Napoli dove prese stanza nel
- convento di San Domenico Maggiore (1808), e, soppressi gli ordini
- religiosi, il Buonsanto si ritrovò in mezzo alla vita del mondo.
- Morí ai 29 maggio 1850.
-
- Di lui abbiamo:
-
- — _L'Istruzione morale, o metodo facile per istruire i fanciulli
- nella lettura e negli elementi della storia cristiana, arricchito
- di 40 figure ecc._
-
- _Il catechismo di grammatica italiana._
-
- _Gli elementi di grammatica italiana generale._
-
- _La guida grammaticale della lingua italiana._
-
- _La lessigrafia latina. L'etimologia e la sintassi della lingua
- latina._
-
- _L'antologia latina._
-
- La seconda categoria delle sue opere riguardo lo studio elementare
- dalla matematica, della geografia e della storia:
-
- — _Gli elementi d'aritmetica._
-
- _Introduzione alla geografia antica e moderna delle Due Sicilie._
-
- _Introduzione alla storia antica e moderna del regno di Napoli._
-
- _Gli elementi della storia cristiana._
-
- La morte lo colse quando attendeva alla composizione di un
- dizionario di frasi e di modi scelti di lingua ad uso delle scuole.
-
- CARACCIOLO GHERARDO. — De' duchi di Martina: ebbe Vietri per
- patria. La sua prima carriera fu la militare. Serví prima nella
- cavalleria dell'esercito di linea, indi passò col grado di
- colonnello nelle milizie provinciali. Colto nella scienza agraria,
- si ritirò dalla vita pubblica per attendere nella rustica sua
- solitudine _alle arti di Cerere e Minerva_. La agricoltura e la
- pastorizia ebbero in lui un illuminato ed appassionato cultore. La
- conoscenza che si aveva del suo caldo patriottismo il fe' ricercare
- nella solitudine dei suoi ozii campestri per essere inviato a
- rappresentare la provincia ov'ebbe la culla. Era cinquantenne nel
- 1820.
-
- CONCILII (DE) LORENZO[62]. — Nacque ai 6 di luglio 1776 in Avellino
- da Donato e Maddalena Genovese. Ebbe i primi rudimenti di lettere
- da Ignazio Falconieri. Fu volontario nel reggimento Principe
- cavalleria (_i diavoli bianchi_) ai 24 d'agosto 1794 e fece la
- campagna di Lombardia.
-
- Ecco senz'altro il suo stato di servizio:
-
- — Cadetto, nello stesso reggimento 1796; primo tenente nel
- reggimento di cavalleria _Principe Leopoldo_ ai 27 dicembre 1798;
- primo tenente reintegrato nella cavalleria urbana ai 6 aprile
- 1801 (campagna di Roma), capitano nel secondo leggiero 30 giugno
- 1806, nei veliti a piedi 12 dicembre 1808; nei veliti a cavallo 19
- maggio 1809. Capo-squadrone nel terzo cavalleggieri 22 febbraio
- 1812; tenente colonnello in Re cavalleria agli 8 d'ottobre 1816;
- colonnello nel secondo dragoni 14 d'ottobre 1820. Fu sospeso al 1º
- agosto dell'anno seguente.
-
- Fu colonnello della guardia nazionale al 6 maggio 1848; maggior
- generale al 1860, promosso tenente generale e collocato a riposo al
- 1º novembre 1861.
-
- Vittorio Emmanuele II lo insigní della commenda dei Ss. Maurizio e
- Lazzaro.
-
- Morí in Avellino al 1º d'ottobre del 1866, novantenne.
-
- CERALDI PASQUALE[63] — Successore del Claresi nella rettorica del
- collegio cosentino nel novembre 1813 era rampollo di famiglia
- nobile di Fuscaldo. Abbracciata la carriera ecclesiastica, nel
- seminario di Napoli approfondí ed estese i suoi studi. Poscia
- attese sotto il Cavallari alla scienza legale e gli venne conferita
- la laurea dottorale. Montagna Francone vescovo di Cosenza,
- richiamandolo dalla capitale, nominollo professore di filosofia nel
- seminario. Per insinuazione del Lombardi e del cav. Michele Bombini
- segretario perpetuo dell'Accademia cosentina e per le autorevoli
- preghiere dell'intendente Flach, fu fatto rettore dell'Ateneo di
- Cosenza.
-
- Nel 1820 fu eletto fra i deputati.
-
- CATALANO VINCENZO[64]. — Nacque il 26 gennaio del 1769 a Fiumara in
- provincia di Reggio-Calabria da Antonio e Maria Cutellé. S'ebbe a
- maestri in Napoli Longano e Conforti. Esiliato pei fatti del '99,
- ebbe cattedra di diritto a Marsiglia e di lingua italiana in quel
- liceo. Tornato nel regno tu promosso giudice d'appello in Lanciano
- ed alla restaurazione del 1815 presidente di G. C. Criminale.
- Ma l'ingegno versato piú nel diritto civile gli fece chiedere ed
- ottenere di far parte della G. C. Civile degli Abruzzi.
-
- Fu poi procuratore generale a Catania e nel 1820 consigliere di
- Corte suprema a Catanzaro. Nel ventuno rinunziò a tutto e volle
- dedicarsi esclusivamente all'avvocheria.
-
- Come giureconsulto dettò eruditissime memorie _Sulle quistioni
- transitorie per la legittima dovuta ai figli sulle donazioni
- pie delle nuove LL.: quando la successione si fosse aperta sotto
- l'impero delle novelle_.
-
- È notevole di lui la raccolta delle decisioni della G. C. Civile
- degli Abruzzi.
-
- Morí ai 23 di agosto 1843.
-
- COLETTI DECIO. — Nato in Cisterna il 21 settembre 1753 fu educato
- nel seminario di Caiazzo, ove apprese le lingue dotte e le
- lettere; e quindi nel collegio di Capua, in cui venne ammaestrato
- nella filosofia e nelle matematiche. Compito il corso della
- giurisprudenza presso il professore Fighera, attese all'avvocheria.
- Nel 1799 però fu commissario del potere esecutivo a Capua, indi
- rappresentante del popolo nella Commissione legislativa.
-
- Esiliato in Francia, passò dopo alcuni mesi in Torino, e quivi
- divenne segretario-archivista nel tribunale della salute. Il
- suo merito non tardò ad essere conosciuto e quantunque straniero
- fu nominato primo professore di matematiche in quelle pubbliche
- scuole; e di _umane lettere_ nelle altre di Carignano.
-
- L'accademia di storia e belle arti di Torino l'ascrisse tra i
- suoi membri ordinari. Di là potè nel 1806 restituirsi nella terra
- nativa: ma il governo di allora togliendolo alla sua solitudine lo
- promosse tre anni dopo a procuratore generale sostituto presso la
- Corte di appello di Altamura, della quale poi tenne la presidenza
- dal 1810 al 1817, quando coi semplici onori di presidente passò
- giudice nella gran corte civile di Trani.
-
- Di là lo trassero i voti della provincia. Avvocato e matematico,
- poeta e magistrato seppe insieme conciliare le facoltà che sembrano
- tra loro piú insociabili.
-
- DELFICO MELCHIORRE[65]. — Nacque il 1º d'agosto 1744 in Leognano,
- castello baronale, da Bernardo e Margherita Civico, scampati
- all'invasione tedesca.
-
- Fu nominato alfiere appena nato da Carlo III.
-
- Fanciullo, fu inviato coi fratelli a Napoli, dove fu alunno del
- Genovesi e scrisse in favore del diritto sovrano riguardo ai limiti
- dello Stato vicino, incaricatone da don Ferdinando de Leon allora
- avvocato della Corona.
-
- Trovossi in Napoli nel 1779 presente all'eruzione del Vesuvio e vi
- tornava nel 1782.
-
- L'anno seguente scrisse una _memoria sui risi_ e fu nominato
- assessore militare del tribunale di milizia della provincia di
- Teramo (20 giugno 1783).
-
- Nel 1785 era nuovamente nella capitale. Scrisse nel 1787 una
- memoria sui _regî stucchi o sia sulla servitú dei pascoli invernali
- nelle provincie marittime degli Abruzzi_.
-
- L'anno seguente diede pubblicità ad un'altra memoria sul _tavoliere
- di Puglia_, ed un'altra sui pesi e le misure del regno.
-
- Nell'anno 1790 pubblicò delle _riflessioni sulla vendita dei feudi
- devoluti_ con una lettera dedicatoria, e pubblicata poi a parte, al
- duca di Cantalupo sullo stesso argomento.
-
- Nel 1791 diede alla luce le _Ricerche sul vero carattere della
- giurisprudenza romana_, libro stampato a Firenze e per la terza
- volta a Napoli nel 1815. Nel 1757 Ferdinando IV lo decorò delle
- insegne di cavaliere dell'ordine Costantiniano. Fu ascritto alla
- cittadinanza di San Marino e ne scrisse le _Memorie storiche_.
-
- Dettò in Firenze i pensieri sull'_Incertezza e sull'inutilità della
- storia_ che parve ardimento grande.
-
- Nel 1816 fece parte del Consiglio di Stato del regno di Napoli e si
- ha la stampa d'una sua memoria del 1809 sul sistema giudiziario che
- si riformava. Due anni prima era stato ascritto tra i primi soci
- dell'accademia Ercolanese rinata a vita novella e vi lesse parecchi
- lavori che per brevità omettiamo.
-
- Restaurati i Borboni nel 1815, rimase presidente della Commissione
- generale degli archivii e diè in luce le _Nuove ricerche sul
- bello_, ed ebbe assegnata l'annua pensione di 507 ducati con
- un'indennità di duc. 900 pel soldo che aveva di consigliere di
- Stato.
-
- Nel venti fu deputato, presidente della giunta provvisoria di
- governo. Tradita la costituzione, colse il pretesto della sua età e
- degli acciacchi per ritirarsi in patria.
-
- Altre lettere e memorie pubblicò durante la sua ultima e lunga
- dimora in Teramo fra le quali è degno di nota il _Saggio filosofico
- sulla storia del genere umano_.
-
- Colpito d'apoplessia ai 26 di maggio del 1830, dopo venticinque
- giorni di malattia morí ai 21 del giugno seguente.
-
- DESIDERIO GIUSEPPE[66]. — Non abbiamo precise notizie sulla nascita
- del Desiderio; sappiamo solo, che, adolescente, fu chiuso nel
- seminario di S. Agata in Sant'Agata dei Goti e, presi gli ordini
- superiori se ne venne in Napoli. Quivi, all'università, ebbe
- diploma di diritto civile e canonico, e, promosso al vescovado
- monsignor Pezzuoli lo volle seco come maestro nel patrio seminario.
- Fu subito promosso canonico e, nel 1814 primicerio cantore e poco
- dopo arcidiacono. Rinunziò al vescovado a Napoli ed a Roma; nel
- 1820 fu deputato fra i preti. Morí il 1º settembre del 1836, in
- patria.
-
- DONATO TOMMASO.[67] — Nel 1793 fu ufficiale maggiore nelle poste di
- Basilicata e di Melfi, e quando il governo rivoluzionario sei anni
- dopo lo chiamava direttore generale di quelle di Napoli, si dimise.
- Uscí di Napoli e visse in Toscana e quindi a Marsiglia.
-
- Quivi fondò una casa di commercio, la quale durò solo quattro anni
- per le comunicazioni interrotte con la Sicilia dagli inglesi che
- l'avevano occupata.
-
- Recossi allora a Parigi ove fu ammirato dagli artisti dai quali
- ottenne ogni suffragio per le estese conoscenze che mostrò in fatto
- di pittura. Tornato in patria, gli si affidò il segretariato della
- camera di commercio novellamente istituita. Dopo qualchetempo,
- durante il regno di Murat, il duca di Gallo, ministro degli affari
- esteri, lo chiamò a sé dandogli il carico dei consolati e del
- commercio.
-
- Nel 1816 fu creato direttore del porto franco di Messina e nel 1843
- gli onori ed il soldo di amministratore delle dogane.
-
- Morí in patria, ai 12 d'ottobre 1844.
-
- FANTACONE GIOVAN CARLO. — Nel 1775 nacque in Roccaguglielma; fu
- educato in Napoli nel collegio di Caravaggio [_Barnabiti_] e si
- dedicò al fôro.
-
- Ritornato nella sua patria fu piú volte eletto a consigliere
- provinciale ed a deputato delle opere pubbliche. Era uno dei piú
- ricchi proprietari di Terra di Lavoro.
-
- FILIPPIS (DE) CARLO. — Nato in Serino nel 15 maggio 1773, fu
- educato nelle umane lettere da Ignazio Falconieri, morto sulle
- forche del 1799[68].
-
- Intraprese la carriera amministrativa e fu consigliere
- dell'intendenza di Basilicata; fece parte della deputazione di
- principato Ultra.
-
- FIRRAO GIUSEPPE, _cardinale vescovo di Petra_. — Nacque ai 20 di
- luglio 1736 da Pietro Firrao principe di Luzzi e da Livia Gallo dei
- duchi di Mondragone, in Fagnano, feudo di casa sua. Ebbe la prima
- educazione nel collegio Clementino di Roma, sotto la scorta dello
- zio paterno anche cardinale e segretario di Stato presso la suprema
- curia romana.
-
- A vent'anni, il N. fu prescelto a recare la _rosa d'oro_ al doge di
- Venezia ed un anno dopo fu nominato da Benedetto XIV vice-legato in
- Romagna.
-
- Nel 1791 fu da Pio VI consacrato arcivescovo di Petra, fu inviato
- nunzio apostolico a Venezia, carica che onorevolmente copri per 13
- anni; indi fu segretario a Roma della Congregazione dei vescovi e
- regolari.
-
- Pio VII lo creò cardinale; ed a Napoli, durante il periodo francese
- del decennio, fu grande elemosiniere di Corte e ben voluto da
- Carolina Annunziata, sorella di Napoleone e dal re Gioacchino
- Murat[69].
-
- Morí in Napoli ai 24 di gennaio del 1830 e ne recitò l'elogio il
- canonico Ciampitti dell'Università.
-
- FLAMMA PAOLO. — Nacque ai 17 gennaio del 1753 in Messina da Gaetano
- Flamma, dottore in medicina del reggimento svizzero Wirtz e da
- Marianna Giurlando.
-
- Volle darsi al sacerdozio e se ne venne colla madre, passata a
- seconde nozze con tale Bartolommeo Masnada, a Napoli, dove vestí
- l'abito monastico agli 11 settembre 1773. Nel 1795 dimise l'abito
- e restò prete secolare. Fra le sue carte, dopo la morte, non si
- trovarono che pochi suoi manoscritti scolastici, alcuni brevissimi
- rudimenti di metrica italiana, di mitologia, di logica e diritto
- naturale.
-
- Fu, in Parlamento, accanitamente avverso al mutamento di nomi delle
- provincie del regno. Morí nel novembre dell'anno 1836.
-
- GALANTI LUIGI[70]. — Fu l'ultimo dei dodici figli di Giambattista
- ed Agata Musacchi e nacque il 1º di gennaio del 1765 in Santacroce
- del Sannio. Ebbe la prima educazione nel convento di Montevergine,
- dove a 12 anni quei cenobiti ne erano ammirati. Nel 1777 ne vestí
- l'abito, nel 1781 fece la sua professione di fede monastica e partí
- per Roma a proseguire i suoi studi.
-
- Fu geografo e storico scrupoloso e rimasero di lui opere insigni.
-
- Nel 1801 fu elevato da papa Pio VII alla dignità di abate
- benedettino. Nel 1806 fu nominato professore di geografia nella
- regia università degli studi, revisore di libri esteri e membro
- della commissione creata per il restauro della pubblica istruzione.
-
- Nel 1811 fu professore di storia e di belle lettere sublimi nel
- reale istituto politecnico militare e membro del _consiglio di
- perfezionamento_.
-
- Fu rappresentante del Sannio al Parlamento del 1820, e consacrò
- l'onorario di 180 ducati ai veterani ed alle vedove dei soldati
- morti in battaglia.
-
- Morí in patria nel 1836.
-
- GALDI MATTEO. — Fu cavaliere della Corona di ferro, membro della
- giunta di pubblica istruzione, direttore della biblioteca della
- regia Università, socio dell'accademia Pontaniana e dell'accademia
- di Harlem.
-
- Nacque in Coperchia, in quel di Salerno, ai 5 di ottobre del 1766
- da Pasquale ed Eugenia Fiore, agiati proprietari.
-
- Ebbe a Salerno la sua prima educazione e poi a Napoli.
- Nell'occasione della morte di Carlo III scrisse un poema in versi
- sciolti che gli procurò l'applauso universale ed il favore della
- Corte.
-
- Abbracciò la carriera del foro, ma dovette abbandonarla nel 1794 e
- passare in Francia, dove iniziò la carriera delle armi, ottenendo
- perfino il grado di capitano.
-
- Fu spedito dalla repubblica in Olanda in missione di ministro
- plenipotenziario, ed essendosi ivi trattenuto dal 1799 al 1809,
- pubblicò un _quadro politico_ di quella nazione.
-
- Tornò nel 1809 in Napoli e fu nominato intendente della provincia
- di Molise e poi di Calabria citeriore; finché nel 1812 fu elevato
- al posto di direttore della pubblica istruzione e nel 1815
- direttore della biblioteca dell'Università col soldo di annui
- ducati duemila.
-
- Fu deputato e morí di mal di fegato ai 31 ottobre del 1821.
-
- Fu presidente dell'accademia delle scienze di Napoli, del reale
- istituto d'incoraggiamento, dell'accademia Ercolanese e della
- Pontaniana.
-
- Le sue opere pubblicate sono:
-
- — _Poema in versi sciolti per la morte di re Carlo III_, Salerno,
- 1780, in 8º.
-
- _Analisi ragionata del codice Ferdinandeo per gli abitanti di San
- Leucio_, Napoli, 1789, in 8º.
-
- _Osservazioni sulla costituzione elvetica_, Milano, 1798, in 8º.
-
- _Vicende del teatro italiano_, Milano, 1798, in 8º.
-
- _Saggio del commercio d'Olanda_, Milano, 1809, in 8º.
-
- _Quadro politico dell'Olanda_, Milano, 2 vol., in 8º, 1809.
-
- _Pensieri sull'istruzione pubblica relativamente al regno delle Due
- Sicilie_, Napoli 1813, in 8º.
-
- _Due memorie sull'economia dei boschi._
-
- _Memoria sul sistema commerciale d'Europa._
-
- _Memoria su d'una nuova divisione geografica del regno di Napoli._
-
- GINESTOUS CESARE. — Figlio d'un negoziante francese stabilito in
- Napoli, nacque ai 22 gennaio 1765, e, compita la sua educazione,
- continuò la carriera del padre. La sua probità, i suoi modi dolci
- e concilianti, le sue commerciali cognizioni lo fecero chiamare ben
- presto ai pubblici impieghi.
-
- Nel 1798 fu posto fra i governatori del banco dello _Spirito
- Santo_; ed anche allora che il nome francese tanto periglio recava,
- egli fu rispettato sempre dal popolo.
-
- Creata in Napoli una camera di commercio in novembre 1808, egli fu
- dei primi che la composero. Nell'anno seguente entrò a far parte
- dei giudici del tribunale di commercio della capitale, quindi nel
- consiglio di commercio che nel febbraio 1811 fu nominato presso
- il ministero dell'interno. In quello stesso anno fu deputato al
- consiglio provinciale di Napoli, e sostenne con successo le ragioni
- della provincia che si voleva gravare della spesa della nuova
- strada di Posillipo, oggetto di delizia che altri, certo, non
- poteva interessare tranne la capitale.
-
- Chiamato nuovamente nel 1813 al tribunale di commercio, egli
- rinunciò a questa carica, e visse tranquillo e privato sino al 6
- settembre 1815, epoca in cui fu destinato per la seconda volta, ma
- dal re, al consiglio della provincia. Due anni, dopo il tribunale
- di commercio lo rivide fra i suoi giudici, in qualità di supplente,
- e nel 1819 egli ne rinunciò la presidenza.
-
- Convocate le assemblee parrocchiali, particolari faccende gli
- vietarono d'intervenirvi: ciò non ostante fu scelto per uno degli
- elettori di provincia, Questi avevano già nominato al Parlamento
- otto deputati, allorché unanime voce si alzò, chiedendo un
- negoziante. Fu allora che la maggior parte dei voti si riunirono in
- favore di Ginestous. È rimarchevole nella sua vita pubblica l'aver
- egli appartenuto al collegio elettorale dei commercianti, i quali
- nel 1810 doveano far parte della costituzione di Baiona.
-
- GIOVANE GIUSEPPE MARIA[71]. — S'occupò di scienze e di lettere.
- Fu arciprete, socio dell'accademia italiana delle scienze, e
- dell'istituto borbonico di Napoli.
-
- Nacque a Molfetta ai 23 gennaio 1753 da Giovanni e da Antonia
- Graziosi, nobili cittadini. Ebbe la prima educazione nella città
- nativa in un collegio dei gesuiti, e quando i seguaci di Loiola
- furono soppressi, egli, appena novizio, voleva uscire con essi
- dal regno. Invece fu trattenuto a Napoli in casa di Ciro Saverio
- Minervini, e riprese poco dopo il corso interrotto di matematiche
- e filosofia e fu elevato agli ordini minori. Apprese le scienze
- legali e vi si addottorò.
-
- Varie sue opere nel 1789 erano state date alle stampe, tra le
- quali furono apprezzate la _memoria_ sulla natura degli ulivi, la
- _lettera_ diretta a Saverio Mattei colla quale argutamente dimostrò
- che Cristo allorché paragonò gli apostoli al _Sale della terra_
- intese di voler parlare del... _sal-nitro_; l'avviso sui vermi che
- rodono la polpa degli ulivi, la memoria sulla nitrosità generale
- delle Puglie che fu persino riprodotta in francese dallo Zimmermam.
-
- Scrisse opuscoli sulla rosa prolifica e sulla pioggia rossa e varie
- memorie izziologiche e zoologiche che gli valsero fama ed onori.
-
- Fu uomo di vastissimo talento e di svariata erudizione sempre
- profonda.
-
- Nel 1804 era vicario generale della sua diocesi e sopraintendente
- del seminario e nel 1806 vicario apostolico di Lecce donde tornò in
- patria dieci anni dopo.
-
- Fece dono al seminario della sua ricca biblioteca, del museo di
- storia naturale e geologia, della raccolta di numismatica e dei
- vasi italo-greci.
-
- Fu deputato al Parlamento del 1820 e morí ai 2 di gennaio del 1837.
-
- JACUZIO FRANCESCO PAOLO. — Nel 1831 gli fu permesso di tornare nel
- regno. Era conosciuto un suo scritto: _A Carlo Alberto di Savoia...
- un Italiano_.
-
- Fu però sospeso l'ordine del rilascio del passaporto[72].
-
- IMBRIANI MATTEO[73]. — Nacque nel 1783 su un piccolo colle della
- Valle Caudina. S'occupò di lettere e filosofia. Rimangono di lui
- ancora inediti alcuni lavori intorno alla grammatica filosofica
- condotti con grande amore e con diligenza incredibile. Nell'antica
- biblioteca analitica e nell'effemeride che egli pubblicò durante
- gli anni 1820 e 21 si hanno bei saggi della sua mente.
-
- Fu deputato al Parlamento del 1820 e non si scostò mai da quella
- savia temperanza opposta agli impeti dei demagoghi ed alle insidie
- di coloro che vorrebbero spenta ogni giusta speranza.
-
- Visse a Roma e a Firenze in esilio in compagnia di Gabriele
- Pepe. Ebbe due figli: Emilio che sposò la figliuola del Poerio, e
- Rosario; morí nel 1847.
-
- LE PIANE VINCENZO. — Fu scrittore e traduttore in dialetto calabro
- del catechismo dei Carbonari. Fu canonico della chiesa cosentina,
- vicerettore del collegio di quella provincia e deputato nel 1820.
-
- Altre notizie non abbiamo di lui, senonché dagli _Annali
- di Citeriore Calabria_[74] sappiamo che nel 1811, riaperta
- l'Accademia Cosentina col nome di Reale istituto, «... si commise
- la vicepresidenza a Vincenzo Piane, vago piú di filosofare, che
- di ecclesiastiche elucubrazioni, concionatore persuasivo, meno
- elegante che semplice».
-
- LIBERATORE RAFFAELE[75]. — Era ex ufficiale di carico della reale
- segreteria degli Esteri col grado di _uffiziale di ripartimento_,
- destituito nel 1821, domandò di conseguire dalla reale clemenza il
- terzo del soldo che godeva: il re annuí alla domanda.
-
- LAURIA FRANCESCO[76]. — Nacque ai 6 di giugno 1769 da Giuseppe
- Lauria, avvocato, e Antonia Ribas, figliuola de fiscale
- dell'udienza di Montefuscoli di Principato Ulteriore. In tenera età
- perdette il padre e fu rinchiuso al seminario di Nusco; non lasciò
- per allora l'abito clericale sí da essere nel 1792 rivestito della
- dignità di canonico nella chiesa di San Giovanni del Vaglio, nel
- suo paese, quando ancora non aveva ricevuti gli ordini sacri. Poi
- si recò a Napoli, dove si diede agli studi legali, abbandonando ad
- altri il canonicato.
-
- La sua vita forense cominciò brillantemente nel 1794. La sua
- memoria era ferrea e gli effetti della sua eloquenza erano
- addirittura meravigliosi. Gli aneddoti sulla sua vita sono
- numerosissimi e non mette conto riportarli tutti. Fu insino al 1779
- con Pagano, Raffaelli, e Serio, che non lo vincevano in valore ed
- in tattica forense e la reazione lo trovò al suo posto fermo ed
- immutabile nei piú rigidi principî di giustizia e di diritto.
-
- I Francesi venuti dal 1806 al 1815[77] lo tennero in grandissimo
- onore. Nel 1807 fu professore di _dritto criminale_ nell'Università
- di Napoli, dettandone le lezioni nel piú puro e classico idioma
- latino.
-
- Scrisse poi _un commento_ al codice francese, e piú tardi i
- _pensieri su d'un codice criminale_, ed il _saggio sulla corruzione
- dei popoli_ letto nell'accademia Pontaniana ai 10 di ottobre 1810.
-
- Morí nel 1829 in Napoli e lasciò undici figliuoli.
-
- LUCA (DE) FERDINANDO. — Nacque ai 15 d'agosto 1785 in Serracapriola
- (Capitanata). Fu educato nei primi anni nel seminario di Troia,
- quindi in quello di Larino. Della età di 18 anni sostenne due
- pubbliche conclusioni di filosofia e teologia e nelle stagioni
- autunnali insegnava umanità e rettorica ai giovani della sua
- patria.
-
- Venne in Napoli nel 1806, si applicò allo studio delle leggi e
- cominciò quasi da capo a rifare la sua educazione scientifica,
- dandosi contemporaneamente allo studio delle matematiche, della
- fisica, della chimica e delle tre branche della storia naturale.
- Nel 1809 avendo scritto una memoria sulle ragioni e proporzioni
- colla teorica degli esperimenti, ed un'altra sulle applicazioni
- dell'algebra alla geometria, fu chiamato ad insegnare geometria
- nella scuola militare provvisoria; e nel 1811, essendosi ordinata
- la scuola politecnica, fu scelto per uno dei professori e gli
- fu affidato l'incarico di scrivere la geometria elementare, la
- trigonometria analitica e l'analisi a due coordinate. Durante tutto
- l'anno 1811 e parte del 1812, uscirono alla luce le accennate opere
- in quaderni separati che si stampavano come si componevano per
- farli studiare agli alunni. Sul finire del 1812, le tre accennate
- opere furono compiutamente stampate.
-
- Il de Luca dette alle stampe anche molte memorie di fisica e
- geografia e sopratutto della geografia egli pubblicò un corso
- compiuto, ma diviso in periodi.
-
- Appartenne a diverse accademie e dette alle stampe le seguenti
- opere:
-
- — _Geometria sintetica_, pubblicata in Napoli nel 1810.
-
- _Geometria piana trattata con l'analisi geometrica degli antichi_,
- 1811.
-
- _Trigonometria analitica con un saggio di poligonometria_, 1811.
-
- _Geometria analitica trattata con l'analisi a due coordinate, e
- colla cartesiana_, 1811.
-
- _Analisi a due coordinate, con molti problemi generali_, un grosso
- volume di 35 fogli di stampa, 1812.
-
- _Agrimensura popolare ove il problema della divisione del poligono
- in data ragione è sciolto nella massima generalità ed in un modo
- geometrico_, Napoli, 1842.
-
- _Memoria per rivendicare alla scuola italica tutta l'antica
- geometria_, Napoli, 1845.
-
- _Geometria e trigonometria elementare sferica, dedotta da una sola
- formola analiticamente._
-
- _Pensieri sull'educazione, applicati all'istruzione dei seminarii_,
- anno 1826.
-
- _Piano di un'educazione compiuta religiosa, letteraria, scientifica
- e navale_, Napoli, 1835.
-
- _Sul miglior sistema di una pubblica istruzione_, Napoli, 1836.
-
- _Nuovi elementi di geografia, disposti secondo l'ordine
- dell'insegnamento_, Napoli, 1838.
-
- _Istituzioni elementari di geografia naturale, topografia politica,
- astronomica, fisica e morale, con un ramo per la geografia
- astronomica_, Napoli, 1845.
-
- _Elementi di geografia antica_, Napoli, 1834. _ Memoria per
- l'ordinamento degli studi geografici, letta nell'accademia
- Pontaniana._
-
- _Memoria della giusta nozione che bisogna dare alla geografia
- storica, letta nell'accademia delle scienze e commentata nel
- giornale dell'Istituto storico di Francia_, t. 5, p. 187.
-
- _Memoria fisico-matematica sulla meteora americana comparsa a
- Filadelfia in novembre 1833_, memoria prima e seconda letta alla
- regia Accademia delle scienze.
-
- _Memoria sul magneto-elettricismo_, letta nella regia Accademia
- delle scienze.
-
- _Memoria sui varii punti della storia delle matematiche_, inserita
- nel _Progresso_.
-
- _Tavola per la conversione reciproca dei pesi e delle misure
- antiche in quelle sanzionate dalla legge 6 aprile 1840._
-
- Prese parte al VII congresso degli scienziati, tenuto in Napoli nel
- 1845 e morí nel 1869.
-
- LUCA (DE) ANTONIO MARIA. — Nacque nel comune di Colle e fu
- educato per opera dello zio, vescovo Lippi, nella congrega dei pp.
- Giuranisti. Iniziato nello stato sacerdotale, ottenne laurea in
- teologia, e poscia, mercé concorso, fu all'età di anni 30 nominato
- canonico penitenziere nella chiesa cattedrale di Policastro.
-
- Arrestato come liberale nella proscrizione del 1799, ottenne la
- libertà col trattato di Firenze.
-
- Nell'anno 1811 — morti quattro suoi fratelli — rinunziò alla
- carica ecclesiastica per dare opera alla domestica economia.
- Corrispondente della Società agraria dei Principati Citra ed Ultra,
- conosciuto per non aver giammai abbandonata la causa della libertà
- fu scelto a deputato nell'età di circa cinquant'anni.
-
- MACCHIAROLI ROSARIO di Bellosguardo, nel distretto di Campagna, di
- circa anni quaranta.
-
- I suoi primi studi furono per la carriera legale. Gli affari della
- sua famiglia lo richiamarono ancor giovane dalla capitale. Nel
- principio della dominazione francese fu eletto a capitano della
- legione provinciale; poscia trasferito nell'esercito di linea.
-
- Dopo il 1815 venne creato consigliere dell'intendenza di Salerno.
- Sospetto di principî liberali, egli era vicino a soggiacere alle
- persecuzioni della polizia, quando il 6 luglio 1820, a cui dicesi
- di aver dato mano, gli acquistò quell'opinione per la quale fu
- eletto a rappresentante della sua provincia.
-
- MAZZIOTTI GHERARDO. — Nato in Celso a quaranta miglia da Salerno,
- portossi in Napoli a percorrere la carriera forense. Nella
- rivoluzione del 1799 fu creato giudice di pace, indi imprigionato
- come liberale e bandito dal regno. Tornato in patria, nella
- organizzazione giudiziaria del 1809 venne eletto a giudice civile,
- e poco dopo elevato a giudice criminale in Campobasso, donde fu
- trasferito colla stessa carica in Avellino. Promosso a presidente
- del tribunale civile della provincia di Lecce, domandò di tenere la
- magistratura nella città capitale della sua provincia. Volendo il
- governo inviarlo a Reggio rinunziò alla toga ed esercitò in Salerno
- l'avvocheria. Egli toccava quarantacinque anni quando fu eletto
- deputato.
-
- MERCOGLIANO ANTONIO. — Vide la luce in Nola nel 1784, e dopo gli
- studi preliminari compiuti in provincia si recò a Napoli a studiare
- medicina. Andria e Cattolica furono i suoi maestri. Nel 1799,
- coinvolto nei tumulti, fu esiliato per quindici anni e risedette in
- Toscana.
-
- Nel 1818 — scoverto di far parte d'una società segreta — fu
- rilegato in Pantelleria a disposizione del re.
-
- Nell'agosto del seguente anno potette tornare in patria.
-
- NICOLAI DOMENICO, _marchese di Canneto_[78]. — Di lui esiste il
- seguente documento: «Supplica del figlio Carlo affinché il padre
- carico di anni e quasi cieco torni in patria in seno all'ammiserita
- famiglia.»
-
- La supplica non fu accettata perchè il richiedente fu «...
- _immoderato_ nelle discussioni parlamentari!»
-
- Dalla corrispondenza dell'ex-magistrato Pisa emergono alcune
- lettere che il Nicolai e de Conciliis indirizzavano a Lucenti ed al
- Pisa mentre erano in Ispagna. Nel 1829 il Nicolai era a Barcellona
- in seguito di misura generale presa dal governo spagnuolo contro
- gli esiliati. Nel 30 dicembre 1830 trovavasi a Marsiglia. Il
- ministero degli esteri era convinto che il Nicolai fosse l'autore
- d'alcune stampe per la _indipendenza italiana_.
-
- PESSOLANI SAVERIO ARCANGELO. — Atena fu il luogo dei suoi natali.
- Istruito nelle leggi, reputato per maturità di consiglio e per
- disinteresse a niuno secondo nel suo distretto, difese per molti
- anni i diritti dei privati ed in particolare quelli dei poveri.
- Toccava il quarantesimo anno di età.
-
- PEPE col. GABRIELE. — Sannita e degno emulo di Florestano e di
- Guglielmo, calabresi. Combatté a Civita-Castellana e ad Otricoli
- contro i Francesi. Difese la Repubblica partenopea a Nola, a Torre
- Annunziata ed a Portici[79], ove fu ferito.
-
- Combattette poi anche a Marengo nella legione italiana e fece
- la campagna del 1815. A Tolentino riportò quattro ferite d'arma
- bianca.
-
- A Firenze sfidò a duello il Lamartine che osò chiamare l'Italia: —
- _La terre des morts!_
-
- POERIO GIUSEPPE. — Ebbe i natali in Belcastro (Catanzaro) ai
- 6 gennaio 1775 da Carlo e Gaetana Poerio. Fu, adolescente, nel
- collegio dei nobili di Catanzaro ed a sedici anni esordí perorando
- nei tribunali e salvando un fanciullo di dodici anni, imputato di
- omicidio volontario.
-
- Raggiunse nel 1799 lo Championnet e diventò suo aiutante di campo.
- Proclamata la repubblica fu nominato commissario in Catanzaro
- e tornò a Napoli per via di mare quando seppe della marcia del
- cardinal Ruffo.
-
- Fu condannato a morte dalla Giunta di Stato, ma la pena gli fu poi
- commutata in ergastolo a vita col Torelli e con l'Abbamonte. Dopo
- 22 mesi di duro carcere, dopo la battaglia di Marengo, per gli
- accordi di Firenze, gli fu concesso di tornare in patria.
-
- Tolse a moglie Carolina Sossisergio del Poggiando[80], e nel 1806
- fu nominato da Giuseppe Bonaparte intendente e preside di Molise
- e Capitanata. Nel 1808 re Gioacchino lo prescelse a primo avvocato
- generale della Gran Corte di cassazione con Sirignano, Raffaelli,
- Cianciulli ed altri grandi. Contemporaneamente ottenne di essere
- relatore al Consiglio di Stato, indi regio commissario nelle
- Calabrie; e poi presidente della Commissione per la riforma del
- Codice penale, ed a 35 anni procuratore generale di Cassazione.
- Consigliere del re sostenne contro il Briot: — _non potere senza
- acquistare nazionalità ottenere cariche e preminenze gli stranieri
- nel regno._
-
- Fu anche in Bologna come commissario straordinario dei dipartimenti
- italici ed in prosieguo uno dei sette direttori del Consiglio di
- governo sedente in Roma col carico della giustizia.
-
- Tornati i Borboni, il Poerio emigrò per Parigi e di là per Ginevra,
- dove ebbe notizia d'essere stato condannato all'esilio perpetuo.
-
- Gli fu offerto, per rientrare in Italia, la cittadinanza della
- repubblica di San Marino, ma egli non accettò e si stabilí a
- Firenze fino al 1820.
-
- Ai 19 marzo 1821 dettò la protesta con la quale dichiarava che
- — _i corpi e non gli animi avevano ceduto alla forza del nemico;
- disciogliersi il Parlamento per la presenza del nemico, per volontà
- del principe, per mancata cooperazione del potere esecutivo;
- protestare contro la violazione del diritto delle genti, rimettersi
- alla giustizia di Dio la causa del trono e della indipendenza
- nazionale._
-
- Fu arrestato, imprigionato per circa tre mesi e inviato a Trieste
- ed indi a Gratz con la moglie ed i figli[81], e finalmente ottenne
- di poter risiedere a Firenze.
-
- Ai 14 novembre 1830, scacciato di Toscana, riparò in Francia
- col figlio Alessandro, mentre la moglie rimpatriava. Visitò
- l'Inghilterra e dopo 13 anni di esilio Ferdinando II gli permetteva
- il ritorno ai 28 ottobre 1833, ripigliando fervorosamente
- l'avvocheria.
-
- Morí ai 15 d'agosto 1843, dopo un anno di languore e di sofferenza.
-
- PERUGINI PIETRO PAOLO. — Di anni 48, nativo di S. Lorenzo Minore,
- nel distretto di Piedimonte. Si applicò alla medicina. Esiliato
- in Francia, nel 1799 tornò nella patria in grazia della pace di
- Firenze. Appartenne alla legione della sua provincia ove pervenne,
- di grado in grado, a maggiore. Egli era agiato proprietario ed
- esercitò le funzioni di consigliere distrettuale e provinciale.
- Socio corrispondente dell'accademia di Terra di Lavoro, della
- Cosentina e del reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli.
- Pubblicò nel 1819 una _memoria sulle acque minerali di Telese_.
-
- PICCOLELLIS OTTAVIO. — Nacque in San Nicola la Strada ai 4 di
- giugno 1786 e si ascrisse volontario alle guardie di onore nel
- 1806. Nello stesso anno fu tolto a tenente nel secondo reggimento
- dei cacciatori a cavallo; indi a capitano delle cennate guardie
- d'onore, nel quale grado fu inviato nel 1812 alla campagna di
- Russia. Nella sera del 6 dicembre, rimasto Napoleone in mezzo ad
- una boscaglia, intirizziti i suoi aiutanti di campo dal freddo,
- morti i vetturali, il de Piccolellis, che era al seguito, lo salvò
- menandolo a Vilna. Nel 1813 prese parte alla campagna di Germania.
- Distinto nelle tre famose giornate di Lipsia del 14, 16 e 18
- ottobre, ricevé sul campo di battaglia la Legion d'onore dalle mani
- di Bonaparte e l'Ordine delle Due Sicilie da Gioacchino Murat.
-
- Elevato da questi al grado di maggiore nel 4º reggimento
- cavalleggieri intervenne in Italia ai fatti d'arme di Reggio e del
- Taro.
-
- Nel 1815 fu nominato tenente colonnello nel reggimento di
- cavalleria _Principe_.
-
- PELLICCIA ALESSIO. — Ebbe in Napoli i natali nel 1744. Educato
- nelle filosofiche discipline dall'abate Genovesi e nelle
- ecclesiastiche dal vescovo Giuseppe Rossi, diessi a coltivare,
- in preferenza degli altri, gli studi della diplomatica, ed ogni
- maniera di archeologiche dottrine. Innalzato al sacerdozio,
- dopo aver data prova dei suoi talenti e di sue cognizioni con
- due pubblici esperimenti l'uno in etica e l'altro in dritto
- canonico, fu chiamato a reggere nel 1781 la cattedra di antichità
- ecclesiastica nella reale Università di Napoli. Avido di conoscere
- le patrie memorie, visitò i grandi archivi del regno, ove raccolse
- grande messe di notizie preziose. Nel 1812 fu eletto professore di
- diplomatica e nello stesso anno a provicario generale della chiesa
- e diocesi di Napoli; poscia presidente del giurí di esame nella
- commissione dell'istruzione pubblica, carica che occupò sino alla
- fine del decennio.
-
- Istituita una commissione per sovraintendere agli archivi,
- Pelliccia fu tra i membri di essa.
-
- Si debbono a lui le seguenti opere:
-
- — _Dissertazione della disciplina della chiesa intorno alla
- preghiera pubblica pel sovrano_, Napoli, 1760 (tradotta in tedesco
- nel 1760 per ordine dell'imperatrice Maria Teresa e stampato a
- Vienna; e recata in latino dall'autore medesimo, Napoli, 1789).
-
- _Corso di antichità ecclesiastiche_, tomi 4, in-8º, Napoli, presso
- Morelli.
-
- Quest'opera comprende sei libri, e vi sono descritti tutti i rami
- della polizia ecclesiastica dei riti greco e latino, principalmente
- per quello che riguarda la parte piú oscura, cioè i tempi di mezzo.
- Nel terzo e nel quarto tomo si leggono varie dissertazioni, in una
- delle quali è data una specie di istituzione lapidaria del medio
- evo; un'altra riguarda i tempietti portatili degli antichi; la piú
- insigne è quella sulle vecchie catacombe di Napoli, lavoro di molti
- anni, durante i quali l'autore passò lunghi giorni nelle tenebre di
- quelle caverne.
-
- _Cronache e diarj del regno di Napoli_, cinque tomi in-4º, Napoli,
- stamperia del Perger (tale raccolta serve di continuazione a quella
- degli storici napoletani del Gravier, e contiene molti codici, la
- maggior parte di autori contemporanei all'epoche di che scrissero).
-
- _Dissertazione sul ramo degli Appennini che termina dirimpetto
- all'isola di Capri_, Napoli.
-
- _Dissertazioni sopra l'antica città di Equi_, Napoli.
-
- _Dissertazioni sul vero significato della_ SHEOL _nel testo
- ebraico._
-
- _Del culto della chiesa verso la Vergine,_ Napoli, 1820.
-
- _Istituzioni della scienza diplomatica_, Napoli, 1821.
-
- Promise il marchese Maffei una istituzione della scienza
- diplomatica, ma non la formò prima del Pelliccia.
-
- _La topografia di Napoli e sobborghi._
-
- _Origine e vicende della proprietà dalla discesa dei Longobardi_
- (queste due ultime opere sono inedite).
-
- ROMEO SANTI[82]. — Nacque in Messina il di 25 febbraio 1775. Suo
- padre Domenico professò medicina, ed ebbe nome di felice e sagace
- interprete della natura. Giovane ancora, Santi ascoltò le lezioni
- paterne con l'alacrità che muove gli spiriti cui sprona vivo
- genio e nascente amore di sapere. Compiutamente istrutto nelle
- scienze che concernono direttamente l'arte di curare le malattie,
- o servono a quella di aiuto e sostegno, venne in Napoli, città in
- quei dí fiorentissima nelle mediche discipline e udí Cotugno e lo
- sventurato Cirillo, ed ebbe particolare dimestichezza con Antonio
- Sementini, splendidissimo lume dell'Università nostra.
-
- Reduce in patria, fu troppo presto salutato erede dell'ingegno e
- del nome paterno.
-
- Jenner aveva dato al genere umano l'antidoto contro la peste
- vaiuolosa. A vincere l'ostinata renitenza di gran numero di
- madri contro quella pratica salutare, Santi tradusse le _ricerche
- storiche e mediche di Huxon sulla vaccina_ nelle quali aggiunse
- doti teoriche, che comparò con belle e giudiziose osservazioni, le
- quali accrebbero i pregi della versione in tal maniera divenuta
- originale. La peste di Malta richiamò Romeo da quella specie di
- inerzia, in cui cade lo scienziato quando si consacra di soverchio
- all'esercizio della pratica. Le sue _Ricerche_ sopra grave
- questione, se la peste bubbonica possa comunicarsi ai bruti come
- agli uomini, parvero spargere nuova luce sopra difficile soggetto,
- intorno al quale la medicina era ancora fanciulla. Malgrado la
- guerra che era allora di ostacolo ad ogni maniera di commercio,
- le _Ricerche_ in quella occasione pubblicate vennero altamente
- commendate in tutte le opere di medicina.
-
- Ottennero fortuna anche maggiore i suoi pensieri intorno alla
- febbre micidiale che nel 1817 visitò tutta l'Italia e che non
- infierí meno nel grande ospedale di Messina.
-
- Obbligato dallo stato di salute ad allontanarsi per qualche tempo
- dalla patria, visitò le principali università della penisola, e si
- conciliò l'amicizia di tutti i professori italiani che visitò.
-
- Nelle sue peregrinazioni scrisse utili ma semplici istruzioni
- per le genti di campagna della Sicilia, ad oggetto di prevenire
- i guasti che a quei giorni di là dal faro facea una feroce
- _epizoozia_.
-
- Poco dopo aggiunse una dotta nota sulle fumigazioni solforose,
- le quali aveva nella sua dimora in Napoli sperimentato sommamente
- proficue sotto la cura del chiarissimo cavaliere Assalini.
-
- Parecchie altre sue scritture date a stampa, o concernono
- l'utilità pubblica o tendono a campare i creduli dalle facili
- imposture dei falsi medici. Appartengono a questa classe la sua
- _Relazione sull'ipocondria di un tal Lamaestra_, ed un suo secondo
- ragionamento sullo stesso soggetto edito dal Nobili.
-
- Fu professore di medicina nel ginnasio di Messina, medico di quel
- grande ospedale civico e consultore fisico della deputazione di
- salute.
-
- Fu uno degli ultimi eletti e prese parte alla memorabile tornata
- dell'8 dicembre 1820.
-
- RICCIARDI AMODIO. — Nacque nel 1756 a Palata nel Molise. Furono
- suoi genitori Paolo e donna Diana Carunchio. Venne in Napoli
- adolescente per darsi agli studi legali ed abbracciare la carriera
- nobilissima del foro.
-
- Nel 1790 interruppe i suoi trionfi d'avvocato per esulare in
- Piemonte donde tornò nel 1808 e fu nominato da Murat procuratore
- generale presso la corte d'appello di Napoli. Nel maggio del
- 1812 fu creato consigliere di cassazione e nel 1817 destinato
- a presiedere — la reazione era incominciata — la gran corte di
- Aquila.
-
- Il Parlamento lo ebbe fra i suoi piú ardenti e costanti membri,
- e poco dopo il suo ritorno nella capitale morí nel 1835 ai 3
- d'agosto, di mattina.
-
- RUGGIERI (DE') PETRANTONIO. — Mirabella, nel Principato ulteriore,
- fu la sua patria, e vi nacque ai 20 luglio 1766. Formato alla
- cultura delle lettere in paese, venne poi a compiere gli studi a
- Napoli, ove intraprese la carriera dell'avvocheria cogliendone
- non pochi allori. Nel 1814 fu nominato giudice del tribunale
- civile della Capitale ed indi a poco promosso pubblico ministero
- nel medesimo collegio. Amò piuttosto la difesa libera dei civili
- diritti che il penoso uffizio di magistrato al quale rinunziò
- spontaneamente. Conosciuto per la liberalità delle idee e per la
- inviolata probità della sua condotta, nei primi dí della riforma
- politica fu chiamato a far parte della commissione di pubblica
- sicurezza e conseguí l'approvazione generale nei piú difficili
- momenti.
-
- La nazione lo designava alla rappresentanza e fu presto
- unanimemente eletto a deputato della provincia di Napoli. Era anche
- decorato dell'ordine gerosolimitano.
-
- RONDINELLI BENEDETTO. — Nacque in Campagna nel dí 20 giugno del
- 1772. Dedicatosi agli studi ecclesiastici fu nel 1805 creato
- canonico della cattedrale della sua patria.
-
- Poscia nel seminario di quel comune insegnò per molti anni gli
- studi filosofici e le matematiche discipline. In appresso, tenne
- anche la carica di pievano nella mentovata chiesa, e nel 1818 fu
- dal governo eletto a giudice conciliatore.
-
- SONNI DOMENICO ANTONIO. — Nacque in Falerno ai 12 giugno 1758, e
- nel 1776 entrò nel seminario di Tropea, (Calabria ulteriore). Fu
- ordinato sacerdote nel 1784 ed un anno dopo portossi in Napoli.
- Vi riuscí valoroso nelle scienze positive, tanto che con real
- dispaccio del 29 luglio 1792 fu chiamato a dettare matematica
- sublime nell'Università. Nel 1796 ebbe laurea di teologo e fu
- educatore del duca di Spezzano e de' principi d'Ischitella e
- Pignatelli.
-
- Fu nominato professore di matematiche nella reale accademia
- militare con decreto 1º novembre 1802, regio revisore delle stampe
- ed esaminatore degli aspiranti al magistero delle matematiche nel
- 1805: fu professore trattatista ed esaminatore della r. accademia
- delle guardie marine (24 novembre 1806), esaminatore dei libri
- della biblioteca di San Severino ai 19 marzo 1807, membro della
- commissione per la statistica generale del regno (1808). Socio
- residente del R. Istituto d'incoraggiamento e della Pontaniana
- (11 luglio 1809). Nel 1815 tornò ad essere revisore della
- stampa, ispettore generale e segretario interino dell'istruzione
- pubblica, esaminatore del concorso alla cattedra dei concilii
- e successivamente delegato alla ispezione degli stabilimenti
- d'istruzione delle Calabrie, di Principato Citra e di Basilicata.
-
- Colto da apoplessia mentre camminava, in Napoli, per la strada di
- Toledo, morí addí 4 febbraio 1840.
-
- SPONSA DIODATO. — Fu tra gli esiliati a Tunisi e tornò in patria
- dopo il 1831.
-
- SEMMOLA MARIANO. — Del comune di Brusciano nel distretto di Nola.
- Dopo aver appreso nella patria i rudimenti delle lettere, fu dal
- vescovo Lopes inviato in Napoli agli studi delle scienze: all'età
- di anni 21 fu richiamato per insegnarle al seminario nolano.
- Intrapresa la carriera ecclesiastica dopo aver passato circa
- quattro lustri in quell'uffizio di professore al seminario, si
- riportò in Napoli ove die' un pubblico esperimento per ottenere la
- cattedra di fisica nella Regia Università degli studi, e benché non
- fosse riescito nell'intento ne ottenne riputazione, onde messosi
- privatamente ad insegnare le scienze filosofiche ebbe frequenza di
- giovani allievi.
-
- Non molto dopo, conseguí nella stessa Università la sostituzione
- alla cattedra di logica e metafisica. Nel decennio francese fu ivi
- incaricato dell'insegnamento della _Ideologia_, e riconfermato
- poscia, dopo la espulsione dei Francesi, nell'insegnamento
- dell'antica logica e metafisica. Si hanno di lui pubblicate per le
- stampe in varie edizioni le istituzioni di logica e metafisica ad
- uso del suo studio privato.
-
- TAFURI MICHELE. — Figliuolo del barone Tommaso di Melignano e di
- Teresa Perrone, nacque il dí 27 di maggio 1769 a Nardò (Lecce)
- nel cui seminario fu educato e poi inviato a Napoli, per studiarvi
- diritto canonico e poi prendervi gli ordini; invece egli s'accinse
- agli studi legali per la carriera del foro. Sposò nel 1799 Rosa
- di Masi. Durante il decennio, ministro nel 1807 il commendatore
- Pignatelli lo volle al ministero di grazia e giustizia e cosí anche
- Zurlo e Ricciardi.
-
- Nel 1815, tornati i Borboni, si dimise e tornò a vita privata.
- Fu nominato, quindi, giudice della corte criminale di Salerno e
- nell'anno seguente (1816) andò alla corte criminale di Trani. Solo
- nel 1818 passò alla corte civile della medesima città.
-
- Fu deputato nel 1820, e nella sessione che seguí tornossene, per
- sempre, a vita privata.
-
- Morí di bronchite ai 7 settembre 1857.
-
- TRIGONA SALV. GIUSEPPE, _marchese di Camicaro e Dominamare._ —
- Nacque in Noto (Sicilia) nell'anno 1792. Fra gli agi della famiglia
- non obbliò che la istruzione e lo studio aggiungono pregio alla
- nobiltà dei natali e si diede alacremente a coltivare le belle
- lettere, la filosofia e le leggi. La economia politica alla
- quale l'età nostra aggiunge importanza, divenne la sua precipua
- occupazione. Temperò quest'arduo studio coltivando la poesia, per
- la quale sentiva inclinazione particolare.
-
- Visitò Parigi, Londra, vide tutta Italia, e dopo otto anni reduce
- in patria, si diede con molto impegno all'azienda dei domestici
- affari ed all'esercizio delle cariche municipali.
-
- Dichiarato nel 1820 deputato del Parlamento non fu studioso che
- del bene del suo paese. Venne nominato ricevitore generale della
- provincia, ed ebbe tre volte la presidenza del consiglio generale
- della medesima, fu deputato delle opere pubbliche provinciali e
- della commissione di salute.
-
- Queste serie occupazioni se lo distrassero al seguire con ardore i
- suoi studi, non lo tolsero interamente alle accademie scientifiche
- e letterarie. Fu ascritto all'Arcadia di Roma, ai Trasformati di
- Noto, e fra i pastori Aratusei. Fu socio ordinario della società
- economica del suo paese, corrispondente di quella di Girgenti. Fu
- ascritto anche al VII congresso degli scienziati.
-
- Nel 1843 era stato nominato gentiluomo di camera, con esercizio,
- del re delle Due Sicilie Ferdinando II.
-
- VASTO TOMMASO. — Ebbe la cuna nel comune di Cardinale in sul finire
- del 1757. Fu educato nel seminario di Nola, ove professò poi, per
- ben trent'anni, diritto civile e canonico. Nel 1820 era canonico
- decano di quel capitolo e vicario generale della diocesi.
-
- VISCONTI FERDINANDO. — Nacque a Palermo ai 9 di gennaio 1772
- da Domenico Visconti capitano del reggimento di fanteria _Real
- Napoli_. Nel 1778 fu nominato _cadetto_.
-
- Dieci anni dopo entrò nella Reale accademia militare in cui
- compí l'educazione e gli studî, premio dei quali fu il grado
- di sottotenente nel reggimento _Re_ del corpo reale di genio ed
- artiglieria, conseguito ai 27 febbraio 1791.
-
- Come sospetto di professare dottrine liberali, nel 1794 fu posto
- in giudizio, congedato dal servizio militare e condannato alla
- reclusione d'un decennio nel castello di Pantelleria. Ivi passò
- sette anni ed alla pace di Firenze fu posto in libertà; ma non
- potendo trovare impiego in Napoli, andò a cercarlo a Milano. Al 1º
- settembre 1802 venne nominato tenente nel corpo degli ingegneri
- topografici della repubblica italiana. I suoi talenti superiori
- nelle scienze esatte non tardarono a farsi conoscere, sí che nel
- 1805 fu destinato per aggiunto al capo di quel corpo topografico
- per la parte riguardante le osservazioni astronomiche e le
- operazioni trigonometriche. In quell'anno istesso seguí a Bologna e
- nel Veneziano lo stato maggiore dell'esercito, comandato dal viceré
- d'Italia. E quando nel seguente anno tutti i Napoletani impiegati
- in Francia ed in Italia vennero congedati, egli meritò l'onorevole
- eccezione conceduta a pochissimi, di rimanere agli stipendi del
- regno italico.
-
- Ricevette allora la missione di recarsi in Vienna per ottenere
- la consegna delle carte e dei documenti topografici relativi allo
- stato Veneto, i quali, pel trattato di Presburgo, l'Austria dové
- cedere all'Impero francese. Tornato a Milano con quelle spoglie,
- non rimase a lungo inoperoso. Dal maggio 1808 fino al gennaio 1809
- egli percorse tutte le coste dell'Istria, delle isole del Quarnero,
- della Dalmazia e dell'Albania, determinando con osservazioni
- astronomiche la loro posizione geografica, affine di costruire la
- carta idrografica dell'Adriatico. Fu nominato cosí capitano _in
- secondo_ nel corpo degli ingegneri geografici.
-
- Nel 1810 gli venne affidata altra commissione allorché sotto
- gli ordini del generale Danthouard attese a stabilire nel Tirolo
- la nuova linea di confine tra il regno italico, la Baviera e le
- provincie illiriche; ciò che gli valse la promozione a capitano in
- primo nel corpo accennato e quindi nell'anno successivo quella a
- sotto direttore del deposito generale della guerra.
-
- Nel 1813 fu capo squadrone nel corpo degli ingegneri geografi e
- nello stesso anno compí una ricognizione generale militare sulle
- frontiere delle provincie illiriche da Villach fino allo sbocco
- dell'Unna nella Sava.
-
- Nel maggio del 1814 tornò in Napoli, dopo ripetute e vivacissime
- insistenze di re Murat[83]. Fu nominato capo-battaglione dello
- stato maggiore dell'esercito e direttore del gabinetto topografico
- per la morte di Rizzi-Zannoni[84]. Nel 1815 fu promosso colonnello
- di stato maggiore.
-
- Creato deputato supplente, rimpiazzò il Bausan. Fu anche socio
- ordinario dell'Accademia delle scienze, della Società reale di
- Napoli e della Pontaniana.
-
- VIVACQUA FRANCESCO. — Nacque in Tarsia e si addisse all'avvocheria.
- Asceso di poi alla magistratura, fu giudice di gran Corte
- criminale, segretario della Corte di cassazione, e quindi
- procuratore generale in Catanzaro.
-
- Nel 1820 fu deputato. Socio dell'accademia Cosentina, vi lesse
- parecchie disquisizioni e discorsi di apertura che si fecero
- apprezzare per erudizione e per acume giudizioso.
-
- Destituito, spogliato di ogni pubblico ufficio, dopo i moti del
- 1820, visse privatamente in patria, dove morí nel 1851.
-
-
-
-
-PARTE TERZA
-
-LA FINE DEL PARLAMENTO.
-
-
-
-
-PARTE III
-
-
-I due documenti che seguono sono riprodotti da due foglietti volanti.
-Riguardano la partenza del Re per Lubiana. Ferdinando B. imbarcato a
-Napoli, sostò, a causa del pessimo tempo di mare, a Pozzuoli, dove —
-ornato l'abito della coccarda dei carbonari — ricevette la commissione
-del Parlamento con queste parole:
-
-_— Era inutile incomodarvi, con questo tempo, di venire fin qui!_
-
-E la rassicurò intorno alle buone intenzioni sue e del suocero.
-
-I deputati, sospettosi d'un tranello, discesero dalla regia nave
-abbastanza male ed il malumore s'estese subito in tutta la capitale.
-
-Fu allora che re Ferdinando scrisse la lettera e fu pubblicato il
-rapporto che riproduco:
-
- FERDINANDO I ECC. ECC.
-
- AI MIEI FEDELI DEPUTATI DEL PARLAMENTO.
-
- Ho con infinito dolore dell'animo mio appreso che non tutti han
- riguardato sotto un aspetto la mia risoluzione a voi comunicata in
- data di ieri, 7 del corrente.
-
- Ad oggetto di dileguare ogni equivoco, dichiaro che non ho mai
- pensato di violare la Costituzione giurata; ma siccome nel mio real
- decreto dei 7 luglio, riserbai alla rappresentanza nazionale il
- potere di proporre delle modificazioni che essa avrebbe giudicato
- necessarie, alla Costituzione di Spagna, cosí ho creduto e credo
- che la mia intervenzione al congresso di Laybach potesse essere
- utile agli interessi della patria, onde far gradire anche alle
- potenze estere progetti tali di modificazioni che, senza nulla
- detrarre ai diritti della nazione, respingessero ogni cagione di
- guerra; bene inteso che in ogni caso, non potesse essere accettata
- alcuna modificazione che non fosse consentita dalla Nazione e da
- me.
-
- Dichiaro inoltre, che, nel dirigermi al Parlamento, intesi ed
- intendo di conformarmi all'art. 172, § 2, della Costituzione.
-
- E, finalmente, dichiaro che non ho inteso d'insinuare la
- sospensione (durante la mia assenza) degli atti di governo
- legislativo, ma di quelli solamente che riguardano le modificazioni
- della Costituzione.
-
- Napoli, 8 dicembre 1820.
-
- FERDINANDO
-
- _Il segretario di Stato, ministro degli affari esteri_
- DUCA DI CAMPOCHIARO.
-
- —————
-
- RAPPORTO TELEGRAFICO[85]
-
- SUA ALTEZZA REALE IL DUCA DI CALABRIA AL TENENTE GENERALE COLLETTA
-
- Il Re, sovrano di Napoli, è stato chiamato al Congresso che sarà
- riunito a Laybach nell'impero austriaco; e parte col _consenso del
- Parlamento ai termini della Costituzione_.
-
- Napoli, 12 dicembre 1820.
-
- Per copia conforme:
- _Tenente generale:_ COLLETTA.
-
- —————
-
-Ecco ora un elenco esatto del personale che intervenne al Congresso.
-Naturalmente non vi possono essere comprese quelle persone
-diplomatiche, le quali, senza avere alcuna relazione col congresso,
-furono chiamate a Lubiana solo dagli affari correnti delle loro Corti
-e dei rispettivi gabinetti; e neppure quelle che vi furono condotte da
-oggetti di tutt'altra indole e senza speciali commissioni.
-
- _Austria_, il principe di Metternich. Co-incaricato il barone
- Vincent, generale di cavalleria, ministro alla Corte di Francia.
-
- _Russia_, il segretario di Stato, conte di Nessehode; il conte Capo
- d'Istria, il signor Pozzo di Borgo, luogotenente generale, ministro
- russo alla Corte di Francia.
-
- _Prussia_, il principe di Hardenberg, cancelliere di Stato; il
- conte Bernstorff, ministro degli esteri. Co-incaricato il signor
- di Kresemark, luogotenente generale, ministro presso la Corte di
- Vienna.
-
- _Francia_, il conte di Blacas, ambasciatore francese presso la
- Santa Sede ed il re delle Due Sicilie, il marchese di Caraman,
- ambasciatore alla Corte di Vienna; il conte La Ferronaye, ministro
- a Pietroburgo.
-
- _Gran Brettagna_, Lord Stewart, ambasciatore inglese a Vienna; on.
- R. Gordon, ministro incaricato presso la stessa Corte.
-
- _Roma_, il cardinale Spina, legato pontificio a Bologna.
-
- _Sardegna_, il marchese di Saint Morsan, ministro degli affari
- esteri, il conte d'Aglié.
-
- _Toscana_, il principe Neri Corsini.
-
- _Modena_, il marchese di Molza.
-
- *
- * *
-
- Il signor di Gentz ebbe l'incarico di stendere il protocollo e gli
- altri documenti.
-
-Articolo tolto dal giornale del 1820-21 _La Minerva napoletana_, vol.
-II, p. 139 (fondata da Giuseppe Ferrigni con Carlo Trova e Raffaele
-Liberatore).
-
- Napoli, febbraio 1821.
-
- IL MINISTERO
-
- _..... solve senescentem mature senus equum, ne
- peccet ad extremum ridendus et illa ducat._
-
- HORAT.
-
- La patria è in pericolo! A questo annunzio debbono cessare le
- virtú timide: _La Minerva napoletana_ è stata forse troppo moderata
- fin'oggi, e forse non aveva abbastanza di lodi verso i ministri:
- oggi i di lei doveri sono cangiati!
-
- Lungi da noi l'idea che il ministero tradisca la nazione, o che
- l'essersi eletti nel 10 dicembre gli uomini rispettabili onde è
- composto, sia da riguardarsi come un secondo e piú funesto _colpo
- di Stato!_ Cotal pensiero appartiene ai nemici.
-
- Ma i ministri non possono per la loro età presiedere al movimento
- degli spiriti: questa sola ragione basta perché debbano rassegnare
- le cariche.
-
- In un momento in cui forse una nuova religione politica, come la
- nostra, in un momento in cui nuovi Diocleziani senza talenti, si
- preparano ferocemente dall'Istro ad apprestarle i primi martirî e
- quindi un sicuro trionfo, egli è fuori di proposito che i vecchi,
- con deboli mani, si facciano a dirigere la gran lotta. Godano
- essi la ricompensa della loro probità, siano circondati dalla
- pubblica stima e riconoscenza, pei loro consigli si abbia il dovuto
- riguardo; ma cessino finalmente, se amano il loro paese, cessino di
- credersi atti a sostenere un peso — ahi! — cosí grave!
-
- Se il signor Acclavio, già designato ministro dell'interno, avesse
- voluto scusarsi a cagione della sua età, qual migliore cittadino di
- lui?
-
- Ma no: egli non adduceva tale pretesto, ed altro motivo gli
- attribuisce la fama. Noi siamo lieti che questo uomo del foro sia
- restato fra i suoi processi.
-
- Legga egli Cuiacio; altri penseranno ad amministrare la cosa
- pubblica.
-
- In verità, non si può pensare senza raccapriccio che un ministero
- cosí importante come quello dell'interno, sia stato quasi privo
- di capo per piú di due mesi. Il marchese d'Auletta non dovea
- sovrintenderlo che per pochi giorni. Non potendo servir di secondo
- ad Acclavio il ritroso, era facile il concepire che gli tornava
- impossibile di spiegare tutto lo zelo necessario a tempi tanto
- difficili. Ma la nostra causa è bella! Invano tardano i ministri
- di accorrere al loro posto, invano alcuni antichi intendenti si
- mostrano pigri a secondare il nobile impulso delle provincie:
- cresce in esse l'ardore quanto piú mancano gli stimoli dei loro
- amministratori!
-
- Alla fine, gli affari interni sono stati affidati al cavaliere de
- Thomasis. Il Parlamento lo ha sciolto dall'accusa di aver preparato
- il 7 dicembre; ma la sua condotta per l'avvenire sarà la migliore
- delle assoluzioni.
-
- Il ministero degli affari stranieri dà luogo a riflessioni di ben
- altra natura. L'antico uomo di corte[86] che oggi l'occupa sarebbe
- mai divenuto adoratore di libertà?
-
- La storia del suo viaggio a Layback non somministra pruove assai
- forti di questa sua novella passione.
-
- Arrestato lungamente in Gorizia, doveva egli sentire per lo meno
- al pari di noi l'indegnità dell'oltraggio, e se qualche cosa poteva
- consolarlo in quella infame prigione, era senza dubbio la speranza
- di alzare un giorno la voce per la sua patria. E il giorno giunse,
- ed egli è chiamato al congresso: ascoltatelo!...
-
- _ — Se io potessi parlare... — _egli dice. Ma niuna forza fisica
- gli si faceva, onde tacesse; ov'egli avesse aperto la bocca niuno
- il minacciava sia dello _Knout_ sia del bastone. _Se io potessi
- parlare!..._ cosí quel ministro compiva la sua orazione e cosí
- sosteneva i nostri diritti. Che se egli non parlava, perché dunque
- non preferiva di scrivere? Sarebbe stata inutile, noi lo sappiamo,
- qualunque protesta; ma almeno la dignità della nazione non era
- offesa con quella importuna reticenza!
-
- L'egregio difensore della sovranità del popolo!
-
- Se a lui non si concedeva di favellare, chi non l'obbligava di
- dare orecchio a tante diplomatiche insolenze contro di noi? Perché
- durare la lettura delle istruzioni destinate ai tre plenipotenziari
- presso la nostra corte? Un uomo, il quale sapeva sacrificarsi,
- ed avrebbe interrotto il leggitore ed esclamato che non aveva
- intrapreso cosí malagevole cammino per vedere insultati ed il suo
- re e la sua patria!
-
- E fate che io ritorni alla mia prigione — rispondeva Filosseno
- a Dionigi. — Fate che io vi ritorni; i vostri scritti sono
- insoffribili! — Ma no; il ministro pregava, onde gli fosse
- _accordata copia_ di quelle istruzioni gentili, come se diligenti
- corrieri non fossero già pronti a recarli in Napoli! Ecco ciò che
- chiedeva il nostro inviato, ecco ciò che a lui si negava.
-
- Fedele istorico del suo silenzio, egli giungeva intanto fra noi.
- Grandi oggetti debbono richiamare le sue cure; grandi speranze si
- offrono alla nostra diplomazia.
-
- Vedremo se il ministro saprà trattare gli uni e fecondare le altre:
- ma i principî non sembrano lieti.
-
- Il principe di Partanna nostro rappresentante in Berlino persiste
- ostinato nel rifiuto di giurare la costituzione delle Due Sicilie:
- figlio della moglie del re, non per questo la sua sorte dev'essere
- diversa da quella dei due Ruffo di Parigi e di Vienna.
-
- I primi figli dei re sono i popoli, diceva l'imperatore d'Austria,
- cosí quando comandava a sua figlia di sposare l'altrui marito,
- come quando le strappava dal seno l'unico figlio, relegando quel
- marito al di là dell'Oceano. Quindi giova sperare, e ciò riguarda
- la _responsabilità_ del ministro d'affari esteri, che non sarà
- tollerato il novello _insulto_ alla nazione; e che non si farà
- ingiustizia ai principi Ruffo e Castelcicala con l'impunità del
- principe di Partanna!
-
- La nomina dei nostri agenti presso le Corti straniere merita del
- pari l'attenzione del ministero.
-
- Coloro i quali partirono prima che il Parlamento s'aprisse, non
- sono i piú atti: essi non han veduto coi loro occhi ciò che dopo
- quel giorno avvenne tra noi, e forse non prestano fede a quel che
- loro si narra dello spirito della nazione.
-
- Lo stato delle nostre relazioni politiche con le potenze neutrali
- è piú difficile di quel che sembra. Se ivi ci amano i popoli, ci
- detestano i gabinetti. L'oligarchia non è oggi che una specie di
- monachismo o, se si vuole, di massoneria sparsa in tutta l'Europa.
- Riti, misteri, linguaggio occulto ed universale, nulla le manca:
- bisogna quindi combattere dapertutto il mostro _proteiforme_, e, se
- sarà possibile, far comprendere alle Corti il loro vero interesse
- di stare uniti coi popoli.
-
- Noi non sappiamo qual sia la condotta del nostro ministro, riguardo
- ai Portoghesi; ma ormai ella dovrebbe esser palese. Un inviato del
- Brasile ostenta in Napoli la sua burbanza contro gli avvenimenti
- del Portogallo; o ignorando o facendo mostra di obliare che i
- Portoghesi concedevano il trono alla casa di Braganza, costui
- avvisa di chiamarli ribelli, or che chieggono di non essere piú
- colonia del nuovo mondo! Noi non dobbiamo vedere queste cose, né
- predicare la nostra felice costituzione ad altri popoli; ma se
- spontanei questi l'adottano, certamente non possiamo trascurare di
- chiamarli nostri fratelli. Se Giovanni VI non ancora ha sanzionata
- la costituzione del Portogallo, bisogna credere che lo farà in
- appresso; ma a noi non è lecito di respingere i voti e forse i
- soccorsi di quella generosa nazione.
-
- Il papa intanto che fa? Comincia egli a vedere quali ospiti sono
- i Tedeschi? Permetterà che Ancona e Civitavecchia siano occupate?
- Se noi saremo costretti di toccare i suoi dominii, non siamo stati
- certamente coloro i quali, primi, gli han chiesto ospitalità, e
- non vi combatteremo che per la nostra salvezza. Una volta i papi
- scioglievano i popoli dal giuramento di fedeltà verso i re della
- terra, oggi essi sciolgono i re dal giuramento di fedeltà verso la
- patria; segno evidente che i popoli sono divenuti i piú forti!
-
- Quindi, giova ripeterlo, i monarchi debbono unirsi alle loro
- nazioni e saranno invincibili. Forse il pontefice comprende questa
- verità: ma la teocrazia cui egli presiede, gli vieta di recarla
- ad effetto, e forse non si aspetterà il termine della sua vita per
- punirlo di aver egli aperto l'adito a truppe straniere.
-
- Allorché si é perduto il pudore politico fino al segno di essersi
- decretata l'impresa contro Napoli, qual piú agevole cosa di
- spogliare il papa, se le Sicilie saranno vinte?
-
- Per farlo, basta che l'Austria comandi qualche movimento intestino
- negli Stati di lui, allorché egli griderà che i _carbonari_ lo
- hanno prodotto; e poiché, per diritto divino ed imprescrittibile,
- le sponde del Po appartengono a Cesare, egli sarà evidentissimo per
- l'_Osservatore austriaco_, che Cesare deve occupare gli stati del
- papa con un esercito amico o con un esercito conquistatore.
-
- Ma il papa fa vista di non comprendere nulla; e sembra desiderare
- la guerra contro Napoli. Si narra che egli ha ordinato di
- ristaurarsi la via che conduce a Ceprano; e ciò senza dubbio rende
- piú agevole il movimento dell'artiglieria tedesca. Grazie sieno
- rese al pontefice: egli ha cura della nostra gloria, e c'invita a
- combattere! E quindi giungono sommamente opportuni i richiami del
- suo agente in Napoli, perché il concordato fosse eseguito! Intanto,
- il nostro ministro di affari esteri o non domanda conto alla corte
- di Roma delle di lei intenzioni, o nasconde ancora al Parlamento,
- come non si trattasse delle nostre frontiere, quali sono i di lui
- provvedimenti intorno ad un soggetto di sí alta importanza.
-
- Noi consigliamo al ministro di non compromettersi con alcuno. Alla
- sua età si è avuto il tempo d'imparare ad esser _prudente!_
-
- Qui volevamo noi parlare del ministro di guerra e marina, per
- rendere omaggio ai suoi talenti ed alle sue virtú, ma egli si è
- ritirato; e quindi il nostro elogio non sarà riputato meno sincero.
- Egli ha saputo bene meritare della Patria; e gli succede un uomo,
- in cui tutti ripongono la fiducia di vedere in brevi giorni recato
- ad effetto ciò che il suo predecessore non aveva potuto compiere
- per la sua vecchiezza.
-
- Il nuovo ministro combatterà certamente la calunnia sparsa dai
- timidi, che possano mancare le sussistenze all'esercito in un
- regno come quello di Napoli! Egli dee conoscere la furfanteria e
- l'avarizia degli appaltatori e degli abbondanzieri; non si tratta
- se non di dar esempi rigorosi, e di mozzare il capo, come vuole la
- legge, ai convinti di tradimento. Il maresciallo di Turenna disse
- una volta ad uno di costoro, che lo avrebbe fatto impiccare per la
- gola...
-
- — _Vostra Altezza_, quegli rispose, _dev'essere persuasa che non
- si può impiccare un uomo il quale in questo momento può spendere
- centomila scudi!_
-
- E non fu il maresciallo ch'ebbe ragione.
-
- La difesa della capitale è uno dei piú alti soggetti, dei quali
- deve occuparsi il ministro della guerra. Bisogna persuadere al
- nemico che la capitale non è nulla in questa guerra: che Napoli
- può essere bruciata come Washington e come Mosca, senza che ciò
- riguardi la causa della libertà. Che per salvar Napoli, si debba
- commettere una viltà? No, sarebbe questo un vilissimo tradimento!
- Quindi conviene prepararsi; e poiché il Reggente ha sanzionato il
- decreto di doversi trasportare il Parlamento a Salerno, perché non
- si comincia da ora?
-
- Perché non si fortificano le alture, onde Napoli è coronata? Né
- solo é necessario di togliere le armi e gli oggetti di guerra della
- capitale, ma le cose preziose appartenenti alla nazione, statue,
- preziosi quadri, manoscritti... Chi non sa di quali tesori la
- corte di Vienna s'impadroní sotto il regno di Carlo VI? L'insigne
- biblioteca dei manoscritti del cardinale Scripando in San Giovanni
- a Carbonara non formano oggi forse l'orgoglio della biblioteca
- viennese? L'Austria non solo vorrebbe rapirci l'onore, ma tutte
- le nostre ricchezze; che buon paese era per esso questo regno di
- Napoli! E qual rabbia di vederlo libero!
-
- Noi parleremo altra volta de' ministeri di giustizia e di finanze;
- ma giova toccar brevemente la condotta di tutto il ministero
- riguardo al consiglio di Stato.
-
- Questo è l'unico consiglio del Re; e dee principalmente trattar
- gli affari di guerra e di pace. Intanto dall'ozio e dal lento
- passeggiare dei consiglieri di Stato, scorgiamo che essi non sono
- di altro aggravati se non di qualche provvista di abati e di altri
- piccoli ufficiuzzi. Né si parla se non del consiglio de' ministri?
-
- Speriamo che questo ordine di cose voglia cessare, e la
- costituzione aver tutto il suo effetto fra poco: senza di ciò vi
- potrebbe esser luogo ad accusa legale.
-
- C. T.[87]
-
-Al messaggio del re, pubblicato poc'anzi, il Parlamento rispose col
-Rapporto che segue:
-
- RAPPORTO
- DELLA COMMISSIONE DEL PARLAMENTO NAZIONALE
- PER L'INTERVENTO DI S. M.
- AL CONGRESSO DI LEYBACH[88].
-
- _Signori,_
-
- Il messaggio che S. M. vi diresse nello scorso giorno, era ben
- giusto che occupasse tutti i vostri pensieri. Desideroso di
- rispondervi con quella calma prudente che non può essere divisa
- dalla maturità del consiglio, voi nominaste a tale uopo una
- commissione novella. Non potrei esibirvi i motivi della di lei
- opinione, se non riproducessi nella vostra mente la storia di
- taluni fatti notabili.
-
- I rapidi e luttuosi avvenimenti, i quali distinsero la fine del
- secolo scorso, aveano alterato sensibilmente la marcia della nostra
- vita politica. La pietà ed il terrore aveano scossi gli spiriti;
- il sentimento patrio era diventato piú energico, e le cognizioni
- piú estese; la coscienza della propria forza non era piú muta nel
- popolo: e gli svantaggi d'una libertà intemperante avevano imparato
- a desiderarne un'altra piú moderata e piú cauta.
-
- Le sempre nuove e sempre varie vicende che hanno sconvolta
- l'Europa, non avean fatto che fortificare questa disposizione del
- popolo. Essi non eran che errori della democrazia o della monarchia
- assoluta; ed eran quindi i piú atti ad indicare il bisogno d'un
- partito intermedio. Era facile d'altronde osservare, che contro
- gl'incerti fenomeni di talune repubbliche efimere reggea tuttora e
- prosperava la costituzione d'Inghilterra.
-
- Mentre tali riflessioni serpeggiavano oscure nelle menti dei piú,
- gli amici del potere arbitrario o non erano capaci di scorgerle, o
- trovavano nel dissimularle il proprio vantaggio. Sorgeva quindi,
- fra l'opinione ed il governo, quel sordo e grave contrasto che
- annunzia sempre vicini i grandi cangiamenti. Invano il vigore di
- Gioacchino Murat e la sua premura di mostrarsi popolare avevan
- cercato di estinguere l'effervescenza degli animi. Invano il
- tentativo di rendersi liberi aveva richiamato negli infelici
- Abbruzzi la rabbia del despotismo militare. Il capo del governo
- era stato costretto ad accorgersi che la civilizzazione dei popoli
- non può mai essere illusa dagli artifizi delle Corti e molto meno
- superata dalla violenza. Dopo di aver vacillato per lungo tempo
- fra i voti del regno ed i propri, fra l'ambizione e il dovere,
- ei cadde in fine dal trono. Fu allora che lasciossi sfuggire una
- costituzione apparente, come l'avaro inseguito si lascia sfuggire
- un deposito che ha lungamente negato.
-
- Il re legittimo si preparava intanto a rientrare nell'eredità dei
- suoi avi. Era per lui il coraggio di quegli eserciti immensi che
- avevan rotta la fortuna del conquistatore dell'Europa, ed avean
- cangiata la politica dell'universo. Ma la bontà naturale del di lui
- cuore, era stata perfezionata dalla sofferenza dei mali: egli aveva
- meditato per due lustri interi nel piú incomodo, ma piú istruttivo
- gabinetto dei principi, io vo' dire nel gabinetto della sventura.
- Ei conosceva la smania degli antichi suoi sudditi per isciogliere
- i vincoli del proprio servaggio. È dunque fama che riprendendo la
- comunicazione con essi, accarezzò la piú cara delle loro speranze,
- quella di essere liberi. Furon chiare le voci che, per quanto
- i fogli assicurano, egli emanò nel proclama del 1º maggio 1815,
- essendo ancora in Palermo. Egli promise la sovranità al popolo, e
- _la piú energica e piú desiderevole costituzione allo Stato_.
-
- Professò anzi che avrebbe solo ritenuta per sé medesimo la piú
- bella e piú modesta facoltà dei monarchi, quella di serbare intatte
- e fare eseguire le leggi.
-
- Una dichiarazione sí nobile e sí generosa, non mancò di produrre
- le conseguenze piú utili. Fu dessa e non il valore alemanno, che
- nei piani di Macerata dissipò ad un tratto le schiere dei nostri
- campioni.
-
- Cosí la mano di Ferdinando IV impugnò di nuovo lo scettro: e la di
- lui anima non dimenticò le intenzioni con cui lo aveva racquistato.
- Si sa, infatti, che solamente fra i tristi la fortuna è la morte
- delle promesse.
-
- Sventuratamente, dei rapporti fallaci, e non di rado maligni,
- della situazione dei suoi popoli, gli persuasero la necessità di
- ritardare l'effetto dei suoi proponimenti. Se le cose in seguito
- occorse han potuto occasionargli alcun dispiacere, è stato
- solamente quello di non aver prevenuti i desiderî coi beneficî.
-
- Continuati intanto ed accesi, erano questi desiderî. Ciò non
- ostante rimasero in certa guisa inattivi, fino a che il governo
- blandilli con una condotta liberale. Non si tosto cominciarono a
- venire irritati dalla persecuzione, che proruppero all'improvviso
- in uno scoppio violento.
-
- Egli è vero, che i primi segni ne apparvero su le vette dei colli
- di Monteforte. Ma venner prodotti da un movimento comune alle
- provincie finitime, e propriamente a quelle di Capitanata, Avellino
- e Salerno. Fu il popolo che dié la spinta a' 140 individui del
- reggimento Borbone; ed è perciò che la bandiera da essi inalberata
- non tardò a circondarsi di centomila proseliti.
-
- Chi ritrova la origine di questo avvenimento nella diserzione
- militare, deduce in vero il principio della sua conseguenza. Ei
- crede nata la marea in quel punto del lido in cui l'onda s'è rotta.
-
- Il grido del riscatto arrivò tosto alla Reggia, e risvegliò la
- memoria delle antiche promesse. Non tardò ad apparire l'effetto nel
- decreto de' 7 luglio 1820.
-
- In esso il re si compiacque di fondare nei suoi Stati la
- costituzione di Spagna con quelle sole modificazioni che la
- rappresentanza nazionale avesse potuto proporre.
-
- Era questa la maggior parte del regno allora quando venne scossa
- da questa nuova: né ascoltolla dai valorosi di Monteforte, ma dal
- proprio sovrano. In tal caso la libertà, che in alcuni siti era
- stata chiamata, giunse in altri inattesa: ma in tutti fu accolta
- con quel vivo entusiasmo che accompagna la soddisfazione delle
- lunghe speranze.
-
- La riconoscenza del popolo superò la sua gioia.
-
- Non acclamò egli giammai la costituzione di Spagna, senza mescervi
- il nome di colui che gliel'avea accordata; e Ferdinando I non mai
- potè tanto sulla sua nazione, che quando mise una legge al proprio
- potere.
-
- Sentí egli la sua gloria ed accumulò tutti i mezzi di consolidarla.
- Sette giorni appena eran corsi, da che egli aveva adottata
- la costituzione di Spagna, ed innanzi alla Giunta provvisoria
- recentemente creata, ei ratificò la sua scelta col giuramento.
-
- Tutti i principi suoi figli seguirono l'esempio: e la sua famiglia
- ed il suo popolo non ebbero quindi che un patto.
-
- Comparve il giorno piú celebre nei nostri annali politici, il primo
- di ottobre. Nel volto d'infiniti spettatori si vedea brillare la
- sorpresa, la riverenza ed il gaudio. Un tenero e taciturno contegno
- era visibile nei vostri sguardi ed in tutti i vostri movimenti.
-
- La conferma della costituzione di Spagna uscí appena dalle labbra
- del re; ebbe egli appena invocato il tremendo nome di Dio, ed un
- immenso concerto di voci che tutte insieme esprimeva gli affetti
- piú cari, scosse le mura del tempio. Egli vide che la piú soave
- sensazione di un monarca è il grido festoso e spontaneo della
- riconoscenza di un popolo.
-
- Fa d'uopo osservare che sorbí egli la soddisfazione fino all'ultima
- stilla. Un fiore non fu sparso, non fu emesso un accento che non
- risvegliasse nel di lui cuore un piacere distinto. Egli adornò con
- l'augurio della vostra salute la giocondità della mensa; protestò
- che i suoi sonni eran divenuti piú dolci; non si nascose il
- vantaggio di aver vestito il suo trono d'una luce novella.
-
- Fin da' 7 luglio dell'anno corrente aveva egli approvati con
- anticipazione quegli atti che il suo vicario generale avesse
- creduti opportuni per mandare ad effetto lo statuto di Spagna.
- Fu spiegato ai 22 luglio il piú importante fra essi: fu stabilita
- in fatti la pratica dell'elezione dei deputati, e fu determinata
- la formola de' vostri poteri. Il governo medesimo credette allora
- limitarli a mantenere salde le basi di quello statuto politico; né
- veruna modificazione vi lasciò in dritto di fare, quando non fosse
- richiesto dalla necessità di adattarlo alle circostanze del regno.
-
- Unisoni a questa formola furono i vostri poteri: unisoni a questi
- poteri furono i vostri giuramenti, ed unisoni a questi giuramenti
- furono quelli del re ed il decreto del 7 luglio. L'obbligo di
- rispettare i principî dello statuto di Spagna, e l'impossibilità
- di sottometterlo a delle riforme importanti è dunque radicato nel
- nuovo patto sociale, nella stessa indole de' vostri mandati, nella
- religione del re e nella vostra.
-
- So che l'invidia del bene ha posto in opera ogni macchina della
- calunnia.
-
- So che la gloria di un monarca, il quale affrancava il suo popolo,
- si è deturpata con la taccia della violenza. I posteri crederanno
- appena che l'ardimento della menzogna sia stato condotto si
- oltre da voler togliere alla notorietà la sua evidenza. Ma se la
- natura istessa dei fatti non rispondesse all'accusa, gioverebbe a
- smentirla un documento della maggiore importanza.
-
- Modificando la costituzione di Spagna, il Parlamento aveva
- prescritto che per ogni provincia si eleggesse un consigliere
- di Stato. S. M. si persuase che questa norma restringesse le sue
- prerogative. Non si stette allora in silenzio, e non si contentò di
- protestare. Usando anzi francamente dei regi suoi diritti, richiamò
- alla memoria dell'assemblea il patto sociale, il giuramento comune,
- l'inviolabile dovere di conservare le fondamenta della costituzione
- adottata. Mostrò in tal guisa di non essere egli men libero,
- allora quando aderiva alla rappresentanza del popolo, che allora
- quando resisteva alla di lei opinione. Se l'unità di questo caso è
- sufficiente ad escludere la soggezione del sovrano, non lo è meno
- a render noto l'accordo fra i due principali poteri che dirigon lo
- Stato.
-
- Era questa la marcia sempre posata e prudente del nostro regime,
- allorché delle nuvole incominciarono a stringersi verso il nostro
- orizzonte politico. Gelosi della nostra indipendenza, non avevamo
- offesa l'altrui. Né ragioni di fratellanza, né opportunità di sito,
- né utilità di dominio ci avevano indotti a ricevere sotto il nostro
- patrocinio le città sollevate di Benevento e Pontecorvo.
-
- Gli ambasciatori dei sovrani di Europa avevano goduto nelle nostre
- contrade di tutta la stima e di tutti i vantaggi che il loro grado
- esigeva. La nostra libertà era del pari innocente, che urbana e
- tranquilla.
-
- Eppure i rappresentanti della nostra nazione trovavano chiuse le
- porte di varie Corti di Europa. Eppure delle penne vendute alla
- menzogna ed al biasimo, non tralasciavano di ventilar la fama della
- nostra anarchia.
-
- La curiosità di sapere il motivo di questi modi spiacevoli,
- pareggiava la certezza di non averli meritati. Fra i nostri agenti
- diplomatici vi fu chi prese ad appagarla.
-
- Ecco ciò che in data de' 14 novembre egli scriveva sull'uopo:
- «L'avversione dei gabinetti di Europa, a cagione del modo con cui
- la Costituzione si è ottenuta, sembra formare il nodo piú forte
- della questione europea per la sua essenza.
-
- «La Camera unica dei deputati, le restrizioni della prerogativa
- reale, l'incoerenza di partecipare ad un'assemblea, le negoziazioni
- diplomatiche, la deputazione permanente, la nomina agli impieghi,
- dei quali dispone il Parlamento, l'inceppamento del potere
- esecutivo, l'odiosità del veto lasciato al solo governo, e questo
- veto anche inefficace, perché solamente sospensivo, ed altre
- disposizioni della costituzione spagnuola, si trovano dalle
- varie potenze come tanti germi di discordia e di anarchia, e come
- incompatibili con la tranquillità dell'Europa».
-
- L'autore del rapporto indicava i mezzi opportuni a riparare
- questi mali: « — mi sembra, egli diceva, di potere asserire
- che tutti questi mezzi si riducono ad uno solo; la rifusione
- della costituzione spagnuola, o piú tosto la formazione di una
- costituzione napolitana. Mi pare che il punto decisivo sia questo.
- E riguardo a questo punto il dilemma è breve: o venire incontro
- con dignità ai desideri dell'Europa, o aspettarsi la guerra e
- le conseguenze che ne verranno; o modificare da noi stessi la
- costituzione o aspettare che altri venga a modificarla».
-
- Il nostro agente diplomatico aggiungeva un consiglio. Era quello
- di domandare l'intervento d'una gran potenza dell'Europa, onde,
- in compenso delle riforme che avremmo apportate alla nostra legge
- politica, ci procurasse la pace.
-
- Noi non fummo persuasi dell'esistenza dei mali, e detestammo i
- rimedi. L'unità della Camera aveva per noi un supplemento nel
- Consiglio di Stato; non ci sembrava ristretta la prerogativa reale,
- ma il potere dei ministri; non leggevamo prescritta la necessità
- d'indicare all'assemblea legislativa le negoziazioni diplomatiche,
- ma di renderle conto dei risultamenti di esse: trovavamo incapace
- di essere molesta al governo una deputazione destinata alla sola
- vigilanza: ignoravamo che il Parlamento nazionale avesse sugli
- impieghi altro diritto, fuorché quello di presentar le terne per
- lo stesso Consiglio: se la forza esecutiva è inceppata nel male,
- la vedevamo sciolta nel bene; o il veto non ci si mostrava sotto
- l'aspetto di odioso, o credevamo che la odiosità dovesse ferire
- il Consiglio assai piú che il monarca; ma ci era dato infine il
- convincerci della inefficacia di un atto che poteva differire per
- anni la sanzione delle leggi, e che necessitava con questo mezzo al
- consenso i due poteri sovrani.
-
- Era ben lungi dalla nostra mente il pensiero che gli alti alleati
- d'Europa volessero gradire il progetto dell'autore del rapporto.
- La indipendenza del nostro regno è tanto sacra per essi, quanto
- il dritto delle genti e l'opinione illibata della loro giustizia.
- Quella storia, che avara per le generose azioni, ha profuso il suo
- lusso per gli illustri misfatti, non ci presenterà l'aspetto di un
- principe che abbia snudata la spada per costringere una nazione ad
- avvilire le sue leggi. L'abolizione dei sacrifici umani coronò una
- volta il trionfo d'un re di Siracusa: e fu scritto che egli allora
- stipulava per l'umana natura. La servitú insanguinata d'un popolo,
- disonorerebbe il piú grande di tutti i trionfi: e si scriverebbe
- che si è combattuto e si è vinto per lo vitupero del buon senso o
- per l'infortunio dell'uomo. Chi osò mai di supporre disposizioni sí
- tristi nei magnanimi regolatori dell'Europa attuale?
-
- Che se aveste obliata la loro virtú e la di loro grandezza, non
- avreste potuto non sovvenirvi dei vostri poteri. Voi avreste
- sempre letta nel tenore di essi l'impossibilità di aderire ad un
- cangiamento essenziale del vostro statuto. Voi avreste riputato
- contrario alla dignità di quel popolo che rappresentate ed alla
- vostra costanza l'andare incontro all'intervento d'una potenza
- straniera, per offerirle di permutare la libertà con la pace.
-
- Riceveste adunque con gratitudine quel messaggio reale, che dimandò
- il vostro parere sulla mediazione. Ma quando il ministro che vi
- presentò il soglio, congiunse ad esso i progetti dell'autore del
- rapporto, tutti i vostri sentimenti vi sboccarono dal cuore, e mi
- suggerirono l'indirizzo dei cinque novembre.
-
- Esprimeste in esso l'attaccamento ai vostri doveri, la vostra piena
- fiducia ne' giuramenti reali, la decisione irremovibile dei vostri
- committenti: la vostra.
-
- I troni di Austria, di Russia e di Prussia erano stati fin
- qui circondati da un cupo silenzio. La prima voce che da essi
- ci venne, fu la prima testimonianza della loro giustizia. Non
- c'internò quello sdegno che non abbiam meritato, ma il desiderio
- di accordare un posto nel di loro consesso al nostro monarca. Fu
- questo un introdurre nel gabinetto di Laybach la santità dei di
- lui giuramenti, la legittimità del nostro cangiamento politico,
- l'indipendenza e l'autorità del nostro patto sociale.
-
- S. M. ci diresse il messaggio dei 7 ottobre, e noi vi scorgemmo due
- punti. Manifestò l'uno il disegno di consentire all'invito dei suoi
- alti alleati: manifestò l'altro le basi d'una costituzione novella,
- e ci premurò a sospendere alcuna delle nostre incombenze.
-
- La vostra commissione, o signori, non può ravvisare nell'una
- che le intenzioni reali; non può ravvisare nell'altra che un
- dispiacevole equivoco del direttore del foglio. È sicuramente degno
- del cuore di Ferdinando I l'abbellire l'adunanza dei signori del
- mondo, ed il prendere parte nella sublimità dei loro consigli.
- Ma come mai avrebbe egli pensato di essere in caso di aderire ad
- una costituzione novella? Avrebbe egli cancellato il decreto dei
- 7 luglio, i suoi giuramenti solenni, le sue ripetute proteste,
- la nobiltà del proprio carattere? Piú non tornerebbero alla di
- lui rimembranza quelle lagrime di tenerezza, le quali vennero
- sparse nel primo di ottobre, quelle acclamazioni solenni che
- accompagnarono la conferma dello statuto di Spagna, quegli accenti
- interrotti, que' fiori che tanto interessarono il di lui cuore
- commosso?
-
- La virtú e la condotta del capo della vostra nazione piú non
- sarebbero sinonimi? E colui che godeva chiamarsi il fondatore e
- protettore del vostro statuto, presterebbe la mano a divellerlo?
- E voi destinati, obbligati a mantenerne intatte le basi, potreste
- voi consentirvi? Un cangiamento preparato da 20 anni diventerebbe
- adunque per vostra colpa o per vostra negligenza retrogrado?
-
- Rispetto, o signori, alla lealtà, alla fermezza del vostro Monarca.
-
- Tutto ciò che è contrario alla di lui dignità, è per lui
- impossibile. Se egli è pronto a partire per il congresso di
- Laybach, non può essersi proposto che il generoso disegno di
- dileguare le calunnie dei vostri nemici, di rendere sicura la
- felicità con l'indipendenza del regno e di provare all'Universo che
- non il palpito del timore, ma lo slancio della gloria gli dirigeva
- la mano, allorché egli aderiva liberamente alla costituzione di
- Spagna. Immaginare in lui altri fini è non riputarlo inviolabile:
- è trasandar lo statuto. Non evvi infatti profanazione maggiore
- della persona sacra d'un Re, che il supporlo non ricordevole della
- propria parola.
-
- Quale è dunque lo stato della controversia che voi avete a
- risolvere? Negherete all'unione dei sovrani il desiderio di chi ha
- stabilito fra voi il regime attuale, e vi priverete del piú grande
- difensore della vostra indipendenza?
-
- Perderete la opportunità di spedire un argomento vivente del
- vostro buon diritto? Ed alla chiamata della giustizia risponderete
- ferocemente col grido di guerra?
-
- No, cittadini, non è tale il parere che la vostra commissione
- m'impone di esporvi.
-
- Ella ha creduto di unire nel decreto di cui vi rassegno il
- progetto, la vostra dignità, la vostra intrepidezza, la vostra
- fiducia nella virtú del monarca e de' suoi alti alleati, la
- franchezza e l'onore del popolo da cui tenete i poteri.
-
- Il vostro criterio ne giudichi: il Dio della verità e della buona
- fede assicuri il vostro giudizio.
-
- PASQUALE BORRELLI, relatore.
-
- *
- * *
-
-_La commissione cui questo parere appartiene, era composta dei signori
-Galdi, Poerio, Berni, generale Begani, colonnello Bausan, di Donato,
-presidente Ricciardi, colonnello Visconti e Borrelli relatore._
-
- —————
-
- L'ULTIMA SEDUTA
- DEL PARLAMENTO NAPOLETANO DEL 1820[89].
-
- _15 marzo 1821._
-
- _Presidenza del signor_ ARCOVITO.
-
- Gli atti della tornata precedente sono approvati.
-
- Il _signor Poerio_ è invitato dal presidente a dare gli ultimi
- ragguagli venuti alla conoscenza della commissione di guerra sullo
- stato dei nostri eserciti. L'onorevole deputato è alla tribuna.
-
- — Le ultime nuove del secondo corpo d'esercito recano che le gole
- di Popoli sono tuttavia libere; che i marescialli di campo Russo
- e Montemajor, ed il colonnello Manthoné concentrano le loro forze
- in Solmona: che un reggimento e due battaglioni di linea marciano
- da Venafro a Castel di Sangro; che il corpo del generale Verdinois
- era il di 12 del corrente in Ascoli; che l'intera legione Teramana
- comandata dall'intendente colonnello Lucente sotto gli ordini di
- quel generale e numerosa di seimila uomini era pronta a seguirlo.
- Il movimento retrogrado di quel corpo fatto non piú per il lungo
- cammino degli Abruzzi marittimi, ma per la strada consolare che
- conduce nel cuore degli Abruzzi, ed il movimento progressivo dei
- corpi che s'avanzavano da Castel di Sangro e da Solmona, uniti ai
- rinforzi che sicuramente spedirà il governo, faranno ben presto
- riprendere a quel nostro esercito le sue antiche posizioni.
- Confidiamo perciò — ha aggiunto l'oratore — nella previdenza
- di S. A. R. nell'accordo, nell'esperienza e nel patriottismo
- dei generali, nel valore e nella buona volontà delle truppe.
- Non dubitiamo dello slancio di tutte le milizie per la fantasia
- alterata di pochi battaglioni, né disperiamo della salvezza della
- patria per un disastro d'un sol momento e d'un sol luogo. Bandiamo
- le diffidenze. Vinciamo con la nostra calma l'altrui costernazione;
- e sopratutto non perdiamo di vista, che noi difendiamo la piú santa
- e la piú bella delle cause; quella della politica indipendenza
- del trono e della nazione. Rispetto profondo al Re, calda
- resistenza agli stranieri, moderazione nella prosperità, fortezza
- nell'infortunio; ecco i nostri doveri.
-
- Adempiamoli, e costringeremo i nostri stessi nemici a stimarci. Può
- essere incerta la sorte delle armi; ma non deve essere incerta mai
- quella dell'onore!
-
- (_L'onorevole deputato discende dalla tribuna in mezzo ai vivissimi
- applausi_).
-
- Il _signor Borrelli_. Voi avete emesso un decreto concernente la
- formazione delle guerriglie; ma voleste che ognuna di esse fosse
- formata di picciol numero di uomini. Ciò non potrebbe conseguire
- il grande oggetto di tribulare fortemente il nemico. Io vi propongo
- di aggiungere a quella saggia ed utile disposizione l'altra che vi
- presento nel progetto di decreto, il quale è diretto ad autorizzare
- la creazione di corpi franchi piú numerosi, e capaci perciò di
- recare al nemico grave danno, e di ritardarne in tutti i punti il
- cammino.
-
- Comandati quei corpi da cittadini ardenti di concorrere alla
- salvezza della patria, serviranno essi di singolare aiuto ai corpi
- regolari dell'esercito, co' quali opereranno in tutti i punti di
- accordo. Ecco il progetto di decreto:
-
- *
- * *
-
- Considerando che niun mezzo dee trascurarsi per la difesa del regno
- e per la salute della patria.
-
- IL PARLAMENTO NAZIONALE
-
- decreta:
-
- 1. Il ministro della guerra è autorizzato ad ordinare, dovunque
- il creda opportuno, dei corpi franchi; preporre ai medesimi delle
- persone, le quali abbiano la sua fiducia e quella della nazione, e
- disporne in generale i movimenti.
-
- 2. La sussistenza di tali corpi franchi si regolerà come quella
- delle guerriglie; giusta il metodo prescritto dal decreto degli 11
- dello stesso mese. (_Approvazioni_).
-
- Il _segretario Tumminelli_. Legge officio del ministro della
- finanza, di risposta ad altro del Parlamento concernente i gravi
- inconvenienti che avvengono nella posta della Sicilia, ove nulla
- o poco è rispettato il segreto delle lettere. Il ministro domanda
- che gli sieno date specifiche indicazioni, perché possa procedere
- secondo la legge, contro gli impiegati infedeli.
-
- Il _signor Trigona_. I deputati non possono rivelare i casi
- specifici; eglino indicarono al ministro la norma da seguirsi,
- quando lo tennero avvertito degli inconvenienti avvenuti. Nel
- nostro segretariato sono depositate prove contro parecchi impiegati
- delle poste.
-
- Il _signor Morici_. Gli atti del Parlamento non giunsero mai in
- regola nelle provincie; essi o arrivarono in ritardo, o mancarono
- affatto. Noi abbiamo molte doglianze di questa natura.
-
- Il _signor Vivacqua_. L'on. ministro avrebbe fatto meglio, se
- invece di chiedere notizie specifiche dal Parlamento, avesse
- inviato circolari ed ordini severi per far cessare tali colpevoli
- abusi e far serbare la fede e l'esattezza che si richiede nel
- servizio delle poste. La dimanda fatta dal ministro può solo
- fomentare gli abusi, e far crescere la speranza dell'impunità nei
- rei. Il Parlamento non può trasformarsi in autorità giudiziaria,
- cui spetta raccogliere le prove delle infrazioni delle leggi e
- punirle. Bisogna ripetere al ministro i medesimi uffizi in termini
- generali ed invitarlo a rendere esatto, regolare e fedele il
- servizio delle poste. (_Approvato_).
-
- *
- * *
-
- Il reggimento del terzo leggiero si duole di essere stato lasciato
- in Palermo; chiede di essere chiamato a far parte dell'esercito
- destinato alla difesa della patria.
-
- Il _presidente_. Si rimetta la dimanda al ministro della guerra.
-
- Il _signor Colaneri_. Non basta rimetterla al ministro della
- guerra. Quei soldati ed ufficiali valorosi, e vecchi alle armi,
- credono onta rimanere oziosi in Sicilia, privi dell'onore di
- aver parte in una lotta dalla quale dipende la indipendenza della
- nazione e del trono. Il loro zelo è degno della vostra estimazione,
- e simili domande meriterebbero la vostra approvazione. (_Onorevole
- menzione al ministro della guerra_).
-
- Il _signor Poerio_ osserva che il Parlamento in questa tornata
- deve attendere all'esame degli stati discussi di due anni: quello
- dell'anno 1821 e del prossimo 1822; osserva che la nazione ha
- diritto a conoscere lo stato delle sue finanze; egli domanda con
- istanza, che le commissioni attendano di urgenza a questo soggetto.
-
- Luigi Alfonso chiede di armare un legno in corso contro il nemico
- (_al ministro di guerra e marina_).
-
- Il _signor presidente_. Il ministro di grazia e giustizia fece
- conoscere al Parlamento la necessità d'una riforma nelle nostre
- leggi penali, per render queste accomodate alla nostra costituzione
- politica. La vostra commissione di legislazione vi presenta un
- progetto di appendice a quella parte del nostro codice.
-
- Ecco il progetto della Commissione:
-
- *
- * *
-
- _Appendice alle leggi penali del regno delle Due Sicilie._
-
- Art 1. La seconda parte dell'art. 1º delle leggi penali è riformato
- nel modo seguente:
-
- Ogni reato sarà punito con pene criminali, correzionali e di
- polizia.
-
- La commissione, sul rapporto del ministro di grazia e giustizia,
- osservando che la seconda parte dell'articolo primo delle
- leggi penali, in cui si dice _nessuna pena é infamante_, sia
- contraddittoria coll'articolo 221 delle leggi civili: _La
- condanna di uno dei coniugi a pene infamanti potrà essere causa di
- separazione..._
-
- Considerando che non è nelle mani del legislatore il dichiarare o
- il togliere l'infamia da un'azione o da una pena, è di parere di
- sopprimere la seconda parte dell'art. 1º del codice penale.
-
- _Il signor Mazziotti_. — Io credo doversi conservare in quel primo
- articolo le parole: _nessuna pena è infamante_, come si legge nel
- codice. I legislatori non possono comandare alla pubblica opinione.
-
- I _signori Berni e Vivacqua_ sostengono il progetto della
- commissione ed opinano perciò di sopprimere le parole indicate.
- (_Rimane approvato il parere della commissione_).
-
- 2. L'art. 3º delle medesime leggi sarà espresso cosí:
-
- Le pene criminali sono:
-
- 1. La morte.
- 2. L'ergastolo.
- 3. I ferri.
- 4. La reclusione.
- 5. La relegazione.
- 6. L'esilio dal regno.
- 7. L'interdizione dei diritti pubblici.
- 8. L'interdizione dai pubblici offizi.
- 9. L'interdizione patrimoniale.
-
- Il _signor Saponara_. L'ergastolo non fu mai conosciuto dai codici
- dettati con filosofia ed umanità. Si lasci tal sorta di pena ai
- barbari legislatori. Ad una nazione libera mal si conviene una pena
- la quale, isolando per sempre dal consorzio degli uomini le vittime
- di privati delitti, toglie alla legge il singolare beneficio
- dell'esempio. Non si devono sottrarre dallo sguardo del popolo le
- tristi conseguenze a cui conduce il delitto. Io propongo di abolire
- la pena dell'ergastolo e sostituire ad essa i ferri a vita.
-
- Il _cardinal Firrao_ e molti altri onorevoli deputati secondano
- il preopinante. (Il Parlamento decide di sostituire alla pena
- dell'ergastolo quella dei ferri a vita).
-
- Il _signor Vivacqua_. Adottata la pena dei ferri a vita, rimane a
- vedere se si debbano conservare le gradazioni nel codice prescritte
- per la pena dei ferri. Il _maximum_ oggi giunge fino ai 30 anni.
-
- Tolto l'ergastolo — pena intermedia — dai ferri a tempo alla morte,
- si passa per salto. L'ergastolo non viene rimpiazzato dai ferri a
- vita, i quali certamente si confondono coll'ultimo grado di questi
- a 30 anni. Io propongo ridurre il massimo dei ferri a tempo a 20
- anni. Allora il primo grado sarà sino a 5 anni; il secondo sino a
- 10; il terzo sino a 15; il quarto sino a 20. (Il Parlamento approva
- il parere della commissione e la pena temporanea dei ferri rimane
- da 7 a 20 anni).
-
- 3. La pena di morte si esegue colla decapitazione, salvo le
- disposizioni dello statuto militare intorno alla fucilazione.
-
- Sono aboliti tutti i gradi di pubblico esempio, stabiliti dall'art.
- 6º delle leggi penali.
-
- L'esecuzione sul luogo del commesso misfatto, o in luogo vicino,
- potrà essere, secondo le circostanze, ordinata dal giudice.
-
- Il _signor Saponara_. Saggia é la disposizione del codice francese
- per rendere esemplare e terribile la pena del parricida. Si
- conservi la benda nera e la veste rossa e tutto il triste apparato
- da quei legislatori sapientemente prescritto.
-
- (_Il Parlamento approva l'art. 3º, con l'aggiunzione indicata dal
- Saponara_).
-
- Il _Signor Tumminelli_. La commissione di finanza ha preso in
- considerazione il rapporto del ministro dell'interno, il quale
- chiede fondi necessari all'acquisto di molti frumenti che trovansi
- sopra bastimenti destinati a consumare la loro contumacia di
- osservazione nel lazzaretto di Nisida.
-
- La commissione è di parere di chiedere all'on. ministro
- schiarimenti sui bisogni dell'esercito e sui mezzi per avere i
- fondi richiesti.
-
- Il _signor Poerio_. Prego il Parlamento perché ponga la piú matura
- ponderazione in questo esame. Noi abbiamo grande bisogno di danaro
- per l'esercito. Chi potrebbe consigliare di versarne ingente
- somma in mano dello straniero, comperando cinquantamila tomoli di
- frumento? Prima di deliberare intorno a sí grave oggetto, è d'uopo
- che il ministro della guerra ci faccia sapere in questa parte i
- bisogni dell'esercito. Lo zelo e l'energia del sindaco di Napoli
- ha già scoperto grandi magazzini e conserve di frumento in questa
- capitale. L'acquisto di quella derrata non è perciò oggi, come
- prima credeasi, d'urgenza. Non veggo la necessità di emettere oggi
- stesso la vostra decisione sulla domanda del ministro.
-
- (_È adottato il parere della commissione_).
-
- L'adunanza si scioglie.
-
-La Costituzione era finita. I tre ultimi documenti che riporto, segnano
-il principio del..... ritorno all'antico; d'una reazione ben più mite —
-in verità — di quelle del '99, ma che valse ancora essa a preparare le
-giornate del 1848 ed il trionfo unitario del '60.
-
- MINISTERO DELLA GUERRA.
-
- _Eccellenza_,
-
- Ieri fui a Torricella fino alle 4 e mezza pomeridiane; ritornai
- quindi a Casalanza per i movimenti della divisione d'Ambrosio.
- Nella notte mi è giunto rapporto dal tenente generale Filangieri
- da Torricella, col quale mi dava parte che quella brigata quasi
- in totalità s'era sbandata, tirando fucilate sugli uffiziali e
- particolarmente su di lui: fucilate che traforarono, a centinaia,
- la porta della stanza dov'egli abitava. Intanto, mi giungeva
- rapporto, che la brigata leggiera del generale Costa aveva avuto
- avvenimento simile verso Sessa.
-
- E, mentre mi contristava di tutto ciò, intesi a poca distanza
- numerose fucilate, e verificai subito che queste partivano dai
- cinque battaglioni della 1ª divisione, arrivati e bivacquati a
- Casalanza, che i soldati dirigevano sui proprii ufficiali.
-
- Di lí ad un momento furono caricati da quella canaglia i quartieri
- generali del generale d'Ambrosio e mio. Il generale d'Ambrosio fu
- salvo per una compagnia di zappatori che fu fedele ai suoi doveri,
- ed io il fui per una ventina di gendarmi che fecero fuoco sui
- soldati, i quali vili quanto iniqui si dispersero per la campagna.
- Ordinai allora alla cavalleria che li caricasse: ed in questa guisa
- ne ho raccolti molti e ricondotti nei ranghi: ma V. E. rifletta,
- che sono questi gli stessi uomini ammutinati e sbandati un'ora
- innanzi.
-
- La prego di stabilire delle pattuglie di cavalleria sulla strada di
- Napoli ad Aversa: io farò altrettanto da Aversa a Capua: il dippiú
- è nelle mani di Dio.
-
- Si degni V. E. di dar subito conoscenza di tutto ciò a S. A. R. il
- principe reggente.
-
- Capua, 18 marzo 1821.
-
- CARRASCOSA.
-
- A S. E. il segretario di Stato
- ministro della guerra.
-
- Per copia conforme:
- _Il ministro della guerra_
- COLLETTA.
-
- —————
-
- FRANCESCO
- DUCA DI CALABRIA REGGENTE DEL REGNO.
-
- Le paterne intenzioni del Re, mio augusto genitore, vengono ad
- essere pienamente rischiarate con le ultime sue manifestazioni
- fattemi in data de' 19 corrente da Firenze e recatemi dal generale
- Fardella. Io credo non solo glorioso per Sua Maestà che utile
- a rassicurare tutti gli animi, il farle note, trascrivendole
- letteralmente:
-
- _«Figlio carissimo,_
-
- «Ho ricevute le lettere delle quali è stato da voi incaricato
- il generale Fardella. Dal contenuto delle vostre del 13 corrente
- rilevo col massimo dolore quanto voi mi esponete sullo stato in cui
- attualmente si trovano i miei amati sudditi. I ragionamenti che mi
- fate par che vogliono indicar me per causa de' mali della guerra,
- che affliggono il mio regno.
-
- «È per l'appunto per evitar questi mali che io mi sono adoperato,
- e che vi scrissi la lettera del 28 gennaio da Lubiana, alla quale
- disgraziatamente nessuna attenzione si è fatta. Le ostilità non
- provocate sono state commesse dalle nostre truppe, e ciò su d'un
- territorio neutrale e ad onta fin anche del mio proclama del 23
- febbraio.
-
- «L'armata dei miei augusti alleati veniva come amica; i sovrani lo
- avevano dichiarato. Io avevo esplicitamente annunziato le loro e le
- mie intenzioni. A chi si devono attribuire i disastri? Chi ne ha la
- colpa?
-
- «Le potenze alleate ed io abbiamo fatto di tutto per porre in
- veduta le circostanze infelici alle quali venivano esposti i
- miei popoli. Abbiamo offerto il modo di evitarle ed abbiamo fatto
- conoscere, che il bene ed il vantaggio del mio regno esigevano che
- _la ragione dettasse l'immediata cessazione di tutto ciò che_ costà
- si era innovato. Ma con mio sommo cordoglio ho veduto che sordi
- alle voci magnanime dell'augusto Congresso, ed a quello dell'animo
- mio paterno, una cieca ostinazione ha presentato la resistenza la
- piú inutile e la piú fatale a quanto si è suggerito per la salvezza
- e pel vero interesse dello Stato.
-
- «Che si dia una volta ascolto alle voci sincere d'un padre
- affettuoso. Tale sono sempre stato, e tale mi troveranno sempre gli
- amatissimi miei sudditi. Si abbiano presenti le mie esortazioni, i
- desiderii ed i voti che vi ho espressi.
-
- «La mia lettera da Lubiana ed il mio proclama contengono tutto ciò
- che può e deve servire di norma ad una condotta che reclamano gli
- interessi del regno, i voti dei buoni e quelli che io non cesso di
- formare per la tranquillità dei miei Stati.
-
- «Son sicuro, carissimo figlio, che contribuirete dal canto vostro,
- perché si pervenga all'ottenimento di ciò che non può essere
- disgiunto dai vostri serii ed ardenti desiderii. Teneramente vi
- abbraccio, vi benedico e sono il vostro
-
- «Firenze, 19 marzo 1821.
-
- «_affezionatissimo padre_
- «FERDINANDO B.»
-
- —————
-
- REGOLAMENTO DELLE TRUPPE.
-
- La guardia reale continuerà a prestare il servizio al quale essa è
- destinata e ad eseguire quello della guardia del Re e del palazzo.
-
- L'entrata delle truppe austriache a Napoli, non lasciando la
- possibilità di acquartierarvi le truppe napoletane che vi si
- trovano tuttora, queste riceveranno oggi l'ordine di uscirne e
- saranno messe per l'ulteriore loro destino agli ordini di S. E. il
- comandante generale barone di Frimont.
-
- Gli ordini dati da S. A. R. il principe reggente per l'entrata
- delle truppe austriache nelle piazze di Gaeta e di Pescara saranno
- rimessi domani prima dell'ingresso dell'armata nella città di
- Napoli a S. E. il comandante generale barone di Frimont, da S. E.
- il tenente generale Pedrinelli governatore di Napoli.
-
- Le dette piazze e la città di Napoli saranno occupate nel modo
- fissato dalla convenzione del 20 marzo seguita innanzi Capua.
-
- Le guarnigioni delle mentovate due piazze seguiranno la sorte delle
- altre truppe napoletane.
-
- Fatto, conchiuso, e segnato in doppio tra S. E. il tenente generale
- Pedrinelli, governatore di Napoli ed il signor conte di Figuelmont,
- general maggiore, tutti e due muniti dei poteri necessarii a
- quest'oggetto.
-
- Segnato ad Aversa, il 25 marzo 1821.
-
- PEDRINELLI. FIGUELMONT.
-
- Per copia conforme:
- _Il tenente generale capo dello stato maggiore generale_
- F. PEPE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI
-
-
-A
-
-AVELLINO, città nel Molise, 4.
-
-ASCOLI (D'), vedi _Marulli_.
-
-ABATEMARCO ANGELO, fe' parte della giunta di governo, 11.
-
-ASTARITA MICHELE, comandante d'una bombardiera, 16.
-
-ACCLAVIO DOMENICO, del. giunta provvisoria di prep. terra di Bari, 17.
-
-ARCOVITO, marchese, del. giunta prep. Abruzzo Ultra I, 17, riceve il
-re, 36, comm. di legislazione, 51, ab., 55, biografia, 63.
-
-_Articoli_ della costituzione spagnuola sul sistema delle elezioni, 18,
-31.
-
-ALCAIDE, 19, 23.
-
-ANTONIETTA, principessa di BORBONE, assiste alla cerimonia d'apertura,
-36.
-
-ANGELINI, dep. riceve il re, 37, comm. di commercio, 51, ab., 57,
-biogr. 73.
-
-
-B
-
-_Borbone_, reggimento cavalleria squadrone disertato, 3.
-
-BENTHNEIM, principe, 10.
-
-_Bandiera_ tricolore, 10.
-
-BAUSAN, doma la rivolta di Palermo, 16, comm. di marina, 51, ab. 56,
-biogr. 66.
-
-BARTOLINI GEROLAMO, delegato giunta prep. valle di Siracusa, 17.
-
-_Biblioteca di Monteoliveto_, 33.
-
-BEGANI, dep. riceve il re, 36, comm. di guerra, 51, ab., 56, biogr., 63.
-
-BRANCACCIO DON NICOLA principe di Ruffano, primo cavallerizzo del re,
-36.
-
-BERNI, dep. riceve il re, 37, segr. del Parlamento, 38, comm. IX, 52,
-ab., 55, biogr., 65.
-
-BRASILE, dep. riceve il re, 37, VIII commissione, 52, ab., 58.
-
-BORRELLI PASQUALE, dep. comm. sicurezza interna, 51, ab., 56, biogr.,
-66.
-
-BUONSANTO, dep. VI commissione, 52, ab., 58, biogr., 70.
-
-BISCARI (principe di), ab., 59, biografia, 65.
-
-
-C
-
-_Costituzione_, il grido di luglio, 3, 4, 5, di Spagna, 14, 23.
-
-CONCILIIS (DE), ten. colonnello, 4, riceve il re, 37, comm. di guerra,
-51, ab., 56, biogr., 72.
-
-COLLETTA P. Si cita la sua storia del reame, 4, contro le elezioni, 33,
-sua critica al discorso di Galdi, 43, 44.
-
-_Carbonari_ alla Reggia, 5.
-
-CIRCELLO (marchese di), convince il re a dare la costituzione, 7.
-
-CALABRIA (duca di), vicario, 8, 9, sceglie i componenti la giunta di
-governo, 11, duchessa, segue il re alla cerimonia di apertura, 35,
-parla in risposta a Galdi, 44, 49, a San Carlo il 1º d'ottobre, 50, 55,
-manifesto al popolo, marzo, 21, 129.
-
-CAMPOCHIARO (principe di), ministro luglio, 10.
-
-CARASCOSA, generale, ministro luglio, 10.
-
-CARDOSA, vescovo di Cassano, fe' parte della giunta di governo, 11.
-
-CAMPOREALE (principe di), fece parte della giunta di governo, 11.
-
-CIANCIULLI CARLO, delegato per la giunta prep. di Terra di Lavoro, 17.
-
-CASSITTI GIULIO, delegato per la giunta prep. di Capitanata, 17
-
-CARELLI SAVERIO, del. giunta prep. Basilicata, 17.
-
-COMINELLI MAURO, deleg. giunta prep. Vallo di Caltanissetta, 17.
-
-_Compromessorii_, elezioni per compromessi, 19.
-
-CORTI, camere del Parlamento, 19, 23, 26.
-
-CARLO DI BORBONE, principe reale di Capua, assiste alla cer.
-d'apertura, 35.
-
-CRISTINA, principessa, assiste alla cer. d'apertura, 35.
-
-CERALDI, dep. riceve il re, 36, comm. di legislazione, 51, ab., 55,
-biogr., 73.
-
-CASSINI, dep. riceve il re, 36, ab., 58.
-
-CESARE (DE), dep. riceve il re, 36, comm. di legisl., 51, ab., 55.
-
-CAPECE MINUTOLO, don Giuseppe principe di Ruoti, generale comandante
-delle guardie del corpo, 36.
-
-CACCAMO monsignor don SALVATORE, confessore del re, 36.
-
-CARLINO, dep. riceve il re, 37, VIII comm., 52, ab., 58.
-
-CASTAGNA, dep. riceve il re, 37, VIII comm., 52, ab., 59.
-
-COMI, dep. ab., 57.
-
-COLETTI, 37, 51, 57, 74.
-
-CATALANO, 37, 51, 55, 73.
-
-CANTÙ, 44.
-
-_Commissioni parlamentari_, 51.
-
-CORBI CARLO, 51, 57.
-
-COLETTA abate MICHELE, 51.
-
-CARACCIOLO dep. V commissione, 51, 57, 71.
-
-COLANERI, 55.
-
-
-D
-
-_Danimarca_ (principe di) a Napoli, 10.
-
-DELFICO MELCHIORRE, 11, VII commissione, 52, 58, 74.
-
-_Deputati_, s'indicono le elezioni dei, 13.
-
-_Delegati_ speciali per la giunta provvisoria, 17.
-
-_Deputazione_, per ricevere il re, 36.
-
-DRAGONETTI, 36, 51, 57.
-
-DESIDERIO, 37, VI commissione, 52, 58, 76.
-
-DONATO, 37, 51, 76.
-
-_Diario del Parlamento_ (nota), 51, 121.
-
-_Diploma dei deputati_, (nota), 52.
-
-
-E
-
-_Elezioni_, s'indicono le..., 14.
-
-_Elettori_ di Napoli, 27.
-
-_Ecclissi_, 8 settembre, 32.
-
-
-F
-
-_Foggia_, un reggimento che si ribellò, 4.
-
-FERDINANDO I, 7, 8, 11, 32, 33, 34, risponde al discorso di Galdi, 44,
-scene ai dep., 101.
-
-FARDELLA, ten. generale, 11.
-
-FILIPPI (DE), 17, IX commissione, 52, 58, 77.
-
-FERRARI, barone, 17.
-
-FINOCCHINO SALVATORE, 17.
-
-FERDINANDO, duca di Noto, 36.
-
-FIRRAO, cardinale, 36, 51, 56, 77.
-
-FANTACONE G. C., 36, VIII commissione, 52, 59, 77.
-
-FLAMMA, VI comm., 52, ab., 58, 78.
-
-
-G
-
-GALLO, duca di, 11.
-
-GRAVINA DON GABRIELE MARIA, cappellano di Corte, 11.
-
-_Giuramento_ del re alla Costituzione, 12, formola, 38.
-
-_Giunta_ preparatoria del Parlamento, 15.
-
-GRANO, monsignore, Vallo di Messina, 17.
-
-_Giunta elettorale_ di Parrocchia, art., 18, 22, _di partito_, 22, 26,
-_di provincia_, 26, 31.
-
-_Guardie d'interna sicurezza_, 27.
-
-GIOVINE, dep., 36, 57, 81.
-
-GERARDI, 36, 51.
-
-GRIMALDI, 36, 57.
-
-GAETANI don ONORATO, duca di Miranda, cacciatore maggiore del re, 36.
-
-GALOI, 38, 43, 49, 55, 79.
-
-GINESTOUS, commissione finanze, 51, 57, 70.
-
-GERONE, 51.
-
-GALANTI, dep. VII commissione, 52, 58, 78.
-
-GIORDANO, 57.
-
-
-H
-
-HORATIIS (DE), 58.
-
-
-I
-
-_Influenza_ dei ministri e dei carbonari sugli elettori, 32.
-
-IMBRIANI, 36, VII commissione, 52, 58, 82.
-
-INCARNATI, 37, 51, 57.
-
-IANNANTUONO, VI commissione, 52, 58.
-
-IACUZIO, 57, 82.
-
-
-L
-
-LEOPOLDO, principe di Salerno, 11, 35, 50.
-
-LISO (DE) TOMMASO, 17.
-
-LOMBARDO GIUSEPPE, 17.
-
-LAURIA FRANCESCO, dep., 36, 51, 55, 83.
-
-LOSAPIO, 37, 51, 57.
-
-LOZZI, 37, V commissione, 51, 57.
-
-LEPIANE, VI commissione, 52, 58, 83.
-
-LUCA (DE), deputato, VIII commissione, 52, 55, 58, 84, 86.
-
-LIBERATORE, 83.
-
-_Lubiana_, congresso, 101, 103.
-
-
-M
-
-MORELLI, sottotenente disertore, 3, 4.
-
-MINICHINI, prete, 3.
-
-_Mercogliano_, prima tappa dello squadrone disertato, 4.
-
-_Molise_ in rivolta, 4.
-
-MAYER, 56.
-
-MARULLI don TROIANO, duca di Ascoli, 5, cavallerizzo maggiore, 36.
-
-MACEDONIO, cav. ministro di luglio, 10.
-
-MARTUCCI GIACINTO, 11.
-
-MANGARELLI BENEDETTO, del. giunta preparatoria di Terra d'Otranto, 17.
-
-MEZZANOTTE FRANCESCO, Abruzzo Citro, 17.
-
-_Mappe_ coi nomi degli elettori, 18.
-
-MASTRILLI don VINCENZO MARIA, marchese della Schiava, capitano degli
-alabardieri del re, 36.
-
-MAZZIOTTI, 37, comm. di sicurezza interna, 51, 56, 87.
-
-MACCHIAROLI, 37, commissione di guerra, 51, 56, 87.
-
-MORICE, 37, 51.
-
-MATERA, 37, 51, 57.
-
-MAZZONE, 37, IX commissione, 52, 58.
-
-MERCOGLIANO, 37, VIII commissione, 52, 58, 88.
-
-MELCHIORRE, 37, 51, 57.
-
-MOLINARO DEL CHIARO LUIGI, (nota), 50.
-
-MARUGGI, 52, 58.
-
-_Minerva Napoletana_, giornale, estratti di articoli, 60.
-
-_Ministero_, art. della _Minerva_ della guerra ordine del giorno, 128.
-
-
-N
-
-NUNZIANTE marchese VITO, 4, 5.
-
-_Nunzio_ apostolico in Napoli, 10.
-
-NETTI, dep., 37, 51, 57.
-
-NICOLAI, VII commissione, 52, 58, 88.
-
-NATALI, 55.
-
-
-O
-
-_Opuscolo_ pubblicato nel '20 per modificare alcuni articoli
-sull'elezione dei deputati, 30 (in nota).
-
-ORAZIO, dep. IX commissione, 52, 58.
-
-
-P
-
-_Puglie_ (in rivolta), 4.
-
-PEPE gen. GUGLIELMO, 5, 10, 13, 34, 37, critica il discorso del Galdi,
-44, rinunzia al comando in capo dell'esercito costituzionale, 49.
-
-PEPE GABRIELE, 59, 89.
-
-_Ponte della Maddalena_, 8.
-
-PICCOLELLIS (de), duca, genero del duca d'Ascoli, 7, 56.
-
-PARISE, generale, incaricato di formare la giunta di governo, 10.
-
-PEPE FLORESTANO, 11, è inviato a Palermo, 16.
-
-PARRILLI FELICE, 11.
-
-_Parlamento_ (vedi _Elezione_ e _Deputati_), 52, ultima seduta,
-_resoconto_, 121.
-
-_Palermo_, insorge, 16, s'arrende, 16.
-
-PALAZZOLO EUGENIO, 17.
-
-PAGLIARI CARLO, 17.
-
-_Partito_ o distretto, 22.
-
-PERUGINI, 36; commissione militare provvisoria, 51.
-
-POERIO, 36, 51, 56, 89.
-
-PESSOLANI, 37, 51, ab., 57.
-
-PICCOLELLIS (de), 37, commissione di sicurezza interna, 51, 91.
-
-PELLICCIA, 51, 55, 91.
-
-PETRUCCELLI, VI commissione, 52, 57.
-
-PERUGINI, 56, 91.
-
-
-Q
-
-QUINZIO, marchese, delegato giunta preparatoria, Abruzzo II Ultra, 17.
-
-
-R
-
-_Reggia_ di Napoli, 4, 11.
-
-RICCIARDI, conte; ministro di luglio, 50, 39, 58, 95.
-
-RUSSO GIOVANNI, 11.
-
-ROSSI GREGORIO, Calabria Ultra 2ª, 17.
-
-_Reggitori_, eletti a sorte, 21.
-
-RUGGIERI, 36, VII commissione, 52, 58, 73.
-
-RIOLO, 37, V commissione, 51, 55.
-
-ROSSI FRANCESCO, 37, 51, 56.
-
-ROSSETTI GABRIELE, suoi versi, 38.
-
-RICCIARDI AMODIO, dep. VII commissione, 52.
-
-RONDINELLI, VIII commissione, 52, 58, 93.
-
-ROMEO SANTI, biografie, 93.
-
-_Rapporto del parlamento al congresso di Lubiana_, 111.
-
-_Regolamento delle truppe_, marzo 1821, 131.
-
-
-S
-
-_San Carlo_, teatro, 10, 13, 50.
-
-SETTIMIO RUGGIERO, ministro di luglio, 10.
-
-STAITI, cap. di vascello, 11.
-
-SACCO GIACINTO, 17.
-
-SALEGGIO GIUSEPPE, delegato giunta preparatoria, valle di Girgenti, 17.
-
-SANT'EREMO, marchese di, accompagna gli elettori alla messa dello
-Spirito Santo, 27.
-
-_Spirito Santo_, chiesa in cui ebbe luogo l'apertura del Parlamento, 35.
-
-SCRUGLI, 36, 51, 55.
-
-SEMMOLA, 36, VI commissione, 52, 58, 97.
-
-STRANO, 36, VI commissione, 52, 55.
-
-STATELLA don FRANCESCO principe di Cassaro, maggiordomo maggiore del
-re, 36.
-
-SANGRO don NICOLA dei duchi di...., Somigliere del corpo, 36.
-
-SPONZA, dep., 37, 51, 56, 96.
-
-SONNI, dep., 37, VI commissione, 52, 58, 96.
-
-SAMARA FELICE, 51.
-
-_Suggello del Parlamento_, 52.
-
-SAPONARA, 55.
-
-
-T
-
-_Terra di Lavoro_, si ribella, 4.
-
-TOMMASI, marchese, segretario di Stato firma l'editto del 6 luglio '20,
-8.
-
-TROYSE, proc. gen. della S. C. di G., 11.
-
-_Teatri di Napoli_ in luglio, 13.
-
-TAFURI, 36, 51, 55, 97.
-
-TRIGONA, 37, VIII commissione, 52, 59, 98.
-
-TROYA, direttore del giornale La Minerva, 60.
-
-TORELLI VINCENZO, direttore dell'_Omnibus_, 61.
-
-
-U — W
-
-WINSPEARE, barone, incaricato di formare la giunta di governo, 11.
-
-
-V
-
-VISCONTI FERDINANDO, colonnello, 11, 58, 99.
-
-VILLAFRANCA principe di, perseguitato, 17.
-
-VECCHIO GIUSTINIANO, 17.
-
-VASTA, 37, VII commissione, 52, 58, 98.
-
-VIVACQUA, 37, commissione sicurezza interna, 51, 56, 100.
-
-
-Z
-
-ZURLO conte GIUSEPPE, ministro di luglio, 10.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] V. Appendice II in fine del presente lavoro.
-
-[2] P. COLLETTA, _Storia del Reame di Napoli dal 1754 al 1825_, lib.
-II, cap. I.
-
-[3] I popolani ignoranti, che non sapevano che si fosse la
-Costituzione, la chiamavano: _Cauzione_, quasi garanzia, salvaguardia,
-malleveria del Sovrano verso il popolo.
-
-[4] Il marchese Vito Nunziante nacque il 17 aprile 1775 a Campagna e
-morí il 22 settembre 1836 a Torre Annunziata. I suoi genitori erano
-poveri e d'origine oscura. Nel 1794 s'arrolò in un reggimento di
-fanteria e fu licenziato alla fine della campagna del 1798. Tornato
-a casa riuní un migliaio d'uomini dell'antico esercito, si nominò
-egli stesso colonnello di questa truppa improvvisata e la mise a
-disposizione del cardinale Ruffo, che s'affrettò a confermarlo nel suo
-nuovo grado. Alla testa del suo reggimento assistette all'assedio di
-Capua e nel 1800 al combattimento di Siena per poco scampò dalle mani
-dei Francesi che l'avevano fatto prigioniero.
-
-Nel 1806 diede il consiglio di lasciar Napoli senza resistenza e di
-ritirarsi nelle Calabrie; la retroguardia che egli comandava essendo
-stata dispersa a Campotenese, egli si gettò in Reggio e partecipò col
-resto del reggimento _Real-Sannita_ alla difesa di questa piazza.
-La bravura e la fedeltà di cui diede prova gli valsero i gradi di
-brigadiere (1807) e di maresciallo di campo (1814). Dopo il ritorno dei
-Borboni a Napoli (1815) Nunziante nominato comandante superiore della
-Calabria fu incaricato di presiedere al giudizio contro Gioacchino
-Murat e seppe in tale penosa circostanza conciliare i suoi doveri col
-rispetto per una sí grande sventura.
-
-Dopo quest'epoca la Corte lo colmò di favori. Oltre a considerevoli
-pensioni, nel 1815 ottenne il titolo di marchese e nel 1819 il grado
-di tenente generale e la gran croce di San Giorgio. Nel 1820 ebbe il
-comando di Salerno.
-
-All'epoca di cui trattiamo, spedito a Nola, ricevette l'ordine di
-marciare contro gli insorti, ma avendolo abbandonato, per via, i
-soldati, egli tornò a Napoli redigendo il rapporto di cui abbiamo piú
-sopra tenuto parola. Dopo avere comandato le divisioni di Siracusa
-e Palermo divenne ispettore generale dell'esercito, quartier mastro
-generale, nel 1830 fu vice-re di Sicilia e fu creato nel 1831 Ministro
-di Stato col comando di tutte le truppe del Regno.
-
-[5] _Giornale delle Due Sicilie_, 6 luglio 1820, N. 161.
-
-[6] Ecco la lettera:
-
-Mio diletto ed amatissimo figlio Francesco, duca di Calabria. — Per
-indisposizione di mia salute, essendo io obbligato per consiglio
-dei medici, di tenermi lontano da ogni seria applicazione, crederei
-essere verso Iddio colpevole, se in questi tempi non provvedessi al
-governo del regno in modo che anche gli affari di maggior momento
-abbiano il loro corso, e la causa pubblica non soffra per le dette
-mie indisposizioni alcun danno. Volendo io adunque disgravarmi dal
-peso del governo sino a che a Dio non piaccia restituirmi lo stato
-di mia salute adatto a reggerlo, non posso ad altri piú condegnamente
-che a Voi affidarlo, mio dilettissimo figlio, e per essere Voi il mio
-legittimo successore e per l'esperienza che ho fatto della Vostra somma
-rettitudine e capacità.
-
-Laonde di mia piena volontà vi costituisco e fò in questo mio regno
-delle Due Sicilie, mio Vicario generale, siccome lo siete stato altre
-volte in questi dominii ed in quelli oltre il Faro, e vi concedo ed in
-voi trasferisco colle pienissime clausole dell'_Alter Ego_ l'esercizio
-d'ogni diritto, prerogativa, preeminenza e facoltà al modo istesso che
-da me si potrebbero esercitare.
-
-Ed affinché questa mia volontà sia a tutti nota e da tutti eseguita,
-comando che questo mio foglio da me sottoscritto e munito del mio
-real suggello sia conservato e registrato dal nostro Segretario di
-Stato, Ministro cancelliere, e ne sia da Voi passata copia a tutti
-i Consiglieri Segretari di Stato per parteciparlo a chiunque loro
-convenga.
-
-Napoli, 6 luglio 1820.
-
- _Firmato_: FERDINANDO.
-
-[7] PEPE G. — _Memorie_, I, 265-266.
-
-[8] Colori essenzialmente fissati dai Carbonari: poiché, come diremo
-in un prossimo lavoro, il _rosso_ significava la fiamma, il _nero_ il
-carbone, l'_azzurro_ il fumo.
-
-[9] Era capo dei carbonari nella provincia di Foggia fino a tutto il
-Gargano.
-
-[10] I superstiziosi dissero che una Costituzione giurata in un giorno
-nefasto (il 13) non poteva avere un esito felice!
-
-[11] _Giornale costituzionale delle Due Sicilie_, 14 luglio 1820, Nº. 6.
-
-[12] Op. cit. I. 419.
-
-[13] _Mss. Certosa di San Martino. Opere rappresentate nei teatri
-di Napoli fino al 1860_. L'opera la _Giardiniera abruzzese_ era di
-soggetto tutto carbonaro; poiché _giardiniere_ chiamavansi fra di loro
-le mogli dei settari.
-
-[14] Giovedí 27 luglio 1820.
-
-[15] Un decreto dell'ottobre 1820 stabiliva che le sessioni del
-Parlamento Nazionale si tenessero in San Sebastiano alle spalle del
-largo Mercatello (piazza Dante).
-
-[16] _Bibl. Naz. di Napoli. Msc. 190. E. 1_, foglio volante. Di questa
-insurrezione dovuta ai carbonari di Sicilia ed alle loro idee di
-indipendenza da Napoli dirò piú ampiamente altrove.
-
-[17] Errico de Cosa.
-
-[18] Decreto 22 luglio 1820.
-
-[19] Coll. 190. E. 1.
-
-[20] _Della costituzione politica della Monarchia Spagnola tradotta
-per ordine del Governo_ (Edizione ufficiale, 1820). È preceduta da una
-breve spiegazione delle varie parole, che avrebbero potuto non essere
-comprese nel regno.
-
-Riportiamo per intero gli articoli per essere importantissimi e
-avvertiamo che la traduzione in italiano venne fatta dal Masden di
-Barcellona.
-
-[21] S'intendono quegli individui nei quali i cittadini depositavano
-le loro volontà per nominare gli elettori parrocchiali. Questo modo di
-elezione si diceva _per compromesso_.
-
-[22] Erano i principali agenti dell'amministrazione civile e della
-giudiziaria; ma piú particolarmente della prima come risulta dall'art.
-309 della Costituzione: — «pel governo interno vi saranno degli
-aggiuntamenti composti dell'_alcaide_ dai reggitori e dal sindaco
-procuratore: queste riunioni saranno presiedute dal capo politico, ove
-questo vi fosse ed in sua assenza dall'_alcaide_ o dal piú antico di
-essi, quando ve ne fossero due».
-
-[23] È lo stesso che distretto.
-
-[24] Martedí, 29 agosto, gli elettori parrocchiali di Napoli riuniti
-nella sala delle adunanze in San Domenico Maggiore, si recarono
-all'arcivescovado per assistere alla messa dello Spirito Santo. Il
-corpo degli elettori fu scortato da un drappello di cavalleria della
-Guardia di sicurezza interna. Il marchese di Sant'Eramo, sindaco di
-Napoli, prese parte al corteggio. (_Giorn. Costituzionale delle Due
-Sicilie_, giovedí 31 agosto n. 47).
-
-[25] Abbiamo questo caso, proprio nel Parlamento napoletano del '20:
-Melchiorre Delfico era deputato di Napoli e dell'Abruzzo Ulteriore;
-Matteo Galdi di Napoli e di Principato Citeriore; Antonio Ruggeri di
-Napoli e Principato Ulteriore.
-
-[26] Un opuscolo, d'innominato autore che vide la luce appunto nel
-1820, censura questo mandato colle seguenti parole:
-
-«Presso di noi, che per l'opposto debba adattarsi alle circostanze del
-Regno lo statuto politico, i poteri dei deputati debbono essere altri.
-Quindi gli stessi termini non ci convengono».
-
-Difatti il governo con decreto del 7 luglio med. anno modificò cosí:
-_I deputati dovranno portare le ampie facoltà degli elettori secondo
-la formola inserita nelle istruzioni che accompagnano il presente
-decreto._
-
-[27] Leggi: Napoletana.
-
-[28] L'art. 328 della Costituzione Spagnuola era il seguente:
-
-«L'elezione di tali individui si farà cogli elettori di _partito_ nel
-giorno seguente a quello de' deputati delle Corti, e nella stessa guisa
-che si pratica per la nomina di questi deputati».
-
-[29] S'era annunziato anche per questa giornata un'ecclisse di sole
-visibile a Napoli; però l'ecclisse si limitò ad essere... anulare, pei
-Napoletani, quantunque fosse attesa con grande curiosità.
-
-[30] V. 2ª parte di questo lavoro.
-
-[31] A Londra nel 1820 vide la luce un opuscolo: _Sketch of the late
-revolution of Naples by an Eye Witness_. A proposito dell'elezione dei
-deputati, a carte 18 dice:
-
-«Similar difficulties are to be totted to, in the mode of electing
-the deputies for the new Parliament, and in the establishement of
-prerogatives, which a people unused to advantages to novel, will be but
-too prone to abuse».
-
-[32] Aveva dichiarato di lasciare il comando in capo dell'esercito
-Costituzionale sin dai primi del settembre.
-
-[33] È posto di rimpetto quasi al Palazzo d'Angri.
-
-[34] _Largo di palazzo (San Ferdinando); largo della Carità, largo del
-Mercatello (piazza Dante)._
-
-[35] _Ordinanza del prefetto di Polizia (Arch. di Stato gen. di
-Napoli)._
-
-[36] Nata il 6 luglio 1789.
-
-[37] Fu il famoso Ferdinando II penultimo dei Borboni nel regno di
-Napoli.
-
-[38] Nato ai 2 di luglio 1790 e sposato ai 28 luglio 1816 con Maria
-Clementina, arciduchessa d'Austria nata il 1º di marzo 1798.
-
-[39] Fecero parte di questa prima deputazione:
-
-Scrugli, Firrao, Dragonetti, Perugini, Ceraldi, de Filippis, Poerio,
-Begani, Ricciardi, Cassini, Lauria, Ruggieri, Giovine, Tafuri, Semola,
-de Cesare, Strano, Arcovito, Gendano, Imbriani, Fantacone e Grimaldi.
-
-[40] Vi appartenevano il maggiordomo maggiore Don Francesco Statella,
-principe di Cassaro; il cavallerizzo maggiore don Trojano Marulli,
-duca d'Ascoli; il somigliere del corpo don Nicola dei duchi di Sangro;
-il generale comandante delle guardie del corpo don Giuseppe Capece
-Minutolo principe di Ruoti; il cacciatore maggiore don Onorato Gaetani
-duca di Miranda; il capitano degli alabardieri don Vincenzo Maria
-Mastrilli marchese della Schiava; il primo cavallerizzo don Nicola
-Brancaccio principe di Ruffano; ed il confessore del Re monsignor don
-Salvatore Càccamo arcivescovo di Melissa.
-
-[41] ..... era facile scorgere che re, esercito e popolo sforzavansi a
-vicenda di far mostra di reciproca confidenza ed amore.
-
-[42] Facevano parte di questa seconda commissione: Riolo, Vasto,
-Desiderio, Pergolani, De Conciliis, Mazziotti, Sponsa, Macchiaroli,
-Berni, Angelini, Netti, Losapio, Carlino, Francesco Rossi, Sonni,
-Brasile, Paglione, Morice, Matera, Lozzi, Incarnati, Castagna,
-Vivacqua, Mazzoni, Mercogliano, Coletti, Donato, Melchiorre, Catalano,
-De Piccolellis, e Trigona.
-
-[43] Il Rossetti (Gabriele) che era stato impiegato al Museo Borbonico
-di Napoli, scrisse questi versi:
-
- Volontario distese la mano
- Sul volume dei patti segnati,
- E il volume dei patti giurati
- Della patria sull'ara posò.
- Una selva di lance si mosse
- All'invito del bellico squillo:
- Ed all'ombra del patrio vessillo,
- Un sol voto discorde non fu.
- Da fratelli si strinser la mano,
- Dauno, Irpino, Lucano, Sannita,
- Non estinta, ma solo sopita
- Era in essi l'antica virtú.
-
-[44] Questo discorso fu detto «lungo» dal Colletta, che aggiunge (lib.
-IX, cap. II): «ed il re di tempo in tempo affermava col cenno».
-
-Il Pepe dice al proposito (_Mem._ II, 6):
-
-— ... il Galdi profferí un discorso che fu piú lungo del dovere, ma
-pieno d'erudizione e di sensi patri.
-
-Il Cantú scrisse:
-
-— ... il re udito un discorso piú gonfio che sostanzioso...
-
-[45] Ecco come il Pepe, nelle sue _Memorie_, racconta il fatto della
-rinunzia:
-
-— «... venne infine la mia volta. Io avevo scritto discorso affatto
-conciso ed energico, ma spiacque al conte Zurlo ministro dell'interno,
-il quale m'appuntò di parlar troppo da Spartano. Allora il pregai di
-scriverne uno per me dicendogli che io non sapevo scrivere ciò che
-non sentivo e però lessi poche parole non mie ma di Zurlo. E non potei
-leggerle con energia.»
-
-[46] LUIGI MOLINARO DEL CHIARO nella sua _Raccolta di canti popolari
-napoletani_, ne riporta uno che è proprio di quest'epoca:
-
- _'O re 'e Napule è re d'è maccarune_
- _Vò fà la guerra senza un cannone_
- _'O re e' Napoli è re d'è maccarune_
- _Guerra vò fare contr'à Nazione!_
-
-[47] _Il diario del Parlamento nazionale delle due Sicilie 1820_,
-Napoli nella stamperia Nazionale.
-
-Questa copia è incompleta perché giunge alla seduta del 3 dicembre
-1820, inclusivamente, cui sono aggiunti tre ordini del giorno delle
-sedute del 22 gennaio, 5 marzo e 17 marzo 1821. Il parlamento tu chiuso
-ai 31 gennaio 1821; poi riaperto, a causa delle decisioni dei sovrani
-alleati a Laybach, il 13 del febbraio seguente. È completa poi, invece
-quella di Carlo Colletta.
-
-[48] Il popolo ed il Re vestito alla Francese che si stringono le
-destre.
-
-[49] Era imbarcato.
-
-[50] Era scritto da G. Trova e Giuseppe Ferrigni. Debbo la visione
-dell'intera raccolta alla cortesia del professore Amerigo de Gennaro
-Ferrigni.
-
-[51] Non fu possibile attuare questo desiderio!
-
-[52] CES. MORISANI, _Notizie biografiche di Girolamo Arcovito_, Reggio
-Calabria, stamp. Silari.
-
-[53] V. FONTANAROSA, _Vita di Domenico Cirillo_, Napoli, 1899.
-
-[54] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 1899, op. cit. 2ª ed.
-
-[55] È di prossima pubblicazione un nostro studio sulla _Difesa di
-Gaeta_ nel 1815, con copiosi documenti inediti.
-
-[56] C. MINIERI-RICCI, _Accademie napoletane_, fino al secolo XVIII, in
-_Arch. stor. nap._
-
-[57] V. C. DE STERLICH, op. cit., pagg. 37 e seg.
-
-[58] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 2ª ed. — _La marina
-napoletana nel 1809_, _Italia Marinara_ editrice, 1897.
-
-[59] FONTANAROSA, op. cit.
-
-[60] Riporto le notizie biografiche di lui da GAETANO GIUCCI: _Degli
-scienziati italiani formanti parte del VII congresso in Napoli,
-nell'autunno del MDCCCLXV_, pp. 70 e seguenti.
-
-[61] P. E. TULELLI, _Elogio di Vito Buonsanto, accademico Pontaniano_.
-— Napoli, stamperia del Fibreno, 1851.
-
-[62] VINCENZO CANNAVIELLO, _Lorenzo de Concilii_, Avellino, tip. G.
-Pergola, 1898.
-
-[63] LUIGI M. GRECO, _Tentativo dei carbonari ecc._
-
-[64] RAFFAELE LOSCHIAVO, _Discorso pronunziate sulla spoglia mortale
-di Vincenzo Catalano_. — Stampato per cura di Domenico Corrado, cognato
-dell'estinto, 1843.
-
-[65] _Della vita e delle opere di Delfico Melchiorre_, Teramo presso
-Ubaldo Angeletti, 1836.
-
-_Annali civili del regno delle Due Sicilie_, p. XIV — pp. 121 e seg.
-
-[66] ANGELO BALLETTA, _Elogio funebre dell'arcidiacono Giuseppe
-Desiderio_.
-
-[67] V. C. DE STERLICH, _Commemorazione di persone ragguardevoli,
-mancate alle Due Sicilie dal 3 novembre 1843 al 2 novembre 1844_.
-
-[68] V. FONTANAROSA, _Studii sulla rivoluzione del 1799_ in giornale
-_Roma_ (maggio-ottobre 1799), Napoli.
-
-[69] V. FONTANAROSA, _Studi sul decennio (cronache dell'entrata in
-Napoli di re Gioacchino)_, Napoli, 1896, _It. Marinara_, editrice.
-
-[70] ALFONSO FILIPPINI, _Elogio di Luigi Galanti_.
-
-[71] GIOVANNI GIOIA, _Elogio dell'arciprete G. M. Giovane_, Napoli, a
-cura della Società filomatica, 1837.
-
-— _Annali civili del regno delle Due Sicilie_, anno 1837: fog. 35 e
-seg., fasc. XXV.
-
-[72] Dal protocollo di polizia generale in _Arch. di Stato_.
-
-[73] SAVERIO BALDACCHINI, _Morte di Matteo Imbriani_, Roma, tipografia
-delle Belle Arti, 1847.
-
-[74] L. M. GRECO, _Annali_, ecc.
-
-[75] _Arch. di Stato_, Protocollo 1831, aff. est. vol. IX.
-
-[76] _Elogio di Domenico Tartaglia_, Napoli, presso Raffaele Miranda,
-1830.
-
-[77] VINCENZO FONTANAROSA,_ Studi sul decennio, Italia Marinara_
-editrice, 1897.
-
-[78] ARCHIVIO DI STATO, _Protocollo di polizia generale_ vol. XV, 1831.
-
-[79] FONTANAROSA, op. cit.
-
-[80] V. VINCENZO FONTANAROSA, _Le rime d'un martire_ (Alessandro
-Poerio), 1896, Napoli, in-8º.
-
-[81] V. FONTANAROSA, op. cit.
-
-[82] Dalla _Minerva_ del 1821, op. cit.
-
-[83] v. VINC. FONTANAROSA, _Studi sul decennio_, 1897, _Italia
-marinara_ editrice.
-
-[84] Op. cit.
-
-[85] In documenti Ferrigni, cit.
-
-[86] Il duca di Gallo.
-
-[87] _Carlo Troja_.
-
-[88] Napoli 1821. Nella stamperia del Parlamento nazionale (9 dicembre).
-
-[89] _Diario del Parlamento nazionale delle Due Sicilie negli anni
-1820-21_. Edizione fatta per cura di CARLO COLLETTA, Napoli, dalla
-stamperia dell'_Iride_, 1864.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il Parlamento Nazionale Napoletano per
-gli anni 1820 e 1821, by Various
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PARLAMENTO NAZIONALE ***
-
-***** This file should be named 60085-0.txt or 60085-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/0/8/60085/
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-